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DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
del 22 settembre 1987
che modifica la direttiva 80/215/CEE relativa a problemi di polizia sanitaria negli scambi intracomunitari di prodotti a base di carni
(87/491/CEE)
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
vista la proposta della Commissione (1),
visto il parere del Parlamento europeo (2),
visto il parere del Comitato economico e sociale (3),
considerando che all'articolo 4, paragrafo 1 della direttiva 80/215/CEE (4), modificata da ultimo dal regolamento (CEE) n. 3768/85 (5), sono stati definiti i trattamenti atti a distruggere i germi delle malattie animali nei prodotti a base di carni, in modo da consentire, in determinate situazioni, il commercio intracomunitario di detti prodotti;
considerando che, sulla scorta dell'esperienza acquisita, dell'evoluzione delle conoscenze scientifiche e dello sviluppo della tecnologia delle carni, oggi è possibile applicare un nuovo trattamento che offre tutte le garanzie necessarie;
considerando che il comitato scientifico veterinario ha espresso un parere favorevole in merito a questo nuovo trattamento per la preparazione di prodotti a base di carni suine negli Stati membri in cui ci sia una contaminazione da peste suina africana;
considerando che l'inclusione di questo nuovo trattamento fra gli altri già prescritti faciliterà ulteriormente la libera circolazione nella Comunità, il che aumenterà il valore della produzione, evitando nel contempo ogni rischio di diffusione delle malattie;
considerando che permane attualmente l'incertezza sulle disposizioni pertinenti del trattato in base alle quali possano adottarsi le misure in questione, in particolare in attesa della sentenza che deve essere emessa dalla Corte di giustizia nella causa n. 68/86; che occorre pertanto, a titolo eccezionale e provvisorio, considerare la sola base giuridica del trattato,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1
L'articolo 3 della direttiva 80/215/CEE è modificato come segue:
a) nel primo trattino le parole « articolo 1 della direttiva 64/433/CEE » sono sostituite da « articolo 2 della direttiva 64/433/CEE ».
b) nel secondo trattino sono soppresse le parole « lettera o ».
Articolo 2
L'articolo 4 della direttiva 80/215/CEE è modificato come segue:
1) Il paragrafo 1 è modificato come segue:
a) Nella parte introduttiva le parole « articolo 1 della direttiva 64/433/CEE » sono sostituite da « articolo 2 della direttiva 64/433/CEE ».
b) Il testo della lettera a) è sostituito dal testo seguente:
« a) un trattamento termico
i) in recipiente ermetico il cui valore Fc sia pari o superiore a 3,00;
ii) oppure alle condizioni seguenti, nella misura in cui si tratti di prodotti preparati esclusivamente a partire da carni suine o con carni suine provenienti da aziende o, nel caso degli Stati membri di cui all'articolo 7 bis, paragrafo 1, dalle zone che non sono colpite da divieti per motivi di polizia sanitaria, a seguito di accertamento di peste suina africana:
- le carni devono essere completamente disossate e le principali ghiandole linfatiche devono essere asportate,
- il pezzo di carne da trattare non deve essere di peso superiore a 5 kg,
- prima del trattamento termico, ogni pezzo di carne summenzionata deve essere immesso in un contenitore ermeticamente chiuso per essere così commercializzato,
- le carni nel loro recipiente devono essere sottoposte ad un trattamento termico che risponda rigorosamente ai criteri seguenti:
- il prodotto deve conservare una temperatura non inferiore a 60 °C per non meno di 4 ore, durante le quali la temperatura deve salire ad almeno 70 °C per un minimo di 30 minuti,
- occorre controllare in permanenza la temperatura su un numero di campioni rappresentativo di ogni partita di prodotti. Tale controllo deve essere effettuato mediante dispositivi automatici suscettibili di permettere la registrazione della temperatura sia al centro dei pezzi grossi, sia all'interno degli apparecchi di riscaldamento,
- durante tutta la durata delle operazioni precitate, devono essere soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 5 bis, terzo comma della direttiva 72/461/CEE, modificata dalla direttiva 80/213/CEE (7),
- dopo il trattamento, occorre apporre su ogni contenitore di cui al terzo e quarto trattino la bollatura sanitaria, conformemente ai punti 31, 32 e 33 del capitolo VII dell'allegato A della direttiva 77/99/CEE,
- gli Stati membri che ricorreranno al trattamento previsto nel punto presente comunicano alla Commissione ed agli altri Stati membri l'elenco degli stabilimenti che possiedono le installazioni adatte a garantire le temperature sopra menzionate.
Per quanto riguarda gli Stati membri di cui all'articolo 7 bis, paragrafo 2, il ricorso al trattamento per le carni colpite da divieto, a seguito di accertamento di peste suina africana, potrà intervenire solo dopo una decisione, conformemente all'articolo 7 ter, paragrafo 2.
(7) GU n. L 47 del 21. 2. 1980, pag. 1. ».
c) Alla lettera b)
- modifica della suddivisione i)
(non riguarda il testo italiano);
- la suddivisione ii) è completata dal testo del comma seguente:
« Tuttavia se la malattia in questione è l'afta epizootica, questo trattamento può essere applicato ai prosciutti non disossati che soddisfano le altre condizioni previste nel primo comma. ».
d) È aggiunto il comma seguente:
« I prodotti menzionati nel presente articolo possono essere preparati solo sotto controllo veterinario ufficiale e devono essere protetti contro eventuali contaminazioni o ricontaminazioni. ».
2) Al paragrafo 2:
- lettera a), è aggiunta la suddivisione seguente:
« iii) se, a seguito dell'accertamento o della persistenza della peste suina africana, uno Stato membro decide di utilizzare il trattamento definito al paragrafo 1, lettera a) ii), detto Stato membro fa attenzione di marcare le carni suine fresche con il bollo di cui all'articolo 5 bis della direttiva 72/461/CEE »;
- la lettera b) è sostituita dal testo seguente:
« b) il certificato sanitario previsto nell'allegato A, capitolo VIII della direttiva 77/99/CEE rechi, fatta salva la nota in calce 3 di detto certificato, sotto la voce "natura dei prodotti", secondo il caso, la dicitura "trattato conformemente all'articolo 4, paragrafo 1, lettera a) della direttiva 80/215/CEE" oppure la dicitura "trattato conformemente all'articolo 4, paragrafo 1, lettera b) della direttiva 80/215/CEE" ».
Articolo 3
Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 1o gennaio 1988. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
Articolo 4
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, addì 22 settembre 1987.
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eurlex
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| 1,293
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[T] La legge di stabilità 2015 provoca sovraffollamento nelle aule? [/T] [16] Un gruppo di genitori di bambine e bambini frequentanti le scuole primarie (degli istituti comprensivi Damiano Novello, San Biagio, Darsena, Mare, Randi, Ricci Muratori e Manara Valgimigli) di Ravenna ha dato vita a una[ raccolta firme sul problema del blocco delle supplenze, raggiungendo 1600 firme. . ](<http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/48441/niente-supplenze-i-genitori-raccolgono1-600-firme-situazioni-gravi-a-scuola.html>)
La legge di stabilità 2015 impone infatti alle scuole pubbliche da quest'anno scolastico di non chiamare supplenti per il primo giorno di assenza dei docenti e per i primi sette giorni di assenza dei collaboratori scolastici. A tal proposito i genitori in una nota inviata alla stampa affermano: “L'applicazione di questa norma sta producendo effetti consistenti in quanto a fronte dell'assenza di insegnanti si stanno verificando situazioni gravi e preoccupanti. I bambini e le bambine senza insegnante vengono infatti spesso distribuiti nelle altre classi del plesso con conseguente sovraffollamento e superamento della capienza massima delle classi determinando, problemi di sicurezza in caso di evacuazione e interruzione della didattica programmata”.
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[USER] [USER] Xo è na mezza cazzata😅, nel senso , amichevoli fai entrare 1000 persone ma per campionato no , ma che vordi 🤣
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Introduzione
La
Notizia intorno a Didimo Chierico
è un testo in sedici brevi capitoli che
Ugo Foscolo
pubblica nel
1813
come
introduzione alla sua traduzione
del
Viaggio sentimentale attraverso la Francia e l'Italia
(nel titolo inglese:
Sentimental Journey through France and Italy
, 1768) di
Laurence Sterne
(1713-1768). La
Notizia
presenta l’eccentrica figura di Didimo Chierico, che è
una controfigura pseudoautobiografica di Foscolo
, con cui l’autore riconsidera ironicamente le proprie esperienze e - in particolar modo - il personaggio di
Jacopo Ortis
nel romanzo omonimo.
Videolezione "I temi del "Decameron" di Boccaccio: Fortuna, Amore e Ingegno"
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Analisi e commento: il
Sesto tomo dell’io
e la
Notizia intorno a Didimo Chierico
La traduzione foscoliana del
Viaggio sentimentale
di Sterne impegna Foscolo a fasi alterne dal 1805 al 1812 e prende le mosse - per temi e stili della Notizia - da
un altro abbozzo di romanzo autobiografico
, poi lasciato incompiuto, intitolato
Sesto tomo dell’io
e in cui la fonte primaria di ispirazione è l’opera più celebre e importanza di Sterne, ovvero il romanzo sperimentale
Vita e opinioni di Tristam Shandy, gentiluomo
(
The Life and opinions of Tristam Shandy, Gentleman
, pubblicato dal 1759 al 1767 e poi lasciato incompiuto). Il periodo di composizione dell’opera è collocabile tra il 1799 e il 1801. Nel
Sesto tomo
già emergono
i toni pacati ed autoironici
che caratterizzeranno il personaggio di Didimo; nel libro, il narratore in prima persona si fa chiamare Lorenzo (come il destinatario delle lettere di Jacopo) e tiene una sorta di diario del suo ventitreesimo anno di vita, scandito da una serie di eventi apparentemente slegati tra loro, tra cui un dialogo notturno con
Diogene di Sinope
1
,
filosofo cinico
del IV-III secolo a.C. sugli esiti infelici dell’impegno dell’uomo in politica e un resoconto della relazione passionale con tale
Temira
, dietro cui probabilmente si allude al legame tra Foscolo e Isabella Teotochi Albrizzi.
L’autobiografia fittizia di sé
e la disseminazione di indizi sulla propria personalità è tuttavia ben più consistente con
l’invenzione del personaggio di Didimo Chierico
, che Foscolo, nella
Notizia
, rivela essere autore di ben tre opere: un
Memoriale
, il curioso e satirico
Hypercalypeos liber singularis
(
Libro unico dell'Ipercalisse
o più semplicemente
Ipercalisse
, in cui Foscolo-Didimo mette in ridicolo l’atteggiamento degli intellettuali succubi del potere politico) e appunto la traduzione del
Viaggio sentimentale
di Sterne. Didimo è fin da subito caratterizzato come
un personaggio assai originale
, che si fa portavoce dello scetticismo e del distacco ironico dell’autore rispetto ai sogni e alle illusioni giovanili. Il nome, che rimanda al grammatico e filologo Didimo Calcentero d’Alessandria (63 a.C. - 10 ca. d.C.), ironizza sul gusto erudito di Foscolo per la cultura classica, come traspare dal
Commento alla Chioma di Berenice
e dai
Sepolcri
. Il cognome è invece
un segno dell’identità duplice del personaggio
: egli infatti confessa di essersi avviato alla professione di chierico, ma di aver in seguito deciso di seguire la propria “natura”, pur senza abbandonare del tutto i costumi del religioso. Didimo già si nutre degli
ideali romantici di Nazione
in opposizione al cosmopolitismo professato dagli
illuministi
, ma si tiene ben lontano dalle travolgenti passioni dell’anima o dalle dispute più accese. Didimo ha le proprie idee, ben salde, ma l’esperienza gli ha insegnato che non è utile né produttivo accalorarsi per difenderle. Come il narratore della
Notizia
sostiene, Didimo:
teneva irremovibilmente strani sistemi; non però disputava a difenderli; e per apologia a chi gli allegava evidenti ragioni, rispondeva in intercalare: opinioni.
L’originalità di questo personaggio, che ha vissuto una giovinezza febbrile e col tempo ha adeguato i suoi atteggiamenti alla “prudenza mondana” ma “senza fidarsene”, sta appunto nella sua
lucidità intellettuale
e nel suo
gusto per il paradosso
. A differenza di Jacopo Ortis, che esterna tutto il proprio mondo interiore in scene melodrammatiche e a tinte forti,Didimo custodisce dentro di sé le passioni e i giudizi più profondi, coltivando così
una saggezza scettica
che, alla ricerca della verità, gli fa preferire un più cauto e distaccato approdo a ciò che è “probabile”. La
narrazione in terza persona
della
Notizia
sottolinea ed esalta l’atipicità di Didimo: il narratore prova infatti a definirlo, ma - come egli stesso ammette - le sue possono essere solo “congetture”, poiché ogni faccia del carattere di Didimo pare temperata da un’altra. In un certo senso,
Didimo rimane un enigma anche per il narratore
:
Rammentava volentieri la sua vita passata, ma non m’accorsi mai ch’egli avesse fiducia ne’ giorni avvenire o che ne temesse. [...] Ammirava assai;
ma più con gli occhiali
, diceva egli,
che col telescopio
: e disprezzava con taciturnità sì sdegnosa da far giusto e irreconciliabile il risentimento degli uomini dotti. Aveva per altro il compenso di non patire d’invidia, la quale in chi ammira e disprezza non trova mai luogo. [...] Parea verecondo, perché non era né ricco né povero. Forse non era avido né ambizioso, perciò parea libero. Quanto all’ingegno, non credo che la natura l’avesse moltissimo prediletto, né poco. Ma l’aveva temprato in guisa da non potersi imbevere degli altrui insegnamenti; e quel tanto che produceva da sé, aveva certa novità che allettava, e la primitiva ruvidezza che offende.
Didimo è quindi una figura complessa,
a metà strada tra vita e letteratura
: da un lato ci sono tracce della sua fisionomia già nelle lettere di Foscolo, ma dall’altro non mancano i collegamenti intertestuali con l’opera di Sterne di cui il protagonista si dichiara traduttore. Anche il
Viaggio sentimentale
è infatti
un’opera ironica
, con una forte componente sperimentale e metaletteraria: l’autore riprende
il genere della “letteratura di viaggio”
, sviluppatasi nel corso del Settecento sulla scia della moda del
Grand tour
(ovvero il viaggio di formazione dei giovani rampolli nobili in Francia e in Italia per completare la propria formazione culturale), per capovolgerne le caratteristiche. Il protagonista è l’ingenuo Yorick
2
, il parroco di campagna che già troviamo nelle pagine del
Tristam Shandy
. Le avventure di Yorick, che mescolano
elementi patetici ed elementi comici
, svelano la reale finalità “educativa” del viaggio: non tanto la descrizione di luoghi e spazi, quanto piuttosto la riflessione, ironica e disincantata, sulla natura umana (così come Didimo e la
Notizia
sono una rilettura di se stesso e del proprio
Ortis
da parte di un autore più maturo e consapevole). Anche lo stile e la struttura dell’opera sono modellate sull’esempio del
Viaggio sentimentale
: anche la
Notizia
infatti ha una struttura molto particolare, caratterizzata delle
rapide transizioni di genere e di tono
tra un episodio e l’altro, dai
molti dialoghi
che spezzano e frammentano la trama, dall’
intersezione e sovrapposizione dei piani temporali
.
1
Dietro questo personaggio la critica ha individuato Francesco Lomonaco (1772-1810) intellettuale di
formazione giacobina
ed esule da Napoli dopo
il crollo della Repubblica napoletana del 1799
nonché amico personale di Foscolo. Per Giuseppe Nicoletti, c’è un chiaro punto di contatto tra il Diogene del
Sesto tomo
e la figura di
Giuseppe Parini
nell’incontro con Jacopo Ortis nel romanzo: “Ben più evidenti appaiono invece i rapporti tra la figura di Giuseppe Parini, introdotta, come si è detto, per la prima volta nell’edizione del 1802 e quella di Diogene del
Sesto tomo
, [...]. Il compito che il Foscolo affida ad entrambi i personaggi è quello di smorzare l’illusoria aspirazione di un giovane, in tempi tanto calamitosi, a conseguire la gloria in campo aperto, combattendo per la libertà della patria” (G. Nicoletti,
“Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo
, in
Letteratura italiana. L’età moderna. Le opere 1800-1870
, Torino, Einaudi, 2007, p. 69.).
2
Il nome è quello del famoso buffone dell’
Amleto
di Shakespeare
.
|
weschool
| 0.532189
| 1,631
|
Si avvisa che presso l'Università degli studi di Macerata è
indetta la procedura di valutazione comparativa per la copertura di
un posto di professore universitario di prima fascia come di seguito
indicato:
Facoltà di scienze della formazione - settore
scientifico-disciplinare M-PED/01 - Pedagogia generale e sociale - un
posto.
Le domande di partecipazione alla suddetta procedura, redatte in
carta semplice secondo lo schema di cui all'allegato «A» del bando di
concorso e indirizzate al rettore dell'Università degli studi di
Macerata, Piaggia dell'Università, 11 - 62100 Macerata, dovranno
essere presentate entro il termine perentorio di trenta giorni dalla
data di pubblicazione del presente avviso nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana secondo quanto previsto dall'art. 4 del
bando di concorso.
Il bando di concorso (decreto rettorale n. 742 del 10 maggio
2006) è affisso all'albo ufficiale dell'Università degli studi di
Macerata ed è altresì disponibile sul sito Internet all'indirizzo
www.unimc.it
|
gazzetta
| 0.540107
| 187
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[T] [FAQ - 14.12] - Alcuni suggerimenti utili [/T] [02] [P] Auto Poster: [Questo messaggio viene inviato periodicamente. Potete filtrarlo senza
problemi, il "From: " sarà sempre <
autop...@invalid.it
>]
it.comp.musica.mp3 è un newsgroup (robo)moderato.
Il programma di moderazione rifiuta *automaticamente* certi tipi di
messaggi, ad esempio articoli in HTML, con attach, contenenti righe
troppo lunghe o troppo corte, con troppe citazioni, troppe MAIUSCOLE nel
subject, con prefisso di risposta "R: " eccetera.
Ecco alcuni consigli per inviare i vostri messaggi in un formato
corretto, in modo tale che siano fruibili senza difficoltà a tutti gli
altri utenti del gruppo nel rispetto della netiquette.
------------------------------------------------------------------------
Se usate Outlook preoccupatevi di rispondere con "Re:", e non con "R:".
Andate su
http://www.vene.ws/mail/patch.asp
e fate quel che c'è scritto.
In alternativa, con versioni di Outlook abbastanza recenti, basta andare
su Strumenti/Opzioni/Invio/Impostazioni internazionali e spuntare "In
risposta al messaggio utilizza sempre intestazioni in inglese".
È inutile lasciare completamente l'articolo a cui si risponde, oppure
lasciarlo in fondo alla risposta. Di norma si tagliano sempre
introduzione e firma, oltre alle parti non importanti. Questo però non
significa che bisogna tagliare via *tutto* l'articolo: lasciando solo i
punti salienti del post precedente darete modo agli altri utenti di
seguire il thread senza appesantire il vostro articolo.
In generale, la struttura di un articolo dovrebbe essere:
[Riga di introduzione opzionale]
[Breve pezzo di testo citato, eliminando ciò che non è rilevante]
[La propria risposta]
{ripetere le ultime due cose finché è necessario}
[separatore di firma]
[firma]
Se nei vostri messaggi usate una firma (signature), mettete prima
l'apposito delimitatore "-- " (trattinotrattinoSPAZIO). La firma
non deve essere troppo lunga, il limite comunemente accettato è
di 4 righe di 75 caratteri ciascuna.
Scrivete subject espliciti. NON scrivete: domanda, aiuto, problema, come
si fa, Help, per favore! ecc ecc.
Soprattutto non scrivete in MAIUSCOLO, né nel subject né nel corpo del
messaggio.
Non scrivete nel subject "OT", "forse OT" e simili, perché è inutile;
se il post è in tema con il manifesto del newsgroup lo facciamo passare
sempre, se scrivete "OT" nel subject l'unico effetto probabile è quello
di farvi rifiutare il post in automatico "a monte" dal robomoderatore.
Indicare un indirizzo valido per le risposte private (se usate un
antispam dite come toglierlo). Non è un vezzo, se per caso volessimo
inserire un nominativo in White List o contattare un utente abbiamo
bisogno di avere un indirizzo di riferimento.
Se vi dà fastidio ricevere in mail ogni volta la "ricevuta" del
robomoderatore, apponete *all'inizio* dei vostri messaggi le due righe
seguenti:
X-Robomod: noack[invio]
[invio]
Se volete che la ricevuta venga inviata ad un indirizzo specifico (utile
se quello di From e/o Reply-To non è valido), potete usare:
X-Robomod: replyto=
esempio....@provider.it
[invio]
[invio]
I due esempi sopra riportati sono cumulabili:
X-Robomod: noack; replyto=
esempio....@provider.it
[invio]
[invio]
(in alternativa, gli utenti un pelino più evoluti possono inserire senza
problemi un header "X-Robomod: noack")
------------------------------------------------------------------------
Ciao, Alessio
(co-moderatore di i.c.m.mp3)
|
usenet
| 0.5
| 714
|
[T] L’Italia invecchia con una piccola ‘ripresa’ [/T] [18] >>>>
>>>> Secondo l’ultima indagine dell’Istat dello scorso dicembre l’Italia sta invecchiando, anche se ci sono lievi segnali di ripresa. Infatti nel 2016 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 473.438 bambini, oltre 12.000 in meno rispetto al 2015. Nel complesso, dal 2008 i nati sono diminuiti di oltre 100.000 unità. Il calo è attribuibile principalmente alle nascite da coppie di genitori entrambi italiani che scendono a 373.075 nel 2016 (oltre 107.000 in meno negli ultimi 8 anni).
>>>>
>>>> La riduzione è in parte dovuta agli effetti ‘strutturali’ indotti dalle significative modificazioni della popolazione femminile in età feconda, convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni. In particolare, sono le donne italiane ad essere sempre meno numerose: da un lato, le cosiddette baby-boomers (ovvero le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) stanno uscendo dalla fase riproduttiva (o si stanno avviando a concluderla); dall’altro le generazioni più giovani sono sempre meno folte.
>>>>
>>>> Queste ultime scontano l’effetto del ‘baby-bust’, ovvero la fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976-1995, che ha portato al minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995. Nonostante l’apporto positivo dell’immigrazione, che ha parzialmente contenuto gli effetti del baby-bust grazie agli ingressi di popolazione prevalentemente giovane, al 1 gennaio 2017 le donne residenti tra 15 e 29 anni sono poco più della metà di quelle tra 30 e 49 anni.
>>>>
>>>> E meno donne in età feconda comportano inevitabilmente meno nascite. Ed a diminuire sono le nascite all’interno del matrimonio (331.681 nel 2016, oltre 132.000 in meno in soli 8 anni). Ciò è dovuto al forte calo dei matrimoni che si è protratto fino al 2014, anno in cui sono state celebrate appena 189.765 nozze (57.000 in meno rispetto al 2008). Dal 2015 i matrimoni hanno ripreso ad aumentare (+4.612 rispetto all’anno precedente) e la tendenza si è accentuata nel 2016 (oltre 200.000 celebrazioni, +9.000 dal 2015).
>>>>
>>>> La lieve ripresa dei matrimoni riguarda anche le prime nozze, 165.316 nel 2016 (circa 6.000 in più rispetto al 2014) mentre dal 2008 al 2014 erano diminuite di oltre 53.000 (il 94% del calo complessivo delle nozze). La forte contrazione dei primi figli, passati dai 283.922 del 2008 ai 227.412 del 2016 (-20% i primi figli e -16% i figli di ordine successivo), interessa tutte le regioni italiane. La diminuzione è marcata anche nelle regioni del Nord e del Centro che avevano sperimentato negli anni precedenti una fase di moderata ripresa della natalità e della fecondità riconducibile soprattutto alle nascite da coppie con almeno un genitore straniero.
>>>>
>>>> Il calo dei nati del primo ordine si è avvertito più intensamente tra il 2014 e il 2016 (-3,5% media annua) in tutte le ripartizioni ad eccezione del Centro (-2,0 media annua), anche a seguito della diminuzione della primo-nuzialità (che è antecedente e riguarda il periodo 2008-2013). A partire dal 2014, al contrario, aumentano i primi matrimoni in tutte le aree del Paese. Infatti il legame tra nuzialità e natalità è ancora molto forte: nel 2016 il 70% delle nascite avviene all’interno del matrimonio e tra queste oltre il 50% dei primogeniti nasce entro i tre anni dalla celebrazione delle prime nozze.
>>>>
>>>> Secondo i dati provvisori dell’Istat, riferiti al periodo gennaio-giugno 2017, i nati sono solo 1.500 in meno rispetto allo stesso semestre del 2016, un calo decisamente più contenuto rispetto a quanto si è verificato nei primi sei mesi del 2016 (oltre 14.500 nati in meno rispetto al primo semestre 2015). Però fino al 2014 i ‘primi matrimoni’ sono stati in continua diminuzione, registrando in quell’anno una forte contrazione: sono stati celebrati 421 primi matrimoni per 1.000 uomini e 463 per 1.000 donne (in diminuzione dal 2008 del 21,5% e 22,0% rispettivamente).
>>>>
>>>> Se si considerano anche i giovani fino a 34 anni, il calo osservato dall’Istat nel 2014 rispetto al 2008 arriva a 27,9% per i maschi e 26,5% per le femmine, confermando la difficoltà da parte dei giovani a dar seguito a progetti familiari. Nel 2015, invece, la propensione alle prime nozze comincia a risalire e nel 2016 il tasso di primo-nuzialità maschile arriva a 449,6 per mille e quello femminile a 496,9 per mille. Ed in tale contesto di nascite decrescenti quelle che avvengono fuori del matrimonio sono in aumento: 141.757 i nati da genitori non coniugati nel 2016, oltre 2.000 in più rispetto al 2015.
>>>>
>>>> Il loro peso relativo è più che triplicato rispetto al 1995 e raggiunge il 29,9% nel 2016. La quota più elevata di nati da genitori non coniugati si osserva nel Centro (35,6%), seguito dal Nord-est (33,7%). Tra le regioni del Centro spicca la Toscana (37,1%), mentre tra le regioni del Nord la proporzione più alta di nati fuori dal matrimonio si registra nella Provincia autonoma di Bolzano (47,3%, il valore più alto a livello nazionale).
>>>>
>>>> Sud e Isole presentano incidenze di nati fuori dal matrimonio molto più contenute, con le percentuali più basse in Basilicata (18,4%) e Calabria (18,8%). Il valore della Sardegna (37,4%) supera invece la media del Centro-Nord. Considerando solo i nati da genitori entrambi italiani, quasi un nato su tre ha genitori non coniugati, con una distribuzione territoriale sostanzialmente analoga a quella del totale dei residenti.
>>>>
>>>> L’incidenza di nati fuori dal matrimonio è più elevata nel caso di coppie miste quando è il padre ad essere straniero (36,2%); quando invece è la madre ad essere straniera, i valori si attestano sul 30,8%. L’incidenza delle nascite al di fuori del matrimonio è decisamente più bassa nelle coppie di genitori entrambi stranieri (17,7%). E dal 2012 diminuiscono, seppur lievemente, anche i nati con almeno un genitore straniero (-7.000 unità): nel 2016 sono poco più di 100.000 (21,2% del totale dei nati).
>>>>
>>>> Tra questi scendono soprattutto i nati da entrambi genitori stranieri (nel 2016 per la prima volta sotto i 70.000). Inoltre l’Istat ha rilevato che le cittadine straniere residenti, che finora hanno parzialmente riempito i ‘vuoti’ delle donne italiane, stanno a loro volta ‘invecchiando’: la quota di donne straniere 35-49enni sul totale delle cittadine straniere in età feconda passa dal 41% al 1° gennaio 2005 al 51,7% al 1° gennaio 2017.
>>>>
>>>> Nel 2016 è di cittadinanza straniera circa un nato su quattro in Emilia-Romagna, quasi il 22% in Lombardia, circa un nato su cinque in Piemonte, Veneto, Liguria e Toscana. La percentuale di nati stranieri è decisamente più contenuta in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno, con l’eccezione dell’Abruzzo dove supera il 10%. A livello territoriale la geografia è analoga a quella delle nascite da genitori solo stranieri, ma con intensità più elevate: in media nel 2016 ha almeno un genitore straniero oltre il 29% dei nati al Nord e il 24,3% al Centro, mentre al Sud e nelle Isole le percentuali scendono a 9,0% e 8,2%.
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[USER] Quanno ce vo ce vo ... è liberatorio🤣
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geoling
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Acropoma japonicum
Acropoma japonicum è un pesce osseo di acqua salata appartenente alla famiglia Acropomatidae.
Distribuzione e habitat.
Proviene dall'oceano Pacifico e dall'oceano Indiano, in particolare dall'Australia e dal Giappone; il suo areale è comunque molto ampio e si estende fino all'Africa orientale. Predilige le zone con fondali fangosi o sabbiosi, e può spingersi anche a 500 m di profondità.
Descrizione.
Presenta un corpo compresso lateralmente, non particolarmente allungato e con gli occhi molto grandi. La colorazione varia dall'arancione rosato al grigio pallido. Presenta fotofori e raggiunge i 20 cm. Le pinne sono trasparenti; la pinna caudale è biforcuta, le due pinne dorsali sono piccole.
Alimentazione.
Si nutre di piccoli crostacei come copepodi, gamberi e Euphausiacea ("Euphausia pacifica").
Tassonomia.
È la specie tipo del suo genere.
Pesca.
Talvolta si trova fresco in commercio.
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@angelo_ra_ @RParavati @Libero_official Pisapia, un leoncavallino sposato con una rom, dopo aver rovinato Milano, vuole rovinare l'Italia?
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odang
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[T] Bitcoin è morto? [/T] [22] >>>>>>>>>>>>>>>>
>>>>>>>>>>>>>>>> Quando il prezzo di [Bitcoin](<https://www.rivistastudio.com/criptovalute-bitcoin/>) scende, è un rituale per alcuni bitcoiners andare in giro con una T-shirt su cui c’è scritto, in grande e in segno di sfida, «Bitcoin is dead», e sotto, in piccolo: «380 times». Ancora una volta, la frase «Bitcoin is dead» ha raggiunto l’all time high in numero di ricerche su Google in concomitanza con la rottura del supporto chiave dei 20 mila dollari e un crollo di circa il 70 per cento rispetto ai massimi storici (68.000 dollari a novembre 2021). Il Fear and Greed Index registra “paura estrema” sul mercato. Bitcoin è particolarmente soggetto all’intensificazione di FUD – Fear, Uncertainty and Doubt – sia per la narrativa diffusa nei media non di settore, che parlano di erosione del mercato, scoppio della bolla, truffe e catastrofi senza considerare la differenza tra Bitcoin, altcoin, stablecoin e servizi finanziari, sia per la volatilità ancora violenta (l’S&P 500, in confronto, è entrato ufficialmente in bear market con un -25 per cento rispetto ai suoi recenti massimi).
>>>>>>>>>>>>>>>>
>>>>>>>>>>>>>>>> Bitcoin è programmato per non essere controllato da nessuno. Altre realtà, al contrario, sfruttano la narrativa della decentralizzazione ma di fatto sono gestite da poche persone che operano nell’assenza di regolamentazioni del mercato. Un protocollo di prestiti basato sull’infrastruttura di Solana, la cui missione dichiarata è «diventare il network più resistente alla censura al mondo», ha da poco tenuto una votazione per prendere controllo di un account sull’orlo della liquidazione che deteneva il 95 per cento dei fondi depositati. A decidere, però, è stata una sola persona o ente con il potere di un milione di voti su un totale di 1.185.532 voti. Con un meccanismo del genere funzionano i protocolli che si basano su un sistema di consenso chiamato “proof of stake” dove, diversamente da quello che succede tra il mining e il network di nodi di Bitcoin, il potere decisionale è proporzionale alla quantità di fondi bloccati. Durante il bull market la debolezza di alcuni progetti che hanno permesso alla centralizzazione di riformarsi nel Far West finanziario ha lasciato che si caricassero bombe pronte a esplodere nel bear market. Recenti disastri più o meno dolosi hanno dissestato il settore. Nel [subreddit](<https://www.reddit.com/r/Terra_Luna_crypto/>) di Terra Luna, un ecosistema a grande capitalizzazione fallito il mese scorso, la gente che ha perso tutto parla di sopravvivere alla bancarotta mangiando cibo per cani e alcuni postano link a hotline di prevenzione al suicidio. Panico e disperazione si sono diffusi anche tra gli utenti di un servizio finanziario chiamato Celsius che distribuiva interessi derivati da prestiti e operazioni ad alto rischio sui depositi e che da un giorno all’altro ha bloccato tutti i prelievi adducendo la motivazione di «condizioni estreme del mercato». L’hedge fund Three Arrows Capital, apparentemente dopo aver visto centinaia di milioni investiti in Terra Luna sfumare in circa 600 dollari nel giro di pochi giorni, per tentare di recuperare le perdite ha aumentato le esposizioni a leva con prestiti non collateralizzati ed è collassato. La paura di un effetto cascata in un sistema così interconnesso, minato da leve nascoste, sta spingendo le compagnie che hanno ancora liquidità a disposizione a salvare altre entità sorelle «too big to fail».
>>>>>>>>>>>>>>>>
>>>>>>>>>>>>>>>> Se ci fosse però un Fear Index per misurare nello specifico il sentimento tra i massimalisti Bitcoin, il dato anche in mezzo a questa tempesta sarebbe molto diverso. Le voci su Bitcoin Twitter insistono sul «buy the dip» in un clima di relativa impassibilità. Al limite, qualcuno aggiunge un cappellino da impiegato al McDonald’s alla sua immagine del profilo ma usa il meme più con ironia e orgoglio che per sconforto. Molti si sentono vendicati dal bear market che a ogni ciclo spazza via la «shitcoinery». La [cultura Bitcoin](<https://www.rivistastudio.com/bitcoin-2022-miami/>) è conservativa perché non trova nel mondo «crypto» quasi nessuna differenza con quello della finanza tradizionale se non un maggiore livello di ipocrisia. Il progetto di Terra, che implodendo ha aggravato il crash del mercato, si basava sull’assunto che Bitcoin avesse fallito come moneta e si proponeva come alternativa decentralizzata alle stablecoin (token che replicano il dollaro 1 a 1) centralizzate come Tether e USDC. Quando l’equilibrio algoritmico e di arbitraggio che sosteneva la stablecoin di Terra (UST) si è rotto, non solo sono stati bruciati miliardi istantaneamente e tutti hanno iniziato a riconoscere gli schemi Ponzi nell’ecosistema, ma sono state anche smentite le pretese di decentralizzazione che supportavano ideologicamente il progetto. Qualcuno ha individuato tra le cause del collasso anche la figura del fondatore di Terra Do Kwon, personaggio inquietantemente carismatico venerato dalle masse di investitori retailer, che disprezzava i “poveri” che lo criticavano su Twitter e sfidava entità multimilionarie ad attaccarlo finanziariamente. È stato riportato che [Do Kwon](<https://twitter.com/stablekwon>) abbia fatto cash out di vari milioni prima della caduta di Terra. Lo stesso varrebbe per Alex Mashinsky, il fondatore di Celsius, grazie al fatto che la piattaforma promuoveva un token nativo chiamato CEL. Il wallet legato all’ignoto creatore di Bitcoin, contenente miliardi di controvalore in dollari, non ha mai mosso un centesimo dal 2009, tanto che alcuni ipotizzano la morte del proprietario delle chiavi, e Bitcoin finora ha continuato a funzionare come «hard money» inconfiscabile, incensurabile, scarso e accessibile in sé e per sé, grazie alla distribuzione del network secondo la legge del codice. Nella visione di lungo termine dei massimalisti Bitcoin «1 BTC sarà uguale a 1 BTC», e dopotutto il prezzo in dollari, sia verso il basso che verso l’alto, non è che una sintesi di un insieme di opinioni, molte delle quali di chi non ha ancora capito Bitcoin.
>>>>>>>>>>>>>>>>
>>>>>>>>>>>>>>>> La discesa di Bitcoin simultanea alla discesa generale dei mercati non riguarda al momento la validità della tecnologia, ma può sollevare questioni di altro tipo, relative a una narrativa che promuove l’asset come rifugio contro l’inflazione e riserva di valore. L’obiezione a queste definizioni nel momento in cui si registra un -70 per cento in pochi mesi è ovvia. Una risposta, anche secondo grandi investitori come Michael Saylor, è da cercare in una visione di lungo termine. Per qualche giorno ha girato su Twitter un collage di titoli di giornale che nel corso degli anni hanno riportato la notizia del crollo di Bitcoin: nel 2011, sotto i 20 dollari; nel 2015, sotto i 200; nel 2017 sotto i 2.000 e oggi sotto i 20.000. Alex Gladstein, CTO di HR Foundation, impegnato a diffondere Bitcoin come strumento per i diritti umani, ha ricordato che il dollaro ha perso l’87 per cento rispetto a Bitcoin nell’arco di 5 anni a partire dal 2017. Secondo Lyn Alden, analista dello scenario macroeconomico, «qualcosa che è sopravvissuto a multiple correzioni del 50 per cento senza bailout e continua ad esistere verso nuovi all time highs merita di essere studiato». «Paragonare “crypto” e “Bitcoin”», ha scritto Alden dopo questo ultimo crollo, «significa fraintendere entrambi. Tutto ha dei rischi. Ma almeno bisognerebbe studiare e imparare da Bitcoin. Merita più di 100 ore».
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Athens Challenger
L'Athens Challenger è stato un torneo professionistico di tennis giocato su campi in cemento. Faceva parte dell'ATP Challenger Series. Si giocava annualmente a Atene in Grecia.
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[T] Bielorussia, le banche puntano ai guadagni e dimenticano i diritti [/T] [21] Per
qualcuno
la vicenda della velocista bielorussa
Krystsina Tsimanouskaya
alle olimpiadi di Tokyo ha mostrato niente altro che le paranoie del regime. L’atleta della
Bielorussia
aveva criticato la gestione della squadra olimpica di atletica (in realtà si era lamentata solo di non essere stata informata che avrebbe dovuto correre la staffetta). Per questo le autorità del suo Paese volevano obbligarla a rimpatriare. Ma lei ha chiesto aiuto al pavido Comitato Olimpico Internazionale e ottenuto ospitalità dalla
Polonia
.
Le Bielorussia è una “democratura”
Ma che la Bielorussia di Aljaksandr Lukašenko sia una “
democratura
”, ovvero una
democrazia totalitaria
, in cui gli elementi di democrazia formale lasciano progressivamente il posto a caratteristiche dittatoriali, è un fatto accettato quasi unanimemente a livello internazionale.
Banks in spotlight over Belarus regime finance in London
https://t.co/KO4QgCAQgb
— openDemocracy (@openDemocracy)
June 10, 2021
Un’altra giovane bielorussa, l’attivista e leader dell’opposizione
Svetlana Tzikanouskaya
, aveva parlato nell’aprile scorso alla
Commissione Esteri della Camera dei Deputati
. Chiedendo la solidarietà dell’Italia in nome della sua tradizione democratica e della
Resistenza
contro il fascismo.
Arresti
immotivati ed indiscriminati, con accuse generiche e prive di fondamento giuridico. Ma anche
torture
e violenze contro esponenti dell’opposizione sono all’ordine del giorno in Bielorussia. La Commissione – presieduta da Piero Fassino (Pd) – ha, ovviamente, espresso all’unanimità il sostegno a Svetlana Tzikanouskaya. Come già avevano fatto il
Parlamento
italiano e tutte le istituzioni dei Paesi democratici.
Le banche che sostengono il regime bielorusso nonostante le policy ESG
È però altrettanto pacifico che
pecunia non olet
. E quelle stesse istituzioni democratiche che condannano il regime bielorusso non si fanno scrupolo di aiutarlo attraverso la
finanza
. Il sito
OpenDemocracy
ha recentemente pubblicato un lungo articolo nel quale si dà conto di come le banche internazionali abbiano sostenuto la Bielorussia nell’emissione sulla piazza di Londra di due fondi sovrani nell’estate del 2020. Entrando così in conflitto con le proprie
policies
interne.
Citi
,
Raiffeisen
,
Société Générale
e
Renaissance Capital
sono i campioni di questa operazione, per un totale di 1,25 miliardi di dollari.
Niente di nuovo sotto il sole, si dirà. Vero, ma è anche rilevante che le prime tre banche abbiano pubblicato una policy
ESG
(Environmental, Social, Governance) che avrebbero dovuto guidarle nell’assunzione di decisioni finanziarie quanto meno non contraddittorie con i principi che le fondano.
Cambiamento lento
Finanza etica
Anche le grandi banche abbracciano la finanza sostenibile. Ma con calma
Quanto sono concreti gli impegni di sostenibilità dei più grandi istituti finanziari? Ne hanno discusso gli esperti riuniti al MIT Sustainability Summit
Quando i principi ESG diventano una foglia di fico
L’obiettivo
dei fondi sovrani
era, secondo quanto dichiarato dal ministero delle Finanze bielorusso nei documenti ufficiali, quello di rifinanziare il
debito pubblico
del Paese. E gli stessi documenti ufficiali dichiaravano che «nessuno dei proventi di tali emissioni sarà usato per finanziare attività o persone in violazione delle sanzioni introdotte (nel 2004 e poi rafforzate nel 2011,
ndr
) dalla Ue, dalla Gran Bretagna o dagli Stati Uniti».
Quando, nel giugno 2020, la Bielorussia emise le
obbligazioni
, la Borsa londinese dichiarò che la Bielorussia era «fortemente propensa ad implementare le credenziali ESG». Il ministro delle Finanze bielorusso, Yuri Seliverstau, si augurava che «la cooperazione fra il nostro Paese e il London Stock Exchange continui». Aggiungendo che «il governo è impegnato ad implementare
l’Agenda 2030
per lo sviluppo sostenibile. Ed è molto coinvolto nello sviluppare tutti gli aspetti ESG». Dunque, pareva che la lingua ESG fosse comune a governo bielorusso e banche internazionali. E gli investitori si sentirono rassicurati e fiutarono
l’affare
.
In fondo la Bielorussia aveva buoni fondamentali: un rapporto ragionevole fra debito e PIL, un buon dato storico sulla gestione del debito. E ancora mercati di
esportazione
decenti. Assieme alla volontà, apparentemente, di aprirsi agli
investimenti stranieri
. Tanto che società di investimento quali Abrdn, HSBC, Franklin Templeton, Payden & Rygel, Amundi, BlackRock, PIMCO ne avevano approfittato, sottoscrivendo le
obbligazioni
bielorusse.
Le violazioni dei diritti umani in Bielorussia
Ma già allora le autorità bielorusse si erano sbarazzate di alcuni potenziali candidati alla presidenza come il blogger
Siarhei Tsikhanouski
e il banchiere
Viktar Babaryka
. Entrambi rischiano 15 anni di galera. Il primo per aver usato YouTube per convocare proteste popolari contro il governo. L’altro per riciclaggio di denaro, evasione fiscale e corruzione.
Un altro potenziale candidato,
Valeri Tsepkala
, era fuggito dal Paese indagato per corruzione dalle autorità bielorusse. E le elezioni del 9 agosto 2020 che assegnarono a Lukašenko l’80% dei consensi furono considerate fraudolente. Per questo non erano state riconosciute da Unione europea, Gran Bretagna e Stati Uniti. Le
manifestazioni
di piazza e la violenta repressione della polizia, con torture e arresti arbitrari sono state la conferma che il regime fosse tutt’altro che
compliance
con i principi ESG.
Qualcosa non ha funzionato dei processi di valutazione ESG
Ora, è chiaro che qualcosa non abbia funzionato nei processi di valutazione ESG delle banche e
istituti finanziari
che hanno sostenuto le obbligazioni bielorusse. E neppure si può ritenere in questo caso che gli
investitori
in fondi sovrani siano in grado di ingaggiare informalmente gli Stati per incoraggiarli a condotte più responsabili. Come pure sostenuto nei
Principles of Responsible Investing
, iniziativa sostenuta dalle Nazioni Unite di cui pure Citi, Raiffeisen, Société Générale sono firmatarie.
Una donna bielorussa durante un corteo nella città di Gomel, nel 2018 © Sviatlana Lazarenka/iStockPhoto
Infatti, le banche in oggetto, interpellate da OpenDemocracy su come gestiscono il rischio ESG, si sono
rifiutate di rispondere
oppure lo hanno fatto in modo evasivo.
I fondi sono serviti a reprimere le libertà civili?
Vi sono però molto più che sospetti, riportati dall’articolo di
OpenDemocracy
, che i fondi derivati dall’operazione finanziaria sulla piazza di Londra siano serviti al regime per sostenere l’ampia opera di repressione delle libertà civili seguite alle elezioni di agosto 2020. E le banche investitrici, così come le autorità della Borsa di Londra, sono state informate di ciò con lettere circostanziate di autorevoli personalità bielorusse.
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Il fatto è che, al contrario che per le obbligazioni societarie sottoposte a obblighi di trasparenza abbastanza rilevanti, i rischi correlati alle obbligazioni statali non sono mai descritti in modo dettagliato. Sono pochi gli elementi di
trasparenza
richiesti dalle Borse in quanto si tende a pensare che il governo di un Paese – quando i fondamentali economici sono abbastanza in regola – non abbia niente di più da dimostrare. In fondo è davvero raro che una nazione vada in
default
.
I rischi ESG non sono solo economico-finanziari
Ma i rischi ESG contemplano ben altri elementi che quelli di stabilità meramente economico-finanziaria. Tali elementi (soprattutto attinenti ai comportamenti del governo in termini di garanzia dei diritti umani e sociali o di gestione della governance del Paese, oltre che delle sue politiche ambientali) possono avere delle ricadute importanti anche sulla
stabilità finanziaria
.
Basti pensare che subito dopo l’atterraggio forzato nel maggio scorso del volo Ryanair con a bordo il giornalista indipendente
Roman Protasevich
poi arrestato dalla polizia della Bielorussia, il valore delle obbligazioni ha subito un
considerevole crollo
(-4% e una crescita dello spread con le obbligazioni del Tesoro americano da 61 punti base a 627).
Nonostante i fondi sovrani il debito continua a crescere
In ogni caso dalla sottoscrizione delle obbligazioni ad oggi il debito pubblico della Bielorussia è notevolmente cresciuto, con ciò contraddicendo la funzione dei due fondi sovrani emessi nel giugno 2020. Ora, gli investitori avrebbero avuto tutto il diritto di
chiedere un audit
per sapere come sono stati spesi i soldi da loro investiti, visti i risultati fin qui deludenti oltre che discutibili sotto il profilo delle loro policies. Ma non lo hanno fatto.
I due fondi sovrani bielorussi rispettivamente di 500 e di 750 milioni di dollari matureranno nel 2026 e nel 2031: le banche investitrici faranno qualcosa prima di allora per rendere meno vacue le loro strategie ESG e al contempo difendere i soldi dei loro risparmiatori e azionisti? Perché, in fin dei conti, quelli investiti nei fondi bielorussi sono
soldi dei risparmiatori
e degli investitori di Citi, Raiffeisen, Société Générale.
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[T] Indovinello [/T] [01] [P] Luigino Ferrari: Ottobre '99
Un quotidiano riferendo l'esito di un sondaggio titola:
*Il centrodestra sorpassa ma non ha la maggioranza*
Le percentuali che seguono si attestano al 48.4% per il centrodestra
contro il 42.4% per il centrosinistra.
ato il titolo, ci si chiede: di chi e' la maggioranza ?
Ma l'ovvia risposta, tutto sommato , e' di poco conto.
Piuttosto vien da domandarsi: quale *maggioranza* ci governa ?
La verita' e che si gioca son le parole, tentando di nascondere una
certezza lapalissiana che solo una verifica elettorale, in una sistema
maggioritario, puo' definitivamente chiarire dove stia l'effettiva
maggioranza e quindi sovranita' del popolo italiano.
I presidenti in carica ne dovrebbero di tutto cio' tenere conto.
- Origin: Il Paese e' piccolo la gente mormora.
Ciao
Luigino Ferrari
luf...@tin.it
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usenet
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Avviso di gara aggiudicata
Parte di provvedimento in formato grafico
C-0818749 (A pagamento).
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gazzetta
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(Bando 2017-20-TD15)
Si rende noto che sui siti dell'INAF www.inaf.it e dell'Istituto
di astrofisica e planetologia spaziali www.iaps.inaf.it è stato
pubblicato il testo integrale del bando 2017-20-TD15 per un posto con
contratto di lavoro a tempo pieno e determinato corrispondente al
profilo di CTER VI livello, ai sensi dell'art. 15, comma 4, lettera
a) del contratto collettivo nazionale di lavoro del 7 ottobre 1996,
presso l'INAF-IAPS.
La domanda di partecipazione, redatta in carta semplice secondo
lo schema allegato al bando, dovrà essere inoltrata entro il termine
di trenta giorni successivi alla data di pubblicazione del presente
avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, tramite
una delle modalità indicate nel bando stesso.
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gazzetta
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Regolamento (CE) n. 158/2004 della Commissione
del 29 gennaio 2004
che fissa le restituzioni applicabili all'esportazione dei prodotti trasformati a base di cereali e di riso
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 1766/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei cereali(1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1104/2003(2), in particolare l'articolo 13, paragrafo 3,
visto il regolamento (CE) n. 3072/95 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo all'organizzazione comune del mercato del riso(3), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 411/2002 della Commissione(4), in particolare l'articolo 13, paragrafo 3,
considerando quanto segue:
(1) Ai sensi dell'articolo 13 del regolamento (CEE) n. 1766/92 e dell'articolo 13 del regolamento (CE) n. 3072/95 la differenza tra i corsi o i prezzi sul mercato mondiale dei prodotti di cui all'articolo 1 di detti regolamenti ed i prezzi di tali prodotti nella Comunità può essere compensata mediante una restituzione all'esportazione.
(2) In virtù dell'articolo 13 del regolamento (CE) n. 3072/95 le restituzioni devono essere fissate tenendo conto della situazione e della probabile evoluzione, da una parte, delle disponibilità di cereali, di riso e delle rotture di riso e dei loro prezzi sul mercato comunitario, e dall'altra dei prezzi dei cereali, del riso e delle rotture di riso e dei prodotti del settore cerealicolo sul mercato mondiale. In virtù degli stessi articoli, occorre anche garantire ai mercati dei cereali e del riso una situazione equilibrata e uno sviluppo naturale dal punto di vista dei prezzi e degli scambi, e tener conto inoltre dell'aspetto economico delle esportazioni previste nonché dell'opportunità di evitare perturbazioni sul mercato comunitario.
(3) Il regolamento (CE) n. 1518/95 della Commissione(5), modificato dal regolamento (CE) n. 2993/95(6), relativo al regime di importazione e di esportazione dei prodotti trasformati a base di cereali e di riso, ha definito all'articolo 4 i criteri specifici su cui deve essere fondato il computo della restituzione per tali prodotti.
(4) È opportuno graduare la restituzione da accordare in funzione del contenuto, secondo i prodotti, in ceneri, in cellulosa greggia, in involucri, in proteine, in materie grasse o in amido, tale contenuto essendo particolarmente indicativo della quantità di prodotti di base realmente incorporata nel prodotto trasformato.
(5) Per quanto riguarda le radici di manioca ed altre radici e tuberi tropicali, nonché le loro farine, l'aspetto economico delle esportazioni prevedibili non rende necessaria al momento attuale, tenendo conto della natura e dell'origine dei prodotti, la fissazione di una restituzione all'esportazione. Per alcuni prodotti trasformati a base di cereali, l'esiguità della partecipazione della Comunità al commercio mondiale, non rende necessaria, attualmente, la fissazione di una restituzione all'esportazione.
(6) La situazione del mercato mondiale o le esigenze specifiche di certi mercati possono rendere necessaria la differenziazione della restituzione per certi prodotti, a seconda della loro destinazione.
(7) La restituzione deve essere fissata una volta al mese e che può essere modificata nel periodo intermedio.
(8) Alcuni prodotti trasformati a base di granturco possono essere sottoposti ad un trattamento termico in seguito al quale la qualità del prodotto non corrisponde a quella ammessa a beneficiare di una restituzione. È pertanto opportuno precisare che tali prodotti, contenenti amido pregelatinizzato, non sono ammessi a beneficiare di restituzioni all'esportazione.
(9) Il comitato di gestione per i cereali non ha emesso alcun parere nel termine fissato dal suo presidente,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Le restituzioni all'esportazione per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera d) del regolamento (CEE) n. 1766/92 e all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c) del regolamento (CE) n. 3072/95, soggetti al regolamento (CE) n. 1518/95 sono fissate conformemente all'allegato del presente regolamento.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il 30 gennaio 2004.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 29 gennaio 2004.
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eurlex
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@orfini @pimma77 @mante E sull'immigrazione? Cosa Gentiloni non ha fatto che lei avrebbe fatto o ha proposto?
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odang
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[T] Le regole per le regioni in zona rossa [/T] [21] >>
>> Molise e Basilicata saranno in zona rossa da lunedì 1 marzo: lo ha stabilito il ministero della Salute con due ordinanze firmate sabato 27 febbraio in base all'andamento dell'epidemia. La zona rossa è quella per cui sono previste le maggiori restrizioni, a partire dal divieto di uscire di casa – se non per motivi di lavoro, necessità e salute – e dalla sospensione di gran parte delle attività commerciali. Maggiori informazioni sulle regole per le regioni in zona rossa [sono disponibili sul sito del governo](<http://www.governo.it/it/articolo/domande-frequenti-sulle-misure-adottate-dal-governo/15638#zone>).
>>
>> **Si può uscire di casa?
> **Soltanto per motivi di lavoro, di necessità e di salute. E per usufruire dei servizi delle attività che non chiuderanno, come ad esempio le edicole, i parrucchieri, i barbieri e le lavanderie.
>>
>> **Ci si può spostare al di fuori del proprio comune?
> **Anche in questo caso soltanto per motivi di lavoro, di necessità e di salute. Per usufruire delle attività che rimangono aperte, compresi i supermercati, bisogna rimanere nel proprio comune di residenza o di domicilio. Non si può quindi fare la spesa in un comune diverso, a meno di deroghe decise dai comuni.
>>
>> **Si può fare una passeggiata?
> **È consentiva "l'attività motoria dei pressi della propria abitazione". In sostanza si può fare una passeggiata, ma senza allontanarsi troppo da casa, con la mascherina e rispettando il distanziamento fisico di un metro e mezzo. Lo stesso vale per passeggiare con il proprio cane. **
> **
>>
>> **Si deve compilare l 'autocertificazione?
> **Il ministero dell'Interno ha reso disponibile [un modulo di autocertificazione](<https://www.ilpost.it/2020/11/05/autocertificazione-coprifuoco-novembre/>) che deve essere compilato sia da chi debba spostarsi per ragioni di lavoro, salute o necessità durante il coprifuoco in vigore in tutta Italia dalle 22 alle 5, sia per chi, per gli stessi motivi, debba farlo durante il giorno nelle "aree rosse". Il modulo può essere anche compilato al momento del controllo da parte delle forze dell’ordine.
>>
>> **Quando si deve indossare la mascherina?
> **La mascherina deve essere sempre portata con sé e indossata sempre nei luoghi al chiuso diversi da casa propria e all'aperto tranne che quando si è davvero da soli. Nei luoghi di lavoro le mascherine vanno messe quando non è possibile rispettare la distanza di almeno un metro e negli spazi comuni, secondo il protocollo in vigore dal 24 aprile. Non sono obbligate a indossare la mascherina le persone che stanno svolgendo attività sportiva, i bambini di meno di sei anni e quelle persone che hanno patologie o disabilità che sono incompatibili con l’uso della mascherina stessa. Utilizzare la mascherina è comunque "fortemente raccomandato" anche quando ci si trovi in casa propria con persone non conviventi.
>>
>> **– Leggi anche:** [Quali indicatori il governo utilizza per definire le zone rosse](<https://www.ilpost.it/2020/11/05/indicatori-coronavirus/>)
>>
>> **Si può andare dal parrucchiere?
> **Sì, i parrucchieri, così come i barbieri, sono tra le attività che rimangono aperte. I centri estetici sono invece chiusi.
>>
>> **Quali scuole rimangono aperte in presenza?
> **Devono continuare ad andare in classe i bambini delle scuole dell'infanzia e gli studenti di quelle elementari e della prima media.
>>
>> **Si può andare al ristorante?
> **I ristoranti, così come i bar, rimangono chiusi al pubblico. Fino alle 22 possono effettuare servizio d'asporto e non sono previste restrizioni per le consegne a domicilio, che sono quindi sempre permesse.
>>
>> **Si può andare a fare la spesa al supermercato o ai mercati?
> **Fare la spesa è naturalmente una di quelle attività considerate necessarie e quindi è sempre consentito. I supermercati sono aperti, come i mercati che vendono generi alimentari.
>>
>> **Si può fare sport?
> **L'attività sportiva è consentita solo in forma individuale e all'aperto (come ad esempio correre o andare in bicicletta). Non è obbligatorio indossare la mascherina, ma bisogna portarla con sé. Sono invece sospese tutte le competizioni sportive tranne quelle riconosciute di interesse nazionale dal CONI e dal CIP. È sospesa anche l'attività dei centri sportivi.
>>
>> **Quali attività resteranno aperte?
> **Ecco, nel dettaglio, l'elenco di tutte le attività che possono rimanere aperte:
>>
>> _Commercio al dettaglio_
> • Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati con prevalenza di prodotti
> alimentari e bevande (ipermercati, supermercati, discount di alimentari, minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimenti vari)
> • Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
> • Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche,
> attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video,
> elettrodomestici
> • Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi
> specializzati (codici ateco: 47.2), ivi inclusi gli esercizi specializzati nella vendita di
> sigarette elettroniche e liquidi da inalazione
> • Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
> • Commercio al dettaglio di apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni
> (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)
> • Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiali da costruzione
> (incluse ceramiche e piastrelle) in esercizi specializzati
> • Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
> • Commercio al dettaglio di macchine, attrezzature e prodotti per l’agricoltura e per il giardinaggio
> • Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione e sistemi di sicurezza in esercizi
> specializzati
> • Commercio al dettaglio di libri in esercizi specializzati
> • Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
> • Commercio al dettaglio di articoli di cartoleria e forniture per ufficio
> • Commercio al dettaglio di confezioni e calzature per bambini e neonati
> • Commercio al dettaglio di biancheria personale
> • Commercio al dettaglio di articoli sportivi, biciclette e articoli per il tempo libero in esercizi specializzati
> • Commercio di autoveicoli, motocicli e relative parti ed accessori
> • Commercio al dettaglio di giochi e giocattoli in esercizi specializzati
> • Commercio al dettaglio di medicinali in esercizi specializzati (farmacie e altri esercizi
> specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica)
> • Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
> • Commercio al dettaglio di cosmetici, di articoli di profumeria e di erboristeria in
> esercizi specializzati
> • Commercio al dettaglio di fiori, piante, bulbi, semi e fertilizzanti
> • Commercio al dettaglio di animali domestici e alimenti per animali domestici in
> esercizi specializzati
> • Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
> • Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
> • Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
> • Commercio al dettaglio di articoli funerari e cimiteriali
> • Commercio al dettaglio ambulante di: prodotti alimentari e bevande; ortofrutticoli;
> ittici; carne; fiori, piante, bulbi, semi e fertilizzanti; profumi e cosmetici; saponi,
> detersivi ed altri detergenti; biancheria; confezioni e calzature per bambini e neonati
> • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet, per
> televisione, per corrispondenza, radio, telefono
> • Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici
>>
>> _Servizi per la persona_
> • Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia
> • Attività delle lavanderie industriali
> • Altre lavanderie, tintorie
> • Servizi di pompe funebri e attività connesse
> • Servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere
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IL MINISTRO DELL'AMBIENTE E
DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, contenente
norme in materia di protezione dei dati personali - Codice in materia
di protezione dei dati personali - e, in particolare, l'articolo 20,
comma 2 e 21, comma 2, che prevede l'obbligo di individuare con atto
di natura regolamentare il trattamento dei dati sensibili e
giudiziari, necessario per il perseguimento delle finalità di
rilevante interesse pubblico previste dalla legge;
Viste le restanti definizioni del codice in materia di protezione
dei dati personali;
Vista la legge 8 luglio 1986, n. 349, e successive modificazioni,
recante l'istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia
di danno ambientale;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive
modificazioni, recante la riforma dell'organizzazione del Governo, a
norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 17 giugno 2003, n.
261, recante il regolamento di riorganizzazione del Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio;
Visto l'articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n.
400;
Considerate le attribuzioni del Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare e le sue finalità pubbliche,
individuate dalla normativa comunitaria e nazionale che comportano il
trattamento di dati sensibili e giudiziari;
Considerato che possono avere effetti maggiormente significativi
per l'interessato le operazioni svolte, mediante siti web, o volte a
definire in forma completamente automatizzata profili o personalità
di interessati, ovvero le interconnessioni e i raffronti con altre
informazioni sensibili e giudiziarie detenute dal medesimo titolare
del trattamento, la comunicazione dei dati a terzi nonchè la
diffusione;
Ritenuto di individuare analiticamente nelle schede allegate, con
riferimento alle predette operazioni che possono avere effetti
maggiormente significativi per l'interessato, quelle effettuate dal
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
quali le interconnessione e la comunicazione a terzi;
Ritenuto, altresì, di indicare sinteticamente anche le operazioni
ordinarie che il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare deve necessariamente svolgere per perseguire le
finalità di rilevante interesse pubblico individuate per legge
(operazioni di raccolta, registrazione, organizzazione,
conservazione, consultazione, elaborazione, modificazione, selezione,
estrazione, utilizzo, blocco, cancellazione e distruzione);
Considerato che per quanto concerne tutti i trattamenti di cui
sopra è stato verificato il rispetto dei principi e delle garanzie
previste dall'articolo 22 del Codice, con particolare riferimento
alla pertinenza, non eccedenza e indispensabilità dei dati sensibili
e giudiziari utilizzati rispetto alle finalità perseguite;
all'indispensabilità delle predette operazioni per il perseguimento
delle finalità di rilevante interesse pubblico individuate per
legge, nonchè all'esistenza di fonti normative idonee a rendere
lecite le medesime operazioni o, ove richiesta, all'indicazione
scritta dei motivi;
Visto il provvedimento generale del Garante della protezione dei
dati personali del 30 giugno 2005, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 170 del 23 luglio 2005;
Vista l'autorizzazione n. 7/2005 al trattamento dei dati giudiziari
da parte di privati, di enti pubblici economici e di soggetti
pubblici, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale - serie generale - n.
2, del 3 gennaio 2006;
Acquisito in data 21 dicembre 2006 il parere del Garante per la
protezione dei dati personali, ai sensi dell'articolo 154, comma 1,
lettera g) del decreto legislativo n. 196/2003;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione
consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 19 marzo 2007;
Vista la comunicazione, ai sensi della citata legge 23 agosto 1988,
n. 400, al Presidente del Consiglio dei Ministri, con nota
UL/2007/2814 del 28 marzo 2007;
Adotta
il seguente regolamento:
Art. 1.
Oggetto
1. Il presente regolamento, in attuazione degli articoli 20 e 21
del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante il «Codice in
materia di protezione dei dati personali», identifica i tipi di dati
sensibili e giudiziari e le operazioni eseguibili da parte del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
nello svolgimento delle proprie funzioni istituzionali.
Art. 2.
Individuazione dei tipi di dati e di operazioni eseguibili
1. Gli allegati, contraddistinti dai numeri da l a 3, che formano
parte integrante del presente regolamento, individuano i tipi di dati
sensibili e giudiziari per i quali è consentito il relativo
trattamento, nonchè le operazioni eseguibili in riferimento alle
specifiche finalità di rilevante interesse pubblico perseguite.
2. I dati sensibili e giudiziari così individuati sono trattati
previa verifica della loro pertinenza, completezza e
indispensabilità rispetto alle finalità perseguite nei singoli
casi, specie nel caso in cui la raccolta non avvenga presso
l'interessato.
3. Le operazioni di raffronto, interconnessione e comunicazione
individuate nel presente regolamento sono ammesse soltanto se
indispensabili allo svolgimento degli obblighi o compiti di volta in
volta indicati, per il perseguimento delle finalità di rilevante
interesse pubblico e nel rispetto delle disposizioni in materia di
protezione dei dati personali, nonchè degli altri limiti stabiliti
dalla legge e dai regolamenti.
4. I raffronti e le interconnessioni con altre informazioni
sensibili detenute dal Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare sono consentite soltanto previa verifica della
loro stretta indispensabilità nei singoli casi ed indicazione
scritta dei motivi che ne giustificano l'effettuazione.
5. Sono inutilizzabili i dati trattati in violazione della
disciplina rilevante in materia di trattamento dei dati personali.
Art. 3.
Disposizioni finali
1. Al fine di una maggiore semplificazione e leggibilità del
presente regolamento, le disposizioni di legge citate nella parte
descrittiva delle «fonti normative» di ciascuna scheda, si intendono
come recanti le successive modifiche ed integrazioni.
2. I1 presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Il presente regolamento, munito del sigillo dello Stato, sarà
inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo
e di farlo osservare.
Roma, 22 maggio 2007
Il Ministro: Pecoraro Scanio
Visto, il Guardasigilli: Mastella
Registrato alla Corte dei conti il 4 luglio 2007
Ufficio di controllo atti Ministeri delle infrastrutture ed assetto
del territorio, registro n. 7, foglio 240
INDICE DEI TRATTAMENTI
Parte di provvedimento in formato grafico
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gazzetta
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Ferrovia Gioia Tauro-Palmi-Sinopoli
La ferrovia Gioia Tauro-Palmi-Sinopoli è una linea a scartamento ridotto della Calabria, gestita dalle Ferrovie della Calabria il cui esercizio ferroviario viaggiatori, dal 1º febbraio 2011 è stato sospeso "fino nuovo avviso" e sostituito da autoservizio sostitutivo.
Storia.
La scelta di realizzare questa tratta ferroviaria fu decisa il 26 gennaio 1911 dal governo italiano, con decreto n. 135, che stabiliva la costruzione della linea a scartamento ridotto e faceva parte in realtà di un piano più ampio, non interamente realizzato, di rete "trasversale reggina" progettato dalla Mediterranea Calabro Lucane e comprendente l'altra linea per Cinquefrondi, ambedue dette "Taurensi", facenti capo alla stazione FCL di Gioia Tauro e la ferrovia Gioiosa Jonica-Mammola. La scelta del governo fu dettata dall'invito che fecero, all'esecutivo, i deputati del territorio, i consiglieri provinciali ed i sindaci del circondario di Palmi, che si erano riuniti a Palmi il 7 gennaio 1908 per discutere sul progetto della ferrovia Gioia Tauro-Gioiosa Jonica.
I lavori, iniziati nella seconda metà degli anni dieci, portarono all'inaugurazione della linea il 21 aprile del 1928 sotto la gestione della MCL (Mediterranea Calabro Lucane), dopo di che si arrestarono del tutto.
Fino al secondo dopoguerra la ferrovia ebbe un consistente volume di traffico sia viaggiatori che merci tuttavia a partire dagli anni cinquanta cominciò a farsi sentire il peso dell'obsolescenza delle infrastrutture e dei rotabili.
In seguito all'acceso dibattito parlamentare seguito al grave disastro del 1961, in cui vennero accertate le gravi carenze delle infrastrutture calabro-lucane, il Governo, con la legge 1855 del 23 dicembre 1963 revocò la concessione alla "Mediterranea", istituendo la Gestione commissariale governativa delle Ferrovie Calabro Lucane. Dal 1991, in seguito allo scorporo della rete calabra da quella lucana, la linea è gestita dalle Ferrovie della Calabria divenute "Ferrovie della Calabria S.r.l." dal 1º gennaio 2001.
Nel 1994 la linea venne limitata a Palmi e nel 2011 anche l'ultimo tronco rimasto venne sospeso a causa di una frana.
Caratteristiche.
Percorso.
La linea per Palmi e Sinopoli ha origine dalla stazione di Gioia Tauro FCL costruita di fianco, a sud-ovest, della Stazione di Gioia Tauro delle Ferrovie dello Stato. Annessi alla detta stazione sono gli impianti di Deposito locomotive e le Officine Ferroviarie. La linea è già dall'inizio indipendente e parallela a quella per Cinquefrondi distaccandosene dopo alcune centinaia di metri e attraversando l'ardito viadotto sul Petrace parallelo a quello della Ferrovia Tirrenica Meridionale; poi piega verso l'interno e prende a salire raggiungendo Palmi. Le salite si fanno più consistenti dopo Seminara. In atto (giugno 2011) l'esercizio viaggiatori è sostituito da autoservizio della stessa società.
Materiale rotabile.
Il primo tronco attivato, da Gioia Tauro a Seminara, venne esercito inizialmente con trazione a vapore affidata alle locomotive Gr. 001 di costruzione Breda al traino di carrozze Carminati & Toselli.
I primi mezzi a trazione Diesel fanno la comparsa dalla metà degli anni trenta: si tratta di automotrici unidirezionali a 2 assi note come "Emmine".
Negli anni '50, per migliorare il servizio, quattro vecchie carrozze Carminati & Toselli furono trasformate in altrettante automotrici M2.75.
Un salto di livello qualitativo si ebbe con l'entrata in servizio nei primi anni settanta delle nuove automotrici M2.200, le cui prime unità arrivarono nel 1973 ma ciò non valse a diminuire il calo del traffico viaggiatori e la quasi scomparsa di quello merci soprattutto nella tratta estrema fino a Sinopoli. Qualche anno dopo entrarono in servizio le nuove locomotive diesel LM4 che decretarono l'accantonamento definitivo delle locomotive a vapore.
Bibliografia.
- Francesco Bloisi, "Le Ferrovie Taurensi" in "Tutto Treno" n. 255 (2011), Ponte S. Nicolò, Duegi Editrice, pp. 22-29.
Voci correlate.
- Ferrovia Gioia Tauro-Cinquefrondi
- Ferrovie della Calabria
- Rete ferroviaria della Calabria
|
wikipedia
| 0.523224
| 732
|
REGOLAMENTO (CEE) N. 1713/80 DEL CONSIGLIO del 27 giugno 1980 che modifica il regolamento (CEE) n. 1852/78 che istituisce un'azione comune provvisoria di ristrutturazione della pesca costiera
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 43,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo (1),
considerando che il regolamento (CEE) n. 1852/78 del Consiglio, del 25 luglio 1978, che istituisce un'azione comune provvisoria di ristrutturazione del settore della pesca costiera (2), modificato dal regolamento (CEE) n. 592/79 (3), è stato adottato in attesa di una migliore conoscenza delle possibilità di produzione nelle varie regioni della Comunità e ha garantito, nel 1978 e nel 1979, il finanziamento da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia, sezione orientamento, di progetti d'investimento intesi a sviluppare la pesca costiera o l'acquicoltura secondo la particolare situazione di talune regioni della Comunità ; che per quanto concerne la pesca tale sviluppo è stato reso possibile tramite l'entrata in servizio di pescherecci nuovi;
considerando che è opportuno favorire anche l'ammodernamento e la riconversione di taluni pescherecci esistenti;
considerando che nell'ambito del regolamento (CEE) n. 1852/78 sono stati presi in considerazione anzitutto i progetti che interessano regioni che incontrano particolari difficoltà a far fronte alle esigenze di sviluppo delle strutture di produzione e che rispondono inoltre a taluni requisiti specifici ; che è opportuno aggiungere a tali criteri per il 1980 un criterio supplementare che tenga conto, più particolarmente quando si tratta di lavori sostanziali, delle necessità di ammodernamento e di riconversione dei pescherecci al fine di permettere l'adattamento delle capacità di pesca esistenti in funzione degli imperativi di razionalizzazione delle operazioni di pesca, di conservazione delle catture oppure di economia di energia;
considerando che è pertanto opportuno fissare le date limite alle quali devono essere presentate alla Commissione le domande di contributo;
considerando che è opportuno che le domande di contributo che non hanno potuto essere accolte dal Fondo a motivo dell'insufficienza degli stanziamenti disponibili nell'ambito del regolamento (CEE) n. 1852/78, vengano prese in considerazioni nell'ambito del presente regolamento,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Il regolamento (CEE) n. 1852/78 è modificato come segue: 1. Il testo dell'articolo 2, lettera a), è sostituito dal testo seguente:
«a) la costruzione, l'acquisto, l'ammodernamento o la riconversione di pescherecci».
2. Il testo dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), è sostituito dal testo seguente:
«a) i pescherecci devono - avere una lunghezza, misurata fra perpendicolari, compresa tra 12 e 24 metri (tra 40 e 80 piedi), o una stazza lorda compresa tra 25 e 130 tonnellate;
- riguardare considerevoli lavori di ammodernamento o di riconversione di uno o più pescherecci esistenti, per nazionalizzare le operazioni di pesca, meglio conservare le catture o risparmiare energia, i cui costi debbono rappresentare almeno 65 000 unità di conto europee per progetto».
3. Il testo dell'articolo 4, paragrafo 2, è sostituito dal testo seguente:
«2. Fruiranno in primo luogo del contributo del Fondo i progetti concernenti regioni nelle quali il necessario sviluppo delle strutture di produzione sia particolarmente difficile e rispondenti ad uno o più dei criteri seguenti: (1)Parere reso il 1º giugno 1980 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale). (2)GU n. L 211 dell'1.8.1978, pag. 30. (3)GU n. L 78 del 30.3.1979, pag. 5. - contribuire a un orientamento razionale della produzione e ad un miglior approvvigionamento del mercato;
- consentire la diversificazione delle attività di pesca, in particolare mediante l'uso di vari metodi di pesca a seconda delle risorse disponibili nelle zone di pesca interessate;
- contribuire all'adattamento della capacità di pesca esistente in funzione degli imperativi di conservazione delle risorse biologiche del mare;
- migliorare le condizioni d'occupazione nel settore della pesca costiera o in quello dell'acquicoltura;
- migliorare le condizioni di lavoro e, in particolare, le condizioni di sicurezza dei lavoratori interessati».
4. Il testo dell'articolo 7 è sostituito dal testo seguente:
«Articolo 7
1. La durata della presente azione comune è limitata al 31 dicembre 1980.
2. Il costo previsto dall'azione comune a carico del Fondo ammonta a:
5 milioni di unità di conto europee per il 1978,
15 milioni di unità di conto europee per il 1979,
20 milioni di unità di conto europee per il 1980».
5. Il testo dell'articolo 8, paragrafo 1, è sostituito dal testo seguente:
«1. Le domande di contributo del Fondo devono essere presentate alla Commissione: - anteriormente al 1º dicembre 1978 per i progetti presentati per l'esercizio 1978,
- anteriormente al 1º luglio 1979 per i progetti presentati per l'esercizio 1979,
- anteriormente al 1º ottobre 1980 per i progetti presentati per l'esercizio 1980.
La Commissione deciderà entro il 31 marzo 1979 per i progetti presentati anteriormente al 1º dicembre 1978, entro il 31 marzo 1980 per i progetti presentati anteriormente al 1º luglio 1979 ed entro il 31 marzo 1981 per i progetti presentati anteriormente al 1º ottobre 1980».
6. All'articolo 10 è aggiunto il seguente paragrafo 3:
«3. Fatto salvo l'articolo 108, paragrafo 3, del regolamento finanziario del 21 dicembre 1977 applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (1), modificato dal regolamento (CECA, CEE, Euratom) n. 1252/79 (2), gli stanziamenti resi disponibili mediante una decisione presa in conformità del paragrafo 2, secondo comma, o a motivo del fatto che il beneficiario rinuncia all'esecuzione del progetto o riduce gli investimenti previsti nella decisione di concessione del contributo, possono essere utilizzati per il finanziamento di altri progetti.».
Articolo 2
Le domande che, a causa dell'insufficienza degli stanziamenti disponibili, non hanno potuto beneficiare del contributo del Fondo nell'ambito del regolamento (CEE) n. 1852/78 possono essere prese in considerazione nell'ambito del presente regolamento, alle condizioni dallo stesso stabilite.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 27 giugno 1980.
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eurlex
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Attore
Un attore è chi rappresenta o interpreta una parte o un ruolo in uno spettacolo teatrale, cinematografico, televisivo, radiofonico o in strada.
Storia.
La più antica traccia storica sull'attore è riconducibile a un testo dei Veda, nel quale vengono fornite raccomandazioni di rito a un gruppo di attori-sacerdoti rappresentanti il primitivo teatro indiano. Il primo caso documentato di recitazione nel mondo occidentale da parte di un attore risale al 530 a.C., probabilmente il 23 novembre, (sebbene le modifiche nel calendario negli anni rendano difficile determinare la data esatta) quando l'attore greco Tespi salì sul palco al Teatro di Atene in occasione delle feste di Dioniso e divenne il primo a parlare come personaggio in una rappresentazione. Gli espedienti della narrazione furono immediatamente rivoluzionati. Prima della invenzione di Tespi, le storie venivano tramandate con poemi, musica e danza ma con narrazione in terza persona: nessuno aveva assunto la parte del personaggio della storia. In onore a Tespi, gli attori furono chiamati "Tespiani". Ancora oggi, in senso metaforico, si dice "salire sul carro di Tespi" riferendosi a chi intraprende la carriera dell'attore. Un mito del teatro tramanda sino a oggi che Tespi esista come spirito malevolo e i disastri nel teatro talvolta sono ritenuti conseguenza del suo intervento spiritesco.
Eschilo introdusse il secondo attore (deuteragonista), consentendo in tal modo il dialogo fra gli attori, mentre Sofocle ne aggiunse un terzo (tritagonista) e solo nel tardo teatro greco, in qualche occasione, comparve anche un quarto attore. Gli attori a quel tempo venivano addestrati, non solo alla recitazione, ma anche alla danza e al canto e all'uso della maschera fissa, di pianto o di riso. Nella rappresentazione di divinità e di personaggi eroici, l'attore ricorreva all'uso di coturni, di imbottiture e di alte acconciature per sembrare più alto. Nell'antica Grecia gli attori erano retribuiti dallo Stato e potevano ottenere privilegi e riconoscimenti, tra i quali quello di ambasciatore. Gli attori tragici più noti furono Teodoro, Nicostrato e Tessalo.
Nell'antica Roma invece il teatro perse ogni carattere sacro e si trasformò in un'attività ludica. Gli attori, detti "ludii" o "histriones" venivano reclutati tra gli schiavi e socialmente equivalevano agli "infames". Già a quei tempi il pubblico poteva dimostrare la sua disapprovazione per la recitazione, fischiando, e l'attore, in questo caso, era costretto a umiliarsi al punto di togliersi la maschera. Nella tarda romanità, alcuni attori riuscirono a far parte dei liberti e a ottenere un buon prestigio sociale. Gli attori più popolari furono Esopo e Roscio.
Durante il Medioevo l'attore fu, per lo più, il sacerdote, che indossava abiti sacri parzialmente alterati per consentirgli di calarsi nel personaggio. Quindi il dramma coincise, in quel tempo, con il dramma cristiano derivato dalla liturgia e dai testi sacri. In questo periodo, durante le processioni e le feste, parteciparono anche cittadini nel ruolo di attori-dilettanti e talvolta queste persone cercarono fortuna con l'attività di comico professionista, che si esibiva nelle bettole o nelle piazze.
Verso la metà del Cinquecento apparvero i comici della commedia dell'arte, addestrati alla mimica, alla vocalità, alle acrobazie e soprattutto al lazzo, per lo più improvvisato. In questa fase anche la donna appare sul palcoscenico e si formano le prime compagnie girovaghe sui loro carri. La loro posizione sociale non fu elevata, e subirono l'ostilità della Chiesa. Contemporaneamente nacque anche la figura di attore stabile, fisso nella corte del signore, che rispetto al suo collega nomade, poteva disporre di una maggiore sicurezza economica e della possibilità di intraprendere studi. Tra i comici italiani dell'arte si misero in evidenza e divennero famosi: Tiberio Fiorilli chiamato anche Scaramuccia, maestro di Molière, Silvio Fiorillo, il primo Pulcinella, Niccolò Barbieri detto il Beltrame.
Se durante l'Illuminismo nacque una nuova concezione di attore, nell'Ottocento si allargò il pubblico smanioso di divertirsi e di apprendere e di conseguenza l'attore assunse il ruolo di depositario dell'eleganza e della cultura, divenendo, per alcuni strati della popolazione, un idolo ammirato non tanto per il ruolo o per il personaggio, quanto per sé stesso. Da qui nasce il fenomeno denominato del Grande Attore. Tra gli attori celeberrimi si annoverarono: in Francia Sarah Bernhardt, in Spagna Matilde Díez, in Inghilterra Edmund Kean, in Italia Adelaide Ristori, Tommaso Salvini, Ernesto Rossi e la generazione successiva Eleonora Duse, Ermete Zacconi e Ermete Novelli che meglio rappresentano il periodo chiamato del "mattatore".
Nel Novecento il fenomeno del divismo si trasferì dal teatro al cinema e alla televisione e gli attori contemporanei possono diventare modelli di costume, di linguaggio e di comportamento. Tra i principali attori del secolo, si ricordano: Greta Garbo, Anna Magnani, James Dean, Rodolfo Valentino, Marlene Dietrich, P. Ramlee.
Termine.
Deriva dal latino "actor", ossia colui che agisce. Nel passato, il termine "attore" era riservato agli uomini. Le donne incominciarono a recitare solo nel XVII secolo, e allora si incominciò a usare il termine "attrice". Nell'antichità e nel Medioevo, era considerato disdicevole per una donna salire sul palcoscenico e questa percezione continuò sino al XVII secolo, quando a Venezia fu interrotta. Al tempo di William Shakespeare, le parti femminili erano interpretate da uomini o ragazzi, sebbene vi sia qualche elemento per sospettare che vi fossero donne che recitavano (illegalmente) mascherate da uomini. Un attore normalmente recita un personaggio. Nel caso di una storia vera, o una storia di un personaggio storico romanzata, un attore può recitare un personaggio reale, o una sua versione romanzata, eventualmente sé stesso. L'attore che interpreta personaggi fortemente tipicizzati si definisce caratterista.
Attrici in parti maschili.
Talvolta le attrici interpretano ruoli di ragazzi o bambini, poiché in alcuni casi l'aspetto fisico femminile può avvicinarsi più facilmente a quello di un giovane maschio rispetto a quello di un attore adulto. La parte di Peter Pan, ad esempio, è tradizionalmente recitata da una donna. La tradizione del ragazzo protagonista nella pantomima è un altro esempio. Un adulto che reciti la parte di un ragazzo capita più in teatro che nel cinema. L'eccezione è nei cartoni animati in cui i ragazzi sono generalmente doppiati da donne. Nell'Opera ci sono alcune parti maschili tradizionalmente cantate da voci femminili, normalmente di mezzosoprano. Esempi sono Hansel in "Hänsel e Gretel", Cherubino nelle "Nozze di Figaro" e Tancredi nell'omonima opera.
Mary Pickford interpretò la parte del Piccolo Lord Fauntleroy nella prima versione cinematografica del libro. Linda Hunt vinse un premio Oscar alla migliore attrice non protagonista in "The Year of Living Dangerously", in cui recitava una parte maschile.
Anche recitare una parte del sesso opposto per l'effetto comico è una lunga tradizione del teatro e del cinema comico. Molte commedie di Shakespeare comprendono casi di travestimento, e sia Dustin Hoffman sia Robin Williams sono apparsi in film di successo in cui hanno recitato molte scene vestiti da donna. Un esempio ancora più adatto è probabilmente Divine in tutta la sua carriera.
Tecniche di recitazione.
Gli attori impiegano una varietà di tecniche apprese con la preparazione e l'esperienza. Eccone alcune:
- L'uso accurato della voce per comunicare le caratteristiche del personaggio ed esprimerne le emozioni. Questo risultato si ottiene con l'attenzione alla dizione e all'intonazione mediante una corretta respirazione, articolazione e modulazione del diaframma. Si ottiene anche con il tono e l'enfasi che un attore mette nelle parole.
- L'assunzione di un aspetto coerente con il personaggio, per renderlo credibile per gli spettatori e per utilizzare in modo corretto e appropriato lo spazio scenico.
- L'uso della gestualità per integrare la verbalità, interagire con gli altri attori e enfatizzare le parole o dare loro significati simbolici.
- La creatività e l'ispirazione dell'attore possono essere stimolate da adeguati esercizi di rilassamento e di visualizzazione. La funzione di questi esercizi è principalmente quella di focalizzare l'attenzione cosciente sul lavoro creativo, disperdendo le frequenti tensioni legate a preoccupazioni di carattere personale o a una più generale paura del pubblico e della prova in sé.
Premi di recitazione.
- Premi Oscar (cinema)
- David di Donatello (cinema)
- Golden Globe (cinema e televisione)
- Premi Emmy (televisione)
- BAFTA (cinema, TV, film per bambini, videogiochi)
- Premi del Festival di Cannes (cinema)
- Premi della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (cinema)
- Premio Ubu (teatro)
- Premi Tony (teatro)
- Premi European Theatre (teatro)
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DIRETTIVA 2007/65/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
dell’11 dicembre 2007
che modifica la direttiva 89/552/CEE del Consiglio relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l’esercizio delle attività televisive
(Testo rilevante ai fini del SEE)
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 47, paragrafo 2, e l’articolo 55,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),
visto il parere del Comitato delle regioni (2),
deliberando in conformità della procedura di cui all’articolo 251 del trattato (3),
considerando quanto segue:
(1)
La direttiva 89/552/CEE del Consiglio (4) coordina determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l’esercizio delle attività televisive. Tuttavia, le nuove tecnologie di trasmissione di servizi di media audiovisivi rendono necessario un adattamento del quadro normativo al fine di tenere conto dell’impatto dei cambiamenti strutturali, della diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) e delle innovazioni tecnologiche sui modelli d’attività, in particolare sul finanziamento della radiodiffusione commerciale, e di garantire condizioni ottimali di concorrenza e certezza del diritto per le tecnologie dell’informazione e per il settore dei media e dei servizi connessi in Europa, nonché il rispetto della diversità culturale e linguistica.
(2)
Le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri applicabili all’esercizio di attività televisive sono già coordinate dalla direttiva 89/552/CEE, mentre le norme applicabili ad attività quali la fornitura di servizi di media audiovisivi a richiesta presentano alcune divergenze che potrebbero ostacolare la libera circolazione di tali servizi all’interno della Comunità europea e provocare distorsioni della concorrenza nel mercato interno.
(3)
I servizi di media audiovisivi sono nel contempo servizi culturali ed economici. L’importanza crescente che rivestono per le società, la democrazia - soprattutto a garanzia della libertà d’informazione, della diversità delle opinioni e del pluralismo dei mezzi di informazione -, dell’istruzione e della cultura giustifica l’applicazione di norme specifiche a tali servizi.
(4)
L’articolo 151, paragrafo 4, del trattato stabilisce che la Comunità deve tener conto degli aspetti culturali nell’azione che svolge in virtù di altre disposizioni del trattato stesso, in particolare al fine di rispettare e promuovere la diversità delle sue culture.
(5)
Nelle risoluzioni del 1o dicembre 2005 (5) e del 4 aprile 2006 (6) sul round di Doha e sulla conferenza ministeriale dell’OMC, il Parlamento europeo ha chiesto che fossero esclusi dalla liberalizzazione, nel quadro dei negoziati sul GATS, i servizi pubblici essenziali, quali i servizi audiovisivi. Nella risoluzione del 27 aprile 2006 (7) il Parlamento europeo ha appoggiato la convenzione dell’Unesco sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, in cui si afferma in particolare che «le attività, i beni e i servizi culturali, portatori d’identità, di valori e di significati, hanno una duplice natura, economica e culturale, per cui non devono essere trattati come dotati esclusivamente di valore commerciale». La decisione 2006/515/CE del Consiglio, del 18 maggio 2006, relativa alla conclusione della convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali (8), ha approvato la convenzione dell’Unesco a nome della Comunità. La convenzione è entrata in vigore il 18 marzo 2007. La presente direttiva rispetta i principi di detta convenzione.
(6)
I servizi di media audiovisivi tradizionali - come la televisione - e gli emergenti servizi di media audiovisivi a richiesta offrono importanti possibilità occupazionali nella Comunità, in particolare nelle piccole e medie imprese, e stimolano la crescita economica e gli investimenti. Per assicurare la trasparenza e la prevedibilità sui mercati dei servizi di media audiovisivi e abbassare le barriere d’accesso, dovrebbero essere rispettati i principi fondamentali del mercato interno, come la libera concorrenza e la parità di trattamento, tenendo conto dell’importanza di avere condizioni di concorrenza omogenee e di un autentico mercato europeo dei servizi di media audiovisivi.
(7)
Il quadro giuridico che disciplina gli emergenti servizi di media audiovisivi a richiesta è tale da mettere le imprese europee di servizi di media audiovisivi in una situazione d’incertezza giuridica e da creare disparità di condizioni. È pertanto necessario, per evitare distorsioni della concorrenza, rafforzare la certezza del diritto, contribuire al completamento del mercato interno e facilitare la realizzazione di uno spazio unico dell’informazione, applicare almeno un complesso minimo di norme coordinate a tutti i servizi di media audiovisivi, sia ai servizi di radiodiffusione televisiva (cioè, ai servizi di media audiovisivi lineari) che ai servizi di media audiovisivi a richiesta (cioè, ai servizi di media audiovisivi non lineari). I principi fondamentali della direttiva 89/552/CEE, vale a dire il principio del paese di origine e norme minime comuni, hanno dimostrato la loro validità e dovrebbero essere quindi conservati.
(8)
Il 15 dicembre 2003 la Commissione ha adottato una comunicazione sul futuro della politica europea in materia di regolamentazione audiovisiva, nella quale ha sottolineato che la politica di regolamentazione in tale settore, ora come in futuro, deve tutelare determinati interessi pubblici, quali la diversità culturale, il diritto all’informazione, il pluralismo dei media, la protezione dei minori e la tutela dei consumatori, e deve incrementare la consapevolezza e l’alfabetizzazione mediatica del pubblico.
(9)
La risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio del 25 gennaio 1999 sulle emissioni di servizio pubblico (9), ha ribadito che l’adempimento della missione delle emissioni di servizio pubblico impone che questo continui a beneficiare del progresso tecnologico. La coesistenza di fornitori privati e pubblici di servizi di media audiovisivi è una caratteristica distintiva del mercato europeo dei media audiovisivi.
(10)
Al fine di promuovere la crescita e l’occupazione nei settori della società dell’informazione e dei media, la Commissione ha adottato l’iniziativa «i2010: Una società europea dell’informazione per la crescita e l’occupazione». Si tratta di una strategia di ampia portata destinata a stimolare la produzione di contenuti europei, lo sviluppo dell’economia digitale e l’adozione delle TIC, nel contesto della convergenza dei servizi legati alla società dell’informazione e dei servizi, delle reti e dei dispositivi legati ai media, attraverso l’ammodernamento e il ricorso a tutti gli strumenti della politica comunitaria: strumenti di regolamentazione, ricerca e partenariato con l’industria. La Commissione si è impegnata a creare un quadro coerente per il mercato interno dei servizi legati alla società dell’informazione e dei servizi legati ai media, ammodernando il quadro giuridico che regola i servizi audiovisivi, a partire da una proposta di revisione della direttiva «Televisione senza frontiere» nel 2005 per trasformarla in una direttiva sui servizi di media audiovisivi. In linea di principio, l’obiettivo dell’iniziativa i2010 sarà conseguito consentendo alle industrie di crescere con la sola regolamentazione necessaria e consentendo alle piccole imprese in fase di avvio, che creano la ricchezza e i posti di lavoro del futuro, di prosperare, innovarsi e creare occupazione in un libero mercato.
(11)
Il 4 settembre 2003 (10), il 22 aprile 2004 (11) e il 6 settembre 2005 (12) il Parlamento europeo ha adottato risoluzioni in cui si chiedeva che la direttiva 89/552/CEE venisse adattata in modo da riflettere i cambiamenti strutturali e gli sviluppi tecnologici, pur rispettando pienamente i suoi principi fondamentali, che conservavano tutta la loro validità. Inoltre, si sosteneva in linea di principio la strategia generale che consisteva nel definire norme essenziali per tutti i servizi di media audiovisivi e norme supplementari per i servizi di radiodiffusione televisiva.
(12)
La presente direttiva rafforza il rispetto dei diritti fondamentali ed è pienamente conforme ai principi riconosciuti dalla carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (13), in particolare l’articolo 11. A questo riguardo, la presente direttiva non dovrebbe impedire in alcun modo agli Stati membri di applicare le rispettive norme costituzionali in materia di libertà di stampa e di libertà di espressione nei mezzi di comunicazione.
(13)
La presente direttiva non dovrebbe pregiudicare gli obblighi degli Stati membri derivanti dall’applicazione della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede una procedura di informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione (14). Di conseguenza progetti di misure nazionali applicabili ai servizi di media audiovisivi a richiesta di carattere più rigoroso o più particolareggiato di quelle derivanti dal semplice recepimento della presente direttiva dovrebbero essere soggetti agli obblighi procedurali stabiliti ai sensi dell’articolo 8 della direttiva 98/34/CE.
(14)
La direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro) (15), conformemente al suo articolo 1, paragrafo 3, non pregiudica le misure adottate al livello comunitario o nazionale per perseguire obiettivi di interesse generale relativi, in particolare, alle regolamentazioni dei contenuti ed alla politica audiovisiva.
(15)
Nessuna disposizione della presente direttiva dovrebbe obbligare o incoraggiare gli Stati membri a imporre nuovi sistemi di concessione di licenze o di autorizzazioni amministrative per alcun tipo di servizi di media audiovisivi.
(16)
Ai fini della presente direttiva, la definizione di servizi di media audiovisivi dovrebbe comprendere solo i servizi di media audiovisivi, sia di radiodiffusione televisiva che a richiesta, che sono mezzi di comunicazione di massa, vale a dire destinati ad essere ricevuti da una porzione considerevole del grande pubblico sulla quale potrebbero esercitare un impatto evidente. Il suo ambito di applicazione dovrebbe limitarsi ai servizi definiti dal trattato, inglobando quindi tutte le forme di attività economica, comprese quelle svolte dalle imprese di servizio pubblico, ma non dovrebbe comprendere le attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse.
(17)
La caratteristica dei servizi di media audiovisivi a richiesta è di essere comparabili ai servizi televisivi, vale a dire che essi sono in concorrenza per il medesimo pubblico delle trasmissioni televisive e, date la natura e le modalità di accesso al servizio, l’utente sarebbe ragionevolmente portato ad attendersi una tutela normativa nell’ambito della presente direttiva. In considerazione di ciò e al fine di impedire disparità riguardo alla libera circolazione e alla concorrenza, la nozione di programma dovrebbe essere interpretata in maniera dinamica per tener conto degli sviluppi della radiodiffusione televisiva.
(18)
Ai fini della presente direttiva, la definizione di servizi di media audiovisivi dovrebbe comprendere i mezzi di comunicazione di massa in quanto mezzi d’informazione, d’intrattenimento e di istruzione destinati al grande pubblico e includere le comunicazioni audiovisive commerciali, ma dovrebbe escludere ogni forma di corrispondenza privata, come i messaggi di posta elettronica inviati a un numero limitato di destinatari. Tale definizione dovrebbe escludere tutti i servizi la cui finalità principale non è la fornitura di programmi, vale a dire i servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente incidentale e non ne costituisce la finalità principale. È il caso, ad esempio, dei siti internet che contengono elementi audiovisivi a titolo puramente accessorio, quali elementi grafici animati, brevi spot pubblicitari o informazioni relative a un prodotto o a un servizio non audiovisivo. Per tali motivi, dovrebbero essere ugualmente esclusi dall’ambito di applicazione della presente direttiva i giochi d’azzardo con posta in denaro, comprese le lotterie, le scommesse e altre forme di servizi di giochi d’azzardo, nonché i giochi in linea e i motori di ricerca, ma non le trasmissioni dedicate a giochi d’azzardo o di fortuna.
(19)
Ai fini della presente direttiva, la definizione di fornitore di servizi di media dovrebbe escludere le persone fisiche o giuridiche che si occupano solo della trasmissione di programmi per i quali la responsabilità editoriale incombe a terzi.
(20)
La radiodiffusione televisiva attualmente comprende, in particolare, la televisione analogica e digitale, la trasmissione continua in diretta (live streaming), la trasmissione televisiva su Internet (webcasting) e il video quasi su domanda (near-video-on-demand), mentre il video su domanda (video-on-demand), ad esempio, è un servizio di media audiovisivi a richiesta. In generale, per i servizi di radiodiffusione televisiva o i programmi televisivi che sono distribuiti anche come servizi di media audiovisivi a richiesta dallo stesso fornitore di servizi di media, le prescrizioni della presente direttiva dovrebbero considerarsi soddisfatte con il rispetto dei requisiti applicabili alla radiodiffusione televisiva, vale a dire alla trasmissione lineare. Tuttavia, quando diversi tipi di servizi sono offerti in parallelo, ma consistono in servizi chiaramente distinti, la presente direttiva dovrebbe applicarsi a ciascuno dei servizi interessati.
(21)
L’ambito di applicazione della presente direttiva non dovrebbe comprendere le versioni elettroniche di quotidiani e riviste.
(22)
Ai fini della presente direttiva, il termine «audiovisivo» dovrebbe riferirsi a immagini in movimento, siano esse sonore o meno, includendo pertanto i film muti, ma non le trasmissioni audio né i servizi radiofonici. Sebbene lo scopo principale di un servizio di media audiovisivo sia la fornitura di programmi, la definizione di tale servizio dovrebbe includere anche i contenuti testuali che accompagnano tali programmi, quali i servizi di sottotitolazione e le guide elettroniche ai programmi. I servizi testuali autonomi non dovrebbero rientrare nell’ambito di applicazione della presente direttiva, che non dovrebbe incidere sulla libertà degli Stati membri di disciplinare tali servizi a livello nazionale conformemente al trattato.
(23)
La nozione di responsabilità editoriale è essenziale per la definizione del ruolo del fornitore di servizi di media e, di conseguenza, per quella dei servizi di media audiovisivi. Al momento di adottare le misure di attuazione della presente direttiva, gli Stati membri possono specificare ulteriormente gli aspetti della definizione di responsabilità editoriale, in particolare la nozione di «controllo effettivo». La presente direttiva dovrebbe applicarsi fatte salve le deroghe di responsabilità della direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno (direttiva sul commercio elettronico) (16).
(24)
Nel contesto della radiodiffusione televisiva la nozione di visione simultanea dovrebbe comprendere anche la visione semi-simultanea a causa delle variazioni nel breve lasso di tempo che intercorre tra la trasmissione e la ricezione della trasmissione per motivi tecnici inerenti al processo di trasmissione.
(25)
Tutte le caratteristiche di un servizio di media audiovisivo enunciate nella sua definizione e spiegate ai considerando da 16 a 23 dovrebbero essere presenti contemporaneamente.
(26)
La presente direttiva dovrebbe introdurre, in aggiunta alla definizione di pubblicità televisiva e di televendita, una definizione più ampia di comunicazioni commerciali audiovisive, che tuttavia non dovrebbe comprendere gli annunci di servizio pubblico e gli appelli a scopo di beneficenza trasmessi gratuitamente.
(27)
Il principio del paese di origine dovrebbe rimanere alla base della presente direttiva, in quanto è fondamentale per la creazione di un mercato interno. Tale principio dovrebbe, pertanto, essere applicato a tutti i servizi di media audiovisivi al fine di garantire ai fornitori di servizi di media la certezza giuridica necessaria all’attuazione di nuovi modelli commerciali e alla diffusione di tali servizi. Esso è altresì fondamentale per assicurare la libera circolazione dell’informazione e dei programmi audiovisivi nel mercato interno.
(28)
Al fine di promuovere un’industria audiovisiva europea forte, competitiva e integrata e potenziare il pluralismo dei media in tutta l’Unione europea, solo uno Stato membro dovrebbe avere giurisdizione su un fornitore di servizi di media audiovisivi e il pluralismo dell’informazione dovrebbe essere un principio fondamentale dell’Unione europea.
(29)
A causa del progresso tecnologico, con particolare riferimento ai programmi digitali via satellite, dovrebbero essere adeguati i criteri secondari per garantire una regolamentazione adeguata e una sua attuazione efficace nonché per lasciare agli operatori un reale potere di decisione in merito al contenuto di un servizio di media audiovisivi.
(30)
Dato che riguarda i servizi offerti al grande pubblico nell’Unione europea, la presente direttiva dovrebbe applicarsi esclusivamente ai servizi di media audiovisivi che possono essere ricevuti direttamente o indirettamente dal pubblico in uno o più Stati membri per mezzo di apparecchiature comuni destinate al pubblico. La definizione del termine «apparecchiature comuni destinate al pubblico» dovrebbe essere lasciata alle autorità nazionali competenti.
(31)
Gli articoli da 43 a 48 del trattato sanciscono il diritto fondamentale della libertà di stabilimento. Di conseguenza, i fornitori di servizi di media dovrebbero in generale rimanere liberi di scegliere lo Stato membro in cui stabilirsi. La Corte di giustizia, da parte sua, ha sottolineato che «il trattato non vieta ad un’impresa di esercitare la libera prestazione di servizi qualora non offra servizi nello Stato membro nel quale è stabilita» (17).
(32)
Gli Stati membri dovrebbero poter applicare ai fornitori di servizi di media soggetti alla loro giurisdizione norme più dettagliate o severe nei settori coordinati dalla presente direttiva, assicurandosi che tali norme siano conformi ai principi generali del diritto comunitario. Al fine di far fronte a situazioni in cui un’emittente televisiva soggetta alla giurisdizione di uno Stato membro fornisca una trasmissione televisiva in tutto o per la maggior parte destinata al territorio di un altro Stato membro, l’obbligo per gli Stati membri di cooperare tra di loro e, nei casi di elusione, la codificazione della giurisprudenza della Corte di giustizia (18), unita ad una procedura più efficiente, costituirebbero una soluzione adeguata che tiene conto delle preoccupazioni degli Stati membri senza rimettere in questione la corretta applicazione del principio del paese di origine. La nozione di «norme di interesse pubblico generale» è stata elaborata dalla Corte di giustizia nella giurisprudenza relativa agli articoli 43 e 49 del trattato ed include, tra l’altro, norme sulla tutela dei consumatori, la protezione dei minori e la politica culturale. Lo Stato membro che richiede la cooperazione dovrebbe garantire che le specifiche norme nazionali in questione siano oggettivamente necessarie, applicate in modo non discriminatorio e proporzionate.
(33)
Nel valutare, caso per caso, se una trasmissione di un fornitore di servizi di media stabilito in un altro Stato membro sia in tutto o per la maggior parte destinata al suo territorio, uno Stato membro può fare riferimento a indicatori quali l’origine della pubblicità televisiva e/o delle entrate degli abbonamenti, la lingua principale del servizio o l’esistenza di programmi o comunicazioni commerciali destinati specificamente al pubblico nello Stato membro in cui sono ricevuti.
(34)
A norma della presente direttiva, ferma restando l’applicazione del principio del paese di origine, gli Stati membri possono ancora adottare provvedimenti che limitino la libertà di circolazione della radiodiffusione televisiva, ma solo nel rispetto delle condizioni e della procedura definite nella presente direttiva. Secondo la costante giurisprudenza della Corte di giustizia, tuttavia, ogni limitazione della libertà di prestazione dei servizi, come ogni altra deroga a un principio fondamentale del trattato, deve essere interpretata in modo restrittivo (19).
(35)
Per quanto concerne i servizi di media audiovisivi a richiesta, le restrizioni alla loro libera fornitura dovrebbero essere possibili solo conformemente a condizioni e procedure che riprendano quelle già stabilite dall’articolo 3, paragrafi 4, 5 e 6, della direttiva 2000/31/CE.
(36)
Nella comunicazione al Parlamento europeo e al Consiglio intitolata «Una migliore regolamentazione per la crescita e l’occupazione nell’Unione europea», la Commissione ha sottolineato che è necessaria un’analisi attenta dell’approccio normativo appropriato, in particolare al fine di determinare se per ciascun settore e problema sia preferibile un atto legislativo oppure se debbano essere prese in considerazione soluzioni alternative come la coregolamentazione o l’autoregolamentazione. Inoltre, l’esperienza insegna che entrambi gli strumenti di coregolamentazione e di autoregolamentazione, attuati nel rispetto delle diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri, possono svolgere un ruolo importante nel garantire un elevato livello di tutela dei consumatori. Le misure dirette a conseguire gli obiettivi di interesse pubblico nel settore dei servizi di media audiovisivi emergenti sono più efficaci se adottate con il sostegno attivo dei fornitori dei servizi stessi.
In tal modo, l’autoregolamentazione costituisce un’iniziativa volontaria che permette agli operatori economici, alle parti sociali, alle organizzazioni non governative o alle associazioni di adottare fra di loro e per se stessi orientamenti comuni. Gli Stati membri, nel rispetto delle loro diverse tradizioni giuridiche, dovrebbero riconoscere il ruolo che può svolgere un’efficace autoregolamentazione a complemento dei meccanismi legislativi e giudiziari e/o amministrativi in vigore, come pure il suo utile contributo al conseguimento degli obiettivi della presente direttiva. Tuttavia, se l’autoregolamentazione può essere uno strumento complementare per attuare determinate disposizioni della presente direttiva, non dovrebbe sostituirsi ai compiti del legislatore nazionale.
La coregolamentazione, nella sua forma minima, fornisce un collegamento giuridico tra l’autoregolamentazione e il legislatore nazionale, in conformità delle tradizioni giuridiche degli Stati membri. La coregolamentazione dovrebbe consentire l’intervento statale qualora i suoi obiettivi non siano conseguiti. Fatti salvi gli obblighi formali degli Stati membri in materia di recepimento, la presente direttiva incoraggia il ricorso alla coregolamentazione e all’autoregolamentazione. Ciò non dovrebbe né obbligare gli Stati membri ad istituire regimi di coregolamentazione e/o autoregolamentazione, né a ostacolare o a mettere a repentaglio le iniziative di coregolamentazione o autoregolamentazione che siano già in corso negli Stati membri e si stiano dimostrando efficaci.
(37)
L’alfabetizzazione mediatica si riferisce alle competenze, alle conoscenze e alla comprensione che consentono ai consumatori di utilizzare i media in modo efficace e sicuro. Le persone in possesso di un’alfabetizzazione mediatica sono in grado di operare le loro scelte con cognizione di causa, comprendere la natura dei contenuti e dei servizi e avvalersi dell’intera gamma di possibilità offerte dalle nuove tecnologie delle comunicazioni e sono maggiormente in grado di proteggere se stessi e le loro famiglie contro i contenuti nocivi o offensivi. Si dovrebbe pertanto promuovere lo sviluppo dell’alfabetizzazione mediatica in tutti i settori della società e seguirne attentamente i progressi.
La raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, relativa alla tutela dei minori e della dignità umana e al diritto di rettifica relativamente alla competitività dell’industria europea dei servizi audiovisivi e d’informazione in linea (20), contiene già una serie di misure possibili per promuovere l’alfabetizzazione mediatica quali, ad esempio, la formazione permanente degli insegnanti e dei formatori, l’istituzione di un insegnamento specifico di Internet destinato ai minori fin dalla più giovane età, con sessioni aperte ai genitori, o l’organizzazione di campagne nazionali destinate ai cittadini, mediante tutti i mezzi di comunicazione, per fornire informazioni su un uso responsabile di Internet.
(38)
I diritti di trasmissione televisiva di eventi di grande interesse pubblico possono essere acquistati dalle emittenti in esclusiva. È, tuttavia, fondamentale promuovere il pluralismo attraverso la produzione e la programmazione di informazioni diversificate nell’Unione europea, nonché rispettare i principi riconosciuti dall’articolo 11 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
(39)
Al fine di tutelare la libertà fondamentale di essere informati e per assicurare la piena e adeguata protezione degli interessi dei telespettatori nell’Unione europea, i titolari di diritti di trasmissione televisiva in esclusiva relativi a un evento di grande interesse pubblico dovrebbero concedere alle altre emittenti televisive il diritto di utilizzare brevi estratti nei programmi d’informazione generale a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, tenendo in debita considerazione i diritti esclusivi. Tali condizioni dovrebbero essere comunicate in modo tempestivo prima dello svolgimento dell’evento di grande interesse pubblico per permettere agli altri operatori di esercitare tale diritto. Un’emittente televisiva dovrebbe poter esercitare questo diritto tramite un intermediario che agisce, caso per caso, specificatamente per suo conto. Tali brevi estratti potrebbero essere utilizzati per trasmissioni all’interno dell’UE attraverso qualsiasi canale, inclusi i canali tematici sportivi, e non dovrebbero superare i novanta secondi.
Il diritto di accesso a brevi estratti dovrebbe applicarsi su base transfrontaliera solo se necessario. Pertanto, un’emittente dovrebbe dapprima richiedere l’accesso a un’emittente stabilita nello stesso Stato membro che abbia i diritti esclusivi per l’evento di grande interesse pubblico.
La nozione di programmi d’informazione generale non dovrebbe includere la raccolta di brevi estratti nei programmi destinati a scopi di intrattenimento.
Il principio del paese d’origine dovrebbe applicarsi sia all’accesso che alla trasmissione dei brevi estratti. In un contesto transfrontaliero, ciò significa che le diverse legislazioni dovrebbero essere applicate consecutivamente. In primo luogo, per l’accesso ai brevi estratti, dovrebbe applicarsi la legislazione dello Stato membro in cui è stabilita l’emittente che fornisce il segnale iniziale (ossia che dà l’accesso). Solitamente si tratta dello Stato membro nel quale ha luogo l’evento. Qualora uno Stato membro abbia stabilito un sistema equivalente di accesso all’evento, dovrebbe applicarsi in ogni caso la legislazione di tale Stato membro. In secondo luogo, per la trasmissione dei brevi estratti, dovrebbe applicarsi la legislazione dello Stato membro in cui è stabilita l’emittente che trasmette i brevi estratti.
(40)
Le prescrizioni della presente direttiva sull’accesso agli eventi di grande interesse pubblico ai fini della realizzazione di brevi estratti di cronaca dovrebbero lasciare impregiudicate la direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione (21), e le pertinenti convenzioni internazionali in materia di diritto d’autore e diritti connessi. Gli Stati membri dovrebbero facilitare l’accesso agli eventi di grande interesse pubblico concedendo l’accesso al segnale dell’emittente televisiva conformemente alla presente direttiva. Essi possono tuttavia scegliere altri metodi equivalenti conformemente alla presente direttiva. Tali metodi comprendono, tra l’altro, la concessione dell’accesso al luogo di svolgimento di tali eventi prima di concedere l’accesso al segnale. Alle emittenti non dovrebbe essere impedito di concludere contratti più particolareggiati.
(41)
Si dovrebbe garantire che la prassi seguita dai fornitori di servizi di media di fornire i loro notiziari televisivi in diretta come servizi a richiesta dopo la trasmissione in diretta continui ad essere possibile senza che sia necessario adattare il singolo programma sopprimendo i brevi estratti. Tale possibilità dovrebbe essere limitata alla fornitura a richiesta dell’identico programma televisivo trasmesso dal medesimo fornitore di servizi di media, per cui non può essere utilizzata per creare nuovi modelli d’attività a richiesta basati su brevi estratti.
(42)
I servizi di media audiovisivi a richiesta si differenziano dalle emissioni televisive per quanto riguarda la possibilità di scelta e il controllo che l’utente può esercitare nonché in relazione all’impatto che hanno sulla società (22). Tale situazione giustifica l’imposizione di una regolamentazione più leggera sui servizi di media audiovisivi a richiesta, che dovrebbero rispettare solamente le norme di base della presente direttiva.
(43)
Tenuto conto della natura specifica dei servizi di media audiovisivi, in particolare l’influenza che tali servizi esercitano sul modo in cui il pubblico si forma le proprie opinioni, è fondamentale che gli utenti sappiano esattamente chi è responsabile del contenuto dei servizi. È importante, quindi, che gli Stati membri assicurino che gli utenti abbiano in ogni momento un accesso facile e diretto alle informazioni sul fornitore di servizi di media. Spetta a ciascuno Stato membro decidere le modalità pratiche che consentano di conseguire tale obiettivo nel rispetto delle altre disposizioni applicabili del diritto comunitario.
(44)
La presenza di contenuti nocivi nei servizi di media audiovisivi continua a costituire una fonte di preoccupazione per i legislatori, l’industria dei media e i genitori. Si affronteranno altresì nuove sfide, in particolare in relazione alle nuove piattaforme e ai nuovi prodotti. È dunque necessario introdurre in tutti i servizi di media audiovisivi, incluse le comunicazioni commerciali audiovisive, norme per la tutela dello sviluppo fisico, mentale e morale dei minori, nonché della dignità umana.
(45)
Le misure adottate per la tutela dello sviluppo fisico, mentale e morale dei minori e della dignità umana dovrebbero essere attentamente conciliate con il diritto fondamentale alla libertà di espressione sancito nella carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Lo scopo di tali misure, quali l’uso di numeri di identificazione personale (codici PIN), sistemi di filtraggio o di identificazione, dovrebbe quindi essere di garantire un adeguato livello di tutela dello sviluppo fisico, mentale e morale dei minori e della dignità umana, con particolare riferimento ai servizi di media audiovisivi a richiesta.
La raccomandazione relativa alla tutela dei minori e della dignità umana e al diritto di rettifica già riconosceva l’importanza di sistemi di filtraggio e di identificazione e prevedeva una serie di azioni possibili a beneficio dei minori, quali la sistematica messa a disposizione degli utenti, all’atto di sottoscrivere un abbonamento presso un fornitore di accesso, di un sistema di filtraggio efficace, aggiornabile e di semplice utilizzo o la predisposizione di sistemi di filtraggio automatico per l’accesso a servizi specificamente destinati ai bambini.
(46)
I servizi di media soggetti alla giurisdizione degli Stati membri dovrebbero essere in ogni caso soggetti al divieto di diffusione della pornografia infantile conformemente alle disposizioni della decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio, del 22 dicembre 2003, relativa alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile (23).
(47)
Nessuna delle disposizioni introdotte dalla presente direttiva sulla tutela dello sviluppo fisico, mentale e morale dei minori e della dignità umana richiede necessariamente che le misure adottate per tutelare tali interessi siano attuate mediante una verifica preventiva dei servizi di media audiovisivi da parte di organismi pubblici.
(48)
I servizi di media audiovisivi a richiesta sono potenzialmente in grado di sostituire, in parte, le emissioni televisive. Di conseguenza dovrebbero favorire, ove possibile, la produzione e la distribuzione di opere europee, contribuendo così attivamente a promuovere la diversità culturale. Tale sostegno alle opere europee potrebbe ad esempio consistere in contributi finanziari apportati da tali servizi alla produzione e all’acquisizione di diritti su opere europee, in una quota minima di opere europee nei cataloghi dei «video a richiesta» oppure nell’attraente presentazione di opere europee nelle guide elettroniche ai programmi. È importante riesaminare periodicamente l’applicazione delle disposizioni relative alla promozione delle opere europee da parte dei servizi di media audiovisivi. Nelle relazioni previste dalla presente direttiva gli Stati membri dovrebbero inoltre tenere conto in particolare del contributo finanziario che tali servizi apportano alla produzione e all’acquisizione di diritti delle opere europee, della percentuale di opere europee nel catalogo dei servizi di media audiovisivi e del consumo effettivo di opere europee proposte da tali servizi.
(49)
Nel definire la nozione di «produttori indipendenti dalle emittenti» di cui all’articolo 5 della direttiva 89/552/CEE, gli Stati membri dovrebbero tenere debitamente conto in particolare di criteri quali la proprietà della società di produzione, il numero dei programmi forniti alla stessa emittente e la proprietà dei diritti derivati.
(50)
Nell’applicare le disposizioni dell’articolo 4 della direttiva 89/552/CEE, gli Stati membri dovrebbero incoraggiare gli organismi di radiodiffusione televisiva ad includere una percentuale adeguata di coproduzioni europee o di opere europee originarie di un altro paese.
(51)
È importante fare in modo che le opere cinematografiche siano trasmesse nei termini temporali concordati tra i titolari dei diritti e i fornitori di servizi di media.
(52)
La disponibilità di servizi di media audiovisivi a richiesta amplia la possibilità di scelta per i consumatori. Dal punto di vista tecnico, pertanto, non appare giustificato né opportuno imporre norme dettagliate a disciplina delle comunicazioni commerciali audiovisive per i servizi di media audiovisivi a richiesta. Tutte le comunicazioni commerciali audiovisive dovrebbero, tuttavia, rispettare non solo le norme di identificazione, ma anche un complesso minimo di norme qualitative per rispondere a chiari obiettivi d’interesse generale.
(53)
Il diritto di rettifica è uno strumento giuridico idoneo per la radiodiffusione televisiva e potrebbe essere applicato anche nell’ambito dei servizi in linea. La raccomandazione relativa alla tutela dei minori e della dignità umana e al diritto di rettifica prevede già orientamenti adeguati per l’attuazione di misure nella legislazione o nella prassi nazionale per assicurare in misura sufficiente il diritto di rettifica o misure equivalenti in relazione ai mezzi di comunicazione in linea.
(54)
Come è stato riconosciuto dalla Commissione nella comunicazione interpretativa relativa a determinati aspetti delle disposizioni della direttiva «Televisione senza frontiere» (24) riguardanti la pubblicità, l’elaborazione di nuove tecniche pubblicitarie e di pratiche di commercializzazione innovative ha creato nuove ed efficaci opportunità per le comunicazioni commerciali audiovisive nei servizi di radiodiffusione tradizionali, che potenzialmente permettono a tali servizi di competere meglio e a parità di condizioni con le innovazioni nei servizi a richiesta.
(55)
L’evoluzione commerciale e tecnologica conferisce agli utilizzatori dei servizi di media audiovisivi una scelta più ampia e maggiori responsabilità nell’uso che ne fanno. Al fine di restare proporzionata agli obiettivi di interesse generale, la regolamentazione dovrebbe prevedere un certo grado di flessibilità in relazione alle emissioni televisive. Il principio di separazione dovrebbe essere limitato alla pubblicità televisiva e alle televendite, l’inserimento di prodotti dovrebbe essere consentito in determinate circostanze, a meno che uno Stato membro non decida altrimenti, e dovrebbero essere abolire alcune restrizioni quantitative. Tuttavia, l’inserimento di prodotti, se occulto, dovrebbe essere proibito. Il principio di separazione non dovrebbe ostacolare l’utilizzo di nuove tecniche pubblicitarie.
(56)
In aggiunta alle pratiche oggetto dalla presente direttiva, la direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno (25), si applica alle pratiche commerciali sleali, come ad esempio le pratiche fuorvianti e aggressive utilizzate nei servizi di media audiovisivi. Inoltre, dato che la direttiva 2003/33/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri in materia di pubblicità e di sponsorizzazione a favore dei prodotti del tabacco (26), che proibisce la pubblicità e la sponsorizzazione a favore delle sigarette e degli altri prodotti del tabacco sulla carta stampata, nei servizi della società dell’informazione e nella radiodiffusione sonora, si applica fatta salva la direttiva 89/552/CEE, viste le particolari caratteristiche dei media audiovisivi, la relazione tra la direttiva 2003/33/CE e la direttiva 89/552/CEE dovrebbe rimanere invariata dopo l’entrata in vigore della presente direttiva. L’articolo 88, paragrafo 1, della direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (27), che vieta la pubblicità presso il pubblico di determinati medicinali, si applica, come previsto al paragrafo 5 di tale articolo, fatto salvo quanto disposto all’articolo 14 della direttiva 89/552/CEE. La relazione tra la direttiva 2001/83/CE e la direttiva 89/552/CEE dovrebbe restare invariata dopo l’entrata in vigore della presente direttiva. Inoltre, la presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicato il regolamento (CE) n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari (28).
(57)
Date le maggiori possibilità per gli spettatori di evitare la pubblicità grazie al ricorso a nuove tecnologie quali i videoregistratori digitali personali ed all’aumento della scelta di canali, non si giustifica più il mantenimento di una normativa dettagliata in materia di inserimento di spot pubblicitari a tutela dei telespettatori. La presente direttiva, pur senza prevedere un aumento della quantità oraria di pubblicità consentita, dovrebbe lasciare alle emittenti televisive la facoltà di scegliere quando inserirla là dove ciò non pregiudichi indebitamente l’integrità dei programmi.
(58)
La presente direttiva mira a salvaguardare il carattere specifico della televisione europea, in cui la pubblicità è preferibilmente inserita tra un programma e l’altro, e limita, pertanto, le interruzioni autorizzate delle opere cinematografiche e dei film prodotti per la televisione, nonché le interruzioni di determinate categorie di programmi che necessitano ancora di una protezione particolare.
(59)
La limitazione che esisteva della quantità di pubblicità televisiva giornaliera era in larga misura teorica. Il limite orario è più importante in quanto si applica anche nelle ore di maggiore ascolto. Il limite quotidiano dovrebbe pertanto essere abolito, mentre dovrebbe essere mantenuto il limite orario per spot di televendita e pubblicità televisiva. Data la maggiore possibilità di scelta a disposizione dei telespettatori, non appaiono più giustificate le limitazioni di tempo imposte ai canali di televendita o pubblicitari. Resta, tuttavia, in vigore il limite del 20 % per gli spot televisivi pubblicitari e di televendita per ora d’orologio. La nozione di spot televisivo pubblicitario dovrebbe essere intesa come pubblicità televisiva, ai sensi dell’articolo 1, lettera i), della direttiva 89/552/CEE come modificata dalla presente direttiva, della durata massima di dodici minuti.
(60)
La presente direttiva vieta le comunicazioni commerciali audiovisive occulte a causa dei loro effetti negativi sui consumatori. Il divieto di comunicazione commerciale audiovisiva occulta non dovrebbe applicarsi all’inserimento legittimo di prodotti ai sensi della presente direttiva, se il telespettatore è adeguatamente informato dell’esistenza dell’inserimento di prodotti. Ciò può essere fatto segnalando che l’inserimento dei prodotti ha luogo in un dato programma, ad esempio mediante un logo neutro.
(61)
L’inserimento di prodotti nelle opere cinematografiche e nelle opere audiovisive prodotte per la televisione è una realtà, ma gli Stati membri adottano norme differenti in materia. Al fine di garantire un trattamento omogeneo e migliorare di conseguenza la competitività del settore europeo dei media, è necessario disciplinare tale materia. La definizione di inserimento di prodotti accolta dalla presente direttiva dovrebbe coprire ogni forma di comunicazione commerciale audiovisiva che consiste nell’includere o nel fare riferimento a un prodotto, a un servizio o a un loro marchio così che appaia in una trasmissione televisiva, dietro pagamento o altro compenso. La fornitura di beni o servizi a titolo gratuito, quali aiuti alla produzione o premi, dovrebbe essere considerata come inserimento di prodotti solo se i beni o servizi interessati hanno un valore significativo. L’inserimento di prodotti dovrebbe essere soggetto alle stesse regole qualitative e alle stesse limitazioni che si applicano alla comunicazione commerciale audiovisiva. L’elemento decisivo che distingue la sponsorizzazione dall’inserimento di prodotti è il fatto che nell’inserimento di prodotti il riferimento a un prodotto è integrato nello svolgimento di un programma, motivo per cui la definizione di cui all’articolo 1, lettera m), della direttiva 89/552/CEE come modificata dalla presente direttiva contiene la locuzione «all’interno di». Nelle sponsorizzazioni, invece, i riferimenti possono avvenire durante un programma, ma non fanno parte dell’intreccio.
(62)
In linea di principio l’inserimento di prodotti dovrebbe essere proibito. È tuttavia appropriato prevedere deroghe per alcuni tipi di programmi, sulla base di un elenco positivo. Uno Stato membro dovrebbe avere la facoltà di dissociarsi, totalmente o parzialmente, da tali deroghe, consentendo ad esempio l’inserimento di prodotti soltanto in programmi che non siano stati prodotti esclusivamente al suo interno.
(63)
Inoltre, la sponsorizzazione e l’inserimento di prodotti dovrebbero essere vietati quando influenzino il contenuto dei programmi in modo tale da incidere sulla responsabilità e sull’indipendenza editoriale del fornitore di servizi di media. Così avviene nel caso dell’inserimento di temi.
(64)
Il diritto delle persone con disabilità e degli anziani a partecipare e ad essere integrati nella vita sociale e culturale della Comunità è inscindibilmente legato alla fornitura di servizi di media audiovisivi accessibili. I mezzi per ottenere tale accessibilità dovrebbero comprendere, tra gli altri, il linguaggio dei segni, la sottotitolazione, l’audiodescrizione e la navigazione tra menu di facile comprensione.
(65)
Conformemente agli obblighi imposti dal trattato agli Stati membri, questi sono responsabili dell’attuazione e dell’applicazione efficace della presente direttiva. Essi sono liberi di scegliere gli strumenti appropriati in funzione delle loro rispettive tradizioni giuridiche e delle strutture istituite, segnatamente la forma dei loro competenti organismi di regolamentazione indipendenti, per poter svolgere il proprio lavoro, nell’attuazione della presente direttiva, in modo imparziale e trasparente. Più precisamente, gli strumenti scelti dagli Stati membri dovrebbero contribuire alla promozione del pluralismo dei mezzi di comunicazione.
(66)
Per garantire la corretta applicazione della presente direttiva è necessaria una stretta collaborazione tra i competenti organismi di regolamentazione degli Stati membri e la Commissione. Del pari, una stretta collaborazione tra gli Stati membri e tra gli organismi di regolamentazione degli Stati membri è particolarmente importante per l’impatto che le emittenti televisive stabilite in uno Stato membro potrebbero avere su un altro Stato membro. Qualora nel diritto nazionale siano previste procedure di autorizzazione e sia interessato più di uno Stato membro, è auspicabile che tra i rispettivi organismi abbiano luogo contatti prima del rilascio di tali autorizzazioni. La collaborazione in questione dovrebbe riguardare tutti i settori coordinati dalla direttiva 89/552/CEE, come modificata dalla presente direttiva, in particolare dagli articoli 2, 2 bis e 3.
(67)
Poiché gli obiettivi della presente direttiva, vale a dire la creazione di un’area senza frontiere interne per i servizi di media audiovisivi, assicurando al contempo un elevato livello di protezione di obiettivi di interesse generale, in particolare la tutela dei minori e della dignità umana, nonché la promozione dei diritti delle persone con disabilità, non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, a causa delle dimensioni e degli effetti della presente direttiva, essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato; la presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.
(68)
Conformemente al punto 34 dell’accordo interistituzionale «Legiferare meglio» (29), gli Stati membri sono incoraggiati a redigere e rendere pubblici, nell’interesse proprio e della Comunità, prospetti indicanti, per quanto possibile, la concordanza tra la presente direttiva e i provvedimenti di attuazione,
HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1
La direttiva 89/552/CEE è modificata come segue:
1)
il titolo è sostituito dal seguente:
2)
l’articolo 1 è sostituito dal seguente:
«Articolo 1
Ai fini della presente direttiva si intende per:
a)
“servizio di media audiovisivo”
-
un servizio, quale definito agli articoli 49 e 50 del trattato, che è sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi di media e il cui obiettivo principale è la fornitura di programmi al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico, attraverso reti di comunicazioni elettroniche ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della direttiva 2002/21/CE. Per siffatto servizio di media audiovisivi si intende o una trasmissione televisiva come definita alla lettera e) del presente articolo o un servizio di media audiovisivi a richiesta come definito alla lettera g) del presente articolo,
e/o
-
una comunicazione commerciale audiovisiva;
b)
“programma”, una serie di immagini animate, sonore o non, che costituiscono un singolo elemento nell’ambito di un palinsesto o di un catalogo stabilito da un fornitore di servizi di media la cui forma ed il cui contenuto sono comparabili alla forma ed al contenuto della radiodiffusione televisiva. Sono programmi, ad esempio, i lungometraggi, le manifestazioni sportive, le commedie di situazione (sitcom), i documentari, i programmi per bambini e le fiction originali;
c)
“responsabilità editoriale”, l’esercizio di un controllo effettivo sia sulla selezione dei programmi sia sulla loro organizzazione in un palinsesto cronologico, nel caso delle radiodiffusioni televisive, o in un catalogo, nel caso dei servizi di media audiovisivi a richiesta. La responsabilità editoriale non implica necessariamente la responsabilità giuridica ai sensi del diritto nazionale per i contenuti o i servizi forniti;
d)
“fornitore di servizi di media”, la persona fisica o giuridica che assume la responsabilità editoriale della scelta del contenuto audiovisivo del servizio di media audiovisivo e ne determina le modalità di organizzazione;
e)
“radiodiffusione televisiva” o “trasmissione televisiva” (vale a dire un servizio di media audiovisivi lineare), un servizio di media audiovisivo fornito da un fornitore di servizi di media per la visione simultanea di programmi sulla base di un palinsesto di programmi;
f)
“emittente”, un fornitore di servizi di media di radiodiffusioni televisive;
g)
“servizio di media audiovisivi a richiesta” (vale a dire un servizio di media audiovisivi non lineare), un servizio di media audiovisivo fornito da un fornitore di servizi di media per la visione di programmi al momento scelto dall’utente e su sua richiesta sulla base di un catalogo di programmi selezionati dal fornitore di servizi di media;
h)
“comunicazione commerciale audiovisiva”, immagini, siano esse sonore o non, che sono destinate a promuovere, direttamente o indirettamente, le merci, i servizi o l’immagine di una persona fisica o giuridica che esercita un’attività economica. Tali immagini accompagnano o sono inserite in un programma dietro pagamento o altro compenso o a fini di autopromozione. Tra le forme di comunicazione commerciale audiovisiva figurano, tra l’altro, la pubblicità televisiva, la sponsorizzazione, la televendita e l’inserimento di prodotti;
i)
“pubblicità televisiva”, ogni forma di messaggio televisivo trasmesso dietro pagamento o altro compenso, ovvero a fini di autopromozione, da un’impresa pubblica o privata o da una persona fisica nell’ambito di un’attività commerciale, industriale, artigiana o di una libera professione, allo scopo di promuovere la fornitura, dietro pagamento, di beni o di servizi, compresi i beni immobili, i diritti e le obbligazioni;
j)
“comunicazione commerciale audiovisiva occulta”, la presentazione orale o visiva di beni, di servizi, del nome, del marchio o delle attività di un produttore di beni o di un fornitore di servizi in un programma, qualora tale presentazione sia fatta dal fornitore di servizi di media per perseguire scopi pubblicitari e possa ingannare il pubblico circa la sua natura. Tale presentazione si considera intenzionale, in particolare, quando è fatta dietro pagamento o altro compenso;
k)
“sponsorizzazione”, ogni contributo di un’impresa pubblica o privata o di una persona fisica, non impegnata nella fornitura di servizi di media audiovisivi o nella produzione di opere audiovisive, al finanziamento di servizi o programmi di media audiovisivi al fine di promuovere il proprio nome, il proprio marchio, la propria immagine, le proprie attività o i propri prodotti;
l)
“televendita”, le offerte dirette trasmesse al pubblico allo scopo di fornire, dietro pagamento, beni o servizi, compresi i beni immobili, i diritti e le obbligazioni;
m)
“inserimento di prodotti”, ogni forma di comunicazione commerciale audiovisiva che consiste nell’inserire o nel fare riferimento a un prodotto, a un servizio o a un marchio così che appaia all’interno di un programma dietro pagamento o altro compenso;
n)
i)
“opere europee”:
-
le opere originarie di Stati membri,
-
le opere originarie di Stati terzi europei che siano parti della convenzione europea sulla televisione transfrontaliera del Consiglio d’Europa, rispondenti ai requisiti del punto ii),
-
le opere co-prodotte nell’ambito di accordi conclusi nel settore audiovisivo tra la Comunità e paesi terzi e che rispettano le condizioni definite in ognuno di tali accordi,
-
le disposizioni del secondo e terzo trattino si applicano a condizione che le opere originarie degli Stati membri non siano soggette a misure discriminatorie nel paese terzo interessato;
ii)
le opere di cui al primo e secondo trattino del punto i) sono opere realizzate essenzialmente con il contributo di autori e lavoratori residenti in uno o più degli Stati di cui al primo e secondo trattino del punto i) rispondenti a una delle tre condizioni seguenti:
-
esse sono realizzate da uno o più produttori stabiliti in uno o più di tali Stati,
-
la produzione delle opere avviene sotto la supervisione e il controllo effettivo di uno o più produttori stabiliti in uno o più di tali Stati,
-
il contributo dei co-produttori di tali Stati è prevalente nel costo totale della coproduzione e questa non è controllata da uno o più produttori stabiliti al di fuori di tali Stati;
iii)
le opere che non sono opere europee ai sensi del punto i) ma che sono prodotte nel quadro di accordi bilaterali di coproduzione conclusi tra Stati membri e paesi terzi sono considerate opere europee a condizione che la quota a carico dei produttori comunitari nel costo complessivo della produzione sia maggioritaria e che la produzione non sia controllata da uno o più produttori stabiliti fuori del territorio degli Stati membri.»;
3)
l’articolo 2 è sostituito dal seguente:
«Articolo 2
1. Ciascuno Stato membro provvede affinché tutti i servizi di media audiovisivi trasmessi da fornitori di servizi di media soggetti alla sua giurisdizione rispettino le norme dell’ordinamento giuridico applicabili ai servizi di media audiovisivi destinati al pubblico nello Stato membro in questione.
2. Ai fini della presente direttiva i fornitori di servizi di media soggetti alla giurisdizione di uno Stato membro sono:
a)
quelli stabiliti in tale Stato membro conformemente al paragrafo 3; o
b)
quelli ai quali si applica il paragrafo 4.
3. Ai fini della presente direttiva un fornitore di servizi di media si considera stabilito in uno Stato membro nei casi seguenti:
a)
il fornitore di servizi di media ha la sua sede principale in tale Stato membro e le decisioni editoriali sul servizio di media audiovisivo sono prese sul suo territorio;
b)
se un fornitore di servizi di media ha la sede principale in uno Stato membro ma le decisioni editoriali sul servizio di media audiovisivo sono prese in un altro Stato membro, detto fornitore si considera stabilito nello Stato membro in cui opera una parte significativa degli addetti allo svolgimento dell’attività di servizio di media audiovisivo. Se una parte significativa degli addetti allo svolgimento dell’attività di servizio di media audiovisivo opera in ciascuno di tali Stati membri, il fornitore di servizi di media si considera stabilito nello Stato membro in cui si trova la sua sede principale. Se in nessuno dei due Stati membri opera una parte significativa degli addetti allo svolgimento dell’attività di servizio di media audiovisivo, il fornitore di servizi di media si considera stabilito nel primo Stato membro in cui ha iniziato la sua attività nel rispetto dell’ordinamento giuridico di tale Stato membro, purché mantenga un legame stabile ed effettivo con l’economia di tale Stato membro;
c)
se un fornitore di servizi di media ha la sede principale in uno Stato membro ma le decisioni sul servizio di media audiovisivo sono prese in un paese terzo, o viceversa, si considera stabilito in tale Stato membro purché una parte significativa degli addetti allo svolgimento dell’attività di servizio di media audiovisivo operi in quello Stato membro.
4. I fornitori di servizi di media cui non si applicano le disposizioni del paragrafo 3 si considerano soggetti alla giurisdizione di uno Stato membro nei casi seguenti:
a)
se si avvalgono di un collegamento terra-satellite (up-link) situato in detto Stato membro;
b)
anche se non utilizzano un collegamento terra-satellite situato in detto Stato membro, se si avvalgono di una capacità via satellite di competenza di tale Stato membro.
5. Qualora non sia possibile determinare a quale Stato membro spetti la giurisdizione conformemente ai paragrafi 3 e 4, lo Stato membro competente è quello in cui il fornitore di servizi di media è stabilito ai sensi degli articoli da 43 a 48 del trattato.
6. La presente direttiva non si applica ai servizi di media audiovisivi che sono destinati ad essere ricevuti solo nei paesi terzi e non sono ricevuti direttamente o indirettamente dal pubblico in uno o più Stati membri per mezzo di apparecchiature comuni destinate al pubblico.»;
4)
l’articolo 2 bis è modificato come segue:
a)
il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:
«1. Gli Stati membri assicurano la libertà di ricezione e non ostacolano la ritrasmissione sul proprio territorio di servizi di media audiovisivi provenienti da altri Stati membri per ragioni attinenti ai settori coordinati dalla presente direttiva.»;
b)
nel paragrafo 2 la frase introduttiva e la lettera a) sono così sostituite:
«2. Riguardo alla radiodiffusione televisiva, gli Stati membri possono, a titolo provvisorio, derogare al paragrafo 1 se sono rispettate le condizioni seguenti:
a)
una trasmissione televisiva proveniente da un altro Stato membro viola in maniera evidente, grave e seria l’articolo 22, paragrafo 1 o 2, e/o l’articolo 3 ter;»;
c)
sono aggiunti i paragrafi seguenti:
«4. Riguardo ai servizi di media audiovisivi a richiesta, gli Stati membri possono adottare provvedimenti in deroga al paragrafo 1 per quanto concerne un determinato servizio, in presenza delle seguenti condizioni:
a)
i provvedimenti sono:
i)
necessari per una delle seguenti ragioni:
-
ordine pubblico, in particolare per l’opera di prevenzione, investigazione, individuazione e perseguimento di reati, anche in vista della tutela dei minori e della lotta contro l’incitamento all’odio basato su razza, sesso, religione o nazionalità, nonché contro violazioni della dignità umana dei singoli individui,
-
tutela della sanità pubblica,
-
pubblica sicurezza, compresa la salvaguardia della sicurezza e della difesa nazionale,
-
tutela dei consumatori, ivi compresi gli investitori;
ii)
relativi a un servizio di media audiovisivi a richiesta lesivo degli obiettivi di cui al punto i) o che costituisca un rischio serio e grave di pregiudizio a tali obiettivi;
iii)
proporzionati a tali obiettivi;
b)
prima di adottare i provvedimenti in questione e fatti salvi i procedimenti giurisdizionali, anche istruttori, e gli atti compiuti in un’indagine penale, lo Stato membro ha:
-
chiesto allo Stato membro alla cui giurisdizione è soggetto il fornitore di servizi di media di prendere provvedimenti e questo non li ha presi o essi non erano adeguati,
-
notificato alla Commissione e allo Stato membro alla cui giurisdizione è soggetto il fornitore di servizi di media la sua intenzione di prendere tali provvedimenti.
5. In caso di urgenza, gli Stati membri possono derogare alle condizioni di cui al paragrafo 4, lettera b). I provvedimenti sono allora notificati al più presto alla Commissione e allo Stato membro alla cui giurisdizione è soggetto il fornitore di servizi di media, insieme ai motivi dell’urgenza.
6. Salva la possibilità degli Stati membri di procedere con i provvedimenti di cui ai paragrafi 4 e 5, la Commissione verifica con la massima rapidità la compatibilità dei provvedimenti notificati con il diritto comunitario. Nel caso in cui giunga alla conclusione che i provvedimenti sono incompatibili con il diritto comunitario, la Commissione chiede allo Stato membro interessato di astenersi dall’adottarli o di porvi fine con urgenza.»;
5)
l’articolo 3 è sostituito dal seguente:
«Articolo 3
1. Gli Stati membri conservano la facoltà di richiedere ai fornitori di servizi di media soggetti alla loro giurisdizione di rispettare norme più particolareggiate o più rigorose nei settori coordinati dalla presente direttiva, purché tali norme siano conformi al diritto comunitario.
2. Uno Stato membro, nei casi in cui
a)
ha esercitato la facoltà ai sensi del paragrafo 1 di adottare norme più particolareggiate o più rigorose di interesse pubblico generale; e
b)
ritiene che un’emittente soggetta alla giurisdizione di un altro Stato membro fornisca una trasmissione televisiva in tutto o per la maggior parte destinata al suo territorio;
può contattare lo Stato membro che esercita la giurisdizione al fine di conseguire una soluzione reciprocamente soddisfacente per qualsiasi problema sorto. Alla ricezione di una richiesta motivata da parte del primo Stato membro, lo Stato membro che esercita la giurisdizione chiede all’emittente di ottemperare alle norme d’interesse pubblico generale in questione. Lo Stato membro che esercita la giurisdizione informa il primo Stato membro entro due mesi sui risultati ottenuti a seguito della richiesta. Entrambi gli Stati membri possono invitare il comitato di contatto istituito ai sensi dell’articolo 23 bis a esaminare il caso.
3. Il primo Stato membro, qualora ritenga:
a)
che i risultati conseguiti attraverso l’applicazione del paragrafo 2 non siano soddisfacenti; e
b)
che l’emittente in questione si sia stabilita nello Stato membro che esercita la giurisdizione per aggirare, nei settori coordinati dalla presente direttiva, le norme più rigorose che le sarebbero applicabili se fosse stabilita nel primo Stato membro;
può adottare misure appropriate nei confronti dell’emittente interessata.
Siffatte misure sono obiettivamente necessarie, applicate in modo non discriminatorio e proporzionate agli obiettivi perseguiti.
4. Uno Stato membro può adottare misure in applicazione del paragrafo 3 solo se sono rispettate le condizioni seguenti:
a)
esso ha notificato alla Commissione e allo Stato membro nel quale l’emittente televisiva è stabilita la propria intenzione di adottare tali misure, adducendo i motivi sui quali fonda la sua valutazione; e
b)
la Commissione ha deciso che dette misure sono compatibili con il diritto comunitario e, in particolare, che le valutazioni dello Stato membro che adotta tali misure ai sensi dei paragrafi 2 e 3 sono correttamente motivate.
5. La Commissione decide entro tre mesi dalla notifica di cui al paragrafo 4, lettera a). Se la Commissione decide che le misure sono incompatibili con il diritto comunitario, lo Stato membro interessato si astiene dall’adottarle.
6. Gli Stati membri assicurano, con i mezzi appropriati, nell’ambito della loro legislazione, che i fornitori di servizi di media soggetti alla loro giurisdizione rispettino effettivamente le disposizioni della presente direttiva.
7. Gli Stati membri promuovono i regimi di coregolamentazione e/o autoregolamentazione a livello nazionale nei settori coordinati dalla presente direttiva nella misura consentita dai loro ordinamenti giuridici. Tali regimi sono concepiti in modo da poter essere largamente accettati dai principali soggetti interessati negli Stati membri e da assicurare un’applicazione efficace delle norme.
8. La direttiva 2000/31/CE si applica fuorché quando altrimenti previsto nella presente direttiva. In caso di conflitto tra una disposizione contenuta nella direttiva 2000/31/CE e una disposizione della presente direttiva, prevalgono le disposizioni della presente direttiva, salvo quanto diversamente disposto in quest’ultima.»;
6)
l’articolo 3 bis è soppresso;
7)
è inserito il capo seguente:
«CAPO II BIS
DISPOSIZIONI APPLICABILI A TUTTI I SERVIZI DI MEDIA AUDIOVISIVI
Articolo 3 bis
Gli Stati membri assicurano che i fornitori di servizi di media audiovisivi soggetti alla loro giurisdizione offrano ai destinatari di un servizio un accesso facile, diretto e permanente almeno alle seguenti informazioni:
a)
il nome del fornitore di servizi di media;
b)
l’indirizzo geografico di stabilimento del fornitore di servizi di media;
c)
gli estremi del fornitore di servizi di media, compresi l’indirizzo di posta elettronica o il sito Internet, che permettono di contattarlo rapidamente, direttamente ed efficacemente;
d)
se del caso, i competenti organismi di regolamentazione o di vigilanza.
Articolo 3 ter
Gli Stati membri assicurano, con misure adeguate, che i servizi di media audiovisivi forniti dai fornitori di servizi di media soggetti alla loro giurisdizione non contengano alcun incitamento all’odio basato su razza, sesso, religione o nazionalità.
Articolo 3 quater
Gli Stati membri incoraggiano i fornitori di servizi di media soggetti alla loro giurisdizione a garantire che i loro servizi diventino gradualmente accessibili per le persone con disabilità visiva o uditiva.
Articolo 3 quinquies
Gli Stati membri assicurano che i fornitori di servizi di media soggetti alla loro giurisdizione non trasmettano opere cinematografiche al di fuori dei periodi concordati con i titolari dei diritti.
Articolo 3 sexies
1. Gli Stati membri assicurano che le comunicazioni commerciali audiovisive fornite dai fornitori di servizi di media soggetti alla loro giurisdizione rispettino le seguenti prescrizioni:
a)
le comunicazioni commerciali audiovisive sono prontamente riconoscibili come tali; sono proibite le comunicazioni commerciali audiovisive occulte;
b)
le comunicazioni commerciali audiovisive non utilizzano tecniche subliminali;
c)
le comunicazioni commerciali audiovisive:
i)
non pregiudicano il rispetto della dignità umana;
ii)
non comportano né promuovono discriminazioni fondate su sesso, razza o origine etnica, nazionalità, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale;
iii)
non incoraggiano comportamenti pregiudizievoli per la salute o la sicurezza;
iv)
non incoraggiano comportamenti gravemente pregiudizievoli per la protezione dell’ambiente;
d)
è vietata qualsiasi forma di comunicazione commerciale audiovisiva per le sigarette e gli altri prodotti a base di tabacco;
e)
le comunicazioni commerciali audiovisive per le bevande alcoliche non si rivolgono specificatamente ai minori né incoraggiano il consumo smodato di tali bevande;
f)
sono vietate le comunicazioni commerciali audiovisive dei medicinali e delle cure mediche che si possono ottenere esclusivamente su prescrizione medica nello Stato membro alla cui giurisdizione è soggetto il fornitore di servizi di media;
g)
le comunicazioni commerciali audiovisive non arrecano pregiudizio fisico o morale ai minori. Non esortano pertanto i minori ad acquistare o locare un prodotto o un servizio sfruttando la loro inesperienza o credulità, né li incoraggiano a persuadere i loro genitori o altri ad acquistare i beni o i servizi pubblicizzati, né sfruttano la particolare fiducia che i minori ripongono nei genitori, negli insegnanti o in altre persone, né mostrano senza motivo minori che si trovano in situazioni pericolose.
2. Gli Stati membri e la Commissione incoraggiano i fornitori di servizi di media ad elaborare codici di condotta concernenti le comunicazioni audiovisive commerciali non appropriate che accompagnano i programmi per bambini o vi sono incluse, relative a prodotti alimentari o bevande che contengono sostanze nutritive e sostanze con un effetto nutrizionale o fisiologico, in particolare quelle come i grassi, gli acidi grassi trans, gli zuccheri, il sodio o il sale, la cui assunzione eccessiva nella dieta generale non è raccomandata.
Articolo 3 septies
1. I servizi di media audiovisivi o i programmi sponsorizzati rispettano le seguenti prescrizioni:
a)
il loro contenuto e, nel caso di trasmissioni radiotelevisive, la loro programmazione non sono in alcun caso influenzati in modo da compromettere la responsabilità e l’indipendenza editoriale del fornitore di servizi di media;
b)
non incoraggiano direttamente l’acquisto o la locazione di beni o servizi, in particolare facendo specifici riferimenti promozionali a tali beni o servizi;
c)
i telespettatori sono chiaramente informati dell’esistenza di un accordo di sponsorizzazione. I programmi sponsorizzati sono chiaramente identificati come tali attraverso l’indicazione del nome, del logo e/o di qualsiasi altro simbolo dello sponsor, ad esempio un riferimento ai suoi prodotti o servizi o un adeguato segno distintivo, all’inizio, durante e/o alla fine dei programmi.
2. I servizi di media audiovisivi o i programmi non sono sponsorizzati da imprese la cui attività principale è la produzione o la vendita di sigarette o altri prodotti a base di tabacco.
3. La sponsorizzazione di servizi di media audiovisivi o di programmi da parte di imprese le cui attività comprendano la produzione o la vendita di medicinali e di cure mediche può riguardare la promozione del nome o dell’immagine dell’impresa, ma non promuove specifici medicinali o cure mediche che si possono ottenere esclusivamente su prescrizione medica nello Stato membro che esercita la sua giurisdizione sul fornitore di servizi di media.
4. I notiziari e i programmi di attualità non sono sponsorizzati. Gli Stati membri possono scegliere di proibire che si mostri il logo di una sponsorizzazione durante i programmi per bambini, i documentari e i programmi religiosi.
Articolo 3 octies
1. È vietato l’inserimento di prodotti.
2. In deroga al paragrafo 1, l’inserimento di prodotti è ammissibile, a meno che lo Stato membro decida altrimenti:
-
nelle opere cinematografiche, in film e serie prodotti per i servizi di media audiovisivi, in programmi sportivi e in programmi di intrattenimento leggero, o
-
dove non ci sia pagamento ma soltanto fornitura gratuita di determinati beni o servizi, quali aiuti alla produzione e premi, in vista della loro inclusione all’interno di un programma.
La deroga di cui al primo trattino non si applica ai programmi per bambini.
I programmi che contengono inserimento di prodotti rispettano almeno tutte le seguenti prescrizioni:
a)
il loro contenuto e, nel caso di trasmissioni televisive, la loro programmazione non sono in alcun caso influenzati in modo da compromettere la responsabilità e l’indipendenza editoriale del fornitore di servizi di media;
b)
non incoraggiano direttamente l’acquisto o la locazione di beni o servizi, in particolare facendo specifici riferimenti promozionali a tali beni o servizi;
c)
non danno indebito rilievo ai prodotti in questione;
d)
i telespettatori sono chiaramente informati dell’esistenza dell’inserimento di prodotti. I programmi che contengono inserimento di prodotti sono adeguatamente identificati all’inizio e alla fine della trasmissione e quando il programma riprende dopo un’interruzione pubblicitaria, per evitare ogni possibile confusione da parte del telespettatore.
In via eccezionale gli Stati membri possono scegliere di disapplicare le prescrizioni di cui alla lettera d), a condizione che il programma in questione non sia stato prodotto né commissionato dal fornitore di servizi di media stesso o da un’impresa legata al fornitore di servizi di media.
3. In ogni caso i programmi non contengono inserimento di:
-
prodotti a base di tabacco o sigarette, né prodotti di imprese la cui attività principale è costituita dalla produzione o dalla vendita di sigarette o altri prodotti a base di tabacco, o
-
specifici medicinali o cure mediche che si possono ottenere esclusivamente su prescrizione nello Stato membro che esercita la sua giurisdizione sul fornitore di servizi di media.
4. Le disposizioni di cui ai paragrafi 1, 2 e 3 si applicano solo ai programmi prodotti dopo il 19 dicembre 2009.»;
8)
è inserito il capo seguente:
«CAPO II TER
DISPOSIZIONI APPLICABILI UNICAMENTE AI SERVIZI DI MEDIA AUDIOVISIVI A RICHIESTA
Articolo 3 nonies
Gli Stati membri adottano le misure atte a garantire che i servizi di media audiovisivi a richiesta forniti da un fornitore di servizi di media soggetto alla loro giurisdizione che potrebbero nuocere gravemente allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori siano messi a disposizione del pubblico solo in modo da escludere che i minori vedano o ascoltino normalmente tali servizi di media audiovisivi a richiesta.
Articolo 3 decies
1. Gli Stati membri assicurano che i servizi di media audiovisivi a richiesta forniti da un fornitore di servizi di media soggetto alla loro giurisdizione promuovano, ove possibile e con i mezzi adeguati, la produzione di opere europee e l’accesso alle stesse. La promozione potrebbe riguardare, fra l’altro, il contributo finanziario che tali servizi apportano alla produzione di opere europee e all’acquisizione di diritti sulle stesse o la percentuale e/o il rilievo delle opere europee nel catalogo dei programmi offerti dal servizio di media audiovisivi a richiesta.
2. Gli Stati membri presentano alla Commissione, entro il 19 dicembre 2011 e in seguito ogni quattro anni, una relazione sull’attuazione del paragrafo 1.
3. Sulla base delle informazioni comunicate dagli Stati membri e di uno studio indipendente, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’applicazione del paragrafo 1, tenendo conto degli sviluppi commerciali e dei progressi tecnologici nonché dell’obiettivo della diversità culturale.»;
9)
è inserito il capo seguente:
«CAPO II QUATER
DISPOSIZIONI RELATIVE AI DIRITTI ESCLUSIVI E AI BREVI ESTRATTI DI CRONACA NELLA RADIODIFFUSIONE TELEVISIVA
Articolo 3 undecies
1. Ciascuno Stato membro può adottare misure compatibili con il diritto comunitario volte ad assicurare che le emittenti soggette alla sua giurisdizione non trasmettano in esclusiva eventi che esso considera di particolare rilevanza per la società in modo da privare una parte importante del pubblico di tale Stato membro della possibilità di seguire i suddetti eventi in diretta o in differita su canali liberamente accessibili. In tale caso, lo Stato membro interessato redige un elenco di eventi, nazionali e non, che considera di particolare rilevanza per la società. Esso vi provvede in modo chiaro e trasparente e in tempo utile. Inoltre, lo Stato membro determina se tali eventi debbano essere disponibili in diretta integrale o parziale o, laddove ciò risulti necessario o opportuno per ragioni obiettive di pubblico interesse, in differita integrale o parziale.
2. Gli Stati membri notificano immediatamente alla Commissione le misure che hanno adottato o da adottare ai sensi del paragrafo 1. Entro tre mesi dalla notifica la Commissione verifica che tali misure siano compatibili con il diritto comunitario e le comunica agli altri Stati membri. La Commissione chiede il parere del comitato di contatto di cui all’articolo 23 bis. Essa pubblica immediatamente nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea le misure adottate e, almeno una volta all’anno, l’elenco consolidato di tutte le misure adottate dagli Stati membri.
3. Gli Stati membri fanno sì, con mezzi adeguati nel contesto della loro legislazione, che le emittenti soggette alla loro giurisdizione non esercitino i diritti esclusivi da esse acquistati dopo la data di pubblicazione della presente direttiva in modo da privare una parte importante del pubblico di un altro Stato membro della possibilità di seguire gli eventi designati da detto Stato membro conformemente ai paragrafi 1 e 2 in diretta integrale o parziale o, laddove ciò risulti necessario o opportuno per ragioni obiettive di pubblico interesse, in differita integrale o parziale su canali liberamente accessibili, secondo quanto stabilito da tale altro Stato membro a norma del paragrafo 1.
Articolo 3 duodecies
1. Gli Stati membri provvedono a che, ai fini della realizzazione di brevi estratti di cronaca, ogni emittente stabilita nella Comunità abbia accesso, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, ad eventi di grande interesse pubblico trasmessi in esclusiva da un’emittente soggetta alla loro giurisdizione.
2. Se un’altra emittente stabilita nello stesso Stato membro dell’emittente richiedente l’accesso ha acquisito diritti esclusivi per l’evento di grande interesse pubblico, l’accesso è richiesto a tale emittente.
3. Gli Stati membri provvedono a che tale accesso sia garantito consentendo alle emittenti di scegliere liberamente brevi estratti a partire dal segnale dell’emittente di trasmissione, ma con l’obbligo di indicarne almeno la fonte, a meno che ciò sia impossibile per ragioni pratiche.
4. In alternativa al paragrafo 3, gli Stati membri possono istituire un sistema equivalente che consenta l’accesso a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie secondo altri metodi.
5. I brevi estratti sono utilizzati esclusivamente per i notiziari di carattere generale e possono essere utilizzati in servizi di media audiovisivi a richiesta soltanto se lo stesso programma è offerto in differita dallo stesso fornitore di servizi di media.
6. Fatti salvi i paragrafi da 1 a 5, gli Stati membri garantiscono, conformemente ai loro sistemi giuridici e alle loro prassi giuridiche, che le modalità e condizioni concernenti la fornitura di siffatti brevi estratti siano definite, in particolare eventuali accordi per i compensi, la lunghezza massima degli estratti brevi ed i limiti di tempo riguardo alla loro trasmissione. Qualora sia previsto un compenso, esso non deve superare i costi supplementari direttamente sostenuti per la fornitura dell’accesso.»;
10)
nell’articolo 4, paragrafo 1, i termini «ai sensi dell’articolo 6» sono soppressi;
11)
gli articoli 6 e 7 sono soppressi;
12)
il titolo del capo IV è sostituito dal seguente:
13)
l’articolo 10 è sostituito dal seguente:
«Articolo 10
1. La pubblicità televisiva e le televendite devono essere chiaramente riconoscibili e distinguibili dal contenuto editoriale. Senza pregiudicare l’uso di nuove tecniche pubblicitarie, la pubblicità televisiva e le televendite devono essere tenute nettamente distinte dal resto del programma con mezzi ottici e/o acustici e/o spaziali.
2. Gli spot pubblicitari e di televendita isolati, salvo se inseriti in trasmissioni di eventi sportivi, devono costituire eccezioni.»;
14)
l’articolo 11 è sostituito dal seguente:
«Articolo 11
1. Gli Stati membri assicurano che, in caso di inserimento di pubblicità televisiva o televendite durante i programmi, restino impregiudicati l’integrità dei programmi, tenuto conto degli intervalli naturali, della durata e della natura del programma, nonché i diritti dei titolari.
2. La trasmissione di film prodotti per la televisione (ad esclusione delle serie, dei seriali e dei documentari), opere cinematografiche e notiziari può essere interrotta da pubblicità televisiva e/o televendite soltanto una volta per ogni periodo programmato di almeno trenta minuti. La trasmissione di programmi per bambini può essere interrotta da pubblicità televisiva e/o televendite soltanto una volta per ogni periodo programmato di almeno trenta minuti, purché la durata programmata della trasmissione sia superiore a trenta minuti. Nelle funzioni religiose non si inseriscono né pubblicità televisiva né televendite.»;
15)
gli articoli 12 e 13 sono soppressi;
16)
l’articolo 14, paragrafo 1, è soppresso;
17)
gli articoli 16 e 17 sono soppressi;
18)
l’articolo 18 è sostituito dal seguente:
«Articolo 18
1. La proporzione di spot televisivi pubblicitari e di spot di televendita in una determinata ora d’orologio non deve superare il 20 %.
2. Il disposto del paragrafo 1 non si applica agli annunci dell’emittente relativi ai propri programmi e ai prodotti collaterali da questi direttamente derivati, agli annunci di sponsorizzazione e agli inserimenti di prodotti.»;
19)
l’articolo 18 bis è sostituito dal seguente:
«Articolo 18 bis
Le finestre di televendita sono chiaramente identificate come tali con mezzi ottici e acustici e hanno una durata minima ininterrotta di quindici minuti.»;
20)
l’articolo 19 è sostituito dal seguente:
«Articolo 19
Le disposizioni della presente direttiva si applicano, per analogia, ai canali televisivi dedicati esclusivamente alla pubblicità e alle televendite, nonché ai canali televisivi dedicati esclusivamente all’autopromozione. A tali canali non si applicano il capo III, né l’articolo 11, né l’articolo 18.»;
21)
l’articolo 19 bis è soppresso;
22)
l’articolo 20 è sostituito dal seguente:
«Articolo 20
Fatto salvo l’articolo 3, gli Stati membri hanno la facoltà, nel rispetto del diritto comunitario, di prevedere condizioni diverse da quelle di cui all’articolo 11, paragrafo 2, e all’articolo 18 per le trasmissioni televisive destinate unicamente al territorio nazionale e che non possono essere ricevute, direttamente o indirettamente, dal pubblico di uno o più altri Stati membri.»;
23)
il titolo del capo V è sostituito dal seguente:
24)
gli articoli 22 bis e 22 ter sono soppressi;
25)
il titolo del capo VI è sostituito dal seguente:
26)
nell’articolo 23 bis, paragrafo 2, la lettera e) è sostituita dalla seguente:
«e)
agevolare lo scambio di informazioni tra gli Stati membri e la Commissione sulla situazione e lo sviluppo di attività di regolamentazione per quanto concerne i servizi di media audiovisivi, tenendo conto della politica audiovisiva comunitaria, nonché dei pertinenti sviluppi nel settore tecnico;»
27)
è inserito il capo seguente:
«CAPO VI TER
COOPERAZIONE TRA ORGANISMI DI REGOLAMENTAZIONE DEGLI STATI MEMBRI
Articolo 23 ter
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per scambiare tra loro e comunicare alla Commissione le informazioni necessarie ai fini dell’applicazione delle disposizioni della presente direttiva, in particolare degli articoli 2, 2 bis e 3, segnatamente mediante i loro competenti organismi di regolamentazione indipendenti.»;
28)
gli articoli 25 e 25 bis sono soppressi;
29)
l’articolo 26 è sostituito dal seguente:
«Articolo 26
Entro il 19 dicembre 2011 e successivamente ogni tre anni, la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo una relazione sull’applicazione della presente direttiva e, se necessario, elabora ulteriori proposte per adattarla all’evoluzione del settore dei servizi di media audiovisivi, in particolare alla luce dei recenti sviluppi tecnologici, del grado di competitività del settore e dei livelli di alfabetizzazione mediatica in tutti gli Stati membri.
La relazione valuta anche la questione della pubblicità televisiva che accompagna i programmi per bambini o vi è inserita, in particolare se le norme quantitative e qualitative figuranti nella presente direttiva abbiano offerto il richiesto livello di protezione.».
Articolo 2
Il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 ottobre 2004, sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell’esecuzione della normativa che tutela i consumatori (30), è modificato come segue:
-
il punto 4 dell’allegato «Direttive coperte dall’articolo 3, lettera a)» è sostituito dal seguente:
«4.
Direttiva 89/552/CEE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 ottobre 1989, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l’esercizio delle attività televisive (direttiva sui servizi di media audiovisivi) (31): articoli da 3 octies a 3 nonies e articoli da 10 a 20. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2007/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (32).
Articolo 3
1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 19 dicembre 2009. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
Articolo 4
La presente direttiva entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Articolo 5
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Strasburgo, addì 11 dicembre 2007.
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eurlex
| 0.635999
| 14,728
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[T] C'è un rischio Spagna? [/T] [10] >>>
>>> Secondo il _New York Times_ l’Europa che è sopravvissuta al disastro finanziario greco e che può reggere quelli irlandese e portoghese (se il Portogallo diventasse la terza nazione a chiedere aiuto), deve [preoccuparsi](<http://www.nytimes.com/2010/11/25/business/global/25spainecon.html>) invece seriamente della Spagna: un’economia di dimensione doppia delle altre tre messe insieme. Malgrado i piani di austerità varati nel paese, spiega l’articolo, è il sistema bancario della Spagna a potersi rivelare più fragile di quanto speri il governo: proprio come in Irlanda. Questa possibilità rende più precari i prestiti e i tassi crescono anche se il deficit nazionale è stato ridotto e le banche garantiscono di essere forti abbastanza per assorbire i rischi dei prestiti immobiliari. Secondo l’economista Pablo Vázquez sono proprio i le preoccupazioni continentali per l’euro l’estrema garanzia di difesa per la Spagna.
>>>
>>> Che gli investitori siano preoccupati lo si vede dal confronto tra le misure di credito a protezione degli investitori sulle obbligazioni di stato decennali spagnole e quelle tedesche, che mercoledì ha mostrato la maggiore differenza dall’introduzione dell’euro: 2,59%. Si tratta dal dato più alto da quando è stato introdotto l'euro ed è dovuto principalmente dal timore percepito dagli investitori, che vedono un maggior rischio di non essere ripagati per i loro investimenti.
>>>
>>> Nonostante gli allarmi di numerosi economisti, secondo il ministro delle finanze spagnolo Elena Salgado, il paese non avrà bisogno di alcun piano di salvataggio finanziario paragonabile a quello messo in atto per la Grecia, e negli ultimi giorni per l'Irlanda. La Spagna ha del resto un debito molto alto che supera i 203,3 miliardi di dollari, ma a differenza di altri paesi ha il vantaggio di avere questo debito "spalmato" sulle proprie banche senza particolari debiti con l'estero. Secondo gli analisti, nel caso di un peggioramento delle condizioni economiche della Spagna, le banche nazionali potrebbero essere più interessate a mettere in atto con più rapidità piani per riequilibrare l'assetto economico del paese rispetto alle banche estere.
>>>
>>>> Il nervosismo degli investitori sta aumentando in un momento in cui Madrid è chiamata a gestire un deficit che ha raggiunto l'11,1% del prodotto interno lordo dello scorso anno. Il primo ministro Zapatero, inizialmente lento nel dare una risposta alla crisi, ha sollecitato in parlamento l'adozione di un piano di austerità lo scorso maggio che comprende 15 miliardi di euro di tagli alla spesa pubblica. Come risultato, il deficit del governo centrale spagnolo è diminuito del 47% nel corso dei primi dieci mesi di quest'anno, stando alle rilevazioni governative fornite martedì. Anche l'Irlanda ha messo in campo dei sensibili tagli, ma un piano di salvataggio alla fine si è reso comunque necessario. Il motivo principale è che le sue banche avevano molti più problemi di quanto avesse immaginato il governo, che non è stato poi in grado di sostenerle senza l'aiuto dell'Europa.
>>>
>>> Il nodo centrale dal quale dipende il possibile aggravarsi della crisi in Spagna è proprio questo: le banche spagnole sono così in salute come sostengono di essere e come sostiene il governo? Gli istituti di credito spagnoli hanno superato con buoni risultati gli stress test europei dello scorso luglio, ovvero le analisi condotte per calcolare la disponibilità di capitale e la capacità di reazione alla crisi. La loro solidità potrebbe essere messa in pericolo dalla crisi del mercato immobiliare del paese e dal Portogallo, nel caso in cui dovessero peggiorare le condizioni economiche del paese.
>>>
>>> Infine, secondo alcuni economisti, la politica di forti tagli messa in atto dal governo spagnolo per tenere in ordine i conti potrebbe faticare ad affermarsi anche a livello locale. Le spese delle amministrazioni regionali costituiscono il 57% della spesa pubblica e le imminenti elezioni - in Catalogna si vota domenica - potrebbero indurre i nuovi eletti a varare nuovi piani di spesa, che potrebbero complicare la scelta di tagliare i costi adottata a livello centrale. Il governo di Zapatero sembra essere comunque determinato a non concedere nulla: il sindaco di Madrid ha chiesto, per esempio, di poter aumentare la spesa nonostante il debito della città abbia raggiunto i 7,15 miliardi di euro, ma il governo si è fermamente opposto. Per alcuni analisti, il no di Madrid dà chiaramente il polso della situazione spagnola e non manda un messaggio molto incoraggiante sul destino economico del paese nel breve periodo.
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È indetto concorso pubblico, per esami, per la copertura a tempo
pieno ed indeterminato di due posti di vice commissari, categoria
giuridica D, presso il II Settore
finanze-tributi-personale-demografici-servizio autonomo polizia
locale - Servizio autonomo di polizia locale.
Il bando integrale con modalità e requisiti per la
partecipazione è reperibile all'albo pretorio on-line del Comune di
Valenza e sul sito www.comune.valenza.al.it nell'apposita sezione di
primo livello Amministrazione Trasparente - sezione di secondo
livello Bandi di concorso.
Le domande di partecipazione, redatte second lo schema allegato
al bando, dovranno essere inoltrate entro il termine di trenta giorni
successivi alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana - 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami» - del
presente avviso e secondo le modalità previste dal bando.
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[T] Striscia di Gaza, allestito un campo Onu per gli sfollati a Khan Younis: le immagini tra le centinaia di tende [/T] [23] Il giornalista palestinese Hani Alshaer ha pubblicato sul suo profilo Instagram le immagini del primo campo dell’Unrwa per gli sfollati, montato a Khan Younis nel sud della Striscia di Gaza. Una distesa di tende, una accanto all’altra, che ospita migliaia di persone fuggite dal nord dopo l’ordine di evacuazione arrivato da Israele. Da giorni le organizzazioni internazionali come Msf e Oxfam denunciano le condizioni disumane in cui vivono gli sfollati. Senza acqua potabile, servizi igienici e con poco cibo. Molti sono costretti a condividere stanze con decine di persone e a volte a dormire per strada perché senza un posto dove stare
video Instagram/hani.alshaer
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DECISIONE 2009/917/GAI DEL CONSIGLIO
del 30 novembre 2009
sull’uso dell’informatica nel settore doganale
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sull’Unione europea, in particolare l’articolo 30, paragrafo 1, lettera a), e l’articolo 34, paragrafo 2, lettera c),
vista l’iniziativa della Repubblica francese,
visto il parere del Parlamento europeo (1),
considerando quanto segue:
(1)
Le amministrazioni doganali, insieme ad altre autorità competenti, sono responsabili, alle frontiere esterne della Comunità ed entro i suoi confini territoriali, della prevenzione, della ricerca e della repressione delle infrazioni sia delle norme comunitarie sia delle leggi nazionali.
(2)
La salute, la moralità e la sicurezza dei cittadini sono gravemente minacciate dall’aumento dei traffici illeciti di tutti i generi.
(3)
È necessario intensificare la cooperazione tra le amministrazioni doganali mediante l’introduzione di procedure che consentano loro di agire in comune e di scambiarsi dati personali e di altro genere relativi ai traffici illeciti, avvalendosi della nuova tecnologia per la gestione e la trasmissione di tali informazioni, tenuto conto della decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, sulla protezione dei dati personali trattati nell’ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale (2), e fatti salvi i principi enunciati nella raccomandazione n. R (87) 15 del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, del 17 settembre 1987, intesa a regolamentare l’uso dei dati di carattere personale nel settore della polizia [in seguito denominata «raccomandazione n. R (87) 15»].
(4)
È inoltre necessario rafforzare la complementarità con l’azione svolta a livello di cooperazione con l’Ufficio europeo di polizia (Europol) e l’Unità europea di cooperazione giudiziaria (Eurojust) consentendo a tali organismi di accedere ai dati del sistema informativo doganale, incluso l’archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali, per adempiere ai propri compiti nei limiti del loro mandato.
(5)
L’accesso al sistema informativo doganale a scopo di lettura dovrebbe consentire a Europol di operare un controllo incrociato delle informazioni ottenute con altri mezzi e di quelle disponibili nelle suddette banche dati, individuare nuovi collegamenti finora non individuabili e effettuare un’analisi più completa. L’accesso all’archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali a scopo di lettura dovrebbe consentire a Europol di scoprire collegamenti tra indagini penali, al momento ignoti a Europol, che hanno una dimensione interna ed esterna all’Unione europea.
(6)
L’accesso al sistema informativo doganale a scopo di lettura dovrebbe consentire a Eurojust di ottenere immediatamente informazioni necessarie per delineare un preciso quadro d’insieme iniziale che permetta di individuare e rimuovere gli ostacoli giuridici e conseguire migliori risultati nell’azione penale. L’accesso all’archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali a scopo di lettura dovrebbe consentire a Eurojust di ricevere informazioni sulle indagini in corso o chiuse nei vari Stati membri e di rafforzare in tal modo il sostegno alle autorità giudiziarie negli Stati membri.
(7)
Poiché l’attività quotidiana delle amministrazioni doganali comporta l’applicazione di disposizioni sia comunitarie che non comunitarie, è necessario assicurare che le disposizioni sulla mutua assistenza e la cooperazione amministrativa in ambedue i settori evolvano allo stesso modo. È pertanto opportuno tener conto delle disposizioni relative al sistema informativo doganale e all’archivio d’identificazione dei fascicoli a fini doganali del regolamento (CE) n. 766/2008 (3).
(8)
Gli Stati membri riconoscono i vantaggi che l’uso completo dell’archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali offrirà per il coordinamento e il rafforzamento della lotta contro la criminalità transnazionale e si impegnano pertanto a inserire dati in detta banca dati nella maggiore misura possibile.
(9)
L’esperienza acquisita dall’entrata in vigore della convenzione sull’uso dell’informatica nel settore doganale del 26 luglio 1995 (in seguito denominata «convenzione SID») (4) mostra che l’utilizzo del sistema informativo doganale soltanto ai fini di osservazione e di rendiconto, di sorveglianza discreta o di controlli specifici non permette di conseguire pienamente l’obiettivo del sistema, vale a dire facilitare la prevenzione, la ricerca e il perseguimento di gravi infrazioni alle leggi nazionali.
(10)
Un’analisi strategica dovrebbe aiutare i responsabili al livello più elevato a definire i progetti, gli obiettivi e le politiche della lotta antifrode, a programmare le attività e a dispiegare le risorse necessarie per conseguire gli obiettivi operativi.
(11)
Un’analisi operativa riguardante le attività, i mezzi e le intenzioni di determinate persone o imprese che non rispettano o sembrano non rispettare le leggi nazionali dovrebbe aiutare le autorità doganali a prendere in casi specifici i provvedimenti adeguati per conseguire gli obiettivi in materia di lotta antifrode.
(12)
È opportuno pertanto sostituire la convenzione SID.
(13)
La presente decisione rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti in particolare nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
(14)
La presente decisione non impedisce agli Stati membri di applicare le rispettive norme costituzionali relative all’accesso del pubblico ai documenti ufficiali,
DECIDE:
CAPITOLO I
ISTITUZIONE DI UN SISTEMA INFORMATIVO DOGANALE
Articolo 1
1. È istituito un sistema informativo automatizzato comune a fini doganali (in seguito denominato «Sistema informativo doganale» o «il sistema»).
2. Il sistema informativo doganale ha lo scopo, secondo la presente decisione, di facilitare la prevenzione, la ricerca e il perseguimento di gravi infrazioni alle leggi nazionali rendendo più rapidamente disponibili i dati e più efficaci le procedure di cooperazione e di controllo delle amministrazioni doganali degli Stati membri.
CAPITOLO II
DEFINIZIONI
Articolo 2
Ai fini della presente decisione, si intendono per:
1)
«leggi nazionali», le disposizioni legislative o regolamentari di uno Stato membro la cui applicazione competa in tutto o in parte all’amministrazione doganale di tale Stato, riguardanti:
a)
la circolazione delle merci soggette a misure di divieto, restrizione o controllo, in particolare a quelle contemplate agli articoli 30 e 296 del trattato che istituisce la Comunità europea («trattato CE»);
b)
le misure volte a controllare i movimenti di denaro contante all’interno della Comunità, ove tali misure siano adottate a norma dell’articolo 58 del trattato CE;
c)
il trasferimento, la conversione, l’occultamento o la dissimulazione di beni o proventi derivanti, direttamente o indirettamente, dal traffico internazionale illecito di stupefacenti o da violazioni:
i)
delle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative di uno Stato membro, della cui applicazione è responsabile in tutto o in parte l’amministrazione doganale di tale Stato membro per quanto riguarda il traffico transfrontaliero di merci, soggette a misure di divieto, limitazione o controllo, in particolare quelle di cui agli articoli 30 e 296 del trattato CE, nonché le accise non armonizzate;
ii)
dell’insieme delle disposizioni comunitarie e delle relative disposizioni applicative che disciplinano l’importazione, l’esportazione, il transito e il soggiorno delle merci oggetto di scambi tra gli Stati membri e i paesi terzi, nonché tra gli Stati membri nel caso di merci non aventi status comunitario ai sensi dell’articolo 23 del trattato CE o di merci sottoposte a controlli o indagini supplementari al fine di accertare il loro status comunitario;
iii)
dell’insieme delle disposizioni adottate a livello comunitario nell’ambito della politica agricola comune e delle norme specifiche adottate per le merci risultanti dalla trasformazione di prodotti agricoli; ovvero
iv)
dell’insieme delle disposizioni adottate a livello comunitario in materia di accise armonizzate nonché di IVA all’ importazione, assieme alle relative disposizioni nazionali di attuazione o utilizzate in tale quadro;
2)
«dati personali», qualsiasi informazione concernente una persona fisica identificata o identificabile («persona interessata»); si considera identificabile la persona che può essere identificata, direttamente o indirettamente, in particolare mediante riferimento ad un numero di identificazione o ad uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, psichica, economica, culturale o sociale;
3)
«Stato membro che ha fornito i dati», uno Stato membro che inserisce dati nel sistema informativo doganale;
4)
«analisi operativa», l’analisi delle operazioni che costituiscono, o sembrano costituire, infrazioni alle leggi nazionali attraverso la realizzazione delle seguenti fasi:
a)
la raccolta d’informazioni, compresi i dati personali;
b)
la valutazione dell’affidabilità della fonte d’informazioni e delle informazioni stesse;
c)
la ricerca, la rilevazione metodica e l’interpretazione delle relazioni esistenti tra tali informazioni o tra queste e altri dati significativi;
d)
la formulazione di constatazioni, ipotesi o raccomandazioni di cui possano servirsi direttamente come informazioni sui rischi le autorità competenti per prevenire e individuare altre operazioni contrarie alle leggi nazionali e/o per identificare con precisione la persona o le imprese implicate in tali operazioni;
5)
«analisi strategica», la ricerca e la rilevazione delle tendenze generali in materia di infrazioni alle leggi nazionali, mediante una valutazione della possibilità che si verifichino e dell’ampiezza e dell’incidenza di determinate forme di operazioni contrarie alle leggi nazionali, allo scopo di determinare priorità, di comprendere meglio il fenomeno o la possibilità che si verifichino, di riorientare le azioni di prevenzione e di scoperta delle frodi e di rivedere l’organizzazione dei servizi. Per l’analisi strategica possono essere utilizzati soltanto i dati resi anonimi.
CAPITOLO III
FUNZIONAMENTO E UTILIZZAZIONE DEL SISTEMA INFORMATIVO DOGANALE
Articolo 3
1. Il sistema informativo doganale consiste in una banca dati centrale cui si può accedere tramite terminali in ogni Stato membro. Il sistema comprende esclusivamente i dati, compresi i dati personali, necessari al raggiungimento del proprio scopo di cui all’articolo 1, paragrafo 2, relativi alle categorie seguenti:
a)
merci;
b)
mezzi di trasporto;
c)
imprese;
d)
persone;
e)
tendenze in materia di frode;
f)
disponibilità di competenze professionali;
g)
articoli bloccati, sequestrati o confiscati;
h)
denaro contante bloccato, sequestrato o confiscato.
2. La Commissione provvede alla gestione tecnica dell’infrastruttura del sistema informativo doganale secondo le regole previste dalle disposizioni d’applicazione adottate dal Consiglio.
La Commissione riferisce della gestione al comitato di cui all’articolo 27.
3. La Commissione comunica a detto comitato le disposizioni pratiche adottate per la gestione tecnica.
Articolo 4
1. Gli Stati membri stabiliscono gli elementi da inserire nel sistema informativo doganale relativamente a ciascuna delle categorie di cui all’articolo 3, paragrafo 1, per quanto necessario alla realizzazione dello scopo del sistema. Nella categoria di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettera e), non devono figurare in nessun caso dati personali.
2. Nell’ambito delle categorie di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettere da a) a d), le informazioni personali inserite nel sistema sono limitate alle informazioni seguenti:
a)
cognome, cognome da nubile, nomi, cognomi precedenti, pseudonimi o appellativi;
b)
data e luogo di nascita;
c)
cittadinanza;
d)
sesso;
e)
numero, luogo e data di rilascio dei documenti d’identità (passaporti, carte d’identità, patenti di guida);
f)
indirizzo;
g)
segni particolari oggettivi e permanenti;
h)
motivo dell’inserimento dei dati;
i)
azione proposta;
j)
codice di allarme atto a segnalare che la persona ha già fatto uso di armi o di violenza ovvero è sfuggita alle autorità;
k)
numero d’immatricolazione del mezzo di trasporto.
3. Nell’ambito della categoria di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettera f), le informazioni personali inserite nel sistema sono limitate ai cognomi e nomi degli esperti.
4. Nell’ambito delle categorie di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettere g) e h), le informazioni personali sono limitate alle informazioni seguenti:
a)
cognome, cognome da nubile, nomi, cognomi precedenti, pseudonimi o appellativi;
b)
data e luogo di nascita;
c)
cittadinanza;
d)
sesso;
e)
indirizzo.
5. Non sono comunque inseriti nel sistema informativo doganale i dati personali elencati nell’articolo 6 della decisione quadro 2008/977/GAI.
Articolo 5
1. I dati relativi alle categorie di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettere da a) a g), sono inseriti nel sistema informativo doganale unicamente a fini di osservazione e di rendiconto, di sorveglianza discreta, di controlli specifici e di analisi strategica o operativa.
I dati della categoria di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettera h) sono inseriti nel sistema informativo doganale soltanto a fini di analisi strategica o operativa.
2. Ai fini delle azioni di cui al paragrafo 1, i dati personali nell’ambito delle categorie di cui all’articolo 3, paragrafo 1 possono essere inseriti nel sistema informativo doganale soltanto se vi sono motivi sostanziali, in particolare sulla base di precedenti attività illecite, per ritenere che la persona interessata abbia effettuato, stia effettuando o intenda effettuare gravi infrazioni alle leggi nazionali.
Articolo 6
1. Se le azioni di cui all’articolo 5, paragrafo 1, sono attuate, è possibile raccogliere e trasferire, interamente o in parte, le informazioni seguenti allo Stato membro che ha fornito i dati:
i)
l’avvenuta individuazione della merce, del mezzo di trasporto, dell’impresa o della persona oggetto di segnalazione;
ii)
il luogo, l’ora o il motivo del controllo;
iii)
l’itinerario seguito e la destinazione del viaggio;
iv)
le persone che accompagnano la persona in questione o gli occupanti del mezzo di trasporto utilizzato;
v)
i mezzi di trasporto utilizzati;
vi)
gli oggetti trasportati;
vii)
le circostanze relative all’individuazione della merce, dei mezzi di trasporto, della società e della persona.
Quando dette informazioni sono raccolte nel quadro delle azioni di sorveglianza discreta, occorre prendere iniziative intese a garantire che la discrezione della sorveglianza non sia compromessa.
2. Nel quadro dei controlli specifici di cui all’articolo 5, paragrafo 1, le persone, i mezzi di trasporto e gli oggetti possono essere ispezionati, entro i limiti permessi e a norma delle leggi, dei regolamenti e delle procedure dello Stato membro in cui ha luogo l’ispezione. Se la legislazione di uno Stato membro non ammette il controllo specifico, questo viene automaticamente convertito dal medesimo Stato membro in un’osservazione e rendiconto ovvero in sorveglianza discreta.
Articolo 7
1. L’accesso diretto ai dati inseriti nel sistema informativo doganale è riservato alle autorità nazionali designate da ciascuno Stato membro. Tali autorità nazionali sono le amministrazioni doganali, ma possono altresì comprendere altre autorità competenti, in base alle leggi, ai regolamenti ed alle procedure dello Stato membro in questione, ad agire per raggiungere lo scopo previsto all’articolo 1, paragrafo 2.
2. Ciascuno Stato membro invia agli altri Stati membri e al comitato di cui all’articolo 27 un elenco delle proprie autorità competenti designate a norma del paragrafo 1 del presente articolo per accedere direttamente al sistema informativo doganale e precisa, per ciascuna autorità, a quali dati può avere accesso e per quali scopi.
3. In deroga ai paragrafi 1 e 2, il Consiglio può, mediante decisione unanime, consentire l’accesso al sistema informativo doganale ad organizzazioni internazionali o regionali. Per prendere questa decisione il Consiglio tiene conto di tutti gli accordi bilaterali vigenti e di ogni parere in merito all’adeguatezza delle misure di protezione dei dati da parte dell’autorità comune di controllo di cui all’articolo 25.
Articolo 8
1. Gli Stati membri, Europol e Eurojust possono utilizzare i dati ottenuti dal sistema informativo doganale soltanto per lo scopo previsto all’articolo 1, paragrafo 2. Essi possono tuttavia utilizzare tali dati a fini amministrativi o di altro genere, previa autorizzazione dello Stato membro che li ha inseriti nel sistema e subordinatamente alle condizioni da esso stabilite. In tal caso l’utilizzazione è conforme alle leggi, ai regolamenti ed alle procedure dello Stato membro che intende servirsi dei dati conformemente all’articolo 3, paragrafo 2, della decisione quadro 2008/977/GAI e dovrebbe tener conto del principio 5.2.i della raccomandazione n. R (87) 15.
2. Fatti salvi i paragrafi 1 e 4 del presente articolo, l’articolo 7, paragrafo 3, e gli articoli 11 e 12, i dati ottenuti dal sistema informativo doganale sono utilizzati soltanto dalle autorità nazionali di ciascuno Stato membro designate dallo Stato stesso, le quali sono competenti, in base alle leggi, ai regolamenti ed alle procedure del medesimo Stato, ad agire per raggiungere lo scopo previsto all’articolo 1, paragrafo 2.
3. Ciascuno Stato membro invia agli altri Stati membri e al comitato di cui all’articolo 27 un elenco delle autorità competenti da esso nominate a norma del paragrafo 2 del presente articolo.
4. I dati ottenuti dal sistema informativo doganale possono, previa autorizzazione dello Stato membro che li ha inseriti nel sistema e subordinatamente alle condizioni da esso stabilite, essere messi a disposizione di autorità nazionali diverse da quelle designate ai sensi del paragrafo 2 del presente articolo, di paesi terzi e di organizzazioni internazionali o regionali che intendono servirsene. Ciascuno Stato membro adotta misure speciali per garantire la sicurezza dei dati trasferiti a servizi situati al di fuori del proprio territorio. I particolari di tali misure devono essere comunicati all’autorità comune di controllo di cui all’articolo 25.
Articolo 9
1. A meno che la presente decisione non stabilisca disposizioni più rigorose, l’inserimento di dati nel sistema informativo doganale è disciplinato dalle leggi, dai regolamenti e dalle procedure dello Stato membro che li fornisce.
2. A meno che la presente decisione non stabilisca disposizioni più rigorose, l’utilizzazione dei dati del sistema informativo doganale, compresa l’attuazione di qualsiasi azione di cui all’articolo 5, paragrafo 1, suggerita dallo Stato membro che ha fornito i dati, è disciplinata dalle leggi, dai regolamenti e dalle procedure dello Stato membro che utilizza tali dati.
Articolo 10
1. Ciascuno Stato membro designa un’amministrazione doganale competente responsabile a livello nazionale del sistema informativo doganale.
2. L’amministrazione di cui al paragrafo 1 è responsabile del corretto funzionamento del sistema informativo doganale nello Stato membro e adotta le misure necessarie per garantire l’osservanza della presente decisione.
3. Gli Stati membri si comunicano il nome dell’amministrazione di cui al paragrafo 1.
Articolo 11
1. Europol ha il diritto, nei limiti del suo mandato e ai fini dell’adempimento dei suoi compiti, di accedere ai dati inseriti nel sistema informativo doganale a norma degli articoli 1, 3, 4, 5, 6, 15, 16, 17, 18, 19, e di consultarli.
2. Qualora una consultazione effettuata da Europol riveli la presenza di una corrispondenza tra le informazioni trattate da Europol e una registrazione nel sistema informativo doganale, Europol, tramite i canali definiti dalla decisione 2009/371/GAI del Consiglio, del 6 aprile 2009, che istituisce l’Ufficio europeo di polizia (Europol) (5), informa al riguardo lo Stato membro che ha effettuato la registrazione.
3. L’uso delle informazioni ottenute tramite una consultazione del sistema informativo doganale è soggetto al consenso dello Stato membro che ha introdotto i dati nel sistema. Se detto Stato membro autorizza l’uso di tali informazioni, il loro trattamento è disciplinato dalla decisione 2009/371/GAI. Le informazioni sono trasferite da Europol a paesi terzi o organismi terzi solo con il consenso dello Stato che ha introdotto i dati nel sistema.
4. Europol può chiedere altre informazioni agli Stati membri interessati, conformemente alla decisione 2009/371/GAI.
5. Fatti salvi i paragrafi 3 e 4, non spetta a Europol collegare le parti del sistema informativo doganale né trasferire i dati in esso contenuti cui ha accesso a sistemi informatici di raccolta ed elaborazione dei dati utilizzati da Europol o in funzione presso di esso, né scaricare o copiare altrimenti parti del sistema informativo doganale.
Europol limita l’accesso ai dati inseriti nel sistema informativo doganale a personale di Europol specificamente autorizzato.
Europol consente all’autorità di controllo comune, istituita a norma dell’articolo 34 della decisione 2009/371/GAI, di passare in rassegna le attività svolte nell’esercizio del suo diritto di accesso ai dati inseriti nel sistema informativo doganale e di consultazione.
6. È inteso che il presente articolo non pregiudica in alcun modo le disposizioni della decisione 2009/371/GAI concernenti la protezione dei dati e la responsabilità per eventuali trattamenti non autorizzati o scorretti di tali dati da parte del personale Europol, né le competenze dell’autorità di controllo comune istituita a norma di detta decisione.
Articolo 12
1. I membri nazionali di Eurojust, i loro aggiunti, assistenti e il personale specificamente autorizzato hanno il diritto, nei limiti del loro mandato e ai fini dell’adempimento dei compiti di Eurojust, di accedere ai dati inseriti nel sistema informativo doganale a norma degli articoli 1, 3, 4, 5, 6, 15, 16, 17, 18, 19, e di consultarli.
2. Qualora una consultazione del sistema effettuata da un membro nazionale di Eurojust, da suoi aggiunti, assistenti o dal personale specificamente autorizzato riveli la presenza di una corrispondenza tra le informazioni trattate da Eurojust e una registrazione nel sistema informativo doganale, il membro nazionale informa al riguardo lo Stato membro che ha effettuato la registrazione. Qualsiasi informazione ottenuta a seguito di detta consultazione può essere comunicata a paesi e organismi terzi soltanto con il consenso dello Stato membro che ha effettuato la registrazione.
3. È inteso che il presente articolo non pregiudica in alcun modo le disposizioni della decisione 2009/426/GAI del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativa al rafforzamento dell’Eurojust e che modifica la decisione 2002/187/GAI che istituisce l’Eurojust per rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità (6) concernenti la protezione dei dati e la responsabilità per eventuali trattamenti non autorizzati o scorretti di tali dati da parte dei membri nazionali di Eurojust, dei loro aggiunti, dei loro assistenti e del personale specificamente autorizzato, né le competenze dell’autorità di controllo comune istituita a norma di detta decisione.
4. Nessuna parte del sistema informativo doganale cui hanno accesso i membri nazionali di Eurojust, i loro aggiunti, assistenti e il personale specificamente autorizzato può essere collegata a sistemi informatici di raccolta ed elaborazione dei dati utilizzati da Eurojust o in funzione presso di essa e nessun dato contenuto nei primi può essere trasferito verso il secondo né nessuna parte del sistema informativo doganale viene scaricata.
5. L’accesso ai dati inseriti nel sistema informativo doganale è limitato ai membri nazionali di Eurojust, ai loro aggiunti, ai loro assistenti e al personale specificamente autorizzato e non si estende ad altro personale di Eurojust.
CAPITOLO IV
MODIFICA DEI DATI
Articolo 13
1. Soltanto lo Stato membro che ha fornito i dati ha il diritto di modificare, completare, rettificare o cancellare i dati che ha inserito nel sistema informativo doganale.
2. Qualora uno Stato membro che ha fornito i dati rilevi o sia portato a rilevare che i dati da esso inseriti sono di fatto inesatti oppure che sono stati inseriti o memorizzati contrariamente alla presente decisione, esso modifica, completa, rettifica o cancella nel modo idoneo i dati e ne informa gli altri Stati membri, Europol ed Eurojust.
3. Se uno Stato membro, Europol o Eurojust dispone di prove indicanti che un dato è di fatto inesatto, oppure che è stato inserito o memorizzato nel sistema informativo doganale contrariamente alla presente decisione, esso ne informa quanto prima possibile lo Stato membro che lo ha fornito. Quest’ultimo controlla il dato in questione e, ove necessario, lo rettifica o lo cancella senza indugio. Inoltre informa gli altri Stati membri, Europol ed Eurojust della rettifica o della cancellazione effettuata.
4. Uno Stato membro qualora al momento di inserire dati nel sistema informativo doganale noti che la sua segnalazione discorda, quanto a contenuto o ad azione suggerita, da una segnalazione precedente, ne informa immediatamente lo Stato membro che ha effettuato quest’ultima. I due Stati membri cercano quindi di risolvere la questione. In caso di disaccordo, rimane valida la prima segnalazione, ma le parti di quella nuova, non discordanti dalla prima segnalazione, vengono inserite nel sistema.
5. Fatta salva la presente decisione, se, in uno qualsiasi degli Stati membri, un tribunale o un’altra autorità competente dello Stato membro in questione adotta una decisione definitiva riguardo alla modifica, al completamento, alla rettifica o alla cancellazione di dati nel sistema informativo doganale, gli Stati membri si impegnano reciprocamente ad eseguire tale decisione. In caso di contrasto tra siffatte decisioni di tribunali o di altre autorità competenti, incluse quelle di cui all’articolo 23, paragrafo 1, in materia di rettifica o cancellazione, lo Stato membro che ha inserito i dati in questione li cancella dal sistema.
CAPITOLO V
CONSERVAZIONE DEI DATI
Articolo 14
1. I dati inseriti nel sistema informativo doganale sono conservati soltanto per il periodo necessario al raggiungimento dello scopo per cui sono stati inseriti. La necessità di conservarli è riesaminata almeno annualmente dallo Stato membro che li ha forniti.
2. Entro il periodo di riesame lo Stato membro che ha fornito i dati può decidere di conservarli fino al riesame successivo, qualora ciò sia necessario per il raggiungimento dei fini per cui sono stati inseriti. Fatti salvi gli articoli 22 e 23, qualora non sia deciso di conservare i dati, questi sono automaticamente trasferiti nella parte del sistema informativo doganale il cui accesso è limitato a norma del paragrafo 4 del presente articolo.
3. Il sistema informativo doganale informa automaticamente lo Stato membro che ha fornito i dati del previsto trasferimento dei dati stessi dal sistema informativo doganale ai sensi del paragrafo 2, con preavviso di un mese.
4. I dati trasferiti a norma del paragrafo 2 del presente articolo continuano ad essere conservati per un anno nel sistema informativo doganale, ma, fatti salvi gli articoli 22 e 23, ad essi possono accedere soltanto un rappresentante del comitato di cui all’articolo 27 o le autorità di controllo di cui all’articolo 24 e all’articolo 25, paragrafo 1. Durante detto periodo essi possono consultare i dati soltanto ai fini di controllo della loro esattezza e legalità, dopo di che i dati devono essere cancellati.
CAPITOLO VI
ISTITUZIONE DI UN ARCHIVIO DI IDENTIFICAZIONE DEI FASCICOLI A FINI DOGANALI
Articolo 15
1. Il sistema informativo doganale comprende, oltre ai dati di cui dell’articolo 3, i dati previsti dal presente capitolo, in una banca dati specifica (in seguito denominata «Archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali»). Fatte salve le disposizioni del presente capitolo e dei capitoli VII e VIII, le disposizioni della presente decisione si applicano anche all’archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali. Tuttavia, non si applica la deroga prevista all’articolo 21, paragrafo 2.
2. L’archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali ha lo scopo di consentire alle autorità di uno Stato membro competenti in materia di indagini doganali, designate a norma dell’articolo 7, che aprano un fascicolo o che indaghino su una o più persone o imprese, e a Europol e a Eurojust, di individuare le autorità competenti degli altri Stati membri che stanno indagando o che hanno indagato su dette persone o imprese al fine di realizzare lo scopo di cui all’articolo 1, paragrafo 2, mediante informazioni sull’esistenza di fascicoli d’indagine.
3. Ai fini dell’archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali, ciascuno Stato membro comunica agli altri Stati membri, a Europol, ad Eurojust e al comitato di cui all’articolo 27 l’elenco delle infrazioni gravi delle leggi nazionali.
Tale elenco comprende solo le infrazioni punibili:
a)
con una pena privativa della libertà o con una misura di sicurezza privativa della libertà non inferiore, nel massimo, a dodici mesi; oppure
b)
con una ammenda non inferiore, nel massimo, a 15 000 EUR.
4. Se lo Stato membro che effettua una ricerca nell’archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali necessita di più ampi ragguagli sui fascicoli archiviati riguardanti una persona o un’impresa, esso chiede l’assistenza dello Stato membro che ha fornito i dati, sulla base degli strumenti vigenti relativi all’assistenza reciproca.
CAPITOLO VII
FUNZIONAMENTO E UTILIZZAZIONE DELL’ARCHIVIO DI IDENTIFICAZIONE DEI FASCICOLI A FINI DOGANALI
Articolo 16
1. I dati dei fascicoli d’indagine saranno introdotti nell’archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali soltanto ai fini di cui all’articolo 15, paragrafo 2. Tali dati riguardano unicamente le categorie seguenti:
a)
la persona o l’impresa che è o è stata oggetto di un fascicolo d’indagine istruito da un’autorità competente di uno Stato membro, e che:
i)
a norma delle leggi nazionali dello Stato membro interessato, è sospettata di commettere o di aver commesso una violazione grave delle leggi nazionali, di parteciparvi o di avervi partecipato; o
ii)
è stata oggetto di una constatazione di una violazione; o
iii)
è stata oggetto di una sanzione amministrativa o giudiziaria per una delle suddette violazioni;
b)
il settore oggetto del fascicolo d’indagine;
c)
il nome, la cittadinanza e gli estremi dell’autorità dello Stato membro responsabile del fascicolo, unitamente al numero dello stesso.
I dati di cui alle lettere a), b) e c) sono introdotti in un registro di dati separatamente per ogni persona o impresa. Non sono permessi collegamenti tra registri di dati.
2. I dati personali di cui al paragrafo 1, lettera a), si limitano soltanto ai dati seguenti:
a)
per le persone: cognome, cognome da nubile, nomi, cognomi precedenti, pseudonimi o appellativi, data e luogo di nascita, cittadinanza e sesso;
b)
per le imprese: ragione sociale, denominazione commerciale utilizzata, indirizzo, numero di identificazione IVA e numero di identificazione dei diritti di accisa.
3. I dati sono introdotti per una durata limitata a norma dell’articolo 19.
Articolo 17
Uno Stato membro non è tenuto a registrare i dati di cui all’articolo 16 in casi particolari se e fintantoché detta registrazione nuoce all’ordine pubblico o ad altri interessi essenziali, in particolare costituisce una minaccia grave e immediata per la sicurezza pubblica sua o di un altro Stato membro o paese terzo, o se sono in gioco altri interessi essenziali di uguale importanza, o tali registrazioni possono costituire un grave danno ai diritti delle persone o pregiudicano indagini in corso.
Articolo 18
1. L’introduzione di dati nell’archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali e la relativa consultazione sono riservate esclusivamente alle autorità di cui all’articolo 15, paragrafo 2.
2. Ogni interrogazione dell’archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali deve contenere i seguenti dati personali:
a)
per le persone: nome, e/o cognome, e/o cognome da nubile, e/o cognomi precedenti, e/o pseudonimi o appellativi, e/o data di nascita;
b)
per le imprese: ragione sociale e/o denominazione commerciale utilizzata, e/o indirizzo, e/o numero di identificazione IVA, e/o numero di identificazione dei diritti di accisa.
CAPITOLO VIII
TEMPI DI CONSERVAZIONE DEI DATI DELL’ARCHIVIO DI IDENTIFICAZIONE DEI FASCICOLI A FINI DOGANALI
Articolo 19
1. I termini di conservazione dei dati sono fissati conformemente alle leggi, ai regolamenti e alle procedure dello Stato membro che li inserisce. Tuttavia, in nessun caso possono essere superati i termini seguenti, che decorrono dalla data di inserimento dei dati nel fascicolo:
a)
tre anni per i dati relativi a fascicoli di indagine in corso, se in tale periodo non è stata constatata nessuna violazione. I dati sono cancellati prima dello scadere del termine di tre anni se sono trascorsi dodici mesi dall’ultimo atto investigativo;
b)
sei anni per i dati relativi a fascicoli d’indagine che hanno portato alla constatazione di una violazione, ma che non si sono ancora conclusi con una condanna o l’irrogazione di una ammenda;
c)
dieci anni per i dati relativi a fascicoli d’indagine da cui è scaturita una condanna o una ammenda.
2. In tutte le fasi dell’indagine di cui al paragrafo 1, lettere a), b) e c), non appena in base alle leggi e ai regolamenti amministrativi dello Stato membro che ha fornito i dati una persona o un’impresa ai sensi dell’articolo 16 risulti estranea ai fatti, i dati che la riguardano sono cancellati immediatamente.
3. L’archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali cancella automaticamente i dati dal momento in cui sono superati i termini di conservazione di cui al paragrafo 1.
CAPITOLO IX
PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI
Articolo 20
La decisione quadro 2008/977/GAI si applica alla protezione dello scambio di dati a norma della presente decisione, salvo disposizione contraria della presente decisione.
Articolo 21
1. I dati possono essere copiati solo per fini tecnici, purché tale operazione sia necessaria ai fini della ricerca di informazioni ad opera delle autorità di cui all’articolo 7.
2. Fatto salvo l’articolo 8, paragrafo 1, i dati personali inseriti da altri Stati membri non possono essere copiati dal sistema informativo doganale in altri registri nazionali, tranne in caso di copie nei sistemi di gestione dei rischi intesi ad orientare i controlli doganali a livello nazionale oppure di copie in un sistema di analisi operativa utilizzato per coordinare le azioni. Dette copie possono essere effettuate nella misura necessaria a casi o indagini specifici.
3. Nei due casi di eccezione di cui al paragrafo 2, soltanto gli analisti autorizzati dalle autorità nazionali di ciascuno Stato membro sono autorizzati a trattare i dati personali provenienti dal sistema informativo doganale nell’ambito di un sistema di gestione dei rischi inteso ad orientare i controlli doganali da parte delle autorità nazionali oppure nell’ambito di un sistema di analisi operativa utilizzato per coordinare le azioni.
4. Ciascuno Stato membro invia agli altri Stati membri e al comitato di cui all’articolo 27 un elenco dei servizi di gestione dei rischi cui appartengono gli analisti autorizzati a copiare e a trattare i dati personali immessi nel sistema informativo doganale.
5. I dati personali copiati dal sistema informativo doganale sono memorizzati soltanto per il periodo necessario al raggiungimento dello scopo per cui sono stati copiati. La necessità di conservarli è esaminata almeno annualmente dallo Stato membro che li ha copiati. Il periodo di archiviazione non eccede dieci anni. I dati personali non necessari per proseguire l’analisi operativa sono immediatamente cancellati o resi anonimi.
Articolo 22
I diritti delle persone per quanto riguarda i dati personali inseriti nel sistema informativo doganale, in particolare il diritto di accesso, di rettifica, di cancellazione o di blocco, sono esercitati conformemente alle leggi, ai regolamenti ed alle procedure dello Stato membro che attua la decisione quadro 2008/977/GAI in cui sono fatti valere. L’accesso è rifiutato nella misura in cui tale rifiuto è necessario e commisurato al fine di non pregiudicare indagini nazionali in corso, o durante il periodo di sorveglianza discreta o di osservazione e rendiconto. Nel valutare l’applicabilità di tale esenzione, si tiene conto dei legittimi interessi della persona in questione.
Articolo 23
1. Nel territorio di ciascuno Stato membro, chiunque può, conformemente alle leggi, ai regolamenti ed alle procedure dello Stato membro in questione, adire il tribunale o l’autorità competente a norma delle leggi, dei regolamenti e delle procedure dello Stato membro in questione, oppure, se del caso, presentare un ricorso in relazione ai dati personali del sistema informativo doganale che lo riguardano, al fine di:
a)
far rettificare o cancellare dati personali di fatto inesatti;
b)
far rettificare o cancellare dati personali inseriti o memorizzati nel sistema informativo doganale contrariamente alla presente decisione;
c)
ottenere l’accesso ai dati personali;
d)
far bloccare i dati personali;
e)
ottenere un indennizzo a norma dell’articolo 30, paragrafo 2.
2. Fatto salvo l’articolo 31, gli Stati membri interessati si impegnano reciprocamente ad eseguire le decisioni definitive di un tribunale o di un’altra autorità competente, in merito alle lettere a), b) e c) del paragrafo 1 del presente articolo.
Articolo 24
Ciascuno Stato membro designa una o più autorità nazionali di controllo responsabili della protezione dei dati personali, incaricate di effettuare il controllo esterno di tali dati inseriti nel sistema informativo doganale conformemente alla decisione quadro 2008/977/GAI.
Articolo 25
1. È istituita un’autorità comune di controllo. Essa è composta di due rappresentanti delle rispettive autorità nazionali indipendenti di controllo di ciascuno Stato membro.
2. L’autorità comune di controllo sorveglia e garantisce l’applicazione delle disposizioni della presente decisione e della decisione quadro 2008/977/GAI per quanto riguarda la protezione delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali attraverso il sistema informativo doganale.
3. A tal fine, all’autorità comune di controllo spetta sorvegliare il funzionamento del sistema informativo doganale, esaminare qualsiasi difficoltà di applicazione o interpretazione che possa sorgere durante il funzionamento, studiare eventuali problemi relativi all’applicazione della sorveglianza esterna da parte delle autorità nazionali di controllo degli Stati membri o all’esercizio dei diritti di accesso al sistema da parte delle persone, nonché formulare proposte al fine di trovare soluzioni comuni per i problemi.
4. Ai fini dell’adempimento dei suoi compiti, l’autorità comune di controllo ha accesso al sistema informativo doganale.
5. Le relazioni elaborate dall’autorità comune di controllo sono trasmesse alle autorità cui le autorità nazionali di controllo presentano le loro relazioni, al Parlamento europeo e al Consiglio.
Articolo 26
1. Il garante europeo della protezione dei dati controlla le attività della Commissione per quanto concerne il sistema informativo doganale. Si applicano, di conseguenza, gli obblighi e le competenze di cui agli articoli 46 e 47 del regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (7).
2. L’autorità nazionale di controllo e il garante europeo della protezione dei dati, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, cooperano nel quadro delle rispettive responsabilità e assicurano il controllo coordinato del sistema informativo doganale, anche attraverso l’emissione di raccomandazioni pertinenti.
3. L’autorità nazionale di controllo e il garante europeo della protezione dei dati si riuniscono a tal fine almeno una volta l’anno. I costi di tali riunioni e la gestione delle stesse sono a carico del garante europeo della protezione dei dati.
CAPITOLO X
QUADRO ISTITUZIONALE
Articolo 27
1. È istituito un comitato composto di rappresentanti delle amministrazioni doganali degli Stati membri. Il comitato delibera all’unanimità nel caso del paragrafo 2, lettera a) e a maggioranza dei due terzi nel caso del paragrafo 2, lettera b). Esso adotta il suo regolamento interno all’unanimità.
2. Il comitato è responsabile:
a)
dell’attuazione e della corretta applicazione della presente decisione, fatti salvi i poteri delle autorità di cui all’articolo 24, all’articolo 25, paragrafo 1 e all’articolo 26, paragrafo 1;
b)
del corretto funzionamento del sistema informativo doganale sul piano tecnico e operativo. Esso prende tutte le iniziative necessarie per garantire che le misure di cui agli articoli 14 e 28 siano correttamente attuate in relazione al sistema informativo doganale.
Ai fini del presente paragrafo, il comitato può avere accesso diretto ai dati del sistema informativo doganale e utilizzarli direttamente.
3. Il comitato deve riferire annualmente al Consiglio, ai sensi del titolo VI del trattato sull’Unione europea, in merito all’ efficacia e al buon funzionamento del sistema informativo doganale formulando, all’occorrenza, raccomandazioni. La relazione è inviata per informazione al Parlamento europeo.
4. La Commissione prende parte ai lavori del comitato.
CAPITOLO XI
SICUREZZA DEL SISTEMA INFORMATIVO DOGANALE
Articolo 28
1. Tutte le misure di carattere amministrativo necessarie per mantenere la sicurezza sono adottate:
a)
dalle autorità competenti degli Stati membri, per quanto riguarda i rispettivi terminali del sistema informativo doganale nei loro rispettivi Stati membri, e da Europol e Eurojust;
b)
dal comitato di cui all’articolo 27 per quanto riguarda il sistema informativo doganale ed i terminali situati in una sede uguale a quella del sistema informativo doganale ed utilizzati per i fini tecnici ed i controlli di cui al paragrafo 3 del presente articolo.
2. In particolare, le autorità competenti, Europol, Eurojust ed il comitato di cui all’articolo 27 adottano misure intese a:
a)
impedire alle persone non autorizzate di accedere alle installazioni utilizzate per l’elaborazione dei dati;
b)
impedire che i dati e i relativi supporti siano letti, duplicati, modificati o cancellati da persone non autorizzate;
c)
impedire l’inserzione non autorizzata dei dati e qualsiasi consultazione, modifica o cancellazione dei dati non autorizzata;
d)
impedire che persone non autorizzate possano accedere ai dati del sistema informativo doganale mediante dispositivi per la trasmissione dei dati;
e)
garantire, per quanto riguarda l’utilizzazione del sistema informativo doganale, che le persone autorizzate possano accedere soltanto ai dati di loro competenza;
f)
garantire che sia possibile verificare e stabilire a quali autorità si possano trasmettere i dati mediante i dispositivi di trasmissione;
g)
garantire che sia possibile verificare e stabilire a posteriori quali dati siano stati inseriti nel sistema informativo doganale, quando e da chi, e verificare le consultazioni;
h)
impedire la lettura, duplicazione, modifica o cancellazione non autorizzata di dati durante la trasmissione degli stessi e il trasporto dei relativi supporti.
3. Il comitato di cui all’articolo 27 verifica le interrogazioni del sistema informativo doganale al fine di controllare che le ricerche fatte siano ammissibili e siano state effettuate da utenti autorizzati. Almeno l’1 % di tutte le ricerche effettuate viene controllato. Una registrazione di tali ricerche e controlli è conservata nel sistema e viene usata soltanto per lo scopo indicato da detto comitato e dalle autorità di controllo di cui agli articoli 24 e 25 ed è cancellata dopo sei mesi.
Articolo 29
L’amministrazione doganale competente di cui all’articolo 10, paragrafo 1, è responsabile delle misure di sicurezza di cui all’articolo 28, per quanto riguarda i terminali situati nel territorio dello Stato membro interessato, delle funzioni di riesame di cui all’articolo 14, paragrafi 1 e 2 e all’articolo 19 e, peraltro, della corretta attuazione della presente decisione, nei limiti necessari ai sensi delle leggi, dei regolamenti e delle procedure di tale Stato membro.
CAPITOLO XII
RESPONSABILITÀ E OBBLIGHI
Articolo 30
1. Ciascuno Stato membro provvede affinché i dati da esso inseriti nel sistema informativo doganale ai sensi dell’articolo 3, dell’articolo 4, paragrafo 1, e dell’articolo 8 della decisione quadro 2008/977/GAI siano esatti, aggiornati, completi, affidabili e siano stati inseriti legalmente.
2. Ciascuno Stato membro è responsabile, conformemente alla legislazione nazionale, dei danni causati ad una persona in seguito all’uso del sistema informativo doganale. Ciò vale anche per i danni causati da uno Stato membro che ha inserito dati inesatti o ha inserito o conservato dati illegalmente.
3. Se uno Stato membro ricevente paga un risarcimento per i danni causati dall’uso di dati inesatti inseriti nel sistema informativo doganale da un altro Stato membro, quest’ultimo rimborsa allo Stato membro ricevente la somma versata a titolo di risarcimento, tenendo conto degli eventuali errori commessi dallo Stato membro ricevente.
4. Europol ed Eurojust sono responsabili conformemente agli atti che li hanno costituiti.
Articolo 31
1. I costi relativi all’acquisto, allo studio, allo sviluppo e alla manutenzione dell’infrastruttura informatica centrale (hardware), dei software e delle specifiche connessioni di rete, e ai relativi servizi di produzione, supporto e formazione, che sono indissociabili dal funzionamento del sistema informativo doganale ai fini dell’applicazione delle normative doganale e agricola comunitarie, nonché alla utilizzazione del sistema informativo doganale da parte degli Stati membri nel proprio territorio, incluse le spese di comunicazione, sono a carico del bilancio generale delle Comunità europee.
2. I costi relativi alla manutenzione delle postazioni di lavoro/terminali nazionali dovuti all’attuazione della presente decisione sono a carico degli Stati membri.
CAPITOLO XIII
ATTUAZIONE E DISPOSITIVI FINALI
Articolo 32
Le informazioni fornite ai sensi della presente decisione sono scambiate direttamente tra le autorità degli Stati membri.
Articolo 33
Gli Stati membri adottano le disposizioni nazionali necessarie per conformarsi alla presente decisione entro il 27 maggio 2011.
Articolo 34
1. La presente decisione sostituisce la convenzione SID nonché il protocollo del 12 marzo 1999, stabilito in base all’articolo K.3 del trattato sull’Unione europea, della convenzione sull’uso dell’informatica nel settore doganale, relativo al riciclaggio di proventi illeciti e all’inserimento nella convenzione del numero di immatricolazione del mezzo di trasporto (8), e il protocollo dell’8 maggio 2003 stabilito ai sensi dell’articolo 34 del trattato sull’Unione europea recante modifica, per quanto attiene all’istituzione di un archivio di identificazione dei fascicoli a fini doganali, della convenzione sull’uso dell’informatica nel settore doganale (9), e ciò a decorrere dal 27 maggio 2011.
2. Pertanto, la convenzione SID e i protocolli di cui al paragrafo 1 sono abrogati con effetto dalla data di applicazione della presente decisione.
Articolo 35
Salvo disposizione contraria della presente decisione, le misure di attuazione della convenzione SID e dei protocolli di cui all’articolo 34, paragrafo 1, sono abrogate con effetto dal 27 maggio 2011.
Articolo 36
1. La presente decisione entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
2. Essa si applica a decorrere dal 27 maggio 2011.
Fatto a Bruxelles, addì 30 novembre 2009.
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Povertà nell'antica Roma
La povertà nell'antica Roma è difficile da definire, poiché gran parte della popolazione romana viveva in condizioni simili a come si intende la povertà moderna. La società romana era in gran parte agricola e bassi tassi di alfabetizzazione, alta mortalità infantile e scarsa alimentazione erano problemi che riguardavano tutta la popolazione. La povertà era soprattutto legata alla mancanza di terra; nell'antica Roma la proprietà della maggior parte della terra era concentrata nelle mani di una piccola classe di persone ricche, lasciando il resto della popolazione con modesti possedimenti. Solo nei contesti urbani la popolazione poteva essere in grado di vivere bene senza possedere terreni. La povertà dell'antica Roma coincideva anche con la privazione dei diritti politici: gli indigenti erano meno in grado di accedere alle cariche politiche, avevano maggiori difficoltà a votare, il loro voto aveva una minore importanza ed erano sottoposti a prelievi fiscali più elevati. Il "Codex Theodosianus", un documento giuridico tardo romano, riporta varie leggi in cui i poveri dovevano essere puniti in modo diverso dai ricchi. Le stime del PIL pro capite relativo all'antica Roma suggeriscono che la maggior parte della popolazione viveva a livelli di sussistenza, con abbastanza soldi per vivere in modo sicuro ma non confortevole.
Scrittori romani come Seneca e Cicerone descrissero le parti più povere della popolazione come masse non virtuose e immorali che erano una minaccia per la nazione in quanro non rispecchiavano i valori del mondo romano. Sallustio, un politico e storico romano del I secolo a.C., sosteneva che i plebei invidiavano gli individui più ricchi e la gelosia gli spingeva a destabilizzare la società romana; cita la cospirazione di Catilina, un tentativo di colpo di stato che Sallustio riteneva fosse stato promosso dalla plebe. Altri scrittori romani, come il filosofo Seneca del I secolo, condannarono la ricchezza, denigrandola, come responsabile della malcontentezza nella vita. I romani apprezzavano anche lo stile di vita agricolo semplice, onorando eroi come Cincinnato che, secondo la leggenda, viveva in una fattoria prima delle sue campagne militari. Le antiche raffigurazioni cristiane romane tendono a dipingere i poveri come più comprensivi e spesso intenti a chiedere ai ricchi di aiutarli. Giovanni Crisostomo, un teologo cristiano del IV secolo, sosteneva che se i ricchi ridistribuissero le loro ricchezze tra la popolazione "avresti difficoltà a trovare un povero ogni cinquanta o addirittura ogni cento degli altri". Tuttavia, altri scrittori cristiani adottarono punti di vista meno critici sulla ricchezza; il teologo Clemente di Alessandria nel III secolo descrisse la ricchezza come moralmente neutra, sostenendo che la pietà dei ricchi non è necessariamente soffocata dalla loro ricchezza.
Il governo romano attuò varie politiche volte a fornire aiuti finanziari ai poveri: la "cura annonae" fu un programma di ridistribuzione del grano e l"alimenta" era un programma di assistenza per i bambini poveri. La ricca filantropia romana, quando si verificava, era spesso più motivata dal desiderio di apparire benevoli e di mostrare il proprio status sociale, che dal vero altruismo. I filantropi dell'antica Roma, infatti, si aspettavano di avere statue e targhe che commemorassero la loro generosità. Le motivazioni egoistiche che spesso sostenevano il dono romano furono notate e derise dagli scrittori contemporanei: Cicerone descrisse questo fenomeno, affermando: "Possiamo anche osservare che molte persone fanno molte cose che sembrano ispirate più da uno spirito di ostentazione che da una sincera gentilezza; perché queste persone non sono veramente generose, ma sono piuttosto influenzate da una sorta di ambizione di dare sfoggio di essere generose". Seneca promosse la carità genuina nei suoi scritti, dichiarando che il "saggio tenderà la mano al marinaio naufragato, offrirà ospitalità all'esiliato e l'elemosina ai bisognosi". Tuttavia, non sosteneva nemmeno la generosità illimitata, suggerendo che la carità dovesse essere limitata a "uomini buoni o a coloro che [la carità] può trasformare in uomini buoni". Idee simili furono espresse dal commediografo Plauto del III secolo a.C.: "Un uomo che dà a un mendicante qualcosa da mangiare o da bere gli rende un cattivo servizio: ciò che gli dà viene sprecato e prolunga la sua vita nella miseria".
Definizione.
Definire la povertà nell'antica Roma può essere difficile in quanto le condizioni della maggior parte della popolazione erano riconducibile alla concezione moderna; la società del'antica Roma era prevalentemente agricola e rurale ed era afflitta da alti tassi di mortalità infantile, scarsa alimentazione e basso livello di alfabetizzazione. Nell'analizzare il fenomeno, inoltre, è necessario tenere conto che nell'antichità, la vera indigenza era probabilmente una condizione fatale e insostenibile che potrebbe aver impedito la sopravvivenza di una classe sociale unicamente povera. Le limitate fonti archeologiche relative alle condizioni delle classi meno abbienti creano ulteriori problematiche per gli studiosi moderni. Gli scrittori romani in genere non distinguono tra i diversi strati sociali tra le classi plebee più povere, dividendo invece la società tra i ricchi patrizi, o cavalieri della classe alta, e le masse della classe inferiore.
In molti casi, le fasce sociali romane erano organizzate in base al potere politico più che alla posizione economica. Ad esempio, una tipica distinzione di classe sociale romana era tra gli "honestiores" e gli "humiliores", ai primi appartenevano i veterani dell'esercito, i senatori, gli equestri e i decurioni municipali e ai secondi il resto della popolazione. Gli "honestiores", essendo composti da individui che andavano dai consoli ai veterani dell'esercito, comprendevano quasi certamente una varietà di classi economiche distinte, ma allo stesso modo, gli "humiliores" probabilmente erano costituiti da individui con un'ampia gamma di ricchezza poiché la popolazione romana rientrava quasi interamente in questa categoria. Nel II secolo d.C., il giurista romano Gaio, nelle sue "Istituzioni", sosteneva che "La principale divisione del diritto delle persone è la seguente, vale a dire che tutti gli uomini sono liberi o schiavi". Secondo il classicista Peter Garnsey e lo storico del diritto Caroline Humfress, il significato della distinzione tra poveri liberi e schiavi diminuì nel corso della storia romana. Le punizioni tradizionalmente riservate agli schiavi divennero sempre più comuni come pene anche per le altre classi. Callistrato, un giurista vissuto durante il regno dell'imperatore Settimio Severo (145–211), sosteneva che la pena dell'immolazione, sebbene un tempo esclusiva per gli schiavi, divenne comune anche per i plebei e gli "uomini di basso rango" ("humilis personae"). Durante il regno dell'imperatore Diocleziano (284–305), il sistema dei contadini affittuari, noti come coloni, divenne sempre più diffuso riducendo, di fatto, molti contadini romani alla servitù della gleba.
La povertà stessa potrebbe essere stata in parte definita dalla mancanza di potere politico; durante la Repubblica romana, solo una piccola frazione della popolazione era veramente in grado di partecipare o influenzare il processo politico. Gli individui appartenenti alla classe superiore godevano di un accesso più facile alle cariche politiche rispetto alle persone della classe inferiore. L'assemblea centuriata, che eleggeva i magistrati superiori, era divisa in 193 centurie organizzate in base al valore della proprietà. Senatori, cavalieri e la classe più elevata ne detenevano 88; la seconda e la terza classe solo 30, mentre la classe più bassa, i "proletarii", ne deteneva solo 1. Gran parte della popolazione romana era privata del diritto di voto perché non ne aveva la capacità legale perché non dotata di cittadinanza o perché non aveva la capacità pratica di consegnare la propria scheda.
Un'altra incertezza è la presenza di una classe media romana. La società del tempo potrebbe essere stata composta da una manciata di individui ricchi che costituivano lo 0,6% della popolazione, un esercito che costituiva lo 0,4% della popolazione e le masse povere che componevano il restante 99% della popolazione. Tuttavia, i censimenti romani documentavano numerosi strati sociali diversi, il che implica che probabilmente vi erano più classi medie composte da persone che mantenevano notevoli quantità di ricchezza senza qualificarsi come ricche. Altri studiosi, come il classicista William Harris, divisero la società romana in tre classi economiche: coloro che facevano affidamento sul lavoro degli altri, coloro che erano benestanti anche se lavoravano ancora e gli schiavi e i lavoratori umili. Tuttavia, queste distinzioni non identificano le varie sottoclassi uniche all'interno della più ampia classificazione dei poveri romani. La proprietà terriera potrebbe anche aver distinto i poveri dai ricchi in gran parte della campagna romana. Coloro che avevano quantità significative di terra di qualità in grado di produrre buoni raccolti erano senza dubbio molto più ricchi di coloro che non avevano tali opportunità. Tali persone sarebbero state libere dalle preoccupazioni che affliggevano i più poveri, come l’insicurezza alimentare. La terra era ampiamente utilizzata come garanzia per i prestiti, rendendo più difficile per le persone senza terra acquisire ricchezza. Gli ambienti urbanizzati contenevano popolazioni di persone senza terra, ma non necessariamente povere; gli artigiani e i lavoratori nelle città o nei paesi potevano arricchirsi attraverso il loro lavoro, o almeno beneficiare della sicurezza alimentare. Cicerone, un politico romano del I secolo a.C., sostenne che la costituzione serviana, un testo legale presumibilmente istituito da un leggendario re romano di nome Servio Tullio, classificava i ricchi come "adsidui" e i poveri come "proletarii". Secondo Cicerone, gli "adsidui" erano i ricchi mentre i "proletarii" erano coloro che non avevano più di sesterzi. Inoltre, egli riteneva che i "proletarii" fossero principalmente tenuti a contribuire alla società romana con i propri figli.
Disuguaglianza economica.
Le stime dei prezzi nell'antica Roma suggeriscono che anche una piccola somma di denaro, pari a 375 sesterzi, poteva equivalere a un reddito annuo compreso tra 1900 e 2700 kg di grano. Per una famiglia di 4 persone, tale reddito avrebbe probabilmente potuto garantire tra 475 e 675 kg di grano a persona all'anno. Questo valore è vicino alla stima del PIL pro capite dell’Impero romano, che avrebbe potuto aggirarsi intorno a di grano. Se queste stime fossero corrette, il che non è garantito, allora le fasce più povere della popolazione romana avrebbero potuto sostenersi in modo affidabile, anche se non necessariamente vivere in condizioni agiate. Il PIL pro capite dell’Italia romana era forse simile a quello delle economie della Repubblica olandese o della Spagna del XVIII secolo. Sebbene i redditi fossero certamente inferiori nelle province, potenzialmente pari alla metà dei salari in Italia, le evidenze archeologiche di sviluppo urbano suggeriscono che la popolazione fosse in crescita durante il primo impero. Una crescita demografica significativa implica ulteriormente che il cittadino provinciale medio avesse abbastanza ricchezza da vivere almeno a livello di sussistenza, facilitando l’espansione della popolazione. Gli storici Walter Scheidel e Steven Friesen hanno stimato che, durante l’Impero romano, circa il 6-12% della popolazione avesse redditi da "classe media", mentre i poveri costituivano circa l’80% della popolazione. Secondo le loro stime, l’Impero romano aveva un Coefficiente di Gini—un metodo per misurare la disuguaglianza economica—compreso tra 0,42 e 0,44.
Il classicista britannico Alan Bowman ha analizzato un registro relativo a Ermopoli nell’Egitto romano; ha trovato un coefficiente di Gini estremamente elevato di 0,815. Ciò suggerisce che la maggior parte delle proprietà fosse concentrata in una piccola parte della popolazione. Bowman ha trovato statistiche simili, con un coefficiente di Gini di 0,737, in un altro registro fondiario riguardante l’insediamento di al-Fayyum nel Fayyum. I calcoli di Bowman sono stati criticati dal classicista Roger Bagnall, che ha ricalcolato il coefficiente di Gini per il registro di Philadelphia trovando un valore molto più basso di 0,518. Tuttavia, questi dati non sono rappresentativi dell’intera popolazione romana poiché riguardano abitanti urbani, che probabilmente non dipendevano dalla proprietà fondiaria come fonte di reddito. Se si includono i residenti senza terra, le misurazioni della disuguaglianza aumenterebbero sensibilmente. Bagnall ha cercato di stimare i tassi di proprietà terriera attraverso i registri fiscali di Karanis. Le tasse venivano riscosse in grano e orzo in proporzione alla terra pubblica o privata posseduta dal contribuente. Sebbene calcolare i tassi di proprietà con questo metodo sia semplice, la sua utilità è limitata dalla mancanza di distinzione tra terra pubblica e privata nei registri e dal fatto che le tasse riscosse potrebbero non corrispondere a quelle valutate. Quando furono inclusi i non residenti di Karanis che possedevano solo tenute rurali, Bagnall identificò un coefficiente di Gini di 0,638. Per i residenti del villaggio, Bagnall calcolò un coefficiente di Gini di 0,431 usando solo i dati meglio conservati. Considerando solo la terra privata, il coefficiente di Gini per i non residenti scende a 0,626 e sale a 0,478 per i residenti. In quel periodo, Karanis era un insediamento in declino; documenti coevi contengono lamentele sul deterioramento del sistema di irrigazione e annotazioni sull’infertilità della terra. Questi fattori influenzerebbero i risultati, impedendo a Karanis di rappresentare il mondo romano nel suo complesso. Complessivamente, i dati suggeriscono che i contadini egiziani avevano probabilmente poca disuguaglianza nella distribuzione della terra; tuttavia, i non residenti dei villaggi che possedevano comunque terreni mostravano una distribuzione della proprietà molto più diseguale. Il classicista Richard Duncan-Jones ha esaminato registri fondiari provenienti da tutto l’Impero romano e ha concluso similmente che la maggior parte della terra era posseduta da una piccola classe di ricchi. Le sue ricerche hanno identificato che intorno al 4 d.C., una singola tenuta nella Magnesia possedeva il 21% della terra.
Status sociale e stigma.
La letteratura romana non presenta una visione univoca della povertà; piuttosto, la sua rappresentazione dipende dalle finalità retoriche dei singoli autori. Nelle "Controversiae" di Seneca il Vecchio, la povertà è utilizzata frequentemente come strumento educativo. Anche se tali descrizioni potrebbero non riflettere le convinzioni personali di Seneca, è probabile che rispecchino la visione condivisa sulla povertà presente nel contesto sociale romano. In generale, Seneca evita di soffermarsi esclusivamente sulla povertà, richiamandola piuttosto per creare contrasti o criticare l’eccessivo attaccamento ai beni materiali. Seneca il Giovane afferma che i poveri possono essere liberi dall’avidità e dall’insoddisfazione, ma non invita necessariamente i lettori a rinunciare alla ricchezza: li esorta piuttosto ad "essere poveri o assomigliare a chi lo è". Secondo Seneca, la ricchezza favorisce il perfezionamento personale, mentre la povertà può rendere impossibile perseguire ogni "virtù", a eccezione di quella di "non lasciarsi corrompere né schiacciare dal peso della propria miseria".
I Romani ammiravano l'ideale del contadino e della vita agricola. Nella leggenda di Lucio Quinzio Cincinnato, ad esempio, si narra che vivesse in una piccola fattoria prima e dopo aver ricoperto la dittatura, richiamato a difendere la Repubblica. Cicerone elogiava la vita rurale per il suo contributo alla formazione morale, affermando: "La città genera il lusso, dal quale scaturisce l'avidità, che a sua volta produce l’audacia, fonte di crimini e misfatti. Al contrario, la vita dei campi, che tu chiami rozza, insegna parsimonia, attenzione e giustizia". Al contempo, la povertà urbana era generalmente disprezzata e associata al crimine e alla malattia. Cicerone definiva il lavoro manuale "indegno per un gentiluomo e volgare" e riteneva che la retribuzione ricevuta dagli operai fosse "la prova della loro schiavitù".
Nella tarda Repubblica, i poveri erano generalmente percepiti come individui inferiori e di scarso prestigio e virtù rispetto ad altri gruppi sociali. Erano considerati "feccia" della società, facili da manipolare e pericolosi per la stabilità politica. Sallustio, politico e storico romano del I secolo a.C., riferisce che la plebe appoggiava la congiura di Catilina, minaccia al governo di Roma, e che l’invidia dei poveri verso i ricchi alimentava la loro volontà di sovvertire l’ordine costituito. Secondo gli scrittori romani, i poveri si preoccupavano solo di "panem et circenses", trascurando i valori e la complessità della società romana. Tacito, scrittore del I secolo, si lamentava del "popolo degradato" che affollava l’arena e il teatro. I filosofi cinici, che predicavano una vita semplice in sintonia con la natura, erano considerati da alcuni "una massa folle e miserabile", priva di abilità pratiche, come affermava nel I secolo Dione Crisostomo.
Marziale, poeta romano del I secolo, paragona un povero chiamato Cosmo a un cane, affermando che, mentre alcuni lo scambiano per un filosofo cinico, "non è un cinico, è un cane". L’uomo è descritto come anziano, con i capelli bianchi e la barba incolta, avvolto in un mantello logoro. In un altro passo, Marziale racconta come l’uso di una lettiga e di un servo servisse a separare fisicamente i ricchi dal popolo, permettendo al cliente facoltoso di evitare ogni contatto con la folla. I Romani benestanti temevano la povertà e le umiliazioni e discriminazioni sociali che essa comportava. L’inversione dei ruoli tra ricchi e poveri era un tema ricorrente nel teatro della commedia nuova classica.
Status legale.
Giulio Paolo, un giurista romano vissuto a cavallo tra il II e III secolo, commentò una proibizione legale sui regali tra marito e moglie, sostenendo che la legge si applicava esclusivamente a scenari in cui i partner erano ostili l'uno verso l'altro; affermava che non riguardava i casi in cui i donatori erano "semplicemente spaventati dalla povertà." Ulpiano, un giurista romano del III secolo, consigliò alle donne di divorziare dai propri mariti e riottenere la propria dote se il coniuge affrontava il fallimento. Nel 336, l'imperatore Costantino il Grande (306-337) emanò una legge che proibiva le unioni legali tra individui di status sociale molto diverso. La legge elencava le donne schiave, le ex schiave, le donne comuni, le attrici, le figlie delle attrici e le figlie di gladiatori o protettori come gruppi di donne considerate di uno status sociale troppo basso per essere sposate da uomini di alta classe. Se senatori o altri magistrati tentavano di fornire eredità o regali ai figli di un matrimonio di basso status, avrebbero perso la protezione del loro status di cittadinanza riguardo al loro stato civile e alla loro proprietà. Costantino incluse anche "humilis vel abiecta," che significa "persone basse e degradate," nella sua categoria di persone di basso ceto. L'imperatore Marciano (450-457), nelle sue novelle legali, spiega che alcuni dei suoi contemporanei consideravano le persone povere come "persone basse e degradate." Tuttavia, Marciano precisò che la ricchezza non influiva sul giudizio di idoneità di un individuo a sposare una persona di rango elevato.
Nel determinare la punizione per crimini come furto, omicidio, insulti, tradimento, diffamazione o associazione a deliquere, si teneva conto dello status sociale dell'imputato. Secondo quello che Ulpiano spiega nel "Digesto", i poveri o gli schiavi sarebbero stati soggetti a punizioni corporali nel caso avessero distrutto dolosamente un avviso legale scritto nel registro di un ufficiale o su un pezzo di papiro, mentre gli altri sarebbero stati soggetti solamente ad una multa di 50 aurei. In un'altra sezione dello stesso "Digesto", sempre Ulpiano spiega che le sanzioni monetarie potevano essere sostituite con punizioni fisiche se la vittima era troppo povera per permettersi il pagamento. Nel 392, una legge decretò che gli individui poveri che ospitavano eretici cristiani sarebbero stati picchiati con bastoni e esiliati. Un'altra legge di Costantino affermava che se un individuo contestava la validità di una decisione legale e se quella poi risultava corretta, sarebbe stato costretto a lavorare nelle miniere per 2 anni, assumendo che fosse troppo povero per accettare la penalità di perdere metà della proprietà e di essere esiliato su un'isola per 2 anni. La condanna ai lavori forzati in miniera è confermata in un'altra legge, dove viene prevista come pena per chi, partecipando a un processo per stabilire la libertà di uno schiavo, risulta soccombente in giudizio. Se i condannati non avevano i mezzi per pagare la multa, venivano invece inviati a lavorare nelle miniere.
Nonostante questi occasionali riferimenti alla povertà, i testi giuridici romani contengono poche menzioni di persone veramente indigenti. Il giurista del I secolo Giuvenzio Celso Figlio descrive un uomo povero costretto a rinunciare alle sue tombe ancestrali e ai suoi dèi domestici, indicando che questo individuo possedeva qualche ricchezza, poiché poteva perdere questi lussi. Claudio Trifonino, un giurista citato nei "Digesta", immagina lo scenario di un presunto uomo povero che ha redatto il suo testamento senza conoscere la ricchezza accumulata attraverso i suoi schiavi. Questa storia implica anch'essa un certo livello di ricchezza nell'uomo povero, poiché egli possedeva schiavi.
Aiuti.
Programmi governativi.
La "cura annonae" era un programma che prevedeva la distribuzione di grano in forma gratuita o sovvenzionata ai cittadini romani residenti nella città di Roma e, in seguito, a Costantinopoli, che ne avessero la necessità. Tale programma venne istituito formalmente con la "lex Sempronia frumentaria" emanata nel 123 a.C. e intorno alla metà del I secolo a.C., l'amministrazione dell'approvvigionamento di grano venne centralizzata nel "Porticus Minucia Frumentaria". Augusto permise l'istituzione del "praefectus annonae", un funzionario governativo responsabile della gestione della "cura Annonae". Coloro che erano idonei a beneficiare del programma erano probabilmente anche idonei al "congiarium", un dono di denaro consegnato dal imperatore alla popolazione. Ulteriori atti filantropici potevano essere svolti anche attraverso le "alimenta", un programma di aiuto progettato per assistere i bambini poveri nell'Italia romana. Questa iniziativa benne avviata dall'imperatore Nerva (96-98) — sebbene ampliata dall'imperatore Traiano (98-117) — ed era finanziata tramite i proventi derivanti dalle guerre daciche, dalla filantropia e dalla tassazione. L'ultima registrazione conosciuta risale al regno dell'imperatore Aureliano (98-117).
Nel 315, Costantino emanò un decreto che imponeva la fornitura di cibo e abbigliamento ai genitori incapaci di crescere i propri figli a causa della povertà: "Competerà al tuo ufficio di console garantire che se qualche genitore ha un bambino che a causa della povertà non può crescere, allora cibo e abbigliamento siano forniti immediatamente; poiché non si può tollerare alcun ritardo nel compito di allevare un bambino." Un'altra legge istituita da Costantino prevedeva di fornire un aiuto finanziario per evitare che i poveri, spinti dalle loro miserevoli condizioni economiche, vendessero i propri figli in schiavitù. L'imperatore Valentiniano I (364-375) approvò una legge che dichiarava che qualsiasi membro del clero che tentasse di ritardare le procedure legali emettendo un appello prima della sentenza finale sarebbe stato tenuto a pagare 50 libbre di argento come multa, denaro che poi, secondo la legge, sarebbe stato impiegato come aiuto per i pveri.
Filantropia privata.
Sebbene nell'antica Roma il concetto di persona giuridica esistesse sotto forma di "collegium", questo principio non si estendeva alle organizzazioni di beneficenza. Per i romani benestanti intenzionati a compiere atti di filantropia, le donazioni dovevano essere offerte sotto forma di regalo o tramite un testamento. In determinate circostanze, i cittadini romani più facoltosi cercavano di istituire dei fondi presentando apposite proposte di legge alle autorità locali. Un'antica iscrizione proveniente da Acmonia racconta di una proposta legislativa, risalente all'85 d.C., da parte di un individuo di nome Tito Flavio Praxia per allocare i fondi guadagnati da determinate proprietà per un banchetto annuale. L'imperatore Nerva concesse a tutte le amministrazioni locali di accettare donazioni; e, all'epoca di Adriano (117–138 d.C.), tutte le disposizioni legate a tali donazioni erano divenute giuridicamente vincolanti. Tuttavia, il governo locale si riservava il diritto di riallocare i fondi forniti per altri scopi. Secondo fonti antiche, un individuo di nome Gaius Vibius Salutaris tentò di creare un fondo per le sei tribù di Efeso. Nel 321, Costantino confermò la legittimità di lasciare doni testamentari in denaro alla chiesa con l'intenzione che i fondi fossero eventualmente ridistribuiti ai poveri. Marciano, nel 455, emanò una legge che affrontava la stessa disciplina precisando che l'incertezza sui destinatari delle donazioni - i "poveri" non sono un gruppo specifico — non rendeva nullo il testamento.
Di solito, la filantropia degli antichi romani era motivata dal desiderio di ricevere qualcosa in cambio. Termini latini come obligatus, nexus e damnatus erano tutti utilizzati nel contesto della punizione per debiti, anche se inizialmente si riferivano ai destinatari di un regalo che conseguentemente dovevano ritornare il favore. Il commediografo romano del II secolo a.C. Terenzio derideva la natura reciproca del dono romano: «questo richiamo, rivolto a chi ha dimenticato un servizio reso, è quasi un rimprovero». Giovanni Crisostomo, un apologeta cristiano del IV secolo d.C., rifiutava l'idea che i regali dovessero essere offerti solo con l'aspettativa di una ricompensa: «Non donare a chi è ricco e può ricambiare».
Gli atti filantropici erano importanti per presentarsi come un membro generoso e virtuoso della società; se un romano benestante non compiva atti filantropici andava incontro ad una perdita di prestigio sociale. Secondo Plutarco, le masse "sono più ostili a un ricco che non dà loro una parte dei suoi beni privati che a un povero che ruba dai fondi pubblici", poiché credono che la condotta del primo sia dovuta a arroganza e disprezzo nei loro confronti, mentre quella del secondo a necessità." Cicerone affermava che il miglioramento dello status sociale motivava la maggior parte degli atti altruistici: "Possiamo anche osservare che molte persone fanno molte cose che sembrano essere ispirate più da uno spirito di ostentazione che da una vera gentilezza; perché tali persone non sono realmente generose ma piuttosto influenzate da una sorta di ambizione per mostrare di essere generosi." Era prassi comune per le persone che avevano finanziato la costruzione di edifici pubblici lasciare un segno che ricordava il proprio ruolo. Questa pratica era pensata per aumentare la popolarità e la reputazione del benefattore, che poteva far costruire una statua che lo ritraesse in suo onore. Un'iscrizione proveniente da Gythium datata tra il 161 e il 169 d.C. descrive le condizioni collegate a una donazione filantropica: il donatore registrò il regalo su tre pietre di marmo, che chiese che fossero esposte pubblicamente nel mercato locale, nel Tempio di Cesare e nel gymnasium. In alcuni casi, statue più antiche venivano riutilizzate e le loro iscrizioni sostituite per onorare nuovi benefattori. Cicerone, durante il suo mandato come governatore della Cilicia, commentò questo fenomeno, affermando che le "false iscrizioni" di quelle statue erano in realtà dedicate ad altre persone. Tacito, uno storico romano del I secolo d.C., descrive un'accusa contro il proconsole della Bitinia, Granius Marcellus, che sosteneva che egli avesse sostituito la testa di una statua dell'Imperatore Augusto (27 a.C.-14 d.C.) con un busto dell'Imperatore Tiberio (14-37). La buona reputazione che i ricchi ottenevano attraverso questi sforzi permetteva loro di ottenere favori da altri romani benestanti. In "Pro Plancio", una difesa legale di Gneo Plancio nel 54 a.C., Cicerone chiede: "Chi mai può avere, o chi mai ha avuto tali risorse in sé da poter rimanere senza molti atti di gentilezza da parte di molti amici?" Questa affermazione implica che il dono e il rimborso dei regali fossero di significativo beneficio economico per i ricchi. La filatropia era motivata anche da ambizioni politiche: i patrizi offrivano ai plebei servizi come difese legali, inviti a banchetti, offerte di cibo, abbigliamento e denaro in cambio di supporto durante le elezioni.
Cicerone criticò le motivazioni egoistiche che vi erano dietro molti atti di carità; al contrario dimostrò di apprezzare la vera generosità: "Non c'è nulla di più caratteristico della ristrettezza e della piccolezza d'animo dell'amore per le ricchezze; e non c'è nulla di più onorevole e nobile che essere indifferenti al denaro, se non se ne possiede, e dedicarlo alla beneficenza e alla liberalità, se lo si possiede." Cicerone utilizzò il concetto romano di "humanitas" nei suoi scritti, che, già dal I secolo d.C., aveva acquisito un nuovo significato riferito all'interesse verso il benessere degli altri. Le idee sulla sacralità dell'umanità trovarono spazio nelle scuole di pensiero stoiche; il filosofo stoico del I secolo d.C. Seneca dichiarò che "l'uomo è una cosa sacra per l'uomo," Seneca credeva che il "saggio" tenderà "la mano al marinaio naufragato, offrirà ospitalità all'esiliato, e elemosina ai bisognosi — non nel modo offensivo in cui la maggior parte di coloro che desiderano essere considerati buoni lanciano la loro generosità a coloro che assistono e si tirano indietro dal loro tocco, ma come un uomo darebbe a un altro qualcosa dal comune patrimonio." Seneca condannò la generosità illimitata derivante dalla pietà, definendo la pietà "una malattia della mente," anche se "molti la lodano come una virtù, e dicono che un uomo buono è pieno di pietà." Queste opinioni di Seneca riflettono probabilmente le idee della filosofia greco-romana; Aristotele credeva che la pietà derivasse parzialmente dalla paura che simili sventure potessero colpire se stessi. Seneca potrebbe aver ritenuto che la pietà, essendo derivata dalla paura, sovrastasse l'ideale stoico , ovvero non essere turbati dalle emozioni. La sua condanna dell'emozione della pietà non indica necessariamente che rifiutasse tutti gli atti di carità. Seneca descrisse casi di individui che si sentivano obbligati ad aiutare una persona povera a causa della pietà. Descrive un caso di una madre costretta ad aiutare un mendicante a causa della presenza di un bambino esposto. Secondo Seneca, la donna immaginava suo figlio nella posizione del bambino. Analogamente, Giovanni Crisostomo asserì che alcuni avevano accecato i propri figli, masticato scarpe vecchie, attaccato chiodi acuminati sulle loro teste, vissuto in piscine ghiacciate con la pancia nuda, e "cose ancora più orribili di queste" per apparire più simpatici. Il poeta romano del I secolo a.C. Orazio descrive un mendicante che cerca di attirare l'attenzione fingendo di avere una gamba rotta.
Tuttavia, gli atti benevoli promossi da questi filosofi non erano necessariamente rivolti a tutti i poveri dell'antica Roma; piuttosto, si riteneva che tutti i beneficiari dovessero essere membri rispettabili della popolazione con buone caratteristiche morali. Seneca consigliava ai benestanti di limitare la propria carità a "uomini buoni o a coloro che potrebbero diventare uomini buoni." Plauto espresse lo stesso concetto: "Un uomo che dà qualcosa da mangiare o bere a un mendicante gli rende un cattivo servizio: ciò che gli dà si spreca e prolunga la sua vita nella miseria." I romani delle classi più elevate erano molto più propensi ad aiutare altri membri delle classi più alte piuttosto che quelli delle fasce più povere. Giovenale, un poeta romano del II secolo d.C., descrive come le folle di poveri molestassero le carrozze dei ricchi se rallentavano sulla Via Appia ad Ariccia. I cittadini più abbienti potrebbero essere stati motivati ad aiutare queste persone a causa della paura di essere aggrediti fisicamente o di subire una pubblica umiliazione.
Condizioni di vita.
I Romani poveri, in condizioni di estrema necessità, potevano arrivare a vendere sé stessi o i propri figli come schiavi. Secondo lo storico Ammiano Marcellino, i poveri abitavano spesso in tabernae, ovvero nelle volte situate sotto le gradinate dei teatri, degli anfiteatri e del circo. Tuttavia, in una traduzione alternativa del testo di Ammiano curata da John Rolfe, queste strutture sono interpretate come le tende dei teatri, lasciando spazio a dubbi sul significato esatto del termine nel contesto specifico. I poveri risiedevano anche in edifici a più piani di bassa qualità, noti come "insulae". Queste abitazioni erano spesso costruite con materiali scadenti, rendendole vulnerabili a incendi e crolli. Le pareti sottili e l’altezza eccessiva rispetto alla struttura le rendevano instabili e insicure.
Le condizioni igienico-sanitarie nelle "insulae" erano generalmente pessime: gli ambienti erano poco ventilati, angusti, bui e umidi, spesso dotati di pozzi neri per i rifiuti umani, che contribuivano alla diffusione di malattie. Queste condizioni facilitavano anche la trasmissione zoonotica e la proliferazione di parassiti microbici. Le classi più povere avevano accesso limitato a forme di interazione sociale o di espressione dello status sociale, come le terme, i banchetti o l’iscrizione ai collegia. Inoltre, erano escluse dai costosi riti funebri della cremazione e della sepoltura formale. I più indigenti venivano interrati in fosse comuni chiamate puticuli, oppure sepolti in tombe modeste o cremati con le ceneri conservate in anfore.
Le fonti archeologiche indicano che l'alimentazione dei poveri si basava prevalentemente su cereali come miglio, grano, orzo, segale e farro, integrati con cipolle, aglio, legumi secchi, olio d'oliva e vino. Consumi occasionali includevano maiale e pesce. Secondo Galeno, nelle aree rurali e tra i ceti più bassi si mangiavano focacce, mentre nei periodi di carestia si preparava pane a base di avena. Alimenti come uova o formaggio erano probabilmente rari, mentre il consumo di carne era molto limitato, fatta eccezione per l’introduzione, sotto Aureliano, della distribuzione gratuita di maiale.
La disponibilità di cibo era influenzata anche dalla geografia, con impatti sulla dieta e sullo stato di salute. Analisi scheletriche condotte a Ercolano indicano che gli abitanti locali erano più alti rispetto alla media romana, forse grazie a un'alimentazione ricca di pesce resa possibile dalla vicinanza al mare. Secondo la bioarcheologa Rebecca Gowland, i bambini provenienti dalle classi più povere mostravano una crescita ridotta rispetto a quelli delle famiglie abbienti, e i resti scheletrici degli adulti poveri rivelano segni di stress fisico da lavoro intenso.
Nei periodi di crisi economica o di carestia, i poveri potevano essere costretti a diventare coloni — cioè agricoltori affittuari — per sopravvivere.
Cristianesimo.
Nell'antica Roma, i cristiani si impegnavano a mettere in luce la condizione dei più poveri, attirando l’attenzione pubblica sulle loro difficoltà e promuovendo un atteggiamento di solidarietà verso gli emarginati. Il teologo Agostino d'Ippona, attivo nel IV secolo, si soffermò in particolare sulle necessità delle fasce più indigenti della popolazione, definendole con i termini latini "egentes" e "indigentes". Agostino incoraggiava l’elemosina come forma concreta di carità, invitando i fedeli a condividere i propri beni: "lascia che il bisognoso gioisca del tuo dono, affinché tu possa gioire del dono di Dio." Allo stesso tempo, descriveva i cristiani come bisognosi della grazia divina, affermando: "Fornisci, dunque, ciò che manca al bisognoso, affinché Dio possa riempire il tuo essere interiore."
Nella letteratura cristiana dell’antichità, la povertà volontaria era spesso considerata una forma di virtù, capace di compensare la povertà involontaria. Clemente I, papa tra l’88 e il 99, affermava che "Molti si sono consegnati alla schiavitù, fornendo cibo ad altri con il prezzo ricevuto per sé stessi." San Girolamo, teologo del IV e V secolo, consigliava alla nobildonna romana Giulia Eustochio di rinunciare a ricchezze e proprietà: "Devi anche evitare il peccato dell'avidità, e questo non solo rifiutandoti di impossessarti di ciò che appartiene agli altri, poiché ciò è punito dalle leggi dello Stato, ma anche non trattenendo le tue proprietà, che ora non sono più tue."
Il teologo del II secolo Tertulliano descrisse una comunità cristiana che gestiva un tesoro collettivo, le cui donazioni erano destinate a sostenere i poveri. Un esempio analogo si trova in Paolino di Nola, vescovo del IV secolo, che descrisse il senatore cristiano Pammachio mentre offriva un banchetto per i poveri nella Basilica di San Pietro, come riportato nelle sue epistulae.
I canoni dei concili ecclesiastici del V e VI secolo, specialmente nella Gallia, affrontavano spesso la gestione delle finanze ecclesiastiche, cercando di prevenire l'uso improprio dei fondi destinati ai poveri. In una lettera del 475, Papa Simplicio (468-483) denunciò il comportamento del vescovo Gaudenzio, che si era appropriato di beni della chiesa a fini personali. Anche San Girolamo menzionò episodi di corruzione ecclesiastica in una lettera a Nepoziano, affermando: "Rubare a un amico è un furto, ma frodare la chiesa è un sacrilegio", definendo tali atti "la più manifesta delle infamie."
Secondo Pelagio, teologo del IV secolo, i poveri erano meno esposti alla tentazione del peccato rispetto ai ricchi: "è più facile per il povero spogliarsi di tali sentimenti che per il ricco, poiché la povertà non solo non fornisce la materia prima per il peccato, ma nella maggior parte dei casi lo rende impossibile."
Tuttavia, non tutti i pensatori cristiani condividevano l’idea che la ricchezza dovesse essere rifiutata. Clemente di Alessandria, teologo del III secolo, considerava la ricchezza moralmente neutra, sostenendo che ciò che contava era l’uso che se ne faceva.
Bibliografia.
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Voci correlate.
- Storia di Roma
- Civiltà romana
- Povertà nella Roma del XVI secolo
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Alpha (film 2025 Ducournau)
Alpha è un film del 2025 scritto e diretto da Julia Ducournau. Ha concorso al 78º Festival di Cannes.
Trama.
Negli anni '80, Alpha, una tredicenne di origini berbere cresciuta dalla madre, torna a casa un giorno con la lettera "A" incisa sul braccio per bravata: sua madre comincia a temere che abbia contratto in questo modo una malattia trasmessa col sangue che pietrifica letteralmente le persone, trasformandole in statue di marmo, come già accaduto a suo fratello Amin anni prima.
Produzione.
Le riprese sono cominciate nel settembre del 2024 a Le Havre e vi sono rimaste fino alla fine di ottobre, quando si sono spostate per due giorni a Pont-Audemer. Si sono poi trasferite in Normandia per 35 giorni, concludendosi a Parigi nel mese di novembre. Tahar Rahim ha perso 20 chili per la parte di un eroinomane.
Distribuzione.
Il film è stato presentato in anteprima il 19 maggio 2025 al 78º Festival di Cannes. È stato distribuito nelle sale cinematografiche franco-belghe a partire dal 20 agosto 2025 ed in quelle italiane dal 18 settembre 2025.
Critica.
In Italia, il film ha ricevuto un'accoglienza critica contrastata. Raffaele Meale su Quinlan assegna al film un voto di 5.5 con la motivazione che: "peccato che l’innegabile talento visivo della regista sia annacquato da un accumulo di materiali continuo ed esasperato, e da una scarsa attenzione alla storia che sta raccontando", mentre Simone Emiliani su Sentieri Selvaggi assegnando quattro stelle su cinque scrive che ""Alpha" è un cinema impetuoso e abbagliante, tra più radicali degli ultimi anni. Il contagio (sensoriale) – anche nella contrapposizione tra dolore e piacere – si insinua come un virus, in una sinfonia dissonante che continua a rimbombare nella nostra testa". Per Teo Youssoufian di CineFacts da Cannes 2025 il film è "un’opera potente ed espressiva eppure fragile, schiacciata in alcuni momenti dal peso delle sue stesse ambizioni".
Riconoscimenti.
- 2025 – Festival di Cannes
- In concorso per la Palma d'oro
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REGOLAMENTO (CE) N. 2262/98 DEL CONSIGLIO del 19 ottobre 1998 che stabilisce talune misure relative all'importazione di prodotti agricoli trasformati dalla Svizzera per tener conto dei risultati dei negoziati dell'Uruguay Round nel settore agricolo
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 113,
vista la proposta della Commissione,
considerando che nel quadro dell'accordo preferenziale tra la Comunità europea e la Svizzera sono state accordate su base di reciprocità alcune concessioni relative a determinati prodotti agricoli trasformati;
considerando che, a seguito della decisione 94/800/CE del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativa alla conclusione a nome della Comunità europea, per le materie di sua competenza, degli accordi dei negoziati multilaterali dell'Uruguay Round (1986-1994) (1), alcune concessioni relative ai prodotti agricoli trasformati sono state modificate a decorrere dal 1° luglio 1995;
considerando che, di conseguenza, alcuni aspetti dell'accordo preferenziale concluso con la Svizzera, in particolare il protocollo relativo ai prodotti agricoli trasformati allegato all'accordo medesimo, necessiterebbero di adattamenti per mantenere l'attuale livello delle preferenze reciproche;
considerando che, a tale scopo, sono ancora in corso con la Svizzera negoziati per giungere a un accordo sulle modifiche di detto protocollo; che, tuttavia, non è stato possibile concludere tali negoziati e porre in vigore gli adattamenti necessari entro il 1° luglio 1998;
considerando che in tale situazione è opportuno che la Comunità adotti misure autonome per salvaguardare l'attuale livello delle preferenze reciproche finché non saranno conclusi i negoziati; che i dazi risultanti da queste misure non possono essere più elevati di quelli derivanti dall'applicazione della tariffa doganale comune,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. Dal 1° luglio 1998 al 30 giugno 1999 gli importi di base presi in considerazione nel calcolo degli elementi agricoli e dei dazi addizionali applicabili all'importazione nella Comunità dei prodotti originari della Svizzera sono quelli menzionati nell'allegato del presente regolamento. Tuttavia, qualora il risultato di tale calcolo sia superiore all'importo derivante dall'applicazione della tariffa doganale comune, si applica quest'ultimo importo.
2. Se la Svizzera non applicasse più le misure reciproche in favore della Comunità, la Commissione può, secondo la procedura prevista dall'articolo 16 del regolamento (CE) n. 3448/93 (2), sospendere l'applicazione delle misure previste nel paragrafo 1.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Esso è applicabile a decorrere dal 1° luglio 1998.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Lussemburgo, addì 19 ottobre 1998.
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Encantado
Encantado è un film del 2002 diretto da Corrado Colombo. Il film è stato girato a Cuba e in Italia.
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Eccidio dell'Aldriga
LEccidio dell'Aldriga è stato una strage nazista compiuta dalla Wehrmacht, il 19 settembre 1943 a Valletta Aldriga.
Storia.
Il 19 settembre 1943 dieci militari italiani prelevati dal campo di concentramento del Gradaro di Mantova, furono fucilati dai militari tedeschi.
Il massacro si inserì in una strategia terroristica preventiva attuata nei giorni immediatamente successivi all'8 settembre 1943 quando fu resa pubblica la notizia che il Regno d'Italia cessava le ostilità contro le forze britanniche e statunitensi. Nella difesa della stazione ferroviaria di Mantova il 9 settembre venne ucciso il Capitano Renato Marabini e gli altri soldati catturati. Seguirono l'uccisione di Giuseppina Rippa l'11 settembre e la fucilazione di don Eugenio Leoni il 12 settembre.
All'alba di domenica 19 settembre 1943 i tedeschi dissero agli internati del campo di concentramento del "Gradaro" di cercare dieci volontari per scavare delle trincee. I dieci militari che si fecero avanti, furono portati a pochi chilometri dalla città in una zona denominata Valletta Aldriga, in territorio del Comune di Curtatone, non lontano dal luogo dove furono impiccati i Martiri di Belfiore. Le vittime, giovani dai 19 ai 35 anni, vennero fucilati a uno a uno.
La rappresaglia venne motivata con il ferimento di due soldati tedeschi in un attentato, ma in realtà all'origine del ferimento fu una rissa fra austriaci e tedeschi raccontata come un'aggressione nemica per evitare pesanti provvedimenti disciplinari.
Le vittime.
- Aresi Giuseppe
- Bianchi Giuseppe
- Binda Luigi
- Colombi Mario
- Colombo Bruno
- Corradini Mario
- Corti Angelo Alessandro
- Pecchenini Luigi
- Passoni Attilio Andrea
- Rimoldi Francesco
Fonte:
Collegamenti esterni.
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Disuguaglianze post-apartheid in Sudafrica
L'elezione democratica del presidente Nelson Mandela nel 1994 segnò la fine dell'apartheid in Sudafrica un diffuso sistema di segregazione razziale che rafforzava la quasi totale separazione delle differenti etnie in Sudafrica. Durante l'apartheid, i sudafricani venivano classificati in quattro differenti etnie: bianca, nera, di etnia mista e indiana/asiatica, con circa l'80% della popolazione sudafricana classificata come nera, il 9% come bianca, il 9% come di etnia mista, e il 2% come indiana/asiatica; La popolazione bianca deteneva quasi tutto il potere politico in Sudafrica, mentre altre etnie erano quasi completamente emarginate. La fine dell'apartheid consentì alla nazione di mantenere la piena uguaglianza legale di tutti i sudafricani, indipendentemente dalla etnia di appartenenza.
Il Sudafrica di oggi ha da correggere le disuguaglianze sociali nate da decenni di apartheid. Malgrado un crescente prodotto interno lordo, gli indici di povertà, disoccupazione, disuguaglianza economica, speranza di vita, possedimenti fondiari sono calati a causa dell'aumento di popolazione conseguente alla fine del sistema dell'apartheid in Sudafrica lasciando il Paese socio-economicamente stratificato su base razziale. Le successive politiche di governo hanno cercato di correggere l'ineguaglianza con varie percentuali di successo.
Disuguaglianza economica in Sudafrica.
Molte delle ineguaglianze create e mantenute dall'apartheid, permangono ancora in Sudafrica. La disuguaglianza economica è peggiorata dalla fine dell'apartheid, è venuta ad essere meno associata alla etnia, e tra il 1991 e il 1996, la classe media bianca crebbe del 15% mentre la classe media nera crebbe del 78%.
Disuguaglianza economica.
Il paese ha uno dei più iniqui andamenti di distribuzione del reddito: circa il 60% della popolazione guadagna meno di 42.000R all'anno (circa 7.000$ americani), mentre il 2,2% della popolazione ha un reddito che supera i 360.000R all'anno (circa 50.000$). La povertà in Sudafrica è ancora largamente vissuta dalla popolazione nera. Nonostante molte politiche del Congresso Nazionale Africano puntassero a restringere il divario tra ricchi e poveri, ancora nel 2007 i neri sono sovra-rappresentati nelle fasce di popolazione più povere, costituendo il 90% di esse, pur essendo solo il 79,5% della popolazione totale.
Il 47% della popolazione sudafricana è considerata impoverita dal fatto di essere sotto la soglia di povertà nazionale di 43$ al mese e il numero di persone che vivono con meno di 1$ al giorno, è raddoppiato da 2 milioni nel 1994 a 4 milioni nel 2006. Il permanere della segregazione spaziale del periodo dell'apartheid degli africani neri in aree rurali povere è correlato a livelli più alti di povertà tra di essi.
Proprietà terriera.
Nel 2006, il 70% del territorio sudafricano era posseduto da bianchi, nonostante le promesse del Congresso Nazionale Africano di distribuire significative quantità di terra a sudafricani neri.
Cause della disuguaglianza successiva all'apartheid.
Disoccupazione.
Il Sudafrica ha tassi di disoccupazione estremamente alti. Il tasso complessivo di disoccupazione era del 26% nel 2004, con la disoccupazione concentrata principalmente tra neri non qualificati, che costituiscono il 90% dei disoccupati. Il governo del Congresso Nazionale Africano ha promesso di ridurre la disoccupazione complessiva del 14% entro il 2014, ma a maggio 2009 non ci sono stati significativi cali nella disoccupazione. La maggior parte dell'alto tasso di disoccupazione è dovuto al declino dell'industria manifatturiera. Il tasso di disoccupazione per i sudafricani neri è aumentato dal 23% nel 1991 al 48% nel 2002. La disoccupazione continua a crescere, nonostante una robusta crescita economica, suggerendo fattori strutturali che potrebbero limitare il mercato del lavoro.
Economia.
Il consigliere e successore del presidente Mandela Thabo Mbeki propende per la privatizzazione, i tagli di spesa del governo, l'incremento del libero scambio e restrizioni meno rigide sul capitale. Il Sudafrica moderno fa affidamento sulla ricchezza e sugli investitori stranieri per alimentare la sua economia, spronando le politiche che favoriscono questi gruppi. Il primo Congresso nazionale Africano concepì un Sudafrica socialista, ma questo era impopolare tra gli imprenditori, politici stranieri, e i mezzi di informazione. Per esempio, Mandela sostenne fortemente la nazionalizzazione del settore bancario, dell'attività mineraria e dei monopoli, ma fu costretto a cambiare questo obiettivo a causa delle pressioni da parte degli investitori esteri e delle entità economiche internazionali come la Banca Mondiale, la quale incoraggiò invece il governo sudafricano a promuovere la crescita del settore privato per creare lavori che avrebbero alleviato la povertà.
Il rapporto sulla crescita, l'occupazione e la redistribuzione (GEAR), preparato dal Ministero delle Finanze, la Banca dello Sviluppo dell'Africa del Sud, la Banca della Riserva del Sudafrica e rappresentanti della Banca Mondiale, collegarono ulteriormente i tassi di crescita economica e gli obiettivi sociali. Per creare un clima d'affari competitivo per gli investitori esteri, il GEAR affermò che il Sudafrica dovesse attivare delle politiche neoliberali. Il GEAR raccomandava politiche che promuovessero una crescita industriale globalizzata e invocavano misure quali la moderazione del salario per incoraggiare la crescita economica. Le unioni sudafricane criticavano pesantemente il GEAR, affermando che esso rinforzasse le condizioni economiche dell'apartheid.
Soluzioni e politiche.
Riforma agraria.
Nel 1994, il neoeletto Congresso Nazionale Africano cominciò a sviluppare un programma di riforma agraria. Ciò include tre fondamentali strumenti di riforma: redistribuzione, risarcimento e riforma del regime della proprietà terriera. La redistribuzione punta a trasferire aziende agricole di proprietà di bianchi ad africani neri. La restituzione implica di dare un compenso per una perdita di terra ai bianchi a causa dell'apartheid, del razzismo e della discriminazione. La riforma agraria si batte per fornire un accesso più sicuro alla terra. Numerose leggi sono state promulgate per facilitare la restituzione, la redistribuzione e la riforma agraria. Le disposizioni della legge sulla concessione di insediamento di determinati terreni del 1996 determina la terra a scopo di insediamento e assicura assistenza finanziaria a coloro che acquisiscono il terreno. La legge sui diritti di restituzione del terreno del 1994, guidò l'attuazione della restituzione e le diede una base legale. La legge sull'estensione della sicurezza della proprietà del 1996 aiuta le popolazioni rurali ad ottenere diritti più forti per il loro terreno e regola i rapporti tra i proprietari dei terreni rurali e coloro che ci vivono. Finora queste misure di riforma agraria hanno avuto un'efficacia parziale. Fino al 1998, più di 250.000 sudafricani neri ricevettero un terreno come risultato del Programma di redistribuzione della terra. Pochissime richieste di risarcimento sono state accolte. Nei cinque anni dopo che i programmi di riforma agraria erano stati istituiti, solo l'1% dei terreni ha cambiato proprietario, nonostante l'obiettivo del 30% del Congresso Nazionale Africano.
Il programma di Ricostruzione e Sviluppo.
Il Programma di Ricostruzione e Sviluppo (in inglese "Reconstruction and Development Programme" o "RDP") era un programma socioeconomico con l'intento di affrontare le iniquità razziali creando opportunità di lavoro e di affari per la gente di colore. Tuttavia, il Programma è stato una politica di breve durata, dovuto soprattutto alle proteste degli investitori e dei portatori di interesse che non avevano alcuna possibilità di far sentire le loro proposte nella formazione del Programma. Le critiche rivolte al programma stigmatizzano il fatto che veniva enfatizzato la stabilità macroeconomica piuttosto che la stabilità sociale.
La legge del 2003 per il rinforzo su larga scala dell'economia della gente nera _Black_Economic_Empowerment aveva l'intento di offrire nuove opportunità economiche per le comunità svantaggiate. I suoi obiettivi includono il raggiungimento del diritto costituzionale di uguaglianza, aumentare la partecipazione su larga scala dei neri all'economia, proteggere il mercato economico comune, e assicurare pari dignità negli accessi ai servizi erogati dal governo. Molti esperti ritengono l'Atto in grado di far avanzare la crescita economica, di promuovere nuove imprese e di favorire opportunità di lavoro sostenibile per le persone precedentemente private del diritto di voto. Il monitoraggio dei guadagni correlati e la messa in atto sono ostacoli persistenti per il successo della legge. Degno di nota è anche il fatto che la legge è rivolta a beneficiari provenienti esclusivamente dai gruppi svantaggiati di buona condizione economica. Quando ciò accade, la disuguaglianza fra bianche e neri migliora, ma la disuguaglianza fra ricchi e poveri peggiora.
Voci correlate.
- Apartheid
- Storia del Sudafrica
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John McLendon
È ricordato per essere stato il primo allenatore afroamericano nella storia della pallacanestro sia a livello universitario che professionistico, inoltre fu uno dei maggiori contributori nello sviluppo di una pallacanestro giocata a un più alto ritmo e velocità, e a lui sono attribuite innovazioni come il fast break, il full-court press e la four corners offense.
È membro del Naismith Memorial Basketball Hall of Fame dal 1979 in qualità di contributore e dal 2016 come allenatore.
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[T] Capelli lunghi e oli per doppie punte [/T] [18] [P] [Deleted User]: Come da titolo, ho i capelli molto lunghi e sulla parte finale mi stanno diventando tipo paglia. Ogni tanto per evitare che accada questo me li taglio di poco sulle punte però vorrei iniziare ad usare oli.
Non so quale scegliere: ce ne sono troppi e non me ne intendo. Mi piacerebbe un olio profumato se possibilmente è abbastanza naturale (senza siliconi) e soprattutto che faccia effetto.
Mi consigliate una buona marca che non costi cifre esagerate ? [P] taide_10789407: Come da titolo, ho i capelli molto lunghi e sulla parte finale mi stanno diventando tipo paglia. Ogni tanto per evitare che accada questo me li taglio di poco sulle punte però vorrei iniziare ad usare oli.
Non so quale scegliere: ce ne sono troppi e non me ne intendo. Mi piacerebbe un olio profumato se possibilmente è abbastanza naturale (senza siliconi) e soprattutto che faccia effetto.
Mi consigliate una buona marca che non costi cifre esagerate ?
se vuoi provare gli oli puoi tranquillamente usare quelli alimentari e ci metti 1-2 gocce di olio essenziale di rosmarino o lavanda o amyris o cedro himalayano.
ma non ti aiuteranno per le doppie punte: una volta formatesi la sola cosa è tagliare. per la prevenzione in primis devi eliminare piastre e phon caldissimo, tinte e decolorazioni. a me ha aiutato tantissimo l'aver iniziato ad accettarli per come sono senza volerli stravolgere troppo. sono diversi mesi che sto utilizzando le erbe tintoree per scurirli e devo dire che l'hennè, almeno su di me ha fatto miracoli [P] iside_11260192: Io ho i capelli fini che si rovinano facilemente nonostante li spunto continuamente: uso l'olio di argan di Vitalcare prima di asciugare i capelli, mentre quasi a fine asciugatura do due spruzzate di balsamo senza risciacquo della biopoint.
Ho provato tante volte con prodotti naturali (olio di cocco, di mandorla, argan puro,ecc.) ma li assorbono troppo e mi restano unti :-(
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[T] Idem con patate [/T] [15] Il cibo è presente a tutto tondo nella nostra vita, anche nei modi di dire. [Lo abbiamo visto con i cavoli](<http://www.mercatocentrale.it/blog/crucifere-da-scoprire-di-cavoli-e-di-re>), che hanno dato origine a molti proverbi a dispetto del loro valore nutrizionale e del loro utilizzo in cucina, lo stesso vale per la **rapa e le patate**. Dire a qualcuno che è una " _testa di rapa_ " di certo non è un complimento e si dice proprio perché, considerato lo scarso valore nutritivo e la povertà dell'alimento, chi ha una testa di rapa ha anche poco cervello; la sua forma tondeggiante e liscia ricorda anche una testa rasata, per questo si dice anche " _raparsi_ " quando si decide di tagliarsi i capelli a zero. Abbiamo scoperto, [nel mondo delle osterie](<http://www.mercatocentrale.it/blog/aggregazione-ai-tempi-dell-osteria>), da dove arriva il termine " _infinocchiare_ ", ovvero da una pratica diffusa tra gli osti disonesti che per camuffare il sapore del vino di cattiva qualità offrivano del finocchio per confondere il cliente con il suo sapore dolce.
La cosa o la persona giusta al momento giusto capita esattamente " _come il cacio sui maccheroni_ ", sicuramente tutti ne avranno mangiato almeno un piatto e non servirà alcuna spiegazione a questo modo di dire, il gusto parla da sé! Se invece vi doveste trovare in una situazione in cui solo a voi sfugge l'evidenza, vi sentirete dire di avere le _fette di prosciutto o di salame, sugli occhi_ , in base alla regione in cui vi trovate. Accecati dai salumi e magari con _una patata bollente tra le mani_ , vale a dire una situazione scomoda e difficile da gestire, l'importante è che non rischiate di ripetere gli stessi errori o di dire le stesse cose, altrimenti vi ritrovereste a _servire una minestra riscaldata_.
L'uso di alcuni ingredienti in cucina o le loro qualità, le loro forme, hanno portato alla nascita di altri modi di dire: " _essere come il prezzemolo_ ", ovvero ficcare il naso dappertutto, visto il largo utilizzo del prezzemolo in cucina; invece se si parla di abbigliamento, quando il tempo è incerto, vi viene consigliato di vestire " _a cipolla_ ", quindi a strati. Per capire meglio il motivo, vi basterà tagliare una cipolla a metà, e preparate i fazzolettini, inizierete a piangere, ma basta che non lo facciate _sul latte versato_.
Le storie che si nascondono dietro i modi di dire spesso sono molto interessanti, come quella che riguarda il " _fare la scarpetta_ ", pratica comune e graditissima, anche se sconsigliata dai manuali di bon ton. C'è chi dice che la scarpetta fosse un tipo di pasta che permetteva di raccogliere meglio il sugo rimasto sul fondo del piatto.
Dall'usanza di conservare il vino migliore nelle botti più piccole arriva anche un altro proverbio in difesa delle persone piccole di statura e non solo. E se la persona in questione è così gradevole, si può dire anche che è _buona come il pane_ ; se invece non c'è un grande feeling e la persona non fa per voi, vuol dire che _non è pane per i vostri denti_. Sul **pane** ci sono innumerevoli modi di dire, dopotutto è un alimento base e preziosissimo e può essere visto sia negativamente che positivamente anche se la sua importanza non viene mai sminuita, al punto che si lavora per potersi guadagnare il " _pane per la vecchiaia_ ", vale a dire per garantirsi il minimo indispensabile per poter vivere bene. E senza pane, soprattutto, non si potrebbe fare una buona scarpetta!
Vi hanno mai detto che " _chi dorme non piglia pesci_ "? I pescatori devono svegliarsi molto presto per poter portare a casa buoni risultati e nella vita in generale, è consigliato non poltrire e dormire troppo se si vuole combinare qualcosa di buono. Quante volte, poi, avrete detto " _idem con patate "_ senza sapere l'origine di questo modo di dire? In questo caso ci sono due versioni della storia, una riguarda la tradizione culinaria tedesca e la notevole diffusione delle patate, mentre l'altra ha a che fare con una vecchia barzelletta in cui una famiglia di analfabeti si trovò per la prima volta in un ristorante e non sapendo leggere, ordinando a caso si ritrovò a tavola un piatto di fagioli. La moglie del capo famiglia per darsi un tono decise di origliare al tavolo accanto, dove la signora benestante dopo aver visto un delizioso pollastro chiese al cameriere " _ **idem con patate**_ ". La signora analfabeta, decidendo di imitarla, si ritrovò al tavolo ancora una volta un piatto di fagioli, ma accompagnato dalle patate.
Foto di Federica Di Giovanni
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[T] [help] Fotografare dei Quadri [/T] [02] [P] 99caos: Salve gente,
devo fare delle foto ai quadri di mia sorella per farle un sito, mi stavo
chiedendo quali fossero le condizioni migliori per farle.
Di questi quadri pochi hanno il vetro davanti e cmq non sono ad olio ma ad
acrilico quindi non hanno grossi problemi di riflessione.
Le foto le eseguirņ con la fotocamera digitale Nikon coolpix 5000.
Questa ha un ottima calibrazione manuale del bianco quindi non ho grossi
problemi di illuminazione.
Tuttavia mi chiedevo se qualcuno di voi potesse darmi dei suggerimenti al
riguardo.
Ovviamente credo che convenga usare il tele per avere la minima distorsione
ma per quanto riguarda l'illuminazione?
Va bene una luce da dietro le mie spalle o conviene una laterale?
Grazie per i suggerimenti...
Luciano Amodio
http://www.photosig.com/viewuser.php?id=17126 [P] Plasson: 99caos <
punkpu...@libero.it
> wrote:
> Salve gente,
>
> devo fare delle foto ai quadri di mia sorella per farle un sito, mi
> stavo chiedendo quali fossero le condizioni migliori per farle.
>
> Di questi quadri pochi hanno il vetro davanti e cmq non sono ad olio
> ma ad acrilico quindi non hanno grossi problemi di riflessione.
>
> Le foto le eseguirò con la fotocamera digitale Nikon coolpix 5000.
> Questa ha un ottima calibrazione manuale del bianco quindi non ho
> grossi problemi di illuminazione.
>
> Tuttavia mi chiedevo se qualcuno di voi potesse darmi dei
> suggerimenti al riguardo.
>
> Ovviamente credo che convenga usare il tele per avere la minima
> distorsione ma per quanto riguarda l'illuminazione?
> Va bene una luce da dietro le mie spalle o conviene una laterale?
>
Se sono oli ci diventi scemo, specie se le penellate hanno anche un
minimo rilievo. Feci la stessa domanda un annetto fa e mi presero per il
culo una settima (ero se possibile ancor più incompetente di adesso),
'stardi... ;-)
In ogni caso credo che la disposizione ideale siano due faretti
(bilancia il bianco) laterali messi a 45 gradi rispetto alla tela, e la
macchia lontana con il tele. Se la luce fosse riflessa su una sup.
bianca e non diretta forse sarebbe meglio. Inutile dire che il
cavalletto è indispensabile.
--
Plasson
(gigi vega su photosig) [P] 99caos: Grazie, ti farň sapere [P] Cipper Cip: > ma per quanto riguarda l'illuminazione?
> Va bene una luce da dietro le mie spalle o conviene una laterale?
La miglior luce in assoluto è quella laterale proveniente da una
finestra in una giornata grigia (sai quelle giornate nuvolose-fosche che
il cielo è grigio ma luminoso .... ottima luce). Altrimenti due lampade
laterali e bilanciamento del bianco accurato (su cavalletto).
ciao
--
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Basuki Resobowo
Nato da un padre trasmigrante a Sumatra, fin da giovane mostrò interesse per le arti visive, ma venne indirizzato negli studi verso l'insegnamento. Dopo un breve periodo in una scuola di Taman Siswa a Batavia (oggi Giacarta), studiò design e incominciò a lavorare come geometra mentre produceva schizzi e copertine di libri. Recitò in un solo film, "Kedok Ketawa" della Union Films, ma rimase vicino alla comunità di attori, prima come scenografo durante l'occupazione giapponese delle Indie orientali olandesi, poi per Perfini nei primi anni Cinquanta.
Negli anni Quaranta e Cinquanta Resobowo divenne famoso come pittore, lavorando con artisti come Trisno Sumardjo e Oesman Effandi. Alla fine degli anni Cinquanta era a capo del dipartimento di arti visive dell'Institute for the People's Culture. Tuttavia, il clima politico dell'Indonesia rese presto pericolose le sue inclinazioni di sinistra, tanto che fu costretto ad andare in esilio a partire dagli anni Sessanta, stabilendosi infine ad Amsterdam, nei Paesi Bassi. Lì scrisse ampiamente sull'arte fino alla sua morte.
Filmografia.
- "Kedok Ketawa", regia di Jo An Djan (1940)
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[T] My Italian TV hell [/T] [03] [P] TV: Finalmente una seria critica alla spazzatura che vediamo ogni giorno
in TV:
http://news.ft.com/home/rw/
ho già assaltato
www.tg5.it
Ma mentana che ca@@o ha sempre da ridere? crede di essere superiore a
tutti e a tutto? Crede che gli Italiani siano stupidi?
Ha commentato ironicamente la notizia del FT con medioman j. scotti
(ma qual'è il suo vero nome?) e compiaciuti si sono fatti una
risata.Siete patetici ! [P] ac: si vede che non hai visto molto le tv estere! (francia, germania, e anche
inghilterra, per non parlare del resto) al confronto, e sono del tutto
d'accordo su mentana &c, le nostre tv sono ancora le meno peggio... Non
rinunciamo a criticare me neppure bisogna farsi impressionare da articoli
evidentemente pilotati, per motivi vari ma non misteriosi, scritti da gente
che non ha titolo per criticare, soprattutto considerando quello che devono
sorbirsi in casa loro. Anche in termini poi di possibilità di scelta non si
può dire che il bel paese sia secondo a molti, certamente non lo è in
confronto ai paesi sopra citati, che devono senza eccezioni accontentarsi di
meno. Spariamo pure sui nostri non pochi cialtroni e guitti televisivi ma
smettiamola con il complesso di inferiorità che ci porta ad acconsentire con
qualsiasi raglio d'asino anti-italiano pubblicato sui soliti media
"indipendenti" (my ass) internazionali.......
ac
TV <
T...@tv.com
> wrote in message
9efj2vko2vggfft26...@4ax.com...
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Uridintrifosfato
L'uridintrifosfato è un nucleotide pirimidinico avente per base azotata l'uracile legato tramite l'atomo di azoto e con legame glicosidico all'atomo C1' del ribosio; questo a sua volta è legato tramite l'atomo C5' ad un gruppo trifosfato, per cui la molecola prende anche il nome di uridin-5'-trifosfato.
Funzioni.
L'uridintrifosfato (UTF ovvero UTP all'inglese) fornisce anche l'energia necessaria in reazioni metaboliche come fa l'adenosintrifosfato ma è più specifico. Nell'attivare un substrato l'uridintrifosfato si trasforma di solito in uridindifosfato rilasciando un gruppo fosfato.
- A livello intracellulare svolge un ruolo come substrato per la sintesi dell'acido ribonucleico durante la trascrizione.
- L'UTF gioca un ruolo importante come coenzima nel metabolismo del galattosio.
L'UTF svolge importanti funzioni anche a livello extracellulare.
- Nella cura di processi infiammatori a livello polmonare, dell'orecchio medio ed interno e dei seni paranasali stimola la frequenza ciliare per l'espulsione delle mucose e l'idratazione delle stesse inoltre stimola il rilascio di mucina da parte delle cellule caliciformi
- Come anche altri nucleotidi l'UTF stimola il rilascio di tensioattivi fosfolipidici da parte degli pneumociti di secondo tipo
- L'UTF può svolgere anche un ruolo di mediatore infiammatorio come ligando presso la membrana cellulare, dove attiva speciali recettori proteici con effetti dannosi per la cellula. Questi effetti sono determinanti per esempio nei processi neurodegenerativi (a seguito di ischemia) laddove questi ed altri nucleotidi vengono rilasciati copiosamente: bloccando il recettore GPR17 con antagonisti comuni dell'UTF, si riesce ad evitare la progressione a tutta la cosiddetta zona di penombra del danno ischemico.
Programmi di ricerca correlati e approfondimenti.
- Identificazione, espressione funzionale e caratterizzazione fisiopatologica di nuovi recettori purinici dell'Università degli Studi G.D'Annunzio di Pescara e Chieti
- dell'Università degli Studi di Perugia
- Recettori purinergici e neuroprotezione dell'Università degli Studi di Milano
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Lettera di Verdini a Dell'Utri e Confalonieri x la migliore strategia al fine di eleggere il Kaimano Che bella comitiva di uomini d'onore a rappresentare l'Italia Nuddu si pigghia s'un s'assumighia Non c'è + non dico dignità ma semplicemente senso della misura😊 MALEDETTI
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[T] Domani è il giorno della verità per i nuovi OGM [/T] [17] ## nuovi ogm
## Sui nuovi OGM può finire il principio di precauzione
(Rinnovabili.it) - Quella di domani sarà una sentenza cruciale, in ogni caso. La Corte di Giustizia Europea è chiamata a dare una risposta al ricorso del Consiglio di Stato francese sui **nuovi OGM** , fornendo una lettura chiara della normativa comunitaria sulla modificazione genetica. A partire da questa sentenza, l'Unione Europea dovrà adottare nel 2018 un provvedimento che **includa o escluda le nuove tecniche di manipolazione dalla direttiva 2001/18**.
Si tratta di un passaggio potenzialmente senza ritorno: se le cosiddette New Breeding Techniques (NBT) usciranno dal campo di applicazione della legge, i loro prodotti saranno venduti nel mercato europeo senza etichette, senza tracciabilità e senza le valutazioni del rischio riservate agli OGM. Se lo meritano? molti esperti credono di sì, perché sarebbero in grado di modificare il genoma in maniera più prevedibile e precisa rispetto alle tecniche di transgenesi classica. Inoltre, promettono di non fare più il temuto salto di specie, che comportava l'inserimento di geni animali in cellule vegetali. Le NBT mixeranno soltanto specie affini, per renderle più resistenti ai patogeni e alla siccità, più produttive o più durevoli. Inoltre, i geni esogeni inseriti negli organismi bersaglio verranno estromessi nella sua "versione finale".
**> > [Leggi anche: Cosa sono i nuovi OGM e perché destano preoccupazioni](<http://www.rinnovabili.it/ambiente/cosa-sono-nuovi-ogm-333/>) <<**
Al di là di queste prospettive, condivise con entusiasmo anche dal governo italiano, rimangono tuttavia **molti puntinuovi ogm non chiariti**. I potenziali effetti indesiderati causati dalle **centinaia di mutazioni off-target** denunciate da diversi ricercatori restano un punto interrogativo non da poco. E dimostrano che la maggior precisione delle nuove biotecnologie non è poi così reale. La realtà è che non esiste un metodo scientifico che oggi sia in grado di prevedere i rischi ambientali o sanitari delle New Breeding Techniques, e la scienza è ben lontana dal poter vantare certezze su una loro sicurezza. Lo hanno scritto 60 scienziati europei di fama internazionale in un [appello pubblicato di recente](<https://ensser.org/news/ngmt-statement/>), che chiede di regolamentare tutti i nuovi processi e prodotti biotecnologici in maniera rigorosa. In caso contrario, sostengono, l'Unione Europea si appresta a **smantellare il principio di precauzione** , riversando l'onere della prova sui cittadini e i consumatori, come già avviene in Nordamerica. Un'apertura già avviata dai grandi accordi commerciali con Stati Uniti (TTIP) e Canada (CETA). Un'apertura che le grandi multinazionali del biotech, finora tenute fuori dalla porta, non vedono l'ora di sfruttare.
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È indetto un concorso riservato, per titoli ed esami, per la
copertura di otto posti a tempo indeterminato di personale della
figura professionale di Funzionario abilitato ingegnere (indirizzo
idraulico-ambientale, indirizzo civile-stradale-strutturale,
indirizzo elettro-meccanico), categoria D, livello base, prima
posizione retributiva del ruolo unico del personale provinciale.
Il concorso è riservato a coloro che hanno maturato presso la
Provincia Autonoma di Trento almeno 365 giorni di servizio nel
periodo dall'1° gennaio 2002 al 13 dicembre 2006 con rapporto di
lavoro a tempo determinato.
Il termine per la presentazione delle domande è fissato per le
ore 12 del giorno 27 giugno 2007.
Il testo integrale del bando, del fac-simile della domanda di
partecipazione e dell'elenco dei titoli sono pubblicati nel B.U.R.
della regione Trentino-Alto Adige n. 21 di data 28 maggio 2007
nonchè sul sito Internet: www.concorsi.provincia.tn.it
Ulteriori informazioni possono essere richieste a: Provincia
autonoma di Trento - Servizio per il personale - Ufficio concorsi
tel. 0461/496330.
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| 0.534653
| 202
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Bando di gara a procedura aperta per appalto servizi
di valutazione strategica e operativa del POR Veneto 2007-2013
Parte di provvedimento in formato grafico
C-0812360 (A pagamento).
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[T] Io la faccio, io la consumo [/T] [09] Prendete kilowatt di energie rinnovabili e aggiungete una dose di mutualita. Frullate. Avete dato vita a una cooperativa elettrica di produttori e utilizzatori insieme come "Retenergie", che e nata a Fossano, in provincia di Cuneo, a fine dicembre. Lo scopo: distribuire energie elettrica "verde" e rigorosamente autoprodotta ai propri associati.
Per questo, nella fase iniziale i soci fondatori (che sono 13) stanno lavorando a progettare e sviluppare i primi impianti di produzione (fotovoltaici, micro-idroelettrici), quelli che renderanno possibile realizzare il fine statutario della cooperativa: "Fornire tecnologie e prodotti energetici alle migliori condizioni di utilizzo, tecniche, ambientali ed economiche".
A breve dovrebbe partire la costruzione dei primi due impianti: un micro-idroelettrico in provincia di Reggio Emilia e un tetto fotovoltaico su un edificio pubblico in Toscana. Del "capitale" di energia rinnovabile di "Retenergie" fa parte anche il tetto fotovoltaico da 20 kilowatt di una cooperativa sociale di Mondovi (nella foto), in provincia di Cuneo. È stato inaugurato nella primavera del 2008 ed e il risultato della campagna "Adotta un kilowatt", promossa dall'associazione "Solare collettivo" ([www.solarecollettivo.it](<http://www.solarecollettivo.it>)).
"Con la cooperativa elettrica si chiude un circolo virtuoso che parte dalla produzione arrivando fino al consumo: possiamo includere gli utilizzatori finali di energia in questo quadro". Marco Mariano e un agricoltore biologico e il presidente della cooperativa "Retenergie".
È stata sua, un paio d'anni fa, dal blog "40 anni appena fatti", l'idea di fare rete per costruire un impianto fotovoltaico collettivo, l'iniziativa che ha dato vita a Solare collettivo. "Ci siamo dati un anno di tempo per risolvere tutte le pratiche formali che riguardano la trasmissione dell'energia, attraverso la rete nazionale di Terna, e le questioni inerenti il 'conto energia' e i 'certificati verdi'. Tra un anno e mezzo speriamo di poter distribuire energia elettrica agli associati".
"Retenergie" guarda da vicino e cerca di replicare (in modo rigorosamente "verde") l'esperienza centenaria delle cooperative di produzione elettrica dell'arco alpino, che sono 34 e servono almeno 50mila utenze (vedi Ae 99): all'interno del regime di liberalizzazione del mercato elettrico (vedi Ae 101), solo la forma cooperativa consente di produrre energia elettrica e di venderla, dal momento che diventa un servizio offerto ai propri soci, che sono clienti ma allo stesso tempo proprietari.
"Stiamo calcolando il costo del servizio -spiega Mariano-: poiche gli impianti saranno de-localizzati rispetto alle abitazioni dei soci, utilizzeremo la linea elettrica per trasportare questa energia, affittandola a Terna".
A chi vuole associarsi i fondatori di "Retenergia" chiedono un po' di pazienza: da aprile sara possibile diventare sovventori della cooperativa (versando un minimo di 500 euro nell'arco di 5 mesi dalla data di sottoscrizione). Ogni sovvenzione sara legata a uno dei progetti di produzione di energia rinnovabile definiti dalla cooperativa; quelli che apriranno le porte anche ai soci cooperatori (quota minima di 50 euro), che firmeranno con "Retenergia" il contratto di fornitura di energia. Marco Mariano la chiama democrazia energetica: "energia da fonti rinnovabili, finanziata, prodotta, gestita, garantita e ora anche consumata dai cittadini/soci".
Info: Retenergie, via Marene 18b, Fossano (Cuneo); sito internet [www.retenergie.it](<http://www.retenergie.it>), tel. 333-46.82.519; e-mail nuovaterra@gem.it (Marco) o davide.burdisso@fastwebnet.it (Davide)
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[T] Alfa Romeo: anche giugno è negativo in Italia, il primo semestre si chiude con un forte calo di vendite [/T] [19] >>
>> Come ogni inizio mese, cominciano ad arrivare i dati sulle vendite del mese appena concluso. Durante il mese di **giugno,** come confermato dai risultati ufficiali diffusi oggi, **Alfa Romeo ha registrato un nuovo calo di vendite** anche se, rispetto ai mesi scorsi, il risultato ottenuto dal marchio italiano è sicuramente meno drammatico del previsto. Come prevedibile, inoltre, il primo semestre è stato estremamente negativo per Alfa Romeo che ha venduto quasi la metà di quanto registrato nel primo mese dello scorso anno.
>>
>> Andiamo con ordine e partiamo dai risultati di giugno. Nel corso del sesto mese del 2019, il marchio Alfa Romeo ha venduto un totale di **2.554 unità in Italia** facendo così registrare un **calo percentuale del 30%** rispetto al giugno del 2018 quando il brand raggiunse quota 3600 unità vendute. La quota di mercato di Alfa Romeo a giugno è stata, quindi, pari all'1.49%, in netto calo rispetto al 2.1% registrato nel giugno dello scorso anno.
>>
>> Grazie ai risultati di giugno, **Alfa Romeo porta a 14.402 le unità vendute nel corso del primo semestre del 2019**. Si tratta di un netto passo indietro rispetto ai dati del primo semestre del 2018, chiuso da Alfa Romeo con un totale di oltre 27 mila unità vendute in Italia. Il calo percentuale registrato dal marchio italiano è, quindi, pari al **-47.2%.** Da notare, inoltre, che la quota di mercato di Alfa Romeo è passata, per effetto di questo calo di vendite, dal 2.43% del primo semestre dello scorso anno ad appena l'1.33%.
>>
>> Tra i marchi che hanno superato le 1.000 unità vendute in Italia nel corso del primo semestre, Alfa Romeo ha fatto registrare il peggior risultato in assoluto, confermando, ancora una volta, il momento estremamente difficile che il brand sta attraversando a causa di una gamma ridotta all'osso e di pochissime novità in arrivo.
>>
>> Vediamo ora come sono andate le vendite dei singoli modelli di Alfa Romeo al termine del primo semestre del 2019.
>>
>> ## **Alfa Romeo: lo Stelvio è ancora il modello più venduto in Italia del brand**
>>
>> Nonostante un leggero calo di vendite rispetto al primo semestre del 2018, l' **Alfa Romeo Stelvio** si conferma essere il modello più venduto del marchio italiano nel nostro Paese. A giugno, infatti, il SUV ha raggiunto quota 1.101 unità vendute, registrando un leggero calo percentuale (-8%) rispetto ai dati raccolti nel giugno dello scorso anno.
>>
>> Grazie al risultato di giugno, **lo Stelvio porta a 6.342 il totale di unità vendute in Italia nel corso del primo semestre dell 'anno,** conservando la leadership del suo segmento di mercato nonostante un calo di vendite, rispetto al primo semestre dello scorso anno, pari al **-19%.** Da notare che il 44% delle unità vendute da Alfa Romeo in questa prima parte di 2019 in Italia sono legate al SUV.
>>
>> Alfa Romeo vendite italia
>>
>> Segnaliamo, inoltre, che l' **Alfa Romeo Giulietta** ha raggiunto quota **5.860 unità vendute in Italia nel corso del primo semestre del 2019.** Il risultato registrato dalla segmento C del marchio italiano è decisamente negativo. Rispetto al primo semestre del 2018, in cui le unità di Giulietta vendute erano state più di 11 mila, la segmento C della casa italiana ha fatto registrare un **calo percentuale del 53%** confermando, ancora una volta, di non poter più garantire i risultati ottenuti negli anni passati e di aver bisogno di un aggiornamento importante, come una nuova generazione, e non di un leggero restyling come avvenuto con il debutto del Model Year 2019.
>>
>> Per il momento, inoltre, non sono disponibili i dati completi dell' **Alfa Romeo Giulia.** La berlina è in profonda crisi nel nostro mercato ed è da tempo scivolata al di fuori delle 50 auto più vendute in Italia. In ogni caso, eliminando dal totale di unità vendute di Alfa Romeo al termine del primo semestre i risultati di Stelvio e Giulietta possiamo ottenere un dato indicativo in merito ai risultati della Giulia.
>>
>> Effettuando questa sottrazione, riscontriamo che **Alfa Romeo ha venduto, nel corso del primo semestre del 2019 un totale di 2.200 unità tra Alfa Romeo Giulia, le ultime unità di MiTo ancora disponibili e le poche decine di unità di 4C Spider.** Lo scorso anno, al termine del primo semestre del 2019, la casa italiana aveva venduto ben **4.318 unità di Alfa Romeo Giulia**. Il calo registrato dalla berlina, sebbene non ancora quantificabile in termini percentuali, è evidente.
>>
>> Ricordiamo, in conclusione, che nel corso dei prossimi giorni arriveranno i dati completi sulle vendite di Alfa Romeo in altri mercati internazionali ed, in particolare, in Nord America e nei principali mercati europei. Questi risultati ci permetteranno di avere un'idea più precisa sui risultati globali ottenuti dalla casa italiana nel corso del primo semestre del 2019. Continuate, quindi, a seguirci per saperne di più.
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[USER] [USER] Avoja stamo na bomba io e Lauretta
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Ora i rom voteranno casa pound per mandare fuori dall'Italia Nina Moric
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Dopo mezza frase ero già la sua puttanona <URL>
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Vittorio Ferraresi - I giovani italiani costretti ad immigrare, anche co... https://t.co/dl1HJhG7k4 via @YouTube
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Prima rivoluzione batava
Con l'espressione Prima Rivoluzione batava si definisce un violento rivolgimento politico, che, alla fine del XVIII secolo, preparò la fine della Repubblica delle Sette Province Unite.
Contesto.
L'instabilità politica.
Il XVIII secolo vide il declino economico, militare e politico della Province Unite. Questa era formalmente una libera federazione di sette province, indipendenti l'una dall'altra e ciascuna dotata di una propria assemblea elettiva (gli Stati Provinciali), ma che inviavano delegati agli Stati Generali dell'Aia, a decidere di politica estera e militare. Al contempo, tutte riconoscevano l'autorità di uno "statolder" (reggente e capo militare), dal 1747 unico ed ereditario (accanto ad un "Gran Pensionario", facente le funzioni di primo ministro). In pratica sussisteva una diarchia fra un quasi-monarca ed una quasi-repubblica, entrambe dai poteri teoricamente illimitati e, comunque, assai confusi.
Il tradizionale contrasto fra gli Orange-Nassau ed i patriziati mercantili.
Per complicare le cose, gli Stati Provinciali erano dominati dalla locale aristocrazia terriera o commerciale, che occupava le cariche municipali e provinciali (i reggenti), gelose delle proprie prerogative politiche ed ostili ad ogni ulteriore trasferimento di potere alla Casa d'Orange-Nassau, che già esprimeva lo "statolder". Il cui ruolo era ormai in piena contraddizione con i principi repubblicani proclamati dalla Unione di Utrecht del 1579.
Si trattava dell'ideale brodo di coltura perché si sviluppasse un'ostinata lotta di potere fra le aristocrazie locali, in particolare i reggenti di Amsterdam, che vennero a definirsi partito repubblicano o democratico ("Staatsgezinden"), e i sostenitori della strisciante trasformazione dello stato olandese in monarchia, che vennero a definirsi partito orangista o realista ("Prinsgezinden").
L'emergere del nuovo partito dei Patrioti.
La guerra anglo-olandese.
Tale tradizionale dialettica venne sconvolta dagli avvenimenti seguiti alla guerra d'indipendenza americana: insorte le tredici colonie e entrate nel conflitto Francia e Spagna, le Province Unite rifiutarono il proprio appoggio alla Gran Bretagna ed il patriziato commerciale ostile agli Orange-Nassau forzò la situazione sino a spingere la corte di San Giacomo ad iniziare la quarta guerra anglo-olandese (1780-1784).
Essa fu, sin dall'inizio, segnata dalla disastrosa impreparazione militare delle Province Unite: essa permise alla Gran Bretagna di occupare molte delle colonie e basi olandesi sparse per il mondo e di bloccare ermeticamente le coste metropolitane, producendo effetti devastanti sul commercio e l'industria dei Paesi Bassi.
Nuovi ideali democratici.
Dapprincipio i reggenti di Amsterdam, capi del partito repubblicano, si gloriarono di aver costretto lo "statolder" Guglielmo V alla guerra, salvo, quasi subito, scaricare l'intera responsabilità delle tragiche sconfitte sullo stesso "statolder"
Fu questo il brodo di coltura per la nascita di un nuovo movimento, che, stanti le circostanze belliche, prese a chiamarsi con un nuovo nome: i "Patrioti" Politicamente, esso ereditava la tradizionale polemica del partito repubblicano contro la concentrazione dei poteri nella persona dello "statolder". Vi aggiunsero, però, nuove rivendicazioni 'democratiche', alimentate da intellettuali quali Joan Derk van der Capellen, suo cugino Van der Capellen van den Marsch ed il van der Kemp: il primo, soprattutto, si era distinto con la pubblicazione, nel settembre 1781, del libello "Al Popolo dei Paesi Bassi". Tutti decisamente influenzati dalla Rivoluzione Americana e dall'Illuminismo dei polemisti francesi degli anni '80, a cominciare dal "Contratto sociale" di Rousseau.
In definitiva, essi esprimevano non più le posizioni delle aristocrazie, ma di una più vasta borghesia mercantile e commerciante. Non volevano più restaurare l'Unione di Utrecht, ma rovesciarla, rifondando la Repubblica delle Sette Province Unite su nuove basi.
La crisi con l'Austria.
Pace separata fra Francia e Gran Bretagna.
Per grande fortuna della Repubblica, tale disastrosa situazione ebbe termine allorché Gran Bretagna e Francia pattuirono il cessate il fuoco in vigore dal gennaio 1783. Le Province Unite si trovarono nella paradossale situazione dell'unico sconfitto fra i vincitori: ciò che permise a Londra (che occupava la gran parte delle colonie olandesi) di pretendere dall'Aia (che non disponeva di alcun mezzo per imporre le proprie condizioni) concessioni territoriali nelle Indie olandesi.
I delegati olandesi non se ne diedero a intendere, spingendo la Francia a sottoscrivere una pace separata, il 3 settembre 1783.
Ultimatum austriaco alle Province Unite.
Tale impotente impasse si prolungò tanto da indurre un terzo incomodo ad approfittarne: nel maggio 1784, Giuseppe II d'Asburgo-Lorena inviò alle Province Unite un ultimatum con cui pretendeva ampie concessioni territoriali ad ingrandimento dei propri domini nei Paesi Bassi cattolici, oltre che la libera navigazione della Schelda (ovvero la riattivazione del porto di Anversa).
Breve riconciliazione dei partiti avversi.
Tali pretese erano inaccettabili per il partito dei Patrioti in quanto erano in gioco tutte le storiche conquiste delle Province Unite ai danni dei Paesi Bassi cattolici spagnoli; per il partito orangista, che aveva la propria base nelle province terrestri, interessate dalle pretese dell'Imperatore; per il partito repubblicano, dal momento che la rinascita del porto di Anversa avrebbe inflitto un danno mortale ai commerci di Amsterdam.
Accadde così che i tre partiti si riunissero (per l'ultima volta prima del 1813) in un concorde sforzo di preparazione militare ed azione politica. Che non venne, però, messo alla prova: la diplomazia francese fu lesta a profittare della situazione per vincere le residue resistenze olandesi a marginali concessioni nelle colonie. In cambio Londra restituiva la gran parte dei possedimenti occupati, mentre Parigi otteneva dal proprio alleato Giuseppe II per un accomodamento.
Radicalizzazione dello scontro politico interno.
Crisi di popolarità dello statolder.
Il consenso nazionale seguito all'ultimatum di Giuseppe II rappresentò, per Guglielmo V di Orange-Nassau, l'ultima estate di San Martino. Passata la minaccia, le élite borghesi del partito repubblicano ripresero, più violento che mai, il conflitto con statolder. In particolare a mezzo stampa, con attacchi diretti e frequenti insulti alla persona di Guglielmo V.
Progressivo radicamento del partito dei patrioti.
Per giunta essi erano ormai sorpassati a sinistra dal partito dei Patrioti, che pretendevano l'abolizione della congerie di privilegi che inviluppavano e segmentavano lo Stato e le Province. Ciò anzitutto a danno delle aristocrazie, in nome di un principio di sovranità popolare, ma anche a danno dell'onnipotente (e molto favorita dallo Stato) Chiesa riformata olandese.
Questi erano particolarmente forti nella provincia d'Olanda (tradizionalmente ostile allo statolder), come pure nelle province settentrionali (specie Frisia, Groninga ed Overijssel, la città di Utrecht). Mentre gli Orangisti potevano contare su Zelanda, Gheldria, contado e nobiltà di Utrecht, esercito e flotta.
Ingerenza delle grandi potenze.
Per complicare le cose, lo statolder era favorevole ad un riavvicinamento con la Gran Bretagna, mentre i Patrioti erano decisamente filo-francesi. Aiutati, in questo, dalla Confederazione Difensiva stipulata da Parigi e L'Aia all'indomani della pace con Giuseppe II.
L'asprezza della disputa indeboliva la credibilità del governo in misura talmente grande, da indurre gli ambasciatori delle due potenze in questione, il conte di Vérac e Sir James Harris (meglio noto come Lord Malmesbury), ad immischiarsi profondamente a sostegno dei partiti in lotta.
Radicalità dello scontro politico.
La fazione dei Patrioti, infine, era decisamente disposte a radicalizzare i mezzi del proprio agire politico: ciò sull'esempio del successo della guerra d'indipendenza americana ed analogamente a quanto sarebbe accaduto, di lì a poco, con la rivoluzione francese.
Qua e là venne vietato portare i colori arancio, simbolo degli Orange-Nassau, e financo comminate multe ed imprigionamenti. Soprattutto, si diffuse l'organizzazione di piccoli gruppi di volontari armati, i quali praticavano il tiro con il moschetto e rispondevano ai locali capipartito, che presero il nome di "Società di tiro", dette anche "compagnie di esercitazione" o "corpi franchi" (in olandese "schuttersgenootschappen", "exercitiegenootschappen" o "vrijcorpsen").
Esse avevano avuto origine nel 1783, sull'onda della vergogna nazionale per l'impreparazione militare che l'esercito e la flotta dello statolder andavano mostrando nella guerra con l'Inghilterra. Nel 1784 la città di Rotterdam sciolse d'imperio le locali compagnie di esercitazione: i patrioti reagirono ribattezzando, qua e là, le proprie bande "società per l'esercizio delle armi" ("genootschappen in de wapenhandel") ed organizzando un Atto di Unione ("Acte van Verbintenis") che impegnava i capi di molte di bande armate alla mutua assistenza, quando fosse divenuto necessario.
La crisi scatenata da Giuseppe II d'Asburgo-Lorena determinò un ulteriore inspessimento del fenomeno, sotto la protezione dello sforzo che gli Stati Provinciali compirono per rafforzare gli eserciti delle proprie province. Se non bastasse, la loro popolarità era amplificata dalla circostanza che vi venivano ammessi, tanto i Cattolici quanto i (meno numerosi) Mennoniti, in assenza delle tradizionali discriminazioni civili e militari a favore dei membri della Chiesa riformata olandese.
Fu con questi mezzi che i Patrioti diedero avvio agli eventi che vengono ricordati come "Prima rivoluzione batava".
La Rivoluzione.
Una grande manifestazione ad Utrecht.
Il fuoco alle polveri venne appiccato all'inizio di agosto 1786, allorché i locali capi dei Patrioti organizzarono una manifestazione nella città di Utrecht, per commemorare il quinto anniversario della battaglia di Dogger Bank.
Essi riuscirono a radunare circa 20 000 persone: di fronte ad una così enorme manifestazione del sostegno popolare, i Patrioti poterono imporre la cooptazione di ben 16 dei loro capi al consiglio cittadino ("vroedschap"): un evento allora unico in Europa.
Una prima sollevazione all'Aia.
L'esempio della grande città incoraggiò i simpatetici 'Patrioti' della provincia d'Olanda all'azione. Nel settembre 1786 essi realizzarono una sollevazione nella città dell'Aia: lì risiedeva Guglielmo V e sedevano gli Stati Generali. I rivoltosi convinsero la guarnigione della città a dichiarare obbedienza non più al primo, ma ai secondi. Eppoi a rimuovere le insegne dello statolder. Infine, i delegati agli Stati Generali si arrogarono il diritto di entrare nella Binnenhof (sede di quell'assemblea), attraverso un particolare ingresso sin lì riservato allo statolder.
Come si vede, nessuno di questi atti configurava una minaccia fisica a Guglielmo V. Ma ne metteva in seria discussione l'autorità sull'esercito e la supremazia sugli Stati Generali: le due provocazioni non potevano, quindi, essere ignorate.
Lo statolder si rifugia in una provincia amica.
E, infatti, Guglielmo V abbandonò L'Aia per rifugiarsi lontano dalla ribelle provincia d'Olanda: nella propria residenza di Het Loo, presso Apeldoorn, nella Gheldria.
Ciò incoraggiò assai l'ardore dei suoi avversari politici che interpretarono, correttamente, la fuga come un atto di debolezza. Sbagliarono, invece, nel riconoscervi la conferma delle accuse di irrisolutezza che erano state al centro delle campagne stampa degli anni precedenti: si trattava, in effetti, di una ritirata strategica, imposta dalla debolezza delle forze a disposizione nella capitale. Come dimostra un fallito appello al sostegno militare che lo statolder aveva lanciato agli Stati Provinciali delle province di Olanda e Frisia.
Una seconda sollevazione ad Utrecht.
In dipendenza di questo errore di analisi, accadde l'inevitabile: cominciarono i cittadini di Utrecht, che sostennero l'azione dei membri di alcune società di tiro, guidata da uno studente, tal Quint Ondaatje. Questi circondarono il palazzo degli Stati Provinciali, che vennero costretti a votare alcuni provvedimenti democratici da lungo tempo pretesi dai Patrioti.
Ma poi permisero ad una parte dei delegati di uscire dalla città e rifugiarsi ad Amersfoort, la seconda città della provincia, ove lo statolder fu lesto ad distaccare 400 soldati dalla fedele Nimega.
Una terza, fallita, sollevazione nella Gheldria.
Una terza sollevazione ebbe luogo proprio in quella Gheldria, ove Guglielmo V si era rifugiato.
I locali Patrioti cominciarono con una petizione ai locali Stati Provinciali di Arnhem, domandando riforme simili a quelle concesse ad Utrecht. Ne ebbero un fermo rifiuto cui reagirono con l'insurrezione delle due cittadine di Elburg ed Hattem. Nella seconda l'azione venne condotta dal Herman Willem Daendels, capitano della locale compagnia di esercitazione e destinato, di lì a pochi anni, ad un brillante avvenire militare.
Ancora una volta, lo statolder fu lesto ad distaccare una truppa fedele che riportò l'intera provincia all'ubbidienza. Ciò che confermava, ancora una volta, come il partito orangista non fosse tanto guidato da irresoluti, bensì intento a riorganizzarsi.
Rafforzamento e trionfo dei Patrioti nei Paesi Bassi.
Si trattava,ad ogni buon conto, del primo episodio di aperta ostilità fra le due fazioni. E i democratici della provincia d'Olanda reagirono radicalizzando il linguaggio ed obiettivi. Gli Stati d'Olanda votarono la rimozione ("provvisoria") di Guglielmo V dalla carica di capitano-generale delle truppe della provincia. E, conseguentemente, nell'agosto 1786 si arrogarono l'autorità di richiamare tutte le loro truppe dalle fortezze di confine.
Ma la crisi politica si prolungava e gli aristocratici ed alto-borghesi del partito repubblicano non seppero evitare il rafforzamento dei Patrioti, che andavano aumentando i reclutamenti nelle società di tiro. Sinché questi ultimi non si sentirono abbastanza forti da forzare la mano, dando inizio ai tumulti di Amsterdam, del 21 aprile 1787, seguiti, pochi giorni dopo, dai tumulti di Rotterdam: essi obbligarono alle dimissioni i nove reggenti della prima città ed i sette della seconda, ormai accusati di orangismo.
Imminenza della guerra civile.
A quel punto uno dei tre partiti, il repubblicano, era stato messo fuori causa. Ed i due restanti avevano consolidato le proprie aree di influenza.
Le cose erano quindi mature per un grande scontro tra le truppe schierate nella provincia di Utrecht, ove i 'Patrioti' tenevano la città e l'esercito dello statolder accampato poco ad est, che comunque non prendeva alcuna iniziativa, benché si registrassero le prime scaramucce.
L'intervento prussiano.
Il fallito viaggio della principessa Guglielmina all'Aia.
Tale esito venne impedito da un'autonoma iniziativa della moglie di Guglielmo V, la principessa Guglielmina di Prussia. Questa impose al marito il proprio rientro all'Aia: partita il 28 giugno 1787 da Nimega, venne bloccata, lungo il percorso, a Vlist, nei pressi della cittadina di Gouda, dalla locale compagnia di esercitazione. Benché trattata con il dovuto rispetto, le venne comunicato il divieto a procedere oltre senza il consenso degli Stati d'Olanda. Un consenso che lei si rifiutò di attendere, rientrando, invece, in Nimega.
Subito gli ambasciatori britannico e prussiano, Sir James Harris e von Thulemeyer, chiesero agli Stati Generali la punizione degli ufficiali coinvolti. Questi la rifiutarono, con l'argomento che nessun'offesa era stata recata alla principessa.
I Patrioti intensificano la repressione politica.
Ma la questione non era questa, quanto piuttosto che l'episodio aveva dimostrato come la provincia d'Olanda rifiutasse l'autorità dello statolder. Così dovettero interpretare l'episodio anche i Patrioti, tanto che (fra agosto e settembre) venne data libertà ad una colonna guidata da Adam Gerard Mappa di occupare diverse città della provincia d'Olanda (Delft, Leida, Dordrecht, Alkmaar, Hoorn, Monnikendam) rimuovendovi i locali consigli cittadini ("vroedschap"), sostituiti da fedeli di partito. Contemporaneamente una seconda colonna compiva le medesime gesta nella più orientale provincia di Frisia.
Il corpo di spedizione prussiano.
Come prevedibile, la reazione dei protettori della Orange-Nassau fu ferma: il cognato di Guglielmo V, il re di Prussia Federico Guglielmo II, nel 1787, inviò un corpo di spedizione forte di 26 000 uomini, al comando di Carlo duca di Brunswick, con l'ordine di passare la frontiera delle Province Unite e reprimere la rivoluzione.
L'invasione prussiana.
L'esercito del duca di Brunswick passò il confine il 13 settembre, su tre colonne, alle quali i Patrioti e l'esercito della provincia d'Olanda non opposero alcuna resistenza: Utrecht, ove erano radunati 7 000 armati, venne evacuata. Kampen, Gorinchem e Dordrecht ed altre città si arresero senza combattere. Sinché, il 17 settembre 1787, i Prussiani entrarono all'Aia, bene accolti dalla popolazione.
Qui la nobiltà ed i rappresentanti del partito repubblicano si riunirono proclamandosi Stati d'Olanda ed inviarono allo statolder un invito a rientrare nella capitale: cosa che avvenne il 20 settembre.
Il mancato intervento francese.
Nel frattempo, i Patrioti si erano radunati ad Amsterdam, sperando nel soccorso francese: tuttavia, il governo di Luigi XVI poté rifiutarsi di applicare i termini della Confederazione Difensiva del 1785, in quanto l'intervento prussiano poteva anche non configurarsi come un'aggressione, in quanto era stato invocato dallo statolder legittimamente in carica. Per giunta, Parigi aveva ben altri problemi cui pensare: era già evidente la grave crisi finanziaria che, di lì a pochi mesi, l'8 agosto 1788, avrebbe spinto Luigi XVI ad annunciare la convocazione a Versailles degli Stati Generali, che avrebbero dato avvio alla Grande Rivoluzione francese.
La resa di Amsterdam.
Accadde così che, non appena le avanguardie prussiane si presentarono alle porte di Amsterdam, il Consiglio Cittadino iniziò i negoziati con Carlo di Brunswick e il 3 ottobre firmò la capitolazione.
La repressione.
Consolidamento del potere orangista.
Guglielmo V venne ristabilito nei suoi poteri. Sotto impulso della principessa Guglielmina, già il 6 ottobre gli autoproclamati Stati d'Olanda provvidero ad approvare la dissoluzione delle società di tiro, la purga di diversi consigli cittadini, l'arresto e la punizione dei più esposti.
La carica di Gran Pensionario venne levata al Bleiswijk (che, pur mantenendo una posizione equivoca, era restato all'Aia durante l'intero periodo dei torbidi) e rimpiazzato dal Van de Spiegel, già borgomastro della città zelandese di Goes e destinato ad un fulgido avvenire.
La purga a danno dei Patrioti.
Da un punto di vista costituzionale, Guglielmo V e Guglielmina non potevano procedere ad alcun significativo mutamento, avendo condotto l'intera rivoluzione in nome del conservatorismo delle istituzioni. Tuttavia, essi non mancarono di imporre a chiunque ricoprisse un incarico pubblico, l'obbligo di giurare che le «alte ed ereditarie dignità» conferito al Principe di Orange fossero «parte essenziale non solo della costituzione di ciascuna provincia, ma dell'intero Stato».
Ciò che fissava, in qualche modo, la principale contraddizione dell'assurda situazione istituzionale della Repubblica delle Sette Province Unite: il quasi-monarca assumeva una "de facto" supremazia nell'ambito della quasi-repubblica.
L'esilio dei Patrioti.
Dopo alcuni mesi, il 21 novembre, il restaurato governo approvò un'amnistia generale dei delitti politici. Tuttavia, essa conteneva eccezioni (ad esempio tutti gli ufficiali delle 'compagnia di esercitazione' che fossero stati coinvolti nell'occupazione di un municipio e nella difesa di una cinta muraria) talmente ampie da costringere numerosissimi 'Patrioti' all'esilio, specie nei Paesi Bassi austriaci e, soprattutto, in Francia. Qui essi continuarono le proprie attività politiche. Con l'inizio della Rivoluzione francese, presero a frequentare in gran numero i club parigini, in particolare il club dei Giacobini. Sinché, non appena la Francia si impegnò nella guerra ideologica contro l'«Europa dei tiranni», essi furono fra i primi ad invocare l'invasione delle Province Unite.
La permanenza della 'protezione' prussiana.
Il grosso del corpo di spedizione del Brunswick rimpatriò a metà novembre 1787. Tuttavia restavano 4 000 soldati: non più necessari a puntellare il regime di Guglielmo V, che disponeva ormai di 20 000 uomini in arme. Ma più che sufficienti a garantire una decisiva influenza prussiana sulla politica delle Province Unite.
Ciò che venne rese evidente, di lì a poco, dalla nascita di una formale alleanza difensiva, la Triplice Alleanza del 1788: in pratica essa fissò un condominio nella 'protezione' delle Province Unite fra Berlino e Londra, che esercitava una profonda influenza sul piccolo alleato, a seguito della severa sconfitta militare inflitta nel corso della recente Quarta guerra anglo-olandese.
Mancata riconciliazione dei partiti opposti.
L'evidenza di tale situazione gravò irrimediabilmente sugli ultimi anni di governo di Guglielmo V: ridotto a pupazzo delle due grandi potenze, non poté operare alcuna riconciliazione con i partiti avversi.
E si attirò l'ostilità accanita dei democratici francesi, i quali parlavano, non a torto, di «legame servile con la Corte di San Giacomo e di Berlino» e, il 1º febbraio 1793, dichiararono guerra insieme all'Inghilterra ed Province Unite. Ciò che mise in moto gli avvenimenti che portarono all'invasione delle armate rivoluzionarie del generale Pichegru ed alla cosiddetta Seconda Rivoluzione batava del gennaio-febbraio 1795, che permise il ritorno al potere dei Patrioti.
Bibliografia.
- Pieter Geyl, "La Révolution batave, 1783 – 1798", Paris, Société des études robespierristes, 1971, 386 p.
- Simon Schama, "Patriots and Liberators, Revolution in the Netherlands, 1780-1813", Londres, Collins, 1977, 744 p.
- George Edmundson, "History of Holland", Cambridge University Press, 1922.
- S.R.E. Klein, "Patriots Republikanisme. Politieke cultuur in Nederland (1766-1787)", 1995.
- G. Verweij, "Geschiedenis van Nederland. Levensverhaal van zijn bevolking", 1996.
Voci correlate.
- Repubblica delle Sette Province Unite
- Quarta guerra anglo-olandese
- Seconda Rivoluzione batava
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wikipedia
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[T] satana 3 [/T] [04] [P] EquinoXe: Questa è una rivelazione privata a Medjugorje, che ricordo non è ancora
approvata dalla Chiesa e quindi non si è tenuti a credere.
Sperando che il buon Casini non mi bolli come eretico a vita ;-) (in tal
caso avrei la consolazione di stare in buona compagnia assieme a Padre
Livio, Gabriele Amorth, René Laurentin...) lo riporto:
"Dovete sapere che Satana esiste. Egli un giorno si è presentato davanti al
trono di Dio e ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo
periodo con l'intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a Satana di
mettere la Chiesa alla prova per un secolo ma ha aggiunto: "Non la
distruggerai!": Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di Satana ma,
quando saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati, il suo
potere verrà distrutto. Già ora egli comincia a perdere il suo potere e
perciò è diventato ancora più aggressivo: distrugge i matrimoni, solleva
discordie anche tra le anime consacrate, causa ossessioni, provoca omicidi.
Proteggetevi dunque con il digiuno e la preghiera, soprattutto con la
preghiera comunitaria. Portate addosso oggetti benedetti e poneteli anche
nelle vostre case. E riprendete l'uso dell'acqua benedetta! " (14 aprile
1982)
Aldo. [P] Antonio Casini: "EquinoXe" <
aldoo...@yahoo.it
> ha scritto nel messaggio
news:2sfo19F...@uni-berlin.de...
> Questa è una rivelazione privata a Medjugorje, che ricordo non è ancora
> approvata dalla Chiesa e quindi non si è tenuti a credere.
Mai lo sara', quand'anche venisse approvata la fenomenologia di
Medjugorje.
Prima di dire qualcosa, informatevi.
> Sperando che il buon Casini non mi bolli come eretico a vita ;-) (in tal
> caso avrei la consolazione di stare in buona compagnia assieme a Padre
> Livio, Gabriele Amorth, René Laurentin...)
E' davvero grave che tu ogni tanto lanci queste pietre, e ritiri la
mano appena ti se ne chiede conto.
Io MAI ho detto che sia eretico ùdon Gabriele Amorth. Ed e' grave tu
lo dica cosi', an passant, quasi senza volere, e mostra quanto tu non sia
onesto.
Per Medjugorje c'e' Monsignor Peric, Vesvcopvo titolare della
Diocesi di cui fa parte Medjugorje, che ha detto la parola definitiva
appellandosi a fatti e detti di decine di altri Vescovi.
Se vuoi rimanere nella Chiesa devi ascoltare quelle cose, non quelle
che vuoi tu, ed inventartene altre, tipo una mia dichiarazione di ereticita'
ai danni di don Gabriele.
[......]
> quando saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati, il suo
> potere verrà distrutto.
Interessantissimo leggere quel che dice il Vescovo Peric su questi
presunti segreti.
[.....]
> Aldo.
Signore Gesu', fai fuggire satana.
Antonio Casini [P] Andrea: "Antonio Casini" <
samuel...@libero.it
> ha scritto nel messaggio
news:2sk21eF...@uni-berlin.de...
> "EquinoXe" <
aldoo...@yahoo.it
> ha scritto nel messaggio
> news:2sfo19F...@uni-berlin.de...
> > Questa è una rivelazione privata a Medjugorje, che ricordo non è ancora
> > approvata dalla Chiesa e quindi non si è tenuti a credere.
>
> Mai lo sara', quand'anche venisse approvata la fenomenologia di
> Medjugorje.
>
> Prima di dire qualcosa, informatevi.
>
> > Sperando che il buon Casini non mi bolli come eretico a vita ;-) (in tal
> > caso avrei la consolazione di stare in buona compagnia assieme a Padre
> > Livio, Gabriele Amorth, René Laurentin...)
>
> E' davvero grave che tu ogni tanto lanci queste pietre, e ritiri
la
> mano appena ti se ne chiede conto.
penso che Aldo, voglia scrivere che se lo bollerai come eretico, dovresti
bollare
anche i su scritti perchè anche essi ci credono. O sbaglio?
>
> Per Medjugorje c'e' Monsignor Peric, Vesvcopvo titolare della
> Diocesi di cui fa parte Medjugorje, che ha detto la parola definitiva
> appellandosi a fatti e detti di decine di altri Vescovi.
Io sapevo anche che qualche vescovo era rimasto colpito positivamente;
mi riferisco al post che qualche tempo fa è passato inosservato!
Tuttavia non vorrei sbagliarmi!
Andrea [P] salo...@mediaco: Antonio Casini ha scritto nel suo messaggio ...
> Per Medjugorje c'e' Monsignor Peric, Vesvcopvo titolare della
> Diocesi di cui fa parte Medjugorje, che ha detto la parola definitiva
> appellandosi a fatti e detti di decine di altri Vescovi.
Non e' data parola "definitiva", per semplice logica ed a chiunque spetti
dire essa parola, finche' le apparizioni o comunque tu voglia chiamarle
continueranno. Per la precisione.
Andrea
salo...@mediacomm.it [P] andremar: Antonio Casini ha scritto:
> "EquinoXe" <
aldoo...@yahoo.it
> ha scritto nel messaggio
> news:2sfo19F...@uni-berlin.de...
> > Questa è una rivelazione privata a Medjugorje, che ricordo non è ancora
> > approvata dalla Chiesa e quindi non si è tenuti a credere.
> Mai lo sara', quand'anche venisse approvata la fenomenologia di
> Medjugorje.
> Prima di dire qualcosa, informatevi.
> > Sperando che il buon Casini non mi bolli come eretico a vita ;-) (in tal
> > caso avrei la consolazione di stare in buona compagnia assieme a Padre
> > Livio, Gabriele Amorth, René Laurentin...)
> E' davvero grave che tu ogni tanto lanci queste pietre, e ritiri la
> mano appena ti se ne chiede conto.
> Io MAI ho detto che sia eretico ùdon Gabriele Amorth. Ed e' grave tu
> lo dica cosi', an passant, quasi senza volere, e mostra quanto tu non sia
> onesto.
> Per Medjugorje c'e' Monsignor Peric, Vesvcopvo titolare della
> Diocesi di cui fa parte Medjugorje, che ha detto la parola definitiva
> appellandosi a fatti e detti di decine di altri Vescovi.
La cosa + grave in questa tua posizione su Medjugojre, è che dici
menzogne, e purtroppo lo sai bene. Già a giugno Equinoxe ti ha mostrato
qual è la posizione ufficiale della chiesa (dichiarazione di Zara del
1991), che puoi rileggere qui:
http://groups.google.it/groups?hl=it&lr=&selm=2kb7f0F8gppU1%40uni-berlin.de&rnum=1
che tu neanche in quella occasione hai preso in considerazione, come
forse farai questa volta, perchè non hai argomenti per sostenere la tua
tesi!
Io, a differenza di te, preferisco seguire le indicazioni della Chiesa, e
non quelle di un singolo Vescovo, se le due opinioni sono un po in
contrasto.
E anche per questa volta ripeto: personalmente non sono molto interessato
alle apparizioni di Medjugojre, almeno fino a quando la Chiesa non si
pronuncerà sulla loro veridicità! Quello che mi da fastidio è leggere
falsità del tipo "la Chiesa si è pronunciata ufficialmente su questi
eventi tramite la posizione del vescovo Perici".
QUESTO E' FALSO!! Abbi almeno l'umiltà di riconoscerlo!!
> Signore Gesu', fai fuggire satana.
Appunto!
> Antonio Casini
Andrea
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news
segnala gli abusi ad
ab...@newsland.it [P] EquinoXe: Antonio Casini wrote:
> "EquinoXe" <
aldoo...@yahoo.it
> ha scritto nel messaggio
> news:2sfo19F...@uni-berlin.de...
>> Questa è una rivelazione privata a Medjugorje, che ricordo non è
>> ancora approvata dalla Chiesa e quindi non si è tenuti a credere.
>
> Mai lo sara', quand'anche venisse approvata la fenomenologia
> di Medjugorje.
>
> Prima di dire qualcosa, informatevi.
E' vero, ma il "quindi" si riferiva a "rivelazione privata", insomma,
ho dimenticato una virgola:
"questa è una rivelazione privata a Medjugorje, che ricordo non è
ancora approvata dalla Chiesa, e quindi non si è tenuti a credere".
Rileggerò più attentamente i messaggi le prossime volte :-)
> E' davvero grave che tu ogni tanto lanci queste pietre, e
> ritiri la mano appena ti se ne chiede conto.
Quali pietre, scusa?
> Io MAI ho detto che sia eretico ùdon Gabriele Amorth.
Ed io non l'ho mai sostenuto.
> Ed e'
> grave tu lo dica cosi', an passant, quasi senza volere, e mostra
> quanto tu non sia onesto.
Per il semplice fatto che nessuno può essere eretico se crede ad apparizioni
ancora in corso.
> Per Medjugorje c'e' Monsignor Peric, Vesvcopvo titolare della
> Diocesi di cui fa parte Medjugorje, che ha detto la parola definitiva
> appellandosi a fatti e detti di decine di altri Vescovi.
La frase di cui sopra è assolutamente falsa.
Joaquin NavarroValls (Avvenire 20.06.96, p13) da dichiarato: "Riguardo a
Medj. non è intervenuto nessun fatto nuovo ha detto. E' doveroso in questi
casi il rispetto della competenza immediata (l'ultima spetta alla S.Sede)
dell'episcopato locale"; secondo il quale "sulle basi delle indaginifinora
condotte, non è possibile affermare che si tratti di apparizioni o di
rivelazioni soprannaturali; tuttavia, la numerosa presenza di fedeli che
vengono a Medj. da diverse parti, esige l'attenzione e la cura pastorale in
primo luogo del vescovo diocesano, ma anche con lui degli altri vescovi, in
modo tale che a Medj. sia promossa una sana devozione verso la Beata Vergine
Maria, secondo l'insegnamento della Chiesa. Si ribadisce però la necessità
inderogabiledi continuare l'approfondimento e la riflessione, oltre che la
preghiera, di fronte a qualsiasi presunto fenomeno soprannaturale, fino a
quando non ci sia un pronunciamento definitivo".
> Se vuoi rimanere nella Chiesa devi ascoltare quelle cose, non
> quelle che vuoi tu, ed inventartene altre, tipo una mia dichiarazione
> di ereticita' ai danni di don Gabriele.
Io mi attengo a quanto ordinato dalla Congregazione per la dottrina della
fede, non ad altro.
E so per certo (perché sono più documentato di te) che la disputa sulla
veridicità delle apparizioni riguarda semplicemente quanto detto dai Vescovi
nella dichiarazione di Zara del 10 aprile 1991 ma in seguito alla divisione
della Jugoslavia in vari stati indipendenti, tocca ai membri della
Conferenza Episcopale della Bosnia ed Erzegovina valutare nuovamente il caso
e rilasciare una nuova dichiarazione.
E monsignor Bertone ha dichiarato pubblicamente (quindi non solo al
sottoscritto ma a tutti) che essa deve essere considerata una convinzione
personale del Vescovo di Mostar .
Aldo. [P] EquinoXe: Andrea wrote:
>
> penso che Aldo, voglia scrivere che se lo bollerai come eretico,
> dovresti bollare
> anche i su scritti perchè anche essi ci credono. O sbaglio?
Esatto, ma la battuta non è stata molto gradita da Antonio... ;-(
Aldo. [P] Massimo Conti: (Matteo 7:15..20)
<<[15]Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma
dentro son lupi rapaci. [16]Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie
forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? [17]Così ogni albero buono produce
frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; [18]un albero
buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti
buoni. [19]Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato
nel fuoco. [20]Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.>>.
I frutti di Medjugojre sono molto buoni.
Inoltre hanno fatto studi sullo stato di estasi dei veggenti ed è risultato
autentico!!!
--
Pace e Bene.
Massimo Conti.
Web Page:
http://spazioinwind.libero.it/maxconti/index.html [P] Antoine: "Massimo Conti" <
massim...@inwind.it
> ha scritto nel messaggio
news:qOB9d.31423$N45.8...@twister2.libero.it...
>
> (Matteo 7:15..20)
> <<[15]Guardatevi dai falsi profeti .......................................
Appunto per questo la Chiesa è molto cauta. E io seguo il Magisteero, anche
perché il mio arattere guarda sempre con molto sospetto questi fenomeni che
molto spesso dipendono da strutture cerebrali, malattie, tendenze e
eredità. Senza parlare di propensione alla simulazione anche a scopo di
protagonismo o di lucro. Penso che 999 casi dipendono da queste anomalie e
1 caso può essere accettato come di origne sovrannaturale dopo attenta
valutazione dei conteuti teologico-morali.
Per non appesantire il post farò un domanda su un messagio nuovo. E
m'interesserebbe molto anche la tua risposta (che forse sarà la sola).
>
> I frutti di Medjugojre sono molto buoni.
> Inoltre hanno fatto studi sullo stato di estasi dei veggenti ed è
> risultato autentico!!!
Lo stato di estasi concerne il cervello e lo stato psicosomatico del
soggetto. Lo psichiatra o il neurologo non si pronunciano mai
sull'autenticità dell'apparizione.
Anche sui monaci Zen sono stati fatti studi e il risultato è stato
autentico, ma solo sul terreno neuropsichiatrico. Nessuno scienziato si è
pronunciato sulla veridicità o meno dell'illuminazione Zen.
Bello e ordinato il tuo Web. Grazie per avercelo segnalato. Ricaverò molto,
per rinfrescare la mia vecchia memoria ed anche, se mi autorizzi, per fare
quelche fotocopia ad uso dei catechisti della parrocchia, ovviamente
citando la fonte.
>
> --
> Pace e Bene.
anche a te
AntonioT
[P] Antonio Casini: "Massimo Conti" <
massim...@inwind.it
> ha scritto nel messaggio
news:qOB9d.31423$N45.8...@twister2.libero.it...
[.....]
> I frutti di Medjugojre sono molto buoni.
Il Vescovo di li' non dice questo, ma il contrario.
> Inoltre hanno fatto studi sullo stato di estasi dei veggenti ed è
risultato
> autentico!!!
Il che non vuol dire che vengano da Dio.
> Pace e Bene.
> Massimo Conti.
[......]
Signore Gesu', liberaci da satana.
Antonio Casini [P] Poldo: "Antonio Casini" <
samuel...@libero.it
> ha scritto nel messaggio
news:2sofmuF...@uni-berlin.de...
> "Massimo Conti" <
massim...@inwind.it
> ha scritto nel messaggio
> news:qOB9d.31423$N45.8...@twister2.libero.it...
>
> [.....]
>> I frutti di Medjugojre sono molto buoni.
>
> Il Vescovo di li' non dice questo, ma il contrario.
Ma te ci sei mai stato? Che impressioni hai avuto?.
Perché anche Padre Pio fu ostacolato in ogni modo (gli fu impedito di
confessare, di celebrare la Santa Messa in pubblico se non ad ore
impossibili), fu spiato, calunniato. Eppure i frutti della sua opera erano
ottimi!
Io credo che dovremmo sospendere sia i giudizi negativi sia i positivi fino
a che la Chiesa non si pronuncerà.
>> Inoltre hanno fatto studi sullo stato di estasi dei veggenti ed è
> risultato
>> autentico!!!
>
> Il che non vuol dire che vengano da Dio.
Credo che le apparizioni che non vengono da Dio siano smascherate da chi le
riceve, se prega e si adopera per la santità.
Quando avvennero le prime apparizioni, nel 1981, i veggenti erano poco più
che bambini, che a satana sia permesso di essere "scandalo" per 6 anime
innocenti? Per mandare in perdizione migliaia di persone?
Tra l'altro in via ufficiosa il Papa è sempre stato favorevole, anzi, ha
anche invitato chi gli ha chiesto un parere a recarsi a pregare a
Medjugorie.
Questo, chiariamoci bene, non prova niente, se non che se temesse un
intervento demoniaco avrebbe con ogni probabilità deviato il pellegrinaggio
a Fatima o a Lourdes, per citare 2 luoghi riconosciuti, in attesa della fine
delle apparizioni.
Io ci credo, ma rispetto chi non ci crede (lo impone la Chiesa, tra
l'altro). Fallo anche te. [P] Antonio Casini: "Poldo" <00...@0000.000> ha scritto nel messaggio
news:sGP9d.98596$35.47...@news4.tin.it...
> "Antonio Casini" <
samuel...@libero.it
> ha scritto nel messaggio
> news:2sofmuF...@uni-berlin.de...
> > "Massimo Conti" <
massim...@inwind.it
> ha scritto nel messaggio
> > news:qOB9d.31423$N45.8...@twister2.libero.it...
[.....]
> >> I frutti di Medjugojre sono molto buoni.
> >
> > Il Vescovo di li' non dice questo, ma il contrario.
> Ma te ci sei mai stato? Che impressioni hai avuto?.
Non importano le mie impressioni, ma cio' che dice il Vescovo del
luogo, appoggiandosi su anni ed anni di commissioni, sul comportamento
bugiardo di tanti che hanno propagato falsita' e che quindi sono segno di
falsita' dei fatti propagati, e bugie che ancora vengoino dette seppur
smentite.
La piu' grave e' attribuire al Papa ed al Cardinal Ratzinger delle frasi a
sostegno di Medjugorje che lo stesso Cardinal Ratzinger ha definito, queste
frasi e l'appoggio, menzogne.
> Perché anche Padre Pio fu ostacolato in ogni modo (gli fu impedito di
> confessare, di celebrare la Santa Messa in pubblico se non ad ore
> impossibili), fu spiato, calunniato. Eppure i frutti della sua opera erano
> ottimi!
Oh, certo, e' esattamente la stessa cosa!! esattamente :-((
> Io credo che dovremmo sospendere sia i giudizi negativi sia i positivi
fino
> a che la Chiesa non si pronuncerà.
Io non sospendo la divulgazione di cio' che davvero avviene e delle
giustissime parole del Vescovo Peric.
> >> Inoltre hanno fatto studi sullo stato di estasi dei veggenti ed è
> > risultato
> >> autentico!!!
> >
> > Il che non vuol dire che vengano da Dio.
>
> Credo che le apparizioni che non vengono da Dio siano smascherate da chi
le
> riceve, se prega e si adopera per la santità.
I fatti sono altri.
> Quando avvennero le prime apparizioni, nel 1981, i veggenti erano poco più
> che bambini, che a satana sia permesso di essere "scandalo" per 6 anime
> innocenti? Per mandare in perdizione migliaia di persone?
Quel che permette Dio lo sa Lui, quel che propagano uomini non lo
imputare a Dio.
> Tra l'altro in via ufficiosa il Papa è sempre stato favorevole, anzi, ha
> anche invitato chi gli ha chiesto un parere a recarsi a pregare a
> Medjugorie.
Falso, assolutamente e gravemente falso, smentito dal Cardinal
Ratzinger.
> Questo, chiariamoci bene, non prova niente,
Invece come poi scrivi anche tu, vorresti farlo passare per
approvazione peccato sia una MERNZOGNA dire che il Papa ha detto quelle
cose.
se non che se temesse un
> intervento demoniaco avrebbe con ogni probabilità deviato il
pellegrinaggio
> a Fatima o a Lourdes, per citare 2 luoghi riconosciuti, in attesa della
fine
> delle apparizioni.
E l'ha fatto ANDANDOCI di persona a Fatima ed adesso ad Agosto a
Lourdes.
Credi che il Papa non sia libero di organizzare un pellegrinaggio
li' a Medjugorje se DAVVERO volesse e lo sostenesse?
Ed allora vedi che, come il Cardinal Ratzinger dice, dire che il
Papa propaganda Medjugorje e' una gravissima menzogna.
> Io ci credo, ma rispetto chi non ci crede (lo impone la Chiesa, tra
> l'altro).
Ed io rispetto la Verita' delle cose, questo insegna la Chiesa, che
non impone ma propone e chi vuole stare lontano da Dio e' libero di perdersi
dietro lucciole del demonio.
> Fallo anche te.
Solo io lo sto facendo in questo caso.
Signore Gesu', fai fuggire satana.
Antonio Casini
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usenet
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Ah ma quindi di bonu e bonu si scopre che Harry Styles (che sono quei baffi da old texas ranger dio mio) é stato in Italia. [URL]
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geoling
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The Star of Bethlehem
The Star of Bethlehem è un cortometraggio muto del 1912 diretto da Lawrence Marston. Fu il primo film di Marston, un attore, regista e commediografo che arrivava da Broadway.
Trama.
Alla corte di Erode giungono tre Magi. Guidati da una stella, sono alla ricerca di un nuovo re che dovrà regnare in eterno. Erode, quando i tre se ne vanno, chiede loro di ritornare da lui perché vuole sapere com'è finita la ricerca.
In realtà, Erode è spaventato dall'annunzio di quel re misterioso e, in mezzo alla sua corte, vive da quel momento con timore.
Intanto, i Magi continuano il loro viaggio. Trovano dei pastori che seguono pure loro la stella. Tutti insieme, arrivano in un luogo dove trovano Giuseppe e Maria vicino a una culla. I nuovi venuti si prostrano per onorare il bambino.
Produzione.
Il film fu prodotto dalla Thanhouser Film Corporation.
Distribuzione.
Distribuito dalla Mutual Film, il film uscì nelle sale cinematografiche USA il 24 dicembre 1912.
Il negativo originale venne bruciato nell'incendio della Thanhouser del 1913. Del film, lungo in origine 900 metri, sono rimasti solo 15 minuti. La copia superstite si trova conservata negli archivi del National Film and Television Archive of the British Film Institute. È visibile sul sito della Thanhouser
Voci correlate.
- Filmografia della Thanhouser
Collegamenti esterni.
- Scheda del film e Clip su "The Star of Bethlehem" (1912) - Thanhouser
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wikipedia
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[T] ExTelecom: quando i manganelli nascondono il vuoto [/T] [15] Gli esempi, le due facce della medaglia o della civiltà [**(come scrivo qui)**](<https://infondosinistra.wordpress.com/2015/10/20/extelecom-quando-i-manganelli-nascondono-il-vuoto/> "ExTelecom").
A Bologna il compimento della violenza inaudita: polizia in assetto antisommossa e una giunta comunale di Virginio Merola che senza scrupolo "buttavano" in mezzo a una strada 280 persone tra cui 100 bambini che da un anno vivevano nell'ex palazzo Telecom occupato.
Nelle stesse ore la notizia che RyanGiggs.cc e Gary Neville (ex calciatori del Manchester United) permetteranno ad un gruppo di senza tetto (che occupano un edificio di loro proprietà nel centro di Manchester) di rimanerci per tutto l’inverno [**(qui la notizia)**](<http://bologna.repubblica.it/cronaca/2015/10/20/news/sgombero_all_ex_telecom_di_via_fioravanti-125465835/> "#ExTelecom").
E’ il caso di dire che stavolta ha vinto lo sport. Non i manganelli, non le camionette della polizia. Ripeto: ha vinto l'accoglienza. Dimentichiamo questo in Italia.
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blogs
| 0.514851
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IL DIRETTORE GENERALE
del Tesoro
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 2003,
n. 398, recante il testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia di debito pubblico, e, in particolare,
l'art. 3, ove si prevede che il Ministro dell'economia e delle
finanze è autorizzato, in ogni anno finanziario, ad emanare decreti
cornice che consentano al Tesoro, fra l'altro, di effettuare
operazioni di indebitamento sul mercato interno od estero nelle forme
di prodotti e strumenti finanziari a breve, medio e lungo termine,
indicandone l'ammontare nominale, il tasso di interesse o i criteri
per la sua determinazione, la durata, l'importo minimo
sottoscrivibile, il sistema di collocamento ed ogni altra
caratteristica e modalità;
Visto il decreto ministeriale n. 1840 dell'8 gennaio 2007, emanato
in attuazione dell'art. 3 del citato decreto del Presidente della
Repubblica n. 398 del 2003, ove si definiscono gli obiettivi, i
limiti e le modalità cui il dipartimento del Tesoro dovrà attenersi
nell'effettuare le operazioni finanziarie di cui al medesimo articolo
prevedendo che le operazioni stesse vengano disposte dal direttore
generale del tesoro o, per sua delega, dal direttore della direzione
seconda del dipartimento medesimo;
Vista la determinazione n. 2670 del 10 gennaio 2007, con la quale
il direttore generale del tesoro ha delegato il direttore della
direzione seconda del dipartimento del tesoro a firmare i decreti e
gli atti relativi alle operazioni suddette;
Visti, altresì, gli articoli 4 e 11 del ripetuto decreto del
Presidente della Repubblica n. 398 del 2003, riguardanti la
dematerializzazione dei titoli di Stato;
Visto il decreto ministeriale 17 aprile 2000, n. 143, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 6 giugno 2000, con cui è stato
adottato il regolamento concernente la disciplina della gestione
accentrata dei titoli di Stato;
Visto il decreto 23 agosto 2000, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 204 del 1° settembre 2000, con cui è stato affidato
alla Monte Titoli S.p.A. il servizio di gestione accentrata dei
titoli di Stato;
Visto il decreto ministeriale n. 43044 del 5 maggio 2004,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 111
del 13 maggio 2004, recante disposizioni in caso di ritardo nel
regolamento delle operazioni di emissione, concambio e riacquisto di
titoli di Stato;
Vista la legge 27 dicembre 2007, n. 298, recante l'approvazione del
bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2007 e del
bilancio pluriennale per il triennio 2007-2009;
Considerato che l'importo dell'emissione di cui al presente decreto
rientra nel limite che verrà stabilito dalla legge di approvazione
del bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2008, a
norma dell'art. 2, comma 9, della legge 5 agosto 1978, n. 468;
Visti i propri decreti in data 24 aprile, 25 maggio, 25 giugno, 25
luglio, 27 agosto, 24 settembre e 23 ottobre 2007, con i quali è
stata disposta l'emissione delle prime quattordici tranches dei
certificati di credito del Tesoro con godimento 1° marzo 2007 e
scadenza 1° marzo 2014;
Ritenuto opportuno, in relazione alle condizioni di mercato,
disporre l'emissione di una quindicesima tranche dei predetti
certificati di credito del Tesoro;
Decreta:
Art. 1.
Ai sensi e per gli effetti dell'art. 3 del decreto del Presidente
della Repubblica 30 dicembre 2003, n. 398, nonchè del decreto
ministeriale dell'8 gennaio 2007, entrambi citati nelle premesse, è
disposta l'emissione di una quindicesima tranche dei certificati di
credito del Tesoro con godimento 1° marzo 2007 e scadenza 1° marzo
2014, fino all'importo massimo di nominali 1.500 milioni di euro, di
cui al decreto del 24 aprile 2007, altresì citato nelle premesse,
recante l'emissione delle prime due tranches dei certificati stessi.
Per quanto non espressamente disposto dal presente decreto, restano
ferme tutte le altre condizioni, caratteristiche e modalità di
emissione stabilite dal citato decreto 24 aprile 2007.
La prima cedola dei certificati emessi con il presente decreto,
essendo pervenuta a scadenza, non verrà corrisposta.
Art. 2.
Le offerte degli operatori relative alla tranche di cui all'art. 1
del presente decreto, dovranno pervenire, con l'osservanza delle
modalità indicate negli articoli 9 e 10 del citato decreto del
24 aprile 2007, entro le ore 11 del giorno 28 dicembre 2007.
Le offerte non pervenute entro il suddetto termine non verranno
prese in considerazione.
Successivamente alla scadenza del termine di presentazione delle
offerte, verranno eseguite le operazioni d'asta, con le modalità di
cui agli articoli 11, 12 e 13 del medesimo decreto del 24 aprile
2007.
Di tali operazioni verrà redatto apposito verbale.
Art. 3.
Non appena ultimate le operazioni di assegnazione di cui al
precedente articolo, avrà inizio il collocamento della sedicesima
tranche dei certificati stessi per un importo massimo del 10 per
cento dell'ammontare nominale indicato all'art. 1 del presente
decreto; tale tranche supplementare sarà riservata agli operatori
«specialisti in titoli di Stato», individuati ai sensi dell'art. 3
del regolamento adottato con decreto ministeriale 13 maggio 1999, n.
219, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n.
159 del 9 luglio 1999, che abbiano partecipato all'asta della
quindicesima tranche con almeno una richiesta effettuata ad un prezzo
non inferiore al «prezzo di esclusione». La tranche supplementare
verrà assegnata con le modalità indicate negli articoli 14 e 15 del
citato decreto del 24 aprile 2007, in quanto applicabili, e verrà
collocata al prezzo di aggiudicazione determinato nell'asta relativa
alla tranche di cui all'art. 1 del presente decreto.
Gli «specialisti» potranno partecipare al collocamento
supplementare inoltrando le domande di sottoscrizione fino alle ore
15,30 del giorno 28 dicembre 2007.
Le offerte non pervenute entro il suddetto termine non verranno
prese in considerazione.
L'importo spettante di diritto a ciascuno «specialista» nel
collocamento supplementare è pari al rapporto fra il valore dei
titoli di cui lo specialista è risultato aggiudicatario nelle ultime
tre aste «ordinarie» dei CCT settennali, ivi compresa quella di cui
all'art. 1 del presente decreto, ed il totale complessivamente
assegnato, nelle medesime aste, agli operatori ammessi a partecipare
al collocamento supplementare.
Delle operazioni di collocamento di cui al presente art. verrà
redatto apposito verbale.
Art. 4.
Il regolamento dei titoli sottoscritti in asta e nel collocamento
supplementare sarà effettuato dagli operatori assegnatari il 2
gennaio 2008, al prezzo di aggiudicazione e con corresponsione di
dietimi d'interesse lordi per 123 giorni. A tal fine, la Banca
d'Italia provvederà ad inserire le relative partite nel servizio di
compensazione e liquidazione «Express II» con valuta pari al giorno
di regolamento.
Il versamento all'entrata del bilancio statale del netto ricavo
dell'emissione, e relativi dietimi, sarà effettuato dalla Banca
d'Italia il medesimo giorno 2 gennaio 2008.
A fronte di tali versamenti, la Sezione di Roma della Tesoreria
provinciale dello Stato rilascerà separate quietanze di entrata al
bilancio dello Stato, con imputazione al Capo X, capitolo 5100
(unità previsionale di base 6.4.1), art. 4, per l'importo relativo
al netto ricavo dell'emissione, ed al capitolo 3240 (unità
previsionale di base 6.2.6), art. 3, per quello relativo ai dietimi
d'interesse dovuti, al lordo.
In caso di ritardo nel regolamento dei titoli di cui al presente
decreto, troveranno applicazione le disposizioni del decreto
ministeriale del 5 maggio 2004, citato nelle premesse.
Art. 5.
Gli oneri per interessi relativi agli anni finanziari dal 2008 al
2014, nonchè l'onere per il rimborso del capitale relativo all'anno
finanziario 2014, faranno carico ai capitoli che verranno iscritti
nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'Economia e
delle Finanze per gli anni stessi, e corrispondenti, rispettivamente
ai capitoli 2216 (unità previsionale di base 3.1.7.3) e 9537 (unità
previsionale di base 3.3.9.1) dello stato di previsione per l'anno in
corso.
L'ammontare della provvigione di collocamento, prevista dall'art. 5
del citato decreto del 25 luglio 2007, sarà scritturato dalle
Sezioni di tesoreria fra i «pagamenti da regolare» e farà carico ad
apposito capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministero
dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2008,
corrispondente al capitolo 2247 (unità previsionale di base 3.1.7.5;
codice gestionale 109) dello stato di previsione per l'anno in corso.
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Roma, 21 dicembre 2007
p. Il direttore generale: Cannata
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gazzetta
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Ho avuto compagne di classe che venivano picchiate dal fidanzato, alle quali venivano dette frasi come “donna schiava zitta e lava”, che venivano accompagnate a scuola fino all’entrata e controllate e che lo reputavano normale. Per questo seguo e sostengo <MENTION_1>
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odang
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Fire Fire Fire
, conosciuto anche come Triple Fire, è un manga scritto e disegnato da Shōji Satō dal dicembre 2008 all'ottobre 2010 e pubblicato sulla rivista "JC.COM". Conta in totale dodici capitoli raccolti in due "tankōbon".
Esiste un seguito intitolato pubblicato sulla rivista "Garaku no Mori" e raccolto in due tankōbon.
Trama.
Jiga Kirishima è un ragazzo che vive in un mondo per larga parte arido e desolato: impugnando la spada del padre intraprende un viaggio alla ricerca della sua anima gemella. La sua prima tappa è la città di Damin, dove viene derubato di tutto quanto possiede e viene salvato da un cyborg che lui chiamerà Shishimai. Una volta entrato a Damin farà di tutto per ritrovare la spada; conoscerà qui due ragazze, Spica, che morirà a causa di un potente del luogo, e Fay che dopo la fuga da Damin lo accompagnerà assieme a Shishimai in un viaggio attorno al mondo.
Si trovano dapprima nei pressi di una miniera dove fanno conoscenza di uno degli ex minatori al quale un gruppo di banditi ha appena rapito la nipote; questi saranno poi sconfitti dal gruppo di Jiga.
In seguito giungeranno a Marquis, una metropoli in cui un tempo era presente moltissima acqua, ora monopolizzata dal nuovo resort controllato da un membro della LEN, Rena Miznuma. I nostri se la vedranno anche con lei, controllando l'impianto di depurazione dell'acqua, attivabile solo con sangue nhoniano come quello di Jiga e Rena, e restituiranno l'acqua agli abitanti. Mentre stanno lasciando la città torna in scena Kahmsin che in poco tempo sconfigge sia Shishimy che Jiga, prendendo la spada di quest'ultimo. Rena, travestita da Aquamarine, salva loro la vita portandoli in un tunnel sotterraneo che li conduce in una città.
Qui, per curare Jiga, i suoi amici decidono di diventare cacciatori di taglie; Fay viene catturata da un membro della LEN, Dual, il quale vuole consegnarla, in quanto traditrice, alla sezione dell'organizzazione stanziata a Storm Base. Per salvare la sua amica Jiga rincorre il treno dei postini sul quale la bara contenente Fay è stata portata, mentre Shishimay combatte con il compagno cyborg di Dual, riuscendo infine a sconfiggerlo. Sul treno Jiga riesce a salvare Fay, mentre vengono colpiti da una tempesta di sabbia che li costringe, assieme al gruppo di postini, a rifugiarsi nella città neutrale di Gajul. Qui un gruppo di agenti LEN capitanati da Anubi assale Jiga e Fay, salvati dall'arrivo di Shishimay; l'unica azione di Anubi sarà quella di lasciarli andare dopo aver decapitato Dual e aver consegnato la sua testa al capitano dei postini Kern, come richiesta di scuse per i problemi causati sul treno.
Nell'ultimo capitolo Kahsim decide di lasciare la LEN; viene assalito da Anubi, con il quale ha un violento combattimento nel quale viene coinvolto anche il gruppo di Jiga; Kahsim combatte con la katana di Jiga e in breve sconfigge l'avversario. Stupito dalla sua abilità nel maneggiare l'arma del padre, Jiga decide di lasciarla a Kahmsin fino a che non sarà divenuto abbastanza abile da poterla recuperare.
Così Jiga, Fay e Shishimay si rimettono in viaggio per esplorare il mondo.
Terminologia.
- Nhoniani: i nhoniani sono un gruppo di esseri umani di cui per larga parte si sono perse le tracce. Possedevano una grande tecnologia, tanto da essere gli unici in grado di forgiare il metallo conosciuto come Kamui di cui sono composte Orochimaru, il bastone di Kahmsin e il corpo di Shishimay. Furono loro ad aprire la miniera dove lavorava il minatore del capitolo 3, a costruire l'impianto di purificazione di Marquis e a realizzare alcuni nuclei della città di Damin. Di questa tribù si sono perse le tracce Jiga, che ne fa parte, li sta cercando su richiesta del padre defunto. Sangue nhoniano scorre anche nelle vene di Spica, Rena Miznuma e probabilmente della ragazzina racchiusa nel corpo di Shishimay, ma questo non è possibile saperlo.
- Kamui: il kamui è un metallo scuro e praticamente indistruttibile, se non da oggetti fatti con lo stesso materiale. Orochimaru, il bastone di Kahmsin, il corpo di Shishimay e Anubi, la spada del Generale Cougar, l'impianto Hydra di Marquis sono solo alcuni oggetti realizzati con il Kamui, considerato un tesoro dal valore inestimabile nel mondo di Fire Fire Fire. Il metallo è una creazione dei Nhoniani.
Personaggi.
- : un giovane ragazzo che gira il mondo impugnando la spada del padre, Orochimaru, la quale può tagliare ogni cosa. Il suo obiettivo è trovare una moglie e altre persone della sua stessa tribù.
- : ex membro del LEN, una misteriosa donna che ha avuto una relazione con Kahmsin.
- : un potente cyborg alla ricerca delle parti del corpo che gli sono state sottratte. Alla fine della serie però Fay scopre che all'interno del corpo del cyborg è intrappolata una ragazza.
LEN.
- Rena Miznuma: un ufficiale della LEN incaricata di sorvegliare il resort Brilliant Springs nella città di Marquis. Sconfitta dal gruppo di Jiga tradisce la LEN, divenendo l'eroina Aquamarine.
- : agente della LEN e assistente di Kahmsin. È inoltre la sorella di Fay
- : ufficiale della LEN. Si tratta di un uomo sadico e violento che possiede un'arma dello stesso materiale di cui è fatta la spada di Jiga. Alla fine del manga anche lui tradisce la LEN, sfidando Jiga a diventare più forte per poterlo un giorno sconfiggere e recuperare la sua spada, Orochimaru. In passato Fay gli chiese di badare alla sorella Misa.
- Dual: membro della LEN che rapisce Fay per consegnarla alla LEN di Storm Base. Viene sconfitto da Jiga dopo che costringe il capitano dei postini Kern a consegnare una bara contenente Fay, nonostante avesse mentito sul contenuto. È un abile pistolero. Viene decapitato da Anubi nella città di Gajul e la sua testa consegnata a Kern in segno di scuse.
- Anubi: ufficiale di alto rango della LEN, un cyborg costituito da ossa animali avvolte in flessibili lame d'acciaio. Viene ucciso da Kahmsin.
- Big Three: si tratta dei tre generali della LEN, tre cyborg, Crazy Plum, SS Ghost e General Cougar. Compare la loro figura nel capitolo 12: Crazy Plum ha sembianze femminili con mani artigliate, SS Ghost pare avere le sembianze di un dinosauro, mentre General Cougar è una sorta di demone cibernetico in possesso di una katana simile ad Orochimaru.
Altri.
- : una prostituta che Jiga salva appena arrivato a Damin. Muore dopo avere avuto un rapporto con Kahmsin e rivela a Jiga di appartenere alla sua stessa tribù.
- Kern: il capitano dei postini incaricato di consegnare la bara con all'interno Fay al Storm Base della LEN.
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wikipedia
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Robotic process automation
La robotic process automation (RPA) è l'automazione di processi lavorativi utilizzando software "intelligenti" (i cosiddetti "robot"), che possono eseguire in modo automatico le attività ripetitive degli operatori, imitandone il comportamento e interagendo con gli applicativi informatici nello stesso modo dell'operatore stesso.
Descrizione.
Attualmente (ad esempio, con gli strumenti di automazione del workflow), le attività automatizzate, semplici e ripetitive, sono basate su sorgenti strutturate di dati, per poter interfacciare i sistemi di back-end per mezzo di Application Programming Interface (API) interne o linguaggi di scripting dedicati. Invece, i sistemi di RPA sono in grado di gestire dati anche non strutturati (quali documenti scannerizzati, immagini, video), integrando elementi tratti da soluzioni di intelligenza artificiale (ad esempio quelle per apprendere automaticamente le operazioni da automatizzare o per adeguarsi in modo adattivo ai cambiamenti dell’ambiente in cui operano). In altri termini, i sistemi di RPA sviluppano la lista di azioni "osservando" l'utente svolgere determinati task nella GUI (Graphical User Interface) e, successivamente, l'automazione consiste nella ripetizioni dei task direttamente nella GUI. Questo fatto riesce ad facilitare l'automazione nei casi in cui non sia disponibile un API adatta allo scopo.
Esistono numerosi ambiti di applicazione della RPA, dal front-office al back-office, e i settori:
- dei servizi finanziari (per esempio per le approvazioni dei mutui bancari),
- del turismo (per conferme d’ordine, ad esempio) e
- della sanità (per la refertazione al paziente)
sono fra i più indicati, a causa dei rilevanti volumi di attività ripetitive che li caratterizzano.
Gli strumenti di RPA presentano similarità con quelli per il test delle Graphical User Interface. Anche questi automatizzano l'interazione con la GUI ripetendo una serie di azioni dimostrative svolte dall'utente. Ma gli strumenti di RPA offrono funzionalità che consentono di gestire i dati all'interno e fra multiple applicazioni, per esempio, ricevendo messaggi di posta elettronica contenenti una fattura, estraendone i dati e inserendoli in un sistema di prenotazione. Oppure, i software robot possono eseguire processi che prevedono l’accesso e l’utilizzo di più sistemi e procedure, quali sistemi ERP, fogli elettronici o siti web, eseguendo lunghe sequenze di attività. Questa manipolazione dei dati non è di solito presente negli strumenti di test delle GUI.
Origini e sviluppo.
Lontani antesignani dei sistemi di RPA sono i sistemi di screen scraping (progettati per prelevare direttamente dalle schermate il contenuto e i dati di un applicativo o di un sito web per poterlo riutilizzare). La RPA è però una significativa evoluzione tecnologica e le piattaforme disponibili sono sufficientemente mature, robuste, scalabili ed affidabili per un uso da parte delle grandi imprese.
I servizi di RPA attuali utilizzano un'istanza robotica software per ciascuna workstation virtuale (ricordando in questo l'assegnazione di operatore umano ad una postazione di lavoro). Il software robot usa i controlli della tastiera e del mouse per svolgere le attività automatizzate. Di solito, queste ultime sono svolte in un ambiente virtuale (non sono pertanto visibili su schermo). D'altronde, è proprio all'evoluzione delle tecnologie di virtualizzazione che i moderni sistemi di RPA devono la loro scalabilità. L'implementazione delle tecnologie di RPA nelle imprese ha portato ad ingenti risparmi sui costi se paragonati a quelli dovuti alle tradizionali soluzioni non RPA.
Vantaggi.
I principali vantaggi presentati dalla RPA sono:
- riduzione nel numero di errori, dato che le attività oggetto di automazioni sono quelle che, se svolte dall’operatore umano, sono più esposte ad errori (perché ripetitive),
- contenimento dei costi, grazie alla riduzione degli addetti e al loro riutilizzo per altri compiti,
- riduzione dei tempi di svolgimento delle attività,
- nessun impatto sui sistemi informativi, poiché le applicazioni esistenti non vengono interfacciate ad es. con tecniche di integrazione di sistemi per definizione, i robot usano le applicazioni con le stesse modalità dell’operatore umano,
- tempi rapidi di implementazione delle iniziative di RPA, grazie alla possibilità di produrre in tempi molto contenuti una proof of concept.
Impatto della RPA sul lavoro e sul business.
Il cambiamento sotteso alle iniziative di RPA ha impatto sulle modalità in cui le imprese utilizzano le risorse umane, al punto che si può paragonare l'impatto della RPA sulla forza lavoro impiegatizia a quello avuto dalle linee di produzioni robotizzate sulla forza lavoro manuale. L'uso estensivo della RPA porterà a richiedere per il settore impiegatizio un livello di qualificazione superiore a quello attuale, in quanto le attività ripetitive o rigidamente proceduralizzate potranno essere svolte dai robot. Gli addetti, distolti dai task a scarso valore aggiunto, potranno essere incaricati di occuparsi ad esempio di attività commerciali e di interpretazione dei dati. Di conseguenza, in futuro, saranno sempre più necessari interventi di riqualificazione del personale rimpiazzato dalle tecnologie di RPA.
La maggior parte delle imprese che hanno adottato soluzioni di RPA ha deciso di non effettuare tagli sul numero di addetti, ri-dispiegando le persone coinvolte in attività più interessanti. In tal modo, è stato possibile raggiungere migliori livelli di produttività a parità di numero di risorse umane.
Uno degli aspetti critici potrebbe essere rappresentato dalla minaccia per le attività di Business Process Outsourcing (BPO), perché alcune imprese potrebbero pensare di far rientrare entro i confini aziendali le attività esternalizzate e ora oggetto dell'automazione RPA.
Voci correlate.
- Automazione
- Robotica
Collegamenti esterni.
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Greg Noll
Biografia.
Nel 1940, i genitori Grace e Robert Lawhead divorziano e nel 1943 la madre si trasferisce con il figlio a Manhattan Beach, dove incontra "Ash Noll" che diverrà un ottimo padre per il piccolo Greg.
Data la vicinanza del mare, Greg si avvicina molto presto al surf da onda ed a soli 11 anni entra per la prima volta in acqua, dopo solo un anno si guadagna la fama di ragazzino senza paura. I "surfers" più esperti notano subito le sue qualità ed è l'unico "Grommet" che ha l'onore di surfare insieme a dei miti di questo sport su tanti spot diversi. Queste esperienze saranno fondamentali per la crescita di Greg che comincia a soffrire la misura contenuta delle onde della California.
Una sera, mentre assisteva alla proiezione di un filmato di surf, incontra "Mike Stange", famoso per il suo coraggio e la sua abilità a nuotare tra onde enormi e gli propone di trasferirsi alle Hawaii, dove si diceva rompessero onde 2-3 volte più grosse di quelle californiane. Poche settimane, ed i due sono già sulla "north shore" hawaiana.
Non erano i primi surfisti americani a sbarcare alle Hawaii ma i primi in assoluto a pensare di surfare la "north shore" oltre alla "West coast" dove già si surfava da tempo. Nessuno aveva allora il coraggio di sfidare "Pipeline" e soprattutto la temutissima "Waimea", ma Greg, soprannominato "Da bull" da "Phil Edwards" proprio per la sua ostinazione a surfare le onde che tutti gli altri surfisti ritenevano impossibili, era determinato ad abbattere tali limiti.
Ogni sua impresa aveva sempre lo stesso copione: inizialmente, prima di entrare in un nuovo spot tra onde enormi, tutti dicevano "quello è matto, là fuori io non esco e neppure lui ne uscirà vivo...", salvo poi vedere "Da bull" surfare con successo la prima onda e successivamente entrare in acqua per surfare quelle onde ritenute fino a poco prima insurfabili o letali.
Nei mesi successivi Greg trascinò i suoi amici in qualsiasi spot fino a che non si imbatté nell'ostacolo più grande: "Waimea" (che in hawaiano significa "acqua"). Nessuno voleva surfare Waimea, anzi non ne volevano neanche sentir parlare, si narravano le storie più atroci su quel "point". Nel passato, "Dickie Cross" (un famoso surfista) si avventurò con altri compagni tra le onde di Waimea e morì travolto da un gigantesco "close out": il suo corpo non fu mai trovato. Ma Greg non era tipo da farsi intimidire e nel novembre 1957 Waimea cadde sotto il coraggio di "Da bull". Dopo la sua prima onda, come al solito i suoi compagni lo seguirono; a fine giornata tutti avevano surfato Waimea senza esserne risucchiati.
Altre grandissime imprese sarebbero seguite negli anni successivi, come nel 1964 la surfata "Outer reef" a "Pipeline".
Stupì tutti abbandonando improvvisamente il surf, ma non era poi tanto strano visto che Greg non avrebbe mai accettato di surfare a un basso livello vista l'età, e preferì quindi dedicarsi con successo alla produzione di tavole da surf, aprì 63 "Surf shops" solo in Florida.
Successivamente cambiò vita e si dedicò alla famiglia e alle amicizie, cominciò a frequentare più assiduamente il suo amico Mike Stange andando spesso a pesca, ma anche in questo caso il suo modo di affrontare le cose lo portò a creare una vera e propria industria del settore con una barca che poteva contenere centodieci tonnellate di pesce.
È stato una vera leggenda vivente del surf da onda e la sua foto con costume a righe che osserva dalla spiaggia l'onda enorme di Waimea in attesa di entrare in acqua è l'icona dei surfisti di tutto il mondo.
Da un post Facebook di suo figlio Jed Noll, si è appreso che Greg è morto per cause naturali il 28 giugno 2021 a Crescent City, in California.
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Molti hanno paura della possibilità che i migranti possano portarci malattie pericolose. I fatti dimostrano inequivocabilmente come le cose stiano in modo diverso, visto che alcuni pericolosi batteri siamo noi a trasmetterli a loro. E non viceversa.
I... https://t.co/6ayWnrrIdi
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ROMA - È accaduto oggi nelle vicinanze del Pantheon. L'uomo è un mendicante rom che frequenta la zona. https://t.co/Tuv56lzjmD
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Moto Guzzi Normale
La Moto Guzzi Normale è la prima motocicletta costruita in serie dalla Moto Guzzi, prodotta dal 1921 fino al 1924. In essa sono racchiuse le principali caratteristiche che caratterizzarono molti modelli Guzzi per vari decenni.
Storia.
La Normale fu la diretta evoluzione del prototipo G.P. 500 realizzato nel 1919 e che precedette di un anno la fondazione della Casa dell’Aquila, dal quale differiva in alcune soluzioni che erano risultate troppo complesse, costose ed avveniristiche, tra cui la distribuzione monoalbero in testa a quattro valvole, giudicato ancora un sistema molto delicato e propenso alle rotture, preferendo due valvole contrapposte.
La produzione cominciò nel 1921 quando, nello stabilimento di Mandello del Lario, vennero assemblati 17 esemplari di questa sottocanna.
Per far conoscere al mercato il veicolo e le sue potenzialità si decise ricorrere alla partecipazione alle gare di lunga durata su strade. Il debutto nelle competizioni della Normale si svolse alla Milano-Napoli tenutasi nel settembre 1921, ultima prova stagionale del Campionato Motociclistico Italiano su Strada, iscrivendo le uniche due motociclette prodotte fino ad allora dopo le insistenze al pilota (poi politico) Aldo Finzi, entusiasta del nuovo modello dopo un breve collaudo: le due moto, pilotate da Mario Cavedini e Finzi, tagliarono il traguardo rispettivamente ventesima e ventiduesima, alla media di 44 km orari circa, senza aver subito alcun tipo di problema durante la percorrenza degli impegnativi 877 km della gara di gran fondo. Con la vittoria del mese successivo alla massacrante Targa Florio dal fratello di Finzi, Gino (prima vittoria della Guzzi), si consacrarono definitivamente l’affidabilità e le potenzialità della Normale.
Nel 1922, sulla base delle esperienze accumulate in gara, vennero applicate alcune modifiche al motore, tra cui un sistema di lubrificazione non più a tutta perdita, e la soppressione della doppia accensione, per motivi di costo e rivelatasi superflua date le già eccellenti qualità del motore.
La Normale, nonostante avesse ottenuto ottimi risultati nelle partecipazioni alle gare, non era più in grado di garantire buone probabilità di successo, e pertanto fu creato un nuovo modello studiato appositamente per le competizioni, la Corsa 2 V (abbreviata in C 2V), sostituendo la Normale nelle competizioni; quando si decise di applicare il telaio della C 2V anche al motore a due valvole contrapposte, alla fine del 1923, essa venne tolta dal listino e sostituita dal modello Sport (impropriamente noto come "Sport 13").
Dal 1921 fino al 1923 furono prodotti in totale 2065 esemplari, venduti al prezzo di 8500 LIT, e gli ultimi rimasti in magazzino vennero veduti nel corso del 1924.
Tecnica.
Il motore è un monocilindrico orizzontale di 500 cm³ con un rapporto alesaggio/corsa di 88 x 82 mm (diventato poi una caratteristica di quasi tutti i modelli prodotti successivamente dalla Guzzi), dotato di una distribuzione a due valvole in acciaio al nichel contrapposte, quella d’aspirazione laterale e richiamata con una molla cilindrica, mentre quella di scarico in testa, comandata da un’asta con bilanciere e richiamata con una molla a spillo, a differenza del prototipo G.P. 500, dotato di quattro valvole in testa parallele comandato da un monoalbero a camme ed alberello e coppie coniche; questa scelta fu dettata dalle necessità di ridurre i costi di produzione e di evitare un sistema ancora in fase di sviluppo, fragile e propenso a guasti; seppur non fosse una novità la distribuzione a valvole contrapposte, lo fu l’inversione dei condotti, l’aspirazione laterale e lo scarico in testa: in questo modo la valvola più calda è esposta direttamente al vento della corsa, oltre ai vantaggi prestazionali dovuti da un condotto di scarico dall’andamento più regolare che permettesse una più celere e completa evacuazione dei gas combusti.
Interessante poi la doppia doppia accensione, utilizzata per garantire una perfetta combustione della miscela anche in una camera di combustione piuttosto ampia, anche se dal 1922 essa venne mantenuta solamente come opzionale, date le eccellenti doti del propulsore anche con una sola candela (ed anche per motivi economici), preferendo alla seconda candela un originale dispositivo che evitasse la caduta della valvola di scarico all'interno della camera di combustione in caso di rottura.
Il cilindro ad alette radiali e la testa sono in ghisa, quest’ultima unita al basamento tramite tre lunghi prigionieri, mentre il pistone, in alluminio, è dotato di due coppie di segmenti di tenuta e due anelli raschiaolio; la biella, in acciaio al nichel, è a sezione tubolare ed è montata su cuscinetti di bronzo con zampe di ragno per la lubrificazione. In acciaio al nichel anche l’albero a gomiti, costituito da un solo pezzo al quale sono fissati dei contrappesi circolare con delle viti, e ruota su cuscinetti a sfera; ad esso è fissato quello che è poi diventato un simbolo della Guzzi, il grande volano esterno in acciaio stampato di diametro 280 mm.
Il carter è in alluminio fuso in terra, composto da due parti divise sulla verticale; quello sinistro è coperto da un coperchio che contiene la coppia di ingranaggi della trasmissione primaria (con parastrappi) e la frizione a dischi multipli metallici, alloggiata direttamente nella corona condotta, mentre quello destro è completato da una cartella che racchiude gli organi di comando della distribuzione, il magnete Bosch e, dal 1922, la pompa dell’olio; i primi modelli avevano quindi la lubrificazione semiautomatica: dal serbatoio principale, posto sotto quello della benzina, con una pompa manuale l’olio veniva inviato in una piccola coppa sul fondo del carter, dal quale, tramite una pompa ad ingranaggi azionata dall’albero motore, veniva mandato sotto pressione alla testa di biella. Il circuito di lubrificazione era quindi a tutta perdita, ovvero che il lubrificante, una volta utilizzato, non viene più rimesso in circolo, ma per gravità si accumula sul fondo del basamento: la quantità di olio contenuto nella coppa era però sufficiente per percorrere circa 70 km, non era quindi necessario utilizzare continuamente la pompa manuale; il nuovo circuito di lubrificazione è costituito così da una pompa ad ingranaggi che direttamente dal serbatoio aspira l’olio e lo manda sotto pressione all’albero motore, e quello raccolto sul fondo del carter è prelevato tramite una pompa a palette (coassiale a quella di mandata) e riportato al serbatoio; la portata complessiva di 60 litri all’ora permette un’ottimale lubrificazione ed un rapido ricambio, con conseguente smaltimento di calore. Sempre sulla destra è montato un coperchio bombato che contiene il sistema per la messa in moto a pedale, il pignone della trasmissione finale e le due molle concentriche della frizione, che tengono pressati i dischi fra loro tramite un’asta che attraversa tutto l’albero primario del cambio.
L’alimentazione è attuata tramite un carburatore motociclistico semiautomatico Amac con valvola a saracinesca e spillo conico, con due comandi a manettini per l’aria e l’acceleratore.
Il telaio è un blocco unico, a differenza del prototipo che aveva il triangolo posteriore imbullonato, ed è stata aggiunta per rinforzo una scatolatura in lamiera che dalla sella scende per raggiungere la parte inferiore del motore. La sella Brooks in cuoio è sistemata a soli 62 cm da terra, il che permette di mantenere una postura molto rilassata. La sospensione anteriore è a parallelogramma con due molle centrali, non ammortizzate.
Le ruote, a raggi, montano pneumatici Dunlop a tallone da 26” x 2 ½, e quella posteriore è montata su un mozzo con cuscinetti a sfera e sfilabile sulla destra. La ruota anteriore è priva di freni, mentre quella posteriore è dotata di un freno a tamburo laterale a due ganasce, una azionata da una leva sulla destra del manubrio e l’altra da un pedale sulla sinistra; il fatto di montare un freno così prestante sulla ruota posteriore e di non adottarlo su quella anteriore è dettato da una questione pratica: le strade dell’epoca erano prevalentemente sterrate e dal pessimo fondo, arrivando così in fase di frenata al frequente blocco delle ruote, ed era più consigliabile quindi utilizzare prevalentemente il freno della ruota posteriore, più semplice da controllare in caso di sbandata rispetto a quella anteriore.
Il serbatoio, del tipo sottocanna, contiene 10 litri di benzina, sopra il quale è fissata una cassetta metallica per gli attrezzi, a sezione circolare; completava il tutto un ampio portapacchi. L’impianto di illuminazione, costituito da un faro ad acetilene, era fornito come opzionale.
Prestazioni.
La potenza erogata di 8 CV a 3.200 giri/m con un rapporto di compressione di 4:1 permetteva di spingere questa motocicletta fino alla velocità di circa 80 km/h, con un consumo medio di benzina di 30 km/l e di un litro d’olio ogni 350 km: un risultato notevole per l'epoca. Nel 1922, dopo una serie di piccole modifiche nella messa a punto del motore ed un innalzamento del rapporto di compressione a 4,7:1 si raggiunse la potenza di 8,5 CV, ottenuta a 3.400 giri/min, portando così il veicolo ad 85 km/h. Date le ottime prestazioni iniziali, il propulsore verrà sviluppato e impiegato su molti altri modelli prodotti nei decenni seguenti dalla Guzzi.
Voci correlate.
- Moto Guzzi
- Moto Guzzi GT "Norge"
Collegamenti esterni.
- Moto Guzzi - La Storia
- Motoblog.it - Moto Guzzi: i 5 modelli che hanno fatto la storia
- Motoinfo.it - Moto Guzzi Normale 500 1922: caratteristiche e dati tecnici
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[T] Souper di Ferenc Molnàr al Bellini di Napoli [/T] [16] Dopo una quarantennale carriera, un direttore di banca, il giorno del suo compleanno, invita gli amici a cena per condividere un momento magico, esaltante, con le persone che gli sono più vicine.
Come spesso accade, fra brindisi, applausi, risate, ci sono discorsi a braccio, preparati, non voluti per ringraziare ed autocelebrarsi, tutto all’insegna della mai dimenticata goliardia.
All’improvviso, come nella vita, cambia tutto: un ispettore di polizia prega il direttore di accompagnarlo alla centrale, immediatamente, senza nessuna spiegazione.
Scompiglio tra i convitati: domande fatte e non fatte, sguardi allibiti, e gli amici che condividevano tutto minuti prima si ritrovano ad accusarsi fra loro. La luminosa carriera è sempre avvenuta alla luce del sole e nella piena legalità o ci sono ombre che potrebbero coinvolgere anche gli ospiti? Alla fine si scopre che era solo uno scherzo, un “pesce d’aprile”, per cui ognuno cerca con risate nervose e battute fuori luogo di ricomporre quell’armonia, sicuramente falsa, perduta. Commedia scritta da Molnàr nel 1930, ma attualissima per le reazioni dei singoli personaggi, laddove interessi, tradimenti, ricatti, non sono così lontani dal nostro quotidiano. Ottima come sempre la sapiente regia di Fausto Paravidino che coglie l’arguzia e la precisione dell’autore.
**_Souper_ di Ferenc Molnàr replica al Bellini sino a domenica 27.**
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Porca puttana, mi ero dimenticato della partenza ritardata...Altri 10' di agonia#f1 #ausgp #UnCordiHaloSaluto
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[T] Doctor Who and The Silurians 2-7.srt [/T] [P] Sostienici e divieni membro di VIP
per rimuovere tutti gli annunci www.OpenSubtitles.org [P] E' sicura che è qui che sta andando?
Abbastanza sicura [P] Voleva vedere il punto esatto
dell'incidente. [P] Se solo fosse venuta prima Signorina Shaw... [P] Mi spiace, ma mi ha chiesto di
non dirglielo. [P] Avrei fatto scendere immediatamente una squadra di ricerca.
Che era proprio quello che non voleva. [P] Si meriterà tutto quello che trova.
Non ha senso. [P] Ho raccolto tutto l'equipaggiamento che potevo
e ho avvertito la squadra di ricerca locale. [P] Inizieranno le ricerche il prima possibile.
Molto gentile da parte sua Maggiore Baker. [P] Mi spiace solo che un membro del mio staff
stia causando tanto disturbo, [P] dovremmo essere noi ad aiutare voi. [P] La cosa importante è tirare fuori il suo Dottore
dalle grotte il prima possibile. [P] Di quanti uomini dispone?
Cinque o sei e il Capitano Hawkins. [P] Altri sono in arrivo. [P] Bene, suggerisco di iniziare una ricerca
preliminare il prima possibile. [P] Saremo pronti ad andare in cinque minuti.
Perfetto Signore. [P] Bene, sembra una cosa eccitante.
Posso venire anch'io? [P] Sicuramente lei dovrà trovare una spiegazione. [P] Sia il generatore che il ciclotrone sono
perfettamente funzionanti, mi scusi. [P] Signorina Dawson, letture del voltaggio
degli elettroni per favore. [P] Duemila miliardi, energia costante, sistemi normali. [P] Tutto in perfetto ordine, se non fosse che
quei cali di energia continuano ad accadere. [P] Stiamo tentando tutto il possibile.
Si, lo so, mi spiace. [P] Grazie, Signorina Dawson. [P] Questo progetto era iniziato molto bene [P] E comunque non siamo gli unici ad avere problemi. [P] UNIT, quel loro ridicolo Dottore si
è perso da solo nelle grotte. [P] Lo stanno cercando? [P] Stavano per farlo, ma per fortuna
è ritornato da solo. [P] Sono stati molto fortunati. [P] Mi faccia sapere se qualcosa che non va, ok?
Si, ovviamente. [P] Se avessero iniziato a cercare nelle grotte... [P] Beh, non l'hanno fatto, quindi
non preoccuparti. [P] Qualcuno potrebbe pensare che siate delusi
del fatto che non mi sono perso. [P] Andiamo Dottore, ha fatto preoccupare tutti,
e poi è tornato sano e salvo. [P] Non sarebbe dovuto andare Signore. [P] Beh, ha portato a dei risultati no? [P] Un mostro di Loch Ness sotterraneo?
Molto di aiuto. [P] Oh, lei non mi crede? [P] Oh io credo che lei abbia visto qualcosa.
Il problema è ...cosa? [P] Lei non è stato molto specifico. [P] Beh, ho avuto appena il tempo di dargli un'occhiata. [P] Tutto quello che possi dirvi è che
era molto, molto grande, e qualcosa [P] di molto, molto vivo.
Potrebbe essere preistorico? [P] Beh, è cercatamente qualche tipo di dinosauro [P] ma di un tipo che non ho mai visto prima. [P] Intende dire nei musei?
No, non intendo nei musei. [P] Ma...pensandoci bene...forse...
l'ho fatto, si. [P] Signore, suppongiamo che ci sia un sabotaggio
in corso e un grosso gruppo si sia nascosto [P] nelle grotte e abbia costruito un
qualche tipo di mostro finto. [P] Per spaventare la gente e mandarla via. [P] E per spiegare quelle strane morti.
Il rumore che il Dottore ha sentito [P] potrebbero essere dei macchinari. [P] Cosa ne pensa Dottore? [P] Beh, è una possibilità suppongo. [P] Qualsiasi cosa sia, dobbiamo andare
a controllare. [P] Sarei lieto di venire con voi, Signore.
Andremo tutti, eccetto la Signorina Shaw. [P] Oh, un minuto. Non voglio perdermi il divertimento...
No, Signorina Shaw. [P] Non ha mai sentito parlare di emancipazione
femminile? [P] Liz, questa volta penso che abbia ragione lui. [P] I suoi uomini saranno armati, Signore? [P] Piccole armi, granate, niente di grosso. [P] Hmm, avremo poco potere di fuoco. [P] Questo è tipico del pensiero dei militari. [P] Presentagli un problema e
loro inizieranno a sparare. [P] Si, beh, informerò il Direttore
della mia decisione. [P] Non è il solo modo lo sa, sparare ad ogni cosa [P] Oh, non si preoccupi Dottore, daremo
al suo amico preistorico un po' di vantaggio [P] Non spareremo fino a che non vedremo
il bianco degli occhi d'accordo? [P] Ho trovato le impronte qui, Signore. [P] Bene, Dottore?
Erano qui. [P] Beh, è stato cancellato, quindi lo può vedere... [P] Mi spiace, io non vedo nulla. [P] Ascoltate, posso dare uno sguardo, Signore? [P] Va bene. Capitano Hawkins prenda
un paio di uomini e vada con il maggiore Baker. [P] Molto bene Signore. Voi due venite con me. [P] Maggiore Baker! [P] Andiamo voi due!
Ci aspetti Signore! [P] Ehi tu laggiù! Fermo o
aprirò il fuoco! [P] Ahh! [P] Andiamo! [P] Cosa è successo, Capitano Hawkins? [P] Non ne ho idea, l'abbiamo trovato
così quando siamo arrivati. [P] Va tutto bene amico, calmati. Calmati. [P] Ho visto qualc...qualcuno qui. [P] Gli ho sparato in testa.
Penso di averlo preso. Rimbalzato. [P] L'ha attaccata lui? [P] No, qualcos'altro. Proiettili...
I proiettili non lo fermano. [P] Si calmi! Fermo! Tenga questo. [P] Prendete il kit di pronto soccorso e
della morfina. [P] Molto bene Signore.
Oh, Capitano Hawkins? [P] Prima di questo, dia uno sguardo in giro
e stia attento. [P] Sissignore. [P] Cosa ne pensa Dottore? [P] Beh, ovviamente Baker ha sparato a
qualcosa che pensava fosse un uomo. [P] Poi qualcos'altro ha attaccato Baker. [P] La creatura preistorica che ha attaccato lei? [P] E' molto probabile. [P] Signore, qui c'è qualcosa! [P] Segni di rimbalzo sulle rocce Signore.
E guardi qui, tracce di sangue [P] vanno da questa parte.
Faremmo meglio a seguirle. Dottore? [P] No. Andrò in ospedale con i campioni di sangue.
In ogni caso darò una mano a portare Baker. [P] D'accordo. Morton, dia una mano al Dottore,
gli altri con me. [P] Brigadiere! Stia attento. Dopo tutto,
lei non sa esattamente cosa sta seguendo. [P] Allora Dottore? [P] Guarda tu stessa. [P] Oh...so che potrebbe sembrare un po'
eccessivo, ma ci sono somiglianze con... [P] ...alcuni tipi di grossi rettili? [P] Si.
Precisamente. [P] Cattive notizie Dottore,
l'abbiamo perso. [P] Oh no. [P] Le lande sono ampie e si
stava facendo buio. [P] Si, suppongo di si. [P] Cosa farete ora? [P] Ho fatto richiesta di altri uomini al
quartier generale. [P] Inizieremo una ricerca a tappeto
appena farà mattina. [P] Dottore? Ha idea di cosa
stiamo cercando? [P] No, non ancora. [P] Fin'ora i nostri test sono stati
inconclusivi. [P] Sarebbe un guaio se Baker avesse sparato
ad uno speleologo innocente. [P] Oh, a proposto come sta?
Qualche graffio e qualche livido [P] un braccio ferito e c'è la possibilità
di una commozione celebrale. [P] Pover'uomo. Intendiamoci, è stato
irresponsabile a sparare in quel modo. [P] E' stato attaccato Dottore, proprio come lei. [P] Si. Ma non dalla cosa alla quale ha sparato. [P] Mi sembra Brigadiere, che le sfugga
la cosa più importante [P] Sarebbe? [P] Che quando Baker è stato attaccato, e quando
io sono stato attaccato, la cosa se ne è andata [P] prima di fare veramente del male. [P] David è stato ucciso.
Si lo so. [P] Ma credo che ci siano due tipi di creature
nelle grotte. Una grossa e feroce [P] e una più piccola e molto più intelligente
che controlla l'altra. [P] E potrebbe non essere ostile. [P] E' già difficile accettare un mostro,
figuriamoci due. [P] In ogni caso lo sapremo domani mattina. [P] Si e per allora forse potrebbe
essere troppo tardi. [P] Sparire così in un momento come questo! [P] Il Dottor Quinn ha lavorato parecchie
ore, sottoponendosi ad uno sforzo intenso. [P] Tutti noi l'abbiamo fatto. [P] Oh, mi spiace, cercavo il Dottor Quinn.
Lei non è il solo. [P] Lui ha terminato quanti più test poteva e
poi...è semplicemente andato a riposare. [P] E' nei suoi alloggi? [P] Beh no...
E' andato a quel suo cottage vero? [P] Se passasse più tempo a fare il suo
lavoro e meno a scrivere quel suo libro... [P] Quando tornerà le dica che vorrei vederlo
le dispiace? Se trova un attimo. [P] Non si preoccupi mia cara, siamo
tutti un po' sotto pressione al momento. [P] Il Dottor Quinn lavora più duramente di
chiunque altro qui al centro. [P] Si, si, si. Si sono sicuro che sia così.
E' solo che... [P] volevo scambiare due parole con lui.
Riguarda quei cali di potenza. [P] Perchè sei venuto?
Sono venuto ad avvertirti. [P] Ci sono uomini che stanno cercando nelle
grotte, soldati armati. [P] Ci stai avvertendo tardi.
Ci hanno gia attaccati. [P] Che cosa è successo? [P] Uno di noi è rimasto ferito.
E' stato costretto a salire in superficie. [P] Si è fatto del male qualche umano?
Questo non ci riguarda. [P] Devi smettere di prendere energia dal ciclotrone.
Abbiamo ancora bisogno di energia. [P] Non siamo ancora in grado di
fare tutto da soli. [P] Sta portando molti guai,
ecco perchè sono venuti i soldati qui. [P] Uno di noi è stato ferito.
Abbiamo bisogno del tuo aiuto per recuperarlo. [P] Come ti aspetti che possa farlo?
I soldati gli staranno dando la caccia [P] mi vedrebbero. Te l'ho detto è impossibile.
Non posso farlo. [P] Tu ti rifiuti di aiutarci e ti aspetti che
i nostri scenziati ti rivelino i nostri segreti? [P] Tutto quello che mi avete dato sono frammenti
di conoscenza, indizi. Voglio sapere. [P] Ti daremo le informazioni quando
il nostro ferito farà ritorno da noi. [P] Molto bene. Cosa devo fare?
Come posso trovarlo? [P] Ti daremo un congegno di richiamo.
Lui lo sentirà e verrà da te. [P] Doris! [P] Doris!
Che cosa vuoi? [P] Chiama la polizia!
Digli che c'è qualcosa nel mio fienile! [P] Che tipo di cosa? [P] Una specie di mostro. L'ho visto
muovere nel fieno! [P] Datti una mossa donna! [P] Ahhh! [P] Tutto pronto Signore, gli elicotteri sono già
in volo e ci sono due squadre di supporto. [P] Bene, chieda al Maggiore Peters di tenere
gli uomini in attesa. Sarò lì il prima possibile. [P] Molto bene, Signore... [P] Oh buongiorno Direttore, stavo per
venire da lei. [P] Mi rendo conto che deve essere molto
occupato specialmente da quando [P] sembrate impegnati in una complessa operazione
militare, con il mio centro come vostro quartier generale. [P] Si. Mi scuso per l'inconveniente Direttore. [P] Quando lei e i suoi uomini siete venuti da noi,
non mi sono permesso di fare richieste [P] ho capito che il suo scopo era quello
di porre fine ai nostri continui ritardi. [P] E' vero Signore.
E cosa avete ottenuto? [P] Tanto per cominciare la Signorina Shaw
ha scoperto un tasso insolitamente [P] alto di stress tra gli uomini del suo staff. [P] C'è sempre qualcuno più debole.
E che mi dice dei cali di potenza? [P] Il Dottore ha passato la maggior parte
della notte ad esaminare i macchinari. [P] Ah si, il misterioso Dottore. Con il suo
cacciavite sonico. [P] E' qualificato per fare questo tipo di indagini? [P] Il Dottore è qualificato per fare quasi tutto. [P] Bene, eccoci qui, non c'è nulla che non va lì. [P] Lì dove? [P] Ovunque, Ciclotrone, meccanismi di controllo
a distanza, tutto funziona perfettamente. [P] Non può esserne sicuro.
Mio caro amico, è un macchinario molto semplice. [P] Oh! E allora come spiega la perdita di
energia? Magia? [P] L'energia del suo reattore, come lo
stato mentale del suo staff [P] sono affette da un'influenza esterna. [P] Davvero. E cosa propone di fare? [P] E' più quello che lei dovrebbe fare. [P] Perchè fino a quando questa influenza non
verrà scoperta e fermata, [P] questo stabilimento dovrebbe essere
chiuso completamente. [P] Fuori questione. Sarebbe un rallentamento
eccessivo del programma di ricerca. [P] E per la sua carriera. [P] Brigadiere sono estremamente insoddisfatto
della sua condotta di questa inchiesta [P] e del comportamento di questo suo...ah..."associato" [P] intendo scrivere al sottosegretario e chiedere
che lei venga richiamato. [P] E' un suo diritto Direttore, ma fino a che
saremo qui, spero ci permetterà di [P] di continuare con le nostre indagini. [P] Idiota arrogante! Hmm...non l'ho
mai potuto soffrire. [P] Bene Brigadiere, tutto pronto per
giocare ai soldati vero? [P] Lethbridge-Stewart... [P] Si...Si...capisco. [P] Molte Grazie. Sarò lì il prima possibile [P] La polizia. Ho chiesto loro di farmi
sapere di eventuali avvenimenti strani. [P] E...? [P] Un contadino di nome Squire. E' stato trovato
morto nel suo granaio. [P] Segni di artigli sul suo corpo. [P] Pover'uomo. [P] Sono gli stessi segni che ha visto su Davis
nelle grotte? [P] No, questi sono stati fatti da
qualcosa di diverso. [P] Più piccolo forse, ma molto forte. [P] Pensavo avesse detto che questa
cosa non è ostile. [P] Si, ma immaginiamo che Squire l'abbia
attaccato con questo [P] potrebbe esser stato costretto. [P] Come sta la moglie? [P] E' in ospedale sotto shock. [P] Si, beh, vorrei parlarle. [P] Liz, forse tu potresti rimanere e
fare qualche esame medico-legale. [P] Si, ovviamente. [P] Quei segni di artigli, non sono stati
la causa della morte. [P] E cosa è stato? [P] Attacco di cuore. Potremmo dire
che è morto di paura. [P] Ora per favore. Mi può dire,
cosa è successo a suo marito? [P] Si ricorda cosa gli è successo? [P] Lei è stata trovata nel granaio.
Paralizzata dal terrore. [P] Deve aver visto qualcosa.
Ha una penna? [P] E la cartella medica per favore.
La cartella. [P] Ora voglio che dia un'occhiata a questo.
Ha mai visto qualcosa di simile prima? [P] Si? Cosa? [P] L'ha...l'ha ucciso!
Si? [P] L'ha...ucciso! [P] Cosa è successo dopo?
Dov'è andato? [P] E' rimasto....
Dove? [P] Nel granaio. [P] Nel granaio?
Nel granaio. [P] E' ancora lì!
La Signorina Shaw! [P] Valuti questo sottotitolo al www.osdb.link/52eyz
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Contro le misure reazionarie del #Governo BBC (#Berlusconi,#Bersani,#Casini) di Mario #Monti. http://t.co/6JJCfwVb
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odang
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[USER] e calcolate che Francesco je vo bene :) [URL]
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geoling
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Loris Bicocchi
Biografia.
Gli inizi e la Lamborghini.
Dopo aver abbandonato gli studi, nel 1974, entrò in Lamborghini come magazziniere del reparto esperienze. Spesso chiese di assistere al montaggio di quei pezzi che lui stesso distribuiva. La sua passione per la meccanica e i motori non passò inosservata così, quando nel 1975 si liberò un posto di meccanico nel reparto esperienze, venne chiamato a ricoprire quel ruolo.
Da questo momento Bicocchi, grazie anche alla frequentazione degli esperti veterani Luca Molinari e Stanislao Sterzel, acquisì le “regole del mestiere”.
Nel 1976 gli venne affidato il collaudo della sua prima auto: una Lamborghini Countach, su progetto di Paolo Stanzani e design di Marcello Gandini. Rimase in Lamborghini fino al 1989, con il ruolo di “collaudatore auto produzione”.
Bugatti a Campogalliano.
Nel 1987 Romano Artioli acquisì i diritti per la produzione di auto marchio Bugatti, fondando insieme all'ing. Paolo Stanzani la Bugatti Automobili S.p.A. con sede a Campogalliano. L'ingegnere Paolo Stanzani, che era socio, Amministratore Unico ma anche Direttore Tecnico, stava già lavorando al progetto “Bugatti EB 110”, e chiese al collaudatore di raggiungerlo per sviluppare insieme il progetto. Dal 1989 il collaudatore, spinto dalle soluzioni tecniche all'avanguardia, collaborò attivamente al progetto e a quelli successivi: nel corso dei cinque anni seguenti infatti, come collaudatore del reparto esperienze, sviluppò l'EB110 GT, l’EB110 SuperSport e l'EB 112.
Nel luglio 1994 registrò il record di velocità per una vettura alimentata a metano: a Nardò spinse la Bugatti EB110 fino a . Tuttavia nel 1994 la Bugatti Automobili chiuse per fallimento.
Carriera da pilota autonomo.
Terminata la collaborazione in Bugatti, si trasferì a Monaco dove iniziò una nuova esperienza da pilota freelance e collaudatore per la "Monaco Racing Team". Alla guida di una Bugatti EB110 SS partecipò al campionato IMSA nella classe GT1, alla 24 ore di Daytona e di Le Mans, dove la vettura venne distrutta durante le prove di qualificazione, nonché alla 6 ore di Suzuka.
Jochen Dauer.
Durante l'esperienza monegasca conobbe Jochen Dauer, un ex pilota e proprietario di una piccola azienda a Norimberga, con il quale iniziò una proficua collaborazione che lo portò alla realizzazione di una versione stradale di una vettura determinante per il prosieguo della sua carriera. Si trattava della Dauer 962 Le Mans da . Ne vennero costruiti 10 esemplari: cinque furono acquistati dal Sultano del Brunei che portò Bicocchi a svolgere la manutenzione delle 962 insieme a quella di Bugatti e Lamborghini.
Pagani.
Successivamente ricevette la chiamata di Horacio Pagani, che lo conosceva già dai tempi della Lamborghini, per collaborare allo sviluppo di un nuovo progetto, la Zonda. I due cominciarono a sviluppare il progetto che fece la fortuna della Pagani Automobili. La collaborazione con Pagani durò fino al settembre 2002.
Koenigsegg.
Durante il salone di Parigi, nel 1994, Bicocchi incontrò Cristian Von Koenigsegg con il quale discusse di sospensioni e di soluzioni tecniche. Decise di trasferirsi in Svezia per collaborare allo sviluppo della prima vettura della Koenigsegg.
Il ritorno in Bugatti.
Nel 2003 venne contattato nuovamente dalla Bugatti per collaborare allo sviluppo della Veyron. In questo periodo l'attività di Bicocchi si divise tra Koenigsegg e Bugatti.
Koenigsegg CCX.
Concluso il progetto Veyron con Bugatti, si dedicò a tempo pieno alla Koenigsegg trasferendosi in Svezia, dove rimase circa due anni, dedicandosi tutto il tempo allo sviluppo della Koenigsegg CCX.
KTM X-BOW.
Dal febbraio 2007, grazie a Dallara, iniziò una nuova collaborazione, partecipando allo sviluppo di un progetto della casa austriaca che prevedeva la costruzione di un mezzo a quattro ruote che fosse in grado di conciliare leggerezza e potenza, ovvero la KTM X-Bow. La fine del progetto segnò anche la fine della collaborazione per Loris Bicocchi, che si ritrovò libero da impegni nel giugno 2008.
Ritorno in Bugatti e Mazzanti.
Dopo una nuova parentesi alla Bugatti per lo sviluppo della Chiron, approda alla Mazzanti dove viene nominato R&D Manager e collaudatore ufficiale dell'azienda italiana, per portare avanti lo sviluppo di una sportiva ad alte prestazioni dell'omonima casa chiamata Evantra Millecavalli.
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wikipedia
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[USER] Er tavolino in fronte joooo darei!!! Vabbè almeno se semo fatti du risate!! Manco ar circo oh!!!
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geoling
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Avviso di procedura aperta n. 143/2008 - C.U.P. C18H08000030004
Parte di provvedimento in formato grafico
C-0821881 (A pagamento).
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gazzetta
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The Lounge
The Lounge è un fumetto online creato da Josh Coseco nel giugno 2002, e che ancora oggi è in fase di pubblicazione. Ne esiste esclusivamente la versione originale, in lingua inglese, che esce regolarmente con una tavola al giorno, dal lunedì al venerdì.
La storia ruota intorno alle vicende di un negozio, il The Lounge, che si occupa di vendita di articoli come manga, doujinshi e videogames. Gestito da Italy Ishida, vi lavorano diversi ragazzi che intrecciano le loro storie con quelle del negozio, e dei nemici giurati di Italy e della sua famiglia, i Vilehelm.
Personaggi principali.
The Lounge.
Italy Ishida.
È la manager del The Lounge, che in realtà appartiene a suo nonno, e protagonista indiscussa del fumetto. Dopo un trauma subito quando era adolescente, e dopo aver terminato bruscamente la sua storia con Alex, per lungo tempo è rimasta da sola. Adesso ha da lungo tempo una relazione omosessuale con Aya.
È insuperabile nei videogames di qualunque genere e tipo, ma soprattutto imbattibile quando gioca a DDR. Ha un amore spassionato per Love Tomorrow Love, una serie shoujo che esiste solo nell'ambito del mondo di The Lounge e che tutti gli altri personaggi non riescono a sopportare, tale addirittura da chiedere a sua nipote Hiromi di disegnare per lei doujinshi a suo piacimento, talvolta di genere hentai. Per via dei suoi capelli rossi, viene spesso soprannominata "volpe".
Aya Fukuno.
È lesbica, e malgrado un tempo fosse la migliore amica di Italy, adesso è la sua amante. Gelosa della sua ragazza, cerca di tenerla lontana soprattutto dalle mire di Raine Vilhelm, con la quale ha un pessimo rapporto. È l'ultima entrata al The Lounge e lavora al secondo piano, dove vende abiti disegnati da lei. Ama fare regali a Italy, soprattutto se si tratta di lingerie.
Aya è il personaggio che modifica colore e taglio di capelli più spesso di tutti quelli che appaiono nel fumetto, e questa sua caratteristica viene spesso sottolineata dall'autore, che ama ironizzare sui cambiamenti di Aya.
Max Espinosa.
È il braccio destro di Italy, e ha da sempre una cotta incredibile nei suoi confronti. È un ragazzo timido, di chiara origine latinoamericana, e da quando ha capito che Italy è felice con Aya ha iniziato a cercare di dimenticarla, sino a finire per fidanzarsi con Amy, pur senza riuscire a scacciare del tutto ogni rimasuglio di innamoramento per il suo capo.
Ama il riso in modo particolare, ed indossa spesso una maglietta che riporta la scritta "Rice King".
Jamie Mackenzie.
È l'addetta alla sezione doujinshi, nonché la mascotte del "The Lounge". È bassa e minuta, e molto spesso ama comportarsi come un gatto, semplicemente miagolando quando è felice oppure preparando veri e propri assalti felini. Tutti la trovano irresistibile per via del suo aspetto, dei suoi atteggiamenti e dei suoi grandi occhi dolci.
Wiccan.
È il gatto di Jamie, la vera mascotte del The Lounge. Né Italy né Angel vogliono che lei lo porti all'interno del negozio, ma in un modo o nell'altro Jamie riesce sempre a farlo intrufolare e portarlo con sé.
Kimmy Mentges.
È la partner di Jamie nella sezione doujinshi ed abita con Angel, per la quale sembra avere un'ammirazione che talvolta sembra tendere ad un interesse di tipo romantico.
Jerry Fieldsted.
È l'addetto al settore arcade. Occupandosi di videogames praticamente tutto il giorno, è l'unico che possa riuscire un minimo a tener testa all'abilità videoludica innata di Italy.
Betty Rage.
Si occupa della sezione per adulti del negozio, e di recente ha intessuto una relazione con Tobias Ingram.
Sirea Jordan.
È l'addetta alla caffetteria del negozio.
Gli Amici.
Alex Womack.
È l'ex ragazzo di Italy. Muscoloso, sicuro di sé e talvolta arrogante, quando si tratta di Italy è capace di ritrovare la gentilezza che c'è in lui, e di esprimersi talvolta persino con gesti teneri. Si fa chiamare "Signore dell'Hentai", e più volte ha cercato di sedurre Italy, o di proporre un ménage-à-trois a lei ed Aya. Senza ottenere mai successo.
Amy.
È la ragazza di Max. Gentile e sincera, è disposta a tutto pur di trattenere il cuore di Max, che tende spesso a volare in direzione di Italy.
Gli Ishida.
Kisho Ishida.
È il padre di Italy, nonché proprietario del locale. Un tempo gravemente malato, si è ristabilito, ma ha chiuso ogni contatto con sua figlia dopo aver saputo della sua relazione con Amy, che non ha voluto accettare per nessun motivo. È andato a vivere in Giappone, insieme a sua sorella Yumi.
Yumi Ishida.
Zia di Italy e sorella minore di Kisho, è una donna moderna e dal carattere deciso. Sembra sempre poter fare qualsiasi cosa e non è mai chiaro il genere di lavoro che svolga, il che rende la sua figura misteriosa ed apparentemente capace di tutto. Ha una figlia ormai adolescente, Hiromi, che ha deciso di lasciare per un po' in America quando è ritornata in Giappone con il fratello.
Hiromi Ishida.
È la cugina giapponese di Italy, figlia della sorella di suo padre. Dopo essere sbarcata in America in compagnia della madre, alla ripartenza di quest'ultima si è stabilita temporaneamente a casa di Angel. Ingenua e timida, presenta il prototipo della ragazzina giapponese. È abilissima nel disegno, e talvolta viene costretta da Italy a disegnare cose che scandalizzano persino lei.
Dopo aver incontrato Alex ha sviluppato nei suoi confronti una cotta che non sembra capace di confessargli.
Angel Fox.
Zia di Italy poiché sorella minore di sua madre, tecnicamente è il gestore del locale. Ma lascia che sia Italy a disporre ogni cosa, limitando il suo lavoro ai documenti. Attualmente ospita in casa sua Kimmy e si prende cura di Hiromi.
Un tempo era molto innamorata di Kisho Ishida, motivo per cui si è presa cura di lui durante la sua lunga malattia. Si è molto dispiaciuta quando ha visto la reazione omofoba del padre di Italy davanti alla scelta di Aya, ma non è riuscita a ricucire lo strappo fra padre e figlia.
I Vilehelm.
Il Signor Vilehelm.
Padre di Elsa e Raine, un tempo era il migliore amico del padre di Italy. I due aprirono il "The Lounge", ma poi s'innamorarono della stessa donna. Alla fine, il Signor Ishida lo tradì, prendendosi donna e locale, e da quel momento il Signor Vilehelm ha iniziato a odiare lui e, di riflesso, tutti i suoi discendenti. Trasmettendo quest'odio anche alle figlie, con le quali ha un rapporto freddo, e che spesso sprona a fare di tutto per rovinare Italy.
Elsa Vilehelm.
Ha ereditato dal padre l'odio per la dinastia degli Ishida, ed impiega tutte le sue energie nel tentativo di schiacciare Italy, sino all'ultimo respiro. Ha persino aperto un locale che fa concorrenza al "The Lounge", il Reizvoll, nel tentativo di mettere i bastoni fra le ruote al commercio della sua nemica. Dal carattere duro e deciso, spesso si trova a rimproverare la sua sorella minore, Raine, per via del suo interesse nei confronti di Italy. Non è detto che non si nasconda la gelosia dietro i suoi continui rimbrotti, dato che ha con la sorella un rapporto incestuoso.
Raine Vilehelm.
Sorella minore di Elsa, prova nei confronti di Italy un misto di odio ed attrazione. Al contrario della sorella, i suoi tentativi di irretire Italy sono finalizzati non a distruggerla, bensì a portarla a letto con sé. Ha un pessimo rapporto con Aya, che naturalmente vede come un ostacolo sulla strada che conduce al suo obiettivo. Ha avuto una relazione con Scott Espinosa, il fratello di Max, in seguito terminata.
Dai modi taglienti e suadenti insieme, quella di Raine è la natura di una vera ingannatrice. Forse per via del rapporto che ha con la sorella non ha nessun pudore riguardo al sesso, ed è solita esprimersi in atteggiamenti promiscui, flirtando con chiunque le venga a tiro, purché possa guadagnarci qualcosa.
Tobias Ingram.
È l'aiutante di Elsa e Raine, e si occupa di tutto quello che gli viene affidato. Di recente ha dato vita ad una relazione segreta con Betty Rage, dell'area adulti del "The Lounge".
La famiglia di Max.
Il Signor Espinosa.
Sudamericano, come suggerisce chiaramente il nome, è il padre di Max.
La Signora Espinosa.
È la madre di Max, nonché provetta cuoca. Adora Italy, e la invita a casa Espinosa a mangiare il tacchino ad ogni Festa del Ringraziamento.
Scott Espinosa.
È il fratello maggiore di Max. Arrogante e presuntuoso, ha una relazione molto instabile con Julia Aquino, con la quale si prende e si lascia con estrema facilità. Per qualche periodo è stato insieme a Raine Vilehelm. Italy lo malsopporta, ma nel tempo lui si è messo in testa l'idea di conquistarla, soprattutto per dare una lezione al suo fratello minore e dimostrarsi per l'ennesima volta superiore a lui.
Maria Espinosa.
È la sorellina di Max, e adora spassionatamente Italy, alla quale chiede sempre di fermarsi a dormire ogni volta che va a trovarli.
Julia Aquino.
È la ragazza di Scott. Arrogante come lui, vede Italy come una possibile rivale, e per questo motivo la malsopporta, preferendo di solito tenerla lontana da sé.
Collegamenti esterni.
- The Lounge - Il sito ufficiale (inglese)
- Rave Kitty - Il fumetto dedicato a Jamie Mackenzie (inglese)
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wikipedia
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[USER] [USER] Dijelo ar galopeira!!! Mimmè trs non è più quella de na volta!!
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geoling
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Eccheccazzo di notizia è? Ma siete STRONZI veri? Che legame c’è col vaccino? O legame do trmon de mammt??? [URL]
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geoling
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[T] Kaioshin interviene contro Cell? - Archivio [/T] [11] [P] Pandrea: Kaioshin interviene contro Majin Bu perchè questi avrebbe distrutto l'universo. Non interviene contro Freezer perchè questi preferisce conquistare pianeti piuttosto che distruggerli.
Ma Cell non è un conquistatore come Freezer! Anche lui si sarebbe dedicato alla distruzione di pianeti, peraltro riuscendoci anche piuttosto in fretta. Lo dice anche Salagir per bocca di Re Enma:
www.dragonball-multiverse.com/it/page-399.html
A rigor di logica quindi Kaioshin sarebbe dovuto intervenire per fermare Cell, ma stavolta tutti i guerrieri Z sono morti. Kaioshin e Kibith avrebbero una forza sufficiente per battere Cell? Kaioshin afferma di poter distruggere nemici del calibro di Freezer con una mano, ma si terrorizza quando vede Darbula, pari a Cell... lo stesso Darbula uccide rapidamente anche Kibith.
Dite che Kaioshin è intervenuto ed è stato ucciso da Cell?
Cavolo ho sbagliato... si può spostare in multiverse, per favore?
Edited by Pandrea - 27/12/2011, 01:42
. [P] Itachi 98: Penso che, in Multiverse, appena Cell ha iniziato a distruggere pianeti Kaiohshin e Kibith abbiano provato a fermarlo, ma Kaiohshin è molto inferiore al Super Perfect Cell, penso che se è intervenuto è stato ucciso.
Invece negli Universi 16 e 18 Kaiohshin non è intervenuto perchè Cell non ha fatto in tempo a distruggere nemmeno un pianeta prima di essere eliminato.
. [P] BejitaSSj: Parliamoci chiaro.
Goku dice "Darbula è al livello di quel Cell che abbiamo battuto 7 anni fa" o qualcosa del genere.
Bisogna però considerare che Goku non ha mai affrontato Cell Super Perfetto (forza quasi doppia rispetto al normale Perfect) e che Gohan riesce a tenere testa a Darbula da SSJ meno allenato rispetto a quello del Cell Game.
Molti spergiurano che egli fosse SSJ2, ma in realtà è semplicemente SSJ.
Gohan stesso dice "Sono arrabbiato, sì... ma non come l'ultima volta..."
Inoltre Vegeta non ha raggiunto il SSJ2 nei 7 anni di pace, e pur da semplice SSJ afferma che Darbula era facilmente battibile.
Dunque, le conseguenze sono queste:
1) Darbula= Perfect Cell <<< S.Perfect Cell
2) Kaioshin = C-17 (Piccolo dice di essere alla pari con lui ma non vuole nemmeno avvicinarglisi)
3) S.Perfect Cell distrugge Kaioshin
. [P] sbacio: solo fondendosi i due avrebbero potuto tenergli testa, e senza gohan che rompesse la spada non sapevano nemmeno cosa fossero gli orecchini che portavano...
PM
Contacts
Web
. [P] AlessandroIoMag: Gohan contro Darbula era Super Saiyan 2, non Full Power.
Anche perché da Full Power non avrebbe avuto mezza speranza contro il Cell perfetto a piena potenza.
PM
. [P] Pandrea: SI può spostare in multiverse?
PM
.
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forums
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| 541
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@redazioneiene @nadiatoffa Troppo buonismo,chi sa quanti terroristi dietro,a tutti questi affitti clandestini !
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odang
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| 17
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Spesso ci si domanda se sia vero che soltanto corpi i celesti “piccoli” come i
pianeti
e i satelliti sono in movimento, mentre le
stelle
restano immobili in un punto. D'altra parte sappiamo che gli spostamenti che si osservano nella sfera celeste sono in realtà dovuti ai movimenti del nostro pianeta. L’universo intorno a noi, quindi, è immobile o in qualche modo si muove?
Videolezione "Studio di funzione: il procedimento"
const isRelatedVideo = 1;
Questa domanda ha una risposta: l’universo, infatti, è in
continua espansione
e quindi tutti i corpi celesti sono in continuo movimento. La prova primaria è il fenomeno chiamato
redshift
. La
luce
proveniente dalle
galassie
, infatti, nel tempo tende a spostarsi verso il rosso, in generale verso l’infrarosso. Ciò vuol dire che questi corpi celesti si stanno allontanando dal nostro pianeta, con velocità differenti. Questo fenomeno di allontanamento viene chiamato
moto di recessione
delle galassie.
Il redshift è inoltre una delle prove a favore della teoria cosmologica del
Big Bang
, letteralmente “grande botto”. Secondo questo modello tutta la materia si trovava inizialmente in una sola area. In questa zona era contenuta un’altissima quantità di energia, che ne ha causato una sorta di esplosione e ha dato origine all’universo. La materia (insieme allo spazio) ha quindi iniziato ad allontanarsi da quel punto di origine, espandendosi sempre di più. In realtà, poichè il Big Bang ha dato di fatto origine sia al tempo che allo spazio, non è esattamente corretto parlare di "area", "zona" ed "esplosione".
Anche la percentuale di idrogeno gassoso (75%) e di elio (25%) nell’universo può costituire prova a sostegno della teoria del Big Bang. L’elio infatti potrebbe derivare dall'idrogeno attraverso reazioni di fusione nucleare, ma la quantità è tale da far pensare che fosse già presente prima della nascita dell’universo.
La prova più importante è la presenza della cosiddetta
radiazione cosmica di fondo
, la quale può essere captata in qualsiasi zona del cielo. Essa deriverebbe dall’energia contenuta inizialmente e liberatasi durante il Big Bang. La
radiazione
si è espansa in tutte le direzioni insieme all’universo.
Credits: Wikimedia commons
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Marino Faliero
Biografia.
Primi anni.
Figlio di Iacopo Faliero, del ramo dei Santi Apostoli, e di Beriola Loredan, della sua gioventù si hanno scarse notizie, soprattutto per l'esistenza di uno zio omonimo con il quale è spesso confuso.
La prima notizia che lo riguarda risale al 10 ottobre 1315 quando lo si ritrova in qualità di uno dei tre capi del Consiglio dei dieci: in quella data la magistratura decise di premiare Rossetto di Camponogara per l'uccisione di Nicolò Querini, uno degli organizzatori della congiura del Tiepolo del 1310. Fece parte del Consiglio fino al 1320 e ricoprì più volte la carica di capo e di inquisitore.
Sempre come capo dei Dieci, nel 1320 fu incaricato con Andrea Michiel di organizzare l'uccisione di Baiamonte Tiepolo e di Pietro Querini, gli unici due capi della cospirazione ancora in libertà.
Dopo essersi dedicato per un periodo alle attività mercantili, nel 1323 fu nominato capitano e bailo di Negroponte. Nel 1326 era di nuovo a Venezia come consigliere dei Dieci, ma l'anno successivo partì per Bologna in missione presso il priore dei Serviti per alcuni contrasti tra i monaci e la repubblica. Tornato ancora nei Dieci, ne uscì poco dopo per essere eletto tra i Cinque anziani alla pace. Dopo un periodo di assenza dalla vita pubblica (ma è attestato in città nel 1329), ricompare nel 1330 tra i Dieci.
Nel 1333 divenne capitano delle galee del Mar Maggiore e di Costantinopoli e protesse i mercanti diretti alla Tana.
Il dogado.
L'11 settembre 1354, quattro giorni dopo la morte di Andrea Dandolo, l'assemblea dei quarantuno elesse doge Marino Faliero con 35 voti favorevoli su 41. L'esito dell'elezione fu mantenuto segreto siccome il Faliero, ormai ottantenne, si trovava ad Avignone in qualità di ambasciatore presso papa Innocenzo VI. Ottenuto il salvacondotto dal duca di Milano fu inviato un messo per sollecitare il ritorno in patria del Faliero che una volta incontrati dodici nobili a Verona rientrò a Venezia il 5 ottobre 1354.
Una volta eletto il doge dovette subito affrontare i problemi derivati dalla terza delle guerre veneziano-genovesi, la guerra degli Stretti. Il 3 novembre giunse a Padova l'imperatore Carlo IV di Lussemburgo, il quale, una volta incontrati gli ambasciatori veneziani (Nicolò Lion, Paolo Loredan e Pietro Trevisan), decise di farsi promotore della pace tra Genova e Venezia, stabilendo una tregua di quattro mesi tra le due repubbliche marinare che permise a Venezia di riorganizzare la flotta. Il capitano Niccolò Pisani allora si diresse a oriente sperando di trovare la flotta genovese, ma l'ammiraglio genovese Pagano Doria di stanza a Chio decise di evitare lo scontro. Il Pisani allora con l'inverno alle porte decise di ritirarsi a Modone, dove però fu raggiunto dai genovesi, che il 4 novembre 1354 annientarono la flotta veneziana nella battaglia di Sapienza. Nel frattempo Genova aveva destituito dal trono bizantino Giovanni VI Cantacuzeno, alleato di Venezia, sostituendolo con Giovanni V Paleologo e ottenendo così il dominio sulle isole di Lesbo e Mitilene; inoltre, il re Luigi I d'Ungheria pianificava l'invasione della Dalmazia.
La cospirazione.
La tradizione vuole che alla base della congiura ci fossero motivi personali. Durante il carnevale di Venezia del 1355, la sera del giovedì grasso, il doge organizzò una sontuosa festa a Palazzo Ducale a cui furono invitati i maggiori esponenti del patriziato veneziano. Durante la festa il giovane Michele Steno, futuro doge, avrebbe avuto certe attenzioni nei confronti di una damigella della dogaressa Alcuina (Lodovica) Gradenigo, o della stessa moglie del doge. Il doge, irritato dal comportamento del giovane, all'epoca ventiquattrenne, lo invitò ad andarsene. Secondo una leggenda diffusa molto tempo dopo e ritenuta di scarsa attendibilità da Frederic Chapin Lane, per ripicca lo Steno avrebbe scritto sulla sedia del doge nella sala del Maggior Consiglio:
Benché lo Steno fosse stato arrestato, il Faliero ritenne la pena insufficiente e il suo risentimento verso il patriziato veneziano lo indusse a organizzare una congiura per eliminare la classe nobiliare e istituire una signoria cittadina così come già stava avvenendo in molte città italiane.
La congiura prese l'avvio a seguito di una circostanza puramente occasionale. Un giorno il nobiluomo Marco Barbaro si recò all'arsenale con una richiesta impossibile da soddisfare; allora i patroni dell'arsenale chiamarono l'ammiraglio Stefano Ghiazza, detto Gisello, il quale, ribadito quanto affermato dai patroni, ricevette dal Barbaro uno schiaffo. L'ammiraglio allora andò a lamentarsi dal doge, il quale, qualche giorno prima aveva accolto a palazzo il popolano padron di barca Bertuccio Isarello, venutosi a lamentare anche lui di aver ricevuto uno schiaffo dal patrizio Giovanni Dandolo, per essersi rifiutato di accettare nel suo equipaggio un uomo scelto dal nobile. Durante l'incontro anche il doge confessò a Gisello la sua insofferenza verso la tracotanza dei nobili proponendogli l'idea del colpo di Stato. Nonostante queste vicende e la figura di Gisello non siano storicamente confermate, sono però esemplificative della spavalderia e della mancanza di rispetto verso le istituzioni che caratterizzavano la nobiltà del tempo.
Il doge allora riunì il tagliapietre Filippo Calendario, il suo genero Bertuccio Isarello e altri cospiratori tra cui Bertuccio Faliero, suo parente. I cospiratori allora reclutarono diversi popolani: molti di loro lavoravano nel settore marittimo, appartenevano al suo strato medio e superiore, godevano di molta popolarità presso i marinai comuni e detestavano la nobiltà, ritenendola anche responsabile della sopracitata sconfitta militare di Sapienza. L'8 aprile alcuni di loro furono arrestati mentre schernivano i passanti fingendosi nobili in modo da aumentare il risentimento del popolo nei confronti del patriziato. Il colpo di Stato si sarebbe dovuto svolgere il 15 aprile 1355: all'alba i cospiratori si sarebbero sparsi per la città e, una volta raggiunti dal segnale delle campane della Basilica di San Marco, avrebbero dovuto uccidere i nobili e i loro famigliari invocando la signoria di Marino Faliero.
La sera del 14 aprile però, uno dei congiurati, il bergamasco Beltrame, non essendo a conoscenza della partecipazione del doge alla congiura, avvertì il procuratore Nicolò Lion del pericolo che stava correndo e gli consigliò di scappare da Venezia. Niccolò Lion allora raggiunse il doge, il quale però minimizzò le paure del procuratore che, non soddisfatto, chiese aiuto ai nobili Giovanni Gradenigo e Marco Corner. Contemporaneamente, anche il cospiratore Marco Nigro avvertì Giacomo e Giovanni Contarini, che si recarono immediatamente al Consiglio dei Dieci che, riunitosi d'urgenza nella Chiesa di San Salvador, convocò tutte le maggiori magistrature della repubblica a eccezione del doge, sul quale pendevano ormai numerosi sospetti. Dopo una lunga discussione furono emanati gli ordini d'arresto per due cospiratori, Filippo Calendario e Giovanni del Corso che, una volta interrogati, confessarono ogni cosa fornendo i nomi anche degli altri cospiratori e del doge. Nel frattempo, mentre venivano arrestati anche gli altri congiurati fu chiesto ai nobili di raggiungere piazza San Marco armati e qui eseguire gli ordini di Marco Corner che stava aspettando i rinforzi provenienti da Chioggia.
Sventata la congiura, alcuni dei cospiratori furono impiccati alle arcate di Palazzo Ducale il 15 aprile 1355 con dei morsi in bocca affinché non potessero gridare alla folla sottostante, tra questi Filippo Calendario e Bertuccio Isarello. Tra gli arrestati alcuni furono rilasciati mentre altri come Bertuccio Faliero e Niccoletto Calendario, figlio di Filippo, furono condannati all'ergastolo. Nel frattempo il Consiglio dei Dieci, il Minor Consiglio e una "zonta" di venti nobili diedero il via al processo a carico del doge deliberando la sua condanna a morte per decapitazione. Venerdì 17 aprile, nel cortile di Palazzo Ducale, Marin Falier fu spogliato degli ornamenti dogali e poi fu decapitato alla presenza di tutte le assemblee. Dopo che la testa cadde, uno dei Dieci, con la spada insanguinata, si affacciò a un balcone per esporla al pubblico ludibrio, urlando: «Guardate, giustizia è fatta del traditore».
Conseguenze.
L'aristocrazia veneziana non volle che questa lezione andasse perduta. Come festeggiava con una processione e ringraziamenti solenni il giorno di san Vito (15 giugno), in cui era stata annientata la rivolta di Bajamonte Tiepolo, così festeggiò il giorno di sant'Isidoro (16 aprile), in cui Marino Faliero era stato condannato a morte. Il doge assisteva personalmente alla cerimonia che in San Marco ricordava il tragico evento; nella sala del Maggior Consiglio, in cui si allineavano i ritratti dei dogi, un decreto del Consiglio dei Dieci fece cancellare nel 1366 l'effigie di Faliero e in quello stesso spazio fece apporre questa iscrizione: «Hic fuit locus ser Marini Faletri, decapitati pro crimine proditionis», ossia «Questo era il posto di Marino Faliero, decapitato per tradimento». Dopo il disastroso incendio che nel 1577 devastò il Palazzo Ducale, tra i nuovi ritratti dei dogi, dipinti nella fase di restauro, al posto di quello di Marino Faliero fu ricollocata l'iscrizione, benché più breve, su un drappo nero: «Hic est locus Marini Faletri, decapitati pro criminibus».
Altre fonti ancora, invece, sostengono che Faliero fu a sua volta vittima di una congiura da parte dell'oligarchia veneziana stessa, contraria a una sua presunta volontà di "democratizzare" la società veneziana ampliando (o ri-ampliando) il Gran Consiglio.
In seguito a tutti coloro che avevano contribuito a sventare la congiura o che avevano partecipato all'esecuzione fu concesso di portare armi in pubblico.
Influenza culturale.
- Secondo una tradizione, per cancellare completamente la memoria del doge Faliero, la Repubblica raccolse e rifuse tutte le monete coniate durante il suo dogato. In realtà l'effettiva scarsità di monete coniate da questo doge può essere anche imputata alla breve durata del suo dogato, appena sette mesi.
- Nel 1820 Lord Byron scrisse una tragedia dedicata alla figura di questo doge. Dal lavoro di Byron Casimir Delavigne derivò a sua volta una tragedia andata in scena nel 1829, che servì da base a Gaetano Donizetti per l'opera lirica "Marin Faliero" (1835).
- La decapitazione del doge, avvenuta di venerdì 17, rinsaldò forse la cattiva fama di tale data, considerata infausta fin dai tempi dei Romani. Infatti il numero romano XVII (diciassette) è anagramma di VIXI = "ho vissuto" cioè "sono morto". Il venerdì invece godeva della stessa fama infausta in quanto giorno della passione e morte di Cristo.
Bibliografia.
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- Claudio Rendina, "I dogi, storia e segreti", Roma, Newton & Compton Editori, 1984, ISBN 88-8289-656-0, pp. 192-197.
- Gian Pietro Casadoro, "Marino Faliero. Storia della più pericolosa congiura a Venezia, Lineadacqua", 2024, ISBN 9791281350366.
Voci correlate.
- Falier (famiglia)
- palazzo Falier
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[T] Il movimento di emancipazione della donna fra socialismo e differenza [/T] [23] >>>
>>> La lotta per l’eguaglianza a livello dei diritti civili, politici, economici e sociali è stata e resta decisiva. D’altra parte, in momenti e in fasi storiche di debolezza di chi si batte per l’emancipazione della donna, anche la rivendicazione della differenza può tornare, da un punto di vista tattico, utile. Mentre regressiva e controproducente appare sia l’astratta contrapposizione della differenza dei sessi, rispetto alle lotte per l’eguaglianza dei diritti, sia le tendenze a separare la lotta delle donne dal movimento per l’emancipazione dell’umanità.
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>>> di [Renato Caputo e Holly Golightly](<https://www.lacittafutura.it/archivio/author/1224-renato-caputo-e-holly-golightly.html>)
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>>> **Il vantaggio, tattico, di essere considerate differenti**
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>>> Il “ **femminismo** ” ** cristiano** è forse l’esempio più evidente dei **travestimenti tattici che ha dovuto assumere la lotta per l’eguaglianza fra i sessi in contesti in cui i rapporti di forza non sono favorevoli **alle forze che si battono per l’emancipazione. Come in altri casi, precedenti e futuri, il **movimento per l’emancipazione della donna** ha ottenuto nuova linfa all’interno del movimento di lotta per l’abolizione della schiavitù. Gli spazi che si sono aperti per lo sviluppo del movimento per l’emancipazione delle donne negli Stati uniti si collocano all’interno di alcune delle casematte decisive per la lotta per l’egemonia nella società civile come i salotti e i clubs. All’interno di tale movimento “democratico” cristiano **si cercherà nella Bibbia la libertà delle donne e l’inesistenza nelle Scritture di qualcosa che possa giustificare la disuguaglianza tra uomini e donne**. In tal contesto nel **luglio del 1848 **alcune centinaia di donne si riuniscono in una cappella per redigere la ** _Dichiarazione dei sentimenti_** che contiene le stesse rivendicazioni di principio della _Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina_ del 1791 di Olympe de Gouges: uomini e donne sono stati creati uguali, devono, perciò, godere degli stessi diritti, in particolare il diritto di voto, all’istruzione e al poter prendere parola pubblicamente. D’altra parte, l’ambiente ben differente rispetto alla Francia rivoluzionaria, in cui queste coraggiose donne sono costrette a lottare, non è privo di conseguenze e quindi l’appello a ciò che in comune hanno gli esseri umani si accompagna a una **forte sottolineatura della maternità**. In questo modo il femminismo cristiano **tranquillizza i maschi cristianodemocratici.** Nel movimento di emancipazione femminile statunitense si sottolinea l’importanza dell’istruzione, perché è ciò di cui le donne hanno bisogno all’interno della famiglia per svolgere nel modo migliore il proprio ruolo peculiare. Inoltre ciò gli apre la possibilità di diventare professioniste della cura alla persona prima all’interno del nucleo famigliare, ma potenzialmente anche al di là dell’ambito domestico. Così, però, le donne non sono mai riconosciute e rispettate come persone ma soltanto come mogli e madri. In tal modo emergono chiaramente i limiti di quella componente del femminismo che rivendica la differenza, ponendola in contrasto con la decisiva lotta per l’eguaglianza.
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>>> In ogni caso la ** _Dichiarazione dei sentimenti_** ** è anch’essa influenzata dalla lotta laica per l’eguaglianza e dal movimento operaio**, come si vede dalle rivendicazioni sviluppate per il diritto di voto, di accesso all’istruzione e alle professioni con un’equa retribuzione. **Ci si può domandare se far leva sulla figura della madre sia stato utile o dannoso alla lotta per l’emancipazione della donna.** Sicuramente l’assecondare concezioni dominanti nel senso comune ha reso meno difficile far passare l’idea che le donne hanno dei diritti. D’altra parte l’insistere sulla domesticità, l’attitudine alla cura, il proprio ruolo sociale come madre ha reso più facile il perpetuarsi della segregazione e della schiavitù domestica. Quando lo sviluppo delle forze produttive tenderà a privilegiare il lavoro maschile e le donne saranno confinate a occuparsi della riproduzione della forza lavoro, le prospettive che mettono in primo piano la differenza, piuttosto che l’eguaglianza, finiscono involontariamente per favorire tali perverse dinamiche sociali.
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>>> **L’organizzazione e il lavoro come priorità**
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>>> **La lotta per l’emancipazione della donna sviluppatasi all’interno del movimento dei lavoratori salariati** del XX secolo è caratterizzata da aperture e da rifiuti. Innanzitutto **l’affermarsi del modo capitalistico di produzione** ha dissolto il modo di produzione tradizionale patriarcale, ** costringendo le donne ad allontanarsi da casa** e ad allentare i vincoli di parentela, dando impulso a dinamiche di emancipazione. D’altra parte occorre tener ben presente che si tratta **esclusivamente del primo impulso** , perché le donne a causa dello sfruttamento rischiano di cadere dalla padella nella brace, i salari sono più bassi e gli stessi compagni di lavoro appaiono, per lo più, ostili. D’altra parte anche il movimento sindacale è costretto ad aprirsi alle donne, anche perché il numero delle lavoratrici salariate cresce in modo esponenziale in tutta Europa già a partire dagli inizi del novecento. Così le **donne e le loro rivendicazioni si inseriscono negli spazi aperti dal movimento operaio** e, più in generale, dei lavoratori salariati, resistono, scioperano e si organizzano a partire da quest’ambito. È proprio questa la **funzione emancipativa del lavoro: l’esperienza della lotta e, più in generale, le relazioni solidali** fra sfruttate e sfruttati che consente di realizzare. Certo oltre alle forze materiali, sono altrettanto importanti le battaglie delle **idee**. Marx, Engels e Bebel avranno da questo punto di vista un ruolo importante, in quanto con le loro concezioni faranno progressi significativi rispetto alle ideologie che si erano affermate grazie alla Rivoluzione francese. In particolare, **Engels** sosterrà che la prima forma di oppressione è quella che subiscono le donne da parte degli uomini e che la famiglia, dunque, è la cellula di base dei rapporti di potere. Per modificare i quali diviene decisivo che le donne riescano a liberarsi dal doppio lavoro, domestico e professionale, grazie allo sviluppo di servizi pubblici collettivi. In tal modo anche la famiglia tradizionale cristiano-germanica non può più essere considerata naturale e, perciò, immutabile. Marx, Engels e Bebel sono disgustati dalla doppia morale, cioè dal fatto che mentre per gli uomini dare libero sfogo alla propria sessualità è motivo di vanto, per le donne, al contrario è considerata un’onta e, perciò, si dichiarano aperti ai liberi rapporti d’amore anche per le donne. D’altra parte, un gran numero di figure femminili autorevoli caratterizza il movimento socialista del XIX e del XX secolo: Rosa Luxemburg, Aleksandra Kollontaj, Clara Zetkin, Anna Kuliscioff, ecc.
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>>> Fondamentale il lavoro di **Clara Zetkin** socialista e femminista che dirigerà il giornale ** _Die Gleichheit _**[l’uguaglianza], mediante cui le militanti abbonate si riuniscono nei circoli e con la scusa di socializzare intorno a una una tazza di caffè fanno politica, e la fanno in modo efficace, tanto che gli abbonamenti e la conseguente partecipazione alla vita politica continuano a crescere. Quando il Partito socialdemocratico tedesco di cui era militante voterà a favore dei crediti di guerra, Zetkin diverrà una dei principali dirigenti del Partito comunista tedesco e andrà a dirigere il lavoro femminile all’interno della **Terza Internazionale come aveva già fatto nella Seconda**. Ha ora alle spalle la straordinaria esperienza del movimento suffragista, cui le socialiste hanno partecipato da protagoniste.
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>>> In seguito alle Rivoluzioni in **Russia del 1917** e, in particolare, con **la nuova costituzione socialista e marxista** le donne realizzano per la prima volta in pieno le loro secolari aspirazioni: l’uguaglianza giuridica e all’interno della famiglia, la possibilità di poter scegliere liberamente il proprio domicilio, la libertà di mantenere il proprio cognome di origine e sono tra le prime al mondo a votare e a poter essere elette, vedono per la prima volta riconosciuto il diritto all’aborto, l’accesso all’istruzione a tutti i livelli, i congedi di maternità, si sviluppano servizi pubblici collettivi per liberare le donne dalla schiavitù domestica (cose impensabili nella società borghese e capitalista), sono riconosciute le famiglie di fatto e gli omosessuali non sono più discriminati.
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>>> **Zetkin** sostiene che la donna è come l’uomo, ovvero un essere umano e il sesso è solo una variante di secondaria importanza. Pensa, sulla base della concezione materialista della storia, che devono mutare le condizioni di vita, anche sul piano economico e sociale, perché muti il modo di percepirsi delle donne; considera, dal punto di vista marxista, le donne come un soggetto collettivo che, liberando se stesse, rendono possibile la liberazione dell’intera umanità; ritiene che gli uomini debbano condividere il lavoro domestico con le donne e critica la doppia morale, il doppio standard che vige nella società borghese nei confronti soprattutto della sfera della sessualità.
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>>> D’altra parte, sia Zetkin che tutto il movimento per l’emancipazione della donna che si colloca **nell’intersezione tra genere e classe **deve fare i conti con le tutele, con i diritti specifici delle donne, legati alla differenza del corpo e alla sfera specifica della riproduzione. Questi diritti sono spesso un’arma a doppio taglio perché aumentano il costo della forza lavoro per il capitalista e abbassano i livelli di sfruttamento e, quindi, di profitto, disincentivando l’assunzione di forza lavoro femminile. Tant’è che molte femministe sono contrarie alla difesa di tali diritti specifici. Zetkin assume da marxista una posizione giustamente dialettica, si pronuncia contro le tutele specifiche quando si tratta ancora di imporre l’ingresso delle donne nelle fabbriche e, più in generale, nei luoghi di lavoro, ma torna a essere favorevole e a rivendicare le tutele specifiche non appena le porte del mondo del lavoro non sono più precluse alle donne.
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>>> Qual è dunque la migliore soluzione a questo annoso problema? Le lavoratrici rivendicano ad esempio il diritto al riposo, ma gli uomini non hanno diritto anch’essi a riposarsi? Le donne rivendicano orari di lavoro meno pesanti, ma non ne avrebbero bisogno anche gli uomini? Le donne si oppongono giustamente al lavoro notturno quando non sia assolutamente indispensabile, ma tale sacrosanto diritto deve valere solo per loro? Le donne si battono per i congedi maternità, ma perché tali congedi nel bene e nel male non debbono essere condivisi con gli uomini? La soluzione, come di consueto, va individuata a livello universale, cioè le donne debbono battersi insieme agli uomini per l’estensione e il pieno riconoscimento a tutti dei diritti dei lavoratori.
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>>> In caso contrario, ogni conquista del movimento delle donne rischia di essere un’arma a doppio taglio. Se le donne sono esentate dai turni di lavoro pesanti, dal lavoro notturno, hanno diritto esclusivo ai congedi di maternità etc. naturalmente i padroni tenderanno ad assumere prevalentemente i maschi e questi ultimi, essendo maggiormente esentati dai lavori domestici o dalle pratiche legate alla riproduzione hanno più facilità delle donne di fare carriera e di raggiungere i ruoli apicali nel mondo del lavoro.
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>>> <https://www.lacittafutura.it/editoriali/il-movimento-di-emancipazione-della-donna-fra-socialismo-e-differenza>
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Non se po fa sta vita pe na vita. Buondi.
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Bello Bouba Maigari
Carriera.
Dal 1972 al 1975 è stato Segretario Generale al Ministero delle Forze Armate e il 30 giugno 1975 viene nominato Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, carica che ricoprirà fino al gennaio 1982. In seguito alle dimissioni del presidente Ahmadou Ahidjo nel novembre dello stesso anno, il nuovo presidente Paul Biya lo nomina Primo ministro su suggerimento di Ahidjo. In seguito al crescere della tensione nel Paese e alla fuga in esilio di Ahidjo, Bello Bouba viene sostituito da Luc Ayang.
Nel 1984 Ahidjo venne condannato a morte in contumacia con l'accusa di aver tentato di organizzare un golpe e solo l'intervento di Biya impedì a Bello Bouba di finire alla sbarra con la stessa accusa. Bello Bouba andò in esilio in Nigeria. Nel 1990 annunciò da Parigi la nascita di un nuovo partito: l'Unione Nazionale per la Democrazia e il Progresso (UNDP), legalizzato l'anno successivo. Nell'agosto 1991 Bello Bouba tornò nel suo Paese e l'anno dopo venne eletto presidente del partito al posto di Samuel Eboua. Nel marzo del 1992 entra nell'Assemblea Generale come deputato di Benoué.
Alle presidenziali del 1992 arrivò terzo dopo Biya e John Fru Ndi, candidato del Fronte Social-Democratico, ottenendo il 19,22% delle preferenze.
Nel 1997 Bello Bouba fu rieletto deputato alle elezioni parlamentari ma l'UNDP perse molti seggi; non fu confermato alle parlamentari del 2002.
Dal 1997 al 2004 ricoprì l'incarico di ministro per lo sviluppo industriale e commerciale e, in occasione delle elezioni presidenziali del 2004 sostenne il presidente Paul Biya. Dal 2004 al 2009 fu ministro delle poste e telecomunicazioni, divenendo ministro dei trasporti nel 2009; dal 2011 è ministro del turismo.
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Liverpool Football Club
Il Liverpool Football Club, noto più comunemente come Liverpool, è una società calcistica inglese con sede a Liverpool; milita nella Premier League, massima divisione nel campionato inglese di calcio, della quale è stata uno dei fondatori, ed è affiliato alla Football Association.
Fondato nel 1892, aderì un anno dopo alla Football League e dalla sua fondazione disputa le partite interne nello stadio di Anfield. Dalla seconda metà degli anni 1970 alla prima degli '80 si affermò come una delle squadre egemoni del calcio europeo sotto la guida dell'allenatore Bob Paisley. Gioca in tenuta rossa dal 1964, dopo aver utilizzato maglia rossa e calzoncini bianchi. Milita nella massima serie inglese dal 1962-63.
A livello internazionale è la prima squadra in Inghilterra per numero di titoli ufficiali vinti, 14. Nella bacheca del club figurano 6 Coppe dei Campioni/Champions League, 3 Coppe UEFA, 4 Supercoppe europee (tutti e tre record inglesi) e 1 Coppa del mondo per club FIFA.
A livello nazionale è la seconda squadra in Inghilterra per numero di titoli ufficiali vinti: 55. Nella bacheca del club figurano: 20 campionati (record condiviso con il Man. United), 8 Coppe d'Inghilterra, 10 Coppe di Lega (record), 16 Supercoppe d'Inghilterra (di cui 5 condivise) e 1 Supercoppa di lega inglese (trofeo disputato nella stagione 1985-1986, prima annata dell'esclusione dei club inglesi dalle coppe europee post-Heysel, dalle squadre inglesi qualificatesi per le competizioni UEFA di quella stagione). Complessivamente il club si è aggiudicato 69 trofei ufficiali, di cui 55 nazionali e 14 internazionali, che rendono il Liverpool una delle squadre più titolate al mondo e la squadra più titolata d'Inghilterra superando il (68).
Insieme a , , , e forma le "Big Six" del calcio inglese. Il Liverpool è stato membro fondatore del G-14, associazione di club calcistici europei consorziatisi per ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte all'UEFA e alla FIFA. Il Liverpool fu coinvolto in due delle pagine più funeste della storia del calcio europeo: il 29 maggio 1985 a Bruxelles (Belgio), quando 39 persone rimasero uccise negli incidenti allo stadio Heysel causati dagli "hooligan" inglesi prima della finale di Coppa dei Campioni con la Juventus, e il 15 aprile 1989 a Sheffield, quando 96 persone morirono nella calca per entrare allo stadio Hillsborough prima di una semifinale di Coppa d'Inghilterra con il Nottingham Forest.
Storia.
Le origini e i primi successi.
La storia del Liverpool è legata alle vicende di Anfield. Originariamente lo stadio era utilizzato dall', altro club professionistico di Liverpool, nato nel 1878 e tra i fondatori della Football League, la lega calcistica inglese. Quando l'Everton giudicò troppo alto il canone d'affitto dell'impianto, decise di lasciarlo per trasferirsi a Goodison Park.
L'usufruttuario del terreno, John Houlding, decise quindi di fondare un nuovo club calcistico che registrò alla Camera di commercio di Londra come "Everton FC and Athletic Ground plc", abbreviato in "Everton Athletic" (in ragione del fatto che l'originale non aveva ancora una ragione sociale formalmente registrata). Il Consiglio calcistico (il prodromo della Lega calcio), tuttavia, non accettò di iscrivere la nuova squadra finché avesse tenuto quel nome e, di conseguenza, il 15 marzo 1892, il neonato club fu denominato "Liverpool Association Football Club" e, poco dopo, solo "Liverpool Football Club".
Il club vinse la Lancashire League nella sua prima stagione e riuscì con successo a iscriversi al campionato di Second Division nella stagione successiva. La squadra vinse il campionato al primo tentativo, venendo promossa in First Division, la massima serie di allora. Nel 1900-1901 vinse il suo primo titolo, successo bissato nel 1905-1906. Nel 1914 il club raggiunse per la prima volta la finale di FA Cup, che perse per 1-0 contro il }. La squadra non lasciò grande impronta di sé nel periodo tra le due guerre, se si eccettua il biennio sportivo 1921-1923, che vide il Liverpool vincere la sua prima serie di titoli consecutivi. Quei due titoli furono tuttavia il prologo al periodo più infruttuoso della storia dei "Reds": quasi un quarto di secolo, interrotto solo dopo la fine della guerra, nel 1947.
Il declino e la retrocessione.
Il titolo vinto nel 1947, il quinto, sembrò aver ridato lustro al club, ma fu un trionfo isolato. Nel 1950 il club perse la finale della Coppa d'Inghilterra e due anni più tardi registrò il record di 61.905 spettatori in occasione del quinto turno della stessa manifestazione contro il . Una serie di campionati molto al di sotto delle aspettative portarono il Liverpool sempre più in basso, finché nel 1954 giunse la retrocessione in seconda divisione dopo 61 anni di militanza in massima serie. Il quinquennio successivo fu il periodo più oscuro della storia del club, con la squadra fuori dal grande giro e l'onta di un 1-9 subito dal nel dicembre del 1954, con l'eliminazione nei quarti di finale della Coppa d'Inghilterra del 1957 ad opera del . In compenso arrivò la vittoria per 4-0 sui rivali cittadini dell'Everton nel corso della Coppa d'Inghilterra 1954-1955.
La resurrezione.
Quando nel 1959 lo scozzese Bill Shankly fu chiamato a prendere in mano il Liverpool, la squadra si trovava, come detto, in uno dei punti più bassi della propria storia. In tre stagioni Shankly riuscì a riportare i "Reds" in prima divisione e costruì la base per i successi futuri: nel 1963-1964 la squadra si aggiudicò per la sesta volta, la prima dopo diciassette anni, il titolo di campione d'Inghilterra. L'anno successivo il Liverpool arrivò alle semifinali di Coppa dei Campioni: dopo aver prevalso all'andata per 3-1 sull', al ritorno i "Reds" subirono la clamorosa rimonta dei nerazzurri, che ebbero la meglio per 3-0.
Il 1965 fu anche l'anno del primo successo del Liverpool in Coppa d'Inghilterra, ottenuto battendo 2-1 a Wembley il . A questa affermazione seguì, l'anno successivo (1966) il settimo titolo inglese, la terza Charity Shield consecutiva e la prima finale europea, quella di Coppa delle Coppe, persa per 2-1 contro il .
Furono in totale quindici gli anni di Bill Shankly alla guida del Liverpool: prima di ritirarsi, nel 1974, egli lasciò alla squadra l'ottavo titolo nazionale (1973) e, prima di questo, la vittoria della Coppa UEFA 1972-1973, che apriva al club la strada del dominio continentale.
La conquista dell'Europa.
A prendere il posto di Shankly fu il suo vice Bob Paisley, sempre al fianco del tecnico scozzese nei suoi quindici anni alla guida della squadra. Grazie anche all'ossatura predisposta da Bill Shankly, Paisley poté disporre di una squadra formata da elementi di grande valore come il portiere Clemence, i difensori Neal e Alan Kennedy, i centrocampisti Case, Hughes e McDermott, gli attaccanti Ray Kennedy, Toshack e, su tutti, la classe di Kevin Keegan. Dopo aver portato a casa l'accoppiata titolo nazionale (il nono) e Coppa UEFA (la seconda in quattro anni) nel 1976, il Liverpool giunse alla finale della Coppa dei Campioni l'anno successivo, all'Olimpico di Roma contro il Borussia Mönchengladbach, già battuto nella finale di Coppa UEFA del 1973. I "Reds" vinsero con il risultato di 3-1 e si laurearono campioni d'Europa per la prima volta, successo che replicarono l'anno successivo nella finale di Wembley contro i belgi del , curiosamente anche loro già battuti dagli inglesi nella finale di Coppa UEFA, stavolta di due stagioni prima. Keegan, dopo questi successi, lasciò il Liverpool nel 1977 per andare a giocare in Germania, nell', e il suo posto fu preso dallo scozzese Kenny Dalglish detto "King". La squadra continuò a ottenere successi: fino al 1983, l'anno del suo ritiro, Paisley vinse ancora un'altra Coppa dei Campioni (a Parigi nel 1981 contro il , grazie alla quale è stato il primo tecnico di club a essersi laureato tre volte campione d'Europa, record eguagliato solo nel 2014 da Carlo Ancelotti e nel 2018 da Zinédine Zidane), tre titoli nazionali, tre Coppe di Lega consecutive e una Supercoppa UEFA.
Gli "hooligan" e la messa al bando.
Con Joe Fagan, subentrato a Paisley, il Liverpool continuò a vincere: nel 1984 arrivò il quindicesimo titolo nazionale e, soprattutto, la quarta Coppa dei Campioni, vinta ancora una volta allo stadio Olimpico di Roma, questa volta contro la squadra che in quello stadio era normalmente di casa, la : dopo l'addio di Ray Clemence, il Liverpool s'era affidato allo zimbabwese Bruce Grobbelaar. Per la prima volta nella sua storia la finale di Coppa dei Campioni fu decisa ai tiri di rigore (dopo un pareggio per 1-1 siglato da Neal e Pruzzo) e in quel frangente fu decisivo il portiere del Liverpool Grobbelaar che, facendo oscillare le gambe e sbattendo le ginocchia, distrasse i rigoristi giallorossi, inducendo Conti e Graziani a sbagliare i loro tiri dal dischetto; in questo modo la coppa più ambita d'Europa volò in Inghilterra per la quarta volta in otto stagioni. In quell'anno il Liverpool vinse anche per la quarta volta consecutiva la Coppa di Lega, diventando la prima squadra inglese a vincere tre trofei in una stagione. Ai successi in campo internazionale corrispondeva anche un elevato tasso delinquenziale di molti dei suoi tifosi (i famigerati "hooligans"), autori di autentici "raid" teppistici di inusitata violenza sia in Inghilterra sia in giro per l'Europa. Anche nel 1984-1985 il Liverpool raggiunse la finale della Coppa dei Campioni e trovò per il secondo anno di fila un'italiana, la . Gli incidenti che precedettero la partita costarono, tra tifosi italiani, francesi, belgi e un irlandese, 39 morti, il bando quinquennale di tutte le squadre inglesi dalle competizioni europee eccettuato lo stesso Liverpool per il quale il bando fu di sei stagioni, e la fine del ciclo continentale dei rossi di Liverpool. Fagan si ritirò dopo la partita che, per la cronaca, vide la squadra inglese sconfitta con il risultato di 0-1 (gol di Platini su calcio di rigore).
In quel momento difficile Kenny Dalglish assunse l'incarico di giocatore-allenatore: nonostante la squadra fosse rimasta fuori dall'Europa, in campo nazionale era ancora la più forte, tanto che vinse altri tre campionati, nel 1986, nel 1988 e nel 1990. I successi domestici vennero offuscati da un altro evento tragico, quello dell'Hillsborough Stadium di Sheffield, dove, a causa di gravissimi errori organizzativi e logistici, 96 persone rimasero uccise.
A guidare il club, dopo Dalglish, furono altri due ex giocatori dei "Reds": prima Ronnie Moran, poi Graeme Souness, entrambi campioni d'Europa a Roma nel 1984. La prima uscita europea del Liverpool si arrestò nei quarti di finale della Coppa UEFA 1991-1992 contro il : fu la prima sconfitta casalinga del Liverpool contro una squadra italiana. Le vittorie della Coppa d'Inghilterra del 1992 e la Coppa di Lega del 1995 segnarono la ripresa di un cammino che poi, sotto la guida prima di Roy Evans (1991-1998) e poi di Gérard Houllier (dal 1998), avrebbe riportato il club alla ribalta.
Il nuovo millennio.
Gérard Houllier, che peraltro si era sempre dichiarato tifoso del Liverpool fin da giovane, fu assunto all'inizio per affiancare Roy Evans, ma lo sostituì nel 1999, quando quest'ultimo, in seguito a risultati inferiori alle aspettative, decise di farsi da parte. Houllier ottenne i primi successi della propria gestione nella stagione 2000-2001, in cui vinse la Coppa di Lega, la Coppa d'Inghilterra e la Coppa UEFA (battendo in finale i sorprendenti spagnoli del Deportivo Alavés per 5-4 al golden goal). I mesi seguenti furono segnati dalle vittorie della Supercoppa d'Inghilterra e della Supercoppa europea (contro i campioni continentali del ), che chiusero così la cinquina stagionale di trofei Nel 2002-2003 fu messa in bacheca un'altra Coppa di Lega, ma nel 2004 Houllier e il Liverpool decisero di separarsi.
Nel 2004-2005 la squadra presa in mano dallo spagnolo Rafael "Rafa" Benitez non andò oltre il quinto posto in campionato, ma in Europa vinse la UEFA Champions League con una clamorosa rimonta dallo 0-3 al 3-3 ai danni del , che permise ai "Reds" di aggiudicarsi ai tiri di rigore il massimo trofeo continentale a vent'anni esatti dalla loro ultima apparizione in finale (anche in quel caso contro un'altra italiana, la Juventus). Qualche mese più tardi la Supercoppa europea vinta contro il fece coppia con la UEFA Champions League. Il quinto alloro europeo valse al Liverpool il "multiple-winner badge" dell'UEFA Champions League, oltre al diritto di tenere definitivamente l'originale del trofeo nella propria bacheca, sebbene, paradossalmente, non garantì l'automatica qualificazione all'edizione successiva, come avveniva con la vecchia Coppa dei Campioni. La questione fu successivamente risolta con una deroga speciale dell'UEFA valida solo per quel caso eccezionale. Nella stagione 2005-2006 si registrò la vittoria della Coppa d'Inghilterra, seguita da un altro successo in Supercoppa d'Inghilterra. Nel 2006-2007 il Liverpool giunse nuovamente in finale di UEFA Champions League, dove si trovò di fronte, per la seconda volta nel giro di due anni, gli italiani del Milan, che allo stadio Olimpico di Atene ebbero la propria rivincita, imponendosi per 2-1.
Il 6 febbraio 2007 gli industriali delle telecomunicazioni statunitensi George Gillett (proprietario della squadra canadese di hockey su ghiaccio dei ) e Tom Hicks (proprietario della squadra di baseball dei ) acquistarono la maggioranza del club. Gli anni a venire furono caratterizzati da altre sfide contro il Chelsea in UEFA Champions League (da cui i "Reds" subirono l'eliminazione in semifinale nel 2007-2008 e ai quarti nel 2008-2009) e da piazzamenti nei primi quattro posti in campionato. Nel 2009-2010 al settimo posto in campionato si accompagnò un buon percorso in Europa League, arrestatosi in semifinale.
Nell'aprile 2010 il club fu messo in vendita dopo l'abbandono dei proprietari statunitensi; Martin Brougthon, già presidente della British Airways, diventò advisor della società, indebitata per quasi 300 milioni di euro. Il 25 novembre 2010 la squadra fu acquistata dall'imprenditore televisivo statunitense Tom Werner, anche lui, come i precedenti proprietari, possessore di una franchigia americana (la squadra di baseball dei Boston Red Sox).
Anni 2010-2015 ed era Klopp.
Dopo circa cinque stagioni senza vincere alcun trofeo, nel 2011-2012, sotto la guida di Kenny Dalglish, i "Reds" sconfissero ai rigori il , squadra militante nel Championship, nella finale di Coppa di Lega, riportando la coppa a Liverpool dopo nove anni. Nella stessa stagione raggiunsero la finale di FA Cup, persa contro il Chelsea. In campionato i piazzamenti nel biennio 2011-2013 furono mediocri.
La stagione 2013-2014 vide i "Reds" di Brendan Rodgers battagliare per il titolo e chiudere al secondo posto in Premier League, ottenendo la qualificazione alla Champions dopo cinque anni. Esonerato Rodgers dopo il deludente sesto posto dell'annata seguente e l'amaro avvio della stagione 2015-2016, il Liverpool fu affidato a Jürgen Klopp, sotto la cui guida tornò in pochi anni tra le grandi d'Europa.
I "Reds" sfiorarono il successo in Europa League (sconfitta nella finale di Basilea contro il detentore del trofeo) e Coppa di Lega nel 2015-2016 e nel 2017-2018, sospinti dai gol del neo-acquisto Mohamed Salah (ben 44 gol in 50 presenze stagionali), tornarono a qualificarsi per la finale di UEFA Champions League dopo undici anni: allo stadio Olimpico il Liverpool fu sconfitto per 3-1 dai detentori del trofeo, gli spagnoli del . Nel 2018-2019 i "Reds" contesero il titolo nazionale al , che prevalse per un solo punto, e vinsero per la sesta volta la UEFA Champions League, battendo per 2-0 allo stadio Wanda Metropolitano di Madrid i connazionali del , nella seconda finale disputata consecutivamente dai "Reds". L'anno d'oro del Liverpool fu suggellato dalla vittoria della Supercoppa europea ai tiri di rigore contro i connazionali del , nella prima finale tutta inglese della competizione, e dalla vittoria della prima Coppa del mondo per club nella storia del Liverpool, ottenuta battendo in finale i brasiliani del per 1-0 ai tempi supplementari. Nel 2019-2020 il Liverpool tornò, dopo trent'anni, ad aggiudicarsi il campionato inglese, con ben sette turni di anticipo. Nel 2021-2022 i rossi tornarono al successo in Coppa di Lega e in Coppa d'Inghilterra, battendo in ambo le occasioni in finale il ai tiri di rigore, e raggiunsero, per la terza volta in cinque anni, la finale di UEFA Champions League, dove furono nuovamente sconfitti dal Real Madrid (0-1). La gestione di Klopp si chiuse nel 2023-2024, annata in cui, battendo il Chelsea dopo i tempi supplementari, i "Reds" si aggiudicarono per la decima volta la Coppa di Lega. Nella stagione 2024-2025 il Liverpool è tornato, dopo quattro anni di dominio del , ad aggiudicarsi il campionato inglese, con quattro turni di anticipo. Inoltre, hanno raggiunto la finale di Coppa di Lega, perdendola però contro il , e hanno raggiunto gli ottavi di finale di UEFA Champions League, perdendo contro il ai tiri di rigore.
Colori e simboli.
Colori.
I colori originari della squadra erano gli stessi dell'Everton, bianco e blu. Tuttavia, già dal 1894, si decise di adottare il colore civico della città di Liverpool, il rosso (da qui il tradizionale soprannome di "reds"). Fino agli anni sessanta le maglie rosse si appaiavano ai calzini bianchi e i colori si invertivano secondo necessità in caso di incontri fuori casa. Nel 1964 Bill Shankly decise di adottare una tenuta completamente rossa, che da allora non è più cambiata.
Maglie da casa del Liverpool Football Club nel corso della sua storia
Diverso il caso delle tenute da trasferta: tradizionalmente bianche con i pantaloncini neri, si sono spesso alternate ad altre completamente gialle. Nel 1987, tuttavia, fu introdotta una tenuta grigio argento, dismessa per il centenario del club nel 1992, allorché si adottò una tenuta verde con pantaloncini bianchi. Comunque, sia la tenuta grigia che quella verde non incontrarono mai il gradimento del pubblico e furono abbandonate.
Attualmente, la tenuta da trasferta del Liverpool è nera con inserti bianchi.
Le maglie da trasferta del Liverpool Football Club nel corso della sua storia
Simboli ufficiali.
Stemma.
Nel 1901 fu adottato come stemma il "Liver bird", l'uccello mitologico metà cormorano metà aquila riprodotto in due statue bronzee che campeggiano sulle due torri del municipio della città. Secondo la leggenda, il giorno in cui il "Liver bird" volerà via dal Royal Liver Building, ci sarà la fine della città.
Rappresentato sulle maglie del Liverpool Football Club a partire dal 1955, il Liver bird era disegnato fino al 1969 in rosso su un ovale bianco sulla maglia di casa. I colori vennero poi invertiti (uccello bianco dentro un ovale rosso). Nella prima metà degli anni settanta, l'uccello mitologico venne rappresentato bianco sulla maglietta rossa. Il colore del Liver bird divenne giallo nel 1976 e nelle successive nove stagioni. Le stagioni 1985-1986 e 1986-1987 sono le ultime in cui la maglia del Liverpool viene marchiata dal solo Liver bird di colore bianco.
Nel 1987 l'emblema del club apparve sulle maglie. Nel 1992 l'emblema divenne giallo. Restò sulle maglie del Liverpool Football Club fino al 2000, anno in cui avvenne un cambio di logo.
Lo stemma attuale del Liverpool raffigura il tradizionale "Liver Bird" dentro uno scudo. Il tutto è sormontato da una stilizzazione dell'ingresso di Anfield dedicato a Bill Shankly e la scritta "You'll Never Walk Alone" ("Non camminerete mai soli"), che è anche il titolo dell'inno ufficiale. Le fiamme ai lati dello scudo sono a ricordo delle vittime della citata strage di Hillsborough.
Strutture.
Stadio.
Il campo ufficiale di gioco per le gare interne del Liverpool è Anfield fin dalla sua fondazione nel 1892. Anfield venne edificato nel 1884 su un terreno adiacente al Stanley Park, e venne originariamente utilizzato dall'. Quest'ultima squadra lasciò lo stadio nel 1892 dopo una disputa sull'affitto avuta con il proprietario di Anfield, John Houlding, che decise di fondare una nuova squadra che giocasse in questo stadio. Lo stadio aveva una capienza di 20.000 posti, anche se solo 100 spettatori assistettero alla prima partita del Liverpool a Anfield.
Nel 1906 una sezione dello stadio venne ridenominata Spion Kop. Il nome "Kop" viene dal luogo di una battaglia - persa dai britannici - della seconda guerra Anglo-Boera. Nel corso di tale battaglia, che ebbe luogo nel 1900 in Sudafrica presso la cima di Spion Kop, morirono molti soldati provenienti proprio da Liverpool e inquadrati nel reggimento di fanteria del Lancashire. Nel suo periodo di massima capienza, la Kop poteva ospitare 28.000 spettatori (in piedi) ed era una delle tribune più capienti del mondo: era in grado di ospitare più persone di quanto potessero farlo alcuni stadi. La sezione venne considerevolmente ridotta di capienza a causa delle misure di sicurezza adottate in seguito al disastro di Hillsborough. Venne completamente ricostruita nel 1994, e attualmente ha una ridotta capienza di 12 390 spettatori.
L'Anfield Road Stand si trova dalla parte opposta del Kop e ospita i tifosi della squadra in trasferta. Fu ricostruita nel 1998 con una capienza di 9 074 spettatori. Le due sezioni adiacenti sono la Main Stand, con una capienza di 20 600 spettatori, e la Kenny Dalglish Stand, che può ospitare fino a 11 762 spettatori. La Main Stand è la sezione più antica di Anfield ed è stata ampliata nel 2016. Ospita gli spogliatoi dei calciatori e il box del direttore. La Kenny Dalglish Stand era in precedenza nota come Kemlyn Road Stand fino a quando venne ricostruita in occasione del centenario del club nel 1992, quando prese il nome di Centenary Stand. Il 3 maggio 2017 fu intitolata a Kenny Dalglish, il miglior giocatore della storia del club. La capienza dello stadio è di 54 074 posti. Anfield è stato valutato come uno stadio a categoria quattro stelle dalla UEFA.
Centro di allenamento.
Melwood è il centro d'allenamento del Liverpool FC. Si trova a West Derby, alla periferia di Liverpool, dove il Liverpool FC ha sede fin dagli anni cinquanta. Precedentemente, il terreno apparteneva a una scuola locale, che lo utilizzava come terreno di gioco. Padre Melling e Padre Woodlock, che lavoravano nella scuola, diffusero il gioco del calcio tra i ragazzini. Il terreno è stato nominato "Melwood" in loro onore: infatti "Mel" e "Wood" sono le prime sillabe dei loro nomi.
Società.
Organigramma societario.
Tredici membri sono attualmente in carica nel "consiglio di amministrazione" del Liverpool Football Club, tra cui l'antico proprietario David Moores che è direttore e presidente a vita.
Status giuridico e legale.
Gli ex presidenti del Liverpool George Gillett e Tom Hicks, acquistarono il club il 6 febbraio 2007 dall'antico proprietario David Moores per la cifra di 218.900.000 di sterline. I due hanno pagato 5.000 sterline per azione, 174,1 milioni per l'azionariato totale del club e 44,8 milioni di sterline per coprire i debiti del club. Le relazioni tese tra gli Americani e il mancato sostegno dei tifosi sembravano mandare all'aria l'acquisto; in primo luogo perché "Dubai International Capital" (DIC), candidatosi per l'acquisto del club prima di Hicks e Gillett, voleva acquistare il club; poi, perché un altro gruppo, "Share Liverpool FC", mostrò interesse per l'acquisto di club anche se non erano in grado di raccogliere i capitali necessari per fare un'offerta. L'offerta richiesta ammontava a 500 milioni di sterline per il club, con la partecipazione di 100.000 tifosi che pagarono 5.000 sterline a testa per acquistare una quota della società.
Poiché il club era indebitato i proprietari americani del Liverpool ottennero nel gennaio 2008 un prestito di 693 milioni di dollari dalle banche "Royal Bank of Scotland" e "Wachovia", consentendo loro di rinegoziare il debito del club e iniziare i lavori del nuovo stadio. Nel 2009 il Liverpool firmò un contratto di sponsorizzazione con la "Standard Chartered Bank" per 80 milioni di sterline, un record che permise al club di migliorare le proprie finanze. Tuttavia, la situazione finanziaria del club non consente al Liverpool Football Club di iniziare la costruzione del suo nuovo stadio.
Nell'aprile 2008, la rivista Forbes classifica il Liverpool al quarto posto nella classifica delle squadre di calcio più costose del mondo, dopo , e , stimando il valore del club a un miliardo di dollari, equivalenti a 605 milioni di sterline, escludendo il debito che rappresenta il 65% del valore del club.
Bilancio societario.
La società Deloitte classifica il Liverpool, nella "Deloitte Football Money League" 2008, all'ottavo posto nella classifica delle squadre con maggior reddito, con una plusvalenza di 133,9 milioni di euro nel corso della stagione 2006-2007; rispetto alla classifica della stagione precedente, il club ha guadagnato due posizioni.
I ricavi dipendono dai guadagni dei diritti di trasmissione, alcune variabili, ma anche dai risultati nelle competizioni. Nel 2005, la vittoria del Liverpool in Champions permise al club di moltiplicare per 5,8 i suoi ricavi derivanti da competizioni diverse dal campionato nazionale tra il 2004 e il 2005. I ricavi dal merchandising furono in aumento costante tra il 2004 e il 2006. I ricavi totali ammontarono approssimativamente a 120 milioni di sterline nel 2005 e 2006. Il sito Internet del club è anche un negozio, dove si possono acquistare i prodotti ufficiali del club (magliette, sciarpe, scarpe) e molti altri prodotti. La costruzione del nuovo stadio, Stanley Park, dovrebbe consentire al Liverpool Football Club di beneficiare di maggiori entrate grazie a una capienza maggiore.
Legenda: CMC=Campionato mondiale per club; LC=Champions League; SC=Supercoppa
Sponsor.
L'attuale fornitore tecnico del club è Adidas. I precedenti fornitori tecnici del club furono Umbro dal 1973 al 1985, Adidas dal 1985 al 1996, dal 2006 al 2012 e di nuovo dal 2025, Reebok dal 1996 al 2006, Warrior Sports dal 2012 al 2015, New Balance dal 2016 al 2020 e dal 2020 al 2025 Nike.
Il Liverpool è stato il primo club professionistico britannico a portare il logo dello sponsor sulle sue maglie. Il club ha conosciuto poche variazioni nei contratti di sponsorizzazione: si legò a Crown Paints e l'azienda italiana produttrice di elettrodomestici Candy prima di firmare con il loro sponsor Carlsberg nel 1992. Questo contratto di sponsorizzazione fu il più antico della storia della massima divisione inglese di calcio. Nella stagione 2009-2010, gli sponsor del Liverpool Football Club furono Carlsberg, sponsor principale, il cui logo appare sulle maglie dei "Reds", Adidas, che era il fornitore tecnico del club, MBNA, Thomas Cook Sport, Getty Images, Lucozade Sport, Turespana e Maxxis. Per la stagione 2010-2011 e per le tre successive, il Liverpool Football Club e la banca Standard Chartered Bank hanno firmato un contratto di sponsorizzazione che stabilisce che la banca avrà il suo nome scritto sulla maglia dei "Reds".
Settore giovanile.
Nel 1998 venne fondata una nuova accademia per i giovani ("Youth Academy") a Kirkby, al nord di Liverpool. Essa sostituisce gli antichi metodi con quelli più all'avanguardia, e permette al club di concentrare i suoi sforzi sui giovani, impiegando le nuove tecniche e rispettando le norme dei centri di formazione. L"Accademia" è supervisionata da un ex giocatore del Liverpool FC, Hughie McAuley, che è stato in precedenza direttore del settore giovanile. Dopo l'istituzione dell'accademia, il principale campo di allenamento di Melwood viene utilizzato unicamente dalla prima squadra; il fatto che i giovani utilizzino altri campi ha permesso a tutti i campi di rimanere in buone condizioni. L'Accademia, inoltre, ha permesso ai giovani di incrementare le proprie abilità calcistiche a Liverpool.
I reclutatori assistono alle numerose partite locali per cercare nuovi talenti. I giocatori selezionati sono invitati a partecipare a delle sessioni di allenamento all'accademia assieme ad altri iscritti al provino. Essi sono selezionati a partire dall'età di 8 anni. L'ex giocatore della nazionale inglese Jamie Carragher cominciò a giocare nel Liverpool a 9 anni. Michael Owen entrò nel club a 11 anni e Steven Gerrard a 8 anni. L'accademia permette ai giocatori di studiare dopo gli allenamenti. Essa dispone di una sala conferenze e di una sala fornita di computer per aiutare i giocatori negli studi scolastici. L'accademia può gestire fino a trentaquattro ragazzi per gruppo, ogni gruppo è diviso per anno di nascita, ma più generalmente la cifra è di circa ventidue o ventitré giocatori a salire. I ragazzi dagli 8 ai 12 anni giocano otto contro otto in partite che durano tre tempi di venti minuti. Il settore giovanile dispone di quattro terreni d'erba, uno avente una superficie Polytan, altri sette campi più piccoli e un campo all'interno. I terreni coprono una superficie di 56 acri.
Altre sezioni.
Sezione femminile.
Il "Liverpool Ladies Football Club" è la squadra di calcio femminile affiliata al Liverpool FC. Per la stagione 2008-2009, gioca nel campionato inglese femminile di calcio, la massima serie del calcio femminile inglese. Fondata nel 1989, il Liverpool Ladies FC gioca al Ashley Travel Stadium, e i suoi colori sociali sono il rosso e il bianco come la prima squadra maschile del Liverpool FC. Fondata come "Newton LFC", cambiò nome in "Knowsley LFC" due anni dopo. Dal 1994, anno della fondazione del campionato femminile, porta il nome di Liverpool FC. Negli anni novanta, giocò in Premier League ma la mancanza di sostegno finanziario la portò a retrocedere in Divisione Nord nel 2000. Nel 2004, il Liverpool FC Ladies vinse il campionato di Divisione Nord ritornando in Premier League; un anno dopo ritornò in Divisione Nord avendo vinto solo due partite in tutta la stagione. Al termine della stagione 2007-2008 ritornò in massima serie. Come per i loro omologhi maschili, il rivale del Liverpool LFC è l'.
Squadra riserve.
Le riserve del Liverpool Football Club giocano in "Premier Reserve League North". Nella stagione 2007-2008, ha vinto la "Premier Reserve League North" e i play-off. La squadra riserve gioca allo stadio Halliwell Jones a partire dal 2 ottobre 2007, giorno in cui si giocò una partita contro il . In precedenza le riserve del Liverpool giocavano al Haig Avenue. Le riserve disputano inoltre la Liverpool Senior Cup.
Superleague Formula.
Il Liverpool FC ha una vettura che ha corso in Superleague Formula per la stagione 2008-2009, la prima della competizione. Il pilota, Adrián Vallés, ha concluso il campionato quarto, con 325 punti, ottenendo due vittorie nella prima corsa sul circuito di Zolder e sul circuito di Estoril, e due pole position nelle due ultime gare della stagione sui circuiti di Vallelunga e Jerez. Il pilota di prova ufficiale era Dan Clarke.
Nella cultura di massa.
In quanto uno dei maggiori club di successo nella storia del calcio inglese, il Liverpool si è spesso distinto non solo in ambito calcistico ma anche nella cultura britannica. Il club fece la sua apparizione nella prima edizione del programma BBC "Match of the Day", che mostrava le scene più importanti della partita Liverpool-Arsenal del 22 agosto 1964. Il club fu anche l'argomento della prima trasmissione tv a colori, la telecronaca in diretta dell'incontro Liverpool-. I fan del Liverpool vengono citati nella canzone dei Pink Floyd "Fearless", in cui vengono cantati pezzi della canzone "You'll Never Walk Alone". Il Liverpool fece uscire una canzone chiamata "Anfield Rap" nel 1988. È stato l'inno del club per la finale di FA Cup 1988 contro il , e viene cantata da John Barnes e altri calciatori della squadra.
Un documentario sul disastro di Hillsborough scritto da Jimmy McGovern venne trasmesso nel 1996. In esso appare Christopher Eccleston nel ruolo di Trevor Hicks, sulla cui storia è incentrata la trama del filmato. Hicks, che ha perso due figlie adolescenti nel disastro, partecipò a una campagna per stadi più sicuri e contribuì a formare il Hillsborough Families Support Group. Il club compare nel film "The 51st State" (o "Formula 51"). Felix DeSouza (Robert Carlyle) è un fan della squadra e l'ultima scena del film è ambientata allo stadio nel corso di un match tra Liverpool e Manchester United. Il club appare anche in un programma televisivo per bambini chiamato "Scully"; la trama riguarda un ragazzino, Francis Scully, che svolge un provino per entrare nel Liverpool. Nel programma appaiono famosi giocatori del Liverpool dell'epoca come Kenny Dalglish.
Il 20 settembre 2007 il Liverpool ha lanciato il suo canale televisivo ufficiale, "Liverpool FC TV", che ha fatto parte delle reti a pagamento di Setanta Sport. Vengono trasmesse interviste esclusive, reportage, notiziari, oltre alle partite (spesso in diretta) della prima squadra e delle riserve. Il canale TV canadese VRAK.TV è diventata la prima rete pubblica a trasmettere ufficialmente le partite di una squadra di calcio.
In una scena di "Iron Man 3" è trasmessa alla televisione una partita dei "Reds" in cui si riconoscono Daniel Agger e Martin Škrtel.
Calciatori.
Nella prima metà del XX secolo vari giocatori militarono per la maggior parte della loro carriera nel Liverpool; tra questi spicca Ephraim Longworth, il primo giocatore del club ad aver avuto l'onore di capitanare la nazionale inglese (1921), che giocò nel club dal 1910 al 1928. Negli anni sessanta, Bill Shankly trasforma il club in un gigante europeo, con il suo colosso Ron Yeats e Roger Hunt miglior cannoniere del club in campionato con 245 reti e vincitore del campionato del mondo 1966. Altri giocatori celebri di quel periodo furono Ian Callaghan, che giocò 857 partite con il club, un record, o ancora Kevin Keegan, futuro doppio Pallone d'oro.
Gli acquisti effettuati da Bob Paisley nel corso degli anni settanta e ottanta hanno giocato un ruolo essenziale per i successi del club. In particolare, due scozzesi ingaggiati nel 1977 ebbero un impatto importante: Alan Hansen, vincitore di tre titoli europei e Kenny Dalglish (soprannominato "King Kenny" dai suoi sostenitori), che in seguito divennero allenatori del Liverpool dopo avervi militato da giocatori. Nel 1980, Paisley ingaggiò il giovane Ian Rush che è tuttora il miglior cannoniere della storia del club. Più recentemente sono emersi nuovi giocatori che si sono fatti conoscere a Liverpool. All'inizio degli anni novanta, Steve McManaman e Robbie Fowler oltre a Michael Owen, Jamie Carragher e Steven Gerrard uscirono dal centro di formazione del club.
In totale, il Liverpool ha fornito 60 giocatori alla nazionale inglese; il club è al quinto posto nella classifica dei club che hanno fornito più giocatori alla nazionale inglese, dietro a , , e . Il Liverpool, fin dalle origini, ha avuto un rapporto privilegiato con la Scozia. In totale il club ha fornito 22 giocatori alla nazionale scozzese rendendo il club il sesto fornitore di questa nazionale e il quarto fornitore tra i club non scozzesi, dietro a , e .
Nell'ottobre 2006, dopo un conto alla rovescia di cinque mesi, una votazione a cui presero parte 110 000 persone, designò Kenny Dalglish come il giocatore ad aver più lasciato il segno al Kop del Liverpool Football Club, davanti a Steven Gerrard, Ian Rush, Robbie Fowler e John Barnes.
Maglie ritirate.
- 20, Diogo Jota
- 96, in onore delle vittime della Strage di Hillsborough
Il Liverpool ha ritirato come primo numero il 96, per ricordare la scomparsa dei tifosi nella tragedia dell'Hillsborough Stadium di Sheffield del 15 aprile 1989. A partire dall'estate del 2025 ha ritirato, da tutte le proprie formazioni, anche la maglia numero 20 indossata da Diogo Jota dal 2020 al 2025, in seguito alla sua prematura scomparsa avvenuta a soli 28 anni nella notte tra il 2 e il 3 luglio 2025 in un incidente stradale.
Vincitori di titoli.
- Campioni del mondo
Di seguito l'elenco dei giocatori che hanno vinto il campionato mondiale di calcio durante il periodo di militanza nel Liverpool:
- Roger Hunt ()
- Ian Callaghan ()
- Gerry Byrne ()
- José Manuel Reina ()
- Fernando Torres ()
- Campioni d'Europa
Di seguito l'elenco dei giocatori che hanno vinto il campionato europeo di calcio durante il periodo di militanza nel Liverpool:
- Álvaro Arbeloa ()
- Fernando Torres ()
- Campioni del Sudamerica
Di seguito l'elenco dei giocatori che hanno vinto la Copa América durante il periodo di militanza nel Liverpool:
- Luis Suárez ()
- Allison ()
- Roberto Firmino ()
- Alexis Mac Allister ()
- Campioni della UEFA Nations League
Di seguito l'elenco dei giocatori che hanno vinto la UEFA Nations League durante il periodo di militanza nel Liverpool:
- Diogo Jota (Germania 2025)
Premi individuali.
Michael Owen (2001)
- Scarpa d'oro: 2
Ian Rush (1983-1984) (32 gol)
Luis Suárez (2014-2015) (31 gol)
- Capocannonieri della Premier League: 10
Sam Raybould (1902-1903) (31 gol)
Jack Parkinson (1909-1910) (30 gol)
Ian Rush (1983-1984) (32 gol)
John Aldridge (1987-1988) (26 gol)
Michael Owen (1997-1998) (18 gol), (1998-1999) (18 gol)
Luis Suárez (2013-2014) (31 gol)
Mohamed Salah (2017-2018) (32 gol)
Mohamed Salah, Sadio Mané (2018-2019) (22 gol)
- Capocannonieri della Coppa Campioni/Champions League: 2
Terry McDermott (1980-1981) (6 gol)
Graeme Souness (1980-1981) (6 gol)
- Capocannonieri della Coppa UEFA: 1
Dean Saunders (1991-1992) (9 gol)
- Capocannonieri della Coppa delle Coppe: 1
Robbie Fowler (1996-1997) (7 gol)
Palmarès.
Competizioni nazionali.
- (record condiviso con il Manchester United)
1900-1901, 1905-1906, 1921-1922, 1922-1923, 1946-1947, 1963-1964, 1965-1966, 1972-1973, 1975-1976, 1976-1977, 1978-1979, 1979-1980, 1981-1982, 1982-1983, 1983-1984, 1985-1986, 1987-1988, 1989-1990, 2019-2020, 2024-2025
1964-1965, 1973-1974, 1985-1986, 1988-1989, 1991-1992, 2000-2001, 2005-2006, 2021-2022
- (record)
1980-1981, 1981-1982, 1982-1983, 1983-1984, 1994-1995, 2000-2001, 2002-2003, 2011-2012, 2021-2022, 2023-2024
1964, 1965, 1966, 1974, 1976, 1977, 1979, 1980, 1982, 1986, 1988, 1989, 1990, 2001, 2006, 2022
1893-1894, 1895-1896, 1904-1905, 1961-1962
Competizioni internazionali.
- (record inglese)
1976-1977, 1977-1978, 1980-1981, 1983-1984, 2004-2005, 2018-2019
- (record inglese condiviso con il Tottenham)
1972-1973, 1975-1976, 2000-2001
- (record inglese)
1977, 2001, 2005, 2019
2019
Competizioni giovanili.
1995-1996, 2005-2006, 2006-2007, 2018-2019
1988
Statistiche e record.
La prima partita in assoluto del Liverpool fu una vittoria per 8–0 contro l'Higher Walton ("Lancashire League"). Ian Callaghan detiene il record delle presenze in tutte le competizioni ufficiali, avendo giocato 857 partite in 19 stagioni dal 1958 al 1978; detiene anche il record delle presenze in campionato (640). Considerando solo la squadra attuale, Jamie Carragher ha il maggior numero di presenze; all'inizio del 2010 ha disputato la sua 600ª partita in maglia del Liverpool.
Il giocatore che detiene il record dei gol in assoluto è invece Ian Rush, che segnò 346 gol tra il 1980 e il 1987 e tra il 1988 al 1996. Rush detiene inoltre il record del maggior numero di reti segnate in una stagione (ben 47 nel 1983–84). Nonostante ciò Rush non riuscì a sorpassare Roger Hunt, che detiene tuttora il record del numero di gol in campionato (245). Nella stagione 1961–62, Hunt segnò 41 gol, che è tuttora un record per quanto concerne unicamente il campionato. Gordon Hodgson, terzo nella graduatoria dei maggiori goleador del club con 240 gol, detiene il record delle triplette realizzate, 17. Cinque giocatori detengono il record del maggior numero di gol realizzati in una partita, cinque: John Miller, Andy McGuigan, John Evans, Ian Rush e Robbie Fowler. Fowler detiene anche il record della tripletta più veloce nella storia del club e della Premier League: segnò tre reti in quattro minuti e 32 secondi contro l' nella stagione 1994–95. Steven Gerrard è il giocatore che ha segnato il maggior numero di reti nelle coppe europee con il Liverpool, ben 29.
La vittoria con il maggior numero di reti di scarto del Liverpool fu l'11–0 contro il Strømsgodset IF nel 1974. La vittoria per 10–1 contro il Rotherham Town nel 1896 è tuttora la vittoria più larga in campionato Questo record venne eguagliato quando il venne battuto per 9–0 ad Anfield nel 1989 e nella stagione 2022-23, quando il Bournemouth subì un 9-0 dai Reds sempre ad Anfield. La sconfitta più pesante del Liverpool, per 1–9, giunse contro il Birmingham City nel 1954. La vittoria del Liverpool per 8–0 contro il Beşiktaş J.K. nella Champions League fu la vittoria più larga della storia della competizione.
Statistiche individuali.
Classifica dei primi dieci primatisti di presenze e reti in tutte le competizioni.
"Aggiornato al 28 settembre 2025"
Tifoseria.
Storia.
I tifosi del Liverpool sono chiamati comunemente "Reds" - dal colore totalmente rosso della tenuta di gioco della squadra - o "Scousers" ma la frangia più appariscente e appassionata del tifo prende il nome di "Kop", dal nome della curva omonima dello stadio di Anfield.
Secondo le note di colore della tifoseria locale, i tifosi della Kop possono «risucchiare la palla in rete» quando il Liverpool attacca verso la porta sotto tale curva, a sottolineare l'entusiasmo con il quale i "fan" sostengono senza sosta la loro squadra.
Un minuto prima del triplice fischio finale, dagli spalti parte l'inno della squadra, "You'll Never Walk Alone", che tradotto dall'inglese significa "Voi non camminerete mai da soli", come a confermare la fedeltà dei tifosi verso i giocatori e la squadra. I tifosi del Liverpool sono di sinistra.
Amicizie e rivalità.
L'amicizia più forte è senza dubbio quella con i tedeschi del , nonostante alcune delle più scottanti sconfitte europee della squadra tedesca siano state causate dai Reds: i tifosi sono uniti da un solido rapporto, tanto che "You'll never walk alone" viene spesso cantata durante le partite casalinghe del Borussia. In occasione della finale della Coppa dei Campioni 1976-1977 e delle semifinali dell'edizione successiva i fan delle due squadre strinsero un'intensa amicizia. Le due tifoserie iniziarono ad incontrarsi annualmente per disputare un incontro amichevole e festeggiare assieme e dal 1992 centinaia di sostenitori del Borussia cominciarono ad approfittare della pausa invernale del campionato tedesco per raggiungere Liverpool e assistere ad un incontro di Premier League all'Anfield Road assieme agli amici inglesi. Più tardi anche tra molti tifosi dei "reds" divenne consuetudine organizzare ad ogni stagione una trasferta a Mönchengladbach, la più importante delle quali è avvenuta nel 2007 in occasione delle grandi celebrazioni per il trentennale dell'amicizia. A testimonianza di quanto profondo sia il legame tra i sostenitori dei due club l'iniziativa che nel 1992 portò i tifosi del Borussia a raccogliere donazioni per più di 20.000 marchi tedeschi (oltre 10.000 euro) che furono devoluti a sostegno delle famiglie delle vittime della strage di Hillsborough. L'altro grande legame è quello con gli scozzesi del . Il motivo di questa "alleanza" è l'introduzione nel mondo del calcio dell'inno "You'll Never Walk Alone." Il legame si è rafforzato a seguito di Hillsborough, quando i tifosi scozzesi sono stati vicini al Liverpool. Altro rapporto di amicizia esiste con i tifosi della , con i supporters inglesi che hanno assistito anche a partite all'Arechi.
Una rivalità molto sentita dai tifosi del Liverpool è senza dubbio quella con i "Red Devils" del . Queste sono le due squadre più titolate d'Inghilterra, all'interno dei confini nazionali ed a livello complessivo per numero di trofei vinti, mentre a livello internazionale attualmente il Chelsea è avanti al Manchester United per numero di trofei vinti. La rivalità, già fortissima per questi motivi, è accentuata ancora di più dal fatto che le città di Liverpool e Manchester distano solo 60 chilometri l'una dall'altra.
Altra forte rivalità è quella con i concittadini dell'Everton, nonostante le partite tra queste squadre siano comunque definite "derby amichevoli", perché a Liverpool sono molte le famiglie che possono annoverare sia un tifoso dei "Reds" sia un tifoso dei "Toffees". Di più recente nascita è l'antipatia verso il . La rivalità nasce sia in campo nazionale, sia in campo europeo: infatti i "Blues" sono entrati nell'élite del calcio inglese dal 2003, quando il magnate russo Roman Abramovič ha acquistato il club londinese. I continui scontri in campionato e in Champions League hanno acuito questa rivalità, che adesso è una delle più sentite dai tifosi dei Reds, che cantano a squarciagola durante le partite contro il Chelsea "...you ain't got no history!", "...voi non avete una storia!", come a sottolineare che non si diventa il club più titolato del paese in pochi anni.
Ai tempi d'oro del Nottingham Forest, sul finire degli anni settanta e all'inizio degli ottanta, un'accesa rivalità nacque nei confronti del Liverpool. Dalle sfide in Coppa Campioni con il Liverpool, nacque il canto dei tifosi del Forest "Are You Watching, Are You Watching, Are You Watching Liverpool!" Questo venne inizialmente cantato quando il Nottingham riuscì ad eliminare gli acerrimi rivali che ebbero per lo più la colpa di aver preso la maglietta (rossa) e il relativo soprannome "The Reds" dal Forest. Fu proprio durante una partita di FA Cup contro il Nottingham Forest, a Sheffield il 15 aprile 1989, che si verificò la spaventosa strage di Hillsborough in cui persero la vita 96 tifosi della squadra della Merseyside.
Durante la finale di Coppa dei Campioni disputata a Bruxelles in data 29 maggio 1985 tra il Liverpool e la , gli hooligans inglesi si resero protagonisti di un avvenimento tristemente noto come "strage dell'Heysel", dove morirono 39 persone, la maggioranza d'origine italiana nonché sostenitori bianconeri. In seguito a questo avvenimento, alcune compagini degli ultras juventini hanno dimostrato ostilità nei confronti dei "Reds". Lo stesso Ian Rush, bandiera storica del Liverpool e giocatore anche della Juventus in passato, scrisse in occasione di Liverpool-Juventus del 5 aprile 2005 una frase dedicata a tutti i tifosi juventini, richiamando lo storico inno del Liverpool, che recitava ""We are sorry. You'll never walk alone"."
Organico.
Rosa.
" Rosa, numerazione e ruoli, tratti dal sito ufficiale, sono aggiornati al 23 settembre 2025."
Bibliografia.
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- Stephen F. Darby, "Talking Shankly: the Man, the Genius, the Legend", Mainstream, Edinburgh, 1998. ISBN 1-84018-493-0.
- Nicola Guerra, "Aspetti e dinamiche della glocalizzazione linguistica nella traduzione. Una contestualizzazione rappresentata dalla traduzione in italiano dell’inno della squadra di calcio Liverpool", Analele Universităţii din Craiova, Craiova, 2014. ISSN 1224-5712.
- Brian Pead, "Liverpool a Complete Record", Breedon Books, 1986. ISBN 0-907969-15-1.
- Rollin, Jack et Glenda, "Sky Sports Football Yearbook", Headline, 2006-2007. ISBN 0-7553-1526-X.
- John Williams, Stephen Hopkins et Cathy Long Passing, "Rhythms: Liverpool FC and the Transformation of Football", 2001. ISBN 1-85973-397-2
Voci correlate.
- Anfield
- Bill Shankly
- Bob Paisley
- Joe Fagan
- Strage dell'Heysel
- Strage di Hillsborough
- Rivalità calcistica Liverpool-Manchester City
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E che mazziatone ca ciamm fatt 😂😂😂. Ora nu bell ragù...e nun ce scassat [USER]
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[USER] Io a Edin non solo je vojo bene. Ma lo ritengo anche un “discreto” centravanti 😁 Ho forti dubbi sul fatto che Suarez possa fare ciò che ha fatto Dzeko a Roma pur ritenendolo tra i più forti nel suo ruolo. Ma un conto è giocare col Barcellona e un altro è (purtroppo) nella Roma.
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Barbablù
Barbablù è una fiaba trascritta da Charles Perrault nel XVII secolo che fece la sua prima apparizione nella raccolta "Histoires ou contes du temps passé", nella precedente versione manoscritta intitolata "I racconti di Mamma Oca", nel 1697.
La prima versione di Perrault, grazie al lieto fine in cui Barbablù muore e la moglie eredita tutte le sue ricchezze, aveva un messaggio chiaro in relazione alla collocazione di bene e male. In una seconda versione Perrault, in seguito precettore di corte, pensò di inserire una conclusione che mettesse in guardia dal cedere all'eccessiva curiosità, ma la morale ancora oggi si percepisce come non aderente al testo. L'espediente di Perrault è usare il condizionale: ""Da questo racconto, che risale al tempo delle fate, si potrebbe imparare che la curiosità, massime quando è spinta troppo, spesso e volentieri ci porta addosso qualche malanno.""
Nelle intenzioni dell'epoca aveva anche un senso politico legato alla volontà di Luigi XIV di accentrare il potere e per questo mostrava il lato oscuro dei signorotti feudali di provincia. Nell'immaginario collettivo, la vicenda del sanguinario uxoricida finì per essere presto associata all'idea di serial killer, al punto che quello di Barbablù divenne il soprannome affibbiato ad alcuni reali assassini seriali, come per esempio Henri Landru.
Trama.
Barbablù è un uomo molto ricco, ma anche molto temuto a causa del suo innaturale colore della barba azzurro (da qui il suo nome). Un'altra cosa che lo rende molto sinistro è che ha avuto sei mogli (in alcune versioni sette), tutte improvvisamente e misteriosamente scomparse. Nonostante il suo passato ombroso, riesce a sposarsi con la figlia più giovane di una dama sua vicina, anche grazie all'ostentazione delle sue grandi ricchezze. Un giorno, Barbablù annuncia alla moglie che deve assentarsi per questioni di lavoro. Prima di partire, la guida attraverso l'intera villa, mettendole a disposizione ogni cosa e consegnandole il mazzo con tutte le chiavi della casa. La giovane è libera di usare tutto, di aprire tutto e di andare dappertutto, tranne che nella stanza aperta da una particolare chiave (d'oro, in alcune versioni) che Barbablù le mostra.
Dopo alcuni giorni dalla partenza del marito, la giovane, spinta dalla propria curiosità, entra nella stanza proibita. All'inizio non vede niente in quanto le finestre sono sbarrate, ma poi comincia a notare del sangue a terra dove sono riflessi i corpi morti delle precedenti mogli appesi al soffitto. Spaventata, la ragazza lascia cadere la chiave che così facendo si sporca di sangue: siccome l'oggetto è fatato, ogni tentativo di pulizia risulta vano. Tornato dal suo viaggio, Barbablù si fa riconsegnare il mazzo di chiavi dalla moglie; una volta notata la macchia di sangue, decide che anche lei dovrà affrontare il destino di quelle precedenti.
L'uomo le concede però, su richiesta, qualche minuto di raccoglimento per raccomandare l'anima a Dio prima dell'esecuzione. Approfittando del poco tempo, la giovane corre a chiamare la sorella Anna, anche lei ospite nella villa, e la implora di correre in cima alla torre più alta, in modo da attirare l'attenzione dei loro fratelli, due abili combattenti che sarebbero dovuti presto giungere a trovare la sorella. Proprio mentre Barbablù sta per compiere l'ennesimo colpo, all'orizzonte compaiono i due cavalieri che, incitati dai gesti di Anna, irrompono appena in tempo per salvare la sorella più giovane dalle mani del crudele individuo. I due fratelli, vedendo che Barbablù sta per uccidere la loro sorella, lo sfidano a duello e lo uccidono con le loro spade. La giovane si ritrova dunque vedova, nonché legittima erede delle immense ricchezze di Barbablù, le quali verranno ora da lei impiegate per costruirsi una vita nuova per lei e i suoi fratelli, e anche un nuovo marito, migliore del precedente.
Analisi della fiaba.
Nel corso degli anni molti esegeti hanno cercato di identificare quale reale personaggio si nascondesse dietro la maschera di "Barbablù", convinti che alla base della fiaba di Perrault ci fosse un fondo di verità. Alcuni vi hanno voluto vedere un'ispirazione ai vari matrimoni del re inglese Enrico VIII, che nella propria vita cambiò sei mogli, facendone condannare due a morte. In effetti nel carattere di Barbablù si potrebbe ben rispecchiare non solo il carattere dispotico e tirannico del sovrano inglese, ma anche la sua crudeltà nello sbarazzarsi velocemente delle proprie ex consorti. Altri invece, considerando la "nazionalità" della tradizione, hanno pensato di mettere in correlazione "Barbablù" e la leggenda bretone di Conomor il Maledetto e Trifina: anche le ricche mogli di Conomor scomparivano all'improvviso assieme ai loro figli, perché una profezia aveva rivelato all'uomo che sarebbe morto per mano di suo figlio.
Ernesto Ferrero nel libro "Barbablù. Gilles de Rais e il tramonto del Medioevo" (Einaudi, 2004) pone in relazione la figura fiabesca di Barbablù con Gilles de Rais, detto appunto "Barbablù", un nobile francese, proprietario di immense tenute e castelli, che aveva combattuto al fianco di Giovanna d’Arco. Egli venne accusato e condannato per la tortura, lo stupro e l'uccisione di un gran numero di bambini in occasione di vere e proprie cerimonie pantagrueliche di lusso e lussuria, culminanti con il sacrificio di fanciulli adescati tra la povera gente, poi fatti scomparire. Secondo Ferrero, nel corso dei secoli si sarebbe giunti alla stesura della fiaba di "Barbablù" da parte di Perrault attraverso una trasfigurazione delle vittime della vicenda, perché ritenuta inenarrabile nei suoi termini reali agli uditori bambini, trasfigurazione ad opera dei narratori popolari oppure di Perrault stesso.
Ancora, seguendo suggestioni interne alle tradizioni fiabesche del mondo, c'è chi ha ipotizzato un'origine mediorientale per questa fiaba, probabilmente a causa della somiglianza tra il comportamento uxoricida di Barbablù e quello del re Shāhrīyār de "Le mille e una notte". Per esempio alcune bellissime illustrazioni di Edmund Dulac presentano un'evidente atmosfera arabeggiante.
Tuttavia nessuna di queste identificazioni convince la maggioranza degli studiosi, questo sia perché alcuni paralleli risultano tutto sommato opinabili e difficilmente provabili, sia perché il motivo dell'amante assassino e della curiosità punita sono radicati in un patrimonio folklorico ben precedente ad ogni possibile identikit, un patrimonio che risale davvero alla notte dei tempi. In proposito risulta particolarmente interessante l'affinità che esiste tra il tipo fiabesco "Barbablù", riconosciuto da Aarne-Thompson e le ballate ascrivibili al tipo "Lady Isabel and the Elf-Knight" raccolte da Sir Francis James Child, ballate che raccontano essenzialmente di un seduttore-predatore, spesso dotato di elementi magici, che attira giovani e belle fanciulle in boschi intricati o in scogliere a picco sul mare per poi approfittarsi di loro in vario modo e infine ucciderle. Sebbene la tradizione fiabesca si sia sviluppata in maniera indipendente da quella delle ballate, associando al tema dell'amante-assassino anche quello della curiosità punita, è piuttosto evidente che entrambe siano rami connessi allo stesso tronco.
In conclusione, la struttura di "Barbablù" appare bipartita, divisa tra il motivo delle mogli morte e quello del divieto infranto. Senza dubbio Perrault mostra di prediligere il secondo al primo e sottolinea con maggior enfasi, soprattutto nella morale finale, come il punto chiave della fiaba sia il problema della curiosità della moglie impicciona. Questo ha creato una spaccatura tra gli interpreti: è innegabile che brutalizzare una donna sia un gesto infinitamente peggiore rispetto ad una semplice disobbedienza, quindi in molti hanno visto nell'atteggiamento di Perrault una certa misoginia di fondo.
In realtà la domanda fondamentale al riguardo è: che intenzione ha davvero Barbablù? Quando consegna il mazzo di chiavi alla moglie sta semplicemente provando la sua fedeltà oppure le sta preparando una trappola? In altre parole, Barbablù avrebbe davvero potuto essere uno sposo generoso e amabile se sua moglie non avesse scoperto il suo segreto, oppure il motivo per cui l'uomo continua a risposarsi è semplicemente quello di procacciarsi nuova carne da macellare nonostante il continuo mettere alla prova ?
Purtroppo non è possibile dare una risposta a questa domanda, perlomeno fermandosi alla fiaba di Perrault: ampliando il proprio orizzonte e considerando le numerosissime varianti e soprattutto le suggestioni in comune con le ballate, molti studiosi optano per un'immagine di Barbablù tutt'altro che intenzionato a fare il bravo marito.
Un altro quesito che va in questa direzione è cosa può aver portato Barbablù ad uccidere la prima moglie.
Comunque sia, l'aggiunta di Perrault della morale fu sfruttato nella società borghese per far risultare il motivo della curiosità punita centrale e il messaggio fu recepito tanto bene che la vicenda ne diventò l'emblema per antonomasia, accanto ad altre celeberrime storie come quella di Psiche, di Pandora e di Eva. Addirittura in alcune pubblicazioni inglesi d'epoca la narrazione viene introdotta dal titolo "The Popular Story of Bluebeard, or Female Curiosity".
Varianti.
Le fiabe considerabili come varianti della storia di "Barbablù" sono tantissime, anche se le differenze che le distinguono a volte sono tali da far oscillare le catalogazioni e da convincere gli studiosi ad associarle a tipi diversi da quello rappresentato dalla fiaba di Perrault. Tuttavia è indubitabile che siano narrazioni correlate tra loro e questo sia la ricorrenza di alcuni elementi decisamente distintivi: lo sposo misterioso, il divieto imposto, la porta proibita che cela qualcosa di orribile, l'oggetto fatato rivelatore, il lieto fine.
Ciò che cambia è soprattutto la funzione dei personaggi in scena: infatti a volte è la protagonista stessa a salvarsi, dimostrando astuzia e sangue freddo, altre invece è costretta a ricorrere all'aiuto di parenti, soprattutto fratelli, per mettersi in salvo. Un caso a parte risulta la fiaba "La figlia della Madonna" che condivide con "Barbablù" il motivo del divieto infranto, ma nella quale manca del tutto l'altro tema principale, quello dello sposo-assassino.
AT 311 - "The Heroine Rescues Herself and Her Sisters".
A questo gruppo appartiene una serie di fiabe nelle quali l'iniziativa della rivalsa finale spetta alla protagonista stessa. È il caso, per esempio, della tedesca "L'uccello strano" (KHM 046), dell'italiana "Naso d'Argento" e della norvegese "Høna tripper i berget". Benché la fiaba norvegese segua uno sviluppo particolare rispetto alle altre due, in questo tipo di fiabe un essere maschile malvagio (uno stregone per i Grimm, un Troll per i Norvegesi e il Diavolo in persona per Calvino) adesca con l'inganno tre sorelle una dopo l'altra. Ogni volta attira la prescelta nella propria casa e qui le impone il divieto di curiosare dietro una particolare porta.
Le prime due sorelle disattendono l'ordine e vengono scoperte a causa di un oggetto rivelatore, un uovo che si rompe o un fiore che si brucia e vengono massacrate o gettate nell'Inferno. La terza invece è sufficientemente accorta da disobbedire senza farsi scoprire. Decisa a salvare se stessa e le sorelle, elabora un piano per gabbarlo: in primo luogo, dopo aver riportato in vita e tratte in salvo le sorelle, le nasconde in una cesta che fa trasportare fino a casa proprio dall'ignaro promesso sposo; poi architetta uno stratagemma, che solitamente prevede un mascheramento, per fuggire a sua volta.
AT 955 - "The Robber Bridegroom".
A questo gruppo appartengono fiabe come "Lo sposo brigante" (KHM 040), "Mister Fox" e Das Mordschloß, un racconto che comparve nella raccolta dei Grimm solo nella prima edizione di "Kinder- und Hausmärchen". Esse propongono una soluzione a suo modo intermedia: sebbene di fatto il cattivo di turno venga punito dai parenti maschi della protagonista, è da lei che parte l'iniziativa della rivalsa appoggiandosi ad altri per portarla a termine.
Caratteristico di questo tipo di fiaba è il modo in cui l'eroina scopre la reale natura del promesso sposo che, in questo caso, è sempre sciaguratamente umano, nella sua perversione: non si può dire che ella infranga apertamente un divieto, semplicemente si trova a "violare" la privacy del suo innamorato e ad assistere non vista all'omicidio di un'altra giovane donna da parte di questo. Altro dettaglio peculiare del tipo è la questione del dito inanellato: a un certo punto nella foga assassina un dito della vittima viene tagliato e finisce proprio in grembo alla protagonista, nel suo nascondiglio. Sarà proprio grazie a tale incontrovertibile prova che poi ella riuscirà a dimostrare davanti ai parenti la colpa del suo promesso e a giustificarne l'uccisione.
AT 312 - "Bluebeard".
Ovviamente questo è il gruppo cui appartiene la fiaba di Perrault che non è l'unica ascrivibile ad esso. Le fanno compagnia anche l'equivalente tedesco, "Ritter Blaubart", nonché una fiaba dal titolo "La colomba bianca". In questo caso l'intera iniziativa della punizione del cattivo e della salvezza della protagonista sta nelle mani dei fratelli, che ella si limita a chiamare in proprio soccorso.
KHM 003 - "La figlia della Madonna".
La fiaba, come detto sopra, condivide con quella di "Barbablù" solo il motivo della curiosità punita. Un povero taglialegna chiese alla Madonna di accudire la sua figliola: ella la porta così in Paradiso dove vive splendidamente, finché un giorno Maria le dice di dover fare un lungo viaggio e le affida le chiavi delle tredici porte del Regno dei Cieli. La bambina è libera di aprirne dodici, ma non deve aprire la tredicesima per nessun motivo. La curiosità spinge infine la malcapitata a disobbedire: dietro la porta proibita vede nientemeno che la Trinità, il cui splendore è tale che un dito le si ricopre d'oro. Di ritorno la Madonna si accorge del dito d'oro e capisce che la fanciulla ha infranto il suo divieto. Le chiede allora se ha aperto la porta, ma la ragazza continua a negare sfacciatamente e per questo viene resa muta e cacciata dal Paradiso. Dopo un primo periodo disgraziato, un re la nota e si innamora di lei, tanto da farne la sua regina. Ben presto partorisce il suo primo figlio. Le compare la Madonna che le chiede di nuovo di confessare di averle disobbedito, ma la giovane si ostina a negare. Maria allora prende il neonato e lo porta via con sé.
Lo stesso accade anche col secondo figlio e a corte cominciano a circolare voci per le quali la regina avrebbe ucciso i due eredi al trono, ma il re non ci vuole credere. Quando la faccenda si ripete nuovamente con il terzo figlio, la regina viene condannata a morte. Legata al palo del rogo e convinta di essere in punto di morte, ella esprime dentro di sé il desiderio di poter confessare di aver effettivamente aperto la porta. Allora la Madonna le appare di nuovo e ascolta la sua sincera ammissione, in seguito alla quale la libera dal rogo, le scioglie la lingua e le restituisce i bambini. Quindi in questo caso non abbiamo tanto a che fare con un segreto oscuro che viene svelato e con un personaggio pericoloso da fermare, quanto con il motivo piuttosto moraleggiante del perdono che si concede a chiunque sia davvero pentito. Resta comunque interessante il fatto di trovare anche qui il tema della chiave che apre la porta proibita, che cela un segreto che non dev'essere svelato.
"Barbablù" nel cinema e in TV.
La fiaba è stata punto di riferimento per alcuni film e serie televisive sui racconti.
- "Barbe-bleu", regia di Georges Méliès - cortometraggio muto (1901)
- "Barbablù", regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1941)
- "La follia di Barbablu" ("Bluebeard"), regia di Edgar G. Ulmer (1944)
- "Monsieur Verdoux", regia di Charlie Chaplin (1947)
- Barbablù, feroce assassino ( Bye Bye, Bluebeard), regia di Arthur Davis.
- "Le sei mogli di Barbablù", regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1950)
- "Barbablù" ("Barbe-bleu") , regia di Christian-Jaque (1951)
- "Barbablù" ("Bluebeard"), regia di Edward Dmytryk (1972)
- "Le più belle favole del mondo" ("Manga sekai mukashi banashi") - episodio 10 della serie animata (1976)
- "Le fiabe son fantasia" ("Gurimu meisaku gekijō") - episodio 16 della serie animata (1987)
- Tre gemelle e una strega ( "Les tres bessones) - episodio 9 della serie animata (1995)."
- "Lezioni di piano" ("The Piano"), regia di Jane Campion (1993)
- "Barbe Bleue", regia di Catherine Breillat (2009)
"Barbablù" nella letteratura odierna.
- "Bluebard's secret", serie di quattro volumi, di Sarah K.L. Wilson. Nel 2022 è stato tradotto "Il segreto di Barbablù - Fly with an arrow," edito Saga edizioni.
Bibliografia.
- Bruno Bettelheim, "Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe", Milano, Feltrinelli, 1975. ISBN 978-88-07-81581-2.
- Tom Dekker, Jurjen van der Kooi, Theo Meder, "Dizionario delle fiabe e delle favole", Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-424-9973-0.
- Ernesto Ferrero, "Barbablù. Gilles de Rais e il tramonto del Medioevo", Torino, Einaudi, 1975, 2004. ISBN 978-88-06-16715-8.
- Clarissa Pinkola Estés, "Donne che corrono coi lupi", Torino, Frassinelli, 1994. ISBN 88-7684-252-7.
- Maria Tatar, "The Classic Fairy Tales", New York and London, Norton & Company, 1999. ISBN 0-393-97277-1.
- Maria Tatar, "Secrets Beyond the Door. The Story of Bluebeard and His Wives", Princeton and Oxford, Princeton University Press, 2004. ISBN 0-691-11707-1.
- Maria Tatar, "The Hard Facts of the Grimms' Fairy Tales", Princeton and Oxford, Princeton University Press, 1987, 2003. ISBN 0-691-11469-2.
- Maria Tatar, "Off With Their Heads: Fairy Tales and the Culture of Childhood", Princeton, Princeton University Press, 1992. ISBN 0-691-00088-3.
- Marina Warner, "From Beast to the Blonde: On Fairy Tales and Their Tellers", London, Chatto & Windus, 1994. ISBN 978-0-374-15901-6.
- Marina Caracciolo, "Il mito di Barbablù dalla favola di Perrault a Gilles de Rais alle metamorfosi del Novecento" in "Il Pensiero poetante. IV - Il Mito". Genesi Editrice, Torino 2017. ISBN 978-88-7414-635-2
Collegamenti esterni.
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- , dal sito La Torre di Vetro
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wikipedia
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[USER] Si è dimenticato :gessetti e cancellini a go go. A lei grillo ie fa na pipa e. 😭😭😭😭😭 [URL]
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geoling
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La prossima volta che vi dicono, “sono gli irregolari che non vanno bene”, dite a loro di informarsi su documenti e visti.
“Devono venire regolarmente”, certo, se non fosse impedito pure quello.
Qui si parla di studio e mobilità internazionale, cosa che fa ogni studente italiano. https://t.co/st9wHWxbf9
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odang
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<MENTION_1> È una figa di legno Davide, mi disp ?
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odang
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@l_angiolini E si sono sempre più convinta che il problema dell' Italia siano gli immigrati !!!😱😱
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odang
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#dallavostraparte Dopo i profughi pakistani I rom lavoratori Unicorni!!! @roberto_marcato idolo. #marcato
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odang
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Scuole socratiche minori
Per scuole socratiche minori si intendono quelle fondate dopo la morte di Socrate dai suoi più vicini discepoli chiamati "socratici minori" poiché sono considerati autori di una dottrina che riguarda aspetti parziali del pensiero del maestro che vengono talora alterati secondo la mentalità del tempo ma che tuttavia sono riconducibili alla filosofia di Socrate, in particolare al tema principale posto da quest'ultimo, ovvero il problema della fondazione di un'etica universalmente valida.
Furono definite scuole socratiche "minori" dalla successiva storiografia filosofica per distinguerle dall'orientamento socratico "maggiore", rappresentato dalla filosofia di Platone, primo per importanza e per pregnanza di pensiero fra i discepoli di Socrate.
Socrate nemico politico.
L'origine delle scuole socratiche è nei tragici avvenimenti relativi alla figura e all'insegnamento socratico che rappresentarono uno scandalo per l'Atene del V secolo a.C. retta da un governo democratico conservatore, formato da esiliati politici, con a capo Trasibulo, che riteneva Socrate un avversario politico sia per i rapporti che aveva avuto con Alcibiade, suo scapestrato discepolo e presunto amante, accusato di avere tradito Atene per Sparta, sia per la contestazione socratica di ogni autorità indiscussa.
Il nuovo regime "democratico" voleva riportare la città allo splendore dell'età di Pericle instaurando un clima di pacificazione generale riproponendo ai cittadini gli antichi ideali, i principi morali e i costumi tradizionali, fondati sulla religione ufficiale. Ma nella città si diffondeva l'insegnamento, seguito con entusiasmo da molti, specie giovani, dei sofisti, i quali invece esercitavano una critica corrosiva di ogni principio e verità che si volesse dare per costituita dalla religione o dalla tradizione. A questi si aggiungeva Socrate, che con la sua dottrina imperniata sul dialogo, cioè sulla messa in discussione di tutto ciò che si voleva far passare aprioristicamente per vero, venne assimilato ai sofisti e considerato un nemico politico da eliminare. Da qui l'accusa di empietà, il processo e la condanna a morte.
In vero, invece, era principalmente «la diffidenza suscitata dai rapporti di Socrate con i "traditori" che spinse i capi della restaurata democrazia a sottoporlo a processo nel 400-399. Alcibiade e Crizia erano morti entrambi, ma i democratici non si sentivano al sicuro finché l'uomo che s'immaginava avesse ispirato i loro tradimenti esercitava ancora influenza sulla vita pubblica.»
Il contrasto tra politica e morale.
In questo clima politico di restaurazione, accentuato dalla risonanza avuta dal processo e dalla morte di Socrate, molti suoi discepoli temendo per la loro incolumità, lasciano Atene e si trasferiscono in altre città dove fondano scuole filosofiche che dalle vicende della vita del maestro traggono la convinzione che la politica sia ormai così divergente dalla filosofia che occorre ritirarsi in se stessi e dedicarsi ad uno studio appartato dei temi etici che risolva gli individuali problemi esistenziali.
Anche per il discepolo Platone la condanna del maestro ha evidenziato la contraddizione di aver giudicato come criminale «il più giusto» tra gli uomini. Ormai tra filosofia e vita politica esiste quell'incompatibilità già riconosciuta da Socrate che, rifiutando la proposta di andare in esilio, nella "Apologia" accenna alla quasi ineluttabilità della sua condanna da parte dei politici. Compito dei filosofi è allora per Platone quello di fare in modo che la filosofia non sia in contrasto con lo Stato, dove non accada più che un giusto sia condannato a morte.
Su l'insegnamento socratico Platone fonderà il suo grande sistema filosofico-politico, altri ne considereranno aspetti parziali ma significativi.
La scuola di Megara.
La scuola fu fondata da Euclide di Megara (450 a.C./435 a.C.-375 a.C./365 a.C.), amico e discepolo di Zenone di Elea (489 a.C.–431 a.C.) e di Socrate di cui, come racconta Platone, aveva assistito alla morte. Euclide si ritrova come narratore nel dialogo "Teeteto" dove Platone però non lo nomina mai come filosofo. Così anche Aristotele che tuttavia descrive quella di Megara come una scuola filosofica.
La logica.
I seguaci della scuola più noti furono Eubulide di Mileto (450 circa a.C.-380 a.C.), Stilpone di Megara e Diodoro Crono che elaborarono il loro pensiero nella seconda metà del IV secolo a.C. sviluppando soprattutto gli studi sulla logica per i quali furono designati come i "nuovi eleati" eredi della dialettica di Zenone.
A Eubulide vengono attribuiti paradossi celebri quali quelli del "mentitore", dell'"Elettra", del "calvo" o "sorite" e del "cornuto".
Approfondimenti sulla logica vengono compiuti dai megarici riguardo alle tesi che negano che a uno stesso soggetto possano essere riferiti più attributi (negazione della predicazione) e che uno stesso predicato possa essere attribuito a molteplici soggetti (negazione della generalità dei predicati) per cui ogni giudizio, inteso logicamente come la connessione di un predicato a un soggetto, in accordo con il pensiero di Parmenide (515 a.C.–450 a.C.) sull'unicità dell'ente identico a sé stesso, non può che essere costituito da una identità ("uomo è uomo", "buono è buono" ecc.)
Contro la teoria del giudizio di Aristotele, per la quale si poteva di predicare un termine qualsiasi di un altro, osservava Stilpone di Megara, un altro allievo di Eubulide:
Inoltre «[Euclide] criticava le dimostrazioni attaccandone non le premesse, ma la conclusione. Rifiutava anche il procedimento comparativo, dicendo che esso si avvale di simili o di dissimili; se si tratta di simili, è meglio guardare le cose stesse, che quelle cui sono simili; se si tratta di dissimili, l'accostamento è superfluo.»
La morale.
La ricerca morale di Socrate in Euclide viene connessa alla filosofia eleatica di Zenone. Unico è il bene che coincide con l'unico essere. L'essere e il bene si identificano nella loro immutabilità, incorruttibilità. Il puro ente parmenideo assume in Euclide diversi nomi ma convergenti: saggezza, dio, intelletto:
Il bene come l'essere non può essere colto nella vita di ogni giorno per cui il vero saggio cercherà l'astensione da ogni desiderio o passione come regola di vita morale raggiungendo l'apatia.
Le teorie morali dei megarici si assimilavano così a quelle dei Cinici, ed entrambe confluiranno nello stoicismo (308 a.C.) fondato da un discepolo di Stilpone, Zenone di Cizio.
La scuola cinica.
Il nome di cinici (dal greco κύων, "cane") sembra derivi dalla prima sede della scuola, chiamata "Cinosarge" (Il "cane agile"), un edificio periferico ateniese, sede di un antico santuario e di un ginnasio, che era l'unica istituzione pubblica in Atene che accogliesse tutti, compresi gli schiavi, gli illegittimi, gli stranieri.
Cinici era anche l'appellativo che fu loro dato in senso dispregiativo dalle correnti filosofiche avversarie che rimproveravano loro il comportamento animalesco e irrispettoso delle regole del buon vivere sociale. Invero i cinici stessi dichiaravano che il loro modello di vita era simile a quello del cane, semplice e naturale, e, come il cane, ringhioso verso chi lo disturbasse.
Per i cinici la condanna a morte di Socrate aveva dimostrato che la presunta forza persuasiva del dialogo aveva fallito scontrandosi con la malvagità umana. Allora tanto valeva rinunciare a cercare la verità poiché ognuno è chiuso nei suoi limiti soggettivi e relativi. L'unica verità era quella offerta dalla semplicità della natura che ci mostra il modello di una vita autentica: badare alle cose essenziali per la conquista della vera libertà, quella che rigettava ogni "nomos", la consuetudine, la regola, i valori religiosi, culturali e sociali.
Il saggio cinico doveva vivere seguendo la ragione, controllando con l'esercizio ("askesis") le passioni, per raggiungere il "dominio di sé" (enkratèia) e con essa l'autosufficienza ("autarkeia").
La scuola fu fondata da Antistene (444–365) seguace di Gorgia, che in età matura aveva conosciuto Socrate, del quale era diventato discepolo. Diogene Laerzio, nelle "Vite dei filosofi", gli attribuisce la paternità dell'opera "Sulla libertà e la schiavitù".
Antistene disprezzava lo stile di vita della polis e si opponeva a tutti coloro che non conducevano una vita secondo natura e che credevano nelle differenze razziali e sociali e approvavano la schiavitù. Egli quindi non escludeva dalla sua predicazione i reietti e a chi lo accusava di frequentare quelli ritenuti malvagi, Antistene rispondeva: «anche i medici stanno con i malati, eppure non si prendono la febbre.»
Il cinico più famoso fu Diogene di Sinope, che costrinse Antistene ad accettarlo come suo discepolo.
Diogene ebbe come seguaci Monimo, Onesicrito, Cratete di Tebe con la moglie Ipparchia e il cognato Metrocle.
In tempi successivi agli inizi aderirono al cinismo Menedemo e Menippo di Gadara, il quale assieme a Bione di Boristene, Cercida e Telete fecero progredire la "diatriba" che dalla forma di una conversazione o discorso con toni satirici, aspri e impetuosi su argomenti preferibilmente a carattere etico rivolto ad un vasto pubblico, assunse con loro dignità di genere letterario.
La scuola cirenaica.
Il discepolo di Socrate Aristippo, che soggiornò anche a Corinto e a Siracusa, dove probabilmente incontrò Platone, è considerato il fondatore della scuola che si sviluppò nella città libica di Cirene. Alla sua morte, verso il 355 a.C. gli successe la figlia Arete e il figlio di lei, autore della dottrina ufficiale della scuola, Aristippo Metrodidatta chiamato anche il Giovane, a cui si deve la dottrina dell'edonismo attribuita al caposcuola.
Per i Cirenaici le sensazioni e le passioni costituivano la radice del sapere certo e il movente dell'agire. Il sapere filosofico, come ha insegnato Socrate, non mira alle certezze offerte dalla matematica e dalla fisica ma a regolare la condotta morale dell'uomo di modo che possa raggiungere il sommo bene che se per Socrate coincideva con la virtù, per i cirenaici, invece, consisteva nel piacere corporeo inteso come "movimento calmo", nel senso di "dolce", al quale si contrappone il dolore, "movimento aspro" e tormentoso. Bisognava dunque, comportarsi come Aristippo che
Una ricerca dunque e un percorso verso il piacere inteso come "carpe diem", ben diverso dalla concezione eudemonostica epicurea tesa al conseguimento della felicità.
Tuttavia, non ogni piacere è di per sé garanzia di bene; lo sono propriamente quei piaceri che la ragione valuta capaci di assicurarne il godimento: «la cosa migliore non è l'astenersi dai piaceri, ma il dominarli e non lasciarsi vincere da essi.»
Come Socrate, che non volle mai ricoprire alcuna carica politica, anche i cirenaici diffidavano dal partecipare attivamente alla vita pubblica che è causa di turbamento: meglio non legarsi poi ad appartenenze nazionali ma considerarsi liberi cittadini del mondo: «io non mi chiudo in uno Stato, ma sono ospite dappertutto.»
Fino al III secolo a.C. i membri della scuola più rilevanti furono
- Antipatro di Cirene
- Parebate
- Aristotele Cirenaico
- Anniceri, che si distinse per la sottigliezza della sua dottrina etica e che è ricordato per aver riscattato Platone dalla schiavitù
- Egesia, probabilmente scolaro di Parebate, fu noto nell'antichità come "persuasore di morte" (πεισιϑάνατος) per il suo trattato "Sul suicidio mediante il digiuno". Come Aristippo egli credeva nell'edonismo ma non come una ricerca attiva del piacere ma come stadio da conseguire tramite il conseguimento dell'assenza di dolore intesa come insensibilità e tranquillità imperturbabile. Condizione difficile da raggiungere questa ma che poteva essere sostituita dal suicidio
- Teodoro l'ateo che, oltre all'esistenza degli dei, negava ogni valore tradizionale come l'amicizia e, riprendendo il cosmopolitismo di Aristippo, rifiutava anche l'amore per la propria patria. Egli giudicava legittimo, in certe occasioni, commettere adulterio, rubare, fare sacrilegi poiché questi atti, per la loro costituzione naturale, non sono da condannare.
La scuola eliaco-eretriaca.
Tra le scuole socratiche minori viene annoverata anche quella fondata dal filosofo Menedemo di Eretria, che viene citato da Diogene Laerzio come filosofo e celebre autore di drammi satireschi, secondo solo per fama ad Eschilo, ma primo come tragediografo.. Molto abile nell'eristica, l'arte di contendere a parole, fu anche uomo politico.
Si hanno scarse notizie di lui riportate in Diogene Laerzio, Cicerone, Plutarco, Simplicio: originario di Eretria, vissuto tra il 339 a.C. e il 265 a.C., dapprima discepolo della scuola di Fedone di Elide quando questa si dissolse conservò il suo pensiero fondando a Eretria assieme al suo amico Asclepiade di Fliunte una scuola filosofica.
Fu sospettato di voler tradire la patria in favore della Macedonia e per questo costretto a fuggire dalla Grecia per rifugiarsi alla corte di Antigono Gonata, dove morì di disperazione: «...Ti spegnesti volontariamente non toccando cibo per sette giorni: gesto degno di un eretriese, ma non di un uomo, ché la disperazione fu la guida al tuo destino.»
La sua dottrina, vicina a quella della scuola di Megara, intellettualizza il sommo bene socratico identificandolo con l'unico essere eleatico mentre nell'etica riprende parzialmente il pensiero stoico.
Bibliografia.
- Diogenes Laertius,"Vite dei filosofi", a cura di Marcello Gigante, Laterza, 1983.
- Diogene Laerzio, "Vite e dottrine dei più celebri filosofi", testo greco a fronte, a cura di Giovanni Reale, Milano, Bompiani, 2005.
- G. Giannantoni, "I Cirenaici, raccolta delle fonti antiche", traduzione e studio introduttivo, Firenze, Sansoni, 1958.
- "Socratis et Socraticorum Reliquiae". Collegit, disposuit, apparatibus notisque instruxit G. Giannantoni, pp. 2090, quattro volumi, Napoli, Bibliopolis, 1991.
- G. Giannantoni (a cura di), "Scuole socratiche minori e filosofia ellenistica", Bologna, Il Mulino, 1977.
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A: il nostro Gabriele_
B: ohe'
A: be' bravo_ non so come va la Nazione?
B: come va?
A: la Nazione
B: bah come va_
A: <?>
B: come va tutto <F> non e' un problema_ singolo
A: si' va be' non c'e' un cazzo io ho visto_ oggi_
B: non ti sento eh?
A: pronto_?
B: dimmi
A: no vedevo oggi la prima ragazzi tutto estero tutto estero
tutto estero
B: <f> [hoi:_fonosimbolo_esprime_dolore]
A: be'
B: ma si'_ ma qui ormai_ e'_
A: ma <???>
B: no ma e' lo sfacelo ormai
A: la vendono?
B: eh?
A: ma cosa fan<no> che intenzioni hanno?
B: ah non si sa se lo sapessimo # no ma poi troppi stronzi # tutto un
troiaio ma vedo che_ a parte Corriere e Repubblica_ e la barca e'_ la
stessa Messaggero e' un delirio
A: si' la Stampa anche ecco
B: la Stampa? no_ appunto Corriere Stampa e Repubblica e basta il resto
e' merda ormai # il resto e' merda <?> vedo il Mattino di Napoli vedo_
A: si' si' trovo proprio un progressivo imbarbarimento ma neanche
B: si' si'
A: una
popolarizzazione perche' almeno una popolarizzazione e' proprio un
merdaio
B: no loro pensano di popolarizzare facendo le pagine comuni_ mettendo
l'oroscopo_ cioe' non hanno capito che allora popolarizzare significa
far le storie che fate voi allora ecco usar Marchesini capisci ma non
significa_
A: si' infatti farei su_ io punterei su quello eh? perche'
in realta' la Stampa se tu la vedi punta su quello_
B: esatto sulle belle storie_
A: si' fa delle gran storie e poi se noti hanno proprio un metodo un
metro_ il secondo giorno di un avvenimento_ ti dicono ti mettono le
parole dirette
B: esatto
A: anche se non le hanno raccolte te le mettono lo stesso
B: certo_
A: che poi altri non e' che il nostro sistema_ eh?
B: certo certo
A: tant'e' vero che ti diro' che che_ non nominiamolo
perche' e' uno che porta_ sfiga tremenda ma il corrispondente da
XYZ_
B: mh
A:
della Stampa che ben sai chi e'_
B: si'_
A: che e' un tuo_ ex un nostro ex collega
B: si'
A: eh un giorno va a Torino_ e XYZ gli dice guarda che noi come
modello_ lavorativo adesso abbiamo_ Oggi
B: mh mh
A: che se vuoi e' un boutade pero'_
B: certo almeno e' chiaro_ insomma no?
A: no a me piace la Stampa eh?
B: no e' molto bello
A: oggi come oggi e' il giornale che preferisco
B: e' il giornale migliore_ non c'e' dubbio e' il giornale di piu'
A: perche' c'e' un po' di tutto_
B: certo # poi fa delle scelte_ no poi invece fanno delle paginate
di politica_ delle robe_ che non frega un cazzo a nessuno_ poi voglio'
di' la politica allora se vuoi far della politica la devi fa' come
la fa la Stampa cioe' come la fa <?> come la fa <?> ma non puoi farla come la
facciamo noi insomma voglio di' o la fai bene o non la fai_ insomma
A: eppure ti devo dire che la verita' e' che ancora oggi quando_ quando
cito_ nel mio curriculum che ho lavorato al Carlino per anni_
B: mh
A: dico bah pero' un bel giornale il Carlino eh?
B: chi lo dice_?
A: tutti
B: tutti chi_?
A: tut<ti> a Milano <?> e' importante
B: no_ non
A: <?>
B: non ci credo dai
A: eppure ti dico di si'
B: ma chi scusa chi?
A: ma che <?> a qualunque
B: ma se non contiamo una sega_
A: a qualunque livello e in qualunque ambiente viene considerato un
giornale_ grosso importante_ di grande tradizione_
B: e la Nazione?
A: anche # pero' piu' il Carlino_
B: ma si' perche' siamo al nord <??> a Roma non conta una sega
A: si' a Roma no
B: a Roma_ e' come se non esistesse
A: si' a Roma tieni conto pero' che conta solo il Messaggero_ eh?
B: come?
A: conta solo il Messaggero
B: no no no <f> <f> <f> <f> [fa_segno_di_no_] politicamente non conta
un cazzo # # mi dispiace_ di smentirti XYZ_ ma
A: be' aho'
B: conta solo
Corriere Repubblica e Stampa basta # politicamente
A: negli ambienti politici si' ma anche il tempo allora conta
B: no niente vero_ quelli poi_ quello poi scomparso ormai scomparso cioe'
e' sotto le ottantamila # # quello eh sta morendo
A: no l'unica cosa_ e'_ sperare
B: <??> piazza Colonna forse
A: eh?
B: mi danno il secondo piano_ in piazza Colonna_
A: a noi?
B: ah
A: son contenti quelli del Mes<saggero> del Tempo
B: be' come come?
A: quelli del Tempo?
B: bo' fan finta di fare la battaglia_ <?> li compreranno # #
A: e l'XYZ come va con i <?>?
B: eh?
A: l'XYXZ come va <??>?
B: be' te lo puoi immaginare
A: tu lo conosci XYZ?
B: come?
A: lo hai mai conosciuto_?
B: chi?
A: XYZ
B: no <???> poi insomma come tutti gli altri_
A: io lo conoscevo perche' faceva lui_ le pagine del Magazine
B: faceva?
A: le pagine del Magazine le coordinava lui
B: ah aspetta un attimo va' [interiezione] devo rispondere un attimo eh?
A: si'
[interruzione]
B: pronti
A: pronti ti posso chiamare mi dai il numero_?
B: si' si' si'
A: che cosi' vado su_ che parliam con piu' tranquillita'
B: be' chiamami su_ sul telefonino
A: come?
B: chiamami sul telefonino
A: ah va be' ti chiamo sul telefonino
B: va buo'
A: ciao_
B: ciao
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[T] Genova, 16enne morta dopo aver preso Mdma. La telefonata al 112: “Gli amici non vogliono chiamare l’ambulanza” [/T] [17] “Loro non vogliono chiamare l’ambulanza“. Una frase che potrebbe aggravare la posizione di Sergio Bernardin, 21 anni, e Gabriele Rigotti, 19: il fidanzato e l’amico di Adele De Vincenzi, la ragazza di 16 anni morta a Genova il 29 luglio scorso dopo aver assunto Mdma, una metanfetamina che le ha provocato un arresto cardiaco. I due giovani – entrambi da una decina di giorni ai domiciliari dopo una settimana di carcere – potrebbero ora rispondere non solo della morte come conseguenza della cessione di droga, ma anche del reato di omissione di soccorso. Lo sta valutando il pubblico ministero Michele Stagno, come rivela Il Secolo XIX che ha pubblicato la telefonata al 112 di un netturbino: quella che ha fatto partire i soccorsi.
Sono le 2 del mattino quando Adele si accascia al suolo nella stazione di Brignole, da dove avrebbe dovuto raggiungere un locale in centro. Prima era stata a casa di amici, nel quartiere di San Martino, dove aveva partecipato a un festino. Insieme alla giovane ci sono altri tre ragazzi: il fidanzato e due amici. Il netturbino, di servizio a pochi metri dalla stazione, vede la scena dallo specchietto retrovisore del suo mezzo, come spiega Il Secolo XIX. Scende e si avvicina per aiutare, ma i due ragazzi gli vietano di chiamare i soccorsi: questo spiegherà più tardi in questura.
Allora l’addetto dell’azienda dei rifiuti si allontana e chiama di nascosto il 112, da cui la telefonata viene girata alla centrale operativa della Genova Soccorso che gestisce il servizio del 118. Il quotidiano genovese riporta la conversazione: “Allora, c’è una ragazzina, avrà più o meno quindici anni. Trema tutta, è con degli altri amici, sembra che abbia preso chissà cosa. Loro non vogliono chiamare l’ambulanza”. “Io sono uno spazzino – dice ancora – e mi sento male a vedere ‘sta scena. Per favore venite subito con un’ambulanza”. Il suo racconto è lucido, precisa e ribadisce qual è l’indirizzo e quali sono le condizioni della ragazza: “Non è cosciente ma trema tutta, sembra che butti gli occhi all’indietro“, si sente nella registrazione pubblicata dal Secolo XIX.
Parole che ora potrebbero aggravare la posizione del fidanzato della giovane e di un loro amico. Secondo la polizia, sono stati loro a cedere la dose alla ragazza e il minorenne italiano dal quale l’avevano acquistata è stato denunciato. La nuova accusa potrebbe essere omissione di soccorso. Quando gli operatori del 118 sono arrivati hanno provato a soccorrere la giovane sul posto, per poi trasportarla al pronto soccorso dell’ospedale Galliera, dove è morta 40 minuti dopo il ricovero.
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Quando ..un romano ti dice mo't,arriva na ' castagna n'bocca ! Non pensare ad un castagneto ! Ma al pronto soccorso più vicino ! 🙄😁
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[T] Ancora bombe su Gaza, sciopero generale dei palestinesi israeliani [/T] [21] **AGGIORNAMENTO ore 20**
**Tre palestinesi uccisi in Cisgiordania, due thailandesi in Israele. Sciopero generale nelle città dentro Israele e nei Territori Occupati**
E’ di tre uccisi il bilancio delle proteste di oggi in Cisgiordania, nel giorno dello sciopero generale indetto dalla società civile palestinese dentro Israele. Due delle vittime sono state uccise dall’esercito israeliano al checkpoint di Beit El, fuori Ramallah: il 20enne Adham Fayez Musa Kashif e il 15enne Islam Wael Bernat. Poche ore prima era stato ucciso il 25enne Muhammad Ishaq Hamid, ad al-Bireh. Colpi di arma da fuoco sono stati anche sparati contro i militari da palestinesi, nei pressi di Ramallah.
Anche dentro Israele è stata giornata di sciopero e proteste. Negozi e attività chiuse e manifestazioni nelle principali città. Si tratta del primo sciopero generale dalla rivolta del 1936-1939 contro le milizie sioniste giunte in Palestina sotto il mandato britannico. Ad Haifa caroselli di auto e cortei, a cui la polizia ha risposto con i lacrimogeni. A Jaffa centinaia di persone hanno sventolato la bandiera palestinese, mentre a Nazareth svettavano i cartelli “Save Sheikh Jarrah”. In migliaia hanno poi manifestato a Sakhnin, Led, Acca.
A Gerusalemme est una bambina di 12 anni è stato ferito da un proiettile di gomma vicino alla sua casa nel quartiere di Sheikh Jarrah, da cui è partita un mese fa la protesta che presto si è allargata a tutta la Palestina storica. Qui la polizia ha fatto ampio uso di lacrimogeni e proiettili di gomma contro i manifestanti, oltre alla shunk water, acqua chimica dall’odore insopportabile sparata in mezzo al quartiere.
Intanto a Gaza sale a 213 il numero dei morti dal 10 maggio scorso. Il ministero della sanità locale ha denunciato l’impedimento israeliano alla Croce Rossa internazionale di raggiungere le strutture mediche nella Striscia: richiesta negata. In Israele i missili di Hamas hanno ucciso due lavoratori thailandesi.
Nel pomeriggio il Consiglio Onu per i diritti umani (Unhrc) ha fatto appello alla comunità internazionale perché chieda unita il cessate il fuoco e perché lavori alla fine dell’occupazione israeliana dei Territori occupati, parlando di “rifiuto dei diritti collettivi e individuali del popolo palestinese” da parte di Israele.
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**della redazione**
18 maggio 2021, Nena News – Non si ferma la conta degli uccisi nella Striscia di Gaza nell’operazione israeliana “Guardiano delle Mura”, lanciato lunedì 10 maggio. **Il bilancio attuale è di 212 morti, di cui 61 bambini, e almeno 1.500 feriti. Numeri che pesano sulle infrastrutture sanitarie gazawi, già duramente provate dalle precedenti operazioni militari e dal lungo assedio israeliano iniziato nel 2007.**
La stampa locale e gli utenti sui social raccontano della devastazione degli ospedali e delle strade che vi conducono. **E’ il caso dell’ospedale Shifa, il più importante della Striscia: le sue prossimità sono state bombardate, le strade divelte rendendo impossibile alle ambulanze arrivare. I feriti vengono portati a spalla tra le macerie.**
Ieri era giunta la protesta delle organizzazioni umanitarie, tra cui Save the Children, e quella di Medici senza Frontiere che ha subito danni alla propria clinica. Lo stesso è accaduto agli uffici dell’omg Pcfr: l’edificio che la ospitava è stato colpito, fortunatamente nessuno era all’interno al momento dell’esplosione. **Come riportavamo ieri, tra le vittime dell’operazione israeliana c’è anche il dottor Ayman Abu al-Aouf,** capo del dipartimento di medicina interna dell’ospedale Shifa e massimo esperto locale nella lotta alla pandemia.
Non state colpite, invece, le due scuole dell’Unrwa che stanno ospitando una parte dei 41mila sfollati che hanno trovato rifugio nelle strutture Onu: ieri pomeriggio si era diffusa la voce di un prossimo bombardamento israeliano, ma non si è verificato.
**E questa mattina è stata l’ennesima di potenti raid aerei, almeno una 50ina nelle prime ore della giornata, secondo l’agenzia stampa palestinese Wafa. Ad essere colpiti sono stati edifici residenziali e fattorie in tutta la Striscia, in particolare la zona nord, Beit Lahia e Jabalia. Tra le strutture distrutte c’è l’unica stamperia in 3D della Striscia** , racconta il dottor Tarek Loubani, medico e fondatore del Glia Project, partner della Tashkeel3D di Gaza. Il progetto era stato realizzato grazie a finanziamenti online, di singoli cittadini, e aveva permesso di produrre molti equipaggiamenti medici altrimenti introvabili a Gaza a causa dell’assedio.
E’ in tale contesto che prosegue lo scontro internazionale al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, a causa del reiterato veto americano alla dichiarazione congiunta di richiesta di cessate il fuoco. **Se in casa è la deputata Usa di origine palestinese Tlaib a fare pressioni sull’amministrazione Biden, ieri sera sono state Norvegia, Cina e Tunisia a chiedere di nuovo il voto del CdS.**
**Ieri Biden ha parlato al telefono con il premier israeliano Netanyahu, per la terza volta da lunedì, e alla stampa ha detto di sostenere il cessate il fuoco tra Israele e Hamas.** Non è ben chiaro cosa stia facendo Washington in merito, di certo sta riempiendo l’arsenale israeliano vista la vendita di 735 milioni di dollari in missili e bombe appena autorizzata.
**Oggi intanto si mobilitano i palestinesi cittadini di Israele con uno sciopero generale che si è presto allargato anche fuori dai confini. Sui social gira la richiesta di aderire a distanza allo sciopero interrompendo le proprie attività in sostegno ai palestinesi.** A chiamare lo sciopero è stato l’High Follow-up Committee for Arab Citizens of Israel – una federazione di organizzazioni di cui fanno parte comuni, membri della Knesset, movimenti della società civile. Si tratta della prima iniziativa simile da molti anni.
Proseguono le manifestazioni e le proteste palestinesi anche in tutta la Cisgiordania. **Ieri un 18enne del campo profughi di al-Arroub, tra Hebron e Betlemme, Obeida Akram Jawabrah, è stato ucciso dall’esercito israeliano, colpito al petto.**
La tensione si allarga intanto anche a nord e a est della Palestina storica. **Ieri sera alcuni missili sono stati lanciati dal territorio libanese nel nord di Israele, senza provocare danni. L’esercito israeliano ha risposto colpendo con l’artiglieria quelle che riteneva le postazioni del lancio.** Più tardi un drone è stata abbattuto al confine con la Giordania.
[Nena News](<http://nena-news.it/palestina-ancora-bombe-su-gaza-sciopero-generale-dei-palestinesi-israeliani/>)
19/5/2021
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[T] Rai, Salvini critica il ritorno di Gad Lerner: “È questo il cambiamento? Chiederò quanto costa e quanto guadagna” [/T] [19] “Se penso alla Rai quello è un tasto dolente: dalla settimana prossima torna in video un volto noto, Gad lerner, con 5 belle trasmissioni. Uno giornalista obiettivo, equilibrato, super partes. Se la Rai del cambiamento passa per Gad Lerner… ci manca solo Santoro e abbiamo chiuso il cerchio. E poi dicono che io controllo la Rai“. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini nel corso di una diretta Facebook. “Mi stupisce – ha aggiunto – che con tanti giovani giornalisti torni Lerner. Allora dico all’amministratore delegato: “amico mio, tanto vale rimettere lì Orfeo, o richiamare Letta o Gentiloni’. Chiederò quanto costa il suo programma e quale giro di business avrà”. Al ministro dell’Interno ha riposto il segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti: “Ci risiamo. Io sento solo il pessimo odore dell’arroganza del potere che tenta di limitare la libertà di pensiero – ha detto il numero uno dem – Lo stesso che ha portato a colpire con una sospensione la professoressa Dell’Aria a Palermo”.
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[T] La divisa della Nazionale di Roberto Mancini? Non è stata accolta benissimo: “Al bagaglio ci pensa lei?” [/T] [21] La divisa della Nazionale di Roberto Mancini per i prossimi Europei l’ha disegnata Giorgio Armani, non certo “il primo che passa per strada”. Eppure, sarà per il contrasto tra la giacca chiara alla coreana e il completo nero o sarà per l’impatto d’insieme, la presentazione durante il programma ‘Sogno Azzurro‘ (in onda il primo giugno su RaiUno e condotto da Amadeus, ndr), ha scatenato una certa ilarità social: “Al bagaglio ci pensa lei?“, ha scritto Nicola Savino. Antonio Polito ha rilanciato: “Sembra una cosa di maitre d’hotel”. E ancora: “A chi è venuta l’idea di vestirli da camerieri?”, “Ma perché fanno finta di essere lo staff di una nave da crociera?“. E così via. Certo, c’è anche chi apprezza e commenta con un lapidario: “A me piace molto il che vuol dire che io e Re Giorgio abbiamo stile e voi non capite un caz*o”. Certo è che Armani ha voluto dare il suo tocco con uno dei suoi capi più iconici e se non può permetterselo lo stilista italiano più apprezzato al mondo, chi può?
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REGOLAMENTO ( CEE ) N . 1101/84 DEL CONSIGLIO
del 31 marzo 1984
che modifica il regolamento n . 136/66/CEE per quanto riguarda la produzione dei semi di girasole
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE ,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea , in particolare l ' articolo 43 ,
vista la proposta della Commissione ( 1 ) ,
visto il parere del Parlamento europeo ( 2 ) ,
visto il parere del Comitato economico e sociale ( 3 ) ,
considerando che negli ultimi anni la produzione di semi di girasole nella Comunità si è sviluppata con un tasso di incremento eccezionalmente elevato , contribuendo in tal modo al rapido aumentato delle spese per tale prodotto ;
considerando che lo sviluppo della produzione di questi semi dovrebbe avere un andamento più moderato e regolare ; che , per raggiungere tale obiettivo , occorre istituire un regime di limite di garanzia per i semi di girasole , che preveda una certa diminuzione della garanzia dei prezzi ai produttori quando la produzione effettiva supera tale limite ; che è pertanto necessario completare in tal senso l ' articolo 24 bis del regolamento n . 136/66/CEE del Consiglio , del 22 settembre 1966 , relativo all ' attuazione di un ' organizzazione comune dei mercati nel settore dei grassi ( 4 ) , modificato da ultimo dal regolamento ( CEE ) n . 1097/84 ( 5 ) ,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO :
Articolo 1
Il testo dell ' articolo 24 bis del regolamento n . 136/66/CEE è modificato come segue :
1 . Il paragrafo 1 è completato con il comma seguente :
« Il Consiglio , che delibera secondo la procedura di cui al primo comma , fissa ogni anno , per la prima volta nella campagna di commercializzazione 1984/1985 , un limite di garanzia per i semi di girasole nella Comunità » .
2 . Il testo del paragrafo 2 è sostituito dal testo seguente :
« 2 . Il limite di garanzia per i semi di colza , di ravizzone e di girasole , è stabilito tenendo conto della produzione nel corso di un periodo di riferimento e della prevedibile evoluzione della domanda » .
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee .
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri .
Fatto a Bruxelles , addì 31 marzo 1984 .
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