diff --git "a/queries_it.jsonl" "b/queries_it.jsonl" deleted file mode 100644--- "a/queries_it.jsonl" +++ /dev/null @@ -1,1873 +0,0 @@ -{"id":"0a18b9fb-e72f-4b95-8213-f38410ef2060","text":"Fatti:\nA.\nDopo un iter che non è necessario riassumere, il 27 dicembre 2018 A._, ha impugnato davanti alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino le decisioni su reclamo emanate il 26 novembre precedente dall'Ufficio delle procedure speciali della Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino in ambito di: (a) ricupero d'imposta cantonale e comunale ed imposta federale diretta per i periodi fiscali 2003-2005; (b) multa per sottrazione d'imposta per le imposte cantonali, comunali e per l'imposta federale diretta per i periodi fiscali 2003-2005; (c) multa per complicità nei reati di partecipazione alle sottrazioni d'imposta commessi dalle società che si sono succedute dal 1° gennaio 2003 al febbraio 2012 nella gestione del \"Bar B._\" e del postribolo denominato \"C._\".\nChiamato a versare un anticipo spese, con istanza del 25\/28 gennaio 2019 A._ ha chiesto la concessione dell'assistenza giudiziaria e il gratuito patrocinio. Il 17 ottobre successivo, la Corte cantonale ha esaminato la citata istanza e l'ha respinta. Due giorni prima, ovvero il 15 ottobre 2019, la stessa Corte si era invece pronunciata sulle tassazioni 2006-2010 di A._, respingendo l'impugnativa interposta nel merito dal contribuente.\nB.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 20 novembre 2019, A._ ha impugnato la decisione di diniego dell'assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio del 17 ottobre 2019 davanti al Tribunale federale, domandando: in via principale, di accogliere l'istanza; in via subordinata, di annullare la decisione impugnata e rinviare l'incarto alla Corte cantonale per nuovo giudizio, nel senso dei considerandi. Protestando spese e ripetibili, chiede inoltre il conferimento dell'effetto sospensivo, nonché il riconoscimento dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio anche per la sede federale.\nLa Camera di diritto tributario non si è opposta al conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso; nel merito, ha invece rinunciato a formulare osservazioni, limitandosi a trasmettere al Tribunale federale gli atti in suo possesso e a proporre la reiezione del gravame. La Divisione delle Contribuzioni ha chiesto che l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo sia respinta; nel merito, non si è manifestata. Con decreto presidenziale del 13 dicembre 2019, la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo è stata dichiarata priva di oggetto poiché, fino alla pronuncia del Tribunale federale, la formulazione di una richiesta di pagamento dell'anticipo spese da parte dei Giudici ticinesi era in ogni caso vietata."} -{"id":"a64f6646-e51b-40c3-9910-cbbfda2c893b","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 19 maggio 2015, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha rifiutato l'approvazione della proroga del permesso di dimora in favore di A._, cittadina malgascia, assegnandole un termine per lasciare la Svizzera.\nContro questa decisione, A._ ha interposto ricorso al Tribunale amministrativo federale.\nB.\nCon sentenza del 3 maggio 2016, il Tribunale amministrativo federale ha constatato che il versamento dell'anticipo spese richiesto ad A._ era tardivo. Ritenuto che gli estremi per una restituzione del termine non erano dati, ha quindi respinto una domanda in tal senso e dichiarato inammissibile l'impugnativa davanti ad esso interposta.\nIl Tribunale amministrativo federale ha nel contempo rilevato che, in assenza di fatti nuovi e decisivi, nemmeno vi erano gli estremi per entrare nel merito della domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria presentata il 22 aprile 2016, dopo che una prima domanda in tal senso già era stata respinta con decisione del 5 febbraio precedente.\nC.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 9 giugno 2016 A._ ha impugnato la sentenza dei Giudici di prima istanza davanti al Tribunale federale, postulando l'annullamento della stessa, il rinvio dell'incarto al Tribunale amministrativo federale per nuovo giudizio, e la concessione dell'assistenza giudiziaria.\nIl Tribunale federale ha richiesto all'autorità inferiore e alla Segreteria di Stato della migrazione la trasmissione degli atti in loro possesso. Non ha per contro ordinato nessuno scambio di scritti."} -{"id":"6dac749a-5113-447c-b0ef-a99df72f7acd","text":"Fatti:\nA.\nA._ è stato arrestato il 21 settembre 2016 e posto in carcerazione preventiva, poiché imputato di estorsione aggravata, usura per mestiere, coazione, falsità in documenti, impiego di stranieri sprovvisti di permesso e inganno aggravato nei confronti delle autorità. È sospettato di irregolarità nella gestione di contratti di lavoro con dipendenti italiani di una società a lui riconducibile. Da testimonianze sono emersi \"taglieggi\" sui salari dovuti agli operai, che l'imputato avrebbe minacciato di licenziamento sfruttando il loro stato di bisogno.\nB.\nIl 19 ottobre 2016 è stato scarcerato con l'adozione di misure sostitutive, stabilite a tempo indeterminato, segnatamente con la richiesta di deposito di una cauzione e di una garanzia, l'elezione del domicilio legale presso il difensore, l'obbligo di restare a immediata disposizione delle autorità inquirenti, nonché il divieto di contattare persone coinvolte nell'inchiesta. Altre misure sono state limitate a due mesi: l'obbligo di presentarsi alla polizia cantonale e il deposito dei documenti di legittimazione. Il 16 dicembre 2016 il Procuratore pubblico (PP) ha chiesto al Giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC) di prorogarle di tre mesi. Il GPC ha prorogato fino al 19 marzo 2017 l'obbligo di presentarsi e il deposito dei documenti, stabilendo che le misure rimanevano valide fino alla loro revoca.\nC.\nContro questa decisione il 28 dicembre 2016 l'interessato è insorto alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP). Il 13 marzo 2017 il PP ha chiesto un'ulteriore proroga delle misure sostitutive. Il GPC ha prorogato fino al 19 giugno 2017 il deposito dei documenti di identità, revocando invece l'obbligo di presentarsi. Le altre misure non erano oggetto dell'istanza di proroga. Il 29 marzo 2017 l'interessato ha impugnato anche questa decisione. Statuendo sui due reclami, con giudizio del 14 giugno 2017 la CRP li ha respinti.\nD.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rinviare l'incarto alla CRP per nuovo giudizio, subordinatamente di revocare la misura sostitutiva del deposito dei suoi documenti di legittimazione.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"63906b4f-1702-4f7d-bb11-8d91ff7d76bf","text":""} -{"id":"1099bfd0-1533-43c8-bd62-ad5c4e2e7dd9","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito a una denuncia penale presentata da D._ ed E._ nei confronti di ignoti in relazione alla gestione dei loro averi affidati a A._\/F._ SA, il Procuratore pubblico (PP) ha aperto un'istruzione penale a carico di A._ per il reato di amministrazione infedele. Il 14 aprile 2016 ha emesso un primo ordine di perquisizione e sequestro presso la sede della F._ SA, eseguito dalla polizia giudiziaria il 28 aprile 2019, senza che la società e il suo patrocinatore richiedessero l'apposizione di sigilli, visto l'accordo fra le parti di procedere a una cernita della documentazione.\nB.\nIl 21 dicembre 2018, senza darne loro comunicazione, il PP ha aperto l'istruzione penale anche nei confronti di B._ ed C._ per il titolo di amministrazione infedele aggravata. Il 14 gennaio 2019 ha emanato un nuovo ordine di perquisizione e sequestro nei confronti dei citati imputati, da eseguire presso gli uffici di C._ e B._ a Savosa, dove ha sede anche la F._ SA, misura finalizzata al reperimento di tutti i documenti cartacei o su supporto informatico riferiti alle attività svolte da determinate società riconducibili agli indagati. Il 15 gennaio 2019 la Polizia cantonale ha perquisito i locali a Savosa. Sulla base di un'intesa telefonica tra l'imputato C._, amministratore unico di F._ SA, il suo legale, avv. Costantino Castelli e il PP, la voluminosa documentazione non è stata asportata, ma è rimasta, sotto sequestro, presso il locale archivio. Al termine della perquisizione, durata due giorni, i responsabili della società hanno chiesto di apporre i sigilli solo ai supporti informatici, dei quali è stata estratta una copia forense, ma non alla documentazione sequestrata.\nC.\nIl 18 gennaio 2019 il legale di C._ e B._ ha presentato una domanda di apposizione di sigilli, ravvisando un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove e il fatto di non essere stato informato dal PP che, nel frattempo, i suoi patrocinati erano divenuti imputati, mentre l'unico responsabile delle presunte malversazioni sarebbe A._. Riferendosi a \"discussioni\" con il PP, il legale ha chiesto che le carte e la documentazione informatica siano oggetto di una \"cernita preliminare\" da parte del PP in sua presenza, volta a restituire quelle non pertinenti all'inchiesta. Adduceva che, pertanto, l'istanza di suggellamento del 18 gennaio 2019 poteva considerarsi \"provvisoriamente ritirata\", al fine di permettere detta cernita, riservandosi la facoltà di fare nuovamente apporre i sigilli sui documenti che il PP volesse sequestrare senza il suo accordo.\nD.\nIl 26 aprile 2019 il legale, richiamata la cernita preliminare avvenuta il 12 aprile 2019, che avrebbe permesso di dissequestrare gran parte della documentazione, ha rinnovato l'istanza di apposizione dei sigilli su tutto il materiale sequestrato il 25 aprile 2019. Il 17 maggio 2019 il PP ha presentato al Giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC) una domanda di dissigillamento della documentazione e delle copie forensi dei supporti informatici. Con decisione dell'8 luglio 2020 il GPC, ritenuta l'istanza tardiva e non rispettosa del diritto di essere sentito degli imputati, l'ha respinta al senso dei considerandi, ordinando al PP di restituire la documentazione al detentore, trascorsi inevasi i termini di ricorso previsti dalla LTF.\nE.\nAvverso questa decisione il PP Andrea Maria Balerna presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di accogliere l'istanza di dissigillamento, subordinatamente di rinviare la causa al GPC affinché si pronunci sull'istanza.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"9d127b4c-7203-425b-bf3a-8f0d9170ee90","text":"Fatti:\nA.\nL'8 marzo 2013, una società, alla quale infine è succeduta A._SA, ha chiesto al Municipio del Gambarogno il permesso per il cambiamento di destinazione, da stabile industriale a postribolo, di un edificio ubicato a Quartino Est nella zona industriale, artigianale e commerciale (zona ZIAC). Il progetto oltre a 29 posteggi scoperti prevede un modesto ampliamento del fabbricato e l'allestimento a pianterreno di una zona d'incontro tra clienti e prostitute, quattro camere per disabili, una cucina, un locale fumatori, una terrazza coperta e una zona benessere: al 1° piano sono previste 19 camere, servizi igienici e spazi destinati all'amministrazione.\nB.\nI servizi generali del Dipartimento del territorio hanno preavvisato favorevolmente la domanda, subordinandola a una serie di condizioni. Con decisione del 22 settembre 2014 l'Esecutivo comunale ha negato il rilascio della licenza edilizia. Adito dall'istante, il 17 giugno 2015 il Consiglio di Stato ne ha accolto il ricorso e rinviato gli atti al Comune affinché rilasci la licenza richiesta, visto che l'esercizio della prostituzione costituisce un'attività di indole prevalentemente commerciale, o comunque di servizio, compatibile con le funzioni assegnate alla zona. Con giudizio del 16 marzo 2017 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso del Comune.\nC.\nAvverso questa sentenza il Comune del Gambarogno presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di confermare il diniego della licenza edilizia.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"551350cf-fbbe-4d27-b672-297ab74cd4d9","text":""} -{"id":"0ff902e7-7735-4b76-ab4f-6a197eda4d2f","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 20 marzo 2000 il Consiglio comunale di Agno ha adottato il progetto di revisione generale del piano regolatore, che prevedeva tra l'altro l'attribuzione del fondo part. n. 273, di complessivi 6'108 m2 e costituito in proprietà per piani, alla zona residenziale semi-intensiva R4. Il 7 ottobre 2002 il fondo è stato oggetto di un frazionamento, che ha comportato la formazione della particella n. 1806, configurante uno scorporo inedificato di 724 m2. La particella così costituita è stata successivamente acquistata da A._, che ha ceduto al fondo vicino (part. n. 1024) di proprietà di B._, sito in zona residenziale estensiva R2, una superficie utile lorda di 217,25 m2. Con risoluzione del 17 dicembre 2002 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha approvato il piano regolatore.\nA. Il 20 marzo 2000 il Consiglio comunale di Agno ha adottato il progetto di revisione generale del piano regolatore, che prevedeva tra l'altro l'attribuzione del fondo part. n. 273, di complessivi 6'108 m2 e costituito in proprietà per piani, alla zona residenziale semi-intensiva R4. Il 7 ottobre 2002 il fondo è stato oggetto di un frazionamento, che ha comportato la formazione della particella n. 1806, configurante uno scorporo inedificato di 724 m2. La particella così costituita è stata successivamente acquistata da A._, che ha ceduto al fondo vicino (part. n. 1024) di proprietà di B._, sito in zona residenziale estensiva R2, una superficie utile lorda di 217,25 m2. Con risoluzione del 17 dicembre 2002 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha approvato il piano regolatore.\nB. Su richiesta del nuovo proprietario della particella n. 1806, nell'ottobre del 2003 il Municipio di Agno ha avviato una modifica di poco conto del piano regolatore, che prevedeva l'inserimento della stessa nella zona residenziale R2. La modifica è stata approvata dal Dipartimento del territorio il 4 febbraio 2004 e pubblicata presso l'Ufficio tecnico comunale dal 10 maggio al 9 giugno 2004. Adito da E._, C._ e D._, proprietari di fondi confinanti e vicini, il Consiglio di Stato ne ha respinto i ricorsi e confermato l'approvazione dipartimentale.\nB. Su richiesta del nuovo proprietario della particella n. 1806, nell'ottobre del 2003 il Municipio di Agno ha avviato una modifica di poco conto del piano regolatore, che prevedeva l'inserimento della stessa nella zona residenziale R2. La modifica è stata approvata dal Dipartimento del territorio il 4 febbraio 2004 e pubblicata presso l'Ufficio tecnico comunale dal 10 maggio al 9 giugno 2004. Adito da E._, C._ e D._, proprietari di fondi confinanti e vicini, il Consiglio di Stato ne ha respinto i ricorsi e confermato l'approvazione dipartimentale.\nC. Con sentenza del 27 gennaio 2005, il Tribunale della pianificazione del territorio (TPT), dopo l'esperimento di un sopralluogo, ha accolto i ricorsi dei vicini e annullato sia la risoluzione governativa sia quella dipartimentale. La Corte cantonale ha negato che con l'adozione della revisione generale del piano regolatore fosse stato commesso un errore riguardo alla pianificazione del comparto interessato. Ha rilevato che la particella era ubicata su un pendio in forte declivio, sicché non si giustificava di trasferirla dalla zona residenziale semi-intensiva R4 alla sovrastante zona residenziale estensiva R2 caratterizzata da terreni prevalentemente pianeggianti. La Corte cantonale ha inoltre ritenuto, anche in considerazione del principio della stabilità del piano, che la modifica dei confini causata dal frazionamento non rivestiva una rilevanza pianificatoria tale da imporre un riesame della delimitazione delle zone R2 e R4 entrate in vigore di recente.\nC. Con sentenza del 27 gennaio 2005, il Tribunale della pianificazione del territorio (TPT), dopo l'esperimento di un sopralluogo, ha accolto i ricorsi dei vicini e annullato sia la risoluzione governativa sia quella dipartimentale. La Corte cantonale ha negato che con l'adozione della revisione generale del piano regolatore fosse stato commesso un errore riguardo alla pianificazione del comparto interessato. Ha rilevato che la particella era ubicata su un pendio in forte declivio, sicché non si giustificava di trasferirla dalla zona residenziale semi-intensiva R4 alla sovrastante zona residenziale estensiva R2 caratterizzata da terreni prevalentemente pianeggianti. La Corte cantonale ha inoltre ritenuto, anche in considerazione del principio della stabilità del piano, che la modifica dei confini causata dal frazionamento non rivestiva una rilevanza pianificatoria tale da imporre un riesame della delimitazione delle zone R2 e R4 entrate in vigore di recente.\nD. A._ e B._ impugnano con un ricorso di diritto pubblico del 10 marzo 2005 al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo. Fanno valere una violazione del diritto di essere sentiti, del divieto dell'arbitrio, della garanzia della proprietà, dell'autonomia comunale, della parità di trattamento e della preminenza del diritto federale. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nIl TPT si conferma nella sua sentenza. La Divisione della pianificazione territoriale si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il Municipio di Agno comunica di condividere le argomentazioni dei ricorrenti. E._, C._ e D._ chiedono di respingere il ricorso. I ricorrenti, richiesta facoltà di replica, non ne hanno fatto uso."} -{"id":"1bb8b4e9-2090-458f-b840-b5e29790f050","text":""} -{"id":"58fcc31a-3bf8-4f77-a14d-6b72b026736b","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 22 ottobre 2018, l'Ufficio esazione e condoni del Cantone Ticino ha respinto la richiesta di condono, relativa alle imposte cantonali e federali 2008, formulata da A._ nel febbraio precedente. Il diniego è stato confermato, sia su reclamo (7 dicembre 2018) che su ricorso alla Camera di diritto tributario del Tribunale di appello del Cantone Ticino (4 settembre 2019).\nB.\nIl 14 ottobre 2019, A._ ha presentato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, domandando che le decisioni cantonali siano annullate e il condono concesso. Postula inoltre il gratuito patrocinio. Non è stato ordinato nessun atto istruttorio."} -{"id":"63660e82-b9d2-412a-bb30-40e754a54500","text":"Fatti:\nA.\nCon atto di accusa del 22 gennaio 2015 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha promosso l'accusa dinanzi alla Corte penale del Tribunale penale federale (TPF) nei confronti, tra gli altri, di A._, per il titolo di ripetuta infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti. L'autorità inquirente gli ha rimproverato di avere, in correità con B._, C._, D._ e E._, nel periodo dal gennaio 2002 al 23 novembre 2004, in diverse località della Svizzera e in più occasioni, senza essere autorizzato, alienato, trasportato e detenuto un quantitativo di stupefacente del tipo cocaina, stimato fra i 1'075 e i 1'326 grammi. Secondo l'atto di accusa, egli avrebbe agito come membro di una banda e, vista l'importante quantità di sostanza stupefacente trafficata, avrebbe saputo o dovuto presumere di mettere in pericolo la salute di molte persone.\nB.\nDopo lo svolgimento del pubblico dibattimento, con sentenza del 29 agosto 2016, intimata alle parti il 26 luglio 2017, la Corte penale del TPF ha riconosciuto l'imputato autore colpevole di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti riguardo a quattro capi d'imputazione. La Corte penale del TPF lo ha per contro prosciolto dai restanti capi d'accusa e lo ha condannato alla pena detentiva di nove mesi, dedotto il carcere preventivo sofferto, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni. L'imputato è inoltre stato condannato al pagamento delle spese procedurali in ragione di fr. 11'500.--. La retribuzione del suo difensore d'ufficio è stata fissata dalla Corte giudicante in fr. 161'770.-- a carico della Confederazione, con l'obbligo per l'imputato di rimborsare alla Confederazione fr. 8'000.-- non appena le sue condizioni economiche glielo permetteranno. A copertura delle spese procedurali è inoltre stata ordinata la compensazione con i valori patrimoniali sequestrati di pertinenza dell'imputato. La Corte penale del TPF ha infine respinto le pretese di indennizzo e di riparazione del torto morale.\nC.\nA._ impugna i dispositivi di questa sentenza relativi alla colpevolezza, alla pena e al diniego di un'indennità (dispositivi n. 2, 3 e 7 del punto IV) con un ricorso in materia penale del 6 settembre 2017 al Tribunale federale. Chiede in via principale di essere prosciolto dall'accusa di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti. In via subordinata, chiede che la causa sia rinviata alla precedente istanza per una nuova decisione. Il ricorrente, che fa valere l'apprezzamento arbitrario delle prove e la violazione del diritto federale, ha poi comunicato l'11 maggio 2018 di ritirare la domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio presentata con il gravame.\nD.\nLa Corte penale del TPF si riconferma nella propria sentenza e si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il MPC comunica di rinunciare a presentare osservazioni al ricorso."} -{"id":"0b602be8-0f09-4fc4-a048-4b89aff92531","text":"Fatti:\nA.\nA._ AG ha escusso B._ per l'incasso di fr. 62'311.--, indicando quale titolo di credito \" Attestato carenza beni in seguito a fallimento (...) emesso il 26.10.94 di fr. 62'311.-- (...) \". Mediante decisione 17 agosto 2012 la Pretura della Giurisdizione di Locarno Campagna ha ammesso l'opposizione per non ritorno a miglior fortuna interposta dall'escusso al precetto esecutivo. La medesima Pretura, con decisione 26 novembre 2014, ha poi respinto l'azione di accertamento del ritorno a miglior fortuna promossa dalla creditrice procedente.\nB.\nCon sentenza 13 settembre 2015 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha dichiarato irricevibile, siccome tardivo, l'appello presentato il 12 gennaio 2015 da A._ AG contro la decisione pretorile 26 novembre 2014. Secondo la Corte cantonale, il termine non era sospeso in virtù dell'art. 145 cpv. 1 lett. c CPC (RS 272), ma era soltanto prorogato fino al terzo giorno dopo la fine delle ferie esecutive natalizie giusta gli art. 56 n. 2 e 63 LEF.\nC.\nCon ricorso in materia civile 19 ottobre 2015 A._ AG ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di ritornare gli atti al Tribunale d'appello per il giudizio di merito.\nCon risposta 1° dicembre 2015 B._ ha proposto la reiezione dell'impugnativa. Il Tribunale d'appello ha invece comunicato di non avere nessuna osservazione da formulare."} -{"id":"58ecfa59-8403-4b8b-9c77-b5d06254ffab","text":"Fatti:\nA.\nIl 31 luglio 2009 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B.B._ per i reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope nel quadro di un'organizzazione dedita al traffico internazionale di cocaina con base operativa in Valle d'Aosta e con collegamenti anche in Svizzera. Le indagini sono sfociate in una sentenza di condanna, mediante rito abbreviato, del 19 novembre 2010. Con decisione di chiusura del 29 giugno 2010 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato tra l'altro la trasmissione della documentazione di un conto presso una banca di Ginevra di pertinenza della Fondazione A._, fondazione costituita dalla famiglia B._. Un ricorso della Fondazione è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 1C_1\/2011 del 7 gennaio 2011. In seguito all'apertura di un nuovo procedimento penale in Italia, con decisione del 7 dicembre 2011 il MPC ha riconfermato il sequestro del conto.\nB.\nMediante un'ulteriore rogatoria del 14 gennaio 2013 correlata a quelle precedenti, vertente tuttavia sull'applicazione di misure di prevenzione personale e patrimoniale antimafia connesse con il reato di organizzazione criminale, di riciclaggio di denaro e altri reati a carico del menzionato imputato, persona ritenuta socialmente pericolosa e in possesso di un patrimonio del tutto sproporzionato rispetto all'attività lecita da lui svolta, l'autorità estera ha chiesto il sequestro della citata relazione bancaria anche nel contesto di questa procedura. Il MPC ha ribadito il blocco.\nC.\nIl 22 maggio 2013 il Tribunale di Aosta ha ordinato la confisca dei valori depositati sul menzionato conto, misura confermata dalla Corte di appello di Torino e, con sentenza del 28 ottobre 2015, anche dalla Corte di cassazione. Con rogatoria complementare del 3 novembre 2015, l'autorità italiana ha chiesto la confisca e la restituzione dei beni patrimoniali sequestrati in Svizzera, domanda accolta dal MPC il 24 maggio 2016. Adita dalla Fondazione, con giudizio del 30 novembre 2016 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) ne ha respinto l'istanza di acquisire gli atti del procedimento estero, come pure il ricorso e la domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio.\nD.\nAvverso questa decisione Fondazione A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede, concessole il beneficio dell'assistenza giudiziaria dinanzi al TPF e in questa sede, di dichiarare irricevibile il complemento rogatoriale del 3 novembre 2015 e di dissequestrare la sua relazione bancaria.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"0a572993-4a87-4af0-af07-003f6bcf1176","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 22 maggio 2013 il Presidente della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione e di inosservanza dei doveri in caso d'infortunio. Gli ha rimproverato di avere, il 26 gennaio 2012 a Mendrisio sull'autostrada A2, all'altezza del raccordo con la semiautostrada in direzione di Stabio, alla guida del veicolo Fiat Punto, sorpassato sulla destra l'autovettura Citroën C1 guidata da B._ circolando per almeno 200 metri sulla corsia d'emergenza, per poi sterzare a sinistra andando a collidere con la parte anteriore del veicolo superato. Il Giudice gli ha inoltre addebitato di avere poi lasciato il luogo del sinistro senza avvisare immediatamente il danneggiato o avvertire senza indugio la polizia.\nL'imputato è stato condannato alla pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere di fr. 170.-- ciascuna, per complessivi fr. 6'800.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, alla multa di fr. 500.-- e al pagamento delle tasse e spese giudiziarie.\nB.\nAdita da A._, con sentenza del 5 novembre 2014 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha respinto l'appello, confermando il giudizio di primo grado.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di essere prosciolto da ogni accusa. Postula inoltre che gli oneri processuali delle sedi cantonali siano posti a carico dello Stato e che gli atti siano rinviati alla precedente istanza perché gli sia riconosciuta un'indennità per le spese di patrocinio da lui sostenute. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale e l'accertamento arbitrario dei fatti.\nD.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale. Con decreto presidenziale del 18 febbraio 2015 è stato conferito effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"ce5d504d-ea12-4201-8265-a45e8c0c55d4","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 6 dicembre 2013 la Corte delle assise criminali ha dichiarato A._ autore colpevole di usura aggravata, siccome commessa per mestiere. Gli ha rimproverato di avere, in correità con B._, nella loro veste di azionisti al 50 % ciascuno delle società C._ SA e D._ SA nonché titolari dello stabilimento E._ di X._, tra il 1° gennaio 2011 e il 27 aprile 2012, sfruttato lo stato di bisogno e di dipendenza di numerose donne dedite alla prostituzione, applicando loro un canone d'affitto giornaliero compreso tra fr. 130.-- e fr. 180.-- (incluse la colazione e la cena), in manifesta sproporzione economica con l'uso di una modesta camera. La Corte delle assise criminali gli ha inoltre addebitato di avere, nella sua qualità di azionista e di responsabile delle società F._ SA, G._ SA, H._ SA e I._ SA, intestatarie dell'affittacamere e del locale notturno denominato J._, tra il giugno 2009 ed il 29 marzo 2012, sfruttato lo stato di bisogno e di dipendenza di numerose donne dedite alla prostituzione, applicando loro un canone d'affitto giornaliero compreso tra fr. 100.-- e fr. 150.-- a persona per la sola camera, in manifesta sproporzione economica con l'uso di una modesta camera. In relazione all'utilizzo dei proventi di questi reati, l'imputato è inoltre stato riconosciuto colpevole di riciclaggio di denaro aggravato, commesso sempre in correità con B._, per un importo complessivo di circa fr. 2'000'000.--.\nA._ in primo grado è pure stato dichiarato autore colpevole di infrazione alla legge federale sugli stranieri, esercizio illecito della prostituzione e conseguimento fraudolento di una falsa attestazione. Questi reati non sono stati contestati.\nB.\nAdita sia dall'imputato sia dal Procuratore generale, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha parzialmente accolto gli appelli con sentenza dell'11 dicembre 2014. Oltre ai citati reati non contestati oggetto di condanna passata in giudicato, la Corte cantonale ha dichiarato A._ autore colpevole di usura aggravata e di riciclaggio di denaro (semplice) dei proventi del reato di usura per un totale di fr. 548'640.--.\nC.\nCon sentenza 6B_103\/2015 del 21 aprile 2015, il Tribunale federale ha accolto il ricorso in materia penale interposto da A._ e ha annullato il giudizio della CARP per violazione del diritto di essere sentito.\nD.\nIn seguito al rinvio pronunciato da questo Tribunale, concordato lo svolgimento del procedimento con procedura scritta e dopo aver concesso alle parti la possibilità di prendere posizione sui dati volti a stabilire il prezzo usuale (di mercato) di una camera situata nelle regioni in cui erano ubicati i postriboli, con sentenza del 9 maggio 2016 la CARP ha riconosciuto A._ autore colpevole di usura aggravata e di riciclaggio di denaro dei proventi del reato di usura per un totale di fr. 548'640.--. Tenuto conto anche delle condanne, passate in giudicato, per titolo di infrazione alla legge sugli stranieri, di esercizio illecito della prostituzione e di conseguimento di una falsa attestazione, la CARP gli ha inflitto una pena detentiva di 2 anni e 6 mesi, a valere quale pena parzialmente aggiuntiva a quella di cui al decreto d'accusa del 22 settembre 2011, nonché una multa di fr. 5'000.--. Ha sospeso parzialmente la pena detentiva in ragione di 2 anni con un periodo di prova di 2 anni e lo ha condannato anche al versamento in favore dello Stato di un risarcimento compensatorio di fr. 548'640.--. Ha infine mantenuto il sequestro conservativo di due fondi, intestati ai figli dell'imputato, a garanzia del pagamento dei costi processuali, della multa e del risarcimento compensatorio.\nE.\nAvverso questo giudizio A._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando a titolo principale il suo proscioglimento dalle accuse di usura aggravata e di riciclaggio di denaro, con conseguente riduzione delle sanzioni inflittegli e delle spese processuali, nonché l'annullamento del risarcimento compensatorio e l'adeguamento della garanzia (sequestro conservativo). Subordinatamente chiede l'annullamento della sentenza dell'ultima autorità cantonale e il rinvio della causa per nuovo giudizio.\nLa CARP rinuncia a formulare osservazioni al gravame, rinviando ai considerandi della sua sentenza. Il Procuratore generale considera infondate le censure ricorsuali e chiede pertanto la reiezione dell'impugnativa. L'insorgente ha spontaneamente replicato."} -{"id":"1ee5d53c-8d37-4e49-9b00-e53f8f89a951","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 21 giugno 2002 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di B._ ha presentato all'Autorità svizzera una domanda di assistenza giudiziaria in un procedimento aperto in Italia contro A._ per corruzione. Secondo l'Autorità estera, l'indagato avrebbe, nel periodo dal 1980 al 2000, in qualità di direttore dell'Ufficio Z._, ricevuto da numerosi imprenditori importanti somme di denaro per compiere atti contrari ai doveri d'ufficio, in particolare per favorirli nell' ambito di procedure di accertamento e rimborso dell' imposta.\nLa domanda di assistenza giudiziaria tendeva tra l'altro ad acquisire la documentazione bancaria relativa a un conto presso la banca X._ donde era stato eseguito un versamento di DM 246'500.-- a favore di un conto presso la banca Y._, di cui disponeva una persona di fiducia dell'indagato.\nLa domanda di assistenza giudiziaria tendeva tra l'altro ad acquisire la documentazione bancaria relativa a un conto presso la banca X._ donde era stato eseguito un versamento di DM 246'500.-- a favore di un conto presso la banca Y._, di cui disponeva una persona di fiducia dell'indagato.\nB. L'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha designato il Cantone Ticino quale Cantone direttore e delegato al Procuratore pubblico ticinese (PP) l'esecuzione di un'analoga rogatoria inizialmente presentata alle Autorità zurighesi, e pure volta all'acquisizione di documenti relativi a un'altra operazione presso la stessa banca. Il PP, con decisioni del 4 e 5 luglio 2002, ha accertato l'ammissibilità delle domande e ordinato alla banca X._ di identificare la relazione bancaria da cui hanno avuto origine gli indicati bonifici e di trasmettere la documentazione riguardante il conto.\nIl 7 agosto 2002 l'Autorità estera ha inoltre chiesto l'audizione del titolare del conto presso la banca X._, che il PP ha ritenuto ammissibile con decisione di entrata in materia e esecuzione del 12 agosto 2002; un interrogatorio non è però poi stato eseguito. Con decisione di chiusura del 5 novembre 2002 il Procuratore pubblico ha ordinato la trasmissione all'Italia della documentazione ricevuta dalla banca, comprensiva dei documenti di apertura e degli estratti conto dall'apertura fino alla chiusura.\nIl 7 agosto 2002 l'Autorità estera ha inoltre chiesto l'audizione del titolare del conto presso la banca X._, che il PP ha ritenuto ammissibile con decisione di entrata in materia e esecuzione del 12 agosto 2002; un interrogatorio non è però poi stato eseguito. Con decisione di chiusura del 5 novembre 2002 il Procuratore pubblico ha ordinato la trasmissione all'Italia della documentazione ricevuta dalla banca, comprensiva dei documenti di apertura e degli estratti conto dall'apertura fino alla chiusura.\nC. Il titolare del conto si è aggravato contro questa decisione dinanzi alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) che ha respinto il ricorso con sentenza del 18 marzo 2003. La Corte cantonale ha negato che il PP avesse violato il diritto di essere sentito del ricorrente; ha poi ritenuto la documentazione bancaria acquisita dal Magistrato potenzialmente utile per il procedimento penale estero e considerato l'ordine di trasmissione rispettoso del principio di proporzionalità. La Corte cantonale ha infine escluso una violazione del principio di specialità da parte dell'Autorità italiana.\nC. Il titolare del conto si è aggravato contro questa decisione dinanzi alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) che ha respinto il ricorso con sentenza del 18 marzo 2003. La Corte cantonale ha negato che il PP avesse violato il diritto di essere sentito del ricorrente; ha poi ritenuto la documentazione bancaria acquisita dal Magistrato potenzialmente utile per il procedimento penale estero e considerato l'ordine di trasmissione rispettoso del principio di proporzionalità. La Corte cantonale ha infine escluso una violazione del principio di specialità da parte dell'Autorità italiana.\nD. Il titolare del conto impugna con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo e di annullare pure la decisione di chiusura. Postula inoltre il rinvio degli atti al Ministero pubblico perché, dopo una sua audizione e la cernita dei documenti, venga emanata una nuova decisione. Il ricorrente fa valere una violazione del diritto di essere sentito, dei principi di specialità e proporzionalità nonché un eccesso e abuso del potere d'apprezzamento. Delle motivazioni si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale mentre l'UFG e il Ministero pubblico postulano di respingere il ricorso."} -{"id":"13ee0f5c-b933-4e99-8b03-70ff83551faa","text":"Fatti:\nA. W._, nato nel 1935, è divorziato dall'agosto 2005 e dal mese di ottobre dello stesso anno è stato posto al beneficio di prestazioni complementari all'AVS\/AI. Fino al 31 maggio 2009 la Cassa di compensazione del Canton X._, dove era domiciliato insieme alla ex moglie (U._, classe 1942 e beneficiaria, rispettivamente, di una rendita AI dal 1999 e di una rendita AVS dal 2005), gli ha versato una prestazione per persone sole di fr. 523.-- mensili.\nDopo essersi trasferito in Ticino e avere, insieme alla ex moglie, preso in locazione - dividendone le spese - un appartamento di 4 1⁄2 locali a B._, l'assicurato ha presentato domanda di prestazioni complementari alla Cassa di compensazione del Cantone Ticino, la quale però, per decisione del 21 maggio 2009, ha rifiutato la richiesta. L'amministrazione ha infatti sommato i redditi computabili e le spese riconosciute di entrambi gli ex coniugi C._ ed ha accertato una eccedenza dei primi sulle seconde. Il 20 luglio 2009 la Cassa ha confermato la propria valutazione anche in seguito alla opposizione dell'interessato. Ha giustificato l'esecuzione del calcolo unico per gli ex coniugi con il motivo che, pur essendo formalmente divorziati, gli interessati continuavano di fatto la loro convivenza e con essa l'unione coniugale.\nB. Adito su ricorso dell'assicurato, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha confermato l'operato della Cassa (pronuncia del 1° marzo 2010). Ponendo l'accento sulla situazione economica degli ex coniugi, che in considerazione della ininterrotta convivenza non avrebbe subito modifiche dopo il divorzio, i primi giudici hanno considerato la posizione dell'assicurato alla stregua di una persona coniugata e hanno di conseguenza sommato i redditi e il fabbisogno riconosciuto di entrambi per determinare se sussisteva un diritto a una prestazione complementare. Avendo accertato una eccedenza annua dei redditi di fr. 2'280.-- la Corte cantonale ha rigettato la domanda.\nC. W._ ha presentato ricorso al Tribunale federale al quale chiede che gli venga riconosciuto il diritto alla rendita complementare così come aveva fatto in precedenza l'amministrazione del Canton X._.\nLa Cassa di compensazione del Cantone Ticino propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"105781f6-98da-477b-8fda-f00251347137","text":"Fatti:\nA. Con sentenza del 12 febbraio 2008 la Corte delle assise criminali di Lugano ha riconosciuto A._ autore colpevole di complicità in amministrazione infedele qualificata e di ripetuto riciclaggio di denaro. La Corte lo ha quindi condannato alla pena detentiva di due anni sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni.\nB. Contro il giudizio di condanna, A._ ha adito con un ricorso per cassazione del 3 aprile 2008 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello (CCRP), dinanzi alla quale il gravame è attualmente ancora pendente.\nC. Con un'istanza dell'11 dicembre 2008 alla CCRP, completata con uno scritto del 23 novembre 2009, A._ ha chiesto la revisione della sentenza di primo grado, invocando l'esistenza di fatti rilevanti che non sarebbero stati noti al giudice penale nel primo processo.\nD. Con giudizio del 14 dicembre 2009, la CCRP ha dichiarato irricevibile l'istanza. Ha essenzialmente rilevato che una domanda di revisione poteva riguardare unicamente una sentenza di condanna cresciuta in giudicato e che tale condizione non era adempiuta nella fattispecie, essendo ancora pendente il ricorso per cassazione contro la decisione del 12 febbraio 2008.\nE. A._ impugna questo giudizio con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarlo. Chiede inoltre di ordinare l'assunzione delle prove oggetto della domanda di revisione. Il ricorrente fa valere la violazione dell', degli art. 29 e 32 Cost. e dell'art. 6 CEDU.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"0c0a1358-da1d-463d-9537-7ad684e68fd6","text":""} -{"id":"1c55b5ed-694f-45bd-a02d-e48bb9d49648","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 12 febbraio 2008 la Corte delle assise criminali di Lugano ha riconosciuto, tra altri, l'avvocato A._ autore colpevole di complicità in amministrazione infedele qualificata e di ripetuto riciclaggio di denaro, condannandolo alla pena detentiva di due anni, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni. Ha inoltre ordinato la confisca con assegnazione alla parte civile C._ e il sequestro conservativo di varie relazioni bancarie e di due fondi di sua pertinenza.\nB.\nAdita sia da A._ sia dal Procuratore pubblico (PP), con sentenza del 10 settembre 2010 l'allora Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello (CCRP; ora Corte di appello e di revisione penale [CARP]) ha accolto il gravame del primo e respinto, in quanto ricevibile, quello del secondo. Ha prosciolto l'accusato da entrambe le imputazioni e annullato le confische e i sequestri conservativi ordinati. Con sentenza 6B_1037\/2010 del 16 marzo 2011 (in: RtiD II-2011 pag. 149 segg.), il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia penale presentato dal PP contro il giudizio della CCRP.\nC.\nA._ ha presentato il 9 settembre 2011 alla CARP un'istanza di indennizzo e riparazione del torto morale secondo gli art. 429 segg. CPP, di complessivi fr. 5'006'416.30, a carico dello Stato del Cantone Ticino. La richiesta d'indennità comprendeva la rifusione delle spese di patrocinio e di consulenza, il rimborso di oneri processuali, la perdita di guadagno, le spese mediche, i danni patrimoniali e il risarcimento del torto morale.\nD.\nCon sentenza del 23 gennaio 2013 la CARP ha respinto l'istanza. Ha negato il versamento di un'indennità, ritenendo che, collaborando alla creazione di \"fondi neri\" per la sua cliente C._, l'istante aveva provocato in modo illecito e gravemente colpevole l'apertura del procedimento penale. La Corte cantonale non è quindi entrata nel merito delle pretese formulate. Adito da A._, con sentenza 6B_291\/2013 del 12 dicembre 2013, il Tribunale federale ne ha accolto il ricorso, annullando il giudizio della CARP e rinviandole la causa per una nuova decisione.\nE.\nRipronunciandosi sull'istanza, la Corte cantonale l'ha parzialmente accolta con sentenza del 7 aprile 2014, riconoscendo ad A._ un'indennità di fr. 300'570.-- oltre interessi al 5 % dal 19 gennaio 2007 su fr. 50'400.-- (riparazione del torto morale) e dal 9 settembre 2011 su fr. 250'170.-- (indennità per spese di patrocinio e danno economico).\nF.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo in via principale di riformarla nel senso di riconoscere gli interessi sull'importo di fr. 250'170.-- già a partire dal 6 aprile 2011 e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per l'emanazione di un nuovo giudizio relativamente alle rimanenti pretese sulla base dei considerandi. In via subordinata, chiede di annullare la sentenza impugnata e di rinviare gli atti all'istanza inferiore per l'emanazione di una nuova decisione in base ai considerandi.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"199e1de9-20c8-400a-9358-5206e29353ea","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 26 gennaio 2016, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha dichiarato A._ autore colpevole segnatamente di violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari. Adito dall'imputato, il Tribunale federale, con sentenza 6B_254\/2016 del 12 settembre 2016, ha respinto nella misura della sua ammissibilità il ricorso in materia penale contro il giudizio della Corte cantonale.\nB.\nIl 19 giugno 2017 A._ ha presentato alla CARP un'istanza di revisione del giudizio del 26 gennaio 2016, adducendo una prova da lui ritenuta nuova e tale da comportare l'assoluzione dal suddetto reato.\nC.\nCon sentenza del 24 luglio 2017, statuendo nella stessa composizione del giudizio d'appello, la CARP ha respinto l'istanza di revisione. Ha negato che la prova fosse nuova giusta l', siccome la sua assunzione era già stata chiesta dall'imputato nella procedura di appello.\nD.\nA._ impugna questo giudizio con un ricorso del 27 settembre 2017 al Tribunale federale, chiedendone l'annullamento. Il ricorrente lamenta la mancata ricusazione dei membri della CARP che avevano pronunciato la sentenza del 26 gennaio 2016.\nE.\nLa Corte cantonale, pur riconoscendo di avere inavvertitamente omesso di considerare l', ritiene tardiva la domanda di ricusazione. Il Ministero pubblico non ha presentato una risposta al ricorso."} -{"id":"01ead084-387f-46be-a703-31b3453ea002","text":"Fatti:\nA.\nB._ è titolare della ditta individuale C._, con sede a X._. Quest'ultima ha per scopo \"...\".\nA._ è invece titolare della ditta individuale D._, che fino al 2019 aveva sede a Y._ e scopo la \"...\".\nB.\nDal novembre 2012, B._ ha trasmesso a A._ numerose fatture riguardanti l'onorario per incarichi da lei svolti in relazione ad attività grafica e pubblicitaria e, più precisamente, all'allestimento di mappe geografiche corredate di inserzioni pubblicitarie su supporto cartaceo e digitale e relativo invio di cedole di versamento e solleciti agli inserzionisti su incarico di A._ medesimo.\nIl 10 maggio 2013 B._, E._ e A._ hanno quindi siglato un accordo in cui hanno concordato che i lavori commissionati, ovvero i documenti cartacei o digitali allestiti dalla C._, sarebbero appartenuti in ogni momento a A._, che pure in ogni momento ne avrebbe potuto pretendere la consegna, e ciò anche se le fatture non fossero ancora state da lui pagate.\nC.\nCon raccomandata del 30 novembre 2014, A._ ha chiesto la consegna, entro il 1° dicembre 2014, di tutta la documentazione concernente la D._ e di un CD contenente i dati modificabili di tutte le inserzioni pubblicitarie preparate dalla C._, pena la ricostruzione dei dati a spese di quest'ultima e la compensazione dei relativi costi con le fatture rimaste impagate.\nA tale invio ha fatto seguito uno scambio di scritti al termine del quale A._ ha comunicato di non avere l'intenzione di pagare ulteriori importi e di persistere nella richiesta di consegna dei dati, che a suo dire non era ancora avvenuta.\nD.\nOttenuta l'autorizzazione ad agire, con petizione del 24 marzo 2016 B._ ha convenuto \"D._\" davanti alla Pretura competente, chiedendone la condanna al pagamento di fr. 37'661.05 oltre a interessi del 5 % dal 30 luglio 2015. In tale contesto ha osservato che, dopo avere inizialmente onorato tutte le fatture che le venivano regolarmente trasmesse, la controparte ha iniziato a pagarle in modo irregolare, lasciando di tanto in tanto delle fatture scoperte, pur non contestando il lavoro svolto in relazione ad esse.\nCon sentenza del 27 novembre 2018 il Giudice di prime cure ha integralmente accolto la petizione, che era relativa a prestazioni elencate in 38 differenti fatture.\nE.\nNon riconoscendo valore probatorio sufficiente alle fatture n. 3, 8 e 13, il 17 luglio 2020 la seconda Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha invece parzialmente accolto l'appello di A._.\nIn riforma del p.to 2 del dispositivo del giudizio pretorile, ha di conseguenza deciso che A._ era tenuto a versare a B._ non già fr. 37'661.05, bensì fr. 36'380.65. Per il resto, ha confermato la pronuncia di prima istanza.\nF.\nCon ricorso in materia civile al Tribunale federale del 14 settembre 2020, redatto da un avvocato, A._ ha domandato che, in riforma del giudizio della Corte cantonale, l'appello sia accolto e la pronuncia del Pretore sia a sua volta riformata, respingendo la petizione. Ha chiesto inoltre che le tasse e le spese di prima e seconda istanza siano poste a carico dell'attrice e che essa venga condannata al pagamento di ripetibili. Ha infine protestato spese e ripetibili anche in sede federale. Il 15 ottobre successivo, con l'intento di completare l'impugnativa, A._ si è quindi manifestato personalmente.\nIl 19 ottobre 2020, la Corte cantonale ha rinunciato a presentare osservazioni al ricorso. Con risposta del 6\/12 novembre 2020, l'opponente ha domandato che il gravame sia dichiarato inammissibile rispettivamente sia respinto. Con replica del 30 novembre 2020, il ricorrente ha confermato le proprie richieste."} -{"id":"0649f170-a2b4-4573-b774-5e453e29576a","text":""} -{"id":"01a6a78b-f5d8-416c-9391-4a91d87f3262","text":"Fatti:\nA.\nContro A._ e B._, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha aperto un procedimento penale per i reati di lesioni colpose gravi, violazione delle regole dell'arte edilizia, infrazione alla legge federale sull'assicurazione contro gli infortuni e alla legge sul lavoro, in relazione ad infortunio sul lavoro avvenuto il 19 giugno 2017 presso un cantiere a X._.\nB.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, l'8 ottobre 2019 il PP ha comunicato alle parti l'imminente chiusura dell'istruzione penale, prospettando l'emanazione di un decreto di abbandono. Ha fissato loro un termine fino al 7 novembre 2019 per presentare eventuali istanze probatorie nonché per formulare eventuali pretese d'indennizzo ai sensi dell', producendo la documentazione a sostegno della domanda.\nC.\nA._ non si è manifestato. B._, patrocinato da un altro legale, ha presentato il 29 ottobre 2019 una richiesta d'indennizzo giusta l' di complessivi fr. 22'950.20 per il risarcimento delle spese legali sostenute.\nD.\nCon decisione del 10 dicembre 2019 il PP ha decretato l'abbandono del procedimento penale nei confronti di A._ e di B._. Il PP ha contestualmente negato un'indennità giusta l' al primo, riconoscendo per contro al secondo un importo di fr. 21'494.47 a titolo di indennizzo per le spese legali.\nE.\nA._ ha impugnato il decreto di abbandono, nella misura in cui gli negava un indennizzo, con un reclamo dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), che lo ha respinto con sentenza del 30 aprile 2020. La Corte cantonale ha ritenuto che la passività del reclamante, il quale non aveva reagito all'esplicito invito del PP a formulare eventuali pretese d'indennità, equivaleva ad una rinuncia all'indennizzo.\nF.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 5 giugno 2020 al Tribunale federale, chiedendo sostanzialmente che gli sia riconosciuto un indennizzo giusta l' di fr. 18'792.-- a titolo di risarcimento delle spese legali. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso."} -{"id":"0a312a13-5bab-436f-a491-0df33c6c4fe7","text":"Fatti:\nA. Per decisione del 28 settembre 2006 l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI) ha respinto la richiesta di rendita formulata il 25 febbraio 2005 da S._, cittadino italiano residente in Italia, nato nel 1951.\nB. Mediante pronuncia del 29 giugno 2007, il Tribunale amministrativo federale ha accolto il ricorso dell'assicurato contro la decisione amministrativa nel senso che ha annullato il provvedimento e ha rinviato gli atti all'amministrazione per complemento istruttorio e nuova decisione.\nC. Producendo nuova documentazione medica, S._ ha deferito il giudizio di primo grado al Tribunale federale, al quale chiede l'assegnazione, con effetto dal 1° aprile 2006, di una prestazione corrispondente a un tasso d'invalidità del 100%.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"1e991784-6ebc-42de-975a-2b79a4281ed1","text":""} -{"id":"0c325384-3a68-479f-b26f-9f0a18238aca","text":"Fatti:\nA.\nCon pubblicazione sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino del 1° marzo 2016, le C._ SA hanno indetto un concorso, retto dalla legge sulle commesse pubbliche del 20 febbraio 2001 (LCPubb; RL\/TI 7.1.4.1) ed impostato secondo la procedura libera, per l'aggiudicazione di una costruzione prefabbricata in legno e facciate ventilate concernente l'ampliamento nord\/sud dello stabile amministrativo di D._.\nIl bando di concorso specificava che la commessa sarebbe stata attribuita al miglior offerente, tenendo conto dei seguenti criteri e fattori di ponderazione:\n1. Economicità dell'offerta: 50 %;\n2. Attendibilità del prezzo: 20 %;\n3. Attendibilità programma lavori: 10 %;\n4. Referenze per lavori analoghi: 15 %;\n5. Formazione apprendisti: 5 %.\nLe disposizioni particolari del Catalogo delle posizioni normalizzate (di seguito: CPN) 102, parte integrante degli atti d'appalto, precisavano nel dettaglio tutti i documenti e le informazioni che i concorrenti erano tenuti ad inoltrare con la loro offerta. Fra questi figuravano espressamente la relazione tecnica ed il programma dei lavori; in particolare, la posizione 224.410 CPN 102 dell'allegato 1 specificava le esigenze in relazione all'allestimento di quest'ultimo, mentre la posizione 252.130 CPN 102 stabiliva che i documenti necessari per valutare l'offerta secondo i criteri di aggiudicazione enunciati dovevano essere allegati all'offerta e che, nel caso di assenza o palese allestimento incompleto di uno o più documenti richiesti, l'offerta sarebbe stata direttamente estromessa dalla procedura d'aggiudicazione. La posizione 259.820 CPN 102 (\"motivi di esclusione\") ribadiva che la mancata presentazione dei documenti richiesti comportava l'esclusione dell'imprenditore dal concorso. D'altro canto, la posizione 252.300 CPN 102 stabiliva che i concorrenti avevano la possibilità di offrire prodotti equivalenti a quelli richiesti nei moduli CPN 332, 343 e 363, purché rispettassero i requisiti tecnici indicati dal committente nel capitolato e modulo d'offerta, e che l'imprenditore era tenuto a presentare la lista dei prodotti equivalenti offerti e le rispettive schede tecniche; in caso di dimenticanza dell'indicazione, nel modulo di offerta, del prodotto equivalente offerto, il committente avrebbe verificato l'equivalenza del prodotto proposto sulla base delle schede tecniche allegate all'offerta. Qualora non si fosse trattato di prodotti equivalenti, l'offerta sarebbe stata esclusa (posizione 259.820 CPN 102).\nNé il bando di concorso né delle disposizioni particolari CPN 102 sono stati impugnati.\nB.\nEntro il termine impartito, sono giunte al committente quattro offerte, per importi complessivi compresi tra fr. 1'574'505.95 e fr. 1'834'794.70. Esperite le necessarie verifiche tramite i propri consulenti esterni, il 24 maggio 2016 le C._ SA hanno risolto di escludere un'offerta e di assegnare la commessa alla A._ SA di X._, giunta prima in graduatoria con 90.91 punti.\nC.\nContro tale decisione, la ditta B._ SA di Y._, classificatasi seconda con 84.61 punti, è insorta davanti al Tribunale cantonale amministrativo il quale, con sentenza del 18 novembre 2016, ne ha accolto il gravame, ha annullato la decisione impugnata e le ha aggiudicato le opere litigiose.\nD.\nIl 19 dicembre 2016, la A._ SA ha impugnato la sentenza cantonale davanti al Tribunale federale con un ricorso in materia di diritto pubblico e, in un atto separato, con un ricorso sussidiario in materia costituzionale. Con il primo rimedio chiede, in via principale, che la sua impugnativa sia accolta e che venga confermata la decisione 24 maggio 2016 con la quale le C._ SA le hanno aggiudicato le opere; in via subordinata, domanda il rinvio degli atti al Tribunale cantonale amministrativo per nuova decisione. Con il secondo rimedio propone l'accoglimento del ricorso e il rinvio degli atti alla Corte cantonale per nuova decisione. Nel merito, fa valere la violazione del diritto di essere sentito nonché - ma solo con il ricorso in materia di diritto pubblico - un eccesso del potere di apprezzamento e, di transenna, una violazione del principio di proporzionalità e del divieto di formalismo eccessivo.\nChiamato ad esprimersi il Tribunale cantonale amministrativo, dopo aver sottolineato le ragioni per le quali secondo lui la censura relativa alla violazione del diritto di essere sentito andava respinta, si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. La B._ SA ha domandato in via principale che i ricorsi siano dichiarati inammissibili e, in via secondaria, che siano respinti, mentre le C._ SA hanno postulato la conferma della sentenza cantonale.\nIn replica la ricorrente ha confermato le proprie motivazioni e conclusioni.\nE.\nCon decreto presidenziale del 20 gennaio 2017 è stato rifiutato l'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"9ab3bbda-dde2-4ef3-a1e7-0708012384f4","text":"Fatti:\nA.\nL'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), firmatario di un contratto collettivo di lavoro (CCL) denominato \" Regolamento organico per il personale occupato presso gli Istituti dell'EOC del Cantone Ticino \" (ROC\/EOC), ha assunto alla fine del 2009 A._ quale \" addetto di produzione sterilizzazione \". Con lettere del dicembre 2011 e dell'aprile 2013 il direttore dei servizi centrali ha accordato al dipendente, nel frattempo designato coordinatore di turni nella sterilizzazione, riconoscimenti per l'impegno dimostrato. Nel maggio 2013, dopo aver aperto un'inchiesta ai sensi del ROC\/EOC per \" commenti inopportuni riguardanti il posto di lavoro, pubblicati su Facebook e condivisi con i collaboratori diretti \", la direzione dei servizi centrali ha invece formalmente ammonito A._ nel senso dell'art. 19 ROC\/EOC e gli ha tolto l'incarico di coordinatore di turni.\nIl 24 ottobre 2014 il datore di lavoro ha aperto una nuova inchiesta contro A._, rimproverandogli di aver esternato minacce contro la direzione e i capiturno ed istigato colleghi ad attuare comportamenti provocatori e nocivi all'ambiente di lavoro, come ad esempio l'invio di lettere anonime. Dopo averlo sentito, la direzione ha interrotto con lettera del 26 novembre 2014 il rapporto di lavoro a partire dal 1° marzo 2015. A._ ha invano contestato tale decisione alla Commissione paritetica cantonale degli Istituti dell'EOC.\nB.\nCon lodo 22 settembre 2015 la Commissione speciale di ricorso in materia di controversie derivanti dall'applicazione del ROC\/EOC ha respinto sia la richiesta di sospendere la procedura sia il rimedio di diritto con cui il dipendente aveva chiesto, in via principale, di annullare il licenziamento e, in via subordinata, di dichiararlo ingiustificato e di condannare il datore di lavoro a versargli cinque salari mensili a titolo d'indennità. Essa ha rifiutato di sospendere la procedura arbitrale in attesa della definizione dei procedimenti penali sorti in seguito alle denunce presentate a titolo personale dal direttore per lesione dell'onore, perché ha reputato che la prima segue una propria via non influenzata dalle seconde. Nel merito ha ritenuto che dalle prove agli atti risulta che il lavoratore ha gravemente violato i suoi obblighi di servizio e che quindi, in ragione della definitiva rottura del rapporto di fiducia, il licenziamento risultava legittimo.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 26 ottobre 2015 A._ postula l'annullamento del lodo, invocando una violazione del diritto di essere sentito e del divieto dell'arbitrio (art. 393 lett. d ed e CPC). Lamenta l'impossibilità d'interrogare due persone che hanno reso dichiarazioni figuranti nei documenti agli atti e ritiene il lodo arbitrario perché la Commissione speciale di ricorso non ha sospeso la procedura in attesa dell'esito delle procedure penali.\nCon osservazioni 27 novembre 2015 il Tribunale arbitrale propone la conferma del lodo e con risposta 2 dicembre 2015 l'EOC postula la reiezione del ricorso."} -{"id":"3ff53915-fddc-40a1-8558-dcca5c0e62af","text":"Fatti:\nA.\nIl 19 gennaio 2015 il Giudice istruttore del Tribunale di prima istanza francofono di Bruxelles (Belgio) ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B._ e altre persone, per titolo di corruzione pubblica nel quadro del versamento di tangenti a politici congolesi, allo scopo di far ottenere a una società riconducibile al gruppo C._ l'attribuzione di una concessione relativa ai giochi d'azzardo e a scommesse sportive. L'autorità estera chiede alla Svizzera di acquisire documenti in possesso delle società del citato gruppo.\nB.\nCon decisione di chiusura del 21 ottobre 2016 il Ministero pubblico della Confederazione ha ordinato la trasmissione alle autorità belghe di documentazione, cartacea e in formato elettronico, sequestrata presso C._SA a Lugano. A._ ha impugnato questa decisione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF), che con giudizio del 7 febbraio 2017 ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di legittimazione.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di riconoscergli la legittimazione a ricorrere e di rinviare l'incarto al TPF affinché esamini il gravame nel merito."} -{"id":"168444af-d182-46b4-a780-a1b81565b026","text":""} -{"id":"6460f6ec-c861-40a3-8d0d-da7789d7fd93","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino italiano, è arrivato in Svizzera nel marzo del 2015, domandando un permesso di dimora UE\/AELS per svolgere un'attività dipendente in qualità di consulente aziendale.\nNel corso della procedura, è stato raggiunto nel nostro Paese dalla compagna B._, cittadina rumena, e dal loro figlio C._, cittadino italiano.\nB.\nPreso atto del certificato generale del casellario giudiziale fornito dalle autorità italiane, da cui risultava che, tra il 2004 e il 2011, erano state emesse sei condanne a suo carico, con decisione del 27 ottobre 2015 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha negato a A._ il permesso richiesto.\nSu ricorso, tale provvedimento è stato confermato sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale amministrativo ticinesi. Con sentenza del 14 maggio 2018, quest'ultimo è infatti intervenuto sul giudizio governativo per quanto riguarda le ripetibili, che il Consiglio di Stato non aveva a torto assegnato nonostante la constatazione di una lesione del diritto di essere sentito da parte della Sezione della popolazione; nel merito, è però giunto alla conclusione che il diniego del rilascio del permesso di dimora fosse conforme al diritto applicabile.\nC.\nIl 20 giugno 2018, A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede l'annullamento di quest'ultimo giudizio ed il rilascio del permesso di soggiorno, con esplicita protesta di spese pari a fr. 3'000.-- sia per la procedura davanti al Tribunale cantonale amministrativo che per quella davanti al Consiglio di Stato.\nLa Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Governo ticinese si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"070e3da5-91d8-4235-90a5-d805e7eac89d","text":"Fatti:\nA. P._, nato nel 1955, ha lavorato alle dipendenze della Banca X._ dal 1° gennaio 1988 in qualità di direttore della G._. Dal novembre 2003 l'assicurato - sottoposto nell'agosto 2005 a un trapianto epatico a causa di una epatite cronica HCV ed epatocarcinoma - non ha più svolto alcuna attività lavorativa. Il rapporto di lavoro è stato sciolto con effetto al 31 marzo 2008.\nNel dicembre 2005 l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) - a seguito di una richiesta di prestazioni AI per adulti del 2 settembre 2005 - ha assegnato a P._ una rendita intera d'invalidità, con un grado AI del 100% dal 1° novembre 2004.\nNell'ambito della procedura di revisione del diritto alla rendita, avviata nel mese di aprile 2006, l'UAI - dopo aver sottoposto l'assicurato agli accertamenti medici del caso - con decisione 19 gennaio 2009 ha ridotto la rendita da intera a un quarto con un grado d'invalidità fissato al 41% a partire dal 1° marzo 2009. Nel contempo ha tolto l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.\nB. Patrocinato dall'avv. Patrick Untersee, l'interessato si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino chiedendo, in via principale, l'annullamento della decisione e il riconoscimento del diritto a 3⁄4 di rendita AI dal 1° marzo 2009. In via subordinata ha postulato l'annullamento della decisione e il rinvio della causa all'amministrazione per accertamenti medici pluridisciplinari.\nCon pronuncia 26 agosto 2009 la Corte cantonale, statuendo per giudice unico, ha respinto il gravame e confermato il provvedimento amministrativo.\nC. Sempre patrocinato dall'avv. Untersee, P._ ha presentato ricorso al Tribunale federale, al quale chiede, in via principale, l'annullamento del giudizio cantonale e il riconoscimento del diritto a una mezza rendita di invalidità. In via subordinata propone il rinvio degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione.\nChiamati a pronunciarsi sul gravame, l'UAI ne propone la reiezione, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"18a65dd5-36cb-4474-ade6-92a13502c7af","text":"Fatti:\nA.\nA._S.p.A. è una società per azioni italiana attiva nel campo della logistica e del trasporto intermodale. Nel corso del 2005 ha presentato all'Ufficio federale dei trasporti (UFT) una richiesta di finanziamento per l'ampliamento e l'ammodernamento del terminal intermodale di X._, in Italia, sua principale sede operativa.\nB.\nCon decisione del 30 novembre 2006 l'UFT, ha concesso alla A._S.p.A. un contributo di cofinanziamento per un totale complessivo massimo di fr. 12'424'999.-- sotto forma di contributi a fondo perso per al massimo fr. 5'094'092.-- e di prestiti rimborsabili senza interessi per un massimo di fr. 7'330'907.--. L'UFT ha precisato che, in base all'avanzamento pianificato del progetto e nell'ambito dei crediti di pagamento della Confederazione, i contributi e i prestiti stabiliti sarebbero stati assicurati fino a 24 mesi dalla crescita in giudicato della decisione, dietro presentazione delle spese sostenute e di un rendiconto finale. I citati importi sono stati determinati sulla base dei costi previsti per il progetto, presentati in Euro, applicando un tasso di cambio Euro\/CHF di 1.55.\nC.\nDando seguito ad una richiesta di finanziamento anticipato presentata dalla società, l'UFT le ha comunicato il 15 gennaio 2007 che, prima che fosse determinato l'importo definitivo sulla base del rendiconto finale, poteva versare al massimo l'80 % dell'aiuto finanziario. Ha quindi proceduto al versamento di fr. 9'939'999.--. Su istanza della richiedente, che ha invocato ritardi nella realizzazione del progetto, con decisioni del 2 marzo 2009 e del 3 settembre 2013, l'UFT ha prorogato il termine di validità dell'aiuto finanziario.\nD."} -{"id":"67b36f09-c1e1-47fd-82c6-c4a1a66ab96f","text":"Fatti:\nA.\nLa sera del 9 novembre 2006 l'apicoltore A._ accese una stufa elettrica all'interno di un capannone a X._ per accelerare il processo di smielatura e la lasciò incustodita; durante la notte si sviluppò un incendio. Con decreto d'accusa del 23 luglio 2007, cresciuto in giudicato, A._ fu condannato per incendio colposo.\nI danni subiti da terzi furono risarciti dai rispettivi assicuratori: la C._, la D._e la E._. Tra agosto 2008 e luglio 2009 queste compagnie fecero valere pretese di regresso contro l'apicoltore.\nB.\nA._ è socio della Società F._, la quale è titolare di una polizza di \"Assicurazione responsabilità civile Società e club\" presso la B._SA. Il 21 dicembre 2009 egli ha avviato una causa civile contro questo assicuratore davanti al Pretore di Lugano, chiedendo che fosse accertato l'obbligo di garantire la copertura assicurativa per i danni consecutivi all'incendio, ovvero di prendersi carico delle pretese di regresso di fr. 174'415.-- della C._, fr. 28'000.-- della D._ e fr. 245'438.15 della E._; quest'ultimo importo è stato aumentato a fr. 258'899.15 in sede conclusiva. La convenuta ha eccepito l'improponibilità dell'azione di accertamento e la carenza di legittimazione attiva e ha contestato l'azione nel merito.\nL'azione è stata respinta dal Pretore aggiunto di Lugano l'8 novembre 2013 e con sentenza del 21 luglio 2015 la II Camera civile del Tribunale di appello ticinese ha respinto anche l'appellazione dell'attore.\nC.\nA._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 14 settembre 2015. Chiede l'annullamento del giudizio cantonale e ripropone le domande formulate in prima istanza.\nL'opponente risponde di respingere il ricorso \"in ordine e nel merito\". L'autorità cantonale non si è pronunciata."} -{"id":"1c17b67b-7c65-4f28-99dd-93f15b6292da","text":"Fatti:\nA.\nCon contratto del 7 marzo 2008 la D._SA ha locato alla società semplice facente capo alla famiglia B._, alla quale è in seguito succeduta la B.C._SA, 266 posteggi a Mendrisio, per la pigione annua di fr. 520.-- l'uno. A seguito della cancellazione da parte della locatrice della scritta \" C._SA \" dalla pavimentazione dei posteggi, tra i contraenti sono sorte divergenze per determinare se, a norma di contratto, l'uso dei posteggi locati fosse riservato esclusivamente al centro commerciale C._ oppure fosse da esercitare in comune con altri conduttori, in particolare con i magazzini G._. Dopo che aveva chiesto invano alla locatrice di ripristinare la scritta cancellata, a partire dal secondo trimestre 2013 la conduttrice ha iniziato a depositare presso l'Ufficio di conciliazione la pigione relativa ai posteggi litigiosi (fr. 20'779.20 al trimestre).\nB.\nIl 25 aprile 2013 la conduttrice ha chiesto al Pretore di Mendrisio Nord di ordinare alla locatrice il ripristino della scritta, di essere esentata dall'obbligo di pagare la pigione per 149 posteggi finché l'ordine sarebbe stato eseguito, che fossero liberate a suo favore le pigioni depositate, e che la convenuta fosse condannata a risarcirle il danno di fr. 20'000.-- e a rilasciarle la delega per potersi prevalere del divieto giudiziale di posteggio secondo l'.\nNel corso del processo di prima istanza il patrimonio della D._SA è stato trasferito alla E._AG, che è subentrata nella parte di convenuta. Il 1° luglio 2016 la E._AG è stata a sua volta radiata dal registro di commercio, dopo che attivi e passivi erano stati ripresi per fusione dalla F._AG. Il memoriale conclusivo di parte convenuta è però stato presentato il 4 luglio 2016 ancora dalla E._AG.\nC.\nIl Pretore ha statuito con sentenza dell'11 luglio 2016. Ha osservato preliminarmente di non potere prendere in considerazione il memoriale conclusivo della E._AG, poiché la fusione aveva comportato una successione a titolo universale, privando quella società della capacità di essere parte secondo l', e causato la sua sostituzione nel processo. Nel merito il Pretore ha accolto parzialmente la petizione: ha ordinato alla F._AG il ripristino della scritta \" C._ \", eventualmente affiancata dal marchio di altri conduttori; ha accordato una riduzione della pigione del 35 % fino all'esecuzione dell'ordine, poi del 20 % fintanto che perdurerà \" l'uso promiscuo \" dei posteggi; ha liberato il 35 % delle pigioni depositate; e ha ingiunto alla locatrice di consegnare alla conduttrice una copia conforme all'originale della decisione di divieto di posteggio pronunciata dal Giudice di pace del Circolo di Mendrisio.\nIl 28 febbraio 2018 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui lo ha ritenuto ricevibile, l'appello della locatrice, che nel frattempo aveva di nuovo cambiato la ragione sociale in A._AG.\nD.\nLa A._AG insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 16 aprile 2018, con il quale chiede che la sentenza impugnata sia riformata con la reiezione della petizione oppure, in via subordinata, che sia annullata e che gli atti siano ritornati alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nLa B.C._SA propone di respingere il ricorso con risposta del 30 maggio 2018. L'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"3de1d25e-ce4e-4a72-bbbc-f60eda48566e","text":""} -{"id":"0c8a98f8-f998-4de3-bb9f-3d5b058df44e","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il progetto di galleria di base del San Gottardo per una linea delle Ferrovie federali svizzere (FFS) tra l'area di Altdorf\/Erstfeld e quella di Bodio\/Biasca fa parte dei progetti disciplinati dal decreto federale del 4 ottobre 1991 concernente la costruzione di una ferrovia transalpina (decreto sul traffico alpino, RS 742.104; cfr. art. 5bis lett. a di tale decreto). Per l'attuazione dell'attacco intermedio di Faido-Polmengo è stata ordinata dal Dipartimento federale dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell'energia (ora: Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni, DATEC) una procedura di approvazione dei piani combinata con una procedura di espropriazione, aperta il 25 ottobre 1995 dalla Commissione federale di stima del 13° circondario (CFS). La società AlpTransit San Gottardo SA (in seguito: AlpTransit), costituita nel 1998, è nel frattempo subentrata alle FFS nell'attuazione dell'intero progetto ed i piani sono stati approvati dal DATEC il 4 maggio 1999.\nIn seguito alle opposizioni presentate contro il progetto originale, il 6 marzo 1998 è stata aperta un'ulteriore procedura combinata relativa a modifiche dei piani riguardanti il trasporto e la gestione del materiale, nonché la realizzazione a Polmengo dell'impianto per la lavorazione degli inerti per il calcestruzzo, compresa la creazione di un deposito intermedio, e una diversa disposizione delle installazioni di cantiere. Con decisioni del 30 giugno e del 2 novembre 2000, il DATEC ha approvato i piani modificati e, con decisione del 17 gennaio 2001, ha approvato i progetti di dettaglio concernenti l'accompagnamento ambientale e la protezione del suolo.\nIn seguito alle opposizioni presentate contro il progetto originale, il 6 marzo 1998 è stata aperta un'ulteriore procedura combinata relativa a modifiche dei piani riguardanti il trasporto e la gestione del materiale, nonché la realizzazione a Polmengo dell'impianto per la lavorazione degli inerti per il calcestruzzo, compresa la creazione di un deposito intermedio, e una diversa disposizione delle installazioni di cantiere. Con decisioni del 30 giugno e del 2 novembre 2000, il DATEC ha approvato i piani modificati e, con decisione del 17 gennaio 2001, ha approvato i progetti di dettaglio concernenti l'accompagnamento ambientale e la protezione del suolo.\nB. A._ è proprietario a Mairengo, nella frazione di Polmengo di sopra, del fondo part. n. xxx, inserito nella zona residenziale primaria del piano regolatore comunale con grado II di sensibilità al rumore. Sul fondo, di complessivi 1826 m2, sorgono una casa di abitazione bifamiliare, edificata nel 1986, ed un'autorimessa.\nDurante l'udienza di discussione e di sopralluogo, del 28 settembre 1998, dinanzi alla CFS A._ ha rinunciato a fare valere le pretese notificate cautelativamente il 17 febbraio 1993 riguardo ai lavori preparatori per la galleria di base (cunicolo di sondaggio di Piora), che sarebbero state considerate come tempestiva notifica per le immissioni causate dalla realizzazione delle opere oggetto delle procedure espropriative aperte il 25 ottobre 1995 ed il 6 marzo 1998. Dal canto suo, a proposito, AlpTransit ha esplicitamente rinunciato ad invocare la prescrizione o la perenzione.\nDurante l'udienza di discussione e di sopralluogo, del 28 settembre 1998, dinanzi alla CFS A._ ha rinunciato a fare valere le pretese notificate cautelativamente il 17 febbraio 1993 riguardo ai lavori preparatori per la galleria di base (cunicolo di sondaggio di Piora), che sarebbero state considerate come tempestiva notifica per le immissioni causate dalla realizzazione delle opere oggetto delle procedure espropriative aperte il 25 ottobre 1995 ed il 6 marzo 1998. Dal canto suo, a proposito, AlpTransit ha esplicitamente rinunciato ad invocare la prescrizione o la perenzione.\nC. Iniziati il 1° novembre 1999 i lavori di costruzione, il 28 dicembre 2000 A._ si è aggravato dinanzi alla CFS chiedendo il versamento di un'indennità per gli inconvenienti causati dalle immissioni eccessive di rumore e polvere provocate dal cantiere di Polmengo.\nAll'udienza di conciliazione del 17 aprile 2001, le parti si sono dichiarate disposte a risolvere consensualmente la vertenza e, nel contempo, hanno preso atto dell'eventuale designazione da parte della CFS di uno o più periti incaricati di verificare le misurazioni effettuate da AlpTransit sull'inquinamento fonico ed atmosferico. Nel seguito, la CFS ha fatto capo, per la questione fonica, alla consulenza del fisico acustico dott. Robert Hofmann e, per l'aspetto delle polveri, a quella del dott. Angelo Bernasconi, funzionario dell'Ufficio della protezione dell'aria del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino.\nDopo che tre analoghe procedure concernenti fondi vicini sono state stralciate dai ruoli per intervenuta transazione sulle indennità, la CFS ha proposto, durante l'udienza per incombenti del 14 novembre 2003, di liquidare la controversia con il versamento da parte di AlpTransit di un'indennità fr. 50'000.--. Ritenuta la mancata adesione dell'espropriante, la CFS ha assegnato alle parti un termine fino al 9 gennaio 2004 per presentare eventuali conclusioni: solo l'espropriato vi ha dato seguito, inoltrando una presa di posizione e allegando altri atti. La CFS ha successivamente eseguito ulteriori accertamenti.\nDopo che tre analoghe procedure concernenti fondi vicini sono state stralciate dai ruoli per intervenuta transazione sulle indennità, la CFS ha proposto, durante l'udienza per incombenti del 14 novembre 2003, di liquidare la controversia con il versamento da parte di AlpTransit di un'indennità fr. 50'000.--. Ritenuta la mancata adesione dell'espropriante, la CFS ha assegnato alle parti un termine fino al 9 gennaio 2004 per presentare eventuali conclusioni: solo l'espropriato vi ha dato seguito, inoltrando una presa di posizione e allegando altri atti. La CFS ha successivamente eseguito ulteriori accertamenti.\nD. Con decisione del 10 marzo 2004, la CFS ha riconosciuto all'espropriato un'indennità di fr. 70'000.-- oltre interessi, a carico di AlpTransit, per le immissioni provocate dal cantiere dell'attacco intermedio di Faido-Polmengo. Viste la portata e l'importanza dell'opera ferroviaria, la CFS ha ritenuto inevitabili le immissioni dovute ai lavori di costruzione ed eccessive, nonché oggettivamente eccezionali, le molestie causate dal cantiere. In considerazione della situazione dei luoghi e dell'ubicazione della particella interessata, ha poi rilevato che la natura, l'intensità e la varietà delle immissioni risultavano straordinarie e incompatibili con la zona residenziale destinata ad abitazioni primarie. Secondo la CFS, il proprietario aveva quindi diritto a un'indennità che doveva essere corrisposta in denaro: accertato per il terreno e le costruzioni un valore complessivo, senza immissioni, di fr. 690'000.-- e tenuto conto della svalutazione del fondo (10 %) e della perdita di reddito dovuta alle stesse (40 % nei primi tre anni e 20 % nei nove anni successivi), l'indennizzo è stato fissato in fr. 70'000.--.\nD. Con decisione del 10 marzo 2004, la CFS ha riconosciuto all'espropriato un'indennità di fr. 70'000.-- oltre interessi, a carico di AlpTransit, per le immissioni provocate dal cantiere dell'attacco intermedio di Faido-Polmengo. Viste la portata e l'importanza dell'opera ferroviaria, la CFS ha ritenuto inevitabili le immissioni dovute ai lavori di costruzione ed eccessive, nonché oggettivamente eccezionali, le molestie causate dal cantiere. In considerazione della situazione dei luoghi e dell'ubicazione della particella interessata, ha poi rilevato che la natura, l'intensità e la varietà delle immissioni risultavano straordinarie e incompatibili con la zona residenziale destinata ad abitazioni primarie. Secondo la CFS, il proprietario aveva quindi diritto a un'indennità che doveva essere corrisposta in denaro: accertato per il terreno e le costruzioni un valore complessivo, senza immissioni, di fr. 690'000.-- e tenuto conto della svalutazione del fondo (10 %) e della perdita di reddito dovuta alle stesse (40 % nei primi tre anni e 20 % nei nove anni successivi), l'indennizzo è stato fissato in fr. 70'000.--.\nE. AlpTransit impugna questa decisione con un ricorso di diritto amministrativo del 26 aprile 2004 al Tribunale federale, chiedendo di accertare una violazione del diritto di essere sentito e di constatare che le emissioni del cantiere non sarebbero, sin dall'inizio, eccessive e non comporterebbero quindi il versamento d'indennità espropriative. La ricorrente chiede in ogni caso di calcolare gli interessi tenendo conto del termine di scadenza media e postula l'esperimento di un sopralluogo. Essa fa valere, oltre alla violazione del diritto di essere sentito, una lesione del diritto federale, un eccesso e un abuso del potere di apprezzamento, l'accertamento inesatto e incompleto di fatti giuridicamente rilevanti e l'inadeguatezza della decisione impugnata. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nE. AlpTransit impugna questa decisione con un ricorso di diritto amministrativo del 26 aprile 2004 al Tribunale federale, chiedendo di accertare una violazione del diritto di essere sentito e di constatare che le emissioni del cantiere non sarebbero, sin dall'inizio, eccessive e non comporterebbero quindi il versamento d'indennità espropriative. La ricorrente chiede in ogni caso di calcolare gli interessi tenendo conto del termine di scadenza media e postula l'esperimento di un sopralluogo. Essa fa valere, oltre alla violazione del diritto di essere sentito, una lesione del diritto federale, un eccesso e un abuso del potere di apprezzamento, l'accertamento inesatto e incompleto di fatti giuridicamente rilevanti e l'inadeguatezza della decisione impugnata. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nF. Il 17 maggio 2004 l'espropriato ha introdotto un ricorso adesivo con il quale ha postulato di aumentare l'indennità a fr. 140'000.--. Con la risposta al ricorso principale egli ha chiesto di respingerlo. Nelle osservazioni al ricorso adesivo, l'espropriante ha contestato le allegazioni dell'espropriato chiedendo la reiezione del rimedio adesivo.\nLa CFS si è riconfermata nella propria decisione."} -{"id":"cb74508c-c067-4db6-a2ef-cc5b59d05e67","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 6 novembre 2015, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato a A._, cittadino italiano, il permesso di domicilio UE\/AELS di cui disponeva per motivi di ordine pubblico.\nIl 6 luglio 2016 il Consiglio di Stato ha respinto l'impugnativa interposta contro tale provvedimento. Il Governo cantonale ha innanzitutto accertato l'esistenza delle condizioni per dichiarare decaduto il permesso in questione; nel contempo, ha rilevato che dati erano pure i motivi per una revoca dello stesso. A._ si è allora rivolto al Tribunale cantonale amministrativo; con sentenza del 22 giugno 2017, anch'esso ha però respinto il ricorso dell'insorgente dopo avere constatato che questi era rimasto all'estero per oltre sei mesi per ragioni che non erano da ricondurre all'assolvimento di obblighi militari e senza richiedere il mantenimento del permesso di cui disponeva.\nB.\nIl 30 agosto 2017 A._ ha allora inoltrato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale.\nCon la sua impugnativa egli chiede: in via principale, l'annullamento di tutte le decisioni sin qui prese e il rinvio degli atti all'istanza precedente per completare l'istruzione e esprimersi di nuovo sulla fattispecie; in via subordinata, l'annullamento di tutte le decisioni sin qui prese e il rinvio degli atti all'istanza precedente, affinché si pronunci sulla presenza di motivi di revoca. Il Tribunale federale ha richiesto all'autorità inferiore di trasmettergli l'incarto su cui si era pronunciata; non ha per contro ordinato scambi di scritti."} -{"id":"3d0434e4-7a7a-49d6-91bc-849bed4c390a","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietaria del fondo inedificato part. xxx di W._, di complessivi 6'314 m2, situato tra la ferrovia e via yyy. Il piano regolatore comunale attribuisce una superficie di 3'813 m2 del fondo alla zona artigianato e commerci AC, mentre la parte rimanente, di 2'501 m2, è inserita nella zona residenziale semi-intensiva R4.\nB.\nIl 17 febbraio 2016 la B._ Sagl ha presentato al Municipio di W._ una domanda di costruzione per edificare un nuovo stabile commerciale destinato a negozio per la vendita al dettaglio di articoli alimentari e beni di consumo quotidiano (supermercato D._). Il progetto prevede la costruzione di un edificio di 32 m per 64 m, strutturato su due livelli e coperto da un tetto a una falda. Prevedeva inoltre la realizzazione di 66 posteggi.\nAlla domanda si sono opposti diversi proprietari di fondi vicini, tra i quali la C._ SA, proprietaria del fondo part. zzz. I Servizi generali del Dipartimento del territorio hanno pure presentato un'opposizione al rilascio della licenza edilizia, rilevando che la costruzione costituiva un grande generatore di traffico che non rispettava le esigenze in materia di protezione ambientale. Il 31 ottobre 2016, l'istante in licenza ha presentato all'Esecutivo comunale un nuovo piano degli accessi e dei posteggi, ridotti a 59, nonché una nuova perizia fonica. La C._ SA, tra altri opponenti, si è opposta anche alla variante del progetto, che l'autorità cantonale ha preavvisato favorevolmente.\nC.\nCon decisione del 3 ottobre 2017 il Municipio di W._ ha negato il rilascio della licenza edilizia. Ha essenzialmente rilevato che il progetto di costruzione non era conforme alla funzione prevista per la zona artigianato e commerci AC. La decisione municipale è stata confermata il 3 aprile 2019 dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino, adito su ricorso dall'istante in licenza e dalla proprietaria del fondo.\nD.\nCon sentenza del 23 dicembre 2020, il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto in quanto ricevibile un ricorso presentato da A._ e da B._ Sagl contro la decisione governativa.\nE.\nA._ e B._ Sagl impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 1° febbraio 2021 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di rilasciare loro la licenza edilizia richiesta. In via subordinata, chiedono di rinviare la causa a un'istanza inferiore per l'emanazione di un nuovo giudizio. Le ricorrenti fanno valere l'applicazione arbitraria dell'art. 13 cpv. 2 delle norme di attuazione del piano regolatore del Comune di W._ (NAPR), nonché la violazione degli art. 9, 26 cpv. 1, 27 Cost. e degli art. 8 cpv. 2 lett. h e i Cost.\/TI.\nF.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"0d994244-f651-4354-85e1-1f9f7cb8f4a6","text":""} -{"id":"375631df-2cb8-4255-aed5-4b525468673e","text":""} -{"id":"4c69a68a-5c0b-4ca1-9607-e4592c1a0ee1","text":""} -{"id":"09018a97-0cce-4015-8f7e-0d4fc74f69ea","text":"Fatti:\nA. B._ è una fondazione del diritto del Liechtenstein costituita nel 1978 - assieme ad altre fondazioni - da un industriale italiano per regolare, in particolare, la sua successione. I beni della fondazione B._, il cui consiglio di fondazione era presieduto da C._, con facoltà di firma individuale, sono sempre stati depositati - così come quelli delle altre fondazioni - su conti presso la A._SA.\nA.a Alla morte del beneficiario originario la fondazione è passata a uno dei suoi figli, che è anche stato regolarmente indicato quale avente diritto economico nel formulario A.\nA.b Agli inizi del 1998 il beneficiario economico dell'opponente ha scoperto nel bilancio 1997 della fondazione una posizione negativa superiore ai due milioni di franchi. Interpellato in proposito, il presidente del consiglio di fondazione C._ ha confessato di aver indebitamente prelevato liquidità per interesse personale, assicurando tuttavia di poter restituire il maltolto grazie all'imminente versamento di un'interessenza importante nell'eredità di un fratello. A tal scopo egli ha chiesto e ottenuto di poter addebitare un'ultima volta il conto della fondazione di GB£ 150'000.--, importo destinato - a suo dire - all'avvocato che si occupava dei beni del fratello.\nA.c A seguito di questi fatti, contro C._ è stato avviato un procedimento penale che non ha ancora potuto essere concluso a causa dell'età avanzata e del precario stato di salute dell'accusato.\nB. Rimproverando alla A._SA di aver fatto prova di grande negligenza omettendo d'individuare il conflitto d'interessi esistente tra la fondazione e il suo organo e d'informarla dell'attività di C._, il 9 maggio 2001 la fondazione B._ l'ha convenuta direttamente dinanzi al Tribunale d'appello del Cantone Ticino, onde ottenere il pagamento del controvalore degli importi indebitamente prelevati da C._, per complessivi fr. 1'869'130.80, oltre interessi, e la restituzione della somma di GB£ 150'000.--, nonché la liberazione della cauzione processuale e il versamento dell'importo pari al 5 % sulla somma di garanzia prestata, di fr. 100'000.--, a partire dal 4 ottobre 2001.\nCon sentenza del 10 aprile 2008, la II Camera civile del Tribunale adito ha accolto la petizione limitatamente a fr. 1'425'978.15, oltre interessi. I giudici cantonali hanno negato alla banca la possibilità di prevalersi della propria buona fede per opporsi al pagamento degli importi sottratti all'opponente da C._: il conflitto d'interessi tra la fondazione e il suo organo era infatti evidente, visto che i prelevamenti effettuati beneficiavano all'organo, ciò che la banca sapeva. La restituzione dei suddetti importi è stata comunque ammessa solo parzialmente, limitatamente a fr. 1'425'978.15, poiché - hanno rilevato i giudici ticinesi - nonostante la negligenza imputabile alla banca, la fondazione è tenuta a sopportare qualche conseguenza della cieca fiducia da lei riposta in C._. La domanda di rimborso dei GB£ 150'000.-- è stata invece respinta, così come le richieste relative alla liberazione della cauzione processuale.\nC. Il 15 maggio 2008 la A._SA è insorta dinanzi al Tribunale federale con ricorso in materia civile, postulando la modifica della sentenza impugnata nel senso della reiezione integrale della petizione.\nNella risposta del 26 giugno 2008 la fondazione B._ ha proposto di respingere il ricorso, mentre il Tribunale d'appello ha rinunciato a presentare osservazioni."} -{"id":"1bafb45e-2df8-46c7-9e6e-f17b048ee9d3","text":"Fatti:\nA. Con sentenza del 6 settembre 2010, intimata l'8 settembre successivo, il Giudice unico del Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ha dichiarato inammissibile, poiché tardivo, il ricorso esperito il 21 giugno 2010 da A._ contro la decisione 3\/7 maggio 2010 con cui l'Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni ha da lei preteso la restituzione di fr. 24'937.20, somma concessale negli anni 2003-2004 a titolo di assistenza giudiziaria.\nB. L'11 ottobre 2010 A._ si è rivolta al Tribunale federale contestando le spese poste a suo carico nel giudizio cantonale nonché chiedendo che le venisse nominato un avvocato d'ufficio per difendere i suoi diritti, dato che non capiva l'italiano.\nIl 18 ottobre 2010 il Presidente della II Corte di diritto pubblico ha scritto all'interessata in lingua tedesca, spiegandole in primo luogo quale era il contenuto della sentenza cantonale nonché informandola che il suo ricorso poteva unicamente concernere la tempestività del gravame presentato in sede cantonale. Risultando il suo ricorso privo di possibilità di esito favorevole, la sua richiesta di nomina di un avvocato d'ufficio non poteva pertanto essere accolta (cfr. ), ciò tanto meno che un avvocato non avrebbe più potuto agire nei termini fissati dalla legge (cfr. ). In queste condizioni il Tribunale federale rinunciava ad aprire un dossier e riteneva la causa liquidata.\nA fine novembre 2010 A._ ha rispedito a questa Corte il citato scritto adducendo che intendeva fare \"Rekurstotal\" in quanto le spiegazioni fornite non erano vere. È quindi stato aperto un dossier.\nIl Tribunale federale non ha invece ordinato uno scambio di allegati."} -{"id":"a6d30806-7bcc-475e-833d-b1ecbbabf0be","text":""} -{"id":"0a2d46fd-f120-49ec-bbea-cd590ffa9fd6","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino del Kosovo, è entrato una prima volta in Svizzera per chiedere asilo; la sua domanda è stata respinta definitivamente nel 2003. Egli vi è quindi tornato nella primavera del 2004 per sposarsi con la connazionale B._. A seguito del matrimonio, è stato posto dapprima al beneficio di un permesso di dimora e, successivamente, di un'autorizzazione di domicilio. Il matrimonio con B._ è stato sciolto per divorzio nel novembre 2011.\nIl 23 marzo 2012, A._ si è risposato in Kosovo con C._, donna con la quale era già stato sposato tra il 1996 e il 2002. Il 18 maggio 2012, quest'ultima ha chiesto di poter ricongiungersi con il marito in Svizzera unitamente alle figlie comuni D._, E._, nate durante il loro primo matrimonio, e F._, nata sempre da C._ ma durante il matrimonio di A._ con B._.\nB.\nConstatato che egli aveva sottaciuto dei fatti essenziali per ottenere il rinnovo del permesso di dimora e il successivo rilascio del permesso di domicilio, il 18 ottobre 2012 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato il permesso di domicilio di A._, fissandogli un termine per lasciare il territorio elvetico.\nTale provvedimento è stato confermato sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale cantonale amministrativo, contro il giudizio del quale A._ è ora insorto davanti al Tribunale federale. Non è stato ordinato nessuno scambio di scritti."} -{"id":"8c71955c-ae60-44aa-8d15-62ff82cf22d4","text":"Fatti:\nA.\nNel corso del 2005, A._ e il fratello B._ hanno acquisito in ragione di 1⁄2 ciascuno, a titolo di devoluzione successoria, delle azioni della D._SA (ora C._SA). La società possiede un appartamento corrispondente alla proprietà per piani xxx sul fondo base yyy del Comune di Z._.\nIl 13 gennaio 2014 la E._SA ha promosso contro A._ un'esecuzione in via di realizzazione del pegno manuale, composto dalle azioni dell'allora D._SA depositate presso di essa, per l'incasso di onorari. Nell'ambito dell'incanto pubblico, B._ si è aggiudicato i certificati azionari da 1 a 25 dell'allora D._SA per fr..... I tentativi in seguito promossi da A._ per ottenere l'annullamento rispettivamente per fare accertare la nullità della procedura esecutiva sono rimasti senza successo (al riguardo, cfr. da ultimo la sentenza del Tribunale federale 5A_340\/2015 dell'11 agosto 2015).\nB.\nIl 18 agosto 2015, A._ si è rivolta all'ispettorato del registro fondiario e registro di commercio del Cantone dei Grigioni segnalando una violazione delle disposizioni sull'acquisto di immobili da parte di persone residenti all'estero. A suo avviso, essendo l'allora D._SA una società immobiliare, l'acquisto di sue azioni da parte di persone all'estero avrebbe richiesto un'autorizzazione.\nEsaminata la fattispecie a seguito della denuncia ricevuta, l'ispettorato del registro fondiario ha rilevato che dopo la conferma, da parte del Tribunale federale, della correttezza della procedura di vendita all'asta delle 25 azioni della D._SA non vi erano ragioni per ritornare sull'argomento. Detto ciò, ha proseguito osservando di volersi limitare a \"chiarire la questione giuridica relativa all'eventuale assoggettamento all'obbligo di autorizzazione\", per poi rispondere a questa domanda in modo negativo, in quanto la fattispecie ricadeva a suo avviso sotto l'esonero di cui all'art. 7 lett. c della legge federale del 16 dicembre 1983 sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero (LAFE; RS 211.412.41).\nIl successivo ricorso inoltrato da A._ davanti al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni è stato respinto con sentenza del 6 settembre 2016. Dopo avere ammesso la legittimazione dell'insorgente sulla base dell' poiché, anche se la \"vendita\" era avvenuta nell'ambito di un'esecuzione in via di realizzazione del pegno manuale, A._ andava considerata quale \"alienante\", la Corte cantonale ha infatti confermato la decisione dell'ispettorato.\nC.\nIl 17 ottobre 2016, A._ ha impugnato quest'ultimo giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendone l'annullamento rispettivamente la riforma. Un giorno più tardi, segnalando che la richiesta di riformare la querelata sentenza ad B-C era chiara ma incompleta, ha quindi precisato il dispositivo in questi termini:\nA. Nel merito, in via principale\n1. Il ricorso è accolto. Pertanto la decisione impugnata è annullata e l'incarto ritornato al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni per un nuovo giudizio ai sensi dei considerandi.\n2. Protestate tasse, spese e ripetibili di sede federale e cantonale.\nB. Nel merito, in via subordinata\n1. Il ricorso è accolto, di conseguenza la decisione 6 settembre 2016 è annullata e riformata nel senso che:\n\"1. Il ricorso è accolto. Di conseguenza la decisione 21 ottobre 2015 dell'ispettorato del registro fondiario e registro di commercio è annullata e riformata come segue :\n§ È accertata la nullità dell'incanto 24 giugno 2014 di cui alla procedura esecutiva www, Ufficio di esecuzione di V._.\n§§ È fatto ordine all'Ufficio di esecuzioni di V._ di procedere alla revoca dell'incanto, procedura esecutiva www, Ufficio di esecuzione di V._.\n2. Protestate tasse, spese e ripetibili\".\n2. Protestate tasse, spese e ripetibili di sede federale e cantonale.\nC. Nel merito, in via ancor più subordinata\nIl ricorso è accolto, di conseguenza la decisione 6 settembre 2016 è annullata e riformata nel senso che:\n\"1. Il ricorso è accolto. Di conseguenza la decisione 21 ottobre 2015 dell'ispettorato del registro fondiario e registro di commercio è annullata e riformata come segue :\n§ L'acquisto della quota azionaria (50%) della C._SA, Z._ (già D._SA), da parte di B._, Lussemburgo, era ed è assoggettata all'obbligo di autorizzazione.\n§§ A B._, Lussemburgo, è negata l'autorizzazione per elusione della LAFE.\n§§§ È accertata la nullità dell'incanto 24 giugno 2014 di cui alla procedura esecutiva www, Ufficio di esecuzione di V._. Di conseguenza, è fatto ordine all'Ufficio di esecuzioni di V._ di procedere alla revoca dell'incanto 24 giugno 2014, esecuzione www Ufficio di esecuzione di V._.\n2. Protestate tasse, spese e ripetibili\"\n2. Protestate tasse, spese e ripetibili di sede federale e cantonale.\nIn corso di procedura, l'istanza inferiore, l'ispettorato del registro fondiario e registro di commercio dei Grigioni ed entrambi gli opponenti hanno chiesto che, per quanto ammissibile, il ricorso sia respinto."} -{"id":"084d9d9e-0f91-4116-a1b3-505bfcd7f55c","text":"Fatti:\nA. A.a A._ e B._ sono i figli ed eredi di C._, deceduta a W._ il 25 settembre 2005.\nA.b Così richiesto da A._ in data 25 agosto 2006 (procedura vvv), il Pretore del Distretto di Blenio ha ordinato la divisione dell'eredità in data 6 luglio 2007. Il 18 ottobre 2007 è stato pubblicato il testamento olografo di C._ del 4 febbraio 1992, con cui ella aveva disposto che il libretto di risparmio come pure tutto quanto da lei depositato presso la banca D._SA di X._ spettava a A._. Il 19 agosto 2008 il notaio divisore ha allestito l'inventario della successione.\nA.c Essendo sorte contestazioni su tale inventario, il 12 settembre 2008 il Pretore ha assegnato agli eredi un termine di venti giorni per far riconoscere in giudizio le loro pretese. All'udienza preliminare del 22 gennaio 2009 indetta nell'ambito delle due procedure di contestazione sull'inventario (causa yyy promossa da A._ contro il fratello B._ con petizione 18 settembre 2008, e causa zzz promossa da B._ contro il fratello A._ con petizione 6 ottobre 2008; fatti completati dal Tribunale federale in applicazione dell'), gli eredi hanno prodotto, modificandola parzialmente, una convenzione del maggio 2007 mediante la quale hanno inteso sciogliere la comunione ereditaria da loro costituita (prevedendo, tra le altre cose, il modo di suddivisione degli attivi e dei passivi della successione) ed invitato il Pretore a sospendere le cause pendenti. In data 5 febbraio 2010 il Pretore ha stralciato dai ruoli per intervenuta transazione sia la causa yyy sia la causa zzz; un appello di A._ contro tale decisione è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale di appello del Cantone Ticino con decisione 21 aprile 2010.\nA.d A._ ha rifiutato di sottoscrivere il brevetto notarile di chiusura di inventario e divisione, contestando le modalità di divisione ereditaria (rivendicando l'intero ammontare depositato sul conto presso la banca D._SA). Il Pretore gli ha pertanto assegnato un termine di venti giorni per proporre la propria contestazione. A._ ha allora convenuto in giudizio il fratello B._ con allegato 18 aprile 2011, chiedendo di \"ordinare l'iscrizione, con l'attribuzione di quanto disposto dalla testatrice quale norma divisionale a favore di A._, nell'atto di divisione\"; in uno scritto del 5 luglio 2011 A._ ha inoltre chiesto di \"annullare il contratto\" lamentando un dolo nei suoi confronti.\nB. Contro la decisione 18 ottobre 2011 con la quale il Pretore ha respinto la sua istanza 18 aprile 2011, A._ ha proposto un appello 5 novembre 2011, con il quale ha chiesto che fossero dichiarati nulli l'accordo 22 gennaio 2009 e, di conseguenza, la sentenza pretorile, o quanto meno, ove il contratto risultasse valido, di accogliere la propria istanza 18 aprile 2011 con iscrizione dei beni disposti in suo favore (sic!); i Giudici cantonali si sono chinati preliminarmente sulla sua richiesta di assistenza giudiziaria, respingendola con la qui impugnata decisione 28 novembre 2011.\nC. Con allegato 30 gennaio 2011 (recte: 3 gennaio 2012), preceduto da un ricorso in forma elettronica inoltrato in data 30 dicembre 2011, A._ (qui di seguito: ricorrente) postula l'accoglimento del suo ricorso (petitum n. 1) e la concessione del gratuito patrocinio (petitum n. 2).\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"5c4eacbc-203f-4e8b-9725-1eb7c082e79c","text":""} -{"id":"2c9ed1ee-5864-4d07-822c-ee736b142545","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° febbraio 2005, A._ (1974) è entrata alle dipendenze della ditta B._ SA, in qualità di addetta al controllo della produzione e, in questo contesto, è stata obbligatoriamente assicurata contro gli infortuni presso l'Istituto nazionale di assicurazione contro gli infortuni (INSAI\/SUVA). Il 17 agosto 2007 A._ stava circolando all'interno di una rotonda in sella al proprio scooter allorquando è stata urtata da un'automobile su cui aveva la precedenza ed è caduta a terra, picchiando la parte sinistra del corpo (Rapporto della Polizia del Cantone Ticino, Reparto Mobile C._ del 6 settembre 2007). Giunta all'Ospedale D._ le è stata diagnosticata una frattura minimamente dislocata del capitello radiale sinistro, che è stata trattata in modo conservativo (Rapporti medici del 17 agosto e 19 septembre 2007). La SUVA ha quindi riconosciuto le prestazioni previste dalla legge (cure mediche e indennità giornaliere) ed ha eseguito ulteriori accertamenti medici in merito all'accaduto. Secondo la valutazione eseguita il 6 marzo 2009 dal Dr. med. E._, specialista FMH in chirurgia del dipartimento di medicina assicurativa SUVA, Lucerna, la frattura del gomito sinistro era guarita senza complicazioni o conseguenze.\nCon decisione su opposizione del 24 giugno 2009, che confermava l'originaria decisione del 18 maggio precedente, la SUVA ha sospeso le proprie prestazioni a far tempo dal 1° giugno 2009, siccome i disturbi ancora lamentati dall'assicurata non erano più in relazione di causalità con l'infortunio del 17 agosto 2007 e con le conseguenze immediate dello stesso. Con sentenza del 29 marzo 2010 del Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, la decisione su opposizione è stata poi però annullata e l'incarto rinviato alla SUVA per nuovi accertamenti.\nA conferma di un'ulteriore decisione, emessa il 9 settembre 2009, e sulla base di una perizia del 16 ottobre 2009 del Dr. med. F._, medico specialista in otorinolaringoiatria, chirurgia maxilo-facciale e medicina del lavoro presso la SUVA, Lucerna, con decisione su opposizione del 21 ottobre 2009 la SUVA ha ribadito che i disturbi alla mascella inferiore non erano riconducibili all'incidente del 17 agosto 2007. Con sentenza del 29 marzo 2010, la decisione su opposizione è stata poi però annullata e l'incarto rinviato alla SUVA, affinché accertasse l'eziologia dei nuovi disturbi denunciati, localizzati alla mascella inferiore, e si pronunciasse nuovamente sulla fattispecie.\nI risultati della perizia fatta eseguire in seguito alle citate pronunce del Tribunale cantonale delle assicurazioni dal Prof. Dr. med. G._, FMH in anestesiologia, Losanna, sono stati messi in dubbio dal Dr. med. E._, del dipartimento di medicina assicurativa della SUVA, Lucerna, ragione per la quale la SUVA ha poi richiesto il parere basato su accertamenti di carattere ortopedico-reumatologico, neurologico e psichiatrico reso dall'ospedale H._ il 31 gennaio 2013. A proposito di quest'ultimo, la ricorrente ha quindi prodotto la presa di posizione del Prof. Dr. med. G._ del 1° novembre 2013. Proceduto nel senso indicato, con decisione del 20 maggio 2014, confermata su opposizione il 1° giugno successivo, la SUVA ha ribadito che i disturbi lamentati dall'assicurata dopo il 31 maggio 2009 non erano più in relazione di causalità con l'infortunio del 17 agosto 2007.\nB.\nLa citata decisione è stata confermata dal Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, con sentenza del 15 aprile 2015.\nC.\nCon ricorso del 20 maggio 2015, A._ chiede: in via principale, che la sentenza della Corte cantonale venga annullata, e che vengano riconosciuti un'incapacità lavorativa e il diritto a un'indennità giornaliera completi anche dopo il 17 agosto 2007; in via subordinata, che l'incarto sia rinviato alla Corte cantonale, affinché proceda a ulteriori accertamenti e renda una nuova decisione; in via ancor più subordinata, che l'incarto sia rinviato alla SUVA, affinché proceda a ulteriori accertamenti e renda una nuova decisione.\nIl Tribunale federale non ha ordinato nessuno scambio di scritti."} -{"id":"19ed69b8-20fb-4088-b0d4-b82b423b413e","text":"Fatti:\nA. A.A._, cittadino portoghese, già beneficiario in Svizzera di permessi per stagionali dall'aprile 1988, ha ottenuto dapprima un permesso di dimora (30 gennaio 1992), quindi un permesso di domicilio (21 gennaio 1994). Nel settembre 1995 è rientrato in Portogallo.\nA partire dal 1° giugno 1999, A.A._ - nel frattempo diventato padre di una bambina, rimasta in Portogallo con la madre - ha nuovamente lavorato in Svizzera, in qualità di stagionale.\nIl 31 ottobre 2002 ha ottenuto un permesso di dimora CE\/AELS e, a far tempo dal 1° novembre 2007, è stato posto al beneficio di un'autorizzazione di domicilio CE\/AELS.\nB. Il 27 maggio 2008, A.A._ si è sposato con la cittadina rumena B._, da cui, nel giugno 2008, ha avuto il figlio C.A._, pure lui titolare della nazionalità portoghese e di un permesso di domicilio CE\/AELS.\nCon sentenza del 13 gennaio 2011, il Giudice civile competente ha autorizzato i coniugi a vivere separati e ha affidato il figlio a A.A._, la madre essendo di ignota dimora dall'agosto precedente.\nC. A.A._ è stato in passato oggetto di procedimenti penali sfociati in condanne a suo carico.\nCon decreto d'accusa del 1° dicembre 2008, egli è stato condannato alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere da fr. 60.-- ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, e ad una multa di fr. 1'100.--, per grave infrazione alle norme della circolazione.\nDopo essere stato arrestato il 13 gennaio 2010 ed essere rimasto in stato di detenzione fino al 7 giugno successivo, con sentenza del 15 settembre 2010 A.A._ è stato condannato dalla Corte delle assise criminali ad una pena detentiva di 3 anni - a valere quale pena unica giusta l' e senza che fosse revocata la sospensione condizionale della pena pecuniaria inflittagli in precedenza - di cui due anni e sei mesi sospesi condizionalmente con un periodo di prova di quattro anni, per ripetuta infrazione, in parte aggravata, alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope (LStup; RS 812.121).\nD. Sulla base di questi fatti, segnatamente della seconda condanna menzionata, il 21 gennaio 2011 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino ha revocato il permesso di domicilio CE\/AELS a A.A._, per motivi di ordine pubblico. Essa gli ha quindi intimato di lasciare il territorio elvetico entro il 28 febbraio 2011.\nTale provvedimento è stato confermato su ricorso, dapprima dal Consiglio di Stato, con decisione del 3 maggio 2011, quindi dal Tribunale cantonale amministrativo, che si è espresso in merito con sentenza del 23 settembre 2011.\nE. Il 2 novembre 2011, A.A._ ha inoltrato un ricorso davanti al Tribunale federale con cui, in riforma del giudizio del Tribunale cantonale amministrativo, chiede che la revoca del suo permesso di domicilio sia annullata.\nCon decreto presidenziale del 3 novembre 2011, al gravame è stato concesso l'effetto sospensivo.\nIn corso di procedura, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa hanno fatto rinvio anche la Sezione della popolazione e l'Ufficio federale della migrazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte. Al 27 febbraio 2012 risalgono le ultime osservazioni depositate dal ricorrente, di cui verrà detto, per quanto necessario, nel seguito."} -{"id":"01092ca0-2b6f-4df5-9556-114e390c4b9c","text":""} -{"id":"0b5dfca4-5583-46a9-bd32-8fa53ca2d4dc","text":"Fatti:\nA. Nel 1993 C._, amministratore e azionista unico della C._SA, ha rimesso 45 azioni al portatore (su 100) a D._, il quale le ha depositate presso E._ con l'incarico di consegnarle, quando sarebbe morto, a A._, sua convivente. D._ è deceduto l'11 marzo 2001 e A._ ha ricevuto i titoli. L'amministratore della C._SA si è però rifiutato di riconoscerle la qualità di azionista, perché a suo dire le azioni erano state affidate ad D._ soltanto in pegno, a garanzia di un mutuo. Durante l'assemblea generale del 18 febbraio 2003 a A._ e al suo avvocato B._, al quale la donna aveva a sua volta ceduto 40 azioni, è perciò stato negato il diritto di partecipare alle deliberazioni.\nB. L'8 aprile 2003 A._ e B._, dichiaratisi proprietari e possessori di 45 azioni, hanno avviato una causa civile contro la C._SA davanti al Pretore di Bellinzona: hanno chiesto che fosse annullata l'assemblea generale del 18 febbraio 2003, essendo loro stati privati del diritto di voto, e di accertare la nullità e quindi di riconvocare tutte le assemblee svoltesi dopo la morte di D._, durante le quali era stata accertata la presenza di tutti gli azionisti benché i titolari delle 45 azioni in discussione non fossero mai stati convocati.\nLa convenuta ha eccepito la nullità delle azioni, che non erano state firmate dall'amministratore della società, nonché il difetto di legittimazione attiva degli attori, avendo D._ detenuto i titoli solo in pegno e non essendo A._ né moglie né sua erede.\nIl Pretore ha accolto l'eccezione e respinto la petizione con sentenza del 7 febbraio 2008. La successiva appellazione di A._ e B._ è stata a sua volta respinta il 28 luglio 2009 dalla II Camera civile del Tribunale di appello ticinese.\nC. B._ e A._ insorgono davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 14 settembre 2009. Chiedono che l'assemblea generale del 18 febbraio 2003 sia annullata e che al consiglio di amministrazione sia ordinato di riconvocarla con il medesimo ordine del giorno; inoltre che sia accertata la nullità di tutte le assemblee generali svoltesi dopo l'11 marzo 2001 e che al consiglio di amministrazione sia ordinato di riconvocarle tutte per l'esame e l'approvazione dei conti dall'anno 2000 in poi.\nLa C._SA ha proposto di respingere il ricorso, nella misura in cui fosse ammissibile, con risposta del 28 ottobre 2009. L'autorità cantonale non si è espressa."} -{"id":"89143fbd-e7ad-4f4a-b18c-a52800251486","text":""} -{"id":"1cb1d44e-533f-42b3-92e2-7f5170dfbd8c","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° marzo 1995 (vedasi Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino, di seguito Bollettino ufficiale o BU 1995, 39) è entrata in vigore nel Cantone Ticino la legge sui trasporti pubblici (LTPub; RL\/TI 7.4.1.1 ora 752.100), il cui art. 35 era del seguente tenore:\n\"Art. 35\n1I titolari di diritti reali o personali su edifici ed impianti privati, generatori di importanti correnti di traffico, sono tenuti a partecipare alle spese per il collegamento alla rete di trasporto pubblico e per l'esercizio della relativa linea.\n2L'ammontare della tassa, che non può superare il 50 % del disavanzo d'esercizio, è fissato dal Consiglio di Stato.\n3L'importo a carico di ciascun obbligato è definito in funzione del volume di traffico generato e dei vantaggi particolari ottenuti.\n4Il Regolamento stabilisce le ulteriori condizioni.\n5I privati interessati possono ricorrere contro il suo ammontare al Tribunale della pianificazione del territorio, nel termine di 30 giorni dall'approvazione dell'offerta da parte del Gran Consiglio.\"\nIl relativo regolamento di applicazione per potere procedere al prelievo della tassa prevista nel sopramenzionato disposto non è mai stato adottato.\nB.\nIl 1° gennaio 2015, successivamente alla modifica adottata il 17 dicembre 2014 dal Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino (BU 2015, 34) e dopo un iter parlamentare che non occorre qui rievocare, è entrato in vigore il nuovo art. 35 LTPub, del seguente contenuto:\n\"Art. 35\nChi genera importanti correnti di traffico è tenuto a contribuire al finanziamento dell'offerta di trasporto pubblico tramite il versamento di una tassa di collegamento.\"\nC.\nIl 14 dicembre 2015 il Gran Consiglio ticinese ha adottato (richiamandosi tra l'altro al Messaggio del Consiglio di Stato del 4 novembre 2015 concernente la modifica della legge sui trasporti pubblici del 6 dicembre 1994 - Tassa di collegamento a carico dei generatori di importanti correnti di traffico a parziale copertura dei costi del trasporto pubblico [di seguito: Messaggio del 4 novembre 2015]; vedasi anche il mandato a quest'ultima autorità contenuto nella norma transitoria figurante nella modifica del 17 dicembre 2014 in BU 2015, 34) una modifica della legge sui trasporti pubblici concernente le seguenti disposizioni (vedasi BU 2016, 322) :\n\"Art. 11 cpv. 1\n1L'offerta di trasporto è poi adottata dal Consiglio di Stato e intimata ai Comuni interessati.\nArt. 30 cpv. 3 e 4 (nuovo)\n3 Il contributo dei Comuni per gli investimenti è stabilito dal Consiglio di Stato in funzione dei vantaggi loro derivanti, come, ad esempio, il miglioramento dell'accessibilità e della sicurezza locali, la riduzione delle immissioni, la migliore sistemazione urbanistica. Nello stabilire il contributo si tiene pure conto della capacità economica dei Comuni stessi.\n4 Contro la decisione del Consiglio di Stato, i Comuni hanno la facoltà di ricorso al Gran Consiglio; è applicabile la legge sulla procedura amministrativa (LPAmm) del 24 settembre 2013.\nCapitolo IV\nTassa di collegamento\nCapitolo V\nTraffico regionale\nAbrogato\nArt. 35a Destinazione della tassa\nIl provento della tassa di collegamento è vincolato al finanziamento delle spese di gestione dell'offerta di trasporto pubblico ai sensi dell'art. 23 cpv. 2 e concorre a coprire l'onere a carico del Cantone, dedotti i contributi della Confederazione, dei Comuni e di terzi.\nArt. 35b (nuovo) Assoggettamento\n1La tassa di collegamento è prelevata nei Comuni in cui si applica il regolamento cantonale posteggi privati, giusta gli art. 42 segg. legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (Lst [sic!]).\n2Sono assoggettati alla tassa i proprietari di fondi o di un insieme di fondi in connessione spaziale o funzionale, sui quali vi sono posteggi per almeno 50 autoveicoli; non si computano i posti auto destinati al servizio di abitazioni.\n3La Confederazione, il Cantone e i Comuni, come pure gli altri enti di diritto pubblico, sono assoggettati alla tassa analogamente ai privati, ma limitatamente ai posteggi per il personale e per altri utenti che si spostano in modo sistematico (art. 35e cpv. 1 lett. a).\nArt. 35c (nuovo) Debitore della tassa\nDebitore della tassa di collegamento è il singolo proprietario fondiario, limitatamente ai posti auto presenti sul suo fondo o sui suoi fondi, anche quando l'assoggettamento alla tassa è determinato dalla connessione spaziale o funzionale di un insieme di fondi appartenente a proprietari diversi.\nArt. 35d (nuovo) Esenzioni\nSono esentati dalla tassa i posteggi precisati dal Consiglio di Stato per attività turistiche, di svago e culturali, nonché per luoghi di culto. Sono inoltre esentati dalla tassa i posteggi pubblici definiti dal Consiglio di Stato.\nArt. 35e (nuovo) Ammontare della Tassa\n1La tassa è stabilita dal Consiglio di Stato in funzione del numero di posti auto, distinguendo tra la categoria di posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico, e la categoria di posteggi destinati a clienti e visitatori, in modo da coprire di principio un terzo delle spese di gestione (art. 23 cpv. 2), ritenuti in ogni caso i seguenti importi minimi e massimi:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico importo minimo fr. 1.--, massimo fr. 3.50 al giorno per singolo posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori importo minimo fr. 1.--, al massimo fr. 3.-- al giorno per singolo posto auto.\n2Gli importi minimi e massimi sono indicizzati all'evoluzione dei prezzi (riferimento: gennaio 2016).\n3Ai posteggi con meno di 100 posti auto si applica una riduzione progressiva della tassa, laddove la riduzione massima ammonta al 15 % ed è conseguita in presenza di 50 posti auto.\n4Per i posteggi ad uso misto si procede ad una valutazione approssimativa delle destinazioni e si applica proporzionalmente la relativa tassa.\n5La tassa è dovuta per i giorni di effettivo esercizio dei posteggi, ritenuti di regola 360 giorni all'anno per quelli connessi ad attività in esercizio ogni giorno, 300 giorni per quelle in esercizio sei giorni alla settimana e 250 giorni per quelle in esercizio fino a cinque giorni alla settimana.\n6Nel caso in cui il numero o la destinazione dei posteggi differisse da quella autorizzata, si applica l'art. 35g.\nArt. 35f (nuovo) Riduzione della tassa\n1Gli assoggettati che riducono volontariamente il numero dei posti auto in esercizio beneficiano di una riduzione della tassa.\n2Un posto auto si considera dismesso quando è reso durevolmente inaccessibile agli autoveicoli e la dismissione è notificata al Municipio giusta l'art. 11 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991.\n3La riduzione è concessa una tantumed ammonta all'importo della tassa teoricamente dovuta durante un intero anno per i posti auto dismessi.\n4La riduzione di posteggi in applicazione dell'art. 60 cpv. 4 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011 permette di ottenere una riduzione ulteriore della tassa, equivalente al 25 % dell'importo della tassa teoricamente dovuta durante un anno intero per i posti auto così dismessi.\n5La riduzione di cui al cpv. 4 è accordata per analogia anche in caso di formazione di nuovi posteggi in misura inferiore al numero dei posteggi necessari giusta l'art. 60 cpv. 1, 2 e 3 RLst.\nArt. 35g (nuovo) Posteggi abusivi\n1In base alla situazione di fatto e sino alla cessazione dell'uso indebito o al conseguimento di un'autorizzazione a posteriori, i proprietari dei fondi interamente o parzialmente adibiti a posteggio in assenza di valida autorizzazione edilizia sono soggetti al pagamento di un importo sostitutivo della tassa di collegamento.\n2L'importo sostitutivo della tassa di collegamento corrisponde all'ammontare della medesima, ritenuto l'ammontare in vigore più elevato tra quelli di cui all'art. 35e cpv. 1, computato per 360 giorni.\n3L'importo sostitutivo è prelevato dall'autorità competente. Fanno stato gli art. 35h-35n.\nArt. 35h (nuovo) Procedura a) obbligo di dichiarazione e collaborazione\n1I proprietari assoggettati alla tassa sono tenuti a dichiarare all'autorità competente i dati necessari per il calcolo della tassa e a notificare i relativi cambiamenti.\n2I proprietari assoggettati sono tenuti a fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta.\nArt. 35i (nuovo) b) accertamento\nL'autorità competente ha la facoltà di compiere tutti gli atti necessari all'imposizione della tassa, segnatamente di eseguire o far eseguire il conteggio dei posteggi potenzialmente oggetto della tassa, se necessario anche senza preavviso e accedendo alla proprietà privata.\nArt. 35l (nuovo) c) decisione\n1L'autorità competente determina annualmente l'ammontare della tassa mediante decisione di tassazione.\n2Se i proprietari assoggettati, nonostante diffida, non soddisfano i loro obblighi procedurali oppure se la tassa non può essere accertata esattamente per mancanza di dati, l'autorità competente esegue la tassazione d'ufficio in base a una valutazione ponderata.\nArt. 35m (nuovo) d) reclamo\n1Contro la decisione di tassazione è data facoltà di reclamo all'autorità competente, entro il termine di 30 giorni dalla notificazione.\n2L'autorità competente prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell'istruttoria, con le medesime facoltà che le spettano in sede di tassazione, sentiti gli assoggettati, può modificare la tassazione anche a loro svantaggio.\n3Non è permesso ritirare il reclamo quando emerge dalle circostanze che la decisione di tassazione era insufficiente.\nArt. 35n (nuovo) e) ricorso\n1I proprietari assoggettati possono impugnare con ricorso scritto la decisione su reclamo dell'autorità competente, entro 30 giorni dalla notifica, davanti alla Camera di diritto tributario.\n2Nell'esame del ricorso, la Camera di diritto tributario ha le medesime attribuzioni dell'autorità competente nella procedura di accertamento.\n3Si applicano per il resto gli art. da 227 a 231 della legge tributaria del 21 giugno 1994.\nArt. 35o (nuovo) f) modifica della decisione di tassazione\n1In caso di modifica di circostanze rilevanti è data in ogni tempo la facoltà di chiedere all'autorità competente la modifica della decisione di assoggettamento.\n2La modifica ha effetto solo a far tempo dalla data della richiesta.\nArt. 35p (nuovo) Esigibilità\nLa tassa di collegamento è dovuta dal momento in cui sono date le condizioni di assoggettamento.\nArt. 35q (nuovo) Prescrizione\n1Il diritto di tassare si prescrive in cinque anni da quando sono date le condizioni di assoggettamento.\n2La prescrizione non inizia a decorrere, o è sospesa, durante la procedura di reclamo e di ricorso.\nArt. 35r (nuovo) Disposizioni penali\n1Chiunque viola intenzionalmente o per negligenza un obbligo che gli incombe giusta la presente legge oppure una disposizione presa in applicazione di quest'ultima, in particolare non adempie gli obblighi di dichiarazione e collaborazione, oppure ostacola l'accertamento dei dati necessari all'imposizione della tassa, è punito con la multa fino a fr. 10'000.--.\n2Le multe sono pronunciate dall'autorità competente per la decisione di tassazione.\n3Alla procedura si applica la legge di procedura per le contravvenzioni.\nArt. 35s (nuovo) Disposizioni esecutive\nIl Consiglio di Stato emana il regolamento di applicazione in cui definisce l'autorità competente e stabilisce le prescrizioni di dettaglio.\nArt. 35t (nuovo) Norma transitoria\n1La tassa di collegamento è soggetta a un periodo di prova della durata di 3 anni dalla sua entrata in vigore. Entro questo termine il Consiglio di Stato allestisce all'attenzione del Gran Consiglio un rapporto riguardo gli effetti della stessa, sia dal profilo finanziario, sia dal profilo della mobilità e dell'evoluzione del numero e della collocazione dei posteggi assoggettati alla tassa.\n2Il Gran Consiglio si pronuncia in merito al suo mantenimento.\"\nLa modifica legislativa è stata pubblicata sul Foglio ufficiale ticinese del 18 dicembre 2015 (FU) n. 100\/2015 pag. 10517, con l'indicazione del termine di referendum. Essa è stata accolta in votazione popolare il 5 giugno 2016. Contestualmente all'adozione di queste nuove norme, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha, a sua volta, adottato il regolamento sulla tassa di collegamento (RTColl) del 28 giugno 2016 del seguente tenore:\n\"Art. 1 Scopo\nIl presente regolamento disciplina la tassa di collegamento di cui agli art. 35 e segg. della legge sui trasporti pubblici (LTPub) del 6 dicembre 1994.\nArt. 2 Autorità competente (art. 35h-35o, 35r LTPub)\n1La Sezione della mobilità del Dipartimento del territorio è l'autorità competente a prelevare la tassa di collegamento.\n2Essa esercita tutte le funzioni conferite dalla LTPub all'autorità competente, con facoltà di delegare a terzi il conteggio e i controlli dei posteggi assoggettati o potenzialmente assoggettati alla tassa.\nArt. 3 Comuni in cui si preleva la tassa (art. 35b cpv. 1 LTPub)\nLa tassa di collegamento è prelevata nei Comuni elencati nell'allegato 1 al regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\nArt. 4 Posteggi non soggetti alla tassa (art. 35 e 35b cpv. 2 LTPub)\nNon sono soggetti alla tassa i posti auto e gli spazi destinati esclusivamente:\na) al servizio di abitazioni;\nb) a veicoli di servizio, fornitori, carico e scarico, esposizione e deposito.\nArt. 5 Connessione spaziale e funzionale (art. 35b cpv. 2 LTPub)\n1Sono in connessione spaziale i posteggi autorizzati come impianto unitario.\n2Sono in connessione funzionale i posteggi al servizio della medesima costruzione o complesso di costruzioni, come pure quelli che possono essere utilizzati indifferentemente dalla medesima utenza.\nArt. 6 Esenzioni ( [sic!])\n1Sono esentati dalla tassa i posti auto destinati esclusivamente per:\na) attività alberghiere e di ristorazione;\nb) attività di svago e culturali (strutture sportive ed espositive, cinematografi, teatri, ecc.);\nc) luoghi di culto;\nd) i visitatori di strutture sociosanitarie.\n2Sono inoltre esentati:\na) i posteggi pubblici definiti come tali dai piani regolatori ai sensi della legge sullo sviluppo territoriale (LST) del 21 giugno 2011, limitatamente ai posti auto non riservati o concessi in abbonamento a utenti che si spostano sistematicamente (pendolari);\nb) i posteggi di interscambio (Park and Ride);\nc) i posteggi di attestamento definiti dal piano direttore (art. 8 segg. LST).\nArt. 7 Ammontare della tassa ( [sic!])\nLa tassa di collegamento è stabilita:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico in fr. 3.50 al giorno per posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori in fr. 1.50 al giorno per posto auto.\nArt. 8 Riduzione della tassa (art. 35f LTPub)\n1La riduzione della tassa è stabilita di regola con la decisione di tassazione (art. 11).\n2La riduzione della tassa di cui al cpv. 3 dell'art. 35f LTPub decade, se entro il termine di 10 anni i posti auto dismessi sono ripristinati. La Sezione della mobilità stabilisce l'importo da restituire in base ai posti auto ripristinati, diminuendo la pretesa proporzionalmente al periodo di effettiva dismissione.\n3La riduzione della tassa di cui al cpv. 4 dell'art. 35f LTPub è riconosciuta annualmente, nella misura in cui viene mantenuta la relativa riduzione di posteggi.\n4Quanto stabilito al cpv. 3 vale anche nel caso di riduzione di posteggi avvenuta prima dell'entrata in vigore della tassa di collegamento.\n5Se le condizioni per il conferimento della riduzione sono realizzate unicamente per una parte del periodo di tassazione (art. 11 cpv. 1), la riduzione è riconosciuta pro rata temporis.\nArt. 9 Procedura a) dichiarazione (art. 35h LTPub)\n1La dichiarazione dei proprietari deve indicare i fondi su cui sono ubicati i posteggi, la loro destinazione e il numero dei posti auto.\n2Alla prima dichiarazione, e successivamente in caso di modifica, va allegata la licenza edilizia con il piano di progetto approvato relativo ai posteggi.\nArt. 10 b) accertamento (art. 35i LTPub)\n1La Sezione della mobilità può richiedere o richiamare la documentazione attestante le circostanze rilevanti ai fini dell'assoggettamento, in particolare la licenza edilizia e il computo dei posteggi autorizzati secondo gli art. 51 - 62 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\n2In caso di conteggio in loco dei posteggi viene data al proprietario facoltà di partecipare; è tuttavia riservata la possibilità di effettuare conteggi senza preavviso.\nArt. 11 c) determinazione della tassa (art. 35e cpv. 5, 35l cpv. 1 LTPub)\n1La tassa è fissata e riscossa ogni anno per il periodo corrispondente all'anno civile.\n2Se le condizioni d'assoggettamento sono realizzate unicamente per una parte di tale periodo, la tassa è riscossa pro rata temporis.\nArt. 12 d) pagamento della tassa\n1La tassa deve essere pagata nei trenta giorni successivi alla sua scadenza.\n2Il debitore della tassa paga, per gli importi che non ha versato entro il termine stabilito, l'interesse di ritardo di cui all'art. 243 cpv. 1 della legge tributaria del 21 giugno 1994. L'interesse è dovuto anche in caso di reclamo o di ricorso.\n3Su richiesta del contribuente, la Sezione della mobilità può suddividere il pagamento della tassa fino a tre rate. È in ogni caso applicabile l'interesse di ritardo.\nArt. 13 Entrata in vigore\n(...) \"\nLe modifiche legislative e il nuovo regolamento sono stati pubblicati sul Bollettino ufficiale del 1° luglio 2016 (BU 2016, 322) e la loro entrata in vigore è stata fissata al 1° agosto 2016.\nD.\nIl 18 agosto 2016 la J._ SA ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, che ha completato il 30 agosto 2016. In via principale rispettivamente in via subordinata chiede che siano annullate rispettivamente abrogate le modifiche del 14 dicembre 2015 della LTPub, ossia gli art. 35a a 35t LTPub nonché l'art. 35 LTPub così come le disposizioni del regolamento del 28 giugno 2016 sulla tassa di collegamento, cioè gli art. 1 a 13 RTColl. Secondo la ricorrente gli articoli di legge in questione disattendono il diritto federale, segnatamente gli (imposizione fiscale), 5, 8 e 9 Cost. (principi della legalità, della buona fede, dell'uguaglianza giuridica, divieto dell'arbitrio), 26 e 36 Cost. (garanzia della proprietà) nonché 27, 36 e 94 Cost. (principio della libertà economica, parità di trattamento tra concorrenti diretti).\nChiamato ad esprimersi il Consiglio di Stato, agendo per sé ed in rappresentanza del Gran Consiglio, ha domandato che, per quanto ammissibile, l'impugnativa sia respinta. Le parti sono in seguito state invitate a depositare una replica e una duplica. La ricorrente ha rinunciato a presentare ulteriori osservazioni.\nE.\nCon decreto presidenziale del 7 settembre 2016 l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo e di altre misure cautelari contenuta nel gravame è stata dichiarata priva d'oggetto nel senso dei considerandi. In effetti, con decreto presidenziale del 2 settembre 2016 emanato in una parallela vertenza concernente la medesima fattispecie (causa 2C_664\/2016) il provvedimento richiesto era già stato accordato, nel senso che l'art. 11 cpv. 1, l'art. 30 cpv. 3 e 4 nonché gli art. 35a a 35t LTPub e gli art. 1 a 13 RTColl non potevano essere applicati fino al giudizio di merito del Tribunale federale e che nell'intervallo vigeva tuttora la situazione giuridica previgente."} -{"id":"21aef614-3ae4-4526-8d71-668496ec2693","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Costituita agli inizi degli anni '70, ff._SA, attualmente ff._SA in liquidazione (di seguito: ff._SA o società), aveva quale scopo essenziale la consulenza finanziaria, la gestione patrimoniale e il commercio di valori mobiliari. C._ ha fatto parte del Consiglio di amministrazione della società (CdA) quale presidente dal 1983 al 26 aprile 2004.\nIl 29 marzo 2004 un cliente di ff._SA ha inoltrato una denuncia penale in particolare per i titoli di truffa e amministrazione infedele, preludio di una serie di denunce presentate da numerosi altri clienti della società. È stata così avviata un'inchiesta penale che ha condotto sul banco degli imputati, tra gli altri, C._.\nB.\nCon sentenza del 14 dicembre 2012, la Corte delle assise criminali ha riconosciuto C._ autore colpevole di cattiva gestione e di amministrazione infedele qualificata, condannandolo alla pena detentiva di 2 anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché al pagamento in favore dello Stato di un risarcimento equivalente di fr. 300'000.--. C._ è stato inoltre condannato al pagamento, in solido con altri coimputati, di vari importi ai numerosi accusatori privati. La Corte delle assise criminali ha confiscato [recte: mantenuto il sequestro conservativo di] valori patrimoniali di pertinenza del condannato. Ha infine devoluto il risarcimento compensatorio in favore degli accusatori privati i cui crediti sono stati riconosciuti.\nC.\nIn parziale accoglimento dell'appello del condannato, con sentenza del 18 agosto 2014, rettificata in data 29 settembre 2014, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha riconosciuto C._ autore colpevole di cattiva gestione per dolo eventuale e di amministrazione infedele qualificata. Ritenuta la violazione del principio della celerità e considerato il lungo tempo trascorso, gli ha inflitto una pena detentiva di 18 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni. Lo ha inoltre condannato al versamento di vari importi, in parte in solido con altri coimputati, in favore di diversi accusatori privati, nonché al pagamento in favore dello Stato di un risarcimento compensatorio di fr. 300'000.--, a garanzia del quale la CARP ha ordinato il sequestro conservativo di alcuni beni di pertinenza di C._. Ha infine devoluto il risarcimento compensatorio, previo soddisfacimento di tasse e spese di giustizia, in favore degli accusatori privati, i cui crediti sono stati riconosciuti.\nD.\nC._ adisce il Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando, previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento della sentenza della CARP, il suo proscioglimento dalle imputazioni di cattiva gestione e di amministrazione infedele qualificata, l'annullamento di tutte le condanne risarcitorie e la revoca dei sequestri gravanti i suoi beni.\nCon decreto presidenziale del 25 novembre 2014 al ricorso è stato conferito un parziale effetto sospensivo limitatamente alla condanna al pagamento dei risarcimenti riconosciuti agli accusatori privati, nonché del risarcimento equivalente in favore dello Stato.\nInvitati a esprimersi sull'impugnativa, il Ministero pubblico del Cantone Ticino rinuncia a formulare osservazioni, come pure l'autorità precedente, che si rimette al prudente giudizio del Tribunale federale. G._ comunica di non avere osservazioni da presentare, gg._Inc. si limita a chiedere la conferma della sentenza impugnata e così anche aa._Ltd con particolare riferimento al risarcimento riconosciutole. A conclusione delle loro osservazioni, i Clienti 03, 05, 02 e 04, K._, dd._Inc., cc._Familienstiftung, ee._Inc. e l'opponente J._, unico beneficiario delle predette strutture societarie, nonché bb._Inc. (di seguito: opponenti 7-16) postulano la reiezione del gravame per quanto ammissibile. Anche ff._SA in liquidazione (di seguito: opponente 17) chiede che il ricorso sia respinto. Gli altri accusatori privati sono rimasti silenti. L'insorgente ha esplicitamente rinunciato a replicare."} -{"id":"6779ff43-e93b-4719-9477-71844aa8b68e","text":""} -{"id":"3b5817e6-ea0e-4c72-8efe-847bf90b350a","text":"Fatti:\nA.\nCon reclamo del 17 agosto 2015, A._ ha lamentato la \"mancata emissione, nonostante ripetute richieste e solleciti, della notifica di tassazione per I'anno 2012 () \". La Divisione delle contribuzioni ha trasmesso il reclamo alla Camera di diritto tributario ritenendo che il ricorso per denegata giustizia dovesse essere direttamente indirizzato all'autorità di ricorso. Il 23 febbraio 2016 la Camera di diritto tributario del Cantone Ticino ha respinto il gravame.\nB.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 4 aprile 2016, A._ ha impugnato quest'ultimo giudizio davanti al Tribunale federale chiedendone la riforma. In risposta al decreto del 10 agosto 2016 del Tribunale federale, con lettera del 2 settembre 2016 la Divisione delle contribuzioni ha comunicato a quest'ultimo che, in data 22 agosto 2016, l'Ufficio competente aveva proceduto alla tassazione in questione. Il 20 settembre 2016 l'insorgente ha a sua volta comunicato al Tribunale federale di ritenere che l'emanazione della tassazione non rende il ricorso privo di oggetto, ma determina la soccombenza della controparte. Egli ha pertanto chiesto che il ricorso venga accolto, protestando spese e ripetibili sia per la sede federale che per quella cantonale."} -{"id":"59f64639-4619-4d7e-8611-3270f3055e4b","text":"Fatti:\nA.\nIl 4 settembre 2017 la Procura della Repubblica di X._ (Brasile) ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria internazionale in materia penale nell'ambito di un procedimento penale avviato tra l'altro nei confronti di A._Corp. per riciclaggio di denaro.\nB.\nCon tre decisioni di chiusura del 28 maggio 2018, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha autorizzato la trasmissione all'autorità richiedente di documentazione riguardante tre relazioni presso tre istituti di credito intestate a A._Corp. Quest'ultima e B._, avente diritto economico delle tre relazioni, sono insorti dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) che, congiunte le cause, con giudizio del 25 settembre 2018 ha respinto i ricorsi in quanto ammissibili.\nC.\nAvverso questa sentenza A._Corp. e B._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullarla e di riformarla nel senso di respingere la domanda di assistenza e di non trasmettere determinati documenti all'autorità estera.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"d8979032-dcc9-4a01-8215-360fd470c6d5","text":""} -{"id":"34078162-8f42-4b10-8f69-d1d1824f467e","text":""} -{"id":"36b8d822-844e-440f-aaf0-330ffe549cc0","text":""} -{"id":"039ee304-853b-44db-9b1b-a29102585d13","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con sentenza del 12 dicembre 1996 il Tribunale del distretto Moesa ha pronunciato la separazione per tempo indeterminato tra i coniugi A.A._ e B.A._. La moglie è rimasta con i figli nell'abitazione coniugale a U._ mentre il marito si è trasferito a V._. A.A._ e B.A._ sono al beneficio di una rendita di vecchiaia AVS, il cui importo non è stato plafonato tenuto conto della cessazione della comunione domestica.\nA.b. Nell'ambito di una procedura di revisione delle prestazioni complementari in favore di B.A._, la Cassa di compensazione AVS del Cantone dei Grigioni (di seguito Cassa), preso atto che i coniugi abitavano nello stesso appartamento dal 18 agosto 2014, ha emesso due distinte decisioni in data 17 agosto 2017, con cui ha predisposto la limitazione massima delle rendite AVS per i coniugi con effetto retroattivo dal settembre 2014 e richiesto la restituzione degli importi indebitamente percepiti. A seguito dell'opposizione interposta dai ricorrenti il 14 settembre 2017, la Cassa ha confermato la propria pronuncia con decisione del 17 novembre 2017.\nB.\nA.A._ e B.A._ si sono aggravati il 18 dicembre 2017 al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni, chiedendo che le due rendite di vecchiaia venissero loro corrisposte integralmente e le decisioni della Cassa sulla riduzione della rendita AVS e sulla richiesta di restituzione annullate. Con giudizio del 12 giugno 2018 la Corte cantonale ha respinto le impugnative.\nC.\nIl 29 agosto 2018 (timbro postale) A.A._ e B.A._ inoltrano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiedono di annullare il giudizio cantonale, rispettivamente le decisioni delle Cassa, come pure di riconoscere loro il diritto a due rendite individuali non plafonate."} -{"id":"0802005d-89af-460d-a757-de892c2e00e5","text":""} -{"id":"9b4ef1d3-2eb6-4c3b-8a03-5fb0c651e062","text":"Fatti:\nA.\nI membri della comunione ereditaria fu P.A._ e Q.A._, ossia A.A._, B.A._, C.A._, D.A._, E._, R._ e S._, T._ ed F._ (in seguito: comunione ereditaria A._) erano proprietari di numerose particelle nel Comune di X._. Esse si estendevano globalmente su 40'178 m2 stimati in complessivi fr. 241'578.85. Tra le particelle figurava in particolare, in località Y._, il mappale n. 2110, con una superficie di 2'497 m2 (recte: 2'467 m2), situato in zona edificabile per 997 m2e di natura forestale per la parte rimanente.\nB.\nIl 5 marzo 1997 il Consiglio di Stato ha ordinato la costituzione del Consorzio per l'esecuzione del raggruppamento terreni a carattere generale nel Comune di X._, che ha allestito il progetto di nuovo riparto dei fondi, approvato dal Governo il 21 dicembre 2005. Il nuovo riparto dei fondi prevedeva l'attribuzione alla comunione ereditaria A._ di cinque fondi per complessivi 39'069 m2e un valore di fr. 260'444.40. In località Y._ le è stata assegnata la particella n. 653 RT, di complessivi 2'821 m2, di cui 1'110 m2edificabili, gravata con un diritto di passo a favore di un fondo confinante.\nC.\nContro il nuovo riparto, la comunione ereditaria A._ è insorta con un ricorso al Consiglio di Stato, che ha demandato la competenza per l'evasione delle impugnative alla Commissione di ricorso di prima istanza. Con decisione del 12 maggio 2009 tale Commissione ha evaso il gravame ridefinendo i confini dei mappali interessati, tra i quali la particella n. 653 RT, dalla quale è stata in particolare ricavata una nuova particella n. 707 RT, attribuita alla comunione ereditaria K._. A seguito delle modifiche apportate, le interessenze della comunione ereditaria A._ sono state ridotte a 38'559 m2, stimati in fr. 156'615.40.\nD.\nCon sentenza del 29 agosto 2014 (incarto n. 52.2011.306) il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto un ricorso presentato da A.A._, B.A._, C.A._ e D.A._ contro la decisione della Commissione di ricorso di prima istanza, rinviandole la causa per una nuova decisione. La Corte cantonale ha riscontrato una violazione del principio della compensazione reale, siccome con la decisione di primo grado i proprietari avevano ricevuto terreni per un valore inferiore di circa un terzo rispetto a quello dei fondi nella situazione precedente il nuovo riparto (fr. 156'615.40 rispetto a fr. 241'578.85).\nE.\nStatuendo nuovamente sulla fattispecie, con decisione del 30 settembre 2016 la Commissione di ricorso di prima istanza ha ridefinito i confini delle particelle in zona Y._ e attribuito alla comunione ereditaria A._ complessivamente 39'196 m2 di terreno per un valore stimato in fr. 219'054.--.\nF.\nContro questa decisione, A.A._, B.A._, C.A._ e gli eredi di D.A._, frattanto deceduto, hanno nuovamente adito il Tribunale cantonale amministrativo che, con sentenza del 26 maggio 2017, ha respinto il ricorso nella misura della sua ricevibilità.\nG.\nA.A._, B.A._, C.A._ e gli eredi di D.A._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 3 luglio 2017 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di riassegnare loro la particella n. 653 RT come nella situazione precedente il riordino fondiario. In via subordinata, chiedono il rinvio degli atti alla Corte cantonale per l'emanazione di un nuovo giudizio. I ricorrenti fanno valere la violazione dell' e dell'art. 19 cpv. 1 della legge cantonale sul raggruppamento e la permuta dei terreni, del 23 novembre 1970 (LRPT; RL 7.3.2.1).\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"7a6a5317-6564-45d2-acb2-e547426864b4","text":""} -{"id":"40fd7f2a-7eda-4ddb-aa2f-dd909c5f100b","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nata nel 1986, beneficiadal 1° novembre 2014 di un assegno per grandi invalidi dell'assicurazione per l'invalidità (di seguito AGI) di grado lieve per le conseguenze di una malattia degenerativa alla vista (retinite pigmentosa), conformemente alla decisione del 30 settembre 2015 dell'Ufficio AI Cantone Ticino (di seguito UAI).\nA.b. Nel corso del 2018 l'assicurata ha presentato una richiesta di revisione dell'AGI in considerazione di un peggioramento delle proprie condizioni di salute.Con decisione del 14 giugno 2019, l'UAI ha respinto la richiesta per il motivo che l'assicurata non presenta altre patologie oltre a quella oftalmologica, la quale le ha già dato il diritto a un AGI di grado lieve.\nB.\nAdito su ricorso dall'interessata, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 25 maggio 2020 lo ha accolto ai sensi dei considerandi, rinviando, previo annullamento della decisione impugnata, gli atti all'amministrazione per accertamenti complementari. L'UAI è stato segnatamente invitato a eseguire un'inchiesta domiciliare per valutare l'espletamento degli atti ordinari della vita e in seguito determinarsi di nuovo sul diritto a un AGI, fermo restando il diritto di continuare a beneficiare di un AGI di grado lieve.\nC.\nL'UAI inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale il 24 giugno 2020 (timbro postale), con cui chiede di annullare il giudizio impugnato e di confermare la decisione del 14 giugno 2019. Il ricorrente contesta che l'interessata possa avere diritto a un AGI di grado maggiore, in quanto il peggioramento oftalmologico dovuto alla malattia degenerativa non comporterebbe una diversa definizione del caso a livello di AGI, ovvero non giustificherebbe un grado maggiore in assenza di altre patologie invalidanti."} -{"id":"10447f85-2eab-44ab-8c74-62299e36d498","text":"Fatti:\nA. A.a A.A._ e B.A._ si sono sposati a Mendrisio il 3 novembre 2000. Dall'unione è nato C.A._, il 14 agosto 2001. Il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud, su istanze di B.A._ del 7 ottobre 2004 e 12 gennaio 2005, ha disciplinato le relazioni personali tra il padre ed il figlio, affidato alla madre, e ha fissato i contributi alimentari che A.A._ deve versare alla moglie ed al figlio.\nA.b Il 25 febbraio 2005 A.A._ ha da parte sua promosso azione di nullità del matrimonio, sempre avanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud; con allegato 10 marzo 2008, il medesimo ha ricusato il Pretore. La I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto l'istanza di ricusazione con sentenza del 10 settembre 2008; il Tribunale federale non è entrato nel merito di un ricorso contro detta sentenza per mancato pagamento dell'anticipo (sentenza 5A_785\/2008 del 25 maggio 2009).\nA.c Dopo la sentenza 25 maggio 2009 del Tribunale federale, il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud ha ripreso la trattazione della causa di nullità del matrimonio, fissando con ordinanza 18 novembre 2009 a A.A._ un ultimo termine per versare l'anticipo spese, con l'avvertimento che in caso di inosservanza la causa sarebbe stata stralciata dai ruoli.\nB. A seguito della mancata reazione di A.A._, il Pretore ha decretato in data 11 gennaio 2010 lo stralcio della causa, ponendo tassa e spese di giustizia a carico del medesimo. Il decreto di stralcio è stato inviato a A.A._ per raccomandata a Milano (IT), suo luogo di domicilio, ed è stato pure trasmesso al Tribunale civile di Milano \"per la notifica\". L'invio postale è giunto a A.A._ in data 3 febbraio 2010; sulla notificazione formale non si hanno riscontri.\nC. In data 16 febbraio 2010, A.A._ ha depositato presso il Consolato generale di Svizzera a Milano una nuova istanza (datata 13 febbraio 2010) di ricusazione del Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud, assortita di domande subordinate volte ad ottenere l'annullamento del decreto di stralcio ed il ripristino del suo diritto di visita al figlio; ha pure chiesto la sospensione dell'azione di nullità, segnalando di aver sottoposto la ricusazione del Pretore alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Con la sentenza 18 marzo 2010 qui impugnata, il Tribunale di appello - trattato lo scritto 13 febbraio 2010 come istanza di ricusazione e, in via subordinata, come appello contro il decreto di stralcio - ha respinto tanto l'istanza di ricusazione, nella misura della sua ammissibilità, che l'eventuale appello contro il decreto di stralcio, statuendo senza spese né ripetibili.\nD. Contro la predetta sentenza si aggrava A.A._ (qui di seguito: ricorrente) con allegato 24 maggio 2010.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"c5aa5b0d-56fd-47a9-a694-57b14860ae8a","text":"Fatti:\nA.\nAll'inizio del mese di giugno 2016, tre clienti hanno denunciato sottrazioni di importanti valori patrimoniali dalle loro cassette di sicurezza depositate presso B._SA ad X._. C._, titolare della società, ha indicato che delle stesse, aperte senza alcuna forzatura, si occupava A._. Sono poi seguite altre denunce. Il 21 luglio 2016 il Procuratore pubblico (PP) ha informato i due interessati dell'apertura di un procedimento penale nei loro confronti. Gli importi sottratti ammontano a CHF 655'800.--, Euro 985'000.--, USD 6'980.-- e un chilo e mezzo di oro.\nB.\nIl 12 dicembre 2016 sono stati spiccati due ordini di accompagnamento coattivo e di perquisizione e sequestro, per l'ipotesi di reato di ripetuto furto e, in un secondo tempo, di ripetuto riciclaggio di denaro per il tramite di una società, della quale gli interessati potrebbero essere azionisti. In parziale accoglimento della richiesta di carcerazione preventiva del PP, il 17 dicembre 2016 il Giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC), ritenuti gravi indizi di colpevolezza e ammesso il pericolo di fuga e di collusione con il coimputato, con riferimento al principio di proporzionalità ha ordinato la carcerazione dei due indagati per sei settimane, fino al 27 gennaio 2017, e non per tre mesi come postulato dal magistrato inquirente.\nC.\nIl PP, il 23 gennaio 2017, ha chiesto una proroga della carcerazione per ulteriori due mesi. Con decisione del 1° febbraio 2017 il GPC non ha accolto la richiesta e ha ordinato la loro scarcerazione. Il PP ha impugnato questo giudizio dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), il cui Presidente con decisione supercautelare del 2 febbraio 2017 ha confermato la scarcerazione degli inquisiti. Con sentenza di merito del 27 marzo 2017 (incarto n. 60.2017.37) il reclamo inerente alla scarcerazione di C._ è poi stato respinto.\nD.\nContro questa decisione il PP presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullare la decisione presidenziale supercautelare e quelle della CRP e del GPC e di rinviare la causa per nuovo giudizio al GPC, subordinatamente alla CRP.\nIl GPC e la CRP si rimettono al giudizio del Tribunale federale. C._ propone di respingere il ricorso, mentre il ricorrente si riconferma nelle proprie conclusioni."} -{"id":"96d307d5-b993-4852-ab48-047e2b428795","text":"Fatti:\nA.\nA._, nato nel 1952, cittadino italiano residente in Italia, ha lavorato in Svizzera nel settore edile a partire dal 1971 fino a settembre 2011, dopo di che non si è più presentato al lavoro, segnatamente per disturbi locomotori diffusi su base degenerativa. Il 23 febbraio 2012 A._ ha inoltrato una domanda di prestazioni AI. Con decisione del 4 gennaio 2013 (previo progetto del 26 settembre 2012 dell'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino), l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (di seguito UAIE) ha riconosciuto a A._ un quarto di rendita d'invalidità a far tempo dal 1° settembre 2012.\nB.\nA._ si è aggravato al Tribunale amministrativo federale in data 1° febbraio 2013, cui ha chiesto il riconoscimento di mezza rendita d'invalidità. Con giudizio del 15 settembre 2015 la Corte federale adita ha accolto il gravame e riformato la decisione impugnata nel senso di riconoscere a A._ una mezza rendita d'invalidità dal 1° settembre 2012.\nC.\nL'UAIE ha interposto ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in data 19 ottobre 2015 (timbro postale), cui chiede di annullare il giudizio del Tribunale federale amministrativo e confermare la decisione del 4 gennaio 2013 dell'UAIE.\nA._ e l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali hanno rinunciato a determinarsi."} -{"id":"00819e46-3b2a-40bd-94eb-c4c8c8441396","text":"Fatti:\nA.\nCon decreto del 16 settembre 2019, il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha raccomandato al popolo di respingere l'iniziativa popolare legislativa elaborata presentata il 22 marzo 2016 denominata \" Le vittime di aggressioni non devono pagare i costi di una legittima difesa \" (foglio ufficiale [FU] 76\/2019 del 20 settembre 2019 pag. 8855). Con decreto del 16 ottobre 2019 il Consiglio di Stato ha convocato le assemblee dei Comuni del Cantone per la relativa votazione cantonale fissata per il 9 febbraio 2020 (FU 84\/2019 del 18 ottobre 2019 pag. 9873). Le Cancellerie dei Comuni hanno inviato agli elettori il materiale necessario per la votazione, tra cui l'opuscolo informativo, approvato dal Governo cantonale.\nB.\nContro il contenuto dell'opuscolo informativo, Giorgio Ghiringhelli, primo firmatario dell'iniziativa, il 19 gennaio 2020 ha inoltrato un reclamo al Consiglio di Stato. Chiedeva di comunicare ai cittadini tramite stampa che l'asserita disparità di trattamento e la pretesa violazione del diritto federale, perentoriamente date per certe nel testo dell'opuscolo informativo, costituirebbero solo un'ipotesi tutta da verificare; richiamando l'obbligo dell'autorità d'attenersi a un'informazione corretta e discreta, postulava subordinatamente di rinviare la votazione, emanando un nuovo opuscolo corretto. Con decisione del 3 febbraio 2020, il Governo ha respinto il reclamo. Nella votazione popolare del 9 febbraio 2020 l'iniziativa è stata respinta con 41'282 voti contrari (50.26 %) contro 40'856 (49.74 %) favorevoli, ossia una differenza di 426 voti (vedi la proclamazione dei risultati del 19 febbraio 2020, FU 15\/2020 del 21 febbraio 2020 pag. 1498 seg.).\nC.\nAvverso la decisione governativa del 3 febbraio 2020, e contro la proclamazione dei risultati della votazione, Giorgio Ghiringhelli presenta un ricorso in materia di diritto pubblico per violazione del diritto di voto al Tribunale federale. Chiede di annullare la decisione governativa, la proclamazione dei risultati, la votazione litigiosa e di rinviare la causa al Consiglio di Stato per convocare le assemblee dei Comuni per votare nuovamente sull'iniziativa.\nL'Esecutivo cantonale propone di respingere il ricorso, mentre il ricorrente si conferma nelle sue tesi e conclusioni."} -{"id":"012e7163-c853-4398-82b1-0ba4d2a9d0bb","text":"Fatti:\nA.\nCon ordine del 26 marzo 2012, il Procuratore pubblico (PP), dando seguito a una denuncia per titolo di appropriazione indebita e truffa in relazione a una compravendita di tappeti, ha fatto perquisire i locali della B._ SA, riconducibile a C.A._, figlia di A.A._. È stata sequestrata tra l'altro documentazione contabile, bancaria e finanziaria, relativa anche a clienti del centro estetico (procedimento MP 2012.847).\nB.\nIn seguito, il PP ha decretato l'apertura dell'istruzione a carico di C.A._, per titolo di correità\/complicità in truffa e in falsità in documenti riguardo all'allestimento, presso il centro estetico, di fatture false riportanti trattamenti di linfodrenaggio rimborsati dalle casse malati, invece dei trattamenti estetici effettuati (procedimento MP 2012.7756). Il 18 giugno 2013 il PP ha decretato l'apertura del procedimento penale anche nei confronti di A.A._.\nC.\nIl 4 febbraio 2014 il PP ha indicato all'imputato che, come risultava dalle citazioni, gli interrogatori (quali imputati) di oltre un centinaio di clienti del centro estetico sarebbero avvenuti contemporaneamente, rilevando che il citato imputato avrebbe potuto chiedere se del caso la ripetizione degli interrogatori in applicazione dell'. Dopo l'espletamento delle audizioni, l'imputato è insorto con tre reclami dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), postulando l'annullamento degli interrogatori ai quali non ha potuto partecipare perché effettuati in contemporanea con altri. Con giudizio del 24 giugno 2014, la CRP li ha dichiarati irricevibili.\nD.\nAvverso questa decisione A.A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullare la sentenza impugnata, come pure gli interrogatori litigiosi.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"1bf30e33-54c1-41ea-9976-f8fcab1064ee","text":"Fatti:\nA.\nL'Ufficio regionale di collocamento di Locarno con decisione del 6 ottobre 2016, confermata su opposizione il 12 dicembre 2016, ha sospeso il diritto alle indennità di disoccupazione per un giorno a A._, nata nel 1962, per non essersi presentata a un colloquio di consulenza il 28 settembre 2016 alle ore 15.30 senza avvisare anticipatamente della sua assenza.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 15 marzo 2017 ha respinto il ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e delle decisioni amministrative. Postula altresì la concessione dell'effetto sospensivo.\nL'Ufficio regionale di collocamento di Locarno postula la reiezione del ricorso. La Corte cantonale ha rinunciato a presentare osservazioni, mentre la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) non ha reagito all'invito a presentare osservazioni."} -{"id":"a0c01bf0-d139-46c2-bcad-ee5b5f6449de","text":""} -{"id":"3d2ec4ac-6790-4ac6-8b8d-f8f88342414e","text":"Fatti:\nA.\nII 28 gennaio 2014 l'avv. A._ ha preso parte insieme a una cliente, madre di un minore, ad un'udienza davanti all'autorità di protezione (ARP) di X._, per regolare il diritto di visita del padre.\nCon lettera del 30 gennaio 2014, il Presidente e un membro dell'ARP hanno segnalato all'allora Presidente dell'Ordine degli avvocati del Cantone Ticino l'atteggiamento \"di dubbia professionalità\", assunto dall'avv. A._ durante il citato incontro. In tale occasione ed agendo in veste di patrocinatrice della propria cliente, I'avv. A._ si sarebbe infatti mostrata aggressiva ed avrebbe assunto un comportamento fisicamente intimidatorio, alzandosi per dare maggior forza alle sue parole e proferendo minacce sempre meno velate all'indirizzo dei membri dell'ARP. In particolare, avrebbe redarguito la Presidente di questa autorità, affermando che grazie alle sue conoscenze avrebbe provveduto a farla rimuovere dalla sua funzione e pronunciando le seguenti parole: \"lei non si siederà più lì e non sa con chi ha a che fare\". In seguito, avrebbe abbandonato la seduta insieme alla sua assistita e, prima di uscire dalla sede dell'ARP, sarebbe stata sentita da una segretaria della cancelleria proferire per due volte la seguente frase nei confronti delle rappresentanti delI'ARP: \"ma cosa vogliono queste troie\". Ricevute le osservazioni dell'avv. A._, e considerati dati gli estremi di una violazione delle norme relative alla deontologia professionale, il Presidente dell'Ordine degli avvocati ha trasmesso la segnalazione alla Commissione di disciplina degli avvocati del Cantone Ticino.\nB.\nII 14 febbraio 2014 l'avv. A._ si è recata presso la gendarmeria di Y._ per partecipare all'interrogatorio della medesima cliente, dato che, sempre nell'ambito delle vertenze che la opponeva al padre di suo figlio, quest'ultima aveva sporto una denuncia nei confronti del dott. B._ per i reati di minaccia e di coazione."} -{"id":"c0ac6fe1-82ac-40b7-b8c5-ca1f3ec10b65","text":"Fatti:\nA.\nIl 17 gennaio 2013 A._, residente in Italia, nato nel 1978, dipendente come aiuto montatore di una società svizzera avente per scopo la messa a disposizione temporanea di personale, come pure la consulenza in materia di reclutamento, selezione e piazzamento di personale stabile, è rimasto coinvolto in un incidente stradale (tamponamento), riportando un trauma contusivo al ginocchio destro e lombare.\nDopo aver assunto il caso e corrisposto prestazioni, l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI) con decisione del 22 dicembre 2014, confermata su opposizione il 24 marzo 2015, ha dichiarato estinto il proprio obbligo a versare prestazioni dal 1° ottobre 2014.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso contro la decisione su opposizione con giudizio del 19 agosto 2015.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale, affinché sia ordinata una perizia pluridisciplinare e siano ripristinate le prestazioni.\nA._ ha sollecitato successivamente la concessione dell'assistenza giudiziaria, sottolineando la sua indigenza.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"08406ee9-3f04-42eb-82a5-0f5f553360ad","text":""} -{"id":"0b39b812-2b7c-47b7-83f8-3083c651a929","text":"Fatti:\nA.\nA._ è coniugato con B._ dal 1977. Egli è stato attivo presso C._, a V._ (TI), fino al giorno del suo pensionamento, il primo luglio 2009. A quel momento, ha ricevuto una prestazione in capitale di fr. ....\nQualche mese prima, nel novembre 2008, ha trasferito il proprio domicilio da V._, dove risiedeva da anni, a X._, nel Cantone dei Grigioni. Il domicilio della moglie è rimasto per contro invariato, in via W._ a V._, dove la coppia possiede una casa d'abitazione dal 1982. Per il periodo fiscale 2008, il fisco ticinese ha assoggettato all'imposta la sola moglie, ammettendo il domicilio del marito nel Cantone dei Grigioni.\nB.\nIl 23 aprile 2010, il Municipio di V._ ha comunicato a A._ di ritenerlo (ancora) domiciliato nel proprio Comune.\nCon scritto del 30 aprile successivo, il contribuente ha contestato tale conclusione e sostenuto di essere domiciliato a X._, nella frazione di Y._, dove è proprietario di un'abitazione primaria, acquistata nel 2007, e di due abitazioni secondarie, acquistate nel 2010. Egli ha inoltre aggiunto che lo stabile in via W._ è da sempre intestato a lui e alla moglie, dalla quale non è divorziato e con cui si vede con le frequenze e negli orari che ritiene più opportuni.\nC.\nIl 3 febbraio 2011, l'Ufficio circondariale di tassazione competente ha emesso una decisione pregiudiziale, con cui comunicava al contribuente di averlo iscritto nel registro dei contribuenti del Canton Ticino e del Comune di V._ per il periodo fiscale 2009, \"per elezione di domicilio o dimora fiscale (art. 2 LT) \".\nIl reclamo interposto contro la menzionata decisione è stato respinto il 12 giugno 2013; la decisione su reclamo è stata a sua volta confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 25 febbraio 2015.\nD.\nIl 23 aprile 2015, A._ ha impugnato il giudizio della Camera di diritto tributario con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendone l'annullamento. A suo avviso, essa sarebbe insostenibile, \"siccome intervenuta su di un accertamento arbitrario dei fatti (), in violazione del principio della buona fede () e del divieto della doppia imposizione () \".\nIn corso di procedura, la Divisione delle contribuzioni e la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino hanno chiesto che, nella misura in cui sia ammissibile, il ricorso sia respinto. L'Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni ha per contro domandato che lo stesso venga accolto. Preso atto del fatto che, per il periodo fiscale 2008, il Cantone Ticino ha assoggettato all'imposta la sola moglie, ammettendo il domicilio del marito a X._, sostiene che la decisione pregiudiziale con cui il fisco ticinese ha comunicato a A._ di averlo nuovamente iscritto nel registro dei contribuenti per il periodo fiscale 2009 sarebbe contraddittoria. Sempre per il fisco grigionese, essa sarebbe inoltre infondata, siccome il fisco ticinese non ha dimostrato perché, una volta ammesso lo spostamento per il 2008, il domicilio sia nuovamente mutato l'anno successivo."} -{"id":"031485fd-4092-4436-8cf1-0d0cd684d286","text":"Fatti:\nA. M._, in data 13 marzo 2003, è rimasto vittima di un incidente della circolazione, a seguito del quale ha riportato un trauma distorsivo alla colonna cervicale.\nIl caso è stato assunto dall'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), il quale, dopo avere regolarmente corrisposto le prestazioni assicurative, con decisione 19 maggio 2006, confermata il successivo 26 giugno anche in seguito all'opposizione interposta dall'interessato, ha disposto la sospensione del suo obbligo prestativo a partire dal 30 giugno 2006 per assenza, a tale data, di postumi organici oggettivabili riconducibili all'evento infortunistico.\nM._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale, per pronuncia del 17 gennaio 2007, ha respinto il ricorso e confermato l'operato dell'assicuratore infortuni.\nAdito dall'assicurato, il Tribunale federale, per sentenza del 7 maggio 2008, ne ha invece parzialmente accolto il gravame nel senso che, annullato il giudizio cantonale, ha rinviato gli atti all'istanza di primo grado per allestimento di una perizia medica giudiziaria intesa a stabilire, con la necessaria verosimiglianza, l'esistenza o meno di un rapporto causale naturale tra i tremori al braccio sinistro lamentati dall'interessato e l'incidente del marzo 2003.\nB. A seguito della sentenza di rinvio, l'autorità giudiziaria cantonale ha affidato l'incarico di compiere i necessari accertamenti al prof. dott. A._, specialista FMH in neurologia. Preso atto delle conclusioni del perito, i giudici cantonali hanno accolto il ricorso, annullato la decisione su opposizione querelata e rinviato gli atti all'INSAI per definire il proprio obbligo di prestazioni dal profilo materiale e temporale (pronuncia del 23 febbraio 2009).\nC. L'INSAI ha presentato ricorso in materia di diritto pubblico con cui, protestate spese e ripetibili di sede cantonale e federale, chiede, in accoglimento del gravame, l'annullamento del giudizio impugnato, in quanto fondato su un referto peritale contraddittorio e apodittico nelle sue conclusioni. Postula quindi che l'istanza precedente venga invitata a procedere al complemento istruttorio ordinato dalla sentenza federale del 7 maggio 2008 facendo capo ad un altro perito, preferibilmente ad un professore universitario.\nProtestate spese e ripetibili, M._, patrocinato dall'avv. Athos Mecca, propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"45683ef4-68e1-4832-9c86-8c1dc9c4ad00","text":""} -{"id":"399bb9c8-2058-4604-82ec-310afe783842","text":""} -{"id":"30ed2825-085c-4bfa-9ac9-7c91a70a7872","text":"Fatti:\nA.\nA._ e B._ sono i genitori di C._, D._ e E._ (nati rispettivamente nel 2007, 2009 e 2011). La coppia ha convissuto dal 1999 in Italia, poi brevemente in Austria e dal 2008 in Svizzera: dapprima a X._ (Cantone Zurigo) e dal 2014 ad Y._ (Cantone Ticino). Il 27 giugno 2011 la coppia ha sottoscritto una convenzione, approvata dall'autorità tutoria di X._, secondo cui i genitori detengono congiuntamente l'autorità parentale e, in caso di scioglimento della comunione domestica e di disaccordo fra i genitori, la madre detiene la custodia dei figli.\nLa coppia si è separata nel luglio 2017 a seguito di un presunto episodio di violenza domestica compiuto da A._. Dal luglio 2017 al giugno 2018 B._ ed i tre figli hanno soggiornato in una struttura protetta. Il procedimento penale a carico di A._ è in seguito stato chiuso con un decreto di abbandono per i reati di lesioni semplici, vie di fatto, minaccia, coazione, coazione sessuale e molestie sessuali e con un decreto di stralcio per il reato di ingiuria.\nNel frattempo, con istanza 9 agosto 2017 B._ ha chiesto l'autorizzazione a trasferirsi in Austria, nella regione di Z._, con i tre figli. Con decisione 27 giugno 2018 l'Autorità regionale di protezione 4 sede di Paradiso ha accolto l'istanza, autorizzando detto trasferimento e regolamentando il diritto di visita del padre\nB.\nMediante sentenza 8 novembre 2018 il Presidente della Camera di protezione del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura della sua ammissibilità, il reclamo introdotto da A._ avverso la decisione dell'autorità di protezione.\nC.\nCon ricorso in materia civile 16 novembre 2018, poi completato in data 10 dicembre 2018, A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, postulandone in via principale la riforma nel senso che l'autorizzazione al trasferimento dei figli all'estero sia annullata e che la custodia dei minori gli sia affidata (riservato il più ampio diritto di visita alla madre), ed in via subordinata l'annullamento con il rinvio degli atti all'autorità di protezione per ulteriore approfondimento della situazione sociale, famigliare, abitativa e professionale della madre in Austria e per un nuovo ascolto dei minori. Il ricorrente ha inoltre chiesto di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nCon decreto 7 dicembre 2018 al ricorso è stato conferito l'effetto sospensivo (già concesso in via supercautelare in data 19 novembre 2018). Nella sua presa di posizione a sfavore di tale istanza, anche l'opponente ha chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"30a07e33-8838-478a-a59b-bd70288391f4","text":""} -{"id":"b1fa4bfc-6ef9-4ba5-af91-8e573b61cee8","text":""} -{"id":"e44b0409-b969-499a-93c5-42b87c36743b","text":""} -{"id":"2ad91185-8762-4ce7-9bb4-e32c1f0aa2f7","text":""} -{"id":"498eacdb-4afe-4f1c-9a65-546c29ea0723","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 20 settembre 2016 la Corte delle assise criminali ha riconosciuto J._ autore colpevole di omicidio intenzionale, commesso con dolo eventuale, per avere, l'8 ottobre 2015, a W._, in via X._, agendo in correità con A._, H._ e I._, ucciso K.D._.\nIn sintesi, la fattispecie oggetto di condanna è riconducibile ad un contrasto avuto dagli imputati con un gruppo di albanesi la notte tra il 5 e il 6 ottobre 2015 presso una discoteca di Y._. A seguito di questo scontro e di successivi scambi di minacce, la sera dell'8 ottobre 2015 gli imputati si sono recati da Z._ a W._ per risolvere la questione con il gruppo avversario e con K.D._. In quel frangente, A._ portava con sé una pistola carica e H._ un manganello. Giunti a W._ nei pressi del locale notturno L._ verso le 20.15, vi hanno trovato K.D._. Questi è stato dapprima raggiunto da J._ e da H._, che lo hanno accerchiato. H._ gli ha in seguito assestato due colpi di manganello. Mentre si stava accasciando per le manganellate, la vittima ha iniziato ad estrarre un'arma che portava in una borsa a tracolla ed è stata colpita da due colpi di pistola sparati da A._ a distanza ravvicinata e senza soluzione di continuità rispetto ai colpi di manganello.\nJ._ è inoltre stato riconosciuto autore colpevole di infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti, per avere, senza essere autorizzato, a WW._, XX._, YY._, Z._ e ZZ._, nel periodo da settembre 2012 all'8 ottobre 2015, alienato a Q._, R._, S._ e a una terza persona non meglio identificata, almeno 1'204,5 grammi di cocaina con un grado di purezza indeterminato.\nL'imputato è pure stato riconosciuto autore colpevole di guida senza autorizzazione, di ripetuta infrazione alla legge sugli stupefacenti e di rottura dei sigilli. La pronuncia di condanna per questi reati non è contestata. Egli è per contro stato prosciolto dalle imputazioni di complicità in assassinio, subordinatamente in omicidio, e di conseguimento fraudolento di una falsa attestazione. È stato condannato alla pena detentiva di 10 anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto, parzialmente aggiuntiva a una pena inflittagli con un decreto di accusa del 18 marzo 2013.\nB.\nJ._ ha impugnato dinanzi alla Corte di appello e di revisione penale (CARP) i dispositivi della sentenza di primo grado concernenti la dichiarazione di colpevolezza per i reati di omicidio intenzionale con dolo eventuale e di infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti, nonché quelli relativi alla commisurazione della pena detentiva, alla riparazione del torto morale e al risarcimento di altre spese agli accusatori privati, alla confisca, all'accollamento delle spese giudiziarie, al rimborso allo Stato del Cantone Ticino della retribuzione del difensore d'ufficio e delle retribuzioni dei patrocinatori d'ufficio degli accusatori privati beneficiari del gratuito patrocinio. Con sentenza del 9 novembre 2017 la CARP ha, in particolare, accolto parzialmente l'appello dell'imputato, limitatamente all'indennizzo per le spese di patrocinio dovuto a tre accusatori privati. La Corte cantonale, rilevato che, in mancanza di impugnazione, i dispositivi relativi alle condanne per guida senza autorizzazione, ripetuta infrazione alla legge sugli stupefacenti e rottura dei sigilli erano passati in giudicato, ha dichiarato J._ autore colpevole di omicidio intenzionale commesso con dolo eventuale e di infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti per i fatti esposti. Ha altresì confermato il proscioglimento dell'imputato dall'accusa di assassinio, di complicità in assassinio e subordinatamente in omicidio e lo ha condannato alla pena detentiva di 10 anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto, precisando che si trattava di una pena unica comprendente quella inflittagli con il decreto di accusa del 18 marzo 2013.\nC.\nJ._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 29 gennaio 2018 al Tribunale federale, chiedendo in via principale che sia prosciolto anche dalle imputazioni di omicidio intenzionale e di ripetuta infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti. Chiede quindi che sia condannato ad una pena detentiva ridotta, limitatamente ai reati di guida senza autorizzazione, di ripetuta infrazione alla legge sugli stupefacenti e di rottura dei sigilli. Postula inoltre di non essere tenuto a versare indennità agli accusatori privati e di porre gli oneri processuali relativi alla procedura di appello a carico dello Stato. In via subordinata, chiede che la pena sia attenuata tenendo conto della sua desistenza giusta l'. In via ulteriormente subordinata, postula l'annullamento della sentenza impugnata ed il rinvio degli atti alla precedente istanza per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi. Il ricorrente chiede inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. Fa valere la violazione del diritto federale e l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti.\nD.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"e62b8dbc-586c-43b7-b89e-b0bde9241325","text":"Fatti:\nA.\nDal 2010 A._ è direttore generale della B._SA, T._ (TI). La B._SA (dal 2016 C._SA) ha due succursali: la prima, ad U._ (ZH); la seconda, a W._ (VD). La società dà lavoro a diverse centinaia di collaboratori e il fatturato annuo si aggira sui xxx milioni di franchi. Accanto al direttore generale, con firma collettiva a due, siedono dei direttori di settore.\nA._ è sposato con D._, di professione..., senza attività lucrativa, ed è padre di... figli. Con la moglie è proprietario di diversi immobili, tra cui: una casa a V._ (AG), residenza della famiglia (dal 2007); un appartamento a X._ (BE), che dal 2005 è utilizzato per vacanza; una casa unifamiliare ad Y._ (AG), concessa in uso a terzi; una casa unifamiliare a Z._ (TI), acquistata nell'aprile 2011 e da lui subito abitata.\nB.\nIl 7 febbraio 2014 l'Ufficio circondariale di tassazione di S._ ha notificato a A._ una decisione di assoggettamento con cui lo informava di averlo iscritto nel registro dei contribuenti del Cantone Ticino ed in quello del Comune di Z._ per i periodi fiscali 2011-2012-2013. Questo perché, esercitando attività dirigenziale presso la B._SA di T._, occorreva considerare che egli avesse domicilio fiscale nel Cantone Ticino.\nCon scritto indirizzato al fisco ticinese del 19 febbraio 2014, il Comune di V._ non ha messo in dubbio la funzione dirigenziale ricoperta dal contribuente in seno alla B._SA di T._; ha però sottolineato che egli non rientra presso la sua casa di V._ unicamente durante il fine settimana o per trascorrervi il tempo libero, bensì più spesso, e che i presupposti per giustificare l'assoggettamento nel Cantone Ticino non erano quindi adempiuti.\nC.\nIl 20 maggio 2015 l'Ufficio di tassazione ha respinto il reclamo interposto da A._ contro la decisione di assoggettamento rilevando che il contribuente: (a) svolge un'attività dirigenziale in seno ad una società economicamente importante, assumendone le responsabilità e impartendo ordini al numeroso personale subordinato, motivo per cui l'esercizio della professione ne coinvolge la personalità in modo tanto intenso da far apparire predominanti gli interessi materiali ed economici rispetto a quelli ideali e familiari; (b) non può essere qualificato quale pendolare, poiché non rientra ogni giorno dalla famiglia; (c) dispone di un alloggio vicino alla sede principale della società per cui lavora, abitando una casa di sua proprietà.\nLa decisione di assoggettamento è stata in seguito confermata anche dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 7 febbraio 2017.\nD.\nIl 14 marzo 2017, A._ ha impugnato il giudizio della Camera di diritto tributario con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Facendo valere una violazione del divieto della doppia imposizione intercantonale, chiede in via principale, l'annullamento dello stesso e la constatazione del fatto che il suo domicilio fiscale si trova a V._; in via sussidiaria, per la denegata ipotesi in cui il suo domicilio fiscale fosse stabilito nel Cantone Ticino, domanda invece che: venga stabilito che il suo domicilio fiscale si trova nel Comune di T._ e non nel Comune di Z._; le decisioni di tassazione relative ai periodi 2011-2013 emesse dall'autorità fiscale del Canton Argovia siano annullate e quest'ultimo condannato a rimborsargli le imposte a torto riscosse, oltre ad interessi annui sulle stesse.\nLa Divisione delle contribuzioni e la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino hanno chiesto che il giudizio impugnato sia confermato. Le autorità fiscali del Canton Argovia hanno per contro fatto valere un accertamento manifestamente inesatto della fattispecie così come ulteriori violazioni del diritto e quindi domandato che, per quanto rivolta contro il fisco ticinese, l'impugnativa sia accolta. Per il caso in cui il Tribunale federale considerasse che il domicilio fiscale si trova nel Cantone Ticino, in relazione al periodo fiscale 2011 hanno invece chiesto che venga constatato che il diritto di tassare del Cantone Ticino è perento. Messo a conoscenza della presa di posizione del fisco argoviese, il fisco ticinese non ha formulato osservazioni."} -{"id":"224adeea-7a1e-496f-9e3d-0efbbeb5d5cf","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A._, di cui B._ è curatore amministrativo, è ospite dal 1997 della casa per anziani X._ di Chiasso. La relativa retta è stabilita secondo le direttive del Dipartimento della sanità e della socialità del Cantone Ticino (di seguito: Dipartimento o DSS), che differenziano la partecipazione finanziaria delle persone residenti negli istituti sussidiati in funzione delle loro condizioni economiche.\nA. A._, di cui B._ è curatore amministrativo, è ospite dal 1997 della casa per anziani X._ di Chiasso. La relativa retta è stabilita secondo le direttive del Dipartimento della sanità e della socialità del Cantone Ticino (di seguito: Dipartimento o DSS), che differenziano la partecipazione finanziaria delle persone residenti negli istituti sussidiati in funzione delle loro condizioni economiche.\nB. Constatato che nel corso del 2004 non vi era stato alcun aggiornamento della retta, il 24 febbraio 2005 A._ ha inoltrato una domanda di conguaglio. Ella ha chiesto di correggere l'importo dovuto per l'anno precedente in base ai dati della tassazione 2003B, con una conseguente riduzione del contributo giornaliero da fr. 101.-- a fr. 89.--. Il 10 marzo 2005 la Sezione cantonale del sostegno a enti o attività sociali (di seguito: SSEAS) ha respinto l'istanza, rilevando che per il 2004 non si era proceduto alla revisione delle rette per motivi legati al passaggio al sistema di tassazione annuale. Contro questa decisione, il 30 marzo 2005 l'interessata si è aggravata dinanzi al Consiglio di Stato ticinese.\nB. Constatato che nel corso del 2004 non vi era stato alcun aggiornamento della retta, il 24 febbraio 2005 A._ ha inoltrato una domanda di conguaglio. Ella ha chiesto di correggere l'importo dovuto per l'anno precedente in base ai dati della tassazione 2003B, con una conseguente riduzione del contributo giornaliero da fr. 101.-- a fr. 89.--. Il 10 marzo 2005 la Sezione cantonale del sostegno a enti o attività sociali (di seguito: SSEAS) ha respinto l'istanza, rilevando che per il 2004 non si era proceduto alla revisione delle rette per motivi legati al passaggio al sistema di tassazione annuale. Contro questa decisione, il 30 marzo 2005 l'interessata si è aggravata dinanzi al Consiglio di Stato ticinese.\nC. Pendente il suddetto ricorso, il 15 aprile 2005 la direzione della casa X._ ha notificato ad A._ la retta per il 2005, stabilita in fr. 90.-- al giorno. La destinataria ha contestato tale decisione mediante reclamo, ritenendo in particolare inammissibile che il calcolo si fondasse sulla sostanza detenuta il 1° gennaio 2004 e sul reddito conseguito nel 2005. A suo giudizio le basi temporali dovevano coincidere, ciò che avrebbe determinato un contributo di fr. 84.-- al giorno assumendo il reddito del 2005 e la sostanza al 1° gennaio del medesimo anno, o quantomeno di fr. 89.-- basandosi sui dati della notifica d'imposta 2003B. Con decisione del 30 maggio 2005 la direzione della casa per anziani ha respinto il reclamo e ribadito l'adeguatezza del metodo di computo applicato. Anche contro questa pronuncia l'interessata è insorta, il 15 giugno 2005, dinanzi al Consiglio di Stato.\nC. Pendente il suddetto ricorso, il 15 aprile 2005 la direzione della casa X._ ha notificato ad A._ la retta per il 2005, stabilita in fr. 90.-- al giorno. La destinataria ha contestato tale decisione mediante reclamo, ritenendo in particolare inammissibile che il calcolo si fondasse sulla sostanza detenuta il 1° gennaio 2004 e sul reddito conseguito nel 2005. A suo giudizio le basi temporali dovevano coincidere, ciò che avrebbe determinato un contributo di fr. 84.-- al giorno assumendo il reddito del 2005 e la sostanza al 1° gennaio del medesimo anno, o quantomeno di fr. 89.-- basandosi sui dati della notifica d'imposta 2003B. Con decisione del 30 maggio 2005 la direzione della casa per anziani ha respinto il reclamo e ribadito l'adeguatezza del metodo di computo applicato. Anche contro questa pronuncia l'interessata è insorta, il 15 giugno 2005, dinanzi al Consiglio di Stato.\nD. Con giudizio del 13 dicembre 2005 il Governo ticinese ha respinto la prima impugnativa, confermando quindi la retta per il 2004. Contro tale decisione il 16 gennaio 2006 A._ ha inoltrato un ricorso al Tribunale federale, denominato ricorso per nullità (inc. n. 2P.28\/2006). Ravvisando la violazione degli art. 5 cpv. 3, 9, 30 cpv. 1 e 35 cpv. 1 e 2 Cost., chiede di annullare la pronuncia impugnata e di sancire che a partire dal 2004 il calcolo della retta deve essere basato sulle condizioni di sostanza e relativo reddito risultanti dalla notifica di tassazione dell'anno precedente.\nD. Con giudizio del 13 dicembre 2005 il Governo ticinese ha respinto la prima impugnativa, confermando quindi la retta per il 2004. Contro tale decisione il 16 gennaio 2006 A._ ha inoltrato un ricorso al Tribunale federale, denominato ricorso per nullità (inc. n. 2P.28\/2006). Ravvisando la violazione degli art. 5 cpv. 3, 9, 30 cpv. 1 e 35 cpv. 1 e 2 Cost., chiede di annullare la pronuncia impugnata e di sancire che a partire dal 2004 il calcolo della retta deve essere basato sulle condizioni di sostanza e relativo reddito risultanti dalla notifica di tassazione dell'anno precedente.\nE. Il 7 febbraio 2006 il Consiglio di Stato ha respinto il secondo gravame, concernente la retta per il 2005. Anche contro questo giudizio A._ è insorta dinanzi al Tribunale federale inoltrando, il 18 marzo 2006, un ricorso di diritto pubblico (inc. n. 2P.85\/2006). Ritiene che la decisione impugnata violi gli art. 9 e 35 cpv. 2 Cost. e postula che il calcolo venga effettuato in base alle condizioni di reddito e sostanza esistenti al 1° gennaio dell'anno a cui si riferisce la retta.\nE. Il 7 febbraio 2006 il Consiglio di Stato ha respinto il secondo gravame, concernente la retta per il 2005. Anche contro questo giudizio A._ è insorta dinanzi al Tribunale federale inoltrando, il 18 marzo 2006, un ricorso di diritto pubblico (inc. n. 2P.85\/2006). Ritiene che la decisione impugnata violi gli art. 9 e 35 cpv. 2 Cost. e postula che il calcolo venga effettuato in base alle condizioni di reddito e sostanza esistenti al 1° gennaio dell'anno a cui si riferisce la retta.\nF. Senza presentare particolari osservazioni, il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale su entrambi i ricorsi. Chiamato ad esprimersi sulla seconda impugnativa in quanto ente da cui dipende la direzione della casa per anziani che ha stabilito la retta, il Comune di Chiasso postula l'accoglimento di tale gravame.\nF. Senza presentare particolari osservazioni, il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale su entrambi i ricorsi. Chiamato ad esprimersi sulla seconda impugnativa in quanto ente da cui dipende la direzione della casa per anziani che ha stabilito la retta, il Comune di Chiasso postula l'accoglimento di tale gravame.\nG. Con decreti presidenziali del 14 febbraio e del 28 aprile 2006 sono state accolte le domande di conferimento dell'effetto sospensivo formulate nei rispettivi atti di ricorso in riferimento al versamento delle spese giudiziarie cantonali."} -{"id":"0a62e917-79ce-4d9d-95ff-87368c537764","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Nella sentenza di divorzio 7 febbraio 2008 concernente A._ e B._ era stato, tra l'altro, regolamentato il trapasso della proprietà immobiliare che le parti detenevano a X._ in Francia.\nA.b. Con istanza di tutela giurisdizionale nei casi manifesti 24 gennaio 2012 B._ ha chiesto che l'ex coniuge venisse obbligato, sotto la comminatoria dell', ad eseguire alcuni obblighi derivanti dalla sentenza di divorzio, segnatamente a costituire e far iscrivere una cartella ipotecaria, a consegnarle tutte le chiavi dell'immobile, ad informare l'amministratore che ella assumeva la gestione ordinaria dell'immobile, infine a consegnarle tutta la documentazione utile.\nB.\nB.a. Con decisione 10 aprile 2012 il Pretore del Distretto di Lugano ha accolto l'istanza. L'ex marito è insorto in appello con gravame 23 aprile 2012.\nB.b. In data 18 luglio 2012, nell'ambito di un'altra procedura avviata da B._, le parti hanno raggiunto un'intesa anche sulle questioni oggetto della precitata procedura. L'accordo, risolutivo della seconda procedura, prevedeva che l'ex marito ritirasse l'appello interposto contro la decisione pretorile 10 aprile 2012.\nB.c. Non avendo dato seguito a tale impegno, con ordinanza 8 luglio 2014 l'ex marito è stato sollecitato dal Vicepresidente della I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino a prendere posizione; con scritto 16 luglio 2014 A._ ha comunicato come l'appello mantenesse un interesse per lui, atteso che controparte non aveva adempiuto ad alcuni impegni presi, ed ha chiesto la sospensione della procedura. L'ex moglie vi si è opposta.\nB.d. Con decreto 31 luglio 2014 la I Camera civile del Tribunale di appello (qui di seguito: Tribunale di appello) ha dichiarato l'appello privo di interesse e l'ha stralciato dai ruoli, ponendo le spese processuali a carico delle parti in ragione di metà ciascuna e compensando le ripetibili. Il Tribunale di appello ha anche precisato che l'emanazione del suo giudizio rendeva senza oggetto la domanda di sospensione della procedura di appello.\nC.\nIn data 12 settembre 2014 A._ (qui di seguito: ricorrente) interpone ricorso in materia civile contro il decreto summenzionato, chiedendone l'annullamento ed il rinvio degli atti al Tribunale di appello per decisione nel merito.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"297553c6-9a5a-4da5-ba4a-94816bea75c0","text":""} -{"id":"1551a702-04a7-43c0-b0bc-2d401701a7e2","text":""} -{"id":"0d6454d1-727e-482d-994d-0d18231df9a5","text":"Fatti:\nA. K._, cittadino croato nato nel 1955, da ultimo attivo quale autista presso la X._ SA, in data 13 luglio 2010 ha presentato una domanda volta all'ottenimento di prestazioni dell'assicurazione invalidità (AI) adducendo una depressione quale causa della sua incapacità lavorativa.\nL'Ufficio assicurazione invalidità del Cantone Ticino (UAI), sulla scorta della documentazione medica acquisita ed in particolare della perizia psichiatrica del 25 marzo 2011 eseguita dal Centro peritale Y._, dalla quale risultava che l'interessato soffriva di una sindrome depressiva ricorrente (\"episodio attuale almeno di gravità media\") ed era inabile al lavoro nella misura del 100% nell'attività precedentemente esercitata e del 30% in attività adeguate al suo stato di salute, ha respinto la domanda di rendita accertando un grado di incapacità di guadagno pari al 31% (decisione del 15 novembre 2011).\nB. L'assicurato ha presentato ricorso al Tribunale cantonale delle assicurazioni postulando in via principale l'annullamento della decisione dell'UAI ed il riconoscimento di una rendita intera di invalidità a partire dal 1° gennaio 2011 ed in via subordinata l'attribuzione di un quarto di rendita per un grado di incapacità al guadagno del 43% conformemente a quanto attestatogli il 7 giugno 2011 dall'assicuratore indennità giornaliera Helsana.\nCon giudizio 26 aprile 2012, statuendo per giudice unico, la Corte cantonale ha respinto il gravame aderendo sostanzialmente alla valutazione dell'amministrazione in merito sia alla capacità lavorativa residua dell'interessato sia al grado di incapacità di guadagno, stabilito fra il 33% ed il 38%, e quindi inferiore al minimo di legge necessario (40%) per vantare un diritto anche solo parziale ad una rendita. Per il resto, il primo giudice ha pure confermato l'assenza delle necessarie condizioni per procedere ad una riformazione professionale.\nC. Contestando la valutazione dell'invalidità, l'assicurato è insorto al Tribunale federale, al quale chiede l'annullamento della pronuncia cantonale ed il pagamento di una mezza rendita sulla base di un grado di incapacità di guadagno del 56%. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"79af9ff0-86b9-411c-81b9-6c859940261d","text":"Fatti:\nA.\nDopo avere beneficiato di un permesso di dimora temporaneo L UE\/AELS (gennaio-ottobre 2007) e di un permesso per confinanti UE\/AELS (novembre 2007-novembre 2008) A._ (1961), cittadino italiano, ha ottenuto un permesso di dimora UE\/AELS valido fino al 3 dicembre 2013 per esercitare un'attività lucrativa dipendente nel nostro Paese. Durante la sua permanenza egli è rimasto senza lavoro per oltre due anni, ha accumulato dei debiti e ha interessato più volte le autorità giudiziarie penali.\nB.\nIl 26 novembre 2013 A._ ha chiesto il rinnovo del suo permesso di dimora UE\/AELS per, questa volta, esercitare un'attività indipendente. Nell'ambito dell'istruttoria della sua istanza egli ha fornito, su richiesta dell'autorità, il certificato generale del suo casellario giudiziale italiano datato 19 novembre 2013, sul quale figuravano tre provvedimenti (2003, 2005, 2008). Egli inoltre è stato invitato ad esprimersi sulla continuazione del suo soggiorno in Svizzera. Il 10 febbraio 2015 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino ha rifiutato di rinnovargli il permesso di dimora UE\/AELS per motivi di ordine pubblico (avendo egli interessato le autorità giudiziarie penali svizzere e italiane) e gli ha impartito un termine per lasciare la Svizzera.\nQuesta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato ticinese, il 10 dicembre 2015, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 15 marzo 2017. La Corte cantonale ha ritenuto, in sintesi, che detto diniego non disattendeva né l'art. 5 Allegato I dell'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione o ALC; RS 0.142.112.681) né la legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20) né il principio della proporzionalità né, infine, l'art. 8 CEDU, con particolare riferimento al fatto che, pendente causa, due dei figli maggiorenni dell'insorgente si erano trasferiti in Svizzera.\nC.\nIl 10 maggio 2017 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico nel quale censura una valutazione eccessivamente formalista dei suoi precedenti penali nonché la disattenzione dell'art. 5 Allegato I ALC, del principio della proporzionalità e dell'art. 8 CEDU. Chiede che gli sia concesso il rinnovo del proprio permesso di dimora UE\/AELS e di essere tutto al più ammonito.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nella propria sentenza. Il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio di questa Corte mentre la Sezione della popolazione ha chiesto il rigetto del gravame. La Segreteria di Stato della migrazione SEM ha rinunciato ad esprimersi.\nD.\nCon decreto presidenziale del 15 maggio 2017 è stato conferito l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"dc93fe36-ef89-4d47-b84c-6cc80a6a0ea6","text":"Fatti:\nA.\nIl 6 marzo 2014 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Brescia ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito del procedimento penale avviato nei confronti di B._, C.C._, D.C._, E._ e altre persone, per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, evasione fiscale sistematica, associazione per delinquere di stampo mafioso e riciclaggio. L'autorità estera sospetta che D.C._ ed E._, presunti esponenti della criminalità organizzata di stampo 'ndranghetistico, avrebbero rilevato e gestito svariate società operanti nel settore edile, depredandone poi il patrimonio sociale. C.C._, moglie dell'inquisito D.C._, avvalendosi di due cittadini svizzeri, avrebbe riciclato i proventi delle citate distrazioni. Con la rogatoria, l'Italia chiede di identificare e sequestrare le relazioni bancarie riconducibili a C.C._ e altri membri di questa famiglia presso determinate banche svizzere.\nB.\nMediante decisione di chiusura del 6 luglio 2015 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione all'Italia di svariata documentazione inerente a una relazione bancaria intestata a A._ AG presso una banca di Lugano, nonché il blocco di questa relazione. Adita dalla titolare del conto, con decisione del 5 febbraio 2016 (n. RR.2015.220) la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nA._ AG impugna questa sentenza con un ricorso al Tribunale federale. Postula di annullarla nella misura in cui conferma la decisione di chiusura del MPC.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"0ecb5366-b1ad-48d3-9e31-14c0508c49b3","text":""} -{"id":"147325c6-191f-4a23-aa0b-fa6530e02dd3","text":"Fatti:\nA.\nA.A._ (1973), di cittadinanza britannica e slovena, è nato in Svizzera, dove è stato posto a beneficio di un permesso di domicilio. Nel 1994, egli si è sposato con una cittadina italiana, dalla quale ha divorziato nel 1999.\nTra il 1993 e il 2012 ha interessato le autorità amministrative e le autorità penali nei seguenti termini:\n- decreto d'accusa del 1° luglio 1993: condanna alla multa di fr. 220.-- per abuso di telefono;\n- decreto d'accusa del 1° giugno 1994: condanna alla multa di fr. 400.-- per violazione alla LF del 3 ottobre 1951 sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope (LStup; RS 812.121);\n- 16 giugno 1994: multa dipartimentale di fr. 50.-- e commutazione delle multe inflittegli il 1° luglio 1993 e il 1° giugno 1994 in 17 giorni di arresto;\n- 18 settembre 1997: revoca della licenza di allievo conducente a tempo indeterminato;\n- 20 aprile 1999: 1° ammonimento da parte delle autorità competenti in materia di stranieri;\n- 27 aprile 2000: condanna alla multa di fr. 600.-- per infrazione alla LStup e alla LF del 19 dicembre 1958 sulla circolazione stradale (LCStr; RS 741.01);\n- 23 gennaio 2001: 2° ammonimento da parte delle autorità competenti in materia di stranieri;\n- 23 febbraio 2001: multa dipartimentale di fr. 40.--;\n- sentenza della Corte delle assise correzionali di X._ del 26 marzo 2002: condanna - avendo agito in stato di lieve scemata responsabilità - alla pena detentiva di 21 mesi da espiare dopo essere stato riconosciuto colpevole di furto per mestiere, danneggiamento, furto d'uso, furto, violazione di domicilio, infrazione e contravvenzione alla LStup, appropriazione indebita;\n- sentenza della Corte delle assise correzionali di Y._ del 13 maggio 2004: condanna - quale recidivo - alla pena detentiva di 10 mesi da espiare dopo essere stato riconosciuto colpevole di ripetuto furto, abuso di un impianto per l'elaborazione di dati, ripetuta circolazione malgrado revoca, ripetuta contravvenzione alla LStup;\n- 28 gennaio 2005: 3° ammonimento da parte delle autorità competenti in materia di stranieri;\n- sentenza della Corte delle assise correzionali di Y._ del 6 ottobre 2006: condanna - quale recidivo agente in stato di scemata responsabilità - alla pena detentiva di 21 mesi da espiare e al pagamento di indennità per un totale di fr. 28'468.25 dopo essere stato riconosciuto colpevole di ripetuto furto, in parte tentato, ripetuto danneggiamento, ripetuta violazione di domicilio, furto d'uso, guida senza licenza di condurre o nonostante la revoca della stessa, impedimento di atti dell'autorità, frode dello scotto, contravvenzione alla LStup.\n- 7 febbraio 2007: 4° ammonimento da parte delle autorità competenti in materia di stranieri;\n- sentenza della Corte delle assise correzionali di X._ del 12 gennaio 2012: condanna alla pena detentiva di 10 mesi da espiare e al versamento agli accusatori privati di complessivi fr. 54'233.-- dopo essere stato riconosciuto colpevole di ripetuto furto, ripetuta appropriazione indebita, ripetuto danneggiamento, ripetuta violazione di domicilio, ripetuta truffa consumata e tentata, falsità in documenti, impedimento di atti dell'autorità, infrazione alle norme della circolazione, ripetuta guida senza licenza di condurre o nonostante la revoca della stessa, circolazione senza licenza, abuso della licenza e delle targhe, contravvenzione alla LStup, ricettazione.\nA seguito di tali fatti, si è quindi visto revocare una prima volta il permesso di domicilio di cui era titolare (20 marzo 2012). La misura presa nei confronti di A.A._ è poi però stata annullata dal Tribunale federale a causa della necessità di svolgere accertamenti più approfonditi circa il sussistere di legami con i Paesi di origine (Regno Unito e Slovenia) e in merito alle conoscenze linguistiche di cui dispone (sentenza 2C_200\/2013 del 16 luglio 2013).\nB.\nNel frattempo e in parte ancora durante la procedura di revoca di cui si è detto, A.A._ ha occupato ancora le autorità giudiziarie penali nei seguenti termini:\n- decreto d'accusa del 16 maggio 2013: condanna a una pena detentiva di tre mesi dopo essere stato riconosciuto colpevole di appropriazione indebita, truffa, infrazione alla LCStr (guida nonostante revoca della licenza di condurre, circolazione senza assicurazione RC, uso di licenza o di targhe non rilasciate per lui né per il suo veicolo), infrazione e contravvenzione alla LStup.\n- sentenza della Corte delle assise criminali di Y._ del 22 aprile 2015: condanna - a valere quale pena parzialmente aggiuntiva a quella di cui al decreto d'accusa del 16 maggio - alla pena detentiva di 24 mesi, alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da fr. 10.-- ciascuna e alla multa di fr. 500.--, oltre al versamento di fr. 200.-- a titolo di risarcimento danni all'accusatore privato, dopo essere stato riconosciuto colpevole di furto aggravato, ripetuto danneggiamento, ripetuta violazione di domicilio, ripetuto impedimento di atti dell'autorità, grave infrazione a norme della circolazione, guida in stato di inattitudine, ripetuta guida senza autorizzazione, ripetuta guida senza assicurazione RC, ripetuto abuso delle targhe, ripetuta contravvenzione alla LStup.\nC.\nEseguiti i necessari complementi istruttori, la Sezione della popolazione, cui era stato trasmesso l'incarto dopo la prima pronuncia del Tribunale federale, ha riesaminato la posizione di A.A._ e deciso di nuovo di revocare il suo permesso di domicilio.\nIl secondo provvedimento di revoca, che data del 6 ottobre 2015, è stato confermato per una seconda volta sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale cantonale amministrativo, espressosi al riguardo con sentenza del 5 maggio 2017. Proceduto ad un apprezzamento della fattispecie, anche i Giudici cantonali hanno infatti constatato il sussistere di un motivo di revoca e della proporzionalità della misura presa.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 20 giugno 2017, A.A._ si è quindi rivolto al Tribunale federale chiedendo: in via principale, l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio dell'incarto alla Corte cantonale per la pronuncia di un ulteriore ammonimento; in via subordinata, l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio dell'incarto alla Corte cantonale, affinché proceda a ulteriori accertamenti.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte. Con scritti di data 11 agosto e 27 novembre 2017, la Sezione della popolazione ha fatto pervenire al Tribunale federale ulteriore documentazione, di cui verrà detto ancora nel seguito."} -{"id":"10ac6b4d-3b2c-4c8f-b123-ed688e016961","text":"Fatti:\nA. Nell'ambito di una causa di nullità del matrimonio, la I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino aveva respinto, con sentenza 10 settembre 2008, un'istanza di ricusazione proposta dall'attore A._ contro il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud, giudice di prima sede.\nB. Contro la predetta sentenza, A._ aveva, in data 17 novembre 2008 (data di ricezione), inoltrato ricorso avanti al Tribunale federale. All'allora ricorrente, domiciliato all'estero, era stato intimato per via rogatoriale in applicazione della Convenzione dell'Aia del 15 novembre 1965 relativa alla notificazione e alla comunicazione all'estero degli atti giudiziari ed extragiudiziari in materia civile o commerciale (CLA65; RS 0.274.131) un decreto 19 novembre 2008 che lo invitava a fornire un anticipo delle spese di fr. 2'000.-- entro 10 giorni dalla notificazione e a designare un recapito in Svizzera con indicazione delle conseguenze in caso di inottemperanza. A._ non ossequiò al decreto né si espresse in merito. A seguito di un sollecito della Presidente della Corte giudicante al Tribunale di Milano competente per la notificazione, quest'ultimo trasmise, con invio 10 marzo 2009 consegnato al Tribunale federale il 23 marzo successivo, il certificato comprovante l'avvenuta notificazione del decreto sull'anticipo a A._, notificazione che aveva avuto luogo in data 23 gennaio 2009 sotto forma di deposito presso la Casa comunale di Milano ed affissione sulla porta del destinatario del corrispondente avviso di deposito. Nel Foglio federale del xxx apparse un nuovo decreto del Tribunale federale, con il quale a A._ veniva concesso un termine suppletorio di 15 giorni per versare l'anticipo richiesto; anche questo decreto rimase senza esito. Constatato il mancato versamento dell'anticipo richiesto, con sentenza 25 maggio 2009 la Presidente della II Corte di diritto civile del Tribunale federale dichiarò il ricorso di A._ inammissibile, con messa a carico del ricorrente di una tassa giudiziaria di fr. 500.--. A._ prese in consegna detta sentenza, trasmessagli per via postale contro avviso di ricevimento, in data 8 luglio 2009.\nC. Con un primo scritto datato 7 settembre 2009, A._ ha proposto una prima domanda di revisione della sentenza 25 maggio 2009, chiedendo altresì di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria. In data 12 aprile 2010, A._ (qui di seguito: istante) ha inoltrato una seconda domanda di revisione, allegando copie di documenti. Egli ha reiterato la propria domanda con scritto 24 maggio 2010.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"0b44640c-4f0e-4fb9-9216-b6f7841a54e7","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 4 giugno 2013 A._, nato nel 1980, di professione ferraiolo e assicurato obbligatoriamente all'INSAI mentre si apprestava a scendere dal tetto della propria abitazione da una scala a pioli, è caduto all'indietro, picchiando prima la spalla sinistra contro il bordo di metallo della terrazza del piano sottostante, per poi impattare al suolo in posizione seduta, battendo la regione lombare. Esami medici non hanno evidenziato lesioni ossee, ma fenomeni degenerativi artrosici gleno-omerali alla spalla sinistra e una lesione del tendine gleno-omerale. Egli ha subito due interventi chirurgici alla spalla sinistra ed effettuato la riabilitazione. L'INSAI ha assunto queste spese e con decisione del 28 aprile 2016, confermata su opposizione il 3 giugno 2016, ha ritenuto i disturbi lombovertebrali di natura degenerativa e quindi non in causalità con l'evento del 4 giugno 2013, mentre ha stabilito che lo stato alla spalla sinistra si era stabilizzato, sospendendo quindi dal 1° gennaio 2016 il versamento delle prestazioni di lunga durata. Ad A._ è stata attribuita un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) del 15%, mentre l'esame del diritto alla rendita è stato posticipato in attesa dei provvedimenti dell'assicuratore malattia. La decisione su opposizione non è stata impugnata.\nA.b. Il 17 giugno 2019 A._ ha annunciato all'INSAI \"una ricaduta e dei postumi\" dell'evento del 4 giugno 2013. Con decisione del 30 marzo 2020, confermata su opposizione il 1° maggio 2020, l'INSAI ha negato la realizzazione di una ricaduta.\nB.\nCon sentenza del 14 dicembre 2020 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullare la sentenza cantonale con conseguente proseguimento delle prestazioni terapeutico-assistenziali assicurative e riconoscimento di una rendita."} -{"id":"6152c009-8fc9-429a-848a-d604467166e2","text":"Fatti:\nA.\nB._ e A._, secondo il loro esposto ricorsuale, sono proprietari in comune di fondi di complessivi 7'435 m2 attribuiti dal piano regolatore del Comune di X._ alla zona residenziale a 2 piani collinare. Con decisione del 17 giugno 2015 il Consiglio di Stato ha approvato la revisione del piano regolatore, istituendo d'ufficio la protezione dell'edificio sito su una delle particelle quale bene protetto di interesse cantonale, unitamente a un importante perimetro di rispetto.\nB.\nContro questa decisione i proprietari sono insorti dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo. Con decisione del 15 settembre 2015 il giudice delegato ha invitato gli insorgenti a versare entro il 1° ottobre 2015 un anticipo di fr. 2'000.-- per le presunte spese processuali, precisando che in caso di mancato pagamento nel termine assegnato il ricorso sarebbe stato dichiarato irricevibile e le spese processuali poste a loro carico. La decisione è firmata dalla segretaria, \"p.o. del giudice delegato\", quest'ultimo non indicato nominativamente. Nei rimedi di diritto è indicata la facoltà di impugnarla dinanzi al Tribunale federale con ricorso in materia di diritto pubblico entro 30 giorni dalla sua notificazione.\nC.\nCon decisione del 9 ottobre 2015 il giudice delegato Raffaello Balerna, presidente del Tribunale amministrativo cantonale, ha dichiarato irricevibile il ricorso, poiché gli insorgenti non hanno versato l'anticipo richiesto entro il termine stabilito. Con sentenza del 10 novembre 2015 la Corte cantonale ha poi respinto in quanto ammissibile un'istanza di revisione presentata dagli interessati, trattata quale richiesta di restituzione in intero contro il lasso dei termini.\nD.\nA._ e B._ impugnano la decisione incidentale del 15 settembre 2015 e quella del 9 ottobre seguente con un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale. Chiedono di accertare la nullità della decisione del 15 settembre 2015, sussidiariamente di annullarla, di annullare quella del 9 ottobre 2015 e di rinviare gli atti alla Corte cantonale, affinché assegni loro un congruo termine per il versamento dell'anticipo.\nLa Corte cantonale e il Consiglio di Stato non si sono espressi sul gravame, mentre il Municipio di X._, rilevato che non si tratta di questioni di sua competenza, non presenta osservazioni rimettendosi al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"49b11c25-3369-4a63-a80f-efa873b51c4b","text":"Fatti:\nA.\nIl 7 giugno 2017 C._ ha chiesto al Municipio di Lamone di rilasciargli una licenza edilizia preliminare per la costruzione di un edificio commerciale e artigianale con pompa di benzina da ubicare su suoi fondi. Il 5 settembre 2017 il Municipio ha negato il permesso, ponendo a carico dell'istante una tassa per l'esame della domanda edilizia di fr. 8'900.--, oltre alle spese di fr. 100.--.\nB.\nB._SA, per il tramite dell'arch. A._, suo dipendente, ha impugnato l'importo della tassa dinanzi al Consiglio di Stato, che con decisione del 17 gennaio 2018 ha dichiarato irricevibile il ricorso per difetto di legittimazione, ritenendo che la società e il suo dipendente, quali progettisti, non ne sono direttamente toccati. Adito dai due insorgenti, con giudizio del 5 marzo 2018 il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il gravame.\nC.\nAvverso questa decisione A._ e B._SA presentano un ricorso al Tribunale federale. Chiedono in sostanza di annullarla unitamente a quella governativa e di rinviare la causa al Governo per l'esame di merito dell'impugnativa.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"3ec3088b-9f84-4b67-9bdd-06d802520b3c","text":"Fatti:\nA.\nNel contesto di un procedimento penale avviato nei confronti di D.B._, per titolo segnatamente di infrazione aggravata alla LStup, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino ha posto sotto sequestro vari beni. In seguito al decesso dell'imputato, occorso nelle Filippine il 15 marzo 2009, con decreto del 23 aprile 2009 il Procuratore pubblico ha abbandonato il procedimento, senza tuttavia pronunciarsi sul destino di quanto sequestrato.\nNell'ottica di una procedura indipendente di confisca giusta gli art. 376 segg. CPP, il 12 maggio 2011 il Procuratore pubblico ha aperto l'istruzione penale nei confronti degli eredi di D.B._, ossia, per quanto notogli, dei figli E.B._, A.A._, B.B._ e C.B._, nonché di F.B._, madre degli ultimi due, residenti nelle Filippine. Dopo aver interpellato i primi due e tentato di interpellare gli altri, con decreto del 1° giugno 2012 il Procuratore pubblico ha dissequestrato la somma di fr. 40'000.--, considerata non provento di reato, a favore di E.B._ e di A.A._ e ordinato la confisca dei saldi attivi di vari conti bancari.\nB.\nG.A._, madre dell'allora ancora minore A.A._, ha interposto opposizione al decreto di confisca presso la Corte delle assise correzionali di Lugano, conformemente a quanto indicato quale rimedio giuridico nel decreto medesimo. L'opposizione è stata trasmessa alla citata Corte dal Ministero pubblico, a cui era pervenuta.\nCon giudizio del 24 dicembre 2015, la Corte delle assise correzionali ha ordinato la confisca di tutti gli averi oggetto di sequestro, compreso l'importo di fr. 40'000.-- che il Procuratore pubblico aveva dissequestrato.\nC.\nAccogliendo i reclami interposti da A.A._, nonché da B.B._ e C.B._, con decisione del 19 aprile 2016 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) ha constatato la nullità del decreto di confisca e del giudizio della Corte di primo grado, ha accertato la prescrizione del diritto di ordinare la confisca e ha rinviato gli atti al magistrato inquirente al fine di determinare come procedere allo scopo di stabilire gli aventi diritto degli averi sotto sequestro nonché di avviare e condurre in modo corretto, in relazione allo stupefacente sequestrato, una procedura indipendente di confisca.\nD.\nIl Ministero pubblico si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando l'annullamento della sentenza della CRP, con conseguente crescita in giudicato del \"decreto d'accusa\" (recte: decreto di confisca) emanato il 1° giugno 2012 dal Procuratore pubblico, subordinatamente il rinvio degli atti alla CRP per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"61b6be0c-4a8a-4d92-938c-41335e069104","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1960, da ultimo attivo quale operaio di cantiere\/muratore, ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti nel dicembre 2003, lamentando una sindrome lombovertebrale. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso (in attività adeguate la capacità lavorativa residua era da ritenere completa e dal calcolo del confronto dei redditi emergeva una perdita lucrativa del 15%), con decisione su opposizione del 25 ottobre 2006l'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino (di seguito UAI) ha respinto tale richiesta.\nA.b. Una nuova domanda di rendita d'invalidità inoltrata da A._ nel febbraio 2008, in considerazione di un preteso peggioramento dello stato di salute, è stata rifiutata dall'UAI con decisione del 5 giugno 2009. La documentazione valetudinaria all'incarto, tra cui la perizia pluridisciplinare del 31 luglio 2008 a cura del Servizio Accertamento Medico dell'AI (di seguito SAM: con consulti di natura psichiatrica, neurologica e reumatologica, ha permesso di ritenere una situazione clinicamente stabile negli anni e una completa esigibilità lavorativa in attività adeguate allo stato di salute. In considerazione del grado d'invalidità del 15% non è stato riconosciuto alcun diritto a prestazioni da parte dell'assicurazione per l'invalidità.\nA.c. Una terza richiesta di prestazioni avanzata da A._ nel novembre 2016, a seguito tra l'altro delle conseguenze di un infortunio avvenuto il 25 giugno 2013 e preso a carico solo inizialmente dall'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI\/SUVA), è stata respinta dall'UAI con decisione su opposizione dell'11 settembre 2018, sulla base delle perizie fatte allestire dall'assicuratore perdita di guadagno SWICA (segnatamente la perizia reumatologica del 7 gennaio 2017 del dott. B._ e quella psichiatrica del 20 febbraio 2017 del dott. C._) e dei calcoli operati che hanno permesso di concludere a un grado d'invalidità del 14%, insufficiente per aver diritto a prestazioni assicurative.\nB.\nA._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino il 12 ottobre 2018 (timbro postale).Con giudizio del 20 agosto 2019 il Tribunale cantonale ha respinto il gravame e confermato la pronuncia dell'UAI.\nC.\nIl 20 settembre 2019 (timbro postale) A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede in via principale il riconoscimento di una rendita intera d'invalidità e, in via subordinata, il rinvio all'amministrazione per nuova valutazione multidisciplinare, in particolare per determinare la capacità lavorativa residua."} -{"id":"58421448-8579-4fd2-9310-f1363b034e68","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, titolare di una ditta di impianti sanitari, ha ottenuto il 13 giugno 2003 l'iscrizione provvisoria di un'ipoteca legale degli artigiani e imprenditori sulla particella n. 43 RFD di X._, di proprietà di C._ e locata alla D._SA che vi coltivava canapa, per fr. 45'483.75 oltre interessi (per lavori eseguiti tra febbraio ed aprile 2003). Tale iscrizione è stata poi confermata in via definitiva il 20 marzo 2006 limitatamente a fr. 34'033.05 oltre interessi.\nA.b. Nel frattempo, nel dicembre 2001 la banca B._ aveva concesso alla E._SA un mutuo ipotecario di fr. 3'190'000.-- per l'acquisto delle particelle n. 123, 129 e 571 RFD di X._. Mediante contratto di permuta 3 dicembre 2002 C._ aveva ceduto alla E._SA la sua particella n. 43 in cambio della n. 129. Il trapasso era avvenuto nel luglio 2004. Le tre cartelle ipotecarie gravanti la particella n. 43 (una in 1° grado di fr. 132'000.--, una in 2° grado di fr. 268'000.--, e una in 3° grado di fr. 200'000.--) erano state consegnate alla predetta società, che le aveva poi cedute alla banca B._ nel settembre 2003.\nA.c. Il 3 dicembre 2009 le particelle n. 43, 123 e 571 sono state oggetto di realizzazione forzata e sono state aggiudicate ai pubblici incanti alla banca B._ per complessivi fr. 2'628'944.--. In base allo stato di riparto del 18 maggio 2010, il provento dell'asta pubblica è stato assegnato in misura di fr. 33'510.15 all'Ufficio esazione e condoni del Cantone Ticino, di fr. 8'848.65 al Comune di X._ e di fr. 2'542'455.80 alla banca B._, mentre ad A._ non è stato riconosciuto alcun importo.\nCon petizione 25 maggio 2010 A._ ha quindi convenuto l'Ufficio esazione e condoni, il Comune di X._ e la banca B._ chiedendo di modificare lo stato di riparto e di prelevare dal ricavo la somma di fr. 45'032.35 (fr. 34'033.05 più interessi) in favore della ditta A._ oltre interessi e spese. Mediante decisione 16 gennaio 2013 il Pretore del Distretto di Bellinzona ha accolto la petizione nella misura in cui era diretta contro la predetta banca.\nB.\nCon sentenza 5 agosto 2015 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha accolto l'appello introdotto dalla banca B._ e respinto la petizione.\nC.\nCon ricorso in materia civile 10 settembre 2015 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo l'accoglimento della sua petizione. Mediante decreto 24 settembre 2015 al ricorso è stato conferito il postulato effetto sospensivo nel senso di continuare a trattenere in deposito presso l'Ufficio di esecuzione di Bellinzona l'importo rivendicato.\nNon sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"0c88eff6-17ea-428c-b93c-f8813cf42498","text":""} -{"id":"1456b3ce-f254-4795-a2ef-32405199dcde","text":""} -{"id":"275d0d06-229f-437f-9303-89edb565efbb","text":"Fatti:\nA.\nDopo avere beneficiato di permessi per lavorare quale frontaliere dal 2001 al 2006, A._, cittadino italiano, si è visto rilasciare, il 1° dicembre 2006, un permesso di dimora CE\/AELS (ora UE\/AELS) valido fino al 30 novembre 2011 per svolgere un'attività dipendente. Una prima decisione, pronunciata il 30 maggio 2012 dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino, di non rinnovargli la citata autorizzazione di soggiorno in quanto da tempo non lavorava più ed era a carico dell'assistenza sociale, dopo essere stata confermata dal Consiglio di Stato il 3 luglio 2012, è stata invece annullata il 12 marzo 2013 dal Tribunale cantonale amministrativo: egli infatti aveva ritrovato un impiego e non dipendeva più dall'aiuto sociale. Il permesso di dimora UE\/AELS è quindi stato rinnovato fino al 30 novembre 2016.\nB.\nRimasto ancora una volta senza lavoro ed essendo privo di entrate finanziarie, A._ ha di nuovo beneficiato dell'assistenza sociale a partire dal 1° ottobre 2014 (le 10 ore settimanali effettuate per un datore di lavoro dal 16 marzo 2015 al 2 giugno 2015 e retribuite fr. 700.-- mensili non interrompendo il versamento delle prestazioni assistenziali). Il 1° aprile 2015 la Sezione della popolazione, concessogli la facoltà di determinarsi, gli ha revocato il permesso di dimora UE\/AELS e gli ha fissato un termine al 15 maggio successivo per lasciare la Svizzera. Nel corso della procedura ricorsuale avviata in sede cantonale, A._ ha firmato un nuovo contratto di lavoro il 15 aprile 2015, disdetto tuttavia nel mese di giugno 2015. Il 4 gennaio 2016 ha iniziato un programma di attività pubblica della durata di un anno presso la B._ con un incentivo finanziario di fr. 200.-- mensili.\nLa decisione di revoca è stata confermata dal Consiglio di Stato ticinese il 27 gennaio 2016, e dal Tribunale cantonale amministrativo il 24 febbraio successivo, con sentenza notificata il 1° marzo successivo.\nC.\nCon tre scritti del 24 e del 30 marzo 2016, tutti spediti il 1° aprile 2016, A._ dichiara di opporsi alla sentenza cantonale e, affermando di cercare attivamente del lavoro, chiede che gli sia concesso del tempo a tal fine. Afferma di non avere più legami familiari in Italia, motivo per cui si ritroverà senza un luogo per dormire se deve tornarvi. Domanda infine di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"a6a967a6-8f48-40e6-a479-64e6658c7b70","text":"Fatti:\nA.\nL'Istituto nazionale di assicurazione contro gli infortuni (INSAI) con decisione del 19 dicembre 2013, confermata su opposizione il 10 giugno 2014, ha rifiutato ogni prestazione derivante dall'annuncio di infortunio del 22 aprile 2013riguardante A._, nato nel 1958.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo sostanzialmente che il giudizio cantonale e le decisioni amministrative siano annullate e la causa rinviata all'INSAI per nuova decisione. Sollecita inoltre la concessione dell'assistenza giudiziaria.\nL'INSAI postula la reiezione del ricorso."} -{"id":"0b188d3d-b62b-4939-9405-4f505074ddfc","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con sentenza 19 ottobre 1989 il Tribunale distrettuale di X._ (Canton Zurigo) ha sciolto il matrimonio fra B._ e A._. La convenzione di divorzio stipulata tra le parti - omologata dal giudice e ripresa nel dispositivo n. 2.1 della sentenza di divorzio - prevede a carico dell'ex marito l'obbligo di versare all'ex moglie vita natural durante una rendita mensile di fr. 6'000.--, passivamente trasmissibile a titolo successorio e indicizzata.\nA.b. A._ è deceduto a Y._ il 15 novembre 2016, lasciando quali eredi legali la seconda moglie C._ e i figli D._, E._, F._ e G._. Questi formano la comunione ereditaria fu A._.\nA.c. B._ ha escusso la comunione ereditaria fu A._ per l'incasso di fr. 13'341.71 oltre interessi del 5 % dal 1° luglio 2012, fr. 12'955.68 oltre interessi del 5 % dal 1° luglio 2013, fr. 13'020.-- oltre interessi del 5 % dal 1° luglio 2014, fr. 12'955.68 oltre interessi del 5 % dal 1° luglio 2015, fr. 11'540.04 oltre interessi del 5 % dal 1° luglio 2016 e fr. 8'407.50 oltre interessi del 5 % dal 1° gennaio 2017. Vista l'opposizione interposta dalla comunione ereditaria contro il precetto esecutivo 1° febbraio 2017, B._ ha adito in data 30 agosto 2017 il Pretore del Distretto di Lugano chiedendone il rigetto. Quest'ultimo ha respinto l'istanza con decisione 5 aprile 2018.\nB.\nCon la decisione 10 ottobre 2018 qui impugnata, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto il reclamo interposto da B._ in data 18 aprile 2018 e rigettato in via definitiva l'opposizione della comunione ereditaria fu A._ limitatamente a fr. 12'145.50 oltre interessi del 5 % dal 15 luglio 2012, fr. 12'864.-- oltre interessi del 5 % dal 1° luglio 2013, fr. 12'928.30 oltre interessi del 5 % dal 1° luglio 2014, fr. 12'864.-- oltre interessi del 5 % dal 1° luglio 2015, fr. 11'449.70 oltre interessi del 5 % dal 1° luglio 2016 e fr. 8'400.-- oltre interessi del 5 % dal 1° gennaio 2017. All'atto pratico, i Giudici cantonali hanno ritenuto che la comunione ereditaria non aveva alcun interesse degno di protezione a contestare l'indice di riferimento per il calcolo del rincaro a le i più favorevole, fatto peraltro valere dall'istante con il suo reclamo, e ha ricalcolato su questa base il dovuto.\nC.\nContro il giudizio del Tribunale di appello insorge ora la comunione ereditaria fu A._ (qui di seguito: ricorrente) con un ricorso in materia civile datato 12 novembre 2018. Essa postula l'annullamento della sentenza cantonale e la sua riforma nel senso che sia respinto, nella misura della sua ricevibilità, il reclamo 18 aprile 2018 di B._ (qui di seguito: opponente).\nCon decreto presidenziale del 3 dicembre 2018, al gravame è stato conferito l'effetto sospensivo.\nInvitate ad esprimersi nel merito, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, con scritto del 23 gennaio 2020, si è riconfermata nelle motivazioni e conclusioni contenute nella decisione impugnata, mentre l'opponente, con risposta 10 febbraio 2020, ha postulato l'integrale reiezione del gravame nella misura della sua ricevibilità."} -{"id":"5f2d4160-8572-480f-9ab8-cd9b18a238b4","text":"Fatti:\nA.\nA.A._ e B.A._ sono proprietari, in ragione di 1⁄2 ciascuno, del fondo part. yyy di X._ (sezione di Z._), situato in località www, sul versante collinare che si erge a sud-est del nucleo di Z._. La particella, su cui sorge un edificio di 99 m2, presenta una superficie complessiva di 2'934 m2.\nB.\nIl piano regolatore intercomunale dei Comuni del X._, approvato dal Consiglio di Stato il 12 luglio 1985, inseriva il fondo part. yyy in zona residenziale estensiva R2, ad eccezione di una striscia di terreno boschivo sul confine ovest. Prevedeva inoltre una strada di raccordo SR2, che toccava la proprietà. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il tracciato stradale è stato realizzato ed ha in particolare comportato a carico dei proprietari A._ il pagamento nel dicembre del 2009 di fr. 214'611.10 a titolo di contributi di miglioria.\nC.\nIl 18 febbraio 2009 il consiglio consortile del Consorzio per il piano regolatore dei Comuni del X._ ha adottato la revisione del piano regolatore del 1985. Una superficie di 1'252 m2, nel settore nord del fondo part. yyy, è stata inserita nella zona residenziale estensiva con particolari prescrizioni paesaggistiche, mentre una parte nel settore sud (di 1'377 m2) è stata attribuita alla zona agricola. La superficie rimasta edificabile è inoltre stata gravata da un vincolo di abitazione primaria. Una fascia sul confine ovest della particella (di 305 m2) è infine stata accertata come boschiva. A.A._ e B.A._ non hanno impugnato la nuova pianificazione, che è stata approvata dal Consiglio di Stato con risoluzione del 21 luglio 2011.\nD.\nCon istanza del 17 ottobre 2012, i proprietari hanno promosso una procedura di espropriazione materiale contro il Comune di X._ (frattanto subentrato al Consorzio a seguito di una fusione dei Comuni interessati) dinanzi al Tribunale di espropriazione, relativamente all'inserimento in zona agricola di 1'377 m2 del fondo e all'imposizione del vincolo di residenza primaria. Hanno chiesto un'indennità di fr. 500.-- al m2 per la superficie asseritamente dezonata e di fr. 300'000.-- per la perdita di valore derivante dal vincolo di residenza primaria, oltre interessi a partire dal 21 luglio 2011. Dopo avere eseguito un sopralluogo e concluso la procedura istruttoria, con sentenza del 23 dicembre 2014 il Tribunale di espropriazione ha respinto l'istanza. Ha ritenuto che il parziale inserimento del fondo in zona agricola configurava un rifiuto di attribuirlo alla zona edificabile, che non realizzava in concreto gli estremi per riconoscere, in via eccezionale, un'espropriazione materiale. Ha inoltre rilevato che il vincolo di residenza primaria non pregiudicava l'uso attuale o futuro dell'abitazione esistente, né comprometteva gravemente i diritti di proprietà.\nE.\nCon sentenza del 10 maggio 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso dei proprietari contro il giudizio di primo grado. Ha considerato che l'inserimento in zona agricola di 1'377 m2 costituiva un parziale dezonamento del fondo (e non un rifiuto di attribuirlo alla zona edificabile), che non realizzava tuttavia gli estremi di un'espropriazione materiale, siccome il fondo poteva ancora essere usato in modo economicamente ragionevole. La Corte cantonale ha parimenti negato un indennizzo in relazione con il vincolo di residenza primaria.\nF.\nA.A._ e B.A._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di rinviare la causa alle istanze cantonali per un nuovo giudizio ai sensi dei considerandi. In via subordinata, chiedono che la sentenza impugnata venga riformata nel senso di annullare la decisione di primo grado e di riconoscere un'espropriazione materiale in relazione con il dezonamento della superficie attribuita alla zona agricola e all'imposizione del vincolo di residenza primaria. Postulano al riguardo un'indennità di almeno fr. 650'000.--, oltre interessi, a carico del Comune di X._. I ricorrenti fanno valere la violazione degli art. 5 cpv. 2 LPT e 26 cpv. 2 Cost., nonché degli art. 8, 9 e 29 Cost.\nG.\nLa Corte cantonale si conferma nella sua sentenza. Il Comune di X._ chiede in via principale di dichiarare il ricorso inammissibile e in via subordinata di respingerlo. I ricorrenti hanno replicato l'8 novembre 2016 alla risposta del Comune, confermandosi nelle loro conclusioni. Con osservazioni del 28 novembre 2016, il Comune si è confermato nella sua risposta."} -{"id":"070f65a0-f45c-46c7-a305-97aca69d3a63","text":"Fatti:\nA. Dal febbraio 1994 la X._ SA in liquidazione (in seguito X._) è proprietaria della particella n. aaa RFD di Sementina, su cui si trovano due fabbricati industriali. Il fondo non ha accessi alla pubblica via e fino al frazionamento avvenuto nel 1992 formava un'unità con le particelle n. bbb (364 m2) e ccc (456 m2): quest'ultimo fondo confina a sud per una ventina di metri con una stradina comunale. Sui mappali n. bbb e ccc sorge un garage carrozzeria con abitazione annessa e corre una striscia di terreno asfaltata larga circa 4,7 m e lunga poco più di 40 m, che giunge a confine con l'attuale particella n. aaa. Pur non essendo al beneficio di alcun diritto reale, dagli anni ottanta la particella n. aaa viene raggiunta da nord, lungo una strada asfaltata larga 4 m e lunga oltre 85 m, che attraversava dapprima la particella n. ddd, e ora le particelle n. eee (1620 m2) - acquistata da B._ - e n. fff (1120 m2) - comperata da A._ - scorporate il 1° marzo 2001 dalla particella n. ddd. I nuovi proprietari hanno comunicato alla X._ di essere pronti a concedere, dietro indennità di fr. 100'000.-- un diritto di passo veicolare.\nB. Il 13 luglio 2001 la X._ ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore di Bellinzona B._ e A._ con un'azione tendente all'ottenimento di un passo veicolare a carico delle particelle n. eee e n. fff e a favore del mappale n. aaa, da esercitare sulla strada esistente. I convenuti si sono opposti all'azione e nelle loro conclusioni hanno ridotto le indennità pretese in via subordinata a fr. 33'980.--, rispettivamente a fr. 56'086,50. Il 9 febbraio 2004 il Pretore ha respinto la petizione.\nC. La I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto con sentenza 19 febbraio 2007 un appello dell'attrice e ha confermato il giudizio pretorile. I giudici cantonali hanno riconosciuto l'applicabilità dell', ma hanno ritenuto che in concreto non si giustifica scostarsi dall'ordine previsto dall' e segnatamente dal criterio dello stato anteriore della proprietà, motivo per cui l'accesso avrebbe dovuto essere chiesto ai proprietari delle particelle n. bbb e ccc.\nD. X._ ha impugnato con un ricorso in materia civile del 23 aprile 2007 il giudizio d'appello, chiedendone la riforma nel senso che sia fatto ordine all'Ufficio dei registri di iscrivere una servitù di passo con ogni veicolo larga 4 m a carico del mappali n. eee e fff e a favore della particella n. aaa, dietro pagamento di un'indennità di fr. 5'200.-- a B._ e di fr. 4'200.-- ad A._. Narrati e completati i fatti, ribadisce che un accesso dalle particelle n. bbb e ccc le provocherebbe costi sproporzionati e creerebbe ai loro proprietari un pregiudizio di gran lunga superiore a quello cagionato ai convenuti. Afferma che dalla perizia e dalle foto agli atti risulta che la servitù di passo comprometterebbe l'attività commerciale della carrozzeria, motivo per cui la mancata quantificazione del danno che subirebbero i proprietari dei mappali n. bbb e ccc sarebbe irrilevante.\nCon risposta del 5 ottobre 2007 B._ e A._ propongono che il ricorso sia dichiarato irricevibile, rispettivamente che sia respinto. Narrati e completati i fatti, affermano che l'attrice non avrebbe dimostrato di aver esaurito tutte le possibilità offerte dal diritto pubblico per ottenere un allacciamento alla pubblica via e sostengono che non sussisterebbe alcun motivo per scostarsi dall'ordine stabilito nell': affermano segnatamente di aver acquistato le loro particelle libere da servitù e di aver provveduto, contrariamente al proprietario dell'originario mappale n. aaa, a regolare la questione dell'accesso. Ritengono che il richiesto diritto di passo farebbe subire loro svantaggi altrettanto gravi a quelli che verrebbero cagionati ai proprietari delle particelle n. bbb e ccc. Ribadiscono poi, per l'eventualità che venga concesso un passo necessario sulle loro particelle, le indennità chieste in sede cantonale. Domandano infine che, in applicazione dei principi che reggerebbero il diritto espropriativo, gli oneri processuali e le ripetibili siano posti a carico dell'attrice anche in caso di accoglimento della sua domanda."} -{"id":"867606ad-85ab-4174-bb54-5b1e72326246","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con rogito del 15 dicembre 2014 la A._SA ha acquisito un diritto di compera su un fondo di Lugano. Del prezzo di vendita di fr. 4'000'000.--, essa ha versato quale caparra sul conto del notaio rogante fr. 200'000.--, che sarebbero stati liberati a favore dei concedenti dopo l'adempimento di una specificata clausola contrattuale. Qualora non fosse invece stata ottenuta la licenza edilizia relativa al progetto allegato all'atto notarile, quest'ultimo sarebbe decaduto e la beneficiaria avrebbe avuto diritto alla restituzione della caparra. Il 18 maggio 2015 l'amministratore unico della A._SA ha comunicato a uno dei concedenti del diritto di compera che la caparra di fr. 200'000.-- le avrebbe dovuto essere restituita, perché la predetta condizione non era stata soddisfatta. Nel giugno 2015 la società anonima è stata posta in liquidazione.\nA.b. In parziale accoglimento di un'istanza dei concedenti del diritto di compera C._ e D._, il Pretore di Lugano ha ordinato, con decreto supercautelare del 23 dicembre 2015, alla A._SA in liquidazione rispettivamente al suo liquidatore B._ di procedere immediatamente al deposito giudiziale giusta l' dell'importo di fr. 200'000.--, oltre interessi, con la comminatoria dell' e, in caso di violazione del predetto ordine, di una multa fino a fr. 5'000.-- e fr. 1'000.-- per ogni giorno di ritardo.\nA.c. Constatata l'inesecuzione del provvedimento supercautelare, il Pretore ha disposto, con decreto 12 gennaio 2016, la trasmissione del fascicolo al Ministero pubblico per violazione dell', la condanna della A._SA in liquidazione, nella persona del suo liquidatore, al pagamento di una multa disciplinare di fr. 5'000.--, nonché di una multa disciplinare di fr. 1'000.-- al giorno a decorrere dal 28 dicembre 2015 compreso.\nB.\nCon sentenza 7 marzo 2016 il Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato dalla A._SA in liquidazione. La Corte cantonale ha indicato che la decisione pretorile assume la forma di una misura cautelare di esecuzione presa in virtù dell' in deroga al sistema dualista previsto dall'. Ha poi ritenuto che la misura di esecuzione sottostà al medesimo regime d'impugnativa del provvedimento a cui è agganciata e ha considerato che in concreto non sono dati i presupposti per poter attaccare una decisione supercautelare. Ha pure negato che questa sarebbe nulla, perché emanata da un giudice incompetente.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 23 marzo 2016 la A._SA in liquidazione e B._ chiedono al Tribunale federale, previo conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso, l'annullamento e la riforma della sentenza impugnata nel senso che la decisione pretorile del 12 gennaio 2016 sia dichiarata nulla, rispettivamente, in via subordinata, che essa sia annullata. In via ancora più subordinata postulano l'annullamento della sentenza impugnata con il rinvio dell'incarto all'autorità inferiore affinché entri nel merito del rimedio di diritto cantonale.\nC._ e D._ hanno proposto, con risposta 25 aprile 2016, la reiezione sia della domanda di concessione dell'effetto sospensivo, sia del ricorso.\nCon decreto 29 aprile 2016 la Presidente della Corte adita ha conferito effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"2d64e27c-638a-4ff8-ae4e-68a0a7cbabd4","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ e B._ si sono uniti in matrimonio il 20 settembre 2006 e hanno divorziato il 12 agosto 2010. Dall'unione è nato in data 3 gennaio 2007 il figlio C._, affidato alla madre con esercizio esclusivo dell'autorità parentale. In una convenzione sugli effetti accessori del divorzio omologata dal Pretore, A._ si era obbligato a versare un contributo alimentare mensile indicizzato di fr. 3'100.-- per il figlio C._ fino alla maggiore età del medesimo, rispettivamente al termine della prima formazione appropriata. Fra marzo 2014 e marzo 2018 A._ ha cambiato due volte datore di lavoro, intercalando dei periodi di disoccupazione; si è inoltre risposato con D._, dalla quale ha avuto il 28 luglio 2014 la figlia E._.\nA.b. In data 31 marzo 2014 A._ ha convenuto B._ avanti al Pretore del Distretto di Lugano chiedendo in modifica della sentenza di divorzio la riduzione a fr. 200.-- (come precisato in sede di arringhe finali) del contributo alimentare mensile a favore del figlio C._ dall'aprile 2014 fino alla maggiore età del figlio.\nA.c. Con sentenza 11 ottobre 2017, in parziale accoglimento della petizione il Pretore ha ridotto il contributo alimentare a C._ a fr. 2'650.-- mensili indicizzati dall'agosto 2014 fino alla maggiore età del figlio o fino al termine di una prima formazione appropriata, ponendo le spese processuali a carico di A._ nella misura di quattro quinti e condannandolo al versamento di ripetibili ridotte.\nB.\nIn data 20 novembre 2017 A._ ha impugnato la sentenza pretorile avanti alla I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino, chiedendo la riduzione del contributo alimentare per il figlio C._ a fr. 200.-- mensili dall'aprile 2014 fino alla maggiore età di lui, indicizzato alla condizione che il suo reddito sia adeguato al rincaro in egual misura. Ha inoltre chiesto una riduzione delle spese processuali di prima sede e la loro messa a carico delle parti in ragione di metà ciascuno. Nelle sue osservazioni 8 maggio 2018 B._ ha postulato di respingere l'appello e, con appello incidentale, ha chiesto di respingere integralmente la petizione.\nCon il qui impugnato giudizio 5 luglio 2019 il Tribunale di appello ha respinto l'appello principale di A._ (nella misura della sua ammissibilità) e l'appello incidentale di B._, ponendo le spese dei due appelli a carico degli appellanti soccombenti e condannando i medesimi al versamento di ripetibili alla rispettiva controparte.\nC.\nCon ricorso in materia civile 10 settembre 2019 A._ (di seguito: ricorrente) chiede la riforma del giudizio cantonale nel senso che in parziale accoglimento della sua petizione 31 marzo 2014 egli venga condannato a versare un contributo alimentare mensile in favore del figlio C._ di fr. 1'250.-- dal 1° aprile 2014 al 31 dicembre 2016, di fr. 870.-- dal 1° gennaio 2017 al 2 gennaio 2019 e di fr. 1'170.-- dal 3 gennaio 2019 in poi, assegni familiari esclusi. Postula inoltre una diversa messa a carico delle spese di giudizio cantonali. Subordinatamente, chiede l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio dell'incarto al Tribunale di appello per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste determinazioni, ma è stato acquisito l'incarto cantonale."} -{"id":"311b101f-cf1b-4812-a890-e1dba443d39a","text":""} -{"id":"fa0a4252-23df-4240-ab74-f64af1e0b7b4","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 28 maggio 2014 l'Ufficio di tassazione competente ha aggiunto ai redditi dichiarati da A._ un importo di fr. 656'983.-- indicandolo quale \"reddito attività indipendente accessoria contribuente\" e precisando \"aggiunta o rettifica del reddito derivante dal commercio professionale di immobili\". Il reddito imponibile relativo all'imposta federale diretta veniva così stabilito in fr. 673'100.--.\nCon reclamo del 26 giugno 2014 il contribuente ha contestato la ripresa menzionata, ricondotta dal fisco all'acquisto, il 7 maggio 2009, e alla successiva vendita, il 12 gennaio 2010, della particella xxx RFD di X._. Secondo l'insorgente, l'operazione in questione non poteva infatti essere considerata quale commercio professionale di immobili e rientrava nell'amministrazione patrimoniale esente da imposizione ai sensi dell'.\nB.\nIl 9 marzo 2016 l'autorità fiscale si è pronunciata sul reclamo, respingendolo. Al riguardo ha rilevato:\n(...) Il contribuente si sofferma ad analizzare l'intenzione iniziale relativa all'operazione in questione, ovvero la volontà dl farla diventare abitazione primaria. Secondo la pluridecennale prassi del Tribunale federale, vi è commercio professionale di immobili non appena il contribuente svolga un'attività che eccede la mera amministrazione del proprio patrimonio. Si sottolinea che decisiva per il giudizio non è la situazione iniziale, esistente al momento dell'acquisto, ma quella che risulta al momento della vendita (...). Nel caso in esame è stata eloquentemente sviscerata la volontà iniziale, meno approfondita è la situazione al momento della vendita. Secondo l'autorità di tassazione la volontà di conseguire un reddito, o per Io meno l'indizio relativo a qualcosa che va oltre la mera amministrazione del proprio patrimonio, viene suggerita dal contribuente con la volontà di aumentare le volumetrie, aggiungere un piano, quindi creare una PPP (...). Nel caso specifico considerati tutti gli elementi indicati dal contribuente, il fatto che l'immobile non sia mai stato utilizzato quale abitazione primaria, che l'operazione sia stata finanziata utilizzando esclusivamente fondi di terzi, la vicinanza tra la data d'acquisto e la data di vendita ed il forte utile conseguito sono indizi volti a confermare la volontà di conseguire un reddito nel momento determinante, ovvero la vendita\".\nLa decisione su reclamo è stata in seguito confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 23 settembre 2016.\nC.\nIl 31 ottobre 2016 A._ ha impugnato quest'ultimo giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, domandandone l'annullamento rispettivamente la riforma. Anche in ultima istanza continua infatti a sostenere che l'operazione in questione rientra nell'amministrazione patrimoniale esente da imposizione ai sensi dell'.\nIl fisco ticinese e la Corte cantonale hanno rinunciato a formulare osservazioni."} -{"id":"5264dedd-a190-4c01-a72c-ab6bbeb753b6","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 25 marzo 2013 A._, nato nel 1980, addetto al carotaggio, è stato colpito da una grossa pietra caduta dall'alto, riportando fratture a livello di corpi vertebrali. Nel prosieguo è poi insorta una problematica psichica. L'INSAI con decisione formale del 1° maggio 2017 ha posto l'assicurato al beneficio di una rendita di invalidità del 16% dal 1° maggio 2017 e di un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) del 10%. Con decisione su opposizione del 22 febbraio 2018 l'INSAI ha aumentato la rendita di invalidità al 17%.\nA.b. Il 4 giugno 2018 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha dichiarato irricevibile per tardività il ricorso dell'11 aprile 2018 contro la decisione su opposizione.\nA.c. Con sentenza 8C_482\/2018 del 26 novembre 2018 il Tribunale federale ha annullato la pronuncia cantonale per violazione del diritto di essere sentito e rinviato la causa al Tribunale cantonale delle assicurazioni.\nB.\nStatuendo nuovamente nella causa, il Tribunale cantonale delle assicurazioni con giudizio del 6 maggio 2019 ha dichiarato il ricorso irricevibile per tardività.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e il rinvio al Tribunale cantonale delle assicurazioni, perché quest'ultimo entri nel merito del ricorso.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"5d46b02b-3f9a-40e5-b5dc-823747946f9d","text":""} -{"id":"4d0c960c-796d-4e3c-bcd2-0712c707810f","text":""} -{"id":"1b05110d-6dd8-41db-a06a-0abf7d94eb04","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La ditta X._SA di G._, costituita nel 1968, è stata dichiarata fallita il 30 novembre 1998. Inizialmente, amministratore unico ne è stato Z._. Nella carica gli è succeduto B._ dal 19 marzo 1996 sino al fallimento. Dapprima direttore, in seguito procuratore della ditta dal 7 giugno 1996 fino al fallimento, fu A._.\nPer gli anni dal 1995 al 1998 venne accertato uno scoperto contributivo di fr. 285'852.95, che la Cassa di compensazione del Cantone Ticino, mediante tre distinte decisioni del 4 ottobre 1999, pretese in restituzione, con vincolo di solidarietà, da B._ e A._ per l'intero importo e da Z._ limitatamente a fr. 40'939.45.\nPer gli anni dal 1995 al 1998 venne accertato uno scoperto contributivo di fr. 285'852.95, che la Cassa di compensazione del Cantone Ticino, mediante tre distinte decisioni del 4 ottobre 1999, pretese in restituzione, con vincolo di solidarietà, da B._ e A._ per l'intero importo e da Z._ limitatamente a fr. 40'939.45.\nB. A seguito dell'opposizione degli interessati, la Cassa ha promosso nei loro confronti azione dinanzi al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, chiedendone la condanna al risarcimento dei predetti importi con vincolo di solidarietà.\nCon pronunzia 27 novembre 2000 l'adita istanza giudiziaria, congiunte le procedure, ha accolto le petizioni.\nCon pronunzia 27 novembre 2000 l'adita istanza giudiziaria, congiunte le procedure, ha accolto le petizioni.\nC. Contro il giudizio cantonale B._ e A._, assistiti dall'avv. Marco Probst, hanno interposto ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni. Postulano, in via principale, l'annullamento della pronunzia impugnata e, in via subordinata, il rinvio degli atti all'autorità giudiziaria cantonale per complemento d'istruttoria.\nPure Z._ ha inoltrato a questa Corte un ricorso di diritto amministrativo contro il giudizio di prima istanza, chiedendone l'annullamento.\nLa Cassa e l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali hanno rinunciato a determinarsi sui gravami. Per contro B._ e A._ hanno chiesto di liberare Z._ dall'obbligo di risarcire il danno."} -{"id":"3cefde0b-3e00-424a-bbb1-c47f6b22b4ba","text":"Fatti:\nA.\nIl 7 giugno 2018 A._ e B._ hanno presentato un ricorso per ritardata e denegata giustizia al Tribunale cantonale amministrativo nei confronti della Commissione cantonale per la protezione dei dati e della trasparenza. Quest'ultima, statuendo il 12 giugno 2018, ha respinto il loro ricorso. Con decisione dell'8 giugno 2018 il giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo ha invitato gli insorgenti a versare un anticipo di fr. 800.-- entro il 27 giugno 2018.\nB.\nContro quest'ultima pronuncia, A._ e B._ presentano un ricorso al Tribunale federale. Chiedono di annullare la decisione della Commissione cantonale per la protezione dei dati e della trasparenza e quella del giudice delegato, nonché di assegnare loro un \"risarcimento economico\" di fr. 155'000.--.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"437abb12-5df9-49c2-a6c2-d02514ba47be","text":""} -{"id":"1e267dcb-7238-40d9-b829-7294f2e0a52b","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Nella seconda metà del mese di luglio 2001, al rientro da un periodo di vacanza trascorso con la madre a Z._, B.A._ - all'epoca un bambino di cinque anni - ha manifestato un comportamento che è parso al padre D._ e alla sua compagna E._ anomalo, toccando a più riprese i genitali dei due. In occasione di uno di questi episodi, interrogato da E._ sui motivi del suo agire, B.A._ le ha risposto che così faceva pure lo zio materno C._, ciò che ha poi ripetuto la sera stessa anche al padre. Rivoltosi per un consulto al dott. F._, questi ha prospettato a D._ tre possibilità per risolvere il problema: lasciar correre, procedere immediatamente con una denuncia oppure avvertire la madre affinché impedisse al piccolo di incontrare lo zio materno. Optando per quest'ultima alternativa, il giorno successivo, ossia il 28 luglio 2001, D._ ha incontrato la moglie G._ - dalla quale viveva separato da qualche tempo e a cui inizialmente era stata affidata la custodia dei figli A.A._ e B.A._ - e chiesto che tenesse C._ lontano dai bambini. G._ non ha creduto alla colpevolezza del fratello, tant'è che anche in seguito ha continuato ad affidare i figli a C._ quando si assentava da casa.\nA. Nella seconda metà del mese di luglio 2001, al rientro da un periodo di vacanza trascorso con la madre a Z._, B.A._ - all'epoca un bambino di cinque anni - ha manifestato un comportamento che è parso al padre D._ e alla sua compagna E._ anomalo, toccando a più riprese i genitali dei due. In occasione di uno di questi episodi, interrogato da E._ sui motivi del suo agire, B.A._ le ha risposto che così faceva pure lo zio materno C._, ciò che ha poi ripetuto la sera stessa anche al padre. Rivoltosi per un consulto al dott. F._, questi ha prospettato a D._ tre possibilità per risolvere il problema: lasciar correre, procedere immediatamente con una denuncia oppure avvertire la madre affinché impedisse al piccolo di incontrare lo zio materno. Optando per quest'ultima alternativa, il giorno successivo, ossia il 28 luglio 2001, D._ ha incontrato la moglie G._ - dalla quale viveva separato da qualche tempo e a cui inizialmente era stata affidata la custodia dei figli A.A._ e B.A._ - e chiesto che tenesse C._ lontano dai bambini. G._ non ha creduto alla colpevolezza del fratello, tant'è che anche in seguito ha continuato ad affidare i figli a C._ quando si assentava da casa.\nB. Un giorno B.A._ ha raccontato a E._ che ogni tanto, in assenza della madre, lui e il fratello venivano curati dallo zio C._. Informato dalla compagna e accertato che ciò era vero, D._ si è allora rivolto alla Commissione Tutoria regionale (CTR) che lo ha indirizzato al centro X._ consigliandogli di prendere contatto con la dott. H._, membro della stessa CTR e specialista in materia di abusi sessuali su minori. Il 26 ottobre 2001, D._ ha quindi incontrato la dott. H._. Il 29 ottobre 2001 ella ha inviato una e-mail al presidente della CTR, segnalando che dall'incontro avuto con il padre erano emersi chiari indicatori di abuso e che la madre non sembrava essere in grado di garantire un contesto di protezione fisica e psicologica, ha altresì prospettato di affidare temporaneamente al padre la custodia del minore, rispettivamente di collocarlo in una struttura di protezione.\nLa dott. H._ ha sentito B.A._, la prima volta, il 30 ottobre 2001, senza tuttavia registrare o videoregistrare il colloquio, limitandosi a prendere appunti.\nIl 31 ottobre 2001, al termine del primo incontro davanti al presidente della CTR, i genitori di A.A._ e B.A._ si erano impegnati a recarsi entrambi dalla pedagogista H._ in modo da permetterle di approfondire la questione del sospetto abuso di natura sessuale. A G._ è stato inoltre imposto l'obbligo di impedire qualsiasi tipo di contatto tra il fratello C._ e i figli. Ciononostante, certa dell'innocenza del fratello, la donna ha continuato di tanto in tanto ad affidare a C._ la cura dei minori.\nB.A._ è stato sentito una seconda volta dalla dott. H._ il 5 dicembre 2001. Il bambino le avrebbe riferito che le cose di cui aveva parlato la prima volta sarebbero successe pure al fratello A.A._. Il 22 gennaio 2002, G._ ha contattato telefonicamente la pedagogista clinica comunicandole che B.A._ aveva ritrattato le accuse nei confronti dello zio. Nell'incontro del giorno successivo, il bambino ha dichiarato alla specialista di aver ritrattato perché invitato dalla madre, altrimenti lo zio sarebbe finito in prigione.\nSuccessivamente, il 31 gennaio e il 7 febbraio 2002, anche A.A._ è stato sentito dalla dott. H._, con modalità analoghe, ossia senza registrare gli incontri. Il piccolo, all'epoca di 8 anni, avrebbe riferito di aver subito abusi dallo zio.\nSuccessivamente, il 31 gennaio e il 7 febbraio 2002, anche A.A._ è stato sentito dalla dott. H._, con modalità analoghe, ossia senza registrare gli incontri. Il piccolo, all'epoca di 8 anni, avrebbe riferito di aver subito abusi dallo zio.\nC. Con decisione dell'11 febbraio 2002, la CTR ha disposto il collocamento coatto di A.A._ e B.A._ al centro Y._, privando provvisoriamente i genitori della custodia parentale. Il collocamento è stato eseguito il 18 febbraio successivo.\nIl 14 febbraio 2002, A.A._ è stato sentito dall'allora Magistrata dei minorenni. L'incontro, a cui ha partecipato pure la dott. H._ quale persona di fiducia ai sensi della LAV, non è stato videoregistrato. Il 27 febbraio 2002 anche B.A._ è stato sentito dalla Magistrata che ha, questa volta, videoregistrato il colloquio. In quest'occasione però il minore non ha parlato degli abusi. Sempre il 27 febbraio 2002, la Magistrata dei minorenni ha sentito per la seconda volta A.A._ e videoregistrato l'incontro.\nIl 6 marzo 2002, i fratellini A._ sono stati sottoposti a visita proctologica. L'esame dell'ano di B.A._ non ha rilevato elementi tali da poter essere ricondotti ad abusi sessuali, mentre l'esame dell'ano di A.A._ ha rilevato tracce compatibili con tale ipotesi, segnatamente con l'introduzione nel medesimo di corpi estranei.\nLa dott. H._ ha sentito nuovamente A.A._ il 18 aprile 2002, il 2 e il 23 maggio 2002 nonché il fratello B.A._ il 25 aprile 2002 e il 17 maggio 2002. La CTR ha trasmesso al Ministero pubblico, in data 27 maggio 2002, la sintesi relativa all'incontro del 18 aprile 2002 tra la pedagogista e A.A._. La sintesi degli altri incontri gli è stata trasmessa solo il 19 giugno 2002.\nLa dott. H._ ha sentito nuovamente A.A._ il 18 aprile 2002, il 2 e il 23 maggio 2002 nonché il fratello B.A._ il 25 aprile 2002 e il 17 maggio 2002. La CTR ha trasmesso al Ministero pubblico, in data 27 maggio 2002, la sintesi relativa all'incontro del 18 aprile 2002 tra la pedagogista e A.A._. La sintesi degli altri incontri gli è stata trasmessa solo il 19 giugno 2002.\nD. Arrestato il 15 febbraio 2002, C._ è rimasto in carcere preventivo fino al 4 aprile 2002, quando è stato scarcerato in accoglimento di un'istanza di libertà provvisoria da lui presentata.\nIl 26 aprile 2005, il Procuratore pubblico ha posto C._ in stato di accusa davanti alla Corte delle assise criminali in Lugano per ripetuti atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere nonché per atti sessuali con fanciulli.\nIl 26 aprile 2005, il Procuratore pubblico ha posto C._ in stato di accusa davanti alla Corte delle assise criminali in Lugano per ripetuti atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere nonché per atti sessuali con fanciulli.\nE. Con sentenza del 29 marzo 2007, la Corte delle assise criminali in Lugano ha prosciolto C._ da ogni imputazione.\nE. Con sentenza del 29 marzo 2007, la Corte delle assise criminali in Lugano ha prosciolto C._ da ogni imputazione.\nF. Adita dal Procuratore pubblico nonché da A.A._ e B.A._, con sentenza del 4 luglio 2007, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) ha respinto, nella misura in cui era ammissibile, il ricorso del Procuratore pubblico e dichiarato inammissibile il ricorso di A.A._ e B.A._.\nF. Adita dal Procuratore pubblico nonché da A.A._ e B.A._, con sentenza del 4 luglio 2007, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) ha respinto, nella misura in cui era ammissibile, il ricorso del Procuratore pubblico e dichiarato inammissibile il ricorso di A.A._ e B.A._.\nG. A.A._ e B.A._ insorgono al Tribunale federale mediante ricorso in materia penale contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale. Postulano, in via principale, la riforma della decisione impugnata e il riconoscimento di colpevolezza di C._ per i reati imputatigli, nonché la sua condanna al risarcimento del danno materiale delle vittime quantificato in fr. 116'242.20 e al versamento a titolo di risarcimento per torto morale di fr. 50'000.-- a A.A._ e fr. 40'000.-- a B.A._. In via subordinata, essi chiedono l'annullamento delle sentenze della CCRP e della Corte delle assise criminali nonché il rinvio della causa a una nuova Corte delle assise criminali. In via ancor più subordinata, postulano l'annullamento della decisione dell'ultima istanza cantonale e il rinvio degli atti alla CCRP per nuovo giudizio. Essi formulano altresì istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio.\nG. A.A._ e B.A._ insorgono al Tribunale federale mediante ricorso in materia penale contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale. Postulano, in via principale, la riforma della decisione impugnata e il riconoscimento di colpevolezza di C._ per i reati imputatigli, nonché la sua condanna al risarcimento del danno materiale delle vittime quantificato in fr. 116'242.20 e al versamento a titolo di risarcimento per torto morale di fr. 50'000.-- a A.A._ e fr. 40'000.-- a B.A._. In via subordinata, essi chiedono l'annullamento delle sentenze della CCRP e della Corte delle assise criminali nonché il rinvio della causa a una nuova Corte delle assise criminali. In via ancor più subordinata, postulano l'annullamento della decisione dell'ultima istanza cantonale e il rinvio degli atti alla CCRP per nuovo giudizio. Essi formulano altresì istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio.\nH. Non sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"17f35d9c-7e93-42b3-8cf3-5f225a953648","text":"Fatti:\nA. Con scritto datato 16 febbraio 2009 A._ è insorto davanti al Tribunale federale contro la sentenza del 15 dicembre 2008 con cui la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha dichiarato irricevibile la sua istanza di promozione dell'accusa.\nCon decreto del 18 febbraio 2009, A._ è stato invitato a fornire un anticipo delle spese giudiziarie presunte entro l'11 marzo 2009.\nPoiché il termine fissato all'11 marzo 2009 è scaduto infruttuoso, con decreto del 16 marzo 2009 a A._ è stato assegnato un termine suppletorio non prorogabile scadente il 3 aprile 2009 per provvedere al pagamento dell'anticipo richiesto. Nel decreto veniva precisato che in caso di mancato pagamento il Tribunale federale avrebbe dichiarato il rimedio giuridico inammissibile. Anche il termine suppletorio è scaduto infruttuoso.\nB. Con sentenza 6B_122\/2009 del 9 aprile 2009, il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il ricorso inoltrato da A._ per il mancato pagamento dell'anticipo spese richiesto con decreti del 18 febbraio 2009 e del 16 marzo 2009.\nEntrambi i decreti sono stati intimati mediante raccomandata con attestazione di ricevuta. Il primo è stato ricevuto da A._ in data 19 febbraio 2009. Il giorno dell'emanazione della precitata sentenza, il secondo decreto risultava essere trattenuto all'ufficio postale di Z._ per ordine del destinatario. In applicazione della presunzione legale dell', il Tribunale federale ha ritenuto che la notificazione del decreto del 16 marzo 2009 fosse avvenuta in data 24 marzo 2009.\nC. Con lettera datata 23 aprile 2009 A._ ha comunicato al Tribunale federale di essere stato ospedalizzato, ha quindi chiesto la restituzione del termine e ha formulato istanza di assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"14f38624-9ee2-45ef-8c9a-4af9b85304ea","text":"Fatti:\nA.\nCon ricorso dell'8 gennaio 2013, A._ e B._ hanno impugnato davanti alla Camera di diritto tributario le decisioni emesse su reclamo dall'Ufficio circondariale competente in merito alle loro tassazioni per i periodi fiscali 2001\/2002, 2003, 2004, 2005 e 2006. Postulandone la riforma, essi hanno nel contempo chiesto la concessione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nIl 27 febbraio successivo, il Giudice delegato della Camera di diritto tributario ha assegnato a A._ e B._ un termine di dieci giorni per comunicare se - alla luce della sentenza con la quale il 18 febbraio 2013 il Tribunale federale aveva respinto la loro impugnativa riguardo alle tassazioni dei periodi fiscali precedenti - intendessero ritirare il ricorso. Per il caso in cui avessero inteso mantenerlo, li ha inoltre invitati a versare - entro il medesimo termine di dieci giorni - un importo di fr. 2'000.-- a garanzia delle tasse di giustizia e delle spese di procedura giusta l'art. 231della legge tributaria del Cantone Ticino del 21 giugno 1994 (LT; RL\/TI 10.2.1.1).\nCon lettera del 5 marzo 2013, A._ e B._ hanno comunicato di non ritirare il ricorso e chiesto nuovamente la concessione dell'assistenza giudiziaria, sollecitando una decisione in tal senso.\nPreso atto del fatto che gli insorgenti non avevano proceduto al versamento dell'importo richiesto entro il termine impartito, con sentenza dell'8 aprile 2013 la Camera di diritto tributario ha dichiarato irricevibile il loro ricorso (consid. 1 del giudizio e p.to 1 del dispositivo). In seconda battuta, ha aggiunto poi che l'istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio andava in ogni caso respinta, in assenza di significative probabilità di successo del gravame ai sensi della legge sull'assistenza giudiziaria e sul patrocinio d'ufficio del 15 marzo 2011 (LAG; RL\/TI 3.1.1.7; consid. 2 e 3 del giudizio).\nB.\nIl menzionato giudizio è stato impugnato davanti al Tribunale federale con ricorso in materia di diritto pubblico del 14 maggio 2013, chiedendone l'annullamento.\nA._ e B._ postulano inoltre la concessione dell'assistenza giudiziaria anche in sede federale."} -{"id":"4d644853-1f36-484e-b745-13787e2d0ac5","text":"Fatti:\nA.\nIl 23 febbraio 2018 il Dipartimento del territorio del Cantone Ticino, Divisione delle costruzioni, ha indetto un pubblico concorso sottoposto al concordato intercantonale sugli appalti pubblici del 25 novembre 1994\/15 marzo 2001 (CIAP; RL\/TI 730.500) ed impostato secondo la procedura libera, relativo alle opere da metalcostruttore per la sistemazione del nuovo nodo intermodale della stazione FFS di Bellinzona. La gara d'appalto concerne più precisamente la fornitura e la posa delle pensiline per il nuovo terminale dei bus in vicolo Nadi, delle pensiline per le biciclette nel piazzale Stazione, nonché di barriere, ringhiere e parapetti diversi. Il capitolato d'appalto, contro il quale non sono stati interposti ricorsi, descriveva tra l'altro la sequenza di montaggio, in sei fasi distinte, per la messa in opera delle pensiline, precisando che la stessa era \"vincolante al fine di garantire un risultato finale estetico ottimale soprattutto per quanto riguarda la limitazione delle deformazioni della copertura\".\nB.\nEntro il termine impartito, il committente ha ricevuto tre offerte, tra cui quella del Consorzio B._, di fr. [...] e quella della A._ SA, di fr. [...]. Proceduto alle necessarie valutazioni ed esclusa la terza offerta, con risoluzione dell'11 luglio 2018 il Consiglio di Stato ha aggiudicato la commessa al Consorzio B._, giunto primo in graduatoria con 586.2 punti.\nC.\nAdito su ricorso della A._ SA, seconda classificata con 570.8 punti, il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto il ricorso con sentenza del 12 novembre 2018, annullando la predetta decisione di aggiudicazione. La Corte cantonale ha ritenuto che sia l'offerta del Consorzio sia quella della ricorrente avrebbero dovuto essere escluse, siccome non rispettavano la sequenza delle fasi di montaggio stabilita dagli atti del concorso e non erano quindi conformi alle prescrizioni di gara.\nD.\nLa A._ SA impugna questa sentenza con un ricorso sussidiario in materia costituzionale del 13 dicembre 2018 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla, di annullare la decisione di aggiudicazione a favore del Consorzio e di attribuirle la commessa. La ricorrente fa valere la violazione del divieto dell'arbitrio.\nE.\nLa Corte cantonale si conferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato e il Consorzio B._ chiedono di respingere il ricorso. L'Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche non ha presentato osservazioni. La ricorrente si è espressa con osservazioni dell'8 marzo 2019 sulle risposte degli opponenti, confermandosi nelle sue conclusioni. In via subordinata ha chiesto che gli atti siano rinviati al Consiglio di Stato, affinché le sia consentito di confrontarsi con il committente e il progettista su tutti gli aspetti tecnici dell'offerta, in particolare riguardo alla sequenza di montaggio.\nCon decreto presidenziale del 23 gennaio 2019 è stata respinta la domanda di effetto sospensivo, rispettivamente di misure cautelari, contenuta nel gravame."} -{"id":"374bcf8b-fbf4-4bcf-af19-fc003da057e8","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadina italiana residente in Italia, ha beneficiato dal settembre 2015 di permessi per confinanti UE\/AELS per lavorare presso diversi datori di lavoro ticinesi.\nNel maggio 2018 ha notificato alla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino un cambiamento di datore di lavoro, indicando che dal 15 febbraio precedente era impiegata come cameriera presso il Caffè B._ a X._ (TI).\nB.\nCon decisione del 14 settembre 2018, l'autorità competente ha rifiutato di rilasciarle il permesso sollecitato per motivi di ordine pubblico (siccome dal certificato generale del casellario giudiziale italiano risultava una condanna a suo carico) e le ha fissato un termine per cessare la propria attività.\nNel seguito, A._ si è invano rivolta sia al Consiglio di Stato che al Tribunale amministrativo del Cantone Ticino. Il primo ha infatti confermato la decisione dipartimentale (21 agosto 2019). Il secondo ha invece respinto il gravame per ragioni di ordine procedurale, pronunciandosi in merito con sentenza del 4 dicembre 2019. Constatato che il titolare del Caffè B._ aveva licenziato A._ con effetto dal 14 novembre 2018, a causa del fatto che le era stato negato il permesso per confinanti, e che la stessa non risultava avere trovato un altro impiego, la Corte cantonale ha infatti rilevato che il Governo ticinese non avrebbe dovuto respingere il ricorso ma stralciarlo dai ruoli, poiché divenuto privo di oggetto.\nC.\nA._ ha contestato quest'ultimo giudizio davanti al Tribunale federale, con ricorso di diritto pubblico del 6 gennaio 2020. Con tale atto, chiede che la querelata sentenza sia annullata e che le venga concesso il permesso richiesto. Domanda inoltre di essere posta a beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale amministrativo si è riconfermato nel proprio giudizio. Chiedendo il rigetto dell'impugnativa, ad esso ha rinviato anche la Sezione della popolazione. Il Governo ticinese si è invece rimesso alle valutazioni del Tribunale federale. Con decreto del 22 gennaio 2020 è stato concesso l'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"4f15f7de-f2cd-444a-836b-d942c3ad31aa","text":"Fatti:\nA.\nIl 13 aprile 2018 i coniugi A._ e B._, domiciliati a Norimberga (DE), hanno impugnato dinanzi alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino la decisione emessa il 28 marzo 2018 dall'Ufficio circondariale di tassazione di Lugano Campagna con cui veniva respinto il reclamo da loro esperito in materia d'imposta federale diretta e d'imposta cantonale 2011 e 2012. Dopo avere invitato gli insorgenti ad eleggere domicilio in Svizzera, ciò che hanno fatto in data 12 ottobre 2018, la Corte cantonale ha fissato loro un termine con scadenza al 6 novembre 2018 per versare la somma di fr. 2'000.-- chiesta a titolo di garanzia per le spese processuali. Li ha inoltre informati che in caso di mancato o ritardato pagamento, il gravame sarebbe stato dichiarato irricevibile.\nB.\nConstatato che entro il termine assegnato non era stato versato l'importo richiesto e precisato che gli asseriti problemi riscontrati dagli insorgenti con la posta svizzera per eseguire il versamento in questione non giustificavano alcuna deroga all'obbligo di versare la somma domandata, il Presidente della Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha, con sentenza del 20 dicembre 2018, dichiarato irricevibile il gravame in applicazione dell'art. 231 cpv. 1 LT (RL\/TI 640.100).\nC.\nIl 14 gennaio 2019, in risposta alla lettera di A._ che adduceva di non avere colpa se la posta svizzera non aveva voluto eseguire il suo ordine di pagamento perché domiciliato in Germania, la Camera di diritto tributario gli ha scritto che il giudizio del 20 dicembre 2018 era l'inevitabile conseguenza del mancato pagamento dell'importo chiesto a garanzia delle spese processuali; inoltre i problemi avuti con la posta non erano imputabili alla Corte. Infine ha attirato la sua attenzione sul fatto che poteva interporre ricorso al Tribunale federale.\nD.\nIl 18 gennaio 2019 A._ ha inviato al Tribunale penale federale una \"richiesta di ricorso\", che detta autorità ha trasmesso al Tribunale federale per ragioni di competenza. Vi ribadisce che la posta svizzera non ha voluto eseguire il suo ordine di pagamento dalla Germania. Contesta inoltre l'accertamento fiscale effettuato nei suoi confronti, il quale \"non corrisponde alla realtà e ci rovina\".\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"08b75387-727e-4cc2-af3c-033f940da95c","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 29 novembre 2018, la Corte delle assise criminali ha riconosciuto A._ autore colpevole di ripetuta infrazione alla legge federale sugli stranieri, nonché di ripetuta infrazione aggravata alla LStup per avere alienato, offerto rispettivamente procurato in altro modo a terzi almeno 418 grammi di cocaina (con un grado di purezza indeterminato). Lo ha condannato a una pena detentiva di 24 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, e ha ordinato la sua espulsione dal territorio svizzero per un periodo di 5 anni.\nB.\nAdita con appello del condannato e appello incidentale del pubblico ministero, con sentenza del 3 aprile 2019 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha respinto il primo e accolto parzialmente il secondo. In breve, constatata la crescita in giudicato della condanna per titolo di ripetuta infrazione alla legge federale sugli stranieri in assenza di impugnazione, la Corte cantonale ha condannato A._ per titolo di ripetuta infrazione aggravata alla LStup riferita a una quantità di cocaina pari a 486 grammi (con un grado di purezza indeterminato). Gli ha inflitto una pena detentiva di 28 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, e ha confermato l'espulsione dal territorio svizzero per una durata di 5 anni.\nC.\nAvverso questo giudizio, A._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale. Censurando un accertamento dei fatti contrario al diritto, postula la riforma della sua condanna per titolo di ripetuta infrazione aggravata alla LStup limitandola a 108 grammi di cocaina (con un grado di purezza indeterminato), una consistente riduzione della pena detentiva inflittagli, in una misura compatibile con la sospensione condizionale, la concessione di quest'ultima, nonché la rinuncia a pronunciare la sua espulsione. Chiede inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nAl momento di trasmettere l'incarto al Tribunale federale, la CARP ha comunicato di rinunciare a formulare osservazioni sul ricorso, rinviando ai considerandi della sua sentenza. Invitato a esprimersi sul gravame, il Ministero pubblico del Cantone Ticino ne ha postulato la reiezione senza particolari osservazioni."} -{"id":"1d5c3c13-d9e7-4a75-8eae-a79c06298985","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Fra il fondo n. XXX RFD di Agno, di cui A._ è usufruttuario, e la contigua particella n. YYY, di proprietà di B._, sorge una siepe di tuia che segue la linea di confine fra i due fondi.\nCon sentenza del 5 marzo 2003 il Pretore del distretto di Lugano ha parzialmente accolto una petizione inoltrata da A._ e ha ordinato a B._ di tagliare le piante di tuia costituenti la predetta siepe ad un'altezza massima di 1,25 m dal terreno più alto. Nel proprio giudizio, il Pretore ha specificato che le 7 piante di tuia che superano l'altezza di 5 m, allineate a ridosso della siepe, non sono parte di questa e non sottostanno al menzionato limite di altezza, previsto dal diritto cantonale.\nCon sentenza del 5 marzo 2003 il Pretore del distretto di Lugano ha parzialmente accolto una petizione inoltrata da A._ e ha ordinato a B._ di tagliare le piante di tuia costituenti la predetta siepe ad un'altezza massima di 1,25 m dal terreno più alto. Nel proprio giudizio, il Pretore ha specificato che le 7 piante di tuia che superano l'altezza di 5 m, allineate a ridosso della siepe, non sono parte di questa e non sottostanno al menzionato limite di altezza, previsto dal diritto cantonale.\nB. Il 10 aprile 2003 la I Camera civile del Tribunale di appello ha respinto un appello di A._, ha confermato la decisione pretorile e ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria dell'insorgente. Pure secondo i giudici di seconda istanza, le 7 piante di tuia alte più di 5 m non sono parte della siepe e non devono pertanto essere potate ad un'altezza di 1,25 m. Essi hanno pure ritenuto ingiustificata la richiesta di impartire con la comminatoria dell' l'ordine di potare la siepe.\nB. Il 10 aprile 2003 la I Camera civile del Tribunale di appello ha respinto un appello di A._, ha confermato la decisione pretorile e ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria dell'insorgente. Pure secondo i giudici di seconda istanza, le 7 piante di tuia alte più di 5 m non sono parte della siepe e non devono pertanto essere potate ad un'altezza di 1,25 m. Essi hanno pure ritenuto ingiustificata la richiesta di impartire con la comminatoria dell' l'ordine di potare la siepe.\nC. Con ricorso di diritto pubblico del 12 maggio 2003 A._ chiede al Tribunale federale di annullare la sentenza cantonale e, in via principale, di riformarla nel senso che la petizione sia accolta e che a B._ sia ordinato, con la comminatoria di cui all', di procedere al taglio delle 7 piante di tuia di un'altezza superiore a 5 m, di modo che esse non superino l'altezza di 1,25 m. In via subordinata, il ricorrente postula il rinvio della causa all'autorità cantonale affinché questa determini il valore di causa ed emani una nuova decisione nel senso dei considerandi. Egli domanda altresì di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria sia per la procedura innanzi all'autorità cantonale che per quella del ricorso di diritto pubblico. Sostiene che le menzionate 7 piante sono parte integrante della siepe, la contraria conclusione della Corte cantonale sarebbe arbitraria. Ritiene pure ingiustificato il rimprovero mossogli per non aver motivato la richiesta di impartire una comminatoria ai sensi dell', atteso che il ricalcitramento della controparte nell'eseguire decisioni giudiziarie era noto.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"44221e36-66fe-41b0-852d-a17787898e80","text":"Fatti:\nA.\nIl 31 gennaio 2022 la Presidente della II Corte di diritto pubblico ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato il 17 gennaio 2022 da A._ contro la sentenza emanata il 2 dicembre 2021 dal Giudice delegato del Tribunale amministrativo del Cantone Ticino (inc. n. 52.2021.403), dato che il curatore dell'interessato non aveva ratificato il gravame (causa 2C_61\/2022).\nB.\nCon istanza del 23 febbraio 2022 A._ ha chiesto la revisione della citata sentenza giusta gli artt. \"38 cpv. 1-3 LTF e 121 LTF\". Il 28 febbraio 2022 e il 1° marzo 2022 egli si è ulteriormente rivolto al Tribunale federale per posta rispettivamente per e-mail, reiterando le sue domande.\nC.\nInvitato dal Tribunale federale a determinarsi sull'istanza di revisione sopramenzionata, l'avv. Pascal Cattaneo, curatore di A._, ha dichiarato con lettera del 28 febbraio 2022 di non ratificarla e ne ha pertanto chiesto lo stralcio, con rinuncia a spese e ripetibili."} -{"id":"1bf537b0-6db5-4c6d-b864-c673550f22f3","text":"Fatti:\nA.\nA.a. B._ è stato alle dipendenze della A._ SA, quale vice-direttore, dal 1° gennaio 2008 al 31 luglio 2013. Il rapporto di lavoro era terminato, per accordo delle parti, con una disdetta della datrice di lavoro, la quale aveva ringraziato il proprio dirigente per l'opera prestata, valutata totalmente soddisfacente. La menzionata società si occupa fra l'altro di richieste di rimborso basate su convenzioni contro le doppie imposizioni o contro un trattamento discriminatorio di investitori italiani in violazione del diritto dell'Unione europea.\nNel mese di marzo 2014 B._ ha escusso la A._ SA per l'incasso di complessivi fr. 237'194.-- per diverse pretese salariali. Il 26 maggio 2015 il Pretore del distretto di Lugano ha rigettato in via provvisoria l'opposizione al precetto esecutivo interposta dalla debitrice.\nA.b. Il 16 giugno 2015 la A._ SA ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore del distretto di Lugano B._ con un'azione di disconoscimento del debito. L'attrice ha segnatamente rimproverato all'ex dipendente gravi violazioni contrattuali per non avere assicurato il trapasso delle pratiche ai colleghi. Con sentenza 24 ottobre 2016 il Pretore ha rifiutato di amministrare le prove offerte dall'attrice e ha respinto la petizione.\nB.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, con sentenza 21 dicembre 2018, l'appello presentato dalla A._ SA. Pure la Corte cantonale ha rifiutato di sentire i testi notificati e di ordinare una perizia sul mancato guadagno.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 23 gennaio 2019 la A._ SA postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, l'accoglimento dell'appello, l'annullamento della sentenza di seconda istanza e il rinvio degli atti al Pretore affinché assuma le prove offerte, completi l'istruttoria e pronunci una nuova decisione. La ricorrente lamenta una violazione del diritto di essere sentita perché non è stata ordinata l'audizione dei testi proposti né la perizia richiesta.\nCon risposta 25 febbraio 2019 B._ propone la reiezione sia dell'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo sia del ricorso.\nIl 7 marzo 2019 la ricorrente ha inoltrato una replica spontanea.\nCon decreto 11 marzo 2019 la Presidente della Corte adita ha respinto la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso.\nL'11 novembre 2019, in accoglimento della domanda 26 settembre 2019 di riesame del predetto decreto, è stato invece accordato effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"4bc66875-aecc-478e-92be-e07976048073","text":""} -{"id":"0cb1f997-6e5f-45ec-b022-db20d90e99ca","text":""} -{"id":"ed6580e3-2111-4ad3-9980-cc809c4fdb50","text":"Fatti:\nA.\nDal 2008 A._ è proprietario del fondo xxx di Gambarogno, sezione di Magadino, sito in località \"X._\", attribuito alla zona agricola secondo il piano regolatore in vigore ed ubicato all'interno del perimetro della zona di protezione delle Bolle, grado di protezione A. Sullo stesso sorge una casa di abitazione. In seguito a un sopralluogo del 16 aprile 2012, il Municipio ha accertato la realizzazione, senza la necessaria autorizzazione, di una casetta da giardino (3.40 x 2.50 x 2.20 m) per il deposito di attrezzi, nonché di una piscina.\nB.\nSu invito del Municipio, il proprietario ha inoltrato, senza menzionare la piscina, una domanda a posteriori di riattazione\/trasformazione della casetta da giardino, al suo dire esistente già prima del 1979, e ricostruita in seguito, più a monte, nel 2001 a causa di un'alluvione e sostituita in un luogo più asciutto nel 2011. Preso atto dell'avviso negativo dei servizi generali del Dipartimento del territorio, con decisione del 4 agosto 2014 il Municipio ha negato il permesso richiesto, rifiuto confermato dal Consiglio di Stato. Adito dal proprietario, con giudizio del 18 maggio 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede di annullare la sentenza impugnata, nonché la decisione municipale e di rilasciargli il permesso per costruire la baracca, subordinatamente di concedergli una deroga o un'autorizzazione a titolo precario.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"d2032443-0e7c-4685-b643-8ca74eccb615","text":""} -{"id":"7f480c1a-0bd2-4577-85b1-ce03cd8cb3fc","text":"Fatti:\nA.\nIl 14 aprile 2016 il Procuratore generale ha promosso l'accusa davanti alla Pretura penale di Bellinzona nei confronti dell'Ente ospedaliero cantonale (EOC), per lesioni colpose gravi, subordinatamente lesioni colpose semplici. Ha ritenuto che il 19 dicembre 2013 presso il Servizio di Radiologia dell'Ospedale Regionale di Lugano, Sede Ospedale Civico, a causa di un'errata manipolazione effettuata da un operatore sanitario, la cui identità non ha potuto essere determinata, sono stati contagiati dei pazienti, poi costituitisi accusatori privati, con il virus dell'epatite C, come indicato nella perizia giudiziaria dell'8 febbraio 2016.\nB.\nIl dibattimento, iniziato il 20 settembre 2016 presso la Pretura penale, poi sospeso, è stato riaperto il 3 ottobre seguente. In tale ambito è stato sentito il perito dr. med. A._, che, unitamente a tre altri periti, aveva redatto il rapporto peritale su mandato del magistrato inquirente, volto ad accertare, oltre allo stato di salute dei pazienti infettati, se presso il citato Servizio fossero presenti carenze organizzative interne, tra l'altro riguardo all'identificazione degli operatori sanitari autori di determinate prestazioni. Lo stesso giorno il processo è di nuovo stato sospeso in seguito a prove notificate dalla difesa.\nC.\nIl 7 ottobre 2016 l'EOC ha chiesto la ricusazione dei periti giudiziari, in particolare del dr. med. A._, la cui audizione nell'ambito del dibattimento avrebbe evidenziato una serie di imprecisioni e informazioni false, fantasiose e contraddittorie.\nD.\nCon giudizio del 10 novembre 2016 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha respinto, in quanto ricevibile, l'istanza, poiché tali questioni dovevano essere vagliate dal giudice di merito. Nel frattempo, con citazione del 27 ottobre 2016, il Giudice della Pretura penale aveva riattivato il procedimento, fissandone la continuazione per il 21 novembre seguente: il processo si è concluso lo stesso giorno con la condanna dell'EOC, che ha annunciato di voler ricorrere in appello.\nE.\nAvverso la decisione della CRP, il 16 novembre 2016 l'EOC presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di ordinare la sospensione del procedimento penale pendente presso la Procura penale, subordinatamente di ordinarla quale misura cautelare ai sensi dell'; nel merito postula l'annullamento della sentenza impugnata e di accogliere la domanda di ricusazione dei periti giudiziari.\nCon decreto del 18 novembre 2016 la domanda tendente a ordinare la sospensione del procedimento penale è stata respinta in via superprovvisionale.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"0df73c24-ffd4-4e80-b8cd-13bc259150da","text":"Fatti :\nA.- C._, nato nel 1942, lavorava come muratore alle dipendenze di un'impresa di costruzioni di Bellinzona quando, il 2 ottobre 1997, fu vittima di un infortunio professionale. Egli ne riportò lesioni alla spalla destra.\nL'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI) assunse il caso, versando le prestazioni di legge.\nMediante decisione 25 settembre 1998, l'INSAI, tra l'altro, dispose l'erogazione di una rendita d'invalidità del 33,33% dal 1° settembre 1998, confermando il provvedimento anche dopo opposizione, il 10 dicembre 1998.\nNel frattempo il caso era pure stato annunciato all'assicurazione per l'invalidità.\nPer atto amministrativo 23 novembre 1998 l'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino (UAI) denegò il riconoscimento della chiesta rendita, per il motivo che l'assicurato presentava, alla scadenza del periodo di attesa di un anno, un'invalidità inferiore al 40%.\nB.- Assistito dal Sindacato edilizia & industria (SEI), C._ produsse ricorso al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino sia avverso la decisione dell'INSAI, sia avverso l'atto dell'UAI.\nCon giudizio 28 maggio 1999, congiunti i procedimenti, l'autorità giudiziaria cantonale accolse i gravami, nel senso che condannò l'INSAI a versare, dalla data stabilita, una rendita del 42%, mentre all'UAI fece obbligo di accordare un quarto di rendita dal 1° ottobre 1998.\nC.- L'INSAI, tramite l'avv. Mattia A. Ferrari, e l'UAI interpongono due distinti ricorsi di diritto amministrativo a questa Corte. Chiedono entrambi di annullare il giudizio querelato e di ristabilire i rispettivi provvedimenti.\nL'assicurato, sempre assistito dal SEI, postula la reiezione dei gravami.\nL'Ufficio federale delle assicurazioni sociali rinuncia a prendere posizione sul gravame dell'INSAI, mentre propone l'accoglimento del rimedio dell'UAI."} -{"id":"40eebded-c9b4-4b8b-90cd-9c30d55d3bc0","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ e B._ si sono sposati nel 1993. Dall'unione sono nati due figli nel frattempo maggiorenni. Dal 2008 i rapporti fra i coniugi sono regolati mediante decisioni cautelari aventi per oggetto essenzialmente i contributi di mantenimento della moglie. Una causa di divorzio, introdotta da A._, è stata stralciata dai ruoli nel 2008.\nA.b. Con istanza 3 luglio 2018 introdotta in procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti ai sensi dell' [RS 272], B._ ha chiesto la condanna di A._ alla rifusione dell'importo di fr. 82'636.25 (oltre interessi a far tempo da ogni scadenza delle singole mensilità). Quale titolo ha allegato un'eccedenza di alimenti da lui asseritamente corrisposti per rapporto a quanto fissato nelle precedenti numerose decisioni giudiziarie per il periodo dall'aprile 2009 all'aprile 2014.\nCon sentenza 13 giugno 2019 il Pretore aggiunto ha parzialmente accolto l'istanza per l'importo di fr. 72'084.65 (oltre interessi al 5 % dal 3 luglio 2018).\nB.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino, adita da A._ con gravame 21 giugno 2019, ha respinto il medesimo con la decisione 22 gennaio 2020 qu i impugnata.\nC.\nCon ricorso in materia civile 24 febbraio 2020, A._ (di seguito: ricorrente) chiede al Tribunale federale di riformare il giudizio cantonale nel senso che sia dichiarata irricevibile l'istanza 3 luglio 2018. Postula altresì la messa a carico di B._ (di seguito: opponente) delle spese e ripetibili di prima e seconda sede, nonché la condanna di lui alle spese e ripetibili dell'istanza federale.\nNon sono state richieste risposte nel merito, ma sono stati acquisiti gli atti cantonali."} -{"id":"2096c172-3ac3-401f-af25-8ee0f200329e","text":"Fatti:\nA. Il 1° dicembre 2010 l'Ufficio di tassazione di Lugano Campagna ha notificato ad A._ la tassazione IC e IFD 2009 nella quale aveva aumentato di fr. 15'000.-- i redditi da lei dichiarati, ritenendoli insufficienti per il suo sostentamento. Il reclamo presentato il 30 dicembre successivo è stato respinto dall'autorità fiscale il 2 marzo 2011 in base agli atti in suo possesso. In effetti, la contribuente non aveva dato seguito alla sua richiesta del 25 gennaio 2011 di fornirle della documentazione bancaria attestante, nel periodo fiscale in questione, di un versamento di fr. 130'000.-- da parte dell'ex marito.\nB. Con sentenza del 24 maggio 2011 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha accolto il gravame inoltrato il 9 marzo 2011 e completato il 4 aprile successivo da A._. Rammentati i principi disciplinanti la tassazione d'ufficio, la Corte cantonale ha osservato che già nella procedura di tassazione il fisco, ritenendo un'insufficiente disponibilità finanziaria della contribuente, aveva invitata quest'ultima a determinarsi in proposito. Sennonché la sua risposta tardiva (scritto del 24 novembre 2010), in cui affermava di avere ricevuto una liquidazione di fr. 130'000.-- dall'ex marito, si era incrociata con la tassazione intimata il 1° dicembre 2010. Nell'ambito della procedura di reclamo l'Ufficio di tassazione aveva nuovamente sollecitato l'invio di documentazione, segnatamente riguardo al versamento effettuato dall'ex marito, senza ottenere tuttavia una risposta. Solo con il ricorso alla Camera di diritto tributario era stato prodotto un estratto bancario da cui risultava l'accredito, nel corso del periodo fiscale, del citato importo. In queste condizioni si poteva quindi procedere allo stralcio del presunto reddito di fr. 15'000.--. Osservando che la procedura ricorsuale avrebbe tuttavia potuto essere evitata se l'estratto del conto bancario fosse stato inviato all'Ufficio di tassazione, come peraltro esplicitamente richiesto, la Corte cantonale, richiamati gli e 231 cpv. 3 LT\/TI ha posto la metà delle spese a carico della ricorrente e non le ha accordato delle ripetibili.\nC. Il 24 giugno 2011 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico in cui chiede che la cifra 2 del dispositivo della sentenza cantonale sia annullata limitatamente alla ripartizione delle spese e al rifiuto di concederle ripetibili. Censura un accertamento manifestamente inesatto dei fatti e la violazione degli art. 144 cpv. 1 e 2 LIFD e 231 cpv. 2 LT\/TI.\nIl Tribunale federale non ha ordinato uno scambio di allegati scritti."} -{"id":"c75902ea-ac5d-47ec-8a08-9782f4890cd1","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito a una denuncia penale, nei confronti di A._ nel 2012 il Ministero pubblico ha aperto un procedimento penale (inc. MP 2012.847); in seguito è stato aperto un ulteriore procedimento penale nei confronti suoi e di terzi (inc. MP 2012.7756), ambedue per reati patrimoniali. Nel quadro di questi procedimenti, l'interessato ha adito diverse volte la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP).\nB.\nIl 13, il 27 gennaio e il 23 febbraio 2017 l'imputato ha presentato tre ulteriori reclami alla CRP, in sostanza per violazione del principio di celerità e per denegata e ritardata giustizia. Con giudizio del 14 aprile 2017 la CRP, congiuntili, li ha respinti in quanto ricevibili.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di invitare la CRP a emanare un nuovo giudizio, pronunciandosi su tutte le argomentazioni addotte nei reclami.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"5f422c1f-72cd-422f-b75b-b87905564496","text":"Fatti:\nA.\nIl 25 aprile 2012 A._, nata 1961, dipendente in qualità di segretaria in una società dedita segnatamente all'esecuzione di lavori cimiteriali, monumenti e bronzi, e la fornitura e posa di monumenti funerarie, e perciò assicurata contro gli infortuni presso l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), è caduta da una scala a chiocciola e ha riportato contusioni multiple. L'istituto assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge. A._ ha ritrovato una piena capacità lavorativa dal 19 maggio 2012 e la cura medica è stata dichiarata chiusa il 18 maggio 2012. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 25 giugno 2015, l'assicuratore ha negato la propria responsabilità relativamente ai disturbi oggetto dell'annuncio di ricaduta nel marzo 2015. Con decisione del 27 ottobre 2015 l'INSAI ha confermato la sua prima decisione.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con pronuncia del 27 novembre 2015 il ricorso e confermato l'operato dell'assicuratore infortuni.\nC.\nA._ ha presentato un ricorso al Tribunale federale, al quale, protestate spese e ripetibili, chiede, l'annullamento del giudizio cantonale e il riconoscimento del nesso di causalità naturale, subordinatamente il rinvio dell'incarto al Tribunale cantonale delle assicurazioni per esperire una perizia specialistica sul nesso di causalità."} -{"id":"b7fa92f8-b97d-4956-b172-c5aede082c0f","text":"Fatti:\nA.\nIl 24 ottobre 2011 A._, nata nel 1970, disoccupata, è caduta dalle scale mobili in un centro commerciale, procurandosi una contusione alla spalla destra e al ginocchio sinistro. Con decisione formale del 27 febbraio 2015 l'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino (UAI) ha attribuito una rendita di invalidità intera limitatamente al periodo tra il 1° ottobre 2012 e il 30 aprile 2014.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 9 dicembre 2015 ha respinto il ricorso contro la decisione amministrativa.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento della pronuncia cantonale e il riconoscimento del diritto a provvedimenti completivi e di integrazione professionale. Subordinatamente postula il rinvio alla Corte cantonale."} -{"id":"fb49b795-e27d-466e-8cc8-2d233c54505c","text":""} -{"id":"1e560ea6-e0d6-44fe-9586-79f6f3aa9aa7","text":"Fatti:\nA. A._ è proprietario del fondo part. xxx di Agno su cui sorge una casa d'abitazione. Il 19 aprile 2005 ha presentato al Municipio di Agno una domanda di costruzione in sanatoria per due posteggi esterni realizzati, senza autorizzazione, eliminando una siepe esistente sul fondo. Alla domanda si è in particolare opposta B._, proprietaria di un fondo confinante. Con decisione dell'11 settembre 2006, il Municipio ha negato il rilascio della licenza edilizia, accogliendo l'opposizione della vicina, e ordinato a A._ di ripristinare il suo fondo come allo stato antecedente la rimozione della siepe, adottando tutti gli accorgimenti necessari per impedire che gli spazi fossero utilizzati a scopo di posteggio. La decisione municipale è stata confermata il 6 marzo 2007 dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino, adito da A._.\nB. Rilevato che A._ non aveva dato seguito all'ordine di ripristino, il 18 agosto 2008 il Municipio gli ha assegnato un termine di 30 giorni per eseguirlo, sotto la comminatoria dell'. Con decisione del 13 maggio 2009, il Consiglio di Stato ha dichiarato irricevibile un ricorso presentato dall'interessato contro il provvedimento municipale, adducendo che si trattava di una semplice diffida non impugnabile.\nC. Contro la risoluzione governativa l'interessato ha adito il Tribunale cantonale amministrativo che, accogliendo parzialmente il ricorso con sentenza dell'11 marzo 2011, l'ha annullata nella misura in cui dichiarava irricevibile il gravame anche laddove era rivolto contro la comminatoria dell'. La Corte cantonale ha quindi rinviato gli atti al Consiglio di Stato, affinché statuisse sulla citata comminatoria.\nD. A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di annullare integralmente anche le decisioni delle autorità inferiori. Chiede, in via subordinata, di stabilire che la decisione municipale dell'11 settembre 2006 e quella governativa del 6 marzo 2007 non siano considerate quali decisioni di base per future decisioni di esecuzione.\nE. La Corte cantonale si riconferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il Municipio di Agno chiede di respingere il ricorso, mentre l'opponente chiede in via principale di dichiararlo irricevibile e subordinatamente di respingerlo.\nCon decreto presidenziale del 25 maggio 2011 è stato conferito effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"467f0997-3302-4111-b89a-11fea9fa6de1","text":"Fatti:\nA.\nB.A._ e A.A._ sono proprietari, dal 2013, di alcuni fondi siti nel Comune di Faido, attribuiti alla zona edificabile intensiva, che verso valle confinano con la strada cantonale, a monte con quella comunale. Il 18 dicembre 2012, il Municipio aveva rilasciato al precedente proprietario la licenza edilizia per la costruzione di tre case unifamiliari secondarie contigue di tre piani, con terrazze rivolte verso la strada cantonale e tre posteggi scoperti.\nB.\nPer quanto qui interessa, dopo l'inizio dei lavori, il 28 aprile 2015 A.A._ ha inoltrato una variante in corso d'opera: al posto dei locali deposito\/disponibile, al pianterreno sono state realizzate tre autorimesse. Le terrazze sono state ampliate e a tale scopo è stata chiesta una deroga al rispetto della distanza dalla strada cantonale. Al progetto si è opposto il vicino C._. Dopo che il sedime stradale è stato allargato, l'istante ha presentato una seconda variante concernente l'accesso alle autorimesse e l'area esterna, varianti preavvisate favorevolmente dai Servizi generali del Dipartimento del territorio.\nC.\nIl 21 dicembre 2015 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, concedendo una deroga alla distanza minima dalla strada per le terrazze. Con decisione del 31 agosto 2016 il Consiglio di Stato, in accoglimento di un ricorso del vicino, ha annullato la licenza edilizia, non essendo ravvisabili gli estremi per la concessione di una deroga. Adito dagli istanti, con giudizio del 6 aprile 2018 il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto il ricorso sottopostogli dai proprietari e annullato la decisione governativa nonché la licenza edilizia del 21 dicembre 2015 nella misura in cui rilascia una deroga per l'ampliamento delle terrazze degli edifici A e B e per l'autorimessa dell'edificio A, confermandola per il resto.\nD.\nAvverso questa sentenza B.A._ e A.A._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"129d4ec1-aa3b-4600-8762-6d4dc1488486","text":"Fatti:\nA. Il 2 gennaio 2013, in seguito ad un iter che non occorre qui rievocare e concernente un bando di concorso indetto il 7 settembre 2012 dal Comune di X._, il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo ha annullato la risoluzione governativa del 3 ottobre 2012 che, a sua volta, annullava il menzionato concorso limitatamente all'assegnazione di ripetibili all'avv. A._. Richiamandosi all'art. 31 LPamm (RL\/TI 3.3.1.1) e agli artt. 10 e 14 del regolamento del 19 dicembre 2007 sulla tariffa per i casi di patrocinio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili (RL\/TI 3.1.1.7.1), la Corte cantonale ha giudicato che l'avvocato che agisce in causa propria non ha diritto, di regola, alla rifusione di onorari e spese, e questo sia che agisca personalmente sia che si faccia patrocinare, come in concreto, dallo studio legale di cui è titolare.\nB. Il 7 febbraio 2013 l'avv. A._, sempre patrocinato dal suo studio legale, ha presentato un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che venga confermata la risoluzione governativa limitatamente all'assegnazione di ripetibili.\nIl Tribunale federale non ha ordinato uno scambio di allegati scritti."} -{"id":"0de58e51-ba55-4a4c-96db-0249e0e080a4","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 14 novembre 2012 il Presidente della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di infrazione alle norme della circolazione, per essersi immesso sull'autostrada alla guida della propria autovettura senza concedere la precedenza a un autocarro proveniente da tergo, con il quale ha colliso. Per questi fatti, avvenuti il 7 novembre 2011 a X._, l'imputato è stato condannato alla multa di fr. 300.-- e al pagamento delle tasse e spese di giudizio.\nB.\nAdita da A._, con sentenza dell'8 aprile 2013 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha respinto, in quanto ricevibile, l'appello, confermando il giudizio di primo grado.\nC.\nA._ impugna detta sentenza con un ricorso in materia penale e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di essere prosciolto da ogni imputazione e di porre le spese processuali a carico dello Stato. In via subordinata, chiede di annullare il giudizio della CARP. Il ricorrente fa valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti, la violazione del divieto dell'arbitrio e la violazione del diritto di essere sentito.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame, al quale è stato negato l'effetto sospensivo con decreto del giudice presidente del 23 maggio 2013."} -{"id":"16cc7e06-e210-493b-afcd-e50a43e1092a","text":""} -{"id":"29451630-141c-4d2e-b9cb-e8d4c46f7df2","text":"Fatti:\nA.\nIl Patriziato di Ascona è proprietario del fondo n. 1594 di Ascona, una lunga striscia di terreno di 92'983 m2, incuneata tra due zone residenziali. La particella, unitamente ad altri terreni limitrofi, appartiene all'ex aerodromo di Ascona, regolarmente utilizzato per lo svago privato, manifestazioni pubbliche e, in particolare, per il Concorso ippico internazionale di Ascona. Il 30 gennaio 2012 il Consiglio comunale di Ascona ha adottato la revisione del piano regolatore, che mantiene il comparto appena citato nella zona speciale dell'aeroporto (ZSA), suddividendola in tre comparti (A, B, C). Con risoluzione del 17 giugno 2015 il Consiglio di Stato ha approvato la revisione. In accoglimento, tra l'altro anche di un ricorso presentato da A._, la ZSA è stata nondimeno oggetto di svariate decisioni di non approvazione e di modifiche, in particolare in considerazione dell'importanza del prato secco.\nB.\nNel frattempo, il 12 febbraio 2016, C._ ha chiesto al Municipio il permesso per la scarifica e il colmataggio del fondo n. 1594 in relazione all'organizzazione del Concorso ippico internazionale di Ascona. Raccolto l'avviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, con decisione del 21 aprile 2016 il Municipio, respinta l'opposizione di A._, ha rilasciato la licenza edilizia. Accertata l'esecuzione di lavori non conformi a quanto approvato, la B._ SA (con C._ quale amministratrice unica) ha inoltrato una domanda in sanatoria. Il 4 aprile 2017 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia in sanatoria, respingendo, per carenza di legittimazione, l'opposizione interposta quale vicina da A._. Adito dall'interessata, con giudizio del 6 maggio 2021 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullarla e di riconoscerle la legittimazione attiva.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"0fdda8a1-61e8-4bee-a416-a40bc82b3dac","text":"Fatti:\nA. Il 9 novembre 2010 A._ ha denunciato il fratello B._ per titolo di danneggiamento, violazione di domicilio e rimozione di termini in relazione allo spostamento e alla posa di termini di confine tra due particelle di proprietà rispettivamente del denunciante e del querelato. Il 28 marzo 2011 il Procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere, ritenendo non adempiuti gli elementi costitutivi del reato, poiché ad aver eventualmente manomesso i termini o i bulloni sarebbe stato il geometra ufficiale, su mandato di entrambi e non solo del denunciato come ritenuto dal denunciante.\nB. Adita dal denunciante, con giudizio del 20 luglio 2011 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) ne ha dichiarato irricevibile il reclamo.\nC. A._ impugna questa decisione con un ricorso al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di invitare il Ministero pubblico a espletare determinati atti istruttori."} -{"id":"19c452be-efb3-49f5-a408-906ea87bccea","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La presente controversia trae origine da un grave incidente della circolazione avvenuto il 14 novembre 1981 a Lugano, alle 23.10.\nA bordo della propria Ford Fiesta, E._ (1960) stava circolando su via Maderno in direzione di Cornaredo quando, giunto all'incrocio tra via Zurigo e via Maderno, regolato da un impianto semaforico, il suo veicolo si è scontrato con l'Alfasud di A.A._, al cui volante si trovava il figlio D.A._ (1960), proveniente da destra su via Zurigo - da via Madonnetta - in direzione di Besso. A seguito delle ferite riportate D.A._ è deceduto il 3 dicembre 1981 mentre E._ è stato dimesso dall'ospedale qualche giorno dopo il sinistro.\nA bordo della propria Ford Fiesta, E._ (1960) stava circolando su via Maderno in direzione di Cornaredo quando, giunto all'incrocio tra via Zurigo e via Maderno, regolato da un impianto semaforico, il suo veicolo si è scontrato con l'Alfasud di A.A._, al cui volante si trovava il figlio D.A._ (1960), proveniente da destra su via Zurigo - da via Madonnetta - in direzione di Besso. A seguito delle ferite riportate D.A._ è deceduto il 3 dicembre 1981 mentre E._ è stato dimesso dall'ospedale qualche giorno dopo il sinistro.\nB. Il 24 ottobre 1994 A.A._ e B.A._ unitamente a C.A._ - genitori, rispettivamente fratello di D.A._ - hanno convenuto l'assicurazione X._, presso la quale era assicurata la vettura guidata da E._, dinanzi al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, onde ottenere il pagamento di fr. 143'205.40, oltre interessi, a titolo di risarcimento danni. Tale importo si componeva di: fr. 8'000.-- per risarcimento dell'auto; fr. 5'708.-- per spese di sepoltura; fr. 4'384.70 per spese di cura e accompagnamento; fr. 9'780.20 per l'assistenza legale prestata dall'avv. F._ nella procedura penale; fr. 3'905.-- per spese legali dell'avv. F._ in relazione alla liquidazione del sinistro; fr. 1'427.50 per spese legali dell'avv. G._; fr. 35'000.-- per torto morale del padre; fr. 35'000.-- per torto morale della madre; fr. 15'000.-- per torto morale del fratello e fr. 25'000.-- quale ulteriore torto morale a favore della madre, viste le conseguenze fisiche e psichiche che la tragica morte del figlio ha avuto su di lei.\nCon sentenza 13 gennaio 2003 il Pretore ha accolto la petizione limitatamente a fr. 7'776.35 per danni materiali e fr. 14'250.-- per il torto morale complessivo, oltre interessi. In ingresso al proprio giudizio il Pretore ha ricordato che la procedura penale avviata nei confronti di E._ dopo l'incidente si è conclusa il 25 marzo 1986 con un decreto di abbandono, mentre l'azione in risarcimento del danno da lui promossa contro l'assicuratore RC dell'Alfasud - l'assicurazione Y._ - è stata parzialmente accolta sulla base delle risultanze della procedura penale, dalle quali è emerso che la colpa dell'incidente andava attribuita a D.A._, essendo egli passato al semaforo rosso. Prima di entrare nel merito della propria decisione il giudice ha inoltre rammentato i principi che disciplinano l'apprezzamento delle prove, concentrandosi in particolare sul rapporto fra procedura civile procedimento penale (), sulla relazione fra perizia giudiziaria e perizie di parte e, infine, su quella fra perizia giudiziaria e testimonianze, a suo modo di vedere vero punto focale della vertenza. L'analisi dell'abbondante materiale probatorio raccolto in istruttoria -tre perizie effettuate nel quadro del procedimento penale, una perizia giudiziaria esperita in sede civile nonché numerose dichiarazioni testimoniali - ha infatti indotto il Pretore ad attribuire maggiore valenza probatoria alla testimonianza chiara ed univoca di H._ e I._ (la cui auto seguiva quella di E._) che alle risultanze della perizia giudiziale e del relativo complemento allestiti dall'ingegner L._. In altre parole, il giudice ha deciso di basarsi sulla versione dell'incidente fornita dai suddetti testimoni, i quali hanno dichiarato che E._ era passato all'intersezione quando il semaforo era giallo, con la conseguenza che D.A._ era passato quando il semaforo era rosso. Donde il riconoscimento di una colpa grave a carico di quest'ultimo. Non avendo l'assicurazione X._ dimostrato l'assenza di ogni colpa del suo assicurato, la possibilità di prevalersi dell' le è stata negata e la responsabilità ammessa in forza dell', con il relativo obbligo di risarcimento. Sulla scorta dell' il giudice ha riconosciuto tutte le poste di danno avanzate dagli attori, fatta salva una decurtazione (a fr. 2'284.70) di quella esposta a titolo di spese di cura scoperte e accompagnamento, siccome non provata. In applicazione dell' egli ha poi diminuito il risarcimento del danno del 75%, tenuto conto della colpa grave di D.A._ e di quella tutto sommato leggera imputabile a E._. Per quel che concerne il torto morale (), il Pretore ha infine riconosciuto alla madre della vittima fr. 30'000.--, al padre fr. 20'000.-- e al fratello fr. 7'000.--, riducendo anche queste indennità per colpa grave della vittima.\nCon sentenza 13 gennaio 2003 il Pretore ha accolto la petizione limitatamente a fr. 7'776.35 per danni materiali e fr. 14'250.-- per il torto morale complessivo, oltre interessi. In ingresso al proprio giudizio il Pretore ha ricordato che la procedura penale avviata nei confronti di E._ dopo l'incidente si è conclusa il 25 marzo 1986 con un decreto di abbandono, mentre l'azione in risarcimento del danno da lui promossa contro l'assicuratore RC dell'Alfasud - l'assicurazione Y._ - è stata parzialmente accolta sulla base delle risultanze della procedura penale, dalle quali è emerso che la colpa dell'incidente andava attribuita a D.A._, essendo egli passato al semaforo rosso. Prima di entrare nel merito della propria decisione il giudice ha inoltre rammentato i principi che disciplinano l'apprezzamento delle prove, concentrandosi in particolare sul rapporto fra procedura civile procedimento penale (), sulla relazione fra perizia giudiziaria e perizie di parte e, infine, su quella fra perizia giudiziaria e testimonianze, a suo modo di vedere vero punto focale della vertenza. L'analisi dell'abbondante materiale probatorio raccolto in istruttoria -tre perizie effettuate nel quadro del procedimento penale, una perizia giudiziaria esperita in sede civile nonché numerose dichiarazioni testimoniali - ha infatti indotto il Pretore ad attribuire maggiore valenza probatoria alla testimonianza chiara ed univoca di H._ e I._ (la cui auto seguiva quella di E._) che alle risultanze della perizia giudiziale e del relativo complemento allestiti dall'ingegner L._. In altre parole, il giudice ha deciso di basarsi sulla versione dell'incidente fornita dai suddetti testimoni, i quali hanno dichiarato che E._ era passato all'intersezione quando il semaforo era giallo, con la conseguenza che D.A._ era passato quando il semaforo era rosso. Donde il riconoscimento di una colpa grave a carico di quest'ultimo. Non avendo l'assicurazione X._ dimostrato l'assenza di ogni colpa del suo assicurato, la possibilità di prevalersi dell' le è stata negata e la responsabilità ammessa in forza dell', con il relativo obbligo di risarcimento. Sulla scorta dell' il giudice ha riconosciuto tutte le poste di danno avanzate dagli attori, fatta salva una decurtazione (a fr. 2'284.70) di quella esposta a titolo di spese di cura scoperte e accompagnamento, siccome non provata. In applicazione dell' egli ha poi diminuito il risarcimento del danno del 75%, tenuto conto della colpa grave di D.A._ e di quella tutto sommato leggera imputabile a E._. Per quel che concerne il torto morale (), il Pretore ha infine riconosciuto alla madre della vittima fr. 30'000.--, al padre fr. 20'000.-- e al fratello fr. 7'000.--, riducendo anche queste indennità per colpa grave della vittima.\nC. Adita dai familiari di D.A._, l'8 marzo 2004 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto le varie censure sollevate nell'impugnativa e concluso per la conferma della pronunzia pretorile.\nC. Adita dai familiari di D.A._, l'8 marzo 2004 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto le varie censure sollevate nell'impugnativa e concluso per la conferma della pronunzia pretorile.\nD. Contro questa decisione A.A._, B.A._ e C.A._ sono insorti dinanzi al Tribunale federale, il 26 aprile 2004, sia con ricorso di diritto pubblico che con ricorso per riforma.\nCon il primo rimedio, fondato sulla violazione del divieto dell'arbitrio nell'apprezzamento delle prove e nell'accertamento dei fatti, sancito dall', essi postulano l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio dell'incarto al Tribunale d'appello affinché (idealmente previo rinvio al Pretore) renda una nuova decisione.\nNella risposta 22 giugno 2004 l'assicurazione X._ ha proposto in via principale di dichiarare il gravame irricevibile, in via subordinata ne ha chiesto la reiezione. L'autorità cantonale ha rinunciato a presentare osservazioni."} -{"id":"05df0eff-075f-4c5c-b97d-5b23eb9a7a9f","text":""} -{"id":"2294ee1f-8728-4a01-8ccf-9b07d591ff55","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Mediante decisione del 15 dicembre 2004 e con effetto dal 1° settembre 2003, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) ha assegnato a M._ una rendita intera d'invalidità di fr. 1'891.-, oltre a una rendita completiva per la moglie di fr. 567.- e due rendite per figli di fr. 756.- ciascuna. Nel contempo, l'amministrazione ha compensato le rendite arretrate relative al periodo 1° settembre 2003 - 30 novembre 2004, per complessivi fr. 59'550.-, con alcuni crediti di restituzione per anticipi forniti dal datore di lavoro (X._; fr. 7'378.-) e dalla Winterthur Assicurazioni (quale assicurazione collettiva d'indennità giornaliera in caso di malattia ai sensi della LCA; fr. 49'728.30 per il periodo 1° settembre 2003 - 16 settembre 2004), nonché con un credito di restituzione a favore del Fondo di compensazione (fr. 1'860.-).\nFacendo valere, tramite il proprio patrocinatore, avv. Cesare Lepori, che la compensazione avrebbe potuto essere effettuata unicamente per il periodo 1° settembre 2003 - 16 settembre 2004, e quindi unicamente per l'importo complessivo di fr. 49'728.30, da suddividere proporzionalmente tra la Winterthur e il datore di lavoro, l'interessato si è opposto al provvedimento e ha chiesto il versamento a suo favore di fr. 9'925.-. Con decisione su opposizione del 20 luglio 2005 l'UAI ha confermato la propria posizione.\nFacendo valere, tramite il proprio patrocinatore, avv. Cesare Lepori, che la compensazione avrebbe potuto essere effettuata unicamente per il periodo 1° settembre 2003 - 16 settembre 2004, e quindi unicamente per l'importo complessivo di fr. 49'728.30, da suddividere proporzionalmente tra la Winterthur e il datore di lavoro, l'interessato si è opposto al provvedimento e ha chiesto il versamento a suo favore di fr. 9'925.-. Con decisione su opposizione del 20 luglio 2005 l'UAI ha confermato la propria posizione.\nB. Per pronuncia del 23 giugno 2006 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha accolto il ricorso dell'interessato nel senso che, non ritenendo adempiute le condizioni per un pagamento delle rendite arretrate in favore della Winterthur, ha annullato la decisione impugnata limitatamente alla compensazione di fr. 49'728.- operata a favore di quest'ultima.\nB. Per pronuncia del 23 giugno 2006 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha accolto il ricorso dell'interessato nel senso che, non ritenendo adempiute le condizioni per un pagamento delle rendite arretrate in favore della Winterthur, ha annullato la decisione impugnata limitatamente alla compensazione di fr. 49'728.- operata a favore di quest'ultima.\nC. Con atto ricorsuale del 2 novembre 2006 la Winterthur si è aggravata al Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), al quale chiede di annullare il giudizio cantonale e di confermare la decisione su opposizione, con conseguente riconoscimento del suo diritto alla compensazione con le rendite arretrate per l'importo di fr. 49'728.-. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nSempre patrocinato dall'avv. Lepori, l'assicurato osserva che il ricorso andrebbe dichiarato irricevibile poiché tardivo e in ogni caso respinto in quanto infondato. L'UAI si è rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"1bdb1c49-6b48-4bc9-81b0-25a2e7d17134","text":""} -{"id":"22afc60c-74b0-47a2-80cd-1d81c6200789","text":"Fatti:\nA."} -{"id":"f75ce692-5359-4b9f-b81a-b6337a10457e","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 dicembre 2014, il Consiglio di Stato del Canton Ticino ha decretato la modifica dell'art. 14 cpv. 1 lett. b del regolamento sulla perequazione finanziaria intercomunale del 3 dicembre 2002 (RPI; RL\/TI 2.1.2.3.1), che concretizza i criteri per la ripresa del contributo di livellamento fondata sull'art. 5 cpv. 2 e 3 della legge sulla perequazione finanziaria intercomunale del 25 giugno 2002 (LPI; RL\/TI 2.1.2.3).\nNella versione precedente, intitolata \"Criteri di ripresa (art. 5 cpv. 2 L) \", l'art. 14 cpv. 1 lett. b RLPI prevedeva che:\n1. Per determinare la ripresa del contributo di livellamento di un dato anno, la Sezione enti locali in collaborazione con i Comuni, analizza e se del caso corregge il risultato dell'esercizio prendendo in considerazione i seguenti elementi:\n(...)\nb) l'entità degli ammortamenti contabilizzati, che non possono superare il 10% della sostanza ammortizzabile di inizio anno; a partire dai consuntivi 2010 tale limite è aumentato al 13%;\nCon la modifica impugnata, il regolamento sulla perequazione finanziaria intercomunale del 3 dicembre 2002 è stato così mutato:\nCriteri di ripresa (art. 5 cpv. 3 L) :\nArt. 14 cpv. 1 lett. b\nb) l'entità degli ammortamenti contabilizzati, che non possono superare il 9% della sostanza ammortizzabile di inizio anno; a partire dai consuntivi 2019 il limite è dell'11%. Nel calcolo non si tiene conto del valore delle opere di approvvigionamento idrico e dei relativi ammortamenti;\nLa modifica è stata pubblicata sul Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Canton Ticino n. 58\/2014 del 12 dicembre 2014 (pag. 527) ed è entrata in vigore con effetto immediato.\nB.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 23 gennaio 2015, il Comune di Arbedo-Castione ha impugnato la nuova versione dell'art. 14 cpv. 1 lett. b RLPI, chiedendo di annullarla. L'insorgente fa valere la lesione dei principi di legalità e della separazione dei poteri, del divieto di retroattività, dei principi della buona fede e della certezza giuridica.\nInvitato ad esprimersi, il Consiglio di Stato ticinese ha domandato che, nella misura in cui sia ammissibile, l'impugnativa venga respinta. Le parti hanno in seguito depositato una replica e una duplica, con le quali hanno confermato le proprie originarie richieste."} -{"id":"4f187f81-b534-4909-a30b-a394d7f78a00","text":""} -{"id":"1dd36860-070b-400e-80d8-87dab4b9c1c5","text":"Fatti:\nFatti:\nA. In occasione di un primo passaggio di mano, venne iscritto a Registro fondiario in favore di A._ un diritto di abitazione \"sull'attico nr. 24 [...], sito al VI° [...] piano del subalterno A della particella nr. xxx RFD di Lugano, composto di tre locali [...]\". Nel 1994, l'immobile è divenuto di proprietà di B._, che nel settembre 2000 lo ha assoggettato alle norme sulla proprietà per piani. Nel relativo atto costitutivo, l'appartamento occupato da A._ corrisponde all'unità di PPP n. yyy, ma l'onere di abitazione è rimasto iscritto a carico del solo fondo base; le sono inoltre stati assegnati in uso riservato la terrazza ed un ripostiglio al piano tetto. Un ulteriore ripostiglio, invece, è stato assegnato in uso esclusivo alla PPP n. zzz; quest'unità di PPP, come d'altronde tutte le altre salvo quella di fatto abitata da A._, è stata successivamente venduta. A._ afferma di essere venuta a conoscenza dei menzionati cambiamenti di proprietà solo allorquando la nuova proprietaria della PPP n. zzz ha fatto eseguire lavori nella sua parte di solaio.\nA. In occasione di un primo passaggio di mano, venne iscritto a Registro fondiario in favore di A._ un diritto di abitazione \"sull'attico nr. 24 [...], sito al VI° [...] piano del subalterno A della particella nr. xxx RFD di Lugano, composto di tre locali [...]\". Nel 1994, l'immobile è divenuto di proprietà di B._, che nel settembre 2000 lo ha assoggettato alle norme sulla proprietà per piani. Nel relativo atto costitutivo, l'appartamento occupato da A._ corrisponde all'unità di PPP n. yyy, ma l'onere di abitazione è rimasto iscritto a carico del solo fondo base; le sono inoltre stati assegnati in uso riservato la terrazza ed un ripostiglio al piano tetto. Un ulteriore ripostiglio, invece, è stato assegnato in uso esclusivo alla PPP n. zzz; quest'unità di PPP, come d'altronde tutte le altre salvo quella di fatto abitata da A._, è stata successivamente venduta. A._ afferma di essere venuta a conoscenza dei menzionati cambiamenti di proprietà solo allorquando la nuova proprietaria della PPP n. zzz ha fatto eseguire lavori nella sua parte di solaio.\nB. Con decisione 5 giugno 2001, l'Ufficio del Registro fondiario del Distretto di Lugano ha respinto un'istanza di rettifica, con la quale A._ chiedeva l'iscrizione del suo diritto d'abitazione sulla PPP n. yyy, con assegnazione in uso riservato, tra l'altro e oltre agli altri vani già menzionati, di tutto il solaio dell'abitazione. La decisione si fonda essenzialmente sul fatto che iscritto sul fondo base, il diritto d'abitazione è opponibile a tutti gli acquirenti di quote PPP.\nLa Sezione cantonale del registro fondiario e di commercio quale autorità di vigilanza ha respinto un gravame di A._ con decisione 10 agosto 2001.\nLa Sezione cantonale del registro fondiario e di commercio quale autorità di vigilanza ha respinto un gravame di A._ con decisione 10 agosto 2001."} -{"id":"1d346f91-3abf-4858-8835-90d88c200eb9","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietaria dei fondi n. 49 (9'405 m2) e 4758 (13'121 m2) di Bellinzona; B.B._AG di quello n. 5644 (11'275 m2), percorso da via dei Gaggini che corre perpendicolarmente a via Pierino Tatti. Secondo il piano regolatore comunale (PR) approvato dal Consiglio di Stato il 18 maggio 1977, poi integrato da diverse varianti, tra cui una del 3 novembre 1987, che attribuiva il fondo n. 5644 alla zona AP\/EP - magazzini per materiale linea, le particelle erano attribuite alla zona residenziale.\nNel quadro della revisione generale del PR, il 6 luglio 1999 il Consiglio comunale ha inserito il fondo n. 4758 nella zona C - residenziale semi-intensiva, come la parte a ovest di via dei Gaggini del fondo n. 5644, mentre quella a est, unitamente al fondo n. 49, è stata inserita nella zona EP n. 671 Swisscom.\nB.\nIn seguito a varie procedure, di cui si dirà, e dopo aver sospeso il previsto azzonamento dei tre fondi in particolare per il superamento dei valori limite d'immissione, con risoluzione del 23 dicembre 2015 il Governo, adito da tre cittadini, ha negato l'approvazione di una variante adottata il 14 ottobre 2013 dal Consiglio comunale, che prevedeva l'attribuzione dei fondi n. 49 e n. 5644 alla zona amministrativa, rispettivamente a quella residenziale Tatti e la fascia non azzonata di quello n. 4758 alla zona residenziale semi-intensiva C. Ha ritenuto che il comparto fosse privo di destinazione pianificatoria e completamente esterno al territorio già largamente edificato: si trattava inoltre di un ampliamento della zona edificabile di circa 22'500 m2, non compensato da una equivalente riduzione di superficie fabbricabile in conformità a quanto prescritto dagli art. 38a LPT (RS 700) e 52a della relativa ordinanza (OPT; RS 700.1). Adito dal Comune di Bellinzona e da A._, che chiedevano di approvare la variante, confermata in seguito a un referendum anche in votazione popolare, il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto i ricorsi.\nC.\nAvverso questa decisione il Comune di Bellinzona presenta un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di approvare la citata variante del PR, subordinatamente di rinviare gli atti alla Corte cantonale, eventualmente al Governo, per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"ba44d2cf-2312-4d71-ac18-e08dfa60806e","text":""} -{"id":"07de0344-93fa-41c6-8945-614ad8df9eaf","text":""} -{"id":"26b08a11-200f-4f56-a5ff-71e68b757d2f","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La A._ (qui di seguito: A._ o ricorrente) è un'associazione che mira al promovimento e al miglioramento dell'informazione e del trattamento in ambito oncologico. Con contratto di lavoro 28 novembre 2008 B._ (qui di seguito: opponente) è stato assunto quale direttore a partire dal 1° aprile 2009. Con accordo concluso il 6 dicembre 2013, egli è stato esonerato dal lavoro con effetto immediato; il rapporto di lavoro è stato disdetto per il 1° gennaio 2014, con obbligo per la ricorrente di versare all'ex dipendente entro quest'ultima data una liquidazione pari a sei mesi di salario. Il 16 gennaio 2014, tuttavia, la ricorrente - dopo aver incaricato la società di revisione C._ di appurare l'entità delle spese indebitamente poste a carico dell'associazione dall'opponente durante il rapporto di lavoro - lo ha informato di non volergli versare l'indennità pattuita.\nA.b. Con precetto esecutivo 8 aprile 2014 dell'Ufficio esecuzione di Lugano, l'opponente ha escusso la ricorrente per l'importo di fr. 179'273.75 oltre interessi; ha indicato, quale titolo, il contratto di lavoro del 28 novembre 2008 e l'accordo del 6 dicembre 2013. La ricorrente ha formato opposizione.\nA.c. Con sentenza 5 dicembre 2014 il Pretore del Distretto di Lugano ha respinto l'istanza di rigetto provvisorio dell'opposizione inoltrata in data 19 maggio 2014 dall'opponente, ponendo tassa e spese a carico del medesimo.\nB.\nAdita dall'opponente, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, con la qui impugnata sentenza 7 maggio 2015, accolto il reclamo e rigettato in via provvisoria l'opposizione di A._ per l'integralità dell'importo dedotto in esecuzione, con tassa e spese di prima e seconda istanza a carico di A._.\nC.\nCon allegato 8 giugno 2015, A._ formula contro la sentenza cantonale un ricorso in materia civile chiedendo l'annullamento di tale giudizio e la conferma della decisione pretorile, con conseguente adattamento delle spese di giustizia di seconda istanza e protestate spese e ripetibili della sede federale. Al ricorso è stato conferito il postulato effetto sospensivo con decreto 24 giugno 2015.\nCon risposta 7 dicembre 2015, l'opponente chiede la reiezione del ricorso, rispettivamente la dichiarazione della sua inammissibilità, con spese e ripetibili a carico della ricorrente."} -{"id":"0890b843-9696-4f1e-af2e-7b2e83fbba13","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadin o italiano nato nel..., è arrivato in Svizzera nel luglio 2017 e il 2 agosto successivo ha chiesto alle autorità migratorie un permesso di dimora UE\/AELS per svolgere un'attività lucrativa dipendente nel Cantone Ticino. II 30 gennaio 2018 ha domandato all'Ufficio cantonale competente il versamento di prestazioni assistenziali. Il 27 febbraio successivo si è quindi di nuovo rivolto alle autorità migratorie, chiedendo un permesso di dimora UE\/AELS per lavoratori indipendenti, siccome intenzionato a fare il venditore ambulante.\nB."} -{"id":"615d8877-398e-4d7f-9d89-595d356a4fb8","text":"Fatti:\nA.\nCon decreto d'accusa del 14 febbraio 2012, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha riconosciuto I._ autore colpevole di falsità in documenti e di riciclaggio di denaro aggravato in relazione a ingenti somme di denaro distratte illecitamente in parte da A._ a danno di società di un gruppo agroalimentare. Parallelamente alla pena irrogatagli, il MPC ha ordinato la confisca della totalità degli averi (capitale e interessi) su un conto bancario intestato allo stesso I._ presso un istituto del Liechtenstein, per un importo superiore ai 21 milioni di dollari.\nB.\nL'11 dicembre 2012 la Corte penale del Tribunale penale federale ha dichiarato non valida l'opposizione interposta da A._ in punto alla confisca dei valori patrimoniali di cui sarebbe l'avente diritto economico.\nAdita con reclamo di A._, con decisione del 18 marzo 2013 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) lo ha respinto, per quanto ricevibile. Essa ha ritenuto tardiva la censura volta a contestare la mancata emanazione o notifica da parte del MPC di una formale e pregressa decisione di disgiunzione dal procedimento originario, in cui A._ sarebbe stato il coimputato, e gli ha inoltre negato la legittimazione a opporsi al decreto d'accusa, non riconoscendo a suo favore un interesse giuridicamente protetto.\nC.\nA._ si aggrava al Tribunale federale con ricorso in materia penale, postulando, oltre al conferimento dell'effetto sospensivo, principalmente l'accoglimento del suo reclamo e subordinatamente l'annullamento della decisione del TPF, nonché il rinvio della causa all'autorità precedente per lo svolgimento di una procedura dibattimentale giusta l'.\nInvitati a esprimersi sul gravame, il TPF ha comunicato di non avere particolari osservazioni da formulare, mentre il MPC chiede che il ricorso sia respinto. Il ricorrente ha replicato alle osservazioni del MPC, riconfermandosi nelle proprie conclusioni.\nCon decreto del 19 giugno 2013 il Giudice dell'istruzione ha conferito effetto sospensivo all'impugnativa."} -{"id":"1288505e-c47f-4c31-8808-489bb4352797","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 17 aprile 2007 A.A._, B.A._ e C.A._ sporgevano denuncia penale nei confronti di D.E._ e F.E._ per titolo di appropriazione indebita.\nIn sostanza, i coniugi E._ si sarebbero appropriati della somma di fr. 20'000.-- versata loro dai denuncianti, a titolo di caparra\/acconto, per la compravendita di una casa d'abitazione di proprietà dei suddetti coniugi. Secondo la convenzione del 13 ottobre 2006 sottoscritta dalle parti, questo importo avrebbe dovuto essere restituito ai A._ - dedotto un indennizzo massimo di fr. 4'000.-- - qualora questi avessero deciso di non concludere il contratto di compravendita. I A._ rinunciavano ad acquistare l'immobile e chiedevano dunque la restituzione del denaro versato quale caparra\/acconto. Le richieste di restituzione rimaste senza seguito spingevano A.A._, B.A._ e C.A._ a denunciare i E._ per appropriazione indebita.\nIn sostanza, i coniugi E._ si sarebbero appropriati della somma di fr. 20'000.-- versata loro dai denuncianti, a titolo di caparra\/acconto, per la compravendita di una casa d'abitazione di proprietà dei suddetti coniugi. Secondo la convenzione del 13 ottobre 2006 sottoscritta dalle parti, questo importo avrebbe dovuto essere restituito ai A._ - dedotto un indennizzo massimo di fr. 4'000.-- - qualora questi avessero deciso di non concludere il contratto di compravendita. I A._ rinunciavano ad acquistare l'immobile e chiedevano dunque la restituzione del denaro versato quale caparra\/acconto. Le richieste di restituzione rimaste senza seguito spingevano A.A._, B.A._ e C.A._ a denunciare i E._ per appropriazione indebita.\nB. Ritenendo che la vertenza denotasse carattere meramente civilistico e che la somma di fr. 20'000.-- non potesse essere considerata affidata ai sensi dell', con decisione del 24 aprile 2007, il Procuratore pubblico decretava il non luogo a procedere in ordine alla denuncia del 17 aprile 2007.\nB. Ritenendo che la vertenza denotasse carattere meramente civilistico e che la somma di fr. 20'000.-- non potesse essere considerata affidata ai sensi dell', con decisione del 24 aprile 2007, il Procuratore pubblico decretava il non luogo a procedere in ordine alla denuncia del 17 aprile 2007.\nC. Il 21 settembre 2007, la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) respingeva l'istanza di promozione dell'accusa presentata dai A._.\nC. Il 21 settembre 2007, la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) respingeva l'istanza di promozione dell'accusa presentata dai A._.\nD. A.A._, B.A._ e C.A._ insorgono al Tribunale federale mediante ricorso in materia penale, in subordine, ricorso sussidiario in materia costituzionale, contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale chiedendone l'annullamento.\nD. A.A._, B.A._ e C.A._ insorgono al Tribunale federale mediante ricorso in materia penale, in subordine, ricorso sussidiario in materia costituzionale, contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale chiedendone l'annullamento.\nE. Non sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"62396051-bd3b-47be-9523-7545c0051e5e","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 gennaio 2016 A._, cittadino serbo, ha impugnato dinanzi al Consiglio di Stato del Cantone Ticino la decisione 17 dicembre 2015 con cui l'Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni gli aveva revocato, per motivi di ordine pubblico e perché era oberato di debiti, il permesso di domicilio di cui era titolare.\nMediante lettera raccomandata del 29 gennaio 2016, ricevuta da A._ l'8 febbraio 2016, questi è stato invitato a versare entro dieci giorni (cioè entro il 18 febbraio 2016) un anticipo delle spese di fr. 600.--, con l'avvertenza che in assenza di pagamento entro il termine concesso il ricorso sarebbe stato dichiarato inammissibile (art. 11 cpv. 1 della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998, LALPS [RL\/TI 1.2.2.1]). Il 1° marzo 2016 il Consiglio di Stato ha dichiarato irricevibile il gravame, l'anticipo richiesto essendo stato fornito il 26 febbraio 2016, quindi tardivamente.\nQuesta decisione è stata confermata su ricorso dal Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 1° aprile 2016.\nB.\nIl 4 maggio 2016 A._ si è rivolto al Tribunale federale, chiedendo che la sentenza cantonale sia annullata e gli atti rinviati all'autorità precedente per nuovo giudizio. Censura formalismo eccessivo nonché la violazione del principio della proporzionalità. Postula inoltre il conferimento dell'effetto sospensivo.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"7f453751-36d4-4794-9687-51ab9b1681eb","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenze del 18 luglio 2017 il Giudice delegato del Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibili i gravami inoltrati il 13 giugno 2017 da A._ rispettivamente da B._, per sé stessi e in rappresentanza dei figli C._, D._ e E._, tutti cittadini kosovari, contro la risoluzione unica del 3 maggio 2017 con cui il Consiglio di Stato ha confermato le due decisioni dell'11 gennaio 2016 della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni concernente la revoca dei loro permessi di domicilio rispettivamente il rifiuto di rilasciarne uno all'ultimogenita (). Gli interessati non avevano infatti provveduto a versare gli anticipi per le spese processuali presunte richiesti con due lettere raccomandate del 14 giugno 2017, nelle quali veniva loro assegnato un termine con scadenza al 30 giugno 2017 per effettuare il pagamento richiesto, pena l'inammissibilità dei ricorsi in caso di inosservanza.\nB.\nCon due ricorsi di identico contenuto datati 15 settembre 2017 A._ e B._, agendo per sé stessi e per i loro tre figli, impugnano le sentenze cantonali citate, affermando di non avere trovato nella cassetta delle lettere gli inviti di ritiro concernenti gli invii raccomandati del 14 giugno 2017, motivo per cui non avrebbero potuto effettuare i versamenti esatti. Considerano poi che le conseguenze derivanti per loro e i loro figli dalle sentenze contestate sono del tutto sproporzionate ed eccessivamente formaliste, soprattutto nei confronti dei loro figli, nati e cresciuti in Svizzera. Infine, chiedono che venga loro concesso un termine suppletorio di venti giorni affinché l'avvocato a cui vogliono rivolgersi possa completare i ricorsi.\nIl Tribunale federale ha domandato alla Corte cantonale la trasmissione dei suoi atti. Non ha per contro ordinato nessuno scambio di scritti."} -{"id":"5caca032-c397-4622-b783-14bc82031d4a","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, cittadino italiano, nato nel 1983, ha lavorato da luglio 2007 in Svizzera come metalcostruttore nella ditta di famiglia B._ Sagl. Egli era socio e dipendente della società, da dicembre 2010 anche detentore di una quota del capitale sociale del 50% con il fratello e da aprile 2012 con diritto di firma individuale (cfr. estratto del Registro di commercio del Cantone Ticino). Nel marzo del 2013 egli ha presentato una domanda di rendita all'assicurazione per l'invalidità lamentando affezioni alle ginocchia, quali conseguenze di due infortuni professionali verificatisi il 20 febbraio e il 19 settembre 2012 per i quali è intervenuto l'Istituto nazionale svizzero di assicurazioni contro gli infortuni (INSAI), che ha riconosciuto una rendita d'invalidità del 42% dal 1° agosto 2015 (cfr. decisione su opposizione dell'INSAI del 4 marzo 2016). Con decisione del 25 aprile 2017 l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (di seguito UAIE) ha riconosciuto all'assicurato una rendita intera d'invalidità dal 1° febbraio 2013 al 31 luglio 2015. Tale pronuncia è stata oggetto di un ricorso il 6 giugno 2017 al Tribunale amministrativo federale, che con sentenza del 27 settembre 2017 lo ha accolto e, confermata la rendita d'invalidità intera dal 1° febbraio 2013 al 31 luglio 2015, ha rinviato gli atti all'UAIE per complemento istruttorio in merito all'aspetto economico e per nuovo calcolo del confronto dei redditi per determinare l'eventuale diritto a una rendita d'invalidità anche dopo il 31 luglio 2015.\nA.b. Esperiti gli accertamenti amministrativi previsti, con decisione del 9 novembre 2018 l'UAIE ha riconosciuto all'assicurato il diritto alla rendita intera d'invalidità dal 1° febbraio 2013 al 31 luglio 2015e negato in seguito il riconoscimento del diritto a una rendita, in assenza di un grado d'invalidità di almeno il 40%.\nB.\nA._ si è aggravato il 12 dicembre 2018 (timbro postale) al Tribunale amministrativo federale, chiedendo una rendita intera d'invalidità dal 1° febbraio 2013 e una mezza rendita, o per lo meno un quarto di rendita, dal 1° agosto 2015.\nIl Tribunale amministrativo federale con sentenza del 1° maggio 2020 ha parzialmente accolto il gravame e la decisione dell'UAIE del 9 novembre 2018 è stata riformata nel senso che all'assicurato è stato riconosciuto il diritto a un quarto di rendita d'invalidità dal 1° agosto 2015. Per il resto il ricorso è stato respinto.\nC.\nL'UAIE inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale il 18 giugno 2020 (timbro postale) con cui chiede l'accoglimento del ricorso, l'annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo federale e la conferma della decisione dell'UAIE del 9 novembre 2018, come pure l'annullamento del dispositivo n. 4 in merito alle ripetibili di fr. 2800.- a carico dell'amministrazione. L'insorgente presenta nel contempo anche istanza di concessione dell'effetto sospensivo.\nInvitati a pronunciarsi sul ricorso, l'assicurato ha proposto di respingerlo, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"30b632ec-fe51-4f32-ad65-c9123d17fc6b","text":""} -{"id":"110202bc-91e8-48be-ac05-e2a64ea95602","text":"Fatti:\nA.\nA._ (1981), cittadina bosniaca, è entrata in Svizzera nel giugno del 1993 per ricongiungersi con i genitori. Arrivata nel nostro Paese, ha dapprima beneficiato di un permesso di dimora. Il 1° luglio 2003 ha quindi ottenuto un permesso di domicilio.\nNell'agosto 2009, la ricorrente si è sposata a W._ (Bosnia) con un connazionale, il quale l'ha raggiunta in Svizzera nell'ottobre del 2011. Nell'agosto 2012 il loro matrimonio è stato sciolto per divorzio dal Tribunale municipale della stessa località in cui si erano sposati. Sul piano lavorativo, il 1° maggio 2010 A._ ha iniziato uno stage professionale presso (...), a far tempo dal 1° gennaio 2012, è stata poi assunta come fisioterapista.\nB.\nNel corso del 2013, durante la procedura di naturalizzazione, le autorità competenti in materia hanno rilevato che A._ ha frequentato le scuole dell'obbligo e il liceo in Bosnia (a W._), l'università e una scuola di fisioterapia in Serbia (a Y._), dove ha concluso gli studi nel 2008, e che una volta stabilitasi definitivamente in Svizzera, ha seguito dei corsi per imparare la lingua italiana.\nInterrogata dalla Polizia, il 3 ottobre 2013 A._ ha confermato di avere frequentato tutte le scuole obbligatorie (elementari e medie dal 1988 al 1996) ed il liceo (dal 1996 al 2000) a W._, dove risiedeva presso i nonni, e che, in quel periodo, tornava in Ticino durante le vacanze scolastiche. Precisando che la sua presenza non era obbligatoria, essendo sufficiente presentarsi circa una settimana al mese per seguire in riassunto le lezioni, ha poi aggiunto che nell'ottobre 2000 si è trasferita a Y._, dove ha frequentato la facoltà di giurisprudenza fino al 2003. Sempre in quel frangente, ha infine spiegato che, dopo avere interrotto gli studi universitari, ha deciso di iscriversi a una scuola di fisioterapia, sempre a Y._, dove si è diplomata nel 2008; che, per mantenere il permesso, rientrava con regolarità in Svizzera, dove si è stabilita definitivamente a partire da quello stesso anno; che a quel momento ha pure iniziato a seguire delle lezioni di italiano, così da integrarsi meglio nel tessuto sociale elvetico.\nC.\nPreso atto della situazione descritta, il 24 febbraio 2014 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino ha revocato (rispettivamente dichiarato decaduto) il permesso di domicilio di A._, intimandole di lasciare la Svizzera. Nella decisione indirizzata a quest'ultima, l'autorità le ha in particolare rimproverato di avere sottaciuto la frequentazione delle scuole all'estero; ha inoltre indicato che il rientro saltuario presso i genitori non costituiva un motivo sufficiente per mantenere l'autorizzazione di soggiorno a suo tempo concessale; ha infine osservato di ritenere che, fin dal momento del rilascio del permesso di dimora, nel 1993, il centro dei suoi interessi non si trovasse in Svizzera bensì altrove.\nLa decisione citata è stata in seguito confermata sia dal Consiglio di Stato (8 luglio 2014) sia dal Tribunale cantonale amministrativo (29 aprile 2015). Pur non esprimendosi definitivamente in merito al periodo tra il 1993 e il 2003, come invece avevano fatto la Sezione della popolazione e il Consiglio di Stato, anch'esso ha infatti confermato che il permesso di A._ era decaduto siccome, almeno a partire dal 2004, il centro dei suoi interessi non si trovava affatto nel nostro Paese, bensì all'estero.\nD.\nL'8 giugno 2015 A._ ha impugnato il giudizio della Corte cantonale con un ricorso dinanzi al Tribunale federale nel quale formula le seguenti e testuali conclusioni:\n1. II ricorso è accolto. Conseguentemente la decisione avversata è annullata e così pure le decisioni del Consiglio di Stato dell'8.7.2014 e dell'Ufficio cantonale della migrazione del 24.2.2014.\nIn via subordinata:\nII ricorso è accolto. Conseguentemente la decisione avversata è annullata ed è rinviata al Tribunale amministrativo cantonale perché abbia a statuire nel senso dei considerandi e con le premesse di cui ai considerandi (§ 10. del testo del ricorso).\n2. Le tasse e le spese di giustizia della presente istanza sono poste a carico dello Stato della Repubblica e del Cantone del Ticino, che dovrà versare le ripetibili alla ricorrente.\n3. Le tasse e le spese di giustizia per le procedure dinanzi al Tribunale amministrativo cantonale e del Consiglio di Stato sono poste a carico della Stato della Repubblica e del Cantone del Ticino e quindi restituite alla ricorrente qualora le avesse anticipate; alla ricorrente dovranno essere versate le ripetibili per le due istanze cantonali.\nLe tasse di decisione dell'Ufficio della migrazione sono annullate e, se del caso restituite alla ricorrente.\nIn caso di sentenza nel senso della richiesta di merito in via subordinata: tasse e spese di giustizia e ripetibili nella misura del rimando ed a dipendenza dell'autorità alla quale viene rimandata.\nDurante la procedura, la Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa hanno fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione e la Segreteria di Stato della migrazione. Il Governo ticinese si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"03845cba-8998-4ea0-98f8-8b102e5c5571","text":""} -{"id":"5ffc3ab2-2589-4c6b-b215-eda80a6ce568","text":""} -{"id":"8ca6fdf9-d51c-4a00-a625-4c5de4563ee2","text":"Fatti:\nA.\nLa C._ SA ha assunto nell'agosto 2004 A._ quale operaio. Questi è stato membro della commissione aziendale.\nIl 30 marzo 2012 la C._ SA e la D._ SA hanno comunicato alle rispettive commissioni aziendali la volontà di procedere a una fusione, in cui la D._ SA avrebbe ripreso gli attivi e i passivi della C._ SA e cambiato la propria ragione sociale in B._ SA. Esse hanno pure annunciato l'intenzione di ridurre i salari di tutti i dipendenti del 10 %, indicando che l'operazione era dettata dalla necessità di ultimare il \" processo di razionalizzazione organizzativa e strutturale tra le due aziende \" in seguito \" alla negativa situazione economica \". Le successive trattative intercorse fra la direzione generale, le commissioni aziendali e un sindacato hanno portato a una proposta di riduzione degli stipendi dell'8.33 %, che è stata respinta il 26 maggio 2012 dall'assemblea generale dei lavoratori, unicamente disposti ad accettare una diminuzione salariale del 6 %.\nDopo aver disdetto il contratto collettivo di lavoro con effetto 31 dicembre 2012, il 26 luglio 2012 la B._ SA ha pure disdetto il contratto di lavoro con A._ e altri 9 dipendenti.\nCon scritto 13 settembre 2012 A._ ha contestato la disdetta, definendola abusiva, perché sarebbe stata la conseguenza della sua attività di rappresentante dei salariati nella commissione aziendale.\nNel mese di ottobre 2012 una nuova commissione aziendale ha sottoscritto con la direzione un nuovo accordo sul contenimento dei costi.\nB.\nL'11 dicembre 2013 A._ ha convenuto in giudizio innanzi alla Pretura di Mendrisio Nord la B._ SA, chiedendo che fosse condannata a pagargli fr. 16'250.-- a titolo di indennità per licenziamento abusivo e fr. 296.15 quale indennità per vacanze e turni per gli anni 2008 e 2009. Con sentenza 3 dicembre 2014 il Pretore ha accolto la petizione limitatamente a quest'ultimo importo.\nC.\nLa II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto con sentenza 5 maggio 2015 un appello di A._. La Corte cantonale ha ritenuto, come già il Pretore, che il licenziamento fosse dovuto a un motivo oggettivo (difficoltà economiche della datrice di lavoro).\nD.\nCon ricorso in materia civile del 3 giugno 2015 A._ chiede al Tribunale federale di riformare la sentenza di appello nel senso che la petizione sia accolta. Invoca l' e contesta che il suo licenziamento fosse la conseguenza della situazione economica in cui si trovava la datrice di lavoro.\nCon risposta 6 luglio 2015 la B._ SA propone la reiezione del ricorso e chiede che le vengano assegnati fr. 3'500.-- a titolo di ripetibili."} -{"id":"108d54e1-a7a0-4876-9660-11cdf8ca7b06","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Ritenutosi oggetto di una procedura esecutiva LEF non soltanto infondata, ma addirittura abusiva, A._ - amministratore di fatto e direttore tecnico di una ditta edile - ha fatto pubblicare sui giornali ticinesi un annuncio a pagamento a tutela del suo credito e della sua reputazione. Ha indi convenuto in giudizio avanti al Pretore di Lugano la presunta creditrice, B._, chiedendo l'accertamento dell'inesistenza del debito, la condanna di lei alla rifusione delle spese della citata pubblicazione e delle spese legali attinenti, inoltre che alla convenuta venisse fatto divieto - sotto comminatoria dell' - di reiterare l'esecuzione litigiosa per i medesimi motivi, infine la pubblicazione della sentenza pretorile.\nA. Ritenutosi oggetto di una procedura esecutiva LEF non soltanto infondata, ma addirittura abusiva, A._ - amministratore di fatto e direttore tecnico di una ditta edile - ha fatto pubblicare sui giornali ticinesi un annuncio a pagamento a tutela del suo credito e della sua reputazione. Ha indi convenuto in giudizio avanti al Pretore di Lugano la presunta creditrice, B._, chiedendo l'accertamento dell'inesistenza del debito, la condanna di lei alla rifusione delle spese della citata pubblicazione e delle spese legali attinenti, inoltre che alla convenuta venisse fatto divieto - sotto comminatoria dell' - di reiterare l'esecuzione litigiosa per i medesimi motivi, infine la pubblicazione della sentenza pretorile.\nB. Con decisione 12 settembre 2001, il Pretore ha accolto unicamente la domanda principale rivolta all'accertamento dell'inesistenza del debito, accollando le spese di causa alle parti in ragione di metà ciascuna, compensate le ripetibili. Con sentenza 19 luglio 2002, la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto integralmente l'appello 3 ottobre 2001, ponendo le spese della procedura di appello a carico dell'attore.\nB. Con decisione 12 settembre 2001, il Pretore ha accolto unicamente la domanda principale rivolta all'accertamento dell'inesistenza del debito, accollando le spese di causa alle parti in ragione di metà ciascuna, compensate le ripetibili. Con sentenza 19 luglio 2002, la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto integralmente l'appello 3 ottobre 2001, ponendo le spese della procedura di appello a carico dell'attore.\nC. Contro il merito della sentenza di appello, A._ è insorto al Tribunale federale con ricorso per riforma, trattato parallelamente. Con il qui discusso ricorso di diritto pubblico, il ricorrente censura invece che il Tribunale di appello abbia respinto la sua domanda di rivedere l'accollamento delle spese giudiziarie di prima istanza, senza per nulla motivare la propria decisione, ciò che costituisce un diniego di giustizia. Inoltre, la sentenza impugnata applicherebbe - in punto alle conseguenze di tassa e spese giudiziarie - il diritto cantonale in modo arbitrario.\nIl ricorrente ha tuttavia usato a questa Corte la premura di renderla attenta alla contemporanea pendenza del ricorso per riforma ed anche di un'istanza di revisione cantonale, facendone discendere che l'evasione del presente ricorso di diritto pubblico potrebbe divenire superflua in caso di accoglimento di almeno uno degli altri due rimedi di diritto.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti.\nD. La trattazione di entrambi i rimedi di diritto federale è stata sospesa per decisione del Presidente della II Corte civile in attesa dell'evasione dell'istanza di revisione cantonale proposta dal ricorrente contro l'omessa trattazione, appunto, della questione delle spese e ripetibili (art. 57 cpv. 1 OG rispettivamente combinati art. 40 OG e 6 cpv. 1 PC)."} -{"id":"06260555-aecc-4103-8384-5e8e39070719","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 9 agosto 2004, A._, nato nel 1966, attivo come gessatore, è scivolato nella vasca da bagno, picchiando il gomito destro e riportando la rottura della fibro cartilagine triangolare. Ritenuto il caso stabilizzato ed esclusa la causalità per affezioni psichiche, l'INSAI con decisione del 31 luglio 2008 ha attribuito ad A._ una rendita di invalidità del 31% e un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) del 5%. L'opposizione interposta contro la decisione è stata ritirata. Il 28 ottobre 2011 e il 14 febbraio 2014 l'INSAI ha confermato la rendita di invalidità del 31%.\nA.b. Il 29 settembre 2014 A._, svolgendo l'attività di gessatore, è caduto da uno sgabello mentre lisciava una parete, riportando un trauma contusivo\/distorsivo della spalla sinistra (con rottura transumale del sovraspinato) e della colonna toraco-lombare e sacrale. A causa di quest'ultimo infortunio A._ si è sottoposto prima a un intervento di ricostruzione della cuffia dei rotatori e a una decompressione sottoacromiale e dopo a una capsulotomia circonferenziale e prelievi per esame batteriologico. Il 24 aprile 2016 A._ è caduto accidentalmente dalle scale, riportando un trauma contusivo al rachide lombo-sacrale, senza fratture. Esperiti alcuni accertamenti medici e richiamati i fogli DPL (1 consid. 1.4 pag. 3 e 4; 146, 153, 155, 159, 160 caso 10.52681), l'INSAI con decisione dell'11 novembre 2016, confermata su opposizione il 16 marzo 2017, ha negato ad A._ il diritto a una rendita di invalidità combinata (a fronte di un grado di invalidità del 23%), confermando la continuazione della rendita del 31% per l'infortunio del 9 agosto 2004. L'assicuratore ha riconosciuto altresì una IMI del 25% per la spalla sinistra (da aggiungersi alla IMI del 5% già erogata con la decisione del 31 luglio 2008). Nel medesimo provvedimento l'INSAI ha negato la causalità di eventuali problemi psichici con gli infortuni.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 23 novembre 2017 ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale che il giudizio cantonale sia annullato e che gli sia concessa una rendita di invalidità del 45% dal 1° ottobre 2016. Subordinatamente postula il rinvio della causa alla Corte cantonale per far esperire una perizia giudiziaria che valuti globalmente la situazione di salute in funzione delle conseguenze dei due infortuni assicurati.\nL'INSAI propone la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"66051d83-929a-4c50-b25c-8ffa3384f3a9","text":"Fatti:\nA.\nCon risoluzione n. 1113 del 18 marzo 2015 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha approvato il piano regolatore definitivo della Valle Malvaglia (PRVM), che prevede in particolare la zona edificabile degli insediamenti storici, disciplinata dall'art. 42 delle norme di attuazione del piano regolatore (NAPR). Essa comprende i nuclei antichi principali (Ville) di Dandrio, Madra, Anzano, Dagro, Chiavasco e Monte Grech, nonché i nuclei secondari di Germanionico, Ponterio, Sarciè, Val Combra, Fontanee, Carsighera, Ticiallo, Panedigo, Garei, Crann e Qualguagn. Il piano regolatore definitivo rappresenta un affinamento (seconda fase) della variante del piano del Comune di Malvaglia, sezione Valle Malvaglia, piano del paesaggio\/settore insediamenti, approvata dal Governo cantonale con risoluzione n. 6274 del 5 luglio 1994.\nB.\nIl 25 novembre 2019 l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE) ha impugnato dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo la risoluzione governativa del 18 marzo 2015, che non gli era stata notificata, nella misura in cui approva il PRVM relativamente a una quindicina di piccole zone edificabili sparse nella Valle. Con giudizio del 29 ottobre 2020, la Corte cantonale, ritenuto tardivo il ricorso, l'ha dichiarato irricevibile.\nC.\nAvverso questa sentenza l'ARE presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede, preliminarmente, di adottare le misure necessarie per evitare il rilascio di licenze edilizie fondate sull'art. 22 cpv. 2 lett. a LPT (RS 700) e sulle citate NAPR all'interno di una serie di piccole zone edificabili; nel merito postula di retrocedere l'incarto alla Corte cantonale per il giudizio di merito.\nIl Comune di Serravalle e il Consiglio di Stato, con osservazioni del 9 febbraio 2021, propongono di respingere il ricorso. Il Tribunale cantonale amministrativo si conferma nelle conclusioni della decisione impugnata.\nAl ricorso è stato conferito l'effetto sospensivo in via superprovvisionale."} -{"id":"2a1128fc-ea7b-4cf4-8440-7dd36e8ccd66","text":"Fatti:\nA.\nIn data 30 gennaio 2017 la Procura di Gerusalemme presso il Ministero di giustizia israeliano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di A._ per i reati di corruzione, truffa, amministrazione infedele e riciclaggio di denaro. L'imputato, quale direttore di una divisione di una società di trasporto pubblica israeliana, avrebbe ricevuto tangenti per un importo complessivo di circa un milione di euro da parte di una società tedesca al fine di favorire illegalmente le attività commerciali tra le due società.\nB.\nL'autorità estera ha chiesto di acquisire la documentazione di relazioni bancarie, intestate all'inquisito, tra le quali una presso B._ Ltd. Con decisione di chiusura del 20 dicembre 2019, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità israeliane di documentazione del conto xxx. Adita dall'interessato, con sentenza del 16 aprile 2020 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nContro questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla unitamente alla decisione di chiusura e di rifiutare la rogatoria, subordinatamente di rinviare la causa al MPC per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"28e92d81-2a46-435e-b0c1-7ff09440726e","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 14 aprile 2014 A._, quale committente, la B._ SA in liquidazione, che si occupava pure delle opere di capomastro (in seguito B._ SA), quale garante, e la C._ SA, quale appaltatrice, hanno stipulato una convenzione concernente il pagamento delle opere appaltate a quest'ultima società per un importo complessivo di fr. 108'592.90 (di cui fr. 75'242.90 erano ancora da saldare) nell'ambito della ristrutturazione di una casa di proprietà del committente. In base a tale accordo l'appaltatrice si impegnava ad eseguire i lavori secondo il programma allegato, una volta versati sul conto della garante gli importi concordati. La fine dei lavori era stata fissata per il 13 giugno 2014 e le parti avevano previsto una penale di fr. 500.-- per ogni giorno di ritardo.\nIl committente ha versato tempestivamente la prima rata di fr. 53'000.-- prevista dalla convenzione, mentre non ha mai pagato la seconda di fr. 22'000.-- da corrispondere secondo \"quanto previsto dal programma lavori\" entro il 4 giugno 2014. Il 17 aprile 2014 la C._ SA ha sottoposto al committente un'offerta di complessivi fr. 7'225.20 per opere supplementari richieste da quest'ultimo. Nemmeno la garante aveva riversato la totalità degli importi secondo le modalità previste dalla convenzione, trattenendo in particolare fr. 14'774.80 per sé, perché il committente era in ritardo con il pagamento della sua mercede. L'11 giugno 2014 l'appaltatrice ha lamentato il mancato versamento dei montanti pattuiti e ha annunciato la sospensione dei lavori. Il giorno seguente le sono stati versati fr. 10'000.-- e fr. 7'225.20. Il 29 luglio 2014 A._ ha impartito alla C._ SA un termine di una settimana per concludere i lavori. Quest'ultima ha invano chiesto alla garante il versamento del saldo di fr. 14'774.80 e il pagamento di una fattura di ulteriori fr. 6'732.70. Il 1° ottobre 2014 il committente ha fissato all'appaltatrice un ultimo termine di 5 giorni per finire i lavori, minacciando che in caso contrario li avrebbe affidati a un terzo.\nA.b. Dopo aver ottenuto l'iscrizione provvisoria di un'ipoteca legale sul fondo di A._, la C._ SA ne ha chiesto al Pretore della giurisdizione di Mendriso-Sud l'iscrizione definitiva con petizione 13 maggio 2015. L'appaltatrice ha poi convenuto in giudizio con petizione 13 ottobre 2015 innanzi al medesimo Pretore A._ e la B._ SA, chiedendone la condanna in solido al pagamento di fr. 50'732.70. Il 29 gennaio 2016 A._ ha domandato in via riconvenzionale il versamento di complessivi fr. 64'149.20. Con sentenza 4 maggio 2018 il Pretore ha respinto le petizioni presentate dalla C._ SA, ordinando all'Ufficiale dei registri di Mendrisio di procedere alla cancellazione dell'ipoteca legale annotata in via provvisoria, mentre ha parzialmente accolto l'azione riconvenzionale di A._ e ha condannato l'attrice a versargli fr. 5'742.60.\nB.\nIn parziale accoglimento dell'appello della C._ SA, la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha invece parzialmente accolto le petizioni, ha condannato A._ al versamento di fr. 29'225.20 e la B._ SA al pagamento di fr. 14'774.80, ha rigettato in tale misura in via definitiva le opposizioni interposte ai relativi precetti esecutivi e ha ordinato l'iscrizione definitiva dell'ipoteca legale degli artigiani ed imprenditori per fr. 44'000.--. Ha per contro integralmente respinto l'azione riconvenzionale. Richiamato l', la Corte cantonale ha ritenuto che con la convenzione del 14 aprile 2014 le parti avevano derogato a quanto previsto dall' e che la C._ SA non poteva essere considerata in ritardo. Ha invece reputato ingiustificata l'omissione del pagamento di fr. 22'000.-- entro il 4 giugno 2014 sul conto della garante da parte del committente. Ha quindi considerato che quest'ultimo non era legittimato a recedere dal contratto giusta l' e non aveva diritto a un risarcimento danni né alla pena convenzionale, mentre ha accordato alla C._ SA il risarcimento dell'interesse positivo, e cioè la mercede ancora dovuta giusta la convenzione 14 aprile 2014 e fr. 7'225.20 per le opere supplementari secondo la relativa offerta.\nC.\nCon ricorso in materia civile dell'11 marzo 2020 A._ e la B._ SA postulano la riforma della sentenza cantonale nel senso che l'appello sia respinto. A._ chiede pure di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria. Narrati i fatti, indicano che l'appaltatrice, pur dovendo terminare i propri lavori entro il 13 giugno 2014, non ha mai completato l'opera. Sostengono poi che la Corte di appello non ha considerato che il versamento di fr. 53'000.-- alla garante aveva un effetto liberatorio per A._ e obbligava l'appaltatrice a ultimare l'opera. Questa avrebbe poi violato per prima la convenzione, non eseguendo certi lavori, ragione per cui il committente era legittimato a recedere dal contratto. Lamentano infine che la Corte cantonale non avrebbe spiegato perché l'importo supplementare di fr. 7'225.20 sarebbe dovuto e chiedono la rifusione delle poste riferite a opere non eseguite dall'attrice.\nCon decreto 2 giugno 2020 la Presidente della Corte adita ha sospeso la procedura in seguito al fallimento della B._ SA, pronunciato il 25 maggio 2020, e ha revocato il termine impartito all'opponente per l'inoltro di una risposta. La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha annullato il fallimento, come ha del resto già fatto in altre due occasioni, con decisione 23 giugno 2020. Il 17 agosto 2020 la Pretura del distretto di Lugano ha nuovamente dichiarato il fallimento di tale società.\nCon lettera 18 agosto 2020 il patrocinatore dei ricorrenti è invano stato invitato ad allegare e dimostrare la situazione finanziaria di A._.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"14288ae6-7778-4863-b4d2-e5c076a4fc7d","text":"Fatti:\nA.\nIl 4 settembre 2013, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha negato alla cittadina azera D._ il rilascio di un permesso di dimora per svolgere un'attività lucrativa alle dipendenze della A._ SA. Tale decisione è stata confermata dal Consiglio di Stato con giudizio del 13 novembre successivo. D._, patrocinata dallo Studio legale E._, e la A._ SA si sono allora rivolte al Tribunale cantonale amministrativo.\nCon lettera raccomandata, spedita il 4 dicembre 2013 allo Studio legale E._ e recapitata allo stesso l'indomani, il Tribunale amministrativo ha fissato a D._ e alla A._ SA un termine di dieci giorni per versare un anticipo spese di fr. 1'000.--. La citata lettera avvertiva espressamente le due insorgenti che, in caso di mancato pagamento entro il termine impartito, il ricorso sarebbe stato dichiarato inammissibile (art. 11 cpv. 1 della legge cantonale di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998 [LALPS; RL\/TI 1.2.2.1]).\nCon sentenza del 18 dicembre 2013, constatato che l'anticipo non era stato versato, il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo ha dichiarato inammissibile il gravame davanti ad esso presentato.\nB.\nNon concordando con la constatazione d'inammissibilità dei loro gravami, con atto del 31 gennaio 2014D._ e la A._ SA hanno impugnato il giudizio della Corte cantonale con un ricorso in materia di diritto pubblico e con un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale, chiedendone l'annullamento.\nCon specifico riferimento alla decisione di dichiarare inammissibile il ricorso di D._, denunciano in effetti un formalismo eccessivo; con specifico riferimento alla decisione di dichiarare inammissibile il ricorso della A._ SA, lamentano invece la violazione del diritto di essere sentito, un diniego di giustizia e la violazione del principio della buona fede, poiché sostengono che la lettera del 4 dicembre 2013 non le sia mai stata recapitata.\nChiamato ad esprimersi, il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza, formulando osservazioni di cui verrà detto, per quanto necessario, nel seguito. Alla sentenza impugnata hanno fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione e l'Ufficio federale della migrazione. Entro il termine impartito, il Consiglio di Stato non ha per contro fatto pervenire al Tribunale federale nessuna presa di posizione."} -{"id":"2043b668-495a-4a5c-8c98-4008ac5cb93d","text":"Fatti:\nA.\nIl 2 settembre 2011 A._ si è sottoposto all'esame di recupero dei moduli 1 (previdenza professionale), 2 (imposizione dell'impresa) e 3 (imposizione del patrimonio immobiliare privato e del suo reddito) del secondo anno del master of advanced studies in tax law proposto dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI). Il 16 settembre successivo, il centro di competenze tributarie della SUPSI ha comunicato a A._ che gli era stata assegnata la nota 3.5 e che, pertanto, non aveva superato l'esame.\nA._ aveva infatti totalizzato 23.75 punti su 48, a fronte dei 26.40 necessari per la sufficienza.\nB.\nContro la valutazione ricevuta ed in particolare contro il punteggio attribuito alle sue risposte alle domande del modulo 1 e del modulo 2, A._ ha interposto reclamo al Consiglio del master. Ricontrollata la prova, i docenti hanno riconosciuto un quarto di punto in più in relazione alle domande del modulo 3. Un ulteriore punto è stato in seguito riconosciuto anche dal Consiglio stesso, in relazione alle domande del modulo 1. Ritenuto che con i 25 punti ottenuti il candidato non raggiungeva comunque la sufficienza, il suo reclamo è stato tuttavia respinto.\nLa decisione su reclamo è stata poi confermata sia dalla Direzione generale della SUPSI che dal Tribunale cantonale amministrativo, che si è espresso in merito con sentenza del 14 novembre 2014.\nC.\nCon ricorso sussidiario in materia costituzionale del 12 gennaio 2015, A._ ha impugnato quest'ultimo giudizio davanti al Tribunale federale. Denunciando una lesione dell', con tale atto egli chiede: in via principale, l'annullamento della sentenza del Tribunale cantonale amministrativo e l'accertamento del fatto che egli ha superato l'esame di recupero dei moduli 1 (previdenza professionale), 2 (imposizione dell'impresa) e 3 (imposizione del patrimonio immobiliare privato e del suo reddito) del secondo anno del master of advanced studies in tax law; in via subordinata, l'annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo cantonale e il rinvio degli atti allo stesso per nuovo giudizio.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. La conferma di tale pronuncia è stata domandata anche dalla Direzione della SUPSI. Il 2 marzo 2015 il ricorrente ha ribadito le proprie richieste."} -{"id":"5c8a5c41-da30-4b56-b5af-267dba4dbfc7","text":"Fatti:\nA.\nIl 19 ottobre 2013, A._, nata nel 1942, impiegata come segretaria nello studio dentistico B._ e assicurata contro gli infortuni presso Allianz Suisse Società di Assicurazioni SA (di seguito: Allianz), ha sentito un dolore al ginocchio sinistro mentre si alzava. Secondo la certificazione del 18 dicembre 2013 del Dr. med. C._, specialista in medicina interna generale, dopo un falso movimento, si è prodotta una rottura post-traumatica del corno posteriore del menisco mediale del ginocchio sinistro. Con decisione formale del 4 marzo 2014 l'istituto assicuratore ha negato il proprio obbligo a prestazioni, perché non si trattava di un infortunio ai sensi di legge e perché esso non costituiva neppure una lesione parificabile ai postumi di un infortunio. Il 23 dicembre 2014 Allianz ha confermato la sua decisione.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha accolto con pronuncia del 2 febbraio 2015 il ricorso, annullato la decisione su opposizione e condannato l'Allianz ad assumere il danno alla salute causato dall'evento occorso il 19 ottobre 2013, nonché a corrispondere le relative prestazioni di legge.\nC.\nAllianz ha presentato un ricorso al Tribunale federale al quale chiede l'annullamento del giudizio cantonale. A._ chiede che il ricorso sia respinto, mentre che il Tribunale delle assicurazione ha rinunciato a presentare osservazioni."} -{"id":"1a37d810-86b7-47c4-a058-55847760f9ca","text":""} -{"id":"51be4a94-fa63-486e-9d39-9c69d4121bcb","text":"Fatti:\nA.\nII 28 agosto 2015 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha promosso I'accusa dinanzi alla Corte delle assise criminali nei confronti di A._, per i reati di ripetuta appropriazione indebita, ripetuta sottrazione di cose requisite o sequestrate, ripetuta amministrazione infedele, (tentata) estorsione, (tentata) coazione, ripetute soppressioni di documenti, ripetuta diffamazione, ingiuria e ripetuta violazione del segreto professionale. L'inizio del dibattimento è stato fissato per il 8 agosto 2016.\nB.\nCon decisione del 9 maggio 2016 il Presidente della Corte delle assise criminali Marco Villa, per quanto qui interessa, non ha dato seguito ad un'eccezione di difetto della giurisdizione cantonale sollevata dall'imputata.\nC.\nCon scritto del 18 luglio 2016 A._ comunica al Tribunale federale di voler impugnare una decisione del 23 giugno 2016, con la quale la Corte dei reclami penali del Tribunale di appello del Cantone Ticino (CRP) ha respinto due sue istanze di ricusazione nei confronti del Presidente della Corte delle assise criminali e dei giudici a latere della stessa Corte (Tribunale penale cantonale), davanti alla quale è deferita. Adduce inoltre che intende sollevare dinanzi al Tribunale federale pure l'eccezione di difetto di competenza della giurisdizione cantonale, poiché, al suo dire, trattandosi di riciclaggio internazionale competente al riguardo sarebbe la giurisdizione federale. Chiede pertanto di invitare il citato Presidente a voler sospendere il procedimento penale fino alla decisione definitiva sulla sua ricusazione (causa 1B_266\/2016).\nD.\nCon un'ulteriore decisione del 18 luglio 2016 il Presidente della Corte delle assise criminali ha ritenuto irricevibile una richiesta di sospendere I'avvio del dibattimento, presentata il 15 luglio precedente dalla patrocinatrice dell'imputata.\nE.\nA._ impugna quest'ultima decisione con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo in via principale di riformarla nel senso di accogliere la domanda di sospensione del dibattimento. In via subordinata postula di dichiarare nulla la decisione impugnata, unitamente a quella del 9 maggio 2016. La ricorrente domanda inoltre, in via cautelare, di ordinare al Presidente della Corte delle assise criminali di sospendere il procedimento penale (causa 1B_276\/2016).\nCon scritto del 1° agosto 2016 la ricorrente ha prodotto la decisione del 9 maggio 2016, contestando nuovamente la competenza cantonale.\nNon sono state chieste osservazioni ai ricorsi."} -{"id":"3e8036a1-71bd-4583-9fd5-c3bd152374a3","text":"Fatti:\nA.\nLa A._ SA è proprietaria del fondo part. xxx di Stabio, situato in località \"Lüvee\", in prossimità della rotonda di Segeno, tra via Ligornetto e via dei Pioppi, censito quale superficie inedificata di 41'041 m2. In base al piano regolatore approvato dal Consiglio di Stato il 5 ottobre 1976, una parte di circa 32'400 m2 del fondo (allora di complessivi 41'249 m2) era inserita in una zona per edifici pubblici (EP) destinata alla costruzione di abitazioni economiche, mentre un settore di 8'850 m2era attribuito alla zona edificabile mista residenziale artigianale RAr4.\nB.\nIl 7 ottobre 1994 il Municipio di Stabio ha sospeso per due anni una domanda di costruzione presentata dalla A._ SA per edificare quattro abitazioni plurifamiliari sulla parte del fondo assegnata alla zona RAr4. La decisione sospensiva era motivata con l'incompatibilità del progetto con gli studi relativi alla revisione generale del piano regolatore, che prevedevano l'inserimento dell'intero fondo in una zona d'interesse pubblico. In seguito, prima della scadenza del periodo di sospensione, il 29 febbraio 1996 il Municipio ha adottato una zona di pianificazione volta a salvaguardare l'istituzione di un vincolo d'interesse pubblico (AP-EP) su tutta la superficie del fondo, per accogliere un nuovo centro sportivo comunale e una scuola dell'infanzia.\nC.\nIl 20 febbraio 2000 il Consiglio comunale ha adottato il nuovo piano regolatore, confermando l'istituzione del prospettato vincolo AP-EP sul fondo. La proprietaria l'ha impugnato dinanzi al Consiglio di Stato, chiedendo che fosse stralciato e che tutta la particella fosse assegnata alla zona edificabile. Con risoluzione del 7 maggio 2002 il Consiglio di Stato ha approvato la revisione generale del piano regolatore, abrogando formalmente quello precedente del 1976. In accoglimento del gravame della proprietaria, il Governo ha ritenuto sovradimensionato il campo sportivo ed eccessivamente periferica l'ubicazione della scuola dell'infanzia, invitando il Municipio ad elaborare una variante per verificare tali destinazioni. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, l'11 novembre 2009 il Consiglio di Stato ha approvato delle varianti del piano regolatore, che prevedevano in particolare l'imposizione di un vincolo AP-EP sul fondo part. xxx per la realizzazione di un centro sportivo intercomunale.\nD.\nCon istanza del 22 settembre 2011, la proprietaria ha promosso una procedura di espropriazione materiale contro il Comune di Stabio dinanzi al Tribunale di espropriazione, relativamente alla superficie di 8'850 m2 del fondo precedentemente inserita in zona edificabile RAr4 ed ora assegnata alla zona AP-EP. Ha chiesto un'indennità di fr. 520.-- al m2 oltre interessi.\nE.\nCon sentenza del 23 settembre 2014 il Tribunale di espropriazione ha respinto l'istanza. Ha ritenuto che l'inserimento della superficie in questione in zona AP-EP configurava un rifiuto di attribuzione alla zona edificabile, che in concreto non realizzava gli estremi di un'espropriazione materiale.\nF.\nCon sentenza del 27 maggio 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso della proprietaria contro il giudizio di primo grado, che ha sostanzialmente confermato.\nG.\nLa A._ SA e la B._, con la quale sarebbe stata avviata una fusione, impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendone l'annullamento. Le ricorrenti fanno valere la violazione degli e 5 cpv. 2 LPT, nonché l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"52cb8d2b-0a65-4916-a397-998d63aae253","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito di un'azione unilaterale di divorzio introdotta con petizione 18 febbraio 2016 da A._ avanti al competente Pretore della giurisdizione di Locarno Città, con decreto cautelare 13 aprile 2017 lo stesso giudice l'ha condannata a versare al marito un contributo alimentare di fr. 2'000.-- mensili.\nAdito da A._, il Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha conferito all'appello 18 aprile 2017 parziale effetto sospensivo, limitato ai contributi dovuti dal 1° luglio 2016 fino al 13 aprile 2017.\nB.\nSu istanza del marito B._, il Pretore ha ordinato al datore di lavoro della moglie in data 8 agosto 2017 di trattenere dallo stipendio di A._ la somma di fr. 2'000.-- e di riversarli direttamente su un conto intestato al marito.\nIn data 11 agosto 2017 A._ ha impugnato detta decisione avanti al Tribunale d'appello e postulato l'annullamento della trattenuta di stipendio. Ella ha assortito il proprio gravame con una richiesta di concessione dell'effetto sospensivo. Con il qui impugnato decreto 22 agosto 2017, il Presidente della I Camera civile del Tribunale d'appello ha respinto la richiesta di effetto sospensivo.\nC.\nContro il rifiuto della concessione dell'effetto sospensivo, A._ (qui di seguito: ricorrente) ha inoltrato in data 24 agosto 2017 ricorso in materia civile, postulando la riforma del decreto in questione nel senso della concessione dell'effetto sospensivo.\nCon risposta 26 ottobre 2017 B._ (qui di seguito: opponente) ha proposto di respingere il gravame nella misura in cui sia ricevibile. Il Tribunale d'appello ha rinunciato a presentare osservazioni.\nLa ricorrente non ha chiesto la concessione dell'effetto sospensivo al suo ricorso in materia civile, sebbene per svista sia stata chiesta all'opponente una presa di posizione a tal proposito."} -{"id":"0ad59dc9-60af-4060-81f8-54e30dff8af8","text":""} -{"id":"0cb49e8c-f0b0-42e5-9c37-64e7354e2e9b","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 23\/27 dicembre 2005 B.A._ ha querelato il fratello A.A._ per titolo di appropriazione indebita in relazione ad un asserito solo parziale versamento dell'importo che gli sarebbe spettato in virtù della vendita, in data del 15 novembre 1994, della società D._Srl, IT-Milano, di cui erano titolari al 50%. Nel suo esposto egli sostiene in breve quanto segue.\nAl momento della transazione, avvenuta per una somma totale di Lit. 39'600'000'000 (frazionata in due pagamenti, il primo di Lit. 37'600'000'000 e il secondo di Lit. 2'000'000'000), i venditori si sono fatti accreditare su rispettivi conti presso la banca E._, Lugano, gli importi di Lit. 12'000'000'000 ciascuno e hanno depositato Lit. 13'600'000'000 (parte residua del prezzo di compravendita) su una relazione presso la banca F._, Lugano, conto nella disponibilità del solo A.A._ (e di sua figlia, C.A._). A quest'ultima somma si sono in seguito aggiunte Lit. 2'000'000'000 a saldo del prezzo di compravendita. Con questi importi, il querelato era incaricato di evadere le rimanenti pendenze inerenti la cessione della società D._Srl. Il saldo avrebbe dovuto essere suddiviso in parti uguali tra i fratelli. Al termine di dette operazioni, nel corso del mese di febbraio 1997, A.A._ avrebbe corrisposto DM 2'160'000 (Lit. 2'128'000'000) a suo fratello che non ha insistito per avere un rendiconto dettagliato e documentato a conferma dell'importo versatogli.\nIn seguito alle discussioni sorte per la successione della madre, deceduta il 2 gennaio 2005, il querelante avrebbe ritenuto opportuno verificare la correttezza dell'importo ricevuto nel 1997. Alla richiesta di rendiconto, il fratello non avrebbe tuttavia fornito documentazione o spiegazioni precise e convincenti; gli incontri avvenuti nei mesi di luglio e settembre 2005 sarebbero rimasti infruttuosi. Solo in occasione di una riunione, il 15 dicembre 2005, con il querelato, la di lui figlia, e gli avvocati G._ e H._, durante la quale furono ricostruiti i flussi di denaro, B.A._ avrebbe ricevuto le prime, incomplete e non documentate informazioni in merito al destino dell'importo di Lit. 15'600'000'000 (Lit. 13'600'000'000 e le ulteriori Lit. 2'000'000'000), dalle quali si evincerebbe un ammanco di (almeno) Lit. 1'237'000'000.\nIn seguito alle discussioni sorte per la successione della madre, deceduta il 2 gennaio 2005, il querelante avrebbe ritenuto opportuno verificare la correttezza dell'importo ricevuto nel 1997. Alla richiesta di rendiconto, il fratello non avrebbe tuttavia fornito documentazione o spiegazioni precise e convincenti; gli incontri avvenuti nei mesi di luglio e settembre 2005 sarebbero rimasti infruttuosi. Solo in occasione di una riunione, il 15 dicembre 2005, con il querelato, la di lui figlia, e gli avvocati G._ e H._, durante la quale furono ricostruiti i flussi di denaro, B.A._ avrebbe ricevuto le prime, incomplete e non documentate informazioni in merito al destino dell'importo di Lit. 15'600'000'000 (Lit. 13'600'000'000 e le ulteriori Lit. 2'000'000'000), dalle quali si evincerebbe un ammanco di (almeno) Lit. 1'237'000'000.\nB. Il 1° marzo 2006, in sede di audizione, B.A._ ha confermato i fatti esposti nella querela penale.\nB. Il 1° marzo 2006, in sede di audizione, B.A._ ha confermato i fatti esposti nella querela penale.\nC. Con ordine del 1° marzo 2006 il Procuratore pubblico ha ingiunto alla banca F._, Lugano, la trasmissione della documentazione (documenti di apertura, estratti conto, giustificativi delle operazioni di accredito e di addebito) relativa al conto aperto presso l'istituto bancario a fine 1994\/inizio 1995 e disposto il sequestro degli averi ivi depositati.\nC. Con ordine del 1° marzo 2006 il Procuratore pubblico ha ingiunto alla banca F._, Lugano, la trasmissione della documentazione (documenti di apertura, estratti conto, giustificativi delle operazioni di accredito e di addebito) relativa al conto aperto presso l'istituto bancario a fine 1994\/inizio 1995 e disposto il sequestro degli averi ivi depositati.\nD. Il reclamo contro questa misura presentato da A.A._ il 13\/14 marzo 2006 è stato respinto dal Giudice dell'istruzione e dell'arresto (GIAR) il 27 aprile 2006, dopo che, con ordinanza del 15 marzo 2006, aveva accordato effetto sospensivo al gravame nella forma di cui all'\/TI.\nD. Il reclamo contro questa misura presentato da A.A._ il 13\/14 marzo 2006 è stato respinto dal Giudice dell'istruzione e dell'arresto (GIAR) il 27 aprile 2006, dopo che, con ordinanza del 15 marzo 2006, aveva accordato effetto sospensivo al gravame nella forma di cui all'\/TI.\nE. A.A._ si è allora rivolto alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello (CRP) che, con ordinanza del 9 maggio 2006, ha concesso al ricorso parziale effetto sospensivo: i documenti originali oggetto del sequestro sono stati trasmessi alla CRP senza estrarne copia, mentre gli averi in conto sono rimasti sequestrati. Il 27 luglio 2006, la CRP ha confermato la decisione del GIAR ritenendo la querela di B.A._ tempestiva, l'ipotizzata appropriazione indebita non prescritta, l'esistenza di sufficienti elementi indizianti il reato ipotizzato e una connessione tra i fatti di cui al procedimento penale e l'oggetto dell'ordine di sequestro.\nE. A.A._ si è allora rivolto alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello (CRP) che, con ordinanza del 9 maggio 2006, ha concesso al ricorso parziale effetto sospensivo: i documenti originali oggetto del sequestro sono stati trasmessi alla CRP senza estrarne copia, mentre gli averi in conto sono rimasti sequestrati. Il 27 luglio 2006, la CRP ha confermato la decisione del GIAR ritenendo la querela di B.A._ tempestiva, l'ipotizzata appropriazione indebita non prescritta, l'esistenza di sufficienti elementi indizianti il reato ipotizzato e una connessione tra i fatti di cui al procedimento penale e l'oggetto dell'ordine di sequestro.\nF. Con tempestivi ricorsi di diritto pubblico e per cassazione, A.A._ insorge dinanzi al Tribunale federale contro la sentenza del 27 luglio 2006 della Corte dei reclami penali. Con il primo rimedio, egli chiede l'annullamento della sentenza cantonale lamentando una violazione dell' Con il secondo, reputando violati gli art. 29, 70 e 138 CP, postula la cassazione della decisione della CRP.\nF. Con tempestivi ricorsi di diritto pubblico e per cassazione, A.A._ insorge dinanzi al Tribunale federale contro la sentenza del 27 luglio 2006 della Corte dei reclami penali. Con il primo rimedio, egli chiede l'annullamento della sentenza cantonale lamentando una violazione dell' Con il secondo, reputando violati gli art. 29, 70 e 138 CP, postula la cassazione della decisione della CRP.\nG. Invitata a presentare le sue osservazioni sui ricorsi, l'ultima istanza cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale. Non sono state chieste altre osservazioni ai ricorsi."} -{"id":"4b00c328-ac91-4458-9260-559a77252702","text":"Fatti:\nA.\nIl 3 luglio 2012, il Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport del Cantone Ticino ha autorizzato la A._ ad aprire e condurre, in uno stabile di X._, una scuola dell'infanzia privata non parificata ai sensi degli art. 80 e segg. della legge ticinese della scuola del 1° febbraio 1990 (LSc\/TI; RL 5.1.1.1). Lo stesso giorno, ha autorizzato l'allora esistente (e poi fallita) B._ ad aprire e gestire nel medesimo stabile una scuola elementare non parificata.\nPer tenere conto di cambiamenti intervenuti nell'estate 2012 tra il personale insegnante e i responsabili delle due scuole, il 5 ottobre 2012 il DECS ha rilasciato ad entrambe le associazioni una nuova analoga autorizzazione, che sostituiva quella concessa il 3 luglio precedente.\nB.\nAvuto notizia di possibili reati, il 27 novembre 2012 il Ministero pubblico e la Polizia ticinesi hanno svolto accertamenti presso l'edificio che ospitava le citate scuole. Nei confronti di alcune persone che vi erano attive è quindi stato aperto un procedimento penale.\nDue giorni dopo, l'allora direttore dell'Ufficio delle scuole comunali e l'ispettore scolastico si sono incontrati a Bellinzona con l'allora patrocinatore della A._ comunicandogli di avere constatato problemi e omissioni nella conduzione e nella gestione della scuola tali da giustificarne la chiusura.\nC.\nSempre il 29 novembre 2012, il Consiglio di Stato ha deciso l'immediata revoca delle autorizzazioni rilasciate il 5 ottobre precedente. In relazione al provvedimento preso nei confronti della A._, che è il solo oggetto della procedura che ci occupa, il Governo ticinese ha tra l'altro rilevato che le condizioni che avevano determinato il rilascio del permesso non erano più date.\nDetto provvedimento è stato successivamente condiviso dal Tribunale cantonale amministrativo, espressosi in merito con sentenza del 22 febbraio 2017. Acquisita agli atti una parte dell'incarto penale concernente l'intervento di polizia del 27 novembre 2012 e assegnato alla A._ un termine per consultarla e per esprimersi in merito, ha infatti anch'esso concluso che gli estremi per il mantenimento dell'autorizzazione concessa qualche mese prima non erano dati.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 29 marzo 2017 la A._ si è allora rivolta al Tribunale federale chiedendo che, in riforma del giudizio della Corte cantonale, la revoca sia annullata.\nIl Tribunale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Domandando il rigetto del ricorso, ad essa ha rinviato anche il Consiglio di Stato del Cantone Ticino."} -{"id":"69b9632d-bae4-41d5-90ea-54466a6458f9","text":""} -{"id":"2e46fccb-972a-4886-a392-86a3389ec3a2","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 17 marzo 1989 A._, nato nel 1952, operaio edile, è stato colpito alla gamba sinistra da un mazzo di lame metalliche, subendo una distorsione al ginocchio sinistro e una frattura alla caviglia sinistra. Assunto il caso, l'INSAI l'ha poi chiuso dal 20 agosto 1990 dopo aver constatato una ripresa lavorativa nella misura completa.\nA.b. Il 19 agosto 1994 A._ è caduto dalla scala di un'impalcatura, riportando una contusione al ginocchio destro. L'INSAI con decisione su opposizione del 29 agosto 1997 ha riconosciuto ad A._ una rendita di invalidità del 15% dal 1° gennaio 1997 e un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) del 15%.\nA.c. Il 10 ottobre 2014 A._, trasferitosi nel frattempo in Gran Bretagna, ha annunciato una ricaduta, facendo valere un peggioramento delle affezioni sia al ginocchio destro e sinistro sia alla caviglia sinistra. L'INSAI con decisione dell'8 maggio 2017, confermata su opposizione il 6 ottobre 2017, ha concesso ad A._ una rendita di invalidità del 21% dal 1° aprile 2017 e un'IMI aggiuntiva del 40% (oltre a quella del 15% già assegnata nel 1997).\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 15 marzo 2018 ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede sostanzialmente un riesame del caso.\nL'INSAI postula la reiezione del ricorso."} -{"id":"daf97e06-a543-47d5-a023-53c0f36da3cc","text":"Fatti:\nA.\nIl 24 agosto 2013, A._, nata nel 1960, architetto-paesaggista e assicurata contro gli infortuni presso l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), è caduta mentre stava passeggiando e ha riportato, secondo il rapporto di uscita del 30 agosto 2013 dell'Ospedale B._, la frattura del polso sinistro. L'Istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 28 novembre 2014, l'assicuratore ha negato la copertura dei costi afferenti al prospettato intervento di trasferimento tendineo e ha dichiarato A._ abile al lavoro in misura completa a far tempo dal 18 ottobre 2014. L'INSAI ha confermato in data 20 gennaio 2015 la sua decisione.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con pronuncia del 20 febbraio 2015 il ricorso e confermato l'operato dell'assicuratore infortuni.\nC.\nA._ ha presentato un ricorso al Tribunale federale, al quale chiede sostanzialmente, protestate spese e ripetibili, l'annullamento del giudizio cantonale e la presa a carico di tutte le spese, la perdita di guadagno derivanti da lesioni corporali occorse in seguito all'operazione di posizionamento della placca volare e un'indennità lavorativa nonché un'indennità eventuale per il danno residuo permanente."} -{"id":"747a47a9-a2bc-49e9-95de-2f2e1bc2cfeb","text":"Fatti:\nA.\nA._, divorziato, di formazione economista, è stato attivo per parecchi anni per la B._SA, dopo di che ha intrapreso la carriera di consulente aziendale indipendente. Dal 1994, egli si occupa della gestione della ditta C._ di Lugano, su incarico del titolare e suo cugino D._. Dal 2000 ha formalmente assunto la funzione di direttore generale, continuando a fatturare come \"consulente indipendente\" un onorario annuo."} -{"id":"562bcda7-6102-4cba-98ce-033a78b27017","text":""} -{"id":"2155b55c-a537-46ef-aa67-1442d561d79d","text":"Fatti:\nA.\nIl 23 marzo 2015 il Gran Consiglio della Repubblica e Cantone del Ticino ha approvato la legge sull'apertura dei negozi, la quale è stata pubblicata nel Foglio ufficiale ticinese il 27 marzo 2015, con l'indicazione del termine per esercitare il diritto di referendum (11 maggio 2015). L'art. 23 della legge prevede quanto segue:\n\" Art. 23\n1. La presente legge entrerà in vigore soltanto dopo che nel settore della vendita assoggettato alla legge stessa sarà entrato in vigore un contratto collettivo di lavoro (CCL) decretato di obbligatorietà generale da parte del Consiglio di Stato. L'Ufficio cantonale di conciliazione è incaricato di attivarsi per favorire la stipulazione del CCL.\n2. Trascorsi i termini per l'esercizio del diritto di referendum, e realizzati i presupposti di cui al cpv. 1, il Consiglio di Stato ordinerà la pubblicazione della presente legge nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi, fissandone la data d'entrata in vigore.\"\nB.\nDopo che contro la legge è stato lanciato con successo un referendum, la stessa è stata accolta in votazione popolare il 28 febbraio 2016 e i risultati sono stati pubblicati nel Foglio ufficiale ticinese dell'11 marzo 2016. Non è invece stata pubblicata la legge, conformemente al tenore del suo art. 23.\nC.\nIl 25 aprile 2016 la A._SA, società attiva nel settore della gestione di stazioni di servizio con annesso negozio per la vendita al dettaglio di alimentari e altri prodotti ha esperito dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede, in sintesi, che siano annullati vari articoli della legge sull'apertura dei negozi, segnatamente gli art. 23, 8, 9, 10, 11 e 14, nonché domanda che vengano adottati provvedimenti cautelari.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"f874f2dc-0c13-46a0-829b-24ed25782aa5","text":"Fatti:\nA.\nA._SA è un'azienda attiva nella lavorazione di inerti e nella produzione di calcestruzzo, attività effettuata sui fondi sss e ttt di X._, di sua proprietà, confinanti con le particelle vvv e vvv appartenenti al Patriziato. B._ e C._ sono comproprietari dei fondi limitrofi www, yyy e zzz, che ospitano un campeggio. Tutti i sedimi si trovano fuori dalla zona edificabile.\nB.\nIl 12 febbraio 2008 il Municipio ha rilasciato a A._SA la licenza edilizia per l'aggiornamento degli impianti siti sui fondi sss e vvv. In seguito alla presentazione di una domanda di costruzione in variante, il 1° dicembre 2009 l'Esecutivo comunale ha concesso il permesso per la sostituzione dell'impianto di betonaggio CIFA con uno di tipo SIMEM, comportante uno spostamento di circa 10.00 m verso sud.\nC.\nCon decisione del 1° marzo 2011 il Consiglio di Stato, adito dai vicini, ha confermato la licenza edilizia del 2009, imponendo tuttavia che l'attività dell'impresa avrebbe dovuto svolgersi conformemente alle fasce orarie più restrittive previste dall'Ordinanza municipale sulla repressione dei rumori molesti e inutili del 16 maggio 2006. Il permesso, che autorizzava le attività dalle ore 07.00 alle 19.00, disattendeva infatti che detta ordinanza permette l'inizio dei lavori solo dalle ore 8.00. La regolamentazione è stata accettata dall'istante.\nIl 24 giugno 2014, richiamato l'art. 8 cpv. 2 dell'ordinanza municipale, il Municipio ha accolto una richiesta di deroga presentata dall'azienda sull'orario d'inizio delle attività lavorative. La deroga, valida fino al 31 agosto 2014, prevedeva l'inizio dei lavori per la vendita di materiale inerte a partire dalle 7.30 e il calcestruzzo dalle 7.00. Il 9 settembre 2014 il Municipio ha concesso una nuova deroga sull'orario iniziale dei lavori, valida sino al 14 novembre 2014.\nD.\nIl 2 dicembre 2015 il Consiglio di Stato ha accolto i ricorsi presentati da B._ e C._ contro le due deroghe, delle quali ha accertato l'illiceità. Sebbene le stesse fossero decadute nelle more della procedura, ha nondimeno specificamente riconosciuto la legittimazione attiva a C._ quale cittadino del Comune in virtù dell'art. 209 lett. a della Legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC), che nella sede cantonale fa astrazione dal requisito di un interesse legittimo a ricorrere. Ha stabilito che il Municipio non poteva derogare alla condizione aggiuntiva imposta con la risoluzione governativa del 1° marzo 2011, poiché ciò esulava dalle sue competenze. Adito dall'azienda, con giudizio del 10 agosto 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso.\nE.\nAvverso questa sentenza A._SA inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullare la decisione impugnata e di confermare gli orari ammessi per la propria attività dalle ore 7.00 alle 19.00, subordinatamente di confermare le deroghe municipali del 24 giugno e 9 settembre 2014, e in via ancor più subordinata, di rinviare la causa alla Corte cantonale affinché esperisca un sopralluogo.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"ec5ee8e9-efdc-455a-9056-c24b8fb57a08","text":""} -{"id":"7ae8b3b8-5735-428f-9bf9-f05e15532010","text":""} -{"id":"be23e821-056a-4ac0-a6f6-aa2bc5b9ea5f","text":""} -{"id":"0bc0a5e4-a671-4d01-936a-fce3519818e6","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 31 maggio 2011 pubblicata nel Foglio ufficiale (FU) n. 44\/2011 del 3 giugno 2011 (pag. 4321), la Cancelleria dello Stato del Cantone Ticino ha accertato la riuscita dell'iniziativa popolare costituzionale elaborata presentata il 15 marzo 2011 denominata \"Vietare la dissimulazione del viso nei luoghi pubblici e aperti al pubblico\", che chiedeva di completare la Costituzione ticinese con due nuove norme, dal seguente tenore:\n\" Art. 9a Divieto di dissimulazione del proprio viso\n1 Nessuno può dissimulare o nascondere il proprio viso nelle vie pubbliche e nei luoghi aperti al pubblico (ad eccezione dei luoghi di culto) o destinati ad offrire un servizio pubblico.\n2 Nessuno può obbligare una persona a dissimulare il viso in ragione del suo sesso.\n3 Le eccezioni al primo capoverso e le sanzioni sono stabilite dalla legge.\nArt. 96 Disposizione transitoria dell'art. 9a\nL'art. 9a entra in vigore contemporaneamente alla nuova legge di applicazione.\"\nB.\nCon decreto del 17 aprile 2013, pubblicato nel FU n. 34 del 26 aprile 2013 (pag. 3362 seg.), il Gran Consiglio ha raccomandato di respingere l'iniziativa e di accogliere il controprogetto, tendente a modificare la Legge sull'ordine pubblico del 29 maggio 1941 nel modo seguente:\n\" Divieto di dissimulazione del viso\na. principio\nArt. 1 Nessuno può dissimulare il proprio viso o nasconderlo completamente nelle vie pubbliche e nei luoghi aperti al pubblico o destinati ad offrire un servizio pubblico.\nb. eccezioni\nArt. 2Il divieto di cui all'art. 1, in particolare, non si applica all'uso di copricapi per ragioni di salute, di mezzi protettivi o difensivi imposti dalla legislazione sulla circolazione stradale e da quella sulla tutela dei lavoratori, di caschi e maschere di protezione del viso nelle discipline sportive, di vestiti particolari indossati durante le manifestazioni religiose e nei luoghi di culto o di abbigliamenti portati per usanze locali.\nDolo e negligenza\nArt. 9Le contravvenzioni alle disposizioni previste dalla presente legge sono punite anche se commesse per negligenza.\"\nC.\nL'iniziativa costituzionale e il controprogetto legislativo sono stati sottoposti al voto popolare in un'unica votazione cantonale del 22 settembre 2013 (cfr. sentenza 1C_366\/2013 del 3 settembre 2013, in: RtiD I-2014 pag. 3 segg.). Entrambi i testi sono stati accettati, ma alla domanda eventuale nel caso in cui fossero accettati ambedue i testi sottoposti al voto, l'iniziativa ha ottenuto più voti e sarebbe pertanto entrata in vigore (FU n. 80 del 4 ottobre 2013 pag. 7721). Alle suddette modifiche costituzionali è stata conferita la garanzia federale con decreto federale dell'11 marzo 2015 (FF 2015 2545, pag. 2546). Esse sono state pubblicate nel Bollettino ufficiale delle leggi dell'8 aprile 2016 (BU 17\/2016 193) e sono entrate in vigore il 1° luglio 2016.\nD.\nContestualmente alla pubblicazione delle modifiche costituzionali, trascorsi infruttuosi i termini per l'esercizio del diritto di referendum, il 6 aprile 2016 il Consiglio di Stato ha ordinato la pubblicazione nello stesso Bollettino ufficiale delle relative leggi di applicazione frattanto adottate dal Gran Consiglio, ossia della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici e della Legge sull'ordine pubblico, entrambe del 23 novembre 2015, stabilendo la loro entrata in vigore al 1° luglio 2016.\nD.a. La Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici (LDiss) ha il seguente tenore:\n\" Art. 1 Scopo\nLa presente legge ha lo scopo di preservare le condizioni fondamentali del vivere assieme, nel senso della garanzia della libera interazione sociale, quale elemento della protezione dei diritti di ciascuno e delle libertà altrui.\nArt. 2 Divieto di dissimulazione del volto negli spazi pubblici\n1 Nessuno può dissimulare il proprio volto negli spazi pubblici.\n2 Nessuno può obbligare una persona a dissimulare il proprio volto negli spazi pubblici.\nArt. 3 Definizione di spazi pubblici\nGli spazi pubblici sono costituiti dalle pubbliche vie e da tutti i luoghi, pubblici o privati, aperti al pubblico o che offrono servizi al pubblico.\nArt. 4 Eccezioni\nIl divieto di cui all'art. 2 non si applica se la tenuta mediante la quale è dissimulato il volto è prescritta dalla legge o da regolamenti, se è giustificata da motivi di salute, di sicurezza, professionali o di pratica sportiva oppure se è usata nell'ambito e per gli scopi di manifestazioni religiose, tradizionali, artistiche o ricreative.\nArt. 5 Competenza e ammontare della multa\n1 Le infrazioni intenzionali alla presente legge sono punite con la multa di competenza municipale da 100.-- a 10'000.-- franchi.\n2 La polizia può richiedere al contravventore residente all'estero un'anticipata garanzia necessaria a coprire le spese procedurali e la multa, oppure a designare un recapito legale in Svizzera.\n3 Il tentativo, la complicità e l'istigazione sono punibili.\nArt. 6 Infrazioni commesse da minorenni\nLe infrazioni contemplate dalla presente legge commesse da minorenni sono di esclusiva competenza della Magistratura dei minorenni.\nArt. 7 Procedura e rimedi giuridici\n1 La procedura e i rimedi giuridici sono retti:\na) dalla Legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC); e\nb) dalla Procedura penale minorile del 20 marzo 2009 (PPMin), nelle fattispecie commesse da minorenni.\n2 I municipi trasmettono d'ufficio al Ministero pubblico o alla Magistratura dei minorenni le denunce che esulano dalla loro competenza o che presentano caratteristiche di particolare gravità, di recidiva o di concorso con altri reati non contemplati nell'art. 2.\nArt. 8 Direttive di applicazione\nIl Consiglio di Stato, tramite un regolamento, emana le necessarie direttive all'indirizzo delle autorità comunali per assicurare un'applicazione omogenea della presente legge e la sua conoscenza.\nArt. 9 Entrata in vigore\nomissis.\"\nD.b. La Legge sull'ordine pubblico (LOrP) prevede segnatamente quanto segue:\n\"Art. 1 Scopo\nLa presente legge ha per scopo la tutela, sul territorio cantonale, dell'ordine, della tranquillità, della moralità, della salute e della sicurezza pubblici.\nArt. 2 Infrazioni\na) di competenza del municipio\n1 Sono puniti con la multa di competenza municipale coloro che, intenzionalmente:\na) -h) omissis;\ni) dissimulano o coprono il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico;\nl) obbligano, costringono o inducono in altro modo altri a dissimulare o coprire il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico.\n2 Il divieto di cui al capoverso 1 lettere i) e l) non si applica nel caso di copricapi e di mezzi protettivi o difensivi consoni all'esercizio di una funzione pubblica o prescritti dalla legge o da altre norme particolari per motivi di salute, di sicurezza o di pratica sportiva, oppure in caso di usi e costumi locali in occasione di feste e manifestazioni religiose, culturali, artistiche, ricreative o commemorative.\nArt. 3 b) di competenza del ministero pubblico\nomissis.\nArt. 4 c) di competenza della magistratura dei minorenni\nomissis.\nArt. 5 Ammontare della multa\n1 Le infrazioni alla presente legge, sono punite con la multa da 100.-- a 10'000.-- franchi.\n2 La polizia può richiedere al contravventore residente all'estero una anticipata garanzia necessaria a coprire le spese procedurali e la multa, oppure a designare un recapito legale in Svizzera.\nArt. 6 Procedura e rimedi giuridici\n1 La procedura e i rimedi giuridici sono retti:\na) dalla legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC), nelle fattispecie di cui all'articolo 2;\nb) omissis;\nc) dalla Procedura penale minorile del 20 marzo 2009 (PPMin), nelle fattispecie commesse da minorenni.\n2 I municipi trasmettono d'ufficio al ministero pubblico o alla magistratura dei minorenni le denunce che esulano dalla loro competenza o che presentano caratteristiche di particolare gravità, di recidiva o di concorso con altri reati non contemplati nell'articolo 2.\nArt. 7 Direttive di applicazione\nIl Consiglio di Stato, tramite un regolamento, emana le necessarie direttive all'indirizzo delle autorità comunali.\nArt. 8 Abrogazione\nLa legge sull'ordine pubblico del 29 maggio 1941 è abrogata.\nArt. 9 Norma transitoria\nLe procedure pendenti al momento dell'entrata in vigore della presente legge sono disciplinate secondo il diritto anteriore.\nArt. 10 Entrata in vigore\nomissis.\"\nD.c. Sempre nello stesso Bollettino ufficiale (BU 17\/2016, pag. 197), il Consiglio di Stato ha inoltre pubblicato il Regolamento sull'ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, del 6 aprile 2016 (ROrP), anch'esso entrato in vigore il 1° luglio 2016. Questo regolamento, emanato in applicazione degli art. 7 LOrP e 8 LDiss, disciplina segnatamente gli importi delle multe per le infrazioni previste dalle suddette leggi. In particolare, gli art. 2 e 6 ROrP hanno il seguente tenore:\n\"Art. 2 Importi\n1 Per le infrazioni di cui all'art. 2 cpv. 1 LOrP i municipi applicano, di principio, i seguenti importi di multa:\na) -h) omissis\ni) dissimulazione del volto da fr. 100.-- a fr. 1'000.--\nl) costrizione a dissimulare il volto da fr. 200.-- a fr. 2'000.--\n2 Per le infrazioni di cui all'art. 2 LDiss i municipi applicano, di principio, i seguenti importi di multa:\na) dissimulazione da fr. 100.-- a fr. 1'000.--\nb) costrizione alla dissimulazione da fr. 200.-- a fr. 2'000.--\n3 In caso di recidiva, riservata l'applicazione dell'art. 6 cpv. 1 lett. b), di condizioni economiche agiate o di particolari condizioni personali dell'autore, i municipi possono applicare importi di multa superiori a quelli indicati nei capoversi precedenti, fino al massimo previsto dagli art. 5 cpv. 1 LOrP e 5 cpv. 1 LDiss.\nArt. 6 Deferimento\n1 I municipi trasmettono al Ministero pubblico i rapporti di denuncia in caso di:\na) particolare gravità, qualora ricorrano condizioni personali dell'autore o altre circostanze concrete;\nb) recidività, qualora il denunciato, a tre riprese, risulti essere già stato condannato dai municipi a una multa per la medesima infrazione;\nc) concorso con altri reati contemplati nel Codice penale svizzero (CP) o in altre leggi speciali federali o cantonali.\n2 omissis.\"\nE.\nAvverso la Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici (causa 1C_211\/2016) e la Legge sull'ordine pubblico (causa 1C_212\/2016) A._ e B._ presentano due distinti ricorsi in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono in via principale di annullare la LDiss e gli art. 2 cpv. 1 lett. i, 2 cpv. 1 lett. l (limitatamente \"all'indurre\"), 2 cpv. 2 LOrP, nonché gli art. 5 e 6 LOrP. In via subordinata, chiedono di accertare che entrambe le leggi devono essere interpretate conformemente alla Costituzione e che gli art. 5 e 6 LDiss come pure gli art. 5 e 6 LOrP siano modificati nel senso di garantire una pena proporzionata e una via giudiziaria indipendente. I ricorrenti fanno valere la violazione degli art. 8, 9, 10 cpv. 2, 13 cpv. 2, 16, 22, 27, 29a, 30 e 49 Cost. Non sollevano per contro censure con riferimento alla libertà di religione.\nF.\nCon risposte dell'11 luglio 2016, il Consiglio di Stato, per sé e in rappresentanza del Gran Consiglio, chiede di respingere i ricorsi. I ricorrenti si sono espressi sulle risposte del Governo con repliche del 25 agosto 2016.\nCon decreto presidenziale del 13 giugno 2016 sono state respinte le domande di conferimento dell'effetto sospensivo contenute nei ricorsi."} -{"id":"18c523ee-cc7e-4707-a645-30e4f8ebd096","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° marzo 1995 (vedasi Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino, di seguito Bollettino ufficiale o BU 1995, 39) è entrata in vigore nel Cantone Ticino la legge sui trasporti pubblici (LTPub; RL\/TI 7.4.1.1 ora 752.100), il cui art. 35 era del seguente tenore:\n\"Art. 35\n1I titolari di diritti reali o personali su edifici ed impianti privati, generatori di importanti correnti di traffico, sono tenuti a partecipare alle spese per il collegamento alla rete di trasporto pubblico e per l'esercizio della relativa linea.\n2L'ammontare della tassa, che non può superare il 50 % del disavanzo d'esercizio, è fissato dal Consiglio di Stato.\n3L'importo a carico di ciascun obbligato è definito in funzione del volume di traffico generato e dei vantaggi particolari ottenuti.\n4Il Regolamento stabilisce le ulteriori condizioni.\n5I privati interessati possono ricorrere contro il suo ammontare al Tribunale della pianificazione del territorio, nel termine di 30 giorni dall'approvazione dell'offerta da parte del Gran Consiglio.\"\nIl relativo regolamento di applicazione per potere procedere al prelievo della tassa prevista nel sopramenzionato disposto non è mai stato adottato.\nB.\nIl 1° gennaio 2015, successivamente alla modifica adottata il 17 dicembre 2014 dal Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino (BU 2015, 34) e dopo un iter parlamentare che non occorre qui rievocare, è entrato in vigore il nuovo art. 35 LTPub, del seguente contenuto:\n\"Art. 35\nChi genera importanti correnti di traffico è tenuto a contribuire al finanziamento dell'offerta di trasporto pubblico tramite il versamento di una tassa di collegamento.\"\nC.\nIl 14 dicembre 2015 il Gran Consiglio ticinese ha adottato (richiamandosi tra l'altro al Messaggio del Consiglio di Stato del 4 novembre 2015 concernente la modifica della legge sui trasporti pubblici del 6 dicembre 1994 - Tassa di collegamento a carico dei generatori di importanti correnti di traffico a parziale copertura dei costi del trasporto pubblico [di seguito: Messaggio del 4 novembre 2015]; vedasi anche il mandato a quest'ultima autorità contenuto nella norma transitoria figurante nella modifica del 17 dicembre 2014 in BU 2015, 34) una modifica della legge sui trasporti pubblici concernente le seguenti disposizioni (vedasi BU 2016, 322) :\n\"Art. 11 cpv. 1\n1L'offerta di trasporto è poi adottata dal Consiglio di Stato e intimata ai Comuni interessati.\nArt. 30 cpv. 3 e 4 (nuovo)\n3 Il contributo dei Comuni per gli investimenti è stabilito dal Consiglio di Stato in funzione dei vantaggi loro derivanti, come, ad esempio, il miglioramento dell'accessibilità e della sicurezza locali, la riduzione delle immissioni, la migliore sistemazione urbanistica. Nello stabilire il contributo si tiene pure conto della capacità economica dei Comuni stessi.\n4 Contro la decisione del Consiglio di Stato, i Comuni hanno la facoltà di ricorso al Gran Consiglio; è applicabile la legge sulla procedura amministrativa (LPAmm) del 24 settembre 2013.\nCapitolo IV\nTassa di collegamento\nCapitolo V\nTraffico regionale\nAbrogato\nArt. 35a Destinazione della tassa\nIl provento della tassa di collegamento è vincolato al finanziamento delle spese di gestione dell'offerta di trasporto pubblico ai sensi dell'art. 23 cpv. 2 e concorre a coprire l'onere a carico del Cantone, dedotti i contributi della Confederazione, dei Comuni e di terzi.\nArt. 35b (nuovo) Assoggettamento\n1La tassa di collegamento è prelevata nei Comuni in cui si applica il regolamento cantonale posteggi privati, giusta gli art. 42 segg. legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (Lst [sic!]).\n2Sono assoggettati alla tassa i proprietari di fondi o di un insieme di fondi in connessione spaziale o funzionale, sui quali vi sono posteggi per almeno 50 autoveicoli; non si computano i posti auto destinati al servizio di abitazioni.\n3La Confederazione, il Cantone e i Comuni, come pure gli altri enti di diritto pubblico, sono assoggettati alla tassa analogamente ai privati, ma limitatamente ai posteggi per il personale e per altri utenti che si spostano in modo sistematico (art. 35e cpv. 1 lett. a).\nArt. 35c (nuovo) Debitore della tassa\nDebitore della tassa di collegamento è il singolo proprietario fondiario, limitatamente ai posti auto presenti sul suo fondo o sui suoi fondi, anche quando l'assoggettamento alla tassa è determinato dalla connessione spaziale o funzionale di un insieme di fondi appartenente a proprietari diversi.\nArt. 35d (nuovo) Esenzioni\nSono esentati dalla tassa i posteggi precisati dal Consiglio di Stato per attività turistiche, di svago e culturali, nonché per luoghi di culto. Sono inoltre esentati dalla tassa i posteggi pubblici definiti dal Consiglio di Stato.\nArt. 35e (nuovo) Ammontare della Tassa\n1La tassa è stabilita dal Consiglio di Stato in funzione del numero di posti auto, distinguendo tra la categoria di posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico, e la categoria di posteggi destinati a clienti e visitatori, in modo da coprire di principio un terzo delle spese di gestione (art. 23 cpv. 2), ritenuti in ogni caso i seguenti importi minimi e massimi:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico importo minimo fr. 1.--, massimo fr. 3.50 al giorno per singolo posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori importo minimo fr. 1.--, al massimo fr. 3.-- al giorno per singolo posto auto.\n2Gli importi minimi e massimi sono indicizzati all'evoluzione dei prezzi (riferimento: gennaio 2016).\n3Ai posteggi con meno di 100 posti auto si applica una riduzione progressiva della tassa, laddove la riduzione massima ammonta al 15 % ed è conseguita in presenza di 50 posti auto.\n4Per i posteggi ad uso misto si procede ad una valutazione approssimativa delle destinazioni e si applica proporzionalmente la relativa tassa.\n5La tassa è dovuta per i giorni di effettivo esercizio dei posteggi, ritenuti di regola 360 giorni all'anno per quelli connessi ad attività in esercizio ogni giorno, 300 giorni per quelle in esercizio sei giorni alla settimana e 250 giorni per quelle in esercizio fino a cinque giorni alla settimana.\n6Nel caso in cui il numero o la destinazione dei posteggi differisse da quella autorizzata, si applica l'art. 35g.\nArt. 35f (nuovo) Riduzione della tassa\n1Gli assoggettati che riducono volontariamente il numero dei posti auto in esercizio beneficiano di una riduzione della tassa.\n2Un posto auto si considera dismesso quando è reso durevolmente inaccessibile agli autoveicoli e la dismissione è notificata al Municipio giusta l'art. 11 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991.\n3La riduzione è concessa una tantumed ammonta all'importo della tassa teoricamente dovuta durante un intero anno per i posti auto dismessi.\n4La riduzione di posteggi in applicazione dell'art. 60 cpv. 4 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011 permette di ottenere una riduzione ulteriore della tassa, equivalente al 25 % dell'importo della tassa teoricamente dovuta durante un anno intero per i posti auto così dismessi.\n5La riduzione di cui al cpv. 4 è accordata per analogia anche in caso di formazione di nuovi posteggi in misura inferiore al numero dei posteggi necessari giusta l'art. 60 cpv. 1, 2 e 3 RLst.\nArt. 35g (nuovo) Posteggi abusivi\n1In base alla situazione di fatto e sino alla cessazione dell'uso indebito o al conseguimento di un'autorizzazione a posteriori, i proprietari dei fondi interamente o parzialmente adibiti a posteggio in assenza di valida autorizzazione edilizia sono soggetti al pagamento di un importo sostitutivo della tassa di collegamento.\n2L'importo sostitutivo della tassa di collegamento corrisponde all'ammontare della medesima, ritenuto l'ammontare in vigore più elevato tra quelli di cui all'art. 35e cpv. 1, computato per 360 giorni.\n3L'importo sostitutivo è prelevato dall'autorità competente. Fanno stato gli art. 35h-35n.\nArt. 35h (nuovo) Procedura a) obbligo di dichiarazione e collaborazione\n1I proprietari assoggettati alla tassa sono tenuti a dichiarare all'autorità competente i dati necessari per il calcolo della tassa e a notificare i relativi cambiamenti.\n2I proprietari assoggettati sono tenuti a fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta.\nArt. 35i (nuovo) b) accertamento\nL'autorità competente ha la facoltà di compiere tutti gli atti necessari all'imposizione della tassa, segnatamente di eseguire o far eseguire il conteggio dei posteggi potenzialmente oggetto della tassa, se necessario anche senza preavviso e accedendo alla proprietà privata.\nArt. 35l (nuovo) c) decisione\n1L'autorità competente determina annualmente l'ammontare della tassa mediante decisione di tassazione.\n2Se i proprietari assoggettati, nonostante diffida, non soddisfano i loro obblighi procedurali oppure se la tassa non può essere accertata esattamente per mancanza di dati, l'autorità competente esegue la tassazione d'ufficio in base a una valutazione ponderata.\nArt. 35m (nuovo) d) reclamo\n1Contro la decisione di tassazione è data facoltà di reclamo all'autorità competente, entro il termine di 30 giorni dalla notificazione.\n2L'autorità competente prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell'istruttoria, con le medesime facoltà che le spettano in sede di tassazione, sentiti gli assoggettati, può modificare la tassazione anche a loro svantaggio.\n3Non è permesso ritirare il reclamo quando emerge dalle circostanze che la decisione di tassazione era insufficiente.\nArt. 35n (nuovo) e) ricorso\n1I proprietari assoggettati possono impugnare con ricorso scritto la decisione su reclamo dell'autorità competente, entro 30 giorni dalla notifica, davanti alla Camera di diritto tributario.\n2Nell'esame del ricorso, la Camera di diritto tributario ha le medesime attribuzioni dell'autorità competente nella procedura di accertamento.\n3Si applicano per il resto gli art. da 227 a 231 della legge tributaria del 21 giugno 1994.\nArt. 35o (nuovo) f) modifica della decisione di tassazione\n1In caso di modifica di circostanze rilevanti è data in ogni tempo la facoltà di chiedere all'autorità competente la modifica della decisione di assoggettamento.\n2La modifica ha effetto solo a far tempo dalla data della richiesta.\nArt. 35p (nuovo) Esigibilità\nLa tassa di collegamento è dovuta dal momento in cui sono date le condizioni di assoggettamento.\nArt. 35q (nuovo) Prescrizione\n1Il diritto di tassare si prescrive in cinque anni da quando sono date le condizioni di assoggettamento.\n2La prescrizione non inizia a decorrere, o è sospesa, durante la procedura di reclamo e di ricorso.\nArt. 35r (nuovo) Disposizioni penali\n1Chiunque viola intenzionalmente o per negligenza un obbligo che gli incombe giusta la presente legge oppure una disposizione presa in applicazione di quest'ultima, in particolare non adempie gli obblighi di dichiarazione e collaborazione, oppure ostacola l'accertamento dei dati necessari all'imposizione della tassa, è punito con la multa fino a fr. 10'000.--.\n2Le multe sono pronunciate dall'autorità competente per la decisione di tassazione.\n3Alla procedura si applica la legge di procedura per le contravvenzioni.\nArt. 35s (nuovo) Disposizioni esecutive\nIl Consiglio di Stato emana il regolamento di applicazione in cui definisce l'autorità competente e stabilisce le prescrizioni di dettaglio.\nArt. 35t (nuovo) Norma transitoria\n1La tassa di collegamento è soggetta a un periodo di prova della durata di 3 anni dalla sua entrata in vigore. Entro questo termine il Consiglio di Stato allestisce all'attenzione del Gran Consiglio un rapporto riguardo gli effetti della stessa, sia dal profilo finanziario, sia dal profilo della mobilità e dell'evoluzione del numero e della collocazione dei posteggi assoggettati alla tassa.\n2Il Gran Consiglio si pronuncia in merito al suo mantenimento.\"\nLa modifica legislativa è stata pubblicata sul Foglio ufficiale ticinese del 18 dicembre 2015 (FU) n. 100\/2015 pag. 10517, con l'indicazione del termine di referendum. Essa è stata accolta in votazione popolare il 5 giugno 2016. Contestualmente all'adozione di queste nuove norme, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha, a sua volta, adottato il regolamento sulla tassa di collegamento (RTColl) del 28 giugno 2016 del seguente tenore:\n\"Art. 1 Scopo\nIl presente regolamento disciplina la tassa di collegamento di cui agli art. 35 e segg. della legge sui trasporti pubblici (LTPub) del 6 dicembre 1994.\nArt. 2 Autorità competente (art. 35h-35o, 35r LTPub)\n1La Sezione della mobilità del Dipartimento del territorio è l'autorità competente a prelevare la tassa di collegamento.\n2Essa esercita tutte le funzioni conferite dalla LTPub all'autorità competente, con facoltà di delegare a terzi il conteggio e i controlli dei posteggi assoggettati o potenzialmente assoggettati alla tassa.\nArt. 3 Comuni in cui si preleva la tassa (art. 35b cpv. 1 LTPub)\nLa tassa di collegamento è prelevata nei Comuni elencati nell'allegato 1 al regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\nArt. 4 Posteggi non soggetti alla tassa (art. 35 e 35b cpv. 2 LTPub)\nNon sono soggetti alla tassa i posti auto e gli spazi destinati esclusivamente:\na) al servizio di abitazioni;\nb) a veicoli di servizio, fornitori, carico e scarico, esposizione e deposito.\nArt. 5 Connessione spaziale e funzionale (art. 35b cpv. 2 LTPub)\n1Sono in connessione spaziale i posteggi autorizzati come impianto unitario.\n2Sono in connessione funzionale i posteggi al servizio della medesima costruzione o complesso di costruzioni, come pure quelli che possono essere utilizzati indifferentemente dalla medesima utenza.\nArt. 6 Esenzioni ( [sic!])\n1Sono esentati dalla tassa i posti auto destinati esclusivamente per:\na) attività alberghiere e di ristorazione;\nb) attività di svago e culturali (strutture sportive ed espositive, cinematografi, teatri, ecc.);\nc) luoghi di culto;\nd) i visitatori di strutture sociosanitarie.\n2Sono inoltre esentati:\na) i posteggi pubblici definiti come tali dai piani regolatori ai sensi della legge sullo sviluppo territoriale (LST) del 21 giugno 2011, limitatamente ai posti auto non riservati o concessi in abbonamento a utenti che si spostano sistematicamente (pendolari);\nb) i posteggi di interscambio (Park and Ride);\nc) i posteggi di attestamento definiti dal piano direttore (art. 8 segg. LST).\nArt. 7 Ammontare della tassa ( [sic!])\nLa tassa di collegamento è stabilita:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico in fr. 3.50 al giorno per posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori in fr. 1.50 al giorno per posto auto.\nArt. 8 Riduzione della tassa (art. 35f LTPub)\n1La riduzione della tassa è stabilita di regola con la decisione di tassazione (art. 11).\n2La riduzione della tassa di cui al cpv. 3 dell'art. 35f LTPub decade, se entro il termine di 10 anni i posti auto dismessi sono ripristinati. La Sezione della mobilità stabilisce l'importo da restituire in base ai posti auto ripristinati, diminuendo la pretesa proporzionalmente al periodo di effettiva dismissione.\n3La riduzione della tassa di cui al cpv. 4 dell'art. 35f LTPub è riconosciuta annualmente, nella misura in cui viene mantenuta la relativa riduzione di posteggi.\n4Quanto stabilito al cpv. 3 vale anche nel caso di riduzione di posteggi avvenuta prima dell'entrata in vigore della tassa di collegamento.\n5Se le condizioni per il conferimento della riduzione sono realizzate unicamente per una parte del periodo di tassazione (art. 11 cpv. 1), la riduzione è riconosciuta pro rata temporis.\nArt. 9 Procedura a) dichiarazione (art. 35h LTPub)\n1La dichiarazione dei proprietari deve indicare i fondi su cui sono ubicati i posteggi, la loro destinazione e il numero dei posti auto.\n2Alla prima dichiarazione, e successivamente in caso di modifica, va allegata la licenza edilizia con il piano di progetto approvato relativo ai posteggi.\nArt. 10 b) accertamento (art. 35i LTPub)\n1La Sezione della mobilità può richiedere o richiamare la documentazione attestante le circostanze rilevanti ai fini dell'assoggettamento, in particolare la licenza edilizia e il computo dei posteggi autorizzati secondo gli art. 51 - 62 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\n2In caso di conteggio in loco dei posteggi viene data al proprietario facoltà di partecipare; è tuttavia riservata la possibilità di effettuare conteggi senza preavviso.\nArt. 11 c) determinazione della tassa (art. 35e cpv. 5, 35l cpv. 1 LTPub)\n1La tassa è fissata e riscossa ogni anno per il periodo corrispondente all'anno civile.\n2Se le condizioni d'assoggettamento sono realizzate unicamente per una parte di tale periodo, la tassa è riscossa pro rata temporis.\nArt. 12 d) pagamento della tassa\n1La tassa deve essere pagata nei trenta giorni successivi alla sua scadenza.\n2Il debitore della tassa paga, per gli importi che non ha versato entro il termine stabilito, l'interesse di ritardo di cui all'art. 243 cpv. 1 della legge tributaria del 21 giugno 1994. L'interesse è dovuto anche in caso di reclamo o di ricorso.\n3Su richiesta del contribuente, la Sezione della mobilità può suddividere il pagamento della tassa fino a tre rate. È in ogni caso applicabile l'interesse di ritardo.\nArt. 13 Entrata in vigore\n(...) \"\nLe modifiche legislative e il nuovo regolamento sono stati pubblicati sul Bollettino ufficiale del 1° luglio 2016 (BU 2016, 322) e la loro entrata in vigore è stata fissata al 1° agosto 2016.\nD.\nIl 30 agosto 2016 Q._, R._ SA, nonché S._ AG hanno esperito dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico. In via principale rispettivamente in via subordinata chiedono che siano annullate rispettivamente abrogate le modifiche del 14 dicembre 2015 della LTPub, ossia l'art. 11 cpv. 1, l'art. 30 cpv. 3 e 4 nonché gli art. 35a a 35t LTPub così come il regolamento del 28 giugno 2016 sulla tassa di collegamento, cioè gli art. 1 a 13 RTColl. Li considerano lesivi del diritto federale, segnatamente degli (imposizione fiscale), 8 e 9 Cost. (principio dell'uguaglianza giuridica e divieto dell'arbitrio), 26 e 36 Cost. (garanzia della proprietà privata) nonché 27 e 94 Cost. (principio della libertà economica).\nChiamato ad esprimersi il Consiglio di Stato, agendo per sé ed in rappresentanza del Gran Consiglio, ha domandato che, per quanto ammissibile, l'impugnativa sia respinta. Le parti sono in seguito state invitate a depositare una replica e una duplica. Le ricorrenti hanno rinunciato a presentare ulteriori osservazioni.\nE.\nCon decreto presidenziale del 2 settembre 2016 emanato in una parallela vertenza concernente la medesima fattispecie (causa 2C_664\/2016) è stato concesso l'effetto sospensivo nel senso che l'art. 11 cpv. 1, l'art. 30 cpv. 3 e 4 nonché gli art. 35a a 35t LTPub e gli art. 1 a 13 RTColl non potevano essere applicati fino al giudizio di merito del Tribunale federale e che nell'intervallo vigeva tuttora la situazione giuridica previgente."} -{"id":"44fdefac-a38b-4171-8f99-79c8a9fa8249","text":"Fatti:\nA.\nIl 19 settembre 2017, i coniugi A.A._ e B.A._ (di seguito: i coniugi A._), domiciliati a X._, hanno trasmesso all'Ufficio circondariale di tassazione competente (di seguito: l'Ufficio di tassazione) la dichiarazione d'imposta per l'anno fiscale 2016. I contribuenti hanno in particolare indicato, nel modulo 8 (\"partecipazioni qualificate nella sostanza privata\"), una quota di partecipazione del 25 % nella società C._SA (di seguito: la Società 1), con un corrispondente reddito lordo di fr. 10'000.--, e una quota di partecipazione del 25 % nella società D._SA (di seguito: la Società 2), con un corrispondente reddito lordo di fr. 15'000.--.\nIl 25 settembre 2017, l'Ufficio di tassazione ha chiesto ai coniugi A._ la produzione dei conti annuali della Società 1 e della Società 2, i quali sono stati trasmessi dagli interessati il 28 settembre 2017. Su esplicita richiesta dell'Ufficio di tassazione, i contribuenti hanno poi inoltrato, il 26 ottobre 2017, il modulo 103 (\"imposta preventiva sul reddito di azioni, di buoni di partecipazione e di godimento svizzeri\") relativo alle due società in parola, producendo al contempo una rettifica della loro dichiarazione d'imposta per l'anno fiscale 2016. Adducendo un'omissione involontaria di \"alcuni dati corretti\", i coniugi A._ hanno dichiarato un reddito (imponibile) della sostanza mobiliare (titoli e capitali) di fr. 182'996.-- (recte: fr. 182'906.--), invece che di fr. 15'598.-- come indicato in precedenza.\nB.\nB.a. Con decisione dell'8 gennaio 2018, l'Ufficio di tassazione ha notificato ai coniugi A._ la tassazione IC\/IFD 2016. In questo contesto, l'autorità fiscale ha in particolare stabilito il diritto dei contribuenti al rimborso dell'imposta preventiva relativa al possesso di partecipazioni qualificate nella sostanza privata in fr. 8'750.--, conformemente a quanto indicato nella prima dichiarazione, e non in fr. 106'346.45, come invece richiesto con la \"rettifica\" della dichiarazione d'imposta del 26 ottobre 2017.\nB.b. Il 10 gennaio 2018, i coniugi A._ hanno interposto reclamo contro la decisione di tassazione dell'8 gennaio 2018, contestando il mancato rimborso dell'imposta preventiva relativa al possesso di partecipazioni qualificate nella sostanza privata per un ammontare di fr. 97'596.45 (fr. 106'346.45 - fr. 8'750.--). Con decisione del 14 febbraio 2018, l'Ufficio di tassazione ha respinto il reclamo. L'autorità fiscale ha in particolare rilevato che i contribuenti avevano dichiarato un reddito lordo di fr. 10'000.-- relativo alle quote di partecipazione nella Società 1 e un reddito lordo di fr. 15'000.-- relativo alle quote di partecipazione nella Società 2, mentre tali redditi si elevavano invece, rispettivamente, a fr. 38'462.-- e fr. 265'385.--, come accertato in seguito dall'Ufficio di tassazione. Il diritto al rimborso degli interessati era pertanto decaduto, non avendo essi inoltrato una dichiarazione corretta prima dell'intervento dell'autorità fiscale.\nB.c. Il 17 gennaio 2019, adita su ricorso dei coniugi A._, la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (di seguito: il Tribunale d'appello) ha confermato la decisione del fisco ticinese. I Giudici cantonali hanno ritenuto, in sostanza, che la dichiarazione d'imposta 2016 presentata dai contribuenti il 19 settembre 2017 non riportava correttamente i dividendi percepiti e che la rettifica effettuata dagli interessati a tal proposito il 26 ottobre 2017 era successiva all'intervento dell'autorità fiscale, la quale li aveva sollecitati notando una grossa incongruenza tra i dividendi da loro dichiarati e quelli effettivamente distribuiti dalle Società 1 e 2. La rettifica in questione non poteva dunque essere considerata spontanea. Il Tribunale d'appello ha inoltre constatato che, nella misura in cui i contribuenti fondavano la loro richiesta di rimborso sul nuovo , tale disposizione non era ancora in vigore e non andava pertanto presa in considerazione.\nC.\nIl 19 febbraio 2019, A.A._ e B.A._ hanno inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui domandano, protestate tasse, spese e ripetibili, l'annullamento della sentenza del Tribunale d'appello del 17 gennaio 2019 e il riconoscimento del diritto al rimborso dell'imposta preventiva per l'anno fiscale 2016 per un ammontare globale di fr. 106'568.-- (di cui fr. 106'346.45 relativi al possesso di partecipazioni qualificate nella sostanza privata e fr. 221.55 per il possesso di sostanza mobiliare, elemento non litigioso), invece che per un ammontare globale di fr. 8'971.55 (di cui fr. 8'750.-- relativi al possesso di partecipazioni qualificate nella sostanza privata e fr. 221.55 per il possesso di sostanza mobiliare, elemento non litigioso) come stabilito nella sentenza impugnata.\nLa Corte cantonale e il fisco ticinese propongono la reiezione del ricorso. L'Amministrazione federale delle contribuzioni presenta delle osservazioni e chiede il rigetto del gravame. Con lettera dell'11 giugno 2019 i ricorrenti hanno ribadito le loro richieste, domandando (implicitamente) l'applicazione alla fattispecie della nuova versione dell'."} -{"id":"0e26c7e0-b19b-4255-9f4a-3383cdf4992d","text":""} -{"id":"442f4f25-d6bc-4cc2-8720-93d6e3c6fb10","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 2016, è affetto dalla nascita da alcune infermità congenite per le quali l'Ufficio assicurazione invalidità del Cantone Ticino (di seguito: UAI) lo ha posto al beneficio di diversi provvedimenti sanitari e mezzi ausiliari, nonché di sedute di fisioterapia ed ergoterapia. L'assicurato è in particolare affetto da una stenosi ipertrofica del piloro (n. 273 dell'elenco delle infermità congenite contenuto nell'allegato all'ordinanza sulle infermità congenite, OIC [di seguito: elenco OIC]; RS 831.232.21), di leggeri disturbi motori (n. 395 elenco OIC) e di epilessia congenita (n. 387 elenco OIC).\nA.b. Il 23 dicembre 2018, A._ ha chiesto all'UAI di prendere a carico i costi relativi alla cura della paresi cerebrale insorta dopo un intervento chirurgico effettuato l'8 aprile 2018 presso l'ospedale C._. Dopo avere interpellato il pediatra curante, dott. D._ (rapporto del 7 gennaio 2019), e il proprio servizio medico (rapporti del 10 e 29 gennaio, 14 marzo 2019 del dott. E._), con decisione del 16 aprile 2019 l'UAI ha respinto la domanda. L'UAI ha ritenuto che i costi in questione non potevano essere assunti poiché la paralisi cerebrale non costituiva un'infermità congenita (n. 390 dell'elenco OIC). Inoltre, lo stato patologico di questa affezione non era sufficientemente stabilizzato per potere mettere i costi a carico dell'assicurazione per l'invalidità nell'ambito dei provvedimenti sanitari.\nB.\nAdito su ricorso dell'interessato, con giudizio del 20 dicembre 2019, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino lo ha accolto e ha condannato l'UAI ad assumere i costi sanitari ex per il trattamento della paresi cerebrale.\nC.\nL'UAI inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico presso il Tribunale federale cui chiede di annullare il giudizio del 20 dicembre 2019 e di confermare la sua decisione del 16 aprile 2019. L'insorgente presenta nel contempo anche istanza di concessione dell'effetto sospensivo.\nInvitati a pronunciarsi sul ricorso e sull'effetto sospensivo, l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato mentre l'opponente ha proposto di respingerli."} -{"id":"429c7ab5-ca8d-4c1a-baa1-81f8bd8b6350","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino nigeriano nato a X._ (Nigeria) nel 1971 si è colà sposato il 23 aprile 2003 con B._, cittadina svizzera nata nel 1964. I coniugi si sono stabiliti il 1° settembre 2003 nel Comune di Y._. Dalla loro unione non sono nati figli.\nB.\nIl 18 settembre 2008 A._ ha inoltrato all'Ufficio federale della migrazione (ora: Segreteria di Stato della migrazione, SEM) una domanda di naturalizzazione agevolata. Nel quadro di questa procedura, il 13 novembre 2009 i coniugi hanno sottoscritto una dichiarazione con la quale confermavano di \"vivere in un'unione coniugale reale, integra e stabile allo stesso indirizzo e che non sono previsti né una separazione né un divorzio\". Con decisione dell'8 febbraio 2010, cresciuta in giudicato il 12 marzo 2010, è stata accordata al richiedente la naturalizzazione agevolata. Egli ha contestualmente acquistato la cittadinanza del Cantone Ticino e l'attinenza del Comune di Z._.\nC.\nIl 29 maggio 2012 A._ e la moglie hanno presentato alla Pretura di Lugano una richiesta comune di divorzio, corredata da una convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio. Nella stessa, al punto \"assegnazione domicilio familiare\" era indicato che a seguito della definitiva separazione dalla moglie, A._ occupava da due anni un piccolo appartamento al piano inferiore dello stabile appartenente alla comunione ereditaria di cui faceva parte la moglie. Con sentenza del 20 luglio 2012, il Pretore aggiunto ha pronunciato il divorzio ed ha omologato la convenzione.\nIl 2 gennaio 2013 A._ si è risposato con una cittadina nigeriana dalla quale ha avuto tre figli, nati rispettivamente nel 2014, nel 2016 e nel 2017.\nD.\nIl 12 febbraio 2014, l'Ufficio federale della migrazione ha comunicato a A._ l'apertura di un procedimento amministrativo volto all'eventuale annullamento della naturalizzazione agevolata. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, preso atto in particolare delle risposte fornite il 28 gennaio 2018 dall'ex moglie dell'interessato ad un questionario sottopostole, con decisione del 19 febbraio 2018 la SEM ha annullato la naturalizzazione agevolata. Ha rilevato che, contrariamente alla dichiarazione del 13 novembre 2009, il matrimonio dell'interessato non costituiva un'unione coniugale effettiva e stabile sia quando è stata rilasciata la dichiarazione sia al momento della concessione della naturalizzazione agevolata. L'autorità federale ha inoltre stabilito che l'annullamento implicava la perdita della cittadinanza svizzera anche per i membri della sua famiglia che l'avevano acquisita in virtù della decisione annullata. Adito da A._, con sentenza del 2 settembre 2020 il Tribunale amministrativo federale (TAF) ne ha respinto il ricorso.\nE.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico dell'8 ottobre 2020 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla unitamente alla decisione della SEM. Il ricorrente fa valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti, la violazione del diritto di essere sentito e del principio della proporzionalità, nonché la violazione dell'art. 41 della previgente legge federale su l'acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera, del 29 settembre 1952 (vLCit).\nF.\nIl TAF comunica di rinunciare a presentare osservazioni al ricorso, mentre la SEM chiede la reiezione del gravame.\nCon decreto presidenziale del 4 dicembre 2020 è stato conferito l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"83e9b4e2-02db-437f-a336-811b7db9975e","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino francese, è entrato in Svizzera il 22 dicembre 2006 per svolgervi un'attività dipendente, ottenendo a tal fine dapprima un permesso di breve durata, con scadenza al 22 dicembre 2007, e poi un permesso di dimora UE\/AELS valevole fino al 20 novembre 2012. Il 25 settembre 2012 egli ha chiesto la proroga della propria autorizzazione di soggiorno. Benché nel corso dell'esame della sua domanda sia apparso che era disoccupato dal 14 luglio 2012 e che aveva dei premi arretrati nei confronti della cassa malati, dato che vantava ancora delle indennità giornaliere dell'assicurazione contro la disoccupazione e che non beneficiava di prestazioni assistenziali, l'Ufficio della migrazione e del diritto civile del Cantone dei Grigioni (UMDC) gli ha prorogato il permesso di dimora fino al 19 giugno 2018, attirando tuttavia la sua attenzione sul fatto che poteva pretendere al rilascio di un permesso sulla base dell'Accordo, concluso il 21 giugno 1999, tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681) solo se lavorava o se disponeva di mezzi finanziari sufficienti per provvedere al proprio sostentamento. Motivo per cui il suo caso sarebbe stato nuovamente valutato nel giugno 2014.\nNel corso della preannunciata verifica è emerso che A._ non aveva tuttora ripreso a lavorare, che aveva esaurito il diritto alle indennità giornaliere dell'assicurazione contro la disoccupazione, che non beneficiava di prestazioni assistenziali e che non pagava i dovuti premi della cassa malati. Il 25 febbraio 2015, dopo avere concesso all'interessato la facoltà di determinarsi, l'UMDC gli ha revocato il permesso di dimora UE\/AELS.\nDetta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità dei Grigioni, l'11 settembre 2015, poi dal Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni, 1a Camera, con sentenza del 2 febbraio 2016, comunicata il 23 febbraio successivo.\nB.\nIl 21 marzo 2016 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata, che egli possa beneficiare del proprio permesso fino al 19 giugno 2018 e che venga considerato come un caso di rigore. Domanda che sia conferito l'effetto sospensivo al proprio gravame e di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria con nomina di un avvocato d'ufficio.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"1be7323a-f45d-467a-a90f-402b1589b257","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 23 giugno 2003 il Municipio di Savosa ha rilasciato a A._ il permesso di costruire uno stabile commerciale sulla particella xxx. Durante i lavori di costruzione, i proprietari del fondo contermine hanno contestato l'edificazione a confine. Il proprietario ha portato a termine i lavori, rinunciando, almeno apparentemente, a edificare come da progetto approvato. Il 18 aprile 2005 il Municipio ha rilasciato il permesso di abitabilità.\nIl 7 giugno 2005, il proprietario ha manifestato al Municipio l'intenzione di riprendere i lavori per prolungare la tettoia sino al confine, conformemente alla licenza rilasciatagli. Il 30 giugno 2005 il Municipio ha ritenuto che la licenza edilizia era stata compiutamente utilizzata e che il prolungamento della tettoia doveva essere preceduto dall'inoltro di una domanda di costruzione. Questo provvedimento non è stato impugnato. Il 17 ottobre 2005 il Municipio, accertato che il proprietario aveva posato un elemento per prolungare la tettoia, gli ha imposto di sospendere i lavori e di inoltrare una domanda di costruzione a posteriori.\nIl 7 giugno 2005, il proprietario ha manifestato al Municipio l'intenzione di riprendere i lavori per prolungare la tettoia sino al confine, conformemente alla licenza rilasciatagli. Il 30 giugno 2005 il Municipio ha ritenuto che la licenza edilizia era stata compiutamente utilizzata e che il prolungamento della tettoia doveva essere preceduto dall'inoltro di una domanda di costruzione. Questo provvedimento non è stato impugnato. Il 17 ottobre 2005 il Municipio, accertato che il proprietario aveva posato un elemento per prolungare la tettoia, gli ha imposto di sospendere i lavori e di inoltrare una domanda di costruzione a posteriori.\nB. Con decisione del 22 agosto 2006 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino, adito dal proprietario, ha annullato detto provvedimento. Il Comune si è allora rivolto al Tribunale cantonale amministrativo che, con giudizio del 9 ottobre 2006, ha accolto il ricorso, ha annullato la decisione governativa e confermato quella municipale del 17 ottobre 2005.\nB. Con decisione del 22 agosto 2006 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino, adito dal proprietario, ha annullato detto provvedimento. Il Comune si è allora rivolto al Tribunale cantonale amministrativo che, con giudizio del 9 ottobre 2006, ha accolto il ricorso, ha annullato la decisione governativa e confermato quella municipale del 17 ottobre 2005.\nC. Avverso questa pronunzia A._ presenta un ricorso di diritto pubblico, chiedendo di annullarla.\nIl Comune di Savosa propone di respingere il ricorso."} -{"id":"059b04cd-4aac-49f0-a06b-5e72d2a30ad7","text":"Fatti:\nA. La vicenda ha origine nel fallimento della società di investimenti F._ Ltd. di Montreal e di diverse società appartenenti al gruppo. Al dissesto, risalente al 1992, sono seguite innumerevoli procedure giudiziarie avviate in diversi Paesi contro gli amministratori da società canadesi che avevano investito nel gruppo, rispettivamente da trustee che le rappresentano. E._, cittadino svizzero con domicilio ticinese, è stato consigliere d'amministrazione di diverse società del gruppo F._. Con decisioni del 10 dicembre 1998 e 17 marzo 1999 la High Court of Justice of England and Wales di Londra lo ha condannato a risarcire 241'347'608.-- dollari canadesi e 129'974'770.-- dollari statunitensi. Sentenze analoghe sono state emanate contro di lui dalla Superior Court of Justice della Provincia dell'Ontario. Un'azione è ancora pendente davanti alla Superior Court of Justice della Provincia del Quebec.\nB. Con sentenze 23 novembre e 22 dicembre 2000 il Pretore del distretto di Lugano, pronunciatosi su istanza di A._ e B._ Inc., successori in diritto delle società creditrici, ha riconosciuto l'esecutività delle due decisioni inglesi per un importo complessivo di fr. 20'000'000.--. La II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha però accolto l'opposizione di E._ con sentenza del 25 febbraio 2004, ravvisando una violazione dell'ordine pubblico svizzero sia nell'emanazione delle decisioni inglesi in regime di contempt of court, sia nell'avere le autorità inglesi negato all'opponente la facoltà di esaminare gli atti. Il 9 novembre 2004 la I Camera civile del Tribunale federale ha respinto, nella misura in cui era ammissibile, il ricorso di diritto pubblico delle procedenti, non senza avere precisato che, contrariamente a quanto giudicato dal Tribunale di appello, il regime di contempt of court inglese è compatibile con l'ordine pubblico procedurale svizzero (RtiD 2005 II pag. 163 segg., 4P.82\/2004 consid. 3.3.1-3.3.7). Una domanda di revisione presentata da A._ e B._ Inc. è stata respinta dal Tribunale federale il 15 novembre 2005 (sentenza 4P.170\/2005).\nLa Pretura di Lugano ha respinto, il 6 dicembre 2004, una seconda domanda di eseguire in Svizzera le due decisioni inglesi; l'opposizione a quella decisione è stata dichiarata tardiva il 25 febbraio 2005 dal Tribunale di appello. L'exequatur è stato in seguito rifiutato anche nel principato di Monaco. È invece stato accordato in Italia, nel Granducato del Lussemburgo, in Francia, nello Stato di New York e Jersey.\nIl 26 novembre 2004 e l'11 gennaio 2005 la High Court of Justice of England and Wales ha emanato due post judgement freezing order per 260'000'000.-- sterline inglesi, il cui exequatur è ancora stato rifiutato dalla Pretura di Lugano il 23 febbraio 2005.\nC. Il 3 ottobre 2005 E._ ha convenuto in giudizio A._, B._ Inc., C._ e D._ davanti al Pretore di Lugano, chiedendogli di accertare, in breve: l'inesistenza di pretese di risarcimento danni delle convenute nei suoi confronti; l'assenza di fondamento giuridico e l'inesistenza - anche in passato - di tali pretese; ch'egli non ha mai detenuto fiduciariamente beni delle convenute né degli enti da loro rappresentati; né ha commesso atti illeciti nell'ambito degli investimenti effettuati fra il 1984 e il 1992 oppure nell'amministrazione e ogni altro affare concernente l'attività del gruppo F._; nonché l'abusività delle procedure di exequatur avviate contro di lui dopo la sentenza 9 novembre 2004 del Tribunale federale.\nLe convenute si sono opposte all'azione formulando preliminarmente diverse eccezioni: interessano questa procedura di ricorso quelle concernenti l'improponibilità dell'azione di accertamento e la litispendenza secondo l'art. 21 della Convenzione di Lugano del 16 settembre 1988 concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (CL; RS 0.275.11); inoltre le convenute hanno eccepito la carenza di legittimazione passiva, l'incompetenza territoriale e la res iudicata, domandando anche che fossero riconosciute a titolo pregiudiziale le sentenze della High Court of Justice of England and Wales. A quest'ultimo proposito l'attore, con la replica, ha preteso che il Pretore chiarisse che le sentenze 25 febbraio 2004 e 25 febbraio 2005 del Tribunale di appello ticinese, 9 novembre 2004 e 15 novembre 2005 del Tribunale federale e 6 dicembre 2004 della Pretura di Lugano, concernenti tutte il rifiuto dell'exequatur, abbiano acquisito forza di cosa giudicata materiale e che per tale motivo fosse respinta la domanda di riconoscimento pregiudiziale delle decisioni inglesi.\nIl Pretore ha limitato la procedura all'esame delle predette eccezioni e, con sentenza del 3 novembre 2008, ha respinto quelle delle convenute; ha invece accolto parzialmente quella dell'attore, accertando che \"le sentenze pronunciate in Svizzera a partire dal 9 novembre 2004 (25.2.2004 della IICCA del Tribunale di Appello; 9.11.2004 e 15.11.2005 del Tribunale federale; 6.12.2004 della Pretura di Lugano; 25.2.2005 del Tribunale d'appello) sono munite di forza di cosa giudicata materiale\".\nLa successiva appellazione delle convenute è stata respinta dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino il 12 gennaio 2011.\nD. Le convenute insorgono davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 17 febbraio 2011, chiedendo, oltre alla concessione dell'effetto sospensivo, la riforma del giudizio cantonale con la reiezione integrale della petizione di E._. Questi, con risposta del 27 maggio 2011, propone che il ricorso sia respinto e che siano confermate le sentenze di primo e secondo grado.\nE. Con decreto presidenziale del 5 aprile 2011 le ricorrenti sono state invitate, su richiesta dell'opponente, a versare alla cassa del Tribunale federale fr. 120'000.-- a garanzia di eventuali ripetibili; la cauzione è stata depositata tempestivamente.\nIl 13 maggio 2011 la Presidente di questa Corte ha conferito al ricorso l'effetto sospensivo."} -{"id":"49f7a31c-628f-4d0a-af12-313b3b694b37","text":"Fatti:\nA.\nIn data 15 aprile 2015 l'Amtsgericht di Monaco di Baviera (Germania) ha ordinato l'amministrazione d'insolvenza provvisoria a carico della B._ GmbH e nominato l'avv. A._ quale amministratore provvisorio del patrimonio di tale società.\nCon Arrestbefehl 21 agosto 2019 emanato inaudita altera parte, il Landgericht di Monaco di Baviera, statuendo su un'istanza promossa dall'avv. A._, ha ordinato, a garanzia di una pretesa per atto illecito, il sequestro di beni mobili e immobili di C._ sino a concorrenza dell'importo di EUR 5'043'940.-- oltre interessi e di EUR 45'000.-- quale forfait per costi.\nMediante decisione 27 settembre 2019 il Pretore del Distretto di Lugano ha accolto l'istanza presentata lo stesso giorno dall'avv. A._ (quale amministratore provvisorio del patrimoinio della B._ GmbH) di riconoscere e dichiarare esecutivo in Svizzera l' Arrestbefehl 21 agosto 2019 e di decretare, quale misura esecutiva, il sequestro presso D._, Lugano, e E._, Paradiso, del credito di C._ di USD 3'000'000.-- derivante dal contratto \" Settlement and Share Purchase Agreement \" del 18 febbraio 2016 sino a concorrenza degli importi già menzionati.\nB.\nMediante sentenza 6 maggio 2021 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha accolto il reclamo 4 settembre 2020 di C._, respingendo la predetta istanza e revocando il sequestro.\nC.\nCon ricorso in materia civile 2 giugno 2021 l'avv. A._ (quale amministratore provvisorio del patrimoinio della B._ GmbH) ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale chiedendo, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, in via principale di riformarla nel senso che il reclamo 4 settembre 2020 di C._ sia respinto e il sequestro confermato, e in via subordinata di annullarla ritornando gli atti all'autorità precedente per nuova decisione.\nMediante decreto 3 giugno 2021 al ricorso è stato conferito l'effetto sospensivo in via supercautelare. Con osservazioni 14 giugno 2021 l'opponente si è opposto alla concessione di tale misura d'urgenza.\nCon istanza 17 giugno 2021 il ricorrente ha chiesto il beneficio dell'assistenza giudiziaria."} -{"id":"5270ff0a-7e2f-4e07-beeb-09d56d0d6832","text":"Fatti:\nA.\nIl 6 novembre 2017 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha decretato il sequestro dell'importo di fr. 250'000.-- depositato da C._ sul conto della Pretura di Lugano, Sezione 3. Con istanza del 21 novembre seguente, A._, rivendicata la proprietà di questa somma versata dal figlio, ne ha chiesto il dissequestro. Afferma che l'importo è stato oggetto di un contratto di cessione del 15 luglio 2004, concluso tra lei e suo marito B._, quale parziale pagamento di quanto pattuito con la convenzione matrimoniale dell'8 luglio 2004. Con giudizio del 13 dicembre 2017 la CARP ha respinto l'istanza.\nB.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di pronunciare il dissequestro della citata somma."} -{"id":"09343013-266d-45ca-b55c-cba94b91d445","text":""} -{"id":"006f9c4b-85c9-42d2-bc50-6531a90778c1","text":"Fatti:\nA. C._ nata nel 1961 e già titolare di un salone da parrucchiera, il 21 ottobre 2008 ha presentato una domanda di prestazioni AI lamentando le conseguenze invalidanti di un infortunio occorsole il 31 luglio 2007.\nL'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) ha esperito gli accertamenti del caso e ha affidato in particolare al Servizio X._ il compito di svolgere una perizia pluridisciplinare (psichiatrica a cura del dott. J._, reumatologica a cura del dott. B._ e neurologica a cura del dott. K._). Posta la diagnosi (con influenza sulla capacità lavorativa) di sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10 F41.2), sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10 F45.4) e sindrome dolorosa residua multifattoriale a livello del bacino, degli arti inferiori e della colonna vertebrale (con\/su pregressa frattura dell'anello pelvico con frattura dei rami ischio e ileo-pubico a destra, frattura dell'osso sacro a destra ed apertura dell'articolazione sacroiliaca sinistra [31 luglio 2007], pregresso avvitamento sacroiliaco destro [9 agosto 2007], ipercaptazione a livello delle due articolazioni sacroiliache distali della sinfisi pubica e possibili irritazione della radice S2 a destra), i periti del Servizio X._ hanno nel loro referto del 10 gennaio 2011 valutato globalmente l'assicurata inabile al lavoro in maniera completa nella sua attività abituale di parrucchiera dal 31 luglio 2007, ma comunque abile al 55% dal 1° agosto 2008 (un anno dopo l'infortunio) in attività sostitutive leggere rispettose di alcuni limiti funzionali. Su questa base l'UAI ha attribuito all'interessata una rendita intera limitatamente al periodo 1° luglio - 31 ottobre 2008, dal 1° novembre 2008 (tre mesi dopo l'accertato miglioramento dello stato di salute) il grado d'invalidità essendo \"solo\" del 37% (decisione del 6 gennaio 2012 preavvisata il 20 settembre 2011).\nB. C._ patrocinata dallo Studio B.C. Consulenze\/Rappresentanze, ha deferito la decisione al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino al quale ha sostanzialmente chiesto, in via principale, il riconoscimento di una rendita intera dal 1° luglio 2008 e, in via subordinata, l'allestimento di una perizia medica pluridisciplinare, rispettivamente, il rinvio della causa all'amministrazione per ulteriori accertamenti e nuova decisione.\nPer pronuncia del 24 luglio 2012 la Corte cantonale ha respinto il ricorso e confermato integralmente la decisione amministrativa.\nC. C._, ora patrocinata dall'avv. Probst, si è aggravata al Tribunale federale al quale postula, in via principale, di annullare il giudizio cantonale e di riconscerle almeno una mezza rendita dal 1° novembre 2008. In via subordinata chiede di retrocedere l'incarto all'UAI per nuovi accertamenti medici ed economici e per nuova decisione. In ogni caso chiede di essere ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"2b5fee8d-0003-49f5-be7f-b0b3e7399c26","text":"Fatti:\nA.\nIl 17 aprile 2015 la Sezione della circolazione ha emanato nei confronti di A._ un decreto d'accusa per una contravvenzione alla legge federale sulla circolazione stradale e ne ha proposto la condanna a una multa di fr. 100.--. Poiché l'imputato ha impugnato tale decreto il 28 aprile 2015 con un'opposizione, la Sezione della circolazione ha trasmesso gli atti alla Pretura penale per lo svolgimento della procedura dibattimentale.\nB.\nIl 20 agosto 2015 il Presidente della Pretura penale ha citato le parti al dibattimento per il 10 settembre 2015. L'invio postale raccomandato, contenente la citazione, non è stato ritirato dall'imputato entro il periodo di giacenza presso l'ufficio postale ed è quindi stato ritornato al tribunale di primo grado. Il 10 settembre 2015 il Presidente della Pretura penale ha preso atto che l'opponente era assente ingiustificato al dibattimento ed ha considerato ritirata l'opposizione, stralciando il procedimento penale dai ruoli.\nC.\nContro la decisione di stralcio, l'opponente ha adito la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), sostenendo di non avere ricevuto dalla posta l'avviso di ritiro dell'invio raccomandato e di non avere quindi avuto conoscenza della data fissata per il dibattimento. Con sentenza del 27 novembre 2015 la Corte cantonale ha respinto il reclamo.\nD.\nA._ impugna questo giudizio con un ricorso al Tribunale federale, chiedendo di annullarlo e di ordinare un nuovo dibattimento. Postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria. Il ricorrente fa essenzialmente valere la violazione degli art. 9, 29 e 32 Cost.\nE.\nLa Corte cantonale e il Presidente della Pretura penale si rimettono al giudizio del Tribunale federale. La Sezione della circolazione comunica di non avere osservazioni sul ricorso."} -{"id":"2dce53a0-bf86-4c1b-86e9-1f35a8c7c743","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietario di una particella sita a Sorengo, nella zona residenziale. Sul fondo si trova un edificio realizzato sulla base di una licenza edilizia rilasciata il 26 maggio 1972. Il progetto prevedeva di sistemare il pendio a valle con un terrapieno largo fino a circa 6 m, sorretto da un muro alto un paio di metri; l'edificio presentava un'altezza di 6.15 m dal terreno così sistemato. Ad ovest era prevista un'autorimessa parzialmente interrata. Scostandosi parzialmente dal progetto, in seguito sotto la villa è stato ricavato un piano inferiore, che, con un corpo centrale largo circa 3.50 m, avanza per almeno 3 m oltre la facciata dei piani superiori e funge da ingresso. Dai piani approvati con licenza edilizia del 18 dicembre 2000, risulta che questo corpo doveva avere un'altezza di 2.55 m dal terreno sistemato.\nB.\nCon decisione dell'11 giugno 2001 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia per sistemare diversamente il terreno a valle, erigendo al posto delle scarpate dei nuovi muri di sostegno alti fino a circa 3.40 m, sormontati da un parapetto, distanti fino a circa 5.00 - 5.50 m dalla facciata dei due livelli superiori dell'edificio. Dai piani approvati risulta che il corpo del piano inferiore, con l'ingresso principale, si situa a una quota più bassa (- 3.38 m) rispetto ai precedenti piani.\nC.\nil 13 marzo 2015 il proprietario ha chiesto al Municipio il permesso di sopraelevare di un piano la villa, che verrebbe innalzata a 9.58 m dal terreno sistemato ai piedi della facciata a valle. Alla domanda di costruzione si sono opposti i vicini B._ e C._, D._ e E._SA. Raccolto l'avviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, con decisione del 19 gennaio 2016 il Municipio ha negato il permesso, ritenendo che il progetto superasse l'altezza massima prescritta (10 m), poiché sull'altezza dovevano essere computati i muri di sostegno, alti oltre 3 m, dei terrapieni a valle, equiparabili a dei corpi di fabbrica. La decisione municipale è stata confermata il 31 agosto 2016 dal Consiglio di Stato. Adito dal proprietario, con giudizio del 3 agosto 2018 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso.\nD.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla unitamente a quella governativa e di rinviare gli atti al Municipio affinché rilasci la licenza edilizia richiesta.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"02d97c5a-2fd2-4c0b-813b-ca5ecb9c9430","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il Ministero pubblico di Augsburgo, in Germania, ha inoltrato numerose richieste di assistenza giudiziaria in materia penale all'Ufficio federale di giustizia (UFG) nell'ambito di indagini avviate per frode fiscale e violazione della legge sul commercio estero nei confronti di C._, D._, G._, H._ ed E._. Gli inquisiti, con altre persone, avrebbero immesso sui mercati neri dell'Unione europea, dal 1994 ad oggi, notevoli quantitativi di sigarette, disattendendo l'embargo commerciale imposto all'epoca alla ex Jugoslavia. Le sigarette sarebbero state importate e depositate temporaneamente in Svizzera, per poi essere riassortite e, corredate con nuove fatture, spedite in Bulgaria, Macedonia o Slovenia, in parte anche attraverso i Paesi Bassi; la destinazione definitiva era il Montenegro, da dove venivano trasportate in Italia e in Germania. Le transazioni sarebbero state effettuate da una cinquantina di ditte create, tra l'altro, in Svizzera, Liechtenstein, Bulgaria e Montenegro, in parte menzionate dalle Autorità estere, allo scopo di occultare le operazioni. La falsificazione di documenti di spedizione, di trasporto e delle fatture induceva a credere che le sigarette fossero destinate al mercato bulgaro. In totale sarebbero state sottratte alla Comunità europea entrate fiscali per circa due miliardi di DM.\nIn tale ambito, la Svizzera ha concesso l'assistenza giudiziaria a più riprese (cfr. segnatamente la causa 1A.247\/2000, sentenza del 27 novembre 2000, concernente la richiesta iniziale del 18 settembre 1998).\nIn tale ambito, la Svizzera ha concesso l'assistenza giudiziaria a più riprese (cfr. segnatamente la causa 1A.247\/2000, sentenza del 27 novembre 2000, concernente la richiesta iniziale del 18 settembre 1998).\nB. Il 12 gennaio 2001 il Ministero pubblico di Augsburgo ha presentato una domanda complementare. Con scritto del 21 febbraio 2001 la Direzione generale delle dogane (DGD), cui era stata delegata l'esecuzione della domanda, ha chiesto all'autorità estera di completare la domanda; essa vi ha dato seguito con lettera del 6 marzo 2001, richiamando i fatti esposti nella rogatoria iniziale.\nB. Il 12 gennaio 2001 il Ministero pubblico di Augsburgo ha presentato una domanda complementare. Con scritto del 21 febbraio 2001 la Direzione generale delle dogane (DGD), cui era stata delegata l'esecuzione della domanda, ha chiesto all'autorità estera di completare la domanda; essa vi ha dato seguito con lettera del 6 marzo 2001, richiamando i fatti esposti nella rogatoria iniziale.\nC. Con decisione di entrata in materia del 23 marzo 2001, la DGD ha ritenuto che si trattava di una truffa in materia fiscale e che si era in presenza di un'infrazione dei divieti secondo la legge federale sulle dogane; ha quindi ordinato alla Banca commerciale di Lugano di trasmettergli la documentazione concernente le società panamensi X._ SA e Z._, e la Y._ SA di Nassau (Bahamas). La DGD ha poi offerto alla Y._ SA la possibilità di esprimersi sull'esecuzione semplificata della domanda estera: la società vi si è opposta.\nC. Con decisione di entrata in materia del 23 marzo 2001, la DGD ha ritenuto che si trattava di una truffa in materia fiscale e che si era in presenza di un'infrazione dei divieti secondo la legge federale sulle dogane; ha quindi ordinato alla Banca commerciale di Lugano di trasmettergli la documentazione concernente le società panamensi X._ SA e Z._, e la Y._ SA di Nassau (Bahamas). La DGD ha poi offerto alla Y._ SA la possibilità di esprimersi sull'esecuzione semplificata della domanda estera: la società vi si è opposta.\nD. Mediante decisione dell'8 agosto 2003 la DGD ha ordinato la trasmissione, conformemente al verbale di sequestro del 16 settembre 2002, dei documenti della citata società.\nD. Mediante decisione dell'8 agosto 2003 la DGD ha ordinato la trasmissione, conformemente al verbale di sequestro del 16 settembre 2002, dei documenti della citata società.\nE. La Y._ SA impugna questa decisione con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullarla unitamente alla decisione di entrata in materia e di rinviare gli atti alla DGD per nuova decisione; in via subordinata postula di rifiutare la consegna dei documenti sequestrati.\nL'UFG e la DGD propongono di respingere il ricorso."} -{"id":"678e05a8-fab2-4a08-953d-42e4527d0de3","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 luglio 2014 la B._ SA, A._ e la sua ditta individuale Studio Fiduciario A._ hanno sottoscritto una \"Convenzione di cooperazione professionale e societaria\", di durata indeterminata, ma di un minimo di tre anni. Il contratto prevedeva che A._ sarebbe diventato responsabile di tutte le attività di carattere fiduciario svolte dalla società, nonché delle attività di intermediazione finanziaria, mobiliare e \"trading in securities\". Inoltre, quale persona con funzione di contatto con l'Organismo di autodisciplina (OAD) e responsabile ufficiale per la comunicazione e il blocco dei beni avrebbe dovuto assicurare il rispetto della normativa contro il riciclaggio di denaro. Le parti hanno pattuito una retribuzione di fr. 120'000.-- annui, per dodici mensilità, a partire dal 1° gennaio 2015. Per il periodo dalla data di sottoscrizione della convenzione fino al 31 dicembre 2014, definito dalle parti come transitorio, è stato concordato uno stipendio mensile di fr. 10'000.-- a decorrere dal 1° settembre 2014 da corrispondere in due quote di fr. 20'000.--, previa presentazione di una nota di debito, il 30 ottobre 2014 e il 31 dicembre 2014. Con lettera del 12 febbraio 2015, consegnata brevi manu, la B._ SA ha rescisso il contratto con effetto immediato ritenendo A._ libero di proseguire la sua attività in una nuova sede a partire dal 28 febbraio 2015.\nB.\nCon lettera del 7 aprile 2015 A._ ha messo in mora la B._ SA per il versamento delle retribuzioni relative al periodo da settembre 2014 a febbraio 2015, di complessivi fr. 60'000.--. Con precetto esecutivo del 30 aprile 2015 dell'Ufficio di esecuzione di Lugano, A._ ha escusso la B._ SA per l'importo di fr. 60'000.-- oltre interessi al 5 % dal 7 aprile 2015, indicando quale titolo le pretese derivanti dalla convenzione del 28 luglio 2014. L'escussa ha formato opposizione.\nC.\nCon sentenza del 25 novembre 2015 il Pretore del Distretto di Lugano ha accolto l'istanza di rigetto provvisorio dell'opposizione inoltrata il 17 agosto 2015 dal creditore escutente, ponendo le spese giudiziarie a carico dell'opponente.\nD.\nAdita dall'opponente, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha accolto il reclamo con sentenza del 15 aprile 2016. Ha quindi riformato il giudizio del Pretore nel senso che ha respinto l'istanza di rigetto provvisorio dell'opposizione ed ha posto le spese processuali a carico dell'istante.\nE.\nA._ impugna la sentenza della Corte cantonale con un ricorso in materia civile al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di confermare la decisione del Pretore. Il ricorrente fa valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti e la violazione del diritto federale. Con decreto del 19 maggio 2016 è stata respinta la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel ricorso.\nF.\nCon risposta del 3 giugno 2016 la Corte cantonale comunica di non avere osservazioni e di confermarsi nella sua sentenza. Con risposta del 22 giugno 2016, l'opponente chiede di confermare il giudizio impugnato. Il ricorrente si è espresso sulla risposta dell'opponente con osservazioni del 9 dicembre 2016."} -{"id":"bd364c0b-4f48-4cb5-b772-19f24bd1c23d","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 marzo 2016 la terza Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile il reclamo depositato il 17 febbraio 2016 da A._ contro la decisione dell'11 febbraio precedente con cui il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, aveva respinto la sua domanda del 26 gennaio 2016 di assistenza giudiziaria, più precisamente di nomina di un avvocato d'ufficio al fine di potere esperire un'istanza di risarcimento danni nei confronti dello Stato del Cantone Ticino.\nRammentate le condizioni da adempiere per potere beneficiare del gratuito patrocinio ai sensi dell', la Corte cantonale ha osservato che, contrariamente all'assunto del reclamante, il Pretore aveva esposto in modo sufficiente e comprensibile le ragioni per le quali aveva ritenuto che un'eventuale causa nei confronti dello Stato appariva priva di probabilità di esito favorevole, sia per quanto concerne le pretese fatte derivare dal rapporto di lavoro che lo aveva legato all'Associazione B._ (lo Stato non essendovi stato parte), sia per quanto riguarda le eventuali pretese (comunque sia ora perente, non essendo stati rispettati i termine di legge) scaturenti dal ricovero coatto a cui il reclamante era stato sottoposto. Infine ha rilevato che la domanda di versamento di uno stipendio di guardia carceraria, formulata per la prima volta dinanzi ad essa, era inammissibile, oggetto di giudizio essendo unicamente l'istanza di assistenza giudiziaria, la stessa apparendo comunque, in base agli atti di causa, priva di qualsiasi fondamento.\nB.\nIl 1° aprile 2016 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso nel quale dichiara di non condividere la sentenza cantonale. Sostiene che il salario versatogli dall'Associazione B._ non è conforme alla legge, motivo per cui domanda che gli venga versato l'equivalente di due anni di stipendio quale guardia carceraria, più interessi. Domanda inoltre che sia risarcito il danno dovuto all'incapacità lavorativa da lui subita nell'ambito del suo rapporto d'impiego.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"01fb3a88-1e79-4c67-ad6c-d98d8626cc48","text":"Fatti:\nA.\nA._ e B._ erano comproprietari di fondi limitrofi siti nel Comune di X._, acquistati in parte nel 1978 (in comproprietà con il padre) ed in parte nel 1982 e nel 1985.\nNel 1991, il padre ha donato ai figli le sue quote di comproprietà e si è proceduto alla riunione di diversi mappali, con l'iscrizione a registro fondiario della nuova particella nnn, intestata in comproprietà per un mezzo ciascuno ai due fratelli. Su tale sedime i proprietari hanno poi costruito e a più riprese ampliato uno stabile abitativo e commerciale.\nB.\nIl 9 dicembre 2010, A._ e B._ hanno ceduto a terzi le quote di proprietà per piani (PPP) ooo, ppp, qqq, rrr, sss, ttt, uuu, vvv, www, xxx e yyy, oltre alla quota di 81\/92 della PPP zzz, del fondo base nnn, per un importo complessivo di fr. 6'000'000.--.\nNella dichiarazione relativa all'imposta sugli utili immobiliari, essi hanno indicato di aver sostenuto costi di costruzione e di miglioria per fr. 3'705'000.-- e quantificato l'utile imponibile in fr. 1'674'462.--. Nello scritto accluso alla dichiarazione, hanno precisato che, \"non avendo più a disposizione tutti i giustificativi per il calcolo dei costi di costruzione\", avevano fatto allestire una stima da un perito.\nC.\nNotificando ai contribuenti la tassazione dell'imposta sugli utili immobiliari, l'Ufficio di tassazione competente ha commisurato l'utile imponibile in fr. 2'704'434.--. In tale contesto, ha spiegato di avere determinato i costi di costruzione e di miglioria in fr. 2'675'000.--, pari all'importo \"indicato sulle domande di costruzione presentate all'Ufficio tecnico comunale per il rilascio delle licenze edilizie\".\nRilevato che \"il valore inserito nella domanda di costruzione era calcolato su un preventivo di massima che non teneva conto dei costi supplementari dovuti all'insediamento di C._ nello stabile e dell'ufficio di D._ ai piani superiori\" e che, di conseguenza, lo standard qualitativo dell'edificio era aumentato rispetto al preventivo, con reclamo del 22 febbraio 2013 i contribuenti hanno allora chiesto che i costi di costruzione venissero valutati in fr. 3'300'000.--.\nD.\nIl 27 dicembre 2013, il reclamo interposto contro la decisione di tassazione è stato tuttavia respinto, con la seguente motivazione:\n\"L'art. 129 LT recita \"II valore di investimento è il valore di acquisto aumentato dei costi di investimento\". Per i costi richiesti in deduzione è dovere del soggetto fiscale documentare in modo ineccepibile i costi che intende far valere (vedi commentario Soldini\/ Pedroli a pag. 250 e pag. 361). Nel caso in esame i contribuenti non hanno documentato l'investimento in quanto i giustificativi non sono più disponibili. In sostituzione dei documenti mancanti, presentano un rapporto peritale che valuta il costo di costruzione nel 1991 a fr. 3'705'000.--. Per poter verificare e valutare i dati presentati l'ufficio di tassazione ha provveduto alla ricerca delle domande di costruzione relative al mappale nnn di X._. Da questi documenti risulta che i costi totali preventivati ammontano a fr. 2'443'385.--. Trattandosi di un costo preventivo è stato aumentato del 10 % (variazione considerata \"normale\" tra il preventivo ed il consuntivo) arrivando così all'importo indicato nella notifica di tassazione di fr. 2'675'000.--. Appare chiaro che l'immobile è stato oggetto nel corso degli anni di diversi interventi e risulta difficile, senza giustificativi, stabilire in che misura si è trattato di lavori di miglioria oppure di ordinaria manutenzione, malgrado ciò si è tenuto conto integralmente di tutti gli importi indicati nelle domande di costruzione dal 2001 al 2004. Tenuto conto di quanto precede l'Autorità fiscale ritiene di confermare la decisione di prima istanza e di respingere il reclamo\".\nLa decisione su reclamo è stata confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 29 luglio 2014.\nE.\nIl 12 settembre 2014, A._ e B._ hanno quindi impugnato il giudizio della Camera di diritto tributario con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, postulando l'annullamento dello stesso e il rinvio dell'incarto all'istanza precedente per nuovo giudizio.\nNel corso della procedura, la Corte cantonale ha chiesto che, per quanto ammissibile, il gravame sia respinto. La domanda di respingere il ricorso è giunta anche dalla Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino. L'Amministrazione federale delle contribuzioni si è invece rimessa al giudizio di questa Corte. Al 12 dicembre 2014 risalgono infine le ulteriori osservazioni depositate dai ricorrenti, di cui verrà detto, per quanto necessario, più oltre."} -{"id":"15d5457d-d79b-4dbb-8b6e-8af059597ae6","text":""} -{"id":"0ca51ecd-6ee7-4a98-ae5f-228eec04d566","text":"Fatti:\nA. A.a La A._SA ha assunto B._ quale venditrice in un negozio di Lugano a partire dal 1° novembre 2004 con un salario netto mensile di fr. 3'000.--, poi aumentato a fr. 3'250.-- dal gennaio 2009. In data 19 novembre 2009 la dipendente ha disdetto il rapporto di lavoro con effetto 30 novembre 2009.\nA.b Il 25 ottobre 2010 B._ ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore del distretto di Lugano la A._SA, chiedendo che la sua ex datrice di lavoro sia obbligata a versarle fr. 27'937.25 (fr. 21'437.25 per giorni festivi non goduti e tredicesima mensilità per gli anni 2005-2009, nonché fr. 6500.-- quale salario per i mesi di ottobre e novembre 2009). Con sentenza 15 marzo 2011 il Pretore ha, in parziale accoglimento dell'azione, condannato la convenuta a pagare all'attrice fr. 20'058.--, oltre interessi, corrispondenti alle pretese per la tredicesima (senza la quota parte per i mesi di ottobre e novembre 2009 di fr. 567.--) e per i giorni festivi non goduti da cui ha dedotto un'indennità forfettaria di fr. 812.50 per l'abbandono ingiustificato dell'impiego ai sensi dell'.\nB. La II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto con sentenza 20 febbraio 2012 un appello della convenuta. La Corte cantonale ha ritenuto applicabile alla fattispecie le disposizioni del Contratto normale di lavoro per il personale di vendita al dettaglio (CNLV), che prevedono le menzionate retribuzioni, poiché le parti non vi hanno derogato in forma scritta. Essa ha respinto l'obiezione della datrice di lavoro secondo cui l'art. 1 n. 7 CNLV viola l' ed è inefficace perché esso non limita il requisito della forma scritta alla deroga di singole disposizioni del contratto normale di lavoro, ma lo generalizza a qualsiasi modifica. A titolo abbondanziale ha poi aggiunto che quanto addotto dalla convenuta (gravata dall'onere probatorio) non soddisfa le esigenze poste dalla dottrina alla prova di una deroga al contratto normale di lavoro, per poi in definitiva lasciare aperta la questione dell'esistenza di un eventuale diverso accordo orale sulla retribuzione, perché questo - non adempiendo il requisito di forma previsto dal CNLV - non sarebbe in ogni caso stato valido.\nC. Con ricorso in materia civile del 28 marzo 2012 la A._SA postula la riforma della sentenza di seconda istanza nel senso che l'appello sia accolto e la pronunzia pretorile annullata. La ricorrente sostiene che l'art. 1 n. 7 del CNLV, che generalizza il requisito della forma scritta per le deroghe al contratto normale di lavoro, viola l' e sarebbe per tale motivo nullo. Ritiene poi inammissibile basarsi sul carattere della disposizione del contratto normale di lavoro per appurare se una sua deroga possa essere validamente pattuita solo in forma scritta. Afferma infine che la Corte cantonale avrebbe a torto lasciato aperta la questione attinente all'esistenza di una deroga orale.\nCon risposta 15 maggio 2012 B._ propone la reiezione del ricorso."} -{"id":"0a25a824-7a3a-4c0f-bbf7-5a726fcacc88","text":"Fatti:\nA.\nDal 2010 in poi il Procuratore pubblico (PP) ha avviato vari procedimenti penali nei confronti dell'avvocata A._. Con decisione del 27 agosto 2015 ha decretato l'abbandono del procedimento per i reati di diffamazione, calunnia, ingiuria, minaccia e coazione. Il PP ha contestualmente rinviato l'azione civile degli accusatori privati al foro civile competente ed ha negato all'imputata un indennizzo e una riparazione del torto morale. Il 28 agosto 2015 il magistrato inquirente ha promosso l'accusa nei suoi confronti per altri sostenuti reati.\nB.\nCon sentenza del 28 dicembre 2015 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha respinto, in quanto ricevibile, un reclamo di A._ contro i dispositivi del decreto di abbandono del 27 agosto 2015 relativi al diniego dell'indennità e al rinvio degli accusatori privati al foro civile.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di accertarne la nullità, subordinatamente di annullarla. Fa sostanzialmente valere la violazione degli art. 8, 319 cpv. 1 e 429 CPP, degli art. 29 segg. Cost. e dell'art. 6 CEDU. La ricorrente postula inoltre di essere ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso, ma è stato richiamato l'incarto della Corte cantonale."} -{"id":"05d840e7-443d-46e5-9015-106fea5971b9","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 31 maggio 2001 A._, già richiedente l'asilo, ha presentato alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino un'istanza volta ad ottenere un'indennità per ingiusta carcerazione in relazione alla detenzione da lui sofferta dal 29 ottobre 1999 al 21 febbraio 2001. Il 7 giugno 2001 l'Ufficio federale dei rifugiati (di seguito: UFR) ha segnalato all'Ufficio ticinese del sostegno sociale e dell'inserimento che la Polizia cantonale avrebbe dovuto ritirare l'indennità in questione, dedotto l'importo di fr. 1'000.--, a garanzia del rimborso delle spese provocate allo Stato dall'interessato. Con sentenza del 3 ottobre 2002 la Camera dei ricorsi penali ha parzialmente accolto la richiesta dell'istante, assegnandogli un'indennità di fr. 50'915.--. Con scritti del 26 novembre 2002 e del 20 febbraio 2003 la Divisione della giustizia del Canton Ticino lo ha informato che tale indennizzo sarebbe stato compensato con le prestazioni assistenziali percepite, pari a fr. 58'449.35, invitandolo ad esprimersi al riguardo. Il 14 aprile 2003 il Tribunale federale ha respinto, per quanto ammissibile, il ricorso di diritto pubblico presentato da A._ contro la sentenza della Camera dei ricorsi penali (sentenza 1P.580\/2002).\nA. Il 31 maggio 2001 A._, già richiedente l'asilo, ha presentato alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino un'istanza volta ad ottenere un'indennità per ingiusta carcerazione in relazione alla detenzione da lui sofferta dal 29 ottobre 1999 al 21 febbraio 2001. Il 7 giugno 2001 l'Ufficio federale dei rifugiati (di seguito: UFR) ha segnalato all'Ufficio ticinese del sostegno sociale e dell'inserimento che la Polizia cantonale avrebbe dovuto ritirare l'indennità in questione, dedotto l'importo di fr. 1'000.--, a garanzia del rimborso delle spese provocate allo Stato dall'interessato. Con sentenza del 3 ottobre 2002 la Camera dei ricorsi penali ha parzialmente accolto la richiesta dell'istante, assegnandogli un'indennità di fr. 50'915.--. Con scritti del 26 novembre 2002 e del 20 febbraio 2003 la Divisione della giustizia del Canton Ticino lo ha informato che tale indennizzo sarebbe stato compensato con le prestazioni assistenziali percepite, pari a fr. 58'449.35, invitandolo ad esprimersi al riguardo. Il 14 aprile 2003 il Tribunale federale ha respinto, per quanto ammissibile, il ricorso di diritto pubblico presentato da A._ contro la sentenza della Camera dei ricorsi penali (sentenza 1P.580\/2002).\nB. Il 19 agosto 2003 il Consiglio di Stato ticinese ha risolto di ritirare dall'indennità per ingiusta carcerazione riconosciuta all'interessato la somma di fr. 49'915.--, disponendone il versamento sul conto di garanzia dell'UFR.\nB. Il 19 agosto 2003 il Consiglio di Stato ticinese ha risolto di ritirare dall'indennità per ingiusta carcerazione riconosciuta all'interessato la somma di fr. 49'915.--, disponendone il versamento sul conto di garanzia dell'UFR.\nC. Il 5 settembre 2003 A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso di diritto pubblico con cui chiede che la risoluzione governativa sia annullata, che gli venga concessa la facoltà di far valere i suoi diritti mediante ricorso contro la comunicazione dell'UFR del 7 giugno 2001 e che gli sia integralmente erogato l'indennizzo stabilito dalla Camera dei ricorsi penali. Domanda inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria, con gratuito patrocinio. In sostanza, lamenta un accertamento arbitrario dei fatti rilevanti e ravvisa la violazione del suo diritto di essere sentito.\nChiamati ad esprimersi, il Consiglio di Stato ticinese si è rimesso al giudizio di questo Tribunale mentre l'UFR postula che il gravame sia respinto, sempre che vi si possa entrare nel merito."} -{"id":"00ac6085-07f6-4181-aedb-4aad6107ddf5","text":""} -{"id":"0b900958-b728-4a5e-8556-46848ae22529","text":"Fatti :\nA.- Con atti 8 giugno 1994 e 1° giugno 1995 la Federazione ticinese delle casse malati, ora Federazione ticinese degli assicuratori malattia (in seguito: FTAM), ha censurato il dott. R._ di ineconomicità delle cure prestate nel 1992 e nel 1993. Essendo fallita la procedura di conciliazione prescritta dalla legge, il 21 gennaio 1997 le casse malati, rappresentate dalla FTAM, e quest'ultima dall'avv. Mario Molo, hanno inoltrato al Tribunale arbitrale in materia di assicurazione contro le malattie e gli infortuni del Cantone Ticino una petizione con la quale hanno chiesto l'accertamento della violazione, da parte del dott.\nR._, del precetto del trattamento economico negli anni 1992 e 1993 e, di conseguenza, la condanna di quest'ultimo a rifondere alle attrici in solido fr. 24 625. 65 per il 1992 e fr. 28 336. 48 per il 1993.\nAssistito dall'avv. Pierpaolo Caldelari, il convenuto - oltre ad aver eccepito la tardività della petizione e la prescrizione della pretesa - ha negato di aver operato in modo non economico e contestato l'eterogeneità dell'elenco dei medici censiti nel gruppo 05\/55 (medicina interna con e senza radiologia), nonché il metodo statistico.\nTerminato lo scambio di allegati e l'istruttoria, con pronunzia 10 settembre 1999, intimata il 29 dicembre 1999, l'autorità arbitrale ha parzialmente accolto la petizione delle casse, condannando il dott. R._ a restituire l'importo di fr. 20 931.- per il 1992 e fr. 24 083.- per il 1993. I giudici cantonali non hanno ritenuto opportuno far eseguire una perizia analitica, atteso che quella allestita dalle casse malati sulla base del metodo statistico costituiva, conformemente alla giurisprudenza, prova sufficiente per decidere. Hanno per contro considerato, quale fattore di riduzione dell'importo da restituire, la differenza d'età media dei pazienti dell'interessato per raffronto a quelli del suo gruppo d'appartenenza.\nB.- Il dott. R._, sempre rappresentato dal suo legale, insorge al Tribunale federale delle assicurazioni con ricorso di diritto amministrativo. Postula in via principale che il giudizio cantonale venga cassato con contestuale reiezione in ordine della petizione delle casse per intervenuta prescrizione\/perenzione del diritto di ripetizione.\nIn via subordinata chiede la cassazione del giudizio con reiezione nel merito della petizione delle casse.\nAncor più subordinatamente postula l'annullamento della pronunzia arbitrale e il rinvio della causa ai primi giudici per nuovo giudizio, previo complemento istruttorio, perizia analitica compresa.\nLe casse hanno chiesto la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"d8b489f7-6d0a-452d-a39d-fc1c72d37ace","text":"Fatti:\nA.\nD._ è deceduta a X._ il 21 agosto 2003. Coniugata in regime di separazione dei beni con E._, essa non ha lasciato discendenti. Alla sua morte sono stati rinvenuti un testamento olografo del 18 settembre 1998 con tre codicilli del 16 dicembre 1998, un testamento del 14 giugno 2002 e un ulteriore testamento del 25 agosto 2002, che sono stati pubblicati il 12 settembre 2003 dalla notaia A._. In tali disposizioni, D._ ha ridotto il marito alla porzione legittima e ha nominato suoi \"eredi\" F._ per un appartamento a Y._, con obbligo di costituire un diritto di abitazione in favore dei genitori, come pure i tre figli del defunto cugino G._ (H._, I._ e J._) in ragione di un terzo ciascuno per una casa di Z._, con obbligo di costituire un diritto di abitazione in favore della loro madre K._. D._ ha inoltre stabilito che quanto sarebbe rimasto dopo avere tacitato il marito e pagato le imposte di successione a carico dei beneficiati, sarebbe stato destinato come legato all'associazione L._ di W._. Ha infine designato la notaia A._ sua esecutrice testamentaria.\nB.\nE._ è deceduto a Y._ il 23 settembre 2005, lasciando quali unici eredi i figli C._ e B._, nati da un precedente matrimonio. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, l'esecutrice testamentaria ha eseguito i trapassi di proprietà fondiaria e ha ultimato il 4 giugno 2007 la liquidazione dell'eredità, versando fr. 760'000.-- alla L._ e fr. 1'255'933.55 agli \"eredi E._\". Accertato che tra la morte della disponente e la liquidazione dell'eredità il valore di determinati titoli depositati presso diverse banche era aumentato e che dell'incremento avrebbe beneficiato la sola L._, B._ e C._ hanno rivendicato una partecipazione al plusvalore per la porzione legittima del padre. Il 14 luglio 2009 l'esecutrice testamentaria ha allestito un nuovo conteggio attestante un saldo a favore degli \"eredi E._\" di fr. 98'342.01. B._ e C._ hanno tuttavia preteso fr. 116'879.20. L'11 settembre 2009 l'esecutrice testamentaria ha comunicato al Pretore del Distretto di Y._ che l'importo in questione era stato erroneamente versato all'associazione, mentre spettava agli eredi di E._, precisando di avere annunciato il caso alla propria assicurazione contro la responsabilità civile. In seguito, la notaia ha rinunciato alla carica di esecutrice testamentaria e, il 15 marzo 2010, ha presentato un rendiconto finale in cui escludeva ogni pretesa aggiuntiva di B._ e C._ ritenendo che la plusvalenza litigiosa spettava alla sola associazione.\nC.\nFrattanto, con petizione del 19 novembre 2009, B._ e C._ hanno avviato contro l'esecutrice testamentaria una causa per ottenere il pagamento di fr. 116'879.20, oltre interessi, in risarcimento del danno subito per l'erronea liquidazione della porzione legittima del padre, calcolata il giorno della morte della disponente senza tenere conto del successivo aumento di valore. Con sentenza del 29 maggio 2013, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, condannando l'esecutrice testamentaria a versare agli attori l'importo di fr. 106'879.50 con interessi al 5 % dal 19 novembre 2009.\nD.\nAdita dalla convenuta, la prima Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, con sentenza del 29 febbraio 2016 ha respinto l'appello e ha confermato il giudizio di primo grado. La Corte cantonale ha ritenuto che, corrispondendo a E._, rispettivamente ai suoi eredi, la porzione legittima in base al valore della successione al momento dell'apertura e all'associazione L._ una \"rimanenza\" comprensiva dell'intero aumento di valore della successione, la convenuta aveva disatteso i suoi doveri di esecutrice testamentaria.\nE.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia civile al Tribunale federale, chiedendo di riformarla nel senso di respingere la petizione e di porre le spese giudiziarie e le ripetibili della sede cantonale a carico degli attori. La ricorrente fa valere la violazione del diritto federale.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"39f0dda1-1c00-4400-ac4f-491e01ebbb42","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 maggio 2018 B._ circolava sull'autostrada A2 nel territorio del Comune di Monteceneri in direzione nord alla guida di un'autovettura Tesla Model S con motore elettrico. Dopo l'uscita della galleria del Monte Ceneri, il conducente transitava sulla corsia di sorpasso all'inizio di un tratto con una segnaletica di cantiere che prevedeva la deviazione, demarcata con linee arancioni, della corsia di sorpasso verso la carreggiata opposta. Invece di seguire la deviazione, l'autovettura è proseguita diritta, collidendo dapprima con alcuni paletti segnaletici e in seguito con uno spartitraffico del tipo \"varioguard\". All'impatto con lo spartitraffico, che ha funto da rampa, il veicolo è stato proiettato in aria e si è ribaltato più volte, terminando la corsa sulla carreggiata autostradale opposta, a circa 120 metri dal punto di collisione con il primo paletto segnaletico. Nell'urto con lo spartitraffico, la parte anteriore sinistra del sottoscocca si è lacerata, provocando la combustione delle batterie del veicolo, che si è incendiato. B._, rimasto privo di conoscenza all'interno dell'abitacolo, è deceduto sul posto.\nB.\nA seguito dell'incidente, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino ha aperto un procedimento penale contro ignoti, ordinando in particolare una serie di accertamenti tecnici e peritali. Terminata l'istruzione, con decisione del 30 gennaio 2019, ha decretato l'abbandono del procedimento. Il Procuratore pubblico ha sostanzialmente ritenuto che l'incidente era riconducibile esclusivamente alla negligenza del conducente, che aveva perso la padronanza del veicolo.\nC.\nContro il decreto di abbandono, A._, moglie della vittima, ha presentato un reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), che lo ha respinto con sentenza del 20 maggio 2019. La Corte cantonale ha rilevato che gli accertamenti esperiti dal magistrato inquirente non hanno permesso di accertare l'esistenza di circostanze imputabili a terzi quali cause del decesso della vittima.\nD.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso del 21 giugno 2019 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di annullare contestualmente il decreto di abbandono. In via subordinata, postula la riapertura dell'istruzione penale nei confronti dei responsabili della messa in circolazione del veicolo in questione. In via ulteriormente subordinata, chiede di ordinare ulteriori misure istruttorie. La ricorrente fa valere la violazione del diritto federale, in particolare del principio \"in dubio pro duriore\" e del diritto di essere sentita, lamentando un'insufficiente motivazione del giudizio impugnato.\nE.\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il Procuratore pubblico chiede di respingere il ricorso. La ricorrente si è confermata nelle proprie conclusioni con una replica del 19 luglio 2019.\nCon decreto presidenziale dell'8 luglio 2019 è stata respinta la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo."} -{"id":"5657a313-6c79-4946-80f3-54384987eb2b","text":"Fatti:\nA.\nM.M._, N.M._ ed O.M._ sono comproprietari del fondo part. n. 95 di Chiasso, situato a Pedrinate, in località Pignolo. La particella è ubicata sul crinale a nord-ovest del sottostante insediamento di Pedrinate, lungo il limite meridionale di un'area boschiva. È attribuita dal piano regolatore comunale alla zona forestale e, per una parte ridotta, al territorio senza destinazione specifica.\nB.\nIl 13 novembre 2009 la L._AG ha presentato al Municipio di Chiasso una domanda di costruzione per una \"nuova stazione per scopi multipli nell'ambito delle telecomunicazioni con impianti per la diffusione della radio con tecnica digitale (T-DAB) \". Il progetto prevede la posa di un palo di 29 m di altezza e di circa 1 m di diametro alla base, su cui installare le antenne per la diffusione radiofonica e, a meno di due metri dallo stesso, la realizzazione di una cabina tecnica di 4.50 per 3.44 m, coperta da un tetto a falde, con un'altezza di 4.50 m al colmo. L'impianto è previsto all'estremità sud-est della particella, in cima alla collina. L'istante ha contestualmente chiesto il permesso di dissodare una superficie boschiva di 411 m2, senza rimboschimento compensativo, al fine di garantire il rispetto della distanza di 10 m dal limite del bosco.\nAlla domanda si sono opposti alcuni proprietari di fondi vicini, tra cui A._, B._, D.C._ e C.C._, E.E._ e F.E._, H.G._ e G.G._, I.I._, J.I._ e K.I._.\nC.\nDopo che il Consiglio di Stato, annullando due decisioni municipali sulla domanda di costruzione, aveva rinviato a due riprese gli atti al Dipartimento del territorio per emanare nuovi preavvisi, il 13 gennaio 2015 l'autorità cantonale ha nuovamente preavvisato favorevolmente la domanda, riconoscendo in particolare l'adempimento delle condizioni per rilasciare un'autorizzazione eccezionale secondo l'art. 24 LPT e per concedere una deroga al divieto di dissodamento. Il 19 febbraio 2015 il Municipio ha quindi rilasciato la licenza edilizia, respingendo nel contempo le opposizioni dei vicini. La risoluzione municipale è stata confermata l'11 maggio 2016 dal Consiglio di Stato, adito su ricorso dagli opponenti.\nD.\nCon sentenza del 21 luglio 2017, il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso degli opponenti contro la decisione governativa. La Corte cantonale ha in particolare confermato l'adempimento dei requisiti per il rilascio di un'autorizzazione eccezionale secondo l'art. 24 LPT e per una deroga al divieto di dissodamento giusta l'art. 5 cpv. 2 della legge federale sulle foreste, del 4 ottobre 1991 (LFo; RS 921.0).\nE.\nA._, B._, D.C._ e C.C._, E.E._ e F.E._, H.G._ e G.G._, I.I._, J.I._ e K.I._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 30 agosto 2017 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di annullare la licenza edilizia rilasciata a L._AG. In via subordinata, chiedono di rinviare gli atti alla Corte cantonale per un nuovo giudizio. I ricorrenti, che postulano inoltre di conferire l'effetto sospensivo al gravame, fanno valere la violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto dei fatti.\nF.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"05071691-d968-47d2-b92e-57b8a7d9a95e","text":""} -{"id":"b77f14fd-9bff-445a-aa87-ba8fa19353d1","text":""} -{"id":"16dd4484-fa3f-4ed0-be9e-19d6dede4638","text":"Fatti:\nFatti:\nA. B.A._ e A.A._ si sono sposati a Carabbia il 1° febbraio 1997 e dal loro matrimonio sono nati i figli C.A._, il 23 gennaio 1998, e D.A._, il 31 luglio 2001. Dal mese di gennaio 2003 i coniugi vivono separati. A.A._ ha presentato il 3 giugno 2003 alla Pretura del Distretto di Lugano un'istanza di adozione di misure a protezione dell'unione coniugale, chiedendo tra l'altro l'affidamento dei figli, riservato il diritto di visita del padre, e un contributo alimentare di fr. 1'300.-- per ogni figlio.\nAll'udienza per la discussione del 1° luglio 2003, le parti si sono accordate sull'affidamento dei figli alla madre e sulle modalità di esercizio del diritto di visita del padre. Con decreto cautelare del 2 luglio 2003 il Pretore ha stabilito in fr. 785.-- ciascuno il contributo alimentare a favore dei figli.\nAll'udienza per la discussione del 1° luglio 2003, le parti si sono accordate sull'affidamento dei figli alla madre e sulle modalità di esercizio del diritto di visita del padre. Con decreto cautelare del 2 luglio 2003 il Pretore ha stabilito in fr. 785.-- ciascuno il contributo alimentare a favore dei figli.\nB. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il 1° dicembre 2004 il padre ha adito il Pretore con un'istanza supercautelare, chiedendogli di regolare il suo diritto di visita durante le vacanze di Natale 2004. Il giudice ha dato seguito alla richiesta, statuendo inaudita parte con decisione del 2 dicembre 2004.\nIl 10 dicembre 2004 A.A._ ha presentato un'istanza di ricusa nei confronti del Pretore, il quale, dopo averla comunicata alla controparte per eventuali osservazioni, l'ha trasmessa alla I Camera civile del Tribunale d'appello per l'evasione. Con decisione del 31 gennaio 2005 la Corte cantonale ha negato l'esistenza di motivi di ricusazione e respinto l'istanza.\nIl 10 dicembre 2004 A.A._ ha presentato un'istanza di ricusa nei confronti del Pretore, il quale, dopo averla comunicata alla controparte per eventuali osservazioni, l'ha trasmessa alla I Camera civile del Tribunale d'appello per l'evasione. Con decisione del 31 gennaio 2005 la Corte cantonale ha negato l'esistenza di motivi di ricusazione e respinto l'istanza.\nC. A.A._ impugna questo giudizio con un ricorso di diritto pubblico del 4 marzo 2005 al Tribunale federale, chiedendo di esaminare la competenza della Pretura di Lugano a disciplinare la questione delle relazioni personali con i figli. Postula inoltre di annullare la decisione 2 dicembre 2004 del Pretore, di rinviare la causa dinanzi ad un altro giudice e di rivedere la ripartizione delle spese processuali e delle ripetibili della sede cantonale. La ricorrente chiede infine di essere ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nC. A.A._ impugna questo giudizio con un ricorso di diritto pubblico del 4 marzo 2005 al Tribunale federale, chiedendo di esaminare la competenza della Pretura di Lugano a disciplinare la questione delle relazioni personali con i figli. Postula inoltre di annullare la decisione 2 dicembre 2004 del Pretore, di rinviare la causa dinanzi ad un altro giudice e di rivedere la ripartizione delle spese processuali e delle ripetibili della sede cantonale. La ricorrente chiede infine di essere ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nD. La I Camera civile del Tribunale d'appello ha comunicato di rinunciare a presentare osservazioni, mentre il Pretore e la controparte non si sono espressi sul ricorso."} -{"id":"3698332a-cef7-44b1-9df7-7140d1815a21","text":""} -{"id":"cc902f3b-390c-4e1b-8749-14fe7d9dd37e","text":"Fatti:\nA.\nA._ ha affrontato per la terza volta, cioè l'ultima possibile, l'esame di capacità per l'esercizio dell'avvocatura nella sessione primaverile del 2014. Con decisione del 10 giugno 2014, la Commissione per l'avvocatura del Cantone Ticino ha giudicato insufficiente l'esito del suo esame.\nDetta decisione è stata confermata sia dal Tribunale amministrativo ticinese, il 23 marzo 2015, sia dal Tribunale federale, che si è espresso in merito con sentenza del 14 settembre 2015, respingendo il ricorso nella misura in cui era ammissibile.\nB.\nNon essendo ancora stata informata dal suo patrocinatore del fatto che il Tribunale federale si era già pronunciato sulla fattispecie, con lettera non datata ricevuta dal Tribunale federale il 15 dicembre 2015, A._ si è rivolta a questa Corte domandando di attendere ad evadere il suo ricorso.\nA giustificazione di tale richiesta, indicava infatti che era sua intenzione presentare - nelle settimane successive - davanti al Tribunale amministrativo cantonale un'istanza di revisione della sentenza da esso emessa il 23 marzo 2015.\nC.\nContro il giudizio del 14 settembre 2015 del Tribunale federale, il 27 febbraio 2017 A._ ha introdotto una domanda di revisione. Richiamati i motivi di revisione previsti dagli art. 121 lett. c e d, 122 e 123 cpv. 2 lett. a LTF, postula che la sua istanza venga accolta e quindi: in via principale, la concessione del brevetto d'avvocato; in via subordinata, il rinvio dell'incarto al Tribunale amministrativo ticinese per nuovo esame della fattispecie.\nIl Tribunale federale si è fatto trasmettere dalle autorità ticinesi gli atti in loro possesso. Non ha per contro ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"d8bfdcc4-b9aa-499a-b62e-94c4e8a9178f","text":""} -{"id":"06772afb-4beb-490e-a2aa-1fb0d460bc9f","text":"Fatti:\nA. In data 27 agosto 2010 il Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino ha pubblicato nel volume 136 del Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi la Legge di applicazione del codice di diritto processuale civile svizzero del 24 giugno 2010 (LACPC; RL\/TI 3.3.2.1), nel cui Allegato ha, tra l'altro, modificato la Legge del 10 maggio 2006 sull'organizzazione giudiziaria (LOG; RL\/TI 3.1.1.1), in particolare gli art. 32 segg., in cui viene disciplinata l'organizzazione delle preture, così come la Legge del 14 maggio 1973 sugli onorari dei magistrati (LOM; RL\/TI 2.5.3.5), in particolare tramite l'introduzione dell'art. 1 n. 8 in cui viene definito l'onorario attribuito ai pretori aggiunti (pag. 318 del Bollettino ufficiale).\nL'entrata in vigore della legge e delle relative modifiche è stata fissata per il 1° gennaio 2011 (Foglio ufficiale del Cantone Ticino [FUC] n. 71\/2010 del 7 settembre 2010 pag. 6819).\nB. Contro la modifica dell'art. 1 n. 8 (nuovo) della Legge sugli onorari dei magistrati, decisa dal Gran Consiglio ticinese il 24 giugno 2010, che fissa l'onorario del Pretore aggiunto all'87% dello stipendio massimo previsto per i funzionari statali del Cantone Ticino iscritti alla 39a classe d'organico, B._ insorge con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendone l'accoglimento, con conseguente annullamento della citata modifica di legge, protestando spese e ripetibili. A mente del ricorrente la norma incriminata violerebbe l', così come l'art. 14 CEDU.\nIl Consiglio di Stato, pur non contestando espressamente la tempestività del ricorso, la competenza del Tribunale federale a decidere, né la legittimazione del ricorrente, propone di respingerlo, in quanto ricevibile, protestando spese e ripetibili."} -{"id":"20fb35c7-f6dc-4018-8264-9177b7952c09","text":""} -{"id":"44f2b22f-c740-4f26-a344-604c0c3c0869","text":""} -{"id":"2eec93f6-8cac-4c21-9c03-d6b9868196aa","text":""} -{"id":"b37df77e-e54a-41a9-b31e-0c5d14c96175","text":"Fatti:\nA.\nIl 6 marzo 2014 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Brescia ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito del procedimento penale avviato nei confronti di B._, C.C._, D.C._, E._ e altre persone, per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, evasione fiscale sistematica, associazione per delinquere di stampo mafioso e riciclaggio. L'autorità estera sospetta che D.C._ e E._, presunti esponenti della criminalità organizzata di stampo 'ndranghetistico, avrebbero rilevato e gestito svariate società operanti nel settore edile, depredandone poi il patrimonio sociale. C.C._, moglie dell'inquisito D.C._, avvalendosi di due cittadini svizzeri, avrebbe riciclato i proventi delle citate distrazioni. Con la rogatoria, l'Italia chiede di identificare e sequestrare le relazioni bancarie riconducibili a C.C._ e altri membri di questa famiglia presso determinate banche svizzere.\nB.\nCon decisione di chiusura del 6 luglio 2015 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione all'Italia di svariata documentazione inerente a una relazione bancaria intestata ad A._ AG presso una banca di Lugano, nonché il blocco di questa relazione. Adita dalla titolare del conto, con decisione del 5 febbraio 2016 (n. RR.2015.219) la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ AG presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede di annullarla nella misura in cui conferma la decisione di chiusura del MPC.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"e8c90009-1bee-4d54-8313-48444e595323","text":"Fatti:\nA."} -{"id":"1c714f85-17f5-4588-818a-690e3806b93b","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano aveva presentato alla Svizzera, il 14 ottobre 1996, una richiesta di assistenza giudiziaria, completata in particolare il 7 luglio 1997, nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di Giorgio Vanoni e altre persone per i reati di corruzione e di falso in bilancio. Il Gruppo Fininvest avrebbe in effetti costituito, attraverso complesse operazioni con risvolti illegali, ingenti disponibilità finanziarie anche su conti bancari svizzeri, di cui il gruppo è il beneficiario economico.\nNell'ambito di ulteriori complementi rogatoriali, in particolare quello del 20 maggio 2002, la cui esecuzione è stata anch'essa delegata al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), concernenti un procedimento penale contro il citato indagato, Candia Camaggi, Fedele Confalonieri e Paolo Del Bue per i reati di appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio, ricettazione e riciclaggio, il Tribunale federale ha respinto, rispettivamente dichiarato inammissibili, numerosi ricorsi presentati da società e da indagati relativamente ai quali era stata ordinata la trasmissione di verbali di audizione e di documenti bancari che li concernevano (vedi causa 1A.258\/2006 del 16 febbraio 2007 concernente la ricorrente). Le inchieste concernono sospettate compravendite in tutto o in parte fittizie o a prezzi artificiosamente maggiorati di diritti televisivi effettuate da società del Gruppo Fininvest, in particolare per il tramite della società U._.\nNell'ambito di ulteriori complementi rogatoriali, in particolare quello del 20 maggio 2002, la cui esecuzione è stata anch'essa delegata al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), concernenti un procedimento penale contro il citato indagato, Candia Camaggi, Fedele Confalonieri e Paolo Del Bue per i reati di appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio, ricettazione e riciclaggio, il Tribunale federale ha respinto, rispettivamente dichiarato inammissibili, numerosi ricorsi presentati da società e da indagati relativamente ai quali era stata ordinata la trasmissione di verbali di audizione e di documenti bancari che li concernevano (vedi causa 1A.258\/2006 del 16 febbraio 2007 concernente la ricorrente). Le inchieste concernono sospettate compravendite in tutto o in parte fittizie o a prezzi artificiosamente maggiorati di diritti televisivi effettuate da società del Gruppo Fininvest, in particolare per il tramite della società U._.\nB. Con la diciottesima domanda integrativa del 13 ottobre 2005 la menzionata Procura ha chiesto di eseguire ulteriori misure di assistenza, in particolare di acquisire la documentazione bancaria di conti intestati alle società Q._, K._, Z._ e dei conti di E._ presso la W._SA e di disporre, fino all'equivalenza di USD 170 milioni, il sequestro delle somme esistenti su dette relazioni. Ha pure chiesto che il magistrato estero potesse partecipare all'esecuzione degli atti di assistenza.\nCon decisione di entrata in materia del 14 ottobre 2005, il MPC ha ammesso la richiesta integrativa e, con decisione di chiusura del 9 novembre 2006, ha ordinato la trasmissione integrale dei documenti del conto xxx intestato alla T._.\nCon decisione di entrata in materia del 14 ottobre 2005, il MPC ha ammesso la richiesta integrativa e, con decisione di chiusura del 9 novembre 2006, ha ordinato la trasmissione integrale dei documenti del conto xxx intestato alla T._.\nC. Avverso questa decisione S._, sostenendo d'essere la beneficiaria economica della disciolta fondazione, presenta un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale, chiedendo di annullarla.\nL'Ufficio federale di giustizia, rinunciando a presentare osservazioni, propone la reiezione del ricorso, mentre il MPC chiede, in via principale, di respingerlo in quanto ammissibile e, in via subordinata, di respingerlo."} -{"id":"06fb65cf-565a-4fe8-aac0-57f694e47877","text":"Fatti:\nA.\nIl 26 ottobre 2012 la Sezione amministrativa del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino ha disposto la pubblicazione del progetto stradale e dei piani espropriativi concernenti gli interventi stradali, la nuova rotonda Volta e gli impianti semaforici sulla strada cantonale P2 Motto Bartola-Airolo-Chiasso, su via dei Pedroni, via Comacini e Piazza Elvezia nel Comune di Chiasso. Il progetto attua il piano direttore, il piano dei trasporti del Mendrisiotto e il suo programma d'agglomerato, nonché il locale piano del traffico, concretizzando l'obiettivo di trasferire sull'asse via Como (ex viale Galli) -via dei Pedroni-via Comacini il traffico in transito da e per l'Italia attraverso la dogana di Chiasso Strada. Esso prevede in particolare la realizzazione di due corsie in uscita verso l'Italia a partire dall'inizio di via dei Pedroni lungo l'intera via Comacini, separata dalla corsia in direzione della Svizzera da una linea di sicurezza (continua).\nB.\nEntro il termine di pubblicazione, diversi proprietari di fondi interessati dal progetto e dall'espropriazione hanno presentato opposizione al Consiglio di Stato. Tra loro, la A._SA, proprietaria dei fondi part. www, xxx e yyy di Chiasso, contigui al lato est di via Comacini. Sulla particella www sorge una stazione di servizio, un negozio annesso alla stessa e un supermercato. Ai piani superiori la proprietaria prevede di realizzare un albergo. Sul fondo part. xxx è costruito un edificio amministrativo e commerciale, mentre la particella yyy è inedificata ed è situata tra i due citati fondi, con i quali confina. La proprietaria ha segnatamente contestato il peggioramento dell'accesso (anche pedonale) ai suoi fondi e la costruzione di un'isola spartitraffico, costituita da un muretto in cemento armato, prevista tra la stazione di servizio sul fondo part. www e la strada cantonale.\nC.\nCon risoluzione dell'8 luglio 2014, il Consiglio di Stato ha approvato il progetto stradale, integrandolo con alcune modifiche. Il Governo ha accolto l'opposizione della A._SA limitatamente alla rettifica della tabella di espropriazione.\nD.\nCon sentenza del 27 febbraio 2015, il Tribunale cantonale amministrativo ha in particolare respinto un ricorso di A._SA contro la risoluzione governativa.\nE.\nA._SA impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla. In via subordinata, contestualmente all'annullamento del giudizio impugnato, chiede il rinvio degli atti all'autorità cantonale per una nuova decisione. La ricorrente, che postula pure la concessione dell'effetto sospensivo al gravame, fa valere la violazione degli art. 9, 26, 27, 29 e 36 Cost.\nNon sono state chieste osservazioni sul merito gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"19518ed4-dafd-4790-bb5e-588206315d41","text":"Fatti:\nA.\nIl 24 settembre 2015 A._ ha inviato uno scritto all'allora Procuratore generale (PG) John Noseda intitolato \" analisi delle querele penali presentate nel 2015 e osservazioni allo scritto della Polizia del 7.8.2015\". Con reclamo del 25 giugno 2018 il richiedente si è rivolto alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) adducendo che il PG non avrebbe dato seguito allo scritto.\nB.\nCon decisione del 26 luglio 2018 la CRP, assunte le necessarie informazioni presso l'attuale PG, il quale ha indicato che allo scritto era stato risposto con invio del 23 febbraio 2016 indicante che eventuali reclami contro l'operato di magistrati avrebbero dovuti essere inoltrati alle autorità ricorsuali competenti, ha respinto il reclamo.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede in sostanza la ricusa del presidente della CRP, di giudici e cancellieri del Tribunale federale e l'assegnazione di un risarcimento per lesione della personalità e per torto morale.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"471cce0c-3386-4822-9054-6aa306b4ab75","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con atto pubblico del 15 dicembre 2014 la A._ SA ha acquisito un diritto di compera su un fondo di Lugano di proprietà di B._, C._ e D._. Del prezzo di vendita di fr. 4'000'000.--, essa ha versato quale caparra sul conto del notaio rogante fr. 200'000.--, che sarebbero stati liberati a favore dei concedenti dopo l'adempimento di una specificata clausola contrattuale contenente due condizioni. Di queste, la prima non è stata oggetto della vertenza e la seconda concerneva l'ottenimento di una licenza edilizia relativa alla demolizione parziale e alla realizzazione di un ingresso veicolare e parcheggio esterno come da progetto allegato al rogito. In caso di mancato adempimento di tale condizione l'atto notarile sarebbe decaduto e la beneficiaria avrebbe avuto diritto alla restituzione della caparra. Il rogito prevedeva pure la possibilità di prorogare il diritto di compera a semplice richiesta di tutte le parti, che si erano impegnate a prolungare adeguatamente la durata di quest'ultimo, qualora il temporaneo mancato realizzarsi della condizione non fosse stato imputabile al dolo o alla grave negligenza di una di esse.\nDopo che una - prima - notifica di costruzione 3 dicembre 2014 ha incontrato l'opposizione di un'associazione per la conservazione delle bellezze naturali e di due vicini, la A._ SA, l'architetto progettista e il rappresentante dei proprietari hanno presentato il 13 febbraio 2015 una nuova notifica concernente il medesimo corpo accessorio. Il diritto di compera è stato prorogato, con due atti pubblici, fino al 31 maggio 2015. Con lettera 18 maggio 2015 la beneficiaria ha rescisso il contratto, comunicando ai concedenti di non essere in grado di esercitare il diritto di compera, perché la condizione in discussione non era adempiuta. Essa è poi stata posta in liquidazione dall'assemblea generale del 2 giugno 2015. Il 1° luglio 2015 il Municipio di Lugano ha respinto la prima notifica, mentre il successivo 24 luglio ha accordato la licenza edilizia sulla base della seconda. Il 31 luglio 2015 D._ ha ceduto la quota di credito vantata per la decadenza del diritto di compera agli altri due comproprietari e ha venduto loro la sua parte di comproprietà. Il 27 ottobre 2015 il notaio rogante ha comunicato all'avvocato di quest'ultimi di aver retrocesso alla beneficiaria l'importo di fr. 200'000.--.\nA.b. Con petizione 17 marzo 2016 B._ e C._ hanno convenuto in giudizio innanzi al Pretore del distretto di Lugano la A._ SA in liquidazione chiedendo che fosse condannata a pagare loro complessivi fr. 210'000.--, oltre interessi. Il Pretore ha parzialmente accolto la petizione e ha condannato la convenuta a versare fr. 205'509.10 (fr. 200'000.-- della caparra e fr. 5'509.10 per spese legali pre-processuali) agli attori.\nB.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, con sentenza 18 giugno 2019, respinto nella misura in cui era ricevibile un appello della A._ SA in liquidazione. La Corte cantonale ha ritenuto che i progetti delle due notifiche erano analoghi e che il secondo ha sostituito il primo per quanto concerne l'adempimento della condizione. Ha poi da un lato considerato l'appello insufficientemente motivato e dall'altro ha confermato che la convenuta ha agito in malafede, segnatamente per aver rescisso anzitempo il contratto e aver così impedito il realizzarsi della condizione. I Giudici cantonali hanno negato che le parti abbiano concordato, come sostenuto dall'azionista unico della convenuta, la condizione per \"esplorare i vincoli\" che avrebbe incontrato nella ristrutturazione dell'edificio e non per semplicemente operare l'intervento menzionato dal rogito.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 21 agosto 2019 la A._ SA postula la riforma della sentenza di appello nel senso che la petizione sia respinta. Narrati e completati i fatti, lamenta un diniego di giustizia perché la Corte cantonale non avrebbe esaminato le condizioni legali per l'applicazione dell'. Afferma poi che le due domande di costruzione erano diverse, ma indica di rinunciare a sollevare tale censura. Contesta di avere avuto un comportamento che ha impedito il verificarsi della condizione: sostiene che la buona fede non le imponeva di ritirare la prima domanda e che una rimozione della stessa non avrebbe comportato il tempestivo rilascio della licenza edilizia sulla base della seconda notifica. Sostiene inoltre che gli attori nemmeno avevano invocato la mancata ulteriore proroga del diritto di compera, prolungamento che essi neppure hanno preteso dopo lo scritto del 18 maggio 2015. Asserisce infine che la condizione non si sarebbe nemmeno realizzata con il rilascio della licenza edilizia attinente alla domanda di costruzione del 13 febbraio 2015, perché questa sarebbe nulla, essendo stata ottenuta senza procedere a una pubblicazione e a una notifica all'Ufficio dei beni culturali.\nB._ e C._ propongono, con risposta 21 ottobre 2019, la reiezione del ricorso."} -{"id":"14a49aba-bb97-4826-9aca-895e26a1823c","text":""} -{"id":"ee6fd8bf-b743-47ac-9f27-43b15980c013","text":"Fatti:\nA.\nNegli anni settanta-ottanta A._ è stato presidente di un'importante società della pallacanestro ticinese e svizzera, nonché protagonista di vicissitudini giudiziarie e penali. Il 17 luglio 2007 A._ ha firmato con la Televisione svizzera di lingua italiana (TSI), succursale della Società svizzera di radiotelevisione (SSR), un contratto di ingaggio per artisti e interpreti concernente la realizzazione di un documentario a lui dedicato. In tale contratto era prevista un'intervista e la collaborazione alle riprese per 14 giorni tra giugno e settembre 2007 in Ticino e a Nuova York, con voli e alberghi in questa città prenotati e pagati dalla TSI, un rimborso spese forfettario di fr. 700.-- (fr. 70.--\/giorno per 10 giorni) comprendente pasti e tassì a Nuova York e un onorario di fr. 1'500.--. Il 3 settembre 2007, al suo arrivo nella metropoli, A._ è stato arrestato in base a un vecchio atto di accusa segreto emanato dalla giustizia americana ed è rimasto in carcere fino al 22 novembre 2007.\nB.\nCon petizione 10 novembre 2008 A._ ha chiesto al Pretore del distretto di Lugano di condannare la SSR a pagargli fr. 420'491.60, aumentati in sede conclusionale a fr. 422'691.60. Tale pretesa, interamente contestata dalla convenuta, era composta di fr. 343'491.60 per il risarcimento delle spese legali sostenute negli Stati Uniti, di fr. 2'200.-- quale rimunerazione e rimborso spese concordati, di fr. 36'000.-- a titolo di perdita di guadagno e di fr. 41'000.-- di indennità per riparazione del torto morale. Il Pretore ha accolto la petizione limitatamente a fr. 1'100.-- a titolo di rimunerazione per l'attività svolta dall'attore in Ticino.\nC.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, con sentenza 20 novembre 2014, respinto nella misura in cui era ricevibile l'appello presentato da A._. Come già prima il Pretore, la Corte cantonale ha ritenuto che, contrariamente a quanto sostenuto dall'attore, le parti non avevano stipulato un contratto individuale di lavoro, ma un mandato e che per questa ragione le domande di risarcimento, basate su una violazione dell', erano da respingere. Essa ha poi aggiunto in una motivazione abbondanziale che il risarcimento delle spese legali sostenute negli Stati Uniti non avrebbe neppure potuto essere accordato perché chiesto in franchi svizzeri e non in dollari () e che l'attore non ha nemmeno provato l'asserita perdita di guadagno e i motivi che avrebbero giustificato un'indennità per torto morale di fr. 500.--.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 12 gennaio 2015 A._ postula la riforma della sentenza impugnata nel senso che la convenuta sia condannata a versargli fr. 384'491.--, oltre interessi, e il rigetto definitivo dell'opposizione interposta al relativo precetto esecutivo. In via subordinata domanda il rinvio della causa all'autorità inferiore per nuova decisione. Chiede pure un'indennità per ripetibili per tutte le istanze giudiziarie e di essere posto al beneficio del gratuito patrocinio per la procedura innanzi al Tribunale federale. Afferma che le parti erano legate da un contratto individuale di lavoro e non da un mandato. Asserisce poi che, inviandolo a Nuova York, la convenuta ha, quale datrice di lavoro, negligentemente creato uno stato di fatto rischioso. Rinuncia infine all'importo chiesto per la perdita di guadagno e sostiene di aver subito in seguito all'incarcerazione una perdita in franchi svizzeri e non in dollari statunitensi.\nLa I Corte di diritto civile del Tribunale federale ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria con decreto del 4 marzo 2015.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1487657c-4807-4c34-bcd8-083d0a2683dd","text":""} -{"id":"0cc9e824-728f-4a78-a047-79bc5f5175fa","text":"Fatti:\nA. Nell'ambito di un procedimento penale aperto in Italia, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di X._ ha chiesto il rinvio a giudizio, tra gli altri, di B._, A._ e C._ per il reato di concorso in corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 110 e 319 del Codice penale italiano). Secondo l'autorità italiana, B._, consulente della D._S.p.A., e A._, imprenditore portuale e socio di B._, avrebbero concluso un accordo corruttivo con C._, allora sindaco di X._, per garantirsi un'importante commessa di carbone. Dalla prima metà del 2002, D._S.p.A. era infatti proprietaria della centrale termoelettrica di X._, alimentata a carbone, mentre B._ era agente per l'Italia della società E._Ltd a Singapore, che acquistava, per conto della D._S.p.A., dalle miniere indonesiane una qualità di carbone a basso contenuto di zolfo (denominato \"Adaro\"). La centrale termoelettrica in esercizio dal 1964 sarebbe stata destinata alla chiusura per la carenza di dispositivi di protezione ambientale, ma C._, dietro compenso, si sarebbe adoperato per mantenerla in esercizio in virtù del suddetto accordo corruttivo, garantendo la sottoscrizione della convenzione che prevedeva l'utilizzazione da parte di D._S.p.A. del carbone \"Adaro\" per la parziale alimentazione della centrale.\nCon sentenza del 17 febbraio 2006 del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di X._, emanata secondo il rito del patteggiamento, B._ è stato condannato a una pena di un anno e cinque mesi di reclusione. L'accusato ha inoltre versato un importo di EUR 330'000.--, di cui il giudice ha disposto la confisca.\nCon sentenza del 30 gennaio 2009 della seconda sezione penale del Tribunale di X._, A._ è stato condannato, anche per altri fatti che qui non interessano, alla pena di cinque anni di reclusione. Contro questo giudizio, sia l'accusato sia il Pubblico ministero hanno interposto appello.\nB. Con atto di accusa del 15 maggio 2009, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha messo in stato di accusa dinanzi al Tribunale penale federale (TPF) B._ e A._ per ripetuto riciclaggio di denaro aggravato giusta l', in relazione ad atti, eseguiti essenzialmente su conti bancari in Svizzera, suscettibili di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali derivanti dall'attività del commercio di carbone realizzata in base all'accordo corruttivo.\nC. Con sentenza del 3 dicembre 2009, la Corte penale del TPF ha riconosciuto B._ colpevole di ripetuto riciclaggio di denaro, per avere operato o fatto operare tra il 12 marzo 2003 e il 20 ottobre 2003 trasferimenti di denaro dalla relazione bancaria yyy a favore della relazione bancaria zzz, entrambe presso la banca F._ di Lugano, per un valore complessivo di USD 265'576.05. L'accusato è stato condannato a una pena detentiva di un mese, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, a valere quale pena complementare alla pena di un anno e cinque mesi di reclusione inflitta mediante la sentenza 17 febbraio 2006 del giudice italiano.\nNello stesso giudizio, A._ è stato riconosciuto colpevole del medesimo reato e di un ulteriore atto di riciclaggio di denaro, in relazione alla sostituzione del beneficiario del trust intestatario della citata relazione zzz, per un valore complessivo di USD 83'173.30. L'imputato è stato condannato alla pena di 210 aliquote giornaliere di fr. 410.-- ciascuna, per un totale di fr. 86'100.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni.\nD. B._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale chiedendo di annullarla e di essere prosciolto dall'accusa di riciclaggio di denaro. Il ricorrente fa valere l'accertamento arbitrario dei fatti e la violazione degli , 169 e 170 vPP, 305bis CP e 6 n. 3 CEDU.\nE. La Corte penale del TPF comunica di non avere particolari osservazioni da presentare riferite specificatamente al ricorso in esame, mentre il MPC chiede di respingere il gravame nella misura della sua ammissibilità."} -{"id":"3c30078a-9b16-430f-ac4a-66034f6d76ce","text":""} -{"id":"59de0647-0d37-4257-a808-2e5586147eb1","text":"Fatti:\nA.\nCon contratto del 4 maggio 2009 A.A._ ha incaricato l'architetto B._ di progettare e dirigere i lavori di sopraelevazione di una casa ad Ascona per un onorario preventivato di fr. 60'000.--.\nI lavori hanno subito dei ritardi e i rapporti tra le parti si sono incrinati quando B._ ha chiesto che gli fossero rimborsati fr. 7'800.-- da lui anticipati per la locazione di un appartamento nel quale, a causa del ritardo nella consegna, aveva alloggiato provvisoriamente la famiglia A._. Quando l'architetto ha comunicato che avrebbe sospeso le sue prestazioni fino al pagamento, il cliente, il 4 febbraio 2011, ha rescisso il mandato per inadempienza. L'architetto ha in seguito emesso diverse fatture per saldo d'onorario e prestazioni supplementari; ha inoltre sollecitato il rimborso della pigione, per un credito totale di fr. 34'448.80.\nB.\nCon petizione del 9 marzo 2012 alla Pretura della Giurisdizione di Locarno-CittàB._ ha chiesto che A.A._ fosse condannato a pagargli la predetta somma e che fossero rigettate definitivamente le opposizioni a tre precetti esecutivi fatti notificare nel frattempo. Con la risposta il convenuto ha chiesto l'annullamento di uno dei precetti esecutivi, notificato a lui e a sua moglie, e la reiezione della petizione, ponendo in compensazione diverse sue contropretese.\nCon sentenza dell'11 marzo 2016 il Pretore aggiunto della Giurisdizio ne di Locarno-Città ha dichiarato irricevibile la domanda del convenuto di annullamento del precetto esecutivo e respinto la petizione dell'attore. La sentenza ha riconosciuto all'architetto un credito di fr. 31'694.80, che risultava tuttavia compensato da contropretese del convenuto per un totale di fr. 38'693.40.\nLa decisione di prima istanza è stata riformata dalla sentenza del 20settembre 2017 della II Camera civile del Tribunale di appello del Canto ne Ticino, che ha condannato A.A._ a pagare fr. 31'694.80, non riconoscendo nessuna delle contropretese messe in compensazione.\nC.\nA.A._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 23 ottobre 2017; chiede l'annullamento della sentenza cantonale e la conferma di quella del Pretore aggiunto. B._ propone di respingere il ricorso. L'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"0f92c7ad-ec7e-45ce-8925-b0d6159dfce1","text":"Fatti:\nA.\nLa corte interna (subalterno h ) situata sulla particella n. 1178 RFD di X._, di proprietà di A._ e B._, è gravata da una servitù di passo con ogni veicolo in favore delle contigue particelle n. 1176 e 1177, appartenenti a C._, e della particella n. 1181, appartenente allo stesso C._ ed a D._. Dai loro immobili i proprietari dei fondi dominanti possono, attraversando la citata corte del fondo serviente, raggiungere la particella n. 1175, gravata anch'essa da una servitù di passo veicolare, e di lì, transitando sotto un portico, immettersi sulla pubblica via.\nIntenzionati a riattare il loro stabile e a formare un certo numero di parcheggi nella corte interna, con petizione 24 giugno 2003 A._ e B._ hanno convenuto, davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud, C._ e D._ per ottenere la cancellazione della servitù in favore della particella n. 1176 e la riduzione della superficie gravata dalla servitù in favore delle particelle n. 1177 e 1181 ad una corsia di scorrimento larga tre metri (liberando così dalla servitù la rimanente superficie della corte interna). Con decisione 25 ottobre 2010 il Pretore ha respinto la petizione.\nB.\nCon sentenza 18 settembre 2013 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto l'appello presentato da A._ e B._, mediante il quale hanno postulato la riduzione della superficie gravata dal diritto di passo veicolare in favore dei fondi n. 1176, 1177 e 1181. La Corte cantonale ha confermato il giudizio pretorile, stabilendo che la servitù litigiosa si estende sull'intero subalterno h della particella n. 1178 e che tale estensione non può essere modificata né facendo capo all' né applicando l'.\nC.\nCon ricorso in materia civile 23 ottobre 2013 A._ e B._ sono insorti dinanzi al Tribunale federale chiedendo, previo conferimento dell'effetto sospensivo al loro ricorso, l'annullamento della sentenza di appello ed il rinvio della causa all'autorità inferiore \"perché si pronunci nel merito\", subordinatamente l'accoglimento della petizione nel senso di cancellare la servitù in favore della particella n. 1176 e di ridurre la superficie gravata dalla servitù in favore delle particelle n. 1177 e 1181. I ricorrenti lamentano la violazione degli art. 738, 742 cpv. 1, 736 cpv. 2 CC e 9 Cost.\nCon decreto presidenziale 11 novembre 2013 al gravame è stato conferito l'effetto sospensivo. L'autorità inferiore ha rinunciato a presentare osservazioni al ricorso, mentre con risposta 16 dicembre 2013 gli opponenti ne hanno postulato la reiezione. I ricorrenti hanno replicato con allegato 21 gennaio 2014."} -{"id":"8c25cb0a-6e4b-443c-8cb7-e06d8c4d6b97","text":""} -{"id":"40c74ea8-e35a-48dd-aeb2-098941a835b5","text":"Fatti:\nA.\nA._, nata nel 1974, è affiliata presso la Cassa malati Mutuel Assicurazioni Malattia SA (di seguito: Mutuel) per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. Mentre si trovava in Italia in vacanza è stata ricoverata presso la Clinica privata \"B._\" ad U._ dove è stata degente dal 13 al 17 settembre 2017. Il 14 settembre 2017 ha subito un intervento di laparotomia esplorativa e di isteroscopia diagnostica ed esplorativa per una torsione annessiale. Con conteggio delle prestazioni datato 23 febbraio 2018 Mutuel ha rifiutato di assumere i costi in relazione al trattamento dal 13 al 17 settembre 2017 che ammontavano a Euro 36'059.09, pari a fr. 41'175.90. Mutuel ha formalizzato questo rifiuto con decisione del 6 settembre 2018, confermata su opposizione il 13 agosto 2019.\nB.\nIl 16 settembre 2019, A._ si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, chiedendo i l rimborso delle spese per il trattamento presso la Clinica \"B._\". Con giudizio del 15 gennaio 2020 la Corte cantonale ha respinto il ricorso e confermato il provvedimento della Cassa malati.\nC.\nA._ inoltra il 17 febbraio 2020 un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede in via principale il rimborso delle prestazioni litigiose effettuate all'estero e, in via subordinata, il rinvio degli atti al Tribunale cantonale per nuova decisione.\nInvitati a pronunciarsi sul ricorso, l'opponente e l'Ufficio federale della sanità pubblica hanno rinunciato."} -{"id":"16c475a5-11a6-4e60-ae24-8bb99f1fd173","text":"Fatti:\nA.\nLa B._ SA con sede a X._, ha avuto in locazione, dal 2007 al 2012, un immobile di proprietà della D._ SA (ora D._ SA in liquidazione) nel quale gestiva il C._, motel\/postribolo composto da un bar e da 23 camere il quale è stato chiuso, in seguito a un intervento della polizia, il 26 aprile 2012. A._ e E._ erano gli azionisti, nella misura del 50 % ciascuno, della B._ SA e della D._ SA.\nIn seguito al suo fallimento, la B._ SA, sotto la ragione sociale B._ SA in liquidazione, è stata radiata d'ufficio dal Registro di commercio il 21 dicembre 2015.\nB.\nFondandosi sui risultati di un'inchiesta penale amministrativa avviata il 10 luglio 2012 dalla Divisione affari penali e inchieste (DAPI) dell'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) nei confronti di A._ e E._, sospettati di sottrazione d'imposta e truffa fiscale, l'AFC, dopo un iter che non occorre qui rievocare, ha notificato loro il 27 luglio 2016 due conteggi di identico tenore, concernente ognuno una ripresa d'imposta preventiva di fr. 404'937.55, oltre accessori, nonché li ha dichiarati debitori solidali l'uno dell'altro. Secondo l'autorità fiscale gli interessati erano amministratori di fatto nonché azionisti della B._SA ed avevano approfittato di dividenti non regolarmente contabilizzati dalla società, la quale aveva versato loro nei periodi fiscali 2007-2012, in parti uguali, delle prestazioni valutabili in denaro per complessivi fr. 2'313'929.--.\nLa decisione emessa nei confronti di E._ è cresciuta in giudicato incontestata.\nC.\nIl reclamo presentato il 26 agosto 2016 da A._ all'AFC è stato respinto il 20 gennaio 2020. Il ricorso esperito contro la decisione su reclamo è stato a sua volta respinto dal Tribunale amministrativo federale con sentenza del 4 giugno 2021.\nD.\nIl 12 luglio 2021 A._, rappresentato da un avvocato, ha inoltrato al Tribunale federale un ricorso di diritto pubblico contro la sentenza del Tribunale amministrativo federale. Invocando la violazione dell', censura un'errata ricostruzione dei fatti con contestuali errori di calcolo e, quindi, l'arbitrarietà della pronuncia contestata. Chiede pertanto il rinvio degli atti all'AFC per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"29b2a988-16c9-4b30-a8b8-c9b2dd6bf158","text":""} -{"id":"cff51ad6-5431-4c77-8141-2b87347cc2fb","text":"Fatti:\nA.\nCon esposto del 24 ottobre 2011 A._ e il figlio B._ hanno denunciato alcune persone e imprecisati dipendenti di una banca, per i titoli di truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele, falsità in documenti e riciclaggio di denaro. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con decisione del 9 novembre 2015 il Procuratore pubblico ha decretato l'abbandono del procedimento penale.\nB.\nCon sentenza del 3 marzo 2016, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha respinto, in quanto ricevibile, un reclamo dei denuncianti contro il decreto di abbandono. La Corte cantonale ha ritenuto il gravame ricevibile unicamente in quanto presentato da A._, negando per contro la legittimazione ad B._.\nC.\nA._ e B._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Postulano inoltre l'annullamento del decreto di abbandono.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"6eadd007-bdb3-4adf-8352-2e9527621a25","text":"Fatti:\nA.\nIl 25 febbraio 2015 B._ ha promosso innanzi al Pretore del distretto di Lugano, sezione 1, un'azione di accertamento dell'inesistenza del debito di fr. 343'200.--, fatto valere nei suoi confronti dall'avv. A._ con un precetto esecutivo, e di annullamento e cancellazione dell'esecuzione.\nCon decisione 13 giugno 2016 il Pretore del distretto di Lugano, sezione 2, ha respinto la domanda con cui A._ ha chiesto la ricusa del Pretore della sezione 1.\nB.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha con sentenza 5 settembre 2016 respinto, nella misura in cui era ricevibile, il reclamo presentato da A._ contro la predetta decisione. Ha ritenuto manifestamente infondata la critica secondo cui il Pretore ricusato non poteva essere considerato indipendente ai sensi degli e 6 n. 1 CEDU perché la giustizia ticinese sarebbe controllata e lottizzata dal potere politico e dalle lobby retrostanti.\nC.\nA._ è insorta con ricorso in materia civile 12 ottobre 2016 al Tribunale federale. Domanda il conferimento dell'effetto sospensivo al gravame e afferma che la predetta sentenza viola il suo diritto a un giudice indipendente e imparziale.\nIl 3 novembre 2016 la ricorrente ha chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"52b720dd-58b1-4ccf-96fa-4dd4a591d4dd","text":"Fatti:\nA.\nIn data 6 agosto 2019 il Ministero pubblico del Canton Lucerna ha disposto l'abbandono di un procedimento penale contro ignoti in relazione al decesso, avvenuto il 25 gennaio 2016, di B._. In data 23 gennaio 2020 il Tribunale cantonale di Lucerna ha respinto il reclamo presentato da A._ avverso il decreto d'abbandono.\nB.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, chiedendo che l'incarto sia ritornato al Ministero pubblico di Lucerna in relazione ai fatti di competenza di quest'ultimo. Ella chiede inoltre che il Ministero pubblico del Canton Lucerna oppure quello del Canton Ticino si pronunci in merito ai fatti avvenuti in Ticino."} -{"id":"63468a82-6011-4695-827e-f949df7d29c4","text":""} -{"id":"67a7c10b-1e37-44b7-8f73-5bef123ad5ec","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ e B._ si sono sposati nel 2008, hanno avuto i due figli C._ e D._ e vivono separati dal giugno 2013.\nA.b. In data 14 maggio 2014 B._ ha adito il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord con un'istanza a tutela dell'unione coniugale, postulando - per quanto qui ancora attuale - il versamento di contributi per sé e per i figli retroattivamente dal 1° giugno 2013. A._ ha offerto contributi ridotti rispetto alle richieste della moglie, chiedendo nel contempo di poter dedurre dai contributi quanto egli aveva corrisposto direttamente per le necessità della famiglia e di ottenere la restituzione di fr. 39'840.-- a titolo di importi pagati in eccesso dal 1° giugno 2013 al 31 luglio 2014; nel proprio memoriale conclusivo, egli ha ulteriormente ridotto gli importi offerti e aumentato a fr. 146'108.-- quello di cui chiede la restituzione per contributi pagati in esubero dal 1° giugno 2013 al 9 agosto 2016.\nA.c. Nel proprio giudizio del 23 novembre 2016, il Pretore ha dapprima fissato i contributi dovuti da A._ a moglie e figli a partire dal 1° giugno 2013, per poi precisare, in una separata cifra del dispositivo, quanto A._ dovesse ancora versare tenuto conto di quanto già pagato in eccesso.\nB.\nA._ è insorto in appello con scritto 5 dicembre 2016, chiedendo la riduzione del contributo alla moglie (conclusione n. 2), la liberazione da ogni obbligo contributivo fino al 31 luglio 2016 alla luce dei pagamenti da lui già effettuati (conclusione n. 3) e la restituzione di fr. 12'943.60 oltre interessi per contributi alimentari versati in eccesso (conclusione n. 4).\nIn parziale accoglimento del gravame, con sentenza 12 giugno 2018 il Tribunale di appello ha ridotto i contributi dovuti alla moglie e ha dichiarato inammissibile, per carenza di competenza, la conclusione di A._ volta ad ottenere la condanna della moglie al rimborso di contributi alimentari versati in eccesso.\nC.\nA._ (di seguito: ricorrente) ha adito il Tribunale federale con ricorso in materia civile 13 luglio 2018, postulando l'annullamento della sentenza cantonale ed il rinvio della causa all'istanza precedente affinché \"decida ai sensi dei considerandi in merito alla richiesta formulata al petitum n. 3 dell'atto di appello\".\nCon risposta 15 gennaio 2019, B._ (di seguito: opponente) chiede la reiezione del ricorso nella misura della sua ricevibilità. Il Tribunale di appello ha rinunciato a formulare osservazioni, riconfermandosi nella decisione impugnata."} -{"id":"17ab481b-dfab-4c81-bc1d-88afe17d9776","text":"Fatti:\nA. Il 24 dicembre 2004 il Capo del Dipartimento federale delle finanze ha autorizzato l'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) ad aprire un'inchiesta fiscale speciale nei confronti degli avvocati A.A._ e B.A._, quest'ultima titolare di uno studio legale e notarile a Lugano. Il legale è sospettato d'aver commesso gravi infrazioni fiscali ai sensi dell'art. 190 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull'imposta federale diretta (LIFD; RS 642.11), per aver sottaciuto al fisco federale una parte importante della sua sostanza e dei suoi redditi imponibili. Egli avrebbe inoltre partecipato a reati fiscali commessi da C._, mentre B.A._ avrebbe partecipato a quelli commessi dal marito.\nB. Il 2\/3 febbraio 2005 la Divisione delle inchieste speciali dell'AFC ha perquisito lo studio legale e sequestrato numerosi documenti cartacei e informatici, posti sotto suggello. L'8 agosto 2005 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale ha accolto una richiesta di levata dei sigilli presentata dall'AFC, stabilendo per la cernita, da effettuare dalla Corte medesima, una procedura in tre fasi, confermata dal Tribunale federale (vedi ). L'8 giugno 2006, considerata la voluminosa documentazione sequestrata e le divergenze sull'utilità o no della documentazione, il giudice delegato ha comunicato alle parti, le quali hanno aderito alla proposta, che la Corte avrebbe statuito autonomamente su tutti gli incarti sequestrati, rinunciando alla procedura in contraddittorio.\nC. Con decisione del 20 febbraio 2007, la I Corte dei reclami penali (I CRP), ritenendo impossibile distinguere i clienti protetti dal segreto professionale dell'avvocato da quelli non protetti, ha accolto la richiesta di versare agli atti tutti i documenti ancora in sospeso concernenti la contabilità dello studio legale. Mediante sentenza 1B_47\/2007 del 28 giugno 2007 il Tribunale federale, ritenuta sbrigativa e superficiale detta tesi, ha accolto, in quanto ammissibile, un ricorso dei coniugi A._ e ha annullato questa decisione. In seguito i legali hanno prodotto listati contenenti i nomi dei clienti da loro ritenuti protetti dal segreto professionale.\nD. Il 16 ottobre 2007 la I CRP, comunicata alle parti la sua volontà di procedere a tappe, ha restituito agli indagati una ventina di incarti ritenuti inutili per l'inchiesta. Con giudizio del 12 novembre 2007 essa ha statuito sugli incarti bancari restanti. Ritenuto che l'individuazione di relazioni attinenti all'attività tipica dell'avvocato e l'anonimizzazione dei relativi documenti avrebbe implicato un investimento sproporzionato di tempo, essa ha versato agli atti solo determinati atti bancari, anonimizzandoli senza la verifica effettiva dell'esistenza di un segreto da proteggere, vietando all'AFC di utilizzarli o di trasmetterli a terzi per altre procedure senza il consenso della Corte. Con sentenza 1B_288\/2007 del 30 settembre 2008 il Tribunale federale l'ha annullata.\nE. La I CRP, con decisione del 19 novembre 2007, si è pronunciata sui documenti restanti relativi agli anni 2001 e seguenti. Rilevato che si tratta di migliaia di atti, in gran parte contenenti nomi di terzi, e richiamati i motivi addotti nella sentenza del 12 novembre 2007, ha ribadito che la cernita e l'anonimizzazione dei nomi rappresenterebbe un lavoro totalmente sproporzionato, per cui ne ha ordinato la restituzione agli opponenti, stabilendo quanto segue:\n\"1. I seguenti incarti devono essere restituiti, ai sensi dei considerandi, agli indagati: S10 (parziale), S11 (parziale), S12 (parziale), S21 (parziale), S25 (parziale), S27 (parziale), S29 (parziale), S94 (parziale), S95 (parziale), S399 (parziale), S408 (parziale), S410 (parziale), S411 (parziale), S414 (parziale), S417 (parziale), S419 (parziale), S421 (parziale).\n2. I seguenti incarti devono essere versati agli atti ai sensi dei considerandi: S10 (parziale), S11 (parziale), S12 (parziale), S21 (parziale), S25 (parziale), S27 (parziale), S29 (parziale), S94 (parziale), S95 (parziale), S399 (parziale), S408 (parziale), S410 (parziale), S411 (parziale), S414 (parziale), S417 (parziale), S419 (parziale), S421 (parziale).\n3. (spese)\".\nF. Avverso questo giudizio l'AFC presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, in via cautelare, di concedere l'effetto sospensivo al gravame e di congiungere i susseguenti ricorsi che saranno inoltrati; in via principale, di annullare la decisione impugnata e, in sostanza, di versare agli atti del procedimento penale in forma integrale e non anonimizzata i libri base (cassa, posta, banca, debitori e creditori) per verificare la completezza e la correttezza delle registrazioni contabili, il libro mastro delle relative registrazioni, le liste delle corrispondenti registrazioni di ogni singolo conto e le pezze giustificative, con il divieto di utilizzare le informazioni riguardanti terzi in altri procedimenti, salvo autorizzazione della I CRP; postula inoltre di versare agli atti tutte le fatture concernenti l'attività tipica e atipica dei legali in forma integrale; in via subordinata, chiede di versarli in maniera anonimizzata.\nLa I CRP chiede la reiezione, in quanto ammissibile, del ricorso. I coniugi A._ postulano, proceduralmente, di stralciare dall'incarto gli allegati n. da 2 a 19 prodotti dalla ricorrente, in via principale, di dichiarare inammissibile il ricorso e, in via subordinata, di respingerlo.\nAl ricorso è stato conferito effetto sospensivo in via superprovvisionale."} -{"id":"0eef5fa6-3acb-4f5b-ba0d-d7c8f5a55a17","text":"Fatti:\nA. In data 12 dicembre 2005 S._, classe .. , già attivo dal 1988 come fattorino presso la G._ SA (poi ripresa dalla A._ SA) e dal 2000 anche presso la Posta Svizzera in qualità di postino, ha presentato una domanda volta all'ottenimento di prestazioni dell'assicurazione invalidità (AI) per adulti lamentando forti dolori alle ginocchia e difficoltà a camminare. Esperiti i propri accertamenti, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) ha scartato la possibilità per l'assicurato di svolgere le mansioni svolte in passato e l'ha di conseguenza posto al beneficio di una riqualifica professionale quale impiegato di vendita (comunicazione dell'11 ottobre 2007). La stessa è stata terminata con successo con l'ottenimento, nel mese di giugno 2009, dell'attestato federale di capacità.\nRibadita l'esigibilità dal profilo medico dell'attività appresa di impiegato di commercio e concesso un aiuto al collocamento, l'UAI ha confrontato i redditi con e senza il danno alla salute (rispettivamente fr. 68'157.- e fr. 91'253.-), determinando un'incapacità di guadagno del 25,31%. Di conseguenza ha negato, con decisione 30 novembre 2009, il diritto ad una rendita AI ritenendo l'assicurato integrato.\nB. S._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Canton Ticino chiedendo, in via principale, il riconoscimento di una rendita intera di invalidità e, in via subordinata, il riconoscimento di ulteriori provvedimenti professionali oltre al rinvio degli atti all'amministrazione per nuova valutazione dell'aspetto economico- integrativo. Statuendo per giudice unico la Corte cantonale ha, con pronuncia 21 maggio 2010, respinto il gravame e sostanzialmente confermato l'operato dell'AI. Aderendo alla valutazione dell'amministrazione in merito all'esigibilità medica dell'attività appresa, il primo giudice ha accertato un'incapacità di guadagno variante tra un minimo del 31,8% e un massimo del 37,8%, ad ogni modo inferiore al minimo di legge (40%) necessario per vantare un diritto anche solo parziale ad una rendita. Per il resto ha escluso l'assegnazione di ulteriori provvedimenti integrativi professionali poiché ha ritenuto completamente esigibile la nuova attività.\nC. L'assicurato è insorto al Tribunale federale, chiedendo l'annullamento della pronuncia cantonale e ribadendo le richieste di prima sede.\nL'UAI propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"0199ed96-53cf-4d82-9bba-271cc391f507","text":"Fatti:\nFatti:\nA. In data 11 settembre 2000, C._, nato nel 1976, all'epoca dei fatti alle dipendenze della ditta F._ SA in qualità di meccanico addetto a una fresa e in quanto tale assicurato d'obbligo contro gli infortuni presso l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), è rimasto vittima di un incidente della circolazione a seguito del quale ha riportato in particolare la frattura dell'acetabolo destro con rottura del cinto pelvico anteriore, una ferita lacero-contusa pretibiale sinistra e un piccolo pneumotorace destro. L'INSAI ha assunto il caso e corrisposto le prestazioni di legge.\nAlla chiusura del caso, l'assicuratore infortuni, mediante decisione del 3 giugno 2004, sostanzialmente confermata l'11 agosto seguente anche in seguito all'opposizione interposta dall'interessato, gli ha assegnato una rendita d'invalidità del 14% con effetto dal 1° dicembre 2003 e un'indennità per menomazione dell'integrità del 15%. Ritenendo l'assicurato pienamente in grado di svolgere un'attività leggera, l'istituto assicuratore ha posto a fondamento della sua valutazione un reddito da valido di fr. 47'515.- annui e un reddito da invalido pari a fr. 40'900.- annui. Per quanto concerne il reddito da invalido, l'INSAI l'ha determinato dopo aver proceduto ad altrettanti accertamenti presso alcune aziende della regione e dopo avere definito la media salariale ivi conseguibile da una persona nella situazione dell'interessato.\nAlla chiusura del caso, l'assicuratore infortuni, mediante decisione del 3 giugno 2004, sostanzialmente confermata l'11 agosto seguente anche in seguito all'opposizione interposta dall'interessato, gli ha assegnato una rendita d'invalidità del 14% con effetto dal 1° dicembre 2003 e un'indennità per menomazione dell'integrità del 15%. Ritenendo l'assicurato pienamente in grado di svolgere un'attività leggera, l'istituto assicuratore ha posto a fondamento della sua valutazione un reddito da valido di fr. 47'515.- annui e un reddito da invalido pari a fr. 40'900.- annui. Per quanto concerne il reddito da invalido, l'INSAI l'ha determinato dopo aver proceduto ad altrettanti accertamenti presso alcune aziende della regione e dopo avere definito la media salariale ivi conseguibile da una persona nella situazione dell'interessato.\nB. Adito su ricorso dell'assicurato, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha sostanzialmente confermato l'operato dell'amministrazione per pronuncia del 12 settembre 2005. Richiamandosi essenzialmente alle valutazioni, ritenute complete motivate e convincenti, del dott. A._, specialista FMH in chirurgia ortopedica e medico di circondario dell'INSAI, la Corte cantonale ha dapprima stabilito che a seguito dei postumi infortunistici l'assicurato, pur non potendo più svolgere la sua originaria professione di meccanico, doveva essere considerato totalmente abile al lavoro in attività leggere che gli permettessero di alternare regolarmente la posizione. Ritenendo quindi che il reddito effettivamente conseguito, nonostante il danno alla salute, nell'attività svolta al 50% per la ditta G._ SA non potesse essere ritenuto quale guadagno da invalido poiché l'interessato, dichiarato abile al 100% in attività leggere, non sfruttava in maniera completa e ragionevolmente esigibile la sua restante capacità lavorativa, i primi giudici hanno inoltre osservato che il reddito da invalido determinato dall'INSAI era stato validamente fissato sulla base della documentazione relativa ai posti di lavoro (DPL), atteso che l'interessato non aveva contestato né la scelta, né la rappresentatività della documentazione in questione. A dimostrazione della correttezza della valutazione, ritenuta generosa, dell'amministrazione, i giudici cantonali hanno pure proceduto a un calcolo comparativo dell'invalidità a partire dai valori statistici salariali di cui all'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS), edita dall'Ufficio federale di statistica, come pure da quelli elaborati dall'Ufficio cantonale di statistica (Ustat). Con riferimento a questi ultimi, dopo avere accertato che l'assicurato guadagnava, da sano, il 7% in meno (fr. 47'515.-) rispetto alla media lorda mensile conseguibile, secondo i dati Ustat, nel Cantone Ticino in attività richiedenti qualifiche inferiori (fr. 51'120.-) e avere ritenuto giustificata una riduzione del 10% per tenere conto del danno residuo alla salute, essi hanno quantificato in fr. 43'510.- il guadagno da invalido, che, contrapposto a quello senza invalidità di fr. 47'515.-, avrebbe portato a considerare un grado d'invalidità del 9%. Similmente, raffrontando il reddito che l'interessato avrebbe percepito nel 2003 senza l'evento traumatico (fr. 47'515.-) al reddito da invalido risultante dalla tabella TA13 ISS (fr. 51'983,64), concernente i dati salariali della grande regione \"Ticino\", ridotto della differenza tra tale reddito e il guadagno da lui effettivamente conseguito nel 2003, pari all'8,60%, e decurtato del 10% in ragione del danno alla salute residuo, essi hanno osservato che il grado d'invalidità non avrebbe superato la misura del 10% circa.\nB. Adito su ricorso dell'assicurato, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha sostanzialmente confermato l'operato dell'amministrazione per pronuncia del 12 settembre 2005. Richiamandosi essenzialmente alle valutazioni, ritenute complete motivate e convincenti, del dott. A._, specialista FMH in chirurgia ortopedica e medico di circondario dell'INSAI, la Corte cantonale ha dapprima stabilito che a seguito dei postumi infortunistici l'assicurato, pur non potendo più svolgere la sua originaria professione di meccanico, doveva essere considerato totalmente abile al lavoro in attività leggere che gli permettessero di alternare regolarmente la posizione. Ritenendo quindi che il reddito effettivamente conseguito, nonostante il danno alla salute, nell'attività svolta al 50% per la ditta G._ SA non potesse essere ritenuto quale guadagno da invalido poiché l'interessato, dichiarato abile al 100% in attività leggere, non sfruttava in maniera completa e ragionevolmente esigibile la sua restante capacità lavorativa, i primi giudici hanno inoltre osservato che il reddito da invalido determinato dall'INSAI era stato validamente fissato sulla base della documentazione relativa ai posti di lavoro (DPL), atteso che l'interessato non aveva contestato né la scelta, né la rappresentatività della documentazione in questione. A dimostrazione della correttezza della valutazione, ritenuta generosa, dell'amministrazione, i giudici cantonali hanno pure proceduto a un calcolo comparativo dell'invalidità a partire dai valori statistici salariali di cui all'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS), edita dall'Ufficio federale di statistica, come pure da quelli elaborati dall'Ufficio cantonale di statistica (Ustat). Con riferimento a questi ultimi, dopo avere accertato che l'assicurato guadagnava, da sano, il 7% in meno (fr. 47'515.-) rispetto alla media lorda mensile conseguibile, secondo i dati Ustat, nel Cantone Ticino in attività richiedenti qualifiche inferiori (fr. 51'120.-) e avere ritenuto giustificata una riduzione del 10% per tenere conto del danno residuo alla salute, essi hanno quantificato in fr. 43'510.- il guadagno da invalido, che, contrapposto a quello senza invalidità di fr. 47'515.-, avrebbe portato a considerare un grado d'invalidità del 9%. Similmente, raffrontando il reddito che l'interessato avrebbe percepito nel 2003 senza l'evento traumatico (fr. 47'515.-) al reddito da invalido risultante dalla tabella TA13 ISS (fr. 51'983,64), concernente i dati salariali della grande regione \"Ticino\", ridotto della differenza tra tale reddito e il guadagno da lui effettivamente conseguito nel 2003, pari all'8,60%, e decurtato del 10% in ragione del danno alla salute residuo, essi hanno osservato che il grado d'invalidità non avrebbe superato la misura del 10% circa.\nC. Patrocinato dall'avv. Paolo Luisoni, C._ interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale, protestate spese e ripetibili, chiede l'annullamento del giudizio cantonale e il riconoscimento di una rendita d'invalidità per un grado d'incapacità al guadagno del 50%. Il ricorrente contesta essenzialmente la valutazione dei primi giudici nella misura in cui lo hanno ritenuto pienamente abile in attività leggere. Egli rinvia a tal proposito alla differente valutazione che avrebbero espresso un consulente INSAI nonché la consulente in integrazione professionale dell'AI nella parallela procedura promossa dall'assicurato per l'ottenimento di prestazioni AI. Inoltre, osserva come anche in data successiva al rapporto del dott. A._ egli abbia continuato a lavorare unicamente nella misura possibile del 50% in attività leggere, da ultimo presso la ditta G._ SA nel reparto assemblaggio aggregati dielettrici.\nL'INSAI propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"0d21e615-b1b1-4fee-a0d7-061025543f0d","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 27 gennaio 2014, confermata su opposizione il 10 febbraio 2014, l'Ufficio regionale di collocamento di Lugano ha sospeso A._ dal diritto alle indennità di disoccupazione per la durata di tre giorni a causa di insufficienti ricerche di lavoro nel periodo precedente l'annuncio per il collocamento.\nB.\nAdito da A._, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino per pronuncia del 16 giugno 2014, ne ha respinto il ricorso.\nC.\nContro il giudizio cantonale, A._ insorge al Tribunale federale, chiedendo l'annullamento della pronuncia e della penalità irrogata."} -{"id":"5b08f745-f5bd-4fc1-beb8-2c7c131ae6eb","text":""} -{"id":"13fafa38-5c5e-4eb2-a4ef-1a1a68d55f14","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A._, B._ e C._ sono comproprietari della part. xxx RFD di Minusio, su cui, verso la metà degli anni '90, è stato edificato un immobile abitativo di 11 appartamenti. L'accesso veicolare al fondo prevedeva la creazione di una piazzuola di scambio, che è però stata realizzata con dimensioni ridotte rispetto a quelle indicate nei piani di costruzione. Negato il rilascio di una licenza edilizia in sanatoria, il 17 novembre 1995 il Municipio di Minusio ha ordinato ai proprietari di rettificare l'accesso conformemente al progetto approvato. Detto ordine è stato confermato dapprima dal Consiglio di Stato, il 17 aprile 1996, ed in seguito dal Tribunale cantonale amministrativo, con decisione del 23 settembre seguente, cresciuta in giudicato.\nA. A._, B._ e C._ sono comproprietari della part. xxx RFD di Minusio, su cui, verso la metà degli anni '90, è stato edificato un immobile abitativo di 11 appartamenti. L'accesso veicolare al fondo prevedeva la creazione di una piazzuola di scambio, che è però stata realizzata con dimensioni ridotte rispetto a quelle indicate nei piani di costruzione. Negato il rilascio di una licenza edilizia in sanatoria, il 17 novembre 1995 il Municipio di Minusio ha ordinato ai proprietari di rettificare l'accesso conformemente al progetto approvato. Detto ordine è stato confermato dapprima dal Consiglio di Stato, il 17 aprile 1996, ed in seguito dal Tribunale cantonale amministrativo, con decisione del 23 settembre seguente, cresciuta in giudicato.\nB. Il 23 ottobre 1996 i proprietari citati hanno presentato un'istanza di riesame al Municipio di Minusio, sostenendo che erano intervenuti importanti mutamenti nella situazione viaria, tali da imporre la riconsiderazione della decisione di rettifica. Il 5 dicembre successivo il Municipio ha risposto di non poter sindacare quanto stabilito dalle autorità superiori. Con decisione del 5 febbraio 1997 il Consiglio di Stato ha dichiarato irricevibile l'impugnativa interposta dagli interessati contro la risoluzione municipale. Il 24 febbraio 1997 i soccombenti si sono aggravati dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo nel contempo la sospensione del procedimento, poiché erano in corso delle trattative. Accertata l'attualità dell'interesse all'evasione del ricorso, con sentenza del 9 agosto 2004 l'autorità adita lo ha respinto. In sostanza, la Corte cantonale ha confermato l'inammissibilità dell'istanza di riesame in ragione del proprio precedente giudizio sull'ordine di ripristino.\nB. Il 23 ottobre 1996 i proprietari citati hanno presentato un'istanza di riesame al Municipio di Minusio, sostenendo che erano intervenuti importanti mutamenti nella situazione viaria, tali da imporre la riconsiderazione della decisione di rettifica. Il 5 dicembre successivo il Municipio ha risposto di non poter sindacare quanto stabilito dalle autorità superiori. Con decisione del 5 febbraio 1997 il Consiglio di Stato ha dichiarato irricevibile l'impugnativa interposta dagli interessati contro la risoluzione municipale. Il 24 febbraio 1997 i soccombenti si sono aggravati dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo nel contempo la sospensione del procedimento, poiché erano in corso delle trattative. Accertata l'attualità dell'interesse all'evasione del ricorso, con sentenza del 9 agosto 2004 l'autorità adita lo ha respinto. In sostanza, la Corte cantonale ha confermato l'inammissibilità dell'istanza di riesame in ragione del proprio precedente giudizio sull'ordine di ripristino.\nC. Il 13 settembre 2004 A._, B._ e C._ hanno inoltrato un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale, con cui domandano l'annullamento della predetta decisione cantonale, lamentando la violazione degli art. 9 e 29 Cost.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale amministrativo si riconferma nella motivazione e nelle conclusioni della propria sentenza, il Consiglio di Stato si rimette al giudizio di questa Corte, mentre il Municipio di Minusio propone di dichiarare il gravame inammissibile."} -{"id":"680b3b92-99ea-404e-a90b-1bc66101134e","text":"Fatti:\nA.\nRiconosciuto colpevole di assassinio e di interruzione punibile della gravidanza, A._ sta scontando la pena detentiva a vita inflittagli con sentenza del 24 novembre 2010 dalla Corte delle assise criminali del Cantone Ticino. Il temine per la concessione della liberazione condizionale giusta l' scadrà il 3 aprile 2025.\nIl piano di esecuzione della pena (PES) è stato elaborato nel luglio 2012, approvato dalle competenti autorità nel luglio 2013 e aggiornato nel dicembre 2014.\nIl 12 settembre 2014 il Dipartimento della sanità e socialità del Cantone Ticino ha revocato per tempo indeterminato a A._ l'autorizzazione al libero esercizio della professione.\nB.\nDopo la reiezione di due precedenti richieste in tal senso, il 27 gennaio 2020 A._ ha nuovamente chiesto al Giudice dei provvedimenti coercitivi, sedente in materia di applicazione della pena, il suo trasferimento in sezione aperta e la concessione del primo congedo."} -{"id":"7e422510-760c-43df-a8ef-8dec8bbd1783","text":""} -{"id":"a1ef730e-e5b4-4a56-a4f0-d2db8f8d7a5f","text":""} -{"id":"2a438d65-a3e3-4c26-b697-6f8ec591d570","text":""} -{"id":"0eb1ca5f-62e4-49ac-be8a-199289e14917","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La cittadina della Serbia e Montenegro A.A._ (1967) è entrata in Svizzera il 21 novembre 1993 per vivere con il marito, suo connazionale dimorante nel cantone di Appenzello Esterno. A tal fine ha ottenuto un permesso di dimora annuale, in seguito regolarmente rinnovato. In patria, presso i suoi genitori, ha lasciato i figli C.A._ (1° febbraio 1986) e B.A._ (15 aprile 1990), nati da una precedente relazione coniugale. Dopo che l'11 maggio 1999 anche il secondo matrimonio è stato sciolto per divorzio, nel 2000 l'interessata si è trasferita nel Canton San Gallo e dal 1° settembre 2001 in Ticino.\nA. La cittadina della Serbia e Montenegro A.A._ (1967) è entrata in Svizzera il 21 novembre 1993 per vivere con il marito, suo connazionale dimorante nel cantone di Appenzello Esterno. A tal fine ha ottenuto un permesso di dimora annuale, in seguito regolarmente rinnovato. In patria, presso i suoi genitori, ha lasciato i figli C.A._ (1° febbraio 1986) e B.A._ (15 aprile 1990), nati da una precedente relazione coniugale. Dopo che l'11 maggio 1999 anche il secondo matrimonio è stato sciolto per divorzio, nel 2000 l'interessata si è trasferita nel Canton San Gallo e dal 1° settembre 2001 in Ticino.\nB. Con decisione del 15 febbraio 2002, non impugnata, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Canton Ticino ha respinto la richiesta di autorizzare l'entrata ed il soggiorno in Svizzera di C.A._ e B.A._, in ragione, tra l'altro, della tardività della domanda.\nB. Con decisione del 15 febbraio 2002, non impugnata, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Canton Ticino ha respinto la richiesta di autorizzare l'entrata ed il soggiorno in Svizzera di C.A._ e B.A._, in ragione, tra l'altro, della tardività della domanda.\nC. Ottenuto il permesso di domicilio il 21 novembre 2003, con istanza del 6 gennaio 2005 A.A._ ha nuovamente chiesto di poter essere raggiunta in Svizzera dal figlio B.A._. Il 23 febbraio seguente la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha rifiutato l'autorizzazione postulata, ritenendo la domanda tardiva e volta soltanto ad offrire migliori condizioni di vita al figlio. Impugnata dall'interessata, la risoluzione dipartimentale è stata confermata dapprima dal Consiglio di Stato, il 5 aprile 2005, e successivamente dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 24 maggio seguente.\nC. Ottenuto il permesso di domicilio il 21 novembre 2003, con istanza del 6 gennaio 2005 A.A._ ha nuovamente chiesto di poter essere raggiunta in Svizzera dal figlio B.A._. Il 23 febbraio seguente la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha rifiutato l'autorizzazione postulata, ritenendo la domanda tardiva e volta soltanto ad offrire migliori condizioni di vita al figlio. Impugnata dall'interessata, la risoluzione dipartimentale è stata confermata dapprima dal Consiglio di Stato, il 5 aprile 2005, e successivamente dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 24 maggio seguente.\nD. Il 1° luglio 2005 A.A._ ha interposto un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale, con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e la concessione dell'autorizzazione di soggiorno a favore del figlio. Censura la violazione dell'art. 17 della legge federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS; RS 142.20) e dell'art. 8 della Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101).\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale amministrativo si riconferma nella motivazione e nelle conclusioni della propria sentenza mentre il Consiglio di Stato e l'Ufficio federale della migrazione propongono di respingere il ricorso."} -{"id":"674aa951-a68f-4e86-9fbe-bedb6c428971","text":"Fatti:\nA.\nSulla particella n. 91 RFD di X._ sorge il Condominio B._, composto di 95 proprietà per piani. Ad A._ appartiene la proprietà per piani n. 4696 (pari a 172.07 millesimi).\nAll'assemblea generale ordinaria del 17 giugno 2011 i comproprietari hanno discusso del risanamento delle facciate dell'edificio e deciso di stanziare un credito per finanziare uno studio in base alla variante \"facciata a cappotto\" ed alla variante \"facciata ventilata\" (comportanti il rifacimento completo dei rivestimenti murari), mentre una terza modalità di intervento (limitata alla sostituzione delle piastrelle deteriorate e al cambio delle finestre) è stata scartata.\nAll'assemblea generale straordinaria del 17 aprile 2012 la richiesta di A._, in seguito anche riproposta da un'altra comproprietaria, di votare separatamente le due varianti di risanamento \"facciata a cappotto\" e \"facciata ventilata\" è stata respinta. La variante \"facciata ventilata\" ha poi raccolto 47 voti favorevoli (corrispondenti a 538.23 millesimi) e la variante \"facciata a cappotto\" 17 voti favorevoli (114.44 millesimi), mentre 6 comproprietari (200.87 millesimi) si sono opposti ad entrambe le varianti. Dato che il numero dei votanti, 70, non coincideva con il numero dei presenti o rappresentati, 72, l'amministratore ha proceduto ad un controllo nominale dei voti, constatando che la variante \"facciata ventilata\" aveva in realtà raccolto 49 voti favorevoli (538.23 millesimi) e che era così stata approvata a maggioranza qualificata (oggetto n. 3.2). I comproprietari hanno in seguito scelto con 51 voti favorevoli (corrispondenti a 459.18 millesimi), 6 contrari e 7 astenuti la variante \"serramenti in PVC\/alluminio\", mentre la variante \"serramenti in alluminio\" ha raccolto soltanto 8 voti (oggetto n. 3.2). I comproprietari hanno poi approvato con 67 voti favorevoli e 4 contrari le opere di prevenzione contro gli incendi (oggetto n. 3.2). Essi hanno infine deliberato con 63 voti favorevoli, 7 contrari e 1 astenuto un credito quadro di fr. 4'850'000.-- per il risanamento secondo la variante \"facciata ventilata\" con serramenti in PVC\/alluminio, compresa la sostituzione dell'impianto di riscaldamento e le opere di prevenzione contro gli incendi (oggetto n. 3.3), hanno approvato con 67 voti favorevoli e 4 contrari i criteri cui le ditte offerenti avrebbero dovuto sottostare (oggetto 3.4), hanno deciso con 68 voti favorevoli e 3 contrari di far eseguire i lavori sull'arco di un anno (oggetto 3.5), hanno affidato la direzione dei lavori con 65 voti favorevoli, 4 contrari e 1 astenuto all'ing. C._ (oggetto n. 3.6) e all'unanimità hanno rinviato a una prossima assemblea generale la decisione degli appalti alle ditte esecutrici (oggetto n. 3.7).\nDecaduto infruttuoso il tentativo di conciliazione, il 13 dicembre 2012 A._ ha convenuto la Comunione dei comproprietari del Condominio B._ dinanzi al Pretore del Distretto di Lugano per ottenere l'annullamento delle deliberazioni n. 3.2, 3.3, 3.4, 3.5 e 3.6. In via eventuale l'attore ha chiesto di accertare che egli non può essere tenuto a contribuire ai costi di risanamento se non limitatamente alla sua quota di 172.07 millesimi sulla base dei costi calcolati per la sostituzione delle piastrelle e subordinatamente sulla base dei costi della variante \"facciata a cappotto\". Con decisione 12 settembre 2016 il Pretore ha respinto la petizione.\nB.\nCon sentenza 21 febbraio 2018 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto l'appello intr odotto da A._ avverso la decisione pretorile.\nC.\nCon ricorso in materia civile 10 aprile 2018 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo, previa concessione dell'effetto sospensivo, di annullare le deliberazioni n. 3.2, 3.3, 3.4, 3.5 e 3.6 dell'assemblea condominiale del 17 aprile 2012 e di accertare che in futuro egli potrà \"essere unicamente chiamato a contribuire limitatamente alla sua quota di 172.07\/1000 ai costi per gli interventi di manutenzione (facciata cappotto) dell'immobile (...), che dovranno essere decisi convocando nuovamente l'assemblea condominiale \". In via subordinata ha postulato di rinviare la causa al Tribunale d'appello per nuovo giudizio.\nCon decreto 11 aprile 2018 al ricorso è stato conferito l'effetto sospensivo in via supercautelare. L'opponente si è opposta all'istanza di effetto sospensivo con osservazioni 25 aprile 2018, alle quali la ricorrente ha replicato con scritto 23 maggio 2018.\nNon sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"3c4bd95a-1b9e-4b5c-93e3-fb9eb4f55fc8","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 26 novembre 2004 A._, nato nel 1975, assicurato presso l'Istituto nazionale di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), è caduto nella vasca da bagno, procurandosi una distorsione alla spalla destra, contusioni alla testa, alla caviglia destra e ai gomiti.\nA.b. Il 7 agosto 2014 l'INSAI mediante decisione formale ha negato il versamento di una rendita di invalidità, raggiungendo l'incapacità al guadagno il 6.45%, ma ha concesso un'indennità per menomazione dell'integrità del 7.50%. Il 5 dicembre 2014 l'INSAI, statuendo su opposizione, ha confermato la precedente decisione, pur concludendo per un'incapacità al guadagno del 9.46%.\nB.\nIl 2 giugno 2015 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo che il giudizio impugnato sia annullato e che sia riconosciuta una rendita di invalidità dell'11%. Subordinatamente chiede il rinvio alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"0202bb2f-a039-4d26-af1e-16cccfc38b82","text":"Fatti:\nA.\nEntrata in Svizzera il 15 aprile 2005, A.A._, cittadina senegalese (1974), vi si è sposata il 17 maggio successivo con E.A._ (1939), cittadino svizzero, ragione per la quale le è stato rilasciato un permesso di dimora. L'11 aprile 2006 è arrivato suo figlio C._ (1994), che ha ottenuto il 12 maggio 2006 un permesso di dimora (ricongiungimento familiare). Il 9 ottobre 2006 il Pretore del Distretto di Vallemaggia ha autorizzato i coniugi A._ a vivere separati. Il 6 febbraio 2007 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha quindi revocato il permesso di dimora di A.A._ e del figlio C._, invitandoli a lasciare la Svizzera. La decisione è cresciuta in giudicato incontestata e l'istanza di restituzione in intero contro il lasso dei termini presentata dagli interessati è stata respinta il 6 giugno successivo. Nel frattempo A.A._ ha dato alla luce D._ (2007), presunto figlio di E.A._ e quindi considerato cittadino svizzero.\nDopo avere informato le autorità, il 18 giugno 2007, che si era riappacificato con la moglie, E.A._ è tornato a vivere con lei il 1° ottobre 2007. Il 15 luglio 2008 ha tuttavia comunicato alle autorità che voleva divorziare, motivo per cui nei confronti della consorte e del di lei figlio è stato riattivato il termine di partenza che era stato sospeso in seguito alla ripresa della convivenza.\nSennonché, avendo i coniugi A._ affermato di avere risolto le loro divergenze coniugali, il 22 gennaio 2009 la Sezione della popolazione ha rilasciato a A.A._ e al figlio C._ un nuovo permesso di dimora con effetto dal 1° gennaio 2009 e regolarmente rinnovato fino al 31 dicembre 2011. Il 18 agosto 2009 B._ (2004) ha raggiunto la madre A.A._ in Svizzera ove le è stato rilasciato un permesso di dimora (ricongiungimento familiare).\nIl 3 marzo 2010 il Pretore di Locarno-Città ha autorizzato i coniugi A._ a vivere separati e ha affidato D._ alla custodia della madre. Alla fine del mese di aprile 2010 E.A._ ha lasciato l'abitazione coniugale e il 12 agosto successivo ha presentato una domanda di disconoscimento di paternità nei confronti di D._, essendo venuto a conoscenza che il bambino non era suo figlio.\nIl 18 settembre 2012 la Pretura penale ha condannato A.A._ alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere di fr. 30.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, alla multa di fr. 100.-- e al versamento alla parte civile di fr. 2'139.05 a titolo di risarcimento delle pretese civili, in quanto colpevole di ripetuta ingiuria e ripetuta minaccia. Il 3 dicembre 2012 è stata disconosciuta la paternità di E.A._ nei confronti di D._, il quale ha di conseguenza perso la cittadinanza svizzera.\nB.\nNel frattempo, ossia il 5 dicembre 2011, la Sezione della popolazione ha revocato il permesso di dimora di A.A._ e, di riflesso quello dei figli B._ e C._. La decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato il 19 febbraio 2013 e in seguito dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 7 marzo 2014.\nPremesso che l'autorizzazione litigiosa era scaduta il 31 dicembre 2011, motivo per cui la causa andava esaminata unicamente dal profilo del rifiuto del rinnovo della stessa, la Corte cantonale ha ritenuto, in sintesi, che l'interessata non poteva appellarsi né all'art. 42 LStr (non vivendo più in comunione domestica con il marito dall'aprile 2010), né all'art. 50 cpv. 1 lett. a LStr (i consorti non avendo convissuto in maniera ininterrotta durante tre anni né mantenuto quando erano separati la comunione famigliare e non essendosi l'insorgente integrata con successo nel nostro Paese), né all'art. 50 cpv. 1 lett. b LStr (non essendo stata ella vittima di maltrattamenti e non apparendo la sua reintegrazione sociale nel paese d'origine fortemente compromessa). In ogni caso l'autorizzazione litigiosa non andrebbe prorogata perché sarebbero dati i motivi di estinzione di cui all'art. 51 cpv. 2 lett. a LStr. Infine anche il rientro in Patria dei figli B._ e C._ appariva esigibile, così come quello di D._, il quale avendo perso la cittadina svizzera in seguito all'azione in disconoscimento di paternità di E.A._, non fruiva più di un diritto di residenza in Svizzera.\nC.\nIl 14 aprile 2014 A.A._ ha presentato, a nome suo e dei suoi tre figli, un ricorso dinanzi al Tribunale federale, nel quale ritiene che la pronuncia contestata sia sproporzionata e ingiustificata, affermando di essersi integrata nel nostro Paese e lamentando che la situazione dei figli non sia stata sufficientemente considerata. Chiede inoltre che sia conferito effetto sospensivo al ricorso.\nIl Tribunale federale non ha ordinato uno scambio di allegati scritti."} -{"id":"cbef9550-0f17-42ad-87b7-89b480cd8f4b","text":"Fatti:\nA.\nAll'inizio del mese di giugno 2016, tre clienti hanno denunciato sottrazioni di importanti valori patrimoniali dalle loro cassette di sicurezza depositate presso B._SA ad X._. C._, titolare della società, ha indicato che delle stesse, aperte senza alcuna forzatura, si occupava A._. Sono poi seguite altre denunce. Il 21 luglio 2016 il Procuratore pubblico (PP) ha informato i due interessati dell'apertura di un procedimento penale nei loro confronti. Gli importi sottratti ammontano a CHF 655'800.--, Euro 985'000.--, USD 6'980.-- e un chilo e mezzo di oro.\nB.\nIl 12 dicembre 2016 sono stati spiccati due ordini di accompagnamento coattivo e di perquisizione e sequestro, per l'ipotesi di reato di ripetuto furto e, in un secondo tempo, di ripetuto riciclaggio di denaro per il tramite di una società, della quale gli interessati potrebbero essere azionisti. In parziale accoglimento della richiesta di carcerazione preventiva del PP, il 17 dicembre 2016 il Giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC), ritenuti gravi indizi di colpevolezza e ammesso il pericolo di fuga e di collusione con il coimputato, con riferimento al principio di proporzionalità ha ordinato la carcerazione dei due indagati per sei settimane, fino al 27 gennaio 2017, e non per tre mesi come postulato dal magistrato inquirente.\nC.\nIl 23 gennaio 2017 il PP ha chiesto una proroga della carcerazione per ulteriori due mesi. Con decisione del 1° febbraio 2017 il GPC non ha accolto la richiesta e ha ordinato la loro scarcerazione. Il PP ha impugnato questo giudizio dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), il cui Presidente con decisione supercautelare del 2 febbraio 2017 ha confermato la scarcerazione degli inquisiti. Con sentenza di merito del 27 marzo 2017 il reclamo inerente alla scarcerazione di A._ è poi stato respinto.\nD.\nAvverso questa decisione il PP presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullare la decisione presidenziale supercautelare e quelle della CRP e del GPC e di rinviare la causa per nuovo giudizio al GPC, subordinatamente alla CRP.\nIl GPC e la CRP si rimettono al giudizio del Tribunale federale. A._ propone di respingere il ricorso, mentre il ricorrente si riconferma nelle proprie conclusioni."} -{"id":"06f25907-334e-4de5-a112-6f2203c484ac","text":"Fatti:\nA. Nel 1984 A._ ha acquisito, in via successoria, il fondo part. n. 522 di Vezia, costituito da una superficie prativa di 386 m2. Nel 1990 ha poi comperato per fr. 60'000.-- la particella confinante n. 524, di 293 m2. I fondi sono situati ad ovest della Bolla di San Martino, un biotopo inserito nell'inventario dei siti di riproduzione degli anfibi di importanza nazionale e censito nell'inventario federale delle paludi di importanza nazionale.\nB. Il primo piano regolatore di Vezia, del 1965, inseriva gli attuali fondi part. n. 522 e 524 in zona edificabile estensiva. L'azzonamento è stato confermato nel maggio del 1973 nell'ambito della revisione del piano regolatore, in cui i fondi sono stati inclusi in zona R2, all'interno del perimetro del piano generale delle canalizzazioni (PGC). Dopo l'entrata in vigore della LPT, i fondi sono stati inseriti dall'autorità cantonale in una zona di pianificazione corrispondente al comprensorio della Bolla di San Martino, in applicazione del decreto esecutivo sull'ordinamento provvisorio in materia di pianificazione del territorio del 29 gennaio 1980 (DEPT).\nC. Il 5 dicembre 1989 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha approvato un nuovo piano regolatore comunale, che inseriva la Bolla di San Martino in una specifica zona di protezione gravata da appositi vincoli. La porzione occidentale delle particelle n. 522 e 524 è stata assegnata alla zona residenziale estensiva con regolamento speciale RU2s, mentre la parte orientale è stata inclusa nella zona di protezione della natura 2 della Bolla di San Martino, con il conseguente divieto di erigere costruzioni, pur essendo tale superficie computabile come edificabile ai fini del calcolo degli indici.\nD. Nel 1990 A._ ha chiesto al Municipio di Vezia il permesso di costruire sui suoi fondi due case di abitazione. Le domande di costruzione non hanno comportato il rilascio di licenze edilizie, l'autorità comunale avendo in particolare istituito nel 1991 una zona di pianificazione, la cui validità è stata prorogata dal Consiglio di Stato fino al 9 settembre 1995. Nel frattempo, il Municipio ha elaborato un progetto di piano particolareggiato della Bolla di San Martino, che nella seduta del 28 agosto 1995 il legislativo comunale ha tuttavia deciso di rinviare all'esecutivo, demandando al Cantone il compito di provvedere all'adozione delle relative misure di protezione.\nE. L'autorità cantonale ha quindi deciso di presentare un piano regolatore cantonale di protezione della Bolla di San Martino (PRCP-BSM) fondato sulle disposizioni del decreto legislativo sulla protezione delle bellezze naturali e del paesaggio, del 16 gennaio 1940 (DLBN) e del relativo regolamento di applicazione, del 22 gennaio 1974 (RDLBN). Tale piano, adottato dal Consiglio di Stato il 30 aprile 1997, prevedeva in particolare l'attribuzione integrale dei fondi part. n. 522 e 524 alla zona di protezione della natura ZPN 2, escludendovi ogni possibilità edificatoria. Contro il provvedimento pianificatorio, il proprietario ha adito l'allora Tribunale della pianificazione del territorio, che con sentenza del 19 agosto 1998 l'ha in sostanza confermato, riconoscendo tuttavia la possibilità di trasferire gli indici dei citati fondi su quelli retrostanti.\nF. Il 26 luglio 2001 A._ ha inoltrato al Tribunale di espropriazione una richiesta d'indennità per espropriazione materiale di fr. 288'575.--, oltre interessi, nei confronti del Comune di Vezia e dello Stato del Cantone Ticino. Ha pure chiesto il versamento di complessivi fr. 45'283.20, oltre interessi, a titolo di rimborso delle spese di progettazione e di perizia. Nell'ambito della procedura, gli enti pubblici hanno chiamato in causa la Confederazione Svizzera, che si era impegnata ad assumere una parte degli eventuali oneri espropriativi derivanti dal PRCP-BSM. Con sentenza del 19 ottobre 2007, il Tribunale di espropriazione ha parzialmente accolto la domanda, riconoscendo al proprietario un'indennità di fr. 350.-- il m2, oltre interessi, per l'espropriazione materiale dei fondi part. n. 522 e 524. L'indennizzo è stato posto a carico dei tre enti pubblici nella misura stabilita nel programma di realizzazione del piano cantonale di protezione. La prima istanza ha per contro respinto la richiesta di rifusione delle spese di progettazione e peritali.\nG. Contro la sentenza del Tribunale di espropriazione sia A._ sia gli enti pubblici hanno adito il Tribunale cantonale amministrativo, che con sentenza del 17 marzo 2011 ha respinto il ricorso del primo e accolto quelli dei secondi. La Corte cantonale ha quindi annullato il giudizio di primo grado, respingendo integralmente l'istanza di espropriazione materiale e ponendo a carico dell'istante le spese processuali e le ripetibili riconosciute alla Confederazione. Ha sostanzialmente rilevato che l'inserimento delle particelle n. 522 e 524 nella zona di protezione della natura ZPN 2 del PRCP-BSM costituiva un rifiuto di attribuirle alla zona edificabile ed ha negato che tale provvedimento realizzava gli estremi di un'espropriazione materiale.\nH. A._ impugna con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale questa sentenza, chiedendo di annullarla e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per una nuova decisione dopo avere riconosciuto l'esistenza di un caso di espropriazione materiale. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale e l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti.\nI. La Corte cantonale si riconferma nella sua sentenza, mentre la Confederazione Svizzera, lo Stato del Cantone Ticino e il Comune di Vezia chiedono di respingere il gravame.\nIl ricorrente si è espresso il 7 luglio 2011 sulle risposte degli enti pubblici."} -{"id":"0b2b7c47-0300-4cc6-9b00-29018f5ada3c","text":"Fatti:\nA.\nIl 23 settembre 2012 ha avuto luogo la votazione cantonale inerente, tra l'altro, al decreto legislativo concernente lo stanziamento di un credito di fr. 2'500'000.-- per la progettazione definitiva delle opere relative al semisvincolo N2 e del relativo posteggio d'attestamento a Bellinzona. Con decisione del 3 ottobre 2012, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ne ha proclamato i risultati. A favore del credito si sono espressi 42'181 votanti, contro 40'834.\nB.\nAvverso questa decisione, l'8 ottobre 2012 A._ ha inoltrato un ricorso al Gran Consiglio, chiedendo di annullare la votazione e di ripeterla, facendo valere che la campagna in favore del \"sì al semisvincolo\" sarebbe stata finanziata in maniera occulta con denaro pubblico. L'11 ottobre seguente, l'insorgente unitamente a dieci litisconsorti e al Comitato \"No al finanziamento occulto delle campagne politiche con soldi pubblici\", ha presentato un analogo ricorso al Gran Consiglio e uno al Tribunale cantonale amministrativo.\nC.\nCon giudizio del 2 novembre 2012 la Corte cantonale, ritenuta la propria incompetenza, ha dichiarato irricevibile l'ultimo ricorso. Anche il Parlamento, dopo aver proceduto a uno scambio di scritti, nell'ambito del quale sono risultati versamenti alla campagna pubblicitaria del sì da parte di alcuni Comuni e della Commissione regionale dei trasporti del Bellinzonese (CRTB) per un importo di fr. 97'900.--, con decisione del 28 gennaio 2013 ha accertato la propria incompetenza e ha dichiarato irricevibili i due ricorsi sottopostigli. Li ha quindi trasmessi d'ufficio al Tribunale federale (cause 1C_153\/2013 e 1C_154\/2013).\nD.\nContro queste due decisioni A._ e gli undici litisconsorti hanno presentato un ricorso al Tribunale federale. Con sentenza del 21 febbraio 2014, il Tribunale federale l'ha accolto in quanto ammissibile (causa 1C_187\/2013) e annullato la decisione del Gran Consiglio, rinviandogli al senso dei considerandi le cause 1C_153\/2013 e 1C_154\/2013 (RtiD II-2014 n. 1 pag. 3).\nE.\nCon decisione del 5 maggio 2014 il Parlamento cantonale ha dichiarato irricevibili i ricorsi dell'8 e 11 ottobre 2012 e li ha trasmessi, per competenza, al Tribunale cantonale amministrativo. Contro questa decisione A._ e litisconsorti hanno inoltrato sia un gravame alla Corte cantonale sia un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (causa 1C_255\/2014).\nCon decreto del 27 giugno 2014 il Presidente della I Corte di diritto pubblico ha conferito effetto sospensivo al gravame e ha sospeso la procedura fino all'emanazione del giudizio della Corte cantonale.\nF.\nIl 1° ottobre 2014 il Tribunale cantonale amministrativo, dopo un doppio scambio di scritti con il Parlamento, il Governo, la CRTB, l'ente regionale e i Municipi interessati, ha dichiarato irricevibile sia il ricorso individuale 8 ottobre 2012 di A._ sia quello dell'11 ottobre 2012 presentato con i litisconsorti, come pure quello da loro inoltrato il 23 maggio 2014 contro la nuova decisione granconsiliare del 5 maggio 2014.\nIl 9 ottobre 2014 la procedura nella causa 1C_255\/2014 è stata pertanto riattivata. La Corte cantonale rinvia ai motivi contenuti nella propria sentenza, mentre il Governo e il Parlamento chiedono di respingere il gravame.\nG.\nAnche avverso la sentenza 1° ottobre 2014 della Corte cantonale, A._ e i litisconsorti hanno presentato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (causa 1C_521\/2014). Chiedono di congiungere le procedure e, come nell'altro gravame, di accordare l'effetto sospensivo all'impugnativa; in via principale, postulano di rinviare gli atti al Gran Consiglio, affinché esamini il ricorso nel merito, subordinatamente di trasmetterli al Consiglio di Stato, in via ancor più subordinata di ordinare la ripetizione della votazione cantonale.\nCon decreto presidenziale del 2 dicembre 2014 anche a questo ricorso è stato conferito l'effetto sospensivo.\nLa Corte cantonale si riconferma nella decisione impugnata. Con scritto del 21 gennaio 2015 il Consiglio di Stato, per sé e in rappresentanza del Gran Consiglio, rinuncia a presentare osservazioni e si rimette al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"1d91605a-616f-47c6-b0aa-d2096c58c624","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza dell'11 ottobre 2017 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha respinto il gravame presentato da A._, rappresentato dal marito della titolare, B._ a X._, contro la risoluzione governativa del 20 aprile 2016 che confermava la materialità dell'infrazione rimproverata all'insorgente (inosservanza delle condizioni salariali nei confronti di una dipendente frontaliera) dall'Ufficio dell'ispettorato del lavoro del Dipartimento delle finanze e dell'economia con decisione 17 settembre 2014 e nel contempo ha ridotto a fr. 2'500.-- l'ammontare della multa inflittagli in applicazione dei combinati art. 1 cpv. 2 e 9 cpv. 2 lett. c LDist (RS 823.20) nonché dell'art. 3 lett. d RegLLDist-LLN (RL\/TI 10.1.1.5.1).\nB.\nIl 1° febbraio 2018 A._, patrocinato da due avvocati, ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che venga accertato che non ha violato le disposizioni legali determinanti.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"1cdfa38b-048f-4357-9212-a0068a73d36b","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A partire dal 1° aprile 1991 C._ ha condotto in locazione lo stabile D._, comprendente un ristorante con alloggio e bocciodromo nonché un'abitazione familiare, sito sulla part. n. YYY RFD di E._.\nLa locazione è formalmente giunta al termine il 31 dicembre 1996, a seguito della disdetta inoltrata il 22 aprile precedente dalla proprietaria A.A._, la cui validità è stata confermata dal Pretore della Giurisdizione di Locarno-Campagna con sentenza del 19 agosto 1999, passata in giudicato. C._ ha restituito l'ente locato alla fine del 1999.\nNel frattempo, con rogito del 31 luglio 1998 A.A._ ha donato il citato immobile al figlio B.A._, che le è quindi subentrato nel contratto di locazione.\nLa presente controversia trae origine dalle divergenze sorte fra le parti in merito alla liquidazione dei loro rapporti.\nLa presente controversia trae origine dalle divergenze sorte fra le parti in merito alla liquidazione dei loro rapporti.\nB. Con istanze del 15 ottobre 1999 e 9 maggio 2000 B.A._ (attore) ha adito la Pretura della Giurisdizione di Locarno-Campagna onde ottenere, in sostanza, il pagamento di complessivi fr. 81'000.--, oltre interessi, pari alle pigioni rimaste insolute da settembre 1998 a dicembre 1999. Il 27 ottobre 2000 egli ha avviato un'ulteriore procedura, volta ad ottenere l'autorizzazione per ripristinare lo stato anteriore del bocciodromo, trasformato in sala banchetti nel 1992, con accollo delle relative spese, di fr. 239'725.--, a C._ e riservate eventuali pretese per risarcimento danni ex .\nDal canto suo, C._ (convenuta) si è rivolta al giudice il 25 ottobre 1999, chiedendogli di pronunciare la condanna in solido di B.A._ ed A.A._ al pagamento di fr. 848'145.--, somma ridotta in sede conclusionale a fr. 435'100.--, corrispondente all'indennità per le migliorie apportate all'ente locato ().\nCongiunte le quattro cause per l'istruttoria e per il giudizio, il 21 dicembre 2001 il Pretore ha respinto tutte le domande salvo quella del 25 ottobre 1999, parzialmente accolta. Il giudice ha innanzitutto ammesso la pretesa avanzata da B.A._ per le pigioni impagate - precisando tuttavia che si trattava, in realtà, di un'indennità per occupazione dei locali senza contratto - dalla quale ha poi dedotto la garanzia versata dalla convenuta (fr. 20'000.--) e i relativi interessi (fr. 4'558.--), ottenendo un saldo di fr. 56'442.--. Questo importo è infine stato posto in compensazione con l'indennità spettante a C._ per le migliorie apportate all'ente locato, donde l'accoglimento della sua istanza limitatamente a fr. 378'658.--.\nCongiunte le quattro cause per l'istruttoria e per il giudizio, il 21 dicembre 2001 il Pretore ha respinto tutte le domande salvo quella del 25 ottobre 1999, parzialmente accolta. Il giudice ha innanzitutto ammesso la pretesa avanzata da B.A._ per le pigioni impagate - precisando tuttavia che si trattava, in realtà, di un'indennità per occupazione dei locali senza contratto - dalla quale ha poi dedotto la garanzia versata dalla convenuta (fr. 20'000.--) e i relativi interessi (fr. 4'558.--), ottenendo un saldo di fr. 56'442.--. Questo importo è infine stato posto in compensazione con l'indennità spettante a C._ per le migliorie apportate all'ente locato, donde l'accoglimento della sua istanza limitatamente a fr. 378'658.--.\nC. L'appello interposto da B.A._ ed A.A._ contro questa decisione è stato parzialmente accolto dalla II Camera Civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, la quale, il 6 novembre 2002, ha riformato il giudizio di primo grado riducendo la somma concessa alla convenuta a fr. 221'658.--, dedotti gli interessi al 5% dal 1° aprile 1999 su fr. 56'442.--.\nRiconosciutogli il diritto al pagamento delle \"pigioni rimaste insolute\" (fr. 56'442.--) con i relativi interessi, la Corte cantonale - dopo aver accertato che la modifica dell'ente locato era stata autorizzata per scritto - ha negato a B.A._ il permesso di ripristinare il bocciodromo, tale questione non essendo stata regolata in forma scritta. Di seguito, anche il Tribunale d'appello, come già il Pretore, ha ammesso la pretesa avanzata dalla convenuta, riducendola tuttavia a fr. 278'100.--, dal ché la diminuzione dell'indennità a fr. 221'658.--.\nRiconosciutogli il diritto al pagamento delle \"pigioni rimaste insolute\" (fr. 56'442.--) con i relativi interessi, la Corte cantonale - dopo aver accertato che la modifica dell'ente locato era stata autorizzata per scritto - ha negato a B.A._ il permesso di ripristinare il bocciodromo, tale questione non essendo stata regolata in forma scritta. Di seguito, anche il Tribunale d'appello, come già il Pretore, ha ammesso la pretesa avanzata dalla convenuta, riducendola tuttavia a fr. 278'100.--, dal ché la diminuzione dell'indennità a fr. 221'658.--.\nD. Contro questa pronunzia B.A._ ed A.A._ sono insorti dinanzi al Tribunale federale, il 9 dicembre 2002, sia con ricorso di diritto pubblico che con ricorso per riforma, postulando - con entrambi i rimedi - l'annullamento e la modifica della sentenza cantonale nel senso di accogliere integralmente il loro appello e, di conseguenza, ammettere tutte le pretese da loro avanzate in prima istanza e respingere quelle della controparte.\nNella risposta al ricorso per riforma, del 4 febbraio 2003, C._ ha chiesto, in via principale, di dichiarare il gravame irricevibile; in via subordinata ne ha proposto la reiezione."} -{"id":"1e5a9b4e-1b52-469f-960c-c58d085c910e","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino italiano nato in Svizzera nel 1964, ha vissuto nel nostro Paese fino al 24 gennaio 1993, data alla quale si è trasferito negli Stati Uniti. Il 19 settembre 2005, l'interessato è rientrato in Svizzera ed è stato posto a beneficio di un permesso di dimora UE\/AELS, rinnovato in seguito fino al 18 settembre 2015. Il 30 marzo 2012, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino (di seguito: la Sezione della popolazione) ha tuttavia rifiutato di rilasciare ad A._ un'autorizzazione di domicilio UE\/AELS, a motivo dei debiti accumulati da quest'ultimo.\nSul piano professionale, A._ ha intrapreso nell'aprile 2006 un'attività in proprio nel ramo della ristorazione, che ha preso fine a dicembre 2009. Dal 1o novembre 2010 al 31 dicembre 2013, l'interessato ha lavorato come dipendente presso un esercizio pubblico di X._. Ha in seguito percepito, da marzo 2014 a ottobre 2015, delle indennità di disoccupazione. Da maggio 2016, A._ dipende dall'aiuto sociale; alla fine di maggio 2018, il suo debito nei confronti dello Stato ammontava a fr. 52'717.60. L'interessato è celibe e senza figli.\nB.\nIl 18 settembre 2015, A._ ha sollecitato il rinnovo del proprio permesso di dimora UE\/AELS. Con decisione del 14 luglio 2016, la Sezione della popolazione ha respinto la domanda, assegnando al contempo all'interessato un termine per lasciare la Svizzera. Su ricorso, tale provvedimento è stato confermato sia dal Consiglio di Stato (30 novembre 2016) che dal Tribunale amministrativo (11 ottobre 2018) del Cantone Ticino. I Giudici cantonali hanno ritenuto, in sostanza, che A._ non poteva invocare l'ALC, in quanto tale accordo non si applicava alla sua situazione, e che la decisione contestata era giustificata sotto il profilo del diritto interno (in particolare sotto l'angolo degli art. 33 e 62 LStrI), conforme al principio di proporzionalità e rispettosa dell'art. 8 CEDU.\nC.\nIl 19 novembre 2018, A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui postula, protestate tasse, spese e ripetibili, la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo dell'11 ottobre 2018 nel senso che il suo permesso di dimora UE\/AELS sia rinnovato. In via subordinata, A._ chiede l'annullamento della sentenza dell'11 ottobre 2018 precitata e il rinvio degli atti al Tribunale amministrativo per nuovo giudizio ai sensi dei considerandi.\nLa Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. La Sezione della popolazione ha chiesto il rigetto del gravame. La Segreteria di Stato della migrazione ha presentato delle osservazioni e proposto la reiezione del ricorso. Il Governo ticinese si è invece rimesso al giudizio di questa Corte. Il ricorrente ha replicato.\nCon decreto presidenziale del 26 novembre 2018 è stato concesso l'effetto sospensivo al ricorso relativamente all'obbligo fatto ad A._ di lasciare la Svizzera.\nL'11 febbraio 2021, l'insorgente ha trasmesso al Tribunale federale un nuovo documento."} -{"id":"1c632759-03e8-40da-aa94-708b1e317e00","text":"Fatti:\nA.\nNel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino del 6 maggio 2014 (n. 25\/2014 pag. 220 e segg.) è stato pubblicato il decreto legislativo con il quale è stata decretata l'aggregazione dei Comuni di Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e dei territori in Valle dei Comuni di Cugnasco-Gerra e di Lavertezzo in un nuovo Comune denominato Verzasca, a far tempo dalla costituzione degli organi comunali (art. 1 cpv. 1 primo periodo) : da questa data, dai Comuni di Cugnasco-Gerra e di Lavertezzo vengono separati i loro territori in Valle (secondo periodo). Sia il nuovo Comune di Verzasca sia quelli nuovi di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo fanno parte del Distretto di Locarno e sono assegnati al Circolo della Verzasca (art. 2).\nB.\nIl Comune di Lavertezzo impugna questo decreto con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, in via preliminare di trasmetterlo a un'autorità giudiziaria cantonale con piena facoltà di cognizione e nel merito di annullarlo.\nCon decreto presidenziale del 27 giugno 2014 al ricorso è stato conferito effetto sospensivo.\nIl Comune di Cugnasco-Gerra informa di non esprimersi sul ricorso, gli altri Comuni non si sono espressi, mentre il Consiglio di Stato, per sé e in rappresentanza del Gran Consiglio, propone di respingerlo in quanto ammissibile. In replica il ricorrente si conferma nelle proprie allegazioni e conclusioni addotte contro la separazione coatta dal suo territorio in Valle, come il Governo con duplica del 21 ottobre 2014."} -{"id":"0034ed6c-76ee-4480-b13c-60a88b01fb47","text":"Fatti:\nA.\nL'8 settembre 2017 A._, nato nel 1955, carpentiere dipendente e perciò assicurato presso l'INSAI, è caduto da un tetto e ha riportato un trauma contusivo-distorsivo alla spalla destra. L'INSAI ha assunto il caso. Tuttavia, con decisione del 22 gennaio 2019, confermata su opposizione il 5 aprile 2019, l'INSAI ha negato il diritto a una rendita a fronte di un grado di invalidità inferiore alla soglia minima legale e ha assegnato un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) del 15%.\nB.\nCon giudizio del 20 novembre 2019 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha accolto il ricorso di A._, ha annullato la decisione su opposizione e ha condannato l'INSAI a versare all'assicurato una rendita di invalidità del 12%.\nC.\nL'INSAI presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale chiedendo l'annullamento del giudizio cantonale e la conferma della decisione su opposizione.\nChiamati ad esprimersi sul ricorso A._ ha postulato la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"b8ed65e9-92f3-425d-93c2-57df530996d4","text":"Fatti:\nA.\nC._, direttore della A._AG con sede nel principato del Liechtenstein e titolare della ditta individuale D._ con sede in Austria, è entrato in contatto nel 2008 con E._, rappresentante della succursale di Massagno della B._SA, Lussemburgo. A seguito della sua attività di consulente C._ ha emesso fatture per complessivi euro 56'591.73 sia per mezzo della A._AG che della sua ditta individuale. Poiché tali fatture non sono state pagate, la A._AG ha escusso sia la B._SA che E._.\nB.\nCon petizione 23 febbraio 2012 la A._AG, a cui la D._ aveva nel frattempo ceduto le proprie pretese, ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore del distretto di Lugano la B._SA, chiedendo la condanna di quest'ultima al pagamento di euro 56'591.73 e il rigetto dell'opposizione interposta al relativo precetto esecutivo. Il Pretore ha accolto l'azione con sentenza 3 settembre 2013.\nC.\nIn accoglimento dell'appello della B._SA, la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha invece, con sentenza 26 agosto 2015, dichiarato la petizione inammissibile perché, avendo l'attrice avviato la procedura giudiziaria senza avere proposto una procedura di conciliazione, manca una valida autorizzazione ad agire ai sensi dell'.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 30 settembre 2015 la A._AG postula la riforma della sentenza impugnata nel senso che la petizione sia dichiarata ricevibile e la causa rinviata all'autorità inferiore per giudizio nel merito e reiezione dell'appello proposto dalla B._SA. Afferma che avendo la convenuta sede all'estero era applicabile l', indipendentemente dall'esistenza di una succursale in Svizzera. A titolo subordinato sostiene che la sentenza impugnata sarebbe arbitraria anche nei suoi effetti, atteso che in concreto non potrebbero essere raggiunte le finalità perseguite dal legislatore con l'adozione dell'. La pronunzia di ultima istanza cantonale sarebbe anche contraria alla buona fede, al principio della celerità e costituirebbe un formalismo eccessivo.\nCon osservazioni 4 novembre 2015 la B._SA afferma che \" il costrutto logico giuridico del Tribunale di appello non si presta a censure di sorta \"."} -{"id":"121d63d9-473c-46d8-b284-6b3b8e96f616","text":"Fatti:\nA.\nIl 22 dicembre 1999 A._ ha aperto una relazione bancaria presso la B._ SA comprendente un deposito titoli e un conto di risparmio sul quale ha versato in varie tappe la somma totale di fr. 570'000.--. La sua persona di riferimento presso la banca era C._. Questi, dal luglio 2000 fino al 2003, ha effettuato senza autorizzazione diverse operazioni di addebito e di accredito, di acquisto e vendita di titoli nonché su derivati, falsificando la firma del cliente o comunque a sua insaputa. Le trattative per una soluzione stragiudiziale non sono andate in porto, nonostante lo storno da parte della banca di diverse operazioni illecite. Il 16 dicembre 2004 A._, dopo avere venduto i titoli in deposito, ha chiuso il conto e prelevato il saldo di fr. 93'130.65.\nIl 13 luglio 2006 la Corte delle assise criminali di Lugano ha condannato C._ a 2 anni e 10 mesi di reclusione per truffa e falsità in documenti in relazione alle malversazioni effettuate ai danni di diversi clienti della banca, tra i quali A._, le cui pretese di risarcimento sono state rinviate al foro civile.\nB.\nCon petizione dell'8 maggio 2006 A._ ha chiesto al Pretore di Bellinzona di condannare la B._ SA a pagargli fr. 476'869.35, la differenza tra la somma di fr. 570'000.-- versata sul conto e l'importo di fr. 93'130.65 incassato alla chiusura. L'attore ritiene la banca responsabile del danno causatogli dal dipendente per tutte le operazioni eseguite senza il suo consenso. La B._ SA si è opposta all'azione obiettando che i prelievi eseguiti con firme false erano già stati stornati, mentre le operazioni su titoli e derivati erano state volute dal cliente, il quale ne doveva sopportare i rischi.\nIl Pretore ha respinto la petizione con decisione del 15 giugno 2009, confermata su appello di A._ il 23 novembre 2011 dalla II Camera civile del Tribunale di appello ticinese. Il ricorso in materia civile proposto da A._ contro tale sentenza è stato accolto con giudizio del 30 agosto 2012 (causa 4A_22\/2012) dal Tribunale federale, che ha ritornato la causa all'autorità inferiore per nuovo giudizio nel senso che si dirà.\nC.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello si è pronunciata il 7 ottobre 2013, respingendo ancora l'appello.\nA._ insorge di nuovo davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile dell'8 novembre 2013. In via principale chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che la B._ SA sia condannata a pagargli fr. 436'869.35; subordinatamente postula che la causa sia rinviata all'autorità cantonale affinché statuisca di nuovo nel senso dei considerandi; il tutto con carico all'opponente di spese e ripetibili delle sedi cantonali e federale. L'opponente propone di respingere il ricorso e di confermare i giudizi delle due istanze inferiori con risposta del 24 gennaio 2014.\nA._ ha replicato spontaneamente il 12 febbraio 2014; la B._ SA ha confermato la propria risposta con lettera del 27 febbraio 2014. L'autorità cantonale non si è pronunciata."} -{"id":"401a90cf-3125-4728-addf-833b24d326ce","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito di un procedimento in materia di imposta cantonale e imposta federale diretta concernente B.B._, deceduto l'8 maggio 2005, di cui non occorre rievocare ogni fase in questa sede, la Camera di diritto tributario del Tribunale di appello del Cantone Ticino, con un unico giudizio del 9 ottobre 2019 ha dichiarato irricevibile il ricorso esperito da A._ (moglie) e C.B._ (figlio), eredi del de cujus, in quanto rivolto contro la decisione su reclamo emessa il 28 novembre 2018 dall'Ufficio circondariale di tassazione Lugano concernente il periodo fiscale 2003 e l'ha respinto in quanto presentato contro le due decisioni su reclamo emesse il 13 giugno 2019 dal citato ufficio relative ai periodi fiscali 2004 e 2005. Per quanto concerne il periodo fiscale 2003 la Camera di diritto tributario ha rilevato, in sintesi, che il gravame andava dichiarato irricevibile per due distinti motivi, in primo luogo perché era tardivo, in secondo luogo perché non era motivato. Con riferimento ai periodi fiscali 2004 e 2005 la Corte cantonale ha osservato, in sostanza, che si trattava di tassazioni d'ufficio emesse nell'ambito di una successione fiscale, di cui la manifesta inesattezza, unico motivo per il quale potevano essere impugnate, non era stata dimostrata dagli insorgenti.\nB.\nA._, per sé e in rappresentanza del figlio C.B._, ha presentato al Tribunale federale un ricorso datato 7 novembre 2019 e spedito l'8 novembre successivo, contro la sentenza d'inammissibilità pronunciata dalla Camera di diritto tributario, adducendo che la stessa conterrebbe numerose inesattezze.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"7817c731-cccc-4d9c-b23f-8c32c4d88843","text":"Fatti:\nA.\nNel dicembre 2016 i coniugi A.A._ e B.A._ hanno avviato una causa civile contro C._, che nel 2009 aveva venduto loro una quota di comproprietà per piani di un condominio e fatto spiccare contro di lui un precetto esecutivo per CHF 100'000.--. Hanno inoltre sporto una denuncia penale nei suoi confronti per truffa, danno patrimoniale procurato con astuzia, coazione, violazione delle regole dell'arte edilizia e conseguimento fraudolento di una falsa attestazione. Il procedimento penale si è concluso con l'emanazione di un decreto di non luogo a procedere del 19 gennaio 2017.\nB.\nIl 6 marzo 2017 C._ ha sporto denuncia penale contro i coniugi A._, per i reati di denuncia mendace, sviamento della giustizia, diffamazione, calunnia, ingiuria e tentata coazione. Il Procuratore pubblico (PP) Paolo Bordoli ha citato il denunciante a comparire per interrogarlo in qualità di accusatore privato e dapprima in veste di imputato A.A._.\nC.\nIn seguito, il PP ha trasmesso alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) un'istanza del 26 maggio 2017 di A.A._ che ne chiedeva la ricusa per conflitto d'interesse con il patrocinatore della controparte, per manifesta inimicizia e per pretesa violazione del principio della parità di trattamento, tra l'altro, poiché l'invito alla sua verbalizzazione non è stato indirizzato pure alla moglie, coimputata. Il 2 ottobre 2017 la CRP ha respinto l'istanza di ricusazione.\nD.\nCon un unico allegato del 20 ottobre 2017, definito \"ricorso simultaneo\", A.A._ ha impugnato, oltre a decisioni emanate in diverse date da altre autorità ticinesi (vedi al riguardo cause 2C_920\/2017 del 2 novembre 2017, 5D_209 e 210\/2017 del 20 novembre 2017, 6B_1234, 1235 e 1236\/2017 del 6 dicembre 2017), la predetta decisione della CRP dinanzi al Tribunale federale, senza formulare precise domande di giudizio e rinnovando una richiesta d'indennizzo sulla base della LAV e di fr. 120'000.-- per torto morale.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"0971ba0c-d415-40d2-994a-664798e216b0","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La Procura della Repubblica italiana presso il Tribunale di Bari, Direzione Distrettuale Antimafia, ha presentato il 23 aprile 1997 all'Autorità svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria in un procedimento penale per associazione di stampo mafioso e riciclaggio di denaro proveniente dal traffico internazionale di armi e di sostanze stupefacenti nonché da estorsioni, aperto a carico di Z._ e di altri imputati.\nMediante complemento del 19 febbraio 2001 la stessa Procura ha chiesto, tra l'altro, di eseguire perquisizioni e sequestri presso la A._ SA, la B._ SA, la C._ SA e la D._ SA, riconducibili all'indagato T._.\nMediante complemento del 19 febbraio 2001 la stessa Procura ha chiesto, tra l'altro, di eseguire perquisizioni e sequestri presso la A._ SA, la B._ SA, la C._ SA e la D._ SA, riconducibili all'indagato T._.\nB. Con ordinanza di entrata in materia del 26 febbraio 2001 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui l'allora Ufficio federale di polizia, ora Ufficio federale di giustizia (UFG), aveva delegato l'esecuzione della rogatoria, ha ordinato l'esecuzione della misura di assistenza, che ha avuto luogo lo stesso giorno presso lo studio fiduciario di Chiasso di S._. Il MPC, con decisione di chiusura del 30 luglio 2003, ha ordinato la trasmissione all'Italia degli atti.\nB. Con ordinanza di entrata in materia del 26 febbraio 2001 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui l'allora Ufficio federale di polizia, ora Ufficio federale di giustizia (UFG), aveva delegato l'esecuzione della rogatoria, ha ordinato l'esecuzione della misura di assistenza, che ha avuto luogo lo stesso giorno presso lo studio fiduciario di Chiasso di S._. Il MPC, con decisione di chiusura del 30 luglio 2003, ha ordinato la trasmissione all'Italia degli atti.\nC. S._ impugna la decisione con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rifiutare la trasmissione dei rapporti di esecuzione del 26 febbraio e dell'8 marzo 2001, nonché dei documenti sequestrati.\nIl MPC e l'UFG chiedono di respingere il ricorso in quanto ammissibile."} -{"id":"202b20c7-1ff2-4ae3-baf8-6acfedb25a9b","text":"Fatti:\nA.\nLa B._ SA ha sottoscritto il 29 giugno 2011 un accordo con la A._ SA intitolato Business Consultancy Agreement (in seguito: BCA). Da tale contratto risulta che la C._ SA è interessata all'acquisto di un ulteriore pacchetto di azioni della società D._. Il 6 luglio 2011 la B._ SA e la A._ SA hanno firmato un altro accordo intitolato Due Diligence and Advisory Services Agreement (in seguito: DDASA). Entrambe le convenzioni contengono una clausola compromissoria.\nL'8 novembre 2012, fondandosi sui predetti accordi, la B._ SA ha depositato una richiesta d'arbitrato e ha domandato di condannare la A._ SA a pagarle fr. 655'992.--. Nella risposta 24 dicembre 2012 quest'ultima ha contestato la competenza arbitrale.\nCon lodo incidentale del 6 maggio 2013 l'arbitra unica ha riconosciuto la propria competenza a statuire sulla domanda inoltrata nei confronti della A._ SA. Dopo aver constatato l'esistenza di una valida clausola compromissoria, ha ritenuto infondata l'obiezione della convenuta di aver unicamente agito quale rappresentante di C._ SA e di quindi non essere parte ai menzionati accordi. Ha infine considerato che nemmeno l'impegno menzionato nei contratti di risolvere bonalmente eventuali controversie è un ostacolo alla procedura arbitrale.\nB.\nCon ricorso in materia civile del 6 giugno 2013 la A._ SA chiede al Tribunale federale di annullare il lodo arbitrale incidentale. Lamenta che l'arbitra unica avrebbe messo a suo carico l'onere di provare di non essere una parte contrattuale e assevera di aver sempre solo agito quale rappresentante della C._ SA. Sostiene che la conclusione a cui è giunto il lodo non solo ignora le finalità e il tenore dei due contratti, ma pure gli scopi societari della A._ SA e della C._ SA. Ritiene che nemmeno il fatto di essere la destinataria delle fatture e di aver effettuato dei pagamenti la faccia divenire parte ai contratti, la cui interpretazione non tiene nemmeno conto del comportamento adottato dopo la loro firma e del fatto che in virtù dell' non è il rappresentante, ma il rappresentato a diventare creditore. Infine, a titolo subordinato, fa valere che l'arbitra avrebbe pure misconosciuto la portata dell'accordo di risolvere bonalmente le dispute attinenti ai menzionati contratti.\nCon scritto del 19 agosto 2013 l'arbitra unica ha rinunciato a determinarsi, mentre con risposta 5 settembre 2013 la B._ SA propone la reiezione del ricorso.\nLe parti hanno spontaneamente proceduto a un secondo scambio di scritti con replica dell'8 ottobre 2013 e duplica del 6 novembre 2013."} -{"id":"0eb3fddd-4abf-4985-98a9-bc86b60e3a7f","text":"Fatti:\nA.\nIl 21 novembre 2011 S._, nato nel 1964 e da ultimo attivo in qualità di operaio meccanico, ha presentato una domanda di prestazioni AI. Mediante decisione del 12 febbraio 2013, preavvisata il 22 novembre 2012, l'Ufficio AI (UAI) del Cantone Ticino ha respinto la richiesta per carenza di invalidità di grado pensionabile.\nB.\nL'assicurato si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino al quale ha chiesto di rinviare gli atti all'amministrazione per complemento istruttorio e riconoscimento di almeno una mezza rendita.\nPer pronuncia del 25 novembre 2013 la Corte cantonale ha accolto il ricorso nel senso che ha annullato la decisione amministrativa e ha riconosciuto un quarto di rendita dal 1° marzo 2012. Accertata una (in) capacità lavorativa residua del 50% per cause psichiatriche (sindrome depressiva ricorrente con episodio di media gravità: ICD-10: F 33.1) dal mese di marzo 2011, il giudice di prime cure ha stabilito un grado d'invalidità del 46% e il diritto alla prestazione parziale trascorso l'anno di attesa.\nC.\nL'UAI ha presentato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale al quale, in via principale, chiede di annullare il giudizio cantonale e di confermare la propria decisione amministrativa, mentre in via subordinata domanda che il quarto di rendita sia tutt'al più versato dal 1° maggio 2012, ossia sei mesi dopo la rivendicazione del diritto a prestazioni.\nL'assicurato propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali non si è determinato."} -{"id":"0dfc7113-bbc3-4800-8dd7-bb2f06f6e231","text":""} -{"id":"10d728ea-5db2-44ed-8a14-565d1538beea","text":""} -{"id":"69b40f3c-b77b-4d97-bb97-2d66edeac614","text":"Fatti:\nA.\nB._ e C._ sono comproprietari di due fondi terrazzati siti nel Comune di Ronco s\/Ascona, inseriti nella zona residenziale estensiva, sui quali sorge una grande villa e un'autorimessa. L'11 settembre 2015 hanno inoltrato al Municipio una domanda di costruzione volta alla loro demolizione, all'edificazione di uno stabile di due appartamenti (casa degli ospiti) e di una villa, strutturata su due livelli fuori terra e uno interrato, con tetto sagomato come una foglia, con un padiglione esterno, destinati a residenza primaria. Una perizia geologica preliminare conferma la fattibilità del progetto, al quale si è opposta A._, proprietaria di due fondi ubicati immediatamente a valle, adducendo un inserimento inadeguato delle previste opere nel paesaggio e il rischio di smottamento del versante. Il 27 novembre 2015 gli istanti hanno presentato una variante. Il 17 dicembre successivo il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia con le modifiche apportate con la variante.\nB.\nIl 21 dicembre 2016 il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso della vicina. Il Tribunale cantonale amministrativo, statuendo il 2 marzo 2018, ha respinto in quanto ricevibile un gravame di quest'ultima.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, ordinata la produzione dell'incarto cantonale, di annullarla unitamente alla licenza edilizia, subordinatamente di rinviare la causa all'istanza precedente per nuovo giudizio, più subordinatamente ancora al Municipio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiesto l'incarto cantonale."} -{"id":"0ffa1305-ee3c-437c-b71c-34d7905960ca","text":"Fatti:\nA. Con decisione del 2 giugno 2006 la Sezione della circolazione, fondandosi su un rapporto di contravvenzione della polizia comunale di Lugano, aveva inflitto a A._ una multa di fr. 250.--, per aver abbordato una curva piegante a sinistra a velocità inadeguata e pericolosa, producendo un rumore evitabile per lo stridere dei copertoni. Adito dall'interessato, il presidente della Pretura penale, negata, sulla base di un apprezzamento anticipato delle prove, la richiesta di allestire una perizia sulla possibilità di far stridere le gomme della vettura, ne aveva respinto il ricorso mediante decisione del 6 agosto 2007, cresciuta in giudicato. Egli aveva ritenuto che la versione addotta dall'insorgente non faceva sorgere ragionevoli dubbi circa la fondatezza dell'addebito mossogli dagli agenti denuncianti.\nB. Il 28 settembre 2007 A._ ha presentato al presidente della Pretura penale un'istanza di revisione, fondata sulla rifiutata perizia, fatta allestire in seguito e prodotta dall'interessato. L'istanza è stata respinta con giudizio del 27 ottobre 2008.\nC. Avverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia penale e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di accogliere la domanda di revisione e di annullare la decisione della Sezione della circolazione, di scagionarlo da ogni accusa e di abbandonare ogni procedimento nei suoi confronti e, in via subordinata, di rinviare la causa all'autorità inferiore per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni ai gravami."} -{"id":"1355a82d-9633-437a-9858-dbb45d54fbf7","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 21 maggio 2001 la Procura militare della Repubblica presso il Tribunale militare di Torino ha presentato alla Svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria. Essa tendeva all'accertamento di conti intestati, nell'UBS SA di Melide e di Bissone, a X._, maresciallo dell'Arma dei Carabinieri; la domanda mirava pure ad accertare i prelevamenti avvenuti tra il 1° aprile e il 31 maggio 2000. L'Autorità richiedente intendeva in effetti verificare se l'interessato avesse indebitamente utilizzato un veicolo di servizio per recarsi, durante gli orari di lavoro, da Campione d'Italia a Bissone o a Melide per effettuare, allo sportello Bancomat, prelevamenti privati; il 16 luglio 2001 l'Autorità ha precisato di procedere per il reato di appropriazione indebita pluriaggravata secondo il codice penale militare di pace, corrispondente all'analogo reato contro il patrimonio previsto dal diritto comune.\nA. Il 21 maggio 2001 la Procura militare della Repubblica presso il Tribunale militare di Torino ha presentato alla Svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria. Essa tendeva all'accertamento di conti intestati, nell'UBS SA di Melide e di Bissone, a X._, maresciallo dell'Arma dei Carabinieri; la domanda mirava pure ad accertare i prelevamenti avvenuti tra il 1° aprile e il 31 maggio 2000. L'Autorità richiedente intendeva in effetti verificare se l'interessato avesse indebitamente utilizzato un veicolo di servizio per recarsi, durante gli orari di lavoro, da Campione d'Italia a Bissone o a Melide per effettuare, allo sportello Bancomat, prelevamenti privati; il 16 luglio 2001 l'Autorità ha precisato di procedere per il reato di appropriazione indebita pluriaggravata secondo il codice penale militare di pace, corrispondente all'analogo reato contro il patrimonio previsto dal diritto comune.\nB. Con decisione di entrata in materia del 7 agosto 2001 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP), ritenuta ammissibile la domanda, anche dal profilo dei principi della proporzionalità e della doppia punibilità, ha ordinato alla banca d'individuare eventuali conti intestati a X._ e di trasmettergli i giustificativi dei prelevamenti effettuati nell'indicato periodo. Mediante decisione di chiusura del 31 agosto 2001 il PP ha infine ordinato la trasmissione all'Autorità richiedente della documentazione consegnatagli dalla banca, previa cancellazione degli importi.\nL'UBS SA si è aggravata dinanzi alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) che, con giudizio del 30 luglio 2002, ha accolto il ricorso, respinto la rogatoria e annullato le decisioni del PP, invitandolo a restituire alla banca la documentazione.\nL'UBS SA si è aggravata dinanzi alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) che, con giudizio del 30 luglio 2002, ha accolto il ricorso, respinto la rogatoria e annullato le decisioni del PP, invitandolo a restituire alla banca la documentazione.\nC. Avverso questa decisione l'Ufficio federale di giustizia (UFG) presenta un ri-corso di diritto amministrativo al Tribunale federale chiedendo di annullarla. Rimprovera alla Corte cantonale di avere riconosciuto a torto la legittimazione a ricorrere.\nL'UBS SA propone di respingere il gravame."} -{"id":"6ad30a2f-e089-4c4b-a185-bf9e4df31358","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 12 ottobre 2010 A._ ha denunciato il furto del veicolo di cui il fratello, B._, risultava essere il detentore formale. Precisando di essere egli stesso a utilizzare l'autovettura e a pagare le rate del leasing, spiegava che il fratello fungeva da \"prestanome\" perché, essendo questi di nazionalità svizzera, il premio assicurativo era inferiore. Questa sua posizione è stata confermata nel verbale di polizia del 20 ottobre 2010. Interrogato come testimone dalla polizia già il 13 ottobre 2010, B._ ha sostanzialmente confermato il contenuto della denuncia del fratello.\nA.b. Il 14 febbraio 2014, nell'ambito della vertenza civile tra B._ e la compagnia assicurativa in merito al risarcimento del veicolo, A._, in qualità di teste, dichiarava dinanzi al Pretore l'esatto contrario di quanto riferito in polizia, affermando che il reale detentore dell'autovettura era il fratello che la utilizzava e ne pagava le rate del leasing.\nB.\nIn seguito alla segnalazione del Pretore su una possibile commissione del reato di falsa testimonianza, il Ministero pubblico ha aperto un procedimento penale nei confronti di A._. Con decreto di accusa del 19 novembre 2015 lo ha riconosciuto colpevole di falsa testimonianza, per avere in data 14 febbraio 2014, in qualità di testimone nell'ambito del procedimento civile dinanzi alla Pretura di Lugano, dopo essere stato reso edotto delle conseguenze penali dell', dichiarato intenzionalmente e contrariamente al vero che l'automobile oggetto del furto non era sua, bensì di suo fratello. A._ ha interposto opposizione.\nC.\nCon sentenza del 1° dicembre 2016 il Giudice della Pretura penale ha dichiarato A._ autore colpevole di falsa testimonianza e lo ha condannato alla pena pecuniaria di 25 aliquote giornaliere di fr. 30.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, nonché alla multa di fr. 150.-- e al pagamento di tasse e spese di giustizia, rinunciando a revocare la sospensione condizionale di una precedente pena pecuniaria.\nD.\nAdita dal condannato, con sentenza del 24 luglio 2017 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ne ha respinto l'appello e ha confermato sia la condanna sia la pena pronunciate in prima istanza.\nE.\nAvverso questo giudizio, A._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando il suo proscioglimento dall'accusa di falsa testimonianza con protesta di spese e tassa di giustizia per tutti i gradi di giudizio e il beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"01728481-2898-4957-8c03-f8e0e6878f1e","text":"Fatti:\nA.\nA.a. In seguito all'aggressione commessa il 28 giugno 2006 nei confronti di B._, A._ è stato condannato, con decreto di accusa del 4 giugno 2009, per i reati di minaccia e vie di fatto a una pena pecuniaria e a una multa.\nA.b. Previo tentativo di conciliazione B._ ha chiesto al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord di condannare A._ a pagargli fr. 14'925.80 (composti delle parcelle dei suoi legali nella procedura penale di fr. 3'750.-- e fr. 5'690.95, dei costi del ricovero in clinica di fr. 484.85 rimasti a suo carico e di un'indennità per torto morale di fr. 5'000.--), nonché la somma pari al corrispettivo in franchi svizzeri di euro 12'500 per la perdita di guadagno e il conseguente rigetto dell'opposizione interposta al relativo precetto esecutivo. Il Pretore ha respinto la petizione con sentenza 7 aprile 2016.\nB.\nIl 10 maggio 2015 B._ ha appellato la pronunzia pretorile per quanto attiene al mancato rimborso delle fatture dei suoi legali. Con sentenza 22 giugno 2017 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha accolto il rimedio di diritto e ha riformato il giudizio di primo grado nel senso che ha parzialmente accolto la petizione, condannando il convenuto a pagare all'attore fr. 9'440.95, oltre interessi al 5 % dal 28 giugno 2006 e rigettando in questi limiti l'opposizione interposta al precetto esecutivo.\nC.\nCon ricorso sussidiario in materia costituzionale del 15 agosto 2017 A._ postula l'annullamento della sentenza di appello e domanda in via principale la conferma della decisione di primo grado che ha respinto la petizione. In via subordinata chiede il rinvio della causa all'autorità inferiore per nuovo giudizio. Contesta il realizzarsi dei presupposti per il rimborso delle spese di patrocinio nella procedura penale e la data d'inizio degli interessi.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"2ba1f277-d410-425d-933a-b98967344c99","text":"Fatti:\nA.\nNegli anni 2015 e 2016 un flusso di rifugiati e di migranti importante ha raggiunto l'Europa, in particolare l'Italia, confrontata con innumerevoli sbarchi di persone in provenienza soprattutto da paesi africani. A partire dal mese di luglio del 2016, un numero considerevole di migranti intenzionati a raggiungere la Germania e altri paesi del Nord Europa, respinti al confine italo-svizzero di Chiasso, si è accampato in un giardino pubblico nei pressi della stazione di Como. Il 1° settembre 2016, le guardie di confine svizzere hanno fermato nelle vicinanze del valico doganale di San Pietro di Stabio un'autovettura guidata da A._ e un furgone VW guidato da un'altra persona nel quale si trovavano quattro cittadini eritrei senza passaporti né permessi validi. A._ ha dichiarato trattarsi di migranti stazionanti a Como che cercava di aiutare ad attraversare clandestinamente il confine, affinché potessero raggiungere la Germania. Ha altresì riferito di avere in precedenza aiutato in modo analogo altri migranti. In relazione a questi fatti, il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha aperto un procedimento penale nei confronti di A._ e di altre persone.\nB.\nCon sentenza del 28 settembre 2017, il Giudice della Pretura penale ha riconosciuto A._ autrice colpevole di ripetuta incitazione all'entrata, alla partenza e al soggiorno illegali, per avere, nel periodo dal 18 agosto 2016 al 1° settembre 2016 a Como, Lugano, Genestrerio, Bellinzona e in altre imprecisate località svizzere, in più occasioni, facilitato e aiutato a preparare l'entrata, l'uscita, la partenza e il soggiorno illegale in Svizzera, di 24 cittadini stranieri di origine eritrea e siriana, sprovvisti dei necessari documenti di legittimazione. L'imputata è stata condannata alla pena pecuniaria di 80 aliquote giornaliere di fr. 110.-- ciascuna, per complessivi fr. 8'800.--, da dedursi il carcere preventivo di un giorno, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, nonché alla multa di fr. 1'000.--.\nC.\nCon sentenza del 15 ottobre 2019, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha parzialmente accolto un appello di A._ contro il giudizio di primo grado. L'imputata è stata riconosciuta autrice colpevole di ripetuto aiuto all'entrata e alla partenza illegali, per avere, nel periodo e nelle località citate, in più occasioni, facilitato e aiutato a preparare l'entrata illegale in Svizzera e l'uscita illegale dal paese, di 20 cittadini stranieri di origine eritrea e siriana, privi dei necessari documenti di legittimazione. A._ è per contro stata prosciolta dall'accusa di aiuto al soggiorno illegale. È stata condannata alla pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere di fr. 110.-- ciascuna, corrispondenti a complessivi fr. 2'200.--, da dedursi il carcere preventivo di un giorno, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni. La CARP ha inoltre posto a carico dell'imputata gli oneri processuali del procedimento di primo grado nella misura di 8\/9 e quelli di appello in ragione di 7\/8. Le ha altresì riconosciuto un'indennità ai sensi dell' di fr. 300.-- per il parziale risarcimento delle spese di patrocinio per il procedimento dinanzi alla prima istanza e di fr. 1'000.-- per quelle della procedura d'appello.\nD.\nA._ impugna questa sentenza con ricorso in materia penale del 2 dicembre 2019 al Tribunale federale. Chiede in via principale di riformarla nel senso di pronunciare il suo proscioglimento dall'imputazione di ripetuto aiuto all'entrata e alla partenza illegale, di porre gli oneri processuali della sede cantonale a carico dello Stato del Cantone Ticino e di riconoscerle un'indennità giusta l' di complessivi fr. 48'346.79 oltre interessi. La ricorrente fa valere l'accertamento inesatto dei fatti nonché la violazione del diritto federale e del diritto internazionale.\nE.\nLa Corte cantonale ha comunicato di rinunciare a formulare osservazioni al ricorso. Il Ministero pubblico non ha presentato una risposta.\nCon decreto presidenziale del 23 gennaio 2020 è stata respinta la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel gravame."} -{"id":"0ddab030-d9f9-423e-b622-36b57afddae5","text":"Fatti:\nA.\nIl 4 novembre 2013, D._ ha inoltrato ricorso davanti al Tribunale amministrativo federale \"contro la decisione emessa dalla Confederazione, verosimilmente dall'Ufficio federale della migrazione (e\/o da altra autorità competente: DPPS, DFGP, ecc.), opponente, concernente l'installazione per tre anni di un centro asilanti nell'ex Caserma S. Giorgio di Losone\", di cui sarebbe venuto a conoscenza tramite la trasmissione televisiva \"il Quotidiano\" del 7 ottobre precedente. Il 6 novembre 2013, A.A._, B.A._ e C.A._, tutti rappresentati da D._, hanno anch'essi inoltrato un ricorso contro la \"decisione\" menzionata, formulando gli stessi argomenti e le medesime richieste di quest'ultimo.\nI ricorsi citati erano denominati, in subordine, anche come \"istanza tesa alla resa di una decisione formale impugnabile al Tribunale amministrativo federale\".\nB.\nCon scritto del 12 dicembre 2013, gli insorgenti hanno poi segnalato al Tribunale amministrativo federale che il Comune di Losone aveva recapitato a tutti i fuochi un bollettino informativo nel quale era riprodotto il testo della lettera inviata il 28 ottobre precedente dalla Confederazione al Municipio di Losone in merito all'installazione di asilanti nell'ex Caserma S. Giorgio, così come il testo delle risposte del Municipio e del Consiglio di Stato del Cantone Ticino alla stessa. A sostegno della sussistenza di una decisione impugnabile, gli insorgenti hanno quindi precisato quanto segue:\n\"La lettera della Confederazione, di cui i ricorrenti sono venuti a conoscenza negli scorsi giorni grazie al bollettino informativo, lascia emergere la chiara volontà di installare un centro asilanti nell'ex Caserma a partire dall'estate 2014. I diritti e i doveri del diritto pubblico federale sono chiaramente modificati e stabiliti d'imperio dall'autorità amministrativa. Si tratta a tutti gli effetti di una decisione (...) \".\nC.\nCon sentenza del 28 gennaio 2014, il Tribunale amministrativo federale ha dichiarato inammissibili i gravami davanti ad esso interposti.\nIn via principale, ha in effetti constatato la mancanza di una decisione impugnabile ai sensi dell'art. 5 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021). In via abbondanziale, ha quindi aggiunto che - contrariamente a quanto vale nel caso di un uso duraturo di edifici per l'alloggio di richiedenti l'asilo o a quanto vale quando è necessario costruirne di nuovi, dove l'intervento è subordinato al rilascio di una licenza di costruzione secondo la procedura cantonale - un'utilizzazione di infrastrutture ed edifici ai sensi dell'art. 26a della legge federale sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi; RS 142.31) non è subordinata all'emanazione di nessuna decisione formale soggetta a ricorso davanti al Tribunale amministrativo federale.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 10 marzo 2014, D._ e i suoi rappresentati hanno impugnato detto giudizio davanti al Tribunale federale, formulando le seguenti conclusioni:\n1. Il ricorso è accolto, la sentenza impugnata è annullata e la causa è rinviata al Tribunale amministrativo federale per nuovo giudizio.\n1. Il ricorso è accolto, la sentenza impugnata è annullata e la causa è rinviata al Tribunale amministrativo federale per nuovo giudizio.\n2. Non si percepiscono spese né si assegnano ripetibili.\nSubordinatamente\nSubordinatamente\n1. Il ricorso è accolto, la decisione impugnata è annullata e la causa è rinviata all'UFM (o ad altra autorità ritenuta competente) per nuova decisione.\n1. Il ricorso è accolto, la decisione impugnata è annullata e la causa è rinviata all'UFM (o ad altra autorità ritenuta competente) per nuova decisione.\n2. Non si prelevano spese né si assegnano ripetibili per la procedura dinanzi al Tribunale amministrativo federale.\n2. Non si prelevano spese né si assegnano ripetibili per la procedura dinanzi al Tribunale amministrativo federale.\n3. Non si prelevano spese né si assegnano ripetibili.\nsubordinatamente\nsubordinatamente\n1. Il ricorso è parzialmente accolto e il dispositivo n. 2 della sentenza impugnata è annullato.\n1. Il ricorso è parzialmente accolto e il dispositivo n. 2 della sentenza impugnata è annullato.\n2. I \"ricorsi\" al Tribunale amministrativo federale sono rinviati all'autorità federale competente per l'emanazione di una decisione formale impugnabile.\n2. I \"ricorsi\" al Tribunale amministrativo federale sono rinviati all'autorità federale competente per l'emanazione di una decisione formale impugnabile.\n3. Non si percepiscono spese né si assegnano ripetibili.\nIl Tribunale amministrativo federale ha rinunciato a presentare osservazioni. Anch'essi interpellati, il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) e l'Ufficio federale della migrazione (UFM) hanno chiesto che l'impugnativa sia respinta. I ricorrenti hanno poi formulato ulteriori osservazioni, di cui verrà detto, per quanto necessario, nel seguito."} -{"id":"4e49596b-b2ea-4a6a-9b2f-82654bba52b2","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 16 giugno 2005 A._, nato nel 1957, dipendente della B._ SA come meccanico e pertanto assicurato obbligatoriamente all'INSAI, è stato colpito al braccio destro da una ghiera caduta accidentalmente da un tornio, riportando una contusione all'avambraccio\/gomito destro con epicondilite. L'assicurato ha ritrovato una piena abilità lavorativa e non ha più necessitato di cure mediche dal luglio 2005.\nA.b. Nel mese di settembre 2005 è stata annunciata una ricaduta in seguito a dolori al gomito destro con calo della forza e all'origine di un'incapacità lavorativa. L'INSAI ha riconosciuto la propria responsabilità, dichiarando poi chiusa la cura medica il 30 gennaio 2006.\nA.c. Nel mese di maggio 2014 è stata comunicata all'assicuratore un'ulteriore ricaduta. Dopo aver svolto alcuni accertamenti, l'INSAI con decisione dell'11 maggio 2018, confermata su opposizione il 4 ottobre 2018, ha negato l'esistenza di un nesso di causalità naturale tra l'infortunio del 16 giugno 2005 e la ricaduta come anche i disturbi alla spalla destra.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con giudizio del 14 marzo 2019 il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale il riconoscimento del nesso causale e in via subordinata l'esperimento di una perizia neutrale e l'emanazione di una nuova decisione da parte dell'INSAI.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"2ec0b271-7cc0-4ed2-87a7-fd8a28ee73d7","text":""} -{"id":"20f3b390-9f81-4f2e-9425-f3ab9d29184d","text":"Fatti:\nA. Il cittadino italiano A._, divorziato, è dipendente di una ditta di costruzioni con alloggio a X._ (Cantone Ticino).\nCon istanza del 12 febbraio 2007, A._ ha chiesto all'Ufficio delle imposte alla fonte il riconoscimento delle deduzioni per alimenti da lui versati a favore dei figli e per interessi passivi, non considerate nelle aliquote per l'anno 2006.\nIl 20 giugno 2008, l'Ufficio delle imposte alla fonte ha respinto detta istanza rilevando che le sole deduzioni ammesse in questo ambito erano quelle che presentavano una relazione diretta con i redditi tassati alla fonte, in quanto A._ non aveva né domicilio né dimora fiscale in Svizzera e vi era quindi solo limitatamente imponibile. Il 24 novembre 2008, respinto è stato pure il reclamo interposto l'8 luglio 2008 davanti al medesimo Ufficio, con cui egli aveva contestato di essere solo limitatamente imponibile in Svizzera e quindi nuovamente rivendicato il diritto di far valere le deduzioni fino a quel momento non considerate.\nB. Il 17 dicembre 2008, A._ si è allora rivolto alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello la quale, con sentenza del 25 novembre 2009, ha accolto il gravame e rinviato l'incarto all'istanza precedente per nuova decisione."} -{"id":"5662e6c7-c2a9-4b57-8920-3298b77f0a93","text":"Fatti:\nA.\nCon decreto d'accusa del 9 marzo 2017, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha ritenuto A._ autore colpevole di coazione, ripetuta, tentata e consumata, per avere nella sua qualità di infermiere presso la casa per anziani di X._, nel periodo dal 1° aprile 2014 al mese di maggio 2015, commesso atti di prevaricazione in diverse, specificate, circostanze nei confronti di nove ospiti dell'istituto.\nB.\nAdita su opposizione dell'imputato, con sentenza del 13 novembre 2018 la Corte delle assise correzionali di Mendrisio lo ha riconosciuto autore colpevole di tentata coazione ripetuta per avere, in qualità di infermiere presso la casa per anziani di X._, nel periodo dal 1° aprile 2014 al 5 novembre 2014, con la minaccia, in un'occasione, tentato di costringere l'ospite B._, nata nel 1916, ad assumere un medicamento e, in altre cinque occasioni, tentato di costringere la stessa ospite a smettere di piangere, minacciandola. A._ è stato prosciolto dalle altre imputazioni. Egli è stato condannato alla pena pecuniaria di fr. 900.--, corrispondenti a 30 aliquote giornaliere di fr. 30.-- ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e al pagamento di una multa di fr. 200.--.\nC.\nCon sentenza del 28 ottobre 2019, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha respinto l'appello presentato dal PP e quello presentato da un accusatore privato contro la sentenza di primo grado. Ha per contro accolto l'appello dell'imputato e lo ha prosciolto da tutte le imputazioni contenute nel decreto di accusa.\nD.\nIl PP impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 3 dicembre 2019 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla parzialmente e di trasmettere gli atti alla Corte cantonale per un nuovo giudizio riguardo ad un punto del dispositivo della sentenza di prima istanza. Il ricorrente fa valere la violazione del divieto dell'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, nonché la violazione del diritto federale.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso."} -{"id":"05f6f29f-955d-4e63-b0dc-df862eed2535","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 7 agosto 2020 l'Ufficio tassazione delle persone giuridiche della Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino ha rivendicato l'assoggettamento illimitato alle imposte sull'utile e sul capitale della A._ Ltd con effetto dall'11 giugno 2014. Non concordando con tale provvedimento, l'8\/9 settembre 2020 la società ha interposto reclamo. Con decisione del 10 settembre 2020 esso è stato però dichiarato irricevibile, perché tardivo.\nCon sentenza del 21 ottobre 2021, la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha confermato l'agire del fisco, respingendo il ricorso del 2 ottobre 2020 della A._ Ltd contro la decisione di irricevibilità emessa su reclamo.\nB.\nCon ricorso del 19 novembre 2021 la A._ Ltd si è rivolta al Tribunale federale, chiedendo che il giudizio della Corte cantonale sia annullato rispettivamente riformato e che l'incarto sia rinviato alla stessa, affinché esamini la vertenza nel merito.\nNon è stato ordinato nessun atto istruttorio."} -{"id":"1377bd44-b6e8-4239-ba63-35dc1f4b56f4","text":"Fatti:\nA. Il 7 aprile 2008 il Tribunale di Vicenza ha emanato e notificato per via rogatoriale, su richiesta della A._ S.R.L., un decreto ingiuntivo nei confronti di B._ S.A. per il pagamento di EUR 16'711.20 oltre interessi, spese, diritti e onorari di EUR 956.88. Il 1° luglio 2008 la debitrice ha inoltrato opposizione al medesimo tribunale, il quale, il 9 dicembre 2008, ha nondimeno dichiarato esecutivo il decreto ingiuntivo senza pronunciarsi sull'opposizione.\nB. Con istanza 13 luglio 2009 A._ S.R.L. ha chiesto alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, di dichiarare esecutivo in Svizzera il decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Vicenza e di ordinare il pignoramento provvisorio di tutti i beni mobili, immobili e crediti di B._ S.A. fino a concorrenza dell'ammontare del credito; in via subordinata ha chiesto l'allestimento di un inventario conservativo.\nIl Pretore ha accolto l'istanza con sentenza del 17 luglio 2009, conferendo esecutività in Svizzera al decreto ingiuntivo italiano e, quale misura conservativa secondo l'art. 39 della Convenzione di Lugano (CL; RS 0.275.11), ordinando il pignoramento provvisorio fino a un importo di fr. 32'045.20 oltre agli interessi.\nC. Avvalendosi della facoltà concessale dall'art. 36 CL la convenuta si è opposta all'exequatur davanti alla seconda Camera civile del Tribunale d'appello ticinese, alla quale ha chiesto di annullare la sentenza del Pretore. Sosteneva che il riconoscimento del decreto ingiuntivo violasse l'ordine pubblico svizzero (art. 27 n. 1 CL), siccome emanato senza contraddittorio e quindi in violazione del suo diritto di essere sentita.\nLa Corte ticinese ha accolto l'opposizione e annullato il giudizio di primo grado con sentenza del 30 gennaio 2010.\nD. A._ S.R.L. insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile datato 8 marzo 2010. Chiede che l'opposizione di B._ S.A. sia respinta è che sia di conseguenza confermata la sentenza del Pretore di Lugano.\nB._ S.A. propone di respingere il ricorso. L'autorità cantonale non ha formulato osservazioni.\nLa domanda di conferimento dell'effetto sospensivo è stata evasa con decreto presidenziale del 12 aprile 2010, dando atto che, essendo impugnata una sentenza costitutiva, tale effetto si attua per legge ()."} -{"id":"71a0885e-8da0-4a68-9352-765d6708d19e","text":""} -{"id":"622c0411-4f3c-45f5-905e-67b4e511850e","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 giugno 2016 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha indetto un concorso per il rilascio di una concessione della durata di 30 anni, nella forma di un contratto di diritto amministrativo, per la ristrutturazione e l'esercizio dell'area di servizio autostradale di Stalvedro (cfr. Foglio ufficiale del Cantone Ticino n. 46 del 10 giugno 2016). Il bando stabiliva, oltre l'oggetto e la forma (punti 2 e 3), i requisiti di partecipazione al concorso (punto 4), prevedendo che lo stesso era aperto a tutte le ditte del ramo carburanti e lubrificanti che esplicavano attività in Svizzera e che avevano un capitale azionario di almeno un milione di franchi. Veniva poi specificato che al concorso era ammessa anche la partecipazione di ditte riunite in società semplice (art. 530 ss CO) con la ditta del ramo carburanti e che una ditta poteva presentare una sola offerta, sia singolarmente, sia riunita. Tra le condizioni formali per la presentazione delle offerte (punto 5c), veniva preannunciata la data per il sopralluogo obbligatorio. Infine, il punto 6 precisava che un eventuale ricorso al Tribunale cantonale amministrativo, da presentare entro 30 giorni dalla pubblicazione del concorso, non avrebbe avuto effetto sospensivo.\nB.\nCon separati ricorsi la B._ SA, società che dal 1987 gestisce l'area autostradale oggetto della presente procedura e la A.Y._, ditta attiva nel ramo dell'energia, dei prodotti petroliferi e dei loro sostituti, nonché dei prodotti legati alla distribuzione dei carburanti, che oggi partecipa al capitale della B._ SA, hanno impugnato il bando chiedendone l'annullamento e postulando che ai loro rispettivi gravami fosse accordato l'effetto sospensivo.\nC.\nCon un'unica decisione del 22 febbraio 2017, il Tribunale cantonale amministrativo ha dichiarato il ricorso di A.Y._, inammissibile per carenza di legittimazione attiva di quest'ultima ed ha respinto, siccome infondato, il ricorso della B._ SA.\nD.\nIl 3 aprile 2017 A.Y._, e la B._ SA, patrocinate dagli stessi avvocati, hanno inoltrato dinanzi al Tribunale federale due distinti ricorsi in materia di diritto pubblico contro la sentenza del Tribunale cantonale amministrativo.\nD.a. 2C_351\/2017\nCon il proprio ricorso, A.Y._, ha chiesto, previo conferimento dell'effetto sospensivo, l'annullamento della sentenza impugnata ed il rinvio degli atti all'istanza inferiore per nuovo giudizio. Fa valere, in sintesi, un accertamento manifestamente errato dei fatti, l'esistenza di un formalismo eccessivo, nonché la violazione della legge federale sul mercato interno e degli Accordi bilaterali in essere tra Svizzera e Stati membri dell'Unione europea.\nD.b. 2C_352\/2017\nLa B._ SA ha invece postulato che, concesso l'effetto sospensivo al proprio gravame, la sentenza impugnata venga riformata nel senso che il bando del 10 giugno 2016 relativo al rilascio della concessione di ristrutturazione e di esercizio dell'area di servizio autostradale di Stalvedro venga annullato. In via subordinata chiede di rimandare gli atti al Tribunale cantonale amministrativo per nuova decisione. Nel merito, fa valere che la decisione impugnata viola i principi della buona fede (), della parità di trattamento (), il divieto dell'arbitrio () e il suo diritto di essere sentita (). Sostiene, in sintesi, che i giudici cantonali hanno avallato un bando che pone condizioni irrealistiche, sia in merito alla richiesta di allestire un business plan attendibile, sia riguardo all'ammissibilità delle garanzie bancarie richieste, considerate eccessive e avulse dalla realtà sia, infine, in merito all'ammontare della tassa annua di concessione di fr. 400'000.--, che non rispetterebbe nemmeno il principio dell'equivalenza. Per ultimo, ravvede nell'avvio di una nuova procedura di concorso una violazione del principio di buona fede poiché non le sarebbe così più possibile ammortizzare i recenti importanti investimenti effettuati.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza, precisando che, nel verbale del sopralluogo obbligatorio, tra i \"concorrenti\" che vi hanno partecipato non risulta nessuna indicazione relativa alla presenza di A.Y._, mentre il Consiglio di Stato non ha presentato osservazioni. Da parte sua la Commissione federale della concorrenza ha rinunciato a prendere posizione, ritenuto che la procedura in oggetto non solleva questioni fondamentali in relazione con la legge federale sul mercato interno del 6 ottobre 1995 (LMI; RS 943.02) e nemmeno riguarda una prassi restrittiva della concorrenza in materia di appalti pubblici.\nE.\nCon decreti presidenziali del 15 maggio 2017 è stato concesso l'effetto sospensivo ai ricorsi nel senso che l'ente banditore non poteva aprire le offerte ricevute.\nF.\nNé A.Y._ né la B._ SA hanno fatto uso della facoltà loro offerta di presentare delle osservazioni di replica."} -{"id":"068f9a4b-54a7-4efa-8451-79f9ad1ad6a1","text":"Fatti:\nA.\nA._ è un titolare di una patente di caccia che, il 1° settembre 2007, ha abbattuto una femmina adulta di camoscio in territorio di X._. Il 3 settembre 2007, egli ha portato l'animale al posto di controllo competente, dove il guardiacaccia ha constatato che si trattava di una femmina allattante e quindi protetta.\nNon concordando con quest'ultimo giudizio, A._ ha allora domandato l'allestimento di una perizia ufficiale. La stessa è stata eseguita due giorni più tardi dall'Istituto di anatomia veterinaria dell'Università di Zurigo ed ha confermato la conclusione del guardiacaccia.\nB.\nIl 12 settembre 2008, dopo aver ricevuto l'incarto dal Consiglio di Stato, che aveva annullato una prima risoluzione per motivi formali, la Divisione dell'ambiente del Dipartimento del territorio ha deciso di addebitare ad A._ un importo complessivo di fr. 350.-- a titolo di risarcimento del danno faunistico, così composto: fr. 100.--, quale risarcimento vero e proprio, e fr. 250.-- quale rimborso delle spese di perizia. L'abbattimento del capo in questione, tempestivamente annunciato da A._ al guardiacaccia competente e risultato l'unica segnalazione in tal senso degli ultimi cinque anni, non ha invece portato all'apertura di nessuna procedura di natura penale nei suoi confronti.\nLa richiesta di risarcimento è stata in seguito confermata su ricorso sia dal Consiglio di Stato, con decisione dell'11 novembre 2008, che dal Tribunale cantonale amministrativo, il quale si è pronunciato in merito con sentenza del 17 dicembre 2010.\nC.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 1° febbraio 2011, A._ ha impugnato quest'ultimo giudizio davanti al Tribunale federale, postulandone l'annullamento. A sostegno della sua richiesta, egli denuncia una violazione del diritto di essere sentito e del diritto ad un processo equo, censura un'applicazione arbitraria della legge, critica infine l'apprezzamento delle prove e l'accertamento dei fatti svolto dalla Corte cantonale. In subordine, fa inoltre valere una serie di altre censure di cui verrà detto, per quanto necessario, nel seguito.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo ha chiesto che il ricorso venga respinto. Il Consiglio di Stato e la Divisione dell'ambiente del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino, si sono invece rimessi al giudizio di questa Corte."} -{"id":"09df2fd5-0edf-405c-bee8-d9c0497e2c8a","text":"Fatti:\nFatti:\nA. F._, nato nel 1941, ha svolto attività lavorativa presso la C._ SA con sede a R._, di cui era azionista e socio fondatore. La ditta, ai fini dell'attuazione della previdenza professionale dei suoi dipendenti, era affiliata alla Fondazione collettiva LPP della Basilese dal 1986.\nDal 1° gennaio 1993 la C._ SA è stata affiliata d'ufficio all'Istituto collettore con decisione passata in giudicato del 30 maggio 1994. La prestazione di libero passaggio di F._, pari a fr. 43'416.55, è stata trasferita al nuovo fondo di previdenza.\nCon effetto dal 1° settembre 1994 F._ è stato dichiarato invalido al 100% dall'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Canton Ticino. Dal canto suo l'Istituto collettore ha assegnato all'interessato una rendita intera di invalidità della previdenza professionale obbligatoria a decorrere dalla stessa data, quantificando la prestazione annua in fr. 11'149.-.\nCon effetto dal 1° settembre 1994 F._ è stato dichiarato invalido al 100% dall'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Canton Ticino. Dal canto suo l'Istituto collettore ha assegnato all'interessato una rendita intera di invalidità della previdenza professionale obbligatoria a decorrere dalla stessa data, quantificando la prestazione annua in fr. 11'149.-.\nB. Contro la comunicazione dell'istituto di previdenza F._ è insorto con petizione al Tribunale delle assicurazioni del Canton Ticino, richiamando il contratto concluso con la Fondazione collettiva della Basilese nel 1986 e chiedendo che l'ammontare della rendita fosse calcolato secondo tale contratto, rispettivamente la decorrenza della rendita fissata retroattivamente al 3 giugno 1993.\nCon giudizio dell'8 luglio 2002 la Corte cantonale ha integralmente respinto l'azione.\nCon giudizio dell'8 luglio 2002 la Corte cantonale ha integralmente respinto l'azione.\nC. Avverso la pronunzia di primo grado insorge con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni F._. Egli ammette che la decisione di assegnazione della rendita emanata dall'Istituto collettore è esatta, sostenendo tuttavia che la Corte cantonale avrebbe mal interpretato la petizione con cui egli pretendeva il versamento delle prestazioni dovute in base al contratto concluso nel 1986 con la Fondazione collettiva LPP della Basilese, a suo dire, sciolto con effetto dal 31 dicembre 1993.\nChiamati a pronunciarsi, l'Istituto collettore conferma il proprio provvedimento, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali propone di respingere il gravame."} -{"id":"0938fae1-3927-4056-b786-94c88130049f","text":"Fatti:\nA. Con decreto di accusa del 2 giugno 2009 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino ha ritenuto A._ autore colpevole di incitazione all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegale, per avere nel periodo da gennaio 2007 fino al 20 marzo 2009, agendo in complicità con B._, favorito il soggiorno illegale di almeno sette cittadine straniere, che si trovavano in Svizzera per esercitare senza autorizzazione un'attività lucrativa quale la prostituzione. All'accusato era in particolare rimproverato di avere messo a loro disposizione delle camere presso un esercizio pubblico di Cadenazzo. Il Procuratore pubblico ha proposto la condanna dell'accusato alla pena pecuniaria di 70 aliquote giornaliere di fr. 70.-- ciascuna, per complessivi, fr. 4'900.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, nonché alla multa di fr. 1'000.--.\nB. Statuendo sull'opposizione sollevata da A._, con giudizio dell'11 agosto 2010, il Giudice della Pretura penale lo ha dichiarato autore colpevole di incitazione all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegale giusta l'art. 116 cpv. 1 lett. a LStr, limitatamente al periodo dal gennaio 2008 al marzo 2009. Lo ha quindi condannato alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere di fr. 60.-- ciascuna, per complessivi fr. 2'700.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, e alla multa di fr. 700.--.\nC. Con sentenza del 10 febbraio 2011 la Corte di appello e di revisione penale (CARP), sedente giusta l' quale Corte di cassazione e di revisione penale (CCRP), ha respinto in quanto ricevibile un ricorso per cassazione presentato dall'accusato il 20 settembre 2010.\nD. A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Il ricorrente fa valere la violazione degli art. 2 cpv. 1 e 453 CPP, degli art. 11 e 25 CP, degli art. 30 e 49 Cost., dell'art. 53 della legge ticinese sugli esercizi pubblici, del 21 dicembre 1994 (Les Pubb), nonché degli art. 7 CEDU e 2 cpv. 1 del Protocollo n. 7 alla CEDU.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"d8e74019-e531-4f65-8cf0-f6b992a89304","text":"Fatti:\nA.\nLa cittadina serba A.A._ è giunta in Svizzera nel 1995 al seguito dei genitori, ottenendo un permesso dl dimora annuale. Questo permesso le è stato rinnovato un'ultima volta fino al 10 gennaio 2014.\nNel luglio del 2000, A.A._ ha sposato il cittadino kosovaro E.A._, pure a beneficio di un permesso di dimora; la coppia ha avuto i figli C.A._ e D.A._.\nB.\nI coniugi A._ si sono separati di fatto nel 2009 ed hanno nel frattempo divorziato. Il 25 marzo 2014, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha negato il rinnovo del permesso di dimora sia ad A.A._ che ai figli C.A._e D.A._. L'autorità si è basata essenzialmente sull'art. 62 lett. e LStr rilevando che, nonostante fosse stata ammonita in tal senso, A.A._ continuava a percepire assegni famigliari integrativi (AFI), nella misura di fr. 1'119.-- mensili, e prestazioni assistenziali, per un importo di fr. 1'922.-- mensili.\nConfermato dal Consiglio di Stato, il diniego del rinnovo è stato in seguito oggetto di un ricorso davanti al Tribunale cantonale amministrativo, il quale - con sentenza del 29 settembre 2015, non ulteriormente impugnata - non è tuttavia entrato nel merito del gravame a causa del mancato pagamento dell'anticipo spese.\nC.\nIl 18 gennaio 2016, A.A._ ha chiesto alla Sezione della popolazione di riesaminare la decisione del 25 marzo 2014. Ritenendo che le circostanze da lei fatte valere non costituissero fatti nuovi e di importanza tale da modificare la decisione presa, il 9 febbraio successivo l'autorità adita non è tuttavia entrata nel merito della domanda.\nSu ricorso, questa decisione di non entrata in materia è stata in seguito confermata, sia dal Consiglio di Stato, sia dal Tribunale cantonale amministrativo, che si è espresso al riguardo con sentenza del 17 giugno 2016.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico, in subordine con ricorso sussidiario in materia costituzionale del 10 agosto 2016, formulato per sé e in rappresentanza dei figli, A.A._ si è allora rivolta al Tribunale federale, chiedendo l'annullamento della pronuncia dell'autorità inferiore e il rinvio dell'incarto alla stessa per nuova decisione.\nIl Tribunale amministrativo ticinese si è riconfermato nel proprio giudizio. Domandando il rigetto del ricorso, ad esso hanno fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione e la Segreteria di Stato della migrazione. Con risposta tardiva, il Governo ticinese si è invece rimesso alle valutazioni di questa Corte."} -{"id":"1aa62354-8cd2-4155-b3cd-6960e4753a33","text":""} -{"id":"03e90be0-b4b2-4233-96f4-2f62f120a737","text":""} -{"id":"42a635fa-90c0-46d7-a3a1-84bff745fa66","text":""} -{"id":"ee52fe77-3282-4a84-9fb2-7fdde627aca3","text":"Fatti:\nA.\nNel 1992 A._ ha acquistato un appartamento in un condominio a Brissago, già utilizzato all'epoca come residenza secondaria (casa di vacanza), mantenendone la destinazione. Per le particelle attribuite alla zona di costruzione intensiva, dove è ubicata anche quella in questione, il nuovo piano regolatore del 1995 ha escluso di principio l'uso di alloggi a scopo di residenza secondaria (art. 46 cpv. 1 delle norme di attuazione del piano regolatore, NAPR). Il 1° marzo 2006 la figlia del proprietario ha eletto domicilio a Brissago e utilizzato il citato appartamento quale residenza primaria.\nB.\nIl 16 giugno 2015 il proprietario ha chiesto al Municipio quale fosse la destinazione dell'appartamento, allora ancora utilizzato dalla figlia, che con scritto del 23\/25 giugno 2015 gli ha comunicato di considerarlo dal 1° marzo 2006 come una residenza primaria. Con decisione del 31 agosto 2016 il Consiglio di Stato ha confermato l'informazione. Adito dal proprietario, con giudizio del 21 agosto 2017 il Tribunale cantonale amministrativo, ritenuto che l'informazione fornita dal Comune nel quadro della procedura d'accertamento non era impugnabile, ha nondimeno respinto nel merito, in via abbondanziale, il ricorso.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di riformarla nel senso che gli sia concesso di utilizzare, locare e alienare a terzi l'appartamento quale residenza secondaria (casa di vacanza).\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"16f049d4-5adb-4a19-a2ff-f58b07ac11fb","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La Fondazione Casa dell'Accademia (di seguito: la fondazione) è stata costituita da privati nel 1998 per realizzare e gestire sul fondo n. xxx RFD di Mendrisio un centro residenziale e culturale destinato agli studenti e ai docenti dell'Accademia di architettura dell'Università della Svizzera italiana. Con decreto legislativo del 13 febbraio 1999 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha concesso alla fondazione un contributo di fr. 1'000'000.-- per la costruzione del centro, il cui versamento era subordinato all'erogazione del sussidio federale e al garantito finanziamento dell'intero investimento, stimato fr. 8'998'000.--.\nVenuta meno la possibilità di acquistare il terreno sopraccitato per motivi che non occorre qui rievocare, il Consiglio della fondazione ha cercato una proprietà dell'ente pubblico sulla quale fosse possibile ottenere un diritto d'uso gratuito e l'ha identificata in una parte dei fondi n. yyy e zzz RFD di Mendrisio, ove sorgevano i posteggi del Liceo e l'obitorio dell'ospedale sociopsichiatrico cantonale. Il 26 febbraio 2003 il Gran Consiglio ha quindi ratificato una convenzione tra lo Stato e la fondazione, con cui veniva concesso un diritto d'uso gratuito della durata di 50 anni su circa 6'300 mq dei citati fondi. Ha inoltre stanziato un credito di fr. 420'000.-- per ripristinare le aree di posteggio, mentre la fondazione si è impegnata a demolire le opere esistenti e a ricostruire altrove l'obitorio. Il costo complessivo per la realizzazione del centro, rivalutato in funzione del risparmio effettuato sul terreno, è stato stimato fr. 7'800'000.--.\nVenuta meno la possibilità di acquistare il terreno sopraccitato per motivi che non occorre qui rievocare, il Consiglio della fondazione ha cercato una proprietà dell'ente pubblico sulla quale fosse possibile ottenere un diritto d'uso gratuito e l'ha identificata in una parte dei fondi n. yyy e zzz RFD di Mendrisio, ove sorgevano i posteggi del Liceo e l'obitorio dell'ospedale sociopsichiatrico cantonale. Il 26 febbraio 2003 il Gran Consiglio ha quindi ratificato una convenzione tra lo Stato e la fondazione, con cui veniva concesso un diritto d'uso gratuito della durata di 50 anni su circa 6'300 mq dei citati fondi. Ha inoltre stanziato un credito di fr. 420'000.-- per ripristinare le aree di posteggio, mentre la fondazione si è impegnata a demolire le opere esistenti e a ricostruire altrove l'obitorio. Il costo complessivo per la realizzazione del centro, rivalutato in funzione del risparmio effettuato sul terreno, è stato stimato fr. 7'800'000.--.\nB. Il 9 dicembre 2003 l'Ufficio lavori sussidiati e appalti del Dipartimento del territorio, in risposta a una domanda della fondazione che stava affrontando la fase finale del progetto, le ha comunicato che siccome il contributo cantonale non superava fr. 1'000'000.--, l'assegnazione degli appalti per l'edificazione del centro non soggiaceva alla legge cantonale del 20 febbraio 2001 sulle commesse pubbliche (LCPubb).\nIn seguito ad uno scritto di protesta inviatogli il 14 luglio 2004 dalla Società svizzera impresari costruttori sezione Ticino, il citato Ufficio ha dapprima confermato la propria presa di posizione, per poi repentinamente invitare la fondazione a sottostare alla legge sulle commesse pubbliche. Nel frattempo però i piani e gli atti di appalto per le opere previste erano già stati fatti elaborare e numerose ditte di ogni ramo di attività erano state invitate a presentare la loro offerta entro il 16 luglio 2004. Per quanto attiene in particolare ai lavori d'impresario costruttore, la fondazione ha aggiudicato la commessa alla K._ SA di Lugano, informandone tutte le parti interessate il 18 ottobre 2004.\nIn seguito ad uno scritto di protesta inviatogli il 14 luglio 2004 dalla Società svizzera impresari costruttori sezione Ticino, il citato Ufficio ha dapprima confermato la propria presa di posizione, per poi repentinamente invitare la fondazione a sottostare alla legge sulle commesse pubbliche. Nel frattempo però i piani e gli atti di appalto per le opere previste erano già stati fatti elaborare e numerose ditte di ogni ramo di attività erano state invitate a presentare la loro offerta entro il 16 luglio 2004. Per quanto attiene in particolare ai lavori d'impresario costruttore, la fondazione ha aggiudicato la commessa alla K._ SA di Lugano, informandone tutte le parti interessate il 18 ottobre 2004.\nC. Il 5 novembre 2004 la X._ SA, la Y._ SA e la Z._ SA si sono rivolte al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo l'annullamento della procedura adottata dalla fondazione e il rinvio degli atti alla medesima affinché procedesse all'aggiudicazione dei lavori mediante pubblico concorso. A parere delle insorgenti, la concessione in uso speciale dei fondi e i costi per la realizzazione dei nuovi posteggi costituivano delle prestazioni configurabili come sussidi in natura in virtù della legge sui sussidi cantonali: la legge ticinese sulle commesse pubbliche si applicava pertanto alla fattispecie poiché complessivamente il sussidio erogato dal Cantone superava largamente il valore soglia di fr. 1'000'000.-- fissato al suo art. 2 cpv. 1 frase terza.\nCon sentenza del 23 marzo 2005 la Corte cantonale ha dichiarato il ricorso inammissibile. In sostanza ha considerato che la concessione in uso speciale di parte dei fondi yyy e zzz RFD di Mendrisio non ricadeva nella nozione di sussidio cantonale di cui all'art. 2 cpv.1 frase terza LCPubb. Ha poi osservato che neanche il credito concesso per la sistemazione dei posteggi rientrava nel novero dei sussidi cantonali nel senso del citato disposto, dato che promotore e committente di quest'ultima opera era lo Stato. Rammentato che la sua competenza era stabilita per clausola enumerativa e constatato che in concreto nessuna legge gli devolveva la facoltà di statuire quale autorità di ricorso o istanza unica, il Tribunale cantonale ha quindi dichiarato il gravame irricevibile.\nCon sentenza del 23 marzo 2005 la Corte cantonale ha dichiarato il ricorso inammissibile. In sostanza ha considerato che la concessione in uso speciale di parte dei fondi yyy e zzz RFD di Mendrisio non ricadeva nella nozione di sussidio cantonale di cui all'art. 2 cpv.1 frase terza LCPubb. Ha poi osservato che neanche il credito concesso per la sistemazione dei posteggi rientrava nel novero dei sussidi cantonali nel senso del citato disposto, dato che promotore e committente di quest'ultima opera era lo Stato. Rammentato che la sua competenza era stabilita per clausola enumerativa e constatato che in concreto nessuna legge gli devolveva la facoltà di statuire quale autorità di ricorso o istanza unica, il Tribunale cantonale ha quindi dichiarato il gravame irricevibile.\nD. Il 25 aprile 2005 la X._ SA, la Y._ SA e la Z._ SA hanno presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso di diritto pubblico, con cui chiedono che la sentenza cantonale sia annullata e che gli atti siano rinviati all'autorità cantonale per nuovo giudizio. Le ricorrenti sostengono, in sintesi, che la mancata applicazione della legge cantonale sulle commesse pubbliche - ciò che ha comportato la loro esclusione dalla procedura d'appalto - è inficiata d'arbitrio, costituisce un diniego di giustizia formale e viola i loro diritti di parte.\nChiamato ad esprimersi il Tribunale cantonale amministrativo, senza formulare osservazioni, ha chiesto la conferma della sentenza impugnata. Da parte loro, l'Ufficio lavori sussidiati e appalti e la fondazione hanno postulato la reiezione del gravame.\nChiamato ad esprimersi il Tribunale cantonale amministrativo, senza formulare osservazioni, ha chiesto la conferma della sentenza impugnata. Da parte loro, l'Ufficio lavori sussidiati e appalti e la fondazione hanno postulato la reiezione del gravame.\nE. Con decreto presidenziale del 23 maggio 2005 è stata respinta la richiesta di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"0ebf89f2-a89b-4c4b-a19d-6fdd4c7e0ab1","text":""} -{"id":"147e542a-965b-4874-b428-b34de59c7741","text":"Fatti:\nA. A.a Il 26 settembre 1995, cinque zaffiri ed un rubino di grossa caratura (denominati \"E._ Collection\"), assicurati nel 1996 per un valore di US$ 53'339'000.--, vennero depositati in un safe della zona franca dell'aeroporto di Kloten intestato a nome della ditta individuale X._ di A._. Il 19 novembre 1996, la \"E._ Collection\" venne sequestrata dal Procuratore Pubblico del Cantone Ticino in esecuzione di una domanda belga. L'ipotesi di reato, semplificando, era che la società Y._ N. V. operasse il riciclaggio del provento di reati di vario genere, in particolare traffico di stupefacenti ed estorsioni, commessi allo scopo di finanziare una società attiva nella produzione e diffusione di programmi televisivi in lingua curda. Y._ N. V. aveva concluso con A._, in data 5 febbraio 1996, un contratto di prestito senza interessi di circa ECU 10'600'000, garantito appunto dalla \"E._ Collection\".\nA.b Quando, in data 28 settembre 1999, la Pretura di Lugano ha decretato il fallimento di A._, la \"E._ Collection\" è stata annotata pro memoria nell'inventario. Nel fallimento si sono insinuati, la Y._ N. V. per un credito di fr. 36 milioni, il fisco ticinese per ca. fr. 12'000.--, il fratello del fallito B._ per un importo di ca. fr. 3,4 milioni e la società Z._ Ltd. per ca. US$ 1,85 milioni; le insinuazioni di altri creditori sono state nel frattempo ritirate.\nA.c Annullato il sequestro penale in considerazione del lungo tempo trascorso senza che le autorità belghe confiscassero i beni, il Tribunale federale ha ordinato che la \"E._ Collection\" - apparentemente di proprietà di A._ - venisse messa a disposizione della massa fallimentare. Il 27 settembre 2006 la società canadese XX._, Vancouver, ha rivendicato la proprietà delle pietre; i già menzionati creditori vi si sono opposti. Con sentenza 13 marzo 2007, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tirbunale di appello del Cantone Ticino (CEF) ha ordinato approfondimenti in merito al valore delle pietre; ulteriori stime fatte effettuare dall'Ufficio fallimenti hanno fatto emergere un valore assai inferiore al previsto (compreso fra fr. 2'160.-- e fr. 25'000.--).\nB. B.a Contro il descritto operato dell'Ufficio sono insorti il fallito A._, con allegato 6 maggio 2008 diretto alla CEF, ed il fratello B._, in qualità di suo creditore, con allegato 14 giugno 2008. Il primo, dopo aver formulato varie critiche all'operato dell'Ufficio, ha chiesto, essenzialmente, la chiusura del fallimento entro 15 giorni, la sua piena riabilitazione, la consegna delle chiavi del deposito di Zurigo, l'adozione di sanzioni severe \"contro quei personaggi che continuano a delinquere a spese del signor A._\", la consegna a giro di posta \"della graduatoria completa del dare e avere di A._\", infine che Y._ N. V. venga obbligata in applicazione dell' a depositare una garanzia di fr. 4'640'556.--.\nB.b Nel proprio allegato, B._ formula a sua volta varie critiche all'operato dell'Ufficio e conclude chiedendo la chiusura immediata del fallimento, l'esclusione di alcuni creditori e l'imposizione agli stessi di una garanzia di fr. 380'000.-- per i danni da lui personalmente subiti quale creditore, infine l'adozione di misure penali contro i funzionari dell'Ufficio.\nB.c Sentiti gli interessati Ufficio fallimenti, Z._ Ltd., Y._ N. V. e, ancora, B._, il Tribunale di appello ha emanato la decisione 13 agosto 2008, qui impugnata, respingendo, nella misura della loro ricevibilità, entrambi i gravami.\nC. Contro la pronuncia cantonale sono insorti, con due ricorsi separati datati rispettivamente 27 e 28 agosto 2008, A._ e B._. A._ chiede, previo accoglimento del proprio ricorso, la revoca immediata del proprio fallimento ai sensi dell' ed - implicitamente - di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria; B._, dal canto suo, oltre alla revoca immediata del fallimento chiede \"l'annullamento definitivo dei creditori non riconosciuti [...]\" Y._ N. V. e Z._ Ltd., un risarcimento per la perdita degli interessi sul proprio credito di fr. 3 milioni a contare da giugno 2006, infine \"di considerare e chiedere a chi di diritto le conseguenze penali contro i responsabili in merito alla loro procedura illegale\".\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"11312d22-81ee-49bd-97f4-e1f5c5c00ff8","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A._, B._, C._, D._, E._, F._ sono docenti di scuola dell'infanzia impiegate del Comune di G._. Con petizioni del 13 marzo 2000 esse hanno convenuto in giudizio dinanzi al Tribunale amministrativo del Cantone Ticino il Municipio del Comune datore di lavoro e il Consiglio di Stato. Richiamando l'art. 39 cpv. 1 del Regolamento dei dipendenti dello Stato, del 13 dicembre 1995 (RDS), secondo il quale le docenti e i docenti di scuola dell'infanzia con refezione hanno diritto, oltre al pasto gratuito, ad un supplemento di stipendio annuo pari a fr. 2'000.--, esse hanno, in sintesi, addotto una violazione dell'art. 8 cpv. 1 e 3 Cost. nonché dell'art. 3 della legge federale sulla parità dei sessi, del 24 marzo 1996 (LPar; RS 151.11) e chiesto un adattamento del loro salario base, rispettivamente dell'indennità di refezione, per gli ultimi cinque anni e per il futuro.\nA. A._, B._, C._, D._, E._, F._ sono docenti di scuola dell'infanzia impiegate del Comune di G._. Con petizioni del 13 marzo 2000 esse hanno convenuto in giudizio dinanzi al Tribunale amministrativo del Cantone Ticino il Municipio del Comune datore di lavoro e il Consiglio di Stato. Richiamando l'art. 39 cpv. 1 del Regolamento dei dipendenti dello Stato, del 13 dicembre 1995 (RDS), secondo il quale le docenti e i docenti di scuola dell'infanzia con refezione hanno diritto, oltre al pasto gratuito, ad un supplemento di stipendio annuo pari a fr. 2'000.--, esse hanno, in sintesi, addotto una violazione dell'art. 8 cpv. 1 e 3 Cost. nonché dell'art. 3 della legge federale sulla parità dei sessi, del 24 marzo 1996 (LPar; RS 151.11) e chiesto un adattamento del loro salario base, rispettivamente dell'indennità di refezione, per gli ultimi cinque anni e per il futuro.\nB. Con sentenza del 6 luglio 2004 la Corte cantonale ha respinto le petizioni, in quanto dirette nei confronti dello Stato del Cantone Ticino, e le ha parzialmente accolte, in quanto dirette nei confronti del Comune di G._. I giudici ticinesi hanno considerato, in sostanza, che vi era una disparità di trattamento salariale, proibita dall', tra le docenti di scuola dell'infanzia con refezione e le loro colleghe senza refezione. Hanno invece negato che il trattamento salariale delle docenti di scuola dell'infanzia con e senza refezione fosse lesivo del principio della parità di trattamento tra i sessi di cui agli e 3 LPar se paragonato a quello dei docenti di scuola elementare senza refezione, la sorveglianza di detta attività non rientrando per questi ultimi tra i loro obblighi lavorativi. Hanno ugualmente considerato che non vi era disparità di trattamento, sia dal profilo del capoverso 1 che da quello del capoverso 3 dell', tra i docenti di scuola elementare e le loro colleghe di scuola dell'infanzia per quanto riguarda l'indennità ricevuta per le ore di refezione, siccome la retribuzione percepita dalle seconde risultava nettamente superiore a quella ricevuta dai primi.\nConstatato quindi che l'art. 39 cpv. 1 RDS era discriminatorio ai sensi dell' e che le richieste d'indennizzo non erano prescritte, i giudici ticinesi hanno condannato il Comune di G._ a versare a ciascuna delle attrici un'indennità a far tempo dal 1° luglio 1994 calcolata moltiplicando lo stipendio annuo effettivamente versato (comprensivo dell'indennità di fr. 2'000.-- per la refezione) per il fattore 0.109 e sottraendo dall'importo così ottenuto la somma di fr. 3'618.--. Su tale indennità era poi dovuto un interesse del 5% all'anno calcolato dalle scadenze mensili delle singole rate di salario.\nConstatato quindi che l'art. 39 cpv. 1 RDS era discriminatorio ai sensi dell' e che le richieste d'indennizzo non erano prescritte, i giudici ticinesi hanno condannato il Comune di G._ a versare a ciascuna delle attrici un'indennità a far tempo dal 1° luglio 1994 calcolata moltiplicando lo stipendio annuo effettivamente versato (comprensivo dell'indennità di fr. 2'000.-- per la refezione) per il fattore 0.109 e sottraendo dall'importo così ottenuto la somma di fr. 3'618.--. Su tale indennità era poi dovuto un interesse del 5% all'anno calcolato dalle scadenze mensili delle singole rate di salario.\nC. Il 3 settembre 2004 il Comune di G._, rappresentato dal Municipio, ha inoltrato un ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata. Invoca l'autonomia comunale e rimprovera alla Corte cantonale di averla violata: in effetti la competenza comunale di istituire o meno una refezione scolastica sarebbe stata misconosciuta. Fa valere poi che alle proprie dipendenze lavorerebbero unicamente delle docenti di scuola dell'infanzia con refezione ciò che gli avrebbe permesso di evitare ogni discriminazione tra di loro. Insta poi affinché sia concesso l'effetto sospensivo al proprio gravame.\nIl Tribunale federale non ha ordinato uno scambio di allegati scritti."} -{"id":"0b9096c5-32fa-4edf-9418-e4a8dc4e2b53","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.a A.A._ e C.A._ si sono sposati a X._ il 12 giugno 1980. La loro unione è stata sciolta con sentenza del 10 aprile 2001 del Pretore della giurisdizione di Y._. Dal loro matrimonio sono nati B.A._ (10 giugno 1983) e D.A._ (10 agosto 1986).\nA seguito di una lite coniugale avvenuta il 26 dicembre 1999 per la quale è stato richiesto l'intervento della polizia, B.A._ e la madre sono state ricoverate all'Ospedale Z._. In quell'occasione la ragazza ha lamentato di essere oggetto di provocazioni verbali da parte del padre, accennando anche ad un comportamento di lui \"piuttosto esibizionista\" sul piano sessuale. Temendo il peggio, i sanitari le hanno proposto una visita ginecologica che la ragazza ha però rifiutato.\nNel novembre 2000, segnalata al Servizio psicologico dalla sua docente di classe alla quale aveva confidato i suoi difficili rapporti con il padre, B.A._ è stata presa in cura dalla psicoterapeuta E._ fino al 2004.\nLe condizioni della ragazza si sono viepiù degradate. Nel maggio 2002, B.A._ ha abbandonato il liceo senza finire la terza classe. Nel dicembre 2002 è stata ricoverata alla Clinica F._, in preda all'alcol e alla canapa. Durante quel ricovero, durato dall'11 dicembre 2002 al 19 febbraio 2003, B.A._ ha rivelato alla madre di aver subito, nel passato, ripetuti abusi da parte del padre e ha maturato il proposito di denunciare i fatti.\nIl 13 giugno 2003 B.A._ ha sporto denuncia al Ministero pubblico del Cantone Ticino. Dopo istruttoria, A.A._ è stato arrestato il 7 ottobre 2003 e scarcerato il 28 gennaio 2004. Il 15 marzo 2005 egli è stato posto in stato d'accusa dal Procuratore pubblico per ripetuti atti sessuali con fanciulli.\nA.b Con sentenza del 27 gennaio 2006, il Presidente della Corte delle assise correzionali di Mendrisio ha riconosciuto A.A._ autore colpevole di atti sessuali con fanciulli per avere, tra il 1989 e il 1995, compiuto atti sessuali sulla figlia in numerose occasioni, in particolare per averle palpato la vulva, introdotto un dito nella vagina, toccato le natiche sotto i vestiti nella zona dell'ano, appoggiato e strusciato il suo membro in erezione all'altezza della schiena e dei glutei, preso le mani della figlia appoggiandosele sul pene compiendo atti di masturbazione e toccato i seni della ragazza sopra e sotto i vestiti. In applicazione della pena, il Presidente della Corte ha inflitto a A.A._ due anni e sei mesi di detenzione (computato il carcere preventivo sofferto), condannandolo a versare alla figlia, costituitasi parte civile, un'indennità di fr. 10'000.-- per torto morale, fr. 17'440.90 a copertura delle spese legali e fr. 5'000.-- a titolo di ripetibili. Inoltre egli ha posto a carico di A.A._ la tassa di giustizia di fr. 1'000.-- e le spese processuali, con obbligo di rifondere alla figlia l'entità del danno dovuto al ritardato inizio dell'attività professionale e per le spese mediche e di cura non assicurate dalla cassa malati. La figlia è stata rinviata a far quantificare i singoli importi davanti al foro civile.\nA.b Con sentenza del 27 gennaio 2006, il Presidente della Corte delle assise correzionali di Mendrisio ha riconosciuto A.A._ autore colpevole di atti sessuali con fanciulli per avere, tra il 1989 e il 1995, compiuto atti sessuali sulla figlia in numerose occasioni, in particolare per averle palpato la vulva, introdotto un dito nella vagina, toccato le natiche sotto i vestiti nella zona dell'ano, appoggiato e strusciato il suo membro in erezione all'altezza della schiena e dei glutei, preso le mani della figlia appoggiandosele sul pene compiendo atti di masturbazione e toccato i seni della ragazza sopra e sotto i vestiti. In applicazione della pena, il Presidente della Corte ha inflitto a A.A._ due anni e sei mesi di detenzione (computato il carcere preventivo sofferto), condannandolo a versare alla figlia, costituitasi parte civile, un'indennità di fr. 10'000.-- per torto morale, fr. 17'440.90 a copertura delle spese legali e fr. 5'000.-- a titolo di ripetibili. Inoltre egli ha posto a carico di A.A._ la tassa di giustizia di fr. 1'000.-- e le spese processuali, con obbligo di rifondere alla figlia l'entità del danno dovuto al ritardato inizio dell'attività professionale e per le spese mediche e di cura non assicurate dalla cassa malati. La figlia è stata rinviata a far quantificare i singoli importi davanti al foro civile.\nB. Il 20 settembre 2006 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP), in parziale accoglimento del ricorso del condannato, ha ridotto la pena a due anni e tre mesi di detenzione, computato il carcere preventivo sofferto.\nB. Il 20 settembre 2006 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP), in parziale accoglimento del ricorso del condannato, ha ridotto la pena a due anni e tre mesi di detenzione, computato il carcere preventivo sofferto.\nC. A.A._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorsi di diritto pubblico e per cassazione contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale domandandone in entrambi l'annullamento.\nC. A.A._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorsi di diritto pubblico e per cassazione contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale domandandone in entrambi l'annullamento.\nD. La CCRP rinuncia a presentare osservazioni ai ricorsi. Non sono state chieste altre osservazioni."} -{"id":"2862f28f-44da-4c0d-9628-9346a09d6de6","text":"Fatti:\nA.\nIl 17 maggio 2017 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile il gravame esperito da A._, per sé e in rappresentanza del figlio B._, contro la risoluzione 7 marzo 2017 con cui il Consiglio di Stato ha confermato la decisione 27 novembre 2015 della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni che revocava loro i permessi di domicilio a causa della loro dipendenza dalla pubblica assistenza. L'anticipo delle presunte spese processuali richiesto agli insorgenti non era infatti stato versato entro il termine assegnato.\nB.\nPronunciandosi sull'istanza di restituzione in intero dei termini di ricorso presentata il 26 maggio 2017 da A._ a nome suo e a nome del figlio, il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo l'ha respinta, nella misura in cui era ammissibile, il 31 maggio seguente, non ravvisando nei motivi invocati dall'interessata gli estremi per ammettere la domanda.\nC.\nIl 5 luglio 2017 A._, agendo per sé e per il figlio B._, ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che, previo conferimento dell'effetto sospensivo, la sentenza cantonale sia annullata, l'istanza di restituzione in intero dei termini di ricorso sia accolta e sia accertata la tempestività del suo versamento.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"6c370cf7-d3e3-4f8e-af21-b57b809262f0","text":""} -{"id":"85388b6e-2bab-42d5-95b5-a91e54dfaddd","text":""} -{"id":"7d5782c6-b43e-4ecc-b10e-47c8018333c5","text":"Fatti:\nA.\nIl mattino del 16 novembre 2014, B._ al rientro al suo domicilio ha trovato il marito, A._ che, particolarmente arrabbiato, le ha impedito di entrare in casa, spintonandola almeno un paio di volte fino a farla cadere nei vicini cespugli. Mentre era ancora a terra, l'ha afferrata per i capelli, strappandone una ciocca, è poi rientrato e andato in cucina dove ha preso due coltelli e ha riguadagnato la soglia di casa. Vedendolo armato, B._ ha deciso di andarsene e si è incamminata per il vialetto dove, fatti pochi passi, è stata raggiunta e ferita alla schiena con la lama del coltello brandito dal marito, di una lunghezza di 20 cm, che ha oltrepassato gli indumenti ed è affondata nella regione periscapolare destra della vittima per circa 3 cm, causandole uno pneumotorace. Nonostante una coltellata in quella zona sia potenzialmente letale, B._ non è mai stata in pericolo di morte.\nB.\nCon sentenza del 25 settembre 2015 la Corte delle assise criminali ha riconosciuto A._ autore colpevole di lesioni semplici in parte aggravate, coazione e minaccia, nonché contravvenzione alla LStup; lo ha invece prosciolto dall'accusa di tentato omicidio intenzionale. Gli ha inflitto una pena detentiva di 28 mesi, parzialmente sospesa in ragione di 16 mesi per un periodo di prova di 3 anni, e una multa di fr. 100.--, condannandolo a risarcire i danni per spese legali dell'accusatrice privata e a riparare il torto morale.\nC.\nIn parziale accoglimento dell'appello inoltrato dal Procuratore pubblico, con sentenza del 14 giugno 2016, pronunciata nelle forme contumaciali, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha riconosciuto A._ autore colpevole di tentato omicidio intenzionale. Avendo spontaneamente desistito dal consumare il reato, è stato condannato alla pena detentiva di 3 anni e 6 mesi, nonché alla multa di fr. 100.--.\nD.\nContro questo giudizio, A._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando in via principale il suo proscioglimento dall'accusa di tentato omicidio intenzionale e la sua condanna per gli stessi titoli di reato ritenuti in prima istanza alla stessa pena, subordinatamente l'annullamento della sentenza della CARP e il rinvio del caso alla Corte di prime cure per nuovo giudizio. Chiede inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"b65d4cb4-dc94-4752-af57-32ba3e661d5c","text":"Fatti:\nA.\nA._ e B._ si sono sposati nel 1990 e si sono separati di fatto il 17 febbraio 1995. B._ ha in seguito dato alla luce i figli C._ (1996) e D._ (2005). Presunto padre, A._ è stato iscritto nei registri dello stato civile quale padre dei due ragazzi.\nIn un momento di tensione fra i coniugi, verso la fine dell'estate 2010, B._ ha detto al marito che lui con i bambini \"non c'entrava niente\"; lo ha ripetuto alla fine di novembre 2010. A._ si è rivolto in data 30 dicembre 2010 alla Commissione tutoria regionale 3 in ragione di problemi nell'esercizio del proprio diritto di visita, ed anche per chiedere l'esecuzione di un test della paternità. Ha promosso azione di disconoscimento della paternità in data 19 aprile 2011 davanti al Pretore del distretto di Lugano; alla stessa data, B._ ha inoltrato azione di divorzio dinanzi al medesimo giudice, postulando fra l'altro contributi alimentari per i due figli. Raggiunto un accordo cautelare sulle relazioni fra A._ ed i figli, il Pretore ha sospeso entrambe le cause. La procedura di disconoscimento è stata riattivata il 9 marzo 2012. In sede d'istruttoria è stata fra l'altro acquisita una perizia del DNA del 18 luglio 2012, dalla quale risulta che la paternità di A._ è esclusa con una probabilità superiore al 99.99999999 %.\nCon sentenza 8 marzo 2013 il Pretore ha respinto la petizione di disconoscimento della paternità, giudicata tardiva. Egli ha posto a carico dell'attore soccombente le spese di giustizia e le ripetibili, negandogli il beneficio del gratuito patrocinio.\nB.\nAdito da A._ in data 24 aprile 2013, il Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto il suo gravame con la qui impugnata sentenza 28 luglio 2015, confermando espressamente il giudizio pretorile e ponendo a carico di A._ spese e ripetibili, ma conferendogli comunque il gratuito patrocinio.\nC.\nA._ (di seguito: ricorrente) ha inoltrato in data 9 settembre 2015 un ricorso in materia civile contro il giudizio d'appello, chiedendo in particolare di accogliere la sua petizione e di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"23e643d5-8d5d-46b0-bab6-a90c97536264","text":"Fatti:\nA.\nIl 3 luglio 2010 A._, nato nel 1988, durante un esercizio dimostrativo sull'impiego di un laciamine nell'ambito di una giornata dei parenti nel quadro di un corso di scuola reclute, ha subito un trauma al ginocchio e al polso sinistri. L'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), agente come assicuratore militare, con decisione del 7 maggio 2014, confermata su opposizione il 2 marzo 2015, ha rifiutato il riconoscimento di responsabilità per i disturbi al polso sinistro.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con giudizio del 17 giugno 2015 il ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale che il giudizio cantonale sia annullato e che sia accertato un nesso causale tra l'infortunio del 3 luglio 2010 e la rottura dell'osso scafoide, con conseguente condanna dell'INSAI a versare le prestazioni. In via subordinata postula l'annullamento del giudizio cantonale e il rinvio della causa al Tribunale delle assicurazioni, affinché sia esperita una perizia giudiziaria e sia emesso un nuovo giudizio."} -{"id":"59847539-82cc-4404-84ec-4f6db153a1b0","text":"Fatti:\nA.\nLa cittadina della Bosnia e Erzegovina A._ è giunta in Svizzera nel 1991 con i genitori. A partire dal 1998 ha beneficiato di un permesso di dimora annuale che le è stato in seguito regolarmente rinnovato.\nConcluse le scuole dell'obbligo, ha assolto l'apprendistato di infermiera odontoiatra e, ottenuto il diploma, ha esercitato questa professione.\nB.\nA._ ha problemi di tossicodipendenza. Durante il suo soggiorno in Svizzera ha interessato le autorità amministrative e penali nei seguenti termini:\ndecreto d'accusa del 23 gennaio 2006: riconosciuta colpevole di infrazione (vendita di 0,4\/0,6 g di eroina) e contravvenzione (novembre 2003-ottobre 2005) alla LStup, e condannata a una pena detentiva di 5 giorni, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di due anni;\n18 aprile 2006: primo ammonimento dipartimentale;\ndecreto d'accusa del 4 dicembre 2006: riconosciuta colpevole di falsità in documenti (caso di lieve entità), conseguimento fraudolento di una prestazione, contravvenzione alla LF sul trasporto pubblico e contravvenzione alla LStup e condannata a una multa di fr. 1'200.--;\ndecreto d'accusa del 26 luglio 2010: riconosciuta colpevole di ripetuta guida senza licenza di condurre o nonostante la revoca e contravvenzione alla LStup e condannata a una pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere di fr. 30.-- ciascuna, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di tre anni, nonché a una multa di fr. 600.--;\nsentenza del Giudice della Pretura penale pronunciata in contumacia il 17 agosto 2010: riconosciuta colpevole di infrazione (febbraio-marzo 2008: trasporto di 20 g di eroina destinati alla vendita; aprile 2008: trasporto di 5 g di eroina) e contravvenzione alla LStup (novembre 2007-giugno 2008) e condannata a una pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 30.-- ciascuna;\n25 marzo 2011: secondo ammonimento dipartimentale;\nsentenza della Corte delle assise correzionali del 4 novembre 2014: riconosciuta colpevole di infrazione aggravata alla LStup (novembre 2010-febbraio 2012: alienazione di 95,9 g di eroina e acquisto, in correità con un'altra persona, di 100 g della medesima sostanza), guida senza autorizzazione ripetuta (novembre 2010-febbraio 2012 e dicembre 2013-settembre 2014), e contravvenzione alla LStup (novembre 2011-febbraio 2012; 01.02.2012; luglio-agosto e ottobre 2014) e condannata, avendo agito in stato di scemata imputabilità, a una pena detentiva di 18 mesi sospesa condizionalmente con un periodo di prova di tre anni, nonché a una multa di fr. 200.--, con prolungamento di un anno del periodo di prova pronunciato con decreto d'accusa del 26 luglio 2010;\ndecreto d'accusa dell'11 gennaio 2016: riconosciuta colpevole di complicità in infrazione aggravata (settembre 2014: per un periodo di due settimane aiutando una terza persona nella vendita di almeno 200 g di eroina) e contravvenzione alla LStup (novembre 2014-luglio 2015) e condannata a una pena detentiva di 6 mesi, aggiuntiva a quella di 18 mesi comminatale in precedenza, sospesa con un periodo di prova di 3 anni, nonché a una multa di fr. 100.--.\nC.\nPreso atto della condanna subita il 4 novembre 2014, il 6 marzo 2015 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha deciso che, per motivi di ordine pubblico, il permesso di dimora di A._ non andasse rinnovato e le ha intimato di lasciare la Svizzera.\nDetto provvedimento è stato in seguito confermato sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale cantonale amministrativo, pronunciatosi in merito con sentenza dell'11 settembre 2017.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico e ricorso sussidiario in materia costituzionale del 18 ottobre 2017, A._ si è allora rivolta al Tribunale federale, chiedendo: in via principale, la riforma del giudizio della Corte cantonale e la concessione del rinnovo del permesso di dimora; in via subordinata, l'annullamento del giudizio della Corte cantonale e il rinvio dell'incarto a quest'ultima per svolgere ulteriori accertamenti ed emanare una nuova sentenza.\nIl Tribunale federale ha domandato all'autorità inferiore di trasmettergli l'incarto su cui si era pronunciata; non ha per contro ordinato scambi di scritti."} -{"id":"1cf62202-416e-446c-af86-734150c130ca","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- In data 15 giugno 1999 l'Ufficio federale di polizia ha delegato al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) l'esecuzione di una domanda di assistenza giudiziaria in materia penale presentata il 3 giugno 1999 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia.\nL'Autorità estera procede a indagini contro A._, B._, C._ e altre persone per concorso in reato di corruzione legato ad atti contrari ai doveri d'ufficio e di perito giudiziario.\nIn tale ambito il MPC ha ordinato il sequestro del conto X._ presso la K._ SA, Gruppo Banca del Gottardo, conto di cui A._ è titolare. Con ordinanza del 26 novembre 1999 il MPC ha ordinato la trasmissione integrale alle Autorità estere della documentazione sequestrata.\nB.- Avverso questa decisione il titolare del conto X._ è insorto al Tribunale federale con un ricorso di diritto amministrativo. Con decisione del 18 gennaio 2000 il Tribunale federale, respinta una domanda di restituzione per inosservanza di un termine, ha dichiarato inammissibile il gravame per mancato versamento dell'anticipo spese (causa 1A.356\/1999).\nC.- Il titolare del conto X._, il 17 gennaio 2000, ha presentato al MPC una domanda di riesame dell' ordinanza di trasmissione, producendo una decisione del 20 dicembre 1999 del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia (GIP) dalla quale risulterebbe che, riguardo a un capo d'imputazione, l'azione penale nei confronti del coinquisito B._ sarebbe estinta per intervenuta prescrizione; secondo l'istante, trattandosi della stessa fattispecie, egli non avrebbe beneficiato dell'intervenuta prescrizione solo a causa di una manifesta svista del GIP.\nIl MPC, rilevato che l'Autorità estera aveva ribadito con lettera del 21 gennaio 2000 l'interesse alla documentazione richiesta, non ha accolto, mediante atto del 28 gennaio 2000, la domanda di riesame.\nD.- A._ si aggrava quindi dinanzi al Tribunale federale con un ricorso di diritto amministrativo.\nChiede, concesso al gravame effetto sospensivo, in via principale, di annullare l'atto impugnato e di ritornare l'incarto al MPC per nuovo giudizio nel senso dei considerandi e, in via subordinata, di annullare l'atto impugnato e la decisione di trasmissione del 26 novembre 1999 e di respingere la richiesta di assistenza.\nIl MPC e l'Ufficio federale di polizia concludono per la reiezione del ricorso."} -{"id":"1054e3db-b648-4a9e-a370-84be8c4e95c8","text":""} -{"id":"0ffb2c92-c75a-468c-9ca2-90e7251b26c8","text":"Fatti:\nA. Il 27 maggio 2009 la A._, con sede a Mendrisio, ha presentato all'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) una domanda di autorizzazione per la commercializzazione di una bevanda rinfrescante, fondata sull'art. 8 della legge federale del 9 ottobre 1992 sulle derrate alimentari e gli oggetti d'uso (Legge sulle derrate alimentari, LDerr; RS 817.0) in relazione con gli art. 5 e 6 dell'ordinanza del 23 novembre 2005 sulle derrate alimentari e gli oggetti d'uso (ODerr; RS 817.02), la quale è stata respinta dall'Ufficio federale con decisione del 28 luglio 2009.\nB. Il 31 agosto 2009 il Tribunale amministrativo federale, Corte III, al quale la società si è rivolta basandosi sull'indicazione dei rimedi giuridici figuranti nella decisione del 28 luglio 2009, ha dichiarato il gravame inammissibile per difetto di competenza e l'ha trasmesso all'Ufficio federale della sanità pubblica affinché lo trattasse come un'opposizione.\nC. Il 29 settembre 2009 il Dipartimento federale dell'Interno ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che la sentenza impugnata sia annullata e la vertenza rinviata al Tribunale amministrativo federale per nuovo esame.\nLa A._ ha rinunciato ad esprimersi e si è rimessa al giudizio del Tribunale federale. Da parte sua il Tribunale amministrativo federale, Corte III, propone che l'impugnativa, nella misura in cui è ammissibile, sia respinta."} -{"id":"012cb818-0b9f-4678-8c45-d316ff92507e","text":"Ritenuto in fatto :\nche il 2 luglio 2001 G._ ha chiesto al Ministero pubblico del Cantone Ticino di aprire un procedimento penale contro il Procuratore pubblico avv. Jacques Ducry;\nche il 27 luglio 2001 G._ ha presentato un reclamo al Giudice dell'istruzione e dell'arresto del Cantone Ticino (GIAR) censurando la mancata risposta al suo scritto del 2 luglio precedente;\nche con decisione del 30 luglio 2001 il GIAR avv. Claudio Lepori ha dichiarato irricevibile il reclamo, siccome G._ non era legittimato a presentarlo;\nche il reclamante impugna con un ricorso di diritto pubblico del 2 agosto 2001 al Tribunale federale questo giudizio, chiedendone l'annullamento;\nche il ricorrente chiede inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria;\nche non sono state chieste osservazioni sul ricorso;"} -{"id":"0d212037-dc7c-402e-b7f3-7fbbebdfe85f","text":"Fatti:\nA. Il 6 marzo 2009 l'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro ha trasmesso al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) una comunicazione indicante l'esistenza, presso una banca di Zurigo, di tre relazioni bancarie intestate alle società panamensi A._, di cui l'avente diritto economico è C._, D._, di cui E._ è l'avente diritto economico e, infine, F._, di cui l'avente diritto economico è G._, figlio del Presidente della Repubblica di X._. Nella comunicazione si ipotizza che sui citati conti sarebbero transitati e confluiti, attraverso l'interposizione di diverse società estere, ingenti valori provenienti dalla società spagnola H._SA di Madrid, che avrebbe stipulato importanti accordi con la Repubblica di X._ per l'edificazione di opere pubbliche.\nB. Il 9 marzo 2009 il MPC ha avviato un'indagine preliminare di polizia giudiziaria nei confronti di G._ per il reato di riciclaggio (), ipotizzando che gli averi patrimoniali confluiti sulle relazioni oggetto di segnalazione fossero di origine criminale, in quanto provento di attività corruttive effettuate da parte della H._SA a danno del citato Stato e in favore di G._, allo scopo di ottenere la sottoscrizione di contratti con detta Repubblica o altri indebiti vantaggi. Il MPC ha ordinato il sequestro delle tre menzionate relazioni bancarie, nonché di un conto presso una banca di Lugano intestato a B._, il cui avente diritto economico è C._. Il 23 giugno 2009 l'Ufficio di comunicazione ha segnalato l'esistenza di una procedura condotta dal Servicio Ejecutivo de Prevencion del Blanqueo de Capitales spagnolo nei confronti di H._SA in relazione a pagamenti indebiti a cittadini di X._. Il MPC, preso atto del preavviso negativo da parte del Dipartimento federale degli affari esteri circa la praticabilità e gli esiti di una commissione rogatoria alla Repubblica di X._, il 17 luglio e il 4 dicembre 2009 ha presentato una rogatoria alle autorità spagnole. Il 23 marzo 2010 la Procura speciale contro la corruzione e la criminalità organizzata di Madrid, inoltrata a sua volta una rogatoria alla Svizzera, ha trasmesso al MPC atti dai quali si evince che diversi funzionari pubblici e politici della citata Repubblica, nonché G._ medesimo, avrebbero ricevuto tangenti per i fatti oggetto d'inchiesta. Il 13 gennaio 2011 l'autorità spagnola ha confermato telefonicamente al MPC di possedere riscontri giudiziari e probatori relativi all'ipotesi di corruzione e alla natura criminale dei fondi litigiosi. Il 19 gennaio 2011 il MPC ha inoltrato un'ulteriore rogatoria per acquisire detti documenti.\nC. Il 21 gennaio 2011 il MPC ha respinto un'istanza di dissequestro dei conti. A._ e B._ hanno quindi presentato un reclamo al Tribunale penale federale (TPF), che con giudizio del 19 maggio 2011 l'ha respinto.\nD. Avverso questa decisione A._ e B._ presentano un ricorso al Tribunale federale. Chiedono di annullarla e di riformarla nel senso di annullare il blocco dei loro conti e di dissequestrarli.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"0b1e06b6-22d8-4d5b-8304-80b5f9b7e3b6","text":""} -{"id":"01ecc611-aa22-4a3e-ac08-f3181bcc9dae","text":"Fatti:\nA. In seguito a una segnalazione del Consiglio di Stato del Cantone Ticino del 13 gennaio 2006, il Procuratore generale ha aperto un procedimento penale, dapprima contro ignoti e in seguito contro X._, allora direttore della Divisione delle contribuzioni, per il titolo di violazione del segreto d'ufficio in relazione alla divulgazione ai media di documentazione concernente le procedure fiscali di A.A._ e B.A._. Dopo avere visionato gli atti del procedimento penale, questi ultimi hanno denunciato X._ anche per i titoli di diffamazione, calunnia, soppressione di documenti, denuncia mendace, sviamento della giustizia, abuso di autorità, infedeltà nella gestione pubblica e falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari.\nB. Assunte le informazioni preliminari e rilevata l'assenza di seri indizi di colpevolezza a carico del denunciato, il Procuratore generale ha decretato il non luogo a procedere con decisione del 15 luglio 2010.\nC. Contro il decreto di non luogo a procedere A.A._ e B.A._ hanno presentato il 23 luglio 2010 un'istanza di promozione dell'accusa alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), che l'ha respinta, in quanto ricevibile, con sentenza del 20 giugno 2011. Riguardo all'ipotesi di violazione del segreto d'ufficio, la CRP ha negato sia l'esistenza di seri indizi di colpevolezza a carico del denunciato sia la necessità di ordinare la completazione delle informazioni preliminari per un chiarimento sulla decisione da prendere. Riguardo agli ulteriori reati ipotizzati, la CRP ha ritenuto l'istanza di promozione dell'accusa irricevibile e comunque infondata nel merito.\nD. A.A._ e B.A._ impugnano questo giudizio con un ricorso in materia penale e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale, chiedendo di annullarlo e di procedere in particolare contro il denunciato per i titoli di violazione del segreto d'ufficio, abuso di autorità, sviamento della giustizia, denuncia mendace e soppressione di documenti. I ricorrenti fanno valere la violazione degli art. 254, 303, 304, 312, 320 CP, dell', nonché dell'art. 183 cpv. 1 della legge tributaria ticinese, del 21 giugno 1994 (LT), in relazione con l'. Con riferimento al ricorso sussidiario in materia costituzionale, i ricorrenti lamentano inoltre la violazione degli art. 6 e 8 CEDU, degli art. 9, 22, e 29 Cost., nonché dell'art. 8 cpv. 2 lett. d Cost.\/TI.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame, ma è stato richiamato l'incarto della Corte cantonale."} -{"id":"151d0a1e-dd2c-4cb5-bb5a-9b0ba5564a6f","text":"Fatti:\nA.\nDopo avere lavorato diversi anni nel Cantone dei Grigioni quale stagionale, C._, cittadina serba (1970), ha ottenuto il 9 ottobre 2001 un permesso di dimora nel Cantone Ticino per vivere con il secondo marito, da cui ha divorziato nel paese natio il 24 dicembre 2007. Nel frattempo, cioè nel dicembre 2005, è stata raggiunta dai figli di primo letto E._ (1991) e D._ (nel luglio 1996) e l'8 ottobre 2006 è stata posta al beneficio di un permesso di domicilio, il quale è stato anche rilasciato ai figli nell'ottobre 2007. Dal 2007 C._ convive con il connazionale A._ (1958), anche lui titolare di un permesso di domicilio.\nB.\nIl 10 maggio 2012 la Corte delle assise correzionali di Lugano ha condannato congiuntamente con procedura abbreviata C._ e A._ a 16 mesi di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, per infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope del 3 ottobre 1951 (LStup; RS 812.121), per avere tra la primavera 2010 e il 17 marzo 2011, venduto e detenuto un imprecisato quantitativo di cocaina, ma almeno 256,1 g, che sapevano o dovevano presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di molte persone.\nC.\nSulla base dei fatti citati e dopo avere concesso a C._ la facoltà di esprimersi, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino le ha revocato, il 3 agosto 2012, il permesso di domicilio per motivi di ordine pubblico e le ha fissato un termine con scadenza al 15 settembre successivo per lasciare la Svizzera. Con separata decisione di medesima data è stato pure revocato il permesso di domicilio di A._.\nI citati provvedimenti sono stati confermati su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato ticinese, il 6 febbraio 2013, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con separate sentenze del 21 gennaio 2014.\nD.\nIl 4 marzo 2014 C._ e A._ hanno presentato un unico ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, con cui chiedono l'annullamento della sentenza cantonale.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza, mentre il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio di questa Corte. La Sezione della popolazione ha rinviato alla propria decisione e ai precedenti preavvisi e, infine, l'Ufficio federale della migrazione si è allineato alle considerazioni formulate dalle autorità cantonali.\nCon scritto del 10 giugno 2014 la ricorrente si è espressa sulle osservazioni formulate dalle autorità cantonali e da quella federale.\nDinanzi a queste Corte le cause di C._ (2C_227\/2014) e A._ (2C_226\/2014) sono state disgiunte."} -{"id":"113382ae-c7fe-472a-a340-f334c8fc9d6a","text":"Fatti:\nA. A._ cittadino italiano domiciliato in provincia di Como a X._ (IT), ha ottenuto, il 19 agosto 2005, un permesso per frontaliero valido fino al 18 agosto 2010 per svolgere un'attività salariata in Svizzera. L'autorizzazione gli è stata rilasciata nonostante avesse un precedente penale nel nostro Paese risalente al 1998, poiché ritenuto di poca entità dalla competente autorità in materia di polizia degli stranieri.\nB. Il 1° luglio 2010 A._ ha chiesto il rinnovo del permesso per frontaliero. Venuta a conoscenza dell'esistenza di precedenti penali in Italia, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni l'ha invitato, il 17 agosto 2010, a produrre gli estratti del suo casellario giudiziale svizzero, di quello generale italiano nonché di quello dei carichi pendenti nel paese d'origine. Avendo ricevuto solo due documenti (estratto del casellario giudiziale svizzero e quello dei carichi pendenti), dai quali nulla risultava, la Sezione della popolazione ha sollecitato l'interessato, il 22 settembre 2010 e il 25 febbraio 2011, a fornire il terzo, senza successo.\nIn difetto dell'atto richiesto la Sezione della popolazione ha rifiutato di rinnovare, il 20 maggio 2011, il permesso per frontalieri e ha invitato A._ a lasciare la Svizzera. Il rifiuto è stato pronunciato in virtù degli artt. 5 Allegato I dell'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681), 9 dell'ordinanza del 22 maggio 2002 sull'introduzione della libera circolazione delle persone (OLCP; RS 142.203), nonché 13 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20).\nC. La decisione è stata confermata su ricorso dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino il 19 ottobre 2011. Fondandosi sul certificato generale del casellario giudiziale italiano dinanzi ad esso finalmente prodotto, il Governo ticinese ha rilevato che le pene inflitte in Italia tra il 1990 e il 2000 superavano, cumulate, i sei anni di reclusione nonché ha rimproverato all'insorgente di averle sottaciute. Detto giudizio è stato a sua volta condiviso dal Tribunale cantonale amministrativo con sentenza del 28 febbraio 2012. Lasciando indecisa la questione di sapere se l'interessato rappresentava tuttora una minaccia attuale e concreta all'ordine pubblico, la Corte cantonale ha considerato che il rinnovo del permesso poteva in ogni caso essere negato in virtù dei combinati artt. 62 LStr e 24 OLCP; il provvedimento appariva inoltre rispettoso del principio della proporzionalità.\nD. Il 30 marzo 2012 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede l'annullamento della sentenza cantonale e il conseguente rinnovo del permesso per frontalieri. Adduce, in sintesi, la violazione degli artt. 4 ALC e 5 cpv. 1 Allegato I ALC.\nCon decreto presidenziale del 3 aprile 2012 è stato concesso l'effetto sospensivo al gravame.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa fa rinvio anche l'Ufficio federale della migrazione. La Sezione della popolazione propone la reiezione del ricorso mentre il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio di questa Corte.\nE. Con replica del 31 agosto 2012 il ricorrente ha ribadito i propri argomenti."} -{"id":"042d2f7e-8eed-4ce5-af9e-45932f8a0917","text":""} -{"id":"110b3ab3-1370-4a6c-866a-87fec57b9144","text":"Fatti:\nA.\nB._ è stato amministratore unico e azionista al 50 % della società C._ SA, gestore dell'affittacamere Residenza C._ situata a X._. Egli è inoltre stato azionista al 50 % della società D._ SA, gestore dell'esercizio pubblico Bar E._, il cui gerente era lo stesso B._. A._ era dipendente della C._ SA e gerente dell'affittacamere Residenza C._. In questi stabili, tra di loro adiacenti, nel periodo dal 1° gennaio 2007 al 19 maggio 2008, veniva esercitata la prostituzione.\nCon due distinti decreti di accusa del 27 febbraio 2017, il Procuratore generale del Cantone Ticino ha ritenuto B._ e A._ autori colpevoli di ripetuto promovimento della prostituzione.\nB.\nStatuendo sull'opposizione degli imputati contro i decreti di accusa, con sentenza dell'11 giugno 2018 la Giudice supplente della Pretura penale li ha dichiarati entrambi autori colpevoli di ripetuto promovimento della prostituzione, per avere, a X._, nel periodo dal 1° gennaio 2007 al 19 maggio 2008, agendo in correità tra di loro, ripetutamente leso la libertà di azione di numerose donne dedite all'esercizio della prostituzione, sorvegliandole nella loro attività, imponendo loro il luogo, il tempo, la durata e altre modalità inerenti all'esercizio della prostituzione.\nTenuto conto del lungo tempo trascorso dai reati e della violazione del principio di celerità, il giudice di primo grado ha condannato B._ alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di fr. 40.-- ciascuna, per complessivi fr. 3'600.--, dedotta la carcerazione preventiva sofferta, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 700.--. A._ è stato condannato alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di fr. 70.-- ciascuna, per complessivi fr. 6'300.--, dedotta la carcerazione preventiva sofferta, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 1'200.--. Il giudice di primo grado ha inoltre ordinato la confisca a favore dello Stato dei valori patrimoniali già depositati su due relazioni bancarie intestate alle suddette società, di valori patrimoniali intestati a B._ e di fr. 139'682.15 sequestrati in un ufficio di quest'ultimo.\nC.\nCon sentenza del 17 febbraio 2020, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha parzialmente accolto un appello di A._ contro il giudizio della prima istanza, limitatamente all'entità della pena pecuniaria, che ha ridotto a 80 aliquote giornaliere di fr. 70.-- ciascuna, per complessivi fr. 5'600.--, da dedurre la carcerazione preventiva sofferta, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni. Per il resto, la CARP ha sostanzialmente confermato la sentenza di primo grado.\nD.\nA._ impugna la sentenza della Corte cantonale con un ricorso in materia penale del 14 aprile 2020 al Tribunale federale, chiedendo di essere prosciolto dall'imputazione di ripetuto promovimento della prostituzione. Chiede inoltre la rifusione da parte dello Stato del Cantone Ticino di un'indennità ai sensi dell'art. 429 cpv. 1 lett. a e c CPP per la riparazione del torto morale e per i costi di patrocinio della sede cantonale. Il ricorrente fa valere la violazione degli art. 6 CEDU, 9, 29 e 32 Cost., 195 lett. c CP, 3 cpv. 2, 6 cpv. 2, 9, 10, 107 cpv. 1 e 147 CPP.\nE.\nInvitati ad esprimersi, la CARP e il Procuratore generale chiedono di respingere il ricorso."} -{"id":"821a9b05-0535-478a-b01a-6d7c364c4abf","text":"Fatti:\nA.\nDurante la partita di hockey su ghiaccio della Lega nazionale A svoltasi a Lugano il 15 settembre 2007 fra l'Hockey Club C._ e l'Hockey Club D._, nel corso del decimo minuto di gioco, A._, giocatore dell'Hockey Club C._, ha colpito con il braccio sinistro la testa di B._, giocatore della squadra avversaria, che ha subito un danno alla salute con una conseguente lunga inabilità lavorativa.\nB.\nA seguito di questo evento, con sentenza del 13 giugno 2014, la giudice della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di lesioni gravi colpose, condannandolo alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere di fr. 100.-- ciascuna, per complessivi fr. 1'000.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e al pagamento degli oneri processuali. L'imputato è inoltre stato condannato a versare un'indennità di fr. 9'000.-- giusta l' all'accusatore privato B._, il quale è stato rinviato al foro civile per le pretese civili.\nC.\nContro la sentenza pretorile, A._ ha adito la Corte di appello e di revisione penale (CARP), dinanzi alla quale il Procuratore pubblico (PP) a sua volta ha presentato appello incidentale. Con sentenza del 17 febbraio 2016 la Corte cantonale ha respinto il gravame dell'imputato, accogliendo per contro quello del PP. A._ è stato dichiarato autore colpevole di lesioni gravi ed è stato condannato alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di fr. 100.-- ciascuna, per complessivi fr. 9'000.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, nonché al pagamento degli oneri processuali. L'imputato è inoltre stato condannato a versare all'accusatore privato l'importo di fr. 11'762.65 a titolo di risarcimento delle spese legali di entrambe le istanze cantonali.\nD.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla, di proscioglierlo dall'imputazione di lesioni gravi e di riconoscergli un'indennità ai sensi dell'. In via subordinata, chiede che gli atti siano rinviati alla Corte cantonale, perché si pronunci nuovamente sull'appello. Il ricorrente fa valere l'accertamento arbitrario dei fatti e la violazione del diritto federale.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"06d0a017-4193-4447-8976-d3359cfe49a7","text":""} -{"id":"2cd00b6a-bb80-481c-90dd-c45a46e2a6ba","text":"Fatti:\nA.\nA.a. L'11 settembre 2018, con pubblicazione sul foglio ufficiale del Cantone Ticino n. 73\/2018, l'Ente Ospedaliero Cantonale (di seguito: l'EOC o il committente) ha indetto un concorso, retto dalla legge ticinese sulle commesse pubbliche del 20 febbraio 2001 (LCPubb\/TI; RL\/TI 730.100) e impostato secondo la procedura selettiva, concernente l'aggiudicazione della fornitura di una soluzione per il suo nuovo sito web.\nA.b. Il capitolato d'appalto prevedeva cinque criteri di aggiudicazione, tra i quali figurava segnatamente il criterio \"a . Prezzo - Economicità \". Tale criterio era a sua volta suddiviso in due sottocriteri: \" soluzione offerta sito web \" e \" manutenzione e supporto annuale \".\nPer quanto qui di interesse, in merito al sottocriterio \" manutenzione e supporto annuale \", gli atti di gara specificavano che nel prezzo offerto dovevano essere inclusi il \" prezzo manutenzione annuale \" e il \" prezzo supporto LU-VE 08h00-17h00, presa a carico entro 4 ore \".\nA.c. Dopo la fase di selezione, sono state inoltrate al committente sei offerte. In particolare, l'offerta della ditta B._ SA prevedeva un costo per \" manutenzione e supporto annuale \" pari a fr. 40'926.00. Per lo stesso sottocriterio, l'offerta della ditta A._ SA indicava un prezzo pari a fr. 1'938.60, precisando quanto segue:\nOggetto Descrizione Note 1 Prezzo manutenzione annuale Incluso manutenzione costante che comprende l'installazione rego lare dei più recenti aggiornamenti di sicurezza e l'ottimizzazione delle componenti impiegate, il monitoraggio costante e backup quotidiani 2 Prezzo supporto LU-VE 08h00-17h00, presa a carico entro 4 ore Si applica la tariffa oraria \/ giorna liera fr. 1'938.60\nA.d. In sede di valutazione delle offerte, il committente ha chiesto chiarimenti alla A._ SA, invitandola a confermare che il prezzo di fr. 1'938.60 comprendeva sia la manutenzione annuale che il servizio di supporto nei giorni feriali. Il 4 novembre 2019, l'interessata ha risposto nel modo seguente (cfr. ) : \" [...] confermiamo che l'importo di CHF 1'983.60 [recte: 1'938.60], IVA inclusa, comprende la manutenzione annuale come anche la garanzia di un supporto LU-VE 8h00-17h00 con una presa a carico in 4 ore così come da noi indicato nell'Allegato 2 - A. Economicità e prezzo. Per onestà intellettuale, e come da noi scritto sempre nell'Allegato 2 - A. Economicità e prezzo, il singolo intervento al di fuori di installazioni di sicurezza e [dell']ottimizzazione delle componenti già coperte dalla manutenzione annuale, è quantificato a regia secondo la nostra tariffa oraria \/ giornaliera pari a CHF 1'378.55 al giorno (CHF 172.30 all'ora), IVA inclusa, e indicata nell'Allegato 2 - E. Costo fisso singola giornata di sviluppo. In questo modo il cliente non paga fee annue per interventi non sostenuti ma semplicemente il dovuto per interventi straordinari. Tuttavia, qualora l'offerta di fatturazione a regia non fosse compatibile con le vostre esigenze e preferiste optare per una quotazione forfettaria possiamo proporvi, sulla base dell'esperienza maturata in analoghi contesti, un pacchetto ore a consumo a tariffa agevolata, come segue:\n- Pacchetto di 80 ore a consumo a un prezzo di CHF 13'354.80, IVA inclusa (CHF 166.95 \/ ora);\n- Pacchetto di 100 ore a consumo a un prezzo di CHF 16'155.00, IVA inclusa (CHF 161.55 \/ ora);\n- Pacchetto di 180 ore a consumo a un prezzo di CHF 27'140.40, IVA inclusa (CHF 150.85 \/ ora). \"\nB.\nB.a. Il 20 gennaio 2020, vagliata la situazione, l'EOC ha assegnato la commessa alla A._ SA, prima classificata con 85.64 punti.\nB.b. Contro tale decisione di aggiudicazione, la B._ SA, seconda classificata con 76.94 punti, è insorta davanti al Tribunale cantonale amministrativo del Cantone Ticino (di seguito: il Tribunale amministrativo), postulando l'annullamento della decisione impugnata e l'aggiudicazione della commessa a suo favore.\nB.c. Il 19 ottobre 2020, il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso, annullato la decisione di aggiudicazione del 20 gennaio 2020 e attribuito la commessa alla B._ SA. I Giudici cantonali hanno ritenuto, in sostanza, che l'offerta dell'aggiudicataria era viziata e inattendibile. Secondo la Corte cantonale, infatti, la A._ SA aveva chiaramente indicato nel modulo d'offerta che il servizio di supporto nei giorni feriali, il quale era parte integrante del sottocriterio \" manutenzione e supporto annuale \", sarebbe stato fatturato a parte, applicando un onorario (orario o giornaliero) non precisato e non compreso nel prezzo globale. In siffatte circostanze, l'offerta della A._ SA avrebbe dovuto essere esclusa dalla gara, poiché indicava un prezzo che non comprendeva una prestazione richiesta nel bando di concorso. Constatando che nulla lasciava pensare che l'offerta della B._ SA non fosse conforme alle esigenze poste dalla legge e dal capitolato d'appalto, il Tribunale amministrativo le ha quindi attribuito direttamente la commessa.\nC.\nIl 20 novembre 2020, la A._ SA ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale con i quali domanda, protestate tasse, spese e ripetibili, l'annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo del 19 ottobre 2020 e la conferma della decisione di aggiudicazione dell'EOC del 20 gennaio 2020.\nIl Tribunale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. L'EOC si è rimesso al giudizio di questa Corte. L'opponente ha presentato delle osservazioni e ha chiesto che il gravame venga dichiarato inammissibile, in via subordinata che venga respinto. La ricorrente ha replicato. L'opponente ha duplicato. L'Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche non si è pronunciato.\nCon decreto presidenziale del 17 dicembre 2020 è stato concesso l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"15e066c9-8210-4a32-a01c-a653f97cae00","text":"Fatti:\nA. Il 24 dicembre 2004 l'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) è stata autorizzata ad aprire un'inchiesta fiscale speciale nei confronti degli avvocati A.A._ e B.A._, quest'ultima titolare di uno studio legale e notarile a Lugano. Il legale è sospettato d'aver commesso gravi infrazioni fiscali per aver sottaciuto al fisco federale una parte importante della sua sostanza e dei suoi redditi imponibili, ricorrendo in particolare a conti bancari non dichiarati intestati a società di tipo \"off-shore\". Il 2\/3 febbraio 2005 la Divisione delle inchieste speciali dell'AFC ha perquisito il citato studio legale, ponendo in luogo sicuro diversi documenti cartacei e informatici, sequestrando in seguito numerosi documenti, anch'essi posti sotto suggello. L'11 aprile 2005 l'AFC ha presentato alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale una richiesta di levata dei sigilli sui documenti e sui supporti informatici sequestrati presso lo studio legale in presenza dei rappresentanti dei legali interessati dalla misura.\nB. Con sentenza dell'8 agosto 2005 la Corte dei reclami penali ha accolto la richiesta di dissuggellamento stabilendo per la cernita, che sarà effettuata dalla Corte medesima, una procedura in tre fasi; questa prevede dapprima la separazione dei documenti utili all'inchiesta da quelli che non lo sono, la distinzione in seguito di quelli coperti dal segreto professionale dell'avvocato da quelli che non lo sono e, infine, per i documenti restanti e utili all'inchiesta, a protezione dei clienti, la depennazione o la codificazione, se del caso, dei loro nomi, facendo capo, se necessario, alla collaborazione di un esperto esterno.\nC. Avverso questo giudizio gli avvocati A.A._ e B.A._ presentano un ricorso secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. a della legge sul Tribunale penale federale, del 4 ottobre 2002 (LTPF; RS 173.71). Chiedono, in via preliminare, di concedere l'effetto sospensivo al gravame e, in via principale, di sospendere la richiesta di levata dei sigilli e d'invitare l'AFC a motivare la domanda riguardo a ogni singolo documento. In via subordinata postulano di accogliere parzialmente la richiesta di dissuggellamento nel senso che, nell'ambito della prima fase, l'AFC indichi previamente la rilevanza di ogni incartamento, che ai ricorrenti venga offerta la possibilità di indicare preventivamente il contenuto dei documenti e che quelli scelti e anonimizzati siano trasmessi all'AFC soltanto dopo la crescita in giudicato di una decisione in tal senso della Corte dei reclami penali. In via ancor più subordinata chiedono di annullare la tassa di giustizia di fr. 1'500.-- posta a loro carico in solido.\nLa Corte dei reclami penali, riconfermandosi nel giudizio impugnato, propone di respingere il ricorso. L'AFC propone la reiezione del gravame. Nelle osservazioni del 18 ottobre 2005 i ricorrenti si riconfermano nelle loro tesi e conclusioni.\nCon decreto presidenziale del 4 ottobre 2005 al ricorso è stato conferito effetto sospensivo."} -{"id":"0cbc46ff-6857-45a2-89f2-933a90cb714c","text":"Fatti:\nA.\nA._ ha escusso l'ex moglie B._ per l'incasso di fr. 29'050.-- oltre interessi, indicando quali titoli di credito la sentenza 20 dicembre 2012 della I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino e la sentenza 31 ottobre 2013 del Tribunale federale.\nA._ ha chiesto il rigetto definitivo dell'opposizione interposta da B._ al precetto esecutivo. Con decisione 17 marzo 2014 il Pretore del Distretto di Lugano ha accolto l'istanza, rigettando in via definitiva l'opposizione limitatamente a fr. 23'577.50 oltre interessi (vale a dire fr. 29'050.-- meno fr. 5'472.50 che l'escussa aveva nel frattempo già versato all'ufficio di esecuzione).\nB.\nCon sentenza 8 agosto 2014 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto un reclamo interposto da B._, rigettando in via definitiva l'opposizione limitatamente a fr. 83.35 oltre interessi. A differenza del Pretore, la Corte cantonale ha accolto l'eccezione di compensazione sollevata dall'escussa relativa ad un suo credito nei confronti del creditore precedente per contributi alimentari provvisionali.\nC.\nCon ricorso in materia civile 16 settembre 2014, subordinatamente ricorso sussidiario in materia costituzionale, A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale postulandone la riforma nel senso di una reiezione integrale del reclamo.\nCon risposta 8 giugno 2015 B._ ha chiesto di respingere il ricorso in materia civile, nella misura in cui sia ammissibile, ed anche il ricorso sussidiario in materia costituzionale. L'autorità inferiore ha invece comunicato di non avere nessuna osservazione da formulare."} -{"id":"1acb5ac1-944d-4326-bd7a-e66e28828928","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 14 gennaio 2000 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Teramo, che aveva avviato un procedimento penale contro R._ per truffa ai danni dello Stato italiano e per reati doganali, ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria in materia penale. Nel 1997 in effetti, il prevenuto, nella qualità di amministratore della A._ S.r.l., con sede in Italia e attiva nell'importazione di videogiochi, avrebbe presentato documenti contabili con importi fittizi e ottenuto un onere d'imposta inferiore. La richiesta tendeva quindi a verificare l'identità del fornitore estero, dell'acquirente italiano e delle modalità di pagamento, e ad acquisire la documentazione di due conti bancari, uno della Q._ AG presso la Banca della Svizzera Italiana, l'altro della E._ presso la Cornèr Banca SA. Accolta il 28 aprile 2000, la richiesta è stata evasa con esecuzione semplificata il 2 agosto 2000, mediante trasmissione dei verbali d'interrogatorio dei responsabili della E._ nonché di allegati di documenti bancari e di uno scritto del patrocinatore dell'altra società.\nA. Il 14 gennaio 2000 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Teramo, che aveva avviato un procedimento penale contro R._ per truffa ai danni dello Stato italiano e per reati doganali, ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria in materia penale. Nel 1997 in effetti, il prevenuto, nella qualità di amministratore della A._ S.r.l., con sede in Italia e attiva nell'importazione di videogiochi, avrebbe presentato documenti contabili con importi fittizi e ottenuto un onere d'imposta inferiore. La richiesta tendeva quindi a verificare l'identità del fornitore estero, dell'acquirente italiano e delle modalità di pagamento, e ad acquisire la documentazione di due conti bancari, uno della Q._ AG presso la Banca della Svizzera Italiana, l'altro della E._ presso la Cornèr Banca SA. Accolta il 28 aprile 2000, la richiesta è stata evasa con esecuzione semplificata il 2 agosto 2000, mediante trasmissione dei verbali d'interrogatorio dei responsabili della E._ nonché di allegati di documenti bancari e di uno scritto del patrocinatore dell'altra società.\nB. Con rogatoria del 25 settembre 2002 la Procura della Repubblica presso il Tribunale civile e penale di Ancona, subentrata nella conduzione del procedimento penale, ha chiesto, secondo quanto qui interessa, il sequestro di un determinato conto e di ogni altra relazione della E._ presso la Cornèr Banca per il periodo 1996-1998. Il 20 febbraio 2002 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha parzialmente accolto la domanda e, con decisione di chiusura dell'8 aprile 2002, ordinato, in particolare, la trasmissione all'Autorità italiana della documentazione del richiesto conto. La E._ è insorta alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), la quale, con sentenza del 6 febbraio 2003, ha respinto il ricorso.\nB. Con rogatoria del 25 settembre 2002 la Procura della Repubblica presso il Tribunale civile e penale di Ancona, subentrata nella conduzione del procedimento penale, ha chiesto, secondo quanto qui interessa, il sequestro di un determinato conto e di ogni altra relazione della E._ presso la Cornèr Banca per il periodo 1996-1998. Il 20 febbraio 2002 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha parzialmente accolto la domanda e, con decisione di chiusura dell'8 aprile 2002, ordinato, in particolare, la trasmissione all'Autorità italiana della documentazione del richiesto conto. La E._ è insorta alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), la quale, con sentenza del 6 febbraio 2003, ha respinto il ricorso.\nC. Questa società presenta un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullare la decisione della CRP e di rifiutare la richiesta italiana e, in via subordinata, di annullare la decisione e di accogliere parzialmente la rogatoria, limitatamente alla trasmissione della documentazione bancaria e soltanto per quanto concerne le indicazioni riguardanti le due altre citate società. Chiede inoltre di concedere effetto sospensivo al ricorso.\nIl Ministero pubblico e la Corte cantonale si rimettono al giudizio del Tribunale federale, mentre l'Ufficio federale di giustizia propone di respingere il ricorso."} -{"id":"053ac0f2-e006-47c4-8274-54640094f8f0","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 28 gennaio 1999 è stata costituita la S._ SA , con sede a G._, avente per scopo la costituzione di aziende commerciali, bar, ristoranti, night club e la partecipazione ad altre imprese analoghe, nonché l'acquisto, la vendita e l'amministrazione di beni immobili all'estero. Amministratore unico con firma individuale ne è stato, dal 9 settembre 1999 all'11 maggio 2000, B._, di professione fiduciario.\nIl 23 giugno 2000 l'Ufficio del registro di commercio di M._ ha diffidato la S._ SA in via edittale a ristabilire lo stato legale e statutario. Il 7 agosto seguente la società è stata sciolta d'ufficio in applicazione degli e 86 ORC perché priva di amministrazione e di ufficio di revisione.\nCon decreti pretorili del 17 ottobre 2000 e del 3 gennaio 2001 sono stati dichiarati il fallimento della società e la sospensione della liquidazione fallimentare per mancanza di attivi.\nMediante decisione 15 ottobre 2001 la Cassa di compensazione Gastrosuisse, constatato di aver subito un danno di fr. 101'673.55 a causa del mancato pagamento dei contributi paritetici da parte della fallita per il periodo da marzo 1999 ad aprile 2000, ne ha postulato il risarcimento, in via solidale, da B._ e da Z._, ritenuto amministratore di fatto della S._ SA .\nMediante decisione 15 ottobre 2001 la Cassa di compensazione Gastrosuisse, constatato di aver subito un danno di fr. 101'673.55 a causa del mancato pagamento dei contributi paritetici da parte della fallita per il periodo da marzo 1999 ad aprile 2000, ne ha postulato il risarcimento, in via solidale, da B._ e da Z._, ritenuto amministratore di fatto della S._ SA .\nB. A seguito dell'opposizione di B._, in data 14 dicembre 2001 la Cassa ha promosso nei suoi confronti una petizione al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, chiedendone la condanna al risarcimento del predetto importo - riferito però al periodo da agosto 1999 ad aprile 2000, considerato che i contributi erano stati pagati fino alla fine di luglio -, sempre in solido con Z._, il quale, da parte sua, aveva accettato la decisione amministrativa.\nCon giudizio 28 maggio 2002 i primi giudici hanno accolto la petizione e condannato il convenuto al risarcimento di fr. 101'673.55, addebitandogli grave negligenza nell'osservanza dei doveri di amministratore unico della fallita.\nCon giudizio 28 maggio 2002 i primi giudici hanno accolto la petizione e condannato il convenuto al risarcimento di fr. 101'673.55, addebitandogli grave negligenza nell'osservanza dei doveri di amministratore unico della fallita.\nC. Rappresentato dallo studio legale Fabrizio Pessina di Chiasso, l'interessato interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale chiede, in accoglimento del gravame, l'annullamento del giudizio impugnato e la reiezione della petizione. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nLa Cassa e l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali rinunciano a determinarsi."} -{"id":"1c140766-c222-4d53-94a4-1d63782e581d","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadina dominicana e (dal 2001) anche italiana, è entrata in Svizzera nel giugno 1991 per vivere con B._, divenuto suo marito qualche anno più tardi. A partire dal 1999 la stessa è stata posta a beneficio di un permesso di domicilio CE\/AELS.\nDall'unione tra i coniugi è nato il figlio C._; A._ è inoltre madre di D._, che l'ha raggiunta nel nostro Paese nell'ambito del ricongiungimento familiare.\nB.\nNell'aprile 2013, A._ è stata arrestata e posta in carcerazione preventiva; nel luglio successivo, è stata tradotta in carcere di sicurezza.\nCon sentenza 27 settembre 2013, la Corte delle assise criminali l'ha quindi riconosciuta colpevole di omicidio intenzionale tentato nei confronti di uno degli uomini con cui intratteneva una relazione extra-coniugale, che frequentava dal 1999, e l'ha condannata ad una pena detentiva di 36 mesi, di cui 18 sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni.\nC.\nCon decisione del 10 aprile 2014, richiamata la condanna citata, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato ad A._ il permesso di domicilio di cui disponeva, intimandole di lasciare la Svizzera al momento della scarcerazione.\nSu ricorso, detta decisione è stata confermata sia dal Consiglio di Stato, il 12 novembre 2014, che dal Tribunale cantonale amministrativo, pronunciatosi in merito con sentenza del 25 giugno 2015.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 24 agosto 2015, A._ si è rivolta al Tribunale federale chiedendo: in via principale e in riforma del giudizio impugnato, la restituzione del suo permesso di domicilio e la pronuncia di un ammonimento; in via subordinata, l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio dell'incarto alla Corte cantonale, per nuovi accertamenti e nuovo giudizio.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa hanno fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione e la Segreteria di Stato della migrazione."} -{"id":"2a7e4b0d-f18a-4768-9382-17a00d3b430b","text":""} -{"id":"0a7f0ca6-29ed-40e2-a54d-5218f8d4611b","text":""} -{"id":"2062837d-18c6-405d-88fa-fea26109e172","text":"Fatti:\nA. A._ ha soggiornato con regolarità presso il domicilio familiare a X._ (TI) anche dopo la separazione dalla moglie, avvenuta nel 1997. Da tale località, egli ha gestito le società B._ e C._, entrambe con sede a X._. L'attività della prima società consisteva tra l'altro nella pubblicità di eventi sportivi. Secondo quanto emerso, l'attività menzionata era prevalentemente volta a creare dei costi che società con sede in Italia avrebbero potuto far valere fiscalmente in diminuzione dei ricavi, per mezzo della fatturazione a terzi di prestazioni sovente inesistenti. Una parte dei pagamenti effettuati dai clienti era quindi restituita agli stessi o ai loro amministratori. Tali operazioni illegali sono state interrotte nel 1998 a seguito dell'intervento della Magistratura italiana, le cui inchieste sono sfociate nella condanna dei principali responsabili, tra i quali anche A._.\nTra il 1996 e il 2001 quest'ultimo è stato nel contempo attivo, insieme ad altre persone, nel settore della locazione di linee telefoniche a pagamento. Nel 2001 - seguendo il figlio, che già si era occupato della coltivazione di canapa - egli ha quindi acquisito terreni e cominciato a produrre industrialmente canapa e derivati (per il tramite della società D._ SA, Y._). Nel 2003, quest'attività è stata però interrotta dal Ministero pubblico del Cantone Ticino, che ha pure aperto un procedimento al fine di accertare eventuali responsabilità penali legate allo svolgimento della stessa. Va infine aggiunto che A._ era pure avente diritto economico degli averi della società panamense E._ SA, cui erano intestate relazioni bancarie non dichiarate.\nB. Per i periodi fiscali 1993\/94 fino al 2001\/02 A._ è stato così tassato (in fr.):\n[omissis]\nC. Nel 2003, nell'ambito del procedimento penale aperto per possibile violazione contro la legge federale sugli stupefacenti e le sostanze psicotrope (precedente consid. A), il Ministero pubblico ticinese ha perquisito i locali occupati a X._ da A._. Visionata la documentazione sequestrata in quell'occasione, l'Autorità fiscale ticinese è giunta quindi alla conclusione che potessero sussistere anche gravi infrazioni fiscali ed ha segnalato quanto rilevato all'Amministrazione delle contribuzioni (AFC).\nIl 21 agosto 2003, il Capo del Dipartimento federale delle finanze (DFF) ha autorizzato l'AFC a procedere nei confronti di A._ ad un'inchiesta giusta l'art. 190 segg. della legge federale sull'imposta federale diretta del 14 dicembre 1990 (LIFD; RS 642.11). Nel seguito, la divisione affari penali e inchieste (DAPI) dell'AFC ha quindi condotto ulteriori perquisizioni di locali commerciali e privati appartenenti ad A._, nell'ambito delle quali ha sequestrato una quantità ingente di documenti e valori; ha proceduto a tre audizioni del contribuente e ha anche visionato atti riguardanti la procedura penale conclusasi a carico di A._ in Italia.\nCon diffida del 13 dicembre 2004, l'Ufficio procedure speciali della Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino ha parallelamente notificato ad A._ l'apertura di una procedura di recupero d'imposta e di contravvenzione, in relazione ad una presunta sottrazione d'imposta relativa ai periodi fiscali 1993\/94-2001\/2002.\nIl 12 aprile 2007, la DAPI ha quindi reso il proprio dettagliato rapporto, nel quale - in relazione ai periodi fiscali in discussione - ha rilevato che A._ aveva svolto diverse attività, utilizzando varie strutture societarie e conseguendo ingenti guadagni sottratti al fisco. In questo contesto, essa ha pertanto rimproverato allo stesso una sottrazione consumata d'imposta in relazione a tassazioni incomplete (cresciute in giudicato) e alla mancata trattenuta dell'imposta alla fonte, la partecipazione a sottrazioni d'imposta commesse dalla ditta D._ SA e il reato di frode fiscale.\nPer l'imposta federale diretta (IFD), gli importi sottratti sono stati così quantificati (in fr.):\n[omissis]\nD. L'11 maggio 2007, A._ ha preso posizione in merito al rapporto reso dalla DAPI. In tale contesto, egli ha innanzitutto richiesto una completa rielaborazione dello stesso ed invocato il rispetto dei principi applicati nelle procedure di carattere penale, tra cui il principio \"in dubio pro reo\". Ha quindi contestato di avere mantenuto il proprio domicilio in Svizzera dopo la separazione dalla moglie, il 17 ottobre 1997. Ha infine chiesto che la procedura venisse sospesa fino alla conclusione del procedimento penale aperto dal Ministero pubblico ticinese, domandato l'edizione dall'Italia di una serie di documenti e annunciato la produzione di una perizia redatta dal dott. F._ in relazione all'attività della B._. Nella sua risposta del 6 luglio 2007, la DAPI ha da parte sua contestato la violazione dei principi fatta valere da A._ e rifiutato - nell'ambito di un apprezzamento anticipato delle prove offerte - di procedere all'acquisizione dei documenti richiesti. Quanto alla postulata sospensione della procedura, si è invece rimessa alla valutazione dell'autorità cantonale.\nE. Il 2 aprile 2009, l'Ufficio procedure speciali della Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino ha notificato ad A._ le decisioni concernenti il recupero d'imposta relative agli anni 1993-2002 (IC) risp. 1995-2002 (IFD) e le multe per sottrazione d'imposta relative agli anni 1995-2002 (IC e IFD). In questo contesto, esso ha fatto interamente propri i contenuti nel rapporto allestito dalla DAPI il 12 aprile 2007 e quindi richiesto il pagamento dei seguenti importi (in fr.):\n[omissis]\nIn questo contesto, A._ non è stato per contro multato né a causa della mancata trattenuta dell'imposta alla fonte né in relazione ai reati di partecipazione per le sottrazioni commesse da terzi. Nei suoi confronti non è inoltre stata presentata nessuna denuncia per frode fiscale.\nI reclami interposti dal contribuente contro le decisioni dell'Ufficio procedure speciali sono stati respinti il 3 dicembre 2009; la decisione resa su reclamo dall'Ufficio procedure speciali è stata a sua volta confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino con sentenza del 28 marzo 2011.\nF. ll 13 maggio 2011, A._ ha impugnato detto giudizio davanti al Tribunale federale con un ricorso in materia di diritto pubblico. Con tale atto, egli chiede l'annullamento della decisione querelata e il rinvio dell'incarto all'autorità inferiore, affinché renda una nuova decisione. Nel merito, il ricorrente censura una violazione del diritto federale e internazionale applicabile così come un accertamento dei fatti manifestamente inesatto. Non solleva per contro l'eccezione di prescrizione risp. di perenzione in relazione al ricupero delle imposte cantonali per gli anni 1993\/94.\nChiamate ad esprimersi, la Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino e l'AFC hanno proposto di non entrare nel merito del ricorso rispettivamente, in via eventuale, di respingerlo. La Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello ha rinunciato a formulare osservazioni, riconfermandosi nelle motivazioni e nelle conclusioni contenute nella sentenza impugnata. Al 28 ottobre 2011 risalgono infine le ulteriori osservazioni depositate dal ricorrente, di cui verrà detto, per quanto necessario, nel seguito."} -{"id":"719a9491-8d8e-479d-91d0-d0425a9feab0","text":"Fatti:\nA.\nA._ (1988), cittadino italiano nato e cresciuto in Svizzera, è al beneficio di un permesso di domicilio UE\/AELS. Egli è diplomato quale impiegato in logistica, ma non svolge alcuna attività professionale da anni. Dal novembre 2010 è a carico dell'assistenza pubblica, di cui ha anche beneficiato nei mesi di febbraio e marzo 2007.\nB.\nPosto in detenzione preventiva dal 31 maggio al 24 giugno 2011, A._ è stato condannato il 15 novembre 2013 dalla Corte delle assise correzionali di Bellinzona alla pena di 15 mesi di detenzione, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, nonché al versamento di fr. 1'650.-- all'accusatore privato a titolo di risarcimento danni, essendo stato riconosciuto colpevole dei seguenti reati:\n- rapina per avere, il 31 maggio 2011, minacciando un impiegato con una pistola soft air, commesso un furto ai danni della Banca X., con una refurtiva complessiva di fr. 162'344.--;\n- per infrazione alla legge federale del 20 giugno 1997 sulle armi (LArm; RS 514.54) poiché, sempre il 31 maggio 2011, portava su di sé senza diritto un coltello a farfalla e una pistola soft air;\n- per contravvenzione alla legge federale del 3 ottobre 1951 sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope (LStup; RS 812.121) siccome dal mese di novembre 2010 al 31 maggio 2011, senza essere autorizzato, ha consumato un impreciso quantitativo di marijuana.\nÈ stata inoltre ordinata un'assistenza riabilitativa durante il periodo di prova.\nC.\nPreso atto della condanna, e dopo avere dato ad A._ la possibilità di determinarsi, ciò che questi ha fatto l'11 febbraio 2014, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino, con decisione del 18 febbraio 2014, gli ha revocato il permesso di domicilio nonché fissato un termine per lasciare la Svizzera.\nQuesto provvedimento è stato confermato su ricorso dal Consiglio di Stato, il 2 settembre 2014, e dal Tribunale cantonale amministrativo, pronunciatosi al riguardo con sentenza del 19 maggio 2015.\nLa Corte cantonale ha innanzitutto rilevato che l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione o ALC; RS 0.142.112.681) non trovava applicazione, l'insorgente non potendo richiamarvisi né come lavoratore, né per cercare un impiego, né quale persona che non svolgeva nessuna attività economica né, infine, perché avrebbe maturato un diritto alla pensione o perché colpito da inabilità permanente al lavoro. Esaminando poi il caso dal profilo del diritto interno, è giunta alla conclusione che il provvedimento di revoca era giustificato ai sensi dei combinati art. 62 lett. b, 63 cpv. 1 lett. b e 63 cpv. 2 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20) e che non disattendeva il principio della proporzionalità.\nD.\nIl 26 giugno 2015 A._ ha esperito un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui domanda, in sintesi, che venga annullata la revoca del suo permesso di domicilio.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nel proprio giudizio. La Sezione della popolazione ha chiesto il rigetto del gravame, mentre il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio di questa Corte.\nE.\nCon decreto presidenziale del 2 luglio 2015 è stato conferito l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"6188a60e-edc9-42da-9ef6-48b7a18820fd","text":""} -{"id":"0e25370e-e3ed-44f1-8e87-5428d19c3f90","text":"Fatti:\nA.\nB._, titolare della ditta individuale A._, loca dal 1° luglio 2010 uno stabile con terreno annesso situato a Magadino e di proprietà della C._ SA. La pigione mensile è stata pattuita in fr. 4'200.--, pagabili anticipatamente, entro la fine del mese precedente. La prima pigione è stata pagata il 1° luglio, quelle di agosto e settembre in anticipo, come da contratto. Da ottobre 2010 in poi l'inquilina, facendo valere difetti, ha depositato le pigioni intere presso l'Ufficio di conciliazione in materia di locazione; i versamenti sono stati effettuati all'inizio di ogni mese corrente di locazione, non entro la fine del mese precedente.\nIl 29 aprile 2011 la conduttrice ha avviato un'azione di riduzione della pigione davanti alla Pretura di Locarno-Campagna. Nell'ambito di quella causa, con istanza cautelare del 1° luglio 2011, la locatrice ha chiesto la liberazione a suo favore di tutte le pigioni depositate in ritardo. Il 21 luglio 2011 le parti hanno concordato in contraddittorio di liberarle in ragione di fr. 2'500.-- al mese e di mantenere il deposito per i restanti fr. 1'700.--, importo corrispondente alla riduzione per difetti chiesta dalla conduttrice.\nB.\nLa medesima ripartizione è stata concordata per le pigioni a venire. Come in precedenza, l'inquilina ha effettuato i pagamenti - ovvero fr. 1'700.-- all'Ufficio di conciliazione e fr. 2'500.-- alla proprietaria - i primi giorni di ogni mese di locazione, non anticipatamente. Prevalendosi del ritardo dei versamenti, il 3 febbraio 2012 la locatrice ha assegnato alla conduttrice un termine di 30 giorni per il pagamento di fr. 28'900.--, l'intera somma depositata fino a quel momento presso l'Ufficio di conciliazione. Non avendo ricevuto riscontro, il 13 marzo 2012 ha disdetto il contratto di locazione. La conduttrice ha contestato la disdetta davanti all'Ufficio di conciliazione, il quale, costatata la mancata comparsa della locatrice, ha rilasciato l'autorizzazione ad agire.\nLa conduttrice ha continuato a pagare le pigioni, versando anticipatamente fr. 1'700.-- all'Ufficio di conciliazione e fr. 2'500.-- alla proprietaria per i mesi da aprile 2012 in poi.\nC.\nCon petizione del 21 giugno 2012 la conduttrice ha chiesto alla Pretura di Locarno-Campagna di annullare la disdetta e, in via subordinata, di prorogare la durata del contratto di locazione di tre anni. Il Pretore aggiunto ha accolto l'azione il 3 giugno 2013, ritenendo la disdetta abusiva.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello ticinese, adita dalla locatrice, ha sovvertito il giudizio di primo grado con sentenza del 16 dicembre 2013: ha respinto la petizione dell'inquilina e adeguato di conseguenza il giudizio su spese e ripetibili.\nD.\nLa conduttrice insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 3 febbraio 2014. Chiede l'annullamento della sentenza cantonale e la conferma di quella del Pretore aggiunto.\nLa locatrice propone di dichiarare il ricorso irricevibile, subordinatamente di respingerlo. L'autorità cantonale non ha preso posizione.\nLa domanda di concessione dell'effetto sospensivo presentata dalla conduttrice contestualmente al ricorso è stata respinta con decreto presidenziale del 28 febbraio 2014."} -{"id":"20d3a2eb-e902-4cec-9b95-269a02954496","text":"Fatti:\nFatti:\nA. B._, cittadina italiana nata nel 1948, ha lavorato in Svizzera dal 1970 al 1982 solvendo regolari contributi alle assicurazioni sociali. Rientrata in Italia, non ha più svolto attività lucrativa e si è occupata dell'economia domestica della propria famiglia.\nIn data 20 novembre 2003 l'interessata ha formulato una domanda volta all'ottenimento di una rendita dell'assicurazione svizzera per l'invalidità. Esperiti i necessari accertamenti a cura dell'Istituto nazionale italiano della previdenza sociale (INPS) di A._ e preso atto delle dichiarazioni rese dall'istante nel questionario per assicurati occupati nell'economia domestica, l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI), aderendo al parere del proprio servizio medico, più precisamente del dott. F._, che definiva un tasso di inabilità ai lavori domestici del 10%, ha respinto la domanda di prestazioni per decisione del 20 agosto 2004.\nL'interessata ha interposto opposizione, allegando ulteriore documentazione sanitaria. Dopo avere nuovamente interpellato il proprio servizio medico, in questa circostanza la dott.ssa S._, l'UAI, mediante decisione del 14 gennaio 2005, ha ribadito il precedente rifiuto di prestazioni.\nL'interessata ha interposto opposizione, allegando ulteriore documentazione sanitaria. Dopo avere nuovamente interpellato il proprio servizio medico, in questa circostanza la dott.ssa S._, l'UAI, mediante decisione del 14 gennaio 2005, ha ribadito il precedente rifiuto di prestazioni.\nB. B._ ha deferito il provvedimento su opposizione dell'UAI alla Commissione federale di ricorso in materia d'AVS\/AI per le persone residenti all'estero, chiedendo il riconoscimento del suo diritto a una rendita d'invalidità.\nPer pronuncia del 22 giugno 2005 i giudici commissionali, fondandosi sul parere espresso dai sanitari dell'UAI, hanno respinto il ricorso e confermato che l'insorgente, malgrado le affezioni lamentate, sarebbe stata in grado di attendere alle consuete mansioni domestiche in modo tale da escludere il diritto a prestazioni assicurative.\nPer pronuncia del 22 giugno 2005 i giudici commissionali, fondandosi sul parere espresso dai sanitari dell'UAI, hanno respinto il ricorso e confermato che l'insorgente, malgrado le affezioni lamentate, sarebbe stata in grado di attendere alle consuete mansioni domestiche in modo tale da escludere il diritto a prestazioni assicurative.\nC. Producendo ulteriore documentazione sanitaria e postulando di essere visitata anche da medici svizzeri, B._, assistita dal Patronato ITACO, interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale chiede l'assegnazione di una rendita d'invalidità intera.\nL'UAI propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) ha rinunciato a determinarsi.\nPendente lite, la ricorrente ha trasmesso a questa Corte un ulteriore atto medico nonché tre radiografie."} -{"id":"05d8c246-c9a5-4d91-9142-d3f807a13d4d","text":"Fatti:\nA. Il 17 aprile 2007 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha segnalato alla Divisione cantonale delle contribuzioni che nell'ambito di un procedimento penale a carico di A._ erano emersi elementi suscettibili di configurare una possibile sottrazione d'imposta da parte dell'accusato.\nCon istanza del 20 aprile successivo, la Divisione delle contribuzioni ha chiesto alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello di concederle l'accesso all'intero incarto indicato dal Ministero pubblico, al fine di verificare la completezza dei dati fiscali dichiarati. Invitato a determinarsi sull'istanza, il contribuente ha evidenziato che solo alcuni aspetti del procedimento penale potevano, se del caso, avere rilevanza fiscale ed ha quindi acconsentito a trasmettere all'autorità tributaria unicamente alcuni atti e documenti. Su successiva richiesta della Camera dei ricorsi penali, il Procuratore pubblico ha precisato gli elementi da cui era deducibile la possibile sottrazione d'imposta ed ha sostenuto che a suo giudizio il diritto di consultare gli atti andava riconosciuto in misura più ampia. Con ulteriori osservazioni, il contribuente ha esteso il proprio consenso ad ulteriori documenti, mentre l'autorità fiscale ha ribadito la necessità di compulsare l'intero incarto.\nCon sentenza del 28 giugno 2007 la Camera dei ricorsi penali ha accolto parzialmente l'istanza, autorizzando l'esame degli atti da parte della Divisione delle contribuzioni limitatamente agli estratti dei verbali ed alla documentazione indicata dal contribuente.\nB. Contro tale decisione il 31 agosto 2007 la Divisione cantonale delle contribuzioni ha interposto un ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale. In via principale ha chiesto che la Camera dei ricorsi penali sia dichiarata incompetente e che gli atti del procedimento penale le siano trasmessi direttamente, in via subordinata ha postulato che l'istanza di accesso agli atti sia integralmente accolta ed in via ancor più subordinata ha domandato che la Camera dei ricorsi penali sia invitata a decidere come ai considerandi. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nel seguito.\nC. Chiamati ad esprimersi, il contribuente ha chiesto che il ricorso, laddove ammissibile, sia respinto, la Camera dei ricorsi penali ha rilevato che l'insorgente difetta di un interesse legittimo a ricorrere, mentre il Ministero pubblico si è rimesso al giudizio di questo Tribunale. In replica, la Divisione delle contribuzioni ha confermato le proprie domande. Invitata in seguito anch'essa a determinarsi, l'Amministrazione federale delle contribuzioni ha proposto di accogliere il gravame. Al contribuente è infine stata data la possibilità di presentare un allegato conclusivo, in cui ha ribadito la richiesta esposta nelle prime osservazioni."} -{"id":"098421c6-20ec-44fc-a4eb-8a4c794ff621","text":"Fatti:\nA.\nE._ nata nel 1916, vedova fu F._ (1921-2005) è deceduta a Lugano nel 2008 senza lasciare discendenti. Domiciliata a X._, era ospite della casa per anziani yyy di Z._ dal dicembre del 2001 ed era provvista di una tutela volontaria dal 21 aprile 2005.\nB.\nE._ ha redatto cinque testamenti olografi. Nel primo, del 20 marzo 1972, ha designato quale unico erede il marito. Nel secondo, del 10 aprile 1991, a complemento del precedente, ha istituito quali eredi in parti uguali, in caso di premorienza del coniuge, la sorella B._, la nipote A._, (figlia di G._, fratello del marito) nonché i cognati H._ e I._. Nel terzo, del 3 settembre 2002, ha revocato ogni precedente disposizione testamentaria e ha designato di nuovo quale erede universale il marito, rispettivamente la nipote A._ in caso di premorienza del primo. Con il quarto testamento, dell'8 aprile 2005, E._ ha ancora revocato ogni precedente disposizione testamentaria, dichiarando poi di lasciare la \"casa con mobilio e terreno\" alla sorella (B._), designando per il resto quali eredi in parti uguali la sorella medesima, il nipote C._ (figlio di B._) e la nipote D._ (figlia di I._). L'ultimo testamento è stato infine redatto il 22 aprile 2005 dinanzi al notaio J._ e prevedeva nuovamente di revocare ogni precedente volontà, di lasciare la casa con mobilio e terreno alla sorella e, per il resto, di designare quali eredi la sorella stessa per il 30 %, C._ per il 30 %, D._ per il 30 %, A._ per il 7 % e H._ per il rimanente 3 %.\nC.\nL'ultimo testamento è stato pubblicato il 4 dicembre 2008 dallo stesso notaio dinanzi al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord. Il 2 dicembre 2009 A._ ha avviato una causa per ottenerne l'annullamento. Con sentenza del 19 aprile 2013, il Pretore ha segnatamente respinto la petizione di A._ nei confronti di B._, C._ e D._.\nD.\nAdita dall'attrice, la prima Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, con sentenza del 27 gennaio 2016 ha respinto l'appello nella misura della sua ricevibilità e ha confermato la sentenza pretorile. La Corte cantonale ha segnatamente ammesso la capacità di discernimento della de cuius quando ha redatto il testamento del 22 aprile 2005.\nE.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia civile al Tribunale federale, chiedendo di annullarla, rispettivamente di riformarla nel senso di accogliere l'appello e, in accoglimento della sua petizione, di annullare il testamento del 22 aprile 2005. La ricorrente fa valere la violazione del diritto federale, in particolare degli art. 519 seg. CC.\nNon sono state chieste determinazioni. Con decreto del 29 febbraio 2016 è stata respinta la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel ricorso."} -{"id":"d3549b1d-5f5e-4b3a-a791-6430af98dedb","text":"Fatti:\nA.\nCon pubblicazione sul foglio ufficiale del Cantone Ticino xxx, il Comune di X._ ha indetto un pubblico concorso, retto dalla legge sulle commesse pubbliche del 20 febbraio 2001 (LCPubb; RL 7.1.4.1) ed impostato secondo la procedura libera, per aggiudicare le opere da impresario costruttore relative al collegamento dell'acquedotto di Y._ con quello di Z._. Il capitolato d'appalto non prevedeva particolari criteri di idoneità, limitandosi a dichiarare applicabile l'art. 34 del regolamento di applicazione della legge sulle commesse pubbliche e del concordato intercantonale sugli appalti pubblici del 12 settembre 2016 (RLCPubb\/CIAP; RL 7.1.4.1.6). Specificava che la commessa sarebbe stata attribuita al miglior offerente, tenendo conto dei seguenti criteri e fattori di ponderazione: 1. Prezzo: 50 %; 2. Attendibilità dei prezzi dell'offerta: 20 %; 3. Programma lavori - termini proposti: 12.5 %; 4. Attendibilità programma lavori: 12,5 %; 5. Formazione apprendisti: 5 %. Le disposizioni particolari CPN 102, parte integrante degli atti d'appalto, precisavano nel dettaglio tutti i documenti e le informazioni che i concorrenti erano tenuti ad inoltrare con la loro offerta, fra i quali figuravano espressamente (pos. 252.120 lett. g CPN 102) la relazione tecnica ed il programma dei lavori. Quest'ultima posizione avvertiva i concorrenti che la compilazione carente o l'allestimento incompleto di uno o più documenti richiesti sarebbero stati considerati come una mancata consegna del documento stesso, con la conseguente estromissione dell'offerta dalla procedura di aggiudicazione. Non vi sono state impugnazioni del bando né delle disposizioni particolari CPN 102.\nB.\nEntro il termine impartito, sono giunte al committente quattro offerte. Esperite le necessarie verifiche, il 31 maggio 2016 il Municipio di X._ ha risolto di assegnare la commessa alla ditta A._ SA, che con la sua offerta per un importo complessivo di fr. 494'353.50, era giunta prima in graduatoria con 567.65 punti. Contro tale decisione, la ditta B._ SA, classificatasi seconda con 558.88 punti, è insorta davanti al Tribunale cantonale amministrativo. Con sentenza del 13 ottobre 2016, la Corte cantonale ha accolto il ricorso, annullato la decisione impugnata e, non avendo la ditta ricorrente chiesto che la commessa le fosse aggiudicata, ritornato gli atti al committente per nuova decisione.\nC.\nCon \"ricorso di diritto costituzionale\" del 18 novembre 2016, la ditta A._ SA ha impugnato quest'ultimo giudizio davanti al Tribunale federale chiedendo che, in riforma dello stesso, la risoluzione del 31 maggio\/1 giugno 2016 del Municipio del Comune di X._ venga confermata.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. L'opponente ha chiesto che il ricorso sia respinto, mentre il Comune ha ribadito la validità della propria decisione di aggiudicazione e si è rimesso al giudizio di questo Tribunale.\nCon decreto presidenziale del 15 dicembre 2016, è stato rifiutato l'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"17d8e208-a878-427e-a4a2-7150f150b0eb","text":""} -{"id":"dd803f33-c5ec-4aff-a4ef-f9b43daf1b02","text":"Fatti:\nA.\nA._, nato nel 1959, è stato alle dipendenze della Banca B._ dal 1981 al 30 novembre 2009, la quale era affiliata per il secondo pilastro presso la Basilese Fondazione collettiva previdenza professionale obbligatoria (di seguito: FCPO) e, per la parte extraobbligatoria, presso il Fondo di previdenza della Banca B._ (di seguito: FPB). L'assicurato è stato posto al beneficio di una rendita intera d'invalidità per il periodo dal 1° ottobre 2010 fino al 31 agosto 2011 e a partire dal 1° febbraio 2012 (decisione dell'Ufficio AI del Cantone Ticino - di seguito: UAI - del 6 febbraio 2014 emanata in ossequio a quanto stabilito dal giudizio del Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino del 7 ottobre 2013).\nB.\nIl 14 aprile 2014 A._ ha inoltrato una petizione al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino chiedendo di condannare la FCPO al versamento a lui, oltre che ai figli, di una rendita LPP obbligatoria e sovraobbligatoria dal 1° ottobre 2010 al 31 agosto 2011 e dal 1° febbraio 2012 e, la FPB, al pagamento di una rendita frazionata in tre differenti importi in relazione a tre diversi periodi determinati. Su tali rendite, A._ ha parimenti rivendicato interessi di mora del 5%, a decorrere dal 1° giorno successivo a quello in cui la rendita si riferisce.\nMediante giudizio del 20 maggio 2015, il Tribunale cantonale ha accolto parzialmente la petizione condannando la FCPO a versare a A._ una rendita intera e una rendita per figli dal 1° dicembre 2010 al 31 agosto 2011 per complessivi fr. 18'145.80, con interessi al 5% dal 14 aprile 2014.\nC.\nIl 25 giugno 2015 A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede in sostanza, previo annullamento del giudizio del 20 maggio 2015, che gli venga riconosciuto il diritto a una rendita d'invalidità della previdenza professionale a carico degli istituti di previdenza convenuti, considerato che i presupposti di cui all' sono ossequiati per l'invalidità accertata dall'UAI dal 1° ottobre 2010 al 31 agosto 2011 e dal 1° febbraio 2012."} -{"id":"276a2aeb-ac07-4561-8baf-c0f3cb09b4b9","text":"Fatti:\nA.\nCon giudizio del 30 ottobre 2020 il Giudice delegato del Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile il ricorso per denegata e ritardata giustizia esperito il 6 ottobre precedente da A._, rappresentato dal suo segretario, contro l'operato dell'Ufficio della migrazione del Dipartimento delle istituzioni, a cui l'insorgente rimproverava di non avergli ancora versato, malgrado diversi solleciti, le ripetibili (fr. 800.--) riconosciute ad una sua cliente in una procedura ricorsuale in materia di diritto degli stranieri. Rilevato che il rimedio utilizzato era proponibile unicamente contro la mancata emanazione di una decisione impugnabile mentre, trattandosi di ritardo nel pagamento di ripetibili, si doveva semmai far capo agli usuali strumenti previsti dal diritto esecutivo (cfr. art. 56 cpv. 3 lett. a LPAmm; RL\/TI 165.100), la Corte cantonale ha osservato che, comunque sia, l'interessato non era legittimato a introdurre il rimedio proposto. In effetti, l'indennità per ripetibili spettava alla parte vincente (art. 49 LPAmm), non al patrocinatore, il quale qui agiva chiaramente a proprio nome, non per conto della (ex) cliente, e non aveva peraltro dimostrato di essersi fatto cedere il credito in questione. Ha poi aggiunto che in quanto veniva criticata l'inattività dell'Ufficio della migrazione, un eventuale ricorso per ritardata e denegata giustizia avrebbe dovuto essere inoltrato al Consiglio di Stato a cui, per motivi di economia processuale, non andava trasmesso l'allegato ricorsuale poiché non avrebbe potuto che dichiararlo inammissibile per le medesime ragioni.\nB.\nIl 18 novembre 2020 A._, sempre rappresentato dal suo segretario, ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto civile, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e, visto che le ripetibili sono state nel frattempo versate, che sia annullata la tassa di giustizia posta a suo carico. Domanda inoltre di essere esonerato dal dovere versare un anticipo delle spese giudiziarie e che gli siano accordate congrue ripetibili.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"1661f38c-90f3-441d-a5ff-7fb53ff1af96","text":""} -{"id":"a4ab36d5-dc58-49ab-b3a9-b6fac6db66d4","text":"Fatti:\nA.\nIl 19 dicembre 2012 l'Ufficio di tassazione competente ha notificato ai coniugi A._ e B._ la tassazione relativa al periodo fiscale 2006. In questo contesto, ha commisurato il reddito imponibile in fr. 998'200.-- (imposta cantonale) rispettivamente in fr. 1'124'900.-- (imposta federale diretta) e la sostanza in fr. 3'738'000.--.\nI contribuenti hanno impugnato la tassazione con lettera del 17 gennaio successivo, facendo valere l'intervenuta prescrizione del diritto di tassare. Sostenevano infatti che, fino al dicembre 2012, il fisco non aveva intimato loro nessun atto ufficiale volto all'accertamento dell'imposta o altro atto formale volto all'interruzione della prescrizione.\nB.\nIl 25 febbraio 2013 le autorità fiscali hanno risposto ai contribuenti, osservando di avere proceduto a più atti interruttivi della prescrizione, ovvero: in primo luogo, concedendo una proroga fino al 31 dicembre 2007 per la presentazione della dichiarazione fiscale 2006; in secondo luogo, chiedendo informazioni allo Studio C._ in merito alla dichiarazione fiscale 2006 della comunione ereditaria D._, alla quale partecipavano anche i contribuenti tramite la comunione ereditaria E._ (informazioni ottenute con scritto di posta elettronica del 4 agosto 2008 di G._, attivo presso lo Studio C._).\nIl 28 febbraio 2013 A._ ha comunicato al fisco ticinese di avere deciso di pagare i conguagli richiesti ma con la riserva seguente: (...) se l'eventuale iter legale confermasse la prescrizione di uno o di entrambi gli anni di assoggettamento fiscale, richiederei la restituzione degli importi versati sia come acconto che conguaglio con rispettivi interessi come da legge. In tale contesto, il contribuente non si è solo riferito alla tassazione 2006, bensì anche a quella del 2007. Il 29 gennaio 2013 il suo rappresentante aveva infatti interposto reclamo contro la decisione relativa a quell'anno, argomentando che il Comune di W._ gli aveva recapitato un conteggio d'imposta a conguaglio basato su una tassazione mai ricevuta.\nC.\nDurante l'incontro dell'11 aprile 2013 il rappresentante dei contribuenti ha esaminato l'incarto; da parte sua, l'Ufficio di tassazione ha consegnato nuovamente la decisione di tassazione 2007, assegnando un termine di 30 giorni per presentare un eventuale reclamo, che poi non è stato interposto. Con decisione del 17 luglio 2013 l'autorità fiscale ha quindi respinto il reclamo che era già stato presentato contro la tassazione 2006. In questo contesto, alle argomentazioni addotte nello scritto del 25 febbraio 2013 ha aggiunto: \"Di più: la prescrizione è stata interrotta anche dalle procedure ricorsuali in corso per l'anno 2004 e 2005, che vertevano sulla corretta attribuzione dei fattori imponibili relativi alla quota detenuta dal contribuenti nella società in nome collettivo F._, con sede a X._ (sostanza commerciale o privata). Questo fatto condizionava, ovviamente, le tassazioni future le quali dovevano forzatamente essere sospese in attesa di tale giudizio. L'anno di tassazione 2004 è stato caratterizzato da un lungo contenzioso concluso con la decisione del Tribunale federale emessa il 2 novembre 2012. Per l'anno 2005 era pendente un reclamo cui il contribuente, tramite G._ dello Studio C._, ha chiesto alla scrivente autorità di sospenderlo fino alla conclusione della vertenza in atto concernente l'anno 2004 (vedi documentazione agli atti). Solamente al termine del ricorso all'alto Tribunale di Losanna gli interessati (sempre tramite G._) hanno ritirato il contenzioso 2005 (vedi documentazione agli atti), dopodiché la scrivente autorità poteva procedere con l'emissione della tassazione 2006 sospesa, appunto, dalle citate procedure. Pendente causa ci sono stati vari contatti telefonici e per mail tra la scrivente autorità e il signor G._ dello Studio C._, specialmente dopo la decisione della camera di diritto tributario Ticinese, per proporre il ritiro del reclamo 2005, per poi poter procedere con la tassazione 2006 (nostra mail del 30.03.2012). Il signor G._, telefonicamente, ci aveva comunicato l'intenzione di ricorrere al Tribunale federale e, quindi, di sospendere il reclamo 2005 e le tassazioni future, condizionate, come detto, dal giudizio del Tribunale. Dopo la decisione del Tribunale federale l'autorità scrivente ha proposto il ritiro del reclamo 2005 (nostra mail del 26.11.2012) cui ha dato seguito (mail del 5.12.2012) l'adesione al ritiro del citato reclamo: immediatamente è stata emessa la tassazione 2006, intimata il 19.12.2012.\nLa decisione su reclamo relativa all'anno 2006 è stata poi confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 16 novembre 2016. Anch'essa ha infatti concluso che la prescrizione del diritto di tassare i i contribuenti per il periodo fiscale 2006 non era intervenuta.\nD.\nIl 9 gennaio 2017 A._ e B._ hanno impugnato quest'ultimo giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendone l'annullamento rispettivamente la riforma con contestuale riconoscimento del fatto che il diritto di tassarli era invece prescritto.\nNel corso della procedura, la Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni della propria sentenza. La domanda di respingere il ricorso è giunta anche dalla Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino e dall'Amministrazione federale delle contribuzioni."} -{"id":"0842ec0f-d2e6-4b0e-b320-764f83bb7f4b","text":"Fatti:\nFatti:\nA. B.A._ è stata Procuratrice pubblica del Cantone Ticino dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 1997. In seguito, non essendole stato rinnovato il mandato, ha intrapreso l'attività di avvocata, quale indipendente. Per la mancata conferma in Magistratura, il 13 gennaio 1998 il Consiglio di Stato le ha riconosciuto un'indennità di fr. 71'087.25.\nA. B.A._ è stata Procuratrice pubblica del Cantone Ticino dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 1997. In seguito, non essendole stato rinnovato il mandato, ha intrapreso l'attività di avvocata, quale indipendente. Per la mancata conferma in Magistratura, il 13 gennaio 1998 il Consiglio di Stato le ha riconosciuto un'indennità di fr. 71'087.25."} -{"id":"208f2f3f-0823-4701-97fe-0e2a392dc275","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Il 26 gennaio 1999, le guardie federali di confine fermavano a Chiasso, in località Brogeda, sedici stranieri penetrati in Svizzera attraverso la rete di confine con l'Italia diretti verso nord. Quest'ultimi furono condotti al posto di polizia del valico doganale per identificazione, registrazione delle impronte digitali e allontanamento.\nUno di loro, che si era identificato come certo Agron Ndreci, cittadino originario del Kosovo nato a Pristina il 9 marzo 1966 e residente a Deçia, risultò essere in realtà A._, cittadino italiano, giornalista presso il Quotidiano X._ e autore di un articolo pubblicato nel mese di gennaio 1999 intitolato \"Io, clandestino, liberato dagli italiani\" con il sottotitolo \"in Svizzera arrestato dai gendarmi con i kosovari. Espulso, a Ponte Chiasso mi dicono: Vattene\".\nInterrogato dalla polizia cantonale il 9 febbraio 1999, A._ spiegava essere entrato clandestinamente in Svizzera a fini giornalistici per \"seguire personalmente il dramma dei profughi di guerra che si raccolgono in provincia di Como ed entrano in Svizzera per chiedere asilo\".\nB.- L'8 marzo 1999, il Procuratore pubblico emanava un decreto di accusa nei confronti di A._ per \"essere entrato illegalmente in Svizzera a Chiasso, il 26 gennaio 1999, privo di validi certificati di identità nonché passando fuori valico da un buco nella rete di confine\" e ne proponeva la condanna a una multa di fr. 500.--.\nC.- Il 22 marzo 1999 A._ sollevava opposizione al decreto di accusa. Il 6 luglio 1999, il Pretore della giurisdizione di Mendrisio-Sud lo proscioglieva da ogni imputazione.\nD.- Adita dal Procuratore Pubblico, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello (CCRP) ne accoglieva parzialmente il ricorso il 31 agosto 2000 e condannava A._ alla multa di fr. 250.-- per entrata illegale in Svizzera.\nE.- Con tempestivi ricorsi di diritto pubblico e per cassazione A._ è insorto dinanzi al Tribunale federale contro la sentenza del CCRP, chiedendone l'annullamento, con protesta di spese e ripetibili. Egli insta altresì affinché venga accordato l'effetto sospensivo ai suoi gravami.\nCon scritto del 5 ottobre 2000, il Presidente della Corte di cassazione penale respingeva la richiesta di effetto sospensivo.\nF.- Non sono state chieste osservazioni sui ricorsi."} -{"id":"2d103817-5ef2-448a-93fd-d42350980c40","text":"Fatti:\nA.\nA.a. B._, nato il 22 aprile 1922, divorziato dal 1973 e senza figli, è stato al beneficio di una rendita di vecchiaia della Cassa pensioni della Confederazione PUBLICA (di seguito: Publica) dal suo pensionamento fino alla data del suo decesso in data 2 ottobre 2017. A._ si è rivolta a Publica per ottenere una rendita per conviventi, ricevendo però un riscontro negativo.\nB.\nCon petizione del 29 novembre 2018 A._, ha chiesto il riconoscimento del suo diritto alla rendita per conviventi, segnatamente essa ha domandato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino di ordinare a Publica di calcolarne l'ammontare e versarlo retroattivamente dal 3 ottobre 2017.\nCon giudizio del 1° luglio 2019, il Tribunale cantonale ha accolto la petizione e condannato Publica a versare a A._ la rendita per convivente superstite dal 2 ottobre 2017.\nC.\nPubblica inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale il 6 agosto 2019 (timbro postale), chiedendo l'annullamento del giudizio impugnato e che sia stabilito che l'opponente non ha diritto a una rendita per conviventi a carico di Publica.\nA._ con risposta del 19 settembre 2019 (timbro postale) domanda in via principale l'inammissibilità del gravame o, in via subordinata, la sua reiezione. L'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) rinuncia per contro a prendere posizione."} -{"id":"aa14d6f6-436f-4e40-bdc5-f231f6d17df9","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 30 marzo 2017 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha respinto il gravame esperito dalla A._ Sagl contro la decisione 22 novembre 2016 con cui il Municipio di X._ aveva, in esito ad un concorso indetto in materia di opere da impresario forestale relative al recupero delle selve castanili Y._, aggiudicato i lavori alla B._ SA.\nB.\nIl 23 maggio 2017 la A._ Sagl ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che il giudizio cantonale e la decisione di aggiudicazione vengano annullate e riformate nel senso che le opere litigiose le siano deliberate.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"028a603d-4db4-4612-85e6-cce166d97237","text":""} -{"id":"34b0e062-2dba-4614-96e5-ef103879749f","text":""} -{"id":"1548dcf9-7255-4559-94d4-fe6858c14080","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- La X._ SA è proprietaria delle particelle n. XXX, YYY, ZZZ e QQQ di Monteggio (in località Molinazzo).\nSulle n. YYY e ZZZ stanno i fabbricati in cui la società, che dal 1970 si occupa della micronizzazione di sostanze solide, in particolare per uso farmaceutico, esercita l'attività. Sulla particella n. XXX sorge uno stabile che la società nel 1995 aveva trasformato senza autorizzazione in un fabbricato industriale; la licenza edilizia comunale, poi rilasciata in sanatoria, è stata tuttavia annullata dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino con una sentenza che la X._ SA aveva impugnato, senza successo, dinanzi al Tribunale federale (cfr. causa 1A.257\/1999): l'opera era infatti stata ritenuta esorbitante dal concetto di trasformazione parziale secondo l'art. 24 cpv. 2 LPT e la normativa cantonale; una nuova procedura di licenza edilizia è tuttavia ancora pendente. L'ultima delle quattro citate particelle, la n. QQQ, è inedificata.\nA._ è proprietaria delle vicine particelle n. WWW e KKK.\nIl piano regolatore di Monteggio, approvato dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino il 26 ottobre 1977, aveva inserito i fondi della società in zona residua. Nel 1994 il Comune di Monteggio ha tuttavia avviato la revisione generale del piano. La procedura non è ancora conclusa, ma nel frattempo il Comune ha anticipato attraverso una variante, adottata dal Consiglio comunale il 2 ottobre 1998, la soluzione pianificatoria della località di Molinazzo, ove sta, tra le altre, l'industria qui in discussione. La variante inseriva l'area attorno agli stabilimenti della X._ SA, e comprendente anche i suoi fondi - insieme ad altre due separate aree - nella zona artigianale-industriale (Ar-I). Con la misura pianificatoria il Comune intendeva risolvere la situazione di tre importanti aziende situate, in località Molinazzo, fuori della zona edificabile, permettendo loro di programmare investimenti e di organizzarsi per il futuro.\nContro tale decisione A._ è insorta al Consiglio di Stato del Cantone Ticino il quale, con risoluzione del 10 novembre 1999, ha respinto il ricorso e approvato la zona artigianale-industriale, riguardante anche l'area in cui è insediata la X._ SA, ad eccezione del fondo n. KKK, di proprietà A._.\nB.- Il Tribunale della pianificazione del territorio del Cantone Ticino (TPT), adito da A._, ne ha respinto il ricorso con sentenza del 7 settembre 2000. Ha osservato che l'odierna attività industriale, caratterizzata da apparati produttivi ridotti all'essenziale, tecnologicamente avanzati, impone scorte ridotte, ma trasporti veloci e sicuri; ha quindi ritenuto giustificata la soluzione pianificatoria, che permetteva di sanare una situazione inadeguata per le aziende insediate da anni nel Comune e considerato la zona in questione non affatto sovradimensionata.\nLa Corte cantonale ha infine ritenuto che la decisione governativa di assegnare i gradi di sensibilità al rumore solo nell'ambito della futura revisione generale del piano regolatore resisteva alle censure ricorsuali.\nC.- A._ impugna questa sentenza dinanzi al Tribunale federale con un ricorso di diritto pubblico e un ricorso di diritto amministrativo, stesi in un solo allegato.\nCon il ricorso di diritto pubblico chiede di annullare la sentenza impugnata; con quello di diritto amministrativo di annullare la variante di piano regolatore in quanto istituisce una zona industriale ad hoc per la X._ SA.\nLa ricorrente fa essenzialmente valere una violazione della garanzia della proprietà, un'applicazione arbitraria del diritto cantonale e un'elusione dell'art. 24 LPT. Lamenta inoltre la mancata attribuzione dei gradi di sensibilità al rumore, segnatamente riguardo alle due particelle di sua proprietà, confinanti con la zona artigianale-industriale litigiosa. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nD.- Il TPT ha rinunciato a presentare una risposta.\nLa Divisione cantonale della pianificazione territoriale e il Municipio di Monteggio chiedono di respingere i ricorsi. La X._ SA chiede di dichiarare inammissibili i ricorsi, subordinatamente di respingerli nella misura della loro ricevibilità.\nSono stati invitati a presentare osservazioni anche l'Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP) e l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (USTE), cui sono stati trasmessi i ricorsi e le risposte.\nSecondo l'UFAFP il rinvio dell'assegnazione dei gradi di sensibilità al rumore viola il diritto federale.\nL'USTE, pur senza formulare una precisa richiesta, ha ritenuto non convincente la valutazione degli interessi da parte dell'istanza inferiore e insufficienti le argomentazioni addotte dalla Corte cantonale.\nAlle parti è stata concessa la possibilità di esprimersi sulle osservazioni delle Autorità federali. Di questa facoltà hanno fatto uso la ricorrente, il TPT, il Municipio di Monteggio e la X._ SA.\nIl 21 settembre 2001 la ricorrente ha chiesto al Tribunale federale di conferire ai ricorsi l'effetto sospensivo, limitatamente alla validità del piano regolatore sulla particella n. XXX. La X._ SA e il Municipio di Monteggio chiedono la reiezione della domanda. Anche il TPT, senza però presentare una richiesta specifica, ritiene che l'istanza debba essere respinta. La Divisione cantonale della pianificazione territoriale si rimette invece al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"00907b2a-1394-4ff8-b2b4-1f5266fff863","text":""} -{"id":"1058fe52-fa33-41ef-82c2-bcc94bc73dc7","text":"Fatti:\nA. La A._ SA, con sede a Mendrisio, è una società attiva nella produzione di anestetici locali iniettabili. Il 20 dicembre 2002 essa ha presentato, conformemente all'art. 95 cpv. 3 della legge federale sui medicamenti e i dispositivi medici del 15 dicembre 2000 (legge sugli agenti terapeutici, LATer; RS 812.21), una domanda di omologazione a Swissmedic, Istituto svizzero per gli agenti terapeutici (di seguito: Swissmedic o Istituto), per il preparato \"B._ 2 % hyperbar\" (di seguito: B._). Il farmaco in questione è un anestetico locale che viene somministrato per via intratecale, viene cioè iniettato all'interno del liquido che circonda il midollo spinale.\nÈ allora iniziata la fase istruttoria, nel corso della quale la società ha completato la propria domanda (il 31 marzo 2003 e il 14 dicembre 2004) producendo anche dei documenti richiesti da Swissmedic (in data 23 aprile 2003 e 16 giugno 2004). L'Istituto ha poi emesso due preavvisi (i 7 aprile e 24 ottobre 2005) con cui ha preannunciato la sua intenzione di rifiutare l'omologazione. Nel frattempo, ossia il 21 giugno 2005, ha avuto luogo un incontro tra rappresentati di A._ SA e Swissmedic, a seguito del quale la società ha fornito (il 29 luglio 2005) ulteriore documentazione medica e segnalato che erano in corso degli studi clinici. Il 25 novembre 2005 essa ha tra l'altro contestato la posizione di Swissmedic nonché fatto presente che era pendente una domanda di omologazione presso l'Unione europea. In seguito di procedura, l'incarto e i relativi studi (pre)clinici sono stati sottoposti al \"Medicines Expert Committee\" (di seguito: MEC), commissione consultativa i cui membri sono nominati da Swissmedic (cfr. ), che ha emesso il 17 gennaio 2006 un parere negativo rilevandovi in particolare che i rischi legati all'impiego del farmaco non erano stati completamente dissipati dalla documentazione prodotta.\nB. Il 27 giugno 2006 Swissmedic ha rifiutato l'omologazione di B._. A sostegno della propria decisione ha ribadito gli argomenti sviluppati dal MEC, ossia che la documentazione fornita non permetteva di valutare favorevolmente il rapporto benefici - rischi, rispettivamente che gli effetti secondari, imputabili ad una cattiva distribuzione della sostanza riconducibile alla somministrazione intratecale non erano stati chiariti, motivo per cui non si poteva escludere danni neurologici transitori (TNS) né danni irreversibili alla cauda equina. Infine il confronto effettuato con \"C._ 2 %\", farmaco già omologato in Germania, non andava tutelato in quanto la forma galenica non era la stessa: B._ è infatti una soluzione iperbarica, mentre C._ è isobarica.\nC. Il 23 agosto 2006 A._ SA si è rivolta alla Commissione federale di ricorso in materia di agenti terapeutici, contestando il diniego oppostole. Nel corso dell'istruttoria Swissmedic si è espresso i 30 ottobre 2006, 1° giugno, 9 agosto e 2 novembre 2007, mentre il MEC ha presentato un commento clinico il 18 settembre 2007. Da parte sua la società ricorrente si è pronunciata i 21 giugno e 7 dicembre 2007 inviando anche nuova documentazione così come il 28 marzo 2008 ove, assieme alle osservazioni, ha fornito tre nuove perizie nonché documentazione clinica che contiene tra l'altro il rapporto finale di uno studio clinico.\nL'8 luglio 2008 il Tribunale amministrativo federale, il quale ha sostituito il 1° gennaio 2007 la Commissione di ricorso in materia di agenti terapeutici e ha ripreso la trattazione della vertenza (art. 53 cpv. 2 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale, LTAF; RS 173.32), ha respinto il gravame e confermato a sua volta il rifiuto dell'omologazione. Rigettate le censure formali sollevate dalla ricorrente, esso ha ricordato innanzitutto il senso e lo scopo dell'omologazione nonché le esigenze da adempiere per ottenerla. Al riguardo ha precisato che una decisione di omologazione si fonda sulla documentazione fornita in tempo utile dal richiedente, cioè al momento dell'inoltro della domanda oppure nel termine suppletorio di 120 giorni instaurato dalla legge (cfr. art. 3 cpv. 3 dell'ordinanza del 17 ottobre 2001 sui medicamenti, OM; RS 812.212.21). Ha quindi sottolineato che la citata procedura non concerne il quesito se un medicamento soddisfi i requisiti sulla qualità, la sicurezza e l'efficacia, ma se i documenti prodotti dimostrino che le condizioni d'omologazione sono adempite. Nel caso concreto ha tuttavia dichiarato che, visto il consenso di Swissmedic, prendeva in considerazione tutta la documentazione esibita, anche se parte della stessa era stata prodotta dopo il deposito del ricorso.\nNel merito ha osservato che il preparato non aveva mai fatto l'oggetto di un'autorizzazione in Svizzera: non vi era quindi alcuna documentazione concernente la sua qualità, sicurezza ed efficacia, motivo per cui non si poteva procedere via un'omologazione semplificata, ma andavano invece ossequiati i requisti esatti per una prima omologazione. Ha poi osservato che l'impiego di un farmaco anche su vasta scala non sopperiva all'esigenza di fornire la prova scientifica della sua sicurezza, i danni derivanti dalla sua utilizzazione potendo manifestarsi anche dopo un lungo lasso di tempo; i dati empirici richiamati dall'insorgente non potevano di conseguenza essere equiparati a un vero e proprio studio clinico. Per quanto concerne l'argomento secondo cui un preparato analogo era stato commercializzato nel passato in Gran Bretagna e in Francia, il Tribunale amministrativo federale ha precisato che la documentazione fornita doveva corrispondere allo stato attuale della scienza e della tecnica ciò che non era affatto il caso, il medicinale essendo stato venduto nel primo paese fino al 1980, e nel secondo fino al 1998. Infine, non ha tutelato il confronto eseguito con C._, commercializzato in Germania, giudicando che ciò poteva essere fatto solo con un farmaco omologato in Svizzera e il cui principio attivo analogo era l'eccipiente. A prescindere da ciò ha comunque precisato che B._ non poteva essere definito un generico di C._ poiché un generico doveva possedere una sostanza attiva, una forma galenica e una posologia identiche al preparato originale, ciò che non era il caso.\nEsaminando poi se Swissmedic, sulla base della documentazione data dalla società richiedente, aveva effettuato un esame corretto del farmaco alla luce delle esigenze di qualità, sicurezza ed efficacia richieste dalla legge, il Tribunale amministrativo federale ha puntualizzato innanzitutto che avendo i quesiti da risolvere anche carattere tecnico-medico, era a ragione che l'Istituto si era avvalso del parere di una commissione specializzata quale il MEC, i cui protocolli assumevano di conseguenza il carattere di perizie. Ha poi sottolineato che sarebbe intervenuto solo se la valutazione medico-scientifica si basava su di un'applicazione erronea delle disposizioni legali, un accertamento manifestamente inesatto o incompleto dei fatti oppure se dopo la decisione querelata erano apparse conoscenze tecniche che ne contraddicevano i risultati.\nFondandosi sui protocolli del MEC, il Tribunale amministrativo federale ha ricordato che il rigetto della domanda di omologazione non era dovuto alla qualità o all'efficacia del farmaco, ma ai dubbi sussistenti sulla sua sicurezza, i quali non erano stati dissipati nemmeno dalla documentazione prodotta dopo il deposito del ricorso. In effetti, il metodo di somministrazione del farmaco, per via intratecale, non garantiva una distribuzione ottimale del principio attivo; sussisteva quindi il rischio di danni neurologici transitori (TNS) o danni irreversibili alla cauda equina. Inoltre nemmeno la presenza di glucosio nel preparato garantiva una distribuzione del farmaco esente da rischi. In proposito ha poi osservato che, come emergeva dal protocollo 18 settembre 2007 del MEC, la metodologia degli studi prodotti era stata giudicata \"mediocre\", mancando uno studio prospettivo delle utilizzazioni del preparato e ha aggiunto che, potendo i danni alla salute manifestarsi anche dopo un certo tempo, una tale ricerca andava effettuata prima della presentazione della domanda di omologazione.\nCitando nuovamente il MEC, ne ha poi condiviso l'opinione secondo cui, se la sicurezza di un preparato è inferiore a quella di altri farmaci già sul mercato, nel caso di specie quelli a base di H._, allora il rapporto benefici - rischi era giudicato negativo. Esso ha poi negato che vi fosse disparità di trattamento per rapporto ad altri medicamenti a base di H._ e I._ già in vendita, rispettivamente che l'agire di Swissmedic fosse inficiato d'arbitrio. Ha quindi concluso osservando che non era stata provata l'assenza di rischi nell'utilizzazione del farmaco e precisato che l'interessata aveva beneficiato di tempo a sufficienza per fornire gli studi preclinici e clinici atti a dimostrare la sicurezza del farmaco. Viste le lacune riscontrate nella documentazione concernente la sicurezza del prodotto, il rifiuto dell'omologazione era quindi giustificato.\nD. Il 10 settembre 2008 A._ SA ha depositato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che la decisione 27 giugno 2007 di Swissmedic sia annullata e la domanda di registrazione del proprio farmaco accolta. In via subordinata propone che gli atti siano rinviati all'autorità inferiore affinché completi l'istruttoria. Censura, in sostanza, un accertamento manifestamente inesatto dei fatti, una violazione sotto diversi aspetti del proprio diritto di essere sentita, un'abusiva limitazione da parte dell'autorità inferiore del proprio potere di apprezzamento nonché la disattenzione degli art. 13, 14, 16 cpv. 1 LATer e dell'art. 12 cpv. 2 dell'ordinanza del 22 giugno 2006 dell'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici concernente l'omologazione semplificata di medicamenti e l'omologazione di medicamenti con procedura di notifica (OOSM; RS 812.212.23).\nChiamati ad esprimersi il Tribunale amministrativo federale e il Dipartimento federale dell'interno hanno rinunciato a presentare osservazioni, mentre Swissmedic ha proposto la reiezione dell'impugnativa.\nE. Con decreto presidenziale del 9 ottobre 2008 è stato concesso l'effetto sospensivo al ricorso nel senso che veniva tutelato lo stato di fatto esistente; il farmaco poteva quindi rimanere sul mercato fino al giudizio del Tribunale federale.\nF. Facendo seguito al suo scritto del 23 marzo 2009 che riferiva dell'epilogo positivo della procedura decentralizzata di omologazione del farmaco in Germania, Stato referente per il mercato europeo, l'11 novembre 2009 A._ SA ha portato a conoscenza del Tribunale federale che la relativa autorizzazione decentralizzata era stata pubblicata sul sito internet delle autorità europee dei medicinali (HMA) e che il 29 settembre 2009 l'autorità nazionale del Regno Unito aveva emesso l'autorizzazione alla vendita. E il 18 maggio 2010 ha fatto sapere che il 26 aprile precedente la competente autorità tedesca aveva rilasciato l'autorizzazione nazionale per la vendita del farmaco in Germania.\nG. Nel frattempo, ossia il 19 giugno 2009, A._ SA ha riferito a questa Corte che il 16 giugno precedente aveva ricevuto da Swissmedic l'attestato di omologazione per \"J._ 0,5 %, 1 % e 2 % soluzione iniettabile\". Osservando che si trattava di un farmaco con lo stesso principio attivo, la stessa forma galenica e la stessa posologia di quello in esame, la ricorrente ha asserito che tale fatto dimostrava l'infondatezza della decisione contestata. In seguito a ciò il 10 luglio 2009 Swissmedic ha trasmesso al Tribunale federale copia della propria decisione, pronunciata lo stesso giorno, di revoca dell'omologazione concessa il 16 giugno 2009. A sostegno della revoca l'Istituto ha addotto che, in seguito a disguidi interni, era stata concessa l'omologazione allorché inizialmente era stato concordato tra le parti, considerate la similitudine e l'interdipendenza delle vertenze, di sospendere la procedura fino al giudizio del Tribunale federale sul ricorso presentato il 10 settembre 2008. Contestando con lettera dell'11 novembre 2009 tale versione dei fatti nonché la revoca in quanto tale, A._ SA ha fatto pervenire a questa Corte copia del ricorso da lei esperito al Tribunale amministrativo federale contro la medesima."} -{"id":"133276f6-6e8a-4275-b2f6-576f66291405","text":""} -{"id":"bd8934e2-e286-4210-a949-b83099cdad42","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La Società Svizzera degli Impresari-Costruttori (SSIC) da una parte e i sindacati SEI (Sindacato Edilizia & Industria; ora UNIA) e SYNA (Sindacato interprofessionale) dall'altra, hanno concluso il 12 novembre 2002 un contratto collettivo di lavoro (CCL) per il pensionamento anticipato nel settore dell'edilizia principale (di seguito: CCL PEAN), in vigore dal 1° luglio 2003 (art. 29 CCL PEAN), il cui scopo è quello di offrire ai lavoratori edili un pensionamento anticipato volontario finanziariamente sostenibile, in concreto di permettere ai lavoratori del settore dell'edilizia principale di fruire del pensionamento anticipato a partire dai 60 anni compiuti e di attenuarne le conseguenze finanziarie. Al fine di garantire l'esecuzione del CCL PEAN, le parti contraenti hanno istituito la Fondazione per il pensionamento anticipato nel settore dell'edilizia principale (di seguito: Fondazione FAR). Con il decreto del 5 giugno 2003 il Consiglio federale, considerata la Legge federale sul conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro del 28 settembre 1956 (LFCO; RS 221.215.311), ha attribuito obbligatorietà generale al CCL PEAN per alcune sue disposizioni a far tempo dal 1° luglio 2003 (FF 2003 pag. 3464 segg.), la cui portata è stata negli anni estesa (da ultimo FF 2016 4477 con riferimenti). Di conseguenza, tali disposti esplicano effetti anche per soggetti non membri delle parti stipulanti il CCL PEAN (cfr. art. 1 cpv. 1 LFCO).\nA.b. A._ SA (costituita inizialmente quale B._ SA) è una ditta attiva sino dalla sua fondazione nella fabbricazione, nel commercio, nel montaggio e nella vendita di rolladen, lamelle e tende da sole, finestre e persiane, controsoffitti, verande, serre metalliche: nel corso degli anni l'attività si è estesa anche all'esecuzione di lavori di metalcostruzione, di lavori edili e d'impresa generale nell'edilizia. Sostanzialmente i lavori edili sono cominciati nel 2002 e quelli di metalcostruzione nel 2005 (il cambiamento di scopo societario è stato introdotto formalmente nel Registro di commercio a fine 2006). Da un punto di vista organizzativo la società è strutturata con un reparto produzione di serramenti, protezioni solari, taglio e piega lamiere e montaggio [reparto Metalcostruzioni] e uno relativo ai piccoli lavori edili [reparto Costruzioni], quest'ultimo contava 2 persone.\nTale impresa non è membro della SSIC ma ha aderito al Contratto Nazionale mantello (CNM) dal 19 settembre 1995 e al Contratto collettivo di lavoro dell'edilizia principale e del genio civile (CCL edilizia) dal 1° settembre 2002.\nA.c. Con \"decisione\" del 30 agosto 2012 la Direzione della Fondazione FAR, con riferimento ai dati forniti da A._ SA nell'autodichiarazione del 28 agosto 2012, ha concluso per il non assoggettamento al CCL PEAN di obbligatorietà generale. Considerate le reazioni dei due dipendenti attivi quali muratori nel reparto Costruzioni, la Fondazione FAR si è attivata con nuove misure d'accertamento (cfr. domanda Fondazione FAR del 16 maggio 2013 e risposta A._ SA del 4 luglio 2013, come pure gli ulteriori scambi di scritti del 29 luglio 2013 e 8 ottobre 2013), che hanno portato la Fondazione FAR a riconsiderare il 15 ottobre 2015 la pregressa presa di posizione, stabilendo l'assoggettamento di A._ SA al CCL PEAN con il conseguente obbligo di pagare i contributi PEAN per i dipendenti del reparto costruzioni dal 1° luglio 2003. A._ SA si è opposta il 25 ottobre 2013 a tale provvedimento. Esperiti ulteriori accertamenti complementari, la Commissione Ricorsi del Consiglio di Fondazione FAR ha decretato con scritto del 2 luglio 2014, comunicato a A._ SA l'8 dicembre 2014, l'esonero dall'assoggettamento al CCL PEAN per il reparto Metalcostruzione e invece l'assoggettamento per il reparto Costruzioni (A._ SA sarebbe difatti un'impresa mista a tutti gli effetti) con il susseguente obbligo contributivo PEAN dal 1° luglio 2003.\nB.\nA._ SA, che nel dicembre 2014 si è vista oggetto di una procedura esecutiva per i contributi non soluti dal 2003 ad opera della Fondazione FAR, si è rivolta al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino in data 23 gennaio 2015, cui ha chiesto di annullare la \"decisione su opposizione 2 luglio\/10 dicembre 2014\" della Commissione Ricorsi del Consiglio di Fondazione FAR. Il 27 aprile 2015 la Fondazione FAR in risposta ha chiesto la reiezione delle domande di causa, postulando la conseguente conferma dell'assoggettamento dei dipendenti del reparto edilizia di A._ SA al CCL PEAN e dunque l'obbligo del versamento dei contributi in relazione al pensionamento anticipato a far tempo dal 1° luglio 2003. In via riconvenzionale, la Fondazione FAR ha chiesto i rendiconti annuali necessari per determinare i contributi per gli anni 2005-2015, oltre che il conseguente pagamento degli stessi, compresi gli interessi di mora del 5% computati dal primo gennaio dell'anno successivo al periodo contributivo. A._ SA con risposta convenzionale del 4 maggio 2015 ha chiesto la reiezione della domanda riconvenzionale, atteso che non essendo assoggettata alla CCL PEAN non vi sarebbe alcun suo obbligo contributivo. In conclusione A._ SA non deve pagare alcun contributo, quelli anteriori al 23 settembre 2009 risultano a suo dire in ogni modo prescritti.\nCon giudizio del 23 dicembre 2015 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, accertata la propria competenza, ha concluso per l'irricevibilità della petizione di A._ SA in quanto volta essenzialmente alla declaratoria di non assoggettamento al CCL PEAN. La domanda riconvenzionale è stata parzialmente accolta nel senso che, accertato l'assoggettamento di A._ SA al CCL PEAN, essa è tenuta al pagamento dei contributi dal 1° gennaio 2005, compresi gli interessi moratori del 5% dal primo gennaio dell'anno successivo al periodo di contribuzione. La Corte cantonale ha parimenti stabilito i termini entro i quali A._ SA dovrà presentare i conteggi salariali e in seguito versare i rispettivi contributi.\nC.\nA._ SA presenta ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in data 27 gennaio 2016 (timbro postale) chiedendo, previa concessione dell'effetto sospensivo, la riforma del giudizio cantonale nel senso di respingere la domanda riconvenzionale del 27 aprile 2015 di FAR e accertare il suo non assoggettamento al CCL PEAN; inoltre rivendica dalla fondazione FAR fr. 1'500.- a titolo di ripetibili.\nInvitata ad esprimersi sul ricorso e sulla domanda di conferimento dell'effetto sospensivo, la Fondazione FAR c on risposta del 7 aprile 2016si è in via cautelare opposta alla concessione dell'effetto sospensivo, in via preliminare ha postulato la non ammissibilità del gravame, concludendo che in ogni modo nel merito lo stesso deve essere respinto con l'attribuzione di un congruo contributo alle spese legali. L'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"1e17ba12-a072-4c15-ad87-7973a7077a53","text":"Fatti:\nA.\nA._, nato nel 1968, attivo da ultimo quale manovale, ha presentato nell'ottobre 2017 una domanda di prestazioni AI per le conseguenze di contusioni alla schiena consecutive a due infortuni professionali avvenuti il 12 dicembre 2016 e il 27 giugno 2017, per i quali è anche intervenuto l'Istituto nazionale svizzero di assicurazioni contro gli infortuni (INSAI). L'Ufficio invalidità del Cantone Ticino (di seguito UAI), esperiti gli accertamenti valetudinari ed economici del caso con decisione 29 ottobre 2019 gli ha riconosciuto una rendita intera d'invalidità limitata al periodo dal 1° dicembre 2017 al 31 maggio 2018.\nB.\nA._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino chiedendo l'attribuzione di almeno mezza rendita d'invalidità dal mese di giugno 2018.\nCon giudizio del 6 luglio 2020 il Tribunale cantonale ha respinto il gravame e confermato la decisione di rifiuto del diritto a una rendita d'invalidità dell'AI dopo il 31 maggio 2018.\nC.\nIl 31 agosto 2020 (timbro postale) A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e il riconoscimento di un quarto di rendita d'invalidità dal 1° giugno 2018."} -{"id":"6b5a4e3a-532b-42d5-a390-0ba853d57c58","text":"Fatti:\nA.\nIl 20 ottobre 2017 il Giudice delegato del Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile il gravame presentato da A._, cittadino tunisino, contro la decisione dell'11 luglio 2017 con cui il Consiglio di Stato ha confermato la decisione 28 dicembre 2016 della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni che rifiutava di rinnovargli il permesso di dimora in seguito al decesso della moglie, cittadina svizzera (). Infatti, l'anticipo delle presunte spese processuali richiesto con raccomandata del 14 settembre 2017 e da versare, sotto pena d'inammissibilità dell'impugnativa (art. 47 LPAmm; RL\/TI 3.3.1.1) entro il 2 ottobre 2017, era stato ricevuto dalla Corte con valuta 3 ottobre 2017.\nB.\nIl 2 dicembre 2017 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso nel quale spiega perché ha agito tardivamente nonché domanda che il ricorso presentato in sede cantonale venga esaminato.\nSu richiesta del Tribunale federale la Corte cantonale gli ha fatto pervenire i suoi atti. Non è per contro stato ordinato nessuno scambio di scritti."} -{"id":"3652a085-472e-4bac-a478-8dbd27a4702c","text":"Fatti:\nA.\nCon pubblicazione sul foglio ufficiale yyy, il Comune di X._ ha indetto un concorso, retto dalla legge del 20 febbraio 2001 sulle commesse pubbliche (LCPubb; RL\/TI 730.100) e dal suo regolamento del 12 settembre 2006 (RLCPubb\/CIAP; RL\/TI 730.110), per l'aggiudicazione delle opere da impresario costruttore (demolizione, scavo e sicurezza di scavo) relative alla realizzazione di un nuovo autosilo sul mappale zzz di X._. Il punto 7 dell'avviso di gara, impostata secondo la procedura libera, indicava che il subappalto era ammesso per le opere e secondo le condizioni definite nel bando di concorso (CPN 102, pos. 226.100). Al riguardo, le disposizioni particolari CPN 102, stabilite dal committente, specificavano:\n226.100 - Subappalto\nII subappalto è autorizzato unicamente per le opere specialistiche discusse e concordate con la DL.\nSono considerate opere specialistiche unicamente:\n- CPN 116 Taglio alberi;\n- CPN 162 Opere di sostegno della fossa;\n- CPN 164 Ancoraggi e pareti chiodate;\n- CPN 211 Trasporti materiale.\nLa posizione 224.100 CPN 102 precisava d'altra parte che, qualora ci fosse stata solo un'offerta giudicabile, il committente avrebbe avuto la facoltà di annullare il concorso.\nB.\nEntro il termine impartito sono state inoltrate al committente quattro offerte, di importi compresi tra fr.... e fr....\nDopo essersi rivolto ad alcuni concorrenti chiedendo loro delle precisazioni ed avere valutato le offerte, il 16 febbraio 2021 il Comune di X._ ha risolto di escluderne tre, tra cui quella della A._ SA, perché prevedeva il subappalto - non autorizzato - delle opere di segnaletica stradale (oggetto della posizione 235.100 CPN 113). Proceduto in tal senso, ha quindi deciso di annullare il concorso, come previsto dalla posizione 224.100 CPN 102."} -{"id":"04d35331-83e6-4c98-99a8-5f85c98da544","text":""} -{"id":"5b3a97b3-6b47-4dde-bfa1-2dd48f68a3cb","text":"Fatti:\nA.\nIn data 7 febbraio 2019 la polizia cantonale di Basilea-Città ha inviato a A._ un avviso di contravvenzione, al quale è seguito, il 28 marzo 2019, un richiamo di pagamento.\nB.\nCon decreto d'accusa del 19 luglio 2019 il Ministero pubblico (Staatsanwaltschaft) ha ritenuto A._ colpevole di violazione delle norme della circolazione stradale e ne ha proposto la condanna a una multa di fr. 120.--. Inoltre, il Ministero pubblico ha messo a carico di A._ le spese del procedimento, di complessivi fr. 208.60. A._ ha presentato opposizione al decreto d'accusa, contestando l'addossamento delle spese.\nC.\nIn data 26 agosto 2019 il tribunale di prima istanza (Strafgericht Basel-Stadt) ha confermato la condanna di A._ al pagamento delle spese per la procedura dinnanzi al Ministero pubblico.\nD.\nStatuendo in data 9 gennaio 2020, il Tribunale di appello del Cantone di Basilea-Città (Appellationsgericht des Kantons Basel-Stadt) ha dichiarato inammissibile, poiché tardivo, il reclamo presentato da A._ avverso la decisione del tribunale di prima istanza.\nE.\nA._ insorge dinnanzi al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, chiedendo l'annullamento dell'avviso di contravvenzione, del decreto di accusa come anche delle decisioni di prima e seconda istanza."} -{"id":"dd6974de-a2e2-4cf0-98fb-fd5cf86192be","text":"Fatti:p\nA.\nIl 1° giugno 2010, A._, dipendente in qualità di muratore presso un'impresa di costruzioni e assicurato contro gli infortuni presso l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), è caduto, subendo un trauma contusivo al gomito e alla spalla destra, con lesione parziale del sovraspinato. L'Istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 26 settembre 2013, l'assicuratore ha assegnato all'assicurato una rendita d'invalidità scalare e limitata nel tempo, pari al 34% dal 1 luglio 2013 al 30 giugno 2015, al 24% dal 1° luglio 2015 al 30 giugno 2016 e al 16% dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2017. In seguito all'opposizione interposta da A._, l'INSAI ha parzialmente riformato la sua prima decisione, nel senso che all'assicurato è stata assegnata una rendita d'invalidità del 10% di durata indeterminata dal 1° luglio 2013.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con pronuncia del 16 novembre 2015 il ricorso e confermato l'operato dell'assicuratore infortuni.\nC.\nA._ ha presentato un ricorso al Tribunale federale, al quale, protestate spese e ripetibili, chiede l'annullamento del giudizio cantonale e la concessione di una rendita d'invalidità con il grado del 21% a decorrere dal 1° luglio 2013."} -{"id":"22ce4377-9b67-42a0-9a81-f259454a8e59","text":"Fatti:\nA. Il 29 novembre 2006 A._, sedicente cittadino marocchino privo di documenti di legittimazione, è stato condannato alla pena di 6 mesi di detenzione. Dopo aver chiesto vanamente inizio dicembre 2006 all'Ambasciata del Regno del Marocco un lasciapassare per l'interessato, l'Ufficio federale della migrazione ha pronunciato nei suoi confronti un divieto d'entrata in Svizzera fino al 14 febbraio 2017; la decisione è cresciuta in giudicato incontestata. Malgrado l'emanazione del citato provvedimento, A._ è però entrato più volte illegalmente nel nostro Paese ove ha continuato a delinquere, venendo altresì condannato a più riprese (decreti d'accusa del 1° marzo 2007, 11 ottobre 2007, 8 aprile 2008 e 28 maggio 2008).\nB. Il 29 luglio 2008 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha disposto la carcerazione in vista di rinvio coatto di A._ per la durata di tre mesi in base all'art. 76 cpv. 1 lett. b numeri 3 e 4 LStr (RS 142.20), subordinatamente per la durata di un mese in applicazione dell'art. 78 LStr. La misura, attuata il giorno dopo, è stata confermata dal Giudice delle misure coercitive con giudizio del 31 luglio 2008. Ritenendo giustificato il provvedimento giusta l'art. 76 cpv. 1 lett. b numeri 3 e 4 LStr, questo non ha esaminato la fattispecie dal profilo dell'art. 78 LStr.\nIl 12 agosto, 10 settembre e 15 ottobre 2008 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha sollecitato l'Ufficio federale della migrazione per sapere se nel frattempo A._ fosse stato identificato oppure se fosse stato rilasciato un documento di viaggio per il suo rimpatrio. Un interrogatorio dello stesso previsto per il 15 ottobre 2008 non ha avuto luogo, dato che si è rifiutato di presenziare.\nC. Il 17 ottobre 2008 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha deciso di prorogare di ulteriori sei mesi la carcerazione di A._. Il 21 ottobre 2008 l'interessato si è determinato in proposito e il 22 ottobre 2008 è stato sentito in procedura orale dal Giudice delle misure coercitive il quale - lo stesso giorno - ha confermato la proroga della carcerazione.\nD. Il 18 novembre 2008 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che la decisione del 22 ottobre 2008 sia annullata. Adduce, in sintesi, la violazione del principio della proporzionalità e del suo diritto di essere sentito.\nChiamati ad esprimersi la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha postulato la reiezione del gravame, mentre il Giudice delle misure coercitive si è riconfermato nelle motivazioni e conclusioni della decisione impugnata. L'Ufficio federale della migrazione ha rinunciato a presentare osservazioni."} -{"id":"1811d0e3-aa05-415a-9770-4cd0cfa34f7d","text":""} -{"id":"040f9f38-ca98-4b18-8cf5-6b532dc6d865","text":""} -{"id":"4781972f-6f4c-4074-9818-e6fefa0bd311","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadin a vietnamita nata nel..., ha già soggiornato in Svizzera tra il giugno 2007 e il giugno 2009 al beneficio di un permesso di dimora concessole nell'ambito del ricongiungimento familiare con il marito e connazionale B._, residente nel nostro Paese dal 1985 e titolare di un permesso di domicilio. Sempre per vivere con il coniuge, è quindi tornata da lui nel dicembre 2010, ottenendo un permesso di dimora che le è stato rinnovato un'ultima volta fino al 24 dicembre 2016.\nA._ e B._ hanno due figli (nati nel settembre 2002 e nell'agosto 2007) che dispongono, come il padre, di un permesso di domicilio.\nB.\nDa quando è di nuovo in Svizzera, A._ percepisce l'assistenza pubblica insieme alla famiglia.\nPer questa ragione - il 31 luglio 2014, il 23 aprile 2015, e il 21 gennaio 2016 - la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino l'ha ammonita, con l'avvertenza che se fosse rimasta a carico dello Stato anche in futuro o in caso di violazione dell'ordine pubblico, sarebbe stata presa in esame la possibilità di emettere nei suoi confronti una decisione di revoca del permesso di soggiorno.\nC.\nDopo avere constatato che continuava a dipendere dall'aiuto sociale, con decisione del 22 agosto 2016 le autorità migratorie ticinesi hanno revocato a A._ il permesso di dimora di cui disponeva, assegnandole un termine per lasciare il Paese.\nNel seguito, questo provvedimento è stato confermato sia dal Consiglio di Stato (13 dicembre 2017) che dal Tribunale amministrativo ticinese (31 ottobre 2019).\nD.\nIl 5 dicembre 2019 A._ ha impugnato il giudizio della Corte cantonale con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. In tale contesto, chiede che il permesso di dimora le sia rinnovato. In parallelo, domanda l'esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle spese di procedura.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale amministrativo si è riconfermato nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio del Tribunale federale. Con decreto del 6 dicembre 2019 è stato concesso l'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"5a4d088a-2e71-481d-a2cd-964784c02cb0","text":""} -{"id":"0c3196a3-c7f9-4470-b9de-d7f9eba0766d","text":"Fatti:\nA.\nL'8 maggio 2013 A._, degente presso l'Ospedale X._ per uno stato di malessere generale, si è gettato dal balcone della camera dove era ospitato; è poi deceduto il 26 febbraio 2015. Nel quadro del procedimento penale avviato contro ignoti (da identificarsi nel personale medico del citato Ospedale), il 28 giugno 2016 il Procuratore pubblico (PP) ha emanato tra l'altro un ordine di perquisizione e sequestro, inviato direttamente al patrocinatore dell'Ente Ospedaliero cantonale (EOC), volto alla consegna del questionario \"Qualypoint\" compilato dal personale che aveva in cura l'interessato al momento della caduta. Il documento servirebbe a capire in che modo è stato valutato l'incidente da parte del personale medico e infermieristico.\nB.\nL'EOC ha impugnato l'ordine di perquisizione e sequestro dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP). Con decisione del 20 luglio 2016 essa ha dichiarato irricevibile il reclamo, ritenendo che l'insorgente, al momento della consegna effettiva del documento litigioso, avrebbe dovuto formulare una domanda di apposizione dei sigilli, procedura che esclude quella di reclamo.\nC.\nAvverso questa sentenza l'EOC presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concesso l'effetto sospensivo al gravame, di annullarla e di rinviare gli atti alla CRP per nuovo giudizio nel senso di verificare l'applicazione della procedura prevista dall'.\nLa CRP non presenta osservazioni e si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il PP propone la reiezione del gravame, osservando che in occasione di precedenti ordini di perquisizione del 19 agosto 2014 e del 13 gennaio 2015 e di una richiesta del 23 marzo 2016, il ricorrente né ha sollevato la questione della pretesa inesatta designazione dell'intimato né quella di una pretesa incorretta procedura adottata. Aggiunge, riguardo alla qualità probante del documento litigioso, che i questionari \"Qualypoint\" non potrebbero ovviamente contenere informazioni degne di protezione eguali o addirittura superiori a quelle contenute in documenti confidenziali di medici o avvocati, per cui non potrebbero essere esclusi da qualsiasi obbligo di edizione. Riguardo alla domanda di effetto sospensivo, rileva che l'ordine non è ancora stato eseguito. Gli eredi del defunto A._ chiedono di respingere il ricorso in quanto ammissibile. Le osservazioni sono state trasmesse per conoscenza al ricorrente."} -{"id":"80b8a98c-44b5-45ff-839c-f40f5f05299e","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietario del fondo part. www di Lugano, situato nel nucleo di Breganzona, su cui sorge un vecchio edificio in disuso. Con decisione del 27 giugno 2008 il Municipio di Lugano gli ha negato la licenza edilizia per demolire il manufatto esistente e costruire un nuovo stabile d'appartamenti strutturato su quattro piani abitabili e dotato di un'autorimessa seminterrata ad uso comune. La decisione municipale è stata confermata, su ricorso del proprietario, dapprima dal Consiglio di Stato e in seguito dal Tribunale cantonale amministrativo.\nB.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il proprietario ha inoltrato il 1° luglio 2013 un'ulteriore domanda di costruzione (denominata variante altezza piani), con cui ha nuovamente chiesto al Municipio di rilasciargli l'autorizzazione di demolire l'edificio in disuso e di costruirne uno nuovo di quattro appartamenti. Il progetto prevede di realizzare uno stabile di quattro piani, di dimensioni pari almeno al doppio di quello esistente, con un'autorimessa comune che si estende a valle fino a via X._. Alla domanda si è opposta B._, proprietaria dei fondi confinanti verso ovest part. xxx e yyy, su cui sorge una casa d'abitazione. Acquisito il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, il 23 gennaio 2014 il Municipio di Lugano ha rilasciato la licenza edilizia, respingendo l'opposizione della vicina. Adito da quest'ultima, con decisione dell'8 luglio 2014 il Consiglio di Stato ne ha accolto il ricorso, annullando la licenza edilizia.\nC.\nCon sentenza del 10 dicembre 2015 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso del proprietario contro la decisione governativa. La Corte cantonale ha accertato che il progetto edilizio presentava un'estensione verticale analoga, se non superiore, a quella oggetto della precedente domanda di costruzione, sfociata nel diniego della licenza. Ha ritenuto insostenibile la decisione del Municipio di considerarlo come conforme all'art. 49.2.10 delle norme di attuazione del nucleo di villaggio di Breganzona (NANVB) sotto il profilo della volumetria.\nD.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di confermare la licenza edilizia richiesta. In via subordinata, postula l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio della causa alla Corte cantonale per l'emanazione di una nuova decisione. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto di essere sentito e del divieto dell'arbitrio.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"11a47aa6-ae25-4554-b9fd-17388a440d4a","text":"Fatti:\nA. Il 4 aprile 2008 A._, padre di B._, ha denunciato per titolo di estorsione e abuso di autorità C._, curatore del figlio, poiché non avrebbe agito nell'interesse di quest'ultimo, nonché D._, capo dell'Ufficio di vigilanza sulle tutele, la quale non avrebbe adempiuto agli obblighi di vigilanza. Con decisione del 22 aprile 2008, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino ha decretato il non luogo a procedere per l'assenza di elementi di rilevanza penale, ritenendo che si tratta di tematiche attinenti al diritto civile.\nB. Contro questo decreto, l'8 dicembre 2008 il denunciante ha presentato un'istanza di promozione dell'accusa, poi completata su richiesta della Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP). Accertata l'assenza di seri indizi di reato, con giudizio del 16 marzo 2009 la Corte cantonale l'ha dichiarata irricevibile, ritenendola comunque infondata anche nel merito.\nC. Avverso questa decisione A._ ha inoltrato un appello al Tribunale penale federale, che ha trasmesso il gravame, per competenza, al Tribunale federale.\nNon sono state chieste osservazioni all'impugnativa."} -{"id":"75bc5adc-404f-4f55-92b4-01b9390b950a","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 22 settembre 2017 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha dichiarato irricevibile la domanda di ricusa sottopostale da A._ e B._ nei confronti del Vicepresidente C._ nell'ambito di un procedimento che opponeva gli istanti alla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni e che concerneva l'annullamento di tasse d'ispezione e di fornitura di fotocopie poste a loro carico dall'Ufficio dei registri di Locarno e ammontanti a fr. 40.-- nonché la richiesta di condannare il citato ufficio a versare loro la somma di fr. 134'999.-- a titolo di risarcimento per asseriti danni e lesioni da loro subiti.\nIn primo luogo la Camera di diritto tributario ha esposto la normativa ticinese in materia di ricusazione applicabile al caso di specie (art. 182 LT [RL\/TI 10.2.1.1]) - rilevando che era di contenuto identico alla legislazione federale (art. 109 cpv.1 LIFD [RS 642.11] e art. 10 cpv. 1 PA [RS 172.021]) - e la giurisprudenza del Tribunale federale in materia nonché ha ricordato come doveva essere composta un'autorità giudiziaria collegiale quando trattava una domanda di ricusa presentata contro uno dei suoi membri. Esaminando poi la demanda di ricusazione la Corte cantonale è giunta alla conclusione che i motivi invocati dagli interessati ossia \"escludere il Vicepresidente C._ poiché è già intervenuto in procedure civili e penali concernenti la controversia\" rispettivamente per \"preservare il procedimento ricorsuale cantonale da ulteriori abusi d'autorità e concussioni\" portavano all'inammissibilità della stessa. Da un lato non erano stati addotti alcuni dei motivi di ricusa previsti dalla legge. Dall'altro il fatto che il Vicepresidente della Camera di diritto tributario potesse avere, nella sua veste di presidente della Corte dei reclami penali del medesimo tribunale, partecipato all'adozione di decisioni non gradite dagli insorgenti non costituiva un motivo di ricusa.\nB.\nIl 20 ottobre 2017 A._ ha impugnato con un unico atto le decisioni o comunicazione di differenti autorità ticinesi, in particolare del Presidente della Corte dei reclami penali (CRP 60.2017.143; 60.2017.144; 60.2017.142; 60.2017.158), del Presidente della Camera di esecuzione e fallimenti (14.2017.162), del Presidente del Tribunale di appello (comunicazione del 16 ottobre 2017) nonché quella emanata il 22 settembre 2017 della Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello (80.2017.202).\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"0d1f58f3-87b4-4d32-a2ef-cc9bf53a96c6","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 dicembre 2015 A._, nato nel 1978, direttore di una società fiduciaria immobiliare, è scivolato su un gradino, atterrando sui glutei. Dopo che l'assicurazione contro gli infortuni ha chiuso il caso, accertando lesioni soltanto degenerative, A._ ha presentato il 21 dicembre 2016 una richiesta di prestazioni AI all'Ufficio AI dell'Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni (UAI). Esperiti gli accertamenti necessari, il 10 aprile 2019 l'UAI ha respinto la richiesta di prestazioni AI.\nB.\nIl 10 novembre 2020 il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione dell'UAI.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo il riconoscimento di una rendita di invalidità del 50% dal 1° gennaio 2017. In via subordinata chiede il rinvio della causa all'UAI per nuovi accertamenti e nuova decisione."} -{"id":"191bea76-7a1c-44ea-a374-051d7e318fd6","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 gennaio 2017 la Procura di Gerusalemme presso il Ministero di giustizia israeliano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale aperto nei confronti di A._ per reati di corruzione, truffa, amministrazione infedele e riciclaggio di denaro. Sospetta che l'indagato abbia ricevuto tangenti per un milione di euro, per favorire illegalmente attività commerciali tra due società. Ha quindi chiesto di acquisire la documentazione di un determinato conto presso una banca svizzera, sul quale sarebbero pervenuti i presunti versamenti illeciti.\nB.\nCon decisione di chiusura del 16 luglio 2018 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha autorizzato la trasmissione all'autorità estera di documentazione concernente due conti bancari presso la stessa banca intestati all'indagato. Adita da quest'ultimo, con giudizio del 13 novembre 2018 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla unitamente a quella di chiusura e di rifiutare l'assistenza, subordinatamente di concederla unicamente per la relazione bancaria oggetto della rogatoria.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"9a651570-eab5-4a99-86e6-ff76d91a8f71","text":"Fatti:\nA.\nLa Cassa di compensazione AVS\/AI\/IPG del Cantone Ticino (di seguito: la Cassa) con decisione del 30 aprile 2015, confermata su reclamo il 20 novembre 2015, ha accolto parzialmente la richiesta di A._ di riduzione del premio dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie.\nB.\nCon giudizio del 7 aprile 2016 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha dichiarato irricevibile il ricorso presentato contro la decisione su reclamo.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e la condanna della Cassa al versamento delle riduzioni del premio come da lei richiesto."} -{"id":"368d9751-482f-4ffb-8f49-fa45c6218b75","text":"Fatti:\nA.\nA.a. L'arch. A._ e C._ sono stati i promotori della costruzione di un edificio costituito in proprietà per piani a Minusio. Nell'ambito di tale progetto essi hanno concluso con la B._AG un contratto 24 agosto\/3 settembre 2010 per la fornitura e posa di serramenti in alluminio e vetro per tutti i sei appartamenti dello stabile per un costo preventivato a fr. 365'638.80. Il 18 luglio 2012 l'appaltatrice ha trasmesso ai committenti la fattura finale per un importo totale di fr. 446'374.40.-- e ha chiesto, dopo aver dedotto gli acconti ricevuti, il pagamento di fr. 136'374.40. Di tale importo i committenti hanno versato fr. 30'000.--.\nA.b. In seguito a un problema di fessurazione dei vetri, i committenti hanno inoltrato il 18 ottobre 2013 un'istanza di assunzione di prova a titolo cautelare. Nel corso di tale procedura, stralciata dai ruoli il 9 dicembre 2014, è stata allestita la perizia giudiziaria 18 settembre 2014.\nA.c. Con petizione 13 gennaio 2014 la B._AG ha convenuto in giudizio innanzi alla Pretura di Locarno-Campagna A._ e C._, chiedendo che venissero condannati al pagamento di fr. 106'374.40 a saldo dei lavori effettuati e alla rifusione di fr. 1'000.-- per le spese della procedura di conciliazione. Il Pretore aggiunto ha integralmente accolto l'azione con sentenza 10 marzo 2017.\nB.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, con sentenza 28 novembre 2018, l'appello presentato da A._. La Corte cantonale ha confermato che l'attrice aveva eseguito una prestazione supplementare da remunerare, successiva a quelle inizialmente previste. Ha poi ritenuto che la pretesa violazione del dovere di diligenza per il mancato avviso del superamento di spesa non solo era stata sollevata tardivamente, ma si rivela pure infondata nel merito. Ha infine considerato contraria all' l'argomentazione, proposta per la prima volta in sede di appello, secondo cui sarebbe stata fornita una prestazione diversa da quella concordata e che i vetri non sarebbero stati a norma.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 20 gennaio 2019 A._ postula la riforma della sentenza di appello nel senso che la petizione sia respinta e che le spese processuali e le ripetibili siano poste a carico dell'attrice. Afferma di avere correttamente motivato il suo appello e contesta che la cosiddetta \"Unterkonstruktion\" sia un'opera aggiuntiva da rimunerare ulteriormente. Sostiene poi che l'attrice non avrebbe solo violato il suo dovere di diligenza per la mancata informazione sul maggiore costo, ma avrebbe anche fornito un aliud, per altro nemmeno a norma.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"4eb9a703-d50a-4e04-b624-f798558df47b","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, cittadino italiano nato nel 1978, attivo in Svizzera dal 1994 come frontaliere in qualità di muratore diplomato, ha presentato a fine dicembre 2010 una domanda di prestazioni AI, lamentando affezioni alla schiena. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, che hanno permesso di concludere per una completa inabilità lavorativa nell'attività abituale e di una capacità del 50% in attività rispettose dei limiti funzionali, con decisione del 28 novembre 2011, l'Ufficio assicurazione invalidità del Cantone Ticino (di seguito UAI) gli ha riconosciuto una rendita intera d'invalidità dal 1° luglio 2011.\nA.b. La revisione avviata d'ufficio nel marzo 2012 ha constatato una situazione sostanzialmente invariata, con la conseguente pronuncia del 3 agosto 2012 di continuazione del diritto a una rendita d'invalidità intera.\nA.c. Nell'ambito di una seconda procedura di revisione promossa d'ufficio nell'agosto 2013, l'UAI ha esperito una perizia pluridisciplinare - con consulti in medicina interna, in neurologia, in reumatologia e in psichiatria - del 23 maggio 2014 ad opera del Servizio Accertamento Medico (SAM) di Bellinzona. L'UAI ha in seguito preso atto dei riscontri di un'agenzia investigativa su incarico dell'Axa Winterthur, assicuratore LPP, sottoponendoli sia ai consulenti del SAM, come pure ai propri medici del Servizio Medico Regionale TI\/GR (SMR). Accertato un miglioramento sensibile dello stato di salute e un incremento della capacità lavorativa, con decisione del 17 giugno 2015 l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAIE) ha soppresso la rendita d'invalidità con effetto dal 31 luglio 2015.\nB.\nA._ si è rivolto il 20 agosto 2015 al Tribunale amministrativo federale, al quale ha chiesto di annullare la decisione amministrativa e ripristinare il diritto alla rendita intera.\nCon giudizio del 27 marzo 2018 il Tribunale amministrativo federale ha respinto il gravame.\nC.\nA._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in data 9 maggio 2018 (timbro postale) chiedendo, in via principale, il ripristino della rendita d'invalidità intera con effetto dal giorno della sua sospensione. In via subordinata, il ricorrente sollecita il rinvio dell'incarto all'autorità inferiore o all'amministrazione per complemento istruttorio e nuova decisione."} -{"id":"62b3b312-b542-476e-921f-aab5b23ec117","text":"Fatti:\nA.\nA.A._ e B.A._ sono comproprietari del fondo part. n. 156 di Vernate, situato nella zona residenziale Ra del piano regolatore comunale. Sulla particella sorge una casa unifamiliare su due livelli edificata nel 1968 e da allora utilizzata quale abitazione secondaria.\nB.\nIl 3 giugno 2009 il Municipio di Vernate ha rilasciato alla precedente proprietaria una licenza edilizia per la ricostruzione di un ripostiglio, l'ampliamento della terrazza e l'edificazione di un nuovo muro di sostegno.\nC.\nIl 28 agosto 2015 il Municipio di Vernate ha rilasciato ad A.A._, frattanto divenuto comproprietario del fondo con la moglie B.A._, una licenza edilizia per la ristrutturazione dell'abitazione, qualificata come residenza secondaria. Il progetto prevedeva la posa di un cappotto isolante, la demolizione di alcune pareti interne, la ridefinizione delle aperture al livello superiore, oltre all'edificazione di una costruzione accessoria verso il confine nord, adibita a ripostiglio, locale tecnico, posteggio coperto per due veicoli e porticato, nonché di una scala di collegamento e di un nuovo servizio igienico. Il progetto comprendeva inoltre la costruzione di una piscina esterna e di un muro di sostegno lungo il confine nord-ovest, nonché la sistemazione del giardino e del piazzale.\nD.\nIl 29 febbraio 2016 il Municipio ha rilasciato al comproprietario un'ulteriore licenza edilizia per la formazione al piano inferiore di un locale cantina interrato per lo stoccaggio di vini, di 31 m2, accessibile dall'interno.\nE.\nIl 1° aprile 2016 A.A._ ha presentato una domanda di costruzione in variante riguardante la ricostruzione e il consolidamento degli elementi portanti dell'abitazione. Essa prevedeva il parziale rifacimento delle murature del piano terreno con una nuova struttura portante in calcestruzzo, ferro e laterizio, la sostituzione totale del tetto a falde con copertura in tegole, il rinforzo strutturale della soletta al piano terreno e il consolidamento degli elementi al piano inferiore come pure il miglioramento energetico dell'involucro, comprese le opere di scavo necessarie. Il 17 giugno 2016 l'Esecutivo comunale ha rilasciato la licenza edilizia richiesta, confermando la destinazione dell'immobile quale residenza secondaria.\nF.\nIl 12 agosto 2016 A.A._ ha presentato al Municipio un'ulteriore domanda di costruzione in sanatoria relativa a una seconda variante per il consolidamento dello stabile. Secondo la relazione tecnica allegata alla domanda, durante l'esecuzione dei lavori di demolizione sarebbero emersi ulteriori problemi strutturali, tali da compromettere la sicurezza dello stabile e da rendere necessarie la demolizione e la ricostruzione di una parte delle pareti del piano cantina e della soletta del piano terreno. Acquisito il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, il 13 gennaio 2017 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, assoggettando tuttavia la destinazione dell'immobile al vincolo di abitazione primaria in applicazione dell'art. 44 delle norme di attuazione del piano regolatore comunale (NAPR). Con decisione del 27 ottobre 2017 il Municipio ha inoltre disposto il divieto di utilizzare l'edificio in questione quale residenza secondaria.\nG.\nAdito da A.A._, con un'unica decisione del 28 febbraio 2018 il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso contro il vincolo di abitazione primaria contenuto nella licenza edilizia del 13 gennaio 2017, che ha confermato, ed ha evaso ai sensi dei considerandi il gravame contro il divieto pronunciato il 27 ottobre 2017.\nH.\nCon sentenza del 4 maggio 2020, il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso di A.A._ contro la decisione governativa. La Corte cantonale ha confermato la conclusione dell'autorità comunale secondo cui l'importanza degli interventi edilizi eseguiti non consentiva più di mantenere la destinazione di residenza secondaria dell'edificio conformemente all'art. 44 NAPR.\nI.\nA.A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 5 giugno 2020 al Tribunale federale. Chiede di riformarla nel senso di annullare la decisione governativa del 28 febbraio 2018, di annullare contestualmente il vincolo di abitazione primaria imposto dal Municipio nella licenza edilizia del 13 gennaio 2017 e di confermare la destinazione di residenza secondaria dell'abitazione. Il ricorrente fa valere l'accertamento inesatto dei fatti e la violazione del diritto federale.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"13f92bd9-59e9-4795-96e6-fd9301a8639d","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, cittadino italiano nato nel 1965, è giunto in Svizzera il 2 settembre 1995. Il 18 settembre 1995, l'interessato si è sposato con la cittadina elvetica B._. La coppia, che non ha avuto figli, vive separata dall'8 luglio 2001.\nA seguito del matrimonio, A._ è stato posto a beneficio di un permesso di dimora, rinnovato poi regolarmente fino al 30 agosto 2002, data alla quale ha ottenuto un permesso di dimora CE\/AELS (attualmente: UE\/AELS), rinnovato un'ultima volta fino al 1o settembre 2014.\nA.b. A._, che soffre di disturbi psicofisici, è inabile al lavoro al 100 % dal 1 o febbraio 1983 e non ha mai esercitato un'attività lucrativa in Svizzera. L'interessato percepisce una rendita d'invalidità e, dal 1 o febbraio 2009, riceve delle prestazioni complementari. Attualmente, A._ è a beneficio di una curatela generale ai sensi dell'.\nA.c. Dall'agosto 2003 al settembre 2004, A._ ha fatto capo all'aiuto sociale, percependo prestazioni assistenziali per oltre fr. 20'000.--.\nA.d. A._ ha finora occupato le autorità penali elvetiche nei seguenti termini:\n- decreto d'accusa del 20 aprile 1990: condanna a dieci giorni di arresto, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di un anno, per ripetuta contravvenzione alla LStup;\n- decreto d'accusa del 3 giugno 1991: condanna a quindici giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e all'espulsione dal territorio elvetico per un periodo di quattro anni per violazione della previgente legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri;\n- decreto d'accusa del 25 giugno 1991: condanna alla pena detentiva di otto giorni per violazione del bando ed entrata illegale;\n- decreto penale (emanato dal Pretore del distretto di X._) del 15 aprile 1997: condanna alla multa di fr. 200.-- per contravvenzione alla LStup;\n- decreto d'accusa del 10 giugno 2003: condanna alla multa di fr. 100.-- per contravvenzione alla legge federale sul trasporto pubblico;\n- decreto d'accusa del 17 marzo 2005: condanna alla multa di fr. 300.-- per contravvenzione alla LStup;\n- sentenza della Corte delle assise correzionali del 4 luglio 2007: condanna alla pena detentiva di dieci mesi, sospesa per permettere un trattamento stazionario della tossicodipendenza, per ripetuta rapina consumata e tentata e ripetuta contravvenzione alla LStup;\n- decreto d'accusa del 12 novembre 2012: condanna alla multa di fr. 100.-- per ripetuta contravvenzione alla LStup e contravvenzione alla legge federale concernente la protezione contro il fumo passivo.\nA._ è stato inoltre formalmente ammonito dal Dipartimento competente il 23 aprile 1997 e il 7 settembre 2007.\nB.\nIl 15 settembre 2014, A._ ha sollecitato il rilascio di un'autorizzazione di domicilio UE\/AELS. Con decisione del 12 ottobre 2015, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino (di seguito: la Sezione della popolazione) ha respinto la domanda, rifiutando nel contempo di rinnovare il permesso di dimora UE\/AELS dell'interessato e assegnandogli un termine per lasciare la Svizzera.\nSu ricorso, tale provvedimento è stato confermato sia dal Consiglio di Stato (23 agosto 2017) che dal Tribunale amministrativo (21 marzo 2019) del Cantone Ticino. I Giudici cantonali hanno ritenuto, in sostanza, che A._ non poteva invocare l'ALC, in quanto tale Accordo non si applicava alla sua situazione, che la decisione contestata era giustificata sotto il profilo del diritto interno (in particolare sotto l'angolo dell'), conforme al principio di proporzionalità e rispettosa dell'art. 8 CEDU.\nC.\nIl 9 maggio 2019, A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede, protestate tasse, spese e ripetibili, l'annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo del 21 marzo 2019 e della decisione della Sezione della popolazione del 12 ottobre 2015, postulando nel contempo il rilascio di un permesso di domicilio UE\/AELS e, in via subordinata, il rinnovo del proprio permesso di dimora UE\/AELS. In via ancora più subordinata, A._ chiede l'annullamento della sentenza del 21 marzo 2019 e della decisione del 12 ottobre 2015 precitate e il rinvio degli atti al Tribunale amministrativo per nuovo giudizio \"previo allestimento di una perizia medica volta ad accertare [il suo] stato di salute e l'esigibilità del suo rinvio nel paese d'origine\". L'interessato domanda inoltre che gli venga riconosciuta l'assistenza giudiziaria.\nLa Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. La Sezione della popolazione ha chiesto il rigetto del gravame. La Segreteria di Stato della migrazione ha presentato delle osservazioni e proposto la reiezione del ricorso. Il Governo ticinese si è invece rimesso al giudizio di questa Corte. Il ricorrente ha replicato il 19 agosto 2019, producendo nel contempo due nuovi documenti. Il 9 settembre 2019, A._ ha trasmesso al Tribunale federale un referto medico.\nCon decreto presidenziale del 16 maggio 2019 è stato concesso l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"546a92b7-b57b-4a1d-aecf-06621f1b56c2","text":""} -{"id":"060caabc-3833-493f-8488-987a892f5e35","text":"Fatti:\nA. A.a Il 9 ottobre 2002 A._ ha aggredito, con l'intenzione di uccidere, il padre, la nonna paterna e la zia paterna. Quest'ultima non è sopravvissuta alle gravi ferite riportate.\nConstatata l'irresponsabilità dell'autore, con decisione del 7 luglio 2003 il Procuratore pubblico ha decretato l'abbandono del procedimento promosso a carico di A._ per i titoli di assassinio, sub. di omicidio intenzionale consumato, mancato e tentato, di lesioni gravi sub. semplici qualificate e di infrazione alla legge federale sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni.\nA.b Il 7 luglio 2003 il Presidente del Tribunale penale del Cantone Ticino ha disposto il collocamento, a tempo indeterminato, di A._ presso la Clinica psichiatrica cantonale per essere sottoposto a trattamento medico specializzato.\nA.c A._ ha chiesto, con istanza del 5 luglio 2007, la soppressione della misura di collocamento. Dopo aver sentito l'istante, aver raccolto i pareri dei diversi servizi interessati, la perizia di un esperto indipendente e il rapporto del 26 novembre 2007 della Commissione per l'esame dei condannati pericolosi, il Giudice dell'applicazione della pena (GIAP) ha rifiutato di pronunciare la liberazione condizionale, considerata l'assenza di un serio progetto di presa a carico di carattere medico, farmacologico, psicologico, sociale, professionale e familiare. Il GIAP ha inoltre annunciato che si sarebbe riespresso in merito entro il 7 luglio 2008.\nA.d Con sentenza del 1° luglio 2008, il GIAP ha mantenuto la misura stazionaria e ha ordinato il trasferimento di A._ presso X._ a Z._, a far tempo dal 1° settembre 2008, con presa a carico medico-psichiatrica garantita dagli Ospedali universitari di Ginevra. Il giudice ha inoltre indicato che entro il 7 luglio 2009 si sarebbe nuovamente pronunciato sulla liberazione condizionale.\nB. Poiché i presupposti legali per la concessione della liberazione condizionale non erano ancora completamente riuniti, il 2 luglio 2009 il GIAP ha deciso di mantenere sino al 7 gennaio 2010 la misura stazionaria ex art. 59 CP a favore di A._. Questa decisione si fondava in parte sul parere espresso il 26 novembre 2007 dalla Commissione per l'esame dei condannati pericolosi."} -{"id":"41fe08c6-40e6-495d-a1fd-a72b7f322842","text":"Fatti:\nA.\nNel periodo 1995-1998 A._, cittadino italiano domiciliato in Italia, ha aperto presso la sede luganese della banca B._SA le relazioni bancarie www, xxx e yyy, sulle quali ha svolto un'intensa attività."} -{"id":"36040231-63e7-4e30-aed8-a3d744c1676b","text":""} -{"id":"0c41a8fb-5e91-4323-9843-ea52da2ed7ab","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.a Con decisione del 17 ottobre 2001 l'allora Ufficio del lavoro del Canton Ticino (poi diventato Sezione del lavoro) ha ritenuto W._, di formazione infermiere, idoneo al collocamento e ha dichiarato applicabili, a partire dal 1° settembre 2001 e a dipendenza di un'abilità lavorativa dell'interessato del 75%, le disposizioni previste in caso di capacità lavorativa temporaneamente inesistente o ridotta.\nA.b In data 22 novembre 2002 la Cassa disoccupazione cristiano sociale OCST, in presenza di attestati medici divergenti, ha sottoposto, per decisione, alla Sezione del lavoro la questione se W._, dal 1° marzo 2002, dovesse essere considerato abile al lavoro - e pertanto idoneo al collocamento - al 50% o al 75%.\nCon provvedimento formale del 7 febbraio 2003, cresciuto incontestato in giudicato, la Sezione interpellata ha dichiarato l'assicurato idoneo al collocamento per un'attività al 75% in attesa della decisione dell'Ufficio assicurazione invalidità (UAI) del Canton Ticino al quale l'interessato si era nel frattempo ugualmente rivolto.\nA.c Mediante scritto del 22 aprile 2003, indirizzato alla Cassa, W._, rappresentato dall'avv. Marco Probst, ha contestato diversi conteggi, datati 19 febbraio 2003, che l'amministrazione aveva allestito in relazione all'assegnazione di indennità di disoccupazione per i mesi da maggio 2002 a gennaio 2003. Facendo in particolare notare che il guadagno assicurato mensile posto a fondamento di detti conteggi avrebbe dovuto essere di fr. 6'108.- (recte: fr. 6'208.-) e non di fr. 4'656.- (corrispondente all'importo diminuito del 25%), egli ha chiesto la rettifica con emanazione di una decisione formale.\nPer lettera dell'8 maggio 2003 la Cassa interessata ha informato il rappresentante di W._ di non ritenere necessaria l'emanazione di una nuova decisione formale, essendosi sulla questione del grado di abilità lavorativa già formalmente pronunciata la Sezione del lavoro in data 7 febbraio 2003.\nA.d Con istanza del 30 maggio 2003, sempre rappresentato dall'avv. Probst, l'assicurato ha quindi chiesto alla Sezione del lavoro di riesaminare la decisione del 7 febbraio 2003 in quanto il dott. P._, specialista in reumatologia, che in data 24 settembre 2002 aveva esperito una perizia medica su mandato dell'UAI, aveva avuto modo di ritenerlo pienamente abile al lavoro e, di conseguenza, anche totalmente collocabile in attività leggere.\nAdducendo che l'interessato avrebbe accettato le conclusioni del medico di fiducia della cassa malati Helsana, dott. G._, che lo avrebbe in precedenza esaminato dichiarandolo abile al lavoro al 75% nell'attività di infermiere da lui ricercata, la Sezione del lavoro, con decisione formale del 14 luglio 2003, ha respinto la domanda.\nAdducendo che l'interessato avrebbe accettato le conclusioni del medico di fiducia della cassa malati Helsana, dott. G._, che lo avrebbe in precedenza esaminato dichiarandolo abile al lavoro al 75% nell'attività di infermiere da lui ricercata, la Sezione del lavoro, con decisione formale del 14 luglio 2003, ha respinto la domanda.\nB. Seguendo l'indicazione sui rimedi giuridici in esso contenuta, l'assicurato, con il patrocinio dell'avv. Probst, è insorto contro il provvedimento amministrativo con gravame al Tribunale delle assicurazioni del Canton Ticino, chiedendone l'annullamento e postulando il riconoscimento dell'idoneità al collocamento per un'attività al 100%.\nCon il medesimo atto W._ ha ugualmente impugnato lo scritto della Cassa disoccupazione dell'8 maggio 2003, con cui l'amministrazione non aveva ritenuto di dover pronunciare una decisione formale a proposito della richiesta di versare un'indennità giornaliera di disoccupazione fondata su un guadagno assicurato di fr. 6'108.- (recte: fr. 6'208.-) mensili.\nPer giudizio del 22 settembre 2003 il Presidente del Tribunale cantonale ha dichiarato irricevibile il gravame presentato avverso la decisione del 14 luglio 2003 della Sezione del lavoro e lo ha retrocesso, per competenza, a quest'ultima autorità affinché prima rendesse una decisione su opposizione.\nLa Corte di prima istanza non si è per contro espressa in alcun modo sul censurato atto della Cassa disoccupazione OCST dell'8 maggio 2003.\nLa Corte di prima istanza non si è per contro espressa in alcun modo sul censurato atto della Cassa disoccupazione OCST dell'8 maggio 2003.\nC. Sempre rappresentato dall'avv. Probst, W._ censura, con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, la pronuncia cantonale limitatamente al mancato esame del gravame interposto avverso la \"decisione informale\" 8 maggio 2003 della Cassa e ravvisa in tale comportamento una violazione del diritto di essere sentito nonché un crasso diniego di giustizia. Egli ha quindi chiesto di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nLa Sezione del lavoro e il Segretariato di Stato dell'economia hanno rinunciato a determinarsi. Per parte sua, la Cassa disoccupazione, dopo avere precisato di aver versato indennità giornaliere in base alla decisione emanata dalla Sezione del lavoro, osserva che nel medesimo periodo l'Helsana ha versato al ricorrente un'indennità giornaliera per perdita di salario corrispondente ad un'inabilità lavorativa del 25%."} -{"id":"3c8f35d6-457b-4d6d-9b72-378fb95a55f5","text":"Fatti:\nA.\nB._ e A._, secondo il loro esposto ricorsuale, sono comproprietari in particolare di un fondo di 3'246 m2 attribuito dal piano regolatore del Comune di X._ alla zona residenziale a 2 piani collinare. Con decisione del 17 giugno 2015 il Consiglio di Stato ha approvato la revisione del piano regolatore, istituendo d'ufficio la protezione di un edificio sito su una particella limitrofa quale bene protetto di interesse cantonale, unitamente a un importante perimetro di rispetto che comprende anche il citato fondo.\nB.\nContro questa decisione i proprietari sono insorti dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo. Con decisione del 15 settembre 2015 il giudice delegato ha invitato gli insorgenti a versare entro il 1° ottobre 2015 un anticipo di fr. 2'000.-- per le presunte spese processuali, precisando che in caso di mancato pagamento nel termine assegnato il ricorso sarebbe stato dichiarato irricevibile e le spese processuali poste a loro carico. La decisione è firmata dalla segretaria, \"p.o. del giudice delegato\", quest'ultimo non indicato nominativamente. Nei rimedi di diritto è indicata la facoltà di impugnarla dinanzi al Tribunale federale con ricorso in materia di diritto pubblico entro 30 giorni dalla sua notificazione.\nC.\nCon decisione del 9 ottobre 2015 il giudice delegato Raffaello Balerna, presidente del Tribunale amministrativo cantonale, ha dichiarato irricevibile il ricorso, poiché gli insorgenti non hanno versato l'anticipo richiesto entro il termine stabilito. Con sentenza del 10 novembre 2015 la Corte cantonale ha poi respinto in quanto ammissibile un'istanza di revisione presentata dagli interessati, trattata quale richiesta di restituzione in intero contro il lasso dei termini.\nD.\nA._ e B._ impugnano la decisione incidentale del 15 settembre 2015 e quella del 9 ottobre seguente con un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale. Chiedono di accertare la nullità della decisione del 15 settembre 2015, sussidiariamente di annullarla, di annullare quella del 9 ottobre 2015 e di rinviare gli atti alla Corte cantonale, affinché assegni loro un congruo termine per il versamento dell'anticipo.\nNelle sue osservazioni, la Corte cantonale, precisata la prassi in materia, si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il Municipio di X._, rilevato che il ricorso non verte su questioni di competenza comunale, non presenta ulteriori osservazioni. I ricorrenti non hanno replicato."} -{"id":"337b4d95-483c-4901-a299-c5964b6c927f","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A.A._ aveva incaricato la B._ SA di gestire uno stabile di sua proprietà a X._. Fra le incombenze della mandataria figurava pure quella di trovare nuovi inquilini nel caso in cui dovessero liberarsi dei locali.\nIl piano terreno e quello inferiore del predetto edificio, nonché due parcheggi esterni erano occupati da una banca, che aveva annunciato con largo anticipo la disdetta del contratto di locazione a partire dal 1° gennaio 2013. Il 22 marzo 2012 C.A._ - marito della mandante - ha approvato per conto di quest'ultima una lettera allestita dalla B._ SA, da inviare ad eventuali interessati per procedere a una nuova locazione, in cui veniva fra l'altro specificato che l'ente offerto includeva pure due posteggi.\nIl 17 luglio 2014 la B._ SA ha comunicato a C.A._ di aver ricevuto una proposta dalla D._ SA riferita però al solo piano terreno. Dopo alcune trattative, la mandataria ha ricevuto l'accordo di C.A._ per la locazione alla predetta società dei locali al piano terreno e nel seminterrato. Il 28 luglio 2014 essa ha firmato, in rappresentanza della proprietaria, il relativo contratto di locazione che avrebbe dovuto esplicare i suoi effetti il 1° settembre 2014, che contemplava una pigione mensile di fr. 3'000.-- e che comprendeva pure due parcheggi esterni. Con un accordo non formalizzato per iscritto, l'inizio della locazione è stato anticipato gratuitamente al 28 luglio 2014.\nIl 29 luglio 2014 la B._ SA ha comunicato per posta elettronica a C.A._ di aver ricevuto la visita dell'allora amministratore unico della D._ SA E._, il quale si lamentava di avere scoperto che i due parcheggi previsti dal contratto erano stati concessi in uso ad altre persone e che la telefonata avuta a questo proposito con la proprietaria era rimasta infruttuosa. Un'ora dopo C.A._ ha, come già prima la moglie, offerto alla conduttrice la possibilità di usufruire dei due parcheggi dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 18:00, proposta che E._ ha nuovamente rifiutato. In tarda mattinata quest'ultimo ha chiesto alla B._ SA di mettere per iscritto la sua volontà e che questa ha formulato nel seguente modo:\n\"Con la presente comunico l'annullamento immediato del contratto di locazione del 28 luglio 2014 avente per oggetto gli uffici dell'ex F._ di X._, Y._, poiché, contrariamente alle disposizioni contrattuali, non mi vengono messi a disposizione i 2 posteggi, fattore essenziale nella mia attività, e inoltre il pessimo contatto avuto con la proprietaria mi scoraggia completamente dall'iniziare un'attività che speravo fosse proficua per le parti. Ho preso atto della proposta alternativa formulata dai proprietari tramite l'amministratore che però non mi soddisfa. Con la presente attesto di avere ricevuto di ritorno, su mia richiesta, l'importo di fr. 9'000.-- (novemila) depositati presso l'amministratore. Ho restituito all'amministratore anche 5 chiavi dei locali\".\nSempre lo stesso giorno la B._ SA aveva comunicato ai coniugi A._ che la D._ SA aveva insistito per rescindere la locazione e che essa stessa formalizzava la disdetta del contratto di amministrazione immobiliare.\nCon raccomandata 31 luglio 2014 la B._ SA ha scritto ad D._ SA, su richiesta dei coniugi A._, che il contratto poteva essere pienamente rispettato, poiché la questione dei parcheggi era risolta, che non sussisteva più alcun motivo per accettare la disdetta anticipata e l'ha invitata a versare il deposito per la garanzia e a ritirare le chiavi.\nA.b. Poiché i locali erano ancora sfitti nell'estate 2015 A.A._ ha escusso la B._ SA, rimproverandole una violazione del mandato e ha avviato una procedura di conciliazione. Con petizione 12 febbraio 2016 A.A._ ha convenuto in giudizio innanzi alla Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città la B._ SA, chiedendone la condanna al pagamento di complessivi fr. 54'000.-- quale risarcimento del danno causato dalle pigioni perse. Il Pretore aggiunto ha respinto, con giudizio del 17 settembre 2018, la petizione.\nB.\nCon sentenza 3 giugno 2020 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui era ricevibile, l'appello inoltrato da A.A._. La Corte cantonale ha rimproverato all'appellante di essersi solo in parte confrontata con la sentenza pretorile e di non essersi accorta che il giudice di primo grado non aveva preso posizione sull'esistenza di un errore essenziale che avrebbe giustificato la disdetta del contratto di locazione. Ha comunque indicato che il Pretore aveva - a ragione - precisato che una sua invocazione sarebbe stata contraria alla buona fede. Ha poi negato che la D._ SA abbia fatto una proposta di annullamento del contratto di locazione che la B._ SA avrebbe accettato per atti concludenti e che nemmeno la restituzione del deposito avrebbe comportato un tale assenso. Il denaro liberato - soggiunge la Corte cantonale - avrebbe unicamente potuto rendere più difficile l'incasso di un eventuale risarcimento del danno provocato dalla conduttrice per il mancato adempimento dei suoi obblighi. Ha pure reputato che eventuali mancamenti della convenuta erano dovuti ai comportamenti contrari alla buona fede e non trasparenti dei coniugi A._, che avevano omesso di informare quest'ultima di avere concesso l'uso dei parcheggi ad altri. Ha infine aggiunto a titolo abbondanziale che la convenuta poteva presumere che per la conduttrice la mancata possibilità di usufruire - fin dall'inizio - dei due parcheggi potesse costituire un errore essenziale nel senso dell'.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 6 luglio 2020 A.A._ postula la riforma della sentenza d'appello nel senso che la sua petizione sia accolta. Lamenta un accertamento manifestamente inesatto dei fatti e sostiene che la D._ SA non si era validamente prevalsa di un errore essenziale, ma che le sue dichiarazioni costituivano una proposta di pattuizione di un contratto di annullamento, la quale era stata accettata dalla B._ SA \"in crassa violazione dell'\" prendendo in consegna le chiavi e restituendo alla conduttrice la somma depositata. Nega pure che la mancata comunicazione alla mandante dell'attribuzione dei due parcheggi ad altre persone fosse contraria agli obblighi che incombono al mandante.\nCon risposta 27 agosto 2020 la B._ SA propone la reiezione del gravame.\nLe parti hanno spontaneamente proceduto a un secondo scambio di scritti con replica del 4 settembre 2020 e duplica 21 settembre 2020."} -{"id":"847da75a-358c-4870-a8fc-6b7d01a90540","text":"Fatti:\nA.\nB._ ha cominciato a lavorare per il Gruppo A._ nel giugno 1997; dal 1° giugno 2003 è stato assunto da A._SA come... in base a un contratto di lavoro a tempo indeterminato che prevedeva una retribuzione annua Iorda di..., aumentata nel 2007 a....\nIl contratto firmato dalle parti il 15 maggio 2003 prevedeva 20 giorni di vacanza all'anno, un orario di lavoro flessibile di 40 ore settimanali (da lunedì a venerdì), il divieto di accumulare ore supplementari e la compensazione col tempo libero delle eventuali ore straordinarie; il contratto datato 14 luglio 2004, mai ritornato sottoscritto dal lavoratore, prevedeva invece 23 giorni di vacanza all'anno e che il 25 % dell'importo salariale convenuto comprendeva la retribuzione delle eventuali ore straordinarie e supplementari, sabati compresi. Il 3 gennaio 2011 A._SA ha invitato B._ a prendersi un periodo di vacanza dal 10 al 21 gennaio successivo al fine di ridurre il numero dei giorni di vacanza arretrati, ai quali si sarebbero poi aggiunti quelli maturati nel 2011. In risposta a una richiesta in tal senso, il 26 gennaio 2011 A._SA ha comunicato a B._ che il suo saldo vacanze ammontava a 35 giorni, precisando che le ore straordinarie e i sabati non erano compensabili.\nUn giorno più tardi, A._SA ha intimato a B._ la disdetta del contratto di lavoro con effetto al 30 aprile successivo, indicando che la stessa era dovuta a una ristrutturazione; contemporaneamente, Io ha dispensato dall'obbligo di presenza sul luogo di lavoro, precisando che durante il termine di disdetta avrebbe usufruito delle vacanze arretrate.\nB.\nTentata la conciliazione, il 16 febbraio 2012 B._ ha inoltrato alla Pretura competente una petizione, con cui postulava la condanna della datrice di lavoro - alla quale durante la causa è subentrata la A.A._SA con ripresa di attivi e passivi - a pagargli una somma di fr. 296'032.80 oltre a interessi, così composta: fr. 62'500.-- quale indennità per licenziamento abusivo (pari a sei mesi di salario); fr. 36'843.20 quale retribuzione di 64 sabati; fr. 68'071.80 quale retribuzione di 98,5 giorni festivi e\/o domeniche; fr. 128'617.80 per 1'790 ore straordinarie effettuate fuori ufficio.\nIl 14 ottobre 2015, il Giudice di prime cure ha parzialmente accolto la petizione: concedendo all'attore un'indennità per licenziamento abusivo pari a quasi 6 salari mensili (fr. 60'000.--) e riconoscendogli il diritto al pagamento di 593 ore supplementari (comprese quelle svolte di sabato) effettuate dal 18 aprile 2006 (fr. 44'160.50), nonché di 637,5 ore straordinarie effettuate dal giugno 2003 (fr. 45'991.05).\nLa A.A._SA si è allora rivolta alla II Camera civile del Tribunale d'appello ticinese la quale, il 20 febbraio 2017, ha parzialmente accolto l'impugnativa decidendo: che l'appellante deve corrispondere a B._ fr. 69'823.20 (19'823.20 quale retribuzione per ore effettuate di sabato e fr. 50'000.-- a titolo di indennità per licenziamento abusivo), di cui fr. 50'000.-- (indennità per licenziamento abusivo) non soggetti ai contributi paritetici, oltre a interessi; che l'appellante deve regolarizzare gli oneri sociali di pertinenza di B._, versando agli enti preposti i contributi sociali su fr. 19'823.20 (retribuzione delle ore effettuate di sabato); che le spese giudiziarie davanti all'istanza precedente e le spese della conciliazione devono essere poste per 3⁄4 a carico dell'attore e per 1⁄4 a carico della convenuta, alla quale l'attore rifonderà fr. 10'000.-- per ripetibili; che le spese giudiziarie d'appello sono a carico delle parti in ragione di 1⁄2 ciascuno.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 24 marzo 2017, protestando spese e ripetibili, la A.A._SA domanda:\n\"I. L'appello 16 novembre 2015 di A._SA, ora A.A._SA, è parzialmente accolto. Di conseguenza la sentenza 14 ottobre 2015 del Pretore di... è riformata come segue:\n1. La petizione del 16 febbraio 2012 di B._ è parzialmente accolta.\n1.1. A._SA, ora A.A._SA, è condannata a pagare a B._ l'importo di fr. 19'823.20 oltre a interessi al 5% da maggio 2011.\n1.2. A A._SA, ora A.A._SAè fatto ordine di regolarizzare gli oneri sociali di pertinenza di B._ versando agli enti preposti i contributi sociali dovuti su fr. 19'823.20.\n2. Le spese giudiziarie di CHF 6'300.-- e le spese della conciliazione di CHF 1'500.00 sono poste a carico della parte attrice in ragione di 9\/10, la quale rifonde alla parte convenuta ripetibili di primo grado per un importo di CHF 18'000.00.\nII. Le spese processuali di fr. 8'000.00 sono poste a carico della parte attrice in ragione di 9\/10 e in ragione di 1\/10 a carico della parte appellante. La parte attrice rifonde alla parte appellante l'importo di CHF 12'000.00 a titolo di ripetibili di secondo grado\".\nLa Corte cantonale non ha presentato osservazioni. Il 30 maggio 2017 l'opponente ha chiesto che il ricorso sia respinto."} -{"id":"44c8fe7f-4045-432c-9a02-27b26518d429","text":""} -{"id":"39de5c8a-4d3a-485e-9d32-5557186c4672","text":"Fatti:\nA.\nA._, nato nel 1953, ha conseguito la licenza di condurre nel 1978. Di professione direttore d'azienda, non ha precedenti in materia di circolazione stradale. Il 5 febbraio 2016 alle ore 00.52 egli è circolato sull'autostrada A2 in territorio di Balerna a una velocità punibile accertata tramite rilevamento radar di 138 km\/h (dedotto il margine di tolleranza), dove vigeva il limite di 100 km\/h. Interrogato dalla polizia il 19 aprile 2016, il conducente ha dichiarato che quella notte era stato informato del fatto che il suo migliore amico era stato ricoverato in fin di vita in un ospedale di Milano, motivo per cui si era messo alla guida per raggiungerlo e, a causa della tensione emotiva, non si era accorto del superamento del limite di velocità, del quale ha accettato le risultanze del rilevamento.\nB.\nL'11 maggio 2016 l'autorità amministrativa, ritenuta un'infrazione grave ai sensi dell'art. 16c cpv. 1 lett. a e cpv. 2 lett. a LCStr, gli ha revocato la licenza di condurre per la durata di tre mesi, decisione confermata il 23 agosto seguente dal Consiglio di Stato. Adito dall'interessato, con giudizio del 20 febbraio 2017 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di riformare la decisione impugnata nel senso di revocargli la licenza di condurre per la durata di un mese, subordinatamente di annullarla e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per nuovo giudizio nel senso dei considerandi del Tribunale federale.\nNon sono state chieste osservazioni al rimedio esperito."} -{"id":"56a78d4d-8e6d-4d1d-95c3-f7228760710f","text":"Fatti:\nA.\nIn data 19 dicembre 2019 il Promotore di giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti tra altri di B._ per titolo di abuso di autorità, peculato, corruzione, riciclaggio di denaro, autoriciclaggio e impiego di proventi di attività criminose, nonché per associazione a delinquere. Le indagini si riferiscono a un'operazione d'investimento immobiliare a Londra, effettuata presumibilmente con finalità speculative e finanziata, in parte, con denaro nella disponibilità della Segreteria di Stato e da questa posseduto con vincolo di scopo per il sostegno di attività con fini religiosi e caritatevoli del Santo Padre (cosiddetto obolo di San Pietro). L'autorità estera ha chiesto di acquisire la documentazione concernente le relazioni bancarie dell'inquisito B._ e di società a lui riconducibili, nonché il sequestro dei relativi valori.\nB.\nCon decisione di chiusura del 4 agosto 2020, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità vaticane di svariata documentazione relativa a un conto presso G._ (SA) intestato all'indagato. Adita da quest'ultimo, con decisione del 14 dicembre 2020 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto il ricorso. Mediante sentenza 1C_723\/2020 del 4 febbraio 2021 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso di B._.\nC.\nIl 21 maggio 2021 B._ ha presentato un'istanza di dissequestro del conto, respinta dal MPC il 2 luglio seguente. Adita dall'istante, con giudizio del 24 novembre 2021 la CRP ha dichiarato il ricorso inammissibile.\nD.\nAvverso questa sentenza B._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede, in via preliminare, di invitare il MPC e l'Ufficio federale di giustizia a produrre tutte le comunicazioni intervenute tra le autorità svizzere e quelle del Vaticano in relazione al sequestro del conto, in via principale, di riformare la decisione impugnata nel senso che la decisione del 2 luglio 2021 del MPC sia modificata ordinando il dissequestro del conto litigioso e accertando che gli atti ordinanti la trasmissione di documenti siano dichiarati nulli, in via sussidiaria, postula di rinviare la causa per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"29f727ee-1118-44b8-b470-2635142d5b22","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito del procedimento penale promosso nei confronti dell'avv. A._, tra l'altro per reati contro il patrimonio, sono stati sequestrati presso BSI SA e UBS SA conti di pertinenza dell'imputata. Con decisione del 18 luglio 2013 il Procuratore pubblico (PP), in applicazione dell', ha dissequestrato i fondi del conto presso BSI SA a favore dell'accusatore privato B._, al quale sarebbero riconducibili i relativi averi patrimoniali. La legale è allora insorta dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale di appello (CRP), adducendo che la titolarità di detti averi è contestata, essendo provento di reati asseritamente commessi da B._. La Corte cantonale, con giudizio del 7 ottobre 2013, ha respinto il reclamo in quanto ricevibile.\nB.\nMediante sentenza 1B_410\/2013 del 24 ottobre 2014 il Tribunale federale ha annullato quest'ultima decisione, poiché in assenza di una situazione giuridica sufficientemente chiara il dissequestro non poteva essere ordinato. Il 27 febbraio 2014 il PP ha promosso l'accusa davanti alla Corte delle assise criminali (Tribunale penale cantonale) nei confronti della legale per diversi reati. Il Presidente di detta Corte ha rinviato gli atti al magistrato inquirente per completazione, trasmettendogli per evasione parimenti un'istanza di dissequestro introdotta dalla legale. Con giudizio del 7 aprile 2015 la CRP, in parziale accoglimento di un reclamo dell'interessata, ha annullato un ordine di dissequestro, invitando il PP a quantificare l'entità dell'indebito profitto semmai pervenuto all'imputata.\nC.\nCon decisione del 28 aprile 2015 il PP ha ritenuto che sul conto presso UBS SA erano confluite importanti somme direttamente provenienti da relazioni riconducibili all'accusatore privato, da considerare pertanto quale indebito profitto e provento di reato, il cui importo complessivo non eccedeva il danno. Adita dalla legale, con giudizio del 22 luglio 2015 la CRP ne ha respinto i reclami. Mediante sentenza 1B_287\/2015 del 13 novembre 2015 il Tribunale federale ha respinto, in quanto ammissibile, un ricorso dell'interessata.\nD.\nIl 28 agosto 2015 il PP ha nuovamente promosso l'accusa davanti alla Corte delle assise criminali nei confronti di A._. Con ordinanza del 29 marzo 2016 la Corte ha respinto un'istanza di dissequestro inoltrata dall'imputata, ritenendo che il destino dei beni sequestrati dev'essere stabilito alla fine del pubblico dibattimento. Con giudizio del 23 giugno 2016 la CRP ha respinto, in quanto ammissibile, un reclamo sottopostole da A._, che adduceva il difetto di giurisdizione della Corte di merito, poiché, trattandosi di riciclaggio internazionale, competente a perseguire il reato sarebbe l'autorità giudiziaria penale federale.\nE.\nContro questa decisione e un'altra di stessa data, relativa a istanze di ricusa contro il Presidente e i membri della Corte delle assise criminali, A._ presenta, con un unico allegato, un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, nel senso di sospendere il procedimento penale pendente nella sede cantonale fissato dal 3 all'11 ottobre 2016, di accogliere le domande di ricusa e di accertare la nullità, rispettivamente di annullare le citate decisioni della CRP.\nNon sono state chieste osservazioni ai ricorsi."} -{"id":"155910ce-821e-470d-91ce-b59d474d6842","text":"Fatti:\nA. A._, giurista di formazione, è amministratore delegato in una ditta attiva (...).\nCon lettera del 10 agosto 2004, egli si è rivolto all'Ufficio circondariale di tassazione competente, chiedendo informazioni circa la deducibilità delle spese inerenti a un Master in economia, che intendeva seguire presso l'Università di Basilea. L'autorità fiscale non ha risposto a tale scritto, provvedendo semplicemente alla sua archiviazione.\nSuccessivamente, A._ ha svolto la formazione indicata. Ha quindi pure deciso di iscriversi a un programma \"Executive\" della Northwestern University di Chicago.\nB. Nella dichiarazione fiscale riferita all'anno 2005, A._ ha esposto una serie di deduzione concernenti, tra l'altro, spese di vitto per fr. 6'000.00 e di perfezionamento professionale per fr. 24'331.00. Con riferimento alle stesse, nella relativa notifica emanata il 2 maggio 2007, il competente Ufficio circondariale di tassazione ha ridotto a fr. 3'000.00 la deduzione per spese di vitto ed ha riconosciuto spese di perfezionamento unicamente per un importo di fr. 2'400.00, pari al costo di un corso di inglese seguito dal contribuente.\nC. Con reclamo del 18 maggio 2007, A._ ha nuovamente richiesto il riconoscimento di una deduzione di fr. 6'000.00 per spese di vitto nonché di tutte le deduzioni per spese di perfezionamento professionale fatte valere nella dichiarazione fiscale riferita all'anno 2005, dettagliandole come segue:\nProgramma Master Università di Basilea\nProgramma Master Università di Basilea\nfr. 8'132.05\nNorthwestern University Executive Program\nNorthwestern University Executive Program\nfr. 11'775.00\nCorso d'inglese\nCorso d'inglese\nfr. 2'400.00\nSpese acquisto libri\nSpese acquisto libri\nfr. 1'750.68\nContributo sociale Swiss Association for Quality\nContributo sociale Swiss Association for Quality\nfr. 269.00\nTotale\nTotale\nfr. 24'326.73\nSu reclamo, il fisco ha in seguito accolto integralmente la deduzione di fr. 6'000.00 per spese di vitto. Ha invece ritenuto corretta la deduzione di fr. 2'400.00 per spese di perfezionamento professionale.\nD. La decisione su reclamo è stata confermata con sentenza del 21 gennaio 2010 dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello, davanti alla quale il contribuente aveva nuovamente postulato il riconoscimento delle stesse deduzioni, ad esclusione dell'importo di fr. 8'132.05, relativo al Master dell'Università di Basilea, la cui qualificazione di formazione che non dava diritto a deduzioni non veniva da lui più messa in discussione.\nSollevando ma lasciando aperta la questione, di carattere probatorio, a sapere se l'importo di fr. 11'775.00 fosse davvero dovuto all'iscrizione ai corsi \"Executive\" presso la Northwestern University di Chicago - come sostenuto dal contribuente - oppure ancora al programma Master dell'Università di Basilea - come indicato sul bollettino di pagamento agli atti - la Camera di diritto tributario ha negato sia la deduzione per le spese d'iscrizione ai corsi (pari appunto a fr. 11'775.00) sia quella per l'acquisto di libri (fr. 1'750.68). A suo avviso, entrambi i corsi citati - cui gli importi in discussione vengono comunque ricondotti, anche se in modo indistinto - costituiscono infatti formazioni che non danno diritto a deduzioni.\nPer quanto riguarda il contributo sociale alla Swiss Association for Quality (fr. 269.00), la deduzione è stata invece esclusa, poiché compresa negli importi forfettari di fr. 3'800.00 (imposta federale diretta) rispettivamente fr. 2'400.00 (imposta cantonale e comunale) per spese professionali, già riconosciuti nella decisione di tassazione.\nLa Corte cantonale ha infine ritenuto che, per vedersi ammesse le deduzioni richieste, il contribuente neppure potesse richiamarsi al principio della buona fede.\nE. ll 23 febbraio 2010, A._ ha impugnato la sentenza del 21 gennaio 2010 con un ricorso in materia di diritto pubblico. Con tale atto, egli ripropone il riconoscimento delle deduzioni fatte valere per il periodo fiscale 2005 davanti alla Corte cantonale, per complessivi fr. 16'194.68. Oltre alla deduzione di fr. 2'400.00, già ammessa per i corsi d'inglese, anche davanti al Tribunale federale il ricorrente postula pertanto l'ammissione in deduzione dei seguenti importi:\nNorthwestern University Executive Program\nNorthwestern University Executive Program\nfr. 11'775.00\nSpese acquisto libri\nSpese acquisto libri\nfr. 1'750.68\nContributo sociale Swiss Association for Quality\nContributo sociale Swiss Association for Quality\nfr. 269.00\nCome in precedenza, egli giustifica le sue richieste - formulate in via principale e sussidiaria, in riforma del giudizio impugnato - facendo valere l'effettiva deducibilità degli importi in discussione sia secondo la legislazione e la giurisprudenza in materia di deduzioni per spese di perfezionamento, che in base al principio della buona fede.\nInvitata ad esprimersi, la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello ha rinunciato a presentare osservazioni. La Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino e l'Amministrazione federale delle contribuzioni hanno proposto di respingere il ricorso."} -{"id":"627f0f63-a682-4d2c-8595-66e97062e9bc","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 gennaio 2017 la Procura di Gerusalemme presso il Ministero di giustizia israeliano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di A._ per i reati di corruzione, truffa, amministrazione infedele e riciclaggio di denaro. L'imputato, quale direttore di una divisione di una società di trasporto pubblica israeliana, avrebbe ricevuto tangenti per un importo complessivo di circa un milione di euro da parte di una società tedesca al fine di favorire illegalmente le attività commerciali tra le due società.\nB.\nL'autorità estera ha chiesto di acquisire la documentazione di relazioni bancarie, intestate all'inquisito, tra le quali una presso C._SA. Con decisione di chiusura del 20 dicembre 2019, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità israeliane della documentazione di quel conto. Adita dall'interessato, con sentenza del 16 aprile 2020 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla unitamente alla decisione di chiusura e di rifiutare la rogatoria, subordinatamente di rinviare la causa al MPC per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"964cac03-4607-4546-80a6-1b79039f7abc","text":"Fatti:\nA.\nEntrata in Svizzera il 30 maggio 2005 per sposarsi il 28 giugno successivo con il connazionale B._, ivi titolare di un permesso di domicilio UE\/AELS, A._, cittadina italiana, si è vista rilasciare un permesso di dimora UE\/AELS, valido fino al 29 maggio 2010, al fine di vivere con il coniuge. Partita per l'Italia il 15 giugno 2007 A._ è tornata in Svizzera il 1° ottobre successivo, ove ha ottenuto un nuovo permesso di dimora UE\/AELS, valido fino al 30 settembre 2012, sempre rilasciatole a titolo di ricongiungimento familiare. La coppia, che ha avuto due figli C._ e D._, si è separata il 15 febbraio 2009 e ha divorziato il 16 febbraio 2012.\nB.\nIl 26 giugno 2013 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha respinto l'istanza 3 settembre 2012 di A._, volta al rilascio di un permesso di domicilio UE\/AELS, ha rifiutato di rinnovarle il permesso di dimora UE\/AELS e le ha assegnato un termine con scadenza al 23 luglio 2013 per lasciare la Svizzera. A sostegno della propria decisione l'autorità ha osservato che la richiedente percepiva prestazioni sociali, che aveva delle pendenze con l'ufficio esecuzioni e fallimenti e che, considerata l'esigua attività lucrativa esercitata, non poteva essere ritenuta una \"lavoratrice\" ai sensi dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681).\nDetta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, con giudizio del 20 maggio 2014, e successivamente dal Tribunale cantonale amministrativo il quale, pronunciandosi unicamente sulla questione del rinnovo del permesso di dimora UE\/AELS, né ha confermato il diniego con sentenza del 30 marzo 2015.\nC.\nIl 12 maggio 2015 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata.\nChiamati ad esprimersi il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio della Corte, mentre il Tribunale cantonale amministrativo si è limitato a riconfermarsi nella propria sentenza. La Segreteria di Stato della migrazione SEM ha proposto la reiezione del gravame.\nD.\nIl 29 marzo 2016 l'Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino (di seguito: Ufficio della migrazione) ha informato questa Corte che la ricorrente si era sposata il 18 dicembre 2015 con il cittadino italiano E._, al beneficio di un permesso di dimora UE\/AELS. La presente procedura è stata quindi sospesa con decreto presidenziale del 25 aprile 2016, affinché le competenti autorità cantonali si pronuncino sul rilascio di un permesso di dimora alla ricorrente ai sensi dei combinati art. 7 lett. d ALC e 3 cpv. 1 e 2 lett. a Allegato I ALC. Il 14 giugno 2016 l'Ufficio della migrazione ha fatto sapere al Tribunale federale che il 31 maggio 2016 era stato accordato alla ricorrente un permesso di dimora UE\/AELS, con validità fino al 4 novembre 2017.\nE.\nCon decreto presidenziale del 20 giugno 2016 il Tribunale federale, dopo avere riattivato la procedura e constatato che in seguito al rilascio del citato permesso di dimora UE\/AELS era venuto a mancare alla ricorrente un interesse pratico attuale al ricorso, ha invitato sia quest'ultima che le autorità cantonali a determinarsi su tale aspetto nonché sulla sorte delle spese e delle ripetibili.\nEntro il termine assegnato l'Ufficio della migrazione ha fatto valere di rimettersi al giudizio di questa Corte, mentre l'avvocato della ricorrente ha dichiarato di non avere osservazioni aggiuntive, limitandosi a confermare l'avvenuto rilascio dell'autorizzazione di soggiorno."} -{"id":"2c656073-1b3a-4005-b2bb-f2c816514af1","text":""} -{"id":"ccdc0fd6-9425-45e6-abfe-c1487abfe08e","text":"Fatti:\nA.\nIl 12 marzo 2012 il Consiglio comunale di Capriasca ha adottato la revisione del piano regolatore, decisione impugnata da A._, proprietaria di diversi fondi ubicati in quel Comune, dinanzi al Consiglio di Stato con un ricorso del 21 novembre 2012. L'insorgente era rappresentata dagli studi legali dell'avv. B._ e dell'avv. C._. L'allegato ricorsuale, steso su carta intestata recante il nome di entrambi gli studi e il rispettivo recapito, era firmato congiuntamente dall'avv. D._ del primo studio e dall'avv. E._ del secondo. L'allegato non indicava nessun recapito preferenziale per le comunicazioni.\nB.\nCon risoluzione del 10 novembre 2015 il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della proprietaria. La decisione è stata inviata il 13 novembre seguente all'insorgente per il tramite dello studio legale avv. C._, che l'ha ricevuta il 17 novembre. L'avv. D._ l'ha ricevuta, tuttavia quale patrocinatore di altri proprietari e a causa di un errore di trascrizione del recapito da parte del Governo, solo il 19 novembre, informandone poi la ricorrente il 23 novembre.\nC.\nL'interessata ha adito il Tribunale cantonale amministrativo con ricorso del 22 dicembre 2015, da lei redatto personalmente e rimesso il 24 dicembre brevi manu alla cancelleria. Con giudizio del 26 febbraio 2016 la Corte cantonale ha dichiarato irricevibile, siccome tardivo, il gravame e respinto l'istanza di restituzione dei termini.\nD.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla, di accogliere l'istanza di restituzione dei termini e di rinviare gli atti alla Corte cantonale affinché esamini il ricorso sottopostole.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"5b94b5db-f131-4ef6-809a-e966bb1434b6","text":"Fatti:\nA.\nC.A._ è proprietario del fondo part. n. 44 di Cademario, situato nella zona del nucleo di vecchia formazione (NV) del piano regolatore comunale. La particella è delimitata da due percorsi pedonali interni, via Ai Turbìn ad est (part. n. 43) e Strécia Giovannino Guareschi ad ovest (part. n. 47). Vi sorge un vecchio rustico agricolo formato da due corpi (A e B) contigui a questi percorsi. Sul lato opposto di via Ai Turbìn, dirimpetto al rustico, è ubicato il fondo part. n. 42, di proprietà di D.D._ e E.D._, su cui è edificata la loro abitazione.\nIl 4 febbraio 2016 A.A._ e B.A._, allora proprietaria del fondo, hanno presentato al Municipio di Cademario una domanda di costruzione per la ristrutturazione e l'ampliamento del rustico, con la formazione di due nuovi appartamenti. Il progetto prevede in particolare il mantenimento dei muri perimetrali dell'edificio esistente e il rifacimento del tetto e dell'interno. Il blocco B verrebbe inoltre ampliato con l'aggiunta di un nuovo corpo (C) sul lato nord.\nB.\nAlla domanda si sono opposti i vicini D.D._ e E.D._. Acquisito il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, il 24 agosto 2016 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, respingendo nel contempo l'opposizione dei vicini.\nC.\nAdito dagli opponenti, con decisione del 28 febbraio 2018 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha parzialmente accolto il ricorso, confermando il rilascio della licenza edilizia alla condizione che il muro sul lato est del nuovo corpo, a confine con la strada part. n. 43, fosse abbassato fino all'altezza massima di 1.50 m (compresa l'altezza del parapetto) e che l'altezza di un camino sul blocco A fosse innalzata in modo da superare di 50 cm l'altezza del colmo del tetto più elevato.\nD.\nCon sentenza del 17 dicembre 2019, il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto un ricorso presentato dai vicini contro la decisione governativa, annullandola e annullando contestualmente la licenza edilizia. La Corte cantonale ha segnatamente ritenuto che il nuovo corpo C progettato non seguiva gli allineamenti e non era suscettibile di giustificare una deroga al rispetto della distanza tra gli edifici.\nE.\nA.A._, B.A._ e C.A._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 3 febbraio 2020 al Tribunale federale. Chiedono, in via principale, di annullarla e di confermare la decisione governativa e il rilascio della licenza edilizia. In via subordinata, chiedono di annullare la sentenza impugnata e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per completare l'istruttoria e statuire nuovamente sulla causa. In via ulteriormente subordinata, postulano l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio degli atti al Municipio, affinché si pronunci in modo più dettagliato sulla questione degli allineamenti nella zona del nucleo di vecchia formazione. I ricorrenti fanno valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti nonché la violazione degli art. 9 e 29 Cost. e dell'autonomia comunale.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"63972d26-12cf-41be-a94c-85583bc1b396","text":"Fatti:\nA.\nIl 21 settembre 2015 A._ ha presentato una denuncia penale contro due ignoti agenti della polizia comunale di X._, poi identificati in B._ e C._, per i reati di sequestro e rapimento di persona, subordinatamente coazione, abuso di autorità, lesioni gravi, subordinatamente semplici, e omissione di soccorso in relazione al trattamento subito da parte dei due agenti la mattina del 1° agosto 2015 presso la stazione FFS di X._. Quel giorno, verso le 09.00, mentre stava acquistando un biglietto del treno, il denunciante sarebbe stato avvicinato dai due poliziotti che, dopo avere controllato le sue generalità, lo avrebbero condotto in un locale della stazione destinato alla polizia per essere perquisito. Dopo avergli fatto svuotare le tasche, gli agenti lo avrebbero obbligato a spogliarsi integralmente e lo avrebbero poi aggredito con schiaffi, pugni e calci. In seguito, prima di accompagnarlo e farlo salire su un treno diretto in Italia, gli avrebbero sequestrato un importo di EUR 140.-- senza rilasciargli alcuna ricevuta. Il denunciante ha contestualmente prodotto dei certificati medici rilasciati il 4 e il 5 agosto 2015 dall'Ospedale Sant'Anna di Como e l'8 agosto 2015 dall'Ospedale Regionale di X._, che attestano la perforazione del timpano dell'orecchio destro.\nB.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con decisione del 23 febbraio 2017 l'allora Procuratore generale del Cantone Ticino ha decretato il non luogo a procedere. Adita su reclamo da A._, con sentenza del 15 settembre 2017 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha accolto il gravame e annullato il decreto di non luogo a procedere, rinviando gli atti al magistrato inquirente per l'apertura dell'istruzione penale e la completazione dell'inchiesta.\nC.\nTerminato lo svolgimento degli atti istruttori, il 22 febbraio 2018 il Procuratore pubblico (PP) ha comunicato alle parti la chiusura dell'istruzione penale, prospettando l'emanazione di un decreto di abbandono. Il 9 marzo 2018 A._ ha presentato un'istanza probatoria, cui il PP non ha dato seguito. Con decisione del 23 maggio 2018, il magistrato inquirente ha decretato l'abbandono del procedimento penale. Ha essenzialmente rilevato l'assenza di riscontri oggettivi riguardo alla presenza dell'autovettura di servizio utilizzata dai due agenti di polizia alle ore 09.00 sul piazzale antistante la stazione ferroviaria.\nD.\nCon sentenza del 4 settembre 2018 la CRP ha respinto un reclamo presentato da A._ contro il decreto di abbandono.\nE.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 5 ottobre 2018 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di rinviare la causa alla Corte cantonale per una nuova decisione. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto di essere sentito, del principio \"in dubio pro duriore\" e degli art. 3 e 13 CEDU.\nF.\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il PP e gli imputati chiedono di respingere il ricorso."} -{"id":"23548072-0c23-4328-8546-0b111132ea46","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 31 maggio 2017 la Corte penale del Tribunale penale federale (TPF) ha riconosciuto A._ autore colpevole di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti, per avere nel maggio\/giugno 2007, rispettivamente nell'agosto 2007 trasportato, esportato e importato globalmente 30 kg di cocaina di un grado di purezza del 71 % e lo ha condannato alla pena detentiva di 3 anni e 6 mesi, laddove la pubblica accusa aveva richiesto una pena detentiva di 4 anni e 8 mesi.\nB.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando, previa concessione dell'effetto sospensivo, la riduzione della pena inflittagli a 2 anni e il beneficio della sospensione condizionale con un periodo di prova di 2 anni. Formula inoltre domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"16efe2dd-213f-4bac-97c7-a7af5a83cda9","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino italiano, è entrato in Svizzera il 15 maggio 2000 e un mese dopo si è sposato con B._, sua connazionale e titolare di un'autorizzazione di domicilio. In seguito al matrimonio ha dapprima ottenuto un permesso di dimora e, dal 14 novembre 2008, di domicilio.\nB.\nDopoessere stato circa due mesi in carcere preventivo nel 2013, A._ è stato condannato con rito abbreviato il 28 marzo 2014 dalla Corte delle assise correzionali di Locarno alla pena detentiva di 22 mesi, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, per infrazione aggravata e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope del 3 ottobre 1951 (LStup; RS 812.121), per avere segnatamente:\n- dall'ottobre 2011 al 3 maggio 2013 acquistato, sia in vista di alienarli, sia allo scopo di assicurare il proprio consumo, almeno 814 g di cocaina;\n- detenuto sulla sua persona, il 3 maggio 2013, 63,97 g netti della medesima sostanza, destinata alla vendita;\n- tra l'autunno 2011 e maggio 2013, venduto complessivamente 280\/360 g di cocaina al prezzo di fr. 100.-- al grammo, realizzando un ricavo netto di almeno fr. 14'000.--;\n- da fine 2011 a maggio 2013 consumato personalmente almeno complessivi 390,03\/470,03 g di cocaina.\nC.\nIl 16 maggio 2014, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino, sulla base dei citati fatti e della relativa condanna, ha comunicato a A._ di voler rivalutare la continuazione del suo soggiorno nel nostro Paese e, dopo avergli concesso la possibilità di esprimersi, con decisione del 6 giugno 2014 gli ha revocato il permesso di domicilio UE\/AELS per motivi di ordine pubblico, fissandogli nel contempo un termine con scadenza al 31 luglio 2014 per lasciare il territorio svizzero.\nTale provvedimento è stato confermato su ricorso, dapprima dal Consiglio di Stato, con decisione del 10 dicembre 2014, quindi dal Tribunale cantonale amministrativo, che si è espresso in merito con sentenza del 27 agosto 2015.\nD.\nQuest'ultimo giudizio è stato impugnato davanti al Tribunale federale con un ricorso in materia di diritto pubblico del 29 settembre 2015. Con tale atto, A._ chiede che la sentenza del Tribunale cantonale amministrativo sia annullata e che il permesso di domicilio di cui beneficia non venga revocato.\nChiamati ad esprimersi, la Sezione della popolazione propone la reiezione del ricorso, mentre il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio di questa Corte. Dal canto suo, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa fa in sostanza rinvio anche la Segreteria di Stato della migrazione SEM nelle sue osservazioni del 14 dicembre 2015, rilevandovi inoltre che il ricorrente avrebbe fatto valere solo con questo ricorso e, quindi, tardivamente fatti che non figuravano nella sentenza impugnata.\nSu questo punto, il ricorrente ha avuto modo di esprimersi con atto di replica.\nE.\nCon decreto presidenziale del 2 ottobre 2015 è stato concesso l'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"1bb2face-892f-4905-84fa-8031335c7613","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 12 aprile 2007 il Municipio di Lugano ha inoltrato al Consiglio di Stato del Cantone Ticino un'istanza di aggregazione fra il Comune di Lugano e quelli di Barbengo, Villa Luganese, Carabbia e Cadro sulla base dell'art. 4 della legge del 16 dicembre 2003 sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LASC).\nA. Il 12 aprile 2007 il Municipio di Lugano ha inoltrato al Consiglio di Stato del Cantone Ticino un'istanza di aggregazione fra il Comune di Lugano e quelli di Barbengo, Villa Luganese, Carabbia e Cadro sulla base dell'art. 4 della legge del 16 dicembre 2003 sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LASC).\nB. L'Esecutivo cantonale ha in seguito preso atto della posizione contraria del Municipio di Cadro e della spaccatura della popolazione locale, sfociata in due raccolte di firme consegnate al Governo, segnatamente l'istanza-petizione del 16 marzo 2007 \"Per l'avvio di un progetto di aggregazione del Comune di Cadro con Lugano\", sottoscritta da 338 cittadini (oltre il 25% dei 1335 iscritti nel catalogo elettorale) e della \"Petizione di dissenso al progetto di aggregazione fra Cadro e Lugano\", del 16 maggio 2007, firmata da 577 cittadini (circa il 43% degli iscritti nel catalogo elettorale). Il Governo, ritenuto necessario conoscere l'opinione della cittadinanza di Cadro, con risoluzioni distinte del 22 maggio 2007 ha comunicato ai Comuni interessati di accogliere l'istanza di aggregazione, autorizzando il Dipartimento delle istituzioni a perfezionare la procedura nel senso di raccogliere i preavvisi comunali, in particolare a redigere e a trasmettere il rapporto del Consiglio di Stato alla popolazione e a organizzare la votazione popolare consultiva.\nCon risoluzione del 29 maggio 2007, il Consiglio di Stato ha poi fissato la data delle votazioni consultive al 30 settembre 2007.\nCon risoluzione del 29 maggio 2007, il Consiglio di Stato ha poi fissato la data delle votazioni consultive al 30 settembre 2007.\nC. Avverso queste decisioni Paolo Silvagni, Marco Continati, Duilio Capponi, Franco Gambarasi, Gian Marino Martinaglia, Francesca Quarti, Franco Zanetti e Antonio Rossini, cittadini di Cadro, sono insorti dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo. La Corte cantonale, con giudizio del 19 giugno 2007, accertata la sua incompetenza (e non per carenza di legittimazione attiva come sostenuto dagli insorgenti), ha dichiarato inammissibile il ricorso.\nC. Avverso queste decisioni Paolo Silvagni, Marco Continati, Duilio Capponi, Franco Gambarasi, Gian Marino Martinaglia, Francesca Quarti, Franco Zanetti e Antonio Rossini, cittadini di Cadro, sono insorti dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo. La Corte cantonale, con giudizio del 19 giugno 2007, accertata la sua incompetenza (e non per carenza di legittimazione attiva come sostenuto dagli insorgenti), ha dichiarato inammissibile il ricorso.\nD. I cittadini appena menzionati impugnano le decisioni governative del 22 maggio 2007 con un ricorso in materia di diritto pubblico, subordinatamente con un \"ricorso in materia costituzionale\". Chiedono, in via principale, di accogliere il primo gravame e di annullare le risoluzioni impugnate e, in via subordinata, di accogliere il secondo rimedio esperito e di annullare le citate risoluzioni. Postulano inoltre di concedere l'effetto sospensivo alle impugnative. Fanno valere, in sostanza, che il Governo cantonale non poteva indire la votazione consultiva prima di nominare una commissione che avrebbe dovuto allestire uno studio preliminare di aggregazione.\nIl Consiglio di Stato propone di dichiarare irricevibili i ricorsi, subordinatamente di respingerli in quanto ricevibili."} -{"id":"54ffd930-2306-459d-8233-04b05b6f4477","text":""} -{"id":"1f569f46-d2a7-4249-a27a-e274cac7d4a2","text":"Fatti:\nA.\nCon ricorso dell'8 gennaio 2013, A.A._ e B.A._ hanno impugnato davanti alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino le decisioni emesse su reclamo dall'Ufficio circondariale competente in merito alle loro tassazioni per i periodi fiscali 2001\/2002, 2003, 2004, 2005 e 2006. Postulandone la riforma, essi hanno nel contempo chiesto la concessione dell'assistenza giudiziaria.\nIl 27 febbraio successivo, il Giudice delegato ha assegnato a A.A._ e B.A._ un termine di dieci giorni per comunicare se - alla luce del giudizio con il quale il Tribunale federale aveva nel frattempo respinto la loro impugnativa riguardo alle tassazioni dei periodi fiscali precedenti (sentenza 2C_823\/2012 del 18 febbraio 2013) - intendessero ritirare il ricorso. Per il caso in cui avessero inteso mantenerlo, li ha inoltre invitati a versare un importo di fr. 2'000.-- a garanzia delle tasse di giustizia e delle spese di procedura. Con lettera del 5 marzo 2013, A.A._ e B.A._ hanno comunicato di non ritirare il ricorso e chiesto nuovamente la concessione dell'assistenza giudiziaria.\nDopo che una precedente decisione emessa dalla Camera di diritto tributario era stata annullata dal Tribunale federale e l'incarto le era stato inviato per nuovo giudizio (sentenza 2C_464\/2013 del 19 luglio 2013), con decisione del 26 luglio 2013 essa ha esaminato l'istanza di assistenza giudiziaria a suo tempo inoltrata da A.A._ e B.A._ e l'ha respinta.\nB.\nA.A._ e B.A._ hanno impugnato quest'ultima decisione con ricorso in materia di diritto pubblico del 13 settembre 2013, chiedendo l'annullamento della stessa e il riconoscimento dell'assistenza giudiziaria. Nel contempo, hanno postulato la concessione dell'assistenza giudiziaria anche in sede federale.\nChiamati ad esprimersi, la Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino e la Camera di diritto tributario hanno proposto di respingere il ricorso, adducendo motivazioni di cui verrà detto, per quanto necessario, nel seguito. Al 15 novembre 2013 risalgono ulteriori osservazioni depositate dai ricorrenti, di cui pure verrà detto, per quanto necessario, più oltre."} -{"id":"dd8bfbba-f3b1-45aa-b55e-119fc89bc08c","text":"Fatti:\nA.\nIl 18 febbraio 2009 il Consiglio consortile del Consorzio per il piano regolatore dei Comuni del Gambarogno ha adottato la revisione del piano regolatore. Nella frazione di X._, la località Y._, insieme a parte dei suoi dintorni, è stata attribuita alla zona residenziale estensiva. Anche il fondo xxx appartenente a A.A._, B.A._ e C.A._ è stato assegnato a tale zona di utilizzazione.\nB.\nCon risoluzione del 21 luglio 2011, pubblicata in via edittale, il Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore, ma non l'attribuzione alla zona edificabile della Iocalità Y._ e dintorni, vista la contenibilità eccessiva del piano, attribuendo d'ufficio detto territorio alla zona agricola: decisione confermata dal Tribunale cantonale amministrativo, adito dal Comune, con sentenza del 28 giugno 2013.\nC.\nCon ricorso dell'11 novembre 2014 i citati proprietari hanno impugnato la decisione governativa dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, adducendo di averne avuto conoscenza solo tramite uno scritto dell'8 ottobre 2014 del Comune, in quanto la risoluzione non è stata comunicata personalmente ai proprietari la cui situazione è stata modificata dalla stessa. Con giudizio del 13 luglio 2015 il ricorso è stato dichiarato irricevibile, siccome tardivo.\nD.\nAvverso questa decisione A.A._, B.A._ e C.A._ presentano un ricorso al Tribunale federale. Chiedono di annullarla e di riformarla nel senso di accertare la nullità della decisione governativa, subordinatamente di rinviare la causa alla Corte cantonale, affinché esamini nel merito il ricorso.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"92fb4228-9e47-46b8-8e88-8dd2b2b39d7c","text":"Fatti:\nA.\nIl 13 ottobre 2015, contro una decisione del 9 settembre precedente con la quale il Consiglio di Stato ha annullato una licenza edilizia a lei rilasciata, A._SA ha presentato un ricorso al Tribunale cantonale amministrativo. Con decisione del 15 ottobre 2015, il giudice delegato ha invitato l'insorgente a versare entro il 2 novembre seguente un anticipo di fr. 1'800.-- per le presunte spese processuali, precisando che in caso di mancato pagamento nel termine assegnato il ricorso sarebbe stato dichiarato irricevibile e le spese processuali poste a suo carico (incarto n. 52.2015.470). La decisione è firmata dal segretario, \"p.o. del giudice delegato\", quest'ultimo non indicato nominativamente. Nei rimedi di diritto è indicata la facoltà di impugnarla dinanzi al Tribunale federale con ricorso in materia di diritto pubblico entro 30 giorni dalla sua notificazione.\nB.\nAvverso questa decisione A._SA presenta un ricorso in materia di diritto pubblico e, nei motivi, un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale (causa 1C_598\/2015). Chiede di accertare la nullità della decisione impugnata, rispettivamente di annullarla e di conseguenza di emettere una nuova richiesta di anticipo, nonché di sospendere la criticata decisione in attesa della sentenza del Tribunale federale.\nNelle sue osservazioni, la Corte cantonale, unica parte invitata a esprimersi, precisata la prassi in materia, si rimette al giudizio del Tribunale federale. In replica la ricorrente, senza aggiungere ulteriori osservazioni, si conferma nel proprio gravame.\nC.\nNel frattempo, il 6 novembre 2015, il giudice delegato ha invitato la ricorrente a dimostrare la tempestività del pagamento, avvenuto solo il 4 novembre precedente, come confermato in seguito dalla stessa. Con decisione del 24 novembre 2015, il Tribunale cantonale amministrativo ha poi respinto un'istanza di restituzione contro il lasso dei termini di A._SA, ritenendo che il ritardo nel pagamento, imputabile a motivi di mera natura organizzativa della società, era dovuto a una negligenza non scusabile.\nD.\nAnche contro questa decisione A._SA inoltra un ricorso e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale (causa 1C_645\/2015). Postula di accertare la nullità, rispettivamente di annullare la richiesta di anticipo e la decisione di rigetto dell'istanza di restituzione in intero, nonché di rinviare gli atti alla Corte cantonale, affinché le assegni un nuovo termine per versare l'anticipo come pure di ordinarle di sospendere la trattazione del ricorso oggetto dell'incarto n. 52.2014.470.\nNon sono state chieste osservazioni a quest'ultimo gravame, ma allo stesso è stato conferito l'effetto sospensivo in via superprovvisionale."} -{"id":"6524af83-f521-4cac-9969-71b562e00de6","text":""} -{"id":"2922999e-bc31-4134-9e8e-32af29edc5cc","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietario di un fondo situato nei pressi del valico doganale di Ponte Faloppia, nel Comune di Novazzano. Sulla particella sorge un edificio adibito ad abitazione e officina per la riparazione e il commercio di autovetture, oltre a un fabbricato utilizzato a tali scopi e deposito. Nei dintorni si trovano diversi stabilimenti industriali, commerciali e per la logistica; a nord vi sono alcune abitazioni.\nB.\nil 15 aprile 2013 il proprietario ha chiesto al Municipio la licenza edilizia per il cambiamento di destinazione dell'edificio in un nuovo locale erotico e abitativo, mediante la realizzazione di undici camere per l'esercizio della prostituzione, tra cui un bilocale destinato anche all'abitazione per una delle conduttrici. Sono inoltre previsti tredici posteggi. Al progetto si è opposta, tra altri vicini, B._ SA, adducendo l'incompatibilità della nuova destinazione con le funzioni della zona a causa delle previste immissioni materiali e immateriali. L'Ufficio delle domande di costruzione ha chiesto, tra l'altro, l'allestimento di uno studio fonico. I Servizi generali del Dipartimento del territorio hanno preavvisato favorevolmente il progetto, subordinandolo a determinate condizioni. La Sezione della mobilità ha autorizzato otto posteggi. Anche l'Ufficio prevenzione dei rumori ha imposto alcune condizioni.\nC.\nIl 21 ottobre 2014 il Municipio ha negato la licenza edilizia. Con decisione del 15 marzo 2016 il Consiglio di Stato ha parzialmente accolto un ricorso del proprietario e, rettificato il numero di posteggi e imposto un divieto d'uso abitativo del bilocale, ha rinviato gli atti al Municipio, affinché rilasci a determinate condizioni la richiesta licenza. Adito dal Comune e da B._ SA, con giudizio del 29 maggio 2018, il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto i ricorsi.\nD.\nAvverso questa sentenza il Comune di Novazzano presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di riformare la decisione governativa nel senso di confermare il diniego della licenza edilizia.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"03648fad-40f3-4bb1-8830-3977af966ec7","text":"Fatti:\nA. Il 7 gennaio 2009 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata in seguito, nel quadro di un procedimento penale avviato nei confronti di ignoti per i reati di corruzione e truffa aggravata. L'indagine concerne un sistema di cessione di crediti, per oltre 670 milioni di euro, vantati da determinate aziende, costituitesi in un consorzio, nei confronti della Regione Sicilia. In tale ambito sarebbero stati appurati pagamenti di somme di denaro, estero su estero. Dette cessioni avrebbero consentito a una determinata banca un guadagno maggiore rispetto ad analoghe operazioni di mercato. L'autorità estera sospetta che parte di questo ricavo, giunto anche su conti bancari svizzeri, di cui essa chiede di acquisire la documentazione, sarebbe stato destinato a uomini politici.\nB. Con decisione di chiusura del 12 maggio 2010 il Ministero pubblico della Confederazione ha ordinato la trasmissione di conti intestati ad A._. La II Corte dei reclami penali del Tribunale penale, adita dalla citata società e dal suo avente diritto economico, ne ha respinto, in quanto ammissibile, il ricorso con giudizio del 20 agosto 2010.\nC. A._ impugna questa decisione con un ricorso in materia di diritto al Tribunale federale, chiedendo di respingere la domanda di assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"821f3d83-e59a-4292-85d5-fa5035e3b37c","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Su richiesta dell'avv. A._, in data 15 maggio 2015 l'Ufficio di esecuzione di Bellinzona (qui di seguito: UE) ha emesso un precetto esecutivo di fr. 90 milioni oltre interessi nei confronti dell'avv. B._. Quale titolo di credito si legge: \"Risarcimento danni per concorso in violazione di domicilio e furto con scasso con sottrazione intero contenuto studio, intimidazione, minacce, violenza e grave lesione sfera privata e professionale, coazione, abuso forze polizia, calunnie e danneggiamenti\". L'avv. B._ ha formulato opposizione. In data 20 maggio 2015 egli ha anche inoltrato ricorso all'autorità di vigilanza, chiedendo in via preliminare che l'UE riconsideri il proprio operato, accertando la nullità della domanda di esecuzione e del conseguente precetto esecutivo e procedendo alle relative cancellazioni, oppure che l'autorità di vigilanza ordini la provvisoria cancellazione del precetto sino alla conclusione della procedura di ricorso, in via principale l'accertamento della nullità della domanda di esecuzione e del connesso precetto esecutivo con conseguente cancellazione.\nA.b. L'UE ha riconsiderato il proprio provvedimento e in data 26 maggio 2015 ha accertato la nullità del precetto esecutivo e deciso la sua cancellazione. Contro la decisione di riconsiderazione è insorta l'avv. A._ con ricorso 15 giugno 2015, chiedendo l'accertamento della sua nullità rispettivamente il suo annullamento.\nB.\nCon sentenza 24 giugno 2016 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha respinto il ricorso dell'avv. A._ e dichiarato senza oggetto quello presentato dall'avv. B._.\nC. Con allegato 15 luglio 2016, l'avv. A._ insorge avanti al Tribunale federale contro il giudizio cantonale con ricorso in materia civile, chiedendo che ne sia accertata la nullità. La domanda di concessione dell'effetto sospensivo al ricorso è stata respinta con decreto 19 luglio 2016. Con allegato 18 agosto 2016, la ricorrente ha anche postulato la ricusazione del Presidente e dell'intera II Corte di diritto civile del Tribunale federale, nonché la concessione dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"85d428eb-2251-4f07-964e-25afa4c50fcf","text":""} -{"id":"b6b12056-f80a-4e73-83fe-f3ce9e82a094","text":""} -{"id":"08ad2335-0dc6-4346-8852-e3ba5258427f","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 25 novembre 1998 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha adottato, nell'ambito del piano dei trasporti del Luganese, una scheda di piano direttore concernente la nuova strada di circonvallazione Agno-Bioggio. Contro il contenuto della scheda il Comune di Muzzano è insorto davanti al Gran Consiglio del Cantone Ticino, contestando essenzialmente il tracciato stradale.\nCon decisione del 3 dicembre 2002 il Gran Consiglio ha respinto il ricorso e autorizzato il Consiglio di Stato ad aggiornare la scheda di piano direttore secondo i considerandi contenuti nel rapporto della Commissione parlamentare per la pianificazione del territorio.\nCon decisione del 3 dicembre 2002 il Gran Consiglio ha respinto il ricorso e autorizzato il Consiglio di Stato ad aggiornare la scheda di piano direttore secondo i considerandi contenuti nel rapporto della Commissione parlamentare per la pianificazione del territorio.\nB. Il Comune di Muzzano impugna con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale questa decisione, chiedendo di annullarla e di rinviare gli atti al Governo per una nuova pubblicazione. Fa essenzialmente valere la parzialità di taluni membri del Gran Consiglio e della sua Commissione, nonché una violazione del diritto di essere sentito.\nIl Consiglio di Stato del Cantone Ticino, per sé e in rappresentanza del Gran Consiglio, chiede di respingere, in quanto ricevibile, il ricorso."} -{"id":"60e84716-e016-4207-9206-37bfbccfe556","text":"Fatti:\nA.\nIl 21 marzo 2016 il Municipio del Comune di Camorino ha licenziato il messaggio con cui ha chiesto al Legislativo di approvare una variante del piano regolatore volta ad attribuire una parte di 2'861 m2 del fondo xxx alla zona per attrezzature ed edifici di interesse pubblico, segnatamente alla nuova \" AP2 Giardino pubblico Morobbia \". Il 28 aprile seguente, l'Esecutivo ha licenziato il messaggio con cui ha chiesto al Consiglio comunale la concessione di un credito di fr. 30'100.-- destinato al finanziamento del progetto definitivo per la realizzazione del \"Parco pubblico Morobbia \" in corrispondenza del citato fondo. Il 14 giugno 2016 il Consiglio comunale ha adottato la variante e concesso il credito. Il 16 giugno 2016 il presidente del Legislativo ha disposto la pubblicazione delle risoluzioni all'albo comunale.\nB.\nCon risoluzione del 14 dicembre 2016 il Consiglio di Stato ha respinto in quanto ricevibili le impugnative inoltrate da B._ e A._ e da altre due persone contro le citate decisioni del Legislativo comunale. Adito dagli insorgenti, con sentenza del 21 dicembre 2018 Il Tribunale cantonale amministrativo, accertato che il credito era scaduto inutilizzato il 31 dicembre 2017 e che le censure al contenuto del piano regolatore erano premature, ha respinto i ricorsi in quanto non stralciati dai ruoli.\nC.\nAvverso questa decisione B._ e A._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"1768c99f-d33f-4d54-afc5-134ebf41c16b","text":""} -{"id":"10ec67e0-5f35-4f5b-b7f3-c4c4943eb313","text":"Fatti:\nA.\nA._ ha ottenuto l'autorizzazione a esercitare la professione di fiduciario commercialista nel 1988.\nIl 17 giugno 2015, appreso che l'interessato era stato condannato in Italia per vari reati finanziari a una pena di sei anni e undici mesi di reclusione (sentenza divenuta definitiva il 29 ottobre 2014), l'autorità di vigilanza sull'esercizio delle professioni di fiduciario (di seguito: l'autorità di vigilanza) ha aperto nei confronti di A._ un procedimento amministrativo, invitandolo a prendere posizione.\nB.\nPreso atto delle osservazioni inoltrate dal fiduciario, il 30 ottobre 2015 l'autorità di vigilanza ha revocato l'autorizzazione a esercitare la professione di fiduciario commercialista rilasciata a suo tempo a A._, ordinando all'interessato di cessare immediatamente ogni attività in questo campo.\nIl 14 giugno 2021, adito su ricorso dell'interessato, il Tribunale cantonale amministrativo del Cantone Ticino (di seguito: il Tribunale amministrativo) ha confermato la decisione di revoca pronunciata dall'autorità di vigilanza. I Giudici cantonali hanno ritenuto, in sostanza, che, alla luce della tipologia e della gravità dei reati commessi in Italia da A._, egli non rispettava più le condizioni legali per esercitare la professione (ottima reputazione e garanzia di un'attività irreprensibile). Il Tribunale amministrativo ha inoltre considerato che la decisione querelata non era lesiva del \"principio della parità di trattamento\" (recte: del principio della proporzionalità).\nC.\nIl 12 agosto 2021, A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede, protestate spese e ripetibili, l'annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo del 14 giugno 2021.\nLa Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. L'autorità di vigilanza ha presentato delle osservazioni e proposto la reiezione del ricorso.\nCon decreto presidenziale del 30 agosto 2021 è stato concesso l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"cd03e32d-cc43-4b9d-ad37-2fefcfb16871","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 16 settembre 2016 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il gravame esperito il 4 gennaio 2016 da A._ contro due decisioni emesse il 1° dicembre 2015 dall'Ufficio circondariale di tassazione Lugano-Città. La prima aveva per oggetto la regolare notifica al contribuente delle decisioni di tassazione IC\/IFD 2010 e 2012 rispettivamente la prova dell'inoltro di un reclamo contro la decisione di tassazione IC\/IFD 2011. La seconda trattava della revisione richiesta delle decisioni di tassazione IC\/IFD 2010, 2011 e 2012.\nIn primo luogo la Corte cantonale ha giudicato che - contrariamente all'assunto del contribuente che doveva lasciarsi addebitare le conseguenze derivanti dalla sua negligenza (mancata tempestiva notifica del nuovo indirizzo) e il cui comportamento disattendeva per certi versi il principio della buona fede - le tre decisioni di tassazione IC\/IFD 2010, 2011 e 2012 erano regolarmente passate in giudicato, rispettivamente che l'invio del reclamo concernente la decisione di tassazione IC\/IFD 2011, siccome non comprovato, era da considerare non avvenuto. Pronunciandosi poi sull'istanza di revisione, inoltrata il 20 ottobre 2015, la Camera di diritto tributario l'ha definita tardiva poiché presentata ben oltre il termine di novanta giorni dalla scoperta del presunto motivo di revisione. Essa ha poi aggiunto che quand'anche si volesse ignorare detta tardività, l'istanza andava comunque respinta perché l'istante, usando della diligenza che da lui si poteva ragionevolmente pretendere, avrebbe potuto già far valere nel corso della procedura ordinaria il motivo di revisione invocato.\nB.\nIl 20 ottobre 2016 A._ ha esperito dinanzi al Tribunale federale un ricorso con il quale ridiscute i considerandi in fatto e in diritto della sentenza cantonale.\nNon è stato ordinato nessun atto istruttorio."} -{"id":"026a0d48-fa41-4e39-84f3-90774714e5bd","text":""} -{"id":"4df41ae8-8d80-4e4a-abf4-0f24241c0ce0","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 aprile 2014 la B._ SA e il suo direttore C._ hanno promosso innanzi al Pretore del distretto di Lugano, sezione 1, un'azione di accertamento dell'inesistenza del debito di fr. 21'600.--, fatto valere dall'avv. A._ con due precetti esecutivi, e di annullamento e cancellazione delle due esecuzioni. Il medesimo giorno la predetta società anonima ha pure adito il menzionato Pretore affinché A._ fosse condannata a pagarle fr. 10'173.60, oltre interessi e spese.\nCon decisioni 13 giugno 2016 il Pretore del distretto di Lugano, sezione 2, ha respinto le domande con cui A._ ha chiesto la ricusa del Pretore della sezione 1.\nB.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha con sentenze 5 settembre 2016 respinto, nella misura in cui erano ricevibili, reclami presentati da A._ contro le predette decisioni. Ha ritenuto manifestamente infondata la critica secondo cui il Pretore ricusato non poteva essere considerato indipendente ai sensi degli e 6 n. 1 CEDU perché la giustizia ticinese sarebbe controllata e lottizzata dal potere politico e dalle lobby retrostanti.\nC.\nA._ è insorta al Tribunale federale con un atto del 12 ottobre 2016 intitolato \"ricorso in materia civile\". Domanda il conferimento dell'effetto sospensivo al gravame e afferma che le predette sentenze dell'ultima istanza cantonale violano il suo diritto a un giudice indipendente e imparziale.\nIl 3 novembre 2016 la ricorrente ha chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"0c595187-675d-4eef-8dc1-b1db8513ccc5","text":"Fatti:\nA.\nA.a. B._ e A._ sono due dei tre figli di C._, deceduto a X._ nel 1989 senza lasciare testamento. La vedova di lui, D._, è deceduta nel 1998 lasciando i medesimi eredi del marito, che hanno rinunciato alla successione. In un contratto di divisione parziale relativo alla successione di C._, E._, terzo figlio del de cuius, è stato tacitato ed estromesso dalla comunione ereditaria.\nA.b. In data 8 agosto 2012, B._ si è rivolta alla competente Pretura della giurisdizione di Locarno Città chiedendo un tentativo di conciliazione. Ella ha precisamente chiesto (1.) che fosse ordinata la divisione ereditaria della successione residua del padre, (2.) che fosse designato un notaio divisore, infine (3.) che la procedura di divisione si svolgesse secondo i criteri dell'abrogato CPC ticinese. Rimasto senza successo il tentativo di conciliazione, a B._ è stata rilasciata in data 18 ottobre 2012 l'autorizzazione ad agire conformemente all'istanza di conciliazione.\nA.c. Il 18 gennaio 2013, B._ ha promosso azione di divisione avanti il medesimo Pretore. In via principale, ha chiesto il riparto della successione in natura secondo criteri meglio precisati; subordinatamente, la divisione mediante vendita all'asta con riparto a metà del ricavo netto; in via ancor più subordinata, la divisione secondo la vecchia procedura cantonale, con designazione di un notaio divisore. La trattazione della causa è stata sospesa a due riprese; il 10 febbraio 2015, contestualmente alla domanda di riattivazione della causa, B._ ha informato il Pretore che le parti si erano accordate su tre beni immobili siti a X._ e Y._, sicché l'azione si limitava alla divisione della particella n. 3259 RFD di Z._, di cui ha chiesto la vendita ai pubblici incanti. Nelle proprie conclusioni scritte 18 aprile 2016, ella ha confermato le conclusioni iniziali, precisandole relativamente alle modalità dell'asta pubblica richiesta per la divisione dell'immobile di Z._ e alla ripartizione del ricavo netto della vendita all'asta. Dal canto suo, A._ ha instato semplicemente per la divisione ereditaria, chiedendo che per tutte le operazioni necessarie fosse designato un notaio divisore.\nA.d. Con sentenza 3 agosto 2016, il Pretore aggiunto ha ordinato la vendita ai pubblici incanti della menzionata particella di Z._, incaricando il notaio F._ di organizzare l'asta e di ripartire il ricavo come indicato nei considerandi. Le spese processuali e le ripetibili sono state poste a carico di A._.\nB.\nAdita da A._ in data 14 settembre 2016, con sentenza 1° marzo 2018 la I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto l'appello nella misura in cui esso fosse ricevibile, con conseguenza di spese e ripetibili a carico dell'appellante.\nC.\nCon ricorso in materia civile datato 23 aprile 2018, A._ (qui di seguito: ricorrente) chiede che la sentenza impugnata sia annullata e che l'azione promossa da B._ (qui di seguito: opponente) con petizione 18 gennaio 2013 sia dichiarata irricevibile. Non sono state chieste determinazioni."} -{"id":"349cb655-cdfa-44c3-93b2-1c9519053927","text":""} -{"id":"029e8534-4bcf-41ad-8e0d-56f287164eef","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con decreto d'accusa del 3 novembre 2003 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino ha ritenuto A._ autore colpevole di circolazione in stato di ebrietà e di infrazione alle norme della circolazione stradale e ne ha proposto la condanna a dieci giorni di detenzione, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, e al pagamento di una multa di fr. 1'000.--. Gli rimproverava di avere condotto, a Gudo, il 27 luglio 2003, la sua autovettura Mercedes in stato di ubriachezza e, circolando in tale condizione, di avere negligentemente perso la padronanza del veicolo, essere salito sull'isola spartitraffico posta alla sua sinistra e aver colliso contro un cartello della segnaletica stradale.\nA. Con decreto d'accusa del 3 novembre 2003 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino ha ritenuto A._ autore colpevole di circolazione in stato di ebrietà e di infrazione alle norme della circolazione stradale e ne ha proposto la condanna a dieci giorni di detenzione, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, e al pagamento di una multa di fr. 1'000.--. Gli rimproverava di avere condotto, a Gudo, il 27 luglio 2003, la sua autovettura Mercedes in stato di ubriachezza e, circolando in tale condizione, di avere negligentemente perso la padronanza del veicolo, essere salito sull'isola spartitraffico posta alla sua sinistra e aver colliso contro un cartello della segnaletica stradale.\nB. Interposta opposizione al decreto d'accusa, gli atti sono stati trasmessi dal Procuratore pubblico alla Pretura penale per il dibattimento. In quella sede, il giudice competente ha prospettato all'accusato l'imputazione di infrazione alle norme della circolazione stradale per aver perso per negligenza la padronanza del veicolo, senza riferimento a un suo stato di ebrietà. Con sentenza del 2 luglio 2004, il giudice ha poi riconosciuto l'accusato autore colpevole di infrazione alle norme della circolazione stradale, per avere negligentemente perso la padronanza del proprio veicolo e aver divelto un cartello segnaletico sull'isola spartitraffico, e lo ha condannato a una multa di fr. 500.-- e al pagamento della tassa e delle spese di giudizio. Lo ha per contro prosciolto dall'accusa di circolazione in stato di ebrietà.\nB. Interposta opposizione al decreto d'accusa, gli atti sono stati trasmessi dal Procuratore pubblico alla Pretura penale per il dibattimento. In quella sede, il giudice competente ha prospettato all'accusato l'imputazione di infrazione alle norme della circolazione stradale per aver perso per negligenza la padronanza del veicolo, senza riferimento a un suo stato di ebrietà. Con sentenza del 2 luglio 2004, il giudice ha poi riconosciuto l'accusato autore colpevole di infrazione alle norme della circolazione stradale, per avere negligentemente perso la padronanza del proprio veicolo e aver divelto un cartello segnaletico sull'isola spartitraffico, e lo ha condannato a una multa di fr. 500.-- e al pagamento della tassa e delle spese di giudizio. Lo ha per contro prosciolto dall'accusa di circolazione in stato di ebrietà.\nC. Il 30 agosto 2004 A._ ha presentato alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) una domanda d'indennità secondo l'\/TI, chiedendo la rifusione delle spese di patrocinio, di quelle processuali, nonché della perdita di guadagno per complessivi fr. 4'552,65 oltre interessi.\nLa Corte cantonale, statuendo il 7 dicembre 2005, ha respinto l'istanza. Ha in sostanza rilevato che il reato dal quale l'accusato era stato prosciolto riguardava lo stesso complesso di fatti oggetto dell'imputazione di infrazione alle norme della circolazione stradale. Poiché egli era comunque stato condannato per questa imputazione, non poteva essergli riconosciuta alcuna indennità.\nLa Corte cantonale, statuendo il 7 dicembre 2005, ha respinto l'istanza. Ha in sostanza rilevato che il reato dal quale l'accusato era stato prosciolto riguardava lo stesso complesso di fatti oggetto dell'imputazione di infrazione alle norme della circolazione stradale. Poiché egli era comunque stato condannato per questa imputazione, non poteva essergli riconosciuta alcuna indennità.\nD. A._ impugna con un ricorso di diritto pubblico del 16 gennaio 2006 al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo. Fa valere una violazione del diritto di essere sentito e del divieto dell'arbitrio. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nLa CRP si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il Ministero pubblico chiede di respingere il ricorso."} -{"id":"10148799-13ea-4839-9e25-e9fd57b792f8","text":"Fatti:\nA. Il 27 novembre 2008 B._ ha chiesto al Municipio di X._ il permesso di ristrutturare e ampliare la propria casa di abitazione, situata nella zona residenziale, su un terreno in pendio, in particolare di innalzare di un piano l'edificio e realizzare, sul terreno antistante l'immobile, una tettoia adibita a posteggio per due veicoli, in sostituzione del garage esistente nel seminterrato che verrebbe trasformato in cantina. A._, proprietaria di un fondo confinante, si è opposta al progetto, sostenendo che la prevista tettoia ostacolerebbe l'esercizio del diritto di passo iscritto a registro fondiario a favore della sua particella e a carico di quella dedotta in edificazione. L'11 febbraio 2009 il Municipio, respinta l'opposizione della vicina, ha rilasciato la licenza edilizia richiesta.\nB. Il provvedimento è stato confermato dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino, ritenendo in sostanza irricevibili le contestazioni inerenti al diritto di passo, poiché fondate sul diritto privato. Adito dalla vicina, il Tribunale cantonale amministrativo, statuendo l'11 gennaio 2010, ne ha respinto il ricorso.\nC. Contro questa sentenza A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede di annullare la decisione impugnata e la licenza edilizia, in via sussidiaria di rinviare gli atti alla Corte cantonale per un nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"653cd8df-8351-40d5-8208-d72157504695","text":"Fatti:\nA.\nIl 14 maggio 2018 il Ministero pubblico federale brasiliano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B._ e C._ per i reati di corruzione attiva, riciclaggio di denaro e organizzazione criminale. Il procedimento si inserisce in una vasta inchiesta relativa a un'associazione criminale dedita alla corruzione, attiva nel quadro dell'aggiudicazione di appalti pubblici da parte della società parastatale brasiliana D._ a diverse imprese, tra le quali il gruppo E._. L'autorità estera ha chiesto il sequestro di un conto presso la banca N._SA di Lugano, intestato a M._Ltd., del quale B._ è stato l'avente diritto economico.\nB.\nCon decisione di chiusura del 28 ottobre 2019, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità brasiliane della documentazione del conto. Adita dall'interessata, con sentenza del 28 aprile 2020 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP), respinta la domanda di sospensione e altre richieste, ne ha respinto in quanto ammissibile il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione M._Ltd. presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla unitamente a quella di chiusura e di rifiutare la rogatoria, subordinatamente di rinviare la causa alla CRP per nuovo giudizio e, in via ancor più subordinata, di rinviarla al MPC.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1c4192cf-b07d-48e8-868d-3d7dee8f90ba","text":"Fatti:\nA.\nII 28 agosto 2015, dopo l'annullamento di precedenti atti di accusa del 2014, ritornati per completazione al magistrato inquirente da parte del giudice Marco Villa, Presidente della Corte delle assise criminali, il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha di nuovo promosso l'accusa nei confronti dell'avvocata A._ dinanzi alla Corte delle assise criminali, tra l'altro per reati contro il patrimonio. L'inizio del dibattimento, fissato per il 9 agosto 2016, poi andato contumaciale, è stato fissato per i giorni 3-5 e 10-11 ottobre 2016 (incarto n. 72.2015.133).\nB.\nIl 24 maggio 2016 l'imputata ha presentato alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) un reclamo \"per denegata giustizia, maltrattamenti violenti e reiterate irregolarità procedurali\", sollevando pregiudizialmente l'eccezione di difetto di giurisdizione della Corte delle assise criminali e la ricusazione del Presidente di detta Corte e dei Giudici a latere, chiedendo alla Corte di procedere a una serie di determinati atti. Con giudizio del 24 giugno 2016 la CRP ha respinto il reclamo (incarto n. 60.2016.150).\nC.\nAvverso questa decisione e due altre del 23 e del 27 giugno 2016, A._ presenta, con un unico allegato, un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, nel senso di sospendere il procedimento penale pendente nella sede cantonale fissato dal 3 all'11 ottobre 2016, di accogliere la domanda di ricusa e di accertare la nullità, rispettivamente di annullare le citate decisioni della CRP, nonché di ordinare al Presidente di attuare determinati disposizioni.\nD.\nCon complementi del 28 e del 29 settembre 2016, la ricorrente chiede di accertare la nullità \"per gravissima illegalità ed incostituzionalità, sub di annullamento, dei seguenti atti del giudice Villa e Corte sotto processo per ricusazione sub iudice avanti codesta Suprema Corte Federale\", ossia di una decisione del 9 agosto 2016 di \"ispezione\/perquisizione squadrista al domicilio di A._ con un presente medico di fiducia e tutto il cucuzzaro\" e una decisione dell'11 agosto 2016 con la quale il Presidente ha fissato il dibattimento dal 3 all'11 ottobre 2016\".\nNon sono state chieste osservazioni ai gravami."} -{"id":"2e7b9bf3-e84e-423b-ac96-0db14879af1c","text":""} -{"id":"1d6f4df1-255d-4c8a-99f0-85267710127c","text":""} -{"id":"6059cf91-3423-4324-84e5-ec2cdf2b8535","text":""} -{"id":"1c6f5acd-bb83-4c4c-b683-0d35e5cc058d","text":"Fatti:\nA.\nIl 29 aprile 2017 A._ ha impugnato dinanzi all'Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva AIRR un articolo pubblicato dalla Radio Televisione svizzera di lingua italiana (RSI) il 10 novembre 2016 sul sito rsi.ch\/news intitolato \"Condannato per una sberla\", un secondo articolo pubblicato sul sito cdt.ch del Corriere del Ticino lo stesso giorno intitolato \"Rabadan, condanna per violenza\", gli aggiornamenti dell'8 e 10 febbraio 2017 delle citate notizie online nonché un articolo pubblicato sul portale di informazione Ticinonews.ch il 10 novembre 2016, che riportavano una condanna per lesioni semplici in seguito a un episodio di violenza avvenuto durante il carnevale bellinzonese del Rabadan 2015.\nCon decisione del 31 agosto 2017 l'Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva AIRR, dopo aver precisato che oggetto di giudizio poteva essere unicamente l'articolo online della RSI del 10 novembre 2016, ha respinto in ordine e nel merito il gravame sottopostole da A._.\nB.\nIl 9 gennaio 2018 A._ con un unico allegato chiamato \"ricorso ordinario simultaneo e denegata giustizia \" ha impugnato, oltre a decisioni emanate in diverse date dalla Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (vedi al riguardo incarti 1B_8\/2018 e 6B_33\/2018), la citata decisione dell'Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva AIRR.\nCon scritto del 16 gennaio 2017 il ricorrente ha chiesto che le varie cause avviate dinanzi a questa Corte siano riunite in un \"unico numero incarto\" da trattare come \"ricorso ordinario simultaneo e ritardata e denegata giustizia \".\nSu richiesta del Tribunale federale l'Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva AIRR gli ha fatto pervenire copia dell'estratto \" Track & Trace \", cioè del tracciamento degli invii della Posta svizzera, della propria decisione. Non sono stati ordinati altri atti istruttori."} -{"id":"131f9e75-1845-4cb7-b321-30d9119d0b9d","text":"Fatti:\nFatti:\nA. B._, cittadino italiano nato nel 1954, ha lavorato come frontaliere in Svizzera dal 1972 al 1974 e dal 1978 al 2003 solvendo regolari contributi all'AVS\/AI. Da ultimo è stato alle dipendenze della X._ SA in qualità di magazziniere.\nPer le conseguenze provocate da un infortunio occorsogli il 25 settembre 2001 e assunto dall'assicuratore infortuni, che, dopo avere corrisposto le prestazioni di legge, ha chiuso il caso e attestato il recupero della piena capacità lavorativa a partire dal 6 giugno 2003, l'interessato ha presentato il 21 ottobre 2002 una domanda di rendita AI svizzera.\nIn data 20 agosto 2003 l'assicurato ha subito un esteso infarto miocardico anteriore acuto. Esperiti gli accertamenti del caso, e preso atto in particolare delle conclusioni di una perizia affidata dall'assicuratore malattia al dott. F._, specialista in cardiologia, attestante una piena incapacità lavorativa nella professione abituale e una abilità parziale, del 50% (mezza giornata), in un'attività fisica molto leggera, l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI) ha riconosciuto all'interessato una rendita intera d'invalidità dal 1° settembre 2002 al 31 luglio 2003 per gli esiti post-infortunistici (decisione del 10 agosto 2005) e tre quarti di rendita a partire dal 1° agosto 2004 a dipendenza della patologia cardiaca (decisione del 18 agosto 2005). Riguardo a quest'ultima decisione, l'amministrazione si è fondata su un reddito da valido di fr. 69'550.- e su un guadagno da invalido di fr. 22'491.- (risultante dall'importo base di fr. 52'919.-, a sua volta dedotto del 50% in ragione dell'indicazione medica, del 5% in considerazione dell'età relativamente avanzata e della conseguente difficoltà di apprendimento di nuove professioni, e di un ulteriore 10% per la limitazione a portare pesi), stabilendo un grado di invalidità del 68%. L'UAI ha sostanzialmente confermato l'esito di questa valutazione anche in seguito all'opposizione interposta dall'assicurato (unicamente) contro questo secondo provvedimento (decisione su opposizione del 21 novembre 2005).\nIn data 20 agosto 2003 l'assicurato ha subito un esteso infarto miocardico anteriore acuto. Esperiti gli accertamenti del caso, e preso atto in particolare delle conclusioni di una perizia affidata dall'assicuratore malattia al dott. F._, specialista in cardiologia, attestante una piena incapacità lavorativa nella professione abituale e una abilità parziale, del 50% (mezza giornata), in un'attività fisica molto leggera, l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI) ha riconosciuto all'interessato una rendita intera d'invalidità dal 1° settembre 2002 al 31 luglio 2003 per gli esiti post-infortunistici (decisione del 10 agosto 2005) e tre quarti di rendita a partire dal 1° agosto 2004 a dipendenza della patologia cardiaca (decisione del 18 agosto 2005). Riguardo a quest'ultima decisione, l'amministrazione si è fondata su un reddito da valido di fr. 69'550.- e su un guadagno da invalido di fr. 22'491.- (risultante dall'importo base di fr. 52'919.-, a sua volta dedotto del 50% in ragione dell'indicazione medica, del 5% in considerazione dell'età relativamente avanzata e della conseguente difficoltà di apprendimento di nuove professioni, e di un ulteriore 10% per la limitazione a portare pesi), stabilendo un grado di invalidità del 68%. L'UAI ha sostanzialmente confermato l'esito di questa valutazione anche in seguito all'opposizione interposta dall'assicurato (unicamente) contro questo secondo provvedimento (decisione su opposizione del 21 novembre 2005).\nB. Adita dall'assicurato con il patrocinio del Patronato INAS, la Commissione federale di ricorso in materia d'AVS\/AI per le persone residenti all'estero (dal 1° gennaio 2007: Tribunale amministrativo federale) ne ha accolto il ricorso e ha riformato il provvedimento amministrativo nel senso che gli ha assegnato una rendita intera d'invalidità a partire dal 1° agosto 2004 (pronuncia del 12 ottobre 2006). In particolare, i giudici commissionali hanno ritenuto troppo severa la riduzione del 15% sul salario da invalido operata dall'amministrazione perché non terrebbe conto delle notevoli limitazioni funzionali che l'interessato dovrebbe rispettare per evitare un aggravamento dello stato di salute e l'hanno di conseguenza elevata al 25%. Raffrontando il reddito da valido di fr. 69'550.- con quello da invalido, quantificato in fr. 19'844.65 (anno di riferimento: 2004), essi hanno accertato un grado d'invalidità del 71%.\nB. Adita dall'assicurato con il patrocinio del Patronato INAS, la Commissione federale di ricorso in materia d'AVS\/AI per le persone residenti all'estero (dal 1° gennaio 2007: Tribunale amministrativo federale) ne ha accolto il ricorso e ha riformato il provvedimento amministrativo nel senso che gli ha assegnato una rendita intera d'invalidità a partire dal 1° agosto 2004 (pronuncia del 12 ottobre 2006). In particolare, i giudici commissionali hanno ritenuto troppo severa la riduzione del 15% sul salario da invalido operata dall'amministrazione perché non terrebbe conto delle notevoli limitazioni funzionali che l'interessato dovrebbe rispettare per evitare un aggravamento dello stato di salute e l'hanno di conseguenza elevata al 25%. Raffrontando il reddito da valido di fr. 69'550.- con quello da invalido, quantificato in fr. 19'844.65 (anno di riferimento: 2004), essi hanno accertato un grado d'invalidità del 71%.\nC. L'UAI ha interposto ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), al quale chiede di annullare il giudizio commissionale e di ripristinare la decisione su opposizione querelata. L'Ufficio ricorrente contesta, da un lato, la riduzione, ritenuta arbitraria, del 25% applicata dai primi giudici sul reddito da invalido, e, dall'altro, la determinazione stessa del reddito (base) da invalido operata dagli stessi, i quali, contrariamente alla più recente prassi in materia, avrebbero preso in considerazione i dati statistici regionali anziché quelli nazionali. L'UAI osserva inoltre che determinando correttamente il reddito da invalido sulla base dei dati salariali nazionali, il grado d'incapacità lavorativa non raggiungerebbe il 70% nemmeno se si volesse, per ipotesi, ammettere la deduzione massima del 25% riconosciuta dalla Commissione federale di ricorso.\nSempre rappresentato dal Patronato INAS, B._ propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"1c8de693-a939-4e47-b70d-685a1bab5df9","text":"Fatti:\nA. Il 24 maggio 2007 un uomo, ancora ignoto, è penetrato nell'abitazione di X._ di A.A._ e B.A._. Lo sconosciuto si è tra l'altro impossessato di denaro e ha cagionato ai citati coniugi ferite tali da metterne in pericolo la vita. Il 25 maggio 2007 è stato aperto un procedimento penale contro ignoti, tuttora allo stadio delle informazioni preliminari.\nB. Nel maggio del 2009 i coniugi, costituitisi parti civili, hanno inoltrato un reclamo al Giudice dell'istruzione e dell'arresto (GIAR), per omissioni del Procuratore pubblico (PP) in relazione ad audizioni di operai che avevano lavorato nel maggio 2007 presso l'abitazione dei loro vicini. Per quanto qui interessa, con decisione del 31 marzo 2010, il GIAR ha accolto il gravame ravvisando una ritardata giustizia e invitando il PP a procedere senza indugio ai suoi incombenti.\nC. Con decisione del 14 settembre 2010 la Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello del Cantone Ticino (CRP) ha respinto un'istanza di ricusa del PP, inoltrata da A.A._ e trasmessale per competenza dal GIAR.\nD. Avverso questo giudizio A.A._ e B.A._ presentano un ricorso al Tribunale federale. Chiedono, in via principale, di invitare le istanze competenti a sostituire il PP e un ispettore di polizia per l'istruzione del procedimento penale e, in via subordinata, di poter consultare le dichiarazioni fatte da due vicini, che uno di loro indichi gli artigiani che avevano lavorato sul loro cantiere, di riconoscere a loro favore un indennizzo per torto morale e, infine, di perseguire gli inquirenti in questione.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"098ff0ad-124c-4bd9-ace5-61c3fedfd5a7","text":"Fatti:\nA.\nA partire dal 2010 in poi il Procuratore pubblico Paolo Bordoli (PP) ha avviato vari procedimenti penali nei confronti dell'avvocata A._. Dopo che il presidente della Corte delle assise criminali aveva ritornato al magistrato inquirente, per completarli, gli atti di accusa, il 28 agosto 2015 il PP ha nuovamente promosso l'accusa nei confronti dell'imputata tra l'altro per ripetuta appropriazione indebita, ripetuta sottrazione di cose requisite o sequestrate, ripetuta amministrazione infedele ed estorsione (tentata).\nB.\nCon istanza del 29 luglio 2015 l'interessata ha chiesto la ricusazione del magistrato inquirente, che non potrebbe più essere imparziale poiché ella l'avrebbe denunciato per svariate ipotesi di reato in relazione a fatti e omissioni ch'egli avrebbe commesso nel quadro di un procedimento promosso in seguito alla morte di un avvocato: egli si sarebbe quindi vendicato, accusandola calunniosamente per il tramite dei mass media. La Corte dei reclami penali del Tribunale di appello del Cantone Ticino (CRP), statuendo il 28 dicembre 2015, ha respinto in quanto ricevibile l'istanza di ricusazione, poiché tardiva e comunque infondata nel merito.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di accertarne la nullità, subordinatamente di annullarla.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"1faf3cdf-c3fc-440e-8e41-bf7244a1604a","text":""} -{"id":"0287c54c-0bed-4522-8a10-dd0674547ab9","text":"Fatti:\nA.\nB._ è proprietario del fondo part. yyy di X._, situato nella zona residenziale R5 del piano regolatore comunale. Sulla particella sorge una casa d'abitazione monofamiliare articolata su due livelli (piano terreno e seminterrato). L'edificio non rispetta la distanza minima dai confini (5 m) vigente nella zona residenziale R5. Il 22 maggio 2011, il proprietario ha presentato al Municipio di X._ una domanda di costruzione per ampliare e sopraelevare di un piano l'abitazione, al fine di formare un secondo appartamento.\nB.\nAlla domanda si è opposta A._, proprietaria del fondo confinante part. zzz. Acquisito il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, il 29 settembre 2011 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, respingendo nel contempo l'opposizione della vicina. L'Esecutivo comunale ha in particolare ritenuto il progettato ampliamento conforme all'art. 63 delle norme di attuazione del piano regolatore (NAPR), che consente la sopraelevazione di un piano delle case monofamiliari esistenti in contrasto con le disposizioni sulle distanze.\nC.\nAdito dalla vicina, con decisione dell'11 gennaio 2012 il Consiglio di Stato ha parzialmente accolto il ricorso, confermando il rilascio della licenza edilizia alla condizione che la profondità della terrazza fosse ridotta a 1.80 m, al fine di rispettare l'indice di occupazione.\nD.\nCon sentenza del 20 giugno 2013, il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto un ricorso presentato dalla vicina contro la decisione governativa, annullandola e rinviando gli atti al Consiglio di Stato, affinché si pronunciasse nuovamente dopo avere esperito ulteriori accertamenti, segnatamente riguardo alle misure delle distanze dagli edifici sui fondi vicini, all'incarto energia che non era stato prodotto con la domanda di costruzione e alla carente documentazione relativa alle canne fumarie, nonché alla conformità del progetto con le norme di polizia del fuoco.\nE.\nDopo avere esperito un'istruttoria, con decisione del 20 dicembre 2017 il Consiglio di Stato si è ripronunciato sul gravame della vicina, respingendolo. Il Governo ha confermato la licenza edilizia alla condizione che le dimensioni del balcone fossero ridotte al fine di rispettare l'arretramento di 5 m dai confini con i fondi part. zzz e www.\nF.\nA._ ha nuovamente impugnato la decisione governativa dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo che, con sentenza del 22 gennaio 2019, ha parzialmente accolto il ricorso. La Corte cantonale ha confermato la licenza edilizia alla condizione che il balcone fosse arretrato fino alla distanza di 5 m dai citati confini e che le due canne fumarie sul tetto fossero elevate fino a 1.50 m dalla copertura. Ha inoltre negato l'approvazione dei pannelli solari previsti sul tetto, siccome non adeguatamente riportati nei piani della domanda di costruzione. La Corte cantonale ha contestualmente ritornato gli atti al Consiglio di Stato per una nuova decisione sulla tassa di giustizia e le ripetibili di quella sede alla luce del giudizio dell'ultima istanza cantonale.\nG.\nA._ impugna le sentenze del 20 giugno 2013 e del 22 gennaio 2019 della Corte cantonale con un ricorso in materia di diritto pubblico del 4 marzo 2019 al Tribunale federale. Chiede di annullarle e di annullare contestualmente le decisioni delle istanze inferiori. In via subordinata, postula l'annullamento della sentenza del 22 gennaio 2019 della Corte cantonale e il rinvio degli atti alla stessa, affinché proceda nel senso dei considerandi. La ricorrente fa valere l'accertamento arbitrario dei fatti, la violazione dell'art. 23 LPT e l'applicazione arbitraria del diritto cantonale, in particolare dell'art. 66 della legge ticinese sullo sviluppo territoriale, del 21 giugno 2011 (LST) e dell'art. 86 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale, del 20 dicembre 2011 (RLst). Lamenta inoltre la violazione delle norme in materia di protezione antincendio.\nH.\nLa Corte cantonale comunica di non avere osservazioni da formulare. Il Consiglio di Stato, l'Ufficio delle domande di costruzione del Dipartimento del territorio e il Comune di X._ si rimettono al giudizio del Tribunale federale. B._ chiede invece di respingere il ricorso. La ricorrente ha replicato l'8 maggio 2019 alla risposta di quest'ultimo, che il 23 maggio 2019 ha comunicato di riconfermarsi nella risposta. L'Ufficio delle domande di costruzione e il Comune hanno comunicato, il 17 maggio 2019, rispettivamente il 21 maggio 2019, di rinunciare a presentare ulteriori osservazioni.\nI.\nCon decreto presidenziale del 29 marzo 2019, è stato conferito l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"08913f94-845c-4e7e-a462-f5332395634e","text":"Fatti:\nA. A.a All'inizio del 1995, contattato da B._, A._, cittadino italiano residente in Italia, si dichiarava disposto a procedere all'incasso per conto di terzi di somme di denaro garantendo l'anonimato dell'avente diritto economico. Il 19 gennaio 1995, A._ incontrava, in un bar di Roma, B._ e i richiedenti l'operazione presentatisi come ccc e ddd, successivamente identificati dagli inquirenti in C._ e D._, entrambi residenti a Roma. Conosciuti i termini dell'operazione consistente nella monetizzazione di assegni emessi da E._AG di Zurigo, A._ si faceva promettere una provvigione pari al 10 % della somma da incassare.\nIn un successivo contatto con B._, A._ indicava la società K._ di Vaduz, iscritta a registro di commercio il 30 gennaio 1995 e costituita a sua richiesta tramite l'avvocato ticinese F._, la beneficiaria che avrebbe dovuto figurare sugli assegni oggetto dell'operazione.\nA.b Il 10 maggio 1995, in un incontro in un bar di Lugano, C._ e D._ consegnavano a A._ cinque assegni dell'importo di fr. 2'000'000.-- cadauno, emittente E._AG, tratti sull'allora banca G._ di Wiedikon e in favore di K._, due datati 4 maggio 1995 e tre datati 8 maggio 1995, a firma H._ e I._. A._ non rilasciava alcuna ricevuta per gli effetti ricevuti.\nQuello stesso giorno, A._ rimetteva gli assegni nelle mani dell'avv. F._, suo legale e presidente del consiglio di amministrazione della banca J._, chiedendogli di farne verificare la validità e l'esigibilità e di predisporre l'apertura di un conto presso la banca J._ intestato alla K._ per il loro incasso. Dall'ufficio del legale, A._ si recava poi alla banca J._, sita al primo piano dello stesso stabile, e conferiva con il direttore dell'istituto, raccomandando anche a lui di procedere alla verifica dei titoli. L'avv. F._ faceva pervenire gli assegni alla banca J._ il giorno successivo tramite la sua segretaria.\nA.c A seguito delle verifiche, la banca J._ scopriva che gli effetti erano stati bloccati in quanto facenti parte di un blocco di venti assegni in bianco spariti, tra agosto e settembre 1994, in concomitanza con un trasloco di E._AG. La banca informava del blocco l'avv. F._ che, a sua volta, ne dava comunicazione a A._ prospettandogli inoltre il verosimile inoltro di una denuncia penale contro ignoti da parte di E._AG e consigliandogli di presentarsi alle autorità inquirenti svizzere.\nB. Il 16 maggio 1995, E._AG inoltrava denuncia penale contro ignoti per i titoli di furto ed eventualmente di appropriazione indebita in relazione alla sparizione dei cinque assegni e di tentata truffa per la presentazione degli stessi in J._.\nA._ si presentava, il 18 maggio 1995, al Ministero pubblico per essere interrogato. Arrestato, rimaneva in detenzione preventiva sino al 23 giugno 1995. L'inchiesta svolta accertava la falsificazione sugli effetti delle firme dei funzionari di E._AG H._ e I._. Il 10 maggio 2001 il Procuratore pubblico poneva in stato di accusa A._ per ricettazione dei cinque assegni da fr. 2'000'000.-- cadauno e per falsità in documenti in ordine all'uso da parte sua di questi titoli al fine d'inganno.\nC. Con sentenza del 26 novembre 2003, il Presidente della Corte delle Assise correzionali di Lugano, dinanzi al quale il Procuratore pubblico abbandonava l'imputazione di ricettazione, riconosceva A._ autore colpevole di falsità in documenti per avere, nella primavera 1995 a Lugano, con l'intento di procacciarsi un indebito profitto, fatto uso, a scopo di inganno, di cinque assegni falsi dell'importo di fr. 2'000'000.-- l'uno. Accertata la violazione del principio di celerità, lo condannava a due mesi di detenzione sospesi condizionalmente con un periodo di prova di due anni. Ordinava altresì la confisca e la distruzione dei cinque assegni posti sotto sequestro.\nD. Il 22 marzo 2007, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) respingeva, nella misura della sua ammissibilità, il ricorso per cassazione interposto dal condannato contro la sentenza di primo grado.\nE. A._ insorge mediante ricorso in materia penale al Tribunale federale con cui postula, in via principale, l'annullamento della sentenza di ultima istanza cantonale e la sua riforma nel senso che A._ è prosciolto dall'imputazione di falsità in documenti. In via subordinata, egli chiede l'annullamento della decisione impugnata e il rinvio della causa all'autorità cantonale per nuovo giudizio.\nF. Invitati a esprimersi sulle censure ricorsuali relative al diritto applicabile e alla commisurazione della pena, il Ministero pubblico domanda la reiezione del ricorso, mentre la CCRP, pur rimettendosi al giudizio di questo Tribunale, osserva come la pena inflitta al ricorrente sia poco più che simbolica e addirittura ai limiti dell'indulgenza conto tenuto della gravità dei fatti."} -{"id":"4e6d1198-31db-42d5-ad09-4b8b7cd43e4c","text":"Fatti:\nA.\nIl 7 maggio 2015 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato il permesso di dimora UE\/AELS senza attività lucrativa di cui era titolare A._, cittadina italiana. Questa decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, il 4 novembre 2015, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con giudizio del 9 gennaio 2017.\nB.\nIl 12 giugno 2018 la II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale, nella composizione ordinaria di tre giudici, ha respinto il ricorso esperito il 15 febbraio 2017 da A._ contro la sentenza cantonale. La Corte adita ha giudicato, in sostanza, che la ricorrente, al beneficio di prestazioni complementari all'AVS dal 1° febbraio 2015, non adempiva più le condizioni di cui ai combinati art. 6 ALC, 24 cpv. 1 lett. a Allegato I ALC (RS 0.142.112.681) e 16 OLCP (RS 142.203) per potere continuare a soggiornare nel nostro Paese senza lavorare siccome non disponeva più di mezzi finanziari sufficienti per non dovere ricorrere all'assistenza sociale.\nC.\nContro la sentenza del Tribunale federale del 12 giugno 2018 A._ ha introdotto il 23 luglio 2018 una domanda di revisione con cui chiede, previo conferimento dell'effetto sospensivo, \"la riforma integrale\/revocazione\/interpretazione e rettifica\" della sentenza federale nonché l'annullamento di tutti gli atti impugnati. Domanda inoltre la ricusa del giudice Seiler, Presidente della II Corte di diritto pubblico, che le sia nominato un avvocato d'ufficio in virtù dell' e che venga dispensata dal dovere versare un anticipo per le spese giudiziarie.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"09d2f695-dfc9-4df1-84a4-f51484fd82e0","text":""} -{"id":"45c53ee2-9e13-40eb-bd7e-deb5e2518934","text":""} -{"id":"1f3600ce-c9f2-49c3-9465-adac1e8ea456","text":"Fatti:\nA. Il 20 luglio 1986 G._, gerente di un esercizio pubblico, è stato vittima di un incidente della circolazione stradale che gli ha provocato diverse lesioni. Il caso è stato assunto dall'assicuratore infortuni che ha corrisposto le prestazioni di legge (CMSI Assicurazioni divenuta poi Swica le prestazioni di breve durata e Solida Assicurazioni SA quelle di lunga durata).\nA seguito di una ricaduta, G._ ha nuovamente interpellato l'assicuratore infortuni. Con provvedimento del 15 agosto 2011, confermato con decisione su opposizione del 2 aprile successivo, Solida Assicurazioni SA ha stabilito che l'interessato non subiva perdite di guadagno permanenti ed ha negato a quest'ultimo il diritto ad una rendita di invalidità.\nB. L'assicurato si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino il quale, il 13 settembre 2012, ha accolto il gravame, annullando la decisione su opposizione impugnata, ed ha retrocesso la causa all'amministrazione perché statuisse nuovamente conformemente a quanto indicato nella pronuncia.\nC. Patrocinata dall'avv. Bruno Notari, Solida Assicurazioni SA ha interposto ricorso al Tribunale federale al quale chiede, con protesta di spese e ripetibili, di annullare la pronuncia cantonale e di confermare la decisione su opposizione.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"08634ee5-c400-453a-8a01-3de106aef322","text":"Fatti:\nA.\nZurigo Compagnia di Assicurazioni SA (di seguito: la Zurigo) con decisione del 15 novembre 2018 ha stabilito una componente causale fino al 31 dicembre 2018 per un infortunio subito da A._, nata nel 1965, il 30 novembre 2017. Nel medesimo provvedimento l'assicuratore ha stabilito che le prestazioni sarebbero state sospese dal 1° gennaio 2019.\nL'8 gennaio 2019 A._ ha presentato opposizione, rilevando per quanto attiene alla tempestività che il 7 gennaio 2019, ultimo giorno utile per presentare opposizione, la sua patrocinatrice ha avuto una panne informatica che le ha impedito di redigere l'opposizione. Essa ha preteso la restituzione del termine.\nCon decisione su opposizione del 23 aprile 2019 la Zurigo ha dichiarato l'opposizione irricevibile e ha respinto la domanda di restituzione del termine.\nB.\nCon giudizio del 23 gennaio 2020 il Tribunale delle assicurazioni ha respinto il ricorso presentato da A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che sia annullato il giudizio cantonale e che sia dichiarata tempestiva l'opposizione.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"8de092a9-f807-4e4e-a7d0-e0bd9be18432","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ è una società a garanzia limitata, fondata il 17 maggio 2016, avente per scopo l'intermediazione e brokeraggio assicurativo, in modo particolare con specializzazione in assicurazioni di viaggio. Essa si prefigge anche di organizzare viaggi di gruppo, aziendali o privati e anche gestire esercizi pubblici. Tutte le quote sociali sono in possesso di B._ SA. Con decisione del 7 luglio 2016 l'Ufficio delle misure attive del Cantone Ticino ha posto C._ al beneficio di assegni per il periodo di introduzione per la durata di 3 (tre) mesi.\nA.b. Preso atto del licenziamento immediato di C._ effettuato da A._ il 16 settembre 2016, l'Ufficio delle misure attive del Cantone Ticino con decisione del 13 ottobre 2016 ha revocato la precedente decisione, affermando che i presupposti per la concessione di assegni per il periodo di introduzione non erano adempiuti, ordinando contestualmente alla Cassa di disoccupazione di valutare i presupposti per la restituzione delle prestazioni percepite indebitamente. Con decisione su opposizione del 6 dicembre 2016 l'amministrazione ha confermato il proprio provvedimento.\nB.\nCon giudizio del 31 marzo 2017 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nIl 18 maggio 2017 A._ ha presentato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e della decisione su opposizione.\nChiamati ad esprimersi, l'Ufficio delle misure attive ha postulato la reiezione del ricorso, senza formulare particolari osservazioni, mentre la Corte cantonale ha rinunciato a presentare una risposta."} -{"id":"372fa82f-2b6f-468f-b7ed-1a721af29d42","text":""} -{"id":"5745e79f-6c87-4aa1-aa57-a682e98f7577","text":"Fatti:\nA.\nNel 1998 A._ ha stipulato con una banca di Lugano un contratto di credito in conto corrente, garantito da un pegno mobiliare costituito da G._. Quest'ultima è deceduta nel febbraio 2007. Il 2 ottobre 2008 B.B._ e C.B._, D._, E._ e F._, eredi della defunta, hanno estinto il debito di fr. 107'284.61 di A._ nei confronti della banca allo scopo di riscattare il diritto di pegno gravante sui loro beni.\nB.\nCon petizione 4 marzo 2010 i componenti della predetta comunione ereditaria hanno chiesto di condannare A._ a pagare loro fr. 107'284.61, oltre interessi. Con ordinanza 28 giugno 2010 il Pretore di Lugano, sezione 2, ha fissato al convenuto il termine di grazia di 10 giorni ex \/TI per presentare la risposta con l'avvertenza che in caso di omissione egli non avrebbe più potuto contestare i fatti di petizione e che l'istruttoria sarebbe avvenuta solo in base alle prove addotte dalla parte attrice. Il 6 agosto 2010 il predetto Pretore ha comunicato alle parti di astenersi dal suo ufficio, perché sua figlia aveva iniziato la pratica legale presso il patrocinatore del convenuto. Il procedimento è stato formalmente sospeso con ordinanza 18 agosto 2010 \" a far tempo dal 6 agosto 2010 e sino a decisione sull'esclusione \", a richiesta di tale avvocato. Con decisione 21 ottobre 2010 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha confermato l'esclusione del menzionato Pretore e ha disposto la trasmissione della causa al Pretore della sezione 3 della medesima Pretura. Il 23 gennaio 2012 A._ ha inoltrato la propria risposta alla petizione, in cui ha fra l'altro invocato la compensazione del credito. Le parti hanno poi replicato e duplicato.\nL'11 novembre 2014 il Pretore ha integralmente accolto la petizione e ha condannato il convenuto a versare agli attori fr. 107'284.61, oltre interessi.\nC.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, con sentenza 30 settembre 2016, respinto nella misura in cui era ricevibile l'appello presentato da A._ e ha confermato la sentenza pretorile. La Corte cantonale ha ritenuto che, nella sua pronunzia, il Pretore aveva rettamente reputato precluso il convenuto in seguito all'inoltro tardivo della risposta. Essa ha poi considerato che gli attori erano subentrati, in virtù dell', nei diritti vantati dalla banca nei confronti del convenuto. Infine, dopo aver ricordato che, in ragione della predetta preclusione, il Pretore aveva unicamente esaminato a titolo abbondanziale la compensazione invocata dal convenuto, ha considerato la reiezione dell'eccezione giustificata anche nel merito.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 3 novembre 2016 A._ chiede al Tribunale federale di riformare la sentenza di appello nel senso di respingere la petizione. Contesta la preclusione, lamenta un'errata applicazione dell' e afferma che la compensazione è stata negata a torto.\nCon risposta 16 gennaio 2017 gli attori propongono l'integrale reiezione del ricorso."} -{"id":"8f0e1fbf-147a-4fcf-91b5-3195143d1877","text":"Fatti:\nA.\nIl 25 agosto 2014 la Procura della Repubblica di Rio de Janeiro (Brasile) ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata in seguito, nell'ambito di un procedimento avviato nei confronti di E._, F._ e altre persone per titolo di riciclaggio di denaro, inchiesta avviata in seguito a una rogatoria del 2013 inoltrata dalle autorità elvetiche nel quadro di un procedimento penale aperto nei confronti di F._. Gli inquisiti, già condannati in Brasile per essere stati attivi in un'organizzazione criminale dedita alla messa in atto e allo sfruttamento del gioco d'azzardo illegale e al contrabbando di apparecchi per tale gioco, attività garantite da un complesso schema corruttivo nel quale venivano versate tangenti a pubblici ufficiali, sono sospettati d'aver riciclato denaro dell'organizzazione tramite l'utilizzo di società offshore, valori giunti anche su conti bancari svizzeri riconducibili ai familiari degli indagati, relazioni delle quali l'autorità estera chiede la perquisizione e il sequestro.\nB.\nL'8 febbraio 2016 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato il blocco di determinate relazioni bancarie e, con cinque decisioni di chiusura del 17 giugno 2016, ha autorizzato la trasmissione all'autorità richiedente di svariata documentazione riguardante conti bancari presso banche svizzere, in particolare a Zurigo e Ginevra. Adita da persone e società interessate, con giudizio del 9 gennaio 2017 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF), congiunte le cause, ha respinto i ricorsi in quanto ammissibili.\nC.\nAvverso questa decisione A._SA, B._, C._, D._, E._ e F._ presentano un ricorso al Tribunale federale. Chiedono, in via preliminare, di annullarla e di rinviare al TPF l'incarto affinché conceda loro un termine suppletorio ai sensi dell' (RS 172.021); in via principale, postulano di dichiarare irricevibili la rogatoria e il suo complemento, di annullare le decisioni di entrata in materia e di chiusura del MPC e di revocare i sequestri; in via subordinata, di ordinare al MPC di invitare l'autorità estera a produrre determinate disposizioni legislative e di documentare ch'essa ha promosso, nei 60 giorni successivi al sequestro, l'azione penale per riciclaggio di denaro.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"0985a50e-ba1c-4bd6-b3ef-c2572899948f","text":""} -{"id":"5ecbba8c-95c0-42d2-8ab6-a5d392729952","text":"Fatti:\nA.\nIl 26 ottobre 2018 la Corte delle assise criminali ha dichiarato A._ colpevole di tentato assassinio, infrazione alla legge federale del 20 giugno 1997 sulle armi (LArm, RS 514.54) e tentato inganno aggravato nei confronti delle autorità (art. 118 cpv. 3 lett. a LStr [dal 1° gennaio 2019: LStrI]), condannandolo a una pena detentiva di 9 anni e a una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere di fr. 10.-- ciascuna. Inoltre, la Corte delle assise criminali ha ordinato l'espulsione dal territorio svizzero per un periodo di 10 anni e condannato A._ a versare a B._ fr. 36'145.20 a titolo di risarcimento danni e fr. 2'000.-- a titolo di indennità per torto morale. Avverso tale sentenza A._ e B._ hanno interposto appello. Il Procuratore pubblico ha presentato un appello incidentale.\nB.\nIl 26 giugno 2019 la Corte di appello e revisione penale, confermando il giudizio di colpevolezza pronunciato in prima istanza, ha condannato A._ a una pena detentiva di 11 anni e a una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere di fr. 10.-- ciascuna e ordinato l'espulsione dal territorio svizzero per un periodo di 10 anni. In relazione alle pretese civili, la Corte di appello e revisione penale ha condannato A._ a versare a B._ fr. 10'000.-- a titolo di indennità per torto morale e fr. 410.-- a titolo di risarcimento danni.\nC.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale. Egli domanda di essere prosciolto dall'accusa di tentato assassinio e di essere dichiarato autore colpevole unicamente del reato di tentato inganno nei confronti dell'autorità, senza aggravante. In via subordinata, A._ domanda il rinvio della causa alla Corte di appello e revisione penale per nuovo giudizio. Egli chiede inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria per la procedura dinnanzi al Tribunale federale."} -{"id":"50550d1f-b961-4954-a54b-fd0042287683","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 16 settembre 2016 il Giudice delegato del Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile il ricorso esperito il 26 agosto 2016 da A._ contro la risoluzione emanata il 13 ottobre 2015 dal Consiglio di Stato che respingeva la domanda di risarcimento danni nei confronti dello Stato del Cantone Ticino presentata il 16 luglio 2013 dall'interessato.\nDopo avere ricordato l'iter che dev'essere seguito concernente le pretese di risarcimento danni nei confronti dello Stato e rilevato che l'atto con cui l'ente pubblico si pronuncia giusta l' (RL\/TI 2.6.1.1) - in casu la risoluzione del 13 ottobre 2015 - è una semplice presa di posizione priva di qualsiasi effetto giuridico, la Corte cantonale ha rilevato che, quand'anche si volesse ammettere che detta risoluzione aveva il carattere di decisione impugnabile, nel caso concreto il ricorso era manifestamente tardivo poiché presentato ben oltre il termine di 30 giorni previsto dalla legge. Lo stesso era pertanto irricevibile.\nB.\nIl 12 ottobre 2016 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso nel quale dichiara di non condividere né la sentenza cantonale né la risoluzione governativa. Rimprovera ad entrambe le autorità diverse inadempienze (mancata indicazione delle vie di ricorso da parte del Consiglio di Stato; difetto di motivazione di tutte e due le autorità riguardo alla sua incapacità lavorativa, accertata e confermata dal competente ufficio AI) e domanda che l'ex datore di lavoro gli risarcisca il danno dovuto all'incapacità lavorativa che è derivata dal rapporto d'impiego.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"abefeb33-a52b-4e23-a8c7-2d28ceb2552f","text":"Fatti:\nA.\nA partire dal 2000 A._ ha iniziato ad accusare dolori nella regione lombare della schiena. Nel 2001 si è sottoposto ad un esame TAC, che ha permesso di diagnosticare un'ernia discale lombare a livello delle vertebre L5\/S1. Egli si è quindi rivolto nel 2002 al dott. med. B._, specialista FMH in neurochirurgia, che dopo una visita medica, eseguita il 22 agosto 2002, ha confermato la diagnosi e consigliato al paziente la pratica sportiva.\nDopo un miglioramento della patologia, A._ ha nuovamente accusato dolori alla schiena. L'8 marzo 2006, il dott. B._ lo ha quindi ancora visitato presso la clinica C._ di X._. Il giorno successivo A._ si è presentato alla clinica D._ di Y._ dove, il 10 marzo 2006, dopo un breve consulto, il dott. B._ ha eseguito un intervento chirurgico in cui ha rimosso il disco intervertebrale tra le vertebre L5 ed S1 e gli ha inserito un fissatore con delle viti. Poiché l'operazione non ha avuto il decorso auspicato, il dott. B._ è nuovamente intervenuto chirurgicamente il 24 marzo 2007, rimuovendo il fissatore, che era verosimilmente fuori asse. Anche questo secondo intervento non ha portato ad un miglioramento dello stato di salute del paziente, i cui dolori alla zona lombare della schiena e alla gamba sinistra si sono intensificati.\nB.\nDopo ulteriori atti che non occorre qui evocare, il 26 settembre 2014 A._ ha presentato una denuncia penale nei confronti del dott. B._ per il titolo di lesioni gravi, subordinatamente di lesioni semplici in relazione con gli interventi chirurgici del 10 marzo 2006 e del 24 marzo 2007. Nel corso del procedimento penale, il Procuratore pubblico (PP) ha esteso l'istruzione al reato di lesioni colpose gravi.\nC.\nChiusa l'istruzione penale, con decisione del 31 agosto 2016 il PP ha decretato l'abbandono del procedimento penale per tutti e tre i capi d'imputazione. Ha accertato l'intervenuta prescrizione dell'azione penale riguardo ai reati di lesioni semplici e di lesioni colpose gravi e, con riferimento all'imputazione di lesioni gravi, ha negato l'esistenza di sufficienti indizi di reato a carico del dott. B._, in particolare per quanto concerne la lamentata violazione dell'obbligo d'informazione da parte del medico.\nD.\nContro il decreto di abbandono, A._ ha presentato un reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), che lo ha respinto con sentenza del 24 febbraio 2017. La Corte cantonale ha confermato la decisione del PP sia per quanto concerne la prescrizione dell'azione penale per le accuse di lesioni semplici e di lesioni colpose gravi sia riguardo all'assenza di sufficienti indizi di colpevolezza per il reato di lesioni gravi.\nE.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso del 29 marzo 2017 al Tribunale federale, chiedendo in via principale che gli atti siano rinviati al Ministero pubblico, affinché emani un decreto di accusa nei confronti di B._ o promuova l'accusa per il reato di lesioni gravi intenzionali. In via subordinata, postula il rinvio degli atti al PP perché completi l'istruzione penale nel senso dei considerandi. Fa valere la violazione del diritto, segnatamente del diritto di essere sentito e del principio \"in dubio pro duriore\", nonché l'accertamento arbitrario dei fatti. Il ricorrente postula inoltre di essere ammesso al beneficio del gratuito patrocinio.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"2686f9f0-9185-4921-810d-4871e9c2f8f7","text":"Fatti:\nA.\nA.a. In data xxx dicembre 2012, il quotidiano H._ ha pubblicato un articolo intitolato: \" Inchiesta - Contratto sospetto: guai per l'avvocato del W._ \". Il legale in questione è A._, qui ricorrente, che vi viene menzionato con nome e cognome. Questo articolo occupava buona parte della pag. 21 ed era lanciato da un riquadro in prima pagina a titolo: \" Nei guai l'avvocato del W._ \". La notizia è stata ripresa tale e quale nella versione elettronica del quotidiano di medesima data. Il sito internet yyy l'ha ripresa in forma abbreviata, ma sempre con espressa menzione del nome del legale, mentre il sito zzz ne ha proposto una versione pure abbreviata, ma senza menzionare il nome di A._.\nA.b. Quello stesso xxx dicembre 2012 A._ ha inviato una smentita, ripresa dal giornale il giorno successivo con un trafiletto in prima pagina che rinviava a un articolo nelle pagine interne. La smentita è stata ripresa anche dai citati siti internet. Infine, il xxx febbraio 2013, facendo seguito a un comunicato stampa del Ministero pubblico del Cantone Ticino, il quotidiano H._ ha pubblicato, in una pagina interna ancora una volta lanciata in prima pagina, un articolo a titolo \" W._ - L'avvocato non c'entrava nulla \", in cui si annunciava che \" gli addebiti contestati dalla Procura a A._ si sono rivelati privi di fondamento. Il legale che seguiva la causa civile del locale è risultato estraneo ad ogni ipotesi di reato \".\nA.c. Fra settembre 2013 e aprile 2014 A._ si è rivolto a diversi editori per far rimuovere dai siti internet la notizia apparsa il xxx dicembre 2012. In data 5 novembre 2013 egli ha inoltre chiesto all'autore dell'articolo D._, al quotidiano H._, alla B._SA, al direttore responsabile del quotidiano C._ e alla G._SA una riparazione di fr. 40'000.-- per torto morale, riservate le pretese per danno patrimoniale. La sua richiesta non ha avuto esito alcuno.\nA.d. Decaduto infruttuoso il tentativo di conciliazione, il 5 giugno 2014 A._ ha convenuto in giudizio avanti alla Pretura del Distretto di Lugano, la B._SA, C._, D._, E._ (responsabile della redazione del quotidiano), F._ (\" web supervisor \") e la G._SA, postulando che questi venissero solidalmente condannati al versamento dell'importo complessivo di fr. 59'500.-- oltre interessi per risarcimento del danno e riparazione del torto morale. Con decisione 9 settembre 2016 il Pretore ha respinto la petizione, ponendo a carico di A._ le spese processuali e le ripetibili.\nB.\nCon la qui impugnata sentenza 30 maggio 2018 la I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto l'appello di A._ contro la decisione pretorile.\nC.\nCon allegato 3 luglio 2018, A._ (di seguito: ricorrente) formula un ricorso in materia civile contro il giudizio di appello ticinese chiedendo in via principale la riforma del giudizio impugnato con conseguente accoglimento della sua petizione e la condanna delle parti convenute al pagamento in solido dell'importo di fr. 59'500.-- oltre interessi, subordinatamente l'annullamento della decisione impugnata e il rinvio della causa al Tribunale di appello per nuovo giudizio.\nInvitati ad esprimersi, con risposta 1° febbraio 2019 la B._SA, C._, D._, E._, F._ e la G._SA (di seguito: opponenti) chiedono l'integrale reiezione del ricorso e la conferma della sentenza di appello. Il Tribunale di appello si è riconfermato nelle motivazioni e conclusioni del giudizio impugnato."} -{"id":"31519243-aab0-4fbb-8a6d-df1d9df8461b","text":""} -{"id":"2da9f36b-5865-4528-a096-c0034aa2c1d4","text":""} -{"id":"1b0400f2-7a97-4ba8-afd5-2cad46149b11","text":"Fatti:\nA.\nIl 29 febbraio 2012 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Salerno ha presentato alla Svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale nell'ambito di un procedimento penale, promosso nei confronti di diversi indagati, per le ipotesi di reato di trasferimento fraudolento di valori, contrabbando, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e occultamento o distruzione di documenti contabili. Dalle indagini risulterebbe un'articolata frode fiscale, avente carattere transnazionale, ai danni dello Stato italiano. L'autorità estera ha quindi chiesto di acquisire determinati documenti presso la A._ AG.\nB.\nCon decisione di entrata in materia del 14 maggio 2012 l'Amministrazione federale delle dogane, Direzione generale delle dogane (DGD), ha fatto perquisire, in particolare, i locali della A._ AG di Zugo e di Agno e ordinato il sequestro di documenti di due società, che sarebbero direttamente coinvolte nella sospettata frode fiscale. È stata inoltre effettuata una perquisizione presso il domicilio di B._, all'epoca amministratore della citata società di credito. Il precedente patrocinatore di quest'ultima e dell'interessato, come pure il legale attuale di questa società, hanno potuto consultare gli atti sequestrati. Con decisione di chiusura del 28 ottobre 2013, la DGD ha ordinato la trasmissione all'autorità estera della documentazione sequestrata presso A._ AG. Adita da quest'ultima, con giudizio del 3 luglio 2014 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) ne ha respinto il ricorso in quanto ammissibile.\nC.\nAvverso questa decisione A._ AG presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullare la decisione di chiusura della DGD, subordinatamente di concederle l'accesso a tutti gli atti oggetto di detta decisione.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"1fb702e8-a77c-49b1-adb4-243b26065430","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 25 gennaio 2006, la Direzione di circondario delle dogane di Lugano ha emanato nei confronti della X._ SA, ditta di spedizioni e trasporti internazionali, una decisione di riscossione posticipata di dazi doganali per un ammontare globale di fr. 69'936.--. Adita tempestivamente dalla società il 24 febbraio 2006, la Direzione generale delle dogane ne ha parzialmente accolto il gravame il 24 luglio successivo, riducendo l'importo a fr. 64'769.50.\nA. Il 25 gennaio 2006, la Direzione di circondario delle dogane di Lugano ha emanato nei confronti della X._ SA, ditta di spedizioni e trasporti internazionali, una decisione di riscossione posticipata di dazi doganali per un ammontare globale di fr. 69'936.--. Adita tempestivamente dalla società il 24 febbraio 2006, la Direzione generale delle dogane ne ha parzialmente accolto il gravame il 24 luglio successivo, riducendo l'importo a fr. 64'769.50.\nB. Il 22 novembre 2007 il Tribunale amministrativo federale, Corte I, ha accolto il ricorso esperito il 24 settembre 2006 dalla X._ SA, ha annullato la decisione della Direzione generale delle dogane e le ha rinviato gli atti per nuovo giudizio. Ha giudicato, in sintesi, che la decisione impugnata era insufficientemente motivata, ciò che disattendeva il diritto di essere sentito dell'insorgente.\nB. Il 22 novembre 2007 il Tribunale amministrativo federale, Corte I, ha accolto il ricorso esperito il 24 settembre 2006 dalla X._ SA, ha annullato la decisione della Direzione generale delle dogane e le ha rinviato gli atti per nuovo giudizio. Ha giudicato, in sintesi, che la decisione impugnata era insufficientemente motivata, ciò che disattendeva il diritto di essere sentito dell'insorgente.\nC. Il 9 gennaio 2008 la Direzione generale delle dogane ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza del Tribunale amministrativo federale sia annullata e che venga confermata la sua decisione del 24 luglio 2006.\nIl Tribunale federale non ha ordinato uno scambio di allegati scritti."} -{"id":"56fe733a-5fb9-452a-ab68-11ce91b1a43a","text":""} -{"id":"0d9dd8b3-7151-41cf-a6a7-e5fc11d768c2","text":"Fatti:\nA.\nIn vacanza sulla Costa azzurra la sera del 29 maggio 2009 C.A._ ha parcheggiato l'automobile della madre A.A._, da cui aveva rimosso il navigatore stradale acquistato l'8 maggio 2009 da D._ presso la B._ SA, lasciando però il supporto e il ricevitore traffico applicati al parabrezza della vettura mediante le apposite ventose di plastica. Verso mezzogiorno del giorno successivo, C.A._ si è accorto che sulla parte sinistra del cruscotto si era formato un solco di alcuni centimetri che egli ha attribuito alla proiezione di raggi solari concentrati da una ventosa del ricevitore traffico, che avrebbe fatto fondere la plastica (effetto lente).\nIl 5 giugno 2009 C.A._, a titolo personale e in rappresentanza di D._, ha domandato alla B._ SA il risarcimento del danno all'auto e di comunicare, nel caso in cui il navigatore non fosse stato da lei importato, il nome dell'importatore svizzero. La richiesta è stata rinnovata il 19 giugno 2009.\nB.\nIl 31 agosto 2009 A.A._ ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore del distretto di Riviera la B._ SA, chiedendo che fosse condannata a pagarle fr. 2'823.65 (fr. 2'638.35 per la sostituzione di una parte del cruscotto e fr. 185.-- per le spese legali preprocessuali), oltre interessi. Il 1° ottobre 2009 la convenuta ha comunicato all'attrice il nome dell'importatore svizzero del navigatore. Il 28 giugno 2013 il Pretore ha respinto l'azione. Il giudice di prime cure ha ritenuto che la predetta comunicazione fosse avvenuta in un termine ragionevole nel senso dell'art. 2 cpv. 2 della legge federale sulla responsabilità per danno da prodotti (LRDP), motivo per cui ha negato la legittimazione passiva della convenuta con riferimento a una responsabilità fondata su tale legge. Egli ha pure escluso che la venditrice debba risarcire il danno in virtù degli art. 41 e 55 CO, nonché 55 CC.\nC.\nCon sentenza 2 novembre 2015 la Camera civile dei reclami del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto il gravame presentato da A.A._. Ha lasciato indecisa la questione della legittimazione passiva della convenuta per la responsabilità basata sulla LRDP, perché ha ritenuto che l'attrice non aveva provato l'esistenza del difetto delle ventose di plastica e il nesso causale fra questo e il solco di plastica riscontrato sul cruscotto.\nD.\nA.A._ è insorta al Tribunale federale con ricorso in materia civile e ricorso sussidiario in materia costituzionale del 10 dicembre 2015 con cui postula, previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento della sentenza impugnata, la retrocessione degli atti all'autorità inferiore (o in via subordinata alla Pretura, affinché proceda all'assunzione di una perizia) per nuova decisione. Domanda altresì di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria (incluso il gratuito patrocinio) sia nella procedura cantonale che in quella federale. La ricorrente ritiene che la controversia concerna una questione di diritto di importanza fondamentale e lamenta una violazione degli art. 320 lett. b e 327 cpv. 3 CPC nonché dell', perché la Corte cantonale non si è limitata a pronunciarsi sulla legittimazione passiva. Sostiene inoltre che l'autorità inferiore sarebbe anche caduta nell'arbitrio, valutando la testimonianza di E._. Si duole infine della mancata concessione del gratuito patrocinio in seconda istanza e afferma di non poter nemmeno essere considerata soccombente nei confronti della B._ SA, perché questa avrebbe aderito alla necessità di ritornare l'incarto alla Pretura in caso di accoglimento del ricorso.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"db721b38-90c5-4a55-a1a7-24eea2e5396c","text":""} -{"id":"2b0c3b99-21a9-433a-8ed1-850d6471ccb6","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 maggio 2016 la Commissione di disciplina notarile del Cantone Ticino ha informato A.A._ e la moglie B.A._ che non dava seguito alla segnalazione presentata l'11 gennaio 2016 contro l'operato di due notai e che non intimava loro la motivazione di dettaglio dato che, per prassi costante, il denunciante non aveva qualità di parte.\nIl 25 marzo 2019 la citata Commissione ha dichiarato irricevibile la domanda di revisione inoltrata il 30 gennaio 2019 da A.A._ e B.A._ contro i dispositivi delle decisioni del 30 maggio 2016.\nB.\nAdito in tempo utile da A.A._ e B.A._ il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il gravame con sentenza del 30 aprile 2019. Dichiarati senza oggetto ogni richiesta, critica e\/o invito di astensione rivolti a metà dei giudici del Tribunale cantonale amministrativo (non avendo gli stessi preso parte al giudizio) e dopo avere precisato che i rimproveri sollevati contro l'operato e le pronunce di altre autorità esulavano dalla vertenza, la Giudice unica ha osservato che, in mancanza di specifici e sostanziati motivi di ricusazione, le critiche formulate contro il presidente della Commissione di disciplina notarile erano infondate. Ha poi ricordato che il denunciante, il quale non fruiva per prassi della qualità di parte, non era legittimato a presentare un rimedio ordinario e, quindi, ancora meno un rimedio straordinario quale la revisione. Ciò tanto più che la revisione era proponibile unicamente contro decisioni cresciute in giudicato rese da un'autorità di ricorso, ciò che non era la Commissione di disciplina notarile. Infine ha aggiunto che si sarebbe giunto al medesimo risultato anche se la domanda fosse stata trattata come istanza di riesame.\nC.\nIl 6 giugno 2019 A.A._ e B.A._ hanno presentato un ricorso al Tribunale federale contro quest'ultima sentenza, chiedendone l'annullamento.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"ece64ddb-f8fa-4d39-acd2-66f48bc9ff50","text":""} -{"id":"215cc5da-37f1-4870-ab5b-8ea8f0e73ea0","text":""} -{"id":"a5acd16c-467f-4e82-ac4e-f40fd8590d81","text":"Fatti:\nA.\nNel Foglio ufficiale n. 102-103\/2014 del 23 dicembre 2014 (pag. 10776-10781) è stata pubblicata una modifica della Legge ticinese del 21 giugno 2011 sullo sviluppo territoriale (LST). La modifica, che prevede l'introduzione di un nuovo capitolo inerente alla compensazione di vantaggi e svantaggi derivanti dalla pianificazione, concerne tra l'altro l'art. 93, dal titolo marginale \"compensazione di vantaggi rilevanti\", dal tenore seguente:\n\" 1 È considerato vantaggio rilevante soggetto a contributo l'aumento di valore di un terreno superiore a fr. 100'000.-- che deriva\na) dalla sua assegnazione alla zona edificabile,\nb) da una modifica di un piano d'utilizzazione che comporta un aumento di almeno 0,2 punti dell'indice di sfruttamento o di almeno 1,5 punti dell'indice di edificabilità,\nc) da un cambiamento di destinazione che ingenera un plusvalore importante.\n2 L'aumento di valore di un terreno sino a fr. 100'000.-- è esente da contributo.\"\nB.\nAvverso la modifica dell'art. 93 LST Fabio Pedrina e Stefano Baragiola presentano un ricorso in materia di diritto pubblico ai sensi dell'art. 82 lett. b LTF al Tribunale federale. Chiedono di annullare la norma impugnata, criticando tuttavia soltanto il valore soglia di fr. 100'000.--.\nIl Consiglio di Stato del Cantone Ticino, per sé e in rappresentanza del Gran Consiglio, propone di respingere il ricorso in quanto ammissibile. Nelle loro osservazioni i ricorrenti ribadiscono le loro conclusioni.\nLa I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ha trattato la causa nella seduta pubblica del 16 agosto 2017."} -{"id":"00bc3593-8501-4c90-95d7-5f96676bc137","text":"Fatti:\nA. C._, loca ai coniugi B.A._ e A.A._ un appartamento di sei locali a Lugano. II contratto originario, firmato dal marito, risale al gennaio 1963 ma è stato rinnovato nell'agosto 1997; in tale occasione il canone di locazione annuo è stato fissato in fr. 20'400.--, oltre all'acconto per le spese accessorie, ed è stata pattuita la possibilità di disdire il contratto a scadenze trimestrali, la prima volta il 30 giugno 2002.\nA.a La locatrice ha disdetto il contratto di locazione il 9 ottobre 2002, con effetto al 30 giugno 2003, inviando un solo modulo ufficiale ai coniugi A.A._ e B.A._. Il 6 novembre 2002 questi hanno contestato la disdetta davanti all'Ufficio di conciliazione in materia di locazione di Lugano per l'assenza di notificazione separata.\nL'8 novembre 2002 i conduttori hanno inoltre chiesto alla locatrice una riduzione della pigione. Di fronte al suo rifiuto, il 2 dicembre 2002 hanno presentato l'istanza di riduzione all'Ufficio di conciliazione.\nLe due procedure sono state riunite e sospese consensualmente, in vista di un accordo, durante l'udienza svoltasi il 16 dicembre 2002.\nA.b II 7 luglio 2003 la locatrice ha notificato, questa volta con modulo ufficiale separato per ogni coniuge, una nuova disdetta del contratto di locazione per il 31 dicembre 2003. Anche questo atto è stato contestato davanti all'Ufficio di conciliazione.\nAII'udienza del 15 settembre 2003 le tre procedure sono state riunite e la locatrice ha ritirato la prima disdetta, quella del 9 ottobre 2002, riconoscendone la nullità.\nL'Ufficio di conciliazione in materia di locazione si è pronunciato con decisione del 22 aprile 2005: ha stralciato dai ruoli la procedura di contestazione della prima disdetta del 9 ottobre 2002, ha accertato la validità della seconda disdetta del 7 luglio 2003, ha concesso una proroga del contratto di locazione fino al 30 giugno 2005 e ha costatato la mancata conciliazione sulla domanda di riduzione della pigione.\nB. Con istanze separate del 1° giugno 2005 A.A._ e B.A._ hanno riproposto al Pretore del Distretto di Lugano la domanda di riduzione della pigione e di accertamento della nullità della disdetta del 7 luglio 2003; in subordine hanno chiesto la protrazione del contratto per la durata massima possibile. La locatrice ha avversato tutte le loro richieste.\nStatuendo il 18 dicembre 2007, la giudice adita ha accertato la validità della disdetta, ha protratto il contratto fino al 31 dicembre 2007 e ha accolto parzialmente la domanda di riduzione della pigione, fissando in fr. 1'756.45 annui l'importo della riduzione.\nQuesto giudizio è stato confermato dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino con sentenza del 6 agosto 2008.\nC. Prevalendosi della violazione dell'art. 271a cpv. 1 lett. d CO, il 17 settembre 2008 A.A._ e B.A._ sono insorti davanti al Tribunale federale con un ricorso in materia civile volto a ottenere, previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento della sentenza cantonale.\nNelle osservazioni del 20 ottobre 2008 la locatrice propone di respingere il ricorso, mentre l'autorità cantonale ha rinunciato a determinarsi.\nAl ricorso è stato riconosciuto l'effetto sospensivo con decreto del 22 ottobre 2008."} -{"id":"324c9226-78df-430a-bd8c-fa3b97249cb3","text":""} -{"id":"0e80fc98-d4ec-4af3-85be-87a00b531e1f","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con sentenza del 13 dicembre 2016 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il ricorso esperito da A._ contro la decisione su reclamo emessa il 14 marzo 2016 dall'Ufficio esazione e condoni che confermava la decisione del 18 dicembre 2015 con cui il citato ufficio aveva respinto la domanda di condono delle imposte cantonali e comunali 2013 sottopostagli dall'interessato.\nIl 16 gennaio 2017 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto civile (recte: ricorso in materia civile) contro la sentenza cantonale, chiedendo che venga annullata e che gli sia concesso il condono richiesto. Postula inoltre il conferimento dell'effetto sospensivo e domanda di essere dispensato dal dovere versare un anticipo per le spese processuali.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"17e73971-d72f-45ce-a427-aac133b45786","text":"Fatti:\nA. Mediante decisione del 30 agosto 2007, confermata il 4 ottobre seguente anche in seguito all'opposizione dell'interessata, la Sezione del lavoro del Cantone Ticino ha sospeso per la durata di 21 giorni il diritto all'indennità di disoccupazione di F._, nata nel 1945, dal 28 febbraio 2007 alla ricerca di un'occupazione a tempo parziale (50%) quale ausiliaria di pulizia o cucitrice a macchina, per avere rifiutato di partecipare a un programma di occupazione temporanea di sei mesi (al 50%) presso la ditta S._ per asserita inconciliabilità (di orari) con gli oneri familiari incombenti.\nB. Per giudizio del 13 febbraio 2008, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, adito dall'interessata, ne ha parzialmente accolto il gravame nel senso che, ritenendo sproporzionata la sanzione della Sezione cantonale del lavoro, ha ridotto la sospensione da 21 a 8 giorni per il motivo che l'amministrazione non avrebbe adeguatamente tenuto conto delle particolari circostanze del caso, segnatamente del fatto che l'assicurata avrebbe beneficiato di una rendita di vecchiaia (anticipata) dal 1° novembre 2007.\nC. Sia la Segreteria di Stato dell'economia che la Sezione cantonale del lavoro hanno interposto ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, al quale chiedono in via principale l'annullamento del giudizio cantonale. In via subordinata, l'autorità di sorveglianza chiede di rinviare gli atti all'istanza precedente per valutare l'idoneità al collocamento dell'assicurata a far tempo dalla sua iscrizione alla disoccupazione, mentre l'amministrazione cantonale postula la modifica del giudizio cantonale nel senso che l'assicurata venga sospesa dal diritto all'indennità di disoccupazione per la durata di 16 giorni. L'autorità di sorveglianza chiede infine che al ricorso venga concesso l'effetto sospensivo.\nL'assicurata ha rinunciato a determinarsi sui ricorsi."} -{"id":"12546b66-576c-4b9b-8b41-ea7a87f57b2b","text":"Fatti:\nA. A._ è stato l'oggetto di un procedimento penale per varie violazioni alle norme sulla circolazione stradale. Dopo l'abbandono del procedimento per alcune infrazioni, con mandato penale del 20 maggio 2009 A._ è stato riconosciuto colpevole di guida di un veicolo difettoso. Contro tale mandato è stata interposta opposizione e la causa è stata trasmessa al Presidente del Tribunale distrettuale Moesa.\nCon decreto del 17 giugno 2009, il Presidente del Tribunale distrettuale Moesa ha abbandonato il procedimento per intervenuta prescrizione.\nB. B.a L'8 luglio 2009 A._ ha impugnato questo decreto dinanzi al Tribunale cantonale dei Grigioni, postulandone il completamento nel senso di riconoscergli un risarcimento delle spese legali pari a fr. 5'944.90 (IVA inclusa)."} -{"id":"3fb73fae-d58b-463d-a8a5-730d29a6c399","text":"Fatti:\nCon decisione del 10 dicembre 2014, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha deciso di non rinnovare il permesso di dimora del cittadino macedone A._ e gli ha assegnato un termine per lasciare la Svizzera. Su ricorso, detta decisione è stata confermata sia dal Consiglio di Stato (1° luglio 2015) che dal Tribunale cantonale amministrativo (25 maggio 2016).\nContro quest'ultima pronuncia, A._ insorge ora in sede federale. Non sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"50c7eaf3-34f5-4149-a655-5bac6b4f5223","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 17 febbraio 2011 C._ e la A._Sagl - che agiva per sé o per una persona da designare - hanno concluso, nella semplice forma scritta, una promessa di compravendita relativa ad un lotto di 200'000 m2 al prezzo di fr. 4'200'000.--. In tale accordo il venditore si obbligava ad ottenere l'edificabilità dei terreni e a urbanizzarli entro il 15 maggio 2011. L'omessa esecuzione di tale obbligo avrebbe comportato la decadenza automatica del contratto e la perdita, da parte del venditore, della caparra (di complessivi euro 75'000.-- e fr. 112'000.--), rispettivamente l'obbligo di versare il doppio della stessa. Il contratto è stato dapprima prorogato e poi sostituito da un contratto di analogo tenore del 16 giugno 2011 ulteriormente prorogato.\nLe trattative si sono rivelate infruttuose. Il 12 agosto 2011 la B._, di cui C._ è il presidente, ha invano chiesto alla A._Sagl la restituzione dei predetti importi di euro 75'000.-- e fr. 112'000.-- che aveva versato a titolo di caparra in vista della sottoscrizione dei contratti di compravendita.\nA.b. La B._ ha quindi convenuto in giudizio la A._Sagl innanzi al Pretore del distretto di Lugano chiedendo di condannare quest'ultima alla restituzione di euro 75'000.- e fr. 112'000.--, oltre interessi. Il Pretore ha accolto la petizione con sentenza 16 luglio 2015 e ha attribuito all'attrice l'importo richiesto, oltre interessi dal 12 agosto 2011, con contestuale rigetto dell'opposizione interposta ai precetti esecutivi notificati alla convenuta.\nB.\nLa II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto con sentenza 16 gennaio 2017 l'appello della A._Sagl. Ha respinto la censura attinente alla carenza di legittimazione attiva dell'attrice, perché era stata quest'ultima ad aver versato gli importi di cui ha chiesto la restituzione. Ha poi ritenuto che l'invocazione della nullità per vizio di forma del precontratto non fosse abusiva. Ha infine escluso che l'attrice non potesse ottenere la restituzione del pagamento in virtù dell', perché, confidando nella validità del contratto e potendosi escludere la volontà di fare una donazione, essa aveva pagato per errore.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 22 febbraio 2017 la A._Sagl postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento delle sentenze di primo e secondo grado e il mantenimento dell'opposizione interposta ai precetti esecutivi. Ha altresì chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria. Dei motivi del ricorso si dirà nei considerandi di diritto.\nLa B._ si è opposta all'emanazione di misure d'urgenza con osservazioni 28 febbraio 2017.\nCon decreto 15 marzo 2017 la Presidente della Corte adita ha conferito effetto sospensivo al ricorso.\nCon istanza datata 14 marzo 2017 la ricorrente ha presentato una richiesta di garanzie nel senso dell' e con scritto 23 marzo 2017 ha trasmesso una serie di documenti concernenti la domanda di assistenza giudiziaria."} -{"id":"0b50d80d-af88-4876-98e7-a6c9486728f5","text":"Fatti:\nA. A.a Lamentando le conseguenze di un infortunio subito agli arti inferiori nel 1991 nell'ambito di un'attività \"Gioventù e Sport\", G._, nato nel 1974, già attivo professionalmente come montatore di impianti sanitari e di riscaldamento, il 22 settembre 1997 ha presentato una domanda di prestazioni dell'assicurazione invalidità (AI). Nel frattempo, l'assicurazione militare ha posto l'interessato al beneficio di una riqualifica professionale come informatico, conclusasi con l'ottenimento del relativo attestato federale di capacità.\nL'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI), con decisione del 9 settembre 2003, preso atto del successo della riqualifica professionale e accertato un grado di invalidità del 17%, manifestamente inferiore al minimo edittale del 40%, ha respinto la domanda di prestazioni AI.\nA.b Accusando gli esiti di una frattura femorale con ulcera (dal 1996) e di una depressione (dal 2005), il 14 dicembre 2006 G._ ha formulato una seconda richiesta di prestazioni AI. Una perizia psichiatrica affidata al dott. B._ (del Centro peritale per le assicurazioni sociali) ha messo in evidenza un disturbo di personalità paranoide (ICD-10: F 60.0) e attestato un'incapacità lavorativa del 100% dal mese di dicembre 2005 a quello di luglio 2007. Dal 17 luglio 2007 (data della visita peritale) l'assicurato è per contro stato ritenuto pienamente abile al lavoro, dal profilo psichiatrico, nella sua attività di tecnico informatico che andava svolta in ambienti tolleranti, scarsamente competitivi e con ritmi tali da consentire pause o cambi di posizione in caso di dolore al ginocchio. Dal profilo somatico, considerati gli impedimenti a inginocchiarsi, a rimanere carponi o a trasportare materiale pesante da un locale all'altro, l'attività di tecnico informatico, così come era stata esercitata fino ad allora, è stata ritenuta totalmente inesigibile dal Servizio X._ e parzialmente inesigibile (50%) dal medico dell'assicurazione militare. Per la stessa attività, esercitabile in un contesto più sedentario, in cui occorreva analizzare i bisogni degli utenti, risolvere i problemi di funzionamento delle postazioni, fornire assistenza e consulenza agli utenti, collaborare con i gestori dei server e della rete, la capacità lavorativa è per contro stata fissata all'80%-100%. Per decisione del 25 febbraio 2008 l'UAI ha così accordato una rendita intera dal 1° dicembre 2006 (trascorso l'anno di carenza legale) al 31 ottobre 2007 (quando il miglioramento perdurava da ormai tre mesi).\nB. Con giudizio del 21 aprile 2009 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, statuendo per giudice unico, ha respinto il ricorso di G._, patrocinato dall'avv. Z._, contro la decisione dell'UAI.\nC. Assistito da T._, l'assicurato è insorto il 19 maggio 2009 (timbro postale) al Tribunale federale, al quale chiede l'annullamento del giudizio cantonale e la concessione di una rendita AI in suo favore.\nL'UAI propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"b92daa61-7433-451f-869a-583ed7c06fe0","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ ha lavorato in Svizzera fino al 2007, da ultimo in qualità di muratore. Con decisione del 27 aprile 2011 l'Ufficio dell'assicurazione per l'invalidità per gli assicurati residenti all'estero (di seguito: UAIE) lo ha posto al beneficio di una rendita intera dell'assicurazione invalidità con effetto dal 1° settembre 2009 corrispondente a un grado d'invalidità del 100%.\nA.b. In seguito a una procedura di revisione d'ufficio, mediante decisione del 15 novembre 2013, l'UAIE ha ridotto al 50% la prestazione erogata a partire dal 1° gennaio 2014. Fondandosi sui rapporti del Servizio medico regionale, in particolare quello del 9 ottobre 2013, a sua volta basato su una perizia del 29 maggio 2012 del dott. B._, specialista FMH in medicina interna generale e reumatologia, completata il 21 giugno 2012 successivo, e su quella del 20 aprile 2012 del dott. C._, specialista FMH in psichiatra e psicoterapia, completata il 20 giugno 2012, l'UAIE ha ritenuto che l'assicurato era in grado di riprendere un'attività lavorativa al 50% come muratore oppure in qualsiasi altra attività lucrativa adeguata al suo stato di salute.\nB.\nSu ricorso dell'assicurato, il Tribunale amministrativo federale, mediante giudizio dell'8 febbraio 2016, lo ha accolto rinviando la causa all'UAIE per nuova decisione ai sensi dei considerandi. Il Tribunale di prima istanza ha in particolare ritenuto che all'assicurato doveva essere riconosciuto almeno il diritto a tre quarti di rendita. Prima di procedere a tale riduzione della prestazione, la causa doveva tuttavia essere rinviata all'UAIE affinché esaminasse, con un complemento istruttorio, se l'assicurato poteva realmente essere reintegrato professionalmente.\nC.\nL'UAIE inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale cui chiede di annullare il suddetto giudizio e, in via principale, di confermare la decisione del 15 novembre 2013, oppure, in via subordinata, di riconoscere il diritto dell'assicurato a una mezza rendita d'invalidità, senza tuttavia opporsi al rinvio della causa per ulteriori accertamenti sulla capacità dell'assicurato di reintegrarsi professionalmente.\nInvitato a pronunciarsi sul ricorso, l'opponente ha chiesto di respingere il ricorso e di essere posto al beneficio di una rendita intera d'invalidità. Il Tribunale amministrativo federale e l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali hanno rinunciato a prendere posizione."} -{"id":"1c230eaa-04d1-412e-a3dc-9c8226b870a2","text":"Fatti:\nA. A._, cittadina bosniaca, si è sposata il 16 dicembre 2000 nel suo paese d'origine con C._, di nazionalità elvetica. Per tal motivo è stata autorizzata, il 15 gennaio 2001, a entrare in Svizzera ed è stata posta al beneficio di un permesso di dimora annuale, regolarmente rinnovato, l'ultima volta fino al 14 gennaio 2006. Il 26 aprile 2002 è stata raggiunta dal figlio B._, nato da un precedente matrimonio; al bambino è stato rilasciato un permesso di identica natura e scadenza di quello della madre.\nB. Il 7 dicembre 2005, A._ ha chiesto il rilascio di un permesso di domicilio per sé e per il figlio B._. Invitata dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino a fornire delucidazioni sulla sua situazione matrimoniale, l'interessata le ha comunicato, il 19 gennaio 2006, che dal 4 aprile 2002 suo marito si trovava in carcere in Ecuador, ove stava scontando una pena di otto anni di reclusione per traffico di stupefacenti. Il 26 luglio 2006 l'autorità ha rifiutato di rilasciare i permessi di domicilio, rispettivamente di rinnovare i permessi di dimora e ha fissato a A._ e al figlio B._ un termine con scadenza al 30 settembre 2006 per lasciare il Cantone. A sostegno del suo rifiuto ha rilevato che la richiedente le aveva sottaciuto fatti essenziali per il mantenimento delle autorizzazioni di soggiorno e che commetteva un abuso di diritto, essendo venuto a mancare lo scopo per il quale il permesso di dimora era stato accordato.\nC. Detta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, il 10 ottobre 2006, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 7 luglio 2007. La Corte ticinese ha rilevato in primo luogo che l'insorgente non aveva mai segnalato, nelle successive domande di rinnovo del permesso di dimora e nella richiesta di rilascio dell'autorizzazione di domicilio, che il consorte era incarcerato all'estero, ledendo in tal modo l'art. 3 cpv. 2 LDDS. A prescindere da ciò, ha giudicato che ella commetteva un chiaro abuso di diritto nel richiamarsi ad un matrimonio contratto per vivere in Svizzera, allorché il proprio coniuge si era durevolmente stabilito all'estero, aggiungendo che i motivi che avevano condotto alla loro separazione non erano determinanti. Riguardo all'annunciato trasferimento del marito in Svizzera al fine di scontarvi il residuo della pena, ha obiettato che, a prescindere dall'effettività del trasferimento, non si poteva pretendere che sospendesse la propria decisione, facendola dipendere da tale circostanza. Rilevato poi che la separazione di fatto dei coniugi si era verificata prima della scadenza del termine quinquennale previsto dalla legge per poter richiedere un permesso di domicilio, la Corte cantonale ha confermato anche il rifiuto di rilasciarle questo tipo di permesso. Infine ha giudicato esigibile il rientro in patria sia dell'interessata sia del figlio, precisando che il bambino, anche se affetto da emofilia A con fattore VIII nella sua forma più grave, vi avrebbe comunque beneficiato di un'assistenza medica e non era in concreto in pericolo di vita.\nD. Il 14 settembre 2007 A._, per sé e in rappresentanza del figlio B._, ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e gli atti rinviati all'autorità inferiore affinché giudichi nuovamente ed ordini all'autorità di prime cure di rilasciare loro un permesso di dimora, rispettivamente di domicilio. Adduce, in sostanza, un accertamento ed un apprezzamento manifestamente errati dei fatti, una violazione del principio della buona fede e di quello della proporzionalità, la disattenzione degli art. 7, 9, 10, 11 LDDS, 7, 8, 9, 10, 13 Cost., 8 CEDU e, infine, degli art. 3 e 24 della Convenzione sui diritti del fanciullo. Allega inoltre diversi documenti al suo gravame, segnatamente due rapporti medici datati 24 agosto 2007 e 7 settembre 2007 relativi alla malattia del figlio e alla situazione medica nel proprio paese nonché copia di una lettera del marito del 26 agosto 2007 con annessa la decisione di rimpatrio della polizia nazionale dell'Ecuador.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è limitato a riconfermarsi nella propria decisione, mentre il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio di questa Corte. L'Ufficio federale della migrazione, allineandosi ai considerandi della sentenza impugnata, postula la reiezione del gravame.\nE. Con decreto presidenziale del 20 settembre 2007 è stata accolta l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel ricorso.\nF. Il 12 dicembre 2007 la ricorrente ha comunicato al Tribunale federale che, come preannunciato, il marito era stato trasferito in Svizzera il 14 settembre 2007 ove beneficiava di un regime di semilibertà. Egli aveva trovato un posto di lavoro e ottenuto un congedo di alcune ore che aveva trascorso con lei; inoltre avevano assieme sottoscritto un contratto di locazione per un nuovo appartamento.\nIl 5 maggio 2008 la ricorrente ha trasmesso ulteriori documenti a questa Corte, segnatamente copia della decisione 23 aprile 2008 con cui la Sezione dell'esecuzione delle pene e delle misure del Dipartimento delle istituzioni ha concesso al marito il beneficio dell'alloggio esterno dal 28 aprile 2008 nonché la dichiarazione sottoscritta da quest'ultimo di vivere con la moglie nell'appartamento coniugale da tale data."} -{"id":"4c314b56-0491-4bdd-91de-5a549716e36a","text":"Fatti:\nA.\nL'avv. A._ è esecutore testamentario nella successione fu C._. È inoltre stato presidente del consiglio di amministrazione della D._ SA, società di cui il defunto era azionista, ed ha svolto l'attività di legale della società stessa e di C._. Nell'ambito dell'amministrazione della successione sono sorti dei contrasti tra l'avv. A._ e E._ nonché B._, figli di C._. Tra le parti è in particolare pendente una causa civile presso la Pretura di Lugano.\nB.\nIl 14 febbraio 2019, E._ ha inviato all'avv. A._ un messaggio di posta elettronica, con copia ad altre persone, nel quale gli rimproverava sostanzialmente di agire in contrasto con la volontà del defunto, di abusare delle funzioni di esecutore testamentario e di organo della società e di danneggiare gli eredi.\nC.\nIn relazione al contenuto di tale messaggio, l'avv. A._ ha presentato il 14 maggio 2019 al Ministero pubblico del Cantone Ticino una querela penale nei confronti di E._ per i reati di calunnia, diffamazione ed ingiuria.\nD.\nCon decisione del 28 ottobre 2019, il Procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere, ritenendo non adempiuti i presupposti oggettivi dei reati prospettati.\nE.\nCon sentenza del 30 aprile 2020, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha respinto un reclamo presentato dall'avv. A._ contro il decreto di non luogo a procedere. La Corte cantonale ha ritenuto che lo scritto di E._ costituiva una critica professionale riferita principalmente all'attività del querelante quale esecutore testamentario e presidente del consiglio di amministrazione della D._ SA, negando una lesione dell'onore protetto penalmente.\nF.\nL'avv. A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 5 giugno 2020 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di riformarla nel senso di accogliere il suo reclamo, di annullare il decreto di non luogo a procedere e di rinviare la causa al Ministero pubblico per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi. Chiede inoltre di porre gli oneri processuali e le ripetibili a carico del querelato. In via subordinata, postula l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio della causa alla Corte cantonale per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale, l'accertamento dei fatti in violazione del diritto e l'eccesso del potere di apprezzamento da parte della Corte cantonale.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"2202ef53-0fa0-44a1-80c2-37659069d415","text":"Fatti:\nA.\nA._ ha venduto a C._ e D._ due fondi situati nel Comune di X._ per il prezzo di fr. 1'600'000.--. Il contratto è stato firmato il 29 agosto 2002 davanti al notaio B._ di Y._, il quale ha fatto iscrivere il trapasso di proprietà nel registro fondiario il 20 settembre 2002.\nDel prezzo pattuito la venditrice ha ricevuto soltanto fr. 200'000.-- il 31 dicembre 2002, fr. 30'000.-- il 17 luglio 2003 e fr. 15'312.50 il 16 dicembre 2005. Le procedure esecutive promosse contro gli acquirenti sono sfociate in attestati di carenza beni per fr. 1'593'590.65 nei confronti di D._ e fr. 1'563'916.70 verso C._. Questi, di professione avvocato, era stato arrestato il 5 maggio 2003 e in seguito condannato per appropriazione indebita e amministrazione infedele commesse ai danni di diversi suoi clienti.\nB.\nRitenendo responsabile il notaio B._ dell'accaduto, A._ gli ha fatto notificare un precetto esecutivo, al quale il debitore si è opposto, e con petizione del 14 maggio 2008 ha chiesto al Pretore di Lugano di condannarlo a pagarle fr. 1'383'742.50 e di rigettare in via definitiva l'opposizione. L'attrice rimproverava al notaio di avere fatto iscrivere il trapasso di proprietà nel registro fondiario senza verificare che il prezzo fosse stato pagato o che fossero state fornite garanzie, di non avere indagato sulla volontà delle parti a tale riguardo e di non averla informata sui rischi che comportava un'operazione immobiliare del genere. Il convenuto ha eccepito la prescrizione e negato ogni sua responsabilità.\nIl Pretore ha respinto l'azione con sentenza del 7 febbraio 2012. L'appello che ne è seguito è stato respinto dalla II Camera civile del Tribunale di appello ticinese il 4 luglio 2013.\nC.\nA._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile dell'11 settembre 2013. Chiede l'annullamento della sentenza cantonale, la condanna del notaio B._ a pagarle fr. 1'383'742.50, oltre agli interessi, il rigetto definitivo dell'opposizione al precetto esecutivo nonché il carico alla parte soccombente di spese e ripetibili d'appello e della procedura federale. Il convenuto propone di respingere il ricorso con risposta del 17 ottobre 2013.\nLe parti hanno confermato le rispettive posizioni con un secondo scambio di scritti, nell'ambito del quale il convenuto ha ritirato la richiesta di garanzia per le ripetibili che aveva formulato con la risposta."} -{"id":"1443e8dc-dbf9-4374-9150-0d68e230c6b3","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con decisioni del 6 gennaio 2012 l'Ufficio assicurazione invalidità del Cantone Ticino (di seguito UAI) ha riconosciuto ad A._, nata nel 1978, da ultimo attiva come infermiera, il diritto a una rendita intera d'invalidità dal 1° giugno 2006 limitatamente al 31 marzo 2007, rispettivamente il diritto a tre quarti di rendita d'invalidità dal 1° marzo 2009, a dipendenza di affezioni di natura cardiaca, psichiatrica e neurologica.\nA.b. La revisione avviata d'ufficio nell'estate 2012 ha constatato una situazione sostanzialmente invariata, con la conseguente pronuncia dell'UAI del 12 ottobre 2012 di continuazione del diritto a tre quarti di rendita d'invalidità.\nA.c. Nell'ambito di una seconda revisione promossa d'ufficio nell'ottobre 2014, la ricorrente ha lamentato un peggioramento della situazione valetudinaria a causa di persistenti dolori alla schiena. L'UAI ha esperito gli accertamenti medico-amministrativi del caso, che hanno permesso di concludere per un miglioramento dello stato di salute e la conseguente riduzione del diritto a mezza rendita d'invalidità a far tempo dal 1° dicembre 2017, pronunciata dall'UAI con decisione del 27 ottobre 2017.\nB.\nCon ricorso del 29 novembre 2017 A._ si è rivolta al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino al quale ha chiesto, in via principale, di riconoscerle una rendita di tre quarti e, in via subordinata, di rinviare gli atti all'UAI per ulteriori accertamenti.\nCon giudizio del 25 ottobre 2018 la Corte cantonale ha respinto il gravame.\nC.\nA._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in data 30 novembre 2018 (timbro postale), chiedendo in via principale la conferma del diritto a tre quarti di rendita d'invalidità e, in via subordinata, la trasmissione dell'incarto all'autorità inferiore per nuova decisione."} -{"id":"1e279408-6573-472a-8028-2dd5cd1dcf4f","text":""} -{"id":"d77005fd-95ff-4fdd-904f-bc917a6bc8ef","text":""} -{"id":"11da2dda-bd26-4cf3-8041-e28c5fd3e446","text":"Fatti:\nA.\nCon decreto d'accusa del 2 novembre 2015 il Procuratore pubblico (PP) ha riconosciuto A._ autore colpevole di abuso della licenza e delle targhe, per avere a X._, il 12 agosto 2015, detenuto e alterato delle targhe di controllo, applicandole abusivamente alla propria autovettura. Ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere di fr. 80.-- ciascuna, per complessivi fr. 2'400.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, alla multa di fr. 300.-- e al pagamento degli oneri processuali.\nB.\nIl decreto d'accusa è stato spedito il 2 novembre 2015 per invio postale raccomandato all'imputato, che non lo ha tuttavia ritirato entro il periodo di giacenza presso l'ufficio postale, scadente il 10 novembre 2015. L'invio è quindi ritornato al Ministero pubblico che, il 13 novembre 2015, ha trasmesso all'imputato mediante posta semplice una copia per conoscenza del decreto d'accusa. A._ ha presentato un'opposizione il 23 novembre 2015, sicché gli atti sono stati trasmessi dal Ministero pubblico alla Pretura penale per il dibattimento.\nC.\nDopo avere concesso all'imputato la possibilità di esprimersi sulla tempestività dell'opposizione, con decreto del 27 gennaio 2016 il Presidente della Pretura penale l'ha dichiarata irricevibile, siccome tardiva.\nD.\nContro la decisione pretorile, A._ ha adito la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), che con sentenza del 16 marzo 2016 ha respinto il reclamo. La Corte cantonale ha ritenuto conforme al diritto la decisione di primo grado, confermandola.\nE.\nA._ impugna questo giudizio con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di riformarlo nel senso di annullare la decisione pretorile, di dichiarare tempestiva l'opposizione al decreto di accusa e di indire il dibattimento. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale, in particolare dell'.\nF.\nLa Corte dei reclami penali e il Presidente della Pretura penale si rimettono al giudizio del Tribunale federale, mentre il PP postula la reiezione del ricorso."} -{"id":"c98be702-54b1-466c-9e77-0d21e8ac2032","text":""} -{"id":"f14f0949-b716-4544-b9f3-8a4c0f580701","text":""} -{"id":"699a1868-d078-49aa-8a32-3430bae82f52","text":"Fatti:\nA.\nA._, nato nel 1968, ha lavorato in Svizzera in qualità di frontaliere dal 1987, da ultimo presso la B._ SA a Novazzano fino al 10 aprile 2014, quando ha dovuto interrompere il suo lavoro per motivi di salute. Il suo salario ammontava nel 2014 a fr. 20.29 all'ora, pari a fr. 46'422.10 annui. Con decisione del 25 gennaio 2017 l'Ufficio dell'assicurazione per l'invalidità per gli assicurati residenti all'estero (UAIE) ha posto l'interessato al beneficio di una rendita intera d'invalidità limitata nel tempo dal 1° aprile al 31 dicembre 2015, stabilendo a partire da questa data una perdita di guadagno del 36%, insufficiente per avere diritto a una rendita d'invalidità.\nB.\nSu ricorso dell'assicurato, il Tribunale amministrativo federale, mediante giudizio del 7 gennaio 2019, lo ha accolto rinviando la causa all'UAIE per nuova decisione ai sensi dei considerandi. Il Tribunale di prima istanza ha in particolare ritenuto che il calcolo della perdita di guadagno subita dall'interessato dopo il 31 dicembre 2015 come effettuato dall'UAIE non era corretto. Tenuto conto del fatto che il salario da valido dell'interessato era sensibilmente inferiore alla media dei salari erogati nel suo settore di attività, il salario da invalido doveva essere anch'esso ridotto nella stessa misura (sulla base del cosiddetto \"parallelismo dei redditi\", sulla nozione si rinvia alla parte in diritto). Non potendo tuttavia stabilire a quale settore di attività si poteva attribuire la B._ SA (settore della metallurgia, fabbricazione di prodotti in metallo o a quello della fabbricazione di macchinari e apparecchiature), un complemento istruttorio si rendeva necessario, da cui il rinvio della causa all'UAIE per nuova decisione. Infatti, a seconda del settore di attività, l'interessato poteva avere diritto dopo il 31 dicembre 2015 a un quarto di rendita oppure a una mezza rendita d'invalidità.\nC.\nL'UAIE inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale cui chiede di annullare il suddetto giudizio e di confermare la decisione del 25 gennaio 2017.\nInvitato a pronunciarsi sul ricorso, l'opponente ha chiesto di respingere il ricorso."} -{"id":"67898b7f-c1ce-436b-808c-09db594e4a4b","text":"Fatti:\nA.\nCon atto di accusa del 22 gennaio 2015 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha promosso l'accusa dinanzi alla Corte penale del Tribunale penale federale (TPF) nei confronti, tra gli altri, di B._, per i titoli di ripetuto riciclaggio di denaro aggravato, usura, conseguimento fraudolento di una falsa attestazione e ripetuta infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti.\nB.\nDopo lo svolgimento del pubblico dibattimento, con sentenza del 29 agosto 2016, intimata alle parti il 26 luglio 2017, la Corte penale del TPF ha disposto l'abbandono del procedimento penale per il titolo di ripetuto riciclaggio di denaro aggravato e per una fattispecie concernente l'imputazione di usura, prosciogliendolo poi da tutti i restanti capi di accusa. La Corte penale del TPF ha posto le spese procedurali a carico della Confederazione ed ha fissato in fr. 191'682.60 la retribuzione del difensore d'ufficio, importo pure a carico della Confederazione. Ha infine riconosciuto all'imputato prosciolto un indennizzo di fr. 98'572.--, oltre interessi del 5 % dal 19 maggio 2016, per le spese legali precedenti la nomina del difensore d'ufficio e di fr. 130'000.--, oltre interessi del 5 % dal 10 aprile 2009, a titolo di riparazione del torto morale.\nC.\nB._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 14 settembre 2017 al Tribunale federale, chiedendo di annullare il dispositivo sull'indennità e di riconoscergli un importo di fr. 213'600.--, oltre interessi del 5 % dal 5 gennaio 2006, a titolo di riparazione del torto morale per la carcerazione preventiva subita, di fr. 13'200.--, oltre interessi del 5 % dal 18 maggio 2008, quale riparazione del torto morale per le misure sostitutive della carcerazione e di fr. 153'231.17, oltre interessi del 5 % dal 14 febbraio 2007, per il risarcimento delle spese di patrocinio prima della nomina del difensore d'ufficio. In via subordinata chiede l'annullamento del dispositivo impugnato e il rinvio degli atti alla precedente istanza per un nuovo giudizio sull'ammontare dell'indennizzo e della riparazione del torto morale. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto di essere sentito, del divieto dell'arbitrio e dell'.\nD.\nLa Corte penale del TPF si riconferma nella propria sentenza e si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il MPC comunica di rinunciare a presentare osservazioni al ricorso."} -{"id":"2e448801-0a4b-4b3a-8e7d-8e0e987cc799","text":""} -{"id":"1b9c1418-ff1a-491f-93ac-324a15a237e3","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Interpol Roma ha chiesto, con messaggi del 29 giugno e del 23 luglio 2002, l'arresto provvisorio ai fini estradizionali del cittadino italiano X._, residente nel Cantone Ticino. Con nota diplomatica del 5 settembre 2002 l'Ambasciata d'Italia a Berna ha chiesto alla Svizzera l'estradizione di X._. La domanda si fonda su un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 14 maggio 2002 dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Vicenza per i reati di associazione a delinquere e truffa.\nL'Ufficio federale di giustizia (UFG), dopo aver accertato che contro l'interessato era stato avviato un procedimento penale nel Cantone Ticino per gli stessi fatti citati nella domanda italiana, ha chiesto, il 13 settembre 2002, al Ministero pubblico del Cantone Ticino di esprimersi in merito. Con lettera del 2 ottobre 2002 all'UFG il Procuratore pubblico ticinese (PP) ha rilevato che i fatti sono analoghi a quelli perseguiti all'estero e ha invitato l'UFG a trasmettere all'Autorità italiana la richiesta di assumere il perseguimento penale. Il 4 ottobre 2002 l'UFG ha emesso un mandato di arresto ai fini estradizionali nei confronti dell'interessato: quest'ultimo, liberato contro cauzione, si è opposto all'estradizione.\nL'Ufficio federale di giustizia (UFG), dopo aver accertato che contro l'interessato era stato avviato un procedimento penale nel Cantone Ticino per gli stessi fatti citati nella domanda italiana, ha chiesto, il 13 settembre 2002, al Ministero pubblico del Cantone Ticino di esprimersi in merito. Con lettera del 2 ottobre 2002 all'UFG il Procuratore pubblico ticinese (PP) ha rilevato che i fatti sono analoghi a quelli perseguiti all'estero e ha invitato l'UFG a trasmettere all'Autorità italiana la richiesta di assumere il perseguimento penale. Il 4 ottobre 2002 l'UFG ha emesso un mandato di arresto ai fini estradizionali nei confronti dell'interessato: quest'ultimo, liberato contro cauzione, si è opposto all'estradizione.\nB. Contro lo scritto del PP X._ si è aggravato dinanzi al Giudice dell'istruzione e dell'arresto del Cantone Ticino (GIAR) il quale, con giudizio del 22 ottobre 2002, ha rilevato che, per le domande di assunzione del procedimento penale è competente l'UFG e che la lettera del PP non costituirebbe pertanto una decisione suscettibile di reclamo; quest'ultimo è stato quindi dichiarato irricevibile.\nB. Contro lo scritto del PP X._ si è aggravato dinanzi al Giudice dell'istruzione e dell'arresto del Cantone Ticino (GIAR) il quale, con giudizio del 22 ottobre 2002, ha rilevato che, per le domande di assunzione del procedimento penale è competente l'UFG e che la lettera del PP non costituirebbe pertanto una decisione suscettibile di reclamo; quest'ultimo è stato quindi dichiarato irricevibile.\nC. X._ impugna la decisione del GIAR con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. In via preliminare chiede di concedere effetto sospensivo al ricorso, di sospendere l'esecuzione della domanda del PP e di ordinare all'UFG di non emanare nessuna decisione neppure per ciò che concerne la domanda di estradizione. Al ricorso è stato concesso effetto sospensivo in via supercautelare.\nC. X._ impugna la decisione del GIAR con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. In via preliminare chiede di concedere effetto sospensivo al ricorso, di sospendere l'esecuzione della domanda del PP e di ordinare all'UFG di non emanare nessuna decisione neppure per ciò che concerne la domanda di estradizione. Al ricorso è stato concesso effetto sospensivo in via supercautelare.\nD. Il GIAR rinvia alla propria decisione, il PP chiede di confermarla mentre l'UFG propone di non esaminare nel merito il ricorso poiché privo di oggetto."} -{"id":"21e757ca-e429-4b34-8d79-3d7427cf575c","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A._, B._ e C._ sono comproprietari ad Ascona, nella zona del nucleo tradizionale, del fondo part. n. xxx, su cui sorge una casa d'abitazione con tetto a falde. Senza chiedere né ottenere un'autorizzazione, essi hanno realizzato nella falda sud del tetto una terrazza di 5,30 m per 3,10 m. Il Municipio di Ascona, preso atto dell'intervento edilizio in seguito a un accertamento dell'Ufficio tecnico comunale, ha ingiunto il 27 marzo 2002 ai proprietari di presentare una domanda di costruzione in sanatoria. La domanda, trattata secondo la procedura della notifica e acquisito il preavviso negativo della Commissione comunale del nucleo, è stata respinta il 18 settembre 2002 dal Municipio, che ha nel contempo ordinato agli istanti di ripristinare la situazione precedente. Adito dai proprietari, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha ritenuto che l'intervento non era di importanza secondaria e non poteva quindi beneficiare della procedura semplificata della notifica; ha di conseguenza annullato il 20 novembre 2002 la risoluzione municipale e rinviato gli atti all'autorità comunale per una nuova decisione, da prendere nell'ambito della procedura edilizia ordinaria.\nA. A._, B._ e C._ sono comproprietari ad Ascona, nella zona del nucleo tradizionale, del fondo part. n. xxx, su cui sorge una casa d'abitazione con tetto a falde. Senza chiedere né ottenere un'autorizzazione, essi hanno realizzato nella falda sud del tetto una terrazza di 5,30 m per 3,10 m. Il Municipio di Ascona, preso atto dell'intervento edilizio in seguito a un accertamento dell'Ufficio tecnico comunale, ha ingiunto il 27 marzo 2002 ai proprietari di presentare una domanda di costruzione in sanatoria. La domanda, trattata secondo la procedura della notifica e acquisito il preavviso negativo della Commissione comunale del nucleo, è stata respinta il 18 settembre 2002 dal Municipio, che ha nel contempo ordinato agli istanti di ripristinare la situazione precedente. Adito dai proprietari, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha ritenuto che l'intervento non era di importanza secondaria e non poteva quindi beneficiare della procedura semplificata della notifica; ha di conseguenza annullato il 20 novembre 2002 la risoluzione municipale e rinviato gli atti all'autorità comunale per una nuova decisione, da prendere nell'ambito della procedura edilizia ordinaria."} -{"id":"15f61751-62ce-469c-ace7-4d7adf0ea9db","text":"Fatti:\nA.\nIl 31 maggio 2017 A._, nato nel 1954, direttore di X._ SA, ha informato la Generali Assicurazioni Generali SA (di seguito: la Generali) di aver subito un infortunio il 18 febbraio 2017. Egli ha riferito all'assicuratore che il 18 febbraio 2017, pur portando gli scarponi, è scivolato sul ghiaccio ed è caduto, sbattendo gomito e spalla sinistra. La Generali ha assunto il caso e corrisposto le prestazioni di legge. Con decisione del 13 febbraio 2018, confermata su opposizione l'11 ottobre 2018, la Generali ha dichiarato estinto il proprio obbligo a versare prestazioni dal 1° settembre 2017.\nB.\nIl 5 marzo 2019 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede in via principale l'accoglimento del ricorso e l'ammissione del nesso causale tra l'infortunio e le affezioni alla spalla. In via subordinata postula il rinvio della causa alla Corte cantonale per l'eventuale esperimento di una perizia.\nChiamati a pronunciarsi la Generali propone la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"a7927d42-aae1-4142-9a9e-e26ff6777b4d","text":"Fatti:\nA.\nA._ e B._ sono comproprietari della particella yyy di X._, ubicata sulla riva del lago Ceresio, in località Z._. Il fondo di 2051 m2, dei quali 1745 inedificabili, ospita un ristorante. Il 12 gennaio 2012 il Consiglio comunale ha adottato la revisione del piano regolatore, assegnando, per quanto qui interessa, la citata particella alla zona residenziale a lago RL, alla quale si sovrappone quella della protezione della riva, gravandola inoltre da linee di arretramento di 5 m dal demanio e dall'area pubblica. L'art. 21 delle norme di attuazione del piano regolatore precisa che la distanza minima dalla riva del lago dev'essere rispettata per qualsiasi intervento.\nB.\nL'11 dicembre 2013 il Consiglio di Stato ha approvato la revisione del piano regolatore e la zona RL. In applicazione della legislazione federale concernente lo spazio per le acque stagnanti, l'ha tuttavia rifiutata riguardo alla linea di arretramento dal lago in corrispondenza della particella yyy, ritenendo che non si è in presenza di una zona densamente edificata. Ha quindi ordinato al Comune di elaborare una variante che determini lo spazio riservato alle acque stagnanti, ricordando che in attesa della sua adozione valgono le specifiche disposizioni transitorie, che prevedono uno spazio di 20 m. Adito dai comproprietari, con giudizio del 9 dicembre 2015 il Tribunale cantonale amministrativo, stabilito che qualora il Comune intenda riproporre una distanza ridotta da dette acque dovrà motivare tale scelta, ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ e B._ presentano un ricorso al Tribunale federale. Chiedono di annullarla e di inserire il loro fondo in zona residenziale a lago, conformemente alla decisione del 12 gennaio 2012 del Consiglio comunale.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"20609166-bca0-4c3c-9ccd-863761eb16c6","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Nelle procedure esecutive promosse da B._ e C._ contro A._ per l'incasso di fr. 3'036.-- e fr. 66'650.-- oltre interessi (esecuzioni che interessano anche i creditori Banca D._ e l'Associazione E._), l'Ufficio di esecuzione di Lugano ha pignorato le unità di proprietà per piani n. 24960 di 70 \/ 1000e n. 24962 di 130 \/ 1000 della particella n. 708 RFD di X._, attribuendo alle stesse un valore di stima di complessivi fr. 410'000.--.\nA.b. Il 4 ottobre 2019 l'Ufficio di esecuzione di Mendrisio (UE) ha pubblicato l'avviso d'asta per il 21 gennaio 2020, indicando un valore di stima peritale di complessivi fr. 280'000.-- risultante da una perizia del 28 agosto 2019. Il 3 dicembre 2019 l'UE ha depositato le condizioni d'asta e l'elenco oneri.\nMediante ricorso 13 gennaio 2020 A._ ha chiesto di rimandare l'asta pubblica e di procedere a una nuova perizia dei fondi.\nDopo aver concesso l'effetto sospensivo e annullato l'asta prevista per il 21 gennaio 2020, con decisione 16 marzo 2020 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha parzialmente accolto il ricorso ordinando all'UE di fissare nuovamente l'asta dando dapprima la possibilità a eventuali interessati di visitare i fondi da realizzare, ma ha ritenuto tardiva la richiesta di procedere a una nuova perizia.\nCon sentenza 5A_334\/2020 dell'11 maggio 2020 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da A._ contro la decisione cantonale 16 marzo 2020.\nA.c. In data 3 novembre 2020 l'UE ha comunicato agli interessati di aver ricevuto un'offerta di fr. 528'591.--, superiore al valore di stima, per l'acquisto a trattative private dei due fondi in blocco e ha assegnato loro un termine di dieci giorni per formulare il consenso o l'opposizione al modo di realizzazione proposto. Con scritto 12 novembre 2020 A._ si è opposto all'offerta, reputandola troppo bassa rispetto al valore di mercato, e si è detto \" molto curioso di visionare la \"nuova\" perizia sulla base della quale si fonda l'offerta \".\nCon decisione 18 novembre 2020 l'UE ha comunicato a A._ di doversi discostare dalla sua opposizione e di intendere procedere alla vendita a trattative private dei fondi, l'offerta di fr. 528'591.-- essendo superiore al valore di stima di complessivi fr. 375'998.05 risultante dalla nuova valutazione dell'8 settembre 2020 (che ha di fatto aggiornato quella del 28 agosto 2019), e ha allegato tale nuova valutazione.\nMediante ricorso 25 novembre 2020 A._ ha chiesto di ordinare la realizzazione dei fondi tramite asta pubblica dopo l'allestimento di una nuova valutazione peritale indipendente.\nDopo aver concesso l'effetto sospensivo, con sentenza 8 febbraio 2021 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello, quale autorità di vigilanza, ha parzialmente accolto il ricorso invitando l'UE a indire un'asta pubblica, ma ha dichiarato inammissibile, siccome tardiva, la richiesta di nuova perizia.\nB.\nCon ricorso 16 febbraio 2021 A._ ha impugnato la sentenza cantonale 8 febbraio 2021 dinanzi al Tribunale federale, chiedendo in sostanza di accogliere la sua richiesta di nuova perizia. Il ricorrente ha anche chiesto la concessione dell'assistenza giudiziaria e la nomina di un patrocinatore d'ufficio.\nMediante ulteriore scritto 19 febbraio 2021 il ricorrente ha segnatamente chiesto di conferire effetto sospensivo al suo ricorso in via supercautelare, dato che nel frattempo l'UE ha fissato l'asta pubblica per il 1° luglio 2021. Con decreto 1° marzo 2021 tale istanza è stata respinta.\nNon sono state chieste determinazioni. Il 25 febbraio 2021 B._ ha prodotto delle osservazioni spontanee."} -{"id":"201ce102-6911-4081-b18e-8b9f4ae430d2","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 26 gennaio 2001 il Presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano ha riconosciuto M._ e P._ colpevoli di truffa mancata; secondo il Giudice, al fine di procacciarsi un indebito profitto essi avevano in correità simulato a Mezzovico, la notte del 17 agosto 1991, un incidente della circolazione, provocando l'incendio delle due loro automobili: l'Alfa Romeo condotta da P._ e la Ferrari \"replica\" condotta da M._. Sempre secondo il Giudice, essi avevano poi annunciato il preteso sinistro alle loro assicurazioni, ingannandone astutamente i funzionari, per indurli ad atti pregiudizievoli al patrimonio delle compagnie; in particolare, M._ aveva fatto valere verso X._ Assicurazioni una pretesa d'indennizzo di fr. 93'000.-- per il veicolo e di fr. 66'315.-- per la merce contenutavi e andata distrutta nell'incendio, e chiesto alla propria assicurazione Y._ la copertura casco relativa alla Ferrari \"replica\".\nEntrambi gli accusati sono stati condannati alla pena di sei mesi di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, e al versamento in solido alla parte civile X._ Assicurazioni di un risarcimento di fr. 16'378.--; Y._ Assicurazioni, pure parte civile, è stata rinviata al foro civile. L'accusa di sviamento della giustizia nei confronti degli imputati è stata stralciata per intervenuta prescrizione dell'azione penale; infine, P._ è stato sottoposto, per il periodo di sospensione condizionale, al patronato penale.\nEntrambi gli accusati sono stati condannati alla pena di sei mesi di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, e al versamento in solido alla parte civile X._ Assicurazioni di un risarcimento di fr. 16'378.--; Y._ Assicurazioni, pure parte civile, è stata rinviata al foro civile. L'accusa di sviamento della giustizia nei confronti degli imputati è stata stralciata per intervenuta prescrizione dell'azione penale; infine, P._ è stato sottoposto, per il periodo di sospensione condizionale, al patronato penale.\nB. La Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP), adita da M._, ne ha respinto, in quanto ammissibile, il ricorso. Essa non ha ravvisato vizi essenziali di procedura, segnatamente nel fatto che il Presidente della Corte del merito aveva fondato il suo giudizio anche sulle perizie agli atti, e ha ritenuto non arbitrari l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove del primo Giudice.\nB. La Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP), adita da M._, ne ha respinto, in quanto ammissibile, il ricorso. Essa non ha ravvisato vizi essenziali di procedura, segnatamente nel fatto che il Presidente della Corte del merito aveva fondato il suo giudizio anche sulle perizie agli atti, e ha ritenuto non arbitrari l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove del primo Giudice.\nC. M._ impugna con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale questo giudizio chiedendo di annullarlo. Chiede pure di annullare la sentenza del Presidente della Corte delle assise correzionali. Il ricorrente fa valere una violazione del diritto di essere sentito, di norme procedurali, del principio \"in dubio pro reo\" e del divieto dell'arbitrio. Delle motivazioni si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nLa CCRP rinuncia a presentare osservazioni, mentre il PP e X._ Assicurazioni non hanno risposto."} -{"id":"bab2dbcb-1f13-43c4-9af3-41156dc8e482","text":"Fatti:\nA.\nB._ è stato alle dipendenze, in veste di responsabile della rete di vendita dei prodotti, della C._ Sagl, di cui all'epoca dei fatti in giudizio A._ era socio e presidente della gerenza. Il 16 maggio 2011 egli è stato licenziato con effetto immediato. Il 19 agosto successivo ha presentato una querela nei confronti segnatamente di A._ per titolo di diffamazione, subordinatamente calunnia e ingiuria, per aver riferito in diverse occasioni ai clienti e ai dipendenti che il licenziamento fosse da ricondurre a comportamenti scorretti e perfino illeciti del querelante e per aver affermato anche che avrebbe rubato e commesso delle appropriazioni indebite a danno della società.\nB.\nCon sentenza del 7 maggio 2015 il Giudice della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di diffamazione in relazione a due dei tre capi d'imputazione per questo titolo di reato, prosciogliendolo dal terzo, nonché dall'accusa di coazione. Oltre alla pena pecuniaria, sospesa condizionalmente, e alla multa, lo ha condannato al versamento di un indennizzo a favore dell'accusatore privato.\nC.\nAdita da A._, con sentenza del 2 ottobre 2016 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha accolto parzialmente il suo appello. Constatata la crescita in giudicato delle assoluzioni pronunciate in prima istanza per assenza di impugnazione, lo ha prosciolto dall'accusa di diffamazione con riguardo a uno dei due episodi ritenuti dal giudice di prime cure. Per contro, ha confermato la sua condanna a questo titolo, avendo A._ durante un incontro con D._, avvenuto dopo il 24 maggio 2011, incolpato e reso sospetto B._ di avere rubato o di essersi appropriato di merce e soldi. Gli ha quindi inflitto una pena pecuniaria di 5 aliquote giornaliere di fr. 250.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni. Lo ha inoltre condannato a pagare all'accusatore privato un indennizzo giusta l'.\nD.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando, con protesta di spese e ripetibili, la riforma della sentenza della CARP nel senso che egli sia prosciolto dall'imputazione di diffamazione per quanto detto in occasione dell'incontro con D._, che gli sia assegnata un'indennità di complessivi fr. 6'500.-- fondata sull', che all'accusatore privato non sia riconosciuto alcun indennizzo e che gli oneri processuali della sede cantonale siano posti a carico del Cantone Ticino.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"40e10d9f-7b74-4165-afdd-9e3a97d380c8","text":"Fatti:\nA.\nIl 7 maggio 2015 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato il permesso di dimora UE\/AELS di cui A._, cittadina italiana (1949), era titolare dall'aprile 2014. Questa decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato (4 novembre 2015), poi dal Tribunale cantonale amministrativo (9 gennaio 2017) e, infine, dal Tribunale federale (sentenza 2C_205\/2017 del 12 giugno 2018). L'istanza di revisione esperita contro quest'ultimo giudizio è stata respinta dal Tribunale federale il 10 agosto 2018 (sentenza 2F_12\/2018).\nIn seguito ad un iter che non occorre qui evocare, A._ ha presentato il 10 settembre 2018 una nuova domanda volta al rilascio di un (nuovo) permesso di dimora UE\/AELS. L'istanza è stata respinta dalla Sezione della popolazione il 10 ottobre 2018. Il 13 novembre successivo A._ si è rivolta al Tribunale d'appello per contestare questo giudizio, chiedendo nel contempo con due istanze separate la ricusa del Consiglio di Stato e del Tribunale cantonale amministrativo.\nB.\nCon sentenza del 12 dicembre 2018 il Tribunale cantonale amministrativo ha in primo luogo respinto, in quanto ammissibili, le istanze di ricuse di sé stesso e del Consiglio di Stato. Ha poi dichiarato inammissibile per mancato esaurimento delle vie di ricorso il gravame esperito contro la decisione del 10 ottobre 2018 e ha, di conseguenza, trasmesso gli atti al Consiglio di Stato per competenza e per decisione nel merito. Infine, ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria dell'insorgente e ha posto a suo carico le spese processuali.\nC.\nIl 30 gennaio 2019 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso con cui chiede che, previo conferimento dell'effetto sospensivo allo stesso, il Consiglio di Stato e il Tribunale cantonale amministrativo siano ricusati e che la sentenza del 12 dicembre 2018 sia annullata. Domanda inoltre di essere esentata dal dovere pagare spese processuali.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"2254ddf9-6664-4f89-a54f-5e3560741cde","text":"Fatti:\nA.\nIl 24 aprile 2013 il Procuratore pubblico (PP) ha avviato un'inchiesta nei confronti di A._ e, il giorno seguente, contro B._ (al riguardo vedi causa 1B_190\/2013 pure decisa in data odierna), per infrazioni alla LStup (RS 812.121), segnatamente per l'ipotesi di vendita al dettaglio di marijuana e cocaina, singolarmente e in correità tra i due. Nell'ambito del procedimento contro A._, il 7 maggio 2013 il Procuratore pubblico (PP) ha chiesto al Giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC) di approvare l'ordine di sorveglianza di sei collegamenti di telefonia mobile intestati a cinque persone, con richiesta di dati retroattivi da differenti date, ai sensi dell'. Ciò allo scopo di poter identificare gli acquirenti, correi e fornitori del traffico litigioso di sostanze stupefacenti.\nB.\nCon decisione del 10 maggio 2013 il GPC, statuendo quale autorità di approvazione in materia di sorveglianza postale e delle telecomunicazioni secondo l', ha negato la proporzionalità della misura richiesta e ritenuto violato il principio di sussidiarietà. Non ha quindi approvato le postulate sorveglianze telefoniche.\nC.\nAvverso questa decisione il Ministero pubblico (MP) presenta un ricorso \"ex art. 93 e 95 LTF\" al Tribunale federale. Chiede che la domanda di sorveglianza sia approvata.\nIl GPC, precisato che si tratta di un'inchiesta per infrazione semplice alla LStup, si rimette al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"f97d3605-6208-49d6-bfcd-f1c16b58975b","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietario di un edificio, censito come stalla, sito nel nucleo di Intragna (particelle www e xxx). La facciata sud, che presenta un'apertura, è posta sul confine con il fondo yyy appartenente a B._ e C._. Su quest'ultimo fondo (lato nord), a una distanza di 40 cm dalla citata facciata, sorge un muro in pietra, lungo circa 9.00 m e alto circa 5.00 m. Con petizione del 23 dicembre 1985 A._ aveva chiesto alla Pretura di Locarno-Campagna di ingiungere al precedente proprietario del fondo confinante di abbattere questo muro, siccome ricostruito \"ex novo\", salvo una piccola parte centrale. Con sentenza del 30 novembre 1988 il Pretore ha respinto la petizione, giudizio confermato dalla I Camera civile del Tribunale d'appello con sentenza del 2 giugno 1989, la quale ha accertato che il muro, come stabilito dal perito, era stato interamente rifatto, ad eccezione di una ridotta parte centrale in basso, in due fasi distinte, ossia dal 1973-1974, rispettivamente nel 1979.\nB.\nIl 6 dicembre 1998 A._ ha chiesto al Municipio di ordinare la demolizione del muro, siccome ricostruito abusivamente negli anni '70. Il 15 giugno 2000, accertato che il manufatto non era stato oggetto di un permesso edilizio, l'Esecutivo comunale ne ha ordinato la demolizione, ordine annullato il 5 settembre 2000 dal Consiglio di Stato. Il 24 novembre 2011 il Municipio ha rilasciato alle vicine una licenza edilizia, parzialmente in sanatoria, per la demolizione di un altro muro in mattoni, costruito sul lato est del loro fondo nel 1979-1980, a confine con la sottostante particella zzz. Il 28 marzo 2012 il Governo ha confermato la decisione municipale, ritenendo tuttavia che la demolizione del muro realizzato sul lato nord dalla facciata dell'immobile dell'insorgente esulasse dal procedimento.\nC."} -{"id":"018d474d-7773-49ed-a6c0-4d7aa4b9628e","text":""} -{"id":"90e32ecb-c813-4668-b53f-87b130d47b5f","text":"Fatti:\nA.\nLa B._ SA ha per scopo [...]. Essa è stata fondata dai fratelli A.A._ e C.A._, che hanno sottoscritto 70 rispettivamente 30 azioni ciascuno, per un valore nominale complessivo di fr. 100'000.--.\nNell'elenco titoli allegato alla dichiarazione d'imposta 2012, i coniugi A.A._ e D._ hanno attribuito alle 70 azioni della B._ SA il valore di fr. 70'000.--. Con decisione del 1° ottobre 2014, relativa al periodo fiscale 2012, l'ufficio di tassazione ha commisurato il valore della partecipazione in fr. 1'799'000.--, pari a fr. 25'700.-- per azione.\nB.\nIl reclamo interposto da A.A._ contro tale valutazione il 29 ottobre 2014, denunciando in particolare un'errata applicazione della circolare n. 28 del 28 agosto 2008 concernente la valutazione dei titoli non quotati (consultabile al sito www.steuerkonferenz.ch, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2008), è stato respinto l'8 giugno 2016.\nLa decisione su reclamo è stata a sua volta confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 16 novembre 2016.\nC.\nIl 21 dicembre 2016, A.A._ ha impugnato quest'ultimo giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico e con ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale, chiedendo: in via principale e in riforma del giudizio impugnato, che il valore di ciascuna azione della B._ SA, ai fini della tassazione 2012, sia fissato in fr. 7'893.--; in via subordinata, che il giudizio impugnato sia annullato e l'incarto rinviato all'autorità cantonale per nuova decisione.\nIn corso di procedura, il fisco ticinese e la Corte cantonale hanno domandato che, nella misura in cui sia ammissibile, il ricorso sia respinto. Dopo avere preso atto delle osservazioni dell'autorità fiscale, il ricorrente ha quindi ribadito le proprie conclusioni."} -{"id":"6a6e02e0-e72f-4ddc-ba7c-035b87defb65","text":"Fatti:\nA.\nIl 5 febbraio 2015 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro (Italia) ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata in seguito, nel quadro di un procedimento penale aperto nei confronti di B._, A.A._ e altri per titolo di associazione per delinquere al fine del trasferimento illecito all'estero di dipinti di interesse artistico e storico in assenza di attestati di libera circolazione e\/o licenze di esportazione (art. 174 Decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42). Si tratta in particolare di un dipinto olio su tela (61 x 46.5 cm con una cornice in legno dorato) raffigurante il \"Ritratto di Isabella d'Este\", attribuito secondo la rogatoria a Leonardo da Vinci e comunque opera pittorica risalente ai primi decenni del XVI secolo. L'autorità estera ha chiesto di dare seguito a due decreti di sequestro dell'opera, uno preventivo, non impugnato, e l'altro probatorio, emessi il 5 febbraio 2015 dal Giudice per le indagini preliminari del citato Tribunale. L'opera è stata sequestrata a Lugano il 9 febbraio 2015 e depositata in un luogo sicuro dalla Polizia cantonale. Il 16 giugno 2016 A.A._ e il coimputato C._ sono stati rinviati a giudizio.\nB.\nCon sentenza del 23 dicembre 2016 (RR.2016.181) la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) aveva annullato l'ordinata restituzione all'Italia del dipinto fondata su una decisione emessa nei confronti di B._, non ancora passata in giudicato. Con complemento del 5 aprile 2018 la Procura estera ha poi chiesto di eseguire la sentenza n. 83 del 9 marzo 2017 del citato Tribunale nei confronti di A.A._, con la quale è stata condannata alla pena di un anno e due mesi di reclusione ed è stata disposta la confisca del dipinto, decisione divenuta irrevocabile il 30 gennaio 2018. Il 30 maggio 2018 il Ministero pubblico del Cantone Ticino (MP) ne ha ordinato la consegna all'Italia. Adito da A.A._, con decisione del 4 settembre 2018 il TPF ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa sentenza A.A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullare la decisione impugnata e quella del MP, di rifiutare la rogatoria e i relativi complementi, di respingere la domanda di restituzione del dipinto e di revocare il sequestro.\nIl MP, senza produrre osservazioni, si rimette al giudizio del Tribunale federale, l'Ufficio federale di giustizia (UFG) propone di respingere il ricorso in quanto ammissibile, il TPF non formula osservazioni e si riconferma nel proprio giudizio, l'Ufficio federale della cultura (UFC) non esprime proposte di giudizio. In replica la ricorrente si conferma nelle sue conclusioni, come nella duplica l'UFG e il TPF; il MP si rimette al giudizio del Tribunale federale, l'UFC non formula proposte di giudizio. Nella duplica, la ricorrente si diffonde sull'asserita mancata dimostrazione dell'autenticità del dipinto."} -{"id":"ff1d9192-aebd-49d6-a7aa-8ab2f322b2b5","text":""} -{"id":"e9cfcf1a-8d75-4d41-a65e-5372fc4f7ff4","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A.A._, cittadina della Repubblica Dominicana, casalinga, è sposata dal 23 gennaio 2007 con A.B._ - cittadino svizzero e italiano - e madre di A.C._. A.A._ è residente in Svizzera dal 5 giugno 2007 (con permesso B di dimora familiare) ed è beneficiaria di una rendita dall'assicurazione invalidità per sé e per sua figlia, come pure di prestazioni assistenziali per sé, il marito e la figlia.\nA.b. Con decisione del 13 marzo 2015 la Cassa cantonale di compensazione AVS\/AI\/IPG\/AD\/AF (in seguito: Cassa) ha respinto la domanda di prestazioni complementari (in seguito: PC) presentata da A.A._, difettando l'adempimento del necessario termine di attesa di 10 anni di dimora ininterrotta in Svizzera. Il 28 aprile 2015, come pure con complemento del 6 maggio 2015, A.A._ si è opposta al provvedimento. Con decisione su opposizione del 7 agosto 2015 la Cassa ha sostanzialmente confermato il suo rifiuto di prestazioni.\nB.\nIl 14 settembre 2015 A.A._ si è rivolta al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino chiedendo che le venga riconosciuto il diritto alle PC.\nCon giudizio del 22 marzo 2016 la Corte cantonale ha respinto il gravame.\nC.\nIl 3 maggio 2016 (timbro postale) A.A._ presenta ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede il riconoscimento del diritto alle PC a partire dal 1° agosto 2012, data di inizio del diritto a una rendita d'invalidità.\nCon considerazioni del 23 settembre 2016 la Cassa propone di respingere il ricorso, come pure l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) in data 4 novembre 2016. Il Tribunale cantonale ha per contro rinunciato a prendere posizione. Con osservazioni del 17 novembre 2016 la ricorrente si è determinata sulle riflessioni della Cassa e dell'UFAS, rinnovando infine la richiesta di accoglimento del gravame."} -{"id":"14f5a085-84c9-4aa4-a567-3a342c6278ea","text":"Fatti:\nA. A.a P._, nato nel 1950, di professione imbianchino indipendente, dal 2 settembre 2002, in quanto portatore di un danno alla spalla destra, provocato tra l'altro da un infortunio occorsogli nel 2000, si è sottoposto a riformazione professionale a carico dell'assicurazione invalidità (AI) in qualità di gerente\/responsabile tecnico presso la ditta C._ SA. In tale vece egli era assicurato d'obbligo contro gli infortuni presso l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI).\nA.b Nell'ambito dello svolgimento della citata riqualifica, in data 5 ottobre 2004, mentre scendeva da una scala a pioli, P._ è scivolato battendo a terra la spalla sinistra. Dalla risonanza magnetica eseguita in data 20 ottobre 2004 è emersa un'ampia rottura transmurale della cuffia, coinvolgente il tendine del muscolo sovraspinato e parte di quello infraspinato. Nel gennaio 2005 all'assicurato è stata impiantata una protesi totale della spalla sinistra. L'INSAI ha assunto il caso, assegnando le relative prestazioni.\nMediante decisione del 17 febbraio 2006, confermata il 26 aprile 2007 anche in seguito all'opposizione presentata dall'interessato, l'assicuratore infortuni ha dichiarato P._ completamente abile al lavoro dal 2 gennaio 2006 nella professione per la quale era stata disposta la riformazione professionale in ambito AI, negandogli il diritto ad una rendita.\nB. P._, rappresentato dall'avv. Probst, si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, chiedendo in via principale l'annullamento della decisione impugnata, con conseguente assegnazione, previo esperimento di una perizia, di una rendita di invalidità del 60%, in via subordinata il rinvio degli atti all'INSAI per nuovi accertamenti medici ed economici, alfine di statuire sul diritto a prestazioni in seguito al danno alla salute causato dall'intervento chirurgico del 24 gennaio 2005, rispettivamente l'assegnazione di indennità giornaliere durante gli accertamenti.\nPer pronuncia dell'11 giugno 2008, il Presidente del Tribunale adito ha respinto il gravame, non essendovi alcuna perdita di guadagno.\nC. P._, ancora patrocinato dall'avv. Probst, interpone ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, al quale chiede in via principale l'annullamento del giudizio cantonale con conseguente assegnazione di una rendita di invalidità pari al 37%; in via subordinata postula il rinvio degli atti all'INSAI per ulteriori accertamenti medici ed economici e pronuncia di una nuova decisione, con protesta di spese e ripetibili. Dei motivi si dirà se necessario nei considerandi.\nL'INSAI propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a determinarsi.\nD. In data 10 novembre 2008 il patrocinatore dell'assicurato ha presentato istanza al Tribunale federale tendente alla produzione della decisione del 29 ottobre 2008, con cui l'INSAI aveva incrementato al 20% il grado dell'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) fissato precedentemente nel 10%, allegando alcuni documenti."} -{"id":"1c247cba-f627-46e8-bf2e-2a9c3a84c297","text":"Fatti:\nA. Il 22 febbraio 2011 Giuliano Bignasca, quale primo firmatario, ha depositato presso la Cancelleria dello Stato del Cantone Ticino, insieme ad altri proponenti, una domanda di iniziativa popolare cantonale denominata \"Sgravi fiscali: primo atto\", chiedente tre modifiche della legge tributaria cantonale. Il 10 maggio 2011 la Cancelleria ha accertato la riuscita dell'iniziativa e l'ha trasmessa al Gran Consiglio. Nella seduta del 20 dicembre 2012 il Parlamento cantonale ha respinto l'iniziativa, intitolandola \"3 modifiche della Legge tributaria cantonale\". Il 21 dicembre 2012 il Governo cantonale ha pubblicato il decreto legislativo, risolvendo che, qualora l'iniziativa non fosse stata ritirata entro 8 giorni, la stessa sarebbe stata posta in votazione il 3 marzo 2013 (Foglio ufficiale n. 103-104\/2012 del 28 dicembre 2012, pag. 10039-10041).\nB. Preso atto che, come richiesto il 7 dicembre 2012 dal Dipartimento delle istituzioni, il comitato promotore dell'iniziativa non aveva ancora trasmesso il testo con gli argomenti favorevoli alla stessa da inserire nell'opuscolo informativo accompagnante il materiale di voto, con risoluzione n. 5 del 10 gennaio 2013 il Consiglio di Stato ha fissato a Giuliano Bignasca un termine scadente il giorno seguente per consegnarlo. Con risoluzione n. 6 del 10 gennaio 2013 il Governo cantonale, adito da Giuliano Bignasca, ha accertato che la denominazione corretta dell'iniziativa è \"Sgravi fiscali: primo atto\" e non l'intitolazione data dal Parlamento. Ha confermato inoltre la data della votazione al 3 marzo successivo. Con decreto del 10 gennaio 2013, pubblicato nel Foglio ufficiale n. 4\/2013 dell'11 gennaio 2013 (pag. 169 segg.), il Consiglio di Stato ha convocato le assemblee dei Comuni del Cantone per la votazione, tra altre, sull'iniziativa denominata \"Sgravi fiscali: primo atto\".\nCon risoluzione definitiva n. 9 dell'11 gennaio 2013, l'Esecutivo cantonale ha parzialmente accolto un reclamo di Giuliano Bignasca, posticipando a mezzogiorno del 14 gennaio 2013 il termine per produrre il testo richiesto da inserire nell'opuscolo informativo e ha riconfermato la data dell'iniziativa.\nC. Contro quest'ultima risoluzione, della quale postula l'annullamento, chiedendo in via cautelare di sospendere la votazione del 3 marzo 2013 sull'iniziativa \"Sgravi fiscali: primo atto\", Giuliano Bignasca è insorto al Tribunale cantonale amministrativo, che con giudizio del 17 gennaio 2013 ha dichiarato il gravame irricevibile per difetto di competenza. La Corte cantonale l'ha quindi trasmesso al Tribunale federale (; causa 1C_38\/2013 decisa in data odierna). Con decreto presidenziale del 25 gennaio 2013 la domanda cautelare tendente al rinvio della votazione popolare contenuta nel ricorso �� stata respinta.\nD. Con istanza di conferimento dell'effetto sospensivo impostata il 25 gennaio 2013, Giuliano Bignasca, Attilio Bignasca, quest'ultimo per sé e in rappresentanza dei singoli membri del Gruppo parlamentare della Lega dei Ticinesi in Gran Consiglio, hanno chiesto di sospendere la votazione popolare. Il 31 gennaio 2013 hanno poi presentato il preannunciato atto di ricorso, denominato memoriale complementare (causa 1C_114\/2013), con il quale impugnano due decisioni del Gran Consiglio, quattro risoluzioni del Consiglio di Stato e la citata sentenza del Tribunale cantonale amministrativo chiedendo di annullarle unitamente alla votazione del 3 marzo 2013 sull'iniziativa \"3 modifiche della legge tributaria\" e di rinviare la causa al Gran Consiglio per un nuovo esame parlamentare sull'iniziativa.\nE. Con decreto presidenziale dell'8 febbraio 2013 la domanda cautelare è stata respinta. Il Tribunale federale non ha chiesto osservazioni al ricorso."} -{"id":"52454138-367c-44ee-9b58-f2d06b71e2cb","text":"Fatti:\nA.\nIl 18 maggio 2021 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria internazionale nell'ambito di un procedimento penale a carico di B._ e altri per i reati di associazione per delinquere, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, emissione di fatture per operazioni inesistenti e occultamento o distruzione di documenti contabili. L'autorità estera ha chiesto di trasmetterle la documentazione concernente una determinata relazione bancaria intestata a A._ Ltd. allo scopo di ricostruire i flussi finanziari provenienti da società italiane riconducibili agli indagati.\nB.\nL'8 giugno 2021 il Ministero pubblico del Cantone Ticino (MP), ritenuto che si potrebbe trattare di una truffa in materia fiscale, ha decretato il sequestro della documentazione del citato conto e, con decisione di chiusura del 23 giugno 2021, ha ordinato la trasmissione di svariata documentazione all'Italia. Adita dalla società interessata, con sentenza del 2 dicembre 2021 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ Ltd. presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullare la decisione impugnata e ogni decisione di entrata in materia o incidentale precedente, in via subordinata, di riformarla nel senso di omettere e\/o annerire dalla documentazione della quale è ordinata la trasmissione ogni nominativo, dato e operazione che non concerni una determinata società polacca.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"235562d8-2ea4-46ec-954a-4f1227131883","text":""} -{"id":"1fa13abf-0638-4f30-adb1-5ff0d4dd2cd9","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1970, attivo dal 2001 principalmente quale tecnico edile presso la ditta B._ SA, nel maggio 2005 ha presentato una domanda di prestazioni, lamentando \"cisti perianali con fistole recidive\". Con decisione del 14 dicembre 2006, rispettivamente del 14 maggio 2007, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (di seguito UAI), preso atto che l'abituale professione da un punto di vista medico era la più idonea e poteva essere svolta nella misura del 50 %, gli ha riconosciuto una mezza rendita d'invalidità con effetto dal 1° maggio 2005, in applicazione del metodo di confronto percentuale (\"Prozentvergleich\"). In seguito a una procedura di revisione avviata d'ufficio nell'ottobre 2007, la mezza rendita d'invalidità è stata confermata con comunicazione del 20 marzo 2009.\nA.b. Nel febbraio 2010 l'UAI ha intrapreso un'ulteriore revisione d'ufficio. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi, con decisione del 2 marzo 2011, l'UAI, in via di riconsiderazione, ha soppresso la rendita d'invalidità in assenza di un grado d'invalidità pensionabile, calcolato in applicazione del metodo ordinario di confronto dei redditi.\nA._ si è aggravato il 1° aprile 2011 al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, che con giudizio del 22 giugno 2011 ha annullato la decisione dell'UAI, con rinvio degli atti per accertamenti sia di natura medica che economica."} -{"id":"0821de78-dbec-4d65-ad90-302235ce27e2","text":""} -{"id":"22703623-6628-4d5c-90be-3dcb6a2708c4","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Il 12 novembre 1998, dopo la chiusura della borsa di Milano, la società B._ S.p.A., con sede a Milano, ha annunciato di voler lanciare un'offerta pubblica d'acquisto totalitaria (OPA) sulle azioni ordinarie della C._ S.p.A., società pure con sede a Milano e quotata al Mercato ristretto. Il 2 dicembre 1998 è quindi stato pubblicato il Documento informativo relativo all'OPA in questione, nel quale veniva indicato un prezzo d'acquisto di Lit. 18'000 per ogni azione della C._ S.p.A. Nel medesimo scritto si informava il pubblico che l'offerta era valida dall'11 dicembre 1998 al 7 gennaio 1999 e che la sua riuscita sarebbe dipesa dal raggiungimento del 52,5 % del capitale sociale della C._ S.p.A. Le condizioni dell'OPA sono poi state parzialmente modificate il 23 dicembre 1998 e il 13 gennaio 1999, con l'aumento a Lit.\n19'000, rispettivamente, a Lit. 20'500 del prezzo d'acquisto delle azioni e con il prolungamento della durata dell' offerta sino al 14 gennaio 1999 e poi, da ultimo, sino al 21 gennaio 1999.\nB.- Successivamente a questi avvenimenti la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa italiana (in seguito: CONSOB) ha aperto un'inchiesta per verificare se le transazioni relative al titolo C._ S.p.A., avvenute prima e durante il lancio dell'OPA da parte della B._ S.p.A., erano state effettuate nel rispetto della normativa borsistica italiana e, in particolare, delle disposizioni in materia di uso di informazioni d'iniziati.\nLa CONSOB aveva infatti avuto modo di rilevare che durante il periodo compreso tra il 1° luglio e il 12 novembre 1998 il prezzo delle azioni della C._ S.p.A. era aumentato del 65%, mentre che l'indice della Borsa di Milano era sceso del 12,2%. Durante il medesimo lasso di tempo era poi stato scambiato sul mercato borsistico un quantitativo piuttosto elevato di titoli di questa società, per complessive 128'000 azioni. Da ultimo la CONSOB aveva riscontrato delle oscillazioni anomale del titolo C._ S.p.A. nel periodo immediatamente precedente al lancio dell'OPA e durante lo svolgimento della medesima.\nLe investigazioni condotte dalla CONSOB hanno permesso di accertare che due società italiane d'intermediazione finanziaria, la D._ S.p.A. e la E._ S.p.A., entrambe con sede a Milano, erano state particolarmente attive sul titolo C._ S.p.A. tra il 29 agosto 1998 e l'11 gennaio 1999, facendo da tramite all'acquisto di 83'500 azioni, pari all'1, 62% del capitale di voto della società. La E._ S.p.A. risultava, tra l'altro, essere la società d'intermediazione che aveva assistito la B._ S.p.A. nel lancio dell'OPA sul titolo in questione.\nLa CONSOB ha quindi potuto appurare che entrambe queste società avevano effettuato tali acquisizioni su ordine della F._ S.A. di Lugano, la quale, in data 15 marzo 1999, risultava detenere il 2,64% dell'intero capitale di voto della C._ S.p.A.\nC.- Il 22 luglio 1999 la CONSOB ha inoltrato alla Commissione federale delle banche una richiesta di assistenza amministrativa al fine di ottenere informazioni circa l'identità dei clienti della F._ S.A. per conto dei quali quest'ultima aveva eseguito i citati acquisti di azioni. Nell'istanza venivano pure domandati ragguagli in merito alle ragioni che avevano determinato tali acquisizioni, nonché circa l'eventuale presenza di persone di nazionalità italiana, intervenute quali consiglieri nello svolgimento di queste operazioni. La CONSOB si è inoltre dichiarata interessata a conoscere la data in cui la F._ S.A. aveva comperato altre azioni ordinarie della C._ S.p.A., oltre a quelle acquistate per il tramite di D._ S.p.A. e E._ S.p.A., come pure l'eventuale data e prezzo di rivendita dei titoli in parola.\nCon uno scritto del 6 agosto 1999 la Commissione federale delle banche ha sottoposto i suddetti quesiti alla F._ S.A. Il 19 agosto 1999 quest'ultima ha provveduto ad evadere tale richiesta, indicando che gli investimenti in parola erano stati effettuati per conto di quattro clienti - tra cui A._, titolare della relazione n.\nyyy \"X._\" - in base agli ordini e alle istruzioni impartite dai medesimi. La F._ S.A. ha inoltre spiegato che le 135'985 azioni C._ S.p.A. comperate tra il 29 luglio 1998 e il 12 gennaio 1999 non erano state consegnate in OPA né vendute sul mercato, ma - a partire da quest'ultima data - erano state oggetto di scambi effettuati dai citati clienti sempre su disposizione di quest'ultimi.\nEssa ha quindi allegato alla propria risposta la documentazione relativa all'apertura di tali conti, nonché un elenco delle transazioni eseguite durante il menzionato periodo, dal quale è emerso che tra il 29 luglio e il 21 dicembre 1998 A._ aveva acquistato 46'000 azioni della C._ S.p.A.\nD.- Il 17 settembre 1999 A._ ha inoltrato alla Commissione federale delle banche un memoriale scritto, con il quale ha sostanzialmente dichiarato di opporsi alla richiesta di assistenza amministrativa presentata dalla CONSOB. In quella sede ha sostenuto che le molte incertezze attorno alla riuscita dell'OPA \"ostile\" lanciata sul titolo C._ S.p.A. rendevano tecnicamente impossibile lo sfruttamento di informazioni privilegiate per conseguire dei vantaggi in borsa. Inoltre egli non aveva mai rivestito alcuna carica societaria in seno alla B._ S.p.A. o alla C._ S.p.A. Ha poi rilevato come egli avesse acquistato la maggior parte delle azioni già nell'agosto del 1998, ossia diversi mesi prima che la B._ S.p.A.\ndecidesse di tentare la scalata alla C._ S.p.A. Ha quindi spiegato che la decisione di investire sul titolo in parola era stata principalmente dettata dal fatto che egli conosceva bene le potenzialità della C._ S.p.A., visto che in passato, nella sua qualità di titolare di due agenzie pubblicitarie, aveva avuto modo di collaborare a più riprese con questa società a delle campagne per la promozione dei suoi prodotti.\nE.- Con decisione del 27 gennaio 2000 la Commissione federale delle banche ha risolto di accordare alla CONSOB assistenza amministrativa e di trasmettere a quest' ultima le informazioni comunicatele dalla F._ S.A.\n(cifra 1 del dispositivo). Essa ha comunque reso attenta l'autorità italiana del fatto che tali informazioni potranno essere utilizzate soltanto per dei fini di sorveglianza diretta sulle borse e sul commercio di valori mobiliari (cifra 2 del dispositivo). La medesima Commissione ha poi autorizzato la trasmissione delle informazioni sia al Ministero del tesoro, sempre che lo stesso le utilizzi soltanto per scopi di sorveglianza (cifra 3 del dispositivo), sia - d'intesa con l'Ufficio federale di polizia - al Pubblico Ministero italiano, a condizione che la CONSOB indichi anche a quest'ultimo che le stesse potranno essere impiegate unicamente per punire un reato d'iniziati, ma non per il perseguimento di reati fiscali o valutari (cifra 4 del dispositivo).\nInoltre, in virtù di quanto sancito dall'art. 38 cpv. 2 lett. c della legge federale sulle borse e il commercio di valori mobiliari, del 24 marzo 1995 (LBVM; RS 954. 1), la trasmissione di queste informazioni ad altre autorità, che non siano quelle appena indicate (e contemplate alle cifre 3 e 4 del dispositivo), potrà avvenire soltanto con il permesso della Commissione federale delle banche (cif. 5 del dispositivo).\nF.- Il 24 febbraio 2000 A._ ha introdotto dinanzi al Tribunale federale un ricorso di diritto amministrativo con cui chiede, in via principale, che la suddetta decisione venga annullata o revocata. Formula poi, in via subordinata e a parziale accoglimento del suo gravame, una serie di domande tendenti a far in modo che la trasmissione alla CONSOB delle informazioni fornitele dalla F._ S.A. avvenga soltanto a determinate condizioni o dopo aver ottenuto delle garanzie dalle autorità italiane sulla maniera con la quale le medesime saranno utilizzate e ritrasmesse a terzi. In particolare domanda che la Commissione federale delle banche riesamini presso la CONSOB l'esistenza di tutte le condizioni legali per il rispetto del principio di specialità e di confidenzialità. In via ancora più subordinata chiede che venga fatto divieto alla CONSOB di ritrasmettere le informazioni ricevute a qualsiasi altra autorità, se non dopo aver ottenuto un suo impegno scritto in tal senso. Subordinatamente postula che la Commissione federale delle banche acquisisca presso il Ministero del tesoro e il Pubblico Ministero una dichiarazione secondo la quale le informazioni ottenute dalla Svizzera non saranno utilizzate per fini fiscali e valutari. Da ultimo, e in via ancor più subordinata, chiede che le informazioni in parola siano trasmesse al Ministero del tesoro o rispettivamente al Pubblico Ministero dopo che ciascuna di queste autorità avrà garantito che le medesime saranno utilizzate soltanto per chiarire i risvolti legati al sospetto di un reato d'iniziati ma non per fini fiscali.\nChiamata ad esprimersi, la Commissione federale delle banche ha domandato che, per quanto ammissibile, il ricorso venga integralmente respinto.\nG.- Con decreto del 20 marzo 2000 il Presidente della II Corte di diritto pubblico ha accolto la richiesta di effetto sospensivo contenuta nel ricorso, per quanto concerne i punti da 1 a 5 del dispositivo della decisione impugnata."} -{"id":"d425a704-8214-4c38-98de-31092a033db7","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, cittadino italiano, nato nel 1965, attivo in Svizzera da ultimo come aiuto piastrellista, ha presentato nel settembre 2013 una domanda di prestazioni AI, lamentando affezioni al polso e al pollice sinistro (quali conseguenze degli infortuni dell'8 gennaio 1990, rispettivamente del 1° ottobre 2012, per i quali è intervenuto l'assicuratore contro gli infortuni INSAI), come pure alla schiena e agli occhi. Con decisione del 18 luglio 2014 l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (di seguito UAIE) gli ha riconosciuto, a far tempo dal 1° settembre 2013, una rendita intera con grado d'invalidità del 100%.\nA.b. Nell'ambito di una revisione avviata d'ufficio nell'aprile del 2014, l'UAIE, fondandosi in particolare sulla perizia reumatologica del 4 maggio 2015 del dott. B._, specialista FMH in reumatologia e medicina interna e su quella oftalmologica dell'11 maggio 2015 della dott.ssa C._, specialista FMH in oftalmologia, ha soppresso, con decisione del 12 novembre 2015, la rendita d'invalidità con effetto a partire dal 1° gennaio 2016: lo stato di salute era migliorato, comportando da settembre 2014 una capacità lavorativa residua del 50% nell'attività abituale di aiuto piastrellista e dell' 80% in attività adeguate rispettose dei limiti funzionali.\nB.\nA._ si è aggravato il 15 dicembre 2015 (timbro postale) al Tribunale amministrativo federale, contestando in particolare la valutazione medica operata dall'amministrazione e chiedendo il riconoscimento di una rendita d'invalidità al 50%.\nCon giudizio dell'8 maggio 2017 il Tribunale amministrativo federale ha respinto il gravame.\nC.\nIl 7 giugno 2017 A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede l'accoglimento del gravame."} -{"id":"3d0439f7-6729-43dc-be59-acd6516d5051","text":""} -{"id":"1a7c17ae-88e4-4b5a-a09d-4718092cef27","text":"Fatti:\nA. Il 1° gennaio 2002 la A._ SpA (I) ha stipulato due contratti con la B._ Ltd, Londra, per la prestazione di servizi promozionali dei propri prodotti farmaceutici in Polonia e nella Repubblica ceca tramite rappresentanti e informatori scientifici, capi area e rappresentanti nazionali. Il 15 ottobre 2002 la B._ Ltd ha sottoscritto a sua volta due accordi con la società ceca C._ per la promozione dei medesimi prodotti nei medesimi due paesi.\nI contratti sono stati adempiuti senza problemi fino alla primavera 2004, quando, accortasi che dietro la B._ Ltd si celavano i propri dirigenti D._ ed E._, la A._ SpA ha sospeso i pagamenti. In seguito, il 3 giugno 2004 essa ha disdetto i due contratti e il 16 luglio 2004 ha dichiarato d'invalidarli per dolo. La B._ Ltd ha dal canto suo disdetto i contratti per colpa grave e inadempimento il 26 luglio 2004. Nel frattempo anche C._, rimasta scoperta, aveva disdetto i propri contratti con la B._ Ltd.\nIl 1° agosto 2004 la A._ SpA ha firmato direttamente con la C._ due nuovi accordi per l'attività promozionale dei suoi prodotti in Polonia e nella Repubblica ceca.\nB. La vicenda ha originato diversi procedimenti penali contro D._ ed E._, in Svizzera e in Italia, sul cui esito non è necessario soffermarsi.\nSul piano civile, il 30 luglio 2004 la B._ Ltd ha promosso azione davanti al Pretore di Lugano chiedendo che la A._ SpA fosse condannata a pagarle Euro 1'653'568.44 per le fatturazioni rimaste scoperte tra gennaio e luglio 2004 e per il risarcimento della perdita di guadagno consecutiva alla rottura anticipata dei contratti, della quale era a parer suo responsabile la convenuta. Questa si è opposta alla petizione e, prevalendosi degli art. 20, 23 e 28 CO in relazione con il comportamento di D._ ed E._, ha fatto valere in via riconvenzionale una pretesa di rifusione dell'indebito profitto di Euro 2'855'569.11, somma corrispondente alla differenza tra quanto l'attrice aveva incassato da lei e quanto riversato alla C._.\nC. Il Pretore ha respinto l'azione principale e accolto quella riconvenzionale con sentenza del 30 gennaio 2009.\nStatuendo sull'appellazione dell'attrice, il 6 ottobre 2011 la II Camera civile del Tribunale di appello ticinese ha sovvertito il giudizio di prima istanza: ha respinto l'azione riconvenzionale e accolto parzialmente l'azione principale, condannando la convenuta a pagare Euro 1'266'728.62 per l'attività svolta dall'attrice fino al 16 luglio 2004, ma rifiutando a quest'ultima il risarcimento della perdita successiva a tale data.\nD. La convenuta insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 10 novembre 2011. Si prevale dell'accertamento manifestamente inesatto dei fatti e della violazione del diritto federale e chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che sia confermata la sentenza del Pretore.\nL'attrice propone di respingere il ricorso, mentre l'autorità cantonale non si è pronunciata."} -{"id":"138037d9-0b4d-45ad-9b7c-33ae842a7a1e","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 24 settembre 2019 la Camera di diritto tributario ha dichiarato irricevibile il gravame con cui A._ contestava l'esattezza della tassazione notificatale per il periodo fiscale 2016, confermata con decisione su reclamo del 6 giugno 2019. Infatti benché fosse stata invitata con scritto del 21 agosto 2019 a presentare entro un termine di 10 giorni un ricorso motivato (art. 227 cpv. 2 LT [RL\/TI 640.100] e 140 cpv. 2 LIFD [RS 642.11]) e ad esprimersi sulla sua tempestività, pena l'inammissibilità del medesimo, la contribuente non aveva dato alcun seguito alla lettera recapitatale il 26 agosto 2019. La Corte cantonale ha inoltre trasmesso il citato allegato ricorsuale all'Ufficio esazione e condoni affinché si pronunci sull'istanza di condono ivi contenuta.\nB.\nIl 24 ottobre 2019 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso nel quale rimprovera alla Corte cantonale di avere confermato la decisione di tassazione impugnata malgrado le prove presentate che ne dimostravano l'inesattezza.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"13697388-6030-4380-8712-2fe440c8d2fc","text":"Fatti:\nA.\nIl 26 giugno 2017 B._ e C._ hanno concluso un contratto di locazione concernente un chiosco con D._Sagl, della quale A._ era, all'epoca, unico socio e gerente. Il contratto è stato disdetto per il 21 gennaio 2018. A._ ha comunicato ai conduttori che la società era in liquidazione e che non disponeva di attivi per rimborsare la versata garanzia di fr. 2'700.--.\nB.\nA causa della mancata restituzione della garanzia, i conduttori hanno denunciato A._ per titolo di appropriazione indebita. Nell'ambito della parallela causa civile, con decisione del 12 maggio 2020, il Pretore ha condannato D._Sagl al pagamento di fr. 2'700.-- ai denuncianti. Riferendosi a questa decisione, con scritto del 15 maggio 2020 il Procuratore pubblico (PP) ha assegnato un termine di 10 giorni a A._ per pagare tale importo ai querelanti, indicando che a pagamento avvenuto avrebbe decretato l'abbandono del procedimento penale, procedendo in caso contrario ai suoi incombenti. Il 18 maggio 2020 l'interessato ha rilevato che la decisione pretorile non era cresciuta in giudicato.\nC.\nIl 10 agosto 2020 A._ ha sporto una denuncia penale nei confronti del PP Raffaella Rigamonti per titolo di estorsione, coazione, minaccia e abuso di autorità in relazione allo scritto del 15 maggio 2020, chiedendone nel contempo la ricusa. Il 12 agosto 2020 il Procuratore generale ha decretato il non luogo a procedere nei confronti del PP. Con sentenza del 31 agosto 2020, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha dichiarato irricevibile poiché tardiva l'istanza di ricusazione del denunciante.\nD.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede di accogliere la domanda di ricusa e, subordinatamente, di rinviare l'incarto alla CRP per nuovo giudizio, nonché di esentarlo dalle spese giudiziarie.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"2e883de1-41b4-4ac5-8d72-ed39c6593c10","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietaria di un immobile ubicato a Castel San Pietro, nel nucleo di Monte, dichiarato villaggio d'importanza nazionale dall'inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere (ISOS; perimetro edificato con obiettivo di salvaguardia A), incluso nel comprensorio del \"Monte Generoso\": è censito anche quale oggetto n. 1803 nell'Inventario federale dei paesaggi siti e monumenti naturali d'importanza nazionale (IFP), secondo la relativa ordinanza del 10 agosto 1977 (OIFP; RS 451.11).\nB.\nIl 21 maggio 2014 la proprietaria ha inoltrato al Municipio una domanda di costruzione per installare sul tetto dell'edificio un impianto solare formato da 27 pannelli fotovoltaici con basso grado di riflessione per la produzione di energia elettrica, suddivisi tra le due falde. B._, proprietario dello stabile confinante, vi si è opposto. Preso atto dell'avviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, l'11 agosto 2014 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, richiamando il preavviso pure favorevole, a determinate condizioni, dell'Ufficio della natura e del paesaggio (UNP). Con decisione del 24 febbraio 2015, il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso del vicino. Adito da quest'ultimo, con giudizio del 19 giugno 2017 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha accolto il gravame, annullando la decisione governativa e la licenza municipale.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di confermare quelle del Governo e del Municipio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"1119d094-490c-43d7-add7-13c5c43a46a4","text":"Fatti:\nA.\nIl 18 marzo 2013 A._, al suo dire azionista unico della B._SA, ha denunciato il Procuratore generale (PG) John Noseda, in relazione a uno scritto del 20 febbraio 2013 con il quale il magistrato, richiamando un rapporto di polizia, chiedeva tra l'altro al Municipio di X._ di trasmettergli una relazione scritta allo scopo di poter identificare eventuali responsabilità penali per titolo di promovimento della prostituzione ed esercizio illecito della stessa: ciò ai fini della cessazione immediata dell'attività di prostituzione svolta presso la citata B._SA. Il denunciante ritiene che il tenore dello scritto configurerebbe i reati di minaccia, di coazione, di favoreggiamento e di abuso di autorità. Ha poi chiesto che la querela fosse trattata da un Procuratore pubblico (PP) terzo o straordinario, ricusando nel contempo l'intero Ministero pubblico.\nB.\nIl PP Andrea Pagani, nella veste di PG sostituto, ha trasmesso per competenza l'istanza di ricusazione alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), chiedendo di respingerla. Dopo aver sentito le parti, con giudizio del 16 aprile 2013, la Corte cantonale ha respinto l'istanza, in quanto ricevibile.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rinviare gli atti al Ministero pubblico, affinché avvii la procedura relativa alla nomina di un PP straordinario.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"14fe8c8d-799b-4ab9-82ed-850dc8c0cd4b","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La sera del 17 febbraio 2000, di ritorno verso casa, E._, alla guida di una Seat \"Ibiza\" targata xxx, imboccava la via Cantonale che da Porza prosegue in direzione di Comano. Giunta presso il Grotto Cacciatori essa investiva il pedone G.A._ (nato nel 1925) che in quel frangente tentava di attraversare la strada a una decina di metri dalle strisce pedonali. Il pedone decedeva in seguito alle gravi ferite riportate.\nA. La sera del 17 febbraio 2000, di ritorno verso casa, E._, alla guida di una Seat \"Ibiza\" targata xxx, imboccava la via Cantonale che da Porza prosegue in direzione di Comano. Giunta presso il Grotto Cacciatori essa investiva il pedone G.A._ (nato nel 1925) che in quel frangente tentava di attraversare la strada a una decina di metri dalle strisce pedonali. Il pedone decedeva in seguito alle gravi ferite riportate.\nB. Con decreto di accusa del 4 novembre 2002 il Procuratore pubblico riteneva E._ autrice colpevole di omicidio colposo per avere cagionato con imprevidenza colpevole la morte di G.A._, proponendo una condanna penale di quarantacinque giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni.\nB. Con decreto di accusa del 4 novembre 2002 il Procuratore pubblico riteneva E._ autrice colpevole di omicidio colposo per avere cagionato con imprevidenza colpevole la morte di G.A._, proponendo una condanna penale di quarantacinque giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni.\nC. Statuendo sull'opposizione sollevata dall'accusata contro il detto decreto, il giudice della Pretura penale, con sentenza del 23 settembre 2003, la assolveva.\nC. Statuendo sull'opposizione sollevata dall'accusata contro il detto decreto, il giudice della Pretura penale, con sentenza del 23 settembre 2003, la assolveva.\nD. Il 13 dicembre 2005 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) respingeva nella misura della loro ammissibilità, sia il ricorso del Procuratore pubblico che quello di A.A._, B.A._, C._ nata A._ e D.A._ avverso la sentenza pretorile che veniva pertanto confermata.\nD. Il 13 dicembre 2005 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) respingeva nella misura della loro ammissibilità, sia il ricorso del Procuratore pubblico che quello di A.A._, B.A._, C._ nata A._ e D.A._ avverso la sentenza pretorile che veniva pertanto confermata.\nE. A.A._, B.A._, C._ e D.A._ insorgono contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale mediante ricorso per cassazione e ricorso di diritto pubblico, con i quali domandano l'annullamento della sentenza impugnata. Il Procuratore pubblico insorge mediante ricorso per cassazione, domandando a sua volta l'annullamento della sentenza.\nE. A.A._, B.A._, C._ e D.A._ insorgono contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale mediante ricorso per cassazione e ricorso di diritto pubblico, con i quali domandano l'annullamento della sentenza impugnata. Il Procuratore pubblico insorge mediante ricorso per cassazione, domandando a sua volta l'annullamento della sentenza.\nF. La CCRP e l'Ufficio federale delle strade (USTRA) rinunciano a presentare osservazioni ai ricorsi. E._ domanda la reiezione dei ricorsi."} -{"id":"0ae4ede1-58e3-4e87-9f0f-e51681829cf8","text":""} -{"id":"038dd68a-0b2b-40d6-abe8-49565066ae9f","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 7 febbraio 2013 la Corte delle assise criminali ha riconosciuto A._ autore colpevole di infedeltà nella gestione pubblica (), per avere in qualità di direttore dell'Azienda elettrica ticinese (AET), al fine di procurare a sé e al complice B._ un indebito profitto, recato danno agli interessi pubblici che doveva salvaguardare nell'ambito dell'acquisizione, da parte di AET, della società C._ AG.\nIn relazione ai medesimi fatti, la Corte delle assise criminali ha riconosciuto B._, titolare della C._ AG, autore colpevole di complicità in infedeltà nella gestione pubblica.\nA._ è invece stato prosciolto dalle imputazioni di truffa e di corruzione passiva, mentre B._ è stato assolto da quelle di truffa e di corruzione attiva.\nA._ è stato condannato alla pena detentiva di due anni e nove mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, alla pena pecuniaria di fr. 12'000.--, corrispondenti a 300 aliquote giornaliere da fr. 40.-- ciascuna, e al pagamento in solido con B._, in favore dello Stato del Cantone Ticino, di un risarcimento compensatorio di fr. 2'000'000.--. L'esecuzione della pena detentiva è stata sospesa in ragione di venticinque mesi (con un periodo di prova di due anni), da espiare per i rimanenti otto mesi. B._ è stato condannato alla pena detentiva di due anni, alla pena pecuniaria di fr. 20'000.--, corrispondenti a 250 aliquote giornaliere da fr. 80.-- ciascuna, e al pagamento in solido con A._, in favore dello Stato, di un risarcimento compensatorio di fr. 2'000'000.--. L'esecuzione della pena detentiva è stata sospesa per un periodo di prova di due anni.\nGli imputati sono inoltre stati condannati, in solido, a versare all'accusatrice privata AET l'importo di fr. 2'238'437.85, oltre interessi, pretesa ceduta allo Stato fino a concorrenza di fr. 2'000'000.--. In vista del risarcimento equivalente, i giudici hanno poi ordinato, fatta deduzione della tassa di giustizia e delle spese processuali, il sequestro di diversi beni degli imputati.\nB.\nContro la sentenza della Corte delle assise criminali, sia A._ sia B._ hanno adito la Corte di appello e di revisione penale (CARP), dinanzi alla quale il Procuratore generale ha a sua volta presentato appelli incidentali. Con sentenza del 23 giugno 2014, la Corte cantonale ha accolto l'appello di B._ e parzialmente accolto quello di A._, respingendo per contro i gravami del Procuratore generale.\nB._ è stato prosciolto da ogni imputazione.\nA._ è stato riconosciuto autore colpevole di infedeltà nella gestione pubblica, per avere nella sua veste di direttore di AET, al fine di favorire B._, recato danno agli interessi pubblici che doveva salvaguardare nell'ambito dell'acquisizione, da parte di AET, della società C._ AG. Egli è stato contestualmente assolto da questa imputazione in relazione a taluni altri fatti per i quali era stato ritenuto colpevole nel giudizio di primo grado. La CARP ha per contro integralmente confermato il suo proscioglimento dalle imputazioni di truffa e di corruzione passiva. L'imputato è stato condannato alla pena detentiva di dodici mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, e alla pena pecuniaria di fr. 5'400.--, corrispondenti a 60 aliquote giornaliere di fr. 90.-- ciascuna. Entrambe le pene sono state sospese condizionalmente per un periodo di prova di due anni. La CARP ha poi accertato che, per effetto della commissione del reato di infedeltà nella gestione pubblica, A._ è civilmente responsabile nei confronti dell'accusatrice privata AET, rinviando quest'ultima al foro civile per fare valere le sue pretese oggetto dell'azione civile adesiva. Ha inoltre disposto il dissequestro dei beni sequestrati e riconosciuto all'imputato un indennizzo di fr. 43'000.--, posto a carico dello Stato per fr. 34'400.-- e dell'accusatrice privata AET nella misura di fr. 8'600.--.\nC.\nAET impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Postula il rinvio degli atti alla Corte cantonale, affinché si pronunci nuovamente respingendo gli appelli degli imputati e confermando il giudizio della prima istanza. La ricorrente fa valere la violazione dell' e degli art. 25 e 314 CP.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso."} -{"id":"655350bf-df51-4c95-b941-d85726bb74a9","text":""} -{"id":"12309819-281d-497d-b07d-15a0707e7975","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 16 giugno 2003 la Corte delle assise criminali in Lugano dichiarava A._ autore colpevole di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti (LStup; RS 812.121), ripetuto riciclaggio di denaro (in parte aggravato) e ripetuta organizzazione criminale, per cui, tenuto conto di una lieve scemata responsabilità, lo condannava a 14 anni di reclusione e a una multa di fr. 50'000.--, computato il carcere preventivo sofferto, interdicendogli inoltre l'esercizio dell'avvocatura per un periodo di 5 anni, disponendo un trattamento ambulatoriale ex e ordinando infine numerose confische tra cui quella del denaro contante, per un ammontare totale di fr. 11'949'160.--, sequestrato dalle autorità in occasione di una delle perquisizioni del suo studio effettuate nell'agosto 2000.\nGli accertamenti di fatto ritenuti a fondamento di tale sentenza sono i seguenti:\n- Per quanto concerne l'infrazione aggravata alla LStup, A._ faceva pervenire tramite terzi al narcotrafficante e boss di Cosa Nostra B._ ingenti importi di denaro, mediando in tal modo il finanziamento, rispettivamente concorrendo al finanziamento di un traffico di cocaina, per quantità che sapeva o doveva presumere tali da mettere in pericolo la salute di parecchie persone, poi concretizzatosi ad opera e per l'organizzazione di B._, C._ e altri, sfociato il 5 marzo 1994 nel sequestro di 5,4 t di cocaina da parte della polizia italiana a Borgaro Torinese (operazione \"Cartagine\"), poco prima che gli emissari di B._ e delle cosche della 'ndrangheta, cui il carico era destinato, potessero recuperarlo.\n- Contestualmente al reato di ripetuto riciclaggio di denaro, A._ compiva ripetutamente atti suscettibili di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento e la confisca di valori patrimoniali che sapeva, rispettivamente doveva presumere essere provento di attività criminali, segnatamente tra il 10 e il 29 giugno 1993 egli aveva fatto cambiare in dodici occasioni, prima in franchi poi in dollari, la somma complessiva di 6'511'000'000 lire italiane, occultandola temporaneamente nel caveau del proprio studio, per consegnarla in seguito a D._ e E._, salvo trasportarne personalmente a Caracas una parte (1'900'000 USD), insieme con F._, e consegnarla a B._, di cui D._ e E._ erano emissari; inoltre, fra il 14 luglio e l'8 agosto 1993, in diciannove occasioni A._ faceva cambiare in franchi svizzeri l'importo complessivo di 9'967'290'000 lire italiane, occultandolo dapprima nel caveau del proprio studio e consegnandolo poi in buona parte a D._ e al genero di B._, G._; nel luglio-agosto 1993 A._ occultava inoltre nel proprio studio somme consegnategli da E._ per complessivi fr. 2'300'000.--, di cui fr. 900'000.-- ricevuti il 27 luglio 1993 e fr. 1'400'000.-- il 4 agosto successivo; tra il 21 settembre 1993 e il 14 settembre 1995 egli versava altresì, in tredici occasioni, la somma di fr. 1'302'000.--, rimasta in suo possesso dopo svariate operazioni di cambio, sul conto V._. presso l'allora banca W._ (attuale banca X._, Lugano), fatta accreditare in ragione di fr. 1'007'013.90, come da ordine ricevuto, su un conto dello studio legale Y._ di New York, nell'interesse di B._; infine tra l'autunno 1997 e la primavera 1998 A._ concorreva nel rimettere fr. 65'000.-- e complessivi 750'000 USD nella disponibilità della famiglia C._.\n- Infine per quanto riguarda il reato di ripetuta organizzazione criminale, A._ sosteneva ripetutamente organizzazioni criminose nella loro attività, segnatamente nel contesto dell'operazione denominata \"Coccodrillo\" da lui realizzata con soggetti facenti capo alle famiglie della 'ndrangheta T._, I._ e L._; in tale veste egli promuoveva il trasferimento dall'Italia alla Svizzera (in quattordici occasioni fra l'estate 1999 e l'agosto del 2000) di somme di denaro per un totale di 55'524'523'000 lire italiane, somme che previa importazione in Svizzera erano da lui fatte cambiare, prima in franchi svizzeri e poi parzialmente in dollari; dopo temporaneo deposito nel caveau del proprio studio egli provvedeva a trasferire il denaro in Italia, rimettendolo nella disponibilità delle mandanti organizzazioni criminali.\nA._ veniva invece prosciolto dalle ulteriori imputazioni contenute nell'atto d'accusa emanato il 27 gennaio 2003 dal Procuratore pubblico.\nA._ veniva invece prosciolto dalle ulteriori imputazioni contenute nell'atto d'accusa emanato il 27 gennaio 2003 dal Procuratore pubblico.\nB. Il 19 aprile 2004 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello (CCRP) respingeva, nella misura della sua ammissibilità, il ricorso presentato dal condannato contro la sentenza di primo grado, di cui chiedeva l'annullamento per quanto riguarda l'infrazione aggravata alla LStup ed una parte del reato di riciclaggio, con riduzione della pena - per i rimanenti reati - a 5 anni di reclusione.\nC. Con tempestivi ricorsi di diritto pubblico e per cassazione il condannato insorge dinanzi al Tribunale federale contro la sentenza della CCRP, chiedendone l'annullamento. Nel quadro del ricorso di diritto pubblico postula inoltre la sua immediata scarcerazione a titolo supercautelare.\nC. Con tempestivi ricorsi di diritto pubblico e per cassazione il condannato insorge dinanzi al Tribunale federale contro la sentenza della CCRP, chiedendone l'annullamento. Nel quadro del ricorso di diritto pubblico postula inoltre la sua immediata scarcerazione a titolo supercautelare.\nD. La CCRP ha rinunciato a presentare osservazioni, mentre il Procuratore Generale, con risposte del 12 luglio 2004, da un lato domanda la reiezione del ricorso di diritto pubblico e della relativa domanda di immediata scarcerazione, e dall'altra contesta la ricevibilità del ricorso per cassazione, subordinatamente la sua fondatezza, domandandone a sua volta la reiezione.\nD. La CCRP ha rinunciato a presentare osservazioni, mentre il Procuratore Generale, con risposte del 12 luglio 2004, da un lato domanda la reiezione del ricorso di diritto pubblico e della relativa domanda di immediata scarcerazione, e dall'altra contesta la ricevibilità del ricorso per cassazione, subordinatamente la sua fondatezza, domandandone a sua volta la reiezione.\nE. Il 22 luglio 2004 il giudice presidente della Corte di cassazione penale del Tribunale federale ha respinto la domanda supercautelare di scarcerazione."} -{"id":"293b3383-ca77-4981-9d2f-6000b22b60a8","text":""} -{"id":"1a48abd1-3049-4c05-abe0-530fe214e582","text":""} -{"id":"3ea0cbb8-882d-42a9-a27d-308a65cd9c55","text":"Fatti:\nA.\nIl 14 dicembre 2017 la Cassa Disoccupazione Cristiano Sociale OCST (di seguito: la Cassa OCST) ha negato a A._, nato nel 1979, il diritto all'indennità di disoccupazione dal 1° dicembre 2017 per non avere comprovato di avere percepito lo stipendio mensile da B._ Sagl presso la quale era stato alle dipendenze fino al 30 novembre 2017. La Cassa OCST con decisione su opposizione del 14 febbraio 2018 ha riconosciuto il diritto alle indennità di disoccupazione dal 1° dicembre 2017 per un guadagno assicurato di fr. 1'049.- lordi.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con pronuncia dell'11 giugno 2018 ha parzialmente accolto il ricorso di A._, riformando la decisione su opposizione nel senso di fissare il guadagno assicurato in fr. 1'255.- lordi. Per il resto, ha respinto il ricorso, anche per quanto attiene alla richiesta di assistenza giudiziaria.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede in via principale la riforma del giudizio cantonale nel senso di stabilire il guadagno assicurato in fr. 4'000.- lordi. In via subordinata, postula l'annullamento della pronuncia cantonale e il rinvio della causa al Tribunale cantonale delle assicurazioni. In entrambe le eventualità presenta anche una domanda di assistenza giudiziaria.\nLa Cassa OCST propone la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a pronunciarsi. A._ ha replicato, accludendo nuovi documenti, e la Cassa OCST ha duplicato."} -{"id":"2b2c56e4-e93b-40e9-8ee3-5371cba32492","text":""} -{"id":"441e1f6d-e7ff-4d39-ab12-8c7edbfbf0d5","text":"Fatti:\nA.\nCon precetto esecutivo 3 giugno 2014 dell'Ufficio di esecuzione di Lugano, il Comune di Lugano ha escusso A._ per l'incasso dell'imposta di liquidazione della previdenza professionale 2008, ammontante a fr. 3'204.50, più interessi e tassa di diffida. In data 26 ottobre 2015, il Giudice di pace del Circolo di Lugano Est ha rigettato in via definitiva l'opposizione sollevata dall'escussa, ponendo le spese e un'indennità ripetibile a carico della medesima.\nB.\nLa Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, adita da A._ con reclamo 16 novembre 2015, ha respinto il gravame con la qui impugnata sentenza 11 marzo 2016.\nC.\nA._ (qui di seguito: ricorrente) insorge contro il citato giudizio cantonale avanti al Tribunale federale con ricorso sussidiario in materia costituzionale 2 maggio 2016. Chiede che il giudizio cantonale sia accertato nullo rispettivamente annullato. Con allegato 30 maggio 2016, la ricorrente postula altresì la concessione dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"cf6fc9b0-e296-4a99-b3fd-3bbac26881c1","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1979, attivo quale plafonatore, ha inoltrato nel gennaio 2010 una domanda di prestazioni AI per adulti in relazione a una discopatia L2\/3 + L5\/S1. Con decisione del 10 marzo 2011, passata incontestata in giudicato, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (di seguito: UAI), gli ha concesso una rendita d'invalidità intera dal 1° settembre 2010 al 31 gennaio 2011).\nA.b. A._, che successivamente ha esercitato l'attività di magazziniere a tempo pieno, ha inoltrato nel gennaio 2013 un'ulteriore domanda di prestazioni AI indicando soffrire di lombalgie con radiculopatie L4-L5 dx e vertigini e menzionando come causale l'infortunio del 20 febbraio 2012 e la malattia dal 28 novembre 2012. L'UAI, esperiti gli accertamenti medico amministrativi del caso, con decisione del 27 novembre 2015 ha riconosciuto a A._ una rendita d'invalidità intera dal 1° luglio 2013 al 30 aprile 2015 e un quarto di rendita dal 1° maggio 2015.\nB.\nL'8 gennaio 2016 A._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, cui ha chiesto in via principale l'erogazione di una rendita intera d'invalidità anche per il periodo posteriore al 30 aprile 2015 mentre in subordine l'esecuzione di nuovi accertamenti medici.\nCon giudizio del 22 dicembre 2016 il Tribunale cantonale ha parzialmente accolto il gravame, la decisione del 27 novembre 2015 dell'UAI è modificata nel senso di riconoscere la rendita d'invalidità intera dal 1° febbraio 2012 al 30 aprile 2015, il quarto di rendita dal 1° maggio 2015 è stato confermato.\nC.\nL'UAI presenta ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale il 23 gennaio 2017 (timbro postale) chiedendo, previa concessione dell'effetto sospensivo, l'annullamento dei punti 1 e 2 del dispositivo del giudizio cantonale del 22 dicembre 2016 e la conferma della decisione dell'UAI del 27 novembre 2015.\nInvitato ad esprimersi sul ricorso e sulla domanda di conferimento dell'effetto sospensivo, il 3 febbraio 2017 A._ non si oppone all'effetto sospensivo mentre conclude per la conferma del giudizio cantonale.\nIl Tribunale cantonale ha rinunciato ad esprimersi e l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali non ha presentato osservazioni."} -{"id":"18d5e9ec-ef7e-4a85-9872-e27778e0c953","text":"Fatti:\nA. A._ è nato il 9 giugno 1988 ed ha conseguito l'8 gennaio 2007 la licenza di condurre, rilasciata in prova, per le categorie B e B1. Nei suoi confronti non risultano registrate precedenti misure amministrative.\nB. Il 23 maggio 2008, verso le 19.30, A._ circolava alla guida della propria autovettura sulla semiautostrada in territorio di Donat (GR) ad una velocità superiore al limite massimo consentito di 100 km\/h. La polizia ha accertato mediante un apparecchio radar, dedotto il margine di tolleranza, una velocità punibile di 132 km\/h. Con mandato penale del 24 luglio 2008, il presidente del Circolo di Schams lo ha riconosciuto colpevole di grave violazione delle norme della circolazione e lo ha condannato a una pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere di fr. 90.-- ciascuna, sospesa condizionalmente per due anni, e al pagamento di una multa di fr. 800.--.\nC. Dopo avere comunicato all'interessato l'apertura di un procedimento amministrativo e concessagli la facoltà di esprimersi, con decisione del 24 luglio 2008 la Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino gli ha revocato la licenza di condurre per la durata di tre mesi ed ha prorogato di un anno il periodo di prova. L'autorità cantonale lo ha comunque autorizzato a condurre veicoli delle categorie speciali G e M. Questo provvedimento è stato confermato, su ricorso del conducente, dal Consiglio di Stato con risoluzione del 17 settembre 2008.\nD. Con sentenza del 4 novembre 2008 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso di A._ contro la risoluzione governativa. La Corte cantonale ha ritenuto giustificato il provvedimento, siccome l'entità del superamento di velocità era tale da costituire un'infrazione grave ai sensi dell'. La durata della revoca rispettava d'altra parte il principio della proporzionalità, corrispondendo al minimo previsto dalla legge nel caso di una simile infrazione.\nE. A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Sostiene essenzialmente, che nella fattispecie occorrerebbe riconoscere la commissione di un'infrazione medio grave, ritenuto che, quale principale deterrente, sarebbe comunque mantenuta la possibilità di annullare la licenza di condurre in prova, nel caso di un'eventuale ulteriore infrazione comportante la revoca della licenza.\nF. La Corte cantonale si riconferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre la Sezione della circolazione non presenta osservazioni nel merito del gravame. Invitato ad esprimersi, l'Ufficio federale delle strade ne postula la reiezione.\nCon decreto presidenziale dell'8 gennaio 2009 è stato conferito l'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"53e5eb14-cd98-43a9-8048-9ee2ef8ed09d","text":""} -{"id":"3485f5ed-a0d0-41c5-9f7a-e1dde5934da3","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito al suo matrimonio celebrato il 13 marzo 1993 con B._ (1968), cittadina svizzera, A._ (1966), cittadino italiano, si è visto rilasciare dapprima un permesso di dimora e poi, dal 13 marzo 1998, un permesso di domicilio. La coppia, che ha divorziato il 25 giugno 2003, ha avuto una figlia C._ (1997).\nA._ si è risposato il 18 novembre 2005 con D._ (1974), cittadina slovacca, con la quale ha avuto un figlio E._ (2006). Trasferitosi in Italia con la famiglia il 31 luglio 2008, A._ è tornato in Svizzera il 4 maggio 2010 e vi ha ottenuto, dopo avere rilasciato un'autocertificazione attestante che non era stato condannato e che non aveva procedimenti penali pendenti, un permesso di dimora UE\/AELS. Il 1° settembre 2010, data alla quale ha iniziato a lavorare come autista presso una società di trasporto, è stato raggiunto dalla consorte e dal figlio ai quali sono anche stati accordati dei permessi di dimora UE\/AELS. Dopo una prima separazione durata diversi mesi tra il 2011 e il 2012, la coppia è legalmente separata dal 19 aprile 2013.\nDal 1° agosto 2014 A._ convive con F._ (1984), cittadina senegalese, con cui ha avuto una figlia G._ (2014), che ha riconosciuto.\nB.\nDurante il suo soggiorno nel nostro Paese, A._ ha interessato le autorità giudiziarie penali e amministrative svizzere nei seguenti termini:\n- con decreto d'accusa del 1° aprile 1997 è stato condannato per circolazione in stato di ebrietà alla pena detentiva di 10 giorni, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, e ad una multa di fr. 1'200.--;\n- dopo essere stato detenuto dal 14 al 17 maggio 2001, con sentenza del 24 maggio 2002 della Corte delle Assise correzionali di Mendrisio è stato condannato alla pena detentiva di 6 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni e alla revoca del benefico della sospensione condizionale concessa con il decreto d'accusa del 1° aprile 1997, per infrazione e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope del 3 ottobre 1951 ([LStup; RS 812.121]; vendita di 44 g di cocaina a giovani clienti del bar di cui era proprietario e direttore nonché consumo di circa 15 g di cocaina);\n- il 19 agosto 2002 è stato ammonito dall'allora Sezione dei permessi e dell'immigrazione (ora: Sezione della popolazione) del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino;\n- dopo essere stato tratto in arresto dal 10 ottobre 2005 al 27 aprile 2006, è stato condannato il 13 gennaio 2012 dal Tribunale penale federale alla pena detentiva di 2 anni e 6 mesi, sospesa parzialmente per un periodo di prova di 2 anni, oltre ad un risarcimento compensatorio a favore della Confederazione pari a fr. 1'000.-- e al pagamento delle spese procedurali di fr. 6'000.---, per complicità in truffa, infrazione aggravata e infrazione alla LStup (in particolare acquisto di 718 g di cocaina; vendita di almeno 531 g di cocaina; acquisto di 14 kg di canapa; vendita di 6 kg di canapa; acquisto di hascisc rispettivamente avere fatto preparativi per acquistare 50 kg di hascisc);\n- con decreto d'accusa del 18 giugno 2012 è stato condannato alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 30.-- cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni e a una multa di fr. 500.-- per favoreggiamento.\nC.\nPreso atto di questi fatti e dopo avere dato ad A._ la possibilità di determinarsi, la Sezione della popolazione gli ha revocato, il 19 dicembre 2013, il permesso di dimora UE\/AELS nonché fissato un termine per lasciare la Svizzera.\nQuesto provvedimento è stato confermato su ricorso dal Consiglio di Stato, l'11 giugno 2014, e dal Tribunale cantonale amministrativo, pronunciatosi al riguardo con sentenza del 19 maggio 2015.\nPremesso che l'autorizzazione litigiosa era scaduta il 3 maggio 2015, motivo per cui la causa andava esaminata unicamente dal profilo del rifiuto del rinnovo della stessa, la Corte cantonale ha ritenuto, in sintesi, che detto rifiuto non disattendeva né l'art. 5 Allegato I dell'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione o ALC; RS 0.142.112.681) né il principio della proporzionalità né infine l'art. 8 CEDU.\nD.\nIl 1° luglio 2015 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico nel quale censura un accertamento arbitrario dei fatti, la violazione del suo diritto di essere sentito e del principio della legalità nonché la disattenzione dell'art. 5 Allegato I ALC, del principio della proporzionalità e dell'art. 8 CEDU.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nella propria decisione. Il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio di questa Corte mentre la Sezione della popolazione ha chiesto il rigetto del gravame così come la Segreteria di Stato della migrazione SEM.\nE.\nCon decreto presidenziale del 3 luglio 2015 è stato conferito l'effetto sospensivo al ricorso.\nF.\nIl 9 luglio 2015 il ricorrente ha trasmesso a questa Corte un complemento al proprio ricorso a cui ha allegato uno scritto del 3 luglio 2015 dell'autorità di prime cure."} -{"id":"4ad73867-45c8-4ae1-aa31-644c91036f42","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino colombiano nato nel 1991, è arrivato in Svizzera nel gennaio 2003 per vivere con la madre. In un primo tempo, è stato posto a beneficio di un permesso di dimora e, dal 9 aprile 2004, di un permesso di domicilio.\nSenza attività dall'aprile 2008 a seguito della rescissione del contratto di tirocinio, ha percepito prestazioni assistenziali, cumulando un debito con lo Stato di fr. 36'503.55. Durante la sua permanenza nel nostro Paese, egli si è reso inoltre colpevole di svariati reati, per i quali è stato condannato e ammonito nei seguenti termini (citazione testuale dal giudizio impugnato) :\n26.07.2010: DA del Ministero pubblico del Canton Ticino: pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da fr. 30.- cadauna (per complessivi fr. 2'700.-) - sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni - e multa di fr. 500.-, per infrazione (01.05-02.06.2010) e contravvenzione alla LStup (01.12.2009-02.06.2010);\n20.03.2013: DA... del Ministero pubblico del Canton Ticino: pena pecuniaria di 5 aliquote giornaliere da fr. 30.- cadauna (per complessivi fr. 150.-) - sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni - e multa di fr. 50.- per truffa (30.06.2012); non revoca del beneficio della condizionale concessa con il DA del 26.07.2010, ma ammonimento formale;\n19.08.2013: DA... del Ministero pubblico del Canton Ticino: pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 30.- cadauna (per complessivi fr. 900.-) - sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 4 anni - pena parzialmente aggiuntiva a quella di cui al DA del 20.03.2013, per infrazione (01.03-20.03.2013) e contravvenzione alla LStup (01.01-20.03.2013);\n12.05.2014: DA... del Ministero pubblico del Canton Ticino: multa di fr. 300.- per contravvenzione alla LStup (21.03.2013-16.04.2014);\n30.06.2014: DA... del Ministero pubblico del Canton Ticino: multa di fr. 100.- per contravvenzione alla legge federale sul trasporto di viaggiatori del 20 marzo 2009 (LTV; RS 745.1) (13.02.2014);\n25.09.2015: ammonimento dipartimentale;\n25.11.2016: sentenza della Corte assise criminali di...: condanna alla pena detentiva di 16 mesi e a una multa di fr. 600.-, per ripetute lesioni semplici (novembre 2015-12.12.2015 e 07.04.2016), reiterate vie di fatto (gennaio 2015-07.04.2016), minaccia (18.03 e 20.03.2016), infrazione (aprile 2015-07.04.2016) e contravvenzione alla LStup (agosto 2014-07.04.2016); revoca della sospensione condizionale della pena pecuniaria di cui al DA del 19.08.2013.\nB.\nPreso in particolare atto dell'ultima condanna citata, con decisione del 19 aprile 2017 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato il permesso di domicilio di cui A._ disponeva, intimandogli di lasciare il territorio elvetico al momento della scarcerazione.\nTale provvedimento è stato confermato sia dal Consiglio di Stato (22 agosto 2018), che dal Tribunale amministrativo (18 dicembre 2018).\nC.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 31 gennaio 2019, A._ ha impugnato quest'ultimo giudizio davanti al Tribunale federale, chiedendo: in via principale, la sostituzione della revoca con un ammonimento; in via subordinata, l'annullamento della revoca e il rinvio dell'incarto alla Corte cantonale, affinché svolga degli accertamenti complementari.\nIl Tribunale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza e ad essa ha fatto rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte. Con decreto presidenziale del 1° febbraio 2019, al ricorso è stato concesso l'effetto sospensivo."} -{"id":"53692134-b6f5-479c-b924-6a0693d1d291","text":"Fatti:\nA.\nIl 25 giugno 2019 il Municipio di Gravesano, respinta l'opposizione di A._ e B._, ha rilasciato una licenza edilizia a C._, decisione confermata dal Consiglio di Stato.\nB.\nCon giudizio del 28 gennaio 2020, il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo, ha dichiarato irricevibile per carenza della capacità processuale il ricorso in quanto presentato da A._, respingendolo in quanto ricevibile riguardo a B._.\nC.\nMediante sentenza 1C_72\/2020 del 5 marzo 2020, il Tribunale federale, accertato che il co-curatore del ricorrente, prodotta la ratifica dell'Autorità regionale di protezione 9 di Torricella-Taverne, ha ritirato il gravame in quanto presentato da A._, ha stralciato la sua causa dai ruoli e dichiarato inammissibile, per carenza di motivazione, il ricorso in quanto inoltrato da B._.\nD.\nAvverso questa sentenza il 18 aprile 2020 A._ e B._ presentano una domanda di revisione al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. L'avviso di ricevimento del ricorso è stato comunicato al co-curatore, che non si è espresso sull'istanza."} -{"id":"2e8e8cd9-1ed8-4209-805e-fc53eca58f66","text":"Fatti:\nA.\nIl 15 marzo 2016 è entrata in vigore la modifica del 15 dicembre 2015 della legge cantonale di applicazione della legge federale sull'assicurazione malattie del 26 giugno 1997 (LCAMal; RL\/TI 6.4.6.1). Le modifiche concernono gli art. 63a cpv. 1 lett. d, 63b, 63c cpv. 3, 5 e 6, 63d cpv. 1 lett. a, 66a cpv. 1 e 2, 66b lett. c, 66c cpv. 1, 66e bise 84a LCAMal sulla pianificazione ospedaliera.\nB.\nA._ ha impugnato le modifiche della legge cantonale con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullare gli art. 63a, 63b, 66a, 66b, 66c, 66e bise 84a LCAMal concernenti in particolare l'introduzione nella pianificazione ospedaliera dei reparti acuti a minore intensità e il loro finanziamento. In via subordinata, l'insorgente chiede che i disposti impugnati siano modificati nel senso che i reparti acuti a minore intensità siano parificati agli ospedali e finanziati secondo le modalità fissate dal diritto federale; in ogni caso che sia accertata l'inapplicabilità della modifica legislativa concernente l'elenco degli istituti autorizzati ad esercitare a carico dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie alle strutture acute di minore intensità e alle strutture stazionarie per cure acute e transitorie."} -{"id":"13046e3f-791b-40cd-8906-bca278e4e07f","text":"Fatti:\nA.\nSino al 2000 A._ ha lavorato in seno a B._. Nel 2001 un ignoto dipendente di questo sindacato ha redatto un testo, asseritamente a uso interno, intitolato \"verifica Bellinzona - aprile 2001\", in cui al primo venivano addebitate pretese lacune nello svolgimento delle proprie funzioni e presunte malversazioni. A inizio 2015, circa un mese prima dell'elezione al posto sindaco di X._, per cui A._ era candidato, suddetto documento è stato recapitato da un anonimo a un numero imprecisato di destinatari, tra cui i consiglieri comunali e i municipali di X._, compreso egli stesso. In reazione al testo e alla sua diffusione, il 14 aprile 2015 questi ha presentato un esposto penale contro ignoti, per i titoli di diffamazione, calunnia, sottrazione di dati personali e violazione del segreto d'ufficio.\nB."} -{"id":"3a10effc-b4e9-47e3-9949-42598ab9ef46","text":""} -{"id":"155e3c86-0500-4ce5-9d7f-c4c635137bd2","text":""} -{"id":"0b322f17-fc75-4aad-9630-b4ec884179c7","text":"Fatti:\nA.\nD.D._ e E.D._ sono comproprietari di un edificio ubicato nel nucleo di Ascona (particella xxx), nella parte originale del Borgo. L'immobile confina con lo stabile sito sulla particella yyy di A.A._, B.A._ e C.A._, dal quale è separato da un cavedio, che si apre su un cortile. Il 17 gennaio 2011 D.D._ e E.D._ hanno chiesto di poter sopraelevare il loro edificio con un corpo aggiunto, sopra il cavedio, contiguo all'edificio dei vicini, i quali si sono opposti al progetto che prevede anche l'installazione di una pompa di calore aria-acqua. Per quanto qui interessa, il 27 ottobre 2011 il Municipio, respinta l'opposizione dei vicini, ha rilasciato la licenza edilizia richiesta, confermata il 7 marzo 2012 dal Consiglio di Stato. Con sentenza del 24 maggio 2013 il Tribunale cantonale amministrativo, accogliendo parzialmente un ricorso dei vicini, ha rinviato gli atti al Governo cantonale affinché, esperiti ulteriori accertamenti, si pronunciasse di nuovo, in particolare riguardo al principio di prevenzione delle emissioni della pompa di calore.\nB.\nL'Ufficio per la prevenzione dei rumori (UPR), riverificati i calcoli delle immissioni, ha preavvisato favorevolmente l'impianto mediante la posa di canali silenziati. Con decisione del 5 febbraio 2014 l'Esecutivo cantonale, preso atto della riconferma del preavviso favorevole dell'Ufficio della natura e del paesaggio (UNP), ha riformato la licenza edilizia nel senso d'imporre la posa di un silenziatore nel canale di espulsione della termopompa. Adito dai vicini, con giudizio del 23 febbraio 2015 il Tribunale cantonale amministrativo, riguardo alla termopompa, ne ha parzialmente accolto il ricorso, completando il dispositivo della decisione governativa nel senso che la licenza edilizia è subordinata all'ulteriore condizione di rivestire con materiale fonoassorbente il sottoscala e i pozzi luce.\nC.\nA.A._, B.A._ e C.A._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico. Chiedono, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di riformarla nel senso di annullare la decisione governativa, subordinatamente di rinviare gli atti alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale.\nD.\nCon decreto presidenziale del 4 maggio 2015 al ricorso è stato conferito l'effetto sospensivo."} -{"id":"424b1e08-88ec-4943-980a-0cd1463396e2","text":"Fatti:\nA.\nIl 19 dicembre 2019 il Promotore di giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B._, C._, D._, E._ e altre persone per titolo di abuso di autorità, peculato, corruzione, riciclaggio di denaro, autoriciclaggio e impiego di proventi di attività criminose, nonché per associazione a delinquere. Le indagini si riferiscono a un'operazione d'investimento immobiliare a Londra, effettuata presumibilmente con finalità speculative e finanziata, in parte, con denaro nella disponibilità della Segreteria di Stato e da questa posseduto con vincolo di scopo per il sostegno di attività con fini religiosi e caritatevoli del Santo Padre (cosiddetto obolo di San Pietro). L'autorità estera ha chiesto di acquisire la documentazione concernente le relazioni bancarie dell'inquisito B._ e delle società a lui riconducibili, nonché il sequestro dei relativi valori.\nB.\nCon decisione di chiusura del 4 agosto 2020, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato il mantenimento del sequestro e la trasmissione alle autorità vaticane di svariata documentazione relativa a un conto presso F._SA intestato ad L._. Adita dalla società e dall'indagato B._, con decisione del 14 dicembre 2020 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP), preso atto del ritiro del ricorso da parte di B._ e stralciata la sua causa dal ruolo, ha respinto quello inoltrato dalla società.\nC.\nAvverso questa sentenza L._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede preliminarmente di poter completare la motivazione del ricorso e, nel merito, di annullare la decisione della CRP, quella di chiusura del MPC e di respingere la domanda di assistenza estera.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto della CRP."} -{"id":"d6424f0a-8f33-46e3-a55c-c2a59a5953b0","text":"Fatti:\nA.\nDopo avere beneficiato di permesso di corta durata (L) dal novembre 1995 al dicembre 1997 A._ (1968), cittadino kosovaro, ha ottenuto il 10 febbraio 1998 un permesso di dimora annuale nel nostro Paese, trasformato il 10 febbraio 2008 in un permesso di domicilio. Il 27 gennaio 2014 egli ha acquisito la nazionalità svizzera.\nIl 22 luglio 1998 la moglie B._ (1971) e i figli C._ (1990), D._ (1993) ed E._ (1996) si sono visti rilasciare un permesso di dimora a titolo di ricongiungimento familiare. Nel 1999 è nato in Ticino F._. Il 31 gennaio 2000 la moglie ha lasciato la Svizzera con i figli, tornandovi da sola il 1° agosto 2004 e ottenendovi un permesso di dimora per vivere con il marito. Il 1° agosto 2014 le è stato accordato un permesso di domicilio.\nB.\nIl 3 maggio 2012 D._ e i fratelli E._ e F._ hanno chiesto, tramite la Rappresentanza svizzera a Pristina, l'autorizzazione ad entrare in Svizzera nonché il rilascio di permessi di dimora al fine di vivere nuovamente con i genitori. Le domande sono state respinte dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino il 2 luglio 2012, decisioni confermate su ricorso dal Consiglio di Stato il 23 gennaio 2013. Detta autorità ha osservato che D._, maggiorenne, non poteva prevalersi del ricongiungimento familiare, che la domanda di E._ era tardiva rispettivamente che non erano dati i motivi di cui all'art. 47 cpv. 4 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20) e, infine, che quella di F._, tempestiva, era tuttavia contraria ai suoi interessi. Quest'ultima pronuncia è cresciuta in giudicato incontestata.\nC."} -{"id":"0265fb61-5e7e-4bb1-a4a1-0d1b1665c508","text":""} -{"id":"0a970ddf-05e2-4759-bc54-d9590e8b16b1","text":"Fatti:\nA.\nA._ è entrato alle dipendenze delle Ferrovie Federali Svizzere FFS (di seguito FFS) dal 1° settembre 1989. Il 17 settembre 2014 le FFS hanno pronunciato lo scioglimento del contratto di lavoro con effetto immediato dal 18 settembre 2014 in seguito a molteplici accessi di breve durata a siti con contenuto pornografico e sessista dalla propria postazione di lavoro.\nB.\nA._ ha impugnato la decisione delle FFS dinanzi al Tribunale amministrativo federale, chiedendone l'annullamento. Il 9 dicembre 2015 il Tribunale amministrativo federale, Corte I, ha respinto il ricorso.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede in via principale l'annullamento del giudizio e della decisione amministrativa impugnati e la reintegrazione nella propria funzione. In via subordinata chiede l'accertamento dell'assenza di motivi per lo scioglimento immediato e la concessione di un'indennità di 12 mesi.\nLe FFS postulano la reiezione del ricorso. Il Tribunale amministrativo federale ha comunicato di non avere osservazioni e di riconfermarsi nel proprio giudizio.\nIl Tribunale federale con decreto del 18 maggio 2016 ha rifiutato la concessione dell'effetto sospensivo."} -{"id":"dba36cb6-57b3-4bc8-a537-51587cb6a490","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 10 luglio 2012 l'Ufficio di esecuzione e fallimenti di Bellinzona (UEF) ha depositato l'elenco oneri riferito alle PPP da xxx a yyy del fondo base zzz RFD di Y._, allestito nel quadro delle esecuzioni in via di realizzazione del pegno immobiliare promosse da B._ AG nei confronti di A._ e di C._. Per quanto di rilevanza nella presente fattispecie tale elenco oneri prevedeva, alle voci 2.A.1 e 2.A.2 alla rubrica ipoteche convenzionali, due crediti a favore di B._ AG: un prestito (fr. 1'418'097.45, più fr. 236'802.85 pari agli interessi di mora legali al 5 % su fr. 1'418'097.45 dal 3 giugno 2009 al 4 ottobre 2012) ed un conto corrente costruzione (fr. 2'120'699.35, più fr. 354'127.74 pari agli interessi di mora legali al 5 % su fr. 2'120'699.35 dal 3 giugno 2009 al 4 ottobre 2012).\nA.b. Con scritto 23 luglio 2012 indirizzato all'UEF, A._ ha, per quanto qui di rilievo, contestato gli interessi di mora legali indicati nell'elenco oneri alle voci 2.A.1 e 2.A.2 alla rubrica ipoteche convenzionali, argomentando che tali interessi avrebbero dovuto essere calcolati per il prestito su fr. 850'000.-- (e non su fr. 1'418'097.45) e per il conto corrente costruzione su fr. 1'150'000.-- (e non su fr. 2'120'699.35).\nL'UEF ha trasmesso lo scritto alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza. Mediante sentenza 27 agosto 2012 quest'ultima ha parzialmente accolto il ricorso di A._ e ha modificato l'elenco oneri tenendo conto della parziale acquiescenza della banca, che ha accettato di conteggiare gli interessi di mora legali al 5 % dal 3 giugno 2009 al 4 ottobre 2012 su fr. 850'000.-- per il prestito e su fr. 1'150'000.-- per il conto corrente costruzione. Ritenendo che l'autorità di vigilanza non fosse tuttavia competente a statuire sulla contestazione degli interessi di mora legali, con sentenza 5A_653\/2012 del 15 luglio 2013 il Tribunale federale ha annullato la sentenza 27 agosto 2012 nella misura in cui ha modificato l'elenco oneri, e ha trasmesso lo scritto 23 luglio 2012 all'UEF per esame.\nPreso atto della contestazione di A._, in data 3 settembre 2013 l'UEF gli ha assegnato un termine di venti giorni per promuovere l'azione volta a contestare la pretesa di B._ AG. Con petizione 25 settembre 2013 A._ ha così chiesto alla Pretura del Distretto di Bellinzona di stralciare dall'elenco oneri tutte le posizioni i scritte a favore di B._ AG. Con decisione 11 febbraio 2016 il Pretore aggiunto ha parzialmente accolto tale petizione e ha modificato l'elenco oneri tenendo conto della parziale acquiescenza della banca, che ha accettato di conteggiare gli interessi di mora legali al 5 % dal 3 giugno 2009 al 4 ottobre 2012 su fr. 850'000.-- per il prestito e su fr. 1'150'000.-- per il conto corrente costruzione.\nB.\nCon sentenza 28 settembre 2016 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura della sua ricevibilità, l'appello introdotto da A._ contro la sentenza pretorile 11 febbraio 2016.\nC.\nCon ricorso in materia civile 3 novembre 2016, A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, postulando in via principale di stralciare dall'elenco oneri le posizioni di B._ AG, in via subordinata di rinviare la causa in primo grado per nuova decisione. Il ricorrente chiede inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"0a4de344-5268-49d1-977d-e8a8d1b6fb88","text":"Fatti:\nA.\nL'11 aprile 2012 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata da ultimo l'11 maggio 2015, nell'ambito di un procedimento penale aperto nei confronti di B._ e altri per associazione per delinquere, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e altre infrazioni. L'autorità estera ha chiesto il sequestro di eventuali conti presso una determinata banca, intestati o riconducibili agli imputati.\nB.\nCon decisione di chiusura del 10 marzo 2015, il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha ordinato la trasmissione all'autorità richiedente di documentazione relativa a un conto, bloccato, intestato a A._SA, del quale l'inquisito è l'avente diritto economico. Adita dalla società, con giudizio del 30 settembre 2015 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto i ricorsi.\nC.\nAvverso questa decisione A._SA presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullarla e di ritornare gli atti alla CRP per nuovo giudizio, in via subordinata di riformarla nel senso di dichiarare irricevibile la rogatoria e i complementi, di non consegnare i documenti bancari e di dissequestrare il conto.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"e4f01fae-41d5-4235-87af-86e48d608929","text":""} -{"id":"22cd9054-db15-40da-ad38-a0602f62a9c3","text":"Fatti:\nA. A.a In data 11 giugno 1997 C._ è stata assunta dal Comune di X._ quale cuoca della scuola dell'infanzia con lo statuto di incaricata per funzione stabile. A partire dall'anno scolastico 2000\/2001 il Municipio le ha conferito la nomina, tenuto conto della tredicesima classe di stipendio e di un grado di occupazione del 82.738 %, corrispondente ad un salario mensile lordo di fr. 3'072.25.\nA.b Con scritto del 15 luglio 2008 il Municipio di X._ ha proposto alla dipendente l'adeguamento delle condizioni di lavoro dall'anno scolastico 2008\/2009 a causa della costante riduzione del numero di bambini - la scuola dell'infanzia era stata nel frattempo definita sezione provvisoria dal Dipartimento cantonale dell'educazione - fissando un grado di occupazione del 52 %, uno stipendio mensile di fr. 2'037.15 e cinque settimane di vacanza pagate. L'Esecutivo comunale ha inoltre preannunciato che, in caso di mancata accettazione delle nuove condizioni, avrebbe dovuto sciogliere il rapporto di lavoro tramite mancata conferma e pubblicare un concorso aggiornato.\nB. B.a In seguito alla presa di posizione dell'interessata, rappresentata dal Sindacato svizzero dei servizi pubblici, Regione Ticino, del 5 agosto 2008, nella propria seduta del 7 agosto 2008 il Municipio ha nuovamente esposto in dettaglio i motivi che lo hanno indotto a modificare le condizioni di lavoro di C._, tra cui, tra l'altro, l'ingiustificato pagamento di quindici settimane di vacanza invece delle cinque previste dall'art. 53 del Regolamento comunale (ROD), confermando la comunicazione del 15 luglio 2008.\nAlla luce della mancata adesione alla nuova proposta, con decisione amministrativa del 12 agosto 2008 il Municipio ha pertanto decretato la mancata conferma di C._ nella funzione di cuoca della scuola dell'infanzia a partire dall'anno scolastico 2008\/2009.\nCon pronunzia del 18 febbraio 2009 il Consiglio di Stato del Canton Ticino ha respinto il gravame presentato dall'interessata, rappresentata dall'avv. Paolo Marchi, in quanto i motivi addotti a sostegno della mancata conferma - segnatamente la correzione di un rapporto di lavoro fondato su presupposti errati quali il pagamento dello stipendio durante tutte le vacanze scolastiche, come ai docenti sottoposti alla Legge sull'ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti del 15 marzo 1995 (LORD, RL\/TI 2.5.4.1) e non come al personale addetto alle pulizie e ai custodi sottoposti al ROD del Comune di X._ - erano oggettivi e pertinenti.\nB.b Con giudizio del 26 marzo 2009 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha confermato la decisione dell'Esecutivo cantonale, respingendo il ricorso di C._, sempre patrocinata dall'avv. Marchi, in quanto i motivi addotti dall'autorità comunale per giustificare il licenziamento non erano insostenibili, si fondavano su considerazioni oggettive e pertinenti e correggevano un errore, eliminando un privilegio ingiustificato.\nC. C.a Contro la pronuncia cantonale C._, ancora rappresentata dall'avv. Marchi insorge con ricorso in materia di diritto pubblico e in materia costituzionale al Tribunale federale, chiedendo in via preliminare l'attribuzione dell'effetto sospensivo e nel merito, in via principale, l'annullamento delle decisioni del Consiglio di Stato e del Tribunale amministrativo rispettivamente la nullità\/l'annullamento della decisione del 12 agosto 2008 del Municipio, con conseguente conferma del suo rapporto di nomina. Le stesse richieste sono state formulate in via subordinata nell'ambito del ricorso in materia di diritto costituzionale. Dei motivi si dirà, se necessario, nei considerandi di diritto.\nChiamati ad esprimersi, il Municipio di X._ ha proposto di respingere il ricorso, mentre il Tribunale cantonale amministrativo ha riconfermato le conclusioni e le motivazioni esposte nel giudizio impugnato.\nC.b Con decreto del 30 luglio 2009 il giudice delegato ha accolto la richiesta di attribuire effetto sospensivo al ricorso, a cui aveva aderito anche il Comune opponente."} -{"id":"0085fe30-baf8-4664-a2dd-653cbe266b45","text":"Fatti:\nA.\nNegli anni 2015 e 2016 un flusso di rifugiati e di migranti importante ha raggiunto l'Europa, in particolare l'Italia, confrontata con innumerevoli sbarchi di persone in provenienza soprattutto da paesi africani. A partire dal mese di luglio del 2016, un numero considerevole di migranti intenzionati a raggiungere la Germania e altri paesi del Nord Europa, respinti al confine italo-svizzero di Chiasso, si è accampato in un giardino pubblico nei pressi della stazione di Como. Il 1° settembre 2016, le guardie di confine svizzere hanno fermato nelle vicinanze del valico doganale di San Pietro di Stabio un'autovettura guidata da A._ e un furgone VW guidato da un'altra persona nel quale si trovavano quattro cittadini eritrei senza passaporti né permessi validi. A._ ha dichiarato trattarsi di migranti stazionanti a Como che cercava di aiutare ad attraversare clandestinamente il confine, affinché potessero raggiungere la Germania. Ha altresì riferito di avere in precedenza aiutato in modo analogo altri migranti. In relazione a questi fatti, il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha aperto un procedimento penale nei confronti di A._ e di altre persone.\nB.\nCon sentenza del 28 settembre 2017, il Giudice della Pretura penale ha riconosciuto A._ autrice colpevole di ripetuta incitazione all'entrata, alla partenza e al soggiorno illegali, per avere, nel periodo dal 18 agosto 2016 al 1° settembre 2016 a Como, Lugano, Genestrerio, Bellinzona e in altre imprecisate località svizzere, in più occasioni, facilitato e aiutato a preparare l'entrata, l'uscita, la partenza e il soggiorno illegale in Svizzera, di 24 cittadini stranieri di origine eritrea e siriana, sprovvisti dei necessari documenti di legittimazione. L'imputata è stata condannata alla pena pecuniaria di 80 aliquote giornaliere di fr. 110.-- ciascuna, per complessivi fr. 8'800.--, da dedursi il carcere preventivo di un giorno, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, nonché alla multa di fr. 1'000.--.\nC.\nCon sentenza del 15 ottobre 2019, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha parzialmente accolto un appello di A._ contro il giudizio di primo grado. L'imputata è stata riconosciuta autrice colpevole di ripetuto aiuto all'entrata e alla partenza illegali, per avere, nel periodo e nelle località citate, in più occasioni, facilitato e aiutato a preparare l'entrata illegale in Svizzera e l'uscita illegale dal paese, di 20 cittadini stranieri di origine eritrea e siriana, privi dei necessari documenti di legittimazione. A._ è per contro stata prosciolta dall'accusa di aiuto al soggiorno illegale. È stata condannata alla pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere di fr. 110.-- ciascuna, corrispondenti a complessivi fr. 2'200.--, da dedursi il carcere preventivo di un giorno, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni.\nD.\nIl Procuratore pubblico impugna questa sentenza, nella misura in cui proscioglie l'imputata dall'accusa di aiuto al soggiorno illegale, con ricorso in materia penale del 27 novembre 2019 al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullarla e di confermare il giudizio di primo grado. In via subordinata, postula l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio degli atti alla Corte cantonale per un nuovo giudizio. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale.\nE.\nLa Corte cantonale ha comunicato di rinunciare a formulare osservazioni al ricorso. A._ chiede invece di respingerlo."} -{"id":"f934a6a4-1c62-4e93-b942-5ea2d5e05145","text":"Fatti:\nA.\nL'8 agosto 2017 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile il gravame esperito da A._, cittadina italiana, contro la risoluzione 24 maggio 2017 con cui il Consiglio di Stato ha confermato la decisione 26 gennaio 2016 della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni che le ha revocato il permesso di domicilio a causa della sua dipendenza dalla pubblica assistenza, della sua disastrosa situazione economica e dal fatto che aveva interessato a più riprese le autorità di polizia e giudiziarie. L'anticipo delle presunte spese processuali richiestole con lettera raccomandata del 3 luglio 2017, che poi le è stato concesso di pagare a rate sempre tramite invio raccomandato del 14 luglio 2017, non era infatti stato versato entro i termini assegnati.\nB.\nIl 23 agosto 2017 A._ ha presentato al Tribunale cantonale amministrativo un'istanza di restituzione in intero dei termini nella quale ha addotto da un lato di non essersi accorta della presenza dell'avviso di ritiro della raccomandata del 14 luglio 2017, che sarebbe stato gettato con altre carte, e dall'altro che lo stesso avrebbe anche potuto essere immesso nella casella postale altrui. Il 1° settembre 2017 il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo l'ha respinta, nella misura in cui era ammissibile, non ravvisando nei motivi invocati dall'interessata gli estremi per ammettere la domanda.\nC.\nIl 7 ottobre 2017 A._ si è rivolta al Tribunale federale affermando di non avere visto né trovato nella cassetta postale l'avviso di ritiro concernente l'invio raccomandato del 14 luglio 2017. Adducendo poi che i suoi familiari vivono in Svizzera e che non ha più contatti con i parenti residenti in Italia, chiede che si tenga conto delle sue difficili condizioni di salute concedendole tempo per sistemare la propria situazione.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"546eb72e-d8eb-4cf8-aeb9-f6011b1ec314","text":"Fatti:\nA.\nB._, cittadino serbo-kosovaro, è titolare dal 22 luglio 1998 di un permesso di dimora nel nostro Paese. Egli percepisce una mezza rendita di invalidità (grado d'invalidità del 50 %), le prestazioni complementari nonché le indennità di disoccupazione. Siccome è oberato di debiti privati sfociati in attestati di carenza beni ed è stato a carico della pubblica assistenza, si è visto rifiutare a cinque riprese il rilascio del permesso di domicilio (dicembre 2008, novembre 2009, aprile 2011, ottobre 2012 e marzo 2015) ed è stato ammonito a tre riprese (giugno 2006, settembre 2007 e aprile 2015).\nIl 15 agosto 2015 sono entrate in Svizzera la moglie, A._, con la quale si era unito in matrimonio nel giugno 2008, e la figlia C._, ugualmente cittadine serbo-kosovare, che hanno domandato, il 16 ottobre successivo, il rilascio di permessi di dimora a titolo di ricongiungimento familiare con il marito, rispettivamente padre. Due precedenti domande di ricongiungimento familiare sono state respinte, la prima il 18 novembre 2008 (rifiuto confermato su ricorso dal Consiglio di Stato il 27 maggio 2009) e la seconda il 1° marzo 2010, data la precaria situazione finanziaria di B._.\nB.\nL'istanza del 16 ottobre 2015 è stata respinta il 9 febbraio 2016 dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino. Detta autorità ha osservato che il ricongiungimento era tardivo e che i mezzi finanziari di cui disponeva B._ erano insufficienti per il sostentamento della famiglia.\nIl rifiuto è stato confermato su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, il 31 maggio 2017, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 31 ottobre 2018. Rilevato che non esisteva alcun trattato tra la Svizzera e la Repubblica di Serbia o del Kosovo di cui scaturiva un diritto al ricongiungimento familiare e che A._ e la figlia C._ non potevano appellarsi all'art. 8 CEDU (RS 0.101), il loro marito rispettivamente padre non fruendo di un diritto certo di risiedere nel nostro Paese, la Corte cantonale ha osservato che l'art. 44 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri ([LStr; RS 142.20]; dal 1° gennaio 2019 la legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri e la loro integrazione [LStrI; RU 2017 6521]) - le cui condizioni non erano peraltro adempiute - non conferiva alcun diritto al ricongiungimento familiare poiché aveva carattere potestativo. Ha poi aggiunto che la domanda di ricongiungimento familiare era tardiva ( in relazione con l' [RS 142.201]) e che non erano dati in concreto gravi motivi familiari che permettevano un ricongiungimento familiare differito ( in relazione con l') e, infine, che non erano lesi né il principio della proporzionalità né l'\nC.\nL'8 dicembre 2018 A._, agente per sé e in rappresentanza della figlia C._, ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso sussidiario in materia costituzionale, con il quale chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che vengano loro accordati i permessi richiesti. Adduce, in sintesi, la violazione degli e 8 CEDU nonché 8 cpv. 1, 9 cpv.1, 10 cpv. 1 e 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo (CDF; RS 0.107). In via provvisionale, domanda il conferimento dell'effetto sospensivo al gravame.\nNon è stato ordinato nessun atto istruttorio."} -{"id":"1b28b944-3cc2-4eb0-984f-7a17b7e5c659","text":"Fatti:\nA.\nNel novembre 2013 B._ e C._ hanno incaricato l'avv. A._ di svolgere le pratiche relative alla divisione ereditaria della successione del defunto padre. Nelle procure firmate dalle due sorelle è segnatamente indicato che esse riconoscono \" di dovere un onorario orario tra i fr. 400.-- e i fr. 450.-- in pratiche senza valore determinabile, e per ogni istanza o procedura con valore determinabile (la determinazione del valore è stabilita in base alle norme della procedura civile) un onorario calcolato secondo le seguenti percentuali: fino a fr. 50'000.-- 8-25%, oltre fr. 50'000.-- sino a fr. 200'000.-- 6-15%, oltre fr. 200'000.-- e sino a fr. 2'000'000.-- 5-10%, oltre fr. 2'000'000.-- 3-8%\", ritenuto inoltre \" che al mandatario è riconosciuta la facoltà di applicare l'onorario orario anche in pratiche con valore determinabile\"e che \" le fatture (finali o acconti) del mandatario valgono quale riconoscimento di debito ai sensi dell', se non formalmente contestate entro 30 giorni dalla ricezione \". Dopo che le eredi hanno sottoscritto il contratto di divisione parziale del 13 dicembre 2013 concernente 3 fondi per un valore complessivo (incluse le migliorie eseguite su uno di essi) di fr. 1'728'176.80 e un'automobile sportiva valutata a fr. 30'000.--, l'avvocato ha emesso il 22 gennaio 2014 una fattura di fr. 86'400.-- (di cui fr. 6'400.-- di iva), importo corrispondente a un onorario del 5 % su fr. 1'600'000.--. Il 30 gennaio 2014 le mandanti hanno corrisposto la metà dell'importo domandato. Il legale le ha poi invano escusse con precetti esecutivi del 14 febbraio 2014.\nB.\nCon decisione 4 febbraio 2015 il Pretore aggiunto del distretto di Bellinzona ha dichiarato irricevibile l'istanza presentata dall'avv. A._ in procedura sommaria e tendente a ottenere il pagamento di fr. 43'200.--, oltre interessi, nonché il rigetto definitivo o, in via subordinata, provvisorio dell'opposizione interposta ai precetti esecutivi da B._ e C._.\nC.\nCon sentenza 16 giugno 2015 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui era ricevibile, l'appello presentato dal legale. La Corte cantonale ha ritenuto che i presupposti per accogliere la domanda presentata nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti non erano dati: dal valore utilizzato dal legale per calcolare il suo onorario dovevano segnatamente essere dedotti gli oneri ipotecari gravanti i fondi oggetto del contratto di divisione parziale. Per quanto concerne la domanda subordinata di rigettare in via provvisoria l'opposizione interposta ai precetti esecutivi, l'autorità inferiore ha ritenuto che il modo di procedere dell'attore in seconda istanza era in ogni caso inammissibile visto lo sdoppiamento delle vie di ricorso (appello di competenza della II Camera civile per quanto attiene alla procedura fondata sull', reclamo da decidere dalla Camera di esecuzione e fallimenti con riferimento al mancato rigetto provvisorio dell'opposizione).\nD.\nL'avv. A._ postula, con ricorso in materia civile del 13 agosto 2015, la riforma della sentenza cantonale nel senso che le convenute siano condannate a versargli fr. 43'200.--, oltre interessi, e che le opposizioni interposte ai relativi precetti esecutivi siano rigettate in via definitiva. Subordinatamente domanda il rigetto provvisorio delle predette opposizioni. Lamenta un \"f also accertamento \" di debiti ipotecari sui fondi oggetto della divisione ereditaria e l'omissione della constatazione secondo cui, pagando metà della fattura con l'indicazione che si trattava di un acconto, le convenute si sarebbero \" definitivamente riconosciute debitrici della seconda metà dell'importo fatturato \". Rimprovera poi alla Corte cantonale un eccesso di formalismo e una violazione del diritto federale con riferimento al rigetto della domanda subordinata e menziona i motivi per cui ritiene che gli avrebbe dovuto essere almeno concesso il rigetto provvisorio delle opposizioni interposte dalle mandanti ai precetti esecutivi.\nCon risposta del 12 ottobre 2015 B._ e C._ propongono la reiezione del ricorso."} -{"id":"e0dbd8c4-3df0-4278-b460-55d2b3905590","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 28 giugno 2017 il Giudice delegato del Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile (non essendo stato versato, entro il termine impartito, la totalità dell'anticipo richiesto per le spese giudiziarie) il ricorso esperito il 23 maggio 2017 da A._, cittadino italiano, contro la risoluzione governativa del 12 aprile 2017 che confermava la decisione del 18 marzo 2016 della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni che revocava il permesso di domicilio di cui questi era titolare.\nB.\nCon scritto datato 25 ottobre\/4 novembre 2017 A._ ha presentato un ricorso, non firmato, dinanzi al Tribunale federale nel quale spiega perché agisce tardivamente nonché chiede la restituzione dei termini, l'invio di una copia della sentenza cantonale di cui non disporrebbe, la visione dell'incarto cantonale, l'assegnazione di un termine di trenta giorni per completare il proprio gravame, la designazione di un patrocinatore d'ufficio e, infine, che gli sia concesso l'effetto sospensivo.\nIl Tribunale federale ha domandato alla Corte cantonale la trasmissione di alcuni documenti, tra cui una copia della sentenza cantonale. Non ha per contro ordinato nessuno scambio di scritti."} -{"id":"6d01c0d7-471d-498b-9d86-c2bd2cd78e00","text":""} -{"id":"1e43a968-765a-4216-9c8b-95a0ae965bb8","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.A._ e B.A._ sono proprietari a Cureglia della particella n. XXX, C._ della particella contigua n. YYY. Entrambi i fondi sono situati sul lato ovest della strada cantonale che da Vezia sale in direzione di Cureglia e precisamente nel tratto compreso tra la curva detta \"Marnigo\" e la deviazione per Comano. Sui fondi, situati ad un livello ribassato rispetto al campo stradale, sorgono due palazzine multifamiliari di cinque (A._), rispettivamente quattro piani (C._).\nSull'altro lato della strada cantonale si trovano la part. n. SSS, di proprietà di D._, e la part. n. TTT, di proprietà di E.F._ e F.F._ in ragione di 1⁄4 ciascuno e per la rimanente metà di H._.\nSull'altro lato della strada cantonale si trovano la part. n. SSS, di proprietà di D._, e la part. n. TTT, di proprietà di E.F._ e F.F._ in ragione di 1⁄4 ciascuno e per la rimanente metà di H._.\nB. Nel periodo dal 13 novembre al 12 dicembre 2000 sono stati pubblicati gli atti relativi alla procedura di approvazione dei progetti definitivi e di espropriazione concernenti la sistemazione del menzionato tratto stradale. I piani prevedevano l'allargamento del campo stradale con la formazione di un nuovo marciapiede, la creazione di una preselezione verso il quartiere in zona Quadrelle e di uno spiazzo per la fermata del bus, la realizzazione di una rotonda all'altezza della deviazione per Comano, nonché altre opere di struttura e infrastruttura stradali, segnatamente muri di sostegno, canalizzazioni e condotte. In corrispondenza dei fondi n. SSS e TTT di Cureglia, i piani pubblicati prevedevano l'esproprio, a confine con la strada, di una limitata fascia di terreno e la formazione di un nuovo muro, di un'altezza variabile tra i 2 e i 3 metri, destinato a trattenere il sovrastante terreno in forte pendenza.\nB. Nel periodo dal 13 novembre al 12 dicembre 2000 sono stati pubblicati gli atti relativi alla procedura di approvazione dei progetti definitivi e di espropriazione concernenti la sistemazione del menzionato tratto stradale. I piani prevedevano l'allargamento del campo stradale con la formazione di un nuovo marciapiede, la creazione di una preselezione verso il quartiere in zona Quadrelle e di uno spiazzo per la fermata del bus, la realizzazione di una rotonda all'altezza della deviazione per Comano, nonché altre opere di struttura e infrastruttura stradali, segnatamente muri di sostegno, canalizzazioni e condotte. In corrispondenza dei fondi n. SSS e TTT di Cureglia, i piani pubblicati prevedevano l'esproprio, a confine con la strada, di una limitata fascia di terreno e la formazione di un nuovo muro, di un'altezza variabile tra i 2 e i 3 metri, destinato a trattenere il sovrastante terreno in forte pendenza.\nC. Durante il periodo di pubblicazione dei piani, i proprietari dei fondi n. SSS e TTT hanno postulato, con due separate opposizioni, che la corona del nuovo muro di sostegno fosse alzata, rispetto ai piani pubblicati, fino al livello naturale del terreno sovrastante dopo l'arretramento. Questa richiesta ha raccolto l'adesione dell'autorità cantonale ed è stata formalizzata - senza informare i proprietari dei fondi sottostanti la strada - in due convenzioni del 16 agosto 2001, ratificate, per delega del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, il 3 settembre 2001 dall'Amministrazione immobiliare e delle strade nazionali. Dal profilo costruttivo, tali accordi hanno comportato una modifica del progetto del muro di sostegno a confine con la strada cantonale, che dagli iniziali 2-3 metri veniva innalzato a 5-7 metri. Il Tribunale d'espropriazione del Cantone Ticino, con decisioni del 25 settembre 2001 intimate lo stesso giorno alle parti contraenti, ha quindi approvato i progetti definitivi e stralciato dai ruoli per intervenuta transazione le opposizioni dei proprietari.\nC. Durante il periodo di pubblicazione dei piani, i proprietari dei fondi n. SSS e TTT hanno postulato, con due separate opposizioni, che la corona del nuovo muro di sostegno fosse alzata, rispetto ai piani pubblicati, fino al livello naturale del terreno sovrastante dopo l'arretramento. Questa richiesta ha raccolto l'adesione dell'autorità cantonale ed è stata formalizzata - senza informare i proprietari dei fondi sottostanti la strada - in due convenzioni del 16 agosto 2001, ratificate, per delega del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, il 3 settembre 2001 dall'Amministrazione immobiliare e delle strade nazionali. Dal profilo costruttivo, tali accordi hanno comportato una modifica del progetto del muro di sostegno a confine con la strada cantonale, che dagli iniziali 2-3 metri veniva innalzato a 5-7 metri. Il Tribunale d'espropriazione del Cantone Ticino, con decisioni del 25 settembre 2001 intimate lo stesso giorno alle parti contraenti, ha quindi approvato i progetti definitivi e stralciato dai ruoli per intervenuta transazione le opposizioni dei proprietari.\nD. I lavori di costruzione sono iniziati nel mese di maggio del 2002. A metà del successivo mese di ottobre l'altezza del muro costruito in corrispondenza dei fondi n. SSS e TTT aveva raggiunto il doppio di quella pubblicata.\nIl 5 febbraio 2003 C._ ha inviato una lettera al Dipartimento del territorio nella quale sollevava perplessità sull'altezza del manufatto. Aderendo ad una richiesta formulata nella lettera stessa, l'Autorità cantonale ha indetto un sopralluogo per il 17 febbraio 2003, in occasione del quale i proprietari dei fondi n. XXX e YYY avrebbero appreso sia degli accordi conclusi dai vicini con lo Stato sia della conseguente modifica dei progetti.\nIl 5 febbraio 2003 C._ ha inviato una lettera al Dipartimento del territorio nella quale sollevava perplessità sull'altezza del manufatto. Aderendo ad una richiesta formulata nella lettera stessa, l'Autorità cantonale ha indetto un sopralluogo per il 17 febbraio 2003, in occasione del quale i proprietari dei fondi n. XXX e YYY avrebbero appreso sia degli accordi conclusi dai vicini con lo Stato sia della conseguente modifica dei progetti.\nE. Con lettera del 19 febbraio 2003 all'Autorità cantonale i proprietari delle particelle n. XXX e YYY si sono opposti alla costruzione di opere difformi da quelle pubblicate, chiedendo sostanzialmente la sospensione dei lavori di costruzione. L'Autorità cantonale ha risposto di ritenere l'opera eseguita conforme al progetto approvato con decisione definitiva del Tribunale di espropriazione.\nE. Con lettera del 19 febbraio 2003 all'Autorità cantonale i proprietari delle particelle n. XXX e YYY si sono opposti alla costruzione di opere difformi da quelle pubblicate, chiedendo sostanzialmente la sospensione dei lavori di costruzione. L'Autorità cantonale ha risposto di ritenere l'opera eseguita conforme al progetto approvato con decisione definitiva del Tribunale di espropriazione.\nF. Il 25 febbraio 2003 i suddetti proprietari si sono rivolti al Presidente del Tribunale d'espropriazione chiedendo, tra l'altro, la pubblicazione in sanatoria dei piani approvati il 25 settembre 2001 e la possibilità di ottenere una copia delle transazioni stipulate dallo Stato con i proprietari delle part. n. SSS e TTT. Facevano notare che il muro di sostegno realizzato causava gravi pregiudizi alle loro proprietà sia dal profilo estetico sia da quello ambientale, per le accresciute immissioni foniche. I proprietari hanno altresì contestualmente notificato una pretesa d'indennità per il minore valore dei loro fondi in seguito alle aumentate immissioni moleste. Su richiesta delle parti, tale procedimento è poi stato sospeso il 23 maggio 2003 dal Presidente del Tribunale di espropriazione sino all'emanazione del presente giudizio.\nF. Il 25 febbraio 2003 i suddetti proprietari si sono rivolti al Presidente del Tribunale d'espropriazione chiedendo, tra l'altro, la pubblicazione in sanatoria dei piani approvati il 25 settembre 2001 e la possibilità di ottenere una copia delle transazioni stipulate dallo Stato con i proprietari delle part. n. SSS e TTT. Facevano notare che il muro di sostegno realizzato causava gravi pregiudizi alle loro proprietà sia dal profilo estetico sia da quello ambientale, per le accresciute immissioni foniche. I proprietari hanno altresì contestualmente notificato una pretesa d'indennità per il minore valore dei loro fondi in seguito alle aumentate immissioni moleste. Su richiesta delle parti, tale procedimento è poi stato sospeso il 23 maggio 2003 dal Presidente del Tribunale di espropriazione sino all'emanazione del presente giudizio.\nG. Frattanto, il 19 marzo 2003, A.A._ e B.A._ e C._ sono insorti dinanzi al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto amministrativo e un ricorso di diritto pubblico, chiedendo l'annullamento dei decreti del 25 settembre 2001 del Tribunale di espropriazione. Con il primo rimedio lamentano una violazione del diritto federale, e in particolare della legge federale sulla protezione dell'ambiente del 7 ottobre 1983, dell'ordinanza contro l'inquinamento fonico del 15 dicembre 1986 e dell'ordinanza concernente l'esame dell'impatto sull'ambiente del 19 ottobre 1988. Con il ricorso di diritto pubblico si dolgono di una violazione del diritto di essere sentiti (), di una violazione del diritto ad un equo processo (art. 6 n. 2 CEDU e ), di una restrizione inammissibile della garanzia della proprietà (art. 26 cpv. 1 e 36 Cost.), nonché di una disparità di trattamento (), nella misura in cui tali censure non siano già esaminate nell'ambito del ricorso di diritto amministrativo. Chiedono l'esperimento di un sopralluogo e - se ritenuto necessario per l'evasione dei ricorsi - l'allestimento di una perizia fonica.\nG. Frattanto, il 19 marzo 2003, A.A._ e B.A._ e C._ sono insorti dinanzi al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto amministrativo e un ricorso di diritto pubblico, chiedendo l'annullamento dei decreti del 25 settembre 2001 del Tribunale di espropriazione. Con il primo rimedio lamentano una violazione del diritto federale, e in particolare della legge federale sulla protezione dell'ambiente del 7 ottobre 1983, dell'ordinanza contro l'inquinamento fonico del 15 dicembre 1986 e dell'ordinanza concernente l'esame dell'impatto sull'ambiente del 19 ottobre 1988. Con il ricorso di diritto pubblico si dolgono di una violazione del diritto di essere sentiti (), di una violazione del diritto ad un equo processo (art. 6 n. 2 CEDU e ), di una restrizione inammissibile della garanzia della proprietà (art. 26 cpv. 1 e 36 Cost.), nonché di una disparità di trattamento (), nella misura in cui tali censure non siano già esaminate nell'ambito del ricorso di diritto amministrativo. Chiedono l'esperimento di un sopralluogo e - se ritenuto necessario per l'evasione dei ricorsi - l'allestimento di una perizia fonica.\nH. Il Tribunale di espropriazione ha rinunciato a presentare osservazioni. Le controparti private chiedono di respingere, in quanto ammissibili, entrambi i ricorsi. Anche l'Amministrazione immobiliare e delle strade nazionali, per conto dello Stato del Cantone Ticino, postula la reiezione dei gravami nella misura della loro ammissibilità, censurando preliminarmente la loro dubbia tempestività e il mancato esaurimento delle istanze cantonali. È stato invitato a presentare eventuali osservazioni anche l'Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio, per il quale la strada cantonale non necessiterebbe di un esame di impatto ambientale, né la sopraelevazione del muro litigioso dovrebbe comportare un aumento percettibile delle immissioni foniche sulle proprietà dei ricorrenti.\nH. Il Tribunale di espropriazione ha rinunciato a presentare osservazioni. Le controparti private chiedono di respingere, in quanto ammissibili, entrambi i ricorsi. Anche l'Amministrazione immobiliare e delle strade nazionali, per conto dello Stato del Cantone Ticino, postula la reiezione dei gravami nella misura della loro ammissibilità, censurando preliminarmente la loro dubbia tempestività e il mancato esaurimento delle istanze cantonali. È stato invitato a presentare eventuali osservazioni anche l'Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio, per il quale la strada cantonale non necessiterebbe di un esame di impatto ambientale, né la sopraelevazione del muro litigioso dovrebbe comportare un aumento percettibile delle immissioni foniche sulle proprietà dei ricorrenti.\nI. I ricorrenti si sono espressi il 22 agosto 2003 sulle osservazioni dell'Autorità federale e il 10 settembre 2003 sulla risposta dello Stato, riconfermandosi sostanzialmente nel ricorso."} -{"id":"81cc9858-5601-4033-939d-477c32265ce4","text":""} -{"id":"00bb51e5-77fc-44bf-b9e5-f94423112122","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 20 novembre 2013, l'Ufficio di tassazione competente ha notificato ai coniugi A.A._ e B.A._ la tassazione IC\/IFD 2012. In questo contesto, ha aggiunto un dividendo di fr. 80'228.-- corrisposto loro dalla C._SA, concedendo il rimborso di fr. 28'079.80.-- dell'imposta preventiva.\nCon lettera del 22 novembre 2016, l'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) ha informato il fisco ticinese che da una sua verifica era emerso che il dividendo di fr. 80'228.-- versato ai coniugi A._ dalla C._SA non era stato dichiarato spontaneamente giusta l'art. 23 della legge federale del 13 ottobre 1965 sull'imposta preventiva (LIP; RS 642.21). Di conseguenza, considerava che l'imposta preventiva di fr. 28'079.80 (pari al 35 % di fr. 80'228.--) era stata rimborsata a torto e andava stornata (art. 57 cpv. 3 e 58 cpv.1 LIP).\nB.\nIl 23 gennaio 2017, l'Ufficio di tassazione ha inviato ai coniugi A._ una decisione di rettifica, stabilendo il loro diritto al rimborso dell'imposta preventiva in fr. 6'016.10 (invece che in fr. 34'095.90). Nelle motivazioni, il fisco si è richiamato all'intervento dell'AFC, rilevando che l'importo di fr. 28'079.80 era stato rimborsato a torto e andava pertanto stornato dalla cifra originaria.\nLa decisione del fisco ticinese è stata confermata sia su reclamo (8 gennaio 2018) che su ricorso davanti alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (20 settembre 2018).\nC.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 19 ottobre 2018, A.A._ e B.A._ si sono allora rivolti al Tribunale federale domandando: che la sentenza della Camera di diritto tributario del 20 settembre 2018 e la decisione dell'Ufficio di tassazione del 23 gennaio 2017 vengano annullate; che il rimborso dell'imposta preventiva riconosciuto nel 2012 sia confermato nella sua integralità.\nNel corso della procedura, la Corte cantonale ha chiesto la conferma della propria pronuncia. La domanda di respingere il ricorso è giunta pure dal fisco ticinese."} -{"id":"bdbe8410-25d9-4f5d-9af8-c44dce6a74fb","text":"Fatti:\nA.\nIl 27 marzo 2007 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha approvato il nuovo piano regolatore del Comune di X._ ed ha abrogato il piano regolatore previgente, del 6 aprile 1982. Il Governo ha tuttavia negato l'approvazione di diverse zone residenziali estensive, tra cui quella di Y._, assegnata dalla pianificazione previgente alla zona residenziale estensiva di completazione. Il Comune ha quindi avviato l'elaborazione di una variante che prevedeva l'inserimento del comparto di Y._ in zona edificabile.\nB.\nIl 12 agosto 2008 B._, proprietario del fondo part. www di X._, situato in località Y._, ha chiesto al Municipio il permesso di costruire dei muri di sostegno a confine e una piscina interrata (di 3 m per 7 m) nel giardino antistante la sua casa di abitazione, superficie che il piano regolatore del 1982 assegnava alla zona residenziale estensiva di completazione. La domanda di costruzione non ha suscitato opposizioni. Acquisito il preavviso favorevole dell'Autorità cantonale, il 17 ottobre 2008 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, che è passata in giudicato incontestata.\nC.\nIl 13 febbraio 2009 B._ ha presentato al Municipio una domanda in variante nella forma della notifica, che prevedeva la costruzione di una piscina di maggiori dimensioni (4 m per 8 m) ed il suo spostamento a una distanza di 1.50 m dal confine con il fondo part. xxx, di proprietà di A._. Quest'ultima si è opposta alla domanda; ha inoltre chiesto la revoca della precedente licenza edilizia, sostenendo che la particella dedotta in edificazione era situata fuori della zona edificabile e che non erano adempiute le condizioni per il rilascio di un'autorizzazione eccezionale. Con decisione del 28 aprile 2009, l'Esecutivo comunale ha rilasciato la licenza edilizia, respingendo contestualmente sia l'opposizione sia la domanda di revoca della licenza edilizia del 17 ottobre 2008.\nD.\nCon decisione del 23 febbraio 2010 il Consiglio di Stato ha accolto ai sensi dei considerandi un ricorso della vicina opponente contro la decisione municipale, annullandola e rinviando gli atti al Municipio affinché statuisse nuovamente sulla domanda di costruzione del 13 febbraio 2009 dopo avere raccolto l'avviso del Dipartimento del territorio. Con sentenza del 29 luglio 2010, il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto un ricorso di A._ contro la decisione governativa, riformandola nel senso che la licenza edilizia del 28 aprile 2009 era annullata e la domanda di costruzione del 13 febbraio 2009 era respinta. Ha inoltre disposto il rinvio degli atti al Governo affinché si pronunciasse sul gravame della vicina in quanto interposto contro la decisione del Municipio, del 28 aprile 2009, di non revocare la licenza edilizia del 17 ottobre 2008. La Corte cantonale ha pure imposto al Governo di statuire sulle ripetibili dovute alla ricorrente per la procedura ricorsuale di prima istanza.\nE.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato ha tenuto un sopralluogo l'11 ottobre 2012, dal quale è in particolare risultato che la piscina interrata non era stata realizzata, mentre i muri di sostegno erano stati eseguiti in modo parzialmente difforme rispetto a quanto autorizzato con la licenza edilizia del 17 ottobre 2008. Con decisione del 3 settembre 2013 il Consiglio di Stato ha respinto sia la domanda della vicina di accertare la nullità della licenza edilizia del 17 ottobre 2008 sia il suo ricorso contro la decisione del 28 aprile 2009 del Municipio di non revocare detta licenza. Il Governo ha accertato che il permesso di costruzione era decaduto per mancato utilizzo con riferimento alla piscina e ha confermato il diniego della revoca riguardo alla sistemazione del terreno e all'erezione di muri di sostegno a confine. Ha infine riconosciuto a A._, in quanto non compensate, ripetibili per un ammontare di fr. 1'000.--.\nF.\nNel frattempo, il 27 novembre 2009 B._ ha chiesto al Municipio il permesso in sanatoria per il prolungamento di 15.70 m, rispettivamente di 2.70 m, dei muri a confine con i fondi part. yyy e zzz. Alla domanda si è nuovamente opposta A._, lamentando il fatto che non vi sarebbero contemplate tutte le opere effettivamente eseguite. Acquisito il preavviso favorevole dell'Autorità cantonale, il 31 maggio 2011 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia richiesta, respingendo l'opposizione della vicina. Adito da quest'ultima, il Consiglio di Stato ne ha accolto il ricorso con decisione del 2 ottobre 2013, annullando il permesso di costruzione. Il Governo ha accertato che il fondo dedotto in edificazione era situato fuori della zona edificabile e l'intervento non poteva beneficiare di un'autorizzazione giusta gli art. 24 e 24c LPT.\nG.\nSia la decisione governativa del 3 settembre 2013 sia quella del 2 ottobre 2013 sono state impugnate dalle parti dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, la prima da A._, la seconda da B._. In pendenza della procedura ricorsuale, il Consiglio di Stato ha approvato il 18 marzo 2015 le varianti di piano regolatore concernenti l'adeguamento a seguito della precedente risoluzione del 27 marzo 2007. Il comparto di Y._, ove è inserito il fondo part. www, è stato attribuito alla zona residenziale estensiva di completazione.\nH.\nCon sentenza del 27 luglio 2015, la Corte cantonale ha accolto il gravame di B._ contro la decisione governativa del 2 ottobre 2013, annullandola. I giudici cantonali hanno annullato la licenza edilizia del 31 maggio 2011 e hanno rinviato gli atti al Municipio affinché, dopo averli se del caso completati, si pronunciasse nuovamente sulla domanda in sanatoria sulla base della pianificazione ora vigente.\nI.\nCon una separata sentenza di stessa data, il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione governativa del 3 settembre 2013. Ha rilevato che l'azzonamento del fondo in zona edificabile era stato frattanto ripristinato, sicché non v'era ragione di revocare la licenza edilizia del 17 ottobre 2008 (in quanto non già decaduta per mancato utilizzo relativamente alla piscina) fondandosi sul presupposto, ora venuto meno, che la particella era ubicata fuori della zona edificabile. La Corte cantonale ha inoltre negato un interesse della ricorrente a chiedere la revoca, giacché l'opera eseguita non era fondata sulla licenza edilizia del 17 ottobre 2008, ma semmai sull'eventuale autorizzazione rilasciata in sanatoria, oggetto della suddetta causa parallela avviata da B._. Ha infine ritenuto sostenibile l'importo di fr. 1'000.-- riconosciutole a titolo di ripetibili per la procedura ricorsuale dinanzi all'istanza inferiore.\nJ.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullarla, di dichiarare nulla la licenza edilizia del 17 ottobre 2008 e di rinviare gli atti all'Autorità inferiore perché si pronunci nuovamente sulle ripetibili. In via subordinata, chiede di revocare la licenza edilizia nella misura in cui non sia già decaduta e di ritornare gli atti all'Autorità inferiore per una nuova decisione sull'ammontare delle ripetibili. La ricorrente fa valere la violazione degli art. 24 e 25 cpv. 2 LPT e degli art. 5 cpv. 3, 9, 26, 29, 30, 35, 36 e 75 Cost.\nK.\nLa Corte cantonale si conferma nella sua sentenza e chiede che il ricorso sia respinto. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il Comune di X._ chiede di respingere il gravame. B._ comunica di non presentare una risposta al ricorso, postulandone comunque la reiezione. La ricorrente si è espressa il 13 novembre 2015 sulle risposte, confermandosi nelle sue conclusioni."} -{"id":"0f0f3418-e126-4f33-9a10-9cbd511c814f","text":"Fatti:\nA. A._, nato nel 1963, è titolare di una licenza di condurre svizzera rilasciata nel 1998. Nel registro automatizzato delle misure amministrative non figurano iscrizioni a suo carico. Il 2 maggio 2010 verso le ore 03.50, è stato fermato alla guida della sua autovettura da una pattuglia di polizia nell'abitato di Como (I). Ritenuto ch'egli presentasse sintomi evidenti di ebrietà (alito fortemente vinoso, occhi lucidi, disarmonia psicofisica, eccessiva loquacità, lingua impastata, ecc.) gli agenti gli hanno ripetutamente intimato di sottoporsi agli accertamenti per stabilire il grado di intossicazione alcolica. Di fronte al suo netto rifiuto, gli hanno ritirato la licenza di condurre e sequestrato l'automobile. L'interessato si è rifiutato di firmare i relativi verbali.\nB. Il 10 maggio 2010 il Prefetto della Provincia di Como ha decretato la sospensione provvisoria della patente di guida per la durata di 195 giorni. Il 20 settembre seguente, il Giudice per le indagini preliminari di Como lo ha condannato alla pena (sospesa condizionalmente) di euro 10'900.-- di ammenda in sostituzione di 40 giorni di arresto, oltre a quella accessoria di 195 giorni di sospensione della patente, per aver guidato di notte in stato di grave ebbrezza ed essersi rifiutato di sottostare ai citati accertamenti. La sanzione, non impugnata, è cresciuta in giudicato.\nC. Informata di questi fatti, dopo averlo udito, il 9 luglio 2010 la Sezione della circolazione del Cantone Ticino ha ritirato a A._ la patente per la durata di tre mesi. Il 10 novembre 2010 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento. Adito dall'insorgente, con giudizio del 3 marzo 2011, il Tribunale cantonale amministrativo, ritenuto provato soltanto il reato di elusione di provvedimenti per accertare l'incapacità alla guida, poiché quello di circolazione in stato di ebrietà non era provato, ne ha respinto il ricorso.\nD. Avverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame effetto sospensivo, di annullare sia la decisione impugnata sia quella della Sezione della circolazione.\nIl Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, come la Corte cantonale, che contesta nondimeno la fondatezza delle censure ricorsuali. L'Ufficio federale delle strade, rilevato di condividere la decisione impugnata, propone di respingere il ricorso. Nella replica il ricorrente si riconferma nelle proprie allegazioni e conclusioni.\nCon decreto presidenziale del 18 maggio 2011 al ricorso è stato conferito effetto sospensivo."} -{"id":"51a1d882-30cc-4969-bc49-989097ff4c41","text":"Fatti:\nA.\nB._ e C._ gestiscono a X._ la tenuta \"D._\", in cui è in particolare esercitata un'attività di \"Guesthouse\". Per la loro sicurezza e per quella degli ospiti della struttura, hanno installato sulla proprietà tre telecamere di videosorveglianza, una delle quali è rivolta verso un sentiero gravato con un diritto di passo pubblico.\nB.\nIl 2 novembre 2015 B._ e C._ hanno presentato una querela penale nei confronti di A._ per i reati di ingiuria e minaccia, in relazione ad un diverbio sorto il 7 agosto 2015 tra il querelato e C._, nell'ambito del quale il primo avrebbe proferito espressioni lesive dell'onore contro il secondo. Quale mezzo di prova, i denuncianti hanno allegato alla querela una registrazione video e sonora delle telecamere di sorveglianza.\nC.\nCon riferimento a questi fatti, A._ è stato interrogato dalla polizia il 14 giugno 2017 in veste di imputato. Venuto a conoscenza in occasione dell'interrogatorio della registrazione, egli ha presentato il 10 luglio 2017 una querela penale contro B._ e C._ per i titoli di registrazione clandestina di conversazioni () e di ascolto e registrazione di conversazioni estranee (). Con decisione del 16 ottobre 2017 il Procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere, non ritenendo adempiuti gli elementi costitutivi dei suddetti reati.\nD.\nContro il decreto di non luogo a procedere A._ ha presentato un reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), che con sentenza del 21 febbraio 2018 lo ha respinto. La Corte cantonale ha negato che la conversazione registrata fosse \"non pubblica\" ai sensi degli art. 179tere 179bis CP. Ha inoltre ritenuto che il reclamante fosse a conoscenza dell'esistenza del sistema di videosorveglianza.\nE.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale e un ricorso sussidiario in materia costituzionale del 16 aprile 2018 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di rinviare gli atti alle autorità cantonali per l'emanazione di un decreto di accusa nei confronti degli opponenti per i titoli di registrazione clandestina di conversazioni e di ascolto e registrazione di conversazioni estranee. In via subordinata, chiede che la sentenza impugnata sia annullata e gli atti siano rinviati alle precedenti istanze, affinché sia aperta l'istruzione penale. Il ricorrente fa valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti, la violazione degli art. 179tere 179bis CP, dell' e degli art. 9 e 29 cpv. 2 Cost.\nF.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"02d3471b-57c9-491e-b90c-929f4222985c","text":"Fatti:\nA.\nLa B._Sagl, di cui C._ era socio e gerente, è stata iscritta a registro di commercio dal 1° maggio 2015, con sede a W._ (GR) e con il seguente scopo sociale:\n-..\".\nB.\nCon decisione pregiudiziale del 18 dicembre 2018, l'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche del Cantone Ticino ha rivendicato l'assoggettamento illimitato della B._Sagl a partire dal periodo fiscale 2016. In questo contesto, ha infatti indicato che, da informazioni ricevute, la sede formale della società risultava essere la residenza secondaria di C._ a W._ (GR), ma che l'amministrazione e la direzione effettiva erano in realtà svolte da quest'ultimo a X._ (TI), dove il socio e gerente gestiva altre tre persone giuridiche (D._Sagl; E._; F._Sagl).\nLa decisione pregiudiziale del fisco ticinese è stata confermata, sia su reclamo (1° aprile 2019), sia su ricorso alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (4 settembre 2019).\nC.\nIn replica, durante la procedura davanti alla Camera di diritto tributario, la B._Sagl ha comunicato ai Giudici ticinesi di avere cambiato la propria ragione sociale in A._Sagl, di avere trasferito la sede da W._ (GR) a Y._ (GR) e di avere modificato anche lo scopo sociale. Come risulta da una consultazione del registro di commercio, a partire dal 24 giugno 2019 lo scopo della società è infatti il seguente:\n-..\".\nD.\nRicevuto torto anche dalla Corte cantonale, il 21 ottobre 2019 la A._Sagl ha indirizzato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, con cui chiede l'annullamento delle decisioni prese dalle autorità ticinesi, con conseguente conferma del suo assoggettamento illimitato nel Cantone dei Grigioni.\nLa Divisione delle contribuzioni e la Camera di diritto tributario hanno fatto rinvio alle motivazioni contenute nel giudizio impugnato domandandone la condivisione, mentre l'Amministrazione federale delle contribuzioni ha rinunciato ad esprimersi. Il fisco del Cantone dei Grigioni ha invece indicato come la ricorrente sia stata tassata nel 2016 e 2017, che la dichiarazione d'imposta 2018 non gli era ancora pervenuta e che per lo meno a partire dal periodo fiscale 2019 sarebbe dato l'assoggettamento illimitato nel Cantone dei Grigioni, poiché la contribuente vi gestirebbe un ristorante."} -{"id":"bcd16bdc-106c-490e-afe8-162decf20b07","text":""} -{"id":"0c86f31e-4d6e-4888-958c-a6284d78ad26","text":"Fatti:\nA. I._, frontaliere italiano, nato nel 1970, ha lavorato in Svizzera nel periodo dal 1986 al 2004 solvendo regolari contributi all'AVS\/AI. L'assicurato è stato attivo come lattoniere fino al 7 dicembre 2004, data alla quale ha cessato l'attività per problemi alla schiena. Successivamente, è stato licenziato con effetto al 31 dicembre 2005.\nIl 20 dicembre 2005 l'interessato ha presentato una domanda volta all'ottenimento di una rendita svizzera dell'AI. Preso atto degli esiti di un accertamento professionale presso il Centro d'accertamento professionale X._ e delle valutazioni dei dott. R._ e U._ del servizio medico regionale dell'AI (SMR), l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero ha respinto la richiesta per carenza di invalidità di grado pensionabile. Partendo da una totale incapacità lavorativa dell'interessato nell'attività di lattoniere, ma nel contempo da una piena abilità in attività sostitutive adeguate, l'amministrazione, effettuato il raffronto dei redditi, ha determinato un grado di invalidità del 33%, insufficiente per conferire il diritto a una rendita anche solo minima (decisione del 25 marzo 2008).\nB. Assistito dal Patronato Y._, I._ si è aggravato al Tribunale amministrativo federale invocando l'attribuzione di tre quarti di rendita per un grado d'invalidità del 66.75%. Dopo avere stabilito un tasso di incapacità al guadagno del 34%, ancora insufficiente per riconoscere il diritto a una rendita AI, il Tribunale amministrativo federale ha respinto il ricorso (pronuncia del 22 aprile 2010).\nC. Allegando varia documentazione, I._, ora patrocinato dall'avv. Sybille Plouda, interpone ricorso al Tribunale federale, al quale ribadisce in via principale la sua richiesta di prima sede. In via subordinata, chiede il rinvio della causa all'amministrazione per nuovi accertamenti medici specialistici. Postula inoltre di stralciare l'attività di magazziniere da quelle proponibili per una persona con patologie alla schiena. Domanda infine di essere messo al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nL'amministrazione propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali non si è determinato."} -{"id":"25210c68-dbb1-42dd-98a4-efe5ae7d3ae9","text":""} -{"id":"2061869c-685e-49d0-b026-59eaac1b83f8","text":""} -{"id":"03200bb8-20a4-44f0-b260-d7147c8a2764","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Il 28 dicembre 1994 l'Y. _ S.A. ha locato ad A._ - titolare dell'omonimo garage - una superficie commerciale sita a Chiasso, composta da posteggio scoperto, magazzino, area stazione di servizio carburante e negozio. Stando a questo accordo, la locazione sarebbe durata sino al 31 dicembre 2005, con una pigione annua di fr.\n80'000.--.\nA seguito della vendita ai pubblici incanti dell' immobile oggetto della locazione, l'X. _ S.A. è subentrata all'Y. _ S.A., con effetto al 14 novembre 2000. Con scritto del 22 novembre successivo essa ha comunicato ad A._ che le pigioni avrebbero dovuto essere versate in rate mensili anticipate. In assenza di ogni sua reazione, il 19 dicembre 2000 lo ha poi diffidato a consegnare entro 30 giorni la pigione relativa al mese di dicembre, pena la disdetta anticipata del contratto a norma dell'. Non essendo intervenuto alcun pagamento entro il termine assegnato, il 22 gennaio 2001 la nuova proprietaria ha infine notificato ad A._ la disdetta del contratto per il 28 febbraio 2001.\nB.- Negando di trovarsi in mora, il 22 febbraio 2001 quest'ultimo ha contestato la menzionata disdetta dinanzi all'Ufficio di conciliazione, postulando, in via subordinata, la protrazione del contratto sino al 30 giugno 2006.\nDal canto suo, l'X. _ S.A. ha adito la Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Sud il 5 marzo 2001 con un'istanza di sfratto, non avendo il conduttore ancora liberato l'ente locato.\nIn conformità con quanto previsto dall', la decisione su entrambe le istanze è stata devoluta al giudice dello sfratto, il quale, con sentenza del 31 maggio\/5 giugno 2001, ha accertato la validità della disdetta e decretato lo sfratto di A._ dai locali commerciali.\nC.- Adita dal soccombente, il 29 agosto 2001 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha riformato il giudizio di primo grado nel senso da lui auspicato, dichiarando la disdetta inefficace siccome prematura.\nDonde la reiezione dell'istanza di sfratto.\nLa Corte cantonale ha in sostanza stabilito che, data l'assenza, nel contratto sottoscritto nel 1994, di un accordo specifico quo alle modalità di versamento della pigione, ad eccezione della rateizzazione, alla fattispecie torna applicabile l', secondo cui il pagamento della pigione va eseguito alla fine di ogni mese. Ne consegue che il 19 dicembre 2000 A._ non si trovava ancora in mora, sicché la disdetta notificata il 22 gennaio successivo a norma dell' è inefficace. Nulla muta il silenzio del conduttore agli scritti del 22 novembre rispettivamente 19 dicembre 2000; considerato che la proposta ivi formulata configurava un chiaro peggioramento della sua posizione e che il rapporto contrattuale con l'X. _ S.A. era venuto in essere da poco tempo, la mancata reazione non può infatti essere intesa quale tacita accettazione ai sensi dell'.\nD.- Contro questa decisione l'X. _ S.A. è insorta dinanzi al Tribunale federale, il 28 settembre 2001, tanto con ricorso di diritto pubblico quanto con ricorso per riforma.\nPrevalendosi della violazione di varie norme del diritto federale (art. 18, 257c e 257d CO nonché ) con il secondo rimedio essa postula la modifica della sentenza cantonale nel senso di respingere l'appello e, di conseguenza, confermare la pronunzia di primo grado.\nNella risposta del 30 novembre 2001 il convenuto propone l'integrale reiezione del gravame."} -{"id":"17b3b928-c3c7-40e5-bf4d-ea0fbfeac010","text":"Fatti:\nA.\nI fratelli A.A._, C.A._ e D.A._ hanno sottoscritto il 26 giugno 2003 un \"contratto di conferma di mutuo\" in cui si sono riconosciuti debitori solidali nei confronti di E._ (alias F._, nome che verrà utilizzato qui di seguito) di fr. 120'000.--, importo che fruttava un interesse annuo del 10 %. Il mutuante è caduto in uno stato di gravissima depressione e il suo tutore ha ceduto la pretesa a B._, che ha invano chiesto con scritto 19 gennaio 2009 ai fratelli A._ di rimborsare il mutuo e di pagare gli interessi scaduti di fr. 60'000.--.\nL'opposizione interposta al precetto esecutivo fatto notificare da B._ a A.A._è stata rigettata in via provvisoria dal Pretore del distretto di Bellinzona l'8 luglio 2009, decisione confermata il 7 settembre 2009 dalla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello ticinese.\nIl 25 settembre 2012 il Pretore del distretto di Bellinzona ha respinto l'azione di disconoscimento del debito inoltrata da A.A._. Il Giudice di primo grado non ha ritenuto \"attendibili\" le convenzioni 19 agosto 2003 e 5 novembre 2003 di cui si era prevalsa l'attrice. Il primo contratto, concluso tra la G._ SA e F._, contiene una clausola concernente la compravendita della metà delle azioni di una società italiana con una penale di fr. 200'000.--, il secondo indica quali parti i fratelli A._ - che rinunciavano alla menzionata penale - e F._ che abbandonava il suo credito di fr. 120'000.--. Il Pretore ha pure considerato che il Procuratore pubblico - a cui è stato trasmesso il caso dopo l'eccezione di falso sollevata dalla convenuta con la risposta - ha emanato il 25 maggio 2011 un decreto di abbandono, rilevando tuttavia che non è stato possibile emettere un preavviso concludente in relazione alle citate convenzioni.\nB.\nA.A._ è insorta alla II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone con reclamo (recte: appello) del 30 ottobre 2012. Il 23 maggio 2013 la Presidente della menzionata Camera ha respinto la richiesta di acquisire agli atti un \" rapporto di accertamento tecnico \" sull'autenticità delle firme apposte sulle predette convenzioni da F._ e prodotto dall'appellante il giorno precedente. Con sentenza 17 febbraio 2014 la Corte cantonale ha respinto nella misura in cui era ammissibile l'appello. Essa ha segnatamente ritenuto che l'insorgente non aveva dimostrato l'autenticità della convenzione del 5 novembre 2003.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 26 marzo 2014 A.A._ postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, la riforma della sentenza impugnata nel senso che il debito di fr. 60'000.-- sia integralmente disconosciuto e l'opposizione interposta al precetto esecutivo confermata. La ricorrente si duole della mancata assunzione del referto peritale sull'autenticità delle firme, che produce pure in questa sede. Sostiene poi che non è possibile escludere la validità della convenzione del 5 novembre 2003 unicamente in base a criteri temporali. Contesta infine di aver aggirato l'\/TI chiedendo che la deposizione resa in sede penale da suo padre sia considerata.\nCon osservazioni 4 aprile 2014 B._ propone la reiezione del ricorso e della domanda di misure d'urgenza, mentre la Corte cantonale ha rinunciato a determinarsi.\nLa Presidente della Corte adita ha respinto con decreto 2 giugno 2014 la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"ff8611b6-6fbf-475c-9540-a9de189de8aa","text":"Fatti:\nA.\nA.a. B.B._ era proprietaria della particella n. 538 RFD di X._, l'ha ceduta al figlio C.B._ nel dicembre 2011, in corso di procedura. La particella, in zona edificabile, confina ad est con la particella n. 551 RFD, pure edificabile, di proprietà di A._; a nord di questa si trova la particella n. 552 RFD, anch'essa di proprietà di A._ e già edificata. A est di quest'ultima, infine, è situata la particella n. 553 RFD di proprietà di D._, sulla quale sorge uno stabile abitato. Le particelle n. 552 e 553 sono lambite da una strada comunale (particella n. 513 RFD). Le particelle n. 538 e 551 sono per contro prive di accesso veicolare; un accesso pedonale esistente in precedenza in favore della particella n. 538 è divenuto inagibile quando nel 2007 B.B._ ha scorporato da tale particella una nuova particella n. 1426 RFD, non gravata da oneri di passo.\nA.b. Con petizione 14 dicembre 2007 B.B._ ha convenuto in giudizio A._ e D._ davanti al Pretore del Distretto di Vallemaggia, chiedendo che una stradina privata già esistente a cavallo delle particelle n. 552 e 553 venisse prolungata di circa 40 m a cavallo delle particelle n. 552 e 551 fino a raggiungere la sua particella n. 538, contro compenso di fr. 20'000.--. A._ si è opposto all'azione, ed in subordine ha chiesto un'indennità di fr. 219'000.--.\nCon sentenza 13 luglio 2012, il Pretore ha respinto la petizione. Egli ha posto la tassa di giustizia (fr. 3'500.--) e le spese a carico dell'attrice soccombente, il costo della prima perizia a carico per due quinti dell'attrice e per il rimanente di A._, ed il costo della seconda perizia a carico di A._. Il Pretore ha infine condannato B.B._ al pagamento di un'indennità per ripetibili di fr. 8'000.-- a favore di A._.\nB.\nC.B._ e B.B._ hanno inoltrato appello contro la sentenza pretorile, chiedendone la riforma nel senso dell'accoglimento della loro petizione, contro versamento di un'indennità di fr. 20'700.--. A._ ha chiesto la reiezione dell'appello principale e, con appello incidentale, la messa a carico di B.B._ della tassa di giustizia e di tutte le spese e ripetibili di prima sede. Con la qui impugnata sentenza 17 giugno 2015, la I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto l'appello principale di C.B._ e B.B._ e ha di conseguenza costituito una servitù di accesso necessario conformemente alla petizione contro versamento di un'indennità di fr. 34'500.-- a favore di A._. In accoglimento dell'appello incidentale, il Tribunale di appello ha posto la tassa di giustizia e le spese di prima sede integralmente a carico di C.B._ e B.B._ in solido, confermando l'importo di fr. 8'000.-- a titolo di ripetibili a favore di A._, e ha posto le spese di seconda istanza (complessivi fr. 2'500.--) integralmente a carico degli appellanti C.B._ e B.B._ in solido, condannando i medesimi in solido al versamento di complessivi fr. 5'000.-- a titolo di ripetibili per la procedura d'appello.\nC.\nEntrambe le parti insorgono contro il predetto giudizio dinanzi al Tribunale federale.\nC.a. Con allegato 24 agosto 2015, A._ formula ricorso in materia civile, concludendo in via principale per la reiezione dell'appello di controparte, in via subordinata per il rinvio dell'incarto alla prima istanza per il completamento della prova peritale E._, e in via ulteriormente subordinata per il rinvio al Tribunale di appello affinché esso riesamini la perizia F._.\nNon sono state chieste osservazioni.\nC.b. Con allegato 24 agosto 2015 C.B._ e B.B._ ricorrono, dal canto loro, soltanto sulla messa a loro carico delle spese e ripetibili. Chiedono in via principale la condanna di A._ al pagamento delle stesse, ed in via subordinata la suddivisione per metà ciascuno delle spese (salvo quelle relative alla seconda perizia) e la compensazione delle ripetibili.\nIn sede di risposta 31 gennaio 2017, A._, riproponendo in parte gli argomenti già lungamente esposti nel proprio ricorso, chiede la reiezione del ricorso."} -{"id":"176c848c-e03a-44d2-8fd6-a5e3aadb8aac","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano aveva presentato alla Svizzera, il 14 ottobre 1996, una richiesta di assistenza giudiziaria, completata, in particolare il 7 luglio 1997, nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di V._ e altre persone per i reati di corruzione e di falso in bilancio. Il Gruppo G._ avrebbe in effetti costituito, attraverso complesse operazioni con risvolti illegali, ingenti disponibilità finanziarie anche su conti bancari svizzeri, di cui il gruppo è il beneficiario economico.\nNell'ambito di ulteriori complementi rogatoriali, la cui esecuzione è stata anch'essa delegata al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), in particolare del 20 maggio 2002, concernenti un procedimento penale contro il citato indagato, B._, F._ e P._ per i reati di appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio, ricettazione e riciclaggio, il Tribunale federale ha respinto rispettivamente dichiarato inammissibili numerosi ricorsi presentati da società e da un indagato di cui era stata ordinata la trasmissione di verbali di audizione e documenti bancari che li concernevano (cause 1A.285\/2000 del 13 marzo 2001, 1A.411\/1996 del 26 marzo 1997, 1A.37\/2002 del 15 febbraio 2002, 1A.196 e 197\/2002 del 30 settembre 2002, 1A.73\/2003 del 17 settembre 2003 e 1A.253 e 254\/2003 dell'11 marzo 2004).\nNell'ambito di ulteriori complementi rogatoriali, la cui esecuzione è stata anch'essa delegata al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), in particolare del 20 maggio 2002, concernenti un procedimento penale contro il citato indagato, B._, F._ e P._ per i reati di appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio, ricettazione e riciclaggio, il Tribunale federale ha respinto rispettivamente dichiarato inammissibili numerosi ricorsi presentati da società e da un indagato di cui era stata ordinata la trasmissione di verbali di audizione e documenti bancari che li concernevano (cause 1A.285\/2000 del 13 marzo 2001, 1A.411\/1996 del 26 marzo 1997, 1A.37\/2002 del 15 febbraio 2002, 1A.196 e 197\/2002 del 30 settembre 2002, 1A.73\/2003 del 17 settembre 2003 e 1A.253 e 254\/2003 dell'11 marzo 2004).\nB. Mediante complemento del 22 giugno 2004 la citata procura ha chiesto di eseguire ulteriori misure di assistenza, in particolare di acquisire la documentazione di numerosi conti bancari e di poter partecipare all'esame degli atti sequestrati. Essa ha garantito di non utilizzare le informazioni prima d'averle ottenute nel quadro di una decisione formale di trasmissione.\nCon ordinanza di entrata in materia del 23 agosto 2004, il MPC ha ammesso la richiesta integrativa; esso ha autorizzato le autorità giudiziarie italiane, segnatamente il sostituto procuratore della citata Procura, a partecipare alla cernita della documentazione per determinare la rilevanza delle informazioni assunte (dispositivo n. 3).\nC. La L._ ha impugnato questa decisione, conformemente all'indicazione (errata) contenuta nei rimedi di diritto, dinanzi al Tribunale penale federale, che ha trasmesso il gravame, per competenza, al Tribunale federale. Chiede di concedere effetto sospensivo al ricorso e di riformare il dispositivo n. 3 della decisione impugnata nel senso di non autorizzare la presenza dell'autorità italiana.\nL'Ufficio federale di giustizia (UFG) e il MPC propongono di dichiarare inammissibile il ricorso; il MPC chiede inoltre di non concedere l'effetto sospensivo all'impugnativa."} -{"id":"6a04fb53-5bb7-45ac-bf5f-f4c97b0d525a","text":"Fatti:\nA.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con sentenza del 29 gennaio 2019, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha dichiarato A._ autrice colpevole di ripetuta appropriazione indebita qualificata, di tentata estorsione, di ripetuta diffamazione e di ingiuria. L'imputata è stata condannata alla pena detentiva di 20 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere di fr. 30.-- ciascuna, per complessivi fr. 1'350.--. La Corte cantonale ha in particolare pure ordinato il sequestro conservativo di determinati mezzi di prova e il dissequestro di ulteriori atti.\nB.\nCon sentenza 6B_304\/2019 del 22 maggio 2019 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il ricorso in materia penale di A._ contro la sentenza della Corte cantonale. Il Tribunale federale ha rilevato che il gravame era tardivo.\nC.\nIl 31 maggio 2019 A._ ha presentato alla CARP una \"istanza di dichiarazione di esecutività\". Ha chiesto di constatare il passaggio in giudicato della sentenza del 29 gennaio 2019 e di confermare il diritto di disporre in suo favore sulle relazioni bancarie presso E._SA e F._SA, ad eccezione dell'importo di euro 137'340.99 che rimarrebbe provvisoriamente bloccato. Il 6 giugno 2019 l'interessata ha sollecitato l'evasione della richiesta alla Corte cantonale. Il 7 giugno 2019 la Presidente della CARP le ha confermato che la sentenza del 29 gennaio 2019 era passata in giudicato. A._ ha in seguito inviato alla Corte cantonale ulteriori solleciti.\nD.\nIn data 8 luglio 2019 A._ ha presentato un ricorso al Tribunale federale per denegata e ritardata giustizia contro il rifiuto della CARP \"di procedere alla esecutorietà della sentenza CARP 29 gennaio 2019\". La ricorrente chiede di ordinare alla Corte cantonale, o subordinatamente al Ministero pubblico, di comunicare alle banche citate di dissequestrare i conti a lei intestati.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"67c8cb97-3b05-41b1-890b-a6604c39f0bf","text":""} -{"id":"45799547-9054-4f6c-90af-76e3aa928402","text":"Fatti:\nA.\nA._ gestisce con il padre, B._, che ne è proprietario, dei vigneti situati sui mappali confinanti www di X._ e yyy di Z._. Nell'estate del 2016 l'irruzione di ungulati selvatici sui due fondi ha provocato danni per un valore che quattro rapporti peritali del 1°, 22, 23 settembre 2016 e 3 ottobre 2016 hanno stimato in complessivi fr. 76'000.-- (fr. 19'000.-- verificatisi nel vigneto di Z._ e fr. 57'000.-- in quello di X._).\nB.\nIl 14 marzo 2017 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha respinto la richiesta di risarcimento presentata da A._. Tale decisione è stata confermata dal Tribunale cantonale amministrativo con giudizio del 25 ottobre 2017, a sua volta impugnato dalla destinataria dinanzi al Tribunale federale (causa 2C_1006\/2017). Constatato che il diritto di essere sentita di A._ era stato violato e che l'Ufficio della caccia e della pesca (in seguito: UCP) aveva disatteso il principio della buona fede, il Tribunale federale con sentenza del 21 agosto 2018 ha accolto il ricorso, annullato la decisione impugnata e rinviato la causa al Consiglio di Stato affinché, dopo avere proceduto ai necessari accertamenti in merito al carattere adeguato delle misure di prevenzione adottate e al momento a partire del quale si imponeva la riparazione del danno causato al vigneto, si pronunciasse sulla domanda di risarcimento tenendo conto in particolare del fatto che il danno (di minima entità) verificatosi prima del 16 agosto 2016 non meritava risarcimento.\nC.\nRipreso possesso dell'incarto, con decisione del 20 febbraio 2019 il Consiglio di Stato ha nuovamente respinto la domanda di risarcimento di A._, rimproverandole questa volta, nonostante l'avvenuta riparazione della rete, una serie di inadempienze rispetto ad ulteriori provvedimenti che avrebbe dovuto adottare per evitare, o perlomeno contenere, i danni.\nD.\nAdito dall'interessata, il Tribunale cantonale amministrativo, con giudizio del 1° settembre 2020, ha parzialmente accolto il ricorso, riconoscendo a A._ l'importo di fr. 39'000.-, oltre interessi, a titolo di risarcimento del danno causato da ungulati nel corso del 2016. Dopo aver rilevato che, contrariamente alla tesi sostenuta dal Consiglio di Stato, occorreva partire dal presupposto che - tra le tre possibili tipologie di intervento \"a cascata\" contemplate nel diritto federale e cantonale applicabili (misure per allontanare la selvaggina ed evitare incursioni, misure di autodifesa e, infine, risarcimento del danno) - A._ aveva adottato adeguate misure di recinzione per allontanare la selvaggina, i giudici cantonali hanno stabilito che fino al rilascio dell'autorizzazione di \"guardiacampicoltura\" da parte dell'UCP, avvenuto il 27 settembre 2016, all'insorgente non poteva essere addebitata alcuna mancanza. Successivamente, invece, e fino al 3 ottobre 2016 (data d'inizio dell'ultimo raccolto e della quarta perizia), il Tribunale cantonale amministrativo ha confermato la tesi del Governo ticinese secondo cui, essendo il padre di A._ uscito solo tre volte nelle sei notti che precedevano il raccolto e in cui - dato lo stato avanzato di maturazione dell'uva - si sarebbe imposto un presidio più assiduo, non si poteva considerare che fossero state attuate le necessarie misure di autodifesa. Sulla base di queste considerazioni, ha quindi riconosciuto il risarcimento del danno accertato dalle perizie del 1° e del 23 settembre 2016, nonché dalla perizia del 22 settembre 2016 (ma solo per la parte che si riferisce al danno recente, ad esclusione di quella riconducibile al danno primaverile, notificato tardivamente). Per il periodo successivo, fondandosi su ragioni di equità ma tenendo nel contempo in considerazione la grave negligenza dell'interessata nella messa in atto delle misure di autodifesa, ha stabilito un risarcimento di un terzo delle perdite registrate con la perizia del 3 ottobre 2016, ammettendo per finire la richiesta di risarcimento in ragione di complessivi 3'900 kg di uva mancante, corrispondenti a fr. 39'000.--.\nE.\nContro tale giudizio, il 2 ottobre 2020 A._ ha esperito dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico e, nel medesimo atto, un ricorso sussidiario in materia costituzionale, con i quali chiede l'annullamento della sentenza del Tribunale cantonale amministrativo e il riconoscimento di un risarcimento del danno di complessivi fr. 76'000.-- oltre interessi, per il quantitativo di uve perse rispettivamente nei vigneti della part. yyy di Z._ e della part. www di X._. Invoca in sostanza un accertamento arbitrario dei fatti, la violazione del principio della buona fede, del divieto dell'abuso di diritto nonché in generale del divieto dell'arbitrio.\nChiamato ad esprimersi, il Consiglio di Stato, rappresentato dall'UCP, non ha formulato osservazioni. Dal canto suo, il Tribunale cantonale amministrativo ha riconosciuto di essere incorso in un errore nell'accertamento del numero di uscite di \"guardiacampicoltura\", che non risultavano essere tre, bensì quattro (le notti tra il 27\/28, il 28\/29, il 29\/30 settembre e tra il 2\/3 ottobre 2016), dovendo pertanto la fattispecie essere rettificata di conseguenza (); per il resto, si è riconfermato nelle proprie conclusioni."} -{"id":"a40dde1d-e263-48d2-9e4d-52aef00cc613","text":""} -{"id":"06212ee0-4774-424b-87b3-6af52857c10e","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- A._ (1957), cittadina italiana, è entrata in Svizzera il 30 agosto 1991, unitamente ai figli B._ (1982) e C._ (1987), al fine di ricongiungersi con il marito, il connazionale D._, ivi dimorante. Per questo motivo le autorità di polizia del Cantone Ticino le hanno rilasciato un permesso di dimora annuale, regolarmente rinnovato sino al 31 ottobre 1997.\nIl 9 dicembre 1996 il matrimonio tra i coniugi Fioretti è stato sciolto per divorzio. Con risoluzione del 7 gennaio 1998, cresciuta in giudicato, è stato negato a D._ il rinnovo del permesso di dimora. Il 28 gennaio 1998 la Sezione degli stranieri del Cantone Ticino (ora denominata Sezione dei permessi e dell'immigrazione) ha respinto l'istanza presentata da A._ per l'ottenimento di un permesso di domicilio con modifica dello stato civile. Ritenendo di non dover neppure rinnovare all'istante il suo permesso di dimora ormai giunto a scadenza, l'autorità cantonale ha ordinato all'interessata di lasciare il territorio svizzero insieme ai figli.\nB.- Il 13 febbraio 1998 A._ ha impugnato tale decisione davanti al Consiglio di Stato del Cantone Ticino, chiedendo il rinnovo del suo permesso di domicilio e di quello dei propri figli. In quella sede ella ha pure domandato di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria, con designazione dell'avv. Sergio Sciuchetti quale suo patrocinatore d'ufficio.\nCon decisione 26 maggio 1999, il Governo ticinese ha accolto il gravame ed ha ordinato alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione di rilasciare le autorizzazioni richieste. Esso ha però negato alla ricorrente un'indennità per ripetibili ed ha ritenuto che non fossero date le condizioni per concederle il beneficio dell'assistenza giudiziaria. L'Esecutivo cantonale ha inoltre indicato che tale decisione era definitiva.\nIl 26 luglio 1999, il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha dichiarato irricevibile il ricorso presentato da A._ avverso la mancata concessione dell' assistenza giudiziaria da parte del Consiglio di Stato. I giudici cantonali hanno infatti ritenuto che, nella misura in cui la ricorrente non era legittimata ad impugnare il merito della causa, in quanto sprovvista di un diritto al rinnovo del permesso di dimora, ella non poteva neppure contestare la questione inerente all'assistenza giudiziaria.\nC.- Il 14 settembre 1999 A._ ha inoltrato davanti al Tribunale federale un ricorso di diritto amministrativo con cui chiede l'annullamento della predetta decisione cantonale e il rinvio degli atti al Tribunale amministrativo ticinese, affinché statuisca nel merito della sua richiesta di assistenza giudiziaria. Postula inoltre di essere dispensata per quanto attiene alla procedura federale di ricorso dal pagamento delle spese processuali e dalla prestazione di anticipi, nonché di poter usufruire del patrocinio d'ufficio da parte dell'avv. Sergio Sciuchetti.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo ha rinunciato a formulare delle osservazioni.\nDal canto suo, il Consiglio di Stato ticinese postula che il gravame, per quanto ammissibile, sia respinto. L'Ufficio federale degli stranieri propone che l'impugnativa venga dichiarata inammissibile, sia se trattata quale ricorso di diritto amministrativo, che quale ricorso di diritto pubblico."} -{"id":"64e60b6d-d0d4-45c2-a78a-550980248022","text":"Fatti:\nA.\nIl 19 giugno 2014 A._, nato nel 1983, cameriere, è rimasto coinvolto in un incidente della circolazione mentre era alla guida di una motocicletta, a causa di un veicolo che gli ha improvvisamente tagliato la strada. L'evento gli ha provocato lesioni multiple: contusioni ai gomiti, alle ginocchia e alla gamba con abrasioni multiple. È stata anche diagnosticata come patologia rilevante una \"frattura dello scafoide carpale\" alla mano destra. Dopo aver assunto il caso e corrisposto le prestazioni di legge, Zurigo Compagnia di Assicurazioni SA (di seguito: la Zurigo) con decisione dell'8 settembre 2016, confermata su opposizione il 5 aprile 2017, ha dichiarato estinto il diritto alle prestazioni di corta durata dal 21 gennaio 2015 e concesso un'indennità per menomazione all'integrità (IMI) del 5%.\nB.\nCon giudizio del 6 settembre 2017 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede in via principale l'annullamento del giudizio cantonale, l'esecuzione di una \"visita medica arbitrale\" a carico dell'assicuratore e il versamento delle indennità giornaliere fino alla data della decisione amministrativa. In via subordinata chiede il rinvio alla Corte cantonale per stabilire un grado di IMI adeguato e una rendita in base al danno alla salute.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"2aa91da7-e5bd-4188-b410-0c36ee06453c","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con contratto 1° dicembre 2006 A._ ha acquisito da C._ l'intero pacchetto azionario della società britannica D._ Ltd, che era titolare di vari brevetti nel settore farmaceutico. Con un ulteriore contratto di tale data ella ha conferito alla B._ SA un mandato fiduciario tendente segnatamente alla domiciliazione, al segretariato, alla contabilità e all'amministrazione della predetta società. Il 27 agosto 2009 ha revocato tale mandato. Il 17 novembre 2009 ha sottoscritto un contratto con la E._ BV volto in sostanza alla vendita dei brevetti e alla conclusione di un accordo sul loro sviluppo. Al punto 12 l'efficacia di tale contratto era subordinata a una condizione sospensiva, il cui realizzarsi dipendeva da C._, deceduto il 29 giugno 2010.\nA.b. Il 12 luglio 2011 la B._ SA ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore del distretto di Lugano A._ per ottenere il versamento, a saldo di una serie di fatture, di fr. 54'875.-- e lire sterline 10'736.30, importo ridotto con la replica a lire sterline 1'736.30, nonché il rigetto dell'opposizione interposta al relativo precetto esecutivo. La convenuta ha dal canto suo chiesto in via riconvenzionale la condanna dell'attrice al pagamento di euro 1'048'410.-- e di fr. 1'089'310.10, somma aumentata con le conclusioni a fr. 6'725'635.10, quale risarcimento danni.\nIl Pretore ha, con giudizio del 22 gennaio 2018 e in parziale accoglimento della petizione, condannato la convenuta al pagamento di fr. 808.94 e ha rigettato in tale misura l'opposizione interposta al precetto esecutivo. Egli ha pure parzialmente accolto la domanda riconvenzionale e ha condannato l'attrice a versare alla convenuta euro 1'329'760.--, perché ha ritenuto che la prima aveva impedito alla seconda di disporre della D._ Ltd e dei suoi brevetti causando il naufragio del contratto stipulato con la E._ BV. Il risarcimento accordato era composto di euro 779'760.-- per il valore dei brevetti, di euro 600'000.--, importo corrispondente a quanto la E._ BV avrebbe dovuto immediatamente versare alla convenuta dopo la cessione dei brevetti, e di un ulteriore pagamento di euro 100'000.-- scaturente da un allegato del contratto; da questa somma ha dedotto euro 150'000.--, già ricevuti dalla convenuta a titolo di indennizzo.\nB.\nCon sentenza 9 settembre 2019 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, in accoglimento di un appello della B._ SA, integralmente respinto la domanda riconvenzionale e posto le spese processuali e le ripetibili a carico di A._. Per quanto attiene ai pagamenti previsti dall'accordo 17 novembre 2009, la Corte cantonale ha negato l'esistenza di un nesso causale fra la violazione del mandato attribuita all'attrice e il danno fatto valere dalla convenuta, poiché in sostanza il contratto con la E._ BV non era divenuto efficace a causa della mancata realizzazione della condizione sospensiva. Ha poi considerato che il Pretore non poteva, già per motivi processuali, riconoscere per la perdita di valore dei brevetti un risarcimento in euro, atteso che la convenuta lo aveva chiesto in franchi svizzeri. La convenuta non aveva inoltre nemmeno spiegato e dimostrato come l'attrice avrebbe contribuito a provocare tale danno, poiché l'azzeramento era causato dall'abbandono dei brevetti o dal loro mancato rinnovo in seguito all'omesso pagamento delle relative tasse dovuto al fatto che la convenuta non aveva fornito le somme necessarie al loro mantenimento.\nC.\nCon ricorso in materia civile dell'11 ottobre 2019 A._ postula la riforma della sentenza impugnata nel senso che l'attrice sia condannata a versarle euro 1'329'760.--, oltre interessi, e che le spese processuali siano ripartite di conseguenza. Narrati e completati i fatti, afferma che la B._ SA si era arrogata la facoltà di tutelare gli interessi di C._, esercitando un'illecita ritenzione sui brevetti, e sostiene che già dopo la rinuncia di quest'ultimo al diritto di prelazione le inadempienze dell'attrice risultavano causali per il danno. Asserisce che la Corte cantonale ha accertato in modo manifestamente errato i fatti che hanno portato alla mancata realizzazione della condizione, ignorando che l'inadempimento di quest'ultima era causato dal rifiuto dell'attrice di trasferire i brevetti. Ritiene poi irrilevante l'abbandono dei brevetti, perché occorso dopo le violazioni contrattuali imputate all'attrice. Afferma infine che la Corte cantonale ha effettuato un ulteriore accertamento arbitrario dei fatti e violato l' per quanto concerne la valuta del risarcimento del valore dei brevetti e ribadisce che il comportamento dell'attrice ha cagionato il danno.\nCon risposta 3 dicembre 2019 la B._ SA propone la reiezione del ricorso.\nLe parti hanno proceduto spontaneamente a un secondo scambio di scritti."} -{"id":"d4a85689-7cfe-4ade-8a1e-5148ce4f9bbb","text":"Fatti:\nA.\nIl 14 giugno 2010 le Ferrovie federali svizzere (FFS) hanno presentato all'Ufficio federale dei trasporti (UFT) una domanda di approvazione dei piani per il progetto denominato \"Linea di trasporto 132 kV Giubiasco-Vezia, tratta Bironico (palo 82 esistente) - Manno (palo 2 esistente) - sostituzione elettrodotto esistente 66 kV e innalzamento tensione a 132 kV\". Il progetto prevede di sostituire l'attuale elettrodotto con una nuova linea aerea, il cui tracciato corrisponde in larga misura a quello attuale, destinata ad aumentare la tensione massima di esercizio da 66 kV a 132 kV.\nB.\nIl 12 agosto 2010 l'UFT ha avviato la procedura ordinaria di approvazione dei piani ai sensi dell'art. 18 della legge federale sulle ferrovie, del 20 dicembre 1957 (Lferr; RS 742.101), nell'ambito della quale il Comune di Monteceneri (derivante da un'aggregazione comprendente tra gli altri il precedente Comune di Bironico) e la Parrocchia di Bironico si sono opposti al progetto, postulando in particolare l'interramento della linea di trasporto dell'alta tensione nella tratta tra il palo n. 82 e quello n. 94, passante attraverso zone edificabili del territorio comunale e nelle immediate vicinanze della Chiesa dei Santi Giovanni Evangelista e Martino di Tours.\nC.\nCon decisione del 23 agosto 2013 l'UFT, in considerazione dell'urgenza del progetto in relazione alla messa in esercizio della galleria di base del Monte Ceneri, ha approvato parzialmente i piani del progetto, limitatamente alla tratta tra il nuovo palo n. 96 e il palo n. 2 esistente, sospendendo per contro l'approvazione della tratta tra il palo n. 82 e quello n. 94 allo scopo di eseguire approfondimenti sulla possibilità di interrare la linea secondo quanto richiesto dal Comune di Monteceneri e dalla Parrocchia di Bironico.\nD.\nAccertato che l'interramento dell'elettrodotto non era attuabile, con decisione del 7 aprile 2016 l'UFT ha approvato anche la tratta tra il palo n. 82 e quello n. 94, precedentemente sospesa, respingendo contestualmente le opposizioni del Comune e della Parrocchia.\nE.\nCon un'ulteriore decisione del 18 maggio 2016, l'UFT ha approvato nell'ambito di una procedura semplificata giusta l'art. 18i cpv. 1 lett. b Lferr un progetto sottopostogli il 4 febbraio 2016 dalle FFS, concernente l'innalzamento della tensione di esercizio da 66 kV a 132 kV sulla linea UL282\/285 Giubiasco-Cadenazzo. L'intervento non prevede misure costruttive.\nF.\nIl Comune di Monteceneri e la Parrocchia di Bironico hanno impugnato le decisioni di approvazione dei piani del 7 aprile 2016 e del 18 maggio 2016 con due distinti ricorsi dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TAF). Dopo avere congiunto le cause e respinto in particolare, con una decisione incidentale del 27 ottobre 2016, le richieste degli insorgenti di eseguire ulteriori approfondimenti peritali, il TAF ha respinto entrambi i gravami, nella misura della loro ricevibilità, con un'unica sentenza del 21 giugno 2017.\nG.\nLa Parrocchia di Bironico impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 28 agosto 2017 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullare entrambe le decisioni di approvazione dei piani. In via subordinata, chiede di rinviare gli atti al TAF, affinché statuisca nuovamente dopo avere assunto ulteriori prove. La ricorrente fa valere la violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto dei fatti.\nH.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto delle precedenti autorità."} -{"id":"160dfc4a-45e4-4afd-9563-a5bfea396410","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con sentenza 7 gennaio 2003, il Pretore di Bellinzona ha pronunciato il divorzio dei coniugi B._ (attrice) e A._ (convenuto). Contrariamente a quanto chiesto dal convenuto - che per quell'evenienza aveva postulato il versamento a sé delle rendite LAINF e AI percepite dalla madre per i figli -, ha affidato i due figli ancora minorenni alla madre, ed ha respinto la domanda del convenuto a che gli fossero attribuiti in proprietà esclusiva due fondi all'estero, intestati ad entrambi i coniugi. Con appello del 29 gennaio 2003, il convenuto ha adito l'ultima istanza cantonale, riproponendo in sostanza le medesime domande formulate in prima sede, compresa quella - espressa per la prima volta in sede di conclusioni avanti al Pretore - intesa ad ottenere dall'attrice l'importo di fr. 20'995.-- a titolo di indennità fondata sull'art. 124 CC.\nA. Con sentenza 7 gennaio 2003, il Pretore di Bellinzona ha pronunciato il divorzio dei coniugi B._ (attrice) e A._ (convenuto). Contrariamente a quanto chiesto dal convenuto - che per quell'evenienza aveva postulato il versamento a sé delle rendite LAINF e AI percepite dalla madre per i figli -, ha affidato i due figli ancora minorenni alla madre, ed ha respinto la domanda del convenuto a che gli fossero attribuiti in proprietà esclusiva due fondi all'estero, intestati ad entrambi i coniugi. Con appello del 29 gennaio 2003, il convenuto ha adito l'ultima istanza cantonale, riproponendo in sostanza le medesime domande formulate in prima sede, compresa quella - espressa per la prima volta in sede di conclusioni avanti al Pretore - intesa ad ottenere dall'attrice l'importo di fr. 20'995.-- a titolo di indennità fondata sull'art. 124 CC.\nB. Con la sentenza qui impugnata, il Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto il gravame del convenuto, confermando sostanzialmente la sentenza del Pretore tanto nell'esito quanto nelle motivazioni, e ponendo a carico del convenuto gli oneri processuali.\nB. Con la sentenza qui impugnata, il Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto il gravame del convenuto, confermando sostanzialmente la sentenza del Pretore tanto nell'esito quanto nelle motivazioni, e ponendo a carico del convenuto gli oneri processuali.\nC. Con ricorso per riforma 10 giugno 2003, il convenuto ripropone a giudizio i medesimi punti di questione, motivando tutte le censure con il fatto che la divergente sentenza dell'ultima istanza cantonale violerebbe le norme del Codice civile applicabili nella fattispecie.\nL'autorità cantonale non ha presentato osservazioni e non è stata chiesta una risposta all'attrice."} -{"id":"9a2ed26b-00ba-454b-947d-4991d96635ab","text":"Fatti:\nA.\nIl 5 ottobre 2012 la Cooperativa abitativa B._ (in seguito: la Cooperativa) ha chiesto al Municipio di Terre di Pedemonte, mediante la concessione di alcune deroghe, di rilasciarle il permesso di costruire un complesso residenziale composto di tre palazzine (A, B e C), di tre piani ciascuna su tre particelle inedificate site nella zona residenziale, per un totale di 17 appartamenti. Dopo aver raccolto il preavviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, che poneva alcune condizioni, respinte le opposizioni di vicini, tra le quali quella di A._, con decisione del 3\/5 settembre 2013 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, subordinandola a condizioni.\nB.\nIl 15 aprile 2014 il Consiglio di Stato, in accoglimento di un ricorso di A._, ritenuto che gli atti erano incompleti, ha annullato la decisione municipale. Adito dalla Cooperativa, con giudizio del 6 maggio 2015 il Tribunale cantonale amministrativo ha annullato la decisione governativa e la licenza edilizia, limitatamente alla demolizione di una tettoia, rinviando la causa all'autorità comunale affinché, completati gli atti, si pronunci di nuovo su questo aspetto, confermando per il resto la licenza, assoggettandola tuttavia a ulteriori condizioni indicate nei considerandi.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, in via principale di annullarla e di riformarla nel senso di confermare la decisione governativa, rispettivamente di rinviare gli atti al Municipio affinché, dopo averli completati, renda una nuova decisione; in via subordinata, postula di rinviare la causa alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nCon decreto presidenziale del 17 luglio 2015 al ricorso è stato concesso l'effetto sospensivo.\nLa Corte cantonale, il Consiglio di Stato, l'Ufficio delle domande di costruzione e il Municipio non formulano osservazioni specifiche e si rimettono al giudizio del Tribunale federale. La Cooperativa propone di respingere, in quanto ammissibile, il ricorso e di confermare la decisione impugnata. L'11 novembre 2015 le osservazioni sono state trasmesse al ricorrente per informazione."} -{"id":"1925ad0b-3570-459a-9dca-322c59acb0e1","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito della procedura esecutiva avviata da B._ contro l'ex marito A._ per l'incasso di fr. 30'718.75 dovuti in base alla sentenza di divorzio 8 marzo 2013, in data 24 giugno 2014 l'Ufficio esecuzione e fallimenti di Riviera (di seguito: UEF), accertata la mancanza di reddito pignorabile, ha pignorato il fondo n. 2041 RFD di X._, di proprietà dell'escusso. Il fondo è gravato da ipoteche per un totale di fr. 200'000.-- nonché da un diritto d'usufrutto e d'abitazione vita natural durante a favore della madre di A._.\nB.\nIn data 21 agosto 2014 A._ ha ricorso contro la decisione dell'UEF presso la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, chiedendo di sostituire il fondo pignorato con la quota di un mezzo spettantegli sulla particella n. 2370 RFD di Y._ (già abitazione familiare delle parti). Il Tribunale di appello ha respinto il ricorso con decisione 30 ottobre 2014.\nC.\nCon ricorso in materia civile 13 novembre 2014 A._ (qui di seguito: ricorrente) ha impugnato avanti al Tribunale federale la decisione cantonale chiedendone l'annullamento e postulando la rettifica del verbale di pignoramento mediante sostituzione del fondo pignorato con quello da lui proposto in sede cantonale.\nCon decreto presidenziale 1° dicembre 2014 è stato conferito al ricorso l'effetto sospensivo (nel senso che è stato fatto divieto di realizzare il fondo pignorato). Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"14fb7fba-f5bb-4575-8181-3a857b2bef0f","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1967, dipendente come posatore di pavimenti e pertanto assicurato all'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), ha subito svariati infortuni, segnatamente al ginocchio destro, alle caviglie, in zona lombo-sacrale e alla mano sinistra.\nA.b. Il 28 gennaio 2014 l'INSAI ha negato una sua responsabilità per disturbi alla spalla destra.\nA.c. Il 24 febbraio 2014 l'INSAI ha riconosciuto a A._ un'indennità per menomazione all'integrità (IMI) del 20% per i disturbi al piede sinistro, mentre ha negato una rendita di invalidità.\nA.d. Il 14 maggio 2014 l'INSAI con decisione su opposizione ha confermato integralmente il proprio operato per entrambe le decisioni amministrative contestate.\nB.\nCon giudizio del 21 maggio 2015 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede che il giudizio cantonale sia annullato e la causa sia rinviata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino per nuovo giudizio.\nL'INSAI postula la reiezione del ricorso."} -{"id":"c7aede00-bd7c-4f92-914d-2c2c4f163b35","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 novembre 2010 il consorzio formato dalla società spagnola C._SA e dalla società svizzera D._SA ha concluso, quale imprenditore generale, un contratto di subappalto con le società svizzere A._SA e B._SA per lavori di metalcostruttore. Alla cifra XXIII del contratto le parti hanno previsto una clausola compromissoria, che prevede un Tribunale arbitrale con sede a Lugano. Il 2 settembre 2011 il predetto consorzio ha disdetto il subappalto con effetto immediato, senza riconoscere alcuna indennità alle controparti.\nB.\nLa A._SA e la B._SA hanno quindi adito il Tribunale arbitrale, chiedendogli di condannare la C._SA e la D._SA a pagar loro fr. 307'200.--, quale compenso per le prestazioni compiute fino alla rescissione del contratto e fr. 982'600.-- a titolo di risarcimento danni. Con lodo del 12 ottobre 2015 il Collegio arbitrale ha parzialmente accolto la petizione e ha condannato le convenute a versare alle attrici fr. 109'100.-- più IVA e interessi per i lavori eseguiti (cifra 1.1 del dispositivo) nonché fr. 263'327.-- (cifra 1.2 del dispositivo) oltre accessori a titolo di risarcimento danni. Gli arbitri hanno stabilito quest'ultimo importo riducendo del 40 % il danno (fr. 11'833.20 per il salario di un tecnico assunto in ragione del contratto di subappalto e fr. 427'045.-- per il mancato utile) da loro accertato, perché hanno ritenuto che le attrici avevano oggettivamente contribuito a creare le premesse per le quali è stato disdetto il contratto. Essi hanno posto le spese e gli onorari del lodo di complessivi fr. 110'000.-- a carico delle attrici in ragione del 70 % e a carico delle convenute in ragione del 30 % (cifra 3 del dispositivo). Il Tribunale arbitrale ha pure condannato le attrici a rifondere alle convenute fr. 21'000.-- a titolo di ripetibili parziali (cifra 4 del dispositivo).\nC.\nCon ricorso in materia civile del 12 novembre 2015 la A._SA e la B._SA postulano la riforma delle cifre 1.2, 3 e 4 del lodo nel senso che le convenute siano condannate a corrispondere loro fr. 438'878.--, oltre interessi, che le spese e gli onorari di fr. 110'000.-- siano posti a carico delle parti in ragione di metà ciascuna e che le spese e le ripetibili siano compensate. In via subordinata postulano l'annullamento delle predette cifre del dispositivo e il rinvio dell'incarto al Tribunale arbitrale. Le ricorrenti affermano che, in ragione di quanto convenuto nella clausola compromissoria, alla procedura ricorsuale è applicabile il CPC. Sostengono poi che la riduzione del 40 % del danno accertato dagli arbitri violi in maniera manifesta gli art. 44 cpv. 1 e 377 CO e ritengono il lodo finanche arbitrario perché l'ammontare della riduzione non è stato motivato.\nCon risposta 22 gennaio 2016 la C._SA e la D._SA propongono la reiezione del ricorso, mentre il Tribunale arbitrale non si è espresso."} -{"id":"268b9aec-1388-49c1-9034-90bf97493670","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadina italiana nata nel..., è giunta in Svizzera nel luglio 2009 per lavorare quale dipendente. A tal fine ha beneficiato di autorizzazioni di soggiorno temporanee, quindi di un permesso di dimora annuale rinnovato un'ultima volta fino al 26 febbraio 2017. Richiedendone il rilascio\/il rinnovo aveva certificato di non esser mai stata condannata e non avere procedimenti penali in corso.\nSin dal suo arrivo in Svizzera e salvo alcune brevi interruzioni, A._ ha sempre svolto un'attività lucrativa, dapprima a tempo determinato e poi a tempo indeterminato. Tra febbraio e maggio 2010 ha inoltre seguito un corso per collaboratrici sanitarie organizzato dalla sezione ticinese della Croce Rossa, mentre da luglio a dicembre 2012 ha effettuato la formazione di assistente di cura, ottenendo il relativo diploma cantonale.\nB.\nDurante il suo soggiorno in Svizzera, A._ ha subito due condanne (2012 e 2015).\nDecreto d'accusa del 9.07.2012: pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 50.-- ciascuna, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, e multa di fr. 1'200.-- per guida in stato di inattitudine e infrazione alle norme della circolazione (commesse il 06.05.2012);\nDecreto d'accusa del 26.05.2015: pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere da fr. 80.-- ciascuna, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 4 anni, e multa di fr. 900.--, oltre alla revoca del beneficio della sospensione condizionale concesso alla pena pecuniaria di cui alla condanna precedente, per guida in stato di inattitudine e infrazione alle norme della circolazione (commesse il 28.03.2015).\nA fronte delle citate pronunce, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha inoltre richiesto alle autorità italiane il certificato del casellario giudiziale dell'interessata, dal quale sono emerse le seguenti condanne:\n2.10.2006: multa di euro 870 per omesso versamento (continuato) delle ritenute previdenziali ed assistenziali;\n05.03.2010: 8 mesi di reclusione e multa di euro 400 per truffa continuata in concorso (commessa dal 02.08.2002 al 05.12.2002);\n05.10.2010: 1 anno e 4 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta (commessa il 16.6.2003).\nC.\nCon decisione del 23 ottobre 2015, le autorità migratorie ticinesi hanno revocato a A._ il permesso di dimora di cui disponeva, rimproverandole: da un lato, di avere interessato le autorità di polizia e giudiziarie in Svizzera e all'estero; d'altro lato, di avere sottaciuto, al momento della presentazione della domanda di rilascio del permesso, l'esistenza di condanne precedenti.\nTale provvedimento è stato confermato su ricorso sia dal Consiglio di Stato ticinese che dal Tribunale amministrativo (8 agosto 2019).\nD.\nIl 10 settembre 2019, A._ ha impugnato il giudizio cantonale davanti al Tribunale federale, con ricorso in materia di diritto pubblico. In tale contesto, chiede che la pronuncia dei Giudici ticinesi sia riformata e che il permesso di soggiorno le venga rinnovato.\nLa Corte cantonale si è riconfermata nella propria sentenza. Ad essa ha rinviato anche la Sezione della popolazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"883685f6-d72b-43d1-b3c9-a965daf53cf2","text":"Fatti:\nA.\nIn base all'annuncio del proprio datore di lavoro, A._, nato nel 1959, il 7 aprile 2015, sollevando una paziente da una carrozzina e posizionandola su di un lettino d'esame, ha avvertito un dolore acuto al gomito sinistro e ha riportato una lesione al tendine del bicipite. Zurigo Compagnia di Assicurazioni SA (di seguito: la Zurigo) con decisione del 23 aprile 2015, confermata su opposizione il 10 luglio 2015, ha negato il proprio obbligo a versare prestazioni.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 3 dicembre 2015 ha accolto il ricorso contro la decisione su opposizione e, annullatala, ha condannato la Zurigo ad assumere il danno alla salute derivante dall'evento del 7 aprile 2015, versando le prestazioni di legge.\nC.\nLa Zurigo presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo la concessione dell'effetto sospensivo e l'annullamento del giudizio cantonale.\nChiamato ad esprimersi, A._ ha chiesto la conferma del giudizio cantonale, rimettendosi a giudizio sull'aspetto dell'effetto sospensivo.\nCon decreto dell'8 marzo 2016 il Tribunale federale ha concesso l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"1b0916d3-9ddb-4bd2-9628-2ab1efef5b00","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Nel 2000 la Banca B._SA ha assunto A._, divenuto in seguito responsabile del settore ricerche. Il 10 dicembre 2008 la banca e il suo dipendente hanno stipulato una convenzione in cui quest'ultimo si è addossato parte dell'eventuale danno causato dalla sua gestione ad alcuni clienti. Il 29 dicembre seguente le parti hanno firmato un addendum, con cui è stata estesa la responsabilità del dipendente e un nuovo contratto di lavoro. Il 30 marzo 2009 la banca ha disdetto il rapporto di lavoro per il 30 settembre 2009 e il 4 maggio 2009 ha licenziato il dipendente con effetto immediato per motivi gravi.\nA.b. Con petizione 6 settembre 2011 A._ ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore del distretto di Lugano la Banca B._SA, chiedendo che questa fosse condannata a pagargli fr. 437'660.40 (fr. 60'000.-- per il prelievo effettuato sulla base della convenzione 10 dicembre 2008, fr. 40'000.-- a titolo di bonus per l'anno 2008, fr. 30'326.20 quale indennità per la differenza di salario da gennaio ad aprile 2009, fr. 1'170.-- d'interessi, fr. 75'529.20 di salario netto da maggio a settembre 2009, fr. 90'635.-- d'indennità ex e fr. 140'000.-- di risarcimento danni). Il 6 novembre 2012 il Pretore aggiunto ha respinto, in accoglimento dell'eccezione d'incompetenza materiale fondata sulla clausola compromissoria contenuta nella suddetta convenzione, l'azione limitatamente all'importo prelevato dal conto dell'attore e al bonus per il 2008. Con sentenza 5 giugno 2014 egli ha respinto la petizione anche con riferimento alle altre richieste.\nB.\nL'appello presentato da A._ è stato respinto, nella misura in cui era ammissibile, dalla II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino con sentenza 2 febbraio 2016. La Corte cantonale ha ritenuto che il lavoratore aveva sollevato in modo irrito e non aveva provato di aver sottoscritto sotto minaccia il contratto di lavoro del 2008. Ha poi considerato che il licenziamento con effetto immediato è avvenuto per un motivo grave.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 14 marzo 2016 A._ postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, in via principale la riforma della sentenza impugnata nel senso che la petizione sia interamente accolta. In via subordinata chiede che, dopo l'annullamento della sentenza cantonale, l'incarto sia ritornato all'autorità inferiore per nuova decisione. Afferma di aver sostanziato che la sottoscrizione del nuovo contratto era avvenuta sotto minaccia e ritiene il licenziamento in tronco ingiustificato. Termina sostenendo che i giudici di appello sono rimasti silenti con riferimento a due critiche.\nLa Banca B._SA ha proposto con risposta 21 aprile 2016 di respingere sia la richiesta di conferimento dell'effetto sospensivo che il ricorso.\nCon decreto del 26 aprile 2016 la Presidente della Corte adita ha respinto la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo."} -{"id":"e53d571d-e828-4ab7-bb6d-8bda8d143f12","text":"Fatti:\nA.\nIl 12 febbraio 2016 verso le ore 10.36, mentre viaggiava sulla semiautostrada A13 all'altezza di San Vittore, dove la velocità segnalata era di 80 km\/h, A._ è incorso in un controllo della velocità tramite radar mobile collocato in un'autocivetta di una pattuglia stradale della polizia cantonale guidata da agenti in borghese: dedotto il margine di tolleranza, il superamento della velocità massima consentita era di 39 km\/h.\nB.\nCon decreto penale del 29 marzo 2016 la Procura pubblica dei Grigioni ha dichiarato il conducente colpevole di violazione grave delle norme sulla circolazione stradale, condannandolo a una pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere di fr. 50.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e a una multa di fr. 500.--. Il provvedimento, non contestato, è cresciuto in giudicato.\nC.\nIl 24 marzo 2016 l'Ufficio della circolazione ha revocato a A._ la licenza di condurre per la durata di tre mesi, decisione confermata il 12 ottobre 2016 dal Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità, ritenutosi vincolato ai fatti accertati nella sede penale. Adito dall'interessato, con giudizio del 3 gennaio 2017 il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ne ha respinto il ricorso.\nD.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di \"restituire\" l'effetto sospensivo al ricorso, e di annullare la decisione del 12 ottobre 2016 del Dipartimento cantonale, nonché quella del 24 marzo 2016 dell'Ufficio della circolazione.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"229b12be-cc74-4b47-be29-63a6aa8b9794","text":"Fatti:\nA. Il 17 luglio 1997 C._ ha promosso, personalmente, un'azione creditoria nei confronti di D._, E._, F._, G._, H._, I._, J._, K._ e L._, onde ottenere il pagamento di fr. 1'211'666.65 per ragioni ereditarie.\nA.a Dopo lo scambio degli allegati introduttivi l'avv. A._ ha assunto il patrocinio di C._.\nA.b Statuendo l'8 ottobre 1999, il Pretore adito ha preso atto della desistenza dell'attore nei confronti di H._, ha respinto la petizione in quanto rivolta contro L._, J._ e K._ mentre l'ha parzialmente accolta nei confronti di I._, che ha condannato al versamento di fr. 427'473.25, e di D._, E._, F._ e G._, anch'essi condannati al versamento del medesimo importo.\nL'impugnativa interposta da quest'ultimi contro la pronunzia pretorile è stata respinta il 14 marzo 2001 dalla I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, la quale ha invece parzialmente accolto quella di I._, riducendo a fr. 415'931.50 l'importo a suo carico.\nA.c Per le prestazioni legali fornite nell'ambito di questa causa l'avv. A._ ha emesso, tra il marzo 1998 e il maggio 2001, quattro fatture per complessivi fr. 106'080.20 (recte: 100'242.75).\nB. Parallelamente alla procedura giudiziaria appena descritta, il 19 dicembre 2000 l'avv. A._ è stato nominato curatore di C._.\nIn tale veste egli ha proceduto all'allestimento dell'inventario iniziale dei beni del curatelato il 16 maggio 2001, corretto il 16 dicembre 2002, inserendovi anche, fra i passivi, l'ammontare delle citate note professionali, ch'egli ha poi trattenuto dagli importi ricevuti per conto del suo cliente\/curatelato dalle parti soccombenti nella predetta causa.\nL'inventario iniziale e i rendiconti degli anni 2001 e 2002 sono stati approvati dalla competente Commissione Tutoria Regionale (CTR) il 15 aprile 2003. Il 9 febbraio 2004 la Sezione degli Enti locali ha respinto il ricorso interposto contro questa decisione da C._. Contestando sostanzialmente la validità dell'inventario per il motivo ch'egli non aveva preso parte alla sua erezione e ritenendo eccessiva la mercede corrisposta all'avv. A._ per la sua attività di curatore, C._ ha poi impugnato anche la decisione dell'autorità di vigilanza dinanzi alla I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (Inc. n. 11.2004.25). L'esito di questo procedimento non è noto.\nC. Asserendo di aver preso visione delle quattro note professionali dell'avv. A._ per la prima volta nella primavera del 2004, il 18 luglio 2005 C._ si è rivolto alla Commissione di verifica dell'Ordine degli avvocati chiedendo la tassazione di queste note nel senso di ridurre l'onorario dell'avvocato da fr. 92'000.-- a fr. 36'220.05 e di disconoscere ogni spesa; egli ha inoltre domandato di condannare l'avv. A._ a rifondergli l'importo di fr. 61'394.65 trattenuto in eccesso.\nPremessa l'irricevibilità della domanda tendente alla condanna dell'avvocato al pagamento della predetta somma - la competenza della Commissione essendo limitata alla verifica della conformità delle note professionali litigiose alla Tariffa dell'Ordine degli Avvocati - e respinta la tesi dell'avv. A._ secondo la quale l'istanza andava dichiarata irricevibile perché il cliente non aveva mai contestato prima l'ammontare delle pretese del legale, pur conoscendole dal 2002, con decisione del 14 febbraio 2006 la Commissione di verifica ha tassato le note professionali contestate in complessivi fr. 68'747.-- di onorari e fr. 1'214.40 di spese, oltre all'IVA.\nD. Adito da entrambe le parti, con sentenza del 26 giugno 2007 il Consiglio di moderazione ha parzialmente accolto il ricorso di C._ e tassato le quattro note professionali in fr. 47'295.-- di onorari e fr. 1'214.40 di spese, oltre all'IVA; il ricorso dell'avv. A._ è stato invece respinto.\nE. Rimproverando al Consiglio di moderazione un accertamento dei fatti manifestamente insostenibile quo al momento in cui C._ ha avuto conoscenza delle quattro note professionali - che i giudici cantonali hanno fatto risalire al 2004 - il 10 settembre 2007 l'avv. A._ è insorto dinanzi al Tribunale federale con un ricorso in materia civile volto ad ottenere la modifica della sentenza impugnata nel senso dell'accoglimento del suo ricorso e, di conseguenza, della dichiarazione d'irricevibilità dell'istanza di tassazione delle note professionali inoltrata il 18 luglio 2005.\nE.a Pochi giorni dopo l'introduzione del gravame, il ricorrente stesso ha comunicato al Tribunale federale il decesso di C._.\nE.b La procedura è stata allora sospesa per permettere al suo legale di ottenere le dovute istruzioni dalla comunione ereditaria.\nIn data 10 luglio 2008, egli ha trasmesso al Tribunale federale il certificato ereditario rilasciato il giorno prima dal Pretore, da cui risulta che l'unica erede del defunto è la moglie B._.\nE.c Preso atto della volontà di B._ di subentrare al marito nel procedimento che lo opponeva all'avv. A._, la procedura dinanzi al Tribunale federale è stata riattivata.\nCon risposta del 15 settembre 2008 B._ (opponente) ha proposto la reiezione integrale del gravame.\nIl Consiglio di moderazione ha invece rinunciato a presentare osservazioni."} -{"id":"5a37dbc6-97a5-4247-a97b-bc1bba902bf2","text":"Fatti:\nA.\nContro la decisione del 27 novembre 2018, con la quale il Consiglio di Stato ha approvato la modifica puntuale del Piano cantonale dei sentieri escursionistici concernente la realizzazione di un collegamento pedonale (passerella) diretto tra Ascona e il Parco Botanico delle Isole di Brissago, A._ e B._ sono insorti dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo.\nB.\nIl 5 aprile 2019 il giudice delegato ha fissato agli insorgenti un termine di 15 giorni per presentare un'eventuale replica, con la comminatoria che, qualora non fosse inoltrata entro il termine fissato, il diritto si estingueva. L'atto è stato ritirato dai ricorrenti il 13 aprile 2019. Il giudice delegato ha poi accolto una domanda di proroga di 30 giorni. Accertato che, considerate le ferie giudiziarie, il termine per inoltrare la replica scadeva il 12 giugno 2019, ha dichiarato irricevibile, estromettendola dall'incarto, la risposta impostata il giorno seguente.\nC.\nAvverso questa decisione A._ e B._ presentano un ricorso al Tribunale federale. Chiedono l'annullamento della decisione impugnata e che il ricorso presentato nella sede cantonale sia giudicato nel merito.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"20e2bc21-a3d1-463c-ada3-9784e744b997","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato il 2 marzo 1954, è stato alle dipendenze della B._ SA (ora C._ SA) dal 1° marzo 1990 al 30 giugno 2009. Dal 1° dicembre 2007 egli ha beneficiato di una rendita intera dell'assicurazione per l'invalidità e dal 1° luglio 2009 di due rendite d'invalidità della previdenza professionale, segnatamente fr. 6'749.- mensili dall'allora Fondazione di previdenza B._ SA e fr. 1'450.- mensili (di cui fr. 450.- assicurati nella \"Cassa D._\" e fr. 1'000.- nella \"Cassa E._\") dall'allora Fondo per prestazioni a carattere sociale della B._ SA. Con valuta 15 settembre 2009 A._ ha parimenti ricevuto un importo unico da parte del Fondo per prestazioni a carattere sociale della B._ SA di fr. 41'059.65. Egli ha inoltre percepito prestazioni per i figli.\nA.b. Nel marzo 2017 A._ ha compiuto 63 anni e dal 1° aprile 2017 le rendite d'invalidità della previdenza professionale sono state convertite in rendite di vecchiaia. In concreto egli ha continuato a ricevere la rendita di fr. 6'749.- dall'allora Fondazione di previdenza B._ SA e quella di Fr. 450.- dall'allora Fondo Complementare di Previdenza B._ SA in relazione alla ex \"Cassa D._\", in quanto si trattava di rendite a primato di prestazione, le quali non hanno subito modifiche dopo il pensionamento. Per contro, la rendita mensile di fr. 1'000.- erogata dell'allora Fondo Complementare di Previdenza B._ SA in relazione alla ex \"Cassa E._\", a primato di contributi, è terminata, avendo egli già ricevuto il capitale previdenziale in importo unico.\nB.\nCon petizione del 20 luglio 2017 A._ ha convenuto B._ SA, la Fondazione di Previdenza B._ SA e il Fondo Complementare di Previdenza B._ SA dinnanzi al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino chiedendo che si ponga rimedio all'ingiustificata decurtazione delle rendite previdenziali accordate in precedenza come vitalizie, chiedendo il versamento degli importi retroattivi di fr. 1'000.- dal 1° aprile 2017 oltre interessi al 5% dal 20 luglio 2017, come pure il ricalcolo corretto delle rendite per i figli.\nCon giudizio del 10 settembre 2018 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha dapprima dichiarato irricevibile la petizione contro B._ SA (ora C._ SA) e stralciato dai ruoli, in quanto priva d'oggetto, quella contro la Fondazione di Previdenza B._ SA e il Fondo Complementare di Previdenza B._ SA (ora Fondo Complementare di Previdenza C._ SA) in merito all'erogazione della rendita per figli, respingendo infine la petizione contro il Fondo Complementare di Previdenza B._ SA (ora Fondo Complementare di Previdenza C._ SA) concernente il versamento della prestazione mensile d'invalidità di fr. 1'000.-.\nC.\nIl 3 ottobre 2018 (timbro postale) A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale contro il giudizio cantonale, chiedendone in via principale l'annullamento con la conseguente condanna del Fondo Complementare di Previdenza C._ SA a ripristinare la rendita d'invalidità di fr. 1'000.- dal 1° aprile 2017, oltre interessi al 5% dal 20 luglio 2017. In via subordinata egli chiede il rinvio degli atti all'autorità cantonale per determinare correttamente la rendita di vecchiaia, rispettivamente il ripristino di quella d'invalidità dal 1° aprile 2017 al 31 marzo 2019 e la condanna del Fondo a versare fr. 32'218 (fr. 20'528 per il mancato versamento di contributi sulla gratifica e fr. 11'690 per decurtazioni subite in relazione a una \"forzata sovra-assicurazione\")."} -{"id":"1f1b38b1-d5dd-4775-b1ca-f96a6712ba71","text":"Fatti:\nA. Mediante decisione 22 febbraio 2010, l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero, non ravvisando una modifica rilevante del grado di incapacità al guadagno dell'interessato, non è entrato nel merito di una domanda di revisione interposta da G._, cittadino italiano nato nel 1963, al beneficio di una mezza rendita dell'assicurazione svizzera per l'invalidità dal 1° ottobre 2005, volta all'ottenimento di una rendita intera.\nB. L'assicurato ha deferito questa decisione al Tribunale amministrativo federale, il quale, con decisione incidentale del 3 dicembre 2010, gli ha assegnato un termine scadente il 17 gennaio 2011 per versare un anticipo delle presunte spese giudiziarie di fr. 300.- (al netto di eventuali spese postali o bancarie), avvertendolo che in mancanza di pagamento entro tale termine il ricorso sarebbe stato dichiarato inammissibile. Il versamento dell'anticipo richiesto è pervenuto alla Posta svizzera solo il 19 gennaio 2011, ragione per cui il Tribunale amministrativo federale, con ulteriore decisione incidentale del 9 maggio 2011, ha invitato l'interessato a dimostrare, entro 14 giorni dalla ricezione della comunicazione, che l'importo dovuto è stato versato tempestivamente alla posta svizzera, o addebitato a un conto postale o bancario in Svizzera, in favore del Tribunale. Scaduto infruttuoso il termine stabilito, il Tribunale amministrativo federale ha restituito l'anticipo di fr. 300.- e ha nel contempo dichiarato inammissibile il ricorso (pronuncia del 20 giugno 2011).\nC. G._ ha presentato ricorso al Tribunale federale, al quale chiede di annullare il giudizio del Tribunale amministrativo federale e di riconoscergli il diritto a una rendita intera d'invalidità sulla base di un grado d'incapacità al guadagno superiore al 70%. A motivazione del gravame fa valere che l'importo di fr. 300.- sarebbe stato accreditato all'autorità giudiziaria di primo grado in data 17 gennaio 2011. A sostegno delle sue allegazioni produce la relativa documentazione postale.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"09387da7-c049-445d-b002-f4187ee78a53","text":"Fatti:\nA.\nLa C._S.r.l. ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore del distretto di Lugano la A._SA, Lugano, e la banca._AG, Basilea, con un'azione tendente al pagamento di fr. 60'332'160.--, oltre accessori, a titolo di risarcimento danni.\nAll'udienza preliminare del 26 maggio 2010 l'attrice aveva chiesto l'edizione \"di ogni documentazione e\/o corrispondenza inerenti il \"xxx \" e\/o \"yyy \"\", \"di ogni documentazione e\/o corrispondenza inerente il mandato di rappresentanza conferito per il zzz\" e \"dei verbali del CdA, della direzione, dell'ufficio compliance e dell'ufficio legale inerenti \"xxx\" e\/o \"yyy\" e\/o il mandato di rappresentanza conferito per il zzz\". Le convenute si sono opposte a tale domanda. Il 12 luglio 2010 il Pretore ha ingiunto loro di produrre la documentazione richiesta nel termine di 30 giorni, poi prorogato di altri 30 giorni. Con istanza 21 ottobre 2010 le convenute avevano chiesto di non dover produrre i documenti da loro allestiti dal novembre 2005 recanti le denominazioni \"xxx\", \"yyy\" e \"zzz\". Con ordinanza 12 aprile 2013 il Pretore ha respinto tale istanza, ha constatato che la documentazione nel frattempo prodotta era incompleta e ha assegnato un ulteriore termine alle convenute. Queste hanno dato seguito all'ordine producendo un CD contenente i documenti richiesti e hanno domandato con istanza 12 giugno 2013, invocando il segreto bancario e in applicazione dell'\/TI, di non permettere all'attrice di accedere a questi dati. Il Pretore ha respinto l'istanza con ordinanza del 20 dicembre 2013.\nB.\nCon sentenza 17 novembre 2014 la III Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato dalle convenute. La Corte cantonale ha ritenuto che queste non hanno reso sufficientemente verosimile l'esistenza del rischio di un pregiudizio difficilmente riparabile, presupposto richiesto dall' per impugnare disposizioni ordinatorie processuali di prima istanza.\nC.\nLa banca A._SA e la banca._AG sono insorte al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 22 dicembre 2014, con cui postulano, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, in via principale la riforma della sentenza cantonale nel senso che all'opponente sia escluso l'accesso al contenuto del CD da loro versato agli atti. In via subordinata domandano il rinvio della causa al Tribunale d'appello ticinese affinché entri nel merito del reclamo. Le ricorrenti affermano di aver tempestivamente invocato la tutela di segreti commerciali e bancari, perché la necessità di proteggere tali segreti sarebbe unicamente emersa al momento in cui si è trattato di versare i documenti agli atti. Contestano poi di non aver reso verosimile l'esistenza di un pregiudizio difficilmente riparabile, atteso che lo stesso emerge da una rapida consultazione dei dati prodotti. Affermano inoltre che non può loro essere rimproverato, contrariamente a quanto fatto nella sentenza impugnata, di non aver trasmesso i documenti in forma anonimizzata.\nCon scritto 22 gennaio 2015la C._S.r.l. si è limitata a postulare la conferma della sentenza impugnata.\nLa Presidente della Corte adita ha, con decreto del 2 febbraio 2015, conferito effetto sospensivo al ricorso.\nCon decreto 30 aprile 2015 la predetta Presidente, preso atto della procedura tendente alla modifica dell'ordinanza 20 dicembre 2013 incoata dalle ricorrenti innanzi al Pretore - che poteva rendere senza og getto la procedura innanzi al Tribunale federale -, ha sospeso quest'ultima fino all'emanazione del giudizio sulla domanda di modifica.\nDopo aver trasmesso un'esemplare della decisione 26 maggio 2015 con cui il Pretore ha respinto la menzionata istanza di modifica, le ricorrenti hanno chiesto con scritto 8 giugno 2015 che la sospensione della procedura ricorsuale sia nondimeno mantenuta \" fino alla definizione dell'incidente procedurale pendente davanti alla Pretura \" e hanno allegato uno scritto trasmesso alla Pretura con cui reiterano la richiesta di modificare il decreto del 20 dicembre 2013."} -{"id":"3bf37e70-a053-4251-aa53-06408d1a4ea3","text":"Fatti:\nA.\nIl 4 maggio 2009 A._ e B._ hanno firmato un contratto di collaborazione (\"Zusammenarbeitsvertrag \"), avente quale oggetto diverse operazioni di natura societaria, in particolare la costituzione o l'acquisto di una holding di aziende operanti nel campo dell'edilizia e dei settori correlati. Al punto 7 delle premesse (capitolo I) B._ ha confermato di dovere a A._ EUR 924'755.-- (fr. 1'405'645.--) per i motivi indicati ai punti 3, 4 e 6 delle stesse premesse, le modalità di rimborso del debito dovendo essere specificate in riconoscimenti di debito da firmarsi con atti separati. Il 7 maggio 2009 B._ ha sottoscritto in favore di A._ un riconoscimento di debito per EUR 1'025'336.69 (da rimborsarsi in 16 rate mensili variabili entro il 31 agosto 2010) ed il 1° giugno 2009 ha firmato un estratto conto in base al quale il saldo del suo debito a quella data era di EUR 940'536.69.\nIl 22 febbraio 2017 A._ ha escusso B._ per l'incasso di fr. 1'000'448.90 oltre interessi, indicando quale titolo di credito: \"[r]iconoscimento di debito 7.5.2009 ed estratto conto 1.6.2009 (cambio valuta: 20.2.2017) \". L'escusso ha interposto opposizione al precetto esecutivo.\nMediante decisione 27 giugno 2017 il Pretore del Distretto di Bellinzona ha respinto l'istanza presentata da A._ volta al rigetto provvisorio dell'opposizione.\nB.\nCon sentenza 27 novembre 2017 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il reclamo introdotto dal creditore procedente avverso la decisione pretorile.\nC.\nMediante ricorso in materia civile 6 dicembre 2017 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, postulando il rigetto provvisorio dell'opposizione.\nCon risposta 2 febbraio 2018, B._ ha chiesto la reiezione del ricorso nella misura della sua ammissibilità. L'autorità inferiore ha invece rinunciato a presentare osservazioni al rimedio."} -{"id":"60167dcf-ad10-448c-aa8d-8ad9aa26d111","text":""} -{"id":"1009adc3-606c-4e27-aa54-1e4d45a6c4ee","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 29 febbraio 2012 l'Ufficio di tassazione competente ha aggiunto ai redditi dichiarati da C._ e H._ un importo di fr. 211'492.-- indicandolo quale \"reddito attività indipendente accessoria contribuente\" e precisando \"aggiunta o rettifica del reddito derivante dal commercio professionale di immobili\". Con reclamo del 28 marzo 2012 i contribuenti hanno contestato la ripresa menzionata, ricondotta dal fisco ticinese all'acquisto, nel maggio 2009 (al prezzo di fr. 1'800'000.--), e alla successiva vendita, nel gennaio 2010 (al presso di fr. 2'900'000.--), della particella xxx RFD di X._. Secondo gli insorgenti, l'operazione in questione non poteva infatti essere considerata commercio professionale di immobili e rientrava nell'amministrazione patrimoniale esente da imposizione ().\nIl 4\/5 ottobre 2017 l'autorità fiscale si è pronunciata sul reclamo, respingendolo. La decisione su reclamo è stata in seguito confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 2 marzo 2018.\nB.\nIl 20 aprile 2018 C._, agendo per sé e in rappresentanza dei membri della comunione ereditaria fu H._, ha impugnato quest'ultimo giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, domandandone l'annullamento rispettivamente la riforma. Anche in ultima istanza continua infatti a sostenere che l'operazione in questione rientra nell'amministrazione patrimoniale esente da imposizione ai sensi dell'.\nIl Tribunale federale ha richiesto all'autorità inferiore e alla Divisione delle contribuzioni la trasmissione degli atti. Non ha per contro ordinato nessuno scambio di scritti."} -{"id":"4017d32b-7ae5-4910-b80c-c0cc39e50b1c","text":""} -{"id":"3ceebcc1-c005-4aa0-8bab-088009bdab42","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° agosto 2019 la Procura distrettuale della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, Direzione Distrettuale Antimafia, ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria internazionale nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di B._ (al riguardo vedi causa 1C_107\/2022 decisa in data odierna) e altri per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio e all'autoriciclaggio, con l'aggravante della connessione ad attività mafiose, nonché di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. L'autorità estera osserva che il denaro, frutto di una vasta attività di frode all'IVA per circa 200 milioni di euro annui attuata dall'indagato in diversi Paesi europei, sarebbe rientrato in Italia con l'aiuto di società svizzere attraverso pagamenti per oltre un milione di euro annui legati a un contratto di locazione del tutto ingiustificato e antieconomico concernente un albergo di lusso ubicato in Italia. L'autorità estera ha chiesto di trasmetterle la documentazione bancaria delle società luganesi E._ Sagl, D._ SA e C._ Sagl.\nB.\nCon tre decisioni di chiusura del 10 agosto 2021 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità italiane di svariata documentazione bancaria riguardante le citate società. Adita da queste ultime, con giudizio del 26 gennaio 2022 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa sentenza C._ Sagl, D._ SA e E._ Sagl presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono di concedere al gravame l'effetto sospensivo e di adottare determinate misure cautelari, in via principale, di riformare la sentenza impugnata nel senso di annullare le tre decisioni di chiusura, in via subordinata, di annullarla e di rinviare la causa alla CRP per nuova decisione.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"52d783e4-e625-4030-98cc-3d414016997b","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 gennaio 2013 A._ è stato denunciato penalmente per discriminazione razziale. La denuncia trae origine da due articoli di A._, dal titolo e contenuto pressoché identici, il primo pubblicato sul giornale B._ e il secondo apparso sul portale C._ nel novembre 2012. I testi intitolati \" Srebrenica, come sono andate [veramente] le cose \" contenevano i seguenti passaggi:\n« la versione ufficiale di Srebrenica è una menzogna propagandistica che non diventa più vera se la si ripete un'infinità di volte senza poterla provare»;\n« le cose non sono andate proprio come qualcuno ha tentato e tenta ancora di raccontarcele »;\n«un massacro c'è veramente stato, con una piccola differenza però rispetto alla tesi ufficiale: vittime del massacro sono stati i serbi»;\n«l'altro massacro, quello dei mussulmani, presenta molti lati oscuri (sulla cifra totale si sono scoperti falsi clamorosi e gente che con Srebrenica non c'entrava proprio nulla) », nonché\n« Srebrenica è anche un'orribile metafora sanguinaria e truculenta in cui non solo echeggiano razzismo, fascismo, genocidio, pulizia etnica e stupro di massa; in breve tutte etichette non sempre veritiere che negli ultimi due decenni si sono rivelate di provata efficacia per ingannare l'opinione pubblica ».\nB.\nCon sentenza del 31 maggio 2016, il Giudice della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di ripetuta discriminazione razziale e lo ha condannato alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere di fr. 130.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché alla multa di fr. 1'100.--, fissando a 11 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento.\nC.\nAdita dal condannato, con sentenza del 2 giugno 2017, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ne ha accolto parzialmente l'appello. Pur confermando la condanna per ripetuta discriminazione razziale giusta l'art. 261 bis cpv. 4 seconda parte CP, ha ridotto l'importo delle aliquote giornaliere a fr. 110.-- e la multa a fr. 900.--, riducendo pure a 9 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento.\nD.\nAvverso questo giudizio A._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando il suo proscioglimento nonché l'esenzione, a titolo di indennizzo ex , dall'obbligo di restituire allo Stato del Cantone Ticino gli importi corrisposti in sede cantonale al suo difensore d'ufficio.\nInvitati a esprimersi sul gravame, il Ministero pubblico comunica di non avere osservazioni da presentare e la CARP rinuncia a prendere posizione, rimettendosi al prudente giudizio di questo Tribunale."} -{"id":"9f53f5a3-894e-4824-9602-0edb31a500f8","text":"Fatti:\nA.\nAlla fine del periodo fiscale 2012, A.A._ deteneva 856 azioni della C._ SA, il cui capitale azionario ammontava a fr. 1'000'000.-- ed era suddiviso in 1'000 azioni nominative del valore nominale di fr. 1'000.-- ciascuna. Di queste 856 azioni, 700 erano gravate da usufrutto a favore dei suoi genitori. Nel corso del 2013, A.A._ ha acquistato ulteriori 100 azioni della medesima società, pagandole fr. 8'000.-- ciascuna.\nNella dichiarazione d'imposta 2012, inoltrata al fisco ticinese il 20 ottobre 2013, A.A._ e B.A._ hanno attribuito alle 156 azioni di cui non avevano solo la nuda proprietà il valore di fr. 1'248'000.--, che corrispondeva a un importo di fr. 8'000.-- per azione. Essi hanno in effetti ritenuto che alle 156 azioni di cui già disponevano pienamente nel periodo fiscale 2012, e che si affiancavano alle 700 gravate da usufrutto a favore dei genitori, andasse attribuito il medesimo valore stabilito per l'acquisto delle azioni avvenuto nel 2013.\nB.\nCon decisione del 27 novembre 2013, l'ufficio di tassazione competente ha commisurato il valore venale delle citate 156 azioni della C._ SA in fr. 2'449'200.--, pari a fr. 15'700.-- ciascuna. Il reclamo interposto dai contribuenti contro tale valutazione il 2 dicembre 2013, facendo valere che il valore dato dal fisco ai titoli in questione non corrispondeva al valore corretto, ovvero a quello dell'acquisto delle ulteriori 100 azioni avvenuto nel 2013, è stato respinto.\nNella decisione su reclamo del 28 gennaio 2015, l'autorità fiscale ha spiegato di aver stabilito il valore delle azioni \"applicando le istruzioni emanate dalla Conferenza fiscale svizzera (circolare n. 28 del 28 agosto 2008 concernente la valutazione dei titoli non quotati, consultabile al sito www.steuerkonferenz.ch) in vigore dal 1° gennaio 2008, sulla base dei dati fiscalmente accertati degli anni 2011 e 2012\". L'ufficio di tassazione ha anche precisato di non aver potuto tener conto del \"prezzo di compravendita delle azioni C._ SA (con acquirente sempre il contribuente) per un totale del 10 % del pacchetto azionario\", in quanto non poteva essere considerato \"rappresentativo\".\nC.\nCon ricorso del 24 febbraio 2015 alla Camera di diritto tributario, i contribuenti hanno chiesto di nuovo la riduzione del valore delle 156 azioni della C._ SA da loro detenute nel 2012 a fr. 8'000.-- ciascuna. In primo luogo, hanno sostenuto che il valore applicato in occasione delle compravendite del 2013 doveva essere considerato \"prezzo di acquisto risultante da una libera contrattazione\" e quindi fare stato \"come valore di mercato\" secondo la circolare n. 28 della Conferenza svizzera delle imposte. In secondo luogo, hanno rilevato che \"l'autorità che effettua la valutazione in base alla circ. 28 può tenere conto della dipendenza della creazione del valore dell'impresa dalla persona dell'azionista maggioritario applicando, su richiesta del contribuente, una ponderazione semplice sia per il valore di reddito (in sostituzione della ponderazione doppia) sia per il valore di sostanza\", e che ciò avrebbe dovuto essere fatto anche nel caso in esame. Infine, hanno lamentato il fatto che il tasso di capitalizzazione impiegato per il calcolo del valore delle azioni fosse del 7,5 % mentre quello utilizzato dalle società quotate in borsa sarebbe del 9,8 %.\nIl 4 novembre 2015, la Camera di diritto tributario ha annullato la decisione su reclamo del 28 gennaio 2015 e rinviato gli atti all'ufficio di tassazione per una nuova decisione, limitatamente alla richiesta degli insorgenti di ponderare una sola volta anziché due il valore di reddito delle società partecipate. Essa ha infatti ritenuto che, su tale aspetto, la motivazione della decisione impugnata ledesse il loro diritto di essere sentiti. Sugli altri punti sollevati ha invece respinto il gravame. Un ricorso interposto al Tribunale federale contro tale giudizio è stato dichiarato inammissibile in assenza delle condizioni previste dall' e con esplicito riferimento all' (sentenza 2C_1137\/2015 del 21 dicembre 2015 consid. 2.4).\nD.\nTenuta un'audizione durante la quale ha sottoposto ai contribuenti le osservazioni e le conclusioni dell'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche (UTPG) e gli stessi hanno dichiarato di mantenere le proprie richieste, con decisione del 23 marzo 2016 l'autorità fiscale ha respinto di nuovo il reclamo, ribadendo che il valore di ognuna delle 156 azioni oggetto della procedura ammontava, al 31 dicembre 2012, a fr. 15'700.--.\nLa decisione su reclamo è stata in seguito confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 21 giugno 2016.\nE.\nIl 24 agosto 2016 A.A._ e B.A._ hanno impugnato quest'ultimo giudizio e, in questo contesto, anche quello pronunciato il 4 novembre 2015, con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo:\nin via principale, \"il ricorso è integralmente accolto. Di conseguenza è accettato il valore di CHF 8'000.--\/azione concordato tra le parti come valore di mercato risultante da una libera contrattazione di mercato, rilevante ai fini dell'imposta sulla sostanza per l'intero pacchetto azionario (1'000 azioni a nominali CHF 1'000 ciascuna);\nin via subordinata 1, \"il ricorso è accolto nella sua domanda subordinata. Di conseguenza il valore di mercato rilevante ai fini dell'imposta sulla sostanza per azionisti maggioritari risp. per azionisti minoritari rappresentati nel CdA della C._ SA è stabilito in un importo compreso tra CHF 8'800.-- e CHF 10'400.-- per azione. Per i venditori di partecipazioni minoritarie non rappresentati nel CdA tale valore è stabilito in CHF 8'000.-- per azione, corrispondente al prezzo di compravendita concordato tra le parti\";\nin via subordinata 2, \"il ricorso è accolto nella sua seconda domanda subordinata. Di conseguenza viene accettata la ponderazione semplice del valore di reddito anziché doppia per la determinazione del valore di mercato delle società facenti capo alla società C._ SA e dichiarata inammissibile la direttiva interna emanata dall'ufficio delle persone giuridiche dell'amministrazione cantonale delle contribuzioni del Canton Ticino, ai fini della determinazione del valore fiscale della C._ SA per il ricorrente\".\nIl fisco ticinese, la Corte cantonale e l'Amministrazione federale delle contribuzioni hanno rinunciato a formulare osservazioni."} -{"id":"33e4ead6-49ce-44e5-b51b-afcffd656ae0","text":""} -{"id":"2aa3b959-5c3d-416b-afd9-f7421d09bf6c","text":"Fatti:\nA.\nDalla relazione tra B._ ed A._ è nato nel 2003 C._. Dinanzi al Pretore della Giurisdizione di Mendrisio-Sud è ancora pendente la causa di accertamento di paternità promossa il 12 ottobre 2004 dal minore; il padre ha nel frattempo riconosciuto il figlio, ma rimangono ancora da risolvere le relative conseguenze, segnatamente in ordine al contributo di mantenimento.\nCon decisione 26 agosto 2014 l'Autorità regionale di protezione 1, sede di Chiasso, ha nominato l'avv. E._ quale curatore di rappresentanza del minore nella citata causa, dopo aver revocato il mandato al precedente patrocinatore per conflitto d'interessi (e meglio per insufficiente indipendenza di quest'ultimo nei confronti di A._).\nB.\nCon sentenza 29 settembre 2015 la Vicepresidente della Camera di protezione del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto un reclamo introdotto da A._ contro la predetta decisione. Tale autorità ha confermato l'idoneità dell'avv. E._ a svolgere il mandato affidatogli e ha respinto la proposta (\" al limite del pretesto \") della reclamante di nominare l'avv. F._ quale curatore di rappresentanza, non essendo tale legale esente da un potenziale conflitto di interessi (per essere egli stato incaricato da A._ di difendere il figlio in una causa promossa dal padre per l'ottenimento dell'autorità parentale congiunta).\nC.\nCon ricorso in materia civile 29 ottobre 2015, A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale. Ella ha postulato in via principale di designare l'avv. F._ quale curatore di rappresentanza, in via secondaria di trasmettere gli atti all'autorità precedente per nuova decisione.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"34762779-bf12-4503-a400-7de3682ecd6b","text":""} -{"id":"060c90bb-2b6d-4ea4-ae10-561a02eb825f","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha inoltrato, il 4 maggio 1999, una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di C._, B._, D._, E._, F._ e G._ per i reati di falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita e corruzione di pubblico ufficiale. Secondo l'Autorità gli inquisiti D._, B._ e G._ avrebbero sistematicamente gonfiato, usando documenti falsi, le fatture d'intermediazioni pubblicitarie emesse dalle società H._ S.p.A. e I._ S.p.A., da loro gestite.\nSecondo le Autorità estere, i clienti pagavano effettivamente le somme richieste con le fatture gonfiate, ma una parte di questi importi veniva loro restituita illecitamente, tramite la società A._ SA, con sede in Svizzera, riconducibile all'indagato B._. Per mascherare la truffa, nell'ambito di accertamenti giudiziari il maresciallo della Guardia di Finanza E._ sarebbe stato corrotto da B._ e G._, concordando versioni di comodo circa l'entità delle frodi commesse, ed escludendo tuttavia dalle confessioni concordate alcuni grandi clienti, tra cui la società L._. Il coinvolgimento di quest'ultima società, che si occupa delle lotterie italiane M._ e N._, lascerebbe presumere, secondo gli inquirenti esteri, manovre fraudolente con i fondi ricevuti dalla L._ per conto dello Stato italiano nella gestione delle lotterie; inoltre, secondo l'accordo corruttivo le confessioni si sarebbero riferite solo alle restituzioni in contanti, tacendo sull'utilizzazione di conti bancari esteri. La Procura ha chiesto di acquisire, in particolare, la documentazione relativa ai conti della A._ presso l'UBS SA di Melide e presso la Banca della Svizzera Italiana; ha chiesto altresì di sequestrare il saldo di queste relazioni bancarie in quanto provento di reato.\nB.- Il 21 maggio 1999 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui l'Ufficio federale di polizia (UFP) ha delegato l'esecuzione della rogatoria, ha ordinato tra l'altro, come chiesto dall'Autorità estera, l'identificazione dei conti n. xxx presso l'UBS SA di Melide e n. yyy presso l'UBS SA di Lugano, il sequestro della relativa documentazione e il blocco dei fondi depositativi. La società interessata ha addotto l'estraneità del conto xxx rispetto ai fatti posti a fondamento dell'inchiesta italiana. L'altra documentazione è stata invece trasmessa in via semplificata.\nCon decisione del 7 settembre 1999 il MPC, esaminata la documentazione sequestrata, ha ordinato la trasmissione di quella relativa al conto presso l'UBS SA di Melide, intestato alla A._ di B._ & Co.\nC.- Avverso questa decisione la A._ di B._ & Co. ha inoltrato un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede di annullare parzialmente la decisione impugnata nel senso di limitare la trasmissione ai documenti di apertura dei conto e dei giustificativi connessi agli accrediti I._ S.r.l. e H._ S.r.l. e di revocare il sequestro della sua relazione bancaria.\nIl MPC conclude per la reiezione, in quanto ammissibile, del ricorso. L'UFP, senza formulare osservazioni, chiede di confermare la decisione impugnata.\nIl 30 novembre 1999 la ricorrente ha prodotto copia di una \"decisione\" estera che renderebbe la contestata trasmissione priva di oggetto. Il MPC ripropone la reiezione del gravame."} -{"id":"5d4d7c32-418f-4e66-b286-ef4475614700","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 3 giugno 2014 la Corte delle assise criminali ha riconosciuto A._ autore colpevole di violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari, ripetuta violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d'immagini, tentata truffa, impedimento di atti dell'autorità e violazione alla legge federale sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS). L'imputato è stato per contro prosciolto da altre accuse ed è stato condannato alla pena detentiva di 24 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, alla multa di fr. 1'000.--, da commutare in una pena detentiva sostitutiva di 10 giorni in caso di mancato pagamento, e al pagamento all'accusatore privato Stato del Cantone Ticino di fr. 17'204.40 a titolo di risarcimento delle spese legali e di fr. 1.-- per riparazione del torto morale. L'esecuzione della pena detentiva è stata sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni.\nB.\nAdita sia dall'imputato sia dal Procuratore pubblico, con sentenza del 26 gennaio 2016 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha parzialmente accolto entrambi gli appelli. Ha dichiarato A._ autore colpevole di tentata violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari, registrazione clandestina di conversazioni, contravvenzione alla legge sull'assicurazione contro la disoccupazione (LADI) e impedimento di atti dell'autorità. L'imputato è per contro stato prosciolto dalle imputazioni di sfruttamento di atti sessuali e promovimento della prostituzione, violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d'immagini relativamente a un capo d'accusa, tentata truffa e violazione alla LAVS. Preso atto del ritiro della relativa querela, la Corte cantonale ha inoltre abbandonato il procedimento penale contro l'imputato riguardo ad un ulteriore capo d'accusa di violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d'immagini.\nLa CARP ha condannato l'imputato alla pena detentiva di 21 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, alla pena pecuniaria di 5 aliquote giornaliere di fr. 100.-- ciascuna, per complessivi fr. 500.--, alla multa di fr. 500.--, da commutare in una pena detentiva sostitutiva di 5 giorni in caso di mancato pagamento, ed al versamento all'accusatore privato Stato del Cantone Ticino di fr. 13'017.10 a titolo di risarcimento delle spese legali di primo e secondo grado. L'esecuzione della pena detentiva è stata parzialmente sospesa condizionalmente in ragione di 11 mesi per un periodo di prova di 3 anni, mentre quella della pena pecuniaria è stata parzialmente sospesa condizionalmente in ragione di 3 aliquote giornaliere per un periodo di prova di 3 anni.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo in via principale di essere prosciolto da tutte le imputazioni e di assegnargli un'indennità ai sensi dell' di complessivi fr. 1'936'000.--. In via subordinata, chiede che il giudizio di condanna sia annullato e che gli atti siano rinviati alla Corte cantonale per una nuova decisione nel senso dei considerandi. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso."} -{"id":"5419268d-cafb-476d-9b04-e3c73f1cb087","text":""} -{"id":"b632c69a-b9b2-4a36-a9bf-0435e0ffc8dc","text":""} -{"id":"462d0f34-b0f6-48fd-8ec2-dfb5690a5fcc","text":"Fatti:\nA.\nIl 12 maggio 2017 la Cancelleria dello Stato del Cantone Ticino ha reso noto la data delle elezioni comunali per il periodo 2020-2024, che si sarebbero tenute il 5 aprile 2020 (FU 39 del 16 maggio 2017, pag. 4311).\nB.\nPreso atto della diffusione dell'epidemia di coronavirus (COVID-19), il 28 febbraio 2020 il Consiglio federale ha adottato l'Ordinanza sui provvedimenti per combattere il coronavirus (COVID-19; RU 2020 573). L'11 marzo 2020, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato che l'epidemia, per la sua gravità e la sua diffusione, presentava le caratteristiche di una pandemia. Con risoluzione dello stesso giorno il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha dichiarato lo stato di necessità sull'intero territorio cantonale.\nC.\nIl 13 marzo 2020 il Consiglio federale ha adottato l'Ordinanza 2 sui provvedimenti per combattere il coronavirus (COVID-19), che stabiliva provvedimenti nei confronti della popolazione, delle organizzazioni, delle istituzioni e dei Cantoni per ridurre il rischio di trasmissione e per combattere il coronavirus (Ordinanza 2 COVID-19; RU 2020 773). Il 16 marzo 2020 il Consiglio federale ha modificato l'ordinanza in applicazione dell'art. 7 della legge federale del 28 settembre 2012 sulla lotta contro le malattie trasmissibili dell'essere umano (Legge sulle epidemie, LEp; RS 818.101), ed ha ordinato ulteriori provvedimenti essendo data una situazione straordinaria per tutto il Paese (RU 2020 783). Ha in particolare vietato lo svolgimento di tutte le manifestazioni pubbliche o private e ha ordinato la chiusura delle strutture accessibili al pubblico, riservate determinate eccezioni.\nD.\nCon decreto esecutivo del 18 marzo 2020, il Consiglio di Stato ha disposto l'annullamento delle elezioni per il rinnovo dei Municipi e dei Consigli comunali per il periodo 2020-2024, previste per il 5 aprile 2020, e il rinvio delle stesse a domenica 18 aprile 2021. Il Governo ha contestualmente stabilito che, tranne determinate eccezioni, i Municipi e i Consigli comunali attuali rimangono in funzione fino all'entrata in carica dei nuovi organi comunali (BU 2020 83; RL 150.250).\nE.\nA._, B._ e C._ impugnano questo decreto con un ricorso del 20 marzo 2020 al Tribunale federale per violazione del diritto di voto dei cittadini. Chiedono di annullarlo e di imporre al Consiglio di Stato ed ai Comuni di proseguire nelle operazioni elettorali ai sensi dei considerandi. I ricorrenti hanno completato il gravame con atto del 16 aprile 2020.\nF.\nInvitato ad esprimersi, il Consiglio di Stato chiede di respingere il ricorso. I ricorrenti hanno replicato l'8 giugno 2020 alla risposta del Governo.\nCon decreto presidenziale del 23 marzo 2020 è stata respinta la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel ricorso."} -{"id":"2dbd1bc2-f3a1-429c-91ef-3f7342af5a23","text":"Fatti:\nA.\nIn data 6 dicembre 2018 e 19 giugno 2019, B._ ha chiesto all'Ufficio di esecuzione di Lugano (di seguito: UE) il proseguimento di due esecuzioni promosse nei confronti di A._ per l'incasso di rispettivamente fr. 138'550.25 e fr. 13'880.--, entrambe oltre interessi. Dando seguito alle richieste, l'UE ha pignorato in data 9 luglio 2019 i certificati azionari dal n. 1 al n. 600, di nominali fr. 1'000.-- l'uno, relativi all'Immobiliare C._SA, già depositati presso la Pretura del Distretto di Lugano, stimando il loro valore in fr. 6 milioni. Il relativo verbale porta la data del 9 agosto 2019.\nB.\nA._ ha adito, con ricorso 20 agosto 2019, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza (di seguito: Tribunale di appello), chiedendo di annullare il verbale di sequestro e di ordinare all'organo esecutivo che in luogo dei certificati azionari sia pignorata la sua quota di comproprietà di 1\/2 del fondo n. 256 RFD di Y._. In subordine, ha chiesto di limitare il pignoramento a 500 azioni dell'Immobiliare C._SA, liberando le restanti in favore della legittima titolare D._.\nCon la qui impugnata sentenza 11 novembre 2019, il Tribunale di appello, in parziale accoglimento del gravame, ha riformato la decisione dell'UE limitando il pignoramento ai certificati azionari relativi a 200 azioni dell'Immobiliare C._SA di proprietà di A._.\nC.\nCon ricorso in materia civile 25 novembre 2019, A._ (di seguito: ricorrente) impugna la sentenza cantonale, postulando l'annullamento della stessa così come del verbale di pignoramento dell'UE e chiedendo \"il pignoramento della quota B di 1\/2 del fmn 256 RFD Y._, di [sua] proprietà\".\nCon decreto presidenziale 6 dicembre 2019, al gravame è stato concesso l'effetto sospensivo nel senso che la realizzazione dei beni pignorati è stata sospesa durante la procedura avanti al Tribunale federale. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"06e36614-107f-4bd8-909b-6c9f011a2bfb","text":"Fatti:\nA. Nella seduta del 15 febbraio 2000 il Consiglio comunale del Comune di B._, al quale è ora subentrato per aggregazione il Comune di A._, ha adottato la revisione generale del piano regolatore. In quell'ambito, il Comune ha inserito una porzione di circa 6'000 m2 del fondo part. xxx nella zona speciale Zs, mentre per la parte rimanente, nella misura in cui non era boschiva, è stata confermata la destinazione agricola. L'autorità comunale ha inoltre assegnato la particella confinante yyy, di circa 1'000 m2, alla zona insediamenti tradizionali sparsi Ns. Il Consiglio comunale ha contestualmente approvato un credito di fr. 200'000.--, destinato al pagamento del contributo pecuniario sostitutivo per la diminuzione dell'area agricola che non poteva essere compensata con altre aree agricole.\nB. Con risoluzione del 9 luglio 2002 il Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore, in particolare per quanto riguarda i suddetti azzonamenti, che hanno comportato una diminuzione del territorio agricolo. Con risoluzione dell'8 giugno 2010 il Governo ha imposto al Comune un contributo pecuniario sostitutivo di fr. 132'970.--.\nC. Contro la risoluzione governativa dell'8 giugno 2010, il Comune ha adito il Tribunale cantonale amministrativo che, con sentenza del 7 marzo 2012, ha respinto il ricorso. La Corte cantonale ha in sostanza confermato l'obbligo contributivo a carico del Comune.\nD. Il Comune di A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla, di annullare pure la risoluzione governativa e di negare un obbligo di compensazione. In via subordinata, postula di rinviare gli atti alla Corte cantonale per una nuova decisione. Il ricorrente fa valere l'accertamento inesatto dei fatti, la violazione del diritto federale e segnatamente degli art. 9 e 29 cpv. 2 Cost.\nE. La Corte cantonale si riconferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato chiede di respingere il gravame. Invitato ad esprimersi, l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale comunica di non avere osservazioni da formulare.\nCon decreto presidenziale del 30 maggio 2012 è stato conferito effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"04529578-37eb-4391-9733-86da28e77e66","text":"Fatti:\nA. A._, cittadina Brasiliana, si è sposata il 10 febbraio 2006 con il cittadino italiano B._, titolare di un permesso di domicilio CE\/AELS. Dalla loro relazione era a quel tempo già nato il figlio C._.\nA._, che dispone attualmente di un permesso di dimora CE\/AELS con scadenza il 9 ottobre 2013, è madre di altri tre figli, con residenza in Brasile, D._ e il fratello E._, che hanno finora vissuto con il padre F._, e G._, che vive presso una zia.\nB. Il 27 maggio 2008 D._ ha inoltrato alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino un'istanza per il rilascio di un permesso per ricongiungersi con sua madre. La domanda è stata respinta, perché ritenuta tardiva e non dettata da circostanze oggettive, con decisione del 29 agosto 2008. Tale atto non è stato impugnato.\nDopo essere giunta personalmente in Svizzera, il 5 ottobre 2008, D._ ha postulato nuovamente il rilascio di un permesso di dimora a titolo di ricongiungimento familiare. Su questa richiesta la Sezione dei permessi e dell'immigrazione si è espressa negativamente il 17 aprile 2009, assegnando a D._ un termine scadente il 30 giugno 2009 per lasciare il territorio elvetico.\nLa decisione dipartimentale è stata confermata su ricorso di A._ dapprima dal Consiglio di Stato il 24 giugno 2009 e, in seguito, dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 28 settembre 2009. Entrambe le istanze hanno considerato la nuova richiesta di ricongiungimento quale domanda di riesame e negato gli estremi per procedervi.\nC. Il 12 novembre 2009, A._ ha inoltrato un ricorso al Tribunale federale con cui chiede, in accoglimento dello stesso, il rilascio del permesso di dimora alla figlia.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa ha fatto rinvio anche la Sezione dei permessi e dell'immigrazione e l'Ufficio federale della migrazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"04c00514-0d71-4824-8bc5-e6ce8d3ae11e","text":"Fatti:\nA. Il 12 e il 29 dicembre 2006 la logopedista A._ ha inoltrato all'Ufficio delle scuole speciali del Cantone Ticino le fatture concernenti le prestazioni dispensate tra i mesi di giugno e di dicembre del 2006 ad un suo paziente, allievo delle scuole speciali. La logopedista ha precisato che gli importi richiesti erano stati calcolati in base alla convenzione conclusa il 14 giugno 2001 tra l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) e la Conferenza delle associazioni professionali svizzere dei logopedisti (C\/APSL). Il 15 gennaio 2007 l'Ufficio delle scuole speciali le ha comunicato di aver provveduto a remunerarla, ma di essersi fondato sulla tariffa prevista dalla convenzione del marzo 2005, aggiornata al 1° gennaio 2006, stipulata tra il Dipartimento cantonale dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS) e l'Associazione dei logopedisti della Svizzera italiana (ALOSI).\nB. Il 15 febbraio 2007 A._ si è rivolta alla Direzione del DECS, chiedendo che le fatture emesse fossero integralmente onorate oppure che le fosse rilasciata una decisione formale. Con scritto del 10 aprile 2007 la giurista del Dipartimento ha ribadito che la remunerazione andava calcolata secondo la convenzione DECS - ALOSI. Attenendosi all'indicazione dei rimedi giuridici riportata in tale comunicazione, la logopedista è allora insorta dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo. Il 12 giugno 2007 il Presidente di tale Corte ha tuttavia dichiarato irricevibile l'impugnativa ed ha trasmesso gli atti, per competenza, al Consiglio di Stato. Con decisione del 3 ottobre 2007 anche il Governo ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che lo scritto contestato non rappresentava una decisione impugnabile. Il 25 ottobre 2007 A._ ha perciò reiterato al Direttore del DECS la richiesta di ottenere una decisione. Il 15 maggio 2008 l'Ufficio dell'educazione speciale ha accolto l'istanza, adottando una risoluzione formale in cui ha sancito che le prestazioni effettuate dall'interessata a titolo di provvedimenti pedagogico-terapeutici venivano rimborsate secondo le modalità e la tariffa previste dalla convenzione con l'ALOSI.\nC. A._ ha impugnato la decisione dell'Ufficio delle scuole comunali dinanzi al Consiglio di Stato. Nelle osservazioni al gravame, il DECS ha tra l'altro spiegato che gli importi pagati risultavano inferiori a quelli pretesi perché la logopedista fatturava i singoli interventi con il paziente in ragione di un'ora l'uno, anziché di 45 minuti come riconosciuto nella garanzia di pagamento. Inoltre ella indicava poste specifiche per i colloqui con i genitori e gli operatori nonché per l'allestimento di osservazioni, che però in base alla convenzione DECS - ALOSI non costituivano prestazioni computabili separatamente. Con decisione del 21 ottobre 2008 il Governo cantonale ha respinto il ricorso, confermando che le prestazioni fornite da logopedisti privati a bambini che frequentano la scuola speciale devono essere remunerate secondo la convenzione DECS - ALOSI.\nD. Il 9 novembre 2008 A._ ha presentato un ricorso al Tribunale federale con cui chiede la riforma della risoluzione governativa in modo che accerti che le prestazioni di logopedia fornite ad allievi di scuola speciale in Ticino sono da remunerare secondo i parametri della convenzione C\/APSL - UFAS.\nInvitati ad esprimersi, il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, il Dipartimento cantonale dell'educazione, della cultura e dello sport propone la reiezione dell'impugnativa mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali non presenta osservazioni."} -{"id":"147b9613-00aa-4d4a-9a98-8f77c77348ac","text":"Fatti:\nA.\nA._ è affiliato alla Easy Sana Assicurazione Malattia SA (di seguito: Cassa malati) per l'assicurazione obbligatoria LAMal delle cure medico-sanitarie. Il 14 agosto 2013 ha subito un trapianto epatico per epatocarcinoma su cirrosi epatica HCV correlata e da allora riceve un trattamento immunosoppressore da mantenere a vita. Con decisione dell'11 maggio 2015, confermata su opposizione il 21 ottobre 2015, la Cassa malati ha rifiutato di rimborsare due fatture datate 13 settembre 2013 e 4 aprile 2014 per le cure dentarie rispettivamente di fr. 410.80 e fr. 949.-.\nB.\nAdito su ricorso dell'interessato, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, mediante giudizio del 15 febbraio 2016, lo ha accolto condannando la Cassa malati al pagamento delle due fatture di fr. 410. 80 e fr. 949.-.\nC.\nLa Cassa malati inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale cui chiede di annullare il suddetto giudizio e di rinviarle la causa affinché possa esaminare l'importo delle suddette fatture, posto che non contesta di dovere prendere a carico le prestazioni descritte nelle due fatture.\nInvitato a pronunciarsi sul ricorso, l'opponente ha rinunciato a prendere posizione, rinviando alle considerazioni del giudizio cantonale. L 'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a presentare osservazioni."} -{"id":"c110c759-b95c-46a2-a365-a5fab3e24389","text":""} -{"id":"139a7725-02b1-4881-bc05-2fdbdd152390","text":""} -{"id":"28d5aac4-e585-4a02-a677-9e1fde1a9e41","text":""} -{"id":"e492cb54-f6fb-48db-8477-080457e18e6d","text":""} -{"id":"354653f2-5b12-4d8a-abd8-f2fd52d1ca96","text":"Fatti:\nA.\nIl 12 febbraio 2012 A._ circolava sulla strada cantonale a X._. Giunto all'altezza dell'uscita di X._ della semiautostrada, è incappato in un controllo della Polizia cantonale dei Grigioni. Gli agenti lo hanno sottoposto a un test dell'alito, lo hanno interrogato e hanno ordinato un prelievo del sangue.\nB.\nCon sentenza dell'11 dicembre 2012 il Tribunale distrettuale Moesa ha riconosciuto A._ autore colpevole di guida in stato di inattitudine.\nC.\nCon giudizio del 3 luglio 2014, la Prima Camera penale del Tribunale cantonale dei Grigioni, composta dal suo Presidente quale giudice unico, ha respinto, in quanto ammissibile, l'appello del condannato.\nCon sentenza 6B_855\/2014 del 9 gennaio 2015, il Tribunale federale ha annullato questa decisione per violazione della garanzia del giudice naturale e ha rinviato la causa al Tribunale cantonale dei Grigioni per nuovo giudizio.\nD.\nIn seguito al rinvio pronunciato da questo Tribunale, con sentenza dell'8 agosto 2016 la Prima Camera penale del Tribunale cantonale dei Grigioni, statuendo nella composizione di tre giudici, ha ritenuto A._ colpevole di guida in stato d'inattitudine ai sensi del vecchio art. 91 cpv. 1 seconda frase LCStr. Lo ha quindi condannato a una pena pecuniaria di 6 aliquote giornaliere di fr. 20.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché alla multa di fr. 100.--.\nE.\nA._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando principalmente l'accertamento dell'inutilizzabilità quali mezzi di prova dell'analisi preliminare, dell'interrogatorio dell'imputato, del riconoscimento dell'analisi dell'alito come di quella del sangue, dell'esame medico, nonché dell'analisi del sangue come tale, con conseguente loro ritiro dal fascicolo penale, il suo proscioglimento da ogni accusa, nonché il riconoscimento di un importo forfettario di fr. 4'000.-- a titolo di indennizzo giusta gli art. 429 cpv. 1 e 431 cvp. 1 CPP. A titolo subordinato, chiede l'annullamento della sentenza del Tribunale cantonale dei Grigioni e il rinvio della causa per nuova decisione. In via ancor più subordinata, postula una diversa decisione in merito alle spese giudiziarie poste a suo carico in sede cantonale.\nInvitato a fornire l'anticipo delle spese giudiziarie presunte, A._ ha richiesto il beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nLa Procura pubblica rinuncia a prendere posizione sul gravame, così come il Tribunale cantonale dei Grigioni, che rinvia ai considerandi del suo giudizio e propone la reiezione del ricorso in quanto ammissibile."} -{"id":"fadfa589-1bee-4a6b-a60e-787a7b7c2e18","text":""} -{"id":"3d9c685d-8e1e-4f6a-81e0-ce1bc7a863ca","text":""} -{"id":"4f01d82f-bac5-4f2c-846d-21d8d3bbc1e8","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La A._ è attiva nel settore della consulenza di analisi dei rischi nell'ambito della gestione patrimoniale.\nLa C._ SA è specializzata nella consulenza e nei servizi relativi all'organizzazione e alla gestione di imprese, in particolare nel settore bancario, nonché nello studio, nella creazione e nello sviluppo di soluzioni di software. B._ ne è amministratore unico, mentre D._ ne è il direttore. Tra i dipendenti di questa società figurano E._ e, fino al mese di maggio del 2020, F._.\nA.b. Nel mese di maggio del 2014 la A._ e la C._ SA hanno sottoscritto un contratto di outsourcing con durata fino al 30 aprile 2017, in cui la seconda società affidava alla prima la gestione di un programma di calcolo del rischio, della performance e della valutazione di strumenti finanziari. Nel corso del 2016, la A._ ha rescisso il contratto e avanzato pretese nei confronti della controparte, che quest'ultima ha contestato.\nB.\nIl 1° marzo 2017 la A._ ha presentato al Ministero pubblico del Cantone Ticino una denuncia penale nei confronti di ignoti per i reati di acquisizione illecita di dati () e di accesso indebito a un sistema per l'elaborazione di dati (). Secondo la denunciante, dei collaboratori di C._ SA si sarebbero introdotti indebitamente nel suo sistema informatico e le avrebbero sottratto dei dati.\nC.\nC.a. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con due decreti di accusa del 18 ottobre 2019 il Procuratore pubblico (PP) ha posto F._ e E._ in stato di accusa dinanzi alla Pretura penale del Cantone Ticino, ritenendoli colpevoli di acquisizione illecita di dati e di accesso indebito a un sistema per l'elaborazione di dati. Gli imputati si sono opposti ai decreti di accusa.\nC.b. Con un'ulteriore decisione del 18 ottobre 2019, il PP ha per contro decretato l'abbandono del procedimento penale nei confronti di B._ e di D._ per le stesse ipotesi di reato.\nD.\nD.a. La A._ ha impugnato il decreto di abbandono con un reclamo del 31 ottobre 2019 alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), chiedendo di annullarlo limitatamente a B._.\nD.b. Con decisione del 19 febbraio 2020, il Presidente della CRP, preso atto delle opposizioni interposte da F._ e da E._ contro i decreti di accusa, ha sospeso la procedura di reclamo fino al passaggio in giudicato dei procedimenti nei confronti di detti imputati. Nella decisione di sospensione, il Presidente della CRP ha rilevato che i procedimenti pendenti presso la Pretura penale riguardavano il medesimo complesso di fatti, sicché l'esito degli stessi avrebbe potuto influire su quello oggetto della procedura di reclamo contro il decreto di abbandono nei confronti di B._.\nE.\nCon sentenza del 18 dicembre 2020 il Giudice della Pretura penale ha prosciolto F._ e E._ dalle imputazioni di acquisizione illecita di dati e di accesso indebito a un sistema per l'elaborazione di dati. Il giudizio motivato è stato ricevuto il 22 marzo 2021 dal PP che, il 17 maggio 2021, ne ha trasmesso una copia alla CRP, sollecitandola a pronunciarsi sul reclamo del 31 ottobre 2019 della A._.\nF.\nCon sentenza del 15 giugno 2021 la CRP ha statuito sul reclamo, respingendolo. La Corte cantonale, fondandosi essenzialmente sul giudizio di proscioglimento degli altri imputati, ha confermato il decreto di abbandono nei confronti di B._ per la mancanza di sufficienti indizi di reato.\nG.\nLa A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 23 agosto 2021 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. La ricorrente fa valere la violazione del diritto di essere sentita e del \"divieto di adottare comportamenti contraddittori\".\nH.\nLa Corte cantonale e il PP si rimettono al giudizio del Tribunale federale. B._ chiede di respingere il ricorso. L'11 ottobre 2021 la ricorrente ha comunicato di rinunciare a replicare e di confermarsi nelle sue conclusioni. L'opponente si è succintamente espresso il 25 ottobre 2021 sulle osservazioni della ricorrente, contestando che la CRP sarebbe incorsa in una svista."} -{"id":"7ada20d8-d2e8-4184-88ca-701ee1645e14","text":"Fatti:\nA.\nH._ è proprietario dei fondi part. vvv, www, xxx, yyy e zzz di X._, situati a Y._, ad est del nucleo del villaggio ed a valle della strada di raccordo alla sovrastante strada cantonale. I fondi formano un terreno in pendio di complessivi 2'481 m2e sono assegnati dal piano regolatore alla zona residenziale intensiva, la cui edificazione è subordinata alla presentazione di un piano di quartiere. Il comparto rientra nell'inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere d'importanza nazionale (ISOS). Il villaggio di Y._ (e dintorni) è inoltre iscritto dal 1983 nell'inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d'importanza nazionale (IFP).\nB.\nIl 24 giugno 2013 l'arch. A._ ha presentato al Municipio di X._ una domanda per ottenere il permesso di un piano di quartiere per edificare un complesso immobiliare composto di nove blocchi contigui tra di loro leggermente sfalsati e parzialmente interrati nel pendio. Otto blocchi, di cui sette articolati su quattro piani fuori terra e uno su tre piani, sono destinati a scopi residenziali, mentre il nono blocco da ovest contiene l'ascensore per le autovetture. Gli edifici sono dotati di ampie aperture vetrate munite di frangisole mobili (brise soleil) e di un tetto piano adibito a terrazza. Presentano verso valle una facciata principale di lunghezza variabile da 7.20 m a 11.20 m ed alta 12.00 m dal terreno sistemato, ad eccezione di un blocco alto 9.00 m. Le facciate laterali degli stabili abitativi misurano da 8.40 m a 11.70 m di larghezza (profondità), tranne la torre destinata all'ascensore per le auto, che è larga 6.40 m. Il progetto, che prevede una superficie utile lorda di 2'491 m2, contempla la realizzazione di 13 appartamenti e, nella parte interrata, delle cantine e di un'autorimessa su più livelli destinata ad ospitare 48 posteggi. Il fronte sud-est, parallelo alla riva del lago, è lungo complessivamente 78.00 m circa. Quale sistemazione esterna è prevista, a valle degli edifici, la formazione di terrazzamenti piantumati sorretti da tre file di muri in pietra.\nC.\nAlla domanda si sono opposti diversi proprietari di fondi vicini, C._ e B._. Facendo in particolare riferimento ai pareri negativi sia della Commissione federale per la protezione della natura e del paesaggio (CFNP) sia dei Servizi cantonali, il 26 marzo 2014 l'Autorità cantonale ha preavvisato negativamente il progetto, opponendosi al rilascio del permesso. Preso atto del preavviso cantonale sfavorevole, il 18 settembre 2014 il Municipio ha negato il rilascio del permesso per il piano di quartiere. Adito dall'istante, con decisione del 19 agosto 2015 il Consiglio di Stato ha parzialmente accolto il gravame, confermando il diniego del permesso, ma riducendo a fr. 3'000.-- la tassa prelevata per l'esame della domanda.\nD.\nCon sentenza del 23 marzo 2017 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso di A._ contro la decisione governativa. La Corte cantonale ha sostanzialmente ritenuto sostenibili le valutazioni delle autorità inferiori riguardo alle caratteristiche estetiche del progetto e al suo mancato inserimento armonioso nel paesaggio.\nE.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di rilasciargli la licenza per il piano di quartiere.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"1ee05903-e90b-4cc2-a7fc-3bce35943c5b","text":"Fatti:\nA.\nL'autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha acquisito determinata documentazione presso la A._ SA di Ginevra (in seguito: banca). Il 6 luglio 2020 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha inoltrato alla FINMA una domanda di assistenza giudiziaria nazionale ai sensi degli art. 43 segg. CPP volta alla visione, rispettivamente all'acquisizione di tali atti nell'ambito del procedimento penale aperto nei confronti della citata banca per il sospettato reato di responsabilità d'impresa in relazione alla gestione di relazioni riconducibili a persone coinvolte nella vicenda B._. La banca ha chiesto la messa sotto sigillo della documentazione acquisita dalla FINMA adducendo la tutela di suoi segreti protetti o di terzi. Il 9 giugno 2021 il MPC ha visionato gli atti presso la FINMA: la banca, opponendosi a questo modo di procedere, non vi ha partecipato. Il MPC ha postulato la trasmissione degli atti ritenuti pertinenti, che gli sono stati trasmessi sotto sigillo.\nB.\nCon istanza del 1° luglio 2021 il MPC ne ha chiesto il dissigillamento al Giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC). La banca vi si è opposta, adducendo che i documenti conterrebbero informazioni potenzialmente coperte dal segreto commerciale, che occorrerebbe tutelare i suoi clienti e che non si potrebbe escludere che tra le carte potrebbero esserci anche contatti con avvocati. Con giudizio del 10 febbraio 2022 il GPC ha accolto l'istanza e deciso che la documentazione sigillata verrà riconsegnata, dopo la crescita in giudicato della sua decisione, al MPC per il seguito della procedura.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ SA presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, in via superprovvisionale e provvisionale, di concedere l'effetto sospensivo al gravame nel senso di mantenere i sigilli, in via principale, di accertare una violazione del suo diritto d'essere sentita e di annullare quindi la decisione impugnata, di rinviare la causa al GPC affinché gli conceda la facoltà di consultare gli atti trasmessi dalla FINMA al MPC e di pronunciarsi al riguardo; subordinatamente postula di rinviare la causa al GPC per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"ca04b29b-d105-4993-a3ef-4af91e537236","text":"Fatti:\nA.\nIn vista della costruzione di un centro multifunzionale il Comune di X._ ha indetto un concorso pubblico a procedura libera per le prestazioni di ingegnere specialista nella tecnica degli edifici (RVCS). Gli sono pervenute otto offerte con prezzi compresi tra fr. 323'187.90 e fr. 449'795.60. L'8 maggio 2014 il Municipio di X._ ha deliberato la commessa alla C._ SA, prima in graduatoria.\nLa decisione è stata impugnata davanti al Tribunale cantonale amministrativo dalla A._ SA, classificatasi seconda, e dalla B._ SA, terza. Il Tribunale cantonale amministrativo ha statuito il 1° ottobre 2014; ha annullato la delibera della commessa a favore della C._ SA e ritornato gli atti al Municipio di X._ per nuova decisione nel senso dei considerandi.\nIl 2 luglio 2015 il Tribunale federale, statuendo su ricorso della A._ SA, ha annullato la sentenza cantonale per violazione del diritto di essere sentiti (). In breve: alla ricorrente non era stato lasciato il tempo necessario per esprimersi su delle informazioni complementari raccolte direttamente dal tribunale (causa 2D_66\/2014).\nB.\nSanato il vizio, il Tribunale cantonale amministrativo si è pronunciato di nuovo il 10 agosto 2015, ribadendo l'annullamento della delibera e rinviando nuovamente gli atti al Municipio di X._ per nuova decisione nel senso dei considerandi.\nLa A._ SA insorge ancora davanti al Tribunale federale con ricorso sussidiario in materia costituzionale del 10 settembre 2015. Chiede che le sia concesso l'effetto sospensivo, che la sentenza impugnata sia annullata e che gli atti siano rinviati all'autorità cantonale per nuovo giudizio nel senso dei considerandi, ovvero affinché respinga il ricorso della B._ SA, accolga il suo e aggiudichi a lei la commessa litigiosa.\nIl 24 settembre 2015 il Comune di X._ ha dichiarato di opporsi alla concessione dell'effetto sospensivo, senza prendere posizione sul merito. La B._ SA ha chiesto la conferma della decisione impugnata con osservazioni del 12 ottobre 2015. La C._ SA e l'autorità cantonale non si sono pronunciate.\nL'effetto sospensivo è stato accordato con decreto presidenziale del 15 ottobre 2015."} -{"id":"3921116c-4090-4076-b953-eefb8528e16c","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 7 febbraio 2014, la Corte delle assise correzionali ha dichiarato A._ autore colpevole di amministrazione infedele aggravata e di appropriazione indebita di imposte alla fonte.\nB.\nIn parziale accoglimento dell'appello interposto dal condannato, il 22 agosto 2015 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha prosciolto A._ dall'accusa di ripetuta appropriazione indebita di imposte alla fonte e confermato la condanna per titolo di amministrazione infedele aggravata. In applicazione della pena, riconoscendo l'attenuante del sincero pentimento, la CARP gli ha inflitto una pena detentiva di 12 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, parzialmente aggiuntiva a quella di cui alle sentenze del 18 settembre 2008 e del 18 gennaio 2011 della Pretura penale del Cantone Ticino e a quella del decreto d'accusa emanato il 12 febbraio 2010 dal Ministero pubblico del Canton Uri. È stato inoltre condannato a versare al Comune di X._, accusatore privato, un risarcimento per le spese legali di primo e secondo grado. La CARP gli ha infine riconosciuto un'indennità ridotta per spese di patrocinio giusta l', da compensare con la parte di oneri processuali posti a suo carico.\nIn sintesi, la condanna per amministrazione infedele aggravata poggia sui seguenti fatti:\nB.a. A._, politico di lungo corso, ha segnatamente ricoperto la carica di sindaco del Comune di X._ dal 1988 al 2013, rivestendo anche il ruolo di responsabile del dicastero delle finanze e presidente della delegazione tributaria. Dal profilo professionale, dopo aver rilevato la quota del suo vecchio socio ritiratosi a seguito di malattia, egli è titolare unico di uno studio commerciale e fiduciario, che tra l'altro amministra il complesso B._, composto dal Condominio B1._ e dal Condominio B2._.\nB.b. Nel corso degli anni, A._ ha accumulato degli importanti arretrati afferenti le imposte comunali. Interpellato dal segretario comunale, che gli mostrava le richieste d'esecuzione che lo concernevano, preparate come prassi dal centro sistemi informativi del Cantone (CSI), gli aveva risposto che poi avrebbe pagato ( \"lasala lì che pö paghi\"). Non sono dunque mai state avviate le relative procedure esecutive contro il sindaco.\nB.c. Malgrado l'esistenza di cospicui debiti concernenti il pagamento delle tasse d'uso delle canalizzazioni e dei contributi per l'acqua potabile, neanche nei confronti del complesso B._, di cui A._ era amministratore, sono mai state incoate procedure esecutive. Egli aveva infatti detto al segretario comunale di X._ che le tasse dovute dal complesso sarebbero state pagate non appena avrebbe incassato i soldi dalla proprietaria di oltre la metà dei millesimi dei due condomini.\nB.d. Poco dopo l'apertura dell'istruzione penale per questi fatti, è stata saldata l'integralità dei debiti di imposta e delle tasse d'uso delle canalizzazioni, nonché dei contributi per l'acqua potabile.\nC.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando in via principale il suo proscioglimento dall'imputazione di amministrazione infedele aggravata e l'accoglimento della sua istanza di indennizzo giusta l'; subordinatamente l'annullamento della sentenza dell'autorità cantonale di ultima istanza limitatamente alla condanna, alla pena, nonché agli oneri processuali e il rinvio della causa alla CARP per nuovo giudizio."} -{"id":"0c9dfe07-67b3-4918-8719-f032ccd14ef5","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.B._ e B.B._ sono proprietari della particella n. XXX di Mezzovico-Vira, costituita di un prato di 1'704 m2 e sita in zona agricola. Il 9 febbraio 2000 hanno presentato al Municipio una domanda di costruzione per la recinzione del fondo e l'edificazione di un deposito per gli attrezzi: il fabbricato, di 3 per 4 metri di base e alto 3 metri, era previsto in legno su basamenti in beton, con un tetto a due falde in coppi vecchi. Dopo un lungo iter procedurale, che non occorre qui evocare, la licenza edilizia è stata per finire negata sia per la recinzione sia per il deposito attrezzi. In sostanza, entrambi i manufatti sono stati ritenuti dalle autorità chiamate a statuire sulla fattispecie non conformi alla zona agricola, né suscettibili di un'autorizzazione eccezionale secondo l'art. 24 LPT nella versione allora applicabile (cfr. sentenza 1A.104\/2002 del 20 settembre 2002, pubblicata in RDAT I-2003, n. 58, pag. 206 segg.).\nA. A.B._ e B.B._ sono proprietari della particella n. XXX di Mezzovico-Vira, costituita di un prato di 1'704 m2 e sita in zona agricola. Il 9 febbraio 2000 hanno presentato al Municipio una domanda di costruzione per la recinzione del fondo e l'edificazione di un deposito per gli attrezzi: il fabbricato, di 3 per 4 metri di base e alto 3 metri, era previsto in legno su basamenti in beton, con un tetto a due falde in coppi vecchi. Dopo un lungo iter procedurale, che non occorre qui evocare, la licenza edilizia è stata per finire negata sia per la recinzione sia per il deposito attrezzi. In sostanza, entrambi i manufatti sono stati ritenuti dalle autorità chiamate a statuire sulla fattispecie non conformi alla zona agricola, né suscettibili di un'autorizzazione eccezionale secondo l'art. 24 LPT nella versione allora applicabile (cfr. sentenza 1A.104\/2002 del 20 settembre 2002, pubblicata in RDAT I-2003, n. 58, pag. 206 segg.).\nB. Il Municipio di Mezzovico-Vira, rilevato che, nonostante il diniego della licenza, il fondo n. XXX era stato nel frattempo recintato e vi era stato posato un cassone per il deposito di attrezzi, l'8 gennaio 2003 ha ordinato ai coniugi B._ di smantellare tali opere. L'ordine municipale, impugnato dai proprietari dinanzi al Consiglio di Stato del Cantone Ticino, è stato confermato da quest'ultima autorità con risoluzione del 13 maggio 2003.\nB. Il Municipio di Mezzovico-Vira, rilevato che, nonostante il diniego della licenza, il fondo n. XXX era stato nel frattempo recintato e vi era stato posato un cassone per il deposito di attrezzi, l'8 gennaio 2003 ha ordinato ai coniugi B._ di smantellare tali opere. L'ordine municipale, impugnato dai proprietari dinanzi al Consiglio di Stato del Cantone Ticino, è stato confermato da quest'ultima autorità con risoluzione del 13 maggio 2003.\nC. I proprietari hanno adito il Tribunale cantonale amministrativo, che, con sentenza del 31 luglio 2003, ha respinto il ricorso. La Corte cantonale ha ritenuto superflui l'esperimento di un sopralluogo e l'inoltro di una domanda di costruzione in sanatoria per entrambi i manufatti. Ha quindi considerato l'ordine di rimozione rispettoso del principio di proporzionalità.\nC. I proprietari hanno adito il Tribunale cantonale amministrativo, che, con sentenza del 31 luglio 2003, ha respinto il ricorso. La Corte cantonale ha ritenuto superflui l'esperimento di un sopralluogo e l'inoltro di una domanda di costruzione in sanatoria per entrambi i manufatti. Ha quindi considerato l'ordine di rimozione rispettoso del principio di proporzionalità.\nD. A.B._ e B.B._ impugnano con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo. Fanno valere un diniego di giustizia, una violazione del diritto di essere sentito, della parità di trattamento, della garanzia della proprietà e del divieto dell'arbitrio. Delle motivazioni si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nD. A.B._ e B.B._ impugnano con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo. Fanno valere un diniego di giustizia, una violazione del diritto di essere sentito, della parità di trattamento, della garanzia della proprietà e del divieto dell'arbitrio. Delle motivazioni si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nE. La Corte cantonale si conferma nella propria sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il Municipio di Mezzovico-Vira postula la reiezione del ricorso. È stato invitato a presentare eventuali osservazioni anche l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale, che ha rinunciato a esprimersi sul ricorso.\nCon un decreto del 20 ottobre 2003 il giudice presidente della I Corte di diritto pubblico ha conferito al gravame l'effetto sospensivo."} -{"id":"0eadf19a-a8ee-4cc3-aaf4-3d1fadcdb70f","text":"Fatti:\nA. Il 19 luglio 2004 C._ e D._ sono stati arrestati nell'ambito di un'inchiesta aperta nei loro confronti dalla polizia giudiziaria federale per infrazione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup), alla legge federale sulle armi () e per partecipazione a un'organizzazione criminale (); essi sono stati posti immediatamente in detenzione preventiva. Ambedue gli arrestati hanno designato quale loro difensore di fiducia l'avv. A._. In assenza di quest'ultimo, il loro patrocinio è stato assunto dall'avv. B._, esercitante la professione nel medesimo studio legale dell'avv. A._. Ella li ha segnatamente assistiti nell'ambito dell'udienza di convalida dell'arresto dinanzi al giudice istruttore federale.\nB. Con decisione del 28 luglio 2004, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), ritenuta la sussistenza di un rischio di collusione fra i due inquisiti e, pertanto, un rischio di inquinamento delle prove, nonché un possibile conflitto di interessi nella loro difesa, ha ingiunto ai legali di comunicargli, entro cinque giorni, quale imputato intendono patrocinare, prospettando l'eventuale nomina, se necessario, di difensori d'ufficio.\nContro questa decisione C._ e gli avvocati A._ e B._ sono insorti dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale. Un altro ricorso è stato presentato dall'altro imputato e dai citati legali. Gli insorgenti hanno contestato l'asserito rischio di collusione e la limitazione, da parte del MPC, del diritto dell'imputato di scegliere liberamente il proprio patrocinatore e la strategia difensiva, adducendo la carenza di una base legale che giustificherebbe il criticato provvedimento. Quest'ultimo violerebbe inoltre il diritto dei legali al libero esercizio della professione (), spettando, se del caso, esclusivamente a loro rinunciare al patrocinio di uno o di ambedue gli imputati in presenza di un eventuale conflitto di interessi. Con decreti del 30 luglio 2004 il Presidente della Corte dei reclami penali ha negato l'effetto sospensivo ai gravami. Durante un interrogatorio del 2 agosto 2004, l'avv. A._ ha quindi optato per la difesa di D._; il patrocinio di C._ è stato assunto dall'avv. E._, che esercita la professione presso un altro studio legale. La Corte dei reclami penali, statuendo il 18 agosto 2004, ha congiunto i gravami e, con un unico giudizio, li ha respinti.\nC. C._ e gli avvocati A._ e B._ impugnano questo giudizio con un ricorso del 20 settembre 2004 al Tribunale federale. Chiedono di concedere l'effetto sospensivo al gravame e di annullare la decisione impugnata.\nLa Corte dei reclami penali si riconferma nella sua sentenza e chiede, come formulato anche dal MPC, di respingere il ricorso in quanto ammissibile."} -{"id":"6d6db80b-325d-4e0c-b8ad-41893e4a6f57","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 28 marzo 2014 la Corte delle assise criminali ha riconosciuto A._ autore colpevole dei reati di violenza carnale, tentata coazione sessuale, sequestro di persona e rapimento, commessi il 27 giugno 2010 nei confronti di B._, con la quale intratteneva una relazione. Egli è stato per contro prosciolto dalle imputazioni di sequestro di persona e rapimento riguardo a un altro punto dell'atto di accusa, nonché di lesioni semplici. È quindi stato condannato alla pena detentiva di quattro anni e sei mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, ed a versare all'accusatrice privata fr. 20'000.-- a titolo di riparazione del torto morale. La Corte di primo grado ha inoltre riconosciuto, nel principio, il risarcimento del danno e delle spese legali, rinviando l'accusatrice privata al foro civile per la relativa quantificazione.\nB.\nCon sentenza del 21 maggio 2015 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha parzialmente accolto sia l'appello dell'imputato sia l'appello incidentale del Procuratore pubblico contro il giudizio di primo grado. Ha dichiarato A._ autore colpevole di violenza carnale, di sequestro di persona e rapimento (per entrambi i punti dell'atto di accusa), prosciogliendolo invece dalle imputazioni di tentata coazione sessuale e di lesioni semplici. La Corte cantonale ha ridotto la pena detentiva a tre anni e sei mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto. Ha per il resto sostanzialmente confermato il giudizio della prima istanza.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo in via principale di proscioglierlo da tutte le imputazioni, di respingere l'appello incidentale del Procuratore pubblico e di ordinare il dissequestro di tutto quanto posto sotto sequestro. Postula inoltre che gli sia riconosciuta un'indennità ai sensi dell' e che gli oneri processuali di entrambe le istanze cantonali siano posti a carico dello Stato. In via subordinata, chiede che la sentenza impugnata sia annullata e gli atti rinviati alla Corte cantonale per una nuova decisione sulla base delle considerazioni del Tribunale federale. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"50a6e2ae-ae3f-46ee-b10f-108d60e4dee5","text":"Fatti:\nA.\nA.a. L'Ufficio dei fallimenti di Locarno (qui di seguito: UF) amministra l'autofallimento di A._, decretato il 15 aprile 2013 dal Pretore aggiunto della giurisdizione di Locarno-Città su istanza dell'interessato. Nel quadro della complessa procedura fallimentare, l'UF ha depositato graduatoria e inventario in data 12 agosto 2014 e, a seguito di modifiche, una seconda volta il 6 ottobre 2014. Con circolare 3 novembre 2014 ha poi proposto ai creditori di promuovere esso stesso diverse azioni revocatorie volte alla retrocessione di importanti donazioni fatte dal fallito ai figli (n. 1-4) nonché di rimborsi e bonifici effettuati a favore di società ritenute vicine al fallito (n. 5-12); in caso di rifiuto dell'autorizzazione, i creditori avevano tempo fino al 10 dicembre 2014 per chiedere la cessione delle pretese in questione. Rifiutata dai creditori all'UF l'autorizzazione a procedere esso stesso con le azione revocatorie, il Cantone Zurigo ed il Comune di X._ hanno chiesto la cessione delle relative pretese. In data 16\/17 marzo 2015 la moglie del fallito B._ ha segnalato all'UF l'acquisizione tramite cessione dei crediti, iscritti in terza classe, di una delle società presunte legate al debitore; tale cessione è stata menzionata nella graduatoria, non invece un'ulteriore pretesa da lei insinuata a titolo di debito d'imposte.\nA.b. Con circolare 5 novembre 2015 l'UF ha informato i creditori sulle richieste di cessione appena menzionate, su otto nuove pretese revocabili (n. 13-22) e sulla sostituzione di due pretese menzionate nella precedente circolare (n. 1 e 7) con due nuove (n. 21a\/b e 22); ha aggiunto che avrebbe comunicato al Cantone Zurigo ed al Comune di X._ l'autorizzazione a procedere per le richieste di cui avevano chiesto la cessione. Ha infine fissato un termine alla moglie del fallito per postulare la cessione delle medesime pretese ed un termine a tutti i creditori per esprimersi sulla proposta di rinuncia dell'amministrazione a far valere a nome della massa le nuove pretese, ed un termine successivo per eventualmente chiederne la cessione; entro quest'ultimo termine, il Cantone Zurigo ed il Comune di X._ hanno chiesto la cessione delle nuove pretese.\nB.\nCon il qui impugnato giudizio 19 febbraio 2016 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha respinto, nella misura della sua ricevibilità, il ricorso inoltrato da A._ in data 2 dicembre 2015, mediante il quale egli chiedeva l'accertamento della violazione del diritto da parte dell'UF nonché l'annullamento delle circolari 3 novembre 2014 e 5 novembre 2015.\nC.\nCon allegato 4 febbraio [recte: marzo] 2016 A._ (qui di seguito: ricorrente) formula ricorso in materia civile, subordinatamente ricorso sussidiario in materia costituzionale, concludendo all'annullamento della sentenza impugnata ed al rinvio della c ausa all'autorità cantonale per nuova decisione.\nCon decreto 14 aprile 2016 è stato concesso al gravame l'effetto sospensivo. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"63ffe940-313f-474a-83d0-176a47c0aa13","text":""} -{"id":"4ab6990c-ab85-4e68-9983-a8a0fa75eab4","text":"Fatti:\nA.\nIl 24 settembre 2014 A._, nato nel 1966, operaio in una cava, è caduto e ha riportato un trauma in iperestensione al polso sinistro. Con decisione del 20 giugno 2017, confermata su opposizione il 9 ottobre 2017, l'INSAI ha posto l'assicurato al beneficio di una rendita di invalidità del 12% dal 1° maggio 2017.\nB.\nL'11 aprile 2018 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e la concessione di una rendita di invalidità del 30% da 1° maggio 2017, subordinatamente una rendita di invalidità del 21% e in via ancor più subordinata il rinvio della causa all'assicuratore.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"3ecdeb57-f36d-433f-991d-d9a138696f20","text":"Fatti:\nA.\nIl 18 luglio 2016, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha negato a A._, cittadino italiano, il rilascio di un permesso di domicilio e il rinnovo del permesso di dimora.\nTale decisione è stata confermata dal Consiglio di Stato. Rappresentato dal legale che già aveva interposto ricorso davanti al Governo ticinese, egli si è allora rivolto al Tribunale cantonale amministrativo.\nB.\nCon scritto del 19 gennaio 2018, A._ ha chiesto alla Corte cantonale una dilazione in tre rate del pagamento dell'anticipo spese. In parziale accoglimento di tale domanda, il 22 gennaio 2018 il Giudice delegato gli ha permesso di procedere al versamento in due rate: la prima, con scadenza il 31 gennaio 2018; la seconda, con scadenza il 28 febbraio 2018. A domanda del patrocinatore di A._ del 30 gennaio 2018, il termine per pagare la prima rata è stato poi prolungato fino al 15 febbraio 2018. Sia la decisione di proroga, del 31 gennaio 2018, che quella del 22 gennaio precedente (relativa alla rateazione), indicavano che in caso di mancato pagamento nel termine assegnato il ricorso sarebbe stato dichiarato inammissibile.\nIl 15 febbraio 2018, giorno in cui scadeva il termine (prorogato) per versare la prima rata dell'anticipo spese, il patrocinatore di A._ ha chiesto, via fax, di potere corrispondere l'intero anticipo entro la fine del mese di febbraio 2018. Il 26 febbraio successivo, ha inoltrato al Tribunale un'istanza di gratuito patrocinio.\nC.\nCon giudizio del 2 marzo 2018, la Corte cantonale ha rilevato: che gli allegati devono essere firmati dalle parti (art. 10 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 [LPamm\/TI; RL\/TI 3.3.1.1]); che, facendo difetto la firma, la richiesta di proroga formulata il 15 febbraio 2018 via fax non poteva essere presa in considerazione; che chi trasmette un atto giudiziario via fax non compie un'omissione involontaria, che richiede l'assegnazione di un breve termine per ripresentare l'atto debitamente sottoscritto (art. 12 LPamm\/TI), ma è consapevole che lo stesso non rispetta i requisiti legali formali e deve sopportarne le conseguenze.\nDetto ciò, ha quindi constatato che la prima rata dell'anticipo spese non era stata versata entro il termine impartito e che, conformemente alla comminatoria contenuta nelle proprie precedenti decisioni, il ricorso doveva essere dichiarato inammissibile.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico e, in subordine, ricorso sussidiario in materia costituzionale del 24 aprile 2018, A._ ha impugnato il citato giudizio d'inammissibilità davanti al Tribunale federale postulandone l'annullamento e il rinvio dell'incarto all'istanza precedente, affinché fissi un nuovo termine per il pagamento dell'anticipo spese rispettivamente si pronunci sull'istanza di assistenza giudiziaria formulata il 26 febbraio 2018, del tutto ignorata. Nel contempo, ha chiesto al Tribunale federale di dispensarlo dal pagamento delle spese giudiziarie e dalla presentazione di garanzie per le spese ripetibili.\nChiamati ad esprimersi, i Giudici ticinesi si sono riconfermati nelle motivazioni e nelle conclusioni della loro sentenza. Ad essa ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"3d40c21e-0913-4db5-a18d-87012b09b3d1","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito ad un iter che non occorre qui rievocare, l'Ufficio del veterinario cantonale del Dipartimento ticinese della sanità e della socialità (di seguito: UVC) ha ordinato, in data 6 e 9 giugno 2016, il sequestro parziale rispettivamente totale dei bovini presenti presso l'azienda agricola di A._. Con successiva decisione del 24 giugno 2016 ha pronunciato nei confronti dell'interessata un divieto di tenuta di animali da reddito a tempo indeterminato, ha ordinato la confisca degli animali sequestrati nonché ha fissato un termine di 15 giorni per venderli o cederli, dietro preavviso dell'autorità dipartimentale.\nB.\nAdito da A._ il Consiglio di Stato ticinese, con giudizio del 14 marzo 2017, ha considerato che il ricorso era privo d'oggetto in quanto era diretto contro il sequestro degli animali deciso in data 6 e 9 giugno 2016 poiché sostituito dalla decisione di confisca del 24 giungo successivo, ha ratificato il divieto di tenuta di animali da reddito a tempo indeterminato e, infine, ha giudicato conforme alla legge porre a carico dell'insorgente le varie spese di causa.\nC.\nCon sentenza del 14 agosto 2019 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha respinto il ricorso esperito da A._ e ha confermato la decisione del 14 marzo 2017 del Governo cantonale. Respinte le censure formali sollevate dall'interessata e richiamati la normativa determinante (art. 4 e 6 LPAn [RS 455] combinati con gli art. 3, 4 e 5 OPAn [455.1]) nonché il contenuto dei vari rapporti di controllo e della documentazione fotografica agli atti, confortati dalle risultanze dell'analisi clinica e dei rapporti autoptici, la Corte cantonale è giunta alla conclusione che il divieto (di tenuta di animali da reddito a tempo indeterminato) pronunciato nei confronti di A._ era giustificato nonché proporzionato. Infine addebitarle le spese corrispondeva a quanto previsto dalla legge (art. 24 cpv. 1 LPAN).\nD.\nIl 21 settembre 2019 A._ si è rivolta al Tribunale federale chiedendo che \"il ricorso è accolto e (...) di chiarire e corregge i punti contestati\".\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"399774b1-2919-4646-8e69-bfa378d96034","text":"Fatti:\nA.\nCon petizione 12 febbraio 2014 la A._ ha convenuto in giudizio innanzi alla Pretura del distretto di Lugano la B._ SpA e la banca C._ SA chiedendo che venissero condannate a versarle fr. 989'914.--, oltre accessori, a titolo di commissione di intermediazione nella vendita della banca D._ SA, di cui le convenute detenevano il pacchetto azionario.\nNel corso della causa il Pretore ha nominato quale perito giudiziario il vice capo della finanza aziendale della banca E._ AG di Zurigo. Il perito ha consegnato la sua relazione al Pretore il 2 ottobre 2018.\nIl 13 novembre 2018 l'attrice ha chiesto, con istanza \"di restituzione in intero\" di poter produrre nuovi documenti da cui risultano relazioni commerciali fra il gruppo F._, controllato dalle convenute, e la datrice di lavoro del perito, e ha poi postulato la ricusazione di quest'ultimo, lo stralcio della perizia e la nomina di un nuovo perito. Con istanza 19 novembre 2018 ha domandato, nell'ipotesi che l'istanza di ricusa non fosse accolta con il conseguente stralcio della perizia, di fissare al perito un termine per rispondere alle domande peritali e ha proposto in via subordinata una serie di domande di delucidazione della perizia.\nIl Pretore ha respinto, con decisione 8 febbraio 2019, l'istanza di \"restituzione in intero\"e la domanda di ricusa del perito. Ha per contro parzialmente accolto l'istanza di \" delucidazione peritale \" del 19 novembre 2018.\nB.\nCon sentenza 20 agosto 2019 la III Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, nella composizione di un giudice unico, respinto in quanto ammissibile il reclamo dell'attrice. Riferendosi alle disposizioni ordinatorie in materia di prove (ammissibilità dei nuovi documenti e domanda di delucidazione della perizia), ha ritenuto il reclamo inammissibile, perché il requisito del pregiudizio difficilmente riparabile non era dato. Ha considerato che in ogni caso i nuovi documenti (stampe da cui risulta che quattro fondi di investimento gestiti dalla società G._ sono proposti dal gruppo F._) sono inidonei a sostanziare un motivo di ricusa. Ha pure escluso che le modalità di stesura del rapporto e il suo contenuto giustifichino la domanda di ricusa.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 30 settembre 2019 A._ postula l'annullamento della sentenza cantonale e il rinvio dell'incarto al Tribunale di appello del Cantone Ticino per nuova decisione nella composizione di tre giudici. In via subordinata postula la riforma della sentenza nel senso che sia ammessa a produrre i quattro documenti, pronunciata la ricusa del perito, la perizia stralciata dagli atti e il Pretore invitato a nominare un nuovo perito. Dopo aver narrato i fatti, riproducendo testualmente oltre una decina di pagine del rimedio cantonale, afferma che trattandosi di una domanda di ricusa, la decisione su reclamo avrebbe dovuto essere emanata da tre giudici. Afferma poi che la domanda di ricusa andava accolta, visti i legami d'affari fra il gruppo F._ e la datrice di lavoro del perito, gli apprezzamenti negativi contenuti nella perizia e la sua arbitrarietà. Ritiene infine pure ingiustificato il rifiuto della maggior parte delle domande di delucidazione e complemento peritale.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"e554f9a0-c6a8-4ec0-8ef5-671924c10cbd","text":"Fatti:\nA.\nIl 7 agosto 2014 la Procura presso il Tribunale di Cluj (Romania) ha presentato alla Svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria in materia penale nell'ambito di un procedimento avviato nei confronti di C._ per titolo di evasione fiscale continuata secondo il CP rumeno. L'indagato avrebbe recato pregiudizi al budget dello Stato richiedente mediante un sistema di finti circuiti fra più società commerciali con sede in Romania e all'estero, registrando nei libri contabili presunte operazioni commerciali fittizie allo scopo di eludere il pagamento degli oneri fiscali. Nel quadro di perquisizioni domiciliari presso una società amministrata dall'indagato sono stati rinvenuti atti costitutivi e timbri di varie società commerciali estere da lui gestite, tra le quali figurano tra altre A._ Ltd., D._ Ltd. ed E._.\nB.\nCon decisione di chiusura del 12 agosto 2015 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha accolto la rogatoria ordinando la trasmissione alle autorità rumene di relazioni bancarie intestate a D._ Ltd. ed E._, nonché di un conto presso una banca e di un altro presso F._ AG, intestate ad A._ Ltd. Adita da questa società e da B._, la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) con giudizio del 22 dicembre 2015 ne ha respinto, in quanto ammissibile, il ricorso.\nC.\nA._ Ltd. e B._ impugnano questa decisione con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono di annullarla e di respingere la domanda di assistenza.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"0ede6e63-0b61-4b62-bafb-fc3c5a9078f0","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 27 giugno 2003 il Tribunale ordinario di Milano, nell'ambito del procedimento penale aperto contro A._ per titolo di spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di carte di pubblico credito falsificate (art. 455 e 458 CP italiano) ha presentato alla Svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria. L'autorità italiana chiedeva di trasmetterle, per accertarne la sospettata falsità, 69 Certificati di credito del Tesoro, del Ministero del Tesoro italiano, già sequestrati nel quadro dei procedimenti penali aperti contro A._ e altre persone sfociati nel decreto di non luogo a procedere del 13 marzo 2000 del procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP).\nA. Il 27 giugno 2003 il Tribunale ordinario di Milano, nell'ambito del procedimento penale aperto contro A._ per titolo di spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di carte di pubblico credito falsificate (art. 455 e 458 CP italiano) ha presentato alla Svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria. L'autorità italiana chiedeva di trasmetterle, per accertarne la sospettata falsità, 69 Certificati di credito del Tesoro, del Ministero del Tesoro italiano, già sequestrati nel quadro dei procedimenti penali aperti contro A._ e altre persone sfociati nel decreto di non luogo a procedere del 13 marzo 2000 del procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP).\nB. Con decisione di entrata in materia, di esecuzione e di chiusura del 19 agosto 2003 il PP ha accolto la rogatoria e ordinato la trasmissione all'Italia dei 69 Certificati di credito del Tesoro. La Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), con decisione del 27 gennaio 2004, ha respinto, in quanto ricevibile un ricorso di A._.\nB. Con decisione di entrata in materia, di esecuzione e di chiusura del 19 agosto 2003 il PP ha accolto la rogatoria e ordinato la trasmissione all'Italia dei 69 Certificati di credito del Tesoro. La Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), con decisione del 27 gennaio 2004, ha respinto, in quanto ricevibile un ricorso di A._.\nC. A._ presenta un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede di concedere effetto sospensivo al gravame e di riformare la decisione della CRP nel senso di annullare la decisione del PP e di rifiutare la richiesta di assistenza. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nIl PP e la Corte cantonale si rimettono al giudizio del Tribunale federale, l'Ufficio federale di giustizia chiede di respingere il ricorso."} -{"id":"dc166d61-a085-4bed-8d2d-f808070708c3","text":"Fatti:\nA.\nA._ (1963) e B._ (1963) si sono sposati nel 1986. Dal matrimonio non sono nati figli. B._ lavora come ispettore dei sinistri per una compagnia di assicurazione. Inizialmente A._ si è occupata dell'economia domestica e poi, nel 1995, ha cominciato una (non meglio definita) attività lucrativa dipendente (conseguendo dal 1995 al 2000, tra salari e indennità di disoccupazione, in media un reddito di circa fr. 1'500.-- mensili) e ha acquistato un immobile a reddito a X._. Ella è stata in seguito dichiarata invalida al 79 % e beneficia pertanto di una rendita intera di invalidità. Nel 2006 ella ha ricevuto per successione una casa sita a Y._.\nI coniugi hanno adottato il regime della separazione dei beni nel 1995. Essi sono separati dal 2005.\nIl 13 marzo 2014 il Pretore del Distretto di Lugano ha pronunciato il divorzio e ha, tra l'altro, deciso di non riconoscere all'ex moglie alcuna indennità adeguata giusta l'.\nB.\nB._ ha presentato appello. Anche A._ ha impugnato la decisione pretorile, postulando tra l'altro un'indennità adeguata secondo l' di fr. 190'491.15. Con sentenza 5 agosto 2016 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto entrambi gli appelli.\nC.\nCon ricorso in materia civile 14 settembre 2016 A._ ha chiesto al Tribunale federale la riforma della sentenza cantonale nel senso di riconoscerle un'indennità adeguata giusta l' di fr. 190'491.15.\nCon risposta 27 gennaio 2017 B._ ha postulato la reiezione del ricorso."} -{"id":"240fa19a-ce8e-48b0-bc4d-263f06d77d26","text":"Fatti:\nA.\nIl 19 dicembre 2019 il Promotore di giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B._, C._, D._, E._ e altre persone per titolo di abuso di autorità, peculato, corruzione, riciclaggio di denaro, autoriciclaggio e impiego di proventi di attività criminose, nonché per associazione a delinquere. Le indagini si riferiscono a un'operazione d'investimento immobiliare a Londra, effettuata presumibilmente con finalità speculative e finanziata, in parte, con denaro nella disponibilità della Segreteria di Stato e da questa posseduto con vincolo di scopo per il sostegno di attività con fini religiosi e caritatevoli del Santo Padre (cosiddetto obolo di San Pietro). L'autorità estera ha chiesto di acquisire la documentazione concernente le relazioni bancarie dell'inquisito B._ e delle società a lui riconducibili, nonché il sequestro dei relativi valori.\nB.\nCon decisione di chiusura del 4 agosto 2020, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità vaticane di svariata documentazione relativa a un conto presso G._SA intestato al citato indagato. Adita da quest'ultimo, con decisione del 14 dicembre 2020 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa sentenza B._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede preliminarmente di poter completare la motivazione del ricorso e, nel merito, di annullare la decisione della CRP, quella di chiusura del MPC e di respingere la domanda di assistenza estera.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto della CRP."} -{"id":"04512e31-8652-4a40-bcb9-91c485b889ce","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 3 luglio 2014 a A._, nato nel 1973, dipendente come tagliatore di lastre di pietra e assicurato obbligatoriamente all'INSAI è caduta una pioda sulla parte inferiore della gamba destra con diagnosi di contusione. Dopo che l'assicuratore ha assunto il caso e corrisposto le prestazioni di legge, A._ ha ripreso il proprio lavoro il 21 luglio 2014, mentre la cura medica è stata chiusa nei primi mesi del 2015.\nA.b. Nel corso del mese di ottobre 2017 A._ ha annunciato all'INSAI una ricaduta dell'evento traumatico del 3 luglio 2014, determinata da una recrudescenza della sintomatologia a livello della caviglia destra e dall'insorgenza di disturbi al ginocchio sinistro. L'INSAI ha ammesso il proprio obbligo a prestazioni dal 2 ottobre 2017. Il 25 maggio 2018 l'INSAI ha comunicato all'assicurato la sospensione delle prestazioni assicurative. Con decisione formale del 27 luglio 2018 l'INSAI, confermata su opposizione il 15 ottobre 2018, ha posto termine alle prestazioni dal 1° giugno 2018. L'assicuratore ha ritenuto che i disturbi lamentati da A._ non erano causati dall'infortunio, ma avevano natura morbosa.\nB.\nIl 17 marzo 2019 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo che il giudizio cantonale sia annullato e in via principale siano risconosciute le prestazioni assicurative. In via subordinata, l'assicurato postula il rinvio della causa alla Corte cantonale per l'esperimento di una perizia pluridisciplinare.\nL'INSAI propone di respingere il ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"c3eec847-5a13-4dcc-9830-30328c18d532","text":""} -{"id":"488fdf0e-e565-4af7-9594-6868348c23be","text":""} -{"id":"1675369d-2a32-4a36-b117-bd3479f05e64","text":""} -{"id":"1655a292-9523-4200-af45-3e177d74030a","text":"Fatti:\nA.\nIl 3 marzo 2017 A._ ha chiesto al Municipio dell'allora Comune di Giubiasco (ora Bellinzona) di intervenire ai sensi della legge edilizia, per accertare la conformità di una nuova asserita destinazione di un'autorimessa appartenente a B._. Il 22 marzo 2017 il Municipio ha evaso l'istanza, comunicando che dalle verifiche effettuate non risultava l'esercizio di alcuna attività lavorativa all'interno dell'autorimessa.\nB.\nContro questa decisione A._ è insorto dinanzi al Consiglio di Stato postulandone l'annullamento e che, in via provvisionale, al proprietario dell'autorimessa venissero imposti provvedimenti volti a escludere un uso contrario alla sua destinazione originaria. Con decisione del 17 maggio 2017 il Presidente del Governo ha respinto l'istanza di misure provvisionali, ponendo a carico dell'istante una tassa di giustizia di fr. 300.--. Adito da quest'ultimo, con giudizio del 16 luglio 2018 il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso nella misura in cui non l'ha stralciato dai ruoli, visto che nel frattempo, con decisione di merito del 13 giugno 2018, il Governo aveva stralciato dai ruoli il ricorso siccome divenuto privo di oggetto, poiché dall'autorimessa era stato asportato quanto depositatovi, ripristinando la situazione antecedente.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"52608dfc-b587-4c77-bbd6-91a78980d46f","text":""} -{"id":"289dd3a0-0dc9-40e6-9128-6e330c11dd08","text":""} -{"id":"5fa5d70f-28e1-410f-8797-6bdaba29a1d3","text":"Fatti:\nA.\nA._ è un cittadino polacco residente in Italia. Con decisione del 6 ottobre 2014 - confermata su ricorso dal Governo ticinese e poi non ulteriormente impugnata - la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino gli ha negato il rilascio di un permesso per confinanti UE\/AELS per lavorare nel nostro Paese, dopo avere constatato che a suo carico erano state emesse delle condanne. In effetti, nel passato egli ha occupato le autorità penali nei seguenti termini:\n12.04.2000: sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti del Tribunale di Y._ (IT) per incendio colposo in concorso commesso il 21 gennaio 1999; condanna a una pena di un anno e quattro mesi di reclusione, sospesi condizionalmente per un periodo di cinque anni.\n26.04.2007: sentenza del Tribunale di Y._ (IT) per falsa testimonianza commessa il 17 aprile 2002; condanna a una pena di un anno e quattro mesi di reclusione, poi condonata.\n20.11.2013\/10.04.2014: sentenza del Tribunale di Y._ (IT) per detenzione e trasporto di sostanze stupefacenti in concorso, danneggiamento in concorso e guida in stato di ebbrezza in conseguenza dell'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, commessi il 30 dicembre 2010; condanna a una pena complessiva di due anni e tre mesi e dieci giorni di reclusione, sospesi, e a una multa di euro 16'000 (cfr. provvedimento del 4 settembre 2014 del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Y._ (IT)).\nB.\nNel maggio 2016, A._ si è sposato a X._ con la cittadina elvetica B._. II 1° luglio successivo ha quindi chiesto un permesso di dimora per ricongiungersi con la moglie e lavorare nel Cantone Ticino. Anche in tal caso la domanda è però stata respinta, a causa delle condanne subite (10 febbraio 2017).\nAdito su ricorso, dopo che il Consiglio di Stato aveva tutelato il rigetto della richiesta, con sentenza del 18 giugno 2020 il Tribunale amministrativo ha da parte sua rilevato: (a) che il diniego del permesso di dimora andava confermato, perché dato era sia un motivo di revoca giusta l' sia il rispetto dell'art. 5 allegato I ALC; (b) che, per motivi di proporzionalità, a A._ andava però concesso un permesso per confinanti UE\/AELS, per lavorare nel Cantone Ticino.\nC.\nIl 24 luglio 2020, A._ ha impugnato quest'ultimo giudizio davanti al Tribunale federale, domandando l'annullamento dello stesso e il rinvio dell'incarto alla Sezione della popolazione, affinché gli rilasci il permesso di dimora.\nChiamata ad esprimersi, la Corte cantonale ha chiesto conferma della propria sentenza, sollevando tuttavia dubbi sull'esistenza di un interesse attuale e legittimo ad impugnarla, ritenuto che i Giudici ticinesi avevano comunque accolto il ricorso in merito alla richiesta subordinata (rilascio di un permesso per confinanti per svolgere un'attività lucrativa in Svizzera). La conferma della querelata pronuncia è stata domandata anche dalla Sezione della popolazione, mentre il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio del Tribunale federale. Con decreto del 29 luglio 2020 è stato concesso l'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"082a3849-f1a8-4384-a672-406cbddb308f","text":""} -{"id":"f53e20bb-b94e-4966-82b3-ae828b197f32","text":"Fatti:\nA.\nNell'ottobre 2010, la Scuola Universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) e la Fondazione per le facoltà di Lugano dell'Università della Svizzera italiana, per conto dell'Università della Svizzera italiana (USI), hanno indetto un pubblico concorso di architettura a due fasi, retto dal Concordato intercantonale sugli appalti pubblici del 25 novembre 1994\/15 marzo 2001 (CIAP; RL\/TI 7.1.4.1.3), concernente la progettazione di un nuovo campus universitario.\nNella prima fase sono giunti 125 progetti; 3 di essi sono stati esclusi già in via preliminare e altri 112 dopo la valutazione della giuria.\nB.\nVerificati gli atti e gli elaborati (progetti architettonici) presentati dai 10 concorrenti rimasti in gara e nel frattempo costituitisi in gruppi di lavoro interdisciplinari, il 7 luglio 2011 la giuria ha rassegnato il suo rapporto finale con il quale: ha notificato di avere scartato 3 ulteriori progetti; ha stilato la graduatoria delle 7 proposte restanti; ha deciso l'attribuzione di premi e indennizzi; ha raccomandato ai committenti di attribuire il mandato di progettazione al team autore del progetto X._, posizionatosi al primo rango.\nFatte proprie le proposte della giuria, il 4 ottobre 2011 i committenti hanno deciso di assegnare la progettazione di massima del campus universitario all'autore del progetto X._, arch. A._ e relativo team.\nC.\nL'11 ottobre 2012 i competenti organi dell'USI e della SUPSI, da una parte, e il Gruppo X._, dall'altra, hanno sottoscritto un contratto di prestazioni globali nell'ambito del quale hanno definito tutti gli elementi del mandato, compresi i risultati richiesti al team mandatario e la tempistica.\nLa prima consegna intermedia del progetto di massima non è stata approvata dai mandanti; a questo insuccesso se ne è poi aggiunto un secondo, che ha incrinato le relazioni tra le parti al punto tale da indurre i committenti a rescindere il contratto di prestazioni globali per inadempienza e conseguente rottura del rapporto di fiducia con il team mandatario.\nD.\nA seguito della revoca del mandato, notificata il 25 febbraio 2013, la giuria del concorso internazionale di architettura ha redatto un rapporto complementare; in questo contesto ha formulato una nuova raccomandazione, nel senso di attribuire il mandato per l'elaborazione del progetto al team autore della proposta Y._, originariamente classificatosi al secondo rango dopo quello del progetto X._.\nTenuto conto di questa raccomandazione, il 14 giugno 2013 i committenti hanno risolto di assegnare il mandato per la progettazione di massima del nuovo centro studi agli autori del progetto Y._, arch. C._ e D._ con relativo team.\nE.\nIl 27 giugno 2013 A._ ha impugnato quest'ultima risoluzione davanti al Tribunale amministrativo ticinese. Rifiutata la concessione dell'effetto sospensivo (al riguardo, cfr. anche la sentenza del Tribunale federale 2C_992\/2013 del 20 dicembre 2013), con giudizio del 5 aprile 2016 la Corte cantonale non è tuttavia entrata nel merito del gravame, dichiarandone l'irricevibilità.\nPreso atto del fatto che, pur affermando di agire anche per tutti i membri del team di progettazione, A._ ha adito il Tribunale amministrativo autonomamente, senza il concorso degli altri componenti del gruppo di lavoro, che va equiparato ad una società semplice, ha infatti concluso che all'insorgente non poteva essere riconosciuta la legittimazione attiva. Per i Giudici ticinesi, la rinuncia degli altri membri del team ad impugnare il provvedimento adottato il 14 giugno 2013 dal committente, provata dalla mancata produzione di una dichiarazione di adesione alla causa, toglieva ogni utilità pratica all'interesse vantato dal ricorrente in ordine all'annullamento della decisione impugnata, non potendo egli, da solo, entrare in considerazione per l'aggiudicazione del mandato. In via abbondanziale ha poi aggiunto che il ricorso sarebbe stato infondato anche nel merito, spiegandone le ragioni.\nF.\nIl 9 maggio 2016 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale con cui chiede testualmente:\n1. La decisione del Tribunale Amministrativo del Canton Ticino del 5 aprile 2016 deve essere interamente annullata.\n2. All'istanza appaltante deve essere intimato di indire una nuova procedura di appalto.\n3. Eventualmente, il gravame è da rimandare all'istanza inferiore per nuova decisione.\n4. Tasse e spese a carico delle controparti, che rifonderanno all'istante congrua indennità per le spese ripetibili.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle conclusioni della propria sentenza. Gli opponenti hanno invece domandato: in via principale, che il ricorso sia dichiarato inammissibile; in via subordinata, che esso sia respinto."} -{"id":"bc74b8f1-d487-4b09-a143-7ec4f48e4af7","text":"Fatti:\nA.\nIl Tribunale federale, con sentenza del 4 agosto 2016, congiunte le cause 1B_266\/2016 e 1B_276\/2016, ha dichiarato inammissibili due ricorsi sottopostigli dall'avv. A._.\nB.\nCon sentenza 1F_21\/2016 del 26 agosto 2016, concernente la revisione del giudizio appena citato, il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile sia una domanda di ricusazione sia la domanda di revisione introdotta dall'avv. A._.\nC.\nAvverso quest'ultima decisione A._ presenta una domanda di ricusazione di tutti i giudici della I Corte di diritto pubblico, nonché di quelli che hanno giudicato in procedimenti \"contigui\", segnatamente il giudice federale Nicolas von Werdt. Chiede di accogliere la domanda di ricusazione e di accertare la nullità della sentenza 1F_21\/2016 del 26 agosto 2016."} -{"id":"737c348e-ef4c-4a93-9866-80b6b33353e2","text":""} -{"id":"153be5e5-c883-43e4-8c47-4326e5f842f9","text":""} -{"id":"7824ed02-b368-468e-8ce1-dbcc477b3194","text":"Fatti:\nA.\nCon scritto del 3 febbraio 2017 il giudice Mauro Mini, Presidente della Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), in applicazione dell'art. 59 cpv. 1 lett. c CPP, ha trasmesso alla Corte di appello e revisione penale (CARP) cinque reclami presentati il 30 gennaio 2017 da A.A._ nel quadro di differenti procedimenti penali. Ha infatti ritenuto ch'essi potrebbero essere interpretati come domande di ricusa nei suoi confronti, visto che con gli stessi l'istante chiede la sua sostituzione \" per evitare e prevenire ulteriori conflitti di interesse, già presentati nelle opportune sedi istituzionali \".\nB.\nMediante giudizio del 17 febbraio 2017 la CARP ha respinto le istanze, ponendo le spese giudiziarie di fr. 500.-- a carico dell'istante.\nC.\nAvverso questa sentenza A.A._ e B.A._ presentano un ricorso in materia penale e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale, senza formulare specifiche domande di giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"34eae566-cd1d-4f0b-bd1f-9de24701e3fa","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con pubblicazione sul Foglio ufficiale yyy del... 2021 il Comune di X._ ha indetto un pubblico concorso, retto dalla legge del 20 febbraio 2001 sulle commesse pubbliche (LCPubb; RL\/TI 730.100) e impostato secondo la procedura libera, concernente l'aggiudicazione delle opere da impresario costruttore per l'ampliamento del posteggio comunale in località Z._.\nTra i diversi criteri d'idoneità elencati nel bando di concorso figurava, tra l'altro, l'iscrizione dell'offerente all'albo delle imprese, da comprovare mediante un'apposita dichiarazione (cfr. disposizioni particolari CPN 102, posizioni 223.200 e 252.110); la mancata presentazione del documento comportava l'esclusione dell'offerta, se il termine perentorio di cinque giorni concesso per produrlo non era rispettato (posizione 252.300).\nIl bando di concorso elencava inoltre i criteri e sottocriteri di aggiudicazione - cioè il prezzo (posizione 224.100), l'attendibilità dello stesso (posizione 224.200), la durata dei lavori (e i sottocriteri termini proposti e plausibilità del programma lavori; posizione 224.300), le referenze (posizione 224.400), la formazione apprendisti (posizione 224.500) e il perfezionamento professionale (posizione 224.600) - il modo di ponderarli e le relative prescrizioni.\nA.b. Entro i termini fissati sono pervenute al committente dieci offerte con importi compresi tra fr. 529'605.52 e fr. 832'777.13. Fondandosi sul rapporto di aggiudicazione allestito il 25 giugno 2021 dalla C._, il 1° luglio 2021 il Municipio di X._ ha deliberato i lavori alla B._ SA, giunta prima in graduatoria.\nB.\nIl Tribunale amministrativo ticinese, al quale la A._ SA, seconda classificata, si è rivolta il 15 luglio 2021 chiedendo l'annullamento della delibera e la conseguente aggiudicazione dell'appalto in suo favore, ne ha respinto il gravame con sentenza del 2 novembre 2021. In primo luogo la Corte cantonale ha giudicato infondata la critica secondo la quale il committente non avrebbe a torto escluso un concorrente. Ugualmente privo di pertinenza è stato in seguito considerato il rimprovero rivolto all'ente appaltante di avere applicato in modo errato le formule matematiche contenute nella documentazione di gara e di avere, quindi, erroneamente valutato alcuni criteri di aggiudicazione. Infine ha concluso osservando che anche se, per quanto concerne il criterio del perfezionamento professionale, all'insorgente fosse stato attribuito il punteggio massimo, come da lei preteso, ciò non avrebbe avuto alcun influenza sulla sua classificazione.\nC.\nIl 6 dicembre 2021 la A._ SA ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui domanda, protestate spese e ripetibili, che la sentenza cantonale sia annullata e che venga riformata l'aggiudicazione nel senso che le opere litigiose le siano deliberate.\nL'Ufficio dei lavori sussidiati e degli appalti del Dipartimento del territorio e il Tribunale amministrativo cantonale hanno rinunciato a formulare osservazioni, quest'ultimo limitandosi a confermare le argomentazioni contenute nella sentenza impugnata. Il Comune di X._ e la B._ SA hanno chiesto la reiezione in ordine e nel merito del gravame. Con replica del 25 febbraio 2022 la ricorrente si è confermata nelle sue conclusioni.\nCon decreto presidenziale del 26 gennaio 2022 la richiesta di concedere l'effetto sospensivo al gravame è stata respinta."} -{"id":"320fee72-33d2-4ff4-82c5-47f4b24a80fd","text":"Fatti:\nA.\nF.F._, nubile, è deceduta nel 2010 in una struttura per anziani di U._, suo ultimo domicilio, senza lasciare discendenti. La stessa era la terzogenita di una fratria di quattro che, oltre a G.F._, comprendeva la sorella H.F._ (deceduta nel 2002) e il fratello I.F._ (deceduto nel 2002), anch'essi non coniugati e senza discendenti. II 28 gennaio 2011, il notaio avv. dott. J._ ha pubblicato davanti al Pretore del Distretto di X._ un testamento olografo redatto il 2 aprile 1995 da F.F._ contenente le clausole seguenti:\nc) Nomino eredi universali in parti uguali di tutto quanto sarò per lasciare alla mia morte il mio caro fratello I.F._, fu K.F._ e fu L.F._, celibe, da e in U._ e la mia cara sorella H.F._, nubile, da e in U._.\nd) In caso di premorienza di mio fratello o di mia sorella, l'altro sarà l'erede mio universale.\ne) In caso di premorienza di mio fratello e di mia sorella eredi saranno E._ ed il Comune di U._ alle condizioni stabilite in appresso.\nf) II mio fratello e la mia sorella dovranno trasmettere il rimanente di quanto ricevuto nella presente successione a E._ e al Comune di U._, miei eredi sostituiti, alle condizioni stabilite in appresso. Potranno di conseguenza disporre della sostanza oggetto della successione, escluse le case di abitazione, senza limitazione e senza fornire garanzie dopo che l'esecutore testamentario avrà provveduto ad allestire un inventario in forma notarile.\ng) E._ e il Comune di U._ mi succederanno secondo le disposizioni di divisione e gli oneri che seguono:\nLa mia quota sulla casa di abitazione in Z._ sarà devoluta al Comune di U._ che dovrà destinare l'edificio e usarlo per sempre a fini di interesse comunale, come la collocazione dell'archivio storico comunale o per reperti museali. Essa sarà gravata di usufrutto vita natural durante in caso di decesso di mio fratello o di mia sorella dopo la mia morte a favore del superstite (...)\nLa mia quota sulla casa d'abitazione denominata M._ in Z._ sarà devoluta a E._ che dovrà destinare l'edificio e usarlo preferibilmente ad abitazione di un membro del clero. Essa sarà gravata di usufrutto vita natural durante in caso di decesso di mio fratello o di mia sorella dopo la mia morte a favore del superstite (...)\nh) II resto della sostanza costituirà un fondo legati che dovranno essere elargiti secondo istruzioni separate all'esecutore testamentario dopo il decesso mio, di mio fratello e di mia sorella. Fino all'ultimo decesso la superstite potrà liberamente disporre.\nDesigno l'avv. dott. J._ esecutore testamentario (...)\nLo stesso giorno, il Pretore ha rilasciato all'avv. dott. J._ il certificato di esecutore testamentario. II 7, 12 e 20 aprile 2011 N.A._, O._, P._, Q._, C.B._, D._ e B.B._, appartenenti alla stirpe dei nonni paterni, hanno comunicato al Pretore di opporsi al rilascio di un certificato ereditario con l'indicazione degli eredi istituiti.\nB.\nTentata invano una conciliazione, A.A._ (succeduto alla madre N.A._), O._, P._, Q._, C.B._, D._ e B.B._ hanno convenuto il Comune e E._ davanti al medesimo Pretore, chiedendo a quest'ultimo di accertare la nullità del testamento del 2 aprile 1995 o, in subordine, di annullare il testamento o, ancor più in subordine, di attribuire i beni della successione agli eredi legittimi, salvo gli immobili sulle particelle xxx, yyy e zzz RFD di U._.\nIl 6 luglio 2017, il Giudice di prima istanza ha respinto la petizione. Con sentenza del 2 ottobre 2019, la prima Camera Civile del Tribunale d'appello ha rigettato l'appello di A.A._, B.B._, C.B._ e D._, confermando la sentenza pretorile.\nC.\nCon ricorso in materia civile dell'11 novembre 2019, A.A._, B.B._, C.B._ e D._ hanno impugnato il giudizio d'appello davanti al Tribunale federale domandando che, in riforma dello stesso, il testamento di F.F._ del 2 aprile 1995 sia dichiarato nullo o, in subordine, parzialmente nullo.\nIl Tribunale federale si è fatto trasmettere l'incarto completo, non ha per contro chiesto agli opponenti di determinarsi sul ricorso."} -{"id":"19be8918-560f-4807-b123-5f7c1451b4b7","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° ottobre 2014 l'Ufficio di tassazione competente ha notificato ai coniugi A.A._ e B.A._ le tassazioni 2011 e 2012. In tale contesto ha negato la deduzione forfetaria per \"altre spese professionali\" fatta valere da A.A._. Su questo aspetto, la tassazione è stata confermata con decisione su reclamo del 21 giugno 2017. Pochi giorni più tardi, il 28 giugno 2017, il fisco ha notificato ai contribuenti anche la tassazione 2013, negando di nuovo la deduzione forfetaria delle \"altre spese professionali\". A giustificazione della propria decisione ha spiegato che \"in caso di versamento da parte del datore di lavoro di un'indennità forfetaria atta a coprire le spese sopportate dal proprio dipendente, si presuppone che tale indennità copra effettivamente tutte le spese sopportate\".\nAmmessi gli estremi per trattare il reclamo relativo alla tassazione 2013 direttamente come ricorso, con sentenza del 4 dicembre 2017 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha tutelato l'agire del fisco ticinese, respingendo i gravami davanti ad essa interposti sia per gli anni 2011-2012 che per il 2013.\nB.\nIl 25 gennaio 2018, i coniugi A.A._ e B.A._ hanno impugnato il giudizio cantonale con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo l'ammissione della deduzione forfetaria in questione. Con sentenza 2C_75\/2018 del 24 agosto 2018, quest'ultimo ha accolto il ricorso sia in riferimento all'imposta federale diretta che all'imposta cantonale, annullato la pronuncia del 4 dicembre 2017 e rinviato la causa alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, affinché procedesse agli atti istruttori ancora necessari e si pronunciasse una seconda volta sulla fattispecie.\nRipreso in mano l'incarto, il 29 novembre 2018 i Giudici ticinesi hanno di nuovo concluso che gli estremi per riconoscere la deduzione forfettaria per \"altre spese professionali\" non erano dati e respinto il ricorso.\nC.\nIl 21 gennaio 2019, i coniugi A.A._ e B.A._ hanno impugnato anche quest'ultimo giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, ripresentando la richiesta di ammissione della deduzione forfetaria in questione.\nLa Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e conclusioni della propria sentenza. La domanda di respingere il ricorso è giunta pure dal fisco ticinese e dall'Amministrazione federale delle contribuzioni. Il 30 aprile 2019, i ricorrenti hanno ribadito la loro posizione."} -{"id":"b3248866-9ea8-4daf-8bad-5c1835eabc26","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito a una segnalazione del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport del Cantone Ticino, il 15 gennaio 2015 il Ministero pubblico ha aperto un procedimento penale nei confronti di A._, amministratore unico di B._SA, società costituita nel..., che ha avuto la sua sede a W._, poi trasferita nel corso del mese di... a X._, mentre a W._ è stata aperta una succursale. Con decreto d'accusa del 6 luglio 2015, il Ministero pubblico ha proposto la condanna di A._ a una multa di fr. 30'000.-- per titolo di abuso della denominazione giusta l'art. 14 della legge ticinese del 3 ottobre 1995 sull'Università della Svizzera italiana, sulla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana e sugli Istituti di ricerca, per avere abusato delle denominazioni protette \"università\" e \"politecnico\". Avendo A._ sollevato opposizione, il 25 maggio 2016 il Ministero pubblico ha confermato il decreto di accusa.\nB.\nCon sentenza del 19 luglio 2016 il Giudice della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di abuso della denominazione e lo ha condannato alla multa di fr. 30'000.--.\nC.\nAdita con appello di A._ e appello incidentale del Ministero pubblico, con sentenza del 12 aprile 2017 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha parzialmente accolto il primo e respinto il secondo. In breve, essa ha ritenuto realizzato il reato di abuso della denominazione, ha tuttavia precisato che la sua commissione ha avuto inizio solo il 1° giugno 2014 e non il 1° marzo 2014 come indicato nella decisione di primo grado e di conseguenza ha ridotto l'importo della multa a fr. 27'000.--.\nD.\nContro questo giudizio A._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale postulando, protestate spese e ripetibili, in via principale il suo proscioglimento dall'imputazione di abuso della denominazione e un'indennità giusta l' per le spese sostenute e per il danno economico, subordinatamente l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio della causa alla CARP per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"886aa710-b31c-4275-9d70-48c5a15e3d94","text":"Fatti:\nA.\nIl 7 agosto 2014 la Procura presso il Tribunale di Cluj (Romania) ha presentato alla Svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria in materia penale nell'ambito di un procedimento avviato nei confronti di C._ per titolo di evasione fiscale continuata secondo il CP rumeno. L'indagato avrebbe recato pregiudizi al budget dello Stato richiedente mediante un sistema di finti circuiti fra più società commerciali con sede in Romania e all'estero, registrando nei libri contabili presunte operazioni commerciali fittizie allo scopo di eludere il pagamento degli oneri fiscali. Nell'ambito di perquisizioni domiciliari presso una società amministrata dall'indagato sono stati rinvenuti atti costitutivi e timbri di varie società commerciali estere da lui gestite, tra le quali figura D._ Ltd.\nB.\nCon decisione di chiusura del 12 agosto 2015 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha accolto la rogatoria ordinando la trasmissione alle autorità rumene, tra l'altro, di un conto presso una banca ticinese intestato a D._ Ltd. Con giudizio del 22 dicembre 2015 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) ha respinto, in quanto ammissibile, un ricorso sottopostole da detta società.\nC.\nAvverso questa decisione D._ Ltd. presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullarla unitamente a quella di chiusura e di respingere la domanda di assistenza e, in via subordinata, di limitare la trasmissione ai documenti del 2013 e di anonimizzare i riferimenti riconducibili a G._.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"28716c83-9739-4633-9feb-3eda1709c4f8","text":""} -{"id":"443445bf-e620-4675-9615-2e60ed5faa6b","text":""} -{"id":"184c694f-ac66-4271-b498-b14cc5904f1a","text":""} -{"id":"4cf12ae9-3ee8-44ac-970f-ddce88c5b929","text":"Fatti:\nA.\nA.a. C._ è nata nel 2009 dalla relazione tra A._ e B._. I genitori sono separati dall'autunno del 2009. Essi esercitano l'autorità parentale sulla figlia in modo congiunto. La minore è affidata alla madre. Il padre ha un diritto di visita (un fine settimana ogni quindici giorni e un pomeriggio settimanale, conformemente ad una decisione 16 dicembre 2016 dell'Autorità regionale di protezione n. 10 sede di Locarno) e versa per la figlia un contributo alimentare pari a fr. 700.-- mensili.\nA.b. Il 22 marzo 2016 A._ ha domandato l'affidamento (esclusivo, subordinatamente alternato) della figlia. Il 22 aprile 2016 B._ ha chiesto di essere autorizzata a trasferire la figlia all'estero, ad Amsterdam. Il 24 gennaio 2017 C._, rappresentata dalla madre, ha chiesto un aumento del suo contributo di mantenimento.\nCon decisione 2 agosto 2018 il Pretore aggiunto della giurisdizione di Locarno Città ha respinto le istanze di A._ e di B._ e ha invece parzialmente accolto la petizione di C._, aumentando il suo contributo alimentare a fr. 1'225.-- dal gennaio 2017 all'aprile 2021 e a fr. 1'350.-- fino alla maggior età o al termine della sua formazione.\nB.\nMediante sentenza 23 maggio 2019 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto l'appello di A._ volto ad ottenere l'affidamento (esclusivo, subordinatamente alternato) della figlia. I Giudici cantonali hanno invece parzialmente accolto l'appello di B._ e C._: essi hanno autorizzato la madre a trasferire la figlia all'estero al momento in cui sarà esecutiva la nuova decisione che regola, dopo la partenza, il diritto di visita paterno ed il contributo di mantenimento della minore, rinviando appunto gli atti al Giudice di prime cure affinché statuisca su questi due punti, e hanno stabilito che, fino alla partenza, le relazioni personali rimangono disciplinate dalla decisione 16 dicembre 2016 dell'autorità di protezione ed il contributo alimentare è fissato a fr. 1'375.-- mensili dal gennaio 2017 al dicembre 2018 e a fr. 1'350.-- mensili dal gennaio 2019.\nC.\nCon ricorso 27 giugno 2019 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo di rifiutare il trasferimento della minore all'estero e in via principale di affidare la figlia al padre, in via subordinata di affidarla ad entrambi i genitori alternativamente (con il versamento da parte sua di un contributo alimentare parziale di fr. 612.50 mensili fino all'aprile 2021 e poi di fr. 675.-- mensili fino alla maggior età della minore) e in via ancor più subordinata di affidarla alla madre (con la conferma del contributo alimentare fissato dal Pretore aggiunto).\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"7c9c97bf-7a97-4ad4-9958-656cc584409d","text":""} -{"id":"04f11453-bbfd-4674-b910-455c8eea111d","text":"Fatti:\nA.\nC.C._, suo figlio D.C._ ed E._, già direttore della filiale A._ di X._, nonché altri sono oggetto di un procedimento penale, imputati di aver, tra l'altro, ingannato con astuzia gli organi e i funzionari di A._ nell'ambito della concessione di finanziamenti per operazioni immobiliari, cagionando alla banca un danno patrimoniale di circa fr. 27 milioni. In particolare le operazioni inerenti i mappali xxx e yyy RFD Y._ e il mappale zzz RFD Z._ avrebbero causato ad A._ un danno superiore a fr. 3 milioni.\nSulla scorta delle risultanze di tale procedimento, il 18 ottobre 2016 A._ ha richiesto l'estensione dell'istruzione anche a B._, subordinatamente l'apertura di un procedimento penale nei suoi confronti, per aver egli partecipato consapevolmente alle ingannevoli operazioni immobiliari \"Y._ xxx-yyy\" e \"Z._ zzz\", nonché per aver truffato la banca mediante l'emissione di fatture, parzialmente incassate per il tramite della società F._ SA a lui riconducibile, per complessivi fr. 700'000.-- quale corrispettivo per una direzione lavori, mai eseguita, sui cantieri \"Y._ xxx-yyy\" e \"Z._ zzz\". La denuncia di A._ esponeva quanto segue:\nA.a. Operazione \"Y._ xxx-yyy\"\nCon rogiti del 15 novembre 2013, G._ ha accordato a H._ e a I._ un diritto di compera sui mappali xxx e yyy RFD Y._: il costo del primo era di fr. 1.4 milioni, mentre quello del secondo di fr. 3.2 milioni. Il 9 gennaio seguente A._ ha concesso a H._ e a I._, quali soci della società semplice J._, un credito di costruzione di fr. 10.8 milioni e di fr. 1 milione per l'esercizio del diritto di compera. Esercitato tale diritto sul mappale xxx RFD Y._, il 26 maggio 2014 H._ e K._, a cui I._ aveva ceduto la metà del diritto di compera sul fondo yyy RFD Y._ e la metà della proprietà dell'immobile xxx RFD Y._, hanno concluso un contratto d'appalto con L._ SA, società riconducibile a C.C._ e D.C._, per fr. 8.55 milioni, di cui fr. 2.7 quale acconto iniziale. Il giorno seguente, ossia il 27 maggio 2014, H._ e K._ hanno stipulato due distinti contratti: il primo relativo alla cessione dei fondi xxx e yyy RFD Y._ (previo esercizio del diritto di compera) e del connesso progetto di costruzione a C.C._ e D.C._ nonché a B._ per un prezzo di fr. 8.8 milioni; il secondo subordinava la validità del primo a determinate condizioni, il cui mancato rispetto avrebbe comportato, tra l'altro, la restituzione da parte di C.C._ e D.C._ e B._, personalmente e in solido, dell'acconto di fr. 2.7 milioni pattuito per l'appalto stipulato con L._ SA. L'11 giugno 2014 l'acconto è stato versato a favore di quest'ultima dalla società semplice J._, attingendo dal conto costruzione. A fine luglio 2014 A._ ha trasferito il credito di costruzione alla società semplice Y._ yyy, per metà di B._ e per 1⁄4 ciascuno dei C._. Parte dei fondi propri impiegati nell'operazione proverebbero dall'acconto versato a L._ SA per il contratto d'appalto del 26 maggio 2014. L'operazione \"Y._ xxx-yyy\" risulterebbe quindi autofinanziata da A._.\nA.b. Operazione \"Z._ zzz\"\nA._ ha finanziato questa operazione a favore della società semplice Y._ yyy. La richiesta di credito di costruzione prevedeva un apporto di capitale proprio dei soci di complessivi fr. 2'142'390.75, di cui fr. 1 milione a titolo di capitale proprio, fr. 1 milione a titolo di lavori propri e fr. 142'390.75 attraverso prevendite. Nel corso dell'inchiesta penale condotta nei confronti di C.C._ e D.C._ è emerso che una porzione del capitale proprio, ossia fr. 300'000.--, proveniva dal credito di costruzione dell'operazione \"Y._ xxx-yyy\", precisamente dall'importo di fr. 2.7 milioni corrisposto a L._ SA a titolo di acconto sulla mercede di appalto.\nA.c. F._ SA\nAttraverso la società F._ SA, anche facente capo a B._, questi avrebbe emesso fatture a carico di L._ SA per complessivi fr. 700'000.--, importo attinto dai crediti di costruzione delle precitate operazioni immobiliari, come corrispettivo per una direzione lavori, mai eseguita, sui cantieri di \"Y._ xxx-yyy\" e di \"Z._ zzz\".\nB."} -{"id":"216365fb-f2f3-48f0-8a48-7325339f4efd","text":"Fatti:\nA. A._, cittadino keniota (1988), è entrato in Svizzera nel maggio 2001 ove gli è stato rilasciato un permesso di domicilio al fine di vivere presso il padre. L'interessato che dipende dall'assistenza pubblica dal 2005 (a fine giugno 2012 aveva percepito fr. 83'039.55) ha inoltre a carico 9 condanne penali e 4 ammonimenti.\nB. Il 12 gennaio 2012 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato il suo permesso di domicilio e l'ha invitato a lasciare la Svizzera entro il 29 febbraio 2012. Richiamandosi agli artt. 63, 64 e 64d LStr (RS 142.20) nonché 80 OASA (RS 142.201) l'autorità ha fondato la propria decisione su motivi di ordine pubblico e sulla circostanza che l'insorgente, da tempo, dipendeva dalla pubblica assistenza.\nIl provvedimento è stato confermato su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, il 20 giugno 2012, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, che si è pronunciato al riguardo con sentenza del 10 ottobre 2012.\nC. Il 16 novembre 2012 A._ ha esperito dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede l'annullamento della sentenza cantonale e che gli sia restituito il permesso di domicilio.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa ha fatto rinvio anche l'Ufficio federale della migrazione, mentre la Sezione della popolazione in sostanza si richiama alla propria decisione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte.\nD. Con decreto presidenziale del 20 novembre 2012 è stato concesso l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"121e5c26-4f10-4884-b1d4-a328c356034f","text":"Fatti:\nA. A seguito dell'esposto presentato il 30 novembre 2008 da A._ contro B._ per titolo di, tra l'altro, sequestro di persona e rapimento, con decisione del 18 dicembre 2008 il Procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere per mancanza di seri indizi circa l'esistenza di reati penali.\nB. Il 15 giugno 2009 la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) ha respinto, per quanto ricevibile, l'istanza di promozione dell'accusa inoltrata da A._ contro suddetto decreto ponendo a carico di quest'ultimo le spese e i costi di giustizia.\nC. Con scritto del 18 agosto 2009, inviato al Tribunale penale federale (TPF), A._ ha interposto ricorso in materia penale contro suddetto giudizio della CRP. Il 20 agosto 2009 il TPF ha trasmesso per competenza l'atto ricorsuale al Tribunale federale.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"009764f5-24b0-497c-bdf5-239bcd331f65","text":"Fatti:\nA.\nA._ (1976), cittadino del Mali, ha presentato una prima domanda d'asilo in Svizzera nel 2012, la quale è stata respinta il 5 aprile 2013 dall'allora Ufficio federale della migrazione (diventato poi la Segreteria di Stato della migrazione SEM), con una decisione di non entrata in materia. Una seconda domanda, depositata dopo che A._ ha cercato invano di ottenere l'asilo in Germania nel 2013, è stata ugualmente evasa con una decisione di non entrata in materia il 24 gennaio 2014. Del suo allontanamento è stato incaricato il Cantone Ticino.\nDurante il suo soggiorno in Svizzera A._ è stato condannato a più riprese per infrazione e contravvenzione alla LStup (RS 812.121) e per infrazione alla LStr (RS 142.20). Arrestato, è stato detenuto per 221 giorni nel Canton Ginevra, fino al 1° luglio 2015. Interrogato dalla Polizia cantonale ticinese il 2 luglio seguente, egli ha dichiarato di non volere rientrare in Mali e di non disporre dei necessari documenti per poterlo fare.\nIl medesimo giorno la Sezione della popolazione del Dipartimento ticinese delle istituzioni ha disposto la carcerazione in vista di rinvio coatto di A._ per la durata di sei mesi sulla base dell'art. 76 cpv. 1 lett. b LStr combinato con gli art. 75 cpv. 1 lett. g e 76 cpv. 1 lett. b n. 3 e n. 4 LStr. Ritenendo legale e adeguata la detenzione e dopo avere sentito l'interessato, il sostituto del Giudice delle misure coercitive l'ha confermata con decisione del 2 luglio 2015.\nB.\nAdito tempestivamente da A._ il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ne ha respinto il gravame con sentenza del 12 agosto 2015. Dopo avere a sua volta constatato la legalità e l'adeguatezza del provvedimento litigioso, la Corte cantonale ha evaso negativamente la richiesta dell'insorgente di essere rinviato in Spagna in virtù del regolamento di Dublino (\"Regolamento (UE) n. 604\/2013\" del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide [rifusione]; di seguito Regolamento UE 604\/2013 del 26 giugno 2013), primo paese in cui avrebbe chiesto l'asilo. Dalle ricerche effettuate nel sistema Eurodac (database che permette ai paesi dell'Unione europea, tra l'altro, confrontando le impronte digitali, di sapere se un richiedente asilo o un cittadino straniero, che si trova illegalmente sul territorio di un paese dell'UE, ha già presentato una domanda in un altro paese dell'UE) risultava infatti che egli non aveva depositato una prima domanda d'asilo in Spagna, segnatamente alle Isole Canarie. La sua istanza volta ad essere scarcerato per esservi trasferito non poteva pertanto essere accolta.\nC.\nIl 10 settembre 2015 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso, con cui chiede l'annullamento della pronuncia querelata. Contesta la legalità della sua detenzione, adduce che le autorità cantonali non avrebbero effettuato le necessarie ricerche nel sistema Eurodac interpellando le autorità spagnole ed afferma che in virtù del regolamento di Dublino dev'essere trasferito in Spagna: rinviarlo pertanto in Mali disattenderebbe l'\nInvitati a determinarsi, la Sezione della popolazione e il Sostituto del Giudice delle misure coercitive non si sono espressi, mentre il Tribunale cantonale amministrativo si è limitato a riconfermarsi nella motivazione e nelle conclusioni della sentenza impugnata. Da parte sua la Segreteria di Stato della migrazione SEM si è allineata al contenuto della citata sentenza.\nD.\nCon replica dell'8 ottobre 2015, il ricorrente ha ribadito i propri argomenti."} -{"id":"4877b518-e1ee-4fb7-b67d-4425edae0f26","text":"Fatti:\nA.\nIl 17 luglio 2012 Swisscom (Svizzera) SA ha presentato al Municipio di Minusio una domanda di costruzione per una nuova stazione radio base per la diffusione dei segnali di telefonia mobile sul tetto piano di uno stabile che sorge sul fondo part. xxx, situato in località Cadogno, nella zona residenziale semi-intensiva (R4) del piano regolatore comunale. Il progetto prevede in particolare l'installazione di tre antenne a pannello UMTS: due fissate ad un supporto verticale montato su un treppiede alto complessivamente 2.68 m; la terza applicata alla parete della torretta dell'ascensore, che supera di circa 2.20 m il tetto dell'edificio.\nB.\nAlla domanda di costruzione si sono opposti, tra gli altri, A._, B._, C._ e D._, proprietari di fondi confinanti o vicini alla particella xxx. L'autorità cantonale ha rilasciato il 4 settembre 2013 il proprio avviso favorevole al progetto. Il 9 ottobre 2013 il Municipio di Minusio ha tuttavia negato il rilascio della licenza edilizia.\nC.\nContro la risoluzione municipale, Swisscom (Svizzera) SA ha adito il Consiglio di Stato che, con decisione del 28 maggio 2014, ha accolto il ricorso ed imposto all'autorità comunale di rilasciare la licenza edilizia richiesta.\nD.\nCon sentenza del 17 dicembre 2015, il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso del Comune di Minusio contro la decisione governativa.\nE.\nIl Comune di Minusio impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per un nuovo giudizio. Il ricorrente, che postula inoltre di conferire l'effetto sospensivo al gravame, fa valere la violazione dell'autonomia comunale.\nF.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"abce1995-df87-473e-83a7-101f44706b23","text":"Fatti:\nA.\nIl 14 giugno 2009 A._, nato nel 1940, già agente generale dell'Allianz, assicurato facoltativamente contro gli infortuni da Allianz Suisse Società di Assicurazioni SA (di seguito: l'Allianz), stava pescando al largo V._, quando la barca di legno su cui si trovava è stata investita da un veliero, che ne ha completamente distrutto lo scafo. Egli è stato scaraventato in acqua.\nL'Allianz ha negato con decisione del 15 giugno 2015, confermata su opposizione il 5 gennaio 2016, la propria responsabilità in relazione ai disturbi psichici presentati da A._, ritenuti non costituire una conseguenza dell'evento del 14 giugno 2009.\nB.\nAdito da A._, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 5 ottobre 2016 ha annullato la decisione su opposizione e rinviato gli atti all'Allianz per approfondimento istruttorio, segnatamente per precisare la perizia amministrativa.\nC.\nL'Allianz presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e sostanzialmente la conferma della decisione su opposizione.\nA._ postula la reiezione del ricorso. Il Tribunale delle assicurazioni rinuncia a presentare osservazioni, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali non si è pronunciato."} -{"id":"036e0a8e-8c60-4341-a609-9192251051bb","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 17 febbraio 2017 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha respinto alcune istanze di ricusa presentate da A.A._ e da B.A._ nei confronti del giudice Mauro Mini, presidente della Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP).\nB.\nMediante sentenza 1B_112\/2017 del 3 aprile 2017 la I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato dagli istanti contro il predetto giudizio della CARP.\nC.\nAvverso questa sentenza A.A._ e B.A._ presentano una domanda di revisione al Tribunale federale."} -{"id":"9368e0e2-a8d3-46c4-a36f-b73cc9e41e79","text":"Fatti:\nA.\nB._, nata nel 2004, è figlia di A._ e C._, ora divorziati. A causa della situazione conflittuale tra gli ex coniugi e del conseguente disagio della figlia sono state intraprese diverse misure in favore della minore, segnatamente l'istituzione di una curatela educativa nel 2010. Con decisione 23 dicembre 2015 (parzialmente rettificata in data 17 febbraio 2016) l'Autorità regionale di protezione 4 sede di Paradiso ha confermato la privazione di A._ della custodia su B._, quest'ultima già provvisoriamente collocata in istituto a fini peritali, e ha segnatamente fatto ordine alla madre di consegnare tutti i documenti d'identità della figlia sotto comminatoria dell'.\nB.\nCon sentenza 24 giugno 2016 il Presidente della Camera di protezione del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui erano ricevibili, due reclami di A._ e B._ e ha confermato la decisione 23 dicembre 2015 comprensiva della rettifica intervenuta il 17 febbraio 2016.\nC.\nCon ricorso 3 settembre 2016 A._ e B._ hanno chiesto al Tribunale federale, in via principale, la riforma della sentenza cantonale nel senso di porre fine al collocamento in istituto della figlia e di revocare la decisione d'inabilità della madre alla sua custodia e l'ordine di consegnare i documenti d'identità della figlia. In via subordinata, esse hanno chiesto l'annullamento delle decisioni 24 giugno 2016 e 23 dicembre 2015 e la retrocessione dell'incarto per nuova decisione.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"10b89d92-e535-4ba1-957d-0e0a8a5d4162","text":""} -{"id":"1418dc81-4491-44c0-8989-9fdd32f1ae0b","text":""} -{"id":"0dd259a5-e8fe-4f08-a811-d3676c9518ed","text":"Fatti:\nA. Mediante decisione del 22 luglio 1999, accertato come l'interessato fosse affetto da disturbo ipocondriaco e disturbo depressivo di grado medio in soggetto con disturbo di personalità anancastica, l'Ufficio AI del Cantone Neuchâtel ha posto C._, cittadino italiano nato nel 1956, al beneficio di una rendita intera di invalidità, per un grado di incapacità al guadagno del 100%, con effetto dal 1° aprile 1998.\nCon comunicazione del 4 novembre 2002 l'Ufficio AI del Cantone Neuchâtel ha confermato il diritto alla rendita intera al termine di una prima procedura di revisione.\nIl 24 agosto 2005 l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI), divenuto nel frattempo competente in seguito al rimpatrio dell'assicurato, ha avviato una nuova procedura di revisione. Preso atto della relazione di visita psichiatrica 29 settembre 2005 del dott. R._ - resa per conto dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) di B._ e attestante un tasso di invalidità del 50% per disturbo misto ansioso-depressivo, di grado medio, cronicizzato -, come pure delle conclusioni della perizia medica particolareggiata 3 ottobre 2005 del dott. O._ - anch'esso incaricato dall'INPS di B._ -, il quale, posta la diagnosi di disturbo misto ansioso-depressivo, di grado medio, cronicizzato ed esiti di ernioplastica inguinale bilaterale, aveva attestato un tasso di invalidità del 50% sia nell'ultima professione svolta (verniciatore di carrozzerie) sia in ogni altra attività sostitutiva confacente allo stato di salute dell'interessato, e del dott. A._ del servizio medico dell'amministrazione, che aveva rilevato un miglioramento dello stato di salute, l'UAI ha sostituito la rendita intera con una mezza prestazione a partire dal 1° gennaio 2007 (decisione del 1° novembre 2006).\nB. Per pronuncia del 15 febbraio 2008 il Tribunale amministrativo federale ha respinto il gravame dell'assicurato.\nC. Patrocinato dall'avv. Maria Rita Aceto, C._ insorge al Tribunale federale, al quale, previo complemento istruttorio, chiede che gli venga riconosciuto il diritto alla rendita intera anche dopo il 1° gennaio 2007.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"80407530-da43-4a4f-8f53-6764e73674f1","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 3 marzo 2016 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il gravame depositato il 21 settembre 2015 da A._ contro la decisione emessa il 16 settembre precedente dall'Ufficio circondariale di tassazione di Bellinzona in materia di imposta cantonale (IC) e d'imposta federale diretta (IFD) 2013.\nB.\nIl 17 agosto 2016 A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso, spedito il 19 agosto successivo, nel quale spiega perché agisce tardivamente, contesta la mancata deduzione di certe spese professionali e chiede di essere personalmente sentito.\nIl Tribunale federale non ha ordinato uno scambio di allegati."} -{"id":"0c4cd221-9b80-457d-9cc1-87bd82567831","text":"Fatti:\nA. Il 21 maggio 2007, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino emanava un decreto d'accusa nei confronti di A._. Questi veniva ritenuto autore colpevole di ripetuta carente diligenza in operazioni finanziarie per avere, nel periodo 1992-2003, a Lugano, agendo a titolo professionale, accettato, aiutato a collocare e\/o a trasferire valori patrimoniali altrui senza accertare, con la diligenza richiesta dalle circostanze, l'identità dell'avente economicamente diritto, segnatamente per avere aperto e mantenuto in essere tre relazioni presso diversi istituti bancari - l'allora banca X._ di Lugano e la banca Y._ - omettendo di accertare l'identità del reale avente economicamente diritto, ovvero sottoscrivendo i formulari A indicandovi, contrariamente al vero, C._ (relazioni n. rrr intestata alla R. SA_, Panama, e n. sss intestata alla S. Ltd_, Dublino) e D._ (relazione n. ttt intestata alla T._, Dublino) quali aventi diritto economico e tralasciando anche in seguito di modificare tale errata indicazione.\nCon il medesimo decreto d'accusa il Procuratore pubblico riteneva A._ autore colpevole anche di dichiarazione falsa di una parte in giudizio per avere, il 24 ottobre 2000, a Lugano, dopo essere stato avvertito dal giudice dell'obbligo di dire la verità e delle conseguenze penali in cui poteva incorrere, dichiarato il falso quale parte in una causa civile su fatti della contestazione che costituisce un mezzo di prova, e meglio per avere in qualità di convenuto nell'ambito di una causa civile di rendiconto pendente dinanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, dichiarato contrariamente al vero di non avere \"mai detenuto beni del prof. B.E._, questo neppure indirettamente tramite società di cui egli era avente diritto economico\", mentre in realtà egli era o era stato procuratore generale di diverse società, riconducibili economicamente al Gruppo E._ ovvero a B.E._, e\/o avente diritto di firma sulle relazioni bancarie a loro intestate.\nIn applicazione della pena, il Procuratore pubblico proponeva la condanna di A._ alla pena pecuniaria di fr. 16'200.--, pari a 90 aliquote di fr. 180.-- l'una, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 1'000.-- commutabile in una pena detentiva di 10 giorni in caso di mancato pagamento. C.E._ veniva rinviata al competente foro per le pretese di natura civile.\nB. Statuendo sull'opposizione di A._ contro il suddetto decreto d'accusa, il 17 ottobre 2007, il Presidente della Pretura penale confermava le imputazioni a carico dell'accusato e lo condannava alla pena pecuniaria di 75 aliquote giornaliere di fr. 190.--, per un totale di fr. 14'250.--, sospesa condizionalmente per un periodo di due anni nonché alla multa di fr. 1'000.-- commutabile in una pena detentiva sostitutiva di 10 giorni in caso di mancato pagamento. A._ veniva inoltre condannato a pagare alla parte civile C.E._ fr. 4'000.-- a titolo di ripetibili. Quest'ultima veniva rinviata al competente foro civile per eventuali ulteriori pretese di corrispondente natura.\nC. Con sentenza del 5 marzo 2008, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello (CCRP) respingeva, per quanto ammissibile, il ricorso per cassazione presentato dal condannato.\nD. Avverso questa sentenza A._ insorge al Tribunale federale con ricorso in materia penale. In via principale, postula la riforma del giudizio dell'ultima istanza cantonale nel senso che egli è prosciolto dai reati di cui agli art. 305ter e 306 CP, subordinatamente dall'accusa di carente diligenza per le operazioni finanziarie antecedenti il 17 ottobre 2000; domanda inoltre che venga annullata la condanna al versamento di indennità di patrocinio a favore di C.E._. In via subordinata, chiede l'annullamento della sentenza impugnata.\nE. Non sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"19fb50da-8636-430d-9116-496d58fee391","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con sentenza del 10 maggio 2006, il Tribunal correctionnel de l'arrondissement de Lausanne riconosceva A._ autore colpevole di violenza carnale ai danni di B._ e lo condannava alla pena di 27 mesi di reclusione.\nA. Con sentenza del 10 maggio 2006, il Tribunal correctionnel de l'arrondissement de Lausanne riconosceva A._ autore colpevole di violenza carnale ai danni di B._ e lo condannava alla pena di 27 mesi di reclusione.\nB. Il 4 luglio 2006 la Cour de cassation pénale du Tribunal cantonal respingeva il ricorso introdotto dal condannato contro la sentenza di primo grado.\nB. Il 4 luglio 2006 la Cour de cassation pénale du Tribunal cantonal respingeva il ricorso introdotto dal condannato contro la sentenza di primo grado.\nC. A._ impugna mediante ricorso al Tribunale federale la sentenza dell'ultima istanza cantonale.\nC. A._ impugna mediante ricorso al Tribunale federale la sentenza dell'ultima istanza cantonale.\nD. Non sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"127715f7-bb1d-42d9-b5f5-adce65a62b23","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con decisioni del 10 maggio e del 22 luglio 2005, la Commissione Nazionale (italiana) per le Società e la Borsa (Consob) ha accertato l'esistenza di accordi tra la banca C._ ed alcuni suoi clienti in merito all'acquisto concertato di titoli della banca D._SpA. Secondo l'autorità, grazie a questi accordi, a torto non dichiarati, la banca C._ si prefiggeva di assumere un'influenza dominante sulla banca D._SpA, contrastando l'offerta pubblica di acquisto lanciata dal gruppo E._.\nA. Con decisioni del 10 maggio e del 22 luglio 2005, la Commissione Nazionale (italiana) per le Società e la Borsa (Consob) ha accertato l'esistenza di accordi tra la banca C._ ed alcuni suoi clienti in merito all'acquisto concertato di titoli della banca D._SpA. Secondo l'autorità, grazie a questi accordi, a torto non dichiarati, la banca C._ si prefiggeva di assumere un'influenza dominante sulla banca D._SpA, contrastando l'offerta pubblica di acquisto lanciata dal gruppo E._.\nB. Sulla medesima vicenda ha promosso controlli anche la Banca d'Italia. In quanto responsabile della vigilanza su base consolidata del gruppo che fa capo alla banca C._, detta autorità ha tra l'altro chiesto alla Commissione federale delle banche (CFB) di poter svolgere una verifica ispettiva diretta presso la banca C._Suisse, filiale con sede a Lugano della banca C._. Con decisione del 23 novembre 2005 (cfr. Bollettino CFB 49\/2006 pag. 114) la CFB ha accolto la richiesta, autorizzando la Banca d'Italia ad effettuare un controllo sul posto ai sensi dell'art. 23septies della legge federale dell'8 novembre 1934 sulle banche e le casse di risparmio (legge sulle banche, LBCR; RS 952.0). La decisione precisava nel contempo le informazioni a cui l'autorità estera avrebbe avuto accesso, che di per sé erano già state raccolte dalla CFB nell'ambito di accertamenti ordinati di propria iniziativa sull'istituto svizzero (procedura poi conclusasi con decisione del 31 marzo 2006, cfr. Bollettino CFB 49\/2006 pag. 133). Accompagnati dal personale della CFB, gli ispettori incaricati dalla Banca d'Italia hanno esperito le verifiche presso la banca C._Suisse dal 3 aprile al 4 maggio 2006. Essi ne hanno poi tratto un rapporto, costituente l'allegato n. 10 alla relazione complessiva sul caso D._.\nB. Sulla medesima vicenda ha promosso controlli anche la Banca d'Italia. In quanto responsabile della vigilanza su base consolidata del gruppo che fa capo alla banca C._, detta autorità ha tra l'altro chiesto alla Commissione federale delle banche (CFB) di poter svolgere una verifica ispettiva diretta presso la banca C._Suisse, filiale con sede a Lugano della banca C._. Con decisione del 23 novembre 2005 (cfr. Bollettino CFB 49\/2006 pag. 114) la CFB ha accolto la richiesta, autorizzando la Banca d'Italia ad effettuare un controllo sul posto ai sensi dell'art. 23septies della legge federale dell'8 novembre 1934 sulle banche e le casse di risparmio (legge sulle banche, LBCR; RS 952.0). La decisione precisava nel contempo le informazioni a cui l'autorità estera avrebbe avuto accesso, che di per sé erano già state raccolte dalla CFB nell'ambito di accertamenti ordinati di propria iniziativa sull'istituto svizzero (procedura poi conclusasi con decisione del 31 marzo 2006, cfr. Bollettino CFB 49\/2006 pag. 133). Accompagnati dal personale della CFB, gli ispettori incaricati dalla Banca d'Italia hanno esperito le verifiche presso la banca C._Suisse dal 3 aprile al 4 maggio 2006. Essi ne hanno poi tratto un rapporto, costituente l'allegato n. 10 alla relazione complessiva sul caso D._.\nC. Con scritti del 14 luglio e del 22 agosto 2006, la Banca d'Italia ha informato la CFB che la Procura della Repubblica di Milano aveva aperto un procedimento penale in relazione al tentativo di \"scalata\" della D._SpA da parte della banca C._ ed ha chiesto di poter trasmettere a detta autorità anche l'allegato n. 10 al suo rapporto ispettivo. La CFB ha allora interpellato l'Ufficio federale di giustizia (UFG), che il 28 settembre 2006 ha proposto di accogliere la richiesta della Banca d'Italia, ritenendo adempiute le condizioni per la concessione dell'assistenza giudiziaria in materia penale. La CFB ha altresì incaricato la banca C._Suisse di informare i propri clienti della domanda dell'autorità italiana, invitandoli a prendere posizione al riguardo. Essa ha inoltre specificato, per ognuno di loro, le informazioni che li concernevano. Con lettera del 25 settembre 2005 alla ritrasmissione si sono tra l'altro opposti A._, titolare della relazione X._, e la B._SA, di cui lo stesso A._ è beneficiario economico.\nC. Con scritti del 14 luglio e del 22 agosto 2006, la Banca d'Italia ha informato la CFB che la Procura della Repubblica di Milano aveva aperto un procedimento penale in relazione al tentativo di \"scalata\" della D._SpA da parte della banca C._ ed ha chiesto di poter trasmettere a detta autorità anche l'allegato n. 10 al suo rapporto ispettivo. La CFB ha allora interpellato l'Ufficio federale di giustizia (UFG), che il 28 settembre 2006 ha proposto di accogliere la richiesta della Banca d'Italia, ritenendo adempiute le condizioni per la concessione dell'assistenza giudiziaria in materia penale. La CFB ha altresì incaricato la banca C._Suisse di informare i propri clienti della domanda dell'autorità italiana, invitandoli a prendere posizione al riguardo. Essa ha inoltre specificato, per ognuno di loro, le informazioni che li concernevano. Con lettera del 25 settembre 2005 alla ritrasmissione si sono tra l'altro opposti A._, titolare della relazione X._, e la B._SA, di cui lo stesso A._ è beneficiario economico.\nD. Preso atto dell'opposizione inoltrata, il 26 ottobre 2006 la Camera di assistenza amministrativa della Commissione federale delle banche ha formalmente deciso di autorizzare la trasmissione alle autorità penali italiane delle informazioni seguenti:\n\"A._ è avente diritto economico di una relazione personale, conosciuta con lo pseudonimo di X._, e di una relazione intestata alla B._SA, Panama, presso la banca C._Suisse. [...] La relazione X._ è stata aperta in data 3 dicembre 2004 da A._, mentre la relazione B._SA, Panama, è stata aperta il 30 dicembre 2004 da un fiduciario luganese. Il 9 dicembre 2004 questa relazione ha ottenuto una linea di credito di EUR 10 mio, integralmente garantita dalla banca C._. Questa garanzia è stata fornita con il pegno di un deposito in obbligazioni di EUR 30 mio di proprietà della banca C._ presso la banca C._Suisse. Dal 10 al 15 dicembre 2004 X._ ha acquistato 532'000 azioni della banca D._SpA per un totale di EUR 9'725'880. In data 30 dicembre 2004 le azioni sono state trasferite dalla relazione X._ sulla seconda relazione di A._, B._SA. L'11 gennaio 2005 B._SA ha ordinato la vendita di tutte le azioni precedentemente acquistate al prezzo di EUR 10'611'804. L'operazione sui titoli D._ è l'unica effettuata sul conto X._\".\nLa decisione ricordava inoltre alla Banca d'Italia che le suddette informazioni potevano venir utilizzate soltanto ai fini della procedura penale relativa al tentativo di scalata alla banca D._SpA, mentre la trasmissione ad altre autorità richiedeva una nuova autorizzazione della CFB.\nLa decisione ricordava inoltre alla Banca d'Italia che le suddette informazioni potevano venir utilizzate soltanto ai fini della procedura penale relativa al tentativo di scalata alla banca D._SpA, mentre la trasmissione ad altre autorità richiedeva una nuova autorizzazione della CFB.\nE. Il 17 novembre 2006 A._ e la B._SA hanno presentato un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale, con cui chiedono di annullare la decisione emanata dalla Camera di assistenza amministrativa della CFB il 26 ottobre precedente. In sintesi, sostengono che l'autorizzazione alla ritrasmissione non andrebbe concessa in quanto verrebbero aggirate le regole dell'assistenza giudiziaria in materia penale, essi si troverebbero privati delle garanzie derivanti dal principio di specialità e non sarebbe adempiuto il requisito della doppia punibilità.\nChiamata ad esprimersi, la Commissione federale delle banche postula la reiezione del gravame.\nChiamata ad esprimersi, la Commissione federale delle banche postula la reiezione del gravame.\nF. Su richiesta del Giudice delegato, il 16 aprile 2007 la CFB ha fatto pervenire al Tribunale federale, in aggiunta agli atti prodotti con la risposta, copia della decisione di autorizzazione del controllo sul posto nonché del rapporto ispettivo della Banca d'Italia presso la banca C._Suisse, nella sua integralità e in una versione ridotta. Con lettera accompagnatoria, inviata anche al patrocinatore dei ricorrenti, l'autorità inferiore ha chiesto che tali documenti, in forma integrale, rimanessero riservati e ad uso esclusivo del Tribunale.\nIl 16 maggio 2007 il Tribunale federale ha trasmesso agli insorgenti la versione ridotta del rapporto ispettivo, ha indicato che ne avrebbe tenuto conto soltanto in tale misura e si sarebbe fondato sulla decisione del 23 novembre 2005 limitatamente agli estratti già pubblicati (Bollettino CFB 49\/2006 pag. 114) ed ha infine rilevato che le parti di tali documenti a loro riferite e non riguardanti dei terzi sono effettivamente solo quelle rese accessibili."} -{"id":"1dfd5e04-bef5-4e06-90bb-624a25b439e8","text":"Fatti:\nA.\nIl 25 aprile 2019 A._ ha presentato al Ministero pubblico una denuncia penale contro il fratello B._ per i titoli di appropriazione indebita, furto, danneggiamento, truffa, minaccia, coazione e falsità in documenti. La denunciante gli rimprovera in particolare di avere abusato delle condizioni di salute della madre, nei confronti della quale è stata istituita una curatela di rappresentanza per l'amministrazione dei beni, inducendola ad atti pregiudizievoli del patrimonio di famiglia e degli interessi ereditari della denunciante stessa.\nB.\nDopo alcuni atti che non occorre qui evocare, con decisione del 3 luglio 2019 il Procuratore pubblico (PP) ha decretato il non luogo a procedere per quanto riguarda i reati di appropriazione indebita, furto, truffa e coazione. Riguardo al reato di falsità in documenti, il PP ha comunicato che avrebbe eseguito ulteriori atti istruttori, precisando altresì che, non essendo direttamente e personalmente toccata dal reato, la denunciante non poteva costituirsi accusatrice privata.\nC.\nContro il decreto di non luogo a procedere, A._ ha presentato un reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) che, statuendo il 15 ottobre 2019, l'ha parzialmente accolto. La Corte cantonale ha annullato il decreto di non luogo a procedere riguardo ai reati di appropriazione indebita, furto e truffa, siccome prematuro, non avendo il PP innanzitutto accertato se la comunione ereditaria, composta dalla reclamante, dal fratello e dalla loro madre, fosse stata sciolta o meno con riferimento a tutti i beni. La CRP ha per contro confermato il decreto di non luogo a procedere per quanto concerne il reato di coazione riguardo ad un episodio in cui il denunciato avrebbe minacciato la reclamante. Ha inoltre rilevato che il procedimento penale era ancora pendente dinanzi al PP riguardo all'ipotesi di danneggiamento. La Corte cantonale ha quindi rinviato gli atti al magistrato inquirente per procedere nei suoi incombenti nel senso dei considerandi.\nD.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso del 15 novembre 2019 al Tribunale federale, chiedendo di annullare il decreto di non luogo a procedere anche per quanto riguarda il reato di coazione. La ricorrente fa valere la violazione dell' e di diverse norme del Codice di procedura penale (CPP).\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto della Corte cantonale."} -{"id":"b08599be-521e-4ef4-9f99-41e5700bd231","text":"Fatti:\nA.\nB.A._, cittadina kosovara, si è trasferita in Svizzera nel novembre 2009 per ricongiungersi con il marito C.A._, di nazionalità elvetica. A tale scopo ha ottenuto un permesso di dimora.\nIl 29 settembre 2011, il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha riconosciuto a C.A._ un diritto a 1\/4 di rendita di invalidità (Al) a far tempo dal 1° agosto 2009.\nB.\nB.A._ ha una figlia di primo letto, che si chiama A.A._ (2001) e che è stata affidata alla madre al momento del divorzio dei genitori (sentenza dell'8 settembre 2006 del Tribunale distrettuale di X._).\nPreso atto della situazione finanziaria in cui versava la famiglia A._, nel dicembre 2011 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha respinto una prima domanda presentata da A.A._ per ottenere un'autorizzazione per ricongiungersi con la madre.\nC.\nNel luglio 2013 A.A._ è arrivata in Svizzera senza il necessario visto. Una decina di giorni dopo il suo arrivo ha chiesto di nuovo il rilascio di un permesso di dimora per ricongiungersi con la madre, a sostegno del quale ha prodotto: la citata sentenza dell'8 settembre 2006 del Tribunale di X._, un'autorizzazione all'espatrio rilasciata dal padre il 6 gennaio 2011, una dichiarazione del 13 agosto 2012 con cui quest'ultimo l'autorizza a viaggiare all'estero accompagnata dalla madre, una garanzia finanziaria e di sostentamento fornita da C.A._, attuale coniuge della madre.\nD.\nRilevato che la famiglia A._ non dispone né di mezzi finanziari sufficienti per il sostentamento di A.A._ né di un alloggio confacente per ospitarla, il 22 luglio 2014 la Sezione della popolazione ha respinto l'istanza di ricongiungimento familiare.\nNel risultato, la decisione della Sezione della popolazione è stata in seguito confermata, sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale cantonale amministrativo, espressosi in merito con sentenza del 31 marzo 2016. Pur riconoscendo che la madre dispone di un alloggio adeguato, ha infatti considerato che vi fosse un concreto rischio di dipendenza dall'aiuto sociale e che mancasse la dimostrazione del sussistere i requisiti per un trasferimento dal punto di vista del diritto civile.\nE.\nL'11 maggio 2016, A.A._ si è rivolta al Tribunale federale domandando: in via principale, la riforma della sentenza di ultima istanza cantonale e la concessione del permesso richiesto; in via subordinata, l'annullamento della sentenza di ultima istanza cantonale e il rinvio dell'incarto a quest'ultima per nuovo giudizio.\nIl Tribunale amministrativo ticinese si è riconfermato nel proprio giudizio. Chiedendo il rigetto del ricorso, ad esso ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Governo ticinese si è invece rimesso alle valutazioni di questa Corte."} -{"id":"50c3a18d-2eac-4b37-aa52-b842dde38d8a","text":""} -{"id":"28c577b6-f649-4538-8776-2973c8bbf807","text":""} -{"id":"44e568d3-e5a6-414a-a2d3-68301d2a3881","text":"Fatti:\nA.\nCon decreto d'accusa del 30 novembre 2018, l'Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione ha ritenuto A._ autrice colpevole di infrazione alla legge federale sugli stranieri e ne ha proposto la condanna alla multa di fr. 150.-- oltre al pagamento delle tasse e spese di giustizia.\nA._ ha interposto opposizione.\nB.\nL'8 maggio 2019 il Presidente della Pretura penale ha riconosciuto A._ autrice colpevole di contravvenzione alla legge federale sugli stranieri per aver notificato l'attività lucrativa presso la ditta B._ solo dopo il suo inizio. L'ha quindi condannata alla multa di fr. 150.-- oltre al pagamento delle tasse e spese di giustizia.\nC.\nCon sentenza dell'11 maggio 2020, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha accolto l'appello presentato da A._ e l'ha prosciolta da ogni accusa, ponendo gli oneri processuali di prima e seconda istanza a carico dello Stato.\nD.\nL'Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale. Postula l'annullamento della sentenza della CARP e, in via principale, la condanna di A._ per contravvenzione alla legge federale sugli stranieri alla multa di fr. 150.--, subordinatamente il rinvio dell'incarto all'autorità precedente per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1916cf0e-b774-4283-a81f-a17249badeb8","text":""} -{"id":"1f2f6e33-c0a6-4b6c-83a1-7fbd008cbcca","text":"Fatti:\nA. Nel luglio del 2007 la A._SA ha presentato al Municipio di Paradiso una domanda di costruzione per un piano di quartiere e per l'edificazione di sei edifici contigui, con un'autorimessa comune, destinati ad appartamenti, uffici e negozi sul fondo part. n. 132 di Paradiso, su cui sorgeva un tempo una fabbrica di birra, demolita dopo la cessazione dell'attività. La proprietà, di complessivi 11'117 m2, è ubicata nella zona residenziale intensiva RI 7 del piano regolatore comunale, in un comparto soggetto a piano di quartiere.\nB. Alla domanda si sono tra gli altri opposti D.C._, C.C._, E.C._ e F.C._, G._ e la B._SA, proprietari di fondi confinanti o immediatamente vicini a quello dedotto in edificazione. Acquisito il preavviso favorevole dell'Autorità cantonale, con decisione del 12 dicembre 2007 il Municipio di Paradiso ha rilasciato la licenza edilizia per il piano di quartiere e per l'edificazione delle opere progettate, respingendo nel contempo le opposizioni dei vicini. Adito dagli opponenti, con risoluzione del 24 giugno 2008 il Consiglio di Stato del Cantone ha confermato la licenza edilizia alle condizioni che eventuali camini fossero ulteriormente approvati come piani speciali, che i locali esposti al rumore interessati dal superamento dei valori limite d'immissione fossero dotati di finestre insonorizzanti e che la parte bassa del blocco A fosse arretrata fino a 7 m dal confine.\nC. Con sentenza del 7 gennaio 2009 il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto i ricorsi degli opponenti ed ha annullato sia la risoluzione governativa che confermava il permesso di piano di quartiere e la licenza edilizia sia la licenza edilizia comunale. Ha rilevato che a torto il piano di quartiere era stato elaborato solo per il fondo part. n. 132, mentre avrebbe dovuto obbligatoriamente coinvolgere anche i proprietari dei fondi confinanti part. n. 143, 148 e 149. Ha poi ritenuto che, tenendo conto dei camini, l'altezza massima era superata di 0,15 m. Ha per contro considerato infondate le censure relative alla misurazione dell'altezza sotto il profilo della sistemazione del terreno e della sporgenza dell'autorimessa sotterranea. La Corte cantonale ha per finire pure respinto le critiche in materia di distanze, posteggi e immissioni foniche.\nD. La A._SA impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di confermare la licenza edilizia all'ulteriore condizione che la quota del tetto sia abbassata di 0,15 m. In via subordinata postula il rinvio degli atti alla precedente istanza per una nuova decisione. La ricorrente fa valere la violazione della garanzia della proprietà, del divieto dell'arbitrio e dell'autonomia comunale.\nE. La Corte cantonale si conferma nella sua sentenza, mentre il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale. Pure il Municipio di Paradiso si rimette al giudizio di questa Corte, precisando comunque di condividere il punto di vista della ricorrente riguardo all'estensione del piano di quartiere. Gli opponenti postulano la reiezione del gravame. La ricorrente ha in seguito presentato una replica, alla quale ha duplicato l'opponente G._. Gli opponenti C._ si sono per contro espressi sulla risposta del Municipio."} -{"id":"00567408-c388-4e3a-9628-402db891ab44","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 29 settembre 2015 il Giudice della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione, per avere, a Piotta, il 17 agosto 2014, causato un serio pericolo per la sicurezza, circolando con un'autovettura Mercedes alla velocità di 124 km\/h (dedotto il margine di tolleranza), accertata dalla polizia mediante un apparecchio radar, malgrado il limite vigente di 80 km\/h. L'imputato è stato condannato alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 420.-- ciascuna, per complessivi fr. 25'200.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, alla multa di fr. 2'000.-- e al pagamento delle spese processuali. Il Giudice della Pretura penale ha contestualmente stabilito che, in caso di mancato pagamento, la multa sarà sostituita con una pena detentiva di 20 giorni.\nB.\nAdita dall'imputato, con sentenza del 28 gennaio 2016 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha sostanzialmente confermato il giudizio di primo grado. Ha nondimeno stabilito in due anni il periodo di prova della sospensione condizionale e fissato in cinque giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento della multa.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di riformarla nel senso di proscioglierlo dall'imputazione di grave infrazione alle norme della circolazione e di porre gli oneri processuali delle precedenti istanze a carico dello Stato del Cantone Ticino. In via subordinata, chiede che la sentenza impugnata sia annullata e che gli atti siano rinviati alla Corte cantonale per un nuovo giudizio sulla base delle considerazioni del Tribunale federale.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"00140a9d-5265-455d-98ef-d97ded672b20","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 1° dicembre 1998 X._ ha denunciato Y._ per estorsione aggravata, appropriazione indebita aggravata e falsità in documenti, costituendosi nel contempo parte civile. Il Procuratore pubblico del Cantone Ticino avv. J._ (PP), promossa l'accusa contro il denunciato ed esperita l'istruzione formale, ha ordinato, il 29 dicembre 2000, il deposito degli atti. L'8 gennaio 2001 X._ ha presentato alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) una domanda di ricusa del PP. La Corte cantonale ha respinto l'istanza con decisione del 2 marzo 2001, che X._ ha impugnato, senza successo, dinanzi al Tribunale federale (sentenza del 19 luglio 2001, causa 1P.245\/2001, apparsa parzialmente in RDAT I-2002 n. 10 pag. 190).\nA. Il 1° dicembre 1998 X._ ha denunciato Y._ per estorsione aggravata, appropriazione indebita aggravata e falsità in documenti, costituendosi nel contempo parte civile. Il Procuratore pubblico del Cantone Ticino avv. J._ (PP), promossa l'accusa contro il denunciato ed esperita l'istruzione formale, ha ordinato, il 29 dicembre 2000, il deposito degli atti. L'8 gennaio 2001 X._ ha presentato alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) una domanda di ricusa del PP. La Corte cantonale ha respinto l'istanza con decisione del 2 marzo 2001, che X._ ha impugnato, senza successo, dinanzi al Tribunale federale (sentenza del 19 luglio 2001, causa 1P.245\/2001, apparsa parzialmente in RDAT I-2002 n. 10 pag. 190).\nB. Il 27 agosto 2001 il PP ha notificato alle parti la chiusura dell'istruzione formale e il 29 agosto 2001 ha decretato l'abbandono del procedimento penale contro il denunciato. X._ ha impugnato questa decisione dinanzi al Giudice dell'istruzione e dell'arresto del Cantone Ticino (GIAR) che, con giudizio del 10 settembre 2001, ha respinto il gravame. Un ricorso di diritto pubblico presentato da X._ contro questa decisione è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza del 31 ottobre 2001 (causa 1P.649\/2001).\nB. Il 27 agosto 2001 il PP ha notificato alle parti la chiusura dell'istruzione formale e il 29 agosto 2001 ha decretato l'abbandono del procedimento penale contro il denunciato. X._ ha impugnato questa decisione dinanzi al Giudice dell'istruzione e dell'arresto del Cantone Ticino (GIAR) che, con giudizio del 10 settembre 2001, ha respinto il gravame. Un ricorso di diritto pubblico presentato da X._ contro questa decisione è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza del 31 ottobre 2001 (causa 1P.649\/2001).\nC. Con un unico giudizio del 4 luglio 2002, la CRP ha respinto, in quanto ricevibili, un'istanza di ricusa del 3\/4 settembre 2001 presentata dal denunciante nei confronti del PP e un'istanza di revoca del decreto di abbandono del procedimento penale; ha inoltre dichiarato inammissibile una proposta di atto di accusa.\nC. Con un unico giudizio del 4 luglio 2002, la CRP ha respinto, in quanto ricevibili, un'istanza di ricusa del 3\/4 settembre 2001 presentata dal denunciante nei confronti del PP e un'istanza di revoca del decreto di abbandono del procedimento penale; ha inoltre dichiarato inammissibile una proposta di atto di accusa.\nD. X._ impugna questa sentenza con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, in via preliminare, di concedere effetto sospensivo al gravame e di metterlo al beneficio dell'assistenza giudiziaria (nel senso di esonerarlo dalle spese processuali e dal fornire ripetibili e di concedergli il gratuito patrocinio) e, nel merito, di annullare la decisione impugnata.\nY._ postula la reiezione dell'impugnativa. Il Ministero pubblico del Cantone Ticino propone di respingere il ricorso, rimettendosi nondimeno al giudizio del Tribunale federale, conclusione, quest'ultima, formulata anche dalla CRP.\nY._ postula la reiezione dell'impugnativa. Il Ministero pubblico del Cantone Ticino propone di respingere il ricorso, rimettendosi nondimeno al giudizio del Tribunale federale, conclusione, quest'ultima, formulata anche dalla CRP.\nE. Avverso la decisione impugnata il ricorrente ha inoltrato altresì, a titolo puramente cautelare, un ricorso per cassazione al Tribunale federale, dichiarato inammissibile con sentenza del 20 agosto 2002 (causa 6S.333\/2002)."} -{"id":"27ad8a82-f22d-49eb-9c48-3ab2359b8a39","text":"Fatti:\nA.\nIl 27 febbraio 2015 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato il permesso di dimora UE\/AELS di cui A._ (1985), cittadina italiana, era titolare dal maggio 2014. Questa decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato (7 ottobre 2015), poi dal Tribunale cantonale amministrativo (9 gennaio 2017) e, infine, dal Tribunale federale (sentenza 2C_204\/2017 del 12 giugno 2018). L'istanza di revisione esperita contro quest'ultimo giudizio è stata respinta dal Tribunale federale il 10 agosto 2018 (sentenza 2F_13\/2018).\nIn seguito ad un iter che non occorre qui evocare, A._ ha presentato il 10 settembre 2018 una nuova domanda volta al rilascio di un (nuovo) permesso di dimora UE\/AELS. L'istanza è stata respinta dalla Sezione della popolazione il 10 ottobre 2018. Il 12 novembre successivo A._ si è rivolta al Tribunale d'appello per contestare questo giudizio, chiedendo nel contempo con due istanze separate la ricusa del Consiglio di Stato e del Tribunale cantonale amministrativo.\nB.\nCon sentenza del 12 dicembre 2018 il Tribunale cantonale amministrativo ha in primo luogo respinto, in quanto ammissibili, le istanze di ricuse di sé stesso e del Consiglio di Stato. Ha poi dichiarato inammissibile per mancato esaurimento delle vie di ricorso il gravame esperito contro la decisione del 10 ottobre 2018 e ha, di conseguenza, trasmesso gli atti al Consiglio di Stato per competenza e per decisione nel merito. Infine, ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria dell'insorgente e ha posto a suo carico le spese processuali.\nC.\nIl 30 gennaio 2019 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso con cui chiede che, previo conferimento dell'effetto sospensivo allo stesso, il Consiglio di Stato e il Tribunale cantonale amministrativo siano ricusati e che la sentenza del 12 dicembre 2018 sia annullata. Domanda inoltre di essere esentata dal dovere pagare spese processuali.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"147d7074-ef9b-4311-b043-d7036e779e1e","text":""} -{"id":"6b20881f-40eb-467e-b989-2d80f17f6e0c","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 5 ottobre 2016 la Corte delle assise criminali ha dichiarato A._ autrice colpevole di ripetuta appropriazione indebita qualificata, per avere, nell'esercizio della sua professione di avvocato, indebitamente impiegato, a profitto proprio e di terzi, valori patrimoniali affidatile, in particolare, nel periodo dal 4 novembre 2009 al 10 maggio 2011, euro 454'193.90 e fr. 25'000.-- di pertinenza di B._ nonché euro 50'000.-- di pertinenza di C._. L'imputata è inoltre stata riconosciuta autrice colpevole di ripetuta sottrazione di cose requisite o sequestrate, per avere, nel periodo dal 4 novembre 2009 al 18 novembre 2010, sottratto e disposto degli importi sottoposti a sequestro penale nelle sue mani di euro 362'188.90 e fr. 25'000.-- di pertinenza di B._. È altresì stata dichiarata autrice colpevole di ripetuta coazione, in parte tentata, per avere, il 23 aprile 2010, minacciandolo di grave danno, compiuto senza risultato tutti gli atti necessari per indurre C._ ad atti pregiudizievoli del proprio patrimonio, presentandogli per il pagamento tre note professionali per complessivi euro 2'308'020.--, nonché, nel periodo dal 7 giugno 2010 al 13 dicembre 2010, intralciato la libertà di agire di B._ costringendolo a tollerare la mancata consegna di atti e documenti di sua pertinenza. Le è inoltre stato rimproverato di avere commesso tale reato nel periodo dall'8 luglio 2010 al 13 dicembre 2010 anche ai danni di E._. A._ è infine stata riconosciuta autrice colpevole di ripetute soppressioni di documento ai danni di E._ e di C._ e di ripetuta diffamazione, per avere offeso l'onore di diverse persone tra cui D._. Ella è poi stata prosciolta da ulteriori imputazioni con riferimento ad altri fatti ed è stata condannata alla pena detentiva di 24 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, parzialmente aggiuntiva a una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere di fr. 400.-- ciascuna inflittale con un decreto d'accusa del 12 settembre 2013 del Ministero pubblico del Cantone Ticino. Di questa pena pecuniaria è inoltre stata revocata la sospensione condizionale. Gli ulteriori punti del dispositivo non devono essere qui evocati.\nB.\nCon sentenza del 29 gennaio 2019 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha parzialmente accolto sia l'appello dell'imputata sia l'appello incidentale del Procuratore pubblico contro il giudizio di primo grado. La Corte cantonale ha dichiarato A._ autrice colpevole di ripetuta appropriazione indebita qualificata, per avere indebitamente impiegato, a profitto proprio e di terzi, valori patrimoniali affidatile, segnatamente, a partire dal 31 dicembre 2009, di euro 137'340.99 di pertinenza di B._, nonché di tentata estorsione, per avere, il 23 aprile 2010, minacciandolo di grave danno, compiuto senza risultato tutti gli atti necessari per indurre C._ ad atti pregiudizievoli al proprio patrimonio, presentandogli per il pagamento tre note professionali per complessivi euro 2'308'020.--. L'imputata è pure stata riconosciuta autrice colpevole di ripetuta diffamazione, per avere offeso l'onore di diverse persone, tra cui D._, nei confronti del quale è parimenti stata ritenuta colpevole di ingiuria. A._ è per contro stata prosciolta dalle rimanenti imputazioni. Confermata la revoca della pena pecuniaria inflittale con il decreto d'accusa del 12 settembre 2013, la Corte cantonale l'ha condannata alla pena detentiva di 20 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere di fr. 30.-- ciascuna, per complessivi fr. 1'350.--. Degli ulteriori punti del dispositivo non è necessario fare menzione.\nLa sentenza della CARP è stata intimata il 30 gennaio 2019 al difensore d'ufficio dell'imputata e a lei medesima.\nC.\nA._ impugna personalmente questa sentenza con un ricorso in materia penale depositato l'11 marzo 2019 al Tribunale federale, chiedendo in particolare di annullarla e di essere prosciolta dalle imputazioni di ripetuta appropriazione indebita qualificata, tentata estorsione e ingiuria. Postula l'annullamento della pena detentiva e della revoca della sospensione condizionale della precedente condanna, oltre ad ulteriori conclusioni su altri punti del dispositivo che non occorre evocare. La ricorrente chiede inoltre di conferire al gravame l'effetto sospensivo e di ammetterla al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nD.\nLa Corte cantonale rinuncia a formulare osservazioni. Il Ministero pubblico chiede di respingere il gravame. B._ e C._ chiedono di respingerlo nella misura della sua ammissibilità, mentre D._ non si è espresso."} -{"id":"489e6d39-7299-4f29-9b45-c9af5bbbbdbc","text":""} -{"id":"227adb01-1607-43f1-8354-781b58f396b8","text":""} -{"id":"588fc26c-69cc-4727-8b97-0edc0f6e01af","text":""} -{"id":"20ef71ff-fa37-48d7-8f60-e91c8e7a89f1","text":"Fatti:\nA.\nIn data 19 dicembre 2019 il Promotore di giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B._, C._, D._, E._ e altre persone per titolo di abuso di autorità, peculato, corruzione, riciclaggio di denaro, autoriciclaggio e impiego di proventi di attività criminose, nonché per associazione a delinquere. Le indagini si riferiscono a un'operazione d'investimento immobiliare a Londra, effettuata presumibilmente con finalità speculative e finanziata, in parte, con denaro nella disponibilità della Segreteria di Stato e da questa posseduto con vincolo di scopo per il sostegno di attività con fini religiosi e caritatevoli del Santo Padre (cosiddetto obolo di San Pietro). L'autorità estera ha chiesto di acquisire la documentazione concernente le relazioni bancarie dell'inquisito B._ e delle società a lui riconducibili, nonché il sequestro dei relativi valori.\nB.\nCon decisione di chiusura del 4 agosto 2020, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità vaticane di svariata documentazione relativa a una relazione presso F._SA intestata al citato indagato e confermato il sequestro del conto. Adita da quest'ultimo, con decisione del 14 dicembre 2020 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto il ricorso e accertato che la domanda di dissequestro a titolo provvisionale della relazione litigiosa era quindi divenuta priva di oggetto.\nC.\nAvverso questa sentenza B._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede preliminarmente di poter completare la motivazione del ricorso e, nel merito, di annullare la decisione della CRP, quella di chiusura del MPC, di respingere la domanda di assistenza estera e di sbloccare il conto litigioso.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto della CRP."} -{"id":"08ccf218-3158-4abd-9dcf-d20826373e08","text":""} -{"id":"eeebd7b7-487f-4558-8494-b3fcf7467fbf","text":"Fatti:\nA.\nNel 2012 B._ ha iniziato a collaborare con la A._SA in qualità di consulente ed è stato assunto alle dipendenze della predetta società a partire dal 1° settembre 2012 con la funzione di \" Country Manager per il Nord Italia \" e un salario di \" EUR 3'000.00 mensili lordi al cambio fisso di 1.2015 x 12 mensilità \". Con e-mail del 29 agosto 2013 la società ha informato il dipendente di ritenere concluso il rapporto di lavoro con effetto retroattivo al mese di aprile 2013, non potendo essa continuare a sostenere costi ripetitivi. Fra le parti è sorta una controversia concernente la fine del rapporto di lavoro.\nB.\nLa Pretora del distretto di Lugano ha, con sentenza 3 ottobre 2014, accolto la petizione con cui B._ ha chiesto di condannare la A._SA a pagargli fr. 29'999.-- lordi, oltre interessi, per i salari arretrati per i mesi da settembre a dicembre 2012 e da maggio a settembre 2013.\nC.\nCon sentenza 22 maggio 2015 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui era ricevibile, l'appello presentato dalla A._SA e ha confermato la sentenza pretorile. Essa ha rigettato la censura secondo cui il giudizio di prima istanza, che la condanna al pagamento di una somma di denaro in franchi svizzeri, viola l' perché le parti avrebbero pattuito il salario in euro. Ha pure considerato infondato l'appello con riferimento alla rimunerazione per i mesi da settembre a dicembre 2012.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 2 luglio 2015 la A._SA chiede, in via principale, la riforma della sentenza di appello nel senso di respingere la petizione. In via subordinata postula l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio degli atti all'autorità inferiore per nuovo giudizio. Afferma, in estrema sintesi, che la Corte cantonale ha violato l' e accertato i fatti in maniera arbitraria.\nCon risposta 3 settembre 2015 B._ propone la reiezione del ricorso.\nLa ricorrente ha spontaneamente introdotto una replica 21 settembre 2015 a cui è seguita la duplica 7 ottobre 2015 dell'opponente."} -{"id":"586dc963-406d-4567-bb78-8d88379cf713","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ e B._ si sono sposati nel 1988. Al momento del matrimonio non erano assicurati in Svizzera e non disponevano di averi del secondo pilastro. Il 1° gennaio 2007 A._ ha prelevato fr. 91'600.- dal suo conto di libero passaggio per finanziare l'acquisto dell'abitazione della coppia in comproprietà tra i due coniugi (due proprietà per piani, di seguito PPP n. 5691 e n. 5692). Il 18 febbraio 2016 A._ ha promosso una petizione di divorzio. Al momento dell'introduzione della petizione, A._ disponeva di una prestazione di libera uscita per il 2° pilastro di fr. 108'559.75, mentre B._ disponeva di un importo di fr. 52'585.90. In seguito alla procedura civile di scioglimento della comproprietà dell'abitazione comune, la proprietà n. 5692 è stata assegnata ad A._, la quale è stata tenuta a versare un conguaglio di fr. 27'895.- a B._ (giudizio della prima Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino del 9 aprile 2018).\nA.b. Con decisione del 5 dicembre 2018 il Pretore di U._ ha sciolto per divorzio il matrimonio contratto da A._ e B._ e, per quanto qui d'interesse, dopo avere accertato la proprietà esclusiva di A._ delle PPP n. 5691 e n. 5692, ha stipulato che \"le parti concordano in merito alla suddivisione a metà dei rispettivi averi previdenziali di secondo pilastro accumulati durante il matrimonio. Occorrerà tenere in debito conto l'importo di franchi 91'600.- tolto dalla moglie dalla propria Cassa pensione e investito nell'acquisto dei due appartamenti. Appartamenti che al momento dell'acquisto sono stati intestati 1\/2 ciascuno\" (punto 6 dell'accordo omologato dal Pretore nella sentenza di divorzio del 5 dicembre 2018). Per l'attribuzione della proprietà esclusiva della PPP n. 5691, A._ ha versato fr. 115'000.- all'ex marito (punto 2 dell'accordo).\nB.\nIn assenza di un'intesa sul conguaglio della previdenza professionale, il Pretore ha rimesso la causa al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino competente in merito. Dopo avere sentito le parti e acquisito agli atti la documentazione degli istituti di previdenza, il Tribunale cantonale ha deciso che l'avere di previdenza acquisito durante il matrimonio da A._ e soggetto a divisione ammontava a fr. 200'159.75 (compreso l'importo di fr. 91'600.- già prelevato) e quello di B._ ammontava a fr. 52'585.90, da cui un importo in favore dell'istituto di previdenza del marito di fr. 73'786.93 (giudizio del 10 ottobre 2019).\nC.\nA._ inoltra il 13 novembre 2019 (timbro postale) un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede la riforma del giudizio cantonale nel senso di rinunciare alla divisione degli averi del secondo pilastro degli ex coniugi per motivi gravi imputabili all'ex marito. In via subordinata ella chiede di riconoscere che il suo avere di previdenza acquisito durante il matrimonio è di fr. 108'559.75 (fr. 200'159.75 meno l'importo di fr. 91'600.-) e quello dell'ex marito di fr. 52'585.90, con il conseguente ordine al suo istituto di previdenza di versare presso l'istituto di previdenza di B._ l'importo di fr. 29'986.93 (recte: fr. 27'986.93)."} -{"id":"1aa3e502-41e4-4371-b89f-fa5e515f6b1d","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 16 febbraio 2015 B._ Sagl, società a garanzia limitata avente per scopo la gestione e l'amministrazione di ristoranti, bar, caffè, alberghi, pensioni e ogni altra forma d'esercizio pubblico, nonché la vendita di prodotti alimentari, ha comunicato a Generali Assicurazioni Generali SA (di seguito: la Generali) che il 15 febbraio 2015 A._, direttore artistico, nato nel 1970, è caduto dalle scale mentre stava trasportando bevande. Egli ha riportato disturbi alla spalla destra e a livello cranico e celebrale. La Generali ha assunto il caso e corrisposto le prestazioni di legge.\nLa Generali con decisione del 12 febbraio 2016 ha dichiarato estinto il diritto alle prestazioni per i disturbi cervicali dal 15 maggio 2015, mentre per i disturbi alla spalla destra dal 31 dicembre 2015.\nIn seguito all'opposizione di A._, la Generali ha svolto ulteriori accertamenti presso il datore di lavoro e il suo fiduciario. Con decisione su opposizione del 16 settembre 2016, procedendo a una reformatio in peius, la Generali ha negato il diritto a ogni prestazione per l'evento del 15 febbraio 2015 e ha condannato A._ alla restituzione di fr. 48'014.20 (fr. 5'549.15 per cure mediche e fr. 42'465.25 per indennità giornaliera).\nA.b. Il 7 marzo 2017 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha emesso nei confronti di A._ un decreto di accusa per i titoli di truffa e contravvenzione alla LAINF, proponendo l'applicazione di una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere, sospese condizionalmente per due anni, e una multa di fr. 500.-. Con decreto di abbandono del medesimo giorno l'autorità inquirente ha archiviato il caso per il titolo di falsità in documenti. Contro il decreto di accusa A._ ha interposto opposizione. La causa è tuttora pendente alla Pretura penale del Cantone Ticino.\nB.\nB.a. Il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con giudizio del 24 aprile 2017 il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nB.b. Con lettera del 9 maggio 2017 A._ ha chiesto alla Corte cantonale l'invio di copie presenti nel fascicolo. Tale domanda è stata respinta con lettera del 10 maggio 2017.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede sostanzialmente l'annullamento del giudizio cantonale, il rimborso delle spese mediche, il versamento delle indennità giornaliere, o comunque sia un loro ricalcolo, e la concessione di un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI). A._ richiede inoltre la concessione dell'effetto sospensivo e dell'assistenza giudiziaria con l'attribuzione di un avvocato.\nLa Generali ha postulato la reiezione del ricorso e ha osservato che l'importo oggetto di restituzione è stato nel frattempo parzialmente compensato con l'importo di fr. 28'947.- relativo a rendite AI arretrate, riducendo l'ammanco a fr. 19'067.40. L'assicuratore non si è opposto alla concessione dell'effetto sospensivo fino a concorrenza di quell'importo. La Corte cantonale ha rinunciato a presentare osservazioni.\nIl Tribunale federale con decreto del 3 agosto 2017 ha concesso l'effetto sospensivo limitatamente all'obbligo di restituzione di fr. 19'067.40."} -{"id":"12893444-3c59-406b-829c-904ce9d6b5a2","text":"Fatti:\nA.\nIl 27 gennaio 2015 A._ ha impugnato dinanzi al Tribunale amministrativo del Cantone Ticino la decisione del 23 dicembre 2014 con cui il Consiglio di Stato ticinese ha confermato il rifiuto di rilasciarle un permesso di domicilio nonché la revoca del permesso di dimora - di cui era titolare dal 2008 in seguito al suo matrimonio con un cittadino svizzero - decisi il 4 febbraio 2014 dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni.\nInvitata il 30 gennaio 2015 a versare entro il 16 febbraio successivo un anticipo delle spese di fr. 1'500.-- l'interessata, dietro sua richiesta, ha ottenuto una proroga del citato termine fino al 26 febbraio 2015, con l'avvertenza che, in assenza di pagamento entro il termine assegnato, il ricorso sarebbe stato dichiarato inammissibile (art. 47 cpv. 3 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013, LPAmm; RL\/TI 3.3.1.1). Con sentenza del 10 marzo 2015, il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo ha dichiarato irricevibile il gravame, l'anticipo delle spese essendo stato ricevuto con valuta 27 febbraio 2015.\nB.\nIl 29 aprile 2015 A._ si è rivolta al Tribunale federale, chiedendo che la sentenza cantonale sia annullata e gli atti rinviati all'autorità precedente affinché si pronunci nel merito. Censura formalismo eccessivo nonché la violazione del principio della buona fede processuale.\nIl Tribunale federale non ha ordinato uno scambio di allegati scritti, ma si è fatto inviare, l'11 maggio 2015, l'incarto cantonale."} -{"id":"027376f6-d8c1-4b57-9d2b-4e8d288a9123","text":"Fatti:\nA.\nB._ ha stipulato con la A._SA un'assicurazione d'indennità giornaliera in caso di ricovero in ospedale con inizio dal 1° novembre 2011. L'indennità convenuta ammonta a fr. 250.-- al giorno.\nL'assicurato è stato ricoverato dal 13 novembre al 22 dicembre 2014 per una sindrome depressiva ricorrente, altri disturbi di personalità e forme miste, degenza per la quale la A._SA ha rifiutato, invocando l'art. 9 LCA, di versare indennità giornaliere.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con sentenza 29 settembre 2016 la petizione 31 marzo 2016 con cui B._ aveva chiesto l'erogazione delle prestazioni assicurative per la predetta degenza di fine 2014.\nC.\nIl 2 novembre 2016 B._ ha inoltrato un ricorso in materia civile e una domanda di assistenza giudiziaria. Il Tribunale federale ha accolto quest'ultima istanza con decreto 12 gennaio 2017 e ha designato al ricorrente quale patrocinatore l'avv. Mauro Belgeri. Con sentenza del 22 marzo 2017 ha poi, nella misura in cui era ammissibile, parzialmente accolto il ricorso in materia civile, annullato la sentenza cantonale, rinviato l'incarto all'autorità inferiore per nuovo giudizio e posto le spese giudiziarie e le ripetibili a carico della A._SA. Dopo aver stabilito che \" il rischio assicurato dev'essere considerato come accaduto il primo giorno dell'ospedalizzazione successiva alla malattia \" e ricordato il divieto dell'assicurazione retroattiva previsto dall'art. 9 LCA, il Tribunale federale ha indicato che il ricorrente aveva riconosciuto che l'ospedalizzazione della fine 2014 concerneva delle ricadute di una malattia diagnosticata prima del 2011, ragione per cui ha rinviato la causa al Tribunale cantonale delle assicurazioni affinché completi gli accertamenti per chiarire se tale malattia avesse già cagionato un ricovero prima della conclusione del contratto, ritenuto che in caso di risposta affermativa il rischio si era già realizzato e non poteva più essere assicurato.\nD.\nIl 3 maggio 2017 la A._SA ha chiesto, previo conferimento dell'effetto sospensivo al rimedio di diritto, la revisione della predetta sentenza nel senso che essa sia annullata e che sia confermato il giudizio del Tribunale cantonale. L'istante invoca l'art. 121 lett. d LTF e afferma che il Tribunale federale non ha tenuto conto, per una svista, della presenza di malattie preesistenti che hanno portato ad una ospedalizzazione, ragione per cui il ricorso dell'assicurato avrebbe semplicemente dovuto essere respinto.\nCon scritto 9 maggio 2017 il Giudice delegato del Tribunale delle assicurazioni ha informato di aver già iniziato l'istruzione per la nuova procedura. B._ ha comunicato il 30 maggio 2017 di opporsi al conferimento dell'effetto sospensivo e all'accoglimento della domanda di revisione, affermando \" di aver comunicato tutte le sintomatologie pregresse al consulente di A._SA \".\nLa Presidente della Corte adita ha conferito effetto sospensivo alla domanda di revisione con decreto 2 giugno 2017.\nL'istante ha inoltrato spontaneamente una breve replica il 13 giugno 2017."} -{"id":"f8009251-24a9-4a62-9873-79be2c180127","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito di un procedimento penale aperto in Francia nei confronti di numerose persone, per titolo di infrazione aggravata alla LStup (RS 812.121), riciclaggio () e partecipazione di malfattori a un'associazione secondo il CP francese, con distinti ordini fra febbraio e aprile del 2016, le autorità francesi hanno disposto la geolocalizzazione dal 16 febbraio al 16 giugno 2016 mediante GPS di autovetture utilizzate dagli indagati per importare\/esportare importanti quantitativi di sostanze stupefacenti. Accortesi che gli autoveicoli sono \"sconfinati\" in territorio elvetico, in data 26 maggio 2016, tramite il Giudice istruttore del Tribunale de Grande Instance di Grasse (Francia) hanno fatto inoltrare alla Svizzera una domanda di assistenza internazionale in materia penale, completata in seguito, chiedendo di autorizzare la citata sorveglianza e di individuare e sequestrare eventuali beni depositati in Svizzera frutto dei sospettati reati riconducibili agli inquisiti.\nB.\nIl 6 luglio 2016 il Procuratore pubblico ticinese (PP), richiamato l' (RS 351.1), ha ordinato a posteriori e con effetto retroattivo al 18 febbraio 2016 la richiesta sorveglianza, chiedendo al Giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC) di approvarla. Con decisione del 9 luglio seguente, il GPC, ritenuta non immediata la richiesta estera, non l'ha approvata.\nC.\nAvverso questa decisione il PP presenta un ricorso al Tribunale federale fondato sull'asserita lesione dell'. Chiede che venga approvata la richiesta sorveglianza a posteriori con effetto retroattivo.\nIl GPC si rimette al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"1d7a9216-b339-4b8d-a456-293554f9a583","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 20 dicembre 2013 il Giudice della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di diffamazione (), per avere a partire dal 6 agosto 2009, comunicando con terzi, reso sospetta una persona di condotta disonorevole mediante uno scritto pubblicato su una sua pagina internet allestita in forma di blog. L'imputato è stato condannato alla pena pecuniaria di 6 aliquote giornaliere di fr. 240.-- ciascuna, per complessivi fr. 1'440.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, alla multa di fr. 300.-- e al pagamento delle spese processuali.\nB.\nAdita dall'imputato, con sentenza del 10 marzo 2015 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) lo ha prosciolto dall'imputazione di diffamazione, ponendo gli oneri processuali di primo e di secondo grado a carico dello Stato e riconoscendogli un'indennità giusta l' di fr. 1'500.--. La Corte cantonale ha accertato l'intervenuta prescrizione dell'azione penale.\nC.\nIl Ministero pubblico impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di rinviare gli atti alla precedente istanza per un nuovo giudizio. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"0db3fc21-236f-453c-a73f-07f9b2681427","text":"Fatti:\nA.\nLa D._SA, la E._SA, A.A._ e C.A._ hanno chiesto con petizione 24 marzo 1998 al Pretore del distretto di Bellinzona di condannare B._ ed F._ (poi dimesso dalla causa) a pagare loro fr. 2'489'000.--. Con decreto 21 dicembre 2012 il Pretore ha accertato la mancanza di interesse nella lite e ha stralciato la causa senza attribuire ripetibili, ma mettendo gli oneri processuali di fr. 10'000.-- a carico degli attori.\nB.\nCon sentenza 28 ottobre 2013 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, in parziale accoglimento di un reclamo inoltrato da B._, riformato il giudizio di primo grado e condannato A.A._, C.A._ e la E._SA in liquidazione a rifondere al convenuto fr. 35'000.-- per ripetibili.\nC.\nA.A._ è insorto al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 29 novembre 2013, postulando la riforma della sentenza cantonale nel senso che il reclamo sia respinto e la decisione di primo grado confermata.\nCon risposta 6 febbraio 2014 B._ ha proposto in via principale di dichiarare il ricorso inammissibile e in via subordinata di respingerlo. Questa determinazione è stata comunicata al ricorrente con decreto del 7 febbraio 2014, avvertendolo che eventuali osservazioni dovevano pervenire al Tribunale federale entro il 24 febbraio 2014.\nIl Tribunale federale ha dichiarato il ricorso inammissibile con sentenza del 5 maggio 2014.\nD.\nIl 4 giugno 2014 A.A._ ha inoltrato, prevalendosi dell', una domanda di revisione contro tale sentenza. Egli asserisce che il giudice supplente Franco Ramelli, membro del collegio che ha deciso il suo ricorso, è stato suo legale di fiducia in pratiche che riguardavano la D._SA e che l'associato di tale giudice avrebbe pure redatto un parere su questioni concernenti questa causa.\nCon osservazioni 13 giugno 2014 il giudice supplente Franco Ramelli ha riconosciuto di aver svolto una consulenza per l'istante negli anni 2000\/2001, ma ha indicato che essa, come quella fornita in un periodo più recente dall'avvocato con cui condivide lo studio legale, non concerneva la predetta causa.\nLa Corte cantonale e B._ hanno, con scritti del 23 rispettivamente del 24 giugno 2014, rinunciato a pronunciarsi e comunicato di rimettersi al giudizio del Tribunale federale.\nIl 3 luglio 2014 A.A._ ha inoltrato delle osservazioni a quanto comunicato dal giudice supplente nelle quali chiede che quest'ultimo indichi, \" se e in quale misura egli si sia occupato di vertenze riguardanti la fallita D._SA \" e \" come il mandato precedentemente suo sia poi stato assunto dal suo collega di studio \"."} -{"id":"53634c84-cd35-4fc7-84d8-8038563b1122","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 febbraio 2013 A.A._ ha presentato al Municipio di Faido una domanda di costruzione per edificare un tunnel per il deposito di foraggio sul fondo part. n. 231 di Faido, sezione di Chiggiogna, situato nella zona agricola. L'opera è costituita da una costruzione metallica amovibile coperta da un telone, dalle dimensioni di 14 m per 7 m e alta 3 m, destinata allo stoccaggio di balle di fieno (rotoballe) per il foraggio degli animali allevati dall'azienda agricola A._. La costruzione è prevista a confine con il fondo part. n. 233, pure situato in zona agricola, e di proprietà di B._. Quest'ultimo si è opposto alla domanda, lamentando in particolare il mancato rispetto della distanza minima dal confine.\nB.\nAcquisito il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, con decisione del 3 giugno 2013 il Municipio di Faido ha rilasciato all'istante la licenza edilizia, respingendo nel contempo l'opposizione del vicino. La risoluzione municipale è stata confermata il 20 agosto 2013 dal Consiglio di Stato, adito dall'opponente.\nC.\nCon sentenza dell'11 novembre 2014 il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto un ricorso dell'opponente contro la decisione governativa, annullandola. La Corte cantonale ha contestualmente annullato la licenza edilizia, rilevando che l'opera progettata non rispettava la distanza di 4 m dal confine, prevista dalle norme di attuazione del piano regolatore comunale per la zona artigianale, applicabile per analogia anche nella zona agricola.\nD.\nA.A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 5 gennaio 2015 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Postula inoltre di confermare la decisione governativa e la licenza edilizia rilasciatagli dal Municipio. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale; censura inoltre l'arbitrarietà della decisione impugnata per avere assimilato la zona agricola a quella artigianale e invoca la violazione del principio della separazione dei poteri.\nE.\nLa Corte cantonale formula alcune precisazioni confermandosi per il resto nella propria sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale. L'opponente postula la reiezione del gravame, mentre il Municipio non formula osservazioni. È stato invitato ad esprimersi sul gravame anche l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (USTE), secondo cui, qualora il rispetto della distanza dal confine non dovesse ostare al progetto, occorrerebbe ancora verificare l'adempimento dei requisiti dell' (RS 700.1). Il ricorrente e l'opponente hanno presentato osservazioni sulle risposte il 21 maggio 2015, rispettivamente il 25 giugno 2015.\nLa I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ha trattato la causa nella seduta pubblica del 13 giugno 2018."} -{"id":"4c0b9519-f142-4d28-93b6-8d2309507106","text":"Fatti:\nA.\nL'11 febbraio 2015 B._ ha presentato al Ministero pubblico del Cantone Ticino una denuncia penale nei confronti di A._ e di altre persone per i titoli di truffa per mestiere e amministrazione infedele, in relazione a delle operazioni mediante strutture societarie e contrattuali volte in particolare a conseguire risparmi fiscali.\nB.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con decisione del 24 novembre 2020 il Procuratore pubblico (PP) ha decretato l'abbandono del procedimento penale nei confronti di A._ e degli altri due imputati. Ha inoltre posto le spese procedurali di fr. 600.-- a carico degli imputati in ragione di un terzo ciascuno ed ha negato loro il riconoscimento di un indennizzo.\nC.\nContro il decreto di abbandono, sia B._ sia A._ hanno adito mediante reclamo la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP). Il denunciante ha postulato l'annullamento del decreto di abbandono e il rinvio degli atti al PP, affinché concludesse l'istruzione penale e promuovesse l'accusa per i titoli di truffa e di amministrazione infedele. L'imputato ha contestato l'accollamento in una parte delle spese procedurali e il mancato riconoscimento di un'indennità per l'ingiusto procedimento. Con un'unica sentenza del 5 marzo 2021, la CRP ha accolto il reclamo di B._ e dichiarato privo di oggetto quello di A._. La Corte cantonale ha annullato il decreto di abbandono e rinviato gli atti al PP per procedere nei suoi incombenti nel senso dei considerandi.\nD.\nA._ impugna questa sentenza, nella misura in cui dispone l'annullamento del decreto di abbandono e il rinvio degli atti al PP, con un ricorso in materia penale del 23 aprile 2021 al Tribunale federale. Chiede di annullarla e, in via preliminare, di concedere l'effetto sospensivo al gravame.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"329e945f-3047-4ceb-a8af-1c3ff73e85c5","text":""} -{"id":"0ceca6d6-e7bf-48ae-968f-8cb010928d3a","text":"Fatti:\nA. L'8 aprile 2004 Interpol Roma ha chiesto alle autorità svizzere l'arresto ai fini estradizionali di A._, cittadino italiano, condannato con sentenza del 9 ottobre 2001 della Corte di appello di Napoli, divenuta esecutiva il 29 maggio 2002, a una pena detentiva di otto anni e sei mesi di reclusione, da scontare per intero, per il reato di concorso in detenzione e vendita continuate di sostanze stupefacenti.\nCon nota del 28 aprile 2004 l'Ambasciata d'Italia a Berna ha presentato una domanda formale di estradizione. Il 6 maggio 2004 l'interessato è stato arrestato sulla base di un ordine di arresto in vista d'estradizione emesso dall'Ufficio federale di giustizia (UFG) il 3 maggio precedente.\nB. Il 13 maggio 2004 l'arrestato è insorto dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale chiedendo, in via principale, l'annullamento dell'ordine di arresto ai fini estradizionali e, in via subordinata, l'adozione di misure cautelari sostitutive, postulando altresì la concessione dell'effetto sospensivo al gravame. Con decreto del 14 maggio 2004 il Presidente della Corte dei reclami penali ha negato l'effetto sospensivo all'impugnativa: contro questa decisione l'arrestato ha inoltrato un ricorso al Tribunale federale (causa 1A.126\/2004).\nC. La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, statuendo l'8 giugno 2004, ha accolto il reclamo del detenuto e ha annullato l'ordine di arresto in vista di estradizione. Essa, considerati i legami familiari del reclamante, che da poco più di un anno risiede in Svizzera con la moglie e tre figlie e il suo inserimento professionale e sociale nel nostro Paese, ha ritenuto che la carcerazione apparirebbe eccessiva, potendo essere sostituita con misure meno coercitive, segnatamente il deposito di una cauzione di fr. 15'000.--, la consegna dei documenti di identità e l'obbligo di sottoporsi a regolari controlli.\nD. Avverso questa sentenza l'UFG presenta, l'11 giugno 2004, un ricorso al Tribunale federale chiedendo, in via cautelare, di concedere l'effetto sospensivo al gravame e quindi di mantenere in detenzione estradizionale A._ e, nel merito, di annullare la decisione impugnata. L'UFG rileva inoltre d'aver concesso, con decisione dell'11 giugno 2004, l'estradizione dell'interessato all'Italia.\nCon decreto superprovvisionale del 14 giugno 2004 il Presidente della I Corte di diritto pubblico ha accolto la domanda provvisionale.\nE. La Corte dei reclami penali rinuncia a presentare osservazioni e si rimette al giudizio del Tribunale federale. L'opponente propone di respingere il ricorso, di annullare il decreto presidenziale superprovvisionale e di respingere l'istanza di effetto sospensivo."} -{"id":"663934af-6196-4b24-8537-1cff575c8b1d","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1955, di professione aiuto pittore-imbianchino, con giudizio del 7 aprile 1998 del Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino è stato posto al beneficio di una mezza rendita dell'assicurazione invalidità dal 1° ottobre 1994 per i postumi di un infortunio subito il 10 giugno 1982 agli arti inferiori. Questa prestazione è stata confermata più volte in via di revisione.\nA.b. Nel corso di una revisione avviata nel gennaio 2014, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (di seguito UAI) ha constatato che vi era stato un peggioramento da un punto di vista medico, nella misura in cui A._ presentava un'inabilità lavorativa del 100% nell'attività di pittore imbianchino e del 50% in attività adeguate almeno a partire dal gennaio 2015. Dopo avere operato un raffronto dei redditi prima e dopo l'invalidità è risultata una perdita di guadagno del 58%. Con decisione del 21 agosto 2015 l'UAI ha confermato il diritto alla mezza rendita d'invalidità.\nB.\nA._ si è aggravato il 18 settembre 2015 al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino che, con giudizio del 21 settembre 2016, ha respinto il gravame.\nC.\nIl 24 ottobre 2016 (timbro postale) A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede il riconoscimento di tre quarti di rendita d'invalidità dal 25 marzo 2014.\nNella sua risposta del 29 novembre 2016 l'UAI ha proposto la reiezione del gravame mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"1543540e-d145-435a-9b95-c4966a91437c","text":"Fatti:\nA. Con decisione 4 dicembre 2009 la Divisione della giustizia del Dipartimento delle Istituzioni del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza sulle fondazioni, ha destituito con effetto immediato C._, A._ e B._ dal consiglio della Fondazione D._ e ha stabilito che eventuali ricorsi non avrebbero effetto sospensivo.\nB. C._, A._ e B._ sono insorti contro la predetta decisione con appello del 12 gennaio 2010 alla I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino, il cui Presidente ha respinto, con decreto 18 gennaio 2010, la richiesta intesa alla restituzione dell'effetto sospensivo e ha dichiarato irricevibile la richiesta di provvedimenti cautelari. Con riferimento alla prima domanda ha ritenuto che andava privilegiata la soluzione adottata nella decisione impugnata di lasciar gestire la fondazione da un consiglio a ranghi incompleti rispetto a quella scaturente dalla concessione dell'effetto sospensivo di affidare la gestione ad un amministratore esterno, chiamato a curare gli affari correnti e a preservare i beni della fondazione d'intesa con l'autorità di vigilanza.\nC. C._, A._ e B._ propongono contro il decreto in questione con allegato 17\/19 febbraio 2010 il presente ricorso \"in materia di vigilanza sulle fondazioni\", chiedendo che sia accolta la domanda di restituzione dell'effetto sospensivo al loro appello, in subordine l'emanazione di provvedimenti provvisionali.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"07ae70cf-b698-4786-a535-a534558205a0","text":"Fatti:\nA.\nIl 17 novembre 2018, alle ore 15.20, in territorio di Sigirino, A._ è incorso in un controllo della velocità mentre circolava sull'autostrada A2 in direzione sud alla guida della sua autovettura. L'apparecchio radar ha rilevato una velocità di 135 km\/h (già dedotto il margine di tolleranza) su un tratto autostradale in cui vigeva un limite di velocità di 100 km\/h. Il rilevamento dell'eccesso di velocità è avvenuto immediatamente prima dell'entrata della galleria del Dosso di Taverne.\nB.\nPer questi fatti, con sentenza del 22 gennaio 2020, il Giudice della Pretura penale lo ha dichiarato autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione secondo l'. L'imputato è stato condannato alla pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere di fr. 190.-- ciascuna, per complessivi fr. 3'800.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e al pagamento di una multa di fr. 500.--. Il Giudice di primo grado ha inoltre fissato in cinque giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento della multa.\nC.\nAdita dall'imputato, la Corte di appello e di revisione penale (CARP), ne ha parzialmente accolto l'appello con sentenza del 3 maggio 2021. La Corte cantonale ha confermato il giudizio di colpevolezza e la commisurazione della pena, riducendo tuttavia da cinque a tre giorni la pena sostitutiva in caso di mancato pagamento della multa.\nD.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 16 giugno 2021 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di riformarla nel senso di proscioglierlo dall'imputazione di grave infrazione alle norme della circolazione, di porre gli oneri processuali della sede cantonale a carico dello Stato del Cantone Ticino e di riconoscergli un'indennità ai sensi dell'. In via subordinata, postula l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio degli atti alla Corte cantonale per una nuova decisione nel senso dei considerandi. Il ricorrente fa valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti e la violazione del diritto federale.\nE.\nLa Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni, mentre il Procuratore pubblico chiede di respingere il ricorso e di confermare la sentenza impugnata."} -{"id":"6074d71f-5b04-492a-bd07-7546425cf7b7","text":"Fatti:\nA.\nLa A._ SA è stata iscritta nel registro di commercio del Cantone Ticino nel novembre 2011; la sua sede si trovava a X._ (TI) presso B._. Nel novembre 2016 la società è stata trasferita nel Cantone dei Grigioni, dove ha in seguito cambiato vari indirizzi, come la C._ SA presso la quale si è stabilita. Essa ha il seguente scopo: \"...\".\nPresidente del consiglio di amministrazione della società, con diritto di firma collettiva a due, è D._, domiciliata a X._ (TI); membro dello stesso consiglio, con diritto di firma individuale, è E._, cittadino italiano residente a X._ (TI).\nB.\nCon decisione del 21 novembre 2017, l'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche del Cantone Ticino ha rivendicato l'assoggettamento illimitato della A._ SA anche dal periodo fiscale 2016 in avanti, dopo il trasferimento nel Cantone dei Grigioni, siccome la sua amministrazione effettiva è rimasta nel Cantone Ticino. La decisione del fisco ticinese è stata in seguito confermata, sia su reclamo (23 febbraio 2018), sia su ricorso alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (29 ottobre 2018).\nC.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 20 aprile 2018 (recte: 29 novembre 2018), la A._ SA si è rivolta al Tribunale federale, domandando che la sentenza della Corte cantonale sia annullata e sia accertato che, a partire dal suo trasferimento, la società è illimitatamente imponibile nel Cantone dei Grigioni.\nLa Camera di diritto tributario e il fisco ticinese hanno chiesto che il ricorso sia respinto. L'Amministrazione federale delle contribuzioni non ha formulato osservazioni, indicando che la procedura ex art. 108 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull'imposta federale diretta (LIFD; RS 642.11), pendente davanti ad essa, sarebbe stata sospesa fino alla pronuncia da parte del Tribunale federale. Il fisco del Cantone dei Grigioni ha rinunciato a formulare osservazioni."} -{"id":"a19ed213-1573-4883-9f76-cd8eb7471f8a","text":"Fatti:\nA.\nA cavallo fra il 1996 e il 1997 A._ ha aperto due conti bancari presso la filiale di Lugano della C._ e ha conferito un mandato di gestione a D._. Il 22 marzo 1999 ha aperto un ulteriore conto presso la medesima banca, incaricando della sua gestione E._ con cui intratteneva una relazione sentimentale. Il 31 marzo 1999 il conto aveva un saldo di dollari statunitensi 6'172'137.--, che era aumentato a dollari statunitensi 9'523'162.-- il 31 dicembre 1999 per poi assestarsi nel novembre 2001 a dollari statunitensi 298'145.--. Terminato il legame sentimentale con E._, A._ ha revocato il 3 dicembre 2001 i mandati di gestione. I predetti gestori patrimoniali indipendenti sono poi stati condannati penalmente: la prima per appropriazione indebita e truffa, a causa dei prelievi effettuati dai conti di A._; il secondo per amministrazione infedele continuata, ripetuta e aggravata, perché allocava le operazioni con il miglior risultato a un proprio conto presso la menzionata banca, mentre assegnava le rimanenti ai conti di A._ e di altri clienti.\nB.\nA._ ha, con petizione 3 febbraio 2004, convenuto in giudizio innanzi al Pretore di Lugano la F._ SA, che aveva nel frattempo incorporato la C._, per ottenere il pagamento di fr. 12'091'256.--, oltre interessi. Il 13 aprile 2011 il Pretore ha accolto la domanda di mutazione dell'azione tendente alla condanna della banca convenuta, nel frattempo diventata B._ SA, al pagamento di euro 103'291.--, lire sterline 195'000.-- e dollari statunitensi 6'736'620.--, oltre interessi. Con sentenza 23 luglio 2013 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione e ha condannato la convenuta a versare all'attrice euro 30'983.70, lire sterline 58'500.-- e dollari statunitensi 2'438'462.20, oltre interessi; ha rigettato in via definitiva nella medesima misura l'opposizione al precetto esecutivo fatto notificare dall'attrice. Ha posto la tassa di giustizia di fr. 60'000.-- e le spese di fr. 49'000.-- a carico della convenuta per il 35 % e dell'attrice per il 65 % e ha condannato quest'ultima al pagamento di fr. 158'000.-- di ripetibili.\nC.\nIn parziale accoglimento dell'appello della B._ SA la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, con sentenza 3 giugno 2015, riformato la sentenza pretorile nel senso che la banca è condannata a pagare all'attrice dollari statunitensi 357'356.35 e lire sterline 58'500.--, oltre interessi, con il relativo rigetto dell'opposizione interposta al precetto esecutivo. Ha messo la tassa di giustizia e le spese della procedura di prima istanza a carico dell'attrice in ragione di 19\/20 e della convenuta per 1\/20, accordando a quest'ultima fr. 451'430.-- di ripetibili. Le spese processuali d'appello di fr. 40'000.-- sono state poste a carico per 1\/5 della convenuta e per 4\/5 dell'attrice, che è pure stata condannata a versare alla banca fr. 40'000.-- a titolo di ripetibili per la procedura di seconda istanza.\nD.\nCon ricorso in materia civile dell'8 luglio 2015 A._ postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, la riforma della sentenza di appello nel senso che il giudizio del Pretore sia confermato. Dopo aver completato i fatti, riassunto le sentenze di primo e secondo grado e preannunciato le censure, la ricorrente lamenta una violazione degli art. 310, 311 cpv. 1 e 318 cpv. 1 CPC per la carente motivazione dell'appello. Ella rimprovera poi ai Giudici d'appello un accertamento manifestamente inesatto dei fatti per non aver considerato la sua completa ignoranza in materia di operazioni bancarie e l'inadeguatezza dell'operatività di E._. Sostiene inoltre che in presenza di comportamenti con rilevanza penale la banca avrebbe dovuto contattarla, informarla in modo chiaro e sospendere la possibilità di operare sul conto. Ritiene pure che il Pretore aveva correttamente calcolato il danno causato dalla gestione di E._ e di avere anche diritto al rimborso delle retrocessioni incassate da quest'ultimo nonché degli importi prelevati da D._ nella misura riconosciuta dal primo Giudice.\nLa B._ SA propone con risposta 18 agosto 2015 di respingere sia la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo sia il ricorso.\nLa Presidente della Corte adita ha, con decreto 20 agosto 2015, respinto la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"2ebb0ab6-1ad3-4600-bbf5-f528f4f22a5c","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con sentenza 17 settembre 2013 l'Obergericht del Canton Zugo ha condannato A._ a versare alla comunione ereditaria fu D._ (composta della figlia B._ e della Fondazione D._) fr. 38'895'000.-- oltre interessi e fr. 200'000.-- per ripetibili. Con sentenza 4A_533\/2013 del 27 marzo 2014 il Tribunale federale ha respinto, nella misura della sua ammissibilità, il ricorso in materia civile interposto da A._ contro la decisione dell'Obergericht.\nA.b. Nel frattempo, con precetto esecutivo 30 settembre 2013 dell'Ufficio esecuzione di Locarno, la comunione ereditaria fu D._, e per essa l'esecutore testamentario avv. dott. C._, ha escusso - a convalida del precedente sequestro - A._ per l'importo di fr. 38'895'000.-- oltre interessi, per l'importo di fr. 214'080.-- relativo a ripetibili, e per ulteriori fr. 3'823.-- a titolo di spese di giustizia e di sequestro, indicando tra i vari titoli di credito la sentenza 17 settembre 2013 dell'Obergericht del Canton Zugo.\nAvendo A._ interposto opposizione contro il precetto esecutivo, l'esecutore testamentario ne ha chiesto il rigetto definitivo con istanza 18 ottobre 2013.\nIn data 10 agosto 2015 B._ ha comunicato al Pretore della Giurisdizione di Locarno-Campagna di essere divenuta cessionaria della pretesa della comunione ereditaria. Ella ha prodotto l'atto di cessione 10 marzo 2015 con cui l'esecutore testamentario le ha ceduto tutti i diritti e gli obblighi della successione nei confronti di A._ derivanti dalla sentenza emessa il 27 marzo 2014 dal Tribunale federale, accompagnato dalla dichiarazione di approvazione sottoscritta dall'esecutore testamentario e dalla Fondazione D._.\nCon decisione 13 gennaio 2016, il Pretore ha dato atto del subentro nella causa di B._ al posto dell'esecutore testamentario e ha respinto tanto la domanda di edizione del contratto di divisione ereditaria quanto l'istanza di prestazione di cauzione ex . Nel merito, ha rigettato in via definitiva l'opposizione di A._ contro il precetto esecutivo limitatamente agli importi di fr. 38'895'000.-- oltre interessi e di fr. 200'000.--.\nB.\nA._ è insorto con reclamo datato 25 gennaio 2016 alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, che lo ha respinto con il qui impugnato giudizio 15 giugno 2016. Con decisione separata di stessa data, la medesima autorità ha respinto, dopo averli congiunti, due reclami interposti dal ricorrente contro le decisioni pretorili di reiezione delle sue opposizioni ai due decreti di sequestro; il ricorso in materia civile contro tale decisione forma oggetto di un incarto separato (5A_528\/2016).\nC.\nCon ricorso in materia civile 15 luglio 2016, A._ (qui di seguito: ricorrente) postula la riforma del giudizio cantonale nel senso che l'istanza di rigetto della sua opposizione al precetto esecutivo sia respinta. In via subordinata, chiede l'annullamento del giudizio impugnato ed il rinvio degli atti al Pretore o al Tribunale di appello per nuovo giudizio, previa assunzione del contratto di divisione ereditaria.\nCon decreto presidenziale 23 agosto 2016, al gravame è stato conferito effetto sospensivo. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"f5b27e36-e51d-4e8c-b893-6f1f1f21a3f2","text":"Fatti:\nA.\nA.a. J._ è deceduto nel 1991, lasciando quali eredi la moglie K._ ed i figli L._, M._, B._, N._, A._ e C._. Il compendio ereditario della successione consta, fra l'altro, di oltre quaranta fondi; fra questi, la particella xxx di Y._, sulla quale sorge la casa nella quale hanno vissuto il de cuius con la moglie K._. In un testamento olografo 3 novembre 1996, quest'ultima ha espresso la propria volontà, precisando che essa era rispettosa del desiderio del defunto marito, \"di lasciare dopo la mia morte la mia parte di casa di Y._ a mio figlio N._. Il resto della proprietà che mi spetta sia diviso in parte uguale con tutti i miei figli\".\nA.b. K._ è deceduta nel 2000. N._ è deceduto nel 2003, lasciando quali eredi la moglie O._ e il figlio P._.\nA.c. Per quanto qui di rilievo, nel quadro della divisione dell'eredità fu J._ e K._, chiesta da A._ nel 2003, P._ ha rinunciato, nel giugno 2004, a ogni pretesa nella successione del padre N._ a beneficio della di lui vedova O._; il 20 settembre 2006, costei ha ceduto le proprie ragioni ereditarie a B._. L'avv. Q._ quale notaio divisore ha chiuso l'inventario (unico per le due successioni) il 10 febbraio 2011. Essendo sorte contestazioni, egli ha trasmesso gli atti al Pretore della giurisdizione di Locarno-Campagna, il quale ha assegnato a B._ un termine di 20 giorni per far accertare in giudizio le proprie pretese. Fra queste, il Pretore ha espressamente menzionato \"l'inserimento fra i passivi della successione di K._ di un legato a suo favore\".\nA.d. Entro il termine impartito, B._ ha promosso causa contro i coeredi affinché venisse inserito, fra i passivi della successione fu K._, un legato in suo favore, corrispondente a metà della particella xxx, chiedendone altresì l'attribuzione; in subordine, ha chiesto l'inserimento di un legato corrispondente al valore della metà del fondo; in via ancora più subordinata, di un legato in suo favore da determinare.\nA.e. Con sentenza 4 marzo 2013, il Pretore ha accolto la petizione di B._ e ha ordinato al notaio divisore di iscrivere fra i passivi della successione fu K._ un prelegato in favore dell'attrice, consistente nel diritto di quest'ultima a un mezzo della particella xxx; ha altresì adeguato il destino della restante successione. Ha infine posto spese e ripetibili a carico di A._ e C._, le sole due coeredi che si erano opposte alla petizione di B._.\nB.\nCon la qui impugnata sentenza 30 novembre 2015, la I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto gli appelli introdotti da A._ (in data 12 marzo 2013) e da C._ (il 15 marzo 2013).\nC.\nCon allegato 18 gennaio 2016, A._ (in seguito ricorrente) inoltra avanti al Tribunale federale un ricorso in materia civile, con il quale chiede che venga interamente respinta la petizione di B._ (in seguito anche opponente) nonché la messa a carico di quest'ultima delle spese e ripetibili di prima e seconda istanza, protestate spese e ripetibili per la sede federale.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"1fd4034c-87d5-4361-910b-896bbff01f62","text":""} -{"id":"ae2ec5f2-4310-43a1-ae14-3ebd3059e1ce","text":"Fatti:\nA.\nA._, nato nel 1935, ha conseguito la licenza di condurre nel 1961. Non ha precedenti in materia di circolazione stradale. Il 12 marzo 2014, alle ore 12.52, egli circolava sull'autostrada A2 a una velocità punibile, accertata tramite rilevazione radar, di 146 km\/h, laddove vige il limite di 120 km\/h.\nB.\nIl 18 marzo 2014, egli è circolato nell'abitato di X._ a una velocità accertata con un apparecchio laser di 77 km\/h, già dedotto il margine di tolleranza, laddove vige il limite di 50 km\/h. Interrogato dalla polizia il giorno seguente, ha accettato le risultanze del rilevamento tecnico della velocità. La Sezione della circolazione gli ha notificato l'apertura di un procedimento amministrativo di revoca della licenza di condurre. Il 24 giugno 2014 l'ha revocata per tre mesi.\nC.\nMediante decreto di accusa del 10 giugno 2014, il Procuratore pubblico l'ha ritenuto colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione secondo l'art. 90 cpv. 2 della legge federale sulla circolazione stradale del 19 dicembre 1958 (RS 741.01; LCStr), condannandolo alla pena pecuniaria, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, di fr. 19'500.--, corrispondente a 30 aliquote giornaliere da fr. 650.-- cadauna, oltre al pagamento di una multa di fr. 1'500.--. In seguito all'opposizione sollevata dall'accusato, con giudizio dell'8 maggio 2015 la Pretura penale ha confermato l'imputazione, riducendo tuttavia a fr. 6'150.-- la pena pecuniaria (15 aliquote giornaliere da fr. 410.-- l'una), il periodo di prova a due anni e la multa a fr. 1'000.--. Adita dall'interessato, con decisione del 24 settembre 2015 la Corte di appello e di revisione penale (CARP), ha confermato la condanna e la pena. Con sentenza 6B_1125\/2015 del 30 novembre 2015, la Corte di diritto penale del Tribunale federale ha respinto in quanto ammissibile un ricorso dell'interessato.\nD.\nCon decisione dell'8 giugno 2016 il Consiglio di Stato, dopo aver sospeso la pratica in attesa del giudizio penale, ha confermato il provvedimento amministrativo, rilevando d'essere di massima vincolato all'accertamento dei fatti compiuto nella sede penale. L'interessato è insorto dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, che con giudizio del 12 dicembre 2016 ha respinto il ricorso.\nE.\nAvverso questa pronunzia A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullarla e di non revocargli la licenza di condurre.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"aca6f021-52e6-4b11-a27d-b96525dae6c1","text":"Fatti:\nA.\nCon atto di accusa del 24 maggio 2012, il Procuratore pubblico (PP) ha promosso l'accusa davanti alla Corte delle assise criminali di Lugano nei confronti di A._ e C._; contro quest'ultimo il magistrato inquirente aveva, dopo passi procedurali che qui non occorre rilevare, sostanzialmente disgiunto il procedimento penale (vedi al riguardo sentenza 1B_756\/2012 del 24 gennaio 2013). Il procedimento in appello nel cosiddetto procedimento D._SA, eccetto per B._, si è concluso con sentenza 18 agosto 2014 della Corte di appello e di revisione penale, giudizio impugnato dinanzi al Tribunale federale (causa 6B_949\/2014).\nB.\nPer quanto qui interessa, con scritto del 21 maggio 2015 A._ ha chiesto la riattivazione della procedura nei confronti di B._, postulando in seguito l'accesso agli atti di questo procedimento a mente degli art. 101 cpv. 3 e 105 CPP, reputandosi vittima delle condotte di quest'ultimo. Con decisione dell'11 febbraio 2016 il PP, assumendo che l'istante si sarebbe costituito accusatore privato, ha respinto tale qualità e, per quanto riguarda l'accesso agli atti, Io ha rinviato all'eventuale decisione della Corte di merito presso la quale B._ è rinviato a giudizio. Lo stesso giorno, il PP ha emanato l'atto di accusa nei confronti di quest'ultimo. Adita da A._, con decisione dell'8 luglio 2016 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ne ha respinto il reclamo.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concessogli il beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio, in via superprovvisionale e provvisionale, di ordinare al Presidente del Tribunale penale cantonale di non fissare il dibattimento a carico di B._, subordinatamente di sospenderlo sino alla decisione del Tribunale federale; nel merito postula di annullare la decisione impugnata e di rinviare gli atti alla CRP, affinché gli conceda l'accesso agli atti e gli riconosca la qualità di accusatore privato, subordinatamente che glielo conceda quale persona informata sui fatti e gli restituisca il termine per costituirsi accusatore privato.\nCon decreto del 18 agosto 2016 la domanda ricorsuale di adozione di provvedimenti supercautelari intesi a impedire la fissazione del dibattimento per il 23 agosto 2016 è stata respinta.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"466e33a0-dff2-4721-b9df-d7bd609998d0","text":""} -{"id":"03ac3edc-3997-4ef0-9409-ba6f7ee3c91e","text":"Fatti:\nA. B.A._ era proprietario di due fondi a Minusio: uno, confinante alla pubblica via, è adibito a parcheggio, mentre sull'altro è situata una casa. Questo mappale è al beneficio di una servitù di passo - oggetto di diverse procedure giudiziarie - che lo collega al parcheggio. Il 1° marzo 1999 B.A._ ha spedito alla società X._ una lettera in cui ha esternato la sua intenzione di donarle i due fondi, ma di voler continuare ad utilizzare la casa situatavi dietro pagamento di un modesto corrispettivo. In tale scritto menzionava pure i conflitti giudiziari con i vicini concernenti il diritto di passo, si lamentava di non poter giungere in modo sicuro dal parcheggio alla casa e rilevava che la donataria avrebbe potuto far valere che il passo doveva essere allestito in modo tale che ciò fosse invece possibile. Il 15 marzo 1999 è stato firmato l'atto pubblico concernente la donazione immobiliare. Il 12 aprile seguente il donante e la società X._ hanno concluso un contratto di locazione in base al quale il primo poteva utilizzare i fondi donati corrispondendo una pigione annua di fr. 2'000.--. Subito dopo B.A._ ha lamentato più volte che l'arredo del noto diritto di passo, che congiungeva il parcheggio all'immobile, non gli permetteva di raggiungere l'edificio e ha chiesto l'intervento della donataria per la sistemazione del sentiero. La società X._, dopo aver invano cercato di trovare una soluzione alla questione, ha comunicato il 31 gennaio 2001 di non poter più soddisfare le richieste del suo inquilino.\nB. Con petizione 31 gennaio 2002 B.A._ ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore della giurisdizione di Locarno-Città la società X._, chiedendo la revoca della donazione. Il Pretore ha accolto la petizione con sentenza 9 gennaio 2009 e ha condannato la convenuta a sottoscrivere il contratto di riconsegna dei fondi ad A.A._, subentrata in causa al marito morto il 21 gennaio 2004.\nC. La II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto con sentenza 4 marzo 2011 l'appello presentato dalla società X._. La Corte cantonale ha dapprima spiegato perché era data la legittimazione attiva della vedova, subentrata in causa al marito deceduto, e perché questa non commette un abuso di diritto continuando a far valere la prestazione di restituzione. Ha poi considerato che la donazione in discussione era gravata dall'onere, accettato per atti concludenti ma non adempiuto dalla donataria, di risolvere la questione relativa all'agibilità del diritto di passo. I Giudici cantonali hanno terminato la loro sentenza concordando con la donataria che tale onere necessitava della forma dell'atto pubblico e hanno ritenuto che l'inadempienza del requisito di forma non aveva, come invece sostenuto dall'appellante, unicamente per conseguenza l'invalidità dell'onere, ma comportava la nullità dell'intero negozio giuridico.\nD. Con ricorso in materia civile del 13 aprile 2011 la società X._ postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, la riforma della sentenza cantonale nel senso che la petizione sia respinta. Nel prolisso gravame emerge segnatamente il rimprovero mosso alla Corte cantonale di essere incorsa in un accertamento manifestamente inesatto dei fatti, o subordinatamente in una violazione degli art. 1 e 18 CO, per aver ritenuto che il donante avesse inteso gravare la donazione con un onere che è stato accettato dalla ricorrente. Quest'ultima sostiene pure che i Giudici di appello hanno violato gli art. 11, 20, 31 e 249 CO, non limitando le conseguenze del vizio di forma al contestato onere.\nCon osservazioni 15 giugno 2011 A.A._ ritiene il ricorso infondato, rilevando segnatamente la sua natura appellatoria.\nIl 22 giugno 2011 la Presidente della Corte adita ha conferito effetto sospensivo al gravame e, su richiesta delle parti che avevano avviato delle trattative per comporre bonalmente la vertenza, ha sospeso la causa con decreto 5 settembre 2011. Il 25 ottobre 2011 il patrocinatore dell'opponente ha comunicato il fallimento delle trattative e ha invitato il Tribunale federale ad emanare la sua sentenza."} -{"id":"421659fa-3321-4c36-9ada-607bd832a7e8","text":"Fatti:\nA.\nA._s.n.c. ha convenuto B._, C._, D._Sagl, E._, F._, G._, H._, I._ e J._ per ottenere l'iscrizione provvisoria di ipoteche legali degli artigiani e imprenditori, per complessivi fr. 213'141.05 oltre interessi, a carico delle unità di proprietà per piani dalla n. 29582 alla n. 29593 del fondo n. 1550 RFD di X._ loro appartenenti. La pretesa corrisponde all'ammontare del saldo ancora scoperto riguardante opere da capomastro per la costruzione di un secondo edificio sul menzionato fondo.\nL'8 luglio 2016 il Pretore della Giurisdizione di Mendrisio Nord ha ordinato l'iscrizione provvisoria in via supercautelare per l'intero importo richiesto.\nCon decisioni 27 settembre 2017 e 27 febbraio 2018 il Pretore ha respinto l'istanza nella misura in cui riguardava le unità di proprietà per piani n. 29583 e 29584, dato che D._Sagl le aveva nel frattempo vendute a terzi.\nCon decisione 1° marzo 2018 il Pretore ha poi parzialmente accolto l'istanza, ordinando l'iscrizione provvisoria (sulle unità di proprietà per piani n. 29582 e n. 29585-29593) unicamente per la metà dell'importo già iscritto in via supercautelare. Il Giudice di prime cure ha precisato che \"l'annotazione dovrà essere mantenuta fino a 15 giorni dopo la decisione definitiva nella causa di merito per l'accertamento del credito e l'iscrizione dell'ipoteca legale definitiva, che dovrà essere inoltrata entro il termine di 30 giorni, in difetto di che [le] ipoteche legali provvisorie verranno cancellate immediatamente \". Il Pretore ha indicato che la decisione sarebbe stata comunicata all'Ufficio del registro fondiario \" alla crescita in giudicato \". Le spese sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuna, compensate le ripetibili.\nB.\nCon appello 12 marzo 2018 A._s.n.c. ha impugnato la decisione pretorile 1° marzo 2018, chiedendo di aumentare l'ammontare delle ipoteche legali.\nMediante decreto 17 settembre 2018 - dopo aver accertato che A._s.n.c. aveva lasciato scadere infruttuoso il termine per promuovere l'azione volta all'ascrizione definitiva delle ipoteche legali - la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha dichiarato l'appello privo d'interesse e ha stralciato la causa dal ruolo (dispositivo n. 1). La Corte cantonale ha dichiarato estinte le ipoteche legali di cui è stata ordinata l'iscrizione provvisoria con decisione pretorile 1° marzo 2018 (dispositivo n. 2) e ha invitato l'ufficiale del registro fondiario - ad avvenuto passaggio in giudicato del decreto - a cancellare l'iscrizione provvisoria delle ipoteche legali decisa senza contraddittorio l'8 luglio 2016 (dispositivo n. 3). Le spese e le ripetibili di prima e di seconda istanza sono state poste a carico di A._s.n.c. (dispositivo n. 4 e 5).\nC.\nMediante ricorso in materia civile 19 ottobre 2018 A._s.n.c. ha impugnato tale decreto dinanzi al Tribunale federale, postulando che la causa sia ritornata all'autorità inferiore affinché entri nel merito del suo appello.\nCon decreto 14 novembre 2018 al ricorso è stato conferito il postulato effetto sospensivo. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"3a1562a2-9a80-45b4-9863-943fa5786c63","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 ottobre 2009 la competente Commissione per la visita sanitaria (CVS) ha dichiarato A._ inabile al servizio militare.\nIl 15 novembre 2012 il Servizio della tassa militare della Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino gli ha notificato la tassa d'esenzione dall'obbligo militare per il 2011, pari a fr. 400.--, importo che ha pagato il 10 dicembre 2012. Il 6 maggio 2013 A._ ha scritto alla citata autorità chiedendo il rimborso di quanto versato. Facendo valere di essere stato dichiarato inabile al servizio giacché afflitto da sordità profonda, adduceva di essersi reso conto, sebbene con ritardo, di avere pagato la tassa in questione per sbaglio.\nSuccessivamente, il 12 novembre 2013, l'Istituto delle assicurazioni sociali gli ha riconosciuto una rendita d'invalidità (3⁄4 di rendita, grado d'invalidità del 62 %) a far tempo dal 1 settembre 2013.\nIl 28 gennaio 2014 il Servizio della tassa militare ha notificato a A._ la tassa d'esenzione dall'obbligo militare per il 2012, ammontante a fr. 747.--, decisione che l'interessato ha contestato con reclamo del 4 febbraio successivo.\nB.\nTrattando lo scritto del 6 maggio 2013 alla stregua di un reclamo, il Servizio della tassa militare, con decisione del 21 maggio 2014, l'ha dichiarato inammissibile poiché tardivo, il termine di trenta giorni per agire dalla notifica della decisione querelata (art. 30 della legge federale del 12 giugno 1959 sulla tassa d'esenzione dall'obbligo militare [LTEO; RS 661]) non essendo stato ossequiato.\nSempre il 21 maggio 2014, la medesima autorità si è anche pronunciata, con giudizio separato, sul reclamo esperito il 4 febbraio 2014. Osservando che le condizioni poste dall'art. 4 cpv. 1 lett. a ter LTEO per concedere l'esonero in modo durevole dal pagamento della tassa litigiosa erano adempiute, ha annullato la decisione di tassazione relativa al 2012.\nC.\nIl 23 giungo 2014 A._, richiamandosi all', ha presentato una domanda di restituzione della tassa d'esenzione dall'obbligo militare per il 2011 pagata, secondo lui, per errore. Facendo valere di essere sordo dalla nascita e, quindi, inabile al servizio militare da sempre, riteneva che andava esentato dalla tassa in applicazione dell'art. 4 cpv. 1 lett. a ter LTEO. Osservava poi che visti i motivi ritenuti per esonerarlo per il 2012, gli stessi valevano anche per il 2011, nonostante la relativa decisione fosse cresciuta in giudicato. Criticava poi il fatto che, benché dichiarato inabile al servizio già nel 2009, l'autorità di tassazione (cioè il Servizio della tassa militare) non fosse a conoscenza dei suoi gravi problemi di salute.\nLa domanda è stata respinta il 14 ottobre 2014. Il reclamo presentato il 13 novembre 2014 contro quest'ultima decisione è stato, a sua volta, respinto il 24 marzo 2015.\nD.\nAdita tempestivamente da A._, la Camera di diritto tributario ne ha respinto il ricorso con sentenza del 25 novembre 2016. Ricordato la natura, lo scopo e la portata della tassa di esenzione dall'obbligo militare la Corte cantonale ha rilevato in primo luogo che l', il quale consente di ottenere la restituzione delle tasse pagate per errore, si riferiva alla percezione della tassa, non alla procedura di tassazione. Detta norma non permetteva pertanto di ridiscutere una decisione di tassazione passata in giudicato. Solo mediante la revisione si poteva modificare una tale decisione. Sennonché in concreto una revisione era esclusa l'insorgente non avendo fatto prova della diligenza che da lui si poteva pretendere (art. 40 cpv. 2 dell'ordinanza del 30 agosto 1995 sulla tassa d'esenzione dall'obbligo militare [OTEO; RS 661.1]).\nE.\nIl 16 gennaio 2017 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza cantonale venga riformata nel senso che la decisione su reclamo del 24 marzo 2015 sia annullata e, a sua volta, riformata nel senso che il suo reclamo sia accolto e gli venga restituito l'importo di fr. 400.--, più interessi dal 10 dicembre 2012.\nChiamata ad esprimersi la Camera di diritto tributario, senza formulare osservazioni, ritiene che il ricorso sia da respingere. Da parte sua il Servizio della tassa militare si limita a domandare la conferma della sentenza impugnata."} -{"id":"3354ee4e-a53b-4bd6-972c-837f285fc9e6","text":"Fatti:\nA.\nIl 27 novembre 2012 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha adottato alcune modifiche della legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario del 18 aprile 1989 (legge sanitaria; RL\/TI 6.1.1.1). La novella legislativa è stata pubblicata nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi il 17 aprile 2015. L'entrata in vigore è stata fissata al 1° maggio successivo.\nSul medesimo Bollettino ufficiale è stato pubblicato anche il regolamento del Consiglio di Stato sulle pompe funebri, l'esumazione e il trasporto delle salme del 1° aprile 2015 (regolamento pompe funebri; RL\/TI 6.1.1.7). Anche questa normativa prevedeva un'entrata in vigore il 1° maggio 2015.\nB.\nIl testo delle norme della legge sanitaria adottate il 27 novembre 2012 è il seguente:\nArt. 40 cpv. 3, 4 e 5 (nuovo)\n3 Il Consiglio di Stato è competente per disciplinare il trasporto, la sepoltura, la cremazione e l'esumazione delle salme cosi come gli interventi praticati su di esse.\n4 Il Consiglio di Stato emana disposizioni di polizia mortuaria e cimiteriale e disciplina l'attività delle imprese di pompe funebri.\n5 Sono riservate le leggi speciali, il diritto federale, nonché le convenzioni intercantonali e internazionali in questa materia.\nArt. 40a (nuovo) Esercizio di imprese di pompe funebri\n1 L'esercizio di imprese di pompe funebri, con sede o attività nel Cantone, è sottoposto all'autorizzazione del Dipartimento, che ne decide pure la revoca.\n2 L'autorizzazione è subordinata ai seguenti requisiti minimi richiesti al titolare dell'impresa o, nel caso di persone giuridiche, a chi è responsabile della società, che devono:\na) avere l'esercizio dei diritti civili;\nb) essere in possesso di un diploma riconosciuto;\nc) essere degno di fiducia;\nd) non essere gravato da attestati di carenza beni, provvisori o definitivi o certificati equipollenti;\ne) dimostrare di avere una copertura assicurativa per la responsabilità civile, estesa anche ai dipendenti;\nf) dimostrare di disporre di locali e attrezzature adeguate per l'esercizio dell'attività.\n3 Il Consiglio di Stato stabilisce mediante regolamento le modalità relative alla concessione e alla revoca dell'autorizzazione.\nArt. 102c (nuovo) Imprese di pompe funebri - Autorizzazione\nL'art. 40a cpv. 2 lett. b) non è applicabile alle imprese di pompe funebri già autorizzate secondo il regolamento previgente. Tuttavia, se dovesse cambiare il titolare dell'impresa, questi dovrà conformarsi alla nuova disposizione entro 5 anni dall'entrata in funzione.\nC.\nIl testo degli art. 10-12 del regolamento pompe funebri decretato il 1° aprile 2015 dal Consiglio di Stato ticinese è invece il seguente:\nIII. Attrezzatura\nArt. 9 Carro funebre\nArt. 9 Carro funebre\n-. Art. 10Trasporto delle salme durante il servizio di picchetto\nDurante i picchetti e in caso di eventi straordinari che lo richiedono, le aziende che vi partecipano dovranno essere in grado di provvedere al trasporto di almeno quattro corpi contemporaneamente.\nArt. 11Altro\nL'impresa deve inoltre disporre:\na) di un cofano speciale lavabile internamente per i casi di emergenza;\nb) di almeno quattro sacchi standard in PVC per il recupero di salme;\nc) del necessario per una camera ardente;\nd) del materiale disinfettante;\ne) di un frigorifero per salme.\nArt. 12Documentazione da inoltrare con l'istanza\n1 Al fine di ottenere l'autorizzazione di cui all'art. 3 occorre corredare l'istanza della seguente documentazione:\na) attestato professionale federale di imprenditore di pompe funebri in originale o diploma equivalente con il relativo riconoscimento;\nb) copia di un documento di legittimazione valido;\nc) estratto del casellario giudiziale originale non più vecchio di tre mesi;\nd) autocertificazione completa e sottoscritta;\ne) estratto del certificato di solvibilità originale non più vecchio di tre mesi;\nf) copia della polizza assicurazione responsabilità civile RC estesa anche ai dipendenti con un massimale di almeno fr. 3'000'000.--;\ng) modulo dell'Ufficio di sanità compiutamente compilato.\n2 Sono riservati ulteriori accertamenti da parte dell'Ufficio di sanità, che può chiedere ulteriori documenti.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 18 maggio 2015, la A._SA, B._, C._ e D._ chiedono che gli art. 10, 11 lett. a e lett. e, e 12 cpv. 1 lett. a del regolamento pompe funebri vengano annullati, poiché li ritengono a vario titolo lesivi della Costituzione federale.\nInvitato ad esprimersi, il Consiglio di Stato ticinese (per il tramite della Divisione della salute pubblica) ha domandato che l'impugnativa venga respinta. Le parti hanno in seguito depositato una replica e una duplica, con le quali hanno confermato le proprie originarie richieste. In replica, i ricorrenti hanno esteso la loro domanda di annullamento agli art. 7, 16 cpv. 2, 20 cpv. 2 lett. d e 25.\nCon decreto del 9 giugno 2015, il Presidente di questa Corte ha accolto l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"1b2e622b-c755-483a-b790-2353a5f725c3","text":""} -{"id":"abc942a9-cb8a-4c41-ae5a-4b8edb828594","text":""} -{"id":"dbf670ff-52c7-4578-b25f-baf3fb7291a3","text":"Fatti:\nA.\nIl 29 ottobre 2014 l'Ufficio circondariale di Bellinzona ha notificato ai coniugi A._ e B._ la tassazione per il periodo fiscale 2012 nella quale ha commisurato il reddito imponibile in fr. 161'400.-- (imposta cantonale) rispettivamente in fr. 179'900.-- (imposta federale diretta) e la sostanza in fr. 15'780'000.--.\nI contribuenti hanno contestato la tassazione con reclamo del 5 dicembre 2014 nel quale, oltre a chiedere di considerare il loro allegato tempestivo rispettivamente di concedere loro il ripristino del termine, hanno fatto valere di avere nel 2012 trasferito la loro residenza principale in Germania. Giudicando che gli interessati erano domiciliati in Ticino e perciò ivi illimitatamente imponibili per appartenenza personale, l'autorità fiscale ha respinto il reclamo con decisione del 4 febbraio 2015.\nB.\nCon ricorso del 9\/10 marzo 2015 A._ e B._ hanno impugnato la decisione su reclamo dinanzi alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello, adducendo di essere solo limitatamente imponibili in Svizzera. Effettuata l'istruttoria della causa, nell'ambito della quale gli insorgenti sono stati invitati in particolare a prendere posizione sulla tempestività del loro reclamo del 5\/9 dicembre 2014, la Corte cantonale ne ha respinto il gravame con sentenza del 10 agosto 2017. Ricordato in primo luogo che il mancato ossequio di un presupposto processuale da parte dell'istanza precedente doveva essere rilevato d'ufficio, i giudici ticinesi hanno considerato che l'Ufficio circondariale di tassazione aveva a torto ammesso la tempestività del reclamo sottopostogli, il quale risultava invece tardivo e per tal motivo avrebbe dovuto essere dichiarato irricevibile. I giudici cantonali hanno poi aggiunto che, a prescindere di questa argomentazione di carattere formale, il ricorso si sarebbe comunque rilevato infondato nel merito e per tal motivo avrebbe dovuto essere respinto. In effetti, oltre al fatto che i contribuenti avevano agito in modo contraddittorio, in contrasto con il principio della buona fede, essi non avevano in ogni caso fornito elementi che comprovavano l'esistenza di un domicilio all'estero, prevalente su quello esistente in Ticino nel periodo fiscale in questione. Il centro dei loro interessi era di conseguenza in Svizzera ove erano illimitatamente imponibili.\nC.\nIl 21 settembre 2017 A._ e B._ hanno impugnato la sentenza cantonale con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendone l'annullamento e il rinvio all'autorità fiscale di prime cure per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"14590870-54a1-4b87-b311-5ec4b7c6e2c4","text":""} -{"id":"55ae5b5e-a7c6-4771-9f53-415affbf9dab","text":"Fatti:\nA.\nIl 3 ottobre 2013 i pompieri sono intervenuti per spegnere un incendio sviluppatosi all'interno di un appartamento di una palazzina situata a X._. Durante le operazioni di spegnimento, essi hanno rinvenuto, sdraiato sul pavimento della cucina, il corpo senza vita e parzialmente carbonizzato del proprietario B._. Le indagini hanno permesso di risalire a C._ ed a A._ che, rintracciati ed interrogati il 10 ottobre 2013, hanno ammesso il loro coinvolgimento nel decesso della vittima e nell'incendio.\nB.\nCon sentenza del 19 giugno 2015, la Corte delle assise criminali ha dichiarato C._ autore colpevole, in correità con A._, di assassinio, di incendio intenzionale e di turbamento della pace dei defunti, nonché, singolarmente, di furto, infrazione alla legge federale sugli stupefacenti e di contravvenzione alla stessa legge. L'imputato, tenuto conto di uno stato di scemata imputabilità, è stato condannato alla pena detentiva di quindici anni, al pagamento di una multa di fr. 100.-- e degli oneri processuali, nonché al versamento all'accusatrice privata, madre della vittima, di un'indennità di fr. 60'000.-- a titolo di riparazione del torto morale, in solido con A._. Nei confronti di C._ è inoltre stato ordinato un trattamento ambulatoriale da eseguirsi già in sede di espiazione della pena.\nParimenti, la Corte delle assise criminali ha dichiarato A._ autrice colpevole, in correità con C._, di assassinio, di incendio intenzionale e di turbamento della pace dei defunti, nonché, singolarmente, di furto e di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti. L'imputata, tenuto conto di uno stato di scemata imputabilità, è stata condannata alla pena detentiva di dodici anni, al pagamento di una multa di fr. 100.-- e degli oneri processuali, nonché a risarcire in solido con C._ il suddetto torto morale.\nC.\nLa sentenza del 19 giugno 2015 della Corte delle assise criminali non è stata impugnata da C._. A._ ha per contro adito la Corte di appello e di revisione penale (CARP), dinanzi alla quale il Procuratore pubblico (PP) ha a sua volta presentato appello incidentale. Con sentenza del 7 aprile 2016 la Corte cantonale ha parzialmente accolto entrambi i gravami. Ricordato in particolare che l'imputata era stata definitivamente ritenuta colpevole di furto e di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti, la CARP l'ha inoltre dichiarata autrice colpevole di complicità in omicidio intenzionale e, in correità con C._, di incendio intenzionale e di turbamento della pace dei defunti. L'ha invece prosciolta dalle imputazioni di correità e di complicità in assassinio, di correità in omicidio intenzionale, di lesioni semplici e di omissione di soccorso. A._ è stata condannata alla pena detentiva di sette anni, oltre al pagamento della multa di fr. 100.-- in relazione con la contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti. La Corte cantonale ha inoltre confermato l'indennità di fr. 60'000.-- per torto morale a favore dell'accusatrice privata, modificandone il rapporto di solidarietà interno tenendo conto del ruolo secondario dell'imputata ed ha respinto la richiesta di adozione di una misura stazionaria.\nD.\nIl PP impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, nella misura in cui A._ è stata prosciolta dall'imputazione di correità e di complicità in assassinio, subordinatamente di correità in omicidio intenzionale. Contesta sostanzialmente il fatto che l'imputata sia stata condannata (soltanto) per complicità in omicidio intenzionale e che la pena detentiva sia stata ridotta di conseguenza. Chiede in via principale che, oltre alle condanne non impugnate, sia confermata quella per correità in assassinio come alla sentenza di primo grado e che la pena detentiva sia stabilita in quindici anni. In via subordinata, chiede che l'imputata sia riconosciuta colpevole di correità in omicidio intenzionale e che gli atti siano rinviati alla CARP per la commisurazione della pena. In via ancora più subordinata, postula che la sentenza impugnata venga annullata e la causa rinviata alla precedente istanza per l'emanazione di un nuovo giudizio. Il ricorrente fa valere la violazione del divieto dell'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, nonché la violazione del diritto federale.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"f211bd75-0577-43b1-b89f-b1b8e8a41a54","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nata nel 1964, da ultimo attiva quale operaia addetta alla lavorazione di metalli presso la B._ SA, è affetta da una pneumopatia interstiziale da esposizione alle polveri di metalli duri, riconosciuta dall'INSAI quale malattia professionale ai sensi dell'.\nEsperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, l'INSAI con decisione formale del 10 settembre 2014 - passata in giudicato - ha riconosciuto una rendita invalidità complementare del 60% dal 1° dicembre 2013 e nel contempo comunicato che l'entità dell'indennità per menomazione dell'integrità (di seguito IMI) non poteva ancora essere stabilita.\nA.b. Con decisione formale del 12 maggio 2016, confermata su opposizione il 10 agosto 2016, l'INSAI ha negato i presupposti per aumentare, in via di revisione, la rendita d'invalidità e riconosciuto un'IMI del 25%.\nB.\nA._ si è rivolta al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, chiedendo in via principale l'annullamento della decisione su opposizione impugnata e il riconoscimento di una rendita invalidità del 100% dal 1° luglio 2014 e la retrocessione degli atti all'INSAI per complemento istruttorio sul grado dell'IMI, mentre, in via subordinata, l'annullamento della decisione impugnata e la retrocessione degli atti per complemento istruttorio sia sul grado d'invalidità che sull'IMI.\nCon giudizio dell'8 maggio 2017 il Tribunale cantonale ha confermato la decisione su opposizione impugnata sia sul rifiuto di aumento della rendita d'invalidità che per quanto attiene l'entità dell'IMI.\nC.\nA._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale l'8 giugno 2017 (timbro postale), cui chiede la riforma del giudizio dell'8 maggio 2017 nel senso di riconoscerle una rendita d'invalidità con grado LAINF del 100% dal 1 luglio 2014 e la retrocessione degli atti all'INSAI per completare l'istruttoria sul grado dell'IMI.\nL'INSAI conclude per la reiezione del ricorso, il Tribunale cantonale ha rinunciato a presentare osservazione e l'Ufficio federale della sanità pubblica non si è pronunciato."} -{"id":"064f5995-29dc-4157-8a46-444c297be2a9","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1983, ha presentato una prima domanda di prestazioni AI nel luglio 2009 lamentando gli effetti del morbo di Crohn - diagnosticato il 27 novembre 2008 - che gli causava impedimenti nella sua professione di cameriere, respinta dall'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino (di seguito UAI) il 14 gennaio 2011. L'ulteriore domanda di prestazioni AI del maggio 2011 è stata rigettata con decisione del 5 dicembre 2011. Tramite il medico curante dott. B._ nell'agosto 2013 viene chiesta all'UAI una rivalutazione del caso, cui è seguita la pronuncia di non entrata in materia del 7 ottobre 2013.\nA.b. Nel gennaio 2016 A._ ha segnalato all'UAI un peggioramento dello stato valetudinario, chiedendo nel seguito di essere messo al beneficio di prestazioni dell'AI. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione del 14 giugno 2017 l'UAI ha negato il diritto a una rendita d'invalidità e a provvedimenti professionali.\nB.\nA._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino il 26 luglio 2017, censurando solo l'aspetto economico del calcolo del grado d'invalidità effettuato dall'UAI tramite raffronto dei redditi, segnatamente con critiche sulla determinazione dei redditi da valido e da invalido, postulando il riconoscimento di una rendita d'invalidità di almeno il 50%.\nCon giudizio del 9 febbraio 2018 il Tribunale cantonale ha respinto il gravame.\nC.\nIl 13 marzo 2018 (timbro postale) A._ inoltra un ricorso al Tribunale federale, cui chiede di accogliere il gravame, annullare il giudizio cantonale e concedergli una rendita d'invalidità di almeno il 50%."} -{"id":"03999c0c-0826-4aa5-a7ae-39fea9ada6b7","text":""} -{"id":"0140d1fb-a542-43d2-a19d-86a598a5d81b","text":"Fatti:\nA. A._ è azionista unico, amministratore unico e direttore della X._ SA. Anche la moglie I._ è alle dipendenze della società.\nCon quattro decisioni del 13 e del 17 dicembre 2004, l'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche di B._, qualificando come distribuzione dissimulata di utili parte dei bonus - ritenuti eccessivi - versati dalla SA all'amministratore unico e alla moglie negli anni 1999 - 2002 e non ammettendoli di conseguenza per intero come spesa generale, ha proceduto a diverse riprese e rivalutato l'utile imponibile della società, portandolo da fr. 43'899.- (1999), 65'626.- (2000), 88'704.- (2001) e 101'152.- (2002), a fr. 215'000.- (1999), 260'000.- (2000), 375'000.- (2001) e 305'000.- (2002).\nCon pronuncia del 16 aprile 2007, cresciuta in giudicato, la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha confermato l'operato dell'Ufficio di tassazione, facendo stato di una situazione che può essere riassunta nel seguente modo:\n1999\n2000\n2001\n2002\nStipendio marito\n91'000\n107'800\n98'000\n94'250\nStipendio moglie\n65'000\n65'000\n70'000\n73'250\nBonus coniugi\n336'000\n396'000\n654'000\n650'000\nRipresa marito\n49'661\n89'845\n107'778\n156'709\nRipresa moglie\n20'000\n25'000\n40'000\n40'000\nAlla luce di questo accertamento, il 12 luglio 2007 la società ha chiesto alla Cassa di compensazione del Cantone Ticino, presso la quale era affiliata in qualità di datrice di lavoro, la restituzione dei contributi sociali che aveva pagato sugli importi oggetto di ripresa. Mediante decisione del 10 agosto 2007, sostanzialmente confermata il 29 ottobre seguente anche in seguito all'opposizione della SA, la Cassa ha respinto la richiesta di restituzione osservando che i bonus versati ai coniugi S._ erano stati concessi in virtù dell'attività lavorativa da loro svolta in seno alla società, rispettivamente, come amministratore unico (il marito) e come dirigente (la moglie), e non perché azionisti della SA. L'amministrazione ha così qualificato la parte dell'utile versata sotto forma di bonus come tantièmes dissimulati e, di conseguenza, come salario determinante sul quale a ragione erano stati prelevati i contributi sociali.\nB. Patrocinata dalla Cortesi & Associati SA, la X._ SA si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale, per pronuncia del 15 maggio 2008, ha confermato l'operato della Cassa.\nC. Sempre rappresentata dalla Cortesi & Associati SA, la società ha interposto ricorso al Tribunale federale, al quale chiede di annullare il giudizio cantonale e la decisione amministrativa, nonché di riconoscerle la restituzione di fr. 66'376.- (oltre a interessi compensativi), per i contributi sociali a suo avviso indebitamente pagati sulle somme riprese dall'autorità fiscale. La ricorrente rimprovera ai primi giudici di essersi scostati, senza valida ragione e senza confrontarsi adeguatamente con il giudizio della Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello, dalla valutazione dell'autorità fiscale. Rileva che la parte di bonus da essa ripresa non trova(va) fondamento nei rapporti di lavoro che legano gli interessati alla società, bensì nella condizione di azionista (unico) di A._ e di persona a lui vicina della moglie. Contesta di conseguenza la qualifica di distribuzione dissimulata di tantièmes stabilita dalla Cassa.\nLa Cassa propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"226b6e70-4fa0-44dc-b900-d57691adc2d7","text":"Fatti:\nA.\nIn applicazione dell'art. 30 cpv. 1 n. 8 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale del 20 dicembre 2011 (RLst; RL 701.110), i comuni ticinesi hanno l'obbligo di introdurre nel regolamento edilizio le condizioni per l'ubicazione e la costruzione delle antenne di telefonia mobile. Dopo aver ottenuto il preavviso favorevole della Sezione dello sviluppo territoriale del Dipartimento del territorio, con risoluzione del 3 giugno 2019 il Municipio di Pollegio ha istituito una zona di pianificazione di una durata di cinque anni per disciplinare tale questione.\nB.\nSunrise Communications SA, Salt Mobile SA e Swisscom (Svizzera) SA hanno impugnato la zona di pianificazione dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo. Con giudizio del 20 luglio 2020 la Corte cantonale ne ha parzialmente accolto il ricorso: ha modificato la risoluzione municipale riducendo la durata della zona di pianificazione a due anni e annullato il capoverso 3 delle prescrizioni, relativo all'obbligo di allestire una perizia per le antenne percepibili visivamente che interessano beni naturali, culturali e paesaggi protetti.\nC.\nAvverso questa decisione Sunrise Communications SA, Salt Mobile SA e Swisscom (Svizzera) SA presentano un ricorso al Tribunale federale. Chiedono di annullarla unitamente alla risoluzione municipale.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"154da7fd-0c3c-4ffb-9901-96c67fae9e0d","text":""} -{"id":"6890dcc6-401b-4cc8-96d4-79abf37ef64c","text":""} -{"id":"3542816d-c6ef-4f2c-b287-fb89961eecb9","text":"Fatti:\nA.\nL'USSI con decisione del 28 giugno 2017 ha riconosciuto ad A._, nato nel 1955, una prestazione assistenziale di fr. 2'640.- per i mesi di luglio e agosto 2017. In modo particolare, l'amministrazione ha dedotto un reddito computabile e mensile di fr. 351.-, che corrisponde alla differenza tra la locazione pagata da A._ e la pigione massima per due persone riconosciuta al mese. Statuendo il 26 ottobre 2017, l'USSI ha parzialmente accolto il reclamo, osservando che nel mese di gennaio 2017 l'interessato era stato espressamente invitato a cambiare abitazione siccomo il costo superava nettamente l'importo massimo riconosciuto. Stabilito un termine transitorio di sei mesi, soltanto dal mese di agosto 2017 doveva essere applicata la revisione del calcolo assistenziale.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con giudizio del 9 luglio 2018 il ricorso di A._ contro la decisione su reclamo.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e l'emanazione di una nuova decisione in accoglimento delle proprie pretese.\nConfrontato con la richiesta di anticipo spese, A._ con atto del 21 settembre 2018 ha postulato la concessione del gratuito patrocinio.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"1a6e10d2-7e89-49d1-ad62-c3578736b8de","text":""} -{"id":"0b8a6c68-8102-43fc-88dc-6284dbd3904c","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 26 novembre 2000 l'Assemblea comunale di Grono ha adottato la revisione totale della pianificazione locale. In tale ambito, la particella n. 600, sita in località \"Monda\", è stata attribuita alla zona edificabile, segnatamente in zona ampliamento del nucleo 3; il fondo n. 93, costituito dal piazzale della stazione, è stato inserito nell'altro territorio comunale. Il Comune ha quindi inoltrato gli atti al Governo del Cantone dei Grigioni per approvazione. Caterina Fuchs, Joseph Boldini e altri insorgenti hanno impugnato la decisione assembleare, limitatamente all'inserimento del fondo n. 600 nella zona edilizia, postulandone l'attribuzione alla zona per edifici e impianti pubblici. Il 27 febbraio 2001 il Municipio di Grono ha proposto al Governo di respingere i ricorsi; l'8 maggio 2002 ha per contro chiesto all'Esecutivo cantonale di sospendere la procedura riguardo alle particelle n. 93 e 600, per permettergli di riesaminare la situazione pianificatoria, con riferimento alla prospettata costruzione di edifici scolastici e amministrativi.\nA. Il 26 novembre 2000 l'Assemblea comunale di Grono ha adottato la revisione totale della pianificazione locale. In tale ambito, la particella n. 600, sita in località \"Monda\", è stata attribuita alla zona edificabile, segnatamente in zona ampliamento del nucleo 3; il fondo n. 93, costituito dal piazzale della stazione, è stato inserito nell'altro territorio comunale. Il Comune ha quindi inoltrato gli atti al Governo del Cantone dei Grigioni per approvazione. Caterina Fuchs, Joseph Boldini e altri insorgenti hanno impugnato la decisione assembleare, limitatamente all'inserimento del fondo n. 600 nella zona edilizia, postulandone l'attribuzione alla zona per edifici e impianti pubblici. Il 27 febbraio 2001 il Municipio di Grono ha proposto al Governo di respingere i ricorsi; l'8 maggio 2002 ha per contro chiesto all'Esecutivo cantonale di sospendere la procedura riguardo alle particelle n. 93 e 600, per permettergli di riesaminare la situazione pianificatoria, con riferimento alla prospettata costruzione di edifici scolastici e amministrativi.\nB. Il 9 luglio 2002 il Governo ha approvato, con alcune riserve, la nuova pianificazione e, in accoglimento della proposta comunale, ha sospeso fino a nuovo avviso la procedura di approvazione per quel che concerne le particelle n. 93 e 600, invitando il Comune a fornire, entro un anno, delucidazioni sulle verifiche di carattere pianificatorio.\nContro la decisione governativa incidentale di sospensione, la Fondazione ecclesiastica della Parrocchia di San Clemente, proprietaria della particella n. 600, Fausto Censi e Fabrizio Keller, che intendono edificare il fondo sulla base di una permuta concordata con la Fondazione, sono insorti al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni; chiedevano di approvare l'attribuzione della particella n. 600 alla zona edificabile. La Corte cantonale, statuendo il 31 ottobre 2003, ha ritenuto che non concedendo ai ricorrenti la facoltà di esprimersi sulla contestata sospensione, il Governo ha leso il loro diritto di essere sentiti. Ha quindi annullato l'impugnata decisione intermedia. La Corte cantonale ha stabilito altresì che il Comune, in contrasto con quanto deciso dall'Assemblea comunale due anni prima, intendeva riattribuire il fondo alla zona per edifici e impianti pubblici; il Governo non poteva quindi sospendere l'approvazione dei piani, e dei ricorsi pendenti, per consentirgli di avviare una nuova procedura di revisione tendente all'azzonamento delle citate particelle, una siffatta revisione potendo essere effettuata, se del caso, nell'ambito della procedura ordinaria.\nContro la decisione governativa incidentale di sospensione, la Fondazione ecclesiastica della Parrocchia di San Clemente, proprietaria della particella n. 600, Fausto Censi e Fabrizio Keller, che intendono edificare il fondo sulla base di una permuta concordata con la Fondazione, sono insorti al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni; chiedevano di approvare l'attribuzione della particella n. 600 alla zona edificabile. La Corte cantonale, statuendo il 31 ottobre 2003, ha ritenuto che non concedendo ai ricorrenti la facoltà di esprimersi sulla contestata sospensione, il Governo ha leso il loro diritto di essere sentiti. Ha quindi annullato l'impugnata decisione intermedia. La Corte cantonale ha stabilito altresì che il Comune, in contrasto con quanto deciso dall'Assemblea comunale due anni prima, intendeva riattribuire il fondo alla zona per edifici e impianti pubblici; il Governo non poteva quindi sospendere l'approvazione dei piani, e dei ricorsi pendenti, per consentirgli di avviare una nuova procedura di revisione tendente all'azzonamento delle citate particelle, una siffatta revisione potendo essere effettuata, se del caso, nell'ambito della procedura ordinaria.\nC. Il Comune politico di Grono impugna questa sentenza con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame effetto sospensivo, di annullarla e di rinviare gli atti di causa al Tribunale amministrativo per una nuova decisione.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"53fb5c0d-307a-4b57-9982-1c6aec67e1b9","text":"Fatti:\nA.\nA.a. C._ e D._ hanno concluso, quali committenti, con la A._SA un contratto di impresa generale per l'ultimazione della loro casa unifamiliare. Il 4 giugno 2010 l'appaltatrice ha stipulato con la B._SA un' \" assicurazione cauzione \" in cui quest'ultima si è impegnata quale fideiussore solidale nei confronti dei committenti \" per l'esecuzione corretta della garanzia d'opera, vale a dire: la garanzia per i difetti dei lavori o delle forniture eseguiti \" nell'ambito del predetto contratto.\nIl 7 febbraio 2013 la B._SA ha versato a C._ e D._ fr. 53'494.65, importo preventivato dalla ditta E._SA per l'esecuzione delle opere necessarie all'eliminazione dei difetti riscontrati al tetto.\nA.b. La B._SA ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore di Mendrisio-Nord la A._SA con petizione 2 dicembre 2013, chiedendo che questa fosse condannata a pagarle fr. 62'987.05 (somma composta dall'importo corrisposto ai committenti a cui sono stati aggiunti fr. 3'515.40, quale contributo per l'allestimento dei referti peritali, e fr. 5'977.-- per ripetibili della procedura di conciliazione). Con sentenza 23 gennaio 2017 il Pretore ha accolto la petizione limitatamente a fr. 54'574.65.\nB.\nCon sentenza 19 ottobre 2018 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui era ricevibile, un appello presentato dalla A._SA. Dopo aver rilevato che una parte del rimedio non soddisfaceva le esigenze di motivazione dell', ha considerato che la convenuta non ha eliminato i difetti del tetto e che, contrariamente a quanto da questa sostenuto, non risulta che i committenti abbiano rifiutato, prima della scadenza del termine fissato a tale scopo, una riparazione. La Corte cantonale ha poi ritenuto che la convenuta non aveva emesso alcuna riserva concernente i costi di ripristino risultanti dalla valutazione della ditta E._SA.\nC.\nLa A._SA postula, con ricorso in materia civile del 21 novembre 2018, in via principale la riforma della sentenza cantonale nel senso che la petizione sia integralmente respinta; in via subordinata domanda il rinvio dell'incarto alla Pretura per nuova decisione. Dopo aver narrato e completato i fatti, contesta che la motivazione dell'appello fosse in parte irricevibile. Afferma poi che la Corte cantonale ha arbitrariamente negato la mora dei committenti nel rifiutare le opere di garanzia e ha così violato l' perché ha riconosciuto all'opponente, che non ha fatto valere tale obbiezione, il diritto di regresso. Sostiene infine che l'opponente non avrebbe apportato alcuna prova a giustificazione dell'ammontare versato.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"4232967c-a1cf-4932-a8b0-e81b1a592663","text":""} -{"id":"04930195-7293-4843-9cc8-253336749619","text":"Fatti:\nA. Con sentenza del 28 ottobre 2011 la Corte delle assise criminali ha dichiarato A._ autore colpevole di lesioni gravi, per avere, a X._ verso le ore 23.35 del 28 gennaio 2011, intenzionalmente messo in pericolo la vita di B.B._ e avergli causato infermità, malattia mentale e incapacità permanente al lavoro, nonché di omissione di soccorso per avere, nelle stesse circostanze di luogo e tempo, omesso di prestargli aiuto dopo averlo gravemente ferito e posto in imminente pericolo di morte. Lo ha invece prosciolto, in relazione a questi fatti, dall'imputazione di tentato omicidio intenzionale. A._ è inoltre stato riconosciuto autore colpevole di rapina, lesioni semplici ripetute, furto d'uso, grave infrazione alle norme della circolazione stradale, guida in stato di inattitudine, elusione di provvedimenti per accertare l'incapacità alla guida, violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari, nonché infrazione e contravvenzione alla legge sugli stupefacenti. Riconosciutagli una lieve scemata imputabilità, la Corte delle assise criminali lo ha quindi condannato alla pena detentiva di sette anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto. Il giudizio sulle pretese civili degli accusatori privati è stato demandato al giudice unico giusta l'.\nB. Il Procuratore pubblico e gli accusatori privati hanno impugnato il giudizio di prime cure limitatamente alla condanna per lesioni gravi e omissione di soccorso. In accoglimento dei relativi appelli, con sentenza del 15 giugno 2012, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP), per i fatti del 28 gennaio 2011, ha riconosciuto A._ autore colpevole di tentato omicidio intenzionale. Tenuto anche conto della condanna di prima istanza per gli altri reati non oggetto di contestazione, la CARP gli ha inflitto, riconosciuto a suo favore uno stato di lieve scemata imputabilità, una pena detentiva di dieci anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto, nonché una multa di fr. 100.--, fissando a un giorno la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento. Ha inoltre ordinato un trattamento psicoterapeutico ambulatoriale ai sensi dell', da eseguirsi già in sede di espiazione della pena.\nC. In breve, la condanna per tentato omicidio intenzionale si fonda sui fatti, sostanzialmente non contestati, seguenti:\nIl 28 gennaio 2011, verso le ore 19.00\/20.00, dopo aver bevuto diverse birre, A._ è rientrato nell'albergo di X._ dove soggiornava in quei giorni. Verso le ore 22.00, si è recato con un altro ospite della struttura al bar F._. Alle ore 23.30 circa, i due hanno lasciato l'esercizio pubblico intenzionati a ritornare al loro alloggio. Imboccata la strada, il compagno, scorta nella piazza poco distante una coppia che si teneva per mano e si scambiava qualche bacio, si è lasciato sfuggire una rozza osservazione sulle grazie della donna. Volto lo sguardo nella stessa direzione, A._ ha riconosciuto G._, con la quale aveva concepito una figlia nel corso di una burrascosa relazione sentimentale, iniziata nel febbraio 2010 e conclusasi nel novembre dello stesso anno per la forte gelosia di questi, che ha comunque continuato a incontrarla.\nIn collera, toltosi la giacca e abbandonatala per terra, si è lanciato per raggiungere i due: mentre la donna si è data alla fuga, il suo accompagnatore, ignaro, ha continuato tranquillamente il suo cammino, deciso a seguirla. Raggiuntolo, senza nemmeno lasciargli il tempo di capire cosa stesse succedendo, A._ lo ha afferrato con il braccio sinistro per la camicia (o la giacca) all'altezza del collo, ciò che gli ha permesso di trattenerlo costantemente evitando che si sottraesse ai suoi colpi e di prendere con precisione la mira, lo ha colpito violentemente con almeno tre pugni e un calcio e lo ha sbattuto, sempre con estrema violenza, contro il muro di un edificio. La vittima non ha accennato alcun tentativo di difesa. Sul posto è poi sopraggiunto il compagno, che, inserendosi tra di loro, ha allontanato l'aggressore, strappandolo con forza dall'uomo e ponendo provvisoriamente termine al pestaggio. Sembrato quasi stordito dai colpi, B.B._ è rimasto praticamente immobile a guardare A._, che cercava di liberarsi dalla presa dell'amico per avventarsi nuovamente contro di lui, ed è poi ripartito lentamente, barcollando, in direzione della piazza.\nRipreso il fiato, A._, seguito al passo dal compagno, si è rimesso a rincorrere B.B._ e, raggiuntolo, lo ha aggredito di nuovo in modo ancora più brutale che in precedenza: dapprima gli ha sferrato un calcio al capo, con una forza tale da farsi male al piede, poi lo ha colpito al ginocchio e, quando l'aggredito era già a terra carponi, gli ha inferto un altro calcio nella zona del costato con una violenza tale da farlo sobbalzare da terra per poi ricadere a peso morto sulla pancia senza più muoversi. Anche questa volta la carica è stata interrotta dal compagno, che dopo averlo afferrato per il braccio lo ha allontanato, per poi scappare entrambi: mentre A._ si è diretto verso l'albergo, il compagno è tornato sui suoi passi per sincerarsi delle condizioni della vittima. Appena quest'ultimo è rientrato nella sua camera d'albergo A._, ancora furioso, lo ha raggiunto e, inveendo contro la ex compagna, gli ha manifestato l'intenzione di uccidere con l'ausilio di suo fratello in ogni caso la donna; affermazioni ribadite alcune ore dopo in alcuni messaggi a lei inviati. Non ha abbozzato il minimo pensiero o preoccupazione per l'uomo da lui così violentemente percosso.\nIl 29 gennaio 2011, alle ore 01.00, A._ è stato arrestato dalla polizia. Dal controllo del tasso alcolemico tramite etilometro, effettuato alle ore 03.25, è risultato un tenore dello 0,63 o\/oo.\nNel frattempo, B.B._, sanguinante da orecchie e naso, è stato soccorso da cinque ragazzi giunti sulla piazza, che hanno allertato la Croce Verde. A seguito dell'aggressione, sulla sua persona sono state constatate numerose e importanti lesioni: frattura cranica frontale bilaterale, temporale bilaterale, parietale sinistra, del seno mascellare a destra, fratture multiple dei seni frontali e delle pareti delle orbite bilateralmente, delle cellule etmoidali, ematoma intrassiale frontale destro, multiple zone di sanguinamento focale intraparenchimale, importante edema cerebrale, prevalentemente in sede frontale, ematoma dei seni frontali, sfenoidale e mascellare destro, frontale bilaterale e frattura dell'omero destro. Ha concretamente corso il rischio di morire. Il suo stato è tale da aver spinto i medici a considerarlo incapace di intendere e di volere, sicché, con decisione del 26 settembre 2011 è stato posto sotto tutela ai sensi del vecchio . Vista l'irreversibilità del suo stato di salute è collocato presso una casa per anziani.\nD. A._ si aggrava al Tribunale federale con ricorso in materia penale, postulando l'annullamento della sentenza della CARP e l'integrale conferma del giudizio di primo grado.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"49b7ca3d-9901-4a73-b5c7-464d63afc7c5","text":"Fatti:\nA.\nCon atto di accusa del 18 novembre 2015, il Procuratore generale del Cantone Ticino ha deferito D.A._ e la moglie A.A._ dinanzi alla Corte delle assise criminali per le imputazioni di ripetuta truffa, consumata e tentata, ripetuta falsità in documenti, incendio intenzionale e riciclaggio di denaro aggravato. Agli imputati era essenzialmente addebitato di avere a X._, nel periodo dal 4 settembre 2002 al 16 maggio 2012, agendo in correità tra di loro, provocato dolosamente dei danni negli esercizi pubblici di loro proprietà allo scopo di ottenere risarcimenti indebiti dalle compagnie di assicurazione. Essi avrebbero in particolare causato quattro allagamenti del ristorante E._, due allagamenti del ristorante F._ e un incendio intenzionale presso il ristorante G._. Questi esercizi pubblici sono situati a X._, segnatamente sui fondi part. xxx e yyy di proprietà di A.A._. Un lato del primo fondo, su cui sorge lo stabile E._, è contiguo al riale Y._. La seconda particella, su cui sorge l'edificio F._, è per contro più arretrata dal corso d'acqua.\nB.\nCon sentenza del 27 marzo 2017, la Corte delle assise criminali ha riconosciuto D.A._ autore colpevole di tentata truffa, di falsità in documenti e di incendio colposo. Ha per contro prosciolto A.A._ da tutte le imputazioni.\nC.\nLa sentenza di primo grado è stata impugnata dinanzi alla Corte di appello e di revisione penale (CARP) da D.A._, dal Procuratore generale e dall'Assicurazione B._. Con sentenza del 26 luglio 2018 la CARP ha parzialmente accolto i rispettivi appelli. Ha dichiarato entrambi gli imputati autori colpevoli di ripetuta truffa consumata e, in parte, tentata, nonché di incendio intenzionale. La Corte cantonale ha rimproverato loro di avere, nei mesi di settembre 2002, di agosto 2004, di luglio 2006, di giugno 2007, e nell'estate del 2009, a X._, agendo in correità, notificato alle assicurazioni come danni naturali, rispettivamente, in due episodi, come danni provocati da artigiani intervenuti per dei lavori di ristrutturazione, degli allagamenti dei ristoranti E._ e F._ da loro stessi provocati dolosamente, riuscendo o tentando in tal modo di farsi indebitamente versare risarcimenti dalle assicurazioni. Ha inoltre addebitato loro di avere, il 27 maggio 2011, a X._, agendo in correità, intenzionalmente lasciato su una piastra accesa della cucina del ristorante G._ una pentola contenente pesce in cottura con l'aggiunta di sostanze infiammabili, cagionando in tal modo un incendio con danneggiamento del ristorante. In relazione a questo evento, agli imputati è stato altresì rimproverato di avere, agendo sempre in correità, notificato all'assicurazione come danno provocato per negligenza l'incendio doloso, riuscendo in tal modo a farsi versare un risarcimento indebito di fr. 25'000.--.\nLa CARP ha per contro prosciolto gli imputati dalle accuse di falsità in documenti e di riciclaggio di denaro, nonché di truffa relativamente a delle prospettate sopravvalutazioni del danno.\nLa Corte cantonale ha condannato D.A._ alla pena detentiva di 24 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 4 anni. L'imputato è inoltre stato condannato a versare, in solido con la moglie, un'indennità complessiva di fr. 1'822'019.90, oltre interessi, all'Assicurazione B._ e di fr. 463'984.20 all'Assicurazione C._.\nD.\nD.A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 28 settembre 2018 al Tribunale federale, chiedendo di riformarla nel senso di respingere sia l'appello del Procuratore generale sia quello dell'Assicurazione B._ e di accogliere per contro il suo appello. Chiede di conseguenza di essere prosciolto da tutte le imputazioni. Il ricorrente postula inoltre il riconoscimento di un'indennità giusta l' di fr. 593'121.87, il dissequestro di tutto quanto posto sotto sequestro e il diniego di qualsiasi indennizzo a favore delle assicurazioni costituitesi accusatrici private. Chiede altresì che gli oneri processuali della sede cantonale siano posti a carico dello Stato del Cantone Ticino e che la nota professionale del difensore d'ufficio relativamente alla procedura di appello sia approvata e interamente posta a carico dello Stato. Il ricorrente postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. Fa valere la violazione degli art. 146 e 221 CP, degli art. 3 cpv. 2, 9 e 10 CPP, degli art. 9, 29 e 32 cpv. 2 Cost. e dell'art. 6 CEDU.\nE.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale.\nF.\nCon decreto presidenziale dell'11 febbraio 2020, al ricorso è stato conferito d'ufficio l'effetto sospensivo limitatamente ad un punto del dispositivo della sentenza impugnata relativo al dissequestro dei fondi di A.A._."} -{"id":"16236cdf-eaee-46f0-9307-890ef5432d68","text":""} -{"id":"67d8d599-9875-40f2-94a5-89e38d341ca4","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino Ucraino, è entrato in Svizzera nel gennaio 2005. Con decisione del 21 gennaio 2016, confermata su ricorso in sede cantonale, il permesso di dimora di cui disponeva gli è stato revocato, per motivi di ordine pubblico. Nel seguito, il Tribunale federale ha tuttavia rilevato che l'accordo sulla libera circolazione delle persone conferiva a A._ il diritto a un permesso per ricongiungersi con la moglie, di nazionalità portoghese, a beneficio di un permesso di domicilio nel nostro Paese e dalla quale aveva avuto un figlio (sentenza 2C_597\/2018 del 29 novembre 2018).\nB.\nRipreso in mano l'incarto, le autorità migratorie ticinesi hanno constatato che, nel frattempo, moglie e figlio avevano lasciato definitivamente la Svizzera alla volta del Portogallo, e hanno quindi negato a A._ il permesso richiesto (15 marzo 2019). La liceità del diniego è stata poi confermata sia dal Consiglio di Stato (3 giugno 2020) che dal Tribunale amministrativo ticinese (29 ottobre 2020).\nC.\nIl 2 dicembre 2020, A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede l'annullamento del giudizio del 29 ottobre 2020 e il rinvio dell'incarto alla Corte cantonale, per nuova decisione. Postula inoltre la concessione dell'effetto sospensivo al gravame. Preso atto dei contenuti del ricorso, il Tribunale federale non ha ordinato nessun atto istruttorio."} -{"id":"14a486b2-b276-4f4d-909c-e9195c4aea30","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.a C._, cittadino italiano nato nel 1964, ha lavorato dal 1° maggio 2001 alle dipendenze della ditta X._ SA in qualità di capo muratore.\nCon decreto 13 novembre 2001, la Pretura di L._, ha pronunciato il fallimento della società datrice di lavoro (cfr. pubblicazione sul Foglio ufficiale svizzero di commercio [FUSC] del ...., pag. ...). Per giudizio del 30 novembre 2001, intimato il 4 dicembre successivo, la Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, negando al ricorso la concessione dell'effetto sospensivo e confermando la data di fallimento, ha respinto il gravame presentato dalla società e dal suo azionista unico, B._, avverso il decreto pretorile. Preso atto del giudizio della CEF, l'Ufficio fallimenti di L._ ha pronunciato in data .... la disdetta immediata del rapporto di lavoro.\nA.b Il 22 gennaio 2002, C._, rappresentato dall'Organizzazione cristiano-sociale ticinese (OCST) di Lugano, ha insinuato nel fallimento della predetta società pretese salariali per un importo complessivo di fr. 20'311.25. In stessa data, l'interessato ha pure presentato all'assicurazione contro la disoccupazione una domanda d'indennità per insolvenza facendo valere crediti salariali fino al 4 dicembre 2001.\nA.c Osservando che la cassa di disoccupazione non è abilitata a versare simili prestazioni per crediti salariali posteriori alla dichiarazione di fallimento e che la data di quest'ultimo è stata confermata dalla CEF, la Cassa cantonale disoccupazione, mediante decisione del 19 febbraio 2002, ha respinto la richiesta d'indennità per insolvenza per il periodo dal 14 novembre al 4 dicembre 2001.\nA.c Osservando che la cassa di disoccupazione non è abilitata a versare simili prestazioni per crediti salariali posteriori alla dichiarazione di fallimento e che la data di quest'ultimo è stata confermata dalla CEF, la Cassa cantonale disoccupazione, mediante decisione del 19 febbraio 2002, ha respinto la richiesta d'indennità per insolvenza per il periodo dal 14 novembre al 4 dicembre 2001.\nB. Patrocinato dall'OCST, C._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino. Ritenendo determinante ai fini dell'estensione temporale del diritto alle indennità per insolvenza non tanto la data del fallimento fissata dal giudice di primo grado, bensì quella d'intimazione del giudizio di appello, l'interessato ha nuovamente invocato il versamento delle prestazioni anche per il periodo dal 14 novembre al 4 dicembre 2001.\nPer pronuncia del 18 ottobre 2002, la Corte cantonale, confermando l'operato della Cassa, ha respinto il gravame.\nPer pronuncia del 18 ottobre 2002, la Corte cantonale, confermando l'operato della Cassa, ha respinto il gravame.\nC. Sempre assistito dall'OCST, C._ interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale, dopo avere segnalato la chiusura, in data 21 ottobre 2002, del fallimento per mancanza di attivi, ripropone la proprie richieste. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nLa Cassa postula la reiezione del gravame, mentre il Segretariato di Stato dell'economia ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"0916f0fe-eef8-44b4-8816-101aab290efd","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 9 giugno 2016 la Corte delle assise criminali ha dichiarato A._ autore colpevole di infrazione e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti, coazione ripetuta, estorsione in parte tentata, lesioni semplici e vie di fatto. L'imputato ha commesso i reati nel periodo tra la fine di luglio del 2014 e il 23 settembre 2014 presso il carcere \"Lo Stampino\", ove era detenuto per l'esecuzione di una precedente condanna. Per questi reati, la Corte delle assise criminali lo ha condannato alla pena detentiva di 30 mesi e alla multa di fr. 200.-- ed ha ordinato il suo internamento giusta l'.\nB.\nAdita dall'imputato, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha parzialmente accolto l'appello con sentenza del 20 aprile 2017, prosciogliendolo dall'imputazione di vie di fatto e da quella di coazione limitatamente a determinati fatti. Ha per il resto sostanzialmente confermato le imputazioni addebitategli e lo ha condannato alla pena detentiva di 25 mesi e alla multa di fr. 100.--, commutabile in una pena detentiva sostitutiva di un giorno in caso di mancato pagamento. La CARP ha per contro negato i presupposti per pronunciare un internamento ed ha ordinato nei confronti di A._ un trattamento stazionario ai sensi dell', disponendo contestualmente la sospensione della pena detentiva per consentire l'esecuzione della misura.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarne i dispositivi che ordinano un trattamento stazionario e la sospensione della pena detentiva per consentire l'esecuzione della misura, di dichiarare espiata la pena detentiva di 25 mesi e di ordinare la sua scarcerazione immediata. In via subordinata, chiede di stabilire che la misura del trattamento stazionario decorra dal 23 settembre 2014, quando è stata ordinata la sua carcerazione preventiva, o in subordine dal 17 novembre 2014, quando è iniziata l'esecuzione anticipata della pena detentiva. In ogni caso chiede di accertare una violazione del principio di celerità e di essere esonerato dal pagamento delle spese giudiziarie della sede federale. Il ricorrente postula altresì che gli sia riconosciuta un'indennità ai sensi dell' per le spese di patrocinio relative alla procedura di ricorso dinanzi al Tribunale federale, riservato un eventuale indennizzo per l'ingiusta carcerazione subita.\nD.\nCon risposta del 14 giugno 2017, la Corte cantonale contesta le argomentazioni ricorsuali e si riconferma nella sua sentenza. Il Ministero pubblico ha comunicato il 20 giugno 2017 di non avere particolari osservazioni da presentare al ricorso. Il ricorrente ha replicato il 3 luglio 2017 confermandosi nelle proprie conclusioni. Il Ministero pubblico e la CARP hanno comunicato l'11 luglio 2017, rispettivamente il 14 luglio 2017, di non avere ulteriori osservazioni."} -{"id":"301a80fd-a89c-4d72-ac05-20881bfe5252","text":"Fatti:\nA.\nIl 20 settembre 2016 A._ è stato riconosciuto autore colpevole di furto, danneggiamento, ingiuria, contravvenzione alla LStup e ripetuta violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari. Nei suoi confronti è stato ordinato un trattamento stazionario giusta l'.\nIl 15 dicembre 2016 il Giudice dei provvedimenti coercitivi, sedente in materia di applicazione della pena, ha disposto il collocamento (iniziale) di A._ presso il Centro B._ per l'esecuzione della misura terapeutica stazionaria.\nB.\nAdito con un'istanza di A._ volta alla soppressione della misura, dopo acquisizione di una perizia psichiatrica e dei preavvisi e rapporti dei vari servizi interessati e\/o interpellati, con decisione del 31 agosto 2018 il Giudice dei provvedimenti coercitivi ha ordinato il mantenimento della stessa presso il medesimo Centro fino a nuovo riesame.\nIl 27 dicembre 2018 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) ha respinto il ricorso inoltrato da A._ contro il mantenimento della misura.\nC.\nNell'ottica dell'esame periodico della misura, nel corso del 2019 il Giudice dei provvedimenti coercitivi ha raccolto i preavvisi e i rapporti della Direzione del Centro B._, della Direzione medica degli ospedali C._, dell'Ufficio dell'assistenza riabilitativa, nonché della Commissione per l'esame dei condannati pericolosi e ha provveduto all'audizione di A._. Con decisione del 7 febbraio 2020, suddetto Giudice ha mantenuto la misura stazionaria ex presso il Centro B._.\nCon sentenz a del 4 giugno 2020, la CRP ha respinto il reclamo presentato da A._ e confermato il mantenimento della misura, non essendo accertata la sua definitiva assenza di prospettive di successo.\nD.\nAvverso quest'ultimo giudizio A._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale unitamente a un ricorso sussidiario in materia costituzionale. Postula in via principale la soppressione della misura terapeutica stazionaria e, subordinatamente, l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio della causa alla CRP per nuova decisione. Chiede inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nInvitati a esprimersi sul gravame, la CRP si rimette al giudizio di questo Tribunale, mentre il Ministero pubblico e il Giudice dei provvedimenti coercitivi postulano la reiezione del ricorso e la conferma della sentenza dell'ultima autorità cantonale."} -{"id":"225a889a-9eee-42fb-81ee-3b3d94a0b8e8","text":"Fatti:\nA.\nCon decisioni del 23 gennaio 2019, l'Ufficio circondariale di tassazione competente ha commisurato reddito (imposta cantonale e imposta federale diretta) e sostanza (imposta cantonale) di A._ per i periodi fiscali 2015 e 2016.\nIl contribuente ha contestato dette decisioni con reclamo del 9\/10 luglio 2019 osservando tra l'altro che \"... pur non avendo mai ricevuto da parte vostra le stesse. Rilevo i dati del reddito da voi tassatomi in base alla fattura ricevuta da parte della cassa di compensazione AVS, dove ne rimango sbigottito\".\nB.\nDopo uno scambio di corrispondenza, il 30 agosto 2019 il fisco non è entrato nel merito del reclamo dichiarandolo tardivo. Nella sua decisione, esso ha tra l'altro indicato: \"Costituiscono prova indiretta dell'avvenuta intimazione della tassazione: il fatto che il contribuente abbia ricevuto senza reagire immediatamente, le polizze di versamento del conguaglio di imposta in cui è indicata la data di intimazione della tassazione, il richiamo e la diffida di pagamento (cfr. CDT n. 331 del 27 agosto 1984 in re P.); il fatto che il contribuente abbia pagato il conguaglio di imposta cantonale mediante una bolletta che fa riferimento alla tassazione notificata. Il pagamento del conguaglio inoltre porta a ritenere che la notifica di tassazione sia entrata nella sfera di conoscenza del contribuente\".\nAdita su ricorso, la Camera di diritto tributario del Tribunale di appello del Canton Ticino ha confermato la decisione dell'autorità di tassazione. Anche secondo i Giudici ticinesi, il reclamo era infatti tardivo.\nC.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 12 dicembre 2019, A._ si è allora rivolto al Tribunale federale chiedendo l'annullamento sia della sentenza della Camera di diritto tributario che delle originarie decisioni di tassazione e il rinvio dell'incarto al fisco ticinese, affinché emetta nuove decisioni in merito.\nIl Tribunale federale si è fatto trasmettere l'incarto, ma non ha ordinato ulteriori atti istruttori."} -{"id":"177fe092-350e-48db-a604-10d8353a6c8c","text":"Fatti:\nA.\nIl 25 giugno 2014 A._, nato nel 1983, è stato ferito da un'arma da fuoco mentre si trovava su di un'impalcatura e ha riportato un trauma addominale. Con decisione dell'8 luglio 2015 l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI) ha dichiarato estinto il suo obbligo a versare prestazioni. Con decisione su opposizione del 1° ottobre 2015 l'INSAI ha ritenuto l'opposizione irricevibile siccome tardiva.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazione del Cantone Ticino con giudizio del 25 aprile 2016 ha accolto il ricorso, annullato la decisione su opposizione e rinviato la causa all'INSAI affinché \"esamini nel merito l'opposizione interposta dall'assicurato ed emani la relativa decisione\".\nC.\nL'INSAI presenta un ricorso in materia di diritto pubblico, chiedendo che il giudizio cantonale sia annullato.\nChiamati ad esprimersi, A._ non ha reagito all'invito, mentre la Corte cantonale ha rinunciato a presentare osservazioni."} -{"id":"9da85347-832e-4e88-ac88-73db42040aaa","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 14 dicembre 2012, la Corte delle assise criminali ha riconosciuto A.A._ autore colpevole di cattiva gestione, ripetuta appropriazione indebita aggravata, truffa, amministrazione infedele qualificata e ripetuta falsità in documenti. A.A._ è stato condannato al pagamento in favore dello Stato di un risarcimento compensatorio di 7 milioni di franchi, nonché al pagamento, in parte in solido con altri coimputati, di vari importi ai numerosi accusatori privati. La Corte delle assise criminali ha confiscato [recte: mantenuto il sequestro conservativo di] valori patrimoniali di pertinenza del condannato, tra cui i saldi di conti bancari intestati a aaa._SA con esplicita riserva di eventuali diritti di pegno dell'istituto bancario. Ha infine devoluto il risarcimento compensatorio in favore degli accusatori privati i cui crediti sono stati riconosciuti.\nB.\nAdita con appelli del condannato e di aaa._SA, con sentenza del 18 agosto 2014, rettificata il 29 settembre 201, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha parzialmente accolto il primo e respinto il secondo. In sostanza ha riconosciuto A.A._ autore colpevole di cattiva gestione per dolo eventuale, ripetuta appropriazione indebita aggravata, truffa per dolo eventuale, amministrazione infedele qualificata per dolo eventuale, nonché di ripetuta falsità in documenti, prosciogliendolo da alcune imputazioni di appropriazione indebita aggravata. Ha confermato la sua condanna al pagamento in favore dello Stato di un risarcimento compensatorio di 7 milioni di franchi, a garanzia del quale la CARP ha ordinato il sequestro conservativo di numerosi beni di pertinenza di A.A._, tra cui anche i saldi dei conti intestati a aaa._SA. Ha devoluto il risarcimento compensatorio, previo soddisfacimento di tasse e spese di giustizia, in favore degli accusatori privati, i cui crediti sono stati riconosciuti.\nC.\nAvverso questo giudizio, aaa._SA, rappresentata dal suo amministratore unico, si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando il dissequestro a suo favore degli importi depositati sui conti bancari ad essa intestati.\nIl Ministero pubblico comunica di non avere particolari osservazioni sul gravame e la CARP si rimette al prudente giudizio di questo Tribunale. gg._Inc. (opponente 18) si limita a postulare la reiezione del ricorso. Identica conclusione formulano, in esito alle loro rispettive osservazioni, aa._Ltd (opponente 2), ff._SA in liquidazione (opponente 17), i clienti 02, 03, 04, 05, K._, dd._Inc., cc._Familienstiftung, ee._Inc. e l'opponente J._, unico beneficiario delle predette strutture societarie, nonché bb._Inc. (opponenti 7-16). G._ (opponente 3) si richiama alla sentenza impugnata, senza formulare conclusioni. Il cliente 01, H._, I._, il titolare della relazione 06 e hh._Corp. SA sono rimasti silenti.\nLa ricorrente ha replicato per mezzo di un patrocinatore e l'opponente 2 nonché gli opponenti 7-16 hanno duplicato, mentre gli opponenti 17 e 18 hanno solo ribadito le loro conclusioni."} -{"id":"04aee0a4-44d4-46e1-ab01-31767b5d0ca8","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.A._, nato nel 1948, e B.A._, nata nel 1947, si sono sposati nel 1972. Dalla loro unione sono nati, nel 1977, N._ e, nel 1981, D._. A entrambi i coniugi vengono corrisposte rendite d'invalidità, alla moglie dal marzo 1994 e al marito dal 1° febbraio 1999. Il 1° gennaio 2000 A.A._ ha inoltrato un'azione di divorzio innanzi al Pretore di Lugano, il quale, con sentenza 1° giugno 2002, ha sciolto per divorzio il matrimonio delle parti e disciplinato le conseguenze accessorie del divorzio.\nA. A.A._, nato nel 1948, e B.A._, nata nel 1947, si sono sposati nel 1972. Dalla loro unione sono nati, nel 1977, N._ e, nel 1981, D._. A entrambi i coniugi vengono corrisposte rendite d'invalidità, alla moglie dal marzo 1994 e al marito dal 1° febbraio 1999. Il 1° gennaio 2000 A.A._ ha inoltrato un'azione di divorzio innanzi al Pretore di Lugano, il quale, con sentenza 1° giugno 2002, ha sciolto per divorzio il matrimonio delle parti e disciplinato le conseguenze accessorie del divorzio.\nB. Con sentenza 18 giugno 2004 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto sia l'appello principale della convenuta che quello adesivo dell'attore, modificando parzialmente le conseguenze accessorie del divorzio. La Corte cantonale ha segnatamente fissato il contributo alimentare mensile in favore della convenuta in fr. 664.-- fino al 31 gennaio 2010 e in fr. 1'358.75 dopo tale data, le ha riconosciuto un'indennità ex di fr. 30'000.-- e l'ha condannata a pagare all'attore fr. 31'688,50. La Corte cantonale ha ordinato la compensazione degli ultimi due importi citati e ha accordato alla convenuta un termine di trenta giorni dalla crescita in giudicato della sentenza per il versamento del saldo di fr. 1'688.50. I giudici cantonali hanno ritenuto che l'aumento dovuto all'abitazione familiare è, tenuto conto della donazione di fr. 11'000.-- ricevuta dalla convenuta ed investita nell'immobile, di soli 69'870.--. Essi hanno pure reputato che il Pretore aveva a torto riconosciuto all'attore l'importo di fr. 20'896.--, risultante da un nuovo calcolo dei contributi provvisionali di mantenimento alla luce della rendita AI sottaciuta dalla convenuta, perché il giudice del divorzio non può, in linea di principio, modificare retroattivamente le misure cautelari adottate durante la causa. All'attore spetterebbero pertanto fr. 31'688.50 (fr. 34'935.-- dall'aumento di valore dell'abitazione familiare a cui vanno aggiunti fr. 9'380.--, pari alla metà del valore del mobilio, e sottratti fr. 12'626.50 per tasse, spese ripetibili e un contributo alimentare arretrato in favore della convenuta). Sempre secondo la sentenza impugnata sarebbero pure dati i presupposti per assegnare alla convenuta un'indennità di fr. 30'000.-- fondata sull'. Per quanto attiene al contributo alimentare, i giudici cantonali hanno accertato che gli introiti dell'ex moglie diminuiranno dopo il 1° febbraio 2010, poiché dopo tale data le prestazioni erogatele da un'assicurazione privata cesseranno.\nB. Con sentenza 18 giugno 2004 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto sia l'appello principale della convenuta che quello adesivo dell'attore, modificando parzialmente le conseguenze accessorie del divorzio. La Corte cantonale ha segnatamente fissato il contributo alimentare mensile in favore della convenuta in fr. 664.-- fino al 31 gennaio 2010 e in fr. 1'358.75 dopo tale data, le ha riconosciuto un'indennità ex di fr. 30'000.-- e l'ha condannata a pagare all'attore fr. 31'688,50. La Corte cantonale ha ordinato la compensazione degli ultimi due importi citati e ha accordato alla convenuta un termine di trenta giorni dalla crescita in giudicato della sentenza per il versamento del saldo di fr. 1'688.50. I giudici cantonali hanno ritenuto che l'aumento dovuto all'abitazione familiare è, tenuto conto della donazione di fr. 11'000.-- ricevuta dalla convenuta ed investita nell'immobile, di soli 69'870.--. Essi hanno pure reputato che il Pretore aveva a torto riconosciuto all'attore l'importo di fr. 20'896.--, risultante da un nuovo calcolo dei contributi provvisionali di mantenimento alla luce della rendita AI sottaciuta dalla convenuta, perché il giudice del divorzio non può, in linea di principio, modificare retroattivamente le misure cautelari adottate durante la causa. All'attore spetterebbero pertanto fr. 31'688.50 (fr. 34'935.-- dall'aumento di valore dell'abitazione familiare a cui vanno aggiunti fr. 9'380.--, pari alla metà del valore del mobilio, e sottratti fr. 12'626.50 per tasse, spese ripetibili e un contributo alimentare arretrato in favore della convenuta). Sempre secondo la sentenza impugnata sarebbero pure dati i presupposti per assegnare alla convenuta un'indennità di fr. 30'000.-- fondata sull'. Per quanto attiene al contributo alimentare, i giudici cantonali hanno accertato che gli introiti dell'ex moglie diminuiranno dopo il 1° febbraio 2010, poiché dopo tale data le prestazioni erogatele da un'assicurazione privata cesseranno.\nC. Il 25 agosto 2004 A.A._ è insorto contro la sentenza cantonale sia con un ricorso di diritto pubblico che con un ricorso per riforma. Con quest'ultimo rimedio postula la modifica della sentenza cantonale nel senso che l'appello principale sia, in quanto ammissibile, respinto e che i dispositivi concernenti l'appello adesivo siano modificati nel senso che egli sia tenuto a versare alla convenuta un contributo alimentare mensile di fr. 664.-- e che ella sia condannata a versargli fr. 67'521.-- entro trenta giorni dalla crescita in giudicato della sentenza. Postula altresì di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria. L'attore contesta la liquidazione del regime dei beni. Afferma che la moglie non ha provato né di aver ricevuto una donazione di fr. 11'000.-- né di averla investita in lavori attinenti all'abitazione coniugale. Nemmeno le ripetibili e gli oneri processuali arretrati di complessivi fr. 12'626,50 riconosciuti all'ex coniuge sarebbero da includere nella liquidazione del regime matrimoniale, poiché non trattasi di acquisti. A torto la Corte cantonale avrebbe poi negato la legittimità della pretesa di fr. 20'986.--, atteso che la convenuta aveva incassato contributi alimentari provvisionali troppo elevati poiché aveva sottaciuto di ricevere una rendita AI. Alla convenuta non spetterebbe poi alcuna indennità fondata sull' e non si giustificherebbe nemmeno concederle - come invece aveva fatto il Pretore - una dilazione di diciotto mesi per il pagamento dell'importo risultante dalla liquidazione del regime dei beni. Ritiene infine che il contributo alimentare per l'ex moglie non debba essere modificato per il periodo successivo al 2010.\nNon è stato ordinato uno scambio di allegati scritti."} -{"id":"2921ff33-66d0-4bb6-9826-839610d1d92d","text":"Fatti:\nA.\nIl 24 giugno 2011 l'Autorità federale di sorveglianza dei revisori (di seguito: ASR) ha rilasciato ad A._, all'epoca amministratore unico e unico membro della direzione della B._ SA, l'abilitazione a esercitare quale perito revisore e l'ha iscritto nel registro pubblico dei revisori. Il 26 agosto 2011 un'analoga abilitazione è stata concessa alla società.\nIl 4 novembre 2013 l'ASR ha revocato l'abilitazione accordata ad A._ per la durata di cinque anni nonché cancellato la corrispondente iscrizione nel menzionato registro. A sostegno della propria decisione ha osservato che questi non adempiva i requisiti della buona reputazione e della garanzia di un'attività di controllo ineccepibile esatti dai combinati art. 4 cpv. 1 della legge federale del 16 dicembre 2005 sull'abilitazione e la sorveglianza dei revisori (LSR; RS 221.302) e 4 dell'ordinanza del 22 agosto 2007 sull'abilitazione e la sorveglianza dei revisori (OSRev; RS 221.302.3), in quanto egli aveva violato nonché ignorato i principi di base della revisione contabile nell'ambito dell'esecuzione di un mandato di revisione per l'anno d'esercizio 2011 concernente l'istituto C._ (ora in liquidazione). L'istituto di previdenza riuniva all'incirca 80 imprese affiliate con più o meno 3000 assicurati e la B._ SA ne è stata l'ufficio di revisione dal 16 gennaio 2009 al 25 settembre 2012 (; decisione dell'ASR del 4 novembre 2013).\nB.\nAdito il 25 novembre 2013 da A._, il Tribunale amministrativo federale ne ha parzialmente accolto il ricorso con giudizio del 27 agosto 2014. Constatato che la revoca dell'abilitazione era giustificata, detta autorità è giunta alla conclusione che la durata della medesima non poggiava invece su una motivazione sufficientemente sostanziata e dettagliata. Ha quindi rinviato l'incarto all'ASR affinché spiegasse perché le violazioni rimproverate all'insorgente dovevano essere ritenute gravi e perché una revoca di durata inferiore non entrava in considerazione.\nC.\nCiò che detta autorità ha fatto il 9 febbraio 2015, quando ha di nuovo revocato, a far tempo dal 4 novembre 2013 e per la durata di cinque anni, l'abilitazione a esercitare quale perito revisore rilasciata ad A._, cancellandolo nel contempo dal relativo registro. Dopo avere illustrato la natura, lo scopo e la portata delle Swiss GAAP RPC 26 (ossia delle raccomandazioni che disciplinano la presentazione dei conti degli istituti di previdenza), determinanti in concreto, l'ASR ha elencato tutte le inadempienze rimproverate all'interessato e ha spiegato per ognuna di esse perché doveva essere definita gravissima. Richiamata poi la propria prassi sulla durata della revoca, l'ASR è giunta alla conclusione che nel caso specifico una revoca di cinque anni, cioè di cinque esercizi contabili, era non solo giustificata ma rispettava anche il principio della proporzionalità. Infine si è rifiutata di ripristinare l'effetto sospensivo alla propria decisione, tolto con il precedente giudizio del 4 novembre 2013.\nD.\nQuesta decisione è stata confermata su ricorso dal Tribunale amministrativo federale con sentenza del 17 agosto 2015. Esso ha innanzitutto ricordato i motivi per i quali, nel suo precedente giudizio, aveva confermato la fondatezza della revoca, ossia:\n- che l'insorgente non si era conformato alle Swiss GAAP RPC 26, violando così l'art. 47 dell'ordinanza sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità del 18 aprile 1984 (OPP 2; RS 831.441.1);\n- che egli non aveva controllato come dovuto la conformità del conto annuale e dei conti di vecchiaia alla legge, alle direttive e ai regolamenti nonché la legittimità della gestione, motivo per cui i lavori di revisione erano insufficienti e disattendevano gli art. 53 della legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità del 25 giugno 1982 (LPP; RS 831.40) e 25 cpv. 1 OPP 2;\n- che egli aveva violato le regole professionali contenute negli SR (Standard svizzeri di revisione) dato che non aveva proceduto alle verifiche per l'individuazione delle frodi, contrariamente a quanto imposto dall'art. 2 dell'ordinanza concernente la sorveglianza delle imprese di revisione del 17 marzo 2008 (OS-ASR; RS 221.302.33);\n- che egli aveva violato gli e 50 cpv. 2 e 3 OPP 2 perché non aveva rilevato l'inadeguatezza della struttura patrimoniale della C._;\n- infine che aveva violato gli e 48 a cpv. 2 OPP 2 per non avere iscritto le spese di amministrazione nel conto di esercizio.\nIl Tribunale amministrativo federale ha poi osservato che la revoca in quanto tale era cresciuta in giudicato e che il rinvio della causa all'ASR concerneva unicamente la durata della stessa: oggetto di giudizio era pertanto soltanto il quesito di sapere se detta autorità, conformemente a quanto richiestole, aveva completato la propria motivazione in modo da rendere plausibile la durata di cinque anni inflitta. Al riguardo ha dapprima respinto la censura secondo cui l'ASR, non procedendo all'esame di un altro fascicolo, sarebbe venuta meno alle indicazioni datele: infatti, la propria sentenza di rinvio del 27 agosto 2014 non imponeva di procedere a un simile esame, dato che non escludeva la possibilità di potere dimostrare l'ignoranza dei principi base della revisione anche fondandosi su un solo mandato.\nEsaminando poi uno per uno gli inadempimenti rimproverati al ricorrente (mancato rispetto delle Swiss GAAP RPC 26 - insufficienza dei lavori di revisione - mancata individuazione delle frodi - mancato controllo della legalità dell'investimento patrimoniale, della gestione e dell'organizzazione - mancata verifica delle transazioni e mancato controllo delle spese di amministrazione) è giunto alla conclusione che le ulteriori spiegazioni fornite dall'autorità di prime cure dimostravano a sufficienza l'estrema gravità degli stessi, mentre che le delucidazioni del diretto interessato, oltre ad essere prive di pertinenza, confermavano le mancanze e carenze addebitategli e apparivano come un vano tentativo di sminuire quanto rimproveratogli. In base ai chiarimenti forniti dall'autorità di prime cure i giudici federali di prima istanza hanno quindi considerato che le inadempienze riscontrate erano tali da precludere ai lettori del rendiconto annuale della C._ di trovare informazioni trasparenti sul reale stato patrimoniale dell'istituto, che l'omissione dei controlli di legalità degli investimenti e delle spese di amministrazione contribuivano in maniera significativa ad aumentare il rischio per gli assicurati di perdite di avere a causa di errori di manipolazione. Per quanto concerne invece le spiegazioni fornite dall'interessato (l'avere basato il proprio rapporto di revisione sugli accertamenti del perito in materia di previdenza, l'avere effettuato delle verifiche senza averle però documentate, l'addurre che le irregolarità in seno all'istituto non sarebbero emerse neanche se fossero stati ossequiati i principi fondamentali di revisione), le stesse non facevano che alimentare i dubbi sulla sua reale consapevolezza degli obblighi e delle esigenze legali imposti a un perito revisore. Secondo l'autorità precedente, un'attività di controllo ineccepibile richiedeva infatti competenza tecnica nonché un comportamento corretto nelle relazioni di affari. In altre parole ci si aspettava che l'ordinamento giuridico sia rispettato, segnatamente il diritto in materia di revisione, il diritto civile e penale e il principio della buona fede, motivo per cui una violazione dei principi della revisione contabile come quella riscontrata nel caso specifico risultava incompatibile con l'esigenza di un'attività di revisione ineccepibile.\nPronunciandosi infine sulla proporzionalità del provvedimento, il Tribunale amministrativo federale ha dapprima ricordato che l'obbligo di revisione serve a proteggere gli investitori, le persone che dispongono di una partecipazione minoritaria e i creditori, come pure a sorvegliare le imprese, ad assicurare uno sviluppo economico durevole e ad assicurare l'impiego a lungo termine. Ha quindi rilevato come, in questo contesto, il revisore assumeva un ruolo centrale, dovendo garantire l'attendibilità del conto annuale e del conto di gruppo così come la facoltà, a tutti i gruppi da tutelare, di potere verificare in maniera affidabile la situazione economica dell'impresa. Il fatto che detti servizi fossero prestati unicamente da persone sufficientemente qualificate rivestiva pertanto un interesse pubblico considerevole. Analizzando poi il caso concreto ha rilevato che vista l'estrema gravità delle infrazioni e la mancanza di comprensione, consapevolezza e spirito critico da parte dell'insorgente circa la portata dei principi da lui disattesi, una misura più mite o meno severa non poteva entrare in linea di conto, rivelandosi invece la durata di cinque anni idonea e necessaria per raggiungere lo scopo prefisso, cioè garantire una buona reputazione (trattandosi su questo punto peraltro di circostanze di fatto che non potevano essere cambiate a breve termine) e un'attività irreprensibile; al riguardo gli argomenti avanzati dall'interessato (tra l'altro, il carattere unico ed eccezionale dell'infrazione in questione come pure l'avere ristabilito una situazione conforme al diritto ciò che provava che era in grado di applicare correttamente le SWISS GAAP FER), oltre a mancare di pertinenza, non erano tali da concludere alla sussistenza di eventuali circostanze attenuanti. Il Tribunale amministrativo federale ha poi ricordato che trattandosi di previdenza professionale, la garanzia della professionalità e di un controllo ineccepibile era di elevato interesse pubblico e prevaleva sugli interessi privati dell'interessato, motivo per cui anche da questo profilo, visti gli interessi pubblici preponderanti in gioco e le constatate violazioni dei principi basilari del diritto della revisione, il provvedimento risultava proporzionato. Esso è quindi giunto alla conclusione che ci si poteva aspettare che entro cinque anni l'insorgente avrebbe acquisito le nozioni necessarie nonché definitivamente cambiato atteggiamento riguardo alla comprensione ed applicazione di principi del diritto in materia di revisione, ossequiando così gli interessi pubblici.\nE.\nIl 23 settembre 2015 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza impugnata sia riformata nel senso che la revoca dell'abilitazione comminatagli sia limitata a un anno, in via subordinata a due anni; in via ancora più subordinata domanda che la causa sia rinviata all'autorità precedente per nuova decisione ai sensi dei considerandi. Censura, in sintesi, un apprezzamento arbitrario dei fatti, la violazione del diritto di essere sentito, i propri argomenti non essendo stati trattati, senza peraltro che fosse spiegato perché erano ignorati, nonché la violazione del diritto nel confermare un provvedimento di durata eccessiva.\nChiamati ad esprimersi il Tribunale amministrativo federale e l'ASR hanno proposto di respingere il gravame. Con scritto del 26 novembre 2015 il ricorrente ha rinunciato a replicare."} -{"id":"f5249665-ce3d-4a19-9b40-976355050118","text":"Fatti:\nA.\nIl 16 ottobre 2012 A._SA ha chiesto al Municipio di Cadenazzo il permesso di edificare un nuovo stabile artigianale (depositi-magazzini-uffici) sulla particella n. 540, attribuita alla zona artigianale e commerciale. Una società di trasporti intenzionata a insediarsi nel centro logistico ha poi indicato che il fabbricato era destinato all'immagazzinamento di abbigliamenti e accessori, indicando un traffico giornaliero di circa 15\/20 transiti di automezzi pesanti e 40 di autoveicoli leggeri. La domanda edilizia non ha suscitato opposizioni. Il 21 dicembre 2012 i Servizi generali del Dipartimento del territorio hanno approvato il progetto, precisando che non erano previste né ammesse lavorazioni al suo interno. Il 21 gennaio 2013 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia richiesta, decisione passata in giudicato incontestata.\nB.\nIn seguito, manifestandosi inconvenienti, i vicini E._ e B._ hanno chiesto al Municipio di ridurre la velocità lungo la strada che porta al nuovo fabbricato e se l'istante avesse inoltrato una domanda di costruzione per le attività svolte nello stabilimento. Il 23 dicembre 2014 il Consiglio di Stato ha parzialmente accolto un ricorso dei vicini e invitato il Municipio a statuire sulla loro istanza di intervento, domande poi respinte dall'Esecutivo comunale.\nC.\nIl 6 ottobre 2014 A._SA ha inoltrato una domanda di costruzione a posteriori all'autorità comunale, relativa a modifiche del \"layout\" interno del fabbricato, richiesta alla quale si sono opposti alcuni vicini. Il 15 ottobre 2015 il Municipio ha concesso la licenza edilizia a posteriori. Nel frattempo, con risoluzione del 9 dicembre 2014, il Municipio ha adottato una zona di pianificazione, comprendente anche la particella n. 540, che vieta tra l'altro l'insediamento di nuovi edifici e l'ampliamento di quelli esistenti, entrata in vigore il 5 luglio 2015; misura confermata dal Tribunale cantonale amministrativo con giudizio del 18 dicembre 2015. Con decisione del 1° marzo 2016 il Governo cantonale ha respinto i ricorsi presentati dai vicini contro due risoluzioni municipali del 22 gennaio e del 15 ottobre 2015, interessanti lo stesso contenzioso. Adito da B._, E._, C._ e D._, con sentenza del 30 ottobre 2017 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha accolto il ricorso, annullato sia la decisione governativa del 1° marzo 2016 sia quelle municipali, rinviando gli atti al Municipio al senso dei considerandi.\nD.\nAvverso questa decisione A._SA inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullarla e di confermare la decisione governativa e quelle municipali.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"358b5141-2f9f-47a5-a27f-51b139fbbb42","text":""} -{"id":"8fde2928-7a70-4c7f-a932-39524d7cf3ce","text":"Fatti:\nA.\nCome da lei rilevato, mediante sentenza del 5 ottobre 2016 l'avvocata A._ è stata condannata in contumacia dalla Corte delle assise criminali per ripetuta appropriazione indebita qualificata, ripetuta sottrazione di cose requisite o sequestrate, ripetuta coazione (in parte tentata), ripetute soppressioni di documento e ripetuta diffamazione, alla pena detentiva di 24 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni. L'interessata ha impugnato questa decisione presso la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP).\nB.\nContestualmente a un reclamo presentato il 18 febbraio 2017 alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), A._ ha presentato un'istanza di ricusazione nei confronti del giudice Mauro Mini, suo Presidente. Con decisione del 13 aprile 2017, la CARP, alla quale la domanda di ricusa è stata trasmessa per competenza, l'ha respinta.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concessole il beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio e accordato l'effetto sospensivo al gravame, la ricusazione dell'intero Tribunale federale, di organizzare un'udienza con procedura probatoria per verificare i motivi di ricusa e di accogliere la domanda di ricusazione della giudice Giovanna Roggero-Will, Presidente della CARP, nonché di accertare la nullità della decisione impugnata, subordinatamente di annullarla.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"11066f45-5268-4d03-ad44-fb25445c2a56","text":""} -{"id":"1997b8b4-7826-4854-bcb1-b4e1fabdbc5c","text":""} -{"id":"0414b8e4-8a7b-454d-adea-530135003492","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 14 dicembre 2000 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo ha presentato al Ministero pubblico del Cantone Ticino una richiesta di assistenza giudiziaria in materia penale, completata il 15 gennaio 2001. Essendo stato avviato un procedimento penale per associazione a delinquere, truffa e appropriazione indebita nei confronti di F._ e altri sette prevenuti, l'Autorità italiana chiedeva di acquisire la documentazione su eventuali conti bancari collegati ai prevenuti e di sequestrarne gli averi, tra l'altro presso il banco G._, in particolare, riguardo al conto xxx, sul quale sarebbe confluito il provento dei sospettati reati.\nA. Il 14 dicembre 2000 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo ha presentato al Ministero pubblico del Cantone Ticino una richiesta di assistenza giudiziaria in materia penale, completata il 15 gennaio 2001. Essendo stato avviato un procedimento penale per associazione a delinquere, truffa e appropriazione indebita nei confronti di F._ e altri sette prevenuti, l'Autorità italiana chiedeva di acquisire la documentazione su eventuali conti bancari collegati ai prevenuti e di sequestrarne gli averi, tra l'altro presso il banco G._, in particolare, riguardo al conto xxx, sul quale sarebbe confluito il provento dei sospettati reati.\nB. Con decisione del 18 dicembre 2000, integrata l'11 gennaio 2001, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha ammesso la domanda di assistenza limitatamente ai reati di truffa e appropriazione indebita, ordinando l'esecuzione delle misure richieste. Il PP, in accoglimento di una domanda complementare del 18 giugno 2001, aveva ordinato altresì l'audizione, quale testimone e alla presenza di magistrati esteri, di un funzionario del banco G._. Il 19 dicembre 2001 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato da cinque società interessate da questa misura contro una decisione della Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), che la confermava (causa 1A.186\/2001).\nB. Con decisione del 18 dicembre 2000, integrata l'11 gennaio 2001, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha ammesso la domanda di assistenza limitatamente ai reati di truffa e appropriazione indebita, ordinando l'esecuzione delle misure richieste. Il PP, in accoglimento di una domanda complementare del 18 giugno 2001, aveva ordinato altresì l'audizione, quale testimone e alla presenza di magistrati esteri, di un funzionario del banco G._. Il 19 dicembre 2001 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato da cinque società interessate da questa misura contro una decisione della Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), che la confermava (causa 1A.186\/2001).\nC. Mediante decisione di chiusura del 23 gennaio 2001 il PP ha ordinato la trasmissione all'Autorità richiedente della documentazione prodotta dal banco G._. Questa decisione è stata confermata il 31 ottobre 2001 dalla CRP.\nC. Mediante decisione di chiusura del 23 gennaio 2001 il PP ha ordinato la trasmissione all'Autorità richiedente della documentazione prodotta dal banco G._. Questa decisione è stata confermata il 31 ottobre 2001 dalla CRP.\nD. La D._ e la E._ presentano contro questo giudizio un ricorso congiunto di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiedono di annullare la decisione impugnata.\nD. La D._ e la E._ presentano contro questo giudizio un ricorso congiunto di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiedono di annullare la decisione impugnata.\nE. Il PP e l'Ufficio federale di giustizia, entrambi senza formulare particolari osservazioni, propongono di respingere il ricorso. La Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"ca31feee-b4fa-45a2-8c26-aefd1e761b63","text":"Fatti:\nA.\nIl 16 dicembre 2013 il Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino ha adottato alcune modifiche della legge sull'Università della Svizzera italiana, sulla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana e sugli Istituti di ricerca del 3 ottobre 1995 (LUSI; RL\/TI 5.3.1.1). La novella è stata pubblicata nel Foglio ufficiale ticinese il 20 dicembre 2013 e, scaduto il termine di referendum, nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi il 21 febbraio 2014. L'entrata in vigore è stata fissata al 1° marzo 2014.\nSul medesimo Bollettino ufficiale è stato pubblicato anche il regolamento della LUSI decretato il 18 febbraio 2014 dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino e entrato immediatamente in vigore (RLUSI; RL\/TI 5.3.1.1.1).\nB.\nLe due normative ticinesi sono state impugnate con ricorso in materia di diritto pubblico il 24 marzo 2014 dalla I.S.S.E.A. SA - Università privata a distanza, con sede a Agno, la quale ha chiesto, oltre alla concessione dell'effetto sospensivo, l'annullamento degli art. 14 cpv. 2 seconda frase LUSI e 4 RLUSI, concernenti la protezione delle denominazioni universitarie, nonché la disposizione transitoria art. 26b cpv. 1 e 2 LUSI. Il Consiglio di Stato ticinese ha proposto di respingere il ricorso con risposta del 20 maggio 2014.\nIl 22 maggio 2014 il Presidente di questa Corte ha respinto la domanda di effetto sospensivo, dopo di che, con replica del 27 giugno 2014, la ricorrente ha annunciato di avere modificato la ragione sociale in I.S.S.E.A. SA - Istituto Superiore di Studi di Economia Aziendale e ha precisato la propria posizione rinunciando alla domanda di annullamento dell'art. 26b LUSI. Il Consiglio di Stato ha duplicato il 27 agosto 2014."} -{"id":"697bf173-d3af-40e6-88eb-d9f9c1718e13","text":""} -{"id":"170e0efd-ed4d-49b8-a009-77f5f85d4610","text":"Fatti:\nA. Mediante decisione dell'11 giugno 2007, confermata con provvedimento formale del 2 agosto 2007, pronunciato in seguito all'opposizione presentata da B._, nato nel 1975, la Sezione del lavoro del Cantone Ticino ha sospeso l'assicurato, alla ricerca di un'attività al 100 per cento dal 20 ottobre 2006, dal diritto all'indennità di disoccupazione per la durata di 5 giorni, a causa della mancata informazione dello svolgimento di uno stage presso la A._ SA di L._ dal 1° marzo al 15 aprile 2007.\nB. Contro il provvedimento, B._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, domandando l'annullamento della sospensione. A motivazione del gravame egli ha addotto di aver agito in buona fede e di non essere stato informato adeguatamente da parte dell'amministrazione.\nPer giudizio del 12 novembre 2007, la Corte cantonale ha accolto il gravame annullando la decisione amministrativa impugnata e rinviando gli atti alla Sezione del lavoro per nuovi accertamenti. A mente del primo giudice, l'assicurato andava eventualmente sospeso sulla base dell' (per aver rinunciato a detrimento dell'assicurazione contro la disoccupazione a pretese di salario) e non sulla base dell'art. 30 cpv. 1 lett. e LADI.\nC. Avverso la pronunzia cantonale la Sezione del lavoro interpone ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. La ricorrente chiede di annullare il giudizio impugnato e di confermare la decisione querelata.\nLa Segreteria di Stato dell'economia ha rinunciato ad esprimersi. L'assicurato propone, implicitamente, la reiezione del ricorso, facendo inoltre valere pretese di varia natura per complessivi fr. 70'467.50."} -{"id":"beaf5272-c68f-465f-825f-63aed647d4db","text":"Fatti:\nA."} -{"id":"56103052-9db0-48a8-8c26-0d569213c4c7","text":"Fatti:\nA.\nIl 13 settembre 2016 B._ ha indetto un pubblico concorso retto dal concordato intercantonale sugli appalti pubblici del 25 novembre 1994\/15 marzo 2001 (CIAP; RL\/TI 730.500) e impostato secondo la procedura libera, per aggiudicare il mandato concernente la messa a disposizione di sistemi di monitoraggio clinico finalizzato alla costituzione di un partenariato (Technology partnership) con un'azienda capace di fornire una soluzione di sorveglianza e monitoraggio dei parametri fisiologici in tempo reale da applicare in tutte le unità appartenenti all'area critica (FU 73\/2016 pag. 8218 segg.). Tra i vari requisiti, il capitolo E (descrizione del progetto) del Capitolato d'appalto 99.118 - Sistemi di monitoraggio, indicava quanto segue:\n\"E-3. Situazione di partenza\nLa soluzione proposta deve poter essere implementata all'interno della struttura del committente, garantendo almeno la capacità di sorveglianza e le funzioni in uso presso le nostre strutture.\"\ne poneva in particolare le due condizioni seguenti:\n\"E-10 4 Monitor da trasporto di base\nIl monitor da trasporto di base deve garantire la sorveglianza durante i trasporti all'interno dell'istituto. Questo può essere ottenuto attraverso il modulo multi parametrico dotato di uno schermo e di accumulatore che ne garantisce un'autonomia di almeno 4 ore, oppure essere un'unità separata su cui installare i moduli paziente.\nE-10 5 Monitor da trasporto intensivo\nPer gli spostamenti dei pazienti più critici, l'uso del solo modulo multi parametrico dotato di schermo non è sufficiente, per questo genere di attività è richiesto un monitor supplementare che deve\n- Essere compatibile con i moduli paziente\n- Assicurare interfaccia all'utente, attraverso uno schermo a colori di almeno 12\"\n- Garantire un'autonomia di almeno 4 ore, con il funzionamento di tutti i parametri.\"\nB.\nEntro il termine utile tre offerte, tra cui quella della A._ AG, di fr. 4'744'069.--, e quella della C._ AG, di fr. 3'667'939.20.--, sono giunte a B._, il quale ha aggiudicato la commessa alla A._ AG. Nell'ambito del ricorso interposto da C._ AG dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo ha poi però riconosciuto di essere incappato in un errore di valutazione delle offerte in relazione al criterio del prezzo ed ha aggiudicato la commessa alla C._ AG con una nuova decisione. Quest'ultima è stata a sua volta impugnata da A._ AG dinanzi alla Corte cantonale, la quale, il 4 dicembre 2018, ha accolto entrambi i ricorsi, ha annullato le due decisioni e, per una serie di ragioni che non occorre qui rilevare, ha rinviato gli atti a per una nuova delibera.\nCon decisione del 18 gennaio 2019 B._ ha quindi deliberato la commessa alla A._ AG ed escluso nel contempo l'offerta della C._ AG per il fatto che il prodotto da lei proposto non rispondeva ai requisiti tecnici necessari. In particolare non veniva garantita la capacità di sorveglianza e le funzionalità in uso presso le proprie strutture, dato che il prodotto non disponeva di un display integrato per il trasporto dei pazienti in grado di garantire la loro sorveglianza continua durante i frequenti trasferimenti interni senza far capo a strumenti supplementari.\nC.\nContro quest'ultima delibera, la C._ AG è nuovamente insorta dinanzi al Tribunale amministrativo cantonale il 14 febbraio 2019, chiedendo che venisse annullata e che l'appalto le fosse aggiudicato. Contestata la propria esclusione dal concorso argomentando che le condizioni di gara non prevedevano l'esigenza di proporre apparecchi dotati di display, essa ha inoltre sostenuto che l'aggiudicataria avrebbe dovuto essere esclusa poiché non sarebbe più stata in grado di offrire il prodotto offerto, ormai fuori mercato.\nNell'ambito dell'istruttoria B._ ha difeso la legittimità dell'estromissione dell'insorgente dalla gara rilevando altresì che la soluzione da lei proposta non prevedeva nemmeno dispositivi muniti di accumulatori con l'autonomia di 4 ore esatta dalle regole del concorso.\nD.\nCon giudizio del 7 agosto 2019, il Tribunale cantonale amministrativo ha rilevato che le condizioni di gara non annunciavano l'esigenza di proporre degli apparecchi dotati di display integrati, bensì ammettevano anche sistemi che assicurassero la sorveglianza tramite un'unità separata. L'assenza di un display integrato avrebbe quindi tutt'al più potuto incidere negativamente sulla valutazione tecnica della soluzione proposta, ma non determinarne l'estromissione dal concorso. La Corte cantonale ha tuttavia confermato la legittimità dell'estromissione dell'insorgente. Il sistema da lei offerto disponeva di due batterie con un'autonomia di 3.5 ore ciascuna e la necessità di sostituire la batteria, seppur senza manovre complesse, dopo 3.5 ore non permetteva infatti di considerare rispettata l'esigenza di autonomia di 4 ore, ritenuto che la condizione di gara non lasciava spazio all'apprezzamento della stazione appaltante. I giudici ticinesi hanno pertanto negato a C._ AG, esclusa dalla gara, la legittimazione ad agire contro l'aggiudicazione alla A._ AG. Essi hanno però considerato proponibili le sue contestazioni relative alla durata dell'autonomia dell'accumulatore offerto dall'aggiudicataria poiché queste riguardavano la decisione di esclusione, che sarebbe se no risultata discriminatoria. Per ragioni deducibili dal principio della parità di trattamento, hanno così scartato anche l'offerta dell'aggiudicataria, la quale aveva proposto un accumulatore con un'autonomia di sole 3 ore e, in parziale accoglimento del ricorso, hanno annullato la decisione di aggiudicazione.\nE.\nIl 9 settembre 2019 la A._ AG ha presentato al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, da trattare in subordine quale ricorso sussidiario in materia costituzionale, contro la sentenza del Tribunale cantonale amministrativo. Chiede, previo conferimento dell'effetto sospensivo, che la stessa sia annullata poiché sostanzialmente arbitraria.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni del proprio giudizio mentre B._ ha sostanzialmente aderito alle argomentazioni della ricorrente.\nCon decreto presidenziale del 30 settembre 2019 è stato concesso l'effetto sospensivo al ricorso nel senso che B._ è stato invitato ad astenersi dall'adottare misure di esecuzione della sentenza cantonale fino all'emanazione del giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"0879fd51-d8ce-4755-8e2b-c0dc019414a5","text":"Fatti:\nA.\nIl 17 marzo 2011 il Gran Consiglio ha pubblicato nel Foglio ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino n. 24\/2011 del 25 marzo 2011 (pag. 2339 e segg.) la modifica della legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni del 16 dicembre 2003 (LASC). Ha precisato che, trascorsi i termini per l'esercizio del diritto di referendum, detta modifica sarebbe stata pubblicata nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi e che il Consiglio di Stato ne avrebbe determinato l'entrata in vigore (pag. 2343). La citata modifica comporta, contestualmente, anche un cambiamento dell'art. 2 cpv. 2, 3, 4 e 5 della legge sulla perequazione finanziaria intercomunale del 25 giugno 2002 (LPI), norma che ha il tenore seguente:\n2Il Consiglio di Stato può ridurre, rispettivamente sospendere l'erogazione di contribuiti e aiuti secondo l'art. 1 cpv. 2 lett. a e c, subordinandoli alla partecipazione da parte del comune beneficiario ad una procedura aggregativa, compatibile con obiettivi e Piano cantonale delle aggregazioni stabiliti dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni; è riservata la relativa procedura.\n3Contributi e aiuti ridotti o sospesi in base al capoverso precedente sono accantonati per un periodo massimo di quattro anni a favore del nuovo comune.\n4La decisione di riduzione, rispettivamente di sospensione dei contributi e degli aiuti di cui ai cpv. 2 e 3 non può superare l'equivalente di 10 punti di moltiplicatore d'imposta del comune beneficiario.\n5In caso di aggregazione tra comuni il Consiglio di Stato può inoltre, per un periodo definito, porre il comune aggregato al beneficio degli aiuti di cui alla lett. c) dell'art. 1, o maggiorare la percentuale di finanziamento usuale, anche qualora le condizioni previste dagli art. 14 e 15 non fossero adempiute.\nB.\nAvverso il citato decreto legislativo del Gran Consiglio del 17 marzo 2011, in data 3 novembre 2011 A._ e litisconsorti, cittadini domiciliati nei Comuni di Mezzovico-Vira e Isone, presentano un ricorso in materia di diritto pubblico concernente il diritto di voto, chiedendo di annullare l'art. 2 cpv. 2, 3 e 4 LPI.\nIl Consiglio di Stato, per sé e in rappresentanza del Gran Consiglio, propone di respingere il ricorso in quanto ammissibile. I ricorrenti, rinunciando a presentare osservazioni, riconfermano quanto esposto nel gravame."} -{"id":"0b373eb2-7bf8-43fe-97ba-b806060d4d89","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Per il periodo fiscale 2001\/2002 (anni di computo 1999\/2000), A._ (1924) è stata tassata il 29 luglio 2002 per l'imposta cantonale come per l'imposta federale diretta, senza tener conto di asserite, ma non documentate spese di malattia. Con reclamo, ella ha chiesto di essere sentita personalmente allo scopo di poter sostanziare dette spese, come già avvenuto, sempre dopo diverse convocazioni di volta in volta rinviate, per i periodi fiscali precedenti. Dando seguito alla richiesta, l'Ufficio circondariale di tassazione di Mendrisio ha fissato un'audizione per il 26 novembre 2002. Dopo un nuovo, ma vano tentativo di rinvio da parte dell'interessata, l'incontro ha avuto luogo in presenza di suo figlio, munito di valida procura. In tale occasione l'autorità fiscale ha riconosciuto i costi esposti nella dichiarazione per le prestazioni mediche degli anni 1999 e 2000. Di conseguenza, con decisione su reclamo del 16 dicembre 2002 è stata ammessa una deduzione supplementare per spese di malattia di fr. 1'988.-- ai fini tanto dell'imposta cantonale, quanto dell'imposta federale diretta.\nA. Per il periodo fiscale 2001\/2002 (anni di computo 1999\/2000), A._ (1924) è stata tassata il 29 luglio 2002 per l'imposta cantonale come per l'imposta federale diretta, senza tener conto di asserite, ma non documentate spese di malattia. Con reclamo, ella ha chiesto di essere sentita personalmente allo scopo di poter sostanziare dette spese, come già avvenuto, sempre dopo diverse convocazioni di volta in volta rinviate, per i periodi fiscali precedenti. Dando seguito alla richiesta, l'Ufficio circondariale di tassazione di Mendrisio ha fissato un'audizione per il 26 novembre 2002. Dopo un nuovo, ma vano tentativo di rinvio da parte dell'interessata, l'incontro ha avuto luogo in presenza di suo figlio, munito di valida procura. In tale occasione l'autorità fiscale ha riconosciuto i costi esposti nella dichiarazione per le prestazioni mediche degli anni 1999 e 2000. Di conseguenza, con decisione su reclamo del 16 dicembre 2002 è stata ammessa una deduzione supplementare per spese di malattia di fr. 1'988.-- ai fini tanto dell'imposta cantonale, quanto dell'imposta federale diretta.\nB. B.a Nella dichiarazione d'imposta 2003A, conseguente al passaggio del Cantone Ticino al sistema impositivo postnumerando annuale a partire dal 1° gennaio 2003, A._ ha indicato di aver sopportato spese di malattia per fr. 5'800.-- nel 2001 e fr. 5'900.-- nel 2002. Dedotte dalla media annuale tra i due valori la pretesa franchigia ed i costi già ammessi nella tassazione 2001\/2002, ella ha fatto valere spese straordinarie di malattia per fr. 2'500.--, da prendere in considerazione mediante revisione della tassazione 2001\/2002. Con scritto del 1° aprile 2004 l'Ufficio di tassazione di Mendrisio le ha chiesto di comprovare dette spese, al che, il 10 aprile seguente, ella ha domandato di essere convocata per \"dimostrare e spiegare tutto\". Senza più sentire l'interessata, con decisione del 21 aprile 2004 l'autorità fiscale ha respinto la domanda di revisione della tassazione 2001\/2002 per assenza di prove sufficienti riguardo ai costi di malattia."} -{"id":"0cfa9df0-8061-4a28-af46-5e4e4b7c55f3","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 26 marzo 2001, verso le 23.40, a Lucerna A._ ripartiva dal marciapiede dove si era fermato con la propria vettura, abbatteva un cartello segnaletico e si allontanava dalla scena del sinistro. Ritornato sul posto pochi minuti dopo, scambiava alcune parole con il gerente del bar - di sua conoscenza - situato di fronte al luogo del sinistro e ripartiva infine senza attendere l'arrivo della polizia.\nA. Il 26 marzo 2001, verso le 23.40, a Lucerna A._ ripartiva dal marciapiede dove si era fermato con la propria vettura, abbatteva un cartello segnaletico e si allontanava dalla scena del sinistro. Ritornato sul posto pochi minuti dopo, scambiava alcune parole con il gerente del bar - di sua conoscenza - situato di fronte al luogo del sinistro e ripartiva infine senza attendere l'arrivo della polizia.\nB. Per tali fatti, l'8 agosto 2001, lo Amtsstatthalteramt di Lucerna condannava A._ a un mese di detenzione (da scontare) e ad una multa di fr. 3'000.--, ritenendolo colpevole di sottrazione alla prova del sangue, inosservanza ai doveri in caso di infortunio, perdita di padronanza del veicolo e uso irrazionale del motore. La decisione, non impugnata dall'accusato, é cresciuta in giudicato.\nB. Per tali fatti, l'8 agosto 2001, lo Amtsstatthalteramt di Lucerna condannava A._ a un mese di detenzione (da scontare) e ad una multa di fr. 3'000.--, ritenendolo colpevole di sottrazione alla prova del sangue, inosservanza ai doveri in caso di infortunio, perdita di padronanza del veicolo e uso irrazionale del motore. La decisione, non impugnata dall'accusato, é cresciuta in giudicato.\nC. Preso atto delle risultanze del procedimento penale, l'11 luglio 2002 la Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino revocava a A._ la licenza di condurre veicoli a motore per la durata di tre mesi.\nC. Preso atto delle risultanze del procedimento penale, l'11 luglio 2002 la Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino revocava a A._ la licenza di condurre veicoli a motore per la durata di tre mesi.\nD. Il 18 settembre 2002 il Consiglio di Stato respingeva il gravame presentato da A._ contro la decisione della Sezione della circolazione, riconfermando così la risoluzione impugnata. Adito dall'interessato, il 7 novembre 2002 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino (TRAM) ne respingeva l'impugnativa.\nD. Il 18 settembre 2002 il Consiglio di Stato respingeva il gravame presentato da A._ contro la decisione della Sezione della circolazione, riconfermando così la risoluzione impugnata. Adito dall'interessato, il 7 novembre 2002 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino (TRAM) ne respingeva l'impugnativa.\nE. A._ insorge ora con tempestivo ricorso di diritto amministrativo dinanzi al Tribunale federale contro la sentenza del TRAM, chiedendo un riesame del caso. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nE. A._ insorge ora con tempestivo ricorso di diritto amministrativo dinanzi al Tribunale federale contro la sentenza del TRAM, chiedendo un riesame del caso. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nF. Con scritto del 10 gennaio 2003, il ricorrente ha ribadito brevemente i motivi del suo ricorso. Non sono invece state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"03e289c7-e465-4c0e-ba33-fdd3517c7bfb","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 2 aprile 2005 Giorgio Ghiringhelli, promotore e primo firmatario dell'iniziativa popolare cantonale \"Più potere al popolo con diritti popolari agevolati\", ha chiesto al Municipio di Lugano l'autorizzazione a posare due bancarelle destinate alla raccolta delle firme. L'istante intendeva installare una bancarella sia dinanzi ai locali di voto in occasione della votazione cantonale dell'8 maggio 2005 e di quella federale del 5 giugno 2005 sia in piazza Dante, dal 27 aprile al 27 giugno 2005, tutti i giorni della settimana dalle ore 10.00 alle 17.00, ad eccezione delle domeniche.\nCon risoluzione del 13 aprile 2005 il Municipio ha rilasciato l'autorizzazione, limitando tuttavia la presenza della bancarella in piazza Dante a cinque giorni. L'Esecutivo comunale ha contestualmente comunicato all'istante che per il rilascio dell'autorizzazione veniva prelevata una tassa di cancelleria di fr. 30.--.\nCon risoluzione del 13 aprile 2005 il Municipio ha rilasciato l'autorizzazione, limitando tuttavia la presenza della bancarella in piazza Dante a cinque giorni. L'Esecutivo comunale ha contestualmente comunicato all'istante che per il rilascio dell'autorizzazione veniva prelevata una tassa di cancelleria di fr. 30.--.\nB. Con decisione del 26 aprile 2005 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha parzialmente accolto un ricorso presentato dall'istante e dal Comitato d'iniziativa contro la risoluzione municipale, riconoscendo agli iniziativisti l'autorizzazione a posare la bancarella in piazza Dante per tutto il periodo da loro richiesto. Il Governo ha per contro ritenuto legittima e adeguata la tassa di cancelleria.\nB. Con decisione del 26 aprile 2005 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha parzialmente accolto un ricorso presentato dall'istante e dal Comitato d'iniziativa contro la risoluzione municipale, riconoscendo agli iniziativisti l'autorizzazione a posare la bancarella in piazza Dante per tutto il periodo da loro richiesto. Il Governo ha per contro ritenuto legittima e adeguata la tassa di cancelleria.\nC. Contro la decisione governativa, nella misura in cui confermava l'imposizione della tassa di cancelleria, Giorgio Ghiringhelli e il Comitato d'iniziativa hanno adito il Tribunale cantonale amministrativo che, con sentenza dell'11 luglio 2005, ha respinto il ricorso. La Corte cantonale ha ritenuto sufficientemente motivata la risoluzione governativa e ha negato che il prelievo della tassa di cancelleria violasse la normativa comunale in materia di beni amministrativi e i diritti politici degli iniziativisti. Ha inoltre ritenuto l'importo della tassa rispettoso dei principi dell'equivalenza e della copertura dei costi.\nC. Contro la decisione governativa, nella misura in cui confermava l'imposizione della tassa di cancelleria, Giorgio Ghiringhelli e il Comitato d'iniziativa hanno adito il Tribunale cantonale amministrativo che, con sentenza dell'11 luglio 2005, ha respinto il ricorso. La Corte cantonale ha ritenuto sufficientemente motivata la risoluzione governativa e ha negato che il prelievo della tassa di cancelleria violasse la normativa comunale in materia di beni amministrativi e i diritti politici degli iniziativisti. Ha inoltre ritenuto l'importo della tassa rispettoso dei principi dell'equivalenza e della copertura dei costi.\nD. Giorgio Ghiringhelli impugna con un ricorso di diritto pubblico secondo l'art. 85 lett. a OG al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo. Fa valere un diniego di giustizia formale e critica l'imposizione della tassa di cancelleria ritenendola lesiva del diritto comunale, dei diritti politici, del divieto dell'arbitrio e della parità di trattamento, censura quest'ultima lasciata cadere in sede istruttoria. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nD. Giorgio Ghiringhelli impugna con un ricorso di diritto pubblico secondo l'art. 85 lett. a OG al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo. Fa valere un diniego di giustizia formale e critica l'imposizione della tassa di cancelleria ritenendola lesiva del diritto comunale, dei diritti politici, del divieto dell'arbitrio e della parità di trattamento, censura quest'ultima lasciata cadere in sede istruttoria. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nE. La Corte cantonale si riconferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il Municipio di Lugano chiede in via principale di dichiarare il ricorso inammissibile e subordinatamente di respingerlo. Il 7 novembre 2005 il ricorrente ha presentato una replica mentre l'Esecutivo comunale ha comunicato il 15 dicembre 2005 di rinunciare a duplicare."} -{"id":"93274172-f7f8-4af0-8474-f86ec6594ba4","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza dell'11 gennaio 2017 (inc. n. 17.2016.47-49; 17.2016.168 e 17.2017.2), la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha statuito su tre appelli, tra i quali uno presentato dalla A._SA, avverso una sentenza del 4 dicembre 2015 della Corte delle assise criminali.\nB.\nMediante istanza del 23 gennaio 2017 A._SA ha chiesto la ricusa dell'avv. B._, vicecancelliere della CARP, e l'annullamento di tutti gli atti ufficiali ai quali lo stesso ha partecipato in relazione al citato procedimento d'appello. L'istanza si fonda sul fatto che il padre del vicecancelliere ricusato è oggetto di un altro procedimento penale aperto a suo carico nel 2014 su segnalazione dell'istante. Con decisione del 15 febbraio 2017 la CARP ha dichiarato inammissibile l'istanza siccome tardiva, ritenendola comunque infondata nel merito.\nC.\nAvverso questa decisione A._SA presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullare la sentenza impugnata, rispettivamente di accogliere l'istanza di ricusazione.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"b44ee3ad-3a12-49fa-b93a-bf84db30ba2d","text":"Fatti:\nA.\nCon contratto 1° gennaio 2002 la società svizzera B._ AG ha concesso alla società italiana A._ S.p.A la licenza per l'uso di un suo marchio. In seguito alle divergenze nate in merito al calcolo delle royalties dovute, la B._ AG ha incoato una procedura arbitrale sfociata nel lodo finale del 31 marzo 2015 con cui il Tribunale arbitrale ha dichiarato inammissibile la produzione del 23 dicembre 2014 di 3 documenti da parte della A._ S.p.A (dispositivo n. 2), ha condannato quest'ultima a pagare all'attrice euro 1'797'130.36 oltre interessi (dispositivo n. 3), nonché fr. 82'007.77 per i costi dell'arbitrato e fr. 130'000.-- quale contributo alle spese legali (dispositivo n. 5).\nB.\nCon ricorso in materia civile dell'11 maggio 2015 la A._ S.p.A chiede al Tribunale federale di annullare i dispositivi n. 2, 3 e 5 del lodo finale. Lamenta una violazione dell' cpv. 2 lett. d LDIP.\nCon risposta 13 luglio 2015 la B._ AG propone di dichiarare il ricorso inammissibile in via preliminare e di rigettarlo nel merito con protesta di spese e ripetibili.\nLe parti hanno spontaneamente proceduto a un secondo scambio di scritti."} -{"id":"050dbbbf-e854-46f2-ab57-00b2fa20cdc9","text":"Fatti:\nA. Il 25 febbraio 2009 D._ ha adito la Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, con un'azione di rivendicazione della proprietà volta ad ottenere dagli avv. A.A._ e B.A._ e dalla C._ la consegna di due cartelle ipotecarie di fr. 500'000.-- ognuna, gravanti le particelle xxx, yyy e zzz di Lugano (causa inc. OA.2009 100).\nB. Nella petizione D._ ha fra l'altro chiesto il blocco delle due cartelle ipotecarie in via cautelare, con obbligo per i convenuti di depositare i titoli in Pretura sotto comminatoria dell' (causa inc. DI.2009.250).\nLa richiesta è stata accolta con decreto supercautelare del 26 febbraio 2009.\nC. Il giorno seguente la C._ ha ricusato il Pretore e sollecitato la revoca del decreto supercautelare.\nC.a Mediante decreto del 2 marzo 2009 il Pretore ha rigettato lui stesso l'istanza di ricusa - con richiamo alla consid. 4.2.2. pag. 464 - rilevando che si trattava della quarta domanda analoga formulata nei suoi confronti. Nel medesimo decreto egli ha revocato con effetto immediato il blocco delle cartelle ipotecarie da lui disposto senza contraddittorio.\nC.b Il 6 marzo successivo gli avv. A.A._ e B.A._ e la C._ sono insorti dinanzi alla I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino onde ottenere, previo conferimento dell'effetto sospensivo alla loro impugnativa, l'annullamento dei due predetti decreti e l'astensione del Pretore dal proprio ufficio.\nIl Pretore - competente in forza dell'\/TI - ha rifiutato di concedere effetto sospensivo all'appello.\nStatuendo il 20 aprile 2009, la I Camera civile ha dichiarato privo d'oggetto l'appello in quanto rivolto contro il decreto supercautelare del 26 febbraio 2009 e, in questa misura, l'ha stralciato dai ruoli.\nCon riferimento al decreto del 2 marzo 2009 sulla ricusa, la medesima Corte ha deciso che, avendo il Pretore rifiutato di accordare effetto sospensivo all'appello diretto contro la reiezione della ricusa, l'appello sarà trattato \"con la prima appellazione sospensiva\", così come prescritto dall'\/TI.\nQuesta decisione non è stata impugnata.\nD. Il 5 ottobre 2009 gli avv. A.A._ e B.A._ e la C._ hanno inoltrato alla I Camera civile un'istanza \"al di fuori d'un formale rimedio di diritto\" volta a far esaminare \"anticipata-mente e subito\" l'appello da loro inoltrato contro il decreto del 2 marzo 2009.\nStatuendo il 7 ottobre 2009, il Tribunale d'appello ha rifiutato di entrare nel merito di tale richiesta, irricevibile.\nE. Prevalendosi della violazione di numerose norme della Costituzione federale e del diritto processuale ticinese nonché dell'art. 6 n. 1 CEDU, il 14 ottobre 2009 gli avv. A.A._ e B.A._ e la C._ sono insorti dinanzi al Tribunale federale con un ricorso in materia civile con simultaneo ricorso sussidiario in materia costituzionale, onde ottenere la modifica della predetta decisione nel senso dell'accoglimento dell'istanza di ricusa e, di conseguenza, dell'annullamento di tutti i provvedimenti adottati dal Pretore avv. E._ nell'ambito di questa causa (OA.2009.100 e DI.2009.250); subordinatamente chiedono il rinvio dell'incarto all'autorità cantonale affinché statuisca sulla ricusa.\nE.a Contestualmente al gravame essi hanno postulato la concessione dell'effetto sospensivo e l'adozione di vari provvedimenti supercautelari urgenti, segnatamente l'immediata sospensione inaudita altera parte e nelle more del giudizio sull'effetto sospensivo di ogni effetto delle sette decisioni supercautelari pronunciate dal Pretore - inclusa quella concernente il deferimento degli avv. A.A._ e B.A._ al foro penale - e la sospensione del Pretore avv. E._ da ogni funzione nell'attuale procedura.\nQueste richieste sono state respinte il 22 ottobre 2009.\nE.b Né l'opponente né il Tribunale d'appello sono stati invitati a esprimersi sul ricorso."} -{"id":"23654dc8-a02f-4bc4-b1ef-c5585d27c476","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 20 novembre 2020 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha respinto il gravame presentato il 1° febbraio 2019 da A._, cittadino portoghese (1987), contro la risoluzione del 12 dicembre 2018 con cui il Consiglio di Stato ha confermato la decisione del 30 agosto 2018 della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni concernente la revoca, per motivi che non occorre qui esporre, del suo permesso di domicilio UE\/AELS. Detta decisione, intimata per raccomandata, è stata recapitata al legale dell'interessato il 26 novembre 2020 (vedasi estratto \"Track and Trace\" agli atti).\nB.\nIl 12 gennaio 2021 A._, sempre patrocinato dallo stesso avvocato, ha inoltrato al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che, previo conferimento dell'effetto sospensivo alla sua impugnativa, la sentenza cantonale sia annullata rispettivamente che venga riformata nel senso di accordargli un permesso di dimora.\nInvitato, il 19 gennaio 2021, dal Tribunale federale ad esprimersi sulla questione della tempestività dell'impugnativa, il patrocinatore si è determinato il 2 febbraio successivo.\nNon è stato ordinato alcun altro atto istruttorio."} -{"id":"0e7298dc-883a-4c2f-b8c6-a9ca9385ed7a","text":"Fatti:\nA.\nA._, B._, C._, D._ e E._ sono comproprietari di quote di proprietà per piani del Condominio G._, che conta complessivamente circa 60 comproprietari ed è amministrato dalla società H._ SA. Il 1° marzo 2018, i cinque comproprietari citati hanno presentato un esposto penale nei confronti di F._, amministratore unico della H._ SA, per i reati di amministrazione infedele, falsità in documenti, concessione di vantaggi, calunnia, diffamazione e ingiuria. I denuncianti, che hanno dichiarato di costituirsi accusatori privati, rimproverano all'amministratore del condominio di avere agito a pregiudizio dei loro interessi patrimoniali di comproprietari. A._ e B._ hanno contestualmente querelato il denunciato per i suddetti reati contro l'onore.\nB.\nDopo avere svolto l'istruzione penale, con decisione del 24 maggio 2019 il Procuratore pubblico ha decretato l'abbandono del procedimento penale, non ravvisando sufficienti indizi di reato. Il magistrato inquirente ha contestualmente ordinato, alla crescita in giudicato della decisione, il dissequestro di tutto quanto sequestrato nel corso dell'inchiesta.\nC.\nCon sentenza del 6 novembre 2019, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha respinto nella misura della sua ricevibilità un reclamo presentato dai denuncianti contro il decreto di abbandono. La Corte cantonale ha ritenuto che soltanto la comunione dei comproprietari potesse essere considerata come direttamente danneggiata dai reati di amministrazione infedele, di falsità in documenti e di concessione di vantaggi ed ha quindi negato ai singoli comproprietari la legittimazione a presentare il reclamo. Ha per contro ammesso la legittimazione di A._ e di B._ limitatamente ai reati contro l'onore, ritenendo tuttavia infondato il gravame su tale aspetto.\nD.\nA._, B._, C._, D._ e E._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia penale del 16 dicembre 2019 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per una nuova decisione. I ricorrenti, che postulano inoltre di conferire al gravame l'effetto sospensivo, fanno valere la violazione del diritto federale.\nE.\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il Ministero pubblico comunica di condividere il ricorso nella misura in cui è censurato il diniego della legittimazione dei comproprietari a presentare il reclamo. Chiede quindi di accogliere il ricorso e di rinviare gli atti alla CRP affinché entri nel merito del reclamo. L'opponente postula invece la reiezione del gravame."} -{"id":"1a92bfdf-666f-4d28-a76a-d0d3f845c2b3","text":"Fatti:\nA. Con decreto d'accusa del 15 maggio 2008 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha ritenuto A._, in detenzione preventiva dal 4 marzo al 24 marzo 2004, autrice colpevole di tentata truffa, ripetuta falsità in documenti e importazione, acquisto e deposito di monete false. Ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di fr. 130.-- ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, e alla multa di fr. 3'000.--.\nB. L'accusata ha interposto opposizione al decreto d'accusa, sicché gli atti sono stati trasmessi per il dibattimento al Giudice della Pretura penale che, con sentenza del 10 marzo 2009, l'ha prosciolta da tutte le imputazioni in applicazione del principio \"in dubio pro reo\".\nC. A seguito della sentenza assolutoria, il 20 gennaio 2010 A._ ha presentato alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello (CRP) una domanda d'indennità ai sensi dell'art. 317 CPP\/TI di fr. 4'569'015.90 oltre interessi, composta di fr. 23'261.40 per le spese legali, di fr. 4'520'304.50 per il risarcimento del danno materiale, di fr. 1'250.-- per interessi sulla cauzione e di fr. 24'200.-- per la riparazione del torto morale. L'istante ha inoltre chiesto un importo di fr. 4'913.50 a titolo di ripetibili per la procedura dinanzi alla CRP. In via subordinata, ha postulato che l'indennità fosse stabilita in fr. 3'669'015.90.\nD. Con sentenza del 2 agosto 2010, la CRP ha accolto parzialmente l'istanza, riconoscendo a A._ un'indennità di fr. 15'174.75 oltre interessi. Tale importo è costituito da fr. 8'878.85 per spese legali, da fr. 495.90 per il danno materiale, da fr. 5'200.-- per il torto morale e da fr. 600.-- per le ripetibili.\nE. A._ impugna con un ricorso in materia penale al Tribunale federale questa sentenza chiedendo di riformarla nel senso di riconoscerle in via principale un'indennità di fr. 4'527'484.90 (subordinatamente fr. 3'627'484.90), oltre interessi, di porre le spese giudiziarie della procedura dinanzi alla CRP a carico dello Stato e di riconoscerle, sempre per la procedura dinanzi alla CRP, un importo di fr. 4'913.50 a titolo di ripetibili.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"2f2d8701-db5f-49a8-8a24-40df88e0aeaf","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Come si evince dal giudizio di data odierna nel parallelo incarto del Tribunale federale 5A_609\/2019, con istanza 28 febbraio 2019 B._ ha chiesto alla Pretura del Distretto di Lugano di decretare il sequestro degli attivi intestati o appartenenti direttamente o indirettamente a A._, depositati presso le banche \"C._ SA\/ C._ AG\" e presso D._ SA. Quale titolo, ha menzionato una pretesa di restituzione di somme da lui - quale proprietario e beneficiario economico della società panamense E._ SA - affidate a A._, per un importo totale di fr. 2'790'441.02 oltre interessi, al quale va aggiunta una pretesa di fr. 51'057.20 per spese legali di prima e seconda sede, pure questa oltre interessi. Quali cause di sequestro, B._ ha addotto l' (debitore senza domicilio fisso), l' (trafugamento di beni, latitanza o fuga) e l' (debitore domiciliato all'estero).\nA.b. Respinta dal Pretore in data 1° marzo 2019, su reclamo 14 marzo 2019 di B._ l'istanza è stata parzialmente accolta - sino a concorrenza di fr. 1'512'842.10 per la pretesa restitutoria e di fr. 51'057.20 per le spese legali - dalla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino con il proprio giudizio 6 giugno 2019, poi rettificato in data 19 giugno 2019 in punto all'esatta denominazione della prima banca (più in dettaglio v. sentenza di data odierna nell'incarto parallelo 5A_609\/2019 consid. in fatto A.b). Il decreto di sequestro rettificato è stato notificato dall'Ufficio di esecuzione di Lugano a tale banca il 21 giugno 2019. Il relativo verbale di sequestro porta la data del 24 giugno 2019.\nA.c. A._ è insorta dinanzi alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, con due comparse distinte del 2 rispettivamente del 4 luglio 2019 (più in dettaglio v. sentenza di data odierna nell'incarto parallelo 5A_609\/2019 consid. in fatto B.a e B.b). Con giudizio 12 luglio 2019, la Camera di esecuzione e fallimenti ha dichiarato irricevibile l'istanza di rettifica 2 luglio 2019 e ha respinto, nella misura della sua ricevibilità, il ricorso 4 luglio 2019. Il Tribunale federale, adito da A._ con ricorso datato 26 luglio 2019 (incarto parallelo 5A_609\/2019), ha respinto il gravame, nella misura della sua ammissibilità, con sentenza di data odierna.\nB.\nB.a. Il 18 luglio 2019, l'Ufficio di esecuzione di Lugano ha respinto le domande presentate da A._ in data 27 giugno, 2 e 17 luglio 2019 e volte allo \"sblocco\" dei conti aperti presso C._ AG.\nB.b. A._ ha impugnato la decisione menzionata con ricorso 23 luglio 2019 alla Camera di esecuzione e fallimenti, quale autorità di vigilanza, chiedendone l'annullamento e domandando lo sblocco dei conti aperti presso la predetta banca. Con una \"integrazione\" del ricorso, di medesima data, ella ha poi chiesto l'annullamento di due decisioni 17 luglio 2019, mediante le quali l'Ufficio di esecuzione di Lugano ha notificato a C._ AG e D._ SA il pignoramento dei conti di lei a favore dei creditori del gruppo n. 2, a concorrenza di complessivi fr. 280'000.-- oltre a spese e interessi.\nB.c. Con il giudizio 18 settembre 2019 qui impugnato, il Tribunale di appello ha respinto sia il ricorso sia l'\"integrazione\" al ricorso.\nC.\nContro la sentenza 18 settembre 2019, A._ (qui di seguito: ricorrente) ha inoltrato un ricorso in materia civile datato 4 ottobre 2019. Chiede la riforma rispettivamente l'annullamento \"delle decisioni impugnate\" (sic!), l'accertamento del difetto di giurisdizione dell'Ufficio di esecuzione di Lugano e dell'autorità di vigilanza del Cantone Ticino, e di riflesso la nullità dei sequestri, nonché l'accoglimento dell'eccezione di perenzione delle esecuzioni menzionate nell'attestato di carenza beni provvisorio 9 maggio 2018.\nLa ricorrente ha assortito il ricorso con una domanda di emissione di un decreto cautelare urgente ex , volta allo sblocco immediato del saldo disponibile su un conto bancario, respinta mediante decreto 10 ottobre 2019.\nNon sono state chieste osservazioni nel merito, ma è stato acquisito l'incarto cantonale."} -{"id":"023e4e57-77a6-4fb7-a571-04b18a6c431f","text":"Fatti:\nA.\nIl 5 settembre 2016 A._ ha consegnato la tesi di bachelor in [...] presso il Dipartimento [...] della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSl). La discussione del lavoro assegnatole, concernente [...], ha avuto luogo il 14 settembre successivo davanti a una commissione composta dal prof. B._, responsabile del corso di laurea [...], dal prof. C._, docente relatore, e da D._, esperta esterna.\nIl 19 settembre 2016, A._ è stata informata della mancata certificazione della sua tesi, valutata in maniera insufficiente. Alcuni giorni dopo, la studentessa ha chiesto che le venisse trasmesso il protocollo d'esame. Il responsabile del corso di laurea le ha però risposto che, prima di fornire indicazioni scritte, preferiva organizzare un colloquio, in presenza del docente relatore.\nB.\nImpossibilitata a incontrarsi con gli esaminatori, il 4 ottobre 2016 A._ ha contestato la valutazione della tesi davanti al Dipartimento per mezzo di un reclamo. Dopo avere raccolto una motivazione scritta dalla commissione esaminatrice, lo stesso lo ha tuttavia respinto (14 novembre 2016).\nLa decisione emessa dal Dipartimento su reclamo è stata in seguito confermata sia dalla Direzione generale della SUPSI (17 marzo 2017) che dal Tribunale cantonale amministrativo, espressosi in merito con sentenza del 26 gennaio 2018.\nC.\nCon ricorso sussidiario in materia costituzionale del 26 febbraio 2018, A._ ha impugnato detto giudizio davanti al Tribunale federale, chiedendo l'annullamento dello stesso e il rinvio dell'incarto alle autorità cantonali, nonché il riconoscimento dell'assistenza giudiziaria.\nDurante la procedura, il Tribunale amministrativo ticinese si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. La tutela di tale pronuncia è stata domandata anche dalla Direzione generale della SUPSI. Il 26 aprile 2018, l'insorgente ha ribadito la propria posizione con nuove osservazioni."} -{"id":"0fb12ec7-864c-4779-ae73-e96248fd3491","text":""} -{"id":"92b90a5b-7993-4982-b4ed-72facb9856b6","text":"Fatti:\nA.\nCon una convezione del 18 giugno 1998 il Municipio di Lugano ha concesso alla C._ SA \" il diritto di utilizzare i fondi di proprietà comunale e destinati ad uso comune per la costruzione nonché per l'esercizio di linee adibite alla ridiffusione di programmi radiotelevisivi e ad altri servizi di comunicazione \". L'art. 7 stabiliva che \" l'occupazione di strutture comunali esistenti, in particolare di tubazioni di pertinenza delle D._è disciplinata da specifica convenzione \". In effetti con accordo del 22 maggio\/21 luglio 1998 le D._ hanno concesso a C._ SA \"l a possibilità di posare cavi nelle proprie tubazioni \" dietro pagamento di un \" affitto mensile \". Entrambe le convenzioni hanno preso validità dal 1° luglio 1998. La prima per la durata di dieci anni rinnovabili; la seconda con durata quindicennale, rinnovabile salvo disdetta con preavviso di dodici mesi.\nDiritti e oneri derivanti da questi accordi sono in seguito stati assunti dalla A._ SA, ri spettivamente dalla B._ Sagl.\nIl 13 dicembre 2012 la A._ SA ha notificato alla B._ Sagl la disdetta per il 31 dicembre 2013 della convenzione 22 maggio\/21 luglio 1998 mediante il modulo ufficiale previsto dall'. B._ Sagl ha reagito obiettando che il rapporto giuridico non era di locazione ma era retto dal diritto amministrativo, in particolare dalla legislazione federale sulle telecomunicazioni. Lo scambio di corrispondenza che ne è seguito non ha permesso alle parti di accordarsi.\nB.\nIl 4 aprile 2014 la A._ SA ha presentato al Pretore di Lugano un'istanza secondo la procedura sommaria dell', con la quale chiedeva l'espulsione della B._ Sagl dalle proprie infrastrutture quali tubazioni e cunicoli, ovvero, in sostanza, la rimozione immediata di tutti i cavi di fibre ottiche, cavi coassiali, tubi di fodera o altro lungo i tracciati indicati in una tabella prodotta quale doc. F e in qualsiasi altra infrastruttura di sua proprietà nel territorio di numerosi Comuni del Luganese e Mendrisiotto. L'istante ha chiesto che l'ordine fosse assistito da misure esecutive e avvertimenti.\nLa convenuta ha eccepito l'incompetenza territoriale del Pretore per quanto riguarda gli impianti situati nei Comuni al di fuori della sua giurisdizione, l'inapplicabilità del diritto della locazione e, in subordine, l'irregolarità formale della disdetta per l'errata indicazione dell'oggetto locato; ha inoltre contestato l'adempimento dei requisiti richiesti per procedere secondo l'.\nC.\nIl Pretore ha ammesso la procedura di tutela giurisdizionale per casi manifesti e ha accolto parzialmente l'istanza con sentenza del 22 maggio 2014. Ha ritenuto che le parti fossero legate da un contratto di locazione e ha ordinato alla convenuta \"e per essa al presidente della gerenza E._e al gerente F._\" di mettere a libera disposizione della parte istante entro dieci giorni dalla notificazione della decisione \" le infrastrutture (tubazioni, cunicoli, tracciati e quant'altro) di pertinenza della A._ SA eliminando i cavi di fibre ottiche, i tubi fodera e i cavi coassiali (rame) e tutto quanto presente lungo i tracciati indicati nella tabella di cui al doc. R o di qualsivoglia tracciato oggetto della convenzione 22 maggio\/21 luglio 1998\" situati nei territori del Distretto di Lugano (l'elenco dei Comuni è integrato nel dispositivo).\nIl Pretore ha inoltre comminato le sanzioni dell', ha avvertito la convenuta che potrà essere chiamata a risarcire i danni e ha ordinato alla Polizia cantonale o comunale di \" prestare man forte \" a semplice richiesta dell'istante per lo sgombero e il deposito del materiale a spese della convenuta.\nAdita dalla convenuta, la II Camera civile del Tribunale di appello ticinese ha sovvertito il giudizio del Pretore, dichiarando irricevibile l'istanza di espulsione.\nD.\nLa A._ SA insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 10 settembre 2014; chiede l'annullamento della sentenza d'appello e la conferma di quella di prima istanza. La B._ Sagl propone di respingere il ricorso con risposta del 5 novembre 2014.L'autorità cantonale non si è espressa. Le parti hanno confermato le rispettive posizioni in un secondo scambio di scritti.\nE.\nIl 13 luglio 2015 il patrocinatore della ricorrente ha informato il Tribunale federale che erano in corso trattative e chiesto, con l'accordo di parte convenuta, che l'emanazione della sentenza fosse rinviata. Il 17 dicembre 2015 egli ha comunicato che le trattative proseguivano e assicurato che avrebbe informato sull'esito entro la fine del mese di febbraio 2016. Non sono giunte altre comunicazioni, per cui nulla osta più alla trattazione del ricorso."} -{"id":"33dda969-d662-44a9-bc24-9561b0073cac","text":""} -{"id":"8fb68ebe-e0fb-4c24-8c25-4794e166a32e","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietaria nella frazione di Vira del Comune del Gambarogno di un fondo ubicato in località X._. Il 18 febbraio 2009, il Consiglio consortile del Consorzio per il piano regolatore ha adottato la revisione del piano attribuendo il citato fondo alla zona residenziale dei Y._, confermando il precedente azzonamento. Con risoluzione del 21 luglio 2011, il Consiglio di Stato ha approvato il piano ad eccezione tuttavia delle zone residenziali dei monti delle varie frazioni del nuovo Comune, tra cui quella di Vira, rinviando su questo punto gli atti al Comune, affinché ne proponga una funzione più consona.\nB.\nContro questa risoluzione la proprietaria, il 5 luglio 2016, è insorta dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, postulando la sospensione del ricorso fino ad evasione di quello presentato al Consiglio di Stato e, in via subordinata, di annullare la risoluzione governativa. L'insorgente, domiciliata in Germania, asserisce di essere venuta a conoscenza del parziale declassamento della sua proprietà solo nella primavera del 2015 nell'ambito della procedura di aggiornamento delle stime ufficiali. Con giudizio del 19 luglio 2016, la Giudice delegata della Corte cantonale ha dichiarato inammissibile il gravame, siccome tardivo, e ha respinto l'istanza di restituzione dei termini.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rinviare gli atti al Tribunale cantonale amministrativo, affinché esamini il gravame nel merito.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"05fe9e2c-580c-4ca0-b54a-4365f6b29614","text":""} -{"id":"eadfb681-4f39-4e64-9584-7b865ff776d9","text":"Fatti:\nA.\nCon contratto 22 settembre 2009 B._ ha locato alla Clinica A._SA (in seguito: Clinica) dei locali, siti a Chiasso e adibiti a studio medico dentistico, per una pigione mensile di fr. 2'333.35. Nell'aprile 2015 l'immobile è stato ceduto alla Fondazione B._ (in seguito: Fondazione), con sede in Italia, che è subentrata nel contratto.\nIl 28 agosto 2015 e l'8 settembre 2015 la Fondazione ha diffidato la Clinica a versarle entro 30 giorni gli arretrati di fr. 3'600.--, aumentati poi a fr. 4'000.--, con l'avvertenza che, in caso di decorso infruttuoso di tale termine, essa avrebbe disdetto il contratto di locazione con un preavviso di 30 giorni per la fine di un mese. La Fondazione ha notificato alla Clinica, il 9 e il 13 ottobre 2015, una disdetta straordinaria del contratto di locazione per il 30 novembre 2015.\nB.\nIl Pretore della giurisdizione di Mendrisio sud ha accolto, con decisione 12 gennaio 2016, la domanda di espulsione e di pagamento di fr. 2'733.35 mensili a titolo di indennità per occupazione abusiva inoltrata dalla locatrice nella procedura sommaria di tutela nei casi manifesti.\nC.\nCon sentenza 27 aprile 2016 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, in parziale accoglimento di un appello presentato dalla conduttrice, modificato il giudizio di primo grado nel senso che ha dichiarato irricevibile la domanda di un'indennità mensile per occupazione abusiva e ha ripartito di conseguenza le spese e le ripetibili. Per il resto ha confermato la pronunzia di primo grado.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 31 maggio 2016 la Clinica chiede, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, la riforma della sentenza cantonale nel senso che l'istanza di espulsione sia dichiarata inammissibile, rispettivamente respinta.\nCon scritti del 2 e 23 agosto 2016 la Fondazione propone di dichiarare il ricorso inammissibile, perché essa avrebbe già eseguito lo sfratto.\nLa ricorrente ha inoltrato una replica spontanea il 12 settembre 2016 in cui contesta che lo sfratto sia già avvenuto, essendosi l'opponente limitata a cambiare la serratura della porta d'entrata. Il 28 settembre 2016 l'opponente ha presentato una duplica. Il 30 settembre 2016 la ricorrente ha nuovamente scritto al Tribunale federale, producendo una serie di documenti."} -{"id":"0a91c5a4-5b29-4256-962b-6e81f34b7f7c","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con accordo 9 aprile 2015 B._ e A._ hanno convenuto quanto segue: \"B._ investiert CHF 90'000.- in Immobiliengeschäfte von A._ (bzw. [beziehungsweise] C._ Srl) in Italien. A._ verpflichtet sich zu einer jährlich [sic] Auszahlung von CHF 45'000.- an B._. B._ verpflichtet sich die Summe von CHF 90'000.- mindestens bis am 30.04.2016 zu investieren; danach ist es ihm freigestellt das investierte Kapital samt Gewinn (CHF 45'000.- p. a [per annum]) zurückzufordern. Für die gesamten Forderungen haftet A._ privat. Mit Unterzeichnung dieser Vereinbarung wird der Erhalt der Summe von CHF 90'000.- quittiert.\"\nA.b. Il 10 gennaio 2020 B._ ha escusso A._ per l'incasso di fr. 102'000.-- oltre interessi, indicando quale causa del credito: \"Accordo 9.4.2015, dedotti acconti pagati dal debitore per complessivi Fr. 33'000.-\". L'escusso ha interposto opposizione al precetto esecutivo.\nA.c. Mediante decisione 6 novembre 2020 il Pretore del Distretto di Lugano ha accolto l'istanza presentata da B._ volta al rigetto in via provvisoria dell'opposizione interposta da A._.\nB.\nCon sentenza 31 maggio 2021 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il reclamo introdotto dal debitore avverso la decisione pretorile.\nC.\nMediante ricorso in materia civile 5 luglio 2021 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale. Chiede che, in accoglimento dello stesso, la decisione cantonale sia riformata nel senso di respingere l'istanza di B._.\nÈ stato acquisito l'incarto cantonale, ma non sono state chieste determinazioni."} -{"id":"060c0611-e7ba-4e00-8417-064c9041801c","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A._ (1954), cittadina italiana, è entrata in Svizzera il 12 luglio 1970, stabilendosi nel Cantone di Zurigo. Nel 1984 si è trasferita in Ticino dove ha svolto svariati lavori (operaia, cameriera, aiuto infermiera, ecc.). Dopo un infortunio alla schiena occorsole nel 1991 e un periodo d'inattività, ha iniziato a svolgere per conto proprio la professione di consulente terapeuta. In seguito ha chiesto l'assegnazione di una rendita d'invalidità.\nDa molti anni A._ è al beneficio di un permesso di domicilio, il cui prossimo termine di controllo è fissato per il 6 marzo 2005.\nDa molti anni A._ è al beneficio di un permesso di domicilio, il cui prossimo termine di controllo è fissato per il 6 marzo 2005.\nB. L'11 febbraio 2002 l'Ufficio ticinese dell'assistenza sociale e dell'inserimento ha comunicato alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone Ticino che a far tempo dal 1998 A._ aveva percepito prestazioni per una somma di fr. 80'767,20 e beneficiava di un sussidio assistenziale di fr. 2'100.-- al mese.\nPreso atto di ciò, con decisione del 1° marzo 2002 la predetta autorità cantonale di polizia degli stranieri ha ammonito A._, avvertendola che in caso di recidiva o di comportamento scorretto avrebbero potuto essere adottate nei suoi confronti adeguate misure amministrative, segnatamente l'espulsione o il rimpatrio. La decisione è stata resa sulla base degli art. 10 della legge federale sul domicilio e la dimora degli stranieri, del 26 marzo 1931 (LDDS; RS 142.20), 16 cpv. 3 della relativa ordinanza federale, del 1° marzo 1949 (ODDS; RS 142.201) e 3 del (nel frattempo abrogato) regolamento ticinese del 9 febbraio 1999 della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere (RLALPS). Tale pronuncia è poi stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato ed in seguito, con sentenza del 9 settembre 2002, dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino.\nPreso atto di ciò, con decisione del 1° marzo 2002 la predetta autorità cantonale di polizia degli stranieri ha ammonito A._, avvertendola che in caso di recidiva o di comportamento scorretto avrebbero potuto essere adottate nei suoi confronti adeguate misure amministrative, segnatamente l'espulsione o il rimpatrio. La decisione è stata resa sulla base degli art. 10 della legge federale sul domicilio e la dimora degli stranieri, del 26 marzo 1931 (LDDS; RS 142.20), 16 cpv. 3 della relativa ordinanza federale, del 1° marzo 1949 (ODDS; RS 142.201) e 3 del (nel frattempo abrogato) regolamento ticinese del 9 febbraio 1999 della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere (RLALPS). Tale pronuncia è poi stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato ed in seguito, con sentenza del 9 settembre 2002, dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino.\nC. Il 16 ottobre 2002 A._ ha inoltrato davanti al Tribunale federale un ricorso di diritto amministrativo con il quale critica quest'ultima sentenza cantonale.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nel proprio giudizio senza formulare nessuna osservazione al gravame. Dal canto suo il Consiglio di Stato ticinese si è rimesso al giudizio di questa Corte. Per contro, l'Ufficio federale degli stranieri postula che il ricorso sia accolto."} -{"id":"1447b038-cc92-4086-98de-85c5d2ff0df1","text":"Fatti:\nFatti:\nA. G._, nato il 15 dicembre 1937, ha svolto attività lucrativa alle dipendenze della X._ SA, la quale, ai fini dell'attuazione della previdenza professionale dei suoi dipendenti, era affiliata alla Basilese - Fondazione collettiva per la previdenza professionale obbligatoria.\nDopo avere percepito prestazioni dall'assicurazione per l'invalidità (più precisamente: una rendita intera dal 1° febbraio 1993), G._ è stato posto al beneficio di una rendita intera d'invalidità della previdenza professionale, ammontante, il 1° gennaio 2001, a fr. 11'848.- annui.\nIn vista del pensionamento, la Fondazione ha comunicato all'assicurato che, a partire dal 1° gennaio 2003, a seguito del raggiungimento del limite di età, la rendita d'invalidità fino ad allora corrisposta sarebbe stata sostituita da una rendita di vecchiaia annua di fr. 5'415.-. Per parte sua, richiamandosi ai principi giurisprudenziali in materia, G._, con l'assistenza del Patronato ACLI, ha postulato la concessione, anche dopo il 1° gennaio 2003, di una prestazione equivalente a quella precedentemente percepita. L'istituto di previdenza non ha dato seguito a tale richiesta.\nIn vista del pensionamento, la Fondazione ha comunicato all'assicurato che, a partire dal 1° gennaio 2003, a seguito del raggiungimento del limite di età, la rendita d'invalidità fino ad allora corrisposta sarebbe stata sostituita da una rendita di vecchiaia annua di fr. 5'415.-. Per parte sua, richiamandosi ai principi giurisprudenziali in materia, G._, con l'assistenza del Patronato ACLI, ha postulato la concessione, anche dopo il 1° gennaio 2003, di una prestazione equivalente a quella precedentemente percepita. L'istituto di previdenza non ha dato seguito a tale richiesta.\nB. Mediante petizione del 14 gennaio 2003, con il patrocinio del Patronato ACLI, G._ ha formulato la propria domanda al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale, per pronuncia del 22 aprile 2004, ha accolto la richiesta e ha condannato la Fondazione al versamento di una rendita di vecchiaia annua di fr. 11'848.- a decorrere dal 1° gennaio 2003.\nB. Mediante petizione del 14 gennaio 2003, con il patrocinio del Patronato ACLI, G._ ha formulato la propria domanda al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale, per pronuncia del 22 aprile 2004, ha accolto la richiesta e ha condannato la Fondazione al versamento di una rendita di vecchiaia annua di fr. 11'848.- a decorrere dal 1° gennaio 2003.\nC. Rappresentata dall'avv. Maura Colombo, la Basilese - Fondazione collettiva per la previdenza professionale obbligatoria interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale, protestate le ripetibili, chiede la \"modifica\" del giudizio cantonale nel senso che la petizione venga integralmente respinta.\nG._, sempre assistito dal Patronato ACLI, propone la conferma della pronuncia impugnata, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a esprimere osservazioni."} -{"id":"0f5ac901-64c8-4d7b-a6b7-101412e3220b","text":"Fatti:\nA. Con decreto di accusa del 25 aprile 2003 il Procuratore pubblico metteva A.A._ in stato di accusa dinanzi alla Pretura penale del Cantone Ticino, ritenendola colpevole di ripetuta infrazione alla legge federale sugli stupefacenti per avere, come aiuto amministratrice e segretaria della C._SA, collaborato insieme con il marito, B.A._, alla conduzione di un'azienda che, senza autorizzazione, coltivava piantine di canapa destinate alla produzione di marijuana, in particolare occupandosi delle fatturazioni, degli stipendi e della tenuta del conto cassa dietro compenso di fr. 1'500.-- mensili lordi. Per questi fatti, ritenuti avvenuti a Sementina fra marzo 2002 e il 7 aprile 2003, il Procuratore pubblico proponeva la condanna di A.A._ a quarantacinque giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e ordinava la confisca di tutto quanto la polizia aveva sequestrato durante una perquisizione degli stabili della A._Sagl (dove avevano sede la stessa C._SA nonché la D._SA) avvenuta il 7 aprile 2003.\nB. Statuendo sull'opposizione inoltrata da A.A._ contro il suddetto decreto di accusa, il Presidente della Pretura penale, con sentenza del 4 settembre 2003, confermava l'imputazione, la proposta di pena e la confisca.\nC. L'8 marzo 2006 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) respingeva, nella misura della sua ammissibilità, il ricorso interposto da A.A._ contro la sentenza pretorile.\nD. A.A._ insorge mediante ricorso di diritto pubblico e ricorso per cassazione contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale di cui domanda con entrambi i gravami l'annullamento.\nE. La CCRP ha dichiarato di rinunciare a presentare osservazioni ai ricorsi. Non sono state chieste altre osservazioni."} -{"id":"d95393d4-1820-406d-826e-2c357caffb9e","text":"Fatti:\nA.\nIl 5 giugno 2015 il Municipio di Ascona ha pubblicato il progetto stradale comunale di riqualifica urbana di viale Papio, precisando che ogni persona o Ente che dimostrasse un interesse legittimo poteva interporre opposizione. A._, residente dall'altra parte del borgo, si è opposta al progetto, senza giustificare il suo interesse legittimo a contestarlo. Con decisione del 14 agosto 2015 il Municipio ha nondimeno esaminato nel merito l'opposizione, respingendola e approvando nel contempo il progetto stradale.\nB.\nL'opponente è allora insorta al Consiglio di Stato, adducendo che scopo del ricorso è rendere il percorso stradale funzionale, vivibile e soprattutto sicuro per qualsiasi utente automobilista, ciclista o pedone e mettere in risalto uno dei monumenti più belli di Ascona, il Collegio Papio. Con risoluzione del 23 agosto 2016 il Consiglio di Stato ha dichiarato irricevibile il ricorso per mancanza di legittimazione attiva. Mediante giudizio dell'11 ottobre 2016 la Giudice delegata del Tribunale cantonale amministrativo, negata la legittimazione dell'interessata, ne ha respinto il gravame.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede, concesso al rimedio esperito l'effetto sospensivo, di annullare la decisione impugnata e di invitare il Consiglio di Stato a esaminare il ricorso nel merito.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"597b1083-a29b-4e92-bb9d-4ae157542d8c","text":"Fatti:\nA.\nIl 26 settembre 2012 l'Assemblea dell'Ente regionale di protezione civile del Mendrisiotto (ora: Consorzio protezione civile del Mendrisiotto) ha approvato la richiesta di un credito di fr. 3'910'000.-- per l'acquisto degli spazi da adibire alla sua nuova sede (composta di uffici, aule, magazzino e autorimessa) presso il Centro di pronto intervento a Mendrisio. La risoluzione assembleare prevede in particolare che la quota parte dell'investimento di ogni singolo Comune consorziato sarà calcolata sulla base dell'ultimo dato ufficiale della popolazione residente. È inoltre prevista la possibilità per i Comuni di ammortizzare tutta o parte della rispettiva quota d'investimento con uno o più versamenti da concordare. La risoluzione autorizza la Delegazione amministratrice dell'Ente a finanziare l'investimento tramite un prestito bancario da stipularsi alle migliori condizioni di mercato. Prevede poi che gli oneri di finanziamento saranno addebitati ai singoli Comuni in base alla rispettiva quota residua da ammortizzare. Con decisione del 3 dicembre 2012, la Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha ratificato la risoluzione assembleare.\nB.\nIn precedenza, il 1° gennaio 2012, sono entrate in vigore alcune modifiche della legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile, del 4 ottobre 2002 (LPPC; RS 520.1), concernenti segnatamente gli art. 46 seg. LPPC, relativi all'obbligo di costruire rifugi e di versare contributi sostitutivi. Il nuovo diritto prevede in particolare che i contributi sostitutivi spettano ai Cantoni (), e non più ai Comuni come nel diritto previgente. A seguito di queste modifiche, il legislatore ticinese ha adattato la legge cantonale sulla protezione civile, del 26 febbraio 2007 (LPCi; RL 520.100). La norma transitoria relativa all'art. 36 LPCi nel nuovo tenore prevede che i contributi sostitutivi incassati dai Comuni fino al 31 dicembre 2011 vengono riversati alle Regioni. Prevede altresì, in particolare, che i contributi sostitutivi sono registrati per singolo Comune e che nei Comuni con un numero sufficiente di posti protetti essi possono essere utilizzati secondariamente (al massimo 50 %) per \"altri scopi di protezione civile\". Le modifiche della legge cantonale sono state pubblicate nel Bollettino ufficiale e sono entrate in vigore il 1° gennaio 2014.\nC.\nPreso atto della pubblicazione delle modifiche della LPCi, il Municipio di Mendrisio, Comune membro del Consorzio di protezione civile del Mendrisiotto, ha chiesto il 29 ottobre 2013 alla Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni di potere utilizzare il 50 % dei contributi sostitutivi incassati sulla base di licenze edilizie rilasciate entro il 31 dicembre 2011 per il finanziamento della nuova sede della protezione civile. L'autorità cantonale ha dato seguito a questa richiesta il 18 febbraio 2014.\nD.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il 10 settembre 2014 la Delegazione consortile del Consorzio protezione civile del Mendrisiotto ha licenziato un messaggio volto a rettificare la decisione assembleare del 26 settembre 2012 nel senso di finanziare la nuova sede della protezione civile attingendo ai contributi sostitutivi. Nella seduta del 20 maggio 2015 il Consiglio consortile del Consorzio protezione civile del Mendrisiotto ha approvato il messaggio.\nE.\nCon decisione del 14 gennaio 2016, la Sezione degli enti locali ha respinto l'istanza del Consorzio volta a ratificare la modifica delle modalità di finanziamento decisa il 20 maggio 2015. L'autorità cantonale ha precisato che rimanevano in vigore le condizioni di acquisto stabilite con la precedente risoluzione assembleare del 26 settembre 2012, ratificata il 3 dicembre 2012. Ha inoltre rilevato che rimaneva riservata la facoltà di definire direttamente con la Sezione del militare e della protezione della popolazione un uso dei contributi sostitutivi nella forma di un prestito senza interessi. La decisione della Sezione degli enti locali è stata confermata il 30 novembre 2016 dal Consiglio di Stato, adito su ricorso dal Consorzio protezione civile del Mendrisiotto.\nF.\nCon sentenza del 16 ottobre 2018 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso del Consorzio protezione civile del Mendrisiotto contro la decisione governativa. La Corte cantonale ha in sostanza ritenuto che l'acquisto dei locali destinati ad ospitare la nuova sede della protezione civile non rientra nelle misure di protezione civile in senso stretto, che potrebbero essere finanziate mediante i contributi sostitutivi conformemente all'.\nG.\nIl Consorzio protezione civile del Mendrisiotto impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 16 novembre 2018 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di rinviare gli atti all'autorità cantonale competente per l'emanazione di un nuovo giudizio nel senso di autorizzare l'utilizzazione dei contributi sostitutivi per il finanziamento dell'opera in questione. Il ricorrente fa valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti e la violazione del diritto federale, segnatamente degli e 22 dell'ordinanza sulla protezione civile, del 5 dicembre 2003 (OPCi; RS 520.11), nonché dell'\nH.\nLa Corte cantonale si conferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale. La Sezione degli enti locali e la Sezione del militare e della protezione della popolazione chiedono di respingere il ricorso. Il Comune di Mendrisio chiede invece di accoglierlo."} -{"id":"06f6c9fc-52ee-4916-980d-0e902df051c9","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 24 giugno 2009 la A._SA e l'associazione B._ hanno sottoscritto un diritto di compera, cedibile e che poteva essere esercitato fino al 30 giugno 2012, concernente una quota di una comproprietà per piani sita a Lugano. La validità del contratto era stata sottoposta alla condizione sospensiva dell'ottenimento di una decisione di non assoggettamento nel senso dell'art. 2 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero (LAFE; RS 211.412.41). Le parti hanno anche convenuto che il contratto non era condizionato dal rilascio della licenza edilizia né dal fatto, di cui la beneficiaria del diritto era consapevole, che l'amministrazione e l'assemblea condominiale non dovevano sollevare obbiezioni per quanto riguarda il previsto cambiamento di destinazione da clinica diurna a luogo di culto e centro culturale. La beneficiaria doveva pure assumersi le spese condominiali dal 1° luglio 2009 e versare acconti per complessivi fr. 540'000.--, i quali in caso di rinuncia anticipata o omesso esercizio del diritto di compera sarebbero rimasti alla concedente quale pena convenzionale.\nA.b. Il 30 giugno 2009 l'assemblea condominiale ha negato con il solo voto contrario della A._SA l'autorizzazione al cambiamento di destinazione, perché ha ritenuto che la nuova utilizzazione non rientrasse in quelle previste dall'atto costitutivo e dal regolamento condominiale. La A._SA ha impugnato la delibera assembleare con petizione 28 luglio 2009. Il 5 agosto 2009, adita dalla B._, l'Autorità di prima istanza del distretto di Lugano per l'applicazione della LAFE (in seguito: Autorità LAFE) ha rilasciato una decisione di non assoggettamento sottoposta a due condizioni e cioè l'ottenimento sia dell'approvazione condominiale sia della licenza edilizia, entrambe riferite al cambiamento di destinazione e cresciute in giudicato. La licenza edilizia chiesta il 21 settembre 2009 e concessa dal Comune di Lugano è stata annullata con decisione 30 novembre 2010 dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino, che ha giudicato gli atti incompleti. La domanda non è più stata riproposta.\nA.c. Dopo aver pagato i previsti acconti e assunto le spese condominiali di fr. 59'329.75, il 2 luglio 2012 la B._ ha invano chiesto alla A._SA di restituire le somme versate oppure di prorogare il diritto di compera o di costituirne uno nuovo.\nA.d. La B._ ha quindi convenuto in giudizio innanzi al Pretore del distretto di Lugano la A._SA, chiedendo che quest'ultima fosse condannata a pagarle fr. 599'329.75, oltre interessi, e che l'opposizione interposta a un precetto esecutivo fattole in precedenza notificare fosse rigettata in via definitiva. La convenuta si è opposta alla petizione e ha postulato in via riconvenzionale la condanna dell'attrice al versamento di fr. 29'693.15 per spese condominiali e spese relative alla procedura di contestazione della decisione assembleare. Il Pretore ha, con sentenza 12 maggio 2016, integralmente accolto la petizione e respinto l'azione riconvenzionale.\nB.\nCon sentenza 23 febbraio 2018 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui era ricevibile, un appello presentato dalla A._SA. Dopo aver ritenuto insufficientemente motivata la censura concernente la mancata applicazione del principio dell'affidamento, ha indicato che la condizione sospensiva a cui soggiaceva il diritto di compera non si era verificata: la decisione dell'Autorità LAFE non poteva infatti essere considerata una decisione di non assoggettamento nel senso previsto dal rogito, poiché dipendeva da due condizioni che non si sono realizzate. Ha rilevato che tale circostanza rendeva impossibile l'iscrizione del trapasso di proprietà in caso di esercizio del diritto di compera, facendo diventare irrilevanti le argomentazioni concernenti la volontà delle parti. Ha inoltre negato che l'attrice avesse assunto una responsabilità nell'evenienza in cui l'autorizzazione LAFE non fosse stata concessa. Ha poi reputato l'appello inammissibile con riferimento all'asserita intervenuta prescrizione della pretesa di restituzione, per aggiungere a titolo abbondanziale che, in ragione della cedibilità prevista nel rogito, il termine di prescrizione ha unicamente cominciato a decorrere dopo la scadenza del diritto di compera. Ha infine ritenuto l'appello irricevibile, in ragione della sua carente motivazione, anche per quanto riguarda la domanda riconvenzionale.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 16 aprile 2018 la A._SA postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, la reiezione della petizione e l'accoglimento dell'azione riconvenzionale. Narrati e completati i fatti, ne lamenta un accertamento inesatto. Si duole poi di un'errata applicazione degli art. 310 segg. CPC e lamenta una mancata applicazione del principio dell'affidamento. Afferma pure che l'attrice aveva rinunciato ad adempiere le condizioni e che, prevalendosi della nullità del contratto, sarebbe incorsa in un abuso di diritto. Invoca altresì una violazione dell' con riferimento alle possibilità di ottenere tempestivamente la licenza edilizia e l'autorizzazione condominiale. Asserisce infine che l'autorità inferiore sarebbe incorsa nell'arbitrio per non aver ritenuto la pretesa di restituzione prescritta e reputa \"spiccia\" l'argomentazione sulla domanda riconvenzionale.\nCon risposta 28 maggio 2018 la B._ propone di respingere sia la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo sia il ricorso.\nLe parti hanno spontaneamente proceduto a un secondo scambio di scritti.\nCon decreto del 9 luglio 2018 la Presidente della Corte adita ha conferito effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"0ba3913e-3cb3-41cb-848f-8118a1f32c97","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Il 1° marzo 2000 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha approvato le opere di arginatura lungo il fiume Vedeggio, da Camignolo alla foce, segnatamente quelle contemplate nel Progetto definitivo allestito nel giugno 1998\/febbraio 2000 dallo Studio d'ingegneria Tunesi SA di Pregassona. L'Esecutivo cantonale ha dichiarato la pubblica utilità delle opere e previsto la costituzione di un consorzio obbligatorio per la loro realizzazione; ha stabilito altresì che al termine dei lavori le opere sarebbero state cedute agli esistenti Consorzi di manutenzione arginature dell'Alto e del Basso Vedeggio. Contro la pubblica utilità delle opere era dato ricorso al Gran Consiglio, mentre le altre contestazioni dovevano essere sollevate attraverso la via dell'opposizione al Consiglio di Stato.\nB.- Il Comune di Manno ha inoltrato un'opposizione al Governo, chiedendo la modificazione della chiave di riparto per il finanziamento delle opere, la modifica dei piani del progetto definitivo di sistemazione come pure l' approfondimento e il completamento del rapporto sull'impatto ambientale. La dichiarazione di pubblica utilità e la costituzione del consorzio, non impugnate con ricorso, sono cresciute in giudicato.\nCon decisione del 12 giugno 2001 il Consiglio di Stato ha respinto l'opposizione.\nC.- Il Comune di Manno insorge contro questa decisione con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede che, concesso al gravame effetto sospensivo, la decisione impugnata sia annullata e la causa rinviata al Consiglio di Stato affinché completi il rapporto d'impatto ambientale ai sensi dei considerandi e proceda a una nuova pubblicazione.\nLa Divisione delle costruzioni del Dipartimento del territorio, che si oppone alla concessione dell'effetto sospensivo, propone, in via principale, di dichiarare irricevibile il ricorso in applicazione dell'art. 98a OG e, in via subordinata, di respingerlo nel merito. I Consorzi di manutenzione delle opere di arginatura dell'Alto e del Basso Vedeggio non hanno inoltrato risposte."} -{"id":"4d820d4f-9f94-481c-9252-b7a329b94a18","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Su istanza della B._ AG, il 25 ottobre 2017 il Pretore del Distretto di Riviera ha decretato nei confronti di A._, in ragione del suo domicilio in Gran Bretagna (), il sequestro delle 100 azioni al portatore del valore nominale di fr. 1'000.-- ciascuna costituenti l'intero capitale azionario della C._ SA di Biasca a garanzia di crediti della sequestrante pari a complessivi fr. 782'301.96 oltre accessori.\nA.b. Mediante sentenza 1° marzo 2018 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha annullato la decisione di irricevibilità dell'istanza di sequestro emanata il 25 ottobre 2017 dall'Ufficio di esecuzione di Biasca e ha fatto ordine a tale ufficio di eseguire il sequestro, ciò che esso ha compiuto il successivo 5 marzo 2018.\nA.c. Con istanza 30 luglio 2020 A._ ha presentato opposizione al decreto di sequestro. Con decisione 23 settembre 2020 il Pretore ha dichiarato l'opposizione irricevibile \"in quanto tardiva e carente di interesse giuridico\" e, per abbondanza, in ogni modo infondata.\nB.\nMediante sentenza 18 gennaio 2021 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il reclamo introdotto il 5 ottobre 2020 da A._ avverso la decisione pretorile, confermando quest'ultima in punto all'assenza di un interesse degno di protezione del debitore a opporsi al sequestro.\nC.\nCon ricorso in materia civile 19 febbraio 2021 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di rinviare la causa all'autorità precedente per nuova decisione.\nNon sono state chieste determinazioni, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"425df848-ef34-41ac-acaa-d619b060a8ce","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La B._SpA è proprietaria e locatrice dell'unità di proprietà per piani in cui la conduttrice A._SA gestisce il proprio negozio a Lugano. Il 25 gennaio 2012 la B._SpA ha disdetto il contratto di locazione con effetto al 29 settembre 2012. Il 25 aprile 2012 la A._SA ha invocato la nullità della disdetta e il 21 maggio seguente ha fatto valere l'opzione di rinnovo del contratto per altri 5 anni.\nA.b. Con istanza di conciliazione 27 luglio 2012, la A._SA ha postulato che sia accertata la nullità della disdetta e la validità dell'esercizio dell'opzione di rinnovo nonché, subordinatamente, che il contratto di locazione sia protratto. All'udienza del 25 settembre 2012 le parti hanno stabilito di sospendere la vertenza in vista di trattative. L'Ufficio di conciliazione in materia di locazione di Lugano Ovest ha quindi sospeso la procedura in applicazione dell', riservata la riattivazione su domanda della parte più diligente e ha indicato, riferendosi all', che trascorsi 12 mesi dall'introduzione dell'istanza, la procedura sarà perenta.\nIl 19 luglio 2016 l'autorità di conciliazione ha stralciato dai ruoli, ad istanza della B._SpA, la causa per intervenuta perenzione.\nB.\nCon sentenza 30 novembre 2016 la III Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto il ricorso della A._SA. Ha ritenuto che il reclamo inoltrato da quest'ultima fosse in realtà un appello e che lo stralcio della procedura di conciliazione fosse conforme alla volontà espressa dalle parti all'udienza del 25 settembre 2012.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 23 gennaio 2017 la A._SA postula, previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento della sentenza impugnata e la sua riforma nel senso che l'appello sia accolto e gli atti rinviati all'autorità di conciliazione per il rilascio dell'autorizzazione ad agire. Ritiene che la decisione impugnata vada annullata e riformata perché, pur avendo considerato il rimedio di diritto esperito un appello, l'autorità inferiore ha dichiarato la produzione dell'istanza di sfratto nella procedura di ricorso un novum irricevibile in base alla normativa applicabile ai reclami. Asserisce poi che la procedura di conciliazione avrebbe unicamente potuto essere stralciata, se si fosse realizzata una delle ipotesi contemplate dall' e che tale Codice prevede quattro possibilità di come possa concludersi la procedura, fra cui non risulta quella adottata dall'autorità di conciliazione. Sostiene inoltre che in base alla volontà delle parti la procedura avrebbe unicamente dovuto essere stralciata nel caso di un accordo e che l'autorità di conciliazione avrebbe trasceso la portata dell', attribuendo al decorso del termine di 12 mesi la perenzione del diritto. Afferma pure che non essendo lo stralcio intervenuto spontaneamente, ma su richiesta della locatrice, l'autorità di conciliazione avrebbe dovuto riattivare la procedura e rilasciare l'autorizzazione ad agire. Il Tribunale di appello avrebbe pure omesso di considerare che la decisione di stralcio è avvenuta in violazione del suo diritto di essere sentita.\nCon risposta 6 marzo 2017 la B._SpA propone di respingere sia la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo sia il ricorso.\nLa Presidente della Corte adita ha respinto con decreto 30 marzo 2017 l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo."} -{"id":"1735843f-ada5-4b41-8b04-a16f1c178c01","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con decreto d'accusa dell'8 aprile 2002 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino ha ritenuto A._ colpevole di circolazione in stato di ebrietà e di infrazione alle norme della circolazione stradale e ne ha proposto la condanna a dieci giorni di detenzione, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, e al pagamento di una multa di fr. 1'000.--. Gli rimproverava di avere, a Bellinzona, il 10 febbraio 2002, condotto la sua autovettura VW Polo in stato di leggera ubriachezza e di avere, circolando in tale condizione, negligentemente perso la padronanza del veicolo, sbandato sulla sua destra e urtato così contro un palo dell'illuminazione.\nL'accusato ha interposto opposizione al decreto. Gli atti del procedimento sono quindi stati trasmessi dal Procuratore pubblico all'allora competente Pretore del distretto di Bellinzona per il dibattimento, durante il quale il difensore ha chiesto il proscioglimento dell'imputato dall'accusa di circolazione in stato di ebrietà. Egli ha per contro ammesso l'infrazione alle norme della circolazione stradale e chiesto che fosse inflitta soltanto una multa ridotta. Con giudizio del 3 giugno 2002, detto Pretore ha riconosciuto l'accusato autore colpevole di entrambe le infrazioni, riducendo tuttavia la pena detentiva a sei giorni, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni, siccome il reato di circolazione in stato di ebrietà non sarebbe stato commesso contemporaneamente alla perdita di padronanza del veicolo, bensì precedentemente, in occasione di uno spostamento effettuato un'ora e mezza prima dell'incidente.\nL'accusato ha interposto opposizione al decreto. Gli atti del procedimento sono quindi stati trasmessi dal Procuratore pubblico all'allora competente Pretore del distretto di Bellinzona per il dibattimento, durante il quale il difensore ha chiesto il proscioglimento dell'imputato dall'accusa di circolazione in stato di ebrietà. Egli ha per contro ammesso l'infrazione alle norme della circolazione stradale e chiesto che fosse inflitta soltanto una multa ridotta. Con giudizio del 3 giugno 2002, detto Pretore ha riconosciuto l'accusato autore colpevole di entrambe le infrazioni, riducendo tuttavia la pena detentiva a sei giorni, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni, siccome il reato di circolazione in stato di ebrietà non sarebbe stato commesso contemporaneamente alla perdita di padronanza del veicolo, bensì precedentemente, in occasione di uno spostamento effettuato un'ora e mezza prima dell'incidente.\nB. Adita dall'accusato, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP), con giudizio del 25 novembre 2002, ha annullato la sentenza pretorile nella misura in cui condannava l'imputato per circolazione in stato di ebrietà e rinviato gli atti al Pretore viciniore per una nuova decisione nel senso dei considerandi. La CCRP ha rilevato che l'accusato era stato condannato per una fattispecie non contemplata nel decreto di accusa, sicché spettava ad altro Pretore riprendere la procedura, contestando all'imputato la nuova imputazione, garantendogli il diritto di essere sentito. Il nuovo giudizio doveva poi commisurare la pena tenendo conto della condanna per l'infrazione alle norme della circolazione stradale non impugnata dall'accusato e quindi cresciuta in giudicato. La CCRP gli ha quindi assegnato un'indennità di fr. 800.-- a titolo di ripetibili, a carico dello Stato del Cantone Ticino.\nB. Adita dall'accusato, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP), con giudizio del 25 novembre 2002, ha annullato la sentenza pretorile nella misura in cui condannava l'imputato per circolazione in stato di ebrietà e rinviato gli atti al Pretore viciniore per una nuova decisione nel senso dei considerandi. La CCRP ha rilevato che l'accusato era stato condannato per una fattispecie non contemplata nel decreto di accusa, sicché spettava ad altro Pretore riprendere la procedura, contestando all'imputato la nuova imputazione, garantendogli il diritto di essere sentito. Il nuovo giudizio doveva poi commisurare la pena tenendo conto della condanna per l'infrazione alle norme della circolazione stradale non impugnata dall'accusato e quindi cresciuta in giudicato. La CCRP gli ha quindi assegnato un'indennità di fr. 800.-- a titolo di ripetibili, a carico dello Stato del Cantone Ticino.\nC. Investito del procedimento, con sentenza del 18 marzo 2003 il giudice della Pretura penale ha per finire prosciolto l'imputato dall'accusa di circolazione in stato di ebrietà. Ritenuta la condanna per contravvenzione alle norme della circolazione stradale, pronunciata dal Pretore del distretto di Bellinzona il 3 giugno 2002 e cresciuta in giudicato, il nuovo giudice gli ha inflitto una multa di fr. 350.--.\nC. Investito del procedimento, con sentenza del 18 marzo 2003 il giudice della Pretura penale ha per finire prosciolto l'imputato dall'accusa di circolazione in stato di ebrietà. Ritenuta la condanna per contravvenzione alle norme della circolazione stradale, pronunciata dal Pretore del distretto di Bellinzona il 3 giugno 2002 e cresciuta in giudicato, il nuovo giudice gli ha inflitto una multa di fr. 350.--.\nD. Il 1° aprile 2003 A._ ha presentato alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) una domanda d'indennità secondo l'\/TI, chiedendo la rifusione delle spese di patrocinio di complessivi fr. 3'494,40.\nLa Corte cantonale, statuendo il 12 maggio 2004, ha respinto l'istanza. Ha ritenuto che il versamento di un indennizzo ai sensi dell'\/TI presupponeva il proscioglimento totale dell'accusato, ciò che in concreto non si realizzava, visto ch'egli, in relazione allo stesso complesso di fatti, era comunque stato condannato per l'imputazione di contravvenzione alle norme della circolazione stradale. Secondo la CRP, gli art. 317 segg. CPP\/TI non prevederebbero il versamento di un'indennità proporzionata al grado di proscioglimento dell'accusato, l'assegnazione di eventuali ripetibili essendo del resto disciplinata dall'\/TI.\nLa Corte cantonale, statuendo il 12 maggio 2004, ha respinto l'istanza. Ha ritenuto che il versamento di un indennizzo ai sensi dell'\/TI presupponeva il proscioglimento totale dell'accusato, ciò che in concreto non si realizzava, visto ch'egli, in relazione allo stesso complesso di fatti, era comunque stato condannato per l'imputazione di contravvenzione alle norme della circolazione stradale. Secondo la CRP, gli art. 317 segg. CPP\/TI non prevederebbero il versamento di un'indennità proporzionata al grado di proscioglimento dell'accusato, l'assegnazione di eventuali ripetibili essendo del resto disciplinata dall'\/TI.\nE. A._ impugna con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo. In via subordinata postula il riconoscimento dell'indennità esposta dinanzi alla CRP. Il ricorrente fa valere l'arbitrio nell'applicazione dell'\/TI. Sostiene che, non avendo mai contestato l'infrazione alle norme della circolazione stradale per la perdita di padronanza del veicolo, la procedura verteva solo sull'accusa di circolazione in stato di ebrietà, dalla quale è stato infine totalmente prosciolto.\nE. A._ impugna con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo. In via subordinata postula il riconoscimento dell'indennità esposta dinanzi alla CRP. Il ricorrente fa valere l'arbitrio nell'applicazione dell'\/TI. Sostiene che, non avendo mai contestato l'infrazione alle norme della circolazione stradale per la perdita di padronanza del veicolo, la procedura verteva solo sull'accusa di circolazione in stato di ebrietà, dalla quale è stato infine totalmente prosciolto.\nF. La CRP si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il Ministero pubblico chiede la reiezione del ricorso."} -{"id":"9320fb9d-e043-4093-b1e8-53bbdd50ce71","text":"Fatti:\nA.\nEntrata in Svizzera il 21 novembre 1991 quale richiedente l'asilo, A._ (1964), cittadina dello Sri Lanka di etnia tamil, ha ottenuto, dopo la reiezione della sua domanda, dapprima l'ammissione provvisoria il 23 novembre 2000 e poi, il 16 dicembre 2002, un permesso di dimora annuale, rinnovato l'ultima volta fino al 10 dicembre 2014.\nNel frattempo, più precisamente il 29 aprile 2013, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino le ha negato il rilascio del permesso di domicilio siccome aveva beneficiato e beneficiava tuttora di prestazioni assistenziali che raggiungevano all'epoca l'importo di fr. 61'800.--. La decisione è cresciuta in giudicato incontestata.\nIl 31 luglio 2014 la Sezione della popolazione ha ammonito A._, perché era tuttora parzialmente a carico della pubblica assistenza e che il debito ammontava a fr. 85'058.65. L'ha inoltre avvisata che se la situazione perdurava si sarebbe pronunciata su un'eventuale revoca della sua autorizzazione di soggiorno.\nB.\nIl 4 maggio 2015, dopo averle dato la possibilità di esprimersi, la Sezione della popolazione ha rifiutato di rinnovare il permesso di dimora di A._ e le ha fissato un termine al 6 luglio 2015 per lasciare la Svizzera. Malgrado l'ammonimento l'interessata era ancora a carico dell'aiuto sociale e il suo debito superava ora i fr. 99'000.--.\nDetta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino, il 31 maggio 2016, e dopo dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 28 ottobre 2016.\nC.\nIl 30 novembre 2016 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso sussidiario in materia costituzionale con cui chiede che la sentenza contestata sia annullata e che le venga rinnovato il permesso di dimora. Censura, in sintesi, la violazione degli art. 7 e 25 cpv. 3 Cost. nonché 3 CEDU. Domanda inoltre che venga conferito effetto sospensivo al gravame e che sia esentata dal dovere versare un anticipo a copertura delle spese giudiziarie.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"0fb31fac-1bad-4dac-8512-503ad9a35383","text":""} -{"id":"370f2f09-f093-499b-972c-e04d38467dc3","text":"Fatti:\nA.\nLa B._ SA è proprietaria del fondo part. uuu di Collina d'Oro, ubicato nella sezione di Gentilino, al margine ovest del nucleo di Viglio, sul lato nord di via in Pasquée. Vi sorge una casa di abitazione costruita attorno al 1950. Il piano particolareggiato del nucleo di Viglio (PPNV), approvato dal Consiglio di Stato il 19 settembre 1995, consente di sopraelevare fino alla quota di gronda di 354.52 m.s.m. l'edificio, catalogato quale \"casa esistente con possibilità di sopraelevazione\", e di realizzare in contiguità e alla medesima quota una nuova volumetria su un'area rettangolare indicata dal PPNV quale \"superficie edificabile\" con allineamenti obbligatori di 3 m dal confine ovest e di 1.50 m dal confine nord.\nB.\nIl 1° settembre 2014 il Municipio di Collina d'Oro ha sottoposto per approvazione al Dipartimento del territorio una modifica di poco conto del PPNV, che prevede lo stralcio del vincolo \"casa esistente con possibilità di sopraelevazione\" e la ridefinizione della \"superficie edificabile\" in modo da completare il tessuto del nucleo mediante la realizzazione di un edificio a pianta rettangolare, più arretrato rispetto alla strada, in sostituzione di quello esistente ritenuto privo di qualità architettoniche tali da giustificarne il mantenimento.\nC.\nContro la modifica del piano particolareggiato, approvata dall'autorità cantonale il 22 settembre 2014, A._, proprietaria del fondo confinante part. vvv ha adito il Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso con risoluzione del 1° marzo 2016.\nD.\nCon sentenza del 13 settembre 2016, il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto un ricorso della vicina contro la decisione governativa, annullandola. La Corte cantonale ha ritenuto che l'arretramento di circa 10 m del volume della costruzione, previsto con la modifica, crea uno spazio libero verso via in Pasquée, che contraddice manifestamente l'obiettivo del PPNV di garantire una continuità volumetrica tra i vari edifici. Ha quindi ritenuto la contestata modifica non giustificata da un interesse pubblico sufficiente.\nE.\nIl Comune di Collina d'Oro impugna questa sentenza con un ricorso al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Fa valere la violazione dell'autonomia comunale e del divieto dell'arbitrio.\nF.\nLa Corte cantonale ribadisce le proprie considerazioni, riconfermandosi nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale. L'opponente chiede di respingere il ricorso nella misura della sua ammissibilità. Il ricorrente si è espresso sulla risposta della Corte cantonale, confermandosi nelle sue conclusioni."} -{"id":"06bd673a-afd3-46f0-b5e0-2f798c6e90d1","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A seguito di una donazione avvenuta nel 1991, A.A._, B.A._, C.A._, D.A._. e E.A._ sono divenuti proprietari del fondo part. n. xxx di Locarno, di complessivi m2 15'911. Situato in località \"Morettina\", il fondo era edificato e ospitava fabbricati principalmente destinati al deposito di materiali per l'edilizia, un serbatoio con colonne di erogazione per carburanti e una palazzina di tre piani ad uso abitativo-amministrativo.\nA. A seguito di una donazione avvenuta nel 1991, A.A._, B.A._, C.A._, D.A._. e E.A._ sono divenuti proprietari del fondo part. n. xxx di Locarno, di complessivi m2 15'911. Situato in località \"Morettina\", il fondo era edificato e ospitava fabbricati principalmente destinati al deposito di materiali per l'edilizia, un serbatoio con colonne di erogazione per carburanti e una palazzina di tre piani ad uso abitativo-amministrativo.\nB. Nel 1986, l'allora Dipartimento delle pubbliche costruzioni del Cantone Ticino ha pubblicato il progetto e i preventivi della circonvallazione stradale di Locarno, Minusio e Muralto, costituita dalla galleria Mappo-Morettina e dai relativi raccordi. Dopo l'approvazione dei progetti stradali con i relativi svincoli, in parte modificati a seguito del parziale accoglimento di un gravame dell'allora proprietario unico del fondo, lo Stato del Cantone Ticino ha tra l'altro promosso l'espropriazione formale del fondo n. xxx. Ha quindi pubblicato dal 26 febbraio al 27 marzo 1990 gli atti con cui chiedeva segnatamente l'anticipata immissione in possesso a partire dal 1° gennaio 1992 e offriva un'indennità di complessivi fr. 4'700'000.--. Con scritto del 26 marzo 1990 l'allora proprietario della particella si è opposto all'espropriazione totale, notificando cautelativamente una pretesa d'indennità di fr. 15'000'000.--.\nNel seguito della procedura, all'espropriante è stata concessa l'anticipata immissione in possesso di m2 8'165 del fondo dal 1° gennaio 1992 e dei restanti m2 7'746 dal 1° gennaio 1995, dietro versamento agli espropriati degli acconti di fr. 4'000'000.-- il 31 dicembre 1991 e di fr. 2'900'000.-- il 31 dicembre 1994. Un ulteriore acconto di fr. 2'500'000.-- è stato versato agli espropriati il 1° gennaio 1997.\nNel seguito della procedura, all'espropriante è stata concessa l'anticipata immissione in possesso di m2 8'165 del fondo dal 1° gennaio 1992 e dei restanti m2 7'746 dal 1° gennaio 1995, dietro versamento agli espropriati degli acconti di fr. 4'000'000.-- il 31 dicembre 1991 e di fr. 2'900'000.-- il 31 dicembre 1994. Un ulteriore acconto di fr. 2'500'000.-- è stato versato agli espropriati il 1° gennaio 1997.\nC. Dopo una lunga e complessa serie di atti procedurali, che non occorre qui evocare, il Tribunale di espropriazione del Cantone Ticino, con sentenza del 30 maggio 2003, ha stabilito in complessivi fr. 5'140'218.-- l'ammontare dell'indennità di espropriazione a favore degli espropriati. Essendo tale importo inferiore agli acconti di complessivi fr. 9'400'000.-- già versati dallo Stato, essi sono stati obbligati a restituire l'eccedenza di fr. 4'259'782.--, oltre interessi al saggio usuale, computati in funzione della situazione economica alla data di versamento dei singoli acconti.\nC. Dopo una lunga e complessa serie di atti procedurali, che non occorre qui evocare, il Tribunale di espropriazione del Cantone Ticino, con sentenza del 30 maggio 2003, ha stabilito in complessivi fr. 5'140'218.-- l'ammontare dell'indennità di espropriazione a favore degli espropriati. Essendo tale importo inferiore agli acconti di complessivi fr. 9'400'000.-- già versati dallo Stato, essi sono stati obbligati a restituire l'eccedenza di fr. 4'259'782.--, oltre interessi al saggio usuale, computati in funzione della situazione economica alla data di versamento dei singoli acconti.\nD. Adito dagli espropriati, il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto il ricorso con giudizio del 23 dicembre 2004. Ha riformato la sentenza di primo grado riconoscendo loro un'indennità di espropriazione di complessivi fr. 7'639'925.--, obbligandoli a restituire allo Stato l'eccedenza di fr. 1'760'075.--, oltre agli interessi al 3% dal 4 novembre 1998. La Corte cantonale ha rilevato che le disposizioni cantonali non prevedevano esplicitamente la restituzione di eventuali importi pagati in eccedenza né il pagamento di interessi sugli stessi. Ha tuttavia ritenuto che l'importo superante l'indennità definitiva di espropriazione incassato dall'espropriato poteva essere assimilato a un indebito arricchimento per una causa non avveratasi e, analogamente, doveva essere restituito con gli interessi che secondo l'esperienza potevano essere ricavati sul capitale. Ha per finire stabilito la data di decorrenza degli interessi dal 4 novembre 1998, ovvero dal momento in cui lo Stato li ha reclamati per la prima volta e ne ha fissato il tasso al 3%, corrispondente alla rimunerazione media delle obbligazioni della Confederazione tra il 1997 e il 2003.\nD. Adito dagli espropriati, il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto il ricorso con giudizio del 23 dicembre 2004. Ha riformato la sentenza di primo grado riconoscendo loro un'indennità di espropriazione di complessivi fr. 7'639'925.--, obbligandoli a restituire allo Stato l'eccedenza di fr. 1'760'075.--, oltre agli interessi al 3% dal 4 novembre 1998. La Corte cantonale ha rilevato che le disposizioni cantonali non prevedevano esplicitamente la restituzione di eventuali importi pagati in eccedenza né il pagamento di interessi sugli stessi. Ha tuttavia ritenuto che l'importo superante l'indennità definitiva di espropriazione incassato dall'espropriato poteva essere assimilato a un indebito arricchimento per una causa non avveratasi e, analogamente, doveva essere restituito con gli interessi che secondo l'esperienza potevano essere ricavati sul capitale. Ha per finire stabilito la data di decorrenza degli interessi dal 4 novembre 1998, ovvero dal momento in cui lo Stato li ha reclamati per la prima volta e ne ha fissato il tasso al 3%, corrispondente alla rimunerazione media delle obbligazioni della Confederazione tra il 1997 e il 2003.\nE. Gli espropriati impugnano con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullare il dispositivo che li obbliga a restituire allo Stato l'importo ricevuto in eccedenza con gli interessi. I ricorrenti contestano essenzialmente l'obbligo di pagamento degli interessi, che ritengono privo di base legale e pertanto lesivo della garanzia della proprietà, del divieto dell'arbitrio e del principio della buona fede. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nE. Gli espropriati impugnano con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullare il dispositivo che li obbliga a restituire allo Stato l'importo ricevuto in eccedenza con gli interessi. I ricorrenti contestano essenzialmente l'obbligo di pagamento degli interessi, che ritengono privo di base legale e pertanto lesivo della garanzia della proprietà, del divieto dell'arbitrio e del principio della buona fede. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nF. Il Tribunale cantonale amministrativo si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre lo Stato del Cantone Ticino chiede di respingere in quanto ammissibile il ricorso."} -{"id":"14a60392-ef38-4fa9-8956-b7bb8454655b","text":"Fatti:\nFatti:\nA. D._, nata nel 1970, madre di una bambina che all'epoca dei fatti non aveva ancora tre anni, dopo avere perso, per chiusura d'esercizio, il lavoro di cameriera presso il Bar C._, fino allora esercitato nella misura del 50% a complemento dell'ulteriore attività di aiuto domestico - tuttora svolta - presso la famiglia P._ per il restante 50% (cfr. verbale del 4 dicembre 2001 sottoscritto dall'interessata in presenza del collocatore G._), si è iscritta all'assicurazione contro la disoccupazione, rivendicando l'erogazione delle relative indennità con effetto dal 1° novembre 2001.\nInvitata dall'Ufficio per l'industria, arti e mestieri e lavoro dei Grigioni (UCIAML) ad indicare come avrebbe inteso regolare la custodia della figlia in caso di nuova occupazione, l'interessata, che in precedenza, in occasione del verbale del 4 dicembre 2001, aveva dichiarato di non sapere come e quando lavorare in quanto doveva accudire la bambina, in data 26 febbraio 2002 ha comunicato all'amministrazione di potere lavorare tutti i giorni, alla sera, una volta rientrato a casa il proprio marito.\nCon decisione del 12 aprile 2002, l'UCIAML ha rifiutato - a partire dalla data di annuncio - il diritto all'indennità di disoccupazione di D._ per inidoneità al collocamento.\nCon decisione del 12 aprile 2002, l'UCIAML ha rifiutato - a partire dalla data di annuncio - il diritto all'indennità di disoccupazione di D._ per inidoneità al collocamento.\nB. Chiedendo l'annullamento del provvedimento e facendo valere di avere in precedenza, prima di annunciarsi alla disoccupazione, sempre lavorato a tempo pieno nonché di essere in grado di accettare un'occupazione adeguata potendo la figlia essere accudita dal marito a partire dalle ore 17, l'interessata si è aggravata al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni, il quale per pronuncia del 20 agosto 2002 ha respinto il ricorso.\nB. Chiedendo l'annullamento del provvedimento e facendo valere di avere in precedenza, prima di annunciarsi alla disoccupazione, sempre lavorato a tempo pieno nonché di essere in grado di accettare un'occupazione adeguata potendo la figlia essere accudita dal marito a partire dalle ore 17, l'interessata si è aggravata al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni, il quale per pronuncia del 20 agosto 2002 ha respinto il ricorso.\nC. Avverso il giudizio cantonale, l'assicurata, patrocinata dalla CAP Compagnia d'Assicurazione di Protezione Giuridica SA, interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale chiede, in via principale l'annullamento del giudizio cantonale e il riconoscimento dell'idoneità al collocamento, e in via subordinata il rinvio degli atti al Tribunale cantonale per complemento istruttorio e nuova pronuncia. Il tutto con protesta di spese e ripetibili. All'atto ricorsuale l'insorgente allega una copia del contratto di lavoro concluso con tale M._ relativo alla sua assunzione quale cameriera a partire dal 16 marzo 2002 per un orario di lavoro settimanale di 32 ore, nonché una dichiarazione del marito con la quale quest'ultimo conferma la propria disponibilità ad occuparsi della bambina dopo le 17 mentre la moglie lavora. La ricorrente produce inoltre pure una dichiarazione dei titolari del Bar G._ e del Bar S._ attestanti la possibilità di lavorare, presso di loro, al 50% anche alla sera.\nL'UCIAML come pure il Segretariato di Stato dell'economia hanno rinunciato a determinarsi."} -{"id":"4b1eba5a-f8ce-47d0-84b8-0f3d2af3c6f7","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il Consorzio D._, B._ e la A._AG hanno appaltato alla C._SA opere da impresario costruttore per l'edificazione di una proprietà per piani sulla particella xxx di Y._. In corso d'opera, in data 23 dicembre 2014 i primi sono receduti dal contratto e hanno diffidato l'impresa a liberare il cantiere entro il 7 gennaio successivo. La C._SA ha contestato la validità della rescissione contrattuale. In successivi scritti, le parti hanno mantenuto le rispettive posizioni, chiedendo lo sgombero dei luoghi rispettivamente il pagamento del dovuto.\nA.b. La A._AG e B._ hanno promosso avanti al Pretore della giurisdizione di Locarno-Campagna, in data 3 giugno 2015, un'azione di manutenzione in procedura di tutela giurisdizionale nei casi manifesti, chiedendo fosse fatto ordine alla C._SA, sotto comminatoria dell', di sgomberare immediatamente \"tutto il materiale e la gru depositati sul cantiere\". Il Pretore ha respinto l'istanza con decisione 5 novembre 2015.\nB.\nCon la qui impugnata sentenza 30 dicembre 2015, il Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto il gravame presentato dalla A._AG e da B._ con allegato 19 novembre 2015, precisando nondimeno che l'istanza 3 giugno 2015 va dichiarata inammissibile.\nC.\nIn data 8 febbraio 2016, la A._AG e B._ (qui di seguito: ricorrenti) hanno inoltrato avanti al Tribunale federale un ricorso in materia civile contro il giudizio cantonale, di cui chiedono la riforma nel senso di accogliere la loro istanza di sgombero così come precisata avanti al Tribunale di appello, in subordine l'annullamento con rinvio della causa all'autorità inferiore per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"e6843049-e2a9-483d-b37f-ca0eed440294","text":"Fatti:\nA.\nPrima delle operazioni di ricomposizione particellare attuate nell'allora Comune di X._, zona Y._, A._ al 28 luglio 2011 era proprietario di numerosi fondi, segnatamente di 107'194 m2 per un'interessenza complessiva di fr. 16'964.90, siti in diverse zone, tra le quali Z._. In seguito a tali operazioni, all'interessato sono stati assegnati terreni in varie località, tra le quali anche in Z._, per un totale di 154'454 m2, pari a un'interessenza di fr. 22'477.25, con un conguaglio positivo da pagare di fr. 5'512.35.\nB.\nIl 27 settembre 2011 il Consiglio di Stato ha approvato gli atti del progetto di nuovo riparto, pubblicandoli dal 17 ottobre al 16 novembre 2011. A._ è insorto dinanzi alla Commissione di ricorso di I istanza (Commissione I) censurando, per quanto qui interessa, una rettifica di confini in località Z._. Con decisione del 10 luglio 2013 la Commissione I ha confermato la rettifica dei confini, attuata in corso di pubblicazione, tra il fondo xxx dell'insorgente e quello yyy di B._. Adito dall'interessato, con giudizio del 14 dicembre 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha parzialmente accolto il gravame, rinviando gli atti alla Commissione I per nuovo giudizio nel senso dei considerandi 3.1, 3.3 e 3.5, mentre l'ha respinto riguardo alla citata modifica dei confini (consid. 3.2).\nC."} -{"id":"06983802-3828-44db-9f43-61eeb633e0df","text":""} -{"id":"26f1faec-71d3-4347-8a14-05c5aa89a65b","text":""} -{"id":"461c85a8-5856-4be2-b52f-a1f2c9ca1c48","text":"Fatti:\nA.\nA._, che era alle dipendenze della C._ SA dal 1990, ha concluso nel dicembre 2009 con la sua datrice di lavoro un contratto in base al quale avrebbe dovuto essere dal 1° gennaio 2010 il Chief Operating Officer della succursale di Ginevra, con un salario base annuale di fr. 285'000.--, fr. 15'000.-- di spese di rappresentanza e un'indennità di residenza di fr. 36'000.--.\nIl 25 agosto 2011 la C._ SA ha proposto una - prima - \" Convenzione d'uscita \" che il dipendente non ha sottoscritto. Il 31 agosto 2011 le parti hanno firmato una nuova \" Convenzione d'uscita\", in cui il versamento di un'indennità di fr. 250'000.-- non veniva più menzionato e l'impegno di stipulare un contratto di consulenza annuale (\" advisory mandate \") in Asia dal 1° ottobre 2011 era descritto solo nel principio, senza dettagli sulla rimunerazione. Tale contratto, non datato, è stato effettivamente concluso e prevedeva che il dipendente sarebbe stato personalmente responsabile di dichiarare e pagare le imposte sul reddito in Svizzera, ma che tutte le tasse sul reddito conseguito a Hong Kong sarebbero state a carico della banca. Sempre il 31 agosto 2011 la C._ SA ha consegnato all'impiegato una lettera in cui confermava che gli avrebbe versato, come concordato, nel mese di marzo 2012 un importo di fr. 250'000.--. Poco prima della fine della riunione la banca ha dato al dipendente un secondo scritto, identico a quello appena menzionato, tranne che per l'aggiunta della precisazione secondo cui \" Le imposte relative all'importo percepito saranno a suo carico \". Il 4 aprile 2012 la C._ SA ha accreditato sul conto di A._ fr. 250'000.--.\nDopo aver invano escusso il 3 dicembre 2012 la banca per l'incasso di fr. 250'000.--, A._ l'ha convenuta in giudizio con petizione 24 ottobre 2014 innanzi al Pretore di Lugano, sostenendo che essa si era impegnata a versargli fr. 500'000.--. Con sentenza 25 gennaio 2017 il Pretore ha integralmente accolto la petizione e ha condannato la C._ SA a pagare all'attore fr. 250'000.--, oltre interessi.\nB.\nLa datrice di lavoro ha appellato il giudizio pretorile e nel corso della procedura la banca B._ SA è subentrata alla C._ SA in seguito a un contratto di trasferimento di patrimonio. Con sentenza 5 settembre 2018 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha riformato il giudizio di primo grado respingendo la petizione. La Corte cantonale ha innanzi tutto ritenuto che la mancata sottoscrizione della prima convenzione di uscita non dimostrava l'esistenza di una divergenza concernente l'ammontare dell'indennità di partenza e ha dedotto, dalla lista autografa dell'attore menzionante unicamente l'importo di fr. 250'000.-- e consegnata alla convenuta, che le parti si erano accordate su tale cifra. Ha poi considerato convincente la spiegazione fornita dalla banca secondo cui essa, dopo aver allestito il primo scritto contenente l'impegno di versamento, si è accorta che andava regolata anche la questione degli oneri fiscali e ha allestito la seconda lettera con la relativa aggiunta. Ha pure reputato credibili i due impiegati che hanno firmato le predette lettere e che hanno dichiarato di non avere, per una grave leggerezza, inserito nel secondo scritto una clausola di annullamento del primo rispettivamente, di non essersi fatti restituire quest'ultimo. La sentenza impugnata termina rilevando che pure il tempo lasciato trascorrere prima di rivendicare il secondo pagamento costituisce un ulteriore indizio a sfavore della tesi dell'attore.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 10 ottobre 2018 A._ postula l'accoglimento del proprio ricorso e la riforma della sentenza impugnata nel senso che l'appello sia respinto. Narrati e completati i fatti, lamenta in sostanza che la Corte cantonale li ha accertati in modo errato e afferma che le parti si erano accordate per un pagamento complessivo di fr. 500'000.-- da corrispondere in due quote.\nIl 19 ottobre 2018 la banca B._ SA, dopo essersi riservata la facoltà di inoltrare una domanda di garanzia per le ripetibili, ha chiesto che il ricorrente sia obbligato a dimostrare di essere domiciliato in Francia, come indicato nell'atto di ricorso, e non a Singapore, come era invece il caso durante la procedura di appello.\nIn seguito a tale domanda la Presidente della Corte adita ha chiesto il 23 ottobre 2018 alla patrocinatrice del ricorrente di presentare la documentazione che attesta il nuovo domicilio a Nizza e ha, con decreto 31 ottobre 2018, sospeso il termine assegnato per inoltrare la risposta al ricorso.\nNel mese di novembre 2018 il ricorrente ha inviato diversi documenti (attestazione di domicilio, fattura del cellulare, fatture delle autorità fiscali) per provare il suo domicilio in Francia.\nL'11 dicembre 2018 la banca B._ SA ha prodotto la sua riposta con cui propone la reiezione del ricorso.\nNel mese di gennaio 2019 le parti hanno proceduto spontaneamente a un secondo scambio di scritti."} -{"id":"64e7946f-f4fc-45bc-91d5-15a8ba48ed1b","text":""} -{"id":"024ca1ac-0b39-44de-877d-ed3a55933fcd","text":"Fatti:\nA.\nA.a. C._ ha concluso, quale committente, con la A._SA un contratto di impresa generale per l'ultimazione della sua casa unifamiliare. Il 9 agosto 2010 l'appaltatrice ha stipulato con la B._SA un' \" assicurazione cauzione \" in cui quest'ultima si è impegnata quale fideiussore solidale nei confronti della committente \" per l'esecuzione corretta della garanzia d'opera, vale a dire: la garanzia per i difetti dei lavori o delle forniture eseguiti \" nell'ambito del predetto contratto.\nIl 31 gennaio 2013 la B._SA ha versato a C._ fr. 53'494.65, importo preventivato dalla ditta D._SA per l'esecuzione delle opere necessarie all'eliminazione dei difetti riscontrati al tetto.\nA.b. La B._SA ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore di Mendrisio-Nord la A._SA con petizione 2 dicembre 2013, chiedendo che questa fosse condannata a pagarle fr. 61'097.55 (somma composta dall'importo corrisposto alla committente a cui sono stati aggiunti fr. 3'515.80, quale contributo per l'allestimento dei referti peritali, e fr. 4'087.10 per ripetibili della procedura di conciliazione). Con sentenza 23 gennaio 2017 il Pretore ha accolto la petizione limitatamente a fr. 54'574.65.\nB.\nCon sentenza 19 ottobre 2018 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui era ricevibile, un appello presentato dalla A._SA. Dopo aver rilevato che una parte del rimedio non soddisfaceva le esigenze di motivazione dell', ha considerato che la convenuta non ha eliminato i difetti del tetto e che, contrariamente a quanto da questa sostenuto, non risulta che la committente abbia rifiutato, prima della scadenza del termine fissato a tale scopo, una riparazione. La Corte cantonale ha poi ritenuto che la convenuta non aveva emesso alcuna riserva concernente i costi di ripristino risultanti dalla valutazione della ditta D._SA.\nC.\nLa A._SA postula, con ricorso in materia civile del 21 novembre 2018, in via principale la riforma della sentenza cantonale nel senso che la petizione sia integralmente respinta; in via subordinata domanda il rinvio dell'incarto alla Pretura per nuova decisione. Dopo aver narrato e completato i fatti, contesta che la motivazione dell'appello fosse in parte irricevibile. Afferma poi che la Corte cantonale ha arbitrariamente negato la mora della committente nel rifiutare le opere di garanzia e ha così violato l' perché ha riconosciuto all'opponente, che non ha fatto valere tale obbiezione, il diritto di regresso. Sostiene infine che l'opponente non avrebbe apportato alcuna prova a giustificazione dell'ammontare versato.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"0acc160c-18f1-4608-b711-ee2034042c46","text":"Fatti:\nA.\nIl 12 settembre 2018 il Ministero pubblico brasiliano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale aperto nei confronti di B._ e altri per i reati di corruzione passiva e riciclaggio di denaro. La procedura si innesta su due altri complessi procedimenti, uno di corruzione commesso a danno dell'amministrazione pubblica federale brasiliana legato alla concessione di fondi pubblici d'investimento e della Cassa di risparmio federale in relazione a pagamenti illeciti a favore di funzionari pubblici, l'altro relativo alla concessione illecita di crediti da parte della citata Cassa. B._ è sospettato d'avere versato tangenti a C._, funzionario della menzionata Cassa allo scopo di ottenere investimenti da parte dei fondi pubblici d'investimento.\nB.\nCon decisione di chiusura del 26 febbraio 2020, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), come richiesto dall'autorità estera, ha confermato il blocco di un conto presso Credit Suisse SA intestato a A._ SA e ordinato di trasmetterle la relativa documentazione bancaria.\nC.\nAdita dall'interessata, con decisione del 26 agosto 2020, la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP), rifiutata la richiesta di concedere un termine supplementare per completare il ricorso, lo ha respinto.\nD.\nAvverso questa decisione A._ SA presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso l'effetto sospensivo al gravame, di sospendere l'istruzione del ricorso fino alla decisione su un'altra causa riguardante altre due società, di potere completare la motivazione del ricorso e, in via principale, di annullare la decisione impugnata, di respingere la rogatoria, di dissequestrare la documentazione bancaria e di sbloccare i relativi averi, subordinatamente, di rinviare la causa alla CRP per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"40ff15db-9726-4d3e-b23a-ba16ddfd00ed","text":"Fatti:\nA.\nIl 4 giugno 2015 il Ministero della Giustizia italiano ha presentato alla Svizzera una domanda di estradizione nei confronti di A._, condannato per reati patrimoniali complessivamente a una pena detentiva di 9 anni, 5 mesi e 29 giorni, con una pena residua da scontare di oltre otto anni. Con decisione del 20 maggio 2016, l'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha concesso l'estradizione dell'interessato. Mediante scritto del 1° giugno 2016 l'UFG ha informato il patrocinatore dell'estradando che la consegna di quest'ultimo sarebbe avvenuta nei prossimi giorni, visto ch'egli non aveva dichiarato entro cinque giorni dalla notifica della decisione, come indicato nella stessa, di voler interporre ricorso (; RS 351.1). Con lettera del medesimo giorno, anticipata per fax, l'estradando ha dichiarato di voler presentare un ricorso contro la decisione di estradizione e di opporsi alla sua esecuzione.\nB.\nContro l'esecuzione immediata dell'estradizione, con fax del 6 giugno 2016 l'interessato ha poi trasmesso alle ore 10.45 alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) un reclamo con domanda di effetto sospensivo (causa RR.2016.100), informandone alle ore 11.01 anche l'UFG. Un'ora dopo, il TPF ha ordinato all'UFG, a titolo superprovvisionale, l'immediata sospensione dell'esecuzione dell'estradizione. Il 7 giugno 2016 l'UFG ha informato il TPF che il giorno precedente, alle ore 11.00, l'estradando era stato consegnato alle autorità italiane.\nC.\nCon un ricorso del 21 giugno 2016 A._ ha impugnato la decisione di estradizione (causa RR.2016.104), postulando l'assistenza giudiziaria gratuita e il gratuito patrocinio per entrambi i gravami. Congiunte le cause, con giudizio del 28 luglio 2016 il TPF ha respinto i ricorsi, il secondo nella misura in cui non era divenuto privo di oggetto, rigettando pure le domande di assistenza giudiziaria.\nD.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concessogli il beneficio dell'assistenza giudiziaria gratuita e del gratuito patrocinio, di annullarla, di accertare la sua asserita ingiustificata consegna anticipata all'Italia, di rinviare gli atti al TPF affinché esamini nel merito il ricorso contro l'estradizione, subordinatamente vagli i presupposti dell'indigenza.\nIl TPF rinuncia a formulare osservazioni e si conferma nell'impugnato giudizio, l'UFG propone di respingere il ricorso, rinunciando a pronunciarsi nel merito dello stesso. Il ricorrente ha potuto esprimersi al riguardo."} -{"id":"169f4e11-ca66-4560-b06c-2da6156ed14d","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Mediante decisione del 16 giugno 2003 l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) ha posto V._, casalinga nata nel 1956, affetta da poliartrite cronica evolutiva, al beneficio di un quarto di rendita, con effetto dal 1° luglio 1999, stante un tasso d'invalidità del 46%, calcolato secondo il metodo misto, applicabile alle persone svolgenti parzialmente un'attività lucratica. L'amministrazione ha in effetti considerato che senza il pregiudizio alla salute l'assicurata avrebbe verosimilmente esercitato un'attività lucrativa parziale, ammettendo una ripartizione del tempo lavorativo tra attività lucrativa e mansioni domestiche del 50% in entrambi gli ambiti d'occupazione e ritenendo una limitazione del 50% dal profilo professionale e del 41% nell'ambito casalingo.\nStatuendo su opposizione dell'assicurata, che tramite la DAS Protezione Giuridica SA contestava il grado di limitazione della capacità lavorativa ammesso dall'amministrazione nell'ambito casalingo e che chiedeva le venisse erogata una mezza rendita a dipendenza di un tasso d'invalidità del 50%, l'UAI, pur riconoscendo un tasso di inabilità ai lavori domestici leggermente più elevato del 42%, ha con pronunzia 18 settembre 2003 tutelato il precedente provvedimento.\nStatuendo su opposizione dell'assicurata, che tramite la DAS Protezione Giuridica SA contestava il grado di limitazione della capacità lavorativa ammesso dall'amministrazione nell'ambito casalingo e che chiedeva le venisse erogata una mezza rendita a dipendenza di un tasso d'invalidità del 50%, l'UAI, pur riconoscendo un tasso di inabilità ai lavori domestici leggermente più elevato del 42%, ha con pronunzia 18 settembre 2003 tutelato il precedente provvedimento.\nB. Riproponendo la richiesta di erogazione di una mezza rendita, l'interessata si è aggravata, sempre con il patrocinio della DAS, al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale ha respinto l'impugnativa per giudizio 1° luglio 2004.\nB. Riproponendo la richiesta di erogazione di una mezza rendita, l'interessata si è aggravata, sempre con il patrocinio della DAS, al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale ha respinto l'impugnativa per giudizio 1° luglio 2004.\nC. Ancora assistita dalla DAS, V._ interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale, protestate spese e ripetibili, ribadisce, in via principale, la richiesta formulata dinanzi alle istanze inferiori. In via subordinata chiede il rinvio degli atti al primo giudice per allestimento di una perizia medica giudiziaria volta ad accertare l'effettivo grado di limitazione quale casalinga.\nMentre l'UAI propone la reiezione del gravame, l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"56f12afc-38bb-4921-85d4-67b0103bfa7a","text":"Fatti:\nA.\nB._ e A._ si sono sposati nel 2003. Dall'unione non sono nati figli. I coniugi si sono separati nel 2007. Con decisione 21 agosto 2009 a tutela dell'unione coniugale, il Pretore del Distretto di Lugano ha tra l'altro condannato B._ a versare a A._ un contributo alimentare di fr. 1'600.-- mensili fino a febbraio 2009 e di fr. 1'235.-- mensili da marzo 2009 in poi.\nIl medesimo Pretore, con decisione 8 giugno 2012, ha pronunciato il divorzio (chiesto da B._ mediante petizione del 3 settembre 2009), condannando l'ex moglie a versare all'ex marito fr. 1'900.-- per il ripristino di un appartamento di proprietà di quest'ultimo nel quale ella si era sistemata dopo la separazione. Il Giudice di prime cure ha invece respinto le pretese dell'ex moglie volte all'ottenimento di un conguaglio di fr. 53'500.-- in liquidazione del regime matrimoniale, di un contributo alimentare di fr. 1'235.-- mensili fino a settembre 2012 e di un'indennità adeguata ex art. 124 C C.\nB.\nCon sentenza 23 aprile 2015 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto, nella misura in cui non era divenuto privo d'oggetto, l'appello principale introdotto da A._ contro la decisione pretorile di divorzio, riducendo l'importo da lei dovuto all'ex marito a fr. 1'250.--. La Corte cantonale ha invece respinto l'appello incidentale presentato da B._.\nC.\nCon ricorso in materia civile 28 maggio 2015 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, postulandone la riforma nel senso di condannare l'ex marito a versarle un conguaglio di fr. 53'500.-- in liquidazione del regime matrimoniale ed un contributo alimentare di fr. 1'235.-- mensili fino a settembre 2012.\nCon decreto 1° giugno 2015 al ricorso è stato negato il postulato effetto sospensivo. Non sono state chieste determinazioni."} -{"id":"1cacee4b-c15e-4ca5-8607-32017ad610a0","text":"Fatti:\nA.\nA seguito di una denuncia presentata da B._ nei confronti di A._, il 9 febbraio 2017 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha aperto un procedimento penale per i reati di coazione sessuale, di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere e di sfruttamento dello stato di bisogno.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con atto di accusa dell'11 agosto 2017 la Procuratrice pubblica (PP) Margherita Lanzillo ha in particolare promosso l'accusa nei confronti di A._ per il reato di ripetuta coazione sessuale commessa ai danni di B._.\nB.\nCon sentenza del 6 dicembre 2017, la Corte delle assise criminali ha prosciolto A._ da tutte le imputazioni. Contro il giudizio di proscioglimento la PP Lanzillo ha adito la Corte di appello e di revisione penale (CARP) che, con sentenza dell'11 novembre 2019, ne ha respinto l'appello. La PP Lanzillo ha in seguito impugnato la sentenza della CARP con un ricorso in materia penale del 27 dicembre 2019 al Tribunale federale, dichiarato inammissibile da questa Corte con sentenza 6B_1471\/2019 dell'8 giugno 2020.\nC.\nFrattanto, il 4 maggio 2017, A._ ha presentato una denuncia penale nei confronti di B._ per il titolo di denuncia mendace (). Con decisione del 14 maggio 2020 la PP Lanzillo ha decretato il non luogo a procedere.\nD.\nCon sentenza del 30 novembre 2020, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha respinto un reclamo di A._ contro il decreto di non luogo a procedere. La Corte cantonale ha confermato la decisione della PP, ritenendo che il presupposto soggettivo del reato di denuncia mendace non fosse adempiuto.\nE.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 18 gennaio 2021 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di accertare un diniego di giustizia da parte della Corte cantonale, di annullare la decisione impugnata e di rinviare gli atti alla CRP per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi. In via subordinata, chiede di annullare la sentenza impugnata e il decreto di non luogo a procedere e di rinviare gli atti al Ministero pubblico, affinché apra l'istruzione penale nei confronti di B._. Il ricorrente postula inoltre il riconoscimento di un importo di fr. 21'917.30 a titolo di risarcimento integrale delle spese legali della procedura in sede cantonale e di quella in sede federale.\nF.\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale. La PP e l'opponente chiedono di respingere il ricorso."} -{"id":"0acea244-6a24-4163-a38b-17c05068f093","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con pubblicazione sul Foglio ufficiale cantonale del 17 gennaio 2006, il Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport del Cantone Ticino (di seguito: Dipartimento o DECS) ha aperto il concorso per la nomina e l'incarico di docenti per l'anno scolastico 2006\/2007 in diversi ordini di scuola. Il bando precisava che al concorso, e alle relative prove per l'assunzione, potevano partecipare i candidati in possesso dei titoli di studio previsti dal regolamento cantonale del 30 gennaio 1996 sul riconoscimento dei titoli di studio e sulle procedure d'assunzione nelle scuole medie, nelle scuole medie superiori e in altri gradi di scuole (di seguito: il Regolamento).\nTitolare di un diploma di pedagogia musicale quale insegnante di flauto e di un diploma di perfezionamento in flauto conseguiti presso il Conservatorio della Svizzera italiana (di seguito: il Conservatorio), A._ ha inoltrato la propria candidatura per l'insegnamento della musica nelle scuole medie superiori.\nTitolare di un diploma di pedagogia musicale quale insegnante di flauto e di un diploma di perfezionamento in flauto conseguiti presso il Conservatorio della Svizzera italiana (di seguito: il Conservatorio), A._ ha inoltrato la propria candidatura per l'insegnamento della musica nelle scuole medie superiori.\nB. Con decisione del 10 aprile 2006, la Sezione amministrativa del DECS ha comunicato a A._ di non ammetterla alla prova d'assunzione, in quanto in possesso di un titolo di studio non specifico. Su ricorso dell'interessata, il 23 maggio seguente il Consiglio di Stato ha confermato la pronuncia dipartimentale, rilevando che la candidata non disponeva di nessuno dei titoli di studio previsti dalla legislazione applicabile alla materia, rispettivamente di nessun titolo equivalente.\nB. Con decisione del 10 aprile 2006, la Sezione amministrativa del DECS ha comunicato a A._ di non ammetterla alla prova d'assunzione, in quanto in possesso di un titolo di studio non specifico. Su ricorso dell'interessata, il 23 maggio seguente il Consiglio di Stato ha confermato la pronuncia dipartimentale, rilevando che la candidata non disponeva di nessuno dei titoli di studio previsti dalla legislazione applicabile alla materia, rispettivamente di nessun titolo equivalente.\nC. Il 24 giugno 2006 A._ ha interposto un ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale, con cui chiede di annullare il giudizio governativo e la decisione del DECS, di riconoscere i titoli di studio da lei conseguiti e di ammetterla alla prova d'assunzione per la materia musica. Domanda inoltre di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria. Lamenta, in sintesi, la violazione degli art. 9, 27 e 29 Cost., nonché dell'art. 6 CEDU.\nChiamato ad esprimersi, il Consiglio di Stato, pur rimettendosi al giudizio del Tribunale federale, si riconferma nelle tesi di fatto e di diritto alla base del giudizio impugnato.\nD. Preso atto che a salvaguardia della posizione della ricorrente il Consiglio di Stato non ha attribuito tutte le ore di insegnamento della musica nelle scuole medie superiori, con decreto del 17 luglio 2006 il Presidente della II Corte di diritto pubblico ha sostanzialmente accolto l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo formulata nel gravame."} -{"id":"17910216-6f81-4d61-b79d-59507a8f8761","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Nato nel 1906, X._ è deceduto il 28 novembre 1992 alla casa per anziani \"Z._\" senza lasciare discendenti. Posteriormente alla sua morte sono stati rinvenuti due testamenti olografi, redatti il 5 e il 10 ottobre 1989, pubblicati, rispettivamente, l'8 marzo 1993 dal notaio Gabriele Padlina e il 1° aprile 1994 dal notaio Gabriele Ferrari.\nSulla base di questi testamenti, A._ si è annunciato al Pretore del Distretto di Lugano-Sez. 4 quale erede universale del defunto. All'edizione di un certificato ereditario in suo favore si sono tuttavia opposti - in entrambi i casi - B._, D._, C._ e E._, pronipoti del defunto, i quali hanno promosso dinanzi al medesimo Pretore due azioni tendenti ad accertare la nullità, o, in subordine, ad ottenere l'annullamento delle citate disposizioni di ultima volontà.\nB.- Con sentenza del 19 ottobre 1998 il Pretore ha respinto, con giudizio unico, le petizioni inoltrate contro la validità dei testamenti redatti da X._. Dissentendo da tale decisione, gli attori sono tempestivamente insorti in appello , chiedendo , come già in prima istanza, l'accertamento della nullità o l'annullamento dei due testamenti olografi. La I Camera civile del Tribunale d'appello, con giudizio del 12 ottobre 2000, ha accolto l'appello principale. Pur osservando che dal testo delle disposizioni di ultima volontà è possibile desumere con sufficiente chiarezza la nomina del convenuto in qualità di erede del defunto, i giudici cantonali hanno tuttavia accertato - sulla scorta della perizia giudiziaria e delle numerose testimonianze in atti - che al momento della loro redazione il disponente non possedeva la capacità di discernimento richiesta dalla legge ().\nL'appello adesivo del convenuto, con il quale chiedeva l'esperimento di una perizia calligrafica sui testamenti, è invece stato dichiarato senza oggetto, nel senso dei considerandi.\nC.- Contro la sentenza della Corte cantonale A._ è insorto il 17 novembre 2000 dinanzi al Tribunale federale con ricorso per riforma. Prevalendosi in particolare della violazione degli art. 16 e 467 CC egli postula l'annullamento della decisione impugnata e la conferma della sentenza di primo grado. A sostegno della sua impugnativa il convenuto osserva che la Corte cantonale avrebbe, travisando in parte i risultati dell'istruttoria, a torto dedotto che lo stato di salute generale del testatore comportava un'incapacità di disporre dei propri beni in occasione della stesura dei testamenti.\nLa controparte non è stata invitata a formulare una risposta al ricorso."} -{"id":"8a0b10b4-0ac4-4f11-887d-f35806605d77","text":"Fatti:\nA.\nNel 2009, la cittadina colombiana A.A._ si è sposata con un cittadino svizzero, dal quale aveva avuto una figlia. In seguito al matrimonio è stata posta al beneficio di un permesso di dimora, rinnovato un'ultima volta fino al 18 agosto 2015.\nNell'ottobre 2012, il Pretore competente ha sciolto il matrimonio dei coniugi A._, affidando la figlia ad entrambi.\nB.\nCon decisione dell'11 gennaio 2016, inviata ad un indirizzo errato, poi con identica decisione del 28 gennaio seguente, spedita al recapito corretto, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha fatto riferimento ad un ammonimento impartitole in precedenza e ha revocato (recte: non ha rinnovato) ad A.A._ il suo permesso di dimora.\nLa seconda decisione dipartimentale, trasmessa per invio raccomandato, non è stata tuttavia ritirata ed è quindi ritornata al mittente dopo il periodo di giacenza.\nC.\nII 16 marzo 2016, A.A._ ha formulato un'istanza di restituzione in intero dei termini di ricorso contro la decisione dell'11 gennaio 2016 della Sezione della popolazione, adducendo di soffrire di un grave stato depressivo che le arreca ansia e angoscia ogniqualvolta si vede recapitare una lettera raccomandata. Preso atto della menzionata istanza, il 21 marzo seguente il Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato ha inviato al patrocinatore di A.A._ una copia della decisione del 28 gennaio 2016, assegnandogli un termine per inoltrare eventuali osservazioni.\nCambiato patrocinatore, il 31 marzo 2016 A.A._ ha quindi impugnato la decisione del 28 gennaio 2016 davanti al Consiglio di Stato, presentando richiesta di restituzione in intero del relativo termine, dato che nel gennaio 2016 aveva subito un intervento chirurgico che l'aveva fatta cadere in un grave stato depressivo e che al momento della notifica della risoluzione impugnata non si trovava al proprio domicilio, bensì in ospedale.\nD.\nCon giudizio dell'11 aprile 2016, il Consiglio di Stato ha respinto, per quanto ricevibili, entrambe le istanze di restituzione in intero presentate dalla ricorrente e dichiarato inammissibile il gravame a causa della sua tardività.\nDette conclusioni sono state poi confermate dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 25 maggio 2016.\nE.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 30 giugno 2016, A.A._ ha impugnato la sentenza dei Giudici cantonali davanti al Tribunale federale, chiedendone l'annullamento e il rinvio dell'incarto al Tribunale amministrativo ticinese per nuovo giudizio.\nIl Tribunale federale ha richiesto all'autorità inferiore e alla Sezione della popolazione la trasmissione degli atti. Non ha per contro ordinato nessuno scambio di scritti."} -{"id":"11021d19-08de-45c1-8708-b682f48d0d79","text":""} -{"id":"0d88647f-4862-4d55-91ef-e61933253704","text":"Fatti:\nA.\nIl Comune di X._ ha indetto un concorso pubblico a procedura libera per le prestazioni di ingegnere specialista nella tecnica degli edifici (RVCS) per la costruzione di un centro multifunzionale. Gli sono pervenute otto offerte per prezzi compresi tra fr. 323'187.90 e fr. 449'795.60. L'8 maggio 2014 il Municipio di X._ ha deliberato la commessa alla C._ SA, prima in graduatoria.\nLa decisione è stata impugnata davanti al Tribunale cantonale amministrativo dalla A._ SA, classificatasi seconda, che ne ha chiesto l'annullamento e preteso l'aggiudicazione diretta della commessa, e dalla B._ SA, giunta terza, la quale ha domandato l'annullamento della delibera e il rinvio degli atti al committente per nuova valutazione delle offerte.\nIl Tribunale cantonale amministrativo ha statuito il 1° ottobre 2014. Ha annullato la delibera della commessa a favore della C._ SA e ha ritornato gli atti al Municipio di X._ per nuova decisione nel senso dei considerandi.\nB.\nLa A._ SA insorge davanti al Tribunale federale con ricorso sussidiario in materia costituzionale del 5 novembre 2014. Chiede, oltre alla concessione dell'effetto sospensivo, l'annullamento della sentenza e il rinvio degli atti all'autorità cantonale affinché aggiudichi a lei la commessa.\nLa C._ SA ha comunicato di disinteressarsi di questa procedura di ricorso mentre la B._ SA, l'autorità cantonale e il Comune di X._ hanno dichiarato di rimettersi al giudizio del Tribunale federale, le prime due aggiungendo nondimeno delle brevi precisazioni di merito.\nCon decreto presidenziale del 3 dicembre 2014 è stato accordato l'effetto sospensivo."} -{"id":"60f8c4aa-6eea-403e-81cd-636c1b6346fb","text":""} -{"id":"03ec26a2-91df-4cb2-bef3-16d7cb7e60ec","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La Caffè dei commercianti SA è titolare dell'omonimo esercizio pubblico, situato all'angolo tra Piazza Dante e via G. Luvini, nella zona del nucleo tradizionale di Lugano (NT). Essa beneficia da anni di un'autorizzazione per occupare con tavolini, sedie e ombrelloni una fascia del suolo pubblico larga circa 2 m, a ridosso delle facciate dell'immobile. Il 6 marzo 2000 essa ha chiesto al Municipio di Lugano il permesso di sostituire la tenda avvolgibile esistente lungo via G. Luvini e di posarne una simile sopra i portici che si affacciano su Piazza Dante. All'intervento si sono opposti i vicini. Raccolto il preavviso negativo della Commissione consultiva per la protezione del nucleo tradizionale, il 30 luglio 2002 il Municipio ha autorizzato la sostituzione della tenda esistente: ha negato per contro il permesso di posare quella sopra i portici, ritenendo che, per percepirne l'importante funzione architettonica nel contesto urbano della piazza, l'angolo dell'immobile doveva rimanere spoglio.\nA. La Caffè dei commercianti SA è titolare dell'omonimo esercizio pubblico, situato all'angolo tra Piazza Dante e via G. Luvini, nella zona del nucleo tradizionale di Lugano (NT). Essa beneficia da anni di un'autorizzazione per occupare con tavolini, sedie e ombrelloni una fascia del suolo pubblico larga circa 2 m, a ridosso delle facciate dell'immobile. Il 6 marzo 2000 essa ha chiesto al Municipio di Lugano il permesso di sostituire la tenda avvolgibile esistente lungo via G. Luvini e di posarne una simile sopra i portici che si affacciano su Piazza Dante. All'intervento si sono opposti i vicini. Raccolto il preavviso negativo della Commissione consultiva per la protezione del nucleo tradizionale, il 30 luglio 2002 il Municipio ha autorizzato la sostituzione della tenda esistente: ha negato per contro il permesso di posare quella sopra i portici, ritenendo che, per percepirne l'importante funzione architettonica nel contesto urbano della piazza, l'angolo dell'immobile doveva rimanere spoglio.\nB. Con decisione del 4 febbraio 2003 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha confermato la risoluzione municipale. Preso atto dell'opposizione all'intervento della Commissione delle bellezze naturali e del paesaggio (CBN), il Governo ha ritenuto che il Municipio non aveva abusato del potere discrezionale conferitogli dalle norme edilizie comunali e che il contestato diniego era giustificato dall'esigenza di tutelare l'aspetto estetico della facciata dell'immobile.\nAvverso questa decisione la Caffè dei commercianti SA è insorta al Tribunale cantonale amministrativo che, statuendo il 7 luglio 2003, ha respinto il ricorso.\nAvverso questa decisione la Caffè dei commercianti SA è insorta al Tribunale cantonale amministrativo che, statuendo il 7 luglio 2003, ha respinto il ricorso.\nC. La Caffè dei commercianti SA impugna questa sentenza con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rinviare gli atti all'autorità cantonale per nuova decisione. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nIl Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre la Corte cantonale si riconferma nel criticato giudizio. Il Municipio di Lugano propone di respingere il ricorso."} -{"id":"35a8bfd8-ab98-4a18-8178-2b10f251ae7a","text":""} -{"id":"3351bdfa-10fd-4d74-90db-31d201164e86","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito a un iter istruttorio che non occorre qui ripercorrere, con atti di accusa rispettivamente del 5 settembre 2013 e del 27 maggio 2015 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha promosso l'accusa dinanzi al Tribunale penale federale (TPF) nei confronti di A._ nell'ambito di due distinti procedimenti.\nB.\nMediante ordinanza del 24 febbraio 2016, il TPF ha riunito i due procedimenti contro A._.\nStatuendo sulle questioni pregiudiziali, con ordinanza del 28 novembre 2016, il TPF ha ordinato l'abbandono di alcune imputazioni dell'atto d'accusa del 27 maggio 2015 per intervenuta prescrizione dell'azione penale.\nCon sentenza del 30 gennaio 2017 la Corte penale del TPF ha riconosciuto A._ autore colpevole di istigazione a falsità in documenti in relazione all'imputazione 1.3 dell'atto d'accusa del 5 settembre 2013, lo ha invece prosciolto per lo stesso titolo di reato in relazione ai capi d'accusa 1.2.3, 1.2.4 e 1.2.5 dell'atto d'accusa del 27 maggio 2015, nonché dall'imputazione di ripetuta corruzione attiva e ha abbandonato il procedimento in relazione all'accusa di truffa, per violazione della riserva della specialità, e a quella di riciclaggio di denaro per intervenuta prescrizione dell'azione penale. A._ è quindi stato condannato a una pena pecuniaria sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni e al pagamento delle spese procedurali in ragione di fr. 1'000.--. Il TPF ha parzialmente accolto le richieste di indennizzo presentate da A._ e respinto quelle dell'accusatrice privata J._ SpA, rinviando quest'ultima al foro civile. Ha infine dissequestrato l'oggetto e i valori patrimoniali non toccati da pregressa confisca.\nC.\nAvverso questo giudizio J._ SpA adisce il Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando, previa concessione dell'effetto sospensivo, in via principale la condanna di A._ per titolo di ripetuto riciclaggio di denaro aggravato in relazione ai capi d'accusa 1.1.168-1.1.501 dell'atto d'accusa del 27 maggio 2015, la sua condanna al versamento in favore di J._ SpA di USD 52'499'940.35 oltre interessi, nonché di fr. 212'547.60 a titolo di spese legali e la restituzione, rispettivamente la confisca con l'assegnazione e il risarcimento equivalente in favore dell'accusatrice privata dei valori e oggetti sequestrati, subordinatamente il rinvio della causa al TPF per nuovo giudizio.\nContro la sentenza del TPF anche il MPC ha interposto un parallelo ricorso in materia penale al Tribunale federale (incarto 6B_993\/2017).\nD.\nCon decreto presidenziale del 24 gennaio 2018 al ricorso è stato conferito l'effetto sospensivo.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti in merito al ricorso, ma solo sull'istanza di effetto sospensivo."} -{"id":"10263c14-7c9a-4c59-8c8c-e115081d9706","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Nella notte del 4 agosto 2013 A._, nato nel 1967, mentre stava rientrando a casa dopo aver trascorso la serata a una festa di quartiere a U._, ha subito un incidente della circolazione, cadendo dallo scooter che stava guidando. Ad A._ è stato riscontrato un tasso alcolemico di almeno 1.24 per mille. In seguito a ciò, egli ha riportato la perdita del braccio destro, la frattura del ginocchio sinistro e del femore destro, diverse abrasioni e la rottura di quattro denti. Il caso è stato assunto e riconosciuto da Helsana Infortuni SA (di seguito: l'Helsana).\nA.b. Il 3 dicembre 2013 l'Ufficio della circolazione del Cantone dei Grigioni ha revocato ad A._ la licenza di condurre per quattro mesi a causa dell'alcolemia alla guida.\nA.c. Il 15 gennaio 2014 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha emanato un decreto di abbandono () siccome A._ è stato colpito così duramente dalle conseguenze dell'incidente da rendere inappropriata l'applicazione di una pena.\nA.d. Svolti alcune visite mediche e un colloquio personale il 18 febbraio 2014, l'Helsana con lettera del 20 febbraio 2014 ha comunicato ad A._ che avrebbe rinunciato ad applicare una riduzione del 10% sulle prestazioni in contanti, versando l'importo integrale delle indennità giornaliere.\nA.e. Con decisione del 25 gennaio 2018 Helsana ha concesso ad A._ una rendita di invalidità del 33% e un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) del 65%. L'assicuratore ha deciso altresì di ridurre ex nunc e pro futuro, senza richiesta di restituzione sulle indennità giornaliere già versate integralmente, le prestazioni in contanti del 30% a causa del tasso alcolemico nel sangue dell'assicurato al momento dell'incidente. Con decisione su opposizione del 4 luglio 2018 l'Helsana ha modificato il precedente provvedimento nel senso che l'IMI è stata alzata all'85% e sono state riconosciute la presa a carico di due cicli di fisioterapia all'anno.\nB.\nCon giudizio del 29 gennaio 2020 il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede sostanzialmente la riforma del giudizio cantonale, nel senso di annullare la riduzione delle prestazioni operata dall'assicuratore.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"0be6cde7-b6cd-4003-bbe9-113845430b44","text":""} -{"id":"0660aebe-f450-46ff-b811-f13776679816","text":""} -{"id":"13bce1a6-cfb3-4538-b16d-498742a06dba","text":"Fatti:\nA. Il 9 dicembre 2010 il Tribunale di Parma, Sezione penale, ha condannato, tra gli altri, A._ a otto anni di reclusione per bancarotta e altri reati commessi ai danni di diverse società del gruppo B._ in amministrazione controllata rappresentate dall'amministratore straordinario C._. Statuendo sulle pretese civili esso ha condannato solidalmente sedici imputati, tra i quali A._, \"al risarcimento dei danni da liquidarsi in separato giudizio\" subiti dalle parti civili. A favore di quelle del gruppo B._ rappresentate da C._ il Tribunale di Parma ha anche pronunciato una condanna \"al pagamento di una provvisionale (...) dell'importo di euro due miliardi\". Ha inoltre disposto il sequestro conservativo di numerose relazioni bancarie e altri beni.\nIl 7 febbraio 2011 il Tribunale di Parma ha ordinato \"di mettere in esecuzione\" la sentenza \"relativamente al pagamento della provvisionale dell'importo di euro due miliardi a favore delle parti civili rappresentate dal dott. C._, al Pubblico Ministero di darvi assistenza ed a tutti gli Ufficiali della Forza Pubblica di concorrervi quando ne siano legalmente richiesti\".\nB. B.a Il 24 novembre 2011 la società italiana B._Spa ha chiesto al Pretore di Lugano di sequestrare gli averi di A._ presso D._SA e E._SA e di conferire esecutività alla predetta sentenza del Tribunale di Parma.\nIl Pretore ha accolto l'istanza il 25 novembre 2011.\nB.b A._ ha presentato reclamo al Tribunale di appello del Cantone Ticino, chiedendo che la procedura fosse sospesa fino alla crescita in giudicato definitiva della sentenza del Tribunale di Parma, che B._Spa prestasse una garanzia di fr. 13'670'949.60 e, nel merito, che l'istanza fosse respinta.\nLa seconda Camera civile dell'autorità cantonale si è pronunciata con sentenza del 31 luglio 2012. Ha respinto la richiesta di sospensione della procedura e di prestazione di garanzia e ha riconosciuto e dichiarato esecutiva in Svizzera la sentenza 9 dicembre 2010 del Tribunale di Parma nella misura in cui essa ha natura civile, ovvero limitatamente al dispositivo di condanna di A._ al pagamento della \"provvisionale\" alle parti civili.\nC. A._ (in seguito il ricorrente) insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 7 settembre 2012, con il quale chiede di riformare il giudizio d'appello con l'accoglimento del suo reclamo e la reiezione, nella misura in cui fosse ricevibile, dell'istanza di riconoscimento dell'esecutività della sentenza italiana. B._Spa propone di dichiarare il ricorso irricevibile, subordinatamente di respingerlo, con osservazioni del 19 novembre 2012.\nLe parti confermano le posizioni rispettive con replica e duplica. L'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"3143f85a-7776-457f-bd7e-fbf3d4aeb93c","text":"Fatti:\nA.\nC._, nata nel 2008, è figlia di A._ e B._. La madre esercita l'autorità parentale in modo esclusivo, salvo il diritto di determinare il luogo di dimora della minore, attribuito congiuntamente ad entrambi i genitori. La custodia della figlia è affidata alla madre, mentre al padre è stato riservato il diritto alle relazioni personali (diritti di visita sorvegliati ogni due settimane per la durata di due ore presso il Punto d'incontro D._ di Chiasso).\nIn favore della minore è stata disposta nel 2009 una curatela educativa ai sensi dell', la cui conduzione è stata assunta dall'Autorità regionale di protezione 2 sede di Mendrisio (in seguito: autorità di protezione di Mendrisio) in data 31 luglio 2017.\nCon decisione cautelare 9 gennaio 2018 l'autorità di protezione di Mendrisio, confermando una precedente decisione supercautelare, ha privato A._ della custodia parentale sulla figlia e disposto il collocamento della minore presso il Centro E._ di Mendrisio, con la provvisoria sospensione delle relazioni personali tra madre e figlia.\nB.\nCon sentenza 29 maggio 2018 il Presidente della Camera di protezione del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto un reclamo interposto da A._, scartando l'eccezione di incompetenza territoriale dell'autorità di protezione di Mendrisio, confermando la privazione della custodia parentale e rinviando d'ufficio l'incarto all'autorità di protezione affinché - tenuto conto dell'intervenuto trasferimento di A._ e della figlia nel Canton Lucerna - statuisca di nuovo sul luogo di collocamento della minore, sul luogo e sulle modalità di esercizio delle relazioni personali tra genitori e figlia, nonché sulla nomina del servizio competente per la coordinazione del collocamento. Il Presidente ha anche respinto la domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio presentata da A._ e ha posto a suo carico spese e ripetibili.\nC.\nCon ricorso in materia civile e ricorso sussidiario in materia costituzionale datato 27 giugno 2018 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo - previo conferimento (anche in via supercautelare) dell'effetto sospensivo al rimedio - di annullare il giudizio impugnato, di ordinare all'autorità di protezione di Mendrisio di trasmettere l'incarto concernente la figlia all'autorità di protezione di Willisau-Wiggertal, di accogliere l'istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio per la procedura cantonale, ed infine di porre spese e ripetibili a carico dello Stato. La ricorrente ha inoltre chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio anche per la sede federale.\nCon decreto 29 giugno 2018 l'istanza di effetto sospensivo supercautelare è stata respinta. Invitati a pronunciarsi sull'istanza di effetto sospensivo, B._, l'autorità di protezione di Mendrisio ed il Presidente della Camera di protezione del Tribunale d'appello ne hanno proposto la reiezione. Non sono invece state chieste determinazioni sul merito della causa."} -{"id":"37a0d779-c56a-4ec0-bbac-cfe771a22831","text":"Fatti:\nA.\n2F B._ SA è stata iscritta nel registro di commercio del Cantone dei Grigioni il (......) 2013. Dalla sua costituzione fino al trasferimento della sede nel Cantone Ticino il (......) 2016 la società è stata affiliata alla Cassa di compensazione AVS del Cantone dei Grigioni (di seguito: la Cassa). Il (......) 2015 l'Assemblea generale degli azionisti ha nominato A._ quale amministratore unico, carica che quest'ultimo ha accettato con effetto immediato il medesimo giorno. Il 22 dicembre 2015 il rappresentante degli azionisti (e precedente amministratore) C._ ha comunicato ad A._ la disdetta del rapporto contrattuale a far tempo dal 31 dicembre 2015 a causa di difficoltà economiche. Nel registro di commercio la funzione di amministratore unico con diritto di firma individuale è stata iscritta dal (......) 2015 al (......) 2016. Il (......) 2017 il Pretore del Distretto di Lugano ha dichiarato il fallimento della società per il (......) 2017. Il 20 ottobre 2018 C._ ha attestato che A._ non ha mai avuto funzioni dirigenziali effettive e che non ha percepito alcun salario. C._ si è quindi assunto l'intera responsabilità per lo scoperto relativo ai contributi.\nL'Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, agente come Cassa AVS, con decisione del 10 ottobre 2018, confermata su opposizione il 2 aprile 2020, ha condannato A._ (solidalmente con C._ e D._) al risarcimento del danno di fr. 83'645.63 per contributi paritetici AVS\/AI\/IPG\/AD e CAF non saldati per gli anni 2014 e 2015 oltre a spese amministrative.\nB.\nCon sentenza del 6 luglio 2021 il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale, chiedendo l'annullamento della sentenza cantonale e di essere liberato da ogni obbligo al risarcimento.\nLa Cassa e la Corte cantonale chiedono la reiezione del ricorso. Con scritto del 15 novembre 2021 A._ si è riconfermato nel proprio ricorso."} -{"id":"fe04a122-bee0-4985-851d-d44d86d877ce","text":"Fatti:\nA.\nLa A._ SA ha acquistato 14 fondi a Novazzano con l'intenzione di edificarli e venderli, ciò che ha effettivamente fatto con 8 di essi. Essa ha poi avuto difficoltà finanziarie che hanno portato a una moratoria concordataria, sfociata in un fallimento poi revocato dal Pretore nel mese di giugno 2009. Tra fine 2007 e inizio 2008 la B._ SA, società che fra i suoi scopi annovera l'esecuzione di scavi, demolizione e deponie di ogni genere, ha depositato materiale (riempimenti) su fondi della menzionata ditta.\nB.\nCon petizione 16 aprile 2010 la A._ SA ha convenuto in giudizio innanzi alla Pretura di Mendrisio-Sud la B._ SA, chiedendone la condanna al pagamento di fr. 75'320.--, oltre interessi, quale risarcimento per i danni (segnatamente i costi di asporto) causati dal deposito illecito di materiale. La convenuta si è opposta alla petizione, facendo segnatamente valere che la pretesa era prescritta. Il Pretore ha respinto l'azione.\nC.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto l'appello presentato dalla A._ SA e ha confermato la decisione di primo grado. La Corte cantonale ha dapprima escluso l'applicabilità del termine - più lungo - di prescrizione dell', perché ha ritenuto che un giudice penale avrebbe assolto dall'imputazione di danneggiamento () l'amministratore della convenuta in applicazione del principio in dubio pro reo. Essa ha poi considerato che applicando il termine annuale dell' la prescrizione era già intervenuta.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 9 febbraio 2015 la A._ SA postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al rimedio, l'annullamento della decisione di appello e il rinvio della causa all'autorità inferiore per nuova decisione. Dopo aver narrato e completato i fatti, la ricorrente nega che la convenuta abbia agito con il suo consenso. Contesta poi l'applicazione del principio in dubio pro reo e afferma che la convenuta non poteva nemmeno prevalersi di un errore.\nLa B._ SA propone con risposta 9 aprile 2015 di respingere sia la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo che il ricorso. Essa chiede pure che la ricorrente venga costretta a depositare una garanzia per le ripetibili della presente procedura.\nLa Presidente della Corte adita ha respinto con decreto del 18 maggio 2015 la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo."} -{"id":"186634ef-0c7e-4570-b63b-1a137610006d","text":"Fatti:\nA.\nLa C._ SA ha eseguito fino all'8 marzo 2006, data del suo fallimento, le opere di capomastro nell'ambito della ristrutturazione e ampliamento dell'immobile di A._. Di tali opere si è poi occupata la B._ SA, che ha trasmesso il 9 maggio 2007 la fattura finale con un saldo a suo favore di fr. 321'047.-- al committente, il quale le ha però unicamente versato fr. 124'351.64, somma che questi aveva riconosciuto in un conteggio allestito il 19 novembre 2007.\nIl Pretore del distretto di Lugano ha, con sentenza 29 luglio 2013, respinto la petizione 5 maggio 2008 con cui la B._ SA ha chiesto di condannare A._ a versarle fr. 196'695.25.\nB.\nCon sentenza 8 settembre 2015 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino, adita dalla B._ SA, ha invece parzialmente accolto la petizione e ha condannato A._ a pagare all'attrice fr. 127'363.40. Per quanto qui d'interesse la Corte cantonale ha riconosciuto una mercede di complessivi fr. 24'938.80 per opere a misura e a regia svolte dal 9 al 15 marzo 2006. Ha poi negato che la somma di fr. 66'765.50 fatturata per la fornitura e la posa dell'acciaio fosse già stata liquidata nel fallimento della C._ SA. Ha inoltre confermato la posta - reputata incontestata - per la messa a disposizione di operai di fr. 2'320.-- e ha rifiutato al convenuto di prevalersi di uno sconto del 3 %.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 13 ottobre 2015 A._ postula, previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame, la riforma della sentenza impugnata nel senso che il giudizio di primo grado sia confermato. Il ricorrente contesta le summenzionate considerazioni della Corte cantonale.\nCon risposta 23 novembre 2015 la B._ SA propone la reiezione sia della domanda di conferimento dell'effetto sospensivo che del ricorso.\nLa Presidente della Corte adita ha respinto la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo con decreto del 30 novembre 2015."} -{"id":"1b974e23-c672-4377-80e3-9d0f3fcc7298","text":""} -{"id":"61f5edb6-ffbc-4b46-aa17-141442fcab26","text":""} -{"id":"58219687-b2f4-434f-a1f1-72fd3a881632","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A seguito di una segnalazione dell'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS), il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha aperto nel 2012 un procedimento penale contro B._ per il titolo di riciclaggio di denaro giusta l'. I sospetti di reato vertevano su delle operazioni di trasferimento di valori patrimoniali eseguite nel periodo dal 2009 al 2011 e relative ad averi che sarebbero stati sottratti alla Fondazione A._ di X._ (I). Nell'ambito dell'inchiesta, con decisioni del 25 aprile 2012 e del 3 maggio 2012, il Procuratore pubblico (PP) ha ordinato il sequestro di conti bancari intestati a società riconducibili a B._.\nA.b. Riguardo ad altri atti, con sentenza del 22 dicembre 2016 il Tribunale ordinario di Milano ha dichiarato B._ colpevole del reato di riciclaggio ai sensi dell'art. 648-bis del Codice penale italiano e lo ha condannato alla pena di tre anni e quattro mesi di reclusione e alla multa di EUR 2'000.--. Il giudizio è stato confermato il 19 settembre 2018 dalla Corte di appello di Milano e il 21 febbraio 2019 dalla Corte suprema di cassazione.\nB.\nCon decisione del 27 maggio 2020, il PP ha decretato l'abbandono del procedimento penale contro B._ ed ha contestualmente ordinato il dissequestro dei valori patrimoniali sequestrati. Il magistrato inquirente ha ritenuto prescritta l'azione penale relativa al perseguimento del reato di riciclaggio giusta l'. Ha inoltre considerato che l'eventuale pena che dovrebbe essere inflitta all'imputato sarebbe presumibilmente irrilevante rispetto a quella già pronunciata in Italia, sicché si giustificherebbe anche, in applicazione dell'art. 8 cpv. 2 e 3 CPP, di prescindere dal procedimento penale aperto in Svizzera.\nC.\nCon sentenza del 17 novembre 2020, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha respinto un reclamo presentato dalla Fondazione A._ contro il decreto di abbandono. La Corte cantonale ha negato l'esistenza di un caso grave di riciclaggio ai sensi dell' ed ha concluso che, trattandosi in concreto dell'applicazione dell', l'azione penale risultava prescritta.\nD.\nLa Fondazione A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 23 dicembre 2020 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di riformarla nel senso di annullare il decreto di abbandono, nonché di ordinare al Ministero pubblico la riapertura dell'istruzione penale per il reato di riciclaggio di denaro nella forma aggravata e l'assunzione delle prove indicate nel reclamo. In via subordinata, la ricorrente chiede di annullare il giudizio impugnato e di rinviare la causa alla Corte cantonale per una nuova decisione. La ricorrente fa valere la violazione degli art. 70, 71, 73 e 305bis CP, e degli art. 8 cpv. 2 lett. b e cpv. 3, 6, 107, 139 e 147 CPP.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso.\nCon decreto del 18 gennaio 2021 del Giudice presidente è stato conferito l'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"04107bc2-6b19-4c48-bdc1-c49ee5ce8d32","text":""} -{"id":"0d6935c6-a5ab-4d25-8b28-adcc1eed3c1d","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.A._ e B.A._, sposatisi nel febbraio 1998, sono in procedura di divorzio dal mese di maggio 2000. Statuendo sulle rispettive domande di misure provvisionali in data 22 gennaio 2001, il Pretore del distretto di Lugano - con successivo avallo del Tribunale di appello del Cantone Ticino - ha condannato il marito a versare alla moglie un contributo alimentare mensile pari a fr. 1'007.--. Con domanda 14 ottobre 2002, A.A._ ha chiesto al Pretore la soppressione, o almeno la riduzione a fr. 200.-- mensili, del proprio obbligo contributivo provvisionale. Il Pretore ha parzialmente accolto tale richiesta e fissato il contributo provvisionale in fr. 350.-- mensili a partire dal settembre 2003.\nA. A.A._ e B.A._, sposatisi nel febbraio 1998, sono in procedura di divorzio dal mese di maggio 2000. Statuendo sulle rispettive domande di misure provvisionali in data 22 gennaio 2001, il Pretore del distretto di Lugano - con successivo avallo del Tribunale di appello del Cantone Ticino - ha condannato il marito a versare alla moglie un contributo alimentare mensile pari a fr. 1'007.--. Con domanda 14 ottobre 2002, A.A._ ha chiesto al Pretore la soppressione, o almeno la riduzione a fr. 200.-- mensili, del proprio obbligo contributivo provvisionale. Il Pretore ha parzialmente accolto tale richiesta e fissato il contributo provvisionale in fr. 350.-- mensili a partire dal settembre 2003.\nB. Il 27 giugno 2005 il Tribunale di appello del Cantone Ticino ha accolto l'impugnativa 5 settembre 2003 della moglie, essenzialmente per il motivo che il Pretore si sarebbe scostato senza ragione dal principio del riparto a metà dell'eccedenza, ed ha fissato il contributo provvisionale in fr. 990.-- mensili.\nB. Il 27 giugno 2005 il Tribunale di appello del Cantone Ticino ha accolto l'impugnativa 5 settembre 2003 della moglie, essenzialmente per il motivo che il Pretore si sarebbe scostato senza ragione dal principio del riparto a metà dell'eccedenza, ed ha fissato il contributo provvisionale in fr. 990.-- mensili.\nC. Contro la sentenza di appello, A.A._ è insorto con il presente ricorso di diritto pubblico e con un ricorso per riforma; quest'ultimo, irricevibile, è stato stralciato dai ruoli a seguito del suo ritiro con decreto 21 settembre 2005. Il ricorrente ha altresì chiesto di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nNon è stata chiesta alcuna risposta al ricorso di diritto pubblico.\nPer completezza, sia menzionato che A.A._ ha introdotto avanti al Pretore, in data 19 maggio 2005 e dunque parallelamente alle impugnative nella presente procedura, anche una nuova domanda di soppressione del contributo alimentare."} -{"id":"0e6209fa-65ff-449e-a249-b055195271e2","text":"Fatti:\nFatti:\nA. M._, nato nel 1954, esercita attività lucrativa alle dipendenze dell'Istituto G._ SA di L._ per un salario mensile di fr. 3'200.-- e presso la Scuola P._ di M._, dove percepisce uno stipendio di fr. 2'660.-- mensili. Avendo l'interessato svolto 24 giorni di servizio militare nel 1999 e 26 giorni nell'anno 2000, la Cassa cantonale di compensazione AVS\/AI\/IPG ha ripartito l'indennità per perdita di guadagno (IPG) tra i due datori di lavoro in proporzione al salario da loro versato, riconoscendo all'Istituto G._ SA un indennizzo di fr. 90.85 al giorno fino al 30 giugno 1999 e di fr. 93.05 dal 1° luglio 1999. Mediante decisione del 18 aprile 2000 la Cassa ha formalizzato il conteggio.\nA. M._, nato nel 1954, esercita attività lucrativa alle dipendenze dell'Istituto G._ SA di L._ per un salario mensile di fr. 3'200.-- e presso la Scuola P._ di M._, dove percepisce uno stipendio di fr. 2'660.-- mensili. Avendo l'interessato svolto 24 giorni di servizio militare nel 1999 e 26 giorni nell'anno 2000, la Cassa cantonale di compensazione AVS\/AI\/IPG ha ripartito l'indennità per perdita di guadagno (IPG) tra i due datori di lavoro in proporzione al salario da loro versato, riconoscendo all'Istituto G._ SA un indennizzo di fr. 90.85 al giorno fino al 30 giugno 1999 e di fr. 93.05 dal 1° luglio 1999. Mediante decisione del 18 aprile 2000 la Cassa ha formalizzato il conteggio.\nB. Dal momento che i giorni di servizio militare sarebbero stati in pratica unicamente effettuati durante il periodo di lavoro prestato per tale società e questo per garantire la regolare attività di insegnamento, l'Istituto G._ SA, tramite il suo presidente del consiglio di amministrazione, M._, ha deferito l'atto amministrativo al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino chiedendo che le indennità di perdita di guadagno le fossero interamente versate. Essa ha pure postulato che, per l'evenienza in cui dovesse ripresentarsi una simile situazione, l'amministrazione versi le indennità direttamente alla società interessata.\nPer pronuncia del 17 aprile 2001, il Tribunale cantonale, posto che il salario durante il periodo di servizio era stato integralmente versato sia dall'Istituto G._ SA che dalla Scuola P._, ha respinto il gravame e confermato il provvedimento querelato.\nPer pronuncia del 17 aprile 2001, il Tribunale cantonale, posto che il salario durante il periodo di servizio era stato integralmente versato sia dall'Istituto G._ SA che dalla Scuola P._, ha respinto il gravame e confermato il provvedimento querelato.\nC. L'Istituto G._ SA, sempre per mezzo di M._, interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale ripropone le richieste formulate in sede cantonale.\nLa Cassa cantonale di compensazione postula la reiezione del gravame, mentre la Scuola P._, interpellata quale cointeressata alla procedura, dopo avere precisato che M._ è stato pagato mensilmente in funzione di un incarico medio del 30% sull'arco dell'anno, si rimette al giudizio di questa Corte. Per parte sua, l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"20564258-9392-49bc-8b54-ed7484a43ac6","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A._ ha chiesto - sulla base dell' - al Pretore di Lugano di sequestrare la totalità dei beni intestati a B._ presso una banca di Lugano, sino a concorrenza di un credito di fr. 462'888,15. Essa ha motivato la propria istanza nei confronti del consulente finanziario con una pretesa di risarcimento danni per la perdita subita tra il 10 marzo 2000 e il 25 settembre 2001 su un suo conto presso la predetta banca e per l'assenza del rendimento minimo assicuratole. Dopo aver integralmente concesso il sequestro, il giudice di prima istanza ha, con decisione su opposizione del sequestrato, ridotto l'importo garantito da tale misura a fr. 424'668.--, somma pari alla diminuzione del saldo del conto e ha ordinato alla sequestrante di versare una garanzia di fr. 25'000.--.\nA. A._ ha chiesto - sulla base dell' - al Pretore di Lugano di sequestrare la totalità dei beni intestati a B._ presso una banca di Lugano, sino a concorrenza di un credito di fr. 462'888,15. Essa ha motivato la propria istanza nei confronti del consulente finanziario con una pretesa di risarcimento danni per la perdita subita tra il 10 marzo 2000 e il 25 settembre 2001 su un suo conto presso la predetta banca e per l'assenza del rendimento minimo assicuratole. Dopo aver integralmente concesso il sequestro, il giudice di prima istanza ha, con decisione su opposizione del sequestrato, ridotto l'importo garantito da tale misura a fr. 424'668.--, somma pari alla diminuzione del saldo del conto e ha ordinato alla sequestrante di versare una garanzia di fr. 25'000.--.\nB. Con sentenza del 31 maggio 2002 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, adita da B._, ha revocato il sequestro. La Corte cantonale non ha reputato verosimile l'esistenza dell'asserito credito. La procura non è tal fine sufficiente, ritenuto che il mandato di consulenza finanziaria non è stato affidato al sequestrato, ma alla società C._. La creditrice sequestrante ha del resto pagato senza recriminazioni la fattura 30 giugno 2000 allestita dalla C._. In queste circostanze la tesi dell'appellante, secondo cui la procura agli atti gli è stata conferita quale rappresentante della C._, appare più probabile di quella della procedente, che pretende di aver stipulato un contratto di mandato con B._ personalmente.\nB. Con sentenza del 31 maggio 2002 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, adita da B._, ha revocato il sequestro. La Corte cantonale non ha reputato verosimile l'esistenza dell'asserito credito. La procura non è tal fine sufficiente, ritenuto che il mandato di consulenza finanziaria non è stato affidato al sequestrato, ma alla società C._. La creditrice sequestrante ha del resto pagato senza recriminazioni la fattura 30 giugno 2000 allestita dalla C._. In queste circostanze la tesi dell'appellante, secondo cui la procura agli atti gli è stata conferita quale rappresentante della C._, appare più probabile di quella della procedente, che pretende di aver stipulato un contratto di mandato con B._ personalmente.\nC. Il 9 luglio 2002 A._ ha presentato al Tribunale federale un ricorso di diritto pubblico con cui chiede, previa concessione dell'effetto sospensivo, l'annullamento della sentenza d'appello e il rinvio degli atti alla Corte cantonale per l'esame delle altre eccezioni contenute nell'atto di appello. Essa ribadisce l'esistenza di un mandato con la persona fisica B._, come del resto emerge dalla procura conferitagli, e ritiene insostenibile ammettere l'esistenza di un rapporto contrattuale con la C._.\nCon risposta 11 luglio 2002 B._ propone sia la reiezione della richiesta di effetto sospensivo che quella del ricorso, nella misura in cui esso si avvera ammissibile. Dei motivi si dirà, per quanto necessario ai fini del giudizio, nei considerandi di diritto.\nCon decreto del 15 agosto 2002 il giudice presidente della Corte adita ha conferito effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"20c6c35b-b8a5-4817-84fb-bcf887c18d1e","text":"Fatti:\nA.\nB.B._ si è trasferita nel nostro Paese nel 1995 dalla Serbia. Dopo avere beneficiato di un permesso di dimora e di un permesso di domicilio, nel 2011 è diventata cittadina svizzera.\nB.B._ è madre di una bambina nata nel novembre 2012 (C.B._). Nel febbraio 2013 si è sposata in Serbia con il cittadino serbo A._ e nel luglio 2014 ha dato alla luce un secondo figlio (D._).\nB.\nNell'ottobre 2013 il coniuge di B.B._, A._, ha domandato il rilascio di un permesso di dimora a titolo di ricongiungimento familiare. Con decisione del 9 dicembre 2013, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha tuttavia respinto tale richiesta. Essa ha infatti rilevato che sua moglie non dispone di mezzi finanziari sufficienti e beneficia dell'aiuto sociale e che un arrivo in Svizzera di A._ comporterebbe pertanto un ulteriore aumento dell'erogazione di aiuti sociali.\nSu ricorso di A._, la decisione della Sezione della popolazione è stata confermata sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale cantonale amministrativo, pronunciatosi in merito con sentenza del 3 febbraio 2015.\nC.\nIl 27 marzo 2015, A._ ha inoltrato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui, in riforma del giudizio reso dal Tribunale cantonale amministrativo, chiede che la decisione del Consiglio di Stato venga annullata e l'incarto retrocesso alla Sezione della popolazione, affinché gli rilasci un permesso di dimora. Postula inoltre l'assistenza giudiziaria.\nLa Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa hanno fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione e la Segreteria di Stato della migrazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"0679cdc5-e410-44df-aa36-23fa2a14ab25","text":"Fatti:\nA.\nA._ SA era proprietaria del fondo xxx di X._, sul quale dal 1960 al 1972 vi aveva insediato una discarica per il deposito di residui derivanti dalla sua attività di raffinazione di oli lubrificanti e di sottoprodotti petroliferi. Nel 1988 il fondo era stato ceduto, in parte, a una persona, poi divenutane proprietaria unica. Con risoluzione del 29 gennaio 2007 il Dipartimento del territorio ha approvato il progetto di risanamento del sito contaminato, addebitando alla citata società, ritenuta perturbatrice per comportamento, il 95 % delle relative spese; il restante 5 % è stato addossato al nuovo proprietario, quale perturbatore per situazione. L'8 aprile 2008 il Consiglio di Stato ha confermato la decisione dipartimentale.\nB.\nMediante giudizio del 23 aprile 2012 il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto un ricorso della società e rinviato gli atti al Dipartimento del territorio, affinché stabilisca le quote di partecipazione ai diversi costi da addebitare all'insorgente e allo Stato del Cantone Ticino, ritenuti perturbatori per comportamento, rispettivamente ai successori del nuovo proprietario del fondo. Con sentenza 1C_289\/2012 del 20 giugno 2012 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla società contro questa decisione incidentale.\nC.\nCon risoluzione 29 aprile 2014 il Dipartimento del territorio ha posto le spese di fr. 9'924'776.--, anticipate dal Cantone, a carico di A._ SA in ragione dell'80 %, decisione confermata dal Governo cantonale l'11 novembre 2014. Adito dall'interessata, con giudizio del 25 agosto 2015 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha parzialmente accolto il ricorso e annullato la decisione governativa e quella dipartimentale, retrocedendo gli atti al Dipartimento affinché, concesso alla società la facoltà di esprimersi sui conti consuntivi, emetta una nuova decisione.\nD.\nContro questa sentenza A._ SA presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"d7057247-611b-48bf-8229-132f0b0261ac","text":""} -{"id":"2257fb21-6e36-4af3-aa58-c08811227918","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Con decisione dell'8 maggio 2000 la Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni, autorità di vigilanza sulle tutele nel Cantone Ticino (in seguito:\nSezione degli enti locali), ha accolto l'istanza 20 maggio 1999 della Delegazione tutoria di Minusio e interdetto A._, nato nel 1941, a norma dell'.\nL'appello interposto dall'interessato contro questa pronunzia è stato respinto dalla I Corte Civile del Tribunale d'appello in data 24 marzo 2001.\nB.- Contro la premessa sentenza A._ è insorto dinanzi al Tribunale federale tanto con ricorso di diritto pubblico quanto con ricorso per riforma. Con il ricorso di diritto pubblico egli chiede l'annullamento della sentenza impugnata prevalendosi della violazione dei diritti costituzionali di essere sentito ( e 6 n. 1 CEDU) e della libertà personale (). Pure censurata è la proporzionalità del provvedimento decretato.\nLa controparte (Delegazione tutoria) non è stata invitata a formulare una risposta al ricorso."} -{"id":"034b1a49-55b8-470f-8c63-5c336005b31d","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 15 dicembre 1995 D._ ha dato in locazione alla A._ - ora in liquidazione - il complesso alberghiero C._, sito sulle part. n. 1449, 1450, 1451 e 1452 RFD di X._. Il contratto, di durata indeterminata, avrebbe potuto essere disdetto con un preavviso di 6 mesi per la fine di un anno civile, la prima volta il 31 dicembre 1999; la pigione concordata era di fr. 7'000.-- mensili, cui si sarebbe aggiunta una partecipazione alla cifra d'affari qualora questa avesse superato fr. 2'000'000.-- annui.\nA seguito del fallimento di D._, il citato complesso immobiliare è stato venduto ai pubblici incanti il 7 aprile 2000, con doppio turno d'asta, senza aggravio del contratto di locazione. In questa circostanza la B._ si è aggiudicata le part. n. 1450, 1451 e 1452; la part. 1449 è stata invece acquistata da una banca.. Il 14 settembre successivo, mediante modulo ufficiale, la B._ ha notificato alla A._, per le particelle da lei acquistate, la disdetta del contratto con effetto al 29 marzo 2001.\nA seguito del fallimento di D._, il citato complesso immobiliare è stato venduto ai pubblici incanti il 7 aprile 2000, con doppio turno d'asta, senza aggravio del contratto di locazione. In questa circostanza la B._ si è aggiudicata le part. n. 1450, 1451 e 1452; la part. 1449 è stata invece acquistata da una banca.. Il 14 settembre successivo, mediante modulo ufficiale, la B._ ha notificato alla A._, per le particelle da lei acquistate, la disdetta del contratto con effetto al 29 marzo 2001.\nB. Tempestivamente adito dalla A._, il 14 dicembre 2000 l'Ufficio di conciliazione in materia di locazione di Massagno ha accertato la validità della disdetta e concesso una protrazione unica e definitiva del contratto sino al 29 settembre 2001.\nOnde ottenere l'annullamento della disdetta - a suo dire significata in chiara violazione dell' - A._ si è quindi rivolta alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4; in via subordinata essa ha inoltre domandato la protrazione del contratto sino al 31 dicembre 2005. Le sue richieste sono state ancora una volta pressoché interamente disattese; con sentenza del 10 agosto 2001 il Pretore ha infatti confermato la validità della disdetta e concesso una proroga del contratto, unica e definitiva, sino al 29 marzo 2002.\nOnde ottenere l'annullamento della disdetta - a suo dire significata in chiara violazione dell' - A._ si è quindi rivolta alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4; in via subordinata essa ha inoltre domandato la protrazione del contratto sino al 31 dicembre 2005. Le sue richieste sono state ancora una volta pressoché interamente disattese; con sentenza del 10 agosto 2001 il Pretore ha infatti confermato la validità della disdetta e concesso una proroga del contratto, unica e definitiva, sino al 29 marzo 2002.\nC. Adita da entrambe le parti, il 15 novembre 2001 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente modificato il giudizio di primo grado, negando alla A._ la protrazione del contratto di locazione.\nC. Adita da entrambe le parti, il 15 novembre 2001 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente modificato il giudizio di primo grado, negando alla A._ la protrazione del contratto di locazione.\nD. Con ricorso per riforma al Tribunale federale del 3 gennaio 2002, fondato sulla violazione dell'art. 261 nonché dell', A._ postula la modifica della sentenza impugnata nel senso di accertare la nullità della disdetta del 14 settembre 2000; in via subordinata chiede un'estensione della proroga sino al 31 dicembre 2003.\nNella risposta del 19 aprile 2002 la B._ propone, in via principale, che il gravame venga dichiarato inammissibile siccome abusivo; in via subordinata ch'esso venga integralmente respinto."} -{"id":"5166b5ee-d117-48cb-bf61-cf1b72614c0f","text":"Fatti:\nA.\nPadre di D._, E._, B.A._ e C.A._, avuti con la moglie F._, nel settembre 2010 il cittadino italiano A.A._ ha ottenuto un permesso per confinanti UE\/AELS per lavorare in Svizzera quale operaio.\nAllegando - tra l'altro - un'autocertificazione in cui indicava di essere stato condannato ma di non avere procedimenti penali pendenti, e un certificato generale del Casellario Giudiziale italiano, dal quale risultano a suo carico 9 condanne penali emesse tra il 1998 e il 2004, egli ha quindi richiesto di poter beneficiare di un permesso di soggiorno in Svizzera. Il 28 novembre 2012 le autorità ticinesi hanno accolto la sua domanda e gli hanno rilasciato un permesso di dimora UE\/AELS con scadenza al 30 novembre 2017. Nell'ambito del ricongiungimento familiare, analoga autorizzazione è stata concessa ai figli B.A._ e C.A._.\nB.\nCon decreto d'accusa del 17 ottobre 2013, A.A._ è stato riconosciuto colpevole di ripetuta guida senza essere titolare dell'autorizzazione richiesta e ottenimento fraudolento di una licenza o di un permesso e condannato ad una pena pecuniaria di 35 aliquote giornaliere da fr. 30.-- ciascuna, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, nonché a una multa di fr. 200.--.\nCon sentenza del 6 maggio 2014, la Corte delle assise correzionali di Lugano lo ha poi riconosciuto colpevole di ripetuta ricettazione per mestiere in parte tentata, ripetuta falsità in documenti, impiego di stranieri sprovvisti di permesso e ripetuta guida nonostante la revoca e lo ha quindi condannato ad una pena detentiva di 15 mesi (dedotti i 59 giorni di carcere preventivo sofferti), sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 4 anni, nonché al versamento di un risarcimento agli accusatori privati.\nC.\nRiferendosi in particolare a quest'ultima condanna così come a quelle \"iscritte sul certificato penale italiano\", con decisione del 18 luglio 2014 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato ad A.A._ e ai figli B.A._ e C.A._ i permessi di dimora a suo tempo concessi, fissando loro un termine per lasciare la Svizzera.\nSu ricorso, la perdita di validità dei permessi in questione è stata confermata sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale cantonale amministrativo, pronunciatosi in merito con sentenza del 30 settembre 2015.\nD.\nIl 5 novembre 2015, agendo per sé e in rappresentanza dei figli, A.A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede l'annullamento di quest'ultimo giudizio e la conferma della validità dei permessi a suo tempo concessi.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa hanno fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione e l'Ufficio federale della migrazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"94a1996d-fd1a-41d7-87a8-210d726f3b9f","text":"Fatti:\nA.\nB._ è stato alle dipendenze di A._ quale cuoco dal luglio 2012. A seguito di un infortunio occorsogli il 27 gennaio 2013, è stato inabile al lavoro fino al 10 febbraio 2013 e dal 28 febbraio 2013 in avanti; dopo di che non ha più lavorato. Il 16 dicembre 2013 ha disdetto il contratto di lavoro per il 31 gennaio 2014.\nPendente contratto, B._ ha invano chiesto ad A._ di riconoscergli delle indennità per giorni di vacanza, di riposo e festivi non goduti e per ore di lavoro straordinario.\nB.\nTentata la conciliazione, il 7 aprile 2014 B._ ha inoltrato alla Pretura competente una petizione, con cui postulava la condanna del datore di lavoro a pagargli una somma di fr. 16'200.90, oltre a interessi, così composta: fr. 3'105.20 per 22.18 giorni di vacanza non svolti; fr. 954.55 per 5 giorni festivi non goduti; fr. 3'161.45 per 16.15 giorni di riposo non effettuati; fr. 601.75 per tredicesima mensilità sui citati giorni di vacanza, riposo e festivi; fr. 10'658.65 per 369.5 ore di straordinario. Da tali importi ha dedotto gli oneri sociali, calcolati in fr. 2'280.70.\nIl 10 febbraio 1015, il Giudice di prima istanza ha accolto la petizione per l'importo di fr. 18'841.37 al lordo (non dedotti gli oneri sociali) oltre interessi al 5 % dal 1° febbraio 2014. In sintesi, ha giudicato attendibile il conteggio delle ore (doc. E) presentato da B._ e Io ha usato per effettuare il calcolo di quanto gli spettava in applicazione delle norme del CCNL dell'industria alberghiera e della ristorazione, stato 1.1.2012. Avvalendosi per la prima volta di un avvocato, A._ si è allora rivolto alla II Camera civile del Tribunale d'appello ticinese la quale, il 23 maggio 2016, ha respinto l'impugnativa.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 30 giugno 2016, A._ domanda: in via principale, e in riforma del giudizio di seconda istanza, che la petizione sia integralmente respinta; in via subordinata, che il giudizio di seconda istanza sia annullato e l'incarto rinviato alla stessa per nuova decisione dopo avere proceduto a ulteriori accertamenti.\nIl 23 agosto 2016 l'opponente ha chiesto che il ricorso sia respinto. Con decreto del 25 agosto 2016, la Presidente della Corte adita ha negato l'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"33416d2e-a7f1-4987-9abe-8425662a4c12","text":"Fatti:\nA.\nII 16 settembre 1996, la A._ SA ha acquistato dalla massa fallimentare della B._ SA di X._ cinque fogli di proprietà per piani (PPP) del fondo base xxx RFD di X._, fra i quali le PPP yyy, al prezzo di fr. 377'498.95, e zzz, al prezzo di fr. 377'470.85. Il 18 febbraio 2010 ha venduto queste ultime due PPP a C._, figlia dell'azionista della società, al prezzo rispettivamente di fr. 347'443.-- (PPP yyy) e di fr. 348'857.-- (PPP zzz).\nInoltrando la dichiarazione per l'imposta sugli utili immobiliari, la società alienante ha fatto valere spese di miglioria per fr. 113'732.-- e spese di acquisto e di vendita per fr. 29'785.--, indicando in tal modo di non avere conseguito alcun utile. Nella dichiarazione d'imposta delle persone giuridiche per il periodo fiscale 2010, la società ha invece notificato di aver conseguito un utile netto di fr. 1'461.--.\nB."} -{"id":"ea4c50b9-1fdf-47e4-9bc1-9a38cc63ecb9","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietario del fondo yyy di X._, ubicato in località Z._, fuori della zona edificabile. Sullo stesso sorge una casa di abitazione (80 m2) censita nella categoria rilevato 4 come edificio meritevole di conservazione nell'inventario degli edifici situati fuori delle zone edificabili. Il 16 aprile 2013 il proprietario ha chiesto al Municipio la licenza edilizia in sanatoria per alcune opere realizzate senza permesso in contiguità dell'edificio principale: una tettoia munita di tende per la copertura del posto auto (corpo B; 14 m2), una tettoia\/portico (corpo C, 20 m2) sul lato sud e infine un ripostiglio (corpo D, 7.50 m2).\nL'istante ha poi precisato di voler mantenere soltanto il corpo accessorio C, domanda alla quale si sono opposti i Servizi generali del Dipartimento del territorio, ritenendo l'opera in contrasto con l'art. 24c LPT (RS 700), essendo inoltre ubicata a diretto contatto (distanza 0 m) con l'area forestale indicativa (non accertata). Preso atto del vincolante avviso negativo cantonale, il 17 gennaio 2014 il Municipio ha negato il permesso richiesto, decisione confermata dal Consiglio di Stato. Adito dall'interessato, con giudizio del 25 agosto 2015 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto il ricorso.\nB.\nA._ impugna questa decisione al Tribunale federale con un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullarla unitamente a quella governativa e a quella municipale e di rinviare gli atti al Municipio, affinché, con l'avviso favorevole del Dipartimento, valuti la concessione della licenza edilizia a posteriori, subordinatamente la concessione di un permesso eccezionale mediante l'istituto del precario.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale e al gravame è stato conferito effetto sospensivo in via superprovvisionale."} -{"id":"0d5f54cc-8464-487a-8c0c-29368b534af8","text":""} -{"id":"5128b3f6-ce5d-467c-970c-1d42cb140ce4","text":"Fatti:\nA.\nA.a. L'atleta italiano A._ è stato escluso dalle competizioni per 4 anni dal luglio 2012 per essere risultato positivo a un controllo antidoping, rispettivamente per essersi in seguito sottratto a una tale misura. Da una nuova analisi, effettuata dal laboratorio di Cologna il 19 aprile 2016, di un campione di urina prelevato dal predetto sportivo in occasione di un controllo - non annunciato ed effettuato in Italia il 1° gennaio 2016 - è emersa l'assunzione di una sostanza, che figura sulla lista di quelle proibite dall'Agenzia mondiale Antidoping (WADA). Dopo che l'analisi del campione B effettuata il 5 luglio 2016 ha confermato quella precedente del 19 aprile, la International Association of Athletics Federation (IAAF) ha immediatamente sospeso in via provvisionale l'atleta. Con lodo motivato il 30 gennaio 2017, emanato nella procedura accelerata nel senso dell'art. R52 del relativo regolamento di procedura e il cui dispositivo era già stato notificato alle parti l'11 agosto 2016, il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) ha respinto un appello di A._, lo ha sanzionato con una squalifica di 8 anni e ha annullato i risultati ottenuti nelle competizioni dal 1° gennaio 2016. Il Tribunale arbitrale ha negato che vi fossero state delle violazioni del dovere di anonimato nei confronti del laboratorio, ha considerato che le pretese violazioni della catena di custodia esterna e interna del campione non avevano in alcun modo raggiunto un livello tale da mettere in questione l'intera procedura antidoping e ha ritenuto di non avere riscontrato prove né della pretesa manipolazione concernente l'apertura del campione B né degli altri aspetti della teoria avanzata dall'atleta di essere vittima di un complotto.\nA.b. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bolzano, sezione penale, ha disposto, con ordinanza del 18 febbraio 2021, l'archiviazione del procedimento penale avviato nei confronti di A._ per avere fatto illecitamente uso di sostanze dopanti al fine di migliorare le sue prestazioni atletiche. Nelle sue conclusioni il menzionato Giudice ha ritenuto \"accertato con alto grado di credibilità razionale che i campioni di urina prelevati ad A._ l'1.01.2016 siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi\".\nB.\nCon domanda di revisione 15 aprile 2021 A._ postula che il Tribunale federale ordini la revisione del predetto lodo e la costituzione di un nuovo collegio giudicante, visto che il presidente di quello precedente non è più un arbitro del TAS, e ponga le spese giudiziarie e le ripetibili a carico delle controparti. Narrati e completati i fatti concernenti la procedura arbitrale e quella penale, richiama l', del quale ritiene dati i presupposti, in ragione delle conclusioni a cui è giunto il Giudice per le indagini preliminari nell'ordinanza di archiviazione del 18 febbraio 2021. Sostiene che la manomissione a suo scapito del campione di urina soggetto a un controllo antidoping non costituisce solo una truffa processuale, ma configura anche altri reati ai sensi dell'art. 10 del codice penale svizzero, che hanno influito a suo danno sul lodo.\nCon osservazioni 5 maggio 2021 la Italian National-Anti-Doping Organization si è rimessa al giudizio del Tribunale federale.\nCon decreto dell'11 maggio 2021 la Giudice presidente della Corte adita ha respinto l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo e di adozione di altre misure cautelari contenuta nella domanda di revisione.\nCon risposte 7 giugno 2021 la World Athletics (già International Association of Athletics Federation; controparte 1) e la World Anti-Doping Agency (controparte 4), che avevano chiesto ed ottenuto una proroga del termine per determinarsi inizialmente scadente il 7 maggio 2021, propongono in via principale di dichiarare la domanda di revisione inammissibile e in via subordinata di respingerla.\nL'istante ha replicato spontaneamente il 9 luglio 2021 e la World Athletics ha duplicato spontaneamente il 29 luglio 2021."} -{"id":"20dea2fe-a9e0-4de6-a10b-744edb86cc68","text":"Fatti:\nA.\nB._ ha avviato una procedura esecutiva nei confronti di A._ per il pagamento di fr. 700'707.90 oltre interessi e spese. In data 4 aprile 2016, B._ ha chiesto alla competente Pretura del Distretto di Lugano di decretare il fallimento del debitore. All'udienza di discussione 18 maggio 2016, A._ ha eccepito la mancanza di procura a favore del patrocinatore di B._; il Pretore ha assegnato un termine di cinque giorni per ovviare alla mancanza. A._ ha contestato seduta stante il provvedimento. Il giorno medesimo, la procura è stata prodotta. Con scritto 19 maggio 2016 A._ ha ribadito che secondo lui il vizio formale non era stato sanato. In data 30 maggio 2016 il Pretore ha spiccato una prima citazione per il 14 settembre 2016 \"per procedere alla discussione\". Su istanza di B._, con ordinanza 1° giugno 2016 l'udienza è stata anticipata al 6 luglio 2016. Con scritto 13 giugno 2016 A._ ha chiesto il rinvio dell'udienza, data l'assenza del proprio patrocinatore il 6 luglio 2016; in caso di conferma della data avversata, egli ha chiesto una limitazione della discussione alla questione della ricevibilità dell'istanza di fallimento, con la conseguenza che un'ulteriore udienza avrebbe dovuto essere tenuta per la pronuncia di un eventuale decreto di fallimento. Il 14 giugno 2016 il Pretore ha confermato l'udienza prevista per il 6 luglio 2016, avvisando le parti che avrebbe deciso anche in loro assenza in applicazione dell'. Il 6 luglio 2016 medesimo il Pretore ha pronunciato il fallimento di A._ con effetto a decorrere dal giorno successivo alle ore 10.00.\nB.\nContro la sentenza pretorile, A._ è insorto alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino con reclamo 15 luglio 2016. Con il giudizio 28 luglio 2016 qui impugn ato, i Giudici cantonali hanno respinto il gravame ed hanno confermato il fallimento di A._ con effetto al 7 luglio 2016, ore 10.00.\nC.\nContro il giudizio cantonale A._ (qui di seguito: ricorrente) ha interposto, in data 14 settembre 2016, ricorso in materia civile. Egli postula in via principale l'annullamento della decisione cantonale e (implicitamente) della pronuncia di fallimento; in via subordinata, l'annullamento della decisione cantonale ed il rinvio dell'incarto al Pretore per nuova decisione ai sensi dei considerandi.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"f8c7baa9-e9a7-4135-9553-cb350c64b417","text":"Fatti:\nA.\nIl 20 febbraio 2013 A._ ha inviato uno scritto alla Pretura di Lugano, che l'ha trasmesso per competenza al Ministero pubblico, segnalando varie attività in ambito finanziario, al suo dire penalmente rilevanti, della società B._SA. Questa nel 2001 avrebbe realizzato la piattaforma il \"xxx\", con lo scopo di \" facilitare lo scambio di azioni tra i soci in cerca di una uscita dal capitale \", mentre in realtà avrebbe rappresentato una finzione destinata a ingannare terzi. Dopo aver interpellato la FINMA, con decisione del 24 giugno 2014 il Procuratore pubblico (PP) ha decretato un non luogo a procedere, ritenendo le questioni legate al \"xxx\" di natura civile. Con giudizio del 13 ottobre 2014, passato in giudicato, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha dichiarato irricevibile, per carenza di legittimazione, un reclamo interposto dal denunciante.\nB.\nMediante scritti del 27 gennaio e 27 maggio 2016 A._ ha nuovamente denunciato non meglio precisati funzionari bancari, fiduciari e membri di B._SA. Dopo averlo sentito, con decisione del 7 aprile 2017 il PP ha decretato l'abbandono del procedimento penale, non sussistendo le condizioni richieste dall' per procedere alla sua riapertura. Con giudizio del 21 agosto 2017 la CRP ha dichiarato irricevibile, per difetto di legittimazione, un reclamo presentato dall'interessato.\nC.\nAvverso questa sentenza il 6 ottobre 2017 A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rinviare gli atti a un'autorità inferiore imparziale, affinché promuova l'accusa di ripetuta ingiuria nei confronti dei querelati e postula la ricusa in blocco della CRP.\nIl 20 ottobre, l'8 e il 10 novembre 2017 il ricorrente ha prodotto ulteriori scritti.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"26feb7df-60a3-42c6-92ee-a93d1424308e","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con sentenza 13 febbraio 2013, la Corte d'assise di Milano ha condannato A._ e altri per associazione a delinquere e rivelazione di segreti di Stato a una pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione. La Corte d'assise ha inoltre condannato A._, in solido con i coimputati, al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dalla parte civile B._ SpA, demandandone la liquidazione in separata sede; su tale liquidazione ha tuttavia assegnato una provvisionale provvisoriamente esecutiva di EUR 10 milioni. Il relativo dispositivo è stato provvisto di formula esecutiva in data 11 dicembre 2013.\nA.b. Con istanza 11 febbraio 2014, B._ Spa ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano il riconoscimento e la dichiarazione di esecutività in Svizzera della sentenza italiana in punto al dispositivo di condanna di A._ al risarcimento dei danni ed al versamento provvisionale di EUR 10 milioni; fondandosi su detto titolo, l'istante ha chiesto il sequestro di tutti gli averi accreditati o in essere sulle relazioni xxx e yyy presso la banca C._ SA, intestate a D._ Ltd o (la seconda) eventualmente ad A._ personalmente. Con decisione di medesima data, il Pretore ha accolto l'istanza.\nB.\nCon reclamo 2 maggio 2014, A._ ha chiesto alla II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino previamente di sospendere il procedimento fino ad evasione dell'appello introdotto contro la sentenza italiana e nel merito di respingere l'istanza e revocare il sequestro. Con la qui impugnata sentenza 16 febbraio 2015, il Tribunale di appello ha respinto il gravame.\nC.\nCon allegato 25 marzo 2015 A._ (qui di seguito: ricorrente) ha inoltrato avanti al Tribunale federale un ricorso in materia civile avverso la pronuncia cantonale, postulandone l'annullamento e la riforma nel senso del rigetto dell'istanza di riconoscimento e di dichiarazione di esecutività in Svizzera della sentenza italiana, con conseguente revoca del sequestro degli averi depositati sulle menzionate relazioni presso la banca C._ SA. Il ricorrente ha anche chiesto di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nCon decreto presidenziale 7 aprile 2015, al ricorso è stato conferito effetto sospensivo limitatamente al riconoscimento e all'esecutività in Svizzera della sentenza estera, mentre è stato negato per il sequestro. La decisione sulla contestuale domanda di sospensione del procedimento ex (RS 0.275.12) è stata demandata a separato giudizio.\nNon sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"92e3718a-ac1b-46e8-b9e4-7c9f26050d4c","text":""} -{"id":"3ed94842-d24e-4d05-92c2-d81d90110124","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nata nel 1967, ha beneficiato per lei e i suoi figli della riduzione dei premi dell'assicurazione malattia (RIPAM) negli anni 2012 (fr. 5250.-), 2013 (fr. 5284.80), 2014 (fr. 5384.40), 2015 (fr. 5150.40) e 2016 (fr. 5150.40) per un totale di fr. 26'220.-.\nA.b. In occasione dell'esame dell'istanza RIPAM per l'anno 2019, la Cassa di compensazione del Cantone Ticino (di seguito: la Cassa) ha rilevato l'esistenza di una convivenza fra A._ e B._. Con decisioni separate del 30 novembre 2018 la Cassa ha considerato B._ quale componente dell'unità di riferimento e ha concluso che non sussisteva per A._ il diritto ai RIPAM per gli anni 2012, 2013, 2014, 2015 e 2016. La Cassa ha confermato su reclamo i provvedimenti con cinque decisioni su reclamo distinte emanate il 9 agosto 2019.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 27 aprile 2020 ha respinto i ricorsi contro le decisioni su reclamo.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale l'annullamento del giudizio cantonale e il rinvio della causa alla Corte cantonale per procedere all'assunzione di prove. Subordinatamente ella propone la riforma del giudizio cantonale nel senso che i ricorsi cantonali siano accolti.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"00a2e9ef-03bb-4578-9f75-fd542230dd12","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Nel corso del 1997 sino al giugno 2001 A._ ha ripetutamente costretto a subire atti sessuali la figlia B._, minore di sedici anni, nata il 12 giugno 1985, arrivando anche alla ripetuta congiunzione carnale dal novembre 1999 all'ottobre 2001. Dall'inizio del 2000 fino al mese di novembre del 2001 egli ha costretto a subire atti sessuali anche la figlia C._, minore di sedici anni, nata il 14 febbraio 1990. Inoltre ha ripetutamente reso accessibile e mostrato a B._ cassette video con rappresentazioni pornografiche, nonché reso accessibile a C._ materiale della stessa natura. Mediante ripetute violenze fisiche e psicologiche nei confronti delle due figlie e del figlio minorenne D._, nato il 23 gennaio 1993, egli ha non da ultimo creato un ambiente famigliare autoritario, violento ed intimidatorio, mettendo in grave pericolo lo sviluppo psico-fisico dei suoi figli.\nA. Nel corso del 1997 sino al giugno 2001 A._ ha ripetutamente costretto a subire atti sessuali la figlia B._, minore di sedici anni, nata il 12 giugno 1985, arrivando anche alla ripetuta congiunzione carnale dal novembre 1999 all'ottobre 2001. Dall'inizio del 2000 fino al mese di novembre del 2001 egli ha costretto a subire atti sessuali anche la figlia C._, minore di sedici anni, nata il 14 febbraio 1990. Inoltre ha ripetutamente reso accessibile e mostrato a B._ cassette video con rappresentazioni pornografiche, nonché reso accessibile a C._ materiale della stessa natura. Mediante ripetute violenze fisiche e psicologiche nei confronti delle due figlie e del figlio minorenne D._, nato il 23 gennaio 1993, egli ha non da ultimo creato un ambiente famigliare autoritario, violento ed intimidatorio, mettendo in grave pericolo lo sviluppo psico-fisico dei suoi figli.\nB. Con sentenza del 16 gennaio 2003 la Corte delle assise criminali in Lugano ha riconosciuto A._ autore colpevole di ripetuti atti sessuali con fanciulli, ripetuta coazione sessuale, ripetuta violenza carnale, ripetuto incesto, ripetuta pornografia e ripetuta violazione del dovere d'assistenza o educazione e lo ha condannato ad una pena di 8 anni e 3 mesi di reclusione. Al condannato è stato riconosciuto uno stato di lieve scemata responsabilità al momento dei fatti. Egli è stato inoltre condannato alla privazione dell'autorità di genitore ed al versamento di svariati importi alla moglie ed ai figli a titolo di risarcimento del danno, di torto morale e di rifusione delle spese legali. Infine è stato ordinato un trattamento ambulatoriale da iniziarsi già durante l'espiazione della pena.\nB. Con sentenza del 16 gennaio 2003 la Corte delle assise criminali in Lugano ha riconosciuto A._ autore colpevole di ripetuti atti sessuali con fanciulli, ripetuta coazione sessuale, ripetuta violenza carnale, ripetuto incesto, ripetuta pornografia e ripetuta violazione del dovere d'assistenza o educazione e lo ha condannato ad una pena di 8 anni e 3 mesi di reclusione. Al condannato è stato riconosciuto uno stato di lieve scemata responsabilità al momento dei fatti. Egli è stato inoltre condannato alla privazione dell'autorità di genitore ed al versamento di svariati importi alla moglie ed ai figli a titolo di risarcimento del danno, di torto morale e di rifusione delle spese legali. Infine è stato ordinato un trattamento ambulatoriale da iniziarsi già durante l'espiazione della pena.\nC. Il 28 marzo 2003 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) respingeva il ricorso interposto dal condannato, con cui egli chiedeva di essere prosciolto dall'imputazione di ripetuta violazione del dovere di assistenza o di educazione e, in ogni modo, una riduzione della pena inflitta.\nC. Il 28 marzo 2003 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) respingeva il ricorso interposto dal condannato, con cui egli chiedeva di essere prosciolto dall'imputazione di ripetuta violazione del dovere di assistenza o di educazione e, in ogni modo, una riduzione della pena inflitta.\nD. Mediante tempestivo ricorso per cassazione al Tribunale federale il condannato insorge contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale domandando l'annullamento della sentenza impugnata ed il rinvio della causa all'autorità cantonale per una nuova decisione che tenga conto di quanto sviluppato nei motivi del gravame.\nD. Mediante tempestivo ricorso per cassazione al Tribunale federale il condannato insorge contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale domandando l'annullamento della sentenza impugnata ed il rinvio della causa all'autorità cantonale per una nuova decisione che tenga conto di quanto sviluppato nei motivi del gravame.\nE. La CCRP ha rinunciato a presentare osservazioni al ricorso. Non sono state chieste altre osservazioni."} -{"id":"d3f7380c-69cd-46ce-b294-8d00342a7f54","text":""} -{"id":"1b5d3817-bb16-44f1-8dc4-f8378ec55d71","text":"Fatti:\nA. Con due decisioni del 24 aprile 2007 l'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino (UAI) ha assegnato a G._, nato nel 1955, di professione fiduciario, affetto da disturbo della personalità di tipo borderline, una rendita intera di invalidità con effetto dal 1° giugno 2004. Trattandosi di richiesta tardiva, la rendita è stata versata soltanto a far tempo dal 1° settembre 2004.\nB. B.a Avverso i citati provvedimenti è insorta con gravame al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino GastroSocial Cassa Pensione, a cui G._ era assicurato quale dipendente di L._ SA, chiedendone l'annullamento e altresì l'edizione degli atti relativi alla procedura penale pendente nei confronti dell'interessato. A suo parere non vi sarebbe stata alcuna invalidità.\nPure la fondazione Patria per l'incremento dell'assicurazione del personale (dal novembre 2007 Helvetia Fondazione collettiva di previdenza del personale), cui G._ era affiliato tramite la società C._ SA, ha interposto ricorso, adducendo che gli accertamenti posti in atto dall'amministrazione per stabilire la capacità lavorativa residua dell'interessato sarebbero insufficienti.\nB.b In entrambi i casi l'UAI ha chiesto la retrocessione degli atti per l'esecuzione di nuovi accertamenti medici.\nI ricorsi sono stati trasmessi anche a G._ per presa di posizione.\nDopo aver congiunto le cause, il vicepresidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni ha ordinato l'erezione di una perizia giudiziaria psichiatrica a cura della dott.ssa Z._ e presentato alla Camera dei ricorsi penali (CRP) istanza di consultazione degli atti relativi al procedimento penale pendente nei confronti di G._.\nTutte le parti interessate, G._ compreso, hanno proposto quesiti peritali.\nDopo oltre un anno e mezzo e ripetuti solleciti, la Procura ha messo a disposizione del Tribunale cantonale delle assicurazioni, per il tramite del cancelliere incaricato, gli atti penali richiesti. I verbali assunti agli atti sono stati trasmessi a tutte le parti per presa di posizione.\nB.c Con giudizio del 9 maggio 2011 il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha accolto i ricorsi, annullando le decisioni impugnate.\nC. Patrocinato dall'avv. Luca Trisconi, G._ insorge con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendone in via principale l'accoglimento, con conseguente annullamento del giudizio impugnato e conferma delle decisioni amministrative; in via subordinata postula l'annullamento del giudizio e il rinvio dell'incarto alla Corte cantonale per nuova pronuncia. Dei motivi si dirà, se necessario, nei considerandi di diritto.\nChiamati a pronunciarsi sul gravame, GastroSocial e Helvetia propongono di respingerlo, mentre l'UAI ha dichiarato di non avere osservazioni in merito."} -{"id":"885149a4-6104-462b-ad38-600d19100650","text":"Fatti:\nA.\nIn occasione di una riunione di cantiere svoltasi a inizio ottobre 2013, l'architetto C._ ha riferito all'ing. D._, capo dell'Ufficio forestale del 5° circondario e collaboratore all'Ufficio caccia e pesca, che il confinante A._ era stato sorpreso dall'impresario B._ in un atto di bracconaggio. D._ ha riportato quanto appreso a E._, capo delle guardie caccia e pesca. Quest'ultimo ha quindi proceduto a sentire in modo informale dapprima C._ e in seguito B._, che ha raccontato di aver scorto A._ caricare \"una bestia di colore marrone chiaro\" su un veicolo. Al termine dell'incontro, E._ ha deciso di avviare un procedimento nei confronti di A._. Il 20 novembre 2013 B._ è stato quindi formalmente interrogato quale persona informata sui fatti dinanzi alla Polizia dell'Ufficio della caccia e della pesca. Una settimana dopo gli agenti di tale Ufficio hanno sentito A._ in qualità di imputato per titolo di violazione dell'art. 17 cpv. 1 lett. a della legge sulla caccia del 20 giugno 1986 (LCP; RS 922.0). Questi ha contestato ogni addebito, negando di avere catturato o abbattuto animali selvatici al di fuori del periodo venatorio, e ha acconsentito alla perquisizione della sua abitazione, durante la quale non sono state rinvenute carni relazionabili con un'eventuale uccisione risalente al 31 agosto 2013, data del presunto atto di bracconaggio. Gli atti del procedimento sono in seguito stati trasmessi, per competenza, al Ministero pubblico. Il 30 gennaio 2014 il Procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere, non sussistendo elementi indizianti concreti a sostegno dell'ipotesi accusatoria.\nB.\nIl 16 marzo 2014 A._ ha denunciato B._ per titolo di denuncia mendace, costituendosi accusatore privato e formulando pretese civili. Al temine di una breve istruttoria, con decreto d'accusa del 12 giugno 2014, il Procuratore pubblico ha dichiarato B._ autore colpevole di denuncia mendace per quanto dichiarato durante il suo interrogatorio come persona informata sui fatti svoltosi il 20 novembre 2013 presso l'Ufficio di Polizia della caccia e della pesca.\nStatuendo sull'opposizione di B._ a suddetto decreto, con sentenza del 25 settembre 2015, il Presidente della Pretura penale lo ha prosciolto dall'accusa di denuncia mendace per i fatti imputati.\nAdita da A._, con sentenza dell'8 giugno 2016 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha respinto il suo appello e confermato il proscioglimento di B._ dall'imputazione di denuncia mendace per i fatti descritti nel decreto d'accusa.\nC.\nA._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando l'annullamento del giudizio della CARP e il rinvio della causa all'autorità cantonale affinché accerti l'esistenza dei presupposti oggettivi e soggettivi del reato di denuncia mendace. Chiede inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria, nonché il riconoscimento di un indennizzo per i costi di consulenza e redazione del gravame.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"226b2516-5470-4a9e-b3b5-5b11f9adb125","text":""} -{"id":"063daeaa-618b-4f93-8127-99292d163610","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 3 febbraio 1998 l'Ufficio federale di giustizia (di seguito: UFG) ha riconosciuto l'istituto \"Casa Primavera\", gestito dalla Città di Lugano, quale istituto educativo avente diritto ai sussidi ai sensi della legge federale del 5 ottobre 1984 sulle prestazioni della Confederazione nel campo dell'esecuzione delle pene e delle misure (LPPM; RS 341), con effetto retroattivo al 1° gennaio 1998.\nCon decisione del 24 maggio 2006, l'UFG ha constatato che negli anni 1998-2005 la Città di Lugano aveva indebitamente percepito sussidi per un importo globale di fr. 438'136.--, i quali andavano restituiti in virtù dell'. In applicazione dell'art. 10 cpv. 6 ultima frase dell'ordinanza sulle prestazioni della Confederazione nel campo dell'esecuzione delle pene e delle misure (OPPM; RS 341.1), esso ha inoltre ritirato il riconoscimento alla \"Casa Primavera\" quale istituto educativo avente diritto ai sussidi a partire dal 1° giungo 2006, con conseguente calcolo pro rata temporis dei sussidi per l'anno 2006. Infine ha tolto l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.\nCon decisione del 24 maggio 2006, l'UFG ha constatato che negli anni 1998-2005 la Città di Lugano aveva indebitamente percepito sussidi per un importo globale di fr. 438'136.--, i quali andavano restituiti in virtù dell'. In applicazione dell'art. 10 cpv. 6 ultima frase dell'ordinanza sulle prestazioni della Confederazione nel campo dell'esecuzione delle pene e delle misure (OPPM; RS 341.1), esso ha inoltre ritirato il riconoscimento alla \"Casa Primavera\" quale istituto educativo avente diritto ai sussidi a partire dal 1° giungo 2006, con conseguente calcolo pro rata temporis dei sussidi per l'anno 2006. Infine ha tolto l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.\nB. Il 23 giugno 2006 il Comune di Lugano ha impugnato la soprammenzionata decisione dinanzi al Dipartimento federale di giustizia e polizia, il quale si è pronunciato sulla richiesta di restituzione dell'effetto sospensivo contenuta nel gravame con decisione incidentale del 4 luglio 2006. In primo luogo ha rilevato che il ricorrente ammetteva di avere percepito indebitamente dei sussidi per fr. 279'037.-- e che, quindi, oggetto del contendere rimaneva unicamente la somma di fr. 159'099.--. Ha poi osservato che, nella misura in cui i punti 1 e 2 del dispositivo della decisione querelata si riferivano alla restituzione dei menzionati sussidi, essi avevano manifestamente per oggetto una prestazione di natura pecuniaria: era pertanto a torto che l'UFG aveva tolto l'effetto sospensivo ad un'eventuale impugnativa, ostandovi il chiaro tenore dell'. Per quanto concerne invece il punto 3 del dispositivo, ossia il ritiro alla \"Casa Primavera\" del riconoscimento quale istituto educativo avente diritto ai sussidi ai sensi della LPPM, il citato Dipartimento è giunto alla conclusione che si trattava di una decisione negativa la quale non poteva, per sua stessa natura, avere effetto sospensivo.\nC. L'11 agosto 2006 il Comune di Lugano ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso di diritto amministrativo con cui chiede che la decisione dipartimentale sia annullata in quanto rifiuta la restituzione dell'effetto sospensivo e che, di conseguenza, sia ripristinato, rispettivamente concesso integrale effetto sospensivo al proprio gravame del 23 giugno 2006. Censura, in sostanza, la violazione del diritto federale determinante, segnatamente dell'.\nChiamato ad esprimersi il Dipartimento federale di giustizia e polizia ha proposto la reiezione del gravame."} -{"id":"0cdf4701-d197-4e1b-8272-3bfbf89ade98","text":""} -{"id":"1c5058d5-fbe1-4835-b25a-932199a62a4e","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 26 aprile 2002 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, che aveva avviato un procedimento penale contro B._, C._ e altri, tra cui A._, per frode fiscale, ricettazione, falsità in documenti e corruzione passiva, ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria in materia penale, completata il 9 maggio 2002. La citata Procura ha chiesto di acquisire, tra l'altro, la documentazione bancaria dei conti presso la banca X._ di cui l'indagato A._ è o è stato l'avente diritto economico o procuratore e di far interrogare, come testimone, un funzionario dell'istituto di credito.\nA. Il 26 aprile 2002 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, che aveva avviato un procedimento penale contro B._, C._ e altri, tra cui A._, per frode fiscale, ricettazione, falsità in documenti e corruzione passiva, ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria in materia penale, completata il 9 maggio 2002. La citata Procura ha chiesto di acquisire, tra l'altro, la documentazione bancaria dei conti presso la banca X._ di cui l'indagato A._ è o è stato l'avente diritto economico o procuratore e di far interrogare, come testimone, un funzionario dell'istituto di credito.\nB. Con decisione di entrata in materia del 29 aprile 2002 e del 5 novembre 2002 il procuratore pubblico del Cantone Ticino ha ammesso la domanda. Mediante decisione di chiusura del 24 febbraio 2003 ha ordinato la trasmissione all'autorità italiana della documentazione di un conto, estinto il 19 giugno 1992, di cui A._ era titolare, e del verbale di audizione del funzionario bancario. Il titolare del conto è insorto alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), la quale, con sentenza del 18 novembre 2003, ha respinto il ricorso.\nB. Con decisione di entrata in materia del 29 aprile 2002 e del 5 novembre 2002 il procuratore pubblico del Cantone Ticino ha ammesso la domanda. Mediante decisione di chiusura del 24 febbraio 2003 ha ordinato la trasmissione all'autorità italiana della documentazione di un conto, estinto il 19 giugno 1992, di cui A._ era titolare, e del verbale di audizione del funzionario bancario. Il titolare del conto è insorto alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), la quale, con sentenza del 18 novembre 2003, ha respinto il ricorso.\nC. A._ presenta un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede di annullare la decisione della CRP e quella di chiusura del Ministero pubblico.\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale, il Ministero pubblico non ha presentato osservazioni mentre l'Ufficio federale di giustizia propone di respingere il gravame."} -{"id":"c9a58fbb-43cd-4529-8e17-01eed4df8a7a","text":"Fatti:\nA.\nIl 7 ottobre 2016 A._ si è annunciato quale residente presso il Comune di X._, dopo avere subaffittato una camera presso B._. Il 18 ottobre 2016 il Comune gli ha rilasciato un certificato di domicilio e due giorni dopo l'interessato ha fatto domanda di prestazioni assistenziali per il periodo dal 1° ottobre al 31 dicembre 2016, le quali gli sono state accordate il 15 novembre successivo per un importo mensile pari a fr. 1'336.--.\nB.\nIl 24 novembre 2016 il Comune ha spedito una lettera raccomandata a A._, rimasta in giacenza alla posta e ritirata allo sportello comunale il 12 dicembre 2016, con cui gli comunicava che, in base ai controlli effettuati dalla polizia, non erano date le condizioni di una residenza effettiva e gli ha concesso la facoltà di determinarsi, ciò che ha fatto il 22 dicembre 2016. Corrente gennaio 2017 il Municipio ha deciso di revocare il domicilio di A._ con effetto immediato (decisione del 13 gennaio 2017) e di non rinnovargli l'assistenza pubblica (decisione intimata il 19 gennaio 2017). Dopo avere ripetutamente informato il Comune della sua volontà di mantenere il domicilio sul territorio comunale nonché chiesto il riesame del proprio caso, A._ ha notificato la sua partenza da X._ per il 31 gennaio 2017.\nC.\nIl 15 febbraio 2017 A._ ha contestato la revoca del domicilio, il mancato rinnovo dell'assistenza pubblica nonché determinati termini contenuti nel rapporto di constatazione della polizia comunale. Con sentenza del 27 marzo 2017, comunicata il 4 aprile e ricevuta il 19 aprile 2017, il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni, 3a Camera, ha respinto nella misura in cui era ammissibile il gravame (il rapporto di polizia non costituendo una decisione impugnabile, motivo per cui il ricorso direttamente esperito contro il medesimo era irricevibile) e ha confermato la decisione 13 gennaio 2017 che constatava che l'insorgente non aveva il proprio domicilio a X._ e, di riflesso, quella del 19 gennaio 2017 secondo la quale non aveva diritto a prestazioni assistenziali da parte di detto Comune, entrambe concernenti il mese di gennaio e il periodo dal 1° al 13 febbraio 2017.\nD.\nIl 18 maggio 2017 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che siano di riflesso dichiarati nulli la decisione di revoca del domicilio, quella concernente il rifiuto dell'assistenza pubblica e il rapporto di polizia. Censura una violazione del diritto federale e dei diritti costituzionali\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"163efb8a-92d5-4cc0-b5c9-b8d894e3982f","text":"Fatti:\nA. R._, nato nel 1963, direttore nonché, insieme alla moglie, azionista di maggioranza della X._ SA, il 12 settembre 2005 ha presentato una domanda di prestazioni AI per problemi di natura reumatologica. Esperiti gli accertamenti del caso, tra cui spiccano una perizia reumatologica del dott. G._ come pure una inchiesta economica per indipendenti, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) ha attribuito all'assicurato una mezza rendita AI dal 1° luglio 2005, stante un grado d'invalidità del 50% che l'amministrazione ha inteso stabilire secondo il metodo di valutazione straordinario (decisione del 25 ottobre 2006).\nAvviata una procedura di revisione nel 2009, l'UAI con provvedimento del 20 gennaio 2011, preavvisato il 12 ottobre 2010, ha soppresso il diritto alla rendita con effetto retroattivo al 1° aprile 2007. Accertato un invariato stato di salute, l'amministrazione, dopo avere l'8 ottobre 2010 realizzato una nuova inchiesta per l'attività professionale indipendente, ha effettuato un raffronto dei redditi ottenendo un tasso di incapacità al guadagno del 24% (reddito senza invalidità: fr. 171'381.--; reddito da invalido: fr. 130'274.--; anno di riferimento: 2009). L'UAI ha quindi soppresso con effetto retroattivo, al 1° aprile 2007, il versamento della prestazione poiché l'interessato, contravvenendo all'obbligo di informare, non aveva segnalato l'aumento del proprio guadagno nell'attività abituale. Mediante separata decisione del 3 febbraio 2011 l'amministrazione ha infine chiesto la restituzione di fr. 55'988.-- a titolo di prestazioni indebitamente percepite dal mese di aprile 2007.\nB. R._ ha impugnato entrambe le decisioni al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino chiedendo il loro annullamento e il conseguente mantenimento del diritto alla mezza rendita. Esperiti i propri accertamenti e congiunte le cause, la Corte cantonale - per pronuncia del 26 ottobre 2011 - ha respinto il ricorso nella misura in cui era rivolto contro la decisione 20 gennaio 2011 di soppressione della rendita (dispositivo, cifra 1), mentre l'ha accolto contro la decisione di restituzione del 3 febbraio 2011 (dispositivo, cifra 2), ripartendo per il resto a metà le spese giudiziarie e facendo obbligo all'UAI di rifondere all'assicurato fr. 1'000.-- a titolo di ripetibili (dispositivo, cifra 3). Sul primo punto (soppressione del diritto alla rendita), il primo giudice ha confermato l'operato dell'amministrazione accertando, sulla base del confronto dei redditi, l'assenza di un'invalidità di grado pensionabile. Sul secondo aspetto, invece, il giudice cantonale, pur dando atto di una violazione dell'obbligo di informazione, ha ritenuto tardiva, poiché perenta, la richiesta di restituzione.\nC. Sia l'assicurato sia l'UAI si sono aggravati al Tribunale federale. R._ chiede in via principale di annullare la decisione di soppressione della rendita e di confermare il diritto alla mezza prestazione, mentre in via subordinata domanda di rinviare la causa all'istanza precedente per complemento istruttorio. In via ancora più subordinata postula che, semmai, la soppressione della rendita abbia effetto al più presto dal momento della notifica della decisione 20 gennaio 2011 e non abbia effetto retroattivo. Da parte sua, l'UAI contesta la perenzione del diritto alla restituzione delle prestazioni e chiede di confermare la decisione del 3 febbraio 2011.\nChiamate ad esprimersi, le parti propongono la reiezione dei gravami di controparte, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"b122631e-aad7-4b62-a5be-f5309d542eb5","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Costituita agli inizi degli anni '70, ff._SA, attualmente ff._SA in liquidazione (di seguito: ff._SA o società), aveva quale scopo essenziale la consulenza finanziaria, la gestione patrimoniale e il commercio di valori mobiliari. L._ è stato l'azionista di maggioranza e il promotore della società. Nel corso degli anni, ha ceduto gradualmente il suo pacchetto azionario, fino a quando nel 1996 ha trasferito tutte le sue azioni a E.E._, che è divenuto nuovo azionista di maggioranza. Nel 1975 D._ è stato assunto da ff._SA in qualità di contabile. L'anno successivo è entrato a far parte del Consiglio di amministrazione e vi è uscito nel 2003 su richiesta dell'allora Commissione federale delle banche (di seguito: CFB; confluita nell'autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari [FINMA]), continuando comunque a lavorare per la società.\nA.b. A cavallo degli anni '80 e '90 ff._SA ha avuto serie difficoltà finanziarie, riconducibili in particolare all'utilizzo delle liquidità dei clienti per operazioni effettuate nell'interesse della stessa e\/o dei relativi azionisti, accumulando importanti perdite. Si è reso così necessario un risanamento della società: negli anni 1991-1993 L._ e E.E._ vi hanno immesso beni propri per complessivi 6 milioni di franchi. L'operazione è stata però solo di facciata, in quanto il primo ha fornito titoli senza valore, poi venduti per buoni ai clienti di ff._SA, e il secondo fondi mutuati da terzi, la cui remunerazione e restituzione è avvenuta, almeno in parte, con i fondi della stessa società. Per tutti gli anni '90 è stata tenuta, quanto meno per parte dei clienti, una doppia contabilità volta a celare agli investitori la minore consistenza del proprio patrimonio rispetto a quello che ritenevano di possedere in base alle fasulle comunicazioni fornite loro sull'esito degli investimenti. Nel 1996 è inoltre sorta una lite giudiziaria negli Stati Uniti tra L._ e E.E._ conclusasi nel giugno 1998 con un accordo extragiudiziale (settlement), che ha comportato per i clienti della società una perdita di circa il 38 % dei loro investimenti. In quel periodo è stato costituito pure il fondo di investimenti T._, entità giuridica delle Antille Olandesi gestita dalla società americana ii._Inc. con sede a New York e appartenente economicamente a E.E._ e a D._. Quote di tale fondo, in cui non si sa quali beni siano effettivamente stati immessi all'epoca, sono state attribuite ai clienti di ff._SA in sostituzione delle loro quote di investimenti perdenti e al fine di coprire la perdita generata dal settlement.\nA.c. Nel 1999 un cliente della società ha denunciato al Ministero pubblico del Cantone Ticino E.E._ e D._ per i titoli di appropriazione indebita, amministrazione infedele e falsità in documenti, in relazione a irregolarità nella gestione del suo portafoglio. Ne è scaturito un procedimento penale, nel corso del quale nell'agosto 2000 nei confronti dei denunciati e di L._ è stata promossa l'accusa di appropriazione indebita qualificata e di amministrazione infedele a scopo di lucro. L'istruzione penale si è in seguito arenata al punto che il 4 aprile 2012 è stato decretato l'abbandono del procedimento, motivato dall'imminente prescrizione dell'azione penale.\nA.d. Benché informata della denuncia penale in fase di istruzione, con decisione del 4 luglio 2000 la CFB ha concesso a ff._SA l'autorizzazione a esercitare quale commerciante di valori mobiliari, riservandosi tuttavia la possibilità di rivalutare la situazione in funzione degli sviluppi dell'inchiesta penale. Nel febbraio 2003, in occasione di un controllo, essa ha constatato gravi violazioni dei doveri di diligenza degli intermediari finanziari commesse da ff._SA, imputabili in particolare a D._. La CFB ha quindi ordinato a kk._, revisore esterno della società, una verifica approfondita dell'attività. Nel relativo rapporto venivano rilevate alcune irregolarità, non tali però da rimettere in discussione l'autorizzazione a esercitare quale commerciante di valori mobiliari. Adita da alcune denunce di clienti di ff._SA, che non avevano ottenuto la restituzione del denaro affidatole, il 18 giugno 2004 la CFB ha disposto una revisione straordinaria, nominando la società di revisione ll._SA quale osservatrice. A seguito di un rapporto preliminare, la CFB ha vietato alla società l'esercizio di tutti i negozi giuridici, dei pagamenti a detrimento dei suoi attivi e l'accettazione di nuovi fondi di clienti e ha nominato l'osservatrice quale incaricata delle inchieste ai sensi dell' (ormai abrogato) art. 23 quater della legge dell'8 novembre 1934 sulle banche (LBCR; RU 1971 817). Sulla base delle emergenze del rapporto stilato dall'incaricata delle inchieste, con decisione del 19 agosto 2004, la CFB ha ritirato a ff._SA l'autorizzazione a esercitare l'attività di commerciante di valori mobiliari e ha dichiarato il suo fallimento a far tempo dal 20 agosto 2004, nominando ll._SA quale sua liquidatrice.\nB.\nIl 29 marzo 2004 un cliente di ff._SA ha inoltrato una denuncia penale in particolare per i titoli di truffa e amministrazione infedele, preludio di una serie di denunce presentate da numerosi altri clienti della società. È stata così avviata una nuova inchiesta penale che ha condotto sul banco degli imputati, tra gli altri, D._.\nC.\nCon sentenza del 14 dicembre 2012 la Corte delle assise criminali ha riconosciuto D._ autore colpevole di truffa aggravata siccome commessa per mestiere, nonché di ripetuta falsità in documenti, prosciogliendolo dall'accusa di appropriazione indebita. D._ è stato condannato alla pena detentiva di 3 anni e 6 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, e al pagamento in favore dello Stato di un risarcimento equivalente di 1 milione di franchi. È stato inoltre condannato al pagamento, in solido con altri imputati, di vari importi ai numerosi accusatori privati. La Corte delle assise criminali ha inoltre confiscato [recte: mantenuto il sequestro conservativo di] valori patrimoniali di pertinenza del condannato, dissequestrando il suo avere di libero passaggio. Ha infine devoluto il risarcimento compensatorio in favore degli accusatori privati i cui crediti sono stati riconosciuti.\nD.\nAdita dal condannato, con sentenza del 18 agosto 2014, rettificata in data 29 settembre 2014, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ne ha parzialmente accolto l'appello. Pur confermando la condanna, ha ridotto la pena detentiva a 3 anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto, sospendendone parzialmente l'esecuzione in ragione di 30 mesi con un periodo di prova di 2 anni e fissando a 6 mesi la pena da espiare.\nE.\nD._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando l'annullamento della sentenza dell'ultima autorità cantonale e il rinvio dell'incarto alla CARP per nuovo giudizio. Chiede inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"5f2bf6b7-e39b-4b6a-8af4-1f0b6162423b","text":"Fatti:\nA.\nIl 19 febbraio 2021 B._ ha presentato al Ministero pubblico del Cantone Ticino una denuncia penale nei confronti di A._ e di C._ per i titoli di appropriazione indebita e di amministrazione infedele. Il Procuratore pubblico (PP) ha aperto l'istruzione e, il 25 febbraio 2021, ha emanato un ordine di perquisizione e di sequestro volto all'identificazione, alla ricerca e al sequestro della documentazione concernente le relazioni bancarie della denunciante e dei denunciati.\nB.\nIl 31 marzo 2021 A._ ha impugnato l'ordine di perquisizione e di sequestro con un reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP).\nC.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, in pendenza del reclamo, con decisione del 10 agosto 2021 il PP ha decretato l'abbandono del procedimento penale nei confronti di entrambi gli imputati. Egli ha contestualmente posto le spese procedurali a carico dello Stato del Cantone Ticino e non ha accordato un'indennità ai sensi dell' agli imputati, che non avevano formulato pretese d'indennizzo.\nD.\nIl 25 agosto 2021 il PP ha trasmesso per conoscenza alla CRP una copia del decreto di abbandono. Con decisione del 31 agosto 2021 la Corte cantonale, preso atto che il decreto di abbandono non era stato impugnato, ha stralciato dai ruoli il reclamo contro l'ordine di perquisizione e di sequestro del 25 febbraio 2021, siccome era divenuto privo di oggetto. La CRP ha rinunciato a prelevare una tassa di giustizia e le spese procedurali ed ha riconosciuto a A._ un importo di fr. 500.-- a titolo di ripetibili, a carico dello Stato del Cantone Ticino.\nE.\nAvverso la decisione di stralcio, il PP Daniele Galliano presenta un ricorso in materia penale del 10 settembre 2021 al Tribunale federale, chiedendo in via principale che A._ sia condannato al pagamento di una tassa di giustizia e delle spese e che non gli siano riconosciute ripetibili per la procedura di reclamo. In via subordinata, chiede che la decisione impugnata sia annullata e gli atti rinviati alla Corte cantonale per statuire nuovamente sulle spese procedurali e le ripetibili di quella sede. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"b7ad195e-0d2d-4378-bae0-07da4c63dccb","text":"Fatti:\nA.\nL'avv. A._ aveva in sublocazione i locali nei quali ha sede il suo ufficio legale, siti a Lugano. Sublocatrice dei locali è B._. Con istanza 27 novembre 2014, a garanzie di pigioni scadute per un totale di fr. 12'000.-- quest'ultima ha chiesto l'erezione dell'inventario degli oggetti vincolati da diritto di ritenzione presenti nell'ufficio. L'Ufficio di esecuzione di Lugano ha allestito l'inventario in data 3 dicembre 2014, nel medesimo giorno in cui è stato eseguito lo sfratto dell'avv. A._; i mobili sono stati lasciati in custodia della subolocatrice, la quale li ha depositati presso un'impresa di traslochi.\nB.\nCon la qui impugnata pronuncia 14 aprile 2015, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha parzialmente accolto il ricorso 2 gennaio 2015 formulato dall'avv. A._, escludendo dall'inventario i beni a lei indispensabili per l'esercizio della professione di avvocato e quelli suscettibili di produrre un ricavo irrisorio al momento della loro realizzazione.\nC.\nCon ricorso in materia civile 3 maggio 2015, l'avv. A._ (qui di seguito: ricorrente) chiede che sia accertata la nullità della sentenza 14 aprile 2015, rispettivamente che la stessa sia annullata.\nCon decreto presidenziale 7 maggio 2015, confermato con decreto presidenziale 21 maggio 2015 su domanda di riconsiderazione, è stata negata la concessione dell'effetto sospensivo al gravame. Con scritto 22 giugno 2015 la ricorrente formula istanza di ricusa nei confronti del Presidente della II Corte di diritto civile del Tribunale federale Giudice federale von Werdt, nonché istanza di concessione del gratuito patrocinio.\nNon sono state richieste determinazioni nel merito."} -{"id":"01de8ca5-6d21-4037-b5d1-0363f53bf573","text":"Fatti:\nA.\nIl 2 ottobre 2019 A._ ha impugnato dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo la risoluzione governativa del 4 settembre 2019 che confermava la decisione 23 agosto 2018 con cui la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni le aveva negato il rilascio di un permesso per frontalieri G UE\/AELS.\nIl 3 ottobre successivo A._ è stata invitata a versare, entro il 21 ottobre 2019, un anticipo a garanzia delle spese processuali presunte, con l'avvertenza che, in caso di mancato pagamento entro il termine assegnato, il suo gravame sarebbe stato dichiarato irricevibile (art. 47 cpv. 3 LPAmm; RL\/TI 165.100). Constatato che la somma chiesta era stata ricevuta con valuta 24 ottobre 2019, il Giudice delegato della Corte cantonale l'ha quindi invitata a provare che il versamento era comunque stato effettuato tempestivamente. Il 28 ottobre 2019 l'interessata ha dichiarato che il versamento era stato eseguito suo malgrado il 24 ottobre 2019.\nCon sentenza del 4 novembre 2019 il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo ha, in applicazione dei combinati artt. 13 cpv. 5 e 47 LPAmm, dichiarato il gravame irricevibile, vista la tardività del pagamento.\nB.\nCon ricorso spedito il 3 dicembre 2019 A._ ha chiesto al Tribunale federale di annullare la sentenza cantonale. Sebbene ammette che l'anticipo in questione sia stato accreditato sul conto della Corte cantonale solo il 24 ottobre 2019, ella rileva tuttavia che l'ordine di pagamento alla banca è stato dato il 18 ottobre 2019, quindi nel pieno rispetto del termine perentorio fissato per il 21 ottobre 2019, come già segnalato alla Corte cantonale.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"7d565535-1e97-42b8-8305-f21feb915202","text":"Fatti:\nA.\nA._, nata nel 1967, è al beneficio di prestazioni complementari sulla base di una rendita d'invalidità e di un assegno per grandi invalidi dell'AI di grado medio pari a fr. 14'040.- nel 2013. Con decisione del 16 dicembre 2013, confermata su opposizione con decisione del 27 marzo 2014, la Cassa cantonale di compensazione ha fissato le prestazioni complementari a fr. 336.- mensili con effetto dal 1° gennaio 2014. Contrariamente agli anni precedenti, nel calcolo della prestazione annuale non venivano conteggiate le spese di malattia e d'invalidità che nel 2013 erano ammontate a fr. 13'032.-. A mente della Cassa cantonale di compensazione, queste spese erano coperte dall'assegno per grandi invalidi di grado medio percepito dall'assicurata e non potevano pertanto essere rimborsate.\nB.\nAdito su ricorso dell'interessata, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, mediante giudizio del 25 giugno 2015, lo ha accolto e, annullata la decisione su opposizione, ha rinviato la causa alla Cassa cantonale di compensazione affinché emani una nuova decisione che tenga integralmente conto delle spese per le cure e l'assistenza nel calcolo delle prestazioni complementari.\nC.\nIl 25 agosto 2015 la Cassa cantonale di compensazione ha inoltrato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede di annullare il giudizio del 25 giugno 2015 e di confermare la decisione su opposizione del 27 marzo 2014 della Cassa cantonale di compensazione.\nInvitata a rispondere al ricorso, l'assicurata propone di respingerlo e di essere posta al beneficio del gratuito patrocinio, mentre il Tribunale cantonale e l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali hanno rinunciato a prendere posizione."} -{"id":"777f007c-158f-4864-bd97-fb12c6ff7c2c","text":"Fatti:\nA.\nII 28 agosto 2015, in seguito all'annullamento di precedenti atti di accusa del 2014, ritornati al magistrato inquirente dal giudice Marco Villa per completazione, il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha promosso I'accusa dinanzi alla Corte delle assise criminali nei confronti dell'avvocata A._ per i reati di ripetuta appropriazione indebita, ripetuta sottrazione di cose requisite o sequestrate, ripetuta amministrazione infedele, (tentata) estorsione, (tentata) coazione, ripetute soppressioni di documenti, ripetuta diffamazione, ingiuria e ripetuta violazione del segreto professionale. L'inizio del dibattimento, fissato per il 9 agosto 2016, poi andato contumaciale, è stato fissato per i giorni 3-5 e 10-11 ottobre 2016 (incarto n. 72.2015.133).\nB.\nCon decreto del 17 marzo 2016 il Presidente della Corte Marco Villa ha respinto un'istanza di A._ tendente all'accertamento della nullità del nuovo atto di accusa. Mediante istanza del 22 marzo 2016 l'interessata ha poi chiesto la ricusazione del Presidente e, con un'ulteriore domanda del 30 aprile 2016, di Renata Loss Campana e Brenno Martignoni Polti, giudici a latere della Corte delle assise criminali (Tribunale penale cantonale).\nC.\nLa Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), con giudizio del 23 giugno 2016 (incarto n. 60.2016.90\/140), ha respinto, in quanto tempestive, le istanze di ricusazione.\nD.\nAvverso questa decisione, e un'altra di stessa data relativa a un'istanza di dissequestro, A._ presenta, con un unico allegato, un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo nel senso di sospendere il procedimento penale pendente nella sede cantonale fissato dal 3 all'11 ottobre 2016, di accogliere le domande di ricusa e di accertare la nullità, rispettivamente di annullare le citate decisioni della CRP.\nNon sono state chieste osservazioni ai ricorsi."} -{"id":"24790407-6ae4-4071-a2f7-2b823cdfb86d","text":"Fatti:\nA.\nNell'ottobre 2016 F._, cittadina onduregna e i suoi tre figli G._, accompagnato dai propri figli D._ e E._, A._ nonché B._ con il figlio C._, sono entrati in Svizzera come turisti e si sono poi installati con H._, cittadino svizzero, loro compagno rispettivamente padre e nonno, il quale era rientrato dall'Honduras nel settembre 2013 e da allora viveva in Ticino. Il 1° dicembre successivo tutti e sette hanno chiesto il rilascio di permessi di dimora.\nB.\nCon sentenza del 7 ottobre 2020 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha parzialmente accolto il ricorso esperito da F._ e, in riforma della risoluzione del 14 novembre 2018 del Consiglio di Stato, ha annullato la decisione emessa il 15 maggio 2017 della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni che le negava il rilascio di un permesso di dimora. Constatato che la domanda di ricongiungimento familiare oltre ad essere tempestiva (; RS 142.20) non appariva abusiva, la Corte cantonale ha osservato che l'interessata si era sposata il 22 dicembre 2017 con H._ e che, contrariamente a quanto ritenuto dall'autorità di prime cure, gli interessati disponevano di mezzi finanziari sufficienti per provvedere al loro sostentamento. Non vi era quindi il rischio che dipendessero dall'aiuto sociale.\nPer quanto concerne i figli rispettivamente i nipoti di H._ e di F._, il Tribunale cantonale amministrativo, in conferma delle precedenti decisioni cantonali, ha osservato in primo luogo che G._, A._ e B._ non potevano prevalersi né dell' né dell'art. 8 CEDU (RS 0.101) per ricongiungersi con i genitori poiché erano maggiorenni e non dipendevano da loro. Alla norma convenzionale non potevano neanche appellarsi i nipoti, potendosi affidare ai loro rispettivi padri. Osservato in seguito che non esisteva alcun trattato tra la Svizzera e l'Honduras da cui dedurre un diritto al rilascio di permessi di dimora, la Corte cantonale ha constatato che le esigenze poste dall' combinato con l' (RS 142.201) per ottenere dei permessi di dimora per casi particolarmente gravi non erano adempiute nella fattispecie. Come non erano nemmeno date le condizioni poste dai combinati , 51 cpv. 2 LCit (RS 141.0) e 11 cpv. 1 OCit (141.01), in virtù dei quali, quando (come in concreto) l' è inapplicabile, i figli stranieri di un cittadino svizzero possono vedersi rilasciare un permesso di dimora se vi è, tra l'altro, la possibilità di una naturalizzazione agevolata (domanda che però questi non avevano mai inoltrato). Oltre a ciò ha giudicato che un rientro degli interessati in Honduras era possibile ed esigibile e che né l'art. 3 CEDU né la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (CDF; RS 0.107), in quanto applicabili, erano stati violati. Per finire ha rammentato che incombeva alle autorità di esecuzione controllare nuovamente l'esigibilità e l'ammissibilità del rientro in patria al momento dell'allontanamento degli interessati così come di procurare loro, se dovuto, il trattamento e l'accompagnamento necessari per assicurare un rinvio conforme agli obblighi internazionali (art. 83 cpv. 1, 3 e 4 LStrI) rispettivamente che spettava all'autorità cantonale di polizia degli stranieri, non agli insorgenti, chiedere al SEM di ordinare una loro eventuale ammissione provvisoria se era impossibile procedere al loro allontanamento ().\nC.\nL'11 novembre 2020 A._, (ricorrente 1) B._ (ricorrente 2) e il figlio C._ (ricorrente 3) nonché D._ (ricorrente 4) e E._ (ricorrente 5) hanno presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso (in materia) di diritto pubblico con cui, appellandosi all' combinato con l' nonché all'art. 8 CEDU, chiedono che la sentenza cantonale sia annullata e che vengano rilasciati loro i permessi di dimora richiesti. Domandano in seguito che sia conferito l'effetto sospensivo al loro gravame e di essere dispensati dal dovere versare un anticipo delle spese.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"0bd2bbee-c212-41d8-8071-3ae4c0d45e5b","text":"Fatti:\nA.\nIl 27 agosto 2018 il Ministero pubblico federale brasiliano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B._, A._ e altri per i reati di corruzione attiva, riciclaggio e organizzazione criminale. Il procedimento si inserisce in una vasta inchiesta nel contesto della quale sarebbe emersa l'esistenza di un'associazione criminale dedita alla corruzione nel quadro dell'aggiudicazione di appalti pubblici da parte di una società parastatale brasiliana. L'autorità estera ha quindi chiesto il sequestro di relazioni bancarie intestate a determinate società, in parte riconducibili agli indagati.\nB.\nIl 21 settembre 2018 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato il blocco di conti intestati ad alcune società. Con decisioni di chiusura distinte del 26 giugno 2019, ha poi ordinato il mantenimento dei sequestri e la trasmissione alle autorità brasiliane della documentazione bancaria dei relativi conti. Adita dagli interessati, con sentenza del 12 dicembre 2019 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._, B._, C._Inc., D._Inc., E._Inc., F._SA, G._SA, H._Corp., I._SA, J._Inc., K._Corporation e L._Corporation presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono di annullarla e di rinviare la causa alla CRP per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1a08fe9d-a7cc-45bf-8562-3c7d9d4a17ba","text":""} -{"id":"40df72dc-a30e-49d9-bc96-312585917f08","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 ottobre 2018 hanno avuto luogo, con il sistema del voto proporzionale, le elezioni per il quadriennio 2019-2022 per il rinnovo del Municipio di Roveredo (5 mandati). Contro i risultati consolidati pubblicati dall'Ufficio elettorale, Guido Schenini era insorto al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni. Accertato che il risultato molto serrato dell'elezione (0,18 %) ammontava a meno dello 0,3 %, ciò che secondo la normativa cantonale imponeva un secondo conteggio d'ufficio, con sentenza del 27 novembre 2018 (V 18 8) la Corte cantonale ha accolto il ricorso e invitato il Comune a indire un riconteggio, da eseguirsi ad opera di un nuovo Ufficio elettorale composto di membri imparziali.\nB.\nIl secondo scrutinio ha avuto luogo l'11 dicembre 2018. L'Ufficio elettorale ha confermato il numero di 809 votanti su 1'609 aventi diritto di voto, considerato nulle 65 schede e rilevato 29 schede bianche. La congiunzione tra il Partito liberale democratico (PLD) e la lista RORÉ ETICA ha ottenuto 1'404 suffragi, mentre il Gruppo RORÉ VIVA 1'401. Eletti erano quindi i due candidati del PLD (tra cui Ivano Boldini), la candidata della lista RORÉ ETICA e i primi due candidati del Gruppo RORÉ VIVA.\nC.\nAvverso questi risultati Guido Schenini, candidato del Gruppo RORÉ VIVA e primo dei non eletti, nonché i firmatari di tale Gruppo, segnatamente Daniele Togni, Renzo Rigotti, Cinzia Fibbioli Rigotti e Martina Schenini, sono insorti dinanzi al Tribunale amministrativo. Con giudizio del 2 luglio 2019 la Corte cantonale ha accolto il gravame e riformato i risultati del riconteggio, attribuendo tre invece di due seggi al gruppo RORÉ VIVA e due seggi anziché tre alla congiunzione di lista PLD e RORÉ ETICA, segnatamente Juri Ponzio (PLD), Alessandro Manzoni, Andrea Pellandini e Guido Schenini (Gruppo RORÉ VIVA) nonché Silva Ponzio (GRUPPO RORÉ ETICA).\nD.\nIvano Boldini e la Sezione Liberale Democratica di Roveredo impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono, in via principale, di annullarla e di confermare la proclamazione dei risultati dell'Ufficio elettorale, in via subordinata di riformarla nel senso di confermare detta proclamazione, in via ancor più subordinata di rinviare la causa alla Corte cantonale per nuovo giudizio; non postulano l'annullamento dell'elezione litigiosa.\nNelle osservazioni il Tribunale amministrativo, rinviando alla sentenza impugnata, propone di respingere il ricorso in quanto ammissibile. Il Comune non ha presentato osservazioni. Gli opponenti, dopo aver richiesto una proroga, con risposta del 4 ottobre 2019 postulano di dichiarare inammissibile il gravame in caso di frode elettorale perché non è stato chiesto l'annullamento dell'elezione in esame, subordinatamente di respingerlo in quanto ammissibile. Proceduralmente chiedono di sospendere la procedura fino all'esito della denuncia penale presentata da Guido Schenini, Sindaco di Roveredo, alla Procura pubblica dei Grigioni."} -{"id":"0b03753a-30a2-4efb-b942-bf96b531e584","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 20 giugno 2013 la Corte delle assise correzionali di Lugano ha riconosciuto A._ autore colpevole di infrazione alla legge federale sugli stupefacenti. Gli ha rimproverato di avere, senza essere autorizzato, nel periodo da maggio 2007 al 20 settembre 2012, coltivato, prodotto e detenuto 957 piante di canapa, 1'070 talee, 8'554 grammi di canapa, 3'785 grammi di marijuana, 4'640 grammi di resti di canapa, 194 semi di canapa (154 secondo la Corte di appello e di revisione penale [CARP]) e 16 grammi di hashish. L'imputato è stato condannato alla pena detentiva di undici mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni e al pagamento delle tasse e delle spese giudiziarie. La Corte delle assise correzionali ha inoltre ordinato la confisca del materiale sequestrato e la distruzione della sostanza stupefacente.\nB.\nCon sentenza del 10 settembre 2014 la CARP ha parzialmente accolto l'appello dell'imputato contro il giudizio di primo grado. Ha confermato le imputazioni oggetto di condanna, riducendo tuttavia la pena detentiva a sette mesi, sempre sospesi condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, accollandogli la tassa di giudizio.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di essere prosciolto da ogni imputazione. In via subordinata, chiede l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio degli atti alla precedente istanza per una nuova decisione. Il ricorrente fa valere la violazione della LStup (RS 812.121) e la violazione degli art. 314 cpv. 1 lett. b e 329 cpv. 1 e 2 CPP.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"f4379fb9-ff02-4413-a13f-8e822053e1f2","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con contratto 19 aprile 2013 la B._ SA ha locato alla A._ Sagl dal 1° ottobre 2013 alcuni spazi all'interno di un capannone, con annessa superficie esterna, per una durata decennale e una pigione annua di fr. 41'125.--. Poiché l'attività (garage e carrozzeria) svolta dalla conduttrice è diversa da quella (verniciatura) esercitata in precedenza nel capannone, il contratto prevede un elenco di lavori necessari al cambiamento d'uso a carico della A._ Sagl.\nA.b. Dopo alcuni mesi sono sorte divergenze fra le parti, sfociate in richieste di adempimenti contrattuali. Con istanza datata 28 gennaio 2014 la A._ Sagl ha adito il competente Ufficio di conciliazione in materia di locazione, chiedendo segnatamente che venisse ordinato alla locatrice di eseguire determinati lavori di predisposizione degli spazi.\nA.c. Il 4 febbraio 2014 la locatrice ha inviato alla conduttrice una prima disdetta straordinaria per il 31 marzo 2014, che è stata contestata giudizialmente.\nA.d. Il 12 gennaio 2015 la locatrice ha diffidato la conduttrice a versare entro 30 giorni il saldo di fr. 18'506.25 dei corrispettivi scoperti (somma pari alle pigioni dei mesi da settembre 2014 a gennaio 2015), pena la rescissione del contratto per mora. La A._ Sagl ha contestato il credito, ribadendo le lamentele concernenti i difetti dell'ente locato e ha dichiarato di compensare eventuali canoni di locazione scoperti con il credito da lei vantato per le pigioni indebitamente versate dal 1° ottobre 2013 e la pretesa di risarcimento del danno subito per non aver potuto iniziare la sua attività. Il 3 marzo 2015 la locatrice ha disdetto per mora il contratto. La conduttrice ha chiesto, con petizione 22 maggio 2015, al Pretore del distretto di Lugano di annullare anche questa disdetta.\nB.\nCon istanza 15 giugno 2015 la B._ SA ha domandato al predetto Pretore di ordinare l'espulsione della A._ Sagl dalla superficie commerciale locata. Il Pretore ha accolto l'istanza con sentenza 28 ottobre 2015. Egli ha indicato che non essendosi avvalsa degli art. 107-109 CO al momento della consegna, la conduttrice doveva corrispondere le pigioni, pagandole o depositandole giusta l'.\nC.\nLa II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui era ammissibile, l'appello della A._ Sagl e ha confermato la decisione di primo grado. Essa ha dapprima rilevato la carente motivazione dell'appello per poi aggiungere che il Pretore ha correttamente ritenuto che il contratto aveva \"preso avvio\" il 1° ottobre 2013, data a partire dalla quale la conduttrice ha segnatamente cominciato a regolarmente versare per tre mesi la pigione, senza invocare una mancata consegna dell'ente locato. La Corte cantonale ha quindi considerato l'interruzione del versamento delle pigioni illegittima e giustificata la domanda di espulsione.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 16 settembre 2016 la A._ Sagl postula, previa concessione dell'effetto sospensivo al ricorso, la riforma della sentenza impugnata nel senso che l'istanza di espulsione sia respinta. La ricorrente contesta di non aver sufficientemente motivato il suo appello e afferma, in estrema sintesi, che non era sorto alcun obbligo di pagare le pigioni a causa della mancata consegna dell'ente locato.\nLa B._ SA propone con osservazioni 7 ottobre 2016 la reiezione della domanda di conferimento dell'effetto sospensivo."} -{"id":"04e457f3-ec72-4cbe-8a05-ae919d8d8e5a","text":"Fatti:\nA.\nCon decreto di accusa dell'8 giugno 2011, confermato il 21 giugno seguente, il Procuratore pubblico (PP) ha ritenuto A._ autore colpevole di lesioni semplici, per avere, il 16 aprile 2011, strattonato e colpito al volto con due schiaffi sua sorella, cagionandole le lesioni attestate da diversi certificati medici.\nB.\nIn seguito all'opposizione sollevata dall'interessato, con decisione del 16 gennaio 2013, il Presidente della Pretura penale ha confermato l'imputazione del decreto di accusa, condannando l'imputato alla pena pecuniaria di quindici aliquote giornaliere di fr. 30.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, e alla multa di fr. 300.--.\nC.\nContro la sentenza pretorile, A._ ha presentato un appello alla Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) che, esperito il dibattimento il 6 maggio 2013, lo ha respinto con sentenza del 16 luglio 2013 (incarto n. 17.2013.16) intimata alle parti il 9 agosto 2013.\nD.\nA._ impugna la sentenza della CARP con un ricorso in materia penale del 18 settembre 2013 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Domanda inoltre di ritornare gli atti alla Corte cantonale composta da nuovi giudici per una nuova decisione. Il ricorrente postula pure di essere esonerato dal pagamento delle spese processuali e di riconoscergli un risarcimento per i costi sostenuti per l'intera procedura. Egli aveva peraltro introdotto il 3 settembre 2013 alla CARP uno scritto, da questa interpretato quale ricorso contro la sentenza del 16 luglio 2013 e quindi trasmesso il 9 settembre 2013 al Tribunale federale.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso."} -{"id":"29e2f046-362f-4b8c-b487-88d490fa786c","text":""} -{"id":"108a040b-09b5-4737-a644-29246459d803","text":"Fatti:\nA. In data 14 novembre 2007 S._, nata nel 1967, di professione parrucchiera, è rimasta vittima di un tamponamento a catena mentre sostava ad un semaforo, subendo un trauma distorsivo del rachide cervicale con spondilosi C5-C6 e rettilineizzazione della colonna. Al momento dell'infortunio l'interessata, che svolgeva attività lavorativa presso la A._, era assicurata d'obbligo contro gli infortuni presso l'Assicurazione Helsana Infortuni SA, la quale ha assunto il caso e corrisposto prestazioni di corta durata.\nIn data 27 novembre 2007 l'assicurata ha ripreso a svolgere attività lavorativa al 50%, dal 21 dicembre 2007 al 1° gennaio 2008 ha lavorato al 25% ed in seguito di nuovo al 50%.\nDopo aver sottoposto l'interessata all'esame specialistico del dott. B._, neurologo, con decisione del 28 luglio 2008, confermata in data 9 giugno 2009 anche in seguito all'opposizione presentata dall'assicurata, l'assicuratore infortuni ha decretato la soppressione del diritto a prestazioni assicurative di corta durata per carenza di nesso di causalità naturale con effetto dalla (prima) decisione amministrativa e dichiarato l'assicurata abile al lavoro al 100% dalla medesima data. L'assicurazione ha inoltre negato l'insorgenza del quadro clinico caratterizzante il trauma distorsivo del rachide cervicale, così come l'esistenza di un nesso di casualità adeguato con i disturbi psichici diagnosticati dal dott. F._.\nB. S._ si è aggravata al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni, chiedendo l'annullamento della decisione su opposizione impugnata, con conseguente assegnazione delle prestazioni di legge alla luce della perizia specialistica da esperire pendente causa.\nPer pronuncia del 3 novembre 2009 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto il gravame, senza procedere all'allestimento di una perizia, poiché da un lato i disturbi ancora lamentati dall'assicurata non erano (più) riconducibili all'infortunio, rispettivamente ulteriori cure non avrebbero prodotto alcun miglioramento, mentre i disturbi psichici non si trovavano in nesso di causalità adeguata con l'incidente.\nC. Assistita dall'avv. Marco Cereghetti, l'assicurata interpone ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo da un lato (in via principale) l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio dell'incarto al Tribunale cantonale amministrativo (o all'assicuratore LAINF) per complemento istruttorio e nuova pronuncia\/decisione. Dall'altro, in ogni caso, postula l'annullamento del giudizio impugnato con assegnazione delle prestazioni LAINF e, meglio, delle indennità giornaliere e delle spese di cura anche dopo il 28 luglio 2008, non essendo il caso ancora stabilizzato. Nell'ipotesi in cui questa Corte ritenesse il caso stabilizzato, la ricorrente chiede che gli atti siano ritornati all'Helsana, alfine di determinare le prestazioni di lunga durata tramite una nuova decisione. Dei motivi si dirà, se necessario, nei considerandi.\nChiamati a pronunciarsi sul ricorso, la Helsana Infortuni SA ne propone la reiezione, mentre l'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"581d86d4-8a66-4857-abf2-774ff23108aa","text":""} -{"id":"0f4291af-67f1-4888-875b-38446fb17498","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.a S._, nato il 15 settembre 1939, ha lavorato alle dipendenze della T._ SA. Ai fini previdenziali è stato dapprima assicurato presso la Fondazione di previdenza a favore del personale della T._ (dal 1985 al 31 dicembre 1989), in seguito presso la Fondazione collettiva LPP della U._ (dal 1° gennaio 1990) e presso la Fondazione collettiva LPP della Rentenanstalt (dal 1° ottobre 2000), quest'ultima a sua volta gestita dalla Società svizzera di Assicurazioni generali sulla vita dell'uomo Rentenanstalt\/Swiss Life.\nIn seguito a due infortuni occorsigli nel 1989 e 1990, l'interessato è stato posto al beneficio di una rendita (complementare) di invalidità dell'assicurazione infortuni del 35% (per un importo di fr. 1'433.- mensili) dal 1° aprile 1993, del 70% (per un importo pari a fr. 2'574.- mensili) dal 1° aprile 1998, e del 100% (per un importo che è stato portato a fr. 3'248.- mensili dal 1° gennaio 2003) a partire dal 1° aprile 2002.\nDal canto suo, l'assicurazione per l'invalidità (AI) lo ha riconosciuto invalido nella misura del 40% dal 1° settembre 1995, del 50% dal 1° maggio 1996 e del 100% dal 1° luglio 1996, erogandogli le relative rendite. A partire dal 1° gennaio 2004 S._ è pure stato posto al beneficio di un assegno per grandi invalidi di grado esiguo di fr. 422.- mensili.\nA sua volta, la Fondazione collettiva LPP della Rentenanstalt gli ha riconosciuto una rendita intera di invalidità secondo le disposizioni minime della LPP con effetto dal 1° aprile 1998 e per un importo che, al 1° gennaio 2003, risultava di fr. 8'017.- annui. Oltre a ciò ha pure versato prestazioni arretrate per il periodo 1° luglio 1996 - 30 novembre 1997.\nA.b Al compimento del 65esimo anno di età, l'istituto assicuratore ha comunicato che dal 1° ottobre 2004 l'assicurato avrebbe maturato il diritto a una rendita di vecchiaia della previdenza professionale di fr. 15'657.- annui. Per una questione di sovraindennizzo, la prestazione non poteva tuttavia essergli versata, bensì doveva essere accreditata sul conto patrimoniale della Fondazione.\nA.b Al compimento del 65esimo anno di età, l'istituto assicuratore ha comunicato che dal 1° ottobre 2004 l'assicurato avrebbe maturato il diritto a una rendita di vecchiaia della previdenza professionale di fr. 15'657.- annui. Per una questione di sovraindennizzo, la prestazione non poteva tuttavia essergli versata, bensì doveva essere accreditata sul conto patrimoniale della Fondazione.\nB. Con petizione del 13 marzo 2005 S._, rappresentato dalla Società di soccorso senza confine, ha chiesto al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino di condannare la Fondazione collettiva LPP della Rentenanstalt al versamento della rendita di vecchiaia.\nCon giudizio del 10 ottobre 2005 la Corte cantonale ha parzialmente accolto l'azione condannando la convenuta a versare, con effetto dal 1° ottobre 2004, ma limitatamente alla parte relativa alla previdenza obbligatoria, la rendita di vecchiaia. A mente del Tribunale di prima istanza, poiché la rendita di invalidità era stata trasformata in rendita di vecchiaia al momento del raggiungimento dell'età del pensionamento, essa - per la parte della previdenza obbligatoria - non soggiaceva a riduzione.\nCon giudizio del 10 ottobre 2005 la Corte cantonale ha parzialmente accolto l'azione condannando la convenuta a versare, con effetto dal 1° ottobre 2004, ma limitatamente alla parte relativa alla previdenza obbligatoria, la rendita di vecchiaia. A mente del Tribunale di prima istanza, poiché la rendita di invalidità era stata trasformata in rendita di vecchiaia al momento del raggiungimento dell'età del pensionamento, essa - per la parte della previdenza obbligatoria - non soggiaceva a riduzione.\nC. La Fondazione ha interposto ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) al quale, protestate spese e ripetibili, chiede l'annullamento del giudizio cantonale nella misura in cui ha escluso - per la parte obbligatoria - la riduzione, per sovraindennizzo, della rendita di vecchiaia. In via subordinata chiede il rinvio degli atti alla precedente istanza per (nuovo) esame del conteggio di sovrassicurazione e nuovo giudizio. Delle motivazioni si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nChiamato a pronunciarsi sul gravame, S._, rappresentato dall'avv. Patrizia Casoni Delcò, ne ha proposto la reiezione, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"2fae0514-4de1-4628-91bd-aeb9bc36a41b","text":"Fatti:\nA.\nLa B._Sagl è una società a garanzia limitata che persegue essenzialmente lo scopo di produrre, lavorare e vendere erbe e prodotti biologici. Suo socio e gerente è A._. La società è proprietaria del fondo part. yyy di X._, nella frazione di W._, situato nella zona villaggio per 1'910 m2, in quella per costruzioni accessorie per 443 m2e nell'altro territorio comunale, al di fuori della zona edificabile, per 1'429 m2. La particella è inoltre parzialmente gravata dalla zona di pericolo 2. Il 10 ottobre 2012 l'Autorità edilizia del Comune di X._ ha rilasciato alla proprietaria la licenza edilizia per la costruzione di un nuovo impianto di produzione. Il progetto prevedeva pure la costruzione di un muro di protezione dalle inondazioni situato in gran parte nel settore inedificabile della particella.\nB.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, in particolare dopo che l'Autorità edilizia nel settembre del 2013 ha decretato l'immediata sospensione dei lavori di costruzione, siccome aveva tra l'altro constatato che sulla parte del fondo situata nel comparto dell'altro territorio comunale si stava edificando un muro di cinta mai approvato, la proprietaria ha presentato il 10 ottobre 2013 una domanda di costruzione retroattiva per la realizzazione di muri di cinta e la formazione di un nuovo terrapieno sul confine tra i fondi part. zzz e yyy. La domanda faceva seguito a una precedente del 19 settembre 2013, che chiedeva di potere modificare, rispetto al progetto approvato il 10 ottobre 2012, il posizionamento del muro di protezione dalle inondazioni.\nC.\nCon decisione del 26 maggio 2015, comunicata il 29 luglio 2015, il Consiglio comunale di X._, quale Autorità edilizia, ha respinto la domanda di costruzione a posteriori. Ha nondimeno deciso di tollerare le opere realizzate ed ha contestualmente inflitto a A._, quale committente responsabile, una multa di fr. 10'000.-- per gli abusi perpetrati e l'inosservanza dei piani di costruzione approvati il 10 ottobre 2012.\nD.\nCon sentenza dell'8 giugno 2016 il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ha respinto un ricorso di A._ contro la decisione comunale. La Corte cantonale ha confermato sia il diniego di un'autorizzazione eccezionale giusta l'art. 24 LPT, negando in particolare il presupposto dell'ubicazione vincolata, sia l'ammontare della multa.\nE.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di riformarla nel senso di fissare l'importo della multa tra fr. 200.-- e fr. 800.--. In via subordinata, chiede che il giudizio impugnato sia annullato e la causa rinviata alla Corte cantonale per una nuova decisione. Il ricorrente fa valere l'applicazione arbitraria del diritto cantonale e di quello federale.\nF.\nLa Corte cantonale e il Comune di X._ chiedono la reiezione del gravame nella misura della sua ammissibilità.\nCon decreto presidenziale del 25 agosto 2016 è stato conferito effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"1b533769-eb70-4049-8679-458caad67619","text":"Fatti:\nA.\nA.A._, cittadina marocchina nata nel 1985, è giunta in Svizzera dall'Italia nel 2013 per sposarsi con il connazionale B.A._, titolare di un permesso di domicilio. Celebrate le nozze, ha ottenuto un permesso di dimora per vivere nel nostro Paese con il marito.\nOltre alla figlia avuta nell'ottobre 2013 con il coniuge, A.A._ ha un'altra figlia, C.A._, nata nel 2004.\nB.\nIl 2 febbraio 2016, C.A._ ha chiesto alla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino l'autorizzazione ad entrare in Svizzera e di essere posta al beneficio di un permesso di dimora per vivere con la madre.\nNel contempo, C.A._ ha cominciato a seguire la prima media in un istituto scolastico di X._ (TI).\nC.\nIl 26 aprile 2016, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha respinto l'istanza di ricongiungimento familiare, rilevando come i mezzi finanziari a disposizione della famiglia A._ fossero insufficienti, di modo che vi era un rischio di dipendenza dall'aiuto sociale.\nLa decisione della Sezione della popolazione è stata confermata su ricorso di A.A._ sia dal Consiglio di Stato ticinese che dal Tribunale cantonale amministrativo, espressosi in merito con sentenza dell'8 ottobre 2019.\nD.\nIl 5 novembre 2019, A.A._ si è rivolta al Tribunale federale domandando la riforma della sentenza di ultima istanza cantonale e la concessione del permesso richiesto in favore della figlia.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale amministrativo si è riconfermato nel proprio giudizio. Chiedendo il rigetto dell'impugnativa, ad esso ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Governo ticinese si è invece rimesso alle valutazioni di questa Corte."} -{"id":"21ee8553-83d6-455c-bb7d-2a7763e785ed","text":"Fatti:\nA.\nIl 17 marzo 2020 A._, cittadina italiana, ha impugnato dinanzi al Consiglio di Stato del Cantone Ticino la decisione 20 febbraio 2020 con la quale la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni le ha revocato il permesso di domicilio UE\/AELS per motivi di ordine pubblico (decisione inviatale per posta semplice dopo un tentativo infruttuoso di notifica). Con invio raccomandato del 27 aprile 2020 l'interessata è stata invitata a versare, entro un termine di dieci giorni dalla ricezione dell'invio, un anticipo delle spese di fr. 600.--, con l'avvertenza che in assenza di pagamento entro il termine accordato l'allegato ricorsuale sarebbe stato dichiarato inammissibile (art. 11 cpv. 1 LALPS [RL\/TI 143.100]). La lettera raccomandata è stata rispedita al mittente il 6 maggio 2020, non essendo stata ritirata dalla destinataria durante il periodo di giacenza presso l'ufficio postale.\nIl 10 giugno 2020 il Consiglio di Stato ha dichiarato il gravame irricevibile, l'anticipo esatto non essendo stato versato entro il termine fissato.\nB.\nLa decisione d'inammissibilità è stata confermata su ricorso dal Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo il 15 luglio 2020, il quale, dopo avere constatato la liceità del giudizio e l'assenza di formalismo eccessivo, ha rilevato che non entrava in considerazione una restituzione in intero del termine di pagamento (art. 15 LPAmm [RL\/TI 165.100]). L'insorgente, che aveva ammesso di avere trovato l'avviso di ritiro nella sua buca delle lettere, non era stata infatti impedita senza sua colpa di ritirare in tempo utile l'invio concernente la richiesta di anticipo delle spese. Rilevati sul sito internet della posta gli orari di apertura della filiale in questione, il Giudice delegato ha osservato che l'interessata disponeva di un'ampia fascia oraria per andare a cercare l'invio raccomandato. Ha poi aggiunto che, quand'anche a causa dei suoi impegni lavorativi ciò non le fosse stato possibile, le sarebbe allora spettato organizzarsi, ad esempio conferendo una procura ad una terza persona oppure predisponendo, attraverso i servizi offerti online dalla posta, un secondo indirizzo di recapito, ad esempio presso il proprio posto di lavoro. Non avendo fatto nulla, le incombeva assumere le conseguenze del suo comportamento omissivo.\nC.\nL'11 agosto 2020 A._ si è rivolta al Tribunale federale chiedendo che in accoglimento del suo ricorso le sia concessa la possibilità di versare l'anticipo esatto in sede cantonale affinché ella si possa difendere contro la decisione della Sezione della popolazione.\nIl 18 agosto 2020 il Tribunale federale ha informato la ricorrente che il suo gravame non adempiva le esigenze di motivazione poste dall' e l'ha invitata a rimediare alle mancanze riscontrate prima della scadenza del termine per ricorrere ( in relazione con gli art. 46 cpv. 1 lett. b e 48 LTF). Con lettera del 2 settembre 2020 la ricorrente ha chiesto di rinviarle l'originale della sentenza impugnata (che doveva consegnare al suo avvocato per le incombenze della causa) nonché una proroga del termine di ricorso. Il 7 settembre successivo il Tribunale federale le ha mandato il documento chiesto e le ha rammentato che il termine di ricorso, stabilito dalla legge, era improrogabile () ed ha pertanto respinto la sua domanda. La ricorrente non ha dato seguito alla richiesta di emendare il suo gravame.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio.\nD.\nIl 24 settembre 2020 la Sezione della popolazione ha fatto pervenire a questa corte diversi documenti (segnatamente l'istanza volta al rilascio di un permesso di dimora presentata dalla ricorrente) non rilevanti ai fini del giudizio."} -{"id":"18455e1d-90f4-4a13-bb83-68b5d43fc684","text":""} -{"id":"29c5a3b8-dbbb-4e27-b8a4-e7e8f770df3f","text":"Fatti:\nA.\nDopo aver sostenuto senza successo la prova scritta dell'esame di notariato nel... e nel..., A._ l'ha affrontata per la terza volta... La prova consisteva nella redazione a mano degli atti pubblici e delle istanze necessarie a formalizzare un contratto di compravendita immobiliare, attenendosi alla fattispecie ed alle istruzioni esposte nel documento intitolato \"Tema di esame scritto di notariato sessione...\". Il..., la Camera per l'avvocatura e il notariato del Tribunale d'appello ha informato il candidato che la Commissione esaminatrice per il notariato aveva valutato la sua prova scritta \"insufficiente\" e che egli avrebbe potuto ottenere da una delegazione della stessa Commissione un commento del risultato conseguito.\nL'incontro si è svolto il... In quell'occasione il candidato ha altresì ricevuto un documento scritto (\"Valutazione esami scritti di notariato (sessione...) \") contenente un breve commento generale sulla soluzione da lui consegnata, nonché una distinta dei punti ottenuti per ogni operazione importante richiesta al candidato. Alla prova del ricorrente sono stati attribuiti 78 punti su 145; il documento di valutazione precisava che \"l'iscrivibilità a RFD dell'atto pubblico (o degli atti pubblici) è stata considerata condizione indispensabile per una valutazione \"sufficiente\" dell'esame, ottenuta con 90 punti\".\nB.\nIl..., il candidato ha impugnato la decisione resa il... e motivata il... dalla Commissione esaminatri ce davanti alla Commissione di ricorso sulla magistratura. In via principale, ha postulato l'annullamento della decisione di bocciatura dell'esame scritto e la conseguente ammissione alla prova orale. In via subordinata, ha domandato la concessione di un'ulteriore possibilità di ripetere l'esame di capacità.\nCon sentenza del 24 giugno 2015, la Commissione di ricorso sulla magistratura ha tuttavia respinto il gravame.\nC.\nCon ricorso sussidiario in materia costituzionale del 28 agosto 2015, A._ ha allora impugnato quest'ultimo giudizio davanti al Tribunale federale. Formulando censure sia di natura formale, sia di merito, il ricorrente chiede in via principale l'annullamento della decisione di bocciatura e la sua ammissione alla prova orale; in via subordinata, l'annullamento della decisione ed il rinvio degli atti alla Commissione esaminatrice, affinché proceda ad una rivalutazione della prova scritta ai sensi dei considerandi.\nCon risposta tardiva, la Commissione di ricorso sulla magistratura si è riconfermata nelle conclusioni della propria sentenza senza formulare ulteriori osservazioni. La Camera per l'avvocatura e il notariato del Tribunale d'appello non ha presentato osservazioni."} -{"id":"4334c80c-6ed0-4deb-8e5a-26cc35c2fbee","text":"Fatti:\nA.\nIl 16 febbraio 2018 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile, poiché tardivo, il ricorso esperito da A._, rappresentato dal marito della titolare, contro la sentenza 11 ottobre 2017 del Tribunale cantonale amministrativo in materia d'infrazione alla legge sui lavoratori distaccati.\nQuesta Corte ha considerato, in sintesi, che non essendo stata fornita la prova di disfunzioni nel servizio postale, la sentenza cantonale inviata per raccomandata andava considerata ritirata da una persona legittimata a farlo e, quindi, validamente notificata il 20 ottobre 2017. Il termine di ricorso era quindi giunto a scadenza il 20 novembre 2017 (art. 44 cpv. 1 combinato con l') e il ricorso, spedito il 1° febbraio 2018, era quindi manifestamente tardivo e sfuggiva pertanto ad un esame di merito.\nB.\nContro la sentenza del 16 febbraio 2018 del Tribunale federale, A._ ha introdotto il 28 maggio 2018 una domanda di revisione. Richiamati i motivi di revisione previsti dagli art. 121 lett. d e 123 cpv. 2 lett. a LTF, postula che, in accoglimento della sua istanza, la sentenza del Tribunale federale sia annullata e che il suo ricorso del 1° febbraio 2018 venga esaminato nel merito.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"17ffca05-dc78-4aa1-96d3-d110cb89d491","text":""} -{"id":"009c2902-88a0-4644-ac78-5d3704fc3b89","text":""} -{"id":"45378f9e-2194-4566-bc08-4477db377e0b","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 19 luglio 2017 il Presidente della Pretura penale ha dichiarato A._ autore colpevole di guida di un veicolo in stato difettoso, per avere il 16 gennaio 2017 a X._, alla guida di un autofurgone, trasportato un carico non convenientemente assicurato di pannelli di polistirolo espanso, nonché di infrazione alle norme della circolazione, per avere in tali circostanze, circolando nella galleria Vedeggio-Cassarate perso una parte del carico, che ha investito due autovetture sopraggiungenti in senso opposto. L'imputato è stato condannato alla multa di fr. 500.--, sostituita con una pena detentiva di cinque giorni in caso di mancato pagamento e al versamento delle spese giudiziarie.\nB.\nAdita dall'imputato, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ne ha respinto l'appello con sentenza del 26 ottobre 2017, confermando il giudizio di primo grado.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 5 dicembre 2017 al Tribunale federale, chiedendo di essere prosciolto dalle imputazioni contestategli, di porre le spese processuali della sede cantonale a carico dello Stato e di riconoscergli un'indennità per le spese sostenute per la sua difesa e per la partecipazione al dibattimento. Il ricorrente fa valere l'accertamento arbitrario dei fatti, nonché la violazione del principio \"in dubio pro reo\" e del diritto federale.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"3770f524-5311-4cee-8704-661997c19f18","text":""} -{"id":"442dc772-9b46-4786-ba21-fbec9b75181b","text":"Fatti:\nA.\nNel maggio 2010, il cittadino kosovaro A.A._ è entrato in Svizzera dove, il 30 giugno successivo, si è sposato con la cittadina elvetica B.A._.\nA seguito del matrimonio, egli ha ottenuto un permesso di dimora annuale e, a partire dal 30 giugno 2015, un permesso di domicilio.\nB."} -{"id":"f4f2aae4-4153-4732-b23a-59e34bb0712f","text":""} -{"id":"5dee3ecb-12d3-4046-9ed1-c2933aed3599","text":"Fatti:\nA.\nFino al 23 febbraio 2015, la Comunione ereditaria fu D.A._, composta di A.A._, B.A._ e C._, era proprietaria del fondo xxx di X._, attribuito alla zona artigianale-commerciale. Il 28 gennaio 2013 i Consigli comunali di X._ e di Y._ hanno adottato il piano regolatore intercomunale (PRI), interessante anche il citato fondo posto a cavallo dei due comuni, con lo scopo tra l'altro di decongestionare la rete viaria locale. Il piano prevede la realizzazione in due fasi di un nuovo accesso al territorio di X._, ossia la costruzione di una strada di servizio interna (fase 1) e in seguito la realizzazione di una nuova di servizio, che taglia in diagonale il fondo xxx e si congiunge con un'altra via tramite la creazione di una rotonda (fase 2). Anche quest'opera invade parzialmente la proprietà dei ricorrenti, il cui fondo è stato attribuito alla zona industria\/servizi.\nB.\nCon risoluzione 30 aprile 2014, in parziale accoglimento del ricorso presentato da E._ SA, proprietaria del fondo contermine yyy nonché conduttrice di quello xxx, il Consiglio di Stato ha approvato il piano: non ha tuttavia avallato gli interventi previsti per la fase 2, stralciandoli d'ufficio, ritenendo che il sistema predisposto per la prima fase è in grado di assicurare la gestione del traffico secondo i quantitativi ammessi dal PRI. Il Tribunale cantonale amministrativo, adito dai proprietari del fondo xxx, i quali adducevano che con la mancata approvazione della rotonda e della nuova strada di servizio la particella non sarà più espropriata, né indennizzatae che l'attribuzione alla zona industria\/servizi limiterebbe l'esercizio delle attività commerciali presenti sul loro fondo, con giudizio del 9 ottobre 2015, ne ha dichiarato il ricorso irricevibile, perché non erano previamente insorti dinanzi al Governo.\nC.\nAvverso questa decisione A.A._, B.A._ e C._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale. Chiedono di annullare il giudizio impugnato e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"5a114d8a-e39c-4bdb-88d8-013973a1ee0c","text":"Fatti:\nA.\nCon pubblicazione sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino del [...] E._ ha indetto un concorso, regolato dalla legge sulle commesse pubbliche del 20 febbraio 2001 (LCPubb; RL\/TI 7.1.4.1) ed impostato secondo la procedura libera, per l'aggiudicazione dei lavori di [...].\nIl bando, contro cui non è stato interposto nessun ricorso, stabiliva che le offerte dovevano essere inoltrate [...] entro le 16.00 del 26 maggio 2015, in busta chiusa e sigillata con la dicitura esterna \"[...]\" (cifra 15).\nB.\nScaduto il concorso, il committente ha proceduto all'apertura delle tre offerte pervenute, qualificandole come segue:\nofferente punteggio Consorzio A._ 5.94 Consorzio F._ 5.67 D._ SA 5.55\nCondivise le considerazioni del proprio consulente - che aveva constato come le buste che contenevano le offerte del Consorzio A._ e del Consorzio F._ erano chiuse senza sigilli di ceralacca ma non mostravano segni di manomissione, e aveva quindi ritenuto che la loro esclusione avrebbe rappresentato un formalismo eccessivo - il 17 giugno 2015 la delegazione consortile ha deliberato la commessa al Consorzio A._, giunto primo in graduatoria.\nC.\nContro la predetta decisione la D._ SA di X._, terza classificata con 5.55 punti, è insorta davanti al Tribunale cantonale amministrativo, postulandone l'annullamento. Detta ditta ha addotto in sostanza che le offerte pervenute in buste non sigillate, disattendendo a chiari disposti formali previsti nel bando, dovevano essere escluse dall'aggiudicazione.\nNel seguito, il Tribunale cantonale amministrativo ha statuito sull'impugnativa, ritenendola fondata. Ha quindi annullato la delibera e ritornato gli atti al committente per nuova decisione.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico e, in subordine, ricorso sussidiario in materia costituzionale del 16 ottobre 2015, i membri del Consorzio A._ postulano ora l'annullamento della decisione della Corte ticinese e la conferma dell'originaria delibera.\nCon il ricorso ordinario, i ricorrenti fanno valere la violazione di norme del diritto cantonale, del divieto del formalismo eccessivo, del principio di proporzionalità e di quello della buona fede. Con il ricorso sussidiario, fanno invece valere la violazione del divieto del formalismo eccessivo, del principio di proporzionalità, di quello della buona fede e del divieto d'arbitrio.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si è rimesso al giudizio di questa Corte mentre la D._ SA ha chiesto che il ricorso, per quanto ammissibile, sia respinto. Nessuna osservazione è per contro giunta dal committente e dall'Ufficio dei lavori sussidiati e degli appalti. Con decreto del 12 novembre 2015 è stato concesso l'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"992c7794-ad1b-4e7f-bbae-5f09aa459eed","text":"Fatti:\nA.\nIl 13 dicembre 2013 il Pretore aggiunto di Bellinzona ha respinto l'azione di responsabilità con la quale A.A._, agendo per sé e quale cessionaria delle pretese della sorella C.A._, chiedeva che la B._ SA fosse condannata a risarcire fr. 178'647.60 in relazione con l'esecuzione di un mandato di consulenza agli investimenti.\nIl successivo appello dell'attrice è stato respinto, per quanto ricevibile, dalla II Camera civile del Tribunale di appello ticinese con sentenza del 6 novembre 2015.\nB.\nA.A._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 10 dicembre 2015, prevalendosi della violazione del diritto federale e dell'accertamento arbitrario dei fatti; chiede che la convenuta sia condannata a pagarle fr. 178'000.-- oppure, in subordine, che la causa sia rinviata \" a un tribunale inferiore per nuovo giudizio \".\nLa B._ SA, con risposta del 12 febbraio 2016, propone di respin gere il ricorso e di confermare la sentenza d'appello. L'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"2079af9f-fdcc-4827-9578-272610d1b92e","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 15 dicembre 1995 D._ ha dato in locazione alla A._ - ora in liquidazione - il complesso immobiliare E._, sito sulle part. n. 364 e n. 369 RFD di X._. Il contratto, di durata indeterminata, avrebbe potuto essere disdetto con un preavviso di 6 mesi per la fine di un anno civile, la prima volta il 31 dicembre 1999; la pigione concordata era di fr. 3'500.-- mensili, cui si sarebbe aggiunta una partecipazione alla cifra d'affari qualora questa avesse superato fr. 1'000'000.-- annui.\nA seguito del fallimento di D._, il 7 aprile 2000 il citato complesso immobiliare è stato venduto ai pubblici incanti, con doppio turno d'asta, senza aggravio del contratto di locazione. In questa circostanza B._ si è aggiudicato la part. n. 364 RFD di X._, mentre la part. n. 369 RFD di X._ è stata acquistata da C._.\nB. Il 9 giugno 2000, mediante modulo ufficiale, B._ ha notificato alla A._ la disdetta del contratto di locazione con effetto al 29 settembre 2000, limitatamente alla particella da lui acquistata.\nC._ ha proceduto nel medesimo senso il 14 settembre successivo, notificando alla A._ - sempre mediante modulo ufficiale - la disdetta del contratto con effetto al 29 marzo 2001, per la particella da lui acquistata.\nC._ ha proceduto nel medesimo senso il 14 settembre successivo, notificando alla A._ - sempre mediante modulo ufficiale - la disdetta del contratto con effetto al 29 marzo 2001, per la particella da lui acquistata.\nC. Tempestivamente adito dalla A._, il 10 gennaio 2001 l'Ufficio di conciliazione in materia di locazione di Mendrisio ha dichiarato valide ambedue le due disdette.\nOnde ottenerne l'annullamento, A._ si è quindi rivolta alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4; in via subordinata essa ha domandato la protrazione del contratto sino al 31 dicembre 2005. Le sue richieste sono state disattese: il 4 febbraio 2002 il Pretore ha infatti confermato la validità delle due disdette, entrambe con effetto al 29 marzo 2001, e negato la possibilità di protrarre la locazione.\nGli appelli presentati dalla soccombente sono stati respinti dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, con due separate sentenze, il 10 luglio 2002. Ribadita la validità delle disdette, anche l'autorità ticinese ha respinto la richiesta di protrazione.\nGli appelli presentati dalla soccombente sono stati respinti dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, con due separate sentenze, il 10 luglio 2002. Ribadita la validità delle disdette, anche l'autorità ticinese ha respinto la richiesta di protrazione.\nD. Contro le predette sentenze A._ è insorta dinanzi al Tribunale federale, il 2 settembre 2002, con due ricorsi per riforma motivati in maniera sostanzialmente identica. Prevalendosi della violazione dell'art. 261 nonché dell', essa postula la modifica delle pronunzie impugnate nel senso di accertare la nullità sia della disdetta notificata da B._ che di quella inviata da C._. In via subordinata ha ribadito la domanda volta alla protrazione del rapporto locativo sino al 29 marzo 2003.\nIn accoglimento delle istanze di prestazione di cauzione processuale formulate dalle controparti, il 21 novembre 2002 il Presidente della Corte adita ha ingiunto alla A._ di fornire, entro il 9 dicembre 2002, fr. 4'000.-- per ciascuna causa, a garanzia delle spese ripetibili (art. 150 OG). Entrambi gli importi sono stati tempestivamente versati.\nNei rispettivi allegati di risposta del 14 gennaio 2003, B._ e C._ - adducendo i medesimi argomenti - propongono, in via principale, che i gravami vengano dichiarati inammissibili siccome abusivi; in via subordinata che vengano integralmente respinti."} -{"id":"cab88111-e0ee-410a-89a0-68fa43bbe565","text":"Fatti:\nA.\nA._ è stata ammessa all'esercizio del notariato nella primavera del 2011, dopo di che ha svolto tale attività a tempo parziale presso uno studio legale e notarile in cui era occupata nella misura del 50 %, mentre per il rimanente 50 % era alle dipendenze dello Stato del Cantone Ticino.\nContemporaneamente alla conclusione dell'attività presso Io studio legale e notarile e alla sua assunzione presso B._, il 31 dicembre 2012 A._ ha rinunciato alla funzione pubblica. Con il nuovo datore di lavoro si è però riservata la facoltà di ridurre il tempo di impiego per tornare a svolgere l'attività di notaio.\nB.\nCon decisione del 12 gennaio 2016, la Commissione per il notariato del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha subordinato l'accoglimento dell'istanza di riammissione alla pratica del notariato presentata da A._ il 19 giugno 2015 alle seguenti condizioni:\n- l'esercizio dell'attività lavorativa alle dipendenze di B._ in una percentuale non superiore al 50 %;\n- la pratica dell'attività notarile in uffici propri, distinti dagli spazi del datore di lavoro, così da garantire che l'attività notarile possa essere esercitata al di fuori di qualsiasi influenza da parte di quest'ultimo e in modo del tutto indipendente;\n- l'impegno formale a non rogare atti che vedano coinvolto il datore di lavoro.\nLa Commissione ha precisato che, comprovato il loro adempimento e presentata la documentazione richiesta dall'art. 22 della legge sul notariato del 26 novembre 2013 (LN; RL\/TI 3.2.2.1), la riammissione all'esercizio del notariato avrebbe avuto luogo senza ulteriori formalità.\nC.\nNel seguito, A._ ha impugnato la decisione resa dalla Commissione per il notariato davanti al Tribunale cantonale amministrativo. Contestando la condizione posta dall'istanza inferiore secondo cui l'impiego presso B._ non potrebbe superare il 50 %, ha infatti chiesto: in via principale, che la sua riammissione all'esercizio del notariato venisse condizionata alla dimostrazione di avere ridotto l'attività presso B._ almeno del 10 %; in via subordinata, che il grado minimo di attività notarile venisse fissato al 20 %; in via ancor più subordinata, che esso venisse definito dall'autorità giudicante. In alternativa alla sua richiesta principale, ha infine ipotizzato il rilascio di un'autorizzazione di durata determinata, al termine della quale verificare se il tempo dedicato all'attività notarile sia stato effettivamente sufficiente.\nCon sentenza del 16 dicembre 2016, il Tribunale cantonale amministrativo ha tuttavia respinto l'impugnativa.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 1° febbraio 2017, A._ si è allora rivolta al Tribunale federale domandando: in via principale, l'annullamento rispettivamente la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo e il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività di notaio contemporaneamente al suo impiego presso B._; in via subordinata, l'annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo cantonale e il rinvio degli atti allo stesso per nuovo giudizio.\nRinunciando a formulare osservazioni, il Tribunale cantonale amministrativo e la Commissione per il notariato hanno domandato che il ricorso sia respinto.\n\/"} -{"id":"787b5437-cb5b-4eec-b61f-77cdc1e94f44","text":""} -{"id":"00a37381-bfe6-4117-ba7e-71f7d0355171","text":"Fatti:\nA.\nB._ SA di Roveredo è stata affiliata alla Cassa di compensazione AVS dei Grigioni (di seguito: Cassa) in qualità di datrice di lavoro. Con decisione del 29 ottobre 2002 l'allora Commissione federale delle banche (oggi Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari FINMA) ha posto B._ SA in liquidazione e incaricato A._ SA di procedere alla sua liquidazione. Il 20 e 27 novembre 2014 sul Foglio ufficiale cantonale dei Grigioni veniva pubblicata la chiusura della liquidazione di B._ SA e la sua radiazione come da decisione della FINMA del 19 febbraio 2014. Con decisione del 16 novembre 2016 la Cassa chiedeva ad A._ SA il risarcimento del danno ex 52 LAVS pari a fr. 102'533.25 relativi ai contributi sociali 2001-2003 per non avere ottemperato ai propri obblighi di liquidatrice. Con decisione su opposizione del 30 aprile 2018 la Cassa confermava questo provvedimento.\nB.\nAdito da A._ SA, il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni con giudizio del 13 novembre 2018 ha riformato la decisione su opposizione e condannato l'insorgente a pagare fr. 88'787.75 invece dei fr. 102'533.25 richiesti inizialmente.\nC.\nA._ SA inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale chiedendo, previo annullamento del giudizio cantonale, di essere liberata dal pagamento di quanto richiesto.\nCon risposta del 29 aprile 2019, la Cassa propone di respingere il ricorso mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) rinuncia a prendere posizione."} -{"id":"6541002f-d8b4-4569-a56a-9821846bb806","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 febbraio 2018 B._ ha presentato al Ministero pubblico del Cantone Ticino una denuncia penale nei confronti dell'avv. A._ per il titolo di appropriazione indebita. La denunciante gli rimproverava di non averle restituito una chiavetta USB contenente documenti riservati che gli aveva consegnato in vista dell'assunzione di un mandato. Con decisione del 23 febbraio 2018 il Procuratore pubblico ha ritenuto non adempiuti gli elementi costitutivi del reato ed ha decretato un non luogo a procedere. Ha nondimeno ravvisato possibili violazioni di norme deontologiche da parte del legale ed ha quindi segnalato il caso alla Commissione di disciplina degli avvocati.\nB.\nPreso atto della segnalazione, la Commissione di disciplina degli avvocati ha aperto nei confronti dell'avv. A._ un procedimento disciplinare per possibile violazione degli art. 12 lett. a della legge federale sulla libera circolazione degli avvocati, del 23 giugno 2000 (LLCA; RS 935.61) e dell'art. 19 della legge ticinese sull'avvocatura, del 13 febbraio 2012 (LAvv; RL 951.100). Invitato ad esprimersi, l'avv. A._ ha negato ogni addebito, sostenendo di essere stato disposto a restituire la documentazione in questione qualora la cliente avesse fissato un appuntamento compatibile con i suoi impegni professionali.\nC.\nDopo un ulteriore scambio di scritti, con decisione del 26 aprile 2018 la Commissione di disciplina degli avvocati ha inflitto all'avv. A._ una multa di fr. 800.-- per avere violato in modo manifesto il suo obbligo di restituzione degli atti della cliente.\nD.\nCon sentenza del 20 novembre 2018, il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso presentato dall'avv. A._ contro la decisione della Commissione di disciplina degli avvocati. La Corte cantonale ha ravvisato una violazione della regola professionale di cui all', per avere disatteso l'obbligo dell'avvocato di restituire gli atti, ed ha confermato la sanzione disciplinare inflitta dall'autorità di sorveglianza.\nE.\nL'avv. A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 14 gennaio 2019 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Il ricorrente fa sostanzialmente valere la violazione del diritto federale.\nF.\nLa Corte cantonale si conferma nella sua sentenza. La Commissione di disciplina degli avvocati chiede di respingere il ricorso, comunicando di rinunciare a presentare osservazioni e di confermarsi nella propria decisione."} -{"id":"66daf705-c5a6-498c-a126-f7da335e9748","text":"Fatti:\nA.\nA._ AG è iscritta a registro di commercio del Cantone dei Grigioni dall'ottobre 2009 e la sua sede è sempre stata a U._ (GR). Essa ha per scopo (...). Rappresentanti della società, con diritto di firma individuale, sono B.B._, e C._, domiciliati a V._ (TI) e a W._ (TI). Revisore è D._, domiciliato a X._ (TI).\nIl 6 ottobre 2017, l'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche del Cantone Ticino ha rivendicato l'assoggettamento illimitato della A._ AG dal 1° gennaio 2015, in ragione del fatto che la sua amministrazione effettiva si trovava nel Cantone Ticino. La decisione pregiudiziale del fisco è stata confermata, sia su reclamo, sia su ricorso alla Camera di diritto tributario del Tribunale di appello del Cantone Ticino, espressasi in merito con sentenza del 19 aprile 2018.\nB.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 24 maggio 2018, la A._ AG si è allora rivolta al Tribunale federale chiedendo: in via principale, che il giudizio impugnato sia riformato e venga stabilito che il suo domicilio fiscale si trova a U._ (GR); in via subordinata, che il giudizio impugnato sia annullato e l'incarto rinviato alla Corte cantonale, affinché abbia a verificare il domicilio fiscale ai sensi delle considerazioni espresse nell'impugnativa; in via ancor più subordinata, che la decisione di tassazione emessa dall'amministrazione cantonale delle imposte del Cantone dei Grigioni il 7 dicembre 2016 e tutte le procedure di tassazione aperte nel Cantone dei Grigioni per i periodi fiscali dal 2015 in avanti siano annullate.\nIn corso di procedura, la Divisione delle contribuzioni e la Camera di diritto tributario hanno fatto rinvio alle motivazioni contenute nel giudizio impugnato chiedendone la conferma. Il fisco del Cantone dei Grigioni ha per contro domandato: (a) che il ricorso formulato in via principale e in via subordinata dall'insorgente contro la sentenza del 19 aprile 2018 della Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino sia integralmente accolto e quello formulato in via ancor più subordinata contro la decisione di tassazione del 7 dicembre 2016 in materia di imposte cantonali della convenuta sia respinto; (b) in subordine, che il ricorso formulato dall'insorgente contro la decisione di tassazione del 7 dicembre 2016 in materia di imposte cantonali sia accolto, ma solo parzialmente. Nella sua risposta, il fisco grigionese ritiene esso stesso che la decisione impugnata concerna esclusivamente l'imposta cantonale. Nel caso in cui riguardasse anche l'imposta federale diretta, sostiene però che - per questa parte - essa dovrebbe essere considerata nulla, in quanto in tale ambito sarebbe competente solo l'Amministrazione federale delle contribuzioni (). Nel merito, considera invece che gli elementi di fatto accertati dovrebbero portare a constatare che il domicilio fiscale primario dell'insorgente si trova nel Cantone dei Grigioni. Per il caso in cui il Tribunale federale ritenga che il domicilio fiscale principale sia nel Cantone Ticino, come deciso dalla Corte cantonale, rivendica invece il riconoscimento di un domicilio fiscale accessorio sul proprio territorio (esistenza di uno stabilimento d'impresa). Con osservazioni dell'11 luglio 2018 l'insorgente si è riconfermata nelle proprie conclusioni."} -{"id":"17c52940-6e1c-4a5b-aab1-c8290f99b530","text":"Fatti:\nA. L'11 settembre 2007 il Presidente della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di ripetuta complicità in truffa e di ripetuta falsità in documenti e lo ha condannato a una pena pecuniaria di 35 aliquote giornaliere di fr. 310.--, per un totale di fr. 10'850.--, la cui esecuzione è stata sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni e a una multa di fr. 2'000.--, fissando a 20 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento. A._ è stato inoltre condannato al pagamento delle tasse e spese di giustizia.\nIn relazione alla condanna per ripetuta complicità in truffa, a A._ è stato rimproverato di avere, nel periodo tra maggio 1995 e gennaio 1997, nella sua veste di direttore sanitario della Clinica psichiatrica \"X._\" facente capo al dr. med. B._ allo scopo di procacciare in particolare a quest'ultimo un indebito profitto, ripetutamente assecondato il dr. med. B._ e la struttura a lui facente capo nell'ingannare con astuzia gli assicuratori sociali e segnatamente i funzionari delle casse malati preposti al pagamento delle fatture, così da indurli a compiere atti pregiudizievoli al patrimonio di terzi, consistenti in particolare nel pagamento di fatture per prestazioni medico-sanitarie fittizie. L'inganno astuto si è configurato avendo A._ personalmente partecipato all'allestimento di documentazione medica (quale rapporti di entrata\/uscita pazienti e richieste di copertura assicurativa per le casse malati), attestante dati inveritieri relativi a prestazioni in realtà mai fornite che sarebbero state idonee a comprovare - anche a fronte di controlli - degenze e prestazioni in realtà mai avvenute.\nQuanto al reato di ripetuta falsità in documenti, A._ è stato condannato per avere, nel periodo tra maggio 1995 e gennaio 1997, nella sua qualità di direttore sanitario presso la Clinica psichiatrica \"X._\", a scopo di indebito profitto altrui, segnatamente per assecondare le malversazioni indicate per il reato di complicità in truffa, formato, in un imprecisato numero di occasioni, ma almeno quattro, documenti falsi, da lui poi anche firmati personalmente. I documenti medici fittizi erano tali da comprovare, contrariamente al vero, la degenza dei pazienti coinvolti nella struttura medica e giustificare così le relative fatture alle casse malati.\nB. Con sentenza del 3 novembre 2008, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) ha respinto, in quanto ammissibile, il ricorso per cassazione interposto da A._ contro la sentenza di prima istanza. L'autorità cantonale ha, in sostanza, ritenuto che fossero dati sia gli elementi oggettivi che soggettivi della ripetuta complicità in truffa e che a ragione il primo giudice ha reputato adempiuta la fattispecie penale di falsità in documenti in luogo di falso certificato medico.\nC. Avverso la decisione dell'ultima istanza cantonale A._ inoltra ricorso in materia penale al Tribunale federale. Si duole di un accertamento inesatto dei fatti nonché della violazione del diritto e postula il suo proscioglimento dalle accuse di ripetuta complicità in truffa e ripetuta falsità in documenti.\nChiamati a esprimersi sul ricorso, la CCRP e il Procuratore pubblico si rimettono al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"da00ba4c-b3c4-43a4-85d7-e3df57143a09","text":"Fatti:\nA.\nDopo avere inflitto, l'8 ottobre 2010, a A._ una multa per mancata presentazione della dichiarazione fiscale IC\/IFD 2009, l'Ufficio circondariale di tassazione di Lugano Campagna l'ha sentita il 20 dicembre 2010 al fine di determinare la sua situazione finanziaria. Nel corso dell'audizione la contribuente ha dichiarato che a provvedere al suo sostentamento era il signor B._, suo compagno, domiciliato nel Canton Svitto, il quale le aveva messo a disposizione un'automobile nonché una villa, in cui abitava, proprietà della C._ AG, con sede nel Cantone di Zurigo, di cui egli era azionista unico, amministratore delegato e creditore correntista.\nB.\nNella tassazione IC\/IFD 2009 notificata il 6 novembre 2013 a A._ l'Ufficio circondariale di tassazione di Lugano Campagna ha aggiunto la somma di fr. 60'000.-- indicandola come \"altri redditi\" per tener conto della messa a disposizione e dell'utilizzo gratuito dell'autovettura e dell'immobile. Il reclamo interposto il 29 novembre 2013 da A._, la quale è stata sentita a varie riprese così come il suo rappresentante, è stato respinto il 1° ottobre 2014.\nC.\nAdita il 17 ottobre 2014 da A._, la Camera di diritto tributario - dopo avere a sua volta sentito la contribuente, la quale l'ha informata dell'esistenza di un contratto di locazione tra B._ e la C._ AG per la casa in cui viveva, con una pigione mensile di fr. 17'500.--, nonché concessole la facoltà di determinarsi su di una prospettata riforma a suo svantaggio (reformatio in pejus) della tassazione impugnata - ne ha respinto il gravame con sentenza del 30 luglio 2015 e riformato la decisione querelata nel senso che ha stralciato l'importo di fr. 60'000.--, aggiunto a titolo di \"altri redditi\" dall'autorità di prime cure, inserendo a suo posto la somma di fr. 100'000.-- quale reddito della sostanza immobiliare.\nDopo avere puntualizzato l'oggetto della controversia, cioè l'imposizione del valore locativo di un immobile messo a disposizione di un terzo a titolo gratuito da parte del proprietario, senza iscrizione di un diritto reale a registro fondiario, come si verifica in presenza di un contratto di comodato (art. 305 segg. CO), la Camera di diritto tributario ha osservato che la prassi vigente sotto l'egida dell'abrogato art. 21 cpv. 1 lett. b del Decreto del 9 dicembre 1940 concernente la riscossione di un'imposta federale diretta (DIFD; CS 6 358 - RU 56 2107) - secondo cui, in sintesi, il comodato, equiparato ad una donazione era sottoposto alla relativa imposta e il valore locativo veniva imputato al proprietario - non si applicava più in seguito all'entrata in vigore della legge federale sull'imposta federale diretta del 14 dicembre 1990 (LIFD; RS 642.11). A parere dei giudici cantonali, l' si riferiva infatti ad una nozione economica dell'usufrutto, la quale inglobava pertanto ogni godimento, anche il comodato, senza limitarsi al ristretto senso civilistico del termine. Ne discendeva che il comodatario diventava imponibile per il valore locativo dell'immobile di cui aveva il godimento, anche non essendo usufruttuario. Dato che il diritto di utilizzo della contribuente andava inteso fiscalmente in senso economico, il valore locativo dell'immobile messo gratuitamente a sua disposizione costituiva pertanto per lei reddito della sostanza immobiliare. La Corte cantonale ha poi negato che ciò implicasse una doppia imposizione intercantonale, non essendo in questione l'assoggettamento della stessa base imponibile. Infine ha rilevato che la messa a disposizione di un'automobile non costituiva reddito imponibile della sostanza mobiliare e non soggiaceva a tassazione.\nD.\nL'11 settembre 2015 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che i fattori imponibili IC\/IFD 2009 siano stabiliti conformemente ai dati dichiarati. Censura, in sintesi, la violazione degli , 9 e 127 cpv. 2 e 3 Cost. nonché dell'art. 20 della legge tributaria ticinese del 21 giugno 1994 (LT; RL\/TI 10.2.1.1).\nChiamate ad esprimersi, la Camera di diritto tributario, senza formulare osservazioni, si è riconfermata nelle motivazioni e conclusioni del proprio giudizio, di cui anche l'Amministrazione federale delle contribuzioni e la Divisione delle contribuzioni, quest'ultima senza determinarsi, domandano la conferma.\nE.\nCon replica del 4 dicembre 2015 la ricorrente, facendo valere che l'Ufficio circondariale di tassazione di Lugano-Città aveva emesso il 2 settembre 2015 una \"decisione di tassazione dopo ricorso (Camera di diritto tributario) \", formula nuove conclusioni nel senso che, in caso di reiezione del proprio gravame e conferma della sentenza querelata, siano ammesse in deduzione le spese forfettarie di manutenzione su immobili. Domanda inoltre che il Tribunale federale proceda ad un'interpretazione di alcuni punti della sentenza cantonale del 30 luglio 2015."} -{"id":"13522b75-a7e0-4e90-b6c8-0db2eaf208b9","text":""} -{"id":"479058d4-bdb7-481b-8d13-3481b46cbedc","text":"Fatti:\nA.\nB.A._ e A.A._ sono proprietari della particella xxx sita nel Comune di Santa Maria in Calanca, ubicata fuori della zona edificabile. Nel 1974 il preesistente edificio agricolo che sorgeva sulla stessa è stato trasformato sulla base di una licenza edilizia comunale in una cascina di vacanza a due piani. Il 12 marzo 2010 i proprietari hanno presentato all'Ufficio per lo sviluppo del territorio dei Grigioni (Ufficio GR) una domanda preliminare concernente la ristrutturazione della cascina che prevedeva la sostituzione del tetto piano in eternit con un nuovo tetto in piode a due falde, l'innalzamento del solaio e la realizzazione di diverse nuove opere all'esterno dell'edificio. Il 14 aprile 2010 l'Ufficio preavvisava favorevolmente la sostituzione del tetto, ritenendo inammissibili tutti gli interventi ai fabbricati attigui e a quelli previsti sul terreno circostante. Il 18 settembre 2010 i proprietari hanno inoltrato una domanda di costruzione al Comune, girata all'Ufficio cantonale che il 15 novembre seguente ha rilasciato l'autorizzazione richiesta ai sensi dell'art. 24c cpv. 2 LPT (RS 700) in relazione con l' (RS 700.1) : il 27 gennaio 2011 anche il Comune ha rilasciato la licenza edilizia per edifici siti fuori della zona edificabile (EFZ).\nB.\nNell'ambito di un sopralluogo, il Comune ha accertato che i lavori intrapresi non corrispondevano ai piani approvati, in particolare riguardo alla demolizione dei muri dell'edificio, decretando il 26 aprile 2013 il fermo dei lavori. Un ricorso dei proprietari, inoltrato alla Corte cantonale, è poi stato stralciato dai ruoli in seguito a ritiro. Il 4 giugno seguente, su invito del Comune, i proprietari hanno presentato una nuova domanda di demolizione e ricostruzione. Il 3 settembre 2013 l'Ufficio cantonale ha rilasciato il relativo permesso, mentre il Comune con decisione del 31 marzo 2014 lo ha rifiutato.\nC.\nAdito dai proprietari, con giudizio del 22 settembre 2014\/7 novembre 2014 il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni, ritenuto nullo il diniego del Comune, ne ha accolto il ricorso e ha concesso loro direttamente la licenza di costruzione EFZ nel senso dei considerandi.\nD.\nAvverso questa sentenza sia il Comune di Santa Maria (causa 1C_575\/2014), che inoltra pure un ricorso sussidiario in materia costituzionale, sia l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE; causa 1C_595\/2014) presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Il Comune chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullare il giudizio impugnato e di accertare la nullità della licenza edilizia rilasciata dalla Corte cantonale, nonché del permesso 3 settembre 2013 dell'Ufficio cantonale e in via subordinata di annullare ambedue le decisioni delle autorità cantonali. L'ARE postula di annullare il criticato giudizio con rinvio della causa al grado di giudizio competente per nuova decisione.\nCon decreto presidenziale del 9 gennaio 2015 al ricorso del Comune è stato conferito l'effetto sospensivo.\nE.\nLa Corte cantonale propone di respingere i ricorsi per i motivi esposti nella decisione impugnata, B.A._ e A.A._ postulano di dichiarare irricevibile quello del Comune, eventualmente di respingerlo in quanto ricevibile, nonché di respingere quello dell'ARE. L'Ufficio cantonale propone di respingere ambedue le impugnative, mentre il Comune conclude per l'accoglimento del ricorso dell'ARE."} -{"id":"470e9d64-a52b-4a6d-9f96-03c5ad8f640f","text":"Fatti:\nA.\nIl cittadino guineano A._ è giunto in Svizzera nel giugno 2004. Il mese successivo ha ottenuto un permesso di dimora UE\/AELS, rinnovato un'ultima volta fino al 2 giugno 2014, per vivere con la moglie B._, cittadina portoghese titolare di un'autorizzazione di domicilio UE\/AELS. La coppia, sposata dal dicembre 2002, ha avuto due figli: C._ e D._, cittadini portoghesi.\nDopo una prima separazione, il 1° agosto 2013 i coniugi hanno cessato definitivamente la comunione domestica. Con sentenza del 3 ottobre 2014, il Giudice civile competente ha pronunciato il divorzio, affidando i figli alla madre, concedendo al padre un ampio diritto di visita, e imponendo a quest'ultimo il versamento di un contributo mensile di fr. 1'300.--. L'autorità parentale è rimasta congiunta.\nB.\nNel corso del suo soggiorno in Svizzera, A._ ha interessato le autorità amministrative e penali nei seguenti termini (elenco ripreso dal giudizio impugnato) :\n13.06.06: sentenza Juges d'instruction Genève per delitto contro la LStup (09.06.06) : pena detentiva di 4 mesi. Liberato condizionalmente il 7.09.06 con un periodo di prova di 1 anno;\n30.05.07: DA per delitto contro la LStup (29.03- 30.03.07) : pena detentiva di 2 mesi;\n23.08.07: sentenza Juges d'instruction Genève per delitto contro la LStup (22-23.08.07), violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari (22-23.08.07) : pena detentiva di 3 mesi;\n19.07.10: DA per ripetuta guida in stato di inattitudine (18.08.06 e 14.11.09: concentrazione qualificata nel sangue: min. 0.96-max. 1.21 g o\/oo, rispettivamente min. 0.84-max. 1.24 g o\/oo) : pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 80.--, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, e multa di fr. 1'000.--;\n18.11.11: ammonito dal Dipartimento, con l'avvertenza che in caso di recidiva o di comportamento scorretto, sarebbe stata presa in esame la possibilità di adottare adeguate misure amministrative nei suoi confronti;\n26.03.12: DA per lesioni semplici (25.07.10) : pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere da fr. 30.--, non revoca del beneficio della sospensione condizionale della pena pecuniaria di cui al DA 19.07.10, ma prolungamento del periodo di prova di 1 anno;\n08.07.14: sentenza Strafgericht del Canton Basilea-Città per infrazione aggravata alla LStup (08.01.12) : condanna alla pena detentiva di 24 mesi, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, e non revoca del beneficio della sospensione condizionale concessa alla pena pecuniaria di cui al DA 19.07.10;\n06.05.15: DA per eccesso di velocità (16.12.14) : multa di fr. 40.--;\n19.10.16: DA per divieto di posteggio (23.07.16) : multa di fr. 60.--;\n21.10.16: DA per contravvenzione alla legge federale sulla circolazione stradale (29.07.16) : multa di fr. 40.--.\nC.\nTenuto conto della sua condotta, l'ufficio competente gli ha negato a due riprese il rilascio di un permesso di domicilio UE\/AELS (4 novembre 2009 e 12 maggio 2011). Il 13 novembre 2014, A._ ha notificato la propria partenza alla volta di X._ (SZ), dove si era trasferito il 1° maggio precedente. Nel seguito, le autorità del Canton Svitto hanno tuttavia deciso di non entrare in materia sulla domanda di cambiamento di Cantone rispettivamente di respingerla (decisione del 13 ottobre 2015).\nRitornato in Ticino, A._ ha presentato alla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni una richiesta di rilascio di un permesso di domicilio. Il 21 dicembre 2015, quest'ultima l'ha però respinta. Nel contempo, ha deciso che, per ragioni di ordine pubblico, dati non fossero neanche gli estremi per un rinnovo del permesso di dimora di cui A._ aveva beneficiato in precedenza. Su ricorso, il diniego del diritto a rimanere in Svizzera è stato confermato sia dal Consiglio di Stato (28 marzo 2017) che dal Tribunale amministrativo ticinese (25 settembre 2018). Il 2 settembre 2016, quando la procedura era già pendente davanti al Governo ticinese, A._ si è sposato con la cittadina elvetica E._, la quale ha continuato a vivere nel Canton Svitto.\nD.\nIl 31 ottobre 2018 A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che il giudizio della Corte cantonale e la decisione di prima istanza siano annullate e che gli sia concesso il rinnovo del permesso di dimora, domandando inoltre l'ammissione all'assistenza giudiziaria.\nIl Tribunale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte. Con decreto del 6 novembre 2018 è stato concesso l'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"0a2e4e1f-e9d0-4880-90b3-3c6e5a4a93aa","text":""} -{"id":"19298258-3783-4c6c-8bcf-ab2fe1daefe1","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Al fine di ottenere dal vicino B._, proprietario del fondo particella n. 1558 RFD di X._, la concessione di una servitù di accesso necessario in favore del proprio fondo particella n. 2912 RFD di Y._, A._ ha avviato in data 4 marzo 2020 una procedura di conciliazione presso la Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna. La procedura è stata sospesa all'udienza del 15 settembre 2020 per trattative fra le parti.\nA.b. Sei mesi più tardi il Pretore ha chiesto alle parti se la procedura di conciliazione fosse da stralciare o se andasse invece rilasciata l'autorizzazione ad agire. Il 18 marzo 2021, A._ ha chiesto il rilascio dell'autorizzazione ad agire, mentre B._ ha inoltrato in data 19 marzo 2021 diversi documenti, fra i quali una lettera in tedesco, nella quale dichiarava in sostanza di lasciar cadere senza riserve le condizioni da lui poste. Il 22 marzo 2021 il Pretore ha rilasciato l'autorizzazione ad agire a A._, ponendo le relative spese a carico dell'istante che le aveva anticipate.\nA.c. In data 25 marzo 2021 sono pervenuti al Pretore altri documenti da parte di B._, fra i quali una comunicazione di posta elettronica alla legale di A._ - di tenore identico a quanto precedentemente comunicato -, nella quale ribadiva di lasciar cadere le condizioni inizialmente poste per la concessione della servitù di passo necessario. Il Pretore ha risposto quattro giorni più tardi che aveva nel frattempo già concesso a A._ l'autorizzazione ad agire.\nA.d. A._ ha avviato la causa con l'inoltro di una petizione in data 7 giugno 2021. In risposta, B._ ha dichiarato (prima in tedesco, in seguito con allegato in italiano) di aderire alla domanda. Così invitato da A._, il Pretore ha stralciato la causa dai ruoli con decreto 20 settembre 2021, autorizzando A._ a far iscrivere la servitù a proprie spese nel registro fondiario, non senza aver preliminarmente sentito B._, il quale in data 15 agosto 2021 gli ha precisato di aver aderito alla richiesta di giudizio sin dal 2 marzo precedente e di aver ribadito altre due volte il proprio accordo, anche con un messaggio direttamente alla legale di parte attrice, chiedendo pertanto di essere tenuto indenne da spese. Il Pretore ha nondimeno posto a carico di B._ oneri processuali di fr. 500.-- per la causa di merito, fr. 500.-- per la procedura di conciliazione (ovvero metà della tassa) e fr. 4'300.-- per ripetibili.\nA.e. B._, con scritto in tedesco 16 ottobre 2021 e traduzione del 20 ottobre 2021, si è aggravato presso il Pretore della messa a suo carico delle spese giudiziarie. Quest'ultimo, considerato l'atto quale \"appello\", lo ha trasmesso per competenza alla I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino.\nB.\nIl Tribunale di appello, sentito A._ che ha presentato in data 6 dicembre 2021 le proprie osservazioni, ha parzialmente accolto, con la qui impugnata sentenza 28 dicembre 2021, il reclamo di B._, e ha riformato il decreto di stralcio nel senso che non vengono riscosse spese né assegnate ripetibili per la causa di merito, mentre le spese della procedura di conciliazione sono poste a carico delle parti in ragione di un mezzo ciascuna.\nC.\nCon ricorso in materia civile 9 febbraio 2022, A._ (di seguito: ricorrente) insorge presso il Tribunale federale, chiedendo la riforma della decisione 28 dicembre 2021 del Tribunale di appello nel senso di respingere il reclamo di B._ (di seguito: opponente) e di confermare la decisione di stralcio 20 settembre 2021 del Pretore.\nNon sono state chieste determinazioni, ma sono stati acquisiti gli atti cantonali."} -{"id":"7d3357fd-1d90-45c0-b569-e2b8ef6adced","text":"Fatti:\nA.\nIl 22 giugno 2016 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha respinto l'iniziativa popolare legislativa generica del 10 ottobre 2011 denominata \"Basta con il dumping salariale in Ticino!\", accogliendo il controprogetto elaborato dalla Commissione della gestione e delle finanze. La relativa votazione è stata fissata al 25 settembre 2016 (Foglio ufficiale n. 50\/2016 del 24 giugno 2016 pag. 5763 e n. 54 dell'8 luglio 2016 pag. 6289).\nB.\nNel quadro dell'allestimento dell'opuscolo informativo, ai promotori dell'iniziativa è stata concessa la possibilità di presentare un testo indicante le motivazioni a sostegno della stessa. Il 15 luglio 2016 la Cancelleria dello Stato, rilevato che il testo presentato da Giuseppe Sergi, primo proponente, contenesse espressioni ritenute lesive dell'onore e diffamatorie, preso atto ch'egli non ha aderito alla proposta governativa di modificazione né ha formulato un testo alternativo, gli ha comunicato che l'Esecutivo cantonale ha modificato d'ufficio su quattro distinti punti il relativo testo. Contro queste modifiche Giuseppe Sergi è insorto al Consiglio di Stato, che con decisione del 26 luglio 2016 ne ha respinto il reclamo.\nC.\nCon ricorso del 3 agosto 2016 Giuseppe Sergi impugna la decisione governativa dinanzi al Tribunale federale. Chiede, concesso l'effetto sospensivo al gravame, che agli aventi diritto di voto venga inviato il testo così come proposto dal Comitato di iniziativa, senza le modifiche decise dal Consiglio di Stato.\nD.\nIl Governo cantonale propone la reiezione del gravame. In replica il ricorrente si riconferma nelle sue tesi e conclusioni.\nCon decreto presidenziale del 24 agosto 2016, al ricorso non è stato conferito effetto sospensivo."} -{"id":"0ae91d27-b544-4584-9563-85a470c2eb7c","text":""} -{"id":"1d9fa273-c91d-4e1f-93d8-95c1ef412c5d","text":"Fatti:\nA.\nCon contratto di lavoro dell'8 novembre 2011, A._ AG ha assunto B._ a tempo indeterminato come gestore patrimoniale dei portafogli della clientela e negoziatore su mercati non regolati quali C._. Dal 13 dicembre 2012 egli è diventato anche membro del consiglio di amministrazione. II 25 settembre 2013 le parti hanno siglato un nuovo contratto di lavoro ridefinendo, tra l'altro, sia gli accordi sul salario sia il periodo di disdetta.\nCon raccomandata del 6 marzo 2015, A._ AG ha rescisso con effetto immediato il contratto di lavoro e il mandato societario.\nB.\nTentata la conciliazione, il 7 dicembre 2015 B._ ha inoltrato alla Pretura competente una petizione, con la quale chiedeva la condanna di A._ AG a pagargli un importo di fr. 436'966.65 oltre a interessi, così composto: (a) fr. 85'000.-- lordi, come salario fisso fino a scadenza del periodo di disdetta; (b) fr. 56'666.65 lordi, come indennità per licenziamento ingiustificato; (c) fr. 80'000.-- lordi, come bonus e partecipazione alle performances generate dal team \"portfolio management\"; (d) fr. 208'000.--, come partecipazione alle revenues generate dal \"certificato finanziario\" tra aprile 2014 e febbraio 2015; (e) fr. 7'300.-- lordi, come partecipazione alle revenues generate da D._ tra gennaio e febbraio 2015.\nIl 12 giugno 2017, il Giudice ha respinto la petizione. Con pronuncia d'appello del 26 novembre 2018, tale giudizio è stato però annullato e l'incarto rinviato al Pretore per completare l'istruttoria. Proceduto in tal senso, dopo che un ricorso al Tribunale federale contro la decisione di rinvio era risultato inammissibile (sentenza 4A_19\/2019 del 25 gennaio 2019), il 1° ottobre 2019 il Pretore ha confermato il rigetto della petizione. B._ si è quindi di nuovo rivolto alla II Camera civile del Tribunale d'appello ticinese la quale, il 2 settembre 2020, ha parzialmente accolto il gravame, condannando la A._ AG al pagamento di fr. 208'000.--, oltre a interessi al 5 % dal 6 marzo 2015, corrispondenti alla partecipazione alle revenues generate dal \"certificato finanziario\" tra aprile 2014 e febbraio 2015.\nC.\nCon ricorso in materia civile al Tribunale federale del 7 ottobre 2020, A._ AG domanda che, in riforma dei dispositivi I e II del giudizio impugnato, l'appello sia respinto, le spese processuali d'appello di fr. 18'000.-- siano poste a carico dell'appellante e che quest'ultimo le versi fr. 8'000.-- a titolo di ripetibili d'appello. Protesta inoltre spese e ripetibili anche in sede federale.\nIl 15 ottobre 2020 la Corte cantonale ha comunicato la rinuncia a presentare osservazioni. Con risposta del 5 novembre 2020, l'opponente ha chiesto il rigetto del gravame."} -{"id":"1fe6c95c-e4db-47fd-8c21-d66a6701c10a","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito dell'esecuzione promossa dalla società panamense B._ Inc. nei confronti di A.A._ per l'incasso di fr. 1'909'407.--, il 1° settembre 2010 l'Ufficio di esecuzione di Lugano ha pignorato diversi beni appartenenti all'escusso (numerose azioni, fr. 106'410.--, fr. 2'028'000.--, la quota di 1⁄2 della particella n. 1284 e le particelle n. 1285, 2226 e 2228 RFD di X._) stimati in complessivi fr. 3'142'611.50. Al medesimo gruppo (n. 1001626\/4) partecipa anche C.A._, moglie di A.A._, quale creditrice pignorante per una pretesa di fr. 1'647'931.20.\nIl 3 maggio 2012 l'Ufficio di esecuzione di Lugano ha realizzato le particelle n. 2226 e 2228, il cui ricavo è servito in parte a pagare i crediti ipotecari, mentre la rimanenza è stata tenuta a disposizione del Ministero pubblico in quanto oggetto di sequestro penale. B._ Inc. ha chiesto la realizzazione degli altri beni pignorati e la ripartizione provvisoria del provento dei beni pignorati già realizzati. Con provvedimento 11 settembre 2014 l'Ufficio di esecuzione di Lugano ha comunicato di non poter dare seguito a tali richieste \" in quanto il Ministero pubblico mantiene il sequestro penale \".\nCome risulta dal verbale di pignoramento, i beni pignorati (salvo l'importo di fr. 106'410.--) erano in effetti già \" oggett[o] di precedente sequestro penale \", e meglio - co me poi confermato con sentenza 18 agosto\/29 settembre 2014 della Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino - di un sequestro conservativo in vista dell'esecuzione di un risarcimento equivalente in favore dello Stato ai sensi dell' in un procedimento aperto contro l'escusso dal Ministero pubblico del Cantone Ti cino. Tale procedimento penale è attualmente pendente dinanzi al Tribunale federale. Ai ricorsi presentati da A.A._ e C.A._ avverso la predetta sentenza penale il Tribunale federale ha conferito effetto sospensivo limitatamente ai risarcimenti riconosciuti agli accusatori privati e al risarcimento equivalente in favore dello Stato, precisando che i beni di pertinenza di A.A._ rimangono sotto sequestro.\nB.\nIn accoglimento di un ricorso 22 settembre 2014 presentato da B._ Inc., con sentenza 23 febbraio 2015 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha annullato il predetto provvedimento 11 settembre 2014 e ha fatto ordine all'Ufficio di esecuzione di Lugano di dare immediatamente seguito alla domanda di realizzazione dei beni pignorati e di ripartire provvisoriame nte tra i creditori partecipanti nel gruppo n. 1001626\/4 il ric avo dei beni pignorati già realizzati.\nC.\nCon ricorso in materia civile 9 marzo 2015 A.A._ ha impugnato la sentenza 23 febbraio 2015 dinanzi al Tribunale federale, postulando in via principale di confermare la legittimità del rifiuto di realizzare i beni pignorati e di ripartire provvisoriamente il ricavo dei beni pignorati già realizzati, in via subordinata di accertare la tardività della domanda di realizzazione e di fare ordine all'Ufficio di esecuzione di Lugano di decretare l'estinzione dell'esecuzione.\nAl ricorso è stato concesso l'effetto sospensivo mediante decreto 30 marzo 2015. Con risposta 19 giugno 2015 B._ Inc. ha chiesto di dichiarare inammissibile il gravame, in via subordinata di respingerlo. L'Autorità di vigilanza ha invece dichiarato di non avere alcuna osservazione da formulare. Il ricorrente e l'opponente hanno poi presentato replica e duplica spontanee."} -{"id":"320c9f85-0526-459d-be82-db3d4fbd726d","text":"Fatti:\nA.\nCon atto di accusa dell'11 agosto 2017, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha promosso l'accusa nei confronti di A._ per i reati di ripetuta coazione sessuale commessa ai danni di B._, di C._, di D._ e di E._, nonché di sfruttamento dello stato di bisogno ai danni di F._ e di G._. Questi reati sarebbero stati compiuti dall'imputato nell'ambito dello svolgimento della sua professione di ergoterapista. Il PP gli ha inoltre addebitato l'accusa di ripetuta pornografia, rimproverandogli il consumo di registrazioni visive e immagini di atti sessuali con minorenni e animali.\nB.\nCon sentenza del 6 dicembre 2017, la Corte delle assise criminali ha prosciolto A._ da tutte le imputazioni e gli ha riconosciuto un'indennità di fr. 275'110.-- giusta l' a carico dello Stato del Cantone Ticino.\nC.\nCon sentenza dell'11 novembre 2019, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha respinto un appello presentato dal PP contro la sentenza di primo grado, accogliendo per contro parzialmente un appello incidentale dell'imputato. La Corte cantonale ha confermato il giudizio di proscioglimento e ha aumentato l'indennità assegnata a A._ secondo l' a complessivi fr. 378'428.--.\nD.\nIl PP impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 27 dicembre 2019 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di dichiarare l'imputato autore colpevole di ripetuta coazione sessuale e di ripetuta pornografia per i fatti esposti nell'atto di accusa. Chiede inoltre di rinviare gli atti alla Corte cantonale per un nuovo giudizio. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"30883005-44ba-4b81-a06c-9ecfa4ee3b14","text":""} -{"id":"0496ab21-8680-45de-a6a1-ba373599b379","text":""} -{"id":"10fd1be3-5b5e-480a-ac36-b4e0c3e24b07","text":"Fatti:\nA. Dopo aver ricevuto un'offerta 31 ottobre 2003 da B._ - titolare di una ditta individuale - per un \"impianto di riscaldamento, ventilazione e sanitario\", A._ - proprietario con la moglie di un edificio da ampliare e ristrutturare - ha preferito concludere un contratto con un appaltatore generale. Quest'ultimo ha affidato l'esecuzione delle opere sanitarie e di riscaldamento ad una ditta diversa da quella summenzionata. Dopo che l'impresa generale e l'impresa da questa incaricata hanno abbandonato il cantiere, A._ ha commesso a B._ di terminare i lavori all'impianto sanitario e di riscaldamento.\nB. Con petizione 3 maggio 2007 B._ ha chiesto al Pretore del distretto di Lugano di condannare A._ a versargli fr. 12'000.--, quale mercede per l'allestimento delle summenzionate opere, e a restituirgli (ex ) fr. 12'295.75, importo che aveva versato al convenuto per sottrarsi agli effetti di un'esecuzione promossa da quest'ultimo. L'attore ha pure domandato la corresponsione di interessi e il rigetto in via definitiva delle opposizioni interposte ai precetti esecutivi da lui fatti notificare per l'incasso delle predette somme. Il Pretore ha, con sentenza 25 giugno 2010, in sostanza accolto la petizione.\nC. Con sentenza 19 aprile 2011 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, in parziale accoglimento di un'appellazione di A._, riformato la sentenza pretorile nel senso che ha ridotto a fr. 7'343.85, oltre interessi, il residuo della mercede ancora dovuta dal convenuto e per cui viene rigettata in via definitiva l'opposizione al relativo precetto. La Corte di appello ha invece lasciato invariato l'obbligo di restituire l'importo di fr. 12'295.75, oltre interessi, e il relativo rigetto dell'opposizione.\nD. Il 30 maggio 2011 A._ ha presentato al Tribunale federale un ricorso in materia civile e un ricorso sussidiario in materia costituzionale con cui postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, la riforma della sentenza di appello nel senso che la petizione sia respinta. In via subordinata domanda il rinvio della causa all'autorità inferiore per nuova decisione.\nCon risposta 16 giugno 2011 l'opponente si è unicamente pronunciato sui ricorsi, proponendo la loro reiezione.\nLa Presidente della Corte adita ha conferito con decreto 22 giugno 2011 effetto sospensivo all'impugnativa, dopo aver constatato che né l'opponente né l'autorità inferiore si sono determinati sulla domanda di misure d'urgenza."} -{"id":"00c16377-2ae8-435c-bfee-913ecd515ee7","text":""} -{"id":"55bb9437-b019-4904-b217-390a3834367d","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione dell'11 maggio 2015, l'Ufficio federale dei trasporti (UFT) ha approvato i piani del progetto concernente il prolungamento del binario 36 nei Comuni di Bellinzona e di Giubiasco, presentato il 31 gennaio 2013 dalle Ferrovie federali svizzere (FFS). Il progetto, che prevede il potenziamento della linea ferroviaria nella tratta tra Giubiasco e Bellinzona, tocca, tra gli altri, il fondo part. xxx di Giubiasco di proprietà di C.C._, D.C._ e E.C._. La particella, di complessivi 2'804 m2, è oggetto di espropriazione parziale definitiva per quanto concerne una superficie di 452 m2e di occupazione temporanea per tre anni relativamente a un'area di 147 m2. Sul fondo sorge uno stabile, al cui piano terreno era ubicato un esercizio pubblico, oggetto di un contratto di locazione concluso tra le proprietarie e i conduttori A._ e B._Sagl, società di cui A._ è socio gerente.\nB.\nPrima dell'avvio della procedura di approvazione dei piani, il 15 marzo 2012 le proprietarie hanno dato alle FFS il loro accordo di massima per la messa a disposizione del terreno necessario alla realizzazione del progetto. Il 4 giugno 2014, hanno disdetto il contratto di locazione con effetto a decorrere dal 31 dicembre 2014. Contro la disdetta i conduttori hanno promosso una causa civile dinanzi alla Pretura del distretto di Bellinzona.\nC.\nCon istanza del 14 luglio 2015, l'espropriante ha chiesto alla Commissione federale di stima del 13° Circondario (CFS) l'anticipata immissione in possesso dei diritti oggetto dell'espropriazione. La domanda, alla quale le proprietarie hanno dato il loro accordo, è stata avversata dai conduttori. Con decisione del 12 agosto 2015, la CFS ha accolto l'istanza, accordando alle FFS l'anticipata immissione in possesso del fondo part. xxx di Giubiasco, secondo i piani approvati, a decorrere dal 16 agosto 2015. La CFS ha contestualmente ordinato ai conduttori di non ostacolare l'accesso alla particella e di non intralciare l'esecuzione dei lavori, riservato l'indennizzo di ogni eventuale danno causato dal provvedimento. Ha altresì tolto l'effetto sospensivo a un eventuale ricorso.\nD.\nCon decisione incidentale del 21 agosto 2015, in accoglimento di una domanda dell'espropriante, la CFS ha ordinato in via supercautelare ai conduttori di iniziare immediatamente le operazioni di sgombero dei locali da loro occupati.\nE.\nA._ e B._Sagl hanno impugnato entrambe le decisioni della CFS dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TAF) che, pronunciandosi in via supercautelare, con decisione incidentale del 27 agosto 2015 ha riconosciuto al ricorso l'effetto sospensivo limitatamente al provvedimento del 21 agosto 2015. Raccolte le osservazioni delle parti, con decisione incidentale del 10 settembre 2015, il TAF ha poi revocato l'effetto sospensivo conferito in via supercautelare. Con sentenza 1C_466\/2015 del 28 ottobre 2015 (in: RtiD I-2016, pag. 223 segg.), il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di diritto pubblico presentato da A._ e B._Sagl contro la decisione del 10 settembre 2015 del TAF.\nF.\nCon decisione di esecuzione del 9 novembre 2015, la CFS ha reiterato l'ordine di sgombero del fondo part. xxx, designando un'impresa per attuare il provvedimento. Contro questa decisione, A._ e B._Sagl hanno nuovamente adito il TAF, chiedendone l'annullamento.\nG.\nIl 23 dicembre 2015 la CFS ha comunicato al TAF un rapporto dell'impresa incaricata dello sgombero, da cui risultava che A._ aveva iniziato a liberare personalmente i locali e che l'esercizio pubblico avrebbe cessato definitivamente la sua attività il 31 dicembre 2015.\nH.\nCon un unico giudizio del 23 giugno 2016, il TAF ha statuito sui ricorsi contro le decisioni della CFS relative all'anticipata immissione in possesso, del 12 agosto 2015, del 21 agosto 2015 e del 9 novembre 2015. Il TAF ha dichiarato irricevibili tutti i gravami, siccome i ricorrenti difettavano della legittimazione a ricorrere.\nI.\nA._ e B._Sagl impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di rinviare la causa al TAF perché entri nel merito dei gravami nel senso dei considerandi. I ricorrenti fanno valere la violazione della garanzia della via giudiziaria, del diritto di essere sentiti, del divieto dell'arbitrio e del principio della legalità.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto del TAF."} -{"id":"079a104c-9c75-4884-826d-084c8f1e1f6d","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 4 marzo 2005 la ditta C._ ha presentato al Municipio di Arbedo-Castione una domanda di costruzione per la riattivazione di una cava sui fondi part. n. 31 e 173 dello stesso Comune. Al rilascio della licenza edilizia si sono opposti, tra altri, A.A._ e B.A._, proprietari di fondi vicini. Acquisito il preavviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, con decisione del 23 novembre 2005 il Municipio ha rilasciato all'istante la licenza edilizia, imponendo una serie di condizioni ed evadendo le opposizioni ai sensi dei considerandi.\nA. Il 4 marzo 2005 la ditta C._ ha presentato al Municipio di Arbedo-Castione una domanda di costruzione per la riattivazione di una cava sui fondi part. n. 31 e 173 dello stesso Comune. Al rilascio della licenza edilizia si sono opposti, tra altri, A.A._ e B.A._, proprietari di fondi vicini. Acquisito il preavviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, con decisione del 23 novembre 2005 il Municipio ha rilasciato all'istante la licenza edilizia, imponendo una serie di condizioni ed evadendo le opposizioni ai sensi dei considerandi.\nB. Gli opponenti hanno impugnato la decisione municipale con un ricorso del 12 dicembre 2005 al Consiglio di Stato. Nell'ambito della risposta al gravame, l'Ufficio delle domande di costruzione e dell'esame di impatto ambientale ha rilevato che il preavviso favorevole dell'autorità cantonale si richiamava a una nota a protocollo del 25 settembre 2005 del Consiglio di Stato, secondo cui la riattivazione della cava poteva essere autorizzata malgrado non sussistesse una dimostrazione del bisogno determinata da una situazione di emergenza. Preso atto dell'esistenza di tale nota e del suo contenuto, gli opponenti hanno presentato al Tribunale cantonale amministrativo un'istanza di ricusa dell'intero Consiglio di Stato.\nB. Gli opponenti hanno impugnato la decisione municipale con un ricorso del 12 dicembre 2005 al Consiglio di Stato. Nell'ambito della risposta al gravame, l'Ufficio delle domande di costruzione e dell'esame di impatto ambientale ha rilevato che il preavviso favorevole dell'autorità cantonale si richiamava a una nota a protocollo del 25 settembre 2005 del Consiglio di Stato, secondo cui la riattivazione della cava poteva essere autorizzata malgrado non sussistesse una dimostrazione del bisogno determinata da una situazione di emergenza. Preso atto dell'esistenza di tale nota e del suo contenuto, gli opponenti hanno presentato al Tribunale cantonale amministrativo un'istanza di ricusa dell'intero Consiglio di Stato.\nC. Con sentenza del 24 luglio 2006 il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto la domanda di ricusa, escludendo di conseguenza i membri del Consiglio di Stato dal procedimento dipendente dal ricorso degli opponenti contro il rilascio della licenza edilizia. La Corte cantonale ha rilevato che mediante la citata nota a protocollo il Governo aveva in sostanza anticipato il giudizio che era chiamato a pronunciare, quale autorità di ricorso, contro la risoluzione municipale.\nC. Con sentenza del 24 luglio 2006 il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto la domanda di ricusa, escludendo di conseguenza i membri del Consiglio di Stato dal procedimento dipendente dal ricorso degli opponenti contro il rilascio della licenza edilizia. La Corte cantonale ha rilevato che mediante la citata nota a protocollo il Governo aveva in sostanza anticipato il giudizio che era chiamato a pronunciare, quale autorità di ricorso, contro la risoluzione municipale.\nD. Il 5 settembre 2006 il Consiglio di Stato, rilevato che la sentenza della Corte cantonale non conteneva indicazioni riguardo all'autorità che avrebbe dovuto statuire sulla causa, ha chiesto al Tribunale cantonale amministrativo e alle parti l'accordo per la trasmissione diretta del gravame alla stessa istanza per il giudizio. Solo i qui ricorrenti vi si sono esplicitamente opposti. Con decisione del 7 novembre 2006, il Governo ha nondimeno disposto la trasmissione del gravame alla Corte cantonale, indicando nel dispositivo che contro la risoluzione era data la facoltà di inoltrare un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale entro il termine di 10 giorni.\nD. Il 5 settembre 2006 il Consiglio di Stato, rilevato che la sentenza della Corte cantonale non conteneva indicazioni riguardo all'autorità che avrebbe dovuto statuire sulla causa, ha chiesto al Tribunale cantonale amministrativo e alle parti l'accordo per la trasmissione diretta del gravame alla stessa istanza per il giudizio. Solo i qui ricorrenti vi si sono esplicitamente opposti. Con decisione del 7 novembre 2006, il Governo ha nondimeno disposto la trasmissione del gravame alla Corte cantonale, indicando nel dispositivo che contro la risoluzione era data la facoltà di inoltrare un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale entro il termine di 10 giorni.\nE. A.A._ e B.A._ impugnano con un ricorso di diritto amministrativo e un ricorso di diritto pubblico del 16 novembre 2006 al Tribunale federale questa decisione, chiedendone l'annullamento. Con il primo rimedio postulano inoltre il rinvio della causa al Consiglio di Stato, affinché designi, o in via subordinata componga, l'autorità giudiziaria competente a dirimere la lite. I ricorrenti fanno valere la violazione dell'art. 98a OG, degli art. 9, 29 cpv. 2 e 30 Cost. e dell'art. 6 n. 1 CEDU. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nE. A.A._ e B.A._ impugnano con un ricorso di diritto amministrativo e un ricorso di diritto pubblico del 16 novembre 2006 al Tribunale federale questa decisione, chiedendone l'annullamento. Con il primo rimedio postulano inoltre il rinvio della causa al Consiglio di Stato, affinché designi, o in via subordinata componga, l'autorità giudiziaria competente a dirimere la lite. I ricorrenti fanno valere la violazione dell'art. 98a OG, degli art. 9, 29 cpv. 2 e 30 Cost. e dell'art. 6 n. 1 CEDU. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nF. Invitati a presentare una risposta, il Consiglio di Stato, il Comune di Arbedo-Castione e la C._ comunicano di rimettersi al giudizio del Tribunale federale, mentre la Corte cantonale non si è espressa."} -{"id":"25bdec21-6421-4b62-8feb-35ba2390d904","text":""} -{"id":"0403cbc5-9d1e-41d1-9342-0fd8db2bbd3f","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Mediante decisione 13 settembre 2000 l'Ufficio AI del Cantone Ticino ha posto M._, nato nel 1939, al beneficio di una mezza rendita d'invalidità con effetto dal 1° ottobre 1999, ritenuta un'incapacità di guadagno addebitabile a disturbi cardiaci e a problemi depressivi, valutata dall'amministrazione al 50%.\nA. Mediante decisione 13 settembre 2000 l'Ufficio AI del Cantone Ticino ha posto M._, nato nel 1939, al beneficio di una mezza rendita d'invalidità con effetto dal 1° ottobre 1999, ritenuta un'incapacità di guadagno addebitabile a disturbi cardiaci e a problemi depressivi, valutata dall'amministrazione al 50%.\nB. Con giudizio di data 16 dicembre 2002 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, sulla scorta di una perizia della MEDAS, ha parzialmente accolto l'impugnativa presentata dall'interessato, tramite il suo rappresentante avv. Cereghetti, riconoscendogli il diritto a una mezza rendita dal 1° ottobre 1999 e a una rendita intera dal 1° aprile 2002. L'amministrazione è stata inoltre condannata al pagamento di ripetibili (fr. 2000.-).\nB. Con giudizio di data 16 dicembre 2002 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, sulla scorta di una perizia della MEDAS, ha parzialmente accolto l'impugnativa presentata dall'interessato, tramite il suo rappresentante avv. Cereghetti, riconoscendogli il diritto a una mezza rendita dal 1° ottobre 1999 e a una rendita intera dal 1° aprile 2002. L'amministrazione è stata inoltre condannata al pagamento di ripetibili (fr. 2000.-).\nC. L'Ufficio AI interpone un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni chiedendo l'annullamento della pronunzia querelata. Fa valere in primo luogo l'inammissibilità di considerare fatti posteriori alla decisione impugnata. Contesta inoltre le ripetibili poste a suo carico, non potendo l'assicurato essere considerato parte vincente.\nL'assicurato, sempre patrocinato dall'avv. Cereghetti, propone la reiezione del gravame protestando spese e ripetibili. Da parte sua l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"55f529d7-e582-46a6-a3f7-3a8f99b166b6","text":""} -{"id":"1cc2c3d4-42e4-4896-804a-975ba08b99bb","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con decreto di accusa del 24 febbraio 2003 il Procuratore pubblico metteva A._ in stato di accusa dinanzi alla Pretura penale del Cantone Ticino ritenendolo colpevole di ripetuto danneggiamento, furto, rimozione di termini, violazione di domicilio, ripetuta disobbedienza a decisioni dell'autorità, impedimento di atti dell'autorità e calunnia. In applicazione della pena il Procuratore pubblico proponeva la condanna di A._ a novanta giorni di detenzione, oltre che alla rifusione di fr. 18'523.40 alle parti civili B.B._ e C.B._.\nA. Con decreto di accusa del 24 febbraio 2003 il Procuratore pubblico metteva A._ in stato di accusa dinanzi alla Pretura penale del Cantone Ticino ritenendolo colpevole di ripetuto danneggiamento, furto, rimozione di termini, violazione di domicilio, ripetuta disobbedienza a decisioni dell'autorità, impedimento di atti dell'autorità e calunnia. In applicazione della pena il Procuratore pubblico proponeva la condanna di A._ a novanta giorni di detenzione, oltre che alla rifusione di fr. 18'523.40 alle parti civili B.B._ e C.B._.\nB. Statuendo sull'opposizione sollevata da A._ contro il suddetto decreto di accusa, con sentenza del 13 novembre 2003 il Giudice della Pretura penale confermava sia le imputazioni che la proposta di pena contenute nel decreto, condannando l'accusato a versare alle parti civili, in aggiunta ai citati fr. 18'523.40, fr. 1'161.-- per l'esecuzione di una perizia giudiziaria e fr. 1'123.55 per onorario e spese del geometra revisore D._.\nB. Statuendo sull'opposizione sollevata da A._ contro il suddetto decreto di accusa, con sentenza del 13 novembre 2003 il Giudice della Pretura penale confermava sia le imputazioni che la proposta di pena contenute nel decreto, condannando l'accusato a versare alle parti civili, in aggiunta ai citati fr. 18'523.40, fr. 1'161.-- per l'esecuzione di una perizia giudiziaria e fr. 1'123.55 per onorario e spese del geometra revisore D._.\nC. Il 4 aprile 2006 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) accoglieva parzialmente, nella misura in cui era ammissibile e non era divenuto privo d'oggetto, il ricorso interposto dal condannato contro la decisione pretorile, dichiarando prescritta l'azione penale per calunnia, annullando il dispositivo di colpevolezza relativo a tale capo d'imputazione e riformando la sentenza impugnata nel senso che A._ è condannato alla pena di settanta giorni da espiare. Per il resto il ricorso veniva respinto.\nC. Il 4 aprile 2006 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) accoglieva parzialmente, nella misura in cui era ammissibile e non era divenuto privo d'oggetto, il ricorso interposto dal condannato contro la decisione pretorile, dichiarando prescritta l'azione penale per calunnia, annullando il dispositivo di colpevolezza relativo a tale capo d'imputazione e riformando la sentenza impugnata nel senso che A._ è condannato alla pena di settanta giorni da espiare. Per il resto il ricorso veniva respinto.\nD. A._ insorge mediante ricorso per cassazione al Tribunale federale avverso la sentenza dell'ultima istanza cantonale, di cui chiede l'annullamento. Domanda inoltre la sospensione immediata dell'efficacia esecutiva della sentenza impugnata e la concessione dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio."} -{"id":"2b047332-c01a-45be-995d-26c7ba9df5ca","text":"Fatti:\nA.\nIl 31 agosto 2011 il Patriziato di Insone-Corticiasca (di seguito: il Patriziato) ha indetto un pubblico concorso concernente l'affitto di vari pascoli patriziali per gli anni 2012-2017, per il quale ha ricevuto una prima offerta da C._ e una seconda da A.A._ e B.A._. Il 18 ottobre 2011 ha aggiudicato l'affitto a C._, delibera contestata da A.A._ e B.A._ dapprima dinanzi al Consiglio di Stato (giudizio del 15 febbraio 2012) e poi davanti al Tribunale cantonale amministrativo, il quale ha accolto il gravame il 14 giugno 2012 e ha rinviato gli atti all'autorità precedente per nuovo giudizio, non appena noto l'esito della causa civile avviata nel frattempo dal Patrizio nei confronti dei coniugi A._. Quest'ultimo procedimento si è concluso il 3 novembre 2014 con una sentenza della seconda Camera civile del Tribunale d'appello che ha accertato l'inesistenza di un contratto di affitto agricolo tra le parti relativo ai pascoli in esame.\nPronunciandosi nuovamente il Consiglio di Stato, ancora una volta, ha respinto il gravame sottopostogli da A.A._ e B.A._, escludendo che gli interessati potessero beneficiare di un diritto preferenziale sia in virtù dell'art. 12 lett. a che dell'art. 12 lett. b della legge ticinese del 30 gennaio 2007 sul diritto fondiario rurale e sull'affitto agricolo (LCDFRAA; RL\/TI 8.1.3.1).\nB.\nIl 21 settembre 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto parzialmente l'impugnativa sottopostale da A.A._ e B.A._. In primo luogo ha constatato che solo gli insorgenti fruivano di un diritto preferenziale ai sensi dell'art. 12 lett. b LCDFRAA. Esso ha poi rilevato che la società semplice tra i consorti A._, che aveva presentato l'offerta d'affitto in esame, era stata sciolta pendente causa, motivo per cui non erano più date le premesse per procedere direttamente alla delibera. Andavano pertanto annullate sia la decisione governativa che quella di delibera del Patriziato. Infine, rilevato che il Patriziato aveva concluso un contratto con C._ riguardo ai pascoli per gli anni 2012-2017, i giudici ticinesi si sono limitati ad accertarne l'illiceità e a rinviare le parti al competente foro civile per eventuali pretese di risarcimento dei danni.\nC.\nIl 24 ottobre 2016 il Patriziato ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e riformata nel senso che vengano confermate la decisione governativa e quella patriziale e che sia constatato che non ha concluso alcun contratto con C._. Censura una violazione del divieto dell'arbitrio nonché un accertamento inesatto dei fatti.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"1a0e42c8-00f1-4a3c-9c6d-155ae1af90bb","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ ha fatto oggetto del precetto esecutivo xxx del 17 gennaio\/7 febbraio 2012 dell'Ufficio di esecuzione di Lugano per un importo complessivo di fr. 111'725.-- oltre interessi. Si tratta di imposte arretrate e relative multe, che si estendono sugli anni 1996-2010. La pretesa fiscale posta in esecuzione si fonda su numerose decisioni di tassazione e su decisioni di condanna al pagamento di multe disciplinari, tutte cresciute in giudicato.\nA.b. In seguito all'opposizione inoltrata da A._, il creditore Stato del Cantone Ticino ha formulato in data 17 febbraio 2012 istanza di rigetto definitivo della medesima per l'importo di fr. 109'052.-- (corrispondente a fr. 111'725.-- meno l'imposta cantonale 1996). Il Pretore del Distretto di Lugano ha parzialmente accolto tale istanza con decisione 14 maggio 2012: egli ha infatti ritenuto che i crediti per le imposte cantonali 1997-2003 sarebbero prescritti, non invece i crediti per le multe disciplinari in assenza di corrispondente eccezione da parte del debitore. Ha di conseguenza pronunciato il rigetto definitivo dell'opposizione per l'importo complessivo di fr. 63'375.-- oltre interessi.\nB.\nIn data 25 maggio 2012 A._ ha inoltrato reclamo al Tribunale di appello del Cantone Ticino, chiedendo che l'importo per il quale debba venire rigettata la sua opposizione venga ridotto da fr. 63'375.-- a fr. 59'520.25. Con particolare riferimento alle multe disciplinari, egli lamenta che la loro prescrizione non sia stata rilevata d'ufficio; a suo dire, tre di queste sarebbero prescritte in assenza di atti interruttivi della prescrizione durante un periodo superiore a 5 anni.\nCon la qui impugnata decisione 4 settembre 2012 il Tribunale di appello ha parzialmente accolto il reclamo di A._ e ha ridotto l'importo relativamente al quale l'opposizione è stata rigettata a complessivi fr. 62'880.70 oltre interessi (invece di fr. 63'375.-- ritenuti dal Pretore, sempre oltre interessi), riducendo altresì il tasso d'interesse per gli importi in capitale a partire dal 1° gennaio 2011.\nC.\nCon non meglio specificato ricorso 10 ottobre 2012, A._ (qui di seguito: ricorrente) chiede al Tribunale federale di stralciare d'ufficio tutti i titoli di credito prescritti.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"38a67246-f9e3-42cb-a63f-06048c241935","text":"Fatti:\nA.\nA._ vive in Ticino dal 2000. Per motivi che non è necessario evocare, con scritto del 18 novembre 2015 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino gli ha prospettato la revoca del permesso di domicilio e concesso dieci giorni per esprimersi in merito.\nPreso atto delle osservazioni ricevute, con decisione dell'11 gennaio 2016 la Sezione della popolazione gli ha poi revocato il permesso di domicilio, ordinandogli di lasciare la Svizzera entro il 10 marzo 2016.\nB.\nPer il tramite del suo legale, il 15 febbraio 2016 A._ si è rivolto al Consiglio di Stato chiedendo: che il ricorso fosse accolto (conclusione no. 1), di conseguenza: che la \"decisione\" del 18 novembre 2015 della Sezione della popolazione, acclusa in copia, fosse annullata (conclusione no. 2) e che l'ordine impartito di lasciare la Svizzera entro il 10 marzo 2016 fosse annullato (conclusione no. 3).\nIl Governo ticinese ha dichiarato il gravame irricevibile. Esso ha infatti considerato che l'atto impugnato, ovvero lo scritto del 18 novembre 2015 della Sezione della popolazione, non era una decisione, poiché non mutava affatto la situazione del ricorrente, e che quand'anche si fosse voluto concludere il contrario, il ricorso contro tale scritto sarebbe stato tardivo. Riguardo all'ordine di lasciare la Svizzera entro il 10 marzo 2016, la decisione del Consiglio di Stato non contiene per contro nessuno specifico rilievo.\nC.\nA._ si è allora rivolto al Tribunale amministrativo, lamentando che il Governo cantonale era incorso in un formalismo eccessivo. Ha infatti sostenuto che l'indicazione dello scritto del 18 novembre 2015 quale atto impugnato era da ricondurre ad una svista e che, già ad una semplice lettura del ricorso, che si riferiva pure al termine di partenza fissato per il 10 marzo 2016, il Consiglio di Stato avrebbe dovuto rendersi conto che oggetto del litigio era una revoca vera e propria ed interpellarlo.\nCon sentenza del 15 aprile 2016, il Tribunale cantonale amministrativo ha negato la violazione del divieto del formalismo eccessivo e respinto il gravame. Questo perché, siccome l'insorgente era patrocinato da un avvocato, il Consiglio di Stato poteva ritenere che quest'ultimo, agendo con la dovuta diligenza, si fosse accertato che l'atto contestato fosse effettivamente quello indicato nel gravame ed allegato al medesimo. Sempre secondo il Tribunale amministrativo, anche il fatto che nelle motivazioni si facesse rinvio alla revoca del permesso e all'esistenza di un termine di partenza non permette di concludere altrimenti.\nD.\nCon ricorso di diritto pubblico (recte: ricorso in materia di diritto pubblico) del 30 maggio 2016, A._ ha impugnato quest'ultima pronuncia davanti al Tribunale federale chiedendone l'annullamento e il rinvio degli atti all'autorità cantonale, affinché si esprima di nuovo sulla fattispecie.\nIl Tribunale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni della propria sentenza. Ad essa hanno fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione e la Segreteria di Stato della migrazione. Il Governo ticinese si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"1481b19a-8bbd-4fe1-be2c-dd3be2a56506","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 12 dicembre 2005 la Procura generale della Federazione Russa ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata il 21 aprile 2006, nell'ambito di un procedimento penale aperto nei confronti di E._ e D._ per truffa e appropriazione indebita.\nA. Il 12 dicembre 2005 la Procura generale della Federazione Russa ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata il 21 aprile 2006, nell'ambito di un procedimento penale aperto nei confronti di E._ e D._ per truffa e appropriazione indebita.\nB. Con decisione di entrata nel merito del 6 aprile 2006 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui l'Ufficio federale di polizia ha delegato l'esecuzione della commissione rogatoria, ha ordinato il sequestro, presso la società F._SA a Lugano, della documentazione concernente la società A._Ltd., entrambe indicate nella domanda estera. All'avvocato Gino Godenzi, patrocinatore della F._SA, è stata concessa la facoltà di esprimersi sulla prospettata consegna degli atti sequestrati.\nB. Con decisione di entrata nel merito del 6 aprile 2006 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui l'Ufficio federale di polizia ha delegato l'esecuzione della commissione rogatoria, ha ordinato il sequestro, presso la società F._SA a Lugano, della documentazione concernente la società A._Ltd., entrambe indicate nella domanda estera. All'avvocato Gino Godenzi, patrocinatore della F._SA, è stata concessa la facoltà di esprimersi sulla prospettata consegna degli atti sequestrati.\nC. Mediante decisione di chiusura del 9 novembre 2006, il MPC, dopo aver esaminato i documenti sequestrati presso la F._SA, ne ha ordinato la trasmissione all'autorità richiedente.\nC. Mediante decisione di chiusura del 9 novembre 2006, il MPC, dopo aver esaminato i documenti sequestrati presso la F._SA, ne ha ordinato la trasmissione all'autorità richiedente.\nD. La A._Ltd., la B._Ltd., la C._ e D._ impugnano questa decisione con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiedono di annullarla e di rifiutare la domanda di assistenza.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"0c3cd606-2b3a-41bb-877d-6d738b3b8618","text":""} -{"id":"30d5b7d5-ed14-4f2c-b5cc-68ed1fa915e1","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 17 aprile 2018, la Giudice supplente della Pretura penale ha riconosciuto A._ e E._ autori colpevoli di infrazione alla legge federale contro la concorrenza sleale. Agli imputati è stato sostanzialmente rimproverato di avere, nel corso del 2013, a X._, Y._ e in altre località, sfruttato nell'ambito della società B._ SA, di cui erano azionisti ciascuno al 50 %, uno strumento di calcolo sottratto al loro precedente datore di lavoro C._ AG unitamente ad altra documentazione, sulla cui base hanno allestito un'offerta e un contratto quadro tra D._ e la loro società B._ SA.\nEssi sono per contro stati prosciolti dalle imputazioni di infrazione alla stessa legge federale contro la concorrenza sleale e di violazione del segreto di fabbrica o commerciale con riferimento ad altri capi d'accusa che non occorre qui evocare.\nA._ è stato condannato alla pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere di fr. 260.-- ciascuna, per complessivi fr. 7'800.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 1'500.--, da sostituirsi con una pena detentiva di 5 giorni in caso di mancato pagamento. E._, riconosciuto colpevole anche di grave infrazione alle norme della circolazione, è stato condannato, a valere quale pena aggiuntiva ad una precedente pena di 15 aliquote giornaliere di fr. 160.-- ciascuna inflittagli il 28 febbraio 2014 dalla Pretura penale, alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 200.-- ciascuna, per complessivi fr. 12'000.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni. E._ è pure stato condannato al pagamento di una multa di fr. 2'400.--, da sostituirsi con una pena detentiva di 12 giorni in caso di mancato pagamento.\nA._ e E._ sono altresì stati condannati a pagare in solido all'accusatrice privata C._ AG un indennizzo giusta l'art. 433 CPP di fr. 46'721.-- per le spese legali sostenute. L'accusatrice privata è stata rinviata al foro civile riguardo ad eventuali pretese civili.\nB.\nCon sentenza del 24 gennaio 2019, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha parzialmente accolto gli appelli presentati dagli imputati contro il giudizio di primo grado e li ha prosciolti dall'accusa di infrazione alla legge federale contro la concorrenza sleale. La Corte cantonale ha contestualmente respinto le pretese d'indennizzo delle spese legali dell'accusatrice privata.\nC.\nC._ AG impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 27 febbraio 2019 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Postula il rinvio degli atti alla CARP, affinché respinga gli appelli degli imputati, confermi i giudizi di condanna del tribunale di prima istanza, in particolare anche per quanto concerne la condanna degli imputati a risarcirle in solido l'importo di fr. 46'721.-- per le spese legali sostenute. La ricorrente fa valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti, la violazione del divieto dell'arbitrio e del diritto di essere sentita, nonché la violazione degli art. 23 e 5 della legge federale contro la concorrenza sleale.\nD.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto della Corte cantonale."} -{"id":"1efd8e89-b868-4371-ad20-54a25faf71ce","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 novembre 2015, alle ore 05.37, in territorio di Airolo, A._ è incorso in un controllo della velocità mentre circolava in autostrada in direzione nord, alla guida di un'autovettura Porsche. L'apparecchio radar ha rilevato una velocità punibile di 157 km\/h (già dedotto il margine di tolleranza di 7 km\/h) su un tratto autostradale in cui, per la presenza di un cantiere, vigeva un limite di velocità di 80 km\/h.\nB.\nPer questi fatti, con sentenza del 16 ottobre 2017 la Corte delle assise correzionali di Leventina lo ha dichiarato autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione secondo l'art. 90 cpv. 3 e 4 lett. c LCStr. L'imputato è stato condannato alla pena detentiva di dodici mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni. La pena era interamente aggiuntiva a quella inflittagli con decreto di accusa del 12 gennaio 2016 dal Ministero pubblico del Canton Nidwaldo, concernente una condanna per grave infrazione alle norme della circolazione giusta l'.\nC.\nAdita dall'imputato, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ne ha respinto l'appello con sentenza del 7 agosto 2018, confermando il giudizio di primo grado.\nD.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 21 settembre 2018 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di essere prosciolto dall'imputazione di grave infrazione alle norme della circolazione. In via subordinata, postula l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio degli atti alla Corte cantonale per una nuova decisione nel senso dei considerandi. Il ricorrente fa valere la violazione dell'art. 2 dell'ordinanza dell'USTRA concernente l'ordinanza sul controllo della circolazione stradale, del 22 maggio 2008 (OOCCS-USTRA; RS 741.013.1) e degli art. 3, 6 e 10 CPP, 5 e 32 Cost. e 6 CEDU.\nE.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale. Con decreto presidenziale dell'11 ottobre 2018 è stata respinta la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel ricorso."} -{"id":"18db59df-8fe6-4a17-8cab-4709a5e90556","text":"Fatti:\nA.\nIl 3 aprile 2013 l'avv. A._ è stata nominata difensore d'ufficio di un imputato domiciliato all'estero. Dopo l'emanazione dell'atto d'accusa, ma prima dello svolgimento del dibattimento di primo grado, questi ha nominato un difensore di fiducia. Il mandato d'ufficio ha di conseguenza preso fine.\nCon decisione del 9 dicembre 2013, il Presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano ha statuito sulla nota d'onorario sottopostagli dall'avvocata, non riconoscendole l'imposta sul valore aggiunto (IVA).\nB.\nL'avvocata ha impugnato tale decisione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP). Dopo aver chiesto di esprimersi sul gravame anche all'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC), con sentenza del 14 aprile 2014 la CRP ha respinto il reclamo, confermando che le prestazioni fornite dalla legale non soggiacciono all'IVA.\nC.\nAvverso questa sentenza, l'avv. A._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando l'aumento dell'8 %, corrispondente all'IVA, dell'importo riconosciutole a titolo di indennità per onorario e spese."} -{"id":"570f8abb-1a0a-4d86-99c4-0825c11a6107","text":"Fatti:\nA.\nDa un controllo di cantiere effettuato nel mese di novembre 2016 è emerso che un lavoratore, alle dipendenze dell'impresa interinale A._SA e messo a disposizione di un'impresa di pittura da due anni, stava eseguendo da solo dei lavori di tinteggio pur essendo stipendiato solo quale lavoratore ausiliario.\nCon scritto 20 ottobre 2017 la Commissione Paritetica Cantonale nel ramo della pittura e gessatura (in seguito CPC pittura) ha comunicato alla A._SA che, in applicazione del contratto collettivo di lavoro per il ramo pittura e gessatura (in seguito CCL-CH), il predetto pittore \" dev'essere classificato come lavoratore qualificato senza AFC \" e collocato nella relativa classe salariale dal 1° gennaio 2016.\nB.\nLa A._SA ha adito l'arbitro unico nel ramo della pittura e gessatura, il quale ha con lodo 22 gennaio 2018 confermato la decisione della CPC pittura. L'arbitro ha dapprima rilevato che l'applicabilità CCL-CH, a cui il Consiglio federale ha conferito carattere obbligatorio, era pacifica. Ha poi ritenuto che spetta alla datrice di lavoro inquadrare correttamente sulla base dei criteri fissati dal CCL-CH il dipendente e che questa non poteva, come ha invece fatto, semplicemente collocare il lavoratore nella classe salariale più bassa perché egli non avrebbe documentato l'esperienza maturata nel settore. Ha considerato che per garantire il rispetto del CCL-CH e una leale concorrenza fra le ditte del ramo, la A._SA \"non avrebbe dovuto assumere quale manovale un pittore che aveva indicato nel suo curriculum un'esperienza professionale di oltre 20 anni nella pittura e di cui gli ultimi lavorati in Svizzera e di cui non riesce però a ricostituire l'attività svolta non più di cinque anni prima dell'assunzione che serve proprio a determinare l'inquadramento salariale\". Ha poi indicato che in concreto il periodo rimasto oscuro poteva essere elucidato con una semplice richiesta alla CPC pittura, alla quale risultava che dal settembre 2007 al gennaio 2013 il pittore in questione era stato alle dipendenze di un'impresa del luganese, dalla quale percepiva un salario quale lavoratore qualificato senza certificato.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 23 febbraio 2018 la A._SA postula l'annullamento del lodo e della decisione della CPC pittura. Afferma che la sentenza arbitrale avrebbe violato l'onere della prova, la libertà contrattuale, la libertà economica e il suo diritto di essere sentita.\nCon risposta 13 marzo 2018 la CPC pittura propone, in via principale, di dichiarare il ricorso inammissibile e in via subordinata di respingerlo.\nLe parti hanno proceduto spontaneamente a un secondo scambio di scritti."} -{"id":"2331c375-e154-4116-9c14-635e442125b1","text":"Fatti:\nA.\nIl 17 dicembre 2015 A._, nato nel 1968, muratore dipendente e perciò assicurato presso l'INSAI, è inciampato e cadendo è finito sull'asfalto, proteggendosi \"mettendo in avanti le mani\". A causa di questo evento l'assicurato ha riportato la rottura della cuffia dei rotatori a destra e una minima rottura del sovraspinato a sinistra. Ne sono seguiti un intervento e svariate indagini. L'INSAI ha assunto il caso. Tuttavia, con decisione del 15 gennaio 2019, confermata su opposizione il 5 aprile 2019, l'INSAI ha negato il diritto a una rendita a fronte di un grado di invalidità inferiore alla soglia minima legale e ha assegnato un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) del 20%.\nB.\nCon giudizio del 14 ottobre 2019 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha parzialmente accolto il ricorso di A._, ha annullato la decisione su opposizione e ha condannato l'INSAI a versare all'assicurato una rendita di invalidità del 12% dal 1° luglio 2018. La Corte cantonale ha altresì rinviato gli atti all'INSAI per determinare la presa a carico di ulteriori cure.\nC.\nL'INSAI presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale chiedendo l'annullamento del giudizio cantonale e la conferma della decisione su opposizione.\nChiamati ad esprimersi sul ricorso A._ ha postulato la reiezione del ricorso. mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"227cefe1-7e10-4c28-9ece-e5bef990d917","text":""} -{"id":"9dd23d14-114e-4c26-a725-61fe7381c936","text":"Fatti:\nA.\nIl 29 ottobre 2013 A._, cittadino italiano nato nel..., è stato condannato dalla Corte delle assise correzionali di Bellinzona ad una pena detentiva di 22 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, per ripetuti atti preparatori punibili di rapina, ripetuta rapina consumata e tentata, nonché tentato furto. I fatti che hanno portato alla citata condanna risalgono al periodo tra l'ottobre 2012 ed il gennaio 2013.\nB.\nPreso atto della condanna subita e constatata l'esistenza di una grave ed attuale minaccia della sicurezza e dell'ordine pubblici, il 13 agosto 2014 l'Ufficio federale della migrazione (oggi Segreteria di Stato della migrazione) ha emanato nei suoi confronti una decisione di divieto d'entrata in Svizzera e nel Liechtenstein della durata di 10 anni, ossia fino al 12 agosto 2024. Adito su ricorso, con giudizio del 5 luglio 2016 il Tribunale amministrativo federale ha confermato la liceità di tale misura.\nC.\nIl 1° settembre 2016, A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui, in riforma della pronuncia dell'istanza inferiore, postula: (a) che il provvedimento restrittivo preso nei suoi confronti sia annullato rispettivamente che la durata dello stesso sia ridotta al periodo di limitazione già sofferto; (b) di essere ammesso al gratuito patrocinio e all'assistenza giudiziaria. In corso di procedura, il Tribunale amministrativo federale e la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino hanno rinunciato a presentare osservazioni, mentre la Segreteria di Stato della migrazione ha chiesto che il ricorso sia respinto."} -{"id":"0b007b15-2cb1-4a63-af65-8dede7c2a86e","text":""} -{"id":"6553a026-a53f-4842-a848-b5e9b87e8413","text":"Fatti:\nA.\nA.A._ e B._ sono proprietarie dei fondi contigui part. n. 978 e 979 di Lugano, siti nel quartiere di Montarina e attribuiti alla zona edificabile R5 del piano regolatore comunale. Le particelle, di cui era precedentemente proprietario D.A._, deceduto il 26 gennaio 2017, formano un'area triangolare delimitata a nord da via Tomaso Rodari, ad ovest da via Giuseppe Stabile e ad est da via Francesco Borromini. Sul fondo part. n. 979 sorge una villa storica, denominata \"Villino\", progettata dall'arch. Americo Marazzi negli anni tra il 1910 e il 1920. Sul fondo confinante part. n. 978, prevalentemente adibito a giardino, sorgono due costruzioni minori (subalterni A e B).\nB.\nIl 12 settembre 2011 il Consiglio comunale di Lugano ha adottato la variante di piano regolatore relativa ai beni culturali delle sezioni di Lugano, Castagnola e Bré, che prevede in particolare la tutela della villa storica e del suo giardino, nonché della scuola materna e di una torretta di trasformazione situate nelle immediate vicinanze, sul lato opposto di via Giuseppe Stabile (part. n. 1263, rispettivamente 1264). Pubblicata dal 23 gennaio al 21 febbraio 2012, la variante è stata approvata con risoluzione del 12 aprile 2017 dal Consiglio di Stato, che ha quindi confermato la protezione dei manufatti in questione quali beni d'interesse cantonale e l'istituzione attorno agli stessi di un perimetro di rispetto cantonale.\nC.\nFrattanto, nel novembre 2014, D.A._ ha presentato al Municipio di Lugano una domanda di costruzione per il restauro della villa storica, la demolizione dei manufatti esistenti sulla particella n. 978 e l'edificazione su questo fondo di una nuova casa d'abitazione bifamiliare. La ristrutturazione del \"Villino\" prevede sostanzialmente modifiche interne della configurazione di alcuni locali, mentre il nuovo edificio, previsto parallelamente a via Tomaso Rodari su un fronte lungo circa 28 m, leggermente a linea concava verso il villino, è strutturato su quattro livelli, di cui uno interrato adibito all'autorimessa, ed è coperto da un tetto piano.\nD.\nAlla domanda si è in particolare opposta C._, criticando il progetto principalmente sotto il profilo del suo inserimento nel paesaggio e del suo rapporto con le esigenze di protezione della villa storica. Dopo avere acquisito il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, il 6 maggio 2015 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia richiesta, respingendo nel contempo l'opposizione. C._ ha quindi adito il Consiglio di Stato che, con decisione del 13 gennaio 2016, ha accolto il ricorso, indicando nei considerandi del giudizio che la risoluzione municipale era annullata.\nE.\nCon sentenza del 23 febbraio 2018 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso contro la decisione governativa presentato il 16 febbraio 2016 da D.A._, al quale sono in seguito subentrate le eredi. La Corte cantonale ha rilevato che le misure a salvaguardia della variante pianificatoria relativa alla tutela dei beni culturali erano decadute quando le istanze inferiori si sono pronunciate sul progetto, sicché occorreva fare astrazione dalle stesse. Ha nondimeno ritenuto insostenibile la decisione municipale laddove aveva ammesso un inserimento ordinato ed armonioso del progetto nel paesaggio.\nF.\nA.A._ e B._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 10 aprile 2018 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla, di annullare pure la decisione governativa e di rilasciare loro la licenza edilizia richiesta. In via subordinata, chiedono che i giudizi cantonali siano annullati e gli atti rinviati alla Corte cantonale, affinché si pronunci nuovamente dopo avere completato gli accertamenti. Le ricorrenti fanno valere la violazione degli art. 3 cpv. 2 lett. b LPT, l'applicazione arbitraria degli art. 104 e 109 della legge sullo sviluppo territoriale, del 21 giugno 2011 (LST), dell'art. 100 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale, del 20 dicembre 2011 (RLst) e dell'art. 69 cpv. 2 della legge sulla procedura amministrativa, del 24 settembre 2013 (LPAmm). Lamentano inoltre la violazione dell'autonomia comunale e del principio della proporzionalità.\nG.\nLa Corte cantonale si conferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato e l'Ufficio delle domande di costruzione si rimettono al giudizio del Tribunale federale. Il Comune di Lugano chiede in via principale di accogliere il ricorso e di confermare il rilascio della licenza edilizia. In via subordinata, postula l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio degli atti alla precedente istanza per una nuova decisione. L'opponente chiede di respingere il gravame e di confermare la sentenza della Corte cantonale."} -{"id":"474f57fe-b566-4d1b-a5a0-63a4d59253a4","text":""} -{"id":"0e52cc2c-31cb-4697-8317-7d0da93f054a","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Le autorità penali del Cantone Ticino hanno avviato un procedimento penale a carico di C._ e altre persone per titolo di riciclaggio e altri reati in seguito al suo arresto avvenuto, unitamente a quello di X._, il 25 luglio 2001 a Chiasso\nIl 7 agosto 2001 il Tribunale centrale d'istruzione n. 6 di Madrid ha presentato alla Svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria nell'ambito del procedimento penale aperto nei confronti di B._ e altri prevenuti per infrazione aggravata alla legislazione sulle sostanze stupefacenti e nel quadro delle indagini preliminari a carico di C._ e altri per riciclaggio di denaro. Era chiesta, in particolare, la consegna della documentazione di eventuali conti o relazioni finanziarie presso istituti di credito svizzeri, di cui disponessero determinate persone fisiche o giuridiche facenti capo o vicine all'indagato B._, e di sequestrarne gli averi.\nIl 7 agosto 2001 il Tribunale centrale d'istruzione n. 6 di Madrid ha presentato alla Svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria nell'ambito del procedimento penale aperto nei confronti di B._ e altri prevenuti per infrazione aggravata alla legislazione sulle sostanze stupefacenti e nel quadro delle indagini preliminari a carico di C._ e altri per riciclaggio di denaro. Era chiesta, in particolare, la consegna della documentazione di eventuali conti o relazioni finanziarie presso istituti di credito svizzeri, di cui disponessero determinate persone fisiche o giuridiche facenti capo o vicine all'indagato B._, e di sequestrarne gli averi.\nB. Con decisione di entrata in materia del 24 ottobre 2001 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP), accertata l'ammissibilità della domanda, ha ordinato l'identificazione e il sequestro degli averi patrimoniali oggetto della domanda estera. Tra queste persone figurava l'avvocato X._: con sentenze 1A.206\/2001 e 1A.2\/2002 del 9 e dell'11 gennaio 2002 il Tribunale federale ha dichiarati inammissibili i ricorsi di diritto amministrativo e i ricorsi di diritto pubblico inoltrati da quest'ultimo, mentre quello posto a fondamento della causa 1A.264\/2005 è poi stato ritirato.\nB. Con decisione di entrata in materia del 24 ottobre 2001 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP), accertata l'ammissibilità della domanda, ha ordinato l'identificazione e il sequestro degli averi patrimoniali oggetto della domanda estera. Tra queste persone figurava l'avvocato X._: con sentenze 1A.206\/2001 e 1A.2\/2002 del 9 e dell'11 gennaio 2002 il Tribunale federale ha dichiarati inammissibili i ricorsi di diritto amministrativo e i ricorsi di diritto pubblico inoltrati da quest'ultimo, mentre quello posto a fondamento della causa 1A.264\/2005 è poi stato ritirato.\nC. Con decisione di chiusura del 10 agosto 2004 il PP ha ordinato la trasmissione alle autorità spagnole della documentazione di due conti bancari, di un rapporto della polizia giudiziaria del 6 febbraio 2002 relativo all'inchiesta svizzera e di due verbali di interrogatorio. La Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), con giudizio del 25 agosto 2005, ha respinto un ricorso sottopostole da C._.\nC. Con decisione di chiusura del 10 agosto 2004 il PP ha ordinato la trasmissione alle autorità spagnole della documentazione di due conti bancari, di un rapporto della polizia giudiziaria del 6 febbraio 2002 relativo all'inchiesta svizzera e di due verbali di interrogatorio. La Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), con giudizio del 25 agosto 2005, ha respinto un ricorso sottopostole da C._.\nD. Avverso questa pronunzia, C._ presenta un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede, in via cautelare, di concedere effetto sospensivo al gravame e, nel merito, di annullare la decisione impugnata, come pure quella del PP. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nL'Ufficio federale di giustizia e il PP propongono di respingere il ricorso, mentre la CRP si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il 7 dicembre 2005 il Ministero pubblico ticinese ha rilevato che nel mese di ottobre 2005 l'avv. X._ è stato ucciso in Spagna con colpi di arma da fuoco"} -{"id":"192859a9-0dee-41e0-aa20-5206d52b6637","text":"Fatti:\nA. Il 24 dicembre 2004 il Capo del Dipartimento federale delle finanze ha autorizzato l'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) ad aprire un'inchiesta fiscale speciale nei confronti degli avvocati A.A._ e B.A._, quest'ultima titolare di uno studio legale e notarile a Lugano. Il legale è sospettato d'aver commesso gravi infrazioni fiscali ai sensi dell'art. 190 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull'imposta federale diretta (LIFD; RS 642.11), per aver sottaciuto al fisco federale una parte importante della sua sostanza e dei suoi redditi imponibili. Egli avrebbe inoltre partecipato a reati fiscali commessi da C._, mentre B.A._ avrebbe partecipato a quelli commessi dal marito.\nB. Il 2\/3 febbraio 2005 la Divisione delle inchieste speciali dell'AFC ha perquisito lo studio legale e sequestrato numerosi documenti cartacei e informatici, posti sotto suggello. L'8 agosto 2005 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale ha accolto una richiesta di levata dei sigilli presentata dall'AFC, stabilendo per la cernita, da effettuare dalla Corte medesima, una procedura in tre fasi, confermata dal Tribunale federale (vedi ). L'8 giugno 2006, considerata la voluminosa documentazione sequestrata e le divergenze sull'utilità o no della documentazione, il giudice delegato ha comunicato alle parti, le quali hanno aderito alla proposta, che la Corte avrebbe statuito autonomamente su tutti gli incarti sequestrati, rinunciando alla procedura in contraddittorio.\nC. Con decisione del 20 febbraio 2007, la I Corte dei reclami penali (I CRP), ritenendo impossibile distinguere i clienti protetti dal segreto professionale dell'avvocato da quelli non protetti, ha accolto la richiesta di versare agli atti tutti i documenti ancora in sospeso concernenti la contabilità dello studio legale. Mediante sentenza 1B_47\/2007 del 28 giugno 2007 il Tribunale federale, ritenuta sbrigativa e superficiale detta tesi, ha accolto, in quanto ammissibile, un ricorso dei coniugi A._ e ha annullato questa decisione. In seguito i legali hanno prodotto listati contenenti i nomi dei clienti da loro ritenuti protetti dal segreto professionale.\nD. Il 16 ottobre 2007 la I CRP, comunicata alle parti la sua volontà di procedere a tappe, ha restituito agli indagati una ventina di incarti ritenuti inutili per l'inchiesta. Con giudizio del 12 novembre 2007 essa ha statuito sugli incarti bancari restanti. Ritenuto che l'individuazione di relazioni attinenti all'attività tipica dell'avvocato e l'anonimizzazione dei relativi documenti avrebbe implicato un investimento sproporzionato di tempo, essa ha versato agli atti solo determinati atti bancari, anonimizzandoli senza la verifica effettiva dell'esistenza di un segreto da proteggere, vietando all'AFC di utilizzarli o di trasmetterli a terzi per altre procedure senza il consenso della Corte. Con sentenza 1B_288\/2007 del 30 settembre 2008 il Tribunale federale l'ha annullata.\nE. La I CRP, con decisione del 20 novembre 2007, si è pronunciata sui documenti concernenti l'anno contabile 1995. Rilevato che si tratta di un gran numero di atti, in gran parte contenenti nomi di terzi, e richiamati i motivi addotti nella sentenza del 12 novembre 2007, ha ribadito che la cernita e l'anonimizzazione dei nomi rappresenterebbe un lavoro totalmente sproporzionato. Essa ha quindi deciso quanto segue:\n\"1. I seguenti incarti devono essere restituiti, ai sensi dei considerandi, agli indagati: S320 (parziale), S328 (parziale), S322 (parziale), S333 (parziale), S345, S346, 7454.\n2. I seguenti incarti devono essere versati agli atti ai sensi dei considerandi: S320 (parziale), S328 (parziale), S332 (parziale), S333 (parziale).\n3. L'utilizzo o la trasmissione a terzi, per altre procedure, di documenti o informazioni concernenti clienti degli indagati provenienti dall'incarto S333 di cui al punto 2 del presente dispositivo è proibito in assenza di nuove decisioni da parte della I Corte dei reclami penali.\n4. (spese)\".\nF. Avverso questo giudizio l'AFC presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, in via cautelare, di concedere l'effetto sospensivo al gravame e di congiungere i susseguenti ricorsi che saranno inoltrati; in via principale, di annullare la decisione impugnata e, in sostanza, di versare agli atti del procedimento penale in forma integrale e non anonimizzata i libri base (cassa, posta, banca, debitori e creditori) per verificare la completezza e la correttezza delle registrazioni contabili, il libro mastro delle relative registrazioni, le liste delle corrispondenti registrazioni di ogni singolo conto e le pezze giustificative, con il divieto di utilizzare le informazioni riguardanti terzi in altri procedimenti, salvo autorizzazione della I CRP; postula inoltre di versare agli atti tutte le fatture concernenti l'attività tipica e atipica dei legali in forma integrale; in via subordinata, chiede di versarli in maniera anonimizzata.\nLa I CRP chiede la reiezione, in quanto ammissibile, del ricorso. I coniugi A._ postulano, proceduralmente, di stralciare dall'incarto gli allegati n. da 2 a 19 prodotti dalla ricorrente, in via principale, di dichiarare inammissibile il ricorso e, in via subordinata, di respingerlo.\nAl ricorso è stato conferito effetto sospensivo in via superprovvisionale."} -{"id":"6bffd9ee-3290-457d-9a19-59ceba373237","text":"Fatti:\nA.\nIl 22 aprile 2004, C._ e D._ hanno venduto a A.A._ e B.A._, il foglio PPP xxx di X._, consistente in una quota di comproprietà di 210\/1000 del mapp. yyy di quel Comune, con diritto esclusivo sull'appartamento xxx del condominio che vi è ubicato.\nCon contratto generale d'appalto sottoscritto il giorno precedente, gli acquirenti hanno incaricato i venditori di eseguire la riattazione \"chiavi in mano\" del citato foglio, per una mercede forfettaria di fr. 160'850.-- (IVA inclusa), da corrispondere in ragione di fr. 78'850.-- entro il 30 maggio 2004 e di fr. 82'000.-- a 30 giorni dal collaudo.\nB.\nCon petizione del 14 marzo 2006, C._ e D._ hanno convenuto in giudizio A.A._ e B.A._, chiedendone la condanna al versamento in solido, di fr. 98'540.--, oltre interessi al 6 % dal 14 dicembre 2004 su fr. 82'103.-- e dalla data della petizione sulla differenza. La pretesa era composta della mercede residua (fr. 82'000.--), e da un importo per lavori supplementari (fr. 16'450.--). Tenuto conto della perizia giudiziaria allestita in corso di causa, con le conclusioni essa è stata ridotta a fr. 90'423.--.\nCon risposta del 10 luglio 2006 A.A._ e B.A._ hanno chiesto la reiezione della petizione. In via riconvenzionale, hanno domandato: (a) di essere autorizzati a fare svolgere da terzi tutte le riparazioni e la completazione delle opere lacunose non eseguite dagli attori; (b) di condannare gli stessi a corrispondere loro un importo non determinato; (c) di accertare l'inesistenza di qualsiasi credito degli attori, (d) di obbligarli ad allestire\/far allestire i piani di dettaglio dell'opera o, in subordine, a versare un risarcimento di fr. 20'000.--. Con le conclusioni, sempre sulla scorta della perizia giudiziaria citata, i convenuti hanno specificato quali erano le riparazioni che domandavano di fare eseguire a spese degli attori e indicato in fr. 35'642.-- il risarcimento richiesto per spese di sistemazione dei difetti già sostenute.\nC.\nCon sentenza del 2 aprile 2014, il Pretore competente ha accolto parzialmente l'azione principale, decidendo che i convenuti erano tenuti a versare a C._ e D._ il saldo della mercede accordata ed un importo per lavori supplementari. La congruità dell'importo complessivo era stata verificata dal perito giudiziario, che l'aveva cifrato in fr. 90'423.--. Tenuto conto di talune deduzioni contrattuali \"concordate o giustificate\", accertate dal perito in fr. 1'400.--, il Giudice di prime cure ha quindi fissato in fr. 89'023.-- la somma complessiva da riconoscere agli attori, esclusiva della presa in considerazione di deduzioni per difetti (dispositivo n. 1)."} -{"id":"1f078c61-2b4b-4047-a1f5-4daf1c8592f6","text":"Fatti:\nA.\nCon decreto d'accusa del 12 settembre 2013 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha ritenuto A._ autrice colpevole di ripetuta diffamazione, ripetuta ingiuria e di abuso di impianti di telecomunicazioni in relazione a fatti svoltisi il 2 maggio 2010, il 27 settembre 2012 e il 5 ottobre 2012 ai danni di B._.\nA._ ha interposto opposizione, ma non è comparsa al dibattimento di primo grado del 2 aprile 2014, malgrado regolare citazione, di modo che con decisione di stessa data il Giudice della Pretura penale ha stralciato dai ruoli il procedimento penale e dichiarato definitivo il decreto d'accusa.\nCon sentenza del 18 agosto 2014, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) ha respinto il reclamo inoltrato da A._ contro il decreto di stralcio.\nAdito da A._, con sentenza 6B_945\/2014 del 14 novembre 2014 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il suo ricorso in materia penale, a causa del mancato pagamento dell'anticipo delle spese giudiziarie presunte entro il termine impartito a tal fine.\nB.\nIn data 6 febbraio 2018 A._ ha presentato un'istanza di revisione del decreto d'accusa del 12 settembre 2013, adducendo, da un lato, l'intervenuta prescrizione dell'azione penale dei fatti del 2 maggio 2010 prima della crescita in giudicato del decreto in questione, dall'altro, la nullità di quest'ultimo in relazione ai fatti del 2012, conseguente alla violazione del suo diritto di confrontarsi con chi l'ha accusata. Con sentenza del 4 aprile 2018, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha respinto, in quanto ricevibile, l'istanza di revisione.\nC.\nAvverso il giudizio cantonale, A._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando l'accertamento della sua nullità, subordinatamente il suo annullamento.\nInvitata a fornire l'anticipo delle spese giudiziarie presunte, A._ ha richiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"52d0a48a-a71d-4f30-a205-a89fdff1ea75","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, cittadino italiano nato nel 1970, è stato titolare in Svizzera di un permesso di dimora UE\/AELS per persone senza attività lucrativa dall'11 aprile 2008 al 12 settembre 2011, giorno in cui, dopo aver dichiarato di non essere mai stato condannato e di non avere procedimenti penali pendenti, è stato posto a beneficio di un permesso di dimora UE\/AELS valido fino all'11 settembre 2016 per lavorare come manovale a X._.\nA.b. Sul piano professionale ed economico, A._ ha svolto le attività (rispettivamente ha usufruito delle prestazioni) seguenti:\n- dal 2011 al 2015: manovale presso la B._ Sagl (X._);\n- da settembre 2015 ad aprile 2016: aiuto sociale;\n- dall'11 aprile 2016 al 31 ottobre 2016: autista e aiuto di produzione per la C._ SA (salario mensile lordo pari a fr. 3'000.--);\n- dal 20 marzo 2017 al 1o dicembre 2017: operatore sociale per conto di un'associazione con sede a Y._;\n- dal 13 luglio 2017 a una data indeterminata: badante (40 ore mensili; salario orario lordo pari a fr. 21.25);\n- dal 1o dicembre 2017 a una data indeterminata (precedente il giudizio impugnato) : indennità di disoccupazione (circa fr. 1'300.-- mensili);\n- dal 1o luglio 2019 a una data indeterminata (ma al più tardi fino a inizio 2020 [cfr. ]) operaio per la D._ Sagl (20 ore settimanali; salario mensile lordo pari a fr. 1'650.--);\n- dal 15 ottobre 2019 al 15 gennaio 2020: assistente domiciliare (tempo pieno; salario mensile lordo pari a fr. 2'670.--);\n- a partire dal 23 gennaio 2020: indennità di disoccupazione (in media fr. 1'124.50 mensili netti; diritto rimanente ad agosto 2020: 375.4 indennità giornaliere);\n- marzo 2020: 49 ore di supplenza per il Comune di Z._ (salario totale netto pari a fr. 840.--);\n- dal 1o aprile 2020 al 1o novembre 2020 (recte: 31 ottobre 2020) : aiuto domestico (tra le 8 e le 16 ore mensili; salario mensile netto medio pari a fr. 214.25);\n- dall'8 giugno 2020: badante\/collaboratore domestico (contratto a durata indeterminata; fino a settembre 2020: in media 61 ore mensili e un salario lordo pari a fr. 1'448.70 al mese [cfr. ]; da ottobre 2020: 10 ore settimanali e un salario lordo fisso pari a fr. 914.35 al mese).\n- a partire dal 1o settembre 2020: assistente a domicilio (contratto a durata indeterminata; 8 ore settimanali e un salario lordo fisso pari a fr. 797.35 al mese).\nA.c. Per quanto riguarda gli antecedenti penali, A._ è stato condannato in Italia:\n- a 5 anni e 8 mesi di reclusione e a una multa per tentato omicidio, tentata rapina, violazione delle disposizioni sul controllo delle armi e accensioni ed esplosioni pericolose, tutti continuati in concorso (12 luglio 1990), reati commessi il 22 dicembre 1989;\n- a sei giorni di arresto e a un'ammenda per guida in stato di ebbrezza (16 dicembre 1997);\n- a 2 anni e 2 mesi di reclusione per rapina e lesione personale (2 aprile 2004), reato commesso il 21 febbraio 2003;\n- a 80 giorni di arresto e a un'ammenda per guida in stato di ebbrezza (19 dicembre 2011), reato commesso l'11 novembre 2009.\nB.\nIl 20 marzo 2017, dopo un iter amministrativo che non occorre qui rievocare, A._ ha chiesto il rilascio di un permesso di dimora temporaneo UE\/AELS per svolgere, dal 20 marzo 2017 al 20 febbraio 2018, l'attività di operatore sociale per conto di un'associazione con sede a Y._. Con decisione del 26 luglio 2017, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino (di seguito: la Sezione della popolazione) ha respinto la domanda, assegnando al contempo all'interessato un termine per lasciare la Svizzera. Su ricorso, tale provvedimento è stato confermato sia dal Consiglio di Stato (21 novembre 2018) che dal Tribunale amministrativo (26 ottobre 2020) del Cantone Ticino. I Giudici cantonali hanno ritenuto, in sostanza, che A._ non poteva invocare l'ALC, in quanto tale accordo non si applicava alla sua situazione, e che la decisione contestata era giustificata sotto il profilo del diritto interno (in particolare sotto l'angolo degli art. 32 e 62 LStrI), conforme al principio di proporzionalità e rispettosa dell'art. 8 CEDU.\nC.\nIl 26 novembre 2020, A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale fe derale un \"ricorso di diritto pubblico\", con cui chiede, protestate tasse, spese e ripetibili, l'annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo del 26 ottobre 2020 e il rilascio di un permesso di dimora temporaneo UE\/AELS. L'interessato domanda inoltre l'esenzione dal versamento di un anticipo spese in quanto le sue entrate non gli permettono di farvi fronte.\nLa Sezione della popolazione ha presentato delle osservazioni e chiesto il rigetto del gravame. La Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Il Governo ticinese si è invece rimesso al giudizio di questa Corte. La Segreteria di Stato della migrazione non si è determinata.\nCon decreto presidenziale del 30 novembre 2020 è stato concesso l'effetto sospensivo al ricorso relativamente all'obbligo fatto a A._ di lasciare la Svizzera."} -{"id":"246bb037-694e-4a42-95b2-b9ce1ac94661","text":""} -{"id":"091f24fe-1a68-4f7e-81aa-e003470dccb5","text":"Fatti:\nA. Il 26 agosto 2003 N._, nata nel 1954, ausiliaria di pulizia, ha presentato una domanda di prestazioni AI. Esperiti gli accertamenti del caso, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) le ha assegnato un quarto di rendita, per un grado d'invalidità del 41%, con effetto dal 1° settembre 2006 (decisione su opposizione del 7 dicembre 2006).\nFacendo valere un peggioramento del suo stato di salute e allegando nuova documentazione medica, il 20 dicembre 2006 l'assicurata ha formulato una domanda di revisione che l'UAI ha però respinto con decisione del 17 marzo 2008. Adito su ricorso, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, preso atto della risposta con cui l'amministrazione proponeva la retrocessione degli atti per complemento istruttorio, ha stralciato dai ruoli la causa rinviandola all'UAI per l'esecuzione di ulteriori accertamenti medici (pronuncia del 1° luglio 2008).\nDopo avere incaricato il Servizio X._ di allestire una (ulteriore) perizia pluridisciplinare, l'UAI, per progetto di decisione del 15 ottobre 2009, ha aumentato, da un quarto a intera, la rendita dell'assicurata dal 1° dicembre 2006, riducendola in seguito a metà dal 1° gennaio 2008. Con osservazioni del 19 novembre 2009 N._ ha chiesto tra le altre cose l'assegnazione di interessi di mora sulle prestazioni arretrate. Mediante decisione del 17 dicembre 2009 l'UAI ha stabilito l'erogazione di una mezza rendita dal 1° gennaio 2008. Con separate decisioni dell'8 gennaio 2010 l'UAI ha inoltre fissato l'importo delle prestazioni arretrate (1° dicembre 2006 - 31 dicembre 2009). Ritenendo però possibile l'assegnazione di interessi di mora solo in caso di (prima) nascita del diritto alle prestazioni, ma non anche in caso di modifica, l'amministrazione ha respinto la relativa richiesta dell'assicurata.\nB. Lamentando la mancata assegnazione di interessi di mora, N._ si è nuovamente aggravata al Tribunale cantonale delle assicurazioni. Per pronuncia del 30 settembre 2010 i giudici cantonali hanno accolto il ricorso e hanno riconosciuto all'assicurata il diritto a interessi moratori al tasso d'interesse del 5% dal 1° dicembre 2008 sino al versamento delle rendite arretrate.\nC. L'UAI ha presentato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale al quale domanda di annullare la pronuncia cantonale e di confermare la decisione amministrativa dell'8 gennaio 2010.\nN._ postula la reiezione del gravame. Interpellato per un avviso, l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) propone da parte sua alcune considerazioni sulla regolamentazione in materia.\nD. Con decreto del 25 gennaio 2011 è stata accolta la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo formulata nel gravame."} -{"id":"135d5474-f2ee-43aa-9aeb-2f7f1387e1a3","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A._ è proprietario di uno stabile ubicato nella zona artigianale-commerciale del Comune di C._, nel quale sono situati un locale notturno e una sala giochi. Il 21 agosto 2001 il Municipio di C._ ha emanato una decisione volta a disciplinare, tra l'altro, gli orari di apertura e di chiusura della sala giochi. Il 16 gennaio 2002, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha parzialmente accolto, per carenza di base legale, il gravame presentato da A._ contro la citata decisione comunale. Il 24 aprile 2002, il Consiglio comunale di C._ ha quindi adottato un \"Regolamento che disciplina l'apertura e la gestione di sale giochi sul territorio giurisdizionale del Comune di C._\" (di seguito: Reg.). Giusta l'art. 6 Reg., l'apertura della sala giochi non può aver luogo prima delle ore 10:00 e la chiusura deve avvenire entro le ore 01:00 (lett. a); i minorenni di età inferiore ai 16 anni non possono essere presenti dopo le ore 21:00 (lett. b) e quelli di età superiore a 16 anni dopo le ore 23:00 (lett. c); il Municipio può concedere delle deroghe all'orario di chiusura (lett. d) oppure restringerlo a dipendenza dell'ubicazione e delle caratteristiche della sala e delle necessità di tutelare la quiete e la salute pubbliche.\nIl ricorso inoltrato da A._ contro il predetto regolamento è stato respinto dal Governo ticinese con decisione del 20 agosto 2002.\nIl ricorso inoltrato da A._ contro il predetto regolamento è stato respinto dal Governo ticinese con decisione del 20 agosto 2002.\nB. Il 29 dicembre 2002 A._ e B._, gerente della sala giochi, hanno chiesto all'autorità municipale una deroga agli orari di apertura. Con risoluzione del 7 gennaio 2003, il Municipio ha respinto l'istanza e corretto d'ufficio gli orari, fissandoli dal lunedì al venerdì dalle ore 20:00 alle ore 01:00 e dal sabato alla domenica dalle ore 14:00 alle ore 01:00. Ha inoltre ribadito che, in virtù dell'art. 6 lett. b e c Reg., i minorenni di età inferiore ai 16 anni non potevano essere presenti dopo le ore 21:00 e quelli di età superiore a 16 anni dopo le ore 23:00. Ha ricordato che gli apparecchi da gioco non erano accessibili ai minorenni di età inferiore a 14 anni e che all'entrata doveva essere esposto un apposito cartello indicante gli orari di apertura e i limiti di età (punto 2 del dispositivo). Ha previsto che ogni sera alle ore 01:00 il gerente responsabile doveva procedere immediatamente al disinserimento della corrente e alla chiusura a chiave della sala giochi (punto 4 del dispositivo). Infine, ha stabilito che era proibito vendere e consumare cibi e bevande nonché esclusa la posa di un apparecchio automatico (punto 5 del dispositivo).\nB. Il 29 dicembre 2002 A._ e B._, gerente della sala giochi, hanno chiesto all'autorità municipale una deroga agli orari di apertura. Con risoluzione del 7 gennaio 2003, il Municipio ha respinto l'istanza e corretto d'ufficio gli orari, fissandoli dal lunedì al venerdì dalle ore 20:00 alle ore 01:00 e dal sabato alla domenica dalle ore 14:00 alle ore 01:00. Ha inoltre ribadito che, in virtù dell'art. 6 lett. b e c Reg., i minorenni di età inferiore ai 16 anni non potevano essere presenti dopo le ore 21:00 e quelli di età superiore a 16 anni dopo le ore 23:00. Ha ricordato che gli apparecchi da gioco non erano accessibili ai minorenni di età inferiore a 14 anni e che all'entrata doveva essere esposto un apposito cartello indicante gli orari di apertura e i limiti di età (punto 2 del dispositivo). Ha previsto che ogni sera alle ore 01:00 il gerente responsabile doveva procedere immediatamente al disinserimento della corrente e alla chiusura a chiave della sala giochi (punto 4 del dispositivo). Infine, ha stabilito che era proibito vendere e consumare cibi e bevande nonché esclusa la posa di un apparecchio automatico (punto 5 del dispositivo).\nC. Adito il 23 gennaio 2003 da A._ e B._, il Consiglio di Stato ticinese, in data 20 maggio 2003, ha parzialmente accolto la loro impugnativa e ha annullato il punto 4 del dispositivo della decisione comunale. A sua volta, il Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 16 ottobre 2003 ha parzialmente accolto il gravame presentato dagli interessati il 10 giugno 2003 e ha annullato il punto 5 del dispositivo.\nC. Adito il 23 gennaio 2003 da A._ e B._, il Consiglio di Stato ticinese, in data 20 maggio 2003, ha parzialmente accolto la loro impugnativa e ha annullato il punto 4 del dispositivo della decisione comunale. A sua volta, il Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 16 ottobre 2003 ha parzialmente accolto il gravame presentato dagli interessati il 10 giugno 2003 e ha annullato il punto 5 del dispositivo.\nD. Il 27 novembre 2003 A._ e B._ hanno inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso di diritto pubblico, con cui chiedono che la sentenza cantonale sia annullata in quanto non annulla a sua volta il punto 2 del dispositivo della decisione comunale nonché il rinvio degli atti alla Corte cantonale per nuovo giudizio nel senso dei considerandi. Fanno valere, in sostanza, l'incostituzionalità dell'art. 6 Reg. e sostengono che la sentenza querelata viola gli art. 8, 9, 26 e 27 Cost.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo, senza formulare osservazioni, ha chiesto la conferma della sentenza impugnata, mentre il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio del Tribunale federale. Da parte sua, il Comune di C._ non ha presentato una risposta."} -{"id":"0b8dd78e-109d-4c44-ac13-bc821f267272","text":"Fatti:\nFatti:\nA. S._, cittadina italiana, ha lavorato in Svizzera dal 1968 al 1975 solvendo contributi AVS\/AI. Rimpatriata, ha continuato a lavorare quale bracciante agricola stagionale e pulitrice fino al 16 settembre 2004, data alla quale ha interrotto l'attività per motivi di salute.\nIl 16 gennaio 2004, l'interessata ha presentato una domanda volta ad ottenere una rendita dell'assicurazione per l'invalidità svizzera a dipendenza di un'inabilità addebitabile a cervicolomboartrosi con protrusioni discali multiple in sede lombare, poliartralgie con moderato impegno funzionale, gastroduodenite ed esofagite di riflusso, nonché lieve stato ansioso (cfr. rapporto 13 maggio 2004 del Centro medico legale dell'Istituto nazionale italiano della previdenza sociale [INPS] di X._.\nEsperiti gli accertamenti del caso, l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI) ha respinto la domanda per carenza d'invalidità pensionabile (decisione del 18 aprile 2005 e decisione su opposizione del 31 agosto 2005).\nEsperiti gli accertamenti del caso, l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI) ha respinto la domanda per carenza d'invalidità pensionabile (decisione del 18 aprile 2005 e decisione su opposizione del 31 agosto 2005).\nB. Adita dall'interessata, la Commissione federale di ricorso in materia d'AVS\/AI per le persone residenti all'estero (dal 1° gennaio 2007: Tribunale amministrativo federale) ha respinto il gravame e confermato l'operato dell'amministrazione (pronuncia del 18 aprile 2006).\nB. Adita dall'interessata, la Commissione federale di ricorso in materia d'AVS\/AI per le persone residenti all'estero (dal 1° gennaio 2007: Tribunale amministrativo federale) ha respinto il gravame e confermato l'operato dell'amministrazione (pronuncia del 18 aprile 2006).\nC. Patrocinata dall'avv. Luigi Potenza, S._ ha interposto ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), al quale ribadisce la richiesta di rendita.\nL'UAI propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"08c143c9-2231-4322-9d37-290f06969080","text":"Fatti:\nFatti:\nA. L'11 aprile 2003 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Y._ ha presentato all'Ufficio federale di giustizia (UFG) una richiesta di assistenza giudiziaria, completata il 15 maggio e il 23 giugno 2003, nell'ambito di un procedimento penale aperto contro A._ e B._ per favoreggiamento reale, corruzione e abuso di diritto.\nA. L'11 aprile 2003 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Y._ ha presentato all'Ufficio federale di giustizia (UFG) una richiesta di assistenza giudiziaria, completata il 15 maggio e il 23 giugno 2003, nell'ambito di un procedimento penale aperto contro A._ e B._ per favoreggiamento reale, corruzione e abuso di diritto.\nB. Con decisione incidentale del 19 settembre 2003, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui l'UFG ha delegato l'esecuzione della rogatoria, l'ha ammessa e ha ordinato all'avv. C._ di consegnargli la documentazione concernente, tra l'altro, la società X._ Ltd. (dispositivi n. 1 e 2). Il MPC ha altresì ordinato l'audizione del legale quale persona informata sui fatti (dispositivo n. 3), autorizzando, limitatamente all'interrogatorio, la presenza di magistrati esteri (dispositivo n. 4).\nMediante decisione incidentale analoga di stessa data, il MPC ha ordinato altresì alla Z._ SA di Lugano di trasmettergli la documentazione riguardante la menzionata società, ordinato inoltre l'audizione di suoi impiegati quali persone informate sui fatti e autorizzato la presenza di magistrati esteri all'interrogatorio (dispositivo n. 4).\nMediante decisione incidentale analoga di stessa data, il MPC ha ordinato altresì alla Z._ SA di Lugano di trasmettergli la documentazione riguardante la menzionata società, ordinato inoltre l'audizione di suoi impiegati quali persone informate sui fatti e autorizzato la presenza di magistrati esteri all'interrogatorio (dispositivo n. 4).\nC. Contro queste decisioni la società X._ Ltd. presenta il 6 ottobre 2003 un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale chiedendo di concedere effetto sospensivo al gravame e di non ammettere la presenza di magistrati esteri alle audizioni.\nAl ricorso è stato conferito effetto sospensivo in via supercautelare con decreto del 7 ottobre 2003.\nIl MPC, con risposta del 20 ottobre 2003, chiede di respingere in quanto ammissibile il ricorso, rilevando che le audizioni litigiose sono state fissate per il 31 ottobre 2003. Con osservazioni del 27 ottobre 2003, l'UFG propone di respingere l'impugnativa."} -{"id":"04ac93eb-453c-4c1b-a78d-c066a05f753d","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con decisione del 6 febbraio 2004 l'Ufficio giuridico della Sezione della circolazione del Cantone Ticino ha inflitto a X._ una multa di fr. 340.-- poiché, l'11 ottobre 2003, alla guida della vettura Jaguar XK 8 targata BS xxxxx circolava sull'autostrada in territorio di Giornico a una velocità superiore agli 80 km\/h consentiti. La velocità accertata dalla polizia mediante un apparecchio laser era di 110 km\/h; tenuto conto della deduzione del margine di tolleranza, è quindi stata rilevata una velocità punibile di 106 km\/h.\nA. Con decisione del 6 febbraio 2004 l'Ufficio giuridico della Sezione della circolazione del Cantone Ticino ha inflitto a X._ una multa di fr. 340.-- poiché, l'11 ottobre 2003, alla guida della vettura Jaguar XK 8 targata BS xxxxx circolava sull'autostrada in territorio di Giornico a una velocità superiore agli 80 km\/h consentiti. La velocità accertata dalla polizia mediante un apparecchio laser era di 110 km\/h; tenuto conto della deduzione del margine di tolleranza, è quindi stata rilevata una velocità punibile di 106 km\/h.\nB. Il conducente è insorto dinanzi alla Pretura penale del Cantone Ticino, il cui Presidente ha respinto il ricorso con sentenza del 30 luglio 2004. Il giudice ha ritenuto non necessaria, e non l'ha quindi assunta, una perizia richiesta dall'interessato sulla misurazione della velocità. Ha inoltre rilevato che il diritto di essere sentito dell'interessato era stato rispettato e che l'infrazione era stata correttamente accertata dall'autorità cantonale.\nB. Il conducente è insorto dinanzi alla Pretura penale del Cantone Ticino, il cui Presidente ha respinto il ricorso con sentenza del 30 luglio 2004. Il giudice ha ritenuto non necessaria, e non l'ha quindi assunta, una perizia richiesta dall'interessato sulla misurazione della velocità. Ha inoltre rilevato che il diritto di essere sentito dell'interessato era stato rispettato e che l'infrazione era stata correttamente accertata dall'autorità cantonale.\nC. X._ impugna, con un atto designato ricorso per cassazione, al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo o di eventualmente rinviare gli atti alla precedente istanza per un nuovo giudizio e per l'assunzione di una perizia sulla misurazione della velocità. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nC. X._ impugna, con un atto designato ricorso per cassazione, al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo o di eventualmente rinviare gli atti alla precedente istanza per un nuovo giudizio e per l'assunzione di una perizia sulla misurazione della velocità. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nD. La Sezione della circolazione dichiara di condividere le conclusioni del giudizio impugnato. Il Presidente della Pretura penale osserva che il ricorrente, contrariamente a quanto lascerebbe intendere nel gravame, non è stato identificato mediante il numero di targa, ma per essere stato fermato dopo avere commesso l'infrazione, e rileva inoltre che il certificato di verificazione dell'apparecchio è riferito all'unico strumento a laser del genere in dotazione alla polizia cantonale ticinese."} -{"id":"015f85ea-220d-4154-b9b6-748934129bf4","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 marzo 2012 la A._ SA ha disdetto per la fine di giugno 2012 il rapporto di lavoro con B._, che era alle sue dipendenze dal 1° dicembre 1996 quale aiuto carpentiere.\nIn seguito al licenziamento B._ ha convenuto in giudizio la predetta società, chiedendo che fosse condannata a versargli fr. 5'572.10 (ridotti in corso di causa a fr. 2'786.--) a titolo di adeguamento del salario a quanto previsto dal CCL per gli anni 2011 e 2012, a pagargli fr. 41'347.20 quale indennità per disdetta abusiva e a rilasciargli due attestati di lavoro. Con decisione dell'11 dicembre 2015 il Tribunale distrettuale Moesa ha in parziale accoglimento della petizione condannato la convenuta a corrispondere all'attore fr. 758.05, importo che questa aveva riconosciuto di dovere quale adeguamento salariale, e a consegnargli i richiesti attestati di lavoro.\nB.\nCon sentenza 28 giugno 2018, comunicata il 3 dicembre 2018, il Tribunale cantonale dei Grigioni ha, in parziale accoglimento di un appello dell'attore, modificato la sentenza di primo grado nel senso che ha condannato la A._ SA a versare al lavoratore pure un'indennità per disdetta abusiva di fr. 34'456.--, importo \" pari a cinque mesi di salario \", e ha adattato di conseguenza le spese giudiziarie. La Corte cantonale ha disatteso la richiesta del lavoratore di ottenere un importo maggiore a titolo di adeguamento del salario al CCL, perché l'ha ritenuta priva di motivazione.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 21 gennaio 2019 la A._ SA postula la riforma della sentenza di seconda istanza nel senso di essere condannata a pagare all'ex dipendente per il licenziamento abusivo solo fr. 29'475.75 e il conseguente mutamento delle spese processuali. La ricorrente afferma che la Corte cantonale non ha stabilito il salario mensile determinante, ma si è limitata a moltiplicare per cinque un sesto dell'importo di fr. 41'347.20 chiesto dal lavoratore. Lamenta un accertamento arbitrario dei fatti e asserisce che in realtà il salario in questione ammonta a fr. 5'895.15, ragione per cui un'indennità per licenziamento abusivo pari alla retribuzione di 5 mesi ascende unicamente a fr. 29'475.75.\nCon risposta 18 marzo 2019 B._ propone la reiezione del ricorso."} -{"id":"1df859a3-0056-4233-bacc-59607f3ae227","text":""} -{"id":"24bbeb9c-277d-4799-a086-6f6562271ac1","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La procedura di liquidazione in via di fallimento dell'eredità giacente fu C._ è stata sospesa per mancanza di attivi con decreto 4 dicembre 2002. Nessun creditore ha anticipato le spese per continuare la procedura in via sommaria () e nessun erede si è annunciato nel termine fissato dall'Ufficio di esecuzione e fallimenti di Locarno (di seguito: UEF) per chiedere la cessione degli attivi appartenenti alla successione giusta l' (termine impartito mediante pubblicazione dell'11 luglio 2003 e scadente in data 31 luglio 2003).\nA.b. Il 6 ottobre 2014 B._ ha chiesto all'UEF la cessione degli attivi dell'eredità giacente. Con scritto 17 ottobre 2014 anche A._ - detentore di un quadro (attribuito a Egon Schiele) che gli era stato dato in pegno da D._ a garanzia di un prestito di fr. 100'000.-- e che quest'ultimo aveva sottratto alla defunta C._ - ha chiesto la cessione dei medesimi attivi, sostenendo di essere sia creditore dell'eredità giacente sia terzo interessato ai sensi dell'.\nCon scritto 31 ottobre 2014 l'UEF ha respinto la richiesta di cessione di B._ e ha invitato A._ a far valere il suo diritto alla realizzazione del dipinto entro 30 giorni. Il 3 dicembre 2014 A._ ha di nuovo chiesto la cessione degli attivi successori e, in via subordinata, ha postulato la realizzazione del pegno. Con provvedimento 17 dicembre 2014 l'UEF ha respinto la richiesta di cessione di A._, ma ha accolto la sua domanda di realizzazione del dipinto.\nB.\nCon sentenza 23 marzo 2015 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha respinto il ricorso presentato da A._ contro il provvedimento dell'UEF del 17 dicembre 2014.\nC.\nCon atto ricorsuale 3 aprile 2015 A._ ha impugnato la sentenza dell'autorità di vigilanza dinanzi al Tribunale federale, chiedendo che all'UEF sia fatto ordine di stipulare in suo favore un contratto di cessione degli attivi appartenenti all'eredità giacente. Con decreto 11 maggio 2015 al rimedio è stato conferito il postulato effetto sospensivo.\nNon sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"0c56182a-b64a-43b7-8d83-158cffec2040","text":"Fatti:\nA.\nA.a. B._, con petizione 16 ottobre 2013, e C._ (2012), con petizione 12 dicembre 2013, hanno promosso causa contro A._ affinché la sua paternità di C._ sia accertata; chiedono inoltre la condanna del convenuto al versamento di un contributo alimentare di fr. 1'000.-- al mese e di una provisio ad litem dell'importo di fr. 4'300.-- ciascuno.\nA.b. Con decisione 9 gennaio 2015, congiunte le procedure, il Pretore aggiunto del Distretto di Lugano ha ordinato l'assunzione di una perizia sul DNA delle parti interessate; nei confronti di A._ ha assortito l'ordine con la comminatoria penale giusta l'. Con giudizio 15 aprile 2015, il Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto il reclamo inoltrato da A._ contro la pronuncia pretorile; questa Corte del Tribunale federale ha poi respinto, nella misura in cui era ammissibile, il suo ricorso in materia civile (sentenza 5A_384\/2015 del 16 novembre 2015).\nA.c. Il Pretore aggiunto ha in pendenza di causa respinto un'ulteriore richiesta di A._ volta alla revoca dell'ordine di sottoporsi al test del DNA: con decisione 29 aprile 2015, il Giudice di prime cure ha anzi assortito l'ordine con le comminatorie dell' in caso di disobbedienza, prevedendo tra l'altro l'esecuzione coattiva del prelievo mediante traduzione forzata di A._ nel laboratorio del perito. Preso atto del reclamo 7 maggio 2015 di A._ contro la decisione pretorile appena menzionata, il Pretore aggiunto ha sostituito, con nuova decisione 13 maggio 2015, l'esecuzione coattiva con una multa disciplinare di fr. 300.-- per ogni giorno di ritardo nel presentarsi dal perito; anche contro questa decisione A._ è insorto con reclamo 15 maggio 2015.\nB.\nIl Tribunale di appello del Cantone Ticino, constatato che la seconda decisione pretorile impugnata, del 13 maggio 2015, altro non è se non una modifica della prima decisione, quella del 29 aprile, ha congiunto la trattazione dei due reclami, e li ha respinti con la qui impugnata sentenza del 12 febbraio 2016.\nC.\nCon ricorso in materia civile 15 marzo 2016, A._ (di se guito: ricorrente) chiede in via principale l'annullamento dell'ordine di sottoporsi al test del DNA, in via subordinata la conferma dell'ordine, tuttavia senza comminatoria penale ex e senza multa disciplinare per ogni giorno di ritardo.\nAl gravame è stato concesso effetto sospensivo con decreto 8 aprile 2016. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"199a2156-b324-4590-bfa4-de85dc9bff9e","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con pubblicazione sul foglio ufficiale del Cantone Ticino yyy il Comune di X._ ha indetto un concorso, retto dalla legge sulle commesse pubbliche del 20 febbraio 2001 (LCPubb; RL\/TI 730.100) ed impostato secondo la procedura libera, concernente l'aggiudicazione del servizio di sgombero neve e spandimento di sale o ghiaia per il periodo ottobre 2016-maggio 2021. Per Io svolgimento del servizio erano necessari sei veicoli spazzaneve, due frese e un mezzo spandi sale o ghiaia, operativi in contemporanea con relativo personale conducente. Per questi interventi, la documentazione di gara preannunciava il seguente criterio di idoneità:\nA garanzia della fornitura del servizio invernale, l'offerente deve avere il personale necessario (è ammesso il prestito di manodopera secondo l'art. 37 RLCPubb\/CIAP) e deve dimostrare di poter avere a disposizione i veicoli da lui offerti entro il giorno della firma del contratto di appalto.\nA.b. Per provare il rispetto di questi requisiti, i concorrenti dovevano indicare il numero di dipendenti a loro disposizione (personale proprio), fornire precisazioni e documentazione relativi a un eventuale prestito di manodopera, nonché dati concernenti i veicoli impiegati per ogni tratto di sgombero. Queste informazioni dovevano essere comunicate per mezzo dei formulari predisposti dalla committenza. Le prescrizioni di gara, contro le quali non sono stati interposti ricorsi, attiravano inoltre l'attenzione sul fatto che il concorrente avrebbe dovuto essere pronto ad erogare le proprie prestazioni a partire dal mese di ottobre 2016 e che:\n(...) la ditta deve dimostrare di essere in grado di poter mettere a disposizione i veicoli ed il personale necessario al momento giusto. In particolare la ditta deve essere in grado di eseguire contemporaneamente i servizi di spazzaneve, fresa da neve e spandimento sale. Per principio ogni singola prestazione indicata nell'elenco prezzi deve poter essere eseguita in contemporanea per garantire uno sgombero ottimale ed un servizio equivalente a tutta la popolazione (tutti i veicoli offerti in servizio contemporaneamente).\nB.\nEntro il termine impartito, del 30 agosto 2016, sono state inoltrate al committente due offerte: quella della A._Sagl di X._, di fr...., e quella della ditta individuale B._ di X._, di fr.... Durante il loro esame, il Comune di X._ si è rivolto alle due concorrenti, chiedendo la trasmissione di ulteriore documentazione. Vagliata la situazione, il 3 ottobre 2016 il Comune ha deciso di escludere l'offerta della A._Sagl, poiché non rispettava il criterio di idoneità relativo alla disponibilità di personale e attrezzature sufficienti, e di assegnare la commessa a B._, unico concorrente rimasto in gara.\nC.\nAdito dalla A._Sagl, con sentenza del 18 maggio 2017 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto in quanto ricevibile il ricorso contro la decisione comunale. Con sentenza 2C_583\/2017 del 18 dicembre 2017, il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il ricorso in materia di diritto pubblico, accogliendo per contro il ricorso sussidiario in materia costituzionale presentato dalla A._Sagl contro il giudizio della Corte cantonale, annullandolo e rinviandole la causa per una nuova decisione nel senso dei considerandi. Il Tribunale federale ha confermato l'esclusione della A._Sagl, ma ravvisato una violazione del diritto di essere sentiti, siccome i giudici cantonali non si erano pronunciati in maniera sufficiente sul rispetto dei criteri di idoneità anche per quanto concerne l'offerta di B._.\nD.\nStatuendo nuovamente sulla causa dopo avere acquisito agli atti diversi documenti e concesso alle parti il diritto di esprimersi, con sentenza del 29 maggio 2018 il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto il ricorso della A._Sagl nella misura della sua ricevibilità. Ha conseguentemente annullato la decisione comunale del 3 ottobre 2016 di aggiudicare l'appalto a B._. La Corte cantonale ha ritenuto che anche l'offerta della ditta B._ doveva essere esclusa, siccome non adempiva i criteri d'idoneità richiesti, in particolare poiché l'offerente mancava delle risorse umane e tecniche necessarie al corretto svolgimento della commessa.\nE.\nB._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale del 20 agosto 2018 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di confermare la decisione comunale di aggiudicargli l'appalto. Il ricorrente fa valere la violazione del divieto dell'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove.\nF.\nLa Corte cantonale si conferma nella sua sentenza. Il Comune di X._ comunica di non avere osservazioni da presentare al ricorso e di rimettersi al giudizio del Tribunale federale. La A._Sagl chiede di dichiarare inammissibile il ricorso in materia di diritto pubblico, di respingere quello sussidiario in materia costituzionale e di confermare la sentenza impugnata. Con osservazioni del 2 novembre 2018 il ricorrente si è confermato nelle sue conclusioni. Il 7 dicembre 2018, l'opponente ha ribadito le richieste formulate con la risposta.\nCon decreto presidenziale del 26 settembre 2018 è stato parzialmente concesso l'effetto sospensivo al ricorso, nel senso che il committente e il ricorrente sono stati autorizzati a concludere un contratto valido solo fino all'emanazione del giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"07514d02-860e-4521-a31b-289494f1916d","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 16 giugno 2017 il Dipartimento delle finanze e dell'economia del Cantone Ticino ha aperto un pubblico concorso per l'assunzione di due funzionari cantonali. Nel bando era indicata per la funzione ricercata la classe 25-26 per uno stipendio annuo minimo di fr. 72'366.- e massimo di fr. 96'217.- secondo la legge allora in vigore. I candidati al concorso erano avvertiti che \"è stata approvata dal Gran Consiglio la revisione totale della Legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti e che, con la sua entrata in vigore, l'atto di nomina o incarico avverrà sulla base della nuova classificazione delle funzioni e della nuova scala stipendi\".\nA.b. Il 29 novembre 2017 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha nominato A._ al posto di ispettore a tempo pieno, iscrivendolo nella classe 6 con un aumento e con una retribuzione pari a fr. 68'821.-. L'inizio del lavoro è stato stabilito per il 5 marzo 2018.\nB.\nIl 19 dicembre 2018 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la classe salariale stabilita dalla risoluzione governativa.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo che il giudizio cantonale sia riformato nel senso che lo stipendio iniziale sia stabilito in base alla classe 25 con un aumento in virtù del regolamento concernente le funzioni e le classificazioni dei dipendenti dello Stato del 24 febbraio 2016, in vigore sino al 31 dicembre 2017, equivalente alla classe 6 con quattro aumenti secondo il corrispondente regolamento dell'11 luglio 2017, in vigore dal 1° gennaio 2018. In via subordinata postula il rinvio della causa al Tribunale cantonale amministrativo.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"5f284c1b-6f57-4abd-9b30-35eeebba285a","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietaria dei fondi n. 700, inedificato, e n. 774 sul quale sorge un edificio abitativo e un'autorimessa, ubicati a Ronco sopra Ascona, confinanti a monte con via Ronco. Dal 6 marzo al 4 aprile 2017 la Sezione amministrativa immobiliare del Dipartimento del territorio ha pubblicato il progetto stradale e gli atti espropriativi per la correzione stradale in zona Pontif nel Comune di Ronco sopra Ascona. Il progetto prevede l'adeguamento del calibro stradale su una lunghezza di ca. 70 m di via Ronco, che presenta attualmente una larghezza minima di ca. 3.80 m, per permettere l'incrocio tra veicoli leggeri, migliorare la visibilità e garantire la sicurezza dei pedoni. I piani contemplano l'espropriazione definitiva di 66 m2e un'occupazione temporanea di 31 m2 del fondo n. 770, nonché l'esproprio definitivo di 15 m2, come pure un'occupazione temporanea di 18 m2 della particella n. 774.\nB.\nA._, criticando lo svolgimento della procedura di pubblicazione e ipotizzando che il progetto perseguirebbe in realtà la realizzazione di parcheggi ai bordi della strada, si è opposta al progetto. Con risoluzione del 10 aprile 2018 il Consiglio di Stato, respinta l'opposizione, ha approvato il progetto stradale, rilevando che le contestazioni di carattere espropriativo devono essere sollevate nella sede opportuna. Adita dalla proprietaria, con giudizio del 26 febbraio 2020, il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rifiutare il progetto stradale nella misura in cui concerne i suoi fondi.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"1ed536d6-0106-49a5-b6d6-332e647d4edf","text":"Fatti:\nA. A._ ha seguito il ciclo di studi d'ingegneria civile con indirizzo \"edilizia\" della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), ottenendo il diploma nel 2005. Egli è iscritto all'albo dell'Ordine degli ingegneri e architetti del Cantone Ticino (OTIA), nel gruppo professionale \"ingegneria civile\" con medesimo campo d'attività.\nIn data 30 luglio 2008, la ditta B._SA ha inoltrato al Municipio di Bellinzona una domanda di costruzione concernente la particella xxx, di proprietà del padre di A._, richiedendo il rilascio di una licenza per l'edificazione di due palazzine di dieci appartamenti ciascuna. Detta domanda e stata sottoscritta da A._ sia in qualità di rappresentante della ditta istante che di progettista.\nB. In relazione alla presentazione della domanda di costruzione menzionata, la Commissione di vigilanza OTIA ha aperto nei confronti di A._ un procedimento disciplinare. Constatata la natura architettonica del progetto da lui sottoscritto e ritenuto che l'allestimento dello stesso non rientrava nella sua sfera di competenze, risultante dall'iscrizione all'albo OTIA nel gruppo professionale \"ingegneria civile\", con decisione del 12 giugno 2009 essa lo ha quindi sanzionato con un ammonimento, a seguito della violazione di norme specifiche della legge cantonale sull'esercizio delle professioni di ingegnere e di architetto del 24 marzo 2004 (LEPIA; RL\/TI 7.1.5.1).\nPer gli stessi motivi, la misura presa nei confronti di A._ è quindi stata confermata anche dal Tribunale cantonale amministrativo con giudizio del 16 settembre 2010.\nC. Con ricorso in materia di diritto pubblico del 25 ottobre 2010, A._ ha impugnato tale giudizio davanti al Tribunale federale, chiedendone l'annullamento a causa della violazione dell', che sancisce il divieto d'arbitrio, in relazione all'applicazione del diritto cantonale e alla valutazione delle prove addotte.\nChiamata ad esprimersi, la Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Da parte sua, la Commissione di vigilanza OTIA ha chiesto che il ricorso sia respinto."} -{"id":"6274fc6b-ecd4-4530-bd05-1653652dc19c","text":""} -{"id":"2b17ffb0-ee9c-459a-a355-d9a10e598e01","text":""} -{"id":"101b4fa4-9a21-4ae4-b2a0-9335c1f24271","text":"Fatti:\nA. Con sentenza del 5 settembre 2007, la presidente della Corte delle assise correzionali di Locarno ha condannato A._ a una pena detentiva di due anni e sei mesi, sospesa in ragione di venti mesi con un periodo di prova di due anni e al pagamento di una multa di fr. 1'500.-, ritenendolo colpevole di tratta di esseri umani, promovimento della prostituzione, in parte tentato, ripetuto sfruttamento dello stato di bisogno, furto e infrazione alla legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri. Ha ritenuto, in particolare, ch'egli, in correità con un'altra persona, ha organizzato e in parte provveduto al trasporto di B._ dalla Bulgaria alla Svizzera, affinché vi esercitasse la prostituzione, sottraendole inoltre fr. 1'200.-. Sfruttandone la precaria condizione sociale ed economica e la sua dipendenza, l'ha altresì indotta a compiere con lui due atti sessuali.\nB. L'interessato ha impugnato questa decisione dinanzi alla Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale di appello del Cantone Ticino (CCRP), chiedendo di proscioglierlo dalle imputazioni di sfruttamento dello stato di bisogno e di furto. Con giudizio del 22 ottobre 2007, la CCRP ha dichiarato inammissibile il gravame.\nC. Avverso questa pronunzia A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Postula il suo proscioglimento dalle accuse di ripetuto sfruttamento dello stato di bisogno e di furto e di ridurre la condanna a 20 mesi sospesi condizionalmente.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"7354cbec-ed33-40a2-9497-43ef55ec82ad","text":""} -{"id":"6452b4d5-7e5e-4edd-b0b5-a143de2b31f9","text":""} -{"id":"e2f27f68-f1f1-47cc-925e-8e1ecd4abba1","text":"Fatti:\nA.\nLa B._ SA è proprietaria della particella xxx di Lugano, Sezione Castagnola, confinante con il fondo yyy, di proprietà di A._. Raccolto l'avviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, il 19 febbraio 2014 il Municipio di Lugano ha rilasciato alla B._ SA la licenza edilizia per demolire gli edifici esistenti e ricostruire uno stabile residenziale composto di due costruzioni principali, collegate da un corpo centrale, articolate su sette piani fuori terra e su un piano interrato comune destinato a ospitare un'autorimessa per 34 veicoli. L'autorità comunale ha subordinato il rilascio dell'autorizzazione a una serie di condizioni, in particolare alla presentazione di alcuni progetti in variante almeno trenta giorni prima dell'inizio dei lavori, concernenti tra l'altro le camere, l'accesso veicolare e le canalizzazioni. La licenza non è stata impugnata ed è cresciuta in giudicato.\nB.\nIl 23 maggio 2014 l'istante ha chiesto il rilascio di un permesso in variante, domandando poi di annullare l'avvenuta pubblicazione e postulando di proseguirne l'esame secondo la procedura di notifica, trattandosi secondo lui di una mera completazione della domanda originale, in seguito ritirata. Il 9 settembre 2014 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia in variante secondo la procedura di notifica, subordinandola a un'ulteriore serie di condizioni. Nel frattempo, il 1° settembre 2014 A._, adducendo che la variante dovrebbe soggiacere alla procedura ordinaria, ha chiesto al Municipio di accertare che sino all'approvazione dei progetti la licenza edilizia non è operativa e che i lavori di costruzione non possono iniziare. Il Municipio ha confermato che l'ottenimento del permesso d'inizio lavori è subordinato all'adempimento delle condizioni poste nella licenza del 19 febbraio 2014, rispettivamente in quella del 9 settembre 2014.\nC.\nAdito dalla vicina, con decisione del 10 novembre 2015 il Consiglio di Stato ne ha accolto il ricorso, annullando la licenza edilizia in variante e rinviando gli atti al Municipio, affinché completi e pubblichi la domanda di costruzione e statuisca sull'istanza di accertamento. Contro la decisione governativa B._ SA è insorta dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo. Nel frattempo, il 9 luglio 2015 il Municipio ha approvato il nuovo progetto delle canalizzazioni e del sistema di prosciugamento della fossa di scavo durante la fase di cantiere. In adempimento delle condizioni poste alla licenza del 19 febbraio 2014, la B._ SA ha inoltrato all'Esecutivo comunale nuovi piani, datati 21 settembre 2015. Il 30 settembre 2015 il Dicastero edilizia privata della Città di Lugano ha poi comunicato alla vicina che sono state rilasciate due licenze edilizie, il 19 febbraio 2014 e il 9 settembre 2014, e che per la prima erano stati inoltrati i documenti necessari per l'avvio dei lavori, mentre per la seconda, oggetto di ricorso, non erano ancora state ottemperate le condizioni richieste. Il 10 novembre 2015 il Municipio, accertato l'adempimento delle condizioni poste con la licenza del 19 febbraio 2014 e l'approvazione del nuovo sistema di canalizzazione, ha rilasciato l'autorizzazione a iniziare i lavori.\nD.\nFrattanto, l'8 ottobre 2015, la vicina è insorta dinanzi al Consiglio di Stato contro la presa di posizione del Dicastero edilizia privata, chiedendone l'annullamento e, in via cautelare, di ordinare al Municipio di non autorizzare l'avvio dei lavori. L'11 novembre 2015 il Presidente del Consiglio di Stato ha dichiarato irricevibile l'istanza di misure provvisionali. Con decisione del 2 dicembre 2015 il Governo cantonale ha poi dichiarato irricevibile il ricorso per assenza di una decisione impugnabile, rinviando nondimeno gli atti al Municipio affinché statuisca sull'istanza di accertamento.\nE.\nLa vicina ha impugnato sia la decisione del Presidente del Governo sia quella governativa davanti al Tribunale cantonale amministrativo. Prima della conclusione di queste procedure, visto che nel frattempo erano iniziati i lavori di scavo, ella ha inoltrato due istanze concernenti i citati procedimenti chiedendo l'immediato blocco degli interventi edilizi non sorretti da permesso. Il giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo, sospesi dapprima in via supercautelare i lavori, con giudizio del 9 marzo 2016 ha poi evaso le istanze cautelari ai sensi dei considerandi, autorizzando la B._ SA a continuare solo i lavori di costruzione al beneficio della licenza del 19 febbraio 2014 alle condizioni ivi poste e risultanti dai piani del 21 settembre 2015 e dall'approvazione municipale del 9 luglio 2015 (canalizzazione e smaltimento acque).\nF.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso al Tribunale federale chiedendo, in via provvisionale, di concedere al gravame l'effetto sospensivo e, in via subordinata, di ordinare il blocco di qualsiasi lavoro con la comminatoria dell'; nel merito, postula di annullare la decisione impugnata e di confermare il divieto di avviare\/proseguire i lavori.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"1680208e-a01b-4541-90aa-9e9c64633a24","text":""} -{"id":"1a1f19b1-462b-4622-b896-4362f242ac6e","text":"Fatti:\nA.\nA._ è stato proprietario del mappale xxx del Comune di Y._ dal 14 luglio 1983 al 30 aprile 2008, data alla quale lo ha venduto a terzi. La particella confina con il mappale zzz, che all'epoca dei fatti era detenuta in comproprietà da B._, C._ e D._.\nTra il 2005 e il 2006 questi ultimi hanno edificato la loro proprietà. In tale contesto, con accordo in sanatoria formalizzato il 3 maggio 2005, A._ ha concesso loro di utilizzare il mappale xxx per istallarvi il cantiere, depositare la terra di scavo e il materiale da costruzione, posare la gru e garantire l'accesso alla loro particella, dietro versamento di un'indennità di fr. 10'000.-- e l'impegno a risistemare a regola d'arte il suo sedime ad ultimazione dei lavori, prevista per la fine di marzo del 2006.\nB.\nIl 7 aprile 2006, B._ si è rivolto ad A._ in rappresentanza dei comproprietari, informandolo che i lavori di risistemazione del mappale xxx erano conclusi e che i livelli delle quote del terreno erano stati calcolati e controllati da una persona competente in materia.\nEsaminata la situazione, con scritto del 19 aprile 2006 A._ ha domandato alle controparti di asportare dal suo fondo i resti di detriti ancora presenti e provvedere alla semina a prato. In data 28 aprile 2006 ha quindi svolto un nuovo sopralluogo senza sollevare più nessuna obiezione.\nC.\nNel dicembre 2007, il Comune di Y._ ha scritto al legale di A._ indicando che, con l'istallazione del cantiere per la costruzione della proprietà confinante, la situazione del terreno naturale del mappale xxx era stata modificata e che, nel caso di edificazione del fondo, il progetto avrebbe dovuto basarsi sulle sezioni ufficiali del terreno allestite nel maggio del 1994, che raffiguravano l'originario stato dei luoghi.\nVerifiche svolte dall'arch. E._ su incarico di A._ hanno in seguito confermato che tra il rilievo ufficiale del 1994 e lo stato del terreno in quel momento vi era effettivamente una differenza.\nD.\nEseguito il tentativo di conciliazione e allestita una prova a futura memoria, il 25 settembre 2009 A._ ha inoltrato alla Pretura competente una petizione con cui ha chiesto la condanna in solido di B._, C._ e D._ al pagamento di una somma di fr. 61'822.40, poi ridotta a fr. 57'212.--, oltre a interessi, a titolo di risarcimento danni per il mancato ripristino a regola d'arte del suo fondo (costi di sgombero del materiale in esubero nonché spese legali e peritali sopportate).\nCon sentenza del 2 aprile 2015, il Pretore ha respinto la petizione. In particolare, egli ha infatti constatato: (a) che la prova dell'esistenza di un danno e della correlazione tra il danno e le eventuali responsabilità dei convenuti spettava all'attore e che quest'ultimo non era riuscito a dimostrare: né che al momento della messa a disposizione dei convenuti del terreno esso avesse una conformazione diversa da quella constatata nel 2007, né quale fosse l'effettiva conformazione del fondo nel 2005; (b) che, stando ai risultati peritali e ai riscontri della prova a futura memoria, da un profilo prettamente quantitativo non vi fosse inoltre corrispondenza tra le eccedenze rilevate sul mappale xxx e il materiale di scavo generato dall'edificazione del mappale zzz, di modo che era impossibile stabilire un nesso di causalità adeguato tra le modifiche avvenute sul fondo xxx e i lavori fatti eseguire dai convenuti sul loro terreno. A._ si è allora rivolto alla II Camera civile del Tribunale d'appello ticinese la quale, con giudizio del 12 settembre 2016, ha respinto l'appello.\nE.\nCon ricorso in materia civile e, in parallelo, ricorso sussidiario in materia costituzionale del 21 ottobre 2016, A._ domanda in via principale che, in riforma del giudizio impugnato, la petizione sia accolta e le controparti condannate a versargli fr. 52'212.-- oltre a interessi. In via subordinata, chiede invece che la sentenza impugnata sia annullata e l'incarto rinviato all'istanza precedente per istruttoria e nuovo giudizio.\nCon risposta del 14 dicembre 2016, gli opponenti chiedono che, nella misura in cui siano ammissibili, i ricorsi vengano respinti. Le parti hanno poi riconfermato le loro posizioni nell'ambito di un secondo scambio di scritti."} -{"id":"126d3ba2-d7d6-49ef-8034-38684b804471","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con messaggio del 17 maggio 2005 (n. 5652), il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha sottoposto al Gran Consiglio il progetto di decreto legislativo concernente l'autorizzazione all'Azienda elettrica ticinese (AET) a garantire un impegno finanziario fino a concorrenza di 35 milioni di franchi per l'acquisto di un terzo della quota azionaria della Metanord SA per la realizzazione di un metanodotto nel Sopraceneri, affinché potesse approvarlo conformemente a quanto previsto dall'art. 5 cpv. 4 della legge istituente l'AET, del 25 giugno 1958 (LAET). La proposta è stata accolta dal Parlamento cantonale, che ha aderito al rapporto di maggioranza 7 febbraio 2006 della Commissione speciale energia. Il relativo decreto legislativo, adottato il 21 febbraio 2006, è stato pubblicato nel Foglio ufficiale del Cantone Ticino n. 17\/2006 del 28 febbraio 2006 (pag. 1332 seg.). Il decreto, munito della clausola referendaria (art. 3), è stato oggetto di una domanda di referendum che, nel termine di scadenza di 45 giorni, ha ottenuto l'adesione di 7'684 firme valide.\nA. Con messaggio del 17 maggio 2005 (n. 5652), il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha sottoposto al Gran Consiglio il progetto di decreto legislativo concernente l'autorizzazione all'Azienda elettrica ticinese (AET) a garantire un impegno finanziario fino a concorrenza di 35 milioni di franchi per l'acquisto di un terzo della quota azionaria della Metanord SA per la realizzazione di un metanodotto nel Sopraceneri, affinché potesse approvarlo conformemente a quanto previsto dall'art. 5 cpv. 4 della legge istituente l'AET, del 25 giugno 1958 (LAET). La proposta è stata accolta dal Parlamento cantonale, che ha aderito al rapporto di maggioranza 7 febbraio 2006 della Commissione speciale energia. Il relativo decreto legislativo, adottato il 21 febbraio 2006, è stato pubblicato nel Foglio ufficiale del Cantone Ticino n. 17\/2006 del 28 febbraio 2006 (pag. 1332 seg.). Il decreto, munito della clausola referendaria (art. 3), è stato oggetto di una domanda di referendum che, nel termine di scadenza di 45 giorni, ha ottenuto l'adesione di 7'684 firme valide.\nB. Durante il periodo di raccolta delle firme è emerso un problema giuridico e istituzionale, ritenuto che il citato decreto non avrebbe dovuto essere munito della clausola referendaria. Nel messaggio del 3 maggio 2006 (n. 5781) il Consiglio di Stato ha espressamente ammesso l'errore: sebbene lo sbaglio sia stato accertato allorquando la raccolta delle firme era praticamente ultimata, il Governo ha ritenuto che il principio della buona fede non poteva prevalere sulla normativa applicabile, che, in presenza di un atto non referendabile, non riconosce al popolo un diritto di referendum. Il 18 ottobre 2006 il Gran Consiglio ha quindi adottato un nuovo decreto legislativo, pubblicato nel Bollettino ufficiale n. 48\/2006 del 24 ottobre 2006 (pag. 453 seg.): ribadito l'acquisto da parte dell'AET di 1\/3 della quota azionaria della Metanord SA e autorizzato il relativo impegno finanziario, il nuovo art. 3, per sanare l'errore, abroga il decreto legislativo del 21 febbraio 2006 e comporta pertanto lo stralcio della menzionata clausola referendaria.\nB. Durante il periodo di raccolta delle firme è emerso un problema giuridico e istituzionale, ritenuto che il citato decreto non avrebbe dovuto essere munito della clausola referendaria. Nel messaggio del 3 maggio 2006 (n. 5781) il Consiglio di Stato ha espressamente ammesso l'errore: sebbene lo sbaglio sia stato accertato allorquando la raccolta delle firme era praticamente ultimata, il Governo ha ritenuto che il principio della buona fede non poteva prevalere sulla normativa applicabile, che, in presenza di un atto non referendabile, non riconosce al popolo un diritto di referendum. Il 18 ottobre 2006 il Gran Consiglio ha quindi adottato un nuovo decreto legislativo, pubblicato nel Bollettino ufficiale n. 48\/2006 del 24 ottobre 2006 (pag. 453 seg.): ribadito l'acquisto da parte dell'AET di 1\/3 della quota azionaria della Metanord SA e autorizzato il relativo impegno finanziario, il nuovo art. 3, per sanare l'errore, abroga il decreto legislativo del 21 febbraio 2006 e comporta pertanto lo stralcio della menzionata clausola referendaria.\nC. Giorgio Ghiringhelli impugna il decreto legislativo del 18 ottobre 2006 con un ricorso di diritto pubblico per violazione del diritto di voto dei cittadini ai sensi dell'art. 85 lett. a OG al Tribunale federale, chiedendo di annullarlo.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame. Il Tribunale federale ha invitato il Gran Consiglio a produrre l'incarto cantonale."} -{"id":"0ffb4f49-e111-4a6c-aabd-fe976e0ae6c8","text":"Fatti:\nA.\nA._, nata nel ..., nubile, è una sportiva professionista. Fin dagli esordi della sua carriera trascorre parecchio tempo fuori casa, tra impegni ufficiali e campi di allenamento. Cresciuta a Y._ (Cantone Ticino) con la famiglia, ha trasferito il proprio domicilio a Z._ (Cantone X._), presso parenti, a far tempo dal 2010.\nPreso atto di tale trasferimento, il 14 aprile 2011 l'Ufficio circondariale di tassazione competente ha notificato alla contribuente una decisione pregiudiziale di assoggettamento, con cui ha stabilito che quest'ultima dovesse essere iscritta nel registro dei contribuenti del Canton Ticino e del Comune di Y._ anche per il periodo fiscale 2010.\nIl reclamo interposto contro la menzionata decisione è stato respinto il 22 dicembre 2011; la decisione su reclamo è stata a sua volta confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 28 dicembre 2012.\nAnch'essa ha infatti considerato che, per l'anno fiscale in discussione, il domicilio fiscale primario della contribuente non fosse nel Cantone X._ ma sempre e ancora in Ticino.\nB.\nIl giudizio della Camera di diritto tributario è stato impugnato davanti al Tribunale federale con ricorso in materia di diritto pubblico del 30 gennaio 2013.\nFacendo valere una violazione del divieto della doppia imposizione intercantonale, A._ chiede l'annullamento dello stesso e la constatazione del fatto che, a partire dal periodo fiscale 2010, il suo domicilio fiscale si trova a Z._ (Cantone X._).\nIn corso di procedura, la Divisione delle contribuzioni e le autorità fiscali del Cantone X._, che hanno espressamente indicato di ritenere che la ricorrente non abbia domicilio fiscale primario nel Cantone X._ e di non avere pertanto emanato nessuna tassazione nei suoi confronti, hanno chiesto che il ricorso sia respinto. La Camera di diritto tributario e l'Amministrazione federale delle contribuzioni hanno per contro rinunciato a presentare osservazioni."} -{"id":"c2c43da8-f556-4bc7-9834-e94e5c6d6990","text":""} -{"id":"0f286ed4-8dee-4333-a73c-09f044d2e21b","text":"Fatti:\nA. B._, nata nel 1960, già attiva in qualità di custode, a dipendenza di un'inabilità addebitabile a disturbi di natura fisica e psichica, è stata posta al beneficio di una rendita intera d'invalidità dal 1° giugno 2004 al 30 giugno 2005, di una mezza rendita dal 1° luglio 2005 al 30 settembre 2006, di un quarto di rendita dal 1° ottobre al 31 dicembre 2006, nuovamente di una rendita intera dal 1° gennaio al 31 luglio 2007 e di un quarto di rendita dal 1° agosto 2007 (decisione su opposizione del 4 ottobre 2007 dell'Ufficio AI del Cantone Ticino [UAI]).\nTramite il medico curante, dott. A._, l'assicurata ha formulato in data 13 maggio 2008 una prima domanda di revisione della rendita, lamentando un peggioramento del suo stato di salute, e più precisamente un aggravamento delle condizioni fisiche. Esperiti gli accertamenti del caso e preso atto delle conclusioni di una perizia pluridisciplinare affidata al Servizio accertamento medico dell'AI (SAM), l'UAI ha respinto la domanda di revisione (decisione del 22 marzo 2010, preavvisata il 4 dicembre 2009).\nFacendo valere una totale incapacità lavorativa a dipendenza di un ulteriore peggioramento della situazione valetudinaria, l'assicurata, sempre tramite il medico curante, si è nuovamente rivolta, il 27 ottobre 2010, all'amministrazione. Dopo avere raccolto l'avviso del suo servizio medico regionale (SMR) e aver constatato l'assenza di una modifica rilevante delle circostanze per il diritto alle prestazioni, l'UAI non è tuttavia entrato nel merito della nuova domanda di revisione (decisione del 12 gennaio 2011, preavvisata il 12 novembre 2010).\nB. Patrocinata dall'avv. Marco Cereghetti, l'assicurata si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale, nella misura in cui lo ha ritenuto ricevibile, ha respinto il ricorso (pronuncia del 19 agosto 2011).\nC. L'assicurata, ancora patrocinata dall'avv. Cereghetti, ha presentato un ricorso al Tribunale federale, al quale, protestate spese e ripetibili, chiede, in annullamento della pronuncia cantonale e della decisione amministrativa querelata, il riconoscimento di una rendita intera a far tempo dall'ottobre\/novembre 2010. In via subordinata postula il rinvio della causa all'UAI per complemento istruttorio e nuova decisione.\nL'UAI propone la reiezione del ricorso, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"a36b4c6a-e2c6-4cc1-b8c1-9012f43dcb35","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con rogito del 15 dicembre 2014 la A._ SA ha acquisito un diritto di compera su un fondo di Lugano. Del prezzo di vendita di fr. 4'000'000.--, essa ha versato quale caparra sul conto del notaio rogante fr. 200'000.--, che sarebbero stati liberati a favore dei concedenti dopo l'adempimento di una specificata clausola contrattuale. Qualora non fosse invece stata ottenuta la licenza edilizia relativa al progetto allegato all'atto notarile, quest'ultimo sarebbe decaduto e la beneficiaria avrebbe avuto diritto alla restituzione della caparra. Il 18 maggio 2015 l'amministratore unico della A._ SA ha comunicato a uno dei concedenti del diritto di compera che la caparra di fr. 200'000.-- le avrebbe dovuto essere restituita, perché la predetta condizione non era stata soddisfatta. Nel giugno 2015 la società anonima è stata posta in liquidazione.\nA.b. In parziale accoglimento di un'istanza dei concedenti del diritto di compera C._ e D._, il Pretore di Lugano ha ordinato, con decreto supercautelare del 23 dicembre 2015, alla A._ SA in liquidazione rispettivamente al suo liquidatore B._ di procedere immediatamente al deposito giudiziale giusta l' dell'importo di fr. 200'000.--, oltre interessi, con la comminatoria dell' e, in caso di violazione del predetto ordine, di una multa fino a fr. 5'000.-- e fr. 1'000.-- per ogni giorno di ritardo. L'11 gennaio 2016 la convenuta e il suo liquidatore hanno prodotto le loro osservazioni.\nA.c. Dopo aver indicato che il provvedimento supercautelare non era stato eseguito dalla parte obbligata senza alcuna valida giustificazione, il Pretore ha disposto, con decreto 12 gennaio 2016, la trasmissione del fascicolo al Ministero pubblico per violazione dell', la condanna della A._ SA in liquidazione, nella persona del suo liquidatore, al pagamento di una multa disciplinare di fr. 5'000.--, nonché di una multa disciplinare di fr. 1'000.-- al giorno a decorrere dal 28 dicembre 2015 compreso.\nA.d. La II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha, con sentenza 7 marzo 2016, dichiarato inammissibile il reclamo presentato dalla A._ SA in liquidazione e da B._. Il 13 luglio 2016, in accoglimento di un ricorso in materia civile presentato da quest'ultimi, la I Corte di diritto civile del Tribunale federale ha annullato tale pronunzia e ha rinviato la causa all'autorità inferiore per nuovo esame e decisione del reclamo. La Corte federale ha però dapprima respinto la censura secondo cui la decisione cantonale sarebbe stata fondata su un provvedimento pretorile nullo, perché emanato da un'autorità incompetente.\nB.\nIl 17 agosto 2016 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha nuovamente statuito sul rimedio di diritto, dichiarando inammissibile quello presentato da B._ e respingendo, nella misura in cui era ricevibile, quello inoltrato dalla A._ SA in liquidazione. Ha ritenuto che B._ non è toccato nei suoi interessi personali, atteso che egli è unicamente menzionato nel dispositivo della decisione pretorile in qualità di liquidatore della società anonima. Ha poi ricordato che la questione della nullità del provvedimento pretorile è stata decisa definitivamente nella sentenza del 13 luglio 2016e ha ritenuto inammissibili le censure concernenti una violazione del diritto di essere sentito e l'arbitrarietà della sentenza di primo grado.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 19 settembre 2016 la A._ SA in liquidazione e B._ postulano, previo conferimento dell'effetto sospensivo al rimedio, in via principale la riforma della sentenza impugnata nel senso che la decisione pretorile del 12 gennaio 2016 sia dichiarata nulla, rispettivamente, in via subordinata, che essa sia annullata. In via ancora più subordinata postulano l'annullamento della sentenza impugnata con il rinvio dell'incarto all'autorità inferiore per nuova decisione. I ricorrenti affermano che B._ doveva essere considerato legittimato ad impugnare la decisione pretorile e ribadiscono la nullità di quest'ultima per incompetenza ratione materiae. Sostengono poi che il Pretore avrebbe violato il loro diritto di essere sentiti e che la decisione contraria del Tribunale di appello sarebbe arbitraria.\nC._ e D._ propongono con osservazioni dell'11 ottobre 2016 di respingere la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo.\nLa Presidente della Corte adita ha attribuito effetto sospensivo al ricorso con decreto del 17 ottobre 2016."} -{"id":"1dee1fce-1c01-4a84-9c0a-1b5ea63a392d","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione su opposizione del 17 dicembre 2012 la Cassa di disoccupazione Unia ha confermato il suo precedente provvedimento del 5 ottobre 2012, con il quale aveva rifiutato il diritto di S._ a indennità di disoccupazione, rivendicate a partire dal 9 agosto 2012, perché l'interessato non sarebbe stato in grado di comprovare il versamento effettivo di un salario mensile superiore a fr. 500.-, durante il periodo di calcolo, per l'occupazione presso la società X._ Sagl, dichiarata fallita l'8 agosto 2012.\nB.\nS._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino il quale, per pronuncia del 18 novembre 2013, ha respinto il ricorso.\nC.\nPatrocinato dall'avv. Marco Cereghetti, l'interessato ha presentato ricorso al Tribunale federale al quale, protestate spese e ripetibili, chiede, in accoglimento del gravame, l'annullamento del giudizio cantonale e il riconoscimento di indennità di disoccupazione a far tempo dal 9 agosto 2012.\nInvitate ad esprimersi, la Cassa di disoccupazione e la Segreteria di Stato dell'economia (seco) non si sono determinate."} -{"id":"13e8add6-e2c7-4379-9a70-6eb17ed1b6f7","text":""} -{"id":"58f69eb2-909d-4137-93d0-7459b454b45c","text":"Fatti:\nA.\nA._ ha escusso l'associazione B._ per l'incasso di fr. 4'823.-- a titolo di spettanze retributive per l'attività prestata presso la stessa sulla base di un \" contratto di mandato () \" del 15 maggio 2017. Giusta il punto 6.1 di tale contratto \"la retribuzione avviene sulla base del 70% lordo di quanto fatturato da B._ al cliente\".\nL'associazione ha interposto opposizione al precetto esecutivo.\nCon decisione 13 marzo 2019 il Giudice di pace supplente del circolo di Bellinzona ha respinto l'istanza, presentata da A._, di rigetto provvisorio dell'opposizione.\nB.\nIl 22 marzo 2019 A._ ha interposto reclamo contro la decisione di prima istanza.\nCon ordinanza 25 marzo 2019 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino l'ha invitata a versare fr. 250.-- a titolo di anticipo delle spese processuali presumibili.\nIl 26 marzo 2019 A._ ha formulato un'istanza di esonero dall'anticipo, che la Camera ha respinto con ordinanza 26 aprile 2019. La Corte cantonale ha dapprima rilevato che l'art. 114 lett. c CPC (RS 272) non è applicabile al caso concreto, da un lato perché il contratto su cui la reclamante fonda la propria pretesa, giurista di formazione, è un \" contratto di mandato () \" e non un contratto di lavoro e dall'altro perché la norma non si applica alle cause di diritto esecutivo. La Corte cantonale ha poi ritenuto che la condizione dell' non risulta adempiuta dato che il reclamo pare destinato all'insuccesso: il contratto di mandato non quantifica infatti la remunerazione chiesta né permetteva, al momento in cui è stato firmato, di determinarla (per tacere del fatto che non è comunque stata prodotta la documentazione che avrebbe eventualmente permesso di calcolarla in funzione del punto 6.1 del contratto) e a prima vista non costituisce quindi un riconoscimento di debito giusta l'.\nCon ordinanza 13 maggio 2019 la predetta Camera ha assegnato a A._ un ultimo termine suppletorio per la prestazione del citato anticipo.\nAccertato che quest'ultimo termine era stato lasciato decorrere infruttuosamente, mediante sentenza 3 giugno 2019 la Corte cantonale ha dichiarato il reclamo irricevibile per mancato pagamento dell'anticipo, ponendo fr. 100.-- a carico di A._ a titolo di spese processuali.\nC.\nCon ricorso 3 luglio 2019 A._ ha impugnato dinanzi al Tribunale federale sia la decisione finale del 3 giugno 2019 sia quelle incidentali del 25 marzo 2019, 26 aprile 2019 e 13 maggio 2019, chiedendo di ordinare all'autorità inferiore di entrare nel merito del suo reclamo. La ricorrente ha anche domandato di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria per la sede federale e di concedere l'effetto sospensivo al suo gravame.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1338c0c1-6d3c-490f-84bc-1e9eec9ab8f1","text":"Fatti:\nFatti:\nA. In data 15 aprile 2004, lo Studio d'Ingegneria X._ ha annunciato all'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI) che il proprio titolare, il 24 ottobre 2003, aveva avvertito un intenso dolore all'arto superiore sinistro nel sollevare un sacco della spazzatura contenente riviste, il quale era ruotato su sé stesso.\nL'esame di risonanza magnetica nucleare (RMN) messo in atto il 14 giugno 2004 evidenziava discrete alterazioni degenerative dell'articolazione acromio-claveare con segni di tendinopatia e inserzione del muscolo deltoide, nonché una tendinopatia con assottigliamento del sovraspinato a livello sotto-acromiale e verso l'inserzione al tubercolo minore.\nIl caso è stato assunto dall'INSAI, che ha corrisposto all'interessato le prestazioni di legge.\nMediante decisione del 9 dicembre 2004, sostanzialmente confermata il 27 maggio 2005 in seguito all'opposizione dell'interessato, l'assicuratore infortuni ha, per difetto del necessario nesso di causalità tra i disturbi ancora lamentati e l'evento del 24 ottobre 2003, posto termine all'assunzione delle spese di cura e, con effetto dal 1° ottobre 2004, data a partire dalla quale ha riconosciuto l'assicurato completamente abile al lavoro, al versamento delle indennità giornaliere.\nMediante decisione del 9 dicembre 2004, sostanzialmente confermata il 27 maggio 2005 in seguito all'opposizione dell'interessato, l'assicuratore infortuni ha, per difetto del necessario nesso di causalità tra i disturbi ancora lamentati e l'evento del 24 ottobre 2003, posto termine all'assunzione delle spese di cura e, con effetto dal 1° ottobre 2004, data a partire dalla quale ha riconosciuto l'assicurato completamente abile al lavoro, al versamento delle indennità giornaliere.\nB. Adito su ricorso dell'interessato, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, statuendo per giudice unico, ha sostanzialmente confermato l'operato dell'amministrazione (pronuncia del 12 giugno 2006).\nB. Adito su ricorso dell'interessato, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, statuendo per giudice unico, ha sostanzialmente confermato l'operato dell'amministrazione (pronuncia del 12 giugno 2006).\nC. A._ ha interposto ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), al quale chiede, in accoglimento del gravame e previo allestimento di nuovi accertamenti medici, l'annullamento del giudizio cantonale e la condanna dell'INSAI a versargli indennità giornaliere per un'incapacità lavorativa del 25% a partire dal 1° ottobre 2004.\nL'istituto assicuratore propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"05c0cff8-56d8-4813-9b63-4320b15e9c12","text":"Fatti:\nA.\nIl 31 luglio 2005 A._, nata nel 1943, è stata vittima di un incidente della circolazione stradale e ha riportato la frattura del corpo vertebrale di L4 stabile, la frattura del capitello radiale destro, un trauma distorsivo cervicale, la rottura del tendine dei muscoli sovraspinato e infraspinato con sospetta lesione di tipo SLAP di I. grado, una contusione\/distorsione del V. dito della mano sinistra, una contusione del ginocchio sinistro e una commozione cerebrale. A quell'epoca era dipendente di una fondazione in qualità di assistente di cura e assicurata contro gli infortuni presso Helsana Infortuni SA (di seguito: l'Helsana). L'assicuratore ha assunto il caso e ha erogato le prestazioni corrispondenti. Il 2 dicembre 2017, A._ è stata sottoposta a un intervento chirurgico di prolungamento e stabilizzazione L4\/L5 e L5\/S1, revisione e stabilizzazione in L5 ed estrazione delle viti del corpo vertebrale di L5. Con decisione del 31 ottobre 2018, confermata su opposizione il 30 gennaio 2019, l'Helsana ha assegnato ad A._ una rendita d'invalidità del 73%, calcolata come rendita complementare, a contare dal 1° novembre 2013. Inoltre, l'assicuratore ha negato il diritto a prestazioni di cura a partire dalla stessa data così come la revisione della rendita in vigore in seguito al peggioramento dovuto ad una ricaduta annunciata nel 2017.\nB.\nCon giudizio del 25 maggio 2020 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha parzialmente accolto il ricorso di A._, annullando la decisione su opposizione impugnata per quanto attiene al grado di invalidità e rinviando la causa a Helsana. Per il resto, il ricorso è stato respinto.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo, previo conferimento dell'effetto sospensivo, di riformare il giudizio cantonale nel senso che le venga riconosciuto e ripristinato il diritto alle cure mediche dal 1° novembre 2013.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso.\nIl Tribunale federale ha respinto l'istanza tendente alla concessione dell'effetto sospensivo e all'adozione di misure cautelari con decreto del 27 luglio 2020."} -{"id":"1f9d9f49-72f1-4872-ac90-0dd7fb629cad","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 19 dicembre 2001 il Ministero pubblico della Confederazione, facendo seguito a un'istanza di dissequestro presentata il 18 luglio 2001, ha comunicato al patrocinatore della M._ di mantenere il blocco degli averi depositati sul conto n. xxx di cui essa è titolare presso la Banca Unione di Credito di Lugano. L'Autorità federale ha rilevato che, con scritto del 13 settembre 2001, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo ha confermato la richiesta di sequestro precisando che era in corso il processo contro le persone in relazione alle quali era stata chiesta l'assistenza.\nA. Il 19 dicembre 2001 il Ministero pubblico della Confederazione, facendo seguito a un'istanza di dissequestro presentata il 18 luglio 2001, ha comunicato al patrocinatore della M._ di mantenere il blocco degli averi depositati sul conto n. xxx di cui essa è titolare presso la Banca Unione di Credito di Lugano. L'Autorità federale ha rilevato che, con scritto del 13 settembre 2001, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo ha confermato la richiesta di sequestro precisando che era in corso il processo contro le persone in relazione alle quali era stata chiesta l'assistenza.\nB. La M._ impugna con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale del 31 gennaio 2002 questa decisione, chiedendo di annullarla e di dissequestrare il conto litigioso.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso."} -{"id":"69133595-7e97-4f0c-82d1-9ca0c872f663","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 22 settembre 2017 il Presidente della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di ripetuta calunnia per avere nel periodo dal 2016 al 2017, in diverse pubblicazioni su internet, incolpato o reso sospetti di una condotta disonorevole C._ (un cacciatore), l'Associazione B._, come pure i suoi membri. In sostanza, egli ha tacciato queste persone di una condotta criminale per avere praticato o sostenuto la caccia. L'imputato è per contro stato prosciolto dall'accusa di disobbedienza a decisioni dell'autorità e da quella di calunnia relativamente a un capo d'imputazione, seppure non esplicitamente indicato nel dispositivo. Egli è stato condannato alla pena pecuniaria di 50 aliquote giornaliere di fr. 30.-- ciascuna, per complessivi fr. 1'500.--, con l'avvertenza che in caso di mancato pagamento la pena pecuniaria sarà sostituita da una pena detentiva di 50 giorni.\nB.\nAdita dall'imputato, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha parzialmente accolto l'appello con sentenza del 25 marzo 2018. Ha confermato il giudizio di condanna, sospendendo tuttavia condizionalmente l'esecuzione della pena per un periodo di prova di quattro anni. La Corte cantonale gli ha inoltre inflitto una multa di fr. 300.--, con l'avvertenza che in caso di mancato pagamento sarà commutata in una pena detentiva sostitutiva di 10 giorni.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso del 9 aprile 2018 al Tribunale federale, chiedendo di essere prosciolto. Fa valere l'accertamento inesatto dei fatti e lamenta manifesti errori di procedura. Il ricorrente postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nD.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"0b87fad2-8961-4260-a154-f60233d1be08","text":"Fatti:\nA.\nB._, architetto, ha incaricato la A._SA di effettuare le opere di capomastro per l'edificazione di una casa sul mappale n. 1223 di X._. Il fondo apparteneva a C._ al momento della progettazione, ma poco prima dell'inizio dei lavori era stato acquistato da D._, sorella dell'architetto.\nNel novembre 2004 la A._SA ha inviato a B._ una fattura che esponeva fr. 174'888.95 a saldo della mercede, somma che non è stata pagata.\nB.\nIl 20 giugno 2008 la A._SA ha avviato una causa civile davanti al Pretore di Lugano contro B._ chiedendogli il pagamento del predetto importo, poi ridotto con le conclusioni a fr. 132'516.25 per adeguarlo al risultato della perizia giudiziaria. Il convenuto ha eccepito la carenza di legittimazione passiva, sostenendo di avere sempre agito quale rappresentante della committente D._, e ha contestato il calcolo della mercede. Il 26 luglio 2012 il Pretore ha respinto l'eccezione e, in accoglimento parziale della petizione, ha condannato il convenuto a pagare all'attrice fr. 111'654.40.\nIl giudizio di prima istanza è stato sovvertito con sentenza del 4 giugno 2014 dalla II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino, adita dal convenuto. L'autorità cantonale ha accolto l'eccezione di carenza di legittimazione passiva senza occuparsi di altre questioni di merito.\nC.\nLa A._SA insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 10 luglio 2014, con il quale chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che B._ sia condannato a pagarle fr. 111'654.40.\nL'opponente propone di respingere il ricorso con osservazioni del 4 settembre 2014. L'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"2185c308-9b26-4bad-8cb7-87a7689b5d62","text":""} -{"id":"035da7d1-2418-4993-b19b-f38bb315b7aa","text":""} -{"id":"c1dd1842-e8f8-4df6-a382-fb28741c81c4","text":"Fatti:\nA.\nL'architetto A._ ha progettato nel corso del 2007 opere di demolizione e ristrutturazione di uno stabile sul mappale xxx di Y._, sul quale B._ beneficiava di un diritto di compera; insieme essi hanno presentato delle domande di costruzione e trattato con le autorità competenti, senza ricevere tuttavia la licenza edilizia.\nIl 10 gennaio 2008 A._ ha comunicato aB._ di considerare terminati i loro rapporti e gli ha inviato la fattura per il pagamento di fr. 78'500.-- di onorari (fr. 86'500.-- meno fr. 8'000.-- di acconti ricevuti).\nB.\nCon petizione del 26 settembre 2008 A._ ha chiesto al Pretore di Lugano, sezione 2, di condannare B._ a pagargli la predetta somma, con interessi al 10% dal 10 gennaio 2008, dovutagli a suo dire quale retribuzione per le prestazioni di architetto rette dalle norme sul contratto di appalto.\nIl Pretore ha respinto la petizione con sentenza del 13 febbraio 2013; ha ammesso la conclusione per atti concludenti di un contratto di appalto, ma ha reputato che l'attore non avesse provato la \"congruità\" delle proprie pretese, contestata dal convenuto.\nIl successivo appello di A._è stato respinto, nella misura in cui era ricevibile, dalla II Camera civile del Tribunale di appello ticinese il 20 novembre 2014. Costatato che nessun contratto scritto di architettura era stato firmato, essa ha escluso \"alla luce dell'\" che un contratto potesse essere stato stipulato per atti concludenti. In quella sentenza la Corte ticinese aveva esaminato in via subordinata anche il diritto alla mercede dell'attore. Aveva reputato che, di fronte alle contestazioni del convenuto a tale riguardo, giudicate generiche ma sufficienti alla luce del diritto procedurale ticinese e dell', toccava all'attore provare il fondamento delle proprie pretese. Tale prova, aveva concluso la Corte ticinese, non era stata fornita.\nC.\nLa suddetta decisione cantonale era stata annullata dal Tribunale federale con sentenza del 29 luglio 2015 (causa 4A_9\/2015), su ricorso in materia civile dell'attore. Questa Corte aveva considerato manifestamente errato l'accertamento secondo cui fosse stata pattuita la forma scritta per la stipulazione di un contratto e aveva rinviato la causa all'autorità inferiore affinché verificasse la tesi dell'attore di avere agito in esecuzione di un contratto d'architetto stipulato per atti concludenti. Il giudizio di rinvio ricordava che tale contratto poteva costituire appalto se vi fosse stato accordo, se del caso tacito, anche sul carattere oneroso, circostanza che andava provata dall'appaltatore.\nIl Tribunale federale aveva inoltre stabilito che le considerazioni della sentenza cantonale in merito al calcolo della mercede violavano l'. Dal momento che l'attore aveva elencato dettagliatamente le prestazioni fatturate, esponendo per ognuna di esse la data, la persona che l'aveva effettuata, la tariffa oraria, il tempo impiegato e l'importo d'ono rario, il convenuto non poteva opporvi solo una contestazione generica e globale; doveva mettere l'attore in condizione di sapere per quali dei predetti fattori di calcolo doveva fornire le prove. L'autorità cantonale era perciò stata invitata a esaminare, qualora avesse ammesso l'esistenza di un contratto d'appalto, quali prestazioni l'attore avesse effettivamente eseguito, a dargli atto che il convenuto non aveva contestato validamente il calcolo della mercede e a trarne le debite conseguenze in applicazione del diritto processuale ticinese.\nD.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello si è pronunciata nuovamente il 2 maggio 2016, accogliendo parzialmente l'appello dell'attore. In riforma del giudizio del Pretore ha condannato il convenuto a pagare all'attore la mercede da lui chiesta di fr. 78'500.--, ma riducendo la pretesa per interessi al 5% dal 27 febbraio 2008.\nE.\nContro questa sentenza insorge ora il convenuto, con ricorso in materia civile del 3 giugno 2016. Chiede la concessione dell'effetto sospensivo e la reiezione integrale della petizione, con carico di spese e ripetibili all'attore. Questi propone di respingere entrambe le domande con risposta del 24 giugno 2016. L'autorità cantonale non si è pronunciata.\nLa domanda di effetto sospensivo è stata respinta con decreto presidenziale del 19 luglio 2016."} -{"id":"bc8be6b9-9150-4c91-b081-adafe2e5d343","text":""} -{"id":"198cb8ed-0a54-4ab0-ab79-1034854f9cc2","text":"Fatti:\nA.\nIn data 21 febbraio 2019 il Ministero pubblico peruviano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale aperto nei confronti di un già presidente della Repubblica del Perù e altre persone per i reati di riciclaggio di denaro, collusione e traffico di influenze. L'indagato è sospettato d'aver favorito l'aggiudicazione dell'appalto relativo alla realizzazione dell'opera autostradale che collega il Perù al Brasile a un determinato consorzio di società. L'autorità estera ha chiesto di trasmettere la documentazione di una relazione presso la banca B._SA di Ginevra intestata a D._Corp., conto che sarebbe stato accreditato con versamenti, posti in essere da A._, derivanti dai menzionati reati.\nB.\nCon decisione di chiusura del 24 settembre 2019, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità estere di documentazione inerente alla citata relazione. Adita da A._, con giudizio del 9 giugno 2020, la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP), esprimendo dubbi sulla legittimazione del ricorrente quale beneficiario economico dei beni presenti sul conto della società disciolta nel 2014, ne ha poi respinto in quanto ammissibile il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rifiutare la domanda di assistenza, subordinatamente di non entrare nel merito di quest'ultima, di rinviarla all'autorità estera per completarla, di rinviare la causa al MPC per chiarire se la rogatoria sia divenuta priva di oggetto, rispettivamente per procedere a una cernita e, infine, di rifiutare la trasmissione di determinati documenti.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"0e21fed8-8726-4f50-adfa-311fe60fb955","text":"Fatti:\nA. L'agenzia di viaggi A._ SA locava un ufficio situato in uno stabile di proprietà di B._ a Chiasso. Durante la notte del 22\/23 maggio 2005 si è verificato un allagamento provocato dalla fuoruscita di acqua dall'impianto di condizionamento. Non avendo le parti potuto accordarsi sulla riparazione del pregiudizio e fallito il tentativo di conciliazione, il 19 dicembre 2006 la A._ SA ha convenuto B._ davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio-sud chiedendo che fosse condannata a pagarle un risarcimento di fr. 276'919.30; invocava la responsabilità del locatore () e del proprietario d'opera () in relazione con un difetto dell'impianto di ventilazione. La pretesa è stata ridotta a fr. 181'093.30 con le conclusioni."} -{"id":"9d8d3045-1df9-48a7-95f0-582f7c66f24d","text":""} -{"id":"092a2dba-16a9-46da-9989-1de13723303c","text":"Fatti:\nA. A.a D.B._ è nata il 24 ottobre 1992 da B.B._ e da A._, che l'ha riconosciuta. Trasferitasi con la figlia a Lugano nel 1996, nel 1998 B.B._ ha sposato C._. Dalla loro unione è nata, il 12 luglio 2000, la figlia E._.\nA.b In data 21 aprile 2005, C._ ha chiesto alla Divisione degli interni del Cantone Ticino l'autorizzazione ad adottare D.B._; la moglie e madre di D.B._ ha aderito alla richiesta. A._, in data 28 settembre 2005, vi si è invece opposto, confermando la propria posizione il 22 ottobre 2007. D.B._, dal canto suo, si è espressa a favore dell'adozione nell'ambito della valutazione sociale 29 dicembre 2006 dell'Ufficio del tutore ufficiale; riascoltata sempre dal medesimo Ufficio in data 1° luglio 2008, ha riaffermato il proprio consenso. Con decisione 11 settembre 2009, l'Autorità di vigilanza sullo stato civile ha deciso di prescindere dal consenso di A._ all'adozione.\nB. Il Tribunale di appello del Cantone Ticino, adito da A._ con \"ricorso\" 16 novembre 2009, ha respinto il gravame con la qui impugnata sentenza 31 maggio 2010.\nC. Con allegato 2 luglio 2010, A._ (qui di seguito: ricorrente) ha inoltrato ricorso in materia civile contro la sentenza d'appello. Non sono state chieste risposte."} -{"id":"1f2063e6-83bb-4ad5-b8ec-fa5e239f5270","text":"Fatti:\nA.\nCon decreto d'accusa del 6 giugno 2011 il Procuratore pubblico (PP) ha riconosciuto A._ autore colpevole di amministrazione infedele aggravata commessa ai danni del patrimonio dell'accusatrice privata B._SA. Ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 130.-- ciascuna, per complessivi fr. 7'800.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, alla multa di fr. 300.-- e al pagamento degli oneri processuali.\nB.\nStatuendo sull'opposizione dell'imputato, con sentenza del 15 ottobre 2013, il Giudice della Pretura penale lo ha prosciolto dall'imputazione, ha respinto le pretese di indennizzo dell'accusatrice privata e ha posto gli oneri processuali a carico dello Stato, fatta salva una tassa relativa alla motivazione della sentenza, accollata all'accusatrice privata.\nC.\nAdita da quest'ultima, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ne ha respinto l'appello con sentenza del 6 ottobre 2015. Ha confermato il giudizio di primo grado e posto gli oneri processuali d'appello a carico dell'accusatrice privata. La Corte cantonale ha rilevato che non occorreva statuire su un indennizzo giusta l' siccome l'imputato prosciolto non aveva avanzato pretese in tal senso.\nD.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla nella misura in cui non gli riconosce un'indennità per le spese sostenute per la sua difesa. Postula il rinvio degli atti alla Corte cantonale affinché si esprima ai sensi dei considerandi in merito all'indennizzo. Il ricorrente fa valere la violazione dell'.\nE.\nLa Corte cantonale rileva di avere interpretato il comportamento processuale del ricorrente come una rinuncia all'indennità e chiede conseguentemente di respingere il ricorso. Il PP comunica di non avere osservazioni e di rimettersi al giudizio del Tribunale federale. Il ricorrente ha ribadito le proprie conclusioni con osservazioni dell'11 gennaio 2016."} -{"id":"daf4ecd0-43f4-4865-abb4-2e8e179a6dc7","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1978, affiliato presso la Cassa malati Mutuel Assicurazioni Malattia SA (di seguito: Mutuel) per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie e per l'assicurazione complementare secondo la LCA, è stato operato d'urgenza il 23 maggio 2008 dal prof. dott. B._, primario di neurochirurgia all'Ospedale C._, per uno Schwannoma emorragico del trigemino sinistro, con estensione nel canale acustico interno, dislocazione caudale del pacchetto acustico facciale e compressione del tronco cerebrale. In seguito A._ ha lamentato una paresi del nervo facciale periferico sinistro con perdita dell'udito e dell'equilibrio, disturbi sensitivi nel territorio trigeminale sinistro e difficoltà della chiusura dell'occhio sinistro.\nA.b. Nel luglio del 2009 A._ ha subito un intervento di ricostruzione facciale ad opera della dott.ssa D._ presso la Casa di Cura Privata E._ a Pisa (Italia) non assunto dalla Mutuel, né in virtù dell'assicurazione obbligatoria (segnatamente vista l'assenza di urgenza del trattamento preventivamente pianificato), né in virtù delle assicurazioni complementari.\nA.c. Il 18 giugno 2015 A._ è stato operato dal prof. dott. F._ presso la clinica privata G._ di Vienna.\nA.d. Con decisione formale del 21 luglio 2016, confermata su opposizione il 24 febbraio 2017, Mutuel ha rifiutato l'assunzione dei costi di ospedalizzazione dal 17 al 20 giugno 2015 presso la clinica privata austriaca per un importo di fr. 16'253.20 (15'707.38 euro).\nB.\nA._ si è aggravato il 28 marzo 2017 al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, cui ha chiesto l'annullamento della decisione di Mutuel e il rimborso delle spese di cura per l'ospedalizzazione in Austria dal 17 al 20 giugno 2015 per un importo complessivo di fr. 16'253.20 (15'707.38 euro).\nCon pronuncia del 18 luglio 2017, la Corte cantonale ha respinto il ricorso e confermato il provvedimento della Mutuel.\nC.\nA._ inoltra il 12 settembre 2017 (timbro postale) un ricorso al Tribunale federale, cui chiede principalmente il rimborso delle spese di cura per l'intervento del 18 giugno 2015 (con la relativa ospedalizzazione) in Austria per un importo di 15'707.38 euro. Il ricorrente chiede pure il \"rimborso spese alle autorità pubbliche coinvolte per colpa della Mutuel e che hanno dovuto impiegare importanti risorse in termini di tempo\"."} -{"id":"64ef5090-a173-4f69-b859-f4f32e49f544","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 21 dicembre 2018 il Giudice delegato del Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha dichiarato irricevibile, poiché tardivo, il gravame esperito da A._, cittadino portoghese, contro la decisione 28 marzo 2018 del Consiglio di Stato ticinese che, a sua volta, dichiarava irricevibile per tardività l'impugnativa presentata dall'insorgente contro una non meglio precisata decisione del 30 novembre 2017 della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino.\nPremesso che giusta l'art. 68 cpv. 1 LPAmm (RL\/TI 165.100) il ricorso dinanzi ad essa dev'essere presentato, tra l'altro, entro 30 giorni dall'intimazione della decisione impugnata, la Corte cantonale ha osservato che dalle informazioni desumibili dal servizio \"Track and Trace\" della Posta risultava che la decisione governativa era stata notificata mediante raccomandata all'insorgente che l'aveva ricevuta il 4 aprile 2018. Il termine d'impugnazione di 30 giorni era quindi scaduto il 4 maggio 2018. Il ricorso, datato 16 maggio 2018 e spedito solo il 23 maggio successivo era palesemente tardivo e, come tale, andava dichiarato inammissibile. Riguardo poi ai certificati medici prodotti dall'interessato, i quali attestavano che soffriva da tempo di depressione, la Corte cantonale ha osservato che detta circostanza da sola non permetteva di ritenere che egli non fosse in alcun modo in grado, se non di agire personalmente, ma di almeno incaricare una persona di fiducia ad assisterlo nel presente procedimento, così da potere agire in tempo utile. Non erano quindi dati gli estremi per una restituzione in intero del lasso dei termini ricorsuali ai sensi dell'art. 15 LPAmm.\nB.\nIl 10 gennaio 2019 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso con cui chiede che gli venga rinnovata l'autorizzazione di soggiorno, di modo che possa trovare di nuovo un lavoro. Adduce che lo stato depressivo in cui si trovava oltre ad impedirgli di agire di persona, gli ha fatto perdere i contatti con tutti, di modo che non ha potuto incaricare una persona di fiducia di assisterlo.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"f3de3b14-a708-4586-aa70-742f9e3fa2b5","text":"Fatti:\nA.\nA._, già cittadina tunisina, nata nel 1970, è giunta in Europa nel 1994, soggiornando dapprima in Italia. Il 25 ottobre 1997, davanti all'Ufficio dello Stato civile dell'allora Comune di X._, si è sposata con B._, cittadino svizzero nato nel 1958. Da questa unione non sono nati figli. Inizialmente l'interessata ha continuato a risiedere in Italia fino all'aprile 2001 quando le è stato rilasciato il permesso di dimora, sostituito poi da quello di domicilio.\nB.\nIl 1° luglio 2008 A._ ha inoltrato all'Ufficio federale della migrazione (attualmente Segreteria di Stato della migrazione, SEM) una domanda di naturalizzazione agevolata. Nel quadro di questa procedura, il 9 luglio 2009 i coniugi hanno firmato una dichiarazione con la quale confermavano di \"vivere in un'unione coniugale reale, integra e stabile allo stesso indirizzo e che non sono previsti né una separazione né un divorzio\". Con decisione del 13 agosto 2009 all'istante è stata accordata la naturalizzazione agevolata. Con scritto del 6 maggio 2011 il marito ha comunicato all'autorità federale che la moglie a far tempo dal mese di aprile 2008 possedeva un proprio appartamento ad Y._ e che dopo l'ottenimento della cittadinanza svizzera aveva chiesto la separazione, indicando che dall'agosto 2009 ella risiedeva in un appartamento a Lugano, mantenendo un recapito anche in Italia, Paese al quale aveva richiesto la cittadinanza, senza comunicare il suo trasferimento in Svizzera.\nC.\nIl 14 settembre 2011 il marito trasmetteva alla SEM uno scritto indirizzato al Pretore di Lugano, nel quale indicava il comportamento aggressivo della moglie, denunciando una di lei relazione extramatrimoniale omosessuale, rilevando in seguito che il rapporto matrimoniale era fortemente deteriorato già al momento della concessione della naturalizzazione agevolata: la moglie affermava invece che il matrimonio era naufragato solo nei mesi successivi alla concessione della nazionalità svizzera. Dal 1° novembre 2009 l'interessata ha locato un appartamento a Lugano. A partire dal 21 luglio 2010 il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati.\nD.\nCon decisione del 1° settembre 2014, accertato tra l'altro che già dal novembre 2008 l'interessata aveva preso possesso di un monolocale a Lugano e che l'unione coniugale era fortemente compromessa già prima del rilascio della naturalizzazione agevolata, la SEM l'ha annullata. Adito dall'interessata, con decisione del 29 agosto 2016 il Tribunale amministrativo federale ne ha respinto il ricorso.\nE.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concessole il beneficio del gratuito patrocinio e dell'assistenza giudiziaria, di annullarla unitamente a quella della SEM. Postula inoltre di restituirle l'anticipo versato al Tribunale amministrativo federale e che questo le versi ripetibili per quella sede.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"11cd38c9-669e-402c-af07-12aa821d3163","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 30 luglio 2004 A._ veniva posto in stato di accusa dal Procuratore pubblico del Cantone Ticino davanti alla Corte delle assise correzionali di Bellinzona, siccome accusato di appropriazione indebita ripetuta e conseguimento fraudolento di una falsa attestazione.\nA. Il 30 luglio 2004 A._ veniva posto in stato di accusa dal Procuratore pubblico del Cantone Ticino davanti alla Corte delle assise correzionali di Bellinzona, siccome accusato di appropriazione indebita ripetuta e conseguimento fraudolento di una falsa attestazione.\nB. Il 7 ottobre 2004 la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) respingeva il ricorso interposto dall'accusato contro l'atto di accusa del Procuratore pubblico.\nB. Il 7 ottobre 2004 la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) respingeva il ricorso interposto dall'accusato contro l'atto di accusa del Procuratore pubblico.\nC. A._ insorge con tempestivo ricorso di diritto pubblico contro la sentenza della CRP, domandandone l'annullamento. Chiede inoltre che, in merito alla questione della prescrizione, il gravame venga considerato quale formale ricorso per cassazione.\nC. A._ insorge con tempestivo ricorso di diritto pubblico contro la sentenza della CRP, domandandone l'annullamento. Chiede inoltre che, in merito alla questione della prescrizione, il gravame venga considerato quale formale ricorso per cassazione.\nD. Non sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"163e75c1-ce9d-4c00-9aa9-9751d5562eb1","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 20 settembre 1988 lo Stato del Cantone Ticino ha stipulato con 84 Comuni una convenzione per istituire una Commissione intercomunale incaricata di allestire il piano regionale dei trasporti del Luganese (PTL). La Commissione ha approvato il contenuto tecnico del piano il 10 dicembre 1993, dopo che le sue proposte erano state poste in consultazione, in tre occasioni, presso i Comuni, le Regioni interessate, gli enti, le associazioni e la popolazione. Per la viabilità il PTL, i cui contenuti sono stati ripresi nel piano direttore cantonale, prevede, in particolare, la costruzione di una galleria nella Valle del Cassarate (galleria Vedeggio-Cassarate). Il 31 maggio 1994 il Consiglio di Stato ha adottato la scheda di coordinamento n. 12.23 concernente il PTL, accompagnata da cinque schede settoriali, che hanno subito, nel 1997 e nel 1998, due aggiornamenti. Nel luglio del 1998 è stato posto in consultazione il piano dei trasporti dell'agglomerato del Luganese (PTA) considerato, tra l'altro, come un piano di applicazione del PTL; quest'ultimo ha subito un secondo aggiornamento all'inizio del 2001.\nA. Il 20 settembre 1988 lo Stato del Cantone Ticino ha stipulato con 84 Comuni una convenzione per istituire una Commissione intercomunale incaricata di allestire il piano regionale dei trasporti del Luganese (PTL). La Commissione ha approvato il contenuto tecnico del piano il 10 dicembre 1993, dopo che le sue proposte erano state poste in consultazione, in tre occasioni, presso i Comuni, le Regioni interessate, gli enti, le associazioni e la popolazione. Per la viabilità il PTL, i cui contenuti sono stati ripresi nel piano direttore cantonale, prevede, in particolare, la costruzione di una galleria nella Valle del Cassarate (galleria Vedeggio-Cassarate). Il 31 maggio 1994 il Consiglio di Stato ha adottato la scheda di coordinamento n. 12.23 concernente il PTL, accompagnata da cinque schede settoriali, che hanno subito, nel 1997 e nel 1998, due aggiornamenti. Nel luglio del 1998 è stato posto in consultazione il piano dei trasporti dell'agglomerato del Luganese (PTA) considerato, tra l'altro, come un piano di applicazione del PTL; quest'ultimo ha subito un secondo aggiornamento all'inizio del 2001.\nB. Tra il luglio 1997 e il gennaio 1998 è stato allestito il piano generale della galleria Vedeggio-Cassarate; il progetto proposto, suddiviso in tre sezioni, comprende in particolare \"il comparto galleria\", costituito dalla galleria vera e propria - con una lunghezza totale di 2.63 km, che può assicurare, a pieno esercizio, un transito giornaliero medio di 25'600 veicoli nelle due direzioni - e dalle sue installazioni tecniche e di sicurezza, con il camino di ventilazione. Quest'ultimo è situato circa a metà galleria, sul lato nord, e ha un'altezza complessiva di 135 m, di cui 15 fuori dal terreno e 120 nella roccia; il camino è ubicato a Comano, in località \"Campagna\", vicino al confine tra i Comuni di Comano, Porza e Cureglia. Il progetto del piano generale è stato pubblicato presso le cancellerie dei Comuni interessati, al fine di eventuali osservazioni, dal 23 gennaio al 23 febbraio 1998.\nIl 10 marzo 1999 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha approvato il piano generale, che è stato pubblicato presso le cancellerie dei Comuni interessati dal 26 maggio al 25 giugno 1999. Lo hanno impugnato dinanzi al Tribunale della pianificazione del territorio (TPT) i Comuni di Comano e di Cureglia e cinque privati, tra cui Matteo Pagani e Nicole Volonté Pagani, lamentando pregiudizi di natura estetica ed economica oltre ad accertamenti incompleti; gli insorgenti sono proprietari della particella n. 760 di Cureglia, su cui hanno costruito nel 1998 una casa di abitazione, sita a circa 150 m dal previsto camino di ventilazione. Dopo due udienze e un sopralluogo, il TPT ha respinto, con sentenza del 30 luglio 2001, i ricorsi.\nIl 10 marzo 1999 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha approvato il piano generale, che è stato pubblicato presso le cancellerie dei Comuni interessati dal 26 maggio al 25 giugno 1999. Lo hanno impugnato dinanzi al Tribunale della pianificazione del territorio (TPT) i Comuni di Comano e di Cureglia e cinque privati, tra cui Matteo Pagani e Nicole Volonté Pagani, lamentando pregiudizi di natura estetica ed economica oltre ad accertamenti incompleti; gli insorgenti sono proprietari della particella n. 760 di Cureglia, su cui hanno costruito nel 1998 una casa di abitazione, sita a circa 150 m dal previsto camino di ventilazione. Dopo due udienze e un sopralluogo, il TPT ha respinto, con sentenza del 30 luglio 2001, i ricorsi.\nC. Matteo Pagani e Nicole Volonté Pagani impugnano questa decisione con un \"ricorso di diritto amministrativo e di diritto pubblico\" al Tribunale federale. Chiedono di annullarla. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nIl TPT ha rinunciato a presentare una risposta, mentre il Comune di Cureglia ha dichiarato di concordare con le censure sollevate nel ricorso, che andrebbero nella direzione del gravame da esso medesimo presentato in sede cantonale; il Consiglio di Stato, per sé e in rappresentanza del Gran Consiglio, propone di respingere, in quanto ammissibile, l'impugnativa; infine, l'Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP), nelle osservazioni dell'11 gennaio 2002 al ricorso non ha formulato una precisa richiesta di giudizio; ai ricorrenti è stata data la possibilità, non utilizzata, di esprimersi su queste osservazioni."} -{"id":"ff23ac86-4d78-4ff8-8e82-912ed24eae3f","text":""} -{"id":"0dccf064-00e2-4593-bc7d-26ef69bd3368","text":"Fatti:\nA.\nA._ è impiegata quale infermiera all'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), il quale le ha comunicato con lettera 30 dicembre 2016 che al 1° gennaio 2017 sarebbero stati raggiunti 720 giorni di assenza (in seguito specificati per malattia\/infortunio) e che quindi dal 2 gennaio 2017 sarebbe stata occupata solo per la parte abile, e cioè al 50 %.\nL'EOC ha concluso un contratto collettivo di lavoro (CCL) denominato \"Regolamento organico per il personale occupato presso gli Istituti dell'EOC del Cantone Ticino\" (ROC), in cui sono previste una Commissione paritetica cantonale (in seguito: Commissione paritetica) e un tribunale arbitrale denominato Commissione speciale di ricorso (in seguito: Commissione speciale), che annoverano fra i loro compiti quello di decidere controversie derivanti dal rapporto di lavoro.\nB.\nDopo essersi infruttuosamente rivolta alla Commissione paritetica contro il predetto provvedimento del datore di lavoro, A._ ha adito la Commissione speciale che, con lodo del 4 luglio 2017, ha respinto l'impugnativa. Il Tribunale arbitrale ha ritenuto che non vi è motivo di dubitare dell'esattezza del dettagliato conteggio dei periodi di assenza e di temporanea ripresa del lavoro prodotto dall'EOC. Ha poi indicato che in base al ROC, scaduto il periodo di 720 giorni di assenza dall'inizio della malattia, lo scioglimento (parziale) del rapporto di lavoro con la continuazione dello stesso solo per la parte abile non necessita di una disdetta ma avviene automaticamente (art. 44 cpv. 2 ROC). Per questa ragione ha considerato che l'art. 58 n. 3 ROC concernente l'obbligo del datore di lavoro di provare di aver cercato un ricollocamento del dipendente all'interno dell'istituto non era applicabile. Ha tuttavia aggiunto che la questione era superata, poiché dagli atti risulta che vi erano stati incontri fra il datore di lavoro e l'infermiera nel tentativo di trovarle un'occupazione confacente, rimasti tuttavia infruttuosi in seguito all'invalidità persistente.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 5 settembre 2017 A._ postula l'annullamento del lodo. Afferma di non aver \" dato la propria esplicita adesione alla procedura arbitrale \" e che il sistema previsto dal ROC sarebbe illegale. Lamenta poi una violazione del diritto di essere sentita (art. 393 lett. d CPC) e sostiene che il lodo sarebbe arbitrario nel suo esito sia per gli accertamenti di fatto che per la manifesta violazione del diritto e dell'equità (art. 393 lett. e CPC).\nL'8 settembre 2017 la ricorrente ha chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria. Ha successivamente prodotto documenti a comprova della sua situazione economica.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"52e115d4-fac5-4b1f-9b75-25bcbd52a29e","text":""} -{"id":"48ad334e-b970-4038-bc82-e852ed04baad","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 20 febbraio 2008 il Club A._ ha concluso con la B._ SA una convenzione intitolata \" contratto di comodato fondi \" per poter installare una pista di ghiaccio e strutture accessorie sul suolo di proprietà della società anonima. Le parti hanno precisato che tale patto \" non costituisce contratto di locazione ai sensi degli art. 253 ss. CO \" e che \" stante la natura puramente no-profit del presente accordo, dette disposizioni non sono pertanto applicabili alla fattispecie \". Esse hanno pure stabilito una durata iniziale del contratto di un anno, con scadenza al 30 aprile 2009 e possibilità di intimare la disdetta con un preavviso di 3 mesi. In assenza di disdetta il contratto si sarebbe rinnovato annualmente, mentre nel caso contrario il comodatario si era obbligato ad asportare la struttura. Quest'ultimo aveva depositato presso un notaio fr. 20'000.-- a garanzia di tale impegno. Il 23 settembre 2008 il Comune di X._ ha concesso una licenza edilizia per la posa di una pista del ghiaccio prefabbricata di carattere provvisorio.\nA.b. Il 6 ottobre 2008 la B._ SA ha notificato al Club A._, a causa del gran disordine riscontrato sui fondi, la disdetta del predetto contratto per il 30 aprile seguente. Le discussioni che sono seguite hanno permesso al Club A._ di terminare i lavori di costruzione e di continuare a utilizzare i fondi. Il 10 aprile 2014 la B._ SA ha inviato una nuova disdetta per il 30 aprile dell'anno seguente. Ne sono nate infruttuose trattative per l'acquisto dei terreni e la società sportiva ha potuto continuare ad usufruire dei fondi e a utilizzare la pista di ghiaccio. Il 17 dicembre 2015 la B._ SA ha notificato una terza disdetta per il 30 aprile 2016.\nA.c. Dopo aver ottenuto dall'Ufficio di conciliazione in materia di locazione n. 6 l'autorizzazione ad agire, il Club A._ ha chiesto, con petizione 14 aprile 2016, al Pretore del distretto di Lugano di accertare la nullità dell'ultima disdetta (per mancato adempimento delle formalità previste dal CO) e, in via subordinata, una prima protrazione del contratto per tre anni. Con sentenza 9 maggio 2017 il Pretore ha dichiarato irricevibile l'azione, perché ha ritenuto che le parti avevano stipulato un comodato e non una locazione. Non vi sarebbe pertanto stata una valida procedura di conciliazione dinanzi alla competente autorità e mancava la competenza per materia del giudice adito.\nB.\nCon sentenza 12 novembre 2018 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui era ricevibile, l'appello presentato dal Club A._. La Corte cantonale ha ritenuto che non vi sono elementi che permettono di smentire la messa a disposizione gratuita dei fondi rilevata dal primo giudice: l'onerosità dell'accordo sarebbe invece stata necessaria per accertare la mutazione del contratto da comodato a locazione. Le parti, ha soggiunto, si sono \" accordate, tacitamente e per atti concludenti, nel senso di restare legate secondo gli estremi dell'accordo del 20 febbraio 2008\".\nC.\nCon atto 7 gennaio 2019, intitolato \" RICORSO IN MATERIA DI DIRITTO PUBBLICO \", il Club A._ postula, in via principale e previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento della sentenza di appello e l'accertamento della nullità della disdetta del 17 dicembre 2015. In via subordinata chiede l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio della causa all'autorità inferiore o al Pretore per nuova decisione. Dei motivi del ricorso si dirà nei considerandi che seguono.\nCon osservazioni del 30 gennaio 2019 la B._ SA propone la reiezione della domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"4d8af738-9216-453f-ace3-91feaffdbbf3","text":"Fatti:\nA.\nLa D._ SA, W._, è stata costituita nel giugno 2005; il 14 gennaio 2013 rispettivamente il 16 novembre 2017, è stata posta in liquidazione quindi radiata dal registro di commercio. Secondo quest'ultimo, il suo scopo sociale era: \"...\".\nDal 2007 al 2010, detta società si è occupata della gestione del postribolo yyy, situato a Z._ e, in questo contesto, del bar accluso alla struttura.\nB.\nIn base ai risultati di un'inchiesta della sua Divisione affari penali e inchieste (DAPI), il 6 novembre 2015 l'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) ha constatato l'esistenza di prestazioni valutabili in denaro di fr. 601'226.--, concesse nei periodi fiscali 2007-2010 dalla D._ SA, nella forma di «distribuzioni dissimulate di utile», al proprio azionista principale e di fatto, cioè B._, ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 lett. b della legge federale del 13 ottobre 1965 sull'imposta preventiva (LIP; RS 642.21) in combinato disposto con l'art. 20 cpv. 1 dell'ordinanza del 19 dicembre 1966 sull'imposta preventiva (OIPrev, RS 642.211). A suo avviso, la società aveva infatti rinunciato a parte degli utili conseguiti con l'attività di gestione del bar del postribolo, omettendo altresì di contabilizzarla nei propri rendiconti. Per tale motivo, ha intimato alla D._ SA un conteggio con una ripresa d'imposta preventiva di fr. 210'429.10 (= 35 % di fr. 601'226.--), oltre accessori. Lo stesso giorno, l'AFC ha intimato un uguale conteggio anche a B._, beneficiario delle prestazioni, in base all'art. 12 cpv. 1 e 2 DPA, in relazione con l'.\nPreso atto dell'opposizione sia della D._ SA che di B._, l'AFC ha formalizzato le proprie pretese con decisioni del 21 dicembre 2015, poi confermate, per quanto riguarda B._, sia con decisione su reclamo del 21 marzo 2019 che con sentenza del Tribunale amministrativo federale del 3 agosto 2020. Siccome era stata nel frattempo radiata dal registro di commercio, il reclamo della D._ SA è stato invece dichiarato privo di oggetto, mentre un ricorso interposto a nome della stessa davanti al Tribunale amministrativo federale è stato dichiarato inammissibile.\nC.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 14 settembre 2020, B._ ha impugnato davanti al Tribunale federale il giudizio emesso il 3 agosto 2020 nei suoi confronti chiedendo: \"l'annullamento della decisione del 21 marzo 2019, con relativo stralcio dell'importo dovuto come imposta preventiva dovuta, che tiene conto i margini del settore come da tabella doc. 5 e 6, parzialmente accettate dalle autorità fiscali cantonali\".\nIn corso di procedura, il Tribunale amministrativo federale ha rinunciato a presentare osservazioni confermandosi nel proprio giudizio, mentre l'AFC ha chiesto che il ricorso sia respinto."} -{"id":"7a40c1f6-d135-468a-b1c7-ed27610a0242","text":""} -{"id":"0fb1083b-5757-4995-ac64-06df2ca13de6","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Nell'ambito della procedura di misurazione ufficiale, sul territorio del Comune di X._ venivano esposti pubblicamente i rilievi della terminazione. A._ interponeva opposizione il 26 novembre 2001 affinché la corte che (transitando attraverso le particelle n. 1752 e 1753) porta alla sua particella n. 1751 venisse rilevata separatamente in un fondo a sé stante di proprietà comunale. Tale corte era stata demarcata come facente parte integrante dei fondi n. 1752 di proprietà di E.B._ (cui subentrava in seguito B.B._) e n. 1753 di proprietà di C.C._ e D.C._. La commissione di terminazione respingeva l'opposizione di A._, ritenendo che tale sedime fosse da considerarsi di proprietà privata.\nLe procedure civili intentate in seguito da A._ contro i proprietari dei fondi n. 1752 e 1753, affinché venisse accertato che la corte fosse di proprietà di tutti i confinanti oppure dell'ente pubblico, sono risultate infruttuose.\nA.b. Il 24 giugno 2014 il Comune di X._ ha dichiarato di intavolare a registro fondiario la predetta corte a nome proprio, ritenendola cosa senza padrone d'uso pubblico.\nB.\nCon sentenza 18 novembre 2014 il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ha accolto un ricorso di B.B._ (proprietaria del fondo n. 1752), constatando la nullità della dichiarazione di intavolazione 24 giugno 2014.\nC.\nIl 30 dicembre 2014 il Comune di X._ e A._ hanno impugnato, con un unico \" ricorso di diritto pubblico \", la sentenza 18 novembre 2014 dinanzi al Tribunale federale, postulandone l'annullamento \" nel senso dei considerandi \".\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"076b85df-a8fe-4819-b43e-a2a30fab3801","text":"Fatti:\nA.\nL'8 dicembre 2014 A._ ha impugnato dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) una decisione di chiusura parziale emanata dal Ministero pubblico del Cantone Ticino (MP) nel quadro di una domanda di assistenza internazionale in materia penale presentata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano.\nB.\nCon decisione del 21 gennaio 2015 il TPF ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché la ricorrente non ha prodotto, come richiesto, la documentazione attestante i poteri di rappresentanza della persona che ha firmato la procura.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rinviare l'incarto al TPF affinché esamini nel merito il ricorso."} -{"id":"02c3a3f1-7a5a-4c50-a855-808bc823a11d","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Dopo un paio di brevi soggiorni nei mesi precedenti, la cittadina russa A._ (1962) è tornata in Svizzera il 4 agosto 2005 ed il 3 ottobre dello stesso anno si è sposata con il cittadino elvetico B._ (1959), ottenendo quindi un permesso di dimora annuale. Prima di trasferirsi in Svizzera, viveva in un villaggio nella regione di Stavropol, nel sud della Russia, assieme a sua madre, sessantaduenne, ed ai suoi due figli C._ (20 luglio 1988) e D._ (9 marzo 1990), nati dal matrimonio con E._, deceduto nel 2003 e da cui era divorziata dal 2000. Il 10 novembre 2005 C._ e D._ hanno chiesto, tramite l'ambasciata svizzera a Mosca, di poter entrare in Svizzera e risiedere a X._ presso la madre.\nA. Dopo un paio di brevi soggiorni nei mesi precedenti, la cittadina russa A._ (1962) è tornata in Svizzera il 4 agosto 2005 ed il 3 ottobre dello stesso anno si è sposata con il cittadino elvetico B._ (1959), ottenendo quindi un permesso di dimora annuale. Prima di trasferirsi in Svizzera, viveva in un villaggio nella regione di Stavropol, nel sud della Russia, assieme a sua madre, sessantaduenne, ed ai suoi due figli C._ (20 luglio 1988) e D._ (9 marzo 1990), nati dal matrimonio con E._, deceduto nel 2003 e da cui era divorziata dal 2000. Il 10 novembre 2005 C._ e D._ hanno chiesto, tramite l'ambasciata svizzera a Mosca, di poter entrare in Svizzera e risiedere a X._ presso la madre.\nB. Con decisione del 28 dicembre 2005 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone Ticino ha respinto la domanda di ricongiungimento familiare, osservando in particolare che, secondo la prassi, un cittadino straniero con diritto al rinnovo del permesso di dimora può farsi raggiungere dai figli nati da precedenti relazioni solo se questi non hanno superato i quindici anni. Impugnato da A._, il diniego del ricongiungimento è stato confermato dapprima dal Consiglio di Stato, il 9 maggio 2006, e successivamente dal Tribunale amministrativo ticinese, con sentenza del 3 luglio seguente.\nB. Con decisione del 28 dicembre 2005 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone Ticino ha respinto la domanda di ricongiungimento familiare, osservando in particolare che, secondo la prassi, un cittadino straniero con diritto al rinnovo del permesso di dimora può farsi raggiungere dai figli nati da precedenti relazioni solo se questi non hanno superato i quindici anni. Impugnato da A._, il diniego del ricongiungimento è stato confermato dapprima dal Consiglio di Stato, il 9 maggio 2006, e successivamente dal Tribunale amministrativo ticinese, con sentenza del 3 luglio seguente.\nC. L'11 settembre 2006 A._ e B._ si sono aggravati dinanzi al Tribunale federale, presentando un ricorso di diritto amministrativo ed un ricorso di diritto pubblico. Con il primo rimedio chiedono, in via principale, che C._ e D._ siano autorizzati ad entrare in Svizzera e posti al beneficio di un permesso di dimora e, in via subordinata, che la causa sia rinviata all'autorità inferiore per nuovi accertamenti. Con tale ricorso lamentano la violazione degli art. 7 e 17 cpv. 2 della legge federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora ed il domicilio degli stranieri (LDDS; RS 142.20), dell'art. 8 della Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101) e dell'art. 8 della Costituzione federale (Cost.; RS 101). Con il ricorso di diritto pubblico domandano invece l'annullamento della sentenza impugnata ed il rinvio della causa per nuovo giudizio, censurando la disattenzione degli art. 8 e 9 Cost. nonché 13 e 14 CEDU.\nC. L'11 settembre 2006 A._ e B._ si sono aggravati dinanzi al Tribunale federale, presentando un ricorso di diritto amministrativo ed un ricorso di diritto pubblico. Con il primo rimedio chiedono, in via principale, che C._ e D._ siano autorizzati ad entrare in Svizzera e posti al beneficio di un permesso di dimora e, in via subordinata, che la causa sia rinviata all'autorità inferiore per nuovi accertamenti. Con tale ricorso lamentano la violazione degli art. 7 e 17 cpv. 2 della legge federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora ed il domicilio degli stranieri (LDDS; RS 142.20), dell'art. 8 della Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101) e dell'art. 8 della Costituzione federale (Cost.; RS 101). Con il ricorso di diritto pubblico domandano invece l'annullamento della sentenza impugnata ed il rinvio della causa per nuovo giudizio, censurando la disattenzione degli art. 8 e 9 Cost. nonché 13 e 14 CEDU.\nD. Di propria iniziativa, il 28 settembre 2006 i ricorrenti hanno versato agli atti copia della decisione con cui il 21 settembre precedente l'Ufficio federale della migrazione ha negato a C._ e D._ l'autorizzazione ad entrare in Svizzera per rendere visita alla madre.\nD. Di propria iniziativa, il 28 settembre 2006 i ricorrenti hanno versato agli atti copia della decisione con cui il 21 settembre precedente l'Ufficio federale della migrazione ha negato a C._ e D._ l'autorizzazione ad entrare in Svizzera per rendere visita alla madre.\nE. Chiamati ad esprimersi sulle impugnative, il Consiglio di Stato ne chiede la reiezione, mentre il Tribunale amministrativo si riconferma nella motivazione e nelle conclusioni della propria sentenza. Interpellato riguardo al ricorso di diritto amministrativo, l'Ufficio federale della migrazione propone di respingerlo, nella misura in cui sia ammissibile."} -{"id":"1b6e0d7c-70a7-44d4-b1f6-352678245716","text":"Fatti:\nA. Con decreto legislativo del 20 dicembre 2007, pubblicato nel Foglio ufficiale del Cantone Ticino n. 103-104\/2007 del 28 dicembre 2007 (pag. 9817 e segg.), il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha decretato l'aggregazione dei Comuni di Barbengo, Carabbia e Lugano in un nuovo Comune denominato Comune di Lugano. In seguito all'esito negativo della votazione consultiva nel Comune di Cadro, il Consiglio di Stato aveva proposto di abbandonare l'aggregazione di questo Comune e di Villa Luganese, non procedendo quindi a una fusione coatta di Cadro (vedi messaggio n. 5987 del 23 ottobre 2007; cfr. sentenza 1C_181\/2007 del 9 agosto 2007). Nel rapporto di maggioranza del 5 dicembre 2007 (n. 5987 R1), la Commissione speciale aggregazioni del Gran Consiglio aveva nondimeno proposto al Parlamento di includere nel nuovo Comune quello di Villa Luganese. Il Parlamento cantonale ha accettato questa proposta e decretato, il 20 dicembre 2007, l'aggregazione dei Comuni di Villa Luganese e Lugano (FU n. 103-104\/2007 pag. 9819).\nB. Avverso il citato decreto legislativo A.A._ e B.A._ e C._, cittadini di Barbengo, presentano un \"ricorso di diritto pubblico\" al Tribunale federale. Chiedono di annullare l'impugnato decreto.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"94f6fec6-1efa-4670-b693-3f5b9b91c402","text":"Fatti:\nA.\nA._ (1967) e la figlia C.B._ (1999), cittadine italiane, hanno ottenuto il 9 settembre 2007 un permesso di dimora UE\/AELS nel Cantone di Neuchâtel, valido fino al 10 settembre 2012, per svolgere un'attività lucrativa dipendente rispettivamente per vivere con la madre. Il 27 ottobre 2007 esse sono state raggiunte da B.B._ (1964), loro compagno rispettivamente padre, al quale è stato rilasciato un permesso di dimora UE\/AELS senza attività lavorativa e valevole fino al 27 ottobre 2012, A._ avendone garantito il sostentamento.\nB.\nInabile al lavoro per motivi di salute dal 16 dicembre 2008 e senza impiego in seguito ad una ristrutturazione aziendale dal 1° aprile 2009, A._ si è trasferita, insieme al compagno e alla figlia, nel Cantone Ticino il 1° ottobre 2009. Là ha iniziato a percepire, il 12 ottobre successivo, le indennità di disoccupazione alle quali si sono aggiunte, dal 1° novembre 2009, prestazioni assistenziali per lei e i conviventi.\nIl 26 luglio 2010, preso atto che A._ beneficiava ancora di indennità di disoccupazione, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni le ha rilasciato un permesso di dimora UE\/AELS per cambiamento di Cantone con la stessa validità e il medesimo scopo di quello accordatole in origine. Un trattamento uguale è stato concesso al compagno e alla figlia.\nC.\nIl 23 agosto 2012 rispettivamente il 12 ottobre 2012 A._, la figlia e il compagno hanno chiesto il rilascio di permessi di domicilio. Nel corso dell'istruttoria delle domande è apparso che A._ era da diverso tempo senza lavoro, che aveva esaurito, il 31 marzo 2011, le indennità di disoccupazione e che lei e i familiari avevano usufruito dell'aiuto sociale dal 1° novembre 2009 al 30 aprile 2012 e, dopo un'interruzione di qualche mese, di nuovo in modo continuo dal 1° novembre 2012. Inoltre, avevano percepito gli assegni familiari integrativi (AFI; fr. 559.-- mensili), dal 1° ottobre 2013 al 31 luglio 2014. Infine, benché fossero entrambi iscritti da tempo all'ufficio regionale di collocamento di X._ ed avessero anche effettuato diverse ricerche di lavoro, né lei né il compagno avevano (ri) trovato un impiego.\nD.\nSulla base dei citati fatti e dopo avere concesso agli interessati la possibilità di esprimersi, la Sezione della popolazione ha negato il 23 gennaio 2014 il rilascio di permessi di domicilio a A._, alla figlia C.B._ e al compagno B.B._ e, nel contempo, ha rifiutato di rinnovare i loro permessi di dimora UE\/AELS.\nIl Consiglio di Stato, dinanzi al quale gli interessati hanno contestato con atti separati unicamente il rifiuto del rinnovo dei permessi di dimora UE\/AELS, ha respinto con un unico giudizio del 28 maggio 2014 le loro impugnative. Detta decisione è stata confermata dal Tribunale cantonale amministrativo con sentenza del 23 dicembre 2014.\nE.\nIl 28 gennaio 2015, agendo per sé e in rappresentanza della figlia e del compagno, A._ ha esperito dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede l'annullamento della sentenza cantonale e la proroga dei loro permessi di dimora UE\/AELS. Censura la disattenzione dell'Accordo, concluso il 21 giugno 1999, tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione o ALC; RS 0.142.112.681) e del principio della proporzionalità. Chiede che venga conferito l'effetto sospensivo al gravame e di essere dispensata dal dovere versare un anticipo a titolo di garanzia delle spese giudiziarie.\nChiamati ad esprimersi il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio della Corte, mentre il Tribunale cantonale amministrativo ha rinunciato a formulare osservazioni, limitandosi a riconfermare le motivazioni e conclusioni della propria sentenza. La Sezione della popolazione e la Segreteria di Stato della migrazione SEM hanno proposto la reiezione del gravame.\nF.\nCon decreto presidenziale del 30 gennaio 2015 è stato concesso l'effetto sospensivo al ricorso.\nG.\nCon replica del 21 aprile 2015 i ricorrenti hanno ribadito i loro argomenti."} -{"id":"9f7827fa-0e85-4a11-b70e-1dc361db18ab","text":""} -{"id":"55fa13b9-fec4-4451-b5fa-aa7a9d122361","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione 17 maggio 2013 il Pretore della giurisdizione di Mendrisio-Sud ha pronunciato il divorzio tra B._ e A._ (dispositivo n. 1.1), ha affidato il figlio C._ al padre (n. 1.2) riservando il diritto di visita della madre (n. 1.3), ha obbligato l'ex marito a versare all'ex moglie un'indennità adeguata ai sensi dell' di fr. 113'000.-- oltre interessi (n. 1.8) ed un contributo alimentare di fr. 1'310.-- mensili indicizzati vita natural durante (n. 1.4 e 1.5) e ha sciolto la comproprietà sull'abitazione coniugale, particella n. 740 RFD di X._ sezione di Y._, assegnandola in proprietà esclusiva all'ex moglie (n. 1.6), tenuta a versare all'ex marito a titolo di liquidazione del regime matrimoniale fr. 136'386.25 oltre interessi (n. 1.7), somma compensabile con quanto dovutole come indennità adeguata (n. 1.9).\nB.\nMediante sentenza 9 dicembre 2015 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto l'appello principale di B._ nel senso che ha annullato i dispositivi n. 1.4, 1.5, 1.7, 1.8 e 1.9 della decisione pretorile rinviando gli atti al Giudice di prime cure per nuova decisione e riformato il dispositivo n. 1.6 ordinando lo scioglimento della comproprietà sulla particella n. 740 mediante vendita ai pubblici incanti (con una base d'asta di fr. 607'635.-- o, in caso di insuccesso, senza base d'asta) e suddivisione a metà fra i comproprietari del ricavo netto. I Giudici cantonali hanno anche dichiarato senza interesse l'appello incidentale di A._ e respinto le richieste di gratuito patrocinio formulate da entrambe le parti.\nC.\nCon ricorso in materia civile 28 gennaio 2016 A._ ha chiesto al Tribunale federale, previo conferimento dell'effetto sospensivo al rimedio, in via principale di riformare la sentenza cantonale nel senso di sciogliere la comproprietà sulla particella n. 740 assegnandola in proprietà esclusiva all'ex moglie e in via subordinata di rinviare l'incarto all'autorità precedente per nuova decisione. La ricorrente postula inoltre la concessione dell'assistenza giudiziaria per la sede federale.\nCon decreto presidenziale 17 febbraio 2016 l'istanza di effetto sospensivo è stata accolta con riferimento allo scioglimento della comproprietà. Nella sua presa di posizione a sfavore di tale istanza, anche l'opponente ha chiesto di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria per la procedura dinanzi al Tribunale federale.\nNon sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"08515917-7e38-4db4-8170-918887d44d03","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 maggio 2014 A.A._, cittadina italiana nata in Svizzera nel 1985, dove è in parte cresciuta prima di trasferirsi in Italia, ha ottenuto un permesso di dimora UE\/AELS valido fino al 27 maggio 2019, per esercitare un'attività lucrativa dipendente. Il 1° giugno 2014 ha quindi iniziato a lavorare in qualità di addetta alla reception presso B._ a X._, un esercizio pubblico appartenente alla C._ SA, che tuttavia è fallita poco dopo, facendole perdere il lavoro senza averle mai versato lo stipendio. Il 13 febbraio 2015, la cassa cantonale di assicurazione contro la disoccupazione le ha poi versato un'indennità per insolvenza per lo stipendio che la C._ SA le doveva per il periodo dal 1° giugno al 10 agosto 2014.\nB.\nEssendo priva di entrate finanziarie e non avendo, nel corso del suo impiego presso la suddetta struttura, maturato un diritto all'indennità di disoccupazione, a partire da settembre 2014, A.A._ ha dovuto far capo all'assistenza pubblica. Nel contempo, il 1° settembre 2014, l'Ufficio controllo abitanti di X._ l'ha registrata come partente alla volta di Y._, dove viveva a quel momento sua madre. Il 19 novembre 2014 il Servizio regionale degli stranieri di X._ ha tuttavia notificato la sua partenza con destinazione sconosciuta a decorrere dal 17 agosto precedente, l'interessata non essendo di fatto andata a vivere a Y._. Il 16 dicembre 2014 l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento (di seguito USSI) le ha comunicato di non poter entrare nel merito della sua richiesta di rinnovo delle prestazioni assistenziali per il mese di dicembre 2014, in quanto il Servizio regionale degli stranieri di X._ aveva notificato la sua partenza, di modo che il suo permesso di dimora UE\/AELS aveva perso di validità; l'ha comunque invitata ad informarlo qualora la situazione fosse mutata.\nC.\nCon decisione 27 febbraio 2015 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, dopo aver dato a A.A._ la possibilità di esprimersi sulla sua intenzione di rivalutare la continuazione del suo soggiorno nel nostro Paese, le ha revocato il permesso di dimora UE\/AELS nonché fissato un termine al 10 aprile successivo per lasciare il territorio svizzero. La decisione è stata resa sulla base dell'art. 6 dell'Accordo concluso il 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (di seguito Accordo sulla libera circolazione o ALC; RS 0.142.112.681), degli art. 2, 6 e 24Allegato I ALC, come pure degli art. 16 e 23 dell 'or dinanza sull'introduzione della libera circolazione delle persone del 22 maggio 2002 (OLCP; RS 142.203). Nei mesi di maggio e giugno 2015, l'interessata ha nuovamente percepito delle prestazioni assistenziali.\nIl provvedimento della Sezione della popolazione è poi stato confermato su ricorso, dapprima dal Consiglio di Stato, con decisione del 7 ottobre 2015, quindi dal Tribunale cantonale amministrativo, che si è espresso in merito con sentenza del 9 gennaio 2017.\nD.\nQuest'ultimo giudizio è stato impugnato davanti al Tribunale federale con ricorso in materia di diritto pubblico datato 13 febbraio 2017. Con tale atto A.A._ chiede che, previo conferimento al ricorso dell'effetto sospensivo, la sentenza del Tribunale cantonale amministrativo sia annullata e integralmente riformata nel senso che il permesso di dimora di cui è a beneficio non venga revocato. Ella chiede altresì il risarcimento di un non quantificato danno morale e patrimoniale cagionatole dall'agire a suo dire arbitrario e grossolano dell'USSIe dal Servizio regionale degli stranieri. Domanda infine di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nCon decreto presidenziale del 22 febbraio 2017 al gravame è stato concesso l'effetto sospensivo.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza, alla quale rinvia anche la Segreteria di Stato della migrazione SEM nelle sue osservazioni del 15 maggio 2017 con cui propone che il gravame, in quanto ammissibile, sia respin to. D al canto suo la Sezione della popolazione postula la reiezione del ricorso, mentre il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio di questa Corte. Con replica del 7 giugno 2017 la ricorrente ha infine comunicato di mantenere le proprie posizioni.\nE.\nUna richiesta di audizione personale formulata dalla ricorrente in data 17 agosto 2017 è stata respinta il 30 agosto 2017."} -{"id":"124cf5bc-87b4-4451-a4f6-14ca8b9bc420","text":""} -{"id":"5b051b5f-c6c5-46ca-b2f8-c6f2392f1b4e","text":""} -{"id":"279de8d1-98cb-4577-a0c5-a86130cc2ca7","text":"Fatti:\nA.\nL'11 luglio 2008 l'Ufficio federale delle strade (USTRA) ha inoltrato al Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e della comunicazione (DATEC), la richiesta di approvazione dei piani per la riorganizzazione dello svincolo autostradale di Mendrisio sulla A2, dal km 6.167 al km 10.32 (corsia Sud-Nord) e dal km 8.220 al km 6.167. Il progetto è stato pubblicato nel 2008. La sua realizzazione comporta l'espropriazione di numerosi fondi, in particolare quella in via definitiva di 396 m2e l'occupazione temporanea di 729 m2 di quello n. 1266 (di 11'477 m2) di Mendrisio, appartenente a A._SA, proprietaria di altri quattro fondi (per un totale di 35'438 m2), non oggetto di espropriazione. Tutti sono ubicati in località \"Valera\", nel comparto compreso tra la strada cantonale Mendrisio-Genestrerio, la linea ferroviaria Mendrisio-Stabio e la semiautostrada A 394 Mendrisio-Stabio.\nB.\nIl piano regolatore del 1983, che attribuiva il comparto \"Valera\" alla zona industriale J2 è decaduto ed è stato sostituto da quello del 2002; riguardo al fondo litigioso, il Consiglio di Stato non ha approvato la proposta di istituire una zona per il deposito di idrocarburi, imponendo l'elaborazione di una variante. Dal 2007 al 2014 il fondo, inedificato, si trovava in una zona di pianificazione comunale; per il comparto vigeva quindi un vuoto pianificatorio. Nella votazione popolare del 3 marzo 2013 è stata approvata la modifica del 15 giugno 2012 della LPT (art. 8, 8a, 15 e 38aLPT), che istituisce una moratoria sull'estensione delle zone edificabili e ne impone il ridimensionamento.\nC.\nCon decisione del 31 ottobre 2011, il DATEC ha evaso le opposizioni al progetto al senso dei considerandi e le domande di espropriazione, approvando i piani del progetto esecutivo. Nove opposizioni sono state trasmesse alla Commissione federale di stima del 13° Circondario (CFS). Questa decisione è stata confermata il 22 ottobre 2013 dal Tribunale amministrativo federale (TAF; sentenza A-6547\/2011).\nD.\nIl 17 agosto 2012 il Presidente della CFS ha aperto la procedura di stima per l'acquisto dei diritti necessari alla realizzazione delle opere. Tranne un'eccezione, l'anticipata immissione in possesso è stata concessa da tutti gli espropriati. Durante l'udienza di conciliazione del 2 maggio 2013, l'USTRA, quale espropriante, per il fondo n. 1266 ha proposto l'indennità usuale per terreni agricoli di CHF 20.--\/m2, mentre A._SA ne ha chiesto CHF 600.--\/m2. Con decisione del 25 settembre 2015 la CFS, riferendosi a una sua precedente decisione del 22 febbraio 2013, confermata dal TAF il 23 luglio 2014 (sentenza A-1586\/2013), fissato il \"dies estimandi\" al 2 maggio 2013, ha osservato che in quell'epoca il fondo era inserito nella scheda con grado di consolidamento intermedio del Piano direttore, che qualificava la zona come Polo di sviluppo economico (PSE). Ha quindi ritenuto che la stessa avrebbe potuto acquisire un carattere industriale e artigianale, fissando pertanto l'indennità a CHF 350.--\/m2 per un totale di CHF 138'600.--. Con decisione del 19 dicembre 2017 il TAF, adito dall'USTRA, ne ha respinto il ricorso.\nE.\nAvverso questo giudizio la Confederazione Svizzera presenta un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di riformarla nel senso ch'essa dovrà versare a A._SA un'indennità per espropriazione fino a un massimo di CHF 20.--\/m2, per complessivi CHF 10'692.--, subordinatamente di rinviare la causa al TAF per nuovo giudizio.\nLa CFS e il TAF, rinviando alle proprie decisioni, rinunciano a presentare osservazioni. A._SA chiede la reiezione del gravame, mentre l'USTRA, richiamata una sentenza del Tribunale cantonale amministrativo del 18 luglio 2000 (incarto n. 52.1998.00181-190), rinuncia a esprimersi."} -{"id":"fb9c92ee-1a98-4ba1-968d-5906666895ee","text":"Fatti:\nA.\nIl 4 novembre 2013 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha deciso una modifica della legge cantonale di applicazione della legge federale sull'approvvigionamento elettrico (LA-LAEl; RL\/TI 9.1.7.3) contenente - tra l'altro - le seguenti disposizioni:\nCapitolo V\nUso del suolo pubblico e tributi\nArt. 13 cpv. 1, 4 e 5\n1Il Cantone o i Comuni, se compatibile con la destinazione generale, devono concedere ai gestori di rete mediante convenzione il diritto di posare, mantenere e tenere in esercizio lungo le strade pubbliche le linee e le istallazioni necessarie alla fornitura di energia elettrica.\n4In caso di violazione della legge o della concessione, in particolare in caso di prestazioni non conformi, il Cantone o i Comuni possono disdire la convenzione con un preavviso di un anno.\n5Le convenzioni stipulate dai Comuni e la loro disdetta devono essere approvate dal Consiglio di Stato.\nArt. 13a (nuovo) Obblighi del gestore di rete\n1I proprietari e i gestori di rete adottano tutte le disposizioni necessarie per liberare il Cantone e il Comune da ogni responsabilità e assumono i costi di eventuali liti giudiziarie.\n2Per il resto, sono applicabili le disposizioni degli art. 45 e 45a della legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici del 12 dicembre 1907.\nArt. 14 cpv. 1, 2, 3 e 4 (nuovo) Tasse\n1Per la concessione dell'uso speciale delle strade pubbliche cantonali e comunali, il Cantone e i Comuni riscuotono una tassa a carico dei gestori di rete.\n2Questa tassa viene calcolata sulla base della superficie stradale, moltiplicata per una tassa annuale metrica compresa fra 0.8 e 1.1 fr.\/mq, ed è valida per tutto il Cantone.\n3Tale superficie dei beni cantonali e comunali viene accertata e adeguata dal competente geometra revisore.\n4Eventuali regole specifiche per la definizione della superficie dei beni cantonali o comunali del demanio artificiale d'uso comune (strade pubbliche, piazze, posteggi ecc.), così come la tassa metrica annuale di cui al capoverso 2, saranno definite dalle disposizioni di applicazione.\nArt. 14a (nuovo) Computo della tassa ai consumatori finali\n1I La tassa di concessione può essere computata ai consumatori finali secondo le disposizioni della LAEl.\n2A garanzia dell'equità di trattamento, l'addossamento al consumatore finale deve avvenire in maniera uniforme su tutto il territorio cantonale. Eventuali differenze fra i comprensori di rete dovranno essere pareggiate dai gestori stessi tramite adeguati sistemi compensativi.\n3Le modalità, il sistema di computo e i limiti dell'addossamento ai consumatori finali sono stabiliti dal regolamento.\nArt. 14b (nuovo) Prestazioni contrattuali\n1Rimangono riservate eventuali altre prestazioni del gestore di rete disciplinate contrattualmente con i Comuni.\n2Queste prestazioni devono essere esposte separatamente e devono essere conformi al diritto federale.\nCapitolo VII\nDisposizioni finali, norme transitorie e entrata in vigore\nArt. 22cpv. 2 e 5 (nuovo) Norma transitoria\n2Gli articoli 13 e 14 cpv. 1 entreranno in vigore con la completa liberalizzazione del mercato.\n5Fino alla completa liberalizzazione del mercato, il Cantone e i Comuni riscuotono, tramite decisione formale, una tassa a carico dei gestori di rete per l'uso speciale delle strade cantonali e comunali.\nContestualmente all'adozione di queste nuove norme, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha a sua volta deciso una modifica del regolamento della legge cantonale di applicazione della legge federale sull'approvvigionamento elettrico (RLA-LAEl; RL\/TI 9.1.7.3.1) contenente - tra l'altro - le seguenti disposizioni:\nArt. 10 Tassa metrica\nLa tassa metrica annuale è decisa dal Consiglio di Stato entro il 31 luglio di ogni anno per l'anno successivo ed è notificata agli interessati.\nArt. 10a (nuovo) Determinazione superfici stradali\n1Le superfici stradali cantonali e comunali sono accertate dai geometri revisori comunali e costituiscono la base di calcolo per la determinazione della tassa per l'uso speciale delle strade pubbliche cantonali e comunali ai sensi dell'art.14 cpv. 3 LA-LAEI.\n2I Comuni e l'Ufficio cantonale del demanio segnalano all'Ufficio dell'energia (UEn) le modifiche delle superfici delle strade comunali e cantonali sulla base di un aggiornamento periodico allestito dal proprio geometra revisore.\n3Le modifiche presentate entro il 30 giugno di ogni anno vengono prese in considerazione per il computo dell'anno successivo.\nArt. 10b (nuovo) Tassa\nLa tassa è stabilita sulla base della superficie stradale di cui all'art. 10a moltiplicata per la tassa annuale metrica di cui all'art. 10 ed è notificata agli interessati entro il 31 luglio.\nArt. 10c (nuovo) Dati per il computo della tassa ai consumatori finali\n1I gestori di rete inoltrano all'UEn entro il 30 giugno di ogni anno i dati che riguardano l'anno civile precedente (anno di riferimento) relativi:\n• ai quantitativi globali di energia elettrica fatturata nel comprensorio loro attribuito ai sensi dell'art. 5 e dell'Allegato, comprensivi dei consumi propri (perdite di rete escluse);\n• al numero di clienti finali con un consumo superiore a 8 GWh annui e quantitativi globali di energia elettrica loro fatturata eccedente gli 8 GWh\/annui.\n2Il quantitativo di energia elettrica fatturata ai fini del calcolo del fattore di addossamento relativo all'anno successivo di fatturazione è determinato sulla base dei dati dell'anno di riferimento del cpv. 1, sottraendo al quantitativo globale di elettricità fatturata le eccedenze superiori a 8 GWh.\nArt. 10d (nuovo) Computo della tassa ai consumatori finali\n1Il fattore di addossamento è calcolato dividendo l'importo totale della tassa di cui all'art. 10b per il quantitativo di energia elettrica fatturata secondo l'art. 10c cpv. 2, tenuto debitamente conto di un fattore di correzione in funzione delle fluttuazioni annuali quantitative.\n2Il fattore di addossamento viene stabilito entro il 31 luglio per l'anno successivo sulla base dei dati dell'anno precedente e viene notificato agli interessati.\n3L'addossamento al consumatore finale deve essere indicato separatamente dai gestori di rete nella fattura al cliente finale, secondo le disposizioni della legislazione federale vigente in materia, e deve essere computato fino a un quantitativo globale di elettricità fatturata di 8 GWh.\nArt. 10e (nuovo) Riscossione\n1La tassa d'uso per le strade di proprietà cantonale e comunale prevista dall'art. 22 cpv. 5 LA-LAEl è riscossa dal Cantone mediante decisione del Consiglio di Stato, che riversa ai singoli Comuni la tassa di loro pertinenza in base alla superficie di strada di loro proprietà.\n2I gestori di rete possono riscuotere dai consumatori finali la tassa loro computata ai sensi dell'art. 14 cpv. 2-4 LA-LAEl.\n3Il Dipartimento trasmette ai gestori di rete entro la fine del mese di febbraio le richieste di acconto per la riscossione della tassa in tre rate quadrimestrali (pagamento per fine marzo, fine luglio e fine novembre) calcolate sulla base del 98 % del quantitativo di energia elettrica fatturata ai sensi dell'art. 10c cpv. 2.\n4In seguito il Dipartimento allestisce i relativi conguagli all'attenzione dei gestori di rete entro il 31 agosto dell'anno successivo.\nArt. 10f (nuovo) Versamento\nI riversamenti ai Comuni vengono effettuati in due rate semestrali, la prima ad inizio giugno e la seconda ad inizio dicembre, tramite il conto corrente Stato-Comuni.\nLe modifiche in discussione sono state pubblicate sul Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino del 27 dicembre 2013 e sono state poste in vigore - ad eccezione degli art. 13 e 14 cpv. 1 LA-LAEl (art. 22 cpv. 2 LA-LAEl) - il 1° gennaio 2014.\nB.\nIl 31 gennaio 2014 il Comune di Stabio, le Aziende Municipalizzate di Stabio, A._, B._, C._, D._, E._, F._ e G._ hanno presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiedono l'annullamento degli art. 14 cpv. 1, 2, 3 e 4, 14a, 14b, 22 cpv. 2 e 5 LA-LAEl così come degli art. 10 e 10 a-f RLA-LAEl, poiché li ritengono lesivi del diritto federale.\nAgendo per sé ed in rappresentanza del Gran Consiglio, il Consiglio di Stato ha domandato che, per quanto ammissibile, l'impugnativa sia respinta. L'Ufficio federale dell'energia ha per contro comunicato di rinunciare a prendere posizione in merito al gravame. Le parti sono in seguito state invitate a depositare una replica e una duplica."} -{"id":"b531dda2-cd4a-4143-9261-3a8e0d200f2d","text":"Fatti:\nA.\nA._, nato nel 1972, da ultimo attivo come venditore di automobili, ha inoltrato il 29 novembre 2010 una terza richiesta di prestazioni AI per adulti. In precedenza, negli anni dal 2001 al 2003, aveva beneficiato di una riformazione professionale a carico dell'assicurazione invalidità. Una prima domanda di rendita AI era stata respinta mediante decisione del 24 gennaio 2008. Nell'ambito dell'istruttoria della nuova domanda, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (di seguito: UAI) ha acquisito agli atti una perizia medica pluridisciplinare del Servizio Accertamento Medico di Bellinzona (di seguito: SAM) datata 5 giugno 2013, i cui medici hanno ritenuto che l'interessato presentava da alcuni anni un'incapacità lavorativa del 30 % in qualsiasi attività. Raffrontando il salario prima e dopo l'invalidità, l'UAI ha ritenuto che l'interessato subiva una perdita di guadagno del 21 %, grado insufficiente per avere diritto a una rendita d'invalidità. In sede di audizione, dopo avere preso conoscenza dell'incarto, l'assicurato ha trasmesso alcuni nuovi documenti medici. L'UAI ha quindi interpellato nuovamente il SAM che ha stilato un rapporto complementare il 7 luglio 2014, nel quale sono state confermate le precedenti conclusioni. Con decisione del 21 luglio 2014 l'UAI ha pertanto respinto la domanda di rendita.\nB.\nSu ricorso dell'assicurato, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, mediante giudizio dell'8 luglio 2015, lo ha respinto.\nC.\nIl 14 settembre 2015 A._ ha inoltrato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede di annullare il giudizio impugnato e di accogliere la sua richiesta di prestazioni AI. Il ricorrente chiede inoltre che venga disposta una nuova perizia medica."} -{"id":"27192806-c786-4a1a-b980-197e9174a8d2","text":"Fatti:\nA.\nCon comunicazione del 25 ottobre 2016 la Cassa cantonale di compensazione AVS\/AI\/IPG (in seguito: Cassa) ha affiliato i coniugi A.A._ e B.A._ quali datori di lavoro di personale domestico con effetto dal 1° marzo 2009. Trattandosi di una semplice comunicazione e non di una decisione, la Cassa ha dichiarato l'opposizione dei coniugi A.A._ e B.A._ irricevibile (decisione su opposizione del 3 maggio 2017). Con tre distinte decisioni di tassazione d'ufficio del 27 ottobre 2016, confermate con decisione su opposizione del 3 maggio 2017, la Cassa ha fissato i contributi paritetici AVS\/AI\/IPG\/AD e AF che A.A._ e B.A._ dovevano versare per gli anni 2013 - 2015 per il loro personale domestico. Con decisione di tassazione d'ufficio del 1° giugno 2017, confermata su opposizione il 7 agosto 2017, la Cassa ha fissato i suddetti contributi paritetici per il 2016 ritenendo anche in questo caso i coniugi A.A._ e B.A._ datori di lavoro del personale impiegato presso il loro domicilio.\nB.\nA.A._ e B.A._ sono insorti davanti al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino postulando rispettivamente l'annullamento della decisione su opposizione del 3 maggio 2017 e di quella del 7 agosto 2017. Dopo avere congiunto le due procedure, in parziale riforma delle decisioni impugnate, con giudizio del 26 marzo 2018, il Tribunale cantonale ha stabilito che solo A.A._ doveva essere considerato quale datore di lavoro di personale domestico e pertanto debitore dei contributi paritetici relativi al periodo 2013 - 2016; per il resto i ricorsi erano respinti.\nC.\nLa Cassa inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale chiedendo in via principale di annullare il giudizio cantonale e di confermare le decisioni su opposizione del 3 maggio e 7 agosto 2017 e in via subordinata, sempre previo annullamento del giudizio cantonale, di rinviare la causa al Tribunale cantonale per nuova decisione.\nCon risposta del 23 luglio 2018, A.A._ e B.A._ propongono di respingere il ricorso mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) rinuncia a prendere posizione.\nD.\nPreso atto che il Ministero pubblico ticinese aveva emanato il 13 settembre 2017 due decreti di accusa nei confronti di A.A._ e B.A._ per infrazione alla LAVS circa il mancato pagamento dei contributi per il personale domestico per il periodo 2013 - 2016, ma che il procedimento penale è stato sospeso il 25 ottobre seguente in attesa della conclusione della vertenza amministrativa pendente davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni concernente i contributi paritetici dovuti per lo stesso periodo, il Giudice dell'istruzione ha chiesto alla Pretura penale se fosse il caso di riattivare la suddetta procedura penale. Con scritto del 31 agosto 2018 la Pretura penale ha comunicato di volere mantenere il procedimento penale sospeso in attesa della conclusione della procedura amministrativa."} -{"id":"107e303c-164f-4871-93d4-b14571d791d1","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Nel mese di settembre 2012, l'avv. A._ aveva assunto il patrocinio dei coniugi C.C._ e D.C._, allora sotto tutela (trasformata, con l'entrata in vigore del nuovo diritto di protezione degli adulti il 1° gennaio 2013, in curatela di portata generale). Li ha rappresentati nel corso di varie procedure ricorsuali avverso l'operato dell'Autorità regionale di protezione 8, sede di Lugano Est (qui di seguito: Autorità di protezione) ed in altre procedure. Per tali procedure, il beneficio dell'assistenza giudiziaria era stato negato.\nA.b. In data 13 novembre 2013, l'avv. A._ ha presentato la propria nota professionale per incasso all'allora curatrice dei coniugi C._. Il successivo 7 gennaio 2014, lo studio legale dell'avv. A._ ha sollecitato nei confronti dell'Autorità di protezione e del nuovo curatore B._ l'incasso della nota professionale. I successivi 28 gennaio e 4 febbraio 2014, l'avv. A._ ha segnalato alla Camera di protezione del Tribunale di appello del Cantone Ticino (qui di seguito: Tribunale di appello), fra l'altro, il mancato pagamento della propria nota d'onorario, chiedendo l'intervento nei confronti dell'Autorità di protezione e del curatore. Resa edotta dal Tribunale di appello che il medesimo non si riteneva competente per evadere le lagnanze sollevate, l'avv. A._ lo ha nuovamente adito, denominando il proprio scritto, datato 14 marzo 2014, \"reclamo per denegata giustizia\".\nB.\nCon decisione 25 marzo 2014, il Tribunale di appello ha dichiarato il reclamo per denegata giustizia irricevibile, ponendo tassa e spese di giustizia a carico dell'avv. A._.\nC.\nContro la pronuncia cantonale, l'avv. A._ (qui di seguito: ricorrente) propone con scrittura 19 maggio 2014 un rico rso in materia civile ed un ricorso sussidiario in materia costituzionale, concludendo all'annullamento della decisione impugnata.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"83ee5505-1d77-426f-b6cb-c88e62491b84","text":""} -{"id":"2f548a25-9745-4e08-a2ae-6db10bdec479","text":"Fatti:\nA.\nDopo un primo soggiorno in Svizzera (metà anni 80 - inizio anni 90), A._, cittadino italiano, è arrivato nel luglio 2009 nel Canton Berna ove ha ottenuto un permesso di dimora UE\/AELS valido fino al 7 luglio 2014 per lavorarvi come indipendente (gestione di un ristorante). Il 20 agosto 2009 è stato raggiunto dalla moglie B._, cittadina rumena, e dal figlio C._, cittadino italiano, ugualmente posti al beneficio di permessi di dimora UE\/AELS. A._ ha cessato la propria attività fine febbraio 2010. Il 15 marzo successivo tutta la famiglia si è trasferita nel Cantone Ticino dove, dal mese di giugno 2010, ha iniziato a percepire prestazioni assistenziali. Il 1° maggio 2015 i consorti si sono separati, il figlio rimanendo con la madre.\nIl 9 febbraio 2016 l'Ufficio AI ha accertato un'incapacità lavorativa di A._ del 100 % dal 1° novembre 2011 al 31 maggio 2014 (diritto ad una rendita intera dal 1° novembre 2012), del 40 % dal 1° giugno 2014 al 31 gennaio 2015 (nessuna rendita) e del 65 % dal 1° febbraio 2015 (3\/4 di rendita). Nell'aprile 2016 l'interessato ha chiesto l'erogazione di prestazioni complementari (PC), che ha poi ottenute.\nB.\nIl 20 ottobre 2016 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha rifiutato di rilasciare a A._ un permesso di domicilio UE\/AELS nonché di rinnovargli il permesso di dimora UE\/AELS, fissandogli nel contempo un termine per lasciare la Svizzera. A sostegno del proprio rifiuto ha osservato che l'interessato, il quale percepiva prestazioni assistenziali dal giugno del 2010 (più di fr. 225'000.--) e aveva a suo carico 23 procedure esecutive nonché 42 attestati di carenza beni, non poteva appellarsi al diritto di rimanere sgorgante dall'Accordo sulla libera circolazione delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681).\nQuesta decisione è stata confermata dapprima dal Consiglio di Stato ticinese - dinanzi al quale A._ non ha più sollecitato il rilascio di un permesso di domicilio - il 7 novembre 2018 e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, il 20 maggio 2020.\nNel frattempo, in seguito a revisione, gli è stata riconosciuta dal 1° ottobre 2018 una rendita AI intera (fr. 488.-- mensili) con un grado di invalidità del 79 %.\nC.\nIl 24 giugno 2020 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale un ricorso con cui chiede che, previo conferimento dell'effetto sospensivo, la sentenza cantonale sia annullata e gli atti rinviati all'autorità di prime cure affinché gli rilasci un permesso di dimora. Domanda inoltre dall'essere esentato dal dovere versare un anticipo per le spese processuali presunte.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"52cadfe2-d2fc-4e34-97db-cad761cfcf35","text":"Fatti:\nA.\nIl 15 ottobre 2014 le ditte F._ SA, E._ SA e H._, al quale è subentrato la G._ Sagl, hanno chiesto al Municipio di Stabio il permesso per costruire tre palazzine residenziali, composte da un piano interrato e da quattro piani fuori terra, ubicate su tre fondi contermini di un comparto disciplinato dal piano particolareggiato Falcette (PPF), site in un settore di protezione delle acque sotterranee (Au). Al piano interrato è prevista anche un'autorimessa con 48 posteggi, che unisce i tre stabili. I fondi figurano nell'Inventario degli insediamenti svizzeri da proteggere d'importanza nazionale (ISOS).\nB.\nAlla domanda si sono opposti A.A._, C._ e D._, proprietari di fondi confinanti o vicini, nonché B.A._, titolare di un diritto di abitazione. Il 5 maggio 2015 gli istanti hanno inoltrato una variante riduttiva concernente la sistemazione esterna, che non è stata oggetto di alcuna formalità. Raccolto l'avviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio e respinte le opposizioni, il 29 maggio 2015 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia a determinate condizioni e a titolo di precario riguardo a certe opere site nell'area interessata dal nuovo piano viario. Con decisione del 22 marzo 2016 il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi inoltrati dai vicini. Adito da questi ultimi, con giudizio del 7 settembre 2017 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso ai sensi dei considerandi, ritenendo, segnatamente riguardo alla protezione delle acque sotterranee, che se del caso spetta ai beneficiari della licenza edilizia effettuare ulteriori approfondimenti, richiedendo all'occorrenza, prima dell'inizio dei lavori, l'autorizzazione di natura temporanea, fornendo all'autorità le necessarie informazioni.\nC.\nAvverso questa decisione i vicini presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullare la decisione impugnata, nonché quella governativa e municipale; in via subordinata postulano di rinviare gli atti alla Corte cantonale per nuovo giudizio dopo aver esperito ulteriori accertamenti.\nIl Consiglio di Stato e il Municipio si rimettono al giudizio del Tribunale federale, l'Ufficio delle domande di costruzione propone di respingere il ricorso, adducendo che le lacune segnalate dai ricorrenti sarebbero state sanate dinanzi alla Corte cantonale. Quest'ultima rileva che se i ricorrenti avessero fornito prima un documento prodotto solo dinanzi al Tribunale federale, avrebbe deciso diversamente, rimettendosi quindi al giudizio del Tribunale federale. Le opponenti concludono per la reiezione del gravame.\nCon decreto presidenziale del 14 novembre 2017 al ricorso è stato conferito effetto sospensivo."} -{"id":"18b5efd8-6f91-430c-92a9-a8cf221693c9","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 27 agosto 2004 le società Argentino Serdom SA e Tango Riforma SA, entrambe con sede a Lugano, hanno chiesto al Municipio di Lugano il permesso di installare sul suolo pubblico di piazza Riforma, all'esterno dei rispettivi bar Argentino e bar Tango, una veranda in vetro e alluminio, smontabile, destinata a riparare i clienti durante la stagione invernale. Secondo la domanda di costruzione e gli atti ad essa allegati, queste strutture, definite come \"giardini d'inverno smontabili\" o \"gazebi\", occuperebbero dirimpetto agli esercizi pubblici una superficie di 13,70 m per 5 m, durante un periodo di circa sette mesi all'anno. La S & H Gambrinus AG, proprietaria di uno stabile immediatamente vicino, si è opposta alla domanda di costruzione.\nCon decisione del 29 ottobre 2004, dichiarata immediatamente esecutiva, il Municipio di Lugano ha respinto l'opposizione e rilasciato la licenza edilizia, limitandola al periodo dal 3 novembre 2004 al 15 maggio 2005. In esecuzione di questa decisione, le istanti hanno successivamente posato la struttura. Contro il rilascio della licenza edilizia l'opponente ha presentato un ricorso al Consiglio di Stato del Cantone Ticino, che lo ha respinto con risoluzione del 23 febbraio 2005.\nCon decisione del 29 ottobre 2004, dichiarata immediatamente esecutiva, il Municipio di Lugano ha respinto l'opposizione e rilasciato la licenza edilizia, limitandola al periodo dal 3 novembre 2004 al 15 maggio 2005. In esecuzione di questa decisione, le istanti hanno successivamente posato la struttura. Contro il rilascio della licenza edilizia l'opponente ha presentato un ricorso al Consiglio di Stato del Cantone Ticino, che lo ha respinto con risoluzione del 23 febbraio 2005.\nB. Adito dall'opponente, il Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 2 maggio 2005, ha annullato sia la licenza edilizia sia la decisione governativa che la confermava. Esso ha essenzialmente ritenuto che il manufatto litigioso non costituiva né una costruzione accessoria né una costruzione mobiliare, ma un ampliamento inammissibile visto l'obbligo di mantenere le facciate e il perimetro delle costruzioni esistenti.\nB. Adito dall'opponente, il Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 2 maggio 2005, ha annullato sia la licenza edilizia sia la decisione governativa che la confermava. Esso ha essenzialmente ritenuto che il manufatto litigioso non costituiva né una costruzione accessoria né una costruzione mobiliare, ma un ampliamento inammissibile visto l'obbligo di mantenere le facciate e il perimetro delle costruzioni esistenti.\nC. La Tango Riforma SA impugna con un ricorso di diritto pubblico del 2 giugno 2005 al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo e di confermare la decisione del Consiglio di Stato.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si riconferma nella sua sentenza, aggiungendo alcune precisazioni alla motivazione. Il Consiglio di Stato e l'Ufficio delle domande di costruzione e dell'esame di impatto ambientale del Dipartimento del territorio comunicano di rinunciare a presentare osservazioni. La S & H Gambrinus AG chiede in via principale che il ricorso sia dichiarato irricevibile, in via subordinata ch'esso sia respinto. Il Comune di Lugano e la Argentino Serdom SA ne propongono invece l'accoglimento.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si riconferma nella sua sentenza, aggiungendo alcune precisazioni alla motivazione. Il Consiglio di Stato e l'Ufficio delle domande di costruzione e dell'esame di impatto ambientale del Dipartimento del territorio comunicano di rinunciare a presentare osservazioni. La S & H Gambrinus AG chiede in via principale che il ricorso sia dichiarato irricevibile, in via subordinata ch'esso sia respinto. Il Comune di Lugano e la Argentino Serdom SA ne propongono invece l'accoglimento.\nD. Contro la medesima sentenza cantonale è insorto in questa sede anche il Comune di Lugano, il cui ricorso di diritto pubblico è stato deciso da questa Corte con un giudizio separato (causa 1P.341\/2005)."} -{"id":"3b242084-89be-438d-8c4f-006330ba7655","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° marzo 1995 (vedasi Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino, di seguito Bollettino ufficiale o BU 1995, 39) è entrata in vigore nel Cantone Ticino la legge sui trasporti pubblici (LTPub; RL\/TI 7.4.1.1 ora 752.100), il cui art. 35 era del seguente tenore:\n\"Art. 35\n1I titolari di diritti reali o personali su edifici ed impianti privati, generatori di importanti correnti di traffico, sono tenuti a partecipare alle spese per il collegamento alla rete di trasporto pubblico e per l'esercizio della relativa linea.\n2L'ammontare della tassa, che non può superare il 50 % del disavanzo d'esercizio, è fissato dal Consiglio di Stato.\n3L'importo a carico di ciascun obbligato è definito in funzione del volume di traffico generato e dei vantaggi particolari ottenuti.\n4Il Regolamento stabilisce le ulteriori condizioni.\n5I privati interessati possono ricorrere contro il suo ammontare al Tribunale della pianificazione del territorio, nel termine di 30 giorni dall'approvazione dell'offerta da parte del Gran Consiglio.\"\nIl relativo regolamento di applicazione per potere procedere al prelievo della tassa prevista nel sopramenzionato disposto non è mai stato adottato.\nB.\nIl 1° gennaio 2015, successivamente alla modifica adottata il 17 dicembre 2014 dal Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino (BU 2015, 34), e dopo un iter parlamentare che non occorre qui rievocare, è entrato in vigore il nuovo art. 35 LTPub, del seguente contenuto:\n\"Art. 35\nChi genera importanti correnti di traffico è tenuto a contribuire al finanziamento dell'offerta di trasporto pubblico tramite il versamento di una tassa di collegamento.\"\nC.\nIl 14 dicembre 2015 il Gran Consiglio ticinese ha adottato (richiamandosi tra l'altro al Messaggio del Consiglio di Stato del 4 novembre 2015 concernente la modifica della legge sui trasporti pubblici del 6 dicembre 1994 - Tassa di collegamento a carico dei generatori di importanti correnti di traffico a parziale copertura dei costi del trasporto pubblico [di seguito: Messaggio del 4 novembre 2015]; vedasi anche il mandato a quest'ultima autorità contenuto nella norma transitoria figurante nella modifica del 17 dicembre 2014 in BU 2015, 34) una modifica della legge sui trasporti pubblici concernente le seguenti disposizioni (vedasi BU 2016, 322) :\n\"Art. 11 cpv. 1\n1L'offerta di trasporto è poi adottata dal Consiglio di Stato e intimata ai Comuni interessati.\nArt. 30 cpv. 3 e 4 (nuovo)\n3 Il contributo dei Comuni per gli investimenti è stabilito dal Consiglio di Stato in funzione dei vantaggi loro derivanti, come, ad esempio, il miglioramento dell'accessibilità e della sicurezza locali, la riduzione delle immissioni, la migliore sistemazione urbanistica. Nello stabilire il contributo si tiene pure conto della capacità economica dei Comuni stessi.\n4 Contro la decisione del Consiglio di Stato, i Comuni hanno la facoltà di ricorso al Gran Consiglio; è applicabile la legge sulla procedura amministrativa (LPAmm) del 24 settembre 2013.\nCapitolo IV\nTassa di collegamento\nCapitolo V\nTraffico regionale\nAbrogato\nArt. 35a Destinazione della tassa\nIl provento della tassa di collegamento è vincolato al finanziamento delle spese di gestione dell'offerta di trasporto pubblico ai sensi dell'art. 23 cpv. 2 e concorre a coprire l'onere a carico del Cantone, dedotti i contributi della Confederazione, dei Comuni e di terzi.\nArt. 35b (nuovo) Assoggettamento\n1La tassa di collegamento è prelevata nei Comuni in cui si applica il regolamento cantonale posteggi privati, giusta gli art. 42 segg. legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (Lst. [sic!]).\n2Sono assoggettati alla tassa i proprietari di fondi o di un insieme di fondi in connessione spaziale o funzionale, sui quali vi sono posteggi per almeno 50 autoveicoli; non si computano i posti auto destinati al servizio di abitazioni.\n3La Confederazione, il Cantone e i Comuni, come pure gli altri enti di diritto pubblico, sono assoggettati alla tassa analogamente ai privati, ma limitatamente ai posteggi per il personale e per altri utenti che si spostano in modo sistematico (art. 35e cpv. 1 lett. a).\nArt. 35c (nuovo) Debitore della tassa\nDebitore della tassa di collegamento è il singolo proprietario fondiario, limitatamente ai posti auto presenti sul suo fondo o sui suoi fondi, anche quando l'assoggettamento alla tassa è determinato dalla connessione spaziale o funzionale di un insieme di fondi appartenente a proprietari diversi.\nArt. 35d (nuovo) Esenzioni\nSono esentati dalla tassa i posteggi precisati dal Consiglio di Stato per attività turistiche, di svago e culturali, nonché per luoghi di culto. Sono inoltre esentati dalla tassa i posteggi pubblici definiti dal Consiglio di Stato.\nArt. 35e (nuovo) Ammontare della Tassa\n1La tassa è stabilita dal Consiglio di Stato in funzione del numero di posti auto, distinguendo tra la categoria di posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico, e la categoria di posteggi destinati a clienti e visitatori, in modo da coprire di principio un terzo delle spese di gestione (art. 23 cpv. 2), ritenuti in ogni caso i seguenti importi minimi e massimi:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico importo minimo fr. 1.--, massimo fr. 3.50 al giorno per singolo posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori importo minimo fr. 1.--, al massimo fr. 3.-- al giorno per singolo posto auto.\n2Gli importi minimi e massimi sono indicizzati all'evoluzione dei prezzi (riferimento: gennaio 2016).\n3Ai posteggi con meno di 100 posti auto si applica una riduzione progressiva della tassa, laddove la riduzione massima ammonta al 15 % ed è conseguita in presenza di 50 posti auto.\n4Per i posteggi ad uso misto si procede ad una valutazione approssimativa delle destinazioni e si applica proporzionalmente la relativa tassa.\n5La tassa è dovuta per i giorni di effettivo esercizio dei posteggi, ritenuti di regola 360 giorni all'anno per quelli connessi ad attività in esercizio ogni giorno, 300 giorni per quelle in esercizio sei giorni alla settimana e 250 giorni per quelle in esercizio fino a cinque giorni alla settimana.\n6Nel caso in cui il numero o la destinazione dei posteggi differisse da quella autorizzata, si applica l'art. 35g.\nArt. 35f (nuovo) Riduzione della tassa\n1Gli assoggettati che riducono volontariamente il numero dei posti auto in esercizio beneficiano di una riduzione della tassa.\n2Un posto auto si considera dismesso quando è reso durevolmente inaccessibile agli autoveicoli e la dismissione è notificata al Municipio giusta l'art. 11 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991.\n3La riduzione è concessa una tantumed ammonta all'importo della tassa teoricamente dovuta durante un intero anno per i posti auto dismessi.\n4La riduzione di posteggi in applicazione dell'art. 60 cpv. 4 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011 permette di ottenere una riduzione ulteriore della tassa, equivalente al 25 % dell'importo della tassa teoricamente dovuta durante un anno intero per i posti auto così dismessi.\n5La riduzione di cui al cpv. 4 è accordata per analogia anche in caso di formazione di nuovi posteggi in misura inferiore al numero dei posteggi necessari giusta l'art. 60 cpv. 1, 2 e 3 RLst.\nArt. 35g (nuovo) Posteggi abusivi\n1In base alla situazione di fatto e sino alla cessazione dell'uso indebito o al conseguimento di un'autorizzazione a posteriori, i proprietari dei fondi interamente o parzialmente adibiti a posteggio in assenza di valida autorizzazione edilizia sono soggetti al pagamento di un importo sostitutivo della tassa di collegamento.\n2L'importo sostitutivo della tassa di collegamento corrisponde all'ammontare della medesima, ritenuto l'ammontare in vigore più elevato tra quelli di cui all'art. 35e cpv. 1, computato per 360 giorni.\n3L'importo sostitutivo è prelevato dall'autorità competente. Fanno stato gli art. 35h-35n.\nArt. 35h (nuovo) Procedura a) obbligo di dichiarazione e collaborazione\n1I proprietari assoggettati alla tassa sono tenuti a dichiarare all'autorità competente i dati necessari per il calcolo della tassa e a notificare i relativi cambiamenti.\n2I proprietari assoggettati sono tenuti a fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta.\nArt. 35i (nuovo) b) accertamento\nL'autorità competente ha la facoltà di compiere tutti gli atti necessari all'imposizione della tassa, segnatamente di eseguire o far eseguire il conteggio dei posteggi potenzialmente oggetto della tassa, se necessario anche senza preavviso e accedendo alla proprietà privata.\nArt. 35l (nuovo) c) decisione\n1L'autorità competente determina annualmente l'ammontare della tassa mediante decisione di tassazione.\n2Se i proprietari assoggettati, nonostante diffida, non soddisfano i loro obblighi procedurali oppure se la tassa non può essere accertata esattamente per mancanza di dati, l'autorità competente esegue la tassazione d'ufficio in base a una valutazione ponderata.\nArt. 35m (nuovo) d) reclamo\n1Contro la decisione di tassazione è data facoltà di reclamo all'autorità competente, entro il termine di 30 giorni dalla notificazione.\n2L'autorità competente prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell'istruttoria, con le medesime facoltà che le spettano in sede di tassazione, sentiti gli assoggettati, può modificare la tassazione anche a loro svantaggio.\n3Non è permesso ritirare il reclamo quando emerge dalle circostanze che la decisione di tassazione era insufficiente.\nArt. 35n (nuovo) e) ricorso\n1I proprietari assoggettati possono impugnare con ricorso scritto la decisione su reclamo dell'autorità competente, entro 30 giorni dalla notifica, davanti alla Camera di diritto tributario.\n2Nell'esame del ricorso, la Camera di diritto tributario ha le medesime attribuzioni dell'autorità competente nella procedura di accertamento.\n3Si applicano per il resto gli art. da 227 a 231 della legge tributaria del 21 giugno 1994.\nArt. 35o (nuovo) f) modifica della decisione di tassazione\n1In caso di modifica di circostanze rilevanti è data in ogni tempo la facoltà di chiedere all'autorità competente la modifica della decisione di assoggettamento.\n2La modifica ha effetto solo a far tempo dalla data della richiesta.\nArt. 35p (nuovo) Esigibilità\nLa tassa di collegamento è dovuta dal momento in cui sono date le condizioni di assoggettamento.\nArt. 35q (nuovo) Prescrizione\n1Il diritto di tassare si prescrive in cinque anni da quando sono date le condizioni di assoggettamento.\n2La prescrizione non inizia a decorrere, o è sospesa, durante la procedura di reclamo e di ricorso.\nArt. 35r (nuovo) Disposizioni penali\n1Chiunque viola intenzionalmente o per negligenza un obbligo che gli incombe giusta la presente legge oppure una disposizione presa in applicazione di quest'ultima, in particolare non adempie gli obblighi di dichiarazione e collaborazione, oppure ostacola l'accertamento dei dati necessari all'imposizione della tassa, è punito con la multa fino a fr. 10'000.--.\n2Le multe sono pronunciate dall'autorità competente per la decisione di tassazione.\n3Alla procedura si applica la legge di procedura per le contravvenzioni.\nArt. 35s (nuovo) Disposizioni esecutive\nIl Consiglio di Stato emana il regolamento di applicazione in cui definisce l'autorità competente e stabilisce le prescrizioni di dettaglio.\nArt. 35t (nuovo) Norma transitoria\n1La tassa di collegamento è soggetta a un periodo di prova della durata di 3 anni dalla sua entrata in vigore. Entro questo termine il Consiglio di Stato allestisce all'attenzione del Gran Consiglio un rapporto riguardo gli effetti della stessa, sia dal profilo finanziario, sia dal profilo della mobilità e dell'evoluzione del numero e della collocazione dei posteggi assoggettati alla tassa.\n2Il Gran Consiglio si pronuncia in merito al suo mantenimento.\"\nLa modifica legislativa è stata pubblicata sul Foglio ufficiale ticinese del 18 dicembre 2015 (FU) n. 100\/2015 pag. 10517, con l'indicazione del termine di referendum. Essa è stata accolta in votazione popolare il 5 giugno 2016. Contestualmente all'adozione di queste nuove norme, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha, a sua volta, adottato il regolamento sulla tassa di collegamento (RTColl) del 28 giugno 2016 del seguente tenore:\n\"Art. 1 Scopo\nIl presente regolamento disciplina la tassa di collegamento di cui agli art. 35 e segg. della legge sui trasporti pubblici (LTPub) del 6 dicembre 1994.\nArt. 2 Autorità competente (art. 35h-35o, 35r LTPub)\n1La Sezione della mobilità del Dipartimento del territorio è l'autorità competente a prelevare la tassa di collegamento.\n2Essa esercita tutte le funzioni conferite dalla LTPub all'autorità competente, con facoltà di delegare a terzi il conteggio e i controlli dei posteggi assoggettati o potenzialmente assoggettati alla tassa.\nArt. 3 Comuni in cui si preleva la tassa (art. 35b cpv. 1 LTPub)\nLa tassa di collegamento è prelevata nei Comuni elencati nell'allegato 1 al regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\nArt. 4 Posteggi non soggetti alla tassa (art. 35 e 35b cpv. 2 LTPub)\nNon sono soggetti alla tassa i posti auto e gli spazi destinati esclusivamente:\na) al servizio di abitazioni;\nb) a veicoli di servizio, fornitori, carico e scarico, esposizione e deposito.\nArt. 5 Connessione spaziale e funzionale (art. 35b cpv. 2 LTPub)\n1Sono in connessione spaziale i posteggi autorizzati come impianto unitario.\n2Sono in connessione funzionale i posteggi al servizio della medesima costruzione o complesso di costruzioni, come pure quelli che possono essere utilizzati indifferentemente dalla medesima utenza.\nArt. 6 Esenzioni ( [sic!])\n1Sono esentati dalla tassa i posti auto destinati esclusivamente per:\na) attività alberghiere e di ristorazione;\nb) attività di svago e culturali (strutture sportive ed espositive, cinematografi, teatri, ecc.);\nc) luoghi di culto;\nd) i visitatori di strutture sociosanitarie.\n2Sono inoltre esentati:\na) i posteggi pubblici definiti come tali dai piani regolatori ai sensi della legge sullo sviluppo territoriale (LST) del 21 giugno 2011, limitatamente ai posti auto non riservati o concessi in abbonamento a utenti che si spostano sistematicamente (pendolari);\nb) i posteggi di interscambio (Park and Ride);\nc) i posteggi di attestamento definiti dal piano direttore (art. 8 segg. LST).\nArt. 7 Ammontare della tassa ( [sic!])\nLa tassa di collegamento è stabilita:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico in fr. 3.50 al giorno per posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori in fr. 1.50 al giorno per posto auto.\nArt. 8 Riduzione della tassa (art. 35f LTPub)\n1La riduzione della tassa è stabilita di regola con la decisione di tassazione (art. 11).\n2La riduzione della tassa di cui al cpv. 3 dell'art. 35f LTPub decade, se entro il termine di 10 anni i posti auto dismessi sono ripristinati. La Sezione della mobilità stabilisce l'importo da restituire in base ai posti auto ripristinati, diminuendo la pretesa proporzionalmente al periodo di effettiva dismissione.\n3La riduzione della tassa di cui al cpv. 4 dell'art. 35f LTPub è riconosciuta annualmente, nella misura in cui viene mantenuta la relativa riduzione di posteggi.\n4Quanto stabilito al cpv. 3 vale anche nel caso di riduzione di posteggi avvenuta prima dell'entrata in vigore della tassa di collegamento.\n5Se le condizioni per il conferimento della riduzione sono realizzate unicamente per una parte del periodo di tassazione (art. 11 cpv. 1), la riduzione è riconosciuta pro rata temporis.\nArt. 9 Procedura a) dichiarazione (art. 35h LTPub)\n1La dichiarazione dei proprietari deve indicare i fondi su cui sono ubicati i posteggi, la loro destinazione e il numero dei posti auto.\n2Alla prima dichiarazione, e successivamente in caso di modifica, va allegata la licenza edilizia con il piano di progetto approvato relativo ai posteggi.\nArt. 10 b) accertamento (art. 35i LTPub)\n1La Sezione della mobilità può richiedere o richiamare la documentazione attestante le circostanze rilevanti ai fini dell'assoggettamento, in particolare la licenza edilizia e il computo dei posteggi autorizzati secondo gli art. 51 - 62 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\n2In caso di conteggio in loco dei posteggi viene data al proprietario facoltà di partecipare; è tuttavia riservata la possibilità di effettuare conteggi senza preavviso.\nArt. 11 c) determinazione della tassa (art. 35e cpv. 5, 35l cpv. 1 LTPub)\n1La tassa è fissata e riscossa ogni anno per il periodo corrispondente all'anno civile.\n2Se le condizioni d'assoggettamento sono realizzate unicamente per una parte di tale periodo, la tassa è riscossa pro rata temporis.\nArt. 12 d) pagamento della tassa\n1La tassa deve essere pagata nei trenta giorni successivi alla sua scadenza.\n2Il debitore della tassa paga, per gli importi che non ha versato entro il termine stabilito, l'interesse di ritardo di cui all'art. 243 cpv. 1 della legge tributaria del 21 giugno 1994. L'interesse è dovuto anche in caso di reclamo o di ricorso.\n3Su richiesta del contribuente, la Sezione della mobilità può suddividere il pagamento della tassa fino a tre rate. È in ogni caso applicabile l'interesse di ritardo.\nArt. 13 Entrata in vigore\n(...) \"\nLe modifiche legislative e il nuovo regolamento sono stati pubblicati sul Bollettino ufficiale del 1° luglio 2016 (BU 2016, 322) e la loro entrata in vigore è stata fissata al 1° agosto 2016.\nD.\nIl 1° settembre 2016 la DD._ SA ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico. Chiede in via principale che siano annullate le modifiche del 14 dicembre 2015 della LTPub, ossia gli art. 35a a 35t LTPub nonché il regolamento del 28 giugno 2016 sulla tassa di collegamento, cioè gli art. 1 a 13 RTColl, in via subordinata perlomeno l'art. 35 ultimo capoverso, l'art. 35b cpv. 1, l'art. 35e cpv. 1 lett. a e b, gli art. 35g, 35i e 35r LTPub nonché gli art. 3, 7 lett. a e b, l'art. 8 cpv. 2, l'art. 10 cpv. 2 nonché l'art. 13 RTColl. Li considera lesivi del diritto federale, segnatamente degli (imposizione fiscale), 5, 8 e 9 Cost. (principio della legalità, dell'uguaglianza giuridica e divieto dell'arbitrio), 10 e 13 Cost. (diritto alla vita e alla libertà personale nonché protezione della sfera privata), 26 e 36 Cost. (garanzia della proprietà privata), 27 e 94 Cost. (principio della libertà economica), 29 Cost. (garanzie procedurali) nonché del principio della non retroattività.\nChiamato ad esprimersi, il Consiglio di Stato, agendo per sé ed in rappresentanza del Gran Consiglio, ha domandato che, per quanto ammissibile, l'impugnativa sia respinta. Le parti sono in seguito state invitate a depositare una replica e una duplica. La ricorrente ha presentato ulteriori osservazioni.\nE.\nCon decreto presidenziale del 7 settembre 2016, l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo e di altre misure cautelari contenuta nel gravame è stata dichiarata priva d'oggetto nel senso dei considerandi. In effetti, con decreto presidenziale del 2 settembre 2016 emanato in una parallela vertenza concernente la medesima fattispecie (causa 2C_664\/2016) il provvedimento richiesto era già stato accordato, nel senso che l'art. 11 cpv. 1, l'art. 30 cpv. 3 e 4 nonché gli art. 35a a 35t LTPub e gli art. 1 a 13 RTColl non potevano essere applicati fino al giudizio di merito del Tribunale federale e che nell'intervallo vigeva tuttora la situazione giuridica previgente."} -{"id":"4da04b21-2918-479e-9576-2a2d37db7121","text":"Fatti:\nA.\nA seguito di una denuncia penale presentata nel 2009 dalla E._, il Ministero pubblico ticinese ha aperto un procedimento penale nei confronti di A._, B._ e C._, per violazione del segreto di fabbrica o commerciale. Il procedimento è sfociato in tre distinti decreti d'accusa, trasmessi in seguito alle opposizioni sollevate alla Pretura penale, la quale ha aggiornato il procedimento per il 29 aprile 2016.\nB.\nCon scritto del 3 marzo 2016 il patrocinatore degli accusati ha presentato un'istanza di estromissione dell'accusatrice privata banca D._, già E._, a causa dell'avvenuta fusione e radiazione di quest'ultima dal registro di commercio, nonché di un altro accusatore privato. A richiesta della banca D._, la Pretura penale ha dispensato i suoi organi dal comparire al dibattimento. Il 5 aprile 2016 i reclamanti hanno sollecitato l'evasione della loro istanza. Il 7 aprile 2016 la Pretura penale ha stabilito che la questione sarebbe stata risolta al dibattimento. Gli istanti hanno allora adito la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), che con giudizio del 29 aprile 2016 ha dichiarato irricevibile il reclamo.\nC.\nAvverso questa sentenza A._, B._ e C._ presentano un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiedono, concesso al gravame effetto sospensivo, di annullare la decisione impugnata e di modificarla nel senso di rinviare gli incarti alla Pretura penale affinché decida sull'istanza di estromissione.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"1f07caa6-1d43-4ee4-b7cd-059115c0cb5c","text":"Fatti:\nA. A._, nato nel 1954, già attivo professionalmente nell'edilizia fino al 28 agosto 2006, il 1° giugno 2007 ha presentato una domanda volta all'ottenimento di prestazioni dell'assicurazione invalidità (AI) lamentando un'inabilità lavorativa riconducibile in particolare a cardiopatia ischemica dopo infarto miocardico acuto antero-inferiore (28 giugno 2006), a sindrome lombospondilogena recidivante dal 1980 e a bronco pneumopatia cronica ostruttiva grado Gold II.\nL'Ufficio AI del Cantone Ticino - preso atto delle conclusioni peritali pluridisciplinari del Servizio Accertamento Medico (SAM) attestanti una incapacità lavorativa nelle professioni svolte di muratore, imbianchino e piastrellista, ma comunque una abilità del 90 % in attività leggere e sedentarie rispettose delle regole di ergonomia della schiena - con decisione 3 dicembre 2008 ha respinto la domanda di rendita per carenza d'invalidità perché, secondo gli accertamenti compiuti, il grado d'invalidità risultava essere del 32 %, inferiore al minimo legale del 40 %.\nB. Assistito dall'avv. Marco Cereghetti, A._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino chiedendo l'annullamento della decisione impugnata e il riconoscimento di una rendita AI intera, sulla base di un grado d'invalidità del 75 % almeno.\nCon giudizio del 27 luglio 2009, dopo aver attentamente esaminato e confrontato la copiosa documentazione medica agli atti, la Corte cantonale, statuendo per giudice unico, ha respinto il gravame aderendo sostanzialmente alle conclusioni dei periti del SAM. La Corte cantonale ha inoltre trasmesso l'incarto all'Ufficio AI perché valutasse le eventuali conseguenze invalidanti di un possibile peggioramento, dopo il 3 dicembre 2008, dello status cardiaco e psichiatrico dell'interessato.\nC. Sempre patrocinato dall'avv. Cereghetti, l'assicurato ha presentato ricorso al Tribunale federale al quale chiede, in via principale, di annullare il giudizio cantonale e di riconoscergli il diritto a una mezza rendita d'invalidità; in via subordinata domanda di annullare il giudizio e di rinviare gli atti all'istanza precedente o comunque all'amministrazione per complemento istruttorio e nuova decisione, con protesta di spese e ripetibili. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"f85634e0-f8b7-4982-bbc2-8729898e88b5","text":""} -{"id":"207518b7-a58c-43ae-971b-3c15c6123ae8","text":"Fatti:\nA. Il cavallo B._, di proprietà di C._ e alloggiato presso la scuderia X._ di Y._, della quale è responsabile A._, è stato ricoverato diverse volte presso la Clinica veterinaria dell'Università di Zurigo tra il luglio 1999 e il settembre 2002. Il pagamento delle cure ha suscitato un contenzioso sfociato nella sentenza 2 giugno 2009 del Pretore di Bellinzona, che ha condannato A._ a pagare all'Università di Zurigo fr. 12'718.95.\nL'appello del convenuto è stato respinto il 27 settembre 2010 dalla seconda Camera civile del Tribunale di appello ticinese.\nB. A._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia costituzionale del 2 novembre 2010. Chiede in via principale la riforma della sentenza cantonale, ossia la reiezione della petizione dell'Università di Zurigo, in via subordinata il suo annullamento e il rinvio della causa all'autorità cantonale per nuovo giudizio nel senso dei considerandi.\nL'Università di Zurigo ha proposto di dichiarare il ricorso inammissibile, in via subordinata di respingerlo. L'autorità cantonale non ha preso posizione.\nL'effetto sospensivo è stato negato con decreto del 23 novembre 2010."} -{"id":"2fe5b876-24b0-4b3f-9d12-5790565935d4","text":"Fatti:\nA.\nA._ è domiciliato a X._ ed è padre di due figli maggiorenni: B._ e C._. Con decisione del 9 settembre 2015, relativa al 2013, l'Ufficio di tassazione ha commisurato il suo reddito imponibile per l'imposta cantonale in fr. 27'100.-- (determinante per l'aliquota fr. 29'900.--). In questo ambito, ha negato sia la deduzione per figli a carico che quella per figli agli studi. Contestando tra l'altro la mancata concessione della deduzione per figli agli studi, ed affermando che \"per quanto [gli] risulta[va]\", essi non beneficiavano di nessun sussidio, A._ ha interposto reclamo contro la tassazione.\nIl fisco si è allora rivolto al contribuente, informandolo del fatto che dagli atti in suo possesso emergeva in realtà che entrambi i figli avevano beneficiato di assegni di studio. In risposta, A._ si è dichiarato d'accordo con la decisione di non concedergli la deduzione (per figli agli studi) per il figlio C._, ma di continuare a ritenere di aver diritto alla deduzione per il figlio B._.\nB.\nCon decisione del 3 febbraio 2016, l'Ufficio circondariale di tassazione ha accolto parzialmente il reclamo, riducendo il reddito imponibile a fr. 21'300.-- (determinante per l'aliquota fr. 23'500.--). Riguardo alla deduzione per figli agli studi l'ha però respinto e ciò \"in considerazione della situazione al 31.12.2013 ed all'erogazione da parte dell'ufficio assegni e borse di studio di assegno di studio per complessivi CHF 16'000.-- per l'anno accademico 2013\/2014\".\nRiproponendo la richiesta di potere beneficiare della deduzione per figli agli studi, nella misura del 50 %, per il figlio B._, e sottolineando che quest'ultimo non ha ottenuto la borsa di studio per l'anno accademico 2012\/2013 (essendo ripetente) mentre l'ha nuovamente ottenuta per l'anno accademico 2013\/2014, ma con versamento solo ad inizio 2014, A._ si è allora rivolto alla Camera di diritto tributario del Tribunale di appello del Cantone Ticino. Con sentenza del 5 novembre 2018, e per quanto riguarda l'imposta cantonale, quest'ultima ha tuttavia respinto il gravame (p.to 1.2 del dispositivo). In materia d'imposta federale diretta, l'ha invece dichiarato inammissibile in quanto, in tale ambito, una specifica deduzione per figli agli studi non è prevista (p.to 1.1 del dispositivo), mentre la deduzione per figli a carico era già stata ammessa.\nC.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico dell'8 dicembre 2018, A._ chiede ora al Tribunale federale che il p.to 1.2 del dispositivo, relativo all'imposta cantonale, e il p.to 2 del dispositivo, relativo alle spese di quest'ultimo giudizio siano annullati e la causa rinviata alla Camera di diritto tributario, affinché conceda la deduzione rispettivamente si pronunci di nuovo.\nChiamati ad esprimersi, la Corte cantonale e il fisco ticinese hanno domandato la conferma della querelata sentenza."} -{"id":"19047bb4-e8ed-4d46-81a7-e5de155cb087","text":"Fatti:\nA.\nNel 1983 i coniugi B.A._ e A.A._, titolari di uno studio legale a X._, hanno costituito la Fondazione C._ (di seguito: la Fondazione), alla quale nel corso degli anni hanno ceduto vari beni patrimoniali tra cui fondi situati in Ticino nonché diversi crediti derivanti da fatture dello studio legale. Secondo il suo statuto la Fondazione perseguiva principalmente scopi ideali (assistenza familiare), l'annesso statuto complementare elencava però anche scopi di natura economica. Beneficiari sono in particolare i discendenti dei coniugi A._.\nCon giudizio del 12 dicembre 2010 (sentenza 2C_157\/2010 e 2C_163\/2010 che contiene una dettagliata cronistoria, a cui si rinvia) il Tribunale federale, pronunciandosi sulle tassazioni in materia di imposta cantonale (IC) e di imposta federale diretta (IFD) per i periodi fiscali 1997\/1998, 1999\/2000 e 2001\/2002, ha giudicato, tra l'altro, che gli scopi della Fondazione erano incompatibili con l'S, motivo per cui alla stessa non andava riconosciuta una personalità giuridica autonoma. Ciò rendeva superfluo l'esame della liceità dell'imposizione \"per trasparenza\" effettuata dalle autorità cantonali, dato che i fattori fiscali relativi alla Fondazione andavano comunque ascritti ai soggetti fiscali originari, ovvero ai coniugi A._, nell'ambito delle tassazioni che li concernevano e secondo la loro originaria appartenenza (sentenza 2C_157\/2010 e 2C_163\/2010 citata, consid. 11.7). Pronunciandosi poi sull'eventualità, avanzata dai coniugi A._, di convertire la Fondazione in una fondazione di famiglia conforme agli scopi previsti dall'S rispettivamente in una \"normale\" fondazione, questa Corte ha precisato che se le autorità competenti in ambito fiscale potevano controllare la conformità al diritto civile di una fondazione di famiglia, il loro potere d'esame si limitava tuttavia alla constatazione di lacune manifeste, che risultano così gravi da avere quale effetto la sua nullità. Nel caso contrario, era invece necessario lasciare l'accertamento della situazione giuridica al giudice civile, segnatamente nel contesto di una specifica azione ex art. 88 CCS (sentenza 2C_157\/2010 e 2C_163\/2010 citata, consid. 10.2 e 11.5 e riferimenti). Infine ha precisato che nel caso di specie il quesito esulava dal litigio dato che le eventuali modifiche statutarie decise dal Consiglio di Fondazione nel dicembre 2007 (vedasi il relativo verbale agli atti) non erano state attuate nei periodi fiscali in discussione.\nB.\nB.a. Facendo seguito alle dichiarazioni fiscali concernenti l'imposta cantonale (IC) e l'imposta federale diretta (IFD) per gli anni 2006, 2007 e 2008 inoltrate dai coniugi A._, con tre decisioni datate 28 novembre 2012, l'Ufficio circondariale di tassazione di X._ ha notificato loro le tassazioni IC\/IFD 2006 a 2008, nelle quali ha definito i redditi nonché la sostanza imponibili nel modo seguente:\nPer il 2006 il reddito imponibile è stato stabilito in fr. 541'400.-- per l'IC e in fr. 549'200.-- per l'IFD, mentre la sostanza imponibile è stata definita in fr. 2'678'000.--.\nPer il 2007 il reddito imponibile è stato stabilito in fr. 407'700.-- per l'IC e in fr. 416'700.-- per l'IFD, mentre la sostanza imponibile è stata definita in fr. 3'730'000.--.\nPer il 2008 il reddito imponibile è stato stabilito in fr. 452'600.-- per l'IC e in fr. 454'500.-- per l'IFD, mentre la sostanza imponibile è stata definita in fr. 4'901'000.--.\nIn tutte e tre le tassazioni l'autorità fiscale ha deciso, come nei periodi fiscali precedenti, d'imporre \"per trasparenza\" la Fondazione e ha quindi aggiunto agli elementi imponibili dei contribuenti i redditi da titoli e da capitali e l'utile derivante dal recupero di crediti ceduti spettanti alla Fondazione. Per quanto concerne il reddito professionale, vi è stata una ripresa per spese non ammesse di fr. 20'000.--. Infine è stata rifiutata, per gli anni 2006 e 2007, la deduzione della perdita legata alla gestione di un'azienda agricolo-forestale, non potendo essere considerata come un'attività lucrativa indipendente.\nB.b. Con tre decisioni su reclamo del 17 giugno 2015 l'autorità di tassazione ha parzialmente accolto i reclami presentati dai contribuenti. In particolare ha stralciato alcuni ricavi della Fondazione, imposti per trasparenza quale redditi dell'attività lucrativa indipendente dei reclamanti e ha ridotto il valore degli attivi mobiliari.\nPer il 2006 il reddito imponibile è stato quindi fissato a fr. 529'400.-- per l'IC e a fr. 537'900 per l'IFD, mentre la sostanza imponibile ammontava a fr. 1'780'000.--.\nPer il 2007 il reddito imponibile è stato fissato a fr. 402'800.-- per l'IC e a fr. 411'800.-- per l'IFD, mentre la sostanza imponibile era di fr. 2'832'000.--.\nPer il 2008 il reddito imponibile era pari a fr. 439'100.-- per l'IC e a fr. 441'000.-- per l'IFD, mentre la sostanza imponibile era di fr. 4'003'000.--.\nB.c. Pronunciandosi il 15 maggio 2017 sui tre ricorsi concernenti le tassazioni IC e IFD 2006, 2007 e 2008 sottopostile dalla Fondazione e dai coniugi A._, la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino li ha dichiarati inammissibili per difetto di legittimazione ad agire in quanto esperiti dalla Fondazione e li ha respinti in quanto presentati dai consorti A._.\nEsprimendosi in primo luogo sulla problematica dell'imposizione della Fondazione \"per trasparenza\", i giudici ticinesi hanno osservato che la questione era stata ampiamente trattata in due sue precedenti decisioni, la prima riguardante i periodi fiscali dal 1997 al 2002 - poi confermata dal Tribunale federale (con la già citata sentenza 2C_157\/2010 e 2C_163\/2010 del 12 dicembre 2010) che aveva altresì respinto la successiva domanda di revisione (sentenza 2F_3\/2011 del 23 febbraio 2011) - e la seconda (del 4 marzo 2016) relativa ai periodi fiscali 2003, 2004 e 2005. Essi hanno quindi precisato che per effetto di queste decisioni, la Fondazione era stata assoggettata ad imposizione \"per trasparenza\" e di riflesso i suoi fattori fiscali ascritti ai soggetti fiscali originari, ovvero i coniugi A._, siccome i suoi scopi erano stati riconosciuti incompatibili con l'S. La Corte cantonale ha quindi rinviato alle argomentazioni su cui erano fondate le menzionate decisioni, nelle quali si era espressa su tutti gli aspetti sollevati nuovamente dai contribuenti, e si è limitata a rilevare che non era stata data una rassicurazione scritta riguardo alla qualifica della Fondazione e che non risultava determinante né che negli anni 1997-2000 erano state percepite le imposte immobiliari dalla Fondazione né che l'esistenza della medesima non era stata messa in discussione nelle precedenti tassazioni.\nIn merito alle critiche rivolte dagli insorgenti alla giurisprudenza del Tribunale federale relativa alle fondazioni di \"mantenimento\", i giudici ticinesi hanno osservato che detta prassi era stata confermata nella segg., ove si era fatto espresso riferimento alla sentenza 2C_157\/2010 del 12 dicembre 2010 con richiamo delle competenze delle autorità fiscali in materia di controllo della conformità al diritto civile di una fondazione di famiglia. Infine, le rimanenti censure (concernenti una ripresa dipendente dallo scioglimento di una riserva negativa nel periodo fiscale 2006, deduzioni di spese di gestione e di manutenzione di vari immobili, gli attivi e i debiti della Fondazione nonché i loro debiti privati) formulate dagli insorgenti sono state respinte rispettivamente ritenute superate visti i precedenti giudizi cantonali cresciuti in giudicato.\nC.\nC.a. Con sentenza 2C_559\/2017 del 20 novembre 2018 il Tribunale federale ha parzialmente accolto, nella misura in cui era ammissibile, il ricorso in materia di diritto pubblico presentato dai coniugi A._ contro la sentenza cantonale del 15 maggio 2017. Dopo avere constatato che gran parte delle critiche formulate contro le tassazioni IC e IFD 2006, 2007 e 2008 si riferivano in realtà alle precedenti decisioni emesse dalla Camera di diritto tributario - e quelle successive del Tribunale federale - ragione per cui andava rinviato a quanto già deciso sulla questione della nullità della Fondazione per gli anni fiscali 1997 a 2005 (sentenza 2C_559\/2017 citata consid. 4.4), il Tribunale federale ha giudicato che la Corte cantonale aveva disatteso il diritto di essere sentiti dei contribuenti. Essa infatti non si era espressa, neanche effettuando un apprezzamento anticipato delle prove, sulla questione, sollevata e documentata negli allegati presentati in sede cantonale (segnatamente replica del 15 ottobre 2015, ove veniva indicato che nel corso della riunione del Consiglio di Fondazione tenutasi il 18 dicembre 2007 gli scopi statutari sarebbero stati modificati e completati, modifiche poi precisate e confermate con atto notarile dell'11 aprile 2011), di una possibile conversione della Fondazione in una fondazione di famiglia conforme agli scopi previsti dall'S rispettivamente in una normale \"fondazione\". La sentenza querelata è stata quindi annullata e gli atti rinviati alla Camera di diritto tributario per nuovo giudizio.\nC.b. Dopo avere dato ai contribuenti e al fisco la facoltà di esprimersi, la Camera di diritto tributario si è nuovamente pronunciata sui ricorsi concernenti le imposte cantonali (IC) e l'imposta federale diretta (IFD) 2006 a 2008 e gli ha ancora una volta respinti con sentenza del 25 luglio 2019. Richiamati i dati forniti dai contribuenti nelle loro dichiarazioni fiscali per gli anni 2006 a 2008 (redditi principali e elementi patrimoniali considerati preponderanti), le corrispondenti decisioni di tassazioni emesse dal fisco, contenenti redditi e sostanza imponibili rettificati, e quelle successive che accoglievano parzialmente (stralcio di alcuni ricavi della Fondazione imposti per trasparenza e riduzione degli attivi mobiliari) i reclami interposti contro le tassazioni, la Corte cantonale si è confrontata con la questione dell'eventuale conversione della Fondazione in una fondazione di famiglia conforme agli scopi previsti dall'S, rispondendovi per la negativa. Dopo esame degli elementi a sua disposizione ha osservato che non ravvisava motivi che avrebbero permesso di giungere ad una diversa conclusione di quella a cui era pervenuta nella precedente sentenza del 15 maggio 2017.\nD.\nD.a. Il 16 settembre 2019 B.A._ e A.A._ hanno inoltrato al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiedono che la sentenza cantonale del 25 luglio 2019 sia annullata, che la Fondazione sia riconosciuta come civilmente e fiscalmente valida conformemente all'S, in subordine agli art. 80 segg. CCS e, di conseguenza, che gli atti vengano rinviati all'Ufficio circondariale di tassazione competente affinché procedi ad una nuova tassazione in tal senso. Adducono, in sintesi, che la Corte cantonale, la quale non avrebbe effettuato la necessaria distinzione tra scopo e attività della Fondazione, avrebbe di riflesso rifiutato a torto di ammettere che in seguito alle modifiche statutarie effettuate lo scopo della Fondazione sarebbe ora compatibile con all'S.\nInvitate ad esprimersi, la Camera di diritto tributario, senza formulare osservazioni, la Divisione delle contribuzioni e l'Amministrazione federale delle contribuzioni, la quale si richiama alla motivazione della sentenza impugnata, hanno proposto la reiezione del ricorso.\nL'11 dicembre 2019 i ricorrenti hanno depositato un allegato di replica, con il quale hanno confermato la loro posizione.\nD.b. In seguito al decesso, avvenuto il 31 ottobre 2020, della ricorrente B.A._, la procedura dinanzi al Tribunale federale è stata sospesa con decreto presidenziale del 24 novembre 2020 per la durata di tre mesi (poi prorogata di un mese il 22 gennaio 2021) in attesa della comunicazione dei nominativi degli eredi della de cuius, della loro volontà di mantenere il gravame nonché della produzione di un certificato ereditario e di eventuali procure in favore di uno dei rappresentati. Il 28 gennaio 2021 il ricorrente A.A._ ha informato il Tribunale federale che, a seguito di rinunce degli (altri) eredi a suo favore nella successione della de cuius, era erede unico; inoltre voleva mantenere il ricorso. Con decreto presidenziale del 2 febbraio 2021 il procedimento è stato quindi riattivato."} -{"id":"1736657a-95c8-4e8d-9377-11bc55d308e8","text":""} -{"id":"014f0fab-1147-4e70-970f-2780aaafee14","text":"Fatti:\nA. A.a In seguito all'incidente occorsogli il 27 giugno 1991, in cui ha riportato un arresto cardiorespiratorio per fibrillazione ventricolare, nonché una sindrome postanossica cerebrale, B._, nato nel 1958, alla luce delle conclusioni del giudizio del 22 agosto 2000 del Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino rispettivamente di quello del 28 settembre 2001, con cui è stata respinta la domanda di revisione del precedente giudizio, è stato posto al beneficio, da parte della Winterthur Assicurazioni (ora Axa Assicurazioni SA), di una rendita di invalidità dell'assicurazione infortuni del 100 %, in forma di rendita complementare, con effetto dal 1° novembre 1997 (decisione del 23 novembre 2001). Dalla medesima data l'assicurato beneficia pure di una rendita intera dell'assicurazione invalidità.\nA.b Dal 18 aprile al 18 settembre 2006, per la durata di 16 giorni, rispettivamente dal 27 marzo al 13 aprile 2007, per 6 giorni, l'assicuratore infortuni ha posto l'assicurato sotto sorveglianza per il tramite della società X._, specializzata in investigazioni, e altresì ha fatto allestire una perizia psichiatrica da parte del dott. D._. Alla luce delle nuove risultanze, con decisione del 4 dicembre 2007, confermata con provvedimento su opposizione del 25 novembre 2008, l'Axa ha quindi ridotto dal 100 % al 50 %, con effetto dal 1° ottobre 2007, il grado di invalidità di B._.\nA.c Con giudizio del 17 giugno 2009 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha accolto il gravame presentato dall'assicurato, rappresentato dall'avv. Aldo Foglia, annullato la decisione amministrativa su opposizione e ripristinato, a decorrere dal 1° ottobre 2007, il diritto alla rendita intera di invalidità precedentemente riconosciuto all'assicurato.\nA.d Con sentenza 8C_670\/2009 del 7 aprile 2010 il Tribunale federale ha parzialmente accolto ai sensi dei considerandi il gravame presentato da Axa e rinviato la causa all'istanza di primo grado per complemento istruttorio e nuova decisione.\nB. Dando seguito alla sentenza federale il Tribunale cantonale ha ordinato l'erezione di una perizia medica a cura del dott. C._, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia. Alla luce del referto peritale del 31 gennaio 2011 e del complemento del 26 aprile 2011 la Corte cantonale ha accolto il ricorso e ripristinato il diritto alla rendita di invalidità precedentemente riconosciuta a B._ con effetto dal 1° ottobre 2007, confermando il giudizio del 17 giugno 2009 (pronuncia del 10 agosto 2011).\nC. Avverso la pronuncia cantonale Axa insorge al Tribunale federale con ricorso in materia di diritto pubblico chiedendone in via principale l'accoglimento con conseguente annullamento del giudizio impugnato e conferma della decisione su opposizione del 25 novembre 2008. In via eventuale l'assicuratore postula l'accoglimento del gravame con rinvio degli atti al Tribunale cantonale per complemento peritale e nuovo giudizio. Dei motivi si dirà, se necessario, nei considerandi di diritto.\nChiamato a pronunciarsi sul gravame, l'intimato, rappresentato dall'avv. Renata Foglia, ne propone la reiezione e postula la concessione dell'assistenza giudiziaria. L'Ufficio federale della sanità pubblica, per contro, ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"4987bb0a-0b44-4047-bf78-87bcfee739cd","text":""} -{"id":"48705e7d-9831-4bdc-9784-43f5c7a00236","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito al suo matrimonio celebrato il 10 ottobre 2008 con B.A._, cittadino svizzero, A.A._, cittadina brasiliana, ha ottenuto un permesso di dimora annuale, regolarmente rinnovato, l'ultima volta fino al 4 settembre 2013. Il 29 ottobre 2013 ella ha chiesto il rilascio di un permesso di domicilio, motivo per cui il 24 marzo 2014 è stata interrogata assieme al marito dalla polizia cantonale sulla loro situazione matrimoniale. In tal occasione entrambi i coniugi hanno dichiarato di avere cessato la loro comunione domestica verso la fine del 2011.\nB.\nDopo aver informato A.A._ del fatto che voleva rivalutare la sua situazione ed averle concesso la facoltà di esprimersi, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha respinto, il 15 ottobre 2014, la sua domanda di rilascio di un permesso di domicilio e, nel contempo, le ha revocato (recte: non le ha rinnovato) il permesso di dimora. A sostegno del proprio giudizio l'autorità di prime cure ha rilevato, in sintesi, che non vi era più comunione domestica, situazione che l'interessata le aveva peraltro sottaciuto, e che questa non lavorava ed era oberata dai debiti.\nC.\nDetta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato il 10 novembre 2015 e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 24 aprile 2017. Osservato che oggetto di disamina era unicamente il mancato rinnovo del permesso di dimora - siccome già dinanzi al Consiglio di Stato il rifiuto di rilasciarle un permesso di domicilio non era (più) stato contestato di modo che in proposito la decisione di prima istanza era cresciuta in giudicato incontestata - la Corte cantonale è giunta alla conclusione che l'insorgente nulla poteva dedurre dagli art. 42 cpv. 1, 49, 50 cpv. 1 lett. a nonché 50 cpv. 1 lett. b e cpv. 2 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20) né, infine, dall'art. 8 CEDU e che il principio della proporzionalità era stato rispettato.\nD.\nIl 31 maggio 2017 A.A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza cantonale venga annullata e le sia rinnovato il permesso di dimora annuale. Postula il beneficio dell'assistenza giudiziaria con nomina di un avvocato d'ufficio e domanda che sia conferito l'effetto sospensivo alla sua impugnativa.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"366340c5-a6ee-49ef-a9b6-b153fe5fc8e8","text":"Fatti:\nA.\nCon petizione del 19 novembre 2013 (inc. OR.2013.218) gli avvocati A._ e B._ hanno convenuto in causa lo Stato del Cantone Ticino chiedendo il versamento di 5 milioni di franchi, oltre interessi dal 13 gennaio 2006, a titolo di risarcimento del danno e del torto morale per atti illeciti subiti. L'istanza era fondata sull'agire di alti funzionari pubblici, accusati in particolare di avere divulgato ai media informazioni su incarti fiscali che riguardavano gli avvocati A._ e B._, sottoponendoli agli effetti nefasti di una feroce campagna mediatica. Contestualmente alla petizione, gli attori hanno formulato una domanda di ricusazione nei confronti del Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 1, avv. C._. A loro avviso, avendolo chiamato a deporre nell'ambito della causa inc. OA.2009.100, il Pretore era ricusabile ai sensi dell'art. 47 cpv. 1 lett. b del Codice di diritto processuale civile svizzero del 19 dicembre 2008 (CPC; RS 272).\nCon scritto del 21 novembre 2013 il Pretore ha informato le parti di non ravvisare alcun motivo di ricusazione, siccome non aveva mai partecipato alla causa in oggetto, o in altre cause, se non in veste di Pretore. Egli si è rimesso al giudizio del giudice.\nB.\nCon decisione del 24 aprile 2014 il Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 2, viciniore del Pretore ricusato (art. 37 cpv. 5 della legge sull'organizzazione giudiziaria del 10 maggio 2006, LOG; RL\/TI 3.1.1.1), ha respinto la domanda di ricusazione. Ricordato il tenore dell' - secondo il quale si ricusa, rispettivamente può essere ricusato il giudice che ha partecipato alla medesima causa in altra veste, segnatamente come membro di un'autorità, patrocinatore di una parte, perito, testimone o mediatore - il Pretore viciniore ha considerato che non vi era alcuna connessione tra la causa risarcitoria promossa nei confronti dello Stato del Cantone Ticino dagli attori con la petizione del 19 novembre 2013 (inc. OR.2013.218) e la causa inc. OA.2009.100, sicché non si vedeva per quale motivo nell'istruttoria della prima il Pretore doveva essere sentito quale testimone per riferire su fatti relativi alla seconda procedura. Ad ogni modo, il solo fatto di prospettare con l'allegato introduttivo l'audizione del Pretore quale teste non poteva costituire valido motivo per la sua ricusazione, pena la sottrazione senza fondate ragioni del processo al suo giudice naturale.\nC.\nAdita dagli attori l'8 maggio 2014, la seconda Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ne ha respinto il reclamo, in quanto ammissibile, con sentenza del 17 novembre 2014, confermando il giudizio di primo grado. Illustrati i casi in cui, giusta l' e conformemente alla giurisprudenza, andava ammessa o meno la ricusazione del giudice, la Corte cantonale ha in primo luogo dichiarato inammissibile per differenti ragioni parte delle critiche e dei mezzi di prova presentati dagli attori (nuove censure e nuovi mezzi di prova irricevibili in virtù dell'; critiche insufficientemente motivate ai sensi dell' e comunque infondate per mancato confronto con l'opinione del Pretore viciniore; censure che andavano sollevate in altri procedimenti e che esulavano dall'oggetto del litigio).\nLa Corte cantonale ha poi esaminato le poche censure che le risultavano ricevibili. Essa si è in primo luogo pronunciata sul fatto che veniva intravisto un motivo di ricusazione ai sensi dell' nell'esigenza di sentire il magistrato quale teste. Al riguardo ha osservato innanzitutto che la relativa motivazione, oltre ad essere carente, stringata e di difficile comprensione, non forniva alcuna spiegazione sull'oggetto della richiesta testimonianza, venendo accennato in modo del tutto generico ad informazioni fornite da magistrati alla controparte. Essa ha poi giudicato che di fronte ad una simile argomentazione, andava condiviso il giudizio del Pretore viciniore che non vi aveva intravisto una valida censura ed aveva esposto le considerazioni che inducevano a negare l'obbligo di ricusa a seguito della chiamata a deporre del Pretore quale teste. La censura appariva quindi sostanzialmente inammissibile poiché non si confrontava con il giudizio impugnato (), oltre a risultare anche infondata nel merito.\nEsaminando poi il secondo motivo di ricusazione invocato dagli attori - che a torto non sarebbe stato vagliato dal Pretore viciniore - ossia il fatto che il Pretore ricusato non offriva le volute garanzie di imparzialità e di indipendenza, la Corte cantonale ha definito la critica vaga ed astratta nonché giudicata generica e inconcludente l'invocazione negli stessi termini di un tale motivo di ricusa al momento dell'inoltro della petizione del 19 novembre 2013. Era quindi invano che gli attori cercavano ora di sostanziarla, senza peraltro tralasciare che le circostanze invocate con dovizia di particolari e accompagnate da apprezzamenti soggettivi si riferivano a questioni che non riguardavano nemmeno direttamente il giudice ricusato. La Corte cantonale ha concluso osservando che in simili condizioni non vi erano motivi oggettivi che facevano sorgere dubbi sull'imparzialità del Pretore di cui si chiedeva la ricusazione nella trattazione della procedura inc. OR.2013.218. L'istanza, per quanto ammissibile, andava respinta.\nD.\nIl 19 dicembre 2014 gli avvocati A._ e B._ hanno presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia civile con cui chiedono che siano annullati i dispositivi 1 e 2 della sentenza del 17 novembre 2014 e dell'ordinanza del 24 aprile precedente del Pretore viciniore, che sia ammessa la ricusa del Pretore di Lugano, Sezione 1, e che la causa inc. OR.2013.218 (99\/2913) sia assegnata ad altro Pretore per trattazione. Adducono, in sostanza, la violazione dell'art. 47 cpv. 1 lett. b e lett. f CPC e degli art. 5 cpv. 3, 8, 9, 29, 30 Cost., nonché degli art. 55 Cost\/TI e 6 n. 1 CEDU.\nChiamati ad esprimersi la seconda Camera civile del Tribunale d'appello non si è pronunciata, mentre lo Stato del Cantone Ticino ha definito infondato il gravame, rimettendosi comunque al giudizio del Tribunale federale.\nE.\nIn replica i ricorrenti si riconfermano nelle loro motivazioni e conclusioni, completando le loro domande, di cui lo Stato del Cantone Ticino chiede la reiezione in duplica.\nF.\nCon decreto presidenziale del 3 febbraio 2015 è stato conferito l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"26983d53-731c-4e96-b45d-bf4c87b22af9","text":""} -{"id":"4d6257ec-6f54-49aa-9511-fb08c48c329d","text":""} -{"id":"089c65f1-27fa-48d5-a58a-bb7de54c6367","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Direzione Distrettuale Antimafia, ha inoltrato, il 23 aprile 1997, una richiesta di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale per i reati di associazione di stampo mafioso e riciclaggio di denaro proveniente dal traffico internazionale di armi e di sostanze stupefacenti nonché da estorsioni, a carico di A._ e altri, con particolare riferimento a X._ e a B._, amministratore della Y._ SA di Lugano.\nMediante complemento del 14 luglio 2000 la stessa Procura ha chiesto all'Ufficio federale di giustizia (UFG) di trasmettergli i verbali delle audizioni dell'avv.\nC._, già Giudice del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, e di X._, eseguite dal Procuratore pubblico straordinario del Cantone Ticino, nell'ambito di un procedimento penale aperto in Ticino contro di loro.\nB.- Il 30 ottobre 2000 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui l'UFG aveva delegato l'esecuzione della rogatoria, ha interpellato gli avvocati delle persone interrogate, che si sono entrambi opposti alla trasmissione.\nX._ ha addotto la mancanza del requisito della doppia punibilità, l'asserita natura fiscale del procedimento estero e la mancanza di pertinenza dei verbali per tale procedura; C._ ha sostenuto ch'essi comprometterebbero la sua posizione in Italia.\nCon decisione del 24 novembre 2000 il MPC ha ordinato la trasmissione all'Autorità italiana di quattro verbali d'audizione.\nC.- X._ impugna questa decisione con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale.\nChiede, concesso al gravame effetto sospensivo, in via principale, di annullarla e, in via subordinata, di modificarla nel senso di formulare un'espressa riserva di specialità che escluda l'utilizzazione dei documenti per il perseguimento di reati fiscali o di natura fiscale, rinviando l'incarto al MPC perché sani questa mancanza.\nIl MPC propone di respingere, in quanto ammissibile, il gravame. L'UFG, associandosi alle osservazioni del MPC, postula la reiezione del ricorso."} -{"id":"1ca3f413-a504-420d-a254-c3d4d7d8e583","text":"Fatti:\nA.\nA.a. B._ è nata nel 2009 dalla relazione tra A._ e C._. I genitori sono separati dall'autunno del 2009. Essi esercitano l'autorità parentale sulla figlia in modo congiunto. La minore è affidata alla madre. Il padre esercita un diritto di visita e versa un contributo alimentare per la figlia.\nA.b. Con decisione 2 agosto 2018 il Pretore della giurisdizione di Locarno Città ha, tra l'altro, confermato l'affidamento della figlia alla madre e respinto la richiesta di quest'ultima di essere autorizzata a trasferire la figlia all'estero, ad Amsterdam.\nMediante sentenza 23 maggio 2019 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto l'appello di C._ volto ad ottenere l'affidamento (esclusivo, subordinatamente alternato) della figlia. I Giudici cantonali hanno invece parzialmente accolto l'appello di A._ e B._: essi hanno autorizzato la madre a trasferire la figlia all'estero al momento in cui sarà esecutiva la nuova decisione che regola, dopo la partenza, il diritto di visita paterno e il contributo di mantenimento della minore, rinviando appunto gli atti al Giudice di prime cure affinché statuisca su questi due punti, e hanno fissato, fino alla partenza, il diritto di visita paterno e il contributo alimentare per la figlia.\nCon ricorso 27 giugno 2019 C._ ha impugnato tale decisione cantonale dinanzi al Tribunale federale, il quale, con sentenza 5A_533\/2019 del 9 dicembre 2019, lo ha dichiarato inammissibile siccome rivolto contro una decisione incidentale non immediatamente impugnabile.\nA.c. Il Pretore della giurisdizione di Locarno Città non ha ancora statuito nel merito circa il diritto di visita paterno e il contributo alimentare per B._ dopo l'espatrio, ma con decisione cautelare 28 luglio 2020 - in parziale accoglimento di un'istanza 18 novembre 2019 di A._ e B._ - ha regolato tali questioni pendente causa, ritenendo che \"l'imminente inizio dell'anno scolastico nei Paesi Bassi (...) e la volontà di permettere a B._ di inserirsi per tempo e sin dall'inizio nel nuovo ambiente scolastico portano a riconoscere che le misure prospettate richiedano un intervento urgente\". Il Pretore ha inoltre respinto la richiesta cautelare 11 dicembre 2019 di C._ di vietare alla madre di modificare il domicilio della figlia.\nB.\nIl 7 agosto 2020 C._ ha appellato la decisione cautelare pretorile 28 luglio 2020 affinché, previo conferimento dell'effetto sospensivo all'appello, in via principale sia vietato a A._ di trasferire la figlia all'estero fino al momento in cui il Giudice di prime cure non avrà emanato la decisione di merito e in via subordinata di ottenere l'affidamento (esclusivo, subordinatamente alternato) della figlia.\nCon decreto 19 agosto 2020 il Presidente della I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha conferito effetto sospensivo all'appello.\nC.\nC.a. Il 24 agosto 2020, mediante ricorso in materia civile (in subordine ricorso sussidiario in materia costituzionale), A._ e B._ hanno impugnato il decreto 19 agosto 2020 dinanzi al Tribunale federale, chiedendo nel merito in via principale di pronunciare \"la non entrata in materia in considerazione della decadenza della giurisdizione svizzera\", di annullare il decreto impugnato e di ripristinare l'immediata esecutività della decisione cautelare pretorile 28 luglio 2020, in via subordinata di annullare il decreto impugnato e di ripristinare l'immediata esecutività della decisione cautelare pretorile 28 luglio 2020 e in via ancora più subordinata di annullare il decreto impugnato e di rinviare l'incarto all'autorità precedente per nuova decisione. Le ricorrenti hanno postulato di essere poste al beneficio dell'assistenza giudiziaria, con il gratuito patrocinio della propria legale.\nC.b. Con il loro gravame le ricorrenti hanno anche chiesto in via supercautelare di pronunciare \"la non entrata in materia in considerazione della decadenza della giurisdizione svizzera\", di annullare il decreto impugnato e di ripristinare l'immediata esecutività della decisione cautelare pretorile 28 luglio 2020 e in via supercautelare e cautelare di conferire effetto sospensivo al ricorso e di autorizzare B._ a iniziare l'anno scolastico 2020\/2021 nei Paesi Bassi.\nCon decreto 26 agosto 2020 le richieste supercautelari delle ricorrenti sono state respinte.\nMediante osservazioni 4 settembre 2020 C._ si è opposto all'istanza di concessione dell'effetto sospensivo e di adozione di altre misure cautelari introdotta dalle ricorrenti. Egli ha anche chiesto di adottare alcune \"misure urgenti\", e segnatamente di affidare B._ in regime congiunto ai genitori con domicilio presso il padre, di ordinare un aggiornamento della perizia sulla figlia, di ordinare alla madre di riportare il domicilio della figlia nel Cantone Ticino, di ordinare alla madre di far frequentare a B._ la scuola media dell'obbligo e di farle riprendere le sedute di terapia.\nCon decreto 11 settembre 2020 l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso e di adozione di altre misure cautelari presentata dalle ricorrenti e l'istanza di adozione di \"misure urgenti\" introdotta dall'opponente sono state respinte.\nC.c. Non sono state chieste determinazioni nel merito.\nCon lettera 16 ottobre 2020 l'opponente ha inviato al Tribunale federale copia di un suo scritto alla Pretura della giurisdizione di Locarno Città. Con lettera 16 marzo 2021 le ricorrenti hanno a loro volta tramesso a questo Tribunale un rapporto 5 febbraio 2021 della curatrice educativa, dal quale risulta, tra l'altro, che la minore avrebbe iniziato la prima media nel Cantone Ticino in data 29 settembre 2020."} -{"id":"0b566a28-b641-49b2-9601-4dc36d583192","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 14 luglio 2011 la Corte delle assise criminali ha riconosciuto A._ autore colpevole di falsità in documenti e di appropriazione indebita. Riguardo a quest'ultimo reato, gli è stato rimproverato di essersi, nel periodo tra dicembre 1998 ed agosto 2002, allo scopo di procacciarsi un indebito profitto, indebitamente appropriato di oggetti d'arte e antiquariato, nonché dell'importo di USD 270'000.-- a lui affidati da B._. L'imputato è stato condannato alla pena detentiva di otto mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni.\nB.\nAdita sia dal Procuratore pubblico (PP) sia dall'imputato, con sentenza del 17 marzo 2013 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha respinto l'appello del primo e parzialmente accolto quello del secondo. Ha prosciolto l'imputato dall'accusa di falsità in documenti, confermando per contro la condanna per il reato di appropriazione indebita. Rilevata in particolare una violazione del principio di celerità, la CARP lo ha poi condannato alla pena detentiva di quattro mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di cinque anni.\nC.\nIl PP impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullare il dispositivo sulla sospensione condizionale della pena detentiva. In via subordinata, chiede di rinviare gli atti alla precedente istanza per la riformulazione della pena. Il ricorrente fa valere la violazione degli art. 41 e 42 cpv. 1 CP.\nD.\nLa Corte cantonale chiede di respingere il ricorso, rilevando che i fatti oggetto di condanna sono stati commessi nel periodo dal 1998 al 2002, prima quindi dell'entrata in vigore, il 1° gennaio 2007, della revisione delle disposizioni generali del CP, sicché la sospensione condizionale di una pena detentiva di breve durata sarebbe comunque possibile secondo il diritto previgente applicabile alla fattispecie in virtù del principio della \"lex mitior\".\nL'imputato contesta le argomentazioni del PP, chiedendo in sostanza di respingere il gravame. Richiama inoltre le conclusioni formulate nel connesso ricorso in materia penale del 13 giugno 2013 (causa 6B_551\/2013)."} -{"id":"177bc6a2-1779-4968-a3af-779b9a29f712","text":""} -{"id":"09c3a950-bb96-44a1-b568-2dd62e9210ce","text":""} -{"id":"424e2c3a-e82e-4b7f-a77b-44a5b45fb6e2","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° marzo 1995 (vedasi Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino, di seguito Bollettino ufficiale o BU 1995, 39) è entrata in vigore nel Cantone Ticino la legge sui trasporti pubblici (LTPub; RL\/TI 7.4.1.1 ora 752.100), il cui art. 35 era del seguente tenore:\n\"Art. 35\n1I titolari di diritti reali o personali su edifici ed impianti privati, generatori di importanti correnti di traffico, sono tenuti a partecipare alle spese per il collegamento alla rete di trasporto pubblico e per l'esercizio della relativa linea.\n2L'ammontare della tassa, che non può superare il 50 % del disavanzo d'esercizio, è fissato dal Consiglio di Stato.\n3L'importo a carico di ciascun obbligato è definito in funzione del volume di traffico generato e dei vantaggi particolari ottenuti.\n4Il Regolamento stabilisce le ulteriori condizioni.\n5I privati interessati possono ricorrere contro il suo ammontare al Tribunale della pianificazione del territorio, nel termine di 30 giorni dall'approvazione dell'offerta da parte del Gran Consiglio.\"\nIl relativo regolamento di applicazione per potere procedere al prelievo della tassa prevista nel sopramenzionato disposto non è mai stato adottato.\nB.\nIl 1° gennaio 2015, successivamente alla modifica adottata il 17 dicembre 2014 dal Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino (BU 2015, 34) e dopo un iter parlamentare che non occorre qui rievocare, è entrato in vigore il nuovo art. 35 LTPub, del seguente contenuto:\n\"Art. 35\nChi genera importanti correnti di traffico è tenuto a contribuire al finanziamento dell'offerta di trasporto pubblico tramite il versamento di una tassa di collegamento.\"\nC.\nIl 14 dicembre 2015 il Gran Consiglio ticinese ha adottato (richiamandosi tra l'altro al Messaggio del Consiglio di Stato del 4 novembre 2015 concernente la modifica della legge sui trasporti pubblici del 6 dicembre 1994 - Tassa di collegamento a carico dei generatori di importanti correnti di traffico a parziale copertura dei costi del trasporto pubblico [di seguito: Messaggio del 4 novembre 2015]; vedasi anche il mandato a quest'ultima autorità contenuto nella norma transitoria figurante nella modifica del 17 dicembre 2014 in BU 2015, 34) una modifica della legge sui trasporti pubblici concernente le seguenti disposizioni (vedasi BU 2016, 322) :\n\"Art. 11 cpv. 1\n1L'offerta di trasporto è poi adottata dal Consiglio di Stato e intimata ai Comuni interessati.\nArt. 30 cpv. 3 e 4 (nuovo)\n3 Il contributo dei Comuni per gli investimenti è stabilito dal Consiglio di Stato in funzione dei vantaggi loro derivanti, come, ad esempio, il miglioramento dell'accessibilità e della sicurezza locali, la riduzione delle immissioni, la migliore sistemazione urbanistica. Nello stabilire il contributo si tiene pure conto della capacità economica dei Comuni stessi.\n4 Contro la decisione del Consiglio di Stato, i Comuni hanno la facoltà di ricorso al Gran Consiglio; è applicabile la legge sulla procedura amministrativa (LPAmm) del 24 settembre 2013.\nCapitolo IV\nTassa di collegamento\nCapitolo V\nTraffico regionale\nAbrogato\nArt. 35a Destinazione della tassa\nIl provento della tassa di collegamento è vincolato al finanziamento delle spese di gestione dell'offerta di trasporto pubblico ai sensi dell'art. 23 cpv. 2 e concorre a coprire l'onere a carico del Cantone, dedotti i contributi della Confederazione, dei Comuni e di terzi.\nArt. 35b (nuovo) Assoggettamento\n1La tassa di collegamento è prelevata nei Comuni in cui si applica il regolamento cantonale posteggi privati, giusta gli art. 42 segg. legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (Lst [sic!]).\n2Sono assoggettati alla tassa i proprietari di fondi o di un insieme di fondi in connessione spaziale o funzionale, sui quali vi sono posteggi per almeno 50 autoveicoli; non si computano i posti auto destinati al servizio di abitazioni.\n3La Confederazione, il Cantone e i Comuni, come pure gli altri enti di diritto pubblico, sono assoggettati alla tassa analogamente ai privati, ma limitatamente ai posteggi per il personale e per altri utenti che si spostano in modo sistematico (art. 35e cpv. 1 lett. a).\nArt. 35c (nuovo) Debitore della tassa\nDebitore della tassa di collegamento è il singolo proprietario fondiario, limitatamente ai posti auto presenti sul suo fondo o sui suoi fondi, anche quando l'assoggettamento alla tassa è determinato dalla connessione spaziale o funzionale di un insieme di fondi appartenente a proprietari diversi.\nArt. 35d (nuovo) Esenzioni\nSono esentati dalla tassa i posteggi precisati dal Consiglio di Stato per attività turistiche, di svago e culturali, nonché per luoghi di culto. Sono inoltre esentati dalla tassa i posteggi pubblici definiti dal Consiglio di Stato.\nArt. 35e (nuovo) Ammontare della Tassa\n1La tassa è stabilita dal Consiglio di Stato in funzione del numero di posti auto, distinguendo tra la categoria di posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico, e la categoria di posteggi destinati a clienti e visitatori, in modo da coprire di principio un terzo delle spese di gestione (art. 23 cpv. 2), ritenuti in ogni caso i seguenti importi minimi e massimi:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico importo minimo fr. 1.--, massimo fr. 3.50 al giorno per singolo posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori importo minimo fr. 1.--, al massimo fr. 3.-- al giorno per singolo posto auto.\n2Gli importi minimi e massimi sono indicizzati all'evoluzione dei prezzi (riferimento: gennaio 2016).\n3Ai posteggi con meno di 100 posti auto si applica una riduzione progressiva della tassa, laddove la riduzione massima ammonta al 15 % ed è conseguita in presenza di 50 posti auto.\n4Per i posteggi ad uso misto si procede ad una valutazione approssimativa delle destinazioni e si applica proporzionalmente la relativa tassa.\n5La tassa è dovuta per i giorni di effettivo esercizio dei posteggi, ritenuti di regola 360 giorni all'anno per quelli connessi ad attività in esercizio ogni giorno, 300 giorni per quelle in esercizio sei giorni alla settimana e 250 giorni per quelle in esercizio fino a cinque giorni alla settimana.\n6Nel caso in cui il numero o la destinazione dei posteggi differisse da quella autorizzata, si applica l'art. 35g.\nArt. 35f (nuovo) Riduzione della tassa\n1Gli assoggettati che riducono volontariamente il numero dei posti auto in esercizio beneficiano di una riduzione della tassa.\n2Un posto auto si considera dismesso quando è reso durevolmente inaccessibile agli autoveicoli e la dismissione è notificata al Municipio giusta l'art. 11 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991.\n3La riduzione è concessa una tantumed ammonta all'importo della tassa teoricamente dovuta durante un intero anno per i posti auto dismessi.\n4La riduzione di posteggi in applicazione dell'art. 60 cpv. 4 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011 permette di ottenere una riduzione ulteriore della tassa, equivalente al 25 % dell'importo della tassa teoricamente dovuta durante un anno intero per i posti auto così dismessi.\n5La riduzione di cui al cpv. 4 è accordata per analogia anche in caso di formazione di nuovi posteggi in misura inferiore al numero dei posteggi necessari giusta l'art. 60 cpv. 1, 2 e 3 RLst.\nArt. 35g (nuovo) Posteggi abusivi\n1In base alla situazione di fatto e sino alla cessazione dell'uso indebito o al conseguimento di un'autorizzazione a posteriori, i proprietari dei fondi interamente o parzialmente adibiti a posteggio in assenza di valida autorizzazione edilizia sono soggetti al pagamento di un importo sostitutivo della tassa di collegamento.\n2L'importo sostitutivo della tassa di collegamento corrisponde all'ammontare della medesima, ritenuto l'ammontare in vigore più elevato tra quelli di cui all'art. 35e cpv. 1, computato per 360 giorni.\n3L'importo sostitutivo è prelevato dall'autorità competente. Fanno stato gli art. 35h-35n.\nArt. 35h (nuovo) Procedura a) obbligo di dichiarazione e collaborazione\n1I proprietari assoggettati alla tassa sono tenuti a dichiarare all'autorità competente i dati necessari per il calcolo della tassa e a notificare i relativi cambiamenti.\n2I proprietari assoggettati sono tenuti a fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta.\nArt. 35i (nuovo) b) accertamento\nL'autorità competente ha la facoltà di compiere tutti gli atti necessari all'imposizione della tassa, segnatamente di eseguire o far eseguire il conteggio dei posteggi potenzialmente oggetto della tassa, se necessario anche senza preavviso e accedendo alla proprietà privata.\nArt. 35l (nuovo) c) decisione\n1L'autorità competente determina annualmente l'ammontare della tassa mediante decisione di tassazione.\n2Se i proprietari assoggettati, nonostante diffida, non soddisfano i loro obblighi procedurali oppure se la tassa non può essere accertata esattamente per mancanza di dati, l'autorità competente esegue la tassazione d'ufficio in base a una valutazione ponderata.\nArt. 35m (nuovo) d) reclamo\n1Contro la decisione di tassazione è data facoltà di reclamo all'autorità competente, entro il termine di 30 giorni dalla notificazione.\n2L'autorità competente prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell'istruttoria, con le medesime facoltà che le spettano in sede di tassazione, sentiti gli assoggettati, può modificare la tassazione anche a loro svantaggio.\n3Non è permesso ritirare il reclamo quando emerge dalle circostanze che la decisione di tassazione era insufficiente.\nArt. 35n (nuovo) e) ricorso\n1I proprietari assoggettati possono impugnare con ricorso scritto la decisione su reclamo dell'autorità competente, entro 30 giorni dalla notifica, davanti alla Camera di diritto tributario.\n2Nell'esame del ricorso, la Camera di diritto tributario ha le medesime attribuzioni dell'autorità competente nella procedura di accertamento.\n3Si applicano per il resto gli art. da 227 a 231 della legge tributaria del 21 giugno 1994.\nArt. 35o (nuovo) f) modifica della decisione di tassazione\n1In caso di modifica di circostanze rilevanti è data in ogni tempo la facoltà di chiedere all'autorità competente la modifica della decisione di assoggettamento.\n2La modifica ha effetto solo a far tempo dalla data della richiesta.\nArt. 35p (nuovo) Esigibilità\nLa tassa di collegamento è dovuta dal momento in cui sono date le condizioni di assoggettamento.\nArt. 35q (nuovo) Prescrizione\n1Il diritto di tassare si prescrive in cinque anni da quando sono date le condizioni di assoggettamento.\n2La prescrizione non inizia a decorrere, o è sospesa, durante la procedura di reclamo e di ricorso.\nArt. 35r (nuovo) Disposizioni penali\n1Chiunque viola intenzionalmente o per negligenza un obbligo che gli incombe giusta la presente legge oppure una disposizione presa in applicazione di quest'ultima, in particolare non adempie gli obblighi di dichiarazione e collaborazione, oppure ostacola l'accertamento dei dati necessari all'imposizione della tassa, è punito con la multa fino a fr. 10'000.--.\n2Le multe sono pronunciate dall'autorità competente per la decisione di tassazione.\n3Alla procedura si applica la legge di procedura per le contravvenzioni.\nArt. 35s (nuovo) Disposizioni esecutive\nIl Consiglio di Stato emana il regolamento di applicazione in cui definisce l'autorità competente e stabilisce le prescrizioni di dettaglio.\nArt. 35t (nuovo) Norma transitoria\n1La tassa di collegamento è soggetta a un periodo di prova della durata di 3 anni dalla sua entrata in vigore. Entro questo termine il Consiglio di Stato allestisce all'attenzione del Gran Consiglio un rapporto riguardo gli effetti della stessa, sia dal profilo finanziario, sia dal profilo della mobilità e dell'evoluzione del numero e della collocazione dei posteggi assoggettati alla tassa.\n2Il Gran Consiglio si pronuncia in merito al suo mantenimento.\"\nLa modifica legislativa è stata pubblicata sul Foglio ufficiale ticinese del 18 dicembre 2015 (FU) n. 100\/2015 pag. 10517, con l'indicazione del termine di referendum. Essa è stata accolta in votazione popolare il 5 giugno 2016. Contestualmente all'adozione di queste nuove norme, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha, a sua volta, adottato il regolamento sulla tassa di collegamento (RTColl) del 28 giugno 2016 del seguente tenore:\n\"Art. 1 Scopo\nIl presente regolamento disciplina la tassa di collegamento di cui agli art. 35 e segg. della legge sui trasporti pubblici (LTPub) del 6 dicembre 1994.\nArt. 2 Autorità competente (art. 35h-35o, 35r LTPub)\n1La Sezione della mobilità del Dipartimento del territorio è l'autorità competente a prelevare la tassa di collegamento.\n2Essa esercita tutte le funzioni conferite dalla LTPub all'autorità competente, con facoltà di delegare a terzi il conteggio e i controlli dei posteggi assoggettati o potenzialmente assoggettati alla tassa.\nArt. 3 Comuni in cui si preleva la tassa (art. 35b cpv. 1 LTPub)\nLa tassa di collegamento è prelevata nei Comuni elencati nell'allegato 1 al regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\nArt. 4 Posteggi non soggetti alla tassa (art. 35 e 35b cpv. 2 LTPub)\nNon sono soggetti alla tassa i posti auto e gli spazi destinati esclusivamente:\na) al servizio di abitazioni;\nb) a veicoli di servizio, fornitori, carico e scarico, esposizione e deposito.\nArt. 5 Connessione spaziale e funzionale (art. 35b cpv. 2 LTPub)\n1Sono in connessione spaziale i posteggi autorizzati come impianto unitario.\n2Sono in connessione funzionale i posteggi al servizio della medesima costruzione o complesso di costruzioni, come pure quelli che possono essere utilizzati indifferentemente dalla medesima utenza.\nArt. 6 Esenzioni (art. 35d LTP [sic!])\n1Sono esentati dalla tassa i posti auto destinati esclusivamente per:\na) attività alberghiere e di ristorazione;\nb) attività di svago e culturali (strutture sportive ed espositive, cinematografi, teatri, ecc.);\nc) luoghi di culto;\nd) i visitatori di strutture sociosanitarie.\n2Sono inoltre esentati:\na) i posteggi pubblici definiti come tali dai piani regolatori ai sensi della legge sullo sviluppo territoriale (LST) del 21 giugno 2011, limitatamente ai posti auto non riservati o concessi in abbonamento a utenti che si spostano sistematicamente (pendolari);\nb) i posteggi di interscambio (Park and Ride);\nc) i posteggi di attestamento definiti dal piano direttore (art. 8 segg. LST).\nArt. 7 Ammontare della tassa (art. 35e LTP [sic!])\nLa tassa di collegamento è stabilita:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico in fr. 3.50 al giorno per posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori in fr. 1.50 al giorno per posto auto.\nArt. 8 Riduzione della tassa (art. 35f LTPub)\n1La riduzione della tassa è stabilita di regola con la decisione di tassazione (art. 11).\n2La riduzione della tassa di cui al cpv. 3 dell'art. 35f LTPub decade, se entro il termine di 10 anni i posti auto dismessi sono ripristinati. La Sezione della mobilità stabilisce l'importo da restituire in base ai posti auto ripristinati, diminuendo la pretesa proporzionalmente al periodo di effettiva dismissione.\n3La riduzione della tassa di cui al cpv. 4 dell'art. 35f LTPub è riconosciuta annualmente, nella misura in cui viene mantenuta la relativa riduzione di posteggi.\n4Quanto stabilito al cpv. 3 vale anche nel caso di riduzione di posteggi avvenuta prima dell'entrata in vigore della tassa di collegamento.\n5Se le condizioni per il conferimento della riduzione sono realizzate unicamente per una parte del periodo di tassazione (art. 11 cpv. 1), la riduzione è riconosciuta pro rata temporis.\nArt. 9 Procedura a) dichiarazione (art. 35h LTPub)\n1La dichiarazione dei proprietari deve indicare i fondi su cui sono ubicati i posteggi, la loro destinazione e il numero dei posti auto.\n2Alla prima dichiarazione, e successivamente in caso di modifica, va allegata la licenza edilizia con il piano di progetto approvato relativo ai posteggi.\nArt. 10 b) accertamento (art. 35i LTPub)\n1La Sezione della mobilità può richiedere o richiamare la documentazione attestante le circostanze rilevanti ai fini dell'assoggettamento, in particolare la licenza edilizia e il computo dei posteggi autorizzati secondo gli art. 51 - 62 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\n2In caso di conteggio in loco dei posteggi viene data al proprietario facoltà di partecipare; è tuttavia riservata la possibilità di effettuare conteggi senza preavviso.\nArt. 11 c) determinazione della tassa (art. 35e cpv. 5, 35l cpv. 1 LTPub)\n1La tassa è fissata e riscossa ogni anno per il periodo corrispondente all'anno civile.\n2Se le condizioni d'assoggettamento sono realizzate unicamente per una parte di tale periodo, la tassa è riscossa pro rata temporis.\nArt. 12 d) pagamento della tassa\n1La tassa deve essere pagata nei trenta giorni successivi alla sua scadenza.\n2Il debitore della tassa paga, per gli importi che non ha versato entro il termine stabilito, l'interesse di ritardo di cui all'art. 243 cpv. 1 della legge tributaria del 21 giugno 1994. L'interesse è dovuto anche in caso di reclamo o di ricorso.\n3Su richiesta del contribuente, la Sezione della mobilità può suddividere il pagamento della tassa fino a tre rate. È in ogni caso applicabile l'interesse di ritardo.\nArt. 13 Entrata in vigore\n(...) \"\nLe modifiche legislative e il nuovo regolamento sono stati pubblicati sul Bollettino ufficiale del 1° luglio 2016 (BU 2016, 322) e la loro entrata in vigore è stata fissata al 1° agosto 2016.\nD.\nIl 12 agosto 2016 la I._ SA ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, che ha poi completato in data 1° settembre 2016. Chiede in via principale che siano annullate le modifiche del 14 dicembre 2015 della LTPub, ossia gli art. 35a a 35t LT LTPub nonché il regolamento del 28 giugno 2016 sulla tassa di collegamento, cioè gli art. 1 a 13 RTColl, in via subordinata perlomeno gli art. 35 ultimo capoverso, 35b cpv. 1, 35e cpv. 1 lett. a e b, 35g, 35i e 35r LTPub nonché gli art. 3, 7 lett. a e b, 8 cpv. 2, 10 cpv. 2 nonché 13 RTColl. Li considera lesivi del diritto federale, segnatamente degli art. 127 Cost. (imposizione fiscale), 5, 8 e 9 Cost. (principio della legalità, dell'uguaglianza giuridica e divieto dell'arbitrio), 10 e 13 Cost. (diritto alla vita e alla libertà personale nonché protezione della sfera privata), 26 e 36 Cost. (garanzia della proprietà privata), 27, 36 e 94 Cost. (principio della libertà economica), 29 Cost. (garanzie procedurali) nonché del principio della non retroattività.\nChiamato ad esprimersi il Consiglio di Stato, agendo per sé ed in rappresentanza del Gran Consiglio, ha domandato che, per quanto ammissibile, l'impugnativa sia respinta. Le parti sono in seguito state invitate a depositare una replica e una duplica. La ricorrente ha presentato ulteriori osservazioni.\nE.\nCon decreto presidenziale del 7 settembre 2016 l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo e di altre misure cautelari contenuta nel gravame è stata dichiarata priva d'oggetto nel senso dei considerandi. In effetti, con decreto presidenziale del 2 settembre 2016 emanato in una parallela vertenza concernente la medesima fattispecie (causa 2C_664\/2016) il provvedimento richiesto era già stato accordato, nel senso che l'art. 11 cpv. 1, l'art. 30 cpv. 3 e 4 nonché gli art. 35a a 35t LTPub e gli art. 1 a 13 RTColl non potevano essere applicati fino al giudizio di merito del Tribunale federale e che nell'intervallo vigeva tuttora la situazione giuridica previgente."} -{"id":"0d29e5cb-ff53-4b8c-ac87-f58f4c00ed90","text":""} -{"id":"5832abaf-a131-42ff-99b3-2aec1db53abc","text":""} -{"id":"de00570f-35c2-44cc-a3f5-968f615085a5","text":"Fatti:\nA.\nA.A._ e B.A._ sono proprietari, in ragione di 1⁄2 ciascuno, del fondo part. yyy di Gambarogno (sezione di Vira), situato in località www, sul versante collinare che si erge a sud-est del nucleo di Vira. La particella, su cui sorge un edificio di 99 m2, presenta una superficie complessiva di 2'934 m2.\nB.\nIl piano regolatore intercomunale dei Comuni del Gambarogno, approvato dal Consiglio di Stato il 12 luglio 1985, inseriva il fondo part. yyy in zona residenziale estensiva R2, ad eccezione di una striscia di terreno boschivo sul confine ovest. Prevedeva inoltre la realizzazione della strada di raccordo SR2, che toccava la proprietà.\nC.\nIl 18 maggio 2004 il Consiglio di Stato ha approvato una variante di piano regolatore per realizzare la strada di urbanizzazione SR6, che riprendeva parte della prevista strada SR2. Dopo una procedura espropriativa che ha pure coinvolto il fondo part. yyy, il tracciato stradale è poi stato realizzato ed ha in particolare comportato a carico dei proprietari A._ il pagamento nel dicembre del 2009 di fr. 214'611.10 a titolo di contributi di miglioria. Frattanto, il 21 agosto 2007, l'esecutivo comunale ha rilasciato ai proprietari la licenza edilizia per la costruzione sul loro fondo di un accesso veicolare e di due posteggi.\nD.\nIl 18 febbraio 2009 il consiglio consortile del Consorzio per il piano regolatore dei Comuni del Gambarogno ha adottato la revisione del piano regolatore del 1985. Una superficie di 1'252 m2, nel settore nord del fondo part. yyy, è stata inserita nella zona residenziale estensiva con particolari prescrizioni paesaggistiche, mentre una parte nel settore sud (di 1'377 m2) è stata attribuita alla zona agricola. La superficie rimasta edificabile è inoltre stata gravata da un vincolo di abitazione primaria. Una fascia sul confine ovest della particella (di 305 m2) è infine stata accertata come boschiva. A.A._ e B.A._ non hanno impugnato la nuova pianificazione, che è stata approvata dal Consiglio di Stato con risoluzione del 21 luglio 2011.\nE.\nCon istanza del 17 ottobre 2012, i proprietari hanno promosso una procedura di espropriazione materiale contro il Comune di Gambarogno (frattanto subentrato al Consorzio a seguito della fusione dei Comuni del Gambarogno) dinanzi al Tribunale di espropriazione, relativamente all'inserimento in zona agricola di 1'377 m2 del fondo e all'imposizione del vincolo di residenza primaria. Hanno chiesto un'indennità di fr. 500.-- al m2 per la superficie asseritamente dezonata e di fr. 300'000.-- per la perdita di valore derivante dal vincolo di residenza primaria, oltre interessi a partire dal 21 luglio 2011. Dopo avere eseguito un sopralluogo e concluso la procedura istruttoria, con sentenza del 23 dicembre 2014 il Tribunale di espropriazione ha respinto l'istanza. Ha ritenuto che il parziale inserimento del fondo in zona agricola configurava un rifiuto di attribuirlo alla zona edificabile, che non realizzava in concreto gli estremi per riconoscere, in via eccezionale, un'espropriazione materiale. Ha inoltre rilevato che il vincolo di residenza primaria non pregiudicava l'uso attuale o futuro dell'abitazione esistente, né comprometteva gravemente i diritti di proprietà.\nF.\nCon sentenza del 10 maggio 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso dei proprietari contro il giudizio di primo grado. Ha considerato che l'inserimento in zona agricola di 1'377 m2 costituiva un parziale dezonamento del fondo (e non un rifiuto di attribuirlo alla zona edificabile), che non realizzava tuttavia gli estremi di un'espropriazione materiale, siccome il fondo poteva ancora essere usato in modo economicamente ragionevole. La Corte cantonale ha parimenti negato un indennizzo in relazione con il vincolo di residenza primaria.\nG.\nCon sentenza 1C_280\/2016 del 4 gennaio 2017, il Tribunale federale ha accolto un ricorso di A.A._ e B.A._ contro il giudizio della Corte cantonale, annullandolo. Ha stabilito che il provvedimento pianificatorio litigioso, che aveva praticamente dimezzato l'area edificabile del fondo, non costituiva un dezonamento, bensì un rifiuto di attribuire una parte dello stesso alla zona edificabile. Ha quindi rinviato la causa alla Corte cantonale affinché esaminasse se erano realizzati gli estremi di un'espropriazione materiale sulla base della giurisprudenza applicabile in un simile caso.\nH.\nStatuendo nuovamente sulla causa, con sentenza del 21 febbraio 2017 il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto il ricorso. Ha annullato la decisione del Tribunale di espropriazione e gli ha rinviato gli atti affinché si pronunci in merito all'indennità relativa all'espropriazione materiale di 1'377 m2. La Corte cantonale ha ritenuto che la mancata attribuzione di questa superficie alla zona edificabile ha comportato un'espropriazione materiale, la quale era soggetta all'obbligo di un'indennità in ragione della tutela della buona fede. Ha per contro negato un indennizzo in relazione con il vincolo di residenza primaria.\nI.\nIl Comune di Gambarogno impugna questa sentenza con un ricorso del 28 marzo 2017 al Tribunale federale, chiedendo, in via principale, di annullarla e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per un nuovo giudizio ai sensi dei considerandi. In via subordinata, chiede che sia confermata la decisione del 23 dicembre 2014 del Tribunale di espropriazione. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto e l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti.\nJ.\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale. A.A._ e B.A._ chiedono, in via principale, di dichiarare irricevibile il gravame e, subordinatamente, di respingerlo integralmente. Con osservazioni del 27 giugno 2017 il ricorrente si è confermato nelle sue conclusioni."} -{"id":"4d651d57-fcb4-400f-9503-93a704caac91","text":"Fatti:\nA.\nCon decreto d'accusa del 4 gennaio 2017 il Procuratore pubblico ha ritenuto A._ colpevole di ripetuto furto di poca entità per avere, presso il negozio C._, sottratto il 13 ottobre 2016 un distanziometro laser del valore di fr. 159.90, occultandolo nella manica destra del proprio \"pile\", rispettivamente il 16 novembre 2016 tre pinze spelacavi coassiali del valore complessivo di fr. 64.85, occultandole nella tasca della propria giacca. Ne ha proposto la condanna alla multa di fr. 500.--, oltre al pagamento della tassa di giustizia e delle spese giudiziarie.\nB.\nIn seguito all'opposizione al decreto d'accusa, con sentenza del 29 marzo 2018 il Giudice della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di ripetuto furto di poca entità per i fatti descritti nel decreto d'accusa, gli ha inflitto la multa di fr. 500.-- e lo ha condannato al pagamento della tassa di giustizia e delle spese. L'accusatrice privata B._ è stata rinviata al competente foro civile per le pretese di medesima natura.\nC.\nAdita da A._, con sentenza del 4 ottobre 2018 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino ne ha respinto l'appello, confermando sia la condanna per titolo di ripetuto furto di poca entità, sia la pena. Non ha assegnato indennità ai sensi dell' e ha posto gli oneri processuali di primo e secondo grado a carico dell'imputato.\nD.\nAvverso questo giudizio, A._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando, previa concessione dell'effetto sospensivo, il suo proscioglimento dall'accusa di ripetuto furto di lieve entità, l'addossamento allo Stato delle spese processuali nonché un'indennità giusta l' di fr. 5'500.-- a titolo di ripetibili di primo e secondo grado. Chiede inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nCon decreto presidenziale del 15 novembre 2018 la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo è stata respinta.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1765ce23-5679-4421-bf96-6951a3e1aa51","text":"Fatti:\nA.\nIl 22 maggio 2006, A._ e C._ hanno sottoscritto un atto pubblico di permuta con il quale il primo cedeva alla seconda la particella www del Comune di X._ (...) in cambio delle particelle yyy (...) e zzz (...) del medesimo Comune e del versamento di fr. 2'000.--. Al momento dell'iscrizione della permuta dei tre fondi, ubicati fuori zona edificabile e non facenti parte di un'azienda agricola, l'Ufficio dei registri ha tuttavia chiesto che la Sezione dell'agricoltura si pronunciasse sulla conformità del prospettato trapasso alla legislazione in materia di diritto fondiario rurale.\nCon decisione del 2 agosto 2006, la Sezione dell'agricoltura ha constatato che il fondo www aveva un'estensione esigua e che la legge federale sul diritto fondiario rurale del 4 ottobre 1991 (LDFR; RS 211.412.11) non gli era applicabile. Già con scritto del 26 giugno 2006, ha invece comunicato al notaio rogante che, siccome non sussistevano eccezioni ex all'obbligo di autorizzazione e A._ non poteva essere considerato coltivatore diretto, per le particelle yyy e zzz era necessario procedere a un pubblico bando ai sensi dell'art. 64 cpv. 1 lett. f LDFR.\nB.\nCon lettera del 21 settembre 2006, B._, ingegnere agronomo ETHZ, ha presentato la propria offerta di acquisto delle particelle yyy e zzz alle condizioni indicate nel bando.\nRilevato che l'offerente andava considerato un coltivatore diretto, con decisione del 29 gennaio 2008 la Sezione dell'agricoltura ha di conseguenza negato a A._ l'autorizzazione all'acquisto dei fondi in questione. La decisione della Sezione dell'agricoltura è stata poi però annullata dal Consiglio di Stato, dopo che lo stesso aveva constatato la necessità di svolgere nuovi accertamenti sia riguardo al carattere boschivo dei fondi in discussione, sia in merito alla qualifica di coltivatore diretto di B._.\nC.\nIl 14 settembre 2009, la Sezione forestale del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino ha accertato che la particella yyy non aveva natura boschiva e che la superficie libera da bosco della particella zzz era di poco superiore a 400 mq. Il 13 ottobre 2009, la Sezione dell'agricoltura ha da parte sua confermato la natura agricola del fondo yyy () e considerato la porzione non coperta da bosco della particella zzz quale fondo di superficie esigua, che non necessitava di autorizzazione alcuna. Nel medesimo tempo, ha scartato l'offerta di B._ e autorizzato A._ all'acquisto del fondo yyy.\nIntervenendo questa volta in qualità di autorità di vigilanza sui Dipartimenti, il Consiglio di Stato ha tuttavia deciso che, nella misura in cui si riferiva alla particella yyy, la pronuncia della Sezione dell'agricoltura andasse annullata e che gli atti fossero da retrocedere alla Sezione dell'agricoltura, affinché esperisse nuovi approfondimenti in merito alla qualifica di coltivatore diretto dell'offerente. Proceduto in questo senso, con decisione del 10 maggio 2011 la Sezione dell'agricoltura ha quindi autorizzato B._ all'acquisto del fondo yyy di X._. Sennonché, tale decisione è stata nuovamente annullata dal Consiglio di Stato, siccome la Sezione dell'agricoltura avrebbe in realtà potuto pronunciarsi solo sull'istanza di autorizzazione all'acquisto formulata da A._, ciò che la stessa ha in seguito fatto, con decisione del 27 settembre 2011.\nD.\nPreso atto di quest'ultima decisione, con cui la Sezione dell'agricoltura gli negava un'altra volta la facoltà di acquistare la particella yyy a causa della presenza dell'offerta di B._, considerato un coltivatore diretto, A._ è allora anch'egli di nuovo insorto dinanzi al Consiglio di Stato, formulando nel contempo istanza di ricusa dell'intera Sezione dell'agricoltura, della quale B._ era collaboratore.\nSia l'impugnativa, sia l'istanza di ricusa sono state respinte dal Governo ticinese con giudizio 28 novembre 2012. Un ricorso al Tribunale cantonale amministrativo contro la pronuncia del Consiglio di Stato è stato parimenti respinto, con sentenza del 23 aprile 2014.\nE.\nContro il giudizio del Tribunale cantonale amministrativo del 23 aprile 2014, A._ insorge ora davanti al Tribunale federale. Con ricorso in materia di diritto pubblico del 28 maggio 2014, postula infatti: in via principale, l'annullamento della sentenza impugnata e la concessione dell'autorizzazione all'acquisto del fondo yyy; in via subordinata, l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio della causa alla Corte cantonale, affinché si pronunci nuovamente sulla fattispecie.\nIn corso di procedura, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. La convalida di tale pronuncia è stata domandata anche dalla Sezione dell'agricoltura e da B._. Il Consiglio di Stato e la Commissione di vigilanza LDFR si sono rimessi al giudizio di questa Corte, mentre C._ non si è manifestata. Per mezzo di una breve replica, il ricorrente ha infine comunicato di mantenere le proprie posizioni."} -{"id":"f96d0e9c-da85-4165-8c78-af7f2b908c09","text":"Fatti:\nA.\nA._, nato nel 1966, di professione vetraio, ha inoltrato nel febbraio 2014 una domanda di prestazioni AI per adulti per affezioni che hanno determinato un'incapacità lavorativa dal settembre 2013. L'Ufficio AI del Cantone Ticino (di seguito: UAI) ha attuato gli accertamenti medico amministrativi del caso, segnatamente ha fatto allestire una perizia pluridisciplinare - con consulti di natura reumatologica, neurologica e psichiatrica - presso il Servizio Accertamento Medico (di seguito: SAM) di Bellinzona. Con referto del 28 agosto 2015 i periti SAM hanno, tra l'altro, complessivamente concluso per un'incapacità lavorativa totale dal settembre 2013 all'aprile 2014, mentre dal 1° maggio 2014 A._ ha presentato una capacità lavorativa del 40% nella sua ultima professione e del 100% in attività adeguate. Con progetto di decisione del 7 settembre 2015 l'UAI, accertato un grado d'invalidità del 14%, ha negato sia il diritto a una rendita d'invalidità sia quello a provvedimenti professionali. A seguito delle osservazioni di A._ - segnatamente obiezioni di natura valetudinaria sulla sua piena abilità lavorativa - e dei successivi accertamenti medici effettuati - cfr. complemento di perizia SAM del 22 dicembre 2015 - l'UAI con decisione del 18 gennaio 2016 ha negato il diritto a prestazioni dell'assicurazione per l'invalidità.\nB.\nL'11 febbraio 2016A._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino al quale ha chiesto in via principale il riconoscimento di una rendita d'invalidità del 50% almeno e, in via subordinata, il diritto a una riformazione professionale.\nCon giudizio del 15 febbraio 2017 la Corte Cantonale ha respinto il gravame.\nC.\nIl 9 marzo 2017 (timbro postale) A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale contro il giudizio cantonale concludendo per il suo annullamento e chiedendo, in via principale almeno una rendita d'invalidità intera, in via subordinata il diritto a una riformazione professionale e, in caso gli elementi a disposizione non fossero sufficienti per una decisione, il rinvio dell'incarto al Tribunale cantonale, rispettivamente all'UAI, per complemento dell'istruttoria e nuova decisione."} -{"id":"41cfb130-30a1-456f-85e2-3aed2f5f756e","text":""} -{"id":"1b47d84f-b2f3-4c7c-8035-16a52e0f337d","text":"Fatti:\nA. Il mattino del 26 novembre 2006, mentre si trovavano al loro domicilio, C._ e sua figlia A._, nata il 16 marzo 2000, hanno notato quattro cavalli pascolare nel prato circostante la casa. Constatato che gli animali erano verosimilmente fuggiti da un recinto situato nelle vicinanze, li hanno adescati con del pane e, precedendoli, li hanno ricondotti nella recinzione da cui provenivano. Giunti all'interno del recinto, costituito da paletti in plastica alti circa un metro e collegati da nastri elettrici, C._ e A._ sono stati sorpassati dai cavalli: uno di essi ha allora scalciato colpendo la bambina al viso con uno zoccolo, procurandole gravi ferite alla testa, con fratture del cranio e lesioni all'occhio sinistro.\nB. Il 14 dicembre 2006 la madre della vittima sporgeva querela per le lesioni personali subite dalla figlia A._. Con decreto dell'11 gennaio 2007, la Procura pubblica dei Grigioni ha aperto un procedimento penale, abbandonato con successivo decreto del 4 settembre 2007. Il magistrato inquirente ha in particolare ritenuto che non potevano essere rimproverati ad B._, proprietario dei cavalli, omissioni penalmente rilevanti nella loro custodia. Con sentenza del 16 gennaio 2008, la Camera di gravame del Tribunale cantonale dei Grigioni ha accolto un'impugnativa presentata da A._ contro il decreto d'abbandono, annullandolo e rinviando la causa alla Procura pubblica perché completasse l'istruttoria. Il 18 febbraio 2008 il procuratore pubblico ha riaperto il procedimento penale contro B._ per il reato di lesioni colpose gravi. Dopo ulteriori atti d'inchiesta, segnatamente l'interrogatorio delle parti nonché l'esperimento di un sopralluogo da parte del giudice istruttore, il 14 luglio 2008 la Procura pubblica ha nuovamente decretato l'abbandono del procedimento penale.\nC. Adita dalla vittima, la Camera di gravame del Tribunale cantonale dei Grigioni, con sentenza del 24 settembre 2008 comunicata il 15 dicembre 2008, ha respinto l'impugnativa. La Corte cantonale ha accertato che B._ aveva disatteso il proprio dovere di diligenza erigendo una recinzione non conforme alle raccomandazioni del Servizio per la prevenzione degli infortuni nell'agricoltura (SPIA) e rilevato che se l'impianto fosse stato costruito correttamente, con ogni probabilità la bambina non sarebbe stata ferita. Ha nondimeno ritenuto che il nesso causale era stato interrotto dal comportamento gravemente imprudente del padre della vittima, che aveva preceduto i cavalli invece di seguirli.\nD. A._ impugna la sentenza della Camera di gravame con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Postula inoltre l'annullamento del decreto di abbandono e il rinvio degli atti alla Procura pubblica per il proseguimento del procedimento penale. La ricorrente fa valere la violazione degli art. 11, 12, 125 e 237 CP e degli art. 9 e 30 cpv. 1 Cost..\nE. La Corte cantonale chiede di respingere il ricorso, rinunciando tuttavia a formulare una risposta al ricorso. Pure la Procura pubblica comunica di rinunciare a presentare osservazioni. B._ postula la reiezione del gravame."} -{"id":"2252ae40-7cee-4307-b2a5-a39c89393c19","text":""} -{"id":"21c173a5-ff5f-4881-bc6f-f3763bf8a2ea","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con pubblicazione sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino n. 34, del 26 aprile 2002, il patriziato di Cresciano ha indetto un concorso per la locazione della propria cava di pietra naturale n. 3. Il bando precisava che la procedura non era soggetta alla legge cantonale sulle commesse pubbliche del 20 febbraio 2001 (LCPubb) e che la cava sarebbe stata aggiudicata a discrezione dell'amministrazione patriziale, tenuto comunque conto dell'esperienza, della concorrenzialità, della capacità, della presenza sul mercato, della solvibilità e della reputazione dei singoli offerenti, come pure degli interessi del patriziato.\nA. Con pubblicazione sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino n. 34, del 26 aprile 2002, il patriziato di Cresciano ha indetto un concorso per la locazione della propria cava di pietra naturale n. 3. Il bando precisava che la procedura non era soggetta alla legge cantonale sulle commesse pubbliche del 20 febbraio 2001 (LCPubb) e che la cava sarebbe stata aggiudicata a discrezione dell'amministrazione patriziale, tenuto comunque conto dell'esperienza, della concorrenzialità, della capacità, della presenza sul mercato, della solvibilità e della reputazione dei singoli offerenti, come pure degli interessi del patriziato.\nB. Entro il termine utile del 17 maggio 2002 sono pervenute all'amministrazione patriziale di Cresciano le seguenti offerte:\n- X._ S.A. fr. 23'000.--\n- Q._ S.A. fr. 22'000.--\n- Y._ S.A. fr. 18'500.--\n- K._ S.A. fr. 10'000.--\nIl 27 maggio 2002 il predetto organismo ha deciso di locare la cava alla X._ S.A., ritenuto che essa aveva inoltrato l'offerta migliore. La decisione è quindi stata confermata su ricorso dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino con giudizio del 3 settembre 2002.\nAdito dalla ditta Y._ S.A., il 22 gennaio 2003 il Tribunale amministrativo ticinese ha annullato sia la predetta pronuncia governativa, che la risoluzione del 28 maggio 2002 con cui l'amministrazione patriziale di Cresciano aveva aggiudicato la locazione della cava alla X._ S.A. ed ha rinviato gli atti a quest'ultima autorità affinché proceda ad una nuova delibera o indìca un nuovo concorso. I giudici cantonali, dopo avere accertato che al procedimento non tornavano applicabili le disposizioni della legge ticinese sulle commesse pubbliche ma unicamente quelle contemplate dalla legge organica patriziale del 28 aprile 1992 (LOP), hanno considerato che la delibera litigiosa era stata adottata tenendo conto unicamente del prezzo offerto e senza alcun riguardo ai vari criteri di scelta elencati nel bando, per cui la medesima violava il principio della parità di trattamento.\nAdito dalla ditta Y._ S.A., il 22 gennaio 2003 il Tribunale amministrativo ticinese ha annullato sia la predetta pronuncia governativa, che la risoluzione del 28 maggio 2002 con cui l'amministrazione patriziale di Cresciano aveva aggiudicato la locazione della cava alla X._ S.A. ed ha rinviato gli atti a quest'ultima autorità affinché proceda ad una nuova delibera o indìca un nuovo concorso. I giudici cantonali, dopo avere accertato che al procedimento non tornavano applicabili le disposizioni della legge ticinese sulle commesse pubbliche ma unicamente quelle contemplate dalla legge organica patriziale del 28 aprile 1992 (LOP), hanno considerato che la delibera litigiosa era stata adottata tenendo conto unicamente del prezzo offerto e senza alcun riguardo ai vari criteri di scelta elencati nel bando, per cui la medesima violava il principio della parità di trattamento.\nC. Il 24 febbraio 2003 la X._ S.A. ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso di diritto pubblico con cui chiede l'annullamento della predetta sentenza cantonale. Censura la violazione del divieto d'arbitrio () e del principio di uguaglianza ().\nChiamato ad esprimersi il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nel proprio giudizio, senza formulare nessuna osservazione. Il Consiglio di Stato ticinese si è astenuto dal prendere posizione sul gravame. Il patriziato di Cresciano ha dichiarato di volersi rimettere al giudizio di questa Corte. Dal canto suo, la ditta Y._ S.A. ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, subordinatamente, venga respinto."} -{"id":"114af2af-15f9-4714-8278-d60a063373a5","text":"Fatti:\nA. In data 10 giugno 1998 la prima assemblea dei creditori del fallimento dell'eredità giacente fu E._, già in X._, nominò un'amministrazione speciale composta dell'avv. F._ e dei lic. oec. D._ e G._; nominò pure una delegazione dei creditori composta di cinque membri. Il 23 settembre 2005, preso atto del decesso di D._, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino quale autorità di vigilanza (qui di seguito: Tribunale di appello) diede il proprio assenso a che l'amministrazione speciale proseguisse con i due rimanenti membri.\nB. B.a L'avv. F._, il lic. oec. G._ e le eredi fu lic. oec. D._ hanno fatto istanza, datata 3 ottobre 2011, al Tribunale di appello affinché questo determinasse la remunerazione degli amministratori speciali, proponendo l'importo di fr. 1'145'820.-- per l'avv. F._ ed i suoi collaboratori; fr. 966'730.-- per il lic. oec. G._ ed i suoi collaboratori; infine fr. 1'162'600.-- per il fu lic. oec. D._ ed i suoi collaboratori.\nB.b Con la qui impugnata decisione 27 marzo 2012, il Tribunale di appello ha riconosciuto all'avv. F._ e collaboratori l'importo di fr. 769'872.50; al lic. oec. G._ e collaboratori fr. 626'906.--; ed al fu lic. oec. D._ e collaboratori fr. 784'358.75.\nC. Le eredi fu D._, con atto firmato dal lic. oec. H._ (non ammesso come patrocinatore dinanzi al Tribunale federale, v. ), hanno impugnato la menzionata decisione avanti al Tribunale federale con ricorso 6 aprile 2012, chiedendo che venga riconosciuta la retribuzione originariamente proposta con l'istanza dell'amministrazione speciale datata 3 ottobre 2011. Ossequiando un invito formulato con decreto 11 aprile 2012, in data 25 aprile 2012 le ricorrenti hanno fatto pervenire al Tribunale federale un esemplare del ricorso firmato dalla vedova di fu D._ per sé e per le figlie minorenni, nonché dall'avv. Carlo Brusatori. Con decreto presidenziale 15 maggio 2012 è stato conferito al gravame l'effetto sospensivo.\nNon sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"2a86605d-6973-4014-90c7-ac610910da02","text":""} -{"id":"35c5a444-7570-4e55-ba48-2eac8d9eb09c","text":"Fatti:\nA.\nIl dr. med. A._, medico specializzato in chirurgia e ginecologia ostetricia, è al beneficio dell'autorizzazione al libero esercizio dell'attività di medico nel Cantone Ticino dal 1991. L'8 luglio 2014, nel corso di un intervento chirurgico presso la clinica B._, egli ha effettuato, in seguito ad uno scambio di persona avvenuto in sala operatoria, una mastectomia totale di entrambi i seni di una paziente, invece di asportarle, come previsto, un piccolo carcinoma localizzato dietro al capezzolo del seno sinistro. Il dr. med. A._ ha quindi steso un rapporto operatorio e un rapporto d'uscita che non corrispondevano alla realtà di quanto accaduto. Inoltre, la paziente non è stata informata dell'errore né in occasione del colloquio postoperatorio né nelle settimane successive all'operazione.\nB.\nIl 21 ottobre 2014 la paziente si è rivolta alla Commissione di vigilanza sanitaria (di seguito: CVSan), lamentandosi del fatto che, entrata in clinica per un piccolo intervento al seno, aveva subito invece una mastectomia totale di entrambi i seni, senza avervi consentito e senza che le fosse mai stato prospettato un simile intervento. Nel corso di un incontro svoltosi il 20 novembre 2014 con il dr. med. A._ ella è stata informata di quanto era realmente accaduto l'8 luglio precedente, in particolare dell'errore nel quale era incorso il medico. Il 5 gennaio 2015 l'avvocato della paziente ha segnalato questi fatti alla CVSan la quale, il 23 marzo 2015, ha informato il dr. med. A._ dell'apertura nei suoi confronti di una procedura di accertamento, poi sospesa in seguito all'avvio di un'inchiesta penale nei confronti del medico.\nC.\nIl 24 giugno 2015 il Dipartimento della sanità e della socialità del Canton Ticino (di seguito: DSS) ha aperto nei confronti del dr. med. A._ un procedimento amministrativo e disciplinare ai sensi degli art. 38 e 43 della legge federale del 23 giugno 2006 sulle professioni mediche universitarie (LPMed; RS 811.11.) nonché dell'art. 59 della legge ticinese del 18 aprile 1989 sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario (LSan; RL\/TI 6.1.1.1), affidandone l'istruttoria alla CVSan.\nIl 16 settembre 2015 il DSS, facendo proprie le conclusioni stese il 28 agosto 2015 dalla CVSan, ha risolto di revocare a tempo indeterminato l'autorizzazione al libero esercizio e all'esercizio dipendente della professione di medico rilasciata al dr. med. A._, precisando che una nuova istanza di rilascio dell'autorizzazione avrebbe potuto essere presentata solo dopo la completa decorrenza del divieto di esercizio a livello disciplinare, nonché gli ha inflitto una sanzione disciplinare consistente in un divieto di libero esercizio della professione per la durata di 24 mesi, rispettivamente nella revoca dell'autorizzazione a esercitare a titolo dipendente per 24 mesi. Il DSS ha inoltre riservato l'esito del procedimento penale in quanto dovessero emergere fatti nuovi non contemplati. Infine, ha precisato che veniva tolto l'effetto sospensivo al ricorso, da esperire entro 15 giorni, contro la revoca a tempo indeterminato, mentre le questioni di merito potevano essere contestate entro 30 giorni.\nD.\nIl 24 settembre 2015 il dr. med. A._ ha impugnato la decisione dipartimentale limitatamente alla questione della revoca dell'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso contro la medesima, mentre con successivo gravame del 16 ottobre 2015 egli ne ha contestato il merito, chiedendone l'annullamento e, in via subordinata, la sospensione del procedimento amministrativo fino alla conclusione di quello penale.\nCon giudizio del 4 dicembre 2015 il Presidente del Consiglio di Stato ha rifiutato di restituire l'effetto sospensivo al gravame presentato dal dr. med. A._. Il successivo ricorso depositato contro quest'ultima risoluzione è stato dichiarato inammissibile, poiché tardivo, dal Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo (di seguito: Giudice delegato) il 20 gennaio 2016.\nIl 1° marzo 2016 il Consiglio di Stato ha respinto il gravame 16 ottobre 2015 e confermato di riflesso la risoluzione dipartimentale del 16 settembre 2015.\nE.\nL'8 aprile 2016 il dr. med. A._ si è rivolto al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che la decisione governativa sia annullata e che egli sia riammesso al libero esercizio e all'esercizio dipendente della medicina; in via subordinata, ha chiesto che gli fosse inflitto un ammonimento. Ha poi domandato che venisse accertato che il suo gravame esplicava effetto sospensivo, e, in caso negativo, che lo stesso venisse conferito.\nF.\nCon decisione del 6 giugno 2016 il Giudice delegato, premesso che oggetto di disamina era unicamente la questione dell'immediata esecutività della revoca amministrativa dell'autorizzazione cantonale per il libero esercizio e l'esercizio dipendente della professione di medico (la sanzione disciplinare beneficiando per legge della misura cautelare), ha constatato in primo luogo che, in mancanza di esplicite disposizioni prescritte dal Consiglio di Stato nel proprio giudizio di merito, il gravame esperito contro il medesimo fruiva dell'effetto sospensivo (art. 71 della legge ticinese sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013, LPAmm [RL\/TI 3.3.1.1]), motivo per cui la domanda di conferimento presentata dall'insorgente risultava priva d'oggetto.\nEgli si è poi pronunciato sulla richiesta di revoca dell'effetto sospensivo formulata dal DSS (art. 37 LPAmm). Dopo avere spiegato a quali condizioni la stessa entrava in considerazione ed avere proceduto ad una ponderazione degli interessi pubblici e privati contrapposti, il Giudice delegato è giunto alla conclusione che si giustificava di revocare l'effetto sospensivo al gravame esperito l'8 aprile 2016. A sostegno della propria decisione ha osservato che non si poteva a priori escludere l'eventualità che non erano più adempiute tutte le condizioni legali esatte per potere esercitare la professione di medico, segnatamente l'essere degno di fiducia e il godere della necessaria buona reputazione ( e art. 56 lett. b e c LSan). Ha poi ricordato il ruolo centrale ricoperto dalla figura del medico nel nostro sistema sanitario e gli importantissimi beni di polizia che da questi operatori sanitari dovevano essere tutelati (salute delle persone - interesse pubblico alla tutela dei pazienti - interesse pubblico a potersi completamente affidare nel corpo medico). Infine, ha precisato che il fatto che l'insorgente era incensurato e che dopo gli eventi in questione aveva svolto un'attività medica irreprensibile non appariva tale da sovvertire le proprie conclusioni.\nG.\nIl 4 luglio 2016 il dr. med. A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la citata decisione sia annullata e riformata nel senso che la domanda di revoca dell'effetto sospensivo formulata dal DSS venga respinta. Censura in sintesi una restrizione grave della propria libertà economica, un difetto di base legale, una violazione del diritto all'uguaglianza, del principio della buona fede, del diritto alle vie giudiziarie, dell'obbligo di motivazione, del divieto dell'arbitrio e, infine, del principio della proporzionalità. Domanda inoltre che sia conferito l'effetto sospensivo al proprio ricorso.\nH.\nCon decreto presidenziale del 12 luglio 2016 è stato conferito in via supercautelare l'effetto sospensivo al ricorso ed è stato specificato che fino alla decisione sulla richiesta di conferimento dell'effetto sospensivo non poteva essere adottata alcuna misura di esecuzione del giudizio impugnato.\nI.\nInvitati a determinarsi il Giudice delegato si è limitato a riconfermasi nelle conclusioni e motivazioni contenute nel decreto impugnato. Il Consiglio di Stato e il Dipartimento della sanità e della socialità si sono opposti al conferimento dell'effetto sospensivo. Dette autorità hanno anche chiesto la reiezione del gravame nel merito, l'autorità dipartimentale nella misura in cui detto rimedio fosse ricevibile.\nJ.\nCon lettera del 23 agosto 2016 il ricorrente ha rinunciato a replicare. Il Consiglio di Stato ha presentato una duplica spontanea."} -{"id":"d9b5f57c-50cb-4e2e-a1b2-3e7b9a003a7c","text":""} -{"id":"15f81f54-e59b-48c8-b41e-2b49d8acc316","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° marzo 1995 (vedasi Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino, di seguito Bollettino ufficiale o BU 1995, 39) è entrata in vigore nel Cantone Ticino la legge sui trasporti pubblici (LTPub; RL\/TI 7.4.1.1 ora 752.100), il cui art. 35 era del seguente tenore:\n\"Art. 35\n1I titolari di diritti reali o personali su edifici ed impianti privati, generatori di importanti correnti di traffico, sono tenuti a partecipare alle spese per il collegamento alla rete di trasporto pubblico e per l'esercizio della relativa linea.\n2L'ammontare della tassa, che non può superare il 50 % del disavanzo d'esercizio, è fissato dal Consiglio di Stato.\n3L'importo a carico di ciascun obbligato è definito in funzione del volume di traffico generato e dei vantaggi particolari ottenuti.\n4Il Regolamento stabilisce le ulteriori condizioni.\n5I privati interessati possono ricorrere contro il suo ammontare al Tribunale della pianificazione del territorio, nel termine di 30 giorni dall'approvazione dell'offerta da parte del Gran Consiglio.\"\nIl relativo regolamento di applicazione per potere procedere al prelievo della tassa prevista nel sopramenzionato disposto non è mai stato adottato.\nB.\nIl 1° gennaio 2015, successivamente alla modifica adottata il 17 dicembre 2014 dal Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino (BU 2015, 34) e dopo un iter parlamentare che non occorre qui rievocare, è entrato in vigore il nuovo art. 35 LTPub, del seguente contenuto:\n\"Art. 35\nChi genera importanti correnti di traffico è tenuto a contribuire al finanziamento dell'offerta di trasporto pubblico tramite il versamento di una tassa di collegamento.\"\nC.\nIl 14 dicembre 2015 il Gran Consiglio ticinese ha adottato (richiamandosi tra l'altro al Messaggio del Consiglio di Stato del 4 novembre 2015 concernente la modifica della legge sui trasporti pubblici del 6 dicembre 1994 - Tassa di collegamento a carico dei generatori di importanti correnti di traffico a parziale copertura dei costi del trasporto pubblico [di seguito: Messaggio del 4 novembre 2015]; vedasi anche il mandato a quest'ultima autorità contenuto nella norma transitoria figurante nella modifica del 17 dicembre 2014 in BU 2015, 34) una modifica della legge sui trasporti pubblici concernente le seguenti disposizioni (vedasi BU 2016, 322) :\n\"Art. 11 cpv. 1\n1L'offerta di trasporto è poi adottata dal Consiglio di Stato e intimata ai Comuni interessati.\nArt. 30 cpv. 3 e 4 (nuovo)\n3 Il contributo dei Comuni per gli investimenti è stabilito dal Consiglio di Stato in funzione dei vantaggi loro derivanti, come, ad esempio, il miglioramento dell'accessibilità e della sicurezza locali, la riduzione delle immissioni, la migliore sistemazione urbanistica. Nello stabilire il contributo si tiene pure conto della capacità economica dei Comuni stessi.\n4 Contro la decisione del Consiglio di Stato, i Comuni hanno la facoltà di ricorso al Gran Consiglio; è applicabile la legge sulla procedura amministrativa (LPAmm) del 24 settembre 2013.\nCapitolo IV\nTassa di collegamento\nCapitolo V\nTraffico regionale\nAbrogato\nArt. 35a Destinazione della tassa\nIl provento della tassa di collegamento è vincolato al finanziamento delle spese di gestione dell'offerta di trasporto pubblico ai sensi dell'art. 23 cpv. 2 e concorre a coprire l'onere a carico del Cantone, dedotti i contributi della Confederazione, dei Comuni e di terzi.\nArt. 35b (nuovo) Assoggettamento\n1La tassa di collegamento è prelevata nei Comuni in cui si applica il regolamento cantonale posteggi privati, giusta gli art. 42 segg. legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (Lst. [sic!]).\n2Sono assoggettati alla tassa i proprietari di fondi o di un insieme di fondi in connessione spaziale o funzionale, sui quali vi sono posteggi per almeno 50 autoveicoli; non si computano i posti auto destinati al servizio di abitazioni.\n3La Confederazione, il Cantone e i Comuni, come pure gli altri enti di diritto pubblico, sono assoggettati alla tassa analogamente ai privati, ma limitatamente ai posteggi per il personale e per altri utenti che si spostano in modo sistematico (art. 35e cpv. 1 lett. a).\nArt. 35c (nuovo) Debitore della tassa\nDebitore della tassa di collegamento è il singolo proprietario fondiario, limitatamente ai posti auto presenti sul suo fondo o sui suoi fondi, anche quando l'assoggettamento alla tassa è determinato dalla connessione spaziale o funzionale di un insieme di fondi appartenente a proprietari diversi.\nArt. 35d (nuovo) Esenzioni\nSono esentati dalla tassa i posteggi precisati dal Consiglio di Stato per attività turistiche, di svago e culturali, nonché per luoghi di culto. Sono inoltre esentati dalla tassa i posteggi pubblici definiti dal Consiglio di Stato.\nArt. 35e (nuovo) Ammontare della Tassa\n1La tassa è stabilita dal Consiglio di Stato in funzione del numero di posti auto, distinguendo tra la categoria di posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico, e la categoria di posteggi destinati a clienti e visitatori, in modo da coprire di principio un terzo delle spese di gestione (art. 23 cpv. 2), ritenuti in ogni caso i seguenti importi minimi e massimi:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico importo minimo fr. 1.--, massimo fr. 3.50 al giorno per singolo posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori importo minimo fr. 1.--, al massimo fr. 3.-- al giorno per singolo posto auto.\n2Gli importi minimi e massimi sono indicizzati all'evoluzione dei prezzi (riferimento: gennaio 2016).\n3Ai posteggi con meno di 100 posti auto si applica una riduzione progressiva della tassa, laddove la riduzione massima ammonta al 15 % ed è conseguita in presenza di 50 posti auto.\n4Per i posteggi ad uso misto si procede ad una valutazione approssimativa delle destinazioni e si applica proporzionalmente la relativa tassa.\n5La tassa è dovuta per i giorni di effettivo esercizio dei posteggi, ritenuti di regola 360 giorni all'anno per quelli connessi ad attività in esercizio ogni giorno, 300 giorni per quelle in esercizio sei giorni alla settimana e 250 giorni per quelle in esercizio fino a cinque giorni alla settimana.\n6Nel caso in cui il numero o la destinazione dei posteggi differisse da quella autorizzata, si applica l'art. 35g.\nArt. 35f (nuovo) Riduzione della tassa\n1Gli assoggettati che riducono volontariamente il numero dei posti auto in esercizio beneficiano di una riduzione della tassa.\n2Un posto auto si considera dismesso quando è reso durevolmente inaccessibile agli autoveicoli e la dismissione è notificata al Municipio giusta l'art. 11 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991.\n3La riduzione è concessa una tantumed ammonta all'importo della tassa teoricamente dovuta durante un intero anno per i posti auto dismessi.\n4La riduzione di posteggi in applicazione dell'art. 60 cpv. 4 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011 permette di ottenere una riduzione ulteriore della tassa, equivalente al 25 % dell'importo della tassa teoricamente dovuta durante un anno intero per i posti auto così dismessi.\n5La riduzione di cui al cpv. 4 è accordata per analogia anche in caso di formazione di nuovi posteggi in misura inferiore al numero dei posteggi necessari giusta l'art. 60 cpv. 1, 2 e 3 RLst.\nArt. 35g (nuovo) Posteggi abusivi\n1In base alla situazione di fatto e sino alla cessazione dell'uso indebito o al conseguimento di un'autorizzazione a posteriori, i proprietari dei fondi interamente o parzialmente adibiti a posteggio in assenza di valida autorizzazione edilizia sono soggetti al pagamento di un importo sostitutivo della tassa di collegamento.\n2L'importo sostitutivo della tassa di collegamento corrisponde all'ammontare della medesima, ritenuto l'ammontare in vigore più elevato tra quelli di cui all'art. 35e cpv. 1, computato per 360 giorni.\n3L'importo sostitutivo è prelevato dall'autorità competente. Fanno stato gli art. 35h-35n.\nArt. 35h (nuovo) Procedura a) obbligo di dichiarazione e collaborazione\n1I proprietari assoggettati alla tassa sono tenuti a dichiarare all'autorità competente i dati necessari per il calcolo della tassa e a notificare i relativi cambiamenti.\n2I proprietari assoggettati sono tenuti a fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta.\nArt. 35i (nuovo) b) accertamento\nL'autorità competente ha la facoltà di compiere tutti gli atti necessari all'imposizione della tassa, segnatamente di eseguire o far eseguire il conteggio dei posteggi potenzialmente oggetto della tassa, se necessario anche senza preavviso e accedendo alla proprietà privata.\nArt. 35l (nuovo) c) decisione\n1L'autorità competente determina annualmente l'ammontare della tassa mediante decisione di tassazione.\n2Se i proprietari assoggettati, nonostante diffida, non soddisfano i loro obblighi procedurali oppure se la tassa non può essere accertata esattamente per mancanza di dati, l'autorità competente esegue la tassazione d'ufficio in base a una valutazione ponderata.\nArt. 35m (nuovo) d) reclamo\n1Contro la decisione di tassazione è data facoltà di reclamo all'autorità competente, entro il termine di 30 giorni dalla notificazione.\n2L'autorità competente prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell'istruttoria, con le medesime facoltà che le spettano in sede di tassazione, sentiti gli assoggettati, può modificare la tassazione anche a loro svantaggio.\n3Non è permesso ritirare il reclamo quando emerge dalle circostanze che la decisione di tassazione era insufficiente.\nArt. 35n (nuovo) e) ricorso\n1I proprietari assoggettati possono impugnare con ricorso scritto la decisione su reclamo dell'autorità competente, entro 30 giorni dalla notifica, davanti alla Camera di diritto tributario.\n2Nell'esame del ricorso, la Camera di diritto tributario ha le medesime attribuzioni dell'autorità competente nella procedura di accertamento.\n3Si applicano per il resto gli art. da 227 a 231 della legge tributaria del 21 giugno 1994.\nArt. 35o (nuovo) f) modifica della decisione di tassazione\n1In caso di modifica di circostanze rilevanti è data in ogni tempo la facoltà di chiedere all'autorità competente la modifica della decisione di assoggettamento.\n2La modifica ha effetto solo a far tempo dalla data della richiesta.\nArt. 35p (nuovo) Esigibilità\nLa tassa di collegamento è dovuta dal momento in cui sono date le condizioni di assoggettamento.\nArt. 35q (nuovo) Prescrizione\n1Il diritto di tassare si prescrive in cinque anni da quando sono date le condizioni di assoggettamento.\n2La prescrizione non inizia a decorrere, o è sospesa, durante la procedura di reclamo e di ricorso.\nArt. 35r (nuovo) Disposizioni penali\n1Chiunque viola intenzionalmente o per negligenza un obbligo che gli incombe giusta la presente legge oppure una disposizione presa in applicazione di quest'ultima, in particolare non adempie gli obblighi di dichiarazione e collaborazione, oppure ostacola l'accertamento dei dati necessari all'imposizione della tassa, è punito con la multa fino a fr. 10'000.--.\n2Le multe sono pronunciate dall'autorità competente per la decisione di tassazione.\n3Alla procedura si applica la legge di procedura per le contravvenzioni.\nArt. 35s (nuovo) Disposizioni esecutive\nIl Consiglio di Stato emana il regolamento di applicazione in cui definisce l'autorità competente e stabilisce le prescrizioni di dettaglio.\nArt. 35t (nuovo) Norma transitoria\n1La tassa di collegamento è soggetta a un periodo di prova della durata di 3 anni dalla sua entrata in vigore. Entro questo termine il Consiglio di Stato allestisce all'attenzione del Gran Consiglio un rapporto riguardo gli effetti della stessa, sia dal profilo finanziario, sia dal profilo della mobilità e dell'evoluzione del numero e della collocazione dei posteggi assoggettati alla tassa.\n2Il Gran Consiglio si pronuncia in merito al suo mantenimento.\"\nLa modifica legislativa è stata pubblicata sul Foglio ufficiale ticinese del 18 dicembre 2015 (FU) n. 100\/2015 pag. 10517 con l'indicazione del termine di referendum. Essa è stata accolta in votazione popolare il 5 giugno 2016. Contestualmente all'adozione di queste nuove norme, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha, a sua volta, adottato il regolamento sulla tassa di collegamento (RTColl) del 28 giugno 2016 del seguente tenore:\n\"Art. 1 Scopo\nIl presente regolamento disciplina la tassa di collegamento di cui agli art. 35 e segg. della legge sui trasporti pubblici (LTPub) del 6 dicembre 1994.\nArt. 2 Autorità competente (art. 35h-35o, 35r LTPub)\n1La Sezione della mobilità del Dipartimento del territorio è l'autorità competente a prelevare la tassa di collegamento.\n2Essa esercita tutte le funzioni conferite dalla LTPub all'autorità competente, con facoltà di delegare a terzi il conteggio e i controlli dei posteggi assoggettati o potenzialmente assoggettati alla tassa.\nArt. 3 Comuni in cui si preleva la tassa (art. 35b cpv. 1 LTPub)\nLa tassa di collegamento è prelevata nei Comuni elencati nell'allegato 1 al regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\nArt. 4 Posteggi non soggetti alla tassa (art. 35 e 35b cpv. 2 LTPub)\nNon sono soggetti alla tassa i posti auto e gli spazi destinati esclusivamente:\na) al servizio di abitazioni;\nb) a veicoli di servizio, fornitori, carico e scarico, esposizione e deposito.\nArt. 5 Connessione spaziale e funzionale (art. 35b cpv. 2 LTPub)\n1Sono in connessione spaziale i posteggi autorizzati come impianto unitario.\n2Sono in connessione funzionale i posteggi al servizio della medesima costruzione o complesso di costruzioni, come pure quelli che possono essere utilizzati indifferentemente dalla medesima utenza.\nArt. 6 Esenzioni ( [sic!])\n1Sono esentati dalla tassa i posti auto destinati esclusivamente per:\na) attività alberghiere e di ristorazione;\nb) attività di svago e culturali (strutture sportive ed espositive, cinematografi, teatri, ecc.);\nc) luoghi di culto;\nd) i visitatori di strutture sociosanitarie.\n2Sono inoltre esentati:\na) i posteggi pubblici definiti come tali dai piani regolatori ai sensi della legge sullo sviluppo territoriale (LST) del 21 giugno 2011, limitatamente ai posti auto non riservati o concessi in abbonamento a utenti che si spostano sistematicamente (pendolari);\nb) i posteggi di interscambio (Park and Ride);\nc) i posteggi di attestamento definiti dal piano direttore (art. 8 segg. LST).\nArt. 7 Ammontare della tassa ( [sic!])\nLa tassa di collegamento è stabilita:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico in fr. 3.50 al giorno per posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori in fr. 1.50 al giorno per posto auto.\nArt. 8 Riduzione della tassa (art. 35f LTPub)\n1La riduzione della tassa è stabilita di regola con la decisione di tassazione (art. 11).\n2La riduzione della tassa di cui al cpv. 3 dell'art. 35f LTPub decade, se entro il termine di 10 anni i posti auto dismessi sono ripristinati. La Sezione della mobilità stabilisce l'importo da restituire in base ai posti auto ripristinati, diminuendo la pretesa proporzionalmente al periodo di effettiva dismissione.\n3La riduzione della tassa di cui al cpv. 4 dell'art. 35f LTPub è riconosciuta annualmente, nella misura in cui viene mantenuta la relativa riduzione di posteggi.\n4Quanto stabilito al cpv. 3 vale anche nel caso di riduzione di posteggi avvenuta prima dell'entrata in vigore della tassa di collegamento.\n5Se le condizioni per il conferimento della riduzione sono realizzate unicamente per una parte del periodo di tassazione (art. 11 cpv. 1), la riduzione è riconosciuta pro rata temporis.\nArt. 9 Procedura a) dichiarazione (art. 35h LTPub)\n1La dichiarazione dei proprietari deve indicare i fondi su cui sono ubicati i posteggi, la loro destinazione e il numero dei posti auto.\n2Alla prima dichiarazione, e successivamente in caso di modifica, va allegata la licenza edilizia con il piano di progetto approvato relativo ai posteggi.\nArt. 10 b) accertamento (art. 35i LTPub)\n1La Sezione della mobilità può richiedere o richiamare la documentazione attestante le circostanze rilevanti ai fini dell'assoggettamento, in particolare la licenza edilizia e il computo dei posteggi autorizzati secondo gli art. 51 - 62 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\n2In caso di conteggio in loco dei posteggi viene data al proprietario facoltà di partecipare; è tuttavia riservata la possibilità di effettuare conteggi senza preavviso.\nArt. 11 c) determinazione della tassa (art. 35e cpv. 5, 35l cpv. 1 LTPub)\n1La tassa è fissata e riscossa ogni anno per il periodo corrispondente all'anno civile.\n2Se le condizioni d'assoggettamento sono realizzate unicamente per una parte di tale periodo, la tassa è riscossa pro rata temporis.\nArt. 12 d) pagamento della tassa\n1La tassa deve essere pagata nei trenta giorni successivi alla sua scadenza.\n2Il debitore della tassa paga, per gli importi che non ha versato entro il termine stabilito, l'interesse di ritardo di cui all'art. 243 cpv. 1 della legge tributaria del 21 giugno 1994. L'interesse è dovuto anche in caso di reclamo o di ricorso.\n3Su richiesta del contribuente, la Sezione della mobilità può suddividere il pagamento della tassa fino a tre rate. È in ogni caso applicabile l'interesse di ritardo.\nArt. 13 Entrata in vigore\n(...) \"\nLe modifiche legislative e il nuovo regolamento sono stati pubblicati sul Bollettino ufficiale del 1° luglio 2016 (BU 2016, 322) e la loro entrata in vigore è stata fissata al 1° agosto 2016.\nD.\nIl 1° settembre 2016 la AA._ SA e la BB._ SA hanno esperito dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiedono che siano annullate le modifiche del 14 dicembre 2015 della LTPub, ossia gli art. 11 cpv. 1, 30 cpv. 3 e 4, 35a a 35t LTPub nonché il regolamento del 28 giugno 2016 sulla tassa di collegamento, cioè gli art. 1 a 13 RTColl, poiché considerati lesivi del diritto federale, segnatamente degli (imposizione fiscale), 8 e 9 Cost. (principio dell'uguaglianza giuridica e divieto dell'arbitrio), 26 Cost. (garanzia della proprietà privata), 27 e 94 Cost. (principio della libertà economica).\nChiamato ad esprimersi il Consiglio di Stato, agendo per sé ed in rappresentanza del Gran Consiglio, ha domandato che, per quanto ammissibile, l'impugnativa sia respinta. Le parti sono in seguito state invitate a depositare una replica e una duplica. Le ricorrenti hanno presentato ulteriori osservazioni.\nE.\nCon decreto presidenziale del 7 settembre 2016 l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo e di altre misure cautelari contenuta nel gravame è stata dichiarata priva d'oggetto nel senso dei considerandi. In effetti, con decreto presidenziale del 2 settembre 2016 emanato in una parallela vertenza concernente la medesima fattispecie (causa 2C_664\/2016) il provvedimento richiesto era già stato accordato, nel senso che l'art. 11 cpv. 1, l'art. 30 cpv. 3 e 4 nonché gli art. 35a a 35t LTPub e gli art. 1 a 13 RTColl non potevano essere applicati fino al giudizio di merito del Tribunale federale e che nell'intervallo vigeva tuttora la situazione giuridica previgente."} -{"id":"09b9f0b3-7323-4b51-8bd9-7ebe3da63d8a","text":"Fatti:\nA.\nF._ è proprietario di un edificio di tre piani (particelle n. 84 e 90) ubicato nel nucleo del villaggio di Muggio. A pian terreno l'immobile è attraversato da un andito lungo e stretto con una scala, che collega l'entrata principale, dal vicolo situato a nord (fondo n. 13), con l'accesso secondario, formato da un vano parzialmente aperto sul lato ovest, che con una conchiglia di gradini scende su un vicolo interno (fondo n. 91). Da questo vano di disimpegno si apre anche una porta che, mediante una scala, conduce sul retro dell'edificio appartenente alla comunione ereditaria composta di A._, B._, C._ e D._ e E._ (particella n. 96).\nB.\nIl 18 luglio 2018 F._ ha chiesto al Municipio il permesso di riattare e innalzare leggermente il suo stabile, formando tre nuovi appartamenti. Il progetto prevede di chiudere il citato vano al pian terreno, per ricavarne un locale tecnico, accessibile dal menzionato vicolo interno (particella n. 91). Alla domanda si è opposta, tra altri, la menzionata comunione ereditaria, contestando anche l'occlusione del vano (portico), che ostruirebbe l'accesso alla loro particella e il collegamento tra i due vicoli comunali, in spregio a un asserito \"acquisito\" diritto di passo. Raccolto l'avviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, il 24 ottobre 2018 il Municipio, respinte le opposizioni, ha rilasciato la licenza edilizia. Con risoluzione del 5 giugno 2019 il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso della comunione ereditaria, ritenendo che l'eccezione relativa al preteso impedimento del diritto di passo esula dal litigio. Adito dalla comunione ereditaria, con giudizio del 1° ottobre 2020 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa sentenza A._, B._, C._, D._ e E._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono, concesso al gravame l'effetto sospensivo, in via principale di annullare la decisione impugnata come pure la licenza edilizia, in via subordinata, di rinviare la causa alla Corte cantonale per nuovo giudizio, previo sopralluogo e l'esperimento di un'udienza in contraddittorio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale. Al ricorso è stato conferito l'effetto sospensivo in via superprovvisionale."} -{"id":"1dfeb9b2-60d8-4a04-94f2-e6231f5d0f3d","text":""} -{"id":"b054218a-1757-4264-a846-f3c376d10877","text":"Fatti:\nA.\nLa Sezione del lavoro del Cantone Ticino con decisione del 31 luglio 2015, confermata su opposizione il 20 ottobre 2015, ha dichiarato A._, nato nel 1973, inidoneo al collocamento, a causa della sua attività indipendente tramite una ditta individuale iscritta a registro di commercio e dell'impossibilità di essere disponibile sul mercato del lavoro ad assumere un'occupazione.\nB.\nIl 13 giugno 2016 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia diritto pubblico al Tribunale federale, con cui chiede sostanzialmente l'annullamento del giudizio cantonale e il riconoscimento dell'idoneità al collocamento dal 1° luglio 2015.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"341bdb1e-8d2b-45a7-a711-706640e3b3d1","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 5 aprile 2017, confermata su opposizione il 10 maggio 2017, la Cassa Disoccupazione syndicom VPOD, ha negato a A._, già attiva come segretaria e rappresentante, nata nel 1968, il diritto alle indennità di disoccupazione dal 1° dicembre 2016 siccome l'assicurata non ha prodotto nessun documento comprovante il reale versamento dei salari.\nB.\nIl 19 ottobre 2017 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede sostanzialmente l'annullamento del giudizio cantonale e la condanna della Cassa al versamento delle indennità di disoccupazione.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"03a31a31-5116-477c-a830-4b13b663252a","text":"Fatti:\nA. Il 10 ottobre 2008 l'ing. B._ ha presentato al Municipio di Collina d'Oro una domanda di costruzione per edificare uno stabile di sette appartamenti sul fondo part. n. 888 situato a Montagnola nella zona residenziale.\nA._, proprietaria di un fondo confinante, si è opposta alla domanda, contestando il progetto in particolare per quanto concerne l'altezza dell'edificio e la superficie utile lorda (SUL). Acquisito il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, il 3 aprile 2009 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, respingendo nel contempo l'opposizione della vicina.\nB. L'opponente ha allora impugnato la risoluzione municipale dinanzi al Consiglio di Stato del Cantone Ticino, che con decisione del 1° luglio 2009 ha parzialmente accolto il ricorso, confermando la licenza edilizia alle condizioni che fosse eliminato il servizio igienico situato a pianterreno e che la SUL dell'appartamento monolocale previsto a quello stesso livello fosse ridotta di un metro quadrato. Ciò allo scopo di fare rientrare l'indice di sfruttamento entro il limite prescritto.\nC. Con sentenza del 3 febbraio 2010, il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto un ricorso dell'opponente contro la decisione governativa, subordinando la licenza edilizia ad ulteriori condizioni. La Corte cantonale ha imposto in aggiunta la soppressione del parapetto previsto sul tetto, con l'obbligo di permetterne l'accessibilità solo per i lavori di manutenzione, e la riduzione a m 0,60 x 0,30, rispettivamente m 0,90 x 0,30, delle dimensioni delle finestre della cantina prevista nell'angolo nord-est a pianterreno, escludendovi inoltre qualsiasi impianto di riscaldamento.\nD. A._ impugna con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo in via principale di annullare la licenza edilizia e, in via subordinata, di rinviare la causa alla Corte cantonale affinché pronunci una nuova decisione nel senso dei considerandi. La ricorrente fa valere la violazione del divieto dell'arbitrio, lamentando essenzialmente il mancato rispetto dell'indice di sfruttamento, riferito al mancato computo nella SUL della citata cantina e di un locale hobby-fitness che potrebbero essere resi abitabili con pochi accorgimenti.\nE. La Corte cantonale si riconferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il Municipio di Collina d'Oro e B._ chiedono di respingere il gravame.\nCon decreto presidenziale del 30 aprile 2010 è stata respinta la domanda di effetto sospensivo contenuta nel ricorso."} -{"id":"0af94683-cacd-4c20-b6c6-70ef46e47a5f","text":"Fatti:\nFatti:\nA. X._ procede con un'esecuzione in via di realizzazione del pegno nei confronti di A._. Il 9 maggio 2001 l'Ufficio di esecuzione di Lugano ha depositato gli elenchi oneri dei fogli PPP xxx e yyy del fondo base particella n. zzz RFD di Paradiso. Con aggiornamento del 22 maggio 2001, l'Ufficio ha ridotto a complessivi fr. 5'730'950,56 il credito, garantito da diverse cartelle ipotecarie di un importo nominale complessivo di fr. 4'585'000.--, iscritto nei predetti elenchi oneri a favore di X._.\nNell'aprile 2000, prima della realizzazione forzata di un'altra pro prietà del debitore, il creditore aveva ceduto crediti di complessivi fr. 2'700'000.--, garantiti da cartelle ipotecarie gravanti tale fondo, per fr. 1'700'000.-- a colui che si sarebbe poi aggiudicato l'immobile al pubblico incanto.\nNell'aprile 2000, prima della realizzazione forzata di un'altra pro prietà del debitore, il creditore aveva ceduto crediti di complessivi fr. 2'700'000.--, garantiti da cartelle ipotecarie gravanti tale fondo, per fr. 1'700'000.-- a colui che si sarebbe poi aggiudicato l'immobile al pubblico incanto.\nB. Il 24 gennaio 2003 il Pretore del distretto di Lugano ha respinto la petizione con cui A._ aveva convenuto in giudizio X._ per ottenere lo stralcio dai summenzionati elenchi oneri dei crediti della banca.\nL'appellazione presentata dall'attore contro il giudizio pretorile è stata respinta dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino con sentenza 15 marzo 2004. I giudici cantonali hanno ritenuto infondata la censura con cui l'attore chiedeva di ridurre di un milione (importo corrispondente al preteso danno causato dalla cessione per fr. 1'700'000.-- di cartelle ipotecarie di un valore di fr. 2'700'000.--) il credito complessivo a favore del convenuto iscritto negli elenchi oneri. Secondo la Corte cantonale trattasi di una questione che doveva essere liquidata in sede di rigetto dell'opposizione o nell'ambito di una procedura ai sensi degli art. 85 seg. LEF. In ogni caso, l'attore non avrebbe provato di aver subito un danno e i motivi che hanno indotto l'altro oblatore a non rilanciare l'offerta non erano imputabili alla banca. Infine, la Corte cantonale ha reputato che, invocando la nullità per vizi di forma di 6 cartelle ipotecarie, l'attore commetteva un abuso di diritto.\nL'appellazione presentata dall'attore contro il giudizio pretorile è stata respinta dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino con sentenza 15 marzo 2004. I giudici cantonali hanno ritenuto infondata la censura con cui l'attore chiedeva di ridurre di un milione (importo corrispondente al preteso danno causato dalla cessione per fr. 1'700'000.-- di cartelle ipotecarie di un valore di fr. 2'700'000.--) il credito complessivo a favore del convenuto iscritto negli elenchi oneri. Secondo la Corte cantonale trattasi di una questione che doveva essere liquidata in sede di rigetto dell'opposizione o nell'ambito di una procedura ai sensi degli art. 85 seg. LEF. In ogni caso, l'attore non avrebbe provato di aver subito un danno e i motivi che hanno indotto l'altro oblatore a non rilanciare l'offerta non erano imputabili alla banca. Infine, la Corte cantonale ha reputato che, invocando la nullità per vizi di forma di 6 cartelle ipotecarie, l'attore commetteva un abuso di diritto.\nC. Con ricorso per riforma del 3 maggio 2004 A._ chiede al Tribunale federale di riformare la sentenza cantonale nel senso che dagli elenchi oneri siano stralciate 6 specificate cartelle ipotecarie per complessivi fr. 2'250'000.-- e che l'importo di fr. 1'000'000.-- venga dedotto proporzionalmente dai crediti notificati. L'attore sostiene in sostanza che, vendendo per fr. 1'700'000.-- cartelle ipotecarie di un valore di fr. 2'700'000.--, il convenuto gli avrebbe causato un danno di un milione di franchi. Infatti, sempre secondo l'attore, con tale svendita la banca avrebbe procurato a colui che si era aggiudicato al pubblico incanto l'immobile gravato da tali cartelle un vantaggio tale da scoraggiare altri interessati a partecipare all'asta. Afferma infine che 6 cartelle ipotecarie sarebbero nulle, perché non sono state costituite nella forma dell'atto pubblico e che la Corte cantonale avrebbe violato il diritto federale rimproverandogli un abuso di diritto per essersi prevalso di tale vizio.\nNon è stata chiesta una risposta al ricorso."} -{"id":"22ad1af1-5970-40c7-8ff2-7ebc4cb4ef83","text":"Fatti:\nA. Entrata illegalmente in Svizzera il 1° dicembre 2003 A._, cittadina camerunese, vi ha depositato una domanda d'asilo, respinta dall'Ufficio federale dei rifugiati il 18 dicembre successivo. Il ricorso esperito contro tale decisione è stato dichiarato inammissibile il 9 marzo 2004.\nNonostante dovesse lasciare la Svizzera entro il 4 maggio 2004, l'interessata non è partita poiché priva di documenti di legittimazione. Nell'attesa del rimpatrio e per regolarizzare la sua presenza le è stato rilasciato un permesso per richiedenti l'asilo (N), valido fino al 30 novembre 2006 e con la dicitura \"esecuzione dell'allontanamento pendente\".\nIl 4 maggio 2005 è nato B._, figlio di A._ e di C._, cittadino svizzero deceduto il 1° agosto 2005. Il 1° maggio 2007 l'Ufficio federale della migrazione ha riconosciuto B._ quale cittadino svizzero (; RS 141.0).\nB. Il 25 settembre 2007 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha respinto l'istanza presentata il 20 luglio 2007 da A._ e volta al rilascio di un permesso di dimora senza attività lucrativa. Richiamati gli art. 36 OLS e 8 CEDU, l'autorità ha giudicato che la nazionalità elvetica del figlio non era un motivo sufficiente per ottenere l'autorizzazione richiesta e che madre e bambino potevano continuare la loro vita familiare all'estero. La decisione è stata confermata su ricorso dal Consiglio di Stato, il cui giudizio è stato tuttavia annullato dal Tribunale amministrativo ticinese il 18 dicembre 2007 per motivi formali. Statuendo nuovamente il 12 febbraio 2008 il Consiglio di Stato ha confermato la decisione di prima istanza e, di riflesso, il diniego del permesso di dimora. Quest'ultima pronuncia è stata avallata dalla Corte cantonale il 30 aprile 2008.\nC. Il 9 giugno 2008 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che le venga accordato il permesso di dimora sollecitato; in via subordinata postula il rinvio degli atti all'autorità inferiore per nuovo giudizio. Censura la violazione degli art. 8 n. 1 e 2 CEDU e 25 Cost.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo e il Consiglio di Stato si riconfermano nelle motivazioni e nelle conclusioni delle proprie decisioni, mentre la Sezione dei permessi e dell'immigrazione e l'Ufficio federale della migrazione propongono di respingere il gravame.\nD. Con decreto presidenziale del 17 giugno 2008 è stata accolta l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel gravame.\nE. In seguito alla richiesta di questa Corte di versare un anticipo spese, la ricorrente ha formulato domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio."} -{"id":"2e5accc7-3edc-4c8a-8673-92e7e3f53b78","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1964, di professione macchinista edile, ha presentato nel dicembre 2002 una domanda di prestazioni AI, lamentando un'ernia discale con frequenti dolori consecutivi a un infortunio sul lavoro avvenuto il 27 agosto 2002, per il quale è intervenuto anche l'istituto nazionale svizzero di assicurazioni contro gli infortuni (INSAI). Con decisione del 10 luglio 2007 l'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino (di seguito UAI) gli ha riconosciuto dal 1° agosto 2003 una rendita intera con grado d'invalidità del 100%.\nA.b. Nell'ambito di una revisione avviata d'ufficio nel maggio 2008, l'UAI, aggiornato l'incarto LAINF e constatato un miglioramento, con decisione del 5 ottobre 2010 ha soppresso la rendita d'invalidità con effetto dal 1° dicembre 2010, in considerazione di un grado AI del 29%."} -{"id":"027994f7-95e8-4c69-b83b-c55aa8f2346e","text":""} -{"id":"0b94091e-b293-4b84-98e6-bd7669bfa0ab","text":"Fatti:\nA.\nB._ ha chiesto il fallimento senza preventiva esecuzione di A._, associazione avente quale scopo la gestione di un istituto di formazione superiore, per un credito complessivo salariale di fr. 30'333.35 nei confronti di quest'ultima. Con decisione 1° settembre 2016 il Pretore aggiunto della Giurisdizione di Mendrisio-Sud ha dichiarato il fallimento a far tempo da quello stesso giorno alle ore 10.00.\nB.\nCon sentenza 5 ottobre 2016 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il reclamo della fallita.\nC.\nCon \" ricorso \" 3 novembre 2016, A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo, previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame, la revoca del fallimento.\nCon decreto 12 dicembre 2016 la Giudice presidente della Corte adita ha accolto la richiesta di conferimento dell'effetto sospensivo al rimedio nel senso che la dichiarazione di fallimento permane, ma che per la durata della procedura dinanzi al Tribunale federale non possono essere adottate misure d'esecuzione del fallimento, con la precisazione che eventuali provvedimenti conservativi già adottati rimangono tuttavia in vigore. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"4e5c1312-fffc-4c94-ac89-28fb97a83102","text":""} -{"id":"28d06a53-60a4-4902-9c47-da94c50a36a0","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Nell'ambito di una procedura a protezione dell'unione coniugale svoltasi nel 2002, i coniugi A._ e C._ hanno concordato innanzi al Pretore del distretto di Bellinzona di assegnare l'abitazione coniugale (particella xxx RFD di X._ di proprietà del marito) alla moglie a cui era pure affidata la figlia D._, poi diseredata dal padre. Il 16 marzo 2007 il Pretore ha pronunciato il divorzio. C._, deceduto nell'aprile 2011, ha avuto nel 2006 una figlia, B._, sua unica erede, da E._.\nA.b. Il 6 luglio 2015 il Pretore aggiunto del distretto di Bellinzona ha respinto un'azione di natura reale, incoata da B._ nei confronti di A._ e D._, tendente alla restituzione del predetto fondo. Ha indicato che il rapporto fra le parti, in particolare dopo la morte di C._ \" si configura - di fatto - alla stregua di un contratto di locazione a tempo indeterminato \", ragione per cui per ottenere la liberazione della casa l'attrice \" avrebbe dovuto rispettare la procedura obbligatoriamente prevista dalla legge \" per i contratti di locazione.\nA.c. Il 4 luglio 2018 il predetto Pretore aggiunto ha, in accoglimento della petizione inoltrata da A._, annullato la disdetta del contratto di locazione notificata il 1° giugno 2017 da B._.\nA.d. Il 6 settembre 2018 B._ ha inviato a A._ una diffida di pagamento con la comminatoria di disdetta, invitandola a versare entro 30 giorni fr. 1'532.-- per la pigione del mese di agosto 2018. A._ ha contestato l'esistenza di un contratto di locazione e ha indicato che \" l'ammontare di un'eventuale indennità è oggetto\" della causa incoata da B._ il 20 ottobre 2014 per ottenere un pagamento in ragione dell' \" occupazione \" della casa dal maggio 2011. Il 19 ottobre 2018, non avendo ricevuto alcun pagamento, B._ ha notificato a A._ il modulo ufficiale con la disdetta del contratto di locazione con effetto al 1° dicembre 2018.\nA.e. Con decisione 6 febbraio 2019 il Pretore aggiunto ha dichiarato irricevibile l'istanza 6 dicembre 2018 di tutela giurisdizionale nei casi manifesti con cui B._ aveva chiesto, con le comminatorie di rito, l'espulsione di A._ dall'abitazione.\nB.\nLa Camera civile dei reclami del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, con sentenza 14 novembre 2019 e in accoglimento di un reclamo di B._, accolto l'istanza e ordinato ad A._ di restituire alla proprietaria l'immobile entro 10 giorni dal passaggio in giudicato della decisione. Ha pure pronunciato le comminatorie penali, autorizzando l'istante ad avvalersi delle forze di polizia per eseguire la decisione e far depositare i mobili e gli oggetti della convenuta, alla quale ha concesso il gratuito patrocinio. Ha negato che A._ fosse al beneficio di un diritto di abitazione, ma ha ritenuto che fra le parti vi fosse un contratto di locazione terminato con una disdetta straordinaria, atteso segnatamente che la pigione, quantomeno determinabile, non era stata pagata.\nC.\nCon ricorso 7 gennaio 2020 A._ è insorta al Tribunale federale, postulando l'annullamento della sentenza di appello e la conferma della decisione pretorile. Ha pure chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria. Narrati i fatti e ricordate le condizioni per concedere la tutela giurisdizionale nei casi manifesti, sostiene che queste non sono soddisfatte perché né il rapporto esistente fra le parti (che non potrebbe essere considerato un contratto di locazione) né l'ammontare dell'eventuale pigione da corrispondere sarebbero chiari, tanto più che il corrispettivo non sarebbe ancora stato definito nella causa tuttora pendente innanzi al Pretore. Ritiene che in queste circostanze non potrebbe nemmeno sussistere una sua morosità. Lamenta poi che la Corte cantonale non avrebbe preso posizione sulla possibilità di contestare la disdetta nella procedura di espulsione né sulla richiesta di compensare fr. 100'000.-- per contributi alimentari che non ha ricevuto dall'ex coniuge.\nCon istanza 21 gennaio 2020 la ricorrente ha chiesto il conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso.\nB._ si è opposta all'emanazione di misure d'urgenza con osservazioni 23 gennaio 2020."} -{"id":"9a41a847-4daa-4090-8160-12eb07d65501","text":"Fatti:\nA.\nNel febbraio 2009 l'Autorità federale di sorveglianza dei revisori (ASR) ha rilasciato a A._ l'abilitazione a esercitare la funzione di revisore, iscrivendolo nell'apposito registro.\nDurante accertamenti eseguiti nel 2015, I'ASR ha constatato che A._ era amministratore unico e membro unico della direzione di B._SA, società di revisione appartenente a C._SA insieme alle società D._SA, E._SA, F._SA, G._SA e H._SA. In questo quadro I'ASR ha evidenziato che egli aveva svolto dal 2008, e almeno fino al 2013, senza fatturare le sue prestazioni, la revisione limitata dei conti annuali di G._SA e H._SA, e che un membro della direzione di D._SA, con diritto di firma individuale, operava pure come collaboratore di revisione di B._SA, occupandosi del controllo di qualità delle revisioni eseguite da A._.\nB.\nRitenuto il mancato adempimento del requisito dell'indipendenza e, di conseguenza, della buona reputazione necessari per poter svolgere l'attività di revisore in modo ineccepibile, il 24 settembre 2015 l'ASR ha revocato l'abilitazione accordata a A._ per la durata di tre anni, cancellando l'iscrizione nel registro.\nCon sentenza del 27 aprile 2016, il Tribunale amministrativo federale ha confermato la decisione di prima istanza.\nC.\nCon ricorso del 7 giugno 2016, A._ sostiene che il giudizio del Tribunale di prima istanza violi a vario titolo il diritto federale e quindi domanda: in via principale, che la decisione dell'ASR del 24 settembre 2015 e la sentenza del 27 aprile 2016 del Tribunale amministrativo federale siano annullate; in via eventuale, che la revoca pronunciata per una durata di tre anni venga sostituita: (a) con un ammonimento, oppure (b) con una multa di fr. 1'000.---, oppure (c) con una revoca per una durata massima di un anno.\nDurante la procedura, il Tribunale amministrativo federale ha rinunciato a presentare osservazioni, mentre l'Autorità federale di sorveglianza dei revisori ha chiesto che il ricorso sia respinto."} -{"id":"17be6b45-ce00-4743-adc6-d1fff01c4e98","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.a P._, cittadina italiana residente a C._, nata nel 1950, ha lavorato in Svizzera dal 1973 al 1999, dapprima come operaia e cameriera, da ultimo in qualità di collaboratrice domestica. A partire dal mese di ottobre 1999, per le conseguenze di un carcinoma mammario, è diventata (totalmente) inabile al lavoro.\nIn data 26 ottobre 2000 l'interessata ha presentato una domanda volta all'ottenimento di una rendita dell'assicurazione svizzera per l'invalidità lamentando un'inabilità lavorativa completa addebitabile ad esiti di mastectomia radicale destra, esiti di ricostruzione mammaria destra, linfodema ascellare, osteoporosi, cervicobrachialgia con discopatia C5-C6, periartrite scapolo-omerale, spondilodiscoartrosi cervicale e lombare, coxartrosi, tunnel carpale bilaterale.\nA.b L'amministrazione ha affidato i necessari accertamenti al proprio medico di fiducia, dott. L._, il quale, con rapporto del 29 gennaio 2002, si è pronunciato a sfavore di una ripresa dell'attività di collaboratrice domestica, ma ha pur sempre ritenuto l'assicurata abile al lavoro nella misura del 70% (per riduzione di orario: sei ore giornaliere) in attività sostitutive leggere. Mediante decisione del 12 giugno 2002, l'Ufficio AI del Cantone Ticino ha respinto la domanda di prestazioni per difetto d'invalidità pensionabile (tasso d'incapacità al guadagno del 38%).\nAdito su ricorso dell'interessata, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, per pronuncia del 12 marzo 2003, ha dichiarato irricevibile il gravame per nullità della decisione amministrativa. Il giudice cantonale ha infatti stabilito che la decisione era stata emessa da un'autorità incompetente, vale a dire dall'Ufficio AI del Cantone Ticino anziché, come avrebbe dovuto essere, dall'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI).\nA.c Con decisione del 19 giugno 2003, anche l'UAI ha respinto la richiesta con le stesse motivazioni dell'omologo Ufficio cantonale.\nAllegando nuova documentazione medica, attestante fra le altre cose pure una nevralgia del trigemino destro e una polineuropatia agli arti inferiori, P._ si è opposta al provvedimento dell'UAI, il quale, preso atto della nuova documentazione ha ordinato una perizia reumatologica a cura del dott. C._, specialista FMH in reumatologia e medicina interna.\nPosta la diagnosi - disfunzione costovertebrale plurisegmentale a sinistra dei segmenti dorsali alti con componente miofasciale della muscolatura del cinto scapolare a sinistra in disturbi statici del rachide, esito da mastectomia radicale con svuotamento ascellare per carcinoma duttale G2 della mammella destra, ricostruzione della mammella destra, sindrome lombospondilogena cronica in disturbi statici del rachide, decondizionamento muscolare, minime alterazioni degenerative del rachide lombare (condrosi L4\/5), periartropatia calcarea dell'anca sinistra, alterazioni degenerative del rachide cervicale (minima retrolistesi di C5 su C6 in osteocondrosi C5\/C6, uncartrosi ai segmenti caudali), lisi 5x5 mm al corpo vertebrale C5 di non chiara origine DD metastasi ossea, osteoporosi, sindrome del canale carpale bilaterale, nevralgia del trigemino a destra -, l'esperto incaricato ha giudicato la paziente abile al lavoro al 100% in attività adatta allo stato di salute (ergonomicamente idonea, con carichi variabili massimi di 10-15 kg, con possibilità di cambiare spesso la posizione del rachide senza movimenti ripetitivi di rotazione o flessione della colonna vertebrale, rispettivamente senza estensione prolungata del rachide) e in misura del 70% nella sua ultima attività di domestica. Fondandosi su questa valutazione, l'UAI ha confermato il rifiuto di prestazioni e ha accertato un grado d'invalidità del 7%, largamente insufficiente per riconoscere il diritto a una rendita (decisione su opposizione del 7 marzo 2005).\nPosta la diagnosi - disfunzione costovertebrale plurisegmentale a sinistra dei segmenti dorsali alti con componente miofasciale della muscolatura del cinto scapolare a sinistra in disturbi statici del rachide, esito da mastectomia radicale con svuotamento ascellare per carcinoma duttale G2 della mammella destra, ricostruzione della mammella destra, sindrome lombospondilogena cronica in disturbi statici del rachide, decondizionamento muscolare, minime alterazioni degenerative del rachide lombare (condrosi L4\/5), periartropatia calcarea dell'anca sinistra, alterazioni degenerative del rachide cervicale (minima retrolistesi di C5 su C6 in osteocondrosi C5\/C6, uncartrosi ai segmenti caudali), lisi 5x5 mm al corpo vertebrale C5 di non chiara origine DD metastasi ossea, osteoporosi, sindrome del canale carpale bilaterale, nevralgia del trigemino a destra -, l'esperto incaricato ha giudicato la paziente abile al lavoro al 100% in attività adatta allo stato di salute (ergonomicamente idonea, con carichi variabili massimi di 10-15 kg, con possibilità di cambiare spesso la posizione del rachide senza movimenti ripetitivi di rotazione o flessione della colonna vertebrale, rispettivamente senza estensione prolungata del rachide) e in misura del 70% nella sua ultima attività di domestica. Fondandosi su questa valutazione, l'UAI ha confermato il rifiuto di prestazioni e ha accertato un grado d'invalidità del 7%, largamente insufficiente per riconoscere il diritto a una rendita (decisione su opposizione del 7 marzo 2005).\nB. Producendo un rapporto del dott. S._, specialista FMH in medicina interna, oncologia-ematologia, P._, patrocinata dalla Consulenza giuridica andicap, si è aggravata alla Commissione federale di ricorso in materia d'AVS\/AI per le persone residenti all'estero, la quale per pronuncia del 30 agosto 2005, in (parziale) accoglimento del ricorso e con riconoscimento di fr. 1'200.- a titolo di ripetibili, ha annullato il provvedimento amministrativo in lite e ha rinviato gli atti all'amministrazione per allestimento di una perizia pluridisciplinare e per nuova decisione. Rilevandone il \"carattere contraddittorio e nel contempo severo\", i giudici commissionali non hanno aderito alle conclusioni peritali del dott. C._. In considerazione del complesso patologico affliggente l'assicurata, essi hanno espresso forti perplessità sul fatto che ella potesse riprendere un lavoro, quale quello di collaboratrice domestica, spesso richiedente sforzi fisici non indifferenti; similmente hanno osservato che la serie di limitazioni funzionali, di carico e di posizione poste in evidenza dal perito, lascerebbero supporre gravi difficoltà anche nell'ambito di attività sostitutive leggere e\/o semisedentarie. Un'indagine pluridisciplinare (neurologica, ortopedica, psichiatrica e oncologica) avrebbe dovuto essere ordinata, secondo l'autorità commissionale, anche perché al noto quadro morboso si sarebbero associate altre patologie come la polineuropatia agli arti inferiori e una sindrome depressiva che imponevano un complemento istruttorio.\nB. Producendo un rapporto del dott. S._, specialista FMH in medicina interna, oncologia-ematologia, P._, patrocinata dalla Consulenza giuridica andicap, si è aggravata alla Commissione federale di ricorso in materia d'AVS\/AI per le persone residenti all'estero, la quale per pronuncia del 30 agosto 2005, in (parziale) accoglimento del ricorso e con riconoscimento di fr. 1'200.- a titolo di ripetibili, ha annullato il provvedimento amministrativo in lite e ha rinviato gli atti all'amministrazione per allestimento di una perizia pluridisciplinare e per nuova decisione. Rilevandone il \"carattere contraddittorio e nel contempo severo\", i giudici commissionali non hanno aderito alle conclusioni peritali del dott. C._. In considerazione del complesso patologico affliggente l'assicurata, essi hanno espresso forti perplessità sul fatto che ella potesse riprendere un lavoro, quale quello di collaboratrice domestica, spesso richiedente sforzi fisici non indifferenti; similmente hanno osservato che la serie di limitazioni funzionali, di carico e di posizione poste in evidenza dal perito, lascerebbero supporre gravi difficoltà anche nell'ambito di attività sostitutive leggere e\/o semisedentarie. Un'indagine pluridisciplinare (neurologica, ortopedica, psichiatrica e oncologica) avrebbe dovuto essere ordinata, secondo l'autorità commissionale, anche perché al noto quadro morboso si sarebbero associate altre patologie come la polineuropatia agli arti inferiori e una sindrome depressiva che imponevano un complemento istruttorio.\nC. L'UAI interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale chiede l'annullamento del giudizio commissionale. L'amministrazione ritiene che gli atti all'inserto sono sufficienti per potere stabilire la residua capacità lavorativa dell'assicurata. Osserva in particolare che la valutazione peritale del dott. C._, completa, motivata e coerente, sarebbe del tutto conforme alle esigenze giurisprudenziali in materia. L'UAI rimprovera inoltre ai giudici commissionali, che peraltro avrebbero espressamente definito ineccepibile dal profilo professionale e scientifico la perizia del dott. C._, di essersi addentrati in ambiti prettamente medici, esulanti dalle loro competenze.\nP._, sempre rappresentata dalla Consulenza giuridica andicap, propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali si è rimesso al giudizio del Tribunale federale delle assicurazioni rinunciando a presentare osservazioni particolari."} -{"id":"601b94f5-2b20-4807-8ca2-4f468aad4011","text":""} -{"id":"3f70a205-c64e-416d-807c-3cf5d6cab55d","text":"Fatti:\nA.\nCon petizione del 22 ottobre 2013 D._SA e C._SA hanno convenuto in giudizio A._ e B._ davanti alla Pretura di Lugano chiedendo che fossero condannati solidalmente a pagare loro euro 384'939.17, oltre agli interessi, in relazione con prestazioni di amministrazione fiduciaria di società. Le attrici sostenevano che in un accordo di liquidazione i convenuti avrebbero riconosciuto un debito di euro 252'157.30, si sarebbero impegnati a pagare euro 134'939.17 entro il 15 aprile 2013 e avrebbero pattuito una pena convenzionale di euro 250'000.-- qualora tale scadenza - prorogata in seguito di due mesi - non fosse stata rispettata. La somma posta in causa consisteva nel debito scaduto più la pena convenzionale.\nI convenuti non hanno presentato la risposta, nemmeno dopo l'asse gnazione del termine suppletorio dell'.\nB.\nIl 22 gennaio 2014 il Pretore ha constatato la preclusione dei convenuti secondo l' per quanto riguarda l'impegno di pagamento scaduto. In applicazione degli arti 153 cpv. 2 CPC, e avuto riguardo ai limiti posti dall', ha nondimeno ritenuto necessario raccogliere d'ufficio alcune prove in merito alla pena convenzionale. Ha quindi citato le parti a comparire al dibattimento di prime arringhesvoltosi il 10 settembre 2014, dopo un rinvio chiesto dai convenuti in una prima udienza tenutasi il 26 marzo 2014 per farsi assistere da un avvocato. In quell'occasione, prevalendosi dell', in subordine del cpv. 1 lett. a, essi hanno presentato un memoriale con il quale adducevano fatti e prove per contestare le pretese delle attrici e concludevano per la reiezione integrale della petizione.\nIl Pretore ha limitato la procedura alla proponibilità della comparsa scritta. Effettuato il contraddittorio, con decisione del 9 gennaio 2015 egli non ha ammesso la comparsa scritta del 10 settembre 2014 con i relativi documenti, che ha restituito alla parte convenuta.\nC.\nIl 28 aprile 2015 si è svolto il dibattimento di prime arringhe sul merito della causa, limitato alla pretesa per pena convenzionale. Entrambe le parti hanno presentato memorie scritte. Le attrici hanno ribadito la domanda di condanna dei convenuti a pagare loro euro 384'939.17; quest'ultimi hanno chiesto che la petizione fosse accolta per soli euro 134'939.17, subordinatamente con l'aggiunta di euro 13'000.-- a titolo di pena convenzionale. Con le memorie conclusive l'attrice D._SA, alla quale la C._SA aveva nel frattempo ceduto le proprie pretese, ha confermato la propria domanda; i convenuti hanno chiesto che fosse giudicato \" come chiesto con la prima arringa \".\nD.\nCon sentenza del 31 agosto 2016 il Pretore ha accolto parzialmente la petizione e condannato solidalmente i convenuti a pagare all'attrice rimasta in causa euro 159'939.--, costituiti dal credito di euro 134'939.-- più la pena convenzionale ridotta a euro 25'000.--.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello ticinese ha respinto il successivo appello dei convenuti, nella misura in cui lo ha ritenuto ricevi bile, con sentenza dell'11 giugno 2018.\nE.\nA._ e B._ insorgono davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 28 giugno 2018. Chiedono l'annullamento della sentenza cantonale e, in via principale, che la petizione sia integralmente respinta; in via subordinata che \" la causa sia rinviata alla giurisdizione inferiore \" affinché si pronunci nuovamente tenendo conto delle allegazioni presentate con la comparsa del 10 settembre 2014, oppure che la petizione sia accolta parzialmente con la condanna al pagamento di euro 134'939.17, oltre agli interessi.\nD._SA propone, con risposta del 24 settembre 2018, di dichiarare il ricorso irricevibile; in via subordinata di respingerlo nella misura in cui fosse ricevibile e di confermare la sentenza del Pretore.\nL'autorità cantonale non si è espressa."} -{"id":"c3c2357f-1d32-4bf9-a82b-e82294489f5e","text":"Fatti:\nA.\nIl 4 dicembre 2015 A._ ha venduto ai figli B._, C._ e D._ il mappale xxx di Y._ al prezzo di fr. 1'500'000.--, proprietà che aveva comprato il 26 aprile 2002 per fr. 1'250'000.--. Il trapasso di proprietà è stato iscritto a Registro fondiario il 16 dicembre 2015.\nB.\nNella dichiarazione relativa all'imposta sugli utili immobiliari A._ ha indicato, oltre al valore di alienazione di fr. 1'500'000.--, un valore d'investimento totale di fr. 1'428'484.--, composto dal valore di acquisto (26.04.2002) di fr. 1'250'000.--, da costi di costruzione e di miglioria ammontanti a fr. 117'324.-- e, infine, da costi di acquisto e di vendita pari a fr. 61'160.--. L'utile imponibile è stato commisurato in fr. 71'516.-- e l'imposta dovuta in fr. 5'721.--.\nC.\nDopo avere richiesto, in data 26 febbraio 2016, al contribuente della documentazione complementare per potere accertare i dati fiscali, l'Ufficio di tassazione di Bellinzona, con decisione del 27 maggio 2016, non ha riconosciuto alcun costo di costruzione e di miglioria e ha ammesso unicamente la somma di fr. 24'239.-- a titolo di costi di acquisto e di vendita. L'utile imponibile è stato quindi stabilito in fr. 225'761.-- e l'imposta richiesta è stata fissata a fr. 18'060.90. L'autorità fiscale ha spiegato che i costi di costruzione e di miglioria annunciati non erano deducibili, trattandosi di costi di manutenzione e\/o di costi non documentati e\/o di costi che non avevano aumentato il valore dell'immobile e\/o di costi per il mobilio. I costi notarili erano invece stati esposti due volte e, infine, per quanto riguarda i costi di acquisto e di vendita, quelli relativi a cartelle ipotecarie non erano deducibili, mentre non erano ammessi quelli di vendita poiché, come risultava dall'atto notarile, erano a carico degli acquirenti.\nLa tassazione è stata confermata con decisione su reclamo del 25 agosto 2016. L'autorità fiscale vi ha elencato in modo dettagliato le ragioni per le quali i costi di costruzione e di miglioria non erano ammessi in deduzione. Per quanto concerne invece i costi di acquisto e di vendita, dopo avere ribadito che secondo l'atto notarile erano a carico degli acquirenti, essa ha aggiunto che quand'anche fossero stati pagati dall'alienante, in tal caso si trattava di una donazione fra le parti, essendo costui il padre degli acquirenti.\nD.\nLa decisione su reclamo è stata confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 16 novembre 2016. Respinte le critiche sollevate riguardo alla mancata deduzione dei costi di costruzione e di miglioria, la Corte cantonale, con riferimento ai costi di vendita, ha osservato che in assenza di un estratto di bonifico bancario o di una ricevuta di pagamento, la copia della parcella notarile prodotta non provava ancora che i costi in questione erano stati corrisposti dal contribuente. Ha poi aggiunto che tenuto conto della forza probatoria dell'atto pubblico (cioè il rogito notarile di compravendita che indicava che \"le spese del presente atto ed ogni altra relativa sono a carico dei compratori\") e del fatto che il ricorrente non aveva fornito la prova di quanto asserito, la somma chiesta in deduzione non andava ammessa.\nE.\nIl 21 dicembre 2016 A._ ha impugnato il giudizio della Camera di diritto tributario con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, postulando l'annullamento dello stesso e la deduzione di fr. 25'256.60 a titolo di costi di vendita da lui sostenuti. Si duole di un accertamento manifestamente errato dei fatti determinanti.\nChiamate ad esprimersi, la Corte cantonale ha chiesto che il gravame sia respinto, mentre la Divisione delle contribuzioni ne ha postulato la reiezione, per quanto ammissibile."} -{"id":"0e7ae116-6e88-4ebe-b7a3-9b02c3bad0e1","text":""} -{"id":"083ae918-a987-45c0-a734-9f00218171e1","text":""} -{"id":"1a6dddb1-8549-4d02-9041-c8f9a74afa27","text":"Fatti:\nA.\nIl 16 novembre 2020 A.A._ ha presentato al Ministero pubblico del Cantone Ticino una querela penale nei confronti del marito B.A._, dal quale vive separata, per il reato di amministrazione infedele. La querela è in relazione con la gestione da parte del marito di un immobile di proprietà di entrambi i coniugi.\nB.\nDopo avere acquisito gli atti di una causa civile in materia di protezione dell'unione coniugale pendente tra i coniugi dinanzi al Pretore del Distretto di Lugano, con decisione del 20 novembre 2020 il Procuratore pubblico (PP) ha decretato la sospensione del procedimento penale in attesa della conclusione di quello civile.\nC.\nCon sentenza del 3 maggio 2021 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha accolto un reclamo di A.A._ contro il decreto di sospensione. La Corte cantonale l'ha annullato e ha rinviato gli atti al PP per procedere nei suoi incombenti nel senso dei considerandi.\nD.\nAvverso questa sentenza, il PP Daniele Galliano presenta un ricorso in materia penale del 25 maggio 2021 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di respingere il reclamo contro il decreto di sospensione. In via subordinata, postula il rinvio degli atti alla Corte cantonale perché esamini nel merito la fondatezza della sospensione. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1f73ba56-1645-4b07-9ff1-75f19792c335","text":"Fatti:\nA.\nI cittadini italiani B.B._ e C.B._ e la madre argentina D._, tutti domiciliati in Italia, erano titolari dal 1999 della relazione denominata, da ultimo, E._ presso la A._ SA a Lugano. La relazione non era dichiarata al fisco italiano.\nL'11 marzo 2010 la banca ha comunicato ai propri clienti di essere stata vittima di un furto di dati, tra i quali figuravano verosimilmente quelli dei conti aperti prima dell'ottobre 2006, precisando tuttavia che le informazioni, frutto di un reato, erano difficilmente utilizzabili. La corrispondenza destinata alla relazione E._era stata trattenuta presso la banca in conformità con gli accordi presi al momento dell'apertura del conto. È emerso in seguito che, a cavallo degli anni 2006 e 2007, il dipendente della sede ginevrina della A._ SA F._ aveva sottratto e consegnato alle autorità francesi una mole considerevole di dati informatici riguardanti i clienti della banca. La lista F._era poi stata trasmessa alle autorità fiscali di diversi Stati dell'Unione europea, tra i quali l'Italia.\nIl 24 settembre 2010 la Guardia di finanza italiana ha convocato per una verifica fiscale B.B._, la quale ha ammesso di non avere dichiarato il conto svizzero. La procedura è sfociata in una serie di recuperi d'imposta e sanzioni.\nB.\nIl 12 gennaio 2012 B.B._ ha promosso un'azione civile davanti al Pretore di Lugano, chiedendo che la A._ SA fosse condannata a risarcirle le imposte, le sanzioni e le multe pagate al fisco italiano nonché i costi dell'assistenza legale, per un totale di euro 39'789.90; domandava inoltre la rifusione delle spese della procedura di conciliazione di fr. 200.--. L'attrice rimproverava alla banca di non averla informata del furto della lista F._e di averle così impedito sia di regolarizzare volontariamente la propria posizione con il beneficio delle agevolazioni previste dal cosiddetto scudo fiscale italiano, sia di presentarsi preparata alla convocazione davanti alla Guardia di finanza.\nLa convenuta ha sollevato diverse eccezioni e contestato ogni addebito. Ha negato di avere commesso negligenze e di essere stata la consulente fiscale dell'attrice, responsabile peraltro per non avere dichiarato i propri averi in Svizzera, e ha sostenuto che l'atto illecito di F._ aveva interrotto qualsiasi nesso causale nei suoi confronti.\nIl Pretore ha accolto parzialmente la petizione con sentenza del 3 settembre 2014, condannando la convenuta a pagare all'attrice euro 32'200.--. La II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino, statuendo il 12 dicembre 2016 su appello della convenuta, ha ridotto la condanna a euro 30'978.--.\nC.\nLa A._ SA insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 16 gennaio 2017. Chiede in via principale che la sentenza impugnata sia riformata con la reiezione della petizione; in via subordinata che sia annullata e che gli atti siano rinviati al Tribunale d'appello per nuovo giudizio.\nB.B._ propone di respingere il ricorso con risposta del 3 marzo 2017. L'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"c8bb0754-3847-4f2e-a3aa-094fc1844b62","text":""} -{"id":"d49dccba-b88c-47d5-a146-149af9ac654b","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 28 agosto 2015, l'Ufficio dei fallimenti di Lugano (qui di seguito: UF) ha aperto la liquidazione fallimentare in via sommaria della D._SA, con sede ad X._. Preso atto della rinuncia della massa dei creditori a far valere in proprio nome il diritto di promuovere azione civile o penale nei confronti degli organi della fallita, l'UF lo ha ceduto il 3 ottobre 2016 a A._ e alla C._Ltd, creditori ammessi in graduatoria; ha inoltre assegnato loro un termine per incoare il processo sino al 30 aprile 2017, in seguito prorogato sino al 31 ottobre 2017.\nA.b. Nel prosieguo, l'UF ha ammesso un'insinuazione tardiva della società fallita B._AG in Liquidation. A seguito di ciò, in data 22 maggio 2017 l'UF ha ridepositato la graduatoria, corrispondentemente modificata. Il 12 luglio successivo, l'UF ha esteso la proposta di cessione del diritto di promuovere azione civile o penale nei confronti degli organi della D._SA anche alla B._AG in Liquidation; questa ha accolto la proposta e con scritto del 17 luglio 2017 ha chiesto la cessione, a cui l'UF con provvedimento 20 luglio 2017 ha dato seguito, informando in medesima data gli altri cessionari.\nB.\nB.a. A._ ha impugnato la decisione 20 luglio 2017 dell'UF avanti al Tribunale di appello del Cantone Ticino con un ricorso 27 luglio 2017, chiedendo che la medesima sia dichiarata nulla rispettivamente sia annullata. Il Presidente della Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello, quale autorità di vigilanza, ha concesso l'effetto sospensivo al gravame e ha sospeso il termine impartito ai cessionari per far valere in giudizio la pretesa ceduta.\nB.b. Con sentenza 20 ottobre 2017 qui impugnata, il Tribunale di appello ha respinto il ricorso, prorogando contestualmente sino al 31 gennaio 2018 il termine impartito ai creditori cessionari per far valere in giudizio la pretesa ceduta.\nC.\nContro quest'ultima pronuncia, A._ (qui di seguito: ricorrente) insorge con ricorso in materia civile datato 3 novembre 2017, chiedendone la riforma nel senso che sia annullata la cessione alla massa fallimentare di B._AG in Liquidation del diritto di promuovere azione civile o penale nei confronti degli organi della D._SA, pronunciata il 20 luglio 2017 dall'UF di Lugano, con ulteriore proroga del termine per incoare il processo.\nCon decreto 29 novembre 2017 della Giudice presidente della Corte giudicante, il Tribunale federale ha concesso l'effetto sospensivo al gravame nel senso che il termine del 31 gennaio 2018 impartito ai cessionari per promuovere azione civile o penale nei confronti degli organi della fallita è sospeso durante il presente procedimento.\nNon sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"1e137731-3218-453b-a043-46602ba7458f","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ procede contro B._ per l'incasso di fr. 905.--. Rigettata l'opposizione interposta dall'escussa contro il precetto esecutivo, l'Ufficio di esecuzione e fallimenti di Locarno (qui di seguito: UEF) ha pignorato un letto antico della debitrice; la relativa asta è andata deserta. L'UEF ha allora pignorato un fondo dell'escussa, di valore - secondo la stima ufficiale - di fr. 4'585.--, a favore della creditrice ed anche del Comune di X._ (nell'ambito di un'altra esecuzione). B._ ha in seguito saldato il debito con il Comune.\nA.b. In data 20 settembre 2009, A._ ha chiesto la realizzazione del fondo pignorato. Con diffida 21 febbraio 2011, l'UEF le ha chiesto di anticipare fr. 3'000.-- per le presunte spese di realizzazione, avvertendola che l'esecuzione sarebbe stata dichiarata perenta se non avesse versato detto importo entro 10 giorni. L'UEF ha inviato all'escutente una diffida di pagamento l'8 marzo 2011, con la quale era chiesto il versamento di fr. 2'470.-- \"per l'aggiornamento delle vostre pratiche esecutive\" (con menzione pure di un'esecuzione promossa dallo Stato del Cantone Ticino) e preannunciato l'immediata realizzazione del fondo previa perizia. L'UEF ha poi inviato a A._ un'ulteriore diffida in data 5 maggio 2011, contenente la medesima comminatoria della precedente del 21 febbraio 2011. A._ non ha impugnato le citate diffide.\nA.c. Il 4 giugno 2014, A._ ha sollecitato l'UEF a riavviare l'esecuzione nei confronti di B._. L'UEF le ha risposto in data 27 giugno 2014 che, dato il mancato versamento dell'anticipo richiesto, considerava l'esecuzione perenta giusta l'.\nB.\nCon la sentenza qui impugnata del 12 settembre 2014, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino quale autorità di vigilanza (e per essa il Presidente quale giudice unico) ha respinto il ricorso 10 luglio 2014, mediante il quale A._ chiedeva di dichiarare nulla la decisione di perenzione, di ordinare la riapertura dell'incarto e di trasmettere l'incarto nuovamente all'UEF affinché questo procedesse alle proprie incombenze.\nC.\nContro la sentenza cantonale insorge ora A._ (qui di seguito: ricorrente). Con ricorso 26 settembre 2014 chiede l'annullamento della sentenza cantonale, che sia fatto obbligo all'UEF di riprendere la pratica esecutiva con una regolare intimazione della lettera 5 maggio 2011 e che la decisione di dichiarare perenta la procedura esecutiva sia annullata.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"2d4d4cc6-56a0-49f8-8bf3-6337c2e7141d","text":""} -{"id":"aa7c7afd-5dc6-4195-ae50-91355316df29","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La Cassa cantonale degli assegni familiari del Cantone Ticino (di seguito: la Cassa) con decisione del 10 gennaio 2017 ha ordinato a A.A._ e B.A._, nati entrambi nel 1981, di restituire l'importo di fr. 5'039.- percepiti indebitamente a titolo di assegni familiari integrativi (AFI) dal 1° dicembre 2015 al 30 settembre 2016. La decisione di restituzione non è stata impugnata.\nA.b. La Cassa con decisione del 9 febbraio 2017, confermata su reclamo il 5 aprile 2017, ha rifiutato la domanda di condono, poiché non poteva essere riconosciuta la buona fede, non avendo A.A._ e B.A._ comunicato alla Cassa l'inizio di un'attività lavorativa in un garage.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con giudizio del 21 agosto 2017 il ricorso di A.A._ e B.A._ contro la decisione su reclamo.\nC.\nA.A._ e B.A._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiedono l'annullamento sia del giudizio cantonale sia della decisione su reclamo e il rinvio della causa dall'amministrazione per ulteriore esame. Postulano altresì la concessione dell'effetto sospensivo.\nLa Cassa conclude per la reiezione del ricorso. Non si oppone per contro alla concessione dell'effetto sospensivo, visto che è nella prassi della Cassa procedere all'esecuzione forzata unicamente in presenza di una decisione passata in giudicato."} -{"id":"822b9a39-5934-43a9-86a4-4299ce7f613c","text":"Fatti:\nA.\nNato e cresciuto in Germania, il cittadino sloveno A._ è entrato in Svizzera il 15 marzo 2009 ed ha ottenuto dalle autorità grigionesi un permesso di dimora UE\/AELS valido sino al 14 marzo 2014 per svolgere un'attività lucrativa dipendente.\nNell'ottobre 2010, egli è diventato padre di un bambino, nato dalla relazione con la cittadina elvetica B._. Il figlio è stato da lui riconosciuto nel marzo 2012. Quello stesso mese, A._ si è trasferito in Ticino con la compagna, diventata sua moglie nell'aprile 2014.\nB.\nA._ ha occupato le autorità penali svizzere ed estere nei seguenti termini:\nsentenza dell'Amtsgericht Frankfurt am Main del 14 dicembre 2009: riconosciuto colpevole di truffa e condannato a una pena detentiva di 10 mesi sospesa condizionalmente sino al 17 maggio 2012;\nsentenza dell'Amtsgericht Frankfurt am Main del 7 maggio 2010: riconosciuto colpevole di lesioni corporali e falsità in documenti e condannato a una pena detentiva di 1 anno, sospesa condizionalmente sino al 25 maggio 2013;\nsentenza dell'Amtsgericht Frankfurt am Main del 2 luglio 2010: riconosciuto colpevole di truffa e falsità in documenti e condannato a una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da euro 60 ciascuna;\nprovvedimento dell'Amtsgericht Frankfurt am Main del 4 novembre 2010: determinazione della pena relativa alle tre condanne precedenti in anni 2, con un periodo di prova sino al 19 novembre 2013;\nsentenza della Staatsanwaltschaft Winterthur Unterland del 19 maggio 2011: riconosciuto colpevole di falsità in documenti e condannato alla pena di 30 aliquote giornaliere di fr. 110.-- ciascuna, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, e a una multa di fr. 800.--;\nsentenza del Regionalgericht Bern-Mittelland del 25 marzo 2013: riconosciuto colpevole di reiterata falsità in documenti, truffa, appropriazione indebita, reiterata falsità in certificati, infrazione alla legge federale sulla circolazione stradale e condannato ad una pena detentiva di 22 mesi (comminata in parte quale pena aggiuntiva a quella del 4 novembre 2010), sospesa condizionalmente per 16 mesi con un periodo di prova di 5 anni, nonché a una multa di fr. 1'000.--; pronuncia del prolungamento di 1 anno del periodo di prova relativo alla pena pecuniaria inflittagli il 19 maggio 2011; pronuncia di un'ordine di assistenza riabilitativa durante il periodo di prova.\nC.\nPreso atto di tali fatti, con decisione del 30 ottobre 2013 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato ad A._ il permesso di dimora di cui disponeva, fissandogli un termine per lasciare la Svizzera.\nSu ricorso, detto provvedimento è stato confermato sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale cantonale amministrativo, pronunciatosi in merito con sentenza del 12 febbraio 2015.\nD.\nIl 25 marzo 2015 A._ ha inoltrato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, con cui chiede: in via principale, che la sentenza del Tribunale amministrativo e la decisione della Sezione della popolazione vengano annullate; in subordine, che l'incarto sia rinviato alla Corte cantonale per nuovi accertamenti. Postula inoltre il riconoscimento dell'assistenza giudiziaria.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa hanno fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione e l'Ufficio federale della migrazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"0f79e8dc-fd5c-4854-bf2e-0ff5287052e8","text":""} -{"id":"f635bbc8-ef1c-4089-80e8-8c1f5bc7df61","text":"Fatti:\nA.\nIstituto A._ è proprietario della particella www di Locarno, ubicata in località xxx e, secondo il piano regolatore del 16 gennaio 1996, gravata dal vincolo \"Costruzione di interesse pubblico CP 2.36 - Istituto C._\". Il fondo, di 3'923 m 2, ospita un istituto scolastico, provvisto di un internato, destinato a studentesse. L'edificio, eretto negli anni '70 del secolo scorso, è suddiviso in zone comuni e private (camere). La struttura dispone di otto posteggi esterni.\nB.\nII 25 marzo 2015, allo scopo di consentire un cambiamento nell'utenza della struttura e permetterne un uso esteso anche all'alloggio di persone anziane e all'espletamento di attività sociali, formative e ricreative aperte al pubblico, il Municipio ha inoltrato al Dipartimento del territorio una modifica di poco conto, elaborata su richiesta della proprietaria, dell'art. 21 cpv. 4 delle norme di attuazione del piano regolatore - Settore 2 (NAPR.SE2). II 26 giugno 2015 il Dipartimento ha approvato la modifica.\nC.\nContro l'approvazione della modifica, la Comunione dei comproprietari della Residenza B._, immobile prospiciente l'Istituto C._, è insorta dinanzi al Consiglio di Stato, che con risoluzione dell'11 maggio 2016 ha respinto il ricorso. Gli insorgenti hanno quindi adito il Tribunale cantonale amministrativo, che con giudizio del 1° febbraio 2017 ha accolto il gravame, annullando la decisione governativa e quella dipartimentale.\nD.\nAvverso questa decisione l'Istituto A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di riformarla, in via principale, nel senso che la modifica di poco conto del piano regolatore sia approvata, subordinatamente di approvarla eccetto la sua ultima disposizione.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"1ad87078-47bf-41cc-92fc-7c0d173ea6c2","text":""} -{"id":"395442b2-fb08-483a-8d59-7fcc478aa7fa","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 31 maggio 2017, A._ ha chiesto al fisco ticinese la revisione delle decisioni di tassazione emesse nei suoi confronti in relazione ai periodi fiscali 2008-2014 e già passate in giudicato.\nA sostegno della domanda, osservava di avere \"scoperto due fatti rilevanti\": innanzitutto, che la rendita d'invalidità versatale dalla B._ SA avrebbe dovuto essere imposta solo al 40 %, trattandosi a suo avviso di una \"rendita vitalizia\" giusta gli art. 21 cpv. 3 della legge tributaria del Cantone Ticino del 21 giugno 1994 [LT; RL\/TI 10.2.1.1] e 22 cpv. 3 LIFD; secondariamente, che avrebbe dovuto esserle concessa la deduzione sociale per beneficiari AVS.\nA.b. Con decisione del 19 giugno successivo, l'istanza di revisione è stata respinta siccome, quale rimedio giuridico straordinario, non può essere intrapresa per far valere un diverso punto di vista giuridico. Nel contempo, il fisco ha aggiunto che la rendita percepita dall'istante non rientrava fra le rendite vitalizie per le quali è prevista l'imposizione al 40 % e che, di conseguenza, non era neppure ammessa la deduzione della quota esente per beneficiari AVS\/AI.\nIl 25 luglio 2017 l'autorità fiscale si è pronunciata su reclamo, respingendolo. La decisione su reclamo è stata confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 10 ottobre seguente.\nA.c. Il 18 novembre 2017 A._ ha impugnato quest'ultimo giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo testualmente:\n1. II ricorso è accolto.\n2. Di conseguenza, la decisione impugnata è annullata.\n3. Di conseguenza, la domanda di revisione delle tassazioni per gli anni 2008-2014 è accolta.\nDi conseguenza:\na. la rendita vitalizia d'invalidità B._ è accertata, in via principale, esente da imposizione in quanto assimilata ai versamenti ex art. 24 lett. g LIFD, e, in via subordinata, assimilata alle rendite vitalizie ex imponibili al 40 %.\nb. Le decisioni di tassazione per gli anni 2008-2014 sono rettificate retroattivamente compensando i debiti.\n4. Di conseguenza è accertato il diritto alle quote esenti AVS, da conteggiare retroattivamente fino al mese di dicembre 2007, ovvero al giorno del compimento del 64-mo anno di età della ricorrente.\n5. Protestate tasse, spese e ripetibili.\nLa Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. La domanda di respingere il ricorso è giunta pure dal fisco ticinese.\nB.\nB.a. Nella dichiarazione relativa al periodo fiscale 2015, A._ ha tra l'altro notificato la percezione di una rendita di fr. 31'548.-- e chiesto la deduzione di un importo pari al 60 % della stessa. Ha inoltre domandato il riconoscimento di una deduzione di fr. 6'000.-- per la quota esente per beneficiari AVS-AI.\nCon decisione del 19 luglio 2017, l'Ufficio circondariale di tassazione competente ha notificato alla contribuente la tassazione 2015, nella quale ha commisurato il reddito imponibile in fr. 47'800.-- (imposta cantonale) rispettivamente in fr. 49'800.-- (imposta federale diretta). In questo contesto, ha negato sia il diritto alla deduzione del 60 % della rendita percepita dalla contribuente, perché si trattava di una rendita imponibile nella misura del 100 %, sia quello alla deduzione per la quota esente per beneficiari AVS\/AI, poiché anche i presupposti per una simile deduzione non erano dati.\nB.b. Il 6 settembre 2017, l'autorità fiscale ha respinto il reclamo interposto contro la tassazione, rilevando tra l'altro che:\nSecondo l' e l'art. 21 cpv. 3 LT, le rendite vitalizie ed i proventi da vitalizi sono imponibili soltanto nella misura del 40 %. Questa limitazione tiene conto della circostanza che una rendita vitalizia è costituita in parte dagli interessi maturati sul capitale da cui proviene ed in parte dal rimborso del capitale stesso. La rendita LAINF percepita è destinata a coprire una perdita di guadagno dovuta a inabilità al lavoro e la contribuente ha finanziato questa rendita unicamente con dei premi di puro rischio, che non hanno comportato la costituzione di un capitale. In conseguenza a quanto sopra esposto i redditi della contribuente sono superiori ai minimi necessari per avere diritto alla deduzione della quota esente per beneficiari AVS\/AI.\nLa decisione su reclamo è stata confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 19 aprile 2018.\nB.c. Il 29 maggio 2018 A._ ha impugnato quest'ultimo giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo testualmente:\n1. II ricorso è accolto.\n2. Di conseguenza, la decisione impugnata è annullata e\/o\nDi conseguenza, la decisione impugnata è riformata:\nla rendita vitalizia d'invalidità B._ è accertata, in via principale, esente da imposizione in quanto assimilata ai versamenti ex art. 24 lett. g LIFD, e, in via subordinata, assimilata alle rendite vitalizie ex imponibili al 40 %.\n3. Di conseguenza, è accertato il diritto alle quote esenti AVS.\n4. Protestate tasse, spese e ripetibili.\nLa Corte cantonale si è riconfermata nelle conclusioni della propria sentenza. La domanda di respingere il ricorso è giunta pure dal fisco ticinese e dall'Amministrazione federale delle contribuzioni. Con scritto del 28 settembre 2018 la ricorrente ha ribadito la propria posizione.\nC.\nSu esplicita richiesta dell'insorgente, con decreto del 5 giugno 2018 del Presidente della II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale le cause di cui ai punti A. e B. dei fatti sono state congiunte.\nNel seguito, le stesse vengono pertanto trattate nell'ambito di un solo e unico giudizio."} -{"id":"20e08aa6-a459-4c3a-b46c-ab386a64128e","text":"Fatti:\nA. A._ è proprietaria delle particelle n.xxx (619 m2), yyy (427 m2) e zzz (3'551 m2) di Ronco s. Ascona. Nelle sedute del 4 e del 5 settembre 2006, il Consiglio comunale ha adottato la revisione del piano regolatore. I citati fondi sono stati attribuiti alla zona per edifici di interesse pubblico, segnatamente all'area per edifici e infrastrutture turistiche e casa di riposo (EP4). Contro questa assegnazione la proprietaria è insorta al Consiglio di Stato del Cantone Ticino, chiedendo di annullare, per carenza di interesse pubblico, il citato vincolo e di inserire le sue particelle nella zona residenziale estensiva."} -{"id":"4929acb0-ca5b-4f3f-a570-b7a18e308261","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° gennaio 2012 è entrato in vigore il regolamento della legge sullo sviluppo territoriale, del 20 dicembre 2011, emanato dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino (RLst; RL 7.1.1.1.1). Gli articoli da 51 a 62 RLst costituiscono il \"regolamento cantonale posteggi privati\", che riprende un precedente regolamento a sé stante del 14 giugno 2005 (Rcpp), entrato in vigore il 1° gennaio 2006. Essi disciplinano il numero di posteggi privati necessari nei casi di nuove costruzioni, riattazioni importanti e cambiamenti di destinazione che implicano un cambiamento sostanziale dei parametri di riferimento per il calcolo dei posteggi. Le norme si applicano a tutte le costruzioni, ad eccezione di quelle destinate all'abitazione, nei Comuni che sono elencati in un allegato al regolamento.\nB.\nCon decreti del 15 aprile 2014 e del 6 maggio 2014 il Consiglio di Stato ha modificato la maggior parte delle disposizioni del \"regolamento cantonale posteggi privati\" e il relativo allegato. Il Governo ha essenzialmente mutato taluni parametri per stabilire il fabbisogno massimo di riferimento e il numero di posteggi privati necessari. Il provvedimento mirava in particolare a ridurre la disponibilità di parcheggi, allo scopo di disincentivare il traffico veicolare provocato dai lavoratori pendolari. La rete viaria del Sottoceneri sarebbe infatti sovraccarica a seguito della concentrazione delle attività economiche e dell'aumento dei lavoratori frontalieri.\nC.\nL'associazione A._ e B._, proprietario nel Comune di Bioggio di fondi adibiti ad attività commerciali, artigianali e industriali, hanno impugnato le modifiche del regolamento con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale che, con sentenza 1C_274\/2014 del 18 dicembre 2014, le ha annullate. Questa Corte ha rilevato che il Consiglio di Stato aveva emanato le modifiche omettendo di coinvolgere la commissione consultiva prevista dall'art. 42 seg. della legge sullo sviluppo territoriale, del 21 giugno 2011 (LST; RL 7.1.1.1).\nD.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare e in particolare dopo avere sentito la commissione consultiva, con decreto del 13 maggio 2015 l'Esecutivo cantonale ha adottato una nuova modifica del regolamento e del relativo allegato, che è stata pubblicata nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del 19 maggio 2015 ed è entrata immediatamente in vigore (cfr. BU 2015, pag. 236 segg.). Essa ha il seguente tenore:\nArt. 51 cpv. 3\n3 Esse si applicano a tutte le costruzioni, ad eccezione di quelle destinate all'abitazione, nei Comuni elencati nell'allegato 1.\nArt. 51 cpv. 4\nAbrogato\nArt. 52 cpv. 4\nEsso è inferiore o uguale al fabbisogno massimo di riferimento e si calcola riducendo tale fabbisogno in funzione della qualità del servizio di trasporto pubblico (articoli 59-60) o di situazioni particolari (art. 61), oppure mediante valutazione del singolo caso (art. 61a).\nArt. 53\nTipologia di attività Destinazione dei posteggi Fabbisogno massimo di riferimento Industria a bassa densità di posti di lavoro e logistica Ospiti - Clienti - Personale 0.6 posteggi \/ 100 mq SUL Industria e artigianato Ospiti - Clienti - Personale 1 posteggio \/ 100 mq SUL\nArt. 54\nDestinazione dei posteggi Fabbisogno massimo di riferimento Ospiti - Clienti - Personale 2.5 posteggi \/ 100 mq SUL\nArt. 55\nTipo di superficie Destinazione posteggi Fabbisogno massimo di riferimento Negozi singoli (SUL ≤ 500 mq) Ospiti-Clienti-Personale 4 posteggi\/100 mq SUL Negozi singoli e piccoli centri commerciali (500 mq < SUL ≤ 5000 mq) Generi alimentari Ospiti-Clienti-Personale 8 posteggi\/100 mq SUL Altri generi Ospiti-Clienti-Personale 4 posteggi\/100 mq SUL Grandi negozi o centri commerciali (SUL > 5000 mq) Ospiti-Clienti-Personale Necessario studio specifico\n1 I valori della tabella devono essere ridotti se la clientela ha la possibilità di utilizzare posteggi al servizio di altri tipi di contenuti o posteggi pubblici situati nelle immediate vicinanze.\n2 I posteggi riservati al personale devono essere demarcati in modo distinto da quelli per ospiti e clienti.\ne) posteggi per fornitori e veicoli di servizio\nArt. 56a (nuovo)\nIn tutti i casi di cui agli articoli 53, 54, 55 e 56, eventuali posteggi riservati ai fornitori e ai veicoli di servizio sono stabiliti in base alle reali necessità e vanno costruiti separatamente e demarcati adeguatamente.\nArt. 58 cpv. 1\n1 La Sezione della mobilità classifica le fermate del trasporto pubblico in categorie da I a III, in base al tipo di trasporto pubblico e all'intervallo tra una corsa e l'altra (elenco fermate in FU).\nArt. 59\n1 La qualità del servizio di trasporto pubblico a disposizione di un edificio o di una zona è classificata in livelli da A a C, in base alla raggiungibilità e alla categoria della fermata, secondo la tabella seguente:\nLivello di qualità del servizio di trasporto pubblico (TP)\nCategoria di fermata Raggiungibilità della fermata (distanza in metri) fino a 500 m 500 - 1000 m I A B II B C III C -\n2 La Sezione della mobilità, sulla base di una proposta del Municipio, può elaborare un piano tecnico che suddivide il territorio comunale in settori corrispondenti al livello di qualità del trasporto pubblico; essa fruisce di un margine di apprezzamento per tener conto degli ostacoli (naturali o artificiali) che comportano un prolungamento dei percorsi a piedi, garantendo una razionale suddivisione in settori.\nArt. 60\n1 La tabella che segue esprime il numero di posteggi necessari in percentuale rispetto al fabbisogno massimo di riferimento.\nLivello di qualità del servizio trasporto pubblico Posteggi necessari \/ fabbisogno massimo di riferimento A 35 - 50% B 50 - 70% C 70 - 100%\n2 Per posteggi destinati a contenuti industriali o artigianali (art. 53), amministrativi (art. 54) e a scuole (art. 56) sono da applicare i valori più restrittivi.\n3 Per i posteggi destinati a stabilimenti con lavoro a turni è possibile applicare i valori meno restrittivi a dipendenza dell'effettiva offerta di trasporto pubblico all'inizio e della fine dei turni.\n4 Valori più restrittivi rispetto a quelli indicati possono essere applicati in combinazione con un piano di mobilità per gli spostamenti generati dai contenuti della costruzione.\n5 Restano riservate norme comunali più restrittive a tutela del paesaggio o per motivi di mobilità e protezione dell'ambiente.\nArt. 61 lett. a\na) se nel comparto in cui si trovano i posteggi la rete stradale è già prossima alla saturazione.\nGrandi stabilimenti e scuole di livello terziario\nArt. 61a (nuovo)\n1 Nel caso di grandi stabilimenti con oltre 100 posti di lavoro e di scuole di livello terziario, il numero di posteggi necessari è stabilito in base ad un'attenta valutazione del singolo caso, tenuto conto dell'applicazione di un adeguato piano di mobilità per gli spostamenti generati dai contenuti della costruzione.\n2 In ogni caso non possono essere superati i parametri relativi al fabbisogno massimo stabiliti dalla norma SN 640 281 dell'Unione dei professionisti svizzeri della strada (VSS) e le percentuali rispetto al fabbisogno massimo di riferimento di cui all'art. 60.\nA queste disposizioni segue l'allegato 1, che elenca i Comuni soggetti al Regolamento cantonale posteggi privati (art. 51).\nE.\nLa A._ e B._ impugnano anche questa modifica con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla. In via subordinata, chiedono di annullare le singole disposizioni modificate e di rinviare gli atti al Consiglio di Stato, affinché effettui la verifica periodica dei parametri del \"regolamento cantonale dei posteggi privati\" e del relativo elenco dei Comuni interessati e sottoponga in seguito eventuali proposte di modifica alla commissione consultiva. I ricorrenti fanno sostanzialmente valere la violazione degli art. 42 e 43 LST, dell'art. 4 LPT, dei principi della legalità, della separazione dei poteri e del divieto dell'arbitrio. Lamentano inoltre la non conformità del regolamento alle norme dell'Unione dei professionisti svizzeri della strada (VSS) e la violazione del principio della proporzionalità.\nF.\nInvitati a presentare una risposta al ricorso, il Consiglio di Stato chiede di respingere il ricorso nella misura della sua ammissibilità, mentre il Gran Consiglio comunica di non presentare osservazioni, siccome l'atto impugnato rientra nella competenza del Governo. I ricorrenti hanno replicato alla risposta del Consiglio di Stato confermando le loro conclusioni.\nCon decreto presidenziale del 10 luglio 2015 è stata respinta la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel gravame."} -{"id":"1026e262-e22a-4638-aecb-ce44bbc4eb8f","text":"Fatti:\nA. V._, nato nel 1977, già attivo professionalmente in qualità di pizzaiolo, il 2 settembre 2002 ha presentato una domanda di prestazioni AI lamentando una lombalgia specifica recidivante a sinistra con sindrome discogena e irritazione radicolare, un'ernia discale, cervicalgia aspecifica cronica e una sindrome miofasciale.\nPreso atto degli esiti di un accertamento professionale presso il Centro per la formazione professionale e sociale di X._ e di una perizia commissionata al dott. M._, specialista in reumatologia e riabilitazione, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) ha respinto la richiesta per carenza di invalidità di grado pensionabile. Partendo da una capacità lavorativa residua del 60% in attività sostitutive adeguate, l'UAI, effettuato il raffronto dei redditi, ha stabilito un tasso di invalidità del 32%, insufficiente per conferire il diritto a una rendita anche solo minima (decisione su opposizione del 27 novembre 2006).\nB. Per pronuncia del 10 dicembre 2007 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso dell'assicurato.\nC. Patrocinato dal Sindacato Unia, V._ insorge al Tribunale federale, al quale chiede che venga annullato il giudizio cantonale e che gli venga riconosciuto il diritto a un quarto di rendita.\nL'UAI propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"4d598252-d039-4590-8fea-fda18d6fe3a7","text":"Fatti:\nA.\nDopo avere ottenuto dei permessi per confinanti (1978-1981 e 1985-2010) nonché dei permessi di dimora annuali (1981-1985 in seguito al suo matrimonio con una cittadina svizzera, sciolto per divorzio il 5 luglio 1983) A._, cittadino italiano, si è visto rilasciare il 23 agosto 2011 un permesso di dimora UE\/AELS valido fino al 22 agosto 2016 al fine di svolgere un'attività lucrativa indipendente. In seguito alla chiusura della propria ditta a fine aprile 2012 egli ha beneficiato di indennità straordinarie di disoccupazione; esaurite le stesse egli si è ritrovato, nel luglio 2012, a carico della pubblica assistenza siccome era privo di entrate finanziarie, situazione che perdura tuttora.\nB.\nIl 6 novembre 2014 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino, dopo avere conferito a A._ la possibilità di esprimersi, gli ha revocato il permesso di dimora UE\/AELS nonché fissato un termine per lasciare la Svizzera. A sostegno della propria decisione l'autorità ha osservato che da tempo non lavorava più e che, non disponendo più di entrate sufficienti per il proprio mantenimento, era a carico della pubblica assistenza.\nDetta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, il 13 gennaio 2016, e poi dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino, con sentenza del 22 gennaio 2018.\nC.\nIl 5 marzo 2018 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso con cui chiede che, conferito l'effetto sospensivo al proprio gravame, la sentenza cantonale sia annullata e gli sia confermato il permesso di dimora UE\/AELS. Domanda inoltre di essere esentato dal dovere versare un eventuale anticipo a copertura delle spese giudiziarie.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"6151e932-ca56-44eb-85f3-7a426ca2e127","text":"Fatti:\nA.\nIl 12 gennaio 2017 il Municipio dell'allora Comune di Camorino, licenziato il messaggio relativo al preventivo per quell'anno, aveva proposto al legislativo di fissare all'85 % il moltiplicatore d'imposta per il 2017, ciò che avrebbe comportato un disavanzo di esercizio di fr. 2'170'845.25: il Consiglio comunale ha accettato le proposte.\nB.\nIl 23 maggio 2017 il Consiglio di Stato, ritenendo che detto coefficiente fosse pregiudizievole alla situazione finanziaria della nuova Città di Bellinzona, nella quale il 2 aprile 2017 il Comune di Camorino era confluito per aggregazione, in applicazione della legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni del 16 dicembre 2003 (LASC) ha prospettato all'Esecutivo bellinzonese, che non vi si era opposto, l'adozione di una misura di vigilanza volta a riequilibrare le finanze. Con risoluzione del 14 giugno 2017 il Consiglio di Stato, intervenendo quale autorità di vigilanza sui Comuni, ha fissato il moltiplicatore d'imposta dell'ex Comune di Camorino per l'anno 2017 al 95 %.\nC.\nA._, B._, F._, C._, D._, G._ e E._ hanno impugnato la decisione governativa dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, che con sentenza dell'8 agosto 2019 ha dichiarato il ricorso irricevibile per difetto di legittimazione.\nD.\nAvverso questa decisione A._, B._, C._, D._ ed E._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono di annullarla e di rinviare la causa alla Corte cantonale affinché esamini il ricorso nel merito.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"033acb79-9ba2-47e8-8e48-7f38b85eea44","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 giugno 2012 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha adottato un decreto legislativo con cui ha rilasciato ai Municipi di Giubiasco, Pianezzo e Sant'Antonio la concessione, per la durata di 40 anni, per l'utilizzazione delle acque di diversi gruppi sorgivi in Valle Morobbia. Con il decreto, il legislativo cantonale ha contestualmente approvato la variante del piano regolatore di Sant'Antonio per la modifica dei piani del paesaggio, dei servizi tecnologici, del traffico e delle zone per le attrezzature e gli edifici di interesse pubblico (adottata dall'Assemblea comunale il 18 ottobre 2010), nonché la variante del piano regolatore di Giubiasco per la definizione della zona d'interesse pubblico Serbatoio Madonna degli Angeli (adottata dal Consiglio comunale l'11 ottobre 2010). Ha inoltre autorizzato i relativi dissodamenti. Il progetto prevede in sostanza il risanamento e l'ottimizzazione del prelievo e della distribuzione dell'acqua potabile nel comprensorio della Valle Morobbia mediante la realizzazione di un nuovo acquedotto intercomunale combinato con la produzione idroelettrica.\nTrascorsi i termini per l'esercizio del referendum, il decreto legislativo è stato pubblicato nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del 4 settembre 2012 ed è entrato immediatamente in vigore (cfr. BU 37\/2012 del 4 settembre 2012, pag. 413 segg.).\nB.\nA._, B._, C._, D._ ed E._, cittadini di Giubiasco, nonché la Società F._ e la Federazione G._ si sono aggravati contro il decreto legislativo dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo.\nC.\nCon sentenza del 6 dicembre 2013, la Corte cantonale ha respinto in quanto ricevibile il ricorso. Ha innanzitutto ritenuto che nessun ricorrente era legittimato a impugnare la concessione per l'utilizzazione delle acque. Ha poi riconosciuto la legittimazione ad impugnare la modifica del piano regolatore di Giubiasco solo ad A._, B._, C._, D._ ed E._, quali cittadini del Comune. Ha nondimeno ritenuto tardiva la censura relativa allo sperpero di mezzi pubblici e ha respinto le altre critiche di ordine pianificatorio concernenti un'insufficiente informazione e partecipazione della popolazione, il mancato coordinamento delle procedure e l'adozione della zona d'interesse pubblico per il nuovo serbatoio a Giubiasco, in particolare per quanto concerne il suo inserimento nel paesaggio.\nD.\nA._, B._, C._, D._, E._, la Società F._ e la Federazione G._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono in via principale di annullarla e in via subordinata di annullarla e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per l'emanazione di una nuova decisione.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"107317df-4f47-40eb-b4f3-6e4dd578bc92","text":"Fatti:\nA. Con sentenza del 15 febbraio 2013 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha parzialmente accolto il ricorso presentato da A._ contro la decisione pronunciata il 28 novembre 2012 dal Consiglio di Stato ticinese in materia di sequestro di armi e munizioni nonché posto a suo carico le tasse e le spese in base al suo parziale gra-do di soccombenza.\nB. Il 29 aprile 2013 A._ si è rivolto alla Corte cantonale, contestando l'addebito delle spese. Il 30 aprile successivo il Tribunale cantonale amministrativo, confermando la ricezione del gravame, ha avvisato l'interessato che, salvo avviso contrario da fare valere entro il 13 maggio 2013, il suo scritto sarebbe stato trasmesso al Tribunale federale per motivi di competenza ed evasione. Inoltre ha attirato la sua attenzione sul fatto che, siccome la sentenza litigiosa gli era stata notificata il 20 febbraio 2013, il termine per esperire un eventuale ricorso era scaduto il 22 marzo 2013.\nC. Come preannunciato la Corte cantonale ha trasmesso, il 17 maggio 2013, il ricorso di A._ a questa Corte.\nNon è stato ordinato uno scambio di allegati scritti."} -{"id":"33a59338-653e-43bf-a3d3-9bfdb61f612b","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito di un controllo volto ad accertare le condizioni lavorative e salariali degli impiegati di commercio attivi negli studi legali successivamente all'entrata in vigore, il 1° agosto 2015, del contratto normale di lavoro per gli impiegati di commercio negli studi legali (di seguito: CNL), l'Ufficio dell'Ispettorato del lavoro del Dipartimento delle finanze e dell'economia (di seguito: UIL) ha intimato, il 20 novembre 2015, all'avv. A._ un rapporto nel quale le veniva prospettata l'adozione di una sanzione amministrativa fondata sull'art. 9 della legge federale dell'8 ottobre 1999 concernente le misure collaterali per i lavoratori distaccati e il controllo dei salari minimi previsti nei contratti normali di lavoro (Legge sui lavoratori distaccati, LDist; RS 823.20), nella versione in vigore all'epoca, per inosservanza del salario minimo prescritto dal suddetto CNL. L'11 dicembre 2015, datale la possibilità di determinarsi, l'UIL ha inflitto all'avv. A._ una multa di fr. 385.-- per aver versato alla propria dipendente B._, occupata a tempo parziale, un salario inferiore di fr. 158.48 rispetto a quello minimo prescritto (fr. 2'436.60 invece di fr. 2'595.08), per il mese di settembre 2015.\nB.\nAdito dall'avv. A._, il Consiglio di Stato ticinese ne ha respinto l'impugnativa con giudizio del 20 settembre 2016, confermando la sanzione pecuniaria inflittale, ritenuta conforme al principio della proporzionalità. Con sentenza del 31 luglio 2018, il Tribunale cantonale amministrativo, accogliendo parzialmente il gravame presentato dall'interessata, ha per contro constatato che l'ammanco di salario rispetto al salario minimo fissato dal CNL si riduceva in realtà a circa fr. 20.--, l'autorità precedente avendo omesso a torto d'includere nel conteggio salariale un importo di fr. 137.10. In queste circostanze, la sanzione inflitta alla datrice di lavoro risultava eccessiva alla luce della gravità oggettiva e soggettiva della violazione. I giudici cantonali hanno quindi riformato la decisione governativa e pronunciato un semplice avvertimento invece della multa, rilevando tra l'altro che tale misura corrispondeva a quanto indicato nelle raccomandazioni nel frattempo emanate dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO), stato aprile 2017, in caso di differenze salariali complessive inferiori a fr. 100.-- e di pagamento documentato degli arretrati.\nC.\nIl 31 agosto 2018 l'avv. A._ ha inoltrato al Tribunale federale un \" ricorso di diritto pubblico \", con cui postula l'annullamento delle decisioni del Tribunale cantonale amministrativo, del Consiglio di Stato e dell'UIL. Lamentato un accertamento erroneo dei fatti e la violazione del suo diritto di essere sentita, fa valere l'incostituzionalità del CNL alla luce del principio della parità di trattamento e sostiene che la sanzione inflittale, accompagnata dalla relativa pubblicazione della misura, violerebbe tutta una serie di altri principi e diritti costituzionali e convenzionali, nonché disposizioni del diritto federale. Domanda inoltre l'ammissione all'assistenza giudiziaria.\nChiamati ad esprimersi il Tribunale cantonale amministrativo e l'UIL hanno rinunciato a formulare osservazioni, limitandosi a riconfermare le rispettive argomentazioni esposte nelle sedi precedenti. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte, mentre la SECO non si è espressa."} -{"id":"1b28c9e7-519e-4053-8d34-af61bb19d39d","text":"Fatti :\nA.- L._, nata nel 1933, titolare di una rendita di vecchiaia, era al beneficio di una prestazione complementare alla rendita AVS. Con decisione 25 ottobre 1999 la Cassa di compensazione del Cantone Ticino ha soppresso, con effetto dal 1° novembre seguente, il diritto a detta prestazione in quanto il reddito determinante dell'assicurata superava il limite annuo fissato dalla legge.\nLa modifica in questione era riconducibile al fatto che, in occasione dell'usuale procedura di revisione della prestazione complementare, l'amministrazione aveva constatato un'alienazione della sostanza immobiliare per un importo di fr. 785 135.-.\nB.- Adito dall'interessata, con giudizio del 7 agosto 2000 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il gravame. I giudici cantonali hanno segnatamente rilevato che secondo atto di divisione la ricorrente aveva rinunciato a parte dell'eredità nel 1991, che il valore della rinuncia era pari a fr. 225 733. 50 e che la sostanza computabile ammontava a fr. 227 948. 50, con un importo determinante come reddito di fr. 22 794.-. In tali circostanze era superfluo stabilire l'ammontare del reddito ipotetico della sostanza alienata, ritenuto che anche senza tenerne conto i redditi, pari a fr. 48 035.-, superavano il fabbisogno di fr. 30 091.-.\nC.- Rappresentata dall'avv. M. Probst di Lugano, L._ interpone al Tribunale federale delle assicurazioni un ricorso di diritto amministrativo avverso la pronunzia cantonale. Protestate spese e ripetibili, chiede in ordine che sia accolta l'istanza volta ad ottenere un termine suppletorio per completare il gravame. Nel merito postula, in via principale, l'annullamento del giudizio impugnato, mentre in via accessoria conclude domandando che l'incarto sia retrocesso all'istanza cantonale giudiziaria per un complemento d'istruttoria e la resa di una nuova pronunzia ai sensi dei considerandi. Chiede pure di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria gratuita.\nLa Cassa opponente propone la disattenzione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"981bd879-d866-430b-bf28-5aeb78734553","text":"Fatti:\nA.\nL'Ufficio degli anziani e delle cure a domicilio del Cantone Ticino, preso atto della spesa a consuntivo di fr. 17'638.15, con decisione del 13 gennaio 2017, confermata su reclamo il 3 febbraio 2017, ha concesso a A.A._, nata nel 1930, a causa di gravi problemi di mobilità, un contributo di fr. 10'473.-, pari al 75% della spesa riconosciuta a preventivo (fr. 13'694.60), quale partecipazione dello Stato alle spese relative all'eliminazione delle barriere architettoniche (spostamento in parete del wc verso il lavabo e la formazione di una doccia) nella casa ove risiede con il marito B.A._, nato nel 1925. Le maggiori spese non sono state considerate, poiché erano determinate dalla ripiastrellatura totale del locale e da altri lavori non preventivati, lavori non necessari per migliorare l'accessibilità. Con risoluzione governativa dell'11 luglio 2017 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A.A._ e B.A._ contro la decisione su reclamo.\nB.\nIl Giudice delegato del Tribunale amministrativo del Cantone Ticino, dopo che è stato fissato un termine per il versamento dell'anticipo spese e che tale importo non è stato saldato, con giudizio del 29 agosto 2017 ha dichiarato irricevibile il ricorso.\nC.\nA.A._ e B.A._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiedono sostanzialmente l'annullamento del giudizio cantonale e la concessione di un sussidio integrale per la spesa finale di fr. 17'638.15.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"0edccd88-bdc8-4efc-8a94-846d6f69565b","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- L'impresa Edgardo Pollini & figlio SA di Cavigliano è affittuaria di alcuni terreni di proprietà del patriziato di Cavergno, in località Sonlerto (Val Bavona), già adibiti a cava di granito. Essa è subentrata (dapprima come ditta N. Pollini di Minusio) in un precedente contratto di affitto concluso il 28 giugno 1968 da Remo Tonini e dai fratelli Bonanomi, dai quali ha ripreso attività e attrezzature.\nB.- Il 4 dicembre 1997 il Municipio di Cavergno, constatata la ripresa dell'attività nella cava di Sonlerto, da anni in disuso, ha ordinato alla ditta Pollini l'immediata cessazione di ogni lavoro e le ha ingiunto di inoltrare una domanda di costruzione per la riapertura della cava, i lavori preparatori, la posa di una baracca, la formazione di un accesso veicolare e la sistemazione finale del terreno.\nUn ricorso della ditta Pollini al Consiglio di Stato del Cantone Ticino è stato respinto con decisione del 26 gennaio 1999. L'esecutivo cantonale ha accertato che l'attività nella cava non era stata autorizzata e che il piano regolatore, approvato dal Consiglio di Stato il 24 settembre 1985, inserisce la cava nella zona senza destinazione specifica, ai margini di una zona di pericolo valangario; l'intera valle sarebbe d'altra parte qualificata come sito pittoresco e risulterebbe censita nell'inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali di importanza nazionale.\nAncorché tutte queste disposizioni siano successive all'apertura della cava, il Consiglio di Stato ha ritenuto che la ditta Pollini non potesse beneficiare della tutela delle situazioni acquisite, vista la prolungata inattività della cava medesima. Secondo il Governo cantonale una ripresa dell'attività dovrebbe configurarsi come un cambiamento di destinazione, soggetto all'obbligo della licenza edilizia; ha ritenuto quindi giustificato l'ordine di sospendere i lavori e di inoltrare una domanda di costruzione impartito alla ditta dal Municipio di Cavergno.\nC.- Il Tribunale cantonale amministrativo, mediante sentenza del 10 marzo 2000, ha respinto un ricorso della società contro la decisione governativa. Ha dapprima ritenuto infondata la censura di violazione del diritto di essere sentito, motivata dalla ricorrente con la mancata assunzione di alcune testimonianze, idonee - a suo dire - a dimostrare come l'attività nella cava non fosse mai cessata.\nSecondo la Corte cantonale, il Consiglio di Stato ha effettuato legittimamente una valutazione anticipata delle prove, ritenendo le testimonianze proposte non indispensabili ai fini del giudizio, dal momento che tutte le altre prove raccolte consentivano di documentare in maniera più che precisa la natura e l'intensità dell'attività esercitata negli ultimi anni. Nel merito, la precedente istanza ha negato alla ricorrente la protezione della garanzia dei diritti acquisiti. L'abbandono dell'attività di escavazione, documentato dalle fotografie aeree della regione, dalle quali risulta che a partire perlomeno dal 1987 il sedime occupato dalla cava è stato progressivamente ricoperto dalla vegetazione, avrebbe infatti fatto perdere ai fondi la caratteristica di utilizzazione eventualmente coperta dalla garanzia costituzionale, facendo loro recuperare quella originaria, di ampio terreno ricoperto da vegetazione.\nComunque, le esigenze derivanti dalla salvaguardia di un paesaggio divenuto di importanza nazionale, nonché gli interessi legati alla protezione dell'ambiente, osterebbero al riconoscimento di tale garanzia. Il Tribunale amministrativo ha quindi ritenuto giustificata la decisione del Municipio di Cavergno di ordinare alla ricorrente la presentazione di una domanda di costruzione.\nD.- La ditta Pollini impugna questa sentenza con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla. Rimprovera alla Corte cantonale la violazione del diritto di essere sentito per aver omesso di assumere le prove atte a dimostrare che la cava sarebbe sempre rimasta in funzione. Fa inoltre valere la violazione della garanzia della proprietà e del principio della buona fede. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nE.- La Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni, confermandosi nella propria sentenza. Il Consiglio di Stato del Cantone Ticino e il Dipartimento del territorio, Ufficio delle domande di costruzione e dell'esame di impatto ambientale, si rimettono al giudizio del Tribunale federale. Il Municipio di Cavergno, rilevando come la mancata considerazione dell'esistenza della cava durante l'allestimento del piano regolatore non sia da ascrivere a svista, ma al fatto che la cava fosse da tempo in disuso, postula la reiezione del gravame. Il Patriziato di Cavergno non formula conclusioni, precisando che la ricorrente gli verserebbe regolarmente il canone di affitto relativo al sedime della cava e che questa sarebbe sempre stata attiva, anche se effettivamente negli ultimi 5-6 anni la ditta si sarebbe limitata al recupero di massi fatti brillare precedentemente in due occasioni."} -{"id":"1c91d75c-74c3-4fc0-97d4-7c17f20539b5","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 dicembre 2019 A._ ha inoltrato una denuncia penale al Ministero pubblico del Cantone Ticino per amministrazione infedele a carico di B._. L'8 gennaio 2020 il Procuratore pubblico (PP) ha emanato un decreto di non luogo a procedere, ritenendo che non sussisterebbe una competenza territoriale in Svizzera e in Ticino, adducendo a titolo abbondanziale la tardività della querela. Il decreto, notificato all'interessata a Karlsruhe (Germania), sarebbe stato ricevuto il 17 gennaio 2020.\nB.\nCon reclamo del 27 gennaio 2020, redatto in francese e impostato in Francia, la denunciante è insorta alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), contestando il decreto, anche perché redatto in lingua italiana, e chiedendo un termine di un mese per farlo tradurre e per completare il reclamo. La CRP le ha fissato un termine per emendare il rimedio esperito: né entro questo termine né in seguito la querelante lo ha emendato. La CRP, rilevato che la reclamante parla tedesco e risiederebbe in Germania, richiamato l'Accordo tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica federale di Germania che completa la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959 e ne agevola l'applicazione, concluso il 13 novembre 1969 (RS 0.351.913.61), ha ritenuto che la notifica non sarebbe avvenuta in maniera corretta, imponendo quindi al PP di intimare nuovamente il decreto, tradotto in lingua tedesca.\nC.\nAvverso questa decisione il PP Daniele Galliano presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullarla, di dichiarare irricevibile il reclamo e di confermare il decreto litigioso, subordinatamente di rinviare gli atti alla CRP per nuovo giudizio.\nA._ non ha ritirato l'invito del Tribunale federale a esprimersi sul ricorso, inviato all'indirizzo in Francia da lei indicato alle autorità cantonali e al quale le sono già state notificate altre sentenze del Tribunale federale.\nLa CRP non presenta osservazioni e si rimette al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"408a24c9-84fe-48cf-9575-2f348b639d85","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 luglio 2012 A._, nato nel 1958, di professione operaio tornitore, è stato coinvolto in un incidente della circolazione stradale, mentre era in vacanza con la famiglia. Gli sono stati riscontrati un trauma cranico commotivo e un \"emorragia subaracnoidea consecutiva a traumatismo senza menzione di ferita cranica\". L'INSAI ha assunto il caso e corrisposto prestazioni. Dopo l'esecuzione nell'ottobre 2012 di un intervento neurochirurgico di evacuazione di un ematoma intracranico, A._ è entrato in cura psichiatrica dall'estate 2013.\nCon decisione del 27 novembre 2014, confermata su opposizione il 14 ottobre 2015, l'INSAI ha dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni dal 1° dicembre 2014, non essendo realizzato un nesso di causalità, in modo particolare le cause organiche non essendo sufficienti a spiegare i disturbi tuttora lamentati. Con sentenza del 9 agosto 2016 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino (causa 35.2015.122) ha annullato la decisione su opposizione e rinviato la causa all'INSAI per acquisire agli atti e considerare una valutazione peritale ordinata in ambito AI e per esprimersi nuovamente sull'eziologia delle affezioni al rachide, come anche dei disturbi neuropsicologici, psichici, oculari, di equilibrio, delle cefalee e del tinnitus.\nCon decisione del 1° ottobre 2018, confermata su opposizione il 27 febbraio 2019, l'INSAI ha ribadito che dal 1° dicembre 2014 i disturbi ancora presentati da A._ non erano più in nesso di causalità con l'infortunio. Con sentenza del 27 aprile 2020 il Tribunale cantonale delle assicurazioni (35.2019.45) ha annullato la decisione su opposizione nella misura in cui l'INSAI ha negato la propria responsabilità sui disturbi neuropsicologici, psichici, oculari, di equilibrio, alle cefalee e al tinnitus e rinviato la causa all'INSAI.\nCon decisione del 14 ottobre 2020, confermata su opposizione il 22 gennaio 2021, l'INSAI ha ancora negato la sussistenza di un nesso di causalità tra i disturbi e l'evento assicurato dal 1° dicembre 2014.\nB.\nIl Tribunale cantonale delle assicurazioni con sentenza del 30 agosto 2021 ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullare la sentenza cantonale, di stabilire l'esistenza di un nesso di causalità naturale e adeguata tra l'infortunio del 28 luglio 2021 e i disturbi lamentati e di ordinare all'INSAI di valutare il diritto alle prestazioni.\nL'INSAI propone la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni. Il 19 novembre 2021 A._ ha replicato alla risposta dell'assicuratore."} -{"id":"1d558018-2aae-48d5-b3f0-4d8d369bbb16","text":"Fatti:\nA.\nL'avv. B._ e l'avv. A._ sono comproprietari di una particella ubicata nel Comune di Porza, attribuita alla zona residenziale estensiva (R2). Sul fondo si trova una casa di abitazione e alcune opere accessorie. Il 17 giugno 2013 il Municipio ha rilasciato loro la licenza edilizia per costruire, tra l'altro, una piscina, un deposito per la legna e la copertura di parte dell'area esterna con due strutture (porticati-pergolati) aperte su due\/tre lati. In corso d'opera gli istanti hanno rinunciato alla costruzione dei due accessori, realizzando al loro posto una veranda prefabbricata in alluminio e vetro, collegata all'edificio principale tramite una portafinestra.\nB.\nDopo l'esperimento di un sopralluogo e preso atto del rifiuto dei comproprietari d'inoltrare una domanda di costruzione in sanatoria per la veranda, il Municipio ha avviato d'ufficio la relativa procedura, negandone il rilascio con decisione del 20 novembre 2017. L'ha ritenuta infatti un'opera principale e non accessoria a causa delle dimensioni e dell'idoneità all'abitazione, ordinandone la demolizione, decisione confermata dal Consiglio di Stato il 10 ottobre 2018. Adito dagli interessati, con giudizio dell'11 agosto 2020, il Tribunale cantonale amministrativo ne ha parzialmente accolto il ricorso, annullando la risoluzione municipale limitatamente alla chiusura della portafinestra, confermando per il resto l'ordine di ripristino.\nC.\nAvverso questa sentenza B._ e A._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono, concesso al gravame l'effetto sospensivo, in via principale di annullarla, in via subordinata, di rinviare la causa alla Corte cantonale per nuovo giudizio dopo aver assunto le prove da essi richieste e, in via ancora più subordinata, di riformare la decisione impugnata nel senso di comminare una sanzione pecuniaria.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1525d0b5-4ebe-49ef-943d-e0d4af6eb649","text":"Fatti:\nA.\nII 14 settembre 2014, verso le ore 23.15, A._ stava percorrendo la strada cantonale in territorio di Muzzano alla guida di un motoveicolo, alIorquando all'altezza di una rotonda è stato fermato da una vettura della polizia che lo seguiva. Gli agenti gli hanno rimproverato di aver circolato alla velocità di circa 80 km\/h, laddove vige il limite di 50 km\/h. L'infrazione è stata riportata nel verbale d'interrogatorio annesso al rapporto di constatazione, trasmesso alla Sezione della circolazione.\nB.\nValutato il rapporto, il 30 settembre 2014 la Sezione della circolazione ha comunicato all'interessato che dal profilo amministrativo il suo caso sarebbe stato esaminato al termine dell'inchiesta penale. Ravvisando nell'accaduto una grave infrazione alle norme sulla circolazione stradale, con decreto di accusa del 9 dicembre 2014 il Procuratore pubblico ha condannato A._ alla pena pecuniaria di fr. 3'600.--, corrispondente a 30 aliquote giornaliere da fr. 120.-- cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, oltre al pagamento di una multa di fr. 500.--. Il conducente ha rinunciato a impugnare questa decisione, passata quindi in giudicato.\nC.\nPreso atto delle conclusioni penali, la Sezione della circolazione il 26 marzo 2015 ha pronunciato il ritiro della patente per la durata di tre mesi. L'8 luglio 2015, il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento. Adito dall'interessato, con giudizio del 13 giugno 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso.\nD.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullare la decisione della Corte cantonale.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"22da190f-84d1-4bd5-88cd-e9b1bdfeeb4b","text":"Fatti:\nA.\nNegli anni 2009-2011 si è creato a W._ un clima alquanto teso e polemico a seguito di alcune proposte pianificatorie.\nNel febbraio 2011 è stata presentata una domanda di revoca del Municipio, criticata da A._ in alcuni articoli apparsi sui quotidiani locali, tra cui xxx del 27 gennaio 2011.\nIl 28 febbraio 2011 il Consiglio comunale ha adottato una variante del piano regolatore poi sottoposta a votazione popolare in seguito al referendum promosso, tra gli altri, da A._. In vista della votazione, il 27 maggio 2011 è stato distribuito un opuscolo informativo comprensivo segnatamente di un fumetto e di un trafiletto intitolati rispettivamente yyy e zzz.\nB.\nDopo un iter procedurale che non occorre qui ripercorrere, il 17 aprile 2018 il Giudice della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di ripetuta diffamazione in relazione all'articolo del 27 gennaio 2011 e all'opuscolo informativo e gli ha inflitto una pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché una multa di fr. 250.--. Lo ha inoltre condannato a pagare agli accusatori privati, B._ e C._, un indennizzo per le spese legali sostenute, rinviandoli al competente foro per le pretese civili. A._ è stato invece prosciolto dall'accusa di diffamazione in relazione a un ulteriore articolo apparso il 29 dicembre 2010 su un'altra testata.\nC.\nCon sentenza del 6 dicembre 2019, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha parzialmente accolto l'appello presentato da A._. Pur confermando la condanna per ripetuta diffamazione, ha ridotto la pena pecuniaria a 10 aliquote giornaliere, in considerazione del lungo tempo trascorso dai fatti, e ha annullato la multa. Ha riconosciuto agli accusatori privati un ulteriore indennizzo per le spese legali afferenti la procedura di appello e li ha rinviati al foro civile per le altre pretese.\nD.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando l'annullamento della sentenza dell'autorità cantonale.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1a616bc8-cd99-45c9-9034-6ea718800a12","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- B._ e A._ sono proprietari di fondi contermini, posti l'uno sopra l'altro in territorio del Comune di Brissago. I fondi si affacciano sul Lago Maggiore.\nNel corso del 1983 i predetti vicini hanno stipulato un accordo mediante il quale il secondo si impegnava a tagliare la vegetazione cresciuta su un'area del proprio fondo ben delimitata e il primo, a sua volta, assumeva i 2\/3 dei costi del taglio e della pulitura e si impegnava ad astenersi dal deporre immondizie sulla proprietà del vicino.\nIl rispetto e l'esecuzione di quell'accordo ha fatto oggetto di una procedura giudiziaria iniziata il 16 giugno 1987 e conclusasi, dopo un'estenuante iter, con sentenza 5 ottobre 1998 della II Corte civile del Tribunale federale; sentenza poi ancora oggetto di domanda di revisione, respinta con giudizio 25 marzo 1999. Secondo l'esito di questa procedura, nulla si oppone al rispetto della convenzione a suo tempo conclusa tra le parti.\nB.- Accanto alla ricordata procedura, B._ ha pure chiesto in giudizio la condanna di A._ a tagliare tutti gli alberi di alto fusto esistenti sulla sua proprietà situati a una distanza inferiore ai 10 metri previsti dall'art. 155 LAC. Il Pretore di Locarno Campagna ha respinto tale domanda, perché con la convenzione le parti avevano inteso derogare alle distanze legali, mentre la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, adita dal soccombente, aveva deciso che le parti non avevano inteso derogare alle distanze ma che nondimeno l'art. 155 LAC non tornava applicabile nei comuni, com'era il caso in concreto, in cui esisteva un piano regolatore. La II Corte civile del Tribunale federale, accogliendo il 5 maggio 1993 un ricorso di diritto pubblico, annullava la decisione cantonale, perché l'art. 155 LAC conservava tutta la sua efficacia anche nei comuni dotati di piano regolatore; la sua applicazione sarebbe semmai stata inibita solo se l'area in discussione fosse divenuta bosco, e quindi non dissodabile in virtù del diritto pubblico.\nIl 14 luglio 1997 i Giudici cantonali, dopo aver atteso la conclusione di una nuova procedura di accertamento forestale, hanno emanato, senza dare la possibilità alle parti di pronunciarsi, un nuovo giudizio con cui hanno parzialmente accolto la petizione e hanno ordinato al convenuto di eliminare dalla sua particella tutti gli alberi di alto fusto che si trovano entro una fascia di 8 m dal confine del fondo dell'attore e non siano compresi nell'area boschiva. Pure questa decisione è stata annullata dalla II Corte civile del Tribunale federale il 20 ottobre 1998 in seguito a un ricorso di diritto pubblico di A._ per violazione dell'art. 4 vCost.\nC.- Con sentenza 4 aprile 2000 la I Camera civile del Tribunale di appello si è nuovamente determinata sulla causa, confermando il precedente giudizio. Ha anzitutto rilevato che le parti non potevano produrre nuove prove o formulare nuove domande o eccezioni e che quindi sia i nuovi documenti prodotti dalle parti, sia l'eccezione della prescrizione decennale proposta in applicazione dell'art. 160 LAC la prima volta con le osservazioni all'appello erano irricevibili. L'autorità cantonale ha poi ribadito che le parti non intendevano derogare alle distanze dell'art. 155 LAC con la nota convenzione e che pertanto quest'ultimo disposto trova in concreto applicazione. In particolare, come già accertato in precedenza e nella causa parallela sul rispetto della convenzione, l'area forestale è stata accertata in maniera vincolante per il giudice civile con le decisioni 14 giugno 1989 e 25 maggio 1994 del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, cresciute in giudicato con la sentenza del Tribunale federale del 12 novembre 1996. Il rispetto delle distanze non è quindi inibito dal diritto forestale. Per quanto attiene all'art. 29 delle norme di attuazione del piano regolatore di Brissago (NAPR), non vi è nessuna violazione e l'applicazione di tale disposto non sarebbe comunque di competenza del giudice civile.\nD.- Contro la sentenza cantonale A._ insorge di nuovo con un ricorso di diritto pubblico del 1° maggio 2000, chiedendo al Tribunale federale, previa concessione dell'effetto sospensivo, di annullarla. Lamenta anzitutto una violazione arbitraria dell' ticinese, perché i nuovi documenti e le nuove allegazioni non sono veri e propri nova, ma piuttosto chiarimenti e illustrazioni di affermazioni già fatte in prima istanza. Davanti al Pretore furono in particolare proposte una serie di prove, rifiutate. Sostiene poi che i giudici cantonali non si sono espressi sulle sue osservazioni 21 giugno 1999 alla cifra\n4. D'altronde l'accertamento dell'area forestale deve essere eseguito di nuovo, perché quello precedente si riferiva solo all'area interessata dalla convenzione e per il resto vale pur sempre il concetto di dinamicità dell'area forestale.\nInoltre, non ha trovato applicazione, arbitrariamente, l'art. 159 LAC. La sentenza cantonale non tiene neppure conto della legge sui territori soggetti a pericoli naturali:\nlegge che è stata manifestamente disattesa senza che al ricorrente fosse data la possibilità di dimostrarlo. Del resto, il termine decennale dell'art. 155 LAC è un termine di perenzione e dev'essere rilevato d'ufficio dal giudice:\nla sua disattenzione perché si tratta di un novum viola il principio della buona fede e quello dell'equo processo. Infine anche gli accertamenti in punto alla volontà delle parti all'atto della stipula della nota convenzione, contrastanti con quelli del Pretore, sono arbitrari.\nB._ è unicamente stato invitato a determinarsi sulla domanda di misure d'urgenza. Con decreto 17 maggio 2000 il Presidente della Corte adita ha, dopo aver ricevuto le osservazioni della controparte, conferito l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"12086c06-ee59-49cb-9077-4f9c6ae37901","text":""} -{"id":"0cff57ac-d771-415c-b58b-3591f6280c12","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Nella prima mattina dell'8 febbraio 2002, durante il carnevale di Bellinzona, A._, in compagnia di un conoscente, si recava in stato di ebrietà presso il Buffet della stazione e ordinava una birra. Di fronte al rifiuto della cameriera e della gerente, B._, di servire loro ancora bevande alcoliche, viste le disposizioni di polizia in vigore, nasceva un alterco durante il quale dapprima A._ stracciava la circolare di polizia mostratagli dalla gerente, questa lo afferrava per i capelli e, una volta lasciato, A._ ancora seduto al tavolo colpiva violentemente la donna al viso facendola sanguinare.\nAlla scena assisteva la cameriera C._, il cuoco D._, sentiti poi dalla Polizia giudiziaria, nonché il conoscente che accompagnava A._, il cui nome risultava in seguito essere quello di E._.\nAlla scena assisteva la cameriera C._, il cuoco D._, sentiti poi dalla Polizia giudiziaria, nonché il conoscente che accompagnava A._, il cui nome risultava in seguito essere quello di E._.\nB. B.a Il 14 ottobre 2003, statuendo sull'opposizione dell'accusato contro il decreto d'accusa emanato il 10 giugno 2003 dal Procuratore pubblico del Cantone Ticino, il Giudice della Pretura penale condannava A._ a tre giorni di arresto, sospesi condizionalmente con periodo di prova di due anni, e a una multa di fr. 500.--, avendolo riconosciuto autore colpevole di lesioni semplici e di ingiuria, per fatti avvenuti in data 8 febbraio 2002 al Buffet della stazione di Bellinzona ai danni di B._.\nB.b Con sentenza dell'11 novembre 2003, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) dichiarava inammissibile il ricorso interposto dal condannato per mancata presentazione della dichiarazione di ricorso e per assenza dei presupposti per una restituzione dei termini. Essa rilevava comunque che l'argomento avanzato nel gravame - quello di aver agito per legittima difesa - era già stato sollevato al dibattimento, quantunque in termini più sfumati, e la tesi ascoltata dal giudice che aveva inflitto una pena di tre giorni di arresto a fronte dei dieci giorni di detenzione prospettati nel decreto d'accusa.\nB.c Con sentenza 6S.436\/2003 del 19 dicembre 2003, il Tribunale federale dichiarava inammissibile il ricorso per cassazione di A._ a causa del mancato previo esaurimento delle istanze ricorsuali cantonali. Il Tribunale federale osservava comunque che il ricorrente non spiegava in che modo la CCRP avrebbe violato il diritto federale, le sue critiche essendo essenzialmente rivolte a contestare gli accertamenti di fatto. Il gravame non era destinato a miglior sorte neppure volendolo considerare come ricorso di diritto pubblico. Infatti, a sostegno delle affermazioni relative alle circostanze che lo avevano indotto a non presentare tempestiva dichiarazione di ricorso così come delle affermazioni per cui il Ministero pubblico avrebbe omesso di inviare alla Pretura penale della documentazione importante - segnatamente il verbale del teste E._ - e due testimoni avrebbero testimoniato il falso, il ricorrente non forniva alcun mezzo di prova né spiegava in che misura ci sarebbe stata una violazione di diritti costituzionali dei cittadini.\nB.c Con sentenza 6S.436\/2003 del 19 dicembre 2003, il Tribunale federale dichiarava inammissibile il ricorso per cassazione di A._ a causa del mancato previo esaurimento delle istanze ricorsuali cantonali. Il Tribunale federale osservava comunque che il ricorrente non spiegava in che modo la CCRP avrebbe violato il diritto federale, le sue critiche essendo essenzialmente rivolte a contestare gli accertamenti di fatto. Il gravame non era destinato a miglior sorte neppure volendolo considerare come ricorso di diritto pubblico. Infatti, a sostegno delle affermazioni relative alle circostanze che lo avevano indotto a non presentare tempestiva dichiarazione di ricorso così come delle affermazioni per cui il Ministero pubblico avrebbe omesso di inviare alla Pretura penale della documentazione importante - segnatamente il verbale del teste E._ - e due testimoni avrebbero testimoniato il falso, il ricorrente non forniva alcun mezzo di prova né spiegava in che misura ci sarebbe stata una violazione di diritti costituzionali dei cittadini.\nC. Con scritto del 5 novembre 2004, A._ si rivolgeva nuovamente al Tribunale federale chiedendo la riapertura e la revisione del procedimento penale a suo carico. Interpretando la sua domanda quale istanza di revisione ai sensi degli art. 136 e 137 OG, con sentenza 6S.420\/2004 dell'8 dicembre 2004, il Tribunale federale la dichiarava inammissibile non essendo adempiute le condizioni poste ai suddetti articoli, l'istante peraltro si limitava a riproporre gran parte delle critiche già sottoposte al Tribunale federale nell'ambito del precedente ricorso per cassazione.\nC. Con scritto del 5 novembre 2004, A._ si rivolgeva nuovamente al Tribunale federale chiedendo la riapertura e la revisione del procedimento penale a suo carico. Interpretando la sua domanda quale istanza di revisione ai sensi degli art. 136 e 137 OG, con sentenza 6S.420\/2004 dell'8 dicembre 2004, il Tribunale federale la dichiarava inammissibile non essendo adempiute le condizioni poste ai suddetti articoli, l'istante peraltro si limitava a riproporre gran parte delle critiche già sottoposte al Tribunale federale nell'ambito del precedente ricorso per cassazione.\nD. L'11 agosto 2005 A._ presentava dinanzi alla CCRP un'istanza di revisione ai sensi degli art. 299 CPP\/TI e 397 vCP. A sostegno della sua domanda egli si avvaleva della dichiarazione rilasciata da E._ da considerarsi mezzo di prova nuovo e rilevante giusta l'art. 299 lett. c CPP\/TI suscettibile di modificare la qualifica dei reati a suo carico.\nCon sentenza del 2 marzo 2007, la CCRP respingeva l'istanza di revisione. Lasciata indecisa la questione di sapere se la dichiarazione di E._ costituisse un mezzo di prova nuovo, essa riteneva che mere deduzioni di terzi, perché tali dovevano essere considerate le affermazioni di E._, non potevano sorreggere una domanda di revisione. Tanto più che la tesi dell'involontarietà del gesto e della legittima difesa era stata considerata dal Giudice della Pretura penale che aveva ridotto la pena proposta dal Procuratore pubblico.\nCon sentenza del 2 marzo 2007, la CCRP respingeva l'istanza di revisione. Lasciata indecisa la questione di sapere se la dichiarazione di E._ costituisse un mezzo di prova nuovo, essa riteneva che mere deduzioni di terzi, perché tali dovevano essere considerate le affermazioni di E._, non potevano sorreggere una domanda di revisione. Tanto più che la tesi dell'involontarietà del gesto e della legittima difesa era stata considerata dal Giudice della Pretura penale che aveva ridotto la pena proposta dal Procuratore pubblico.\nE. Con ricorso in materia penale del 23 aprile 2007, A._ adisce il Tribunale federale chiedendo l'accertamento della nullità della decisione di condanna di primo grado, l'annullamento della sentenza dell'ultima istanza cantonale, con rinvio degli atti alla Pretura penale per la celebrazione di un nuovo dibattimento con altro giudice, in subordine alla CCRP per nuova decisione. Subordinatamente egli chiede che la sentenza della CCRP venga annullata, l'istanza di revisione accolta e che gli atti siano ritornati alla Pretura penale per la celebrazione di un nuovo dibattimento con altro giudice.\nE. Con ricorso in materia penale del 23 aprile 2007, A._ adisce il Tribunale federale chiedendo l'accertamento della nullità della decisione di condanna di primo grado, l'annullamento della sentenza dell'ultima istanza cantonale, con rinvio degli atti alla Pretura penale per la celebrazione di un nuovo dibattimento con altro giudice, in subordine alla CCRP per nuova decisione. Subordinatamente egli chiede che la sentenza della CCRP venga annullata, l'istanza di revisione accolta e che gli atti siano ritornati alla Pretura penale per la celebrazione di un nuovo dibattimento con altro giudice.\nF. Non sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"732df7b5-8e4f-40a0-9baa-65e5035b64d0","text":"Fatti:\nA.\nNella notte fra il 9 e il 10 maggio 2009 è divampato un incendio su un fondo di proprietà degli opponenti (membri della medesima comunione ereditaria) a X._ che ha distrutto tutti i manufatti edificativi, locati a terzi e segnatamente a un commercio di rigattiere. Sul mappale di proprietà di A._, situato di fronte a tale fondo, era in costruzione una palazzina. Il Ministero pubblico ha aperto un procedimento penale e fatto allestire una perizia da cui risulta che l'incendio era verosimilmente di natura dolosa.\nB. Il 1° settembre 2011 A._ ha, invocando gli e 679 CC, convenuto in giudizio innanzi alla Pretura di Locarno-Città gli opponenti chiedendo la loro condanna a versargli fr. 181'755.35. Il Pretore ha respinto, con sentenza 25 luglio 2013, la petizione.\nC.\nCon sentenza 9 dicembre 2014 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui era ammissibile, l'appello presentato da A._. La Corte cantonale ha condiviso la decisione di primo grado secondo cui l'attore non aveva dimostrato l'esistenza di un vizio di costruzione o di un difetto di manutenzione dell'edificio dei convenuti né l'esistenza di un nesso causale adeguato fra il preteso difetto e l'asserito danno. Essa ha pure ritenuto - come già il Pretore - che i convenuti non avevano ecceduto nell'esercizio del diritto di proprietà.\nD.\nA._ è insorto al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 2 febbraio 2015 con cui postula la riforma della sentenza impugnata nel senso che il suo appello sia accolto e che gli opponenti siano condannati a pagargli fr. 181'755.35. Il ricorrente sostiene che la Corte cantonale è incorsa in un apprezzamento arbitrario delle prove. Afferma che lo stabile doveva essere ritenuto difettoso in seguito alla grande quantità di materiale combustibile e infiammabile ammassatavi e all'assenza di un sistema anti-incendio a norma, che avrebbe permesso un intervento dei pompieri più veloce. La Corte cantonale avrebbe inoltre pure dato un peso eccessivo al rapporto e alle dichiarazioni del perito incaricato dal Ministero pubblico a determinare le cause dell'incendio. Termina il ricorso indicando le poste del danno di cui chiede di essere risarcito.\nCon risposta 27 aprile 2015 i membri della comunione ereditaria, a eccezione di T.C._ che non si è determinato, propongono la reiezione del ricorso."} -{"id":"29813e98-d850-44ca-bb82-60e83e751b0e","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito del procedimento penale aperto tra altri nei confronti di E._ e F._, responsabili di una società di intermediazione che la FINMA aveva poi posto in fallimento per reati contro il patrimonio, l'allora Procuratore pubblico Manuela Minotti Perucchi (PP) il 4 dicembre 2008 aveva disposto la perquisizione e il sequestro delle relazioni bancarie riconducibili, tra l'altro, a A._, già dipendente di una banca a Londra.\nB.\nNei confronti di quest'ultimo, il 24 maggio 2009 è stata promossa l'accusa per appropriazione indebita aggravata, subordinatamente amministrazione infedele aggravata, correità in appropriazione indebita aggravata subordinatamente correità in amministrazione infedele aggravata e riciclaggio di denaro.\nC.\nIl 21 gennaio 2015 l'imputato ha chiesto all'allora PP Nicola Corti, divenuto titolare del procedimento, il dissequestro delle relazioni bancarie. Con decisione del 18 maggio 2015 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha parzialmente accolto, in quanto ricevibile, un reclamo dell'istante, rinviando gli atti al magistrato inquirente, affinché si esprimesse celermente sull'istanza, ritenendo che la motivazione addotta per il mantenimento del sequestro non rispettava l'obbligo di motivazione e che si era in presenza di un manifesto diniego di giustizia. Senza dare seguito a questa ingiunzione, il PP ha posto A._ in stato di accusa davanti alla Corte delle assise correzionali per il reato di amministrazione infedele aggravata. Dopo un'udienza in presenza del PP Roberto Ruggeri, nel frattempo divenuto nuovo titolare dell'inchiesta, con decreto del 21 dicembre 2017 la Corte delle assise correzionali ha rinviato al magistrato inquirente il decreto d'accusa, ritenuto palesemente lacunoso.\nD.\nIl 22 febbraio 2018 il PP ha respinto detta istanza di dissequestro, ancora pendente. Adito dall'istante, con giudizio del 5 giugno 2018 la CRP ne ha parzialmente accolto il reclamo, annullato il decreto impugnato e ritornato gli atti al PP, affinché si pronunci nel corso delle prossime settimane sull'istanza di dissequestro, in caso contrario potendo entrare in considerazione il dissequestro degli averi.\nE.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e, in via principale, di riformarla nel senso di ordinare il dissequestro immediato delle sue relazioni bancarie, subordinatamente di rinviare gli atti alla CRP per nuovo giudizio nel senso dei considerandi.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"ba083165-080a-401b-aa5b-5f1a4441dcb2","text":""} -{"id":"ce564469-efc6-48e4-baf1-b3dba5c07887","text":"Fatti:\nA.\nEntrata in Svizzera il 18 settembre 2010 A._ (1980), cittadina iraniana, vi ha ottenuto un permesso di dimora annuale per motivi di studio, il quale è stato regolarmente rinnovato l'ultima volta fino al 17 settembre 2014. Nel frattempo ella è stata raggiunta, il 20 febbraio 2011, da suo marito, B._ (1973), ugualmente cittadino iraniano, al quale è stato concesso, nell'ambito del ricongiungimento familiare, un permesso di dimora di identica durata di quello della consorte. Nel 2012 è nata la loro figlia C._.\nB.\nDopo che l'Ufficio della migrazione Servizio Stati terzi ha rifiutato, il 5 dicembre 2014, di concedere al marito un permesso di dimora per svolgere un'attività lucrativa nel nostro Paese, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha a sua volta negato, il 9 marzo 2015, il rinnovo del permesso di dimora per motivi di studio rilasciato ad A._ nonché, di riflesso, di quelli accordati al marito e alla figlia nell'ambito del ricongiungimento familiare e ha invitato tutta la famiglia a lasciare la Svizzera entro il 15 aprile 2015.\nDetta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, il 10 novembre 2015, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 14 febbraio 2017.\nC.\nIl 20 marzo 2017 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso sussidiario in materia costituzionale con cui chiede che venga prorogato il suo permesso di dimora concesso per motivi di studio. Adduce la violazione del principio della proporzionalità () nonché dei combinati art. 2 e 5 del I Protocollo addizionale alla CEDU del 20 marzo 1952 e dell'art. 13 Patto ONU I. Domanda inoltre che sia conferito effetto sospensivo al suo gravame.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"5af31f14-508c-4014-b920-5af1fb87b0ab","text":""} -{"id":"56fb0d8e-c441-44c3-a6c8-eea2c20ee89b","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza 1B_337\/2020 del 18 agosto 2020 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile, non trattandosi di una decisione finale, un ricorso sottopostogli da A._ e da B._ contro uno scritto del 16 giugno 2020 del Procuratore generale.\nB.\nMediante sentenza 1B_398\/2020 del 21 agosto 2020 il Tribunale federale ha stralciato dai ruoli un ricorso inoltrato contro uno scritto della Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), divenuto privo d'oggetto in seguito al suo ritiro da parte del curatore di A._, dichiarandolo inammissibile in quanto presentato da B._.\nC.\nCon giudizio del 25 giugno 2020, la CRP ha dichiarato inammissibile un ricorso sottopostole da A._ e B._ contro una decisione di chiusura dell'istruzione emanata dal Procuratore pubblico. Adito dagli interessati, con sentenza 1B_399\/2020 del 21 agosto 2020 il Tribunale federale ha dichiarato privo d'oggetto, in seguito al suo ritiro da parte del curatore di A._ il gravame, dichiarandolo inammissibile in quanto presentato da B._.\nD.\nAvverso le tre citate sentenze del Tribunale federale A._ e B._ presentano, con un unico allegato, una domanda di revisione al Tribunale federale, chiedendo di annullarle."} -{"id":"64580824-e764-4326-a010-1e729587ce22","text":""} -{"id":"85a8b2bd-0b98-4e6b-a2a7-cf0376a71500","text":"Fatti:\nA.\nNel 1990 B._ ha concluso con la A._SA una prima polizza, poi rinegoziata il 18 febbraio 2003, che prevede l'erogazione di un capitale di fr. 260'000.-- in caso di vita al 1° giugno 2026 o in caso di decesso prima di questa data. Nell'evenienza di un'incapacità di guadagno tale polizza e quella ulteriormente stipulata il 16 settembre 2003 prevedono l'erogazione di una rendita annua di fr. 24'000.-- fino al 1° giugno 2026 la prima e fino al 31 dicembre 2026 la seconda con contestuale liberazione dal pagamento dei premi. Dopo essere stato inabile al lavoro per alcuni mesi nel 2006, B._ è stato nuovamente dichiarato inabile al lavoro il 19 gennaio 2007 per stati d'ansia, ipertensione e depressione che persistono tutt'ora e a partire dal 1° novembre 2007 gli è stata riconosciuta una rendita d'invalidità intera. La A._SA ha erogato le prestazioni contrattuali fino alla perizia espletata dal suo medico fiduciario, il quale ha segnalato un precedente depressivo risalente agli anni novanta che non è stato menzionato nelle dichiarazioni sullo stato di salute compilate per la conclusione delle polizze. La compagnia di assicurazione ha quindi invocato una reticenza giusta l'art. 6 vLCA e ha rescisso i due contratti assicurativi con lettere datate 8 rispettivamente 18 gennaio 2008.\nB.\nIl 27 giugno 2014 il Pretore del distretto di Lugano ha accolto la petizione inoltrata da B._ e ha condannato la A._SA a versare all'attore due rendite annue di fr. 24'000.-- dal 19 maggio 2008 fino alla cessazione dell'incapacità di guadagno, la prima però non oltre il 1° giugno 2026, la seconda non oltre il 30 dicembre 2026, con la liberazione dal pagamento dei premi assicurativi a partire dal 1° marzo 2006.\nC.\nCon sentenza 11 giugno 2015 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto l'appello presentato dalla A._SA e ha confermato il giudizio pretorile. Dopo aver premesso che alla fattispecie sono applicabili gli art. 4 e 6 LCA nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2005, la Corte cantonale ha negato una reticenza da parte dell'assicurato, perché questi non ha sofferto di una patologia depressiva negli anni novanta. Ha aggiunto, a titolo abbondanziale, che le dichiarazioni di recesso erano intempestive e che quindi anche per questo motivo i contratti di assicurazione sono rimasti in vigore.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 18 agosto 2015 la A._SA postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, la riforma della sentenza di appello nel senso che la petizione sia respinta con contestuale conferma della validità del recesso dalle due polizze assicurative. Narrati e completati i fatti, ribadisce l'esistenza di una reticenza da parte dell'assicurato e afferma che le disdette sarebbero state tempestive.\nB._ propone, con risposta 9 settembre 2015, di respingere il ricorso.\nLe parti hanno spontaneamente proceduto a un secondo scambio di scritti.\nLa Presidente della Corte adita ha, con decreto del 9 ottobre 2015, conferito effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"0c9a1f73-346c-4921-8dc4-1a33b00cf0dc","text":""} -{"id":"f068d0d7-1337-46b4-9884-029a0bba73b4","text":"Fatti:\nA.\nIl 17 dicembre 2012 il Consiglio comunale di X._ ha adottato una variante del piano regolatore approvato nel 1997, che prevede l'istituzione di una nuova zona artigianale in località Y._, attribuita attualmente al territorio senza destinazione specifica. La nuova zona, composta di pochi fondi, è staccata dal comprensorio edificabile e ha una superficie di 3'650 m2. Essa comprende un isolato triangolare occupato prevalentemente da A._SA (2'264 m2). Scopo della variante è di permettere il trasferimento della carrozzeria A._SA nel comparto, liberando i terreni da essa occupati in zona residenziale e di consolidare le attività che vi vengono già svolte.\nB.\nCon risoluzione del 30 aprile 2014 il Consiglio di Stato ha negato l'approvazione della variante. Adito da A._SA e dal Comune di X._, con giudizio del 12 ottobre 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto i ricorsi, ritenendo che nuovi azzonamenti possono essere approvati soltanto se viene dezonata almeno la stessa superficie, ciò che non è avvenuto in concreto.\nC.\nAvverso questa decisione A._SA presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rinviare l'incarto alla Corte cantonale per nuovo giudizio nel senso dei considerandi, subordinatamente di approvare la variante di piano regolatore.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"57fd772b-ec54-4907-b34e-2aa9690dc1e8","text":"Fatti:\nA.\nDopo aver conseguito la maturità presso il Liceo cantonale di Lugano 1 nel giugno 2010, A._, cittadina svizzera domiciliata in Ticino, ha intrapreso all'estero un percorso di formazione in osteopatia. Il 30 giugno 2016, il North East Surrey College of Technology (di seguito: NESCOT), un istituto associato all'Università del Surrey (Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, di seguito: Regno Unito), le ha rilasciato un attestato di Master certificante il conseguimento del titolo di \"Master of Science in Osteopathy (MSc) \" presso il Surrey Institute of Osteopathic Medicine (SIOM) integrato nel NESCOT. Il 1° luglio 2016 l'International College of Ostheopatic Medicine (di seguito: ICOM), che ha sede a Milano, le ha rilasciato un \"Diploma in Osteopatia\".\nB.\nIl 4 ottobre 2016 A._ ha chiesto alla Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (in seguito: CDPE) il riconoscimento del \"Master of Science in Osteopathy (MSc) \", conseguito presso il NESCOT. Tra i documenti allegati alla richiesta ha prodotto l'attestato di Diploma rilasciatole dall'ICOM, con il relativo supplemento illustrante il percorso formativo, nonché il supplemento di diploma del NESCOT denominato \"HEAR - Higher Education Achievement report, Diploma Supplement\".\nC.\nCon decisione 22 febbraio 2017, la Commissione intercantonale d'esame in osteop atia della Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità (in seguito: Commissione intercantonale d'esame in osteopatia) ha respinto l'istanza di A._ \"volta al riconoscimento del proprio diploma rilasciato in Italia\". Ha, in sintesi, addotto che il diploma di osteopata, conseguito in Italia dove la professione non è regolamentata, era stato rilasciato da una scuola privata e non costituiva quindi un diploma statale. Riguardo al titolo ottenuto nel Regno Unito, ha osservato che l'interessata non aveva dimostrato di avervi esercitato la propria professione né che il suo diploma era stato riconosciuto dal General Osteopathic Council (in seguito: GOsC), l'organismo statale preposto alla regolamentazione della professione di osteopata, di modo che non poteva avvalersi di un eventuale \"riconoscimento del riconoscimento\" in uno Stato membro dell'Unione europea. Infine, ha aggiunto che non era nemmeno realizzata la condizione dell'esercizio della professione nei due anni successivi al diploma. Per tutte queste ragioni, la Commissione intercantonale d'esame in osteopatia ha respinto l'istanza di riconoscimento, rilevando tuttavia che la formazione dell'interessata adempiva ad ogni modo le condizioni per l'ammissione alla prima parte dell'esame intercantonale per osteopati.\nD.\nAdita in tempo utile da A._, la Commissione di ricorso della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) e della Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità ([CDS]; di seguito Commissione di ricorso CPDE\/ CDS) ne ha respinto il gravame con decisione del 23 marzo 2018. In primo luogo ha rilevato che l'istanza di riconoscimento del \"Master of Science in Osteopathy (MSc) \" era priva di fondamento già per il fatto che l'insorgente non aveva comprovato di essersi iscritta al General Oseteopathic Council e non aveva attestato di essere abilitata all'esercizio della professione nel Regno Unito. Per queste stesse ragioni, il riconoscimento da parte del NESCOT del diploma rilasciatole dall'ICOM, istituto privato appartenente ad uno Stato dove la professione di osteopata non è regolamentata, non le permetteva nemmeno di avvalersi di un eventuale \"riconoscimento del riconoscimento\" da parte della Svizzera. Infine, l'interessata non aveva dimostrato di disporre della pratica professionale biennale richiesta e risultava aver comunque svolto una formazione di soli 60 crediti ECTS, poi rivalutati a 90 ECTS, pretendendo in sostanza di aver concluso in soli due anni una completa formazione di osteopata che normalmente durerebbe tre anni e mezzo o quattro a tempo pieno, di cui due a livello di bachelor e due a livello di master.\nE.\nIl 7 maggio 2018 A._ ha presentato al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico contro la decisione della Commissione di ricorso CPDE\/CDS, la quale si fonderebbe su un accertamento manifestamente inesatto dei fatti e disattenderebbe il diritto internazionale e intercantonale in materia di riconoscimento dei diplomi. Postula che, in riforma della medesima, il suo ricorso venga accolto e che sia riconosciuto il diploma da lei ottenuto presso il NESCOT.\nChiamate ad esprimersi, la Commissione intercantonale d'esame in osteopatia e la Commissione di ricorso CPDE\/CDS, senza formulare osservazioni, hanno chiesto che il ricorso venga respinto e la decisione impugnata confermata."} -{"id":"1c7afd1b-f701-4686-a565-4862533a675b","text":"Fatti:\nA. Il 29 aprile 2009 si è staccata dal fondo part. www di X._ una frana che, scendendo a valle lungo il riale \"Y._\", ha raggiunto l'abitato di Z._ provocando ingenti danni materiali. Dalle indagini è emerso che sul fondo dal quale ha avuto origine lo scoscendimento, situato fuori della zona edificabile, tra l'11 maggio 2005 e il 9 giugno 2005, era stato eretto un muro a monte del quale erano stati depositati circa 2'600 m3 di materiale di scavo provenienti dalla vicina particella xxx.\nB. In relazione a questo evento, il Ministero pubblico ha aperto un procedimento penale per il reato di franamento colposo () nei confronti, tra gli altri, di B._ (responsabile della direzione dei lavori di edificazione del fondo part. xxx) e di C._ (titolare della ditta che ha eseguito lo scavo). Con decisione del 12 settembre 2012, il Procuratore pubblico (PP) ha decretato l'abbandono del procedimento per intervenuta prescrizione dell'azione penale. Il Magistrato inquirente ha ritenuto che la prescrizione ha iniziato a decorrere dal 9 giugno 2005, quando sono terminate le operazioni di costruzione del muro e di deposito del materiale di scavo, ed è subentrata il 10 giugno 2012.\nC. Contro il decreto di abbandono, A._, proprietaria di un edificio danneggiato dal franamento, ha adito la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) che, con sentenza del 18 dicembre 2012, ha respinto il reclamo. La Corte cantonale ha sostanzialmente confermato la decisione del PP.\nD. A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. In via principale, chiede di annullare anche il decreto di abbandono e di promuovere l'accusa nei confronti degli opponenti per il reato di franamento colposo. In via subordinata, chiede di annullare il decreto di abbandono e di ordinare la riapertura dell'istruzione penale. La ricorrente fa sostanzialmente valere l'accertamento inesatto dei fatti e la violazione del diritto federale.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"66292a7a-8e8c-4cae-8480-1fe4d5a0f13d","text":""} -{"id":"0069592d-1092-41b8-8462-741b80fae7f6","text":""} -{"id":"54264463-2702-496d-a280-28fd8644aa20","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito a una segnalazione del direttore della Fondazione C._ in merito a episodi di comportamento sospetto assunto dal minore D._, affetto da ritardo mentale, e all'allestimento di una valutazione psicologica del bambino, il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha aperto un procedimento penale nei confronti, tra gli altri, dei nonni materni A._ e B._, per titolo di lesioni semplici qualificate, coazione e violazione del dovere d'assistenza o educazione. Nel corso dell'inchiesta è emerso che anche il fratello E._ avrebbe subito maltrattamenti da parte dei nonni. Con decreto del 9 agosto 2017 il Procuratore pubblico ha abbandonato il procedimento, ponendo a carico di A._ e B._, in ragione di metà ciascuno, fr. 200.-- di tassa e spese di giustizia e negando loro l'indennizzo di cui all'.\nB.\nCon sentenza del 29 marzo 2018, in parziale accoglimento del reclamo inoltrato da A._ e B._, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) ha accordato a ciascuno di loro un indennizzo per le spese legali di fr. 2'000.--, come pure una riparazione del torto morale di fr. 500.--, nonché fr. 300.-- ciascuno a titolo di ripetibili per la sede di reclamo. Ha per contro confermato le spese poste a loro carico nel decreto di abbandono.\nC.\nAvverso questo giudizio sia A._ (causa 6B_500\/2018) sia B._ (causa 6B_501\/2018) insorgono al Tribunale federale con due distinti ricorsi in materia penale. Entrambi chiedono che la tassa e le spese di giustizia rimangano interamente a carico dello Stato e per il resto postulano l'annullamento della sentenza della CRP e il rinvio dell'incarto all'autorità cantonale per nuova decisione.\nInvitati a esprimersi sui ricorsi, la CRP si rimette al giudizio del Tribunale federale senza presentare osservazioni, mentre il Procuratore pubblico ribadisce le motivazioni del decreto d'abbandono."} -{"id":"13d04da7-7c5a-47e4-8000-8354f6c24bba","text":"Fatti:\nA. Nella seduta del 13 marzo 2006 il Consiglio comunale di Minusio ha adottato la revisione del piano regolatore. La particella xxx, di 1962 m2, appartenente in comproprietà a A._, B._ e C._, è stata attribuita alla zona residenziale estensiva (R2).\nB. Il 9 luglio 2008 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha approvato la revisione del piano regolatore, modificandolo su determinati oggetti, sospendendo la propria decisione su altri, negando l'approvazione di alcune proposte pianificatorie, e in particolare l'ampliamento della zona edificabile riguardo al fondo xxx. Ha accertato infatti un'estensione eccessiva delle zone edificabili e ritenuto che le zone interessate costituiscono uno dei pochi spazi liberi tra il comparto montano e il centro del paese. Ha quindi retrocesso gli atti al Comune al fine di proporre un nuovo azzonamento dei fondi interessati.\nC. Adito dalle proprietarie, con giudizio del 14 ottobre 2009 il Tribunale cantonale amministrativo, esperito un sopralluogo, ne ha respinto il ricorso. Rilevato che non sussiste alcun vuoto edilizio da colmare, constatato un sovradimensionamento delle zone edificabili e che il fondo in discussione adempie ai requisiti della zona agricola, la Corte cantonale ha confermato la decisione governativa: non ha tuttavia attribuito una nuova, precisa funzione alla particella litigiosa, questo compito spettando al Comune.\nD. Contro questa decisione A._, B._ e C._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono di annullarla unitamente a quella governativa e di confermare la decisione municipale di estendere la zona edificabile al comparto in esame.\nLa Corte cantonale si riconferma nel giudizio impugnato, condiviso anche dal Consiglio di Stato, mentre il Comune di Minusio si rimette al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"2223dffa-b96f-431d-8a86-0b3b65d76b52","text":""} -{"id":"e884a8db-3cf0-45a2-bae2-23f441270bd7","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con decisione del 16 novembre 2012, A._, nata nel 1969 e da ultimo attiva come cameriera, è stata posta al beneficio di una rendita intera d'invalidità dal 1° novembre 2011 (con diritto al pagamento dal 1° dicembre 2011) a dipendenza della diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di \"sindrome lombo vertebrale cronica su discopatia L4-L5 e L5-S1 con sciatalgia intermittente sinistra e incontinenza urinaria in accertamento\", posta dal dott. B._ il 17 settembre 2012. La situazione clinica e le limitazioni funzionali permettevano di giustificare un'incapacità lavorativa del 100% in tutte le attività, con prognosi incerta per tendenza alla cristallizzazione della situazione clinica.\nA.b. Nell'agosto 2013 l'Ufficio AI del Cantone Ticino (di seguito UAI) ha avviato una procedura di revisione, ordinando tra l'altro una perizia pluridisciplinare (accertamenti in medicina interna, in neurologia, in psichiatria e psicoterapia, in reumatologia e in urologia) a cura del Servizio Accertamento Medico (SAM) di Bellinzona. Nel referto peritale del 22 dicembre 2014 viene posta la seguente diagnosi, con influenza sulla capacità lavorativa: \"sindrome lombovertebrale con\/su discopatie plurisegmentali in particolar modo L2-3, L3-4 e L4-5, alterazioni statiche con scoliosi ad S, pregresso morbo di Scheuermann toracale; periartropatia omeroscapolare tendinopatica alla spalla ds. con\/su possibile tendinopatia del sovraspinato con leggera sintomatologia d'impingement; epicondilopatia radiale a ds.; disturbo minzionale irritativo con incontinenza urinaria mista, su patologia del rachide lombare\". Dall'aprile 2013 ad A._ è stata riconosciuta una capacità lavorativa nell'ultima attività svolta del 50% (presenza tutto il giorno ma con rendimento ridotto) mentre del 70% in un'attività adeguata (presenza durante tutto il giorno ma con rendimento ridotto). Completati gli accertamenti sia di natura medica che amministrativa, l'UAI con decisione del 12 maggio 2015, ha soppresso la rendita d'invalidità dal 1° luglio 2015.\nB.\nA._ si è rivolta al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino al quale ha chiesto di annullare la decisione e rinviare gli atti all'UAI per nuova pronuncia dopo aver sentito l'assicurata e i suo medici curanti.\nCon giudizio del 15 febbraio 2016 la Corte cantonale ha respinto il gravame.\nC.\nA._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in data 18 marzo 2016 (timbro postale) ribadendo, in via principale, la richiesta di annullamento del giudizio cantonale e della decisione di revisione dell'UAI del 12 maggio 2015. In via subordinata la ricorrente sollecita in sostanza il rinvio degli atti al Tribunale cantonale affinché accolga il ricorso, decida in merito alle ripetibili e ritorni gli atti all'UAI per nuova decisione, come infine in via \"ulteriormente\" subordinata viene richiesta la concessione di una mezza rendita d'invalidità dal 1° giugno 2015 (recte 1° luglio 2015)."} -{"id":"3e50c81e-2745-45e1-8a0c-7b7626b2736b","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ (1981) e B._ (1975) si sono sposati nel 2007 in Kenya. A._ era già madre di C._, nata nel 1999 da una precedente relazione. Dal matrimonio sono poi nati D._ nel 2009 e E._ nel 2010. Nel 2008 la famiglia si è trasferita in Svizzera e dal febbraio 2010 ha vissuto nel Cantone Ticino, a X._. Nel 2013 B._ ha adottato C._. I coniugi si sono separati nel gennaio 2014. Il marito è educatore, mentre la moglie, priva di formazione specifica, non ha svolto attività lucrativa durante la comunione domestica, dedicandosi alla cura della casa e dei figli.\nA.b. Con decisione 7 ottobre 2014, a protezione dell'unione coniugale, il Pretore aggiunto del Distretto di Bellinzona ha omologato un accordo che affidava i figli alla madre (riservato il diritto di visita paterno) e obbligava B._ a versare un contributo alimentare mensile per la moglie di fr. 1'500.-- e per D._ e E._ di fr. 800.-- mensili ciascuno.\nA.c. Il 29 agosto 2016 A._ si è trasferita con i figli nel Canton Argovia.\nNel quadro della procedura di divorzio promossa in data 12 febbraio 2016 da B._, con decisione cautelare 20 febbraio 2017 il Pretore aggiunto ha soppresso il contributo alimentare mensile per la moglie e fissato quello per D._ in fr. 1'089.10 e quello per E._ in fr. 1'039.15 e, in seguito, con decisione cautelare 28 marzo 2018 (a conferma di un precedente decreto supercautelare 9 agosto 2017) ha affidato i figli al padre (riservato il diritto di visita materno) e soppresso il contributo alimentare dovuto ai figli.\nIl 16 ottobre 2018 A._ si è trasferita nel Canton Soletta.\nCon decisione 1° luglio 2019 il Pretore aggiunto ha pronunciato il divorzio e ha tra l'altro affidato i figli D._ e E._ al padre (con esercizio congiunto dell'autorità parentale e riservato il diritto di visita materno) e non ha riconosciuto alcun contributo alimentare per A._.\nB.\nCon sentenza 20 luglio 2020 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura della sua ricevibilità, l'appello interposto da A._ avverso la decisione pretorile 1° luglio 2019 e ha anche respinto l'istanza di gratuito patrocinio di quest'ultima.\nC.\nCon ricorso in materia civile 11 settembre 2020 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo di riformare la sentenza di appello nel senso che i figli siano affidati alla madre, che B._ sia condannato al pagamento di un contributo alimentare di fr. 800.-- mensili per ciascun figlio (oltre agli assegni familiari e alle spese straordinarie in ragione del 50 %) e di fr. 1'000.-- mensili per l'ex moglie vita natural durante e che la sua istanza di gratuito patrocinio per la procedura di appello sia accolta. La ricorrente ha anche chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria per la sede federale.\nCon scritto 16 dicembre 2020 la ricorrente si è nuovamente rivolta al Tribunale federale.\nNon sono state chieste determinazioni, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"3f81de43-2b0e-494e-9a14-1eb5e28f1550","text":""} -{"id":"29ce809f-1180-45db-bcb5-44ebecb5164a","text":"Fatti:\nA.\nIl Consiglio di Stato del Cantone Ticino, dopo aver aperto un'inchiesta amministrativa e prospettato al dipendente il licenziamento per giustificati motivi, ha sciolto per disdetta con decisione del 15 marzo 2016 il rapporto di impiego a tempo parziale (nominato per 18.75\/25 ore settimanali e incarico supplementare nell'anno scolastico 2014\/2015 di 5.11\/25 ore) con A._, nato nel 1965, docente di matematica e fisica in un istituto scolastico del Cantone. L'Esecutivo cantonale nella precedente comunicazione del 16 febbraio 2016 ha rimproverato ad A._ un comportamento scorretto, manifestatosi in ripetute inosservanze dei doveri di servizio, in difficoltà nello svolgere convenientemente il suo lavoro e nell'operare all'interno dell'istituto scolastico, in manchevolezze nei confronti della direzione e del medico del personale e in atteggiamenti sconvenienti nei confronti degli allievi e delle famiglie.\nB.\nIl Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha respinto con giudizio del 28 luglio 2017 il ricorso di A._ contro la decisione del Consiglio di Stato.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale, subordinatamente il rinvio della causa al Tribunale cantonale amministrativo per nuovo giudizio.\nIl Consiglio di Stato chiede la reiezione del ricorso. La Corte cantonale si conferma nel proprio giudizio."} -{"id":"0c850131-770f-475e-bfcc-0ebc0c7fb13b","text":"Fatti:\nA. Il 24 dicembre 2004 l'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) è stata autorizzata ad aprire un'inchiesta fiscale speciale nei confronti degli avvocati A.A._ e B.A._, quest'ultima titolare di uno studio legale e notarile a Lugano. Il legale è sospettato d'aver commesso gravi infrazioni fiscali ai sensi dell'art. 190 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull'imposta federale diretta (LIFD; RS 642.11), per aver sottaciuto al fisco federale una parte importante della sua sostanza e dei suoi redditi imponibili. Egli avrebbe inoltre partecipato a reati fiscali commessi da C._, mentre B.A._ avrebbe partecipato a quelli commessi dal marito.\nB. Il 2\/3 febbraio 2005 la Divisione delle inchieste speciali dell'AFC ha perquisito lo studio legale e sequestrato numerosi documenti, posti sotto suggello. L'8 agosto 2005 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale ha accolto una richiesta di levata dei sigilli presentata dall'AFC, stabilendo per la cernita, da effettuare dalla Corte medesima, una procedura in tre fasi, confermata dal Tribunale federale (vedi ).\nC. Il 20 febbraio 2007, la I Corte dei reclami penali (I CRP), ritenendo impossibile distinguere i clienti protetti dal segreto professionale dell'avvocato da quelli non protetti, sostenendo che l'anonimizzazione degli atti le imporrebbe un lavoro considerevole, ha accolto la richiesta di versare agli atti tutti i documenti ancora in sospeso. Con sentenza 1B_47\/2007 del 28 giugno 2007 il Tribunale federale, ritenuta sbrigativa e superficiale detta tesi, ha accolto, in quanto ammissibile, un ricorso dei coniugi A._ e ha annullato questa decisione. In seguito i legali hanno prodotto listati contenenti i nomi dei clienti da loro ritenuti protetti dal segreto professionale.\nD. La I CRP ha poi comunicato alle parti la sua volontà di procedere a tappe. Il 12 novembre 2007, statuendo su una parte degli incarti, essa, ritenuto che l'individuazione di relazioni attinenti all'attività tipica dell'avvocato e la relativa anonimizzazione avrebbe implicato un investimento sproporzionato di tempo, ha versato agli atti solo determinati atti, anonimizzandoli senza la verifica effettiva dell'esistenza di un segreto da proteggere. Con sentenza 1B_288\/2007 del 30 settembre 2008 il Tribunale federale l'ha annullata.\nE. La I CRP, con decisione del 28 novembre 2007, si è pronunciata sui documenti concernenti il 1996. Rilevato che si tratta di un gran numero di atti, in gran parte contenenti nomi di terzi, e richiamati i motivi addotti nella sentenza del 12 novembre 2007, essa ha ribadito che la cernita e l'anonimizzazione dei nomi rappresenterebbe un lavoro totalmente sproporzionato, decidendo quanto segue:\n\"1. I seguenti incarti devono essere restituiti, ai sensi dei considerandi, agli indagati: S338 (parziale), S334 (parziale), S350, S351 (parziale), S370, 7699.\n2. I seguenti incarti devono essere versati agli atti ai sensi dei considerandi: S338 (parziale), S334 (parziale), S351 (parziale).\n3. L'utilizzo o la trasmissione a terzi, per altre procedure, di documenti o informazioni concernenti clienti degli indagati provenienti dall'incarto S338 di cui al punto 2 del presente dispositivo è proibito in assenza di nuove decisioni da parte della I Corte dei reclami penali.\n4. (spese)\".\nF. L'AFC impugna questa decisione con un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, in via cautelare, di concedere l'effetto sospensivo al gravame e di congiungere i susseguenti ricorsi che saranno inoltrati; in via principale, di annullare la decisione impugnata e, in sostanza, di versare agli atti del procedimento penale in forma integrale e non anonimizzata i libri base (cassa, posta, banca, debitori e creditori) per verificare la completezza e la correttezza delle registrazioni contabili, il libro mastro delle relative registrazioni, le liste delle corrispondenti registrazioni di ogni singolo conto e le pezze giustificative, con il divieto di utilizzare le informazioni riguardanti terzi in altri procedimenti, salvo autorizzazione della I CRP; postula inoltre di versare agli atti tutte le fatture concernenti l'attività tipica e atipica dei legali in forma integrale; in via subordinata, chiede di versarli in maniera anonimizzata.\nLa I CRP chiede la reiezione, in quanto ammissibile, del ricorso. I coniugi A._ postulano, proceduralmente, di stralciare dall'incarto gli allegati n. da 2 a 19 prodotti dalla ricorrente, in via principale, di dichiarare inammissibile il ricorso e, in via subordinata, di respingerlo.\nAl ricorso è stato conferito effetto sospensivo in via superprovvisionale."} -{"id":"54f7f139-c2d9-423e-ab1d-6691a8e87543","text":"Fatti:\nA.\nA.a. B._ è stato fino al 26 aprile 2010 proprietario di due unità di proprietà per piani (un appartamento e un locale) del Condominio A._. Nel corso degli anni la Comunione dei comproprietari del menzionato condominio ha avviato numerose procedure nei confronti di B._ per ottenere il pagamento di contributi arretrati e l'iscrizione di ipoteche legali. Quest'ultimo, che si è sempre opposto alla modifica della chiave di riparto delle spese condominiali, affermava invece di essere creditore nei confronti della Comunione dei comproprietari per anticipi versati in eccedenza.\nIl 15 aprile 1999 vi è stata un'infiltrazione d'acqua dal tetto dello stabile nell'appartamento di B._, che ha causato un danno di complessivi fr. 19'521.60. Come pattuito con la Comunione dei comproprietari, la C._ ha depositato il 17 gennaio 2002 presso la Pretura di Lugano fr. 19'000.-- a liquidazione del pregiudizio, senza indicare il beneficiario del deposito.\nA.b. Con petizione 14 aprile 2015 B._ ha domandato al Pretore del distretto di Lugano di accertare che l'importo depositato è di sua pertinenza e di conseguenza, in via subordinata, disporre il pagamento nelle sue mani. Il Pretore ha respinto la petizione per intervenuta compensazione dell'importo richiesto.\nB.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha invece accolto l'appello di B._ e ha riformato il giudizio di primo grado nel senso che la Comunione dei comproprietari del Condominio A._ è condannata a pagare all'attore fr. 19'000.-- quale liquidazione del danno d'acqua subito, specificando che la Pretura di Lugano provvederà al versamento dell'importo presso di lei depositato dalla menzionata compagnia di assicurazione. La Corte cantonale ha ritenuto che la convenuta non ha formulato una richiesta di compensazione sufficientemente suffragata e riferita ai crediti che il Pretore ha compensato.\nC.\nCon ricorso sussidiario in materia costituzionale del 23 giugno 2017 la Comunione dei comproprietari del Condominio A._ postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento della sentenza di appello e la reiezione della petizione. Lamenta che la Corte cantonale ha interpretato in modo arbitrario le sue osservazioni, sviluppate per provare ed evidenziare il credito nei confronti dell'attore posto in compensazione e sostiene che quest'ultimo avrebbe implicitamente riconosciuto l'esistenza della compensazione nel suo appello.\nL'opponente non ha presentato una risposta.\nLa Presidente della Corte adita ha conferito effetto sospensivo al ricorso con decreto del 28 agosto 2017."} -{"id":"4f1b5fc8-ce1c-4ce9-9dd6-be276445be9a","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino colombiano, è giunto in Svizzera nel maggio 2006 per chiedere asilo. A seguito dell'accoglimento della sua domanda, ha ottenuto un permesso di dimora. Durante il suo soggiorno nel nostro Paese, A._ ha interessato le autorità penali in questi termini:\n30 luglio 2007: decreto d'accusa del Ministero pubblico del Cantone Ticino; pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere da fr. 60.-- ciascuna, sospesa condizionalmente per 3 anni, e multa di fr. 1'200.-- per i reati di guida in stato di inattitudine ed infrazione alle norme della circolazione.\n7 maggio 2010: sentenza della Corte delle assise correzionali di Lugano; pena detentiva di 2 anni e 6 mesi, di cui due anni sospesi condizionalmente per 4 anni, per i reati di infrazione aggravata e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope del 3 ottobre 1951 (LStup; RS 812.121) (incarcerazione tra il 29 gennaio e il 28 luglio 2010).\nPreso atto di questa seconda condanna, il 7 giugno 2013 l'allora Ufficio federale della migrazione ha revocato l'asilo a A._, ma non la qualità di rifugiato. L'11 dicembre 2013 il Tribunale amministrativo federale ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso interposto dall'interessato.\nB.\nInvitata dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino a pronunciarsi in merito all'esistenza di eventuali impedimenti all'allontanamento di A._ (cfr. lettera del 30 gennaio 2014 agli atti), il 27 febbraio 2018 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha concluso che il rimpatrio in Colombia non violerebbe il divieto di tortura sancito all'art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU; RS 0.101).\nOttenuta questa risposta dalla SEM, dopo averla più volte sollecitata, con decisione del 28 giugno 2018 l'autorità dipartimentale ha quindi informato A._ di non ritenere più date le condizioni che avevano portato al rilascio del permesso di dimora e, considerato ammissibile ed esigibile il suo rientro in Patria, gli ha negato il rinnovo da lui domandato a diverse riprese (10 agosto 2010, 25 gennaio 2011, 3 maggio 2012, 8 aprile 2016) senza che le sue richieste venissero sin lì evase. Nel seguito, tale provvedimento di diniego è stato confermato sia dal Governo (12 dicembre 2018) che dal Tribunale amministrativo ticinese (6 agosto 2019).\nC.\nIl 9 settembre 2019 A._ ha impugnato il giudizio della Corte cantonale davanti al Tribunale federale con ricorso sussidiario in materia costituzionale. In tale contesto, chiede che il permesso di dimora gli sia rinnovato. In parallelo, domanda l'esenzione dal versamento di un anticipo spese in quanto le sue entrate non gli permettono di farvi fronte.\nIn corso di procedura, il Tribunale amministrativo si è riconfermato nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"142775ba-9f39-4522-8438-3ce0be6c3e84","text":"Fatti:\nA.\nIl 22 giugno 2020 il Ministério Público Federal Estado de São Paulo (Brasile) ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B._ per corruzione attiva e passiva, riciclaggio di denaro e organizzazione criminale, per aver funto da intermediario, percependo indebiti vantaggi, tra il Gruppo C._ e diversi politici che avrebbero intascato tangenti nell'ambito dell'attribuzione di appalti. L'autorità estera ha chiesto la trasmissione di documenti di un conto bancario intestato a D._ Ltd.\nB.\nCon decisione di chiusura dell'11 dicembre 2020 il Ministero pubblico della Confederazione ha autorizzato la consegna di svariata documentazione della citata relazione bancaria. Adita da A._, con giudizio del 29 aprile 2021 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di legittimazione.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al ricorso l'effetto sospensivo, in via principale di annullarla unitamente a quella di chiusura e, in via subordinata, di rinviare la causa alla CRP per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"53a7bd87-f86d-410e-9f01-5f5f7525eb5c","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadina portoghese, è giunta in Svizzera nell'ottobre 2013 proveniente dalla Spagna, dove risiedeva dal 2004. Al suo arrivo, ha ottenuto dalle autorità del Canton Vaud un permesso di dimora valido fino al 23 gennaio 2019 per svolgere un'attività lucrativa dipendente. Nell'aprile 2016, è stata autorizzata a trasferirsi nel Cantone Ticino.\nA._ è madre di B._, cittadina spagnola nata nel dicembre 1997 da una relazione con un cittadino spagnolo residente in Spagna. Il 20 febbraio 2014, A._ ha interrotto la propria attività di cameriera; dopo avere esaurito le indennità di perdita di guadagno di cui beneficiava a seguito della sua incapacità lavorativa, nel luglio 2016 ha cominciato a percepire l'assistenza pubblica.\nB.\nIl 10 settembre 2015, A._ ha chiesto il ricongiungimento familiare con la figlia B._, che nel frattempo era arrivata in Svizzera.\nDopo averla sentita, con decisioni del 1° settembre 2016 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha revocato ad A._ il permesso di dimora di cui disponeva e respinto la domanda di rilascio di un permesso di dimora alla figlia. Su ricorso, tali provvedimenti sono stati in seguito confermati sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale cantonale amministrativo, espressosi in merito con sentenza del 19 maggio 2017. Anch'esso ha infatti concluso che l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) non conferisce ad A._ nessun diritto di continuare a soggiornare in Svizzera e che la revoca del permesso di cui disponeva è conforme alla legge federale sugli stranieri. D'altra parte, ritenuto che la richiesta di rilascio di un permesso formulata a nome della figlia era motivata dalla volontà di quest'ultima di vivere in Svizzera con la madre, ha constatato che cadevano pure le premesse per il ricongiungimento familiare. Sempre in questo contesto, ha infine aggiunto che, non disponendo di mezzi finanziari sufficienti, la figlia non poteva nemmeno far valere un diritto di soggiorno autonomo.\nC.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 19 giugno 2017, formulato per sé e in rappresentanza della figlia, A._ si è allora rivolta al Tribunale federale, chiedendo che - in riforma del giudizio del Tribunale amministrativo - la revoca del suo permesso di dimora sia annullata e che venga nel contempo concesso un analogo permesso alla figlia.\nIl Tribunale amministrativo ticinese si è riconfermato nel proprio giudizio. Domandando il rigetto del ricorso, ad esso ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Governo ticinese si è invece rimesso alle valutazioni di questa Corte. Con lettera del 25 settembre 2017, le ricorrenti hanno confermato le proprie richieste e prodotto nuovi documenti da allegare agli atti."} -{"id":"1bacdf6a-f4f3-4d2f-8bfc-ba9ca332c521","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La società svedese B._ AB ha proceduto giudizialmente in Svezia contro la società svizzera A._ SA. Il 17 ottobre 2014 il tribunale di prima istanza ha condannato A._ SA a pagare l'importo di EUR 270'558.99 oltre agli interessi di legge; inoltre, A._ SA è stata condannata a pagare SEK 520'450.-- a titolo di spese processuali, anche questo importo aumentato degli interessi legali. La Corte di appello svedese, con sentenza 11 novembre 2015, ha confermato il giudizio di primo grado, salvo ridurre l'importo dovuto da A._ SA a EUR 233'558.99 oltre agli interessi; a A._ SA sono state poste a carico le spese processuali d'appello ammontanti a SEK 222'000.-- oltre agli interessi di legge. In data 22 dicembre 2015, la Corte di appello svedese ha attestato che quest'ultima decisione era esecutiva in Svezia.\nA.b. Il 13 febbraio 2016, B._ AB ha formulato istanza avanti al Pretore del Distretto di Lugano, chiedendo di riconoscere e dichiarare esecutiva in Svizzera a titolo pregiudiziale la sentenza 11 novembre 2015 della Corte di appello svedese e di rigettare in via definitiva per complessivi fr. 416'412.65 oltre interessi l'opposizione formulata da A._ SA contro il precetto esecutivo fatto spiccare nel frattempo nei suoi confronti da B._ AB. Con decisione 15 giugno 2016, in accoglimento dell'istanza, il Pretore ha riconosciuto e dichiarato esecutiva in Svizzera la sentenza 11 novembre 2015 della Corte di appello svedese e ha rigettato in via definitiva l'opposizione, ponendo tassa e spese a carico di A._ SA.\nB.\nIl Tribunale di appello del Cantone Ticino è stato adito da A._ SA con reclamo 18 luglio 2016 relativo al riconoscimento e all'exequatur della sentenza estera. La II Camera civile del Tribunale di appello ha respinto il rimedio con il qui impugnato giudizio 28 ottobre 2016.\nC.\nCon ricorso in materia civile 7 dicembre 2016, A._ SA (qui di seguito: ricorrente) postula in via pregiudiziale l'annullamento della sentenza cantonale e il rinvio dell'incarto alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello per nuova sentenza, mentre nel merito chiede, come già in sede di reclamo, la riforma del giudizio impugnato nel senso che la sentenza di appello svedese sia riconosciuta e dichiarata esecutiva in Svizzera per gli importi dedotti inesecuzione, tranne che per l'importo di SEK 520'450.-- (più interessi) relativo alle spese di prima sede svedese.\nNon sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"6b6690c7-cb52-417e-b594-7ca3b57991e1","text":"Fatti:\nA.\nIl 4 marzo 2015 l'Ambasciata d'Italia a Berna ha chiesto l'estradizione di A._. La richiesta si fonda su un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Varese, per traffico illecito di stupefacenti.\nB.\nIl 16 settembre 2015 il ricercato è stato arrestato nel Cantone Ticino. Il 18 settembre seguente l'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha emesso un ordine di arresto ai fini di estradizione. L'estradando si è opposto all'estradizione semplificata. Il 28 settembre 2015 l'UFG gli ha designato l'avv. Olivier Ferrari quale patrocinatore d'ufficio. Il 9 ottobre 2015 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha confermato all'UFG che non sussiste identità tra i fatti oggetto della domanda di estradizione e quelli perseguiti in Svizzera.\nC.\nIl 4 novembre 2015 l'UFG ha concesso l'estradizione dell'interessato all'Italia. Adito da quest'ultimo, con giudizio del 12 gennaio 2016 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) ne ha respinto il ricorso, come pure la domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio.\nD.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede, concessogli il beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio, di annullarla unitamente a quella di estradizione dell'UFG e pertanto, in via principale, di respingere la domanda di estradizione e, in via subordinata, di rinviare gli atti all'autorità di prima istanza affinché esperisca ulteriori accertamenti.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"47f17fb4-b42c-4ba8-aa0b-35fed8e614c2","text":""} -{"id":"d2de9aaa-a607-4426-9687-1ef1f00a36f1","text":"Fatti:\nA.\nIl 26 luglio 2017 A._ è stato arrestato nel Cantone Ticino sulla base di una richiesta del Ministero della Giustizia della Repubblica di Lituania, fondata su una sentenza del Tribunale regionale di Panevezys del 20 ottobre 2016 con la quale l'interessato è stato condannato a quattro anni di detenzione, per reati contro l'integrità fisica e contro la proprietà.\nB.\nIl 27 luglio 2017 l'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha ordinato la detenzione ai fini estradizionali dell'arrestato. Il 14 settembre 2017 l'UFG ne ha concesso l'estradizione alla Lituania, rifiutando nel contempo la sua richiesta di scarcerazione. Con giudizio del 14 novembre 2017 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) ha respinto un ricorso dell'estradando e la sua richiesta di gratuito patrocinio, rinunciando nondimeno a prelevare spese vista la sua indigenza.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla unitamente a quella dell'UFG, subordinatamente di rinviare gli atti al TPF per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"0b91f081-1d4d-475e-801f-06b16dafb4d0","text":"Fatti:\nA.\nIl 23 ottobre 2018, la Cassa di compensazione AVS\/AI\/IPG del Cantone Ticino (di seguito Cassa), ha trasmesso ad A._ una conferma di affiliazione d'ufficio nella categoria indipendente per l'anno 2013, per una commissione d'intermediazione immobiliare esposta fiscalmente quale reddito soggetto all'obbligo contributivo AVS. Mediante due decisioni del 25 ottobre 2018 la Cassa ha fissato i contributi personali su un reddito da attività indipendente di fr. 250'000.- per l'anno 2013 per un totale di fr. 27'503.60 e gli interessi di mora del 5 % per contributi arretrati fatturati dopo il periodo contributivo, ovvero dal 1° gennaio 2014, per un importo di fr. 6627.60. A seguito delle opposizioni dell'assicurato, con decisione su opposizione del 15 aprile 2019 la Cassa ha in sostanza confermato il contenuto delle pronunce.\nB.\nAdito su ricorso il 27 maggio 2019 da A._, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino lo ha respinto con giudizio del 23 settembre 2019. L'insorgente ha contestato la qualifica del reddito di fr. 250'000.- quale provento da attività indipendente e la determinazione degli interessi di mora ritenuti dalla Cassa, oltre ad avere censurato la violazione del diritto di essere sentito per la non evasione della contestazione sull'aliquota di imposizione.\nC.\nIl 23 ottobre 2019 (timbro postale) A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede l'annullamento del giudizio impugnato, rispettivamente della decisione \"del 23 ottobre 2018\"."} -{"id":"a6f3467d-e334-4a6f-8880-80b9107e1666","text":""} -{"id":"00a1c494-6b40-4f1a-9b47-56f767abc666","text":"Fatti:\nA. Lamentando problemi psichici, C._, nata nel 1967, già attiva professionalmente nella gestione di un esercizio pubblico (di proprietà del marito), in data 15 novembre 2006 ha presentato una domanda di prestazioni dell'assicurazione invalidità. L'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) - esperiti gli accertamenti medici e preso atto del rapporto del Centro X._ del 18 ottobre 2007 attestante una sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD 10 F33.1), che le causava una incapacità lavorativa del 100% dal 29 agosto 2005 e dell'80% dal 20 marzo 2006 nella sua abituale professione di cameriera come pure in qualsiasi altra attività - con decisione 24 giugno 2008 ha riconosciuto il diritto a una rendita intera, per un grado di invalidità dell'80%, a partire dal 1° agosto 2006.\nAdito dalla GastroSocial Cassa pensione che chiedeva in particolare l'allestimento di una nuova perizia e che contestava che un disturbo depressivo recidivo di medio grado determinasse un'inabilità totale, potendo a suo giudizio tutt'al più giustificare una incapacità del 50%, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con pronuncia 13 luglio 2009 ha respinto il ricorso dell'istituto di previdenza. Con sentenza del 25 ottobre 2010 (9C_779\/2009) il Tribunale federale ha tuttavia rinviato la causa all'amministrazione per complemento istruttorio affinché attraverso una nuova perizia psichiatrica chiarisse segnatamente gli atteggiamenti compulsivi e autolesionistici descritti dall'interessata e da suo marito e si pronunciasse nuovamente sulla capacità lavorativa residua, eventualmente in altra attività, e sull'applicabilità di eventuali provvedimenti di integrazione professionale.\nIn seguito alla sentenza di rinvio, l'UAI ha affidato al Centro X._ il compito di allestire una nuova perizia specialistica. Il relativo referto 27 gennaio 2010 (recte: 2011), oltre alla diagnosi già nota, ha messo in evidenza pure un disturbo della personalità instabile, tipo borderline (ICD 10:F60.31), e una bulimia nervosa atipica (ICD 10:F50.3). Per il resto i periti hanno confermato le conclusioni del precedente rapporto del 18 ottobre 2007, ritenendo non praticabili provvedimenti di integrazione né l'esercizio di una attività lavorativa in un diverso contesto. Aderendo a tale valutazione, l'UAI ha confermato l'attribuzione di una rendita intera AI dal 1° agosto 2006 stante un grado d'invalidità dell'80% (decisione del 15 marzo 2011, preavvisata il 1° febbraio 2011).\nB. Nuovamente adito dall'istituto di previdenza, il Tribunale cantonale delle assicurazioni ne ha respinto il ricorso con pronuncia del 22 dicembre 2011.\nC. GastroSocial Cassa pensione presenta ricorso al Tribunale federale al quale chiede di annullare il giudizio cantonale e di disporre una perizia supplementare. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"1396f4ec-001b-4eff-83b2-51e4ef2a4e54","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 24 febbraio 2006 la Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino infliggeva a A._ una multa di fr. 370.--, oltre alla tassa di giustizia e alle spese, perché il 20 novembre 2005, in territorio di Giubiasco, alla guida del veicolo targato xxx, non osservava una segnalazione semaforica indicante \"fermata\" (luce rossa), usava un telefono senza il dispositivo \"mani libere\" e, inoltre, non aveva con sé il documento inerente i gas di scarico.\nA. Il 24 febbraio 2006 la Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino infliggeva a A._ una multa di fr. 370.--, oltre alla tassa di giustizia e alle spese, perché il 20 novembre 2005, in territorio di Giubiasco, alla guida del veicolo targato xxx, non osservava una segnalazione semaforica indicante \"fermata\" (luce rossa), usava un telefono senza il dispositivo \"mani libere\" e, inoltre, non aveva con sé il documento inerente i gas di scarico.\nB. Contro questa decisione, A._ ricorreva dinanzi alla Pretura penale di Bellinzona. Egli chiedeva, limitatamente all'infrazione di inosservanza della segnalazione semaforica, l'annullamento della decisione impugnata con conseguente riduzione della multa. Con sentenza del 23 gennaio 2007, il Presidente della Pretura penale respingeva il ricorso di A._ e confermava la decisione impugnata.\nB. Contro questa decisione, A._ ricorreva dinanzi alla Pretura penale di Bellinzona. Egli chiedeva, limitatamente all'infrazione di inosservanza della segnalazione semaforica, l'annullamento della decisione impugnata con conseguente riduzione della multa. Con sentenza del 23 gennaio 2007, il Presidente della Pretura penale respingeva il ricorso di A._ e confermava la decisione impugnata.\nC. Postulando l'annullamento della decisione dell'ultima istanza cantonale, A._ insorge dinanzi al Tribunale federale con un ricorso in materia costituzionale che, con lettera del 22 febbraio 2007, chiede sia esaminato anche come ricorso in materia penale ai sensi degli art. 78 e segg. LTF.\nC. Postulando l'annullamento della decisione dell'ultima istanza cantonale, A._ insorge dinanzi al Tribunale federale con un ricorso in materia costituzionale che, con lettera del 22 febbraio 2007, chiede sia esaminato anche come ricorso in materia penale ai sensi degli art. 78 e segg. LTF.\nD. Non sono state richieste osservazioni al gravame."} -{"id":"7cd2ec65-06b2-4a3d-928d-fb7cc0f0da1d","text":"Fatti:\nA.\nIl 15 gennaio 2012 D.B._, nato nel 2001, si trovava con il padre, B.B._, presso la stazione sciistica di X._. Percorrendo la pista n. 3, classificata nera, D.B._, perso il controllo degli sci e scivolato su una discesa molto ripida, è finito contro un cumulo di neve posto a lato della pista ed è deceduto.\nB.\nIn relazione a questo evento è stato avviato un procedimento penale a carico di B.B._ e di C._ SA, società che gestisce gli impianti sciistici di X._, per titolo di omicidio colposo. A._, madre della vittima, si è costituita accusatrice privata. Il 14 marzo 2016, terminata l'istruzione, il Procuratore pubblico ha decretato l'abbandono del procedimento, motivato nei confronti della società dall'assenza di indizi di violazione di norme di condotta da parte dei suoi responsabili che possa essere considerata causale all'incidente e nei confronti di B.B._ dalle gravi conseguenze del suo atto che giustificano l'applicazione dell'.\nC.\nAdita da A._, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) ne ha respinto il reclamo con sentenza del 17 agosto 2016. In breve, ha confermato l'assenza di qualsiasi violazione di norme di condotta nella gestione della pista, in causalità con l'incidente, imputabile alla società. Ha invece riconosciuto in capo a B.B._ una violazione dell'obbligo di sicurezza, tutelando l'abbandono del procedimento nei suoi confronti alla luce dell'.\nD.\nContro questo giudizio A._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulandone l'annullamento e il rinvio degli atti al Ministero pubblico affinché, previa completazione dell'istruttoria, emani un decreto di accusa nei confronti degli autori responsabili del reato di omicidio colposo. Chiede inoltre di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"141e75f9-8f21-4636-ad20-50e1badd8be5","text":"Fatti:\nFatti:\nA. L'attuale controversia trae origine dall'aumento della pigione notificato nel marzo 2002 da A._ (locatore) agli inquilini dell'immobile denominato \"Z._\" da lui acquistato nel 1996.\nA. L'attuale controversia trae origine dall'aumento della pigione notificato nel marzo 2002 da A._ (locatore) agli inquilini dell'immobile denominato \"Z._\" da lui acquistato nel 1996.\nA.a Cinque conduttori hanno infatti contestato l'aumento dinanzi al competente Ufficio di conciliazione in materia di locazione. Si tratta di:\n- X.B._ e Y.B._, che occupano l'appartamento no. 52 di 31⁄2 locali e, dal 16 marzo 2000, pagano una pigione mensile di fr. 805.--, cui vanno aggiunti fr. 120.-- a titolo di acconto per spese accessorie e fr. 40.-- per l'uso di un posteggio;\n- X.C._ e Y.C._, che occupano gli appartamenti no. 31 e 32 (oggetto di due contratti di locazione separati), entrambi di 31⁄2 locali e, dal 20 marzo 2000, pagano una pigione mensile di fr. 680.-- rispettivamente fr. 780.--, cui vanno aggiunti (in ambe- due i casi) fr. 120.-- a titolo di acconto per spese accessorie;\n- X.D._ e Y.D._, che occupano l'appartamento no. 50 di 41⁄2 locali e, dal 16 marzo 2000, pagano una pigione mensile di fr. 945.--, cui vanno aggiunti fr. 130.-- a titolo di acconto per spese accessorie e fr. 90.-- per l'uso dell'autorimessa e di un posteggio;\n- E._, che occupa l'appartamento no. 24 di 31⁄2 locali e, dal 16 marzo 2000, paga una pigione mensile di fr. 770.--, cui vanno aggiunti fr. 120.-- a titolo di acconto per spese accessorie;\n- X.F._ e Y.F._, che occupano l'appartamento no. 26 di 41⁄2 locali e, dal 16 marzo 2000, pagano una pigione mensile di fr. 915.--, cui vanno aggiunti fr. 130.-- a titolo di acconto per spese accessorie.\nA.b Ciascuno dei contratti sottoscritti dai predetti conduttori tra il 16 e il 20 marzo 2000 includeva, al punto 3, la seguente clausola:\n\"Il canone di locazione concordato non consente di ottenere un\nreddito sufficiente a coprire i costi relativi. La locatrice si\nriserva in futuro di far valere la riserva in tal senso del 12%\".\nA.c Nel formulario ufficiale utilizzato per la notifica dell'aumento è stato precisato che questo avveniva \"a parziale adeguamento delle pigioni al limite del reddito lordo compensante i costi (art. 269a lett. c CO) = 10%\". Contestualmente il locatore esprimeva pure \"una riserva del 22% che potrà sciogliere in futuro a copertura del reddito compensante i costi\", il tutto con effetto al 1° luglio 2002. Egli ha in particolare aumentato:\n- a fr. 886.-- la pigione a carico di X.B._ e Y.B._;\n- a fr. 750.--, rispettivamente fr. 860.--, le pigioni a carico di\nX.C._ e Y.C._;\n- a fr. 1'040.-- la pigione a carico di X.D._ e Y.D._;\n- a fr. 850.-- la pigione a carico di E._;\n- a fr. 1'106.-- la pigione a carico di X.F._ e Y.F._.\n- a fr. 1'106.-- la pigione a carico di X.F._ e Y.F._.\nB. Non essendo stato possibile addivenire ad alcuna intesa dinanzi all'Ufficio di conciliazione, il 18 luglio 2002 A._ si è rivolto alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Sud chiedendo la fissazione delle varie pigioni conformemente a quanto da lui auspicato e la conferma dei rispettivi formulari riguardanti l'aumento con le relative riserve. I conduttori si sono opposti contestando che il locatore potesse far capo al criterio dell'insufficiente reddito lordo di cui all'art. 269a lett. c CO e rilevando che, in ogni caso, il reddito netto ricavato dall'ente locato era sproporzionato.\nLe domande del locatore sono state integralmente accolte il 2 settembre 2003. Nei cinque giudizi - pressoché identici - è stato in primo luogo evidenziato come la modifica unilaterale del contratto fosse stata motivata dalla riserva contrattuale, che faceva chiaramente riferimento al criterio di cui all'art. 269a lett. c CO. L'applicabilità di tale disposto non poneva problemi, avendo l'istante acquistato l'immobile in questione - risalente agli anni sessanta - nel 1996, ad un prezzo che non poteva essere considerato eccessivo visto che scaturiva da un pubblico incanto. Ritenuto che in base ai dati emersi in istruttoria il reddito lordo compensante i costi era del 4.76% a fronte di un tasso possibile del 6%, il primo giudice ha concluso per il benfondato delle pigioni richieste dal locatore e per la conferma della validità dei formulari d'aumento.\nLe domande del locatore sono state integralmente accolte il 2 settembre 2003. Nei cinque giudizi - pressoché identici - è stato in primo luogo evidenziato come la modifica unilaterale del contratto fosse stata motivata dalla riserva contrattuale, che faceva chiaramente riferimento al criterio di cui all'art. 269a lett. c CO. L'applicabilità di tale disposto non poneva problemi, avendo l'istante acquistato l'immobile in questione - risalente agli anni sessanta - nel 1996, ad un prezzo che non poteva essere considerato eccessivo visto che scaturiva da un pubblico incanto. Ritenuto che in base ai dati emersi in istruttoria il reddito lordo compensante i costi era del 4.76% a fronte di un tasso possibile del 6%, il primo giudice ha concluso per il benfondato delle pigioni richieste dal locatore e per la conferma della validità dei formulari d'aumento.\nC. Onde ottenere l'annullamento del predetto giudizio i cinque conduttori hanno adito il Tribunale d'appello.\nA loro modo di vedere il criterio del reddito lordo di cui all'art. 269a lett. c CO non poteva essere applicato: il contratto non contemplava questa eventualità e l'immobile interessato non era di epoca recente. Infine, essi hanno ribadito l'eccezione - non esaminata in prima istanza - secondo cui il reddito netto ricavato dall'ente locato era in ogni caso sproporzionato e dunque abusivo.\nRespinti i primi due argomenti, la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha accolto l'eccezione.\nRespinti i primi due argomenti, la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha accolto l'eccezione.\nC.a I giudici cantonali hanno proceduto al calcolo del reddito netto dell'ente locato come esposto qui di seguito.\nEssi hanno in primo luogo determinato il capitale proprio complessivo. A tal scopo hanno considerato che l'immobile è stato acquistato nel 1996 per fr. 6'278'710.-- ed è stato ristrutturato con una spesa di fr. 3'680'841.70, di cui può essere imputato nel calcolo il 70% (), ovvero fr. 2'576'589.--. Indicizzati in base al carovita, limitatamente al 40% (), questi importi assommano a fr. 8'962'265.--. Deducendo da questa cifra l'ammontare dell'ipoteca gravante l'immobile, dichiarato di fr. 2'725'000.--, risulta un capitale proprio di fr. 6'237'265.--. I giudici ticinesi sono quindi passati alle spese, precisando che avrebbero considerato solo quelle che non erano già state coperte e pagate nell'ambito delle spese accessorie, ovverosia: fr. 112'759.70 per interessi ipotecari nel 2001; fr. 15'399.80 per manutenzione e riparazioni appartamenti e stabile; fr. 351.80 per tasse e spese postali e bancarie, fr. 3'683.30 per pubblicità, fr. 11'682.-- per assicurazioni; fr 24'237.90 per onorari d'amministrazione. Essi hanno poi dedotto le somme incassate per la lavatrice, per l'affitto dell'insegna e per l'affitto di un'antenna per telefonia mobile. Da qui un saldo per spese di fr. 154'269.95.\nSulla base di questi dati la Corte cantonale ha infine stabilito il reddito netto per ogni singolo appartamento, giungendo alla conclusione che la decisione di aumentare la pigione è giustificata, ma non nella misura proposta dal locatore.\nC.b Nelle cinque sentenze emanate il 29 dicembre 2003, sostanzialmente identiche, il Tribunale d'appello ha dunque ridotto gli aumenti concessi nella pronunzia di primo grado e fissato le pigioni nel modo seguente:\n- fr. 826.40 mensili per X.B._ e Y.B._;\n- fr. 750.--, rispettivamente fr. 826.40, per X.C._ e Y.C._;\n- fr. 978.60 per X.D._ e Y.D._;\n- fr. 826.40 per E._;\n- fr. 978.60 per X.F._ e Y.F._.\n- fr. 978.60 per X.F._ e Y.F._.\nD. Tempestivamente insorto dinanzi al Tribunale federale con cinque ricorsi per riforma identici, fondati sulla violazione dell' (4C.59\/2004, 4C.61\/2004, 4C.63\/2004, 4C.65\/2004, 4C.67\/2004) A._ postula, in via principale, la modifica delle sentenze cantonali nel senso della reiezione degli appelli dei conduttori e, di conseguenza, della conferma delle cinque pronunzie di primo grado.\nNella risposte trasmesse il 29 marzo 2004 i conduttori propongono l'integrale reiezione del gravame.\nNella risposte trasmesse il 29 marzo 2004 i conduttori propongono l'integrale reiezione del gravame.\nE. Contestualmente alla risposta i cinque convenuti hanno introdotto un ricorso adesivo a norma dell'art. 59 cpv. 2 OG, che hanno però (tutti) ritirato il 29 aprile successivo. Donde lo stralcio di queste procedure."} -{"id":"192eaac3-70d5-4741-be00-3600d218257a","text":""} -{"id":"dd494fe7-c76b-443a-bfc4-efcd4f6d1936","text":""} -{"id":"f8e6b281-1f21-48e2-95db-01e3816423d5","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 gennaio 2013 A._ ha sporto una denuncia penale nei confronti di B._ per titolo di discriminazione razziale ai sensi dell'. Ciò poiché, in un articolo apparso sul Corriere del Ticino del 23 novembre 2012 e sul portale internet ticinolibero.ch il 25 novembre seguente, il querelato avrebbe espresso affermazioni negazioniste e revisioniste in merito al genocidio di Srebrenica.\nB.\nCon decreto di accusa del 28 aprile 2014 il Procuratore pubblico ha posto B._ in stato d'accusa dinanzi alla Pretura penale, ritenendolo colpevole di discriminazione razziale (ripetuta), in seguito all'opposizione. Ordinato il dibattimento, con decisione del 31 maggio 2016 il Giudice della pretura penale ha confermato l'accusa e la pena proposte dal Procuratore pubblico, condannandolo alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere da fr. 130.-- cadauna per complessivi fr. 5'850.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, nonché al pagamento di una multa di fr. 1'100.--.\nC.\nCon dichiarazione di appello del 31 agosto 2016, B._ è insorto dinanzi alla Corte di appello e di revisione penale (CARP) chiedendo il proscioglimento. Con scritto del 16 febbraio 2017, la Presidente della CARP, osservato che A._ aveva partecipato a tutta la procedura come accusatore privato, richiamata la sentenza di principio 1B_320\/2015 del 3 gennaio 2017 pubblicata in ha chiesto a questi se persisteva nel ritenersi parte al procedimento. L'interessato ha inoltrato una \"istanza di conferma di ammissione come accusatore privato\", producendo un memoriale riassuntivo riguardante l'appello, chiedendo di tenerne conto nell'ipotesi di reiezione dell'istanza. Con giudizio del 9 marzo 2017, la CARP fondandosi sulla , non ha riconosciuto la sua qualità di parte, respingendo pure l'istanza volta ad acquisire agli atti il citato memoriale.\nD.\nAvverso questa sentenza A._, il 26 aprile 2017, presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullare la decisione impugnata e di riformarla nel senso di riconoscergli la qualità di parte, nonché di accogliere l'istanza di acquisire agli atti il citato memoriale.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame. Con scritto del 10 luglio 2017 il ricorrente, indicando d'aver appreso dalla stampa che con decisione del 2 giugno 2017 la CARP ha confermato la condanna dell'accusato, precisa di mantenere il ricorso."} -{"id":"63a64db4-be52-4ff2-a346-0faa08ed9951","text":"Fatti:\nTra A._ e gli avvocati B._ e C._ è in atto un contenzioso in relazione all'ammontare di onorari da loro fatturatigli. Con decisione del 10 luglio 2018, la Commissione per l'avvocatura del Tribunale d'appello ha accolto l'istanza di questi ultimi e concesso la liberazione dal segreto professionale, nella misura necessaria a procedere all'incasso degli importi tuttora scoperti. Lo svincolo, negato in prima battuta dal cliente, è stato confermato anche dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino, con sentenza del 5 dicembre 2018.\nIl 2 gennaio 2019 A._ si è rivolto al Tribunale federale domandando che il giudizio della Corte cantonale sia annullato, che i legali vengano obbligati al pagamento delle spese e delle tasse da lui sostenute \" per tutti i reclami e ricorsi effettuati\"e che \"la condotta illecita\" dei due legali \"venga segnalata alle autorità competenti\". Il Tribunale federale ha chiesto alle istanze cantonali la trasmissione degli atti; non ha per contro ordinato scambi di scritti."} -{"id":"09110fee-1931-4939-99e6-3abab6d038a7","text":"Fatti:\nA. L'8 maggio 2004 B._ inseriva la propria carta bancaria, digitando il relativo codice e l'ammontare richiesto, in uno sportello automatico esterno della UBS di Peseux con l'intenzione di prelevare la somma di fr. 1'000.--. Dato che l'apparecchio le era sembrato difettoso essa abbandonava rapidamente la zona del bancomat, dopo avere ripreso la propria carta ma senza ritirare denaro. La scena veniva osservata da A._, il quale stava attendendo il suo turno per prelevare a sua volta denaro dallo stesso apparecchio. Nel frattempo il bancomat aveva erogato a carico del conto di B._ la somma di EUR 1'000.-- in banconote da cinquanta (verosimilmente per un errore di manipolazione della stessa cliente) e A._, che si era avvicinato per il suo turno, se ne appropriava versando poi la somma in questione sul suo conto bancario, mediante separate operazioni del 9 e del 10 maggio 2004. La cliente si accorgeva dell'irregolarità soltanto il 5 giugno 2004 dopo avere ricevuto l'estratto conto della banca e avere preso contatto con un responsabile della stessa.\nB. Il 22 febbraio 2005 il Tribunal de police du district de Boudry dichiarava A._ autore colpevole di furto e lo condannava alla pena di 60 giorni di detenzione sospesi per un periodo di prova di due anni. Tale sentenza veniva confermata dalla Cour de cassation pénale du Tribunal cantonal du canton de Neuchâtel, la quale in data 17 agosto 2005 respingeva il ricorso interposto dal condannato contro il giudizio di primo grado.\nC. A._ impugna mediante ricorso al Tribunale federale la sentenza dell'ultima istanza cantonale domandandone sostanzialmente l'annullamento. Postula altresì di essere posto a beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nD. La Cour de cassation pénale du Tribunal cantonal ed il Ministère public du canton de Neuchâtel rinunciano a formulare osservazioni in merito al ricorso, di cui l'accusatore pubblico domanda comunque la reiezione."} -{"id":"18ceb111-e7a5-4533-af9a-c3a775f8f57a","text":""} -{"id":"0b56b473-0a26-446f-8ba4-02699203bce9","text":"Fatti:\nA. Nel contesto di denunce presentate da tre clienti nei confronti del loro legale, avvocato A._, per titolo di reato di estorsione, subordinatamente coazione tentata, coazione, appropriazione indebita, violazione del segreto professionale, soppressione di documenti, amministrazione infedele, ingiuria, diffamazione e calunnia, il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha aperto tre procedimenti penali (n. 2010.10322, 2010.10723 e 2010.10727). In tale ambito, il Procuratore pubblico (PP) ha ordinato la perquisizione dello studio legale della denunciata in relazione ai tre clienti e alla documentazione relativa a determinate società gestite per nome e per conto loro. L'interessata, patrocinata all'epoca da un altro legale, si è dichiarata d'accordo di consegnare spontaneamente documenti relativi ai tre clienti e alle loro strutture societarie. Il 14 dicembre 2010, ella ha consegnato al PP ulteriore documentazione.\nB. Dopo che il 24 gennaio 2011 l'ordine di perquisizione e di sequestro era stato annullato per carenza di motivazione dal Giudice dei provvedimenti coercitivi, il 3 febbraio 2011 il PP ha spiccato un nuovo ordine di perquisizione e di sequestro, ritenendo prive di oggetto, poiché tardive, le richieste di suggellamento formulate dall'interessata. Adita dal legale, con giudizio del 29 marzo 2011, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ne ha respinto il reclamo.\nC. Avverso questa decisione l'avvocata A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede di annullare la sentenza impugnata, di ritornarle la documentazione sequestrata e, in via subordinata, di porla sotto suggello. Con scritti del 31 maggio 2011 e del 1° giugno 2011, la ricorrente chiede di concedere effetto sospensivo al gravame. Ha poi comunicato la revoca del mandato al legale che ha redatto il ricorso e, l'8 giugno 2011, inoltrato un ulteriore scritto al riguardo.\nNon sono state chieste osservazioni, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"cf6ac5a0-cc05-4ed2-9220-7e41f9bf6fec","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La Società Svizzera degli Impresari-Costruttori (SSIC) da una parte e i sindacati SEI (Sindacato Edilizia & Industria; ora UNIA) e SYNA (Sindacato interprofessionale) dall'altra, hanno concluso il 12 novembre 2002 un contratto collettivo di lavoro (CCL) per il pensionamento anticipato nel settore dell'edilizia principale (di seguito: CCL PEAN), in vigore dal 1° luglio 2003 (art. 29 CCL PEAN;), il cui scopo è quello di offrire ai lavoratori edili un pensionamento anticipato volontario finanziariamente sostenibile, in concreto di permettere ai lavoratori del settore dell'edilizia principale di fruire del pensionamento anticipato a partire dai 60 anni compiuti e di attenuarne le conseguenze finanziarie. Al fine di garantire l'esecuzione del CCL PEAN, le parti contraenti hanno istituito la Fondazione per il pensionamento anticipato nel settore dell'edilizia principale (di seguito: Fondazione FAR). Con il decreto del 5 giugno 2003 (di seguito: Decreto) il Consiglio federale, considerata la Legge federale sul conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro del 28 settembre 1956 (LFCO; RS 221.215.311), ha attribuito obbligatorietà generale al CCL PEAN per alcune sue disposizioni a far tempo dal 1° luglio 2003 (FF 2003 pag. 3464 segg.), la cui portata è stata negli anni estesa (da ultimo FF 2016 4477 con riferimenti). Di conseguenza, tali disposti esplicano effetti anche per soggetti non membri delle parti stipulanti il CCL PEAN (cfr. art. 1 cpv. 1 LFCO).\nA.b. La A._ SA è un'impresa attiva dal 1990 nel settore forestale, in particolare nel campo dell'ingegneria naturalistica e delle opere forestali in genere (cfr. il sito internet A._ SA), come pure l'estratto del registro di commercio. L'impresa non è membro della SSIC ma lo è dell'Associazione imprenditori forestali della Svizzera italiana (ASIF) e della Commissione Paritetica forestale.\nA.c. Con \"decisione\" del 16 dicembre 2013 la Direzione della Fondazione FAR, previa qualifica della ditta quale impresa mista non a tutti gli effetti, ha concluso per l'assoggettamento \"in parte\" al CCL PEAN [ossia per il \"reparto\" indicato come \"lavori edili\/genio civile\/costruzione idraulica (ca. 3.4 persone) \"] a far tempo dal 1° luglio 2003. All'opposizione del 30 dicembre 2013 della A._ SA è seguita la \"riconsiderazione\" della direzione della Fondazione FAR del 5 maggio 2014, che ne ha confermato l'assoggettamento \"in parte\" al CCL PEAN. Con ricorso del 21 maggio 2014 A._ SA ha ribadito le censure riferite all'assoggettamento parziale postulando il non assoggettamento al Decreto, rispettivamente al CCL PEAN. La Commissione Ricorsi della Fondazione FAR con \"decisione\" del 4 febbraio 2015 ha confermato l'assoggettamento parziale di A._ SA a far tempo però dal 1° gennaio 2010.\nB.\nA._ SA non ha condiviso tali conclusioni. La Fondazione FAR, con petizione dell'8 luglio 2015, si è allora rivolta al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino chiedendo che venga accertato l'assoggettamento della A._ SA al CCL PEAN dal 1° gennaio 2010 per i \"lavoratori che compiono lavori edili\", con contestuale obbligo del pagamento dei contributi previdenziali e degli interessi di mora del 5%. La Fondazione FAR ha giustificato la sua richiesta evidenziando sostanzialmente che A._ SA, impresa mista non a tutti gli effetti, raggiunge dal 2010 il criterio aggiuntivo della cifra d'affari minima di fr. 500'000.-. Il 4 settembre 2015 A._ SA in risposta ha chiesto di respingere la petizione in quanto essa, azienda mista non a tutti gli effetti in cui è preponderante l'attività forestale - dunque esclusa dal CCL PEAN - rispetto alle attività sottoposte al CCL PEAN, non deve esserne assoggettata, nemmeno in modo parziale come richiestole. In sede di replica, duplica e ulteriori osservazioni, le parti hanno in sostanza mantenuto le proprie posizioni.\nCon giudizio del 9 agosto 2016 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, appurata la propria competenza, ha accolto la petizione, nel senso di accertare l'assoggettamento parziale di A._ SA - impresa mista non a tutti gli effetti - al CCL PEAN e di ordinare alla Fondazione FAR il pagamento dei relativi contributi dal 1° gennaio 2010 - oltre interessi di mora del 5% dal primo gennaio dell'anno successivo al periodo di contribuzione - dopo aver adempiuto l'onere di presentare i conteggi salariali dei collaboratori impiegati \"nel reparto aziendale\" indicato come \"lavori edili\/genio civile\/costruzione idraulica\".\nC.\nA._ SA presenta ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale il 15 settembre 2016 (timbro postale) chiedendo, previa concessione dell'effetto sospensivo, la reiezione integrale della petizione.\nInvitata ad esprimersi sul ricorso e sulla domanda di conferimento dell'effetto sospensivo, il 7 febbraio 2017 la Fondazione FAR si rimette al giudizio della Corte giudicante per l'effetto sospensivo e chiede in via principale di dichiarare inammissibile il gravame, in via subordinata che lo stesso sia respinto e in via ancora più subordinata, in caso di un suo accoglimento per denegata giustizia, che gli atti siano ritornati alla Corte cantonale affinchè, previa istruttoria, emani un nuovo giudizio.\nIl Tribunale cantonale ha rinunciato ad esprimersi e l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali non ha presentato osservazioni."} -{"id":"c6853516-ea5a-4b2f-914d-c44965804c1b","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadina germanica, è giunta in Svizzera il 15 novembre 2011 ed ha ricevuto dalle autorità del Cantone dei Grigioni un permesso di dimora UE\/AELS con scadenza il 14 novembre 2016 per svolgere un'attività lucrativa dipendente. Il 24 ottobre 2013, l'Ufficio della migrazione l'ha autorizzata a stabilirsi in Ticino. Fino al 30 novembre 2012, A._ ha lavorato presso un albergo; nel seguito, è rimasta disoccupata fino al luglio 2014, quando ha trovato un impiego presso una società di Lucerna. Dopo aver cessato anche la nuova attività intrapresa, durante il periodo di prova trimestrale, ha infine ripreso a lavorare nel maggio 2015, lasciando tuttavia il suo posto di lavoro nel luglio successivo. A._ ha esaurito il diritto alle indennità di disoccupazione il 20 luglio 2015. Dal marzo 2014 ha iniziato a dipendere dall'aiuto sociale.\nB.\nDopo avere dato ad A._ la possibilità di esprimersi, con decisione del 24 febbraio 2016 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzio ni del Cantone Ticino, le ha revocato il permesso di dimora UE\/AELS. A sostegno della propria decisione, l'autorità di prime cure ha osservato che l'interessata da tempo non svolgeva più nessuna attività lavorativa e non disponeva di entrate sufficienti per il proprio mantenimento, al punto che dal marzo 2014 era a carico della pubblica assistenza. Questo provvedimento è stato confermato su ricorso: dapprima dal Governo ticinese, il 12 luglio 2016; poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza dell'8 settembre 2016. Anch'esso è giunto infatti alla conclusione che l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) non conferisce ad A._ nessun diritto di continuare a soggiornare in Svizzera e che la revoca del permesso di cui disponeva è conforme alla legge federale sugli stranieri.\nC.\nIl 10\/15 ottobre 2016 A._ ha impugnato quest'ultimo giudizio con un ricorso denominato \"Einsprache\/Beschwerde Verfassungsbeschwerde\" davanti al Tribunale federale. Formulando una richiesta di assistenza giudiziaria, col suo gravame l'insorgente chiede che la pronuncia cantonale sia annullata e che le sia nuovamente riconosciuto il diritto di soggiornare in Svizzera. Chiamato ad esprimersi, il Tribunale amministrativo ticinese si è riconfermato nel proprio giudizio. Chiedendo il rigetto del ricorso, ad esso ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Governo ticinese si è invece rimesso alle valutazioni di questa Corte."} -{"id":"ea85ca94-e3da-4265-875f-220c21ac117a","text":"Fatti:\nA.\nCon contratto del 16 aprile 2005 la B._SA ha affidato alla A._SA, rappresentata dalla direzione specialistica dei lavori, l'appalto per la fornitura e la posa degli impianti di riscaldamento e refrigerazione nell'ambito della ristrutturazione della Clinica C._. La mercede era fissata a fr. 686'972.47. La clausola 7.2 degli accordi speciali stabiliva che \" I prezzi sono fissi per tutta la durata dei lavori e non verranno riconosciuti aumenti di sorta \". Il capitolato d'appalto prevedeva che i lavori iniziassero nel mese di aprile 2004 e terminassero nel dicembre 2005. La posizione 143.100 del capitolato permetteva alla direzione dei lavori di apportare in qualsiasi tempo tutte le modifiche dei piani che ritenesse opportune, senza che ciò potesse dare luogo a pretese da parte dell'appaltatore.\nI lavori sono stati sospesi alla fine del 2005 in relazione con un cambiamento sostanziale del progetto, che ha comportato il raddoppio della cubatura dell'edificio; sono poi ripresi e terminati alla fine del 2008.\nLa A._SA ha allestito una prima serie di fatture per le opere eseguite, esponendo una mercede complessiva di fr. 1'758'903.-- che la B._SA ha riconosciuto e, per quanto è dato di capire, pagato quasi integralmente. Altre tre fatture datate 31 dicembre 2008 per un importo totale di fr. 275'567.55 sono state emesse per rincari, difficoltà dell'opera e aumenti salariali. La controversia è sorta in merito a questa fatturazione supplementare, contestata dalla committente.\nB.\nIl 25 giugno 2010 la A._SA ha promosso la causa civile davanti alla Pretura di Lugano chiedendo che la B._SA fosse condannata a pagarle fr. 257'567.55 e che fosse rigettata l'opposizione dichiarata contro il precetto esecutivo che nel frattempo era stato notificato alla convenuta. Il Pretore ha respinto la petizione con sentenza del 27 luglio 2015. La II Camera civile del Tribunale di appello ticinese ha respinto con sentenza del 24 maggio 2017 il successivo appello dell'attrice.\nC.\nLa A._SA insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 30 giugno 2017. Chiede, in riforma della sentenza cantonale, la condanna della controparte al pagamento di fr. 275'567.55 e il rigetto definitivo dell'opposizione interposta al precetto esecutivo n. 1412336 dell'Ufficio di esecuzione di Lugano; in via subordinata l'annullamento della sentenza e il rinvio della causa all'autorità cantonale affinché acquisisca una perizia giudiziaria allestita in una causa parallela, ordini a sua volta una nuova perizia e decida di nuovo.\nLa B._SA propone di respingere il ricorso con risposta del 4settembre 2017. L'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"05c466df-2e57-4b04-9534-ee3a22659b44","text":"Fatti:\nFatti:\nA. T._, nato nel 1973, di professione meccanico di automobili, ha lavorato alle dipendenze della ditta S._ SA in qualità di autista-meccanico dal 1° maggio 1996 al 31 gennaio 1997. Successivamente, ha gestito un garage in proprio, senza dipendenti, dal mese di febbraio del 1997. In data 26 aprile 1998, è rimasto vittima, in sella della propria motocicletta, di un incidente della circolazione a seguito del quale ha in particolare riportato una frattura a livello D4 e D5, cui seguiva una paraplegia completa con disfunzione neurogena della vescica e del retto.\nIl 29 luglio 1998 T._ ha presentato una domanda di prestazioni AI.\nFalliti i tentativi di riformazione professionale nell'attività di impiegato di commercio, l'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni (UAI), con decisione del 25 marzo 2003, ha posto l'interessato al beneficio di una mezza rendita, stante un grado di invalidità del 61%, a far tempo dal 1° novembre 1998.\nPur riconoscendo un tasso di invalidità leggermente più elevato (63,7%), l'UAI il 16 luglio 2003 ha sostanzialmente confermato tale posizione anche in seguito all'opposizione dell'assicurato, volta ad ottenere una rendita intera.\nPur riconoscendo un tasso di invalidità leggermente più elevato (63,7%), l'UAI il 16 luglio 2003 ha sostanzialmente confermato tale posizione anche in seguito all'opposizione dell'assicurato, volta ad ottenere una rendita intera.\nB. Patrocinato dall'avv. Alberto Agustoni, l'assicurato si è aggravato al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ribadendo la richiesta di assegnazione di una rendita intera a dipendenza di un tasso d'invalidità del 74%, o quantomeno del 67,45%.\nPendente lite, in data 15 marzo 2004, l'UAI ha comunicato all'insorgente che a partire dal 1° gennaio 2004, a seguito delle modifiche introdotte dalla 4a revisione della LAI, la mezza rendita fino ad allora riconosciutagli in base a un grado d'invalidità del 64% veniva sostituita da tre quarti di rendita.\nIl 28 settembre 2004 il patrocinatore dell'insorgente ha dichiarato di mantenere il gravame e di contestare la decisione su opposizione del 16 luglio 2003 nella misura in cui gli negava il diritto a una rendita intera dal 1° novembre 1998 al 31 dicembre 2003. Per il resto, segnalava di avere nel frattempo reperito un'attività lucrativa parziale (venditore di automobili) compatibile con la sua formazione e con gli impedimenti provocati dal danno alla salute.\nPer pronuncia del 30 settembre 2004, i giudici cantonali hanno respinto il gravame e confermato, nella sua sostanza, l'operato dell'UAI, giungendo da parte loro a un tasso di invalidità del 62-64%.\nPer pronuncia del 30 settembre 2004, i giudici cantonali hanno respinto il gravame e confermato, nella sua sostanza, l'operato dell'UAI, giungendo da parte loro a un tasso di invalidità del 62-64%.\nC. Sempre assistito dall'avv. Agustoni, l'assicurato interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale, protestate spese e ripetibili di prima e seconda istanza, chiede l'annullamento della pronuncia cantonale nonché il rinvio dell'inserto all'amministrazione per l'assegnazione di una rendita intera a partire dal 1° ottobre (recte: 1° novembre) 1998.\nMentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali non si è determinato, l'UAI propone la reiezione dell'impugnativa."} -{"id":"045dea30-1bf2-42ac-861d-09789ac40a0c","text":"Fatti :\nA.- D._, cittadino italiano nato nel 1952, ha lavorato in Svizzera nel 1970, 1971 e dal 1979 al 1985 in qualità di operaio e dipendente della ristorazione, solvendo i contributi di legge. Rientrato nel proprio Paese, ha esercitato un'attività in proprio quale gestore di un bar dal 1987 al 12 gennaio 1991, data alla quale ha dovuto cessare quest'ultima per motivi di salute. Dal 1° febbraio 2000 l'interessato è al beneficio di una pensione d'invalidità italiana.\nUna prima domanda di rendita all'assicurazione svizzera per l'invalidità, presentata il 3 settembre 1993 a dipendenza di una inabilità addebitabile ad esiti di intervento chirurgico di by-pass aortoiliaco bilaterale, diabete mellito di tipo I con iniziali segni di retinopatia e discopatia lombo-sacrale, è stata respinta, con decisione del 30 agosto 1994, cresciuta incontestata in giudicato, dalla Cassa svizzera di compensazione per carenza di incapacità di guadagno pensionabile.\nL'istante ha quindi presentato il 24 giugno 1999, sulla scorta di quanto rilevato dai medici dell'Istituto nazionale italiano della previdenza sociale (INPS), una seconda richiesta a dipendenza di esiti di by-pass aortoiliaco e di trombectomia con by-pass protesico femorale, come pure di diabete mellito con iniziali segni di retinopatia e di discopatia lombo-sacrale.\nEsperiti gli accertamenti del caso, l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI), con provvedimento del 6 giugno 2000, ha nuovamente respinto la domanda per carenza d'invalidità rilevante giusta il diritto svizzero.\nB.- D._, assistito dal Patronato ITACO, ha deferito l'atto alla Commissione federale di ricorso in materia d'AVS\/AI per le persone residenti all'estero, chiedendo in sostanza il riconoscimento di una rendita d'invalidità per un tasso di incapacità di guadagno dell'80%.\nMediante pronunzia del 22 giugno 2001, i giudici commissionali hanno respinto il gravame, confermando la valutazione dell'amministrazione.\nC.- Sempre patrocinato dal Patronato ITACO, D._ interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni. Producendo ulteriore documentazione medica, ripropone la richiesta di erogazione di una rendita d'invalidità.\nL'UAI, dopo avere interpellato il proprio consulente medico, propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"186f5a51-054e-46e3-a400-92887f0d02ae","text":"Fatti:\nA. Con decisione del 5 ottobre 2007 la Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino, fondandosi su un rapporto di polizia, ha inflitto a A._ una multa di fr. 400.-- per aver eseguito, il 14 luglio 2007 in territorio di Minusio, una manovra di svolta a sinistra, collidendo con un motoveicolo sopraggiungente da tergo in fase di sorpasso.\nB. L'interessato è insorto dinanzi al Presidente della Pretura penale, che con giudizio del 9 febbraio 2009 ne ha respinto il ricorso.\nC. Avverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di proscioglierlo da colpa e pena.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"0bc3251a-df41-4989-8691-8b3cfe93b615","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- B._ e A._ hanno contratto matrimonio il 26 luglio 1996 avanti l'Ufficiale dello stato civile di Bellinzona. Dall'unione non sono nati figli. Il marito è padre di due figli maggiorenni, nati da una precedente unione, mentre la moglie è madre di un bambino - C._ - nato l'8 maggio 1988 dal matrimonio precedente.\nI coniugi si sono separati nell'agosto 1998 e da allora la moglie vive con il figlio a Montecatini Terme (I), dove possiede un appartamento.\nB.- Nell'ambito della procedura di divorzio, avviata dal marito con istanza di conciliazione, la moglie ha chiesto con domanda 29 settembre 1998 la pronuncia di una serie di misure provvisionali. Dopo l'istruttoria, in applicazione dell'allora vigente , il Pretore di Bellinzona ha condannato il marito a pagare alla moglie un contributo alimentare mensile di fr. 4000.-- fino al 31 dicembre 1998, ridotto dopo tale data a fr. 3420.--, oltre i premi di cassa malati e una provisio ad litem di fr.\n10'000.--. Il primo giudice le ha pure attribuito l'uso della vettura Mercedes A 160 e una bicicletta. Il 21 maggio 1999 il marito ha presentato la petizione di divorzio. Con sentenza 27 luglio 2000 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, adita dalla moglie, ha aumentato il contributo alimentare provvisionale dal 1° gennaio 1999 a fr. 3860.-- e ha liberato il marito dall'obbligo di pagare il premio di cassa malati; per il resto ha confermato il giudizio di prime cure.\nC.- Il 13 settembre 2000 A._ ha presentato al Tribunale federale un ricorso di diritto pubblico, con cui postula l'annullamento della decisione cantonale. La ricorrente lamenta arbitrio (), perché la Corte cantonale non ha assunto le prove da essa richieste, che sono determinanti ai fini del giudizio. I Giudici cantonali sono inoltre incorsi in un'applicazione arbitraria degli art. 137 e 163 CC. Non è stata chiesta una risposta al ricorso."} -{"id":"048a9e4f-079d-4c19-829f-0c064b6590a2","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietario dei fondi confinanti part. xxx e part. yyy di Mendrisio. Essi presentano una superficie di 6'073 m2, rispettivamente di 5'007 m2, e sono situati ad ovest dell'autostrada A2. Il 25 gennaio 1991, il Municipio di Mendrisio gli ha rilasciato la licenza edilizia per costruire uno stabile industriale sulla particella xxx. Il progetto prevedeva pure la realizzazione di un posteggio per 91 veicoli sul terreno a nord dell'edificio.\nNei primi anni '90, il fondo part. yyy, situato in gran parte ad un livello inferiore rispetto al primo, è stato sistemato senza permesso per essere utilizzato come posteggio dai dipendenti dello stabilimento industriale e per gli utenti del vicino bagno pubblico.\nB.\nIl 4 febbraio 2013, A._ ha presentato al Municipio di Mendrisio una domanda di costruzione per edificare un autosilo per 200 auto sull'area occupata dal posteggio, a cavallo del confine tra i due fondi. La relazione tecnica allegata alla domanda prevedeva di utilizzare una parte delle capacità edificatorie della particella yyy, che sarebbe stata lasciata quasi interamente verde. Il 29 maggio 2013 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia per un autosilo di 190 posti, alla condizione che fosse iscritto a registro fondiario un trasferimento di quantità edificatorie a favore del fondo part. xxx ed a carico della particella yyy.\nC.\nConstatato che la superficie della particella yyy non occupata dall'autosilo era utilizzata, senza autorizzazione, come posteggio e che erano in corso lavori di sistemazione, l'esecutivo comunale ha ordinato il 29 agosto 2014 al proprietario di sospendere i lavori e l'uso quale posteggio della porzione autorizzata dalla licenza edilizia come area verde. Il Municipio ha contestualmente rilevato che l'uso quale posteggio presupponeva l'inoltro di una nuova domanda di costruzione per cambiamento di destinazione.\nD.\nA._ ha impugnato l'ordine municipale dinanzi al Consiglio di Stato, chiedendone l'annullamento, e postulando il conferimento dell'effetto sospensivo al gravame. Con decisione del 3 ottobre 2014 il Presidente del Consiglio di Stato ha respinto la domanda di effetto sospensivo. Contro il diniego di questa misura cautelare, il proprietario ha adito il Tribunale cantonale amministrativo. Il Governo ha in seguito statuito nel merito del ricorso con decisione del 29 aprile 2015, respingendolo e confermando l'ordine municipale di sospensione dell'uso quale posteggio della porzione del fondo part. yyy riservata ad area verde. Anche questa decisione governativa è stata impugnata dal proprietario dinanzi alla Corte cantonale.\nE.\nCon sentenza del 7 gennaio 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ha statuito su entrambi i ricorsi, dichiarando irricevibile quello contro la decisione governativa del 29 aprile 2015 e stralciando dai ruoli, siccome divenuto privo d'oggetto, quello avverso la decisione presidenziale di diniego dell'effetto sospensivo del 3 ottobre 2014.\nF.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per un nuovo giudizio. Il ricorrente fa valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti, la violazione di diritti costituzionali e di norme del diritto cantonale.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso."} -{"id":"be556850-d002-4555-b79e-46232b9297db","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con sentenza 17 settembre 2013 l'Obergericht del Canton Zugo ha condannato A._ a versare alla comunione ereditaria fu D._ (composta della figlia B._ e della Fondazione D._) fr. 38'895'000.-- oltre interessi e fr. 200'000.-- per ripetibili. Con sentenza 4A_533\/2013 del 27 marzo 2014 il Tribunale federale ha respinto, nella misura della sua ammissibilità, il ricorso in materia civile interposto da A._ contro la decisione dell'Obergericht.\nA.b. Nel frattempo, a nome della comunione ereditaria fu D._, l'avv. dott. C._, esecutore testamentario, ha presentato alla Pretura della Giurisdizione di Locarno-Campagna in data 23 settembre 2013 un'istanza di sequestro, fondata sull', nei confronti di A._ per diversi beni fino a concorrenza di fr. 39'109'080.-- oltre interessi. Titolo di credito e causa del sequestro sono cinque sentenze, fra cui quella del 17 settembre 2013 dell'Obergericht del Canton Zugo. Il Pretore ha accolto integralmente l'istanza con due decreti distinti, uno dei quali portante unicamente su 25 azioni depositate a Lucerna. Dopo esecuzione dei sequestri, A._ ha presentato opposizione contro i due decreti di sequestro, chiedendo inoltre che parte istante venisse obbligata in via cautelare a prestare una garanzia di fr. 2 milioni.\nIn data 10 agosto 2015 B._ ha comunicato al Pretore di essere divenuta cessionaria della pretesa della comunione ereditaria. Ella ha prodotto l'atto di cessione 10 marzo 2015 con cui l'esecutore testamentario le ha ceduto tutti i diritti e gli obblighi della successione nei confronti di A._ derivanti dalla sentenza emessa il 27 marzo 2014 dal Tribunale federale, accompagnato dalla dichiarazione di approvazione sottoscritta dall'esecutore testamentario e dalla Fondazione D._.\nIn data 13 gennaio 2016 il Pretore ha dato atto del subentro nelle due cause di B._ al posto dell'esecutore testamentario e ha respinto la domanda di edizione del contratto di divisione ereditaria, le istanze di cauzione ex nonché , infine le opposizioni sollevate da A._ contro i sequestri.\nB.\nAdita da A._ con due reclami datati 25 gennaio 2016, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, dopo averli congiunti, li ha respinti con il qui impugnato giudizio 15 giugno 2016. Con decisione separata di stessa data, la medesima autorità ha respinto il reclamo interposto dal ricorrente contro il rigetto in via definitiva della sua opposizione al precetto esecutivo introdotto a convalida del sequestro; il ricorso in materia civile contro tale decisione forma oggetto di un incarto separato (5A_529\/2016).\nC.\nCon ricorso in materia civile 15 luglio 2016, A._ (qui di seguito: ricorrente) postula la riforma del giudizio cantonale nel senso che la sua opposizione ai sequestri sia accolta e gli stessi siano revocati. In via subordinata, chiede l'annullamento del giudizio impugnato ed il rinvio degli atti al Pretore o al Tribunale di appello per nuovo giudizio, previa assunzione del contratto di divisione ereditaria.\nCon decreto presidenziale 23 agosto 2016, al gravame è stato conferito effetto sospensivo, nel senso che i sequestri sono stati mantenuti, ma la procedura di sequestro non poteva essere continuata pendente il procedimento avanti al Tribunale federale. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"125e72e4-e0ad-40e4-8d6c-d83351122cd6","text":"Fatti:\nA.\nCon scritto del 26 agosto 2013 l'Ispettorato delle dogane dell'aeroporto di Basilea-Mülhausen ha informato Swissmedic, Istituto svizzero per gli agenti terapeutici, di aver trattenuto, per sospetta infrazione alla legge federale sui medicamenti e dispositivi medici del 15 dicembre 2000 (Legge sugli agenti terapeutici, LATer; RS 812.21) un invio, proveniente dalla Florida e contenente 2 sacchetti di polvere di foglie di graviola di 2.27 kg ciascuno, indirizzato a A._ SA.\nIl 17 settembre 2013 Swissmedic ha informato A._ SA che la polvere di graviola contenuta nell'invio in questione era da considerarsi un medicamento pronto per l'uso soggetto all'obbligo di omologazione in Svizzera; non essendo però omologata come tale, la sua importazione non era ammessa. Le ha quindi comunicato che il prodotto sarebbe stato distrutto e che le sarebbe stato chiesto il pagamento di un emolumento amministrativo compreso tra fr. 300.-- e fr. 400.--. La società ha invece chiesto la consegna della merce, sottolineando che non intendeva vendere la polvere delle foglie come medicamento, bensì come integratore alimentare, ossia senza indicazioni terapeutiche ed in confezioni che non permettevano di presumere che si trattava di un medicamento.\nB.\nRilevato che la polvere di graviola non è autorizzata in Svizzera come integratore alimentare e che, sulla base delle indicazioni terapeutiche apportate dal fornitore, il preparato era da considerarsi un medicamento pronto per l'uso soggetto all'obbligo di omologazione, Swissmedic, con decisione del 28 febbraio 2014, ne ha ordinato la rispedizione al mittente. Ha poi aggiunto che la polvere di graviola non era omologata in Svizzera come medicamento, ragione per cui la sua importazione e la sua vendita non erano ammesse. Infine ha posto a carico di A._ SA un emolumento di fr. 300.--.\nC.\nIl 2 aprile 2014 A._ SA si è rivolto al Tribunale amministrativo federale, chiedendo l'annullamento della sentenza querelata e la susseguente consegna del prodotto in questione. Con sentenza del 30 luglio 2018 il Tribunale amministrativo federale ne ha respinto il gravame e confermato la rispedizione della merce al mittente, nel frattempo già eseguita, nonché l'ammontare dell'emolumento posto a carico della società.\nRespinte le censure formali dell'insorgente e precisato che, nel caso concreto, si applicavano le disposizioni legali nella loro versione in vigore il 28 febbraio 2014, quando è stata emanata la decisione impugnata, a prescindere da eventuali modifiche nel frattempo intercorse nella legislazione nazionale e internazionale, il Tribunale amministrativo federale, esposto il quadro legale determinante sia riguardo all'importazione a titolo professionale di medicamenti pronti per l'uso che per quanto concerne l'immissione in commercio di derrate alimentari ed in particolare di alimenti speciali, tra cui figurano gli integratori alimentari, ha spiegato che la complessa distinzione tra medicamenti e derrate alimentari per quanto concerne i prodotti ambivalenti (ovvero per quei prodotti che, per composizione e caratteristiche, potrebbero essere qualificati nei due modi) andava operata in base all'art. 3 cpv. 2 della legge federale del 9 ottobre 1992 sulle derrate alimentari e gli oggetti d'uso (LDerr; RS 817.0, nella versione in vigore fino al 30 aprile 2017; RU 1995 1469) e alla prassi sviluppata sia dalle autorità di applicazione svizzere che dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea. A questo proposito, in riferimento alle foglie di graviola, esso ha confermato la posizione di Swissmedic, ribadendo che l'annonacina contenuta nel prodotto era una sostanza farmacologicamente attiva e neurotossica, le cui proprietà terapeutiche erano riconosciute dalle popolazioni dei tropici, ma che possiedeva però anche una serie di effetti potenzialmente pericolosi per la salute, che erano stati oggetto di numerosi studi scientifici. Per tale ragione, ma anche per le modalità con cui viene pubblicizzato nel mondo (ed in particolare dallo stesso fornitore della A._ SA sul sito internet e sull'imballaggio del prodotto), nonché per le aspettative del consumatore medio, legate appunto ai suoi effetti terapeutici, il Tribunale amministrativo federale ha confermato che il prodotto era correttamente stato considerato alla stregua di un medicamento ai sensi dell'. In queste circostanze era irrilevante che l'insorgente volesse importare la polvere di foglie di graviola per rivenderla come integratore alimentare senza indicazioni terapeutiche: decisivo non era infatti sotto quale forma il consumatore medio si aspetti di trovare il prodotto sul mercato, bensì quali effetti principali egli si attenda dall'assunzione dello stesso. Su queste premesse, il Tribunale amministrativo federale ha confermato la correttezza della decisione di Swissmedic d'impedire l'importazione e la rivendita di un medicamento non omologato in Svizzera. Riguardo all'ordine di rispedizione al mittente, ha osservato che il provvedimento poggiava su una sufficiente base legale - l' in combinazione con l'art. 36 cpv. 1 dell'ordinanza, ora non più in vigore, del 17 ottobre 2001 sulle autorizzazioni nel settore dei medicamenti (OAM; RU 2001 3399) - la quale, se permette la distruzione di agenti terapeutici, consente anche implicitamente la loro restituzione al mittente (siccome \"chi può di più può anche il meno\"), ed era giustificato da un interesse pubblico preponderante. L'emolumento è stato infine ritenuto ammissibile ed adeguato.\nD.\nIl 14 settembre 2018 A._ SA ha depositato dinanzi al Tribunale federale un \"ricorso\" con cui chiede l'annullamento della sentenza del 30 luglio 2018. Censura, in sostanza, una violazione del proprio diritto di essere sentita, un errato accertamento dei fatti, nonché un loro apprezzamento arbitrario ravvisabile nella classificazione errata e scientificamente infondata dell'oggetto della controversia quale prodotto confezionato pronto per la vendita invece che semplice materia prima, rispettivamente quale medicamento invece che integratore alimentare. Critica altresì la violazione della normativa federale e internazionale in materia di sicurezza alimentare e sugli agenti terapeutici, in particolare il misconoscimento, da parte dell'autorità inferiore, del fatto che le foglie di graviola sono registrate nel Catalogo europeo \"Novel Foods\" come alimento o integratore alimentare sottoposto ad autorizzazione, ancorché la loro immissione in commercio non sia ancora autorizzata.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale amministrativo federale ha rinunciato a presentare osservazioni, mentre Swissmedic ha proposto la reiezione dell'impugnativa. Il 10 dicembre 2018 la ricorrente ha presentato un atto di replica."} -{"id":"03574949-f042-42d1-a9a6-4e37fdd44fec","text":"Fatti:\nA. A.a C._, nato nel 1963, all'epoca dei fatti dipendente della ditta X._ SA in qualità di gerente di un bar e, in quanto tale, assicurato d'obbligo contro gli infortuni presso la Allianz Suisse Società di Assicurazioni SA, in data 5 ottobre 2008 è caduto dalle scale riportando una contusione alla caviglia sinistra. Il caso è stato assunto dall'assicuratore infortuni, il quale ha corrisposto le prestazioni di legge.\nPer decisione del 13 febbraio 2009, sostanzialmente confermata il 15 maggio seguente anche in seguito all'opposizione interposta dall'interessato, l'assicuratore infortuni ha negato, con effetto dal 1° marzo 2009, ogni ulteriore obbligo di prestazione per difetto del necessario nesso di causalità tra i disturbi lamentati e l'infortunio in esame.\nAdito su ricorso dell'assicurato, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha annullato la decisione su opposizione e rinviato gli atti alla Allianz per l'esecuzione di accertamenti specialistici più approfonditi relativi all'eziologia dei disturbi al piede sinistro (pronuncia del 5 ottobre 2009).\nA.b Dando seguito alla pronuncia di rinvio, la Allianz ha affidato l'incarico di compiere i necessari accertamenti alla Clinica Y._. Preso atto delle conclusioni peritali, l'assicuratore infortuni ha confermato la decisione di non erogare ulteriori prestazioni dopo il 1° marzo 2009 per carenza del necessario nesso di causalità tra l'infortunio e i disturbi accusati dall'assicurato (decisione del 21 gennaio 2011 e decisione su opposizione del 4 agosto 2011).\nB. Adito nuovamente dall'assicurato, il Tribunale cantonale delle assicurazioni, statuendo per giudice unico, ha confermato l'operato dell'assicuratore infortuni (pronuncia del 29 febbraio 2012).\nC. C.a Patrocinato dall'avv. Tuto Rossi, l'assicurato ha presentato ricorso al Tribunale federale, al quale, protestate spese e ripetibili, chiede di annullare il giudizio cantonale e di condannare la Allianz a ripristinare la rendita (recte: l'indennità giornaliera) e a pagare gli arretrati a decorrere dal 1° marzo 2019 (recte: 2009) oltre interessi del 5% da quella data. Subordinatamente postula il rinvio della causa all'istanza precedente affinché disponga un complemento istruttorio.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame.\nC.b Pendente lite, la Clinica Y._ ha trasmesso per conoscenza a questa Corte un nuovo rapporto medico, datato 22 maggio 2012."} -{"id":"549124f1-348f-4f51-b0e2-f461b69bf82d","text":"Fatti:\nA.\nLa Cassa cantonale di assicurazione contro la disoccupazione del Cantone Ticino (di seguito: la Cassa) con decisione del 13 dicembre 2018 confermata su opposizione l'11 giugno 2019, ha condannato A._, nato nel 1975, al pagamento di fr. 14'258.70 a titolo di rimborso di indennità di disoccupazione indebitamente percepite. A sostegno del proprio provvedimento la Cassa ha evocato l'attività di curatore svolta da A._ non dichiarata inizialmente da quest'ultimo.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha parzialmente accolto il ricorso presentato da A._, riformando la decisione su opposizione nel senso che l'importo da restituire è stato fissato in fr. 12'982.-.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e di essere liberato di ogni obbligo di restituzione. Egli postula altresì la concessione dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"9bee87eb-648f-4a72-8795-72390c5e0e1b","text":"Fatti:\nA.\nIl 5 maggio 2017 la Commissione di disciplina degli avvocati del Cantone Ticino ha comunicato a A._ che la segnalazione da lei inoltratale contro l'operato di due avvocati sfuggiva alla sua cognizione. Riferendosi allo svolgimento di un mandato e alla relativa retribuzione, la stessa rientrava infatti in quella del competente foro civile. Non essendo poi ravvisabili nella denuncia comportamenti contrari alla deontologia essa non aveva competenze per intervenire.\nB.\nIl 28 giugno 2017 il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo ha dichiarato irricevibile il gravame presentatogli il 16 giugno 2017 da A._ contro la citata pronuncia. In primo luogo ha osservato che, giusta l'art. 24 cpv. 2 della legge ticinese sull'avvocatura del 13 febbraio 2012 (LAvv; RL\/TI 3.2.1.1) il segnalante può unicamente provare la sua segnalazione ma non ha, per il resto, qualità di parte nel procedimento: l'interessata non era quindi legittimata a contestare la decisione dell'autorità di vigilanza di non dare seguito alla sua segnalazione. Ha poi aggiunto che un giudizio d'inammissibilità s'imponeva anche perché il gravame era tardivo. Al riguardo ha precisato che l'insorgente nulla poteva dedurre dalla mancata indicazione dei rimedi giuridici e dei termini d'impugnazione nella decisione contestata: avendo ella già adito più volte la Corte cantonale, tra l'altro anche per impugnare un'altra decisione analoga della Commissione di disciplina degli avvocati, le era senz'altro noto il termine di ricorso di 30 giorni prescritto dalla legge, sicché nulla giustificava il ritardo con cui aveva agito.\nC.\nIl 18 luglio 2017 il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo, constatato che, per svista, non si era pronunciato sull'istanza di gratuito patrocinio che A._, non assistita da un avvocato, aveva allegato al ricorso del 16 giugno 2017, l'ha respinta. A sostegno della propria decisione ha osservato che, per legge, il gratuito patrocinio (art. 3 cpv. 1 della legge ticinese sull'assistenza giudiziaria e sul patrocinio d'ufficio del 15 marzo 2011 [LAG; RL\/TI 3.1.1.7]) era escluso se la procedura non presentava possibilità di esito favorevole (), ciò che era il caso in concreto: il gravame, dichiarato irricevibile per più motivi, era infatti sin dall'inizio sprovvisto di possibilità di successo.\nD.\nIl 31 luglio 2017 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un unico ricorso con cui contesta sia la decisione del 28 giugno 2017 che quella del 18 luglio 2017, ne chiede l'annullamento e il rinvio degli atti all'autorità precedente per nuovo giudizio. Con istanza separata di medesima data domanda di essere posta al beneficio del gratuito patrocinio ai sensi dell'.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"036fe8cb-b2fc-4e91-8515-a9d46522cd96","text":"Fatti:\nA. A._, laureata in legge all'Università di Basilea, ha beneficiato dell'assegno di studio per gli anni 2001 a 2005 (8 semestri) da parte dell'Ufficio delle borse di studio e dei sussidi del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport del Canton Ticino (in seguito: UBSS). Con decisione del 1°\/13 settembre 2005 l'UBSS le ha invece negato l'assegno per l'anno 2005\/2006, rilevando che la durata minima degli studi, 4 anni, era già stata sussidiata.\nSostenendo che la durata minima degli studi in diritto a Basilea era di almeno dieci semestri e non di otto, A._ si è rivolta all'UBSS il 28 settembre 2005, il quale ha confermato la sua decisione il 23 maggio 2006. In seguito all'inoltro di un formale reclamo in data 31 maggio 2006, la citata autorità l'ha respinto con giudizio del 30 maggio 2007.\nB. Adito in tempo utile il Consiglio di Stato ticinese ha, a sua volta, respinto il ricorso dell'interessata il 27 febbraio 2008. Richiamati gli art. 19 a 22 della legge della scuola del 1° febbraio 1990 (LSc) nonché l'art. 7 cpv. 1 e 2 del regolamento delle borse di studio (Rbst), il Governo ticinese ha ricordato che la durata minima degli studi era stabilita dai regolamenti delle scuole frequentate, in concreto dallo \"Studien- und Prüfungsordnung der Juristischen Fakultät der Universität Basel\" del 5 novembre 1998 (in seguito: StuPO 1998). A suo avviso, il regolamento non escludeva la possibilità di portare a termine gli studi entro l'ottavo semestre così come emergeva anche dall'opuscolo \"Ius in Basel - Hinweise für Studierende\" e dall'indirizzo internet dell'università. Ha anche rilevato che il prof. B._, responsabile degli esami all'Università di Basilea (recte: collaboratore giuridico del decano e, tra l'altro, responsabile degli esami), seppure avesse affermato che non era quasi possibile assolvere gli studi, esami compresi, entro il termine di 8 semestri come indicato dallo StuPO 1998, non aveva tuttavia dichiarato che era impossibile. Ha poi osservato che A._ non aveva fornito la prova inconfutabile dell'impossibilità oggettiva di concludere i suoi studi sull'arco di 8 semestri. La decisione dell'UBSS, secondo cui il periodo di 8 semestri costituiva la durata minima degli studi in diritto presso l'Università di Basilea in base al regime istituito dallo StuPO 1998 andava pertanto confermata, osservando inoltre che la durata minima non era la durata media o la durata normale dello studio, ma quella entro la quale era fattibile nel minor tempo possibile portare a termine gli studi, esami compresi.\nC. Il 18 marzo 2008 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile per difetto di competenza il gravame sottopostogli il 14 marzo 2008 da A._ e ha trasmesso la causa al Tribunale federale per motivi di competenza.\nIl 27 marzo 2008 l'interessata ha depositato dinanzi a questa Corte un complemento al suo ricorso. Chiede che la decisione governativa sia annullata e riformata nel senso che la decisione di prima istanza sia annullata e le venga riconosciuto un diritto all'assegno per l'anno 2005\/2006 da fissare in fr. 5'950.--, rispettivamente in fr. 5'550.--; in via subordinata chiede la trasmissione degli atti all'autorità cantonale di seconda, rispettivamente di prima istanza affinché quantifichi l'assegno di studio sulla base della richiesta presentata a suo tempo. Censura, in sostanza, una violazione del suo diritto di essere sentita e delle norme di legge determinanti, un accertamento manifestamente inesatto dei fatti nonché afferma che il giudizio impugnato è inficiato d'arbitrio. Domanda poi l'assegnazione di ripetibili, rispettivamente il beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nChiamati ad esprimersi l'UBSS ha proposto la reiezione del ricorso, mentre il Consiglio di Stato, senza formulare osservazioni, si è rimesso al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"a27398f4-c44f-4dd8-8e1c-d246f8b667ef","text":"Fatti:\nA.\nDopo avere beneficiato di permessi di soggiorno di breve durata nel 2002, A._, cittadino italiano ha ottenuto, il 1° dicembre 2004, un permesso di dimora UE\/AELS valido fino al 30 novembre 2009 per lavorare quale dipendente. Disoccupato da giugno 2005, è stato arrestato il 10 ottobre 2005 e posto in detenzione preventiva su ordine del Ministero pubblico della Confederazione. Scarcerato il 21 luglio 2006, ha lavorato 2 mesi fino alla fine dell'anno e poi 6 mesi nel corso del 2007. Privo di mezzi finanziari propri sufficienti per provvedere al proprio sostentamento, A._ è a carico della pubblica assistenza dal 1° settembre 2006 (al 17 febbraio 2015 il suo debito nei confronti dello Stato ammontava a quasi fr. 190'000.--).\nConsiderata la situazione finanziaria e debitoria dell'interessato, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha respinto, il 19 febbraio 2010, la sua istanza del 19 novembre 2009, volta al rilascio di un permesso di domicilio. Tuttavia, nell'attesa della conclusione di una pratica AI da questi avviata il 30 luglio 2007 e per regolare le sue condizioni di soggiorno, detta autorità gli ha rinnovato il permesso di dimora UE\/AELS fino al 30 novembre 2014. Questa decisione è stata confermata dal Consiglio di Stato ticinese con risoluzione del 14 aprile 2010, cresciuta in giudicato incontestata.\nIl 26 aprile 2010 l'Ufficio assicurazione invalidità (UAI) ha respinto l'istanza 30 luglio 2007 di A._ e gli ha negato il diritto a una rendita. Detto rifiuto è stato confermato dal Tribunale delle assicurazioni sociali con sentenza del 29 novembre 2010, cresciuta incontestata in giudicato.\nB.\nIl 13 gennaio 2012 il Tribunale penale federale di Bellinzona ha riconosciuto A._ colpevole di complicità in truffa, denuncia mendace, ripetuto riciclaggio di denaro e istigazione a riciclaggio di denaro (fatti avvenuti tra i mesi di giugno 2004 e dicembre 2005) e l'ha condannato alla pena detentiva di 2 anni, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, oltre alla confisca di fr. 20'000.-- e a un risarcimento compensatorio a favore della Confederazione di complessivi fr. 10'000.--. Il 26 luglio 2012 egli è stato inoltre condannato dal Procuratore pubblico del Cantone Ticino per denuncia mendace (avvenuta il 14 settembre 2011) alla pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere di fr. 30.-- cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, e ad una multa di fr. 200.--.\nC.\nIl 18 novembre 2014 la Sezione della popolazione ha revocato il permesso di dimora UE\/AELS di A._, invitandolo nel contempo a lasciare la Svizzera entro il 31 gennaio 2015, in quanto era da lungo tempo senza lavoro, beneficiava di prestazioni assistenziali dal 2006 ed aveva anche interessato la polizia e le autorità giudiziarie.\nDetta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato ticinese, il 30 settembre 2015, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 18 novembre 2015. In primo luogo la Corte cantonale ha osservato che l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione o ALC; RS 0.142.112.681) non si applicava in concreto, dato che l'insorgente non vi si poteva richiamare né come lavoratore, né per cercare un impiego, né quale persona che non svolgeva nessuna attività economica né, infine, perché avrebbe maturato un diritto alla pensione o perché colpito da inabilità permanente al lavoro. La Corte cantonale ha poi giudicato che il provvedimento di revoca era giustificato in base all'art. 62 lett. e della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20), che risultava proporzionato e che non ledeva l'art. 8 CEDU, qualora applicabile. In queste condizioni l'interessato non poteva all'evidenza nemmeno pretendere al rilascio di un permesso di domicilio.\nD.\nIl 23 dicembre 2015 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che sia rinnovato il suo permesso di dimora. Domanda inoltre che sia conferito effetto sospensivo al proprio gravame e che egli sia dispensato dal dovere versare un anticipo a copertura delle spese giudiziarie.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"1f31e894-db9f-4375-ae8d-e9c44c7a7259","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 14 dicembre 2000 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo ha presentato una richiesta di assistenza giudiziaria in materia penale al Ministero pubblico del Cantone Ticino; la domanda è stata completata il 15 gennaio 2001. La Procura, che ha avviato un procedimento penale per associazione a delinquere, truffa e appropriazione indebita nei confronti di F._ e altri sette prevenuti, chiedeva di acquisire la documentazione relativa a eventuali conti bancari facenti capo ai prevenuti e di sequestrarne gli averi, tra l'altro presso il banco G._ e, in particolare, riguardo al conto xxx.\nA. Il 14 dicembre 2000 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo ha presentato una richiesta di assistenza giudiziaria in materia penale al Ministero pubblico del Cantone Ticino; la domanda è stata completata il 15 gennaio 2001. La Procura, che ha avviato un procedimento penale per associazione a delinquere, truffa e appropriazione indebita nei confronti di F._ e altri sette prevenuti, chiedeva di acquisire la documentazione relativa a eventuali conti bancari facenti capo ai prevenuti e di sequestrarne gli averi, tra l'altro presso il banco G._ e, in particolare, riguardo al conto xxx.\nB. Con decisione del 18 dicembre 2000, integrata l'11 gennaio 2001, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha ammesso la domanda di assistenza limitatamente ai reati di truffa e appropriazione indebita, ordinando l'esecuzione delle misure richieste. Mediante decisioni di chiusura del 23 gennaio e del 7 febbraio 2001 il PP ha ordinato la trasmissione all'Autorità richiedente della documentazione prodotta dal banco G._. Questa decisione è stata confermata, il 31 ottobre 2001, dalla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP).\nB. Con decisione del 18 dicembre 2000, integrata l'11 gennaio 2001, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha ammesso la domanda di assistenza limitatamente ai reati di truffa e appropriazione indebita, ordinando l'esecuzione delle misure richieste. Mediante decisioni di chiusura del 23 gennaio e del 7 febbraio 2001 il PP ha ordinato la trasmissione all'Autorità richiedente della documentazione prodotta dal banco G._. Questa decisione è stata confermata, il 31 ottobre 2001, dalla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP).\nC. Il PP, in accoglimento di una domanda complementare del 18 giugno 2001, ha ordinato l'audizione, quale testimone e alla presenza di magistrati esteri, di H._, funzionario del banco G._.\nContro questa decisione la A._, la B._, la C._, la D._ e la E._ sono insorte alla CRP, la quale, con giudizio del 31 ottobre 2001, ha respinto il ricorso in quanto ammissibile.\nContro questa decisione la A._, la B._, la C._, la D._ e la E._ sono insorte alla CRP, la quale, con giudizio del 31 ottobre 2001, ha respinto il ricorso in quanto ammissibile.\nD. Le cinque citate società presentano un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiedono di concedere effetto sospensivo al gravame e di annullare la decisione impugnata, che ammette la presenza all'audizione di persone che partecipano al procedimento estero.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"17fb4512-0742-4ebf-8da7-b751c8866dcd","text":""} -{"id":"660bae0b-5193-408b-b82b-c936ffbc5263","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 29 gennaio 2007, le quote di comproprietà relative a un appartamento di 3 1⁄2 locali con garage sito nel Comune di X._, di titolarità di A._ e B._, son state vendute all'asta per l'importo di fr. 692'000.--. La mobilia è stata venduta a trattative private per fr. 13'000.--. In base alla lacunosa decisione 11 settembre 2018 del Tribunale cantonale dei Grigioni qui impugnata si può solo supporre che la vendita dell'immobile e della mobilia avvenne nel quadro di una procedura esecutiva, ma non di quale, né chi fossero semmai i creditori procedenti e beneficiari.\nA.b. Negli anni 2015\/2018 A._ si è rivolta all'Ufficio esecuzioni e fallimenti della Regione Maloja (qui di seguito: UEF) e ha richiesto i documenti sulle esecuzioni svolte. In data 18\/19 luglio 2018 l'UEF ha trasmesso alla medesima \"numerosi documenti per e-mail\".\nB.\nCon scritto 30 luglio 2018, A._, B._, C._ e D._ (figli di A._ e B._) e E._ (madre di A._) hanno inoltrato ricorso alla Camera delle esecuzioni e dei fallimenti del Tribunale cantonale dei Grigioni, quale autorità di vigilanza sull'esecuzione e sul fallimento, chiedendo (1) l'annullamento del sequestro xxx di data 15 febbraio 2005 e del relativo pignoramento www, con restituzione dei relativi beni mobili, (2) la consegna, da parte dell'UEF, della documentazione relativa al suddetto pignoramento, e (3) la comprova, da parte dell'UEF, dell'avvenuto versamento di fr. 146'050.50 rispettivamente fr. 96'050.50 a favore di A._ quale saldo della vendita agli incanti delle quote di comproprietà relative al fondo di X._. Con decisione 11 settembre 2018 il Tribunale cantonale dei Grigioni non è entrato in materia sul ricorso.\nC.\nCon ricorso in materia civile datato 1° ottobre 2018, A._ (qui di seguito: ricorrente n. 1), B._ (qui di seguito: ricorrente n. 2), C._ e D._ (qui di seguito: ricorrenti n. 3) nonché E._ (qui di seguito: ricorrente n. 4) chiedono al Tribunale federale di annullare la decisione 11 settembre 2018 del Tribunale cantonale dei Grigioni, e di conseguenza di obbligare l'UEF a fornire ai ricorrenti la documentazione relativa al pignoramento www e connesse procedure, nonché a comprovare l'avvenuto versamento, nel 2008, del saldo a favore della ricorrente n. 1, pari a fr. 146'050.50 rispettivamente fr. 96'050.50.\nCon decreto presidenziale 22 ottobre 2018 è stata accolta l'istanza di misure cautelari inoltrata dai ricorrenti ed è stato fatto ordine all'UEF di non di struggere ulteriori documenti relativi alla richiesta di informazioni oggetto dell'impugnata sentenza.\nInvitati a determinarsi sul ricorso, in data 2 novembre 2018 il Tribunale cantonale dei Grigioni ha rinunciato a proporre osservazioni, chiedendo nondimeno la reiezione integrale del ricorso, mentre l'UEF con scritto 1° novembre 2018 ha rinunciato ad esprimersi."} -{"id":"9ba3902e-bb90-494b-ae8e-ffd48a91b82f","text":"Fatti:\nA.\nC._ è proprietario del fondo part. yyy di X._, situato nella zona residenziale estensiva R2a del piano regolatore comunale. Sul fondo sorgono un'abitazione unifamiliare su due piani e, in contiguità con la stessa, verso il confine con l'adiacente particella zzz, un'autorimessa e una cantina seminterrata. L'accesso al fondo è garantito da una strada privata (part. www) in proprietà coattiva dei fondi attigui, che corre lungo un lato del fondo part. yyy e si collega a valle con la strada comunale.\nB.\nL'11 marzo 2013 B._ ha presentato al Municipio di X._ una domanda di costruzione per ristrutturare ed ampliare l'edificio sul fondo part. yyy, allo scopo di ricavare un appartamento autonomo per ciascuno dei due piani. Il progetto prevede inoltre di sostituire l'attuale tetto a falde con un tetto piano e di formare due posti auto, sopra l'autorimessa esistente, parzialmente coperti da una tettoia, collegati alla strada privata mediante una rampa.\nC.\nA._, proprietario del fondo confinante part. zzz, si è opposto alla domanda. Nel corso della procedura, il 29 aprile 2013 B._ ha presentato una variante che prevede di modificare la scala esterna, limitandone l'ingombro allo scopo di rispettare la distanza minima dal confine con la particella zzz. L'opponente ha avversato anche la domanda in variante.\nD.\nCon decisione del 27 agosto 2013 il Municipio di X._ ha rilasciato la licenza edilizia sulla base del progetto in variante, respingendo sostanzialmente le contestazioni del vicino. Adito da quest'ultimo, con decisione del 7 maggio 2014 il Consiglio di Stato ne ha accolto parzialmente il ricorso, confermando la licenza edilizia alla condizione supplementare che il camino dovrà essere oggetto di un'ulteriore approvazione.\nE.\nCon sentenza del 6 agosto 2015 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso presentato dall'opponente contro la decisione governativa. La Corte cantonale ha negato una violazione del diritto di essere sentito ed ha respinto le contestazioni riguardanti la completezza degli atti della domanda di costruzione, la distanza della rampa e dei posteggi dal confine con il fondo dell'opponente, la pendenza e la visuale dell'accesso, nonché la conformità ambientale dell'impianto di riscaldamento.\nF.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla congiuntamente con la decisione governativa e la licenza edilizia. In via subordinata chiede, previo annullamento delle decisioni emanate dalle precedenti istanze, di rinviare gli atti al Municipio, perché esegua ulteriori accertamenti e statuisca nuovamente sulla domanda di costruzione. Postula inoltre di conferire al gravame l'effetto sospensivo. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto di essere sentito, l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti e la violazione del divieto dell'arbitrio.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso."} -{"id":"080450a8-adcc-486c-8c3c-1a34686eb565","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietario di un terreno ubicato fuori della zona edificabile del Comune di X._, sul quale si trova un edificio. L'8 aprile 2005, il Municipio, accertato che su questo fondo era in fase di ultimazione l'edificazione di una tettoia (circa m 6,60 x 4,10 x 3,50) per il deposito della legna, sorretta da pali di legno, parzialmente chiusa sui due lati con pareti in legno o muratura e coperta da un tetto in eternit, ha ordinato al proprietario la sospensione dei lavori e l'inoltro di una domanda di costruzione a posteriori. Con decisione del 18 maggio 2007, il Municipio, raccolto il preavviso negativo dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, poiché la tettoia non poteva beneficiare di un'autorizzazione eccezionale secondo l'art. 24 LPT, ha negato il rilascio della licenza edilizia in sanatoria. Questa decisione, non impugnata, è cresciuta in giudicato.\nB.\nCon risoluzione del 13 ottobre 2008, il Municipio ha inflitto al proprietario una multa di fr. 500.-- per violazione formale e materiale della legge. Il 14 novembre 2011 ha poi ordinato la demolizione totale e lo sgombero del manufatto. Con decisione dell'8 febbraio 2012, il Consiglio di Stato ha confermato questa decisione. Adito dal proprietario, con giudizio del 10 dicembre 2012 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullare l'ordine di demolizione municipale e, in via subordinata, di rinviare l'incarto all'autorità cantonale, affinché verifichi se le costruzioni che sorgono sulle particelle adiacenti alla sua sono state oggetto di regolare autorizzazione.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"b32c564f-25bc-4c38-b0da-d2108f2f4201","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito di un procedimento penale promosso a carico di A._, per titolo di correità\/complicità in truffa e in falsità di documenti riguardo all'allestimento presso un centro di bellezza di fatture false, riportanti trattamenti rimborsati dalle casse malati invece di quelli estetici effettuati, il Procuratore pubblico (PP), in accoglimento parziale di una richiesta del patrocinatore dell'interessato, ha ripetuto in contraddittorio l'audizione di sette clienti.\nB.\nIl 9 agosto 2016 il PP ha deciso per contro di non ripetere gli interrogatori degli altri clienti (circa un centinaio), precedentemente sentiti solo dalla polizia, indicando il reclamo quale via d'impugnazione, pur decidendo poi di sospendere fino al 30 settembre 2016 questa decisione per offrire all'inquisito la possibilità di indicare gli obiettivi degli interrogatori richiesti. Un reclamo presentato da A._ contro la decisione del 9 agosto 2016 è stato dichiarato irricevibile dalla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP).\nC.\nCon un'altra decisione del 4 ottobre 2016 il PP ha confermato che non avrebbe proceduto a ulteriori audizioni. Adita dall'interessato, con decisione del 13 ottobre 2016 (incarto n. 60.2016.288) la CRP ha dichiarato il reclamo irricevibile.\nD.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di invitare la CRP a esaminare il gravame nel merito.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"1a624422-e8f2-43dd-99f4-7837d1a930d3","text":"Fatti:\nFatti:\nA.\nIl \"Landesgericht\" di Innsbruck, in Austria, ha aperto un procedimento penale contro G._, cittadino svizzero, O._, cittadino italiano e un altro indagato per titolo di truffa in materia di tasse. Gli inquisiti sono sospettati dall'Autorità austriaca di aver importato illecitamente, a più riprese e in banda, dal 1995 al 1998, dalla zona extradoganale di Samnaun nei Grigioni a destinazione dell'Austria e poi dell'Italia, oggetti di valore nascosti in ricettacoli di due autovetture.\nCon richiesta di assistenza giudiziaria del 30 ottobre 1998, completata il 10 maggio 1999, l'Autorità estera ha chiesto in sostanza di procedere ad accertamenti riguardanti le merci inviate all'indagato O._ a Samnaun negli ultimi tre anni, in particolare da una ditta svizzera e dal punto franco di Chiasso; ha pure chiesto di perquisire l'abitazione e di interrogare O._.\nCon richiesta di assistenza giudiziaria del 30 ottobre 1998, completata il 10 maggio 1999, l'Autorità estera ha chiesto in sostanza di procedere ad accertamenti riguardanti le merci inviate all'indagato O._ a Samnaun negli ultimi tre anni, in particolare da una ditta svizzera e dal punto franco di Chiasso; ha pure chiesto di perquisire l'abitazione e di interrogare O._.\nB. Il 1° dicembre 1998 l'allora Ufficio federale di polizia, ora Ufficio federale di giustizia (UFG), ha delegato all'Amministrazione generale delle dogane l'esecuzione della rogatoria, che l'ha a sua volta delegata, con decisione di entrata nel merito del 12 agosto 1999, alla Direzione delle dogane di Lugano. Questa ha proceduto, l'11 luglio 2000, alla perquisizione e al sequestro presso la casa di spedizione B._ S.A. di Chiasso (ora in liquidazione) e a due audizioni di M._, suo spedizioniere, visto che dall'inchiesta è risultato che questa ditta ritirava gli invii dal punto franco di Chiasso e confezionava pacchi più piccoli spediti poi a O._ a Samnaun.\nCon decisioni finali del 14 dicembre 2001 la Direzione generale delle dogane ha accolto la rogatoria nel senso dei considerandi, ossia nel senso di trasmettere il verbale d'interrogatorio, di perquisizione e di sequestro, e cartelle di spedizione degli anni 1995-1998, eccetto quelle dissequestrate e consegnate alla società.\nCon decisioni finali del 14 dicembre 2001 la Direzione generale delle dogane ha accolto la rogatoria nel senso dei considerandi, ossia nel senso di trasmettere il verbale d'interrogatorio, di perquisizione e di sequestro, e cartelle di spedizione degli anni 1995-1998, eccetto quelle dissequestrate e consegnate alla società.\nC. Avverso queste decisioni la B._ S.A. e M._ presentano un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiedono, in via principale, di conferire effetto sospensivo al gravame e di annullarle e di revocare la decisione finale, rispettivamente, riguardo alla società ricorrente, di annullarla e di notificarla correttamente alla sua liquidatrice e, in via subordinata, di annullarla e di revocarla. Dei motivi di dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nLa Direzione generale delle dogane e l'UFG propongono di respingere il ricorso."} -{"id":"29dbb066-5262-4639-ad0f-19f4876ba655","text":""} -{"id":"5bf940c7-9800-4b10-ad0d-89b792850c74","text":"Fatti:\nA.\nA.A._ è proprietario dei fondi part. sss e ttt di Lugano, sezione di Breganzona, mentre B.A._ è proprietario del fondo confinante part. uuu. Le particelle, inedificate, fanno parte di un vasto pianoro situato in località Povrò, tra via Bioggio e via Guisan, nei pressi di una rotonda situata nelle vicinanze dell'uscita autostradale di Lugano-Nord. Vi si accede tramite una strada (fondo part. vvv) di proprietà del Comune di Lugano, che parte dalla rotonda, costeggia via Bioggio e si collega in seguito al fondo part. www, che è proprietà coattiva dei fondi part. uuu, ttt e xxx, quest'ultimo di proprietà del Comune di Lugano.\nB.\nIl piano regolatore in vigore, approvato dal Consiglio di Stato nel giugno del 1993, assegna i fondi part. sss, uuu e ttt (con altre particelle) alla zona edificabile a destinazione vincolata S5, in cui sono ammessi esclusivamente insediamenti amministrativi o di servizio, centri commerciali e attività artigianali con depositi, purché il loro carattere risulti poco molesto. Un'area vicina al comparto S5, corrispondente ai fondi part. xxx e yyy, è inserita in una zona per attrezzature di interesse pubblico AP destinata allo svago ricreativo, in cui è vietata l'edificazione. La parte rimanente del pianoro è attribuita alla zona agricola. Il piano regolatore vigente non contempla una specifica pianificazione dell'accesso stradale ai fondi di proprietà Foglia.\nC.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il 15 novembre 2010 il Consiglio comunale di Lugano ha adottato una variante di piano regolatore, che prevedeva l'istituzione di una zona di 4'000 m2 per edifici d'interesse pubblico (EP 12) destinata alla nuova sede della C._. La superficie interessata gravava una porzione del fondo part. xxx e una parte del fondo part. vvv. La variante comportava inoltre una modifica dell'estensione della confinante zona per attrezzature di interesse pubblico, indicata ora quale \"area sportiva e di svago\" (AP 1). Prevedeva altresì una strada di servizio dalla rotonda di via Bioggio limitata all'accesso alle zone EP 12 e AP 1, nonché a una masseria esistente nel comparto agricolo. La zona edificabile S5, situata a sud delle aree d'interesse pubblico, avrebbe dovuto essere raggiungibile unicamente da via Guisan.\nD.\nContro la variante di piano regolatore A.A._ e B.A._ hanno adito il Consiglio di Stato, chiedendo tra l'altro che l'accesso ai loro fondi fosse garantito dalla rotonda di via Bioggio attraverso la particella vvv. Con risoluzione del 23 agosto 2011 il Governo ha approvato la variante, respingendo nel contempo i ricorsi dei proprietari. Con sentenza del 19 giugno 2015 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto i loro gravami contro la risoluzione governativa. Adito da A.A._ e B.A._ con un ricorso in materia di diritto pubblico, il Tribunale federale lo ha accolto con sentenza 1C_386\/2015 dell'8 dicembre 2015, annullando la sentenza dell'ultima istanza cantonale e rinviandole la causa per un nuovo giudizio. Il Tribunale federale ha rilevato che il nuovo azzonamento non era stato esaminato sotto il profilo del diritto transitorio (art. 38a cpv. 2 LPT) e che il requisito del sufficiente accesso veicolare ai fondi dei ricorrenti avrebbe dovuto essere previsto mediante la pianificazione territoriale: la decisione della Corte cantonale che imponeva loro di farsi carico personalmente dell'accesso mediante l'ottenimento di diritti di passo necessari violava quindi l'art. 19 LPT (sentenza 1C_386\/2015, citata, consid. 3).\nE.\nStatuendo nuovamente sulla causa, con sentenza del 16 gennaio 2017 il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto i ricorsi di A.A._ e di B.A._, annullando sia la risoluzione governativa del 23 agosto 2011 sia la decisione del 15 novembre 2010 con cui il Consiglio comunale di Lugano aveva adottato la variante pianificatoria. La Corte cantonale ha ravvisato nel nuovo azzonamento un ampliamento della zona edificabile contrario all'art. 38a cpv. 2 LPT, rilevando che la decisione comunale doveva essere annullata già per questo motivo, senza che fosse necessario addentrarsi nella questione dell'accesso alle proprietà Foglia e più in generale dell'urbanizzazione della zona S5. Ha precisato che spetterà al Comune trattare questa tematica nell'ambito di una variante di piano regolatore.\nF.\nFrattanto, il 19 dicembre 2012, A.A._ e B.A._ hanno presentato al Municipio di Lugano una domanda di costruzione per uno stabile amministrativo, commerciale e di servizio sui fondi part. sss, uuu e ttt. Il progetto prevede di realizzare un edificio di cinque piani fuori terra e di un piano interrato nel quale è in particolare prevista un'autorimessa con 55 posteggi. All'esterno dello stabile, verrebbero realizzati ulteriori 42 parcheggi, di cui 34 situati parallelamente a via Bioggio e 8 lungo il confine con la particella www, da cui si dipartirebbe inoltre la rampa di accesso all'autorimessa. I parcheggi sono raggiungibili dalla rotonda, rispettivamente da via Guisan, attraverso il fondo part. vvv. Alla domanda si sono opposti il limitrofo Comune di Massagno e la proprietaria di un fondo confinante. Il 9 marzo 2015 l'Autorità cantonale ha presentato un'opposizione preavvisando negativamente il progetto sotto il profilo degli accessi, della sistemazione esterna e del suo inserimento nel paesaggio. Preso atto dell'opposizione cantonale, il 3 settembre 2015 il Municipio di Lugano ha negato il rilascio della licenza edilizia. La decisione municipale è stata confermata l'11 ottobre 2017 dal Consiglio di Stato, adito su ricorso dai proprietari Foglia.\nG.\nCon sentenza del 6 dicembre 2018 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso dei proprietari contro la decisione governativa. La Corte cantonale ha ritenuto che i fondi dedotti in edificazione difettavano di un accesso sufficiente, siccome lo stesso non era giuridicamente garantito.\nH.\nA.A._ e B.A._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 21 gennaio 2019 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla, di annullare la decisione governativa e di rilasciare loro la licenza edilizia richiesta. In via subordinata, chiedono che la licenza edilizia sia rilasciata previa iscrizione di una servitù di passo a carico del fondo part. vvv \"qualora fosse ritenuta necessaria\". In via ulteriormente subordinata, postulano l'annullamento delle decisioni delle precedenti istanze cantonali e il rinvio degli atti alla Corte cantonale, affinché statuisca nuovamente dopo avere completato gli accertamenti. I ricorrenti fanno valere l'accertamento arbitrario dei fatti e la violazione dell'art. 19 LPT.\nI.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"24ff7606-032c-48fc-9bc9-ef8450248aa3","text":""} -{"id":"7a8f48e1-7978-46f4-aa53-c803eb560d09","text":"Fatti:\nA.\nNel mese di ottobre 1996 B._, avvocato ticinese, ha aperto presso una banca di Lugano tre conti a nome della società statunitense C._Inc., sui quali avevano diritto di firma inizialmente D._, in seguito anche E._ e F._. Gli estratti bancari sono stati inviati a B._ fino al mese di giugno 1997, poi a E._. Nell'aprile 1997 l'avvocato ha aperto presso il medesimo istituto una cassetta di sicurezza a suo nome.\nNei mesi di febbraio e aprile 1997 B._ ha preso in consegna da E._ e riposto nella cassetta di sicurezza quattro buste sigillate. Su di esse egli ha scritto a mano e firmato delle dichiarazioni secondo le quali a detta di E._ esse contenevano, nell'ordine, un \" certificate of indebtness of Peru \" del valore di almeno USD 1'000'000.--, titoli azionari di miniere d'oro in Camerun e Mali del valore nominale di USD 146'000.--, titoli azionari di miniere d'oro in Perù del valore nominale di USD 475'000.-- e ancora un \" certificate of indebtness of Peru \" del valore di \" vari milioni di dollari \". Le dichiarazioni terminavano con l'impegno dell'avvocato di non aprire le buste se non in presenza di E._ \" in relazione alla pratica C._Inc. \"; quest'ultima precisazione non figurava sulla prima busta.\nB.\nNell'aprile 2001 D._, E._ e F._, nonché G._ e H._ sono stati condannati per truffa in Germania in relazione con la raccolta di fondi avvenuta anche tramite la C._Inc., che agiva con il metodo cosiddetto piramidale ( Schneeballsystem). Tra gli investitori raggirati v'era A._, il quale ha sottoscritto due contratti d'investimento di 25'000.-- marchi tedeschi l'uno.\nIn precedenza, il 20 marzo 2001, il Landgericht Nürnberg-Fürth aveva condannato G._, E._ e F._ a risarcire le perdite subite da venti investitori. A._ non era tra questi.\nC.\nIl 30 ottobre 2006 A._ e altri ventitré creditori - ai quali se ne sono aggiunti altri due nel corso della procedura - hanno avviato davanti al Tribunale commerciale del Cantone Zurigo un'azione contro B._, al quale rimproveravano di essere venuto meno ai propri doveri di fedeltà e diligenza di mandatario e di avere violato la legislazione svizzera sui fondi d'investimento; hanno chiesto che a ciascuno di loro fosse risarcito il danno subito. Insieme con l'avvocato è stato convenuto anche l'assicuratore di responsabilità civile professionale. Il Tribunale commerciale zurighese si è pronunciato con sentenza del 10 settembre 2008; ha respinto l'azione promossa contro l'assicuratore e, dichiarando irricevibile per incompetenza quella contro B._, ha trasmsso l'incarto al Tribunale di appello del Cantone Ticino. L'11 marzo 2009 il Tribunale federale a respinto nella misura in cui era ammissibile il ricorso in materia civile presentato dai creditori (sentenza 4A_527\/2008).\nD.\nIl 12 maggio 2009 A._ e altri ventisei creditori hanno presentato una petizione collettiva al Tribunale d'appello ticinese, il quale, rilevata la propria incompetenza, ha a sua volta trasmesso gli atti alla Pretura di Bellinzona. Per finire sono state avviate ventisette cause civili contro B._. A._ ha chiesto che il convenuto fosse condannato a pagargli euro 12'910.12 con interessi al 5 % dal 22 febbraio 1997 e euro 12'942.08 con interessi del 5 % dal 16 maggio 1997.\nIl Pretore aggiunto di Bellinzona ha respinto la petizione di A._ con sentenza del 16 giugno 2015. Le altre cause, tranne quattro che sono state stralciate dai ruoli, sono state sospese in attesa dell'esito di questa.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello ticinese ha respinto l'appello di A._ il 2 dicembre 2016, nella misura in cui lo ha ritenuto ricevibile.\nE.\nA._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 25 gennaio 2017. Chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che B._ sia condannato a pagargli fr. 20'548.-- con interessi al 5 % dal 22 febbraio 1997 e fr. 20'343.-- con interessi al 5 % dal 16 maggio 1997.\nB._ propone di respingere il ricorso, nella misura in cui fosse ammissibile, con risposta del 13 marzo 2017. L'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"0f9e0645-3952-451a-a001-6b3c771cf4d4","text":"Fatti:\nA. A.a Avendo superato le 40 settimane di gestazione, l'11 gennaio 2001 C.B._ veniva ricoverata all'ospedale E._ di X._ per sottoporsi all'induzione del travaglio.\nIl 12 gennaio 2001 la gestante veniva sottoposta a una terapia di stimolazione farmacologica, interrotta nel pomeriggio a seguito della constatazione dell'insufficiente progressione del pretravaglio.\nIl trattamento di induzione artificiale veniva ripreso sin dalle prime ore del mattino del 13 gennaio 2001 con somministrazione di medicamenti. Verso le ore 10:20 il dr. A._ decideva di procedere all'amnioressi. Questa veniva eseguita tra le ore 10:36 e le 10:38. In quel frangente, erano presenti in sala parto C.B._, suo marito, la levatrice F._, il dr. A._ e la sua assistente dr.ssa G._.\nA.b Pochi attimi dopo la rottura della membrana amniotica si verificava una marcata decelerazione del battito cardiaco fetale. Accortasi dell'anomalia, la levatrice la comunicava immediatamente al medico che stava per abbandonare la sala parto. Normalizzatosi il battito fetale, il dr. A._ lasciava la sala parto alle ore 10:42 affidando la paziente all'ostetrica. Prima di uscire il ginecologo ordinava alla dr.ssa G._, medico assistente in ginecologia e ostetricia, di occuparsi degli altri pazienti degenti in ospedale.\nIl tracciato cardiotocografico (CTG) segnalava nuove importanti decelerazioni del battito cardiaco fetale alle ore 10:50, 10:53 e 11:00.\nVerso le ore 11:07 si verificava un nuovo tracollo del battito cardiaco. F._ visitava allora la partoriente, facendola distendere in posizione di Trendelenburg, ossia con le gambe rialzate rispetto alla testa, in modo da tentare di diminuire la pressione del corpo del bambino sul follicolo.\nAlle ore 11:11 F._ contattava il dr. A._ sul cellulare per avvertirlo di quanto scoperto e chiedergli di rientrare subito in ospedale. Il medico affermava che sarebbe rientrato subito, ma non forniva alla levatrice alcuna disposizione su come comportarsi nell'attesa.\nIl dr. A._ giungeva in sala parto alle ore 11:32\/11:33, 20 minuti circa dopo la telefonata. Procedeva senza indugio a effettuare a sua volta una visita ginecologica per verificare se vi fosse effettivamente qualcosa di irregolare, rispettivamente se l'ipotesi avanzata dalla levatrice di prolasso del funicolo fosse fondata. Da questo esame non emergeva alcuna anomalia.\nA.c Dal ritorno del ginecologo in sala parto, il tracciato CTG registrava altre 7 decelerazioni associate ad altrettante contrazioni e risalite ai livelli di partenza. La prima avveniva alle ore 11:35, la seconda alle 11:42, la terza alle 11:45, la quarta alle 11:52, la quinta alle 11:57. Le ultime due decelerazioni si verificavano alle ore 12:02\/12:03 e alle ore 12:05 quando la frequenza toccava una punta minima di poco sopra 55 bpm.\nA.d Alle ore 12:10, il dr. A._ decideva di effettuare una seconda ispezione ginecologica per appurare a quale stadio si trovasse l'evoluzione del parto. Non appena introdotto il dito indice nel canale uterino, egli si accorgeva del prolasso del cordone ombelicale. Capendo la gravità della situazione, il medico ordinava subito alla levatrice di adottare le misure organizzative per procedere all'intervento chirurgico d'urgenza. Quest'ultima telefonava direttamente in sala operatoria, contravvenendo alla procedura dei giorni festivi che imponeva il componimento del numero interno 111.\nA.e Pochi istanti dopo la diagnosi, il ginecologo trasportava personalmente la partoriente in sala operatoria (a una decina di metri dalla sala parto). Né l'anestesista né la sua assistente erano presenti, probabilmente perché ancora all'oscuro dell'intervento d'urgenza, non essendo stato attivato il numero 111. Verso le ore 12:28\/12:30, giungeva in sala operatoria l'anestesista di picchetto, sostituto del titolare. I tempi venivano ulteriormente dilatati di qualche minuto (tra 6 e 8 minuti) a causa delle difficoltà dell'anestesista nell'attivare i macchinari. Alle 12:36 il dr. A._ procedeva all'operazione chirurgica. Due minuti dopo, il neonato veniva estratto dal grembo materno e affidato all'équipe pediatrica.\nA.f Da subito le condizioni del neonato sono apparse critiche. Un'ora dopo il parto, il bambino ha cominciato a presentare crisi epilettiche con tremolio grossolano irregolare delle estremità. Cinque mesi dopo il parto, il 7 giugno 2001 alle ore 00:05 D.B._ è deceduto all'Ospedale H._ di Y._.\nSecondo i referti autoptici, la causa finale della morte del neonato è stata \"un'insufficienza respiratoria su estesa polmonite\", originatasi da infezioni recidivanti per mancanza di riflessi protettivi della tosse e della deglutizione, a loro volta risultato della grave patologia neurologica conseguente al parto, patologia concretizzata in tetraplegia, epilessia e completa dipendenza dalle cure intensive.\nB. Con decreto d'accusa del 22 novembre 2002 il Procuratore pubblico dichiarava il dr. A._ autore colpevole di omicidio colposo per avere cagionato, per negligenza, la morte del piccolo D.B._ (nato il 13 gennaio 2001), e meglio per avere in data 13 gennaio 2001, in occasione del travaglio pre-parto della madre, signora C.B._, presso l'ospedale E._ di X._, tenuto una condotta sanitaria imprudente e in contrasto con le regole dell'arte medica.\nIn applicazione della pena, il Procuratore pubblico proponeva la condanna del dr. A._ a 90 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni. La parte civile veniva rinviata al competente foro per le proprie pretese risarcitorie.\nIl dr. A._ sollevava opposizione al suddetto decreto.\nC. Previa discussione sull'eccezione della difesa sulla pretesa violazione del principio accusatorio, al dibattimento il Giudice della Pretura penale completava il decreto d'accusa aggiungendo il seguente punto:\n- per aver attivato con ritardo il personale sanitario della sala operatoria indispensabile per l'effettuazione dell'intervento di taglio cesareo.\nCon sentenza del 10 novembre 2005, in applicazione del principio in dubio pro reo, il Giudice della Pretura penale assolveva il dr. A._ dall'imputazione di omicidio colposo e respingeva le pretese di risarcimento avanzate dalla parte civile.\nD. Adita dal Procuratore pubblico, con sentenza del 22 marzo 2007 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) ne accoglieva il ricorso, annullava la decisione del Giudice della Pretura penale e riconosceva il dr. A._ autore colpevole di omicidio colposo. La CCRP rinviava gli atti a un nuovo giudice della Pretura penale per commisurare la pena del condannato e statuire sugli oneri processuali.\nIn sostanza, la Corte rimproverava al ginecologo l'omessa manipolazione precauzionale per contenere il deflusso del liquido amniotico dopo l'amnioressi, allo scopo di contrastare lo schiacciamento del funicolo da parte del corpo del bambino, nonché l'abbandono prematuro della sala parto da parte del medico malgrado la marcata decelerazione del battito cardiaco fetale. L'autorità cantonale biasimava inoltre l'ingiustificato attendismo del medico (mancata messa in preallarme della sala operatoria e mancata istruzione della levatrice) sulle misure da prendere in attesa del suo rientro in ospedale. Essa criticava altresì il ginecologo per non aver, nemmeno al suo rientro in ospedale, attivato il meccanismo di allerta in modo tale da assicurare l'operatività dell'équipe medica nel momento critico.\nEsaminando il nesso causale tra le lesioni del bambino e le omissioni rimproverate al medico, la CCRP affermava che il mancato tempestivo intervento del taglio cesareo era stato la condicio sine qua non della morte del piccolo D.B._. Essa precisava che contenere il deflusso del liquido amniotico con la mano avrebbe potuto evitare lo schiacciamento del funicolo e un attento monitoraggio della paziente avrebbe consentito di aumentare le possibilità di diagnosticare il prolasso per tempo. Disattendendo tali prescrizioni, il dr. A._ aveva contribuito ad accrescere i rischi per il neonato. Dare poi istruzioni precise alla levatrice in attesa del suo ritorno, dopo avere lasciato in modo incomprensibile l'ospedale circa mezz'ora prima, sollecitandola a far rientrare il medico assistente precipitosamente congedata nonostante i segnali d'allarme, avrebbe verosimilmente portato a una situazione meno improvvisata, accrescendo perciò le probabilità di guarigione e assicurando al piccolo uno specialista in loco durante l'assenza (ingiustificata) del ginecologo. Preallertare la sala operatoria avrebbe infine permesso di operare seduta state se se ne fosse presentata la necessità.\nE. Avverso la sentenza di condanna il dr. A._ inoltrava un ricorso in materia penale al Tribunale federale che, con sentenza 6B_138\/2007 del 27 ottobre 2007, dichiarava inammissibile, in quanto l'avversato giudizio non costituiva una decisione impugnabile ai sensi degli art. 90 segg. LTF.\nF. L'11 gennaio 2008 il Giudice della Pretura penale condannava il dr. A._ alla pena pecuniaria di 75 aliquote giornaliere di fr. 350.-- ciascuna per un totale di fr. 26'250, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, nonché a una multa di fr. 10'000.--, fissando in 100 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento. A._ veniva altresì condannato al pagamento delle tasse e spese giudiziarie di fr. 9'084.--.\nG. Con sentenza del 17 marzo 2008 la CCRP respingeva, nella misura della sua ammissibilità, il ricorso presentato dal condannato.\nH. Con tempestivo ricorso in materia penale A._ si aggrava al Tribunale federale. Postula l'annullamento delle sentenze emanate il 22 marzo 2007 e il 17 marzo 2008 dalla CCRP, della sentenza resa l'11 gennaio 2008 dal Giudice della Pretura penale e chiede il suo proscioglimento dall'accusa di omicidio colposo.\nI. Invitati a esprimersi sul gravame, la CCRP rinuncia a formulare osservazioni e si rimette al giudizio del Tribunale federale; il Procuratore pubblico postula la conferma delle sentenze di condanna senza formulare particolari osservazioni; le parti civili chiedono che il ricorso sia respinto."} -{"id":"b81f4226-f8f6-4237-8b70-923f0f9c2e5b","text":"Fatti:\nA.\nA.a. C._ e D._ hanno adito il Pretore del distretto di Lugano con un'istanza di misure superprovvisionali e cautelari del 22 dicembre 2015. In parziale accoglimento di tale domanda il Pretore ha ordinato, con decreto supercautelare del 23 dicembre 2015, alla A._ SA in liquidazione rispettivamente al suo liquidatore B._ di procedere immediatamente al deposito giudiziale giusta l' dell'importo di fr. 200'000.--, oltre interessi, con la comminatoria dell' e, in caso di violazione del predetto ordine, di una multa fino a fr. 5'000.-- e fr. 1'000.-- per ogni giorno di ritardo. L'11 gennaio 2016 la convenuta e il suo liquidatore hanno prodotto le loro osservazioni. Con replica 21 gennaio 2016 gli istanti hanno postulato il mantenimento del provvedimento del 23 dicembre 2015.\nA.b. Dopo aver indicato che il provvedimento supercautelare non era stato eseguito dalla parte obbligata, il Pretore ha disposto, con decreto 12 gennaio 2016, la trasmissione del fascicolo al Ministero pubblico per violazione dell', la condanna della A._ SA in liquidazione, nella persona del suo liquidatore, al pagamento di una multa disciplinare di fr. 5'000.--, nonché di una multa disciplinare di fr. 1'000.-- al giorno a decorrere dal 28 dicembre 2015 compreso. La II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile, con sentenza 7 marzo 2016, il reclamo presentato dalla società anonima e dal suo liquidatore contro l'appena menzionato decreto. Con lettera del 6 aprile 2016 il legale della società anonima ha sollecitato il Pretore ad emanare la decisione sull'istanza di misure cautelari (). Il 13 luglio 2016 il Tribunale federale ha annullato la pronunzia dell'ultima istanza cantonale e le ha rinviato la causa per nuovo giudizio. Statuendo il 17 agosto 2016, la Corte cantonale ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato da B._ e ha respinto, nella misura in cui era ammissibile, quello presentato dalla A._ SA in liquidazione. Con sentenza 16 novembre 2016 il Tribunale federale ha respinto, nella misura in cui era ammissibile, il ricorso in materia civile presentato dalla società anonima e dal suo liquidatore.\nB.\nIl 4 agosto 2016 la A._ SA in liquidazione e B._ sono insorti, con un reclamo per ritardata giustizia, alla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino chiedendole di ordinare al Pretore di decidere senza indugio e al più tardi nel termine di 10 giorni l'istanza cautelare. Con sentenza 26 settembre 2016 il Tribunale cantonale ha dichiarato il reclamo irricevibile nella misura in cui era stato presentato da B._ (dispositivo n. 1), lo ha respinto in quanto inoltrato dalla società anonima (dispositivo n. 2) e ha posto le spese processuali a carico dei reclamanti, senza assegnare ripetibili (dispositivo n. 3).\nC.\nCon ricorso in materia civile del 7 ottobre 2016 la A._ SA in liquidazione postula la riforma della sentenza cantonale nel senso di accogliere le domande già presentate all'autorità inferiore, con protesta di spese e ripetibili.\nCon scritti del 21 ottobre 2016 l'autorità inferiore e il Pretore del distretto di Lugano hanno comunicato al Tribunale federale di non avere osservazioni da formulare, mentre con risposta 9 novembre 2016 C._ e D._ propongono la reiezione del ricorso con protesta di spese e ripetibili."} -{"id":"f1c4fd90-c1bb-4924-b011-654f505305ff","text":"Fatti:\nA.\nIl 23 marzo 2015 il Gran Consiglio della Repubblica e Cantone del Ticino ha approvato la legge sull'apertura dei negozi, la quale è stata pubblicata nel Foglio ufficiale ticinese il 27 marzo 2015, con l'indicazione del termine per esercitare il diritto di referendum (11 maggio 2015). L'art. 23 della legge prevede quanto segue:\n\" Art. 23\n1 La presente legge entrerà in vigore soltanto dopo che nel settore della vendita assoggettato alla legge stessa sarà entrato in vigore un contratto collettivo di lavoro (CCL) decretato di obbligatorietà generale da parte del Consiglio di Stato. L'Ufficio cantonale di conciliazione è incaricato di attivarsi per favorire la stipulazione del CCL.\n2 Trascorsi i termini per l'esercizio del diritto di referendum, e realizzati i presupposti di cui al cpv. 1, il Consiglio di Stato ordinerà la pubblicazione della presente legge nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi, fissandone la data d'entrata in vigore.\"\nB.\nDopo che contro la stessa è stato lanciato con successo un referendum, la legge è stata accolta in votazione popolare il 28 febbraio 2016 e i risultati sono stati pubblicati sul Foglio ufficiale ticinese dell'11 marzo 2016. Non è invece stata pubblicata la legge, conformemente al tenore del suo art. 23.\nC.\nL'11 aprile 2016 la A._ SA, società attiva nel settore della vendita al dettaglio e proprietaria di diverse superficie di vendita al dettaglio nel Cantone Ticino, ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede, in sintesi, che siano annullati vari articoli della legge sull'apertura dei negozi, segnatamente gli art. 23, 8, 9, 10 e 11, nonché domanda che vengano adottati provvedimenti cautelari.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"692338cd-d5b2-4511-b47e-4966a59779a5","text":""} -{"id":"614580c0-d0c9-4540-94d5-09ebf83f5465","text":"Fatti:\nA.\nIl 23 marzo 2012 A._, nato nel 1955, magazziniere e impiegato-operaio, è stato investito da un automobile mentre era alla guida del proprio ciclomotore a una velocità di 15\/30 km\/h, riportando la frattura intrarticolare metafisaria pluriframmentaria del piatto tibiale sinistra, la frattura peroneale prossimale composta sinistra e la frattura del primo dito della mano destra. L'INSAI con decisione del 22 ottobre 2015 ha negato all'assicurato una rendita di invalidità, non raggiungendo il grado di invalidità il minimo edittale, e ha concesso un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) del 5%. Con decisione su opposizione del 30 marzo 2016 l'INSAI ha confermato il proprio provvedimento.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 14 dicembre 2016 ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nIl 31 gennaio 2017 A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e il rinvio alla Corte cantonale, subordinatamente all'INSAI, per l'esperimento di una perizia medica pluridisciplinare per poi erogare una rendita di invalidità e una IMI più elevata.\nL'INSAI propone la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni.\nInterpellato puntualmente dalla Giudice dell'istruzione, il 13 marzo 2018 l'INSAI ha confermato i rapporti di parentela fra la propria giurista e un giudice cantonale. A._ e la Corte cantonale non si sono espressi alla presa di posizione dell'INSAI."} -{"id":"017ef7c4-3fcc-4363-bdfa-68ec49a60f77","text":"Fatti:\nA.\nB._ è proprietario di una casa d'abitazione che sorge sul fondo part. yyy di X._, situata nella zona del nucleo (NV) ed orientata da est ad ovest. A._ è proprietaria dell'edificio sulla particella confinante zzz, orientato da nord a sud, che sorge sul prolungamento verso sud della facciata est dell'abitazione di B._, con la quale forma un angolo di poco inferiore a 90°. Al primo piano della facciata sud dell'edificio di B._, che grazie a un diritto di sporgenza copre il locale a pianterreno della proprietà A._, v'è un balcone-ballatoio, che verso est si apre sulla falda ovest del tetto dello stabile della vicina, più basso del primo.\nB.\nIl 3 marzo 2010 A._ ha presentato al Municipio di X._ una domanda di costruzione per ristrutturare la sua casa, sopraelevandola di un piano, in modo da chiudere con la facciata ovest, il lato est del balcone-ballatoio dello stabile di B._. Questi si è opposto alla domanda, censurando in particolare il mancato rispetto delle norme sulle distanze. Acquisito il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, con decisione dell'8 novembre 2010 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, respingendo nel contempo l'opposizione del vicino. La risoluzione municipale è stata confermata l'11 gennaio 2012 dal Consiglio di Stato, adito su ricorso dall'opponente.\nC.\nCon sentenza dell'11 giugno 2013, il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto un ricorso del vicino contro la decisione governativa, annullandola ed invalidando contestualmente la licenza edilizia rilasciata dal Municipio. La Corte cantonale ha ritenuto che il progetto comportava la chiusura di un'apertura esistente a livello del balcone-ballatoio dell'abitazione vicina e disattendeva quindi la norma comunale sulla distanza verso un edificio con aperture.\nD.\nCon sentenza 1C_662\/2013 del 19 dicembre 2013 il Tribunale federale, ritenendo arbitrario l'accertamento relativo all'esistenza di una finestra sul lato est del balcone, ha accolto un ricorso di A._ contro la sentenza della Corte cantonale. Ha quindi annullato il giudizio impugnato e ha rinviato la causa all'ultima istanza cantonale per una nuova decisione.\nE.\nRipronunciandosi sulla vertenza, con sentenza del 27 gennaio 2014 il Tribunale cantonale amministrativo ha nuovamente accolto il ricorso del vicino contro la decisione governativa, annullandola ed invalidando contestualmente la licenza edilizia rilasciata dal Municipio.\nF.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per un nuovo giudizio. In via subordinata, chiede la conferma della decisione governativa e di quella municipale. La ricorrente fa valere la violazione dell'art. 61 LTF, nonché la violazione del divieto dell'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nell'applicazione del diritto comunale.\nG.\nLa Corte cantonale si conferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato e il Municipio di X._ si rimettono al giudizio del Tribunale federale. L'opponente chiede di respingere il gravame e di confermare la decisione impugnata."} -{"id":"20cd2b2d-46ca-4500-9acb-530c7b87822d","text":"Fatti:\nA. A._, nata nel 1962, separata con due figli a carico, ha presentato il 5 luglio 2004 all'Ufficio delle borse di studio e dei sussidi del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport del Cantone Ticino una domanda volta all'ottenimento di un assegno di studio per poter intraprendere la formazione di operatrice socio-assistenziale presso la Scuola cantonale per operatori sociali, la quale iniziava il 20 settembre 2004.\nB. Il 3 settembre 2004 il citato Ufficio ha respinto la richiesta. A sostegno del proprio rifiuto ha rilevato che, nell'ambito delle misure di contenimento delle spese concernenti il preventivo 2005, il Consiglio di Stato aveva modificato il 31 agosto 2004, con effetto dal 1° settembre successivo, il Regolamento dell'8 marzo 1995 sulle borse di studio (di seguito: Rbst), introducendo un limite di età, 40 anni, oltre il quale l'assegno non veniva più concesso. In altre parole, il richiedente che iniziava una formazione dopo aver compiuto i 40 anni oppure li compiva nel corso dell'anno civile di inizio della formazione poteva beneficiare unicamente di un prestito di studio.\nIl reclamo esperito contro detta decisione è stato respinto il 24 febbraio 2005.\nC. Adito da A._ il 28 febbraio successivo, il Consiglio di Stato ne ha respinto il gravame in data 4 ottobre 2005. Richiamati gli art. 19 a 22 della legge della scuola del 1° febbraio 1990 (Lsc) relativi agli assegni e ai prestiti di studio, esso ha rammentato che gli incombeva emanare il regolamento disciplinante le disposizioni di applicazione, ciò che gli conferiva la facoltà sia di stabilire la forma dell'aiuto sia d'instaurare un limite d'età. Al riguardo ha precisato che se, nel passato, erano stati abrogati i limiti di età esistenti per la concessione di assegni di studio, ciò non voleva ancora dire che non potevano essere reintrodotte norme che contemplassero dei limiti diversi per estensione da quelli abrogati. Ha poi aggiunto che la legge non doveva assicurare a tutti indistintamente la possibilità di ottenere un assegno di studio e che, quindi, la forma dell'aiuto poteva essere definita anche a dipendenza dell'età del richiedente. In proposito ha aggiunto che confrontato all'impellente necessità di contenere le spese e all'altrettanta necessità di evitare disagi supplementari ai giovani in formazione, aveva preferito limitare l'accesso agli assegni ai richiedenti che avrebbero già dovuto o potuto conseguire un'adeguata formazione professionale.\nPronunciandosi sul merito della controversia, il Consiglio di Stato ha considerato che il nuovo articolo 1b Rbst, che introduceva un limite di età di 40 anni per l'ottenimento di un assegno di studio, non creava evidenti disparità di trattamento, segnatamente tra uomo e donna. Inoltre non era stato provato o dimostrato che il medesimo colpiva in modo discriminatorio le fasce meno abbienti o quelle più bisognose di aiuto. Non si poteva pertanto considerare che tale norma violava l', ancora meno l' Ha poi rilevato che neanche il principio della buona fede era stato leso. Da un lato poiché quest'ultimo non proibiva modifiche legislative, salvo se violino diritti acquisiti o comportino un effetto retroattivo inammissibile, ciò che non si verificava nella fattispecie. Dall'altro perché l'insorgente non poteva, sulla base di semplici informazioni a carattere generale ricevute prima della criticata modifica legale, esigere un trattamento che si scostava dal chiaro testo di legge. Al riguardo il Governo ticinese ha constatato che l'interessata non aveva provato di avere ottenuto delle assicurazioni o delle garanzie circa il diritto di ricevere un assegno da parte dell'Ufficio delle borse di studio, ed ancor meno di aver preso delle disposizioni irrevocabili o difficilmente revocabili in seguito alle informazioni ottenute; inoltre, aveva iniziato la formazione dopo l'entrata in vigore della nuova norma.\nInfine, rilevato che la domanda di borsa di studio andava decisa in base al diritto applicabile al momento della decisione definitiva, il Consiglio di Stato ha osservato che l'insorgente aveva già superato i quarant'anni di età quando era entrata in vigore la nuova norma: ella non poteva quindi pretendere ad un assegno di studio. Ha poi aggiunto che il 18 ottobre 2004 aveva ottenuto un prestito di studio.\nD. Il 2 novembre 2005 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso di diritto pubblico, con cui chiede che sia annullata la decisione governativa e, di conseguenza, quelle di prima e seconda istanza. Adduce, in sostanza, la violazione degli art. 5 cpv. 1 (principio della legalità), 8 cpv. 2 (parità di trattamento) e 3 (uguaglianza di fatto tra uomo e donna) nonché 9 (divieto dell'arbitrio, tutela della buona fede, principio della proporzionalità e stato di diritto) Cost.\nChiamati ad esprimersi, il Consiglio di Stato, senza formulare osservazioni, si è rimesso al giudizio di questa Corte, mentre l'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo (UFU) - il quale si è pronunciato unicamente sulla questione di un'eventuale discriminazione indiretta a causa del sesso - ha chiesto che il gravame sia accolto.\nInvitata a determinarsi sulle osservazioni formulate dall'UFU, la ricorrente ha dichiarato di aderire alle conclusioni ivi esposte. Da parte sua il Consiglio di Stato il quale, su richiesta del Tribunale federale, ha prodotto dati statistici sui richiedenti di 40 anni e più, ha asserito condividere le osservazioni elaborate, insieme ai menzionati dati statistici, dall'Ufficio delle borse di studio e dei sussidi, che conclude per l'assenza di una discriminazione vietata dall'\nIl 4 ottobre 2006 una copia della risposta dell'Ufficio delle borse di studio e dei sussidi e dei dati statistici ivi allegati è stata trasmessa alla ricorrente."} -{"id":"5fa6bf5b-0d75-46c6-ace0-1e7b6f5b8084","text":"Fatti:\nA.\nDal 2000 A._ è dipendente di B._SA, società attiva nel commercio di materiali e articoli elettrici, elettrodomestici, nonché di utensili e componentistica industriale. Di professione contabile, con il tempo A._ si è vista conferire mansioni di responsabilità, divenendo di fatto direttrice della ditta. È lei a occuparsi anche del disbrigo delle pratiche amministrative legate alle forniture di materiale elettrico.\nNel 2014 B._SA ha partecipato a due procedure di appalto: il 14 aprile 2014 ha presentato un'offerta alla Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell'economia del Cantone Ticino relativa alla fornitura di lampade per un importo di fr. 3'279.75 (IVA inclusa), mentre il 24 settembre 2014 ha presentato un'offerta al Comune di X._ concernente la fornitura del materiale per l'allestimento degli alberi di Natale per un importo di fr. 4'090.-- (IVA inclusa). In seguito alle verifiche del caso, segnatamente dell'autenticità della documentazione fornita da B._SA nelle due procedure, volta a comprovare il pagamento delle imposte scadute, l'Ufficio esazione e condoni ha comunicato di non aver allestito a favore della società le relative dichiarazioni. La Divisione delle contribuzioni ha quindi segnalato il sospetto di reato al Ministero pubblico che ha avviato un'inchiesta.\nB.\nCon decreto di accusa del 18 ottobre 2016, il Procuratore pubblico ha ritenuto A._ autrice colpevole di falsità in certificati, per avere nel corso dei mesi di aprile e settembre 2014, al fine di migliorare la situazione della società B._SA, alterato il certificato attestante il pagamento delle imposte cantonali scadute dell'Ufficio esazione e condoni, rilasciato precedentemente, segnatamente creandone due nuovi, modificando la data, nonché alterato il certificato attestante il pagamento delle imposte comunali scadute dell'Ufficio contribuzioni del Comune di Y._, rilasciato precedentemente, modificando la data originale, e facendo uso di tali certificati nel contesto di procedure di appalto comunali e cantonali, così da far figurare, contrariamente al vero, che non vi erano pendenze fiscali a carico della società. Il decreto proponeva la condanna alla pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere di fr. 140.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché alla multa di fr. 100.--. A._ ha formato opposizione.\nC.\nCon sentenza del 21 novembre 2017, il Giudice della Pretura penale ha condannato A._ per titolo di falsità in certificati e le ha inflitto la medesima pena proposta nel decreto di accusa.\nD.\nAdita da A._, con sentenza del 24 giugno 2018, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha respinto il relativo appello, confermando sia la condanna sia la pena pronunciate in prima istanza.\nE.\nAvverso questo giudizio, A._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando il proscioglimento da ogni accusa, con protesta di tasse, spese e ripetibili.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1c242918-6285-4bf1-8953-b4f9b93517b7","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- La O._ S.A. è iscritta in terza classe, mentre il credito - oggetto di una lite giudiziaria - di M._ è registrato pro memoria ex nella graduatoria del fallimento della F._ Sagl in liquidazione. La seconda assemblea dei creditori ha rinunciato a proseguire la causa concernente il credito vantato da M._ nei confronti della predetta società e ad agire contro gli organi di quest'ultima giusta l'. Il 20 dicembre 2001 l'amministrazione del fallimento ha ceduto alla O._ S.A. il diritto della fallita nel processo che la oppone a M._, nonché a quest'ultimo e alla O._ S.A. il diritto di far valere pretese di responsabilità verso gli organi societari.\nB.- Con sentenza 15 febbraio 2002 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha parzialmente accolto un rimedio presentato dalla O._ S.A., prorogando il termine per promuovere risp. continuare i processi concernenti i diritti ceduti fino al 24 giugno 2002. L'autorità di vigilanza ha dapprima rilevato che il formulario allestito dall'Ufficio di Locarno, con cui è stata effettuata la cessione, riproduce con poche variazioni di stile il modulo n. 7F emanato dal Tribunale federale. Inoltre anche la censura inerente ad una insufficiente notifica della cessione a favore di M._ è infondata, essendo la stessa indicata sul formulario destinato all'insorgente.\nIl fatto che il credito di M._ sia unicamente stato registrato pro memoria conformemente all' non ostacola poi la richiesta fondata sull' da lui formulata, anche se la cessione decadrà qualora la sua pretesa dovesse essere definitivamente depennata dalla graduatoria. Infine, i giudici cantonali hanno dichiarato oggettivamente troppo breve il periodo di due mesi concesso dall'Ufficio per iniziare risp. continuare i processi e lo hanno pertanto protratto.\nC.- La O._ S.A. ha, con ricorso del 4 marzo 2002, chiesto al Tribunale federale, previa concessione dell'effetto sospensivo, di annullare la decisione 20 dicembre 2001 con cui l'Ufficio ha ceduto le pretese della massa alla ricorrente e di rinviare la causa all'Ufficio per un nuovo giudizio che tenga conto delle contestazioni ricorsuali. In via subordinata postula il parziale annullamento della predetta decisione dell'Ufficio e la sua riforma nel senso che non è concessa alcuna cessione di diritti a M._ e che nell'atto di cessione sia introdotta una nuova condizione n. 6 in cui l'amministrazione del fallimento si riserva il diritto di annullare la cessione, sia entro un termine di sei mesi dalla crescita in giudicato della decisione di cessione per quanto riguarda la causa giudiziaria inerente al credito vantato da M._, sia entro il medesimo termine dalla crescita in giudicato della decisione con cui viene accertato o escluso il diritto di quest'ultimo di agire contro gli organi della fallita.\nNarrati i fatti, menziona i pericoli insiti nel mancato uso del modulo ufficiale 7F e ribadisce la necessità di una formale notifica di tutte le cessioni a tutti i possibili interessati. La ricorrente afferma poi che una cessione a M._, il cui credito è unicamente registrato pro memoria nella graduatoria non è possibile, poiché egli non è - ancora - un creditore ai sensi dell'. Infine, il termine di sei mesi per promuovere l'azione non tiene conto della procedura ricorsuale incoata innanzi al Tribunale federale, motivo per cui lo stesso dev'essere sospeso e prorogato.\nNon è stato ordinato uno scambio di allegati scritti."} -{"id":"0f0b33cc-6ba7-40be-8b8b-d0ea66520bc6","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 18 ottobre 2021 A._, cittadino italiano, ha impugnato dinanzi al Tribunale amministrativo del Cantone Ticino la risoluzione 8 settembre 2021 con cui il Consiglio di Stato confermava la decisione emessa il 29 marzo 2018 dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni che gli revocava il suo permesso di dimora UE\/AELS.\nA.b. Con due distinte decisioni, entrambe del 19 ottobre 2021, A._ è stato invitato, da un lato, a versare entro il 4 novembre 2021, un anticipo a garanzia delle spese processuali e, dall'altro, a produrre, sempre entro lo stesso termine, la decisione impugnata completa. In entrambi i casi è stato avvertito che in caso di mancato rispetto del termine assegnato il suo gravame sarebbe stato dichiarato inammissibile (art. 47 rispettivamente artt. 12 cpv. 1 e 70 cpv. 1 della legge del 24 settembre 2013 sulla procedura amministrativa, LPAmm [RL\/TI 165.100]).\nA.c. La raccomandata, contenente i due citati scritti, inviata il 19 ottobre 2021 non è stata tuttavia ritirata ed è quindi stata rispedita al mittente dopo il periodo di giacenza.\nB.\nB.a. Il 5 novembre 2021 A._ ha formulato presso il Tribunale cantonale amministrativo un'istanza di restituzione in intero del termine assegnatogli per versare l'anticipo richiesto e produrre la decisione querelata. A sostegno della sua domanda ha fatto valere di non avere ricevuto l'avviso di ritiro nella sua cassetta delle lettere e di essersi recato il 25 ottobre 2021 presso la filiale della Posta di X._, situata all'interno del supermercato B._, dove si era assicurato che non vi erano raccomandate destinategli da ritirare.\nB.b. Con giudizio del 2 dicembre 2021 il Tribunale cantonale amministrativo ha considerato che non ricorrevano gli estremi per una restituzione in intero del termine in questione (cfr. art. 15 LPAmm), non avendo A._ dimostrato di essere stato impedito senza sua colpa di ritirare la raccomandata in questione. La Corte cantonale ha quindi respinto la relativa istanza e, di riflesso, ha dichiarato inammissibile il gravame, dato che non era stato versato l'anticipo delle spese domandato né fornita la decisione contestata completa.\nC.\nCon \"lettera di ricorso\" del 22 dicembre 2021 A._ ha impugnato dinanzi al Tribunale federale la sentenza cantonale, chiedendo, in accoglimento del suo gravame, che sia riaperta la procedura avviata dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo e, quindi, che egli possa versare l'anticipo chiestogli nonché inviare della documentazione aggiornata al fine di potere riottenere il suo permesso di dimora.\nIl Tribunale cantonale amministrativo è stato invitato a trasmettere i suoi atti, ciò che ha fatto il 30 dicembre 2021. Il Tribunale federale non ha ordinato alcun altro atto istruttorio."} -{"id":"40c045d4-c983-4933-addd-25d501e2d903","text":""} -{"id":"3c7e3c77-bb25-4da9-be8d-130c5009c129","text":""} -{"id":"52d6cd5f-66a6-4b23-b93e-239f46ce4b1c","text":""} -{"id":"38f8c8fd-d5b6-4b8e-b186-097d42183402","text":""} -{"id":"6067ec07-53d0-41f5-ab41-a04eeabc0009","text":""} -{"id":"0531b8a4-45e4-456a-861f-913ceb65acb2","text":""} -{"id":"a66b1d64-f6b3-4131-a45b-08daed1bbbec","text":"Fatti:\nA.\nNella notte tra il 15 e il 16 novembre 2014, verso le 02.30, il terreno del fondo part. xxx di Lugano, di proprietà di A._, è franato per il cedimento di un muro di sostegno interrato, provocando il crollo di una palazzina edificata a valle, sulla particella yyy, dello stesso proprietario. L'evento ha causato la morte di due persone, tra cui la figlia di A._, e il ferimento di altre quattro. I detriti dell'edificio e la terra franata hanno inoltre ricoperto il sottostante tracciato stradale.\nB.\nIl 17 novembre 2014 il Procuratore pubblico (PP) ha aperto un procedimento penale a carico di ignoti per i titoli di omicidio colposo, lesioni colpose semplici, lesioni colpose gravi, franamento e violazione delle regole dell'arte edilizia. Lo stesso giorno, il magistrato inquirente ha nominato l'ing. B._ quale perito giudiziario, incaricandolo di stabilire le cause del sinistro.\nC.\nIl 26 novembre 2014 il Comune di Lugano ha affidato all'ing. B._ e al geologo ing. J._ il mandato di esaminare lo stato di sicurezza dei luoghi e di definire le misure di protezione necessarie.\nD.\nIl 16 dicembre 2014, sollecitato in tal senso dal patrocinatore di A._ cui il Municipio di Lugano aveva chiesto di consentire l'accesso degli esperti al fondo oggetto del franamento, l'ing. B._ ha chiarito il suo ruolo (e quello dell'ing. J._) nei rapporti con il Ministero pubblico e con il Comune. Il giorno successivo, il patrocinatore del proprietario lo ha ringraziato per le spiegazioni ricevute. Il referto peritale è stato trasmesso al PP il 13 marzo 2015.\nE.\nIl 1° e il 3 maggio 2015 sono apparse su alcuni mezzi d'informazione ticinesi delle notizie relative in particolare all'apertura di un contenzioso tra il Comune di Lugano e A._, che lasciavano supporre una possibile divulgazione del contenuto della perizia. Il proprietario ha segnalato il 7 maggio 2015 al Magistrato inquirente tali pubblicazioni, ipotizzando la commissione del reato di violazione del segreto d'ufficio e chiedendo contestualmente la ricusazione dell'ing. B._ sia per l'invocato sospetto di reato sia per il suo doppio ruolo in veste di perito giudiziario e di consulente del Comune. Il 25 agosto 2015 il PP ha respinto l'istanza di ricusa. Con decisione dell'11 settembre 2015 il Procuratore generale ha decretato il non luogo a procedere, nei confronti in particolare del perito, in relazione all'ipotesi di violazione del segreto d'ufficio. Questo decreto non è stato impugnato ed è passato in giudicato.\nF.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con sentenza del 21 dicembre 2015 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha statuito sulla domanda di ricusazione, dichiarandola irricevibile. La Corte cantonale ha ritenuto la domanda tardiva nella misura in cui non era divenuta priva d'oggetto.\nG.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla, di accogliere la domanda di ricusazione e di ordinare al PP di nominare un altro perito giudiziario previo annullamento di tutti gli atti svolti dall'ing. B._. In via subordinata, chiede di accertare la tempestività della domanda di ricusazione e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per una nuova decisione. Il ricorrente fa valere la violazione degli art. 56 segg. CPP e l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso."} -{"id":"2e0a3e81-0423-4036-9e3b-eb591480cec3","text":""} -{"id":"10d7098e-811a-482e-bab2-acd2ea7b6eff","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.A._ è deceduto il 4 marzo 1984. Tra i suoi eredi è sorta una contestazione concernente l'appartenenza alla successione delle 100 azioni al portatore della SA X._: da una parte i figli B.A._, D.A._ e F.A._ sostenevano ch'esse erano appartenute al defunto e rientravano quindi nell'eredità; dall'altra il figlio C.A._, sostenuto dalla vedova E.A._, affermava che tutte le azioni erano già di sua proprietà.\nIl 21 maggio 1992 gli eredi hanno sottoscritto una convenzione in forza della quale 65 delle 100 azioni venivano dichiarate di proprietà di C.A._, mentre le rimanenti 35 azioni erano riconosciute di comproprietà di B.A._, D.A._ e F.A._. Nel medesimo accordo è stato fra l'altro pattuito che C.A._ avrebbe provveduto a \"riscattare\" quest'ultime al prezzo da stabilirsi dai commercialisti G._ e H._ e secondo alcune modalità determinate. Sennonché C.A._ ha in seguito rifiutato di acquistare i citati titoli.\nIl 21 maggio 1992 gli eredi hanno sottoscritto una convenzione in forza della quale 65 delle 100 azioni venivano dichiarate di proprietà di C.A._, mentre le rimanenti 35 azioni erano riconosciute di comproprietà di B.A._, D.A._ e F.A._. Nel medesimo accordo è stato fra l'altro pattuito che C.A._ avrebbe provveduto a \"riscattare\" quest'ultime al prezzo da stabilirsi dai commercialisti G._ e H._ e secondo alcune modalità determinate. Sennonché C.A._ ha in seguito rifiutato di acquistare i citati titoli.\nB. Con petizione del 2 dicembre 1997, promossa direttamente in appello, D.A._ e B.A._, al quale la sorella F.A._ aveva nel frattempo ceduto le proprie ragioni ereditarie, hanno chiesto la condanna di C.A._ al pagamento di fr. 1'168'872.--, in subordine di fr. 825'000.-- oppure fr. 740'000.--, corrispondenti al valore delle 35 azioni. Gli attori hanno in sostanza affermato che la cennata convenzione conteneva un vero e proprio contratto di compravendita. Dal canto suo, il convenuto ha obiettato che l'atto era solo un contratto-quadro, nell'ambito del quale la vendita dei titoli costituiva una semplice ipotesi, tutt'al più un'opzione a suo favore; in ogni caso le somme pretese andavano ridotte. Nel corso della procedura anche D.A._ ha ceduto a B.A._ la sua partecipazione nella successione. In sede di conclusioni B.A._ ha ridotto la sua domanda a fr. 870'750.-- mentre C.A._ ha offerto, qualora la sua obiezione principale non fosse accolta, un importo di fr. 63'635.--, subordinatamente di fr. 290'192.--.\nScostandosi dalle tesi di entrambe le parti, la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha stabilito che l'atto litigioso configura \"una promessa di concludere un futuro contratto di compravendita, ovvero un precontratto di compravendita\". Nella sentenza emanata il 9 maggio 2003, in parziale accoglimento della petizione, la Corte cantonale ha pertanto condannato C.A._ a pagare al fratello B.A._ fr. 781'857.20, oltre interessi al 5% dal 16 giugno 1997, dietro consegna delle 35 azioni, libere da ogni impegno.\nScostandosi dalle tesi di entrambe le parti, la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha stabilito che l'atto litigioso configura \"una promessa di concludere un futuro contratto di compravendita, ovvero un precontratto di compravendita\". Nella sentenza emanata il 9 maggio 2003, in parziale accoglimento della petizione, la Corte cantonale ha pertanto condannato C.A._ a pagare al fratello B.A._ fr. 781'857.20, oltre interessi al 5% dal 16 giugno 1997, dietro consegna delle 35 azioni, libere da ogni impegno.\nC. Contro questa decisione C.A._ è insorto dinanzi al Tribunale federale, il 12 giugno 2003, sia con ricorso di diritto pubblico che con ricorso per riforma. Con il secondo rimedio egli postula l'integrale reiezione della petizione oppure, in via subordinata, la consegna delle 35 azioni al prezzo di fr. 58'148.33 senza interessi moratori.\nNella risposta del 4 settembre 2003 B.A._ ha proposto l'integrale reiezione del gravame e la conferma della sentenza impugnata."} -{"id":"08fccd2f-e158-402f-938b-5fd87dc05a23","text":"Fatti:\nA. Dopo aver soggiornato una prima volta in Svizzera inizialmente nell'ambito dell'Azione Bosnia Erzegovina (maggio 1993 ad aprile 1995), poi in virtù di un'ammissione provvisoria (maggio 1995 ad aprile 1997) ed infine quale richiedente all'asilo (la domanda essendo definitivamente respinta il 24 aprile 2001), A._ (1966), cittadino bosniaco ha lasciato il nostro Paese il 15 agosto 2001. Il 3 marzo 2003 egli si è sposato in Croazia con C._ (1956), cittadina serba domiciliata in Svizzera. In seguito al matrimonio l'interessato si è visto rilasciare un permesso di dimora, trasformato in permesso di domicilio il 5 luglio 2008. Nel 2007 la consorte è diventata cittadina svizzera.\nB. Con decisione del 6 ottobre 2010 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha respinto l'istanza presentata il 3 agosto precedente dalla cittadina macedone B._ (13.08.1995), figlia di A._ nata da una precedente relazione, volta al rilascio di un permesso di dimora per ricongiungersi con il padre che aveva raggiunto. La domanda è stata giudicata tardiva e non dettata da circostanze oggettive.\nQuesta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato il 23 febbraio 2011 e, in seguito, dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 30 agosto 2011.\nC. Il 5 ottobre 2011 A._, agente per la figlia B._, ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che sia accolta la domanda di ricongiungimento della figlia. Censura, in sintesi, un apprezzamento arbitrario dei fatti e la violazione degli artt. 47 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20) e 75 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201), nonché dell'art. 8 CEDU. Domanda infine di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria con nomina di un avvocato d'ufficio.\nCon decreto presidenziale del 7 ottobre 2011 è stato concesso l'effetto sospensivo al gravame.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa ha fatto rinvio anche l'Ufficio federale della migrazione. La Sezione della popolazione propone la reiezione del gravame, mentre il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio di questa Corte.\nD. Con scritto del 23 dicembre 2011 il ricorrente ha ribadito i propri argomenti nonché trasmesso a questa Corte dei nuovi documenti."} -{"id":"89b4eb71-b3f1-4ddd-8ee4-86d4bf8f6681","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La B._, con sede a U._ - in precedenza C._, costituita nel.... - è stata iscritta a registro di commercio dal.... fino alla sua radiazione d'ufficio in data.... in seguito a procedura fallimentare. A._ è stata socia e gerente con diritto di firma individuale dalla costituzione della società - come pure di quella pregressa - fino alle dimissioni rassegnate il 27 maggio 2013, principalmente per motivi di salute.\nA.b. Constatato di aver subito un danno, con decisione del 29 maggio 2015 la Cassa Cantonale di compensazione AVS\/AI\/IPG (di seguito: la Cassa) ha chiesto a A._ il risarcimento di fr. 62'532.35 per il mancato pagamento dei contributi paritetici AVS\/AI\/IPG\/AD e AF non soluti dalla società fallita per il periodo dal 1° gennaio 2009 al 31 marzo 2013 e per riprese salariali relative al periodo 2008-2011. In seguito all'opposizione del 25 giugno 2015 dell'interessata, la Cassa ha confermato la propria pronuncia mediante decisione su opposizione del 30 ottobre 2015.\nB.\nA._ si è aggravata il 1° dicembre 2015 al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, che con giudizio del 27 aprile 2016 ha respinto il gravame.\nC.\nIl 31 maggio 2016 (timbro postale) A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e la sua liberazione dal pagamento dei contributi AVS\/AI\/IPGA\/AD e AF per gli anni 2009-2013 in relazione al fallimento della B._."} -{"id":"04e655e3-938e-4ddb-80aa-ecdcd82ca5d4","text":"Fatti:\nA.\nB._ era azionista unico dell'impresa edile C._ SA, che aveva un capitale azionario di fr. 100'000.--, liberato per fr. 50'000.-- e suddiviso in 50 azioni nominative. Il 17 aprile 2002 egli ha venduto le azioni della società a tre acquirenti, fra cui vi era il capocantiere dell'impresa A._, che ne ha acquistate 18 per complessivi fr. 144'000.--, pagabili in tre rate. Il prezzo era stato pattuito in virtù della situazione finanziaria risultante dai conti della società al 31 dicembre 2001.\nPoiché A._ ha unicamente versato le prime due rate per un totale di fr. 90'000.--, il venditore lo ha escusso per la rimanenza. L'opposizione al precetto esecutivo è stata provvisoriamente rigettata dal Pretore del distretto di Lugano con sentenza 21 ottobre 2004. L'acquirente ha dal canto suo fatto notificare a B._ un precetto esecutivo per ottenere il rimborso di quanto pagato.\nLa C._ SA è fallita il 7 giugno 2004.\nA._ ha convenuto in giudizio innanzi alla Pretura di Lugano B._, affinché fosse accertata la nullità del menzionato contratto di compravendita, il convenuto condannato a restituirgli fr. 90'000.-- e disconosciuto il debito di fr. 54'000.--. Dopo aver posto l'attore al beneficio dell'assistenza giudiziaria, il Pretore aggiunto ha integralmente respinto la petizione con sentenza 7 maggio 2012.\nB.\nIl 10 dicembre 2012 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha concesso l'assistenza giudiziaria a A._ e il 17 marzo 2014 ha respinto l'appello da questi presentato. Dopo aver indicato che l'attore non ha contestato la sentenza pretorile con riferimento ai pretesi vizi di volontà e alla tardività della notifica dei difetti, la Corte cantonale ha rilevato che sussisteva un difetto, poiché il valore economico delle azioni al 31 dicembre 2001 era inferiore al loro valore nominale, ma che B._ non aveva intenzionalmente ingannato il compratore e ha quindi escluso un dolo nel senso dell'.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 15 maggio 2014 A._ postula in sostanza in via principale la riforma della sentenza di appello nel senso che la sua petizione sia accolta. In via subordinata domanda l'annullamento della sentenza impugnata con il rinvio dell'incarto all'autorità inferiore per nuovo giudizio. Chiede pure di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria limitatamente al pagamento delle spese e delle tasse giudiziarie. Lamenta che la sentenza impugnata è contraddittoria perché da un lato accerta che il venditore era al timone di 3 imprese con 24 dipendenti, mentre dall'altro indica che questi non aveva conoscenze contabili. Il ricorrente afferma poi che, essendo sprovvisto di nozioni di contabilità, egli non poteva rendersi conto delle \"anomalie contabili\" riscontrate dai giudici cantonali, le quali avrebbero quindi costituito un difetto occulto. Sostiene infine che vi è dolo, perché il venditore era consapevole che la situazione economica-finanziaria al momento della vendita era diversa da quella che ha garantito, atteso che la differenza era così macroscopica da non potergli essere sconosciuta.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"3b1f1ae4-346a-476d-95c1-56eca7eed3b2","text":"Fatti:\nA.\nNel 2008 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha promosso un procedimento penale a carico dei responsabili della Banca C._ SA, in particolare di A._, direttore generale ed azionista, e di D._, direttore generale sostituto e pure azionista, per titolo di appropriazione indebita, amministrazione infedele per scopo di lucro, riciclaggio aggravato e ripetuta falsità in documenti. Secondo l'accusa, essi avrebbero messo in atto, in correità tra di loro e con altri operatori della sala mercati della banca, almeno dal gennaio 1999, un sistema generalizzato di operazioni di acquisto e di vendita di titoli mediante il quale una parte degli utili realizzati veniva distratta a favore degli operatori o trattenuta dagli imputati a titolo di indebito profitto personale. Gli interessati avrebbero occultato tale attività contabilizzando fittiziamente gli utili delle transazioni su conti interni della banca intestati a clienti privati prestanome o ad ignare persone vicine agli azionisti o ai collaboratori della banca.\nB.\nCon decisione del 21 dicembre 2009, l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha ritirato alla Banca C._ SA l'autorizzazione per l'esercizio dell'attività bancaria ed ha contestualmente ordinato il suo fallimento, aperto il giorno successivo.\nC.\nNell'ambito del procedimento penale, il Procuratore pubblico (PP) ha sequestrato gli averi della Banca C._ SA in liquidazione, che sono attualmente depositati presso la Banca dello Stato. Dando seguito a una richiesta della FINMA, con decisione del 9 febbraio 2011 il PP ha ordinato il dissequestro di una parte dei valori patrimoniali sequestrati. Il provvedimento del PP non è tuttavia stato confermato dalla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) con sentenza del 15 giugno 2011 e dal Tribunale federale con sentenza 1B_377\/2011 del 13 dicembre 2011, aditi su ricorso di A._.\nD.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il 9 aprile 2015 la Banca C._ SA in liquidazione ha presentato un'ulteriore istanza di dissequestro di tutti i suoi beni. Con decisione del 14 aprile 2016 il PP ha disposto il dissequestro, a favore della massa fallimentare, degli averi dell'istante depositati presso la Banca dello Stato, ad eccezione di fr. 2'000'000.-- mantenuti sotto sequestro a garanzia delle spese del procedimento penale.\nE.\nAdita da A._, la CRP ne ha accolto il reclamo con sentenza dell'8 settembre 2016, annullando la decisione di dissequestro del PP e rinviandogli gli atti \"per i suoi incombenti ai sensi dei considerandi\". La Corte cantonale, rilevato che tra gli averi patrimoniali dissequestrati vi erano verosimilmente ancora beni provento di reato, ha ritornato l'incarto al magistrato inquirente per esprimersi sulla domanda di accesso agli atti del reclamante e per ripronunciarsi sul dissequestro \"quando la situazione giuridica del caso sarà divenuta liquida\".\nF.\nLa Banca C._ SA in liquidazione impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. La ricorrente adduce sostanzialmente che tutti gli attivi sotto sequestro spetterebbero ai creditori e dovrebbero essere liberati per la continuazione della procedura di liquidazione del fallimento.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso."} -{"id":"8ef3a819-b11d-42e1-b6cd-f0c700175db1","text":"Fatti:\nA.\nA._, nato nel 1953, di professione elettrotecnico, titolare di una ditta di proprio, e al beneficio di una rendita di invalidità, è stato dichiarato inidoneo al collocamento dall'Ufficio per l'industria, arti e mestieri e lavoro del Cantone dei Grigioni (Ufficio) con decisione del 6 marzo 2015, siccome non era possibile stabilire per quante ore al giorno l'assicurato sarebbe stato disponibile per il mercato del lavoro. Questa decisione è stata confermata su opposizione il 20 aprile 2015.\nB.\nIl Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni con giudizio del 15 settembre 2015 ha respinto il ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo che il giudizio cantonale sia annullato e che sia accertata l'idoneità al collocamento.\nL'Ufficio, dopo aver chiesto una proroga del termine per la risposta, ha rinunciato a presentare osservazioni. Il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni postula la reiezione del ricorso."} -{"id":"6da0b7f0-4444-40fb-92e6-5a5c447bb32a","text":"Fatti:\nA.\nA.a. L'Organizzazione Sociopsichiatrica Cantonale (di seguito: OSC) ha escusso A.A._ con precetto esecutivo dell'Ufficio di esecuzione di Lugano del 15 ottobre 2013 per l'importo di fr. 1'500.-- oltre a interessi. Quale titolo di credito ha indicato \"l'accompagnamento del 01.09.2011 a Ginevra del fratello C.A._\".\nA.b. In data 30 luglio 2014 il competente Giudice di Pace del Circolo di Lugano Ovest ha accolto l'istanza 19 febbraio 2014 di rigetto provvisorio dell'opposizione formulata dall'escussa, ponendo tassa, spese e ripetibili a carico della medesima.\nB.\nCon la qui impugnata sentenza 16 aprile 2015 il Tribunale di appello del Cantone Ticino, Camera di esecuzione e fallimenti, ha respinto il reclamo formulato dall'escussa in data 14 agosto 2014, ponendo a carico di lei le spese di giustizia.\nC.\nCon allegato 27 maggio 2015, A.A._ (qui di seguito: ricorrente) ha formulato ricorso sussidiario in materia costituzionale contro la pronuncia cantonale, chiedendo che ne venga accertata la nullità, subordinatamente che ne venga pronunciato l'annullamento.\nCon decreto presidenziale 28 maggio 2015, al gravame è stato negato l'effetto sospensivo, decisione confermata su domanda di riconsiderazione con decreto 15 giugno 2015. Con ulteriore scritto 6 luglio 2015, la ricorrente postula di essere messa a beneficio del gratuito patrocinio e ricusa il Presidente della II Corte di diritto civile Giudice federale von Werdt.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"00cae839-431e-4c56-adc6-fccee36a8515","text":"Fatti:\nA. A.a In seguito all'incidente occorsogli il 27 giugno 1991, in cui ha riportato un arresto cardiorespiratorio per fibrillazione ventricolare, nonché una sindrome postanossica cerebrale, B._, nato nel 1958, alla luce delle conclusioni del giudizio del 22 agosto 2000 del Tribunale delle assicurazioni del Canton Ticino rispettivamente di quello del 28 settembre 2001, con cui è stata respinta la domanda di revisione del precedente giudizio, è stato posto al beneficio, da parte della Winterthur Assicurazioni (ora Axa Assicurazioni SA), di una rendita di invalidità dell'assicurazione infortuni del 100%, in forma di rendita complementare, con effetto dal 1° novembre 1997 (decisione del 23 novembre 2001). Dalla medesima data l'assicurato beneficia pure di una rendita intera dell'assicurazione invalidità.\nA.b Dal 18 aprile 2006 al 18 settembre 2006 per la durata di 16 giorni rispettivamente dal 27 marzo 2007 al 13 aprile 2007, per 6 giorni, l'assicuratore infortuni ha posto l'assicurato sotto sorveglianza per il tramite della società L._, specializzata in investigazioni, e altresì ha fatto allestire una perizia psichiatrica da parte del dott. D._.\nAlla luce delle nuove risultanze, con decisione del 4 dicembre 2007, confermata con provvedimento su opposizione del 25 novembre 2008, l'AXA ha quindi ridotto dal 100% al 50%, con effetto dal 1° ottobre 2007, il grado di invalidità di B._.\nB. Con giudizio del 17 giugno 2009 il Tribunale delle assicurazioni del Canton Ticino ha accolto il gravame presentato dall'assicurato, rappresentato dall'avv. Aldo Foglia, annullato la decisione amministrativa su opposizione e ripristinato, a decorrere dal 1° ottobre 2007, il diritto alla rendita intera di invalidità precedentemente riconosciuto all'assicurato.\nC. Contro la pronuncia cantonale insorge l'Axa con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via preliminare l'attribuzione dell'effetto sospensivo al ricorso rispettivamente nel merito, in via principale, l'annullamento del giudizio impugnato con conseguente conferma della decisione su opposizione del 25 novembre 2008, in via eventuale il rinvio della causa al tribunale cantonale per nuova decisione dopo aver sentito il teste C._ e fatto allestire una perizia psichiatrica. Delle motivazioni si dirà, se necessario, nei considerandi di diritto.\nChiamato a pronunciarsi sul gravame, l'intimato ha in primo luogo contestato la richiesta della ricorrente tendente alla concessione di effetto sospensivo al ricorso; nel merito ne ha proposto la reiezione. Postula inoltre di concedergli l'assistenza giudiziaria. L'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a determinarsi.\nD. Con decreto del 28 ottobre 2009 il giudice dell'istruzione ha parzialmente accolto la domanda di effetto sospensivo."} -{"id":"1ebd1ee0-5aaf-435c-98db-3d1ae929029d","text":""} -{"id":"0d8a0734-226a-4ea2-b244-c02c2e3f4482","text":"Fatti:\nA. Il 25 gennaio 2006 il Direttore dell'Ufficio delle scuole comunali del Cantone Ticino ha inviato una lettera intitolata \"qualità del lavoro e tempi di terapia\" alle logopediste ed ai logopedisti attivi a titolo privato nel Cantone. In tale scritto si segnalava in particolare che per ogni intervento sarebbero di regola stati riconosciuti, in funzione del disturbo diagnosticato, tempi tra i 15 ed i 45 minuti e che valutazioni incomplete e rapporti superficiali non sarebbero stati presi in considerazione per il rilascio o il rinnovo di una garanzia. Secondo la circolare tali misure s'imponevano per poter rispondere in modo adeguato, con i mezzi finanziari a disposizione, alle crescenti richieste di prestazioni. Con scritto del 16 febbraio 2006 la logopedista A._ ha espresso al Direttore dell'Ufficio delle scuole comunali il proprio dissenso e gli ha chiesto di revocare i provvedimenti indicati nella sua lettera. Il giorno seguente il destinatario della missiva ha risposto di non avere l'intenzione di modificare le decisioni adottate.\nB. Il 17 novembre 2007 A._ si è rivolta al Direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS) domandandogli di annullare la comunicazione del 25 gennaio 2006 oppure di emanare una decisione formale debitamente motivata e con l'indicazione dei rimedi giuridici. Dopo alcuni solleciti, il 24 luglio 2008 il Consigliere di Stato ha risposto che non sarebbero state rilasciate decisioni formali e che l'eventuale inadeguatezza delle decisioni politiche prese sarebbe semmai stata accertata dalle autorità giudiziarie chiamate a pronunciarsi sull'applicazione delle stesse nell'ambito di casi concreti.\nPreso atto di tale diniego, l'8 agosto 2008 l'interessata è insorta dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo mediante un ricorso per denegata giustizia. Il 23 settembre seguente l'autorità adita ha tuttavia dichiarato irricevibile l'impugnativa ed ha trasmesso gli atti, per competenza, al Consiglio di Stato. Con decisione del 21 ottobre 2008 il Governo ha respinto il ricorso, ritenendo giustificato il rifiuto del Direttore del DECS di esprimersi in merito alla richiesta di annullamento della circolare.\nC. Il 9 novembre 2008 A._ ha interposto un ricorso al Tribunale federale con cui chiede di annullare la risoluzione governativa e di ordinare al DECS l'emanazione di una decisione formale in merito alla richiesta del 17 novembre 2007.\nInvitati ad esprimersi, il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, il Dipartimento cantonale dell'educazione, della cultura e dello sport propone la reiezione dell'impugnativa, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali non presenta osservazioni."} -{"id":"bda45644-cf22-41c8-bda6-f8e1335f27f9","text":""} -{"id":"2ce07900-bf7e-4b3c-84ea-57579494abe1","text":""} -{"id":"0b2b4465-7da2-4d95-8bab-278329ffa45b","text":""} -{"id":"4fa93ac3-5690-41a7-9bd1-aa7ca62e5db6","text":""} -{"id":"070f0969-a1b0-4108-a7d0-a4a9fa791af3","text":""} -{"id":"f41d2c77-994d-496c-85db-1367fe5e8924","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nata nel 1962, da ultimo attiva quale donna delle pulizie, ha inoltrato nell'agosto 2003 una domanda di prestazioni AI, principalmente per le affezioni alla mano sinistra dovute all'infortunio del 25 agosto 2002. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso - tra cui la perizia pluridisciplinare presso il Servizio Accertamento Medico (di seguito: SAM) di Bellinzona del 20 maggio 2005 [consulto reumatologico, psichiatrico, pneumologico e in chirurgia della mano] - l'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino (di seguito: UAI) con decisione del 18 ottobre 2005, passata incontestata in giudicato, le ha negato il diritto a una rendita, essendo il grado di invalidità inferiore al 40%.\nA.b. Nell'ottobre 2011 A._ ha presentato una seconda domanda di prestazioni AI, per la quale l'UAI non è entrato nel merito con decisione del 29 novembre 2011 passata incontestata in giudicato.\nA.c. Nell'agosto 2014 A._ ha formulato una terza richiesta di prestazioni lamentando \"disturbi nervosi, fibromialgia, dolori reumatici e asma\". L'UAI, attuate le indagini medico-amministrative - cfr. segnatamente la perizia pluridisciplinare SAM del 3 agosto 2015 [consulto in medicina interna, in psichiatria e psicoterapia e in reumatologia] e il suo complemento del 5 novembre 2015 - con decisione dell'11 novembre 2015 le ha negato il diritto a prestazioni, lo stato di salute essendo invariato rispetto alla decisione precedente.\nB.\nL'11 dicembre 2015 A._ si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, cui ha chiesto il riconoscimento di \"un grado di invalidità pari (ad almeno) il 70%, con assegnazione di una rendita completa di invalidità\".\nCon giudizio del 27 ottobre 2016 il Tribunale cantonale ha respinto il gravame.\nC.\nA._ presenta ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale il 18 novembre 2016 (timbro postale), cui chiede l'annullamento del giudizio impugnato e la trasmissione degli atti al Tribunale cantonale per l'allestimento di una perizia psichiatrica giudiziaria e l'emanazione di una nuova decisione."} -{"id":"08a25514-3d37-443b-ae38-5597d2eb3230","text":""} -{"id":"57ee8fb7-9646-4236-921d-d1f3e4605d4f","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 5 luglio 2010 A._ ha avvertito un dolore\/bruciore all'occhio destro, mentre stava svolgendo giardinaggio con un decespugliatore. Ne è derivata una lesione corneale nummulare. SWICA Assicurazioni SA (di seguito: SWICA), quale assicuratore obbligatorio contro gli infortuni, ha assunto il caso, erogando prestazioni.\nA.b. Il 3 dicembre 2012 è stata annunciata una ricaduta dell'evento del 5 luglio 2010. Con decisione del 28 febbraio 2013 SWICA ha negato la propria responsabilità oggetto della ricaduta, ritenendo la problematica di origine morbosa (cheratite erpetica) e pertanto di natura extra-infortunistica.\nA.c. L'8 gennaio 2013 A._ è stato sottoposto a un intervento di cheratoplastica perforante all'occhio destro.\nA.d. Dopo che con giudizio dell'8 settembre 2015 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha ingiunto all'assicuratore di emettere una decisione senza indugio, con decisione su opposizione del 16 settembre 2015 SWICA ha confermato la precedente decisione.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 13 aprile 2016 ha accolto il ricorso presentato da A._, accertato un nesso di causalità tra la ricaduta del dicembre 2012 e il sinistro del 5 luglio 2010 e condannato SWICA ad assumere le prestazioni successive al 3 dicembre 2012.\nC.\nSWICA presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede sostanzialmente l'annullamento del giudizio cantonale e la conferma della decisione su opposizione.\nA._ postula la reiezione del ricorso. L'Ufficio federale non ha presentato alcuna risposta, mentre la Corte cantonale ha rinunciato a esprimersi."} -{"id":"30326d6d-d58b-4988-adf7-501c9a9875fe","text":"Fatti:\nA.\nIl 23 dicembre 1993 C.A._, D.A._ e E.A._ hanno dato in affitto alla B._ SA i diritti editoriali del giornale xxx ch'essi detenevano nella misura rispettiva del 53 %, 31 %, 16 %. Il contratto dava all'affittuaria la facoltà di acquistare tali diritti alla scadenza dei primi dieci anni, o prima con l'accordo del locatore, pagando un prezzo da determinarsi con una formula complessa, che considerava la capitalizzazione dell'affitto annuo residuo con una maggiorazione del 35 %.\nNel 2001 la B._ SA ha in effetti acquistato i diritti editoriali e pagato il prezzo sulla base di tre fatture datate 17 dicembre 2001; una di fr. 2'054'955.55 per il 53,4 % dei diritti \"di pertinenza di C.A._ (prima tranche) \", una di fr. 1'553'338.35 per il 29,5 % dei diritti \" di pertinenza di D.A._ \"e una di fr. 642'653.90 per il 16,7 % dei diritti \"di pertinenza di E.A._\".\nB.\nE.A._ è morto il 29 maggio 2005. Con petizione del 20 agosto 2010 la vedova A.A._, cessionaria delle pretese degli eredi, ha promosso azione contro la B._ SA davanti alla Pretura di Bellinzona, rivendicando il pagamento della maggiorazione del 35 % che al momento della vendita dei diritti editoriali era stata versata a C.A._ e D.A._ ma non a E.A._. La domanda è stata quantificata in sede conclusiva in fr. 224'928.90. La convenuta si è opposta all'azione.\nIl Pretore aggiunto di Bellinzona ha respinto la petizione per carenza di legittimazione attiva dell'attrice con sentenza del 2 maggio 2018. Il successivo appello di A.A._ è stato respinto, nella misura in cui era ricevibile, dalla II Camera civile del Tribunale di appello ticinese il 25 novembre 2019.\nC.\nA.A._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 14 gennaio 2020. Chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che la causa sia rinviata all'istanza inferiore per nuova decisione. La B._ SA propone di respingere il ricorso con risposta del 4 marzo 2020. Ricorrente e opponente hanno spontaneamente presentato osservazioni di replica e duplica, rispettivamente il 18 marzo e il 20 aprile 2020. L'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"0838887c-0311-4d0b-9704-f79075dbb054","text":"Fatti:\nA. A.a In seguito a un controllo, l'Ufficio dell'assicurazione malattia del Cantone Ticino (UAM) ha constatato agli inizi del 2008 che, malgrado ritenesse di averli informati al momento del rilascio del permesso G e anche in seguito mediante operazioni di recupero, oltre 10'000 lavoratori frontalieri italiani non avevano fatto uso della facoltà accordata loro dall'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) di esercitare il diritto di opzione in favore del Paese di residenza per la copertura delle cure medico-sanitarie ed essere di conseguenza esentati in Svizzera. In considerazione dell'elevato numero di persone interessate e delle difficoltà da esse incontrate nel capire l'importanza (e le modalità) del diritto di opzione, l'autorità cantonale, d'intesa con quelle federali (Ufficio federale della sanità pubblica [UFSP] e Ufficio federale delle assicurazioni sociali), ha pertanto deciso nel giugno 2008 di \"regolarizzare\" questi lavoratori. L'amministrazione ha così avviato una procedura in sanatoria e ha assegnato un periodo supplementare, di carattere unico e straordinario, scadente il 30 settembre 2008, per esercitare (nuovamente) il diritto di opzione. La misura è stata comunicata dal Consiglio di Stato ticinese mediante bollettino stampa del 3 giugno 2008. Inoltre, l'UAM ha pure avvisato personalmente, con comunicazione postale (non raccomandata) del 12 giugno 2008 inviata al loro recapito in Italia, i diretti interessati facendo presente che in assenza di una loro determinazione essi sarebbero stati obbligati ad assicurarsi in Svizzera e con loro ogni familiare non esercitante un'attività lavorativa. Con le medesime modalità sono infine stati informati anche i rispettivi datori di lavoro oltre a diverse organizzazioni sindacali ed altri enti.\nA.b Con decisione del 19 gennaio 2009 e con effetto da tale data, l'UAM ha affiliato d'ufficio - unitamente alla moglie e al figlio - presso la Mutuel Assicurazioni P._, cittadino italiano residente in Italia, il quale lavora in qualità di manovale presso la G._ SA ed è al beneficio di un permesso G per frontalieri dal 2006. L'amministrazione ha adottato questo provvedimento dopo avere osservato che l'interessato aveva lasciato trascorrere infruttuosamente anche il termine di sanatoria del 30 settembre 2008 che gli era stato comunicato con lo scritto del 12 giugno 2008.\nA.c Mediante tempestivo reclamo P._ si è opposto a tale provvedimento. Facendo tra le altre cose valere di non avere ricevuto la comunicazione del 12 giugno 2008 e di non essere (in precedenza) stato informato nemmeno in altro modo, l'interessato, già coperto in Italia per le cure sanitarie, ha chiesto di annullare l'affiliazione d'ufficio e di concedere (a lui e ai suoi familiari) l'opzione in favore del sistema sanitario italiano che peraltro aveva già formulato, con la compilazione e la trasmissione del modulo TI1, il 10 ottobre 2008, poco dopo essere venuto a conoscenza, per la prima volta, del diritto. Con provvedimento del 27 febbraio 2009 l'UAM ha respinto il reclamo di P._, mentre ha accolto quello presentato per la moglie - attiva professionalmente in Italia - e per il figlio, liberandoli così dall'obbligo di affiliazione in Svizzera.\nB. L'interessato è insorto al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale, compiuti alcuni accertamenti, ha confermato l'operato dell'amministrazione e respinto il ricorso (pronuncia dell'11 novembre 2009). La Corte cantonale ha in sostanza dato atto all'UAM di avere adempiuto al proprio obbligo di informazione e ha ritenuto tardiva l'opzione formulata.\nC. P._ si è aggravato al Tribunale federale al quale, in sintesi, chiede di annullare il giudizio impugnato e con esso pure l'affiliazione d'ufficio alla Mutuel Assicurazioni.\nD. In considerazione della moltitudine di ricorsi (oltre una ventina) inoltrati a questa Corte sullo stesso tema, con decreto del 19 gennaio 2010 il giudice dell'istruzione ha sospeso la procedura in attesa di evadere un caso pilota (causa 9C_1042\/2009). Resa il 7 settembre 2010 la sentenza nella causa pilota, il giudice dell'istruzione ha riattivato la procedura per decreto del 22 settembre seguente.\nL'UAM (ormai integrato, per gli aspetti qui di interesse, nell'Ufficio dei contributi dell'Istituto cantonale delle assicurazioni sociali) aderisce alle conclusioni ricorsuali, mentre l'UFSP ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"21d1e16a-5beb-49d9-805e-b501ed0dddf4","text":"Fatti:\nA.\nA.a. C._, nato nel 1950, è stato attivo professionalmente presso la B._ SA, affiliata per la previdenza professionale alla Fondazione di Previdenza della ditta B._ SA (di seguito: Fondazione). Il 15 aprile 2014 C._ è deceduto, lasciando come unica erede la sua compagna A._.\nA.b. A._, designata da C._ nel corso del 2012 quale nuova beneficiaria del 100% del suo capitale decesso in ambito di previdenza professionale - in sostituzione della precedente intestataria nella persona della sorella D._ a far tempo dal marzo\/aprile 1997 - si è rivolta alla Fondazione per ottenere tale prestazione, ricevendo però un riscontro negativo, in sostanza per la mancata prova della sua convivenza con C._.\nB.\nCon petizione del 25 giugno 2015 A._ ha chiesto al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino la condanna della Fondazione al pagamento di fr. 332'517.70 con interessi dal 1° maggio 2014 quale capitale di decesso del suo compagno C._.\nCon giudizio del 25 maggio 2016, il Tribunale cantonale ha respinto la petizione.\nC.\nA._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in data 22 giugno 2016 (timbro postale), chiedendo, previa concessione dell'effetto sospensivo, in via principale l'annullamento del giudizio cantonale con la conseguente condanna della Fondazione al versamento dell'importo del capitale decesso del compagno deceduto di fr. 332'517.70, oltre interessi. In via subordinata la ricorrente postula l'annullamento del giudizio e la retrocessione degli atti al Tribunale cantonale per nuovi accertamenti sull'effettiva convivenza."} -{"id":"6166dffe-d5d2-480e-b82c-24632f67f222","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 4 aprile 1963 L._, allora proprietario della particella n. 1519 RFD di Y._, e la M._ SA, allora proprietaria della contigua particella n. 296, hanno stipulato mediante atto pubblico due servitù a beneficio del primo fondo e a carico del secondo, ossia un diritto di superficie per la costruzione e il mantenimento di un'autorimessa e un diritto di passo (con autoveicoli e pedonale) per l'accesso a detta autorimessa. La planimetria allegata al rogito distingue tra perimetro dell'autorimessa (oggetto del diritto di superficie) e area di accesso alla medesima (oggetto del diritto di passo). Le servitù sono state iscritte nel registro fondiario come \"superficie - autorimessa\" e \"passo con autoveicoli e pedonale\".\nL'autorimessa è stata costruita (in modo leggermente diverso da quanto figurava nella predetta planimetria) nel 1964, a cavallo delle due particelle n. 1519 e 296 e a fianco della strada di accesso a detti fondi (particella n. 1479). Per l'importante dislivello fra la strada e il terreno sottostante, la costruzione si articola su due piani: al piano superiore vi è appunto l'autorimessa con l'accesso garantito da una rampa, mentre al pianterreno sono stati ricavati, nel corso degli anni, un portico e altri locali (una cucina\/bar e un ripostiglio con impianti tecnici).\nIl 30 maggio 1994 gli allora proprietari della particella n. 1519 (N._ e O._, cui appartenevano le proprietà per piani n. 14002 e 14004, rispettivamente n. 14003) e gli allora proprietari della particella n. 296 (anch'essa costituita in proprietà per piani, appartenenti a P._, Q._, R._, S._, T._ e G._) hanno stipulato un contratto di precisazione ed esecuzione di servitù, iscritto nel registro fondiario, che specifica tra l'altro che \"oggetto del diritto di superficie è da intendere anche l'intera area sottostante l'autorimessa. Il proprietario dei fogli PPP 14002 e 14004 fondo base del 1519 RFD di Y._ potrà pertanto usufruire, come per il passato, della superficie in rassegna con la facoltà di sistemarla secondo criteri e modalità di sua scelta\". La planimetria allegata al contratto del 30 maggio 1994 è senza rilievo per il diritto di superficie.\nA.b. Fra i proprietari delle particelle n. 296 e 1519 sono in seguito nate divergenze in merito alla possibilità, per i proprietari di quest'ultimo fondo, di posteggiare sulla rampa d'accesso all'autorimessa e di recintare la superficie in questione, e cioè in merito all'estensione del diritto di superficie. Con petizione 23 aprile 2004 A._, B._, C._, D._, E._, F._, G._, H._, I._ e J._ hanno quindi convenuto N._ e O._ con un'\"azione in constatazione della proprietà e azione negatoria\". Con decisione 22 luglio 2014 il Pretore del Distretto di Lugano ha parzialmente accolto tale petizione, accertando che la rampa di accesso all'autorimessa è oggetto unicamente di un diritto di passo in favore della particella n. 1519, e non di un diritto di superficie, e vietando a U._ (subentrata nella causa quale erede di N._) e a O._, come pure ai loro successori in diritto, di \" turbare il diritto di proprietà degli attori segnatamente posteggiando dei veicoli sulla rampa di accesso all'au torimessa o recintando la superficie in questione o impedendo in altro modo l'accesso alla rampa\", sotto comminatoria dell'.\nB.\nIl 15 settembre 2014 U._ e O._ hanno impugnato la decisione pretorile con due appelli distinti. Mediante sentenza 10 settembre 2019 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha congiunto le due cause, ha dichiarato irricevibile l'appello di O._ e ha invece accolto l'appello di U._ (alla quale sono poi subentrati in lite gli eredi K._ e il Comune di X._) respingendo la petizione.\nC.\nCon ricorso in materia civile 16 ottobre 2019 A._, B._, C._, D._, E._, F._, G._, H._, I._ e J._ hanno impugnato la sentenza cantonale, chiedendo in via principale la reiezione dell'appello di U._ e la conferma della decisione pretorile e in via subordinata il rinvio dell'incarto all'autorità precedente per nuova decisione.\nCon decreto 21 novembre 2019 al ricorso è stato conferito il postulato effetto sospensivo. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"095dcffd-92ae-40d2-aadf-c5d4210309b3","text":"Fatti:\nA.\nIl 7 ottobre 2017 A._ è stato denunciato per titolo di minaccia () e infrazione all'art. 3 della legge ticinese sull'ordine pubblico del 23 novembre 2015 (LOrP) per aver fatto uso di armi (e di altri oggetti pericolosi) e per spargimento su suolo pubblico di veleni contro animali, in relazione a un suo preteso comportamento \"irritante, spaventoso e minaccioso\" sfociato nell'utilizzo di un'arma da fuoco nei pressi del vicinato. In seguito a ulteriori querele sporte da altre persone, nei confronti dell'interessato è pendente un procedimento penale parallelo per titolo di minaccia e coazione.\nB.\nIl Procuratore pubblico (PP) ha ordinato una perquisizione domiciliare, perché dalla denuncia risultava che il querelato in più occasioni avrebbe sparato dei colpi per aria nei pressi del vicinato; in tale ambito sono state sequestrate armi da fuoco e munizioni. Contro questa misura l'interessato ha presentato un reclamo in lingua inglese, poi tradotto in lingua italiana, alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), che con sentenza del 25 aprile 2018 lo ha respinto.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede di essere esonerato dal versare un anticipo delle spese o di poterlo pagare a rate, di annullare l'impugnato giudizio e di ordinare al PP di restituirgli la sequestrata collezione di armi.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"013dde55-d9df-49b4-bafd-2b4eef27f212","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.A._, di professione fiduciario immobiliare, e sua moglie A.B._ hanno indicato nell'elenco dei debiti allegato alla loro dichiarazione fiscale per l'imposta federale diretta e l'imposta cantonale 1997\/1998 l'esistenza di un debito aziendale di fr. 150'000.-- verso non meglio precisati clienti.\nNel corso del mese di febbraio del 2000 l'Ispettorato fiscale della Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino ha compiuto una verifica degli esercizi 1995, 1996, 1997 e 1998 dell'attività indipendente esercitata da A.A._ ed ha chiesto a quest'ultimo dei chiarimenti riguardo al suddetto debito. Con lettera del 5 marzo 2001 il contribuente ha precisato che l'importo in questione si riferiva ad una somma di denaro che egli aveva ricevuto in contanti il 3 agosto 1995 dalla Y._ Gmbh, di Francoforte sul Meno, su incarico di alcuni clienti di quest'ultima società. Ha poi aggiunto che tale versamento era stato effettuato a titolo di anticipo a valere su eventuali acquisti futuri di appartamenti o case in Ticino per conto di detti clienti. Egli ha infine spiegato che nel corso del mese di ottobre del 1995 aveva proceduto a trasferire l'importo in questione su di un conto corrente a lui intestato presso la banca X._ per poi restituire il medesimo sempre in contanti alla Y._ Gmbh il 9 ottobre 1997, ritenuto che nessuno dei prospettati affari immobiliari era stato realizzato.\nIl 16 luglio 2001 l'Ufficio circondariale di tassazione di Lugano-città ha inviato ai coniugi A._ la notifica di tassazione 1997\/1998, rifiutandosi di riconoscere il suddetto debito di fr. 150'000.-- ed esponendo loro un reddito d'altra fonte di fr. 75'000.-- di media annua.\nIl 16 luglio 2001 l'Ufficio circondariale di tassazione di Lugano-città ha inviato ai coniugi A._ la notifica di tassazione 1997\/1998, rifiutandosi di riconoscere il suddetto debito di fr. 150'000.-- ed esponendo loro un reddito d'altra fonte di fr. 75'000.-- di media annua.\nB. L'8 agosto 2001 i coniugi A._ hanno interposto reclamo contro la predetta notifica di tassazione, contestando, tra le altre cose, il mancato riconoscimento del debito verso la Y._ Gmbh e la conseguente ripresa sul reddito operata dall'autorità fiscale. Con decisione del 17 dicembre 2001 l'Ufficio circondariale di tassazione di Lugano-città ha respinto su questo punto l'impugnativa dei contribuenti, affermando che il debito in questione non era stato sufficientemente documentato nemmeno in sede di verifica.\nAdita su ricorso dai coniugi A._, con sentenza del 2 luglio 2002 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha confermato quest'ultima decisione.\nAdita su ricorso dai coniugi A._, con sentenza del 2 luglio 2002 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha confermato quest'ultima decisione.\nC. Il 14 agosto 2002 A.A._ e A.B._ hanno inoltrato davanti al Tribunale federale un ricorso di diritto amministrativo e un ricorso di diritto pubblico. Sia con il primo gravame, rivolto contro la tassazione in materia di imposta federale diretta, che con il secondo, rivolto contro la tassazione cantonale, chiedono che la decisione della Camera di diritto tributario sia annullata.\nChiamata ad esprimersi, la Corte cantonale ha rinunciato a formulare osservazioni. Da parte sua la Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino ha proposto di respingere entrambi i gravami. L'Amministrazione federale delle contribuzioni ha postulato la reiezione del ricorso di diritto amministrativo."} -{"id":"390b7f70-dc8b-4b6e-bce7-fbe7d7d3f69e","text":"Fatti:\nA.\nIl Ministero pubblico del Cantone Ticino ha aperto nel 2018 due procedimenti penali nei confronti di A._ per i titoli di appropriazione indebita, truffa per mestiere, amministrazione infedele aggravata, falsità in documenti e riciclaggio di denaro. L'imputato è patrocinato dal mese di ottobre del 2018 dall'avv. Costantino Castelli quale difensore di fiducia.\nB.\nNel corso di un interrogatorio tenutosi il 9 aprile 2021, il Procuratore pubblico (PP) ha informato l'imputato che il procedimento penale veniva esteso, per le ipotesi di truffa e di riciclaggio di denaro, anche ai genitori e alla sorella nonché al suo consulente.\nC.\nIl 7 maggio 2021, richiamata l'estensione del procedimento penale, l'avv. Costantino Castelli ha chiesto al PP di essere nominato difensore d'ufficio dell'imputato. Con decisione del 12 maggio 2021 il PP ha respinto l'istanza rilevando che l'imputato disponeva delle risorse finanziarie per sostenere i costi della sua difesa.\nD.\nCon sentenza del 17 agosto 2021, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha respinto un reclamo presentato da A._ e dal suo difensore contro la decisione del PP.\nE.\nA._ e l'avv. Costantino Castelli impugnano questa sentenza con un ricorso in materia penale del 14 settembre 2021 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di riformare la decisione del 12 maggio 2021 del PP nel senso di nominare il patrocinatore quale difensore d'ufficio con effetto a partire del 7 maggio 2021. I ricorrenti fanno valere la violazione degli e 6 CEDU.\nF.\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il PP chiede di respingere il ricorso."} -{"id":"0b7e6544-3a8b-4c26-8ecc-fc497ece3741","text":""} -{"id":"025e62d7-0d51-4f37-bdd1-10ac02dc787a","text":""} -{"id":"2b34bd51-94a0-4bd1-8279-b8ecda69c4d1","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 dicembre 2012 la B._GmbH, quale fornitrice, e la A._S.r.l., quale committente, hanno stipulato una \" proposta di protocollo d'intesa preliminare \" che prevedeva la progettazione e la conseguente realizzazione di un impianto di cogenerazione con una potenzialità produttiva di 0,999 MW. Nel punto 12 di tale accordo era stata inclusa una clausola compromissoria.\nB.\nCon richiesta d'arbitrato 13 giugno 2016 la B._GmbH ha chiesto al Tribunale arbitrale di condannare la A._S.r.l. al pagamento della somma di recesso di euro 275'000.-- e a un risarcimento ulteriore di euro 1'974'000.--, il tutto oltre interessi e danno da svalutazione. Con memoria depositata il 5 gennaio 2017 l'attrice ha precisato le proprie domande nel senso che ha chiesto in via principale di dichiarare l'intervenuta risoluzione del contratto per fatto e colpa della A._S.r.l. e di condannarla per tale motivo al pagamento di euro 1'974'000.--. Come seconda domanda ha postulato la condanna della convenuta al pagamento della medesima somma \"sussumendo il credito entro la categoria dogmatica (es. responsabilità aquiliana, da scorrettezza e malafede, prima e dopo il contratto, ovvero truffa contrattuale ecc.) che il Collegio ritenesse più opportuna alla luce del bene della vita dedotto in giudizio\" e, in via subordinata, ha domandato il versamento della predetta somma di recesso. La A._S.r.l. ha chiesto la reiezione delle domande.\nCon lodo del 1° febbraio 2018 il Tribunale arbitrale ha, in parziale accoglimento della seconda domanda attoria, condannato la A._S.r.l. a pagare alla B._GmbHeuro 50'000.--, oltre interessi (dispositivo n. 2), ha posto le spese per il funzionamento del Collegio arbitrale di fr. 165'000.--, i diritti amministrativi di fr. 4'820.-- e le spese per la richiesta di arbitrato di euro 4'286.-- a carico della convenuta in ragione di 2\/3 e per la rimanenza a carico dell'attrice (dispositivo n. 4). Ha infine indicato che la A._S.r.l. deve versare un saldo di fr. 20'000.-- per il funzionamento del Collegio (dispositivo n. 5) e che le ripetibili sono compensate (dispositivo n. 6). Dopo aver stabilito che il summenzionato accordo era subordinato all'ottenimento dell' \"autorizzazione unica\" (ed altri permessi tecnico-amministrativi) e di una delibera di finanziamento entro il 31 dicembre 2013, il Tribunale arbitrale ha ritenuto che tali condizioni non si sono verificate, poiché il finanziamento non è mai stato concesso e l' \"autorizzazione unica\"è stata rilasciata solo il 16 maggio 2014. Ha considerato che la mancata realizzazione delle predette condizioni non era imputabile alla A._S.r.l., ma che questa società è incorsa in una responsabilità precontrattuale per non aver solertemente comunicato alla B._GmbH le difficoltà incontrate nella ricerca di un finanziamento. Ha quindi concesso all'attrice un risarcimento di euro 50'000.--. Ha da ultimo considerato che, in seguito al parziale accoglimento delle domande attoree, la convenuta deve assumersi i 2\/3 delle spese di funzionamento del Collegio arbitrale e ha compensato le ripetibili.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 7 marzo 2018 la A._S.r.l. postula l'annullamento dei summenzionati punti del dispositivo del lodo. Lamenta che accordando un'indennità per una responsabilità precontrattuale, il tribunale arbitrale avrebbe violato sia l'art. 190 cpv. 2 lett. c LDIP sia l'art. 190 cpv. 2 lett. d LDIP, perché l'attrice non avrebbe allegato di avere diritto all'interesse negativo né provato la sua entità e perché il Tribunale arbitrale non aveva interpellato le parti prima di sorprendentemente procedere al riconoscimento di un tale risarcimento. Sostiene infine che il lodo viola l'ordine pubblico con riferimento alla ripartizione delle spese processuali e alla compensazione delle ripetibili.\nCon osservazioni 24 aprile 2018 il Tribunale arbitrale afferma che la decisione rispetta integralmente tutte le norme applicabili al caso di specie. La B._GmbH propone, con risposta 26 aprile 2018, di dichiarare il ricorso inammissibile e in via subordinata di respingerlo. Le parti e il Tribunale arbitrale hanno proceduto spontaneamente a un secondo scambio di scritti."} -{"id":"19d5b8ec-a771-44ab-864d-9497f6f605d8","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito a un'informazione dell'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha aperto il 4 marzo 2013 un procedimento penale nei confronti di ignoti per il titolo di riciclaggio di denaro ai sensi dell'. Il 30 aprile 2013 il procedimento è stato esteso, in particolare, a A._, sospettato di avere riciclato fondi di spettanza di un'organizzazione criminale. Nell'ambito dell'inchiesta, il MPC ha segnatamente disposto la perquisizione e il sequestro, con contestuale blocco del saldo attivo, della relazione bancaria xxx intestata a A._ presso la banca B._ SA di Y._.\nB.\nDopo una serie di atti procedurali che non occorre qui evocare, con decisione del 2 marzo 2020 il MPC ha decretato l'abbandono del procedimento penale nei confronti di A._ per intervenuta prescrizione dell'azione penale e ha contestualmente ordinato la confisca ai sensi dell' del saldo attivo della citata relazione bancaria presso la B._ SA.\nC.\nCon sentenza del 15 luglio 2020, la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) ha respinto un reclamo del 13 marzo 2020 di A._, che chiedeva l'annullamento del dispositivo del decreto del MPC relativo alla confisca. Il TPF ha confermato la misura, i valori patrimoniali in questione dovendo essere ritenuti sottoposti alla facoltà di disporre di un'organizzazione criminale.\nD.\nA._ impugna questa sentenza con ricorso in materia penale del 14 agosto 2020 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullare il dispositivo del decreto del 2 marzo 2020 del MPC relativo alla confisca e di dissequestrare a favore di C._ Trust la relazione bancaria interessata dalla misura. In via subordinata, chiede l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio della causa al TPF oppure al MPC per una nuova decisione nel senso dei considerandi. Il ricorrente fa sostanzialmente valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti e la violazione del diritto federale.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso.\nCon decreto del 25 agosto 2020 del Giudice dell'istruzione è stata respinta la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel gravame."} -{"id":"19ac1811-1c6f-40ee-b825-7361f75ca31c","text":"Fatti:\nA. Con decisione dell'8 giugno 2007 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione infliggeva a A._ una multa di fr. 100.--, oltre alla tassa di giustizia e alle spese, perché presso lo spaccio X._ situato alla fermata del bus Y._ a Lugano avveniva il consumo al banco di cibi e bevande, senza la necessaria autorizzazione da parte dell'Ufficio dei permessi. Questi fatti venivano accertati nel periodo compreso tra il 15 e il 28 agosto 2006.\nB. Il 5 febbraio 2008, il Presidente della Pretura penale respingeva il ricorso interposto dal multato contro la suddetta decisione. Nella procedura adottata dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione il giudice non rilevava alcuna violazione delle garanzie procedurali, segnatamente del diritto di essere sentito e del dovere di motivazione. Quanto al merito, egli riteneva applicabile la legge sugli esercizi pubblici e indiscutibile l'infrazione rimproverata a A._.\nC. Avverso la sentenza del Presidente della Pretura penale, A._ insorge al Tribunale federale con un ricorso sussidiario in materia costituzionale. Lamenta la violazione del diritto di essere sentito e dell'art. 7 CEDU e chiede l'annullamento della sentenza impugnata.\nD. Non sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"ed259472-e3ad-4f72-a70c-7ceace3031ac","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ era assicurato contro la perdita di guadagno in caso di malattia presso Swica Assicurazione malattia SA (di seguito: Swica) per il tramite del proprio datore di lavoro, Consorzio E._. A partire dall'8 aprile 2015 è stato inabile al lavoro ed è deceduto per le conseguenze della sua malattia (neoplasia del retto) il 19 aprile 2016.\nA.b. Con decisione del 13 agosto 2015, confermata su opposizione il 25 novembre seguente, l'assicuratore malattia ha negato a A._ il diritto a prestazioni per il motivo che si era recato in Italia senza il suo accordo.\nB.\nMediante ricorso del 28 dicembre 2015 A._ ha chiesto al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino di annullare la decisione su opposizione e di riconoscergli il diritto a un'indennità giornaliera del 100 % a partire dall'8 aprile 2015. Con giudizio del 22 marzo 2016 il Tribunale cantonale ha accolto il ricorso come postulato dall'assicurato.\nC.\nSwica inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in data 3 maggio 2016, chiedendo di annullare il giudizio del 22 marzo 2016.\nGli eredi di A._ hanno proposto di respingere il ricorso con risposta del 30 agosto 2016, mentre il Tribunale cantonale ha rinunciato a prendere posizione."} -{"id":"f6590df8-60a7-4d7f-b6a8-20d7a66186a0","text":""} -{"id":"0a869478-2560-4965-8750-bddb0cd65b73","text":"Fatti:\nA.\nLa sera dell'8 marzo 2012 la polizia è intervenuta in via xxx a Lugano per una presunta lite tra A._ e la sua compagna B._, che è successivamente stata trasportata al pronto soccorso dell'Ospedale Civico di Lugano mediante un'ambulanza. Al diverbio avrebbero assistito in particolare C.C._ e D.C._, abitanti nelle immediate vicinanze.\nB.\nIl 12 marzo 2012 A._ ha presentato una denuncia penale contro gli agenti della polizia comunale E._, F._ e G._, per lesioni semplici, subordinatamente vie di fatto, ed abuso di autorità. In seguito, sempre in relazione ai fatti avvenuti l'8 marzo 2012, sono pure stati denunciati H._, medico attivo presso il pronto soccorso, per i reati di coazione, sequestro di persona e rapimento, falsità in certificati e falsa testimonianza, nonché i coniugi C._, per i reati di omissione di soccorso, calunnia, denuncia mendace, sviamento della giustizia, favoreggiamento e falsa testimonianza.\nC.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con tre distinte decisioni del 10 settembre 2012 il Procuratore generale del Cantone Ticino ha decretato l'abbandono dei procedimenti nei confronti degli agenti di polizia e del medico e il non luogo a procedere nei confronti di C.C._ e D.C._.\nD."} -{"id":"0f74f64e-37ee-48cd-8d0e-7c97553e9f7d","text":"Fatti:\nA. Con giudizio 19 ottobre 1999 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha accolto parzialmente una petizione proposta da C._ contro la Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato, riconoscendole il diritto ad una mezza rendita d'invalidità della previdenza professionale dalla data di cessazione del versamento dello stipendio da parte del datore di lavoro. Tale pronuncia è cresciuta incontestata in giudicato.\nDopo una prima domanda di revisione, respinta dal Tribunale cantonale delle assicurazioni il 10 dicembre 2007, l'interessata ha, in data 21 gennaio 2008, presentato una seconda istanza di revisione del giudizio 19 ottobre 1999 chiedendone la modifica del dispositivo e più precisamente l'attribuzione di una rendita intera anziché di una mezza. A sostegno della domanda, C._ ha in particolare prodotto un certificato medico datato 29 luglio 1996 del dott. B._, all'epoca suo medico curante e deceduto (poco tempo) dopo la resa del documento. Il certificato, attestante segnatamente delle gravi allergie in grado di dare sincopi e un'invalidità del 100%, sarebbe stato rinvenuto casualmente il 17 gennaio 2008 da L._ tra le carte del defunto dott. B._ e consegnato all'istante.\nB. Per pronuncia del 3 giugno 2008, il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha respinto l'istanza di revisione per carenza dei presupposti di legge, e più precisamente per mancanza di un fatto nuovo o di un nuovo mezzo di prova suscettibili di giustificare la domanda.\nC. C._ ha presentato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, al quale chiede di annullare il giudizio cantonale, di accogliere l'istanza di revisione e, in via subordinata, di rinviare gli atti alla precedente istanza per nuovo giudizio. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nLa Cassa pensioni si conferma nelle conclusioni formulate nella procedura cantonale, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"588e6b54-4dda-490f-be8d-68d77d7f0684","text":"Fatti:\nA.\nNella dichiarazione fiscale concernente l'imposta federale diretta (IFD) e l'imposta cantonale (IC) 2015 A._, infermiere indipendente, ha indicato di avere un debito ammontante a fr. 180'000.-- e di aver pagato i relativi interessi passivi pari a fr. 3'600.-- nei confronti del fratello B._, residente in Italia. Detta somma sarebbe stata utilizzata per l'acquisto di un appartamento in Ticino. Invitato il 27 dicembre 2016 dall'autorità fiscale a trasmettere copia del contratto di compravendita nonché la documentazione bancaria attestante \"l'addebito dal conto bancario o postale intestato al creditore e relativo accredito bancario o postale sul vostro conto per un totale di fr. 180'000.--\", il contribuente, con scritto dell'8 gennaio 2017, ha risposto che le trattative della compravendita dell'abitazione si erano concluse con rogito del 30 luglio 2015 (da cui emerge che egli ha comprato il foglio PPP..., comproprietà del fondo xxx di Y._ al prezzo di fr. 270'000.--, di cui fr. 10'000.-- pagati tramite una società e i rimanenti fr. 260'000.-- versati sul conto clienti del notaio) e che non vi era stata alcuna \"intercessione\" bancaria, suo fratello avendogli consegnato personalmente ogni settimana, dal 1° novembre 2014, un importo di fr. 5'000.--- fino a raggiungere la somma complessiva di fr. 180'000.--. Ha inoltre allegato della documentazione, tra cui copia di un documento denominato \"atto di prestito\" del 23 giugno 2015.\nB.\nL'8 febbraio 2017 l'Ufficio circondariale di tassazione Lugano Città ha notificato a A._ la tassazione IFD\/IC 2015 nella quale ha commisurato il reddito imponibile in fr. 258'700.-- per l'IC e in fr. 262'200.-- per l'IFD. Non ha ammesso in deduzione il debito (fr. 180'000.--) e relativi interessi (fr. 3'600.--) e, vista la conseguente sproporzione tra le entrate e le uscite del contribuente, ha aggiunto ai proventi dichiarati la somma di fr. 220'000.-- a titolo di \"altri redditi\". Nella motivazione ha spiegato che in presenza di un prestito da persona residente all'estero, doveva essere fornita la prova di un trasferimento bancario del denaro, una scrittura privata non essendo sufficiente.\nC.\nDopo l'emanazione, il 21 febbraio 2018, di una prima decisione su reclamo che è stata tuttavia annullata il 16 maggio 2018 dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello per difetto di motivazione, l'Ufficio circondariale di tassazione Lugano Città si è nuovamente pronunciato, il 27 giugno 2018, sul reclamo sottopostogli da A._ il 9 marzo 2017, respingendolo. Nella decisione su reclamo il citato ufficio ha spiegato perché la copiosa documentazione da questi prodotta (assieme al reclamo e poi successivamente il 24 maggio 2017 e il 20 giugno 2017), non era idonea a provare l'esistenza del debito e dei relativi interessi passivi. Ha poi indicato che le spese di manutenzione dell'appartamento erano state prese in considerazione dal momento in cui l'interessato vi si era trasferito e che gli oneri assicurativi ammessi in deduzione corrispondevano a quanto dichiarato da questi e ai massimi di legge.\nD.\nQuesta seconda decisione su reclamo è stata confermata dalla Camera di diritto tributario con sentenza del 9 maggio 2019. Esposta la giurisprudenza e i principi che permettono, dal profilo fiscale, di riconoscere l'esistenza di debiti contratti in una relazione internazionale, la Camera di diritto tributario, analizzati gli elementi agli atti segnatamente i diversi mezzi di prova forniti dal contribuente all'autorità fiscale, tra cui in particolare un brevetto notarile a cui ha negato qualsiasi forza probante, è giunta anch'essa alla conclusione che in mancanza di sufficienti prove dell'esistenza del debito nei confronti del fratello residente in Italia si giustificava di non riconoscere il prestito né i relativi interessi passivi e di aggiungere ai redditi dichiarati dal contribuente l'importo determinato dal fisco in base alle entrate e alle uscite concernenti il 2015.\nE.\nIl 13 giugno 2019 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che la decisione di tassazione del 27 giugno 2018 sia riformata nel senso di ammettere in deduzione dal reddito imponibile il prestito di fr. 180'000.-- così come i relativi interessi passivi di fr. 3'600.-- e di eliminare l'importo di fr. 220'000.-- quale reddito di altra fonte. Domanda inoltre che la riforma chiesta abbia effetto anche per le decisioni di tassazione successive al 2015.\nChiamati ad esprimersi la Camera di diritto tributario e la Divisione delle contribuzioni, con osservazioni formulate il 23 luglio 2019 e il 22 agosto successivo, propongono la reiezione del gravame. Da parte sua l'Amministrazione federale delle contribuzioni rinvia a queste osservazioni, dichiarando di condividerle."} -{"id":"06a94d55-553b-4afe-aca9-9f87cc83c432","text":"Fatti:\nA. Il 29 agosto 2006, C._ ha ceduto a titolo di anticipo ereditario alle figlie B._ e A._ la particella xxx del Comune di Y._.\nIl 25 marzo 2010, l'Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni ha emesso due decisioni di tassazione con le quali, tenuto conto di quote ereditarie di fr. 169'900.--, ha chiesto a ciascuna delle due discendenti fr. 3'697.-- quale imposta di donazione\/anticipo sull'eredità.\nTali decisioni sono state confermate dapprima su reclamo, il 22 giugno 2010, quindi dal Tribunale amministrativo cantonale, con sentenza dell'11 ottobre 2010.\nB. Il 19 novembre 2010, B._ e A._, rappresentate in procedura dalla loro madre, hanno impugnato quest'ultimo giudizio con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendone l'annullamento. Protestando spese e ripetibili in ogni istanza, fanno valere una violazione del diritto di essere sentiti, del principio della legalità e del divieto d'arbitrio così come della disparità di trattamento.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale amministrativo e l'Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni chiedono che, nella misura in cui risulti ammissibile, l'impugnativa sia respinta."} -{"id":"2ca7b4fe-efb1-403a-a9b8-6ba5ee29da1a","text":""} -{"id":"062aea52-5f45-4492-8533-ac15de22e79d","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- A._ e B._ erano comproprietari fino al 1990 in ragione di un mezzo ciascuno della particella n. XXX RFD di Brissago, sui cui sorge una casa di vacanza. Nel 1984 C._ ha domandato la licenza edilizia per erigere un complesso denominato \"D._\" sul contiguo e soprastante fondo n. YYY. In seguito a varie opposizioni dei vicini, C._ si è segnatamente obbligato nel febbraio 1985 verso i coniugi A._ e B._ a erigere a monte del loro fondo un muro dell' altezza minima di 1,5 m. Egli ha poi comperato la particella n. YYY, l'ha costituita in proprietà per piani e ha venduto a terzi le singole unità. Nel marzo 1987 è stata pubblicata una variante della domanda di costruzione, che non ha suscitato opposizioni. Nell'ambito dell'edificazione del complesso a monte della particella n. XXX è stato costruito un muro di sostegno la cui altezza varia fra 2,40 e 4,96 m e che funge da terrapieno per le case soprastanti.\nIl 19 luglio 1988 A._ e B._ hanno convenuto in giudizio innanzi al Pretore di Locarno-Campagna C._ al fine di ottenere la rifusione dei danni subiti a dipendenza della costruzione del complesso D._, la demolizione fino all'altezza di 1,5 m del muro costruito dietro il loro fondo, subordinatamente il risarcimento del danno consistente nel minor valore della loro proprietà, e il versamento di un equo indennizzo per le molestie subite durante la costruzione. Il 30 novembre 1988 gli attori hanno pure convenuto in giudizio la Comunione dei comproprietari \"D._\", chiedendo la demolizione del muro fino all'altezza di 1,5 m e in via subordinata il risarcimento del minor valore causato alla loro proprietà. Statuendo il 28 maggio 1993, dopo aver congiunto le due cause, il Pretore ha respinto entrambe le petizioni, dichiarandosi segnatamente incompetente a statuire sulla richiesta di demolizione del muro. Con decisione 28 giugno 1995 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente annullato il giudizio di primo grado, rinviando l'incarto al Pretore affinché accertasse se era data una violazione delle norme di piano regolatore sulle distanze. La Corte cantonale ha invece confermato la reiezione delle conclusioni tendenti al pagamento di fr.\n50'000.-- quale indennizzo per le molestie subite. Statuendo nuovamente il 19 gennaio 1996 il Pretore ha ribadito la propria incompetenza a giudicare il merito della vertenza e ha respinto le petizioni. Con sentenza 17 settembre 1997 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha modificato il giudizio di primo grado ordinando la demolizione del muro litigioso fino a un'altezza di 1,5 m.\nB.- Il 10 ottobre 1997 i convenuti hanno inoltrato al Tribunale federale un ricorso per riforma e un ricorso di diritto pubblico. Essi hanno pure presentato una domanda di revisione presso l'autorità cantonale, respinta con successivo giudizio. Con sentenza 23 marzo 1999 il Tribunale federale ha parzialmente accolto il ricorso per riforma, annullando d'ufficio la sentenza impugnata, perché la stessa, pur affermando la violazione delle disposizioni edilizie, non indicava né il modo né la misura della violazione; situazione che non permetteva di stabilire la ragione per la quale era stata ordinata la demolizione del manufatto fino all'altezza di 1,50 m. Gli atti sono stati quindi rinviati ai giudici cantonali per nuova decisione. Con giudizio di stessa data il Tribunale federale ha invece dichiarato senza oggetto il ricorso di diritto pubblico. Con sentenza 17 gennaio 2001 la I Camera civile del Tribunale d'appello si è nuovamente pronunciata. Atteso che l'opera contestata è già stata giudicata lecita dalle autorità amministrative, alle quali spetta in primis l'applicazione del piano regolatore, non mette conto di rimettere in discussione quella decisione, che per una prassi costante vincola il giudice civile. Essa ha poi esaminato se il muro contestato violi l'impegno assunto dal costruttore verso gli attori, concludendo che in realtà non era stata stabilita un'altezza massima e che l'impegno dell'imprenditore edile non può ad ogni buon conto vincolare gli attuali proprietari, i quali non hanno assunto nessun obbligo del genere.\nC.- Il 22 febbraio 2001 A._ e B._hanno presentato contro quest'ultima sentenza di appello un ricorso per riforma, chiedendo al Tribunale federale di annullarla e di rinviare gli atti al Tribunale cantonale per nuova decisione e, subordinatamente, qualora la domanda di demolizione fosse improponibile, di riformarla nel senso che C._ sia condannato a risarcire il danno nella misura di fr. 180'000.--. Lamentano che i giudici cantonali, non esaminando la violazione delle norme di piano regolatore, sono venuti meno alla sentenza di rinvio del Tribunale federale, alla quale sono vincolati. In secondo luogo, il mancato esame delle violazioni addotte è contrario agli art. 641 cpv. 2, 679 e 685 CC, i quali impongono al giudice un esame del rispetto delle disposizioni del diritto di vicinato, senza essere vincolato alle decisioni delle autorità amministrative. Premessa la violazione del piano regolatore, ben si deve ammettere che gli attori si sono tempestivamente opposti ai lavori e che il costruttore li ha proseguiti in mala fede. D'altra parte, anche l'accordo di cui al doc. A stabiliva l'altezza massima di 1,50 m: ciò era chiaramente la volontà delle parti, che non volevano derogare alle distanze legali. Vi sono inoltre sufficienti elementi probatori per ammettere che poteva essere realizzato un muro dell'altezza massima di 2 m. Infine, i giudici cantonali sarebbero incorsi in una svista manifesta: essi infatti hanno accertato che i condomini non hanno assunto l'impegno del costruttore relativo al muro; ciò che è contrario agli atti, atteso che il regolamento della PPP prevede la costruzione del muro dell'altezza di 1,50 m e la sua tolleranza e manutenzione da parte della Comunione.\nInfine, i giudici cantonali avrebbero dovuto accertare l'illecito, onde statuire sul risarcimento dei danni, qualora il muro non potesse essere demolito. Non è stata chiesta una risposta al ricorso."} -{"id":"7a568e27-1d3e-4844-b9c2-9621da728f87","text":"Fatti:\nA.\nDalla relazione tra B._ ed A._ è nato nel 2003 C._. Tra i genitori vi è una situazione di forte conflitto, con coinvolgimento del figlio, che ha dato luogo a numerose procedure, segnatamente relative al diritto di visita del padre. Per quanto qui di rilievo basti precisare che con sentenza 5A_513\/2013 dell'8 maggio 2014 il Tribunale federale ha incaricato l'Autorità regionale di protezione 1, sede di Chiasso, di nominare al minore un nuovo curatore educativo per la vigilanza delle relazioni personali () entro 40 giorni dalla pronuncia della sua sentenza, precisando inoltre che fino a tale nomina l'esercizio dei diritti di visita sarebbe stato sospeso.\nCon decisione 5 giugno 2014 l'Autorità regionale di protezione 1 ha pertanto designato G._ quale nuova curatrice.\nB.\nIn accoglimento di un reclamo di A._, con sentenza 29 settembre 2015 la Vicepresidente della Camera di protezione del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha annullato la risoluzione dell'Autorità regionale di protezione 1 per violazione del diritto di essere sentiti dei genitori di C._ e le ha retrocesso l'incarto affinché proceda con solerzia alla nomina di un curatore implicando i predetti genitori nella scelta.\nC.\nCon ricorso in materia civile 29 ottobre 2015 B._ si è aggravato al Tribunale federale, postulando in via principale l'annullamento della sentenza cantonale e la conferma della decisione dell'Autorità regionale di protezione 1, in via subordinata il rinvio degli atti all'autorità precedente.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"de8c5de9-e1ab-482b-a476-5e2dc1518278","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 aprile 1998 C._ è stato dichiarato colpevole del reato di vie di fatto per aver, il 1° agosto 1996, violentemente strattonato B._. Il 6 marzo 2002 quest'ultimo, patrocinato dall'avv. A._, ha convenuto in giudizio innanzi alla Pretura del distretto di Lugano, sezione 3, il colpevole per ottenere il pagamento del pregiudizio derivatogli dalle vie di fatto e quantificato in fr. 74'894.95, oltre interessi. Con sentenza 28 gennaio 2003 il Pretore ha respinto la petizione in accoglimento dell'eccezione di prescrizione sollevata da C._, ritenendo che il termine annuale di cui all' ha già iniziato a decorrere dalla notifica 21\/28 agosto 2000 della perizia (a futura memoria) e non solo dalla notifica 7\/15 marzo 2001 del complemento peritale.\nB.\nB._ ha, con petizione 29 gennaio 2008, chiesto alla Pretura del distretto di Lugano, sezione 1, di condannare il suo precedente legale a pagargli fr. 75'080.15, importo ridotto con le conclusioni a fr. 72'009.80, oltre interessi, quale risarcimento per la cattiva esecuzione del mandato. A._ si è opposto all'azione e ha postulato in via riconvenzionale il versamento di fr. 3'177.75, oltre accessori. Con sentenza 12 marzo 2012 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, ha condannato il convenuto a versare all'attore fr. 48'944.--, oltre interessi, e ha integralmente respinto la domanda riconvenzionale, ritenendo che l'inadempimento totale del mandato conferito non giustificava il riconoscimento di un onorario.\nC.\nCon sentenza 28 ottobre 2014 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui era ricevibile, l'appello presentato da A._. Dopo aver indicato che l'attività dell'avvocato soggiace alle norme sul mandato e che una violazione del dovere di diligenza comporta unicamente un risarcimento del danno subito se il mandante molto verosimilmente avrebbe vinto il processo qualora il legale avesse agito diligentemente, la Corte cantonale ha indicato che la petizione era stata inoltrata troppo tardi perché il patrocinatore aveva sbagliato a fissare l'inizio del termine di prescrizione. Con riferimento alla valutazione dell'esito che il primo processo avrebbe avuto senza tale errore, i Giudici di appello hanno ritenuto dato il nesso causale fra le vie di fatto e l'incapacità di guadagno e corrette le poste del danno riconosciute dal Pretore. Essi hanno pure reputato giustificata la restituzione all'attore degli acconti per onorari che questi aveva versato al convenuto e hanno confermato la reiezione della domanda riconvenzionale a causa dell'errore professionale commesso.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 4 dicembre 2014 A._ postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, la riforma della sentenza di appello nel senso che la petizione sia integralmente respinta e la domanda riconvenzionale accolta. Dopo aver narrato e completato i fatti, il ricorrente contesta che l'esito sfavorevole del processo fosse dovuto a un suo errore sulla determinazione della data diinizio della prescrizione;afferma che quest'ultima era invece già intervenuta quando gli è stato affidato il mandato.Egli lamenta poi la mancata assunzione di prove diverse da quelle proposte nella procedura contro C._, dolendosi in particolare, con riferimento alla restituzione degli acconti ricevuti, di non aver potuto dimostrare che l'assicurazione di protezione giuridica aveva rimborsato all'attore i costi di patrocinio. Contesta pure l'importo di fr. 5'000.-- riconosciuto a titolo di torto morale. Termina postulando l'accoglimento della sua domanda riconvenzionale.\nCon risposta 4 febbraio 2015 B._ propone la reiezione del ricorso.\nLa Presidente della Corte adita ha respinto la domanda di conferimen to dell'effetto sospensivo al ricorso con decreto del 18 marzo 2015."} -{"id":"0ea536c3-97fd-4d3a-bd64-5a539942d83e","text":"Fatti:\nA. L._, nata nel 1963, assicurata contro le malattie presso la Cassa malati Helsana, nel corso del 1984 è stata in cura per un linfoma non Hodgkin (a grandi cellule immunoblastico) stadio II A. Dopo essere stata sottoposta a trattamento radioterapico, l'interessata è guarita.\nNel corso del 2005 all'assicurata è stato diagnosticato un carcinoma mammario (all'incrocio tra il quadrante supero ed infero-esterno del seno sinistro). Essendole stata segnalata quale possibile terapia in Svizzera un intervento di mastectomia, eventualmente associato a una ricostruzione immediata della mammella, L._, su consiglio degli specialisti dell'Istituto X._, ai quali si era rivolta, si è recata a M._, presso l'Istituto Y._, per sottoporsi a una quadrantectomia con radioterapia intraoperativa localizzata. L'intervento, che non era effettuabile in Svizzera ma che avrebbe reso possibile la conservazione del seno, è poi stato realizzato il 17 maggio 2005.\nMediante decisione del 6 settembre 2005, sostanzialmente confermata il 20 giugno 2006 anche in seguito all'opposizione dell'interessata, la Helsana ha respinto la domanda di assunzione dei costi relativi al trattamento a M._ facendo osservare che la cura adeguata poteva essere dispensata anche in Svizzera.\nB. Adito dall'assicurata, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso con pronuncia del 19 aprile 2007. In sostanza, dopo aver sottoposto il caso per esame specialistico al prof. dott. R._, capo dipartimento e primario di chirurgia, specialista in chirurgia viscerale e vascolare presso l'Ospedale L._, la Corte cantonale ha ritenuto che l'intervento alternativo di mastectomia, considerato come trattamento standard, avrebbe potuto essere effettuato in Svizzera senza comportare rischi importanti e considerevolmente più elevati rispetto a quelli dell'intervento in Italia.\nC. Patrocinata dall'Organizzazione cristiano-sociale ticinese (OCST), L._ ha presentato ricorso al Tribunale federale, al quale chiede che le vengano rimborsate le spese per il trattamento intrapreso (32'910 Euro). Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nLa Helsana propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"21c7b50a-ad1f-4cbf-a28f-2cb061e7e5e9","text":"Fatti:\nA. Il 5 maggio 2008 A._, cittadino italiano, è stato condannato dalla Corte delle Assise correzionali di X._ alla pena di 28 mesi di detenzione, sospesa per dar luogo ad un trattamento stazionario ex art. 60 del Codice penale svizzero del 21 dicembre 1937 (CP; RS 311.0), nonché al versamento di un'indennità di fr. 20'700.-- alle parti civili, per essere stato riconosciuto colpevole di incendio intenzionale, ripetute minacce, ripetute ingiurie, ripetute vie di fatto e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope del 3 ottobre 1951 (LStup; RS 812.121). Il giudizio è cresciuto in giudicato.\nPreso atto della suddetta condanna, il 23 aprile 2010 l'Ufficio federale della migrazione ha pronunciato nei suoi confronti un divieto d'entrata valido fino al 22 aprile 2020. Ad un eventuale ricorso è stato tolto l'effetto sospensivo.\nB. Il 26 maggio 2010 A._ ha impugnato il provvedimento preso dall'Ufficio federale della migrazione davanti al Tribunale amministrativo federale, chiedendo preliminarmente la restituzione dell'effetto sospensivo. L'istanza è stata respinta con decisione incidentale del 18 giugno 2010.\nRichiamandosi alla condanna penale, la Giudice dell'istruzione ha ritenuto che il comportamento dell'insorgente giustificava una deroga al principio della libera circolazione garantito dall'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione delle persone, ALC; RS 0.142.112.681) e che, in concreto, vi era un interesse pubblico preponderante all'attuazione della misura contestata, prevalente su quello privato del singolo a sfuggire all'esecuzione della stessa durante la procedura ricorsuale, per cui l'effetto sospensivo non poteva essere restituito. Ciò non di meno, in accoglimento della relativa istanza, la Giudice dell'istruzione ha esonerato A._ dal pagamento delle spese processuali designandogli un patrocinatore d'ufficio.\nC. Il 21 luglio 2010 A._ ha presentato un ricorso, trasmesso al Tribunale federale per competenza dal Tribunale amministrativo federale, con cui egli postula che la decisione incidentale del 18 giugno 2010 sia annullata e che venga accordato l'effetto sospensivo al ricorso del 26 maggio 2010, inoltrato contro il divieto d'entrata pronunciato nei suoi confronti.\nCon tale atto, accompagnato dalla richiesta di essere posto a beneficio dell'assistenza giudiziaria anche davanti al Tribunale federale, il ricorrente denuncia una violazione dell', in relazione al rapporto da lui intrattenuto con i figli avuti dalla ex-moglie ed a lei affidati, solleva inoltre una censura d'arbitrio in merito alla ponderazione degli interessi svolta dall'istanza precedente.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale amministrativo federale, Corte III, ha rinunciato a formulare osservazioni. Da parte sua, l'Ufficio federale della migrazione ha chiesto che il gravame venga respinto."} -{"id":"2feb30e9-04d0-422d-8273-a240f1632116","text":""} -{"id":"69ead0d2-f8b9-4f8a-9221-f36dc74812fc","text":""} -{"id":"304b22d1-1ac1-4a10-855b-d9e41d498881","text":""} -{"id":"fa1833b6-4bd1-4162-bbee-2708bedf32f0","text":"Fatti:\nA.\nE._ è proprietaria di una casa di abitazione situata su un pendio a X._, frazione del Comune del Gambarogno (particella yyy attribuita alla zona residenziale estensiva R2). Verso monte, l'immobile forma una trincea con un muro di sostegno, alto circa 3 m, posto a circa 3 m dalla facciata sud della casa, eretto sul confine del terreno sovrastante, di proprietà di C._ e D._ (fondo zzz). I locali del primo piano della casa di E._ sono accessibili attraverso due passerelle larghe circa un metro, che, scavalcando la trincea, permettono di raggiungere una strada privata instante sul fondo dei vicini, situata sulla sommità del muro, gravato da un diritto di passo pedonale a favore del fondo yyy.\nB.\nL'11 dicembre 2013, B._ ha chiesto al Municipio il permesso di eliminare le passerelle e di coprire la trincea con una piattaforma in cemento armato, sorretta da pilastri e larga quanto la trincea, lunga circa 8 m sul confine e munita di parapetti laterali. I vicini si sono opposti. Il 17 marzo 2014 il Municipio, respinta l'opposizione, ha rilasciato la licenza edilizia, subordinandola al divieto di utilizzare la piattaforma per il parcheggio di veicoli. Il 5 novembre 2014 il Consiglio di Stato, adito dai vicini, ha annullato il provvedimento. Il 6 maggio 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso degli istanti.\nC.\nAvverso questo giudizio B._ e A._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono di annullare la decisione impugnata e di confermare quella municipale."} -{"id":"e5045270-bea7-4bf3-9c46-7a8612828e61","text":""} -{"id":"01305c2c-e583-4707-b1e5-049bdb75d993","text":"Fatti:\nA. A.a Nell'ambito di un procedimento esecutivo (pignoramento) a carico di B.A._, la moglie A.A._ ha notificato un credito dell'ammontare di fr. 1'647'931.20. Con domanda in giudizio del 26 ottobre 2010, C._ Inc. ha convenuto in giudizio A.A._ con azione giusta l' e l' (nel suo tenore in vigore fino al 31 dicembre 2010) contestando la sua partecipazione al pignoramento e chiedendone l'estromissione, con attribuzione del dividendo stimato in fr. 374'124.-- a sé (C._ Inc.).\nA.b In questo contesto A.A._ ha chiesto con istanza 29 novembre 2010 l'ammissione al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio, contestata invece da C._ Inc. Con decreto 24 gennaio 2011 il Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, ha respinto la richiesta per mancata prova della propria indigenza e per insufficiente probabilità di esito favorevole.\nB. Adita con ricorso 4 febbraio 2011 di A.A._ avverso il decreto 24 gennaio 2011, la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto il gravame con la sentenza 1° luglio 2011 qui impugnata. La Corte cantonale ha altresì respinto l'istanza di ammissione al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio per la procedura di ricorso.\nC. Con allegato 26 agosto 2011, A.A._ (ricorrente) propone un ricorso in materia civile chiedendo, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento della sentenza cantonale e l'accoglimento integrale della propria domanda di ammissione al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio nella forma più ampia sia per la procedura dinanzi al Pretore sia per quella dinanzi al Tribunale di appello. Postula altresì di poter beneficiare dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio anche per la sede federale. Con decreto 13 settembre 2011 della Giudice presidente al ricorso è stato concesso effetto sospensivo.\nNon sono state chieste determinazioni al ricorso."} -{"id":"08633443-d39c-49d1-a7a5-7f548b5512e8","text":""} -{"id":"b90311f6-d224-4da7-8361-4c9290b7e9d3","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 giugno 2014 A._, nato nel 1990, montatore di impianti termoidraulici, nel tentativo di spostare a mano una caldaia in ghisa di circa due quintali con due persone, ha avvertito una forte fitta alla schiena. Cadendo la caldaia, ha subito uno schiacciamento all'anulare della mano destra. Gli esami radiologici hanno messo in luce anche un'ernia discale. Con decisione del 19 settembre 2016, confermata su opposizione il 28 ottobre 2016, l'INSAI ha rifiutato la concessione di una rendita di invalidità, ma ha concesso un'indennità per menomazione all'integrità (IMI) del 10% pari a fr. 12'600.-.\nB.\nCon giudizio del 19 giugno 2017 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede in via preliminare una proroga dei termini per il deposito di ulteriore materiale probatorio. In via principale postula l'annullamento del giudizio cantonale e il rinvio all'INSAI per ulteriori accertamenti, affinché sia concessa una rendita di invalidità del 100% e di una IMI pari almeno al 25%.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"4ac95da1-d202-4157-83f8-8692cae3a0b4","text":"Fatti:\nA.\nA.a. C._ è stato alle dipendenze della A._ SA dal 14 aprile 2008 al 1° ottobre 2013. Il rapporto di lavoro era terminato, per accordo delle parti, con una disdetta della datrice di lavoro, la quale aveva ringraziato il proprio impiegato per l'opera prestata, valutata totalmente soddisfacente. La menzionata società si occupa fra l'altro di richieste di rimborso basate su convenzioni contro le doppie imposizioni o contro un trattamento discriminatorio di investitori italiani in violazione del diritto dell'Unione europea.\nNel mese di marzo 2014 C._ ha escusso la A._ SA per l'incasso di complessivi fr. 70'007.-- per diverse pretese salariali. Il 26 maggio 2015 il Pretore del distretto di Lugano ha rigettato in via provvisoria l'opposizione al precetto esecutivo interposta dalla debitrice.\nA.b. Il 16 giugno 2015 la A._ SA ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore del distretto di Lugano C._ con un'azione di disconoscimento del debito. L'attrice ha segnatamente rimproverato all'ex dipendente gravi violazioni contrattuali per non avere assicurato il trapasso delle pratiche ai colleghi. Con sentenza 24 ottobre 2016 il Pretore ha rifiutato di amministrare le prove offerte dall'attrice e ha respinto la petizione.\nB.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, con sentenza 21 dicembre 2018, l'appello presentato dalla A._ SA. Pure la Corte cantonale ha rifiutato di sentire i testi notificati e di ordinare una perizia sul mancato guadagno.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 23 gennaio 2019 la A._ SA postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, l'accoglimento dell'appello, l'annullamento della sentenza di seconda istanza e il rinvio degli atti al Pretore affinché assuma le prove offerte, completi l'istruttoria e pronunci una nuova decisione. La ricorrente lamenta una violazione del diritto di essere sentita perché non è stata ordinata l'audizione dei testi proposti né la perizia richiesta.\nCon risposta 25 febbraio 2019 C._ propone la reiezione sia dell'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo che del ricorso.\nIl 7 marzo 2019 la ricorrente ha inoltrato una replica spontanea.\nCon decreto 11 marzo 2019 la Presidente della Corte adita ha respinto la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso.\nL'11 novembre 2019, in accoglimento della domanda 26 settembre 2019 di riesame del predetto decreto, è stato invece accordato effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"5d9027f3-e683-4608-92db-fb7dcde8ebbb","text":"Fatti:\nA.\nIl 15 dicembre 2014 A._, B._ e C._ hanno inoltrato alla Commissione di vigilanza sanitaria del Cantone Ticino una denuncia ai sensi dell'art. 21 della legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario del 18 aprile 1989 (LSan\/TI; RL\/TI 801.100) nei confronti del dr. med. D._ per violazione dei diritti dei pazienti. Essa concerneva le cure prestate al defunto marito, rispettivamente padre, E._, deceduto il...\nPreso atto della denuncia, la Commissione di vigilanza sanitaria ha informato il dr. D._ dell'apertura di un procedimento di accertamento giusta l'art. 24 lett. a LSan\/TI, invitandolo a produrre la documentazione sanitaria in suo possesso ed a formulare eventuali osservazioni. L'11 settembre 2015, il denunciato ha data seguito a tale richiesta, contestando ogni addebito.\nB.\nIl 13 gennaio 2016, la Commissione di vigilanza sanitaria ha prospettato alle denuncianti l'archiviazione del procedimento, essendo giunta alla conclusione che non sussisteva violazione dei diritti dei pazienti.\nSu richiesta delle stesse, il 20 dicembre 2016 ha quindi motivato l'archiviazione della denuncia, rilevando di non avere riscontrato né ritardi nella presa a carico del paziente, né carenze dal profilo delle informazioni dispensate dal dr. D._.\nC.\nCon giudizio del 7 novembre 2018, il Consiglio di Stato non è entrato nel merito dell'impugnativa inoltrata da A._, B._ e C._ contro l'avviso motivato della Commissione di vigilanza sanitaria del 20 dicembre 2016, dichiarandola irricevibile in difetto della necessaria legittimazione ad insorgere delle denuncianti.\nEsse si sono allora rivolte al Tribunale amministrativo ticinese il quale, con sentenza del 13 dicembre 2018, ha però respinto il loro gravame.\nD.\nA._, B._ e C._ hanno impugnato quest'ultimo giudizio davanti al Tribunale federale, con ricorso in materia di diritto pubblico del 28 gennaio 2019. Con la loro impugnativa chiedono: in via principale, che la sentenza e le decisioni cantonali siano annullate rispettivamente che la decisione della Commissione di vigilanza sanitaria sia dichiarata nulla e che gli atti siano rinviati a quest'ultima e\/o al Tribunale amministrativo per nuovo giudizio; in via subordinata, che la sentenza del Tribunale amministrativo e la decisione del Consiglio di Stato siano annullate e gli atti rinviati a una di queste due istanze per nuovo giudizio; in via ulteriormente subordinata, che la sentenza del Tribunale amministrativo sia annullata e gli atti rinviati a quest'ultimo per nuovo giudizio.\nLa Commissione di vigilanza sanitaria e il Tribunale cantonale amministrativo hanno domandato che il ricorso sia respinto. Da parte sua, D._ ha chiesto: in via principale, che il gravame sia dichiarato irricevibile; in subordine, che lo stesso sia respinto. Il Consiglio di Stato ticinese si è invece rimesso al giudizio del Tribunale federale. Il 2 maggio 2019, le ricorrenti hanno presentato ulteriori osservazioni, di cui verrà detto, per quanto necessario, più oltre."} -{"id":"0ac85993-503c-4ac8-be12-3acb615f319a","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con decisione del 3 luglio 2018, confermata su reclamo il 2 novembre 2018, pur riconoscendo per i mesi di maggio e giugno 2018 un versamento aggiuntivo di fr. 100.-, l'USSI ha concesso ad A._, nato nel 1955, una prestazione assistenziale di fr. 2'856.- per il mese di luglio 2018. L'amministrazione ha aggiunto al calcolo della prestazione un reddito ipotetico di fr. 148.75, corrispondente al maggior costo del canone di locazione sopportato dall'assistito, rispetto al massimo riconosciuto per legge. L'USSI ha poi considerato nell'unità di riferimento anche la figlia minore e non ha incluso nel computo il premio dell'assicurazione complementare alla LAMal.\nA.b. Con decisione del 31 luglio 2018, confermata su reclamo il 2 novembre 2018, l'USSI con le medesime ragioni del provvedimento precedente, ha riconosciuto ad A._ una prestazione assistenziale mensile di fr. 2'856.- per il periodo da agosto 2018 a ottobre 2018.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con due giudizi separati del 29 aprile 2019 i ricorsi di A._ contro le decisioni su reclamo.\nC.\nA._ presenta due ricorsi in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede sostanzialmente l'annullamento dei giudizi cantonali e il ristabilimento di quanto decurtato.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"7b184e43-6736-463f-a45f-2021e0c263cf","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Nella primavera 2015 la A._SA ha concluso, quale franchisor, con la B._Sagl, quale franchisee, un contratto di franchising avente quale oggetto l'apertura di un punto vendita a Lugano di prodotti caratteristici della rete di affiliazione C._. Questo accordo prevede all'art. 8, per il caso in cui i suoi effetti terminino, l'obbligo dell'affiliato di \" rimuovere immediatamente gli elementi rappresentativi della rete C._ al fine di rendere alla clientela la cessazione del rapporto di franchising \". Fra le parti sono sorte divergenze e nell'autunno del medesimo anno entrambe hanno disdetto il contratto.\nA.b. Con decisione cautelare intermedia del 12 aprile 2016 il Pretore del distretto di Lugano ha, in parziale accoglimento della domanda della A._SA, ordinato alla B._Sagl di sospendere la vendita dei prodotti C._, di restituire il software e il manuale operativo C._, nonché di togliere dal negozio tutti i segni distintivi e rappresentativi della rete C._ specificati nel giudizio.\nB.\nIl 22 aprile 2016 la B._Sagl è insorta contro la predetta decisione al Tribunale di appello del Cantone Ticino. Il Giudice delegato della II Camera civile del Tribunale di appello ha svolto il 25 maggio 2016 un sopralluogo alla presenza delle parti, durante il quale l'originale del predetto manuale è stato consegnato alla A._SA. L'8 giugno 2016 la B._Sagl gli ha trasmesso il verbale dell'incontro avvenuto il giorno precedente presso il proprio negozio in cui un informatico della C._, dopo aver constatato nel software C._ che dal 20 novembre 2015 non vi sono state più vendite, ha provveduto alla rimozione dell'applicazione dal computer del punto vendita. Con sentenza del 12 agosto 2016 la Corte cantonale ha accolto l'appello nel senso dei considerandi e ha annullato la decisione pretorile nella misura in cui questa non risulta essere stata superata dai fatti, ciò che si è verificato sia per quanto riguarda l'ordine di restituzione che quello di sospensione della vendita dei prodotti C._. Ha poi aggiunto che nemmeno il presupposto del pregiudizio difficilmente riparabile di cui all', inteso dal Pretore come una perdita di clientela, era realizzato, atteso che nel negozio in questione non vi sono più segni caratteristici della rete C._ e prodotti di tale marca.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 15 settembre 2016 la A._SA postula, previa concessione di misure cautelari, in via principale, la reiezione dell'appello e, in via subordinata, il rinvio della causa all'autorità inferiore per nuova decisione. La ricorrente lamenta che la Corte cantonale non ha confermato il divieto di vendere prodotti C._ e che la sentenza impugnata non menziona il ritrovamento di veline C._ in occasione del sopralluogo. Afferma che l'annullamento della decisione pretorile era arbitrario perché, fino a poco tempo prima del sopralluogo, la convenuta avrebbe ancora venduto dei prodotti C._ e perché, contrariamente a quanto ritenuto nella sentenza impugnata, chi entrava nel negozio aveva l'impressione di trovarsi in una boutique affiliata a C._. Sostiene infine che anche il requisito di un pregiudizio difficilmente riparabile era dato.\nCon risposta 21 novembre 2016 la B._Sagl propone la reiezione del ricorso.\nLa Presidente della Corte adita ha respinto la domanda di misure cautelari con decreto del 13 dicembre 2016."} -{"id":"0068d6ad-2391-4571-9734-b0f72e6a4ed5","text":"Fatti:\nA.\nIn data 23 ottobre 2014, 2 e 10 aprile nonché 5 e 6 luglio 2015 l'Ufficio di esecuzione di Lugano (qui di seguito: UE) ha notificato a A._ gli avvisi di pignoramento concernenti sette esecuzioni avviate nei confronti della debitrice dalla Cassa cantonale di compensazione AVS\/AI\/IPG, dallo Stato del Cantone Ticino, dall'avv. B._, infine dall'Organizzazione Sociopsichiatrica Cantonale (OSC). Il 10 luglio 2015, l'escussa è stata invitata a presentarsi entro dieci giorni all'UE al fine di allestire il verbale di pignoramento.\nB.\nCon allegato 30 luglio 2015, A._ ha inoltrato ricorso contro la convocazione alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, che l'ha respinto con decisione 17 agosto 2015 e ha impartito alla ricorrente un nuovo termine di 10 giorni per presentarsi agli sportelli dell'UE, avvertendola che l'inosservanza di tale diffida è punibile con la multa ().\nC.\nCon allegato 4 settembre 2015, A._ (qui di seguito: ricorrente) insorge al Tribunale federale contro la decisione cantonale, chiedendone l'accertamento della nullità, in subordine l'annullamento. In data 28 settembre 2015 A._ ha formulato istanza di concessione dell'assistenza giudiziaria. Con decreto presidenziale 1° ottobre 2015 è stato conferito al gravame l'effetto sospensivo.\nNon sono state richieste determinazioni nel merito."} -{"id":"42d5de71-3fd5-422e-91b2-993d7a3bfb59","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 29 gennaio 2019, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha tra l'altro dichiarato l'avv. A._ autrice colpevole di:\n- ripetuta appropriazione indebita qualificata (siccome commessa nell'esercizio di una professione per la quale ha ottenuto l'autorizzazione da un'autorità), per avere, in più occasioni, indebitamente impiegato a profitto proprio e di terzi valori patrimoniali affidatile, e meglio, a partire dal 31 dicembre 2009, Euro 137'340.99 di pertinenza di B._;\n- ripetuta diffamazione e ingiuria;\n- tentata estorsione per avere, il 23 aprile 2010, minacciandolo di un grave danno, compiuto senza risultato tutti gli atti necessari per indurre C._ ad atti pregiudizievoli al proprio patrimonio, presentandogli per il pagamento tre note professionali per complessivi Euro 2'308'020.--.\nPer tali reati, l'avv. A._ è stata condannata a una pena detentiva di 20 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché a una pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere da fr. 30.-- ciascuna, comprendente la pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 400.-- ciascuna inflittale con decreto d'accusa del 12 settembre 2013 del Ministero pubblico del Cantone Ticino, di cui è stata revocata la sospensione condizionale.\nNel medesimo contesto, l'avv. A._ è stata inoltre condannata a procedere ai seguenti versamenti:\n- a B._ fr. 51'057.20, quale risarcimento per le spese legali di prima e seconda sede (dispositivo n. 1.6.1);\n- a C._ fr. 20'000.- (con interessi al 5% dal 5 ottobre 2016), quale risarcimento per le spese legali di prima sede.\nB.\nLa predetta sentenza cantonale è stata impugnata davanti al Tribunale federale sia dall'avv. A._ che da B._. II ricorso dell'avv. A._ è stato dichiarato inammissibile in quanto tardivo (incarto 6B_304\/2019 del 22 maggio 2019 e 6F_27\/2019 dell'11 luglio 2019). Quello di B._ è stato invece ritenuto inammissibile, in assenza della necessaria legittimazione ad insorgere (incarto 6B_306\/2019 del 22 maggio 2019).\nSulla scorta della citata sentenza 6B_306\/2019, l'avv. A._ ha chiesto la revisione della pronuncia emessa dalla CARP il 29 gennaio 2019 (precedente consid. A), domandando in particolare la sua assoluzione dal reato di ripetuta appropriazione indebita qualificata ai danni di B._ e, per analogia, dal reato di tentata estorsione ai danni di C._, nonché l'annullamento dei dispositivi connessi alle due dichiarazioni di colpevolezza. Con decisione del 27 giugno 2019, la CARP ha tuttavia negato l'esistenza di una contraddizione tra il suo giudizio e quello del Tribunale federale, suscettibile di costituire un motivo di revisione. Un ricorso al Tribunale federale contro tale pronuncia è stato respinto, nella misura della sua ammissibilità (sentenze 6B_972\/2019 del 9 ottobre 2019 e 6F_37\/2019 del 10 gennaio 2020).\nC.\nPreso atto della condanna pronunciata il 29 gennaio 2019 dalla CARP e delle decisioni del 22 maggio 2019 del Tribunale federale, il 7 giugno 2019 la Commissione per l'avvocatura del Tribunale d'appello ha notificato all'avv. A._ l'apertura di un procedimento di radiazione dal registro cantonale degli avvocati. Dopo avere assegnato all'interessata un termine per presentare le proprie osservazioni, il 21 ottobre 2019 la citata Commissione ha quindi radiato l'avv. A._ dal registro cantonale degli avvocati giusta l'art. 9 della legge federale del 23 giugno 2000 sulla libera circolazione degli avvocati [LLCA; RS 935.61], disponendo la pubblicazione della radiazione e levando a un'eventuale impugnazione l'effetto sospensivo.\nSu ricorso, il 2 marzo 2020 tale provvedimento è stato confermato anche dal Tribunale amministrativo ticinese.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico dell'8 maggio 2020, l'avv. A._ ha impugnato la sentenza cantonale davanti al Tribunale federale. In tale contesto, domanda che essa sia dichiarata nulla rispettivamente sia annullata e la restituzione dell'effetto sospensivo. Chiamata ad esprimersi, la Commissione per l'avvocatura ha chiesto il rigetto della domanda di restituzione dell'effetto sospensivo senza formulare osservazioni nel merito. La Corte cantonale si è per contro rimessa al giudizio del Tribunale federale su entrambi gli aspetti.\nCon decreto presidenziale del 4 giugno 2020 la domanda di restituzione dell'effetto sospensivo è stata respinta. A seguito di tale pronuncia, l'avv. A._ ha quindi presentato un'istanza di ricusa del Giudice federale Seiler, Presidente della II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ed estensore del menzionato decreto, nonché di riesame del decreto stesso. Con sentenza del 23 luglio 2020, entrambe le sue domande sono state respinte. Con lettera del 16 ottobre 2020, ricevuta il 28 ottobre successivo, A._ si è rivolta al Presidente della II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale, chiedendo di constatare che il citato decreto del 4 giugno 2020 era nullo."} -{"id":"0d92c88e-d156-49b1-84a6-32a6f5b2e9dd","text":"Fatti:\nA. Il 3 gennaio 2011 A._ ha inviato uno scritto all'Ufficio federale dell'informatica e delle telecomunicazioni (UFIT) asserendo di essere a conoscenza dell'esistenza di un satellite americano ad esso collegato che, senza il suo consenso, lo filmerebbe giorno e notte, registrando tutte le sue conversazioni. Detta asserita connessione permetterebbe di assistere e partecipare a \"demenziali, crudeli e odiose torture realvirtuali\". Il 19 gennaio 2011 l'UFIT ha comunicato all'interessato l'insussistenza del preteso collegamento e di non essere a conoscenza dell'esistenza di un siffatto satellite. Ha nondimeno trasmesso lo scritto, per competenza, all'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT). Con lettera del 26 gennaio 2011, l'IFPDT ha rilevato di non essere a conoscenza di un tale satellite.\nB. Il 7 febbraio 2011 A._ si è rivolto al Tribunale amministrativo federale (TAF), che l'ha invitato ad avviare una procedura ricorsuale sulla base di una decisione impugnabile. Con scritto del 28 febbraio 2011, l'IFPDT ha comunicato all'insorgente di non poter emanare una decisione formale, poiché non effettua il trattamento degli asseriti dati. Il 2 marzo 2011 l'insorgente ha presentato al TAF un ricorso per denegata giustizia, dichiarato irricevibile con sentenza del 7 luglio 2011.\nC. Avverso questa decisione A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Censura il ritardo nello statuire e chiede che l'IFPDT apra un'inchiesta volta a interrompere la pretesa violazione dei suoi dati personali.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"001cba61-1634-4f98-a313-c1fc01ea74dc","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino kosovaro, è entrato in Svizzera il 9 aprile 2011 per sposarsi con la connazionale B._, titolare di un permesso di domicilio. Il matrimonio ha avuto luogo nel giugno successivo ed a seguito dello stesso lo sposo è stato posto a beneficio di un permesso di dimora annuale, rinnovato un'ultima volta fino al 21 giugno 2016. Dall'unione e nato un figlio (2014).\nIl 15 novembre 2015 A._ ha lasciato il tetto coniugale. II 1° dicembre 2015 la moglie ha informato l'allora ufficio regionale degli stranieri di X._ che questi l'aveva sposata solo per ricevere un permesso di soggiorno. L'8 giugno 2016 la Pretura di X._ ha stralciato dai ruoli la procedura di adozione di misure a tutela dell'unione coniugale promossa dalla moglie, siccome i coniugi avevano trovato un accordo per regolare la vita separata. Il figlio è stato affidato alla madre, riservato un diritto di visita al padre con l'obbligo di versare un contributo alimentare al minore. Interrogata il 25 agosto 2016 in merito alla sua situazione coniugale, B._ ha confermato quanto indicato il 1° dicembre precedente all'ufficio regionale degli stranieri. Il 27 agosto 2016 A._ ha invece dichiarato che il suo matrimonio era esistito de iure et de facto fino al 12 novembre 2015, quando si è separato dalla moglie, con la quale non andava più d'accordo, e di lavorare nella Svizzera tedesca.\nB.\nII 5 ottobre 2016 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha deciso di non rinnovare il permesso di dimora a A._, siccome viveva separato dalla coniuge, intenzionata a divorziare. Nel contempo, ha constatato che dal 1° aprile 2016 l'interessato svolgeva un'attività lucrativa nel Canton Zurigo e rientrava al domicilio ticinese unicamente tre volte al mese.\nDopo avere ricorso, ma senza successo, contro detta decisione (pronuncia del Consiglio di Stato ticinese del 14 dicembre 2016, con la quale il gravame è stato dichiarato irricevibile, non essendo stato versato l'anticipo spese richiesto), il 31 dicembre 2016 A._ si è di nuovo trasferito presso l'abitazione coniugale a Y._ (TI). II 21 aprile 2017 ha poi notificato la propria partenza dalla Svizzera con destinazione il suo Paese di origine.\nC."} -{"id":"4cc2aca2-edb9-4c92-8081-a5716208162e","text":""} -{"id":"1da1b8ba-753f-4c5b-b858-cccde535af2a","text":"Fatti:\nA.\nA._Sagl è affittuaria del fondo yyy sito a X._, attribuito alla zona agricola (superficie per l'avvicendamento delle colture), sul quale si trovano alcune serre. Il 20 giugno 2018 essa ha notificato alla Polizia cantonale l'avvio di una coltivazione di canapa. Invitato a preavvisare la notifica, il 10 luglio 2018 il Municipio ha osservato che le serre si trovano in una zona di protezione S2 dei pozzi di captazione dell'acquedotto intercomunale di Z._. Interpellato al riguardo, l'Ufficio della protezione delle acque e dell'approvvigionamento idrico (UPAAI) ha indicato che il \"ripristino delle serre\" potrebbe essere autorizzato in deroga alle norme in materia di protezione delle acque, riservandosi di esprimersi a \"livello costruttivo\" nel quadro di una notifica di costruzione. Il 3 agosto seguente la Polizia cantonale ha confermato la conformità della notifica, riservata l'applicazione di altre norme, quali la legge edilizia cantonale.\nB.\nIl 14 agosto 2018 il Municipio ha comunicato alla A._Sagl che prima dell'inizio dell'attività essa doveva presentare una domanda di costruzione. Il 27 agosto seguente l'interessata ha osservato che l'intervento sulle serre sarebbe di mera manutenzione ordinaria, precisando d'avervi già piantato le talee. Con comunicato del 26 settembre 2018 il Municipio ha informato la popolazione dell'avviata coltivazione di canapa. Durante il mese di ottobre numerosi vicini e cittadini si sono lamentati delle esalazioni maleodoranti derivanti dalle piante in fiore. Con decisione del 4 aprile 2019, ritenuto un cambiamento di destinazione e prevalente l'interesse dei vicini a non sopportare le immissioni moleste, l'Esecutivo comunale ha ordinato alla A._Sagl e alla proprietaria del fondo di inoltrare una domanda di costruzione a posteriori per la coltivazione di canapa nelle serre, vietando loro di utilizzarle fino al rilascio della licenza edilizia.\nC.\nContro questo provvedimento, A._Sagl è insorta al Consiglio di Stato, postulando, in via cautelare, limitatamente al divieto d'uso dichiarato immediatamente esecutivo, la restituzione dell'effetto sospensivo al ricorso. Il 9 maggio 2019 il Presidente dell'Esecutivo cantonale ha respinto quest'ultima domanda. Adito dall'interessata, con giudizio del 27 agosto 2019 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il gravame.\nD.\nAvverso questa sentenza A._Sagl presenta un ricorso in materia di diritto pubblico e, subordinatamente, un ricorso sussidiario in materia costituzionale. Chiede di annullare la decisione impugnata e di riformarla nel senso di annullare quella governativa e di riconcedere l'effetto sospensivo al gravame.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"413c6980-eca5-4b20-ae4a-d09814ab9f2c","text":"Fatti:\nA.\nLa A._SA è una società attiva nella consulenza e messa a disposizione di servizi relativi all'organizzazione e alla gestione di imprese, in particolare nel settore bancario. B._ è stato alle sue dipendenze a partire dal 1° marzo 2012 in qualità di vice direttore, capo del back office, con un salario annuo lordo di fr. 130'000.-- per 42 ore settimanali. Il contratto di lavoro prevedeva che le ore supplementari sarebbero state compensate soltanto in determinati casi.\nB.\nIl 21 febbraio 2014 B._ è stato licenziato con effetto al 30 aprile 2014 ed è stato esonerato dal prestare lavoro. Il 22 giugno 2014 ha chiesto alla datrice di lavoro il pagamento di un numero importante di ore di lavoro supplementari e straordinarie. Poiché la società non ha dato seguito alla richiesta, con petizione dell'8 dicembre 2014 ha avviato contro la stessa una causa civile dinanzi alla Pretura di Lugano, per un importo complessivo di fr. 67'667.--, oltre interessi. La pretesa era basata sulle registrazioni delle ore lavorative nel programma \"time-sheet\" aziendale, compilato elettronicamente dallo stesso lavoratore e da lui prodotto in causa. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con sentenza del 10 novembre 2016 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, condannando la datrice di lavoro a pagare al dipendente fr. 64'414.40, oltre interessi.\nC.\nIl 18 novembre 2016 la A._SA ha presentato una denuncia penale nei confronti di B._, per i titoli di truffa e di falsità in documenti, con riferimento alle registrazioni da lui effettuate nel \"time-sheet\" prodotto nella causa civile. Secondo la denunciante, il lavoratore avrebbe modificato determinate registrazioni dopo la notifica della disdetta del rapporto di lavoro, aggiungendovi delle ore lavorative in realtà non eseguite.\nD.\nIl 12 dicembre 2016 la datrice di lavoro ha impugnato la sentenza del Pretore dinanzi alla seconda Camera civile del Tribunale d'appello, che, con decisione del 21 febbraio 2017, in accoglimento di una domanda processuale dell'appellante, ha sospeso la procedura di appello in attesa dell'esito del procedimento penale.\nE.\nDopo avere richiamato l'incarto della causa civile, con decisione del 6 marzo 2017 il Procuratore pubblico (PP) ha decretato il non luogo a procedere, ritenendo non adempiuti gli elementi costitutivi di reato.\nF.\nContro il decreto di non luogo a procedere, la A._SA ha presentato un reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), che lo ha respinto con sentenza del 23 giugno 2017. Con sentenza 6B_950\/2017 del 18 gennaio 2018, il Tribunale federale ha accolto un ricorso della A._SA contro la sentenza della CRP, annullandola e rinviando gli atti alla precedente istanza per un nuovo giudizio. Questa Corte ha rilevato che l'autorità cantonale non si era confrontata con le puntuali contestazioni sollevate dalla ricorrente riguardo alle specifiche registrazioni sospette di ore lavorative nel programma \"time-sheet\". Ha concluso che l'emanazione di un decreto di non luogo a procedere a quello stadio del procedimento penale violava l' e il principio \"in dubio pro duriore\", non essendo ancora del tutto chiaro che i fatti non erano punibili o che le condizioni per il perseguimento penale non erano adempiute.\nG.\nStatuendo nuovamente sulla causa, con sentenza del 6 febbraio 2018 la CRP ha annullato il decreto di non luogo a procedere del 6 marzo 2017 ed ha rinviato l'incarto al Ministero pubblico per l'apertura dell'istruzione penale. Dopo avere terminato lo svolgimento degli atti istruttori, il 28 settembre 2018 il magistrato inquirente ha comunicato alle parti la chiusura dell'istruzione, prospettando l'emanazione di un decreto di abbandono. Le parti non hanno presentato istanze probatorie. Con decisione del 28 febbraio 2019, il PP ha decretato l'abbandono del procedimento penale. Ha negato l'esistenza di sufficienti indizi di reato con riferimento alle prospettate imputazioni di truffa e di falsità in documenti.\nH.\nCon sentenza del 3 luglio 2019 la CRP ha respinto un reclamo presentato dalla A._SA contro il decreto di abbandono. La Corte cantonale ha confermato le conclusioni del PP.\nI.\nLa A._SA impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 16 settembre 2019 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Postula inoltre di annullare il decreto di abbandono e di ordinare al PP di promuovere l'accusa nei confronti di B._ per i titoli di truffa e di falsità in documenti. La ricorrente fa valere la violazione del principio \"in dubio pro duriore\" e degli art. 309 e 310 CPP.\nJ.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"0e1201f4-1f06-4984-a908-3e070dde0551","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Il 15 giugno 1999 l'Ufficio federale di polizia ha delegato al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) l'esecuzione di una domanda di assistenza giudiziaria in materia penale presentata il 3 giugno 1999 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia. L'Autorità estera procede a indagini contro A._, B._, C._ e altre persone per concorso in reato di corruzione legato ad atti contrari ai doveri d'ufficio e di perito giudiziario.\nIl 17 novembre 1999 il MPC ha ordinato la trasmissione integrale all'Autorità estera della documentazione bancaria relativa al conto X._, intestato a B._ e D._, di cui E._ e F._ sono beneficiari economici. Avverso questa decisione i contitolari del conto hanno inoltrato davanti al Tribunale federale un ricorso di diritto amministrativo; il gravame è stato respinto con decisione dell'11 settembre 2000.\nB.- I contitolari del conto X._, il 17 gennaio 2000, hanno presentato al MPC una domanda di riesame dell'ordinanza di trasmissione, producendo un'ordinanza del 20 dicembre 1999 del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia (GIP) dalla quale risulterebbe che, riguardo a un capo d'imputazione, l'azione penale nei confronti dell'inquisito B._ sarebbe estinta per intervenuta prescrizione.\nIl MPC, rilevato che l'Autorità estera aveva ribadito con lettera del 21 gennaio 2000 l'interesse alla documentazione richiesta, non ha accolto, mediante atto del 28 gennaio 2000, la domanda di riesame.\nC.- I contitolari del conto X._ si aggravano quindi dinanzi al Tribunale federale con un ricorso di diritto amministrativo. Chiedono, concesso al gravame effetto sospensivo, di annullare l'atto impugnato e di non trasmettere all'Autorità richiedente la documentazione del conto.\nIl MPC postula, in via principale, di dichiarare privo d'oggetto il ricorso e, in via subordinata, di respingerlo in quanto ammissibile. L'Ufficio federale di polizia conclude per la reiezione, in quanto ammissibile, del ricorso.\nD.- Il 23 marzo 2000 i ricorrenti hanno inoltrato al Tribunale federale un'istanza di restituzione in intero del termine volta ad acquisire agli atti una dichiarazione del Tribunale civile e penale di Perugia del 14 marzo 2000 con la quale si certifica che contro l'invocata decisione del GIP \"a tutt'oggi non risulta proposta alcuna impugnazione\".\nMediante istanza del 19 aprile 2000 i ricorrenti chiedono di acquisire agli atti una comunicazione del 12 aprile 2000 della Procura di Perugia secondo cui nei confronti di B._ non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione."} -{"id":"12721cff-9dbf-47d0-98cb-6719615da6b1","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Nel dicembre 1999, A._, nato nel 1969, di professione cuoco, ha presentato una domanda volta all'ottenimento di prestazioni AI a dipendenza di un'inabilità addebitabile a lombaggini e ernie del disco.\nEsperiti gli accertamenti del caso, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI), per atto del 21 novembre 2002, ha ritenuto adeguata per l'assicurato una riformazione professionale quale gerente. Nel contempo, con decisioni dell'11 dicembre 2002, gli ha assegnato una rendita intera dal 1° settembre 1999 (per un grado d'invalidità dell'80%) e una mezza rendita a partire dal 1° aprile 2000 (per un grado d'invalidità dell'50%).\nConseguito con successo il diploma di esercente nel maggio 2003, l'assicurato si è visto negare dall'UAI l'ulteriore diritto a una rendita d'invalidità per mancanza di incapacità di guadagno pensionabile (decisione del 16 giugno 2003). Stabilendo in fr. 68'793.- il reddito che l'assicurato avrebbe guadagnato senza il danno alla salute e in fr. 45'500.- il reddito conseguibile, nonostante il danno alla salute, nell'attività, ragionevolmente esigibile, di gerente di esercizio pubblico, per decisione su opposizione del 20 aprile 2004 l'amministrazione ha sostanzialmente confermato il contenuto del proprio provvedimento accertando un tasso d'invalidità del 34%, insufficiente per conferire il diritto a una pensione.\nConseguito con successo il diploma di esercente nel maggio 2003, l'assicurato si è visto negare dall'UAI l'ulteriore diritto a una rendita d'invalidità per mancanza di incapacità di guadagno pensionabile (decisione del 16 giugno 2003). Stabilendo in fr. 68'793.- il reddito che l'assicurato avrebbe guadagnato senza il danno alla salute e in fr. 45'500.- il reddito conseguibile, nonostante il danno alla salute, nell'attività, ragionevolmente esigibile, di gerente di esercizio pubblico, per decisione su opposizione del 20 aprile 2004 l'amministrazione ha sostanzialmente confermato il contenuto del proprio provvedimento accertando un tasso d'invalidità del 34%, insufficiente per conferire il diritto a una pensione.\nB. Adito su ricorso dell'assicurato, rappresentato dalla DAS Protezione Giuridica SA, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha confermato, nella sua sostanza, l'operato dell'amministrazione e ha negato il diritto a ulteriori prestazioni (pronuncia del 29 settembre 2004). In particolare, rilevata, sulla scorta delle conclusioni peritali del dott. G._, reumatologo, la piena esigibilità dell'attività di esercente\/gerente, la Corte cantonale, procedendo dal salario mensile percepito dall'assicurato prima del danno alla salute di fr. 5'303.-, adeguato all'evoluzione dei salari, ha accertato un reddito senza invalidità di fr. 73'997.- annui (sulla base di 13 mensilità) per il 2003 e di fr. 75'033.- per il 2004. Contrapponendo a questo dato il reddito ragionevolmente conseguibile nonostante il danno alla salute (reddito da invalido) di fr. 45'500.- annui per il 2003 e di fr. 46'088.- per il 2004, il primo giudice ha stabilito in misura del 39% il grado d'invalidità dell'assicurato.\nB. Adito su ricorso dell'assicurato, rappresentato dalla DAS Protezione Giuridica SA, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha confermato, nella sua sostanza, l'operato dell'amministrazione e ha negato il diritto a ulteriori prestazioni (pronuncia del 29 settembre 2004). In particolare, rilevata, sulla scorta delle conclusioni peritali del dott. G._, reumatologo, la piena esigibilità dell'attività di esercente\/gerente, la Corte cantonale, procedendo dal salario mensile percepito dall'assicurato prima del danno alla salute di fr. 5'303.-, adeguato all'evoluzione dei salari, ha accertato un reddito senza invalidità di fr. 73'997.- annui (sulla base di 13 mensilità) per il 2003 e di fr. 75'033.- per il 2004. Contrapponendo a questo dato il reddito ragionevolmente conseguibile nonostante il danno alla salute (reddito da invalido) di fr. 45'500.- annui per il 2003 e di fr. 46'088.- per il 2004, il primo giudice ha stabilito in misura del 39% il grado d'invalidità dell'assicurato.\nC. Sempre patrocinato dalla DAS, A._ interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale, protestate spese e ripetibili, chiede, in accoglimento del gravame, l'annullamento del giudizio cantonale e il riconoscimento di una mezza rendita a far tempo dal 1° aprile 2003 - a dipendenza di un grado d'invalidità del 59,48%, subordinatamente del 50% -, come pure il rinvio degli atti all'amministrazione per commisurazione del diritto per l'anno 2004. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nL'UAI propone la reiezione del ricorso, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"055b81bd-a9cd-4fd0-90f2-bb506ffb1d15","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.A._ (1972), cittadina russa titolare di un passaporto lettone per apolidi, ha beneficiato negli anni 1998\/1999 di una serie permessi di dimora temporanei in Svizzera. Il 15 ottobre 1999 si è sposata con il cittadino italo-svizzero B.A._ (1968). In seguito a ciò la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone Ticino le ha rilasciato un permesso di dimora, l'ultima volta rinnovato con scadenza al 14 ottobre 2001. Il 19 novembre 1999 l'interessata ha iniziato un'attività lavorativa. Il 17 gennaio 2000 A.A._ è stata raggiunta dal figlio C.A._ (1996), nato da una precedente relazione, al quale è pure stato rilasciato un permesso di dimora annuale, ugualmente rinnovato fino al 14 ottobre 2001.\nA. A.A._ (1972), cittadina russa titolare di un passaporto lettone per apolidi, ha beneficiato negli anni 1998\/1999 di una serie permessi di dimora temporanei in Svizzera. Il 15 ottobre 1999 si è sposata con il cittadino italo-svizzero B.A._ (1968). In seguito a ciò la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone Ticino le ha rilasciato un permesso di dimora, l'ultima volta rinnovato con scadenza al 14 ottobre 2001. Il 19 novembre 1999 l'interessata ha iniziato un'attività lavorativa. Il 17 gennaio 2000 A.A._ è stata raggiunta dal figlio C.A._ (1996), nato da una precedente relazione, al quale è pure stato rilasciato un permesso di dimora annuale, ugualmente rinnovato fino al 14 ottobre 2001.\nB. Il 26 marzo 2001 B.A._ ha informato l'Ufficio regionale degli stranieri di Agno di aver chiesto la separazione legale dalla moglie, nonché di voler lasciare l'abitazione coniugale il 1° aprile successivo. Il 12 aprile 2001 A.A._ ha promosso un'azione di separazione dinanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, alla quale il marito ha aderito il 2 luglio successivo. Sentiti dal Giudice civile il 21 settembre 2001, i coniugi A._ hanno confermato di voler vivere separatamente.\nB. Il 26 marzo 2001 B.A._ ha informato l'Ufficio regionale degli stranieri di Agno di aver chiesto la separazione legale dalla moglie, nonché di voler lasciare l'abitazione coniugale il 1° aprile successivo. Il 12 aprile 2001 A.A._ ha promosso un'azione di separazione dinanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, alla quale il marito ha aderito il 2 luglio successivo. Sentiti dal Giudice civile il 21 settembre 2001, i coniugi A._ hanno confermato di voler vivere separatamente.\nC. Il 20 marzo 2002 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone Ticino ha respinto l'istanza presentata l'11 settembre 2001 da A.A._, per sé ed il figlio C.A._, volta ad ottenere il rinnovo dei loro permessi di dimora e ha fissato loro un termine per lasciare il Cantone con scadenza al 31 maggio 2002. Detta autorità ha osservato che l'interessata non viveva più con il marito dal marzo 2001 e che non adempiva più la condizione per cui le era stato accordato il permesso richiesto.\nDetta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato ticinese, il 21 maggio 2002, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 9 ottobre 2002. Lasciando indeciso il quesito di sapere se si trattava di un matrimonio fittizio, entrambe queste autorità hanno in sostanza ritenuto che la straniera abusava manifestamente dei propri diritti appellandosi ad un matrimonio esistente soltanto formalmente.\nDetta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato ticinese, il 21 maggio 2002, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 9 ottobre 2002. Lasciando indeciso il quesito di sapere se si trattava di un matrimonio fittizio, entrambe queste autorità hanno in sostanza ritenuto che la straniera abusava manifestamente dei propri diritti appellandosi ad un matrimonio esistente soltanto formalmente.\nD. Il 12 novembre 2002 A.A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso di diritto amministrativo, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata. Censura, in sostanza, la violazione del diritto federale determinante e dell'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone, in vigore dal 1° giugno 2002 (ALC; RS 0.142.112.681).\nChiamato ad esprimersi il Tribunale cantonale amministrativo ha rinunciato a formulare delle osservazioni, riconfermandosi nel suo giudizio. Dal canto loro sia il Consiglio di Stato ticinese che l'Ufficio federale degli stranieri (ora: Ufficio federale dell'immigrazione, dell'integrazione e dell'emigrazione) hanno domandato che il gravame sia respinto.\nChiamato ad esprimersi il Tribunale cantonale amministrativo ha rinunciato a formulare delle osservazioni, riconfermandosi nel suo giudizio. Dal canto loro sia il Consiglio di Stato ticinese che l'Ufficio federale degli stranieri (ora: Ufficio federale dell'immigrazione, dell'integrazione e dell'emigrazione) hanno domandato che il gravame sia respinto.\nE. Con decreto presidenziale del 25 novembre 2002 è stato conferito in via supercautelare effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"069fa426-af7c-4a53-b8a2-080c4dabf67a","text":"Fatti:\nFatti:\nA. C._, nata nel 1972, di formazione parrucchiera, in seguito a due incidenti della circolazione di cui è rimasta vittima nel 1993 si è vista costretta a rinunciare all'esercizio della professione appresa, svolta in proprio dal 1992, per sottoporsi a riformazione professionale a carico dell'assicurazione invalidità, ottenendo, in data 30 settembre 1997, il diploma di assistente di cura. La nuova attività è stata svolta a tempo pieno presso la casa per anziani G._ fino alla fine del 1998. A partire dal 1° gennaio 1999 l'interessata ha ridotto il tempo di lavoro all'80% per motivi di salute e dal 1° aprile 2000 al 40%.\nA causa dei disturbi persistenti, l'assicurata ha presentato all'Ufficio assicurazione invalidità del Canton Ticino (UAI) una domanda tendente all'assegnazione di prestazioni per adulti (richiesta del 28 luglio 2000).\nDopo aver sottoposto l'interessata ad esame medico specialistico a cura del Servizio X._ ed aver esperito alcuni accertamenti di natura economica, l'amministrazione ha respinto la richiesta di prestazioni con decisione del 10 dicembre 2002. Prendendo in considerazione quale reddito senza invalidità quello che l'assicurata avrebbe potuto conseguire senza il danno alla salute come parrucchiera indipendente e quale reddito da invalida quello ragionevolmente esigibile nell'attività di assistente di cura al 50% (tasso corrispondente all'incapacità lavorativa stabilita, per tale professione, dai periti del Servizio X._), l'UAI ha stabilito un grado di incapacità al guadagno del 25%, insufficiente per concedere il diritto a una rendita.\nDopo aver sottoposto l'interessata ad esame medico specialistico a cura del Servizio X._ ed aver esperito alcuni accertamenti di natura economica, l'amministrazione ha respinto la richiesta di prestazioni con decisione del 10 dicembre 2002. Prendendo in considerazione quale reddito senza invalidità quello che l'assicurata avrebbe potuto conseguire senza il danno alla salute come parrucchiera indipendente e quale reddito da invalida quello ragionevolmente esigibile nell'attività di assistente di cura al 50% (tasso corrispondente all'incapacità lavorativa stabilita, per tale professione, dai periti del Servizio X._), l'UAI ha stabilito un grado di incapacità al guadagno del 25%, insufficiente per concedere il diritto a una rendita.\nB. Rappresentata dall'avv. Daniele Calvarese, C._ è insorta al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, chiedendo l'annullamento della decisione amministrativa e il riconoscimento di una mezza rendita di invalidità. In particolare, l'interessata ha contestato il metodo di determinazione dell'invalidità e in particolare l'accertamento del reddito da valida, che, anziché fondarsi sulla media dei redditi conseguiti da alcune parrucchiere indipendenti esercitanti a B._ negli anni in questione - come per contro ha fatto l'amministrazione -, avrebbe dovuto essere stabilito in fr. 65'000.- annui sulla base delle indicazioni fornite dalla Cassa di compensazione dei parrucchieri.\nMediante giudizio del 27 ottobre 2003 il Vicepresidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni ha respinto il gravame, confermando l'operato dell'UAI.\nMediante giudizio del 27 ottobre 2003 il Vicepresidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni ha respinto il gravame, confermando l'operato dell'UAI.\nC. Sempre rappresentata dall'avv. Calvarese, C._ interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale ripropone la richiesta di assegnazione di una mezza rendita di invalidità. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nL'UAI propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) non si è espresso."} -{"id":"15044f41-1833-49dd-a950-1801e88c0a62","text":""} -{"id":"0b78badd-5dce-4241-bfad-0d09ca3dae66","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° marzo 1995 (vedasi Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino, di seguito Bollettino ufficiale o BU 1995, 39) è entrata in vigore nel Cantone Ticino la legge sui trasporti pubblici (LTPub; RL\/TI 7.4.1.1 ora 752.100), il cui art. 35 era del seguente tenore:\n\"Art. 35\n1I titolari di diritti reali o personali su edifici ed impianti privati, generatori di importanti correnti di traffico, sono tenuti a partecipare alle spese per il collegamento alla rete di trasporto pubblico e per l'esercizio della relativa linea.\n2L'ammontare della tassa, che non può superare il 50 % del disavanzo d'esercizio, è fissato dal Consiglio di Stato.\n3L'importo a carico di ciascun obbligato è definito in funzione del volume di traffico generato e dei vantaggi particolari ottenuti.\n4Il Regolamento stabilisce le ulteriori condizioni.\n5I privati interessati possono ricorrere contro il suo ammontare al Tribunale della pianificazione del territorio, nel termine di 30 giorni dall'approvazione dell'offerta da parte del Gran Consiglio.\"\nIl relativo regolamento di applicazione per potere procedere al prelievo della tassa prevista nel sopramenzionato disposto non è mai stato adottato.\nB.\nIl 1° gennaio 2015, successivamente alla modifica adottata il 17 dicembre 2014 dal Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino (BU 2015, 34) e dopo un iter parlamentare che non occorre qui rievocare, è entrato in vigore il nuovo art. 35 LTPub, del seguente contenuto:\n\"Art. 35\nChi genera importanti correnti di traffico è tenuto a contribuire al finanziamento dell'offerta di trasporto pubblico tramite il versamento di una tassa di collegamento.\"\nC.\nIl 14 dicembre 2015 il Gran Consiglio ticinese ha adottato (richiamandosi tra l'altro al Messaggio del Consiglio di Stato del 4 novembre 2015 concernente la modifica della legge sui trasporti pubblici del 6 dicembre 1994 - Tassa di collegamento a carico dei generatori di importanti correnti di traffico a parziale copertura dei costi del trasporto pubblico [di seguito: Messaggio del 4 novembre 2015]; vedasi anche il mandato a quest'ultima autorità contenuto nella norma transitoria figurante nella modifica del 17 dicembre 2014 in BU 2015, 34) una modifica della legge sui trasporti pubblici concernente le seguenti disposizioni (vedasi BU 2016, 322) :\n\"Art. 11 cpv. 1\n1L'offerta di trasporto è poi adottata dal Consiglio di Stato e intimata ai Comuni interessati.\nArt. 30 cpv. 3 e 4 (nuovo)\n3 Il contributo dei Comuni per gli investimenti è stabilito dal Consiglio di Stato in funzione dei vantaggi loro derivanti, come, ad esempio, il miglioramento dell'accessibilità e della sicurezza locali, la riduzione delle immissioni, la migliore sistemazione urbanistica. Nello stabilire il contributo si tiene pure conto della capacità economica dei Comuni stessi.\n4 Contro la decisione del Consiglio di Stato, i Comuni hanno la facoltà di ricorso al Gran Consiglio; è applicabile la legge sulla procedura amministrativa (LPAmm) del 24 settembre 2013.\nCapitolo IV\nTassa di collegamento\nCapitolo V\nTraffico regionale\nAbrogato\nArt. 35a Destinazione della tassa\nIl provento della tassa di collegamento è vincolato al finanziamento delle spese di gestione dell'offerta di trasporto pubblico ai sensi dell'art. 23 cpv. 2 e concorre a coprire l'onere a carico del Cantone, dedotti i contributi della Confederazione, dei Comuni e di terzi.\nArt. 35b (nuovo) Assoggettamento\n1La tassa di collegamento è prelevata nei Comuni in cui si applica il regolamento cantonale posteggi privati, giusta gli art. 42 segg. legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (Lst. [sic!]).\n2Sono assoggettati alla tassa i proprietari di fondi o di un insieme di fondi in connessione spaziale o funzionale, sui quali vi sono posteggi per almeno 50 autoveicoli; non si computano i posti auto destinati al servizio di abitazioni.\n3La Confederazione, il Cantone e i Comuni, come pure gli altri enti di diritto pubblico, sono assoggettati alla tassa analogamente ai privati, ma limitatamente ai posteggi per il personale e per altri utenti che si spostano in modo sistematico (art. 35e cpv. 1 lett. a).\nArt. 35c (nuovo) Debitore della tassa\nDebitore della tassa di collegamento è il singolo proprietario fondiario, limitatamente ai posti auto presenti sul suo fondo o sui suoi fondi, anche quando l'assoggettamento alla tassa è determinato dalla connessione spaziale o funzionale di un insieme di fondi appartenente a proprietari diversi.\nArt. 35d (nuovo) Esenzioni\nSono esentati dalla tassa i posteggi precisati dal Consiglio di Stato per attività turistiche, di svago e culturali, nonché per luoghi di culto. Sono inoltre esentati dalla tassa i posteggi pubblici definiti dal Consiglio di Stato.\nArt. 35e (nuovo) Ammontare della Tassa\n1La tassa è stabilita dal Consiglio di Stato in funzione del numero di posti auto, distinguendo tra la categoria di posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico, e la categoria di posteggi destinati a clienti e visitatori, in modo da coprire di principio un terzo delle spese di gestione (art. 23 cpv. 2), ritenuti in ogni caso i seguenti importi minimi e massimi:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico importo minimo fr. 1.--, massimo fr. 3.50 al giorno per singolo posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori importo minimo fr. 1.--, al massimo fr. 3.-- al giorno per singolo posto auto.\n2Gli importi minimi e massimi sono indicizzati all'evoluzione dei prezzi (riferimento: gennaio 2016).\n3Ai posteggi con meno di 100 posti auto si applica una riduzione progressiva della tassa, laddove la riduzione massima ammonta al 15 % ed è conseguita in presenza di 50 posti auto.\n4Per i posteggi ad uso misto si procede ad una valutazione approssimativa delle destinazioni e si applica proporzionalmente la relativa tassa.\n5La tassa è dovuta per i giorni di effettivo esercizio dei posteggi, ritenuti di regola 360 giorni all'anno per quelli connessi ad attività in esercizio ogni giorno, 300 giorni per quelle in esercizio sei giorni alla settimana e 250 giorni per quelle in esercizio fino a cinque giorni alla settimana.\n6Nel caso in cui il numero o la destinazione dei posteggi differisse da quella autorizzata, si applica l'art. 35g.\nArt. 35f (nuovo) Riduzione della tassa\n1Gli assoggettati che riducono volontariamente il numero dei posti auto in esercizio beneficiano di una riduzione della tassa.\n2Un posto auto si considera dismesso quando è reso durevolmente inaccessibile agli autoveicoli e la dismissione è notificata al Municipio giusta l'art. 11 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991.\n3La riduzione è concessa una tantumed ammonta all'importo della tassa teoricamente dovuta durante un intero anno per i posti auto dismessi.\n4La riduzione di posteggi in applicazione dell'art. 60 cpv. 4 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011 permette di ottenere una riduzione ulteriore della tassa, equivalente al 25 % dell'importo della tassa teoricamente dovuta durante un anno intero per i posti auto così dismessi.\n5La riduzione di cui al cpv. 4 è accordata per analogia anche in caso di formazione di nuovi posteggi in misura inferiore al numero dei posteggi necessari giusta l'art. 60 cpv. 1, 2 e 3 RLst.\nArt. 35g (nuovo) Posteggi abusivi\n1In base alla situazione di fatto e sino alla cessazione dell'uso indebito o al conseguimento di un'autorizzazione a posteriori, i proprietari dei fondi interamente o parzialmente adibiti a posteggio in assenza di valida autorizzazione edilizia sono soggetti al pagamento di un importo sostitutivo della tassa di collegamento.\n2L'importo sostitutivo della tassa di collegamento corrisponde all'ammontare della medesima, ritenuto l'ammontare in vigore più elevato tra quelli di cui all'art. 35e cpv. 1, computato per 360 giorni.\n3L'importo sostitutivo è prelevato dall'autorità competente. Fanno stato gli art. 35h-35n.\nArt. 35h (nuovo) Procedura a) obbligo di dichiarazione e collaborazione\n1I proprietari assoggettati alla tassa sono tenuti a dichiarare all'autorità competente i dati necessari per il calcolo della tassa e a notificare i relativi cambiamenti.\n2I proprietari assoggettati sono tenuti a fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta.\nArt. 35i (nuovo) b) accertamento\nL'autorità competente ha la facoltà di compiere tutti gli atti necessari all'imposizione della tassa, segnatamente di eseguire o far eseguire il conteggio dei posteggi potenzialmente oggetto della tassa, se necessario anche senza preavviso e accedendo alla proprietà privata.\nArt. 35l (nuovo) c) decisione\n1L'autorità competente determina annualmente l'ammontare della tassa mediante decisione di tassazione.\n2Se i proprietari assoggettati, nonostante diffida, non soddisfano i loro obblighi procedurali oppure se la tassa non può essere accertata esattamente per mancanza di dati, l'autorità competente esegue la tassazione d'ufficio in base a una valutazione ponderata.\nArt. 35m (nuovo) d) reclamo\n1Contro la decisione di tassazione è data facoltà di reclamo all'autorità competente, entro il termine di 30 giorni dalla notificazione.\n2L'autorità competente prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell'istruttoria, con le medesime facoltà che le spettano in sede di tassazione, sentiti gli assoggettati, può modificare la tassazione anche a loro svantaggio.\n3Non è permesso ritirare il reclamo quando emerge dalle circostanze che la decisione di tassazione era insufficiente.\nArt. 35n (nuovo) e) ricorso\n1I proprietari assoggettati possono impugnare con ricorso scritto la decisione su reclamo dell'autorità competente, entro 30 giorni dalla notifica, davanti alla Camera di diritto tributario.\n2Nell'esame del ricorso, la Camera di diritto tributario ha le medesime attribuzioni dell'autorità competente nella procedura di accertamento.\n3Si applicano per il resto gli art. da 227 a 231 della legge tributaria del 21 giugno 1994.\nArt. 35o (nuovo) f) modifica della decisione di tassazione\n1In caso di modifica di circostanze rilevanti è data in ogni tempo la facoltà di chiedere all'autorità competente la modifica della decisione di assoggettamento.\n2La modifica ha effetto solo a far tempo dalla data della richiesta.\nArt. 35p (nuovo) Esigibilità\nLa tassa di collegamento è dovuta dal momento in cui sono date le condizioni di assoggettamento.\nArt. 35q (nuovo) Prescrizione\n1Il diritto di tassare si prescrive in cinque anni da quando sono date le condizioni di assoggettamento.\n2La prescrizione non inizia a decorrere, o è sospesa, durante la procedura di reclamo e di ricorso.\nArt. 35r (nuovo) Disposizioni penali\n1Chiunque viola intenzionalmente o per negligenza un obbligo che gli incombe giusta la presente legge oppure una disposizione presa in applicazione di quest'ultima, in particolare non adempie gli obblighi di dichiarazione e collaborazione, oppure ostacola l'accertamento dei dati necessari all'imposizione della tassa, è punito con la multa fino a fr. 10'000.--.\n2Le multe sono pronunciate dall'autorità competente per la decisione di tassazione.\n3Alla procedura si applica la legge di procedura per le contravvenzioni.\nArt. 35s (nuovo) Disposizioni esecutive\nIl Consiglio di Stato emana il regolamento di applicazione in cui definisce l'autorità competente e stabilisce le prescrizioni di dettaglio.\nArt. 35t (nuovo) Norma transitoria\n1La tassa di collegamento è soggetta a un periodo di prova della durata di 3 anni dalla sua entrata in vigore. Entro questo termine il Consiglio di Stato allestisce all'attenzione del Gran Consiglio un rapporto riguardo gli effetti della stessa, sia dal profilo finanziario, sia dal profilo della mobilità e dell'evoluzione del numero e della collocazione dei posteggi assoggettati alla tassa.\n2Il Gran Consiglio si pronuncia in merito al suo mantenimento.\"\nLa modifica legislativa è stata pubblicata sul Foglio ufficiale ticinese del 18 dicembre 2015 (FU) n. 100\/2015 pag. 10517 con l'indicazione del termine di referendum. Essa è stata accolta in votazione popolare il 5 giugno 2016. Contestualmente all'adozione di queste nuove norme, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha, a sua volta, adottato il regolamento sulla tassa di collegamento (RTColl) del 28 giugno 2016 del seguente tenore:\n\"Art. 1 Scopo\nIl presente regolamento disciplina la tassa di collegamento di cui agli art. 35 e segg. della legge sui trasporti pubblici (LTPub) del 6 dicembre 1994.\nArt. 2 Autorità competente (art. 35h-35o, 35r LTPub)\n1La Sezione della mobilità del Dipartimento del territorio è l'autorità competente a prelevare la tassa di collegamento.\n2Essa esercita tutte le funzioni conferite dalla LTPub all'autorità competente, con facoltà di delegare a terzi il conteggio e i controlli dei posteggi assoggettati o potenzialmente assoggettati alla tassa.\nArt. 3 Comuni in cui si preleva la tassa (art. 35b cpv. 1 LTPub)\nLa tassa di collegamento è prelevata nei Comuni elencati nell'allegato 1 al regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\nArt. 4 Posteggi non soggetti alla tassa (art. 35 e 35b cpv. 2 LTPub)\nNon sono soggetti alla tassa i posti auto e gli spazi destinati esclusivamente:\na) al servizio di abitazioni;\nb) a veicoli di servizio, fornitori, carico e scarico, esposizione e deposito.\nArt. 5 Connessione spaziale e funzionale (art. 35b cpv. 2 LTPub)\n1Sono in connessione spaziale i posteggi autorizzati come impianto unitario.\n2Sono in connessione funzionale i posteggi al servizio della medesima costruzione o complesso di costruzioni, come pure quelli che possono essere utilizzati indifferentemente dalla medesima utenza.\nArt. 6 Esenzioni ( [sic!])\n1Sono esentati dalla tassa i posti auto destinati esclusivamente per:\na) attività alberghiere e di ristorazione;\nb) attività di svago e culturali (strutture sportive ed espositive, cinematografi, teatri, ecc.);\nc) luoghi di culto;\nd) i visitatori di strutture sociosanitarie.\n2Sono inoltre esentati:\na) i posteggi pubblici definiti come tali dai piani regolatori ai sensi della legge sullo sviluppo territoriale (LST) del 21 giugno 2011, limitatamente ai posti auto non riservati o concessi in abbonamento a utenti che si spostano sistematicamente (pendolari);\nb) i posteggi di interscambio (Park and Ride);\nc) i posteggi di attestamento definiti dal piano direttore (art. 8 segg. LST).\nArt. 7 Ammontare della tassa ( [sic!])\nLa tassa di collegamento è stabilita:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico in fr. 3.50 al giorno per posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori in fr. 1.50 al giorno per posto auto.\nArt. 8 Riduzione della tassa (art. 35f LTPub)\n1La riduzione della tassa è stabilita di regola con la decisione di tassazione (art. 11).\n2La riduzione della tassa di cui al cpv. 3 dell'art. 35f LTPub decade, se entro il termine di 10 anni i posti auto dismessi sono ripristinati. La Sezione della mobilità stabilisce l'importo da restituire in base ai posti auto ripristinati, diminuendo la pretesa proporzionalmente al periodo di effettiva dismissione.\n3La riduzione della tassa di cui al cpv. 4 dell'art. 35f LTPub è riconosciuta annualmente, nella misura in cui viene mantenuta la relativa riduzione di posteggi.\n4Quanto stabilito al cpv. 3 vale anche nel caso di riduzione di posteggi avvenuta prima dell'entrata in vigore della tassa di collegamento.\n5Se le condizioni per il conferimento della riduzione sono realizzate unicamente per una parte del periodo di tassazione (art. 11 cpv. 1), la riduzione è riconosciuta pro rata temporis.\nArt. 9 Procedura a) dichiarazione (art. 35h LTPub)\n1La dichiarazione dei proprietari deve indicare i fondi su cui sono ubicati i posteggi, la loro destinazione e il numero dei posti auto.\n2Alla prima dichiarazione, e successivamente in caso di modifica, va allegata la licenza edilizia con il piano di progetto approvato relativo ai posteggi.\nArt. 10 b) accertamento (art. 35i LTPub)\n1La Sezione della mobilità può richiedere o richiamare la documentazione attestante le circostanze rilevanti ai fini dell'assoggettamento, in particolare la licenza edilizia e il computo dei posteggi autorizzati secondo gli art. 51 - 62 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\n2In caso di conteggio in loco dei posteggi viene data al proprietario facoltà di partecipare; è tuttavia riservata la possibilità di effettuare conteggi senza preavviso.\nArt. 11 c) determinazione della tassa (art. 35e cpv. 5, 35l cpv. 1 LTPub)\n1La tassa è fissata e riscossa ogni anno per il periodo corrispondente all'anno civile.\n2Se le condizioni d'assoggettamento sono realizzate unicamente per una parte di tale periodo, la tassa è riscossa pro rata temporis.\nArt. 12 d) pagamento della tassa\n1La tassa deve essere pagata nei trenta giorni successivi alla sua scadenza.\n2Il debitore della tassa paga, per gli importi che non ha versato entro il termine stabilito, l'interesse di ritardo di cui all'art. 243 cpv. 1 della legge tributaria del 21 giugno 1994. L'interesse è dovuto anche in caso di reclamo o di ricorso.\n3Su richiesta del contribuente, la Sezione della mobilità può suddividere il pagamento della tassa fino a tre rate. È in ogni caso applicabile l'interesse di ritardo.\nArt. 13 Entrata in vigore\n(...) \"\nLe modifiche legislative e il nuovo regolamento sono stati pubblicati sul Bollettino ufficiale del 1° luglio 2016 (BU 2016, 322) e la loro entrata in vigore è stata fissata al 1° agosto 2016.\nD.\nIl 1° settembre 2016 la CC._ SA ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che siano annullate le modifiche del 14 dicembre 2015 della LTPub, ossia l'art. 11 cpv. 1, l'art. 30 cpv. 3 e 4, gli art. 35a a 35t LTPub nonché il regolamento del 28 giugno 2016 sulla tassa di collegamento, cioè gli art. 1 a 13 RTColl, poiché considerati lesivi del diritto federale, segnatamente degli (imposizione fiscale), 8 e 9 Cost. (principio dell'uguaglianza giuridica e divieto dell'arbitrio), 26 Cost. (garanzia della proprietà privata) nonché 27 e 94 Cost. (principio della libertà economica).\nChiamato ad esprimersi il Consiglio di Stato, agendo per sé ed in rappresentanza del Gran Consiglio, ha domandato che, per quanto ammissibile, l'impugnativa sia respinta. Le parti sono in seguito state invitate a depositare una replica e una duplica. La ricorrente ha presentato ulteriori osservazioni.\nE.\nCon decreto presidenziale del 7 settembre 2016 l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo e di altre misure cautelari contenuta nel gravame è stata dichiarata priva d'oggetto nel senso dei considerandi. In effetti, con decreto presidenziale del 2 settembre 2016 emanato in una parallela vertenza concernente la medesima fattispecie (causa 2C_664\/2016) il provvedimento richiesto era già stato accordato, nel senso che l'art. 11 cpv. 1, l'art. 30 cpv. 3 e 4 nonché gli art. 35a a 35t LTPub e gli art. 1 a 13 RTColl non potevano essere applicati fino al giudizio di merito del Tribunale federale e che nell'intervallo vigeva tuttora la situazione giuridica previgente."} -{"id":"1ce14fd9-ae7a-482b-b288-bb730ccbf004","text":"Fatti:\nA.\nA._ è entrato alle dipendenze delle Ferrovie Federali Svizzere FFS (di seguito FFS) dal 1° settembre 1989. Il 17 settembre 2014 le FFS hanno pronunciato lo scioglimento del contratto di lavoro con effetto immediato dal 18 settembre 2014 in seguito a molteplici accessi di breve durata a siti con contenuto pornografico e sessista dalla propria postazione di lavoro.\nB.\nB.a. A._ ha impugnato la decisione delle FFS dinanzi al Tribunale amministrativo federale, chiedendone l'annullamento.\nB.b. Con decisione incidentale del 27 ottobre 2014 il giudice dell'istruzione del Tribunale amministrativo federale ha respinto la domanda di effetto sospensivo presentata da A._, ordinando tuttavia alle Ferrovie Federali Svizzere FFS di continuare a versargli il salario durante la procedura dinanzi alla Corte federale di primo grado. Un ricorso in materia di diritto pubblico inoltrato dalle FFS contro la decisione incidentale è stato dichiarato inammissibile con sentenza 8C_868\/2014 del 17 dicembre 2014.\nB.c. L'8 dicembre 2015 il Tribunale amministrativo federale, Corte I, ha respinto il ricorso presentato da A._ contro la decisione di scioglimento del contratto di lavoro.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede in via principale l'annullamento del giudizio e della decisione amministrativa impugnati e la reintegrazione nella propria funzione. In via subordinata chiede l'accertamento dell'assenza di motivi per lo scioglimento immediato e la concessione di un'indennità di 12 mesi.\nLe FFS postulano la reiezione del ricorso. Il Tribunale amministrativo federale ha comunicato di non avere osservazioni e di riconfermarsi nel proprio giudizio.\nIl Tribunale federale con decreto del 18 maggio 2016 ha rifiutato la concessione dell'effetto sospensivo."} -{"id":"67277d6a-4b87-4a95-9303-be53037ca0c3","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ è affiliata dal 1° gennaio 2016 presso Intras Assicurazione malattie SA (di seguito Intras) per l'assicurazione delle cure medico-sanitarie. L'assicurata è affetta da una malattia rara, la protoporfiria eritropoietica (EPP), la cui sintomatologia è caratterizzata da bruciore, eritema ed edema delle zone esposte al sole. Dal 2008 A._ è stata curata con il medicamento SCENESSE®, i cui costi sono stati presi a carico nell'ambito di un \"compassionate use programm\". Questo medicamento non figura nell'elenco delle specialità che definisce i medicamenti a carico dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie e neppure è stato omologato dall'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici (di seguito Swissmedic o Istituto). A partire dal mese di maggio 2012, con il termine del programma, la CSS Assicurazione malattie SA (di seguito CSS; precedente assicuratore dell'interessata) ha rimborsato il costo del medicamento per un importo di fr. 6'560.- a dose per 4, rispettivamente 5 volte all'anno fino al novembre 2015. La ditta produttrice del medicamento, Clinuvel Pharmaceuticals Ltd, ha quindi aumentato il suo prezzo che per il periodo 2016-2018 è stato fissato a fr. 18'989.- e a partire dal 2019 a fr. 24'772.- per ogni somministrazione. Con scritto del 1° dicembre 2015, la CSS ha informato l'assicurata che avrebbe tuttavia continuato a rimborsare il costo del medicamento solo fino a fr. 6'560.- per 4 volte all'anno e a partire dal novembre 2016 fino all'80% di questo prezzo. Il 17 marzo 2016 Intras ha quindi ripreso il contenuto di questo scritto.\nA.b. Con decisione del 27 maggio 2016, confermata su opposizione il 21 giugno seguente, Intras ha confermato di assumersi al massimo 4 somministrazioni all'anno del medicamento SCENESSE® per un importo di fr. 6'560.- sino al 30 novembre 2016 e in seguito di fr. 5'248.- (pari all'80% dell'importo di fr. 6'560.-).\nB.\nL'8 luglio 2016 A._ si è rivolta al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino chiedendo che le venga riconosciuto il diritto a 5 impianti annui del medicamento SCENESSE® al prezzo di fr. 18'989.- l'uno.\nCon giudizio del 21 settembre 2016 la Corte cantonale ha parzialmente accolto il gravame nel senso che all'insorgente veniva riconosciuto il diritto al rimborso di 4 impianti (invece di 5) all'anno al costo di fr. 18'989.- l'uno.\nC.\nIl 24 ottobre 2016 (timbro postale) Intras presenta ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede, previo conferimento dell'effetto sospensivo, di annullare la decisione del Tribunale cantonale e di confermare la decisione su opposizione del 21 giugno 2016. In via subordinata Intras postula il rinvio della causa all'istanza precedente per nuovi accertamenti e decisione.\nCon considerazioni del 3 febbraio 2017 A._ propone di respingere il ricorso. L'Ufficio federale della sanità pubblica ha per contro rinunciato a prendere posizione.\nD.\nIl 24 ottobre 2016 (timbro postale) A._ presenta ugualmente ricorso in materia di diritto pubblico, redatto in lingua francese, al Tribunale federale cui chiede di condannare Intras a prendersi carico di 5 impianti annuali.\nIntras propone di respingere il ricorso, mentre l'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a prendere posizione."} -{"id":"48d7e725-ba2b-4c56-99b7-94a08cb2af9b","text":"Fatti:\nA.\nA._, di nazionalità croata, e B._, cittadina russa, sono i genitori di C._, nato nel 2010 in California. Essi non si sono uniti in matrimonio, ma A._ ha riconosciuto la paternità del figlio.\nB.\nL'8 maggio 2012 B._ e A._ hanno sottoscritto un accordo secondo cui il figlio sarebbe vissuto con il padre, al quale sarebbero spettate le decisioni importanti, mentre la madre avrebbe potuto partecipare all'educazione nella misura delle sue possibilità. Tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014 A._ si è trasferito con il figlio dalla Croazia a X._. Il 1° settembre 2014 i genitori hanno concluso un ulteriore accordo, autenticato da un notaio di X._, nel quale hanno in particolare stabilito irrevocabilmente che il figlio sarebbe vissuto con il padre e che la madre avrebbe potuto partecipare alla sua educazione ed avrebbe avuto diritti e obblighi di visita. Il 2 dicembre 2014 l'Autorità cantonale ha rilasciato ad A._ un permesso di soggiorno di tipo L, mentre a favore del figlio ha accordato il 20 marzo 2015 unicamente una dichiarazione di legittimazione alla residenza valida per 90 giorni, precisando che la procedura per l'eventuale rilascio del permesso era ancora pendente.\nC.\nA fine aprile 2015 A._ si è assentato all'estero per lavoro, lasciando il figlio in custodia alla madre, che si trovava in Ticino per l'esercizio del suo diritto di visita. Al rientro egli ha appreso telefonicamente che lei, senza il suo consenso, aveva deciso di portare il figlio in Russia. Successivamente la madre ha riconosciuto di averlo condotto definitivamente con sé in Belgio, dove ella risiede.\nD.\nIl 27 maggio 2015 A._ ha sporto una querela penale nei confronti di B._ per il titolo di sottrazione di minorenne () e per ogni altro reato ipotizzabile. Con decisione del 25 luglio 2016 il Procuratore pubblico (PP) ha decretato il non luogo a procedere, richiamando una sentenza del 1° marzo 2016 emanata dal Tribunale di prima istanza di Bruxelles, che accerta come il minorenne non aveva una dimora abituale in Svizzera e dichiara pertanto irricevibile una domanda di ritorno del figlio presentata dal padre nei confronti della madre.\nE.\nContro il decreto di non luogo a procedere, A._ ha presentato un reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), che lo ha respinto con sentenza del 10 marzo 2017. La Corte cantonale ha negato l'esistenza di un presupposto oggettivo del reato di sottrazione di minorenne, confermando che il figlio del reclamante non aveva una residenza abituale in Svizzera e non era perciò stato trasferito illecitamente dalla madre.\nF.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 2 maggio 2017 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di riformarla nel senso di accogliere il reclamo, di annullare il decreto di non luogo a procedere e di rinviare gli atti al PP per eseguire l'istruzione penale. In via subordinata, postula l'annullamento del giudizio della CRP e il rinvio degli atti al PP per istruire la causa. Il ricorrente fa valere la violazione degli art. 6 e 310 CPP e del diritto di essere sentito.\nG.\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il Ministero pubblico e l'opponente chiedono di respingere il ricorso."} -{"id":"4aab95a4-b504-46df-988b-1223e0225fd0","text":""} -{"id":"1293cc4a-d2a1-4d26-85ce-8a4ce2ca399b","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 maggio 2010 A._ SA ha presentato al Municipio di Locarno una domanda di costruzione per edificare uno stabile multifunzionale, dotato di area spa, wellness, fitness, bar, discoteca, sauna club e casa d'appuntamenti, sui fondi part. n. xxx e yyy di Locarno, situati a Riazzino, nella zona industriale (I) del piano regolatore comunale.\nB.\nAlla domanda di costruzione si sono opposti alcuni confinanti e vicini. Una variante trattata come notifica, presentata dall'istante il 25 febbraio 2011, che prevedeva la modifica del piano dei posteggi e la formazione di una parete fonoassorbente, ha nuovamente suscitato l'opposizione di due opponenti. Preso atto del preavviso favorevole dell'autorità cantonale, il 7 luglio 2011 il Municipio ha negato il rilascio della licenza edilizia, accogliendo le opposizioni ai sensi dei considerandi. Ha essenzialmente ritenuto la progettata costruzione non conforme alla destinazione della zona industriale. La risoluzione municipale è stata confermata il 15 maggio 2012 dal Consiglio di Stato, adito dall'istante con ricorso del 16 agosto 2011.\nC.\nCon sentenza del 9 dicembre 2013, il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso presentato il 4 giugno 2012 da A._ SA contro la decisione governativa. Ha inoltre respinto la domanda della ricorrente di accertare una violazione dell'art. 53 della legge cantonale di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966 (LPamm). La Corte cantonale ha in particolare negato la conformità del progetto alla zona industriale ed ha disatteso le censure di violazione della libertà economica e del principio della parità di trattamento nell'illegalità.\nD.\nA._ SA impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullare le decisioni delle precedenti istanze e di rilasciarle la licenza edilizia richiesta. Postula inoltre l'accertamento della violazione degli art. 11 e 53 LPamm da parte del Consiglio di Stato e il rinvio degli atti alla Corte cantonale per un nuovo giudizio sulle spese e le ripetibili della procedura cantonale. In via subordinata, chiede l'annullamento della decisione impugnata e di quelle inferiori, l'accertamento della violazione degli art. 11 e 53 LPamm con contestuale rinvio degli atti alla Corte cantonale, affinché si ripronunci sulle spese e le ripetibili.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"9f354b33-75f3-4d4e-bc37-593e14e333d3","text":"Fatti:\nA.\nI fondi n. 87 e 937 RFD di X._, appartenenti a C._, beneficiano di un diritto di passo veicolare sull'attigua particella n. 614, di proprietà di A._. Tale servitù permette di collegare i due fondi dominanti con la strada pubblica. A favore di B._, proprietario della particella n. 785 (adiacente alla particella n. 614), in data 12 dicembre 2012 è stata rilasciata una licenza edilizia per la costruzione di due autorimesse e la posa di una recinzione. In vista di riunire i loro due fondi, A._ e B._ hanno chiesto a C._ di rinunciare al diritto di passo veicolare, secondo loro ormai privo di interesse; C._ ha rifiutato.\nA._ e B._ hanno in seguito impedito l'esercizio del diritto di passo veicolare posando sulla particella n. 614 due blocchi di cemento armato e due barriere da cantiere.\nC._ ha chiesto al Comune di X._ l'immediata cessazione della turbativa ed il ripristino della situazione originaria. Il 15 gennaio 2014 il Comune ha ordinato a A._ l'immediata sospensione dei lavori sulla particella n. 614, assegnandogli un termine di 30 giorni per presentare una domanda di costruzione a posteriori. Il 20 agosto 2014 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha però annullato tale decisione municipale, rilevando che una domanda di costruzione non era necessaria dato che le opere in questione erano di natura provvisoria, destinate unicamente a garantire l'accesso al cantiere con veicoli pesanti. Un ricorso presentato dal Comune di X._ contro tale risoluzione è stato respinto il 24 febbraio 2015 dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino.\nCon decisione 21 novembre 2016 il Pretore aggiunto del Distretto di Lugano ha parzialmente accolto un'azione di manutenzione nel frattempo introdotta da C._ con la procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti, ordinando a A._ e B._ di rimuovere dalla superficie gravata del diritto di passo veicolare sulla particella n. 614 i massi e il materiale ivi depositati e di ripristinare la possibilità di transito veicolare entro 10 giorni dal passaggio in giudicato della decisione (sotto comminatoria dell' e di una multa disciplinare di fr. 200.-- per ogni giorno di inadempimento).\nB.\nCon sentenza 19 aprile 2017 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura della sua ammissibilità, l'appello presentato da A._ e B._ contro tale decisione pretorile.\nC.\nCon ricorso sussidiario in materia costituzionale 24 maggio 2017 A._ e B._ hanno impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo di dichiarare inammissibile l'azione di manutenzione.\nCon decreto 14 giugno 2017 al ricorso è stato concesso il postulato effetto sospensivo. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"17e517e3-39f9-4950-9425-ca72f6c228a4","text":"Fatti:\nA. Sia il Comune di Valcolla sia C.A._, B.A._ ed A.A._ inoltrarono un reclamo contro la misurazione catastale effettuata in tale Comune. Fallito l'esperimento di conciliazione entrambi i reclami vennero demandati ad un perito unico, che li respinse con decisione 30 ottobre 2006.\nB. Con 2 \"ricorsi\" 23 novembre 2006 - allestiti senza l'ausilio di un difensore professionista - C.A._, B.A._ ed A.A._ hanno convenuto in giudizio innanzi al Pretore di Lugano, sezione 2, il Comune di Valcolla, postulando fra l'altro \"un congruo risarcimento per il tempo fatto perdere, le spese notarili che fino ad oggi ammontano già a fr. 60'000.--\".\nIl 14 marzo 2007 il Pretore ha citato le parti all'udienza preliminare prevista il 23 aprile seguente. Il 18 aprile 2007 ha accolto la richiesta di sospendere le cause formulata 4 giorni prima dagli attori e motivata con la malattia di uno di loro. Il 21 settembre 2007 gli attori hanno chiesto al Pretore di presentare le sue scuse per non averli avvisati della predetta decisione di sospensione, \"obbligando così tre persone (anziane) a presenziare inutilmente presso i suoi uffici\" e di versare loro un risarcimento.\nLe procedure sono state riattivate il 1° luglio 2008, ad istanza del patrocinatore degli attori, e nell'udienza preliminare del 21 agosto 2008 il Pretore ha disposto la congiunzione delle cause.\nC. Il 26 agosto 2008 C.A._, B.A._ ed A.A._ hanno chiesto la ricusa del Pretore, adducendo segnatamente che nell'ultima udienza menzionata questi si sarebbe rivolto ad A.A._ dicendogli: \"lei in questa causa è già soccombente\". La domanda di ricusa è stata respinta dalla II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino con decisione del 7 aprile 2009. La Corte cantonale, dopo aver ritenuto che gli istanti non avevano reso verosimile alcun elemento che giustificasse la loro richiesta, ha indicato che il Pretore ha riconosciuto di essersi espresso sulla soccombenza degli attori, limitando tuttavia la sua esternazione alla domanda risarcitoria di fr. 60'000.--, per la quale essi non avevano notificato alcuna prova per quantificare e provare l'asserito danno. I Giudici cantonali hanno ritenuto che tale affermazione era dettata da un apprezzamento sommario dell'incarto e che essa non denotava prevenzione. Del resto gli stessi istanti, nelle osservazioni presentate in occasione dell'udienza indetta nell'ambito della procedura di ricusa, avrebbero compreso la palese infondatezza della pretesa risarcitoria di fr. 60'000.--, ritenendo già evaso questo aspetto della causa.\nD. Con ricorso sussidiario in materia costituzionale del 19 maggio 2009 C.A._, B.A._ ed A.A._ postulano l'annullamento della decisione della Corte di appello e la sua riforma nel senso che sia dichiarata la ricusa del Pretore. Narrati e completati i fatti, i ricorrenti ribadiscono che l'ordinanza di sospensione sarebbe stata consegnata loro il 23 aprile 2007 brevi manu in Pretura poco prima dell'udienza annullata, in violazione delle norme del CPC ticinese concernenti la notifica. Essi affermano poi che durante l'udienza del 21 agosto 2008 il Pretore avrebbe detto ad A.A._: \"io lo so che razza persone siete! faccia ben attenzione nel continuare a presentare allegati visto che lei in questa causa è già soccombente\". I ricorrenti rimproverano pure alla Corte cantonale un accertamento arbitrario dei fatti per quanto attiene all'ammontare del risarcimento chiesto per l'inutile trasferta. Sostengono inoltre che la domanda di risarcimento di fr. 60'000.-- non era più oggetto del contendere, atteso che il Pretore avrebbe già respinto tale richiesta, e che la Corte di appello sarebbe caduta nell'arbitrio ritenendo invece che essa sarebbe stata confermata nelle osservazioni presentate all'udienza 21 agosto 2008. Altrettanto arbitraria sarebbe poi la considerazione contenuta nel giudizio impugnato secondo cui il Pretore si sarebbe mostrato comprensivo e paziente fino all'udienza preliminare. I ricorrenti terminano il loro rimedio invocando una violazione dell' e asseverando che il Pretore dev'essere ricusato in ragione della dichiarazione sulla loro soccombenza e perché egli, contrariamente a quanto fatto con l'avvocato di controparte, non li avrebbe preliminarmente informati della sospensione della procedura.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"4a229268-ace2-4d52-852b-c1eaa8c680cc","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino italiano nato in Svizzera nel..., dispone di un permesso di domicilio dal 14 settembre 1978.\nCon sentenza del 4 luglio 2006, è stato riconosciuto colpevole di infrazione grave alle norme della circolazione (eccesso di velocità) e condannato a una multa di fr. 800.--. Indebitato, dipende dell'assistenza pubblica dal febbraio 2014.\nB.\nPreso atto del fatto che A._ aveva a carico 20 procedure esecutive (per complessivi fr. 164'241.53) e 22 attestati di carenza beni (per un totale di fr. 90'348.53), era stato condannato penalmente e aveva ottenuto delle prestazioni di aiuto sociale (per un ammontare di fr. 26'414.--), con decisione del 13 agosto 2015 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino lo ha ammonito, avvertendolo che - se la situazione debitoria si fosse aggravata o avesse violato nuovamente l'ordine pubblico - sarebbe stata presa in esame la possibilità di emettere nei suoi confronti una revoca del permesso di domicilio.\nSu ricorso, la liceità di tale provvedimento è stata confermata sia dal Consiglio di Stato (28 febbraio 2018) che dal Tribunale amministrativo ticinese (7 ottobre 2019). In particolare, nella sua pronuncia quest'ultimo ha rilevato che l'ammonimento era giustificato, siccome il ricorrente era oberato di debiti e la misura risultava proporzionata.\nC.\nL'8 novembre 2019, A._ ha impugnato il giudizio della Corte cantonale con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Con tale atto, chiede che l'ammonimento sia annullato e protesta spese e ripetibili per tutte le istanze.\nLa Corte cantonale si è riconfermata nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"8afa9591-f97b-4dbd-a8a3-333474c9824c","text":"Fatti:\nA.\nCon decreto di accusa del 10 dicembre 2015 il Procuratore pubblico (PP) ha ritenuto A._ colpevole di appropriazione indebita, proponendone la condanna alla pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere di fr. 70.--, corrispondente a fr. 2'100.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, oltre a una multa di fr. 400.--. Ha rinviato le pretese civili dell'accusatore privato al foro civile.\nB.\nContro il decreto d'accusa, l'interessata ha interposto opposizione, chiedendo nel contempo la concessione del gratuito patrocinio. Il PP ha confermato il decreto d'accusa, per cui gli atti sono stati trasmessi alla Pretura penale per procedere al dibattimento pubblico.\nC.\nCon decisione del 1° febbraio 2016 il Presidente della Pretura penale, ritenuta la presenza di un caso bagatellare e l'intenzione del PP di non presenziare al dibattimento, ha respinto l'istanza dell'interessata di nomina di un difensore d'ufficio. Adita dall'accusata, con giudizio del 24 maggio 2016 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ne ha respinto il reclamo.\nD.\nA._ impugna questa decisione con un ricorso al Tribunale federale. Non formula particolari conclusioni.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"bd07f877-4782-42a4-bc0a-bde9b5f118fc","text":"Fatti:\nA.\nCon decreto del 10 luglio 2015 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino ha abbandonato il procedimento penale avviato, tra gli altri, nei confronti di B._ per titolo di coazione sessuale, violenza carnale, sfruttamento dello stato di bisogno, coazione, lesioni semplici e minaccia. I fatti all'origine del procedimento concernono un rapporto sessuale di gruppo consumatosi il 14 settembre 2011 con il coinvolgimento di A._.\nB.\nA._ ha interposto reclamo contro il decreto di abbandono limitatamente ai reati di coazione sessuale e sfruttamento dello stato di bisogno. Con sentenza del 22 gennaio 2016, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) lo ha respinto.\nC.\nAvverso questo giudizio A._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando la riapertura del procedimento penale a carico di B._ per i reati di coazione sessuale o sfruttamento dello stato di bisogno con l'aggravante di cui all'. Chiede inoltre di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"0932c798-a482-4e80-be41-50bde120389d","text":"Fatti:\nA.\nA.a. L'11 giugno 2015 è stato annunciato all'INSAI il caso di A._, nato nel 1955, dipendente di una stazione di servizio, per perdita dell'olfatto \"dopo anni di contatto con materiale pericoloso\". L'INSAI con decisione del 16 febbraio 2017, confermata sostanzialmente su opposizione il 24 aprile 2017, ha negato l'adempimento dei presupposti per ammettere l'esistenza di una malattia professionale a norma dell'.\nA.b. Il 7 dicembre 2017 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nA.c. Con sentenza 8C_28\/2018 del 3 aprile 2018 il Tribunale federale ha accolto il ricorso di A._, annullato il giudizio cantonale e rinviato la causa al Tribunale cantonale delle assicurazioni per nuova decisione.\nB.\nIl 27 gennaio 2020 il Tribunale cantonale delle assicurazioni, dopo aver ripreso l'istruzione e raccolto una perizia giudiziaria, ha respinto nuovamente il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede il riconoscimento di una rendita di invalidità.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"172a177b-7362-4490-ad03-3fcad25a8447","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Il 22 aprile 1994 la Morenal S.A., unitamente a Edi e Umberto Guidotti nonché Germano Martini, si è impegnata a deliberare ad Alfredo Riva le opere da metalcostruttore per un cantiere di Monte Carasso. Oltre all'indicazione, approssimativa, della mercede e delle scadenze d' esecuzione, la convenzione conteneva le due seguenti clausole:\n\"3.La Morenal SA, rispettivamente i signori Edi\nGuidotti, Umberto Guidotti e Germano Martini,\nprovvederanno al pagamento regolare dei\nlavori affidati alle Officine Alfredo Riva\nsecondo le seguenti modalità:\na) 1\/3 (un terzo) alla comanda dei singoli\nlotti\nb) 1\/3 (un terzo) all'inizio dei lavori di\nposa\nc) 1\/3 (un terzo) a liquidazione finale approvata.\n4. Il versamento del saldo di fr. 250'000.-- da\nparte della Rialba SA del prezzo stabilito\nnel contratto costitutivo del diritto di\ncompera sui mappali 1529, 1522 e 1609 di\nMonte Carasso del 22.04.1994, sarà effettuato\nparallelamente e contestualmente al pagamento\ndelle opere di metalcostruttore deliberate\ned eseguite quando tali opere supereranno\nl'importo di fr. 1'250'000.-- e fino\nal raggiungimento dell'importo di fr.\n1'500'000.--.\"\nB.- Affermando l'avvenuta esecuzione - a regola d'arte - delle citate opere di metalcostruzione, il 30 aprile 1998 la Banca Raiffeisen S.A., in qualità di cessionaria delle pretese di Alfredo Riva, ha chiesto la condanna della Morenal S.A. al pagamento di fr. 200'976. 85, oltre interessi, a titolo di mercede dell'appaltatore come pure l'iscrizione per tale importo di un'ipoteca legale definitiva sul fondo di Monte Carasso. Richiamandosi alla pattuizione per cui i lavori sarebbero stati pagati contestualmente al saldo di fr. 250'000.-- dovuto dalla Rialba S.A., il cui adempimento è divenuto impossibile a causa dell'insolvenza di quest'ultima società, la convenuta si è opposta alla pretesa attorea, sollevando sia un'eccezione di inadempimento ex che una di compensazione ai sensi dell'. Con sentenza del 1° dicembre 1999 il Pretore del Distretto di Bellinzona ha integralmente accolto la petizione.\nL'appello interposto dalla soccombente è stato respinto dalla II Camera civile del Tribunale d'appello il 21 febbraio 2000.\nC.- Contro questa decisione la Morenal S.A. è insorta dinanzi al Tribunale federale, il 27 marzo 2000, tanto con ricorso di diritto pubblico che con ricorso per riforma.\nPrevalendosi della violazione degli art. 82, 120 e 169 cpv. 2 CO nonché dell', con il secondo rimedio essa postula la modifica della sentenza impugnata nel senso di accogliere l'appello e, di conseguenza, respingere integralmente la petizione.\nNella risposta del 13 giugno 2000 la Banca Raiffeisen S.A. ha proposto la reiezione del gravame."} -{"id":"957d1a6f-4083-47e1-9506-723fa1dae2ca","text":"Fatti:\nA.\nCon pubblicazione sul foglio ufficiale del Canton Ticino yyy il Comune di X._ ha indetto un concorso, retto dal concordato intercantonale sugli appalti pubblici del 25 novembre 1994\/15 marzo 2001 (CIAP; RL 7.1.4.1.3) ed impostato secondo la procedura libera, concernente la realizzazione e l'installazione di tre frangiflutti occorrenti al nuovo porto comunale a Z._.\nLe disposizioni particolari del capitolato (CPN 102), parte integrante degli atti d'appalto, che non sono stati oggetto di nessuna impugnazione, elencavano i documenti che gli offerenti erano tenuti ad allegare; tra questi figurava il programma dei lavori, che doveva comprendere un diagramma della manodopera (subappaltatori compresi) e indicare le fasi di lavoro, dalle quali dovevano essere a loro volta riconoscibili il percorso critico e le eventuali riserve (posizione n. 252.130). La prescrizione in questione attirava l'attenzione sul fatto che la compilazione carente o l'allestimento incompleto di uno o più documenti richiesti sarebbero stati considerati come una mancata consegna del documento stesso, che avrebbe avuto come conseguenza l'estromissione dell'offerta dalla procedura di aggiudicazione.\nB.\nNel termine impartito, sono giunte alla committente le offerte di quattro ditte, per importi compresi tra fr.... e fr.... Fra queste, c'erano quella del consorzio A._S.p.A. - B._S.r.l., formato dalle due omonime ditte, di fr...., e quella della C._SA, di fr....\nVagliata la situazione, il 21 luglio 2016 il committente ha risolto di assegnare la commessa al consorzio A._S.p.A. - B._S.r.l., primo in graduatoria con 5.73 punti. Contro tale decisione, la C._SA, classificatasi seconda con 5 punti, è insorta davanti al Tribunale cantonale amministrativo il quale, con sentenza del 7 febbraio 2017, ha parzialmente accolto il suo ricorso. Constatato che l'offerta del consorzio aggiudicatario avrebbe dovuto essere esclusa, poiché il programma lavori da esso presentato non conteneva nessuna indicazione sul numero delle maestranze, ha infatti annullato la decisione di aggiudicazione e rinviato l'incarto al committente, affinché decidesse se attribuire la commessa alla C._SA, unica rimasta in gara. Dato che l'offerta della ricorrente superava di circa il 25 % il preventivo del committente, ha infatti considerato di non avere gli elementi necessari per deliberare direttamente le opere alla ricorrente.\nC.\nCon ricorso sussidiario in materia costituzionale del 14 marzo 2017 al Tribunale federale, la A._S.p.A. e la B._S.r.l., componenti l'omonimo consorzio, hanno impugnato quest'ultimo giudizio chiedendo che, in riforma dello stesso, la risoluzione del 21 luglio 2016 del Comune di X._ venga convalidata. Nel merito, censurano l'interpretazione data alla posizione n. 252.130 delle CPN 102, che ritengono arbitraria, e sostengono nel contempo che la Corte cantonale abbia travalicato i limiti del potere discrezionale riservatole, ledendo così anche l'art. 16 CIAP.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. L'opponente ha chiesto che il ricorso sia respinto, mentre il Comune ha ribadito la validità della propria decisione di aggiudicazione, rimettendosi al giudizio di questo Tribunale. Nell'ambito di un ulteriore scambio di scritti, le parti si sono riconfermate le proprie posizioni. In aggiunta alle critiche sollevate con il ricorso, le insorgenti hanno sostenuto che il giudizio impugnato ledesse il vieto del formalismo eccessivo."} -{"id":"e5bfb614-e7d7-4a01-8417-1a4b556af989","text":"Fatti:\nA.\nIl 5 aprile 2014, verso le ore 18.00, nel Parco Ciani di Lugano è avvenuta una colluttazione tra B._, C._ e D._, da una parte, e A._ dall'altra. Quest'ultimo stava facendo jogging con la moglie E._, quando sarebbe stato aggredito dai primi, riportando contusioni multiple degli arti, la rottura di tre denti e lo stiramento del legamento collaterale ulnare del primo dito della mano destra. A._ ha quindi sporto una querela penale nei confronti dei suoi aggressori per i reati di lesioni semplici e, in via subordinata, vie di fatto.\nB.\nChiusa l'istruzione penale, con decisione dell'11 gennaio 2016, il Procuratore pubblico (PP) ha decretato l'abbandono del procedimento penale contro B._ e C._. Lo stesso giorno ha per contro emanato un decreto d'accusa nei confronti di D._ ritenendolo colpevole di lesioni semplici.\nC.\nContro il decreto di abbandono, A._ ha presentato un reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), che lo ha respinto con sentenza del 15 giugno 2016. La Corte cantonale ha negato l'esistenza di sufficienti indizi di colpevolezza nei confronti di B._ e C._ per il titolo di lesioni semplici.\nD.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di riformarla nel senso di annullare il decreto di abbandono e di rinviare gli atti al PP per una nuova decisione. Il ricorrente fa valere la violazione del principio \"in dubio pro duriore\", l'accertamento arbitrario dei fatti e la violazione degli e 6 CEDU.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"e6fd2b0d-0b68-4d54-a73a-0946a179d3d7","text":""} -{"id":"5c39f053-c77b-46eb-975c-7bbbe6c9f7f5","text":""} -{"id":"15a4e93e-1daa-4302-a1b8-01b79e1f80fc","text":"Fatti:\nA.\nIl 7 settembre 2020 A._ e B._ hanno impugnato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TAF) uno scritto dell'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza. Con decisione incidentale del 10 settembre 2020, il TAF ha invitato i ricorrenti a versare un anticipo delle spese processuali presunte di fr. 1'000.--.\nB.\nCon sentenza 1C_581\/2020 del 21 gennaio 2021 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato da A._ e da B._ contro la decisione incidentale del TAF.\nC.\nCon istanza del 15 febbraio 2021 A._ chiede la revisione della sentenza 1C_581\/2020.\nIl curatore dell'istante, avv. Pascal Cattaneo, con scritto del 19 febbraio 2021 ha comunicato al Tribunale federale di non ratificare l'istanza, chiedendo di stralciare la causa dai ruoli e di prescindere dal prelievo di spese giudiziarie."} -{"id":"c989279c-12ca-4ee7-978d-5e8d1f61b31f","text":""} -{"id":"1d6fe429-41f0-4322-a89f-973b6ab392f6","text":""} -{"id":"0f47d82a-56d0-477e-8464-8d9f400b801d","text":"Fatti:\nA.\nA._, nato nel 1963, ha conseguito la licenza di condurre nel 1981. Avvocato di professione, è stato oggetto dei seguenti provvedimenti iscritti nel registro automatizzato delle misure amministrative: il 9 novembre 2006 di una revoca di 3 mesi e 15 giorni a seguito di un'infrazione grave (circolazione in stato di ebrietà qualificata), il 6 maggio 2010 di una revoca di 1 mese a seguito di un eccesso di velocità medio-grave e, infine, il 3 dicembre 2010 di un ammonimento in seguito a un'infrazione lieve.\nB.\nIl 25 agosto 2011 alle ore 11.26, egli ha circolato in territorio di Berna sull'autostrada A1 a una velocità punibile di 96 km\/h, laddove vigeva un limite di 60 km\/h. Venutane a conoscenza, la Sezione della circolazione del Cantone Ticino gli ha notificato l'apertura di un procedimento amministrativo, invitandolo a determinarsi su una probabile revoca della licenza di condurre. Raccolte le sue osservazioni, gli ha comunicato che il caso sarebbe stato esaminato al termine dell'inchiesta penale.\nC.\nCon decreto d'accusa del 12 novembre 2012, il Procuratore pubblico del Canton Berna lo ha ritenuto colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione stradale, proponendone la condanna alla pena pecuniaria di fr. 2'400.--, non sospesa condizionalmente (12 aliquote giornaliere di fr. 200.-- cadauna). In seguito all'opposizione formulata dall'interessato, il 19 luglio 2013 il Presidente del \"Regionalgericht Bern-Mittelland\" ha confermato il capo d'imputazione, riducendola tuttavia, sospendendola per un periodo di prova di tre anni, la pena pecuniaria a fr. 2'000.--. La sentenza, priva di motivazione, non è stata impugnata ed è cresciuta in giudicato.\nD.\nPreso atto delle conclusioni penali, la Sezione della circolazione ha riattivato il procedimento, revocando all'interessato, con decisione del 23 ottobre 2014, la licenza di condurre per la durata di 15 mesi, provvedimento confermato il 17 dicembre 2014 dal Consiglio di Stato. Adito dall'interessato, con giudizio del 27 maggio 2015 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso.\nE.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullare la decisione impugnata e di considerare l'infrazione litigiosa come di lieve entità, pronunciando una revoca della licenza di condurre di 3 mesi al massimo.\nLa Sezione della circolazione propone di respingere il gravame, il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre la Corte cantonale si riconferma nell'impugnato giudizio: queste osservazioni sono state trasmesse al ricorrente.\nCon decreto presidenziale del 26 agosto 2015 al ricorso è stato conferito l'effetto sospensivo."} -{"id":"22058142-a214-4a5d-9d6e-7afe49114603","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Augusto Ziviello, autista presso la ditta Süd-Trans S.A. di Bedano, e la moglie Rosa hanno concluso in data 26 ottobre 1996 un contratto di compravendita con Antonio di Nardo avente per oggetto un camion marca \"Scania\".\nLe modalità di pagamento del prezzo complessivo di fr. 50'000.-- erano definite come segue: fr. 20'000.-- alla consegna dell'automezzo; fr. 15'000.-- a 3 mesi e i restanti fr. 15'000.-- in 12 rate mensili a partire dal 1 gennaio 1997. All'occasione, Ziviello aveva inoltre promesso a Di Nardo - di professione autista ma a quel momento disoccupato - che si sarebbe adoperato per trovargli un occupazione quale autista \"padroncino\" (vale a dire proprietario del camion) presso la ditta Süd-Trans S.A.\nIl contratto è stato successivamente modificato il 4 gennaio 1997, posto che Di Nardo aveva provveduto a sue spese al collaudo del mezzo, anticipando fr. 10'000.--. Il prezzo di vendita del veicolo è pertanto stato ridotto a fr. 40'000.--.\nB.- Dopo il pagamento della prima rata di fr.\n20'000.--, Di Nardo non ha più versato alcun importo, e ha anzi denunciato il contratto per dolo, difetti della cosa venduta e lesione; a suo dire infatti l'automezzo non valeva assolutamente il prezzo pattuito. Di fronte al rifiuto di ulteriori pagamenti, i venditori hanno allora avviato una procedura esecutiva nei confronti dell'acquirente per un importo di fr. 14'730.-- oltre ad interessi e spese.\nLa tempestiva opposizione dell'escusso è stata respinta dal Pretore del Distretto di Locarno con sentenza 21 novembre 1997.\nC.- Il 3 dicembre 1997 Antonio di Nardo ha introdotto una petizione chiedente il disconoscimento del debito di fr. 14'730.--, l'accertamento dell'inesigibilità dell' intero credito di fr. 50'000.-- oggetto del contratto di compravendita, nonché la condanna della controparte al pagamento di fr. 19'000.--, di cui 16'000.-- per il minor valore (presunto) del veicolo e 3'000.-- per interessi sul mutuo da lui ottenuto per l'acquisto del camion. I coniugi Ziviello si sono opposti alla petizione, postulando in via riconvenzionale la condanna dell'attore al pagamento di fr.\n5'270.--, somma corrispondente alle rate scadute e non ancora pagate.\nCon decisione del 20 giugno 2000 il Pretore del distretto di Locarno-Campagna ha respinto integralmente la petizione e accolto la domanda riconvenzionale. Adita dall' attore, la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha invece riformato il giudizio pretorile, accogliendo parzialmente l'appello; i coniugi Ziviello sono stati condannati a versare a Di Nardo l'importo di fr.\n7'500.-- oltre interessi del 5% a decorrere dal 26 ottobre 1998 per il minor valore del camion, e un importo di fr.\n1'150.-- relativo agli interessi del mutuo. Di contro, la Corte cantonale ha dichiarato inesistente il credito di fr.\n14'730.-- vantato dai venditori nei confronti dell'acquirente e respinto la loro domanda riconvenzionale.\nD.- Contro tale decisione Augusto e Rosa Ziviello sono insorti, il 30 novembre 2000, dinanzi al Tribunale federale tanto con ricorso per riforma quanto con ricorso di diritto pubblico. Con quest'ultimo rimedio essi postulano l'annullamento della decisione impugnata, rimproverando ai giudici ticinesi una valutazione arbitraria delle prove e un accertamento arbitrario dei fatti in relazione all'esame dell'esistenza dell'eccezione di lesione ().\nNella sua risposta al ricorso Di Nardo postula la reiezione del gravame e la conferma della decisione impugnata.\nLa Corte cantonale, da parte sua, ha rinunciato a pronunciarsi."} -{"id":"2c5399f0-4547-4fef-b85b-c9af3c944058","text":""} -{"id":"234ee475-97cc-467a-bc08-fdba0b84dfa1","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino italiano nato nel 1975, è in Svizzera dal 1984 e da quel momento dispone di un permesso di domicilio. Egli ha problemi di tossicodipendenza da quando aveva 14\/15 anni.\nDurante il suo soggiorno nel nostro Paese, A._ è stato più volte senza fissa dimora e a carico dell'aiuto sociale (nel gennaio 2004, dal marzo 2005 all'agosto 2008, e ancora dal marzo 2011). Sul piano scolastico, ha seguito una formazione come segretario d'albergo, comprensiva di diversi stages, conclusa nel 1998. Tra il 2005 e il 2008 ha quindi frequentato la scuola alberghiera, conseguendo il relativo diploma. In precedenza (2000-2004), ha lavorato in ambito commerciale e bancario senza però mantenere i propri impieghi a causa della dipendenza da sostanze stupefacenti.\nB.\nDa quando si trova in Svizzera, A._ ha occupato le autorità amministrative e penali nei seguenti termini:\ndecreto d'accusa del 24 novembre 2004: ritenuto colpevole di infrazione e contravvenzione alla legge federale del 3 ottobre 1951 sugli stupefacenti e le sostanze psicotrope (LStup; RS 812.121) (per avere venduto, il 9-10 giugno 2003, 0.2 g di eroina e 0.6 g di cocaina e offerto, nel periodo inizio 2003-10 giugno 2003, almeno 5 g di eroina e 2 g di cocaina; per avere consumato personalmente, nel periodo tra il 1° ottobre 2002 e il 10 giugno 2003, un quantitativo imprecisato di eroina e cocaina e per essere stato in possesso, nel giugno 2003, di 3.94 g netti di eroina e di 1.12 g di cocaina destinati al consumo personale); condannato a una pena di dieci giorni di detenzione, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di due anni;\n14 dicembre 2006: revoca, a tempo indeterminato, della licenza di condurre;\ndecreto d'accusa del 13 agosto 2007: ritenuto colpevole di violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari (18-21 settembre 2006), guida in stato di inattitudine (21 settembre 2006), infrazione alle norme della circolazione (21 settembre 2006) e contravvenzione alla LStup (18-21 settembre 2006); condannato a una pena pecuniaria di 50 aliquote giornaliere da fr. 30.-- ciascuna, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di quattro anni, e a una multa di fr. 1'000.--;\ndecreto d'accusa del 24 febbraio 2014: ritenuto colpevole di guida in stato di inattitudine (esame dell'alito, 1.35 g o\/oo), elusione di provvedimenti per accertare l'inattitudine alla guida (per essersi opposto intenzionalmente all'analisi delle urine e alla prova del sangue) e guida senza autorizzazione (fatti avvenuti il 2 novembre 2013); condannato a una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da fr. 90.-- ciascuna;\n6 marzo 2015: ammonimento dipartimentale, confermato su ricorso dal Consiglio di Stato ticinese, con l'avvertenza che, in caso di ulteriore infrazione all'ordine pubblico, sarebbe stata presa in considerazione la revoca del permesso di domicilio;\nsentenza della Corte di appello e di revisione penale del 18 ottobre 2017 (su ricorso contro la sentenza del 18 ottobre 2016 della Corte delle assise criminali di Bellinzona) : ritenuto colpevole di infrazione aggravata alla LStup, contravvenzione alla LStup (per avere, tra l'8 dicembre 2010 e il 4 agosto 2014, ripetutamente acquistato, posseduto, detenuto, preparato,·alienato, rispettivamente, procurato in altro modo a terzi, un quantitativo imprecisato di eroina, valutato in almeno 919 g [infrazione aggravata]; inoltre per avere, tra il 18 ottobre 2013 e il 17 ottobre 2016, consumato 70 g di eroina e 20 g di cocaina, nonché importato in Svizzera 2 pastiglie di ecstasy e 14.77 g netti di cocaina [contravvenzione]), nonché infrazione alla legge federale del 20 giugno 1997 sulle armi (LArm; RS 514.54) (per avere, nel periodo tra il 18 ottobre 2009 e il 4 agosto 2014, a Bellinzona e in altre località, posseduto un apparecchio ad elettroshock taser); condannato a una pena detentiva di due anni e nove mesi (a valere quale pena parzialmente aggiuntiva a quella inflitta con decreto d'accusa del 24 febbraio 2014) e a una multa di fr. 300.--.\nC.\nPreso atto di quest'ultima condanna, con decisione del 6 agosto 2018 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato a A._ il permesso di domicilio di cui disponeva, intimandogli di lasciare la Svizzera al momento della scarcerazione, prevista per il 25 luglio 2020.\nLa revoca è stata in seguito tutelata sia dal Governo (19 dicembre 2018) che dal Tribunale amministrativo ticinese (2 dicembre 2020).\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 25 gennaio 2021, A._ si è quindi rivolto al Tribunale federale, chiedendo che, in riforma del giudizio impugnato, la revoca del permesso di domicilio venga annullata. Domanda inoltre la concessione dell'effetto sospensivo al gravame e l'assistenza giudiziaria.\nLa Corte ticinese si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio del Tribunale federale. Con decreto del 27 gennaio 2021 è stato conferito l'effetto sospensivo al gravame, mentre il 28 gennaio successivo, al fine di aggiornare la situazione in merito alla dipendenza dall'aiuto sociale, le autorità migratorie ticinesi hanno trasmesso al Tribunale federale della nuova documentazione."} -{"id":"150005db-8271-41d0-b0e6-36adb9423f1c","text":"Fatti:\nA. Con decreto di accusa del 29 dicembre 2010, il Procuratore pubblico ha riconosciuto A.A._ autore colpevole di conseguimento fraudolento di una falsa attestazione e di falsità in documenti, in relazione a un contratto di affitto datato 27 novembre 2002 e a un contratto di locazione datato 22 novembre 2002, proponendone la condanna alla pena pecuniaria di 75 aliquote giornaliere di fr. 220.--, per complessivi fr. 16'500.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 1'500.--.\nB. Interposta opposizione al decreto d'accusa, gli atti sono stati trasmessi alla Pretura penale per il dibattimento. Con giudizio del 1° giugno 2011, il Presidente della Pretura penale ha riconosciuto A.A._ autore colpevole di falsità in documenti, per avere, nel settembre 2010, allestito, ovvero fatto allestire, un contratto di locazione datato 22 novembre 2002 tra la ditta B._SA e C._, riportante la falsa firma di quest'ultimo, facendone altresì uso producendolo al Ministero pubblico in occasione dell'interrogatorio del 23 settembre 2010. Lo ha per contro prosciolto da tutte le altre imputazioni. A.A._ è quindi stato condannato alla pena pecuniaria di 35 aliquote giornaliere di fr. 170.--, per complessivi fr. 5'950.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, alla multa di fr. 1'000.--, nonché al pagamento di parte delle tasse e spese di giustizia.\nC. Adita con appelli del Procuratore pubblico e di A.A._, con sentenza del 30 maggio 2012 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha respinto il primo e accolto il secondo limitatamente all'estromissione dall'incarto di registrazioni clandestine. La CARP ha sostanzialmente confermato il giudizio di prima istanza: ha riconosciuto A.A._ autore colpevole di falsità in documenti \"in relazione all'allestimento del contratto di locazione datato 22 novembre 2002\" e lo ha condannato alla pena pecuniaria di 35 aliquote giornaliere di fr. 170.--, per complessivi fr. 5'950.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, nonché alla multa di fr. 1'000.--, fissando a sei giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento, ponendo a suo carico parte delle tasse e spese di giudizio.\nD. A.A._ si aggrava al Tribunale federale con ricorso in materia penale, postulando, con protesta di tasse, spese e ripetibili, principalmente il suo proscioglimento, subordinatamente l'annullamento della sentenza dell'ultima istanza cantonale, limitatamente alla sua condanna per falsità in documenti e alle pene pronunciate, nonché il rinvio della causa alla CARP per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"c5f7bb18-6e3e-43b3-933b-644298f506e5","text":"Fatti:\nA.\nIl 6 marzo 2014 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Brescia ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito del procedimento penale avviato nei confronti di B._, C.C._, D.C._, G._, E._ e altre persone, per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, evasione fiscale sistematica, associazione per delinquere di stampo mafioso e riciclaggio. L'autorità estera sospetta che D.C._ ed E._, presunti esponenti della criminalità organizzata di stampo 'ndranghetistico, avrebbero rilevato e gestito svariate società operanti nel settore edile, depredandone poi il patrimonio sociale. C.C._, moglie dell'inquisito D.C._, avvalendosi di due cittadini svizzeri, avrebbe riciclato i proventi delle citate distrazioni. Con la rogatoria, l'Italia chiede di identificare e sequestrare le relazioni bancarie riconducibili tra l'altro a G._.\nB.\nCon decisione di chiusura del 6 luglio 2015 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione all'Italia di tre classificatori contenenti documentazione relativa alla A._ AG raccolta presso F._ SA, fiduciaria nella quale G._ ricopre il ruolo di presidente e direttore. Adita da F._ SA, con decisione del 5 febbraio 2016 (n. RR.2015.222) la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione F._ SA inoltra un ricorso al Tribunale federale. Chiede di annullarla nella misura in cui conferma la decisione di chiusura del MPC.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"1856bc9f-0aa0-456c-9223-84c8dc33ad3f","text":"Fatti:\nA.\nLa Sezione del lavoro del Cantone Ticino con decisione del 22 agosto 2018, confermata con decisione su opposizione del 5 febbraio 2019, ha negato al Dr. med. A._, nato nel 1979, specialista in ortopedia, il versamento delle indennità di disoccupazione, mettendo l'accento soprattutto sul mancato adempimento della condizione dell' (essere disoccupato totalmente o parzialmente).\nB.\nIl 23 settembre 2019 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di Dr. med. A._ contro la decisione su opposizione, ritenendo comunque insoddisfatta la condizione dell'art. 8 cpv. 1 lett. f LADI (indoneità al collocamento).\nC.\nDr. med. A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di essere considerato idoneo al collocamento dal 2 luglio 2018 al 30 settembre 2018 e di rinviare la causa al Tribunale cantonale delle assicurazioni, perché provveda al calcolo del guadagno intermedio.\nChiamate a pronunciarsi, la Sezione del lavoro del Cantone Ticino propone la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"1905823a-bd59-46ce-be7b-aac332122295","text":"Fatti:\nA. A.a Con effetto dal 1° novembre 2001 l'Ufficio assicurazione invalidità del Canton Ticino (UAI) ha assegnato a H._, cittadino kosovaro, nato nel 1965, già attivo quale pizzaiolo\/aiuto cuoco e affetto segnatamente da disturbi cardiologici (cardiopatia aritmogena con lipotimia e bradicardia, status dopo posa di pacemaker bicamerale per Sick Sinus nel 1999, toracalgie) e psichici (sindrome da disadattamento reazione mista ansioso-depressiva, sindrome da attacchi di panico), un quarto di rendita di invalidità, per un tasso di incapacità al guadagno del 47 % (decisione del 13 novembre 2003).\nIn via di revisione l'amministrazione, con decisione del 25 agosto 2004 gli ha poi riconosciuto una mezza rendita con effetto dal 1° dicembre 2003 per il peggioramento dello stato di salute - dovuto tra l'altro all'insorgenza di una sindrome somatoforme indifferenziata -, stante un grado d'invalidità del 50 %. Questa valutazione è stata confermata - per l'assenza di un ulteriore peggioramento - al termine di una nuova procedura di revisione, mediante comunicazione informale del 14 settembre 2007.\nA.b In data 8 aprile 2009 H._ ha fatto valere nei confronti dell'UAI, per il tramite del dottor M._, medico generico, un nuovo peggioramento riconducibile all'insorgenza di disturbi di natura angiologica (complicazioni trombotiche della vena succlavia) e reumatologica (sindrome lombare e disturbi al braccio destro).\nEsperiti gli accertamenti medici - tra i quali segnatamente una perizia pluridisciplinare del Servizio X._ - ed economici, l'UAI, con progetto di decisione del 25 marzo 2010, confermato con provvedimento formale del 22 giugno 2010, ha soppresso - dato un grado d'incapacità al guadagno del 15 % - la mezza rendita di invalidità erogata a H._, con effetto dalla fine del mese seguente l'intimazione della decisione (1° agosto 2010).\nB. Contro il provvedimento amministrativo è insorto l'assicurato, rappresentato dall'avvocato Marco Cereghetti, con ricorso al Tribunale delle assicurazioni del Canton Ticino, al quale ha chiesto, in via principale, l'erogazione di una rendita intera d'invalidità rispettivamente, in via subordinata, il mantenimento della mezza rendita, così come il riconoscimento dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nCon giudizio del 14 aprile 2011 il Presidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni ha respinto il gravame pur concedendo all'assicurato il beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nC. Sempre patrocinato dall'avvocato Cereghetti, H._ insorge con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendone l'accoglimento e segnatamente l'annullamento del giudizio impugnato così come della decisione amministrativa e conseguente assegnazione di una rendita intera, subordinatamente di una mezza rendita. In via ancora più subordinata l'assicurato chiede l'annullamento dei provvedimenti impugnati con rinvio dell'incarto alla Corte cantonale o all'amministrazione per complemento istruttorio ed emanazione di una nuova decisione. Egli chiede nuovamente il riconoscimento dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio. Delle motivazioni si dirà, se necessario, nei considerandi di diritto.\nChiamati a pronunciarsi sul gravame l'UAI ne propone la reiezione, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a pronunciarsi."} -{"id":"21f4024c-546f-41eb-b660-54d1b2fc4f07","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1962, attivo come agente di polizia e assicurato presso Vaudoise Generale Compagnia di Assicurazioni SA (di seguito: la Vodese) nel 1997 ha subito un incidente automobilistico. Quell'evento non è stato ritenuto in nesso causale con i disturbi psichici lamentati dall'assicurato.\nA.b. Il 13 marzo 1998 A._ è rimasto vittima di un altro infortunio. Secondo le sue dichiarazioni mentre stava tagliando della legna, per motivi a lui sconosciuti, la motosega è rimbalzata all'indietro, ferendolo in modo grave al viso. La Vodese ha assunto il caso e la cura medica. Dopo l'infortunio, l'assicurato è stato sottoposto nel corso degli anni a 13 operazioni per le conseguenze fisiche alla mascella, all'occhio e al naso.\nIl Dr. med. B._, incaricato dall'assicuratore, nel referto del 2 giugno 2000 ha accertato che A._ soffriva di una sindrome da stress post-traumatico in relazione con l'evento del 13 marzo 1998. Anche le problematiche alimentari erano connesse. Il perito ha ribadito che senza l'infortunio non ci sarebbero stati questi problemi.\nLa Vodese ha attribuito all'assicurato una rendita di invalidità del 25% dal 1° dicembre 2001 al 30 ottobre 2010 e un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) del 30% per lesioni oculari subite. Mediante comunicazione del 26 ottobre 2010 la Vodese ha sospeso il versamento della rendita dal 1° novembre 2010, dato che A._ aveva ripreso completamente la sua attività. La Vodese ha comunque assunto anche successivamente spese per cure mediche.\nA.c. Il 10 maggio 2012 la Dr. med. C._ ha attestato ancora disturbi alimentari e dell'impossibilità per A._ di trovare una stabilità nella vita. Interpellata dall'assicuratore, la psicologa D._ il 15 dicembre 2017 ha confermato la sindrome post-traumatica da stress, la presenza di disturbi alimentari e che la gravità dell'incidente e gli innumerevoli interventi chirurgici condizionano inequivocabilmente la vita di A._.\nIl Dr. med E._ il 22 ottobre 2018 ha attestato una totale inabilità al lavoro dal 18 ottobre 2018 quale conseguenze dell'infortunio e il Dr. med. F._ il 4 dicembre 2018 ha confermato un'inabilità lavorativa del 100% per un periodo indeterminato.\nRaccolta una perizia dal Dr. med. G._, con decisione del 26 aprile 2019, confermata su opposizione il 23 settembre 2019, la Vodese ha concluso che non esisteva un nesso di causalità tra l'infortunio del 13 marzo 1998 e i disturbi alla salute psichica.\nB.\nCon giudizio del 6 luglio 2020 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha accolto il ricorso di A._, ha annullato la decisione su opposizione della Vodese e ha accertato che i disturbi psichici e la conseguente inabilità lavorativa, costituivano una conseguenza naturale e adeguata dell'infortunio assicurato. La Corte cantonale ha fondato la sua decisione sulle conclusioni del Dr. med. F._, scartando la perizia del Dr. med. G._. Il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha poi rinviato la causa all'assicuratore per nuova decisione sul diritto alle prestazioni dal profilo materiale e temporale.\nC.\nLa Vodese presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale che il giudizio cantonale sia annullato e la decisione su opposizione confermata. Subordinatamente propone di rinviare la causa al Tribunale cantonale delle assicurazioni perché sia ordinata una perizia giudiziaria.\nChiamati a pronunciarsi, A._ propone la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"c78f1c88-1e86-4194-80b2-fe22db870a54","text":""} -{"id":"1bda386c-de0e-4ae3-b9e2-a41709d6abb2","text":""} -{"id":"436d10b1-fbd5-44ae-8cdd-7b81fbb5b482","text":""} -{"id":"56673e6d-c151-4525-8719-8afb811e882f","text":""} -{"id":"05022566-d6ac-4b40-ba89-fe4c4020722e","text":""} -{"id":"502a027e-aa89-497e-8f1b-abb10ffbca39","text":""} -{"id":"012516dc-8eca-451d-a280-8f80305a8e73","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La Procura della Repubblica italiana presso il Tribunale di Bari, Direzione Distrettuale Antimafia, ha presentato il 23 aprile 1997 all'Autorità svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria in un procedimento penale per associazione di stampo mafioso e riciclaggio di denaro proveniente dal traffico internazionale di armi e di sostanze stupefacenti nonché da estorsioni, aperto a carico di Z._ e di altri imputati.\nMediante complemento del 19 febbraio 2001 la stessa Procura ha chiesto, tra l'altro, di eseguire perquisizioni e sequestri presso il domicilio dell'inquisito T._ e presso società a lui riconducibili.\nMediante complemento del 19 febbraio 2001 la stessa Procura ha chiesto, tra l'altro, di eseguire perquisizioni e sequestri presso il domicilio dell'inquisito T._ e presso società a lui riconducibili.\nB. Con ordinanza di entrata in materia del 26 febbraio 2001 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui l'allora Ufficio federale di polizia, ora Ufficio federale di giustizia (UFG), aveva delegato l'esecuzione della rogatoria, ha ordinato l'esecuzione della misura di assistenza, che ha avuto luogo lo stesso giorno: il proprietario degli atti e degli oggetti sequestrati ha acconsentito alla trasmissione semplificata di una parte dei documenti sequestrati e ha poi fatto uso della possibilità di esprimersi sulla consegna degli atti rimanenti. Il MPC, con decisione di chiusura del 29 luglio 2003, ha ordinato la trasmissione all'Italia anche di questi atti.\nB. Con ordinanza di entrata in materia del 26 febbraio 2001 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui l'allora Ufficio federale di polizia, ora Ufficio federale di giustizia (UFG), aveva delegato l'esecuzione della rogatoria, ha ordinato l'esecuzione della misura di assistenza, che ha avuto luogo lo stesso giorno: il proprietario degli atti e degli oggetti sequestrati ha acconsentito alla trasmissione semplificata di una parte dei documenti sequestrati e ha poi fatto uso della possibilità di esprimersi sulla consegna degli atti rimanenti. Il MPC, con decisione di chiusura del 29 luglio 2003, ha ordinato la trasmissione all'Italia anche di questi atti.\nC. T._ impugna la decisione con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rifiutare la trasmissione del rapporto di polizia e del verbale di perquisizione e di sequestro, entrambi del 26 febbraio 2001, nonché dei documenti sequestrati presso il suo domicilio.\nIl MPC e l'UFG chiedono di respingere il ricorso in quanto ammissibile."} -{"id":"ca9fb91f-2544-414d-bf07-49dd7c04b864","text":"Fatti:\nA.\nDopo avere beneficiato di permessi L UE\/AELS dal 2005 - 2007 (dimora temporanea), A._ (1980), cittadino portoghese, ha ottenuto il 17 luglio 2007 un permesso di dimora B UE\/AELS valido fino al 16 luglio 2017 per svolgere un'attività lucrativa dipendente. Il 16 settembre 2009 è diventato padre di B._, nata dalla sua relazione con una connazionale, che è stata affidata alla madre con l'esercizio dell'autorità parentale e che beneficia di un permesso di dimora B UE\/AELS. Egli fruisce nei confronti della figlia di un diritto di visita e ha l'obbligo di versarle un contributo alimentare che però, dal mese di febbraio 2013, è anticipato dall'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento (USSI).\nDopo avere avuto diversi impieghi (consulente assicurativo fino a novembre 2007; broker assicurativo indipendente da giugno 2009 a dicembre 2010; addetto alla logistica da gennaio a giugno 2011; agente assicurativo con un contratto di collaborazione) A._ è rimasto senza lavoro. Egli ha quindi percepito, dall'11 gennaio 2013 al 27 agosto 2014, le indennità di disoccupazione ed è stato impegnato in programmi occupazionali da maggio 2013 a giugno 2014 nonché ha partecipato a una misura di reinserimento professionale finanziata dall'assicurazione invalidità; ha anche beneficiato dell'assistenza pubblica, da dicembre 2012 a febbraio 2013 e successivamente da agosto 2014 a giugno 2015.\nB.\nDopo aver informato A._ del fatto che voleva rivalutare la sua situazione ed avergli concesso la facoltà di esprimersi, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni gli ha revocato, il 2 dicembre 2014, il permesso di dimora B UE\/AELS e fissato nel contempo un termine per lasciare la Svizzera.\nQuesto provvedimento è stato confermato su ricorso dal Consiglio di Stato, il 17 febbraio 2016, e dal Tribunale cantonale amministrativo, pronunciatosi al riguardo con sentenza del 22 giugno 2017. Premesso che l'insorgente non poteva più appellarsi all'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione o ALC; RS 0.142.112.681), la Corte cantonale ha giudicato che la revoca era giustificata sia dal profilo dell'ex art. 62 lett. d (attuale 62 cpv. 1 lett. d) della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20) che in virtù della lettera e del medesimo disposto (attuale art. 62 cpv. 1 lett. e LStr). Ha poi osservato che la revoca non disattendeva né il principio della proporzionalità né l'art. 8 CEDU né la Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (CDF; RS 0.107).\nC.\nIl 4 settembre 2017 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico nel quale censura un accertamento arbitrario dei fatti, la disattenzione dell'Accordo sulla libera circolazione e dell'art. 8 CEDU.\nCon decreto presidenziale dell'8 settembre 2017 è stato conferito l'effetto sospensivo al ricorso.\nIl Tribunale federale ha domandato alle autorità cantonali la trasmissione dei loro atti. Non ha per contro ordinato nessuno scambio di scritti."} -{"id":"6349bc5a-3f42-4f85-917a-bb04f9035911","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° marzo 1995 (vedasi Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino, di seguito Bollettino ufficiale o BU 1995, 39) è entrata in vigore nel Cantone Ticino la legge sui trasporti pubblici (LTPub; RL\/TI 7.4.1.1 ora 752.100), il cui art. 35 era del seguente tenore:\n\"Art. 35\n1I titolari di diritti reali o personali su edifici ed impianti privati, generatori di importanti correnti di traffico, sono tenuti a partecipare alle spese per il collegamento alla rete di trasporto pubblico e per l'esercizio della relativa linea.\n2L'ammontare della tassa, che non può superare il 50 % del disavanzo d'esercizio, è fissato dal Consiglio di Stato.\n3L'importo a carico di ciascun obbligato è definito in funzione del volume di traffico generato e dei vantaggi particolari ottenuti.\n4Il Regolamento stabilisce le ulteriori condizioni.\n5I privati interessati possono ricorrere contro il suo ammontare al Tribunale della pianificazione del territorio, nel termine di 30 giorni dall'approvazione dell'offerta da parte del Gran Consiglio.\"\nIl relativo regolamento di applicazione per potere procedere al prelievo della tassa prevista nel sopramenzionato disposto non è mai stato adottato.\nB.\nIl 1° gennaio 2015, successivamente alla modifica adottata il 17 dicembre 2014 dal Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino (BU 2015, 34) e dopo un iter parlamentare che non occorre qui rievocare, è entrato in vigore il nuovo art. 35 LTPub, del seguente contenuto:\n\"Art. 35\nChi genera importanti correnti di traffico è tenuto a contribuire al finanziamento dell'offerta di trasporto pubblico tramite il versamento di una tassa di collegamento.\"\nC.\nIl 14 dicembre 2015 il Gran Consiglio ticinese ha adottato (richiamandosi tra l'altro al Messaggio del Consiglio di Stato del 4 novembre 2015 concernente la modifica della legge sui trasporti pubblici del 6 dicembre 1994 - Tassa di collegamento a carico dei generatori di impor-tanti correnti di traffico a parziale copertura dei costi del trasporto pubblico [di seguito: Messaggio del 4 novembre 2015]; vedasi anche il mandato a quest'ultima autorità contenuto nella norma transitoria figurante nella modifica del 17 dicembre 2014 in BU 2015, 34) una modifica della legge sui trasporti pubblici concernente le seguenti disposizioni (vedasi BU 2016, 322) :\n\"Art. 11 cpv. 1\n1L'offerta di trasporto è poi adottata dal Consiglio di Stato e intimata ai Comuni interessati.\nArt. 30 cpv. 3 e 4 (nuovo)\n3 Il contributo dei Comuni per gli investimenti è stabilito dal Consiglio di Stato in funzione dei vantaggi loro derivanti, come, ad esempio, il miglioramento dell'accessibilità e della sicurezza locali, la riduzione delle immissioni, la migliore sistemazione urbanistica. Nello stabilire il contributo si tiene pure conto della capacità economica dei Comuni stessi.\n4 Contro la decisione del Consiglio di Stato, i Comuni hanno la facoltà di ricorso al Gran Consiglio; è applicabile la legge sulla procedura amministrativa (LPAmm) del 24 settembre 2013.\nCapitolo IV\nTassa di collegamento\nCapitolo V\nTraffico regionale\nAbrogato\nArt. 35a Destinazione della tassa\nIl provento della tassa di collegamento è vincolato al finanziamento delle spese di gestione dell'offerta di trasporto pubblico ai sensi dell'art. 23 cpv. 2 e concorre a coprire l'onere a carico del Cantone, dedotti i contributi della Confederazione, dei Comuni e di terzi.\nArt. 35b (nuovo) Assoggettamento\n1La tassa di collegamento è prelevata nei Comuni in cui si applica il regolamento cantonale posteggi privati, giusta gli art. 42 segg. legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (Lst [sic!]).\n2Sono assoggettati alla tassa i proprietari di fondi o di un insieme di fondi in connessione spaziale o funzionale, sui quali vi sono posteggi per almeno 50 autoveicoli; non si computano i posti auto destinati al servizio di abitazioni.\n3La Confederazione, il Cantone e i Comuni, come pure gli altri enti di diritto pubblico, sono assoggettati alla tassa analogamente ai privati, ma limitatamente ai posteggi per il personale e per altri utenti che si spostano in modo sistematico (art. 35e cpv. 1 lett. a).\nArt. 35c (nuovo) Debitore della tassa\nDebitore della tassa di collegamento è il singolo proprietario fondiario, limitatamente ai posti auto presenti sul suo fondo o sui suoi fondi, anche quando l'assoggettamento alla tassa è determinato dalla connessione spaziale o funzionale di un insieme di fondi appartenente a proprietari diversi.\nArt. 35d (nuovo) Esenzioni\nSono esentati dalla tassa i posteggi precisati dal Consiglio di Stato per attività turistiche, di svago e culturali, nonché per luoghi di culto. Sono inoltre esentati dalla tassa i posteggi pubblici definiti dal Consiglio di Stato.\nArt. 35e (nuovo) Ammontare della Tassa\n1La tassa è stabilita dal Consiglio di Stato in funzione del numero di posti auto, distinguendo tra la categoria di posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico, e la categoria di posteggi destinati a clienti e visitatori, in modo da coprire di principio un terzo delle spese di gestione (art. 23 cpv. 2), ritenuti in ogni caso i seguenti importi minimi e massimi:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico importo minimo fr. 1.--, massimo fr. 3.50 al giorno per singolo posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori importo minimo fr. 1.--, al massimo fr. 3.-- al giorno per singolo posto auto.\n2Gli importi minimi e massimi sono indicizzati all'evoluzione dei prezzi (riferimento: gennaio 2016).\n3Ai posteggi con meno di 100 posti auto si applica una riduzione progressiva della tassa, laddove la riduzione massima ammonta al 15 % ed è conseguita in presenza di 50 posti auto.\n4Per i posteggi ad uso misto si procede ad una valutazione approssimativa delle destinazioni e si applica proporzionalmente la relativa tassa.\n5La tassa è dovuta per i giorni di effettivo esercizio dei posteggi, ritenuti di regola 360 giorni all'anno per quelli connessi ad attività in esercizio ogni giorno, 300 giorni per quelle in esercizio sei giorni alla settimana e 250 giorni per quelle in esercizio fino a cinque giorni alla settimana.\n6Nel caso in cui il numero o la destinazione dei posteggi differisse da quella autorizzata, si applica l'art. 35g.\nArt. 35f (nuovo) Riduzione della tassa\n1Gli assoggettati che riducono volontariamente il numero dei posti auto in esercizio beneficiano di una riduzione della tassa.\n2Un posto auto si considera dismesso quando è reso durevolmente inaccessibile agli autoveicoli e la dismissione è notificata al Municipio giusta l'art. 11 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991.\n3La riduzione è concessa una tantumed ammonta all'importo della tassa teoricamente dovuta durante un intero anno per i posti auto dismessi.\n4La riduzione di posteggi in applicazione dell'art. 60 cpv. 4 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011 permette di ottenere una riduzione ulteriore della tassa, equivalente al 25 % dell'importo della tassa teoricamente dovuta durante un anno intero per i posti auto così dismessi.\n5La riduzione di cui al cpv. 4 è accordata per analogia anche in caso di formazione di nuovi posteggi in misura inferiore al numero dei posteggi necessari giusta l'art. 60 cpv. 1, 2 e 3 RLst.\nArt. 35g (nuovo) Posteggi abusivi\n1In base alla situazione di fatto e sino alla cessazione dell'uso indebito o al conseguimento di un'autorizzazione a posteriori, i proprietari dei fondi interamente o parzialmente adibiti a posteggio in assenza di valida autorizzazione edilizia sono soggetti al pagamento di un importo sostitutivo della tassa di collegamento.\n2L'importo sostitutivo della tassa di collegamento corrisponde all'ammontare della medesima, ritenuto l'ammontare in vigore più elevato tra quelli di cui all'art. 35e cpv. 1, computato per 360 giorni.\n3L'importo sostitutivo è prelevato dall'autorità competente. Fanno stato gli art. 35h-35n.\nArt. 35h (nuovo) Procedura a) obbligo di dichiarazione e collaborazione\n1I proprietari assoggettati alla tassa sono tenuti a dichiarare all'autorità competente i dati necessari per il calcolo della tassa e a notificare i relativi cambiamenti.\n2I proprietari assoggettati sono tenuti a fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta.\nArt. 35i (nuovo) b) accertamento\nL'autorità competente ha la facoltà di compiere tutti gli atti necessari all'imposizione della tassa, segnatamente di eseguire o far eseguire il conteggio dei posteggi potenzialmente oggetto della tassa, se necessario anche senza preavviso e accedendo alla proprietà privata.\nArt. 35l (nuovo) c) decisione\n1L'autorità competente determina annualmente l'ammontare della tassa mediante decisione di tassazione.\n2Se i proprietari assoggettati, nonostante diffida, non soddisfano i loro obblighi procedurali oppure se la tassa non può essere accertata esattamente per mancanza di dati, l'autorità competente esegue la tassazione d'ufficio in base a una valutazione ponderata.\nArt. 35m (nuovo) d) reclamo\n1Contro la decisione di tassazione è data facoltà di reclamo all'autorità competente, entro il termine di 30 giorni dalla notificazione.\n2L'autorità competente prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell'istruttoria, con le medesime facoltà che le spettano in sede di tassazione, sentiti gli assoggettati, può modificare la tassazione anche a loro svantaggio.\n3Non è permesso ritirare il reclamo quando emerge dalle circostanze che la decisione di tassazione era insufficiente.\nArt. 35n (nuovo) e) ricorso\n1I proprietari assoggettati possono impugnare con ricorso scritto la decisione su reclamo dell'autorità competente, entro 30 giorni dalla notifica, davanti alla Camera di diritto tributario.\n2Nell'esame del ricorso, la Camera di diritto tributario ha le medesime attribuzioni dell'autorità competente nella procedura di accertamento.\n3Si applicano per il resto gli art. da 227 a 231 della legge tributaria del 21 giugno 1994.\nArt. 35o (nuovo) f) modifica della decisione di tassazione\n1In caso di modifica di circostanze rilevanti è data in ogni tempo la facoltà di chiedere all'autorità competente la modifica della decisione di assoggettamento.\n2La modifica ha effetto solo a far tempo dalla data della richiesta.\nArt. 35p (nuovo) Esigibilità\nLa tassa di collegamento è dovuta dal momento in cui sono date le condizioni di assoggettamento.\nArt. 35q (nuovo) Prescrizione\n1Il diritto di tassare si prescrive in cinque anni da quando sono date le condizioni di assoggettamento.\n2La prescrizione non inizia a decorrere, o è sospesa, durante la procedura di reclamo e di ricorso.\nArt. 35r (nuovo) Disposizioni penali\n1Chiunque viola intenzionalmente o per negligenza un obbligo che gli incombe giusta la presente legge oppure una disposizione presa in applicazione di quest'ultima, in particolare non adempie gli obblighi di dichiarazione e collaborazione, oppure ostacola l'accertamento dei dati necessari all'imposizione della tassa, è punito con la multa fino a fr. 10'000.--.\n2Le multe sono pronunciate dall'autorità competente per la decisione di tassazione.\n3Alla procedura si applica la legge di procedura per le contravvenzioni.\nArt. 35s (nuovo) Disposizioni esecutive\nIl Consiglio di Stato emana il regolamento di applicazione in cui definisce l'autorità competente e stabilisce le prescrizioni di dettaglio.\nArt. 35t (nuovo) Norma transitoria\n1La tassa di collegamento è soggetta a un periodo di prova della durata di 3 anni dalla sua entrata in vigore. Entro questo termine il Consiglio di Stato allestisce all'attenzione del Gran Consiglio un rapporto riguardo gli effetti della stessa, sia dal profilo finanziario, sia dal profilo della mobilità e dell'evoluzione del numero e della collocazione dei posteggi assoggettati alla tassa.\n2Il Gran Consiglio si pronuncia in merito al suo mantenimento.\"\nLa modifica legislativa è stata pubblicata sul Foglio ufficiale ticinese del 18 dicembre 2015 (FU) n. 100\/2015 pag. 10517, con l'indicazione del termine di referendum. Essa è stata accolta in votazione popolare il 5 giugno 2016. Contestualmente all'adozione di queste nuove norme, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha, a sua volta, adottato il regolamento sulla tassa di collegamento (RTColl) del 28 giugno 2016 del seguente tenore:\n\"Art. 1 Scopo\nIl presente regolamento disciplina la tassa di collegamento di cui agli art. 35 e segg. della legge sui trasporti pubblici (LTPub) del 6 dicembre 1994.\nArt. 2 Autorità competente (art. 35h-35o, 35r LTPub)\n1La Sezione della mobilità del Dipartimento del territorio è l'autorità competente a prelevare la tassa di collegamento.\n2Essa esercita tutte le funzioni conferite dalla LTPub all'autorità competente, con facoltà di delegare a terzi il conteggio e i controlli dei posteggi assoggettati o potenzialmente assoggettati alla tassa.\nArt. 3 Comuni in cui si preleva la tassa (art. 35b cpv. 1 LTPub)\nLa tassa di collegamento è prelevata nei Comuni elencati nell'allegato 1 al regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\nArt. 4 Posteggi non soggetti alla tassa (art. 35 e 35b cpv. 2 LTPub)\nNon sono soggetti alla tassa i posti auto e gli spazi destinati esclusivamente:\na) al servizio di abitazioni;\nb) a veicoli di servizio, fornitori, carico e scarico, esposizione e deposito.\nArt. 5 Connessione spaziale e funzionale (art. 35b cpv. 2 LTPub)\n1Sono in connessione spaziale i posteggi autorizzati come impianto unitario.\n2Sono in connessione funzionale i posteggi al servizio della medesima costruzione o complesso di costruzioni, come pure quelli che possono essere utilizzati indifferentemente dalla medesima utenza.\nArt. 6 Esenzioni (art. 35d LTP [sic!])\n1Sono esentati dalla tassa i posti auto destinati esclusivamente per:\na) attività alberghiere e di ristorazione;\nb) attività di svago e culturali (strutture sportive ed espositive, cinematografi, teatri, ecc.);\nc) luoghi di culto;\nd) i visitatori di strutture sociosanitarie.\n2Sono inoltre esentati:\na) i posteggi pubblici definiti come tali dai piani regolatori ai sensi della legge sullo sviluppo territoriale (LST) del 21 giugno 2011, limitatamente ai posti auto non riservati o concessi in abbonamento a utenti che si spostano sistematicamente (pendolari);\nb) i posteggi di interscambio (Park and Ride);\nc) i posteggi di attestamento definiti dal piano direttore (art. 8 segg. LST).\nArt. 7 Ammontare della tassa (art. 35e LTP [sic!])\nLa tassa di collegamento è stabilita:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico in fr. 3.50 al giorno per posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori in fr. 1.50 al giorno per posto auto.\nArt. 8 Riduzione della tassa (art. 35f LTPub)\n1La riduzione della tassa è stabilita di regola con la decisione di tassazione (art. 11).\n2La riduzione della tassa di cui al cpv. 3 dell'art. 35f LTPub decade, se entro il termine di 10 anni i posti auto dismessi sono ripristinati. La Sezione della mobilità stabilisce l'importo da restituire in base ai posti auto ripristinati, diminuendo la pretesa proporzionalmente al periodo di effettiva dismissione.\n3La riduzione della tassa di cui al cpv. 4 dell'art. 35f LTPub è riconosciuta annualmente, nella misura in cui viene mantenuta la relativa riduzione di posteggi.\n4Quanto stabilito al cpv. 3 vale anche nel caso di riduzione di posteggi avvenuta prima dell'entrata in vigore della tassa di collegamento.\n5Se le condizioni per il conferimento della riduzione sono realizzate unicamente per una parte del periodo di tassazione (art. 11 cpv. 1), la riduzione è riconosciuta pro rata temporis.\nArt. 9 Procedura a) dichiarazione (art. 35h LTPub)\n1La dichiarazione dei proprietari deve indicare i fondi su cui sono ubicati i posteggi, la loro destinazione e il numero dei posti auto.\n2Alla prima dichiarazione, e successivamente in caso di modifica, va allegata la licenza edilizia con il piano di progetto approvato relativo ai posteggi.\nArt. 10 b) accertamento (art. 35i LTPub)\n1La Sezione della mobilità può richiedere o richiamare la documentazione attestante le circostanze rilevanti ai fini dell'assoggettamento, in particolare la licenza edilizia e il computo dei posteggi autorizzati secondo gli art. 51 - 62 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\n2In caso di conteggio in loco dei posteggi viene data al proprietario facoltà di partecipare; è tuttavia riservata la possibilità di effettuare conteggi senza preavviso.\nArt. 11 c) determinazione della tassa (art. 35e cpv. 5, 35l cpv. 1 LTPub)\n1La tassa è fissata e riscossa ogni anno per il periodo corrispondente all'anno civile.\n2Se le condizioni d'assoggettamento sono realizzate unicamente per una parte di tale periodo, la tassa è riscossa pro rata temporis.\nArt. 12 d) pagamento della tassa\n1La tassa deve essere pagata nei trenta giorni successivi alla sua scadenza.\n2Il debitore della tassa paga, per gli importi che non ha versato entro il termine stabilito, l'interesse di ritardo di cui all'art. 243 cpv. 1 della legge tributaria del 21 giugno 1994. L'interesse è dovuto anche in caso di reclamo o di ricorso.\n3Su richiesta del contribuente, la Sezione della mobilità può suddividere il pagamento della tassa fino a tre rate. È in ogni caso applicabile l'interesse di ritardo.\nArt. 13 Entrata in vigore\n(...) \"\nLe modifiche legislative e il nuovo regolamento sono stati pubblicati sul Bollettino ufficiale del 1° luglio 2016 (BU 2016, 322) e la loro entrata in vigore è stata fissata al 1° agosto 2016.\nD.\nIl 29 luglio 2016 la G._ SA ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, che ha poi completato il 1° settembre 2016. Chiede in via principale che siano annullate le modifiche del 14 dicembre 2015 della LTPub, ossia gli art. 35a a 35t LTPub nonché il regolamento del 28 giugno 2016 sulla tassa di collegamento, cioè gli art. 1 a 13 RTColl, in via subordinata perlomeno gli art. 35 ultimo capoverso, 35g, 35i, 35r e 35e cpv. 1 lett. a e b LTPub nonché l'art. 10 cpv. 2, l'art. 7 lett. a e b, l'art. 8 cpv. 2 nonché l'art. 13 RTColl. Li considera lesivi del diritto federale, segnatamente degli art. 127 Cost. (imposizione fiscale), 5, 8 e 9 Cost. (principio della legalità, dell'uguaglianza giuridica e divieto dell'arbitrio), 26 e 36 Cost. (garanzia della proprietà privata), 27, 36 e 94 Cost. (principio della libertà economica), 29 Cost. (garanzie procedurali) nonché del principio della non retroattività.\nChiamato ad esprimersi il Consiglio di Stato, agendo per sé ed in rappresentanza del Gran Consiglio, ha domandato che, per quanto ammissibile, l'impugnativa sia respinta. Le parti sono in seguito state invitate a depositare una replica e una duplica.\nE.\nCon decreto presidenziale del 7 settembre 2016 l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo e di altre misure cautelari contenuta nel gravame è stata dichiarata priva d'oggetto nel senso dei considerandi. In effetti, con decreto presidenziale del 2 settembre 2016 emanato in una parallela vertenza concernente la medesima fattispecie (causa 2C_664\/2016) il provvedimento richiesto era già stato accordato, nel senso che l'art. 11 cpv. 1, l'art. 30 cpv. 3 e 4 nonché gli art. 35a a 35t LTPub e gli art. 1 a 13 RTColl non potevano essere applicati fino al giudizio di merito del Tribunale federale e che nell'intervallo vigeva tuttora la situazione giuridica previgente."} -{"id":"b7517553-84e5-4f2b-a662-7cdbcd4750ba","text":"Fatti:\nA.\nLa A2._, è una fondazione creata nel 1978 con sede a X._ (VD) al fine di assicurare i suoi assicurati contro le conseguenze economiche della malattia, degli infortuni e della maternità. Con contratto del 20 marzo 2013 e secondo decisione dell'autorità di vigilanza del 12 aprile 2013 (; cfr. estratti internet con radiazioni del Registro di commercio concernenti le società in www.rc.vd.ch nonché ricorso pag. 2), essa ha trasferito, senza controprestazione, parte dei suoi attivi e passivi ad A3._ SA, società creata nel luglio 2012, anche essa con sede a X._ (VD), il cui scopo è di esercitare l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, l'assicurazione d'indennità giornaliere facoltativa, tutte le attività nell'ambito dell'assicurazione contro gli infortuni e la riassicurazione ai sensi della legge federale del 18 marzo 1994 sull'assicurazione malattie (LAMal; RS 832.10).\nDello stesso gruppo fa parte anche la A1._ SA, sempre con sede a X._ (VD), società che dal giugno 2000 si occupa delle assicurazioni complementari ai sensi della legge federale del 2 aprile 1908 sul contratto d'assicurazione (LCA; RS 221.229.1).\nB.\nIl 20 dicembre 2006 A1._ SA ha comunicato all'Ufficio tassazione delle persone giuridiche del Dipartimento delle finanze e dell'economia del Cantone Ticino che A2._, le aveva trasferito la gestione delle assicurazioni complementari secondo la LCA a partire dal 1° gennaio 2001. Precisava poi che, diversamente da A2._, essa aveva assunto personale proprio solo nei Cantoni di Vaud e di Berna, motivo per cui nel futuro avrebbe trasmesso la dichiarazione d'imposta unicamente alle autorità fiscali dei Cantoni nei quali aveva uno stabilimento d'impresa.\nC.\nCon lettera del 30 ottobre 2007 l'Ufficio tassazione delle persone giuridiche ha rivendicato un'imposizione parziale di A1._ SA a partire dal 1° gennaio 2001, adducendo che il gruppo era ben presente nel Cantone Ticino \"con una propria non irrilevante struttura (uffici e personale propri) prima a Y._ e dal 1.4.2004 a Z._\". L'autorità fiscale ha in particolare contestato la tesi di A1._ SA di non essere imponibile perché \"ad occuparsi anche delle assicurazioni complementari (unico settore fiscalmente imponibile) è il personale che (per motivi che non ci interessano) risulta essere alle dipendenze della società che gestisce il settore dell'assicurazione obbligatoria (fiscalmente esente) \".\nD.\nVi fu in seguito uno scambio di corrispondenza tra l'Ufficio tassazione delle persone giuridiche del Cantone Ticino e quello del Canton Vaud (cfr. lettera del fisco vodese del 2 novembre 2007 che nega l'esistenza di uno stabilimento d'impresa in Ticino e scritto del 9 novembre 2007 dell'autorità fiscale ticinese che ribadisce la sua volontà d'imporre A1._ SA) e il 21 giugno 2011 ebbe luogo un incontro tra le parti. In tale occasione l'autorità fiscale ticinese ha contestato l'interpretazione fatta da A1._ SA dei criteri di cui alla Circolare n. 23 del 21 novembre 2006 della Conferenza fiscale svizzera (recte: Conferenza svizzera delle imposte [CSI], di seguito Circolare CSI 23) per ammettere l'esistenza di uno stabilimento d'impresa e ha precisato che se l'Amministrazione fiscale del Canton Vaud continuava a negare la presenza di uno stabilimento d'impresa e, di riflesso, a rifiutare di effettuare un riparto intercantonale, essa avrebbe allora rivendicato l'assoggettamento fiscale e creato di fatto una doppia imposizione intercantonale.\nE.\nCon lettera del 3 agosto 2011 l'Ufficio tassazione delle persone giuridiche del Canton Vaud ha respinto le pretese fiscali ticinesi. Da parte sua, facendo seguito ad una richiesta dell'autorità fiscale ticinese di documentare il tempo impiegato dai collaboratori nei due settori di attività (LAMal-LCA), A1._ SA, con scritto del 14 settembre 2011, rispondeva di non disporre di un'analisi che descrivesse la ripartizione del tempo degli impiegati fra i due tipi di attività e ribadiva di applicare una chiave di ripartizione basata sull'ammontare lordo dei premi assicurativi, ispirata alla Circolare CSI 23.\nF.\nCon sei decisioni del 7 ottobre 2011 l'Ufficio tassazione delle persone giuridiche ticinese ha notificato ad A1._ SA le tassazioni concernenti l'imposta cantonale per i periodi fiscali dal 2001 al 2006, fissando per ogni anno l'utile e il capitale imponibili. A sostegno delle proprie decisioni ha osservato che il Gruppo A._ era presente nel Canton Ticino con un numero di collaboratori da quattro a sette, motivo per cui erano \"rispettate le condizioni indicate nella circolare della Conferenza Svizzera delle imposte (CSI) per ottenere uno stabilimento d'impresa\". Esso ha quindi attribuito al Canton Ticino una quota dell'utile e del capitale complessivi.\nG.\nIl 10 novembre 2011, A1._ SA ha depositato un reclamo contro le citate tassazioni, nel quale contestava l'assoggettamento nel Canton Ticino e censurava una doppia imposizione intercantonale. Faceva valere in particolare di non avere né dipendenti né un'agenzia in Ticino.\nCon sei decisioni del 9 dicembre 2011 l'Ufficio tassazione delle persone giuridiche ha respinto i reclami con una motivazione pressoché identica e confermato la posizione sostenuta in precedenza, ossia la presenza di uno stabilimento d'impresa in Ticino.\nH.\nIl 9 gennaio 2012 A1._ SA ha impugnato le sei decisioni su reclamo con un unico atto dinanzi alla Camera di diritto tributario del Tribunale di appello del Cantone Ticino, adducendo, da un lato, che secondo la Circolare CSI 23 uno stabilimento d'impresa presuppone tre dipendenti a tempo pieno, ciò che non era manifestamente il caso in Ticino, e, dall'altro, che l'unico criterio logico, sensato e coerente per determinare l'attività svolta dai dipendenti nel settore di attività che non beneficiava dell'esenzione fiscale era di stabilire la proporzione tra premi lordi totali e premi LCA generati nel Canton Ticino.\nI.\nLa Camera di diritto tributario ne ha respinto il gravame con sentenza del 27 gennaio 2014. In primo luogo ha osservato che giusta l'art. 61 cpv. 1 lett. b della legge tributaria del 21 giugno 1994 (LT; RL\/TI 10.2.1.1), di tenore conforme all'art. 21 cpv. 1 lett. b della legge federale sull'armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni del 14 dicembre 1990 (LAID; RS 642.14), le persone giuridiche con sede e amministrazione effettiva fuori Cantone erano assoggettate all'imposta se vi tenevano uno stabilimento d'impresa, ricordandone poi la definizione datane dalla giurisprudenza federale.\nHa poi spiegato come era strutturato il gruppo a cui apparteneva la ricorrente (due società distinte, la prima attiva in materia di assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie [LAMal, attività esente da imposta] con una succursale in Ticino, la seconda occupata nell'ambito delle assicurazioni complementari [LCA, attività fiscalmente imponibile], settore gestito in Ticino dalla succursale della prima, con rifatturazione di una quota parte delle spese generali).\nHa poi esposto le ragioni per le quali non condivideva la tesi della ricorrente e respingeva di riflesso la soluzione consistente a considerare che nel periodo in esame quest'ultima aveva avuto fra lo 0,58 e lo 0,79 dipendenti all'anno in Ticino. Ha anche illustrato perché, secondo lei, la Circolare CSI 23 non era determinante (non aveva portata vincolante; si applicava solo a partire dal 2005; si riferiva alle compagnie di assicurazione, che agiscono tramite agenti generali, ciò che non era il caso in concreto; non indicava come definire il numero dei collaboratori (tre) quando la stessa unità organizzativa gestiva sia le assicurazioni sociali sia quelle complementari). Infine, dopo avere rilevato che da uno studio di Santésuisse emergeva che i costi amministrativi nell'ambito delle assicurazioni complementari erano circa tre volte superiori a quelli del settore dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, motivo per cui non si poteva ritenere che il carico di lavoro per i due settori era identico e che i dati forniti dall'insorgente potevano portare a risultati del tutto diversi, la Corte cantonale ha giudicato che era poco verosimile che tutte le polizze LCA potessero essere gestite con meno di tre collaboratori. Ha quindi concluso che, tenuto conto dell'organizzazione del Gruppo A._ nonché delle strutture e delle risorse di cui disponeva in Ticino, vi veniva esercitata un'attività in misura qualitativamente e quantitativamente rilevante, motivo per cui si poteva ritenere che vi era uno stabilimento d'impresa. Non ha poi esaminato il criterio di ripartizione dell'utile, l'interessata avendo esplicitamente rinunciato a contestarlo.\nJ.\nIl 28 febbraio 2014 A1._ SA ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e, di riflesso, anche le tassazioni emesse per gli anni 2001 a 2006 dal fisco ticinese. In via sussidiaria domanda che le tassazioni emesse dal Canton Vaud per gli anni 2001 a 2006 siano annullate e nuovamente emesse tenendo conto dell'esenzione dei redditi allocati alla stabile organizzazione ticinese. La ricorrente censura, in sintesi, una violazione dell', non essendo manifestamente dati i presupposti esatti dalla giurisprudenza per ammettere l'esistenza di uno stabilimento d'impresa nonché del divieto della doppia imposizione intercantonale, proibito dall'\nChiamate ad esprimersi la Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino ha rinunciato ad esprimersi e si è limitata a chiedere la conferma della sentenza impugnata. L'Amministrazione delle contribuzioni del Canton Vaud da parte sua ha proposto di accogliere il gravame in quanto rivolto contro il Canton Ticino e di respingerlo per quanto riferito al Canton Vaud. In via sussidiaria, ha domandato di accogliere parzialmente, nella misura in cui è ammissibile, l'impugnativa in quanto rivolta contro il Canton Ticino e il Canton Vaud, di riformare la sentenza impugnata nel senso che i diritti del Canton Ticino sono considerati prescritti per quanto concernono i periodi fiscali dal 2001 al 2004 e di giudicare che dal 2006 l'attribuzione dell'utile imponibile residuale proveniente dallo stabilimento d'impresa del Canton Ticino sia eseguita in base agli stipendi che sono attributi ad ogni Cantone. La Camera di diritto tributario, senza formulare osservazioni, ha chiesto la reiezione del gravame.\nK.\nCon decreto presidenziale del 4 marzo 2014 è stata respinta l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel ricorso."} -{"id":"6a1ba6b0-e894-45d7-a417-1e902d386bf1","text":"Fatti:\nA.\nA.a. B.B._ è stato impiegato presso la D._ AG fino al 31 maggio 1999. Dall'8 maggio 1998 era in istanza di divorzio dall'allora moglie B.A._. Il 31 maggio 1999 B.B._ ha chiesto alla A._, presso la quale il suo datore di lavoro era affiliato, il versamento integrale dell'avere di cassa pensione. Tale richiesta, sottoscritta dall'allora moglie B.A._, era accompagnata da una dichiarazione di partenza dalla Svizzera per la Turchia valida per il solo marito. L'istituto di previdenza ha effettuato il versamento richiesto in data 30 giugno 1999 per un importo pari a fr. 54'015.04. Con petizione del 18 dicembre 2000 B.A._ si è rivolta alla Pretura di U._ chiedendo alla convenuta A._ di versare l'avere di cassa pensione presso la Pretura stessa per poterne tenere conto nell'ambito della liquidazione del regime matrimoniale.\nA.b. Con sentenza dell'8 aprile 2004, passata in giudicato il 10 maggio 2004, la Pretura di U._ ha sciolto per divorzio il matrimonio contratto dai coniugi B._, statuendo a titolo di liquidazione del regime matrimoniale che l'ex marito era tenuto a versare alla moglie la metà dell'avere di cassa pensione, previa deduzione dell'eventuale capitale che dovrebbe essere riconosciuto alla moglie nell'ambito della procedura avviata contro la cassa pensione.\nA.c. Dopo un lungo iter processuale, con decisione del 28 dicembre 2012, il Pretore di U._ ha accolto la petizione del 18 dicembre 2000 condannando la cassa pensioni al pagamento di fr. 27'007.80 più interessi in favore di B.A._. Adita su ricorso della A._, la seconda Camera civile del Tribunale d'appello ha accertato la nullità della sentenza pretorile con sentenza del 9 aprile 2015.\nA.d. In data 21 maggio 2015 B.A._ ha inoltrato una petizione nei confronti della A._ volta ad ottenere il versamento di fr. 27'007.80, più interessi, a suo favore o, a titolo sussidiario, su un conto di libero passaggio intestato a suo nome presso un istituto previdenziale.\nB.\nCon giudizio del 4 maggio 2016 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha accolto la petizione del 21 maggio 2015 e ha condannato la A._ a versare su un conto di libero passaggio presso la Fondazione Istituto collettore LPP a favore di B.A._ la somma di fr. 32'258.10, più interessi a datare dal 10 maggio 2004.\nC.\nLa A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico contro il giudizio cantonale concludendo al suo annullamento."} -{"id":"dc1bbb13-576a-4abd-9040-811d3ba12129","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La società A._ SA ha commissionato a B._ SA nel novembre 2009 opere da impresario costruttore relative alla ristrutturazione di un palazzo a X._. Il credito insoluto complessivo vantato da B._ SA per tali opere ammonta a fr. 1'082'686.43, da cui va dedotto un acconto di fr. 300'000.-- versato da A._ SA in data 16 marzo 2012.\nA.b. Con istanza 3 agosto 2012 inoltrata al Pretore del Distretto di Lugano, B._ SA ha chiesto l'iscrizione provvisoria di un'ipoteca legale collettiva degli artigiani e imprenditori sulle nove proprietà per piani che costituiscono l'integralità dell'immobile, per un importo totale di fr. 782'686.35 oltre interessi. Il giorno medesimo, il Pretore ha ordinato l'iscrizione richiesta in via supercautelare. All'udienza del 14 settembre 2012, preso atto che A._ SA aveva prodotto una seconda garanzia bancaria che, sommata ad una prima in precedenza consegnata alla B._ SA, copriva l'intero importo in capitale, il Pretore ha circoscritto il proprio compito alla determinazione degli interessi. Con decisione 21 settembre 2012, ha fissato l'importo della garanzia comprensiva degli interessi in fr. 1'056'626.--. Accertata la consegna a B._ SA di una corrispondente garanzia, il Pretore ha ordinato la cancellazione a registro fondiario dell'ipoteca legale provvisoria iscritta il 3 agosto precedente.\nCon sentenza 26 febbraio 2013, il Pretore ha parzialmente accolto l'istanza, nel senso che ha mantenuto in essere la garanzia prestata dalla convenuta per le pretese avanzate dall'istante limitatamente all'importo di fr. 717'568.--. Egli ha pertanto ordinato a B._ SA di restituire a A._ SA la garanzia di fr. 1'056'626.-- dietro contestuale consegna di una nuova garanzia (di egual tenore) per l'importo di fr. 717'568.-- e ha assegnato all'istante B._ SA un termine di 60 giorni per depositare l'azione di merito volta alla convalida dell'attualità della garanzia. Il Pretore ha posto le spese giudiziarie a carico di A._ SA nella misura di due terzi, e l'ha condannata al versamento a B._ SA di fr. 4'200.-- a titolo di ripetibili.\nB.\nAdito da A._ SA con appello 11 marzo 2013, il Tribunale di appello del Cantone Ticino lo ha respinto con la qui impugnata sentenza 15 luglio 2015, confermando il giudizio pretorile e ponendo spese giudiziarie e ripetibili a carico di A._ SA.\nC.\nContro il giudizio cantonale insorge avanti al Tribunale federale A._ SA (qui di seguito: ricorrente) con un ricorso in materia civile 17 agosto 2015, postulando in via principale l'annullamento della sentenza di appello e l'integrale reiezione dell'istanza di B._ SA (qui di seguito: opponente), ed in via secondaria il rinvio dell'incarto al Tribunale di appello per nuovo giudizio ai sensi dei considerandi.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"091a4849-b153-46e8-bdf7-82ef00565870","text":"Fatti:\nA. Il 23 ottobre 2011 hanno avuto luogo le elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale per la legislatura 2011-2015. Nel Cantone Ticino l'elezione di otto deputati avviene con il sistema proporzionale a circondario unico. I candidati Monica Duca Widmer e Marco Romano della lista n. 7 del Partito Popolare Democratico e Generazione Giovani hanno ottenuto il medesimo numero di voti, ossia 23'979: uno solo dei due candidati poteva nondimeno essere eletto.\nB. Con comunicato stampa del 23 ottobre 2011 la Cancelleria dello Stato ha quindi rilevato che il Consiglio di Stato del Cantone Ticino doveva procedere a un sorteggio. In un bollettino stampa del 25 ottobre successivo, il governo cantonale, richiamate le norme vigenti in materia (art. 43 cpv. 3 e 20 della legge federale sui diritti politici del 17 dicembre 1976, LDP, RS 161.1 e art. 11 della relativa ordinanza del 24 maggio 1978, ODP, RS 161.11) e la nuova giurisprudenza del Tribunale federale in materia di riconteggio dei voti nel quadro di votazioni (), ritenendola non applicabile in materia di elezioni, ha informato di non ricontare i voti e, rinunciato all'opzione del sorteggio manuale e convalidata la procedura di sorteggio automatico, ha rilevato che l'esito dello stesso è stato favorevole alla candidata Monica Duca Widmer.\nC. Il 25 ottobre 2011, G._ ha presentato un ricorso al governo cantonale, che con decisione n. 5962 del 28 ottobre 2011 l'ha respinto, senza esaminarlo più approfonditamente, in applicazione dell'.\nD. Con ricorso del 26 e aggiunta del 28 ottobre 2011, proposto anche a nome di G._, l'avvocato F._ ha impugnato i citati comunicati stampa. Il 27 ottobre 2011 il governo cantonale ha pubblicato il verbale di accertamento dei risultati della votazione (Foglio ufficiale della Repubblica e Cantone Ticino del giorno seguente, n. 86\/2011 pag. 8179-8185) e con decisione n. 5984 del 7 novembre 2011 ha respinto un ulteriore ricorso 28 ottobre 2011 e un'aggiunta del giorno seguente di G._.\nMediante decisione n. 5980 di stessa data, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso 28 ottobre e un complemento 2 novembre 2011 di F._ e G._, mentre con decisione n. 5983, sempre di stessa data, il gravame 26 ottobre 2011 di F._ e uno scritto di quest'ultimo che richiamava il ricorso e un'aggiunta di G._. Con giudizio del 31 ottobre 2011, il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto la domanda di ricusazione dell'intero Consiglio di Stato, trasmessagli dal governo, formulata in via preliminare da F._.\nE. Avverso le decisioni governative n. 5980 e n. 5983, l'11 novembre 2011 F._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, preliminarmente, di ordinare l'audizione di G._, di un altro delegato PPD ad Agno e di tutti i presidenti degli Uffici elettorali del Cantone Ticino, nonché di far allestire una perizia sul sistema di sorteggio Votel; in via principale, postula di annullare le decisioni impugnate e di ordinare una nuova elezione; in via subordinata, di ordinare un nuovo conteggio dei voti e una nuova verifica delle schede nulle; in via ancor più subordinata, di annullare lo scrutinio limitatamente all'elezione di Monica Duca Widmer e di procedere a un nuovo sorteggio da parte del Presidente della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale, alla presenza degli altri giudici, del cancelliere, delle parti e del pubblico. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nF. La Cancelleria federale, ricordato che anche nel quadro della nuova legge sui diritti politici del 1976 il legislatore federale ha deciso di mantenere il sorteggio, non si esprime sulle modalità di quello in esame e non formula proposte di giudizio. Con osservazioni del 17 novembre 2011, il governo cantonale, sottolineando le differenze esistenti tra una votazione e un'elezione, propone di respingere il ricorso in quanto ammissibile.\nNella replica del 21 novembre 2011 il ricorrente si riconferma nelle proprie tesi e conclusioni."} -{"id":"22171e3a-ecca-43c6-9c46-9c4c7d19e0a1","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 26 gennaio 2012 il Municipio del Comune di X._, nel frattempo confluito per aggregazione in quello nuovo di Bellinzona, ha intimato a A._ l'ordine di demolizione parziale di un terrapieno realizzato abusivamente, decisione confermata il 14 novembre 2012 dal Consiglio di Stato e il 3 marzo 2014 dal Tribunale cantonale amministrativo. Con sentenza 1C_215\/2014 dell'11 dicembre 2014 il Tribunale federale ha respinto, in quanto ammissibile, un ricorso dell'interessata.\nB.\nCon istanza del 20 ottobre 2015 A._, assistita da una patrocinatrice, ha chiesto al Tribunale cantonale amministrativo, in via superprovvisionale, di sospendere l'esecuzione della sentenza del 3 marzo 2014 riguardo all'ordine di demolizione e, in via principale, in accoglimento della domanda di revisione, di annullare l'ordine di ripristino. Mediante giudizio del 31 maggio 2017 la Corte cantonale, negata la propria competenza poiché l'istanza doveva essere presentata al Tribunale federale, l'ha dichiarata irricevibile.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, in via principale di annullare la decisione impugnata e di ritornare gli atti alla Corte cantonale, affinché esamini nel merito l'istanza di revisione; in via subordinata, di ritornarglieli affinché la trasmetta per competenza al Tribunale federale e in via ancora più subordinata, formula questa conclusione anche per il ricorso sussidiario in materia costituzionale.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale. Al ricorso è stato conferito l'effetto sospensivo in via superprovvisionale."} -{"id":"226dfbd5-424f-4ba2-a86f-e2d759b3b41c","text":""} -{"id":"0c7159c6-383e-4b1a-bbae-e8fb5c4176a1","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Nell'ambito di una procedura di misure di protezione dell'unione coniugale A._ e B._ hanno concluso una transazione giudiziale 8 giugno 2000 esplicitamente omologata dal Pretore del distretto di Bellinzona, in cui il primo si obbligava a versare alla seconda un contributo alimentare mensile di fr. 2'450.--. Nel maggio 2006 la moglie ha escusso il marito per l'incasso della differenza (fr. 33'566.--) fra i contributi alimentari ricevuti dal mese di aprile 2004 al mese di maggio 2006 e quelli stabiliti nella predetta transazione giudiziale, oltre interessi. Il marito ha fatto opposizione al precetto esecutivo.\nA. Nell'ambito di una procedura di misure di protezione dell'unione coniugale A._ e B._ hanno concluso una transazione giudiziale 8 giugno 2000 esplicitamente omologata dal Pretore del distretto di Bellinzona, in cui il primo si obbligava a versare alla seconda un contributo alimentare mensile di fr. 2'450.--. Nel maggio 2006 la moglie ha escusso il marito per l'incasso della differenza (fr. 33'566.--) fra i contributi alimentari ricevuti dal mese di aprile 2004 al mese di maggio 2006 e quelli stabiliti nella predetta transazione giudiziale, oltre interessi. Il marito ha fatto opposizione al precetto esecutivo.\nB. All'udienza di contraddittorio del 2 ottobre 2006 l'escusso ha eccepito che la predetta transazione giudiziale non sarebbe più valida, perché le parti avrebbero concordato di ridurre il contributo alimentare dal 1° aprile 2004, giorno da cui la rendita AI del marito è stata ridotta in seguito al diritto della moglie di percepire una rendita AVS personale di fr. 1'240.-- mensili. Egli ha quindi, considerati i versamenti mensili di fr. 1'159.-- effettuati fino al 1° ottobre 2006, riconosciuto l'importo di fr. 2'511.--.\nIl 17 ottobre 2006 il Segretario assessore della Pretura del distretto di Bellinzona ha integralmente accolto l'istanza di rigetto dell'opposizione.\nIl 17 ottobre 2006 il Segretario assessore della Pretura del distretto di Bellinzona ha integralmente accolto l'istanza di rigetto dell'opposizione.\nC. Con sentenza 4 gennaio 2007 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto un appello dell'escusso. La Corte cantonale ha rilevato che la transazione giudiziale costituisce un valido titolo di rigetto definitivo dell'opposizione e che in concreto non risulta che tale convenzione sia stata abrogata o sostituita da un altro accordo. I giudici d'appello non hanno nemmeno ravvisato gli estremi di un abuso di diritto nel fatto che la moglie non avesse reagito per oltre due anni al contributo di soli fr. 1'159.-- versatole dal marito.\nC. Con sentenza 4 gennaio 2007 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto un appello dell'escusso. La Corte cantonale ha rilevato che la transazione giudiziale costituisce un valido titolo di rigetto definitivo dell'opposizione e che in concreto non risulta che tale convenzione sia stata abrogata o sostituita da un altro accordo. I giudici d'appello non hanno nemmeno ravvisato gli estremi di un abuso di diritto nel fatto che la moglie non avesse reagito per oltre due anni al contributo di soli fr. 1'159.-- versatole dal marito.\nD. Con ricorso in materia civile del 12 febbraio 2007 A._ chiede al Tribunale federale di annullare le sentenze cantonali e di confermare l'opposizione da lui interposta contro il precetto esecutivo fattogli notificare dalla moglie. Afferma che dai documenti prodotti risulta che l'accordo del 2000 è unicamente valido fino al 30 marzo 2004. Ritiene inoltre che la moglie sia in malafede perché la sua patrocinatrice avrebbe trascinato le trattative.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"366badcc-18c4-48b5-9478-da5c246ba686","text":""} -{"id":"12bb027d-5c9d-4395-afa1-290d4f9ab4a5","text":"Fatti:\nA.\nCon petizione 3 novembre 2004 A._ e B._ hanno convenuto in giudizio innanzi al Tribunale di appello del Cantone Ticino gli avvocati C._, D._, E._ e F._ chiedendo che fossero condannati al pagamento di fr. 2'891'387.-- quale risarcimento del danno causato da una conduzione negligente e colpevole di un mandato di patrocinio. Con risposta 24 marzo 2005 i convenuti si sono opposti alla petizione e hanno domandato in via riconvenzionale il pagamento di fr. 92'858.55 per prestazioni professionali svolte in favore degli attori. La III Camera civile del Tribunale di appello ticinese ha, con sentenza 31 ottobre 2016, respinto la petizione e ha, in parziale accoglimento della domanda riconvenzionale, condannato gli attori a versare ai convenuti fr. 57'155.05, oltre interessi.\nB.\nCon ricorso in materia civile del 5 dicembre 2016 A._ e B._ postulano la riforma della sentenza cantonale nel senso di accogliere integralmente la petizione e di respingere l'azione riconvenzionale.\nInvitata a segnatamente esprimersi sulla ricevibilità dell'impugnativa, la Corte cantonale ha indicato, con osservazioni 23 gennaio 2017, di ritenere ammissibile in applicazione dell'art. 75 cpv. 2 lett. c LTF il ricorso in materia civile, perché è stata \" direttamente adita dalla parte attrice in una causa pecuniaria con valore litigioso superiore a fr. 100'000.-- \". Con risposta 13 febbraio 2017 gli opponenti, dopo aver rilevato di non aver dato il loro consenso all'avvio della causa direttamente in appello, si sono rimessi al giudizio del Tribunale federale per quanto attiene alla ricevibilità del rimedio. Alla replica 1° marzo 2017, con cui i ricorrenti hanno ribadito la ricevibilità del loro ricorso, è seguita il 16 marzo 2017 una breve duplica in cui i convenuti si sono nuovamente rimessi al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"1ea45321-72d7-4664-be64-d23ada0d1a7a","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 4 marzo 2016, la Corte delle assise correzionali di Bellinzona ha riconosciuto A._ autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione per avere, il 15 giugno 2014 sull'autostrada A2, circolato a una velocità di 174 km\/h (dedotto il margine di tolleranza), malgrado il vigente limite di 120 km\/h. Lo ha quindi condannato alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 100.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, nonché alla multa di fr. 1'200.--, pena interamente aggiuntiva a quella inflittagli con decreto d'accusa del 19 agosto 2015, e al pagamento degli oneri processuali.\nB.\nAdita dall'imputato, con sentenza del 1° settembre 2016, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ne ha respinto l'appello, confermando sia la condanna sia la pena.\nC.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando, con protesta di spese e ripetibili, il suo proscioglimento dall'imputazione di grave infrazione alle norme della circolazione.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"06c69b14-571d-4f40-9e22-064128479598","text":"Fatti:\nA. A._ ha ottenuto la licenza di condurre veicoli a motore nel 1989 e nel 2005 è stato oggetto di due revoche della licenza, la prima della durata di tre mesi per un'infrazione grave e la seconda della durata di un mese per un'infrazione medio grave.\nB. Verso le ore 15.05 del 16 aprile 2008, A._ è circolato nella galleria della Landrüfe, sulla semiautostrada in territorio di Mesocco, ad una velocità superiore al limite di 50 km\/h consentito su quel tratto. La polizia ha accertato, dedotto il margine di tolleranza, una velocità punibile di 79 km\/h. Con decreto penale del 9 giugno 2008, la Divisione pene e provvedimenti dell'Ufficio della circolazione del Cantone dei Grigioni ha inflitto a A._ una multa di fr. 570.--. Questa decisione non è stata impugnata dall'interessato.\nC. Preso atto dell'infrazione, con decisione del 17 giugno 2008 la Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino gli ha revocato la licenza di condurre per la durata di dodici mesi, autorizzandolo comunque a condurre veicoli delle categorie speciali G e M. Contro tale decisione A._ ha adito il Consiglio di Stato, contestando in particolare di essere stato alla guida dell'autovettura al momento dell'infrazione. Il Governo ha parzialmente accolto il ricorso con risoluzione del 24 settembre 2008, riducendo la durata della revoca a nove mesi.\nD. Con sentenza del 4 novembre 2008 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso di A._ contro la risoluzione governativa. La Corte cantonale ha rilevato che l'interessato non aveva contestato in sede penale le circostanze dell'infrazione, sicché esse erano vincolanti per l'autorità amministrativa. Ha comunque ritenuto che, quand'anche si volesse vagliare il caso alla luce delle contestazioni sollevate, il confronto tra la fotografia scattata dall'apparecchio radar e quella sulla licenza di condurre di A._ permetterebbe di ritenere ch'egli era effettivamente alla guida del veicolo al momento dell'infrazione. La Corte cantonale ha per finire considerato il provvedimento giustificato e rispettoso del principio della proporzionalità.\nE. A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di riformarla nel senso di accogliere il suo gravame. In via subordinata postula il rinvio degli atti alla precedente istanza per un nuovo giudizio dopo l'assunzione delle prove richieste. Il ricorrente fa sostanzialmente valere la violazione del diritto di essere sentito e del divieto dell'arbitrio, rimproverando alla Corte cantonale di avergli a torto negato la facoltà di rimettere in discussione gli accertamenti contenuti nella decisione penale e ribadendo di non essere la persona alla guida del veicolo al momento dell'infrazione.\nF. La Corte cantonale si riconferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre la Sezione della circolazione non ha presentato osservazioni. Invitato ad esprimersi, l'Ufficio federale delle strade postula la reiezione del gravame.\nCon decreto presidenziale del 16 gennaio 2009 è stato conferito l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"43e477cb-1a07-41a5-96b2-3bf4c60cbece","text":""} -{"id":"213d01ce-9ad1-4e61-aed8-ced7071098ce","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 9 maggio 2006, il Presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano riconosceva A._ autore colpevole di ripetuta coazione sessuale, consumata e tentata, ripetute molestie sessuali e minaccia ai danni di B._, condannandolo di conseguenza alla pena di ventiquattro mesi di detenzione e all'espulsione dal territorio svizzero per un periodo di sette anni. L'esecuzione della pena dell'espulsione veniva condizionalmente sospesa con un periodo di prova di quattro anni.\nA. Il 9 maggio 2006, il Presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano riconosceva A._ autore colpevole di ripetuta coazione sessuale, consumata e tentata, ripetute molestie sessuali e minaccia ai danni di B._, condannandolo di conseguenza alla pena di ventiquattro mesi di detenzione e all'espulsione dal territorio svizzero per un periodo di sette anni. L'esecuzione della pena dell'espulsione veniva condizionalmente sospesa con un periodo di prova di quattro anni.\nB. Il 3 luglio 2006 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) dichiarava inammissibile il ricorso interposto dal condannato contro la sentenza di prima istanza.\nB. Il 3 luglio 2006 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) dichiarava inammissibile il ricorso interposto dal condannato contro la sentenza di prima istanza.\nC. A._ insorge mediante ricorso di diritto pubblico contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale, di cui domanda l'annullamento. Contro tale sentenza il ricorrente aveva già depositato un ricorso per cassazione, il quale è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale mediante sentenza del 17 agosto 2006. Il ricorrente formula inoltre domanda di liberazione nonché di assistenza giudiziaria.\nC. A._ insorge mediante ricorso di diritto pubblico contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale, di cui domanda l'annullamento. Contro tale sentenza il ricorrente aveva già depositato un ricorso per cassazione, il quale è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale mediante sentenza del 17 agosto 2006. Il ricorrente formula inoltre domanda di liberazione nonché di assistenza giudiziaria.\nD. La CCRP pur manifestando seri dubbi sull'ammissibilità del rimedio, rinuncia a presentare particolari osservazioni al ricorso. Il Procuratore pubblico ribadisce la perfetta legittimità della decisione prolata dalla CCRP, proponendo di conseguenza la reiezione sia del gravame che della domanda di liberazione. Non sono state chieste altre osservazioni al ricorso.\nD. La CCRP pur manifestando seri dubbi sull'ammissibilità del rimedio, rinuncia a presentare particolari osservazioni al ricorso. Il Procuratore pubblico ribadisce la perfetta legittimità della decisione prolata dalla CCRP, proponendo di conseguenza la reiezione sia del gravame che della domanda di liberazione. Non sono state chieste altre osservazioni al ricorso.\nE. Mediante decreto del 21 settembre 2006 il Presidente della Corte di cassazione penale del Tribunale federale ha dichiarato irricevibile per difetto di competenza l'istanza di liberazione contenuta nel ricorso di diritto pubblico."} -{"id":"1f1f26c4-0e69-4c27-9748-62fdd4474090","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 9 novembre 1999 A._ è stato arrestato su ordine del Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) perché sospettato di avere commesso atti sessuali con una bambina, nata nel 1996, affidata dai genitori alle cure diurne di sua moglie. Il 2 marzo 2000 il PP lo ha posto in stato d'accusa dinanzi alla Corte delle assise criminali di Lugano per ripetuti atti sessuali con fanciulli e con persone incapaci di discernimento o inette a resistere. Secondo il PP l'accusato avrebbe avuto con la piccola contatti sessuali approfittando della custodia, nonché dell'inettitudine della bambina a resistere e della sua incapacità di discernimento, per la tenera età e il legame affettivo istauratosi.\nCon giudizio del 5 maggio 2000, al termine di un dibattimento durato quattro giorni, la Corte delle assise criminali ha prosciolto da entrambe le imputazioni l'accusato, il quale è stato nel contempo scarcerato. Sia il PP sia la vittima hanno impugnato il giudizio assolutorio dinanzi alla Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che ha dichiarato inammissibile entrambi i gravami con pronunzia del 5 ottobre 2000. Un ricorso per cassazione presentato dal PP contro tale sentenza è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con giudizio del 19 febbraio 2001.\nCon giudizio del 5 maggio 2000, al termine di un dibattimento durato quattro giorni, la Corte delle assise criminali ha prosciolto da entrambe le imputazioni l'accusato, il quale è stato nel contempo scarcerato. Sia il PP sia la vittima hanno impugnato il giudizio assolutorio dinanzi alla Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che ha dichiarato inammissibile entrambi i gravami con pronunzia del 5 ottobre 2000. Un ricorso per cassazione presentato dal PP contro tale sentenza è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con giudizio del 19 febbraio 2001.\nB. Con istanza del 9 luglio 2001 A._ ha chiesto alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) di riconoscergli, a seguito del proscioglimento, un'indennità complessiva di fr. 251'277.20; essa era composta di fr. 69'577.20 per le spese di patrocinio, di fr. 15'000.-- per le spese peritali, di fr. 94'050.-- per la perdita di guadagno, di fr. 62'650.-- per la riparazione del torto morale e di fr. 10'000.-- per le spese e ripetibili connesse alla stesura della domanda d'indennità.\nLa Corte cantonale, statuendo il 24 settembre 2002, ha parzialmente accolto l'istanza, riconoscendo a A._ un'indennità di fr. 97'291.30, oltre interessi. I Giudici cantonali hanno ridotto a fr. 38'386.10 la nota d'onorario, comprensiva di spese e di IVA, hanno stabilito in fr. 18'000.-- la perdita di guadagno e in fr. 23'000.-- la riparazione del torto morale; hanno inoltre riconosciuto il rimborso totale dei costi d'allestimento di due perizie di parte (fr. 15'000.--) e hanno fissato in fr. 2'905.20 le ripetibili per la procedura volta all'ottenimento dell'indennità dinanzi alla CRP.\nLa Corte cantonale, statuendo il 24 settembre 2002, ha parzialmente accolto l'istanza, riconoscendo a A._ un'indennità di fr. 97'291.30, oltre interessi. I Giudici cantonali hanno ridotto a fr. 38'386.10 la nota d'onorario, comprensiva di spese e di IVA, hanno stabilito in fr. 18'000.-- la perdita di guadagno e in fr. 23'000.-- la riparazione del torto morale; hanno inoltre riconosciuto il rimborso totale dei costi d'allestimento di due perizie di parte (fr. 15'000.--) e hanno fissato in fr. 2'905.20 le ripetibili per la procedura volta all'ottenimento dell'indennità dinanzi alla CRP.\nC. A._ impugna con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale questa sentenza, chiedendo di annullarla. Fa valere una violazione del divieto dell'arbitrio e del principio della parità di trattamento. Postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nLa CRP si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il Ministero pubblico conclude per la reiezione del ricorso."} -{"id":"c96c8454-14d8-4288-aa41-9ffc698cde46","text":"Fatti:\nA.\nI coniugi B.A._ e A.A._, entrambi pensionati, sono stati illimitatamente imponibili in Ticino sino al 2009 compreso. Nel 2010 si sono trasferiti nel Canton X._ e da allora sono rimasti imponibili in Ticino limitatamente alla loro sostanza immobiliare.\nNella sostanza elencata dai contribuenti nella dichiarazione fiscale 2009, vi sono anche due partecipazioni nelle società C._AG, e D._AG, di cui B.A._ era azionista nella misura del 50 %. II restante 50 % del capitale azionario era di proprietà del figlio E.A._, domiciliato nel Canton X._. A titolo di reddito, essi hanno invece indicato rendite AVS\/AI di fr. 44'268.--, proventi da attività accessorie di fr. 8'000.--, un reddito da sostanza immobiliare di fr. 1'285'016.-- e un reddito da sostanza mobiliare di fr. 75'525.--.\nB.\nCon decisioni del 7 settembre 2011, l'ufficio circondariale di tassazione ticinese competente ha commisurato il reddito imponibile 2009 di B.A._ e A.A._ in fr. 2'761'500.--, per l'imposta cantonale, rispettivamente in fr. 3'194'100.--, per l'imposta federale diretta. Scartandosi da quanto dichiarato dai contribuenti, e in relazione alle partecipazioni del 50 % al capitale azionario delle società in questione da parte di B.A._, l'autorità fiscale ha in particolare aggiunto ai redditi dei coniugi a titolo di \"reddito titoli e capitali\" un importo di fr. 2'000'000.--, quale dividendo relativo alla D._AG, e di fr. 500'000.--, quale dividendo relativo alla C._AG.\nSu reclamo, l'Ufficio di tassazione ha in seguito confermato quanto deciso in prima istanza.\nC.\nAdita su ricorso di B.A._ e A.A._ ed esprimendosi in merito con sentenza del 20 marzo 2015, la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha per contro parzialmente accolto il loro gravame.\nIn effetti, anche se con motivazione diversa da quella dell'elusione fiscale adottata dal fisco, ha dapprima confermato che la metà dei dividendi erogati nel periodo fiscale litigioso dovevano essere attribuiti ad B.A._. Ritenendo che i dividendi sono realizzati già al momento dell'assemblea generale degli azionisti e non alla loro scadenza, ha poi però rilevato che una parte dei dividendi della D._AG, pari a fr. 1'000'000.--, e i dividendi della C._AG, pari a fr. 500'000.--, andassero stralciati dai redditi 2009 dei contribuenti, in quanto le decisioni assembleari nelle quali era stata decisa la loro distribuzione risalivano al 30 giugno 2008, ovvero al periodo fiscale precedente.\nD.\nIl 28 marzo 2015 B.A._ è deceduto. Con ricorso in materia di diritto pubblico del 4 maggio successivo, legittimandosi tra l'altro quale unica erede del marito, A.A._ ha impugnato la sentenza resa il 20 marzo 2015 dai Giudici ticinesi davanti al Tribunale federale, chiedendo: in via principale, e in riforma di detto giudizio, l'annullamento delle tassazioni IFD\/IC per il periodo fiscale 2009; in via sussidiaria, l'annullamento della decisione di tassazione relativa al periodo fiscale 2009 emessa dal Canton X._ il 3 novembre 2011 nei confronti di E.A._ e F.A._.\nIn corso di procedura, la Camera di diritto tributario e la Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino hanno rinunciato a formulare osservazioni, postulando la conferma del giudizio impugnato. Stessa richiesta è giunta dall'Amministrazione federale delle contribuzioni. L'autorità fiscale del Canton X._ ha invece domandato che le conclusioni formulate in via principale vengano accolte e quelle formulate in via sussidiaria vengano respinte. Riguardo a queste ultime ha in particolare osservato che la decisione di tassazione emessa dal Canton X._ il 3 novembre 2011 concerne altri soggetti fiscali e la possibilità di far valere una violazione del principio della doppia imposizione non è quindi data."} -{"id":"13ebfb21-d05e-495c-8806-5f3e140a5e6d","text":"Fatti:\nA. A.a Mediante decisione del 12 settembre 2002, cresciuta in giudicato, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) ha posto P._, di professione ausiliaria di pulizie, al beneficio di una mezza rendita di invalidità con effetto dal 1° giugno 2000. A motivazione della decisione, l'amministrazione ha stabilito che l'assicurata presentava una incapacità di lavoro (nella sua attività abituale) e di guadagno del 50 %.\nIn precedenza, l'assicurata era pure stata ritenuta pienamente abile a svolgere attività sostitutive leggere. In quell'ambito, la consulente in integrazione professionale dell'AI aveva ugualmente concluso, nel suo rapporto finale del 4 giugno 2002, per una invalidità del 50 %, stante un reddito senza invalidità di fr. 46'658.- e un reddito da invalida di fr. 23'730.- (ottenuto in applicazione dei valori statistici regionali e dopo avere dedotto dall'importo base un tasso del 25 % per tenere conto delle particolarità personali e professionali del caso).\nA.b Al termine di una procedura di revisione avviata nel mese di luglio 2006, l'UAI ha soppresso il diritto alla rendita con effetto dalla fine del mese seguente l'intimazione del provvedimento (decisione del 6 giugno 2007). Pur facendo stato di una situazione valetudinaria invariata, l'amministrazione ha rilevato che il diritto alla mezza rendita era stato in origine erroneamente riconosciuto poiché era stato stabilito senza effettuare una corretta valutazione della capacità di guadagno residua. Di conseguenza ha soppresso la prestazione per via di riconsiderazione, osservando che, sulla base di un corretto confronto dei redditi secondo la più recente giurisprudenza in materia (e quindi in applicazione dei valori statistici salariali nazionali), l'assicurata avrebbe presentato un grado di invalidità del 12 % (reddito senza invalidità: fr. 46'035.-; reddito da invalida, dopo deduzione del 15 % per attività leggera e scarsa adattabilità dovuta alle limitazioni funzionali: fr. 40'620.-), insufficiente per conferirle un tale diritto.\nB. Patrocinata dall'avv. Raffaele Dadò, P._ si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale, statuendo per giudice unico, ha accolto il ricorso, annullando la decisione del 5 luglio (recte: 6 giugno) 2007 e ripristinando, dal 1° agosto 2007, il diritto alla mezza rendita d'invalidità (pronuncia del 6 agosto 2008). Dopo avere preliminarmente osservato che, in assenza di una modifica della situazione valetudinaria, non sussisteva un motivo di revisione, il giudice cantonale ha ugualmente negato le condizioni per ammettere una riconsiderazione ritenendo che la decisione di assegnazione di rendita non fosse palesemente errata e che anzi facesse seguito a una corretta valutazione economica.\nC. L'UAI interpone ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e la conferma della decisione 6 giugno 2007. Nel contempo chiede che al ricorso venga concesso l'effetto sospensivo. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nSempre patrocinata dall'avv. Dadò, P._ propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"01eb204c-b030-4c8a-92fc-d475870c4c36","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.A._ (1934) è domiciliato a Montecarlo, dove svolge l'attività di consulente finanziario, per la quale dispone di una sede operativa e di uffici anche a Milano. In Svizzera è proprietario dal 27 maggio 1994, assieme alla moglie, della particella xxx di Lugano-Castagnola, su cui ha fatto costruire una villa con due appartamenti, uno per il figlio B.A._ ed uno per sé e la consorte.\nCon notifica dell'8 novembre 1999 i coniugi A._ sono stati tassati, ai fini dell'imposta cantonale concernente il biennio fiscale 1999\/2000, sulla base di un reddito nullo (valore applicato anche per l'imposta federale diretta) e di una sostanza di fr. 144'840.--. Analogamente il 22 luglio 2002 sono stati tassati, per l'imposta cantonale 2001\/2002, sulla base di un reddito di fr. 22'312.-- (valido anche per l'imposta federale diretta) e di una sostanza di fr. 515'540.--.\nCon notifica dell'8 novembre 1999 i coniugi A._ sono stati tassati, ai fini dell'imposta cantonale concernente il biennio fiscale 1999\/2000, sulla base di un reddito nullo (valore applicato anche per l'imposta federale diretta) e di una sostanza di fr. 144'840.--. Analogamente il 22 luglio 2002 sono stati tassati, per l'imposta cantonale 2001\/2002, sulla base di un reddito di fr. 22'312.-- (valido anche per l'imposta federale diretta) e di una sostanza di fr. 515'540.--.\nB. Nell'ambito di un'inchiesta penale per presunta appropriazione indebita condotta nella prima metà del 2002, è stato appurato che A.A._ risiedeva a Lugano per quattro o cinque mesi all'anno, ripartiti su vari periodi in tutte le stagioni. È inoltre stato accertato che egli amministrava un patrimonio di oltre 50 milioni di franchi proveniente da circa 60 clienti e che, a tale scopo, dalla metà degli anni novanta fino al 2001 ha collaborato in qualità di gestore patrimoniale esterno con la sede luganese della banca C._, mentre in seguito con la banca D._. Egli operava per il tramite della società panamense \"E._SA\", di cui era rappresentante con firma individuale.\nA seguito di tale inchiesta, il 2 aprile 2003 il Giudice della Pretura penale del Canton Ticino ha condannato A.A._ ad una multa di fr. 10'000.--, addebitandogli di aver esercitato abusivamente la professione di fiduciario nel Cantone. La condanna è stata confermata, in ultima istanza, dalla Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello ticinese il 30 luglio seguente.\nA seguito di tale inchiesta, il 2 aprile 2003 il Giudice della Pretura penale del Canton Ticino ha condannato A.A._ ad una multa di fr. 10'000.--, addebitandogli di aver esercitato abusivamente la professione di fiduciario nel Cantone. La condanna è stata confermata, in ultima istanza, dalla Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello ticinese il 30 luglio seguente.\nC. Dopo aver formulato già il 10 settembre 2002 una richiesta di garanzia nei confronti dei coniugi A._ sulla base di un reddito annuo presunto di fr. 400'000.--, il 14 giugno 2004 l'autorità fiscale ticinese ha proceduto ad una tassazione intermedia per il biennio 1999\/2000. Essa ha motivato tale procedura con l'inizio da parte del contribuente di un'attività lucrativa in uno stabilimento d'impresa in Ticino a partire dal gennaio del 1999. Sulla base dei proventi conseguiti, il reddito è stato rivisto in fr. 200'000.-- sia per l'imposta cantonale che per quella federale (la sostanza è stata corretta aggiungendo fr. 20'000.-- per \"aziendale e macchinario\"). Per gli stessi motivi, il 21 giugno 2004 è stata notificata una tassazione intermedia anche per il periodo fiscale 2001\/2002, computando pure in questo caso un reddito aziendale di fr. 200'000.-- annui (ed aumentando nuovamente la sostanza di fr. 20'000.--).\nNell'impossibilità di quantificare i redditi conseguiti all'estero, in entrambe le decisioni l'autorità fiscale ha applicato le aliquote massime, determinando in particolare un'imposta cantonale sul reddito di fr. 32'200.-- per gli anni 1999 e 2000 e di circa fr. 34'000.-- per gli anni 2001 e 2002, nonché un'imposta federale diretta di fr. 23'000.-- per il 1999 ed il 2000 e di oltre fr. 25'500.-- per gli anni 2001 e 2002.\nNell'impossibilità di quantificare i redditi conseguiti all'estero, in entrambe le decisioni l'autorità fiscale ha applicato le aliquote massime, determinando in particolare un'imposta cantonale sul reddito di fr. 32'200.-- per gli anni 1999 e 2000 e di circa fr. 34'000.-- per gli anni 2001 e 2002, nonché un'imposta federale diretta di fr. 23'000.-- per il 1999 ed il 2000 e di oltre fr. 25'500.-- per gli anni 2001 e 2002.\nD. Su reclamo dell'interessato, con decisioni del 31 gennaio 2005 l'Ufficio di tassazione ha confermato integralmente le tassazioni intermedie. Contro tali decisioni, il contribuente si è ulteriormente aggravato presso la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, contestando sia l'esistenza di uno stabilimento d'impresa in Ticino sia il calcolo dei redditi e delle aliquote applicate. Il 3 maggio 2005 la Corte adita ha convocato un'udienza, durante la quale le parti hanno avuto modo di illustrare le rispettive posizioni. Con sentenza del 15 giugno seguente (pubblicata in RtiD II-2005 n. 3t), la Camera di diritto tributario ha respinto l'impugnativa.\nD. Su reclamo dell'interessato, con decisioni del 31 gennaio 2005 l'Ufficio di tassazione ha confermato integralmente le tassazioni intermedie. Contro tali decisioni, il contribuente si è ulteriormente aggravato presso la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, contestando sia l'esistenza di uno stabilimento d'impresa in Ticino sia il calcolo dei redditi e delle aliquote applicate. Il 3 maggio 2005 la Corte adita ha convocato un'udienza, durante la quale le parti hanno avuto modo di illustrare le rispettive posizioni. Con sentenza del 15 giugno seguente (pubblicata in RtiD II-2005 n. 3t), la Camera di diritto tributario ha respinto l'impugnativa.\nE. Il 18 luglio 2005 A.A._ è insorto dinanzi al Tribunale federale, presentando, da un lato, un ricorso di diritto amministrativo (concernente l'imposta federale diretta; incarto 2A.457\/2005) e, d'altro lato, un ricorso di diritto pubblico (relativo all'imposta cantonale; incarto 2P.188\/2005). Con entrambi i rimedi giuridici chiede l'annullamento del giudizio emanato dalla Corte cantonale. In via subordinata con il ricorso di diritto amministrativo domanda inoltre che tale sentenza sia riformata nel senso che il reddito annuo sia fissato a fr. 34'500.-- e tassato con l'aliquota corrispondente ad un imponibile di fr. 104'000.--.\nF. La Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino postula la reiezione dei gravami, mentre la Camera di diritto tributario rinuncia a presentare osservazioni. L'Amministrazione federale delle contribuzioni (Divisione principale imposta federale diretta, imposta preventiva, tasse di bollo) propone a sua volta di respingere il ricorso di diritto amministrativo.\nF. La Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino postula la reiezione dei gravami, mentre la Camera di diritto tributario rinuncia a presentare osservazioni. L'Amministrazione federale delle contribuzioni (Divisione principale imposta federale diretta, imposta preventiva, tasse di bollo) propone a sua volta di respingere il ricorso di diritto amministrativo.\nG. Con decreto presidenziale del 12 settembre 2005 è stata accolta l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo formulata dall'insorgente per il ricorso di diritto pubblico, ritenuto che per il ricorso di diritto amministrativo tale effetto è dato per legge."} -{"id":"036eedf7-3710-4f69-8f36-282151ec7424","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- La mattina del 15 aprile 1992, sui monti di Santa Maria, in Valle Calanca, si è verificato un incidente aeronautico: un elicottero del tipo \"Ecureuil\", di proprietà della X._ S.A., è precipitato con a bordo il pilota B._ e gli assistenti di volo A._ e C._. L'impatto è avvenuto orizzontalmente contro gli alberi mentre l'apparecchio attraversava una fitta coltre di nebbia; il pilota, vista l'impossibilità di effettuare i trasporti per i quali era stato chiamato sui monti, stava tornando alla base di Grono sul fondovalle.\nNel rapporto del 2 luglio 1993 la Commissione federale d'inchiesta sugli infortuni aeronautici ha stabilito che l'incidente va ricondotto all'esecuzione di un volo a vista in condizioni di volo strumentale ed alla valutazione sbagliata delle condizioni meteorologiche.\nB.- Il 30 marzo 1994 l'Ufficio federale dell'aviazione civile ha revocato a B._ la licenza di pilota per la durata di due mesi.\nIl 14 luglio successivo egli è stato inoltre giudicato colpevole di lesioni colpose () e di perturbamento colposo della circolazione pubblica () dal Presidente del Circolo Calanca, che lo ha condannato ad una multa di fr. 1200.--.\nC.- Gravemente ferito in occasione dell'infortunio, l'assistente di volo A._ ha subito danni permanenti alla salute. Sia la SUVA che l'AI hanno ammesso un'incapacità lavorativa del 75% e gli versano pertanto una rendita mensile di fr. 1887.--, rispettivamente fr. 1703.-- (stato al settembre 1997).\nLa SUVA gli ha inoltre corrisposto un'indennità per menomazione dell'integrità di fr. 38'880.--.\nD.- Con istanza processuale del 28 agosto 1998 A._ ha avviato una causa civile contro B._ onde ottenere il pagamento di: fr. 373'712. 50 quale rifusione della perdita di guadagno futura; fr. 50'000.-- per il torto morale subito nonché fr. 20'000.-- a titolo di risarcimento delle spese legali connesse all'infortunio. L'azione è stata parzialmente accolta, il 22 febbraio 2000, dal Tribunale del distretto di Moesa, che ha condannato il pilota al versamento di fr. 11'120.--. I giudici hanno in sostanza riconosciuto all'attore il diritto all'indennità per torto morale; dall'importo richiesto hanno tuttavia dedotto la somma già percepita dalla SUVA per menomazione dell'integrità.\nAdita da entrambe le parti, la Camera civile del Tribunale cantonale dei Grigioni ha modificato la pronunzia di primo grado respingendo integralmente la petizione. La Corte ha stabilito che, non essendogli imputabile una colpa grave, il pilota va liberato da ogni responsabilità nei confronti dell'assistente di volo, conformemente a quanto previsto dall' (RS 832. 20).\nE.- Contro questa decisione A._ ha interposto, il 15 gennaio 2001, un ricorso per riforma al Tribunale federale con il quale ripropone, in pratica, le conclusioni già avanzate in sede cantonale. Con risposta del 1° marzo 2001 B._ postula l'integrale reiezione del gravame.\nIl 12 giugno 2001 A._ ha inoltrato una domanda di assistenza giudiziaria, volta alla dispensa dal pagamento delle spese giudiziarie e alla concessione del gratuito patrocinio."} -{"id":"021b7f20-525e-4804-a8ab-329e2ded1ef9","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino ucraino, tra il 1994 e il 1997 ha beneficiato di diversi permessi di dimora temporanei, per motivi di studio in Svizzera, dapprima per frequentare il B._ a X._ e in seguito la C._ a Y._. Nei due anni successivi, tuttavia, le competenti autorità hanno respinto le sue richieste volte ad ottenere permessi di corta durata.\nNel settembre 2000, dopo essersi iscritto all'Università della Svizzera italiana (USI), A._ è rientrato nel nostro Paese sprovvisto del necessario visto d'entrata, utilizzando ripetutamente un passaporto ungherese appositamente falsificato per eludere le disposizioni in materia. Per tale infrazione alla allora vigente legge federale sul domicilio e la dimora degli stranieri (LDDS), egli è stato condannato ad una multa di fr. 600.-- con decreto d'accusa del 4 ottobre 2000 ed è stato altresì colpito da un divieto di entrata in Svizzera valido fino al 18 ottobre 2002 per gravi infrazioni alle prescrizioni di polizia degli stranieri (entrata illegale e soggiorno illegale).\nB.\nIl 22 ottobre 2002, A._ è stato autorizzato a rientrare in Svizzera per frequentare (...) l'USI, andando a vivere presso il cittadino italiano titolare di un permesso di domicilio UE\/AELS D._, pensionato dal 1993, e il quale già lo ospitava durante i precedenti soggiorni di studio garantendogli altresì il mantenimento. Il 22 novembre 2002 l'interessato è stato posto a beneficio di un permesso di dimora temporaneo per motivi di studio, in seguito regolarmente rinnovato fino al 21 ottobre 2009. Terminati gli studi (...), il 21 agosto 2009 egli ha notificato la propria partenza dalla Svizzera alla volta dell'Ucraina per il successivo 21 ottobre.\nC.\nIl 20 maggio 2011, A._ è stato autorizzato a rientrare in Svizzera in attesa di contrarre unione domestica registrata con D._. Celebrata l'unione nel giugno 2011 a Lugano, egli ha poi ottenuto, nel luglio 2011, un permesso di dimora UE\/AELS valido fino al 6 giugno 2016. Nel giugno 2012 D._ è deceduto a causa della leucemia di cui soffriva dal 2006, lasciando a A._ l'intera eredità. A._ ha notificato al Servizio regionale degli stranieri di Lugano la modifica dello stato civile sul proprio permesso di dimora il 4 aprile 2013. Il 5 giugno successivo, la Sezione della popolazione, ritenendo che non fossero più realizzate le condizioni per il mantenimento dell'autorizzazione di dimora, ha respinto l'istanza di modifica, ha revocato il permesso a suo tempo concesso e ha fissato a A._ un termine per lasciare il territorio elvetico.\nD.\nLa decisione di revoca è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, con giudizio del 13 novembre 2013, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo con la sentenza 8 gennaio 2015 qui impugnata. La Corte cantonale ha in sostanza considerato che non vi fossero gli estremi per il mantenimento del permesso di dimora anche dopo lo scioglimento della comunità familiare a causa del decesso del partner del ricorrente e che il provvedimento rispettasse altresì il principio della proporzionalità.\nE.\nIl 13 febbraio 2015 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui postula l'annullamento del giudizio cantonale e il ripristino del permesso di dimora in suo possesso per la durata prevista al momento del suo rilascio. Domanda inoltre il conferimento dell'effetto sospensivo.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e conclusioni del proprio giudizio, mentre il Consiglio di Stato non ha formulato osservazioni, rimettendosi al giudizio di questa Corte. La Sezione della popolazione ha ribadito la propria decisione e rinviato alle osservazioni formulate in sede cantonale, mentre la Segreteria di Stato della migrazione ha dichiarato d i allinearsi alle considerazioni formulate dalle autorità ticinesi.\nF.\nCon decreto del 17 febbraio 2015, al ricorso è stato accordato l'effetto sospensivo ().\nG.\nConcluso lo scambio degli allegati scritti, il 29 maggio 2015, il ricorrente ha trasmesso a questo Tribunale una dichiarazione redatta di proprio pugno nella quale descrive la sua situazione personale, il suo attaccamento al nostro Paese ed al suo defunto compagno, e illustra nel contempo le difficoltà che incontrerebbe rientrando in Ucraina, dove non intrattiene più alcun tipo di relazione sociale; egli chiede altresì che venga tenuta in considerazione non tanto la durata del vincolo formale della registrazione dell'unione coniugale, bensì l'effettiva durata della lunga relazione affettiva instaurata con D._. Il 9 giugno 2015, il legale del ricorrente ha poi inoltrato un ulteriore scritto che riporta di notizie che rifletterebbero un crescente sentimento omofobo in Ucraina e di cui chiede di tenere in considerazione nell'esame relativo alle difficoltà di integrazione che potrebbe incontrare nel suo Paese d'origine."} -{"id":"52f46973-7ed7-4118-8df2-de453aac4ac1","text":""} -{"id":"32b1dfaf-12cc-4d8b-b9ae-5e451ed753cc","text":""} -{"id":"3172a855-37b4-4366-9030-61b8a8dc254c","text":"Fatti:\nTra A._ e l'avv. B._ è in atto un contenzioso in relazione all'ammontare di onorari da quest'ultimo fatturati. Con decisione del 23 maggio 2018, la Commissione per l'avvocatura del Tribunale d'appello ha accolto l'istanza di B._ e concesso la liberazione dal segreto professionale, nella misura necessaria a procedere all'incasso del saldo della sua nota. Lo svincolo, negato in prima battuta dal cliente, è stato confermato anche dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino, con sentenza del 5 dicembre 2018. Dopo aver constatato che, avendo omesso di intimare l'istanza ad A._ prima di prendere una decisione, la Commissione per l'avvocatura aveva violato il suo diritto di essere sentito, ma che la lesione poteva essere considerata sanata, nel merito ha infatti rilevato che la decisione della Commissione era corretta.\nIl 21 gennaio 2019 A._ si è allora rivolto al Tribunale federale domandando: in primo luogo, che la pronuncia del 23 maggio 2018 della Commissione per l'avvocatura e il giudizio della Corte cantonale del 5 dicembre successivo siano annullati; in secondo luogo, che la causa xxx pendente davanti alla Pretura di Lugano sia sospesa. Non sono stati ordinati atti istruttori."} -{"id":"087d0f90-ccfe-4c81-8850-2beabc58449c","text":"Fatti:\nA. Il 10 settembre 2008 l'Ufficio della circolazione del Cantone dei Grigioni ha inflitto a A._ una multa di fr. 370.-- per avere, il 3 agosto 2008 alle ore 16.26, circolato sul territorio del Comune di Ilanz alla guida della motocicletta targata xxx a una velocità di 22 km\/h - già dedotto il margine di sicurezza di 6 km\/h - superiore a quella massima prescritta di 80 km\/h.\nB. Contestando l'infrazione, A._ ha interposto opposizione al Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità dei Grigioni che, con decisione penale del 23 ottobre 2009, lo ha ritenuto colpevole di violazione semplice alle norme della circolazione stradale e condannato a una multa di fr. 370.--.\nC. Con sentenza del 17 dicembre 2009 la II. Camera penale del Tribunale cantonale dei Grigioni ha respinto l'appello presentato da A._ contro la decisione dipartimentale.\nD. A._ impugna il giudizio dell'ultima istanza cantonale con ricorso in materia penale al Tribunale federale. Lamentando un accertamento inesatto dei fatti e la violazione del principio in dubio pro reo, postula l'annullamento della sentenza impugnata e il suo proscioglimento da ogni accusa. Chiede inoltre di essere posto a beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"16e0d420-a7e1-4a33-8d3d-8f402eefc908","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1987, è stato impiegato a tempo indeterminato dal 1° gennaio 2015 nella Base logistica dell'esercito (BLEs) come specialista pompiere dell'unità X._. Il 22 settembre 2017 undici militi su venti, compreso A._, hanno presentato una richiesta d'intervento all'Organo di mediazione del personale del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS). A._ era portavoce del gruppo. A sostegno della richiesta è intervenuto il 18 dicembre 2017 l'avv. Rocco Taminelli.\nA.b. Il 30 novembre 2017 A._, in presenza di alcuni colleghi, ha proferito nei confronti di B._, la seguente opinione: \"Digli al B._ di andare a cagare, anzi di venire qui così ti prendo il coltello che hai al cinturone e gli taglio la gola!\". Il 3 dicembre 2017 A._ è stato sospeso dal servizio. Il 19 dicembre 2017 il DDPS ha notificato ad A._ l'intenzione di disporre la disdetta in via ordinaria del rapporto di servizio dal 30 aprile 2018 per violazione di importanti obblighi legali o contrattuali in seguito a mancanze nelle prestazioni o nel comportamento in seguito all'episodio del 30 novembre 2017. Il 19 dicembre 2017 il DDPS ha disdetto in via ordinaria il rapporto di lavoro con effetto 31 maggio 2018.\nB.\nB.a. A._ ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo federale contro la decisione di disdetta, chiedendone l'annullamento. Nel corso della procedura A._ ha chiesto la ricusazione della giudice dell'istruzione. Con decisione incidentale del 25 giugno 2018 (causa A-2665\/2018) il Tribunale amministrativo federale ha respinto l'istanza. Un ricorso in materia di diritto pubblico contro tale pronuncia è stato respinto con sentenza 8C_564\/2018 del 19 ottobre 2018.\nB.b. Con giudizio del 9 aprile 2019 il Tribunale amministrativo federale ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione amministrativa di disdetta emessa dal DDPS.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale contro la pronuncia del Tribunale amministrativo federale, chiedendo in via principale l'annullamento del giudizio di primo grado e della disdetta. Subordinatamente propone il rinvio all'amministrazione per nuova decisione, dopo che sia stato garantito il diritto di accesso agli atti.\nIl DDPS postula la reiezione del ricorso, mentre il Tribunale amministrativo federale rinvia al proprio giudizio. Le parti hanno replicato e duplicato."} -{"id":"04fdc54b-682c-4b21-a9ae-08415c5266a0","text":"Fatti:\nCon decisione del 21 settembre 2015, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato (recte: dichiarato decaduto) a A._, cittadino italiano nato nel..., il permesso di domicilio UE\/AELS di cui disponeva. In sostanza, l'autorità ha ritenuto che l'interessato, pur essendo notificato quale domiciliato a X._ (TI), di fatto risiedesse prevalentemente all'estero, più precisamente a Y._ (IT), e che pertanto il suo recapito nel nostro Cantone fosse fittizio.\nIl 20 settembre 2016, il Consiglio di Stato ha respinto l'impugnativa interposta contro tale provvedimento, condividendo i motivi posti a fondamento della decisione dipartimentale. A._ si è allora rivolto al Tribunale cantonale amministrativo; con sentenza dell'11 settembre 2017, anch'esso ha però respinto il ricorso dell'insorgente dopo avere constatato che il suo permesso era decaduto.\nIl 25\/26 ottobre 2017 A._ ha inoltrato un ricorso al Tribunale federale, chiedendo che quest'ultimo giudizio sia annullato."} -{"id":"63009428-6800-4992-b3cd-8a61d186c7e4","text":""} -{"id":"1c9f8508-0b95-459b-ae76-ecf5ee7a40ea","text":"Fatti:\nA.\nIl 9 ottobre 2012, il Comune di Cama ha notificato a A._, residente a X._ e proprietario di una casa di vacanza nella località mesolcinese, l'ammontare della tassa per l'uso delle canalizzazioni relativo all'anno 2012. Con decisione del 12 dicembre 2012, il Municipio di Cama ha respinto il reclamo interposto contro la fattura di fr. 507.60 IVA inclusa.\nCon sentenza del 31 gennaio 2014, il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ha a sua volta respinto il gravame sottopostogli in merito e confermato la liceità del prelievo.\nB.\nContro tale giudizio, A._ insorge ora davanti al Tribunale federale. Con ricorso in materia di diritto pubblico del 10 marzo 2014, postula infatti la riforma rispettivamente l'annullamento della citata sentenza.\nIl Tribunale amministrativo e il Comune di Cama hanno domandato che, per quanto ricevibile, il ricorso sia respinto. Della presa di posizione dell'Ufficio federale dell'ambiente verrà invece detto, per quanto necessario, nel seguito. Il ricorrente ha ribadito le proprie richieste con una breve replica."} -{"id":"1d2232b6-b201-495d-a744-7cec6278cb44","text":"Fatti:\nA.\nLa Società Franchi Tiratori Bidogno (SFTB) gestisce il poligono di tiro a 300 m sito sui fondi n. 813 e 814 di Bidogno e n. 576 di Corticiasca, ubicate nell'area boschiva. Lo stand, con quattro linee di tiro, è costituito da una tettoia fissata su un basamento di cemento chiusa su due lati. I bersagli, ubicati sul fondo n. 576, si trovano sull'altra sponda della valle. Il 14 dicembre 2016 la SFTB ha inoltrato al Municipio di Capriasca una domanda di costruzione per trasformare e ampliare l'impianto di tiro, realizzando un nuovo stand parzialmente interrato e coperto sui lati per diminuire l'impatto fonico. La domanda non prevede un incremento dell'attività di tiro. Numerosi cittadini si sono opposti al progetto, chiedendo al Municipio di vietare in via provvisionale ogni attività di tiro. Con decisione del 30 maggio 2017 il Municipio, accertato un aumento importante dell'attività del poligono, ha ordinato alla SFTB, in via cautelare, di astenersi con effetto immediato da ogni attività di tiro e d'uso della struttura esistente, nonché di presentare una domanda di costruzione a posteriori per i lavori realizzati senza licenza edilizia, rispettivamente in merito all'eventuale uso eccedente tre giornate di tiro per anno civile.\nB.\nContro questa decisione SFTB è insorta al Consiglio di Stato prima e al Tribunale cantonale amministrativo poi. Con decisione del 7 settembre 2017 (n. 52.2017.409), la Corte cantonale ha concesso l'effetto sospensivo al ricorso proposto contro l'ordine cautelare, ch'era stato dichiarato immediatamente esecutivo, permettendo due tiri obbligatori e un tiro in campagna (tre mezze giornate all'anno), come praticato in passato. Mediante decisione del 20 giugno 2018 il Governo ha annullato la risoluzione municipale limitatamente al divieto d'uso, autorizzandolo durante tre mezze giornate. Adito dalla SFTB, con giudizio del 23 aprile 2019 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il gravame.\nC.\nAvverso questa sentenza SFTB presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullarla unitamente all'ordine municipale cautelare, eventualmente di riformare quest'ultimo imponendo un divieto di utilizzo solo per il tiro sportivo; in via subordinata postula di ammettere l'attività di tiro per cinque mezze giornate all'anno.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"3b5c5aaa-bb48-472e-b223-9b4e145b392e","text":"Fatti:\nA.\nMediante decisione del 22 maggio 2017 (incarto n. 52.2017.277) il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo ha invitato A._ e B._, che avevano impugnato una decisione del 10 maggio 2017 del Consiglio di Stato, a versare un anticipo di fr. 800.--.\nB.\nAdito dagli interessati, con sentenza 1C_326\/2017 del 15 giugno 2017 il Tribunale federale, accertato che i ricorrenti non avevano dimostrato alcun pregiudizio irreparabile, ne ha dichiarato il ricorso inammissibile.\nC.\nContro questa sentenza A._ e B._ inoltrano una domanda di revisione al Tribunale federale."} -{"id":"47d8c3d8-601f-488b-b293-5c07b3a13774","text":"Fatti:\nA.\nCon atto del 14 aprile 2016 il Procuratore generale ha promosso davanti alla Pretura penale di Bellinzona l'accusa nei confronti dell'Ente ospedaliero cantonale (EOC), per lesioni colpose gravi, subordinatamente lesioni colpose semplici. Ha ritenuto che il 19 dicembre 2013 presso il Servizio di Radiologia dell'Ospedale Regionale di Lugano, Sede Ospedale Civico, a causa di un'errata manipolazione effettuata da un operatore sanitario, la cui identità non ha potuto essere determinata, sono stati contagiati con il virus dell'epatite C dei pazienti, poi costituitisi accusatori privati (vedi sentenze 1B_289\/2016 dell'8 dicembre 2016 e 1B_433\/2016 del 17 gennaio 2017).\nB.\nIn seguito al dibattimento, con giudizio del 21 novembre 2016 il Giudice della Pretura penale, in applicazione dell' relativo alla responsabilità dell'impresa, ha dichiarato l'OEC autore colpevole di lesioni colpose gravi, condannandolo a una multa di fr. 60'000.--, al pagamento delle spese giudiziarie e riconoscendo indennizzi a favore degli accusatori privati.\nC.\nContro questa decisione l'EOC ha interposto appello. Dopo che un accusatore privato ha negato il suo consenso alla procedura scritta, con decisione ordinatoria il Presidente della Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha annullato il previsto dibattimento e, in applicazione dell', ha invitato le parti a esprimersi sull'ipotesi di un rinvio della causa ai sensi dell'. Con sentenza del 10 novembre 2017 la CARP ha poi accolto l'appello al senso dei considerandi, annullato la decisione appellata e rinviato la causa alla Pretura penale, affinché proceda ai sensi dei considerandi.\nD.\nAvverso questa decisione l'EOC presenta un ricorso in materia penale. Chiede di riformarla nel senso che la causa è rinviata alla Pretura penale perché svolga un nuovo dibattimento e pronunci una nuova sentenza sull'atto di accusa del 14 aprile 2016.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"0503339d-9e8d-4641-9ec0-3295530b3954","text":"Fatti:\nA. Con decreto di accusa del 21 settembre 2009, il Sostituto procuratore pubblico del Cantone Ticino ha ritenuto A._ colpevole di lesioni semplici per avere, a Morbio Inferiore, il 1° febbraio 2007, intenzionalmente colpito con pugni al volto e al corpo B._, provocandogli le lesioni attestate da due certificati medici. Il Sostituto procuratore ha proposto la condanna dell'accusato alla pena pecuniaria di dodici aliquote giornaliere di fr. 50.-- ciascuna, per complessivi fr. 600.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e al pagamento di una multa di fr. 450.--.\nB. Poiché l'accusato ha interposto opposizione al decreto, gli atti del procedimento penale sono stati trasmessi dal Ministero pubblico alla Pretura penale per il dibattimento. Con giudizio dell'11 ottobre 2010, il giudice della Pretura penale ha prosciolto l'accusato dall'imputazione prospettata.\nC. Contro la sentenza del giudice della Pretura penale sia il Sostituto procuratore pubblico sia la parte civile hanno adito la Corte di cassazione e di revisione penale (CCRP). Con sentenza del 14 febbraio 2011, la Corte di appello e di revisione penale, sedente giusta l'art. 453 cpv. 1 CPP quale CCRP, ha accolto entrambi i gravami. Ha quindi riformato il giudizio di primo grado nel senso che l'accusato è stato dichiarato autore colpevole di lesioni semplici per avere, a Morbio Inferiore, il 1° febbraio 2007, intenzionalmente colpito B._ con pugni al volto, provocandogli una ferita da taglio di circa 1 cm di lunghezza al labbro inferiore, due piccole escoriazioni a livello della mascella ed un ematoma con tumefazione a livello frontale. La Corte cantonale ha contestualmente rinviato gli atti ad un nuovo giudice della Pretura penale, affinché commisuri la pena e statuisca sulle richieste della parte civile.\nD. A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di riformarla nel senso di proscioglierlo dall'accusa di lesioni semplici. Il ricorrente lamenta l'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"5c5553bd-536d-4a34-ba2a-fac9c2c9cb47","text":""} -{"id":"00d4aab2-466c-49ff-b5bd-5128f6c879b9","text":"Fatti:\nA.\nA.a. In data 22 dicembre 2011 la Società svizzera di radiotelevisione (qui di seguito: SSR o ricorrente) ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano di accertare che Giuliano Bignasca, in quanto direttore responsabile del settimanale Il Mattino della Domenica, Boris Bignasca, direttore responsabile del sito www.mattinonline.ch e del periodico 10 Minuti, la società Meutel 2000 SA, editrice del Mattino della Domenica e del sito www.mattinonline.ch, infine la società Rotostampa Ticino SA, editrice di 10 Minuti, avevano leso la sua personalità con quattro articoli pubblicati sulle precitate testate fra il 25 novembre 2011 ed il 4 dicembre 2011. Oltre a tale accertamento, la SSR ha chiesto (anche in via cautelare) la rimozione degli articoli incriminati dal sito web citato nonché il divieto di pubblicare, sempre sulle testate menzionate, altri articoli lesivi della sua personalità in relazione con un servizio radiofonico di Renato Minoli andato in onda sulla \"rete uno\" il 25 novembre 2011 alle ore 12.00 e concernente il decesso del deputato leghista in Gran Consiglio Rodolfo Pantani.\nA.b. Con decreto supercautelare 23 dicembre 2011 il Pretore ha accolto l'istanza di SSR di vietare ai convenuti la pubblicazione di ulteriori articoli lesivi della sua personalità \"in relazione con il pezzo giornalistico di Renato Minoli sul decesso di Rodolfo Pantani\". Con decreto cautelare 30 gennaio 2012, il medesimo magistrato di prima istanza ha poi ordinato a Boris Bignasca e a Meutel 2000 SA di rimuovere gli articoli summenzionati dal sito web, confermando parimenti il divieto supercautelare di pubblicare ulteriori articoli lesivi; il tutto sotto la comminatoria della pena prevista all'art. 292 CP.\nA.c. Con sentenza 26 luglio 2012 il Pretore ha accolto la petizione, nel senso che ha accertato l'illiceità dei quattro articoli e confermato il divieto di pubblicarne ulteriori lesivi della personalità di SSR \"in relazione con il pezzo giornalistico di Renato Minoli sul decesso di Rodolfo Pantani\".\nB.\nAdito da Giuliano Bignasca (deceduto in pendenza di ricorso e succeduto dal figlio Boris), Boris Bignasca, Meutel 2000 SA e Rotostampa Ticino SA con appello 3 settembre 2012, il Tribunale di appello del Cantone Ticino ha accolto il gravame mediante sentenza 29 dicembre 2014, e di conseguenza respinto la petizione.\nC.\nContro la sentenza di appello insorge avanti al Tribunale federale la SSR. Con ricorso in materia civile 4 febbraio 2015, essa postula in via principale l'annullamento di tale sentenza nonché il parziale accoglimento della petizione, limitatamente al divieto di pubblicazione di articoli lesivi della sua personalità \"in relazione con il pezzo giornalistico di Renato Minoli sul decesso di Rodolfo Pantani\", nonché all'accertamento dell'illiceità della lesione della sua personalità in tre dei quattro articoli originariamente incriminati. In via subordinata essa postula l'annullamento della sentenza di appello ed il rinvio della causa all'autorità cantonale per nuova decisione.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"06e46637-590b-4f77-b136-293f011d3c2c","text":"Fatti:\nA. A.a F._ è proprietaria di due particelle di X._ (la xxx di 5'611 m2 e la yyy di 2'846 m2). Queste confinano a monte con la particella zzz di 3'623 m2, originariamente - ovvero nel momento dei fatti litigiosi e fino all'avvio della presente vertenza giudiziaria - di proprietà per un mezzo di E.C._ e per l'altra metà di A.A._ e B.A._. Nel corso degli anni ottanta, sulla particella zzz è stata formata una discarica.\nA.b Del materiale scosceso da quest'ultima particella ha invaso i fondi di F._. Dopo averli diffidati senza successo a ripristinarne lo stato anteriore, in data 22 novembre 2000 ella ha intentato contro E.C._ nonché A.A._ e B.A._ un'azione possessoria avanti al Pretore del distretto di Lugano chiedendo una somma imprecisata in risarcimento del danno subito nonché l'esecuzione dei lavori che indicherà il perito giudiziario per fermare in modo definitivo la caduta di materiale sui suoi due fondi.\nSuccessive donazioni hanno reso A.A._ unico proprietario della particella, ma il Pretore ha rifiutato una sostituzione delle parti con decreto 9 luglio 2003; a seguito del decesso di E.C._ sono subentrati nella lite quali suoi eredi C.C._ e D.C._.\nA.c Le parti convenute hanno eccepito a due riprese (4 risp. 5 marzo 2002 e 19 aprile 2007) l'intervenuta prescrizione per l'intera procedura o quantomeno per la pretesa di risarcimento. Il Pretore ha respinto entrambe le eccezioni con \"decreto\" 22 luglio 2008 siccome tardive.\nB. Il Tribunale di appello del Cantone Ticino, adito dalle parti convenute con appelli 31 luglio 2008, ha respinto i gravami con la sentenza 22 giugno 2011 qui impugnata. Esso ha altresì respinto un'istanza di assistenza giudiziaria formulata da A.A._ e B.A._.\nC. Contro la predetta sentenza di appello A.A._ e B.A._ hanno inoltrato ricorso in materia civile (subordinatamente ricorso sussidiario in materia costituzionale) in data 29 luglio 2011; lo stesso hanno fatto C.C._ e D.C._ in data 3 agosto 2011. Essi chiedono l'annullamento della sentenza impugnata e l'accoglimento delle loro domande processuali vertenti all'accertamento dell'intervenuta prescrizione dell'azione possessoria dell'opponente, limitatamente alla domanda risarcitoria di lei, con corrispondente revisione delle conseguenze di tassa e spese delle sedi cantonali; A.A._ e B.A._ chiedono inoltre la riforma della sentenza di appello anche in punto al rifiuto dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"de1eca72-c836-43b1-bafd-23ed67ae530e","text":""} -{"id":"014a6172-b640-4ee3-84b1-6cb8ceb17dc9","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Nell'autunno del 1997 è stato aperto nel Cantone Ticino un procedimento penale contro B._ per malversazioni ai danni di V._ che, nel corso del 1998, ha esteso la denuncia anche a un ex direttore della Banca del Gottardo di Lugano. Il 2 marzo 2000 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha promosso contro entrambi i denunciati l'accusa per i reati di appropriazione indebita, falsità in documenti e riciclaggio; nell'autunno del 2001 ha esteso l'accusa al reato di truffa e ha depositato gli atti.\nA. Nell'autunno del 1997 è stato aperto nel Cantone Ticino un procedimento penale contro B._ per malversazioni ai danni di V._ che, nel corso del 1998, ha esteso la denuncia anche a un ex direttore della Banca del Gottardo di Lugano. Il 2 marzo 2000 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha promosso contro entrambi i denunciati l'accusa per i reati di appropriazione indebita, falsità in documenti e riciclaggio; nell'autunno del 2001 ha esteso l'accusa al reato di truffa e ha depositato gli atti.\nB. Il 2 novembre 2001 l'accusato B._ ha inoltrato un'istanza di complemento d'inchiesta, volta all'audizione di testi, all'assunzione di documenti e all'allestimento di una perizia giudiziaria. Il PP ha accolto, con decisione del 2 ottobre 2002, solo alcune domande. L'accusato è quindi insorto dinanzi al Giudice dell'istruzione e dell'arresto del Cantone Ticino (GIAR), il quale, con sentenza del 25 aprile 2003, ha accolto, in quanto non divenuto privo di oggetto, il reclamo limitatamente all'audizione del figlio dell'accusato, all'acquisizione presso la citata banca di documenti concernenti due società e alle dichiarazioni di scarico e benestare rilasciate dalla danneggiata con riferimento a operazioni effettuate su conti presso le succursali di Lussemburgo e Nassau dell'istituto di credito.\nB. Il 2 novembre 2001 l'accusato B._ ha inoltrato un'istanza di complemento d'inchiesta, volta all'audizione di testi, all'assunzione di documenti e all'allestimento di una perizia giudiziaria. Il PP ha accolto, con decisione del 2 ottobre 2002, solo alcune domande. L'accusato è quindi insorto dinanzi al Giudice dell'istruzione e dell'arresto del Cantone Ticino (GIAR), il quale, con sentenza del 25 aprile 2003, ha accolto, in quanto non divenuto privo di oggetto, il reclamo limitatamente all'audizione del figlio dell'accusato, all'acquisizione presso la citata banca di documenti concernenti due società e alle dichiarazioni di scarico e benestare rilasciate dalla danneggiata con riferimento a operazioni effettuate su conti presso le succursali di Lussemburgo e Nassau dell'istituto di credito.\nC. B._ impugna la decisione del GIAR con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, in via provvisionale, di concedere effetto sospensivo al gravame e, in via principale, di annullare la sentenza del GIAR nella misura in cui rifiuta l'allestimento di una perizia giudiziaria di carattere contabile.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"b77864d5-39f3-4ae2-87be-a0277f8d31cc","text":"Fatti:\nA.\nD._ è comproprietario di un terreno in leggero pendio di complessivi 1'899 m2, costituito dai fondi part. n. 2088, 2143 e 2154, situati nel Comune di Lugano, nel quartiere di Molino Nuovo, su via Monte Carmen, all'altezza dell'intersezione con via Castausio. La particelle sono attribuite alla zona residenziale R5 del piano regolatore comunale. Sul fondo part. n. 2088 sorge un'abitazione unifamiliare costruita negli anni '50.\nB.\nIl 20 giugno 2011 D._ ha chiesto al Municipio di Lugano il permesso di demolire la casa esistente. Ha contestualmente presentato una domanda di costruzione per edificare sui suoi fondi due nuovi edifici residenziali con quattro appartamenti ciascuno, che si sviluppano fino a quattro piani fuori terra. Gli stabili presentano caratteristiche analoghe, ma una pianta diversa. L'edificio A, di pianta essenzialmente trapezoidale, è allineato su via Monte Carmen, mentre l'edificio B, sorge in posizione arretrata, a cavallo tra le particelle n. 2088 e 2143, presenta una pianta a \"L\" con l'ala di testa più bassa di un piano. Gli edifici sono dotati di un'autorimessa accessibile da via Monte Carmen, mediante una rampa sul lato est.\nL'esito di una seconda procedura edilizia prevedente sugli stessi fondi la costruzione di un unico complesso residenziale non è più oggetto di contestazione.\nC.\nAlla domanda si sono opposti A._ e B._, C._SA ed E._, proprietari di fondi confinanti verso nord, sulla collina di via Castausio, su cui sorgono ville storiche (di fine '800-inizio '900), comprese nell'inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere d'importanza nazionale (ISOS). I vicini hanno in particolare fatto valere che il progetto edilizio contrastava con la variante di piano regolatore relativa ai beni culturali delle sezioni di Lugano, Castagnola e Bré, allora sottoposta all'esame del Consiglio comunale.\nD.\nIl 12 settembre 2011 il Consiglio comunale ha adottato la variante pianificatoria relativa ai beni culturali, che prevedeva in particolare di tutelare le ville di Castausio di proprietà degli opponenti quali beni d'interesse locale o cantonale, fissando in particolare un perimetro di valorizzazione comunale, rispettivamente un perimetro di rispetto cantonale, che comprende anche una parte dei fondi part. n. 2088 e 2154 dedotti in edificazione. La variante pianificatoria è stata pubblicata dal 23 gennaio al 21 febbraio 2012 ed in seguito trasmessa dal Municipio al Consiglio di Stato per approvazione. Contro la stessa sono stati inoltrati diversi ricorsi.\nE.\nDopo avere acquisito il preavviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, con decisione del 3 aprile 2012 il Municipio ha sospeso la domanda di costruzione per due anni, ravvisando un contrasto con le norme di attuazione della variante relativa alla tutela dei beni culturali adottata dal legislativo comunale. Sollecitato dall'istante trascorso il termine biennale di sospensione, il Municipio di Lugano, che nel frattempo aveva autorizzato la demolizione dell'edificio esistente, ha riattivato la procedura e il 27 agosto 2014 ha rilasciato ad D._ la licenza edilizia per la realizzazione dei due nuovi edifici progettati.\nF.\nAdito dai vicini opponenti, con decisione del 15 aprile 2015 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha accolto i ricorsi ed ha annullato la licenza edilizia.\nG.\nCon sentenza del 5 aprile 2017 il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto un ricorso di D._ contro la decisione governativa, annullandola e confermando il rilascio della licenza edilizia del 27 agosto 2014. La Corte cantonale ha rilevato che le misure di salvaguardia della pianificazione erano decadute, siccome il Consiglio di Stato non aveva approvato la variante pianificatoria entro il termine del periodo di sospensione. Ha quindi stabilito che la domanda di costruzione doveva essere decisa sulla base del diritto vigente ed ha condiviso la valutazione delle autorità inferiori riguardo all'estetica del progetto e al suo inserimento armonioso nel paesaggio.\nH.\nA._ e B._ e la C._SA impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 23 maggio 2017 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di confermare la risoluzione governativa di diniego della licenza edilizia. In via subordinata, chiedono di annullare la sentenza impugnata e di rinviare gli atti ad una delle precedenti istanze per un nuovo giudizio. I ricorrenti fanno valere la violazione del diritto costituzionale e di quello cantonale.\nI.\nLa Corte cantonale si conferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato e l'Ufficio delle domande di costruzione si rimettono al giudizio del Tribunale federale. Il Municipio di Lugano e l'istante chiedono di respingere il ricorso e di confermare la sentenza impugnata. E._ non si è espresso sul gravame.\nCon decreto presidenziale del 20 giugno 2017 è stata respinta la domanda di effetto sospensivo contenuta nel gravame."} -{"id":"ff77540f-e9d4-4daf-9350-620361cfd5f5","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ SA è una società anonima affiliata all'Organismo di autodisciplina dei fiduciari del Cantone Ticino (OAD-FCT). Nell'ambito di un'inchiesta penale nei confronti dell'allora presidente di A._ SA, B._, era segnatamente emersa l'esistenza di una cassetta di sicurezza, la n. 161, presso gli uffici della società a X._. In questa cassetta erano custoditi diversi importi di denaro. In sede di interrogatorio di polizia 6 ottobre 2013, a B._ era stata contestata l'assenza di qualsivoglia pezza giustificativa in proposito (ricevute, mandati, contratti); a propria giustificazione, aveva spiegato che la gestione di quegli importi era basata sulla fiducia.\nA.b. I rappresentanti dell'OAD-FCT hanno consultato gli atti dell'inchiesta penale l'11 febbraio 2015. In data 27 febbraio 2015, il Comitato direttivo dell'OAD-FCT ha sanzionato le gravi violazioni commesse da A._ SA in merito agli obblighi di identificazione dei clienti con una multa di fr. 10'000.--.\nB.\nCon allegato 16 marzo 2015, A._ SA ha adito il Tribunale arbitrale OAD-FCT con un ricorso inteso all'annullamento della sanzione citata, che il Tribunale arbitrale ha respinto con il qui impugnato lodo 24 febbraio 2016.\nC.\nIn data 13 aprile 2016, A._ SA (di seguito: ricorrente) ha inoltrato ricorso in materia civile contro il succitato lodo arbitrale, chiedendone in via principale la riforma nel senso di annullare la sanzione e in via subordinata l'annullamento con rinvio dell'incarto all'autorità inferiore affinché statuisca di nuovo.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"1316fab4-331c-4ddb-92e1-d146245e41eb","text":"Fatti:\nA.\nIl 20 novembre 2012 il Comune di Bregaglia ha rilasciato a A.A._ e B.A._ la licenza edilizia xxx per la trasformazione di una stalla in edificio abitativo con annessa una nuova casa unifamiliare, sulla particella yyy, sita in zona di costruzione, respingendo nel contempo, per carenza di legittimazione, un'opposizione sollevata dall'associazione Helvetia Nostra. Adito da Helvetia Nostra, con giudizio del 15 gennaio 2013, il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni, negata la legittimazione a ricorrere dell'insorgente, non è entrato nel merito del gravame, ponendo la tassa e le spese per complessivamente fr. 1014.-- a carico della ricorrente, senza assegnare ripetibili.\nB.\nAvverso questa decisione Helvetia Nostra presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullare la decisione impugnata e di rinviare la causa per nuovo giudizio alla Corte cantonale e, subordinatamente, di annullare la licenza edilizia rilasciata. Le richieste di concessione dell'effetto sospensivo e di sospendere la procedura sono state accolte con decreto presidenziale del 21 marzo 2013.\nNelle sentenze di principio del 22 maggio 2013, il Tribunale federale ha riconosciuto il diritto di ricorso a Helvetia Nostra (), nonché l'applicabilità diretta degli art. 75b e 197 cifra 9 Cost. a partire dall'11 marzo 2012 ().\nC.\nCon decreto del 5 luglio 2013 la procedura è stata riattivata e agli opponenti, al Comune e alla Corte cantonale è stata offerta la facoltà di esprimersi. Quest'ultima non si è pronunciata al riguardo. Con scritto del 13 agosto 2013, gli opponenti hanno comunicato al Tribunale federale di aver ritirato la domanda di costruzione e di rinunciare alla licenza edilizia, precisando, come il Comune, di non opporsi al prospettato stralcio della procedura. Riguardo alle spese rilevano che si tratta di un ricorso stereotipato; Helvetia Nostra propone di addossarle agli opponenti."} -{"id":"ea143bdd-6f50-4fc4-b6f7-9afb8aecdb4e","text":""} -{"id":"1c92a533-7034-4fcd-a4bb-bc36e867d7ca","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- S._ procede nei confronti di B._ per l'incasso di un credito. Il 1° febbraio 2001 il creditore ha chiesto all'Ufficio di esecuzione e fallimenti di Locarno la continuazione dell'esecuzione, allegando una sentenza del Tribunale del distretto di Oberlandquart concernente pretese derivanti da un rapporto di locazione. Il 15 febbraio 2001 l'Ufficio ha proceduto a un primo pignoramento.\nNel medesimo gruppo (n. 3) si trovavano pure la Cassa cantonale di compensazione AVS, il Comune di Losone, e i Cantoni dei Grigioni e di Zurigo. Il 25 ottobre 2001, l'Ufficio ha proceduto a un pignoramento complementare in favore di S._, pignorando l'eventuale credito vantato dall'escusso nei confronti della compagnia d'assicurazioni L._.\nB.- Con sentenza 23 gennaio 2002 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha evaso due rimedi di S._ nel senso dei considerandi (dispositivo n. 1), ha annullato il pignoramento del 15 febbraio 2001 e il suo complemento del 25 ottobre seguente per quanto concerne la pretesa del ricorrente (dispositivo n. 2), ha ordinato all'Ufficio di notificare il verbale di pignoramento complementare agli altri creditori del gruppo n. 3 con contemporanea fissazione di un termine di 20 giorni ai sensi dell' per eventualmente contestare giudizialmente il diritto di pegno legale ex art. 60 cpv. 1 LCA rivendicato dal ricorrente sulla pretesa vantata dall'escusso nei confronti del suo assicuratore (dispositivo n. 3), ha ridotto e ripartito fra i restanti creditori del gruppo n. 3 le spese per l'esecuzione del pignoramento (dispositivo n. 4), ha posto a carico del ricorrente la tassa per la registrazione della domanda di proseguimento dell'esecuzione (dispositivo n. 5), non ha prelevato spese né assegnato ripetibili, ha indicato i rimedi di diritto e ha specificato l'intimazione della sentenza ai creditori del gruppo e all'Ufficio (dispositivi n. 6, 7 e 8). I giudici cantonali hanno dapprima rilevato che con la richiesta di continuare l'esecuzione il ricorrente non ha prodotto all'Ufficio una sentenza che rigetta l'opposizione interposta dall'escusso, motivo per cui i pignoramenti effettuati in suo favore sono inficiati di nullità. L'autorità di vigilanza ha poi indicato che il diritto di pegno legale rivendicato dal ricorrente in virtù dell'art. 60 LCA non rende impignorabili le pretese vantate dall'escusso nei confronti del suo assicuratore contro la responsabilità civile. Tuttavia il pignoramento di tale pretesa è escluso se i rimanenti creditori procedenti non contestano il diritto di pegno o la sua estensione. A tal fine dev'essere loro assegnato un termine di 20 giorni ex .\nC.- Il 16 febbraio 2002 S._ ha inoltrato al Tribunale federale un ricorso con cui postula l'annullamento dei dispositivi n. 1, 2, 3 e 8 della sentenza cantonale.\nEgli domanda pure di ordinare all'Ufficio di revocare la diffida fatta alla predetta compagnia di assicurazione, di effettuare il pagamento del risarcimento danni unicamente allo stesso ufficio nonché di ingiungere a L._ di versargli, quale creditore pignoratizio, la prestazione risultante dall'assicurazione stipulata con il debitore. In via eventuale chiede di ordinare all'Ufficio di comunicare all'assicuratore che la sua prestazione non farà parte della massa delle esecuzioni. Il ricorrente ritiene esagerata la sanzione della nullità pronunciata dall'autorità di vigilanza, critica le operazioni di pignoramento e afferma che l'ufficio di esecuzione risp. l'autorità di vigilanza non hanno il diritto di intervenire per quanto concerne la polizza di assicurazione del debitore, atteso che egli ha un diritto di pegno legale sulla relativa prestazione assicurativa.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"4a9a6ac9-91d7-43ba-b203-1d687a714e44","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza 1C_60\/2016 del 16 febbraio 2016 il Tribunale federale ha respinto, in quanto ammissibile, un ricorso presentato da Domenico Zucchetti in relazione alla votazione federale del 28 febbraio 2016 in merito alla modifica del 26 settembre 2014 della Legge federale concernente il transito stradale nella regione alpina (LTS) (Risanamento della galleria autostradale del San Gottardo).\nB.\nCon istanza di revisione del 16 marzo 2016 Domenico Zucchetti inoltra al Tribunale federale una domanda di revisione della citata sentenza. Ne chiede la revisione, \"riservandosi di ritirare l'istanza\", senza formulare precise conclusioni di giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni all'istanza."} -{"id":"034255cb-cbad-4bdd-8864-d45277c594bb","text":""} -{"id":"aa677200-a52b-47e8-9996-fce040abf912","text":""} -{"id":"58f593ae-d531-44ec-bc3c-6a7267d15e62","text":""} -{"id":"53beb17c-f3a5-43ed-90c4-2bd1bcdf79ef","text":"Fatti:\nA.\nIl 23 dicembre 2014 i coniugi A.A._ e B.A._ (di nazionalità austriaca, il primo, e di nazionalità russa, la seconda) hanno inviato la loro dichiarazione concernente il periodo fiscale 2013 all'Ufficio di tassazione di S._ (TI). Dagli atti risulta che la dichiarazione è stata firmata a T._ (TI), località che è stata indicata anche quale luogo di domicilio della coppia. Con decisione dell'11 marzo 2015, l'Ufficio di tassazione ha commisurato il reddito imponibile in fr. 279'800.-- (IC; determinante per l'aliquota: fr. 279'800.--) rispettivamente in fr. 296'400.-- (IFD; determinante per l'aliquota: fr. 296'400.--) e la sostanza in fr. 15'629'000.-- (determinante per l'aliquota: fr. 15'678'000.--).\nB.\nI contribuenti hanno impugnato la tassazione con reclamo del 10 aprile successivo, sostenendo che dal 2012 erano illimitatamente imponibili in Germania, dove avevano trasferito la loro residenza. Rilevando che il diritto di imporre la sostanza mobiliare ed i redditi generati dalla sostanza mobiliare era di competenza di tale Stato, hanno quindi postulato che il reddito imponibile in Ticino per il periodo fiscale 2013 fosse stabilito in fr. 141'400.-- (IC; determinante per l'aliquota: fr. 279'800.--) rispettivamente in fr. 158'300.-- (IFD; determinante per l'aliquota: fr. 296'800.--) e la sostanza in fr. 200'000.-- (determinante per l'aliquota: fr. 2'978'000.--). Il 6 settembre 2017 il fisco ticinese ha respinto il reclamo davanti ad esso interposto, concludendo: \"I contribuenti sono domiciliati in Ticino nel Comune di U._. Sono perciò illimitatamente imponibili in Ticino e in Svizzera per appartenenza personale\". La decisione su reclamo è stata confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 9 novembre 2017.\nC.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 13 dicembre 2017, A.A._ e B.A._ hanno impugnato il giudizio cantonale davanti al Tribunale federale, chiedendo che lo stesso venga annullato e l'incarto rinviato al fisco ticinese, affinché si pronunci nuovamente sulla fattispecie. In corso di procedura, la Camera di diritto tributario, la Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino e l'Amministrazione federale delle contribuzioni hanno domandato che il gravame sia respinto. Al 9 aprile 2018 risalgono ulteriori osservazioni dei ricorrenti, di cui verrà detto, per quanto necessario, più oltre."} -{"id":"04fe351f-b39b-4e64-8782-5d6fd2ddb908","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito di una procedura di prelievo di contributi di miglioria per le opere di urbanizzazione di una nuova strada a Y._, il Municipio di X._ ha respinto, l'11 gennaio 2018, i reclami interposti da A.A._ e B.A._ contro le loro imposizioni. Gli insorgenti erano infatti stati assoggettati in quanto comproprietari, ciascun in ragione di 1\/2, di un fondo ad un contributo complessivo di fr. 9'733.40, mentre A.A._ quale proprietario, in ragione di 572\/1000, di un'altra parcella, era stato imposto con un contributo di fr. 99'520.15.\nB.\nIl 19 luglio 2019 il Tribunale di espropriazione del Cantone Ticino ha parzialmente accolto ai sensi dei considerandi il gravame sottopostogli dai coniugi A._ e ha rinviato gli atti al Comune affinché proceda, senza nuova pubblicazione, a ricalcolare i contributi a carico dei due fondi sulla base di un nuovo piano di ripartizione. A suo avviso, fondarsi su solo due coefficienti non era sufficiente per avere una corretta distinzione tra i diversi gradi di interesse vantati dai vari mappali assoggettati al prelievo di contributi, ragione per cui il fattore concernente l'interesse all'opera doveva essere differenziato in maniera più graduata, in modo da ottenere una congrua distinzione a seconda delle peculiarità delle singole parcelle. Un nuovo calcolo dei contributi doveva essere effettuato da parte del Municipio, a chi spettava la competenza di allestire il prospetto. Il rinvio all'autorità di prime cure si giustificava anche per garantire ai contribuenti, in caso di ulteriori contestazioni, il diritto al doppio grado di giudizio. Tutte le altre censure sollevate dai coniugi A._ sono invece state respinte.\nC.\nCon sentenza del 1° ottobre 2019 il Tribunale cantonale amministrativo ha dichiarato irricevibile il gravame esperito il 16 settembre 2019 da A.A._ e B.A._ contro il giudizio del Tribunale di espropriazione. La Corte cantonale ha considerato che si trattava di una decisione di rinvio che non poneva fine al procedimento e che, in concreto, non erano date le esigenze poste dalla legge, segnatamente dall'art. 66 cpv. 2 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 [LPAmm; RL\/TI 165.100]) e dalla giurisprudenza federale, applicabile per analogia, affinché una simile decisione fosse impugnabile.\nD.\nIl 31 ottobre 2019 A.A._ e B.A._ hanno inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiedono che la sentenza cantonale sia annullata e la causa rinviata all'autorità precedente affinché si pronunci sul gravame presentatole il 16 settembre 2019. Censurano un'errata interpretazione della normativa applicabile e domandano che venga conferito effetto sospensivo al ricorso.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"238b1b22-ed6b-481d-ba72-dd4e66494622","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con decisione del 30 novembre 2010 l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (di seguito UAIE) ha confermato il progetto di decisione del 9 luglio 2010 con il quale l'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino ha riconosciuto il diritto a un quarto di rendita dal 1° ottobre 2007 ad A._, cittadina italiana, nata il 30 aprile 1967, attiva in Svizzera come frontaliera dal 1° febbraio 1988 quale assistente di cura presso la Clinica B._ di Locarno.\nA.b. Nell'ambito di una revisione avviata d'ufficio nel giugno del 2013, l'UAIE, considerata la nuova documentazione medica e i dati forniti dal datore di lavoro, con decisione del 3 gennaio 2018 ha confermato ad A._ il diritto a un quarto di rendita AI.\nB.\nA._ si è aggravata il 7 febbraio 2018 (timbro postale) al Tribunale amministrativo federale, chiedendo il riconoscimento di una mezza rendita d'invalidità dal 1° maggio 2013.\nCon giudizio del 6 maggio 2019 il Tribunale amministrativo federale ha parzialmente accolto il ricorso, riconoscendo ad A._ il diritto a mezza rendita d'invalidità dal 1° febbraio 2015.\nC.\nL'UAIE inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale il 23 maggio 2019 (timbro postale), chiedendo l'annullamento del giudizio del Tribunale amministrativo federale e la conferma della propria decisione del 3 gennaio 2018. L'UAIE presenta nel contempo anche istanza di concessione dell'effetto sospensivo.\nCon osservazioni del 19 agosto 2019 A._ chiede la reiezione del gravame dell'UAIE mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) rinuncia a determinarsi."} -{"id":"326358ee-1379-4b29-808d-f1ab0ded89d1","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 22 dicembre 2016 il Presidente della Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile il gravame presentatogli dai coniugi A._ e B._ contro le decisioni su reclamo emesse dall'Ufficio di tassazione di Lugano Città in materia d'imposta cantonale e d'imposta federale diretta per gli anni 2011, 2012 e 2013. Osservato che nelle citate decisioni su reclamo le imposte sul reddito e sulla sostanza erano state commisurate in zero franchi, la Corte cantonale è giunta alla conclusione che i contribuenti non avevano alcun interesse attuale degno di tutela ad ottenere una decisione da parte sua: non essendo lesi nei loro interessi personali dalle decisioni impugnate, essi non erano pertanto legittimati a ricorrere.\nB.\nIl 18 gennaio 2017 i coniugi A._ e B._ hanno presentato dinanzi al Tribunale federale un \"ricorso in materia di diritto tributario\" con cui chiedono l'annullamento della sentenza cantonale.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"30934de3-63c9-4e56-936a-0744f1abefe7","text":"Fatti:\nA.\nIl 18 giugno 2020 il Giudice delegato del Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha respinto il ricorso interposto da A._ contro la risoluzione 3 giugno 2020 con cui il Consiglio di Stato, da un lato, dichiarava irricevibile il reclamo presentato dall'interessato contro la comunicazione 20 maggio 2020 della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni che confermava il termine di partenza fissatogli per lasciare la Svizzera e, dall'altro, dichiarava altresì inammissibile, per difetto di competenza, la richiesta di rilascio di un permesso di dimora per motivi umanitari, istanza che andava sottoposta innanzitutto all'autorità di prime cure.\nB.\nCon ricorso di diritto pubblico del 10 luglio 2020 A._ impugna la sentenza cantonale, limitatamente alla questione del termine di partenza. Affermando che la proroga richiesta avrebbe dovuto essergli concessa siccome adempie tutte le esigenze di cui all' (RS 142.20). In questo contesto, chiede anche la concessione dell'effetto sospensivo e il riconoscimento del gratuito patrocinio.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"1f3eb401-b54b-4db2-9d4c-5823f7609184","text":"Fatti :\nA.- H._ è stato presidente del consiglio di amministrazione della E._ SA, con firma individuale, dal 5 ottobre 1992. Egli ha dimissionato con atto 30 giugno 1997.\nCon decreto 19 settembre 1997 è stato pronunciato il fallimento della società, mentre il 20 ottobre 1997 ne è stata dichiarata la sospensione. La liquidazione fallimentare è poi sfociata nella procedura ordinaria a seguito del versamento dell'anticipo spese.\nMediante decisione 22 ottobre 1998 la Cassa di compensazione del Cantone Ticino, subentrata alla Cassa di compensazione Promea dal 1° gennaio 1997, constatato di aver subito un danno di fr. 8460. - per contributi paritetici non pagati al 31 maggio 1997 da parte della fallita, ha iniziato la procedura di risarcimento danni nei confronti di H._, con vincolo di solidarietà con A. e M._ nonché con B._.\nB.- Avendo H._ interposto opposizione, il 30 dicembre 1998 la Cassa ha promosso nei suoi confronti una petizione al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, postulandone la condanna al risarcimento del predetto importo, in solido con M._ e B._.\nCon giudizio 23 settembre 1999, la giudice delegata del Tribunale cantonale delle assicurazioni ha integralmente accolto la petizione della Cassa e condannato l'interessato al risarcimento di fr. 8460. - con vincolo di solidarietà con M._ e B._.\nC.- H._, assistito dall'avv. Quadranti, insorge al Tribunale federale delle assicurazioni con un ricorso di diritto amministrativo per il quale chiede l'annullamento del giudizio cantonale. Censura la facoltà di statuire dell'istanza cantonale nella composizione di un giudice unico, lamenta la violazione delle norme di procedura cantonale e federale e del diritto di essere sentito, nega la sua responsabilità e solleva, infine, l'eccezione della perenzione.\nCon atto 21 gennaio 2000 la Cassa ha rinunciato a determinarsi, così come M._, B._ e l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali."} -{"id":"1f261757-d7ab-491b-9b3e-c6ee1c78d769","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 30 aprile 2004 il cittadino italiano B._ è stato arrestato sulla base di un ordine d'arresto provvisorio spiccato l'11 marzo 2004 da Interpol Roma. Contestualmente all'arresto del ricercato è stata sequestrata l'automobile BMW X5, all'interno della quale sono stati reperiti e sequestrati quattro cellulari, chiavi, documentazione cartacea e un'agenda. Inoltre, presso gli uffici della X._ SA, sono stati sequestrati due classificatori, uno schedario e documentazione varia e, presso l'abitazione dell'arrestato, vari documenti, € 500.--, CHF 340.--, 400 dinari algerini, chiavi, un'agenda, tre cellulari e un palmare. L'arrestato, che si è opposto alla sua estradizione, ha dichiarato d'essere estraneo ai fatti addebitatigli.\nA. Il 30 aprile 2004 il cittadino italiano B._ è stato arrestato sulla base di un ordine d'arresto provvisorio spiccato l'11 marzo 2004 da Interpol Roma. Contestualmente all'arresto del ricercato è stata sequestrata l'automobile BMW X5, all'interno della quale sono stati reperiti e sequestrati quattro cellulari, chiavi, documentazione cartacea e un'agenda. Inoltre, presso gli uffici della X._ SA, sono stati sequestrati due classificatori, uno schedario e documentazione varia e, presso l'abitazione dell'arrestato, vari documenti, € 500.--, CHF 340.--, 400 dinari algerini, chiavi, un'agenda, tre cellulari e un palmare. L'arrestato, che si è opposto alla sua estradizione, ha dichiarato d'essere estraneo ai fatti addebitatigli.\nB. Il 4 maggio 2004 l'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha emesso un ordine di arresto ai fini estradizionali. Mediante decisione del 16 giugno 2004 il Tribunale penale federale ha respinto un reclamo dell'arrestato. Con nota diplomatica dell'11 maggio 2004 l'Ambasciata d'Italia a Berna ha formalmente chiesto l'estradizione del detenuto, come pure il sequestro e la consegna degli oggetti e dei valori pertinenti ai sospettati reati. La domanda si fonda sull'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 15 novembre 2002 dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catanzaro per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il 13 maggio 2004 l'UFG ha bloccato un conto dell'interessato presso la banca Y._, decisione notificata anche alla X._ SA, titolare della relazione bancaria. Un ricorso presentato da questa società avverso il sequestro bancario è stato respinto dal Tribunale penale federale con sentenza del 20 luglio 2004. Il 9 giugno 2004 la citata banca ha trasmesso all'UFG diversi documenti, tra cui gli estratti del conto bloccato e la procura generale del conto conferita, oltre che all'estradando, a A._ il 7 maggio 2004. Il saldo attivo del conto è di € 126'431.-- e l'estradando ne sarebbe l'avente diritto economico. Il 5 maggio 2004 l'UFG ha proceduto al dissequestro dell'automobile, delle chiavi di casa e di diverse fatture della X._ SA. L'estradando non ha presentato osservazioni alla domanda di estradizione né contro il sequestro dei menzionati oggetti e del conto bancario.\nIl 18 agosto 2004 l'UFG ha concesso l'estradizione di B._ e la consegna all'Italia degli oggetti e documenti sequestrati (dispositivo n. 1 e 2) e la consegna dei valori depositati sul conto litigioso (dispositivo n. 3).\nIl 18 agosto 2004 l'UFG ha concesso l'estradizione di B._ e la consegna all'Italia degli oggetti e documenti sequestrati (dispositivo n. 1 e 2) e la consegna dei valori depositati sul conto litigioso (dispositivo n. 3).\nC. Avverso questa decisione la X._ SA e A._ presentano un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiedono di concedere l'effetto sospensivo al gravame, di annullare la decisione impugnata e di ordinare il dissequestro del conto della ricorrente presso la menzionata banca, subordinatamente di rinviare gli atti all'UFG per approfondire la provenienza dei fondi litigiosi.\nL'UFG propone di respingere il ricorso. Nella replica i ricorrenti, ai quali sono stati trasmessi gli atti prodotti dall'UFG, hanno ribadito le proprie allegazioni e conclusioni."} -{"id":"555b9d2d-8ec1-4775-8521-52cba0db7bb4","text":""} -{"id":"8e3523e1-490b-4b3b-ae25-53055c364282","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito del procedimento penale promosso nei confronti di A._, arrestato il 15 febbraio 2017, il Procuratore pubblico (PP) ha sequestrato, tra l'altro, materiale edile, in particolare ponteggi e relative attrezzature, rispettivamente autoveicoli di proprietà di B._Sagl. Il 12 settembre 2017 il PP, in applicazione dell', visti gli importanti costi di manutenzione e stoccaggio, ha incaricato l'Ufficio dei fallimenti di realizzare i beni sequestrati sulla base di motivi di ordine logistico, pratico e di rapido deprezzamento, soprattutto degli autoveicoli.\nB.\nCon reclamo del 25 settembre 2017 l'imputato, sostenendo d'essere l'avente diritto economico di B._Sagl, è insorto presso la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello (CRP) chiedendo d'annullare la decisione del magistrato inquirente. Mediante giudizio del 27 novembre 2017, negata la legittimazione all'insorgente poiché non direttamente leso dalla contestata misura, la Corte cantonale ha dichiarato irricevibile il reclamo.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, in via principale, di accertare la sua legittimazione nell'ambito della citata procedura e di ritornare gli atti alla CRP, affinché si pronunci nel merito, in via abbondanziale, di rinviarle gli atti al fine di decidere nuovamente sulla legittimazione tenendo conto di tutte le circostanze emergenti dall'incarto penale.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"0c0478ad-c5fb-4361-8983-ea2f67f2a8d4","text":""} -{"id":"14a1141f-ac3e-4c68-9976-6cb45c258b02","text":"Fatti:\nA. Con decisione del 7 dicembre 2007, l'Ufficio giuridico della Sezione della circolazione del Cantone Ticino ha riconosciuto A._ colpevole di infrazione alle norme della circolazione stradale e gli ha inflitto una multa di fr. 200.--, per aver autorizzato, il 30 agosto 2007 in territorio di Lugano, un proprio dipendente a eseguire il trasporto professionale di persone con il veicolo VW Bus non immatricolato a tale scopo e, conseguentemente, sprovvisto dell'odocronografo. Il conducente non era inoltre in possesso della richiesta licenza di condurre.\nB. Adito da A._, il Presidente della Pretura penale ha respinto il ricorso e confermato la risoluzione dell'autorità di prima istanza con decisione del 5 giugno 2009.\nC. Con sentenza del 22 dicembre 2009 (6B_576\/2009) il Tribunale federale ha parzialmente accolto, in quanto ammissibile, un ricorso di A._ contro la sentenza del Presidente della Pretura penale, annullandola e rinviando a quest'ultimo la causa per un nuovo giudizio, dopo un completamento degli accertamenti di fatto. Questa Corte ha in sostanza rilevato che, sulla base dei soli fatti accertati in sede cantonale, non era possibile stabilire se il trasporto dei passeggeri con il citato veicolo veniva effettuato allo scopo di conseguire un profitto economico ai sensi dell'art. 3 cpv. 1bis dell'ordinanza del 6 maggio 1981 sulla durata del lavoro e del riposo dei conducenti professionali di veicoli leggeri per il trasporto di persone e di automobili pesanti (OLR 2; RS 822.222). Questa condizione è infatti necessaria, cumulativamente con quella della regolarità delle corse, per ammettere un trasporto professionale di persone.\nD. Dopo avere eseguito ulteriori accertamenti, chiedendo a A._ di produrre determinati documenti, il Presidente della Pretura ha nuovamente statuito sulla causa con giudizio del 2 luglio 2010, respingendo il ricorso e confermando la decisione dell'autorità di prima istanza. Il giudice cantonale ha ammesso un profitto economico, ritenuto che nella fattispecie i trasporti di persone comportavano un guadagno accessorio per l'interessato.\nE. A._ impugna con un ricorso in materia penale al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo e di proscioglierlo dalle imputazioni contestategli. Il ricorrente fa sostanzialmente valere la violazione del diritto di essere sentito, del divieto dell'arbitrio e dell'art. 3 cpv. 1bis OLR 2.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"3c12a516-0285-42b4-8ff0-52ee7841f89e","text":""} -{"id":"92c34d36-b51c-471e-96c6-c62bc9fd6ffc","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 5 ottobre 2016 l'avvocata A._ è stata condannata in contumacia dalla Corte delle assise criminali per ripetuta appropriazione indebita qualificata, ripetuta sottrazione di cose requisite o sequestrate, ripetuta coazione (in parte tentata), ripetute soppressioni di documento e ripetuta diffamazione, alla pena detentiva di 24 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni. L'interessata ha impugnato questa decisione con annuncio d'appello, confermato con dichiarazione del 9\/28 febbraio 2017: la causa è pendente presso la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP).\nB.\nMediante istanza dell'8 marzo 2017 A._ ha chiesto la ricusazione della giudice Giovanna Roggero-Will, Presidente della CARP. Con giudizio del 22 marzo 2017 la CARP ha respinto l'istanza.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concessole il beneficio dell'assistenza giudiziaria, del gratuito patrocinio e accordato l'effetto sospensivo al gravame, la ricusazione dell'intero Tribunale federale, di organizzare un'equa e pubblica udienza con procedura probatoria per verificare i motivi di ricusa e d'accertare la nullità della decisione impugnata, subordinatamente di annullarla.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"27b93412-6155-43e5-af3c-48e126ad9a3f","text":"Fatti:\nA.\nCon una \"convenzione di mutuo fruttifero\" del 30 giugno 2004 (agli atti come documento B) B._ ha trasferito a A._ \"la proprietà della somma di Euro 500'000.--\". Il contratto stabiliva, tra l'altro, che il \"trasferimento\" era già avvenuto, che con la sua firma il mutuatario rilasciava quietanza, ch'egli s'impegnava a restituire capitale con interessi entro il 30 giugno 2006 e si riconosceva formalmente debitore nel senso dell'; le parti eleggevano inoltre il foro di Lugano e dichiaravano applicabile il diritto svizzero, in particolare gli art. 312 segg. CO.\nIl 23 marzo 2005 B._ e A._ hanno firmato una seconda convenzione per la somma di euro 250'000.--; il contenuto era uguale a quello della prima, ma fissava la scadenza del mutuo al 1° marzo 2007 (documento C).\nIn un conteggio del 29 marzo 2006 B._ ha ricapitolato i prestiti effettuati a favore di A._ e della C._Spa, società della quale questi era socio di maggioranza, gli ha proposto un nuovo riparto di euro 1'305'000.-- a carico della società e euro 750'000.-- a carico suo \"comme initialement prévu\" e gli ha chiesto di confermargli se accettava la ridistribuzione. Il 7 aprile 2006 A._ ha firmato il conteggio per accettazione (documento D).\nIl medesimo giorno è stato sottoscritto un \"atto costitutivo di pegno su azioni\" (documento E). Nelle premesse si diceva che A._ era debitore nei confronti di B._ di euro 750'000.--, che dovevano essere ripagati con gli interessi entro il 31 dicembre 2011. A._ ha poi costituito una \"garanzia pignoratizia\" su 147 azioni della C._Spa a favore di B._.\nB.\nIl 26 novembre 2015 B._ ha promosso un'azione davanti al Tribunale di Varese, fondata sul predetto atto di pegno, chiedendo che A._ fosse condannato a pagargli euro 750'000.--. Il tribunale si è dichiarato incompetente con sentenza del 31 ottobre 2017, riconoscendo la competenza funzionale della sezione specializzata per quella materia presso il Tribunale di Milano. La procedura italiana non ha avuto seguiti.\nC.\nIl 1° marzo 2017 B._ ha presentato un'istanza di conciliazione alla Pretura di Lugano, ottenendo l'autorizzazione ad agire contro A._ per la pretesa di euro 750'000.--. Prima della scadenza del termine assegnatogli a questo fine, il 12 maggio 2017 egli ha presentato un'istanza nella procedura sommaria di tutela nei casi manifesti, chiedendo che A._ fosse condannato a pagargli euro 750'000.--. La domanda era fondata sui documenti B, C, D e E.\nIl convenuto ha contestato che la causa potesse essere decisa secondo la procedura sommaria di tutela nei casi manifestie ha proposto diverse eccezioni e obiezioni, delle quali si dirà.\nIl Pretore ha accolto l'istanza con sentenza del 28 agosto 2019. Il 17 febbraio 2020 la II Camera civile del Tribunale di appello ticinese ha respinto l'appello del convenuto.\nD.\nA._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 18 marzo 2020. Chiede la concessione dell'effetto sospensivo e, nel merito, che il giudizio impugnato sia annullato, che l'appello sia accolto e che l'istanza sia dichiarata irricevibile. Con risposta 11 maggio 2020 B._ propone di respingere sia la domanda di effetto sospensivo sia il ricorso.\nLa domanda di effetto sospensivo è stata respinta con decreto presidenziale del 4 giugno 2020."} -{"id":"0e31d059-fc9c-4ee9-98cc-67f592e28fbb","text":""} -{"id":"55996df7-c7c1-48ef-ae4d-5fde2f9b4f53","text":"Fatti:\nA.\nA._ SA, B._ SA, E._, F._ e G._, componenti la Comunione ereditaria fu C._, sono proprietari di fondi ubicati nel comparto \"X._\" del Comune di Mendrisio. La scheda R7 del piano direttore (PD), adottata dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino il 20 maggio 2009, elenca detto comparto con il grado di consolidamento di risultato intermedio fra i poli di sviluppo economico (PSE).\nB.\nCon decisione del 18 novembre 2015 il Consiglio di Stato ha adottato il settimo pacchetto di modifiche del PD: il PSE di X._ è stato stralciato dalla scheda R7, adattando di conseguenza anche altre schede. Contro questa decisione detti proprietari sono insorti dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, che con giudizio del 17 febbraio 2016, ritenuto che il ricorso doveva essere inoltrato al Gran Consiglio, l'ha dichiarato irricevibile, trasmettendo allo stesso gli atti per competenza. Con sentenza 1C_132\/2016 del 1° aprile 2016 il Tribunale federale ha respinto, in quanto ammissibile, un ricorso degli stessi proprietari diretto contro la decisione della Corte cantonale.\nC.\nMediante decisione dell'11 aprile 2017 il Gran Consiglio ha ritenuto privi di oggetto i ricorsi dei proprietari, nella misura in cui si riferiscono alle schede di dato acquisito R\/M5, P1 e P8 annullate con decisione dell'8 febbraio 2017 dal Consiglio di Stato, stralciando quindi dai ruoli la causa riguardo a tali aspetti, e li ha dichiarati irricevibili con riferimento alle censure contro l'adattamento delle schede di risultato intermedio R7 e R9, nonché l'aggiornamento delle schede M1 e M9.\nD.\nAvverso questa decisione Immobiliare BB SA, B._ SA, E._, F._ e G._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono di annullarla e di riformarla nel senso di confermare che i ricorsi sono divenuti privi di oggetto riguardo alle schede di dato acquisito R\/M5, P1 e P8 e di accoglierli parzialmente per quanto concerne le schede di risultato intermedio R7 e R9 e l'aggiornamento della scheda M1.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"0067fa6b-67ee-41f8-b8a6-93cc7913b74f","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- C._ ha escusso con due precetti esecutivi i coniugi B.A._ e A.A._ per l'incasso di fr. 150'000.--. Entrambi i precetti indicano un coniuge quale debitore e l'altro quale condebitore solidale. Il 30 ottobre 1997 è stata rigettata in via provvisoria l'opposizione interposta dai debitori in entrambe le esecuzioni per un importo di fr. 150'000.--. Il 9 marzo 1998, dopo aver chiesto l'annotazione della restrizione della facoltà di disporre all'Ufficio del registro fondiario di Lugano, l'Ufficio di esecuzione di Lugano ha pignorato in via provvisoria per un credito di fr. 152'495.-- risp. fr.\n152'515.-- (oltre alle spese di pignoramento) le quote di comproprietà di cinque fondi, fra cui figurano le particelle n. XXX e YYY RFD di Morcote, appartenenti ai debitori in ragione di metà ciascuno. Il 19 ottobre 2000 la notaia, che ha rogato un diritto di compera concernente i due predetti fondi di Morcote, ha chiesto il loro svincolo dall'annotazione della restrizione della facoltà di disporre, dietro deposito di una somma di denaro. L'Ufficio ha acconsentito alla richiesta il giorno seguente, a condizione che venisse consegnata una garanzia bancaria di fr. 250'000.--. Il 30 ottobre seguente gli escussi hanno chiesto all'Ufficio di esecuzione lo svincolo delle particelle n. XXX e YYY senza ulteriore formalità o, subordinatamente dopo la presentazione di una garanzia bancaria di fr. 150'000.--. L'Ufficio dal canto suo ha confermato la precedente decisione.\nB.- L'8 gennaio 2001 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha parzialmente accolto i ricorsi presentati dai coniugi A._ e ha deciso che l'Ufficio potrà annullare il pignoramento delle quote di proprietà di B.A._ risp. A.A._ inerenti alle particelle n.\nXXX e YYY RFD di Morcote e consentire alla radiazione delle relative restrizioni della facoltà di disporre a condizione che venga depositato l'importo di fr. 124'983, 65 risp. fr.\n125'016, 35 o prestata una garanzia bancaria di un importo equivalente. I giudici cantonali hanno innanzi tutto rilevato l'inapplicabilità dell' e hanno indicato che è possibile sostituire un bene pignorato con un altro a condizione che il valore di stima dell'oggetto di sostituzione sia sufficiente a coprire interamente tutti i crediti del gruppo considerato. In concreto il valore della pretesa del creditore procedente equivale, nell'esecuzione contro B.A._, a fr. 152'495.-- oltre a fr. 320 di spese di pignoramento, e in quella contro A.A._ a fr.\n152'515.-- oltre a fr. 340.-- di spese di pignoramento.\nRitenuto tuttavia che la LEF non permette una reformatio in peius, la decisione dell'Ufficio va confermata per quanto concerne l'importo complessivo di fr. 250'000.--, ma esso dev'essere ripartito tra le due esecuzioni in base ai predetti importi riportati sui verbali di pignoramento.\nC.- Il 25 gennaio 2001 B.A._ e A.A._ hanno inoltrato un ricorso con cui chiedono che il Tribunale federale modifichi la decisione dell'autorità di vigilanza nel senso che il pignoramento delle quote di comproprietà di tutti i mappali a loro intestati sarà annullato con la conseguente radiazione delle relative restrizioni della facoltà di disporre se verrà depositata la somma complessiva di fr. 150'000.--, oltre le spese esecutive, o prestata una garanzia bancaria per un importo equivalente.\nI ricorrenti rilevano di essere debitori solidali e sostengono che è sufficiente versare l'importo complessivo del credito posto in esecuzione, ossia fr. 150'000.--. Con lettera 26 febbraio 2001 il creditore procedente ha rinunciato a formulare osservazioni e si è rimesso al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"5517b2b7-4855-49a4-b3e2-8c0e33ccb8ef","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 12 giugno 2019 l'Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva (AIRR) ha deciso di non entrare nel merito del ricorso sottopostole il 23 marzo 2019 da A._ contro diverse trasmissioni della Radio Televisione svizzera di lingua italiana RSI LA 1, segnatamente www, xxx e yyy nonché zzz di Tele Ticino.\nA parere dell'autorità A._ non adempiva le esigenze poste dall'art. 94 cpv. 1 della legge federale sulla radiotelevisione del 24 marzo 2006 (LRTV; RS 784.40) affinché gli venisse riconosciuta la legittimazione a presentare un ricorso individuale, non erano neanche soddisfatte le condizioni previste dall'art. 94 cpv. 2 e 3 LRTV affinché fosse aperto il ricorso popolare e, infine, non era dato l'interesse pubblico esatto dall'art. 96 cpv. 1 LTRV per potere, adempiute precise condizioni, trattare nel merito un ricorso che, come nel caso di specie, non adempiva le esigenze formali. Per quanto il gravame si riferiva al mediatore RSI, l'AIRR ha sottolineato che, come già spiegato a più riprese all'insorgente, la questione era di competenza dell'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM). Nella misura in cui veniva poi criticato l'operato del mediatore di Tele Ticino, cioè di un'emittente radiotelevisa privata svizzera, la critica sarebbe stata invece esaminata in una procedura separata come denunzia ( [RS 172.021] e art. 20 Regolamento AIRR [RS 784.409]). Infine, rammentato che di regola la procedura era gratuita, l'AIRR ha osservato che, in presenza di un ricorso temerario, si giustificava di porre le spese a carico dell'insorgente, rischio di cui quest'ultimo era stato peraltro debitamente informato in precedenza.\nB.\nIl 21 giugno 2019 l'AIRR, fondandosi sull'art. 15 della legge federale sul principio di trasparenza dell'amministrazione del 17 dicembre 2004 (LTras [RS 152.3]), ha negato a A._ il diritto di accesso alle \"direttive-linee guida della SSR\/RSI per la gestione dei reclami televisivi\".\nC.\nAppellandosi all' A._ ha presentato il 13 luglio 2019 un unico ricorso al Tribunale federale con cui contesta entrambe le decisioni dell'AIRR nonché l'attività dei mediatori. Nell'allegato ricorsuale chiede di essere esentato dal dovere pagare spese giudiziarie e pretende di conoscere la composizione della Corte giudicante e l'ammontare delle spese giudiziarie (di un massimo di fr. 100.--) in via anticipata in modo da \"garantire la possibilità di ritiro del ricorso in qualunque fase amministrativa\". Domanda poi che \"a seguito delle sentenze 2C_26\/2018, 2C_189\/2019 e 2C_394\/2019 (...) emesse dal Presidente Seiler Hans Georg e dal cancelliere Ieronimo Perroud (...) di astenersi dall'entrata in merito ricorsuale per i difetti procedurali e di valutazione già inflitti\". Critica a lungo l'agire dell'autorità precedente, il contenuto delle trasmissioni televisive denunciate nonché l'operato del mediatore RSI e di quello delle emittenti radiotelevisive private svizzere nonché protesta contro il fatto che gli siano state addebitate le spese giudiziarie. Contesta inoltre diffusamente il rifiuto di trasmettergli le direttive-linee guida della SSR\/RSI.\nD.\nIl 17 luglio 2019 A._ si è rivolto nuovamente al Tribunale federale per chiedere l'astensione del Presidente Seiler e della cancelliera sottoscritta, facendo valere che potrebbero intervenire gli altri giudici e cancellieri della Corte per garantire\" (...) imparzialità ed equità alle questioni sollevate\". Critica poi lungamente l'operato di diverse altre autorità cantonali e federali nonché la decisione emessa il 15 luglio 2019 dall'AIRR (di cui allega una copia) riguardo alla sua denunzia contro l'organo di mediazione di Tele Ticino. L'interessato ha ripetuto le proprie richieste per e-mail del 18 luglio 2019.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"0a4833a0-530c-4e24-a342-b11c464ac939","text":"Fatti:\nA. In accoglimento dell'istanza di fallimento senza preventiva esecuzione presentata dalla Fondazione istituto collettore LPP, con decisione 17 aprile 2012 il Pretore della Giurisdizione di Locarno-Campagna ha pronunciato (in virtù dell') il fallimento di A._, titolare della ditta individuale B._, a far tempo da martedì 17 aprile 2012 alle ore 11.00.\nB. Con reclamo 27 aprile 2012 A._, che aveva nel frattempo pagato il debito nei confronti della Fondazione istituto collettore LPP, è insorto dinanzi alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino chiedendo l'annullamento della dichiarazione di fallimento.\nLa Corte cantonale, ritenendo che la solvibilità di A._ non fosse stata resa verosimile, ha respinto il reclamo con sentenza 11 giugno 2012, dichiarando il fallimento a far tempo da mercoledì 13 giugno 2012 alle ore 10.00.\nC. A._ è insorto al Tribunale federale con ricorso in materia civile 20 giugno 2012 con cui ha chiesto, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento della sentenza 11 giugno 2012 \"che conferma la decisione di fallimento del 17 aprile 2012 rilasciata dalla Pretura di Locarno-Campagna\". In sostanza il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di aver violato l'.\nCon decreto 11 luglio 2012 la Giudice presidente della Corte adita ha accolto la richiesta di conferimento dell'effetto sospensivo al rimedio nel senso che per la durata della procedura dinanzi al Tribunale federale non possono essere adottate misure d'esecuzione del fallimento, ma rimangono in vigore eventuali provvedimenti conservativi.\nInvitate a rispondere al ricorso, la Corte cantonale ha comunicato di rinunciare a presentare delle osservazioni, mentre l'opponente non si è determinata entro il termine impartitole."} -{"id":"3d476e70-037a-412d-bc61-0eb885e1c3c0","text":""} -{"id":"6070ce84-92d3-4270-b1ac-728738cc6a4b","text":"Fatti:\nA.\nIn data 5 ottobre 2012 la Cooperativa abitativa B._ ha chiesto al Municipio di Terre di Pedemonte di rilasciarle il permesso di costruire un complesso residenziale composto di tre palazzine. Respinte le opposizioni di vicini, tra le quali quella di A._, il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia. In accoglimento di un ricorso di A._, il Consiglio di Stato ha annullato la decisione municipale. Adito dalla Cooperativa, il Tribunale cantonale amministrativo ha annullato la decisione governativa e confermato parzialmente, a determinate condizioni, la licenza edilizia. Con sentenza 1C_338\/2015 del 4 maggio 2016 il Tribunale federale ha accolto, in quanto ammissibile, un ricorso di A._, annullando la decisione della Corte cantonale e quella municipale.\nB.\nNel frattempo, il 6 febbraio 2015 il Municipio, respinta l'opposizione del vicino, ha rilasciato la licenza edilizia, decisione confermata dal Consiglio di Stato. La Corte cantonale ha poi parzialmente accolto un ricorso del vicino, annullando la decisione governativa e confermando, sempre a determinate condizioni, quella municipale. Con sentenza 1C_614\/2017 del 28 maggio 2018 il Tribunale federale ha respinto, in quanto ammissibile, un ricorso di A._.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ presenta, con un unico allegato, una domanda di revisione e un'istanza di interpretazione e di rettifica al Tribunale federale. Chiede, concesso a quest'ultima istanza l'effetto sospensivo, di annullare la sentenza 1C_614\/2017."} -{"id":"0f3887b3-c525-473c-9cac-452465db6171","text":"Fatti:\nA.\nIl 15 gennaio 2014 A._, nato nel 1981, collaboratore al rifornimento di macchine distributrici di sigarette, è scivolato e ha urtato la regione lombare contro lo spigolo di un gradino. L'INSAI con decisione formale del 25 novembre 2014 ha dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni dal 1° dicembre 2014. L'INSAI con decisione del 9 novembre 2017, confermata su opposizione il 2 marzo 2018, ha negato che fossero adempiute le condizioni per una revisione.\nB.\nIl 20 giugno 2018 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha dichiarato irricevibile per tardività il ricorso del 18 aprile 2018 contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e il rinvio al Tribunale cantonale delle assicurazioni, perché quest'ultimo entri nel merito del ricorso.\nIl 3 settembre 2018 A._ ha presentato un nuovo atto.\nL'INSAI postula la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni.\nIl 26 ottobre 2016 A._ ha chiesto la sospensione della procedura federale in attesa del giudizio su una domanda di revisione dinanzi alla Corte cantonale."} -{"id":"16c5c91c-5530-43ab-b22a-f1f57ffba258","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.a In data 15 agosto 1986, M._, nata nel 1970, all'epoca dei fatti alle dipendenze dell'Albergo A._ in qualità di governante ai piani e in quanto tale assicurata d'obbligo contro gli infortuni presso la Cassa malattia-infortuni della Società svizzera degli albergatori (Hotela), è rimasta vittima di un infortunio al ginocchio sinistro a seguito del quale ha riportato la rottura del legamento crociato anteriore. L'Hotela ha assunto il caso e corrisposto le prestazioni di legge.\nNel corso degli anni successivi, M._ ha annunciato diverse ricadute dell'evento del 15 agosto 1986, le cui conseguenze sono state assunte dall'assicuratore infortuni.\nNegli anni fra il 1997 e il 2000 l'assicurata ha frequentato la Scuola superiore per i quadri del settore alberghiero e del turismo (SSAT, oggi Scuola superiore alberghiera e del turismo), conseguendo il relativo diploma. I costi di detta formazione sono stati presi a carico dall'assicurazione per l'invalidità a titolo di riformazione professionale.\nA.b Il 13 ottobre 2004, l'assicurata, all'epoca disoccupata, ha segnalato una nuova ricaduta dell'infortunio del 1986 lamentando un'inabilità lavorativa completa dall'11 ottobre precedente, addebitabile a una recrudescenza dei dolori al ginocchio sinistro.\nIn data 14 febbraio 2005, M._ è stata sottoposta a un intervento di protesi totale di ginocchio a cura del dott. L._, della Clinica Z._. I costi dell'intervento sono stati assunti dall'assicuratore infortuni, che ha corrisposto le indennità giornaliere di legge a decorrere dal 13 febbraio 2005.\nEsperiti i necessari accertamenti, l'Hotela, con decisione del 24 marzo 2005, sostanzialmente confermata l'8 settembre seguente anche in seguito all'opposizione interposta dall'interessata, ha rifiutato di riconoscere a M._ il diritto a indennità giornaliere per il periodo dall'11 ottobre 2004 al 12 febbraio 2005. Secondo l'Hotela, l'assicurata sarebbe stata in grado di svolgere, a tempo pieno, un'attività lavorativa semisedentaria sino alla data dell'operazione al ginocchio.\nEsperiti i necessari accertamenti, l'Hotela, con decisione del 24 marzo 2005, sostanzialmente confermata l'8 settembre seguente anche in seguito all'opposizione interposta dall'interessata, ha rifiutato di riconoscere a M._ il diritto a indennità giornaliere per il periodo dall'11 ottobre 2004 al 12 febbraio 2005. Secondo l'Hotela, l'assicurata sarebbe stata in grado di svolgere, a tempo pieno, un'attività lavorativa semisedentaria sino alla data dell'operazione al ginocchio.\nB. Patrocinata dall'avv. Enrico Broggini, l'assicurata si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale, statuendo per giudice unico, ha accolto il ricorso per pronuncia del 24 aprile 2006. Ammettendo un'incapacità lavorativa totale dell'insorgente dall'11 ottobre 2004 al 12 febbraio 2005, la Corte cantonale ha annullato la decisione su opposizione querelata e ha rinviato gli atti all'assicuratore infortuni per stabilire l'indennità giornaliera spettante all'interessata.\nB. Patrocinata dall'avv. Enrico Broggini, l'assicurata si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale, statuendo per giudice unico, ha accolto il ricorso per pronuncia del 24 aprile 2006. Ammettendo un'incapacità lavorativa totale dell'insorgente dall'11 ottobre 2004 al 12 febbraio 2005, la Corte cantonale ha annullato la decisione su opposizione querelata e ha rinviato gli atti all'assicuratore infortuni per stabilire l'indennità giornaliera spettante all'interessata.\nC. L'assicuratore infortuni ha interposto ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), al quale chiede, in accoglimento del gravame, l'annullamento del giudizio cantonale e la conferma della decisione su opposizione dell'8 settembre 2005. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nSempre assistita dall'avv. Broggini, M._, protestate spese e ripetibili di prima e seconda istanza, propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"22839ba0-c838-4a11-a87d-eebe2031c3a6","text":"Fatti:\nA.\nA._ (1973), di cittadinanza britannica e slovena, è nato in Svizzera dove è stato posto a beneficio di un permesso di domicilio. Nel 1994, egli si è sposato con una cittadina italiana, dalla quale ha divorziato nel 1999.\nDurante il suo soggiorno in Svizzera, A._ ha interessato le autorità amministrative e le autorità penali nei seguenti termini:\n- decreto d'accusa del 1. luglio 1993: condanna alla multa di fr. 220.-- per abuso di telefono;\n- decreto d'accusa del 1. giugno 1994: condanna alla multa di fr. 400.-- per violazione alla LF del 3 ottobre 1951 sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope (LStup; RS 812.121);\n- 16 giugno 1994: multa dipartimentale di fr. 50.-- e commutazione delle multe inflittegli il 1. luglio 1993 e il 1. giugno 1994 in 17 giorni di arresto;\n- 18 settembre 1997: revoca della licenza di allievo conducente a tempo indeterminato;\n- 20 aprile 1999: 1. ammonimento da parte delle autorità competenti in materia di stranieri;\n- 27 aprile 2000: condanna alla multa di fr. 600.-- per infrazione alla LStup e alla LF del 19 dicembre 1958 sulla circolazione stradale (LCStr; RS 741.01);\n- 23 gennaio 2001: 2. ammonimento da parte delle autorità competenti in materia di stranieri;\n- 23 febbraio 2001: multa dipartimentale di fr. 40.--.\n- sentenza della Corte delle assise correzionali di Mendrisio del 26 marzo 2002: condanna - avendo agito in stato di lieve scemata responsabilità - alla pena detentiva di 21 mesi da espiare dopo essere stato riconosciuto colpevole di furto per mestiere, danneggiamento, furto d'uso, furto, violazione di domicilio, infrazione e contravvenzione alla LStup, appropriazione indebita;\n- sentenza della Corte delle assise correzionali di Lugano del 13 maggio 2004: condanna - quale recidivo - alla pena detentiva di 10 mesi da espiare dopo essere stato riconosciuto colpevole di ripetuto furto, abuso di un impianto per l'elaborazione di dati, ripetuta circolazione malgrado revoca, ripetuta contravvenzione alla LStup;\n- 28 gennaio 2005: 3. ammonimento da parte delle autorità competenti in materia di stranieri;\n- sentenza della Corte delle assise correzionali di Lugano del 6 ottobre 2006: condanna - quale recidivo agente in stato di scemata responsabilità - alla pena detentiva di 21 mesi da espiare e al pagamento di indennità per un totale di fr. 28'468.25 dopo essere stato riconosciuto colpevole di ripetuto furto, in parte tentato, ripetuto danneggiamento, ripetuta violazione di domicilio, furto d'uso, guida senza licenza di condurre o nonostante la revoca della stessa, impedimento di atti dell'autorità, frode dello scotto, contravvenzione alla LStup.\n- 7 febbraio 2007: 4. ammonimento da parte delle autorità competenti in materia di stranieri;\n- sentenza della Corte delle assise correzionali di Mendrisio del 12 gennaio 2012: condanna alla pena detentiva di 10 mesi da espiare e al versamento agli accusatori privati di complessivi fr. 54'233.-- dopo essere stato riconosciuto colpevole di ripetuto furto, ripetuta appropriazione indebita, ripetuto danneggiamento, ripetuta violazione di domicilio, ripetuta truffa consumata e tentata, falsità in documenti, impedimento di atti dell'autorità, infrazione alle norme della circolazione, ripetuta guida senza licenza di condurre o nonostante la revoca della stessa, circolazione senza licenza, abuso della licenza e delle targhe, contravvenzione alla LStup, ricettazione.\nB.\nSulla base dei fatti citati, richiamate segnatamente tutte le decisioni di ammonimento emesse nei suoi confronti e la sentenza del 12 gennaio 2012 dell a Corte delle assise correzionali di Mendrisio, il 20 marzo 2012 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino ha revocato il permesso di domicilio CE\/AELS ad A._, per motivi di ordine pubblico. Essa gli ha quindi intimato di lasciare il territorio elvetico entro il 30 aprile 2012.\nTale provvedimento è stato confermato su ricorso, dapprima dal Consiglio di Stato, con decisione dell'11 luglio 2012, quindi dal Tribunale cantonale amministrativo, che si è espresso in merito con sentenza del 28 gennaio 2013.\nPronunciandosi sulla fattispecie, la Corte cantonale ha nel contempo confermato il giudizio del Consiglio di Stato anche per quanto riguarda le critiche di natura formale davanti ad esso formulate. Ha in effetti rilevato che, nonostante la Sezione della popolazione non avesse a torto dato al ricorrente la facoltà di esprimersi sui punti essenziali del provvedimento prima che venisse adottata la decisione di revoca, la violazione del suo diritto di essere sentito era stata sanata in sede di ricorso davanti al Governo. Sempre seguendo il parere espresso dal Consiglio di Stato, ha d'altra parte confermato che la decisione di revoca emessa nei confronti del ricorrente era accompagnata da una motivazione succinta ma comunque sufficiente a comprendere i motivi per cui il provvedimento in discussione era stato deciso.\nC.\nQuest'ultimo giudizio è stato impugnato davanti al Tribunale federale con ricorso in materia di diritto pubblico del 26 febbraio 2013. Con tale atto, A._ chiede l'annullamento di tutte le decisioni sin qui prese dalle autorità cantonali, la conseguente conferma del suo permesso di domicilio e l'assistenza giudiziaria.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa hanno fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione e l'Ufficio federale della migrazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"1f9b0278-0206-4fde-b5e1-00d45cccfcdc","text":"Fatti:\nA.\nCon decreti di accusa dell'11 aprile 2011 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha ritenuto A._ e la moglie B._ autori colpevoli di ripetuto danneggiamento per avere, in correità, fra il 15 settembre 2006 e il 29 settembre 2010, a X._, servendosi generalmente di un punteruolo, in 39 casi intenzionalmente deteriorato veicoli parcheggiati, provocando danni per complessivi fr. 34'900.--.\nB.\nStatuendo sulle opposizioni degli imputati ai decreti di accusa, con sentenza del 4 luglio 2013 il Giudice della Pretura penale li ha riconosciuti autori colpevoli unicamente di 24 dei 39 danneggiamenti addebitati loro dal PP. A._ è stato condannato alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 120.-- ciascuna, per un totale di fr. 7'200.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 1'400.--. B._ è invece stata condannata alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 30.-- ciascuna, per complessivi fr. 1'800.--, pure sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 400.--. Il Giudice della Pretura penale ha rinviato al foro civile le pretese di risarcimento dei danneggiati.\nC.\nAdita dagli imputati, con sentenza del 18 dicembre 2014 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha parzialmente accolto l'appello, limitatamente all'entità di un danneggiamento, per il quale è stato rimproverato loro di avere scalfito soltanto la fiancata sinistra della vettura e non anche quella destra, come ritenuto a torto dal primo giudice. Per il resto, ha sostanzialmente confermato le imputazioni oggetto di condanna. La CARP ha inoltre ridotto a fr. 360.-- l'ammontare della multa inflitta a B._, confermando per il rimanente le pene inflitte dal Giudice della Pretura penale.\nD.\nA._ e B._ impugnano questa sentenza con un ricorso al Tribunale federale, chiedendo di essere riconosciuti colpevoli di danneggiamento soltanto per due reati, da loro ammessi.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"484dc9d8-4c4f-4d49-8232-a0ff5748df46","text":"Fatti:\nA.\nIl padre di A.A._, B.A._, nel frattempo deceduto, era proprietario dei fondi part. xxx e yyy di X._, ubicati in località Y._, fuori della zona edificabile. Sulla particella xxx sorgeva un rustico, originariamente utilizzato quale stalla, fienile e deposito, censito come meritevole di conservazione nell'inventario degli edifici situati fuori delle zone edificabili del Comune di X._.\nB.\nIl 16 dicembre 2002, il proprietario ha presentato al Municipio di X._ una domanda di costruzione per riattare e ampliare il rustico, trasformandolo in una casa d'abitazione. Il progetto prevedeva in particolare di realizzare un vano per servizi (locale bagno\/WC e locale riscaldamento), interrato nel terreno a monte dell'edificio (ovest). Al piano superiore, verso valle (est), era prevista la formazione di un locale soggiorno, chiudendo lo spazio aperto sotto il tetto con pareti caratterizzate da elementi in legno, disposti verticalmente sulle facciate laterali e orizzontalmente sulla facciata rivolta verso valle. Lo spazio vuoto sottostante avrebbe formato un portico aperto su tre lati. I muri e le solette sarebbero stati conservati integralmente, ad eccezione di un varco che sarebbe stato aperto sul retro per accedere ai nuovi servizi. Il tetto sarebbe stato ricoperto con vecchi coppi, come in origine. Acquisito il preavviso favorevole dell'Autorità cantonale, il 3 febbraio 2003 il Municipio di X._ ha rilasciato la licenza edilizia.\nC.\nB.A._ non si è attenuto ai piani approvati ed ha costruito la maggior parte dell'abitazione a nuovo, mantenendo dell'edificio originario soltanto la parte in muratura posteriore, costituita essenzialmente dai muri perimetrali ad ovest e a nord. Al posto del portico è stato realizzato un nuovo locale abitabile, dotato di ampie finestre, da una delle quali si accede direttamente al giardino. Sul lato a monte, ove era previsto il locale servizi interrato, è stata scavata una trincea, sostenendo il pendio escavato mediante muri costituiti da grossi massi. Il locale soggiorno, che avrebbe dovuto essere caratterizzato dagli elementi in legno, è stato dotato di ampie aperture vetrate con serramenti metallici. Sulla facciata sud è stato formato un ballatoio, prolungando sia la soletta del primo piano, rifatta in cemento armato, sia lo spiovente del tetto. Davanti all'entrata, situata al piano superiore sul fronte sud, è stata realizzata una platea in cemento armato che ricopre un portico aperto nella sottostante trincea. Attorno alla casa è stata eretta una recinzione in rete metallica, munita di un cancello a due ante, pure in metallo, mentre il fondo è stato reso accessibile ai veicoli attraverso una strada sterrata lunga un centinaio di metri.\nD.\nDando seguito ad un'ingiunzione del Municipio, il proprietario ha presentato il 1° aprile 2007 una domanda di costruzione in sanatoria per le opere in contrasto con il permesso ricevuto. Preso atto dell'opposizione dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, il 12 novembre 2007 l'Esecutivo comunale ha negato il rilascio della licenza edilizia richiesta. Adito su ricorso del proprietario, il Consiglio di Stato ha confermato la risoluzione municipale con decisione del 13 maggio 2008. Con sentenza del 24 giugno 2008 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso di B.A._ contro la decisione governativa. Ha sostanzialmente ritenuto che gli interventi eseguiti non potevano beneficiare di un'autorizzazione secondo gli art. 24 segg. LPT.\nE.\nPreso atto dell'avviso dell'Autorità cantonale, il 3 luglio 2014 il Municipio ha ordinato a A.A._, frattanto divenuto proprietario dei fondi, la demolizione di tutte le opere abusive, vale a dire la rimozione del rustico, della strada d'accesso, della recinzione metallica e del cancello, dei blocchi di granito da scogliera, della platea in cemento armato, nonché il ripristino del terreno circostante secondo il profilo originale. La decisione municipale è stata confermata il 9 settembre 2015 dal Consiglio di Stato, dinanzi al quale si è aggravato A.A._.\nF.\nCon sentenza del 16 gennaio 2017, il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso del proprietario contro la decisione governativa. La Corte cantonale ha rilevato che gli interventi eseguiti in contrasto con il diritto hanno comportato la realizzazione di una nuova costruzione che ha sostituito praticamente del tutto l'edificio preesistente. Ha quindi ritenuto l'ordine di demolizione rispettoso del principio di proporzionalità.\nG.\nA.A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla. In via subordinata, chiede di rinviare gli atti all'autorità cantonale per una nuova decisione dopo avere esperito ulteriori accertamenti. Fa valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti e la violazione degli art. 5, 8, 9, 26 e 29 Cost. Il ricorrente chiede inoltre di conferire l'effetto sospensivo al gravame.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"c81a40d8-b5fc-4e44-beee-ae10df521b84","text":""} -{"id":"0535645d-c9d4-491d-bf9b-f8f60dec3938","text":"Fatti:\nA. Nel 2002 nei confronti dell'avv. dott. A._ è stato aperto un procedimento penale per ipotesi di furto (art. 139 cifra 1 CP) e violazione di domicilio (). Il 28 ottobre 2002 è stata emanata una decisione di non luogo a procedere, parzialmente annullata il 13 dicembre 2005 dalla Camera dei ricorsi penali. Il 15 dicembre 2008, l'indagato ha chiesto al Procuratore pubblico (PP) di richiamare dalla Pretura di Lugano un incarto concernente la rivendicazione della proprietà dell'immobile in relazione al quale sarebbe stato commesso l'ipotizzato reato e di sospendere la procedura penale in attesa del giudizio civile: misure necessarie al suo dire per accertare l'avente diritto ai sensi dell'.\nB. Il 22 dicembre 2008 il PP ha respinto entrambe le richieste. Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto del Cantone Ticino (GIAR), adito dall'indagato, rilevato che la richiesta di richiamare l'incarto civile è stata abbandonata, ne ha respinto il reclamo con decisione del 28 gennaio 2009.\nC. Avverso questo giudizio A._ presenta al Tribunale federale un ricorso sussidiario in materia costituzionale, chiedendo di annullarlo.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"21c1b867-7556-4266-9da5-f7b4104aaed0","text":""} -{"id":"69fb9966-be6e-43f2-922c-bb7ab6d24df9","text":"Fatti:\nA.\nA._ (1967), cittadino italiano, è entrato in Svizzera il 15 settembre 1978 per ricongiungersi con la madre, ottenendo per tal motivo un permesso di domicilio, il cui attuale termine di controllo scade il 15 settembre 2017. A._ si è sposato due volte, la prima volta il 27 maggio 1988 con una cittadina svizzera, da cui ha divorziato il 4 agosto 1994, e la seconda volta il 23 novembre 1995 con una cittadina brasiliana, con la quale ha avuto un figlio, nato nel 1995, e dalla quale vive separato da anni.\nB.\nDurante il suo soggiorno in Svizzera, A._ ha interessato le autorità amministrative e penali nei seguenti termini:\n- Decreto d'accusa del 20 ottobre 1985: riconosciuto colpevole di furto, è stato condannato a 6 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni;\n- 30 settembre 1986: primo ammonimento dipartimentale;\n- Decreto d'accusa del 18 marzo 1993: riconosciuto colpevole di ripetuta truffa, è stato condannato a 9 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni;\n- Decreto d'accusa del 25 luglio 1995: riconosciuto colpevole di appropriazione indebita, è stato condannato a 6 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni; è stato inoltre revocato il periodo di prova decretato il 18 marzo 1993;\n- Decreto d'accusa del 12 dicembre 1995: riconosciuto colpevole di appropriazione indebita, ripetuta circolazione malgrado la revoca della licenza di condurre e infrazione alle norme di circolazione, è stato condannato a 10 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni e al pagamento di una multa di fr. 1'000.--;\n- 7 agosto 1996: secondo ammonimento dipartimentale;\n- Decreto d'accusa del 6 settembre 1996: riconosciuto colpevole di avere circolato malgrado la revoca della licenza di condurre, è stato condannato a 15 giorni di arresto, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 1 anno;\n- Decreto d'accusa del 26 aprile 2000: riconosciuto colpevole d'infrazione alla previgente legge federale sul domicilio e la dimora degli stranieri del 26 marzo 1931 (LDDS), è stato condannato a 15 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni;\n- Decreto d'accusa del 7 luglio 2003: riconosciuto colpevole per avere circolato senza assicurazione RC, è stato condannato a 10 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni e al pagamento di una multa di fr. 300.--;\n- Decreto d'accusa del 13 marzo 2006: riconosciuto colpevole di ripetuta guida senza licenza di condurre o nonostante la revoca, è stato condannato a 45 giorni di detenzione e al pagamento di una multa di fr. 500.--; è stato inoltre revocato il periodo di prova decretato il 7 luglio 2003;\n- 13 giugno 2006: terzo ammonimento dipartimentale;\n- Decreto d'accusa del 4 dicembre 2006: riconosciuto colpevole di ripetuta guida senza licenza di condurre o nonostante la revoca, è stato condannato a 75 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 4 anni; è inoltre stato revocato il periodo di prova decretato il 13 marzo 2006;\n- Sentenza della Pretura penale dell'11 giugno 2007: riconosciuto colpevole di furto d'uso e di guida senza licenza di condurre o nonostante revoca, è stato condannato alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere di fr. 120.-- cadauna e ad una multa di fr. 1'000.--; inoltre è stato revocato il periodo di prova decretato il 4 dicembre 2006;\n- Decreto d'accusa del 10 ottobre 2007: riconosciuto colpevole di usura e infrazione alla LDDS, è stato condannato alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di fr. 200.-- cadauna, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni e ad una multa di fr. 1'000.--;\n- Decreto d'accusa dell'11 febbraio 2008: riconosciuto colpevole di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope del 3 ottobre 1951 (LStup; RS 812.121), è stato condannato ad una multa di fr. 3'000.--;\n- Decreto d'accusa del 24 febbraio 2009: riconosciuto colpevole di usura, incitazione all'entrata, alla partenza e al soggiorno illegali, guida senza licenza di condurre o nonostante la revoca, appropriazione indebita di poca entità e contravvenzione alla LStup, è stato condannato alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di fr. 150.-- cadauna e ad una multa di fr. 1'000.--; inoltre è stato revocato il periodo di prova decretato il 10 ottobre 2007;\n- 10 dicembre 2010: quarto ammonimento dipartimentale;\n- Decreto d'accusa del 24 gennaio 2011: riconosciuto colpevole d'infrazione e di contravvenzione alla LStup, è stato condannato a 720 ore di lavoro di pubblica utilità;\n- Decreto d'accusa del 6 giugno 2011: riconosciuto colpevole di guida senza licenza di condurre o nonostante la revoca, si è rinunciato ad una nuova pena in quanto integralmente aggiuntiva e compresa in quella decretata il 24 gennaio 2011;\n- Decreto d'accusa del 6 ottobre 2014: riconosciuto colpevole di contravvenzione alla LStup, è stato condannato ad una multa di fr. 200.--;\n- Decreto d'accusa del 30 marzo 2015: riconosciuto colpevole di contravvenzione alla LStup, è stato condannato ad una multa di fr. 200.--.\nDi professione panettiere, A._ ha cambiato più posti di lavoro, alternando momenti di disoccupazione. Da diversi anni non svolge più alcuna attività lucrativa e dipende dall'assistenza pubblica, che gli ha erogato complessivamente fr. 139'787.60. Egli è inoltre oberato di debiti privati: ha a suo carico 235 attestati di carenza beni per un ammontare totale di fr. 612'184.15 nonché 47 esecuzioni aperte per un importo pari a fr. 95'180.40.\nC.\nDopo avere informato il 13 febbraio 2015 A._ della sua intenzione di rivalutare la continuazione del suo soggiorno in Svizzera ed avergli accordato la facoltà di esprimersi al riguardo, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino gli ha revocato, il 5 marzo 2015, il permesso di domicilio UE\/AELS per motivi di ordine pubblico, invitandolo nel contempo a lasciare la Svizzera entro il 20 aprile successivo.\nQuesto provvedimento è stato confermato su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, il 13 ottobre 2015, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo con sentenza del 23 novembre 2016. La Corte cantonale ha innanzitutto rilevato che l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione o ALC; RS 0.142.112.681) non trovava applicazione in concreto. Esaminando poi la vertenza dal profilo del diritto interno, è giunta alla conclusione che la revoca si giustificava in applicazione dei combinati art. 62 lett. b, 63 cpv. 1 lett. b e 63 cpv. 2 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20). Infine ha considerato che il provvedimento contestato non disattendeva né il principio della proporzionalità né l'art. 8 CEDU.\nD.\nIl 28 dicembre 2016 A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che gli venga restituito il permesso di domicilio. Lamenta la violazione dell'art. 5 Allegato I ALC, del principio della proporzionalità nonché della protezione della vita privata garantita dall'art. 8 CEDU.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nella propria sentenza. Il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio di questa Corte mentre la Sezione della popolazione ha chiesto il rigetto del gravame. La Segreteria di Stato della migrazione SEM ha rinunciato a presentare una risposta.\nE.\nCon decreto presidenziale del 30 dicembre 2016 è stato conferito l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"27010e60-2932-4c71-8545-96c43bca06f7","text":"Fatti:\nA.\nIl 2 giugno 2016 A._, nato nel 1976, già attivo come operaio alla posa di serramenti, è scivolato da una scala da un'altezza di circa un metro, picchiando la parte sinistra del corpo, in particolare la caviglia, riportando una frattura lussazione pluriframmentaria del tibia e della fibula sinistra.\nCon decisione del 21 luglio 2017, confermata su opposizione il 6 settembre 2017, l'INSAI ha sospeso il versamento di indennità giornaliere e ha negato ad A._ il diritto a prestazioni di lunga durata. In sede di opposizione l'INSAI ha comunque assunto quale ricaduta un intervento chirurgico effettuato il 1° settembre 2017.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 15 gennaio 2018 ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e la concessione di indennità giornaliere.\nCon decreto del 14 marzo 2018 il Tribunale federale ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"221ad2bc-3be1-42c6-bf46-e55199ea0df2","text":""} -{"id":"1e25a72c-36be-412e-8288-3b1cdf29b0b7","text":"Fatti:\nA. G._, nata nel 1964, dopo aver subito un infortunio nel 1993, e più precisamente una frattura della mano destra con dolore ingravescente alla spalla destra, ha formulato, nel novembre 1995, una prima domanda volta all'ottenimento di prestazioni AI per adulti. Per decisione del 19 novembre 1997 l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) ha respinto tale domanda ritenendo - sulla base degli atti dell'assicuratore infortuni - l'interessata abile al lavoro nella misura dell'80% nella sua precedente professione di sarta di tappezzeria. Una seconda domanda di prestazioni AI è stata in seguito inoltrata il 4 novembre 2005 dopo essersi l'assicurata sottoposta, nel giugno 2005, ad un intervento alla spalla destra con scarso beneficio.\nEsperiti i necessari accertamenti medici ed economici, tra cui una valutazione reumatologica a cura del dott. P._ del Servizio medico regionale dell'AI (SMR) ed un'inchiesta economica per persone che si occupano dell'economia domestica, l'UAI con decisione 15 dicembre 2009 (preavvisata il 6 ottobre 2009) ha riconosciuto all'assicurata, in applicazione del metodo misto di valutazione dell'invalidità, un quarto di rendita dal 1° ottobre 2004, aumentata a rendita intera dal 1° gennaio 2005 e quindi ridotta a un quarto dal 1° novembre 2008. Posta la ripartizione (incontestata) tra attività salariata (93%) e attività domestica (7%), l'amministrazione ha accertato, dal mese di luglio 2004, un grado di invalidità complessivo del 94% (limitazione totale [100%] per la parte salariata, ponderata al 93% [grado di invalidità parziale: 93%], e del 17% per l'ambito domestico ponderato al 7% [grado di invalidità parziale: 1%]). Ritenendo per contro l'assicurata, dal luglio 2008 (ossia dalla data di visita del dott. P._), abile al lavoro nella misura del 70% in attività sostitutive leggere (quali quella di aiuto venditrice, operaia generica con mansioni di controllo o di assemblaggio, o aiuto amministrativo con mansioni semplici) rispettose di alcuni limiti funzionali (sollevamento massimo di 3 kg con arto superiore destro; evitare posizione statica dell'arto superiore destro sopra il piano orizzontale, movimenti ripetitivi di abduzione e adduzione dell'arto superiore destro, l'utilizzo di attrezzi vibranti e di utensili medio-pesanti, la forza di presa prolungata con la mano destra come pure movimenti ripetitivi di flessione ed estensione del gomito destro), l'UAI ha in seguito (dal luglio 2008) rilevato un grado complessivo d'invalidità del 40%, stante una limitazione del 42% in ambito salariale (per un'invalidità parziale del 39%) e una limitazione del 17% in ambito domestico (per una invalidità parziale dell'1%).\nB. G._ si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino chiedendo l'annullamento della decisione 15 dicembre 2009 dell'UAI per una serie di violazioni del suo diritto di essere sentita, e più precisamente per non avere in particolare l'amministrazione portato a sua conoscenza il rapporto del consulente in integrazione professionale da cui l'Ufficio aveva dedotto i dati economici per il calcolo dell'invalidità. L'interessata ha quindi chiesto il rinvio degli atti all'amministrazione per accertamenti di natura medica ed economica.\nLa Corte cantonale, statuendo per giudice unico, ha respinto il gravame e confermato l'operato dell'UAI (pronuncia dell'8 luglio 2010).\nC. G._ ha presentato ricorso al Tribunale federale al quale, in annullamento del giudizio cantonale e della decisione dell'UAI, chiede l'assegnazione di una rendita intera dal 1° ottobre 2004 e, in via subordinata, il rinvio della causa all'istanza precedente. In via ancor più subordinata postula il diritto a una mezza rendita a partire dal momento in cui avrà terminato la riqualificazione professionale da lei reclamata, ma al più presto dal 1° gennaio 2010. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nL'UAI propone la reiezione del ricorso, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"4ddb6c2d-c8d8-4f2b-aaef-258c9d7ac31c","text":""} -{"id":"07dce470-391a-44de-b96d-6d17d78a95bd","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 luglio 2008, la Norvegia ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di D._ per il reato di amministrazione infedele. L'interessato è sospettato di aver distratto, nella sua veste di presidente del consiglio di amministrazione, ingenti somme di denaro di una società attiva in campo energetico. Nel quadro della revisione dei conti, sono emerse diverse transazioni sospette. Destinatarie di ingenti fondi oggetto delle citate transazioni sarebbero le società panamensi B._ e A._ Inc., che avrebbero in parte riversato il denaro ad altre società, tra le quali C._ Inc. Le autorità estere hanno chiesto di procedere a perquisizioni domiciliari e all'interrogatorio di un legale di Lugano, amministratore di dette società, e di sequestrare la documentazione riguardante i loro conti bancari.\nB.\nCon decisione del 23 febbraio 2012, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) è entrato nel merito della rogatoria, disponendo poi la perquisizione e il sequestro di documentazione bancaria inerente alle tre citate società presso lo studio legale del loro amministratore, nonché l'audizione di quest'ultimo. Mediante decisione di chiusura del 27 marzo 2013, non notificata alle tre società, ha ordinato la trasmissione all'autorità estera di svariata documentazione sequestrata presso lo studio legale. Adita dalle menzionate società e dall'amministratore, con giudizio del 2 agosto 2013 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, lasciato aperto il quesito della legittimazione a ricorrere delle società, ha esaminato i ricorsi nel merito, respingendoli in quanto ammissibili.\nC.\nAvverso questo giudizio A._ Inc., B._ e C._ Inc. presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono di confermare l'effetto sospensivo e di annullare la decisione di chiusura del MPC del 27 marzo 2013 nella misura in cui concerne documentazione che le riguarda, postulando inoltre che il MPC notifichi alle ricorrenti la propria decisione di chiusura.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"208044c7-154c-4b46-a4a9-42a252ed37d6","text":"Fatti:\nA.\nIl 7 febbraio 2014 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale aperto contro A._ e altre persone, per titolo di bancarotta fraudolenta aggravata. L'autorità estera sospetta che gli inquisiti avrebbero distratto ingenti somme di denaro dalla società B._S.r.l., facendola fallire e provvedendo a far confluire i valori su conti bancari in Svizzera.\nB.\nCon decisione di chiusura del 1° marzo 2015 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha ordinato la trasmissione all'autorità richiedente della documentazione bancaria di conti intestati a B._S.r.l., a A._ e a C._S.r.l. Mediante giudizio del 4 settembre 2015 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale ha respinto un ricorso degli interessati.\nC.\nAvverso questa sentenza, A._, B._S.r.l. e C._S.r.l. presentano un ricorso al Tribunale federale. Chiedono di sospendere la procedura rogatoriale finché l'autorità estera informi quella svizzera sull'esito della procedura fallimentare di B._S.r.l., che sarebbe ancora in corso. In via principale, postulato l'annullamento della decisione impugnata, chiedono di non trasmettere nessun documento all'Italia, in via subordinata, di trasmettere soltanto i documenti relativi a una determinata operazione e, in via ancor più subordinata, di anonimizzare i documenti che nulla avrebbero a che fare con il procedimento penale estero.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"1399d622-b067-4bf2-ba30-e76b41e2e763","text":""} -{"id":"602adcdc-b19c-4e72-8869-826e309f5efa","text":""} -{"id":"043d7758-e165-40e1-883f-9df72ef6d52b","text":"Fatti:\nA. In data 15 dicembre 2008 F._, nata nel 1962, al momento dei fatti alle dipendenze del Consorzio X._ in qualità di ausiliaria di cura e, in quanto tale, assicurata d'obbligo contro gli infortuni presso l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), è stata sottoposta a un intervento per ernia discale L5-S1 sinistra presso il Servizio di Neurochirurgia dell'Ospedale Y._, durante il quale ha subito una lesione da taglio del nervo spinale L5 sinistro.\nMediante decisione del 26 maggio 2011, sostanzialmente confermata in data 16 agosto 2011 anche in seguito all'opposizione interposta dall'assicurata, l'INSAI ha negato il proprio obbligo contributivo in relazione alla lesione del nervo spinale, ritenendo mancanti i presupposti per ammettere l'esistenza di un infortunio.\nB. Patrocinata dall'avv. Tamagni, F._ si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale, preso atto delle conclusioni di una perizia giudiziaria affidata al prof. B._, specialista FMH in neurochirurgia, ha accolto il ricorso (pronuncia del 17 ottobre 2012). Accertata l'esistenza di un infortunio ai sensi di legge, i giudici cantonali hanno annullato la decisione su opposizione querelata e hanno rinviato gli atti all'INSAI per definire il proprio obbligo a prestazioni. Per il resto, hanno riconosciuto all'assicurata il diritto alle ripetibili, dichiarando nel contempo priva di oggetto la sua domanda di assistenza giudiziaria.\nC. L'INSAI interpone ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, al quale, protestate spese e ripetibili di sede cantonale e federale, chiede, in accoglimento del gravame, l'annullamento del giudizio impugnato.\nF._, sempre patrocinata dall'avv. Tamagni, protestate spese e ripetibili, propone la reiezione del ricorso, mentre l'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"64c25ce1-604f-4733-96ba-7d7f7393c715","text":"Fatti:\nA.\nLa Cassa cantonale di assicurazione contro la disoccupazione del Cantone Ticino con decisione del 25 settembre 2017, confermata su opposizione il 22 dicembre 2017, ha negato a A._, nato nel 1967, il diritto a beneficiare delle indennità per insolvenza per non avere rispettato l'obbligo di ridurre il danno, in modo particolare per non avere rivendicato i propri crediti salariali tempestivamente.\nB.\nIl 7 maggio 2018 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo la riforma del giudizio cantonale nel senso che gli è concessa un'indennità di insolvenza di fr. 65'009.80.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"1d3abd12-8efe-424c-a673-312655e8b479","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 4 maggio 2006 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano ha presentato al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), antenna di Losanna, una domanda di assistenza giudiziaria in materia penale nell'ambito dell'indagine relativa a reati commessi da soggetti italiani nel quadro del cosiddetto programma \"Oil for food\" implementato dalle Nazioni Unite allo scopo di aiutare la popolazione irachena. L'autorità estera indaga nei confronti di A._ (e di suo figlio B._) per il reato di corruzione internazionale (art. 322bis CP italiano) riguardo al versamento di circa USD 300'000 ad C._, funzionario dell'ONU che si occupava della procedura di aggiudicazione dei contratti di forniture di beni nell'ambito del citato programma. L'indagato è sospettato d'aver ottenuto in tal modo un contratto tra la società milanese D._SpA, della quale era il presidente, e l'ONU per un importo complessivo di USD 27'957'420: il periodo di esecuzione si estende dal 31 agosto 1999 al 30 agosto 2002. Interrogato, il citato funzionario ha ammesso d'aver aiutato l'inquisito a ottenere detta aggiudicazione, violando i suoi obblighi di imparzialità.\nI sospettati versamenti illeciti sarebbero stati effettuati, da parte della E._SA di Lugano e della F._SA presso la banca G._ di Lugano, su un conto della società I._Ltd., aperto presso la banca H._ di Antigua dal predetto funzionario per ricevere le somme versate dall'inquisito. L'autorità estera ha chiesto di trasmetterle gli atti relativi ai pagamenti effettuati in favore della menzionata società e di perquisire la F._SA.\nI sospettati versamenti illeciti sarebbero stati effettuati, da parte della E._SA di Lugano e della F._SA presso la banca G._ di Lugano, su un conto della società I._Ltd., aperto presso la banca H._ di Antigua dal predetto funzionario per ricevere le somme versate dall'inquisito. L'autorità estera ha chiesto di trasmetterle gli atti relativi ai pagamenti effettuati in favore della menzionata società e di perquisire la F._SA.\nB. Con decisione di entrata in materia del 15 maggio 2006 il MPC, al quale è stata delegata l'esecuzione della rogatoria, ha ordinato l'esecuzione delle misure richieste. L'indagato ha potuto pronunciarsi sulla prospettata consegna degli atti che lo concernono, producendone altri da trasmettere all'Italia. Una parte dei documenti sono poi stati trasmessi in via semplificata. Mediante decisione di chiusura dell'11 agosto 2006 il MPC ha ordinato la trasmissione dei documenti sequestrati rimanenti. Il 17 agosto 2006 il MPC ha confermato all'interessato che i documenti da trasmettere sono quelli indicati al n. 9, e non 8, della predetta decisione.\nC. Avverso le decisioni del 15 maggio, 11 agosto e 17 agosto 2006, A._ presenta un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede, in via cautelare, di concedere effetto sospensivo al gravame e, nel merito, di annullare le decisioni impugnate e di rimettere all'autorità estera soltanto i documenti da lui consegnati al MPC con la sua memoria del 25 luglio 2006; in via subordinata, postula di rinviare la causa al MPC invitandolo, dopo avergli trasmesso tutti gli atti di cui è ordinata la consegna, a emanare una nuova decisione.\nC. Avverso le decisioni del 15 maggio, 11 agosto e 17 agosto 2006, A._ presenta un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede, in via cautelare, di concedere effetto sospensivo al gravame e, nel merito, di annullare le decisioni impugnate e di rimettere all'autorità estera soltanto i documenti da lui consegnati al MPC con la sua memoria del 25 luglio 2006; in via subordinata, postula di rinviare la causa al MPC invitandolo, dopo avergli trasmesso tutti gli atti di cui è ordinata la consegna, a emanare una nuova decisione.\nD. Il MPC propone di respingere il ricorso, l'Ufficio federale di giustizia (UFG) di respingerlo in quanto ammissibile.\nIn seguito il ricorrente ha trasmesso due scritti al Tribunale federale concernenti un complemento rogatoriale del 7 febbraio 2007."} -{"id":"00a58f9b-8040-4b66-b5d5-ca2859baf8d8","text":""} -{"id":"035017fd-182a-4595-8574-617a919116b1","text":"Fatti:\nA. Con sentenza del 30 ottobre 2009 la Corte delle assise criminali ha riconosciuto A._ autore colpevole di tentato omicidio intenzionale e di lesioni semplici aggravate, per avere, il 24 settembre 2004, a Bodio, colpito B._ a più riprese con un coltello da subacqueo con l'intento di provocarne la morte e procurandogli una ferita latero-cervicale sinistra, una ferita toraco-dorsale alta centrale e diversi tagli alle mani. L'accusato, che è pure stato riconosciuto colpevole dei reati di ripetuto furto e di danneggiamento, è stato condannato alla pena detentiva di quattro anni, tenendo in particolare conto di uno stato di lieve scemata responsabilità e della violazione del principio di celerità.\nB. Adita dall'accusato, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello (CCRP), con sentenza del 9 giugno 2010, ha respinto, in quanto ricevibile, il ricorso.\nC. A._ impugna questo giudizio con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di essere prosciolto dalle imputazioni di tentato omicidio intenzionale e di lesioni semplici aggravate. In via subordinata chiede, previo annullamento dei relativi dispositivi della sentenza impugnata, di rinviare gli atti alla precedente istanza per un nuovo giudizio. Fa sostanzialmente valere un accertamento arbitrario dei fatti. Il ricorrente postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"0de5d855-0d2d-405d-9ad5-c5edb9d47919","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La presente vertenza, concernente il diritto dei marchi, vede opposte, da una parte, la società italiana Zero Industry S.r.l. e l'impresa grigionese rh distribution GmbH, e, dall'altra, la società germanica Zero International Holding GmbH & Co. Kommanditgesellschaft.\nA.a Il 22 dicembre 2004 la società italiana e l'impresa grigionese (attrici) hanno promosso direttamente dinanzi al Tribunale d'appello del Cantone Ticino un'azione di accertamento negativo in materia di diritto dei marchi (), con la quale hanno chiesto di accertare che l'utilizzo in Svizzera del loro marchio \"zerorh+\" su occhiali e abbigliamento tecnico sportivo, nella forma del marchio internazionale IR 765485 \"zerorh+\" fig., non rappresenta una violazione del marchio \"zero\" della società germanica (convenuta), oggetto di due iscrizioni internazionali, IR 655298 e IR 715258.\nIn sede di risposta la società tedesca ha sollevato tre eccezioni preliminari: in primo luogo ha addotto la decadenza dell'oggetto della lite in seguito all'annullamento del marchio delle controparti da parte della Commissione federale di ricorso in materia di proprietà intellettuale; in secondo luogo ha contestato l'esistenza di un interesse per la promozione dell'azione di accertamento negativo, avendo essa nel frattempo inoltrato nel Cantone Grigioni un'azione volta ad ottenere che alle controparti venga vietato l'uso del marchio \"zerorh+\"; da ultimo ha eccepito l'incompetenza del tribunale ticinese. Essa ha quindi chiesto che, in applicazione dell'\/TI, il procedimento fosse \"preliminarmente limitato alle eccezioni processuali\" e che la petizione venisse \"integralmente respinta in ordine\"; in via subordinata ha proposto la reiezione della petizione anche nel merito.\nA.b Il 7 ottobre 2005 il giudice delegato della II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, premesso che \"delle tre eccezioni proposte [...] solo la definizione della competenza territoriale di questo Tribunale rappresenta eccezione processuale, rispettivamente può giustificare l'applicazione della norma invocata [\/TI]\", ha convocato le parti \"all'udienza di contraddittorio limitata alla discussione della competenza territoriale\", svoltasi il 9 novembre 2005.\nA.c Con sentenza del 1° dicembre 2006 la Camera adita, ammessa l'applicabilità dell'art. 5 n. 3 CL alla fattispecie in rassegna, ha respinto l'eccezione d'incompetenza territoriale.\nA.c Con sentenza del 1° dicembre 2006 la Camera adita, ammessa l'applicabilità dell'art. 5 n. 3 CL alla fattispecie in rassegna, ha respinto l'eccezione d'incompetenza territoriale.\nB. Contro questa sentenza la società tedesca è insorta dinanzi al Tribunale federale, il 18 gennaio 2007, sia con ricorso di diritto pubblico sia con ricorso per riforma.\nPrevalendosi della violazione dell'art. 5 n. 3 CL e dell', con il secondo rimedio essa postula la modifica della pronunzia impugnata nel senso di dichiarare inammissibile l'azione di accertamento negativo; in via subordinata domanda il rinvio della causa all'autorità cantonale affinché esamini e decida la questione dell'interesse all'accertamento.\nNella risposta del 9 marzo 2007 le attrici propongono la reiezione del gravame nella misura in cui fosse ammissibile.\nNella risposta del 9 marzo 2007 le attrici propongono la reiezione del gravame nella misura in cui fosse ammissibile.\nC. Il 20 marzo 2007 la convenuta ha prodotto la sentenza emanata il 29 maggio 2006\/12 marzo 2007 dal Tribunale cantonale dei Grigioni nella causa da lei intentata in quel Cantone."} -{"id":"12613d4c-04c8-439f-a76d-cb8dd101be1e","text":""} -{"id":"469022ba-b2a1-4acf-9576-07bca2f0ef3c","text":""} -{"id":"44f3644b-4968-4f07-a0d1-0f4f89d7df83","text":""} -{"id":"0142da1e-8276-46f7-b50b-05a218fcb091","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha inoltrato, il 4 maggio 1999, una domanda di assistenza giudiziaria, completata il 15 novembre 1999, nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B._, C._, D._, E._, F._ e altre persone per i reati di falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita e corruzione di pubblico ufficiale. Secondo l'Autorità, dal 1991 al 1998 gli inquisiti C._, B._ e F._ avrebbero sistematicamente gonfiato, usando documenti falsi, le fatture d'intermediazioni pubblicitarie emesse dalle società Z._ e Y._, da loro gestite.\nB.- Con ordinanza di entrata in materia e di sequestro del 26 novembre 1999 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui l'Ufficio federale di polizia (UFP) ha delegato l'esecuzione della rogatoria, ha ordinato come chiesto dall'Autorità estera, l'identificazione del conto n. X._ presso la Banca Svizzera Italiana di Chiasso e il sequestro della relativa documentazione.\nL'istituto di credito ha trasmesso la documentazione del citato conto, di cui sono contitolari G._, H._ e A._. Con osservazioni del 24 gennaio 2000 G._ e H._, patrocinati dall'avv. Rocco Olgiati, hanno chiesto di respingere la richiesta di assistenza.\nMediante decisione del 29 marzo 2000 il MPC, dopo aver esaminato la documentazione sequestrata e le censure addotte dagli insorgenti, ha ordinato la trasmissione integrale all'Autorità estera dei documenti sequestrati.\nC.- Avverso questa decisione A._ ha inoltrato un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale, chiedendo di annullarla.\nIl MPC conclude per la reiezione, in quanto ammissibile, del ricorso. L'UFP ha rinunciato a presentare osservazioni."} -{"id":"38646496-2f3a-44d2-a140-0f0bff3df38c","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 aprile 2020 il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Bolzano ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di A._ per i reati di bancarotta fraudolenta, truffa, autoriciclaggio e altri reati. Il 5 marzo 2021 l'Ambasciata d'Italia a Berna ha presentato all'Ufficio federale di giustizia (UFG) una domanda di estradizione dell'interessato. Il 3 giugno 2021, l'UFG ha spiccato un ordine di arresto in vista d'estradizione, sfociato nel fermo dell'estradando.\nB.\nL'interessato ha impugnato l'ordine di arresto, chiedendo la sua scarcerazione e subordinatamente l'adozione di misure sostitutive, dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP), che con decisione del 19 luglio 2021 ha respinto il reclamo.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede di annullarla unitamente all'ordine di arresto, di ordinare la sua scarcerazione mediante l'adozione di misure sostitutive, subordinatamente di rinviare la causa alla CRP per esaminare l'adozione di tali misure.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"f0434c4e-7430-49e2-9265-aee93415ba1b","text":"Fatti:\nA.\nNei confronti di A._, nato nel 1965, ergoterapista di professione, è stato aperto un procedimento penale per i reati, commessi nei confronti di alcuni suoi pazienti, di coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere e sfruttamento dello stato di bisogno. L'interessato è stato arrestato il 15 marzo 2017. Il 17 marzo successivo il Giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC) ha parzialmente accolto una domanda di carcerazione preventiva e, il 24 aprile e il 30 giugno 2017, due ulteriori domande di proroga della stessa.\nB.\nCon decisione del 5 luglio 2017 il GPC, ritenuti seri indizi di reato e il pericolo di recidiva e riferendosi ad accertamenti relativi al reato di pornografia, ma escluso un pericolo di collusione e di inquinamento delle prove, ha prorogato la carcerazione fino al 28 luglio 2017. Adita dall'interessato, con giudizio del 7 agosto 2017 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ne ha respinto il reclamo.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullarla e di rinviare l'incarto alla CRP affinché ordini la sua immediata scarcerazione e subordinatamente adotti la misura sostitutiva del divieto di svolgere la sua professione e attività affini, rispettivamente l'obbligo di risiedere presso il proprio domicilio.\nLa CRP rinuncia a presentare osservazioni, rimettendosi, come il GPC, al giudizio del Tribunale federale, mentre il Procuratore pubblico (PP) conclude per la reiezione del gravame. Il ricorrente ha rinunciato a esprimersi su queste osservazioni."} -{"id":"0c8ff65f-9e9a-4628-b01e-1d00c0c386b9","text":"Fatti:\nA. A._, cittadino tunisino, colpito da un divieto d'entrata emanato dall'Ufficio federale della migrazione l'8 febbraio 2005 e valido fino al 7 febbraio 2007, è entrato in Svizzera l'11 agosto 2005 per riconoscere ufficialmente la figlia B._, nata in Italia dalla sua relazione con la cittadina svizzera C._. Nel contempo ha chiesto alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino il rilascio di un permesso di dimora annuale per vivere con l'amica, che intendeva sposare, e la figlia. Vista la situazione l'Ufficio federale della migrazione ha revocato il 16 settembre 2005 il divieto d'entrata e il 21 novembre successivo la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha concesso all'interessato l'autorizzazione sollecitata, di seguito regolarmente rinnovata, l'ultima volta fino al 10 agosto 2008.\nB. Venuta a conoscenza del fatto che A._ e C._ non convivevano più dal dicembre del 2006, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha revocato il 12 luglio 2007 il permesso di dimora dell'interessato e l'ha invitato a lasciare il Cantone entro il 15 settembre 2007. Rimproverandogli di averle sottaciuto la separazione, ha osservato che in assenza di convivenza, era venuto a mancare lo scopo per il quale l'autorizzazione di soggiorno era stata concessa.\nLa decisione è stata confermata su ricorso il 23 ottobre 2007 dal Consiglio di Stato e dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 5 agosto 2008.\nC. Il 15 settembre 2008 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico e in via subordinata un ricorso sussidiario in materia costituzionale, con cui chiede che la sentenza cantonale sia riformata nel senso che il suo permesso di dimora annuale venga rinnovato per un ulteriore periodo di un anno. Censura la violazione dell'art. 8 CEDU e del principio della proporzionalità.\nChiamati ad esprimersi la Sezione dei permessi e dell'immigrazione e il Consiglio di Stato propongono la reiezione del gravame, mentre il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e conclusioni del proprio giudizio. Da parte sua l'Ufficio federale della migrazione, dichiarando di allinearsi alle considerazioni delle autorità cantonali, ha proposto la reiezione del gravame.\nD. Con decreto presidenziale del 23 settembre 2008 è stata accolta l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel ricorso."} -{"id":"43ad7db9-89b2-4870-8b4f-8a44da3b4738","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° agosto 2019 la Procura distrettuale della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, Direzione Distrettuale Antimafia, ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria internazionale nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di B._ e altri per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio e all'autoriciclaggio, con l'aggravante della connessione ad attività mafiose, nonché di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. L'autorità estera osserva che il denaro frutto di una vasta attività di frode all'IVA per circa 200 milioni di euro annui attuata dall'indagato in diversi Paesi europei, sarebbe rientrato in Italia con l'aiuto di società svizzere attraverso pagamenti per oltre un milione di euro annui legati a un contratto di locazione concernente un albergo di lusso ubicato in Italia. L'autorità estera ha chiesto di trasmetterle la documentazione bancaria di tre società luganesi (vedi causa 1C_108\/2022 decisa in data odierna).\nB.\nCon decisione di chiusura dell'8 novembre 2021 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità italiane di svariata documentazione bancaria riguardante una relazione bancaria intestata all'indagato A._. Adita da quest'ultimo, con giudizio del 26 gennaio 2022 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di concedere al gravame l'effetto sospensivo e di adottare una misura cautelare, in via principale, di riformare la sentenza impugnata nel senso di annullare la decisione di chiusura, in via subordinata, di annullarla e di rinviare la causa alla CRP per nuova decisione.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"271686be-389e-4730-be0d-0829c414e2ab","text":"Fatti:\nA.\nC._ e D._ sono nati rispettivamente nel 2013 e nel 2017 dalla relazione tra B._ (di nazionalità italiana) e A._ (di nazionalità etiope e residente in Italia dal 2003). L'intera famiglia ha sempre vissuto in Italia.\nIn data 6 agosto 2020 la madre si è trasferita con i figli a X._ (Svizzera), dove ha trovato un impiego in qualità di docente presso la scuola E._ di Y._, istituto frequentato dai figli dal settembre 2020.\nLo stesso giorno il padre ha presentato una denuncia penale per sottrazione di minori in Italia. Dal settembre 2020 è inoltre pendente in Italia una procedura per l'affidamento dei figli.\nB.\nIn data 3\/4 agosto 2021 il padre ha presentato presso la Camera di protezione del Tribunale d'appello del Cantone Ticino un'istanza fondata sulla convenzione dell'Aia del 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili del rapimento internazionale di minori (CArap; RS 0.211.230.02) per ottenere, nel merito, il ritorno immediato dei figli in Italia.\nIl 9 settembre 2021 la mediatrice incaricata dapprima dall'Ufficio federale di giustizia e confermata poi dal Tribunale d'appello ha comunicato il fallimento della mediazione tra le parti.\nCon sentenza 25 gennaio 2022 la Camera di protezione del Tribunale d'appello ha respinto l'istanza del padre (dispositivo n. 1). La Corte cantonale non ha riscosso spese né assegnato ripetibili (dispositivo n. 2) e ha accolto la domanda di assistenza giudiziaria di A._ (dispositivo n. 3).\nC.\nCon ricorso in materia civile 7 febbraio 2022 A._ ha chiesto al Tribunale federale di annullare la sentenza della Corte cantonale e di riformarla nel senso di ordinare il ritorno immediato in Italia dei minori. Egli ha pure postulato la concessione dell'assistenza giudiziaria, con il gratuito patrocinio dell'avv. Borradori-Vignolini.\nInvitate ad esprimersi nel merito, la Camera di protezione del Tribunale d'appello, con scritto 18 febbraio 2022, si è in sostanza riconfermata nelle motivazioni e conclusioni contenute nella decisione impugnata, ribadendo la particolarità dell'istanza di ritorno, mentre la curatrice di rappresentanza dei minori e l'opponente, con risposte rispettivamente del 24 e 25 febbraio 2022, hanno postulato la reiezione del ricorso.\nI partecipanti al procedimento hanno spontaneamente replicato e duplicato con scritti 8, 15 e 16 marzo 2022. L'opponente ha in particolare osservato che in data 10 marzo 2022 il Tribunale ordinario di Z._ ha disposto l'affidamento esclusivo dei figli alla madre, con collocamento presso la stessa."} -{"id":"2009de99-004c-4cc9-9f1f-1b9226c9fcb7","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Costituita agli inizi degli anni '70, ff._SA, attualmente ff._SA in liquidazione (di seguito: ff._SA o società), aveva quale scopo essenziale la consulenza finanziaria, la gestione patrimoniale e il commercio di valori mobiliari. L._ è stato l'azionista di maggioranza e il promotore della società. Nel corso degli anni, ha ceduto gradualmente il suo pacchetto azionario, fino a quando nel 1996 ha trasferito tutte le sue azioni a E.E._, che è divenuto nuovo azionista di maggioranza. Hanno fatto parte del Consiglio di amministrazione della società, tra gli altri, C._, quale presidente dal 1983 al 26 aprile 2004, A.A._, quale vice presidente dal 28 gennaio 1999 e tuttora iscritto, E.E._, membro dal 10 gennaio 1992 e tuttora iscritto, nonché D._, quale amministratore delegato dal 1988 al 2003.\nA.b. A cavallo degli anni '80 e '90 ff._SA ha avuto serie difficoltà finanziarie, riconducibili in particolare all'utilizzo delle liquidità dei clienti per operazioni effettuate nell'interesse della stessa e\/o dei relativi azionisti, accumulando importanti perdite. Si è reso così necessario un risanamento della società: negli anni 1991-1993 L._ e E.E._ vi hanno immesso beni propri per complessivi 6 milioni di franchi. L'operazione è stata però solo di facciata, in quanto il primo ha fornito titoli senza valore, poi venduti per buoni ai clienti di ff._SA, e il secondo fondi mutuati da terzi, la cui remunerazione e restituzione è avvenuta, almeno in parte, con i fondi della stessa società. Durante tutti gli anni '90 è stata tenuta, quanto meno per parte dei clienti, una doppia contabilità, volta a celare agli investitori la minore consistenza del proprio patrimonio rispetto a quello che ritenevano di possedere in base alle fasulle comunicazioni fornite loro sull'esito degli investimenti. Nel 1996 è inoltre sorta una lite giudiziaria negli Stati Uniti tra L._ e E.E._, conclusasi nel giugno 1998 con un accordo extragiudiziale (settlement), che ha sancito l'uscita del primo da ff._SA e comportato per i clienti della società una perdita di circa il 38 % dei loro investimenti. In quel periodo è stato costituito pure il fondo di investimenti T._, entità giuridica delle Antille Olandesi gestita dalla società americana ii._Inc. con sede a New York e appartenente economicamente a E.E._ e a D._. Quote di tale fondo, in cui non si sa quali beni siano effettivamente stati immessi all'epoca, sono state attribuite ai clienti di ff._SA in sostituzione delle loro quote di investimenti perdenti e al fine di coprire la perdita generata dal settlement, e ciò a tal punto che la società non aveva più il controllo sul numero di quote del fondo in circolazione.\nA.c. Nel 1999 un cliente della società ha denunciato al Ministero pubblico del Cantone Ticino E.E._ e D._ per i titoli di appropriazione indebita, amministrazione infedele e falsità in documenti, in relazione a irregolarità nella gestione del suo portafoglio. Ne è scaturito un procedimento penale, nel corso del quale nell'agosto 2000 nei confronti dei denunciati e di L._ è stata promossa l'accusa di appropriazione indebita qualificata e di amministrazione infedele a scopo di lucro. L'istruzione penale si è in seguito arenata, al punto che il 4 aprile 2012 è stato decretato l'abbandono del procedimento motivato dall'imminente prescrizione dell'azione penale.\nA.d. In reazione alla notizia dell'apertura del procedimento penale, il 13 ottobre 1999 si è tenuta una riunione del Consiglio di amministrazione (CdA) di ff._SA, in assenza del suo vice presidente scusato, a cui hanno presenziato anche gli avvocati di E.E._ e D._. Dopo l'esposizione dell'oggetto dell'inchiesta penale, in cui è stata evocata l'eventuale esistenza di una contabilità parallela volta a presentare ai clienti della società una situazione migliore della realtà, nonché una situazione non chiara in relazione al fondo d'investimento T._, il CdA ha predisposto una verifica contabile dei flussi di denaro, attribuendo tale incarico a N._, dipendente di jj._SA, poi divenuto revisore interno di ff._SA, assistito da E.E._ e D._. Nella successiva riunione del CdA del 18 novembre 1999 si è discusso, tra l'altro, dello stato della procedura penale, nonché della composizione del citato fondo d'investimento ed è stato proposto di chiedere un colloquio con il Ministero pubblico per informarlo dei controlli effettuati in seno alla società e della prosecuzione regolare dell'attività.\nA.e. Benché a conoscenza della denuncia penale in fase di istruzione, con decisione del 4 luglio 2000 la Commissione federale delle banche (di seguito: CFB; confluita nell'autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari [FINMA]) ha concesso a ff._SA l'autorizzazione a esercitare quale commerciante di valori mobiliari, riservandosi tuttavia la possibilità di rivalutare la situazione in funzione degli sviluppi dell'inchiesta penale. Nel febbraio 2003, in occasione di un controllo, essa ha constatato gravi violazioni dei doveri di diligenza degli intermediari finanziari commesse da ff._SA. La CFB ha quindi ordinato a kk._, revisore esterno della società, una verifica approfondita dell'attività. Nel relativo rapporto venivano rilevate alcune irregolarità, non tali però da rimettere in discussione l'autorizzazione a esercitare quale commerciante di valori mobiliari. Adita da alcune denunce di clienti di ff._SA, che non avevano ottenuto la restituzione del denaro affidatole, il 18 giugno 2004 la CFB ha disposto una revisione straordinaria, nominando la società di revisione ll._SA quale osservatrice. A seguito di un rapporto preliminare, la CFB ha vietato alla società l'esercizio di tutti i negozi giuridici, dei pagamenti a detrimento dei suoi attivi e l'accettazione di nuovi fondi di clienti e ha nominato l'osservatrice quale incaricata delle inchieste ai sensi dell' (ormai abrogato) art. 23 quater della legge dell'8 novembre 1934 sulle banche (LBCR; RU 1971 817). Sulla base delle emergenze del rapporto stilato dall'incaricata delle inchieste, con decisione del 19 agosto 2004, la CFB ha ritirato a ff._SA l'autorizzazione a esercitare l'attività di commerciante di valori mobiliari e ha dichiarato il suo fallimento a far tempo dal 20 agosto 2004, nominando ll._SA quale sua liquidatrice.\nB.\nIl 29 marzo 2004 un cliente di ff._SA ha inoltrato una denuncia penale, in particolare per i titoli di truffa e amministrazione infedele, preludio di una serie di denunce presentate da numerosi altri clienti della società. È stata così avviata una nuova inchiesta penale che ha condotto sul banco degli imputati, tra gli altri, A.A._.\nC.\nCon sentenza del 14 dicembre 2012, la Corte delle assise criminali ha riconosciuto A.A._ autore colpevole di cattiva gestione, ripetuta appropriazione indebita aggravata, truffa, amministrazione infedele qualificata e ripetuta falsità in documenti, prosciogliendolo dalle accuse di truffa aggravata e appropriazione indebita. A.A._ è stato quindi condannato alla pena detentiva di 3 anni e 6 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, e al pagamento in favore dello Stato di un risarcimento compensatorio di 7 milioni di franchi. È stato inoltre condannato al pagamento, in parte in solido con altri coimputati, di vari importi ai numerosi accusatori privati. La Corte delle assise criminali ha confiscato [recte: mantenuto il sequestro conservativo di] valori patrimoniali di pertinenza del condannato e di terze persone a lui vicine. Ha infine devoluto il risarcimento compensatorio in favore degli accusatori privati i cui crediti sono stati riconosciuti.\nD.\nIn parziale accoglimento dell'appello del condannato, con sentenza del 18 agosto 2014, rettificata in data 29 settembre 2014, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha riconosciuto A.A._ autore colpevole di cattiva gestione per dolo eventuale, ripetuta appropriazione indebita aggravata, truffa per dolo eventuale, amministrazione infedele qualificata per dolo eventuale, nonché di ripetuta falsità in documenti, prosciogliendolo da alcune imputazioni di appropriazione indebita aggravata. Ritenuta la violazione del principio della celerità e considerato il lungo tempo trascorso, gli ha inflitto una pena detentiva di 2 anni e 6 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, sospendendone parzialmente l'esecuzione in ragione di 24 mesi con un periodo di prova di 2 anni e fissando a 6 mesi la pena da espiare. Lo ha inoltre condannato al versamento di vari importi, in parte in solido con altri coimputati, in favore di diversi accusatori privati, nonché al pagamento in favore dello Stato di un risarcimento compensatorio di 7 milioni di franchi, a garanzia del quale la CARP ha ordinato il sequestro conservativo di numerosi beni di sua pertinenza. Ha devoluto il risarcimento compensatorio, previo soddisfacimento di tasse e spese di giustizia, in favore degli accusatori privati, i cui crediti sono stati riconosciuti. Infine ha posto parte degli oneri processuali a carico del condannato, per esso (al beneficio dell'assistenza giudiziaria) anticipati dallo Stato.\nE.\nA.A._ impugna questo giudizio con ricorso in materia penale al Tribunale federale. Postula, previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento della sentenza cantonale per quanto lo concerne, il suo proscioglimento da ogni accusa e il rinvio degli atti alla CARP, perché si pronunci sulla sua domanda di risarcimento e decreti la decadenza di tutti i sequestri. Domanda inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nSenza formulare osservazioni, la CARP si rimette al prudente giudizio del Tribunale federale, mentre il Ministero pubblico chiede la conferma della decisione impugnata. G._ (opponente 3) comunica di non avere osservazioni da presentare, ricordando che le prove sono state valutate sia in prima sia in seconda istanza e che il ricorrente è stato condannato a risarcirlo. In esito alle loro rispettive osservazioni, aa._Ltd (opponente 2), i clienti 02, 03, 04, 05, K._, dd._Inc., cc._Familienstiftung, ee._Inc. e J._, unico beneficiario delle predette strutture societarie, nonché bb._Inc. (opponenti 7-16), ff._SA in liquidazione (opponente 17) e gg._Inc. (opponente 18) postulano la reiezione del gravame, con protesta di spese e ripetibili. Il Cliente 01, H._, I._, il Titolare relazione 06 e hh._Corp. SA sono rimasti silenti.\nIl ricorrente ha replicato e gli opponenti 7-16 nonché l'opponente 18 hanno duplicato, riconfermandosi nelle rispettive conclusioni.\nF.\nCon decreto presidenziale del 25 novembre 2014 al ricorso è stato conferito un parziale effetto sospensivo limitatamente alla condanna al pagamento dei risarcimenti riconosciuti agli accusatori privati, nonché del risarcimento equivalente in favore dello Stato."} -{"id":"0cda0fd4-9366-4101-9e2c-1eabc6288052","text":"Fatti:\nA.\nC._ (nato nel dicembre 2017) è figlio di A._ (cittadina russa) e B._ (cittadino italiano). A._ è madre anche di D._, nato nel 2009 da una precedente relazione.\nA._ e B._ hanno stipulato un accordo (che non è stato sottoposto a omologazione) che prevedeva, fra l'altro, l'affidamento e l'autorità parentale congiunti su C._ e il versamento da parte del padre di un contributo alimentare di fr. 500.-- mensili per il figlio. Il 28 giugno 2018 A._ ha autorizzato il figlio a vivere con il padre a X._ (Cantone Ticino).\nIn data 12 settembre 2018 B._ si è rivolto all'Autorità regionale di protezione 5 sede di Massagno lamentando in particolare il mancato rispetto dell'accordo del 28 giugno 2018. Con decisione cautelare 5 ottobre 2018 l'autorità di protezione ha affidato C._ al padre, privando A._ del diritto di determinare il domicilio del figlio, e ha ordinato una valutazione socio-ambientale sui nuclei familiari. La medesima autorità ha poi con decisione 25 ottobre 2018 concesso un diritto di visita sorvegliato alla madre presso un punto di incontro, con decisione 16 novembre 2018 ordinato una valutazione psichiatrica sulle capacità genitoriali delle parti e un esame per accertare un eventuale consumo di droga e alcool, e infine con decisione 29 novembre 2018 istituito una curatela educativa in favore di C._ per la vigilanza delle relazioni personali tra madre e figlio.\nNel frattempo, con petizione 17 ottobre 2018 A._ si è rivolta alla Pretura del Distretto di Lugano per ottenere il ripristino del diritto di determinare il domicilio del figlio, l'affidamento di C._, la regolamentazione delle relazioni personali tra padre e figlio, un contributo alimentare di fr. 1'500.-- mensili per C._ (contributo di accudimento non compreso) e l'obbligo per B._ - sotto comminatoria dell' - di agevolare la regolarizzazione dei documenti di C._ con le varie autorità. Con decisione 27 agosto 2019 il Pretore aggiunto (che ha avocato a sé, in virtù dell', la competenza per statuire su tutte le questioni riguardanti C._) ha affidato il figlio al padre, ha confermato l'esercizio congiunto dell'autorità parentale, ha disciplinato le relazioni personali tra madre e figlio (un diritto di visita settimanale della durata di due ore, da esercitarsi in un punto di incontro e sotto la sorveglianza della curatrice), ha mantenuto la curatela educativa istituita in favore del figlio, ha obbligato il padre - sotto comminatoria dell' - ad agevolare la regolarizzazione dei documenti di C._ con le varie autorità, ha vietato alla madre - sotto comminatoria dell' - di avvicinarsi al padre, al figlio e alla loro abitazione, e ha infine dispensato la madre da obblighi alimentari verso il figlio.\nDall'estate 2019 A._ è sposata con E._ e vive nel Canton Vaud.\nB.\nMediante sentenza 5 maggio 2020 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto l'appello 23 settembre 2019 introdotto contro la decisione pretorile da A._, attribuendole un diritto di visita più esteso.\nC.\nCon ricorso in materia civile 10 giugno 2020 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo che il figlio sia affidato alla madre (con esercizio congiunto dell'autorità parentale) e che al padre sia concesso un diritto di visita.\nCon scritti 21 agosto e 30 ottobre 2020 la ricorrente ha informato il Tribunale federale del fatto che l'opponente si sarebbe trasferito definitivamente dal Cantone Ticino nel sud dell'Italia con il figlio senza il suo consenso e ha indicato di aver avviato una procedura di ritorno del minore.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"563c2094-e4a7-4ab1-95ce-6669de2c4c96","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° aprile 2018 alle ore 3.24 ad Arth sull'autostrada A4 in direzione di Goldau, in concomitanza con un cantiere stradale, A._ ha circolato a bordo di un'autovettura alla velocità di 129 km\/h (già dedotto il margine di tolleranza di 4 km\/h) su un tratto in cui vigeva il limite di 80 km\/h.\nB.\nPer questi fatti, con decreto d'accusa del 30 novembre 2018 il pubblico ministero di Innerschwyz ha ritenuto A._ autore colpevole di grave infrazione colposa alle norme della circolazione stradale giusta l' unitamente all'art. 27 LCstr nonché all'art. 4a cpv. 5 dell'ordinanza del 13 novembre 1962 sulle norme della circolazione stradale (ONC; RS 741.11).\nC.\nStatuendo in seguito all'opposizione interposta dall'imputato, con sentenza del 26 giugno 2019 la Giudice unica del Tribunale distrettuale di Svitto ha riconosciuto A._ autore colpevole di grave infrazione colposa alle norme della circolazione stradale e lo ha condannato alla pena pecuniaria di 50 aliquote giornaliere di fr. 60.-- ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, unitamente alla multa di fr. 750.--, fissando a 13 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento.\nD.\nA._ ha appellato contro la sua condanna e ha chiesto la designazione di un difensore d'ufficio per la procedura di appello. Il 9 dicembre 2019 la direzione del procedimento ha respinto l'istanza. Con sentenza 1B_34\/2020 del 5 febbraio 2020 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il ricorso interposto da A._ contro il rifiuto del postulato difensore d'ufficio.\nIn parziale accoglimento dell'appello, con sentenza del 6 ottobre 2020 la Corte penale del Tribunale cantonale del Canton Svitto ha confermato la condanna per grave infrazione colposa alle norme della circolazione stradale, ma ha ridotto la pena pecuniaria a 40 aliquote giornaliere e il relativo importo a fr. 30.-- ciascuna, sempre sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, e la multa a fr. 300.--, fissando a 10 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento.\nE.\nAvverso questo giudizio, A._ insorge al Tribunale federale, postulando in sostanza la derubricazione dell'infrazione e il beneficio dell'assistenza giudiziaria. A._ chiede inoltre che il procedimento si svolga in lingua italiana.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'intero incarto cantonale."} -{"id":"17e0e816-b707-41a7-9fc1-e59764250d5e","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino italiano residente a V._ (IT), in provincia di Sondrio, ha presentato il 31 agosto 2016 alla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino una domanda per il rilascio di un permesso per frontalieri UE\/AELS per esercitare un'attività lucrativa dipendente quale direttore tecnico al 50 % presso la B._ Sagl con sede a W._. L'inizio dell'attività era previsto il 1° settembre 2016 e la retribuzione lorda ammontava a fr. 2'500.-- mensili.\nA._ è socio e direttore di B._ Sagl. È inoltre titolare e presidente della società C._ Srl con sede a Milano.\nB.\nB.a.\nCon decisione del 20 giugno 2017, la Sezione della popolazione ha respinto la domanda ed ha negato il rilascio del permesso richiesto, siccome non risultava che il datore di lavoro esercitasse un'attività effettiva in Svizzera. Adito su ricorso dal richiedente, con decisione del 21 novembre 2018 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha respinto il gravame, confermando il diniego del permesso.\nB.b.\nCon sentenza del 27 febbraio 2020, il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso di A._ contro la decisione governativa. La Corte cantonale ha confermato il provvedimento contestato, rilevando che il rilascio del permesso richiesto comporterebbe un'elusione delle disposizioni sulle prestazioni transfrontaliere di servizi; ha quindi rinviato l'interessato alla procedura applicabile ai lavoratori distaccati.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 25 marzo 2020 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di rinviare la causa alla Corte cantonale per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi. Il ricorrente fa essenzialmente valere la violazione del diritto di essere sentito e del divieto dell'arbitrio nell'apprezzamento delle prove e nell'accertamento dei fatti.\nD.\nLa Corte cantonale si conferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre la Sezione della popolazione chiede di respingere il ricorso. La Segreteria di Stato della migrazione non si è espressa sul ricorso.\nCon decreto presidenziale del 27 marzo 2020, l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel gravame è stata accolta nel senso dei considerandi."} -{"id":"02bedc7e-540e-440f-8908-ad5b107dcffd","text":""} -{"id":"16ad9fde-9464-485b-b352-0994c2600737","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1965 e impiegato specializzato di vendita, ha subito svariati infortuni dal 1990. Dal 1° febbraio 1998 egli beneficia di una rendita vitalizia del 10% erogata dall'Istituto nazionale di assicurazione contro gli infortuni (INSAI; cfr. sentenza U 202\/96 del marzo 1998).\nA.b. Il 24 giugno 2015 A._, mentre era assicurato obbligatoriamente contro gli infortuni presso Allianz Suisse Società di Assicurazioni SA (di seguito: l'Allianz), è rimasto vittima di un primo incidente della circolazione stradale, oggetto di una procedura distinta (8C_432\/2020).\nIl 25 febbraio 2016 A._ è rimasto vittima di un secondo incidente della circolazione stradale, in occasione del quale un veicolo, svoltando a destra in una rotonda senza rispettare la precedenza, ha colliso con la parte anteriore sinistra del suo. Egli ha riportato contusioni a livello del ginocchio destro, del rachide, della spalla destra e della mano sinistra (causa 35.2019.122).\nIl 22 luglio 2016 A._ ha subito un terzo incidente all'estero a causa di un'automobile che non ha rispettato il segnale di stop e ha colliso con il suo veicolo sul lato anteriore sinistro. Egli ha sofferto in seguito a questo evento di dolori panvertebrali posttraumatici (causa 35.2019.123). In seguito, A._ ha subito ulteriori infortuni.\nL'Allianz con due distinte decisioni del 26 marzo 2018 ha dichiarato estinto il diritto alle prestazioni dal 25 maggio 2016 e dal 22 ottobre 2016 per il secondo e il terzo infortunio. Con decisione su opposizione del 4 settembre 2019 l'Allianz ha confermato il proprio operato.\nB.\nCon giudizio del 25 maggio 2020 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo, oltre alla congiunzione dello stesso con la causa 8C_432\/2020, l'annullamento del giudizio cantonale e sostanzialmente il riconoscimento delle prestazioni.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"0af24454-1b71-49de-a5a8-e2bd7cd98a20","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con sentenza del 19 maggio 2004 la Corte delle assise criminali di Lugano ha riconosciuto A._, recidivo specifico, autore colpevole d'infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti riferita a quantità di droga tale da mettere in pericolo la salute di parecchie persone e commessa quale membro di una banda costituitasi per esercitare un traffico illecito di cocaina; Io ha condannato alla pena di 18 anni di reclusione, nella quale va computata la carcerazione preventiva. La prima Corte ha accertato che tra l'aprile 2001 e il gennaio 2002 l'imputato, in correità con la moglie a altri trafficanti, ha organizzato il trasporto dalla Colombia di almeno 800 kg di cocaina destinata alla 'ndrangheta calabrese e alla mafia trapanese. Parte del carico (220 kg con grado di purezza tra il 61.8 e il 76.3%) è stata sequestrata l'8 gennaio 2002 nell'area doganale del porto del Pireo, ad Atene; della rimanenza si sono perse le tracce.\nLa Corte di cassazione e di revisione penale ticinese, in parziale accoglimento del ricorso dell'imputato, ha ridotto la pena a 15 anni di reclusione.\nLa Corte di cassazione e di revisione penale ticinese, in parziale accoglimento del ricorso dell'imputato, ha ridotto la pena a 15 anni di reclusione.\nB. Il passato penale di A._ è carico. Per l'elenco completo delle condanne subite in Svizzera e all'estero si rinvia alla sentenza del 19 maggio 2004 della Corte delle assise criminali; è sufficiente ricordare qui soltanto le ultime due, le più pesanti. A._ era già stato condannato dalla Corte delle assise criminali di Lugano, per infrazioni aggravate alla legge federale sugli stupefacenti, il 26 settembre 1985 a 13 anni di reclusione e fr. 150'000.-- di multa (nell'ambito del processo per l'affare denominato E._) e il 18 maggio 1998 a 9 anni di reclusione. L'accusato aveva organizzato il commercio di droga che Io aveva portato alla seconda condanna (100 kg di eroina) durante il periodo di liberazione condizionale concernente l'espiazione della pena del primo processo; per di più, mentre stava scontando la seconda condanna in regime di semilibertà, aveva nuovamente delinquito per organizzare il traffico oggetto di questa causa.\nB. Il passato penale di A._ è carico. Per l'elenco completo delle condanne subite in Svizzera e all'estero si rinvia alla sentenza del 19 maggio 2004 della Corte delle assise criminali; è sufficiente ricordare qui soltanto le ultime due, le più pesanti. A._ era già stato condannato dalla Corte delle assise criminali di Lugano, per infrazioni aggravate alla legge federale sugli stupefacenti, il 26 settembre 1985 a 13 anni di reclusione e fr. 150'000.-- di multa (nell'ambito del processo per l'affare denominato E._) e il 18 maggio 1998 a 9 anni di reclusione. L'accusato aveva organizzato il commercio di droga che Io aveva portato alla seconda condanna (100 kg di eroina) durante il periodo di liberazione condizionale concernente l'espiazione della pena del primo processo; per di più, mentre stava scontando la seconda condanna in regime di semilibertà, aveva nuovamente delinquito per organizzare il traffico oggetto di questa causa.\nC. A._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorsi di diritto pubblico e per cassazione datati 9 settembre 2006. Chiede con entrambi i rimedi l'annullamento delle sentenze delle due istanze cantonali, il rinvio degli atti alla prima per nuovo giudizio e, in via subordinata, una riduzione della pena; domanda anche l'assistenza giudiziaria.\nLa Corte cantonale ha rinunciato a presentare osservazioni. Non sono state chieste altre prese di posizione."} -{"id":"305cd6b5-c53c-4829-b0ad-7b343d235475","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 14 dicembre 2012, la Corte delle assise criminali ha riconosciuto A.A._ autore colpevole di cattiva gestione, ripetuta appropriazione indebita aggravata, truffa, amministrazione infedele qualificata e ripetuta falsità in documenti. Oltre alla pena, A.A._ è stato condannato al pagamento in favore dello Stato di un risarcimento compensatorio di 7 milioni di franchi, nonché al pagamento, in parte in solido con altri coimputati, di vari importi ai numerosi accusatori privati. La Corte delle assise criminali ha confiscato [recte: mantenuto il sequestro conservativo di] beni di pertinenza di A.A._ e di terze persone, tra cui 349 azioni della società aaa._SA detenute da B.A._, moglie del condannato, e quota di comproprietà di 1⁄2 del fondo 000 di Z._ sempre di B.A._. Ha infine devoluto il risarcimento compensatorio in favore degli accusatori privati i cui crediti sono stati riconosciuti.\nB.\nAdita con appelli del condannato e di B.A._, con sentenza del 18 agosto 2014, rettificata il 29 settembre 2014, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha parzialmente accolto il primo e respinto il secondo. In sostanza ha riconosciuto A.A._ autore colpevole di cattiva gestione per dolo eventuale, ripetuta appropriazione indebita aggravata, truffa per dolo eventuale, amministrazione infedele qualificata per dolo eventuale, nonché di ripetuta falsità in documenti, prosciogliendolo da alcune imputazioni di appropriazione indebita aggravata. Ha confermato la sua condanna al pagamento in favore dello Stato di un risarcimento compensatorio di 7 milioni di franchi, a garanzia del quale la CARP ha ordinato il sequestro conservativo di numerosi beni di pertinenza di A.A._, tra cui 349 azioni aaa._SA detenute da B.A._. La CARP ha anche ordinato il sequestro conservativo della quota di comproprietà di 1⁄2 del fondo 000 di Z._ iscritta a nome di B.A._, riservando i diritti dei creditori ipotecari. Ha poi devoluto il risarcimento compensatorio, previo soddisfacimento di tasse e spese di giustizia, in favore degli accusatori privati, i cui crediti sono stati riconosciuti.\nC.\nB.A._ impugna questo giudizio con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, postulando principalmente l'accoglimento del suo appello cantonale e di conseguenza il dissequestro delle 349 azioni aaa._SA, della quota di comproprietà di 1⁄2 del succitato fondo a lei intestato, nonché il riconoscimento della validità della cessione a suo favore da parte di A.A._ del credito correntista che questi vanta nei confronti della predetta società e infine il risarcimento delle spese legali della procedura di appello pari a fr. 33'862.50. In via subordinata chiede l'annullamento del sequestro conservativo della quota di comproprietà in parola in applicazione del principio della proporzionalità. Domanda infine di essere posta a beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nSenza formulare osservazioni, la CARP si rimette al prudente giudizio del Tribunale federale e il Ministero pubblico chiede la conferma della sentenza impugnata. Nelle loro rispettive risposte, aa._Ltd (opponente 2), i clienti 02, 03, 04, 05, K._, dd._Inc., cc._Familienstiftung, ee._Inc. e l'opponente J._, unico beneficiario delle predette strutture societarie, nonché bb._Inc. (opponenti 7-16), ff._SA in liquidazione (opponente 17), nonché gg._Inc. (opponente 18) postulano tutti la reiezione del gravame. G._ (opponente 3) si richiama alla sentenza impugnata, senza formulare conclusioni. Il Cliente 01, H._, I._, il titolare della relazione 06 e hh._Corp. SA sono rimasti silenti.\nLa ricorrente, agendo stavolta personalmente, ha replicato e gli opponenti 2, 7-16 e 18 hanno duplicato.\nCon decreto presidenziale del 25 novembre 2014 al ricorso è stato conferito un parziale effetto sospensivo."} -{"id":"0bb12377-fe00-4ddb-b2dd-fcbbd0820c92","text":""} -{"id":"5f6e86e8-c68c-4d18-9a02-6665adf79756","text":""} -{"id":"8f3021bc-f8fc-47bc-beb2-def55d807b8a","text":"Fatti:\nA.\nLa CF Centro Funerario di Lugano SAè iscritta nel registro di commercio del Cantone Ticino dal 24 luglio 1978. Essa ha sede a Lugano e il seguente scopo sociale: \"L'esercizio di un'impresa di onoranze funebri, la prestazione di servizi di fiorista, monumenti e bronzi, lavori cimiteriali, sottostrutture, tombe e scavi, ed ogni altra attività connessa. Partecipare ad altre imprese similari\". La ti CENTRO FUNERARIO SA con sede a Giubiasco è stata iscritta nello stesso registro di commercio il 27 gennaio 2010. Il suo scopo sociale è \"l a gestione e l'amministrazione di imprese di onoranze funebri e di un ti CENTRO FUNERARIO, l'esercizio di tutte le attività professionali relative alle onoranze funebri, lo svolgimento di tutte le attività connesse con lo scopo sociale compreso l'acquisto e la vendita di immobili \".\nB.\nCon petizione 26 novembre 2013 la CF Centro funerario di Lugano SA ha chiesto al Tribunale di appello del Cantone Ticino di condannare la ti CENTRO FUNERARIO SA alla radiazione della sua ragione sociale a registro di commercio. La III Camera civile del Tribunale di appello ha, con sentenza 26 ottobre 2015, parzialmente accolto l'azione e ha assegnato alla convenuta un termine di 30 giorni dalla crescita in giudicato della sentenza per provvedere alla modifica della sua ragione sociale in modo che possa inequivocabilmente distinguersi da quella dell'attrice. Richiamato l', la Corte cantonale ha ritenuto che le due imprese si trovano in una situazione di concorrenza diretta, che l'unico elemento di differenziazione consiste nella sigla \"ti\" che si contrappone all'acronimo \"CF\" e che si sono verificati casi di confusione tra le due società.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 3 dicembre 2015 la ti CENTRO FUNERARIO SA postula la reiezione della petizione. Nega che le due imprese possano essere confuse o che possa nascere l'impressione che vi sia un legame fra di esse, vista la loro diversa sede. Sostiene poi che la \"ditta resistente\" non si presenta al pubblico con la ragione sociale iscritta a registro di commercio, afferma di essere stata privata della possibilità di fornire prove da contrapporre a quelle notificate dall'attrice e conclude discutendo le deposizioni agli atti.\nCon risposta 26 gennaio 2016 la CF Centro Funerario di Lugano propone la reiezione del ricorso, mentre l'autorità inferiore non ha presentato osservazioni."} -{"id":"0224395b-c1e8-47c7-9946-5025069bba37","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 5 febbraio 2018 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha respinto il gravame esperito il 28 novembre 2017 da A._ contro la risoluzione governativa del 25 ottobre 2017 che confermava il rifiuto di rilasciare un permesso di dimora per motivi di studio alla figlia B._ emesso il 3 agosto 2017 dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino.\nB.\nIl 20 marzo 2018 A._, agente per la figlia B._, ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso sussidiario in materia costituzionale con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che sia fatto ordine all'autorità di prime cure di rilasciare l'autorizzazione d'entrata alla figlia nonché di concederle un permesso per motivi di studio ai sensi dell'art. 27 LEtr (RS 142.20). Fa valere la violazione del suo diritto di essere sentito nonché del divieto dell'arbitrio.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"f663544d-f03b-4f79-a1b7-98137feec598","text":""} -{"id":"5f96b96d-383f-41ac-af1c-8e211e02340f","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 23 novembre 2018, l'Agenzia delle entrate - Ufficio cooperazione internazionale italiano, autorità fiscale competente in materia (di seguito: l'autorità richiedente o l'autorità italiana), ha presentato una domanda raggruppata di assistenza amministrativa in materia fiscale all'Amministrazione federale delle contribuzioni (di seguito: l'AFC o l'autorità richiesta).\nIn tale domanda, l'autorità richiedente ha anzitutto esposto che, nell'ambito di un programma di \" collaborazione volontaria \" (\" Voluntary Disclosure \") lanciato con lo scopo di mettere in regola la situazione fiscale dei contribuenti italiani che vi partecipavano, circa 7'000 contribuenti italiani avevano chiesto di \" regolarizzare le infedeltà ed omissioni dichiarative commesse in relazione alla detenzione di attività finanziarie (inclusi conti bancari) presso l'istituto di credito elvetico C._ \". L'autorità italiana ha inoltre affermato di essere in possesso di una copia di una lettera inviata dalla C._ SA (cui è subentrata nel 2016 la D._; di seguito: la C._\/D._ o la banca) ai propri clienti italiani il 3 febbraio 2014, nella quale la banca chiedeva a questi ultimi se fossero in regola (\" compliant \") nei confronti del fisco italiano e li informava che, qualora non avessero fornito la prova di tale \" compliance \" fiscale, le loro relazioni finanziarie presso la banca sarebbero state sottoposte a restrizioni. Secondo l'autorità richiedente, alla luce di questi elementi, vi era un sospetto di evasione fiscale nei confronti di numerosi contribuenti italiani clienti della banca. L'autorità italiana riteneva, infatti, che \" un considerevole numero di contribuenti italiani deten[eva] o [aveva] detenuto presso C._ attività finanziarie in relazione alle quali:\n- non ha assolto agli obblighi previsti dall'ordinamento tributario italiano in materia di monitoraggio fiscale (obbligo di indicazione degli asset detenuti all'estero nel quadro RW della dichiarazione dei redditi),\n- non ha correttamente dichiarato, né ai fini delle imposte sul reddito delle persone fisiche, né ai fini dell'imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all'estero, i redditi ottenuti dal possesso di tali attività e conseguentemente,\n- non ha fornito alla banca sufficienti prove del suo adempimento degli obblighi fiscali previsti dalla normativa italiana \".\nA.b. Basandosi su quanto precede, l'autorità richiedente ha poi precisato che la propria richiesta riguardava \" i contribuenti italiani [cosiddetti] 'Recalcitranti', cioè i contribuenti italiani i cui nomi sono sconosciuti e che sono identificabili attraverso i seguenti criteri nel periodo dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016:\na. è stato titolare di uno o più conti presso C._, ora D._ AG;\nb. il titolare del conto ha o ha avuto un indirizzo di domicilio o di residenza in Italia (sulla base della documentazione in possesso di C._, ora D._);\nc. il titolare dell'attività finanziaria ha ricevuto una lettera di C._, ora D._, in cui è stata annunciata la chiusura forzata del conto\/conti bancari salvo egli fornisca [alla banca] l'autorizzazione del modello 'Direttiva Risparmio UE per la Collaborazione Volontaria (Voluntary Disclosure) ' o ogni altra prova del rispetto delle proprie obbligazioni fiscali relativamente a tale conto\/conti;\nd. nonostante tale lettera, il titolare del conto non ha fornito a C._, ora D._, prove sufficienti del rispetto degli obblighi fiscali \".\nA.c. In considerazione degli elementi a sua disposizione, l'autorità italiana ha dunque richiesto all'AFC:\n\" [...] tutte le informazioni in possesso di C._, ora D._, in merito ai conti detenuti presso l'istituto di credito, nel corso del periodo tra il 23 febbraio 2015 ed il 31 dicembre 2016, da soggetti residenti in Italia [cosiddetti] 'titolari recalcitranti di attività finanziarie' (recalcitrant account holders), in particolare [...]:\na. informazioni anagrafiche dei 'recalcitrant account holders' (cognome, nome, data di nascita e ultimo indirizzo noto risultante dalla documentazione bancaria);\nb. numero identificativo del conto o dei conti detenuti presso C._, ora D._;\nc. saldo al 28 febbraio 2015 e 31 dicembre 2016 di tutti i conti detenuti dai 'recalcitrant account holders' [...] \".\nA.d. Il 29 marzo 2019, l'AFC ha esortato la C._\/D._ a identificare tutte le persone interessate dalla domanda di assistenza amministrativa italiana sulla base dei criteri di ricerca suesposti, precisando che la richiesta riguardava unicamente i clienti che erano a conoscenza della summenzionata lettera della banca e che non avevano comprovato la loro conformità fiscale né prima né dopo averla ricevuta.\nA.e. Il 16 aprile 2019, la C._\/D._ ha comunicato all'AFC di nutrire dei dubbi in merito all'invio effettivo della lettera del 3 febbraio 2014 ai propri clienti domiciliati in Italia. Le ricerche interne della banca non avevano infatti permesso di trovare lo scritto in questione. Il 13 maggio 2019, la banca ha poi informato l'AFC di avere rinvenuto una lettera dal contenuto analogo a quella del 3 febbraio 2014, la quale recava tuttavia una data successiva e non era mai stata inviata ai clienti. L'istituto di credito ha parimenti indicato di aver ritrovato altre lettere simili a quella del 3 febbraio 2014, precisando che esse erano però state inviate dopo tale data.\nA.f. Il 14 giugno 2019, l'autorità richiesta ha comunicato alla C._\/D._ di non avere alcun motivo per dubitare dell'autenticità della lettera del 3 febbraio 2014, la quale, con tutta probabilità, era stata tuttavia inviata \"nel 2015 o più tardi\". L'AFC ha dunque domandato alla banca di procedere a una ricerca sistematica in tal senso.\nA.g. Il 4 luglio 2019, la C._\/D._ ha presentato all'AFC i risultati della propria ricerca, indicando in sintesi che una lettera quasi identica a quella del 3 febbraio 2014, recante però la data del 20 febbraio 2015, era stata inviata a oltre 10'000 clienti. In seguito, la banca ha trasmesso all'AFC le informazioni richieste.\nB.\nCon decisione finale del 4 febbraio 2020, l'AFC ha accolto la domanda raggruppata di assistenza amministrativa in materia fiscale formulata dall'autorità richiedente il 23 novembre 2018 relativamente a A._ e E._, i quali nel periodo oggetto della domanda erano titolari di un conto cointestato presso la C._\/D._ (cfr. decisione dell'AFC del 4 febbraio 2020, pag. 13; ).\nIl 3 marzo 2020, gli interessati hanno interposto ricorso al Tribunale amministrativo federale, opponendosi all'esecuzione della domanda in questione. Con sentenza del 21 dicembre 2020, notificata l'11 gennaio 2021, il Tribunale amministrativo federale ha respinto il ricorso. I giudici precedenti hanno ritenuto, in sostanza, che la domanda era fondata su una base legale sufficiente, che rispettava le esigenze formali di contenuto - in particolare quella relativa alla descrizione dettagliata del gruppo di contribuenti interessati -, che non costituiva una \" fishing expedition \" e che non era stata formulata in violazione dei principi della buona fede e della sussidiarietà. Ciò appurato, il Tribunale amministrativo federale ha constatato che i ricorrenti rientravano nel modello di comportamento descritto nella domanda e che, per quanto li riguardava, la decisione dell'AFC di concedere all'autorità italiana l'assistenza amministrativa richiesta appariva corretta. Infine, i giudici precedenti hanno precisato che, in virtù del principio di specialità, le informazioni trasmesse all'autorità richiedente potevano essere utilizzate unicamente nel procedimento relativo a A._ e E._.\nC.\nIl 21 gennaio 2021, A._ e B._ (quest'ultima \" in qualità di unica erede \" di E._, nel frattempo defunto) hanno inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui domandano, protestate tasse, spese e ripetibili, l'annullamento della decisione finale dell'AFC del 4 febbraio 2020, chiedendo quindi che la richiesta di assistenza amministrativa in materia fiscale del 23 novembre 2018 sia respinta e che sia fatto divieto all'AFC di trasmettere all'autorità italiana \" qualsivoglia informazione \". In via subordinata, i ricorrenti chiedono il rinvio della causa al Tribunale amministrativo federale per nuovo giudizio ai sensi dei considerandi.\nL'AFC ha presentato delle osservazioni e proposto la reiezione del ricorso. Il Tribunale amministrativo federale ha rinviato alla propria sentenza. I ricorrenti hanno replicato."} -{"id":"31b35e4d-19ae-41d5-894d-e43dc3d18a91","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 20 agosto 2007 B._ ha stipulato con la A._ SA, per sé stesso e per sua moglie, un'assicurazione d'indennità giornaliera ospedaliera in caso di ricovero in ospedale con inizio dal 1° settembre 2007 e retta dalla LCA. L'indennità convenuta ammonta a fr. 250.-- al giorno.\nA.b. B._ ha invano esatto dall'assicuratore la corresponsione delle indennità giornaliere per i ricoveri in ospedale dal 5 maggio al 25 giugno 2013 e dal 10 aprile all'8 maggio 2014.\nB.\nCon petizione 27 aprile 2015 B._ ha chiesto al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino di condannare la A._ SA al versamento di complessivi fr. 20'250.-- per le due predette degenze ospedaliere. Con risposta 22 giugno 2015 la convenuta ha eccepito la competenza del tribunale adito, ha asserito che in ogni caso la petizione andava respinta e ha postulato in via riconvenzionale la condanna dell'assicurato a restituirle fr. 71'500.-- per le indennità giornaliere pagate per precedenti ospedalizzazioni.\nCon sentenza 16 novembre 2015 il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha, in parziale accoglimento della petizione, condannato la A._ SA a versare all'attore fr. 19'250.--, mentre ha integralmente respinto l'azione riconvenzionale. La Corte cantonale ha stabilito la sua competenza indicando di essere stata adita nell'ambito di un litigio concernente un'assicurazione complementare all'assicurazione sociale contro le malattie. Ha poi ritenuto che l'assicurato avesse notificato alla convenuta entro il termine di 30 giorni previsto dalle CGA la degenza del maggio 2014, mentre il mancato rispetto di tale termine per la notifica della degenza del 2013 era intervenuto senza colpa dell'attore e non ha causato alcun nocumento alla convenuta. Ha infine negato che il contratto fosse parzialmente nullo in seguito al divieto dell'assicurazione retroattiva, perché il rischio assicurato era la degenza ospedaliera e nella fattispecie non vi sono stati ricoveri ospedalieri per patologie psichiche prima della stipula del contratto.\nC.\nCon ricorso in materia civile dell'8 gennaio 2016 la A._ SA chiede, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, di dichiarare in via preliminare nulla la sentenza cantonale per assenza di competenza per materia. Essa postula poi, in via principale, la riforma della sentenza cantonale nel senso che venga negato all'attore un diritto a prestazioni assicurative e, in via subordinata, l'annullamento del giudizio impugnato con il rinvio della causa all'autorità inferiore per nuova decisione. Afferma che il litigio non rientra nella competenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni, ma della Pretura. Lamenta poi che l'autorità inferiore avrebbe compiuto un accertamento dei fatti manifestamente arbitrario riguardo all'incapacità dell'assicurato di tempestivamente segnalare la degenza ospedaliera del 2013. Sostiene inoltre che vi sarebbe un motivo di nullità parziale giusta l'art. 9 LCA, perché B._ era già affetto da una problematica d'origine psichica fin dal 1996. Ritiene infine che l'autorità cantonale abbia riconosciuto ripetibili a un rappresentante non autorizzato ad agire nella procedura in questione.\nCon risposta 5 febbraio 2016 B._ propone la reiezione del ricorso.\nLa Presidente della Corte adita ha conferito effetto sospensivo al ricorso con decreto 9 febbraio 2016."} -{"id":"1eba7e69-4a24-4f8c-bbcb-a21179deccbc","text":"Fatti:\nA.\nLa A._ SA è proprietaria delle particelle vvv, www, xxx, yyy e zzz RFD del Comune di Grancia, sulle quali si trova un centro commerciale, suddiviso in più edifici, occupati da diversi negozi.\nCon istanza del 30 agosto 2016, la citata società ha domandato al Governo ticinese l'autorizzazione ad estendere l'orario di apertura dei negozi che si trovano nel suo centro commerciale fino alle 18.30, ogni sabato durante il periodo invernale (dalla seconda domenica di ottobre al Sabato Santo). In subordine, ha chiesto un prolungamento dell'orario di apertura dei negozi il lunedì, il martedì, il mercoledì, il venerdì fino alle ore 19.00, e il sabato fino alle 18.30. In ulteriore subordine, ha postulato il riconoscimento del diritto all'apertura fino alle 19.00 anche al sabato.\nIl 26 ottobre 2016 il Governo cantonale ha respinto l'istanza della A._ SA, ritenendo che non fossero dati i presupposti di legge per un suo accoglimento. Adito su ricorso dalla A._ SA, con sentenza del 30 marzo 2017 il Tribunale amministrativo ticinese lo ha respinto, nella misura in cui lo ha ritenuto ammissibile.\nB.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 17 maggio 2017, la A._ SA insorge ora davanti al Tribunale federale, chiedendo:\n1. Il ricorso è accolto.\n1.1. È preliminarmente accertata l'incostituzionalità degli art. 21 e 22 LCL e art. 8, 9 e 10 RLCL.\n1.2. Di conseguenza la sentenza di data 30 marzo 2017 di cui all'incarto n. 52.2016.598 del Tribunale cantonale amministrativo che ha respinto il ricorso contro la decisione numero 4641-cl-1 del Consiglio di Stato di data 26 ottobre 2016 è annullata e riformata come segue:\na) Il ricorso contro la decisione di data 26 ottobre 2016 con cui il Consiglio di Stato ha respinto l'istanza del 30 agosto 2016 con la quale è stata chiesta una proroga agli orari di chiusura dei negozi all'interno del centro commerciale A._ è accolto.\nb) Di conseguenza è attestata la possibilità di tenere aperti i negozi nel centro commerciale A._ almeno fino alle ore 19.00 il lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato e fino alle ore 21.00 il giovedì.\nc) La tassa di giustizia e le spese della procedura dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo sono a carico della Repubblica e Cantone Ticino; è rimborsato l'anticipo prestato dalla ricorrente.\nd) Alla ricorrente sono riconosciute congrue ripetibili per la procedura dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo.\n2. Protestate tasse, spese e ripetibili per la procedura dinanzi al Tribunale federale.\nIn corso di procedura, il Consiglio di Stato e il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino hanno chiesto che il ricorso sia respinto. Interpellata, la Segreteria di Stato dell'economia ha invece rinunciato ad esprimersi. In replica e duplica la ricorrente e il Consiglio di Stato si sono riconfermati nelle proprie conclusioni."} -{"id":"096ce4b5-5618-4fd9-b339-507ee52a53a0","text":"Fatti:\nA. Nell'ambito della revisione generale del piano regolatore del Comune di E._, alcuni fondi situati in località Z._ erano stati gravati da vincoli destinati alla realizzazione di un giardino pubblico e alla protezione del panorama. Per quanto qui interessa, il Municipio aveva poi pubblicato una variante di poco conto, che prevedeva una sensibile riduzione della superficie delle particelle xxx e yyy vincolata a punto panoramico. La variante, approvata dal Dipartimento del territorio, pubblicata all'albo comunale nell'autunno 2000 e notificata ai proprietari dei fondi gravati, non è stata oggetto di ricorsi.\nB. Verso la fine del 2005, i proprietari della particella yyy hanno inoltrato al Municipio una domanda di costruzione, alla quale si è opposta A._, che nel 2002 aveva acquistato il fondo sovrastante zzz, contestando la legittimità delle modifiche apportate al piano regolatore dalla citata variante nel 2000. Il 9 aprile 2008, B.B._, C.B._ e D._, nuovi proprietari del fondo xxx, hanno chiesto al Municipio il permesso di costruire due case di abitazione sull'area che, grazie alla variante di poco conto, era stata liberata dai vincoli di protezione del punto di vista panoramico. A._ vi si è opposta, riproponendo le censure sollevate nel 2005 e lamentando in particolare il mancato avviso personale della modifica di poco conto. Respinta l'opposizione, l'11 luglio 2008 il Municipio ha rilasciato la licenza richiesta, confermata dal Consiglio di Stato il 9 dicembre successivo. Il 26 febbraio 2009 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso sottopostogli da A._.\nC. Avverso questo giudizio A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di concedere l'effetto sospensivo al gravame, di annullare la decisione impugnata, quella governativa e la licenza edilizia.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"d6630944-3036-4d45-9deb-899c5bba5f45","text":"Fatti:\nA.\nA._ è nato nel 1947 e ha conseguito la licenza di condurre veicoli a motore nel 2004. II 27 luglio 2008, verso le ore 19.45, stava circolando in territorio di Zurigo, allorquando, a causa di disattenzione, non si è avveduto per tempo di tre pedoni intenti ad attraversare sulle apposite strisce il campo stradale da destra a sinistra rispetto alla sua direzione di marcia, investendoli e ferendoli in modo non grave. II rapporto stilato dalla Polizia della città di Zurigo è stato trasmesso alla Sezione della circolazione del Canton Ticino, che nei confronti dell'interessato ha aperto un provvedimento amministrativo.\nB.\nEsaminati gli atti trasmessi dal Ministero pubblico zurighese, il 27 maggio 2009 lo \"Stadtrichteramt\" di Zurigo ha condannato A._ al pagamento di una multa di fr. 400.--. La pronunzia, priva di motivazione e non impugnata, è cresciuta in giudicato. Preso atto del giudizio penale, il 7 ottobre 2011 la Sezione della circolazione del Cantone Ticino gli ha ritirato la licenza di condurre per la durata di un mese. Anche questa decisione, non contestata, è passata in giudicato.\nC.\nII 20 dicembre 2011, il medesimo conducente è stato oggetto di una revoca della patente per la durata di un mese per un'infrazione medio grave commessa circolando il 30 ottobre 2011 a velocità eccessiva in territorio di Quinto (+33 km\/h sul limite di 120 km\/h in autostrada).\nD.\nII 6 luglio 2014, verso le ore 11.52, A._ viaggiava sulla A2 in direzione nord, allorquando in territorio di Giornico è stato notato da una pattuglia della Polizia cantonale mentre superava sulla destra, con manovra di uscita e di rientro, due altri veicoli in marcia. Avviata una procedura amministrativa, il 25 agosto 2014 I'autorità cantonale gli ha revocato la licenza di condurre per la durata di dodici mesi. In seguito agli stessi accadimenti, mediante decreto di accusa del 15 settembre 2014 il Procuratore pubblico I'ha ritenuto colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione giusta l'art. 90 cifra 2 LCStr (RS 741.01) e proposto una pena pecuniaria (sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni) di fr. 6'600.--, corrispondente a 30 aliquote giornaliere da fr. 220.-- cadauna, oltre al pagamento di una multa di fr. 1'200.--. L'interessato vi si è opposto. Il Pretore penale con sentenza del 17 settembre 2015 ha confermato l'imputazione, riducendo tuttavia la pena pecuniaria a fr. 2'400.-- (20 aliquote giornaliere da fr. 120.--) e a fr. 480.-- la multa. Questa decisione non è stata impugnata ed è cresciuta in giudicato.\nE.\nCon risoluzione del 25 novembre 2015 il Consiglio di Stato ha confermato la revoca di dodici mesi. Adito dall'interessato, con giudizio del 9 agosto 2016 il Tribunale cantonale amministrativo, respinto l'assunto dell'insorgente secondo cui l'infrazione commessa il 27 luglio 2008 non costituirebbe un'infrazione medio grave ma semplice alla LCStr, ne ha respinto il ricorso.\nF.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullarla e di comminargli una misura di revoca della licenza di condurre limitata a un massimo di sei mesi.\nNon sono state chieste osservazioni al rimedio esperito."} -{"id":"4e7cf0fb-a541-4817-afed-9dfb432864ac","text":"Fatti:\nA.\nCon pubblicazione sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino, il Municipio di X._ ha indetto un concorso, regolato dalla legge sulle commesse pubbliche del 20 febbraio 2001 (LCPubb\/TI; RL\/TI 7.1.4.1) ed impostato secondo la procedura libera, per l'aggiudicazione del servizio di ritiro e smaltimento degli scarti vegetali per gli anni 2017, 2018 e 2019. Il bando prevedeva che la commessa sarebbe stata aggiudicata tenendo conto dei seguenti criteri e fattori di ponderazione: 1. prezzo 50 %; 2. sede dell'impianto 45 %; 3. formazione apprendisti 5 %.\nBando e capitolato fissavano inoltre i criteri d'idoneità precisando che erano abilitate a concorrere le ditte che \" (1) hanno la sede in Ticino, iscritta alla scadenza della gara d'appalto, da almeno 2 anni, nel registro di commercio nel ramo della gestione di impianti di compostaggio e (2) sono inserite nella lista degli impianti di compostaggio attivi e riconosciuti in Ticino, elaborata dal Dipartimento del territorio\". Il bando e le prescrizioni del capitolato, precisate con scritto 7 giugno 2016, non sono stati oggetto di impugnazione.\nB.\nEntro il termine impartito, il Comune di X._ ha ricevuto tre offerte tra cui quella della B._ SA, di fr. 308'448.--, e quella della A._ SA, di fr. 326'592.--. Proceduto alle necessarie valutazioni, con risoluzione del 23 novembre 2016 il Municipio del Comune di X._ ha aggiudicato la commessa alla B._ SA, giunta prima in graduatoria con 5.85 punti.\nContro la predetta decisione la A._ SA, seconda classificata con 4.66 punti, è insorta davanti al Tribunale cantonale amministrativo, il quale, con sentenza del 20 aprile 2017, ha respinto il gravame.\nC.\nMediante ricorso in materia di diritto pubblico e, in subordine, ricorso sussidiario in materia costituzionale del 24 maggio 2017, la A._ SA domanda, in riforma del giudizio della Corte cantonale, che l'originaria delibera sia annullata, che l'offerta giunta prima in graduatoria venga scartata e che le venga attribuita la commessa. Con il rimedio ordinario, l'insorgente sostiene che il giudizio impugnato sia arbitrario () e si traduca in un diniego di giustizia formale (), nella violazione del principio di parità di trattamento dei partecipanti ad un concorso (), della buona fede () e della concorrenza efficace tra gli offerenti (). Con il rimedio sussidiario, fa invece valere una lesione del divieto d'arbitrio () del principio di parità di trattamento (), della buona fede () e della concorrenza efficace ().\nIl Tribunale cantonale amministrativo, l'opponente e il committente hanno chiesto che i ricorsi, per quanto ammissibili, siano respinti. Nessuna osservazione è per contro giunta dall'Ufficio dei lavori sussidiati e degli appalti. Con decreto del 23 giugno 2017 è stato parzialmente concesso l'effetto sospensivo al ricorso, nel senso che il committente e l'opponente sono stati autorizzati a concludere un contratto valido solo fino alla pronuncia del Tribunale federale."} -{"id":"5612247e-69ff-4338-998f-5a6fffd0de1e","text":"Fatti:\nA.\nA._ attiva dal 1° settembre 2016 quale docente al Conservatorio della Svizzera italiana ha inoltrato alla Cassa cantonale di compensazione AVS\/AI\/IPG (di seguito Cassa) una domanda d'indennità in caso di maternità a seguito della nascita il 22 maggio 2017 della figlia. Con decisione del 26 settembre 2017 la Cassa le ha riconosciuto il diritto all'indennità di perdita di guadagno per maternità dal 22 maggio al 27 agosto 2017 per un importo di fr. 40.80 giornalieri lordi - corrispondenti all'80% del reddito medio giornaliero calcolato dividendo per 30 giorni lo stipendio mensile regolare di fr. 1'529.95 - da versare al datore di lavoro. Con opposizione dell'11 ottobre 2017 A._ ha contestato principalmente alla Cassa di essersi fondata a torto su un salario mensile in luogo di quello orario pattuito contrattualmente, ovvero fr. 65.44. Con decisione su opposizione del 10 gennaio 2018 la Cassa ha respinto l'opposizione e confermato la propria pronuncia.\nB.\nA._ si è aggravata il 7 febbraio 2018 al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino che ha respinto l'impugnativa con giudizio del 7 maggio 2018.\nC.\nIl 7 giugno 2018 (timbro postale) A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede, in via principale, l'assegnazione di un'indennità di maternità di fr. 6'595.50, cui va aggiunto il 10% per vacanze, oltre agli interessi di mora del 5%. In via subordinata, la ricorrente domanda la retrocessione degli atti all'autorità inferiore affinché ricalcoli le ore effettivamente lavorate e attribuisca le indennità secondo la paga oraria contrattuale di fr. 65.45. A._ presenta sussidiariamente un ricorso in materia di diritto costituzionale per violazione del diritto cantonale, chiedendo la retrocessione degli atti all'autorità inferiore per ricalcolare l'indennità di maternità sulla base del salario minimo di un docente supplente di scuola media ai sensi dell'art. 25 lett. e del Regolamento della legge sul sostegno alla cultura del 16 dicembre 2014.\nLa Cassa propone la reiezione del gravame mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi.\nCon osservazioni del 10 settembre 2018, A._ sollecita l'audizione di B._, ex dipendente in pensione presso l'Istituto delle Assicurazioni Sociali di Bellinzona."} -{"id":"fae8386a-5744-46e6-a84a-d3aa7d996110","text":"Fatti:\nA.\nA._, nata nel 1953, da ultimo attiva quale medico-psichiatra assistente ha inoltrato nel mese di agosto 2011 una domanda di prestazioni AI per adulti. L'Ufficio AI del Cantone Ticino (di seguito: UAI) ha attuato gli accertamenti medico amministrativi del caso, segnatamente ha fatto esperire una perizia pluridisciplinare - con consulti di natura reumatologica, neurologica e psichiatrica - presso il Servizio Accertamento Medico (di seguito: SAM), volta principalmente alla valutazione dell'abilità lavorativa dell'assicurata nella sua professione di medico assistente in psichiatria e medicina interna e in altre attività adeguate. Con referto del 15 aprile 2013 i periti hanno complessivamente concluso per un'incapacità lavorativa del 100 % dal 28 marzo 2011 (spondilodiscite) mentre dal 1° novembre 2011 la sua capacità lavorativa era del 65 % nel suo ultimo impiego (riduzione del 35 % per motivi psichiatrici), come globalmente pure del 65 % in un lavoro adatto rispettoso dei limiti descritti). Con progetto di decisione del 29 maggio 2013 l'UAI ha negato il diritto a una rendita d'invalidità. A seguito delle osservazioni della ricorrente del 1° luglio 2013 e del successivo complemento di perizia SAM del 19 luglio 2013, l'UAI con decisione del 27 agosto 2013 ha confermato l'assenza del diritto a prestazioni dall'assicurazione invalidità.\nB.\nIl 4 ottobre 2013 A._ si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino al quale ha sostanzialmente chiesto che le venga riconosciuta una rendita d'invalidità. La Corte cantonale, preso atto delle divergenze tra la perizia SAM e il relativo complemento e le diverse perizie private allegate, ha incaricato l'Ärztliches Begutachtungs-Institut (di seguito: ABI) di eseguire una perizia multidisciplinare, con valutazione psichiatrica, reumatologica, neurologica e neuropsicologica. Preso atto del referto peritale dell'11 agosto 2015 (in particolare, in estrema sintesi, i periti l'hanno ritenuta totalmente inabile in attività pesanti-medio pesanti, peraltro da lei mai svolte, mentre in attività leggere fino a medio-pesanti, come quella di medico abitualmente esercitata, l'abilità lavorativa è stata riconosciuta del 100 %; delle susseguenti osservazioni del 22 ottobre 2015, come pure delle ulteriori delucidazioni - concretamente quelle del 5 novembre 2015, del 24 novembre 2015 e del 26 gennaio 2016- la Corte cantonale con giudizio del 1° giugno 2016 ha respinto il gravame.\nC.\nL'8 luglio 2016 (timbro postale) A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale cui chiede, in via principale l'annullamento del giudizio impugnato e il riconoscimento di una rendita intera d'invalidità, in via subordinata una mezza rendita, mentre in via \"ulteriormente subordinata\" la retrocessione dell'incarto all'UAI per nuovi accertamenti."} -{"id":"b9e2c2e4-52f4-46aa-b8e0-fc9e3ca2dd76","text":""} -{"id":"f71a0e89-8eaf-45aa-a8c0-e9ec8d56cd84","text":"Fatti:\nA.\nCon rogito 19 ottobre 2006 C._ ha donato ai coniugi B.A._ e A.A._ un fondo a Giubiasco comprendente un'abitazione e un giardino, riservandosi per sé e il suo convivente un diritto di abitazione e facendo assumere il debito ipotecario di fr. 103'200.-- dalle controparti. Lo stesso giorno la donante e i donatari hanno firmato una convenzione in cui quest'ultimi, al punto 2, si sono anche impegnati \" in caso di future necessità finanziarie della signora C._, e a richiesta di quest'ultima, a gravare all'occorrenza il fondo ricevuto in donazione con ulteriori pegni immobiliari per un valore massimo di tali pegni pari a fr. 100'000.-- (centomila) e a mettere il controvalore finanziario ricevuto a disposizione della signora C._ oppure a corrispondere in altro modo, secondo modalità che le parti concorderanno, l'identico importo di CHF 100'000.-- \". In tale convenzione i coniugi A._ si erano pure obbligati a non vendere e a non gravare di ulteriori pegni il fondo, finché la donante fosse rimasta in vita. Dopo la morte del suo convivente, padre della donataria, C._ ha invano domandato il versamento di fr. 100'000.-- in applicazione dell'appena citata convenzione.\nB.\nCon petizione 18 aprile 2012 C._ ha, per quanto qui interessa, chiesto in via principale al Pretore del distretto di Bellinzona di condannare B.A._ e A.A._ a versarle fr. 100'000.--, oltre interessi, e fr. 21'985.--, per oneri ipotecari e spese dello stabile da lei sopportati. In via subordinata ha postulato la revoca della menzionata donazione immobiliare. I convenuti si sono opposti alla petizione e hanno domandato in via riconvenzionale che l'attrice sia condannata a consegnar loro una vettura e una somma di denaro. Con sentenza 13 agosto 2013 il Pretore ha respinto sia la petizione che l'azione riconvenzionale.\nC.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha invece, in parziale accoglimento dell'appello di C._, dichiarato nulla la donazione immobiliare e ha condannato i convenuti a restituire all'attrice la proprietà del fondo. La Corte cantonale ha ritenuto che l'onere di versare alla donante fr. 100'000.-- era un elemento soggettivo essenziale che avrebbe dovuto rivestire la forma qualificata dell'atto pubblico e che il vizio di forma comporta la nullità dell'intero contratto di donazione.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 28 gennaio 2015 B.A._ e A.A._ postulano, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, in via principale l'annullamento della sentenza impugnata e la reiezione della petizione. In via subordinata chiedono che l'incarto sia rinviato all'autorità inferiore per nuova decisione. Lamentano un accertamento arbitrario dei fatti, perché la Corte cantonale non ha constatato che l'onere di versare fr. 100'000.-- è un mero impegno morale e che le parti non avrebbero stipulato alcun debito. L'autorità inferiore sarebbe pure incorsa nell'arbitrio per non aver tenuto conto della condizione sospensiva a cui era sottoposto l'onere. Contestano poi la necessità di sottoporre tale onere condizionato alla forma dell'atto pubblico. Affermano che dall'insieme delle circostanze scaturirebbe che si tratta di un impegno morale condizionato, soggettivamente non essenziale, che non deve rispettare la forma prevista per la donazione e non può quindi causarne la nullità.\nC._ propone con risposta 19 febbraio 2015 la reiezione della domanda di conferimento dell'effetto sospensivo e del ricorso.\nLa Presidente della Corte adita ha conferito effetto sospensivo al ricorso con decreto del 26 febbraio 2015."} -{"id":"f5836710-7270-4fb5-ac76-dd3fd30be093","text":"Fatti:\nA.\nNel marzo 2012 B._, che agiva a titolo personale e di amministratrice unica della costituenda C._ SA, ha sottoscritto un documento denominato \"riconoscimento di debito\" (doc. 1), con cui si dichiarava \"debitrice nei confronti della spettabile A._ AG... dell'importo di fr. 45'000.-- (quarantacinquemila) dovuti per la consulenza riferita alle trattative per la cessione dello stabile a X._, particella xxx\", aggiungendo \"il presente riconoscimento di debito è valido ad ogni effetto di legge\" e confermando \"di voler onorare il proprio debito a semplice prima richiesta della spettabile A._ AG...\". Lo scritto è stato controfirmato per accordo da D._, amministratore unico di A._ AG.\nIn base a questo documento, il 10 aprile 2013 il Pretore competente ha pronunciato il rigetto in via provvisoria delle opposizioni interposte da B._ e da C._ SA a due precetti esecutivi spiccati dalla A._ AG nei loro confronti per un importo di fr. 45'000.-- oltre a interessi.\nB.\nIl 2 maggio 2013 B._ e C._ SA hanno allora convenuto in giudizio A._ AG per ottenere il disconoscimento del debito, la conferma delle opposizioni, nonché l'annullamento e la cancellazione delle esecuzioni. Il 12 ottobre 2015 il Pretore ha respinto la petizione.\nCon pronuncia del 7 febbraio 2017 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto il ricorso delle attrici e dichiarato il debito di fr. 45'000.-- oltre a interessi qui in discussione siccome \"sin dall'inizio inesistente\".\nC.\nContro quest'ultima sentenza, A._ AG è insorta davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 10 marzo 2017; in riforma del querelato giudizio, essa ha chiesto l'integrale conferma della pronuncia del Pretore.\nIl 24 marzo e il 15 maggio 2017 la Corte cantonale e le opponenti hanno domandato che il gravame venga respinto. Con osservazioni del 31 maggio 2017, l'insorgente ha ribadito la propria posizione. Il 2 giugno successivo le opponenti hanno indicato che, a loro avviso, le citate osservazioni erano irricevibili, poiché costituivano una ripetizione del ricorso con aggiunte tardive."} -{"id":"92cf8ae7-2f0e-4d1d-b450-cda409c9268f","text":"Fatti:\nA.\nIl 31 luglio 2009 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B.B._ per i reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope nel quadro di un'organizzazione dedita al traffico internazionale di cocaina con base operativa in Valle d'Aosta e con collegamenti in Svizzera, in particolare a Martigny. Le indagini sono sfociate in una sentenza di condanna, mediante rito abbreviato, del 19 novembre 2010. Con decisione di chiusura del 29 giugno 2010 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione dei documenti di un conto presso una banca di Martigny intestato a C._, moglie del citato indagato. Un ricorso dell'interessata è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 1C_1\/2011 del 7 gennaio 2011. In seguito all'apertura di un nuovo procedimento penale in Italia, con decisione del 7 dicembre 2011 il MPC ha riconfermato il sequestro del conto.\nB.\nCon un'ulteriore rogatoria del 14 gennaio 2013 correlata a quelle precedenti, vertente tuttavia sull'applicazione di misure di prevenzione personale e patrimoniale antimafia connesse con il reato di organizzazione criminale, di riciclaggio di denaro e altri reati a carico del menzionato imputato, persona ritenuta socialmente pericolosa e in possesso di un patrimonio del tutto sproporzionato rispetto all'attività lecita da lui svolta, l'autorità estera ha chiesto il sequestro del conto anche nel contesto di questa procedura. Il MPC ha ribadito il blocco.\nC.\nCon decreto del 22 maggio 2013 il Tribunale di Aosta ha ordinato la confisca dei valori depositati sul conto in esame, misura confermata dalla Corte di appello di Torino e, con sentenza del 28 ottobre 2015, anche dalla Corte di cassazione. Con rogatoria complementare del 3 novembre 2015, l'autorità italiana ha chiesto la confisca e la restituzione dei beni patrimoniali sequestrati in Svizzera, domanda accolta dal MPC il 24 maggio 2016. Adita da C._, con giudizio del 30 novembre 2016 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) ne ha respinto l'istanza di acquisire gli atti del procedimento estero, come pure il ricorso e la domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio.\nD.\nAvverso questa decisione C._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede, concessole il beneficio dell'assistenza giudiziaria dinanzi al TPF e in questa sede, di dichiarare irricevibile il complemento rogatoriale del 3 novembre 2015 e di dissequestrare la sua relazione bancaria.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"25a08272-7c7b-4a4f-86d8-c53e28746e92","text":""} -{"id":"f679dc75-2de1-43ff-a3d6-98c3fca256d8","text":"Fatti:\nA.\nA._ e B._ si sono sposati nel 1993 e dal matrimonio sono nati due figli, C._ nel 1995 e D._ nel 1998. I coniugi si sono in seguito separati ed in data 19 aprile 2010 B._ ha introdotto un'azione di divorzio, tuttora pendente.\nNel frattempo, in data 11 settembre 2009, B._ aveva postulato lo scioglimento della comproprietà sulle particelle n. 483 e 432 RFD di X._. La particella n. 483 (su cui sorge l'abitazione una volta coniugale) appartiene ai coniugi in comproprietà in ragione di un mezzo ciascuno, mentre l'adiacente particella n. 432 appartiene loro in comproprietà soltanto in ragione di un quarto ciascuno. Con decisione 18 marzo 2013 il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord ha accolto la petizione, ordinando lo scioglimento della comproprietà su entrambi i fondi mediante vendita ai pubblici incanti con una base d'asta di fr. 1'396'000.--, o in caso di insuccesso al migliore offerente, e suddivisione a metà del ricavo netto tra i comproprietari.\nB.\nCon sentenza 5 maggio 2015, in parziale accoglimento dell'appello introdotto da A._, la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha riformato la decisione pretorile, accogliendo solo parzialmente la petizione ed ordinando lo scioglimento della comproprietà sulla sola particella n. 483 mediante vendita ai pubblici incanti con una base d'asta di fr. 1'257'000.--, o in caso di insuccesso al migliore offerente, e suddivisione a metà del ricavo netto tra i comproprietari.\nC.\nCon ricorso in materia civile 10 giugno 2015 A._ ha impugnato la sentenza di appello postulando - previo conferimento dell'effetto sospensivo al suo rimedio - in via principale la reiezione della petizione, in via subordinata il suo parziale accoglimento con scioglimento della comproprietà sulla particella n. 483 mediante attribuzione della quota di B._ ad A._ dietro versamento di un'indennità di fr. 480'000.--, ed in via ancora più subordinata la ripartizione a metà tra le parti delle spese giudiziarie di prima istanza.\nMediante scritto 25 giugno 2015 l'opponente ha comunicato di non opporsi alla concessione dell'effetto sospensivo e ha anche spontaneamente presentato una risposta al ricorso, postulandone la reiezione nella misura della sua ricevibilità. Con decreto 1° luglio 2015 la richiesta di effetto sospensivo è stata respinta nella misura in cui non era priva d'oggetto."} -{"id":"173ee2a8-8c14-4219-9710-fda7125e1c77","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 23 luglio 1993 A.A._ ha ceduto al figlio C.A._ la sua azienda agricola costituita da diversi fondi in territorio di Poschiavo. Con contratto del medesimo giorno la moglie B.A._ ha costituito a favore del figlio un diritto di prelazione e un diritto di compera su vari fondi agricoli, raggruppati in seguito nella part. n. xxx di Poschiavo. Questo contratto conteneva una clausola secondo la quale \"il diritto di prelazione e di compera potrà venir esercitato dal signor C.A._ solamente se al momento dell'esercizio egli conduce ancora personalmente l'azienda agricola\".\nIl 17 marzo 2003 C.A._ ha comunicato alla madre di esercitare il diritto di compera al prezzo di fr. 125'400.--. Essa si è opposta asserendo che l'azienda agricola del figlio non era più quella condotta al momento della stipulazione dell'accordo.\nIl 17 marzo 2003 C.A._ ha comunicato alla madre di esercitare il diritto di compera al prezzo di fr. 125'400.--. Essa si è opposta asserendo che l'azienda agricola del figlio non era più quella condotta al momento della stipulazione dell'accordo.\nB. Il 27 febbraio 2003 C.A._ ha quindi promosso azione davanti al Presidente del Circolo di Poschiavo chiedendo che venisse ordinato all'Ufficiale del registro fondiario di iscriverlo quale proprietario del fondo n. xxx non appena avesse provato il versamento del prezzo. B.A._ ha avversato la domanda e in via riconvenzionale ha chiesto che l'attore fosse condannato a pagarle fr. 25'000.--.\nFallito il tentativo di conciliazione, la causa è stata portata dinanzi al Tribunale del Distretto di Bernina, che con sentenza del 27 ottobre 2005 ha respinto l'azione principale e dato atto del ritiro di quella riconvenzionale.\nIl 12 settembre\/20 novembre 2006 la Camera civile del Tribunale cantonale dei Grigioni, adita dall'attore, ha sovvertito la pronunzia di primo grado. I giudici grigionesi hanno infatti stabilito che la convenuta si era impegnata a vendere all'attore il fondo se, al momento dell'esercizio del diritto di compera, questi avesse fatto il contadino e condotto personalmente l'azienda agricola. Essendo tali condizioni realizzate, la Corte grigionese ha ordinato all'Ufficiale del registro fondiario di Poschiavo di iscrivere C.A._ quale proprietario della part. n. xxx dietro prova dell'avvenuto pagamento del prezzo di fr. 125'400.--.\nIl 12 settembre\/20 novembre 2006 la Camera civile del Tribunale cantonale dei Grigioni, adita dall'attore, ha sovvertito la pronunzia di primo grado. I giudici grigionesi hanno infatti stabilito che la convenuta si era impegnata a vendere all'attore il fondo se, al momento dell'esercizio del diritto di compera, questi avesse fatto il contadino e condotto personalmente l'azienda agricola. Essendo tali condizioni realizzate, la Corte grigionese ha ordinato all'Ufficiale del registro fondiario di Poschiavo di iscrivere C.A._ quale proprietario della part. n. xxx dietro prova dell'avvenuto pagamento del prezzo di fr. 125'400.--.\nC. Tempestivamente insorta dinanzi al Tribunale federale con un ricorso per riforma fondato sulla violazione dell' nonché degli artt. 18, 23 e 24 cpv. 1 n. 4 CO, la convenuta postula la modifica della sentenza cantonale nel senso di respingere l'appello e confermare il giudizio di prima istanza.\nNella risposta l'attore ha chiesto la reiezione del gravame nella misura in cui fosse ammissibile."} -{"id":"0115f3d4-7df7-41a7-b449-98178aa55ac5","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito di una causa civile che oppone B._ a C._, il 30 gennaio 2003 A._, consulente finanziario, è stato chiamato a testimoniare di fronte al Pretore in merito segnatamente a una telefonata avente per oggetto l'ordine di trasferire un titolo obbligazionario da un conto di pertinenza di C._ a un altro conto. Il 28 luglio 2004 C._ (di seguito: accusatore privato) ha denunciato A._ per titolo di falsa testimonianza.\nCon sentenza del 5 marzo 2012 il Giudice della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di falsa testimonianza e lo ha condannato alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di fr. 150.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, nonché alla multa di fr. 500.--, fissando a quattro giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento.\nB.\nStatuendo sull'appello del condannato, con sentenza del 14 dicembre 2012 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha prosciolto A._ dall'accusa di falsa testimonianza, non essendole possibile giungere con sufficiente certezza alla conclusione che egli abbia dichiarato il falso.\nC.\nIl Procuratore pubblico insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando l'annullamento della sentenza della CARP e, in via principale, la conferma del giudizio di prime cure, subordinatamente, il rinvio della causa all'autorità cantonale di ultima istanza per nuovo giudizio."} -{"id":"e38c4f74-75ef-43f8-b8e7-b3ff3de35070","text":"Fatti:\nA.\nA._, nato nel 1964, minatore capo squadra presso il cantiere B._, ha lavorato fino al 2 maggio 2013 quando è stato dichiarato completamente inabile al lavoro. Per il tramite del proprio datore di lavoro è stato affiliato contro il rischio di perdita di guadagno a seguito di malattia presso Swica Assicurazione malattia SA (di seguito: Swica). Con decisione del 20 maggio 2014, confermata su opposizione il 21 ottobre 2014, Swica ha interrotto il versamento delle indennità giornaliere a partire dal 1° maggio 2014.\nB.\nAdito su ricorso dell'assicurato, il Tribunale cantonale delle assicurazioni del Cantone Ticino lo ha accolto e condannato Swica a versare le indennità giornaliere al 100% fino al 31 agosto 2014 e al 50% dal 1° settembre 2014 sino a esaurimento delle prestazioni (giudizio del 23 marzo 2015).\nC.\nIl 6 maggio 2015 (timbro postale) Swica ha inoltrato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede di annullare il giudizio impugnat o."} -{"id":"f39167ee-b798-44d9-9a3f-7235c347cf6f","text":""} -{"id":"18617fe9-51db-494f-b60c-513d4c5a4b7a","text":"Fatti:\nA. Il 4 marzo 2005 la ditta C._ ha presentato al Municipio di Arbedo-Castione una domanda di costruzione per la riattivazione di una cava situata sui fondi part. n. 31 e 173 dello stesso Comune, chiusa nel 1996 a seguito del fallimento della precedente proprietaria. La cava, ubicata a nord dell'abitato di Castione, sul lato est della strada cantonale, è inserita nella zona delle cave per quanto concerne la parte alta in cui viene estratta la roccia (part. n. 173) e nella zona per attività produttive J2 in corrispondenza del settore su cui sorgono gli impianti per la lavorazione del materiale estratto (part. n. 31).\nIl progetto interessa essenzialmente quest'ultimo comparto e prevede in particolare di demolire l'impianto di frantumazione primaria esistente, costruendone uno nuovo più a nord, di risanare l'impianto di frantumazione secondaria, sostituendone i macchinari ed installando un impianto di depurazione dei fanghi derivanti dalla frantumazione degli inerti, di installare tra gli impianti di frantumazione un nastro trasportatore, costituendo un cumulo di inerti sul suo percorso, e di realizzare altre opere collaterali e di sistemazione esterna.\nB. Alla domanda di costruzione si sono opposti, tra gli altri, A.A._ e B.A._, proprietari di due fondi vicini. Acquisito il preavviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, con decisione del 23 novembre 2005 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, imponendo le condizioni stabilite dall'autorità cantonale ed evadendo l'opposizione ai sensi dei considerandi. Gli opponenti si sono allora aggravati contro la decisione municipale dinanzi al Consiglio di Stato del Cantone Ticino. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, legati all'accoglimento di un'istanza di ricusa presentata dagli opponenti nei confronti dell'intero Consiglio di Stato, la causa è stata trasmessa direttamente al Tribunale cantonale amministrativo perché statuisse sul gravame (cfr. sentenza 1P.757\/2006 del 30 aprile 2007, in: RtiD II-2007, n. 7, pag. 29 segg.).\nC. Concessa alle parti la facoltà di esprimersi ed eseguita un'udienza da parte del giudice delegato, con sentenza del 3 novembre 2008 la Corte cantonale ha accolto il gravame e annullato la licenza edilizia rilasciata dal Municipio. Ha ritenuto che gli impianti per la frantumazione della roccia estratta e per la movimentazione degli inerti non sono conformi alla destinazione della zona per attività produttive J2, ove è ammessa soltanto l'industria leggera, la quale è caratterizzata da attività che, analogamente a quelle artigianali, possono coesistere con altre attività commerciali o di servizio. Ha inoltre rilevato che l'intervento edilizio non può nemmeno essere autorizzato sulla base della protezione della situazione acquisita, siccome comporta in sostanza la realizzazione di un nuovo impianto, le cui immissioni foniche superano peraltro i valori di pianificazione.\nD. La società C._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di riformarla nel senso di rilasciarle la licenza edilizia richiesta. La ricorrente contesta in particolare la legittimazione degli opponenti a ricorrere in sede cantonale e sostiene che l'intervento prospettato sarebbe ammissibile, siccome si tratterebbe semplicemente della ristrutturazione di un impianto esistente, del quale verrebbe conservata l'identità.\nE. La Corte cantonale si conferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato e i Servizi generali del Dipartimento del territorio si rimettono al giudizio del Tribunale federale. Il Municipio di Arbedo-Castione chiede di accogliere il gravame, mentre gli opponenti ne postulano la reiezione nella misura della sua ammissibilità."} -{"id":"1c5589d0-7018-4e1e-9ad4-4fa813548ccd","text":"Fatti:\nA. A.a A._ e B._ si sono sposati nel 1994. Dal matrimonio sono nati C._ nel 1994 e D._ nel 1996. I coniugi si sono separati di fatto nel novembre 1999. Dal 1° giugno 2000 la moglie vive a X._ con i figli. Avvocato e notaio, A._ ha esercitato un'attività lucrativa dipendente fino al febbraio 2003, dopo di che ha aperto uno studio proprio. B._ lavora a tempo parziale come insegnante.\nA.b In esito ad un'istanza a protezione dell'unione coniugale presentata dalla moglie, con sentenza 10 gennaio 2001 il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord ha affidato i figli alla madre, obbligando A._ a versare dal 1° luglio 2000 un contributo alimentare di fr. 2'443.-- mensili per la moglie, ridotto a fr. 2'368.-- mensili dal 1° gennaio 2001, ed un contributo alimentare di fr. 700.-- mensili per ciascun figlio. Con sentenza 18 novembre 2002 il Pretore ha ridotto a fr. 2'064.50 mensili il contributo alimentare per la moglie e aumentato a fr. 800.-- mensili quello per C._.\nA.c Il 12 novembre 2003 A._ ha introdotto davanti al Pretore del Distretto di Lugano un'azione di divorzio. In via cautelare egli ha postulato la soppressione immediata del contributo alimentare per la moglie, offrendo fr. 800.-- mensili per C._ e fr. 700.-- mensili per D._.\nAll'udienza del 18 dicembre 2003, indetta per la discussione cautelare, A._ ha rinunciato alla soppressione immediata del contributo alimentare per la moglie ed i coniugi si sono accordati su un contributo alimentare di fr. 800.-- mensili per ogni figlio.\nIl 19 luglio 2004 i coniugi si sono intesi nel senso che A._ avrebbe depositato presso un notaio la prestazione d'uscita da lui maturata nei confronti del proprio istituto di previdenza professionale, pari a fr. 116'917.35, entrambi i coniugi impegnandosi a mantenere il blocco dell'importo. Il 22 novembre 2004 la moglie si è rivolta al Pretore, dolendosi del ritardo con cui il marito versava i contributi per la famiglia. Con decreto cautelare 7 febbraio 2005 il Pretore ha quindi ordinato al predetto notaio di prelevare dal capitale in suo possesso fr. 2'064.50 ogni mese, riversandoli direttamente nelle mani della moglie. Con lettera 24 agosto 2007 il notaio ha comunicato al Pretore che, in ossequio al decreto 7 febbraio 2005, tutto l'importo di fr. 116'917.35 depositato presso di lui era stato riversato alla moglie.\nA.d Il 14 settembre 2007 il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha affidato i figli alla madre, ha regolato il diritto di visita paterno, ha dichiarato liquidato il regime dei beni e ha riconosciuto a ciascun coniuge la metà della prestazione d'uscita conseguita dall'altro durante il matrimonio. Il Pretore ha inoltre soppresso con effetto immediato il contributo alimentare per la moglie e ha obbligato A._ a versare un contributo alimentare di fr. 1'305.-- mensili per C._ e di fr. 1'120.-- mensili per D._ fino all'ottobre 2009, di fr. 1'212.-- mensili per ciascuno di loro dal novembre 2009 al luglio 2012 e di fr. 995.-- mensili per D._ dall'agosto all'ottobre 2012 (assegni familiari compresi).\nB. Con sentenza 15 febbraio 2011 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto un appello di B._ modificando parzialmente le conseguenze accessorie del divorzio. La Corte cantonale ha condannato A._ a versare all'ex moglie, in liquidazione del regime dei beni, fr. 58'458.65 oltre interessi. La Corte cantonale ha inoltre obbligato A._ a versare all'ex moglie i seguenti contributi alimentari mensili: fino al 31 luglio 2012 fr. 1'430.-- per C._ e fr. 1'335.-- per D._ assegni familiari non compresi, dall'agosto all'ottobre 2012 fr. 1'690.-- per D._ assegni familiari compresi, dal novembre 2012 all'ottobre 2014 fr. 1'140.-- per D._ assegni familiari compresi.\nC. Con ricorso 21 marzo 2011 A._ è insorto al Tribunale federale, chiedendo, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, di annullare la sentenza cantonale del 15 febbraio 2011 e di riformarla nel senso che i contributi alimentari a suo carico fino al 31 luglio 2012 siano comprensivi degli assegni familiari, che il regime dei beni sia considerato sciolto e liquidato e che nulla sia più dovuto all'ex moglie giusta l'art. 122 e\/o l'. Il ricorrente ha inoltre chiesto di riformare di conseguenza il dispositivo relativo alle spese e alle ripetibili di appello. Egli lamenta la violazione del diritto federale (in particolare degli art. 124 cpv. 1, 215 cpv. 1 e 285 cpv. 1 e 2 CC) nonché un accertamento manifestamente inesatto dei fatti da parte della Corte cantonale.\nCon decreto 14 aprile 2011 la Presidente della Corte adita ha respinto la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al gravame. Con scritto 23 marzo 2012 la Corte cantonale ha rinunciato a formulare osservazioni al ricorso, mentre con risposta 23 aprile 2012 B._ ha postulato la reiezione del ricorso."} -{"id":"2083bd62-9820-4092-86e7-374885b3c38b","text":""} -{"id":"13f815fc-faa1-4417-940e-3208ba7b0b51","text":""} -{"id":"0383cd9b-a0ab-4ac9-ad20-1fb746eab19c","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ SA è stata posta al beneficio di indennità per lavoro ridotto (ILR) per il periodo dal 1° aprile 2015 al 31 dicembre 2016. La Cassa cantonale di assicurazione contro la disoccupazione del Cantone Ticino (in seguito: la Cassa) ha versato al datore di lavoro le ILR per un importo complessivo di fr. 128'065.55.\nA.b. Dall'istruzione esperita nell'ambito del procedimento penale aperto su segnalazione della Cassa di disoccupazione è risultato che la A._ SA non ha ottemperato all'obbligo di registrazione ad hoc del tempo di lavoro come anche della relativa perdita. Il procedimento penale si è concluso con l'emanazione di decreti di accusa che hanno proposto la condanna dei responsabili della A._ SA per infrazione all'art. 105 LADI. L'autorità penale ha rimproverato agli amministratori di avere, in correità, mediante indicazioni inveritiere, ottenuto indebitamente a favore della A._ SA prestazioni assicurative per un importo che l'inchiesta non ha potuto definire con precisione, e in particolare per avere chiesto alla Cassa le ILR per vari dipendenti della A._ SA, indicando nei rapporti sulle ore perse per motivi economici un numero di ore perse superiore a quello reale, ottenendo così prestazioni assicurative non dovute. Gli imputati non hanno presentato opposizione al decreto di accusa.\nA.c. Con decisione del 28 marzo 2018 la Cassa ha condannato la A._ SA alla restituzione di fr. 128'065.55 di ILR indebitamente percepite nel periodo dal 1° aprile 2015 al 31 dicembre 2016. Con decisione su opposizione del 19 ottobre 2018 la Cassa ha confermato la menzionata decisione.\nA.d. Con giudizio del 13 febbraio 2019 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha accolto il ricorso della A._ SA, ha annullato la decisione su opposizione del 19 ottobre 2018 e deciso di trasmettere gli atti alla Segreteria di Stato dell'economia (SECO) per esaminare nel merito la questione ed emettere, se del caso, una nuova decisione. Quest'ultima decisione si sarebbe poi dovuta impugnare dinanzi al Tribunale amministrativo federale.\nA.e. Con sentenza 8C_157\/2019 dell'11 settembre 2019 il Tribunale federale ha accolto il ricorso presentato dalla SECO e ha stabilito nella fattispecie la competenza della Cassa per ordinare la restituzione. Infatti, il motivo della stessa era dovuta a una procedura penale, che si è conclusa con l'emanazione di decreti di accusa, e non la conseguenza di un controllo operato dalla SECO. Conseguentemente la causa è stata rinviata al Tribunale cantonale delle assicurazioni per nuovo giudizio.\nB.\nIl Tribunale cantonale delle assicurazioni ha ripreso la procedura, annullato la decisione su opposizione e rinviato gli atti alla Cassa per nuovi accertamenti al fine di determinare l'importo preciso che la A._ SA è tenuta a restituire (giudizio del 25 novembre 2019).\nC.\nLa Cassa presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo l'annullamento del giudizio cantonale e la conferma della decisione su opposizione.\nLa A._ SA propone in via principale che il ricorso sia dichiarato inammissibile e in via subordinata respinto. La Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"08e6029a-9322-444b-92a9-d430e179ccaf","text":"Fatti:\nA.\nA._, deceduta nel 2014 e alla quale è subentrata la relativa comunione ereditaria, era proprietaria di un rustico nel Comune di Capriasca, ubicato fuori della zona edificabile. L'edificio, eretto in contiguità con un altro fabbricato, è costituito da tre costruzioni contigue, originariamente non collegate tra loro, delle quali una era destinata ad abitazione (sub A) e le altre due a stalla (sub B e C). I fabbricati che le compongono sono censiti nell'inventario degli edifici fuori delle zone edificabili del Comune come \"meritevole 1A\" (sub A), rispettivamente \"meritevole 1d\" (sub B e C). Il fondo è incluso nel perimetro del piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e impianti protetti.\nB.\nIl 10 luglio 2009 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia per il rifacimento del tetto e delle solette, la modifica delle aperture e per lavori di ordinaria manutenzione del rustico, a condizione che fossero mantenute le quote, le pendenze e le sporgenze originarie della copertura, nonché le geometrie. Il 31 luglio 2010 l'istante ha inoltrato una variante a posteriori per interventi non autorizzati realizzati in corso d'opera, in particolare per il cambiamento delle pendenze originarie del tetto, un'ulteriore modifica delle aperture, la creazione di collegamenti interni fra i tre fabbricati, la sistemazione delle facciate con intonacatura dei muri esterni, in origine in pietra a faccia vista. Al rilascio del permesso in sanatoria si sono opposti i Servizi dipartimentali e la Commissione cantonale in materia di rustici, ritenendo che i lavori eseguiti hanno modificato in maniera grave e inammissibile l'aspetto esterno, la volumetria e la struttura edilizia dei rustici originali, oltre aver perso l'edificio sub A il suo valore storico-culturale e le peculiarità architettoniche. Sarebbe poi stato attuato un cambiamento di destinazione abusivo dell'edificio inventariato come \"rustico agricolo\", trasformato in spazio abitativo. Il 14 gennaio 2011 il Municipio ha negato la licenza edilizia in sanatoria. Con decisione del 18 maggio 2011, non impugnata, il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso della proprietaria.\nC.\nPreso atto dell'avviso dei Servizi dipartimentali, con decisione del 29 aprile 2013 il Municipio ha ordinato la demolizione e rimozione totale del rustico e di tutte le superfici esterne pavimentate, nonché dei parapetti, del cancello in metallo, dei muri di sostegno e del sistema di smaltimento delle acque, provvedimenti confermati dal Consiglio di Stato. Adita dalla proprietaria, con giudizio del 27 febbraio 2015 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha accolto il gravame, annullato l'ordine di demolizione municipale e la decisione governativa, rinviando gli atti al Municipio, affinché, esperiti gli opportuni accertamenti e raccolto un nuovo avviso dei Servizi dipartimentali, si esprima di nuovo sui provvedimenti di ripristino.\nD.\nAvverso questa decisione l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede l'adozione di misure cautelari secondo l' e, in via principale, di annullare la decisione impugnata, in via subordinata di confermare l'obbligo di demolizione integrale e di ordinare ai proprietari di inoltrare un progetto per il ripristino totale, subordinatamente di farlo allestire dal Comune a spese dei proprietari; in via ancor più subordinata, postula di rinviare gli atti alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"2430cc7e-087f-4233-a79e-ef5ee598569c","text":"Fatti:\nA.\nLa A._LLC è una società statunitense che detiene il know-how della produzione di un principio attivo contenuto in un prodotto farmaceutico, mentre B._SA è una società svizzera, legata a un gruppo farmaceutico canadese. Nell'ambito degli accordi conclusi per la commercializzazione del predetto prodotto farmaceutico è stata creata nel 2007 la società svizzera C._SA, di cui la A._LLC deteneva il 49 % delle azioni e B._SA il 51 %. Nell'art. 5 dell'accordo fra azionisti concluso il 7 dicembre 2007, quest'ultime hanno convenuto che la C._SA non annuncerà né pagherà dividendi fino all'esercizio che si concluderà il 31 gennaio 2013 (lett. a) e che dopo l'assemblea generale che approverà il bilancio e il conto economico per l'esercizio che terminerà il 31 gennaio 2013, le parti si incontreranno e determineranno in buona fede la futura politica dei dividendi della società (lett. b). La C._SA è l'unica proprietaria della D._SA, che distribuisce il prodotto farmaceutico in questione. Il 28 aprile 2014 la B._SA è divenuta l'unica azionista della C._SA, avendo esercitato l'opzione di acquisto prevista all'art. 8 del predetto accordo fra azionisti.\nB.\nIl 26 novembre 2013 la A._LLC ha incoato una domanda di arbitrato nei confronti della B._SA. Ha chiesto al Tribunale arbitrale di ordinare a quest'ultima di approvare un pagamento in suo favore di euro 3'782'201.--, oltre interessi, da parte della C._SA e della D._SA. In via subordinata ha postulato il pagamento di tale importo dalla B._SA. Ha pure domandato che sia ordinata la convocazione dell'assemblea generale della C._SA e della D._SA entro 10 giorni dalla pronuncia del lodo. Con lodo finale del 5 agosto 2015 i l Tribunale arbitrale della Camera di commercio internazionale (ICC) ha integralmente respinto le richieste dell'attrice e ha posto le spese e le ripetibili a suo carico.\nC.\nCon ricorso del 21 settembre 2015 la A._LLC chiede, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento del lodo. Lamenta che il Tribunale arbitrale si sarebbe a torto ritenuto incompetente a ordinare la convocazione di un'assemblea generale della C._SA. Afferma inoltre che gli arbitri avrebbero violato sia il suo diritto di essere sentita che l'ordine pubblico.\nCon riposta 27 ottobre 2015 la B._SA propone di respingere la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso e di dichiarare quest'ultimo inammissibile, rispettivamente di respingerlo nella misura in cui è ammissibile.\nLe parti hanno spontaneamente proceduto a un secondo scambio di scritti.\nLa Presidente della Corte adita ha respinto la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo con decreto del 1° dicembre 2015."} -{"id":"0e25ed9c-88cb-4f59-8406-05d896411732","text":"Fatti:\nA. A.a In data 24 gennaio 2006, N._, nato nel 1957, dipendente dell'impresa di costruzioni G._ SA con sede a L._, e, come tale, assicurato d'obbligo contro gli infortuni presso l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), durante il trasporto di un telaio per finestre è scivolato battendo la spalla e la coscia sinistra a terra. L'esecuzione di una risonanza magnetica presso l'Ospedale X._ ha evidenziato la lesione del muscolo sovraspinato della spalla (rottura della cuffia rotatoria), motivo per cui il 9 giugno 2006 l'infortunato è stato sottoposto ad un intervento artroscopico di riparazione della cuffia. Un secondo intervento è stato effettuato presso l'Ospedale Y._ il 2 maggio 2007 (recidiva della rottura della cuffia dei rotatori).\nL'assicuratore infortuni ha assunto il caso e corrisposto le prestazioni di legge.\nA.b Il 17 marzo 2006 N._, inabile al lavoro al 50% per i postumi dell'infortunio del 24 gennaio 2006, ha riportato uno strappo muscolare alla spalla destra mentre sollevava un pozzetto per canalizzazioni di ca. 80 kg. Il caso è stato assunto dall'INSAI a titolo di lesione parificata ai postumi di un infortunio. A causa della persistenza dei dolori, il 25 ottobre 2007 l'assicurato è stato sottoposto ad una risonanza magnetica alla spalla destra, la quale ha evidenziato una rottura trasmurale del tendine del muscolo sovraspinato.\nCon decisione dell'11 gennaio 2008, confermata in data 27 marzo 2008, in seguito all'opposizione inoltrata dall'assicurato, rappresentato dall'avv. Lorenzo Fornara, l'INSAI ha negato la propria responsabilità in relazione al danno alla salute accertato tramite risonanza magnetica, non essendovi nesso di causalità naturale con l'evento del 17 marzo 2006.\nAdito dall'interessato, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 6 ottobre 2008 ha accolto il gravame e rinviato gli atti all'INSAI, affinché procedesse ad ulteriori accertamenti medici in relazione all'eziologia del danno al tendine del muscolo sovraspinato della spalla destra.\nDopo aver sottoposto il caso al prof. G._, specialista in radiologia, l'INSAI ha ammesso la propria responsabilità. Il 20 maggio 2009 l'interessato è stato sottoposto alla sutura della cuffia rotatoria da parte del prof. T._ presso l'Ospedale Y._.\nA.c Con decisione del 2 giugno 2010, a cui N._, sempre rappresentato dall'avv. Fornara, si è opposto, l'INSAI ha chiuso entrambi i casi assegnandogli una rendita di invalidità del 16% dal 1° aprile 2010 e un'indennità per menomazione dell'integrità del 15%.\nCon un ulteriore provvedimento formale del 19 agosto 2010, a cui N._ ha di nuovo interposto opposizione, l'INSAI ha negato il proprio obbligo prestativo in relazione ai disturbi psichici e alla conseguente incapacità lavorativa al 100%, attestata dal medico curante con effetto dal 1° aprile 2010.\nMediante decisione su opposizione del 1° ottobre 2010 l'assicuratore infortuni ha confermato entrambi i provvedimenti contestati.\nB. Ancora patrocinato dall'avv. Fornara, N._ si è quindi aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, chiedendo l'annullamento del provvedimento impugnato, con conseguente riconoscimento dell'origine infortunistica dei disturbi psichici e fisici lamentati, segnatamente l'attribuzione di indennità giornaliere fino alla guarigione dei disturbi psichici.\nPer pronuncia del 7 febbraio 2011 il Presidente del Tribunale adito ha respinto il gravame, non essendo dati, in concreto, indipendentemente dall'ammissione di un nesso di causalità naturale, i presupposti per ammettere l'esistenza di un nesso di causalità adeguato tra infortuni e disturbi psichici.\nC. L'assicurato, rappresentato dall'avv. Fornara, interpone ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendone, in via principale, l'accoglimento, con conseguente annullamento del giudizio impugnato e riconoscimento - previo accertamento del nesso di causalità naturale e adeguato tra le attuali affezioni psichiche da una parte e i fattori correlati con l'infortunio dall'altra - di un grado di invalidità del 100% a partire dal 1° aprile 2010 e di un'indennità per menomazione dell'integrità del 50%. In via subordinata N._ postula il rinvio dell'incarto all'istanza inferiore ai fini dell'erezione di una perizia giudiziaria che stabilisca il grado di invalidità e quello dell'indennità per menomazione dell'integrità. In via ancor più subordinata egli chiede l'attribuzione di un grado di invalidità del 50% a partire da 1° aprile 2010 e un'indennità per menomazione dell'integrità del 30%. Dei motivi si dirà, se necessario, nei considerandi di diritto.\nChiamati a pronunciarsi sul ricorso, l'INSAI ne propone la reiezione, mentre l'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a determi-narsi."} -{"id":"2473d2a9-11ea-432b-86c3-958f0c8ad4ad","text":"Fatti:\nA.\nCon atto di accusa del 22 gennaio 2015 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha promosso l'accusa dinanzi alla Corte penale del Tribunale penale federale (TPF) nei confronti, tra gli altri, di D._, per il titolo di ripetuta infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti e di usura. Per quanto concerne il primo reato, l'autorità inquirente gli ha rimproverato di avere, in correità con B._, J._, C._, A._ e L._, nel periodo dal 2001 fino al 19 luglio 2004, in diverse località della Svizzera e in più occasioni, senza essere autorizzato, finanziato l'acquisto, acquistato, alienato, procurato in altro modo e detenuto un quantitativo di stupefacente del tipo cocaina fra i 2'075 e i 2'176 grammi. L'imputato avrebbe agito come membro di una banda e, vista l'importante quantità di sostanza stupefacente trafficata, avrebbe saputo o dovuto presumere di mettere in pericolo la salute di molte persone.\nB.\nDopo lo svolgimento del pubblico dibattimento, con sentenza del 29 agosto 2016, intimata alle parti il 26 luglio 2017, la Corte penale del TPF ha riconosciuto l'imputato autore colpevole di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti riguardo a cinque capi d'imputazione. La Corte penale del TPF lo ha per contro prosciolto dall'accusa di usura e dai restanti capi d'imputazione, ordinando nel contempo l'abbandono del procedimento in relazione al finanziamento e all'acquisto di 1'000 grammi di cocaina con un grado di purezza del 62.3 %. Lo ha condannato a una pena pecuniaria di 120 aliquote giornaliere di fr. 40.-- ciascuna, dedotto il carcere preventivo sofferto, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni. L'imputato è inoltre stato condannato al pagamento delle spese procedurali in ragione di fr. 11'500.--. La retribuzione del suo difensore d'ufficio è stata fissata dalla Corte giudicante in fr. 138'097.60 a carico della Confederazione, con l'obbligo per l'imputato di rimborsare alla Confederazione fr. 3'500.-- non appena le sue condizioni economiche glielo permetteranno. A copertura delle spese procedurali è inoltre stata ordinata la compensazione con i valori patrimoniali sequestrati di pertinenza dell'imputato. La Corte penale del TPF gli ha infine riconosciuto fr. 20'000.--, oltre interessi del 5 % dal 13 ottobre 2005, a titolo di indennizzo per le prestazioni legali precedenti la nomina del difensore d'ufficio, e di fr. 40'000.--, oltre interessi del 5 % dal 10 aprile 2009, a titolo di riparazione del torto morale.\nC.\nD._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 13 settembre 2017 al Tribunale federale, chiedendo, in via principale, di annullarla e di essere prosciolto da tutti i capi d'imputazione. Domanda inoltre che le spese procedurali siano poste interamente a carico della Confederazione, ch'egli non sia tenuto a rimborsarle alcunché e che sia annullata la compensazione con i suoi valori sequestrati. Il ricorrente domanda poi che gli sia riconosciuta un'indennità di fr. 127'333.-- per la perdita di guadagno e che la riparazione del torto morale sia aumentata a fr. 115'880.--. In via subordinata, chiede che la causa sia rinviata alla precedente istanza per un nuovo giudizio. Il ricorrente postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nD.\nLa Corte penale del TPF si riconferma nella propria sentenza e si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il MPC comunica di rinunciare a presentare osservazioni al ricorso."} -{"id":"2b78f72a-0205-4178-93dc-15d4b93902cd","text":"Fatti:\nA.\nL'8 novembre 2016 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha deciso una modifica della legge cantonale di applicazione della legge federale sulla protezione dell'ambiente (LALPAmb; RL\/TI 831.100) che contiene le seguenti disposizioni:\nArt. 16 cpv. 4 e 5 (nuovi)\n4 Per la raccolta dei rifiuti solidi urbani combustibili non riciclabili, i Comuni provvedono all'acquisto e alla distribuzione dei sacchi.\n5 Il compito specificato al paragrafo precedente può essere assunto in modo centralizzato dal Cantone tramite l'ACR.\n2. Finanziamento\na) Principio\nArt. 18\n1 Le spese ed i ricavi generati dalla gestione dei rifiuti urbani sono registrati in un centro costo appositamente dedicato della contabilità comunale.\n2 I comuni coprono le spese di tale gestione mediante il prelievo di:\na) tasse per i costi di raccolta dei rifiuti solidi urbani (RSU), e di raccolta e smaltimento dei rifiuti riciclabili o ingombranti e per gli altri costi fissi, determinate in funzione del detentore (tasse base);\nb) tasse per i costi di smaltimento dei rifiuti solidi urbani (RSU) combustibili non riciclabili, determinate in funzione del quantitativo dei rifiuti prodotti e prelevate mediante la vendita dei sacchi della spazzatura (tasse sul quantitativo);\nc) altre tasse causali definite conformemente all'art. 18c.\n3 L'ammontare delle tasse incassate deve di principio corrispondere a quello delle spese sostenute. Nei casi in cui a consuntivo risultassero delle eccedenze o dei disavanzi, entro un anno dalla relativa approvazione l'importo delle tasse base dev'essere conseguentemente ridotto o aumentato.\nb) Tassa base\nArt. 18a (nuovo)\n1 La tassa base serve a finanziare i costi fissi di gestione e segnatamente:\na) quelli amministrativi e del personale,\nb) di informazione e sensibilizzazione,\nc) di raccolta dei rifiuti solidi urbani (RSU) e delle raccolte separate,\nd) di investimento,\ne) gli altri costi per i quali non è determinabile un nesso causale con i quantitativi di rifiuti prodotti.\n2 Le persone fisiche e giuridiche residenti o aventi sede nel Comune sono assoggettate alla tassa indipendentemente dalla frequenza o dall'intensità con le quali esse fruiscono dei servizi comunali.\n3 Il Municipio stabilisce mediante ordinanza l'ammontare della tassa base distinguendo almeno le seguenti categorie di detentori:\na)economie domestiche\nb) persone giuridiche.\n4 Per le persone giuridiche l'ammontare della tassa è determinato in funzione dell'attività svolta e\/o delle categorie di rifiuti prodotte.\n5 Il Municipio può stabilire mediante ordinanza delle facilitazioni di carattere sociale, come ad esempio il diritto per alcune categorie di utenti di ottenere l'esenzione o la riduzione della tassa base.\n6 Le basi di calcolo sono a disposizione del pubblico.\nc) Tassa sul quantitativo\nArt. 18b (nuovo)\n1 La tassa sul quantitativo è destinata a finanziare i costi di smaltimento dei rifiuti solidi urbani (RSU) combustibili non riciclabili raccolti in sacchi della spazzatura.\n2 Il suo ammontare è determinato in base al peso o al volume e tiene conto della tassa di smaltimento applicata dall'ACR ai Comuni (art. 24 cpv. 2 della legge concernente l'istituzione dell'azienda cantonale dei rifiuti LACR del 24 marzo 2004).\n3 I relativi importi minimo e massimo sono pubblicati sul Foglio ufficiale a cura del Consiglio di Stato entro la fine di ottobre di ogni anno.\n4 Il Municipio può stabilire mediante ordinanza delle facilitazioni di carattere sociale, come ad esempio il diritto per alcune categorie di utenti di ottenere periodicamente la fornitura gratuita di un adeguato numero di sacchi.\nd) Altre tasse causali\nArt. 18c (nuovo)\n1 Il Municipio può prelevare delle tasse causali specifiche per il finanziamento di altri costi come ad esempio quelli relativi allo smaltimento degli scarti vegetali o dei rifiuti ingombranti.\n2 Esso può inoltre fissare tasse speciali per i grandi produttori di rifiuti.\n3 L'ammontare di queste tasse è determinato conformemente al principio di causalità.\nArt. 28 Norme transitorie\n1 I Comuni provvedono ad adattare i regolamenti comunali alla presente legge entro il termine fissato dal Consiglio di Stato.\n2 Fintanto che le spese derivanti dalla gestione dei rifiuti urbani non sono contabilizzate conformemente all'art. 18 cpv. 1, la copertura mediante i proventi delle tasse può scendere al disotto del 100 % sino ad un minimo del 70 %.\nLa novella legislativa è stata pubblicata sul Foglio ufficiale cantonale l'11 novembre 2016 con l'indicazione del termine per esercitare il diritto di referendum. Accolta in votazione popolare il 21 maggio 2017, essa è stata quindi pubblicata sul Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino del 20 giugno successivo, accompagnata dalla seguente decisione del Consiglio di Stato:\nLa modifica 8 novembre 2016 della Legge di applicazione della legge federale sulla protezione dell'ambiente (LALPAmb) è pubblicata nel Bollettino ufficiale delle leggi ed entra in vigore il 1° luglio 2017. Il termine, ai sensi dell'art. 28 cpv. 1, entro il quale i Comuni sono tenuti ad adattare i regolamenti comunali è fissato al 30 giugno 2019.\nB.\nIl 18 agosto 2017 il Comune di Caslano ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede l'annullamento degli art. 16 cpv. 4 e 5, 18, 18a, 18b e 28 LALPAmb. Richiamandosi alla propria autonomia comunale, ne fa infatti valere una contrarietà al diritto federale.\nCon decreto del 27 settembre 2017, il Presidente della II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ha negato il conferimento dell'effetto sospensivo al gravame. In rappresentanza del Gran Consiglio, il Consiglio di Stato ha domandato che, per quanto ammissibile, l'impugnativa sia respinta. Dei contenuti della presa di posizione dell'Ufficio federale dell'ambiente verrà per contro detto, per quanto necessario, più oltre. Con osservazioni del 14 dicembre 2017 il Comune ricorrente ha ribadito le proprie richieste e colto l'occasione per comunicare al Tribunale federale che, in data 8 novembre 2017, il Consiglio di Stato aveva emesso la sua prima decisione ai sensi del nuovo art. 18b cpv. 3 LALPAmb, fissando gli importi minimi e massimi relativi al prelievo della tassa sul quantitativo per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018."} -{"id":"ce9aa667-ebe1-4f25-8543-68e836f1c5e0","text":"Fatti:\nA.\nArrivata in Svizzera nel 2006, A._, cittadina italiana, vi ha inizialmente beneficiato di permessi di breve durata (L) UE\/AELS per poi vedersi rilasciare, il 2 luglio 2007, un permesso di dimora UE\/AELS per lavorare come dipendente. Il 22 ottobre 2012 le è stato rifiutato il rilascio di un permesso di domicilio UE\/AELS, numerosi attestati di carenza beni essendo stati emessi nei suoi confronti.\nB.\nL'11 maggio 2015, compiuti degli accertamenti sulla situazione di A._ e dopo averle dato la possibilità di esprimersi, il Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino, Sezione della popolazione, le ha revocato il permesso di dimora UE\/AELS. A sostegno della propria decisione l'autorità di prime cure ha osservato che da tempo l'interessata svolgeva solo un'attività lavorativa marginale che non le permetteva finanziariamente di mantenersi al punto che dal 2008 era a carico della pubblica assistenza.\nTale decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato ticinese, il 23 febbraio 2016, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 4 aprile 2016.\nC.\nIl 14 aprile 2016 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso nel quale afferma di non dipendere più dalla pubblica assistenza dall'11 aprile 2016, di avere trovato un lavoro che, cumulato ad altri impieghi, le permette di provvedere da sola al proprio sostentamento e di essere ora in grado di estinguere poco a poco i propri debiti. Chiede quindi che non le venga ritirato il permesso di dimora.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"245b761b-2ecf-4767-a409-eb143ef8c861","text":""} -{"id":"f2320891-d8f0-483d-b3af-bfa4d337617a","text":"Fatti:\nA.\nA._ loca dal luglio 1987 degli spazi commerciali in via Nassa a Lugano, in uno stabile di proprietà di B.B._, C.B._ e D._, nei quali gestisce il negozio di abbigliamento e calzature E._; l'ultimo contratto, firmato il 21 agosto 2000 (designato nel seguito contratto 1), prevede la pigione annua di fr. 80'000.--, la scadenza del 31 dicembre 2012 e un preavviso di disdetta di sei mesi. Dal settembre 2005 A._ ha preso in locazione anche un'altra superficie dello stabile e vi ha insediato il negozio F._; il contratto datato 17 settembre 2008 (contratto 2) stabilisce la pigione di fr. 48'000.-- all'anno e la durata determinata con scadenza 31 dicembre 2012.\nIl 4 giugno 2012 i proprietari hanno disdetto prudenzialmente il contratto 1, per il caso che non fosse considerato di durata determinata.\nB.\nFallito il tentativo di conciliazione, il 20 novembre 2012 A._ ha convenuto in giudizio B.B._, C.B._ e D._ davanti al Pretore di Lugano chiedendo, in via principale,che la disdetta fosse dichiarata nulla rispettivamente annullata.In via subordinata ha postulato che la durata dei due contratti fosse prorogata di sei anni,e in via ancora più subordinata che i convenuti fossero condannati a pagargli fr. 593'764.55 a rifusione delle opere di miglioria realizzate e della liquidazione versata per potere riprendere il contratto 2. Con le conclusioni l'attore ha chiesto una prima protrazione di quattro anni dei due contratti in alternativa a quella unica.\nI convenuti si sono opposti all'azione e hanno chiesto in via riconvenzionale, per il caso che le protrazioni fossero concesse, che le pigioni an nue fossero aumentate a fr. 224'000.-- per il contratto 1 e fr. 107'100.-- per il contratto 2.\nC.\nIl Pretore ha accolto parzialmente la petizione e respinto la riconvenzione con sentenza del 14 aprile 2015: ha accertato la validità della disdetta del contratto 1, ha prorogato la durata di questo contratto fino al 31 marzo 2016 e ha prorogato il contratto 2 fino al 30 settembre 2015.\nIl 23 ottobre 2015 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto l'appello dell'inquilino nella misura in cui lo ha ritenuto ammissibile.\nD.\nA._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 24 novembre 2015; previa concessione dell'effetto sospensivo, chiede per entrambi i contratti una prima protrazione fino al 31 dicembre 2016 oppure, in via subordinata, una protrazione unica fino al 31 dicembre 2018. I convenuti propongono di respingere il ricorso. L'autorità cantonale non ha preso posizione.\nCon decreto presidenziale del 19 gennaio 2016 al ricorso è stato attribuito effetto sospensivo."} -{"id":"d2ba9e86-b76f-474f-9a84-a9027025ed86","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione 17 maggio 2013 il Pretore della giurisdizione di Mendrisio-Sud ha pronunciato il divorzio tra B._ e A._ (dispositivo n. 1.1), ha affidato il figlio C._ al padre (n. 1.2) riservando il diritto di visita della madre (n. 1.3), ha obbligato l'ex marito a versare all'ex moglie un'indennità adeguata ai sensi dell' di fr. 113'000.-- oltre interessi (n. 1.8) ed un contributo alimentare di fr. 1'310.-- mensili indicizzati vita natural durante (n. 1.4 e 1.5) e ha sciolto la comproprietà sull'abitazione coniugale, particella n. 740 RFD di X._ sezione di Y._, assegnandola in proprietà esclusiva all'ex moglie (n. 1.6), tenuta a versare all'ex marito a titolo di liquidazione del regime matrimoniale fr. 136'386.25 oltre interessi (n. 1.7), somma compensabile con quanto dovutole come indennità adeguata (n. 1.9).\nB.\nCon sentenza 9 dicembre 2015 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto l'appello principale di B._ nel senso che ha annullato i dispositivi n. 1.4, 1.5, 1.7, 1.8 e 1.9 della decisione pretorile rinviando gli atti al Giudice di prime cure per nuova decisione e riformato il dispositivo n. 1.6 ordinando lo scioglimento della comproprietà sulla particella n. 740 mediante vendita ai pubblici incanti e suddivisione a metà fra i comproprietari del ricavo netto. I Giudici cantonali hanno anche dichiarato senza interesse l'appello incidentale di A._ e respinto le richieste di gratuito patrocinio formulate da entrambe le parti.\nC.\nCon \"ricorso in materia civile e costituzionale\" 29 gennaio 2016 B._ ha chiesto al Tribunale federale di riformare la sentenza cantonale nel senso di (in sostanza) annullare i dispositivi n. 1.4 e 1.5 della decisione di prima istanza e rinviare gli atti al Pretore affinché tolga il contributo alimentare in favore dell'ex moglie, nonché di accogliere la sua richiesta di gratuito patrocinio per la sede di appello. Il ricorrente postula inoltre la concessione dell'assistenza giudiziaria anche per la sede federale\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"1b5412ae-5364-4676-bb18-a77a1894b88b","text":"Fatti:\nA. La A._AG è proprietaria del fondo part. n. 313 di Gambarogno (Vira), situato sulla riva del lago Maggiore e adiacente alla foce del fiume Vadina. La particella, di complessivi 6'624 m2 sostanzialmente inedificati, confina con il fondo part. n. 318 di proprietà dello Stato del Cantone Ticino, che la separa dallo specchio lacustre, costituendone la riva. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il 18 dicembre 2006 il Consiglio comunale di Vira Gambarogno ha adottato una variante di piano regolatore che assegnava la maggior parte del fondo part. n. 313 alla zona agricola e la parte rimanente, così come la particella n. 318, a quella forestale. Entrambi i fondi sono inoltre stati gravati da un vincolo di protezione del paesaggio e inseriti nella zona di pericolo di esondazione del lago, posta alla quota di 198 m.s.m.\nB. Con risoluzione del 17 marzo 2009 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha approvato la variante, respingendo nel contempo un ricorso della A._AG, che si era aggravata contro il provvedimento pianificatorio, chiedendo essenzialmente l'attribuzione del suo fondo alla zona edificabile.\nC. La proprietaria ha impugnato la risoluzione governativa dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo che, dopo avere esperito un sopralluogo, con sentenza del 23 maggio 2011 ha respinto l'impugnativa nella misura della sua ricevibilità. La Corte cantonale, rilevata innanzitutto l'infondatezza delle censure di natura formale, ha negato l'adempimento dei presupposti dell'art. 15 LPT ed ha ritenuto che il terreno soddisfava i requisiti della zona agricola. Ha inoltre negato una violazione del principio della buona fede.\nD. La A._AG impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla, di annullare pure la decisione governativa e di inserire il suo fondo nella zona edificabile di tipo R3, con bonus per la realizzazione di infrastrutture alberghiere e grandi superfici. In via subordinata, chiede di rinviare gli atti alla Corte cantonale affinché inserisca la proprietà nella citata zona edificabile o statuisca nuovamente nel senso dei considerandi. La ricorrente fa essenzialmente valere la violazione del diritto federale e l'accertamento arbitrario dei fatti.\nE. La Corte cantonale si riconferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato condivide il giudizio impugnato e rinuncia a presentare ulteriori osservazioni. Il Comune del Gambarogno chiede di respingere il gravame. Invitato ad esprimersi sul ricorso, l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale ha comunicato di rinunciarvi. La ricorrente ha sostanzialmente ribadito le sue conclusioni con osservazioni del 24 ottobre 2011."} -{"id":"298b8f09-e20e-4997-b854-8de07bf34aaf","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito all'inoltro, il 25 settembre 2021 da parte di A._ della dichiarazione fiscale concernente l'imposta federale diretta (IFD) e l'imposta cantonale e comunale (ICC) 2020 nella quale questi ha indicato, tra l'altro, un reddito imponibile di fr. 20'844.-- e ha chiesto la deduzione dal medesimo di fr. 20'360.-- quale \"alimenti per i figli minorenni\" nonché di fr. 11'100.-- per \"persona bisognosa a carico\", l'Ufficio circondariale di tassazione di Bellinzona gli ha notificato, il 27 ottobre 2021, le decisioni di tassazione IFD\/ICC 2020 nelle quali ha commisurato, fra le altre cose, il reddito imponibile in fr. 53'000.-- per l'ICC e in fr. 60'700.-- per l'IFD. Non ha inoltre ammesso le deduzioni chieste, osservando che difettavano i relativi requisiti di legge.\nB.\nCon decisioni su reclamo dell'8 dicembre 2021 il citato Ufficio di tassazione ha confermato le tassazioni emesse il 27 ottobre precedente e ha, ancora una volta, rifiutato di dedurre l'unica deduzione ancora domandata dal contribue nte a titolo di alimenti, ossia la somma di fr. 20'360.-- versati alla figlia che fino al 9 agosto 2020 risiedeva in Thailandia con la madre prima di raggiungere il padre in Svizzera.\nC.\nCon sentenza del 16 marzo 2022 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il gravame sottopostole il 6 gennaio 2022 da A._ contro le decisioni su reclamo dell'8 dicembre 2021. In primo luogo la Corte ticinese ha: a) ricordato quando e a quali condizioni le spese sopportate da un contribuente per il mantenimento dei figli potevano (artt. 33 cpv. 1 lett. c LIFD e 32 cpv. 1 lett. c LT) o no (artt. 34 lett. a LIFD e 33 lett. a LT) essere ammesse in deduzione nonché illustrato cosa s'intendeva per \"alimenti\", quale forma questi potevano rivestire, come venivano stabiliti nonché tassati; b) rammentato l'onere della prova accresciuto a carico del contribuente trattandosi di rapporti internazionali; c) rilevato che la figlia e la di lei madre erano giunte in Svizzera il 10 agosto 2020 nonché descritto il contenuto dell'accordo sottoscritto tra il contribuente e la madre della figlia il 15 gennaio 2020 (versamento di 660'000 Bath annui per i bisogni quotidiani della bambina, che includevano anche 180'000 Bath per l'affitto dell'appartamento, ma non invece le spese di frequentazione della scuola, di malattia e per il dentista e, in aggiunta, 210'000 Bath annui per i fabbisogni personali della madre); d) constatato che la madre della bambina, come attestato dagli estratti conto trasmessi, era la beneficiaria dei versamenti effettuati dal contribuente; e, infine, e) esposto la prassi riguardo alla deducibilità di alimenti che non erano stati stabiliti d'ufficio o dal giudice, ma convenuti per contratto rispettivamente mediante una convenzione non omologata dal giudice o dall'autorità di protezione. Indi, la Camera di diritto tributario ha osservato che dal tenore dell'accordo in questione non era possibile determinare chi - della madre o della figlia - aveva beneficiato dei pagamenti effettuati dal contribuente né tantomeno in che misura. Nemmeno i motivi di versamento figuranti negli estratti conti allegati dall'interessato ( \"Lebenshaltung\", \" Present\" \"Donation\" e \"Remittance\")erano d'aiuto al riguardo. La circostanza poi che i versamenti documentati fossero proseguiti mensilmente fino al 30 dicembre 2020, cioè anche dopo il trasferimento delle interessate in Svizzera, suscitava domande. Per quanto riguarda poi le spese scolastiche sostenute dal contribuente, i giudici ticinesi hanno osservato che le fatture e i bollettini di versamento prodotti si riferivano al 2019, non invece al 2020, e non erano pertanto idonei a dimostrare che le spese affrontate dalla bambina erano le medesime, né che l'insorgente aveva versato alimenti a tale fine. Infine, nella misura in cui su alcuni estratti conti era indicato quale motivo di versamento \"Present\" rispettivamente \"Remittance and Donation\", i corrispondenti importi, per complessivi fr. 7'760.--, non potevano essere posti in deduzione dal reddito. Infatti, non costituendo delle spese deducibili ai sensi della legislazione tributaria, le donazioni di genitore al proprio figlio non potevano essere dedotte dal reddito imponibile quali \"alimenti\". A titolo abbondanziale hanno osservato per finire che l'insorgente aveva dapprima chiesto la deduzione di fr. 20'360.--, allorché nel calcolo allegato al gravame il totale di quanto versato a titolo di \"alimenti\" ammontava a fr. 34'090.--. Ciò che, ancora una volta, faceva dubitare della reale destinazione dei versamenti effettuati. La Camera di diritto tributario ne ha quindi concluso che il contribuente non aveva comprovato di avere versato degli alimenti per la propria figlia, contravvenendo all'onere probatorio a suo carico. Il gravame andava pertanto respinto.\nD.\nIl 14 aprile 2022 A._ ha presentato al Tribunale federale un ricorso contro la sentenza cantonale, con cui chiede la deduzione di fr. 15'800.-- a titolo di alimenti a favore della figlia per i primi sette mesi dell'anno, ossia prima del suo trasferimento in Svizzera. Rimprovera alla Corte cantonale di aver mal interpretato i documenti fornitigli.\nInformato il 20 aprile 2022 dal Tribunale federale che l'allegato ricorsuale non sembrava adempiere le esigenze di motivazione poste dai combinati artt. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF e invitato a rimediarvi, il ricorrente con scritto del 24 aprile successivo si è limitato a ribadire che, a suo avviso, erano date in concreto tutte le condizioni per ammettere la deduzione a titolo di alimenti di quanto da lui versato.\nNon è stato ordinato alcun altro atto istruttorio."} -{"id":"b9dc936e-5d26-4c6b-b630-e106ddf78b53","text":"Fatti:\nA.\nDopo avere vissuto in Svizzera per quasi 16 anni (aprile 1984 - marzo 2000), paese ove nel 1989 è convolato a nozze con una cittadina svizzera, beneficiando per tal motivo dapprima di un permesso di dimora e poi di un permesso di domicilio, e dalla quale ha divorziato nel 1994, A._, cittadino italiano (1950), è tornato in Italia agli inizi del 2000. Egli è poi rientrato nel nostro Paese il 5 gennaio 2002, quando si è sposato con B._ (1962), cittadina svizzera, ottenendo per tal motivo un permesso di dimora annuale, trasformato poi in un permesso di dimora CE\/AELS (ora: UE\/AELS).\nA._ ha lavorato dal mese di giugno 2003 al mese di dicembre 2006 e ha percepito poi delle indennità di disoccupazione fino al 2008. Vista la sua situazione finanziaria (atti di carenza beni per oltre fr. 200'000.--), l'allora Sezione dei permessi e dell'immigrazione (ora: Sezione della popolazione) del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino ha respinto, il 17 aprile 2008, la sua istanza del 10 dicembre 2007, volta al rilascio di un permesso di domicilio, e gli ha rinnovato nel contempo il permesso di dimora fino al 4 gennaio 2013. Detto provvedimento è stato confermato su ricorso dal Consiglio di Stato l'11 giugno 2008, con decisione cresciuta in giudicato incontestata. Il 1° settembre 2008 A._ è stato assunto quale docente di musica su chiamata. Lo stesso giorno lui e la moglie sono stati autorizzati dal Pretore del Distretto di Lugano a vivere separati.\nA partire del 1° giugno 2009 A._ ha beneficiato di prestazioni assistenziali. Dal mese di marzo 2010 al mese di giugno 2012 egli ha svolto un'attività di pubblica utilità. Dal 1° marzo 2013 è in pensione anticipata e riceve una rendita AVS parziale nonché prestazioni complementari mensili pari a fr. 1'455.--.\nB.\nDopo avere informato, il 19 settembre 2013, A._ della sua intenzione di rivalutare la continuazione del suo soggiorno in Svizzera ed avergli accordato la facoltà di esprimersi al riguardo, la Sezione della popolazione ha respinto, il 12 dicembre 2013, la seconda richiesta volta al rilascio di un permesso di domicilio da lui presentata il 27 novembre 2012, ha revocato (recte: ha rifiutato di rinnovargli) il suo permesso di dimora UE\/AELS e gli ha fissato un termine fino al 31 gennaio 2014 per lasciare la Svizzera.\nQuesto provvedimento è stato confermato su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, il 20 agosto 2014, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo con sentenza del 27 agosto 2015. La Corte cantonale ha osservato, in sintesi, che il rifiuto di rilasciargli un permesso di domicilio rispettivamente di rinnovargli il permesso di dimora UE\/AELS non disattendeva la legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20), l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione o ALC; RS 0.142.112.681), l'art. 8 CEDU e, infine, il principio della proporzionalità.\nC.\nIl 12 ottobre 2015 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che gli venga accordato un permesso di domicilio. In via sussidiaria postula il rinnovo del proprio permesso di dimora e, in via ancora più subordinata, il rinvio degli atti all'istanza precedente affinché si pronunci di nuovo.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nella propria decisione. Il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio di questa Corte mentre la Sezione della popolazione ha chiesto il rigetto del gravame così come la Segreteria di Stato della migrazione SEM.\nD.\nCon decreto presidenziale del 15 ottobre 2015 è stato conferito l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"11465736-6807-418f-830c-62e2d973f1c5","text":""} -{"id":"a629f379-3dc5-45c0-a947-e1e4d7f130fb","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 18 aprile 2016 il Tribunale amministrativo federale, Corte III, ha respinto il gravame presentato il 5 dicembre 2014 da A._ (1949), cittadino italiano residente in Italia, contro il divieto d'entrata emanato nei suoi confronti dalla Segreteria di Stato della migrazione SEM il 18 novembre 2014 e valevole fino al 17 novembre 2019.\nIl Tribunale amministrativo federale ha in primo luogo richiamato le norme di diritto interno (art. 67 e 96 LStr [RS 142.20] in relazione con l' [RS 142.201]) e di diritto convenzionale (art. 3 ALC [RS 0.142.112.681] combinato con gli art. 1 cpv. 1, 3 cpv. 2 e 5 cpv. 1 Allegato I ALC nonché le direttive 64\/221\/CEE del 25 febbraio 1964 e 2008\/115\/CE del 16 dicembre 2008) applicabili in concreto. Ha poi osservato che l'interessato era stato condannato più volte sia dalle autorità svizzere durante la sua lunga permanenza nel nostro Paese (dal novembre 1968 al luglio 2000, quando è stato deciso il suo rimpatrio), ciò che aveva comportato l'emanazione di un primo divieto d'entrata il 17 maggio 2005 con scadenza al 16 maggio 2010, che dalle autorità italiane (tra l'altro una condanna a tre anni di reclusione per reati commessi tra il settembre 2009 e il luglio 2010). Tenuto conto della gravità e della pericolosità delle infrazioni commesse nonché il loro reiterarsi, il provvedimento avversato adempiva le condizioni poste per derogare al principio della libera circolazione previsto dall'ALC. Infine, ha osservato che la misura contestata rispettava sia il principio della proporzionalità che l'art. 8 CEDU (i figli viventi in Svizzera erano maggiorenni ed egli non aveva alcun particolare legame con il nostro Paese).\nB.\nIl 5 maggio 2016 A._ ha inoltrato un ricorso al Tribunale federale con il quale contesta il divieto d'entrata pronunciato nei suoi confronti. Adduce che detta misura non si giustifica visto il ravvedimento operato negli ultimi dieci anni. Domanda inoltre che gli siano concessi dei permessi perché deve curare le diverse patologie di cui soffre e a tal fine dovrà essere assistito dai famigliari residenti in Svizzera.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"d51237c6-3839-4fa4-af55-aede8e0792fb","text":"Fatti:\nA.\nIl 2 ottobre 2003 l'allora C._, Lugano, ha stipulato con la A._ S.p.A., Milano, un contratto avente per oggetto, in breve, un programma di comunicazione del gruppo bancario sul mercato italiano. Trascorsa la durata iniziale di tre anni, esso si rinnovava tacitamente alle medesime condizioni, salvo disdetta da parte della banca con novanta giorni di preavviso, la prima volta per il 30 settembre 2006. I contraenti avevano eletto il foro esclusivo di Lugano e sottoposto l'atto al diritto svizzero.\nNel 2008 la B._ SA, Lugano, ha ripreso per fusione attivi e passivi della C._. Non essendo più attiva sul mercato italiano, essa ha comunicato alla A._ S.p.A. che era nell'impossibilità oggettiva di proseguire il rapporto contrattuale oltre il 30 settembre 2008 e che avrebbe pagato da ultimo la fattura per le prestazioni effettuate fino a quella data.\nLa A._ S.p.A. ha continuato a fornire le prestazioni che poteva svolgere autonomamente fino al 30 settembre 2009, data di scadenza del contratto, e ha emesso fatture per un totale di euro 159'786.--.\nB.\nCon petizione del 15 febbraio 2010 la A._ S.p.A. ha chiesto al Pretore di Lugano di condannare la B._ SA a pagarle la predetta somma, prevalendosi delle norme sul contratto di appalto. La banca si è opposta all'azione sostenendo di essere stata vincolata da un contratto di mandato, sciolto per il 30 settembre 2008 in applicazione dell'.\nIl Pretore ha accolto la petizione con sentenza del 23 dicembre 2013, condannando la convenuta a pagare all'attrice euro 159'786.--, con interessi del 5% a partire da diverse scadenze. Il giudizio è stato sovvertito il 4 febbraio 2016 dalla II Camera civile del Tribunale di appello ticinese, la quale, statuendo su appello della convenuta, ha respinto interamente l'azione.\nC.\nLa A._ S.p.A. insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 9 marzo 2016; chiede l'annullamento della sentenza cantonale e la reiezione dell'appello della convenuta. Questa, con risposta dell'11 maggio 2016, propone di respingere il ricorso nella misura in cui fosse ammissibile. L'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"5291b0db-5121-456d-b9b8-8322a51569f3","text":""} -{"id":"a204b81a-3e4e-4d5d-94b8-82469be4da45","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 luglio 2015 l'Ufficio federale delle strade USTRA ha indetto un pubblico concorso, impostato secondo la procedura libera, concernente una commessa di servizi (ispezione di manufatti lungo la N02 in Ticino e la N13 in Mesolcina) per il periodo 2016-2020 e suddivisa in tre lotti. In data 3\/16 febbraio 2016 l'Ufficio federale delle strade USTRA, al quale erano pervenute nove offerte, ha aggiudicato la commessa relativa al lotto 1 al Consorzio D._.\nB.\nIl 16 marzo 2016 il Consorzio A._, composto da B._ SA e da C._ Sagl (di seguito: Consorzio A._ o ricorrente), secondo classificato, ha contestato dinanzi al Tribunale amministrativo federale l'aggiudicazione al Consorzio D._, censurando la violazione del proprio diritto di essere sentito sotto diversi aspetti (accesso agli atti, motivazione della pronuncia contestata) nonché delle norme sulla ricusa (la relativa richiesta concernente dei membri di società che avevano funto quali supporti nell'ambito della commessa essendo stata respinta), del principio della trasparenza e di quello della concorrenza efficace. Il gravame è stato respinto con sentenza del 6 aprile 2017 dal Tribunale amministrativo federale, Corte II.\nC.\nL'11 maggio 2017 il Consorzio A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che la sentenza contestata, nella misura in cui non venisse accertata l'illiceità dell'aggiudicazione, sia annullata e gli atti rinviati all'autorità precedente per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"0927aeae-5504-42c7-bac4-c47f18e23faa","text":"Fatti:\nA.\nL'8 ottobre 2008 B._ ha promosso una causa civile davanti al Pretore di Lugano chiedendo che A._ fosse condannato a pagargli fr. 123'815.--, oltre agli interessi, e che fosse rigettata per quell'importo l'opposizione a un precetto esecutivo notificato dall'Ufficio di esecuzione di Lugano. Il convenuto, coinvolto in un procedimento penale nel Canton Svitto per reati commessi in relazione a degli investimenti effettuati nella Repubblica Centrafricana, aveva incaricato l'attore di allestire una perizia di parte sull'analisi dei rischi; il referto era stato consegnato nel maggio 2007. La somma posta in causa costituiva il saldo dell'onorario fatturato per tale prestazione (fr. 145'515.--).\nIl Pretore ha accolto parzialmente la petizione con sentenza 19 maggio 2011, condannando A._ a pagare a B._ fr. 105'300.--, con interessi al 5 % dal 27 luglio 2007, e respingendo in via definitiva per quell'importo l'opposizione al precetto esecutivo.\nIl successivo appello del convenuto è stato respinto, nella misura in cui era ricevibile, il 18 aprile 2013 dalla II Camera civile del Tribunale d'appello ticinese.\nB.\nA._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 17 maggio 2013. Chiede che le sentenze delle due istanze cantonali siano riformate e che di conseguenza la petizione sia respinta e l'opposizione al precetto esecutivo mantenuta; postula inoltre l'adeguamento corrispondente degli oneri processuali.\nCon risposta 25 luglio 2013 B._ propone di respingere il ricorso, nella misura in cui è ricevibile. L'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"0ce12eb9-a06e-48f5-961e-e915c4465e01","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 29 gennaio 2019 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha dichiarato A._ autrice colpevole di ripetuta appropriazione indebita qualificata, per avere indebitamente impiegato, a profitto proprio e di terzi, valori patrimoniali affidatile, segnatamente, a partire dal 31 dicembre 2009, di euro 137'340.99 di pertinenza di B._, nonché di tentata estorsione, per avere, il 23 aprile 2010, minacciandolo di grave danno, compiuto senza risultato tutti gli atti necessari per indurre C._ ad atti pregiudizievoli al proprio patrimonio, presentandogli per il pagamento tre note professionali per complessivi euro 2'308'020.--. L'imputata è inoltre stata riconosciuta autrice colpevole di ripetuta diffamazione e di ingiuria. Confermata la revoca di una pena pecuniaria inflittale con un decreto d'accusa del 12 settembre 2013 del Ministero pubblico del Cantone Ticino, la Corte cantonale l'ha condannata alla pena detentiva di 20 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere di fr. 30.-- ciascuna, per complessivi fr. 1'350.--.\nB.\nCon sentenza 6B_304\/2019 del 22 maggio 2019 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile, siccome tardivo, un ricorso in materia penale di A._ contro la sentenza della Corte cantonale. Una domanda di revisione del giudizio del Tribunale federale è stata respinta da questa Corte con sentenza 6F_27\/2019 dell'11 luglio 2019.\nCon sentenza 6B_306\/2019 del 22 maggio 2019 il Tribunale federale ha parimenti dichiarato inammissibile un ricorso in materia penale di B._ contro la predetta sentenza della Corte cantonale. Il Tribunale federale ha rilevato che il ricorrente difettava della qualità di accusatore privato e pertanto della legittimazione a ricorrere giusta l'art. 81 cpv. 1 lett. b n. 5 LTF.\nC.\nCon un'istanza del 31 maggio 2019, integrata con uno scritto del 3 giugno 2019, A._ ha chiesto la revisione della sentenza del 29 gennaio 2019 della CARP. Fondandosi sulla sentenza 6B_306\/2019, citata, l'istante ha sostanzialmente chiesto la sua assoluzione dai reati commessi ai danni di B._ e di C._. Nell'ambito dell'istanza di revisione, e con scritti successivi, A._ ha contestualmente chiesto l'adozione di provvedimenti cautelari.\nD.\nCon sentenza del 27 giugno 2019 la CARP ha respinto l'istanza di revisione e rilevato che le domande di adozione di provvedimenti cautelari ancora pendenti erano di conseguenza prive di oggetto. La Corte cantonale ha in particolare negato l'esistenza di una contraddizione tra il suo giudizio del 29 gennaio 2019 e la sentenza 6B_306\/2019 del Tribunale federale, suscettibile di costituire un motivo di revisione giusta l'.\nE.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 31 agosto 2019 al Tribunale federale, chiedendo di annullare i dispositivi del giudizio del 29 gennaio 2019 della CARP relativi alle condanne per i reati di ripetuta appropriazione indebita qualificata e di tentata estorsione, nonché ai risarcimenti a favore di B._ e di C._. Postula il proscioglimento da queste imputazioni, il versamento di un'indennità ai sensi dell' e l'accollamento allo Stato degli oneri processuali della sede cantonale e dell'intera retribuzione del suo difensore d'ufficio. In via subordinata, chiede di annullare la sentenza impugnata e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per un nuovo giudizio. Fa valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti, la violazione degli art. 410 segg. CPP, 138 e 156 CP, 9 e 29 cpv. 2 Cost. e 6 CEDU. La ricorrente chiede inoltre di conferire al ricorso l'effetto sospensivo.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"a1a64cc4-a13d-4ff1-a02c-1a00e4c218a2","text":"Fatti:\nA.\nII 28 agosto 2015, in seguito all'annullamento di precedenti atti di accusa del 2014, ritornati al magistrato inquirente per completazione dal giudice Marco Villa, Presidente della Corte delle assise criminali, il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha promosso l'accusa dinanzi alla Corte delle assise criminali nei confronti dell'avvocata A._, tra l'altro per reati contro il patrimonio. L'inizio del dibattimento, fissato per il 9 agosto 2016, poi andato contumaciale, è stato fissato per i giorni 3-5 e 10-11 ottobre 2016 (incarto n. 72.2015.133).\nB.\nIn tale ambito, il citato Presidente, con decreto del 9 maggio 2016, trattandosi di un caso di difesa obbligatoria, ha nominato l'avv. Caterina Jaquinta Defilippi difensore d'ufficio dell'imputata. Con scritto del 3 giugno 2016, in risposta a un fax dell'imputata, egli l'ha informata che avrebbe continuato a trasmettere le decisioni e le comunicazioni che la concernevano soltanto al difensore d'ufficio. Adita dall'imputata, con decisione del 27 giugno 2016 (incarto 60.2016.161), la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ne ha respinto, in quanto ricevibile, il gravame.\nC.\nA._ impugna, con un unico allegato, questa sentenza e due altre del 23 e del 24 giugno 2016, inerenti tra l'altro alle ricuse e alla nomina del difensore d'ufficio, con un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo nel senso di sospendere il procedimento penale pendente nella sede cantonale fissato dal 3 all'11 ottobre 2016, di accogliere la domanda di ricusa del citato Presidente e di accertare la nullità, rispettivamente di annullare le citate decisioni della CRP, nonché di ordinare al Presidente di mettere in atto determinate disposizioni.\nNon sono state chieste osservazioni ai ricorsi."} -{"id":"882d3a8b-7b7f-4e4f-8935-dc4aee6508c4","text":""} -{"id":"24bb1bff-dbc7-4b0f-b4da-70b91f95a0fe","text":""} -{"id":"1ac7c66f-9552-4b68-b63c-0f9aa6e48027","text":"Fatti:\nFatti:\nA. B._ e A._ lavorano da molti anni per il Comune di C._ quali addette alla refezione della scuola d'infanzia. Sino alla fine del 2005 il loro rapporto d'impiego era regolato da un contratto particolare, poiché le rispettive funzioni non erano previste dal regolamento organico dei dipendenti comunali (ROD) del 31 marzo 1980. Il nuovo regolamento, entrato in vigore il 1° gennaio 2006, ha colmato questa lacuna, introducendo la funzione di cuoca (classi da 5 a 7), quella di aiuto cuoca (classi da 2 a 4) e quella di inserviente (classi da 1 a 3).\nA. B._ e A._ lavorano da molti anni per il Comune di C._ quali addette alla refezione della scuola d'infanzia. Sino alla fine del 2005 il loro rapporto d'impiego era regolato da un contratto particolare, poiché le rispettive funzioni non erano previste dal regolamento organico dei dipendenti comunali (ROD) del 31 marzo 1980. Il nuovo regolamento, entrato in vigore il 1° gennaio 2006, ha colmato questa lacuna, introducendo la funzione di cuoca (classi da 5 a 7), quella di aiuto cuoca (classi da 2 a 4) e quella di inserviente (classi da 1 a 3).\nB. Con decisioni comunicate il 20 luglio 2006 il Municipio di C._ ha promosso, con effetto al 1° gennaio 2006, B._ alla funzione di aiuto cuoca, assegnandole la classe 4 di stipendio, e A._ alla funzione di inserviente, con classe di stipendio 2, con 8 scatti di anzianità e un grado di occupazione del 32 %. Contro queste decisioni le interessate sono insorte dinanzi al Consiglio di Stato del Cantone Ticino, rivendicando, per quanto qui interessa, la nomina a cuoca, rispettivamente aiuto cuoca. Con distinti giudizi del 14 novembre 2006 il Governo cantonale ha riconosciuto la funzione di cuoca alla prima (classe di stipendio 7) e di aiuto cuoca alla seconda insorgente (classe di stipendio 3). Esso ha respinto la tesi sostenuta dal Municipio secondo cui la funzione di cuoca è riservata alle persone in possesso dell'attestato federale di capacità (AFC), di cui la prima insorgente era sprovvista, decisivo essendo, secondo l'Esecutivo cantonale, ch'ella esercitava la funzione di cuoca: di riflesso all'altra insorgente andava riconosciuto lo statuto di aiuto cuoca.\nIl Tribunale cantonale amministrativo, adito dal Comune, con giudizio del 25 gennaio 2007 ha annullato le decisioni governative, confermando quelle municipali.\nIl Tribunale cantonale amministrativo, adito dal Comune, con giudizio del 25 gennaio 2007 ha annullato le decisioni governative, confermando quelle municipali.\nC. Avverso questa pronunzia A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale. Chiede di annullarla e di confermare la decisione municipale, con le rettifiche stabilite dal Consiglio di Stato.\nNon sono state chieste osservazioni ai ricorsi."} -{"id":"117f638f-d286-4b40-9f2f-95040062aedd","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 16 gennaio 2004 la Corte delle Assise criminali in Lugano riconosceva A._ autore colpevole di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti per avere, in correità con la figlia B._, acquistato, coltivato e venduto tra il luglio del 2001 (e non solo dal maggio 2002 come erroneamente indicato nella sentenza di ultima istanza cantonale) e il marzo del 2003 almeno 600 kg di canapa con elevato tenore di THC (dall'1,4 al 18,6 %), oltre ad aver rilevato da terzi per fr. 50'000.-- un negozio a Chiasso con circa 10 kg di canapa nel deposito, realizzando nel complesso una cifra d'affari di circa fr. 4'000'000.-- e un guadagno di almeno fr. 300'000.--. In applicazione della pena, la Corte condannava A._ a tre anni di reclusione (computato il carcere preventivo sofferto), a un risarcimento compensativo di fr. 100'000.-- in favore dello Stato per l'illecito profitto conseguito e al divieto di esercitare per cinque anni ogni attività in rapporto con la canapa, ordinando la confisca di somme di denaro, carte valori, conti bancari e postali, documentazione varia, canapa essiccata, come pure gli impianti e strumenti per la produzione di marijuana. Su altri importi e conti i giudici hanno mantenuto il sequestro conservativo in garanzia del risarcimento compensativo, mentre un'ulteriore somma di denaro e un ulteriore conto postale sono stati dissequestrati.\nA. Il 16 gennaio 2004 la Corte delle Assise criminali in Lugano riconosceva A._ autore colpevole di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti per avere, in correità con la figlia B._, acquistato, coltivato e venduto tra il luglio del 2001 (e non solo dal maggio 2002 come erroneamente indicato nella sentenza di ultima istanza cantonale) e il marzo del 2003 almeno 600 kg di canapa con elevato tenore di THC (dall'1,4 al 18,6 %), oltre ad aver rilevato da terzi per fr. 50'000.-- un negozio a Chiasso con circa 10 kg di canapa nel deposito, realizzando nel complesso una cifra d'affari di circa fr. 4'000'000.-- e un guadagno di almeno fr. 300'000.--. In applicazione della pena, la Corte condannava A._ a tre anni di reclusione (computato il carcere preventivo sofferto), a un risarcimento compensativo di fr. 100'000.-- in favore dello Stato per l'illecito profitto conseguito e al divieto di esercitare per cinque anni ogni attività in rapporto con la canapa, ordinando la confisca di somme di denaro, carte valori, conti bancari e postali, documentazione varia, canapa essiccata, come pure gli impianti e strumenti per la produzione di marijuana. Su altri importi e conti i giudici hanno mantenuto il sequestro conservativo in garanzia del risarcimento compensativo, mentre un'ulteriore somma di denaro e un ulteriore conto postale sono stati dissequestrati.\nB. Il 28 dicembre 2005 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) accoglieva parzialmente il ricorso interposto dal condannato contro la sentenza di primo grado, nel senso che il dispositivo del giudizio concernente la condanna al pagamento di un risarcimento compensatorio di fr. 100'000.-- veniva annullato, rinviando gli atti su tale questione ad una nuova Corte delle assise criminali. Per il resto il ricorso veniva respinto.\nB. Il 28 dicembre 2005 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) accoglieva parzialmente il ricorso interposto dal condannato contro la sentenza di primo grado, nel senso che il dispositivo del giudizio concernente la condanna al pagamento di un risarcimento compensatorio di fr. 100'000.-- veniva annullato, rinviando gli atti su tale questione ad una nuova Corte delle assise criminali. Per il resto il ricorso veniva respinto.\nC. A._ insorge mediante ricorso per cassazione al Tribunale federale contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale, di cui domanda l'annullamento nella misura in cui ha confermato la pena di tre anni di reclusione inflitta in prima istanza al ricorrente. Postula inoltre di essere posto a beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nD. La CCRP rinuncia a presentare osservazioni al ricorso. Il Procuratore pubblico domanda la reiezione del ricorso."} -{"id":"207d24a3-69a1-4e6f-976e-498423361d0e","text":""} -{"id":"1ea924b0-b308-467c-ae60-129db38b148c","text":"Fatti:\nA. G._ è proprietaria del fondo part. xxx di Sementina, di originari 24'871 m2, sito in località \"Ciossetto\". Dal 13 agosto 2007 la particella presenta una superficie di 20'961 m2 a seguito di un frazionamento che ne ha interessato la parte nord, non oggetto del litigio. Il piano regolatore comunale, approvato il 12 aprile 1988 dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino, inseriva circa 15'600 m2 del fondo nella zona per attrezzature ed edifici pubblici (AP-EP), destinata alla costruzione di un centro scolastico e culturale, di sale multiuso, di una chiesa e di altre infrastrutture di interesse pubblico, compreso un posteggio; la superficie restante è stata inclusa nella zona residenziale estensiva R3b, rispettivamente nella zona del nucleo tradizionale NV. Il menzionato vincolo di attrezzature ed edifici pubblici corrispondeva essenzialmente a quello già sancito dal precedente piano regolatore, approvato dal Governo il 6 aprile 1973.\nCon atto del 20 maggio 1988 i membri della comunione ereditaria C._, allora proprietari della particella, si erano aggravati dinanzi al Consiglio di Stato, contestando l'attribuzione di parte del fondo alla zona AP-EP e chiedendone l'inserimento nella zona residenziale intensiva R4: la richiesta è stata respinta dal Governo contestualmente all'approvazione del piano regolatore. La comunione ereditaria ha impugnato la decisione governativa dinanzi al Gran Consiglio, che ha tuttavia stralciato dai ruoli il ricorso in seguito al ritiro da parte della proprietaria.\nB. A seguito del vincolo AP-EP, dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il Comune ha versato alla proprietaria un'indennità a titolo di espropriazione materiale ed ha successivamente promosso una procedura di espropriazione formale, nell'ambito della quale ha ottenuto l'anticipata immissione in possesso, a partire dal 1° gennaio 2004, di circa 15'699 m2 del fondo part. xxx (cfr. sentenze 1P.132\/2002 del 5 agosto 2002 e 1P.477\/2004 del 25 gennaio 2005). Frattanto, il Comune ha edificato, nella parte sud del fondo, le opere previste nella prima fase di realizzazione del progetto, vale a dire una sala multiuso, una palestra, un viale di accesso e un'area di posteggio.\nC. Il 7 marzo 2005 il Consiglio comunale di Sementina ha adottato la revisione del piano regolatore, confermando ulteriormente le restrizioni a carico della particella xxx. La superficie riservata a scopi pubblici del fondo è quindi stata vincolata per la realizzazione di un centro scolastico e culturale, di sale multiuso e di ulteriori servizi, di una chiesa, di un posteggio e di una strada di raccolta. La porzione non soggetta al vincolo AP-EP è invece stata attribuita in parte alla zona del nucleo tradizionale NV e per il rimanente alla zona residenziale semi intensiva R3. Per quanto situata a nord del settore AP-EP, la zona residenziale semi intensiva R3 è stata gravata da una linea di arretramento delle costruzioni di 20 m verso l'area vincolata.\nContro tale decisione, la proprietaria si è aggravata dinanzi al Consiglio di Stato che, con risoluzione del 12 giugno 2007, ha accolto il ricorso unicamente per quanto riguarda la definizione della linea di arretramento delle costruzioni. Il Governo ha per il resto respinto le contestazioni della proprietaria e approvato la revisione del piano regolatore.\nD. Con sentenza del 18 aprile 2008 il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto un ricorso presentato dalla proprietaria contro la risoluzione governativa, espungendo dal piano regolatore la funzione \"chiesa\" prevista sul citato comparto AP-EP e ordinando la sospensione dell'evasione del gravame presentato dinanzi al Governo per quanto concerne il vincolo di posteggio \"P\" previsto lungo via alla Chiesa a carico del fondo part. xxx. La Corte cantonale ha rilevato che il vincolo di \"chiesa\" esisteva solo sulla carta, ma era in realtà stato abbandonato dal Comune, mentre sul vincolo di posteggio, la cui ubicazione non era peraltro stata condivisa dal Governo, non poteva essere statuito fino a quando non sarebbe stato accertato il fabbisogno di posteggi pubblici.\nE. G._ si aggrava contro questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di modificare il piano regolatore comunale nel senso di limitare il vincolo AP-EP a carico del suo fondo a una superficie di 7'674 m2 e di assegnare la superficie rimanente alla zona residenziale semi intensiva R3. In via subordinata, chiede di limitare l'area soggetta al vincolo AP-EP a un massimo di 11'240 m2. La ricorrente fa valere la violazione di norme del diritto pianificatorio e costituzionale, nonché l'accertamento inesatto dei fatti.\nF. La Corte cantonale e il Consiglio di Stato si riconfermano nelle loro rispettive decisioni, mentre il Comune di Sementina postula la reiezione del gravame nella misura della sua ammissibilità. La ricorrente e il Comune hanno ribadito le loro richieste nell'ambito di un ulteriore scambio di scritti."} -{"id":"3ade8d8f-d13b-41ba-bdae-59c32f6e210a","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 28 maggio 2019, con pubblicazione sul foglio ufficiale del Cantone Ticino yyy, il Comune di X._ (di seguito: il Comune o il committente) ha indetto un concorso, retto dal Concordato intercantonale sugli appalti pubblici del 25 novembre 1994\/15 marzo 2001 (CIAP; RL\/TI 730.500) e impostato secondo la procedura libera, concernente l'aggiudicazione del \"contratto di assicurazione di cose - beni mobili e immobili della Città\".\nA.b. Il capitolato d'appalto prevedeva sei criteri di aggiudicazione, tra i quali figurava segnatamente il criterio \"premio annuo totale offerto\", ponderato al 55 %. Per quanto qui di interesse, l'allegato 2 al capitolato indicava alcune condizioni particolari per l'assicurazione, tra cui l'esigenza di una \"clausola di previdenza\" per i nuovi acquisti e gli incrementi di valore. Tale clausola, anche chiamata \"copertura provvisionale\" o \"assicurazione preventiva\", era destinata a estendere la copertura assicurativa ai beni acquistati in un secondo momento oppure agli aumenti di valore dei beni già coperti dalla polizza (ad esempio in caso di ristrutturazione di un immobile), allo scopo di evitare il rischio di una sottoassicurazione.\nB.\nB.a. Entro il termine impartito sono state inoltrate al committente sette offerte, tra cui quella della B._ SA e quella della A._ SA. Il 2 luglio 2020, dopo che una precedente decisione di aggiudicazione a un'altra società di assicurazioni era stata annullata su ricorso dal Tribunale cantonale amministrativo del Cantone Ticino (di seguito: il Tribunale amministrativo), il Comune ha escluso la A._ SA dalla gara e attribuito la commessa alla B._ SA.\nB.b. Contro tale decisione, la A._ SA è insorta davanti al Tribunale amministrativo, postulando l'annullamento della decisione impugnata, l'aggiudicazione della commessa a suo favore e, in via subordinata, il rinvio degli atti al committente per nuova decisione.\nB.c. Il 14 dicembre 2020, il Tribunale amministrativo ha respinto il ricorso nella misura della sua ricevibilità. I Giudici cantonali hanno ritenuto, in sostanza, che l'esclusione della A._ SA dalla gara appariva giustificata, in quanto il prezzo da lei offerto non comprendeva una prestazione richiesta nel bando di concorso. Infatti, la copertura provvisionale (\"clausola di previdenza\") era esclusa dal premio da lei proposto, ciò che impediva un paragone attendibile con le altre offerte quanto al criterio del prezzo (\"premio annuo totale offerto\"). Il Tribunale amministrativo ha anche rilevato che l'interessata, estromessa a ragione dal concorso, non era legittimata a contestare l'aggiudicazione della commessa alla B._ SA, ma poteva solamente - per ragioni legate alla parità di trattamento - cercare di dimostrare che anche l'offerta di quest'ultima avrebbe dovuto essere esclusa dalla gara. La Corte cantonale ha però constatato l'assenza di censure in tal senso da parte della A._ SA e non si è dunque chinata sulla questione.\nC.\nIl 15 gennaio 2021, la A._ SA ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso sussidiario in materia costituzionale con cui domanda, protestate tasse, spese e ripetibili, l'annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo del 14 dicembre 2020 e l'aggiudicazione della commessa a suo favore. In via subordinata, la ricorrente chiede il rinvio degli atti alla Corte cantonale affinché quest'ultima le attribuisca la commessa. In via ancor più subordinata, la A._ SA conclude al rinvio degli atti al Tribunale amministrativo perché tale autorità annulli la gara d'appalto.\nLa Corte cantonale ha preso posizione sul ricorso e si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Il Comune di X._ ha presentato delle osservazioni e proposto la reiezione del ricorso nella misura della sua ricevibilità. L'opponente ha depositato una risposta e chiesto il rigetto del gravame, per quanto ammissibile. La ricorrente ha replicato. L'opponente e il Comune di X._ hanno duplicato.\nCon decreto presidenziale dell'8 febbraio 2021, l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo al gravame è stata respinta."} -{"id":"1899e346-a97a-4a33-9b50-9223667e7011","text":""} -{"id":"097f8086-ff1d-42f6-a8e3-4a228873e733","text":"Fatti:\nA. B._ ha fatto spiccare un precetto esecutivo, notificato il 7 agosto 2009, nei confronti di A._ per l'incasso di fr. 85'179.-- oltre interessi. Quale titolo di credito ha indicato un \"prestito di fr. 85'179.- con ricevuta firmata dalla debitrice il 26.01.2007\". A._ ha interposto opposizione al precetto esecutivo.\nB. B._ ha chiesto il rigetto provvisorio dell'opposizione dinanzi al Pretore della Giurisdizione di Locarno-Città, fondando la sua domanda sul documento del 26 gennaio 2007 sottoscritto dall'escussa, dal tenore seguente: \"Vereinbarung für den neuesten Geldleihbetrag i. Höhe von 12'379.-- SFr. \/ Gesamtschuld 85'179.-- SFr. \/ wird festgelegt dass die Unterzeichnete Fr. A._ als Sicherheit 2 antike Schränke, davon einer Marie Theresia Schrank u. 1 Bodensee-Kasten zur Eigenübertragung (recte: Eigentumsübertragung) freigibt. Wenn: Das heisst: wenn obiger Betrag mit Zinsen nicht bis zum 30. Juni 2007 bezahlt ist, gilt diese Vereinbarung. Ascona 26.I.07 (firma di A._)\".\nCon sentenza 10 febbraio 2010, il Giudice di prime cure ha parzialmente accolto la domanda di rigetto provvisorio dell'opposizione limitatamente a fr. 82'765.90 - considerati gli acconti versati dall'escussa - oltre accessori e spese di precetto.\nC. Adita il 17 febbraio 2010 da A._, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il gravame con sentenza 15 aprile 2010. La Corte cantonale, escludendo l'applicazione della decisione del Tribunale federale 5A_555\/2009 del 30 novembre 2009 alla fattispecie in quanto relativa ad un contesto del tutto diverso, ha confermato che il documento del 26 gennaio 2007 prodotto dalla creditrice procedente costituisce un riconoscimento di debito. La Corte cantonale ha altresì considerato l'argomento della ricorrente tratto dal trasferimento del possesso di due tazze d'argento alla creditrice procedente (menzionate in un accordo datato 27 luglio 2006) come infruttuoso.\nD. Con ricorso in materia civile del 6 maggio 2010, A._ chiede al Tribunale federale, previo conferimento dell'effetto sospensivo al rimedio, che la sentenza cantonale sia annullata e che la domanda di rigetto provvisorio dell'opposizione presentata da B._ sia respinta. La ricorrente lamenta un'errata interpretazione ed applicazione dell'art. 82 cpv. 1 e 2 LEF.\nCon decreto 11 maggio 2010, la Presidente della Corte adita ha respinto la richiesta dell'effetto sospensivo al rimedio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"6946bb4d-8ef6-4034-950b-80358a895108","text":""} -{"id":"39d238a0-3d8d-42b5-81a2-fd57571fe9bf","text":"Fatti:\nA.\nA.A._, nato nel 1959, nel settore dell'edilizia in Svizzera dal 1980, dall'aprile 2011 era attivo come muratore presso D._ SA. Il 10 ottobre 2012, durante il lavoro, è stato colpito all'occhio destro da una scheggia di un chiodo che stava inserendo con un martello in una tavola. A causa delle sequele dell'infortunio (diminuzione dell'acuità visiva) l'11 settembre 2013 ha presentato una domanda di prestazioni all'assicurazione invaldità svizzera. L'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino (UAI) ha chiarito la fattispecie sia dal profilo professionale sia da quello lavorativo; regolarmente ha annesso al fascicolo gli atti svolti dall'Istituto nazionale di assicurazione contro gli infortuni (INSAI). L'UAI ha poi trasmesso per presa di posizione al Dr. med. E._, medico generico del Servizio medico regionale (SMR), e al consulente in integrazione professionale i rapporti del 27 aprile 2016 del Dr. med. F._, specialista in medicina interna e reumatologia, e dell'8 giugno 2016 della Dr. med. G._, specialista in oftalmologia e oftalmochirurgia. Secondo le prese di posizione del medico SMR e del consulente del 29 agosto 2016 e del 12 dicembre 2016, l'assicurato non era più abile a svolgere il lavoro originario di muratore dopo l'infortunio del 10 ottobre 2012 a causa di un'acuità visiva compromessa nell'occhio destro e di limitata capacità di resistenza della colonna vertebrale (non erano più esigibili per lui lavori pericolosi, che necessitassero una visione tridimensionale; poteva sopportare al massimo di alzare e portare pesi di 15 kg; è stato indicato altresì di svolgere lavori che possano essere svolti pesando alternativamente su entrambe le parti del corpo con la possibilità di pause). Per contro, un'attività adatta ai disturbi corporali lamentati si sarebbe potuta svolgere con piena capacità lavorativa. Nell'ambito della procedura di progetto di decisione l'assicurato ha fatto valere, con scritto del 20 dicembre 2016 e atti medici alla mano, che soffriva di un tumore nella zona del polmone sinistro e che pertanto ogni attività lavorativa gli era impedita. Con decisione del 21 aprile 2017 l'UAIE ha concesso a A.A._ dal 1° ottobre 2013 (considerato un anno di carenza; ) fino al 31 luglio 2015 una rendita intera di invalidità limitata nel tempo (). Per quanto attiene al tumore al polmone diagnosticato nel dicembre 2016, l'UAIE ha rilevato che si trattava di un nuovo evento assicurato, il quale doveva soggiacere al periodo di carenza di un anno () e avrebbe potuto fare oggetto di una nuova domanda di prestazioni.\nB.\nContro la decisione dell'UAIE A.A._ ha presentato ricorso, affinché gli fosse riconosciuto il diritto ad una rendita d'invalidità intera a tempo indeterminato e gli atti fossero ritornati all'amministrazione perché si procedesse con nuovi ed ulteriori accertamenti economici e medici pluridisciplinari. In via subordinata, ha postulato il solo rinvio. Il Tribunale amministrativo federale con giudizio del 3 ottobre 2017 ha respinto il ricorso (dispositivo n. 1). Ha rinviato comunque gli atti all'UAIE, affinché proceda all'istruttoria ai sensi dei considerandi e si pronunci sul diritto di A.A._ ad una rendita di invalidità al più presto dal 1° giugno 2017 (dispositivo n. 2).\nC.\nC.a. A.A._ ha presentato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo che il giudizio di primo grado sia annullato e che sia riconosciuto il diritto a una rendita intera di invalidità dal dicembre 2017; per il periodo precedente, dall'agosto 2015 al novembre 2017, postula il rinvio all'UAIE, affinché proceda con i necessari accertamenti economici e medici.\nC.b. Con scritto del 18 aprile 2018 il patrocinatore del ricorrente ha informato del decesso di A.A._ avvenuto il 14 aprile 2018 e che la vedova (erede del ricorrente) subentrava nel processo, anche se ormai non era più possibile procedere con gli ulteriori accertamenti richiesti. Mediante comunicazione del 24 luglio 2018 anche il figlio C.A._ è subentrato nella procedura."} -{"id":"02c9f89e-e227-484f-b407-e9d88aaecd2c","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Con una \"convenzione di mutuo fruttifero\" del 30 giugno 2004 (doc. B) A._ ha trasferito a B._ \"la proprietà della somma di Euro 500'000.--\". Il contratto stabiliva, tra l'altro, che il \"trasferimento\" era già avvenuto, che con la sua firma il mutuatario rilasciava quietanza, ch'egli s'impegnava a restituire il capitale con interessi entro il 30 giugno 2006 e si riconosceva formalmente debitore nel senso dell'; le parti eleggevano inoltre il foro di Lugano e dichiaravano applicabile il diritto svizzero, in particolare gli art. 312 seg. CO.\nA.b. Il 23 marzo 2005 A._ e B._ hanno firmato una seconda \"convenzione di mutuo fruttifero\" per la somma di euro 250'000.--; il contenuto era uguale a quello della prima, ma fissava la scadenza del mutuo al 1° marzo 2007 (doc. C).\nA.c. In un conteggio del 29 marzo 2006 A._ ha ricapitolato i prestiti effettuati a favore di B._ e della C._ Spa, società della quale questi era socio di maggioranza, gli ha proposto un nuovo riparto di euro 1'305'000.-- a carico della società e euro 750'000.-- a carico suo \"comme initialement prévu\" e gli ha chiesto di confermargli il debito totale e se accettava la ridistribuzione. Il 7 aprile 2006 B._ ha firmato il conteggio per accettazione (doc. D).\nQuello stesso giorno A._ e B._ hanno sottoscritto a Bergamo un \"atto costitutivo di pegno su azioni\" (doc. E). Nelle premesse era indicato che B._ era debitore nei confronti di A._ di euro 750'000.--, che dovevano essere ripagati con gli interessi \"calcolati al tasso legale\" entro il 31 dicembre 2011. B._ ha poi costituito una \"garanzia pignoratizia \" su 147 azioni della C._ Spa a favore di A._.\nA.d. Il 28 luglio 2015 A._ ha chiesto - invano - a B._ il rimborso di euro 750'000.-- o, in caso di disponibilità insufficienti, di cedergli il 49 % delle azioni della C._ Spa entro il 31 agosto 2015.\nB.\nIl 26 novembre 2015 A._ ha promosso un'azione davanti al Tribunale di Varese, fondata sul predetto atto di pegno, chiedendo che B._ fosse condannato a pagargli euro 750'000.--. Il Tribunale italiano si è dichiarato incompetente con sentenza del 31 ottobre 2017, riconoscendo la competenza funzionale della sezione specializzata per quella materia presso il Tribunale di Milano. La procedura italiana non ha avuto seguiti.\nC.\nC.a. Nel frattempo, il 1° marzo 2017 A._ ha presentato un'istanza di conciliazione alla Pretura di Lugano, ottenendo il 28 aprile 2017 l'autorizzazione ad agire contro B._ per la pretesa di euro 750'000.--. Prima della scadenza del termine assegnatogli a questo fine, il 12 maggio 2017 egli ha presentato un'istanza nella procedura sommaria di tutela nei casi manifesti, chiedendo che B._ fosse condannato a pagargli euro 750'000.-- oltre accessori. La domanda era fondata sui documenti B, C, D e E. Il convenuto ha contestato che la causa potesse essere decisa secondo la procedura sommaria di tutela nei casi manifesti e ha proposto diverse eccezioni e obiezioni, fra cui la prescrizione della pretesa, non ritenuta interrotta dall'atto costitutivo di pegno del 7 aprile 2006 perché reputato nullo. Con sentenza del 28 agosto 2019 il Pretore ha accolto l'istanza.\nC.b. Statuendo il 17 febbraio 2020 la II Camera civile del Tribunale di appello ticinese ha respinto l'appello del convenuto (inc. 12.2019.142).\nCon sentenza 4A_151\/2020 del 2 novembre 2020 il Tribunale federale, in parziale accoglimento del ricorso presentato da B._, ha annullato il verdetto della Corte cantonale, rinviandole la causa per nuova decisione. Con quel giudizio questo Tribunale aveva ritenuto che la Corte cantonale non avesse erroneamente applicato il diritto italiano per esprimersi sulla validità dell'atto costitutivo di pegno delle azioni del 7 aprile 2006 e sulle conseguenze di un'eventuale nullità parziale di quel patto sulla proroga delle scadenze ivi contenuta. Il Tribunale federale aveva inoltre precisato che, qualora l'autorità cantonale avesse reputato nulla la proroga delle scadenze prevista nel predetto accordo, l'avvio della procedura italiana non aveva avuto alcun effetto interruttivo della prescrizione.\nC.c. Con sentenza del 15 giugno 2021 la Corte cantonale ha accolto l'appello e riformato la decisione del Pretore nel senso di dichiarare irricevibile l'istanza e di porre a carico di A._ le spese processuali con obbligo per quest'ultimo di rifondere delle ripetibili a B._. Essa ha quindi addossato all'appellato le spese processuali di appello, obbligandolo a versare all'appellante delle ripetibili di appello. Secondo i giudici ticinesi le contestazioni di natura formale e quelle materiali sollevate dal convenuto non apparivano di primo acchito speciose, a maggior ragione ove l'appellato s'era limitato a negare la prescrizione della pretesa senza esprimersi sulle altre eccezioni di cui si era prevalso l'appellante. La verifica della nullità del noto contratto e delle sue conseguenze sulla ricognizione di debito e sulla proroga ad esso correlate, hanno soggiunto, esigeva un esame del diritto applicabile e un apprezzamento degli atti che, per i giudici cantonali, esulava da quanto ammissibile nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 16 agosto 2021 A._ postula davanti al Tribunale federale, previa concessione dell'effetto sospensivo, l'annullamento del giudizio impugnato.\nCon risposta del 7 settembre 2021 B._ propone di respingere sia l'istanza di effetto sospensivo sia il ricorso. La Corte cantonale ha rinunciato a esibire osservazioni. Le parti hanno quindi spontaneamente depositato una replica e una duplica con cui hanno confermato le proprie posizioni.\nLa domanda di effetto sospensivo è stata respinta con decreto presidenziale del 14 ottobre 2021."} -{"id":"032cbffc-5280-41c0-bd5c-fccc3eaf2bc6","text":"Fatti:\nA.\nIl 9 gennaio 2019 il Presidente della Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile il gravame esperito il 30 ottobre 2018 da A._ contro la decisione su reclamo emessa l'8 ottobre 2018 dall'Ufficio circondariale di tassazione Lugano in materia d'imposta cantonale sulla sostanza 2015. A sostegno del proprio giudizio ha osservato che l'insorgente il quale, lamentando una disparità di trattamento con un altro socio, contestava il valore attribuito alla sua partecipazione in una società anonima, non aveva alcun interesse attuale degno di tutela ad ottenere una decisione giudiziaria e non era quindi legittimato a ricorrere dato che l'imposta sulla sostanza per il 2015 ammontava a zero franchi.\nB.\nIl 3 febbraio 2019 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in cui ribadisce di subire una disparità di trattamento e contesta la valutazione dei titoli da lui detenuti nella società anonima.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"35759418-4bda-4690-a77d-c00053a12c31","text":""} -{"id":"406e44f1-990a-4a9c-8238-b27a99ea8f83","text":"Fatti:\nA.\nLa Migros-Genossenschatfs-Bund (in seguito: MGB) è una società cooperativa fondata nel 1941 e segnatamente attiva nella vendita di prodotti e servizi. Essa è la distributrice del caffè \"CARUSO\", prodotto dalla Delica AG, un'impresa della Migros iscritta a registro di commercio nel 1964.\nLa Caffé Chicco d'Oro di Eredi Rino Valsangiacomo SA (in seguito: Chicco d'Oro SA) ha in particolare per scopo sociale la tostatura del caffè e affini nonché il commercio di tali prodotti. Essa è titolare dei marchi verbali-figurativi n. 3P-284951 (registrato nel 1976) per prodotti della classe 30 della classificazione di Nizza e n. P-495455 (registrato nel 2001) per prodotti delle classi 11, 30, 35 e 43 della classificazione di Nizza.\nB.\nIl 7 giugno 2019 la III Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, in parziale accoglimento dell'istanza cautelare 18 febbraio 2019 inoltrata dalla Chicco d'oro SA, vietato alla MGB e alla Delica AG (direttamente o indirettamente, tramite società terze o del gruppo Migros), di produrre, mettere in commercio, offrire o distribuire caffè in grani in specificate confezioni (dispositivo n. 1.1). Ha inoltre ordinato alle predette società di richiamare da tutti i distributori di prodotti Migros le predette confezioni di caffè in grani (dispositivo n. 1.2). Il divieto e l'ordine sono stati impartiti con la comminatoria dell' (dispositivo n. 1.3) e all'istante è stato fissato un termine di 45 giorni per l'avvio della procedura di merito (dispositivo n. 3). La Corte cantonale ha ritenuto che le convenute creano con la produzione e la messa in commercio delle predette confezioni di caffè un rischio di confusione che viola la legge federale contro la concorrenza sleale (RS 241; LCSl).\nC.\nCon ricorso in materia civile del 18 giugno 2019 la MGB e la Delica AG postulano, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento della sentenza cantonale e, in via principale, la reiezione dell'istanza di misure cautelari; in via subordinata chiedono il rinvio della causa al Tribunale di appello del Cantone Ticino. Le ricorrenti sostengono che l'opponente non aveva chiesto il richiamo del caffè, ragione per cui, ordinandolo, la Corte cantonale non è solo incorsa nell'arbitrio, ledendo il principio dispositivo e il principio della chiarezza, ma avrebbe pure violato il loro diritto di essere sentite. Lamentano poi che anche il pericolo di confusione sarebbe stato stabilito in modo arbitrario, sulla base di elementi di dominio pubblico.\nCon decreto del 25 luglio 2019 la Presidente della Corte adita ha respinto la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso.\nNon è stata chiesta una risposta al ricorso."} -{"id":"03cced47-9a82-4aa2-aabc-a2d6e0eb6dc5","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza dell'8 maggio 2015, il Presidente della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione stradale, per avere il 18 marzo 2014, a X._, circolato a una velocità di 77 km\/h (dedotto il margine di tolleranza), malgrado il vigente limite di 50 km\/h. Lo ha quindi condannato, oltre al pagamento delle tasse e spese giudiziarie, alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere di fr. 410.-- ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché alla multa di fr. 1'000.--, fissando a 3 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento.\nB.\nAdita dall'imputato, con sentenza del 24 settembre 2015 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ne ha respinto l'appello, confermando sia la condanna sia la pena.\nC.\nA._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando il suo proscioglimento da ogni accusa."} -{"id":"677124f0-af16-403e-a89d-be743ce350bb","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 gennaio 2017 la Procura di Gerusalemme presso il Ministero di giustizia israeliano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di A._ per i reati di corruzione, truffa, amministrazione infedele e riciclaggio di denaro. L'imputato, quale direttore di una divisione di una società di trasporto pubblica israeliana, avrebbe ricevuto tangenti per un importo complessivo di circa un milione di euro da parte di una società tedesca al fine di favorire illegalmente le attività commerciali tra le due società.\nB.\nL'autorità estera ha chiesto di acquisire la documentazione di relazioni bancarie, intestate all'inquisito, tra le quali una presso B._ Ltd. Con decisione di chiusura del 20 dicembre 2019, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità israeliane della documentazione del conto yyy. Adita dall'interessato, con sentenza del 16 aprile 2020 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla unitamente alla decisione di chiusura e di rifiutare la rogatoria, subordinatamente di rinviare la causa al MPC per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"10902887-f282-4938-b6e4-48aac73f9a24","text":""} -{"id":"4a257872-a4b4-4f8b-b413-cf45dae58a62","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 23 luglio 2019, la Corte delle assise criminali del Cantone Ticino ha dichiarato A._ autore colpevole di coazione sessuale, in parte tentata, nei confronti di B._. Gli ha rimproverato di avere, il 27 marzo 2015, a X._, presso l'hotel C._, usando violenza tale da renderla inetta a resistere, segnatamente ponendosi con il proprio corpo sopra quello di B._, tentato di costringerla a subire atti analoghi alla congiunzione carnale, quali una tentata fellatio e un cunnilingus. Gli è inoltre stato addebitato di avere commesso, dopo una tentata congiunzione carnale, un atto di automasturbazione con eiaculazione sul ventre della vittima. L'imputato è inoltre stato riconosciuto autore colpevole di tentata violenza carnale, per avere, nelle stesse circostanze di tempo e di luogo, tentato di costringere B._ a subire la congiunzione carnale, usando su di lei violenza nelle medesime modalità esposte.\nLa Corte delle assise criminali ha condannato l'imputato alla pena detentiva di tre anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto, sospesa condizionalmente in ragione di 26 mesi con un periodo di prova di due anni, per il resto da espiare. Lo ha inoltre condannato a versare all'accusatrice privata un'indennità di fr. 10'000.-- a titolo di riparazione morale.\nB.\nCon sentenza del 28 maggio 2020, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha respinto sia l'appello presentato da A._ sia l'appello incidentale del Procuratore pubblico contro la sentenza di primo grado. La Corte cantonale ha confermato il giudizio della prima istanza.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale dell'8 luglio 2020 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di riformare il giudizio della Corte delle assise criminali nel senso di essere riconosciuto autore colpevole unicamente di coazione sessuale in relazione all'atto di automasturbazione con eiaculazione sul ventre di B._ e di essere condannato ad una pena detentiva di 12 mesi, interamente sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni. Postula altresì, in particolare, la riduzione a fr. 1'000.-- del risarcimento del torto morale all'accusatrice privata. Il ricorrente chiede inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nD.\nInvitati ad esprimersi, la Corte cantonale non ha presentato una risposta, mentre il Procuratore pubblico ha comunicato di non avere particolari osservazioni da formulare, postulando la reiezione del ricorso. Pure l'opponente ha comunicato di non avere osservazioni da presentare e di condividere il giudizio impugnato, chiedendo altresì di essere ammessa al beneficio del gratuito patrocinio."} -{"id":"e461d420-493e-4091-915d-89c455eddc61","text":"Fatti:\nA.\nAl termine di lavori di ristrutturazione e ampliamento di uno stabile a Bogno, di proprietà di A._, l'impresa di costruzioni B._SA ha emesso una fattura di fr. 105'360.85, della quale, dedotti gli acconti, rimanevano scoperti fr. 45'360.85. Il 16 gennaio 2009 la creditrice, che nel frattempo aveva mutato la ragione sociale in C._SA, ha avviato un'azione davanti al Pretore di Lugano chiedendo che A._ fosse condannato a pagarle la predetta somma più fr. 670.-- di spese; chiedeva inoltre che a garanzia della mercede fosse ordinata l'iscrizione di un'ipoteca legale definitiva sul fondo del convenuto.\nL'appaltatrice è fallita il 26 aprile 2012 e sussiste con la ragione sociale C._SA in liquidazione. Le è subentrata in causa la X._ quale cessionaria secondo l'.\nB.\nFatta eccezione dell'importo di fr. 670.--, il Pretore di Lugano ha accolto la petizione con sentenza del 18 giugno 2015. Il successivo appello del convenuto è stato respinto il 28 ottobre 2016 dalla II Camera civile del Tribunale di appello ticinese nella misura in cui era ricevibile.\nC.\nA._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 9 dicembre 2016. Chiede che la petizione sia integralmente respinta e che sia ordinata la cancellazione dell'ipoteca legale degli artigiani e imprenditori già iscritta in via provvisoria. La X._ propone di respingere il ricorso nella misura in cui fosse ammissibile. L'autorità cantonale non si è pronunciata."} -{"id":"15fae814-bac1-4315-804f-73643762f97f","text":"Fatti:\nA.\nIl 14 aprile 2020 A._ ha contestato davanti al Tribunale federale la decisione del 5 marzo 2020, con cui l'Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva (AIRR) non entrava in materia sui suoi ricorsi esperiti in relazione ad alcune trasmissioni televisive.\nChiamato ad esprimersi in qualità di co-curatore in rappresentanza giusta l' di A._ - con il compito di \"rappresentare il curatelato in ogni processo giudiziario civile o amministrativo\" e di \"chiudere dove possibile quelli per i quali non vi è nessun senso o scopo giuridico a mantenerli in essere\" -, il 2 giugno 2020 l'avv. C._ ha dichiarato di non ratificare il ricorso, chiedendone lo stralcio senza percepire spese. Con decreto dell'8 giugno 2020, il Presidente della II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale, ha quindi preso atto del ritiro del ricorso, stralciato la causa dai ruoli e rinunciato al prelievo di spese (causa 2C_286\/2020).\nB.\nCon istanza del 23 luglio 2020, A._ chiede la revisione del citato decreto.\nIn tale contesto, formula le seguenti testuali domande: 1) si annulla la sentenza 2C_286\/2020 della II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale; 2) è fatta intimazione al Tribunale federale di emettere la sentenza rispetto alla presentazione ricorsuale del 14 aprile 2020 senza perturbamento di giudizio dell'avv. C._; 3) è fatta intimazione al Tribunale federale di assegnare l'emissione della revisione ad altra sezione del Tribunale Federale dando indicazione preventiva della composizione di corte ed esclusione del Presidente Seiler Hans Georg e cancelliera Raffaella leronimo Perroud; 4) è fatta intimazione al Tribunale federale di assegnare la multa disciplinare di fr. 1'000.-- per l'avv. C._ che ha turbato l'andamento della causa; 5) è fatta intimazione al Tribunale federale di assegnare la multa disciplinare di fr. 5'000.-- per l'avv. C._ per il comportamento recidivo e contraddittorio di partecipazione nell'assistere e patrocinare A._ e senza nemmeno nessuna autorizzazione di stralcio dai ruoli dall'autorità di nomina; 6) è fatta intimazione al Servizio finanze del Canton Ticino di assegnare i risarcimenti art 8 cpv. 2 LALEF, per quanto irrimediabilmente cagionato secondo l'indennizzo ex aequo et bono qui riproposto ad personam e secundum eventum litis di fr. 5'000.-- per curatore; 7) la Confederazione assegna fr. 5'000.-- a titolo di indennità di inconvenienza per le responsabilità degli abusi di diritto e l'accertamento della verità materiale delle violazioni dei doveri di servizio secondo art 18-19 Lresp; 8) non si prelevano spese giudiziarie ."} -{"id":"27daf93c-70d2-4568-b55e-b9ac272679bb","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Su richiesta dell'avv. A._, in data 15 dicembre 2014 l'Ufficio di esecuzione di Lugano (qui di seguito: UE) ha emesso un precetto esecutivo di fr. 30 milioni oltre interessi nei confronti dell'avv. B._. Quale titolo di credito si legge: \"Risarcimento danni per violazione di domicilio e furto con scasso con sottrazione intero contenuto studio, intimidazione, minacce, violenza e grave lesione sfera privata e professionale, coazione, abuso forze polizia\". Alla notifica, l'avv. B._ ha formulato opposizione. In data 24 dicembre 2014 egli ha parallelamente inoltrato ricorso all'autorità di vigilanza, chiedendo in via preliminare che l'UE riconsideri il proprio operato, accertando la nullità della domanda di esecuzione e del conseguente precetto esecutivo e procedendo alle relative cancellazioni, oppure che l'autorità di vigilanza ordini la provvisoria cancellazione del precetto sino alla conclusione della procedura di ricorso, in via principale l'accertamento della nullità della domanda di esecuzione e del connesso precetto esecutivo, con conseguente cancellazione.\nA.b. L'UE ha riconsiderato il proprio provvedimento e in data 31 dicembre 2014 ha accertato la nullità del precetto esecutivo e deciso la sua cancellazione. Contro la decisione di riconsiderazione è insorta l'avv. A._ con ricorso 19 gennaio 2015, chiedendo l'accertamento della sua nullità rispettivamente il suo annullamento.\nB.\nVertendo sullo stesso atto esecutivo, il Tribunale di appello del Cantone Ticino ha congiunto le due procedure di ricorso, precisando altresì che i dispositivi sarebbero restati separati ed avrebbero potuto essere impugnati anche separatamente. Nel merito, con sentenza 24 giugno 2016 esso ha respinto il ricorso dell'avv. A._ e dichiarato senza oggetto quello presentato dall'avv. B._.\nC.\nCon allegato 15 luglio 2016, l'avv. A._ insorge avanti al Tribunale federale contro il giudizio cantonale con ricorso in materia civile, chiedendo che ne sia accertata la nullità. Con allegato 18\/22 agosto 2016, ella ha anche chiesto la ricusazione del Presidente e dell'intera II Corte di diritto civile del Tribunale federale, nonché la concessione dell'assistenza giudiziaria. La domanda di concessione dell'effetto sospensivo al ricorso è stata respinta con decreto 18 luglio 2016.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"1d3b08ff-9a58-417f-b72a-2344b9454819","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La X._ SA è proprietaria di uno stabile adibito a albergo ristorante situato in zona residenziale R3i del Comune di Lumino. Il 6 luglio 2005 la citata società ha chiesto al Municipio, mediante notifica, il permesso di eseguire al secondo piano dell'edificio una serie di lavori di ristrutturazione e miglioria, che implicavano anche lo spostamento di alcune pareti interne. Contro detto progetto sono pervenute al Municipio numerose opposizioni, tra cui quella di A._, che paventavano in sostanza l'insediamento di attività inconciliabili con la funzione residenziale della zona.\nA. La X._ SA è proprietaria di uno stabile adibito a albergo ristorante situato in zona residenziale R3i del Comune di Lumino. Il 6 luglio 2005 la citata società ha chiesto al Municipio, mediante notifica, il permesso di eseguire al secondo piano dell'edificio una serie di lavori di ristrutturazione e miglioria, che implicavano anche lo spostamento di alcune pareti interne. Contro detto progetto sono pervenute al Municipio numerose opposizioni, tra cui quella di A._, che paventavano in sostanza l'insediamento di attività inconciliabili con la funzione residenziale della zona.\nB. Il 22 novembre 2005 il Municipio ha respinto la domanda di costruzione, poiché le carenze della documentazione prodotta avrebbero impedito di esaminarla compiutamente. La Sezione dei permessi e dell'immigrazione (SPI) ha d'altra parte rifiutato di ripristinare la patente di esercizio pubblico limitatamente ai piani inferiori dell'immobile. Con decisione del 28 marzo 2006 il Consiglio di Stato, adito dalla X._ SA, ha confermato entrambi i provvedimenti. Avverso questa pronunzia la proprietaria è insorta dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo che, con giudizio del 12 luglio 2006, ha accolto i ricorsi e ha annullato la decisione governativa, quella municipale e quella della SPI. La Corte cantonale ha quindi rinviato gli atti al Municipio affinché rilasci la licenza edilizia richiesta, subordinandola semmai alle opportune condizioni, e alla SPI perché ripristini la patente d'esercizio pubblico.\nB. Il 22 novembre 2005 il Municipio ha respinto la domanda di costruzione, poiché le carenze della documentazione prodotta avrebbero impedito di esaminarla compiutamente. La Sezione dei permessi e dell'immigrazione (SPI) ha d'altra parte rifiutato di ripristinare la patente di esercizio pubblico limitatamente ai piani inferiori dell'immobile. Con decisione del 28 marzo 2006 il Consiglio di Stato, adito dalla X._ SA, ha confermato entrambi i provvedimenti. Avverso questa pronunzia la proprietaria è insorta dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo che, con giudizio del 12 luglio 2006, ha accolto i ricorsi e ha annullato la decisione governativa, quella municipale e quella della SPI. La Corte cantonale ha quindi rinviato gli atti al Municipio affinché rilasci la licenza edilizia richiesta, subordinandola semmai alle opportune condizioni, e alla SPI perché ripristini la patente d'esercizio pubblico.\nC. A._ impugna questo giudizio con un ricorso di diritto pubblico. Chiede, in via preliminare di conferire effetto sospensivo al gravame e, nel merito, di annullare la criticata sentenza e di rinviare gli atti all'autorità cantonale per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"0efb27b2-97c0-4105-8401-6ed8a4fd3334","text":"Fatti:\nA.\nDal matrimonio tra A.A._ e B.A._ è nato, il 5 novembre 2001, C.A._.\nDopo aver ricevuto una richiesta di intervento da parte dei genitori (che chiedevano un allontanamento del figlio per evitare \"gravi danni di violenza domestica \"), con decisione 29 novembre 2017 l'Autorità regionale di protezione 7 sede di Capriasca ha deciso di privarli del diritto di determinare il luogo di dimora del minore e di collocare quest'ultimo: dapprima in un istituto, poi presso la Clinica psichiatrica cantonale di Mendrisio (a scopo di perizia ed in seguito a scopo di cura e assistenza) ed infine presso una comunità terapeutica in Italia (a scopo di cura e assistenza).\nIn data 4 ottobre 2018 A.A._ e B.A._ hanno chiesto di revocare il collocamento presso la comunità terapeutica e di potersi occupare personalmente del figlio. Con decreto 21 novembre 2018 l'autorità di protezione ha sospeso con effetto immediato le relazioni personali tra figlio e genitori e ha intimato a questi ultimi i rapporti dei vari servizi che si occupano del figlio, assegnando un termine di 15 giorni per formulare eventuali osservazioni. Il 12 dicembre 2018 si è tenuta un'udienza alla presenza di entrambi i genitori. Mediante decisione 19 dicembre 2018 l'autorità di protezione ha respinto la richiesta di revoca del collocamento coattivo a scopo di cura e assistenza, ha confermato il ritiro della custodia ai genitori e ha stabilito le relazioni personali tra figlio e genitori.\nCon decisione 27 febbraio 2019 l'autorità di protezione ha nominato l'avv. Gilles Benedick quale curatore di rappresentanza del minore.\nB.\nMediante sentenza 11 giugno 2019 il Presidente della Camera di protezione del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto, per quanto ricevibile, il reclamo interposto dai coniugi A._ avverso la decisione 19 dicembre 2018 dell'autorità di protezione.\nC.\nCon ricorso 10 luglio 2019 A.A._ e B.A._ hanno impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo di revocare il ritiro della custodia parentale, di revocare il collocamento coattivo del figlio a scopo di cura e assistenza presso la comunità terapeutica in Italia, di revocare il mandato ai vari uffici di protezione coinvolti e di essere posti al beneficio dell'assistenza giudiziaria per la sede federale.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"07b711f4-3272-4d08-bc8c-5be2502828e5","text":"Fatti:\nA.\nL'avv. A._ è esecutore testamentario nella successione fu C._. È inoltre stato presidente del consiglio di amministrazione della D._ SA, società di cui il defunto era azionista, ed ha svolto l'attività di legale della società stessa e di C._. Nell'ambito dell'amministrazione della successione, sono sorti dei contrasti tra l'avv. A._ e E._ nonché B._, figli di C._. L'avv. H._ è incaricato di rappresentare gli interessi degli eredi nella successione. Tra le parti è in particolare pendente una causa civile presso la Pretura di Lugano.\nB.\nIl 27 dicembre 2018, l'avv. H._ ha inviato all'avv. A._ una lettera, con copia agli altri due membri del consiglio di amministrazione della D._ SA, nella quale gli rimproverava sostanzialmente di avere avviato una procedura giudiziaria contro la società senza informare gli eredi, \"con l'unico evidente intento di tutelare i suoi interessi pecuniari\". Nello scritto, l'avv. H._ ha inoltre rimproverato al collega un \"grave conflitto d'interessi\"e una \"malriposta arroganza\" con cui persisteva a \"strumentalizzare le norme del diritto societario, successorio e deontologiche per sue sole finalità finanziarie\".\nC.\nIn relazione al contenuto di tale messaggio, l'avv. A._ ha presentato il 21 marzo 2019 al Ministero pubblico del Cantone Ticino una querela penale nei confronti dell'avv. H._ per i reati di calunnia, diffamazione ed ingiuria.\nD.\nCon decisione dell'11 dicembre 2019, il Procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere, ritenendo non adempiuti i presupposti dei reati prospettati.\nE.\nCon sentenza del 30 aprile 2020, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha respinto un reclamo presentato dall'avv. A._ contro il decreto di non luogo a procedere. La Corte cantonale ha ritenuto che lo scritto dell'avv. H._ costituiva una critica professionale riferita principalmente all'attività del querelante quale presidente del consiglio di amministrazione della D._ SA, negando una lesione dell'onore protetto penalmente.\nF.\nL'avv. A._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 5 giugno 2020 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di riformarla nel senso di accogliere il suo reclamo, di annullare il decreto di non luogo a procedere e di rinviare la causa al Ministero pubblico per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi. Chiede inoltre di porre gli oneri processuali e le ripetibili a carico del querelato. In via subordinata, postula l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio della causa alla Corte cantonale per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale e l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"08d60759-7c74-4b6a-a926-0057ac6b2f9e","text":"Fatti:\nA. Con decreto di accusa del 23 maggio 2007, il Sostituto Procuratore pubblico del Cantone Ticino ha ritenuto A._ autore colpevole dei reati di cui all'art. 23 cpv. 1 e 4 LDDS, proponendone la condanna a una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di fr. 90.-- ciascuna, per complessivi fr. 8'100.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, nonché a una multa di fr. 3'000.-- fissando in 30 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento.\nB. Statuendo sull'opposizione sollevata da A._ contro suddetto decreto, l'8 luglio 2008 il Giudice della Pretura penale lo ha assolto da entrambe le imputazioni.\nC. Con sentenza dell'8 maggio 2009, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) ha parzialmente accolto il ricorso per cassazione inoltrato dal Sostituto Procuratore pubblico avverso la decisione di prima istanza. Pur confermando il proscioglimento di A._ dall'imputazione di contravvenzione all'art. 23 cpv. 4 LDDS, essa lo ha dichiarato autore colpevole di infrazione all'art. 23 cpv. 1 LDDS. La CCRP ha inoltre rinviato gli atti alla Pretura penale per un nuovo giudizio sulla commisurazione della pena e sulle spese di prima sede.\nD. A._ si aggrava dinanzi al Tribunale federale con ricorso in materia penale subordinatamente ricorso sussidiario in materia costituzionale con cui chiede l'annullamento della sentenza della CCRP.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"0ba38446-6968-4f20-82b6-8f7acdead08c","text":""} -{"id":"f9795231-aad5-479a-bb49-bc163f57b19d","text":""} -{"id":"7c219b16-16ec-4718-9bb0-6e2139d99295","text":""} -{"id":"131e0410-e61c-4b84-b7cf-c8b4fb60716f","text":"Fatti:\nA. Con sentenza 1C_352\/2011 del 18 ottobre 2011 il Tribunale federale, ritenuto che l'anticipo richiesto non fosse stato versato tempestivamente, ha dichiarato inammissibile un ricorso per denegata\/ritardata giustizia in materia pianificatoria, inoltrato da A._ e da B._.\nB. Il 9 novembre 2011 le ricorrenti presentano al Tribunale federale una domanda di revisione di detta sentenza adducendo che l'importo sarebbe stato addebitato sul conto bancario del loro legale entro il termine suppletorio.\nIl Tribunale federale, assunte le necessarie informazioni relative al citato pagamento presso Posfinance, ha concesso alle ricorrenti la facoltà di esprimersi in merito."} -{"id":"d77a910d-ad38-4cc1-9815-63677ac529d0","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietario delle particelle n. 852, 115 e 116 RFD di X._. Su quest'ultimo fondo sorge un rustico riattato usato per la cura dei vigneti siti sugli altri due fondi. La particella n. 852 confina con la particella n. 113 di proprietà di B._, sulla quale sorge una casa d'abitazione. A favore della particella n. 113 sono iscritte, dal 30 marzo 1940, due servitù di passo pedonale a carico delle particelle n. 852 e 115, lungo un percorso che si raccorda ad un sentiero pubblico e che raggiunge la strada carrozzabile. Il fondo n. 113 beneficia anche - apparentemente dagli anni settanta - di un accesso veicolare fino alla pubblica via attraverso altri quattro fondi, di cui tre di proprietà dello stesso B._.\nCon petizioni 7 aprile e 3 maggio 2004 A._ ha convenuto B._ dinanzi al Pretore del Distretto di Lugano per ottenere la cancellazione delle servitù gravanti le particelle n. 852 e 115. Il 16 maggio 2013 il Giudice di prime cure ha accolto le petizioni e ordinato all'ufficiale del registro fondiario la cancellazione delle servitù.\nB.\nIn accoglimento degli appelli presentati da B._, con sentenza 15 settembre 2015 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha riformato le decisioni pretorili respingendo le petizioni.\nC.\nCon ricorso sussidiario in materia costituzionale 21 ottobre 2015, A._ si è rivolto al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullare la sentenza cantonale e di rinviare la causa all'istanza inferiore \" affinché proceda alla dovuta motivazione come ai considerandi della presente decisione \", in via subordinata di riformare la sentenza cantonale nel senso di confermare le decisioni pretorili.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"a46a9a46-7ccc-4753-a7c1-dfb7092b3c71","text":"Fatti:\nA.\nLa costituzione della società in nome collettivo C._, che aveva lo scopo di condurre il ristorante D._ a X._ risale all'ottobre 1990. Nel 2006, a seguito del decesso di E._, la società ha cambiato ragione sociale in F._. Lo scopo sociale è rimasto invariato. Alla morte di G._, A._ è poi subentrato nella quota parte del padre.\nLa società in nome collettivo F._ è stata sciolta con accordo sottoscritto tra i soci... marzo 2013. Lo stesso giorno questi ultimi hanno ceduto a terzi i mappali yyy (uuu mq) e zzz (vvv mq) RFD del Comune di X._ - da loro posseduti in ragione di 1⁄2 (A._), 1⁄4 (I._) e 1⁄4 (H._) e che costituivano fino al 2002 un'unica particella (originario mappale yyy di www mq) - per un importo di fr. 4'500'007.--.\nB.\nL'11 marzo 2015, l'Ufficio circondariale di tassazione competente ha notificato ai coniugi A._ e B._ la decisione di tassazione 2013. In tale contesto, e in particolare in relazione al calcolo dell'imposta federale diretta, ha aggiunto ai proventi dichiarati dai contribuenti un reddito da attività indipendente di fr. 1'768'000.--, definendoli come \"valori stabiliti, sulla base degli elementi noti all'autorità fiscale e delle indicazioni fornite dal contribuente o dal rappresentante legale in merito alla vendita delle proprietà immobiliari di X._, tutte di carattere aziendale\".\nL'originaria tassazione è stata in seguito confermata, sia su reclamo, sia su ricorso alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 6 ottobre 2016. Confrontata a sua volta con l'argomentazione secondo cui la superficie costituente la particella zzz, che fino al 2002 faceva parte della particella yyy, non era mai stata utilizzata a fini commerciali, anche la Corte cantonale l'ha in effetti respinta.\nC.\nIl 9 novembre 2016 A._ e B._ hanno impugnato il giudizio della Camera di diritto tributario con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, domandandone la riforma.\nIn corso di procedura, la Divisione delle contribuzioni ha chiesto al Tribunale federale di confermare la decisione della Camera di diritto tributario. Con una risposta tardiva, la stessa domanda è giunta da quest'ultima."} -{"id":"0e6c16ad-11f4-4496-895a-18b218793674","text":"Fatti:\nA. A.a Il 17 luglio 2006 C._ era stato assunto dalla A.A._ SA quale muratore con una retribuzione mensile lorda di fr. 4'752.-- e le condizioni contrattuali previste dal contratto nazionale mantello per l'edilizia. Il lavoratore ha annunciato il 22 gennaio 2008 un infortunio (trauma distorsivo al piede e alla caviglia destri) comportante un'inabilità al lavoro del 100 % per una durata da determinare.\nCon lettera 17 aprile 2008 in cui ha pure rilevato che dalla sua assunzione C._ aveva lavorato 109 giorni ed era stato assente 446 giorni, la A.A._ SA gli ha notificato la disdetta immediata del contratto di lavoro. Essa ha motivato tale misura con la constatazione che egli era stato sorpreso il giorno prima ad eseguire lavori di muratura per la propria casa, nonostante l'assenza dal posto di lavoro per infortunio. Il 28 aprile 2008 C._ ha contestato il licenziamento immediato, ritenendolo ingiustificato, atteso che avrebbe affidato a terzi i lavori di riattazione della sua abitazione.\nA.b Con sentenza 25 marzo 2010 il Pretore del distretto di Lugano ha integralmente respinto l'istanza con cui C._ ha chiesto il pagamento di fr. 24'136.-- (salario lordo durante il termine ordinario di disdetta e l'indennità per licenziamento immediato ingiustificato) e lo ha condannato a versare alla A.A._ SA fr. 4'800.-- di ripetibili.\nB. In parziale accoglimento di un rimedio della parte soccombente, la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, con sentenza 10 settembre 2010, riformato la decisione di primo grado, condannando la convenuta a pagare all'istante fr. 9'880.--, oltre interessi, al netto delle imposte alla fonte e delle trattenute per i premi delle assicurazioni sociali, nonché a versargli a titolo di ripetibili fr. 1'600.-- per la procedura pretorile e fr. 800.-- per la procedura di seconda istanza. La Corte cantonale ha reputato il licenziamento immediato ingiustificato, perché basato su un sospetto non verificato ed avvenuto senza alcuna diffida a riprendere il lavoro. Nei motivi della sua decisione ha ritenuto che il lavoratore avesse diritto allo stipendio fino al termine ordinario di disdetta, che ammonta a fr. 9'880.--, e a un'indennità di fr. 4'750.-- per il licenziamento immediato ingiustificato. Quest'ultimo importo non risulta tuttavia dal dispositivo della sentenza di appello.\nC. Con ricorso in materia civile del 19 ottobre 2010 la A.A._ SA postula l'annullamento della sentenza di secondo grado e la sua modifica nel senso che l'appello avversario sia respinto. Narrati e completati i fatti, lamenta un'applicazione manifestamente insostenibile dell', perché il dipendente, che non si è recato sul posto di lavoro adducendo un'inabilità lavorativa in seguito ad un infortunio, avrebbe esercitato la - medesima - attività di muratore nel cantiere di casa sua. In via subordinata, per l'eventualità in cui il licenziamento in tronco non dovesse essere ritenuto giustificato, afferma che l' sarebbe stato applicato in modo errato, perché in concreto sarebbero realizzate le condizioni che permettono di concedere al lavoratore unicamente la retribuzione dovuta per il periodo regolare di disdetta ed escludere l'attribuzione di un'ulteriore indennità. Secondo la ricorrente la decisione cantonale sarebbe pure fondata su un apprezzamento arbitrario delle prove, perché ha negato che in concreto fossero dati i presupposti per una risoluzione immediata del contratto di lavoro. Sostiene infine che, vista la gravità della causa posta a fondamento del licenziamento, l'applicazione dell' non presupponeva la pronuncia di un avvertimento, ma che in ogni caso il 16 aprile 2008 vi sarebbe pure stata una messa in guardia telefonica del lavoratore.\nCon risposta 29 novembre 2010 C._ propone la reiezione del ricorso nella misura in cui è ammissibile."} -{"id":"09bd3b00-4c14-4ab3-b966-b9eddafa6d1b","text":"Fatti:\nA. Z._, nato nel 1955, all'epoca dei fatti alle dipendenze dell'impresa costruzioni generali R._ in qualità di fabbro e meccanico e in quanto tale assicurato presso l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), in data 21 agosto 2003 è rimasto vittima di un infortunio alla spalla destra. L'INSAI ha assunto il caso e corrisposto le prestazioni di legge.\nIl 4 dicembre 2005, l'interessato è rimasto vittima di un ulteriore infortunio a seguito del quale ha battuto a terra la spalla e il gomito destro nonché l'anca sinistra. L'INSAI ha riconosciuto la propria responsabilità anche per questo caso.\nCon decisione del 28 settembre 2009, sostanzialmente confermata l'11 gennaio 2010 anche in seguito all'opposizione dell'interessato, l'assicuratore infortuni gli ha assegnato una rendita d'invalidità del 33% con effetto dal 1° maggio 2007 e un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) del 15%. L'INSAI ha in particolare osservato che i disturbi al gomito destro non erano stati presi in considerazione ai fini della valutazione dell'invalidità per difetto del necessario nesso causa-le con gli eventi assicurati.\nB. Postulando il riconoscimento del nesso di causalità tra infortuni e disturbi al gomito destro con conseguente assegnazione di una rendita corrispondente a un grado d'invalidità del 100% e di un'IMI del 35% almeno, Z._, con il patrocinio dell'avv. Marco Cereghetti, è insorto al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale, statuendo per giudice unico, ha respinto il gravame (pronuncia del 15 luglio 2010).\nC. Contestando di nuovo il mancato riconoscimento del necessario nesso causale tra eventi infortunistici e disturbi al gomito destro, Z._, sempre patrocinato dall'avv. Cereghetti, ha presentato ricorso al Tribunale federale, al quale, protestate spese e ripetibili, chiede, in via principale, l'annullamento del giudizio cantonale e l'erogazione di una rendita LAINF dell'80% almeno e di un'IMI del 25% almeno. In via subordinata domanda il rinvio degli atti al Tribunale cantonale o comunque all'assicuratore infortuni per complemento istruttorio e nuova decisione.\nL'INSAI propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"521e1072-dbb2-4384-a0a8-97abfc7df514","text":"Fatti:\nA.\nIn data 12 dicembre 2014 l'avv. A._ si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano chiedendogli che venisse ordinato in via cautelare alla \"RSI Radio Televisione Svizzera, succursale di Comano\" di cancellare dai suoi siti web \"la notizia dello scorso febbraio e quella del 26 novembre 2014\", in via subordinata \"la notizia del 26 novembre 2014\", in via ancor più subordinata che le venisse permesso \"di esercitare il proprio diritto di replica a tutte le notizie apparse sulla RSI\". Il Pretore ha dichiarato l'istanza irricevibile, subordinatamente l'ha respinta, con giudizio 17 marzo 2015. Ha peraltro condannato l'istante al pagamento di una multa disciplinare di fr. 1'000.-- e messo a suo carico le spese processuali e le ripetibili.\nB.\nCon decisione 25 giugno 2015 la I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto l'appello di A._, ponendo le spese processuali a suo carico.\nC.\nCon allegato 9 settembre 2015, A._ (di seguito: ricorrente) si è rivolta al Tribunale federale formulando un ricorso per denegata e ritardata giustizia nonché ricorso in materia civile contro la predetta decisione del Tribunale di appello. In data 2 ottobre 2015, ella ha pure formulato istanza di assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"0b40fe26-8ebf-4524-be6f-37eef6c19ba7","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Entrato in Svizzera all'inizio del 2002 A.A._, cittadino peruviano, vi si è sposato il 2 maggio 2002 con B.A._, cittadina svizzera. Per tal motivo è stato posto al beneficio di un permesso di dimora annuale, in seguito regolarmente rinnovato. Il 1° giugno 2005 ha informato l'autorità di polizia degli stranieri che assieme alla moglie si erano trasferiti da Paradiso a Pallazzo presso l'appartamento di una loro amica e il 5 aprile 2006, quando ha chiesto il rinnovo del proprio permesso di dimora, le ha comunicato che dal 15 gennaio 2006 viveva separato dalla consorte, la quale aveva locato un appartamento a Lugano-Cassarate.\nSentiti separatamente il 23 maggio e il 6 luglio 2006 dalla polizia cantonale sulla loro situazione matrimoniale, i coniugi A._ hanno entrambi ammesso di vivere separati. La moglie ha dichiarato di riservarsi una fase di riflessione riguardo al suo avvenire coniugale, mentre il marito ha auspicato un rapido ripristino della comunione domestica. Con scritto del 30 agosto 2006 i coniugi A._ hanno informato l'autorità di polizia degli stranieri che erano tornati a vivere insieme nell'appartamento di Pazzallo.\nSentiti separatamente il 23 maggio e il 6 luglio 2006 dalla polizia cantonale sulla loro situazione matrimoniale, i coniugi A._ hanno entrambi ammesso di vivere separati. La moglie ha dichiarato di riservarsi una fase di riflessione riguardo al suo avvenire coniugale, mentre il marito ha auspicato un rapido ripristino della comunione domestica. Con scritto del 30 agosto 2006 i coniugi A._ hanno informato l'autorità di polizia degli stranieri che erano tornati a vivere insieme nell'appartamento di Pazzallo.\nB. Con decisione del 1° settembre 2006 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone Ticino ha rifiutato di rinnovare il permesso di dimora di A.A._ e gli ha fissato un termine per lasciare il territorio cantonale. Ha rilevato, in sintesi, che siccome i coniugi non convivevano più e che un'imminente ripresa della vita coniugale non era per il momento prevista il permesso sollecitato, il quale era stato rilasciato solo in ragione del matrimonio, aveva perso il senso d'essere.\nLa decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino, il 15 maggio 2007, il quale ha altresì rilevato che i coniugi si erano nuovamente separati nel marzo 2007 quando la moglie era andata a vivere con il suo nuovo compagno, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 2 luglio 2007.\nLa decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino, il 15 maggio 2007, il quale ha altresì rilevato che i coniugi si erano nuovamente separati nel marzo 2007 quando la moglie era andata a vivere con il suo nuovo compagno, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 2 luglio 2007.\nC. Il 20 agosto 2007 A.A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che gli venga rilasciato un permesso di dimora annuale. Censura in sostanza la violazione degli art. 7 LDDS e 8 CEDU, del principio della proporzionalità nonché un accertamento arbitrario dei fatti.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale amministrativo si riconferma nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza, a cui si allinea anche l'Ufficio federale della migrazione, mentre il Consiglio di Sato si rimette al giudizio di questo Tribunale.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale amministrativo si riconferma nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza, a cui si allinea anche l'Ufficio federale della migrazione, mentre il Consiglio di Sato si rimette al giudizio di questo Tribunale.\nD. Con decreto presidenziale del 22 agosto 2007 è stato concesso effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"0da2de38-5249-49bc-b59d-0c264e329721","text":""} -{"id":"6105d252-935d-4cd1-ac4e-ed703832ff2a","text":""} -{"id":"62d9e146-0839-4cb0-a5e8-155917182a85","text":"Fatti:\nA.\nIl 24 gennaio 2007 e il 5 febbraio 2007, B._ (quale mutuante) e A._ (quale mutuatario) hanno concluso due contratti di mutuo di fr. 150'000.-- ciascuno. I contratti stabilivano che la restituzione dell'importo di fr. 300'000.--, senza interessi, doveva avvenire entro il 31 dicembre 2009. Con la loro sottoscrizione, A._ confermava di avere ricevuto la somma concordata.\nIl 19 settembre 2008 le parti hanno sottoscritto un ulteriore accordo, riguardante la cessione di quote azionarie di diverse società a B._. In contropartita, questi si sarebbe impegnato a rimborsare a A._ fr. 58'000.--, da lui anticipati per l'acquisto di quote di una società, e a versargli fr. 350'000.-- entro il 31 dicembre 2008. Questo accordo prevedeva nel contempo che le azioni restassero depositate presso gli avv. C._ e D._ fino a che A._ non avesse confermato l'adempimento da parte di B._ delle condizioni stabilite.\nB.\nIn base ai contratti del 24 gennaio 2007 e del 5 febbraio 2007, nel febbraio 2010 B._ ha fatto notificare a A._ un precetto esecutivo di fr. 300'000.-- (esecuzione xxx). L'opposizione al precetto è stata rigettata in via provvisoria con sentenza 5 maggio 2010 della Pretura di Bellinzona. Una procedura ex si è conclusa con l'accertamento dell'inesistenza del debito di fr. 300'000.-- pronunciato dalla II Camera civile del Tribunale d'appello con sentenza del 23 marzo 2011, a causa della compensazione con il credito di fr. 350'000.-- vantato da A._ nei confronti di B._.\nNel seguito, B._ e A._ hanno adito nuovamente la Pretura di Bellinzona, facendo valere reciproche pretese finanziarie. Il Giudice si è espresso sulle stesse il 18 aprile 2013, stabilendo tra l'altro che la somma di fr. 350'000.-- di cui all'accordo 19 settembre 2008, ancora depositata presso il notaio D._, dovesse essere liberata a favore di A._, avendo egli fornito la prestazione dovuta (cessione delle azioni in parola).\nC.\nIl 26 giugno 2014 A._ ha adito la Pretura di Locarno-Campagna chiedendo la condanna di B._ al pagamento di fr. 313'729.--, pari all'importo che l'attore aveva versato il 16 settembre 2010 all'Ufficio esecuzione di Bellinzona nell'ambito dell'esecuzione xxx, al fine di ottenere la revoca dell'apertura del fallimento nei suoi confronti. Davanti al Pretore aggiunto, A._ ha sostenuto che i contratti di mutuo del 24 gennaio e del 5 febbraio 2007 non erano in realtà mai stati adempiuti e il convenuto non avrebbe mai dimostrato di avergli versato la somma di fr. 300'000.--. Sempre a dire dell'attore, il fatto che con sentenza 18 aprile 2013 il convenuto si sia lasciato condannare a pagare fr. 350'000.-- dal Pretore di Bellinzona senza nulla eccepire riguardo alla compensazione con il proprio credito di fr. 300'000.--, comprovava che tale importo doveva essere restituito poiché indebitamente incassato.\nCon sentenza 3 dicembre 2014 il Pretore aggiunto di Locarno-Campagna ha accolto l'eccezione di cosa giudicata sollevata con la risposta, dichiarando irricevibile la petizione di A._. La pronuncia del Pretore aggiunto è stata confermata il 28 aprile 2017 dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino.\nD.\nIl 6 giugno 2017 A._ ha impugnato la sentenza dei Giudici cantonali con ricorso in materia civile al Tribunale federale; in riforma del querelato giudizio, chiede che la petizione promossa davanti alla Pretura di Locarno-Campagna sia dichiarata ammissibile.\nCon risposta del 10 luglio 2017 l'opponente domanda che, nella misura in cui risulti ammissibile, il ricorso sia respinto."} -{"id":"04086149-eb41-4ff8-becd-c36546b1b1f0","text":""} -{"id":"3c93069d-3c97-4325-9fb0-a0c2371b1c5e","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Negli anni '80 A._, nato nel 1960, da ultimo pavimentatore stradale, è stato vittima di un infortunio che aveva interessato l'avampiede sinistro, con rottura completa del tendine estensore lungo l'alluce. Nel settembre 1989 ha subito un intervento di ricostruzione, che l'ha portato ad essere dichiarato abile al lavoro dall'11 dicembre 1989.\nA.b. Il 12 giugno 2015 A._ è caduto da un'altezza di 70-80 cm mentre stava caricando un dumper e ha battuto a terra l'emibacino sinistro, riportando una frattura da sfondamento dell'acetabolo a sinistra. L'INSAI ha assunto il caso. L'assicurato ha ripreso il proprio lavoro dal 20 aprile 2016, dopo aver trovato una piena abilità lavorativa dal 1° febbraio 2016.\nA.c. Il 26 luglio 2016 il datore di lavoro di A._ ha annunciato all'INSAI una ricaduta dell'infortunio del 12 giugno 2015 determinata dalla presenza di dolori alla regione lombare con interessamento fino all'arto inferiore sinistro. Dopo aver svolto alcuni accertamenti, l'INSAI con decisione del 21 febbraio 2018, confermata su opposizione il 4 giugno 2018, ha dichiarato estinto il diritto a versare prestazioni dal 25 agosto 2017.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto publico al Tribunale federale con cui chiede in via principale l'annullamento del giudizio cantonale e il riconoscimento che le patologie di cui egli soffre sono di origine posttraumatica. Tali patologie devono essere all'origine di un'incapacità lavorativa completa in ambito usuale e del 50% in attività adeguate. In via subordinata, egli chiede il rinvio della causa all'INSAI per esperire nuovi accertamenti e definire il diritto alle prestazioni di lunga durata dell'assicurazione contro gli infortuni.\nL'INSAI chiede la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"180ab089-6521-4b11-875b-e6f504f6078f","text":"Fatti :\nA.- Il consiglio di amministrazione della L._ SA, costituita l'8 gennaio 1986 con sede a B._, era composto, dal 22 gennaio 1986, di P._, presidente, e G._, vicepresidente, entrambi con diritto di firma individuale. P._ è poi divenuto amministratore unico il 10 maggio 1996, dopo che G._, a seguito delle sue dimissioni, è stato alla stessa data radiato dal registro di commercio. Con decreto pretorile 6 dicembre 1996 è stato pronunciato il fallimento della società.\nMediante decisione 8 gennaio 1998 la Cassa cantonale di compensazione del Cantone Ticino, costatato di aver subito un danno di fr. 501'614. 30 a causa del mancato versamento dei contributi paritetici da parte della fallita riferiti al 1995, a tre acconti mensili del 1996 nonché alla ripresa salariale per gli anni 1990-1993, ne ha preteso il pagamento, in via solidale, da G._ e P._.\nB.- A seguito dell'opposizione di G._, la Cassa il 19 febbraio 1998 ha promosso nei suoi confronti una petizione al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, postulandone la condanna al risarcimento del predetto importo, sempre in solido con P._, il quale aveva accettato la decisione amministrativa.\nPer giudizio 28 febbraio 2000 l'autorità giudiziaria cantonale ha accolto la petizione contro G._, ritenendolo responsabile del danno. In sostanza i primi giudici gli hanno addebitato grave negligenza per non essersi sufficientemente preoccupato del pagamento dei contributi.\nIn data 4 aprile 2000, la Corte cantonale ha poi dichiarato irricevibile un'istanza di revisione inoltrata dall'interessato il 30 marzo 2000, adducendo di non essere competente a decidere, poiché il giudizio 28 febbraio 2000, intimato il successivo 16 marzo, non era ancora cresciuto in giudicato.\nC.- Avverso le due pronunzie cantonali G._, patrocinato dall'avv. Franco Gianoni di Bellinzona, insorge al Tribunale federale delle assicurazioni con un unico ricorso di diritto amministrativo. Postula, in via principale, l'annullamento del giudizio 4 aprile 2000 relativo all'istanza di revisione e il conseguente rinvio degli atti all'autorità inferiore per statuire nel merito dell'istanza medesima. In via subordinata chiede, invece, la riforma del giudizio 28 febbraio 2000 nel senso di respingere la petizione della Cassa. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nLa Cassa e l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali rinunciano a determinarsi."} -{"id":"1d85751b-562f-43c8-b0e3-5cc9213eaf0d","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 19 febbraio 2004 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Z._, nell'ambito del procedimento penale aperto contro B._ e altri, nel quadro dell'inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione della contabilità di società del gruppo X._, per bancarotte fraudolente e per riciclaggio, ha presentato alla Svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria. L'autorità richiedente, ritenuto che ingenti somme di denaro sarebbero state distratte a scapito della società C._ del citato gruppo e che parte di esse sarebbero transitate o state depositate su conti presso la banca D._, la banca E._ e la banca F._ di Lugano e di Chiasso, ha chiesto il sequestro di qualsiasi somma riconducibile a detti fatti, depositata presso questi istituti di credito, e la consegna della documentazione bancaria dei conti.\nA. Il 19 febbraio 2004 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Z._, nell'ambito del procedimento penale aperto contro B._ e altri, nel quadro dell'inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione della contabilità di società del gruppo X._, per bancarotte fraudolente e per riciclaggio, ha presentato alla Svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria. L'autorità richiedente, ritenuto che ingenti somme di denaro sarebbero state distratte a scapito della società C._ del citato gruppo e che parte di esse sarebbero transitate o state depositate su conti presso la banca D._, la banca E._ e la banca F._ di Lugano e di Chiasso, ha chiesto il sequestro di qualsiasi somma riconducibile a detti fatti, depositata presso questi istituti di credito, e la consegna della documentazione bancaria dei conti.\nB. Fondandosi sull'art. XVIII cpv. 1 lett. a dell'Accordo tra la Svizzera e l'Italia che completa la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, del 10 settembre 1998 (in seguito: l'Accordo; RS 0.351.945.41), l'Ufficio federale di giustizia (quale Ufficio centrale), con decisione di entrata in materia e di sequestro del 2 marzo 2004, ha delegato l'esecuzione della rogatoria al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), competente per istruire procedure in casi di criminalità organizzata e di riciclaggio di denaro (). L'UFG ha inoltre posto sotto sequestro conti e averi presso la banca D._, la banca E._ e la banca F._ intestati, tra l'altro, all'indagato A._, sui quali sono stati effettuati bonifici sospetti, ordinando alle banche di trasmettere al MPC la documentazione di queste relazioni o di altre riferibili ai citati fatti. Infine, l'UFG ha autorizzato le autorità giudiziarie italiane a consultare gli atti sequestrati, qualora la loro presenza fosse necessaria per determinare la rilevanza delle informazioni assunte (dispositivo n. III\/3).\nB. Fondandosi sull'art. XVIII cpv. 1 lett. a dell'Accordo tra la Svizzera e l'Italia che completa la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, del 10 settembre 1998 (in seguito: l'Accordo; RS 0.351.945.41), l'Ufficio federale di giustizia (quale Ufficio centrale), con decisione di entrata in materia e di sequestro del 2 marzo 2004, ha delegato l'esecuzione della rogatoria al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), competente per istruire procedure in casi di criminalità organizzata e di riciclaggio di denaro (). L'UFG ha inoltre posto sotto sequestro conti e averi presso la banca D._, la banca E._ e la banca F._ intestati, tra l'altro, all'indagato A._, sui quali sono stati effettuati bonifici sospetti, ordinando alle banche di trasmettere al MPC la documentazione di queste relazioni o di altre riferibili ai citati fatti. Infine, l'UFG ha autorizzato le autorità giudiziarie italiane a consultare gli atti sequestrati, qualora la loro presenza fosse necessaria per determinare la rilevanza delle informazioni assunte (dispositivo n. III\/3).\nC. A._ impugna questa decisione con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede, in ordine, di concedere effetto sospensivo al gravame, nel senso di sospendere l'esecuzione della rogatoria riguardo al sequestro del conto xxx presso la banca D._, di cui è titolare, la trasmissione al MPC dei relativi atti bancari, e l'autorizzazione all'eventuale consultazione degli atti da parte delle autorità giudiziarie italiane. In via principale, postula di annullare la decisione dell'UFG, in via subordinata, di annullarla limitatamente al conto xxx, e in via ancor più subordinata, di modificare la decisione impugnata nel senso che il dispositivo n. III\/3 sia annullato.\nL'UFG propone di dichiarare inammissibile il ricorso.\nL'istanza cautelare è stata accolta, in via superprovvisionale, limitatamente alla presenza delle autorità italiane alla consultazione degli atti concernenti il conto litigioso."} -{"id":"12b54a48-239c-4132-b480-8fe8afded0b0","text":""} -{"id":"0543672d-407f-480d-8be2-606cdc087356","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 22 e 29 agosto 2017 il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ha respinto il ricorso presentato il 26 aprile 2017 da A._ (1972) cittadino italiano, contro la decisione del 14 marzo 2017 con cui il Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità dei Grigioni ha confermato quella emessa il 20 settembre 2016 dall'Ufficio grigionese della migrazione e del diritto civile che accertava che il permesso di domicilio di cui l'insorgente era titolare era decaduto al più tardi il 30 novembre 2014. Sulla base degli elementi figuranti nell'inserto di causa la Corte cantonale è infatti giunta alla conclusione che, come constatato dalle precedenti autorità, perlomeno da quella data l'interessato aveva trasferito il centro dei propri interessi da W._ a X._, in Italia. Inoltre essa ha inflitto una multa disciplinare al suo allora rappresentante per grave offesa alla decenza nei confronti di autorità.\nB.\nIl 27 settembre 2017 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso con cui chiede che, previo conferimento dell'effetto sospensivo, venga annullata la sentenza cantonale impugnata nonché il provvedimento di decadenza del proprio permesso di soggiorno emesso dall'Ufficio della migrazione e del diritto civile grigionese.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"0b2516f3-d34b-4a0d-843f-f396764e336b","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La società ticinese A._ SA importava e distribuiva in Svizzera le bibite prodotte dalla società italiana B._ S.p.A. Queste giungevano sopra delle palette di carico fino alla dogana di Chiasso, da dove la A._ SA le recapitava ai dettaglianti mediante dei vetturali svizzeri. Il 5 febbraio 2007 la B._ S.p.A ha fatturato alla A._ SA il valore di 9'510 palette, date in comodato e che non le erano state riconsegnate fino alla fine del 2006. Poiché un grande dettagliante (C._ SA) aveva nel frattempo restituito 3'330 palette al fabbricante di bevande, la A._ SA aveva pagato a saldo della fattura unicamente euro 44'500.--, importo corrispondente al controvalore di 6'180 palette. La collaborazione tra le due imprese è cessata nel 2013.\nA.b. Con petizione 15 aprile 2014 la B._ S.p.A ha chiesto al Pretore del distretto di Lugano di condannare la A._ SA a versarle euro 95'985.11 (euro 64'444.11 per la merce fornita nel 2013 e euro 31'545 per la mancata restituzione di 3'505 palette negli anni 2011-2013). La convenuta ha riconosciuto il debito per la merce fornita, ma ha contestato l'importo domandato per le palette. Essa ha, a sua volta, postulato con un'azione riconvenzionale che l'attrice fosse condannata a pagarle, in via principale, euro 278'100 a titolo di noleggio di 6'180 palette e, in via subordinata, euro 60'446.87, importo che ritiene pari al loro valore attuale. Ha motivato la pretesa riconvenzionale, asserendo che l'attrice aveva continuato ad utilizzare con i dettaglianti le predette palette, che aveva in precedenza \"venduto\" alla convenuta. Il Pretore ha, in parziale accoglimento della petizione, condannato la A._ SA al pagamento di euro 64'444.11, mentre ha integralmente respinto l'azione riconvenzionale. Egli ha indicato, riferendosi alla gestione delle palette menzionate nell'azione riconvenzionale e utilizzate per rifornire la C._ SA, che le parti avevano adottato il cosiddetto metodo dell'interscambio differito in cui la restituzione da parte del dettagliante viene posticipata e che quest'ultimo aveva verosimilmente riconsegnato le palette vuote alla convenuta e non, come da questa asserito, all'attrice principale.\nB.\nCon sentenza del 23 settembre 2019 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui era ricevibile, l'appello con cui la A._ SA aveva postulato la riforma della sentenza pretorile nel senso di accogliere la domanda riconvenzionale. Ha disatteso le censure rivolte contro la conclusione del primo giudice secondo cui non risultava che le palette erano tornate in possesso della B._ S.p.A. Non ha infatti ritenuto che la consegna a quest'ultima fosse rimasta incontestata o che fosse stata dimostrata e ha confermato che il luogo di origine in cui la C._ SA aveva dichiarato di aver reso le palette non era la sede italiana dell'attrice, ma verosimilmente sempre Chiasso; ciò anche dopo che quest'ultima è subentrata alla convenuta nel traffico merci con tale negoziante.\nC.\nLa A._ SA postula, con ricorso in materia civile del 24 ottobre 2019, la riforma della sentenza cantonale nel senso che la domanda riconvenzionale sia accolta e la B._ S.p.A condannata a pagarle in via principale euro 278'100.-- e in via subordinata euro 60'446.87, oltre accessori. In via ancora più subordinata domanda l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio della causa all'autorità inferiore per nuova decisione. Lamenta una violazione degli art. 150 cpv. 1 e 222 cpv. 2 CPC, dato che l'opponente non avrebbe contestato di aver ricevuto le palette dalla C._ SA. Ritiene che in ogni caso i Giudici cantonali avrebbero violato l', perché essa aveva pure apportato le prove che il dettagliante aveva consegnato le palette all'opponente. Poiché quest'ultima avrebbe continuato ad utilizzare le 6'180 palette invece di restituirgliele, prosegue la ricorrente, sarebbe sorto per atti concludenti un contratto di affitto per il quale è dovuto un fitto di euro 7.50 per paletta. Conclude il gravame affermando che, qualora non venisse riconosciuta la predetta pretesa, l'opponente deve versarle euro 60'446.87, importo che corrisponderebbe al prezzo di acquisto a cui è stato aggiunto un risarcimento per compensare la perdita di valore dell'euro nei confronti del franco svizzero.\nCon risposta 11 novembre 2019 la B._ S.p.A propone la reiezione del ricorso."} -{"id":"1682934f-36c0-47d6-aee6-65deadeb987b","text":"Fatti:\nA.\nSulla particella n. 432 del Comune di Bellinzona, sezione di Sant'Antonio, sorge la Chiesa parrocchiale dei SS. Antonio e Abbondio, bene culturale d'interesse locale. Il fondo è attribuito all'area edifici e attrezzature d'interesse pubblico AP-EP 4. Il 23 agosto 2016, Swisscom Svizzera SA ha chiesto all'allora Comune di Sant'Antonio (ora Bellinzona in seguito all'aggregazione) la licenza edilizia per installare un impianto per la telefonia mobile, costituito di due antenne a pannello collocate in corrispondenza delle aperture ad arco della torre campanaria, nonché di due apparecchiature tecniche fissate più in basso, collocate all'interno del campanile. La scelta del sito è dettata dalle difficoltà riscontrate nel trovare altri luoghi disponibili e idonei a colmare la scarsa copertura di rete della Valle Morobbia. L'istante ha poi presentato un fotomontaggio della Chiesa e alcuni disegni in 3D della torre campanaria a impianto costruito.\nB.\nAlla richiesta si sono opposte A._ e B._, proprietarie di un'abitazione sita nelle vicinanze. I Servizi generali del Dipartimento del territorio hanno preavvisato favorevolmente la domanda, come la Sezione per la protezione dell'aria, dell'acqua e del suolo riguardo al rispetto delle norme concernenti le radiazioni non ionizzanti. L'Ufficio della natura e del paesaggio ritiene che l'installazione di quattro elementi di colore grigio all'interno della torre campanaria rispetta il contesto paesaggistico. L'Ufficio dei beni culturali ha invitato il Municipio a tener conto di alcune considerazioni sulla tutela della Chiesa. Il 7 dicembre 2016, respinte le opposizioni, il Municipio di Sant'Antonio ha rilasciato la licenza edilizia, ritenendo che le antenne non sarebbero percepibili dal suolo pubblico o da spazi accessibili al pubblico, decisione confermata il 28 marzo 2018 dal Consiglio di Stato, visto l'impatto visivo irrilevante delle antenne sul territorio. Adito dalle vicine, con giudizio dell'11 novembre 2019 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha accolto i ricorsi e annullato la decisione governativa e quella municipale.\nC.\nAvverso questa sentenza Swisscom (Svizzera) SA presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di riformarla nel senso di confermare la decisione governativa e quella municipale.\nLa Corte cantonale chiede di confermare la sentenza impugnata, l'Ufficio delle domande di costruzione e il Governo non formulano osservazioni e si rimettono al giudizio del Tribunale federale, B._ e A._ concludono per la reiezione del ricorso, mentre il Comune di Bellinzona propone di accoglierlo."} -{"id":"0bf5f83c-89af-4567-8ac7-63959b17f02c","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 22 febbraio 2005 il Presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano riconosceva A._ autore colpevole di ripetuta truffa aggravata siccome commessa per mestiere, in parte tentata, per avere nel periodo maggio 1995 - aprile 2004, agendo in correità con terzi, in 20 occasioni di cui quattro tentate, ingannato astutamente terze persone inducendole a credere che avrebbe loro procurato un finanziamento dietro compenso di indebiti versamenti per complessivi fr. 786'387.-- e complessivi € 630'000.--, rispettivamente tentato di ottenere € 145'000.--. Egli lo riconosceva inoltre autore colpevole di falsità in documenti per avere in più occasioni, allo scopo di procacciare a sé un indebito vantaggio e di nuocere al patrimonio altrui, formato falsi documenti ed alterato documenti veri, rispettivamente fatto uso di falsi documenti.\nCon medesima sentenza del 22 febbraio 2005 il Presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano riconosceva B._ autore colpevole di ripetuta truffa siccome commessa per mestiere, in parte tentata, per avere nel periodo maggio 1995 - aprile 2004, agendo in correità con terzi, in 18 occasioni di cui quattro tentate, ingannato astutamente terze persone inducendole a credere che avrebbe loro procurato un finanziamento dietro compenso di indebiti versamenti per complessivi fr. 636'387.-- e complessivi € 610'000.--. Lo riconosceva inoltre colpevole di falsità in documenti per avere nel settembre 2003 fatto uso di documenti dal contenuto inveritiero.\nIn applicazione della pena la Corte di assise condannava sia A._ (a cui riconosceva l'attenuante specifica del sincero pentimento) che B._ a 18 mesi di detenzione, computato il carcere preventivo sofferto, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di tre anni. Condannava altresì B._ all'espulsione effettiva dalla Svizzera per un periodo di sette anni.\nIn applicazione della pena la Corte di assise condannava sia A._ (a cui riconosceva l'attenuante specifica del sincero pentimento) che B._ a 18 mesi di detenzione, computato il carcere preventivo sofferto, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di tre anni. Condannava altresì B._ all'espulsione effettiva dalla Svizzera per un periodo di sette anni.\nB. Adita dal Procuratore pubblico del Canton Ticino, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello (CCRP) respingeva, con sentenza del 5 ottobre 2006, il ricorso per cassazione contro la sentenza di primo grado.\nB. Adita dal Procuratore pubblico del Canton Ticino, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello (CCRP) respingeva, con sentenza del 5 ottobre 2006, il ricorso per cassazione contro la sentenza di primo grado.\nC. Postulando l'annullamento della decisione dell'ultima istanza cantonale, il Procuratore pubblico del Canton Ticino insorge con ricorso per cassazione dinanzi al Tribunale federale fondato sulla violazione dell'.\nC. Postulando l'annullamento della decisione dell'ultima istanza cantonale, il Procuratore pubblico del Canton Ticino insorge con ricorso per cassazione dinanzi al Tribunale federale fondato sulla violazione dell'.\nD. La CCRP rinuncia a presentare osservazioni. Gli opponenti non sono stati invitati a formulare osservazioni al ricorso."} -{"id":"00aa6367-ba49-4fe1-8375-8d33817b490a","text":"Fatti:\nA.\nIl 25 agosto 2015 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha rifiutato di rilasciare un permesso di domicilio a A._, cittadino kosovaro, nonché ha revocato il permesso di dimora di cui era titolare. Questa decisione è stata confermata dal Consiglio di Stato il 4 maggio 2016. Il 2 giugno 2016 A._, patrocinato da un avvocato, ha adito il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino, il quale con decreto del 9 giugno 2016 gli ha fissato un termine con scadenza al 27 giugno successivo per versare un anticipo delle presunte spese processuali. Il pagamento è stato eseguito il 30 giugno successivo.\nCon lettera dell'11 luglio 2016, firmata dal suo avvocato e da lui controfirmata, A._ ha dichiarato di ritirare il suo gravame. Con decisione del 15 luglio 2016 il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo ha preso atto del ritiro e la causa è stata stralciata dai ruoli.\nB.\nIl 18 agosto 2016 A._ ha presentato un ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale con cui contesta la decisione cantonale \"che respinge il suo ricorso 2 giugno 2016 (....), per avere versato in ritardo, rispetto al prescritto termine di 10 giorni dalla notifica, il pagamento di CHF 800.-- richiesti dal Tribunale cantonale amministrativo di Lugano, a titolo di anticipo spese di giudizio\". Domanda che il citato pagamento sia considerato tempestivo, siccome effettuato in buona fede nei termini - errati - indicati dal proprio patrocinatore e che venga ingiunto alla Corte cantonale di esaminare nel merito il suo gravame.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"d4854cb4-9960-4720-ba91-1b3146284f00","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 marzo 2014 A._, B._ e C._ hanno denunciato D._ e E._ per vie di fatto, ingiuria e minaccia. Il procedimento si è concluso con un decreto di non luogo a procedere del 17 giugno 2015.\nB.\nIl 18 aprile 2014 E._ ha sporto querela penale nei confronti di A._ e C._ per vie di fatto, ingiuria e violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d'immagine. Anche questo procedimento si è concluso con un decreto di abbandono del 17 giugno 2015.\nIl primo decreto di non luogo a procedere è stato annullato dalla Corte dei reclami penali del Tribunale di appello (CRP) il 26 ottobre 2015, per violazione del principio dell'unità procedurale.\nC.\nIl 29 aprile 2016 A._, B._ e C._ hanno chiesto al Procuratore pubblico (PP) di acquisire agli atti una videoregistrazione (CD-ROM) del litigio avvenuto nella lavanderia comune dello stabile dove abitano le parti. Il PP ha respinto la richiesta di assunzione del mezzo di prova ritenuto inutilizzabile, poiché acquisito illegalmente. Adita dagli istanti, con giudizio del 2 maggio 2017 la CRP ne ha respinto il reclamo.\nD.\nContro questa decisione A._, B._ e C._ presentano un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiedono di annullarla, unitamente alla decisione del PP, e di acquisire agli atti del procedimento penale il CD-ROM.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"f035cad1-6863-4cd8-9ef5-58ea52e47f76","text":"Fatti:\nA.\nIl 16 gennaio 2011 A._, nato nel 1984, manovale edile, ha subito in particolare un trauma distorsivo al pollice sinistro (rimasto schiacciato dal comando di ferro\/\"joystick\") mentre usciva da un escavatore che stava per capovolgersi in una scarpata. Dando seguito al giudizio di rinvio del Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino emesso il 10 novembre 2014, il 14 dicembre 2015 l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI) ha stabilito l'estinzione del proprio obbligo a versare prestazioni dal 1° ottobre 2013. Il provvedimento amministrativo è stato confermato con decisione su opposizione del 18 gennaio 2016.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con giudizio del 15 giugno 2016 il ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ ha presentato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui ha chiesto, previo conferimento dell'effetto sospensivo e dell'assistenza giudiziaria, in via principale di annullare il giudizio cantonale e di ripristinare le prestazioni e in via subordinata di rinviare la causa alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nCon decreto del 20 settembre 2016 il Tribunale federale ha respinto le domande di assistenza giudiziaria e di conferimento dell'effetto sospensivo contenute nel ricorso.\nIl 15 gennaio 2017 e il 23 gennaio 2017 A._ ha inviato ulteriore documentazione.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"13815209-e11a-4048-baa1-c431d6b38ff8","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A._ è proprietario dei fondi part. vvv e www di Porza, che beneficiano di un diritto di passo a carico del fondo part. xxx, una strada in comproprietà coattiva, tra gli altri, del fondo yyy, di proprietà del vicino B._. Il 27 novembre 1997 questi aveva presentato al Municipio di Porza una domanda di costruzione per modificare il tracciato stradale. A._ si era opposto alla domanda, contestando essenzialmente le caratteristiche tecniche del nuovo tracciato. Accogliendo sostanzialmente le argomentazioni dell'opponente, il Municipio di Porza aveva rilasciato con decisione del 2 febbraio 1998 la licenza edilizia alla condizione, per quanto qui interessa, che i dettagli esecutivi dell'accesso fossero concordati con la competente autorità cantonale e che, per impedire la formazione di ghiaccio, la strada fosse riscaldata tramite delle serpentine durante il periodo invernale nel tratto con una pendenza del 27 %.\nA. A._ è proprietario dei fondi part. vvv e www di Porza, che beneficiano di un diritto di passo a carico del fondo part. xxx, una strada in comproprietà coattiva, tra gli altri, del fondo yyy, di proprietà del vicino B._. Il 27 novembre 1997 questi aveva presentato al Municipio di Porza una domanda di costruzione per modificare il tracciato stradale. A._ si era opposto alla domanda, contestando essenzialmente le caratteristiche tecniche del nuovo tracciato. Accogliendo sostanzialmente le argomentazioni dell'opponente, il Municipio di Porza aveva rilasciato con decisione del 2 febbraio 1998 la licenza edilizia alla condizione, per quanto qui interessa, che i dettagli esecutivi dell'accesso fossero concordati con la competente autorità cantonale e che, per impedire la formazione di ghiaccio, la strada fosse riscaldata tramite delle serpentine durante il periodo invernale nel tratto con una pendenza del 27 %.\nB. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il 20 marzo 2001, A._ ha presentato alla Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino un'istanza di intervento contro la passività del Municipio di Porza nel far rispettare le condizioni della licenza edilizia. Il 22 ottobre 2002, l'autorità cantonale, ritenendo non ravvisabili interessi pubblici preponderanti tali da imporre le misure di vigilanza prospettate dall'istante, ha evaso l'istanza comunicando a quest'ultimo ed all'esecutivo comunale che una sistemazione stradale soltanto provvisoria era per il momento sufficiente. Ha rilevato che a un'immediata realizzazione definitiva del tracciato si opponevano motivi oggettivamente sostenibili e ragionevoli, volti ad impedire un danneggiamento della strada in seguito al permanente traffico di cantiere legato all'edificazione delle particelle vicine, non ancora ultimata.\nB. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il 20 marzo 2001, A._ ha presentato alla Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino un'istanza di intervento contro la passività del Municipio di Porza nel far rispettare le condizioni della licenza edilizia. Il 22 ottobre 2002, l'autorità cantonale, ritenendo non ravvisabili interessi pubblici preponderanti tali da imporre le misure di vigilanza prospettate dall'istante, ha evaso l'istanza comunicando a quest'ultimo ed all'esecutivo comunale che una sistemazione stradale soltanto provvisoria era per il momento sufficiente. Ha rilevato che a un'immediata realizzazione definitiva del tracciato si opponevano motivi oggettivamente sostenibili e ragionevoli, volti ad impedire un danneggiamento della strada in seguito al permanente traffico di cantiere legato all'edificazione delle particelle vicine, non ancora ultimata.\nC. Con sentenza del 23 giugno 2003 il Tribunale cantonale amministrativo ha dichiarato irricevibile un ricorso di A._ contro l'evasione dell'istanza di intervento da parte della Sezione degli enti locali ed ha trasmesso gli atti al Consiglio di Stato per competenza. Quest'ultimo, con risoluzione dell'11 novembre 2003, statuendo quale autorità di vigilanza sui Comuni, ha accolto nel senso dei considerandi l'istanza di intervento. Ha richiamato il Municipio di Porza a vigilare affinché le condizioni della licenza edilizia fossero realizzate e, se del caso, ad avviare le necessarie procedure per attuarle. Ha altresì sollecitato l'autorità comunale ad adottare provvisoriamente una soluzione temporanea, per esempio come quella prospettata dalla Sezione degli enti locali.\nC. Con sentenza del 23 giugno 2003 il Tribunale cantonale amministrativo ha dichiarato irricevibile un ricorso di A._ contro l'evasione dell'istanza di intervento da parte della Sezione degli enti locali ed ha trasmesso gli atti al Consiglio di Stato per competenza. Quest'ultimo, con risoluzione dell'11 novembre 2003, statuendo quale autorità di vigilanza sui Comuni, ha accolto nel senso dei considerandi l'istanza di intervento. Ha richiamato il Municipio di Porza a vigilare affinché le condizioni della licenza edilizia fossero realizzate e, se del caso, ad avviare le necessarie procedure per attuarle. Ha altresì sollecitato l'autorità comunale ad adottare provvisoriamente una soluzione temporanea, per esempio come quella prospettata dalla Sezione degli enti locali.\nD. Con sentenza del 5 marzo 2004, il Tribunale cantonale amministrativo ha dichiarato irricevibile un ricorso di A._ contro la risoluzione governativa. Ha ritenuto il ricorrente non legittimato ad impugnarla poiché il Consiglio di Stato, statuendo quale autorità di vigilanza sul Comune e richiamando l'obbligo per il Municipio di vigilare sull'applicazione delle condizioni della licenza edilizia e di regolare provvisoriamente la situazione, non aveva modificato a suo danno la situazione giuridica preesistente alla denuncia.\nD. Con sentenza del 5 marzo 2004, il Tribunale cantonale amministrativo ha dichiarato irricevibile un ricorso di A._ contro la risoluzione governativa. Ha ritenuto il ricorrente non legittimato ad impugnarla poiché il Consiglio di Stato, statuendo quale autorità di vigilanza sul Comune e richiamando l'obbligo per il Municipio di vigilare sull'applicazione delle condizioni della licenza edilizia e di regolare provvisoriamente la situazione, non aveva modificato a suo danno la situazione giuridica preesistente alla denuncia.\nE. A._ impugna con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo. Fa valere una denegata e una ritardata di giustizia. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nE. A._ impugna con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo. Fa valere una denegata e una ritardata di giustizia. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nF. La Corte cantonale si riconferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il Municipio di Porza chiede di respingere il ricorso."} -{"id":"0084462a-c1e5-4b82-b00a-cba8f892a7d9","text":"Fatti:\nA. Il 29 luglio 1983 il Municipio di X._ aveva rilasciato a una società immobiliare una licenza edilizia per l'edificazione di un aparthotel, condizionata alla sottoscrizione di una convenzione volta a garantire questa destinazione. In seguito, sul relativo fondo xxx, è stato iscritto un vincolo di destinazione, nel senso che le costruzioni e le attrezzature annesse non potevano essere adibite a uso diverso da quello alberghiero. Il 22 novembre 2006, l'autorità di Ia istanza per l'applicazione della legge federale sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero, adita dai condomini, ha revocato il vincolo di aparthotel.\nB. Preso atto che detto vincolo non era più rispettato e che pertanto la licenza edilizia risultava violata, con decisione del 26 luglio 2007 il Municipio ha inflitto ai comproprietari una sanzione pecuniaria di fr. 626'250.--. Per quanto qui interessa, il Municipio, fatta eccezione per la trasformazione di tre vani, ha poi negato il rilascio di una domanda di costruzione in sanatoria, e in particolare il cambiamento di destinazione, poiché la superficie utile lorda (SUL) massima era superata, concedendo nondimeno il permesso relativo ai lavori di conversione dell'immobile. Ritenendo sproporzionato un ordine di ripristino, il Municipio ha quindi inflitto ai comproprietari una sanzione pecuniaria di fr. 590'250.--, riferita in particolare al vantaggio economico tratto dal superamento della SUL: decisione confermata dal Consiglio di Stato. Adito dai comproprietari, con giudizio del 14 aprile 2011 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha parzialmente accolto il ricorso, annullando la decisione governativa e rinviando gli atti al Governo, affinché, completati gli accertamenti, si pronunci di nuovo nel senso dei considerandi.\nC. La Comunità dei comproprietari della particella xxx di X._ impugna questa pronunzia con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, in sostanza, in via preliminare e nel merito, di annullarla unitamente alla sanzione pecuniaria, di concedere la licenza edilizia e di non comminare alcuna sanzione per il superamento della SUL e, in via subordinata, di ritornare gli atti alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"07f16b1b-065a-4786-b8c4-44859778bba9","text":"Fatti:\nA. A.a C._ è nato il 25 marzo 2008 a Belgrado dall'unione di A._ e B._, che si erano sposati in tale città l'8 novembre precedente. Nell'ottobre 2008 A._ ha lasciato con l'infante il domicilio coniugale di Belgrado, si è trasferita in Ticino nell'abitazione paterna e ha adito il Pretore del distretto di Riviera con un'istanza di protezione dell'unione coniugale. Il mese seguente ella ha domandato il divorzio con un'azione unilaterale. Il 18 dicembre 2008 B._ ha dal canto suo promosso a Belgrado un'identica azione. Il 31 dicembre 2008 egli si è rivolto al Ministero di giustizia della Repubblica di Serbia per ottenere il ritorno immediato del figlio in base alla Convenzione dell'Aia sugli aspetti civili del rapimento internazionale di minori del 25 ottobre 1980 (CArap; RS 0.211.230.02) e ha nel contempo contattato un legale in Ticino.\nA.b Il 22 gennaio 2009 B._ ha chiesto all'autorità di vigilanza sulle tutele del Cantone Ticino di ordinare in applicazione della CArap l'immediato ritorno del figlio. Dopo aver emanato provvedimenti cautelari e convocato le parti ad un'udienza a cui A._ non si è presentata perché assente in Norvegia, la predetta autorità ha accolto il 10 marzo 2009 la richiesta di rientro e ha posto entrambi i genitori al beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nB. A._ ha impugnato tale decisione con appello del 31 marzo 2009 alla I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino. Atteso che il 1° luglio 2009 è entrata in vigore la legge federale sul rapimento internazionale dei minori e sulle Convenzioni dell'Aia sulla protezione dei minori e degli adulti (LF-RMA; RS 211.222.32), la predetta Camera ha designato una mediatrice incaricata di tentare una conciliazione - fallita - fra i coniugi e ha nominato l'avv. Marianne Galli-Widmer quale curatrice di rappresentanza del minore. Dopo aver tenuto un'udienza alla personale presenza dei coniugi e della curatrice e aver respinto la richiesta dell'appellante di allestire una perizia psicologica e psichiatrica sulle capacità parentali di entrambi i genitori, la Corte cantonale ha confermato la decisione dell'autorità di vigilanza e ha ordinato alla madre di assicurare entro il 30 settembre 2009 il ritorno del figlio C._ a Belgrado dal padre.\nAccertata l'applicabilità della CArap alla fattispecie, ritenuto in particolare che la madre trattiene il figlio in Ticino in violazione della custodia che compete anche al marito, la Corte cantonale ha negato che un ritorno in Serbia metterebbe il bambino in una situazione intollerabile nel senso degli art. 13 cpv. 1 lett. b CArap e 5 LF-RMA. I giudici cantonali hanno considerato che la madre ha la possibilità materiale di ritornare e soggiornare a Belgrado, atteso segnatamente che agli atti vi è una dichiarazione scritta in cui B._ si impegna a lasciare gratuitamente a disposizione della moglie e del figlio l'appartamento coniugale, nonché di assumersi le loro \"spese di vita\". A comprova di quest'ultimo impegno l'Ufficio federale di giustizia ha pure trasmesso una dichiarazione bancaria circa l'importo disponibile su un conto del padre del bambino. I giudici cantonali hanno pure reputato che nessuna circostanza concreta induce a credere che una volta in Serbia, A._ debba scontare conseguenze penali.\nC. C.a Contro la sentenza di appello è insorto, oltre a A._, anche C._ tramite la sua curatrice. Con il suo ricorso in materia civile 4 settembre 2009 postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo, l'annullamento della sentenza cantonale e la reiezione dell'istanza del padre. Nei motivi chiede in via subordinata il rinvio dell'incarto all'istanza inferiore, affinché essa proceda agli accertamenti previsti dalla legge e all'audizione personale delle parti. Dopo aver narrato e completato i fatti, afferma che la Corte cantonale avrebbe violato l'art. 13 cpv. 1 lett. b CArap e l', perché un suo collocamento presso il padre - che non può e non vuole occuparsi di lui - non tutela il suo bene, perché in Serbia la madre rischierebbe di essere vittima di condanne e rappresaglie, e perché in considerazione della sua tenera età il collocamento presso terzi non corrisponde manifestamente al suo interesse. Rimprovera inoltre alla Corte cantonale di aver completamente ignorato il referto allestito da una psicologa specializzata in psicoterapia della famiglia in cui viene descritto il rischio a cui verrebbe esposto nel caso di un - repentino - ritorno in Serbia. Ritiene altresì violato l', perché non sarebbe stata effettuata un'istruttoria e perché le parti non sarebbero state ascoltate personalmente in occasione dell'unica udienza tenuta dalla Corte di appello. Quest'ultima avrebbe poi disatteso l', perché essa non si sarebbe informata sulle condizioni di accoglienza nel luogo in cui egli dovrà vivere dopo il ritorno. Lamenta pure che, contrariamente a quanto previsto dall', non sarebbero nemmeno state stabilite misure d'esecuzione.\nC.b A._ non ha presentato un allegato di risposta, ma ha dichiarato nel suo ricorso 9 settembre 2009 di pienamente condividere le allegazioni ricorsuali contenute nel rimedio allestito dalla curatrice.\nCon risposta 18 settembre 2009 B._ propone invece la reiezione del ricorso in materia civile, la conferma della sentenza impugnata e chiede il rimpatrio del figlio entro 30 giorni dall'emanazione della sentenza del Tribunale federale, nonché di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio nel senso dell'art. 26 CArap. Egli afferma di aver accudito il neonato per diversi mesi e si dichiara pure disposto, qualora ciò dovesse essere necessario, di occuparsi da solo del figlioletto e di poter essere aiutato in questo compito dalla nonna e dalla zia paterna di C._. In ogni caso la moglie è libera di tornare in Serbia con il piccolo, l'appartamento coniugale essendo a sua disposizione con un contributo alimentare. Afferma che nel ricorso la procedura di ritorno viene confusa con quella di merito concernente l'affidamento del figlio.\nC.c Con decreto del 30 settembre 2009, dopo aver rilevato che le parti non si oppongono alla pronuncia di una misura d'urgenza, la Presidente della II Corte di diritto civile ha conferito effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"1a835695-f4b9-4134-baeb-83adbce196f8","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Costituita nel 1999, la L.U.de.S. Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche (di seguito: L.U.de.S.) è un'associazione con sede a Lugano-Pazzallo avente essenzialmente quale scopo, secondo l'iscrizione a registro di commercio, l'istruzione accademica ed il perfezionamento a carattere scientifico e di ricerca.\nA. Costituita nel 1999, la L.U.de.S. Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche (di seguito: L.U.de.S.) è un'associazione con sede a Lugano-Pazzallo avente essenzialmente quale scopo, secondo l'iscrizione a registro di commercio, l'istruzione accademica ed il perfezionamento a carattere scientifico e di ricerca.\nB. Sin dall'anno della sua costituzione, in ossequio all'obbligo autorizzativo previsto dall'art. 14 della legge ticinese del 3 ottobre 1995 sull'Università della Svizzera italiana e sulla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (LUni), la L.U.de.S. ha chiesto al Consiglio di Stato del Cantone Ticino di poter utilizzare il titolo di \"università\".\nA questo proposito, l'8 maggio 2001 il Governo ticinese ha adottato una risoluzione che imponeva in primo luogo alla L.U.de.S. di far seguire al proprio nome l'indicazione \"privata, non accreditata\" (punto 1). La decisione prevedeva inoltre l'obbligo di indicare agli studenti che i titoli rilasciati non erano equipollenti a quelli di università statali o accreditate svizzere o dell'Unione europea (punto 2) e precisava, da ultimo, che il Cantone non era competente per la valutazione relativa alla qualità dei corsi offerti e che né la L.U.de.S. in quanto tale né i relativi diplomi erano accreditati nel sistema universitario svizzero (punto 3).\nL'interessata ha impugnato tale risoluzione dinanzi al Tribunale federale, presentando un ricorso di diritto pubblico con cui ha censurato la costituzionalità dell'art. 14 LUni e contestato l'obbligo di posporre alla propria denominazione i termini \"privata, non accreditata\". Con sentenza del 19 febbraio 2002 (n. 2P.143\/2001, pubblicata in ), il Tribunale federale ha parzialmente accolto il ricorso, annullando la decisione cantonale nella misura in cui imponeva l'aggiunta dell'indicazione \"non accreditata\" e confermandola per il resto.\nIl 28 maggio 2002 il Consiglio di Stato ticinese ha emanato una nuova decisione con cui, da un lato, ha modificato la precedente risoluzione in funzione del giudizio del Tribunale federale (punto 1) e, d'altro lato, ha aggiornato l'indicazione relativa all'accreditamento (punto 3). Su questo aspetto, oltre a ribadire l'incompetenza delle autorità cantonali a valutare la qualità dei corsi offerti, ha indicato che la L.U.de.S. aveva depositato una domanda di accreditamento presso la Conferenza Universitaria Svizzera (di seguito: CUS), precisando che fino all'accoglimento di tale domanda l'istituto ed i suoi diplomi non erano comunque accreditati nel sistema universitario svizzero. Ha poi aggiunto che ulteriori domande di accreditamento erano state inoltrate anche presso la EduQua\/SCEF, per l'attività di formazione continua, e presso la Croce Rossa Svizzera, per il diploma di fisioterapista.\nIl 28 maggio 2002 il Consiglio di Stato ticinese ha emanato una nuova decisione con cui, da un lato, ha modificato la precedente risoluzione in funzione del giudizio del Tribunale federale (punto 1) e, d'altro lato, ha aggiornato l'indicazione relativa all'accreditamento (punto 3). Su questo aspetto, oltre a ribadire l'incompetenza delle autorità cantonali a valutare la qualità dei corsi offerti, ha indicato che la L.U.de.S. aveva depositato una domanda di accreditamento presso la Conferenza Universitaria Svizzera (di seguito: CUS), precisando che fino all'accoglimento di tale domanda l'istituto ed i suoi diplomi non erano comunque accreditati nel sistema universitario svizzero. Ha poi aggiunto che ulteriori domande di accreditamento erano state inoltrate anche presso la EduQua\/SCEF, per l'attività di formazione continua, e presso la Croce Rossa Svizzera, per il diploma di fisioterapista.\nC. Il 9 novembre 2005 l'art. 14 LUni (la cui denominazione è stata cambiata in legge sull'Università della Svizzera italiana, sulla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana e sugli Istituti di ricerca) è stato oggetto di una modifica legislativa, entrata in vigore il 10 gennaio 2006. Fondandosi sulla necessità di tenerne conto, il 14 febbraio seguente il Consiglio di Stato ha adottato una nuova risoluzione. Quest'ultima abroga la decisione del 28 maggio 2002 (punto 1), autorizza la L.U.de.S. ad utilizzare la denominazione \"Università Privata\" (punto 2), la obbliga ad informare gli studenti sulla validità dei titoli che rilascia (punto 3) e contiene un quarto punto del seguente tenore:\n\"4. L'attività di formazione con adulti non è soggetta ad autorizzazione cantonale. La presente risoluzione non rappresenta un'autorizzazione all'attività di formazione universitaria e al rilascio di titoli accademici e non sostituisce l'accreditamento nel sistema universitario svizzero, di competenza della Conferenza Universitaria Svizzera (L USI\/SUPSI\/Ricerca, art. 14 cpv. 3 lett. c).\"\nIl 20 febbraio 2006 la L.U.de.S. ha presentato al Consiglio di Stato una domanda urgente di riesame di questo quarto punto della risoluzione. Il Governo ticinese ha evaso tale richiesta il 7 marzo seguente, riconfermandosi in pratica nella propria decisione.\nIl 20 febbraio 2006 la L.U.de.S. ha presentato al Consiglio di Stato una domanda urgente di riesame di questo quarto punto della risoluzione. Il Governo ticinese ha evaso tale richiesta il 7 marzo seguente, riconfermandosi in pratica nella propria decisione.\nD. Il 20 marzo 2006 la L.U.de.S. ha inoltrato un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale (inc. n. 2P.88\/2006), con cui chiede di annullare il punto n. 4 della decisione emanata dal Consiglio di Stato il 20 febbraio 2006 per violazione degli art. 8, 9, 20 e 27 Cost.\nIl 5 aprile 2006 la L.U.de.S. ha inoltrato un secondo ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale (inc. n. 2P.97\/2006), con cui domanda l'annullamento della decisione di riesame del 7 marzo 2006, adducendo le medesime argomentazioni già sviluppate nel primo gravame.\nChiamato ad esprimersi, il Consiglio di Stato postula la reiezione di entrambi i ricorsi e la conseguente conferma delle proprie risoluzioni.\nE. Con decreti presidenziali del 12 aprile, rispettivamente del 10 maggio 2006 sono state respinte le domande di conferimento dell'effetto sospensivo formulate in ciascun gravame.\nE. Con decreti presidenziali del 12 aprile, rispettivamente del 10 maggio 2006 sono state respinte le domande di conferimento dell'effetto sospensivo formulate in ciascun gravame.\nF. Di loro iniziativa, il 10 giugno ed il 28 agosto 2006 alcune associazioni studentesche e professionali legate alla L.U.de.S. hanno preso posizione sulle risposte ai ricorsi inoltrate dal Consiglio di Stato ed hanno prodotto svariati documenti. Con scritti del 16 ottobre e del 14 novembre 2006, la L.U.de.S. stessa ha trasmesso ulteriori documenti."} -{"id":"d0f5934b-2700-4e91-8430-4699ab1b713e","text":""} -{"id":"562c2392-ab49-4a20-af17-20491c955b7a","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ il 30 aprile 2012 ha sottoposto al Municipio del Comune di U._ (ora aggregato al Comune di Mendrisio) un conteggio che attestava un saldo di 702.80 ore supplementari e di 39.25 giorni di vacanza. Con scritto del 3 febbraio 2013 A._ ha chiesto formalmente al Municipio di U._ di saldargli le ore supplementari prestate durante il suo impiego per un importo totale di fr. 58'791.76. Con decisione del 22 marzo 2013 il Municipio di U._ ha respinto la richiesta, non avendo il dipendente informato tempestivamente l'autorità di nomina delle ore supplementari. Il ritardo nel presentare la richiesta avrebbe impedito di compensare le ore supplementari con ore di congedo.\nA.b. Il 4 febbraio 2015 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la risoluzione municipale. Il 23 settembre 2015 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino (causa 52.2015.120) ha accolto il ricorso di A._ e ha rinviato la causa al Consiglio di Stato, affinché accertasse la fattispecie.\nA.c. Statuendo ancora nella causa, il 28 febbraio 2018 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha riconosciuto a A._ fr. 44'761.20 oltre interessi al 5% dal 31 maggio 2012.\nB.\nIl 26 settembre 2019 il Tribunale cantonale amministrativo (causa 52.2018.190) ha respinto il ricorso contro la nuova decisione governativa.\nC.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso sussidiario in materia costituzionale, chiedendo la riforma del giudizio cantonale e il riconoscimento di fr. 58'791.- oltre interessi dal 31 maggio 2012.\nChiamati ad esprimersi, il Municipio di Mendrisio chiede la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale si rinconferma nel proprio giudizio."} -{"id":"3b1166d7-b0a0-48e9-941c-cf56e0cc2c09","text":""} -{"id":"0b977c56-1ef9-4d5d-b863-b0e3a04f9ff8","text":""} -{"id":"7f082cd5-e4ae-4f8f-8af3-9813644589c9","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, cittadino italiano nato nel 1954, residente in Italia, ha lavorato in Svizzera in qualità di muratore dal 1988 al 1996 e dal 2005 fino al 28 maggio 2009, data in cui ha cessato l'attività di manovale presso la B._ SA per motivi di salute. Dal 28 maggio al 2 giugno 2009 A._ è stato ricoverato in ospedale per un'ulcera del bulbo duodenale e anemizzazione e dal 23 luglio al 3 agosto 2009 per un intervento cardiaco dovuto a un'insufficienza valvolare mitralica di grado severo, con successiva riabilitazione cardiovascolare fino al 20 agosto 2009.\nIl 13 ottobre 2009 A._ ha presentato una domanda di provvedimenti d'integrazione professionale, rispettivamente di rendita d'invalidità. Nel luglio 2010 A._ riferisce anche di una problematica lombare. Con decisione del 12 luglio 2011 (previo progetto del 10 marzo 2011 dell'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino; di seguito UAI) l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (di seguito UAIE), ritenuto non opportuno mettere in atto provvedimenti d'ordine professionale, ha riconosciuto all'assicurato una rendita intera d'invalidità limitata nel tempo dal 1° maggio 2010 al 31 marzo 2011, incluse le rendite ordinarie per i figli. A._ è insorto al Tribunale amministrativo federale in data 8 settembre 2011, asseverando che le sue condizioni di salute sarebbero tali da determinare una rendita d'invalidità intera anche dal 1° aprile 2011. Con sentenza del 21 novembre 2011 il Tribunale amministrativo federale ha accolto parzialmente il ricorso e rinviato gli atti all'UAIE per complemento istruttorio e nuova decisione.\nA.b. Esperiti i richiesti accertamenti medico-amministrativi e valutati segnatamente gli esiti della perizia pluridisciplinare ad opera del SAM del 21 giugno 2012 (consulti di natura cardiologica, reumatologica e psichiatrica) l'UAIE ha confermato la rendita d'invalidità temporanea dal 1° maggio 2010 al 31 marzo 2011, ha negato una rendita per il periodo successivo, ribadendo altresì il mancato diritto a provvedimenti professionali (decisione del 13 novembre 2012 preavvisata dall'UAI il 26 luglio 2012).\nB.\nNuovamente adito l'11 dicembre 2012 dall'assicurato, che richiedeva una rendita d'invalidità almeno del 50%, il Tribunale amministrativo federale dopo aver proceduto a vari scambi di scritti ha, con giudizio del 26 gennaio 2015, parzialmente accolto il gravame e riformato la decisione impugnata del 13 novembre 2012 nel senso di riconoscere a A._ il diritto a un quarto di rendita dal 1° aprile 2011.\nC.\nL'UAIE ha interposto ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in data 25 febbraio 2015 (timbro postale), cui chiede di annullare il giudizio del Tribunale federale amministrativo e confermare la decisione del 13 novembre 2012. Con scritto del 19 giugno 2015 C._, moglie di A._, ha trasmesso al Tribunale federale il certificato del cardiologo dott. D._ del 15 giugno 2015."} -{"id":"1fd5578a-9c07-4a98-990f-1870ee005d94","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 18 settembre 2001 il cittadino britannico residente ad Hong Kong A._, allora rappresentato dall'avv. B._, ha presentato alla competente autorità di Ia istanza del Distretto di Lugano una domanda di autorizzazione ai sensi della legge federale del 16 dicembre 1983 sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero (LAFE; RS 211.412.41). Egli ha chiesto di venir autorizzato ad acquistare una quota di comproprietà di 140\/1000 del mappale xxx RFP di X._, con diritto esclusivo su di un appartamento di 103.92 mq, comprendente essenzialmente, oltre ai servizi e la cucina, un locale soggiorno-pranzo e una camera. L'alloggio avrebbe funto da abitazione di vacanza. All'istanza sono tra l'altro state allegate due dichiarazioni del Municipio di X._ del 20 giugno 2001; nell'una, e nella relativa precisazione del 25 settembre seguente, l'Esecutivo comunale indicava che l'appartamento era stato precedentemente adibito a residenza primaria, mentre nell'altra certificava che un'eventuale autorizzazione di vendita non sarebbe risultata in contrasto con norme di diritto pubblico vigenti. Sulla base di tali atti, il 9 ottobre 2001 l'autorità di Ia istanza LAFE ha concesso l'autorizzazione richiesta. Il 19 novembre successivo è quindi stato concluso il contratto di compravendita immobiliare.\nA. Il 18 settembre 2001 il cittadino britannico residente ad Hong Kong A._, allora rappresentato dall'avv. B._, ha presentato alla competente autorità di Ia istanza del Distretto di Lugano una domanda di autorizzazione ai sensi della legge federale del 16 dicembre 1983 sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero (LAFE; RS 211.412.41). Egli ha chiesto di venir autorizzato ad acquistare una quota di comproprietà di 140\/1000 del mappale xxx RFP di X._, con diritto esclusivo su di un appartamento di 103.92 mq, comprendente essenzialmente, oltre ai servizi e la cucina, un locale soggiorno-pranzo e una camera. L'alloggio avrebbe funto da abitazione di vacanza. All'istanza sono tra l'altro state allegate due dichiarazioni del Municipio di X._ del 20 giugno 2001; nell'una, e nella relativa precisazione del 25 settembre seguente, l'Esecutivo comunale indicava che l'appartamento era stato precedentemente adibito a residenza primaria, mentre nell'altra certificava che un'eventuale autorizzazione di vendita non sarebbe risultata in contrasto con norme di diritto pubblico vigenti. Sulla base di tali atti, il 9 ottobre 2001 l'autorità di Ia istanza LAFE ha concesso l'autorizzazione richiesta. Il 19 novembre successivo è quindi stato concluso il contratto di compravendita immobiliare.\nB. In seguito ad un'istanza d'intervento indirizzatale il 3 giugno 2002, la Sezione cantonale degli enti locali ha esperito delle verifiche sull'agire del Municipio di X._ in merito ad una donazione di fr. 40'000.-- fatta da A._ al Comune e respinta dal Consiglio comunale il 13 maggio precedente. In tale ambito, essa ha segnalato all'autorità di Ia istanza LAFE che la dichiarazione municipale del 20 giugno 2001 relativa all'assenza di impedimenti di diritto pubblico alla prevista vendita risultava in realtà errata: il piano regolatore impediva infatti l'utilizzo dell'appartamento quale residenza secondaria. Il 30 settembre 2003 l'autorità destinataria della segnalazione ha di conseguenza aperto una procedura di accertamento per violazione della LAFE. Il 5 novembre dello stesso anno, statuendo sul procedimento di vigilanza, il Consiglio di Stato ha inflitto a quattro municipali una multa disciplinare di fr. 300.-- ciascuno. Con decisione del 24 marzo 2004 l'autorità di Ia istanza LAFE ha dal canto suo revocato in via definitiva ad A._ l'autorizzazione concessagli il 9 ottobre 2001.\nB. In seguito ad un'istanza d'intervento indirizzatale il 3 giugno 2002, la Sezione cantonale degli enti locali ha esperito delle verifiche sull'agire del Municipio di X._ in merito ad una donazione di fr. 40'000.-- fatta da A._ al Comune e respinta dal Consiglio comunale il 13 maggio precedente. In tale ambito, essa ha segnalato all'autorità di Ia istanza LAFE che la dichiarazione municipale del 20 giugno 2001 relativa all'assenza di impedimenti di diritto pubblico alla prevista vendita risultava in realtà errata: il piano regolatore impediva infatti l'utilizzo dell'appartamento quale residenza secondaria. Il 30 settembre 2003 l'autorità destinataria della segnalazione ha di conseguenza aperto una procedura di accertamento per violazione della LAFE. Il 5 novembre dello stesso anno, statuendo sul procedimento di vigilanza, il Consiglio di Stato ha inflitto a quattro municipali una multa disciplinare di fr. 300.-- ciascuno. Con decisione del 24 marzo 2004 l'autorità di Ia istanza LAFE ha dal canto suo revocato in via definitiva ad A._ l'autorizzazione concessagli il 9 ottobre 2001.\nC. Impugnato dall'interessato, il provvedimento di revoca è stato annullato dalla Commissione cantonale di ricorso per l'applicazione della LAFE con giudizio del 27 ottobre 2004. Contrariamente all'istanza inferiore, detta autorità ha in sostanza ritenuto che la negligenza del Municipio non poteva ripercuotersi sull'acquirente dell'immobile, poiché il patrocinatore di quest'ultimo si era semplicemente affidato, in buona fede, alle assicurazioni ricevute. Dal momento che il gravame andava comunque accolto, non risultava inoltre necessario esaminare l'eventuale rilevanza del permesso di dimora rilasciato ad A._ il 13 ottobre 2004.\nC. Impugnato dall'interessato, il provvedimento di revoca è stato annullato dalla Commissione cantonale di ricorso per l'applicazione della LAFE con giudizio del 27 ottobre 2004. Contrariamente all'istanza inferiore, detta autorità ha in sostanza ritenuto che la negligenza del Municipio non poteva ripercuotersi sull'acquirente dell'immobile, poiché il patrocinatore di quest'ultimo si era semplicemente affidato, in buona fede, alle assicurazioni ricevute. Dal momento che il gravame andava comunque accolto, non risultava inoltre necessario esaminare l'eventuale rilevanza del permesso di dimora rilasciato ad A._ il 13 ottobre 2004.\nD. Il 1° dicembre 2004 l'Ufficio federale di giustizia ha inoltrato un ricorso di diritto amministrativo dinanzi al Tribunale federale, con cui ha chiesto la sospensione della procedura sino al 1° marzo 2005 e, nel merito, l'annullamento della suddetta decisione cantonale e la conferma della pronuncia di prima istanza. Ha addotto che la revoca appariva giustificata poiché l'autorizzazione era stata ottenuta fraudolentemente, fornendo indicazioni inesatte. Avrebbe nondimeno ritirato il gravame se entro il termine di sospensione richiesto fosse stata provata l'effettiva costituzione del domicilio familiare a X._.\nD. Il 1° dicembre 2004 l'Ufficio federale di giustizia ha inoltrato un ricorso di diritto amministrativo dinanzi al Tribunale federale, con cui ha chiesto la sospensione della procedura sino al 1° marzo 2005 e, nel merito, l'annullamento della suddetta decisione cantonale e la conferma della pronuncia di prima istanza. Ha addotto che la revoca appariva giustificata poiché l'autorizzazione era stata ottenuta fraudolentemente, fornendo indicazioni inesatte. Avrebbe nondimeno ritirato il gravame se entro il termine di sospensione richiesto fosse stata provata l'effettiva costituzione del domicilio familiare a X._.\nE. Preso atto della richiesta di A._ di prorogare la sospensione del procedimento fino al 30 giugno 2005 e della relativa opposizione dell'autorità ricorrente e di quella di Ia istanza, con decreto presidenziale del 22 febbraio 2005 la domanda di sospensione è stata respinta.\nE. Preso atto della richiesta di A._ di prorogare la sospensione del procedimento fino al 30 giugno 2005 e della relativa opposizione dell'autorità ricorrente e di quella di Ia istanza, con decreto presidenziale del 22 febbraio 2005 la domanda di sospensione è stata respinta.\nF. Invitati pertanto ad esprimersi sul merito della vertenza entro l'8 aprile 2005, la Commissione cantonale di ricorso e A._ hanno postulato la conferma del giudizio impugnato. L'autorità di Ia istanza del Distretto di Lugano per l'applicazione della LAFE ha invece chiesto l'accoglimento del gravame e il riconoscimento, in via preliminare, della nullità della decisione impugnata.\nCon uno scritto ulteriore, datato 15 aprile 2005, il resistente ha trasmesso a questa Corte i permessi di dimora ottenuti dalla moglie e dalle figlie il 5 aprile precedente, proponendo che il ricorso sia stralciato dai ruoli poiché privo d'oggetto."} -{"id":"7066002b-223b-443f-9de7-b6564c6388f7","text":"Fatti:\nA.\nA.A._ e C.A._ si sono sposati nel 1973. II loro divorzio è stato pronunciato l'8 giugno 1998.\nIn data 8 giugno 2010 il Pretore del Distretto di Lugano ha omologato un accordo sottoscritto dagli ex coniugi il 12 maggio 2010 e volto a modificare la sentenza di divorzio in merito ai contributi alimentari. Detta convenzione indica quanto segue:\n1. II signor A.A._ si impegna a versare sul conto clienti dell'avv. D._, a tacitazione di ogni pretesa, passata, presente e futura della signora C.A._ inerente i rapporti derivanti dal divorzio intervenuto, nulla escluso, la somma onnicomprensiva di fr. 270'000.-- (duecentosettantamila), entro e non oltre 10 giorni dalla crescita in giudicato della transazione giudiziale. Entro 5 giorni dalla sottoscrizione del presente accordo vengono versati ancora i contributi alimentari relativi a maggio 2010.\n2. L'avv. D._, quale depositaria dell'importo di fr. 270'000.-- (duecentosettantamila) si impegna a corrispondere le somme che seguono a titolo di contributo alimentare, alla sua cliente signora A._, nel seguente modo:\n- fr. 70'000.-- nell'anno 2010;\n- fr. 50'000.-- nell'anno 2011;\n- fr. 50'000.-- nell'anno 2012;\n- ft. 50'000.-- nell'anno 2013;\n- fr. 50'000.-- nell'anno 2014.\n-..]\n4. Le somme di cui al presente accordo, potranno essere liberate facendo capo alla garanzia di liquidità presente sul conto clienti dell'avv. E._. La differenza verrà liberata a favore del signor A.A._.\n5. In caso di decesso della signora C.A._ I'importo residuo depositato sul conto clienti dell'avv. D._ dovrà essere versato ai figli F._ e G._ in parti uguali.\n6. In caso di cambiamento di stato civile della signora C.A._ prima del versamento dell'ultima rata come da punto 2 del presente accordo, gli importi residui che non saranno stati ancora versati dovranno essere restituiti al signor A.A._. Dopo l'ultimo versamento a valere per l'anno 2014 e cioè dal 01.01.2015 la signora C.A._ sarà libera di risposarsi.\nNel verbale di udienza le parti hanno precisato nel contempo che \"gli importi di CHF 50'000.-- annuali sono da intendersi quali somme di rate mensili di ca. CHF 4'165.- versate a titolo di contributi alimentari\".\nB.\nNelle dichiarazioni fiscali 2010 e 2011 A.A._ ha fatto valere deduzioni di fr. 82'825.-- (2010), rispettivamente di fr. 50'000.-- (2011) a titolo di alimenti versati all'ex-moglie. Con decisione del 19 febbraio 2014 l'Ufficio di tassazione competente ha ammesso in deduzione fr. 12'825.-- per la tassazione 2010, mentre ha stralciato del tutto la deduzione di fr. 50'000.-- per la tassazione 2011. Al riguardo, il fisco ha rilevato che \"il versamento di fr. 270'000.-- (a tranches) derivante dall'accordo del 12.5.2010\" andava considerato come \"una liquidazione patrimoniale del regime matrimoniale\" e, di conseguenza, non poteva essere dedotto dal reddito.\nSostenendo che gli importi pattuiti nell'accordo del 12 maggio 2010, poi omologato dal Pretore del Distretto di Lugano, fossero da intendersi \"quali somme di rate mensili versate a titolo di contributi alimentari\", A.A._ ha allora interposto reclamo e ribadito la richiesta di riconoscimento di deduzioni per fr. 82'825.-- (2010), rispettivamente per fr. 50'000.-- (2011). Dopo audizione del contribuente, il fisco ha tuttavia respinto il gravame e confermato l'originaria decisione di tassazione. La decisione su reclamo del 10 settembre 2014 è stata a sua volta confermata dalla Camera di diritto tributario del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza dell'8 luglio 2015.\nC.\nIl 4 settembre 2015, A.A._ e B._ hanno impugnato il giudizio della Camera di diritto tributario con ricorso in materia di diritto pubblico davanti al Tribunale federale. Come nelle sedi cantonali, domandano infatti di nuovo il riconoscimento - in via principale, direttamente da parte del Tribunale federale; in via subordinata, da parte della Corte cantonale su rinvio - della deduzione di ulteriori fr. 70'000.-- per il 2010 e di fr. 50'000.-- per il 2011.\nNel corso della procedura, la Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni della propria sentenza. La domanda di respingere il ricorso è giunta anche dalla Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino e dall'Amministrazione federale delle contribuzioni. Con osservazioni del 3 dicembre 2015, i ricorrenti hanno ribadito le proprie richieste."} -{"id":"023e8aca-0769-4c8f-b3f6-ebe602adb777","text":"Fatti:\nA.\nA.a. I cittadini kosovari A._ e B._ si sono sposati in Kosovo nel 2012. Nel dicembre di quell'anno, la moglie ha raggiunto il marito, che è a beneficio di un permesso di domicilio a X._. I coniugi si sono separati il 20 giugno 2014, la moglie risiede attualmente nella struttura protetta \"C._\" a X._.\nA.b. Il 5 settembre 2014, la moglie ha adito il competente Pretore del Distretto di Bellinzona con un'istanza a protezione dell'unione coniugale, accompagnata da un'istanza cautelare di identico contenuto. Il 15 ottobre 2014, il marito ha informato il Pretore di aver promosso, già il 16 luglio 2014, causa di divorzio in Kosovo; non vi era pertanto più spazio per una misura a protezione dell'unione coniugale. La moglie ha contestato la competenza del giudice estero, aggiungendo che la sentenza di lui non avrebbe comunque potuto essere riconosciuta in Svizzera.\nA.c. Con sentenza 19 gennaio 2015, il Pretore aggiunto ha accertato la preesistente litispendenza della causa di divorzio in Kosovo, dichiarando di conseguenza irricevibile l'istanza a protezione dell'unione coniugale introdotta dalla moglie.\nB.\nAdito dalla moglie con appello 2 febbraio 2015, con la sentenza qui impugnata il Tribunale di appello del Cantone Ticino ha riformato la decisione pretorile accertando la competenza dello stesso magistrato a trattare l'istanza a protezione dell'unione coniugale, in applicazione dell' (RS 291).\nC.\nCon ricorso in materia civile 2 dicembre 2016, A._ (qui di seguito: ricorrente) chiede l'annullamento della sentenza 28 ottobre 2016 del Tribunale di appello, e conseguentemente che venga dichiarata irricevibile per incompetenza del giudice adito l'istanza 5 settembre 2014 promossa dalla moglie B._ (qui di seguito: opponente).\nCon decreto presidenziale 28 dicembre 2016 è stato accordato al gravame l'effetto sospensivo. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"064dc90b-7688-47ef-8ac9-ca5f943bc4a0","text":"Fatti:\nA. A._ e B._ si sono sposati nel 1979. Nel 1987 dalla loro unione è nata una figlia. Nel giugno 2004 è stato aperto un procedimento penale nei confronti del marito in relazione alla sua attività presso C._ SA, con contestuale sequestro posto dalle autorità penali inquirenti su gran parte dei beni intestati alle parti. Da tale momento il marito risulta latitante.\nB. Con petizione 21 ottobre 2005 A._ ha chiesto unilateralmente lo scioglimento per divorzio del suo matrimonio con B._ e la regolamentazione delle relative conseguenze accessorie. Il 31 marzo 2006, avendo il marito aderito alla petizione della moglie sul principio del divorzio, la causa è stata tramutata in richiesta comune di divorzio con accordo parziale. Il 5 ottobre 2006 essa è però stata nuovamente trasformata in domanda di divorzio unilaterale in seguito all'assenza del marito all'udienza indetta per l'audizione dei coniugi.\nNell'ambito di tale procedimento, con istanza pedissequa alla petizione, A._ ha chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. Con scritto 24 ottobre 2007 l'avv. D._, patrocinatrice di A._, ha rinunciato al mandato, che è in seguito stato assunto dall'avv. Couchepin Romerio, la quale in data 27 aprile 2008 ha chiesto che il beneficio del gratuito patrocinio fosse esteso anche alla nuova rappresentante.\nC. Con decisione 31 gennaio 2011 il Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 6, ha accolto la summenzionata istanza integralmente per quanto concerne la domanda di assistenza giudiziaria e limitatamente al 50 % per quanto riguarda la domanda di gratuito patrocinio dell'avv. D._ e dell'avv. Couchepin Romerio. Con la medesima decisione il Pretore ha respinto la petizione di divorzio 21 ottobre 2005.\nD. Con reclamo 11 febbraio 2011 A._ ha chiesto la riforma della decisione del Pretore nel senso di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio al 100 % per l'intera procedura di stato promossa dall'avv. D._ e poi assunta dall'avv. Couchepin Romerio, postulando di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio anche nella procedura di reclamo.\nE. Con sentenza 16 maggio 2011 la III Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il reclamo di A._ così come la sua istanza di ammissione al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio per la procedura di reclamo. Per la sua decisione la Corte cantonale non ha prelevato spese di giustizia.\nF. Con ricorso in materia civile del 22 giugno 2011 A._ insorge al Tribunale federale avverso la sentenza 16 maggio 2011, postulandone l'annullamento e la riforma nel senso che il suo reclamo sia accolto e le sia così concesso il beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio al 100 % per la procedura dinanzi al Pretore ed il beneficio del gratuito patrocinio per la procedura dinanzi al Tribunale d'appello. La ricorrente postula altresì la concessione del gratuito patrocinio per la procedura dinanzi al Tribunale federale.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"0e503bd5-b151-42a8-a066-56951c3433ac","text":"Fatti:\nA. Il 27 aprile 2007 la B._ Ltd., Dubai (Emirati Arabi Uniti), attrice, ha avviato un procedimento civile contro A._, Trieste, convenuto, davanti alla Corte di arbitrato della Camera di commercio internazionale. La causa è stata estesa alle parti attrici C._ Ltd. e D._ Trust, Guernsey (Isole del Canale), nonché a B._, Mali Losinj (Croazia), a seguito della sentenza del Tribunale federale del 5 dicembre 2008, pronunciata su ricorso del convenuto contro il \"lodo interlocutorio\" 16 giugno 2008 dell'arbitro unico.\nLe domande delle parti attrici hanno subito molti adeguamenti durante la procedura. Nella \"comparsa conclusionale\" l'attrice B._ Ltd. ha chiesto che sia ordinato ad A._ di cessare determinati comportamenti concorrenziali e di fornire una lunga serie di informazioni sul proprio operato e ch'egli sia condannato a pagarle EUR 1'000'000.-- più interessi. Gli attori C._ Ltd. e D._ Trust hanno chiesto che A._ sia condannato a pagare loro EUR 1'328'514.25 più interessi. Il convenuto ha chiesto di respingere integralmente l'azione principale e, in via riconvenzionale, di condannare tutte le parti attrici, in solido, a pagargli EUR 577'426.51 oltre agli interessi.\nB. Alla base della controversia stanno due contratti, contenenti un patto d'arbitrato: il \"Sales Contract\" del 12 marzo 2006, con il quale C._ Ltd., trustee incaricato dell'amministrazione del D._ Trust, detentore del 100% delle azioni della B._ Ltd., e B._, amministratore delegato della società, s'impegnavano a trasferire il pacchetto azionario ad A._; e l\"Employement contract\" di medesima data (o del 25 giugno 2006), in forza del quale A._ diveniva \"Managing Director\" della B._ Ltd.\nLe parti attrici rimproverano al convenuto, che considerano ancora vincolato dai contratti, diversi inadempimenti quali la violazione del divieto di concorrenza, l'accaparramento di clientela, furto e appropriazioni indebite. Il convenuto obietta di essere stato costretto a recedere dai contratti a causa del comportamento degli attori, ai quali chiede il risarcimento dei danni e il pagamento di provvigioni.\nC. Con lodo 22 febbraio 2011 l'arbitro unico ha accertato che il convenuto ha rescisso validamente i due contratti e lo ha condannato a pagare alla B._ Ltd. EUR 173'000.-- con interessi al 5% dal 20 novembre 2008; le rimanenti domande delle parti attrici sono state respinte o dichiarate inammissibili. In parziale accoglimento della domanda riconvenzionale l'arbitro ha condannato la B._ Ltd., C._ Ltd. in qualità di trustee del D._ Trust e B._, solidalmente fra loro, a pagare ad A._ EUR 499'338.23 con interessi al 5% dal 27 agosto 2007, nonché fr. 116'792.-- e $ 48'000.-- per onorari e spese.\nD. Le parti attrici insorgono davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 31 marzo 2011, con il quale chiedono, oltre al conferimento dell'effetto sospensivo, l'annullamento della decisione arbitrale e il rinvio dell'incarto all'arbitro affinché giudichi nel senso dei considerandi.\nIl convenuto e l'arbitro unico hanno risposto, entrambi il 20 maggio 2011, di respingere il ricorso nella misura in cui fosse ammissibile. Il 27 giugno 2011 le parti attrici hanno presentato una replica non chiesta, sulla quale il convenuto ha preso posizione il 28 luglio 2011.\nE. L'effetto sospensivo domandato contestualmente al ricorso è stato negato con decreto presidenziale del 17 maggio 2011. Una seconda istanza, presentata il 27 maggio 2011, è stata respinta il 27 giugno 2011."} -{"id":"015d7171-7e06-4be2-b678-d927ad93b92b","text":"Fatti:\nA.\nA._ ha chiesto una prima volta di essere ammessa al Bachelor in lavoro sociale, che offre posti limitati, presso la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) per l'anno accademico 2017\/2018. Siccome non aveva conseguito la maturità professionale prima dell'inizio della formazione ha dovuto, nonostante avesse superato l'esame di graduatoria, rinunciare ad iscriversi. Ella ha quindi depositato una nuova domanda per l'anno accademico 2018\/2019, ma non è stata tuttavia ammessa dato che non ha superato l'esame di graduatoria.\nLa mancata ammissione di A._ all'anno accademico 2018\/2019 è stata confermata su reclamo dapprima dal direttore del Dipartimento economia aziendale sanità e sociale della SUPSI (DEASS), poi dal direttore generale della SUPSI e infine, su ricorso, dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino, con sentenza del 5 febbraio 2019.\nB.\nIl 14 marzo 2019 A._ ha impugnato dinanzi al Tribunale federale la sentenza cantonale con un ricorso in materia di diritto pubblico (2C_262\/2019) e, in un atto separato, con un ricorso sussidiario in materia costituzionale (2D_12\/2019). Formulando sia una motivazione che delle conclusioni identiche nelle due impugnative ella domanda che il giudizio querelato sia annullato, di essere ammessa e iscritta al Bachelor in lavoro sociale e, visto il tempo trascorso, di potere iniziare nell'anno scolastico 2019\/2020.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"19ae3b4a-7982-44e8-97cd-ce6e6b9b844b","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 7 agosto 2020 l'Ufficio tassazione delle persone giuridiche della Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino ha rivendicato l'assoggettamento illimitato alle imposte sull'utile e sul capitale della A._ Inc. con effetto dal 19 agosto 2015. Non concordando con tale provvedimento, l'8\/9 settembre 2020 la società ha interposto reclamo. Con decisione del 10 settembre 2020 esso è stato però dichiarato irricevibile, perché tardivo.\nCon sentenza del 21 ottobre 2021, la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha confermato l'agire del fisco, respingendo il ricorso del 2 ottobre 2020 della A._ Inc. contro la decisione di irricevibilità emessa su reclamo.\nB.\nCon ricorso del 19 novembre 2021 la A._ Inc. si è rivolta al Tribunale federale, chiedendo che il giudizio della Corte cantonale sia annullato rispettivamente riformato e che l'incarto sia rinviato alla stessa, affinché esamini la vertenza nel merito.\nNon è stato ordinato nessun atto istruttorio."} -{"id":"0199415a-a2cb-4de9-aed3-442a3fd8ded9","text":"Fatti:\nA. Dal 1998 al 2011 G._, residente in Italia a X._, nata nel 1951, ha lavorato come frontaliera alle dipendenze di un negozio di argenteria presso il centro commerciale Y._ in qualità di venditrice. Per il 31 ottobre 2011 è stata licenziata dal datore di lavoro per motivi economici.\nIl 29 settembre 2011, G._ si è annunciata all'Ufficio regionale di collocamento di Z._ (URC) e ha rivendicato il diritto a indennità di disoccupazione.\nMediante decisione del 12 dicembre 2011, sostanzialmente confermata il 30 gennaio 2012 anche in seguito all'opposizione dell'interessata, la Sezione del lavoro del Cantone Ticino ha respinto la richiesta di prestazioni dal 1° novembre 2011 in quanto G._ non aveva alcuna residenza in Svizzera.\nB. Per pronuncia del 6 agosto 2012, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso dell'interessata e ha confermato l'operato dell'amministrazione.\nC. G._ si è aggravata al Tribunale federale al quale, protestate spese e ripetibili, chiede, in accoglimento del ricorso, l'annullamento del giudizio impugnato e della decisione su opposizione amministrativa nonché il riconoscimento del diritto all'indennità di di-soccupazione. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"19a9d467-859e-45bf-b4a8-c3a717b00b9a","text":"Fatti :\nA.- La ditta S._ SA di B._, costituita il 30 giugno 1992, è stata dichiarata fallita il 28 luglio 1994. Amministratori unici ne furono rispettivamente C._, dal 17 luglio 1992 al 7 giugno 1994, e B._ da quest'ultima data sino al fallimento; direttore della ditta con firma individuale fu T._, dal 9 giugno 1993 al 3 gennaio 1994.\nMediante tre distinte decisioni datate 18 ottobre 1996, la Cassa di compensazione Gastrosuisse, costatato di aver subito un danno di fr. 81'304. 85 a seguito del mancato versamento dei contributi paritetici dovuti dalla fallita per il periodo dal 1° febbraio 1993 al 31 maggio 1994, ne ha preteso l'integrale pagamento da C._ e B._ nonché, limitatamente al periodo dal 1° maggio al 30 novembre 1993 per fr. 47'247. 45, da T._.\nIl 16 dicembre 1996, la Cassa ha esteso l'obbligo di risarcire il danno anche agli azionisti L._ e R._, ritenuti amministratori di fatto della fallita, pretendendo da loro l'importo di fr. 81'380. 95, con vincolo solidale con B._ e, per fr. 81'304. 85, con C._.\nMentre quest'ultimo non ha formulato opposizione, alla decisione si opposero invece L._, B._ R._ e T._.\nB.- In seguito alle citate opposizioni, la Cassa ha presentato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino due azioni con cui postulava il riconoscimento giudiziale delle sue pretese nei confronti di L._ e B._ nonché di R._. La procedura avviata contro T._ è stata invece abbandonata.\nPer giudizio 3 dicembre 1999 l'autorità giudiziaria cantonale, congiunte le procedure, ha accolto la petizione proposta contro L._ condannandolo al pagamento dell'importo di fr. 81'380. 95, di cui fr. 81'304. 85 in solido con C._. I primi giudici respinsero per contro le azioni introdotte nei confronti di B._ e R._.\nC.- L._, patrocinato dall'avv. Tamagni di Bellinzona, interpone ricorso di diritto amministrativo a questa Corte. In via principale chiede l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio degli atti all'istanza precedente per un complemento di istruttoria. In via subordinata postula che il giudizio medesimo sia riformato nel senso che la petizione nei suoi confronti è respinta.\nDei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nMentre la Cassa propone la reiezione del gravame, l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali rinuncia a determinarsi.\nInvitato ad esprimersi quale cointeressato, C._ ha chiesto di poter beneficiare dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio. Per decreto 8 marzo 2001 questa Corte gli ha concesso tale beneficio. Nella successiva risposta, l'interessato, tramite l'avv. Taborelli di Chiasso, postula l'integrale reiezione del gravame."} -{"id":"12642576-7e1e-49b8-b348-e0e0c5e68232","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, cittadino venezuelano nato nel 1985 (cfr. ), è giunto in Svizzera il 13 aprile 1993 per ricongiungersi con la madre, di nazionalità domenicana e coniugata con un cittadino elvetico. Dopo aver inizialmente ottenuto un permesso di dimora, il 24 luglio 1997 l'interessato è stato posto a beneficio di un permesso di domicilio.\nA.b. A._ è padre di B._, cittadina italiana (cfr. ) titolare di un permesso di domicilio UE\/AELS, nata dalla sua relazione con C._, di nazionalità italiana e domenicana. Tale relazione ha preso fine nel febbraio del 2013. A._ detiene attualmente l'autorità parentale congiunta sulla figlia, la quale è stata affidata alla madre.\nL'interessato è inoltre padre di D._, cittadino colombiano e venezuelano (cfr. ) titolare di un permesso di dimora, nato dalla sua relazione con l'attuale compagna, la cittadina colombiana E._. A._ vive attualmente con la compagna e il figlio.\nA.c. Il 28 giugno 2006, A._ ha ottenuto un diploma di impiegato qualificato e, il 19 giugno 2009, un certificato cantonale di contabilità. Dal 19 maggio 2009 al 30 aprile 2015, l'interessato ha lavorato presso un'azienda ticinese come \"senior accountant\". Il 12 ottobre 2015 è poi stato assunto in qualità di \"Treasury Front office Specialist\" (cfr. ) dalla F._SA.\nA.d. Con giudizio del 18 aprile 2016, in parziale riforma della sentenza di primo grado del 3 settembre 2015, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino ha condannato A._ alla pena detentiva di 3 anni e 6 mesi (da espiare) per infrazione aggravata alla LStup (agosto 2013 - giugno 2014), riciclaggio di denaro e ripetuta incitazione all'entrata, alla partenza e al soggiorno illegale.\nB.\nCon decisione del 19 agosto 2016, preso atto della condanna subita da A._, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino (di seguito: la Sezione della popolazione) ha revocato il permesso di domicilio dell'interessato, assegnandogli un termine per lasciare la Svizzera.\nSu ricorso, tale provvedimento è stato confermato sia dal Consiglio di Stato (13 dicembre 2017) che dal Tribunale amministrativo (14 giugno 2019) del Cantone Ticino. I Giudici cantonali hanno ritenuto, in sostanza, che, alla luce della gravità dei reati commessi da A._, il provvedimento contestato era giustificato sotto il profilo del diritto interno (art. 62 e 63 LStrI), conforme al principio di proporzionalità () e rispettoso degli art. 8 CEDU e 13 Cost.\nC.\nIl 30 luglio 2019, A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui domanda, protestate tasse, spese e ripetibili, l'annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo del 14 giugno 2019, il rinvio degli atti alla Sezione della popolazione per la pronuncia di un ammonimento e (implicitamente) il mantenimento del proprio permesso di domicilio.\nLa Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. La Sezione della popolazione ha chiesto il rigetto del gravame, producendo un documento relativo alla situazione debitoria di A._. Il Governo ticinese si è invece rimesso al giudizio di questa Corte.\nCon decreto presidenziale del 31 luglio 2019 è stato concesso l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"4051e5e4-1836-4eef-a3d5-8d834eadcda3","text":"Fatti:\nA.\nIl 20 settembre 2016 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha modificato la legge tributaria del 21 giugno 1994 (LT\/TI; RL\/TI 10.2.1.1), abrogando, tra l'altro, gli art. 140 e 314d cpv. 2 LT\/TI. Queste norme, che regolavano la ripartizione del gettito dell'imposta sugli utili immobiliari fra Cantone e Comuni, avevano il seguente tenore:\nArt. 140\nIl gettito d'imposta è ripartito in ragione del 40% ai Comuni di situazione dei fondi e il rimanente allo Stato, per quanto il moltiplicatore comunale d'imposta sia almeno del 100 per cento; in caso contrario la quota spettante al Comune è ridotta proporzionalmente ai punti del moltiplicatore inferiori al 100 per cento e attribuita allo Stato. Il riparto è eseguito annualmente.\nArt. 314d\n2 In deroga all'articolo 140 non si fa luogo al riparto d'imposta ai Comuni per le imposte sugli utili immobiliari relative ai trasferimenti di proprietà iscritti a registro fondiario, rispettivamente alle contrattazioni concluse a partire dall'anno 2006 e fino all'anno 2009 compreso.\nTrascorsi i termini per l'esercizio del diritto di referendum, la modifica di legge è stata pubblicata nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino n. 47\/2016 dell'11 novembre 2016 e l'entrata in vigore è stata fissata al 1° gennaio 2017.\nB.\nCon ricorsi in materia di diritto pubblico del 2, 5, 6, 7, 9 e 12 dicembre 2016 i Comuni elencati in ingresso si sono rivolti al Tribunale federale, chiedendo che l'abrogazione dell'art. 140 e dell'art. 314d LT\/TI sia annullata.\nCon decreto del 26 gennaio 2017, il Presidente della II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ha constatato che le loro impugnative sollevano censure identiche e ha congiunto le cause. Nel contempo, ha negato il conferimento dell'effetto sospensivo ai gravami.\nDurante la procedura, agendo per sé ed in rappresentanza del Gran Consiglio, il Consiglio di Stato ha domandato che, per quanto ammissibili, gli stessi siano respinti."} -{"id":"01dca42f-9a40-48c5-a3a6-58b412efe686","text":"Fatti:\nA.\nIl 6 dicembre 2013 il notaio F._, che aveva rogato un contratto di costituzione di servitù prediale concernente l'esercizio di un diritto di superficie, poi sentito quale testimone nel contesto di una causa promossa nel 2004 davanti alla Pretura di Lugano dai coniugi C.D._ e D.D._ nei confronti di G._ e ora della sua erede E._, ha denunciato quest'ultima per titolo di diffamazione, calunnia e ingiuria, in relazione a considerazioni contenute nelle conclusioni scritte presentate dai legali della querelata. Ha pure denunciato questi ultimi per gli stessi reati.\nB.\nCon decisione del 17 dicembre 2013 il Procuratore pubblico (PP) ha decretato il non luogo a procedere. Adita dal denunciante, con giudizio del 2 giugno 2014 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ne ha parzialmente accolto il gravame e, ritenendo che i reati di diffamazione e di calunnia sarebbero adempiuti sotto il profilo oggettivo, ha annullato il decreto di non luogo a procedere e ritornato gli atti al PP, affinché, dopo aver sentito i querelati, ne esamini i presupposti soggettivi.\nC.\nE._ impugna questa decisione con un \"ricorso\/revisione\" al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di confermare il decreto di non luogo a procedere, subordinatamente di rinviare gli atti al PP senza ch'egli sia vincolato ai considerandi della sentenza impugnata.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"20eee316-b778-43a1-9677-ab4cfa5ad1a6","text":"Fatti:\nA.\nA._ ha conseguito il 10 novembre 1995 il diploma di dottore in medicina presso l'Università di Nis, nello Stato dell'ex Jugoslavia, ora Repubblica di Serbia. Nel 1997 ha ottenuto un diploma di medicina tropicale in Belgio e, nel maggio del 2005, un master in economia e gestione sanitaria e sociosanitaria presso l'Università della Svizzera italiana. Nel 2009 ha inoltre assolto un corso di perfezionamento professionale di \"medico generico\". A._ esercita attualmente, a tempo parziale, l'attività di medico consulente presso l'assicurazione B._ e quella di medico presso l'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino.\nB.\nAdita da A._, con decisione del 2 maggio 2013 la Commissione delle professioni mediche (MEBEKO) dell'Ufficio federale della sanità pubblica ha rilevato che il suo diploma estero non poteva essere riconosciuto in Svizzera e ha stabilito quale condizione per l'ottenimento del diploma federale, il superamento dell'esame federale di medicina umana. Questa decisione non è stata impugnata.\nC.\nIl 18 dicembre 2017 A._ ha presentato alla MEBEKO, nella lingua francese, una richiesta di registrazione del proprio diploma estero nel registro delle persone che esercitano una professione medica universitaria giusta l'art. 51 della legge federale del 23 giugno 2006 sulle professioni mediche universitarie (LPMed; RS 811.11).\nD.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con decisione dell'8 agosto 2018, stesa in francese, la MEBEKO ha respinto la domanda di registrazione.\nE.\nContro la decisione della MEBEKO, A._ ha adito il Tribunale amministrativo federale (TAF) con un ricorso del 31 agosto 2018 redatto in italiano dal suo patrocinatore. Con decisione incidentale del 7 settembre 2018, il giudice dell'istruzione ha in particolare stabilito che il procedimento di ricorso si svolgeva in italiano, ma l'autorità inferiore era libera di esprimersi in francese. Concluso lo scambio degli scritti, con sentenza del 29 aprile 2020 la Corte II del TAF ha respinto il ricorso, addossando a A._, in considerazione della sua totale soccombenza, le spese processuali di fr. 2'000.-- e negandogli un'indennità a titolo di ripetibili.\nF.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 5 giugno 2020 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di iscriverlo nel registro delle professioni mediche quale persona che esercita una professione medica sotto sorveglianza. In via subordinata, chiede, seppure non iscritto nel registro, di essere legittimato ad esercitare la professione di medico consulente per l'assicurazione privata e sociale. In via ulteriormente subordinata, postula l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio degli atti alla MEBEKO, affinché esegua nuovi accertamenti e si ripronunci sulla domanda di registrazione. Il ricorrente chiede, in via ancora più subordinata, che la sentenza del TAF sia riformata nel senso che non vengano prelevate spese giudiziarie a suo carico e che gli siano riconosciute delle ripetibili perlomeno in misura parziale. Egli fa valere la violazione del diritto e l'accertamento inesatto dei fatti.\nG.\nIl TAF comunica di rinunciare a formulare osservazioni, mentre la MEBEKO postula la reiezione del ricorso. Con osservazioni del 30 settembre 2020 il ricorrente si è confermato nelle sue conclusioni."} -{"id":"1bf29923-0864-4e38-aa4a-cfc047224f91","text":""} -{"id":"cc770ba8-342c-4a8e-b08b-344c0f06194e","text":"Fatti:\nA.\nIl 6 marzo 2014 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Brescia ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito del procedimento penale avviato nei confronti di B._, C.C._, D.C._, G._, E._ e altre persone, per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, evasione fiscale sistematica, associazione per delinquere di stampo mafioso e riciclaggio. L'autorità estera sospetta che D.C._ ed E._, presunti esponenti della criminalità organizzata di stampo 'ndranghetistico, avrebbero rilevato e gestito svariate società operanti nel settore edile, depredandone poi il patrimonio sociale. C.C._, moglie dell'inquisito D.C._, avvalendosi di due cittadini svizzeri, avrebbe riciclato i proventi delle citate distrazioni. Con la rogatoria, l'Italia chiede di identificare e sequestrare le relazioni bancarie riconducibili tra l'altro a G._.\nB.\nMediante decisione di chiusura del 9 luglio 2015 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione all'Italia di documentazione cartacea e informatica sequestrata presso F._ SA, fiduciaria nella quale G._ ricopre il ruolo di presidente e direttore. Adita da F._ SA, con decisione del 5 febbraio 2016 (n. RR.2015.221) la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nF._ SA impugna questa sentenza con un ricorso al Tribunale federale. Postula di annullarla nella misura in cui conferma la decisione di chiusura del MPC.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"74e1ba9d-ea4c-4f1e-b8d7-5cf3cfbbc3d4","text":"Fatti:\nA.\nL'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento del Cantone Ticino (USSI) ha concesso ad A._ con svariate decisioni, parzialmente modificate su reclamo, diverse prestazioni assistenziali.\nB.\nIl 3 febbraio 2016 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con due giudizi separati ha parzialmente accolto i ricorsi presentati da A._ e ha rinviato le cause all'USSI per nuova decisione.\nC.\nL'USSI presenta due ricorsi in materia di diritto pubblico contro entrambi i giudizi cantonali, affinché essi siano annullati e siano confermate le decisioni su reclamo.\nCon scritto del 14 aprile 2016 A._ ha comunicato di essere patrocinata dall'Avv. Mattia Pontarolo, sollecitando peraltro la concessione dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"055200a9-f52c-49f2-9b8c-a1e1d647aaff","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 9 aprile 2002 il Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha respinto l'istanza presentata l'11 febbraio precedente dal Comune di Vogorno, volta ad ottenere la sua ammissione al fondo di compensazione intercomunale per il 2002. Il reclamo interposto contro questa decisione è stato respinto il 26 luglio 2002.\nQuest'ultimo giudizio è stato confermato su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato ticinese, il 15 ottobre 2002, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 25 giugno 2003. In sintesi, la Corte cantonale ha considerato, come già le precedenti istanze, che prima di essere ammesso al beneficio del fondo di compensazione il Comune interessato poteva e doveva far capo alle proprie risorse per risanare le finanze comunali. A tal fine esso poteva in particolare procedere allo scioglimento di un legato esistente, il quale da tempo non era più utilizzato per gli scopi prefissati.\nQuest'ultimo giudizio è stato confermato su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato ticinese, il 15 ottobre 2002, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 25 giugno 2003. In sintesi, la Corte cantonale ha considerato, come già le precedenti istanze, che prima di essere ammesso al beneficio del fondo di compensazione il Comune interessato poteva e doveva far capo alle proprie risorse per risanare le finanze comunali. A tal fine esso poteva in particolare procedere allo scioglimento di un legato esistente, il quale da tempo non era più utilizzato per gli scopi prefissati.\nB. Il 24 luglio 2003 il Comune di Vogorno ha proposto dinanzi al Tribunale federale un gravame, da trattare quale ricorso di diritto amministrativo e di diritto pubblico, con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che esso venga ammesso al beneficio del fondo di compensazione intercomunale per il 2002. Adduce, in sostanza, una violazione della propria autonomia comunale, del diritto determinante e del divieto dell'arbitrio.\nChiamati ad esprimersi, il Consiglio di Stato e il Tribunale amministrativo non hanno formulato osservazioni e chiedono entrambi la conferma della sentenza cantonale."} -{"id":"522a1154-625d-4497-a393-c44d571fcb49","text":""} -{"id":"0d195986-c1cd-4770-82db-68c7569a07bc","text":"Fatti:\nA. Con pubblicazione sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino n. 99\/2010 del 14 dicembre 2010, il Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport e il Dipartimento delle finanze e dell'economia del Cantone Ticino hanno indetto un concorso di progettazione concernente l'elaborazione dei concetti d'intervento, sul piano architettonico, strutturale ed impiantistico, per il risanamento e l'adattamento degli spazi interni del Palazzo degli studi di Lugano.\nFra gli otto progetti ammessi alla seconda fase del concorso, quello di B._ e C._ è stato scelto quale miglior proposta dalla giuria riunitasi il 14 e 15 novembre 2011. Preso atto del verdetto della citata giuria, il 7 dicembre 2011 il Consiglio di Stato ha quindi risolto di affidare il mandato per la progettazione esecutiva al gruppo interdisciplinare guidato da B._ e C._.\nB. B.a Preso atto di tale decisione, il 22 dicembre 2011 A._ ha scritto al Consiglio di Stato ponendogli diverse questioni volte a chiarire in sostanza le relazioni esistenti tra il mandato appena attribuito al gruppo guidato da B._ e C._ e l'incarico di procedere all'esecuzione del progetto di massima e definitivo per la sistemazione dello stesso stabile, che le era stato conferito in precedenza.\nNella sua lettera, A._ invitava il Governo a risponderle entro il 9 gennaio 2012, da lei considerato termine ultimo per l'inoltro di un eventuale ricorso contro la delibera del 7 dicembre 2011.\nB.b Dato che la prima riunione del Governo si sarebbe tenuta il 10 gennaio 2012, il 3 gennaio 2012 la Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell'economia del Cantone Ticino ha fatto sapere ad A._ che le sue domande sarebbero state evase solo dopo il 13 gennaio 2012.\nIl 9 gennaio 2012 A._ si è allora nuovamente indirizzata al Consiglio di Stato, inoltrandogli una memoria scritta definita questa volta come \"complemento al gravame del 22 dicembre 2011\", con la quale formulava numerose censure e richieste.\nB.c Preso atto anche di tale scritto, il 18 gennaio 2012 il Consiglio di Stato ha trasmesso gli atti indirizzatigli al Tribunale cantonale amministrativo, unica istanza cantonale competente a dirimere controversie in materia di commesse pubbliche.\nC. Con sentenza del 20 gennaio 2012, il Tribunale cantonale amministrativo ha da parte sua dichiarato inammissibile il gravame dopo aver constatato: (1) che la lettera del 22 dicembre 2011, da cui non era desumibile nessuna volontà di ricorso, non poteva per questo motivo affatto essere intesa quale impugnativa; (2) che la lettera del 9 gennaio successivo, perfettamente configurabile alla stregua di un valido atto ricorsuale, ancorché inoltrato ad autorità incompetente ratione materiae, risultava invece manifestamente tardiva.\nD. Il 23 febbraio 2012, la sentenza del Tribunale cantonale amministrativo è stata impugnata davanti al Tribunale federale con un ricorso in materia di diritto pubblico e con un ricorso sussidiario in materia costituzionale.\nIn via principale, la ricorrente chiede l'annullamento della sentenza impugnata e l'accertamento della nullità della decisione di aggiudicazione del 7 dicembre 2011. In via subordinata, postula l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio degli atti al Tribunale cantonale amministrativo affinché, esperiti gli accertamenti imposti dalle circostanze, provveda a statuire nel merito della vertenza.\nNella sostanza, fa valere un accertamento manifestamente errato dei fatti, ritiene che il giudizio impugnato sia a vario titolo lesivo della Costituzione federale e solleva la questione della nullità della decisione di aggiudicazione del 7 dicembre 2011.\nIn corso di procedura, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Nella sua risposta, cui fa rinvio anche il Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport, il Consiglio di Stato ha invece chiesto che il ricorso venga dichiarato inammissibile rispettivamente che lo stesso venga respinto. B._ e C._ si sono infine rimessi al giudizio di questa Corte.\nAl 12 giugno 2012 risalgono ulteriori osservazioni della ricorrente, di cui verrà detto, per quanto necessario, nel seguito."} -{"id":"0461e844-e430-4215-8272-5dd11f435aa4","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 30 gennaio 2002 A._ ha sporto, in relazione ad un litigio avvenuto la sera prima presso la casa per anziani \"la Meridiana\" di Viganello, una denuncia penale nei confronti delle sorelle B._ e C._ e del cognato D._ per i titoli di lesioni semplici, vie di fatto, furto, danneggiamento, calunnia, diffamazione e ingiuria. Il denunciante si è nel contempo costituito parte civile.\nDopo avere assunto le informazioni preliminari, il procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP), ritenuta l'assenza di seri indizi di colpevolezza, ha decretato, con decisione del 22 aprile 2002, il non luogo a procedere. Il magistrato inquirente ha in particolare ritenuto contrastanti le versioni rese dalle parti e rilevato che neppure la deposizione di un testimone permetteva di chiarire chi, tra le parti, avesse iniziato la contesa.\nDopo avere assunto le informazioni preliminari, il procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP), ritenuta l'assenza di seri indizi di colpevolezza, ha decretato, con decisione del 22 aprile 2002, il non luogo a procedere. Il magistrato inquirente ha in particolare ritenuto contrastanti le versioni rese dalle parti e rilevato che neppure la deposizione di un testimone permetteva di chiarire chi, tra le parti, avesse iniziato la contesa.\nB. Contro il decreto di non luogo a procedere A._ ha presentato, il 3 maggio 2002, un'istanza di promozione dell'accusa alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) che, statuendo il 28 gennaio 2004, l'ha dichiarata irricevibile. La Corte cantonale ha nondimeno esaminato il gravame nel merito e ritenuto corretta la decisione del PP.\nB. Contro il decreto di non luogo a procedere A._ ha presentato, il 3 maggio 2002, un'istanza di promozione dell'accusa alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) che, statuendo il 28 gennaio 2004, l'ha dichiarata irricevibile. La Corte cantonale ha nondimeno esaminato il gravame nel merito e ritenuto corretta la decisione del PP.\nC. A._ impugna questo giudizio con un ricorso di diritto pubblico del 3 marzo 2004 al Tribunale federale, chiedendo di annullarlo. Fa valere una violazione del divieto dell'arbitrio, del diritto di essere sentito e della forza derogatoria del diritto federale. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nLa CRP si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il PP e le controparti chiedono la reiezione del ricorso."} -{"id":"8ff4f72d-c892-4f3f-a936-7f5014c8623f","text":"Fatti:\nA.\nDopo aver disgiunto il procedimento penale nei confronti di B._ (cfr. sentenza 1B_756\/2012 del 24 gennaio 2013), con atto d'accusa del 24 maggio 2012 il Procuratore pubblico (PP) ha deferito alla Corte delle assise criminali A._ e altre persone per reati di natura finanziaria. Il procedimento in appello, eccetto per B._, si è concluso con la decisione 18 agosto 2014 della Corte di appello e di revisione penale (CARP). Con sentenza 6B_949\/2014 del 6 marzo 2017 il Tribunale federale, in parziale accoglimento anche di un ricorso di A._, ha annullato la decisione della CARP, rinviando la causa a quest'ultima per nuovo giudizio nel senso dei considerandi.\nB.\nVenuto a conoscenza della riattivazione della procedura nei confronti di B._, A._ ha chiesto al PP di avere accesso agli atti di tale incarto, ritenendosi vittima delle sue azioni. Il PP ha respinto la richiesta, rinviando l'istante alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), che con decisione dell'8 luglio 2016 ha respinto il reclamo riguardo alla sua qualità di accusatore privato, ritenuto ch'egli non si era mai costituito come tale. Con sentenza 1B_299\/2016 del 29 agosto 2016, il Tribunale federale per diversi motivi ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato contro questo giudizio.\nC.\nMediante sentenza del 23 agosto 2016, la CARP ha ritenuto B._ autore colpevole di truffa aggravata e di falsità in documenti, prosciogliendolo invece da altre imputazioni. Con dichiarazione di appello del 22 dicembre 2016, A._ ha impugnato questa decisione. Mediante sentenza del 6 giugno 2017, la CARP ha dichiarato inammissibile l'appello per carenza di legittimazione e ha respinto l'istanza di gratuito patrocinio.\nD.\nA._ impugna questo giudizio con un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concessogli il beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio, di annullarla e di riconoscergli la legittimazione a ricorrere.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"b0180e9c-ada3-4c7f-9c67-cba118a21839","text":""} -{"id":"04cc9c19-91a1-4316-bb01-4359c68886d4","text":"Fatti:\nA.\nCon risoluzione n. 6671 del 29 novembre 2011, prendendo spunto da un atto parlamentare che sollevava il tema dell'attività sindacale all'interno degli stabili amministrativi, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha notificato alle associazioni del personale dello Stato le seguenti regole:\n1. L'accesso agli stabili amministrativi del Cantone per attività sindacali per principio non è ammesso.\n2. Eventuali richieste per incontri di carattere sindacale con personale dello Stato affiliato alle predette Associazioni nelle sale di riunione dell'Amministrazione cantonale, su temi specifici dei rapporti di lavoro, da tenersi al di fuori dei normali orari di lavoro, vanno preventivamente rivolte alla Cancelleria dello Stato.\n3. L'affissione di locandine e la distribuzione di volantini e giornali periodici è possibile previa consegna ai Servizi di informazione ed ai custodi degli stabili dell'Amministrazione cantonale che provvederanno all'esposizione nei luoghi prestabiliti.\nIl Consiglio di Stato ha giustificato il provvedimento con l'esigenza di \"assicurare prioritariamente la normale attività quotidiana del personale dell'Amministrazione cantonale e la necessaria discrezione su dati e documenti presenti negli uffici\", senza d'altra parte \"ledere i diritti sindacali di tenere i contatti con i propri aderenti\".\nB.\nIl 21 dicembre 2011, su richiesta del patrocinatore del Sindacato svizzero dei servizi pubblici SSP\/VPOD (di seguito Sindacato VPOD oppure VPOD), il Consiglio di Stato ha comunicato che la risoluzione in questione, originariamente sprovvista dell'indicazione dei rimedi giuridici, era impugnabile davanti al Tribunale cantonale amministrativo come decisione individuale e concreta o, in ogni caso, come decisione generale, e che il termine di ricorso decorreva dall'intimazione di quest'ultima comunicazione.\nC.\nIl 16 gennaio 2012, il Sindacato VPOD è quindi insorto contro la risoluzione 29 novembre\/21 dicembre 2011 davanti al Tribunale cantonale amministrativo, il quale con sentenza del 23 aprile 2015 ha respinto il gravame, nella misura in cui era ricevibile. La Corte cantonale ha giudicato, in sintesi, che il diritto di accesso agli stabili - al di fuori del contesto di uno sciopero lecito - non costituiva una prerogativa indispensabile della libertà sindacale e, di riflesso, non conferiva neppure il diritto ad un accesso libero e indiscriminato agli stabili amministrativi. Il rifiuto di concedere un'autorizzazione generale per l'uso speciale (quale era quello generato dall'esercizio dell'attività sindacale in questione) di un bene amministrativo rispettava pertanto il principio di proporzionalità.\nD.\nIl 2 giugno 2015 il Sindacato VPOD ha interposto dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede di annullare e riformare il giudizio impugnato nel senso che la risoluzione 29 novembre\/21 dicembre 2011 venga a sua volta annullata. A suo avviso, il divieto di accesso dei sindacati agli stabili amministrativi lede in maniera inammissibile la libertà sindacale nonché la libertà di opinione e di informazione garantite sia dalla Costituzione federale, sia dal diritto internazionale (art. 28, rispettivamente 16 Cost. e art. 10 CEDU).\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni del giudizio impugnato senza formulare osservazioni, mentre il Consiglio di Stato ha proposto la reiezione del gravame.\nLa II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ha trattato la causa nella seduta pubblica del 6 settembre 2017."} -{"id":"12d431e9-4a5c-4cfc-8804-7321d2ced711","text":""} -{"id":"654e9385-3d52-4c1d-a977-60dedc8cfb80","text":""} -{"id":"1e21e920-35ce-4231-b052-f7ced88315f9","text":""} -{"id":"6222a172-51c1-4119-aea7-88ce8f475b97","text":""} -{"id":"075b7595-bfa8-4017-81e1-41f86df14e15","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- La Comunione ereditaria fu Marco Lafranchi, composta da Vittorina, Marco e Gilda Lafranchi, è proprietaria della particella n. 112 RF del Comune di Comano, con una superficie di 1710 m2, situata in località Canavee, sulla quale sorge una casa d'abitazione. Nel piano regolatore comunale, adottato dal Consiglio comunale nel marzo 1984, la particella era stata attribuita, parzialmente, a una zona d'attrezzature ed edifici d'interesse pubblico (AEP) destinata alla tratta stradale Q74-C26 (ca. 115 m2), ai bisogni di una casa per anziani prevista sulle particelle vicine (ca. 65 m2) e alla realizzazione di un posteggio pubblico P8 (ca. 505 m2); la superficie residua era stata attribuita alla zona edificabile di espansione del nucleo.\nB.- Con decisione 6 agosto 1986 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha approvato il piano regolatore del Comune di Comano e respinto un ricorso della Comunione ereditaria fu Marco Lafranchi, con il quale essa contestava tra l'altro la pubblica utilità del posteggio P8. L'11 novembre 1991 anche il Gran Consiglio ha respinto, nella misura in cui riguardava il vincolo di posteggio, che svolgeva una funzione polivalente e non esclusivamente limitata al servizio di un'eventuale casa per anziani, un gravame presentatogli dalla Comunione ereditaria. Con sentenza del 1° luglio 1993 (apparsa nella RDAT I-1994 n. 40, pag. 90 segg.), il Tribunale federale ha respinto un ricorso di diritto pubblico presentato avverso questa decisione.\nC.- Nel corso degli anni 1995-1996 sono state allestite diverse varianti del piano regolatore, adottate dal Consiglio comunale il 20 ottobre 1997. Esse concernono, in particolare, alcune modifiche al piano delle zone e delle attrezzature pubbliche (EAP), segnatamente il cambiamento di destinazione del vincolo di attrezzature per anziani in vincolo per scuola dell'infanzia con mensa e sala multiuso, il quale grava 50 m2 della particella n. 112. Contro queste varianti la Comunione ereditaria è insorta al Consiglio di Stato chiedendo lo stralcio dei vincoli e l'attribuzione integrale del proprio fondo alla zona di espansione del nucleo.\nIl gravame è stato respinto con risoluzione governativa del 25 novembre 1998, che approvava le contestate varianti.\nL'Esecutivo cantonale ha in sostanza ritenuto che i fabbisogni comunali in materia di scuola materna giustificano sia la conversione del predetto vincolo da casa per anziani a nuova sede di scuola dell'infanzia sia il mantenimento del relativo posteggio P8, che grava circa 650 m2 della particella n. 112.\nD.- Il 15 gennaio 1999 la Comunione ereditaria fu Marco Lafranchi ha impugnato la decisione governativa innanzi al Tribunale della pianificazione del territorio (TPT). Riproponeva le argomentazioni invocate in sede di prima istanza e contestava la necessità di mantenere il posteggio P8. Con giudizio del 25 aprile 2000 la Corte cantonale ha respinto il gravame. Ammessi la necessità e l'interesse pubblico alla creazione di una zona per la realizzazione di una scuola d'infanzia, il TPT ha rilevato che la questione del posteggio P8, vincolo istituito già nel 1986 e non oggetto delle contestate varianti, è stata decisa con la sentenza 1° luglio 1993 del Tribunale federale, e ha quindi respinto tale censura in ordine; l'ha respinta pure nel merito, ritenendo che il fabbisogno di nuovi posteggi in quella zona è ampiamente dimostrato.\nE.- La Comunione ereditaria fu Marco Lafranchi ha introdotto al Tribunale federale un ricorso di diritto pubblico con cui contesta nuovamente l'interesse pubblico del vincolo di posteggio a carico della propria particella.\nCensura, in ordine, la conclusione della precedente istanza nella misura in cui detto vincolo non potrebbe essere riesaminato in quanto non faceva parte degli oggetti esplicitamente considerati dalle varianti apportate al piano regolatore.\nNel merito, fa valere una pretesa violazione della garanzia della proprietà secondo l' , invocando tra l'altro un cambiamento delle circostanze dovuto al fatto che dopo l'emanazione della predetta sentenza nel Comune di Comano è stato costruito un nuovo autosilo.\nIl Consiglio di Stato, tramite la Divisione della pianificazione territoriale, propone la reiezione del ricorso, mentre il TPT rinuncia a determinarsi. Il Comune di Comano chiede, in via principale, di dichiarare inammissibile il gravame e, in via subordinata, di respingerlo."} -{"id":"6513a025-e4e0-4702-9ea0-8943a3ab6b6b","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 10 ottobre 2012 A._, nato nel 1959, di professione muratore, mentre stava lavorando, è stato colpito all'occhio da un chiodo, subendo una contusione bulbare. L'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI) ha attribuito per decisione del 18 maggio 2015 a A._ una rendita di invalidità del 30% dal 1° aprile 2015 al 30 settembre 2016 e del 17% dal 1° ottobre 2016, nonché un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) dell'8%.\nA.b. Con decisione su opposizione del 12 agosto 2015 l'INSAI ha confermato la precedente decisione per quanto attiene alla rendita di invalidità, ma ha rinviato a SUVA Bellinzona la causa per rideterminare la IMI. La disamina della domanda di assistenza giudiziaria è stata rinviata a essere definita con decisione separata.\nB.\nCon giudizio del 18 novembre 2015 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha dichiarato irricevibile il ricorso contro la decisione su opposizione sugli aspetti dell'IMI e dell'assistenza giudiziaria in sede amministrativa. Per il resto l'ha respinto.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede la riforma del giudizio cantonale nel senso che sia riconosciuta per un tempo indeterminato una rendita di invalidità del 30% e una IMI dell'8%.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"18283592-9b8a-4085-b1f5-f4cebf97ce20","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.a Con decisione provvisionale 8 febbraio 2002, la Commissione tutoria regionale (CTR) 8 ha ordinato il collocamento di B.A._ e C.A._ in un'unità di pronta accoglienza e osservazione, ha privato i genitori della custodia parentale e ha sospeso il loro diritto di visita. Adita con una domanda di revoca presentata dalla madre A.A._, la CTR ha nondimeno concesso ad ogni genitore un colloquio sorvegliato di un'ora con i figli e ha incaricato un operatore sociale di fissare ulteriori diritti di visita sorvegliati. Il 6 giugno 2002 l'autorità di vigilanza sulle tutele ha respinto sia il ricorso che la domanda di assistenza giudiziaria inoltrati da A.A._. La I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha invece concesso l'assistenza giudiziaria ad A.A._.\nA.b Sia la CTR che l'autorità di vigilanza sulle tutele hanno ulteriormente modificato il diritto di visita. Con decisione del 13 agosto 2002 l'autorità di vigilanza ha deciso di collocare B.A._ e C.A._ per l'anno scolastico 2002\/2003 quali semiconvittori in un collegio e di affidarli al padre la sera, il fine settimana e durante le vacanze scolastiche. Alla madre, che è stata posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria, ha concesso a partire dal 9 settembre 2002 cinque incontri sorvegliati di un'ora e mezzo la settimana seguiti da un intero pomeriggio non sorvegliato ogni domenica, con l'obbligo di impedire ogni relazione dei figli con la di lei famiglia.\nA.b Sia la CTR che l'autorità di vigilanza sulle tutele hanno ulteriormente modificato il diritto di visita. Con decisione del 13 agosto 2002 l'autorità di vigilanza ha deciso di collocare B.A._ e C.A._ per l'anno scolastico 2002\/2003 quali semiconvittori in un collegio e di affidarli al padre la sera, il fine settimana e durante le vacanze scolastiche. Alla madre, che è stata posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria, ha concesso a partire dal 9 settembre 2002 cinque incontri sorvegliati di un'ora e mezzo la settimana seguiti da un intero pomeriggio non sorvegliato ogni domenica, con l'obbligo di impedire ogni relazione dei figli con la di lei famiglia.\nB. B.a Quest'ultima decisione è stata impugnata con appello 4 settembre 2002 da A.A._, che ha chiesto, già in via cautelare, un ampliamento del suo diritto di visita. Ella aveva altresì postulato di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria. La domanda cautelare è stata respinta dalla presidente della Camera adita. In pendenza di appello, la CTR ha limitato in via provvisionale il diritto di visita ad un'ora e mezzo la settimana sotto sorveglianza. Il 19 febbraio 2003 ha ulteriormente ridotto il diritto di visita a un'ora e mezzo sorvegliate una volta ogni due settimane e, il 18 marzo 2003, l'autorità di vigilanza ha addirittura sospeso il diritto di visita della madre.\nB.b Con decisione del 16 dicembre 2003 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha dichiarato l'appello privo d'interesse giuridico, lo ha stralciato dai ruoli e ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria dell'insorgente. Secondo i giudici cantonali, viste le nuove decisioni sul diritto di visita della madre, la decisione sull'appello diretto contro la - superata - disciplina di tale diritto del 13 agosto 2002 non potrebbe esplicare alcun effetto pratico per l'appellante. Con riferimento al giudizio sulle spese, rispettivamente sull'assistenza giudiziaria, la Corte cantonale ha reputato che il rimedio non aveva possibilità di esito favorevole. L'autorità cantonale ha tuttavia eccezionalmente rinunciato, a causa della ristrettezza economica in cui versa l'appellante, al prelievo di una tassa di giustizia.\nB.b Con decisione del 16 dicembre 2003 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha dichiarato l'appello privo d'interesse giuridico, lo ha stralciato dai ruoli e ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria dell'insorgente. Secondo i giudici cantonali, viste le nuove decisioni sul diritto di visita della madre, la decisione sull'appello diretto contro la - superata - disciplina di tale diritto del 13 agosto 2002 non potrebbe esplicare alcun effetto pratico per l'appellante. Con riferimento al giudizio sulle spese, rispettivamente sull'assistenza giudiziaria, la Corte cantonale ha reputato che il rimedio non aveva possibilità di esito favorevole. L'autorità cantonale ha tuttavia eccezionalmente rinunciato, a causa della ristrettezza economica in cui versa l'appellante, al prelievo di una tassa di giustizia.\nC. Il 2 febbraio 2004 A.A._ è insorta al Tribunale federale con un ricorso di diritto pubblico, con cui postula l'annullamento della sentenza cantonale. Ella chiede altresì di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria. Narrati e completati i fatti, lamenta un diniego di giustizia per il fatto che l'autorità cantonale non avrebbe deciso la domanda di assistenza giudiziaria entro breve termine e all'inizio della fase istruttoria, come invece previsto dalla legge cantonale applicabile. Considera poi arbitraria la decisione, perché l'esito dell'appello non sarebbe stato a priori scontato. Afferma infine di aver in buona fede potuto ritenere che la domanda di assistenza giudiziaria venisse accolta."} -{"id":"06fc7fef-154c-4a0c-871f-1d53bcaf6869","text":"Fatti:\nA. Il 12 dicembre 2011 la A._SA, Lugano, ha avviato un'azione civile davanti al Pretore di Lugano chiedendo d'un canto che D._ fosse condannato a pagarle almeno fr. 10'000'000.-- con responsabilità solidale di C._ e B._ per metà di tale importo, dall'altro che C._ e B._ in solido con D._ fossero a loro volta condannati al pagamento di fr. 5'000'000.--.\nNelle rispettive risposte C._ e B._ hanno eccepito la mancanza dell'esperimento di conciliazione nei loro confronti, per cui il 24 aprile 2012 l'attrice ha dichiarato di ritirare l'azione proposta contro di loro.\nCon ordinanza del 27 aprile 2012 il Pretore ha dato ai convenuti la facoltà di esprimersi, dopo di che, il 6 giugno 2012, ha stralciato l'azione dai ruoli ponendo a carico dell'attrice le spese di fr. 500.-- e un'indennità per ripetibili di fr. 520.-- a favore di ciascun convenuto.\nB. Contro la decisione del Pretore C._ e B._ hanno presentato reclami in data 21 giugno 2012 al Tribunale di appello ticinese, chiedendo che le rispettive indennità ripetibili fossero aumentate a fr. 35'000.--. I reclami sono stati accolti parzialmente dalla II Camera civile, la quale, con due sentenze separate del 24 settembre 2012, ha aumentato le indennità a favore di C._ e B._ a fr. 8'800.--.\nC. La A._SA insorge davanti al Tribunale federale con due atti del 10 ottobre 2012 intitolati \"Ricorso in materia civile e ricorso sussidiario in materia costituzionale\"; chiede l'annullamento delle sentenze cantonali e la conferma di quella del Pretore.\nC._ e B._ propongono di respingere i ricorsi. La ricorrente e B._ si sono pronunciati una seconda volta, mentre l'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"0d7c9f32-9266-4d8b-bb57-90120341d97d","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Z._ ha presentato, il 22 marzo 2002, all'Autorità svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria nell'ambito del procedimento penale aperto nei confronti di C._ e altre persone per i reati di appropriazione indebita qualificata, falsità in documenti e riciclaggio di denaro proveniente dal delitto di peculato. L'Autorità italiana ha chiesto di perquisire, autorizzando la presenza degli inquirenti esteri, i locali di una fiduciaria, di due studi legali e l'abitazione di un indagato.\nA. La Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Z._ ha presentato, il 22 marzo 2002, all'Autorità svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria nell'ambito del procedimento penale aperto nei confronti di C._ e altre persone per i reati di appropriazione indebita qualificata, falsità in documenti e riciclaggio di denaro proveniente dal delitto di peculato. L'Autorità italiana ha chiesto di perquisire, autorizzando la presenza degli inquirenti esteri, i locali di una fiduciaria, di due studi legali e l'abitazione di un indagato.\nB. Con complementi del 9 aprile e del 12 giugno 2002, l'Autorità italiana ha chiesto di acquisire la documentazione bancaria concernente determinate società e quella riconducibile agli indagati e di bloccare i relativi conti. Con decisioni di entrata in materia del 23 settembre 2002 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui era stata delegata l'esecuzione della rogatoria, ha ordinato l'attuazione delle misure di assistenza richieste. Per quanto qui interessa, la polizia giudiziaria federale ha inviato al MPC i documenti sequestrati il 24 settembre 2002 presso lo studio legale dell'avv. H._, amministratore della società società I._LLC, indicata nel complemento rogatoriale, e di cui è beneficiaria economica E._, già indagata per riciclaggio, mentre la banca X._ gli ha inviato la documentazione di un conto. Dopo aver invitato, il 19 maggio 2004, il legale a esprimersi sulla prospettata consegna dei documenti sequestrati e aver preso atto delle relative osservazioni, con decisione di chiusura parziale del 28 settembre 2004 il MPC ha ordinato la trasmissione all'Italia degli atti sequestrati.\nB. Con complementi del 9 aprile e del 12 giugno 2002, l'Autorità italiana ha chiesto di acquisire la documentazione bancaria concernente determinate società e quella riconducibile agli indagati e di bloccare i relativi conti. Con decisioni di entrata in materia del 23 settembre 2002 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui era stata delegata l'esecuzione della rogatoria, ha ordinato l'attuazione delle misure di assistenza richieste. Per quanto qui interessa, la polizia giudiziaria federale ha inviato al MPC i documenti sequestrati il 24 settembre 2002 presso lo studio legale dell'avv. H._, amministratore della società società I._LLC, indicata nel complemento rogatoriale, e di cui è beneficiaria economica E._, già indagata per riciclaggio, mentre la banca X._ gli ha inviato la documentazione di un conto. Dopo aver invitato, il 19 maggio 2004, il legale a esprimersi sulla prospettata consegna dei documenti sequestrati e aver preso atto delle relative osservazioni, con decisione di chiusura parziale del 28 settembre 2004 il MPC ha ordinato la trasmissione all'Italia degli atti sequestrati.\nC. La società I._LLC impugna questa decisione con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale, chiedendo di annullarla.\nIl MPC propone di respingere il ricorso in quanto ammissibile. L'Ufficio federale di giustizia rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"4c97e693-7382-465e-b4f8-a4018d681679","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito ad un iter che non occorre qui rievocare, il 31 agosto 2016 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile il gravame esperito da A._, cittadino italiano stabilito in Svizzera dal 1999 ove vive con la moglie di nazionalità svizzera, contro la decisione con cui il Servizio della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ticinese gli ha revocato, il 24 marzo 2016, per motivi di ordine pubblico e perché era oberato di debiti, il permesso di dimora UE\/AELS di cui era titolare.\nL'interessato, infatti, non aveva dato seguito alla lettera raccomandata del 23 giugno 2016, ritirata il 30 giugno 2016, con cui era stato invitato a versare entro dieci giorni un anticipo delle spese di fr. 600.--, con l'avvertenza che in assenza di pagamento entro il termine concesso il ricorso sarebbe stato dichiarato inammissibile (art. 11 cpv. 1 della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998, LALPS [RL\/TI 1.2.2.1]).\nB.\nDetta decisione è stata confermata su ricorso dal Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo con sentenza del 27 settembre 2016. In primo luogo questi ha ribadito la legittimità della richiesta dell'anticipo delle spese, dato che l'insorgente non aveva chiesto di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria totale o parziale. Ha poi ricordato che, per prassi costante, non costituiva formalismo eccessivo dichiarare inammissibile un ricorso se l'anticipo spese richiesto in applicazione del diritto procedurale cantonale, da cui dipendeva la ricevibilità del rimedio, non era stato versato entro il termine a tal fine assegnato, purché la parte fosse stata debitamente informata delle conseguenze derivanti dal mancato rispetto del termine in questione. Infine, ha considerato privo di pertinenza l'obbiezione secondo cui la lettera raccomandata del 23 giugno 2016 era stata consegnata a casa alla moglie la quale però, essendo ammalata, aveva dimenticato di consegnargliela. Come risultava dagli atti l'invio raccomandato era stato ritirato allo sportello dell'ufficio postale e la firma di chi vi aveva proceduto corrispondeva a quella apposta in calce al gravame inoltrato alla Corte cantonale, cioè quella dell'insorgente.\nC.\nIl 10 novembre 2016 A._ ha esperito un ricorso dinanzi al Tribunale federale con cui chiede che siano annullate le decisioni di tutte le precedenti autorità cantonali. Domanda inoltre di essere esentato dal dovere versare un anticipo per le spese processuali.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"bfda821e-a966-4bdc-9edd-30dc17fa089c","text":"Fatti:\nA.\nNel quadro del procedimento penale promosso nei confronti dell'avv. A._, tra l'altro per reati contro il patrimonio, il 23 marzo 2016 il Presidente della Corte delle assise criminali ha revocato all'avv. Carlo Steiger la nomina di difensore d'ufficio dell'imputata, fissando a quest'ultima un termine per designare un difensore di fiducia, con l'indicazione che altrimenti le sarebbe stato nominato un difensore d'ufficio. Scaduto infruttuoso il relativo termine, con decreto del 9 maggio 2016 detto Presidente, trattandosi di un caso di difesa obbligatoria, ha nominato l'avv. Caterina Jaquinta Defilippi difensore d'ufficio dell'imputata. L'inizio del dibattimento, fissato per il 9 agosto 2016, poi andato contumaciale, è stato fissato per i giorni 3-5 e 10-11 ottobre 2016 (incarto n. 72.2015.133).\nB.\nL'imputata è allora insorta dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), chiedendo la ricusa del Presidente della Corte delle assise criminali e dei giudici a latere, adducendo l'eccezione di incompetenza di detta Corte e postulando l'annullamento del menzionato decreto, rivendicando il diritto di difendersi da sola. Con giudizio del 23 giugno 2016 (incarto n. 60.2016.153) la CRP ha respinto il reclamo.\nC.\nAvverso questa decisione, come a due altre del 24 e del 27 giugno 2016, A._ presenta, con un unico allegato, un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo nel senso di sospendere il procedimento penale pendente nella sede cantonale fissato dal 3 all'11 ottobre 2016, di accogliere la domanda di ricusa e di accertare la nullità, rispettivamente di annullare le citate decisioni della CRP, nonché di ordinare al Presidente della Corte di merito di mettere in atto determinate disposizioni.\nNon sono state chieste osservazioni ai ricorsi."} -{"id":"64e88d29-0f75-4a65-b405-510570d7a47f","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha nominato l'11 gennaio 2011 A._, nata nel 1981, come Segretaria assessore giurista dal 1° febbraio 2011 presso la Pretura di Lugano e l'ha iscritta nella classe 30a con 4 aumenti. Il 4 febbraio 2016 l'allora Presidente della Pretura di Lugano, Pretore Francesco Trezzini, ha iscritto retroattivamente A._ nella classe 32a con 5 aumenti dal 1° febbraio 2011, per eliminare la disparità salariale con altri colleghi neoassunti.\nA.b. Il 23 gennaio 2017 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha promulgato una nuova legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti, la quale è entrata in vigore il 1° gennaio 2018 (LStip\/TI, RL 173.300). A._, invitata a formulare osservazioni alla proposta di nuova classificazione secondo la LStip\/TI, si è espressa il 27 ottobre 2017 rilevando che al 31 dicembre 2017 avrebbe dovuto essere inserita nella classe 32a con 11 anziché con 10 aumenti. Il 13 novembre 2017 il Pretore Trezzini ha rettificato la precendete decisione del 4 febbraio 2016, inserendo A._ nella 32a classe con 6 aumenti retroattivamente alla data dell'assunzione.\nA.c. Il 28 settembre 2018 il Presidente della Pretura di Lugano, carica nel frattempo assunta dal Pretore Matteo Pedrotti, ha emanato una decisione con la quale ha inserito A._ nella nuova classe 10a con 9 aumenti quale Segretaria assessore II dal 1° gennaio 2018. Il Presidente della Pretura ha ritenuto che A._ non potesse dedurre alcun diritto dalla decisione del 13 novembre 2017. Quel provvedimento sarebbe stato emanato da un'autorità incompetente, poiché a quel momento il Pretore Trezzini non era più Presidente della Pretura di Lugano. Per questa ragione l'aggancio alla nuova classe salariale secondo la LStip\/TI è avvenuto, partendo dalla carriera professionale definita con la decisione del 4 febbraio 2016.\nB.\nIl 13 agosto 2020 la Commissione di ricorso sulla magistratura del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione del Presidente della Pretura di Lugano.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale l'annullamento del giudizio impugnato e l'attribuzione secondo la LStip\/TI nella nuova classe 10a con 10 aumenti retroattivamente dal 1° gennaio 2018. In via subordinata, postula il rinvio alla Commissione di ricorso per nuovo giudizio o che sia accolto il ricorso sussidiario in materia costituzionale.\nChiamati ad esprimersi, il Presidente della Pretura di Lugano chiede la reiezione del ricorso, mentre la Commissione di ricorso sulla magistratura non formula nessuna osservazione e si rimette al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"8b0096e1-4772-4c11-bf4c-75a3726360a9","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nata nel 1963, ha lavorato fino alla fine 2005 presso una casa per anziani quale ausiliaria di cure e da quella data in poi come indipendente in un take away. Nell'ottobre 2009 essa ha inoltrato una domanda di rendita dell'assicurazione invalidità che è stata respinta dall'Ufficio AI del Cantone Ticino (di seguito: UAI) mediante decisione del 21 maggio 2012, confermata su ricorso dal Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 21 febbraio 2013.\nA.b. Nel marzo 2013 l'assicurata ha inoltrato una seconda domanda di rendita. Dopo avere sottoposto la richiedente a una perizia medica pluridisciplinare, l'UAI l'ha posta al beneficio di una rendita intera dal 1° al 30 settembre 2013 con decisione del 4 aprile 2014. Successivamente a questa data, l'UAI, fondandosi sul reddito da valida percepito dall'assicurata presso il take away, ha ritenuto che quest'ultima presentava una perdita di guadagno del 9%, grado insufficiente per avere diritto a una rendita d'invalidità.\nB.\nAdito su ricorso dall'interessata, il Tribunale cantonale lo ha parzialmente accolto, riconoscendole il diritto a un quarto di rendita dal 1° ottobre 2013. In sostanza, il giudice cantonale ha considerato che a fronte di una capacità lavorativa residua dell'80% in attività sostitutive, dal raffronto dei redditi prima e dopo l'insorgenza dell'invalidità, fondato sul reddito da valido come ausiliaria di cure, derivava una perdita di guadagno del 40%.\nC.\nIl 21 maggio 2015 l'UAI ha inoltrato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede di annullare il giudizio impugnato e di confermare la sua decisione del 4 aprile 2014.\nL'opponente chiede di respingere il ricorso mentre il Tribunale cantonale e l'Ufficio delle assicurazioni sociali hanno rinunciato a prendere posizione."} -{"id":"07d8f618-c384-4d5f-ae49-7cc919dfe223","text":"Fatti:\nA.\nLa C._Sagl ha ricevuto in subappalto dalla A._Sagl l'esecuzione di diverse opere di impresario costruttore in uno stabile a Rovio. Ha emesso dodici richieste di acconto, o fatture intermedie, in funzione dell'avanzamento dei lavori, per un totale di fr. 384'719.75. La A._Sagl ha pagato solo fr. 309'643.--, lasciando quindi scoperti fr. 75'076.75 relativi alle ultime tre fatture.\nLa C._Sagl si è rivolta alla Pretura di Mendrisio-Nord, con petizione del 17 aprile 2008, chiedendo che la A._Sagl fosse condannata a pagarle fr. 72'467.45 (dal predetto importo scoperto ha dedotto per compensazione un debito suo di fr. 2'609.30). La convenuta ha chiesto che l'azione fosse respinta, asserendo che la pretesa riguarda opere mai eseguite, non commissionate e inutili. Nel corso della procedura B._SA è subentrata all'attrice quale cessionaria secondo l'. Il Pretore ha accolto la petizione con sentenza del 14 marzo 2012 condannando l'appaltante a pagare fr. 72'467.45 con interessi al 5 % dal 29 gennaio 2008.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello ticinese ha respinto il successivo appello della convenuta il 24 settembre 2013, nella misura in cui lo ha ritenuto ricevibile.\nB.\nLa A._Sagl insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 25 ottobre 2013. Chiede l'annullamento della sentenza cantonale e la reiezione integrale della petizione. B._SA propone di respingere il ricorso con osservazioni del 6 novembre 2013. L'autorità cantonale non si è pronunciata.\nLa domanda di concessione dell'effetto sospensivo presentata dalla ricorrente contestualmente all'atto di ricorso è stata respinta con decreto presidenziale del 14 novembre 2013."} -{"id":"65867c18-9feb-453a-9222-dc1edad0d48c","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La B._ Ltd aveva invano inviato alla D._ SA una fattura, datata 9 luglio 2002, di euro 317'093.96 per la vendita di legname africano. Essa ha quindi incoato una causa innanzi al Pretore del distretto di Lugano, sfociata nella sentenza del 17 luglio 2008 con cui la D._ SA è stata condannata a pagare all'attrice B._ Ltd fr. 510'521.30, oltre interessi, e rigettata definitivamente l'opposizione interposta al relativo precetto esecutivo. Tale giudizio non è stato impugnato.\nSia l'amministratore unico della D._ SA, A._, sia il suo ufficio di revisione, C._ AG, hanno rassegnato le loro dimissioni nel corso del predetto processo. Nella successiva procedura di fallimento della D._ SA la B._ Ltd si è fatta cedere, il 15 ottobre 2010, dalla seconda assemblea dei creditori il diritto di agire in responsabilità contro gli ex organi societari. Il 22 novembre 2010 la B._ Ltd ha ricevuto un attestato di carenza beni di fr. 705'219.15 per il credito oggetto della menzionata sentenza pretorile a cui sono stati aggiunti interessi, tasse, spese varie e ripetibili.\nA.b. La B._ Ltd ha, con petizione 24 ottobre 2011, chiesto al Pretore di Lugano di condannare A._ e la C._ AG, nella loro qualità di ex organi societari, a pagarle con vincolo di solidarietà fr. 705'219.15, oltre interessi. Il Pretore ha parzialmente accolto la petizione con sentenza 20 maggio 2014 e ha condannato i convenuti a versare all'attrice in solido fr. 273'441.90, oltre interessi al 5 % dal 15 ottobre 2010. Con riferimento ai presupposti che giustificano la corresponsione di un risarcimento del danno derivante dalla procrastinazione del fallimento, egli ha in particolare rilevato che l'attrice aveva focalizzato la pretesa sul suo credito originario, senza quindi presentare il \"corretto mezzo di prova ossia la perizia relativa a questi due valori, ovvero il valore di liquidazione al momento in cui l'avviso al giudice avrebbe dovuto aver luogo, e il valore al momento della liquidazione del fallimento \", ma ha reputato di poter procedere a una stima del danno societario in applicazione dell' \" sulla base degli elementi agli atti \", giungendo alla conclusione che questo ammonta a fr. 273'441.90 (fr. 78'744.05 di erosione del capitale proprio e fr. 194'697.85 di aumento - causato da interessi, spese e ripetibili - del debito derivante dal menzionato acquisto di legname).\nB.\nCon sentenza 9 settembre 2016 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, in parziale accoglimento dell'appello di A._, riformato la sentenza pretorile limitatamente agli interessi, che ha posto unicamente a carico dell'ufficio di revisione. La Corte di appello ha dapprima ritenuto che il convenuto non poteva più rimettere in discussione la sentenza del 17 luglio 2008. Richiamati gli art. 717, 754 e 757 CO, ha indicato che l'amministratore doveva essere consapevole della fondatezza della pretesa derivante dall'acquisto di legname africano e depositare i bilanci, invece di continuare l'attività della società fino alla metà del 2007, generando costi e debiti. Ha poi ritenuto che si era verificato un danno di procrastinazione del fallimento, il cui ammontare era stato correttamente calcolato dal Pretore. Ha infine liberato l'appellante dal pagamento degli interessi perché, in sede di replica, l'attrice aveva dichiarato di rinunciarvi.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 14 ottobre 2016 A._ postula, previa concessione dell'effetto sospensivo all'impugnativa, la riforma della sentenza di appello nel senso che la petizione sia respinta. In estrema sintesi il prolisso gravame può essere riassunto come segue. Dopo aver spiegato perché non ha effettuato alcun accantonamento per la citata pretesa, il ricorrente afferma che l'attrice si era prevalsa di un danno diretto prescrittosi al più tardi nel corso della presente causa e che la società non ha subito alcun danno dal mancato deposito dei bilanci. Insiste pure sull'assenza di bilanci a valori di liquidazione, asseverando che l'opponente non ha, in violazione dell', fornito alcuna prova del danno societario e che il giudice non poteva supplire a tale omissione applicando l'.\nCon decreto del 23 novembre 2016 la Presidente della Corte adita ha conferito effetto sospensivo al ricorso.\nLa B._ Ltd propone, con risposta 13 dicembre 2016, la reiezione del gravame."} -{"id":"0ba7f8b3-f0d8-41d4-9af4-f402e2df217e","text":""} -{"id":"9a4a9aa8-c4e2-4d22-8379-b563728dcdf2","text":""} -{"id":"00fee7cc-65d5-4d91-8b22-ad869d3afae5","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Il Tribunale di Milano, Sezione IV Penale, ha inoltrato il 13 marzo 2001 una richiesta di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale a carico di A._, B._, Y._, X._, C._, D._ e E._ per il reato di corruzione in atti giudiziari ( italiano).\nCon ordinanza di entrata in materia del 9 aprile 2001 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui l'Ufficio federale di giustizia ha delegato l'esecuzione della rogatoria, ha accolto la domanda. Esso ha quindi ordinato, come chiesto dal Pubblico ministero e dai difensori degli imputati, l'audizione testimoniale di F._, G._, H._, I._, J._ e K._. Il MPC ha autorizzato la presenza dell'Autorità estera, ossia di tutto il collegio giudicante, dei difensori degli imputati e del Pubblico ministero, e ha ammesso la registrazione fonica degli interrogatori.\nMediante scritto del 9 aprile 2001 il MPC ha invitato il Tribunale di Milano a voler provvedere ai necessari supporti tecnici per effettuare le registrazioni foniche delle audizioni, fissate per il 19 aprile 2001. A quest'ultima data il MPC ha udito J._ in qualità di testimone.\nB.- Avverso la \"decisione\" del MPC di rifiutare le eccezioni di procedura sollevate durante l'audizione del teste, X._ e Y._ presentano, il 7 maggio 2001, un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale; questa \"decisione\" è riportata nella trascrizione, effettuata dalle Autorità italiane, del verbale d'interrogatorio, consegnato, con il consenso del teste, secondo la procedura semplificata. I ricorrenti chiedono, in via provvisionale di sospendere l'esecuzione della rogatoria riguardo all'audizione di F._, G._ e H._ fino a che il Tribunale federale si sarà pronunciato sul gravame; nel merito postulano di annullare la decisione del MPC relativa al rifiuto delle eccezioni procedurali da loro sollevate durante l'interrogatorio del teste J._, di accertare l'incompetenza del MPC a effettuare le audizioni e di constatare che i magistrati esteri non possono porre direttamente domande ai testi; chiedono altresì di annullare l'interrogatorio di J._ e di stabilire che gli interrogatori degli altri testi dovranno essere eseguiti dalla competente autorità penale cantonale.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"511a86a9-a11f-4c0f-babe-ecba15828134","text":"Fatti:\nA.\nIl 17 agosto 2018 la Cassa cantonale di assicurazione contro la disoccupazione del Cantone Ticino (di seguito: la Cassa) ha emesso una decisione, confermata su opposizione il 17 settembre 2018, con la quale ha negato ad A._, nato nel 1987, le indennità per insolvenza per non avere rispettato l'obbligo di ridurre il danno, segnatamente per non avere rivendicato in maniera sufficientemente tempestiva i propri crediti salariali.\nB.\nIl Tribunale cantonale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 28 gennaio 2019 ha respinto il ricorso presentato da A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e la concessione dell'indennità per insolvenza.\nLa Cassa chiede la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"1baa0f6f-a120-4393-bcce-e246e1d7e7f0","text":"Fatti:\nA.\nIl 23 giugno 2001 il ventiseienne F.A._, salendo su una roccia per tuffarsi nel fiume Breggia a Morbio Inferiore, si è aggrappato a quella che sembrava una corda che penzolava dal ponte soprastante e che in realtà era un cavo elettrico con i fili scoperti nella parte finale, ha preso la scossa, è caduto in acqua ed è morto per \"annegamento tipico\".\nIl cavo risaliva agli anni '70, quando la G._SA aveva incaricato il suo dipendente D._ di collegare l'impianto elettrico di un manufatto che serviva da riparo per i suoi lavoratori, denominato \"baracca dei minatori\", a una pompa a immersione situata sull'altra riva del fiume. A questo fine il dipendente aveva istallato il cavo in questione, che attraversava il fiume appoggiato su una putrella sotto il ponte. Una ventina di anni dopo la pompa era stata smantellata, ma l'impianto elettrico non era stato disattivato. Dopo alcuni avvicendamenti la \"baracca dei minatori\" era stata presa in uso da E._, il quale, su richiesta della G._SA, per differenziare i consumi, aveva fatto separare gli impianti elettrici.\nB.\nIl 22 aprile 2004 il Giudice della Pretura penale ha condannato D._ e E._ per omicidio colposo di F.A._ () e ha accertato la loro responsabilità verso le parti civili, tra le quali la vedova A.A._ e la figlia B.A._, rinviandole al foro civile per fare valere le loro pretese.\nI successivi ricorsi di D._e E._ sono stati respinti, nella misura in cui erano ammissibili, prima dalla Corte di cassazione e revisione penale ticinese, poi dalla Corte di cassazione penale del Tribunale federale (cause 6P.98\/2006, 6S.206\/2006, 6P.107\/2006 e 6S.205\/2006).\nC.\nIl 25 giugno 2010 A.A._ e B.A._ hanno promosso davanti alla Pretura di Mendrisio-Sud l'azione civile contro D._, E._ e la C._SA, che aveva nel frattempo ripreso attivi e passivi della G._SA. Le attrici hanno chiesto che i convenuti fossero condannati solidalmente a risarcire loro il danno consecutivo al decesso di F.A._, suddiviso in diverse posizioni, a favore dell'una, dell'altra o di entrambe; complessivamente fr. 1'194'297.75, secondo le conclusioni di causa.\nIl Pretore ha accolto parzialmente la petizione con sentenza del 28 luglio 2015. Ha costatato che la responsabilità di D._ e E._ era stata stabilita in modo vincolante dal giudice penale, ha accertato a sua volta la responsabilità della C._SA quale possessore dell'impianto nel senso degli art. 27 cpv. 1 e 34 cpv. 1 della legge sugli impianti elettrici del 24 giugno 1902 (LIE; RS 734.0), e li ha condannati a pagare solidalmente i risarcimenti seguenti: a A.A._ fr. 13'733.-- per perdita di sostegno in denaro, fr. 22'565.80 per perdita di rendite pensionistiche e fr. 30'000.-- di torto morale; a B.A._ fr. 20'000.-- di torto morale; a entrambe le attrici solidalmente fr. 30'857.30 di spese legali preprocessuali, fr. 11'394.65 di costi funerari e fr. 614'085.-- per perdita di sostegno in natura.\nD.\nIl 18 aprile 2017 la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha accolto parzialmente le impugnative presentate dai tre convenuti e riformato il giudizio di prima istanza. Ha posto soltanto a carico di E._ il risarcimento di fr. 13'733.-- a favore di A.A._ per perdita di sostegno in denaro e ha liberato tutti e tre i convenuti dal risarcimento alle attrici di fr. 614'085.-- per perdita di sostegno in natura; per il resto la Corte d'appello ha confermato la sentenza del Pretore.\nE.\nA.A._ e B.A._ insorgono davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 23 maggio 2017. Chiedono l'annullamento della sentenza d'appello e in via principale la conferma integrale di quella del Pretore, subordinatamente il rinvio della causa all'autorità cantonale per nuovo giudizio nel senso dei considerandi.\nC._SA e D._ hanno proposto di re spingere il ricorso con risposta del 16 agosto 2017; E._ ha chiesto di dichiararlo irricevibile o di respingerlo con risposta del 21 agosto 2017. L'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"63841963-aa45-48b7-b2fd-9c991e46c962","text":"Fatti:\nA.\nIl 14 marzo 2012 A._, nato nel 1959, attivo come direttore aziendale, ha riportato una distorsione al polso sinistro con lesione del legamento scafo-lunato con diastasi. L'INSAI con decisione del 25 luglio 2017, confermata su opposizione il 20 settembre 2017, ha negato il diritto ad una rendita di invalidità, ma ha attribuito un'indennità per menomazione all'integrità (IMI) del 15%.\nB.\nCon giudizio del 5 marzo 2018 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede sostanzialmente la riforma del giudizio precedente nel senso di accogliere il ricorso cantonale e rinviare gli atti all'INSAI, perché l'assicuratore operi una corretta indagine volta a stabilire l'attività svolta prima dell'infortunio e accertare precisamente le limitazioni funzionali oggettive dell'assicurato.\nL'INSAI postula la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a determinarsi."} -{"id":"180236d4-b8ce-45f7-9f65-72d069b951f8","text":"Fatti:\nA.\nLa C._ GmbH ha ottenuto con sentenza 4 dicembre 2014 dal Pretore del distretto di Lugano il rigetto provvisorio dell'opposizione interposta dalla A._ SA al precetto esecutivo fattole notificare per l'incasso di complessivi fr. 1'161'339.04. L'escussa ha ritirato la decisione il 9 dicembre 2014.\nB.\nL'8 gennaio 2015 la A._ SA ha inoltrato alla Pretura di Lugano un'azione di disconoscimento del predetto debito. Dopo che la creditrice ha eccepito la tardività dell'azione, il Pretore ha emanato il 9 settembre 2015 una decisione incidentale con cui ha respinto l'eccezione.\nC.\nCon sentenza 1° febbraio 2016 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha accolto l'appello inoltrato dalla C._ GmbH e ha riformato la decisione pretorile nel senso che ha accolto l'eccezione di tardività e ha dichiarato la petizione irricevibile. Essa ha dapprima ritenuto, come già indicato nel giudizio di primo grado, che il termine di 20 giorni dell' inizia a decorrere dalla notifica della sentenza di rigetto dell'opposizione. Contrariamente al Pretore, la Corte cantonale ha però considerato che all'azione di accertamento dell'inesistenza del debito non sono applicabili le ferie giudiziarie dell', ma le ferie esecutive giusta gli art. 56 e 63 LEF. Ha quindi indicato che la petizione presentata l'8 gennaio 2015 era tardiva, perché il termine per l'inoltro dell'azione di disconoscimento del debito ha iniziato a decorrere il 10 dicembre 2014 ed è scaduto, in virtù degli art. 56 e 63 LEF, mercoledì 7 gennaio 2015.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 4 marzo 2016 la A._ SA postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, la modifica della sentenza impugnata nel senso che il giudizio pretorile sia confermato. Afferma che la petizione è tempestiva, perché il termine di cui all' inizia a decorrere unicamente dopo la scadenza del termine per impugnare la decisione con cui è stata rigettata l'opposizione e sostiene che, in ogni caso, all'azione di disconoscimento del debito è applicabile il regime delle ferie previsto dal CPC, trattandosi di un'azione di puro diritto materiale.\nIl 9 marzo 2016 l'autorità inferiore ha comunicato la rinuncia a formulare osservazioni, mentre con risposta 29 marzo 2016 la C._ GmbH propone di rigettare sia la domanda di misure d'urgenza che il ricorso e chiede che le venga accordata un'indennità per ripetibili di fr. 17'500.--.\nLa Presidente della Camera adita ha respinto con decreto del 31 marzo 2016 la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso.\nLe parti hanno proceduto spontaneamente a un secondo scambio di scritti.\nIl 27 ottobre 2016 l'opponente ha comunicato al Tribunale federale il cambiamento della propria ragione sociale in B._ GmbH.\nll 18 novembre 2016 la ricorrente ha nuovamente postulato il conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso. Con scritto 23 novembre 2016 l'op ponente propone la reiezione della domanda."} -{"id":"ad5d1a78-cb37-41ff-9c96-77e8a3f482ee","text":""} -{"id":"08b45836-a260-4a69-a1a5-2214303f4310","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Il 28 giugno 2000 il primo Giudice istruttore presso il \"Tribunal de Grande Instance\" di Marsiglia ha presentato all'Autorità svizzera una domanda di assistenza giudiziaria connessa a un procedimento penale aperto in Francia contro ignoti per appropriazione indebita, sottrazione di beni sociali, falso e uso di falso. L'Autorità estera sospetta che nel periodo dal 1997 al 1999, mediante false fatturazioni riguardo al trasferimento di giocatori di calcio, siano stati commessi a danno della società anonima C._ reati patrimoniali che avrebbero permesso all'allenatore della squadra di calcio di conseguire una retribuzione complementare, non ufficiale; fatture sarebbero tra l'altro state emesse dalla società A._ di cui B._ sarebbe l'amministratore e D._ l'avente diritto economico.\nLa domanda di assistenza giudiziaria, con i complementi del 13 e del 28 settembre 2000, tendeva all'esecuzione di accertamenti e all'acquisizione di documenti bancari e commerciali atti a identificare i destinatari degli importi pagati dalla società sportiva.\nB.- L'allora Ufficio federale di polizia, ora Ufficio federale di giustizia (UFG), ha delegato l'esecuzione della rogatoria al Ministero pubblico del Cantone Ticino che, il 9 ottobre 2000, ha accertato l'ammissibilità della domanda e ordinato alla Cornèr Banca SA di Lugano di indicare i nominativi degli aventi diritto economico del conto n. XXX, producendone la documentazione, e di indicare inoltre se D._ è l'avente diritto economico della società A._.\nCon ulteriore decisione di entrata in materia e esecuzione dell'8 novembre 2000 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha tra l'altro ordinato l'interrogatorio di B._ e il sequestro presso i suoi uffici di documentazione relativa ai fatti del procedimento penale; il Magistrato ha inoltre autorizzato la presenza a questi atti - poi eseguiti il 21 novembre 2000 - di un funzionario della polizia giudiziaria di Marsiglia. B._ ha impugnato questa decisione, in quanto riguardava la presenza del funzionario straniero, dinanzi alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), contestando in sostanza la partecipazione attiva dell'ufficiale di polizia estero all'esecuzione della rogatoria e l'utilizzazione anticipata delle informazioni raccolte.\nCon una decisione di chiusura parziale del 6 dicembre 2000 il Ministero pubblico ha, tra l'altro, ordinato la trasmissione alla Francia della documentazione ricevuta dalla banca e del rapporto di esecuzione 21 novembre 2000 della Polizia del Cantone Ticino, con il verbale di interrogatorio di B._ e la documentazione sequestrata presso di lui, ad eccezione di quella suggellata. Il 9 gennaio 2001 B._ e la A._ sono insorti contro questa decisione dinanzi alla CRP, facendo essenzialmente valere una violazione del principio della proporzionalità.\nLa Corte cantonale ha respinto entrambi i ricorsi con un unico giudizio del 27 febbraio 2001. Essa ha ritenuto la domanda ammissibile e la trasmissione non lesiva del principio della proporzionalità; ha inoltre considerato che la presenza del funzionario straniero non aveva arrecato al ricorrente un pregiudizio immediato e irreparabile.\nC.- A._ e B._ impugnano con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale questa sentenza, chiedendone in via principale l'annullamento; in via subordinata chiedono di trasmettere all'Autorità richiedente solo i documenti da loro elencati nel ricorso, escluso in particolare il verbale di interrogatorio di B._. I ricorrenti censurano sostanzialmente l'asserita inammissibilità della domanda, la violazione del principio della proporzionalità e l'irritualità dell'interrogatorio, con particolare riferimento alla partecipazione del funzionario estero. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale. L'UFG e il Ministero pubblico postulano la reiezione del gravame. Il PP rileva inoltre che l'Autorità estera ha presentato, il 20 dicembre 2000, una domanda di assistenza giudiziaria complementare."} -{"id":"050f064e-7b2f-45c7-89cf-63aebec964fd","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Il 16 luglio 2001 la banca X._ SA ha proceduto nelle vie esecutive contro Y._ per l'incasso di fr. 725'855. 80 oltre interessi al 7,5% dal 1° luglio 2001, fondando la sua pretesa su tre cartelle ipotecarie di nominali fr. 850'000.-- emesse a garanzia di un credito, disdetto il 9 maggio 2001.\nL'escusso ha interposto opposizione al precetto esecutivo e X._ ne ha chiesto al Pretore di Bellinzona il rigetto provvisorio. Tra le eccezioni, il debitore ha formulato quella della mancata esigibilità del credito:\na suo avviso infatti, la banca non è stata in grado di apportare la prova della notifica della disdetta del credito garantito dalle menzionate cartelle ipotecarie. La Pretura ha respinto questa eccezione e ha accolto il 12 ottobre 2001 l'istanza di rigetto, ritenendo che la banca aveva regolarmente notificato la disdetta all'escusso.\nB.- Contro il giudizio di prime cure il debitore ha presentato ricorso alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello. All'accoglimento del gravame si è opposta la creditrice.\nCon sentenza del 13 dicembre 2001 i giudici cantonali hanno accolto l'appello, annullando la sentenza di primo grado e riformandola nel senso di respingere l'istanza di rigetto dell'opposizione. Essi hanno in sostanza rilevato che la banca non ha provato, come invece le competeva, che i crediti incorporati nelle cartelle ipotecarie siano stati validamente disdetti, non essendovi agli atti la prova dell'effettiva comunicazione all'escusso della disdetta datata 9 maggio 2001. La Corte cantonale ha inoltre considerato che la produzione in appello di documenti comprovanti l'avvenuta ricezione della disdetta da parte dell'escusso sarebbe inammissibile, vigente il divieto di nova sancito dall'art. 22 cpv. 4 LALEF.\nC.- Dissentendo dal giudizio cantonale X._ è tempestivamente insorta con un ricorso di diritto pubblico, chiedendo al Tribunale federale di annullarlo. Essa lamenta un diniego di giustizia con riferimento alle norme preposte all'amministrazione delle prove, una violazione del diritto di essere sentito, e l'applicazione arbitraria degli art. 78, 84, 170 cpv. 2 e 183 CPC\/TI nonché degli art. 20 e 25 della legge cantonale di applicazione della legge federale sull'esecuzione e sul fallimento (LALEF).\nNel gravame viene poi ancora invocata una violazione della forza derogatoria del diritto federale in relazione all' applicazione dell' . Dei motivi - in quanto necessario ai fini del giudizio - si dirà in seguito.\nNella sua risposta l'escusso propone l'integrale reiezione del gravame."} -{"id":"2b7b7f0c-fa8c-4653-aee7-a9a5a44791f1","text":""} -{"id":"5fedb5c4-d0f1-40d4-b1a2-944b47da85da","text":""} -{"id":"6a44ab46-ba5e-4ce5-9add-d8a050f4a38c","text":"Fatti:\nA.\nIl 22 febbraio 2016 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha adottato alcuni cambiamenti della legge sulla polizia del 12 dicembre 1989 (LPol; RL\/TI 1.4.2.1). Scaduto il termine di referendum, la novella legislativa è stata pubblicata nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del 15 aprile 2016 e posta immediatamente in vigore. Essa comprende le seguenti norme:\nArt. 18a (nuovo) Assunzione presso la polizia giudiziaria\nL'assunzione presso la polizia giudiziaria può avvenire:\na) per concorso interno ed esame fra gli agenti idonei della polizia cantonale con l'obbligo di frequentare la Scuola di polizia giudiziaria;\nb) per concorso pubblico, ossequiati i requisiti pubblicati nel relativo bando, secondo i criteri definiti nel regolamento, con l'obbligo di frequentare la Scuola cantonale di polizia e conseguire l'attestato federale di agente di polizia;\nc) per concorso pubblico quale specialista in possesso di un titolo accademico o di un diploma in specializzazioni di interesse per la polizia giudiziaria.\nArt. 20 cpv. 1, 2 e 3\n1 La nomina a gendarme avviene al termine della Scuola cantonale di polizia, conclusa con il conseguimento dell'attestato professionale federale per agente di polizia e dopo aver portato a termine con successo il periodo pratico di introduzione alla professione.\n2 La nomina in polizia giudiziaria:\na) degli ispettori assunti per concorso interno tra gli agenti idonei della polizia cantonale avviene dopo aver assolto con successo la Scuola di polizia giudiziaria;\nb) degli ispettori assunti per concorso pubblico avviene al termine della Scuola cantonale di polizia conclusa con il conseguimento dell'attestato professionale federale per agente di polizia e dopo aver portato a termine con successo il periodo pratico di introduzione alla professione.\n3 Agli specialisti ai sensi dell'art. 18a lett. c viene da subito conferita la nomina nella polizia giudiziaria.\nB.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 12 maggio 2016, la Federazione Svizzera Funzionari di polizia, Sezione Ticino, chiede che gli art. 18a lett. b) e 20 cpv. 2 lett. b) vengano annullati, poiché sarebbero a vario titolo lesivi della Costituzione federale.\nAgendo per sé ed in rappresentanza del Gran Consiglio, con risposta del 10 giugno 2016 il Consiglio di Stato ha domandato che, per quanto ammissibile, l'impugnativa sia respinta. In replica e duplica le parti hanno confermato le loro richieste.\nCon decreto del 14 giugno 2016, il Presidente di questa Corte ha accolto l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"3c7ba4ab-2dc3-4f7f-b44b-64ede107674a","text":""} -{"id":"577afea2-005a-49bc-836b-54713187b2f7","text":"Fatti:\nA.\nA.a. C._ è figlio di B._ e A._. Affetto sin dalla nascita da grave handicap, egli è a beneficio di una curatela generale ai sensi dell'. Curatrice generale è la madre, a casa della quale risiede.\nA.b. Nel 2016 A._ ha avviato, in nome e per conto del figlio, alcune procedure civili ed esecutive per ottenere da B._ il pagamento di alimenti arretrati ed è stata inoltre incaricata di rappresentare il figlio nell'azione promossa dal padre tendente alla riduzione del contributo di mantenimento del figlio.\nA.c. Con scritto 31 ottobre 2016, B._, dicendosi preoccupato che A._ non agisca nell'esclusivo interesse del figlio, ha sollecitato l'Autorità regionale di protezione 3 sede di Lugano a nominare un curatore ad hoc. Il Pretore della giurisdizione di Mendrisio-Nord ha sospeso la procedura in modifica del contributo alimentare e invitato l'Autorità di protezione ad approfondire la questione relativa al paventato conflitto di interessi, essendo altrimenti preclusa ogni prospettiva di transazione. A._ si è opposta alla nomina di un curatore ad hoc, negando un qualsiasi conflitto di interessi, e chiedendo in subordine che tale curatela ad hoc venga affidata al medesimo studio legale che già la patrocina. A sua volta, B._ si è opposto alla conclusione subordinata.\nA.d. Con risoluzione 10 luglio 2017, l'Autorità di protezione ha accertato l'esistenza di un conflitto di interessi fra la curatrice generale A._ ed il curatelato C._ in relazione alle procedure civili ed esecutive da lei avviate nei confronti del padre B._ per l'incasso di pretesi crediti alimentari pregressi nonché in relazione alla parallela procedura penale per il reato di trascuratezza degli obblighi alimentari. L'Autorità di protezione ha aggiunto che una volta cresciuta in giudicato questa sua decisione incidentale, avrebbe deciso se istituire una curatela di rappresentanza ex .\nB.\nB.a. A._ ha interposto reclamo con allegato 19 luglio 2017.\nB.b. Dal canto suo, a ricezione della risoluzione, il 12 luglio 2017 B._ ha chiesto all'Autorità di protezione di rettificarne e completarne il dispositivo n. 1, nel senso di aggiungere che il conflitto di interessi sussisteva anche in relazione alla procedura di modifica dei contributi alimentari, da lui medesimo avviata.\nB.c. Nel quadro delle proprie osservazioni relative al reclamo di A._, in data 11 agosto 2017 l'Autorità di protezione ha riconfermato la risoluzione; in accoglimento dell'istanza di rettifica di B._, essa ha inoltre esteso la portata del dispositivo n. 1 alla procedura di modifica dei contributi alimentari.\nB.d. Con la qui impugnata decisione 25 gennaio 2018, il Presidente della Camera di protezione del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto il reclamo di A._, confermando la decisione impugnata e ritornando l'incarto all'Autorità di protezione \" affinché istituisca senza indugio una curatela ad hoc e nomin[i] un curatore \". Il Presidente ha inoltre posto tassa, spese e ripetibili a carico della reclamante.\nC.\nCon allegato 27 febbraio 2018, A._ (qui di seguito: ricorrente) ha inoltrato contro la decisione del Tribunale di appello un ricorso in materia civile, chiedendo che la medesima sia annullata, subordinatamente che l'incarto sia rinviato all'autorità cantonale per accertamento dell'assenza di un conflitto di interessi, e in via ancora più subordinata che, previo rinvio, l'autorità cantonale promuova una procedura coinvolgendo C._ come parte processuale.\nSono stati acquisiti gli atti cantonali, ma non sono state richieste osservazioni nel merito."} -{"id":"1448c2ee-29dd-4976-95da-e33261c78aca","text":"Fatti:\nA.\nB._ SA, società anonima avente per scopo tra l'altro la produzione e il commercio di tecnologie, segnatamente nel campo delle energie alternative, è stata iscritta a registro di commercio il 26 giugno 2009. A._ ha ricoperto la carica di amministratore unico dal 12 febbraio al 26 agosto 2016, momento in cui il Pretore del Distretto di U._ ha dichiarato il fallimento della società.\nCon decisione del 31 agosto 2018 la Cassa cantonale di compensazione AVS\/AI\/IPG del Cantone Ticino (di seguito: la Cassa) ha condannato A._ al risarcimento di fr. 147'536.50 per contributi sociali della società rimasti insoluti. Con decisione su opposizione del 12 dicembre 2018 la Cassa ha ridotto l'importo a fr. 110'910.85, di cui fr. 39'367.65 quali contributi sociali per salari rivendicati ma non versati.\nB.\nCon sentenza del 27 aprile 2020 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha ulteriormente diminuito l'importo da risarcire come ai considerandi della pronuncia cantonale.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale chiedendo in via principale di riformare la sentenza cantonale nel senso che il danno è ridotto conformemente alle censure esposte nel ricorso. In via subordinata, propone il rinvio della causa alla Corte cantonale per nuova decisione.\nLa Cassa propone la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni. A._ ha replicato alla presa di posizione della Cassa."} -{"id":"1edac7b8-d78c-4a3a-933d-3cf94578f85d","text":""} -{"id":"280d2f51-a8d9-4a4b-95a1-ac88e891a4d8","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 agosto 2016 il Municipio di Ascona ha licenziato un messaggio con il quale ha chiesto al Consiglio comunale di stanziare un credito di fr. 50'000.-- quale contributo all'investimento per il nuovo campo di allenamento e per il risanamento di quello di gara in favore del Concorso ippico di Ascona. Il credito è subordinato al conseguimento e al passaggio in giudicato della relativa licenza edilizia. Il 4 ottobre seguente il Consiglio comunale ha approvato il credito.\nB.\nA._ ha impugnato questa risoluzione dinanzi al Consiglio di Stato, che con decisione del 23 agosto 2017 ne ha respinto il ricorso. Adita dall'interessata, con giudizio del 16 novembre 2018 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto il gravame.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, in via principale di annullare la decisione impugnata, subordinatamente di rinvia-re la causa alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"52557488-a656-4a17-903a-0b6ac52677a1","text":"Fatti:\nA.\nDopo un iter che non è necessario riassumere, il 5\/8 agosto 2016, i coniugi A.A._ e B.A._ hanno impugnato le decisioni di tassazione emesse su reclamo dal fisco ticinese in relazione ai periodi fiscali 2005, 2007, 2008, 2009 e 2010 davanti alla Camera di diritto tributario del Tribunale di appello del Cantone Ticino.\nChiamata ad esprimersi, quest'ultima ha parzialmente accolto l'impugnativa per quanto riguarda i periodi fiscali 2009 e 2010, respingendola invece per i periodi fiscali 2005, 2007 e 2008. Osservato che il fisco non aveva leso il diritto dei contribuenti a una motivazione sufficiente, rispettivamente che un'eventuale violazione in tal senso era stata sanata, ha infatti confermato: (a) che le condizioni per procedere a una ripresa di \"altri redditi\" provenienti dalla distribuzione dissimulata di utile da parte delle società che gestivano C._ e D._, in cui veniva esercitata la prostituzione,erano date (tutti i periodi fiscali in discussione); (b) che una ripresa era giustificata anche in relazione al mancato esercizio di un diritto di compera (periodi fiscali 2008-2010); (c) che per il 2009 e il 2010 l'ammontare delle riprese doveva però essere corretto, conformemente a quanto indicato dal fisco nelle sue osservazioni.\nB.\nIl 21 gennaio 2019, A.A._ e B.A._ hanno impugnato il giudizio della Camera di diritto tributario con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo:\n1. II ricorso è accolto. Di conseguenza la decisione 3 \/ 6 dicembre 2018 della Camera di diritto tributario del Tribunale di appello e le decisioni 27 aprile 2016 dell'Ufficio circondariale di tassazione di X._, sono annullate e riformate nel senso che il reddito imponibile dei signori A.A._ e B.A._ per i periodi fiscali 2005, 2007, 2008, 2009 e 2010 è stabilito come alle dichiarazioni d'imposta inoltrate dai contribuenti, rispettivamente come al reclamo per quanto attiene al periodo fiscale 2010.\n2. L'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dei ricorrenti A.A._ e B.A._ è accolta nella misura più ampia possibile, con la designazione dell'avv. Cesare Lepori, quale patrocinatore d'ufficio.\n3. Protestate tasse, spese e congrue ripetibili dell'istanza di ricorso cantonale e della presente istanza di ricorso federale.\nLa Corte cantonale, il fisco ticinese e l'Amministrazione federale delle contribuzioni hanno chiesto che il gravame sia respinto."} -{"id":"0389dd0a-a635-43e2-9f4b-1814f8105b77","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 29 novembre 2017 la Corte delle assise correzionali di Mendrisio ha riconosciuto A._ autore colpevole di riciclaggio di denaro. Gli ha rimproverato di avere, il 6 luglio 2014, a Novazzano, trasportato dall'Italia, detenendola nella propria autovettura VW Golf di cui era alla guida, la somma di EUR 50'000.--, occultata in un nascondiglio appositamente ricavato nel vano normalmente destinato all'airbag lato passeggero, e l'ulteriore importo di EUR 1'800.-- rinvenuti nel suo portafoglio. La Corte ha stabilito che l'imputato sapeva o doveva presumere che il denaro fosse provento di un'infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti. Lo ha quindi condannato alla pena pecuniaria di 180 aliquote giornaliere di fr. 30.-- ciascuna, per complessivi fr. 5'400.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 1'000.--. La Corte delle assise correzionali ha inoltre ordinato la confisca dell'importo di EUR 51'800.-- e dell'autovettura VW Golf, sequestrati il 6 luglio 2014.\nB.\nAdita dall'imputato, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha parzialmente accolto l'appello con sentenza del 9 luglio 2018. Ha confermato il giudizio di condanna, riducendo tuttavia la pena pecuniaria a 150 aliquote giornaliere di fr. 30.-- ciascuna, per complessivi fr. 4'500.--, e la multa a fr. 900.--. La Corte cantonale ha altresì confermato la confisca dei valori patrimoniali e del veicolo sequestrati.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 13 settembre 2018 al Tribunale federale, chiedendo di essere prosciolto dall'imputazione di riciclaggio di denaro. Postula inoltre il dissequestro e la restituzione dei valori patrimoniali e dell'autovettura di sua proprietà. Chiede infine che le spese processuali dell'intero procedimento penale siano poste a carico dello Stato e che gli sia riconosciuta un'indennità giusta l'. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale, della presunzione d'innocenza, del divieto dell'arbitrio, del diritto a un processo equo e della garanzia della proprietà. Lamenta altresì l'accertamento inesatto dei fatti.\nD.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"2d51dfab-b779-4612-888d-6e69bf7f3e52","text":"Fatti:\nA.\nIl 26 luglio 2012 in territorio di X._, nell'ambito di un esbosco tramite teleferica forestale mobile, D._, dipendente della società B._AG, è stato vittima di un infortunio sul lavoro. Al fine di posizionare la teleferica, si è spostato su un terreno impervio per raggiungere un possibile punto di ancoraggio, è scivolato e caduto a valle. D._ è deceduto poco dopo.\nB.\nPer i fatti connessi alla morte di D._, è stato avviato un procedimento penale. In esito a un iter procedurale che non occorre qui ripercorrere, il 2 febbraio 2018 il Procuratore pubblico ha decretato l'abbandono del procedimento promosso nei confronti di C._ e dei responsabili della B._AG per titolo di omicidio colposo: non è stata rilevata alcuna negligenza da parte di terzi, nulla potendo essere rimproverato ai responsabili della società.\nC.\nCon sentenza del 2 novembre 2018, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) ha respinto, per quanto ricevibile, il reclamo interposto da A._, padre della vittima, contro il decreto di abbandono. In estrema sintesi, seguendo le conclusioni del perito giudiziario, la Corte cantonale ha ritenuto che il nesso causale tra le accertate violazioni alle disposizioni della direttiva n. 2134 relativa ai lavori forestali della Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro e il decesso della vittima è stato interrotto dalla condotta eccezionale, insensata e imprevedibile di quest'ultima che ha scelto di percorrere una via impervia senza adottare le misure di sicurezza che doveva e poteva utilizzare.\nD.\nA._ si aggrava dinanzi al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando in via principale l'accoglimento del suo reclamo e conseguentemente l'annullamento del decreto di abbandono e il rinvio degli atti al pubblico ministero per i suoi incombenti, subordinatamente l'annullamento del giudizio della CRP e il rinvio dell'incarto alla Corte cantonale per nuova decisione.\nInvitati a esprimersi sul ricorso, la CRP si rimette al giudizio di questo Tribunale, il Procuratore pubblico postula la reiezione dell'impugnativa, mentre B._AG e C._ chiedono che il ricorso sia dichiarato inammissibile, subordinatamente che sia respinto. A._ ha replicato, contestando integralmente le osservazioni degli opponenti e riconfermando le proprie conclusioni ricorsuali. Il Ministero pubblico, B._AG e C._ hanno duplicato reiterando le rispettive conclusioni."} -{"id":"0cfcc0d2-e066-44e4-94a3-d78071fdc3e0","text":""} -{"id":"1b224333-8fb6-4561-abc5-d03c6a03f7e7","text":"Fatti:\nA. A.a F._, nato nel 1942, in data 13 settembre 1997 ha riportato un trauma da accelerazione al rachide cervicale (\"colpo di frusta\") in seguito ad un tamponamento da tergo. La Swica Assicurazioni SA, presso cui l'infortunato era assicurato al momento dei fatti, ha assunto le relative prestazioni di legge.\nCon decisione del 18 ottobre 2001, confermata su opposizione in data 25 aprile 2002, l'assicuratore infortuni ne ha sospeso l'erogazione, in quanto dal 29 giugno 1998 il nesso di causalità naturale e adeguato tra i disturbi manifestati dall'assicurato e l'infortunio non sarebbe più esistito.\nAlla luce delle conclusioni di cui alla perizia giudiziaria esperita dal prof. L._, neurologo, e di quelle del SAM, tratte nell'ambito della procedura tendente all'ottenimento della rendita AI, per giudizio del 22 settembre 2003, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha per contro accertato l'esistenza di un nesso causale naturale e adeguato e rinviato l'incarto alla Swica, affinché si pronunciasse sul diritto a prestazioni dopo il 28 giugno 1998.\nCon sentenza dell'11 gennaio 2005 (U 271\/03) il Tribunale federale delle assicurazioni ha confermato il giudizio cantonale.\nA.b Per decisione del 7 dicembre 2005 la Swica ha quindi assegnato all'assicurato una rendita complementare di invalidità con effetto dal 1° agosto 2001 e un'indennità per menomazione dell'integrità del 45%.\nA.c Nel corso del mese di settembre 2007 l'assicuratore infortuni ha posto F._ sotto sorveglianza per il tramite di una ditta specializzata in investigazioni. Con decisione del 2 aprile 2008, confermata in data 11 luglio 2008 in seguito all'opposizione presentata da F._, rappresentato dall'avv. Sergio Sciuchetti, la Swica ha comunicato all'assicurato che aveva percepito a torto prestazioni dell'assicurazione infortuni dal 1° agosto 2001 per complessivi fr. 187'012.50, importo che andava restituito. Secondo l'assicuratore i disturbi soggettivi lamentati, che avevano rappresentato il riferimento principale per valutare i criteri giuridici in materia di distorsioni cervicali, non erano risultati attendibili.\nB. L'interessato, sempre rappresentato dall'avv. Sciuchetti, si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, chiedendo l'annullamento della decisione impugnata, con conseguente ripristino della rendita di invalidità, ritenuto che non vi era alcun motivo per procedere ad un riesame, ad una revisione processuale o ad una revisione della prestazione secondo l'.\nPer pronuncia del 22 settembre 2008, il Presidente del Tribunale adito ha accolto il gravame, annullando la decisione su opposizione impugnata.\nC. La Swica, patrocinata dall'avv. Bruno Notari, interpone ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, al quale chiede l'annullamento del giudizio cantonale e il rinvio degli atti al primo giudice per istruire la pratica e pronunciarsi nuovamente sul ricorso di F._.\nSempre tramite l'avv. Sciuchetti, l'assicurato propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale della sanità pubblica ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"634d2f3b-ba54-4b2d-b3c4-6822b4270117","text":""} -{"id":"ced840e9-5474-4ace-9f37-0aa92896fb35","text":""} -{"id":"76c914f2-8fcc-494b-9846-6aa85e4472d3","text":"Fatti:\nA.\nLa votazione federale sulla \"Modifica del 26 settembre 2014 della Legge federale concernente il transito stradale nella regione alpina (LTS) (Risanamento della galleria autostradale del San Gottardo) \" è stata fissata al 28 febbraio 2016. Su questo oggetto, il 20 gennaio 2016, presso l'aula magna delle scuole elementari di Massagno ha avuto luogo un dibattito pubblico, introdotto da una presentazione sul tema da parte di un funzionario dell'Ufficio federale delle strade (USTRA).\nB.\nCon ricorso del 23 gennaio 2016, completato il 25 gennaio seguente, Domenico Zucchetti è insorto dinanzi al Consiglio di Stato del Cantone Ticino. Contesta il contenuto dell'informazione data dall'USTRA nel corso della citata serata, poiché, per motivi che esulano dalla volontà del funzionario, l'informazione divulgata sarebbe superata, non attuale e quindi non completa e obiettiva, in particolare perché non considererebbe le recenti risultanze scaturite da un rapporto dell'11 novembre 2015 fatto allestire dal citato Ufficio. Il Consiglio federale dovrebbe pertanto informare in maniera completa i cittadini, motivo per cui occorrerebbe sospendere la votazione.\nC.\nCon decisione del 27 gennaio 2016 il Governo cantonale, rilevato che la tematica riguarda l'intero territorio nazionale ed esula quindi dalla sua competenza, ha dichiarato inammissibile il ricorso.\nD.\nAvverso questa decisione il 2 febbraio 2016 Domenico Zucchetti presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di sospendere\/annullare la votazione e, in via eventuale, che il Tribunale federale adotti i provvedimenti necessari per fare in modo che la popolazione possa essere informata correttamente; postula inoltre di sostituire le schede di voto sulla votazione in esame \"con una domanda più appropriata\".\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"199270e7-2043-4830-a5f9-9c2441cd71a5","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con pubblicazione sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino n. 9 del 1° febbraio 2005, la direzione generale dell'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) ha posto a concorso le opere da impresario costruttore relative all'ampliamento del pronto soccorso presso l'ospedale regionale \"La Carità\" di Locarno. L'ampliamento prevede la realizzazione di un nuovo edificio di 3'320 mc, collegato con l'esistente struttura di circa 1'100 mc. Il bando di concorso stabiliva che i lavori sarebbero stati assegnati in base ai criteri del prezzo (70%), delle referenze per lavori analoghi (ultimi 5 anni; ambito sanitario: ospedali, case anziani; 20%), dell'impiego di apprendisti (5%) e della certificazione di qualità (5%). Il capitolato d'appalto e modulo d'offerta ribadiva l'obbligo per le ditte concorrenti di allegare all'offerta le referenze per lavori simili effettuati negli ultimi cinque anni nel settore sanitario, con relativa indicazione degli indirizzi per eventuali informazioni supplementari. Esso precisava inoltre la scala di valutazione di tale criterio: in caso di quattro o più referenze sarebbe stata assegnata la nota 6, con tre la nota 4, con due la nota 2, con una la nota 1 ed in assenza di referenze la nota 0.\nA. Con pubblicazione sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino n. 9 del 1° febbraio 2005, la direzione generale dell'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) ha posto a concorso le opere da impresario costruttore relative all'ampliamento del pronto soccorso presso l'ospedale regionale \"La Carità\" di Locarno. L'ampliamento prevede la realizzazione di un nuovo edificio di 3'320 mc, collegato con l'esistente struttura di circa 1'100 mc. Il bando di concorso stabiliva che i lavori sarebbero stati assegnati in base ai criteri del prezzo (70%), delle referenze per lavori analoghi (ultimi 5 anni; ambito sanitario: ospedali, case anziani; 20%), dell'impiego di apprendisti (5%) e della certificazione di qualità (5%). Il capitolato d'appalto e modulo d'offerta ribadiva l'obbligo per le ditte concorrenti di allegare all'offerta le referenze per lavori simili effettuati negli ultimi cinque anni nel settore sanitario, con relativa indicazione degli indirizzi per eventuali informazioni supplementari. Esso precisava inoltre la scala di valutazione di tale criterio: in caso di quattro o più referenze sarebbe stata assegnata la nota 6, con tre la nota 4, con due la nota 2, con una la nota 1 ed in assenza di referenze la nota 0.\nB. Entro il termine di scadenza del concorso sono state inoltrate otto offerte, fra cui quelle delle ditte A._SA, B._SA e C._SA, risultate ai primi tre ranghi con, rispettivamente, 469, 455 e 447 punti. In particolare la A._SA, pur solo terza nel prezzo (fr. 1'183'516.30 contro fr. 1'160'494.75 della B._SA e fr. 1'168'279.10 della C._SA), si è vista riconoscere tre referenze valide (nota 4, pari a 80 punti), mentre la B._SA solo una (nota 1, 20 punti) e la C._SA nessuna (0 punti). Fondandosi sulla graduatoria indicata, il 6 maggio 2005 il consiglio di amministrazione dell'EOC ha aggiudicato i lavori alla A._SA.\nB. Entro il termine di scadenza del concorso sono state inoltrate otto offerte, fra cui quelle delle ditte A._SA, B._SA e C._SA, risultate ai primi tre ranghi con, rispettivamente, 469, 455 e 447 punti. In particolare la A._SA, pur solo terza nel prezzo (fr. 1'183'516.30 contro fr. 1'160'494.75 della B._SA e fr. 1'168'279.10 della C._SA), si è vista riconoscere tre referenze valide (nota 4, pari a 80 punti), mentre la B._SA solo una (nota 1, 20 punti) e la C._SA nessuna (0 punti). Fondandosi sulla graduatoria indicata, il 6 maggio 2005 il consiglio di amministrazione dell'EOC ha aggiudicato i lavori alla A._SA.\nC. Con sentenza del 22 giugno 2005, il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto parzialmente i ricorsi interposti sia dalla B._SA che dalla C._SA contro la suddetta delibera. I giudici cantonali hanno rilevato che la A._SA non dovrebbe poter vantare più di una referenza valida, che l'esclusione dei lavori indicati dalla C._SA risulta corretta e che dagli atti non è possibile stabilire le caratteristiche delle opere menzionate dalla B._SA. Non essendo suo compito esperire gli accertamenti mancanti, la Corte cantonale ha quindi annullato la delibera e rinviato gli atti al committente per nuova decisione, previo completamento dell'istruttoria e valutazione più approfondita delle referenze.\nC. Con sentenza del 22 giugno 2005, il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto parzialmente i ricorsi interposti sia dalla B._SA che dalla C._SA contro la suddetta delibera. I giudici cantonali hanno rilevato che la A._SA non dovrebbe poter vantare più di una referenza valida, che l'esclusione dei lavori indicati dalla C._SA risulta corretta e che dagli atti non è possibile stabilire le caratteristiche delle opere menzionate dalla B._SA. Non essendo suo compito esperire gli accertamenti mancanti, la Corte cantonale ha quindi annullato la delibera e rinviato gli atti al committente per nuova decisione, previo completamento dell'istruttoria e valutazione più approfondita delle referenze.\nD. Il 1° settembre 2005 la A._SA ha presentato un ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale, chiedendo l'annullamento del giudizio cantonale e, in via principale, anche la conferma della delibera dell'EOC. Sostiene che la Corte cantonale sia incorsa nell'arbitrio, valutando le referenze in modo differente dall'ente appaltante senza dimostrare che quest'ultimo abbia abusato del proprio potere d'apprezzamento.\nChiamati ad esprimersi, il Tribunale amministrativo si riconferma nella propria decisione, l'Ufficio lavori sussidiati e appalti del Dipartimento del territorio non formula particolari osservazioni e l'EOC si rimette al giudizio di questo Tribunale. Le ditte B._SA e C._SA postulano per contro la reiezione del gravame."} -{"id":"3a4b4874-b0e9-4c56-a1b4-2c54f782550f","text":"Fatti:\nA.\nII 18 agosto 2019 A._ si è rivolta all'Ufficio degli aiuti allo studio del Cantone Ticino, domandando una borsa di studio per l'anno scolastico 2019\/2020, per frequentare il secondo anno presso il B._ a X._ (Canada). Con decisione del 15 ottobre 2019, confermata su reclamo il 25 giugno 2020, l'Ufficio ha respinto la richiesta di aiuto allo studio.\nNel seguito, la liceità del diniego è stata riconosciuta sia dal Consiglio di Stato ticinese (17 marzo 2021) che dal Tribunale cantonale amministrativo, espressosi in merito con sentenza del 2 settembre 2021.\nB.\nCon ricorso del 30 settembre 2021, giunto al Tribunale federale il 5 ottobre successivo, A._ impugna il giudizio della Corte cantonale davanti al Tribunale federale, chiedendo: \"d'ordonner à l'Ufficio degli aiuti allo studio d'accorder une bourse d'étude pour les années scolaires 2019\/2020 et 2020\/2021 et des dépends correspondants aux services qui auraient été rendus par un avocat inscrit à l'Ordre des avocats du Tessin\". Domanda inoltre: \"d'accorder l'aide judiciaire à la requérante pour la procédure sous revue et ordonner le remboursement des frais de fr. 800.-- avancés dans la procédure d'appel contre la décision du Conseil d'État\".\nIl Tribunale federale ha chiesto all'autorità inferiore di trasmettergli l'incarto cantonale; non ha per contro ordinato scambi di scritti."} -{"id":"043249f5-23e8-4718-972f-d6aabb6d3042","text":"Fatti:\nA.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con sentenza del 29 gennaio 2019, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha dichiarato A._ autrice colpevole di ripetuta appropriazione indebita qualificata, di tentata estorsione, di ripetuta diffamazione e di ingiuria. L'imputata è stata condannata alla pena detentiva di 20 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere di fr. 30.-- ciascuna, per complessivi fr. 1'350.--.\nB.\nCon sentenza 6B_304\/2019 del 22 maggio 2019 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il ricorso in materia penale di A._ contro la sentenza della Corte cantonale. Il Tribunale federale ha rilevato che il gravame era tardivo.\nC.\nIl 28 giugno 2019 A._ ha presentato una domanda di revisione di questa sentenza invocando il motivo di revisione dell'art. 121 lett. d LTF. L'istante chiede di riesaminare il giudizio del Tribunale federale nel senso di dichiarare tempestivo il suo ricorso in materia penale.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"3b6f9b43-4b7a-4273-8add-644c085a2b3c","text":"Fatti:\nA.\nCon decreto d'accusa del 30 marzo 2015 il Procuratore pubblico ha dichiarato A._ autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione per avere, il 23 febbraio 2015 a Y._ sulla tratta autostradale A13, alla guida del proprio veicolo sorpassato un'autovettura sulla destra. Lo ha altresì ritenuto autore colpevole di ripetuta infrazione (semplice) alle norme della circolazione per avere, lo stesso giorno sulla medesima autostrada da X._ a Y._, circolato a una velocità di 127 km\/h (già dedotto il margine di tolleranza), nonostante il vigente limite di 120 km\/h, nonché omesso ripetutamente di segnalare i cambiamenti di direzione. A._ ha interposto opposizione.\nB.\nCon sentenza del 9 marzo 2016, il Giudice della Pretura penale ha prosciolto A._ dall'accusa di grave infrazione alle norme della circolazione. Lo ha invece condannato per titolo di ripetuta violazione (semplice) alle norme della circolazione, in ragione del superamento del limite di velocità nei termini indicati nel decreto d'accusa, della mancata segnalazione dei cambiamenti di direzione e, dopo derubricazione dell'imputazione, anche in ragione del sorpasso a destra. Gli ha inflitto una multa di fr. 800.-- e posto a suo carico solo parte delle tasse e spese di giustizia, considerata la sua parziale assoluzione.\nC.\nAdita dal Procuratore pubblico, con sentenza del 13 aprile 2017 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ne ha accolto parzialmente l'appello. Oltre che di ripetuta infrazione (semplice) alle norme della circolazione in relazione all'eccesso di velocità e alla mancata segnalazione dei cambiamenti di direzione, A._ è stato dichiarato autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione per avere sorpassato un'autovettura sulla destra. Constatata una violazione del principio di celerità, la CARP gli ha inflitto una pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere di fr. 230.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, oltre a una multa di fr. 1'100.--, fissando a 4 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento.\nD.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando con protesta di tasse, spese e ripetibili l'annullamento della sentenza della CARP e l'integrale conferma del giudizio di primo grado.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"14cf2ffa-3a67-471e-ac16-f7a0e722fafc","text":""} -{"id":"2168b0bf-6f47-4f63-8bfa-7a6a866679d8","text":"Fatti:\nA. Con sentenza del 10 maggio 2012, il Presidente della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di disobbedienza a decisioni dell'autorità. Gli ha rimproverato di non avere ottemperato all'ordine, impartito dal Municipio di X._, di rimuovere tutte le infrastrutture di cantiere site sul fondo yyy di X._. L'imputato è stato condannato alla multa di fr. 1'000.--.\nB. Con sentenza del 6 novembre 2012, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ha respinto un appello presentato dall'imputato contro la sentenza di primo grado.\nC. A._ impugna questo giudizio con un ricorso al Tribunale federale, chiedendo di essere prosciolto dall'accusa di disobbedienza a decisioni dell'autorità.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"b19336da-0ae8-4007-8041-3da58baefd5e","text":""} -{"id":"1dc911a6-ce49-42c8-a7c8-539aabaffe01","text":"Fatti:\nA.\nIl 26 maggio 2021 Bruno Balestra, Paolo Bernasconi, Mario Branda, Luca Maghetti, Luigi Mattei, Marco Mona, John Noseda, Pietro Simona e Emanuele Stauffer hanno presentato al Tribunale federale un ricorso ai sensi dell'art. 77 cpv. 1 lett. b della Legge federale sui diritti politici del 17 dicembre 1976 (ricorso sulla votazione, LDP; RS 161.1), adducendo che le spiegazioni del Consiglio federale inerenti alla votazione popolare del 13 giugno 2021 sulla legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT) sarebbero fuorvianti.\nCon sentenza 1C_318\/2021 del 28 maggio 2021 il Tribunale federale, rilevato che notoriamente in materia di votazioni federali le autorità inferiori in materia di diritti politici sono i Governi cantonali, ha dichiarato inammissibile il ricorso.\nB.\nNel frattempo, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino, adito con un gravame del 21 maggio 2021 dai citati ricorrenti, con risoluzione del 26 maggio 2021, ritenuta dubbia la tempestività del ricorso, l'ha comunque dichiarato inammissibile, visto che la contestazione aveva una portata sovraccantonale.\nC.\nAvverso questa risoluzione Bruno Balestra, Paolo Bernasconi, Mario Branda, Luca Maghetti, Luigi Mattei, Marco Mona, John Noseda, Pietro Simona e Emanuele Stauffer presentano al Tribunale federale un ricorso ai sensi dell', sostenendo che le spiegazioni del Consiglio federale sulla MPT sarebbero fuorvianti. Chiedono, in via provvisionale, di sospendere la procedura e rinviare a nuova data la votazione federale sulla MPT, in via principale, di accertare che le informazioni diffuse dalle autorità federali riguardo al contenuto della MPT sarebbero avvenute in violazione dei diritti politici degli aventi diritto di voto e di annullare la votazione, in via eventuale, di annullare il risultato di questa votazione.\nCon decreto del 3 giugno 2021 la domanda provvisionale è stata respinta.\nD.\nLa Cancelleria federale propone di dichiarare inammissibile il ricorso, eventualmente di respingerlo. In replica i ricorrenti si confermano nelle loro tesi e conclusioni.\nSecondo il risultato ufficiale provvisorio, la MPT è stata accolta con 1'811'765 voti favorevoli (56.58 %) contro 1'390'355 contrari (43.42 %; https:\/\/www.bk.admin.ch\/ch\/i\/pore\/va\/20210613\/can645.html; consultato il 4 agosto 2021)."} -{"id":"14e1c703-0433-4a05-8b52-3a0d97111e3e","text":"Fatti:\nA. A._ era proprietario di un'imbarcazione, denominata xxx, assicurata dalla società B._AG in rappresentanza anche di altre assicurazioni. Scontento della barca e dopo aver tentato invano di venderla, allo scopo di intascare il risarcimento assicurativo nel giugno 2004 si è rivolto a C._, affinché ne organizzasse la distruzione dietro un compenso di fr. 650'000.--, pari al 10 % del valore del natante.\nL'imbarcazione è stata incendiata il 24 novembre 2004 a Y._, in Spagna. Il medesimo giorno, informato telefonicamente dal responsabile del porto dell'accaduto, A._ ha immediatamente annunciato l'evento alla B._AG, dimostrando profondo avvilimento. Dopo ulteriori contatti, il 2 dicembre 2004 egli ha inoltrato un formale annuncio di sinistro.\nAl fine di delucidare le circostanze e l'origine dell'incendio, B._AG ha richiesto perizie a diversi esperti, con i quali A._ ha collaborato senza riserve. Pur evidenziando la natura dolosa del sinistro, il rapporto investigativo conclusivo rilevava l'assenza di indizi sul coinvolgimento dell'assicurato. Malgrado un \"brutto presentimento\" nei confronti di A._, dopo vari solleciti del suo patrocinatore del tempo, il 2 giugno 2005 B._AG, versato all'assicurato un anticipo di fr. 50'000.-- in data 12 gennaio 2005, ha pagato fr. 6'396'496.-- sul conto dello studio del legale, somma poi trasferita all'interessato.\nB. Con atto d'accusa del 28 giugno 2011, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha deferito A._ al Tribunale penale federale con le accuse di truffa, istigazione ad incendio intenzionale e riciclaggio di denaro.\nCon sentenza del 13 gennaio 2012, la Corte penale del Tribunale penale federale (TPF) ha riconosciuto A._ autore colpevole di truffa e di ripetuto riciclaggio di denaro, lo ha prosciolto da un capo d'imputazione concernente quest'ultimo reato, ha abbandonato il procedimento relativamente all'accusa di istigazione ad incendio intenzionale per intervenuta prescrizione e lo ha condannato a una pena detentiva di due anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, al pagamento di fr. 26'949.-- a titolo di spese procedurali, nonché al rimborso alla Confederazione di fr. 88'340.-- per l'indennità da questa dovuta al difensore d'ufficio. Il TPF ha infine svincolato la cauzione a suo tempo fornita, impiegandola a copertura delle spese procedurali, restituendo al condannato il saldo, comprensivo degli interessi maturati.\nC. Avverso questa sentenza A._ si aggrava al Tribunale federale con ricorso in materia penale, postulando il suo proscioglimento da ogni accusa."} -{"id":"5f7091e0-fbf0-424a-b949-e453b4506e22","text":"Fatti:\nA.\nIl 27 novembre 2018 la Corte penale del Tribunale penale federale ha condannato A._ a una pena detentiva di 3 anni e 8 mesi per partecipazione a un'organizzazione criminale, sostegno a un'organizzazione criminale, ricettazione e ripetuta infrazione alla legge federale del 20 giugno 1997 sulle armi (LArm, RS 514.54).\nB.\nL'appello interposto da A._ avverso la sentenza del 27 novembre 2018 è stato dichiarato inammissibile dalla Corte d'appello del Tribunale penale federale il 27 marzo 2019. Il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato contro tale giudizio in data 8 agosto 2019 (incarto 6B_575\/2019).\nC.\nParallelamente all'appello A._ ha presentato, il 28 gennaio 2019, un ricorso in materia penale contro la sentenza del 27 novembre 2018, postulando il proscioglimento dalle imputazioni di cui all'atto di accusa (fatta eccezione per l'accusa di infrazione alla legge sulle armi), la restituzione di tutto quanto non oggetto di istanza di confisca e il riconoscimento a titolo di indennizzo di un importo pari alla differenza tra la retribuzione ufficiale e l'onorario integrale del difensore. In via subordinata, A._ domanda il rinvio della causa alla Corte penale del Tribunale penale federale per nuovo giudizio. Egli chiede inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria per la procedura dinnanzi al Tribunale federale (incarto 6B_37\/2019).\nNella sua risposta, il Ministero pubblico della Confederazione postula la reiezione del ricorso nella misura della sua ammissibilità. Il Tribunale penale federale ha rinunciato a presentare delle osservazioni. A._ ha rinunciato a una replica."} -{"id":"1006bd37-8bf2-4a9a-b554-0e74333dfd11","text":""} -{"id":"3aa404e1-80ea-4844-b91b-a47916696b7c","text":""} -{"id":"4780872c-8257-47c9-8f3d-6e8e228d70fa","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione 19 dicembre 2014 il Pretore del Distretto di Bellinzona ha deciso di procedere alla liquidazione dell'eredità giacente fu B._ per via di fallimento. Su richiesta del competente Ufficio di esecuzione e fallimenti (ormai Ufficio fallimenti, qui di seguito: UF), C._SA ha chiuso il conto corrente xxx intestato al defunto e ha accreditato il saldo pari a fr. 23'000.74 all'UF, precisando al medesimo ufficio che facevano parte della relazione in oggetto pure le rubriche denominate \"conto di risparmio regalo yyy D.A._\" e \"conto di risparmio regalo zzz E.A._\".\nCon scritto 14 gennaio 2015 all'UF, A.A._, madre dei due minori, ha rivendicato a loro nome e per loro conto la proprietà degli averi bancari depositati a menzione \"regalo\", trattandosi di donazioni che lo scomparso padre avrebbe elargito ai propri figli. L'UF ha risposto in data 20 gennaio 2015 per la negativa.\nB.\nCon sentenza 29 aprile 2015 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha respinto il ricorso presentato in data 2 febbraio 2015 da A.A._ contro il provvedimento dell'UF.\nC.\nA.A._ (qui di seguito: ricorrente) ha introdotto avanti al Tribunale federale in data 11 maggio 2015 un ricorso in materia civile, con il quale chiede la riforma della sentenza dell'autorità di vigilanza e l'ammissione della sua rivendicazione.\nInvitata ad esprimersi, C._SA, premesso il proprio disinteresse nella vertenza, ha ribadito l'esclusiva titolari tà del conto in capo al de cuius, precisando altresì di averlo a suo tempo informato che gli averi sui conti risparmio \"regalo\" sarebbero rientrati nella sua massa ereditaria."} -{"id":"0e3b38bb-e06c-4fc5-960d-366ac4b53661","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con sentenza del 27 luglio 2006 la Corte delle assise criminali di Lugano ha riconosciuto A._, cittadino rumeno, autore colpevole di ripetuto furto aggravato, siccome commesso per mestiere e in banda, per avere in 124 occasioni ripetutamente sottratto sia singolarmente che in correità con alcuni connazionali, rispettivamente cercato di sottrarre, cose mobili altrui per un valore complessivo denunciato di almeno fr. 679'949.70, ripetuto danneggiamento per danni quantificati in fr. 66'130.90, ripetuta violazione di domicilio (commessa in 100 occasioni, alfine di commettere parte dei furti) e, infine, di ripetuta violazione del bando. Egli è quindi stato condannato alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione, a valere parzialmente quale pena addizionale a quella di 24 mesi di detenzione inflittagli il 15 dicembre 2000 dal \"Landsgericht\" del Canton Uri, e all'espulsione dalla Svizzera per 15 anni. Egli è stato per contro prosciolto dall'imputazione di furto limitatamente a tre capi d'accusa. Le parti civili sono state rinviate a far valere le loro pretese dinanzi al foro competente.\nA. Con sentenza del 27 luglio 2006 la Corte delle assise criminali di Lugano ha riconosciuto A._, cittadino rumeno, autore colpevole di ripetuto furto aggravato, siccome commesso per mestiere e in banda, per avere in 124 occasioni ripetutamente sottratto sia singolarmente che in correità con alcuni connazionali, rispettivamente cercato di sottrarre, cose mobili altrui per un valore complessivo denunciato di almeno fr. 679'949.70, ripetuto danneggiamento per danni quantificati in fr. 66'130.90, ripetuta violazione di domicilio (commessa in 100 occasioni, alfine di commettere parte dei furti) e, infine, di ripetuta violazione del bando. Egli è quindi stato condannato alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione, a valere parzialmente quale pena addizionale a quella di 24 mesi di detenzione inflittagli il 15 dicembre 2000 dal \"Landsgericht\" del Canton Uri, e all'espulsione dalla Svizzera per 15 anni. Egli è stato per contro prosciolto dall'imputazione di furto limitatamente a tre capi d'accusa. Le parti civili sono state rinviate a far valere le loro pretese dinanzi al foro competente.\nB. Il condannato è insorto dinanzi alla Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale di appello del Cantone Ticino (CCRP) che, con giudizio dell'11 ottobre 2006, ha respinto il ricorso in quanto ammissibile.\nB. Il condannato è insorto dinanzi alla Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale di appello del Cantone Ticino (CCRP) che, con giudizio dell'11 ottobre 2006, ha respinto il ricorso in quanto ammissibile.\nC. Avverso questa decisione A._ presenta un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di porlo al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"c169dc28-c463-4bef-a947-53485864e115","text":"Fatti:\nA.\nIl 29 luglio 1983 il Municipio di X._ aveva rilasciato a una società immobiliare una licenza edilizia per l'edificazione di un aparthotel, condizionata alla sottoscrizione di una convenzione volta a garantire questa destinazione, per la quale era stato concesso un abbuono dello 0.1 dell'indice di sfruttamento. Di conseguenza, sul relativo fondo (xxx), è stato iscritto un vincolo di destinazione, nel senso che le costruzioni e le attrezzature annesse non potevano essere adibite a uso diverso da quello alberghiero. Il 22 novembre 2006, l'autorità di I a istanza per l'applicazione della legge federale sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero, adita dalla Comunità dei comproprietari della part. xxx, ha revocato il vincolo di aparthotel.\nB.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, rilevato che detto vincolo non era più rispettato e che pertanto la licenza edilizia risultava violata, la Comunità dei comproprietari ha inoltrato al Municipio una domanda di costruzione in sanatoria per il cambiamento di destinazione da aparthotel ad unità abitative con ristorante. La domanda prevedeva anche la parziale trasformazione dell'atrio di entrata al piano terreno in locale deposito e al piano interrato di due camere con bagno riservate al personale dell'aparthotel, in locali cantina.\nIl 14 agosto 2009, il Municipio, fatta eccezione per la trasformazione dei tre citati vani, ha negato la licenza edilizia per il cambiamento di destinazione, poiché la superficie utile lorda (SUL) massima era superata. Ritenendo quindi sproporzionato un ordine di ripristino, il Municipio ha inflitto ai comproprietari una sanzione pecuniaria di fr. 590'250.--, riferita in particolare al vantaggio economico tratto dal superamento della SUL. La decisione municipale è stata confermata dal Consiglio di Stato su ricorso dei comproprietari.\nC.\nAdito dai comproprietari, con giudizio del 14 aprile 2011 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha parzialmente accolto il ricorso, annullando la decisione governativa e rinviando gli atti al Consiglio di Stato, affinché, completati gli accertamenti, si pronunciasse di nuovo nel senso dei considerandi. Con sentenza 1C_249\/2011 del 6 luglio 2011 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato dalla Comunità dei comproprietari contro il giudizio della Corte cantonale, siccome non erano date le condizioni poste dall' per impugnarlo direttamente nella sede federale.\nD.\nDopo ulteriori atti che non occorre riprendere, con decisione del 2 ottobre 2013 il Consiglio di Stato ha statuito nuovamente sulla causa, confermando la decisione municipale del 14 agosto 2009, ad eccezione dell'ammontare della sanzione pecuniaria, che ha ridotto a fr. 475'500.--.\nE.\nCon sentenza del 27 luglio 2015 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto, in quanto ricevibile, un ricorso della Comunità dei comproprietari contro la decisione governativa, confermando l'importo della sanzione pecuniaria. Ha inoltre contestualmente respinto un'istanza di ricusa della Corte cantonale medesima presentata dalla ricorrente con il gravame.\nF.\nLa Comunità dei comproprietari della part. xxx impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale. Chiede con il primo rimedio, in via principale, di annullarla, di annullare pure la decisione municipale e di rilasciarle la licenza edilizia per il cambiamento di destinazione o quantomeno di non essere condannata al pagamento di una sanzione pecuniaria. In via subordinata, postula l'annullamento della sentenza impugnata, l'accoglimento dell'istanza di ricusa e il rinvio degli atti all'autorità precedente per una nuova decisione. Con il secondo rimedio chiede di annullare la sentenza della Corte cantonale e la decisione municipale. La ricorrente fa essenzialmente valere la violazione degli art. 9, 26, 29 e 30 Cost., nonché l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti.\nG.\nLa Corte cantonale si riconferma nelle sue sentenze del 27 luglio 2015 e del 14 aprile 2011, chiedendo di respingere il gravame. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il Comune di X._ chiede di respingere entrambi i ricorsi. La ricorrente si è espressa il 3 novembre 2015 sulla risposta del Comune di X._, ribadendo le proprie conclusioni.\nCon decreto presidenziale del 16 ottobre 2015 è stato conferito effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"67f2a5d0-e342-4729-8be9-7657aef3bc05","text":""} -{"id":"1a9eafb1-bb20-42f4-85c3-ecf9a1779e51","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 gennaio 2017 la Procura di Gerusalemme presso il Ministero di giustizia israeliano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di A._ per i reati di corruzione, truffa, amministrazione infedele e riciclaggio di denaro. L'imputato, quale direttore di una divisione di una società di trasporto pubblica israeliana, avrebbe ricevuto tangenti per un importo complessivo di circa un milione di euro da parte di una società tedesca al fine di favorire illegalmente le attività commerciali tra le due società.\nB.\nL'autorità estera ha chiesto di acquisire la documentazione di relazioni bancarie, intestate all'inquisito, tra le quali una presso D._ AG. Con decisione di chiusura del 20 dicembre 2019, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità israeliane della documentazione richiesta. Adita dall'interessato, con sentenza del 16 aprile 2020 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla unitamente alla decisione di chiusura e di rifiutare la rogatoria, subordinatamente di rinviare la causa al MPC per nuovo giudizio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"00f4d466-7287-4167-8e46-d8146e715df5","text":"Fatti:\nA. Con decreto d'accusa del 26 maggio 2008, ritenendolo colpevole di ripetuta trascuranza degli obblighi di mantenimento e di minaccia, il Procuratore pubblico ha proposto la condanna di A._ alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di fr. 200.-- ciascuna, corrispondenti a complessivi fr. 18'000.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, e alla multa di fr. 3'000.--, stabilendo a 30 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento. Ha inoltre proposto la sua condanna al pagamento alle parti civili, B._ e l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento (USSI), di fr. 78'460.-- rispettivamente di fr. 62'400.-- a titolo di risarcimento.\nB. Statuendo sull'opposizione del condannato al suddetto decreto di accusa, il 17 marzo 2009 il Giudice della Pretura penale ha confermato l'imputazione di ripetuta trascuranza degli obblighi di mantenimento. Ha quindi condannato A._ alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 50.-- ciascuna, per un totale complessivo di fr. 3'000.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, e alla multa di fr. 800.--, fissando in 16 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento. A._ è stato inoltre condannato a versare alla parte civile B._ fr. 78'460.--, da dedursi l'importo di euro 4'800.--, a titolo di risarcimento nonché fr. 1'500.-- per le spese di patrocinio e alla parte civile USSI fr. 62'400.-- sempre a titolo di risarcimento. Il Giudice della Pretura penale ha invece prosciolto A._ dall'imputazione di minaccia per difetto di giurisdizione.\nC. Con sentenza del 7 gennaio 2010, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) ha respinto, per quanto ammissibile, il ricorso inoltrato da A._ avverso il giudizio di prime cure.\nD. Contro la sentenza dell'ultima autorità cantonale, A._ insorge al Tribunale federale con ricorso in materia penale e ricorso sussidiario in materia costituzionale. Nelle sue conclusioni egli chiede, in sostanza, l'annullamento della decisione impugnata e la sua conseguente riforma nel senso che il suo ricorso per cassazione avverso la sentenza del Giudice della Pretura penale sia accolto. Domanda inoltre il conferimento dell'effetto sospensivo e un congruo termine per completare la motivazione ricorsuale. Postula infine di essere posto a beneficio dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"b4b28c52-81f4-4598-b03f-e2df73903271","text":""} -{"id":"1ee774fa-63f3-4bfc-8fa0-4576385b99d1","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- a) Il 27 aprile 1998 B._ ha convenuto in causa la A._ S.A. - che nel 1995 l'aveva assunta quale parrucchiera per i saloni X._ di Lugano e Paradiso - onde ottenere il pagamento di fr. 13'858. 10, oltre interessi, a saldo delle pretese derivanti dal rapporto di lavoro conclusosi il 6 novembre 1996. L'importo richiesto comprendeva la differenza tra lo stipendio percepito nei mesi di febbraio, marzo e aprile 1995 e il minimo previsto dal contratto collettivo di lavoro per parrucchiere (fr. 4'650.--), la remunerazione di giornate erroneamente conteggiate come assenze (fr. 6'246. 60), nonché il salario non percepito per l'attività svolta in ottobre e fino al 6 novembre 1996 (fr. 2'961. 50). La convenuta si è opposta a queste richieste: essa ha contestato la data d'inizio dell'attività, asseverato la conformità dello stipendio ai minimi previsti dal contratto collettivo, sostenuto la fedefacenza dei conteggi - peraltro firmati dalla dipendente - relativi ai giorni di lavoro prestati e, infine, dichiarato che l'ultimo salario sarebbe stato regolarmente pagato.\nb) Parallelamente a quella in rassegna sono state presentate due ulteriori istanze contro la A._ S.A.:\nl'una da C._, chiedente il pagamento di fr.\n15'963.-- e l'altra da D._, volta all'incasso di fr.\n15'262. 10. Il Pretore di Lugano, sezione 1, ha congiunto le procedure per l'istruttoria siccome fondate su argomentazioni sostanzialmente identiche.\nc) Con sentenza del 18 agosto 2000 l'azione promossa da B._ è stata accolta limitatamente a fr.\n10'728.-- oltre interessi. Sulla scorta delle prove offerte, il giudice ha infatti ritenuto ch'essa ha iniziato a lavorare alla data affermata, donde l'accoglimento della richiesta differenza salariale per i primi tre mesi di attività.\nEgli ha pure concluso per il riconoscimento della tesi concernente la non fedefacenza dei conteggi salariali quo alle assenze della dipendente mentre ne ha respinto l'ultima pretesa, dovendosi ammettere l'avvenuto pagamento del salario fino al 6 novembre 1996.\nd) L'appello interposto dalla datrice di lavoro è stato respinto dalla II Camera civile del Tribunale d'appello il 27 settembre 2000.\nB.- Contro questa pronunzia la A._ S.A. è insorta al Tribunale federale, il 2 novembre 2000, tanto con ricorso di diritto pubblico quanto con ricorso per riforma. Prevalendosi della violazione dell'\n(arbitrio nell'apprezzamento delle prove e nell'accertamento dei fatti) con il primo rimedio essa postula - previa concessione dell'effetto sospensivo - l'annullamento della sentenza cantonale.\nNella risposta del 7 dicembre 2000 la resistente propone l'integrale reiezione del gravame, mentre l'autorità cantonale non si è pronunciata."} -{"id":"1e42ab8b-0740-482b-9ac1-022b7c197c25","text":""} -{"id":"0a14fdaa-3b52-4502-90be-97ed1d7f835f","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, cittadino olandese nato nel 1974, è giunto in Svizzera il 1o giugno 2011 ed è stato posto a beneficio di un permesso per dimoranti temporanei (\"permesso L\") UE\/AELS valido fino al 30 settembre 2011 (cfr. ). Il 7 agosto 2011, dopo aver dichiarato di non essere mai stato condannato e di non avere procedimenti penali pendenti, l'interessato ha ottenuto un permesso di dimora UE\/AELS valido fino al 6 ottobre 2016 per svolgere un'attività lucrativa dipendente.\nA.b. Il 17 gennaio 2017, A._ aveva a proprio carico tre esecuzioni per un totale di fr. 4'058.45 (cfr. ).\nA.c. A._ ha finora occupato le autorità penali elvetiche nei seguenti termini:\n- decreto d'accusa dell'8 aprile 2013: condanna alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere da fr. 50.-- ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, e alla multa di fr. 1'200.-- per guida in stato di ebrietà (con una concentrazione qualificata di alcol nel sangue) e infrazione alle norme della circolazione stradale;\n- decreto d'accusa del 4 agosto 2014: condanna alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da fr. 50.-- ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di quattro anni, e alla multa di fr. 900.-- per guida in stato di ebrietà (con una concentrazione qualificata di alcol nel sangue), nonché revoca della sospensione condizionale concessa alla pena pecuniaria inflitta l'8 aprile 2013.\nL'interessato è inoltre stato condannato nei Paesi Bassi:\n- a venti mesi di reclusione per infrazione alla legge sulle droghe (8 febbraio 2005), reato commesso il 28 novembre 2004;\n- a dodici mesi di reclusione per infrazione alla legge sulle droghe (7 giugno 2007), reato commesso il 15 marzo 2007.\nB.\nCon decisione del 15 ottobre 2015, preso atto delle condanne subite da A._, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino (di seguito: la Sezione della popolazione) ha revocato il permesso di dimora UE\/AELS dell'interessato, assegnandogli un termine per lasciare la Svizzera.\nSu ricorso, tale provvedimento è stato confermato sia dal Consiglio di Stato (25 gennaio 2017) che dal Tribunale amministrativo (24 maggio 2019) del Cantone Ticino. Lasciata aperta la questione dell'applicabilità dell'ALC alla situazione del ricorrente, i Giudici cantonali hanno ritenuto che, in ogni caso, alla luce dei suoi precedenti penali, A._ rappresentava una minaccia effettiva e attuale per l'ordine pubblico svizzero, di modo che la revoca - rispettivamente il mancato rinnovo - del suo permesso di dimora UE\/AELS si rivelava conforme all'art. 5 Allegato I ALC. I Giudici ticinesi hanno parimenti constatato che il provvedimento contestato era giustificato sotto il profilo del diritto interno ( in relazione con l') e conforme al principio di proporzionalità ().\nC.\nIl 27 giugno 2019, A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un \"ricorso di diritto pubblico\" con cui chiede, protestate tasse, spese e ripetibili, l'annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo del 24 maggio 2019, della decisione del Consiglio di Stato del 25 gennaio 2017 e della decisione della Sezione della popolazione del 15 ottobre 2015, postulando al contempo il rinnovo del proprio permesso di dimora.\nLa Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. La Sezione della popolazione ha chiesto il rigetto del gravame. Il Governo ticinese si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"597525d6-107a-4176-bac9-3c55cb50d6ff","text":""} -{"id":"f0d05aba-5f88-4c1e-819f-ced16098a0f1","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 4 agosto 2016 il Tribunale federale, congiunte le cause 1B_266\/2016 e 1B_276\/2016, ha dichiarato inammissibili due ricorsi sottopostigli dall'avv. A._.\nB.\nCon atto dell'8 agosto 2016 A._ presenta una \"istanza di ricusazione della Corte presieduta dal Giudice Merkli I Corte di diritto pubblico\" e una \"istanza di riesame\", volta all'accertamento della nullità della citata sentenza del 4 agosto 2016, aggiungendo che l'istanza dovrebbe valere pure quale \"introduzione del ricorso in materia penale\" contro la sentenza 23 giugno 2016 della Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), rimedio ch'ella completerebbe entro il termine legale, scadente il 5 settembre 2016. Chiede, concessa all'istanza l'effetto sospensivo, di accogliere le domande di ricusazione e di riesame e di conseguenza di accogliere la domanda cautelare urgente, nel senso di ordinare al Presidente e al Tribunale penale cantonale di sospendere il procedimento penale nei suoi confronti (inc. 72.2015.133); nel merito postula di accertare la nullità della decisione impugnata, unitamente a quella del 9 maggio 2016 del Presidente del Tribunale penale cantonale e di accogliere \"la domanda di sospensione\". Ripropone poi la \"doglianza\" oggetto della causa 1B_276\/2016."} -{"id":"0bf44055-0fa9-4aab-92d9-774a6ef04365","text":""} -{"id":"172102da-68d1-4135-8761-4db61efc1cce","text":"Fatti:\nA. Il 24 ottobre 2002 A._, quale amministratore unico della C._SA, e B._ hanno sottoscritto due atti notarili concernenti due compra-vendite immobiliari. Per quanto qui interessa, la C._SA ha poi notificato a B._ un precetto esecutivo per il saldo del prezzo. Nell'ambito del rigetto provvisorio dell'opposizione, quest'ultimo ha affermato che il prezzo di un terreno realmente pattuito tra le parti era di un milione di franchi e non di fr. 500'000.-- come risulta dal rogito: il pretore ha segnalato al Ministero pubblico del Cantone Ticino il sospetto dell'ipotesi di reato di conseguimento fraudolento di una falsa attestazione.\nB. Il 22 novembre 2005 B._ ha segnalato al MP che nella decisione di promozione dell'accusa nei confronti di A._ non era stato indicato il reato di truffa processuale menzionato nei verbali d'interrogatorio. Il 28 agosto 2008 il Procuratore pubblico (PP) ha decretato l'abbandono nei confronti di B._ e A._ per titolo di conseguimento fraudolento di una falsa attestazione: ha pure decretato il non luogo a procedere, non ritenendo adempiuto il presupposto oggettivo dell'inganno, relativamente alla segnalazione fatta da B._ per il titolo di truffa processuale."} -{"id":"ada17cee-5b0d-4946-b3f0-458337f1efaa","text":"Fatti:\nA.\nA.A._ (1977), cittadino iraniano, è entrato in Svizzera nel dicembre 2004 e vi ha depositato una domanda d'asilo, respinta in ultima istanza il 28 agosto 2006. In seguito al suo matrimonio con una cittadina svizzera egli ha ottenuto, il 6 novembre 2006, un permesso di dimora annuale, trasformato il 17 ottobre 2012 in permesso di domicilio. Il 5 gennaio 2015 i coniugi A._ hanno divorziato.\nB.\nIl 5 novembre 2015 A.A._ è stato condannato a 14 mesi di detenzione e alla pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere di fr. 40.-- cadauna, pene sospese con un periodo di prova di due anni, in quanto ritenuto colpevole di usura aggravata e di incitazione all'entrata, alla partenza e al soggiorno illegale aggravata. Preso atto della condanna, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino l'ha informato il 16 febbraio 2016 che voleva rivalutare la sua presenza in Svizzera e l'ha invitato a determinarsi al riguardo, ciò che l'interessato ha fatto il 29 febbraio successivo.\nIl 17 marzo 2016 la Sezione della popolazione ha revocato il permesso di domicilio di A.A._ per motivi di ordine pubblico e l'ha invitato a lasciare la Svizzera entro il 16 maggio 2016. Questa decisione, trasmessa per invio raccomandato, non è stata tuttavia ritirata ed è quindi ritornata al mittente dopo il periodo di giacenza.\nC.\nInformato dalla polizia cantonale dell'avvenuta revoca del proprio permesso di domicilio, A.A._ si è rivolto il 13 giugno 2016 all'Ufficio della migrazione, spiegando che non aveva potuto ritirare la raccomandata perché era all'estero tra il 9 e il 26 marzo 2016. Ha quindi chiesto che gli fosse accordato un nuovo termine per ricorrere rispettivamente che il suo scritto fosse trattato alla stregua di un ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione di revoca del 17 marzo 2016.\nD.\nIl 23 agosto 2016 il Consiglio di Stato ticinese, a cui il citato scritto era stato trasmesso per competenza, ha dichiarato il gravame irricevibile poiché tardivo, non avendo ravvisato nei motivi invocati da A.A._ gli estremi per ammettere una restituzione in intero dei termini di ricorso.\nDetto giudizio è stato confermato su ricorso dal Tribunale cantonale amministrativo il quale, con sentenza del 26 ottobre 2016, ha considerato che la decisione d'inammissibilità non prestava il fianco a critiche.\nE.\nIl 2 dicembre 2016 A.A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso con cui chiede l'annullamento della sentenza cantonale e della risoluzione governativa e che gli sia concesso un nuovo termine per impugnare la decisione di revoca del 17 marzo 2016.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"4f06df94-15e4-4e0c-a423-39262e3778e8","text":"Fatti:\nA.\nDa sempre senza alcuna autorizzazione a esercitare una professione sanitaria nel Cantone Ticino, A._ ha praticato presso la sua abitazione l'ozonoterapia e la terapia neurale. Egli ha inoltre prescritto ai suoi pazienti ingenti quantitativi di capsule dimagranti, contenenti benzodiazepina e amfepramone.\nIn relazione a questa sua attività, con atto d'accusa del 22 ottobre 2013 A._ è stato rinviato a giudizio con le imputazioni di truffa aggravata (per il periodo compreso tra il 1° ottobre 1998 e il 23 aprile 2007), infrazione aggravata alla LStup, falsità in certificati, lesioni gravi, abbandono, nonché truffa aggravata (per il periodo compreso tra il mese di dicembre 2007 e gli inizi del mese di settembre 2011).\nB.\nCon sentenza del 1° dicembre 2014, la Corte delle assise criminali ha riconosciuto A._ autore colpevole di truffa aggravata per i due periodi indicati nell'atto d'accusa, infrazione aggravata alla LStup e lesioni gravi. Lo ha prosciolto dall'accusa di abbandono e ha abbandonato il procedimento penale per l'imputazione di falsità in certificati. A._ è stato condannato alla pena detentiva di 28 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, parzialmente sospesa condizionalmente in ragione di 22 mesi per un periodo di prova di 3 anni. Quale norma di condotta gli è stato imposto, per la durata del periodo di prova, il divieto assoluto di esercitare qualsivoglia attività medica, paramedica, sanitaria e\/o affine su qualsiasi paziente a titolo sia oneroso sia gratuito, con l'avvertenza che in caso di mancato rispetto sarà ordinata l'esecuzione effettiva della pena sospesa. La Corte delle assise criminali ha infine ordinato la confisca, rispettivamente il dissequestro, rispettivamente la distruzione dei beni e degli oggetti sequestrati durante il procedimento, nonché la liberazione della cauzione, dedotte la tassa di giustizia e le spese poste a carico dell'imputato.\nC.\nAdita con appello di A._ e appello incidentale del Procuratore pubblico, con sentenza del 27 novembre 2015 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha accolto parzialmente il primo e integralmente il secondo. Accertata la crescita in giudicato del proscioglimento [recte: abbandono del procedimento] per l'accusa di falsità in certificati, A._ è stato riconosciuto autore colpevole di infrazione aggravata alla LStup, lesioni gravi e abbandono. Per quanto concerne le imputazioni di truffa aggravata, la CARP ha abbandonato il procedimento in relazione ai fatti del primo periodo preso in considerazione, mentre ha prosciolto l'imputato in relazione a quelli del secondo periodo. A._ è quindi stato condannato alla pena detentiva di 28 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, parzialmente sospesa condizionalmente in ragione di 22 mesi per un periodo di prova di 3 anni, nonché al versamento in favore dello Stato di fr. 201'070.-- a titolo di risarcimento compensatorio, a garanzia del quale è stato mantenuto il sequestro conservativo di alcuni conti bancari. La CARP ha inoltre confermato la norma di condotta pronunciata in prima istanza e ordinato la confisca rispettivamente il dissequestro dei beni sequestrati, nonché la liberazione della cauzione. Ha infine posto parte degli oneri processuali a carico dell'imputato, tenuto pure a rimborsare allo Stato parte della retribuzione riconosciuta al suo difensore d'ufficio.\nD.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale. Postula, in via principale, la derubricazione dell'imputazione di infrazione alla LStup da aggravata a semplice e conseguentemente l'accertamento dell'intervenuta prescrizione del reato e del diritto di pronunciare un risarcimento compensatorio, subordinatamente, la riduzione di tale risarcimento di fr. 100'000.--, il proscioglimento dalle accuse di lesioni gravi e di abbandono, la rifusione degli onorari versati ai suoi difensori di fiducia, l'assunzione integrale da parte dello Stato della retribuzione riconosciuta al suo difensore d'ufficio, come pure delle spese giudiziarie e peritali, nonché il riconoscimento di fr. 150'000.-- a titolo di riparazione del torto morale e di fr. 3'500.-- per le spese di traduzione del ricorso in materia penale. In via subordinata, chiede l'annullamento della sentenza di ultima istanza cantonale e il rinvio dell'incarto alla CARP per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"99c2fb35-dc9d-4700-9b08-8bf21f21f539","text":"Fatti:\nA.\nDal 2010 in poi il Procuratore pubblico (PP) ha avviato vari procedimenti penali nei confronti dell'avvocata A._. Con istanza del 6 maggio 2015, l'imputata ha chiesto al magistrato inquirente di procedere all'assunzione di prove, in particolare di assumere determinata documentazione e di procedere all'audizione di diversi testimoni.\nB.\nCon decisione del 26 agosto 2015 il PP ha acquisito agli atti i documenti trasmessi con l'istanza, respingendo l'assunzione delle ulteriori prove richieste, non ritenendole necessarie per le decisioni di sua competenza. Ha indicato che il giudizio non era impugnabile con reclamo. Adita dall'istante, con sentenza del 28 dicembre 2015 la Corte dei reclami penali del Tribunale di appello del Cantone Ticino (CRP) ha dichiarato inammissibile il reclamo.\nC.\nA._ impugna questa decisione con un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di dichiararla nulla, subordinatamente di annullarla.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"070466e6-a69b-4008-b4fd-85f1a756dc44","text":""} -{"id":"21636d76-d6c6-48a1-83af-96b2256882c7","text":"Fatti:\nA. Il 28 maggio 2002 A._, specialista in attività economiche-finanziarie connesse con il settore marittimo, ha sottoscritto una dichiarazione giurata in lingua inglese (cosiddetto \"affidavit\"). Nella stessa egli si esprimeva sulle attività della B._SA, società specializzata nella gestione di navi e la ricerca di finanziamenti, della quale era stato alle dipendenze quale vicedirettore dal gennaio 1995 fino al 30 giugno 2001; società lasciata dopo una disputa con C._, un tempo suo amico, che l'aveva fondata. Quest'ultimo avrebbe tradito, per proprio interesse, la fiducia sia sua sia di diversi clienti in relazione all'acquisto di due navi: in seguito all'asserita cattiva gestione, A._ avrebbe subito anche una perdita finanziaria.\nL'affidavit è stato trasmesso a un legale nigeriano, che l'ha allegato ad altre dichiarazioni giurate. Sulla base di questi documenti, una società, che faceva valere diritti su una nave, ha introdotto un'istanza di sequestro presso la Federal Hight Court of Nigeria di Lagos, che l'ha accolta con decreto del 13 giugno 2002. La nave è tuttavia salpata per la Spagna prima dell'attuazione dell'ordine di sequestro, che avrebbe nondimeno comportato ingenti danni economici.\nB. Con decreto di accusa del 31 ottobre 2005 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha ritenuto A._ autore colpevole di falsità in documenti, per avere attestato fatti non veri in un affidavit redatto da un terzo e da lui firmato. Il PP ne ha proposto la condanna a cinque giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni, rinviando le parti civili al foro competente per eventuali richieste di risarcimento. L'interessato ha interposto opposizione al decreto di accusa. Il procedimento è quindi stato deferito alla Pretura penale, il cui giudice, con decisione dell'11 aprile 2006, ha condannato l'opponente a 30 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni.\nLa Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP), adita dal condannato, ne ha dichiarato il ricorso inammissibile, in sostanza per carenze formali, mediante sentenza del 9 aprile 2008.\nC. Avverso questo giudizio A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullare la decisione impugnata e di assolverlo dall'accusa di falsità in documenti, in via subordinata di rinviare la causa alla CCRP affinché esamini nel merito il rimedio cantonale e decida nel senso degli argomenti esposti nel ricorso in esame; in via più subordinata, postula di rinviare la causa affinché la CCRP lo diffidi a munirsi di un patrocinatore allo scopo di presentare un ricorso contro il giudizio del primo giudice.\nNon sono state chieste osservazioni, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"31b98bc2-cf5f-4c9b-86a2-0730e4b8b782","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 maggio 2018 B._ circolava sull'autostrada A2 nel territorio del Comune di Monteceneri in direzione nord alla guida di un'autovettura Tesla Model S con motore elettrico. Dopo l'uscita della galleria del Monte Ceneri, il conducente transitava sulla corsia di sorpasso all'inizio di un tratto con una segnaletica di cantiere che prevedeva la deviazione, demarcata con linee arancioni, della corsia di sorpasso verso la carreggiata opposta. Invece di seguire la deviazione, l'autovettura è proseguita diritta, collidendo dapprima con alcuni paletti segnaletici e in seguito con uno spartitraffico del tipo \"varioguard\". All'impatto con lo spartitraffico, che ha funto da rampa, il veicolo è stato proiettato in aria e si è ribaltato più volte, terminando la corsa sulla carreggiata autostradale opposta, a circa 120 metri dal punto di collisione con il primo paletto segnaletico. Nell'urto con lo spartitraffico, la parte anteriore sinistra del sottoscocca si è lacerata, provocando la combustione delle batterie del veicolo, che si è incendiato. B._, rimasto privo di conoscenza all'interno dell'abitacolo, è deceduto sul posto.\nB.\nA seguito dell'incidente, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha aperto un procedimento penale contro ignoti, ordinando in particolare una serie di accertamenti tecnici e peritali. Terminata l'istruzione, con decisione del 30 gennaio 2019, il PP ha decretato l'abbandono del procedimento. Con sentenza del 20 maggio 2019, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha respinto un reclamo presentato da A._, moglie della vittima, contro il decreto di abbandono. Adito dalla reclamante con un ricorso del 21 giugno 2019, il Tribunale federale ha accolto il gravame con sentenza 6B_753\/2019 del 24 ottobre 2019, annullando la sentenza del 20 maggio 2019 della CRP e rinviandole la causa per una nuova decisione.\nC.\nFrattanto, con un'istanza del 26 agosto 2019, F._ Switzerland GmbH e F._ Germany GmbH, tramite il loro patrocinatore, hanno chiesto al Ministero pubblico di potere accedere agli atti del procedimento penale. Con decisione del 27 settembre 2019, il PP ha accolto l'istanza e ha disposto che una copia degli atti dell'incarto sarebbe stata trasmessa alle richiedenti alla crescita in giudicato della decisione. Adita su reclamo dei membri della comunione ereditaria fu B._, la CRP ha confermato la decisione del PP e respinto il gravame con sentenza del 12 giugno 2020.\nD.\nI membri della comunione ereditaria fu B._ impugnano questa sentenza con un ricorso del 17 luglio 2020 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di negare alle istanti l'accesso agli atti. In via subordinata, chiedono che, qualora sia concesso l'esame degli atti, sia vietato sotto la comminatoria dell' l'accesso a informazioni o documenti riguardanti direttamente o indirettamente il defunto o i membri della sua famiglia. In via ulteriormente subordinata, chiedono che sia in ogni caso vietata, sotto la comminatoria dell', la fotocopiatura di qualsiasi atto del procedimento penale e la trasmissione a terzi di informazioni o di documenti di cui gli istanti prenderanno conoscenza. I ricorrenti postulano inoltre di conferire l'effetto sospensivo al ricorso. Lamentano un eccesso e un abuso del potere di apprezzamento, una denegata giustizia, un accertamento inesatto e incompleto dei fatti, nonché l'inadeguatezza della decisione contestata.\nE.\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il PP e le opponenti postulano la reiezione del ricorso. Con una replica del 18 gennaio 2021 i ricorrenti si sono confermati nelle loro conclusioni. Il 13 luglio 2021 le opponenti hanno comunicato di rinunciare a presentare osservazioni sulla replica, precisando che nel frattempo i ricorrenti avrebbero promosso una causa civile in Germania. Il 2 agosto 2021 i ricorrenti hanno ribadito le conclusioni ricorsuali. Le opponenti hanno infine comunicato, il 4 agosto 2021, di rinunciare a presentare ulteriori osservazioni."} -{"id":"3eea9099-f99b-4463-8f53-b234985b2c14","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadina croata, ha risieduto una prima volta nel nostro Paese tra il 1990 e il 2000, anno in cui si è trasferita in Croazia.\nIl 25 maggio 2012 A._ è rientrata in Svizzera per ricongiungersi con il marito B._, cittadino bosniaco titolare di un permesso di domicilio, da lei sposato qualche tempo prima. A seguito del matrimonio, ha ottenuto un permesso di dimora annuale, rinnovatole un'ultima volta fino al 25 maggio 2014.\nB.\nCon decreto d'accusa del 30 giugno 2014 il Procuratore pubblico ha riconosciuto B._ colpevole di vie di fatto nei confronti della moglie e lo ha condannato a una multa di fr. 500.--. Nella citata decisione, il Magistrato inquirente ha constatato che - in occasione di un litigio avvenuto il 13 maggio 2014 - B._ aveva preso la coniuge per le orecchie, le aveva tirato i capelli, causandole delle percosse.\nSentita il 4 luglio 2014 dalla Polizia cantonale riguardo alla situazione coniugale, A._ ha dichiarato di aver cessato la vita in comune il 13 maggio 2014 e aggiunto di aver sposato B._ per ottenere un permesso di dimora, per amore e per poter lavorare. Interrogato a sua volta, I'11 luglio successivo B._ ha confermato la cessazione della comunione domestica, ha ricondotto tale fatto a una relazione extra coniugale della moglie e ha indicato di avere chiesto il divorzio in Bosnia.\nC.\nPreso atto della situazione descritta e constatato che lo scopo per il quale l'autorizzazione di soggiorno che le era stata conferita era venuto a cadere, con decisione del 5 dicembre 2014 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha negato a A._ il rinnovo del permesso di dimora assegnandole un termine per lasciare la Svizzera.\nSu ricorso, tale provvedimento è stato in seguito confermato, sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale cantonale amministrativo, espressosi in merito con sentenza del 27 gennaio 2017. Osservato che la domanda di rilascio di un permesso di dimora per svolgere un'attività lucrativa era inammissibile, poiché nuova e contraria al diritto procedurale cantonale (art. 70 cpv. 2 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 [LPamm\/TI; RL\/TI 3.3.1.1]), anche quest'ultimo ha infatti negato un diritto al rinnovo del permesso di dimora sia in base al diritto interno (Art. 43 e 50 LStr) che al diritto convenzionale (art. 8 CEDU). Tratte queste conclusioni ha aggiunto che la questione a sapere se il matrimonio contratto con B._ fosse di natura fittizia poteva essere lasciata aperta.\nD.\nPreso atto della pronuncia dei Giudici ticinesi, il 3 marzo 2017 A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui, come davanti alla Corte cantonale, chiede: in via principale, l'annullamento di tutte le decisioni prese dalle istanze precedenti e la concessione della proroga richiesta; in via subordinata, l'annullamento di tutte le decisioni prese dalle istanze precedenti e il rilascio di un permesso di dimora \"in base alla concessione di contingenti separati per i cittadini croati per lo svolgimento di un'attività professionale, vista l'entrata nell'Unione europea della Croazia\".\nLa Corte cantonale si è riconfermata nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"51db83be-d510-42ef-8e32-3fd753c8802e","text":"Fatti:\nA.\nIl 1° marzo 1995 (vedasi Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino, di seguito Bollettino ufficiale o BU 1995, 39) è entrata in vigore nel Cantone Ticino la legge sui trasporti pubblici (LTPub; RL\/TI 7.4.1.1 ora 752.100), il cui art. 35 era del seguente tenore:\n\"Art. 35\n1I titolari di diritti reali o personali su edifici ed impianti privati, generatori di importanti correnti di traffico, sono tenuti a partecipare alle spese per il collegamento alla rete di trasporto pubblico e per l'esercizio della relativa linea.\n2L'ammontare della tassa, che non può superare il 50 % del disavanzo d'esercizio, è fissato dal Consiglio di Stato.\n3L'importo a carico di ciascun obbligato è definito in funzione del volume di traffico generato e dei vantaggi particolari ottenuti.\n4Il Regolamento stabilisce le ulteriori condizioni.\n5I privati interessati possono ricorrere contro il suo ammontare al Tribunale della pianificazione del territorio, nel termine di 30 giorni dall'approvazione dell'offerta da parte del Gran Consiglio.\"\nIl relativo regolamento di applicazione per potere procedere al prelievo della tassa prevista nel sopramenzionato disposto non è mai stato adottato.\nB.\nIl 1° gennaio 2015, successivamente alla modifica adottata il 17 dicembre 2014 dal Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino (BU 2015, 34) e dopo un iter parlamentare che non occorre qui rievocare, è entrato in vigore il nuovo art. 35 LTPub, del seguente contenuto:\n\"Art. 35\nChi genera importanti correnti di traffico è tenuto a contribuire al finanziamento dell'offerta di trasporto pubblico tramite il versamento di una tassa di collegamento.\"\nC.\nIl 14 dicembre 2015 il Gran Consiglio ticinese ha adottato (richiamandosi tra l'altro al Messaggio del Consiglio di Stato del 4 novembre 2015 concernente la modifica della legge sui trasporti pubblici del 6 dicembre 1994 - Tassa di collegamento a carico dei generatori di importanti correnti di traffico a parziale copertura dei costi del trasporto pubblico [di seguito: Messaggio del 4 novembre 2015]; vedasi anche il mandato a quest'ultima autorità contenuto nella norma transitoria figurante nella modifica del 17 dicembre 2014 in BU 2015, 34) una modifica della legge sui trasporti pubblici concernente le seguenti disposizioni (vedasi BU 2016, 322) :\n\"Art. 11 cpv. 1\n1L'offerta di trasporto è poi adottata dal Consiglio di Stato e intimata ai Comuni interessati.\nArt. 30 cpv. 3 e 4 (nuovo)\n3 Il contributo dei Comuni per gli investimenti è stabilito dal Consiglio di Stato in funzione dei vantaggi loro derivanti, come, ad esempio, il miglioramento dell'accessibilità e della sicurezza locali, la riduzione delle immissioni, la migliore sistemazione urbanistica. Nello stabilire il contributo si tiene pure conto della capacità economica dei Comuni stessi.\n4 Contro la decisione del Consiglio di Stato, i Comuni hanno la facoltà di ricorso al Gran Consiglio; è applicabile la legge sulla procedura amministrativa (LPAmm) del 24 settembre 2013.\nCapitolo IV\nTassa di collegamento\nCapitolo V\nTraffico regionale\nAbrogato\nArt. 35a Destinazione della tassa\nIl provento della tassa di collegamento è vincolato al finanziamento delle spese di gestione dell'offerta di trasporto pubblico ai sensi dell'art. 23 cpv. 2 e concorre a coprire l'onere a carico del Cantone, dedotti i contributi della Confederazione, dei Comuni e di terzi.\nArt. 35b (nuovo) Assoggettamento\n1La tassa di collegamento è prelevata nei Comuni in cui si applica il regolamento cantonale posteggi privati, giusta gli art. 42 segg. legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (Lst [sic!]).\n2Sono assoggettati alla tassa i proprietari di fondi o di un insieme di fondi in connessione spaziale o funzionale, sui quali vi sono posteggi per almeno 50 autoveicoli; non si computano i posti auto destinati al servizio di abitazioni.\n3La Confederazione, il Cantone e i Comuni, come pure gli altri enti di diritto pubblico, sono assoggettati alla tassa analogamente ai privati, ma limitatamente ai posteggi per il personale e per altri utenti che si spostano in modo sistematico (art. 35e cpv. 1 lett. a).\nArt. 35c (nuovo) Debitore della tassa\nDebitore della tassa di collegamento è il singolo proprietario fondiario, limitatamente ai posti auto presenti sul suo fondo o sui suoi fondi, anche quando l'assoggettamento alla tassa è determinato dalla connessione spaziale o funzionale di un insieme di fondi appartenente a proprietari diversi.\nArt. 35d (nuovo) Esenzioni\nSono esentati dalla tassa i posteggi precisati dal Consiglio di Stato per attività turistiche, di svago e culturali, nonché per luoghi di culto. Sono inoltre esentati dalla tassa i posteggi pubblici definiti dal Consiglio di Stato.\nArt. 35e (nuovo) Ammontare della Tassa\n1La tassa è stabilita dal Consiglio di Stato in funzione del numero di posti auto, distinguendo tra la categoria di posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico, e la categoria di posteggi destinati a clienti e visitatori, in modo da coprire di principio un terzo delle spese di gestione (art. 23 cpv. 2), ritenuti in ogni caso i seguenti importi minimi e massimi:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico importo minimo fr. 1.--, massimo fr. 3.50 al giorno per singolo posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori importo minimo fr. 1.--, al massimo fr. 3.-- al giorno per singolo posto auto.\n2Gli importi minimi e massimi sono indicizzati all'evoluzione dei prezzi (riferimento: gennaio 2016).\n3Ai posteggi con meno di 100 posti auto si applica una riduzione progressiva della tassa, laddove la riduzione massima ammonta al 15 % ed è conseguita in presenza di 50 posti auto.\n4Per i posteggi ad uso misto si procede ad una valutazione approssimativa delle destinazioni e si applica proporzionalmente la relativa tassa.\n5La tassa è dovuta per i giorni di effettivo esercizio dei posteggi, ritenuti di regola 360 giorni all'anno per quelli connessi ad attività in esercizio ogni giorno, 300 giorni per quelle in esercizio sei giorni alla settimana e 250 giorni per quelle in esercizio fino a cinque giorni alla settimana.\n6Nel caso in cui il numero o la destinazione dei posteggi differisse da quella autorizzata, si applica l'art. 35g.\nArt. 35f (nuovo) Riduzione della tassa\n1Gli assoggettati che riducono volontariamente il numero dei posti auto in esercizio beneficiano di una riduzione della tassa.\n2Un posto auto si considera dismesso quando è reso durevolmente inaccessibile agli autoveicoli e la dismissione è notificata al Municipio giusta l'art. 11 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991.\n3La riduzione è concessa una tantumed ammonta all'importo della tassa teoricamente dovuta durante un intero anno per i posti auto dismessi.\n4La riduzione di posteggi in applicazione dell'art. 60 cpv. 4 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011 permette di ottenere una riduzione ulteriore della tassa, equivalente al 25 % dell'importo della tassa teoricamente dovuta durante un anno intero per i posti auto così dismessi.\n5La riduzione di cui al cpv. 4 è accordata per analogia anche in caso di formazione di nuovi posteggi in misura inferiore al numero dei posteggi necessari giusta l'art. 60 cpv. 1, 2 e 3 RLst.\nArt. 35g (nuovo) Posteggi abusivi\n1In base alla situazione di fatto e sino alla cessazione dell'uso indebito o al conseguimento di un'autorizzazione a posteriori, i proprietari dei fondi interamente o parzialmente adibiti a posteggio in assenza di valida autorizzazione edilizia sono soggetti al pagamento di un importo sostitutivo della tassa di collegamento.\n2L'importo sostitutivo della tassa di collegamento corrisponde all'ammontare della medesima, ritenuto l'ammontare in vigore più elevato tra quelli di cui all'art. 35e cpv. 1, computato per 360 giorni.\n3L'importo sostitutivo è prelevato dall'autorità competente. Fanno stato gli art. 35h-35n.\nArt. 35h (nuovo) Procedura a) obbligo di dichiarazione e collaborazione\n1I proprietari assoggettati alla tassa sono tenuti a dichiarare all'autorità competente i dati necessari per il calcolo della tassa e a notificare i relativi cambiamenti.\n2I proprietari assoggettati sono tenuti a fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta.\nArt. 35i (nuovo) b) accertamento\nL'autorità competente ha la facoltà di compiere tutti gli atti necessari all'imposizione della tassa, segnatamente di eseguire o far eseguire il conteggio dei posteggi potenzialmente oggetto della tassa, se necessario anche senza preavviso e accedendo alla proprietà privata.\nArt. 35l (nuovo) c) decisione\n1L'autorità competente determina annualmente l'ammontare della tassa mediante decisione di tassazione.\n2Se i proprietari assoggettati, nonostante diffida, non soddisfano i loro obblighi procedurali oppure se la tassa non può essere accertata esattamente per mancanza di dati, l'autorità competente esegue la tassazione d'ufficio in base a una valutazione ponderata.\nArt. 35m (nuovo) d) reclamo\n1Contro la decisione di tassazione è data facoltà di reclamo all'autorità competente, entro il termine di 30 giorni dalla notificazione.\n2L'autorità competente prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell'istruttoria, con le medesime facoltà che le spettano in sede di tassazione, sentiti gli assoggettati, può modificare la tassazione anche a loro svantaggio.\n3Non è permesso ritirare il reclamo quando emerge dalle circostanze che la decisione di tassazione era insufficiente.\nArt. 35n (nuovo) e) ricorso\n1I proprietari assoggettati possono impugnare con ricorso scritto la decisione su reclamo dell'autorità competente, entro 30 giorni dalla notifica, davanti alla Camera di diritto tributario.\n2Nell'esame del ricorso, la Camera di diritto tributario ha le medesime attribuzioni dell'autorità competente nella procedura di accertamento.\n3Si applicano per il resto gli art. da 227 a 231 della legge tributaria del 21 giugno 1994.\nArt. 35o (nuovo) f) modifica della decisione di tassazione\n1In caso di modifica di circostanze rilevanti è data in ogni tempo la facoltà di chiedere all'autorità competente la modifica della decisione di assoggettamento.\n2La modifica ha effetto solo a far tempo dalla data della richiesta.\nArt. 35p (nuovo) Esigibilità\nLa tassa di collegamento è dovuta dal momento in cui sono date le condizioni di assoggettamento.\nArt. 35q (nuovo) Prescrizione\n1Il diritto di tassare si prescrive in cinque anni da quando sono date le condizioni di assoggettamento.\n2La prescrizione non inizia a decorrere, o è sospesa, durante la procedura di reclamo e di ricorso.\nArt. 35r (nuovo) Disposizioni penali\n1Chiunque viola intenzionalmente o per negligenza un obbligo che gli incombe giusta la presente legge oppure una disposizione presa in applicazione di quest'ultima, in particolare non adempie gli obblighi di dichiarazione e collaborazione, oppure ostacola l'accertamento dei dati necessari all'imposizione della tassa, è punito con la multa fino a fr. 10'000.--.\n2Le multe sono pronunciate dall'autorità competente per la decisione di tassazione.\n3Alla procedura si applica la legge di procedura per le contravvenzioni.\nArt. 35s (nuovo) Disposizioni esecutive\nIl Consiglio di Stato emana il regolamento di applicazione in cui definisce l'autorità competente e stabilisce le prescrizioni di dettaglio.\nArt. 35t (nuovo) Norma transitoria\n1La tassa di collegamento è soggetta a un periodo di prova della durata di 3 anni dalla sua entrata in vigore. Entro questo termine il Consiglio di Stato allestisce all'attenzione del Gran Consiglio un rapporto riguardo gli effetti della stessa, sia dal profilo finanziario, sia dal profilo della mobilità e dell'evoluzione del numero e della collocazione dei posteggi assoggettati alla tassa.\n2Il Gran Consiglio si pronuncia in merito al suo mantenimento.\"\nLa modifica legislativa è stata pubblicata sul Foglio ufficiale ticinese del 18 dicembre 2015 (FU) n. 100\/2015 pag. 10517, con l'indicazione del termine di referendum. Essa è stata accolta in votazione popolare il 5 giugno 2016. Contestualmente all'adozione di queste nuove norme, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha, a sua volta, adottato il regolamento sulla tassa di collegamento (RTColl) del 28 giugno 2016 del seguente tenore:\n\"Art. 1 Scopo\nIl presente regolamento disciplina la tassa di collegamento di cui agli art. 35 e segg. della legge sui trasporti pubblici (LTPub) del 6 dicembre 1994.\nArt. 2 Autorità competente (art. 35h-35o, 35r LTPub)\n1La Sezione della mobilità del Dipartimento del territorio è l'autorità competente a prelevare la tassa di collegamento.\n2Essa esercita tutte le funzioni conferite dalla LTPub all'autorità competente, con facoltà di delegare a terzi il conteggio e i controlli dei posteggi assoggettati o potenzialmente assoggettati alla tassa.\nArt. 3 Comuni in cui si preleva la tassa (art. 35b cpv. 1 LTPub)\nLa tassa di collegamento è prelevata nei Comuni elencati nell'allegato 1 al regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\nArt. 4 Posteggi non soggetti alla tassa (art. 35 e 35b cpv. 2 LTPub)\nNon sono soggetti alla tassa i posti auto e gli spazi destinati esclusivamente:\na) al servizio di abitazioni;\nb) a veicoli di servizio, fornitori, carico e scarico, esposizione e deposito.\nArt. 5 Connessione spaziale e funzionale (art. 35b cpv. 2 LTPub)\n1Sono in connessione spaziale i posteggi autorizzati come impianto unitario.\n2Sono in connessione funzionale i posteggi al servizio della medesima costruzione o complesso di costruzioni, come pure quelli che possono essere utilizzati indifferentemente dalla medesima utenza.\nArt. 6 Esenzioni ( [sic!])\n1Sono esentati dalla tassa i posti auto destinati esclusivamente per:\na) attività alberghiere e di ristorazione;\nb) attività di svago e culturali (strutture sportive ed espositive, cinematografi, teatri, ecc.);\nc) luoghi di culto;\nd) i visitatori di strutture sociosanitarie.\n2Sono inoltre esentati:\na) i posteggi pubblici definiti come tali dai piani regolatori ai sensi della legge sullo sviluppo territoriale (LST) del 21 giugno 2011, limitatamente ai posti auto non riservati o concessi in abbonamento a utenti che si spostano sistematicamente (pendolari);\nb) i posteggi di interscambio (Park and Ride);\nc) i posteggi di attestamento definiti dal piano direttore (art. 8 segg. LST).\nArt. 7 Ammontare della tassa ( [sic!])\nLa tassa di collegamento è stabilita:\na) per i posteggi destinati al personale e ad altri utenti che si spostano in modo sistematico in fr. 3.50 al giorno per posto auto;\nb) per i posteggi destinati a clienti e visitatori in fr. 1.50 al giorno per posto auto.\nArt. 8 Riduzione della tassa (art. 35f LTPub)\n1La riduzione della tassa è stabilita di regola con la decisione di tassazione (art. 11).\n2La riduzione della tassa di cui al cpv. 3 dell'art. 35f LTPub decade, se entro il termine di 10 anni i posti auto dismessi sono ripristinati. La Sezione della mobilità stabilisce l'importo da restituire in base ai posti auto ripristinati, diminuendo la pretesa proporzionalmente al periodo di effettiva dismissione.\n3La riduzione della tassa di cui al cpv. 4 dell'art. 35f LTPub è riconosciuta annualmente, nella misura in cui viene mantenuta la relativa riduzione di posteggi.\n4Quanto stabilito al cpv. 3 vale anche nel caso di riduzione di posteggi avvenuta prima dell'entrata in vigore della tassa di collegamento.\n5Se le condizioni per il conferimento della riduzione sono realizzate unicamente per una parte del periodo di tassazione (art. 11 cpv. 1), la riduzione è riconosciuta pro rata temporis.\nArt. 9 Procedura a) dichiarazione (art. 35h LTPub)\n1La dichiarazione dei proprietari deve indicare i fondi su cui sono ubicati i posteggi, la loro destinazione e il numero dei posti auto.\n2Alla prima dichiarazione, e successivamente in caso di modifica, va allegata la licenza edilizia con il piano di progetto approvato relativo ai posteggi.\nArt. 10 b) accertamento (art. 35i LTPub)\n1La Sezione della mobilità può richiedere o richiamare la documentazione attestante le circostanze rilevanti ai fini dell'assoggettamento, in particolare la licenza edilizia e il computo dei posteggi autorizzati secondo gli art. 51 - 62 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) del 20 dicembre 2011.\n2In caso di conteggio in loco dei posteggi viene data al proprietario facoltà di partecipare; è tuttavia riservata la possibilità di effettuare conteggi senza preavviso.\nArt. 11 c) determinazione della tassa (art. 35e cpv. 5, 35l cpv. 1 LTPub)\n1La tassa è fissata e riscossa ogni anno per il periodo corrispondente all'anno civile.\n2Se le condizioni d'assoggettamento sono realizzate unicamente per una parte di tale periodo, la tassa è riscossa pro rata temporis.\nArt. 12 d) pagamento della tassa\n1La tassa deve essere pagata nei trenta giorni successivi alla sua scadenza.\n2Il debitore della tassa paga, per gli importi che non ha versato entro il termine stabilito, l'interesse di ritardo di cui all'art. 243 cpv. 1 della legge tributaria del 21 giugno 1994. L'interesse è dovuto anche in caso di reclamo o di ricorso.\n3Su richiesta del contribuente, la Sezione della mobilità può suddividere il pagamento della tassa fino a tre rate. È in ogni caso applicabile l'interesse di ritardo.\nArt. 13 Entrata in vigore\n(...) \"\nLe modifiche legislative e il nuovo regolamento sono stati pubblicati sul Bollettino ufficiale del 1° luglio 2016 (BU 2016, 322) e la loro entrata in vigore è stata fissata al 1° agosto 2016.\nD.\nIl 30 agosto 2016 la W._ SA ha esperito dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che siano annullate in via subordinata abrogate rispettivamente cambiate le modifiche del 14 dicembre 2015 della LTPub, ossia l'art. 11 cpv. 1, l'art. 30 cpv. 3 e 4 nonché gli art. 35a a 35t LTPub così come il regolamento del 28 giugno 2016 sulla tassa di collegamento, cioè gli art. 1 a 13 RTColl. Li considera lesivi del diritto federale, segnatamente degli (imposizione fiscale), 8 e 9 Cost. (principio dell'uguaglianza giuridica e divieto dell'arbitrio), 26 Cost. (garanzia della proprietà privata) nonché 27 e 94 Cost. (principio della libertà economica).\nChiamato ad esprimersi il Consiglio di Stato, agendo per sé ed in rappresentanza del Gran Consiglio, ha domandato che, per quanto ammissibile, l'impugnativa sia respinta. Le parti sono in seguito state invitate a depositare una replica e una duplica. La ricorrente ha rinunciato a presentare ulteriori osservazioni.\nE.\nCon decreto presidenziale del 7 settembre 2016 l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo e di altre misure cautelari contenuta nel gravame è stata dichiarata priva d'oggetto nel senso dei considerandi. In effetti, con decreto presidenziale del 2 settembre 2016 emanato in una parallela vertenza concernente la medesima fattispecie (causa 2C_664\/2016) il provvedimento richiesto era già stato accordato, nel senso che l'art. 11 cpv. 1, l'art. 30 cpv. 3 e 4 nonché gli art. 35a a 35t LTPub e gli art. 1 a 13 RTColl non potevano essere applicati fino al giudizio di merito del Tribunale federale e che nell'intervallo vigeva tuttora la situazione giuridica previgente."} -{"id":"0ccd3cfe-dd13-4760-b4bc-1a64c660e612","text":"Fatti:\nA. A.A._, coniugato con B.A._ e padre di C.A._ e D.A._, è azionista e amministratore unico di due società: la E._ SA e la F._ SA, che gestisce un'officina.\nCon atto pubblico del 12 maggio 2005, per il tramite della F._ SA, che ne era proprietaria, A.A._ ha ceduto ai figli C.A._ e D.A._ la particella xxx RFD di X._, su cui sorge l'officina citata. In base a tale atto, il prezzo di vendita è stato fissato in fr. 1'095'000.-- ed è stato saldato mediante l'assunzione delle ipoteche gravanti l'immobile.\nB. Con decisione del 28 maggio 2009, notificando ai coniugi A._ la tassazione relativa all'anno 2005, l'Ufficio circondariale di tassazione competente ha commisurato il loro reddito imponibile in fr. 569'800.-- per l'imposta cantonale ed in fr. 581'000.-- per l'imposta federale diretta. In questo contesto - partendo da un valore di alienazione dell'immobile di fr. 1'490'000.--, commisurato dall'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche - l'autorità di tassazione ha tra l'altro aggiunto ai proventi dichiarati, fr. 395'000.-- quale prestazione valutabile in denaro a favore dell'azionista in relazione alla vendita a prezzo di favore della particella di proprietà della F._ SA a C.A._ e D.A._.\nC. I coniugi A._ hanno impugnato la menzionata decisione di tassazione con reclamo del 22 giugno 2009, contestando la sussistenza della prestazione valutabile in denaro di cui sopra.\nNel contempo, la F._ SA ha presentato all'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche un'istanza di revisione dell'imposta sugli utili immobiliari e dell'imposta ordinaria 2005, nell'ambito della quale ha prodotto un \"atto di rettifica e complemento\", rogato il 12 ottobre 2009, in cui veniva accertato che il prezzo di vendita della particella xxx RFD di X._ era in realtà di fr. 1'494'985.-- e che lo stesso era stato soluto assumendo le ipoteche che gravavano l'immobile (fr. 1'095'000.--) così come il passivo del conto corrente azionisti (fr. 399'985.-- al 31 dicembre 2004).\nD. Con decisione del 10 novembre 2009, divenuta definitiva, l'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche ha respinto l'istanza di revisione inoltrata dalla F._ SA.\nCon decisione del 20 gennaio 2010, l'Ufficio circondariale di tassazione ha da parte sua respinto il reclamo dei coniugi A._.\nLa decisione resa su reclamo nei confronti dei coniugi A._ è stata in seguito confermata dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, con sentenza del 28 settembre 2011.\nE. ll 24 ottobre 2011, A.A._ e B.A._ hanno impugnato il giudizio della Camera di diritto tributario con ricorso in materia di diritto pubblico davanti al Tribunale federale. Con tale atto, essi chiedono l'annullamento della decisione querelata e la riduzione del loro reddito determinante per l'anno 2005 di un importo di fr. 395'000.--.\nChiamata ad esprimersi, la Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino ha proposto di non entrare nel merito del ricorso o, in via eventuale, di respingerlo. Per il rigetto del ricorso si è espressa anche l'Amministrazione federale delle contribuzioni. La Camera di diritto tributario ha per contro rinunciato a pronunciarsi. Al 3 aprile 2012 risalgono infine le ulteriori osservazioni depositate dai ricorrenti, di cui verrà detto, per quanto necessario, più oltre."} -{"id":"60bb9134-ac3e-4cf0-aaa1-46f7f8a395b1","text":"Fatti:\nA.\nIl 14 giugno 2015, il popolo ticinese ha approvato una modifica della Costituzione ticinese del 14 dicembre 1997 (Cost.\/TI; RL\/TI 101.000), relativa all'introduzione dei seguenti disposti:\nArt. 13 Diritti sociali\n3 Ogni persona ha diritto ad un salario minimo che le assicuri un tenore di vita dignitoso. Se un salario minimo non è garantito da un contratto collettivo di lavoro (d'obbligatorietà generale o con salario minimo obbligatorio), esso è stabilito dal Consiglio di Stato e corrisponde a una percentuale del salario mediano nazionale per mansione e settore economico interessati.\nArt. 14 Obiettivi sociali\n1 Il Cantone provvede affinché:\na) ognuno possa sopperire ai suoi bisogni con un lavoro svolto in condizioni adeguate e venga protetto dalle conseguenze della disoccupazione che non può essergli imputata e possa beneficiare di vacanze pagate.\nCon decreto del 12 giugno 2017, l'Assemblea federale ha accordato la garanzia federale a questi articoli (FF 2017 3803).\nB.\nL'11 dicembre 2019, il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha adottato la legge sul salario minimo (LSM\/TI; RL\/TI 843.600). Scaduto il termine di referendum, la novella legislativa è stata pubblicata nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del 21 febbraio 2020, con l'indicazione che la stessa sarebbe entrata in vigore il 1° gennaio 2021.\nLa legge è composta di tredici articoli che concernono tra l'altro il suo scopo (art. 1 LSM\/TI); il suo campo di applicazione con relative eccezioni (art. 2 e 3 LSM\/TI); i criteri e le soglie di fissazione del salario (art. 4 LSM\/TI); i termini di attuazione (art. 11 LSM\/TI). Le norme ora menzionate, si presentano come segue:\nArt. 1 Scopo della legge\nLa legge persegue lo scopo di introdurre un salario minimo con l'obiettivo di assicurare un tenore di vita dignitoso.\nArt. 2 Campo di applicazione\n1 Sono sottoposti alla legge tutti i rapporti di lavoro, compresi quelli riguardanti i lavoratori e le lavoratrici interinali, che si svolgono abitualmente nel Cantone.\n2 Alle disposizioni della legge non può essere derogato a svantaggio del lavoratore o della lavoratrice.\n3 Il salario minimo lordo legale prevale sui contratti normali di lavoro con salari minimi inferiori.\nArt. 3 Eccezioni\n1 La legge non si applica:\na) agli apprendisti e alle apprendiste;\nb) ai lavoratori e alle lavoratrici con meno di diciotto anni di età nel caso di lavori leggeri ai sensi dell'articolo 8 dell'ordinanza 5 concernente la legge sul lavoro del 28 settembre 2007;\nc) ai giovani e alle giovani alla pari;\nd) alle persone in stage e in formazione, purché quest'ultima sfoci in un certificato ufficiale riconosciuto;\ne) alle persone la cui capacità lavorativa è ridotta e riconosciuta da un'assicurazione sociale e\/o dall' assistenza sociale;\nf) alle persone occupate in un'azienda familiare secondo l'articolo 4 capoverso 1 della legge federale sul lavoro nell' industria, nell'artigianato e nel commercio del 13 marzo 1964 (LL);\ng) al personale occupato nell'ambito di misure a carattere sociale finanziate dall'ente pubblico;\nh) al personale occupato in un'azienda agricola secondo l'articolo 5 capoverso 1 dell'ordinanza 1 concernente la legge sul lavoro del 10 maggio 2000 (OLL 1);\ni) ai rapporti di lavoro per i quali è in vigore un contratto collettivo di lavoro di obbligatorietà generale o che fissa un salario minimo obbligatorio.\n2 I rapporti di lavoro retti dal diritto pubblico sono assoggettati alla presente legge limitatamente all'art. 4.\nArt. 4 Fissazione del salario minimo differenziato\n1 Il salario minimo orario lordo è fissato in un intervallo tra una soglia inferiore di 19.75 franchi e una soglia superiore di 20.25 franchi, secondo le scadenze di attuazione previste dall'art. 11 della presente legge, riservato l'art. 11 cpv. 5. Il salario minimo viene aggiornato annualmente secondo l'indice nazionale dei prezzi al consumo.\n2 Il salario minimo orario lordo per settore economico a livello cantonale ammonta al 55 % della mediana salariale nazionale per settore economico. In ogni caso è compreso tra la soglia inferiore e la soglia superiore.\n3 Il Consiglio di Stato fissa all'inizio di ogni anno per decreto il salario minimo orario lordo di riferimento per settore economico secondo i parametri di cui al cpv. 2 in relazione all'evoluzione della mediana salariale nazionale e dell 'indice nazionale dei prezzi al consumo.\nArt. 11 Termini di attuazione\n1 I contratti che disciplinano i rapporti di lavoro devono essere adeguati entro le scadenze dei successivi capoversi.\n2 Entro il 31 dicembre 2021 il salario minimo orario lordo deve essere compreso in un intervallo tra una soglia inferiore di 19.00 franchi e una soglia superiore di 19.50 franchi.\n3 Entro il 31 dicembre 2023 il salario minimo orario lordo deve essere compreso in un intervallo tra una soglia inferiore di 19.50 franchi e una soglia superiore di 20.00 franchi.\n4 Entro il 31 dicembre 2024 il salario minimo orario lordo deve essere compreso in un intervallo tra una soglia di 19.75 franchi e una soglia superiore di 20.25 franchi.\n5 Entro il 31 dicembre 2024 il salario minimo orario lordo deve essere quello dell'art. 4 cpv. 1, salvo che il Gran Consiglio, per decisione della maggioranza assoluta dei suoi membri, decida di mantenere al massimo per un ulteriore anno il salario minimo nell'intervallo dell'art. 11 cpv. 3 se dall'esame di impatto di cui all'art. 10 sarà emerso che l'introduzione del salario minimo ha avuto effetti comprovati negativi per i salari in Ticino e per l'economia ticinese.\n6 Entro il 31 dicembre 2024 il Gran Consiglio si pronuncia sul Messaggio di cui all'art. 10 della presente legge, ritenuto che potrà decidere di mantenere per un ulteriore anno il salario minimo nell'intervallo dell'art. 11 cpv. 3 se dalla valutazione sarà emerso che l'introduzione del salario minimo ha avuto effetti negativi per i salari in Ticino e per l'economia ticinese. Scaduto tale anno il Gran Consiglio dovrà nuovamente pronunciarsi in merito.\nC.\nPer mezzo di un ricorso in materia di diritto pubblico del 21 aprile 2020, le società A._ Sagl, B._ SA, C._ SA, D._ SA, E._ SA, F._ SA, domandano che la legge ticinese sul salario minimo sia annullata (incarto 2C_302\/2020).\nCon ricorso in materia di diritto pubblico di stessa data, le società G._ SA, H._ SA, I._ SA, J._ SA, K._ SA, chiedono: in via principale, che la legge sia annullata; in via subordinata, che siano abrogati rispettivamente modificati i seguenti articoli: art. 2 cpv. 3 (modifica), il salario minimo lordo legale non prevale sui contratti normali di lavoro con salari minimi inferiori; 4 cpv. 1 abrogato; 4 cpv. 2 (modifica), il salario minimo orario lordo per settore economico a livello cantonale è definito dal Consiglio di Stato quale percentuale del salario mediano nazionale per mansione e settore interessato; 11 cpv. 2 abrogato; 11 cpv. 3 (modifica), entro il 31 dicembre 2023 il salario minimo orario lordo deve essere quello dell'art. 4 cpv. 2 (nella formulazione rivista); 11 cpv. 4, abrogato; 11 cpv. 5, abrogato; 11 cpv. 6, abrogato (incarto 2C_306\/2020).\nIl 24 rispettivamente il 28 aprile 2020, il Presidente della II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ha respinto sia la richiesta di introdurre una memoria integrativa ai sensi dell' sia quella di restituzione dei termini giusta l', presentate con riferimento alla situazione di pandemia da COVID-19. Con decreto del 27 maggio 2020, ha quindi negato anche l'effetto sospensivo ai gravami.\nIn rappresentanza dell'organo legislativo cantonale, con risposta del 10 giugno 2020il Consiglio di Stato ticinese ha domandato che le impugnative siano respinte. Con replica del 31 agosto 2020, duplica del 28 ottobre 2020 e triplica del 23 e 27 novembre 2020 le parti hanno confermato le loro precedenti richieste. Il 27 ottobre 2021, le ricorrenti 7-8 e 10 hanno formulato un'ulteriore istanza di concessione dell'effetto sospensivo al gravame, con domanda di sospensione dell'entrata in vigore della legge ticinese sul salario minimo rispettivamente di rinvio dell'entrata in vigore della stessa a data da stabilirsi."} -{"id":"09238155-6336-47f2-bcfb-33991343be73","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Il Ministero pubblico del Tribunale distrettuale di Darmstadt ha aperto un procedimento penale contro C._ e D._ e altre persone per titolo di truffa in materia di tasse, rispettivamente sottrazione di imposte comunitarie e, dal 1° gennaio 1994 ad oggi, per costituzione di un'associazione a delinquere finalizzata all' importazione in Germania di argento proveniente dalla Svizzera e fornitura simulata intracomunitaria in un altro paese dell'Unione europea.\nCon richiesta di assistenza del 18 marzo 1998, completata il 3 settembre 1998, l'Autorità estera chiede di perquisire e di sequestrare la documentazione concernente gli inquisiti e di interrogare determinate persone allo scopo di chiarire le modalità delle predette operazioni commerciali e le vie di pagamento esistenti tra i venditori svizzeri, i presunti acquirenti tedeschi e gli effettivi destinatari italiani, e in singoli casi spagnoli, dell'argento.\nB.- Il 18 maggio 1998 l'Ufficio federale di polizia (UFP) ha delegato all'Amministrazione federale delle dogane l'esecuzione della richiesta di assistenza giudiziaria, che l'ha a sua volta delegata alla Direzione delle dogane di Lugano.\nLa Pretura di Darmstadt, con decisioni del 25 agosto e del 6 ottobre 1998, ha ordinato la perquisizione dei locali privati e commerciali di A._ e di B._, come pure delle ditte X._ SA di Riva San Vitale e Y._ SA di Lugano.\nCon decisioni del 5 ottobre 1999 la Direzione generale delle dogane ha accolto la rogatoria e ordinato la trasmissione dei verbali di interrogatorio, di perquisizione e di sequestro, e della documentazione sequestrata, all' Autorità richiedente.\nC.- Avverso queste decisioni A._, B._, e le società X._ SA, Y._ SA e Z._ SA hanno inoltrato, con un unico allegato, un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale chiedendo, in via preliminare, di ritornare gli atti alla Direzione generale delle dogane affinché motivi le decisioni finali riguardo alla rilevanza dei documenti di cui ha ordinato la trasmissione e, in via principale, di annullare le decisioni impugnate.\nLa Direzione generale delle dogane chiede di respingere il ricorso, l'UFP di dichiararlo inammissibile in quanto proposto dalla Z._ SA e di respingerlo per il resto. Con lettera del 7 aprile 2000 i ricorrenti hanno chiesto al Tribunale federale di acquisire agli atti documenti che proverebbero l'irrilevanza degli atti litigiosi per il procedimento estero. La Direzione generale delle dogane contesta questa tesi come pure l'assunto che il procedimento sia divenuto privo di oggetto."} -{"id":"53656632-d092-45fa-a8b7-06f3f7e8c983","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 15 aprile 2013 il Pretore aggiunto della Giurisdizione di X._ ha decretato l'autofallimento di B._, ordinando all'Ufficio dei fallimenti di X._ di procedere alla relativa liquidazione. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il 16 novembre 2016 il Pretore aggiunto ha revocato il fallimento.\nB.\nIl 17 marzo 2017 B._ e sua moglie A._ hanno presentato una denuncia penale nei confronti di C._, allora Ufficiale dell'Ufficio dei fallimenti di X._, per i titoli di atti compiuti senza autorizzazione per conto di uno Stato estero, abuso di autorità e violazione del segreto d'ufficio. I denuncianti gli hanno rimproverato di avere commesso irregolarità nell'ambito della sua funzione di amministratore della massa fallimentare, in particolare di avere rilasciato ad un'autorità estera informazioni sulla procedura che sarebbero state coperte dal segreto d'ufficio. Con decisione del 26 aprile 2017 il Procuratore generale del Cantone Ticino ha decretato il non luogo a procedere. Ha rilevato che non erano dati gli estremi per l'apertura dell'istruzione penale, giacché il funzionario aveva agito nel rispetto delle disposizioni legali, come aveva già accertato con decisione del 27 gennaio 2017, quale autorità di vigilanza, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello, che aveva negato l'apertura di un procedimento disciplinare nei confronti dell'Ufficiale dei fallimenti.\nC.\nContro il decreto di non luogo a procedere B._ e A._ hanno presentato un reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), che con sentenza del 27 novembre 2017 lo ha respinto nella misura della sua ricevibilità. La Corte cantonale ha ritenuto il gravame ricevibile esclusivamente nella misura in cui era presentato da B._ e solo riguardo all'ipotesi accusatoria di violazione del segreto di ufficio. Nel merito, ha poi considerato che non erano adempiuti gli elementi costitutivi di detto reato.\nD.\nB._ e A._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia penale del 15 gennaio 2018 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di ordinare al Ministero pubblico del Cantone Ticino l'apertura di un procedimento penale contro il denunciato. In via subordinata, chiedono l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio degli atti alla Corte cantonale per una nuova decisione. I ricorrenti fanno valere la violazione del diritto federale e l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti.\nE.\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il Procuratore generale chiede di confermare la sentenza impugnata. L'opponente chiede di dichiarare irricevibile il ricorso, subordinatamente di respingerlo nel merito."} -{"id":"56008f74-6639-49c6-8cf7-7312000fa9b9","text":"Fatti:\nA.\nNel 2016 lo Stato del Cantone Ticino ha pubblicato gli atti del progetto stradale concernente la realizzazione di una pista ciclopedonale. L'opera coinvolge anche la particella n. 290 di Mendrisio, Sezione Genestrerio, di 900 m2, appartenente ad A._, di cui lo Stato ha previsto solo l'occupazione temporanea di 38 m2 per la costruzione di un nuovo cordolo, dietro versamento di un'indennità di fr. 19.-- oltre a fr. 1'434.50 per la soppressione di alcune piante. Contro il progetto stradale la proprietaria ha presentato un'opposizione cautelativa. L'Ufficio delle acquisizioni del Dipartimento del territorio ha rilevato che qualora si rendesse necessario un esproprio formale, l'indennità sarebbe calcolata sulla base di fr. 400.-- al m2.\nB.\nIl 23 novembre 2016 il Consiglio di Stato ha approvato il progetto stradale ed evaso l'opposizione, decisione confermata dal Tribunale cantonale amministrativo con giudizio del 27 dicembre 2018 (52.2017.25). Gli atti sono quindi stati trasmessi al Tribunale di espropriazione per l'esame delle pretese. Contestualmente, lo Stato ha chiesto l'anticipata immissione in possesso, richiesta avversata dalla proprietaria, poiché i contestati lavori cancellerebbero la terminazione esistente impedendo una ricostruzione esatta dei confini.\nC.\nCon decisione del 15 ottobre 2019 il Tribunale di espropriazione, dopo aver fatto rilevare i punti di confine della particella, ha concesso l'anticipata immissione in possesso, giudizio confermato dal Tribunale cantonale amministrativo, che con decisione del 23 luglio 2020 ha respinto in quanto ammissibile il ricorso della proprietaria.\nD.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, in via principale, di annullarla unitamente a quella del Tribunale di espropriazione e di respingere la domanda di anticipata immissione in possesso fino all'accertamento definitivo dei termini di confine del suo fondo; in via subordinata postula di rinviare gli atti alle istanze cantonali per completare l'istruttoria, in particolare mediante l'allestimento di una perizia giudiziale.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"16860d56-371f-464d-a7c1-4d85245266ee","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 5 settembre 2003 A._ è stato riconosciuto colpevole dalla Corte delle assise criminali di T._ sedente in Lugano di ripetuti atti sessuali con fanciulli, ripetuta coazione sessuale, ripetuta violenza carnale, ripetuta infrazione e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti e ripetuta somministrazione a fanciulli di sostanze pericolose per la salute. Secondo i giudici egli aveva tra l'agosto del 2000 e il novembre del 2001 reiteratamente compiuto atti sessuali con la nipote B._, nata nel 1988, nella propria abitazione a R._, all'interno della sua autovettura e nel suo rustico a Q._. L'imputato aveva altresì, usando violenza, minacce, pressioni psicologiche e rendendola inetta a resistere, ripetutamente costretto la nipote a subire atti sessuali e la congiunzione carnale.\nLa Corte ha inoltre accertato ch'egli aveva ripetutamente offerto e ceduto gratuitamente alla nipote un'imprecisata quantità di marijuana. Personalmente, o per il tramite di D._, egli le aveva inoltre consegnato un'imprecisata quantità di tale stupefacente ch'essa aveva poi assunto e, in un'occasione, presso il bar X._ di R._, egli le aveva anche ordinato e messo a disposizione un imprecisato numero di bottigliette di Smirnoff (una bevanda alcolica contenente vodka), che la minorenne aveva poi bevuto fino a sentirsi male. I giudici hanno infine ritenuto che l'imputato aveva, tra il settembre del 2001 e il 26 giugno 2002, consumato personalmente un'imprecisata quantità di cocaina, marijuana e hashish.\nA._ è stato condannato alla pena di sei anni di reclusione e al versamento alla vittima di complessivi fr. 57'148,75 a titolo di riparazione del torto morale e di rifusione delle spese legali. Nei suoi confronti è inoltre stato ordinato un trattamento ambulatoriale da eseguire già durante l'espiazione della pena. La Corte delle assise criminali ha rinviato la madre della vittima, pure costituitasi parte civile, al foro civile per fare valere le sue pretese di risarcimento.\nA._ è stato condannato alla pena di sei anni di reclusione e al versamento alla vittima di complessivi fr. 57'148,75 a titolo di riparazione del torto morale e di rifusione delle spese legali. Nei suoi confronti è inoltre stato ordinato un trattamento ambulatoriale da eseguire già durante l'espiazione della pena. La Corte delle assise criminali ha rinviato la madre della vittima, pure costituitasi parte civile, al foro civile per fare valere le sue pretese di risarcimento.\nB. Adita dall'accusato, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP), con sentenza del 21 maggio 2004, ha parzialmente accolto il ricorso, limitatamente alla condanna per ripetuta contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti relativa ai consumi personali del ricorrente. Ha in effetti dichiarato prescritta l'azione penale riguardo ai consumi di droga dal settembre 2001 al 21 maggio 2002 e ha prosciolto l'imputato, relativamente ai consumi dal 22 maggio 2002 al 26 giugno 2002, in mancanza di riscontri affidabili su un'eventuale commissione del reato in quel limitato intervallo temporale. Per il resto, nella misura in cui non era inammissibile o divenuto privo di oggetto, la CCRP ha respinto il ricorso.\nB. Adita dall'accusato, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP), con sentenza del 21 maggio 2004, ha parzialmente accolto il ricorso, limitatamente alla condanna per ripetuta contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti relativa ai consumi personali del ricorrente. Ha in effetti dichiarato prescritta l'azione penale riguardo ai consumi di droga dal settembre 2001 al 21 maggio 2002 e ha prosciolto l'imputato, relativamente ai consumi dal 22 maggio 2002 al 26 giugno 2002, in mancanza di riscontri affidabili su un'eventuale commissione del reato in quel limitato intervallo temporale. Per il resto, nella misura in cui non era inammissibile o divenuto privo di oggetto, la CCRP ha respinto il ricorso.\nC. A._ impugna con un ricorso di diritto pubblico del 5 luglio 2004 al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo e di ordinare la sua immediata scarcerazione. Postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. Il ricorrente fa valere una violazione degli art. 9, 32 Cost. e dell'art. 6 n. 2 CEDU. Delle motivazioni si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nC. A._ impugna con un ricorso di diritto pubblico del 5 luglio 2004 al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo e di ordinare la sua immediata scarcerazione. Postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. Il ricorrente fa valere una violazione degli art. 9, 32 Cost. e dell'art. 6 n. 2 CEDU. Delle motivazioni si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nD. La CCRP rinuncia a presentare osservazioni. Il procuratore pubblico del Cantone Ticino e le parti civili postulano la reiezione del gravame."} -{"id":"1871f238-cad1-4cf6-a560-266f5697a846","text":"Fatti:\nA. B.A._ è proprietaria del fondo part. xxx di Carabietta, di complessivi 4'978 m2, ubicato in località Roncaccio. La particella è edificata ed è attribuita in parte alla zona edificabile e in parte a quella agricola. L'11 marzo 2005 A.A._, marito della proprietaria, ha presentato al Municipio di Carabietta una domanda di costruzione in sanatoria per la sistemazione e il rifacimento di un muro in pietrame costruito ad angolo con un lato di 6 m e l'altro di 3 m, alto 2,20 m, realizzato alla distanza di circa 5 m dall'abitazione. Il manufatto dovrebbe sostituire un precedente muro di sostegno che era situato a una distanza di circa 2 m dalla casa e che è stato demolito in occasione di lavori di trasformazione eseguiti all'interno dell'abitazione.\nB. Preso atto dell'opposizione del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino, il Municipio ha negato la licenza edilizia con decisione del 20 luglio 2005. Un ricorso presentato dall'istante contro la risoluzione municipale è stato respinto il 13 dicembre 2005 dal Consiglio di Stato.\nC. Adito dall'istante, il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto con sentenza del 20 febbraio 2006 il gravame, ritenendo che il manufatto non era conforme alla zona agricola e non poteva beneficiare di un'autorizzazione eccezionale, poiché non era realizzato il requisito dell'ubicazione vincolata né era data l'identità con il manufatto preesistente.\nD. A.A._ impugna, con un ricorso di diritto amministrativo del 22 marzo 2006 al Tribunale federale, il giudizio della Corte cantonale, chiedendo di annullarlo e di rilasciargli la licenza edilizia richiesta. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.\nE. La Corte cantonale si riconferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre il Municipio di Carabietta chiede di respingere il ricorso.\nF.\nF.\nG."} -{"id":"1485f9ab-8fc7-465f-90ab-3de3dfa67609","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 aprile 2014, durante un controllo della velocità sul territorio di X._, la polizia cantonale ha rilevato, mediante apparecchio \"Laser Trucam\" n. 2667, un veicolo con targhe professionali circolante a una velocità di 121 km\/h (già dedotto il margine di tolleranza), malgrado il vigente limite massimo di 60 km\/h. Il veicolo è stato immediatamente fatto fermare al posto di blocco, ubicato all'entrata autostradale direzione sud, e il suo conducente è stato identificato nella persona di A._. Interrogato poco più tardi, alla presenza di un difensore, egli ha dichiarato accettare le risultanze del rilevamento.\nB.\nEsperito il dibattimento di primo grado, con sentenza del 10 febbraio 2015 la Corte delle assise correzionali di Lugano ha riconosciuto A._ autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione stradale e lo ha condannato alla pena detentiva di 12 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché alla multa di fr. 2'500.--, ponendo a suo carico gli oneri processuali.\nC.\nAdita da A._, con sentenza del 17 dicembre 2015 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha accolto parzialmente il suo appello. Pur confermando la condanna, ha ridotto la pena inflittagli, annullando la multa e mantenendo esclusivamente la pena detentiva sospesa condizionalmente. Ha infine posto gli oneri processuali di secondo grado a carico dell'imputato in ragione di 3⁄4.\nD.\nA._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando, oltre a un'indennità di fr. 15'142.10, più interessi, per le spese di patrocinio di prima e seconda istanza, e di almeno fr. 5'000.-- per le ripetibili della sede federale, principalmente il suo proscioglimento in applicazione del principio in dubio pro reo, subordinatamente l'annullamento del giudizio della CARP.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"9c93c440-f66b-432b-bafe-32edd25f64f8","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 26 gennaio 2012 il Municipio del Comune di X._, nel frattempo confluito per aggregazione in quello nuovo di Bellinzona, ha intimato a A._ l'ordine di demolizione parziale di un terrapieno realizzato abusivamente, decisione confermata il 14 novembre 2012 dal Consiglio di Stato e il 3 marzo 2014 dal Tribunale cantonale amministrativo. Con sentenza 1C_215\/2014 dell'11 dicembre 2014 il Tribunale federale ha respinto, in quanto ammissibile, un ricorso dell'interessata.\nB.\nIl 20 ottobre 2015 A._ introduce un'istanza di revisione al Tribunale cantonale amministrativo, postulando l'annullamento dell'ordine di ripristino. Con giudizio del 31 maggio 2017 la Corte cantonale, negata la propria competenza poiché l'istanza doveva essere presentata al Tribunale federale, l'ha dichiarata irricevibile.\nC.\nMediante sentenza odierna, il Tribunale federale ha respinto in quanto ammissibile un ricorso del 16 agosto 2017 presentato dall'istante contro la decisione della Corte cantonale (causa 1C_415\/2017).\nD.\nIl 7 luglio 2017 A._ introduce un'istanza di revisione della sentenza 1C_215\/2014 al Tribunale federale. Chiede di restituire \"nella misura in cui sia necessario\" i termini per la revisione, in via cautelare di sospendere l'esecuzione della decisione del 3 marzo 2014 del Tribunale cantonale amministrativo riguardo all'ordine di demolizione e, nel merito, di annullare la sentenza 1C_215\/2014 nel senso di modificarne il dispositivo, annullando e riformando la decisione cantonale del 3 marzo 2014.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti ()."} -{"id":"0bcde461-a31a-4bb5-bfa1-2474c9499150","text":""} -{"id":"4a276d47-4c14-4f48-b485-775acb77a28c","text":"Fatti:\nA.\nA._ e B._ si sono sposati nel 2004. Nel dicembre 2008, dal matrimonio è nato il figlio C._. I coniugi si sono separati nell'ottobre 2018, quando il marito ha lasciato l'abitazione coniugale di X._. Il marito, di professione assicuratore, è ora in pensione. La moglie lavora al 45 % quale addetta alle pulizie in una scuola elementare.\nLa moglie ha promosso un'istanza a protezione dell'unione coniugale in data 22 gennaio 2019. In pendenza di procedura il figlio è stato affidato alla madre e al padre è stato conferito un diritto di visita. Con decisione 4 dicembre 2019 il Pretore del Distretto di Lugano ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha assegnato l'abitazione coniugale (appartenente al marito) in uso alla moglie, ha affidato il figlio alla madre, ha disciplinato il diritto di visita del padre e ha condannato il marito a versare un contributo alimentare per il figlio (composto delle rendite del primo e secondo pilastro destinate al minore, degli assegni familiari e del contributo di accudimento di fr. 605.-- mensili), ad assumere tutte le spese relative all'abitazione coniugale e a versare alla moglie una provvigione ad litem pari a fr. 3'000.--.\nB.\nCon sentenza 11 agosto 2020 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha accolto l'appello introdotto in data 19 dicembre 2019 dal marito, riformando la decisione pretorile nel senso che l'abitazione coniugale è assegnata in uso al marito (con fissazione alla moglie di un termine di sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza per reperire un alloggio proprio e prelevare i suoi effetti personali), che il figlio è affidato al padre, che alla madre è conferito un ampio diritto di visita e che il contributo alimentare per il figlio è soppresso (ma il diritto di riscuotere gli assegni familiari è conferito alla madre). La Corte cantonale ha invece confermato la condanna del marito ad assumere tutte le spese relative all'abitazione coniugale e a versare la predetta provvigione ad litem.\nC.\nCon ricorso in materia civile e ricorso sussidiario in materia costituzionale 11 settembre 2020 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo di confermare integralmente la decisione pretorile. Ella ha anche chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria e - in applicazione degli art. 103 e 104 LTF - di conferire effetto sospensivo al suo ricorso (già in via supercautelare) e di confermare \" a titolo supercautelare e cautelare tutti i dispositivi da 1 a 11 della sentenza emessa dal Pretore \". Con scritto 28 settembre 2020 la moglie ha trasmesso al Tribunale federale il suo nuovo orario di lavoro \" a partire dal 21 settembre 2020\".\nCon decreto 14 settembre 2020 al ricorso è stato conferito l'effetto sospensivo in via supercautelare. Mediante scritto 16 settembre 2020 l'autorità inferiore ha comunicato di rinunciare a prendere posizione sull'istanza di misure d'urgenza, mentre con osservazioni 30 settembre 2020 B._ ne ha postulato la reiezione.\nNon sono state chieste determinazioni sul merito."} -{"id":"13857cb9-1fea-4832-bfd7-ec370dce9ee3","text":""} -{"id":"bb63587f-b7df-45aa-971a-15ec402e5943","text":""} -{"id":"01f3b2cf-fc09-47cc-bbef-142022a358ee","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Mediante decisione del 20 febbraio 2004, sostanzialmente confermata il 12 luglio seguente anche in seguito all'opposizione interposta dall'interessato, la Sezione del lavoro del Cantone Ticino, Ufficio giuridico, ha dichiarato N._, in disoccupazione dal 1° aprile 2003, inidoneo al collocamento a far tempo dal 1° settembre 2003 per avere intrapreso a partire dal 1° settembre 2003 una formazione triennale di tecnico in radiologia a tempo pieno che gli impedirebbe di garantire la sufficiente disponibilità sul mercato del lavoro.\nA. Mediante decisione del 20 febbraio 2004, sostanzialmente confermata il 12 luglio seguente anche in seguito all'opposizione interposta dall'interessato, la Sezione del lavoro del Cantone Ticino, Ufficio giuridico, ha dichiarato N._, in disoccupazione dal 1° aprile 2003, inidoneo al collocamento a far tempo dal 1° settembre 2003 per avere intrapreso a partire dal 1° settembre 2003 una formazione triennale di tecnico in radiologia a tempo pieno che gli impedirebbe di garantire la sufficiente disponibilità sul mercato del lavoro.\nB. Per giudizio del 21 marzo 2005, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, nella misura in cui - con riferimento a una richiesta di risarcimento danno e riparazione del torto morale - lo ha dichiarato ricevibile, ha respinto il ricorso presentato dall'assicurato avverso il provvedimento amministrativo.\nB. Per giudizio del 21 marzo 2005, il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, nella misura in cui - con riferimento a una richiesta di risarcimento danno e riparazione del torto morale - lo ha dichiarato ricevibile, ha respinto il ricorso presentato dall'assicurato avverso il provvedimento amministrativo.\nC. Patrocinato dal Sindacato dei Consumatori, N._ interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni al quale, protestate spese e ripetibili, chiede di essere riconosciuto idoneo al collocamento e di potere usufruire delle misure legali di riqualificazione professionale.\nLa Sezione cantonale del lavoro propone la reiezione del gravame, mentre il Segretariato di Stato dell'economia ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"fe96dd84-4aa0-4ab4-93b1-9f31f6073feb","text":"Fatti:\nA.\nA._ SA, B._ SA e C._ sono proprietari di fondi ubicati nel comparto \"X._\" del Comune di Mendrisio. La scheda R7 del piano direttore (PD), adottata dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino il 20 maggio 2009, elenca detto comparto con il grado di consolidamento di risultato intermedio fra i poli di sviluppo economico (PSE).\nB.\nCon decisione del 18 novembre 2015 il Consiglio di Stato ha adottato il settimo pacchetto di modifiche del PD: il PSE di X._ è stato stralciato dalla scheda R7; di conseguenza sono state adattate anche altre schede. Contro questa decisione i menzionati proprietari sono insorti dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, che con giudizio del 17 febbraio 2016, ritenuto che il ricorso doveva essere inoltrato al Gran Consiglio, l'ha dichiarato irricevibile, trasmettendo gli atti per competenza al Parlamento cantonale.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ SA, B._ SA e C._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico, rispettivamente un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale. Chiedono, in via preliminare, di sospendere la procedura in attesa della decisione del Gran Consiglio, in via provvisionale, di concedere l'effetto sospensivo al gravame e, nel merito, di annullare la sentenza della Corte cantonale restituendole gli atti affinché decida nel merito; in via subordinata, postulano l'annullamento della decisione del Consiglio di Stato.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"49e148f7-b7a7-4a20-9362-522042c5a19d","text":"Fatti:\nA.\nStatuendo sull'opposizione di A._ contro un decreto d'accusa dell'11 febbraio 2019 emanato dalla Divisione dell'ambiente del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino, con sentenza del 18 giugno 2019 il Presidente della Pretura penale lo ha dichiarato autore colpevole di contravvenzione alla legge ticinese sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici, dell'11 dicembre 1990 (LCC; RL 922.100). Gli ha rimproverato di avere, il 2 settembre 2016, in territorio di X._, abbattuto per lieve negligenza un capo di selvaggina del quale non è permessa la caccia, e meglio una femmina adulta allattante di camoscio. Considerata l'autodenuncia dell'imputato, questi non è stato punito, ma è stato condannato dal Presidente della Pretura penale al risarcimento del danno causato al patrimonio faunistico, di complessivi fr. 350.-- (di cui fr. 100.-- per il capo abbattuto e fr. 250.-- per le spese di una perizia sull'animale). L'imputato è inoltre stato condannato al pagamento degli oneri processuali.\nB.\nAdita da A._, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) ne ha respinto l'appello con sentenza del 28 gennaio 2020, confermando il giudizio di primo grado.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 3 marzo 2020 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di essere prosciolto dall'imputazione di contravvenzione alla LCC. In via subordinata, chiede di annullare la sentenza impugnata e di rinviare gli atti all'istanza inferiore per una nuova decisione nel senso dei considerandi. Il ricorrente domanda inoltre che le spese giudiziarie della sede cantonale siano poste a carico dello Stato e che gli sia assegnato un indennizzo ai sensi dell' di fr. 6'840.--. Fa valere la violazione del divieto dell'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, la violazione del diritto di essere sentito e la violazione del principio \"in dubio pro reo\".\nD.\nLa Corte cantonale non ha presentato osservazioni sul ricorso, mentre la Divisione dell'ambiente ha chiesto di respingerlo."} -{"id":"18d8cb66-fc51-40cf-ab4f-2156c93d959c","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 6 giugno 2006 la Commissione nazionale italiana per le Società e la Borsa (Consob) ha inoltrato una richiesta di assistenza amministrativa alla Commissione federale delle banche (CFB) volta ad acquisire informazioni sulle azioni della F._S.p.A. detenute dalla banca G._SA. L'autorità estera ha giustificato la domanda con la necessità di verificare le indicazioni fornite dalla banca nel 1999, ritenuto che da allora la società era stata oggetto di numerose operazioni sul capitale. Dopo una prima risposta interlocutoria, il 5 ottobre 2006 la Consob ha chiesto in particolare ragguagli sull'ammontare delle singole quote e sull'identità dei relativi titolari a quel momento e al 1° dicembre 2005.\nA. Il 6 giugno 2006 la Commissione nazionale italiana per le Società e la Borsa (Consob) ha inoltrato una richiesta di assistenza amministrativa alla Commissione federale delle banche (CFB) volta ad acquisire informazioni sulle azioni della F._S.p.A. detenute dalla banca G._SA. L'autorità estera ha giustificato la domanda con la necessità di verificare le indicazioni fornite dalla banca nel 1999, ritenuto che da allora la società era stata oggetto di numerose operazioni sul capitale. Dopo una prima risposta interlocutoria, il 5 ottobre 2006 la Consob ha chiesto in particolare ragguagli sull'ammontare delle singole quote e sull'identità dei relativi titolari a quel momento e al 1° dicembre 2005.\nB. Interpellato dalla CFB, il 30 ottobre 2006 la G._ SA le ha comunicato di detenere a titolo fiduciario l'8,725 % del capitale di F._S.p.A. e ciò per conto di cinque società: la A._Ltd. (1,692 %) e la E._Ltd. (1,948 %) delle Isole Vergini Britanniche, la B._Anstalt (1,513 %) e la D._Anstalt (1,614 %) del Liechtenstein e la C._Corp. (1,958 %) di Panama. La banca ha aggiunto che beneficiario economico di tutte le società è H._, mentre al 1° dicembre 2005, secondo i relativi formulari \"A\", era I._.\nB. Interpellato dalla CFB, il 30 ottobre 2006 la G._ SA le ha comunicato di detenere a titolo fiduciario l'8,725 % del capitale di F._S.p.A. e ciò per conto di cinque società: la A._Ltd. (1,692 %) e la E._Ltd. (1,948 %) delle Isole Vergini Britanniche, la B._Anstalt (1,513 %) e la D._Anstalt (1,614 %) del Liechtenstein e la C._Corp. (1,958 %) di Panama. La banca ha aggiunto che beneficiario economico di tutte le società è H._, mentre al 1° dicembre 2005, secondo i relativi formulari \"A\", era I._.\nC. Raccolte le osservazioni delle società, con decisione del 20 dicembre 2006 la Camera di assistenza amministrativa della CFB ha deciso di concedere l'assistenza amministrativa alla Consob e di trasmetterle le informazioni apprese dalla banca, specificando che H._ era subentrato a I._ nel marzo del 2006.\nC. Raccolte le osservazioni delle società, con decisione del 20 dicembre 2006 la Camera di assistenza amministrativa della CFB ha deciso di concedere l'assistenza amministrativa alla Consob e di trasmetterle le informazioni apprese dalla banca, specificando che H._ era subentrato a I._ nel marzo del 2006.\nD. Il 29 dicembre 2006 le cinque società hanno presentato un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale con cui chiedono di non fornire assistenza amministrativa, di eventualmente comunicare solo le loro ragioni sociali ed in via ancor più eventuale di segnalare che ad entrambe le date richieste il beneficiario economico era H._. Postulano inoltre che non si pubblichi la sentenza o vi si proceda quantomeno in forma anonimizzata e dopo la crescita in giudicato della decisione finale dell'autorità italiana.\nChiamata ad esprimersi, la Commissione federale delle banche ha proposto di respingere il gravame. Nell'ambito di un secondo scambio di allegati, le parti si sono riconfermate nelle rispettive conclusioni.\nChiamata ad esprimersi, la Commissione federale delle banche ha proposto di respingere il gravame. Nell'ambito di un secondo scambio di allegati, le parti si sono riconfermate nelle rispettive conclusioni.\nE. Con decreto presidenziale del 26 gennaio 2007 è stata accolta l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo formulata nel gravame."} -{"id":"4c3a595b-54c1-402c-950d-fb69bac86a14","text":"Fatti:\nA.\nCon due decisioni del 12 dicembre 2018 (52.2018.544 e 52.2018.550) il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha respinto, per quanto ammissibili, le istanze di ricusa di sé stesso e del Consiglio di Stato sottopostole dalle cittadine italiane A._ (la madre) e B._ (la figlia), ha dichiarato inammissibili, per mancato esaurimento delle vie di ricorso, i gravami inoltrati dalle insorgenti e concernenti il rifiuto di concedere loro nuovi permessi di dimora UE\/AELE e ha trasmesso le impugnative al Consiglio di Stato per competenza e per decisione nel merito.\nB.\nCon sentenze 2C_120\/2019 e 2C_121\/2019 del 25 febbraio 2019 la II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale, nella composizione ordinaria di tre giudici, ha respinto i due ricorsi in materia di diritto pubblico presentati da A._ e B._ contro le citate pronunce cantonali. Questa Corte ha confermato la reiezione, nella misura della loro ammissibilità, delle istanze di ricusa, unico oggetto di disamina, la trasmissione dei gravami al Consiglio di Stato per competenza e decisioni di merito non venendo (e non potendo esserlo, vedasi consid. 2.2 delle sentenze soprammenzionate) contestata.\nC.\nCon un unico atto datato 7 marzo 2019 A._ e B._ hanno presentato al Tribunale federale un'istanza di revisione delle sentenze del Tribunale federale del 25 febbraio 2019 fondate sulla mancata ricusazione del Giudice federale Seiler. Domandano che, pronunciata la sua ricusa e designato un Giudice istruttore in sua sostituzione, siano annullate e revisionate le sentenze 2C_120\/2019 e 2C_121\/2019. Chiedono inoltre che fino alla decisione sulla ricusazione vengano temporaneamente sospese le sentenze federali in questione.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"d6795f71-e672-459d-8e54-8cdbd147c2fc","text":""} -{"id":"6b5b9bb4-eccd-43cc-9f3c-da86b7f1ba2c","text":""} -{"id":"12c173a4-a8c5-43b2-b92b-381dadcafb39","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A._ è stato arrestato l'8 ottobre 1985, unitamente ad altre persone, nell'ambito del cosiddetto procedimento penale \"X._\", per i reati di truffa, appropriazione indebita e amministrazione infedele; è stato scarcerato, dopo 43 giorni di detenzione, il 19 novembre 1985. Il 21 ottobre 2002 il procuratore pubblico del Cantone Ticino ha decretato l'abbandono del procedimento penale nei confronti di A._ per titolo di truffa, eventualmente per mestiere, appropriazione indebita, eventualmente aggravata, amministrazione infedele, eventualmente con fine di lucro, falsità in documenti, ricettazione, bancarotta fraudolenta e\/o semplice, omissione della contabilità, coazione e infrazione alla legge federale sulle banche e casse di risparmio. Ha ritenuto acquisito, alla luce delle risultanze dell'inchiesta, che l'interessato non poteva essere considerato al pari degli altri indagati, poi condannati: d'altra parte non appariva opportuno disquisire sull'esistenza di eventuali sue responsabilità penali dal momento che i sospettati reati erano ormai prescritti.\nA. A._ è stato arrestato l'8 ottobre 1985, unitamente ad altre persone, nell'ambito del cosiddetto procedimento penale \"X._\", per i reati di truffa, appropriazione indebita e amministrazione infedele; è stato scarcerato, dopo 43 giorni di detenzione, il 19 novembre 1985. Il 21 ottobre 2002 il procuratore pubblico del Cantone Ticino ha decretato l'abbandono del procedimento penale nei confronti di A._ per titolo di truffa, eventualmente per mestiere, appropriazione indebita, eventualmente aggravata, amministrazione infedele, eventualmente con fine di lucro, falsità in documenti, ricettazione, bancarotta fraudolenta e\/o semplice, omissione della contabilità, coazione e infrazione alla legge federale sulle banche e casse di risparmio. Ha ritenuto acquisito, alla luce delle risultanze dell'inchiesta, che l'interessato non poteva essere considerato al pari degli altri indagati, poi condannati: d'altra parte non appariva opportuno disquisire sull'esistenza di eventuali sue responsabilità penali dal momento che i sospettati reati erano ormai prescritti.\nB. Il 6 marzo 2003 l'interessato ha presentato alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) una domanda di indennità secondo gli art. 317 e segg. CPP\/TI. L'istante chiedeva un indennizzo di fr. 527'285.10 oltre interessi al 5% dal 28 ottobre 1985 su fr. 43'000.-- e dal 6 marzo 2003 su fr. 484'285.10, per ingiusta carcerazione.\nLa Corte cantonale, statuendo il 26 maggio 2004, ha parzialmente accolto l'istanza limitatamente all'importo di fr. 32'508.30, di cui fr. 22'508.30 per spese di patrocinio, oltre interessi al 5% dal 6 marzo 2003, e fr. 10'000.-- quale indennità per torto morale, oltre interessi al 5% dal 19 novembre 1985.\nLa Corte cantonale, statuendo il 26 maggio 2004, ha parzialmente accolto l'istanza limitatamente all'importo di fr. 32'508.30, di cui fr. 22'508.30 per spese di patrocinio, oltre interessi al 5% dal 6 marzo 2003, e fr. 10'000.-- quale indennità per torto morale, oltre interessi al 5% dal 19 novembre 1985.\nC. L'istante impugna questo giudizio con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarlo; postula inoltre che la nuova sentenza cantonale sia emanata da altri giudici e chiede che il Tribunale federale indichi alla CRP \"le linee guida da seguire per un'effettiva riparazione dei tragici danni economici subiti\".\nLa Corte cantonale si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il Ministero pubblico non ha presentato osservazioni."} -{"id":"466c54eb-bed3-42e3-9438-e0fe951c89fa","text":""} -{"id":"07b34b53-564d-4e28-bac8-b6609315acde","text":"Fatti:\nA.\nIl 19 aprile 2013, l'Ufficio di sanità del Dipartimento della sanità e della socialità del Cantone Ticino ha rilasciato a A._ l'autorizzazione per il libero esercizio e l'esercizio a titolo dipendente della professione di medico nel Cantone Ticino.\nNel maggio 2014, A._ ha recapitato ai medici di medicina generale iscritti all'Ordine dei medici del Cantone Ticino e ai membri del Consiglio dell'Ordine, un invito per l'inaugurazione del suo Studio (B._), prevista per il 4 giugno 2014 a Z._. All'invito era allegato un opuscolo informativo dello Studio B._.\nB.\nIl 27 maggio 2014, la C._ si è rivolta a A._ in questi termini:\n(...) Negli ultimi giorni abbiamo avuto occasione di visionare l'opuscolo che pubblicizza la sua recente nuova attività con l'apertura di un istituto di ricerca a Z._. Nell'opuscolo e sul sito web menziona una sua docenza presso C._. In proposito, come già discusso durante un incontro alcuni mesi or sono, ricordiamo che da quest'anno non fa più parte del corpo insegnante della scuola (...). Sottolineiamo inoltre che i docenti di C._ non possono in nessun modo fregiarsi del titolo di Professore presso l'Università della Svizzera italiana, e questo sia in Svizzera che all'estero. Le chiediamo pertanto di voler immediatamente cancellare ogni riferimento a C._ nel suddetto sito, come pure di astenersi in futuro dal presentarsi verso l'utenza o terzi riferendosi a C._ e\/o all'Università della Svizzera italiana\".\nLa lettera, fatta pervenire per conoscenza anche al medico cantonale,è stata da lui inoltrata all'Ufficio di sanità, con l'invito ad esaminarne i contenuti durante gli incontri di vigilanza.\nC.\nIl 26 marzo 2015, l'Associazione D._ ha scritto a sua volta al Dipartimento della sanità e della socialità indicandogli che lo Studio B._ si faceva pubblicità in modo scorretto. In particolare, ha segnalato che questo sedicente Istituto di ricerca era pubblicizzato attraverso un sito internet che - dal profilo del rispetto dell'art. 70 della legge cantonale del 18 aprile 1989 sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario (LSan\/TI; RL\/TI 801.100) - suscitava più di un interrogativo: sia per gli innumerevoli meriti che attribuiva a A._, che per lo sfruttamento commerciale, apparentemente privo di giustificazioni oggettive, del termine Switzerland. Secondo l'Associazione, meritava segnatamente un approfondimento la pagina del sito in cui si osservava:\n(...) lo Studio B._, con la direzione scientifica del Dottor A._, incrementa costantemente la ricerca scientifica nel campo della chirurgia..., allo scopo di fornire un contributo all'avanzamento di questa disciplina a livello internazionale. Il lavoro di ricerca avviato in ltalia da A._ nel 1998 alla direzione di E._ ha portato alla ideazione e al perfezionamento di nuove tecniche chirurgiche, quali la... A queste si aggiungono i nuovi trattamenti terapeutici, ad esempio il..., e la messa a punto di farmaci: è questo il caso di..., usato nel trattamento del... Le innovazioni nate dal lavoro di gruppo del Dottor A._ con il suo team sono condivise con istituzioni internazionali e sono entrate a far parte della pratica clinica quotidiana di altri chirurghi nel mondo\".\nD.\nA seguito delle citate segnalazioni, il 4 febbraio 2016 il Dipartimento della sanità e della socialità ha aperto nei confronti di A._ un procedimento amministrativo ai sensi dell'art. 43 della legge federale del 23 giugno 2006 sulle professioni mediche universitarie (LPMed; RS 811.11) e dell'art. 59·LSan\/TI, attribuendone l'istruzione alla Commissione di vigilanza sanitaria.\nInvitato a prendere posizione in merito ai rimproveri che gli venivano rivolti, con lettera del 22 marzo 2016 A._ ha quindi rilevato che il termine di professore \"è alcune volte indicato nell'opuscolo solo ad indicare la docenza del Dottor A._ presso C._ e non quale Professore in generale e che in ogni caso tale titolo è stato utilizzato solo nella prima brochure istituzionale dello Studio B._ Z._ in corrispondenza al periodo effettivo della docenza del Dottor A._ presso C._ e mai successivamente e in altre circostanze\". In merito all'aspetto concernente la sperimentazione e la ricerca egli ha rilevato che alcune delle pratiche utilizzate,·quali \"xxx e yyy sono procedure che si avvalgono di strumentazioni chirurgiche e tecniche operatorie già note, validate dalla comunità scientifica internazionale e utilizzate da altri chirurghi nel mondo e sono il frutto di ricerche da egli effettuate\".\nE.\nIl 23 gennaio 2018, la Commissione di vigilanza sanitaria ha proposto al Dipartimento di pronunciare nei confronti di A._ una multa disciplinare di fr. 1'000.-- per violazione dei suoi obblighi professionali ai sensi dell'art. 40 lett. d LPMed: imputandogli in particolare la lesione dell'obbligo di evitare una pubblicità invadente, avendo inviato un opuscolo pubblicitario a tutti i membri dell'Ordine dei medici; nel contempo, rimproverandogli di avere fatto - sempre in quell'occasione - un indebito uso del titolo di professoree di avere indicato sul sito internet dello Studio B._ che questo Studio fungerebbe da centro di ricerca, mentre non disponeva di nessuna autorizzazione in tal senso.\nFacendo propria questa proposta, con decisione del 7 febbraio 2018 il Dipartimento della sanità e della socialità ha quindi inflitto a A._ una multa disciplinare di fr. 1'000.--, la quale è stata in seguito confermata anche dal Consiglio di Stato ticinese (11 dicembre 2019).\nF.\nChiamato ad esprimersi su ricorso del 10 gennaio 2020 di A._, con sentenza del 16 giugno 2021 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha invece parzialmente accolto il gravame.\nDa un lato, ha infatti constatato che non vi era stata nessuna pubblicità invadente (invio di un opuscolo pubblicitario a tutti i membri dell'Ordine dei medici) e che anche il riferimento all'attività di ricerca non era ingannevole. D'altro lato, ha però confermato che l'uso del titolo di professore era abusivo e che per questo A._ andava sanzionato con una multa di fr. 300.--.\nG.\nIl 16 luglio 2021, A._ ha impugnato il giudizio della Corte cantonale davanti al Tribunale federale, chiedendo: in via principale, che lo stesso sia annullato; in via subordinata, che esso sia annullato e l'incarto sia rinviato al Tribunale amministrativo ticinese, affinché riconosca che egli ha agito in stato di errore di diritto. Il 26 luglio successivo, il ricorrente ha quindi trasmesso a questa Corte una lettera con la quale l'istanza giudiziaria cantonale gli indicava di essere incorsa in un errore di trascrizione del dispositivo e che le spese e la tassa di giudizio a suo carico ammontavano a fr. 200.--.\nIn corso di procedura, la Corte cantonale e il Dipartimento della sanità e della socialità hanno domandato che la sentenza impugnata venga confermata. Il Consiglio di Stato ticinese si è invece rimesso, in ordine e nel merito, al giudizio del Tribunale federale. Con decreto presidenziale del 19 agosto 2021 la richiesta di conferimento dell'effetto sospensivo al gravame è stata respinta. Il 17 gennaio 2022 il ricorrente ha comunicato di avere cambiato patrocinatore e che all'avv. Paolo Bernasconi, Lugano, che lo aveva rappresentato fino a quel momento, era subentrata l'avv. Carla Speziali, Locarno."} -{"id":"1b8afb73-0c87-4090-8d17-793604f0fad1","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La sera del 20 aprile 2003 A._, sorpreso in flagrante reato di furto, veniva fermato a Lugano dall'agente della polizia cantonale I._, in quell'occasione fuori servizio. In seguito il fermato veniva ammanettato e trasferito da agenti della polizia comunale presso la gendarmeria di via X._, dove veniva messo a confronto con alcune parti lese e testimoni, perquisito, interrogato e incarcerato fino al giorno successivo. Una volta scarcerato A._ veniva accompagnato al pronto soccorso dell'Ospedale Y._ di Lugano, dove restava in degenza fino al 24 aprile 2003, a causa delle seguenti lesioni riscontrate sul suo corpo:\n\"Tumefazione diffusa dell'avambraccio destro e sinistro a livello del 1\/3 distale fino al dorso delle mani bilateralmente [...] con importante dolenzia palpatoria, ematomi e deformazioni dei polsi bilateralmente. Non deficit sensomotorii, functio laesa dei polsi su dolori. Ematoma infraorbitale dx con dolenzia palpatoria. [...] Frattura intraarticolare a livello del radio distale destra con importante dislocazione e frattura del processo stiloide dell'ulna di destra. Frattura intraarticolare a livello del radio distale sinistra con lieve dislocazione e frattura del processo stiloide dell'ulna di sinistra. Sospetta frattura a livello del metacarpo IV della mano sinistra\" (certificato medico 21 aprile 2003 del dr. med. K._, Ospedale Y._ di Lugano, doc. 4 dell'incarto cantonale).\n\"Tumefazione diffusa dell'avambraccio destro e sinistro a livello del 1\/3 distale fino al dorso delle mani bilateralmente [...] con importante dolenzia palpatoria, ematomi e deformazioni dei polsi bilateralmente. Non deficit sensomotorii, functio laesa dei polsi su dolori. Ematoma infraorbitale dx con dolenzia palpatoria. [...] Frattura intraarticolare a livello del radio distale destra con importante dislocazione e frattura del processo stiloide dell'ulna di destra. Frattura intraarticolare a livello del radio distale sinistra con lieve dislocazione e frattura del processo stiloide dell'ulna di sinistra. Sospetta frattura a livello del metacarpo IV della mano sinistra\" (certificato medico 21 aprile 2003 del dr. med. K._, Ospedale Y._ di Lugano, doc. 4 dell'incarto cantonale).\nB. Il 22 aprile 2003 A._ presentava querela penale, per cui veniva aperta un'inchiesta penale per lesioni semplici e abuso di autorità (quest'ultima infrazione indagata d'ufficio) nei confronti degli agenti della polizia comunale di Lugano F._, J._, G._, H._, nonché quelli della polizia cantonale B._, C._, D._, E._, I._, che avrebbero potuto entrare in considerazione quali autori delle suddette lesioni.\nIl 16 dicembre 2004 il Procuratore generale decretava il non luogo a procedere in ordine al suddetto procedimento penale per insufficienza di prove.\nIl 16 dicembre 2004 il Procuratore generale decretava il non luogo a procedere in ordine al suddetto procedimento penale per insufficienza di prove.\nC. Il 28 aprile 2006 la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) accoglieva parzialmente, per quanto ricevibile, l'istanza di promozione dell'accusa presentata dalla vittima contro il suddetto decreto. Quest'ultimo veniva parzialmente annullato e al magistrato inquirente veniva ordinato di completare le informazioni preliminari e di pronunciarsi sul seguito dell'azione penale contestualmente al reato di abuso di autorità, mentre per quanto riguarda il reato di lesioni veniva confermata la decisione del Ministero pubblico.\nC. Il 28 aprile 2006 la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) accoglieva parzialmente, per quanto ricevibile, l'istanza di promozione dell'accusa presentata dalla vittima contro il suddetto decreto. Quest'ultimo veniva parzialmente annullato e al magistrato inquirente veniva ordinato di completare le informazioni preliminari e di pronunciarsi sul seguito dell'azione penale contestualmente al reato di abuso di autorità, mentre per quanto riguarda il reato di lesioni veniva confermata la decisione del Ministero pubblico.\nD. A._ insorge contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale mediante ricorso per cassazione e ricorso di diritto pubblico, domandando con entrambi l'annullamento della decisione querelata. Postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nD. A._ insorge contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale mediante ricorso per cassazione e ricorso di diritto pubblico, domandando con entrambi l'annullamento della decisione querelata. Postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nE. La CRP e il Ministero pubblico rinunciano a presentare osservazioni ai ricorsi. I._ conclude le proprie osservazioni domandando la reiezione dei ricorsi. E._, B._, D._, C._, F._, G._ e H._ postulano, a conclusione delle proprie osservazioni, che entrambi i ricorsi vengano respinti nella misura della loro ricevibilità. J._ è rimasto silente. In sede di replica e di duplica, le parti si sono riconfermate nelle rispettive allegazioni."} -{"id":"37e79efa-ffc5-4ab2-b824-f74bf4d559e8","text":"Fatti:\nA.\nIl 14 maggio 2018 il Ministero pubblico federale brasiliano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B._ e C._ per i reati di corruzione attiva, riciclaggio di denaro e organizzazione criminale. Il procedimento si inserisce in una vasta inchiesta relativa a un'associazione criminale dedita alla corruzione, attiva nel quadro dell'aggiudicazione di appalti pubblici da parte della società parastatale brasiliana D._ a diverse imprese, tra le quali il gruppo E._. L'autorità estera ha chiesto il sequestro di un conto presso I._SA di Ginevra, intestato a J._LLC, del quale B._ è l'avente diritto economico.\nB.\nCon decisione di chiusura del 28 ottobre 2019, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità brasiliane della documentazione del conto. Adita dall'interessata, con sentenza del 28 aprile 2020 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP), respinta la domanda di sospensione e altre richieste, ne ha respinto in quanto ammissibile il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione J._LLC presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla unitamente a quella di chiusura e di rifiutare la rogatoria, subordinatamente di rinviare la causa alla CRP per nuovo giudizio e, in via ancor più subordinata, di rinviarla al MPC.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1aaf2478-64e7-4a12-9cd3-9f08bfdc3633","text":"Fatti:\nA.\nB._, nato nel 1978, è stato rinvenuto privo di sensi nei servizi pubblici di un posteggio di Lugano. Poco dopo è stata accertata la sua morte. Il Procuratore pubblico (PP) Nicola Corti ha promosso d'ufficio un procedimento penale per chiarire le cause del decesso. Il 15 dicembre 2014 A._, madre di B._, ha sporto denuncia contro ignoti per il reato di omicidio, adducendo che il figlio sarebbe stato massacrato di botte, come dimostrerebbero segni molto visibili presenti sul volto, sulle mani e sui polsi, per cui la sua morte sarebbe da ricondurre a terze persone. Il PP ha aperto un ulteriore procedimento.\nB.\nIl 16 febbraio 2016 il PP, dopo aver assunte le relazioni medico legali sugli accertamenti necroscopici, ha decretato due non luogo a procedere. La causa del decesso sarebbe infatti individuabile in un'intossicazione acuta da sostanze stupefacenti, come ritenuto dal medico legale, ciò che escluderebbe l'intervento di terzi. Adita da A._, con giudizio dell'11 maggio 2016 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ne ha accolto i reclami, annullato gli impugnati decreti e rinviato gli atti al magistrato inquirente affinché completi l'istruzione, ritenuto che le fotografie agli atti mostrano segni sul corpo della vittima non riportati nelle relazioni del perito giudiziario, di modo che l'eventualità prospettata dalla reclamante non poteva essere trascurata.\nC.\nIl 10 giugno 2016 A._, costituitasi accusatrice privata, ha ricusato il PP, adducendo che la sua professionalità nella conduzione delle indagini sarebbe stata oggettivamente messa in discussione. Con sentenza del 17 agosto 2016 la CRP ha respinto in quanto ricevibile l'istanza di ricusazione del PP riguardo ai citati procedimenti penali.\nD.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di accogliere la domanda di ricusa.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"0821b002-8086-49a8-a3e9-d04ab51166d3","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La costruzione di una strada forestale tra Carasso e i suoi Monti è oggetto di discussioni fin dall'inizio degli anni '60, in relazione con le opere di raggruppamento dei terreni. Nel 1969 fu costruita la teleferica, che collega Carasso con Baltico, e che ha una fermata intermedia ai Monti di Marno. Nel 1995 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino approvava un tracciato di strada forestale, conglobato nel progetto di nuovo riparto, ma tale progetto fu in seguito abbandonato e sostituito dal rinnovo della teleferica. Per quanto qui interessa, il 7 marzo 2001 l'assemblea patriziale di Carasso ha tuttavia approvato la proposta di realizzare una strada forestale di base, finanziata dal Patriziato, fra Gordola e Pié Moretti e una pista forestale fra Pié Moretti e Baltico.\nA. La costruzione di una strada forestale tra Carasso e i suoi Monti è oggetto di discussioni fin dall'inizio degli anni '60, in relazione con le opere di raggruppamento dei terreni. Nel 1969 fu costruita la teleferica, che collega Carasso con Baltico, e che ha una fermata intermedia ai Monti di Marno. Nel 1995 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino approvava un tracciato di strada forestale, conglobato nel progetto di nuovo riparto, ma tale progetto fu in seguito abbandonato e sostituito dal rinnovo della teleferica. Per quanto qui interessa, il 7 marzo 2001 l'assemblea patriziale di Carasso ha tuttavia approvato la proposta di realizzare una strada forestale di base, finanziata dal Patriziato, fra Gordola e Pié Moretti e una pista forestale fra Pié Moretti e Baltico.\nB. Con decisione del 17 aprile 2002 il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle finanze e dell'economia, Sezione bonifiche fondiarie e del catasto, ha approvato e pubblicato, fatto salvo l'esito di eventuali ricorsi, il piano generale della strada Gordola-Baltico, indicante pure l'estensione del comprensorio del raggruppamento terreni, il progetto di dettaglio del tratto Gordola-Pié Moretti, il progetto di massima della tratta Pié Moretti-Baltico e il piano provvisorio di finanziamento dell'intera tratta Gordola-Baltico. L'Esecutivo rilevava come l'opera fosse già stata inserita nei piani di dettaglio della rete stradale e in quelli del nuovo riparto dei fondi.\nContro la decisione di approvazione alcuni privati e varie associazioni di protezione del paesaggio, della natura, dell'ambiente e della fauna sono insorte al Consiglio di Stato. Facevano valere, in particolare, che la procedura di raggruppamento terreni, nell'ambito della quale è previsto il contestato collegamento stradale, non garantirebbe un'adeguata ponderazione degli interessi in gioco; i privati adducevano pregiudizi concernenti i loro fondi.\nContro la decisione di approvazione alcuni privati e varie associazioni di protezione del paesaggio, della natura, dell'ambiente e della fauna sono insorte al Consiglio di Stato. Facevano valere, in particolare, che la procedura di raggruppamento terreni, nell'ambito della quale è previsto il contestato collegamento stradale, non garantirebbe un'adeguata ponderazione degli interessi in gioco; i privati adducevano pregiudizi concernenti i loro fondi.\nC. Il Governo, con decisione del 16 aprile 2003, ammesso il carattere prevalentemente forestale delle opere, ha ritenuto che la procedura di raggruppamento dei terreni doveva essere coordinata con quella di revisione del piano regolatore, che farebbe difetto l'esame di impatto ambientale e che il piano provvisorio di finanziamento dev'essere riconsiderato. In accoglimento di alcuni ricorsi, non ha pertanto approvato i progetti.\nC. Il Governo, con decisione del 16 aprile 2003, ammesso il carattere prevalentemente forestale delle opere, ha ritenuto che la procedura di raggruppamento dei terreni doveva essere coordinata con quella di revisione del piano regolatore, che farebbe difetto l'esame di impatto ambientale e che il piano provvisorio di finanziamento dev'essere riconsiderato. In accoglimento di alcuni ricorsi, non ha pertanto approvato i progetti.\nD. Il Patriziato di Carasso impugna questa decisione con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di annullarla e di trasmettere gli atti all'autorità giudiziaria ritenuta competente dal Tribunale federale; in via subordinata chiede di rinviare gli atti al Consiglio di Stato affinché indichi entro un mese dall'intimazione della decisione l'autorità giudiziaria cantonale competente a dirimere la causa; in via ancor più subordinata postula di rinviare gli atti al Governo affinché approvi i tre progetti litigiosi. Il ricorrente fa valere, in particolare, la violazione dell'art. 98a OG. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"0d25be0f-6526-4681-8f6b-ef85f25baded","text":"Fatti:\nA.\nCon petizione del 2 marzo 2021 A._ ha chiesto la condanna della Repubblica e Cantone Ticino al pagamento di almeno fr. 31'000.-- (da accertare tramite perizia) quale risarcimento per il \"danno cagionato dal PG B._ alla C._ SA, con lo scritto del 20 febbraio 2013 indirizzato al Municipio di X._\". Nel contempo ha domandato di essere posto al beneficio del gratuito patrocinio, inclusa l'assistenza del proprio avvocato.\nCon decisione del 12 aprile 2021 il Pretore ha respinto l'istanza di gratuito patrocinio per mancanza della probabilità di buon esito della causa, del presupposto d'indigenza e della necessità di assistenza legale.\nIl reclamo inoltrato il 23 aprile 2021 da A._ contro detta decisione è stato respinto il 17 agosto 2021 dalla III Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, la quale ha ugualmente respinto la richiesta di gratuito patrocinio formulata con il reclamo medesimo.\nB.\nIl 16 settembre 2021 A._ ha esperito dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia civile chiedendo l'annullamento della sentenza cantonale e, di riflesso, che gli venga concesso il gratuito patrocinio in sede cantonale. Domanda inoltre l'assistenza giudiziaria anche in sede federale.\nA._ è stato invitato a designare un recapito in Svizzera (). Non vi sono stati altri atti istruttori."} -{"id":"2af4c8b1-9745-4b01-88de-0c413bbc4e0e","text":""} -{"id":"1af40ab5-d41f-4dde-9acd-cf1b9e1299ee","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Romina Moser, già nominata a tempo pieno, insegna nelle scuole elementari di Pregassona. Nell'anno scolastico 1996\/97 ha beneficiato di un congedo pagato di maternità e di un ulteriore congedo, non pagato, sino al termine dell'anno scolastico medesimo. Nei due anni scolastici successivi (1997\/98 e 1998\/99) le è stato concesso un congedo a metà tempo.\nL'8 marzo 1999 la docente ha chiesto al Municipio di Pregassona di trasformare la sua nomina a tempo pieno in una a tempo parziale e subordinatamente di concederle un ulteriore congedo a metà tempo per l'anno scolastico 1999\/2000. Con decisione del 29 aprile 1999 il Municipio ha respinto queste richieste. Romina Moser si è quindi rivolta all'Ufficio di conciliazione in materia di parità dei sessi, chiedendogli di accertare l'esistenza di una discriminazione secondo l'art. 3 della legge federale sulla parità dei sessi del 24 marzo 1995 (LPar; RS 151. 1). Il 14 giugno 1999 l'Ufficio ha dichiarato la mancata conciliazione tra le parti.\nB.- Il 23 giugno 1999 Romina Moser ha impugnato la decisione municipale dinanzi al Consiglio di Stato del Cantone Ticino con un ricorso dichiarato, con giudizio del 15 settembre 1999, irricevibile perché tardivo. La docente si è allora aggravata dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, che, con sentenza del 28 aprile 2000, ha pronunciato l'irricevibilità del ricorso. La Corte cantonale ha considerato la decisione impugnata definitiva e precisato che la propria competenza non poteva fondarsi direttamente sull'art. 98a cpv. 1 OG. A titolo abbondanziale la Corte cantonale ha aggiunto che il Consiglio di Stato aveva rettamente considerato tardivo il ricorso contro l'atto municipale poiché la presentazione della domanda di conciliazione non annullava né sospendeva il termine per impugnarlo.\nC.- Romina Moser impugna questa decisione con un ricorso di diritto amministrativo e un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale, contenuti in un unico atto.\nChiede l'annullamento della decisione impugnata e il rinvio degli atti alla Corte cantonale perché decida, in via principale, nel merito e, in via subordinata, sulla tempestività del ricorso al Consiglio di Stato. Fa valere una violazione della LPar e dell'art. 8 cpv. 3 Cost. , della preminenza del diritto federale, del divieto dell'arbitrio e dell'art. 98a OG. Lamenta inoltre una disparità di trattamento e un diniego di giustizia. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nD.- Il Tribunale cantonale amministrativo si conferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato e il Municipio di Pregassona si rimettono al giudizio del Tribunale federale, mentre il Dipartimento dell'istruzione e della cultura postula la reiezione del ricorso.\nE' stato invitato a presentare osservazioni anche l'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo, cui sono stati intimati il ricorso e le risposte. Esso ha proposto di accogliere il ricorso di diritto amministrativo.\nAlle parti è stata concessa la possibilità di esprimersi su questa presa di posizione; la ricorrente, il Consiglio di Stato e il Municipio di Pregassona hanno comunicato di non avere osservazioni, mentre il Dipartimento dell'istruzione e della cultura ha nuovamente chiesto di respingere il gravame."} -{"id":"6153b850-31c3-4831-85f7-6435ac3db62f","text":""} -{"id":"b9e78ac5-9d3b-47f9-90fa-b6d600d0682d","text":"Fatti:\nA.\nA._, B._ e C._ sono proprietari del fondo part. xxx di Lugano, Sezione di Davesco-Soragno, che hanno ereditato da D._, deceduto nel 2009. La particella, di 1'558 m2, deriva dal frazionamento del fondo part. yyy, è inedificata ed è situata in località Soragno-Zocca, a confine con la strada cantonale. Il piano regolatore dell'allora Comune di Davesco-Soragno, approvato dal Consiglio di Stato il 6 giugno 1990, ha gravato una superficie di 726 m2 della proprietà con un vincolo di posteggio pubblico (P9).\nB.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con decisione del 9 febbraio 2010 il Municipio di Lugano ha approvato il progetto per la costruzione del nuovo posteggio pubblico sul fondo part. xxx. Il Comune ha quindi prospettato l'espropriazione definitiva di 696 m2 (successivamente precisati in 692 m2) e l'occupazione temporanea di 61 m2, offrendo un'indennità che i proprietari hanno ritenuto insufficiente e non hanno quindi accettato. Il Comune ha pertanto trasmesso gli atti al Tribunale di espropriazione per eseguire la procedura espropriativa.\nC.\nFrattanto, con risoluzione dell'8 ottobre 2008, il Consiglio di Stato ha approvato il progetto concernente la sistemazione stradale e la formazione di un marciapiede sulla strada cantonale S314 in località Soragno. L'intervento prevede in particolare l'espropriazione definitiva di 79 m2 (in seguito precisati in 80 m2) e l'occupazione temporanea di 414 m2 del fondo part. xxx. Poiché i proprietari non hanno aderito alla proposta d'indennità formulata dallo Stato del Cantone Ticino, quest'ultimo ha promosso la procedura espropriativa dinanzi al Tribunale di espropriazione.\nD.\nIl Tribunale di espropriazione si è pronunciato sulle procedure espropriative con due distinte sentenze del 4 novembre 2014. Con riferimento alla procedura promossa dal Comune per la costruzione del posteggio pubblico, ha riconosciuto agli espropriati un'indennità di fr. 580.-- il m2 per l'espropriazione formale di 87 m2e di fr. 20.-- il m2 per l'espropriazione formale di 605 m2, oltre interessi. Riguardo alla procedura avviata dallo Stato, ha assegnato loro un'indennità di fr. 580.-- il m2 per l'esproprio di 6 m2e di fr. 20.-- il m2 per l'esproprio di 73 m2, oltre interessi.\nE.\nA._, B._ e C._ hanno impugnato entrambe le sentenze del Tribunale di espropriazione con due separati ricorsi dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo. Con un'unica sentenza dell'8 giugno 2015, la Corte cantonale ha accolto il gravame contro lo Stato del Cantone Ticino, riconoscendo agli espropriati un'indennità di fr. 580.-- il m2, oltre interessi, per l'espropriazione formale dell'intera superficie di 80 m2 destinata alla costruzione del marciapiede. La Corte cantonale ha per contro respinto il ricorso nei confronti del Comune di Lugano riguardante l'indennizzo espropriativo per la realizzazione del posteggio pubblico.\nF.\nSia gli espropriati (causa 1C_367\/2015) sia lo Stato del Cantone Ticino (causa 1C_392\/2015) impugnano questa sentenza con ricorsi in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. I primi chiedono che il giudizio della Corte cantonale sia riformato nel senso che il Comune di Lugano sia obbligato a versare loro un'indennità di fr. 580.-- il m2 per l'espropriazione formale di 692 m2, oltre interessi. Fanno valere la violazione dell'art. 5 cpv. 2 LPT e degli art. 8, 9, 26 cpv. 2 e 29 Cost. Il secondo postula, in via principale, di essere condannato unicamente a versare un importo di fr. 20.-- il m2 per l'esproprio della superficie di 80 m2. In via subordinata, chiede che i dispositivi della sentenza cantonale impugnati siano annullati e gli atti rinviati alla precedente istanza per un nuovo giudizio. Lo Stato fa valere la violazione dell'art. 5 cpv. 2 LPT e l'applicazione arbitraria della LEspr\/TI.\nNon sono state chieste osservazioni sui ricorsi."} -{"id":"41bd04f6-1e91-4d35-bdf9-8977b8dc1adb","text":""} -{"id":"06f3af23-c09e-4c0b-8ec9-c69ae850c2d4","text":"Fatti :\nA.- Con due distinte decisioni del 4 dicembre 1995, l'Ufficio AI del Canton Zurigo ha posto R._, cittadino italiano nato nel 1960, di professione pittore edile, al beneficio di una rendita intera d'invalidità dal 1° ottobre 1993 al 30 aprile 1994 e di una mezza rendita dal 1° maggio 1994 a dipendenza di un'inabilità addebitabile a sindrome lombo-spondilogena cronica, alterazioni degenerative e ad irritazione radicolare intermittente conseguente a ernia discale sinistra in L4\/L5.\nIn seguito al rimpatrio in Italia, l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI) ha dato avvio a una procedura di revisione del diritto alla rendita. Esperiti gli accertamenti del caso, in particolare preso atto dei risultati di una perizia pluridisciplinare commissionata al prof. T._, l'UAI, con provvedimento 17 febbraio 2000, ha stabilito la soppressione di ogni prestazione con effetto dal 1° aprile 2000.\nB.- Adita da R._ con il patrocinio dell'avv.\nLilia Lucia Petrachi, la Commissione federale di ricorso in materia d'AVS\/AI per le persone residenti all'estero, mediante pronunzia del 3 luglio 2001, ne ha respinto il gravame, confermando l'intervenuto miglioramento dello stato di salute che consentiva all'interessato di ottenere un guadagno superiore alla metà di quello precedentemente conseguito.\nC.- R._, sempre assistito dall'avv. Petrachi, interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni. Eccependo una manifesta contraddittorietà e lacunosità della pronunzia commissionale, chiede l'annullamento del giudizio impugnato e il riconoscimento di un grado di invalidità pari o superiore al 66 2\/3 %. In via subordinata, postula il ripristino della mezza rendita con effetto dal 7 dicembre 1999. In via ancora più subordinata, chiede di essere dichiarato invalido in misura pari o superiore al 40 %, sostenendo così di avere diritto a un quarto di rendita.\nMediante complemento del 16 ottobre 2001, l'interessato produce nuova documentazione sanitaria.\nL'UAI, interpellato il proprio servizio medico, propone di respingere il gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"e8de91c1-1642-461e-8881-4b58b68db680","text":"Fatti:\nA.\nA._ SA è proprietaria della particella www di 2'280 m2 ubicata nella zona industriale del Comune di San Vittore. Il fondo è parzialmente edificato con un laboratorio, per l'attività di antiquario della citata società, e relativi magazzini. Nell'edificio principale si trova anche un ufficio di collocamento di badanti. Il 22 ottobre 2014 la società ha inoltrato una domanda di costruzione per realizzare una nuova pavimentazione in asfalto, di circa 485 m2, nello spazio sito fra l'edificio principale e la tettoia (www-A) e per pavimentare con asfalto riciclato la parte rimanente della particella, di circa 585 m2.\nB.\nRealizzati prima del rilascio della licenza edilizia, il 10 dicembre 2014 il Comune ha notificato alla ditta il fermo dei lavori. Accertato che sui piazzali si era insediata una ditta di pavimentazione stradale (B._ SA), che li utilizzava come magazzino e deposito per macchinari e attrezzi, il Comune ha invitato A._ SA a inoltrare una domanda di costruzione concernente il cambiamento di destinazione, decretando il 17 giugno 2015 di nuovo la sospensione dei lavori.\nC.\nCon decisione del 18 giugno 2015 il Comune ha approvato parzialmente la domanda riguardo alla pavimentazione di 485 m2, rifiutando quella di 585 m2. Ha inoltre stabilito che l'installazione di B._ SA presuppone il cambiamento di destinazione per l'attività esercitata negli edifici, nonché per l'utilizzazione degli spazi esterni quali piazzali di deposito e per la pavimentazione di 585 m2. Contro il fermo lavori del 17 giugno 2015 e la decisione del 18 giugno 2015 A._ SA è insorta al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni, che con giudizio dell'8 giugno 2016 ha respinto il ricorso.\nD.\nAvverso questa sentenza A._ SA presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullarla, subordinatamente di rinviare la causa alla Corte cantonale per un \"complemento del diritto di essere sentito\" e per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"0e1f8532-d588-49b6-ae5b-a80d46897459","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 20 novembre 2001 A._, direttrice della società X._AG di Zurigo, sporgeva querela nei confronti del giornalista indicato come \"m.b.\" ritenendo false nonché lesive del suo onore alcune affermazioni contenute nell'articolo a firma di quest'ultimo pubblicato il 5 agosto 2001 sul giornale \"K._\" intitolato \"Z._\", che si riferiva a un'inchiesta condotta in Italia su un traffico illegale di oggetti archeologici. La querela era estesa anche al principale editore del settimanale ticinese.\nA. Il 20 novembre 2001 A._, direttrice della società X._AG di Zurigo, sporgeva querela nei confronti del giornalista indicato come \"m.b.\" ritenendo false nonché lesive del suo onore alcune affermazioni contenute nell'articolo a firma di quest'ultimo pubblicato il 5 agosto 2001 sul giornale \"K._\" intitolato \"Z._\", che si riferiva a un'inchiesta condotta in Italia su un traffico illegale di oggetti archeologici. La querela era estesa anche al principale editore del settimanale ticinese.\nB. Con decreto del 23 novembre 2001, il Ministero pubblico del Cantone Ticino pronunciava il non luogo a procedere nei confronti dei menzionati querelati. Il Procuratore pubblico riteneva infatti che, da un lato, la querela era tardiva e che, dall'altro, non precisava nel merito quali affermazioni sarebbero inveritiere, senza interesse pubblico o pubblicate sapendole tali.\nB. Con decreto del 23 novembre 2001, il Ministero pubblico del Cantone Ticino pronunciava il non luogo a procedere nei confronti dei menzionati querelati. Il Procuratore pubblico riteneva infatti che, da un lato, la querela era tardiva e che, dall'altro, non precisava nel merito quali affermazioni sarebbero inveritiere, senza interesse pubblico o pubblicate sapendole tali.\nC. Il 19 agosto 2002 la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello (CRP) del Cantone Ticino respingeva la promozione dell'accusa proposta dalla denunciante. La Corte cantonale, pur ritenendo la querela tempestiva, osservava che questa era stata sporta nei confronti del giornalista \"m.b.\" e del principale editore del giornale, mentre, secondo l'art. 27 cpv. 2 prima frase CP, non essendo nella fattispecie individuabile con esattezza l'autore dell'articolo, l'istanza avrebbe dovuto essere formalmente diretta contro il redattore responsabile.\nC. Il 19 agosto 2002 la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello (CRP) del Cantone Ticino respingeva la promozione dell'accusa proposta dalla denunciante. La Corte cantonale, pur ritenendo la querela tempestiva, osservava che questa era stata sporta nei confronti del giornalista \"m.b.\" e del principale editore del giornale, mentre, secondo l'art. 27 cpv. 2 prima frase CP, non essendo nella fattispecie individuabile con esattezza l'autore dell'articolo, l'istanza avrebbe dovuto essere formalmente diretta contro il redattore responsabile.\nD. Con tempestivi ricorsi di diritto pubblico e per cassazione, A._ e la società X._AG sono insorte dinanzi al Tribunale federale contro la sentenza della CRP, chiedendone l'annullamento.\nD. Con tempestivi ricorsi di diritto pubblico e per cassazione, A._ e la società X._AG sono insorte dinanzi al Tribunale federale contro la sentenza della CRP, chiedendone l'annullamento.\nE. Invitato a presentare una risposta, il Procuratore pubblico si è rimesso al giudizio del Tribunale federale. Da parte sua, il patrocinatore del giornale \"K._\" ha postulato la reiezione dei gravami, giudicandoli tardivi."} -{"id":"dc0b8dd5-5801-42d2-a8cd-08192a2b0c3f","text":"Fatti:\nA.\nNel novembre 1998 il cittadino albanese A._ ha sposato la cittadina svizzera B._. Il 13 dicembre 2000 egli è giunto in Svizzera per vivere con la moglie e nel gennaio 2001 ha ottenuto un permesso di dimora (ricongiungimento familiare). Dall'unione coniugale sono nati due figli (1999 e 2001). A._ e la moglie vivono separati dal 3 aprile 2002. A quel momento, il Pretore ha affidato i figli alla madre e astretto il padre al pagamento di contributi di mantenimento per gli stessi.\nIl matrimonio è stato sciolto nel maggio 2013. L'autorità parentale sui figli è stata affidata alla madre, l'ammontare dei contributi di mantenimento a carico di A._ è stato fissato in fr. 200.-- per ogni figlio, assegni familiari esclusi, mentre i rapporti tra il padre e i due figli sono stati così regolati:\nAl padre è riservato il più ampio diritto alle relazioni personali, che i genitori sono tenuti a concordare tenendo in considerazione bisogni e desideri dei minori. Varranno inoltre le seguenti regole e il seguente assetto minimo:\n- la madre è tenuta a incoraggiare le relazioni paterne;\n- i genitori, d'intesa con il curatore, riconoscono come obiettivo quello di estendere gradualmente le relazioni paterne;\nfino a diverso accordo mediato con il curatore il padre potrà in ogni caso:\n- intrattenere un colloquio telefonico alla settimana;\n- vedere i figli almeno una volta al mese, per mezza giornata, di principio sul fine settimana;\n- d'intesa con il curatore e con la madre, sviluppare altre puntuali occasioni di contatto con i figli.\nB.\nNell'aprile 2011 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha rifiutato di concedere ad A._ un permesso di domicilio a causa della sua situazione debitoria. Il 5 dicembre successivo il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha emanato nei confronti dello stesso un decreto d'accusa per il reato di aggressione, condannandolo ad una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 60.-- ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, e ad una multa di fr. 300.--.\nIl 20 febbraio 2014 la Sezione della popolazione ha informato A._ di essere comunque favorevole al rinnovo del suo permesso di dimora e trasmesso l'incarto all'Ufficio federale della migrazione (oggi Segreteria di Stato della migrazione) per approvazione.\nC.\nIl 15 luglio 2014, l'Ufficio federale della migrazione ha rifiutato l'approvazione della proroga del permesso di dimora in favore di A._, assegnandogli un termine per lasciare la Svizzera.\nContro questa decisione, A._ ha interposto ricorso al Tribunale amministrativo federale. Il 6 settembre 2016, il Tribunale amministrativo federale ha respinto il gravame.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 10 ottobre 2016, A._ ha impugnato la sentenza dei Giudici di prima istanza davanti al Tribunale federale, postulando l'annullamento della stessa e la concessione dell'approvazione della proroga del suo permesso di dimora.\nIn corso di procedura, il Tribunale amministrativo federale ha rinunciato a presentare osservazioni, mentre la Segreteria di Stato della migrazione ha chiesto che il gravame sia respinto."} -{"id":"0b4a2bdd-be5c-40d0-9c4c-20fcf8eecbd8","text":""} -{"id":"00d13959-c007-46b9-b21a-477a033093c3","text":"Fatti:\nA.\nA.A._, B.A._ e C._ hanno chiesto al Comune di Mesocco il permesso per costruire una palazzina di sei appartamenti sulla particella xxx sita in zona residenziale R2 a San Bernardino. I vicini D.D._ e E.D._ si sono opposti al progetto, pubblicato quale n° 2946. In seguito all'opposizione, i richiedenti hanno inoltrato al Comune nuovi piani. Il 4 dicembre 2012, il Comune ha pubblicato la domanda di costruzione n° 2946-A, che annullava e sostituiva quella precedente. I vicini hanno ribadito la loro opposizione. Il 28 dicembre 2012 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia n. 2946-A per l'edificazione di una palazzina di tre appartamenti primari e tre appartamenti secondari.\nCon decisioni separate di stessa data, il Municipio, ritenuta la mancanza di legittimazione dell'associazione Helvetia Nostra, non è entrato nel merito della relativa opposizione e ha dichiarato priva di oggetto e comunque infondata nel merito l'opposizione presentata dai vicini, ritenendola in sostanza rivolta contro il primo progetto. Adito da Helvetia Nostra e dai vicini, con giudizi distinti del 19 febbraio 2013 (R 13 78) e del 23 aprile 2013 (R 13 73), il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni, confermata la fondatezza delle decisioni municipali, ha respinto i ricorsi anche in relazione al nuovo relativo alle abitazioni secondarie, ponendo la tassa e le spese per complessivamente fr. 1074.-- a carico di Helvetia Nostra, senza assegnare ripetibili, e, nell'altra causa, i costi di fr. 4'219.-- come pure le ripetibili di fr. 3'734.30 a carico dei vicini.\nB.\nAvverso le citate decisioni sia Helvetia Nostra (incarto 1C_281\/2013) sia D.D._ e E.D._ (incarto 1C_540\/2013) presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono, in via principale, di annullare le decisioni impugnate e di rinviare le cause per nuovo giudizio alla Corte cantonale e, subordinatamente, di annullare la licenza edilizia rilasciata. Le richieste di concessione dell'effetto sospensivo e di sospendere la procedura non sono state formalmente decise; in attesa dell'emanazione di una decisione di principio del Tribunale federale in casi analoghi, ai ricorsi è stato conferito effetto sospensivo in via superprovvisionale. Nelle sentenze di principio del 22 maggio 2013, il Tribunale federale ha riconosciuto il diritto di ricorso a Helvetia Nostra (), nonché l'applicabilità diretta degli art. 75b e 197 cifra 9 Cost. a partire dall'11 marzo 2012 ( e 263).\nC.\nDopo aver preso conoscenza delle sentenze appena citate, gli opponenti, con scritto del 25 giugno 2013, hanno informato il Tribunale federale di rinunciare ai tre previsti appartamenti secondari, di voler realizzare sei appartamenti tutti destinati all'abitazione primaria e di mantenere per il resto inalterato, integrandolo nella licenza edilizia litigiosa, il progetto di costruzione della palazzina. Invitati poi a esprimersi sui ricorsi, essi postulano la reiezione di quello proposto dai vicini, sostenendo che la censura di violazione dell' sarebbe divenuta priva di oggetto, mentre le critiche di merito sarebbero inammissibili per carenza di motivazione. Il Comune ritiene che la questione delle residenze secondarie sarebbe divenuta priva di oggetto e chiede di respingere i gravami. I vicini sostengono che la licenza edilizia dev'essere annullata e che se del caso occorrerebbe procedere alla pubblicazione della nuova domanda di costruzione. I ricorrenti non hanno replicato."} -{"id":"65bffce7-57c8-4c82-9899-ea4d6f8598f1","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito del procedimento in protezione dell'unione coniugale avviato da A._ con istanza 7 giugno 2013, il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord, con sentenza 12 marzo 2014, ha - per quanto qui ancora controverso - fissato il contributo di mantenimento a carico di A._ in fr. 762.85 mensili da luglio a ottobre 2013 compresi, e in fr. 1'712.85 in seguito; ha inoltre ordinato alla banca C._ di versare l'importo dovuto su un conto della moglie B._ presso la medesima banca, assortendo tale ordine di un blocco del conto di A._ a concorrenza di fr. 60'000.--.\nB.\nCon appello 24 marzo 2014, A._ ha chiesto la soppressione del contributo alimentare in favore della moglie a contare dal 1° luglio 2013, la revoca del blocco del proprio conto bancario presso la banca C._ nonché, ovviamente, la revoca dell'ordine fatto alla medesima banca di versare la pensione alimentare alla moglie. Con la qui impugnata sentenza 13 gennaio 2016 il Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto il gravame nella misura della sua ammissibilità.\nC.\nCon ricorso in materia civile 17 febbraio 2016, A._ (qui di seguito: ricorrente) ribadisce le conclusioni formulate in appello, ovvero la soppressione dell'obbligo di mantenimento a partire dal 1° luglio 2013, con conseguente soppressione del blocco del proprio conto bancario nonché dell'ordine fatto alla banca di versamento del contributo alimentare alla moglie (qui di seguito: opponente).\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"0048ca76-cae7-403b-b97d-c31424e02d39","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 30 luglio 2002 la Corte delle assise criminali in Lugano dichiarava A._ autrice colpevole di:\n- ripetuta truffa per mestiere in danno dei coniugi A.B._ e B.B._, cittadini tedeschi residenti a Ennepetal (Renania Settentrionale-Vestfalia),\n- in 39 occasioni commessa da sé sola per un importo di complessivi fr. 1'506'994.-- e DM 939'120.-- (dall'ottobre 1990 all'ottobre del 2000) e\n- in 13 occasioni commessa in correità con C._ per un importo di complessivi DM 23'278'300.-- (nel corso del 2000);\n- lesioni gravi per avere, dal 1997, cagionato con dolo eventuale un'infermità mentale irreversibile, ovvero un danno grave e permanente alla salute di B.B._, e\n- conseguimento fraudolento di una falsa attestazione per avere, in correità con terzi, indotto con l'inganno, in qualità di acquirente, il notaio D._ di Lugano ad attestare in un rogito di compravendita immobiliare del 24 marzo 2000 un prezzo inferiore a quello effettivamente pagato (fr. 280'000.-- invece di fr. 385'000.--).\nPer questi fatti la Corte delle assise condannava A._ ad una pena di nove anni di reclusione, computato il carcere preventivo sofferto. Il correo C._ - cui era riconosciuto uno stato di grave scemata responsabilità - veniva invece condannato a due anni di reclusione (computato anche nel suo caso il carcere preventivo sofferto), oltre a sette anni di espulsione dalla Svizzera. Entrambi gli imputati erano inoltre condannati a rifondere solidalmente a A.B._ e B.B._ complessivi fr. 18'762'591.30 con interessi a titolo di risarcimento danni.\nLa Corte delle assise ordinava altresì la confisca di otto conti bancari e della particella n. xxx RFD di Cimo, intestata ad A._, \"deduzione fatta della tassa di giustizia e delle spese processuali\". Tali beni erano attribuiti ai coniugi B._ in parziale risarcimento del danno. La Corte manteneva anche il sequestro conservativo - in garanzia del risarcimento assegnato alle parti lese - di ulteriori quattro conti bancari, così come delle particelle n. yyy e zzz RFD di Cimo, pure intestate ad A._. Infine la Corte ordinava la confisca a favore dello Stato di strumenti medici e di documentazione sequestrati al domicilio di A._.\nLa Corte delle assise ordinava altresì la confisca di otto conti bancari e della particella n. xxx RFD di Cimo, intestata ad A._, \"deduzione fatta della tassa di giustizia e delle spese processuali\". Tali beni erano attribuiti ai coniugi B._ in parziale risarcimento del danno. La Corte manteneva anche il sequestro conservativo - in garanzia del risarcimento assegnato alle parti lese - di ulteriori quattro conti bancari, così come delle particelle n. yyy e zzz RFD di Cimo, pure intestate ad A._. Infine la Corte ordinava la confisca a favore dello Stato di strumenti medici e di documentazione sequestrati al domicilio di A._.\nB. Il 6 maggio 2003, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del cantone Ticino (CCRP) accoglieva parzialmente, nella misura della sua ammissibilità, il ricorso presentato da A._ contro la sentenza della Corte delle assise criminali, riducendo la condanna inflitta in primo grado da nove a otto anni di reclusione, sempre dedotto il carcere preventivo sofferto. La CCRP disponeva inoltre che gli averi e i beni confiscati formanti oggetto dei dispositivi n. 6.1 a 6.9 della sentenza di primo grado dovranno essere assegnati - dedotto l'ammontare della tassa di giustizia e delle spese processuali - ai coniugi B._ in risarcimento del danno, non appena e nella misura in cui il dispositivo n. 5 della medesima sentenza sarà passato in giudicato. Per il resto il gravame di A._ era respinto.\nB. Il 6 maggio 2003, la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del cantone Ticino (CCRP) accoglieva parzialmente, nella misura della sua ammissibilità, il ricorso presentato da A._ contro la sentenza della Corte delle assise criminali, riducendo la condanna inflitta in primo grado da nove a otto anni di reclusione, sempre dedotto il carcere preventivo sofferto. La CCRP disponeva inoltre che gli averi e i beni confiscati formanti oggetto dei dispositivi n. 6.1 a 6.9 della sentenza di primo grado dovranno essere assegnati - dedotto l'ammontare della tassa di giustizia e delle spese processuali - ai coniugi B._ in risarcimento del danno, non appena e nella misura in cui il dispositivo n. 5 della medesima sentenza sarà passato in giudicato. Per il resto il gravame di A._ era respinto.\nC. Con tempestivi ricorso di diritto pubblico e per cassazione A._ insorge ora dinanzi al Tribunale federale contro la sentenza della CCRP, chiedendone l'annullamento e il rinvio all'ultima istanza cantonale per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi.\nC. Con tempestivi ricorso di diritto pubblico e per cassazione A._ insorge ora dinanzi al Tribunale federale contro la sentenza della CCRP, chiedendone l'annullamento e il rinvio all'ultima istanza cantonale per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi.\nD. La CCRP ha rinunciato a presentare osservazioni. Non sono invece state chieste osservazioni al Procuratore pubblico e alle parti lese."} -{"id":"93330ff9-0362-456e-b82f-bd579c5ccc3e","text":""} -{"id":"180be559-6e74-4657-bbdc-8d1b5a746f03","text":"Fatti:\nA. F._, cittadina italiana residente in Italia, lavora in Svizzera al beneficio di un permesso G per frontalieri che le è stato rilasciato la prima volta il 2 ottobre 2007 in concomitanza con l'inizio della sua attività di (aiuto) parrucchiera per A._ Sagl. Licenziatasi nel mese di febbraio 2008, l'interessata ha ripreso una nuova attività presso la J._ a partire dal 24 settembre 2008.\nCon decisione del 3 febbraio 2009 e con effetto da tale data, l'Ufficio dell'assicurazione malattia del Cantone Ticino (UAM) ha affiliato d'ufficio l'interessata presso la Helsana Assicurazioni SA dopo avere osservato che la stessa aveva lasciato trascorrere infruttuosamente il termine di tre mesi previsto dall'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) per esercitare il diritto di opzione in favore del Paese di residenza per la copertura delle cure medico-sanitarie come pure il termine di sanatoria del 30 settembre 2008 che era stato concesso dalle autorità svizzere e che le sarebbe stato comunicato con uno scritto personale, non raccomandato del 12 giugno 2008.\nMediante reclamo del 13 febbraio 2009 F._ si è opposta a tale provvedimento facendo valere di avere già compilato e spedito il 26 settembre 2008 l'apposito modulo TI1 all'UAM e di avere pertanto già esercitato tempestivamente il diritto di opzione in favore del suo Paese di residenza. Da parte sua, con provvedimento del 18 marzo 2009 l'amministrazione ha respinto il reclamo e precisato di non avere ricevuto il modulo TI1 che l'interessata sostiene di avere spedito il 26 settembre 2008."} -{"id":"2a2baf9b-e67b-4ac0-bc7d-3fe4d5506569","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito a una segnalazione dell'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha aperto, con decisione del 12 luglio 2007, un'indagine di polizia giudiziaria nei confronti di B._ per il titolo di riciclaggio di denaro. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il 30 agosto 2013 il MPC ha decretato l'abbandono del procedimento penale a carico di B._.\nB.\nDopo ulteriori atti procedurali, il MPC ha avviato una procedura indipendente di confisca ai sensi degli art. 376 segg. CPP. Successivamente all'emanazione di una sentenza della Corte Suprema di Cassazione Italiana, che confermava la condanna di B._ per appartenenza ad un'associazione di tipo mafioso, il MPC ha emesso il 3 dicembre 2014 un decreto di confisca dei valori patrimoniali depositati su un conto presso la banca C._SA intestato al figlio A._ e di una polizza assicurativa di cui quest'ultimo risulta essere stipulante.\nC.\nA._ si è opposto al decreto di confisca, sicché gli atti sono stati trasmessi dal MPC alla Corte penale del Tribunale penale federale (TPF) per la decisione. Dopo avere eseguito un'udienza pubblica, con ordinanza del 27 maggio 2015 la Corte penale del TPF ha ordinato la confisca giusta l' del saldo attivo della citata relazione bancaria, nonché del valore di riscatto e del saldo attivo del conto di partecipazione della polizza assicurativa.\nD.\nCon decisione dell'8 dicembre 2015 la Corte dei reclami penali del TPF ha respinto un reclamo di A._ contro l'ordinanza della Corte penale, confermando la confisca. Ha ritenuto che i valori patrimoniali in discussione fossero stati sottoposti alla facoltà di disporre dell'organizzazione criminale alla quale era appartenuto B._.\nE.\nA._ impugna la decisione della Corte dei reclami penali del TPF con un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di ordinare la restituzione a suo favore degli averi confiscati. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale e l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti.\nF.\nLa Corte dei reclami penali del TPF comunica di confermarsi nel suo giudizio e di rinunciare a presentare osservazioni al ricorso. Il MPC chiede di respingere il gravame nella misura della sua ammissibilità. Il ricorrente si è espresso sulla risposta del MPC, confermandosi nelle sue conclusioni."} -{"id":"0f9a4853-f96d-4568-aace-1429eb10903e","text":"Fatti:\nA. A.a M._, nato nel 1950, ha lavorato quale fotografo fino allo scioglimento del rapporto lavorativo avvenuto il 31 gennaio 2004. Il 3 settembre 2004 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti lamentando uno stato depressivo persistente dall'agosto 2003.\nEsperiti i propri accertamenti e preso atto del danno alla salute (episodio depressivo di grado medio senza sindrome biologica F 32.1 e sindrome da disadattamento F 43.2) come pure delle sue conseguenze sulla capacità lucrativa, l'Ufficio AI del Cantone Ticino ha riconosciuto all'interessato una rendita intera di invalidità, per un'incapacità di guadagno del 100%, con effetto dal 1° agosto 2004 (decisioni 15 settembre 2005 e 2 novembre 2005).\nA.b La Nazionale Svizzera Fondazione collettiva LPP (in seguito: Nazionale) il 7 ottobre 2005 e il 30 novembre 2005 si è opposta alle decisioni amministrative dell'Ufficio AI contestando sostanzialmente il fatto che l'amministrazione avesse riconosciuto all'assicurato un'invalidità del 100% senza avere valutato la possibilità di eventuali misure d'integrazione medica e professionale.\nCon giudizio 13 dicembre 2005 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha dichiarato irricevibile l'opposizione 30 novembre 2005 - trasmessagli per competenza dall'amministrazione - interposta dalla Nazionale contro la decisione 2 novembre 2005 dell'Ufficio AI e ha rinviato gli atti a quest'ultimo Ufficio affinché, dopo aver proceduto nell'ambito delle sue competenze, rendesse una decisione su opposizione.\nNel frattempo, con decisione su opposizione del 14 novembre 2005 l'amministrazione ha dichiarato irricevibile l'opposizione 7 ottobre 2005 dell'assicuratore di previdenza professionale - interposta contro la decisione del 15 settembre 2005 - osservando che l'atto non era stato completato nel termine assegnato. Adito dalla Nazionale, il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha annullato la decisione su opposizione 14 novembre 2005 e rinviato gli atti all'Ufficio AI perché entrasse nel merito dell'opposizione contro la decisione 15 settembre 2005 ed emanasse una nuova decisione (pronuncia del 14 marzo 2006).\nA.c Con decisione su opposizione del 19 aprile 2006 l'Ufficio AI ha respinto le opposizioni 7 ottobre e 30 novembre 2005 della Nazionale, confermato l'assegnazione di una rendita intera d'invalidità a decorrere dal 1° agosto 2004 in virtù di un grado invalidante del 100% e preannunciato una revisione d'ufficio nel mese di giugno 2006.\nB. La Nazionale ha deferito anche quest'ultimo provvedimento al Tribunale cantonale delle assicurazioni, al quale ha chiesto di annullarlo e di rinviare l'incarto all'Ufficio AI affinché, previo nuovo esame, effettuasse accertamenti medici specialistici e considerasse le misure di reintegrazione ragionevolmente esigibili nonché le possibilità di guadagno rimanenti.\nCondividendo la valutazione dell'amministrazione, fondata sugli apprezzamenti convergenti della psichiatra curante e del Servizio X._, la Corte cantonale ha respinto il ricorso (pronuncia 26 aprile 2007).\nC. Lamentando in particolare una violazione del diritto di essere sentito, un accertamento incompleto dei fatti come pure una violazione del principio della precedenza delle misure di reinserimento\/integrazione rispetto al diritto alla rendita, la Nazionale ha interposto ricorso al Tribunale federale, al quale chiede l'annullamento del giudizio cantonale e l'allestimento di misure istruttorie complementari.\nMediante decreto presidenziale del 10 luglio 2007 è stata respinta l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo presentata assieme al gravame.\nChiamati a pronunciarsi sul gravame, M._, l'Ufficio AI e l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali non si sono espressi."} -{"id":"5b3f9981-c82b-4d9b-93be-bfab86882ce6","text":"Fatti:\nA.\nDovendo esprimersi sulla questione se la A._ AG (iscritta dalla sua costituzione, il 13 ottobre 2016, nel Registro di commercio del Canton Obvaldo) andasse assoggettata illimitatamente alle imposte sull'utile e sul capitale nel Cantone Ticino con effetto retroattivo dal 2016, come rivendicato dall'Ufficio ticinese di tassazione delle persone giuridiche con decisione pregiudiziale del 16 aprile 2018, confermata su reclamo il 12 novembre 2018, la Camera di diritto tributario del Tribunale di appello del Cantone Ticino si è pronunciata con sentenza del 31 maggio 2019.\nIn primo luogo la Corte cantonale ha preso atto del fatto che l'insorgente non contestava più il suo assoggettamento nel Cantone dal 13 ottobre 2016 (data della sua costituzione) al 30 giugno 2018 (quando i suoi amministratori, azionisti nonché dipendenti hanno trasferito il loro domicilio nel Canton Obvaldo). Premesso che il litigio portava unicamente sul secondo semestre del 2018, e considerato che, come dichiarato dall'Ufficio ticinese di tassazione delle persone giuridiche nelle proprie osservazioni dell'11 gennaio 2019, costui doveva ancora pronunciarsi sull'assoggettamento per l'anno fiscale 2018 nell'ambito della procedura ordinaria di tassazione, i giudici cantonali sono giunti alla conclusione che il ricorso era privo d'oggetto in quanto la contestazione si riferiva ad un quesito che non era ancora stato trattato.\nB.\nIl 17 giugno 2019 la A._ AG ha esperito dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico contro la sentenza cantonale soprammenzionata, con cui rimprovera alla Camera di diritto tributario di non essersi espressa sulla questione del suo assoggettamento a partire dal 1° luglio 2018.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"8298347b-56ec-4cb6-9687-8f68b5054e0b","text":"Fatti:\nA.\nNel marzo 2015 il Comune di X._ ha messo a pubblico concorso le opere da capomastro per il risanamento della strada [...]. Giusta le condizioni poste dal capitolato d'appalto (posizioni 100-113.110), le basi contrattuali erano il contratto nazionale mantello (CNM) per il settore principale della costruzione e il contratto collettivo di lavoro (CCL) valido per la Società Svizzera degli Impresari Costruttori (SSIC), sezione Grigioni. Alla scadenza del concorso, [...], la situazione si presentava come segue:\nofferente prezzo differenza Consorzio D._ fr. 1'099'592.80 0.00% Consorzio A._ fr. 1'407'698.20 28.02% _ fr. 1'465'171.20 33.25% _ fr. 1'653'498.35 50.37% _ fr. 1'657'854.00 50.77%\nB.\nSu esplicita richiesta del Comune di X._, che aveva rilevato come la loro offerta facesse riferimento a salari orari differenti da quelli validi nel Moesano, la E._ SA, con sede nei Grigioni e succursale in Ticino e nei Grigioni, e la F._ SA, con sede e succursale in Ticino, hanno indicato testualmente che:\nL'impresa F._ SA, con sede in Ticino, dichiara di applicare e rispettare i salari minimi contrattuali presentati in fase d'offerta (vedi pagina 23\/24 del capitolato), secondo le regolamentazioni della Commissione Paritetica Cantonale del Ticino a cui fanno capo.\nL'impresa E._ SA, la quale ha parte del personale soggetta alle disposizioni della Commissione paritetica Cantonale del Ticino, dichiara di rispettare i salari minimi contrattuali presentati in fase d'offerta (vedi pagina 23\/24 del capitolato); mentre per il resto dei suoi dipendenti dichiara di applicare e rispettare i salari base del Cantone dei Grigioni, secondo l'articolo 41 del Contratto Nazionale Mantello 2012\/2015.\nI salari base, validi nel Canton Grigioni, per ogni classe salariale espressi in franchi all'ora attualmente in vigore sono:\nV Q A B C 34.55 31.55 30.40 28.30 25.45\nC.\nDopo avere valutato le singole offerte così come le delucidazioni ottenute dalla E._ SA e dalla F._ SA in merito alle indicazioni relative ai salari fornite nel capitolato rispettivamente con l'autocertificazione acclusa all'offerta, con risoluzione del 22 maggio 2015 il Comune di X._ ha deliberato i lavori al Consorzio B._ per fr. 1'099'592.80."} -{"id":"1f43ceff-9696-4d12-8064-15043a8e13b8","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Per quanto d'interesse ai fini del presente giudizio, la fattispecie all'origine della controversia sottoposta al Tribunale federale può venir riassunta come segue.\nA.a Nell'estate del 2000 il professor A._ riunì alcune società in una cordata mirante all'acquisizione della società italiana E._SpA, appartenente a F._SpA.\nSecondo il progetto di A._ le società della cordata avrebbero fornito a G._ i fondi necessari all'operazione; questa società avrebbe poi provveduto all'acquisizione di E._SpA per il tramite di H._Srl, di cui era titolare al 100%.\nFra le società coinvolte nella cordata vi era B._, società olandese con un capitale di HFL 20'000.-- suddiviso in 2'000 azioni di nominali HFL 1'000.-- cadauna, tutte detenute dallo stesso A._, il quale era pure l'amministratore unico.\nA.b Tra il 2000 e il 2001 anche C._SA, Lussemburgo, manifestò la volontà di partecipare alla cordata. Non essendo possibile, però, assegnarle direttamente la quota del 10% ancora disponibile, fu pattuito di ampliare quella di B._, che dal 10% passò al 20%, così da permettere a C._SA una partecipazione indiretta.\nC._SA si era infatti dichiarata pronta a finanziare B._ nella misura necessaria a consentirle di comperare il 10% supplementare di E._SpA. Al finanziamento sarebbe stato abbinato un diritto d'opzione put and call, che dava a C._SA il diritto\/obbligo di acquisire da A._ una partecipazione diretta del 50% meno una azione in B._; in caso di esercizio del diritto di opzione C._SA avrebbe rinunciato al rimborso del finanziamento.\nA.c Gli accordi intervenuti fra C._SA, A._ e B._ sono stati formalizzati in tre contratti sottoscritti il 29 gennaio 2001 a Lugano.\nInnanzitutto A._ e C._SA hanno stipulato un \"Accordo Quadro\" nel quale A._, a fronte dell'impegno di C._SA a concedere a B._ un finanziamento di LIT 53'107'000'000.--, pari a € 27'427'476.--, concedeva a C._SA un'opzione d'acquisto, abbinata a un'opzione di vendita, su 999 delle 2000 azioni di B._.\nA questo \"Accordo Quadro\", che definiva le finalità e i meccanismi contrattuali, erano allegati, quali \"parti essenziali e integranti\", altri due contratti: un \"Contratto di Finanziamento\", concluso da C._SA con B._ - nel quale A._ era intervenuto \"ai soli fini dell'assunzione degli obblighi personali che lo riguardano\" - che disciplinava le condizioni del prestito e un secondo accordo fra C._SA e A._, concernente l'Opzione di acquisto e di vendita delle 999 azioni B._ al prezzo di HFL 99'900.--, equivalente al valore nominale delle azioni. Nel regolare termini e modalità del diritto d'opzione, quest'ultima pattuizione prevedeva che con l'acquisto della partecipazione in B._ per effetto dell'esercizio della put o della call option, C._SA si sarebbe accollata l'onere del finanziamento di LIT 53 miliardi, rinunciando a chiederne il rimborso.\nNon appena firmati i contratti C._SA ha erogato a B._ l'importo concordato.\nA.d Il 14 febbraio 2001 F._SpA ha girato l'intero pacchetto delle azioni E._SpA a H._Srl, appartenente al 100% a G._, di cui - come già spiegato - B._ deteneva il 20%. Conformemente a quanto convenuto in seno alla cordata, A._ ha assunto la carica di presidente del consiglio di E._SpA.\nA.e Richiamandosi all'art. 3.6 dell'Opzione di acquisto e vendita, il 30 aprile 2001 C._SA ha esercitato il diritto d'opzione sulle 999 azioni B._, invitando A._ a consegnare le azioni dietro contestuale pagamento del valore nominale dei titoli e liberatoria del finanziamento regolato dal contratto di finanziamento.\nSennonché la girata delle 999 azioni B._ da A._ a C._SA non è avvenuta, così come non è stato perfezionato l'accollo degli oneri di finanziamento previsto dalla clausola e B._ ha tenuto per sé la somma ricevuta da C._SA.\nA.f Non essendo possibile trovare una soluzione bonale al litigio sorto fra le parti, nel 2003 - al fine di garantire le pretese pecuniarie che si apprestava a far valere nei confronti di A._ e B._ nell'ambito della procedura arbitrale di merito - C._SA ha chiesto e ottenuto dal Tribunale di Amsterdam il sequestro di tutte le azioni B._ apparte-nenti a A._ nonché il sequestro delle azioni G._ appartenenti a B._.\nA.g Il 14 maggio 2003 A._, così sollecitato dai soci di E._SpA, ha rassegnato anticipatamente le dimissioni dalla carica di presidente.\nA.g Il 14 maggio 2003 A._, così sollecitato dai soci di E._SpA, ha rassegnato anticipatamente le dimissioni dalla carica di presidente.\nB. Come preannunciato, C._SA ha dato avvio alla procedura arbitrale.\nB.a Conformemente a quanto previsto dall'art. 4.4 dell'Accordo Quadro, il 2 luglio 2003 ha depositato presso il Comitato d'arbitrato della Camera di commercio dell'industria e dell'artigianato, la richiesta tendente all'apertura del procedimento arbitrale contro A._. Con risposta del 4 agosto 2003 A._ si è associato alla richiesta di nominare un arbitro unico chiedendo nel contempo la partecipazione in causa - siccome parte a uno dei tre contratti connessi - di B._, la quale ha aderito alla chiamata in causa l'8 ottobre 2003.\nIl 10 dicembre 2003, contestualmente alla designazione dell'arbitro unico nella persona dell'avv. D._ di Lugano, il Comitato di arbitrato - con il consenso di C._SA - ha ammesso la partecipazione di B._ nel procedimento, quale convenuta a fianco di A._.\nB.b In occasione del primo incontro, svoltosi il 10 febbraio 2004, le parti e l'arbitro hanno concordato di non ancorare la procedura a nessuno specifico codice di rito.\nB.c Con memoria del 9 marzo 2004 C._SA ha in sostanza domandato di accertare e dichiarare la risoluzione degli accordi, di condannare il convenuto A._ al pagamento della penale pattuita nel Contratto d'Opzione, di € 1'032'913.80, e delle ulteriori somme dovute a titolo di risarcimento del danno per violazione degli impegni assunti, nonché di condannare B._ a restituire a C._SA il capitale erogato, € 27'427'476.--, più interessi contrattuali di mora e a pagare le ulteriori somme dovute a titolo di risarcimento del danno per violazione degli impegni assunti.\nDal canto suo, il 30 aprile 2004 A._ ha chiesto di condannare C._SA al pagamento della penale di € 1'032'913.79 e al risarcimento del danno, da determinarsi secondo equità, causato dalla comunicazione a terzi di notizie riservate, dall'averlo descritto come inadempiente in violazione del diritto all'identità e dalla lesione del patrimonio professionale, nonché a risarcirgli la perdita degli emolumenti quale presidente di E._SpA; infine, in relazione al provvedimento di sequestro, ha chiesto il risarcimento del danno derivante dall'impossibilità di disporre delle azioni.\nCon memoria congiunta B._ ha chiesto di condannare C._SA al pagamento della penale di € 1'032'913.79 e al risarcimento del danno, da determinarsi secondo equità, causato dalla comunicazione a terzi di notizie riservate e dall'aver descritto il suo socio e rappresentante unico come inadempiente in violazione del diritto all'identità di B._; infine ha chiesto il rimborso delle spese causate dalle procedure di sequestro.\nB.d Terminata l'istruttoria, il 4 e 25 marzo 2006 C._SA ha precisato le proprie conclusioni, domandando in particolare all'arbitro, per quanto qui di rilievo, di:\naccertare e dichiarare l'inadempimento da parte del Prof. A._ e di B._ agli obblighi assunti nell'Accordo Quadro e nei contratti collegati di Finanziamento e di Opzione di acquisto e vendita, tutti sottoscritti in data 29\/01\/2001 e per l'effetto dichiarare la risoluzione dell'Accordo Quadro e dei contratti collegati di Finanziamento e di Opzione di acquisto e vendita per fatto e colpa del Prof. A._ e di B._;\ncondannare il Prof. A._ e la B._ in solido tra loro al pagamento in favore di C._SA (...) della somma di € 27.427.476,00, maggiorata degli interessi contrattualmente previsti e il Prof. A._ al pagamento della penale contrattualmente prevista per l'importo di € 1.032.913,80 (Lit. 2.000.000.000);\nB.e Nel lodo prolato il 13 aprile 2006 a Lugano, l'arbitro unico - applicando il diritto italiano, così come voluto delle parti - ha accertato l'inadempimento agli obblighi contrattuali da parte di A._ e B._, mentre non ha ravvisato inadempimenti imputabili a C._SA. Di conseguenza, respinte tutte le eccezioni e obiezioni sollevate da A._ e B._, ha dichiarato la risoluzione dei contratti richiesta da C._SA per inadempienza delle controparti e accolto la domanda d), condannando in solido A._ e B._ al rimborso dell'importo di € 27'427'476.--, più interessi al tasso del 5% annuo dal 6 febbraio 2001, nonché A._ da solo al pagamento della penale di € 1'032'913.80.\nB.e Nel lodo prolato il 13 aprile 2006 a Lugano, l'arbitro unico - applicando il diritto italiano, così come voluto delle parti - ha accertato l'inadempimento agli obblighi contrattuali da parte di A._ e B._, mentre non ha ravvisato inadempimenti imputabili a C._SA. Di conseguenza, respinte tutte le eccezioni e obiezioni sollevate da A._ e B._, ha dichiarato la risoluzione dei contratti richiesta da C._SA per inadempienza delle controparti e accolto la domanda d), condannando in solido A._ e B._ al rimborso dell'importo di € 27'427'476.--, più interessi al tasso del 5% annuo dal 6 febbraio 2001, nonché A._ da solo al pagamento della penale di € 1'032'913.80.\nC. Il 1° giugno 2006 A._ e B._ hanno presentato un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale giusta l'art. 85 lett. c OG, con il quale hanno postulato - previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame - l'annullamento del predetto lodo per violazione dell'art. 190 cpv. 2 lett. e LDIP.\nD. L'istanza volta al conferimento dell'effetto sospensivo è stata respinta il 29 giugno 2006.\nCon osservazioni del 10 luglio 2006 C._SA ha proposto la reiezione dell'impugnativa, mentre l'arbitro unico ha rinunciato a determinarsi, rimettendosi al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"9d9b48e8-d5ec-4505-b434-9de4dbcdd49f","text":""} -{"id":"e4984d3f-2edc-4dde-aed6-37303aa191df","text":"Fatti:\nA.\nLa società B._ Sagl, il cui scopo è la commercializzazione e la riparazione di elettrodomestici, è proprietaria del fondo part. xxx di X._, situato fuori della zona edificabile, lungo la strada cantonale che collega X._ a Y._. Sulla particella, che fino all'agosto del 2010 apparteneva ad altri proprietari, sorgono due edifici separati da uno spiazzo: a sud il sub A, in contiguità con una casa d'abitazione (fondo part. yyy), e a nord il sub. C. Il sub A è classificato nell'inventario degli edifici situati fuori delle zone edificabili nella categoria 4, quale edificio rilevato, con l'indicazione \"salone coiffure + deposito, ex falegnameria\".\nB.\nIl 24 settembre 2002 il Municipio di X._ ha rilasciato all'allora proprietaria del fondo part. xxx la licenza edilizia per la ristrutturazione, la trasformazione e l'ampliamento dell'immobile di cui al sub A. Il progetto prevedeva di ristrutturare l'edificio, precedentemente occupato da un laboratorio di falegnameria e da un salone di parrucchiere con magazzino, sopraelevando il tetto di 70 cm alla gronda e di 50 cm al colmo, al fine di ricavare nel sottotetto un locale di incerta destinazione. Il laboratorio di falegnameria sarebbe inoltre stato trasformato in un locale multiuso per riunioni private, dotato di locale doccia e servizi igienici. Adito da alcuni vicini già opponenti, con decisione del 1° aprile 2003 il Consiglio di Stato ha annullato la licenza edilizia ritenendola in contrasto con gli art. 24 segg. LPT. Con sentenza del 6 febbraio 2004 il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto un ricorso dell'allora proprietaria contro la decisione governativa, confermando la licenza edilizia rilasciata dal Municipio limitatamente al cambiamento di destinazione del laboratorio di falegnameria in un locale multiuso per riunioni private.\nC.\nIl 10 aprile 2011 la B._ Sagl, frattanto divenuta proprietaria del fondo part. xxx, ha chiesto al Municipio il permesso di ristrutturare il sub A. Il progetto prevedeva di adibire a deposito e atelier per le riparazioni di elettrodomestici una parte artigianale e di utilizzare come residenza primaria una parte asseritamente ritenuta abitativa. Era inoltre previsto il rifacimento di due servizi igienici presenti, l'isolazione delle pareti, il rinnovamento della carpenteria del tetto e la posa di un'isolazione sul pavimento del solaio, la sostituzione del camino esistente con due stufe a pellets e l'installazione di nuove finestre. All'esterno sarebbero stati mantenuti i tre posteggi esistenti. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare, raccolto il preavviso favorevole dell'Autorità cantonale, il 9 luglio 2012 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, che è rimasta incontestata.\nD.\nRiscontrata la difformità di alcuni interventi edilizi, l'Esecutivo comunale ha ordinato il 21 giugno 2013 alla B._ Sagl l'immediata sospensione dei lavori e l'inoltro di una domanda di costruzione a posteriori. Il 20 settembre 2013, la proprietaria ha quindi presentato una domanda di costruzione denominata \"variante in corso d'opera\", da cui risulta che, rispetto ai piani approvati, sono state demolite due pareti divisorie interne nella parte abitativa, compreso il loro prolungamento nel sottotetto, nonché la soletta del solaio, di cui è previsto il rifacimento con l'aggiunta di una scala interna per accedervi. La domanda contempla pure la semplificazione della falda ovest del tetto, la formazione di una parete divisoria e di un locale WC nella parte artigianale, trasformando il bagno preesistente in un locale tecnico\/lavanderia, e la sostituzione dell'impianto di riscaldamento elettrico con uno a gas con distribuzione a serpentine. Nella parte abitativa sono previsti lo spostamento della cucina nell'angolo nord-est, alcune modifiche alle aperture e l'installazione di una stufa a legna in aggiunta a quelle a pellets precedentemente approvate. Il piazzale esterno rimarrebbe adibito a posteggio e verrebbe sistemato in parte a prato e in parte con mattonelle in cemento filtranti. Alla domanda si è in particolare opposto A._, proprietario di un fondo vicino.\nE.\nIl 20 dicembre 2013 l'Autorità cantonale ha presentato un'opposizione parziale al progetto, preavvisando negativamente la costruzione della scala di accesso al sottotetto. Il 13 gennaio 2014 il Municipio ha quindi rilasciato la licenza edilizia richiesta, ad eccezione della citata scala d'accesso ed ha contestualmente respinto l'opposizione del vicino. La decisione municipale è stata confermata il 24 giugno 2014 dal Consiglio di Stato, adito dal vicino opponente.\nF.\nDopo avere esperito un sopralluogo, con sentenza del 21 aprile 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ha parzialmente accolto, nella misura della sua ricevibilità, un ricorso presentato dall'opponente contro la decisione governativa. La Corte cantonale ha segnatamente confermato il rilascio della licenza edilizia all'ulteriore condizione che l'area del piazzale coperta da mattonelle in cemento filtranti sia limitata a 100 m2.\nG.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di annullare pure la decisione governativa, nonché la licenza edilizia del 13 gennaio 2014. Postula inoltre che sia revocata la licenza edilizia del 9 luglio 2012 e che il Municipio sia invitato ad ordinare il ripristino della situazione precedente il rilascio dei contestati permessi di costruzione. Il ricorrente fa sostanzialmente valere la violazione del divieto dell'arbitrio e dell' (RS 700.1).\nH.\nLa Corte cantonale precisa la portata della sentenza impugnata e di quella precedente, del 6 febbraio 2004, riconfermandosi nel suo giudizio. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale. L'Ufficio delle domande di costruzione e il Municipio di X._ comunicano di non avere particolari osservazioni da formulare. La B._ Sagl contesta la fondatezza del ricorso.\nInvitato ad esprimersi sul gravame, l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE) chiede di annullare almeno la licenza edilizia del 13 gennaio 2014. Il Municipio di X._ e l'Ufficio delle domande di costruzione si sono confermati nelle loro risposte con osservazioni del 16 febbraio 2017, rispettivamente del 28 febbraio 2017. La Corte cantonale si è espressa sulla presa di posizione dell'ARE, riconfermandosi nella sua sentenza. Con osservazioni del 9 marzo 2017 sia il ricorrente sia la B._ Sagl hanno ribadito le loro conclusioni."} -{"id":"40e4fe97-0b9c-40d2-b1ca-23e38470fad7","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Nel settembre 2005 e nel marzo 2014 A._, nato nel 1969, ha subito due infortuni al ginocchio sinistro e rispettivamente a quello destro. L'INSAI ha posto l'assicurato al beneficio di una rendita di invalidità del 10% dal 1° luglio 2015.\nA.b. Il 20 gennaio 2015 A._, dipendente di B._ Sagl, in qualità di operaio di falegnameria e perciò assicurato d'obbligo contro gli infortuni all'INSAI, è scivolato sulle scale di casa e - per evitare di urtare la testa e la schiena - ha posato a terra la mano sinistra, subendo un contraccolpo alla spalla. L'INSAI ha assunto il caso e corrisposto le prestazioni. Il 22 marzo 2017 l'INSAI, contrariamente a un precedente scritto del 3 febbraio 2017, ha sospeso le prestazioni e comunicato di versare le indennità giornaliere fino al 31 marzo 2017. Con decisione del 7 settembre 2017, confermata su opposizione il 30 novembre 2017, l'INSAI ha sospeso le prestazioni di breve durata per il 28 febbraio 2017 e ha negato che fossero dati i presupposti per aumentare la rendita di invalidità in vigore (10%) come anche l'indennità per menomazione dell'integrità (IMI).\nB.\nIl 28 febbraio 2019 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha parzialmente accolto il ricorso, rinviando la causa all'INSAI per quanto attiene all'IMI per i postumi infortunistici alla spalla sinistra. Per il resto, il ricorso è stato respinto.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo l'annullamento del giudizio cantonale, la continuazione delle prestazioni sanitarie e delle indennità giornaliere dal 1° marzo 2017, rispettivamente dal 1° aprile 2017, nonché l'aumento della rendita di invalidità. Postula altresì la concessione dell'assistenza giudiziaria.\nChiamati ad esprimersi, l'INSAI chiede la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"1aa32acf-0c8c-4ede-a368-8f6ac0276c9c","text":"Fatti:\nA.\nLa controversia trae origine da trentaquattro cause di risarcimento avviate da altrettanti attori davanti alla Pretura di Bellinzona tra il 2009 e il 2012 contro l'avvocato ticinese HH._. Il 17 dicembre 2013 tutte le procedure erano state sospese, tranne quella avviata da II._ che avrebbe funto da causa-pilota. Il 16 giugno 2015 il Pretore aggiunto di Bellinzona Adriano Bernasconi, aveva respinto l'azione di II._. Il 2 dicembre 2016 la II Camera civile del Tribunale d'appello ticinese aveva respinto per quanto ricevibile l'appello di tale attore. Da ultimo, con sentenza del 19 luglio 2017 il Tribunale federale aveva respinto nella misura in cui lo aveva ritenuto ammissibile il ricorso in materia civile (causa 4A_39\/2017).\nII._ chiedeva che gli fossero risarcite le perdite subite a seguito d'investimenti effettuati tramite una società statunitense e sosteneva che il convenuto fosse stato incaricato di conservare dei titoli a garanzia degli investitori. Era invece emerso che l'avvocato aveva soltanto tenuto in deposito quattro buste dal contenuto a lui sconosciuto; così gli accertamenti dell'autorità cantonale rimasti vincolanti per il Tribunale federale (sentenza citata consid. 5, in part. 5.3.3).\nB.\nLa riattivazione delle cause rimaste sospese era stata piuttosto intricata; un intreccio di richieste delle parti e di ordinanze del Pretore aggiunto, in parte distinte per ventidue cause rette ancora dal codice di procedura civile ticinese (CPC\/TI) e undici promosse dopo la sua abrogazione. Di tali atti procedurali si dirà nella misura necessaria nei considerandi di diritto.\nC.\nCon istanza del 22 febbraio 2018 gli attori hanno chiesto la ricusazione del Pretore aggiunto di Bellinzona, l'annullamento di tutti gli atti da lui compiuti e la sospensione di tutti i termini correnti; prevalendosi degli \/TI e 47 cpv. 1 lett. f CPC sostenevano che numerosi e ripetuti gravi errori procedurali commessi dal giudice denotavano prevenzione nei loro confronti. Gli incarti sono stati trasmessi per competenza al Pretore del distretto di Riviera, davanti al quale, con scritti del 22 marzo e 1° ottobre 2018, gli attori hanno completato la loro istanza di ricusazione. Il Pretore di Riviera l'ha respinta con decisione del 28 giugno 2019. Il successivo reclamo degli attori è stato respinto, nella misura in cui era ricevibile, con sentenza del 12 dicembre 2019 della II Camera civile del Tribunale di appello ticinese.\nD.\nGli istanti insorgono davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 16 gennaio 2020; chiedono l'annullamento della sentenza cantonale, che sia ordinato al Pretore aggiunto di Bellinzona di ricusarsi e che siano annullati tutti gli atti da lui compiuti. Il convenuto propone di respingere il ricorso, per quanto fosse ammissibile. Gli istanti hanno replicato con scritto del 21 febbraio 2020, sul quale il convenuto ha brevemente preso posizione con osservazioni del 27 febbraio 2020.\nAnche il Pretore aggiunto di Bellinzona ha chiesto di respingere il ricorso. L'autorità cantonale non si è invece pronunciata.\nAl ricorso è stato attribuito effetto sospensivo con decreto presidenziale del 13 febbraio 2020."} -{"id":"c08334e8-d584-4548-85b3-72b0de657877","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nata nel 1955, da ultimo attiva quale cameriera ai piani presso un hôtel, ha inoltrato il 27 gennaio 2009 una domanda di prestazioni AI per le affezioni alla spalla destra insorte a seguito dell'infortunio del 3 maggio 2008. Con decisione del 5 ottobre 2009, passata incontestata in giudicato, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (di seguito: UAI), le ha negato il diritto a prestazioni, dal 1° marzo 2009 avendo A._ ripreso al 100% la sua abituale attività lavorativa.\nA.b. Il 9 febbraio 2013 A._ ha inoltrato un'ulteriore domanda di prestazioni AI indicando una sintomatologia algica alla spalla destra e all'anca sinistra, disturbi lombari e depressione. L'UAI ha attuato gli accertamenti medico amministrativi del caso, segnatamente ha fatto esperire una perizia pluridisciplinare - con consulti di natura neurologica, reumatologica e psichiatrica - presso il Servizio Accertamento Medico (di seguito: SAM) di Bellinzona, volta alla valutazione dell'evoluzione dello stato di salute, come pure dell'abilità lavorativa nella professione abituale e in altre attività adeguate. Con referto del 6 novembre 2014 i periti hanno posto, fra le diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa, tra l'altro, quella di \"reazione ansioso depressiva su disadattamento\" e hanno complessivamente concluso per un'incapacità lavorativa del 100% nell'ultima attività svolta a far tempo dal 22 ottobre 2010 (data dell'intervento chirurgico alla spalla destra). Gli esperti hanno inoltre ritenuto una capacità lavorativa globale dell'80% in un lavoro adatto, rispettoso dei limiti in ambito psichiatrico, con una riduzione del 20% dalla fine del 2013, concretamente da intendersi come riduzione del rendimento sull'arco di un'intera giornata lavorativa. Un primo progetto di decisione del 1° dicembre 2014 (che prevedeva una rendita intera d'invalidità dal 1° agosto 2013 e un 1\/4 di rendita dal 1° marzo 2014 fino al 31 maggio 2014) è stato annullato a causa delle misure d'istruzione complementari (cfr. in particolare complemento peritale SAM del 24 marzo 2015) resesi necessarie a seguito delle critiche mosse da A._, segnatamente in merito alla situazione medica, soprattutto quella psichiatrica. Sulla scorta di tali valutazioni, come pure di quelle del consulente in integrazione professionale, l'UAI con progetto di decisione dell'11 giugno 2015 ha riconosciuto a A._ una rendita d'invalidità del 100% dal 1° agosto 2013 al 28 febbraio 2014 e del 50% dal 1° marzo 2014 limitata nel tempo fino al 31 maggio 2014.\nB.\nIl 2 novembre 2015 A._ si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, cui ha chiesto in via principale di annullare la decisione amministrativa e accordarle 3\/4 di rendita dal 1° novembre 2011, ossia trascorso un anno dall'insorgenza dei disturbi, mentre in subordine la retrocessione dell'incarto all'UAI per nuovo esame peritale in ambito psichiatrico.\nCon giudizio dell'11 ottobre 2016 la Corte cantonale ha respinto il gravame e confermato la decisione impugnata.\nC.\nL'11 novembre 2016 (timbro postale) A._ presenta ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede in via principale la riforma del giudizio cantonale nel senso di accordarle 3\/4 di rendita dal 25 marzo 2014. In via subordinata la ricorrente postula l'annullamento del giudizio impugnato e la retrocessione dell'incarto all'UAI per nuova decisione dopo aver proceduto a un nuovo esame peritale in ambito psichiatrico, segnatamente idoneo a stabilire la diagnosi e l'influenza della patologia sulla capacità lavorativa."} -{"id":"21bb9c2d-c67a-4273-a274-ebdd92cb95a2","text":"Fatti:\nA. A._ e B._ hanno contratto matrimonio nel 1989. Dall'unione sono nati i figli C._ (1993, divenuto maggiorenne nell'aprile 2011) e D._ (1997).\nB. Il 14 dicembre 2010 A._ ha promosso un'istanza di misure a protezione dell'unione coniugale nei confronti del marito B._ chiedendo sia nel merito che in via supercautelare e cautelare la regolamentazione della vita separata.\nCon decisione 24 giugno 2011 a protezione dell'unione coniugale il Pretore del Distretto di Lugano ha, tra l'altro, affidato il figlio D._ a A._ (dispositivo n. 2), ha condannato B._ a versare, a partire dalla crescita in giudicato della decisione pretorile, contributi alimentari a favore della moglie di fr. 4'800.-- mensili e a favore dei due figli di fr. 1'605.-- mensili (dispositivi n. 4, 5 e 7), ha attribuito l'abitazione coniugale in uso alla moglie ordinando al marito di lasciare tale alloggio entro dieci giorni dalla crescita in giudicato della decisione pretorile (dispositivo n. 9) e ha accollato le spese processuali al marito (dispositivo n. 10). Il Pretore non ha emesso alcun provvedimento cautelare.\nC. A._ è insorta con appello 5 luglio 2011 alla I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino contro la decisione pretorile del 24 giugno 2011, chiedendo di riformare i dispositivi n. 4, 5, 7 e 9 togliendo dai medesimi la locuzione \"a partire dalla crescita in giudicato della presente decisione\", e postulando al contempo quale misura supercautelare e cautelare l'esecutività anticipata di tali dispositivi.\nCon appello 11 luglio 2011 B._ ha a sua volta impugnato i dispositivi n. 7 (offrendo un contributo alimentare a favore della moglie di fr. 2'950.-- mensili) e 10 della decisione pretorile.\nCon decreto 12 luglio 2011 il Presidente della I Camera civile del Tribunale d'appello ha respinto la richiesta di A._ intesa a ottenere l'esecutività anticipata dei dispositivi n. 4, 5, 7 e 9 della decisione pretorile. Egli ha osservato in sostanza che, limitatamente alle conclusioni, gli appelli delle parti hanno sospeso l'efficacia e l'esecutività della decisione pretorile () e che decretare l'esecutività anticipata () dei dispositivi n. 4, 5, 7 e 9 non procurerebbe a A._ alcun vantaggio atteso che la loro efficacia è stata esplicitamente fatta decorrere a partire dalla crescita in giudicato della decisione pretorile, di modo che l'esecutività anticipata presupporrebbe una riforma dei dispositivi stessi. Il Presidente ha inoltre sottolineato che il problema consiste in realtà nel fatto che il Pretore non ha statuito per il lasso di tempo precedente il passaggio in giudicato della propria decisione, nonostante A._ ne avesse fatto richiesta espressa.\nD. Con ricorso in materia civile del 16 agosto 2011 A._ insorge al Tribunale federale chiedendo di annullare il predetto decreto presidenziale e di riformarlo nel senso che \"alla sentenza di misure a protezione dell'unione coniugale del 24 giugno 2011 della Pretura di Lugano è tolto l'effetto sospensivo per cui è da considerare immediatamente esecutiva in tutti i suoi punti\". La ricorrente lamenta in sostanza una violazione dell' e dell'.\nCon scritto 6 febbraio 2012 la I Camera civile del Tribunale d'appello comunica di non avere nessuna osservazione da formulare. Con risposta 24 febbraio 2012 B._ postula la reiezione del ricorso in ordine e nel merito. Con osservazioni 29 febbraio 2012 la ricorrente conferma le richieste presentate con il ricorso in materia civile."} -{"id":"1c224131-775b-4d4a-a835-8359b487eeef","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 18 agosto 2005 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito del procedimento penale aperto nei confronti di A._ e altre persone per falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, peculato, corruzione, associazione per delinquere e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope. Durante l'inchiesta sono stati sequestrati importanti quantitativi di cocaina. L'indagato, assistente della Polizia di Stato, sarebbe stato il capo dell'associazione, in quanto avrebbe individuato gli obiettivi, ideato e organizzato i delitti, predisponendone tempi e modalità. Egli disporrebbe di una carta di credito della banca B._: su tale conto sarebbero transitati proventi dell'attività criminosa. La richiesta è stata completata il 23 agosto e il 29 settembre 2005.\nA. Il 18 agosto 2005 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito del procedimento penale aperto nei confronti di A._ e altre persone per falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, peculato, corruzione, associazione per delinquere e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope. Durante l'inchiesta sono stati sequestrati importanti quantitativi di cocaina. L'indagato, assistente della Polizia di Stato, sarebbe stato il capo dell'associazione, in quanto avrebbe individuato gli obiettivi, ideato e organizzato i delitti, predisponendone tempi e modalità. Egli disporrebbe di una carta di credito della banca B._: su tale conto sarebbero transitati proventi dell'attività criminosa. La richiesta è stata completata il 23 agosto e il 29 settembre 2005.\nB. Con decisione di entrata nel merito del 25 agosto 2005 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato alla banca B._ di trasmettergli la documentazione bancaria riferibile all'indagato, imponendo alla banca, come richiesto dall'autorità estera, un divieto di comunicazione. È risultato che la citata carta era collegata a un conto aperto presso la banca B._ di Chiasso, dove l'inquisito aveva locato una cassetta di sicurezza, che pure interessa l'autorità estera, come risulta dalla domanda complementare del 29 settembre 2005 ammessa con decisione incidentale di stessa data dal MPC. Il 25 gennaio 2006 l'autorità richiedente ha rinunciato al divieto di comunicazione. Il MPC, con decisione incidentale del 3 marzo 2006, l'ha revocato invitando la banca ad informare immediatamente il cliente delle misure di assistenza, ciò che è avvenuto il 15 marzo successivo: esso ha altresì autorizzato la presenza degli inquirenti esteri alla cernita della documentazione sequestrata, che ha avuto luogo senza la presenza del titolare del conto il 3 marzo 2006. Con decisione del 20 aprile 2006 il MPC ha ordinato la trasmissione all'Italia dei documenti bancari e del verbale sul contenuto della cassetta di sicurezza.\nB. Con decisione di entrata nel merito del 25 agosto 2005 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato alla banca B._ di trasmettergli la documentazione bancaria riferibile all'indagato, imponendo alla banca, come richiesto dall'autorità estera, un divieto di comunicazione. È risultato che la citata carta era collegata a un conto aperto presso la banca B._ di Chiasso, dove l'inquisito aveva locato una cassetta di sicurezza, che pure interessa l'autorità estera, come risulta dalla domanda complementare del 29 settembre 2005 ammessa con decisione incidentale di stessa data dal MPC. Il 25 gennaio 2006 l'autorità richiedente ha rinunciato al divieto di comunicazione. Il MPC, con decisione incidentale del 3 marzo 2006, l'ha revocato invitando la banca ad informare immediatamente il cliente delle misure di assistenza, ciò che è avvenuto il 15 marzo successivo: esso ha altresì autorizzato la presenza degli inquirenti esteri alla cernita della documentazione sequestrata, che ha avuto luogo senza la presenza del titolare del conto il 3 marzo 2006. Con decisione del 20 aprile 2006 il MPC ha ordinato la trasmissione all'Italia dei documenti bancari e del verbale sul contenuto della cassetta di sicurezza.\nC. A._ impugna questa decisione con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede di annullarla unitamente alle decisioni incidentali anteriori.\nL'Ufficio federale di giustizia e il MPC propongono di respingere il ricorso."} -{"id":"f9eaad38-80dd-4ee8-8f0b-5dd2cfff1aba","text":"Fatti:\nA.\nNel novembre 1997, l'allora Commissione federale delle banche ha ordinato Io scioglimento e la messa in liquidazione della società D._ SA ed ha nominato come liquidatrice C._ AG. Quest'ultima ha terminato il mandato affidatole nel giugno 2006, fatturando alla società onorari per fr. 476'813.75. Nel dicembre 2007 D._ SA in liquidazione è stata radiata dal registro di commercio.\nCon petizione del 29 settembre 2008, B._ e A._ hanno convenuto in giudizio C._ AG per ottenere il pagamento a D._ SA in liquidazione di fr. 274'500.-- oltre interessi. Come azionisti di D._ SA, hanno infatti rimproverato alla convenuta di non avere svolto il mandato correttamente e, in particolare: di avere venduto il veicolo sociale E._ a un prezzo inferiore alla valutazione Eurotax (causando un danno di fr. 24'500.--); di avere fornito prestazioni inutili o contrarie agli interessi della società o degli azionisti (ciò che imponeva di dedurre dagli onorari almeno fr. 100'000.--); di avere ritardato la conclusione della liquidazione (accrescendo inutilmente i suoi onorari di almeno fr. 150'000.--). La convenuta si è opposta alla petizione. In sede conclusionale ha prodotto alcuni atti attestanti le spese di deposito della documentazione oggetto di una domanda di edizione nei suoi confronti, chiedendone il rimborso.\nB.\nCon sentenza del 17 ottobre 2014, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, condannando la convenuta al pagamento a D._ SA in liquidazione di fr. 259'500.-- oltre a interessi e, in particolare: ammettendo parzialmente la richiesta di risarcimento del danno derivante dalla vendita del veicolo E._ ad un prezzo inferiore alla valutazione raccolta (fr. 9'500.--); riconoscendo in toto la domanda di riduzione degli onorari (fr. 250'000.--). Ordinata la reiscrizione a registro di D._ SA in liquidazione e nominato quale suo liquidatore l'avv. F._, ha nel contempo: dichiarato inammissibile la documentazione presentata dalla convenuta in sede conclusionale; respinto un'istanza di intersecazione della convenuta.\nSu appello di quest'ultima, con sentenza del 17 marzo 2016 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto il ricorso. In riforma della pronuncia del Pretore, essa ha in particolare ridotto l'importo dovuto alla D._ SA da fr. 259'500.-- a fr. 9'500.-- (relativi alla vendita del veicolo sociale).\nC.\nContro questo giudizio, B._ e A._ sono insorti davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile, chiedendo: in via principale e in riforma della sentenza impugnata, di respingere l'appello e di confermare la pronuncia del Pretore; in via subordinata, di annullare la sentenza impugnata e di rinviare l'incarto alla Corte cantonale per completazione dell'istruttoria e nuova decisione nel senso dei considerandi; in via ancora più subordinata, di decidere come richiesto in via principale previa assunzione delle prove offerte dagli attori in prima istanza e rifiutate dal Pretore.\nCon la risposta, l'opponente domanda che il gravame sia integralmente respinto."} -{"id":"6d5d6aa7-227b-418d-9cd5-5b1bf5a2b530","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino peruviano, è entrato in Svizzera nel 1989 per chiedere asilo; con decisione del 26 aprile 1995 l'allora Ufficio federale dei rifugiati ha respinto la sua domanda. Nel dicembre 1996 egli si è sposato con B._, cittadina elvetica di origini peruviane. A seguito del matrimonio, ha ottenuto dapprima un permesso di dimora e, dal 2001, un permesso di domicilio. Dall'unione sono nati i figli C._ e D._.\nB.\nDurante il suo soggiorno in Svizzera, A._ ha interessato a più riprese le autorità amministrative e le autorità penali. In particolare, oltre che di una serie di multe dipartimentali pronunciate tra il 1990 e il 1998, è stato oggetto delle seguenti condanne penali:\n- Decreto d'accusa del 12 aprile 1994: riconosciuto colpevole di infrazione alla legge federale sulla circolazione stradale del 19 dicembre 1958 (RS 741.01; LCStr) (circolazione in stato di ebrietà) e condannato ad una multa di fr. 1'000.--;\n- Decreto d'accusa del 2 giugno 1997: riconosciuto colpevole di rissa ma mandato esente da pena per avere agito in difesa di un amico, ingiustamente aggredito da un terzo e in scusabile stato di eccitazione;\n- Strafverfügung Amtsstatthalteramt Lucerna del 6 ottobre 2008: riconosciuto colpevole di infrazione alla legge federale sulla circolazione stradale del 19 dicembre 1958 (RS 741.01; LCStr) (superamento della velocità consentita di 36 km\/h su un tratto autostradale) e condannato a una pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da fr. 130.-- ciascuna, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, nonché a una multa di fr. 2'400.--;\n- sentenza della Corte delle assise criminali del 29 maggio 2013: riconosciuto colpevole di ripetuta amministrazione infedele aggravata, ripetuta falsità in documenti, ripetuta bancarotta fraudolenta, truffa consumata e tentata, somministrazione a fanciulli di sostanze pericolose per la salute e condannato a una pena detentiva di 3 anni, sospesa in ragione di 29 mesi con un periodo di prova di 2 anni.\nC.\nCon decisione del 7 novembre 2013, richiamata l'ultima condanna citata, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato ad A._ il permesso di domicilio di cui disponeva, fissandogli un termine per lasciare la Svizzera. Su ricorso, detta decisione è stata confermata sia dal Consiglio di Stato, il 20 maggio 2014, che dal Tribunale cantonale amministrativo, pronunciatosi in merito con sentenza del 30 marzo 2015.\nD.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 5 maggio 2015, A._ si è quindi rivolto al Tribunale federale chiedendo: in via principale e in riforma del giudizio impugnato, la restituzione del suo permesso di domicilio e la pronuncia di un ammonimento; in via subordinata, l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio dell'incarto alla Corte cantonale, affinché si pronunci nuovamente sulla fattispecie. Il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa hanno fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione e la Segreteria di Stato della migrazione. Il Governo ticinese si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"204f3679-d26a-4a32-a20f-fa73a30b9a5d","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 14 febbraio 2011 e rinvio alla sua precedente decisione del 1° settembre 2009, l'Ufficio assicurazione invalidità del Cantone Ticino (di seguito UAI) ha riconosciuto ad A._, nato nel 1987, da ultimo attivo come tuttofare in un esercizio pubblico, il diritto a una rendita intera d'invalidità dal 1° dicembre 2008 al 30 aprile 2009 per le conseguenze di un infortunio stradale che gli ha causato la perdita dell'occhio sinistro e un danno permanente alla spalla sinistra. L'UAI non è entrato in materia su due successive domande di rendita con decisioni del 1° giugno 2011 e 19 novembre 2012. Il 20 aprile 2015 A._ ha inoltrato una nuova domanda di rendita AI. Dopo avere ordinato una perizia presso il Servizio di accertamento medico (SAM; rapporto del 14 settembre 2016), e interpellato il proprio servizio medico (rapporti dei dott. B._ e C._ del 10 gennaio e 21 novembre 2017), con decisione del 27 novembre 2017, l'UAI ha respinto la domanda.\nB.\nIl 15 gennaio 2018 A._ si è rivolto al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino. Con giudizio del 5 dicembre 2018 la Corte cantonale ha respinto il ricorso.\nC.\nA._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale al quale chiede, in via principale, di riconoscergli una rendita intera d'invalidità, nonché le misure a sostegno della reintegrazione professionale e, in via subordinata, di rinviare gli atti all'UAI per ulteriori accertamenti dal punto di vista psichiatrico."} -{"id":"23eaf9be-e836-49b2-b2b6-551c82752d20","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Nella procedura arbitrale incoata dalla B._ Ltd innanzi al Tribunal d'Arbitrage commercial international auprès de la Chambre européenne d'arbitrage di Bruxelles e sfociata nel lodo 24 aprile 2019, A._ è stato condannato solidalmente con altri due convenuti al pagamento di 6'874'283 dollari statunitensi, oltre a interessi e spese. Tale importo era stato fatto valere dalla B._ Ltd in relazione al patrocinio di A._ in un'altra procedura arbitrale promossa innanzi alla London Court of International Arbitration.\nA.b. Con decisione 26 giugno 2020 il Pretore del distretto di Lugano ha respinto l'istanza 5 luglio 2019 con cui la B._ Ltd aveva convenuto in giudizio A._ e chiesto di riconoscere e dichiarare esecutivo in Svizzera il lodo 24 aprile 2019 e di rigettare in via definitiva l'opposizione interposta al precetto esecutivo fatto notificare al convenuto.\nB.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, con sentenza 7 gennaio 2021 e in parziale accoglimento di un reclamo della B._ Ltd, accolto la richiesta di riconoscimento ed esecuzione del lodo arbitrale del 24 aprile 2019. La Corte cantonale non ha applicato la convenzione concernente il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze arbitrali estere conchiusa a Nuova York il 10 giugno 1958 (RS 0.277.12; in seguito CNY), ma ha ritenuto date le condizioni - reputate più favorevoli - previste dalla convenzione tra la Svizzera e il Belgio circa il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni giudiziarie e delle sentenze arbitrali del 29 aprile 1959 (RS 0.276.191.721; in seguito CSB).\nC.\nCon ricorso in materia civile del 9 febbraio 2021 A._ postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento della sentenza di seconda istanza e la sua riforma nel senso che il reclamo sia respinto. Narrati e completati i fatti, lamenta una violazione dell', rimproverando alla Corte cantonale di non avere spiegato perché le condizioni della CSB sarebbero più favorevoli di quelle contenute nella CNY e sostiene, prevalendosi di una violazione dell', che avrebbe dovuto essere applicata quest'ultima. Continua asserendo che in ogni caso i presupposti previsti dalla CSB non erano soddisfatti, poiché non sarebbe stato inoltrato un esemplare autentico del lodo, manca un'attestazione secondo cui la sentenza arbitrale non può essere impugnata per le vie legali ordinarie ed è esecutiva, ed è stata omessa la produzione di una traduzione conforme ai requisiti dell'art. 6 CSB. Afferma poi che il lodo sarebbe contrario all'ordine pubblico svizzero, perché il contratto di servizi legali di cui si era prevalsa la B._ Ltd per la procedura arbitrale sarebbe un falso e costituirebbe un pactum de palmario incompatibile con il diritto svizzero. Sostiene pure che il lodo sarebbe stato emanato in una procedura che ha violato gravemente le garanzie procedurali.\nCon osservazioni 2 marzo 2021 la B._ Ltd si è opposta all'emanazione di misure d'urgenza.\nCon decreto del 15 marzo 2021 è stato conferito effetto sospensivo al ricorso.\nIl 16 marzo 2021 A._ ha replicato spontaneamente alle osservazioni del 2 marzo 2021.\nCon risposta 24 marzo 2021 la B._ Ltd propone la reiezione del ricorso. L'8 aprile 2021 A._ ha presentato una replica spontanea a cui il 6 maggio 2021 la B._ Ltd ha - pure spontaneamente - duplicato."} -{"id":"caa67db1-cbd4-48d8-9e19-4fe620c74e2b","text":"Fatti:\nA.\nMediante decisione su opposizione del 16 marzo 2016, che confermava la decisione del 31 agosto 2015, la Cassa cantonale di compensazione AVS\/AI\/IPG (di seguito: la Cassa) ha condannato A.A._ a versarle fr. 42'287.20 a titolo di contributi paritetici AVS\/AI\/IPG\/AD e AF non soluti dalla B._ SA in liquidazione per gli anni dal 2009 al 2011 in via solidale con A.C._. La Cassa ha costatato che A.A._ era l'erede universale del defunto amministratore unico B.C._, deceduto nel 2011, responsabile a suo parere del mancato versamento dei contributi paritetici insieme al fratello A.C._.\nB.\nA.A._ si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, che con giudizio del 23 febbraio 2017 ha respinto il gravame.\nC.\nIl 28 marzo 2017 (timbro postale) A.A._ inoltra un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e la sua liberazione dal pagamento dei contributi AVS\/AI\/IPGA\/AD e AF per gli anni 2009-2011. A titolo sussidiario chiede il rinvio della causa per nuova decisione e a titolo ancora più sussidiario che l'importo da pagare sia ridotto a fr. 32'072.60 relativi agli anni 2009 e 2010 ad esclusione del 2011.\nIn risposta la Cassa ha proposto di respingere il ricorso mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a prendere posizione."} -{"id":"05a9b639-1529-43b4-bef7-5b59af1cc74b","text":"Fatti:\nA.\nIl 26 giugno 2014, A._, nato nel 1960, già pizzaiolo per molti anni, mentre era intento a svolgere uno stage organizzato dall'assicurazione contro la disoccupazione, si è ferito alla mano sinistra, riportando l'amputazione distale del pollice con lesione da strappo.\nL'INSAI con decisione del 2 settembre 2015 ha rifiutato ad A._ il versamento di una rendita di invalidità, ma ha accordato un'indennità per menomazione all'integrità (IMI) del 5%. Su opposizione, il 27 ottobre 2016 l'INSAI ha confermato la propria decisione in merito alla rendita di invalidità, ma ha aumentato l'IMI al 15%.\nB.\nIl 29 marzo 2017 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto il ricorso di A._ contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e il riconoscimento di una rendita di invalidità.\nL'INSAI propone la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni.\nIl 17 agosto 2017 A._ ha presentato ulteriori osservazioni, allegando nuovi documenti medici, la copia di una domanda di revisione in sede cantonale e ha chiesto la sospensione della procedura fino al momento in cui la Corte cantonale non avrebbe statuito in merito."} -{"id":"53034fc3-95c2-47aa-84e5-a09bc7010afe","text":""} -{"id":"70742c96-5421-401b-80fa-3fcb5a3fddb0","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 13 settembre 2007 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha aperto un'indagine preliminare di polizia giudiziaria nei confronti, tra altri, di A._ per titolo di riciclaggio di denaro aggravato. Il 30 ottobre 2007 l'inchiesta è stata estesa all'ipotesi di reato di corruzione attiva, il 18 marzo 2008 a quella di falsità in documenti e infine il 17 marzo 2009 a quella di truffa, subordinatamente di amministrazione infedele. In seguito a un ordine in tal senso, A._ è stato tratto in arresto dalle autorità slovene e successivamente estradato in Svizzera. Con atto di accusa del 5 settembre 2013 A._ è stato rinviato a giudizio dinanzi al Tribunale penale federale con le imputazioni di truffa, subordinatamente amministrazione infedele aggravata e ancor più subordinatamente amministrazione infedele qualificata, riciclaggio di denaro aggravato, falsità in documenti e corruzione attiva.\nB.\nCon sentenza del 4 febbraio 2014 la Corte penale del Tribunale penale federale (TPF) ha riconosciuto A._ autore colpevole di truffa e di istigazione in falsità in documenti; lo ha prosciolto dall'accusa di corruzione attiva e ha abbandonato il procedimento in relazione all'imputazione di riciclaggio di denaro aggravato. Lo ha quindi condannato a una pena detentiva di 27 mesi, di cui 6 da espiare, nonché a un risarcimento equivalente di 1 milione di franchi in favore della Confederazione. Ha infine respinto la pretesa di indennità dell'accusatrice privata banca B.B._, rinviandola al competente foro civile.\nC.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando l'annullamento della sentenza del TPF e principalmente il rinvio della causa all'autorità precedente per nuova decisione che non contempli i reati di truffa, amministrazione infedele qualificata rispettivamente aggravata, per i quali non sarebbe possibile procedere, subordinatamente il rinvio della causa per nuovo giudizio.\nInvitati a esprimersi sul gravame, il MPC ne propone l'integrale reiezione, siccome irricevibile, inammissibile e comunque infondato. Il TPF rinvia ai considerandi del proprio giudizio, formulando brevi osservazioni sulla verbalizzazione del dibattimento. L'accusatrice privata conclude alla reiezione dell'impugnativa nella misura in cui è ammissibile. Il ricorrente ha replicato."} -{"id":"1c82f6f9-0a44-4af0-be50-d7ab0388c174","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il \"Landesgericht\" di Innsbruck, in Austria, ha aperto un procedimento penale contro G._, cittadino svizzero, O._, cittadino italiano e un altro indagato per titolo di truffa in materia di tasse. Gli inquisiti sono sospettati dall'Autorità austriaca di aver importato illecitamente, a più riprese e in banda, dal 1995 al 1998, dalla zona extradoganale di Samnaun nei Grigioni a destinazione dell'Austria e poi dell'Italia, oggetti di valore nascosti in ricettacoli di due autovetture.\nCon richiesta di assistenza giudiziaria del 30 ottobre 1998, completata il 10 maggio 1999, l'Autorità estera ha chiesto in sostanza di procedere ad accertamenti riguardanti le merci inviate all'indagato O._ a Samnaun negli ultimi tre anni, in particolare da una ditta svizzera e dal punto franco di Chiasso; ha pure chiesto di perquisire l'abitazione e di interrogare O._.\nCon richiesta di assistenza giudiziaria del 30 ottobre 1998, completata il 10 maggio 1999, l'Autorità estera ha chiesto in sostanza di procedere ad accertamenti riguardanti le merci inviate all'indagato O._ a Samnaun negli ultimi tre anni, in particolare da una ditta svizzera e dal punto franco di Chiasso; ha pure chiesto di perquisire l'abitazione e di interrogare O._.\nB. Il 1° dicembre 1998 l'allora Ufficio federale di polizia, ora Ufficio federale di giustizia (UFG), ha delegato all'Amministrazione generale delle dogane l'esecuzione della rogatoria, che l'ha a sua volta delegata, con decisione di entrata nel merito del 12 agosto 1999, alla Direzione delle dogane di Lugano. Questa ha proceduto, il 6 aprile 2001, alla perquisizione e al sequestro presso la casa di spedizione A._ S.A. di Chiasso e all'audizione di P._, suo direttore, visto che dall'inchiesta è risultato che le merci spedite a Samnaun sarebbero state cedute alla B._ S.A., che le inviava all'indagato O._, dalla citata società.\nCon decisione finale del 14 dicembre 2001 la Direzione generale delle dogane ha accolto la rogatoria nel senso dei considerandi, ossia nel senso di trasmettere il verbale d'interrogatorio, di perquisizione e di sequestro, e cartelle di spedizione degli anni 1995-1998, eccetto quelle dissequestrate e consegnate alla società.\nCon decisione finale del 14 dicembre 2001 la Direzione generale delle dogane ha accolto la rogatoria nel senso dei considerandi, ossia nel senso di trasmettere il verbale d'interrogatorio, di perquisizione e di sequestro, e cartelle di spedizione degli anni 1995-1998, eccetto quelle dissequestrate e consegnate alla società.\nC. Avverso questa decisione la A._ S.A. e P._ presentano un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiedono, in via principale, di annullare sia la decisione di entrata in materia sia quella di chiusura e, in via subordinata, di confermare la decisione di entrata in materia, di annullare quella di chiusura e di ritornare l'incarto all'Autorità di esecuzione affinché emani una nuova decisione nel senso di individuare le cessioni di merci dimostratamente oggetto delle sospettate trafugazioni. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nLa Direzione generale delle dogane e l'UFG propongono di respingere il ricorso. Con replica del 10 febbraio 2002 i ricorrenti si sono riconfermati nelle loro allegazioni e conclusioni."} -{"id":"0e39058e-2c43-4c03-94a1-0e1d018d86da","text":"Fatti:\nA.\nLa Cassa di disoccupazione UNIA con decisione dell'11 maggio 2016, confermata su opposizione il 27 luglio 2016, ha negato ad A._, nato nel 1993, il diritto a beneficiare di indennità di disoccupazione, poiché non è stata ritenuta adempiuta l'esigenza della residenza in Svizzera. L'amministrazione ha fondato la sua decisione sul verbale di audizione dell'assicurato, il quale aveva affermato di possedere un appartamento di 2.5 locali, di condividere l'appartamento con il fratello, di possedere un veicolo, senza aver provveduto allo sdoganamento, e di essere rientrato nei fine settimana in Italia, ove risiedono i genitori, puntualizzando che la situazione è rimasta invariata durante la disoccupazione.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con giudizio del 6 febbraio 2017 il ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede in via principale la riforma del giudizio cantonale nel senso di stabilire la residenza stabile in Svizzera e conseguentemente il versamento delle indennità di disoccupazione dal 1° aprile 2016. In via subordinata postula il riconoscimento dello statuto di falso frontaliere con la possibilità di optare tra i sistemi svizzero e italiano. In via ancor più subordinata conclude per il rinvio della causa alla Corte cantonale.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1c96eea3-e6aa-4286-a2bf-6d2357d56406","text":"Fatti:\nA.\nIl 9 marzo 2012 è stata presentata l'iniziativa popolare costituzionale elaborata \"Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona\", volta a introdurre nella Costituzione ticinese un nuovo art. 20a del seguente tenore:\n\" Art. 20a: Aggregazione poli urbani del Sopraceneri\n1. I Comuni di Ascona, Brione s\/Minusio, Brissago, Cavigliano, Centovalli, Cugnasco-Gerra, Gordola, Lavertezzo, Locarno, Losone, Mergoscia, Minusio, Muralto, Orselina, Ronco s\/Ascona, Tegna, Tenero-Contra e Verscio sono aggregati al più tardi entro il 31 dicembre 2017 in un unico Comune denominato Comune di Locarno, a far tempo dalla costituzione del Municipio.\n2. I Comuni di Arbedo-Castione, Bellinzona, Cadenazzo, Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Lumino, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant'Antonio, Sant'Antonino e Sementina sono aggregati al più tardi entro il 31 dicembre 2017 in un unico Comune denominato Comune di Bellinzona, a far tempo dalla costituzione del Municipio.\n3. Nella prima legislatura il Municipio dei due nuovi Comuni sarà composto di 7 membri e 4 supplenti, mentre il Consiglio comunale sarà composto di 60 membri.\n4. Il Cantone verserà un contributo di 24 milioni di franchi al nuovo Comune di Locarno e di 30 milioni di franchi al nuovo Comune di Bellinzona.\n5. Sono riservati aggregazioni più estese e contributi più elevati.\n6. La legge ne disciplina le condizioni e le modalità.\"\nB.\nL'iniziativa ha raccolto 11'558 firme valide ed è quindi riuscita. Essa è stata trasmessa al Gran Consiglio, che ha licenziato due rapporti, uno di maggioranza del 5 settembre 2013, volto a farla dichiarare irricevibile, l'altro di minoranza di stessa data, tendente ad accertarne la ricevibilità. Con decreto del 14 ottobre 2013 (pubblicato nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino n. 53\/2013 del 18 ottobre 2013 pag. 419 seg.), il Gran Consiglio, aderendo al rapporto di maggioranza, ha dichiarato irricevibile l'iniziativa. Ha ritenuto che, oltre ad opporvisi insuperabili problemi relativi al diritto costituzionale di essere sentito (), al principio dell'uguaglianza giuridica e alla libertà di voto, perché ai cittadini è preclusa la possibilità di accettare soltanto una o l'altra delle aggregazioni proposte, essa viola l'art. 4 cpv. 6 e l'art. 5 della Carta europea dell'autonomia locale, conclusa a Strasburgo il 15 ottobre 1985, approvata dall'Assemblea federale il 15 dicembre 2004, ratificata dalla Svizzera il 17 febbraio 2005 ed entrata in vigore per il nostro Paese il 1° giugno seguente (in seguito: la Carta; RS 0.102).\nC.\nAvverso questo decreto Giorgio Ghiringhelli, Giuseppe Cotti, Filippo Gianoni, Giorgio Giudici, Remo Lardi, Luigi Pedrazzini, Mauro Minotti, Giancarlo Seitz e Pietro Vanetti, promotori dell'iniziativa, presentano un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale per violazione del diritto di voto dei cittadini. Chiedono, in via principale, di riformare l'impugnato decreto nel senso di dichiarare valida e ricevibile l'iniziativa e di demandarla alla Commissione speciale Costituzione e diritti politici per l'esame di merito; in via subordinata, di annullarlo e di rinviare la causa al Gran Consiglio per nuovo giudizio e, in via ulteriormente subordinata, di annullarlo.\nNella risposta il Consiglio di Stato, per sé e in rappresentanza del Gran Consiglio, propone di respingere il ricorso in quanto ammissibile. In replica i ricorrenti si riconfermano nelle loro motivazioni e conclusioni, completando queste ultime. In duplica il Governo cantonale si riconferma nelle proprie conclusioni. Con scritto dell'8 maggio 2014 i ricorrenti si sono espressi al riguardo.\nLa I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ha trattato la causa nella seduta pubblica del 3 giugno 2016."} -{"id":"02eabb6d-de10-4c4f-8850-da6ba8afb58f","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- T._ ha denunciato il 1° dicembre 1998 a Lugano F._ per estorsione aggravata, appropriazione indebita aggravata e falsità in documenti, costituendosi nel contempo parte civile. Il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP), promossa l'accusa contro il denunciato ed esperita l'istruzione formale, ha ordinato, il 29 dicembre 2000, il deposito degli atti.\nL'8 gennaio 2001 T._ ha presentato alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) una domanda di ricusa del PP. La Corte cantonale, non riscontrando motivi giustificanti un sospetto di parzialità del PP, ha respinto l'istanza con una sentenza del 2 marzo 2001, che T._ ha impugnato, senza successo, dinanzi al Tribunale federale (cfr. sentenza del 19 luglio 2001 nella causa 1P.245\/2001).\nIl 27 agosto 2001 il PP ha quindi notificato alle parti la chiusura dell'istruzione formale e il 29 agosto 2001 ha pronunciato l'abbandono del procedimento penale contro F._.\nB.- T._ ha impugnato la decisione di chiusura dell'istruzione formale con un reclamo al Giudice dell'istruzione e dell'arresto del Cantone Ticino (GIAR) che lo ha respinto con giudizio del 10 settembre 2001. Il GIAR ha essenzialmente rilevato che le critiche mosse al PP erano già state esaminate e respinte dalla CRP e dal Tribunale federale nell'ambito dell'istanza di ricusa. Ha inoltre osservato che T._ non aveva chiesto, entro il termine fissato, un complemento di inchiesta: la decisione del PP di notificare alle parti la chiusura dell'istruzione formale era quindi corretta.\nC.- T._ impugna questa sentenza con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullarla.\nPostula inoltre di riconoscergli il beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio per la sede federale. Il ricorrente lamenta essenzialmente la violazione degli art. 9, 29 e 30 Cost. e dell'art. 6 CEDU. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso."} -{"id":"0a161dc5-4c51-4cb9-801e-61f34a0f2ff1","text":"Fatti:\nA.\nIl 10 dicembre 2014 A._ Limited e C._, azionista e avente diritto economico della società, hanno denunciato B._, all'epoca amministratore unico di D._ SA, società poi sciolta in seguito a fallimento, per titolo di amministrazione infedele, subordinatamente truffa, in relazione alla vendita di un aereo CJ1 appartenente alla denunciante, della cui gestione si sarebbe occupata D._ SA, nonché all'acquisto da parte della querelante di un aereo CJ3. I denuncianti avrebbero incaricato B._, quale mediatore, di vendere il CJ1 e di acquistare un CJ3. Una società germanica da lui contattata avrebbe ritirato il CJ1 per USD 1'500'000.-- e venduto un CJ3 per il tramite di un'altra società per USD 4'850'000.--. Il denunciato avrebbe invece acquistato direttamente l'aereo dalla società germanica per il tramite di D._ SA al prezzo di USD 3'900'000.--, rivendendolo poi alla denunciante per USD 4'850'000.--.\nB.\nIl 29 gennaio 2015 l'allora Procuratore pubblico (PP) Fiorenza Bergomi ha aperto l'istruzione formale a carico del denunciato per i reati di truffa () e amministrazione infedele (). Il PP, dopo aver interrogato le parti e sentito un testimone, il 30 agosto 2018 ha emanato un decreto di abbandono per i due prospettati reati (ABB 813\/2018).\nC.\nCon decisione del 22 marzo 2019 (incarto n. 60.2018.240), in accoglimento di un reclamo dei denuncianti, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP), riconosciuta la legittimazione a reclamare soltanto a A._ Limited, ha annullato parzialmente il decreto di abbandono, segnatamente limitatamente al reato di truffa e ritornato gli atti al PP per i suoi incombenti ai sensi dei considerandi. Il PP Daniele Galliano, divenuto nel frattempo titolare del procedimento, assunte ulteriori prove, il 20 dicembre 2019 ha comunicato alle parti l'imminente chiusura dell'istruzione prospettando l'abbandono del procedimento per i due citati reati e l'emanazione nei confronti del denunciato di un decreto di accusa per il reato di omissione della contabilità (), ritenuto che questa infrazione si riferiva a fatti completamente diversi. Il 24 gennaio 2020, richiamato il principio \"ne bis in idem\", il PP ha abbandonato il procedimento per il reato di amministrazione infedele e anche per quello di truffa, trattandosi di un'altra qualificazione giuridica del medesimo evento (ABB 146\/2020). A titolo abbondanziale ha nondimeno illustrato perché in ogni modo non sarebbero adempiuti i presupposti oggettivi e soggettivi del reato di truffa.\nD.\nAdita dalla denunciante, con decisione dell'11 maggio 2020 (n. 60.2020.29) la CRP ha interpretato il dispositivo del suo precedente giudizio del 22 marzo 2019 nel senso che il decreto di abbandono del 30 agosto 2018 non è annullato solo parzialmente, ma interamente. In accoglimento del reclamo ha annullato anche il nuovo decreto di abbandono del 24 gennaio 2020, ritornando gli atti al PP affinché proceda nei suoi incombenti ai sensi dei considerandi.\nE.\nAvverso questa sentenza il PP Daniele Galliano presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di confermare il decreto di abbandono del 24 gennaio 2020 (ABB 146\/2020), subordinatamente di rinviare la causa alla CRP per nuovo giudizio ai sensi dei considerandi.\nLa CRP non presenta osservazioni e si rimette al giudizio del Tribunale federale. A._ Limited propone di dichiarare inammissibile il ricorso in applicazione dell', subordinatamente di respingerlo, mentre B._ non si è espresso sul gravame."} -{"id":"dbd4c26e-afbb-4c0f-b657-4f08b0114590","text":""} -{"id":"7559f410-8e7b-47a9-b035-e7cb5ed84ee0","text":"Fatti:\nA.\nIl 25 aprile 2013 A._, nato nel 1958, impiegato in qualità di macchinista e assicurato contro gli infortuni presso l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), era alla guida di un autocarro, quando il cassone ha urtato una trave di ferro, provocando l'impennata della parte anteriore del mezzo e lo schiacciamento della cabina. A._ ha riportato un trauma contusivo\/distrattivo del rachide con diagnosi di lombalgia. In seguito agli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione del 28 agosto 2014, confermata su opposizione l'8 giugno 2015, l'INSAI ha sospeso l'erogazione di prestazioni assicurative dal 29 agosto 2014, non essendo più dato un nesso causale adeguato tra disturbi lamentati e il trauma assicurato subito.\nB.\nIl Tribunale cantonale delle assicurazioni del Cantone di Ticino ha respinto con pronuncia del 2 marzo 2016 il ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ ha presentato un ricorso al Tribunale federale, al quale, protestate spese e ripetibili, chiede l'annullamento del giudizio cantonale e che \"l'incarto retrocesso alla SUVA affinché, previo accertamento degli altri requisiti amministrativi necessari per stabilire il diritto, metta in pagamento dapprima le prestazioni di corta durata ed in seguito, quando il quadro medico è considerato stabilizzato, metta in pagamento le prestazioni di lunga durata\"."} -{"id":"749c3773-cdc9-4adf-911d-6fdcd8c7b6ee","text":"Fatti:\nA.\nIl 28 dicembre 2014 l'Associazione B._ ha affidato a A._ un boxer tigrato. Il 22 gennaio seguente la menzionata associazione ha invano domandato la restituzione del cane, prevalendosi di una specificata clausola (\"affidamento temporaneo\") del relativo contratto. Il 5 febbraio 2015 l'Associazione B._ ha chiesto al Giudice di pace del circolo di Paradiso di convocare A._ a un tentativo di conciliazione volto a ottenere la restituzione del cane. Statuendo il 9 marzo 2015 il Giudice di pace ha obbligato il convenuto a riconsegnare il quadrupede.\nB.\nLa Camera dei reclami del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto con sentenza 11 settembre 2017 il reclamo presentato da A._. La Corte cantonale ha innanzi tutto reputato la decisione di primo grado sufficientemente motivata. Essa ha poi ritenuto che l'istante aveva chiesto al Giudice di pace di emanare una decisione e che il convenuto non aveva sufficientemente contestato l'autenticità del contratto.\nC.\nCon ricorso sussidiario in materia costituzionale del 16 ottobre 2017 A._ chiede, previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame, la riforma della sentenza cantonale nel senso che la decisione del Giudice di pace sia annullata. Lamenta una violazione dell', quale diritto ad ottenere una decisione motivata, e afferma che l'attrice non avrebbe formulato in sede di udienza una richiesta di giudizio ex né provato l'autenticità del contratto prodotto.\nIl 17 ottobre 2017 la Presidente della Corte adita ha concesso al gravame effetto sospensivo in via supercautelare.\nCon osservazioni 7 novembre 2017 l'Associazione B._ si è opposta al conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso. Non è stata chiesta una risposta al merito del ricorso."} -{"id":"097fe614-b4d9-4dff-a050-02bacfc3cd32","text":"Fatti:\nA. Il 10 luglio 1989 la banca C._ ha concesso a B._ e D._ un anticipo fisso (fester Vorschuss) di fr. 1'000'000.-- e un credito di costruzione in conto-corrente di fr. 200'000.--, entrambi garantiti da cartelle ipotecarie di pari importo gravanti due fondi nel Comune di Lugano. I crediti erano destinati all'acquisto dei due fondi citati, poi avvenuto, e alla progettazione dei lavori di ristrutturazione degli immobili ivi situati.\nA.a Nel maggio 1991 A._ è subentrato a D._.\nA.b I rapporti tra le parti sono proseguiti in modo piuttosto burrascoso.\nDal 1992 in poi la banca ha infatti rinnovato e disdetto i crediti più volte, con termini anch'essi prorogati ripetutamente.\nIl 13 febbraio 1995 C._ ha nondimeno accettato di rinnovare l'anticipo fisso e aumentato il credito in conto-corrente a fr. 800'000.--, subordinando però l'erogazione dell'aumento (fr. 600'000.--) all'adeguamento delle garanzie ipotecarie, alla prestazione di una fideiussione di fr. 150'000.-- e al rispetto di un piano di pagamento in relazione con la vendita degli appartamenti. Per finire il nuovo credito non è stato elargito, poiché a mente dell'istituto bancario le condizioni per la sua concessione non erano state adempiute.\nSono seguite discussioni e trattative volte a chiarire la portata delle condizioni e a elaborare nuove proposte, che non sono sfociate in nessun accordo. Il 14 luglio 2000 la banca ha pertanto disdetto, per scadenze diverse, il credito in conto-corrente di fr. 300'015.85, l'anticipo fisso di fr. 1'000'000.-- con i relativi interessi di fr. 316'582.85 nonché il credito per capitale e interessi incorporato nelle cartelle ipotecarie (del valore nominale totale di fr. 2'000'000.--).\nB. Il 20 settembre 2000 C._ ha avviato contro B._ e A._ un'esecuzione in via di realizzazione del pegno immobiliare per fr. 316'582.85, costituiti da tre annualità scadute d'interessi delle cartelle ipotecarie. Il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5, ha rigettato provvisoriamente le opposizioni degli escussi con sentenza del 29 novembre 2002, confermata in appello il 6 giugno 2003.\nC. Il 2 luglio 2003 B._ e A._ hanno dunque promosso azione di disconoscimento del debito. Dinanzi al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, essi hanno in primo luogo asseverato l'inadempienza della banca, che non aveva erogato il credito in conto-corrente benché le condizioni pattuite - successivamente all'accordo del 13 febbraio 1995 - fossero state rispettate e malgrado le assicurazioni date verbalmente. Essi hanno inoltre imputato alla banca una culpa in contrahendo, per aver suscitato in loro aspettative senza in realtà aver mai avuto l'intenzione di concedere il credito, e per aver di proposito allungato i tempi delle trattative, allo scopo di aumentare il debito d'interessi. Di qui la richiesta di accertare l'inesistenza del debito e, in ogni caso, di porre in compensazione i danni subiti a causa del comportamento di C._, che si è opposta all'azione.\nStatuendo il 20 aprile 2007 il giudice adito ha integralmente respinto la petizione. In sintesi, egli ha negato di poter ritenere inadempiente la banca per la mancata erogazione del mutuo, essendo questo sottoposto a condizioni sospensive che B._ e A._ non avevano soddisfatto. L'affermazione secondo la quale tali condizioni erano state successivamente modificate mediante accordo verbale con il funzionario E._ è stata disattesa innanzitutto perché - come risulta dall'iscrizione nel registro di commercio - egli non aveva potere di rappresentanza individuale, inoltre non è stato provato ch'egli avesse agito con l'accordo di un altro collega o superiore. Quo all'asserita mala fede dell'istituto di credito, il Pretore ha stabilito che dalla documentazione agli atti non è emerso alcun elemento suscettibile di corroborare la tesi di un'attitudine abusiva della banca in occasione delle trattative precontrattuali o successivamente. Infine, ha concluso il Pretore, non si può pretendere di far sopportare alla banca gli effetti della decisione dei debitori di coinvolgere una ditta di costruzione e di cominciare la promozione immobiliare prima di essere certi del finanziamento e prima di aver ossequiato le condizioni pattuite.\nD. L'impugnativa presentata dai soccombenti contro questo giudizio è stata respinta dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino il 20 giugno 2008. Premessa l'irricevibilità di buona parte dell'atto d'appello, trattandosi della semplice riproduzione letterale delle conclusioni di causa, senza un confronto critico con le motivazioni poste a fondamento della pronunzia pretorile, la Corte cantonale ha infatti integralmente rigettato le censure di B._ e A._ contro la valutazione della fattispecie da parte del primo giudice.\nE. Tempestivamente insorti con ricorso in materia civile dinanzi al Tribunale federale, B._ e A._ postulano, previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame, l'annullamento della sentenza cantonale e la sua riforma nel senso dell'accoglimento delle domande formulate davanti al Pretore. Subordinatamente, nell'eventualità in cui il Tribunale federale ritenesse di non disporre degli elementi per giudicare, chiedono l'annullamento della sentenza cantonale e il rinvio della causa al Tribunale d'appello per nuovo giudizio.\nIl 29 settembre 2008 il Presidente della Corte adita ha accolto la richiesta di conferimento dell'effetto sospensivo.\nCon risposta del 6 ottobre 2008 C._ propone di respingere il gravame, nella misura in cui fosse ammissibile, mentre l'autorità ticinese non ha presentato alcun osservazione."} -{"id":"278ba3e0-144e-47f9-bc5c-30160c1f81a3","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 21 giugno 2011 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha eletto A._ alla carica di Pretore della giurisdizione di Riviera per il periodo dal 1° giugno 2010 al 31 maggio 2020.\nA.b. Vista la scadenza al 31 maggio 2020 del periodo di nomina dei Pretori, dei Pretori aggiunti e del Presidente della Pretura penale, la Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio del Cantone Ticino ha provveduto alla pubblicazione dei concorsi per l'elezione di questi magistrati per il periodo dal 1° giugno 2020 al 31 maggio 2030 (FU n. 76\/2019 del 20 settembre 2019, pag. 8856).\nPer la carica di Pretore della giurisdizione di Riviera hanno presentato la loro candidatura, oltre al Pretore in carica A._, B._, C._ e D._.\nIl 5 dicembre 2019 il Consiglio della magistratura del Cantone Ticino ha comunicato ad A._ che all'unanimità avrebbe preavvisato negativamente al Gran Consiglio la sua ricandidatura.\nIl 16 dicembre 2019 il Consiglio della magistratura ha espresso un preavviso negativo sulla ricandidatura di A._ quale Pretore. Secondo il Consiglio della magistratura dal 2011 a fasi alterne, e a partire dal 2016 in modo più costante e diffuso, il magistrato ha dimostrato importanti carenze, sia a livello giurisdizionale in punto a efficienza ed efficacia nella risposta della giustizia, sia a livello gestionale.\nIl 17 dicembre 2019 la Commissione di esperti indipendenti per l'elezione di magistrati ha dichiarato l'idoneità dei nuovi candidati per l'elezione del Pretore della giurisdizione di Riviera.\nCon rapporto del 10 febbraio 2020 la Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio ha proposto per l'elezione del Pretore della giurisdizione di Riviera C._.\nCon scritto del 26 febbraio 2020 i Servizi del Gran Consiglio hanno comunicato ad A._ il rapporto commissionale.\nIl 2 marzo 2020 A._ ha chiesto al Gran Consiglio di annullare l'elezione del Pretore della giurisdizione di Riviera. Il 5 marzo 2020 il presidente del Gran Consiglio ha informato A._ che la richiesta di annullare o posticipare l'elezione sarebbe stata respinta. Il 6 marzo 2020 A._ ha confermato per posta elettronica le sue richieste.\nIl 9 marzo 2020 il Gran Consiglio, procedendo per scrutinio segreto, ha eletto C._ alla carica di Pretore della giurisdizione di Riviera per il periodo dal 1° giugno 2020 al 31 maggio 2030 (FU n. 21\/2020 del 13 marzo 2020 pag. 2265 seg.). L'11 marzo 2020 i Servizi del Gran Consiglio hanno comunicato ad A._ l'elezione di C._ da parte del Parlamento cantonale alla carica di Pretore della giurisdizione di Riviera per il periodo 1° giugno 2020 al 31 maggio 2030.\nIl 23 marzo 2020 il segretario generale del Gran Consiglio, dando seguito alla domanda di A._ del 16 marzo 2020, ha comunicato che la decisione granconsigliare sarebbe stata suscettibile di ricorso soltanto dinanzi al Tribunale federale svizzero.\nB.\nB.a. A._, previo conferimento dell'effetto sospensivo, ha presentato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale e un ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone Ticino. Ella chiede in via principale di annullare l'elezione del Pretore della giurisdizione di Riviera, la convocazione e l'ordine del giorno del Gran Consiglio del 26\/28 febbraio 2020 per l'elezione del Pretore e la risposta del 5 marzo 2020 del presidente del Gran Consiglio e della Commissione Giustizia e diritti del Gran Consiglio. Postula inoltre di rimanere in carica fino al 30 giugno 2021. In via subordinata conclude per il semplice annullamento dell'elezione e degli atti granconsigliari.\nB.b. Con giudizio del 3 aprile 2020 il Tribunale cantonale amministrativo ha dichiarato il ricorso inammissibile.\nB.c. A._ ha presentato un atto complementare, chiedendo altresì che vi sia riservatezza sulla procedura fino alla sua conclusione.\nIl Tribunale federale ha respinto la domanda di effetto sospensivo con decreto dell'8 giugno 2020.\nChiamati ad esprimersi, il Gran Consiglio propone di respingere il ricorso, mentre il Tribunale cantonale amministrativo non si è espresso. Il 7 settembre 2020 A._ ha presentato ulteriori osservazioni, contestando le conclusioni del Parlamento cantonale."} -{"id":"5c8e4080-2221-478a-a119-173b4f1d4481","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 17 aprile 2018, la Giudice supplente della Pretura penale ha riconosciuto E._ autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione e di infrazione alla legge federale contro la concorrenza sleale. Per quanto concerne quest'ultimo reato, all'imputato è stato sostanzialmente rimproverato di avere, nel corso del 2013, a X._, Y._ e in altre località, in correità con A._, sfruttato senza essere autorizzato, nell'ambito della società B._ SA, di cui era azionista insieme al correo nella misura del 50 % ciascuno, uno strumento di calcolo sottratto al suo precedente datore di lavoro C._ AG, unitamente ad altra documentazione, sulla cui base ha allestito un'offerta e un contratto quadro tra la D._ e la B._ SA.\nE._ è per contro stato prosciolto dalle imputazioni di infrazione alla legge federale contro la concorrenza sleale e di violazione del segreto di fabbrica o commerciale riguardo ad altri capi d'accusa, che non occorre qui evocare. Egli è stato condannato, a valere quale pena aggiuntiva ad una precedente pena di 15 aliquote giornaliere di fr. 160.-- ciascuna inflittagli il 28 febbraio 2014 dalla Pretura penale, alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 200.-- ciascuna, per complessivi fr. 12'000.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni. L'imputato è inoltre stato condannato al pagamento di una multa di fr. 2'400.--, da sostituirsi con una pena detentiva di 12 giorni in caso di mancato pagamento.\nB.\nCon sentenza del 24 gennaio 2019, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha parzialmente accolto un appello presentato da E._ contro il giudizio di primo grado e lo ha interamente prosciolto dall'accusa di infrazione alla legge federale contro la concorrenza sleale. L'imputato è stato per contro riconosciuto autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione ed è stato condannato alla pena di 30 aliquote giornaliere di fr. 170.-- ciascuna, per complessivi fr. 5'100.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 900.--, da sostituirsi con una pena detentiva di 6 giorni in caso di mancato pagamento. In parziale accoglimento della relativa istanza, la Corte cantonale gli ha contestualmente riconosciuto un'indennità di fr. 52'196.20 per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali giusta l'. La CARP ha per contro respinto le pretese d'indennizzo avanzate per il danno economico e per il torto morale.\nC.\nE._ impugna il dispositivo di questa sentenza relativo all'indennità giusta l' con un ricorso in materia penale del 26 febbraio 2019 al Tribunale federale. In via principale, chiede che oltre all'importo di fr. 52'196.20 assegnatogli per le spese legali, gli sia riconosciuto un indennizzo di fr. 4'256'422.-- per il danno economico. In via subordinata, postula il rinvio degli atti alla Corte cantonale per una nuova decisione sull'istanza di indennità. Il ricorrente fa sostanzialmente valere la violazione dell'.\nD.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto della Corte cantonale."} -{"id":"0c322fad-945a-4358-b652-908f4cbede15","text":""} -{"id":"0c7e55f1-079c-43e7-ab8b-36399aba75c8","text":"Fatti:\nA.\nIl 6 febbraio 2012 A._ ha inoltrato al Municipio di Bioggio una domanda di costruzione per la realizzazione di un nuovo vigneto sul suo fondo, a valle della casa d'abitazione, all'interno della zona agricola. La domanda è stata coordinata con la richiesta di autorizzazione per un nuovo impianto di produzione di vino ai sensi degli art. 60 della legge federale sull'agricoltura del 29 aprile 1998 (RS 910.1) e dell'art. 2 cpv. 2 dell'ordinanza concernente la viticoltura e l'importazione di vino del 14 novembre 2007 (RS 916.140). Il progetto prevede la realizzazione, su una superficie terrazzata di 1'000 m2, un tempo vignata, di 557 nuove barbatelle, destinate a ottenere altrettanti ceppi di vite, suddivisi in 16 filari sorretti da pali di sostegno. L'uva prodotta sarebbe utilizzata a uso privato dell'istante.\nB.\nAlla domanda si è opposto il vicino B._, che contesta la conformità di zona del previsto vigneto, utilizzato solo a titolo privato. Con decisione del 4 luglio 2012, il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia richiesta, unitamente all'autorizzazione prevista dalla legislazione agricola. Adito dal vicino, mediante decisione del 12 dicembre 2012 il Consiglio di Stato ne ha respinto l'impugnativa. Il vicino è allora insorto dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, che con giudizio del 30 giugno 2014 ha accolto il ricorso e annullato sia la decisione governativa sia la licenza municipale.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede di confermare la decisione governativa e il permesso edilizio comunale.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"c6d2c6a1-38af-4e23-800a-531c254b2035","text":"Fatti:\nA.\nIl 5 ottobre 2016 la Corte delle assise criminali ha condannato in contumacia l'avvocata A._ per ripetuta appropriazione indebita qualificata, ripetuta sottrazione di cose requisite o sequestrate, ripetuta coazione (in parte tentata), ripetute soppressioni di documento e ripetuta diffamazione, alla pena detentiva di 24 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni. Con la stessa decisione è stato ordinato anche il dissequestro e la restituzione all'accusatore privato B._ del saldo di un conto presso C._ e di un altro presso D._ SA intestati allo studio legale avv. A._. La sentenza è stata impugnata dall'interessata dinanzi alla CARP.\nB.\nIl 21 giugno 2017 l'interessata ha inoltrato un'istanza, chiedendo di ordinare in via supercautelare inaudita altera parte la revoca di tutti gli ordini di sequestro, subordinatamente di dissequestrare dai suoi conti bloccati presso C._ per lo meno Euro 110'000, di accertare il difetto di giurisdizione e la ricusazione di un giudice. Con giudizio del 28 giugno 2017, la CARP ha respinto l'istanza.\nC.\nAvverso questo giudizio A._ presenta un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiede di accertare la nullità degli ordini di sequestro emanati dal Procuratore pubblico nell'aprile 2011, nonché quella della decisione impugnata.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"076446d0-28f4-460a-a432-a08c6a1075b0","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1983, è entrato alle dipendenze dello Stato del Cantone Ticino dal mese di settembre 2010 all'80% come funzionario amministrativo. Dal 1° gennaio 2017 è stato iscritto nella classe 18 dell'organico con quattro aumenti. Il 13 febbraio 2017 A._ ha chiesto, sollecitando l'emanazione di una decisione, una riclassificazione della funzione con effetto retroattivo dal 1° febbraio 2012. Il Consiglio di Stato del Cantone Ticino con lettera del 7 giugno 2017 ha riferito di aver esaminato la funzione di A._ e ha rilevato che la promozione non si giustificava. Il 13 giugno 2017 A._, rappresentato da un sindacato, ha inviato uno scritto al Consiglio di Stato, lamentando la carente motivazione della risposta e l'incomprensibilità del metodo adottato per confrontare le funzioni. L'11 luglio 2017 il Consiglio di Stato ha confermato il proprio operato, indicando i rimedi giuridici esperibili contro la propria risoluzione. Adito da A._, il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino con giudizio del 19 settembre 2017 ha dichiarato il ricorso inammissibile (causa 52.2017.492). Con sentenza 8C_727\/2017 dell'11 gennaio 2018 il Tribunale federale ha annullato la pronuncia cantonale e ha rinviato la causa alla Corte cantonale per nuova decisione (causa 52.2018.63).\nA.b. In seguito all'entrata in vigore della legge ticinese del 23 gennaio 2017 sugli stipendi (LStip\/TI; RL 173.300), il Consiglio di Stato del Cantone Ticino con decisione del 22 novembre 2017 ha assegnato ad A._, con effetto dal 1° gennaio 2018, la nuova funzione di collaboratore amministrativo e lo ha iscritto nella classe 2 dell'organico con 10 aumenti secondo il nuovo sistema retributivo. Contro la risoluzione governativa A._ ha presentato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo (causa 52.2018.57).\nA.c. Il 27 aprile 2018 sono stati comunicati ad A._ una serie di comportamenti inadeguati segnalati dalla Sezione B._, potenzialmente qualificabili come violazione dei doveri di servizio e atti a compromettere il necessario rapporto di fiducia con l'amministrazione cantonale. Il 31 luglio 2018 A._ si è opposto a un suo trasferimento all'Ufficio C._. L'8 gennaio 2019 il Consiglio di Stato ha messo fine al rapporto di impiego con A._ con effetto al 30 aprile 2019. A._ ha inoltrato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo anche contro questa risoluzione governativa (causa 52.2019.70).\nB.\nCongiunte le tre cause pendenti, iI Tribunale cantonale amministrativo con giudizio del 12 maggio 2020 ha respinto i tre ricorsi di A._, allora patrocinato da un avvocato, contro le decisioni governative.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo sostanzialmente la riforma del giudizio cantonale come segue: riconoscere secondo la vLStip\/TI la classe 30 con 4 aumenti quale collaboratore scientifico, subordinatamente la classe 27 con 4 aumenti quale collaboratore tecnico amministrativo dal mese di febbraio 2017 in poi; di riconoscere secondo la LStip\/TI la classe 9 con 10 aumenti, subordinatamente la classe 7 con 10 aumenti dal mese di gennaio 2018; di accertare il carattere ingiustificato della disdetta dell'8 gennaio 2019, riservata ogni richiesta di indennità per licenziamento ingiustificato, rispettivamente abusivo.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"1e4a8449-ce7d-4925-be8e-10a2f8b27533","text":""} -{"id":"092ddee1-e29b-4c5c-8912-cb08b3cce32f","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 14 giugno 1999 A._ ha convenuto C._ dinanzi al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 2, con un'azione volta al pagamento di fr. 32'237.--, oltre interessi, a saldo di cinque fatture emesse per prestazioni professionali quale consulente fiscale fornite nel 1994, rispettivamente tra il gennaio 1997 e l'ottobre 1998. Egli si è infatti occupato dell'allestimento delle dichiarazioni fiscali personali del convenuto e di quelle di alcune indivisioni di cui egli era parte.\nC._ si è opposto alla petizione contestando la portata probatoria del documento prodotto dall'attore a sostegno delle sue pretese e, in ogni caso, asseverando la cattiva esecuzione del mandato. In via riconvenzionale ha pertanto formulato una domanda di risarcimento danni per complessivi fr. 169'782.10.\nCon sentenza del 15 novembre 2004 il Pretore ha respinto la petizione e accolto la domanda riconvenzionale limitatamente a fr. 90'229.--, oltre interessi al 5% a far tempo dal 16 settembre 1999. Sulla scorta delle risultanze istruttorie il giudice è infatti giunto alla conclusione che l'operato dell'attore presentava manchevolezze talmente gravi da escludere il riconoscimento delle pretese avanzate in petizione, oltretutto non debitamente comprovate. In particolare, all'attore è stata rimproverata la presentazione tardiva delle dichiarazioni fiscali del convenuto per i bienni fiscali 1991\/1992 e 1993\/1994. Ciò ha reso impossibile il recupero dell'imposta preventiva, essendo ormai intervenuta la prescrizione, con un danno per il convenuto di fr. 88'129.--, il quale ha pure dovuto inoltrare reclamo - prima all'Ufficio di tassazione e, successivamente, alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello - contro la tassazione d'ufficio eseguita nei suoi confronti per il biennio 1991\/1992, procedura che per finire si è risolta a suo favore ma con una condanna al pagamento degli oneri processuali di fr. 2'100.--.\nCon sentenza del 15 novembre 2004 il Pretore ha respinto la petizione e accolto la domanda riconvenzionale limitatamente a fr. 90'229.--, oltre interessi al 5% a far tempo dal 16 settembre 1999. Sulla scorta delle risultanze istruttorie il giudice è infatti giunto alla conclusione che l'operato dell'attore presentava manchevolezze talmente gravi da escludere il riconoscimento delle pretese avanzate in petizione, oltretutto non debitamente comprovate. In particolare, all'attore è stata rimproverata la presentazione tardiva delle dichiarazioni fiscali del convenuto per i bienni fiscali 1991\/1992 e 1993\/1994. Ciò ha reso impossibile il recupero dell'imposta preventiva, essendo ormai intervenuta la prescrizione, con un danno per il convenuto di fr. 88'129.--, il quale ha pure dovuto inoltrare reclamo - prima all'Ufficio di tassazione e, successivamente, alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello - contro la tassazione d'ufficio eseguita nei suoi confronti per il biennio 1991\/1992, procedura che per finire si è risolta a suo favore ma con una condanna al pagamento degli oneri processuali di fr. 2'100.--.\nB. L'impugnativa interposta da A._ contro il giudizio pretorile è stata respinta dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino il 13 dicembre 2005.\nB. L'impugnativa interposta da A._ contro il giudizio pretorile è stata respinta dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino il 13 dicembre 2005.\nC. Tempestivamente insorto dinanzi al Tribunale federale con un ricorso per riforma fondato sulla violazione dell', A._ postula la modifica della sentenza emanata dall'ultima istanza cantonale nel senso di accogliere il suo appello e, di conseguenza, accogliere la petizione e respingere l'azione riconvenzionale.\nNella risposta dell'8 marzo 2006 C._ propone la reiezione integrale del gravame."} -{"id":"159b53d3-bfd3-4f88-b333-51b90d0dd94d","text":"Fatti:\nA. F._ è deceduto celibe e senza figli nel dicembre 2004 e ha lasciato un testamento scritto a matita con aggiunte a penna che in alto a destra contiene l'indicazione \"Gennaio 2004\" e un po' più in basso a sinistra le parole \"F._\" per poi continuare sulla riga seguente con \"Riguardo al mio testamento dopo la morte lasciò la mia sostanza\" e prevedere segnatamente l'attribuzione di beni a A._ e a E._. Il testamento termina con la frase \"I miei soldi lascio al nipote e la E._ che mi hanno assistito non come quelli che mi hanno gettato in faccia la porta\" e non reca alcuna firma in calce.\nB. Il 12 luglio 2005 gli eredi legittimi del de cuius B._ (sorella), C._ e D._ (nipoti e figli di un'altra sorella premorta) hanno convenuto in giudizio innanzi al Pretore di Mendrisio Nord A._ (pronipote del defunto e abiatico di B._) e E._, chiedendo che il predetto testamento fosse dichiarato nullo. Il Pretore ha accolto la petizione con sentenza del 10 novembre 2006.\nC. Adita da A._, la I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha confermato il giudizio pretorile. La Corte cantonale ha in sostanza respinto l'appello, perché il testamento è privo della firma richiesta dall'.\nD. Con ricorso in materia civile del 4 giugno 2008 A._ postula la riforma della sentenza cantonale nel senso che la petizione sia respinta, con conseguente diversa ripartizione degli oneri processuali e delle ripetibili. Il ricorrente ritiene che il testamento adempia i requisiti di forma previsti dall'.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"49d85349-b93e-49c9-86ea-c47c7aaea976","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Nel luglio 1999 A._ e B._ hanno aperto presso la Banca H._ SA, divenuta poi la C._ un conto cifrato sul quale hanno versato complessivi euro 637'041.49. Essi hanno conferito procura amministrativa alla D._ SA, a cui è subentrata dapprima la E._ SA, poi la F._ SA e infine la G._ AG, società che avevano alle proprie dipendenze I._ (nipote dei titolari del conto). Alla fine del 2001 il capitale dato in gestione è stato quasi interamente perso in seguito alle operazioni effettuate dai gestori esterni.\nA.b. Con petizione 26 giugno 2006 A._ e B._ hanno convenuto in giudizio innanzi alla Pretura del distretto di Lugano la predetta banca e le menzionate società, postulando in via principale la loro condanna al pagamento in solido di euro 635'966.58, importo modificato con le conclusioni in euro 629'225.20. In via subordinata hanno domandato il versamento di euro 725'915.--. L'importo chiesto a titolo principale equivale alla differenza fra la somma versata e quella rimasta sul conto, mentre l'altro montante corrisponderebbe a quanto avrebbe potuto essere conseguito con una gestione conservativa del patrimonio. Il 7 gennaio 2013 il Pretore ha interamente respinto l'azione.\nB.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura in cui era ricevibile, l'appello inoltrato dagli attori. Dopo aver ritenuto che il mandato di gestione patrimoniale non era di natura conservativa ma aggressiva, la Corte cantonale ha respinto l'azione nei confronti dei gestori del conto perché gli attori non hanno dimostrato il danno risarcibile, che corrisponde alla differenza fra il loro patrimonio attuale e la consistenza che esso avrebbe avuto nell'ipotesi di una gestione aggressiva corretta. Per quanto concerne la posizione della banca, la Corte cantonale ha ritenuto che questa non aveva violato i suoi obblighi contrattuali per aver dato seguito alle istruzioni impartite dai gestori esterni e che gli attori non avevano dimostrato l'ammontare del danno risarcibile.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 12 maggio 2015 A._ e B._ chiedono al Tribunale federale di riformare la sentenza cantonale nel senso di accogliere le domande di petizione. Affermano che la Corte cantonale avrebbe violato \" i precetti ne bis in idem e ultra petita partium \", ridiscutendo aspetti non impugnati della sentenza pretorile. Affermano di aver voluto una gestione conservativa e insistono sul fatto che la banca non ha allestito un profilo di rischio. Sostengono inoltre di aver provato il danno e la sua estensione, fatti che avrebbero del resto anche potuto essere determinati in virtù dell'. Contestano infine la sentenza impugnata quando questa esclude una violazione degli accordi contrattuali e un conflitto d'interessi in tema di responsabilità, ribadiscono che le firme apposte sulle procure amministrative erano false e che essi avevano escluso la possibilità della messa in pegno del conto.\nCon risposta 8 luglio 2015 rispettivamente 14 luglio 2015 la F._ SA in liquidazione e la C._ in liquidazione propongono la reiezione del ricorso nella misura in cui è ammissibile."} -{"id":"30c23936-6e5b-46cb-8d2e-d4c5f3f2c909","text":"Fatti:\nA.\nA._ ha lavorato dal 2005 al 2008 alle dipendenze della B._ Sagl, il cui scopo era la conduzione di un esercizio pubblico denominato \"C._\" (conosciuto postribolo). Oltre ad esserne gerente con diritto di firma individuale e di percepire per tale attività uno stipendio mensile di fr. 6'000.--, egli ne era anche socio, assieme a D._, E._ e F._. Iscritta a Registro di commercio il 31 luglio 2002, la società è stata radiata in seguito a fallimento il 12 marzo 2010.\nDal 2009 al 2012 A._ è stato alle dipendenze della G._SA, sempre quale gerente con uno stipendio mensile di fr. 6'000.--. Scopo della società, iscritta a Registro di commercio il 6 aprile 2004 e di cui D._ era l'amministratore unico con diritto di firma individuale, era la gestione di esercizi pubblici, segnatamente del \"Ristorante H._\" a X._ (un ristorante con delle camere, luogo noto per l'esercizio della prostituzione), che occupava locali di proprietà della società H._ SA. Il contratto di locazione, con prima scadenza al 31 dicembre 2011 e poi rinnovabile annualmente, con preavviso di tre mesi per il 31 dicembre, prevedeva una pigione annua di fr. 156'000.--. La G._SA ha chiuso il \"Ristorante H._\" il 30 giugno 2012. Il 21 marzo 2013 la sede della società è stata trasferita a Zugo e il 27 giugno successivo è stato nominato un nuovo amministratore unico.\nB.\nNel frattempo, più precisamente il 14 dicembre 2011, l'Ufficio di tassazione di Bellinzona ha notificato a A._ la tassazione concernente l'imposta cantonale (IC) e l'imposta federale diretta (IFD) per l'anno 2007, nella quale il reddito imponibile è stato commisurato in fr. 197'500.-- (IC) e fr. 201'700.-- (IFD), mentre la sostanza imponibile veniva fissata a fr. 141'000.--.\nPer quanto concerne l'anno 2008, con decisione dell'11 settembre 2013, il reddito imponibile è stato stabilito a fr. 191'000.-- (IC) e fr. 195'500.-- (IFD) mentre la sostanza imponibile veniva determinata in fr. 158'000.--.\nIn entrambe le tassazioni l'autorità fiscale ha giustificato l'aggiunta di fr. 100'000.-- (2007) rispettivamente fr. 140'000.-- (2008) a titolo di \"altri redditi\", indicando che si trattava di prestazioni valutabili in denaro da parte della G._SA.\nC.\nCome risulta dall'inserto di causa (), la Divisione delle contribuzioni, Ispettorato fiscale, ha effettuato nel corso del mese di maggio 2014 un'ispezione fiscale presso la G._SA (in concomitanza con una verifica effettuata presso la H._ SA). Detta ispezione, concernente gli anni 2007, 2009, 2010, 2011 e 2012 (la tassazione per il 2008, intimata il 12 settembre 2013, essendo cresciuta in giudicato incontestata), si è conclusa con delle riprese di redditi nelle tassazioni della società. Nel corso della citata verifica è emerso che il 30 maggio 2005 A._, D._ e E._ hanno acquistato, a ragione di un terzo ciascuno, l'intero pacchetto azionario della società H._ SA, di cui un quarto è stato poi venduto l'8 agosto 2006 a F._ (diventandone così proprietari in ragione di un quarto ciascuno), il possesso e la proprietà sulle azioni vendute, con tutti i diritti inerenti alla qualità di azionista, passando all'acquirente con effetto retroattivo al 1° giugno 2005. Inoltre dal conto economico 01.01 - 31.12.2012 della società è apparso che il versamento dell'affitto richiesto per i locali occupati dal \"Ristorante H._\" (fr. 13'000.-- mensili) è cessato con l'interruzione dell'attività della G._SA, avvenuta il 30 giugno 2012.\nD.\nEsprimendosi sui reclami interposti il 27 dicembre 2011 e il 19 settembre 2013 da A._, che contestava di avere ricevuto prestazioni valutabili in denaro da parte della G._SA, l'Ufficio di tassazione di Bellinzona, con due decisioni su reclamo del 17 dicembre 2014, li ha parzialmente accolti e, in base ai dati rilevati in sede di verifica fiscale della G._SA, ha rettificato la distribuzione dissimulata di utili da parte della società in fr. 62'000.-- per il 2007 e in fr. 70'000.-- per il 2008.\nE.\nAdita tempestivamente da A._ con un unico gravame, in cui questi ribadiva di non avere ricevuto alcunché dalla G._SA, di non essere stato membro di un organo della stessa, ma unicamente il gerente, stipendiato, la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello l'ha respinto il 17 novembre 2016, confermando le due decisioni su reclamo. Dopo avere ricordato i criteri per ammettere una distribuzione dissimulata di utili (imponibili quale redditi, cfr. art. 20 cpv. 1 lett. c in relazione con l' [RS 642.11] e 19 cpv. 1 combinato con l'art. 67 cpv. 1 della legge tributaria ticinese del 21 giugno 1994 [LT; RL\/TI 640.100]), la Corte cantonale ha in primo luogo rimproverato all'Ufficio di tassazione una motivazione carente, siccome non aveva indicato i motivi per i quali erano stati aggiunti i redditi querelati né spiegato come erano stati calcolati. Ha tuttavia ritenuto sanata la violazione constatata, dato che l'autorità fiscale aveva fornito una motivazione esauriente nelle proprie osservazioni al gravame. Pronunciandosi in seguito sulla questione di sapere se il contribuente andasse considerato socio o persona vicina alla società, i giudici ticinesi, sulla base degli elementi emergenti dall'incarto dell'interessato e dal rapporto allestito dall'Ispettorato fiscale sulla G._SA, vi hanno risposto per l'affermativa, confermando sia la prossimità dell'azionariato delle società H._ SA e G._SA e, di riflesso, la presunzione che il contribuente andava considerato come uno degli azionisti della G._SA sia il fatto che il contribuente, come emergeva dal contesto generale, andava ritenuto persona vicina alla società. È stata quindi confermata l'imposizione, nelle tassazioni 2007 e 2008 dell'insorgente, di prestazioni valutabili in denaro provenienti da quest'ultima società.\nPer quanto riguarda la commisurazione dei redditi aggiunti, la Camera di diritto tributario ha osservato che la ripresa operata presso il contribuente era strettamente connessa a quella effettuata presso la G._SA sulla base del rapporto allestito dall'Ispettorato fiscale. Da questo documento emergeva che la documentazione contabile della società era carente, che la sua cifra d'affari era stata ricostruita e che l'utile lordo era stato rettificato in base ai coefficienti d'esperienza validi per le aziende del ramo e, infine, che per il 2008 (la corrispondente tassazione essendo cresciuta in giudicato incontestata) essa aveva accettato una ripresa di utile pari a fr. 281'389.--, a fronte dei fr. 18'611.-- dichiarati. Gli azionisti della H._ SA essendo presunti essere gli stessi di quelli della G._SA, detta ripresa era stata divisa per quattro, ragione per cui il reddito aggiunto alla tassazione dell'insorgente, pari a fr. 70'000.--, era corretto.\nPer il 2007 la Camera di diritto tributario ha osservato che presso la G._SA era stata effettuata una ripresa di utile di fr. 248'916.-- che, divisa per quattro, dava un reddito aggiuntivo di fr. 62'229.--, arrotondato a favore del contribuente in fr. 62'000.--. Viste le carenze riscontrate nella documentazione contabile della società e tenuto conto della sua tassazione cresciuta in giudicato per il 2008, l'aggiunta di redditi effettuata per il 2007 sulla base degli stessi criteri appariva corretta.\nPer finire la Camera di diritto tributario, dopo avere osservato che il contribuente, benché citato in udienza dall'autorità di prime cure, non si era presentato per prendere posizione sugli accertamenti effettuati e che, dinanzi ad essa, dopo avere ricevuto le osservazioni dell'Ufficio di tassazione non aveva replicato né fornito altra documentazione, ha sottolineato che nei periodi fiscali precedenti (2005-2006) il fisco aveva (già) provveduto ad aggiungere nelle sue tassazioni dei redditi concernenti delle prestazioni valutabili in denaro effettuate, tra l'altro, dalla G._SA. Ora queste riprese, dopo rettifica degli importi, erano state accettate dall'interessato.\nF.\nIl 3 gennaio 2017 A._ ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che la sentenza cantonale sia annullata e che gli importi (fr. 70'000.-- rispettivamente fr. 62'000.--) aggiunti a titolo di altri redditi nei periodi fiscali 2007 e 2008 siano stralciati. Censura, in sintesi, la disattenzione della normativa federale e cantonale determinante nonché del divieto dell'arbitrio.\nLa Camera di diritto tributario e la Divisione cantonale delle contribuzioni hanno chiesto la reiezione del ricorso. Dopo avere sollecitato una proro ga, che ha ottenuto, il ricorrente ha rinunciato a replicare."} -{"id":"107ff82e-c828-468e-8430-2f30bf9335a0","text":""} -{"id":"5e9f3c3d-4563-4018-83d7-528c57732f98","text":""} -{"id":"67b0733a-4cc1-43e0-b525-220f6129c905","text":"Fatti:\nA.\nIl 14 maggio 2018 il Ministero pubblico federale brasiliano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B._ e C._ per i reati di corruzione attiva, riciclaggio di denaro e organizzazione criminale. Il procedimento si inserisce in una vasta inchiesta relativa a un'associazione criminale dedita alla corruzione, attiva nel quadro dell'aggiudicazione di appalti pubblici da parte della società parastatale brasiliana D._ a diverse imprese, tra le quali il gruppo E._. L'autorità estera ha chiesto il sequestro di un conto presso la banca H._SA di Ginevra, intestato a G._Corp., del quale B._ è l'avente diritto economico.\nB.\nCon decisione di chiusura del 28 ottobre 2019, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità brasiliane della documentazione del conto. Adita dall'interessata, con sentenza del 28 aprile 2020 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP), respinta la domanda di sospensione e altre richieste, ne ha respinto in quanto ammissibile il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione G._Corp. presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla unitamente a quella di chiusura e di rifiutare la rogatoria, subordinatamente di rinviare la causa alla CRP per nuovo giudizio e, in via ancor più subordinata, di rinviarla al MPC.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"1c376bfa-deea-4329-abdc-a203c1a62861","text":""} -{"id":"5e2b5dc7-31d1-4394-95d3-d0d17e364b63","text":""} -{"id":"02f81ba1-118a-481f-bc71-95dfff951591","text":"Fatti:\nA. O._, nato nel 1973, attivo nel settore del giardinaggio, il 4 aprile 2007 ha presentato una domanda di prestazioni AI lamentando le conseguenze di un infortunio occorsogli il 21 luglio 2006.\nEsperiti gli accertamenti del caso e richiamato l'incarto dell'assicuratore infortuni, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) ha ritenuto non più esigibile la professione abituale, mentre ha attestato - dal mese di novembre 2007 - una capacità lavorativa residua del 50 % in attività sostitutive (medio-)leggere. Accertato un tasso d'invalidità residua del 47 % sulla base di un reddito da valido di fr. 48'922 e di un reddito da invalido di fr. 26'163.- (ricavato dalla tabella TA1 dell'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari dell'Ufficio federale di statistica [ISS 2006, valore totale mediano, livello di esigenze 4, uomini] dopo deduzione del 13 % per tenere conto delle particolarità personali e professionali del caso e del 50 % per incapacità lavorativa residua), l'UAI ha riconosciuto all'assicurato una rendita intera d'invalidità dal 1° luglio 2007 e un quarto di rendita dal 1° marzo 2008 (decisioni del 26 febbraio 2009).\nB. Contestando l'accertamento del reddito da invalido operato dall'amministrazione, O._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, al quale ha chiesto il riconoscimento di (almeno) una mezza rendita in luogo del quarto di prestazione assegnatagli dall'UAI. Per pronuncia del 26 agosto 2009 la Corte cantonale, statuendo per giudice unico, ha respinto il gravame e confermato in sostanza l'operato dell'amministrazione. Riconosciuta nella misura del 15 % la deduzione sociale per tenere conto delle particolarità personali e professionali del caso, il primo giudice ha stabilito un reddito da invalido di fr. 25'570.- che contrapposto a quello senza invalidità, incontestato, di fr. 48'922.- lo ha portato ad accertare un grado d'invalidità del 48% (anni di riferimento: 2007 e 2008).\nC. L'assicurato presenta ricorso al Tribunale federale, al quale ribadisce sostanzialmente le richieste di primo grado; in subordine domanda il rinvio degli atti all'istanza precedente per nuova pronuncia.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"6369f712-d5e7-49cf-96e9-07fcc079db1f","text":""} -{"id":"22a927fe-8b77-4d22-ad63-c33019f1a911","text":"Fatti:\nA. Il 7 aprile 2006 la Sezione della circolazione infliggeva a A._ una multa di fr. 200.--, oltre alla tassa di giustizia e alle spese, per aver, alla guida del veicolo targato xxx, omesso di fermarsi davanti a un passaggio pedonale sul quale stava transitando un pedone, e inoltre per aver circolato abusivamente su una corsia riservata ai bus. Fatti accertati il 16 dicembre 2005 in territorio di Lugano.\nL'infrazione era stata segnalata alla Polizia della città di Lugano da un agente fuori servizio del medesimo corpo di polizia, che si era arrestato prima del passaggio pedonale per consentire a un pedone fermo sull'isola spartitraffico posta in mezzo alla carreggiata di via Y._ di attraversare la strada.\nB. Adito dal multato, il Presidente della Pretura penale respingeva il ricorso avverso la decisione della Sezione della circolazione con sentenza del 20 aprile 2007.\nC. A._ insorge al Tribunale federale mediante ricorso in materia penale chiedendo l'annullamento della sentenza dell'ultima istanza cantonale nonché della decisione della Sezione della circolazione.\nInvitato a fornire un anticipo delle spese giudiziarie, il 19 settembre 2007 A._ formulava domanda di assistenza giudiziaria, istanza respinta con decreto del 14 novembre 2007.\nD. Non sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"1b62c0eb-effd-4902-aa28-b84beaa514fc","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha inoltrato, il 4 maggio 1999, una richiesta di assistenza giudiziaria, nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di C._ e altre persone per i reati di falso in bilancio, appropriazione indebita, corruzione di pubblico ufficiale e frode fiscale. La richiesta è stata completata il 15 novembre 1999 con riferimento a S._, G._, R._ e A._.\nB.- Con ordinanza di entrata in materia e di sequestro del 2 febbraio 2000 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), cui l'allora Ufficio federale di polizia, ora Ufficio federale di giustizia (UFG), ha delegato l'esecuzione della rogatoria, ha ordinato - come richiesto nel complemento - alla Banca della Svizzera Italiana di Lugano, tra l'altro, di identificare e di sequestrare la documentazione relativa al conto n. XXX \"Y._\" della O._ S.p.A. Titolare del conto è risultato essere S._ che, facendo valere una violazione del principio \"ne bis in idem\", si è opposto alla consegna degli atti.\nL'8 novembre 2000 il MPC ha ordinato la trasmissione integrale dei documenti bancari all'Autorità estera.\nC.- Avverso questa decisione S._ presenta un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale.\nChiede preliminarmente, in particolare, di mettergli a disposizione le sentenze citate nella decisione stessa, di invitare il MPC a esprimersi sulla richiesta di completare l'ordine di trasmissione precisando i reati per i quali è concessa l'assistenza, di richiamare il principio della specialità e di poter replicare; in via principale postula di annullare la decisione di trasmissione e, in via subordinata, di ammettere la rogatoria soltanto per l'ipotesi del reato di appropriazione indebita.\nIl MPC conclude per la reiezione, in quanto ammissibile, del ricorso, mentre l'UFG propone di respingerlo."} -{"id":"1ca57d29-9cf0-41d0-8841-37d9bd280ccd","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A._ è proprietario della particella n. xxx del Comune di Soazza, su cui sorge uno stabile. Nel 1999 il Comune aveva chiesto ai precedenti comproprietari, tra cui figurava A._, la copertura dello stabile, visto che nel 1991 era stato privato, per motivi di sicurezza, delle piode e coperto con un telone di plastica. Il 31 agosto 2001 il legale del Comune ha avviato una procedura di ripristino e il 15 febbraio 2002 assegnato ai proprietari un termine sino al 4 marzo 2002 per inoltrare una domanda di costruzione per la copertura del tetto e il consolidamento delle parti pericolanti della costruzione, interventi che dovevano essere eseguiti entro il 31 maggio 2002. Il nuovo proprietario, rilevato che intendeva restaurare anche altri edifici siti sulle particelle limitrofe, chiedeva di concedergli un congruo termine; sottolineato che non si trattava di uno stabile pericolante, postulava inoltre la rinuncia all'ordine di ripristino fino all'inoltro, avvenuto poi nel settembre 2002, della domanda di costruzione.\nA. A._ è proprietario della particella n. xxx del Comune di Soazza, su cui sorge uno stabile. Nel 1999 il Comune aveva chiesto ai precedenti comproprietari, tra cui figurava A._, la copertura dello stabile, visto che nel 1991 era stato privato, per motivi di sicurezza, delle piode e coperto con un telone di plastica. Il 31 agosto 2001 il legale del Comune ha avviato una procedura di ripristino e il 15 febbraio 2002 assegnato ai proprietari un termine sino al 4 marzo 2002 per inoltrare una domanda di costruzione per la copertura del tetto e il consolidamento delle parti pericolanti della costruzione, interventi che dovevano essere eseguiti entro il 31 maggio 2002. Il nuovo proprietario, rilevato che intendeva restaurare anche altri edifici siti sulle particelle limitrofe, chiedeva di concedergli un congruo termine; sottolineato che non si trattava di uno stabile pericolante, postulava inoltre la rinuncia all'ordine di ripristino fino all'inoltro, avvenuto poi nel settembre 2002, della domanda di costruzione.\nB. Con decisione del 14 giugno 2002 il Comune di Soazza ha ordinato l'esecuzione forzata per mano di terzi della copertura del tetto, del consolidamento delle pareti perimetrali, al fine di impedire la caduta di sassi, e dell'estirpazione della vegetazione. Il proprietario è insorto allora dinanzi al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni che, con sentenza del 22 gennaio 2003, ha accolto il ricorso e annullato la decisione impugnata. La Corte cantonale ha ritenuto la contestata misura surrogatoria sprovvista di una decisione esecutiva cresciuta in giudicato, poiché l'apertura della procedura formale poteva essere avviata solo dal Comune e non dal suo legale.\nB. Con decisione del 14 giugno 2002 il Comune di Soazza ha ordinato l'esecuzione forzata per mano di terzi della copertura del tetto, del consolidamento delle pareti perimetrali, al fine di impedire la caduta di sassi, e dell'estirpazione della vegetazione. Il proprietario è insorto allora dinanzi al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni che, con sentenza del 22 gennaio 2003, ha accolto il ricorso e annullato la decisione impugnata. La Corte cantonale ha ritenuto la contestata misura surrogatoria sprovvista di una decisione esecutiva cresciuta in giudicato, poiché l'apertura della procedura formale poteva essere avviata solo dal Comune e non dal suo legale.\nC. Il Comune di Soazza impugna questa sentenza con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nIl Tribunale amministrativo propone di respingere il ricorso, A._ di respingerlo in quanto ammissibile."} -{"id":"4b7351cb-6160-4504-a462-9ea17ca2b895","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 15 ottobre 2019, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) ha respinto nella misura della sua ammissibilità un reclamo presentato da A._ contro un decreto di non luogo a procedere emanato dal Procuratore pubblico nell'ambito di un procedimento penale dipendente da una sua denuncia per i reati di falsità in documenti e di falsa testimonianza.\nB.\nCon sentenza 6B_1337\/2019 del 9 dicembre 2019 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso di A._ del 21 novembre 2019 contro la sentenza della CRP. Ha in particolare rilevato che la ricorrente, quale accusatrice privata, non aveva motivato le sue pretese civili ai sensi dell'art. 81 cpv. 1 lett. b n. 5 LTF, ciò che comportava il diniego della sua legittimazione ricorsuale nel merito.\nC.\nIl 28 febbraio 2020 A._ ha chiesto la revisione della citata sentenza del Tribunale federale. L'istante ha invocato quale motivo di revisione l'art. 121 lett. d LTF.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"d30428ac-69c5-4d86-bef2-a4cd871ba7e1","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Sulla particella n. 3838 RFD di X._ sorge il Condominio C._, composto di sette appartamenti costituiti in proprietà per piani (n. 12626-12632). Nel 2001 A.A._ e B.A._ hanno acquistato la proprietà per piani n. 12630, alla quale era attribuita in uso preclusivo un posteggio esterno, conformemente all'originario piano delle assegnazioni delle parti comuni.\nNel 2005, in occasione dell'iscrizione definitiva a registro fondiario della proprietà per piani dopo il compimento dell'edificio, i comproprietari del Condominio C._ hanno deciso all'unanimità di destinare l'area dei posteggi esterni a uso comune, impegnandosi però a decidere in merito alla (ri) attribuzione dei diritti d'uso preclusivi su tali posteggi non appena si fosse conosciuto l'esito di una causa di accertamento di servitù promossa dal proprietario del limitrofo fondo n. 927. Il rogito del 21 settembre 2005 precisava che: \"Una volta cresciuta in giudicato la sentenza, l'assemblea dei condomini sarà nuovamente chiamata a decidere sui diritti d'uso riservato per i posteggi esterni. In questo contesto i proprietari che ne aveva acquistato il diritto, potranno chiederne l'attribuzione in uso riservato\".\nCon sentenza 6 luglio 2007 il Segretario assessore della giurisdizione di Locarno Città ha accertato una servitù di posteggio sulla particella n. 3838 in favore della particella n. 927 e ha obbligato la Comunione dei comproprietari del Condominio C._ a mettere a disposizione del proprietario di quest'ultimo fondo tre posteggi esterni.\nAll'assemblea generale straordinaria del 19 maggio 2011 la maggioranza dei comproprietari ha respinto la richiesta di A.A._ e B.A._ volta ad ottenere un diritto d'uso preclusivo su un posteggio esterno. All'assemblea generale ordinaria del 30 novembre 2012 la maggioranza dei comproprietari ha nuovamente rifiutato di attribuire loro un posteggio esterno in uso preclusivo (risoluzione n. 4) e ha pure deciso di inoltrare al Giudice di pace del circolo della Navegna una richiesta intesa a far annullare un suo divieto giudiziale 20 maggio 2010 emanato, su istanza di A.A._ e B.A._, al fine di inibire l'uso illecito del posteggio esterno su cui questi ultimi vantavano un diritto d'uso preclusivo (risoluzione n. 3).\nA.b. Con petizione 14 giugno 2013 A.A._ e B.A._ hanno convenuto la Comunione dei comproprietari del Condominio C._ dinanzi al Pretore della giurisdizione di Locarno Città affinché fossero annullate le risoluzioni n. 2 (qui irrilevante), 3 e 4 dell'assemblea dei comproprietari del 30 novembre 2012 e fosse loro attribuito un posteggio esterno in uso preclusivo. In parziale accoglimento di tale petizione, con decisione 28 agosto 2014 il Pretore ha annullato la risoluzione assembleare n. 2.\nB.\nCon sentenza 3 aprile 2015 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto l'appello mediante il quale A.A._ e B.A._ hanno chiesto di annullare anche le risoluzioni n. 3 e 4 e di attribuire loro un posteggio esterno in uso preclusivo.\nC.\nCon ricorso sussidiario in materia costituzionale 12 maggio 2015 A.A._ e B.A._ si sono aggravati dinanzi al Tribunale federale, postulando l'annullamento della sentenza cantonale ed il rinvio degli atti all'autorità precedente per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"15ba02eb-636e-4da1-8cc7-37fe7ad5ada1","text":"Fatti:\nA.\nL'11 aprile 2016 A._, nato nel 1969, di professione gruista e perciò assicurato obbligatoriamente all'INSAI, è caduto da un'altezza di 3.0\/3.5m sulla soletta di beton mentre utilizzava una scala a pioli per raggiungere un ponteggio. Egli ha riportato fratture a livello del femore prossimale sinistro, del radio distale sinistro e del piatto tibiale destro.\nNel mese di luglio 2016 l'assicurato è entrato in cura per il trattamento di una sindrome ansioso-depressiva nell'ambito di una sindrome di disadattamento.\nIn seguito a un esame di risonanza magnetica svoltosi il 9 agosto 2018, che ha evidenziato la presenza di una frattura del corpo vertebrale di L1 stabile, l'INSAI ha riconosciuto la propria responsabilità a titolo di lesione parificata ai postumi di un infortunio.\nAlla chiusura del caso, l'INSAI con decisione del 20 febbraio 2019 ha negato una propria responsabilità per la problematica psichica e, tenuto conto unicamente del danno di natura organica, ha concesso ad A._ una rendita di invalidità dell'11% dal 1° ottobre 2018 e un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) del 35%. L'INSAI con decisione su opposizione del 14 maggio 2019 ha aumentato il grado della rendita di invalidità al 33%.\nB.\nCon giudizio del 17 agosto 2020 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha parzialmente accolto il ricorso di A._, ha annullato la decisione su opposizione nella misura in cui negava la responsabilità dell'INSAI riguardo ai disturbi psichici, ha accertato che i disturbi psichici costituiscono una conseguenza naturale e adeguata dell'infortunio dell'11 aprile 2016 e rinviato gli atti all'INSAI per complemento istruttorio e nuova decisione.\nC.\nL'INSAI presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'accoglimento del ricorso, l'annullamento del giudizio cantonale e la conferma della decisione su opposizione.\nChiamati ad esprimersi, A._ propone la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"54bb1d38-514a-4e98-b958-98773f51027c","text":""} -{"id":"66da977e-b189-401d-b557-f42106a92a3c","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 18 agosto 2014 (rettificata il 29 settembre 2014), la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha riconosciuto A._ autore colpevole di cattiva gestione, ripetuta appropriazione indebita aggravata, truffa, amministrazione infedele qualificata e ripetuta falsità in documenti.\nAccogliendo parzialmente il ricorso in materia penale inoltrato da A._ avverso questo giudizio, con sentenza 6B_949\/2014 del 6 marzo 2017 il Tribunale federale lo ha annullato e ha rinviato la causa alla CARP per nuova decisione.\nB.\nCon sentenza del 17 luglio 2019, constatata la crescita in giudicato della condanna per i titoli di ripetuta appropriazione indebita aggravata e di ripetuta falsità in documenti, la CARP ha prosciolto A._ da ogni altra imputazione e gli ha riconosciuto un indennizzo giusta l', accogliendo solo parzialmente la relativa istanza da lui presentata.\nA._ ha impugnato questa decisione, contestando il mancato riconoscimento integrale delle proprie pretese di indennizzo. Con sentenza 6B_1055\/2019 del 17 luglio 2020, il Tribunale federale ha parzialmente accolto, per quanto ammissibile, il suo ricorso in materia penale, ha annullato il punto del dispositivo relativo all'indennizzo e rinviato la causa alla CARP affinché si pronunciasse sulle richieste di indennizzo per il danno economico risultante dalla partecipazione necessaria al procedimento penale e alla riparazione del torto morale formulate con le istanze dell'aprile 2014.\nC.\nIn seguito a questo ulteriore rinvio, senza previamente chiedere osservazioni, ritenendo la causa già matura per il giudizio, con sentenza del 30 settembre 2020 la CARP ha parzialmente accolto, per quanto ammissibile, l'istanza di indennizzo di A._. Oltre all'indennità per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali, essa gli ha riconosciuto fr. 20'000.-- a titolo di riparazione del torto morale giusta l'art. 429 cpv. 1 lett. c CPP.\nD.\nAvverso questo giudizio A._ adisce il Tribunale federale con un ricorso in materia penale. Postula, in via principale, \"un indennizzo in applicazione degli art. 429 e ss. CPP di almeno complessivi fr. 94'100.-- oltre al 5 % di interesse compensatorio sull'indennizzo per torto morale dal 21 settembre 2014\", subordinatamente l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio degli atti alla CARP affinché si determini nuovamente in merito alle richieste di indennizzo.\nInvitati a esprimersi sul gravame, il Ministero pubblico comunica di non avere osservazioni in merito allo stesso e la CARP rinuncia a formularne, rinviando ai considerandi della sua sentenza."} -{"id":"27cbe91f-ac67-4e81-b3a8-6fd9e37d345f","text":"Fatti:\nA.\nII [...] 1994 è deceduta a X._ (TI) H.A._, cittadina italiana domiciliata a Y._ (I), vedova fu I._ e - in precedenza - fu J.F._. La stessa aveva disposto del proprio patrimonio mobiliare in Svizzera in più testamenti e, in particolare, in un testamento pubblico rogato il 3 dicembre 1989.\nCon tale atto, pubblicato il 28 settembre 1994 davanti al Pretore di X._, H.A._ ha istituito eredi dei beni posseduti in Svizzera G.F._ e il di lui figlio F.F._, prevedendo inoltre vari legati, segnatamente: in favore dei nipoti K._, L.A._ (cui sono subentrati i figli A.A._ e B.A._), M.A._ e N.A._ (fr. 50'000.-- per ognuno); in favore di O.A._ e P.A._ (fr. 30'000.-- per ognuna); in favore della costituenda \"Fondazione F._\" (fr. 10'000'000.--). Per i beni situati in Italia, H.A._ non ha invece lasciato disposizioni.\nB.\nII 7 aprile 1995 è stato rinvenuto a Y._, nell'appartamento di quest'ultima, un testamento olografo datato 18 novembre 1936, nel quale il suo primo marito J.F._, deceduto a X._ il [...] 1936, dichiarava di lasciare tutti i suoi averi alla moglie Q._ \"e poi ai nostri amati nipoti, figli di tuo fratello R._, cui sono grato per l'aiuto prestato sia a me che ai miei cari genitori\". Questa disposizione di ultime volontà è stata pubblicata davanti al Pretore di X._, il 19 maggio 1995.\nC.\nCon petizione del 7 dicembre 1995, G.F._, F.F._ e la Fondazione F._ hanno convenuto A.A._, B.A._, N.A._, M.A._ e K._ davanti al medesimo Pretore, chiedendo l'accertamento della nullità del testamento a firma di J.F._, ritenuto non autentico.\nStatuendo sulla causa, il 20 dicembre 2016 il Giudice di prima istanza ha accolto la petizione, annullando il testamento. Con sentenza dell'11 febbraio 2019, la I Camera Civile del Tribunale d'appello ha confermato la sentenza pretorile respingendo, nella misura in cui fosse ricevibile, l'appello di A.A._, B.A._, E.A._ (erede di M.A._), D.A._ (erede di M.A._) e C._ (erede di M.A._).\nD.\nCon ricorso in materia civile del 15 marzo 2019 A.A._, B.A._, E.A._, D.A._ e C._ hanno impugnato il giudizio d'appello davanti al Tribunale federale chiedendo che i dispositivi 1 (relativo al rigetto dell'appello nella misura della sua ammissibilità) e 2 (relativo alle spese processuali) della querelata sentenza siano annullati. Il Tribunale federale si è fatto trasmettere l'incarto completo, non ha per contro chiesto agli opponenti di determinarsi sul ricorso."} -{"id":"2287f466-f942-4061-82c1-2cbfbf18eb0d","text":""} -{"id":"05f1a73d-be91-4966-9d6b-a72e0dcfb548","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con segnalazione del 12 gennaio 2004 A._ ha chiesto al Consiglio di Stato di destituire il procuratore pubblico B._ e di annullare determinate sue decisioni, in quanto si sarebbe resa colpevole di favoreggiamento, abuso di autorità e infedeltà nella gestione pubblica nella trattazione di numerosi procedimenti penali, che lo interessano sia nel ruolo di denunciante sia di querelato. L'interessato rimprovera alla procuratrice pubblica di avere negligentemente concluso procedimenti emanando decreti di non luogo a procedere, mentre nei suoi confronti è stato invece emanato, al suo dire in maniera arbitrara, un decreto di accusa con una proposta di pena di 90 giorni di detenzione da espiare. In altri procedimenti penali che lo hanno riguardato, contro un decreto di non luogo a procedere l'istante ha presentato un'istanza di promozione dell'accusata, dichiarata irricevibile dalla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, mentre un altro analogo decreto non è stato contestato. Avverso il decreto di accusa l'interessato ha interposto opposizione. La sentenza di conferma del decreto di accusa della Pretura penale è oggetto di ricorso.\nA. Con segnalazione del 12 gennaio 2004 A._ ha chiesto al Consiglio di Stato di destituire il procuratore pubblico B._ e di annullare determinate sue decisioni, in quanto si sarebbe resa colpevole di favoreggiamento, abuso di autorità e infedeltà nella gestione pubblica nella trattazione di numerosi procedimenti penali, che lo interessano sia nel ruolo di denunciante sia di querelato. L'interessato rimprovera alla procuratrice pubblica di avere negligentemente concluso procedimenti emanando decreti di non luogo a procedere, mentre nei suoi confronti è stato invece emanato, al suo dire in maniera arbitrara, un decreto di accusa con una proposta di pena di 90 giorni di detenzione da espiare. In altri procedimenti penali che lo hanno riguardato, contro un decreto di non luogo a procedere l'istante ha presentato un'istanza di promozione dell'accusata, dichiarata irricevibile dalla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, mentre un altro analogo decreto non è stato contestato. Avverso il decreto di accusa l'interessato ha interposto opposizione. La sentenza di conferma del decreto di accusa della Pretura penale è oggetto di ricorso.\nB. Il Consiglio della magistratura, cui la segnalazione è stata trasmessa per competenza, statuendo il 29 dicembre 2004, rilevato che non gli compete il riesame delle decisioni prese dalle competenti autorità giudiziarie e ritenuto che l'istante non ha indicato alcun elemento che permettesse di ipotizzare una violazione dei doveri del magistrato, non ha dato seguito disciplinare alla segnalazione.\nB. Il Consiglio della magistratura, cui la segnalazione è stata trasmessa per competenza, statuendo il 29 dicembre 2004, rilevato che non gli compete il riesame delle decisioni prese dalle competenti autorità giudiziarie e ritenuto che l'istante non ha indicato alcun elemento che permettesse di ipotizzare una violazione dei doveri del magistrato, non ha dato seguito disciplinare alla segnalazione.\nC. A._ impugna questa decisione con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rinviare gli atti all'autorità competente affinché la riformi come postulato nella sua segnalazione. Chiede inoltre di concedergli il beneficio dell'assistenza giudiziaria."} -{"id":"20f0a6e0-862e-4e98-890a-188854a57fab","text":"Fatti:\nA. A.a Nell'edizione di gennaio 2004 del periodico L'inchiesta è apparso un articolo firmato da Paolo Fusi dal titolo: \"BSI: litigi pericolosi\". In estrema sintesi l'articolo, corredato dal sottotitolo: \"La banca luganese ha in corso processi per somme esorbitanti. Un professore di economia avverte del rischio di fallimento e chiede un intervento delle autorità\", negava alla banca la qualifica di \"banca pulita\" e che \"i risparmi depositati dai clienti fossero al sicuro\". Vi si menzionavano cinque procedimenti civili pendenti contro la banca, con richieste di giudizio superiori al miliardo di franchi, suscettibili di metterne in grave pericolo la sopravvivenza, e si metteva l'attività della banca in connessione con i noti casi criminali della \"Pizza connection\" e \"Mani pulite\". Riprendendo stralci della risposta del Consiglio federale ad un'interrogazione del Consigliere nazionale Jean Spielmann, l'articolo riportava opinioni critiche attribuite ad un ex-membro della Commissione federale delle banche, il prof. Hans Schmid, ed al segretario dell'Associazione svizzera di difesa degli investitori, Anton Keller.\nA. A.a Nell'edizione di gennaio 2004 del periodico L'inchiesta è apparso un articolo firmato da Paolo Fusi dal titolo: \"BSI: litigi pericolosi\". In estrema sintesi l'articolo, corredato dal sottotitolo: \"La banca luganese ha in corso processi per somme esorbitanti. Un professore di economia avverte del rischio di fallimento e chiede un intervento delle autorità\", negava alla banca la qualifica di \"banca pulita\" e che \"i risparmi depositati dai clienti fossero al sicuro\". Vi si menzionavano cinque procedimenti civili pendenti contro la banca, con richieste di giudizio superiori al miliardo di franchi, suscettibili di metterne in grave pericolo la sopravvivenza, e si metteva l'attività della banca in connessione con i noti casi criminali della \"Pizza connection\" e \"Mani pulite\". Riprendendo stralci della risposta del Consiglio federale ad un'interrogazione del Consigliere nazionale Jean Spielmann, l'articolo riportava opinioni critiche attribuite ad un ex-membro della Commissione federale delle banche, il prof. Hans Schmid, ed al segretario dell'Associazione svizzera di difesa degli investitori, Anton Keller.\nA.b A.b.a Su richiesta di BSI SA di medesima data, il 31 dicembre 2003 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, ha decretato inaudita parte a Matteo Cheda, redattore responsabile del periodico, all'autore dell'articolo Paolo Fusi, alla Consumedia Sagl, editrice del periodico, ed a Melisa Messaggerie del Libro e della Stampa SA, distributrice del periodico (poi dimessa dalla lite), il divieto di diffondere o altrimenti spossessarsi degli esemplari della rivista nonché il blocco del sito \"www.consumatori.ch\/inchiesta.html\". In data 25 aprile 2004, il Pretore ha accolto l'istanza previo contraddittorio, impartendo alla BSI SA un termine per promuovere la causa di merito.\nA.b.b Nuovamente adito da BSI SA in data 16 febbraio 2004, il Pretore ha ingiunto inaudita parte il giorno successivo a Consumedia Sagl e a Matteo Cheda di astenersi dal divulgare, distribuire, mettere a disposizione su siti internet o supporti cartacei nuovi articoli che si riconducessero a quello già discusso. L'ingiunzione è stata confermata in data 29 aprile 2004 con decreto cautelare accompagnato da un termine all'istante per promuovere la causa di merito.\nA.c Nell'edizione di marzo 2004 di L'inchiesta sono apparse, in un trafiletto non firmato, rettifiche all'articolo di gennaio 2004, ed in un riquadro pure esso non firmato, un pezzo intitolato \"vietato scrivere su...\", nei quali si riferiva delle decisioni cautelari menzionate, senza tuttavia fare il nome della banca. Nel mese di maggio 2004 L'inchiesta ha divulgato un altro articolo dal titolo \"Precetti misteriosi dalla Libia\", firmato da Matteo Cheda e dedicato all'attività di un istituto bancario non menzionato.\nA.c Nell'edizione di marzo 2004 di L'inchiesta sono apparse, in un trafiletto non firmato, rettifiche all'articolo di gennaio 2004, ed in un riquadro pure esso non firmato, un pezzo intitolato \"vietato scrivere su...\", nei quali si riferiva delle decisioni cautelari menzionate, senza tuttavia fare il nome della banca. Nel mese di maggio 2004 L'inchiesta ha divulgato un altro articolo dal titolo \"Precetti misteriosi dalla Libia\", firmato da Matteo Cheda e dedicato all'attività di un istituto bancario non menzionato.\nA.d A.d.a In data 1° giugno 2004 BSI SA ha promosso l'azione di merito chiedendo di vietare ai convenuti Cheda, Consumedia Sagl e Paolo Fusi di distribuire gli esemplari di gennaio 2004 di L'inchiesta rispettivamente di pubblicare o diffondere altrimenti l'articolo in questione, e di ordinare loro il blocco del sito internet in relazione con il medesimo articolo. In subordine, la banca ha chiesto di accertare l'illiceità dell'avvenuta lesione della propria personalità, la pubblicazione di un estratto dei motivi e del dispositivo della sentenza sulla rivista, il versamento di un risarcimento danni di fr. 71'118.65 e di un importo di fr. 5'000.-- quale riparazione del torto morale. Con sentenza 22 agosto 2007, il Pretore ha dato seguito alla domanda di BSI SA, limitando tuttavia il risarcimento danni ad un importo di fr. 25'891.-- (oltre interessi a contare dal 1° giugno 2004) e ponendo tassa e spese di giustizia a carico per un quarto all'attrice e per il rimanente ai convenuti in solido, obbligando inoltre quest'ultimi a risarcire BSI SA con fr. 4'500.-- di ripetibili ridotte.\nA.d.b Con petizione 2 giugno 2004, BSI SA ha proposto una seconda azione in protezione della personalità. Si tratta dell'azione di merito facente seguito all'istanza di misure cautelari 16 febbraio 2004 ed al relativo decreto pretorile 29 aprile 2004 (supra, consid. in fatto A.b.b) e volta alla condanna di Matteo Cheda e Consumedia Sagl ad astenersi dal divulgare, distribuire, mettere a disposizione su siti internet o supporti cartacei nuovi articoli che si riconducessero a quello già discusso. Evasa dal Pretore contemporaneamente alla sentenza qui discussa, essa è pure stata portata dai convenuti soccombenti prima avanti al Tribunale di appello del Cantone Ticino, indi avanti al Tribunale federale, che si è pronunciato in merito in data odierna (v. incarto parallelo 5A_92\/2010).\nB. Con sentenza 23 dicembre 2009 qui impugnata, il Tribunale di appello del Cantone Ticino, adito da Matteo Cheda e da Consumedia Sagl con appello del 17 settembre 2007, ha parzialmente accolto il gravame riformulando il testo da pubblicare dai convenuti, respingendo per il resto l'appello e condannando Matteo Cheda e Consumedia Sagl alle spese di giudizio nella misura di nove decimi ed al pagamento di ripetibili ridotte a BSI SA.\nC. Con ricorso 1° febbraio 2010, Matteo Cheda e Consumedia Sagl (qui di seguito: ricorrenti) chiedono che venga accolto il loro appello e respinta la petizione di BSI SA (qui di seguito: opponente), subordinatamente che venga annullata la sentenza di appello e che la causa venga rinviata all'ultima istanza cantonale per nuovo giudizio ai sensi dei considerandi; chiedono inoltre la revoca delle misure cautelari. II tutto con conseguenza di tassa, spese e ripetibili a carico dell'opponente.\nCon decreto 17 febbraio 2010, la Presidente della Corte giudicante ha conferito l'effetto sospensivo al ricorso limitatamente all'ordine di pubblicazione.\nNon sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"11a38387-a184-44ee-be02-610dc0899275","text":""} -{"id":"16b822bb-f271-42ef-a553-f72ab6eae321","text":"Fatti:\nA. Il 25 gennaio 2010 il Procuratore generale aggiunto ha decretato il non luogo a procedere in ordine alla denuncia presentata da A._ nei confronti di B._ per titolo di corruzione passiva e abuso di autorità.\nB. Con sentenza del 6 settembre 2010 la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP; dal 1° gennaio 2011 Camera dei reclami penali) ha dichiarato irricevibile l'istanza di promozione dell'accusa formulata da A._.\nC. Avverso questo giudizio A._ si aggrava al Tribunale federale con ricorso in materia penale, postulando l'annullamento della decisione della CRP.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"165bddff-c83a-47c5-ac5b-94eea419c1ab","text":""} -{"id":"00bd215d-79b8-4e8e-b427-5180bf74c6ac","text":""} -{"id":"440cbe16-fb93-4797-9851-a1eafe62b7dd","text":"Fatti:\nL'11 giugno 2018 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha confermato il rifiuto del rilascio di un permesso di dimora a titolo di ricongiungimento familiare a favore di B._, figlia di A._, cittadina brasiliana sposata dal... con il cittadino italo-svizzero C._ e residente con lui a X._. I Giudici ticinesi hanno infatti constatato che le condizioni per un ricongiungimento non erano date né in base al diritto internazionale, né al diritto interno.\nIl 16 luglio 2018, A._ e B._ hanno presentato al Tribunale federale un ricorso con cui, richiamandosi all'accordo sulla libera circolazione delle persone e all'art. 44 LStr, postulano che a quest'ultima venga rilasciato un permesso di dimora. In via provvisionale, domandano il conferimento dell'effetto sospensivo al gravame."} -{"id":"02b8c94f-bd79-4648-bf7a-70d02c9a7ec5","text":""} -{"id":"d99b9e6c-d1b7-4ed6-994b-36019546972c","text":"Fatti:\nA.\nA.a. B._ è il secondo marito di C._. I coniugi vivevano in regime di comunione dei beni in virtù di un contratto matrimoniale stipulato il 26 aprile 1988. Con testamento olografo 16 settembre 2008, C._ ha nominato erede universale il marito B._; in quel contesto ha menzionato l'abitazione di X._, comprensiva di tutti i beni mobili e immobili.\nA.b. Dal primo matrimonio, C._ aveva avuto due figli ancora in vita al momento del suo decesso: A._ e D._. Con contratto successorio 18 settembre 2008, D._ ha rinunciato a tutti i suoi diritti ereditari nella successione di C._ dietro indennizzo di fr. 15'000.--.\nA.c. Avvenuta la pubblicazione del contratto matrimoniale, del contratto successorio con il figlio D._ e del testamento olografo di C._, il Pretore della giurisdizione di Locarno Città ha emanato in data 24 novembre 2010 un certificato ereditario indicando quali unici eredi B._ e A._.\nA.d. Preso atto del rifiuto di A._ di acconsentire al trapasso della proprietà per piani n. 2342 della particella n. 2629 RFD di X._, B._ ha adito il medesimo Pretore chiedendo la divisione dell'eredità fu C._, la nomina di un notaio divisore e l'attribuzione in proprietà esclusiva del citato bene immobile.\nA.e. Nel corso dell'udienza per le prime arringhe del 10 marzo 2014, il Pretore ha limitato preliminarmente il giudizio alla questione se A._ potesse ancora fare valere una lesione della sua porzione legittima. Con decisione 23 maggio 2014, egli ha accertato che l'eccezione di A._ non era perenta; ha posto altresì le spese di giudizio a carico di B._ e ha condannato il medesimo a rifondere fr. 2'400.-- ad A._ a titolo di ripetibili.\nB.\nAdita da B._ con appello 25 giugno 2014, la I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, con sentenza 12 ottobre 2016, accolto il gravame, constatato la perenzione dell'eccezione sollevata da A._ e rinviato la causa al Pretore perché ne continuasse la trattazione. Ha posto tassa e spese di seconda istanza a carico di A._, che ha pure condannata a versare a B._ l'importo di fr. 2'000.-- a titolo di ripetibili.\nC.\nCon ricorso in materia civile 16 novembre 2016, A._ (qui di seguito: ricorrente) impugna avanti al Tribunale federale la sentenza cantonale, che chiede venga annullata, con contestuale conferma della sentenza pretorile. Chiede altresì di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"83d33a48-9dc4-4cb9-8d12-e8219d311186","text":""} -{"id":"661fcc37-6cd6-4684-a8b4-b11da23ff8b0","text":"Fatti:\nA.\nA._ è nato in Turchia nel 1984. Di nazionalità turca e di confessione musulmana, egli è giunto in Svizzera nel 1989 con la sua famiglia. In seguito ha frequentato le scuole nel Cantone Ticino fino a conseguire la maturità professionale commerciale.\nB.\nIl 15 febbraio 2006 A._ ha presentato all'allora Ufficio federale della migrazione (ora: Segreteria di Stato della migrazione [SEM]) una domanda di naturalizzazione ordinaria. Il 26 settembre 2007 l'autorità federale ha rilasciato l'autorizzazione federale di naturalizzazione e il 10 marzo 2008 gli è stata concessa la cittadinanza svizzera.\nC.\nCon sentenza del 18 agosto 2017, pronunciata con rito abbreviato, la Corte penale del Tribunale penale federale (TPF) lo ha riconosciuto colpevole di infrazione all'art. 2 cpv. 1 e 2 della legge federale che vieta i gruppi \"Al-Qaïda\" e \"Stato islamico\" nonché le organizzazioni associate, del 12 dicembre 2014 (RS 122), così come all'art. 2 cpv. 1 e 2 della previgente ordinanza dell'Assemblea federale che vieta il gruppo Al-Qaïda e le organizzazioni associate, del 23 dicembre 2011. Gli è stato rimproverato di avere, a partire dal gennaio del 2014 e fino al 22 febbraio 2017, organizzato azioni a sostegno del gruppo \"Jabhat Al-Nusra\", affiliato ad \"Al-Qaïda\", nonché di avere facilitato due combattenti (\"foreign fighters\") a raggiungere la zona di guerra siro-irachena. L'imputato è stato condannato alla pena detentiva di due anni e sei mesi, dedotto il carcere preventivo sofferto. L'esecuzione della pena è stata sospesa parzialmente per un periodo di prova di tre anni. La parte della pena da eseguire è stata fissata in sei mesi.\nD.\nPreso atto della sentenza del 18 agosto 2017 del TPF, la SEM ha comunicato il 15 febbraio 2019 a A._ che riteneva realizzate le condizioni per revocargli la cittadinanza svizzera, concedendogli la possibilità di esprimersi al riguardo. L'interessato ha fatto uso di questa facoltà presentando il 26 aprile 2019 le sue osservazioni, con le quali ha contestato il prospettato provvedimento. Dopo avere ottenuto il consenso del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, con decisione dell'11 settembre 2019, la SEM ha revocato a A._ la cittadinanza svizzera.\nE.\nContro la decisione di revoca della cittadinanza, l'interessato ha adito la Corte VI del Tribunale amministrativo federale (TAF) che, con sentenza del 31 maggio 2021, ha respinto il ricorso.\nF.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico dell'11 agosto 2021 al Tribunale federale, chiedendo di riformarla nel senso di annullare la decisione dell'11 settembre 2019 della SEM e di riconoscergli un'indennità di fr. 5'000.-- per la procedura di ricorso dinanzi al TAF. Il ricorrente chiede inoltre di conferire l'effetto sospensivo al gravame. Fa valere la violazione degli , 48 vLCit, 30 OCit, degli art. 5 cpv. 2, 8, 9, 10 cpv. 2, 24, 27, 34, 36 Cost., degli art. 8 e 14 CEDU e dell'art. 12 cpv. 4 Patto ONU II.\nG.\nIl TAF chiede di dichiarare inammissibile il ricorso, alternativamente di respingerlo. La SEM postula la reiezione del ricorso. Il 10 settembre 2021 il ricorrente si è espresso sulla risposta del TAF confermandosi nelle sue conclusioni."} -{"id":"867ed50a-f9d9-4f23-b861-bb21fede5a2c","text":"Fatti:\nA.\nA._, illimitatamente imponibile in Ticino, possiede diversi immobili situati nei Cantoni del Ticino, di Basilea e di Zurigo nonché in Italia. Il 9 novembre 2017 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il gravame presentato dall'interessato contro la decisione su reclamo del 20 luglio 2016 dell'Ufficio circondariale di tassazione di Lugano Città che confermava la tassazione IC\/IFD 2012 emessa il 4 maggio 2016. Pronunciandosi sul preteso errore, insito secondo il contribuente nella tassazione zurighese e riguardante la commisurazione del valore di stima di un immobile situato a Zurigo, determinante ai fini del riparto intercantonale e, quindi, della tassazione ticinese con riferimento all'imposta cantonale 2012 (immobile valutato in fr. 5'508'000.-- dal fisco zurighese, mentre secondo il contribuente equivaleva a fr. 3'000'000.--), la Corte cantonale ha osservato che l'insorgente non aveva comprovato di avere chiesto, come affermato, la revisione della tassazione zurighese. Ha poi rilevato che dai ragguagli forniti dal fisco zurighese (e portati a conoscenza dell'insorgente) risultava che il valore di stima litigioso (fr. 5'508'000.--) era quello dichiarato dal contribuente medesimo. In queste condizioni nulla poteva essere rimproverato al fisco ticinese in merito alla commisurazione degli elementi imponibili. Senza tralasciare che a distanza di più di un anno dall'inoltro del gravame l'insorgente non aveva, contrariamente ai suoi obblighi procedurali, indicato che il fisco zurighese avesse intrapreso una revisione della tassazione 2012.\nB.\nIl 22 novembre 2017 A._ ha esperito al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, nel quale ribadisce che è arbitrario prendere in considerazione ai fini della tassazione il valore di stima di fr. 5'508'000.-- il quale è falso, come risulterebbe peraltro dalla decisione della \"Gebäudeversicherung des Kantons Zürich\" che fissa il valore fiscale a fr. 3'390'000.--, e dai suoi propri calcoli da cui emergerebbe che per il 2012 il valore di stima dell'immobile dovrebbe ammontare a fr. 750'000.--.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"4be5df88-6ade-4867-89c3-d96ad3bbf287","text":"Fatti:\nA.\nDando seguito al decreto del 31 maggio 2016 del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, l'Ufficio cantonale competente ha aggiornato anche la stima ufficiale della part. xxx RFD del Comune di X._, di proprietà di A._. Nel termine di pubblicazione, A._ ha reclamato contro l'aggiornamento. Il 14 febbraio 2018, l'autorità ha tuttavia respinto il gravame, rilevando - tra l'altro - come il decreto esecutivo, che ha portato all'aggiornamento intermedio, fosse cresciuto in giudicato incontestato. La decisione dell'Ufficio stima è stata in seguito confermata, su ricorso, sia dal Tribunale di espropriazione (22 gennaio 2019) che dal Tribunale amministrativo (11 dicembre 2019).\nB.\nNel suo giudizio, la Corte cantonale rammenta principi e procedura previsti dal diritto ticinese. Dopo di che, rileva anch'essa che il tentativo di ridiscutere il decreto governativo del 31 maggio 2016 è destinato all'insuccesso: (1) da un lato, perché - quale decisione generale - andava impugnato al momento della pubblicazione e le condizioni per un suo controllo incidentale non sono date; (2) d'altro lato, a titolo abbondanziale, poiché nel fatto che il citato decreto abbia fissato aumenti percentuali inferiori a quelli scaturiti dalle analisi non è comunque ravvisabile nessun eccesso del potere di apprezzamento del Governo cantonale. Detto ciò, osserva che a maggior fortuna non è destinato il tentativo di ridiscutere i valori di stima determinati in occasione della revisione generale, nel 2004: (1) da un lato, perché questa procedura non ha per scopo di ritornare su stime cresciute da tempo in giudicato, ma la verifica di un aggiornamento intermedio; (2) d'altro lato, poiché non è comunque dato di vedere come le critiche addotte potrebbero giustificare una modifica straordinaria della stima giusta l'art. 42 della legge ticinese sulla stima ufficiale della sostanza immobiliare del 13 novembre 1996 (LSt\/TI; RL\/TI 215.600).\nC.\nCon ricorso del 10 e complemento del 26 gennaio 2020, A._ ha impugnato la sentenza del Tribunale amministrativo ticinese davanti al Tribunale federale chiedendo: in via principale, che il Tribunale federale annulli l'aggiornamento intermedio o ne imponga una correzione; in via accessoria, (a) che il Tribunale federale valuti se esiste o meno l'errore di calcolo evidenziato alla Sezione 5 del Documento 1, e lo faccia a prescindere da possibili conseguenze, (b) che nel caso l'errore esistesse, il Tribunale federale ne esamini le conseguenze giusta l'art. 7 del Regolamento sulle stime; in via subordinata, che qualora rifiutasse di imporre una correzione alle stime o di annullare l'aggiornamento intermedio, il Tribunale federale non manchi di esprimersi \"sulla verità delle cose\". Non sono state ordinate misure istruttorie."} -{"id":"076a20c1-126c-4795-8bee-8e7e99de3886","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino Ucraino, è entrato in Svizzera nel gennaio 2005 per ricongiungersi con la madre, ottenendo per tale motivo un permesso di dimora annuale rinnovato fino al 19 aprile 2016.\nNel luglio 2009 A._ ha conseguito l'attestato di capacità di..., professione che ha esercitato fino al 30 novembre 2011. Dopo tale data, egli ha svolto altre attività lavorative, alternate a periodi di disoccupazione. Dal maggio 2016 è impiegato quale... (a partire dal 1° novembre dello stesso anno, con un contratto al 100 % e a tempo indeterminato).\nB.\nCon decisione del 21 gennaio 2016, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato a A._ il permesso di dimora di cui disponeva assegnandogli un termine per lasciare la Svizzera. Alla base del citato provvedimento vi era la constatazione del fatto che egli era stato più volte condannato penalmente, nonostante fosse già stato ammonito, che nei suoi confronti erano aperte 2 esecuzioni per complessivi fr. 4'499.55 e che, sempre nei suoi confronti vi erano 19 attestati di carenza beni per un totale di fr. 37'610.--. Su ricorso, il diniego del diritto a rimanere in Svizzera è stato confermato sia dal Consiglio di Stato (26 ottobre 2016) che dal Tribunale amministrativo ticinesi (12 giugno 2018).\nDurante la procedura davanti a quest'ultima istanza, A._ ha comunicato che dall'unione con la cittadina portoghese B._, titolare di un permesso di domicilio UE\/AELS, era nato C._, quindi di essersi sposato con la madre di suo figlio.\nC.\nL'11 luglio 2018, A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede l'annullamento del giudizio della Corte cantonale ed il rinvio dell'incarto alla stessa per nuova decisione.\nIl Tribunale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa ha fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"4433d5e8-2e15-4a7e-972d-28114d74d263","text":""} -{"id":"6350bfb6-e87c-4fe9-a3db-bc7d401ac8c3","text":"Fatti:\nA.\nCon domanda di assistenza giudiziaria del 21 gennaio 2020 l'autorità penale brasiliana ha chiesto il trasferimento ai fini di confisca del saldo di una relazione intestata a H._ Limited, sulla base di un \"acordo de colaboraçao premiada\", omologato dal Supremo Tribunal Federal, che I._ ha concluso con il Ministero pubblico federale brasiliano nel 2016. L'accordo prevede la confisca di determinati valori patrimoniali da lui ricevuti all'estero in provenienza dal Gruppo F._, tra i quali quelli depositati sul citato conto.\nB.\nG._, ex moglie di I._, ha chiesto al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) l'accesso agli atti della rogatoria, allo scopo di far valere asserite pretese civili su detti averi derivanti dalla convenzione di divorzio del 2012. Con scritto del 22 maggio 2020 il MPC ha respinto la richiesta. Adita dall'istante, con sentenza del 9 settembre 2020 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP) ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione G._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, in via principale, di riformarla nel senso di concederle l'accesso agli atti della rogatoria e, in via subordinata, di annullarla e di rinviare la causa alla CRP.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"871eb9ea-89bf-44bf-9e76-ce8a96d16c69","text":""} -{"id":"406dbf23-183b-4c57-8b86-5cfc30e40790","text":"Fatti:\nA.\nIn data 6 settembre 2018 la Società svizzera di radiotelevisione, succursale RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, ha diffuso un servizio riguardante l'esercizio della consulenza legale da parte di persone prive delle necessarie qualifiche, nel quale ha dato la notizia che il Procuratore pubblico del Cantone Ticino aveva emesso un decreto d'accusa contro la titolare della ditta individuale \"B._\" di X._, accusata di aver esercitato la propria attività lasciando intendere di essere avvocato senza però disporre del relativo titolo. Sul sito Internet della predetta succursale è inoltre stato pubblicato un riassunto del servizio.\nMediante istanza 30 agosto\/20 settembre 2019 A._ (titolare della \"B._\") ha convenuto in causa dinanzi al Pretore del Distretto di Lugano la Società svizzera di radiotelevisione chiedendo di esercitare il diritto di risposta (art. 28l CC). A._ ha anche chiesto l'adozione di misure cautelari e la concessione del gratuito patrocinio.\nCon decisione 13 dicembre 2019 il Pretore ha respinto la domanda cautelare e l'istanza di gratuito patrocinio. Mediante decisione 16 marzo 2020 egli ha respinto anche l'istanza di merito, ponendo a carico di A._ fr. 500.-- a titolo di spese processuali e fr. 2'800.-- a titolo di spese ripetibili.\nB.\nCon sentenza 18 agosto 2020 la III Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura della sua ricevibilità, il \"reclamo\" 26 marzo 2020 introdotto da A._. I Giudici cantonali hanno respinto la sua istanza di gratuito patrocinio e posto a suo carico fr. 400.-- a titolo di spese processuali.\nC.\nCon ricorso datato 22 settembre 2020 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo, previa concessione dell'effetto sospensivo al rimedio, di annullarla e di rinviare la causa all'autorità inferiore per riesame e nuova decisione. La ricorrente chiede anche di essere posta al beneficio del gratuito patrocinio per la sede federale.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"f51c524a-5ae1-484f-bbaa-65e4189ba976","text":"Fatti:\nA.\nC._ è proprietario del fondo part. vvv di Lugano, sezione di Breganzona, attribuito alla zona residenziale molto estensiva (R2B) del piano regolatore comunale. Il fondo, di complessivi 1'672 m2, è inedificato e di forma irregolare: trapezoidale nella parte sud e rettangolare nel settore centrale e nord. Esso confina ad ovest con il bosco (part. www) e ad est con una strada privata (part. xxx), in proprietà coattiva delle particelle yyy, vvv e zzz.\nB.\nIl 30 aprile 2013 C._ ha presentato al Municipio di Lugano una domanda di costruzione per edificare sul suo fondo due case unifamiliari e una piscina: verso sud la \"casa A\" con al centro la piscina al suo servizio e a nord la \"casa B\". La \"casa A\" e la piscina distano 10 m dal limite del bosco, mentre la \"casa B\" è prevista alla distanza di 7 m dallo stesso. Per quest'ultimo edificio, il proprietario ha quindi chiesto una deroga alla distanza dal bosco. Alla domanda si sono in particolare opposti A._ e B._, proprietari del vicino fondo part. zzz, che hanno segnatamente censurato il mancato rispetto delle distanze dal bosco.\nC.\nIl 18 settembre 2013 l'autorità cantonale ha preavvisato favorevolmente il progetto, concedendo per la \"casa B\" la deroga alla distanza dal bosco. Preso atto dell'avviso cantonale, il 25 ottobre 2013 il Municipio di Lugano ha rilasciato la licenza edilizia, respingendo nel contempo l'opposizione dei vicini. Adito da questi ultimi, con decisione del 13 maggio 2014 il Consiglio di Stato ne ha accolto il ricorso, annullando la licenza edilizia. Il Governo ha in particolare ritenuto che non fossero adempiuti i presupposti per concedere una deroga alla distanza dal bosco.\nD.\nCon sentenza del 18 gennaio 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto un ricorso del proprietario contro la decisione governativa, annullandola. La Corte cantonale ha confermato la licenza edilizia rilasciata dal Municipio alle ulteriori condizioni che il muro di sostegno a confine con la strada privata non superasse l'altezza di 2.50 m fino a una profondità di 3 m dal ciglio della strada e che la profondità di un terrazzo fosse ridotta. I giudici cantonali hanno in particolare ritenuto realizzati gli estremi per concedere una deroga alla distanza dal bosco.\nE.\nA._ e B._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. I ricorrenti fanno valere la violazione del divieto dell'arbitrio.\nF.\nLa Corte cantonale si riconferma nella sua sentenza. Il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale. L'Ufficio delle domande di costruzione del Dipartimento del territorio ribadisce il preavviso favorevole dell'Autorità cantonale senza per il resto formulare osservazioni. Il Municipio di Lugano e C._ chiedono di respingere il ricorso. Con osservazioni del 20 maggio 2016, i ricorrenti si sono confermati nelle loro conclusioni.\nG.\nCon decreto presidenziale del 31 marzo 2016 è stato conferito effetto sospensivo al ricorso limitatamente agli interventi edilizi che incidono sulla distanza dal bosco, in particolare quelli relativi alla \"casa B\"."} -{"id":"65fefbe3-9b44-478d-8c38-4aa897d44281","text":""} -{"id":"0fcd8bf7-e102-47bc-a24f-5e13978cb39e","text":""} -{"id":"1701b0a3-76e5-42dc-92e4-fe7d5084bb8a","text":""} -{"id":"9f8b0752-3c83-4064-bbaf-5bcdc14f4af8","text":"Fatti:\nA.\nDopo aver inoltrato alla Svizzera quattro rogatorie nel 2013, la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Venezia il 13 giugno e il 15 luglio 2014 ha presentato ulteriori domande integrative di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di C._, D._ e altre persone, per i reati di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Gli indagati avrebbero occultato somme ricavate dai sospettati reati intestando beni mobili e immobili a terzi; parte delle somme sarebbero state trasferite su conti bancari svizzeri. L'autorità estera chiede di trasmetterle la documentazione bancaria dei conti legati agli indagati o a società a loro riconducibili.\nB.\nCome richiesto mediante domanda complementare del 26 novembre 2014, con decisione di chiusura del 18 gennaio 2016 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione all'Italia dei documenti relativi a una relazione cointestata a B._ e A._ presso E._SA in liquidazione a X._. Adita dagli interessati, con giudizio del 7 luglio 2016 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale ne ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ e B._ presentano un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullarla.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"21e28a2d-cf47-41b5-9677-576f08dbe77a","text":"Fatti:\nA. A.a Il 25 luglio 2003 il Municipio X._ ha nominato P._ quale vicedirettore delle locali scuole comunali. Con decisione del 30 giugno 2008 il Municipio, fondandosi su un rapporto peritale del prof. S._, ha risolto di non confermare l'interessato nella sua funzione di vicedirettore per il quadriennio 2008-2012 e precisato che il rapporto d'impiego avrebbe preso fine il 20 ottobre 2008. Il 4 luglio 2008 il Municipio ha inoltre deciso l'apertura di un'inchiesta disciplinare nei confronti di P._ al quale ha rimproverato gravi violazioni dei doveri di servizio, in particolare per avere rilasciato dichiarazioni gravemente lesive dell'onore e dell'immagine dei membri dell'Esecutivo e dell'amministrazione, per avere organizzato un'azione di volantinaggio contro il datore di lavoro, per avere diramato comunicati stampa senza la necessaria autorizzazione e più in generale per avere agito contro l'interesse del Comune. Nel contempo ha decretato nei confronti dell'interessato l'immediata sospensione dalla carica con garanzia però dello stipendio fino al 20 ottobre 2008.\nA.b Adito dall'interessato, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino, per risoluzione del 2 dicembre 2008, ha confermato nel merito le decisioni municipali del 30 giugno (mancata conferma) e del 4 luglio 2008 (sospensione immediata). P._ è insorto al Tribunale ammini-strativo del Cantone Ticino, chiedendo l'annullamento della risoluzione governativa e delle decisioni municipali. Il Tribunale amministrativo ha respinto il ricorso per giudizio del 23 febbraio 2009.\nA.c Contro il giudizio cantonale P._ ha interposto un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale. Statuendo il 9 settembre 2009, il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il ricorso sussidiario in materia costituzionale. Nella misura della sua ammissibilità, la Corte ha accolto il ricorso in materia di diritto pubblico. Lo ha dichiarato inammissibile in quanto diretto contro la misura di sospensione provvisionale, facendo difetto il presupposto del pregiudizio irreparabile. Lo ha per contro accolto in quanto diretto contro la decisione di mancata conferma in carica. Senza pronunciarsi sul merito del litigio, la Corte ha accertato che il Municipio aveva leso il diritto di essere sentito dell'interessato e che tale vizio - considerata la sua gravità - non poteva essere sanato nell'ambito della procedura dinanzi al tribunale amministrativo. Ha pertanto rinviato la causa all'autorità precedente affinché statuisse sulle conseguenze di tale violazione (sentenza 8C_321\/2009).\nA.d A seguito di questa sentenza, il Tribunale amministrativo ha reso un nuovo giudizio, il 7 ottobre 2009; esso ha annullato la decisione del 30 giugno 2008, con la quale il Municipio X._ aveva risolto di non confermare P._ nella sua funzione di vicedirettore, nonché la risoluzione del Consiglio di Stato del 2 dicembre 2008, nella misura in cui si riferiva allo stesso oggetto.\nB. B.a Fallito un tentativo di componimento amichevole della vertenza, il Municipio X._ ha notificato a P._ una decisione del 29 dicembre 2009, con la quale gli segnalava la riattivazione dell'inchiesta amministrativa aperta il 4 luglio 2008 nonché l'apertura di una nuova, ulteriore inchiesta in merito a fatti intervenuti nei giorni immediatamente precedenti e dopo il 4 luglio 2008. Secondo il Municipio, gli addebiti che avevano dato luogo all'avvio di questa seconda inchiesta erano i seguenti:\n«a. ripetuta e grave denigrazione, di fronte ad Autorità amministrative e giudiziarie, come pure tramite la stampa, del Municipio X._, particolarmente del Sindaco, del Segretario comunale e del consulente del Municipio, prof. S._;\nb. presentazione, nei confronti del Sindaco e del consulente prof. S._, di una denuncia penale per tentata coazione, abuso di autorità e lesioni corporali gravi (assolutamente inveritiera);\nc. asportazione di materiale e documentazione varia dagli uffici della direzione delle scuole.»\nQuali provvedimenti cautelari, il Municipio ha inoltre disposto la sospensione immediata dalla carica e dal diritto allo stipendio dell'interessato.\nB.b P._ ha deferito la decisione municipale al Consiglio di Stato, il quale per risoluzione del 9 marzo 2010 ha parzialmente accolto il ricorso, confermando la sospensione dalla carica dell'insorgente, ma annullando quella riferita al versamento dello stipendio.\nC. Avverso la risoluzione governativa sia il Municipio X._ che P._ hanno interposto ricorso al Tribunale amministrativo. Statuendo il 14 giugno 2010, l'autorità giudiziaria adita ha accolto il ricorso del Comune X._, nel senso che ha ristabilito la sospensione immediata dal diritto allo stipendio. Il gravame di P._ è stato per contro respinto.\nD. P._ ha interposto un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale postulando l'annullamento del giudizio impugnato e delle decisioni del Consiglio di Stato (dispositivi n. 1 e 2) e del Municipio. Con il gravame l'insorgente ha in via cautelare chiesto il conferimento dell'effetto sospensivo al proprio ricorso per quanto concerne il diritto allo stipendio.\nIl Municipio si è opposto al conferimento dell'effetto sospensivo. Ha chiesto di dichiarare i gravami irricevibili, in via subordinata di respingerli.\nE. Con decreto del 24 settembre 2010 è stata respinta la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo formulata dal ricorrente."} -{"id":"fbe2ef2c-bfbf-4670-ac7b-b69645024eae","text":"Fatti:\nA.\nIl 29 aprile 2008 è deceduto, presso il suo domicilio in Italia, D.C._. Tra i suoi congiunti figurano la moglie B._, il fratello E.C._ e il figlio di quest'ultimo, C.C._, coniugato con A._. In seguito a questo decesso, tra le parti sono sorti contrasti di natura successoria, che hanno visto opposti C.C._ e A._ da una parte e B._ dall'altra.\nIn breve, risulterebbe che il 1° dicembre 2008 C.C._ ha fatto pubblicare da un notaio di Vicenza un testamento olografo datato 5 maggio 2007, in cui lo zio lo avrebbe nominato unico erede. Il 4 febbraio 2009 si è inoltre fatto rilasciare dal Tribunale di Vicenza un atto di notorietà, che attestava la circostanza secondo cui il citato testamento era l'unico e non era stato impugnato. Nonostante la contestata validità di questi atti e le procedure pendenti in Italia, C.C._ e A._ hanno esibito l'atto di notorietà presso la banca F._, ottenendo il prelievo dell'intero saldo di EUR 267'129.32 di una relazione bancaria intestata a D.C._. Analogamente, essi hanno ottenuto il trasferimento di EUR 12'935'686.10 depositati su un conto intestato al defunto presso la banca G._ di X._, versandone circa 9.7 milioni su una relazione bancaria intestata ad A._ presso la banca H._ di Lugano, depositandone 1 milione in una cassetta di sicurezza presso la stessa banca e disponendo di EUR 2'231'814.80 secondo modalità tutt'ora non chiarite. Gli interessati hanno inoltre acquistato un fondo situato nel Comune di Y._ e due autovetture Mercedes.\nB.\nIl 26 settembre 2012 B._ ha sporto dinanzi al Ministero pubblico del Cantone Ticino una denuncia penale contro C.C._ e A._ per i titoli di appropriazione semplice, truffa e riciclaggio di denaro. Nell'ambito del procedimento penale aperto nei loro confronti, il Procuratore pubblico (PP) ha ordinato il 28 settembre 2012 e il 23 aprile 2013 l'identificazione delle relazioni bancarie riconducibili al defunto e agli imputati presso la banca F._, oltre al sequestro della relativa documentazione e degli averi, comprese le cassette di sicurezza. In seguito, il PP ha disposto il sequestro delle due autovetture e del fondo di Y._. Il 25 settembre 2013 ha inoltre emanato diversi ordini di perquisizione e sequestro all'indirizzo di altre banche, tra cui H._. Gli imputati sono stati sottoposti alla carcerazione preventiva dal 25 settembre al 25 novembre 2013.\nC.\nIl 7 marzo 2014 gli imputati hanno chiesto al PP \"il dissequestro dei beni depositati presso la banca H._ SA di Lugano, del fondo xxx RFD del Comune di Y._, così come ogni altro bene e\/o documentazione\". Il 23 giugno 2014 A._ ha ribadito l'istanza, che il PP ha respinto con decisione del 26 novembre 2014.\nD.\nAdita da A._, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ha respinto il reclamo con sentenza del 20 luglio 2015. La Corte cantonale ha ammesso l'esistenza di importanti indizi di reato a carico degli imputati ed ha ritenuto allo stadio attuale giustificato il provvedimento del sequestro. Ha altresì negato una violazione del principio di celerità.\nE.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di ordinare il dissequestro di tutti i beni patrimoniali interessati dalla misura coercitiva. La ricorrente fa valere la violazione del diritto di essere sentita, del principio di celerità e della garanzia della proprietà.\nF.\nLa Corte cantonale e il PP si rimettono al giudizio del Tribunale federale. C.C._ chiede di accogliere il gravame, mentre B._ chiede di dichiararlo inammissibile o, qualora fosse esaminato nel merito, di respingerlo."} -{"id":"324d8b85-b5bc-45f8-8d54-32643e5e6044","text":"Fatti:\nA.\nIl 15 giugno 2001 la A._ SA e B._ hanno concluso una convenzione di scioglimento del contratto di lavoro con una clausola compromissoria.\nCon istanza 17 maggio 2011, non potendosi accordare con la predetta società anonima, B._ ha chiesto e ottenuto dalla II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino la nomina di un arbitro unico. Quest'ultimo ha stralciato dai ruoli una prima procedura arbitrale con decisione 1° giugno 2016 per mancato pagamento di un anticipo spese.\nB.\nIn seguito ad una nuova istanza 16 aprile 2016 di B._ la II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha nuovamente nominato il predetto arbitro. Con lodo 11 gennaio 2019 questi ha, in parziale accoglimento della petizione di B._ (dispositivo n. 1), condannato la A._ SA a pagare all'attore 98'731.43 dollari statunitensi, oltre interessi a partire dal 5 ottobre 2001 (dispositivo n. 2). Egli ha interpretato il punto 5.2 lett. b della predetta convenzione nel senso che l'attore, cessionario di 450'000.-- dollari statunitensi di un credito di circa 2'600'000.-- dollari statunitensi vantato dalla A._ SA nei confronti della C._, aveva il diritto di ottenere prioritariamente la metà del recupero di quest'ultimo credito fino a concorrenza di 450'000.-- dollari statunitensi, riservati tuttavia diritti prioritari concessi a terzi. Ha quindi ritenuto che dal dividendo dell'ottobre 2001 di 400'000.-- dollari statunitensi accreditato il 5 ottobre 2001 sul conto rubricato C._, la A._ SA aveva correttamente pagato a una creditrice ipotecaria 202'537.22 dollari statunitensi, ma aveva omesso di versare all'attore a tale data la metà della rimanenza di 197'462.87 dollari statunitensi.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 13 febbraio 2019 la A._ SA postula l'annullamento del dispositivo n. 2 del lodo. Afferma che questo si palesa arbitrario per quanto attiene alla data d'inizio degli interessi di mora.\nCon risposta 9 aprile 2019 B._ propone la reiezione del ricorso.\nLe parti hanno spontaneamente proceduto a un secondo scambio di scritti.\nCon istanza 11 ottobre 2019 la A._ SA ha chiesto il conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso.\nIl 16 ottobre 2019 il patrocinatore dell'opponente ha comunicato di non più assistere quest'ultimo.\nCon osservazioni 25 ottobre 2019 B._ propone di non attribuire l'effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"cc8884e0-5400-4d6e-a477-f409bfbf4a33","text":"Fatti:\nA.\nIl 14 aprile 2012 A._, nato nel 1974, dipendente come operaio edile in una società avente per scopo segnatamente l'esecuzione di lavori cimiteriali, monumenti e bronzi, la fornitura e la posa di monumenti funerari, è caduto dalla propria motocicletta, riportando una frattura multiframmentaria del calcagno destro e una frattura bimalleolare destra. L'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI), dopo aver corrisposto alcune prestazioni, con decisione del 5 marzo 2015, confermata su opposizione il 17 giugno 2015, ha posto A._ al beneficio di una rendita di invalidità del 13 % dal 1° ottobre 2014 e di un'indennità per menomazione all'integrità del 15 %.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino con giudizio del 25 gennaio 2016 ha respinto il ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo che il giudizio cantonale sia annullato e sia concessa una rendita di invalidità del 18 %.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"f4148bd9-0543-451d-bd82-de997a13e706","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 18 marzo 1993 A._, nato nel 1965, è rimasto vittima di un infortunio alla spalla destra durante la manovra di retromarcia di un autocarro. Dopo aver annunciato diverse ricadute, con decisione del 15 giugno 2011 l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI) ha attribuito all'assicurato una rendita di invalidità del 34 % dal 1° dicembre 2010.\nA.b. Il 5 settembre 2014, nell'ambito di una procedura di revisione, dopo aver proceduto ad alcuni accertamenti, l'INSAI mediante decisione formale ha ridotto la rendita di invalidità dal 34 % al 28 % dal 1° ottobre 2014. Il 5 dicembre 2014 l'INSAI ha confermato il proprio operato.\nB.\nIl Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto con giudizio del 30 giugno 2015 il ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e il mantenimento della rendita di invalidità con un grado del 34 %.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"c23d9d12-04cf-4da6-9d5e-3ab1ad9f8974","text":"Fatti:\nA.\nIl 29 ottobre 2014 A._, locatrice, e B._, conduttrice, hanno firmato un contratto di locazione per una casa a Meride, con una pigione di fr. 1'200.-- al mese tutto compreso, con inizio il 1° febbraio 2015, di durata indeterminata e rescindibile con preavviso di tre mesi, la prima volta per il 1° febbraio 2016. La conduttrice ha preso possesso dell'abitazione già il 15 dicembre 2014.\nI rapporti si sono ingarbugliati subito dopo la firma del contratto, allorquando A._ ha fatto sapere a B._ che occorreva sottoscrivere un contratto \"definitivo\" in sostituzione di quello del 29 ottobre 2014, che menzionasse una comunione ereditaria come locatrice e prevedesse l'assunzione di spese di riscaldamento, il deposito di una garanzia e un adeguamento del canone.\nIl 15 gennaio 2015 la locatrice ha comunicato all'inquilina che poneva termine alla trattativa e che non intendeva più firmare un contratto di locazione e le ha chiesto di restituire l'abitazione.\nB.\nIl 10 febbraio 2015 A._ ha disdetto il contratto di locazione per motivi gravi con effetto al 31 maggio 2015. B._ non ha ritirato l'invio raccomandato. Il 5 giugno 2015 la locatrice ha chiesto al Pretore di Mendrisio-Nord di ordinare l'espulsione della conduttrice e di condannarla a pagarle un'indennità di fr. 1'200.-- al mese per occupazione abusiva dal 1° giugno in poi. L'azione, proposta secondo la procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti, è stata dichiarata irricevibile con sentenza del 27 luglio 2015 del Pretore aggiunto, che non ha ritenuto adempiuti i presupposti dell'.\nC.\nIn precedenza, il 23 marzo 2015 A._ aveva diffidato B._ a pagarle fr. 3'600.-- per i canoni di gennaio, febbraio e marzo 2015, avvertendola che, in caso di mancato pagamento entro il 24 aprile 2015, il contratto sarebbe stato disdetto per mora. Anche questo invio raccomandato non è stato ritirato. Il 24 luglio 2015 la locatrice ha disdetto il contratto per mora con effetto al 31 agosto 2015. La conduttrice ha contestato la disdetta e, fallita la procedura di conciliazione, con petizione del 3 novembre 2015 depositata presso la Pretura di Mendrisio-Nord ha chiesto, oltre alla concessione dell'assistenza giudiziaria, che fosse accertata la nullità o l'inefficacia della disdetta. La locatrice si è opposta all'azione e in via riconvenzionale ha chiesto che l'inquilina fosse immediatamente espulsa e condannata a pagarle l'indennità mensile di fr. 1'200.-- per occupazione abusiva dell'abitazione.\nIl Pretore aggiunto ha accordato l'assistenza giudiziaria alla conduttrice, ha respinto la sua petizione e ha accolto parzialmente la riconvenzione con sentenza del 9 maggio 2016; ha ordinato in particolare l'espulsione immediata dell'inquilina condannandola a pagare fr. 1'200.-- al mese a partire dal 1° settembre 2015 fino alla liberazione della casa.\nIl giudizio di prima istanza è stato riformato dalla II Camera civile del Tribunale di appello ticinese, la quale, con sentenza del 15 marzo 2017, ha posto la conduttrice al beneficio dell'assistenza giudiziaria e, in accoglimento della sua petizione, ha accertato l'inefficacia della disdetta per mora del 24 luglio 2015. La domanda riconvenzionale della locatrice è stata respinta.\nD.\nA._ insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile dell'8 maggio 2017; chiede l'annullamento della sentenza d'appello e la conferma di quella del Pretore aggiunto.\nCon risposta del 10 luglio 2017 B._ chiede l' assistenza giudiziaria anche a livello federale e propone di respingere il ricorso nella misura in cui fosse ammissibile.\nL'autorità cantonale non ha preso posizione."} -{"id":"bc74c074-9e5f-43b8-a4de-2eb800eeea0f","text":"Fatti:\nA.\nIl 23 ottobre 2006 B._, architetto, ha avviato un'azione davanti alla Pretura di Lugano chiedendo che la A._AG (in precedenza A._SA) fosse condannata a pagargli fr. 145'986.65, con interessi al 5% dal 20 aprile 2006, e che fosse rigettata l'opposizione dichiarata dalla convenuta al precetto esecutivo che le era stato notificato per quell'importo. Il credito consisteva del saldo d'onorario per prestazioni di progettazione di una palazzina a Origlio, maggiorato di un'indennità per interruzione anticipata del contratto (in tutto fr. 124'243.95), e degli interessi di mora (fr. 21'742.70).\nLa convenuta si è opposta interamente alla petizione. Ha eccepito l'assenza di legittimazione attiva poiché a suo parere la relazione contrat tuale non si era istaurata con l'attore ma con la società in nome collettivo ch'egli formava con la moglie; ha contestato l'applicabilità della norma SIA 102 per il calcolo dell'onorario; e ha sostenuto che tutte le prestazioni erano già state pagate.\nCon sentenza del 21 novembre 2014 la Pretora aggiunta di Lugano ha accolto la petizione limitatamente a fr. 102'755.55 con interessi del 5% dal 28 giugno 2006 su fr. 86'978.60.\nB.\nEntrambe le parti hanno proposto appello, ribadendo le rispettive domande. Con l'appello principale la convenuta ha chiesto la reiezione della petizione, mentre l'attore, con l'appello incidentale, ha chiesto che la controparte fosse condannata a pagargli fr. 145'986.65, oltre agli interessi, e che fosse nel contempo rigettata l'opposizione al precetto esecutivo.\nLa II Camera civile del Tribunale d'appello ticinese si è pronunciata con sentenza del 23 settembre 2016. Essa ha respinto entrambe le impugnative con seguito di spese e ripetibili.\nC.\nLa A._AG insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia civile del 27 ottobre 2016. Chiede che la sentenza d'appello sia riformata e che la petizione di B._ sia respinta. Questi, con risposta del 22 novembre 2016, propone di respingere il ricorso nella misura in cui fosse ammissibile. L'autorità cantonale non si è pronunciata."} -{"id":"1b5ccde2-0f94-44fb-819c-aefed85a7013","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 22 febbraio 2013 il Giudice della Pretura penale ha riconosciuto A._ autrice colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione, per avere perso il 3 febbraio 2007, a Bellinzona, il controllo del proprio veicolo Smart, invadendo la corsia di contromano delimitata dalla linea di sicurezza e andando a scontrarsi con l'autovettura Mercedes guidata da B._, regolarmente sopraggiungente in senso inverso. L'imputata è stata condannata alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere di fr. 140.-- ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 300.--.\nB.\nAdita da A._, con sentenza del 4 dicembre 2013 la Corte di appello e di revisione penale (CARP), accertata la violazione del principio di celerità, ha parzialmente accolto l'appello, riducendo la pena pecuniaria a 10 aliquote giornaliere di fr. 140.-- ciascuna e la multa a fr. 250.--. La Corte cantonale ha per il resto confermato il giudizio di primo grado.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di riformarla nel senso di proscioglierla dall'accusa di grave infrazione alle norme della circolazione. La ricorrente fa valere la violazione degli , 90 LCStr e 1 CP.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"2e4de3cb-3440-412f-a273-24e33e77ffd8","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1954, in precedenza attivo come operaio artigiano, è stato messo al beneficio di una mezza rendita AI con effetto dal 1° aprile 2006. In seguito a una procedura di revisione d'ufficio, gli è stato riconosciuto il diritto a una rendita intera dal 1° gennaio 2011, poi ridotta a tre quarti dal 1° settembre 2012 (decisione del 27 novembre 2012). Adito su ricorso dell'interessato, il Tribunale cantonale prima con giudizio 1° ottobre 2013 e il Tribunale federale poi, con sentenza del 27 gennaio 2014, hanno confermato la prestazione erogata.\nA.b. Dando seguito al rinvio del Tribunale cantonale contenuto nel giudizio del 1° ottobre 2013, che aveva considerato gli atti medici prodotti in sede cantonale il 28 febbraio 2013 quali nuova domanda di revisione per peggioramento dello stato di salute, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (di seguito: UAI) ha fatto esperire una perizia pluridisciplinare presso il Servizio Accertamento Medico (SAM) che ha escluso un aggravamento dell'incapacità lavorativa dell'interessato confermando una capacità del 40% e quindi il diritto a tre quarti di rendita (perizia del 10 settembre 2014). Con decisione dell'11 novembre 2014, l'UAI ha respinto la domanda di revisione.\nB.\nSu ricorso dell'assicurato, il Tribunale cantonale, mediante giudizio del 17 settembre 2015, lo ha respinto.\nC.\nIl 21 ottobre 2015 l'assicurato ha inoltrato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, cui chiede, previa riforma del giudizio impugnato, il riconoscimento del diritto a una rendita intera a partire dal 1° marzo 2013."} -{"id":"4b8119f2-2010-4fe9-b8a1-44e521dd3df6","text":"Fatti:\nA.\nDa un controllo di cantiere dell'8 giugno 2017 effettuato a Muralto è emerso che tre operai alle dipendenze di A._ erano intenti ad eseguire lavori di ristrutturazione su un fondo del figlio di quest'ultimo, senza essere stati assunti con retribuzioni conformi al contratto nazionale mantello per l'edilizia principale in Svizzera (in seguito CNM).\nIl 2 febbraio 2018 la Commissione Paritetica Cantonale (CPC)edilizia e rami affini (in seguito Commissione paritetica) ha stabilito che i salari dei predetti dipendenti andavano reintegrati colmando le differenze riscontrate, ha inflitto a A._ una multa di fr. 2'500.-- e ha prelevato spese procedurali di fr. 500.--.\nB.\nIl 6 marzo 2018 A._ ha adito l'arbitro unico per l'edilizia principale del Cantone Ticino, che ha confermato la predetta decisione con lodo del 6 giugno 2018. All'inizio della sua decisione l'arbitro indica di aver effettuato il 16 maggio 2018 alle ore 11:15 un'udienza alla presenza del solo direttore della Commissione paritetica in cui ha chiuso l'istruttoria, dopo aver constatato che la relativa convocazione 9 maggio 2018 era stata inviata all'attore, il quale l'ha lasciata in giacenza postale fino all'ultimo giorno possibile per ritirarla alle ore 9:24 della mattina in cui si è svolta l'udienza senza procedere ad alcuna \" comunicazione e\/o giustificazione \" (anche telefonica) riguardo alla sua assenza. Ha poi rilevato che il Consiglio federale aveva dichiarato obbligatorio nelle sue parti essenziali il CNM e lo ha ritenuto applicabile all'attore, che ha assunto tre operai edili a cui ha fatto effettuare lavori edili sul fondo di proprietà del figlio. Ha aggiunto che del resto il fiduciario dell'attore aveva dedotto ai predetti lavoratori il contributo dovuto secondo il CNM alla Commissione paritetica.\nC.\nCon ricorso 6 luglio 2018 A._ ha chiesto al Tribunale federale, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, di annullare il lodo e di rinviare l'incarto all'arbitro affinché convochi una nuova udienza e assuma tutte le prove da lui proposte. Contesta la competenza della Commissione paritetica, ritiene il lodo insufficientemente motivato e lamenta di non aver potuto partecipare all'udienza.\nLa Commissione paritetica propone, con risposta 6 agosto 2018, la reiezione del ricorso.\nCon decreto 6 agosto 2018 la Presidente della Corte adita ha respinto la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso.\nLe parti hanno proceduto spontaneamente a un ulteriore scambio di scritti."} -{"id":"81b5f2e7-52ab-4cf0-8f5a-8b3590194b02","text":"Fatti:\nA.\nCon atto pubblico del 1994, E._ ha acquistato per fr. 2'375'000.-- l'originario mappale ttt del Comune di X._, su cui sorgeva un edificio con grande parco. Negli anni successivi, la stessa ha apportato all'immobile una serie di migliorie, investendo un importo di fr. 1'770'808.--.\nAlla sua morte, nel 2007, E._ ha lasciato quali eredi A._, B._, C._ e D._, i quali sono divenuti comproprietari dell'originario mappale ttt per divisione ereditaria.\nB.\nCon atto pubblico del 2012, i comproprietari citati hanno concesso a F._ e G._ un diritto di compera cedibile sull'immobile, dopo averlo preventivamente frazionato in otto nuovi mappali, per il prezzo di fr. 4'200'000.--.\nAl punto 4 del contratto di costituzione del diritto di compera è stato specificato che Io stesso doveva essere esercitato \"contemporaneamente su tutti i lotti\". Il termine per far valere il diritto di compera, previsto per il 31 maggio 2013, è stato prolungato due volte.\nC.\nCon atto pubblico del 2014, le parti hanno stipulato una modifica del diritto di compera, predisponendo una rettifica dei confini che riduceva i nuovi mappali a sette. Il prezzo totale di acquisto è stato quindi così suddiviso: [...].\nIl diritto di compera è stato esercitato nel 2014 da F._ e G._ (mapp. uuu, vvv, www, xxx e yyy) e da H._ (mapp. ttt e zzz). Contestualmente al trapasso, gli alienanti hanno presentato una sola dichiarazione per l'imposta sugli utili immobiliari. L'utile imponibile è stato da loro calcolato in fr. 64'192.-- e l'imposta dovuta in fr. 3'851.50.\nD.\nCon decisioni del 26 maggio 2015, l'ufficio competente ha notificato agli alienanti una tassazione dell'imposta sugli utili immobiliari per ciascun mappale venduto. L'utile imponibile e l'imposta dovuta sono stati così stabiliti:\nparticella utile imponibile imposta uuu 0.00 0.00 vvv 218'693.00 13'121.60 www 0.00 0.00 xxx 360'208.00 21'612.50 yyy 401'690.00 24'101.40 zzz 402'961.00 24'177.65 ttt 0.00 0.00\nDal valore di alienazione delle singole particelle, secondo il contratto di costituzione del diritto dl compera, l'autorità di tassazione ha dedotto il valore di investimento, stabilito in base alla suddivisione del prezzo di acquisto dell'immobile nel 1994.\nMentre il valore di acquisto del terreno (fissato in fr. 400 al mq) è stato considerato nel calcolo del valore di acquisto di tutte le particelle, il valore di acquisto dell'edificio (fr. 1'257'600.--) e, soprattutto, i costi di miglioria di quest'ultimo (fr. 1'726'090.--) sono stati attribuiti ai soli fondi sui quali esso sorgeva (cioè le particelle ttt, uuu, vvv, www). Per tre fondi, il valore di investimento è risultato in tal modo nettamente superiore al valore di alienazione, con la conseguenza che, invece di un utile, è emersa una perdita.\nE.\nI contribuenti hanno impugnato le suddette decisioni di tassazione con reclamo del 25 giugno 2015. In questo contesto, hanno sostenuto che, in virtù dell'obbligo per i beneficiari di esercitare il diritto di compera \"contemporaneamente su tutti i lotti\", le singole vendite dovevano essere considerate \"come un'unica transazione immobiliare\"."} -{"id":"bca5ab9b-63a6-4c35-9cc9-c14473dd47db","text":"Fatti:\nA.\nPer quanto qui interessa, con risoluzione del 13 agosto 2012 il Municipio di Bellinzona, dopo aver respinto l'opposizione dei vicini A.A._ e B.A._, ha rilasciato a C._, proprietaria di una particella sulla quale attualmente sorgono due stabili (edificio residenziale plurifamiliare e autorimessa), la licenza edilizia per demolire l'autorimessa e costruire un nuovo stabile residenziale, articolato su cinque livelli pure fuoriterra, con la formazione di 14 posteggi, di cui tre esterni.\nB.\nDopo una prima procedura che ha coinvolto sia il Governo sia la Corte cantonale, il Consiglio di Stato con decisione dell'11 marzo 2015 ha respinto un ricorso dei vicini. Adito da questi ultimi, con giudizio del 15 aprile 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso.\nC.\nA.A._ e B.A._ impugnano questa sentenza con un ricorso al Tribunale federale. Chiedono di accogliere il gravame, di annullare la decisione governativa dell'11 marzo 2015, nonché la licenza edilizia del 13 agosto 2012.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"42eb61ca-4d04-46e1-b97b-2f8e44f1fcab","text":""} -{"id":"d2b2db79-9873-4ee2-ab71-a7d1847451b8","text":"Fatti:\nA.\nA.a. In data 22 giugno 2010 l'allora Commissione tutoria regionale 6 sede di Agno aveva istituito in favore di A._ (nato nel 1995) una curatela educativa ai sensi dell' allo scopo di sostenere i genitori nell'organizzazione delle relazioni personali, di coordinare la presa a carico del minore da parte del medico e di mantenere i contatti con la scuola ed i terapeuti della fondazione OTAF, A._ presentando infatti un \"ritardo dello sviluppo cognitivo e [un] disturbo della coordinazione centrale\".\nNel gennaio 2013 A._ è divenuto maggiorenne. L'Autorità regionale di protezione 6 sede di Agno, revocata la predetta curatela educativa, ha ritenuto di non dover istituire alcuna particolare misura in suo favore sulla base del diritto di protezione degli adulti, considerato il sostegno fornitogli dalla famiglia.\nA.b. Con scritto 4 settembre 2013 la madre ed il patrigno di A._, non riuscendo più a sostenerlo nella sua gestione personale, hanno chiesto l'intervento dell'autorità di protezione degli adulti.\nCon risoluzione 4 ottobre 2013 l'Autorità regionale di protezione 6 ha così istituito in favore di A._ una curatela di rappresentanza e gestione, con privazione dell'esercizio dei diritti civili in relazione a determinati negozi giuridici, e ha designato B._ in veste di curatrice. Con sentenza 25 giugno 2014 la Camera di protezione del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha però annullato tale decisione, per il motivo che la predetta segnalazione del 4 settembre 2013 non era stata intimata all'interessato.\nCon decreto 30 giugno 2014 l'Autorità regionale di protezione 6 ha adottato, fintanto che non si fosse pronunciata sull'eventuale istituzione di una misura di protezione in favore di A._, alcuni provvedimenti supercautelari (blocco dell'incasso della rendita AI e di due conti bancari).\nCon risoluzione 7 ottobre 2014 l'Autorità regionale di protezione 6 ha poi nuovamente istituito in favore di A._ una curatela di rappresentanza e gestione (art. 394 e 395 CC), privandolo nel contempo dell'esercizio dei diritti civili in relazione a determinati negozi giuridici, e ha nominato C._ quale curatore.\nB.\nCon sentenza 4 settembre 2015 il Giudice supplente della Camera di protezione del Tribunale d'appello ha respinto il reclamo presentato da A._ avverso la risoluzione 7 ottobre 2014.\nC.\nCon ricorso in materia civile 7 ottobre 2015 A._ ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo - \" in ordine \" - l'annullamento della decisione di prima istanza con trasmissione degli atti all'Autorità regionale di protezione 11 sede di Losone e - \" nel merito \" - in via principale l'annullamento della decisione di prima istanza e in via subordinata la sua riforma nel senso di designare in veste di curatrice una delle persone da lui proposte. Il ricorrente ha pure postulato la concessione dell'assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio del proprio legale.\nLa Camera di protezione del Tribunale d'appello ha rinunciato a formulare una risposta al ricorso, mentre l'Autorità regionale di protezione 6 non si è espressa nel termine impartitole."} -{"id":"22d7a30f-7ec5-4ad0-a936-cf0e01c329b3","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino italiano nato nel 1962, è entrato in Svizzera nel gennaio 2008 ed ha ottenuto un permesso di dimora valido fino al 1° gennaio 2013.\nCon sentenza del 21 settembre 2009, resa secondo il rito del patteggiamento, il Tribunale di Milano lo ha condannato, per associazione per delinquere e furto, alla pena di 3 anni di reclusione e alla multa di euro 400, nonché alla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.\nIn riforma del giudizio emesso in primo grado dalla Corte delle assise criminali di Lugano, con sentenza del 18 aprile 2011 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino lo ha in seguito condannato, per riciclaggio di denaro e ripetuta falsità in documenti, a una pena detentiva di 2 anni e 6 mesi, sospesa condizionalmente in ragione di 17 mesi, con un periodo di prova di 2 anni.\nB.\nViste le condanne subite sia in Italia che in Svizzera, il 5 novembre 2012 l'Ufficio federale della migrazione ha pronunciato nei confronti di A._ un divieto d'entrata valido fino al 4 novembre 2019 (7 anni), revocando l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.\nCon sentenza del 5 settembre 2013, spedita il 12 settembre successivo, il Tribunale amministrativo federale ha parzialmente accolto un ricorso da lui interposto, riducendo la durata del divieto d'entrata al 4 novembre 2017 (5 anni).\nC.\nA._ ha impugnato anche quest'ultimo giudizio, con ricorso in materia di diritto pubblico del 14 ottobre 2013 dinanzi al Tribunale federale. Con tale atto, postula l'annullamento del p.to 2 del dispositivo della sentenza querelata, nel quale il Tribunale amministrativo federale conferma il divieto d'entrata fino al 4 novembre 2017; domanda inoltre l'annullamento della parte del p.to 3 del dispositivo, con cui il Tribunale amministrativo federale lo condanna al pagamento delle spese processuali di fr. 500.--; chiede infine la riforma del p.to 4 del dispositivo, \"nel senso che l'autorità inferiore verserà al ricorrente complessivi fr. 2'000.-- a titolo di spese ripetibili\".\nIn corso di procedura, il Tribunale amministrativo federale ha rinunciato a presentare osservazioni, mentre l'Ufficio federale della migrazione ha chiesto che il ricorso sia respinto."} -{"id":"046fad9e-d2fd-4213-b7cd-3861e0b2fa08","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 1° dicembre 1999 A._ ha acquistato un'unità di proprietà per piani nel Condominio B._ di X._. In data 16 ottobre 2003, la comunione condominiale ha chiesto ad A._ il pagamento di fr. 21'878.30 per spese condominiali arretrate e acconti. Il Tribunale distrettuale Moesa prima ed il Tribunale cantonale dei Grigioni poi hanno condannato A._ al pagamento dell'importo summenzionato (oltre interessi) ed a tollerare l'iscrizione di un'ipoteca legale per l'importo di fr. 20'358.50 (oltre interessi) sulla propria unità di proprietà per piani. Il Tribunale federale ha confermato la condanna con sentenza 19 dicembre 2006 (sentenza 5C.177\/2006).\nA.b. Il 5 dicembre 2008, la medesima comunione condominiale ha inoltrato avanti al Tribunale distrettuale Moesa una nuova azione contro A._, chiedendo la sua condanna al pagamento dell'importo di fr. 48'358.40 (oltre interessi) a titolo di spese condominiali arretrate, maturate a partire dal 15 dicembre 2004, nonché l'iscrizione di un'ipoteca legale definitiva sulla suaunità di proprietà per piani. A._ vi si è opposto e ha chiesto, tramite domanda riconvenzionale, l'adozione di una nuova chiave di riparto delle spese condominiali di riscaldamento. Con sentenza 29 marzo 2012, A._ è stato condannato al pagamento della somma richiesta, nonché a tollerare l'iscrizione di un'ipoteca legale definitiva per l'importo di fr.47'697.-- (oltre interessi) sulla propria unità di proprietà per piani; la sua domanda riconvenzionale è stata respinta.\nB.\nAdito da A._ con appello del 1° giugno 2012, il Tribunale cantonale dei Grigioni, I Camera civile, con la qui impugnata sentenza 26 luglio 2013 ha integralmente respinto il gravame, con conseguenza di tassa e spese a carico dell'appellante.\nC.\nContro la sentenza cantonale, A._ (qui di seguito: ricorrente) si rivolge al Tribunale federale con allegato 13 settembre 2013. Non sono state chieste determinazioni."} -{"id":"1bd19f87-e5e0-482c-bfb4-ac5e79d84d07","text":"Fatti:\nA. L'avvocato A._ è proprietario di due fondi siti nel Comune di X._: uno sopraedificato ubicato nella zona nucleo, l'altro in quella residenziale R2, sul quale sorge una rudimentale costruzione costituita di quattro pali in legno portanti un tetto in lamiera. Nel 2007, il proprietario ha presentato una domanda di costruzione volta alla demolizione e alla ricostruzione della citata tettoia. Il 24 maggio 2007 l'autorità comunale approvava il progetto limitatamente alla sua demolizione; decisione confermata, dopo l'esperimento di un sopralluogo, il 31 agosto 2007 dal Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni.\nB. Con notifica del 20 luglio 2008, il proprietario ha chiesto di poter sostituire il tetto in lamiera e rafforzare i pali di sostegno, procedendo a lavori di riparazione e manutenzione. Dopo uno scritto interlocutorio del 22 agosto, il 14 ottobre 2008 il Comune, ritenendo un ampliamento della tettoia che non rispettava la distanza di 3 m dalla strada, ha negato la licenza edilizia. Con giudizio del 20 gennaio 2009 il Tribunale amministrativo dei Grigioni ha respinto un ricorso dell'istante.\nC. Avverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rinviare gli atti di causa alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nIl Tribunale amministrativo e il Comune propongono la reiezione del gravame in quanto ammissibile. A sua richiesta, al ricorrente sono stati trasmessi il protocollo e le fotografie del sopralluogo esperito nel 2007."} -{"id":"0bcd346a-b14e-4646-a7dc-6ab53eb4d949","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione dell'11 luglio 2014, l'AFC ha ritenuto l'esistenza di una prestazione soggetta all'imposta preventiva, nella misura in cui la B._ SA avrebbe rinunciato a favore del suo azionista A._ ad incassare e a contabilizzare nell'esercizio 2006 i ricavi connessi alla locazione delle camere del Club \"X._\" alle ragazze ivi impiegate. In tali circostanze, il fisco ha dunque assoggettato la citata società al pagamento dell'imposta preventiva di fr. 97'230.--, oltre accessori, sui ricavi non contabilizzati nell'esercizio 2006 a favore del proprio azionista. Sulla scorta di quanto previsto dal diritto penale amministrativo, l'imposta preventiva è poi stata messa solidalmente a carico di A._, in qualità di beneficiario della prestazione.\nLa decisione dell'11 luglio 2014 è stata confermata con pronuncia su reclamo del 24 febbraio 2016. B._ SA e A._ si sono allora rivolti al Tribunale amministrativo federale il quale, con sentenza del 1° novembre 2016, ha dichiarato inammissibile il ricorso della B._ SA e respinto il ricorso di A._.\nB.\nContro la sentenza del Tribunale amministrativo federale, A._ insorge ora davanti al Tribunale federale chiedendo: in via principale, che la decisione dell'istanza inferiore sia annullata e che le prestazioni prelevate dal ricorrente dalla cassa della B._ SA non siano ritenute prestazioni tassabili come retribuzioni valutabili in denaro, sottoposte al pagamento dell'imposta preventiva; in via subordinata, che l'ammontare delle prestazioni sottoposte a un'imposta preventiva sia fissato in fr. 176'000.--.\nNon è stato ordinato nessun atto istruttorio."} -{"id":"244cc6e2-b45b-4a0b-acee-9c93d348d057","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito a una segnalazione, il 22 agosto 2016 alle ore 23:30 la polizia comunale di X._ è giunta sul piazzale adibito a parcheggio della ex caserma di Y._. Una vettura VW Polo con i fari accesi era ferma contro un'automobile VW Touran regolarmente parcheggiata e contro cui la prima era andata a sbattere. Seduto al posto del conducente della Polo, gli agenti hanno trovato A._ addormentato, con le chiavi della vettura introdotte nel blocco di accensione e il contatto inserito. Nella Touran non vi era per contro nessuno.\nB.\nIn relazione a questi fatti, il 24 ottobre 2016 il Ministero pubblico ha emanato un decreto d'accusa nei confronti di A._ per titolo di guida in stato di inattitudine e di infrazione alle norme della circolazione stradale, proponendone la condanna alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 240.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, nonché alla multa di fr. 1'200.--.\nC.\nDopo aver prospettato alle parti l'esame dell'imputazione di guida in stato di inattitudine nella forma del reato tentato, con sentenza del 22 novembre 2017 il Presidente della Pretura penale ha prosciolto A._ dall'accusa di infrazione alle norme della circolazione. Lo ha invece ritenuto autore colpevole di tentata guida in stato di inattitudine e gli ha inflitto una pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere di fr. 240.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, e una multa di fr. 1'000.--.\nD.\nAdita da A._, con sentenza del 29 maggio 2018 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha respinto il suo appello, confermando sia la condanna sia la pena pronunciate in prima istanza.\nE.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale postulando, previa concessione dell'effetto sospensivo, il suo proscioglimento dall'imputazione di tentata guida in stato di inattitudine e un'indennità di fr. 11'103.05, oltre a fr. 2'374.80 corrispondenti alle spese sostenute nell'ambito della procedura dinanzi a questo Tribunale.\nCon decreto presidenziale del 29 agosto 2018 è stato conferito effetto sospensivo al ricorso.\nLa CARP ha rinunciato a formulare osservazioni sul gravame, rinviando ai considerandi del suo giudizio, mentre il Ministero pubblico non ha dato alcun seguito all'invito a esprimersi sul ricorso."} -{"id":"3b5c2f98-3a6c-4235-ba9f-b94bcd4288f3","text":"Fatti:\nA.\nDall'unione fra A._ e B._ è nata nel 2010 C._. I genitori esercitano l'autorità parentale congiunta. Con istanza 18 novembre 2015 B._ ha chiesto l'autorizzazione a trasferirsi con la figlia in Italia, e meglio in Toscana. A._ si è opposto a tale istanza e con richiesta 30 novembre 2015 ha postulato l'affidamento congiunto della figlia. La coppia si è separata di fatto nel febbraio 2016, quando la madre si è trasferita da W._ a X._. In data 29 luglio 2016 A._ ha completato la sua istanza 30 novembre 2015 postulando l'affidamento esclusivo della figlia.\nDopo aver conferito mandato all'Ufficio dell'aiuto e della protezione di Y._ di effettuare una valutazione del contesto familiare e al Servizio Medico Psicologico di Z._ di sentire la minore, con decisione 15 febbraio 2017 l'Autorità regionale di protezione 4 sede di Paradiso ha autorizzato il trasferimento in Italia della minore (a partire dalla crescita in giudicato della decisione, ma non prima della fine dell'anno scolastico in corso), ha mantenuto l'affidamento della stessa alla madre, ha fissato un nuovo assetto minimo dei diritti di visita paterni e ha deciso di instaurare dei regolari controlli evolutivi su C._.\nB.\nMediante sentenza 11 agosto 2017 il Presidente della Camera di protezione del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto, nella misura della sua ricevibilità, il reclamo presentato da A._ contro la decisione dell'Autorità regionale di protezione 4.\nC.\nCon ricorso in materia civile 24 agosto 2017, poi completato con allegato 18 settembre 2017, A._ ha impugnato tale sentenza 11 agosto 2017 dinanzi al Tribunale federale chiedendo di ritornare l'incarto alle istanze cantonali per nuovo ascolto della minore e nuovo giudizio, subordinatamente di riformare il giudizio impugnato accogliendo la sua richiesta 30 novembre 2015\/29 luglio 2016 e respingendo l'istanza 18 novembre 2015 di B._ (e cioè negando l'autorizzazione alla madre di trasferire la residenza della figlia all'estero, affidando la minore al padre, concedendo alla madre un ampio diritto di visita ed annullando \" tutti gli altri punti della decisione 15 febbraio 2017\").\nIl ricorrente ha pure chiesto di conferire effetto sospensivo al suo rimedio, e ciò già in via superprovvisionale. Con decreto presidenziale 25 agosto 2017 al ricorso è stato negato l'effetto sospensivo supercautelare. Entro il termine loro impartito, l'opponente, l'Autorità regionale di protezione 4 ed il Tribunale d'appello si sono espressi sull'istanza di concessione dell'effetto sospensivo."} -{"id":"23631ae9-786a-44db-8cc9-429ec5def99f","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ e B._ si sono sposati nel 1994, adottando il regime della separazione dei beni. Dal matrimonio è nato il figlio C._. I coniugi vivono separati dal mese di maggio 2008.\nA.b. Nell'ambito di una procedura a tutela dell'unione coniugale introdotta dalla moglie, in data 9 ottobre 2009 il Pretore del Distretto di Lugano ha omologato un'intesa in virtù della quale l'uso dell'abitazione famigliare (di proprietà dei coniugi in ragione di metà ciascuno) spettava alla moglie. Alla medesima è stato affidato il figlio. A._ si è impegnato al versamento di contributi alimentari mensili pari a fr. 1'250.-- per la moglie e fr. 1'380.-- per il figlio.\nA.c. Promossa l'azione di divorzio in data 21 giugno 2010, A._ ha chiesto l'attribuzione dell'abitazione coniugale in proprietà esclusiva ed ha offerto contributi alimentari alla moglie (fr. 1'520.-- mensili fino a ottobre 2012) e al figlio (fr. 1'380.-- mensili fino a settembre 2012, poi fr. 900.-- fino alla maggiore età). Anche B._, che ha aderito al principio del divorzio, ha chiesto l'attribuzione in proprietà esclusiva dell'abitazione coniugale nonché contributi per sé (fr. 1'520.-- fino a fine 2016, in seguito commisurato alla sua situazione reddituale) e per C._ (fr. 1'380.-- oltre assegni familiari).\nCon sentenza 11 dicembre 2013, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha assegnato la proprietà esclusiva dell'immobile famigliare a A._ contro versamento di un importo di fr. 50'000.-- a B._, ha suddiviso per metà la previdenza professionale, ha affidato il figlio C._ alla madre con autorità parentale congiunta, ha disciplinato il diritto di visita del padre, ha rifiutato contributi alimentari in favore della moglie, riconoscendone invece al figlio C._, periodicamente aumentati in ragione dell'età. Le spese giudiziarie di prima sede sono state suddivise per metà ciascuno, ripetibili compensate.\nB.\nB._ si è rivolta al Tribunale di appello del Cantone Ticino con allegato 24 gennaio 2014, chiedendo l'attribuzione a sé dell'abitazione familiare (contro versamento di una compensazione di fr. 50'000.-- al marito), l'attribuzione a sé dell'autorità parentale esclusiva sul figlio C._, accompagnata da una limitazione del diritto di visita del padre, nonché la condanna di A._ al versamento di un contributo mensile a proprio favore fino a dicembre 2016 e più elevato per il figlio. Accogliendo parzialmente il gravame, con la qui impugnata sentenza 20 maggio 2016 il Tribunale di appello ha riformato la sentenza pretorile attribuendo l'abitazione famigliare in proprietà esclusiva a B._ contro versamento a A._ di un'indennità di fr. 300'000.-- (dispositivo n. I.3). Ha inoltre condannato A._ a versare contributi mensili (assegni familiari esclusi) al figlio C._ di fr. 1'473.-- per il mese di dicembre 2013; di fr. 1'738.-- da gennaio 2014 a dicembre 2016; di fr. 1'853.-- da gennaio 2017 fino alla maggiore età o fino al termine di un'eventuale formazione scolastica o professionale (dispositivo n. I.12). Le spese del giudizio di appello sono state poste a carico delle parti per metà ciascuna, ripetibili compensate.\nC.\nCon ricorso in materia civile 28 giugno 2016, A._ chiede l'annullamento del dispositivo n. I.12 della sentenza del Tribunale di appello e la propria condanna al versamento di contributi alimentari ridotti a favore del figlio C._.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"1ca274f2-5cf1-468b-8bdd-6c4f74954261","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ e B._ sono (stati) in rapporti commerciali. Il primo ha venduto al secondo un appartamento a X._ e due appartamenti a Y._. A._ ha peraltro ottenuto crediti personali da B._ per un ammontare totale di fr. 200'000.--, come confermato con dichiarazione 13 ottobre 2014. I costi dei lavori di completamento degli immobili di Y._ hanno ecceduto il preventivo di fr. 47'000.--, sicché le parti hanno convenuto che detto importo sarebbe stato dedotto dai fr. 200'000.-- dovuti da A._, e che questi si era obbligato a rimborsare entro il 31 dicembre 2014.\nA.b. Con precetto esecutivo 11 novembre 2016 dell'Ufficio esecuzione di Mendrisio, B._ ha escusso A._ per l'incasso di fr. 200'000.-- oltre interessi.\nA.c. A seguito dell'opposizione interposta da A._ al precetto esecutivo, con istanza 24 novembre 2016 B._ ha chiesto il rigetto provvisorio della stessa avanti alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Nord. In parziale accoglimento dell'istanza, con decisione 1° febbraio 2017 il Pretore ha rigettato in via provvisoria l'opposizione limitatamente a fr. 153'000.-- (invece dei fr. 200'000.-- richiesti), ponendo le spese processuali per tre quarti a carico di A._, condannato altresì al pagamento di un'indennità per ripetibili di fr. 2'800.--.\nB.\nContro il giudizio pretorile, A._ è insorto al Tribunale di appello del Cantone Ticino con reclamo 9 febbraio 2017, che l'autorità cantonale ha respinto - con contestuale conferma della sentenza pretorile - con la qui impugnata sentenza 6 giugno 2017.\nC.\nCon allegato 19 giugno 2017, A._ (qui di seguito: ricorrente) propone contro la sentenza impugnata un ricorso in materia civile, con cui chiede - in accoglimento del medesimo - in via principale che l'istanza di rigetto dell'opposizione sia dichiarata inammissibile, subordinatamente che la sentenza impugnata sia annullata e l'incarto rinviato al Tribunale di appello per nuova decisione. Il postulato effetto sospensivo al ricorso è stato rifiutato con decreto presidenziale 12 luglio 2017. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"1483646c-c6f5-4597-8b77-f7db03ac245b","text":""} -{"id":"99287e73-6641-44b0-a8fd-3cafe9eab626","text":""} -{"id":"133ffecb-a23b-42de-aa1a-a6c54bbad31f","text":"Fatti:\nA. A.a X._ SA è una società anonima avente quale scopo l'esecuzione di opere edilizie, civili, industriali, di sopra e sotto struttura di ogni genere. Il 15 aprile 1992 essa ha stipulato con la V._ (Fondazione di previdenza del 2° pilastro del C._) un contratto di adesione, valido a partire dal 1° gennaio 1992, per l'attuazione della previdenza professionale dei suoi dipendenti. In seguito alle cessioni operate dal C._, X._ SA si è affiliata alla Winterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro, Zurigo.\nA.b Dopo vari richiami, Winterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro, nel maggio 2000 ha fatto spiccare nei confronti di X._ SA un precetto esecutivo (esecuzione n. ...) di fr. 1'103'136.- per il mancato pagamento di contributi del 2° pilastro dal 1999. Il 20 dicembre 2000 le parti hanno sottoscritto una convenzione di pagamento in base alla quale X._ SA riconosceva di essere debitrice per il periodo dal 28 luglio 1999 al 31 dicembre 2000 di fr. 1'086'367.19 più interessi al 5.5% e si impegnava a saldare l'importo con pagamenti rateali.\nA.c Visto il solo parziale rispetto della convenzione, nel giugno 2001 Winterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro ha avviato una seconda procedura esecutiva per un importo di fr. 1'200'546.89 (pari al debito maturato fino al 25 giugno 2001; esecuzione n. ...). X._ SA ha interposto opposizione al precetto esecutivo. Il 2 ottobre 2001 Winterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro ha chiesto alla Pretura del Distretto di L._ il rigetto in via provvisoria dell'opposizione. Preso atto del ritiro dell'opposizione da parte di X._ SA, il 13 dicembre 2001 il Pretore del Distretto di L._ ha dichiarato la causa priva d'oggetto e l'ha stralciata dai ruoli.\nDopo che X._ SA non ha aderito a una proposta di convenzione di pagamento, il 27 giugno 2002 Winterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro ha disdetto per il 31 dicembre 2002 il contratto di affiliazione.\nIl 22 agosto 2002 alla X._ SA è stata intimata la comminatoria di fallimento per fr. 725'756.90, cui è seguita il 18 ottobre 2002 l'istanza di fallimento presentata dalla Winterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro.\nIl 21 gennaio 2003 X._ SA ha chiesto alla Winterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro di ritirare o rinviare la procedura di fallimento e ha proposto un piano di pagamento. Il 3 febbraio 2003 X._ SA ha rinnovato l'impegno a saldare il debito, nel frattempo aumentato a fr. 1'630'677.75. Il giorno seguente, 4 febbraio 2003, X._ SA ha garantito, in cambio del ritiro della domanda di fallimento, il versamento di fr. 500'000.- entro il 7 febbraio 2003 e chiesto un piano di pagamento per l'importo rimanente (fr. 1'130'677.75; ossia fr. 1'063'649.90 più interessi). Ricevuto l'importo di fr. 500'000.- la Fondazione ha ritirato l'istanza di fallimento, ma ha preteso che lo scoperto venisse saldato entro il 30 aprile 2003.\nCon effetto al 1° gennaio 2003 il personale della X._ SA è stato affiliato alla Fondazione P._ per l'incremento dell'assicurazione del personale, Basilea. Il 28 febbraio 2003 Winterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro ha comunicato a X._ SA che avrebbe provveduto a trasferire (alla nuova Fondazione) la differenza sui capitali di risparmio non appena avrebbe segnatamente ricevuto il pagamento delle fatture scoperte.\nA.d Scaduto infruttuoso il termine stabilito, Winterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro ha fatto spiccare il 4 giugno 2003 un ulteriore precetto esecutivo (esecuzione n. ...) dall'Ufficio esecuzione di L._ per l'importo di fr. 1'130'677.75, più interessi al 5.5% dal 1° gennaio 2003, nei confronti di X._ SA, la quale ha interposto opposizione. Con istanza del 16 giugno 2003 Winterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro ha chiesto e ottenuto dalla Pretura del Distretto di L._ il rigetto in via provvisoria dell'opposizione (sentenza del 12 ottobre 2004).\nB. Il 2 novembre 2004 X._ SA, patrocinata dall'avv. Carlo Brusatori, ha inoltrato mediante un unico atto al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino un'azione di disconoscimento del debito e un'azione creditoria nei confronti di Winterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro. Con la prima ha chiesto l'accertamento dell'inesistenza del credito rivendicato con l'esecuzione n. ... e quindi la cancellazione del precetto esecutivo. Con la seconda ha postulato la condanna della convenuta a versare (a lei direttamente o comunque alla Fondazione P._, Istituto di previdenza LPP, ma in suo favore) l'importo di fr. 1'394'974.62 oltre ad interessi del 5.5% a partire dal 1° gennaio 2003 per gestione negligente di mandato in relazione ad investimenti effettuati sui capitali affidati, per restituzione di averi depositati a titolo di \"misure speciali\" e non riversati e infine per interessi di mora sugli averi previdenziali versati, a suo dire, in ritardo dalla Winterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro alla Fondazione P._, Istituto di previdenza LPP. In via subordinata, nell'evenienza in cui l'azione di disconoscimento fosse respinta, l'attrice ha chiesto, per effetto della compensazione, la condanna della convenuta a versare (a lei direttamente o comunque alla Fondazione P._, Istituto di previdenza LPP, ma in suo favore) l'importo di fr. 331'324.72.\nCon giudizio del 23 gennaio 2006 il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha respinto la petizione e rigettato in via definitiva l'opposizione al precetto esecutivo n. ... .\nC. Sempre assistita dall'avv. Carlo Brusatori, X._ SA è insorta il 2 marzo 2006 con ricorso al Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), al quale chiede la riforma del giudizio cantonale nel senso della petizione.\nIn seguito al decreto del 16 marzo 2006 della Pretura del Distretto di L._, che ha pronunciato il fallimento di X._ SA (Foglio Ufficiale del Cantone Ticino [FUC] n. ...), la procedura è stata sospesa. Il 4 giugno 2008 la stessa Pretura ha omologato un concordato e conseguentemente revocato il fallimento di X._ SA (FUC n. ...).\nDopo aver concesso alle parti, su loro richiesta, un periodo di tempo per addivenire a una soluzione transattiva della causa, il Giudice dell'istruzione della II Corte di diritto sociale, accertato l'esito negativo delle trattative, ha riattivato la procedura con decreto del 24 giugno 2009.\nWinterthur-Columna Fondazione collettiva 2° pilastro, patrocinata dall'avv. Heinz Lang, propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"0dc8690e-35a3-45d4-87cc-415281141b90","text":"Fatti:\nA. Il 18 giugno 2007 A._ ha denunciato ignoti per eventuali intrusioni nelle apparecchiature elettroniche.\nPoiché il controllo eseguito dal Centro Sistemi Informativi cantonale aveva permesso di escludere intrusioni nelle apparecchiature elettroniche del denunciante, il 25 giugno 2009 il Procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere in ordine alla precitata denuncia.\nB. Con sentenza 27 novembre 2009 la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) ha dichiarato irricevibile l'istanza di promozione dell'accusa inoltrata da A._.\nC. Con scritto datato 3 gennaio 2010 A._ adisce il Tribunale federale chiedendo il rifacimento di tutto il procedimento \"per via di ingarbugliamento\".\nIl 3 febbraio 2010 A._ ha inviato al Tribunale federale un ulteriore scritto a valere quale \"informazione addizionale - aggiornamento\".\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"204e672c-cac5-43a3-b37f-07f46c5309d4","text":"Fatti:\nFatti:\nA. S._, cittadino italiano, nato nel 1949, ha lavorato in Svizzera nei periodi 1967-1969 e 1974-1976 solvendo contributi AVS\/AI. Rimpatriato, egli ha ripreso l'attività di elettricista impiantista. Lamentando morbo di Parkinson e sindrome depressiva egli ha presentato in data 31 dicembre 2002 una domanda intesa al conseguimento di una rendita dell'assicurazione per l'invalidità svizzera. La richiesta è stata respinta per carenza di invalidità rilevante dall'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI) mediante decisione del 19 febbraio 2004, sostanzialmente confermata il 1° giugno seguente anche in seguito all'opposizione interposta dall'interessato.\nA. S._, cittadino italiano, nato nel 1949, ha lavorato in Svizzera nei periodi 1967-1969 e 1974-1976 solvendo contributi AVS\/AI. Rimpatriato, egli ha ripreso l'attività di elettricista impiantista. Lamentando morbo di Parkinson e sindrome depressiva egli ha presentato in data 31 dicembre 2002 una domanda intesa al conseguimento di una rendita dell'assicurazione per l'invalidità svizzera. La richiesta è stata respinta per carenza di invalidità rilevante dall'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI) mediante decisione del 19 febbraio 2004, sostanzialmente confermata il 1° giugno seguente anche in seguito all'opposizione interposta dall'interessato.\nB. Postulando il riconoscimento del suo diritto a prestazioni assicurative, l'assicurato si è aggravato alla Commissione federale di ricorso in materia d'AVS\/AI per le persone residenti all'estero, la quale per pronuncia del 25 ottobre 2004, ne ha respinto il gravame.\nB. Postulando il riconoscimento del suo diritto a prestazioni assicurative, l'assicurato si è aggravato alla Commissione federale di ricorso in materia d'AVS\/AI per le persone residenti all'estero, la quale per pronuncia del 25 ottobre 2004, ne ha respinto il gravame.\nC. S._ interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, al quale ripropone sostanzialmente le richieste formulate in sede commissionale.\nL'UAI propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"0cd9706b-29dc-40ed-b67b-c1446b2743d5","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 26 ottobre 2012, non ravvisando fatti di rilevanza penale, il Procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere in ordine alla denuncia presentata il 18 ottobre 2012 da A._ nei confronti di due minori, della loro madre e del loro nonno, per diversi reati contro l'onore ed altro.\nB.\nA._ ha reagito con uno scritto intitolato \"istanza di ricusa\", trasmesso dal Procuratore pubblico per competenza alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), unitamente a una sua presa di posizione.\nLa CRP ha invitato A._ a indicare se il suo memoriale fosse da considerare come un reclamo contro il decreto di non luogo a procedere e, se del caso, a emendarlo, in quanto non adempiva le esigenze legali di motivazione. Gli ha inoltre dato la possibilità di esprimersi sullo scritto del Procuratore pubblico, in merito al quale A._ ha in seguito presentato le proprie osservazioni. Di fronte alla persistente difficoltà di capire i reali propositi di A._, la CRP ha esaminato il suo scritto nella doppia ottica di reclamo contro il decreto di non luogo a procedere e di istanza di ricusa nei confronti del Procuratore pubblico che l'ha emanato. Con un'unica sentenza del 30 novembre 2012, la CRP ha dichiarato irricevibile il reclamo e respinto, per quanto ricevibile, l'istanza di ricusa, ponendo la tassa di giustizia e le spese di fr. 500.-- a carico di A._.\nC.\nAvverso questo giudizio A._ insorge al Tribunale federale, postulando la ricusa dei giudici della CRP e l'accoglimento della sua istanza di ricusa del Procuratore pubblico. Domanda inoltre di essere posto a beneficio dell'assistenza giudiziaria."} -{"id":"19422901-07a0-4200-9975-8b9a24e03f51","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 14 marzo e il 9 agosto 1996, l'allora Ufficio federale di polizia, ora Ufficio federale di giustizia (UFG), delegava al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) l'esecuzione di una domanda di assistenza giudiziaria in materia penale del 14 marzo 1996, e in seguito di numerose domande complementari, presentate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano. L'autorità estera procedeva, in particolare, a indagini contro B._, C._ e D._, per concorso in reati continuati di corruzione legati ad atti contrari ai doveri d'ufficio, addebitando al primo di essersi fatto corrompere, agli altri due di aver corrotto. In parziale esecuzione della domanda di assistenza, dopo l'evasione di numerosi ricorsi presentati al Tribunale federale (cfr. causa 1A.115\/1996 del 16 gennaio 1997), l'autorità svizzera aveva trasmesso all'Italia documenti bancari inerenti a diversi conti, in particolare al conto X._ presso la banca V._, di cui è titolare A._ e dal quale era stato versato denaro, di sospetto provento da corruzione, sul conto Y._, intestato all'indagato C._ (sentenza 1A.109\/1999 del 14 luglio 1999).\nA. Il 14 marzo e il 9 agosto 1996, l'allora Ufficio federale di polizia, ora Ufficio federale di giustizia (UFG), delegava al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) l'esecuzione di una domanda di assistenza giudiziaria in materia penale del 14 marzo 1996, e in seguito di numerose domande complementari, presentate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano. L'autorità estera procedeva, in particolare, a indagini contro B._, C._ e D._, per concorso in reati continuati di corruzione legati ad atti contrari ai doveri d'ufficio, addebitando al primo di essersi fatto corrompere, agli altri due di aver corrotto. In parziale esecuzione della domanda di assistenza, dopo l'evasione di numerosi ricorsi presentati al Tribunale federale (cfr. causa 1A.115\/1996 del 16 gennaio 1997), l'autorità svizzera aveva trasmesso all'Italia documenti bancari inerenti a diversi conti, in particolare al conto X._ presso la banca V._, di cui è titolare A._ e dal quale era stato versato denaro, di sospetto provento da corruzione, sul conto Y._, intestato all'indagato C._ (sentenza 1A.109\/1999 del 14 luglio 1999).\nB. La citata Procura, in data 19 settembre 2003, dopo aver esaminato i documenti trasmessigli e vista la necessità di esperire ulteriori accertamenti nell'ambito di un procedimento penale avviato contro A._, ha chiesto di acquisire la documentazione di un conto presso la banca W._ e del conto Z._ presso la banca V._, conti interessati da due transazioni di 793'650 e di 200'000 dollari americani inerenti al conto X._, nel frattempo estinto. Con ordinanza di entrata in materia del 3 ottobre 2003 il MPC ha ammesso la richiesta. Mediante decisioni di chiusura parziale del 9gennaio, rispettivamente del 13 gennaio 2004, ha ordinato la trasmissione all'Italia della documentazione del conto Z._, intestata al citato indagato (causa 1A.23\/2004) e del conto K._ presso la banca W._, intestato a F._, dal quale era stato disposto il bonifico di 793'650 dollari americani.\nB. La citata Procura, in data 19 settembre 2003, dopo aver esaminato i documenti trasmessigli e vista la necessità di esperire ulteriori accertamenti nell'ambito di un procedimento penale avviato contro A._, ha chiesto di acquisire la documentazione di un conto presso la banca W._ e del conto Z._ presso la banca V._, conti interessati da due transazioni di 793'650 e di 200'000 dollari americani inerenti al conto X._, nel frattempo estinto. Con ordinanza di entrata in materia del 3 ottobre 2003 il MPC ha ammesso la richiesta. Mediante decisioni di chiusura parziale del 9gennaio, rispettivamente del 13 gennaio 2004, ha ordinato la trasmissione all'Italia della documentazione del conto Z._, intestata al citato indagato (causa 1A.23\/2004) e del conto K._ presso la banca W._, intestato a F._, dal quale era stato disposto il bonifico di 793'650 dollari americani.\nC. F._ impugna la decisione del 13 gennaio 2004 con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede, in via processuale, di richiamare dal MPC l'incarto relativo alle precedenti rogatorie e, in via principale, di annullare la decisione impugnata e di rifiutare la richiesta italiana; in via subordinata, postula di modificare la contestata decisione nel senso di trasmettere all'autorità richiedente soltanto i memoriali, o un loro riassunto, del 5 e del 6 febbraio 2004; in via ancor più subordinata, chiede di consegnare unicamente la documentazione di apertura e l'avviso di addebito del bonifico di 793'650 dollari americani, come pure i due citati memoriali. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nCon decisione del 13 febbraio 2004 il MPC ha respinto un'istanza di riesame della ricorrente.\nCon decisione del 13 febbraio 2004 il MPC ha respinto un'istanza di riesame della ricorrente.\nD. L'UFG propone di respingere il ricorso, il MPC di respingerlo in quanto ammissibile."} -{"id":"644553fb-a02b-4c41-81a1-a39c912850fb","text":""} -{"id":"355d3e40-1830-4674-b264-981eb85cccd8","text":"Fatti:\nA.\nA._ è diventata proprietaria per successione della particella xxx del Comune di Y._ il 5 giugno 2013.\nIn base al contratto sottoscritto dagli eredi il 24 maggio precedente, la contribuente ha acquistato l'immobile con l'onere di ristrutturarlo entro il 31 marzo 2014. Il conguaglio in suo favore è stato fissato in fr. 500'000.--; il fratello B._ si è impegnato a versarle questa somma contestualmente all'avanzamento dei lavori. Il risanamento dello stabile è iniziato il 20 marzo 2013 e si è protratto fino al 2 maggio 2014.\nB.\nNella dichiarazione fiscale relativa al 2013, A._ ha indicato una sostanza immobiliare di fr. 140'118.--, corrispondente al valore di stima ufficiale della particella allora in vigore. In quel contesto, non ha per contro esposto nessun reddito immobiliare, precisando che l'immobile, senz'acqua potabile e corrente elettrica, era inabitabile da diversi anni. Ha poi aggiunto che, nel corso dell'anno, suo fratello aveva partecipato alle spese di ristrutturazione in ragione di fr. 466'000.--.\nIl 1° settembre 2014, l'ufficio di tassazione ha invitato A._ a compilare un rendiconto di costruzione. Procedendo in tal senso, la contribuente ha stimato il costo complessivo della costruzione in fr. 930'000.--, e precisato che esso doveva essere finanziato con capitali propri (fr. 250'000.--), prestiti ipotecari (fr. 180'000.--) e con il conguaglio di fr. 500'000.-- versato dal fratello. Sempre secondo il rendiconto di costruzione, il valore dell'investimento sostenuto nel corso del 2013 ammontava a fr. 481'140.--.\nC.\nCon decisione del 1° ottobre 2014, relativa al periodo fiscale 2013, il fisco ha aggiunto alla sostanza dichiarata un importo di fr. 360'000.--.\nNei motivi, esso ha rilevato che con detta aggiunta veniva imposto il controvalore dell'investimento nell'immobile, rapportato al 60 %, secondo una consolidata prassi della Divisione delle contribuzioni (cosiddetta prassi dell'imposizione del controvalore dell'investimento).\nD.\nll 5 novembre 2014 l'Ufficio di tassazione ha accolto parzialmente il reclamo interposto da A._ contro la tassazione, riducendo a fr. 210'000.-- l'importo da aggiungere alla sostanza, adducendo la seguente motivazione: \"Dopo riesame della documentazione e tenuto conto dell'aggiornamento dei valori di stima a seguito della riattazione, il reclamo viene parzialmente accolto rettificando il valore dell'investimento in fr. 210'000.-- pari alla differenza tra la nuova valutazione della stima e il valore primitivo\".\nAccogliendo il ricorso del 10 novembre 2014 di A._, che in procedura aveva tra l'altro sottolineato di avere impugnato il nuovo valore di stima ufficiale calcolato il 25 giugno 2014, con sentenza del 24 marzo 2016 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha poi però stralciato dalla tassazione anche l'importo di fr. 210'000.-- poiché, a suo avviso, una simile aggiunta era priva di base legale.\nE.\nL'11 maggio 2016 la Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino ha presentato davanti al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico chiedendo che il giudizio della Corte cantonale sia annullato.\nIn corso di procedura, A._ e la Camera di diritto tributario hanno domandato che, per quanto ammissibile, il ricorso sia respinto. L'Amministrazione federale delle contribuzioni si è invece rimessa al giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"1d9a5754-6bef-4d4a-b6fe-c1a324de8f0f","text":"Fatti:\nA. X._ è entrato alle dipendenze del Consorzio Protezione Civile Z._ nel 1985. Nel corso degli anni ha fatto carriera fino ad assumere la funzione di capo istruttore e di sostituto comandante.\nIl 23 settembre 2009, il patrocinatore di X._ si è rivolto alla delegazione consortile - l'organo esecutivo del consorzio - per lamentarsi del fatto che il personal computer del suo assistito era stato preso in consegna da terze persone per non meglio precisate verifiche. Nel contempo preannunciava che non avrebbe riconosciuto le risultanze del controllo. Durante un incontro del 23 novembre seguente, la delegazione consortile ha informato X._ di avere riscontrato delle irregolarità nell'adempimento dei suoi doveri professionali e più precisamente di avere accertato un uso improprio nell'impiego - per fini privati o comunque estranei alla sua funzione - dei mezzi informatici messigli a disposizione. Il consorzio aveva fatto installare di nascosto un rilevatore automatico di dati (Spector Pro) nel personal computer dell'interessato dal 15 giugno al 22 settembre 2009. Da tale verifica era emerso che il funzionario, su un totale di 8'297 minuti, aveva dedicato 5'863 minuti (pari al 70,6% del tempo passato al computer, rispettivamente al 22,76% del tempo totale di lavoro che, oltre alle attività in ufficio, non solo al computer, comprendeva anche interventi all'esterno) ad attività private o comunque estranee alla sua funzione, quali lettura di quotidiani online, consultazione di social networks, visione di programmi televisivi e altri filmati online (in parte anche a carattere pornografico), esecuzione di giochi e di operazioni di e-banking, prenotazione di viaggi, invio di messaggi personali di posta elettronica e allestimento di documenti privati per le sue attività politiche e ricreative (cfr. conclusioni della perizia A._ del 29 ottobre 2009). Il 1° dicembre 2009 la delegazione consortile ha aperto nei confronti di X._ un'inchiesta amministrativa per violazione intenzionale e ripetuta dei propri doveri professionali e per ripetuta infrazione alla direttiva interna del 5 marzo 2009 concernente l'uso degli strumenti informatici e di telecomunicazione. Confrontato con queste accuse, l'interessato ha contestato le modalità di assunzione della prova peritale e ha contrapposto un proprio conteggio del tempo di utilizzo del personal computer.\nChiusa l'inchiesta amministrativa, la delegazione consortile ha licenziato con effetto immediato X._ privandolo del diritto allo stipendio (decisione del 22 febbraio 2010). Adito su ricorso dell'interessato, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha confermato il provvedimento (decisione del 5 ottobre 2010). L'esecutivo cantonale ha ritenuto che la perizia informatica poteva essere presa in considerazione anche qualora fosse stata assunta in violazione delle norme sulla protezione dei dati e della personalità siccome l'interesse all'accertamento della verità materiale doveva prevalere su quello dell'interessato alla tutela della sua sfera privata. Ha inoltre concluso che per la gravità delle infrazioni rimproverategli come pure per il ruolo ricoperto dall'interessato, il quale già nel 2003 era stato oggetto di un ammonimento (per altre mancanze minori: mancato intervento nei confronti di alcuni addetti alla sicurezza del carnevale che portavano abusivamente l'uniforme della protezione civile, dispensa inopportuna di un milite della protezione civile da un corso di ripetizione e uso del cellulare di servizio durante le assenze per malattia o per vacanze), la fiducia riposta dal datore di lavoro nel proprio funzionario era irrimediabilmente venuta a mancare.\nB. X._ si è aggravato al Tribunale cantonale amministrativo, il quale per pronuncia del 23 aprile 2012 ne ha accolto il ricorso annullando la decisione 5 ottobre 2010 del Consiglio di Stato e il provvedimento di licenziamento 22 febbraio 2010 della delegazione consortile del Consorzio Protezione Civile Z._. In sintesi, i giudici di prime cure hanno in primo luogo ritenuto che l'accertamento effettuato dal datore di lavoro mediante l'inserimento di un dispositivo di registrazione (spyware) nel personal computer del proprio dipendente fosse illecito. Essi hanno in seguito stabilito che il mezzo di prova acquisito illecitamente non poteva nemmeno essere utilizzato ai fini processuali poiché - contrariamente a quanto sostenuto dal Consiglio di Stato - l'interesse all'accertamento della verità materiale non prevaleva su quello del dipendente X._ alla tutela della sua personalità. Esclusa la possibilità di fare uso delle registrazioni illecite, per il Tribunale cantonale amministrativo veniva logicamente a cadere il fondamento stesso del licenziamento disciplinare. In ogni caso, anche volendo ritenerla dimostrata, la violazione dei doveri di servizio addebitata all'interessato non poteva costituire un motivo di gravità tale da giustificare un licenziamento immediato perché, per fondare una destituzione, X._ avrebbe dovuto agire in spregio di espliciti richiami all'ordine - non avvenuti - del datore di lavoro. Non essendo intervenuto per avvertire e correggere il proprio dipendente, il datore di lavoro avrebbe inoltre agito contrariamente al principio della buona fede. Infine, anche il precedente ammonimento del 2003, per violazioni di tutt'altra natura, non giustificava per i giudici cantonali la sanzione, ritenuta sproporzionata, del licenziamento immediato poiché nei 24 anni di anzianità di servizio non risultavano altri momenti di demerito.\nC. Il Consorzio Protezione Civile Regione Z._ ha interposto ricorso in materia di diritto pubblico con il quale, previa concessione dell'effetto sospensivo, chiede al Tribunale federale di annullare il giudizio cantonale e di confermare il licenziamento disciplinare. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nX._ propone la reiezione del gravame, mentre il Tribunale cantonale amministrativo si riconferma nelle conclusioni del suo giudizio.\nD. Con decreto del 27 settembre 2012 il Presidente della I Corte di diritto sociale ha accolto la richiesta d'effetto sospensivo contenuta nel gravame."} -{"id":"d289ba81-add5-4233-8ce5-894dab4f0f6d","text":"Fatti:\nA.\nIl 12 aprile 2016 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B._ e altre persone, per i reati di associazione a delinquere, corruzione, turbata libertà degli incanti e riciclaggio. L'autorità estera, che sospetta l'esistenza di un articolato sistema corruttivo nel settore della sanità pubblica lombarda, ha chiesto di perquisire due società con sede in Ticino, entrate in contatto con ditte italiane coinvolte nell'inchiesta.\nB.\nCon decisione di chiusura del 4 ottobre 2016 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha ordinato la trasmissione alle autorità italiane di un verbale del 21 marzo 2016, concernente l'interrogatorio in qualità di persona informata sui fatti di A._, redatto dal MPC nell'ambito di un parallelo procedimento elvetico per titolo di riciclaggio di denaro. L'interrogato è insorto dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF), che con giudizio del 17 febbraio 2017 ha respinto il ricorso.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di riformarla nel senso di cassare la decisione di chiusura del MPC.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"10f8d861-4ba0-44bb-a875-fe814c8e11d5","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con decreto d'accusa del 3 dicembre 2001 il Procuratore pubblico proponeva la condanna di C._, redattore responsabile della rivista X._, a una multa di fr. 2'500.--, ritenendolo colpevole di ripetuta mancata opposizione a una pubblicazione punibile, commessa intenzionalmente.\nIn breve, gli veniva rimproverato di non aver impedito la pubblicazione di tre articoli non firmati apparsi sulla rivista X._, il primo nel numero di maggio 2000, il secondo in quello di novembre 2000 e il terzo nel numero di maggio 2001. Nel servizio pubblicato nel periodico del mese di maggio 2000, lanciato in copertina con il titolo \"Il potere occulto - Massoneria: gli intrallazzi segreti dei fratelli ticinesi\", si affermava tra le altre cose che la massoneria influenzerebbe segretamente la politica, l'economia e la televisione, e che i suoi membri si arricchirebbero a spese del contribuente. Nell'articolo erano contenuti riferimenti anche a persone concrete tra cui B._.\nIn breve, gli veniva rimproverato di non aver impedito la pubblicazione di tre articoli non firmati apparsi sulla rivista X._, il primo nel numero di maggio 2000, il secondo in quello di novembre 2000 e il terzo nel numero di maggio 2001. Nel servizio pubblicato nel periodico del mese di maggio 2000, lanciato in copertina con il titolo \"Il potere occulto - Massoneria: gli intrallazzi segreti dei fratelli ticinesi\", si affermava tra le altre cose che la massoneria influenzerebbe segretamente la politica, l'economia e la televisione, e che i suoi membri si arricchirebbero a spese del contribuente. Nell'articolo erano contenuti riferimenti anche a persone concrete tra cui B._.\nB. Statuendo su opposizione dell'accusato, l'11 marzo 2002 il Pretore del distretto di Bellinzona dichiarava C._ autore colpevole di ripetuta mancata opposizione a una pubblicazione punibile, commessa intenzionalmente, e lo condannava al pagamento di una multa di fr. 1'500.--.\nB. Statuendo su opposizione dell'accusato, l'11 marzo 2002 il Pretore del distretto di Bellinzona dichiarava C._ autore colpevole di ripetuta mancata opposizione a una pubblicazione punibile, commessa intenzionalmente, e lo condannava al pagamento di una multa di fr. 1'500.--.\nC. In data 8 ottobre 2003 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello (CCRP) respingeva il ricorso per cassazione interposto da C._ contro la decisione pretorile.\nC. In data 8 ottobre 2003 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello (CCRP) respingeva il ricorso per cassazione interposto da C._ contro la decisione pretorile.\nD. Con sentenza del 17 giugno 2004, pubblicata in , il Tribunale federale accoglieva il ricorso per cassazione interposto dall'accusato, annullava la sentenza della CCRP e rinviava la causa all'autorità cantonale per nuovo giudizio.\nIn sostanza, il Tribunale federale stabiliva che, in presenza di una diffamazione commessa mediante pubblicazione, al redattore responsabile giusta l' (art. 27 cpv. 2 vCP) chiamato a rispondere del reato di mancata opposizione a una pubblicazione punibile ex debba essere garantito l'accesso alle prove liberatorie previste all'.\nIn sostanza, il Tribunale federale stabiliva che, in presenza di una diffamazione commessa mediante pubblicazione, al redattore responsabile giusta l' (art. 27 cpv. 2 vCP) chiamato a rispondere del reato di mancata opposizione a una pubblicazione punibile ex debba essere garantito l'accesso alle prove liberatorie previste all'.\nE. Il 22 novembre 2004, la CCRP annullava la sentenza di primo grado e trasmetteva gli atti alla Pretura penale per nuovo giudizio.\nCon sentenza del 14 dicembre 2005, il Giudice della Pretura penale dichiarava C._ autore colpevole di mancata opposizione a una pubblicazione punibile in relazione all'articolo apparso nel n. 3 della rivista X._ del maggio 2000 e limitatamente al riferimento a B._, condannandolo a una multa di fr. 1'000.--. Gli altri due servizi incriminati - quelli pubblicati nei numeri di novembre 2000 e di maggio 2001 - non venivano più presi in considerazione a seguito di ritiro della querela delle parti lese, rispettivamente dichiarazione di non esser più intenzionati a continuare con la procedura penale a carico di C._.\nCon sentenza del 14 dicembre 2005, il Giudice della Pretura penale dichiarava C._ autore colpevole di mancata opposizione a una pubblicazione punibile in relazione all'articolo apparso nel n. 3 della rivista X._ del maggio 2000 e limitatamente al riferimento a B._, condannandolo a una multa di fr. 1'000.--. Gli altri due servizi incriminati - quelli pubblicati nei numeri di novembre 2000 e di maggio 2001 - non venivano più presi in considerazione a seguito di ritiro della querela delle parti lese, rispettivamente dichiarazione di non esser più intenzionati a continuare con la procedura penale a carico di C._.\nF. Il 12 settembre 2007 la CCRP respingeva il ricorso interposto da C._ contro la condanna pronunciata dal giudice di prime cure.\nF. Il 12 settembre 2007 la CCRP respingeva il ricorso interposto da C._ contro la condanna pronunciata dal giudice di prime cure.\nG. Contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale C._ insorge dinanzi al Tribunale federale con ricorso in materia penale fondato sulla violazione del diritto federale volto a ottenere l'annullamento della decisione impugnata e il suo proscioglimento da ogni accusa.\nG. Contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale C._ insorge dinanzi al Tribunale federale con ricorso in materia penale fondato sulla violazione del diritto federale volto a ottenere l'annullamento della decisione impugnata e il suo proscioglimento da ogni accusa.\nH. La CCRP rinuncia a presentare osservazioni al ricorso. B._ chiede la reiezione del ricorso. Il Ministero pubblico è rimasto silente."} -{"id":"012b9d15-64c5-448f-ae0e-4ab439faf8b9","text":"Fatti:\nA.\nIl 23 settembre 2012 ha avuto luogo la votazione cantonale inerente, tra l'altro, al decreto legislativo concernente lo stanziamento di un credito di fr. 2'500'000.-- per la progettazione definitiva delle opere relative al semisvincolo N2 e del relativo posteggio d'attestamento a Bellinzona. Con decisione del 3 ottobre 2012, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ne ha proclamato i risultati. A favore del credito si sono espressi 42'181 votanti, contro 40'834.\nB.\nAvverso questa decisione, l'8 ottobre 2012 A._ ha presentato un ricorso al Gran Consiglio, chiedendo di annullare la votazione e di ripeterla, facendo valere che la campagna in favore del \"sì al semisvincolo\" sarebbe stata finanziata in maniera occulta con denaro pubblico. L'11 ottobre seguente, l'insorgente unitamente a dieci litisconsorti e al Comitato \"No al finanziamento occulto delle campagne politiche con soldi pubblici\", ha presentato un analogo ricorso al Gran Consiglio e uno al Tribunale cantonale amministrativo.\nC.\nLa Corte cantonale, ritenutasi incompetente, con decisione del 2 novembre 2012 ha dichiarato irricevibile l'ultimo ricorso. Anche il Parlamento, dopo aver proceduto a uno scambio di scritti, nell'ambito del quale sono risultati versamenti alla campagna pubblicitaria del sì da parte di alcuni Comuni e della Commissione regionale dei trasporti del Bellinzonese (CRTB) per un importo di fr. 97'900.--, con decisione del 28 gennaio 2013 ha accertato la propria incompetenza e ha dichiarato irricevibili i due ricorsi. Li ha quindi trasmessi d'ufficio al Tribunale federale (cause 1C_153\/2013 e 1C_154\/2013).\nD.\nCon sentenza del 21 febbraio 2014, il Tribunale federale ha accolto in quanto ammissibile un ricorso inoltrato da A._ e dai litisconsorti contro queste due decisioni (causa 1C_187\/2013). Ha quindi annullato la decisione del Gran Consiglio, rinviandogli al senso dei considerandi le cause 1C_153\/2013 e 1C_154\/2013 (RtiD II-2014 n. 1 pag. 3).\nE.\nMediante decisione del 5 maggio 2014, il Parlamento cantonale ha dichiarato irricevibili i ricorsi dell'8 e 11 ottobre 2012 e li ha trasmessi, per competenza, al Tribunale cantonale amministrativo. Contro questa decisione A._ e litisconsorti hanno inoltrato sia un gravame alla Corte cantonale sia un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (causa 1C_255\/2014).\nF.\nIl 1° ottobre 2014 il Tribunale cantonale amministrativo ha dichiarato irricevibile sia il ricorso individuale 8 ottobre 2012 di A._ sia quello dell'11 ottobre 2012 presentato con i litisconsorti, come pure quello da loro inoltrato il 23 maggio 2014 contro la nuova decisione granconsiliare del 5 maggio 2014. La procedura nella causa 1C_255\/2014, precedentemente sospesa, è quindi stata riattivata.\nG.\nAnche avverso la sentenza 1° ottobre 2014 della Corte cantonale, A._ e i litisconsorti hanno presentato un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (causa 1C_521\/2014) che, congiunte le cause, con decisione del 3 marzo 2015 ha respinto, in quanto ammissibili, il ricorso del 23 maggio 2014 (causa 1C_255\/2014) e accolto quello del 30 ottobre 2014 (causa 1C_521\/2014) : ha quindi annullato la decisione del 1° ottobre 2014 della Corte cantonale, rinviandogli la causa affinché proceda all'esame di merito del ricorso dell'8 ottobre 2012.\nH.\nCon giudizio del 20 aprile 2015 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto in quanto ricevibile, poiché tardivo, detto ricorso.\nI.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullare la decisione impugnata, subordinatamente di rinviare la causa alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"0cfe73c9-7948-4bc7-a820-c00a96581d53","text":"Fatti:\nA. In data 22 settembre 2004 D._, nata nel 1947, edicolante e casalinga, ha presentato una domanda volta all'ottenimento di prestazioni AI per adulti lamentando un'inabilità lavorativa riconducibile a fibromialgia, dolori alla colonna vertebrale, artrosi alle ginocchia, depressione e periartrite della spalla sinistra.\nEsperiti gli accertamenti di rito, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) con decisione 13 febbraio 2007 ha riconosciuto all'assicurata una rendita intera d'invalidità (con un grado d'invalidità complessivo dell'81%; ossia 64% in attività lucrativa e 17% in attività casalinga) per il periodo dal 1° settembre 2004 al 31 marzo 2005, mentre ha negato la rendita dal 1° aprile 2005 in quanto a partire da quel momento il grado d'invalidità complessivo si era ridotto al 34% (17% in attività lucrativa e 17% in attività casalinga), insufficiente per conferire il diritto a una rendita.\nB. Assistita dal Sindacato Unia, D._ si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino chiedendo, in via principale, il riconoscimento di una rendita intera d'invalidità anche dopo il 1° aprile 2005 per un grado d'invalidità del 71% e, in via subordinata, l'assegnazione di una mezza rendita per un grado d'invalidità del 51%.\nCon pronuncia 4 febbraio 2008, dopo aver attentamente esaminato e confrontato tutta la documentazione medica, come pure l'inchiesta economica esperita dall'assistente sociale per le persone che si occupano dell'economia domestica, la Corte cantonale, statuendo per giudice unico, ha respinto il gravame e confermato l'operato dell'amministrazione.\nC. Sempre patrocinata dall'Unia, la ricorrente interpone ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con il quale chiede di annullare il giudizio cantonale e di riconoscerle 3⁄4 di rendita per un grado di invalidità del 64% a partire dal 1° aprile 2005 o comunque una mezza prestazione per un grado di invalidità complessivo del 54%.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"137f5b01-673c-490e-ab8c-01bc2e73fb0a","text":"Fatti:\nA.\nIl 25 agosto 2011 la A._Sagl, società domiciliata in Ticino sin dalla sua costituzione nel 1997, di cui B._ - anche lui domiciliato in Ticino - è socio e gerente con diritto di firma individuale, ha trasferito la propria sede a X._ presso una fiduciaria.\nIl 4 dicembre 2017 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha confermato la decisione su reclamo emessa il 17 maggio 2017 dall'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche (UTPG) con cui il fisco ticinese rivendicava l'assoggettamento illimitato della A._Sagl nel cantone dal 2015.\nCome già l'autorità di prime cure, la Corte cantonale ha osservato che malgrado il fatto che, nell'agosto 2011, la sede statutaria fosse stata trasferita presso una fiduciaria a X._, l'amministrazione effettiva della società risultava però tuttora effettuata in Ticino, presso il domicilio di B._. Solo lui era iscritto a Registro di commercio come gerente ed era l'unico ad avere il diritto di firma individuale e, quindi, la facoltà di concludere dei contratti in nome della società: la direzione corrente della stessa era quindi sua incombenza, ciò che era confermato dal fatto che aveva lui stesso dichiarato di lavorare spesso presso la sua abitazione. La società inoltre non possedeva alcun ufficio a Y._, bensì unicamente un recapito presso una fiduciaria con cui aveva concluso un \"contratto per domiciliazione di società\". Per di più, come risultava dalla documentazione prodotta, i compiti di quest'ultima si limitavano allo smistamento e invio della corrispondenza, ciò che era confermato anche dall'esiguo importo pagato a titolo di onorario (fr. 1'600.-- annui). Infine il numero di telefono fisso e quello del fax figuranti sul sito internet della società erano localizzati in Ticino e le due automobili intestate alla società erano immatricolate in detto cantone.\nB.\nIl 17 gennaio 2018 la A._Sagl ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso, al quale ha allegato vari documenti, con cui chiede implicitamente che la sentenza cantonale sia annullata.\nSu richiesta del Tribunale federale, la Camera di diritto tributario e la Divisione delle contribuzioni gli hanno fatto pervenire i loro atti. Non sono stati ordinati altri atti istruttori."} -{"id":"21c4d3fb-1af4-484d-a3ec-effed1928fa8","text":"Fatti:\nA. Con decisione del 24 giugno 2008, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha respinto un ricorso inoltrato da B.A._ e A.A._, proprietari della particella xxx di Y._, contro una risoluzione dell'Ufficio del demanio in materia di occupazione del demanio pubblico. Adito dai proprietari, con giudizio del 23 marzo 2011, il Tribunale cantonale amministrativo ne ha parzialmente accolto il ricorso, annullando sia l'impugnata decisione governativa sia quella di prima istanza e rinviando gli atti al citato Ufficio affinché proceda, nel senso dei considerandi, a un nuovo calcolo delle tasse demaniali e all'accertamento, sotto il profilo edilizio, della liceità delle opere realizzate sul citato fondo.\nB. Il 7 maggio 2011 A.A._ ha annunciato l'inoltro di un ricorso al Tribunale federale. Il 12 maggio seguente, egli ha poi precisato che, nel merito, il gravame è diretto contro la proposta transattiva formulata dal menzionato Ufficio il 5 maggio 2011.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"3c08c32b-8343-453a-8bc0-ff98bb866202","text":"Fatti:\nA.\nPreavvisata da un collaboratore della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana che quella stessa sera sarebbe stato diffuso un servizio sul suo rinvio a giudizio per vari reati, il medesimo 6 marzo 2014 l'avv. A._ si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano affinché ordinasse in via cautelare alla \"RSI Radio Televisione Svizzera Italiana, Comano\" di \"sospendere ogni attività di trasmissione televisiva in relazione a A._ e il contestato procedimento penale\". Il Pretore ha accolto l'istanza il medesimo giorno a titolo supercautelare inaudita altera pars, ma l'ha respinta dopo l'audizione delle parti con decreto 2 aprile 2014, condannando A._ al pagamento di spese giudiziarie e di ripetibili. Il successivo 3 aprile, il servizio è stato trasmesso durante la trasmissione televisiva serale di cronaca locale \"Il Quotidiano\".\nB.\nCon decisione 6 ottobre 2015 la I Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, in quanto ammissibile, l'appello di A._, ponendo le spese processuali a suo carico e condannandola al versamento di ripetibili.\nC.\nCon allegato 16 novembre 2015, A._ (di seguito: ricorrente) si è rivolta al Tribunale federale formulando un ricorso in materia civile contro la predetta decisione del Tribunale di appello e chiedendo la congiunzione del nuovo incarto con \"il procedimento rubricato Incarto n. 5A_701\/2015\". In data 7 dicembre 2015, ella ha pure formulato istanza di assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"1b1bc3f8-e8ad-4c8c-a137-882c5c6d0850","text":"Fatti:\nA.\nA._, nata nel 1940, degente da anni in una Casa per anziani, ha beneficiato di prestazioni complementari (PC) in aggiunta alla propria rendita AVS. Nel 2011 l'Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni (IAS), agente come Cassa di compensazione AVS, nell'ambito di una procedura di revisione periodica, ha preso conoscenza che l'assicurata era rimasta vedova dal 7 marzo 2009.\nDopo avere richiesto all'assicurata a più riprese svariati documenti, con decisione del 4 ottobre 2012 l'IAS ha negato ad A._ il diritto alle PC dal 1° aprile 2009, essendo l'assicurata contravvenuta al proprio obbligo di collaborazione. L'amministrazione ha concluso che i documenti agli atti non permettevano di calcolare l'ammontare delle PC.\nL'IAS ha ordinato altresì la restituzione integrale delle prestazioni indebitamente versate da quella data e, con decisi oni separate del medesimo giorno e del 5 ottobre 2012, il pagamento di alcune spese di malattia corrisposte nell'ambito delle PC nonché rifiutato l'assunzione di ulteriori costi non coperti dalla franchigia di cassa malati.\nIl 29 luglio 2013 l'IAS ha respinto l'opposizione, confermando i provvedimenti amministrativi.\nB.\nA._ ha deferito la controversia al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni, il quale ha respinto il ricorso.\nC.\nSollecitando la concessione dell'assistenza giudiziaria, A._ è insorta al Tribunale federale con un ricorso in materia di diritto pubblico, chiedendo l'annullamento del giudizio cantonale e delle decisioni amministrative, nonché il rinvio della causa all'IAS per determinare il diritto alle prestazioni complementari e il rimborso di spese mediche."} -{"id":"6628afaf-8042-4a6c-a64b-083721515df3","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadina italiana, è arrivata nel nostro Paese nel 2010; dal maggio 2015 è stata posta a beneficio di un permesso di domicilio UE\/AELS. Preso atto della condanna penale inflittale il 4 ottobre 2016, con decisione del 14 dicembre 2016 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino le ha revocato il permesso di soggiorno, intimandole di lasciare la Svizzera. Tale provvedimento è stato confermato su ricorso sia dal Governo ticinese (5 settembre 2018) che dal Tribunale amministrativo (18 aprile 2019).\nB.\nContro il giudizio di quest'ultimo e chiedendone la riforma, il 22 maggio 2019 A._ ha inoltrato un ricorso al Tribunale federale. Nel merito, fa valere un contrasto sia con l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) sia con il diritto interno. Domanda inoltre la concessione dell'effetto sospensivo e che le venga riconosciuta l'assistenza giudiziaria. Non sono stati ordinati atti istruttori."} -{"id":"7d9abb8f-e668-4492-8c35-62ce29e35814","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione 12 giugno 2013 il Pretore del Distretto di Lugano ha ordinato l'iscrizione provvisoria di 18 ipoteche legali degli artigiani e imprenditori sulle proprietà per piani da n. 28073 a n. 28088 e da n. 29711 a n. 29712 della particella n. 269 RFD di X._ in favore di A._SA per complessivi fr. 262'830.35 oltre interessi, in garanzia di opere da impresario costruttore. Il Pretore ha inoltre assegnato a A._SA un termine di 60 giorni per promuovere la causa volta all'iscrizione definitiva delle ipoteche legali, precisando che il decorso infruttuoso del termine avrebbe comportato la cancellazione delle iscrizioni provvisorie. In calce alla decisione figurava l'indicazione dei rimedi giuridici, con l'avvertimento che la decorrenza dei termini non era sospesa dalle ferie giudiziarie. Tale decisione è stata notificata a A._SA il 13 giugno 2013.\nMediante petizione 16 agosto 2013 A._SA ha postulato l'iscrizione definitiva delle ipoteche legali. Con decisione 10 giugno 2014, limitata alla questione della tempestività di tale azione, il Pretore ha respinto l'eccezione di tardività sollevata dai proprietari delle suddette proprietà per piani.\nB.\nIn accoglimento di un appello 9 luglio 2014 presentato da questi ultimi, con sentenza 23 dicembre 2015 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto la petizione 16 agosto 2013 per tardività e ordinato la cancellazione, ad avvenuto passaggio in giudicato della sua decisione, delle iscrizioni provvisorie delle ipoteche legali.\nC.\nCon ricorso in materia civile 1° febbraio 2016 A._SA ha chiesto al Tribunale federale di riformare la sentenza cantonale nel senso di respingere l'appello. Con risposta 18 ottobre 2016 i proprietari delle succitate proprietà per piani (opponenti) hanno postulato la reiezione del gravame. Il Tribunale d'appello ha invece rinunciato a formulare osservazioni al ricorso."} -{"id":"557d735e-f23c-4e81-baa3-adb3a59663ca","text":"Fatti:\nA.\nB._, A._, D._ e C._ sono sorelle divise da anni in due schieramenti contrapposti a causa di dissapori sorti per questioni che non occorre evocare in questa sede. Il mattino del 30 agosto 2010, verso le ore 11.00, le sorelle si sono ritrovate faccia a faccia, per caso o per volontà di qualcuna di esse. Dopo provocazioni verbali sono passate a uno scontro fisico. I certificati medici nell'incarto attestano segnatamente di un trauma distorsivo cervicale e del dito I della mano destra a danno di D._, di un trauma cranico non commotivo e di un trauma contusivo dorsale e addominale a danno di C._.\nB.\nIn relazione a questi fatti A._ e B._ sono state incolpate di aggressione, la prima anche di diffamazione e ingiuria, per episodi posteriori. In occasione del dibattimento di primo grado, l'accusa è stata estesa al reato di rissa per gli eventi del 30 agosto 2010. Con sentenza del 9 giugno 2015 la Giudice della Pretura penale ha ritenuto A._ e B._ autrici colpevoli di rissa, prosciogliendole dall'imputazione di aggressione e assolvendo quest'ultima pure dalle accuse di diffamazione e ingiuria. Ad entrambe è stata inflitta una pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, oltre a una multa. Eventuali pretese di risarcimento del danno sono state rinviate al foro civile.\nC.\nCon sentenza del 13 dicembre 2016, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha parzialmente accolto gli appelli presentati da A._ e B._. Pur confermando la loro condanna per il titolo di rissa, ha ridotto le pene pronunciate in prima sede a causa della violazione del principio di celerità.\nD.\nA._ e B._ insorgono al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando a titolo principale il loro proscioglimento dall'accusa di rissa, in via subordinata l'annullamento della decisione della CARP e il rinvio della causa all'autorità cantonale per nuovo giudizio dopo l'assunzione di ulteriori prove.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"b8bfcb37-0610-4348-8e8f-b6c4d3748c41","text":""} -{"id":"66409551-11a9-4974-8d09-57115ac0b0be","text":"Fatti:\nA.\nIn seguito alla querela per diffamazione inoltrata da A._, presidente dell'associazione B._, contro C._ in relazione a un articolo pubblicato su una rivista, il 2 marzo 2020 il Procuratore pubblico ha citato le parti a un'udienza di conciliazione giusta l'. Inizialmente fissata al 30 aprile 2020, l'udienza è stata rinviata al 3 giugno 2020, data quest'ultima a cui sia il querelante sia il querelato avevano dato la propria disponibilità.\nAtteso che A._ non si è presentato all'udienza di conciliazione del 3 giugno 2020, l'8 giugno 2020 il Procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere per difetto dei presupposti processuali, la mancata comparizione del querelante valendo ritiro della querela.\nB.\nAvvalendosi di un errore in buona fede, A._ ha impugnato il decreto di non luogo a procedere. Con sentenza del 3 settembre 2020, la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) ha respinto il suo gravame.\nC.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando l'annullamento della sentenza della CRP e del decreto di non luogo a procedere e la fissazione di una nuova udienza di conciliazione (se necessaria), rispettivamente la continuazione del procedimento avviato con la sua querela.\nInvitato a fornire l'anticipo delle spese giudiziarie presunte, A._ ha addotto una sua difficile situazione economica e domandato una riduzione dell'importo richiesto. La sua domanda è stata interpretata quale implicita istanza di assistenza giudiziaria ed è stato esortato a comprovare la sua situazione finanziaria.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"04704fb5-198e-49ca-afd2-002afdd1e7f6","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La presente controversia verte sostanzialmente sulla validità e gli effetti del precontratto sottoscritto il 13 maggio 2002 da B._ e C._ (locatori), da una parte, ed A._ S.A. (conduttrice), dall'altra, avente per oggetto i locali siti sulla part. PPP n. XXX RFD di D._, da adibire a bar ristorante.\nA. La presente controversia verte sostanzialmente sulla validità e gli effetti del precontratto sottoscritto il 13 maggio 2002 da B._ e C._ (locatori), da una parte, ed A._ S.A. (conduttrice), dall'altra, avente per oggetto i locali siti sulla part. PPP n. XXX RFD di D._, da adibire a bar ristorante.\nB. Con tre separate sentenze, la prima del 16 ottobre 2003 e le altre due del 24 ottobre 2003, il Pretore del Distretto di Leventina ha confermato l'esistenza di un contratto di locazione fra le parti e, di conseguenza, condannato A._ S.A. al pagamento di complessivi fr. 35'004.--, oltre interessi, corrispondenti alle pigioni rimaste impagate tra marzo ed agosto 2003.\nB. Con tre separate sentenze, la prima del 16 ottobre 2003 e le altre due del 24 ottobre 2003, il Pretore del Distretto di Leventina ha confermato l'esistenza di un contratto di locazione fra le parti e, di conseguenza, condannato A._ S.A. al pagamento di complessivi fr. 35'004.--, oltre interessi, corrispondenti alle pigioni rimaste impagate tra marzo ed agosto 2003.\nC. Adita dalla soccombente con tre atti d'appello sostanzialmente identici, il 3 febbraio 2004 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha confermato - in un'unica decisione - la validità delle pronunzie di primo grado.\nC. Adita dalla soccombente con tre atti d'appello sostanzialmente identici, il 3 febbraio 2004 la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha confermato - in un'unica decisione - la validità delle pronunzie di primo grado.\nD. Postulando l'annullamento del predetto giudizio, A._ S.A. è insorta dinanzi al Tribunale federale, il 4 marzo 2004, con un ricorso di diritto pubblico fondato sulla violazione dell', che sancisce il divieto dell'arbitrio.\nCon osservazioni 3 maggio 2004 B._ e C._ hanno proposto la reiezione del gravame in quanto ammissibile, mentre l'autorità cantonale ha rinunciato a formulare osservazioni.\nCon osservazioni 3 maggio 2004 B._ e C._ hanno proposto la reiezione del gravame in quanto ammissibile, mentre l'autorità cantonale ha rinunciato a formulare osservazioni.\nE. L'istanza volta al conferimento dell'effetto sospensivo all'impugnativa, presentata dalla ricorrente il 9 aprile 2004, è stata respinta il 12 maggio seguente."} -{"id":"a71fff74-32f7-4738-824c-8fef06f373f9","text":"Fatti:\nA.\nA._ (1985), incorporato nella brigata fanteria montagna 9 (Br fant mont 9), ha assolto la scuola reclute nel 2005. Quale milite del distaccamento d'esercizio della brigata egli ha prestato, in corsi di ripetizione, nove giorni di servizio nel 2010 e cinque nel 2011.\nB.\nCon due separate decisioni del 22 marzo 2013 il Servizio della tassa militare della Divisione delle contribuzioni del Dipartimento delle finanze e dell'economia del Cantone Ticino (di seguito: Servizio della tassa miliare) gli ha notificato la tassa d'esenzione dall'obbligo militare per gli anni 2010 e 2011, commisurando gli importi dovuti in fr. 421.05 e fr. 823.20.\nC.\nA._ ha impugnato le suddette tassazioni il medesimo giorno, contestando di dovere pagare le somme esatte dato che aveva svolto tutti i giorni di servizio come da ordini di marcia ricevuti. Al riguardo precisava che, essendo incorporato nel distaccamento d'esercizio della brigata, veniva chiamato unicamente in funzione delle necessità dello Stato maggiore.\nIl Servizio della tassa militare si è pronunciato con due distinte decisioni del 28 luglio 2014. Richiamata l'ordinanza del 19 novembre 2003 concernente l'obbligo di prestare servizio militare (OOPSM; RS 512.21), segnatamente l'art. 15 cpv. 8 nella versione in vigore dal 1° gennaio 2010 (recte: all'epoca vigeva l' [RU 2009 4291], l'art. 15 cpv. 8 essendo entrato in vigore il 1° luglio 2012, [RU 2012 3415]; ), secondo cui ogni milite incorporato nei distaccamenti d'esercizio deve essere chiamato in servizio per almeno dieci giorni all'anno, l'autorità ha osservato che della nuova versione erano stati informati sia i militi che i Comandi delle unità: gli interessati sapevano pertanto che se i giorni di servizio non erano interamente prestati doveva allora essere pagata la tassa d'esenzione. Dato che il reclamante aveva compiuto solo nove (cinque) giorni di servizio nel 2010 (2011), egli doveva pertanto pagare la tassa d'esenzione ridotta (intera). In queste condizioni visti gli art. 1 e 2 della legge federale del 12 giugno 1959 sulla tassa d'esenzione dall'obbligo militare (LTEO; RS 661) e preso atto di diverse sentenze di tribunali cantonali in casi analoghi (Sciaffusa, Berna, Friborgo), il reclamo andava respinto.\nD.\nIl 6 agosto 2014 A._ si è rivolto alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello, ribadendo gli argomenti già sollevati dinanzi all'istanza precedente e producendo una lettera del tenente colonnello B._ il quale, rilevando che il distaccamento d'esercizio della brigata era in soprannumero, faceva valere le difficoltà riscontrate affinché tutti i militari assolvessero i richiesti dieci giorni di servizio.\nCon sentenza del 12 settembre 2014 la Corte cantonale ha accolto il ricorso di A._ e riformato le decisioni su reclamo contestate, nel senso che l'insorgente era esonerato dalla tassa d'esenzione dall'obbligo militare per gli anni 2010 e 2011. In primo luogo ha esposto il quadro legale che disciplina la tassa d'esenzione dall'obbligo militare (natura, scopo, persone assoggettate, calcolo, rimborso, motivi di esonero, ecc., cfr. art. 1 segg. LTEO e art. 1 segg. della legge federale del 3 febbraio 1995 sull'esercito e sull'amministrazione militare; LM [RS 510.10]) nonché rammentato le particolari condizioni che si applicano ai militi incorporati nei distaccamenti d'esercizio sia con riferimento alla durata del servizio da prestare (almeno 10 giorni all'anno, sostituito dal 1° luglio 2012 dall') che al metodo di calcolo dell'ammontare della tassa d'esenzione dovuta (metà dal sesto giorno di servizio e intera se meno giorni, esonero se assolti 10 giorni, cfr. art. 11, 13 e 15 LTEO).\nEsposto poi il parere dell'insorgente (non gli incombeva assumere la responsabilità per essere stato chiamato unicamente per nove rispettivamente cinque giorni) e quello dell'autorità di prime cure (i militi dei distaccamenti d'esercizio e i Comandi delle unità erano stati debitamente e tempestivamente informati sui giorni di servizio da prestare ogni anno e sulle conseguenze che ne derivavano in caso di non adempimento), la Corte cantonale ha rilevato che, giusta l'art. 2 cpv. 1 lett. c LTEO, poteva essere assoggettato alla tassa sostitutiva solo chi, tra l'altro, non prestava il servizio militare a cui era tenuto per motivi personali. Altrimenti detto, i motivi del mancato adempimento in natura dell'obbligo di prestare servizio militare dovevano in ogni caso essere inerenti alla persona di chi era chiamato al pagamento della tassa, come confermato dal tenore dell' secondo cui l'obbligato al servizio non doveva la tassa per un servizio che non aveva potuto compiere per motivi militari, per misure di polizia contro le epidemie o per altri motivi non inerenti alla sua persona. Tale interpretazione corrispondeva peraltro alla giurisprudenza federale secondo la quale la tassa sostitutiva poteva essere richiesta solo da chi non prestava servizio per ragioni personali e, di riflesso, non poteva invece essere imputata a chi non veniva convocato a un corso di formazione o d'istruzione e non poteva quindi assolvere i propri obblighi per motivi di servizio estranei alla sua volontà rispettivamente a chi non riceveva l'ordine di marcia e non poteva pertanto presentarsi in servizio.\nNel caso concreto A._ aveva compiuto tutti i suoi obblighi militari, entrando in servizio ogniqualvolta era stato chiamato. Il fatto che avesse, negli anni litigiosi, prestato solo nove rispettivamente cinque giorni di servizio non era di rilievo dato che, come emergeva dalla lettera del tenente colonnello B._, il distaccamento d'esercizio della brigata fanteria montagna 9 (BR fant mont 9) si trovava in palese soprannumero (260 militi e quadri rispetto ai 50 necessari) e di conseguenza \"risultava molto difficile riuscire a convocare ogni anno tutti (...) in modo che possano assolvere ognuno da 5 a 10 giorni di servizio computabili\". Era pertanto ovvio che il mancato adempimento dei giorni di servizio prescritti non dipendeva dalla persona dell'insorgente, bensì da problemi organizzativi all'interno dell'esercito.\nE.\nIl 16 ottobre 2014 l'Amministrazione federale delle contribuzioni, Tassa d'esenzione dall'obbligo militare, ha impugnato la sentenza del 12 settembre precedente della Camera di diritto tributario con un ricorso in materia di diritto pubblico davanti al Tribunale federale. Con tale atto, essa postula l'annullamento della decisione querelata e la conferma delle decisioni su reclamo emesse per gli anni 2010 e 2011, in via eventuale domanda il rinvio degli atti per nuovo giudizio. Nel merito, si sofferma in primo luogo sulla natura, sugli scopi nonché sui cambiamenti legislativi introdotti (art. 13, 15 cpv. 1 e 39 cpv. 1 LTEO) volti ad inasprire la legge al fine di garantire la parità di trattamento tra i militi che adempiono personalmente l'obbligo militare e quelli assoggettati alla tassa in esame. Ridiscute poi i privilegi di cui beneficerebbero i militi incorporati nei distaccamenti d'esercizio, lesivi a suo avviso del citato principio costituzionale, e infine nega l'applicabilità, appellandosi anche a prassi cantonali, della norma richiamata dalla Corte cantonale.\nInvitato ad esprimersi, il Servizio della tassa miliare, senza formulare osservazioni, propone di accogliere il ricorso. Da parte sua, la Camera di diritto tributario ritiene invece che il ricorso sia da respingere. A medesima conclusione giunge l'opponente."} -{"id":"221ef60b-c9d6-419a-8c57-0d4301d08022","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino macedone, titolare di un permesso di dimora dal 27 gennaio 1995, si è sposato il 25 dicembre 2002 con la connazionale B._. La coppia, legalmente separata dal 1° novembre 2006, ha avuto due figli C._ e D._ (nata durante la separazione). Il padre fruisce di un diritto di visita nei confronti dei ragazzi e ha l'obbligo di versare loro dei contributi alimentari.\nB.\nCon decisione del 10 dicembre 2014 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha deciso di non rinnovare il permesso di dimora di A._ e gli ha fissato un termine per lasciare la Svizzera. Detta pronuncia è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino il 1° luglio 2015 e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 25 maggio 2016. Il ricorso presentato da A._ contro quest'ultimo giudizio dinanzi al Tribunale federale è stato dichiarato inammissibile il 5 luglio 2016 (sentenza 2C_594\/2016).\nC.\nIl 1° settembre 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ha dichiarato irricevibile la domanda di revisione esperita il 22 agosto 2016 da A._ contro la sentenza cantonale del 25 maggio 2016 per assenza di un motivo di revisione nel senso dell'art. 57 lett. a e lett. b LPAmm (RL\/TI 3.3.1.1).\nD.\nIl 6 ottobre 2016 A._ ha depositato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che la sentenza cantonale e la decisione dell'Ufficio della migrazione siano annullate e che venga rinnovato il suo permesso di dimora; in via subordinata postula il rinvio della causa all'autorità precedente rispettivamente all'autorità di prime cure per nuovo giudizio.\nIl Tribunale federale non ha ordinato uno scambio di allegati scritti."} -{"id":"ae1bc23a-d70a-4ef2-a612-12a96c1b2c58","text":""} -{"id":"156eb02b-1c26-4ed3-8772-e9aaf444b168","text":""} -{"id":"2c3525f0-1fe4-41f4-b419-beb35153a8aa","text":"Fatti:\nA.\nIl 4 gennaio 2016 A._ ha aggredito, munita di spray al pepe e di coltello, i coniugi B.B._ e C.B._, suoi coinquilini. B.B._ è stata ferita superficialmente a livello delle braccia, del cuoio capelluto e del volto ed è stata colpita dallo spray al pepe alla parte sinistra del volto, mento e collo, mentre suo marito ha riportato una ferita superficiale al torace destro.\nSulla scorta di una perizia giudiziaria, attestante la non imputabilità di A._ e la necessità di un trattamento stazionario, il Procuratore pubblico ha adito il tribunale di primo grado con un'istanza volta alla pronuncia di una misura, procedendo sulla base dell'.\nB.\nCon sentenza del 27 gennaio 2017, la Corte delle assise criminali ha accolto l'istanza del Procuratore pubblico e ordinato nei confronti di A._ un trattamento stazionario giusta l'. In breve ha ritenuto che quanto commesso in data 4 gennaio 2016 configura il reato di tentato omicidio intenzionale, che A._ non era penalmente responsabile al momento dei fatti e che la misura del trattamento stazionario in un'istituzione chiusa è necessaria per contenere il rischio di recidiva e garantire la sicurezza della collettività.\nC.\nIn parziale accoglimento dell'appello inoltrato da A._, con sentenza del 24 agosto 2017, dopo aver richiesto un complemento peritale, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha ordinato, in luogo della misura di cui all', un trattamento stazionario ex art. 59 cpv. 1 e 2 CP.\nD.\nA._ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando principalmente l'annullamento del trattamento stazionario ordinato dalla CARP e la pronuncia di un trattamento ambulatoriale giusta l', subordinatamente l'annullamento della sentenza cantonale e il rinvio degli atti alla CARP per nuovo giudizio. Chiede inoltre di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"0ded3d02-0e55-43ea-84be-c08502eb6c39","text":""} -{"id":"03509ab6-ce4f-48d6-a77b-fa8b61639e61","text":"Fatti:\nA.\nNell'ambito del progetto della nuova linea ferroviaria transalpina concernente l'asse del San Gottardo, il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) ha approvato nel 2003 i piani relativi alla gestione del materiale riguardante la zona del portale di Bodio della galleria di base. Il progetto contemplava in particolare la formazione di un deposito intermedio per il materiale grezzo denominato \"Pollegio 1\".\nB.\nA seguito delle aumentate esigenze di deposito di materiale, nel 2004 AlpTransit San Gottardo SA (AlpTransit) ha sottoposto per approvazione all'autorità federale la modifica del progetto \"Deposito intermedio Pollegio 2\", che prevedeva la realizzazione di un'ulteriore area di stoccaggio di 215'000 t sui fondi part. www, xxx e yyy di Pollegio.\nC.\nEntro il termine di pubblicazione dei piani, B.C._ e D.C._, comproprietari del vicino fondo part. zzz di Pollegio su cui la loro società in nome collettivo (A._) gestisce un'agenzia regionale di automobili, hanno notificato pretese per complessivi fr. 156'000.--, oltre interessi, a titolo di indennità per immissioni eccessive. Con decisione del 7 marzo 2006, il DATEC ha approvato il progetto, imponendo all'impresa ferroviaria una serie di oneri. L'autorità federale ha in seguito trasmesso la notifica di pretese per competenza alla Commissione federale di stima (CFS).\nD.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, con decisione del 17 giugno 2011 la CFS ha riconosciuto a B.C._ e D.C._ un'indennità di fr. 112'160.--, oltre interessi, per le immissioni eccessive provocate dal cantiere di Bodio sul fondo part. zzz di Pollegio dal 1° gennaio 2005 al 31 dicembre 2010. Ha inoltre riconosciuto loro un indennizzo di fr. 27'388.-- per le future immissioni eccessive per il periodo dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2012.\nE.\nCon sentenza del 23 maggio 2013, la Corte I del Tribunale amministrativo federale (TAF) ha respinto un ricorso presentato da AlpTransit contro la decisione della CFS, confermando sia il carattere eccessivo delle immissioni, e quindi il riconoscimento di principio di un'indennità, sia l'ammontare di quest'ultima.\nF.\nAlpTransit impugna questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di riformarla nel senso di negare ai proprietari un'indennità espropriativa. In via subordinata, chiede che l'ammontare dell'indennità sia stabilito dal Tribunale federale secondo il suo libero apprezzamento, rispettivamente che la causa sia rinviata all'istanza inferiore per un nuovo giudizio. La ricorrente fa valere la violazione degli art. 8 cpv. 1, 9 e 29 cpv. 2 Cost.\nG.\nIl TAF comunica di rinunciare a presentare osservazioni. Pure la CFS comunica di non presentare una risposta, osservando nondimeno, con riferimento alla censura di violazione del principio della parità di trattamento, che in materia di immissioni di cantiere confronti con altri casi sarebbero problematici. L'opponente postula la reiezione del gravame nella misura in cui lo stesso non sia dichiarato inammissibile già per carenza di motivazione."} -{"id":"0b60558f-621f-4d7e-987b-8b277970ad52","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 30 ottobre 2004 sono state pubblicate all'albo del Comune di Grono le liste per le elezioni delle autorità comunali per il quadriennio 2005\/ 2008, inizialmente previste per il 28 novembre 2004. Per la carica di sindaco sono state depositate due liste, una proponente Carlo Bernasconi, sindaco uscente, e l'altra Giulio Belletti. Anche per le cariche dei municipali sono state presentate due liste, una con quattro candidati, tra i quali figura l'uscente Alfredo Tognacca, e l'altra con due candidati.\nL'elezione si fonda sull'art. 32 cpv. 3 dello statuto organico comunale (SOC), approvato dall'assemblea comunale il 29 agosto 2004, che ha il tenore seguente: \"La rieleggibilità è di due legislature (un membro del Municipio può restare in carica al massimo dodici anni). La rielezione è di nuovo ammessa dopo la sospensione di una legislatura\". L'art. 9 SOC dispone che la durata ordinaria della carica delle autorità comunali è di quattro anni.\nL'elezione si fonda sull'art. 32 cpv. 3 dello statuto organico comunale (SOC), approvato dall'assemblea comunale il 29 agosto 2004, che ha il tenore seguente: \"La rieleggibilità è di due legislature (un membro del Municipio può restare in carica al massimo dodici anni). La rielezione è di nuovo ammessa dopo la sospensione di una legislatura\". L'art. 9 SOC dispone che la durata ordinaria della carica delle autorità comunali è di quattro anni.\nB. Con ricorso del 2 novembre 2004 Pietro Bertossa e Rolf Kleinstein, cittadini di Grono, hanno chiesto al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni di accertare la nullità rispettivamente l'annullabilità delle candidature di Carlo Bernasconi e di Alfredo Tognacca, visto che entrambi sono stati eletti nel 1997, rieletti nel 1998 e ancora nel 2001. Gli insorgenti hanno fatto valere che con la contestata candidatura i due interessati potrebbero venir rieletti per la terza volta, ciò che sarebbe contrario al menzionato art. 32 cpv. 3 SOC.\nMediante decisione del 18 novembre 2004 la Corte cantonale ha ritenuto che secondo l'interpretazione letterale dell'art. 32 cpv. 3 SOC, considerato chiaro e inequivocabile, un candidato può essere rieletto soltanto due volte. Essi hanno tuttavia stabilito che i mandati precedentemente compiuti dai due candidati, ove erano previste legislature triennali, non costituivano legislature ai sensi dell'art. 9 SOC. Hanno ritenuto inoltre che l'attuale statuto organico comunale, vista l'assenza di norme transitorie, presenta una lacuna legislativa, da essi colmata nel senso che i due candidati, in carica da soli sette anni, possono farsi rieleggere per quattro anni.\nMediante decisione del 18 novembre 2004 la Corte cantonale ha ritenuto che secondo l'interpretazione letterale dell'art. 32 cpv. 3 SOC, considerato chiaro e inequivocabile, un candidato può essere rieletto soltanto due volte. Essi hanno tuttavia stabilito che i mandati precedentemente compiuti dai due candidati, ove erano previste legislature triennali, non costituivano legislature ai sensi dell'art. 9 SOC. Hanno ritenuto inoltre che l'attuale statuto organico comunale, vista l'assenza di norme transitorie, presenta una lacuna legislativa, da essi colmata nel senso che i due candidati, in carica da soli sette anni, possono farsi rieleggere per quattro anni.\nC. Avverso questa sentenza Pietro Bertossa e Rolf Kleinstein presentano, il 2 dicembre 2004, un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono, in via principale, di annullarla e, in via subordinata, di riformarla nel senso di accertare la nullità o l'annullabilità della candidatura del sindaco uscente e di dichiarare tacitamente eletto l'altro candidato, come pure di accertare la nullità o l'annullabilità della candidatura di Alfredo Tognacca e di decretare la sua non partecipazione all'elezione.\nCon decreto presidenziale del 6 dicembre 2004 la domanda di effetto sospensivo è stata respinta in via superprovvisionale.\nCon decreto presidenziale del 6 dicembre 2004 la domanda di effetto sospensivo è stata respinta in via superprovvisionale.\nD. Nella votazione del 12 dicembre 2004 Carlo Bernasconi è stato eletto sindaco con 245 voti, mentre Giulio Belletti ne ha ottenuti 152; Alfredo Tognacca, che ha ottenuto 192 preferenze, non è stato eletto quale municipale.\nCarlo Bernasconi e Alfredo Tognacca, limitandosi a rilevare che nella misura in cui concerne quest'ultimo il ricorso sarebbe divenuto privo di oggetto, rinviando per il resto alla motivazione del giudizio impugnato, propongono di dichiarare inammissibile il ricorso, eventualmente di respingerlo. Le stesse conclusioni sono formulate dal Comune di Grono nella risposta del 14 gennaio 2005. La Corte cantonale conclude per la reiezione, in quanto ammissibile, dell'impugnativa."} -{"id":"12c922ef-be3b-4571-a065-052865741898","text":""} -{"id":"1c7c8c6e-5f43-436a-b20b-b11b2c53b176","text":"guito in Svizzera per i seguenti fatti:\n1.1 Nel periodo fine settembre 1996 - 12 ottobre 1996\n1.1.1 A Stabio preparato e organizzato, segnata-\nmente mediante contatti telefonici con\nB._ in Turchia e C._ a San\nDonato Milanese (I), la presa in consegna\ndi 7,146 chilogrammi di eroina, come pure\nil trasporto e la successiva consegna del-\nl'eroina ad un altro membro della banda\nincaricato della messa in commercio della\nsostanza.\n1.1.2 A Bedizzole\/BS (I) preso in consegna l'ero-\nina di cui al punto 1.1.1 da D._ e\ndetenuto e trasportato la medesima con la\nvettura in suo uso fino a San Donato Mila-\nnese (I), località nella quale ha con-\nsegnato l'eroina a E._, persona\nincaricata di mettere in commercio la so-\nstanza.\n1.1.3 L'eroina di cui ai punti 1.1.1 e 1.1.2 è\nstata sequestrata dai Carabinieri della Re-\ngione Lombardia il 12.10.1996 in possesso\ndi E._.\n1.2 Nel periodo ottobre 1996\n1.2.1 A Stabio preparato e organizzato, mediante\ncontatti telefonici con B._ in Tur-\nchia, C._ a San Donato Milanese (I),\nD._ e F._ in Italia, la con-\nsegna di 1,8 chilogrammi di eroina ad un\naltro membro della banda incaricato della\nmessa in commercio della sostanza.\n1.2.2 A Bedizzole\/BS (I) intermediato personal-\nmente la consegna dell'eroina di cui al\npunto 1.2.1 da parte di D._ a\nF._, persona incaricata di mettere\nin commercio la sostanza.\n1.2.3 A Stabio, mediante contatti telefonici con\nB._ in Turchia e C._ a San\nDonato Milanese (I), intermediato il paga-\nmento dell'eroina di cui ai punti 1.2.1 e\n1.2.2 tra il B._ e il C._.\n1.3 Nel periodo novembre 1996\n1.3.1 In Turchia, mediante contatti personali con\nB._ e a Stabio e in Italia, mediante\ncontatti telefonici con B._ in Tur-\nchia, C._ a San Donato Milanese (I),\nF._ e G._ in Italia, ha pre-\nparato e organizzato la presa in consegna\nin Spagna di 12,500 chilogrammi di eroina,\ncome pure il trasporto in Italia e la suc-\ncessiva consegna della sostanza in parte ad\nacquirenti di Torino e in parte ad un altro\nmembro della banda.\n1.3.2 A Gijon (Spagna) il 13.11.1996 preso in\nconsegna personalmente l'eroina di cui al\npunto 1.3.1 e detenuto e trasportato la me-\ndesima (in correità con F._) con le\nvetture in uso suo e del F._ fino a\nTorino.\n1.3.3 A Torino il 14.11.1996, consegnato perso-\nnalmente l'eroina di cui ai punti 1.3.1 e\n1.3.2 in ragione di:\na) 10 chilogrammi di eroina agli acqui-\nrenti di Torino, segnatamente a\nG._.\nb) 2,5 chilogrammi di eroina a F._\n(pure come concordato con C._)\nper essere spacciati.\n1,387 chilogrammi di detta eroina sono sta-\nti sequestrati dai Carabinieri di Milano il\n15.11.1996 in possesso di F._ e\nH._.\n1.3.4 Nei giorni 15\/18.11.1996 a Torino (I), il\npredetto ha preso in consegna da G._\nl'importo di lit. 80 milioni a parziale\npagamento dell'eroina di cui al punto 1.3.3\na), importo trafugato a Stabio e in segui-\nto:\na) trattenuto per sé nella misura di lit.\n30 milioni;\nb) trafugato a Monaco (D) nella misura di\nlit. 50 milioni e consegnato ad un\nemissario turco di B._.\n1.3.5 Nei giorni 19\/20.11.1996 a Torino (I), pre-\nso in consegna da G._ l'importo di\nlit. 250 milioni a saldo dell'eroina di cui\nal punto 1.3.3 a), importo trafugato a\nStabio e in seguito ad Olten ed Aarau e\nconsegnato a I._, emissario turco di\nB._.\n1.4 Nel periodo 25\/26.1.1997\nA Stabio, mediante contatti telefonici con\nB._ in Turchia e C._ a San Donato\nMilanese, come pure a Torino (I), mediante contat-\nti personali con G._, fatto i preparativi\nper l'acquisto di 5 chili di eroina.\n1.5 Nel periodo 26\/27.1.1997\nA Torino (I), il predetto ha preso in consegna da\nG._ l'importo di lit. 32 milioni costituen-\nti il pagamento di un chilogrammo di eroina vendu-\nto dai trafficanti turchi ai torinesi, importo\ntrafugato a Stabio e in seguito:\na) trattenuto per sé nella misura di lit. 500'000\nb) trafugato a Zurigo nella misura di lit. 31,5\nmilioni, importo che stava trasportando perso-\nnalmente al B._ e che è stato seque-\nstrato a Zurigo a momento del suo arresto.\n(...)\nb) L'estradizione del ricorrente all'Italia era\nstata inizialmente chiesta per i seguenti fatti:\n- capo A) pagg. 4-6: art. 74 DPR 309\/90 associa-\nzione a delinquere finalizzata al traffico di\nstupefacenti con il ruolo di promotore e capo\n(pagg. 4-6);\n- capo A1) pag. 6: art. 73 DPR 309\/90 in rela-\nzione all'importazione di kg 7,146 di eroina\ndalla Turchia, sostanza stupefacente seque-\nstrata a E._ in data 12 ottobre 1996 e\nper il quale il predetto è stato arrestato;\n- capo A2) pagg. 6-7: art. 73 DPR 309\/90 in re-\nlazione all'importazione di kg 11 dalla Spagna\ndi eroina, stupefacente sequestrato in parte a\nF._ e H._, in parte ceduto a\nG._ e L._;\n- capo A3) pag. 7: art. 73 DPR 309\/90 in rela-\nzione all'importazione di circa kg 40 di eroi-\nna, per i quali è stato arrestato in flagranza\ndi reato M._ (pag. 7);\n- capo A4) pag. 7: art. 73 DPR 309\/90 in rela-\nzione alla cessione di circa kg 1,5 di eroina\na N._ e O._.\nCon nota diplomatica dell'11 ottobre 1999, le Auto-\nrità italiane, preso atto della condanna pronunciata contro\nil ricorrente in Svizzera e delle imputazioni contenute\nnell'atto di accusa svizzero, hanno limitato la richiesta\nai capi di imputazione A, A3e A4. Mediante la decisione\nimpugnata l'UFP ha quindi concesso l'estradizione per i\nfatti previsti in questi tre capi.\nc) Occorre a questo punto esaminare se la decisio-\nne impugnata è fondata o se invece, come sostiene il ricor-\nrente, osta a concederla il principio \"ne bis in idem\". In\ntale contesto l'UFP ha rilevato che la condizione della\ndoppia punibilità dev'essere esaminata, secondo la giuri-\nsprudenza ( consid. 3b\/bb pag. 125), sulla\nbase dei fatti ascritti all'interessato e non delle norme\npenali applicabili nello Stato richiedente.\n5.-\na) Riguardo al\ncapo d'imputazione A)\nl'UFP ha\nrilevato che il ricorrente è ricercato in Italia per aver\npartecipato con altre persone a un importante traffico\ninternazionale di eroina svoltosi tra la Turchia, l'Italia,\nla Spagna e la Svizzera. Esso ha precisato che questi fatti\ncostituiscono secondo la legge italiana un reato e per il\ndiritto svizzero una circostanza aggravante ma che questa\ndifferenza non sarebbe decisiva. Secondo l'UFP basta in\nrealtà che in entrambi i Paesi i fatti costituiscano reati\nmotivanti l'estradizione, come sarebbe il caso in concreto.\nIl ricorrente avversa questa tesi, sostenendo che\nl'Autorità federale sarebbe incorsa in un accertamento ine-\nsatto e incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti poi-\nché si sarebbe limitata a considerare il dispositivo della\nsentenza svizzera di condanna, senza confrontare i fatti e\ni considerandi di quel giudizio con l'ordinanza di custodia\ncautelare italiana. Egli adduce a questo riguardo che, se-\ncondo quanto risulta dall'atto di accusa, il Procuratore\npubblico gli ha attribuito un'infrazione aggravata alla\nLStup, siccome commessa quale membro di una banda (n. 1\npag. 1) : aggiunge che la Corte delle Assise criminali di\nLugano ha riconosciuto l'aggravante, pur avendo precisato\ndi ritenerla per l'ingente quantitativo di eroina traffica-\nta, sicché non vi sarebbe stato più spazio per la seconda\naggravante menzionata nell'atto di accusa, ossia la parte-\ncipazione al reato come membro di una banda. Secondo il ri-\ncorrente egli è stato in tal modo giudicato anche per aver\nagito come membro di una banda; e ciò per i fatti oggetto\ndella domanda di estradizione.\nNelle osservazioni al ricorso l'UFP ribadisce che\nla Corte cantonale ha proceduto a una qualifica diversa da\nquella ritenuta dal Ministero pubblico, divergenza che non\navrebbe nessun influsso poiché i fatti per i quali l'estra-\ndizione è chiesta sono punibili in entrambi i Paesi.\nb) Secondo l' si è in presenza di un\ncaso grave, tra l'altro, quando l'autore sa o deve presume-\nre che l'infrazione si riferisce a una quantità di stupefa-\ncenti che può mettere in pericolo la salute di parecchie\npersone (n. 2 lett. a) o quando agisce come membro di una\nbanda (n. 2 lett. b). La Corte cantonale, richiamando la\nDTF 120 IV 330, ha ritenuto l'infrazione aggravata a motivo\ndell'ingente quantitativo di eroina, per cui l'altra aggra-\nvante non era più decisiva (consid. 7 pag. 28 della senten-\nza di condanna) : in effetti, qualora sussista una circo-\nstanza aggravante, non va esaminato se l'infrazione debba\nessere ritenuta grave anche per altri motivi (DTF 122 IV\n265 consid. 2c, che concerne un caso analogo). I giudici\ncantonali hanno nondimeno tenuto conto di tale fatto nel"} -{"id":"0ae2859f-7c46-429b-8d76-8b6887d793c8","text":"Fatti:\nA. Nel 2002, in seguito a una querela sporta da B._, nei confronti dell'avv. A._ è stato aperto un procedimento penale per ipotesi di violazione di domicilio (). Per quanto qui interessa, l'11 febbraio 2009 il Procuratore pubblico (PP) ha poi emanato un decreto di accusa proponendone la condanna a quindici aliquote giornaliere da fr. 2'160.-- ciascuna, sospese condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e al pagamento di una multa.\nB. In seguito all'opposizione dell'interessato, il 23 febbraio 2009 l'incarto è stato trasmesso alla Pretura penale. Il Presidente della stessa (in seguito: Presidente) aveva fissato il dibattimento per il 22 settembre 2009. Il giorno precedente, un nuovo, terzo patrocinatore dell'accusato aveva comunicato d'averne assunto il mandato unitamente alla collega di studio, sorella del Presidente: quest'ultima, contattata telefonicamente dal fratello, il 22 settembre 2009 aveva annunciato per fax un'eventuale revoca del mandato. Preso atto di queste comunicazioni, il Presidente, prima di aprire il dibattimento, ne ha annunciato la posticipazione alle ore 14.00 del pomeriggio, precisando che il processo sarebbe stato presieduto dal pretore C._. Il difensore ne ha chiesto il rinvio, ricusando il Presidente. Il 22 settembre 2009 il nuovo pretore, procedendo in via contumaciale, ha ritenuto l'accusato colpevole di violazione di domicilio.\nC. Il 28 settembre 2009 il condannato ha presentato alla CRP un ricorso e un'istanza di ricusa nei confronti del Presidente, perché questi, invece di escludersi, aveva rinviato il dibattimento, provveduto a farsi sostituire da un altro pretore e citato le parti per il pomeriggio. Il 26 agosto 2010 la CRP ha considerato l'istanza di ricusa irricevibile, poiché tardiva. Con sentenza 1B_333\/2010 del 14 ottobre 2011 il Tribunale federale, ritenuta tempestiva la domanda di ricusa, ha accolto il ricorso, ha annullato la decisione della CRP e le ha rinviato la causa per nuovo giudizio. Mediante decisione del 10 aprile 2012 la CRP ha poi respinto l'istanza di ricusa e il ricorso.\nD. Nel frattempo, il 14 ottobre 2009, ha avuto luogo il dibattimento per lo spurgo della contumacia, conclusosi con la condanna dell'accusato. Con giudizio del 26 aprile 2011 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha respinto il ricorso proposto da A._ contro il giudizio contumaciale del 22 settembre 2009; ha invece accolto quello contro la sentenza del 14 ottobre 2009 di revoca della sentenza contumaciale, prosciogliendolo poiché B._, non essendo titolare del diritto di domicilio sull'abitazione, non era legittimato a sporgere querela.\nE. Avverso la decisione della CARP, che ha respinto l'istanza di ricusa richiamando gli argomenti addotti precedentemente dalla CRP, il PP (causa 6B_411\/2011), A._ (causa 6B_419\/2011) e B._ (causa 6B_420\/2011) presentano tre distinti ricorsi in materia penale al Tribunale federale. Il PP e B._ chiedono di annullarla nel senso di confermare il giudizio contumaciale di condanna, A._ nel senso di annullarlo.\nLe parti, invitate a esprimersi sulla sentenza 1B_333\/2010 del Tribunale federale, hanno dichiarato di mantenere i ricorsi, rispettivamente di sospenderne l'evasione fino all'emanazione della nuova decisione della CRP.\nF. In seguito, A._ ha impugnato il giudizio del 10 aprile 2012 della CRP con un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Con sentenza 1B_285\/2012 del 20 dicembre 2012 il Tribunale federale, accolta la domanda di ricusa del Presidente della Pretura penale, ha accertato che il rinvio del dibattimento, la designazione del giudice sostituto e gli atti compiuti successivamente sono nulli.\nIl 17 gennaio 2013 il Tribunale federale ha invitato le parti a pronunciarsi sulla portata della sentenza 1B_285\/2012. Il PP e B._ mantengono i ricorsi, A._ chiede la reiezione dei gravami degli opponenti."} -{"id":"00add0d7-2fac-4b64-8190-f41b1104c540","text":"Fatti:\nA.\nIl 27 gennaio 2009 A._ (nato il 1° aprile 1989) è stato riconosciuto dalla Corte delle assise criminali di Locarno autore colpevole di omicidio intenzionale e di pornografia. Egli è stato condannato alla pena detentiva di dieci anni, da dedursi il periodo di carcerazione preventiva alla quale è stato sottoposto dal 2 febbraio 2008 al 27 gennaio 2009.\nContro il giudizio di condanna, l'imputato ha adito dapprima l'allora Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello ed in seguito il Tribunale federale, che hanno respinto i ricorsi con sentenze del 17 giugno 2009, rispettivamente dell'11 marzo 2010 (causa 6B_656\/2009).\nA._ sconta attualmente la pena presso lo stabilimento carcerario di B._ a X._. I due terzi della pena sono stati raggiunti il 2 ottobre 2014, mentre la fine ordinaria della sua esecuzione cadrà il 1° febbraio 2018.\nB.\nCon decisione del 18 settembre 2014 il Giudice dei provvedimenti coercitivi ha negato a A._ la liberazione condizionale e ha contestualmente disposto il collocamento del detenuto nel carcere aperto, con il beneficio del regime del lavoro esterno giusta l'.\nC.\nContro il diniego della liberazione condizionale, A._ ha adito la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP). Il reclamo, intimato per osservazioni al Giudice dei provvedimenti coercitivi, al Ministero pubblico e alla Commissione per l'esame dei condannati pericolosi, è stato respinto dalla Corte cantonale con sentenza del 27 maggio 2015.\nD.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarla, di annullare pure la decisione del Giudice dei provvedimenti coercitivi e di concedergli la liberazione condizionale. Postula l'estromissione dagli atti della risposta e della duplica presentate dinanzi alla CRP dalla Commissione per l'esame dei condannati pericolosi. Il ricorrente chiede inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"284031f1-75d8-459e-9bcb-d91d03b0761a","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza 6B_536\/2014 del 5 gennaio 2016 il Tribunale federale ha parzialmente accolto, in quanto ammissibile, un ricorso in materia penale presentato da A._ contro la sentenza del 4 febbraio 2014 (KK.2013\/32) della Corte penale del Tribunale penale federale (TPF), annullandola in relazione alla condanna del ricorrente per il titolo di truffa, rinviando la causa al TPF per nuovo giudizio nel senso dei considerandi e respingendolo per il resto.\nB.\nIl 20 gennaio 2016 il Presidente della citata Corte ha informato le parti sulla composizione di quella chiamata a statuire sul menzionato rinvio, della quale avrebbe anche fatto parte il giudice B._, già presidente del collegio giudicante, che aveva statuito il 4 febbraio 2014. Il 25 gennaio seguente, A._ ha inoltrato una domanda di ricusazione nei confronti del citato giudice. Con decisione del 4 febbraio 2016 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale l'ha respinta.\nC.\nAvverso questa decisione A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede, in via cautelare, di concedere effetto sospensivo al gravame, nel senso di sospendere, eccetto per eventuali decisioni ordinatorie del presidente della Corte, il procedimento penale in particolare riguardo alle decisioni sulle prove e sul dibattimento e, nel merito, di ammettere la domanda di ricusa.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"e6e9de0e-52d6-46a9-a118-b9c7bc460f9d","text":"Fatti:\nA.\nCon precetto esecutivo del 1° febbraio 2016 dell'Ufficio di esecuzione di Lugano (qui di seguito: UE), la Confederazione Svizzera ha escusso A._ per l'importo di fr. 15'291.30, indicando quale titolo di credito l'imposta federale diretta del 1987 come da attestato di carenza di beni del 23 aprile 1991. Con un ulteriore precetto esecutivo dell'8 febbraio 2016 emanato dallo stesso UE, la Confederazione Svizzera ha escusso il debitore per l'incasso di fr. 25'196.05 relativi all'imposta federale diretta del 1989 secondo l'attestato di carenza di beni del 29 settembre 1992. Sempre il 1° febbraio 2016 lo Stato del Cantone Ticino ha fatto spiccare nei confronti di A._ un precetto esecutivo per l'incasso dell'imposta cantonale del 1987, di fr. 14'899.70, come da attestato di carenza di beni del 19 ottobre 1990. Con precetti esecutivi dell'8 febbraio 2016 lo Stato del Cantone Ticino ha inoltre escusso il debitore per le imposte cantonali del 1988 di fr. 15'640.55, del 1989 di fr. 21'106.50 e del 1990 di fr. 20'748.35, sulla base degli attestati di carenza di beni rispettivamente del 14 gennaio 1992, del 18 marzo 1992 e del 13 luglio 1992.\nB.\nA._ ha interposto opposizione a tutti i precetti esecutivi. Con istanze del 28 aprile 2016, la Confederazione Svizzera e lo Stato del Cantone Ticino hanno adito il Pretore del Distretto di Lugano chiedendo il rigetto definitivo delle opposizioni. Con sei distinte decisioni del 29 agosto 2016, il Pretore ha accolto tutte le istanze e rigettato in via definitiva le opposizioni, ponendo le spese giudiziarie a carico dell'escusso.\nC.\nCon un'unica sentenza dell'11 ottobre 2016, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello ha respinto i reclami presentati da A._ contro le decisioni pretorili, confermandole.\nD.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia civile dell'11 novembre 2016 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Il ricorrente ritiene in sostanza prescritto il diritto dell'Ente pubblico di riscossione delle imposte. Postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"124a7462-8520-47aa-87a0-e74704f614dc","text":""} -{"id":"0363776b-cbfd-42c2-83d4-0de06e7443db","text":"Fatti:\nA. In viaggio su di un taxi da Francoforte a Como, il 3 ottobre 2005 A._ si è recata da una veterinaria di Giubiasco, già consultata anche alcune settimane prima, per far visitare i 17 gatti con cui viaggiava. Constatato come in precedenza che i gatti erano stipati in alcune gabbiette, erano malati ed apparivano magri e sottosviluppati, la veterinaria ha contattato le autorità. Intervenuto sul posto, il veterinario cantonale aggiunto ha ritenuto che lo stato degli animali rivelava una ripetuta incuria nei loro confronti e l'incapacità della proprietaria di gestirli in modo adeguato. Egli ha quindi disposto verbalmente il loro sequestro. Con decisione scritta del 6 ottobre seguente, l'Ufficio del veterinario cantonale ha poi ordinato la confisca dei 17 gatti e il loro affidamento a terzi, dopo le cure del caso.\nB. Respingendo il gravame interposto dall'interessata, il 29 novembre 2005 il Consiglio di Stato ticinese ha confermato la decisione di prime cure. A._ è allora insorta dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo che, con sentenza del 31 maggio 2006, ne ha parzialmente accolto il ricorso: annullata la pronuncia governativa, la Corte cantonale ha confermato la decisione del veterinario cantonale unicamente quale sequestro cautelare, mentre in merito alla confisca definitiva gli ha rinviato gli atti per stabilire, raccolte le necessarie informazioni, quanti gatti ed a quali condizioni potessero essere restituiti alla detentrice.\nC. Come già avvenuto a più riprese nei mesi precedenti, il 9 e il 30 giugno 2006 A._ ha inoltrato due scritti al Tribunale federale, uno dei quali denominato in questo caso \"ricorso in appello\", con cui chiede, in sostanza, la restituzione dei 17 gatti.\nIl Tribunale federale ha aperto un procedimento senza però ordinare alcuno scambio di allegati.\nD.\nD.\nE.\nE.\nF."} -{"id":"1b531873-5523-4507-b93e-9b43e6d01b24","text":""} -{"id":"465c1088-0185-45ec-ab17-d98aa9816fb7","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._, nato nel 1950, cittadino italiano, titolare di una rendita pensionistica italiana, dimorante in Svizzera dal 1° aprile 2009 dove risulta attivo dal 2010, al beneficio di un assegno per grandi invalidi dell'AI di grado medio (la rendita di vecchiaia svizzera gli era stata negata nel dicembre 2015, in quanto non aveva assolto l'obbligo contributivo minimo dell'AVS), ha chiesto nel febbraio 2016 il riconoscimento di prestazioni complementari. Con decisione del 22 marzo 2016 la Cassa cantonale di compensazione AVS\/AI\/IPG (di seguito Cassa di compensazione) ha negato le prestazioni complementari. Con opposizione del 20 aprile 2016, l'assicurato ha contestato l'effettività di parte dei valori relativi alla sostanza ritenuti dalla Cassa di compensazione, la quale ha comunicato in data 12 luglio 2016 di essere disposta a riformare la propria decisione.\nA.b. Con decisione dell'11 ottobre 2016 la Cassa di compensazione ha emanato una nuova decisione, che annullava e sostituiva la precedente, stabilendo che A._ dal 1° ottobre 2015 avrebbe avuto in teoria diritto alle prestazioni complementari, limitatamente al versamento del premio forfettario dell'assicurazione malattia obbligatoria, concludendo però che egli non aveva nel caso concreto diritto al loro versamento. A._ si è opposto il 28 novembre 2016 a tale pronuncia. Con decisione su opposizione del 16 agosto 2017 la Cassa di compensazione ha confermato il proprio provvedimento, che negava il diritto al versamento di prestazioni complementari annue, accertando specificatamente come il ricorrente fosse in ogni modo esente dall'obbligo di assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie e dunque senza premio di assicurazione a suo carico, con la conseguenza che già dall'inizio esso non doveva essere computato nel calcolo del diritto a prestazioni complementari.\nB.\nA._ si è aggravato il 18 settembre 2017 al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, cui ha chiesto il versamento diretto dell'importo di fr. 469.- per l'anno 2015 e di fr. 685.- per l'anno 2016, a suo dire consistenti nella differenza tra uscite e entrate.\nCon giudizio del 16 gennaio 2018 il Tribunale cantonale ha respinto il gravame, confermando che al ricorrente non va versato alcunché quale prestazione complementare per gli anni 2015 e 2016.\nC.\nA._ ha interposto ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale il 21 febbraio 2018 (timbro postale), con cui, dopo aver contestato alla Corte cantonale di non aver analizzato le sue richieste, chiede principalmente il rinvio dell'incarto al Tribunale cantonale o in subordine che esso decida sul medesimo."} -{"id":"0d79965f-969a-4dfd-9761-832529be537c","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- Il progetto di galleria di base del San Gottardo per una linea delle Ferrovie federali svizzere (FFS) tra l'area di Altdorf\/Erstfeld e quella di Bodio\/Biasca, con una nuova linea fino alla regione della Giustizia, fa parte dei progetti disciplinati dal decreto federale del 4 ottobre 1991 concernente la costruzione di una ferrovia transalpina (decreto sul traffico alpino, RS 742. 104; cfr.\nart. 5bis lett. a di tale decreto). Per l'attuazione della tratta della Riviera (settore sud della linea di base, comparto di Biasca) e su istanza del Dipartimento federale dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell'energia (ora:\nDipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell' energia e delle comunicazioni, DATEC) è stata ordinata nel 1995 dalla Commissione federale di stima del 13° circondario l'apertura di una procedura di approvazione dei piani, combinata con una procedura di espropriazione (procedura combinata). Nell'ambito di tale procedura lo Stato del Cantone Ticino e alcuni Comuni, tra cui il Comune di Claro, hanno presentato opposizione. Nel seguito vi sono state anche modificazioni dei piani e una loro susseguente ripubblicazione.\nLa società AlpTransit San Gottardo SA (in seguito:\nAlpTransit), costituita nel 1998, è nel frattempo subentrata alle FFS nell'attuazione dell'intero progetto.\nAll'udienza di conciliazione del 12 marzo 1997 il Comune di Claro ha mantenuto l'opposizione, criticando essenzialmente la realizzazione a tappe del progetto, in particolare il rinvio della costruzione delle linee di accesso alle gallerie. Secondo l'opponente si sarebbe realizzato a sud di Biasca un aumento rilevante del traffico ferroviario sulla linea esistente, con conseguenti immissioni foniche eccessive; il rinvio della costruzione della linea veloce in questo settore territoriale imponeva inoltre il risanamento fonico del tracciato esistente.\nB.- Con decisione dell'8 maggio 2001 il DATEC ha approvato i piani relativi alla tratta a cielo aperto nel comparto di Biasca, la modifica concernente lo spostamento dei binari a Pollegio e il progetto \"nodo della Giustizia\" con la modifica \"Biasca-Campagna\". Il DATEC ha imposto a AlpTransit una serie di oneri e respinto, in quanto ricevibili, le opposizioni non accolte o non divenute prive d'oggetto.\nIn particolare, l'autorità di approvazione dei piani ha respinto, nella misura in cui non era divenuta priva d'oggetto, l'opposizione del Comune di Claro. Ha essenzialmente rilevato che la via d'accesso da realizzare successivamente era quella auspicata dal Comune e che il progetto impugnato rispettava d'altra parte le esigenze di protezione ambientale, pur non essendo possibile compensare interamente sul posto gli spazi sottratti alla natura, alle foreste e all'agricoltura.\nC.- Il Comune di Claro impugna la decisione di approvazione dei piani con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di rinviare gli atti alle autorità inferiori, ordinando la completazione del rapporto d'impatto ambientale e l'adozione di misure atte ad assicurare il rispetto dei valori di pianificazione sul territorio comunale. Il ricorrente lamenta essenzialmente asserite immissioni foniche eccessive in seguito al prevedibile aumento, con la realizzazione dei tracciati approvati, del traffico ferroviario sulla linea esistente.\nD.- Sono stati invitati a esprimersi sul ricorso l'AlpTransit e il DATEC, che chiedono di non entrare nel merito del gravame."} -{"id":"2f25f9b4-9d73-4b08-b7be-343e702013d7","text":""} -{"id":"251af7ba-a311-4d3b-a83e-9a3c2d6ff54e","text":"Fatti:\nA.\nNel dicembre 2006 la C._SA ha stipulato, quale committente, con la B._Sagl un contratto quadro (Master Agreement Information Management Services), che sostituiva i precedenti accordi e che definiva i termini e le condizioni della collaborazione fra i contraenti in materia di fornitura di servizi di gestione e di tecnologia delle informazioni. Concluso per un periodo indeterminato, poteva essere disdetto per la prima volta il 31 dicembre 2010 con un preavviso di 6 mesi. Le parti hanno poi sottoscritto 13 contratti di servizio (Service Level Agreements; SLA) a cui andavano applicati i termini e le condizioni della predetta convenzione. Il 15 ottobre 2009 la C._SA ha rescisso tutti i contratti con effetto immediato invocandone la violazione.\nB.\nCon petizione 13 dicembre 2011 la B._Sagl ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore della giurisdizione di Mendrisio-nord la C._SA - che nel corso della causa ha mutato la propria ragione sociale in A._SA - per ottenere il pagamento di fr. 5'621'365.73, ridotti in sede di conclusioni a fr. 5'481'675.73, oltre interessi, e la restituzione di attrezzature e macchine. Il predetto montante era composto di fr. 102'060.-- legati ai costi di controllo e riassetto dei predetti strumenti, fr. 125'214.-- a saldo delle mercedi maturate prima della disdetta, fr. 5'225'835.38 per le mercedi previste fino alla scadenza del termine contrattuale e fr. 28'566.35 quale rifusione delle spese legali preprocessuali. Il Pretore ha, con sentenza 26 aprile 2017 e in parziale accoglimento della petizione, condannato la A._SA a versare alla B._Sagl fr. 227'274.--, oltre interessi, e a restituire le attrezzature e le macchine rivendicate. Dopo aver ritenuto ingiustificata la disdetta dei contratti, il Pretore ha considerato che domandando quale risarcimento del danno il guadagno lordo, l'attrice non aveva né allegato né dimostrato il danno. Per analoghi motivi ha respinto la richiesta di rimborso delle spese legali preprocessuali. Ha per contro reputato giustificata sia la richiesta di rimunerare il lavoro già svolto sia quella di risarcire i costi di controllo e riassetto delle macchine, che sono da restituire.\nC.\nLa II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha, con sentenza 22 gennaio 2019, in parziale accoglimento dell'appello della B._Sagl, aumentato a fr. 5'351'049.38 l'importo dovuto a quest'ultima. Ha posto le tasse di giustizia di prima e seconda istanza in ragione di 19\/20 a carico della convenuta, la quale è pure stata condannata a pagare all'attrice fr. 87'500.-- rispettivamente fr. 45'000.-- a titolo di ripetibili parziali. Ha per contro respinto, nella misura in cui era ricevibile, l'appello incidentale della A._SA, ponendo integralmente a suo carico le spese processuali e le ripetibili di tale procedura. La Corte cantonale ha respinto o dichiarato inammissibili tutte le lamentele rivolte contro il mancato riconoscimento delle violazioni contrattuali imputate all'attrice e ha negato l'esistenza di giusti motivi che giustificherebbero la disdetta anticipata. Ha ritenuto che la B._Sagl ha sufficientemente sostanziato la sua perdita di guadagno, mentre la A._SA non è riuscita ad allegare e provare i risparmi attribuiti alla controparte in seguito alla fine dei rapporti contrattuali. Ha invece accolto le critiche della convenuta dirette contro la rifusione dei costi attinenti al controllo e al riassetto delle macchine, ragione per cui ha dedotto fr. 102'060.-- dalla pretesa attorea.\nD.\nCon ricorso in materia civile del 27 febbraio 2019 la A._SA postula, previo conferimento dell'effetto sospensivo al gravame, in via principale, l'integrale reiezione dell'appello principale e il parziale accoglimento dell'appello incidentale nel senso di essere condannata a pagare alla B._Sagl fr. 125'214.--, con la relativa modifica delle spese processuali di prima e seconda istanza. In via subordinata postula l'annullamento della sentenza di appello con il rinvio della causa al Pretore o al Tribunale di appello per nuova decisione. Lamenta una determinazione errata del danno e ribadisce diverse violazioni contrattuali ritenute idonee a giustificare la disdetta. Rimprovera alla Corte cantonale di avere a torto inserito nel giudizio sull'appello principale, invece che in quello sull'appello incidentale, l'accoglimento della censura diretta contro la rifusione dei costi di controllo e riassetto, falsando in questo modo il giudizio sulle spese processuali.\nLa B._Sagl ha proposto, con risposta 11 aprile 2019, di respingere sia la domanda di misure d'urgenza sia il ricorso.\nIl 26 aprile 2019 la A._SA ha presentato una replica spontanea.\nLa Presidente della Corte adita ha respinto, con decreto 1° maggio 2019, la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo.\nLa B._Sagl ha duplicato il 14 maggio 2019."} -{"id":"5a976462-9338-4eef-8183-c256dccb3e8a","text":""} -{"id":"12e0c5a7-2fbb-4006-9553-eab3459ec565","text":"Fatti:\nA. A.a A._, nato nel 1964, è domiciliato a Z._ ed è assicurato per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie presso la Swica Assicurazione malattia SA (in seguito: Swica) dove dispone pure di una copertura complementare per i costi di degenza ospedaliera in tutta la Svizzera.\nA.b Il 17 aprile 2009 è stato ricoverato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale Y._ dove gli è stata riscontrata una gravissima fascite necrotizzante con progrediente persistente instabilità emodinamica che richiedeva \"débridements\" ripetuti con probabile asportazione di tutto il rivestimento cutaneo della spalla, dell'ascella e dell'emitorace di sinistra. In considerazione della gravità della situazione, che ne metteva in pericolo la vita, i medici dell'ospedale Y._ hanno deciso di trasferire il giorno stesso l'interessato presso il reparto comune di chirurgia plastica e ricostruttiva dell'ospedale universitario di Zurigo, diretto dal prof. dott. V._, dove è stato degente fino al 2 giugno 2009 e dove sarebbero stati eseguiti 15 interventi operatori. Un secondo ricovero a Zurigo, motivato con l'esigenza di continuità delle cure, si è reso necessario dal 16 ottobre al 20 novembre 2009. In occasione di tale degenza l'assicurato sarebbe stato sottoposto a tre ulteriori interventi chirurgici. Swica ha pagato entrambi i trattamenti e più precisamente fr. 94'344.- per il primo e fr. 46'065.45 per il secondo.\nA.c Ricevuta la domanda di partecipazione ai costi di degenza fuori Cantone ai sensi dell', il Dipartimento della sanità e della socialità del Cantone Ticino, tramite l'Ufficio del medico cantonale, dopo avere preavvisato che le prestazioni in esame non rientravano tra quelle che potevano essere eseguite presso l'ospedale universitario di Zurigo secondo quanto previsto dal decreto legislativo concernente l'elenco degli istituti autorizzati ad esercitare a carico dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie (), ha respinto la richiesta. Con decisione del 29 luglio 2011 l'Ufficio del medico cantonale ha infatti negato l'esistenza di motivi medici che giustificassero l'assunzione dei costi per le due degenze in parola, osservando in particolare che non era stata verificata la possibilità di intervento presso altri centri qualificati di chirurgia ricostruttiva per i quali vi sarebbe stata la copertura tariffale integrale in base al decreto legislativo.\nB. Swica si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino al quale ha chiesto di annullare la decisione impugnata. L'assicuratore malattia ha ribadito che il trasferimento in occasione del primo ricovero a Zurigo era dovuto a una situazione di assoluta urgenza che metteva in pericolo la vita dell'assicurato e che l'ospedale di destinazione era l'unico che potesse fornire le cure necessarie. La seconda degenza andava invece riconosciuta in quanto era avvenuta per motivi di continuità delle cure.\nPer pronuncia del 20 marzo 2012 la Corte cantonale ha respinto il ricorso. Accertato come gli interventi eseguiti presso il nosocomio di Zurigo non potessero essere ottenuti in Ticino, ma lo fossero di principio - praticamente entro gli stessi tempi - presso uno degli altri ospedali universitari figuranti sul proprio elenco senza che ciò comportasse rischi considerevolmente più elevati, i giudici di prime cure hanno escluso che gli stessi fossero fondati su motivi medici ai sensi della legislazione in materia. Pur riconoscendo che lo stato di salute di A._ imponeva un intervento immediato per salvargli la vita, i giudici cantonali hanno in particolare escluso l'esistenza di uno stato di urgenza così come definito dall' perché non si poteva affermare che un intervento immediato sarebbe stato possibile unicamente trasportando il paziente presso l'ospedale universitario di Zurigo.\nC. Swica ha inoltrato un ricorso in materia di diritto pubblico con il quale chiede al Tribunale federale di annullare la decisione impugnata e di obbligare il Cantone Ticino, quale cantone di domicilio, a pagare la sua quota parte.\nL'Ufficio del medico cantonale propone la reiezione del gravame, mentre A._ e l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) sostengono che il ricorso debba essere accolto con l'obbligo per il Cantone Ticino di assumere la parte dei costi a suo carico."} -{"id":"67b1a6a8-c3d8-4c99-aefc-671c078aeac2","text":"Fatti:\nA.\nIl 27 luglio 2020 A._ ha presentato al Ministero pubblico del Cantone Ticino una denuncia penale nei confronti della sorella B._ e di C._ per i titoli di amministrazione infedele (), truffa (), appropriazione indebita () e conseguimento di una falsa attestazione ().\nB.\nCon decisione dell'11 agosto 2020 il Procuratore pubblico (PP) ha decretato il non luogo a procedere per quanto riguarda i reati di amministrazione infedele, truffa e appropriazione indebita. Ha rilevato che il procedimento penale sarebbe proseguito limitatamente al reato di conseguimento fraudolento di una falsa attestazione.\nC.\nContro il decreto di non luogo a procedere, A._ ha presentato un reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) che, statuendo il 14 dicembre 2020, l'ha accolto. La Corte cantonale ha annullato il decreto di non luogo a procedere e ha rinviato gli atti al PP per procedere nei suoi incombenti nel senso dei considerandi.\nD.\nAvverso questa decisione il PP Daniele Galliano presenta un ricorso in materia penale del 4 gennaio 2021 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla e di confermare il decreto di non luogo a procedere. In via subordinata, chiede di rinviare gli atti alla Corte cantonale per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi. Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"03b76027-6d0f-4caa-a45d-8f29e69ba052","text":"Fatti:\nFatti:\nA. In data 3 febbraio 1995, A._ è stato investito da un convoglio ferroviario nei pressi della stazione di Mendrisio. Sopravvissuto, è però rimasto cerebroleso in modo particolarmente grave. L'assicurazione X._, presso la quale il datore di lavoro di A._ era assicurato contro gli infortuni in ambito LAINF (RS 832.20), è stata condannata - in ultima sede dal TFA con sentenza 25 marzo 1998 - al pagamento di prestazioni assicurative che al 12 settembre 2002 ammontavano a fr. 665'408.55.\nIl 23 gennaio 1997, l'assicurazione X._ ha notificato alle Ferrovie federali svizzere (qui di seguito: FFS) di rivalersi nei loro confronti, riservandosi di precisare l'ammontare delle prestazioni erogate e quota di partecipazione delle FFS ad avvenuta definizione delle proprie prestazioni LAINF obbligatorie rispettivamente complementari. In corso di trattative, le FFS hanno rinunciato ad avvalersi dell'eccezione della prescrizione fino al 3 febbraio 2002, nella misura in cui essa non fosse già intervenuta prima del 20 gennaio 2000. In data 1° febbraio 2002, l'assicurazione X._ ha avviato una procedura esecutiva nei confronti delle FFS per un importo di fr. 2,5 milioni, allo scopo di interrompere il corso della prescrizione.\nIl 23 gennaio 1997, l'assicurazione X._ ha notificato alle Ferrovie federali svizzere (qui di seguito: FFS) di rivalersi nei loro confronti, riservandosi di precisare l'ammontare delle prestazioni erogate e quota di partecipazione delle FFS ad avvenuta definizione delle proprie prestazioni LAINF obbligatorie rispettivamente complementari. In corso di trattative, le FFS hanno rinunciato ad avvalersi dell'eccezione della prescrizione fino al 3 febbraio 2002, nella misura in cui essa non fosse già intervenuta prima del 20 gennaio 2000. In data 1° febbraio 2002, l'assicurazione X._ ha avviato una procedura esecutiva nei confronti delle FFS per un importo di fr. 2,5 milioni, allo scopo di interrompere il corso della prescrizione.\nB. Adito dall'assicurazione X._ con petizione 12 aprile 2002 per un importo parziale di fr. 100'000.--, il Pretore di Mendrisio Nord ha in via preliminare respinto l'eccezione di prescrizione sollevata dalle FFS a proposito del diritto di regresso per le prestazioni assicurative obbligatorie. Per contro, ha rinviato al giudizio di merito la definizione del destino del diritto di regresso dell'assicurazione X._ per le prestazioni complementari erogate.\nL'appello interposto dalle FFS è stato respinto dal Tribunale di appello con la sentenza 29 marzo 2004, qui impugnata.\nL'appello interposto dalle FFS è stato respinto dal Tribunale di appello con la sentenza 29 marzo 2004, qui impugnata.\nC. Con ricorso per riforma 30 aprile 2004, le FFS postulano la riforma del giudizio di appello, nel senso che vengano accolte le eccezioni di prescrizione da lei fatte valere sia in relazione al diritto di regresso relativo alle prestazioni obbligatorie, sia per quello relativo alle prestazioni complementari, con conseguente reiezione dell'azione. Subordinatamente, le FFS chiedono la reiezione della petizione relativamente alle prestazioni obbligatorie ed il rinvio degli atti al Pretore perché abbia a pronunciarsi riguardo alla sussistenza di un diritto di regresso per le prestazioni complementari.\nLa Corte cantonale non ha presentato osservazioni. l'assicurazione X._, dal canto suo, ha chiesto l'integrale reiezione del ricorso per riforma, facendo propria la motivazione del Tribunale di appello."} -{"id":"7ee5082f-6eee-4c5c-a417-1b5fd57bf3ed","text":""} -{"id":"0d86f4b8-57e4-45df-a1be-6402ab2dca1b","text":"Fatti:\nA.\nIl 30 settembre 2009 A._, impiegato presso la Corporazione dei Comuni del B._ per la raccolta e l'eliminazione dei rifiuti e assicurato contro gli infortuni presso AXA Assicurazioni SA (AXA), è rimasto vittima di un incidente della circolazione nel quale ha riportato un trauma da accelerazione cranio-cervicale. Dopo avere ripreso il lavoro, un esame di risonanza magnetica eseguito il 9 dicembre 2009 ha evidenziato una compressione del midollo a livello C4 e del verco C4 a sinistra. La mielopatia cervicale è stata messa in relazione con il sinistro occorso il 30 settembre 2009 e AXA ha versato le dovute prestazioni assicurative. In seguito a un intervento di discectomia anteriore con fusione dei segmenti C3-C4 il 6 febbraio 2013, la residua patologia ancora accusata di A._ è stata essenzialmente attribuita a fattori degenerativi. Per questa ragione, con decisione del 10 settembre 2013, confermata su opposizione il 18 luglio 2014, AXA ha sospeso l'erogazione di prestazioni assicurative dal 15 luglio 2013, non essendo più dato un nesso causale tra disturbi lamentati e il trauma assicurato subito.\nB.\nIl Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ha respinto con pronuncia del 19 maggio 2015 il ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ ha presentato un ricorso al Tribunale federale, al quale, protestate spese e ripetibili, chiede, l'annullamento del giudizio cantonale e il riconoscimento del nesso di causalità naturale anche dopo il 15 luglio 2013."} -{"id":"59cb9df7-c365-479f-ac0f-8c4f8e8fafa3","text":""} -{"id":"19f0f47f-e6ac-46ca-b9cf-e03c7aa82276","text":""} -{"id":"0e4c39f0-11b7-4ddc-b525-f53a70770235","text":""} -{"id":"007983ed-2c3e-4c79-8e42-0b509a8068f7","text":""} -{"id":"802331e8-1c0d-4bbb-8112-0902726a57a0","text":""} -{"id":"94436395-9c16-4345-b2c6-f5fd551ae25d","text":""} -{"id":"0a9158ea-116b-4fba-816f-4fd19fe3a3c6","text":"Fatti:\nA.\nA.a. B._ è figlia di A._ e C._. B._ è affetta da anomalia cromosomica con vizio congenito e grave ritardo psichico; è al beneficio di una rendita intera AI e vive con la madre. La famiglia di A._ è seguita dai servizi sociali sin dal 1991. In particolare l'educazione e la cura dei figli (B._ ha due fratelli minori) hanno fatto oggetto nel tempo di numerose misure; con riferimento a B._, divenuta maggiorenne ella è stata prima interdetta, ed in seguito posta sotto l'autorità parentale della madre ai sensi del vecchio .\nA.b. Il mese di maggio 2003, A._ ed i figli si sono trasferiti a X._. Attualmente, madre e figlia risiedono a Y._. A seguito di varie segnalazioni, fra ottobre 2013 e agosto 2014 A._ è stata convocata dall'Autorità regionale di protezione 6 sede di Agno (di seguito: Autorità di protezione) a tre udienze per discutere della situazione della figlia B._. In data 4 dicembre 2014, l'Autorità di protezione ha revocato alla madre l'esercizio dell'autorità parentale (vecchio ) e ha istituito una curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni in favore di B._. A sua volta, A._ medesima è dal 12 febbraio 2015 sottoposta ad una curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni.\nB.\nIn data 19 gennaio 2015, A._ e B._ hanno inoltrato al Tribunale di appello del Cantone Ticino reclamo contro la risoluzione 4 dicembre 2014 dell'Autorità di protezione, chiedendo essenzialmente una riduzione della portata della curatela a compiti di sostegno sociale. Con la qui impugnata sentenza 9 ottobre 2015, il Presidente della Camera di protezione del Tribunale d'appello ha respinto il gravame.\nC.\nCon allegato 12 novembre 2015, A._ e B._ (di seguito: ricorrenti) insorgono dinanzi al Tribunale federale, chiedendo l'annullamento della decisione cantonale e la riformulazione dei compiti da conferire al curatore.\nCon decreto 2 dicembre 2015 è stato negato al gravame l'effetto sospensivo. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"3c0860cf-4600-4828-ae39-b506b51f8314","text":"Fatti:\nA.\nC.B._ e B.B._ sono comproprietari della particella xxx di Minusio, attribuita dal piano regolatore alla zona residenziale semi-estensiva (R3), confinante verso ovest con il fondo yyy di D.A._ e A.A._. Il 16 maggio 2014 il Municipio ha rilasciato ai comproprietari la licenza per ristrutturare la casa monofamiliare e ampliare l'esistente autorimessa seminterrata fino a ridosso del confine con la particella yyy, che comprende anch'essa un'autorimessa. Il 22 dicembre 2014 ha poi autorizzato un'altezza del manufatto pari a 3,23 m misurata dal ciglio superiore del cordolo.\nB.\nIl 26 ottobre 2015 gli istanti hanno presentato una domanda in sanatoria per modificare il cordolo a confine, innalzato di circa 17 cm su una lunghezza di circa 3,90 m rispetto a quanto precedentemente autorizzato, richiesta avversata dal vicino. Il 4 aprile 2016 il Municipio ha negato la licenza, ordinando la rimozione del cordolo realizzato senza permesso, decisione confermata dal Consiglio di Stato. Adito dai proprietari, con giudizio del 3 agosto 2018 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha accolto il ricorso, ha annullato la decisione municipale e quella governativa e rinviato gli atti al Municipio, affinché rilasci il richiesto permesso in sanatoria.\nC.\nContro questa sentenza A.A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di confermare la decisione governativa.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"0635c462-c929-4590-8c45-a8499528b7ff","text":""} -{"id":"4af867fe-16ce-408c-86f8-5523c32c2936","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino italo-tedesco, è giunto in Svizzera il 1° maggio 2014, il 16 giugno successivo ha ottenuto un permesso di dimora UE\/AELS valido fino al 30 aprile 2019 per svolgere un'attività lucrativa dipendente. In un primo tempo, aveva indicato di lavorare come direttore commerciale per la B._SA e di alloggiare in via vvv a X._ (TI). Nel dicembre 2015, ha notificato il suo arrivo in via www a Y._ (TI).\nSiccome diversi cittadini stranieri risultavano annunciati in via vvv a X._ (TI), con dimora ed attività che apparivano fittizie, e dopo aver saputo che A._ era presidente con firma individuale della C._SA, Z._ (TI), di cui era direttore commerciale, l'8 agosto 2016 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha segnalato il caso all'Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro e al Ministero pubblico.\nB.\nGiunta alla conclusione che quello di A._ era un recapito fittizio, il 7 febbraio 2017 la Sezione della popolazione gli ha revocato il permesso di dimora UE\/AELS di cui disponeva.\nLa correttezza di tale provvedimento è stata confermata sia dal Consiglio di Stato (27 settembre 2017), che dal Tribunale cantonale amministrativo (4 febbraio 2019).\nC.\nCon ricorso dell'11 marzo 2019, A._ ha impugnato il giudizio della Corte cantonale davanti al Tribunale federale, chiedendo che, in riforma dello stesso, gli venga riconosciuto il diritto a un permesso di dimora UE\/AELS.\nIl Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza e ad essa ha fatto rinvio anche la Sezione della popolazione. Il Consiglio di Stato si è invece rimesso al giudizio di questa Corte. Con decreto presidenziale del 13 marzo 2019, al ricorso è stato concesso l'effetto sospensivo."} -{"id":"4a55cd26-b526-428a-9506-a765d60868a5","text":"Fatti:\nA.\nNei confronti di A._, l'Autorità di vigilanza sull'esercizio delle professioni di fiduciario ha aperto un procedimento penale per il reato di esercizio abusivo della professione di fiduciario, ritenendo ch'ella non avrebbe mai avuto la necessaria autorizzazione. Ciò poiché, per il tramite di B._SA, di cui sarebbe l'amministratrice unica, avrebbe svolto attività contabili, di consulenza aziendale e di rappresentanza fiscale per conto di terzi.\nB.\nIl 5 luglio 2017, la citata Autorità ha emanato un ordine di perquisizione e sequestro sia presso B._SA sia presso l'indagata, che dividono il medesimo recapito. Le interessate hanno chiesto l'apposizione dei sigilli del materiale trovato presso A._, invocando la lesione del principio della proporzionalità e una carenza di motivazione del provvedimento. Con decisione del 9 agosto 2017 il Giudice dei provvedimenti coercitivi ha stralciato la procedura di dissigillamento presentata dall'Autorità di vigilanza, l'indagata avendo ritirato la relativa domanda. Adita dalle interessate, con giudizio del 2 novembre 2017 la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP) ne ha accolto il reclamo ai sensi dei considerandi, stabilendo che l'Autorità di vigilanza dovrà procedere o al dissequestro della documentazione rinvenuta o a motivare sufficientemente il contestato ordine.\nC.\nAvverso questo giudizio A._ ed B._SA presentano un ricorso in materia penale al Tribunale federale. Chiedono, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullare l'impugnata sentenza e di decretare l'annullamento dell'ordine di perquisizione e sequestro, subordinatamente di rinviare la causa alla CRP.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"07ee7b94-0a79-40ae-a26c-bb4c501ff9b4","text":""} -{"id":"1ebf61cc-7eb3-41d3-be76-c3347b1fc81f","text":"Ritenuto in fatto :\nA.- A._ è usufruttuaria, vita natural durante, della particella n. XXX di Morbio Inferiore, situata fuori della zona edificabile e su cui sorge una casa di abitazione. Proprietari del fondo sono i figli C._, D._ e B._, in ragione di 1\/3 ciascuno.\nB._ è inoltre proprietario della particella confinante n. YYY, pure edificata.\nIl 14 aprile 1999 A._ ha presentato al Municipio di Morbio Inferiore una domanda di costruzione in sanatoria avente per oggetto delle modifiche interne, l' apertura di una porta-finestra nella facciata nord-ovest e di una finestra nella facciata sud-est, la costruzione di una piscina prefabbricata interrata, la formazione di una pergola e la posa di una cinta. Questi interventi erano destinati a permettere l'insediamento del figlio C._ nell'abitazione.\nB._ si è opposto al rilascio della licenza edilizia, che il Municipio di Morbio Inferiore, visto il preavviso sfavorevole dell'autorità cantonale, ha quindi negato. A._ si è allora rivolta al Consiglio di Stato del Cantone Ticino che ne ha respinto il ricorso con decisione del 10 novembre 1999. Il Governo ha ritenuto che gli interventi edilizi, che comportavano un cambiamento di destinazione da abitazione monofamiliare in abitazione bifamiliare, non erano indispensabili alla continuazione dell'utilizzazione attuale dell'edificio: la licenza edilizia doveva quindi essere negata in base all'art. 75 della legge cantonale di applicazione della LPT, del 23 maggio 1990 (LALPT).\nB.- Il Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 5 settembre 2000, ha tuttavia parzialmente accolto un ricorso di A._ e annullato sia la decisione municipale che negava il rilascio della licenza edilizia, sia la decisione governativa che confermava il diniego. Ha poi rinviato gli atti al Municipio affinché rilasciasse a A._ la licenza per aprire una finestra di cm 90 x 90 nella facciata sud-est. Secondo la Corte cantonale l'insediamento del figlio nell'abitazione non ingenerava effetti nuovi e diversi sull'utilizzazione del suolo, sulle opere di urbanizzazione o sull'ambiente circostante e non presentava quindi gli estremi di un cambiamento di destinazione rilevante dal profilo della polizia delle costruzioni.\nD'altra parte, gli interventi interni erano insignificanti e non necessitavano del permesso di costruzione.\nLa Corte cantonale ha tuttavia ritenuto che il diniego della licenza edilizia andava confermato per quanto riguardava la formazione della pergola in legno, l'apertura di una porta-finestra (cm 110 x 220) nella facciata nord- ovest, la costruzione di una piscina prefabbricata (cm 280 x 700 x 130) e la posa di una cinta: questi interventi non adempivano infatti i requisiti dell'art. 75 LALPT.\nC.- A._ impugna questo giudizio, in quanto conferma il diniego della licenza, con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede di annullarlo e di rinviare gli atti al Municipio affinché rilasci la licenza edilizia per tutti gli interventi della domanda di costruzione. Chiede inoltre l'assegnazione di ripetibili per la procedura dinanzi alla Corte cantonale. La ricorrente fa valere la mancata applicazione del diritto federale, segnatamente degli art. 24c LPT, 41, 42 e 52 OPT, entrati in vigore il 1° settembre 2000. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nD.- Il Tribunale cantonale amministrativo, il Consiglio di Stato e i Servizi generali del Dipartimento del territorio si rimettono al giudizio del Tribunale federale.\nIl Municipio di Morbio Inferiore rinuncia a presentare una risposta.\nB._ chiede invece di respingere, in quanto ammissibile, il ricorso. Qualora il Tribunale federale dovesse riformare la decisione impugnata, chiede di negare a A._ la licenza edilizia per carenza di legittimazione a disporre del fondo.\nÈ stato invitato a presentare osservazioni anche l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (USTE), cui sono stati intimati il ricorso e le risposte. Esso ritiene che la Corte cantonale a torto non ha applicato il nuovo diritto; chiede quindi di accogliere il ricorso e di rinviare gli atti alla precedente istanza per una nuova decisione, eventualmente di decidere nel merito dopo avere completato gli accertamenti di fatto. Alle parti è stata concessa la possibilità di esprimersi sulle osservazioni dell'USTE. Di questa facoltà ha fatto uso la ricorrente, che ha pure preso posizione sulla risposta della controparte, il Consiglio di Stato, che si rimette al giudizio del Tribunale federale, il Dipartimento del territorio, che le condivide, e B._, che ribadisce la carenza di legittimazione dell'usufruttuaria e del singolo comproprietario a disporre del fondo dal profilo civile."} -{"id":"29b7a9ff-6e10-46ea-b047-fb3a13de98f3","text":""} -{"id":"17334bb1-51cc-46a8-afee-09b438238e16","text":"Fatti:\nA. Il 30 luglio 2010 il Procuratore pubblico (PP) ha emesso un decreto di accusa nei confronti di A._, ritenendolo autore colpevole di falsità in atti formati da pubblici ufficiali per avere, in data 13 maggio 2005, nella sua qualità di notaio, intenzionalmente attestato in un istromento notarile fatti di importanza giuridica in modo contrario alla verità. Gli veniva in particolare rimproverato di aver attestato, in un rogito relativo alla compravendita di un fondo, che l'acquirente \"ha dichiarato di conoscere la lingua italiana\", quando in realtà né parlava né comprendeva tale lingua. In applicazione della pena, il PP ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di fr. 250.-- ciascuna, per complessivi fr. 22'500.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, oltre alla multa di fr. 1'000.--.\nA._ ha interposto opposizione contro il decreto di accusa.\nB. Al pubblico dibattimento, il Giudice della Pretura penale ha prospettato all'imputato un completamento dei fatti descritti nel decreto di accusa, nel senso che la lettura del rogito in italiano a un contraente che non conosceva la lingua aveva comportato l'attestazione inveritiera anche del fatto che l'acquirente era stato informato sui contenuti dei doveri, nonché sulle norme applicabili alla fattispecie e indicate al punto n. 17 dell'atto notarile.\nSulla scorta della fattispecie così ampliata, il 25 gennaio 2011, il Giudice della Pretura penale ha dichiarato A._ autore colpevole del reato di cui all' e lo ha condannato alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere di fr. 250.-- ciascuna, per un totale di fr. 11'250.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, oltre alla multa di fr. 1'000.--.\nC. Con sentenza del 1° settembre 2011, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha respinto l'appello del condannato e accolto parzialmente l'appello incidentale presentato dal Procuratore pubblico. Ha così confermato la condanna per titolo di falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari e ha modificato la pena pronunciata in prima istanza: ad A._ è stata inflitta la pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di fr. 250.-- ciascuna, per complessivi fr. 22'500.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, con carico di tassa e spese di giustizia.\nD. A._ si aggrava al Tribunale federale con ricorso in materia penale, postulando l'annullamento della decisione dell'ultima istanza cantonale e il suo proscioglimento dall'accusa di falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari; subordinatamente, il rinvio della causa alla CARP per nuovo giudizio.\nNon sono state chieste osservazioni sul gravame."} -{"id":"6bb9a246-348e-43ad-a53f-2ac839843571","text":"Fatti:\nA.\nCon precetto esecutivo 22 agosto 2014 dell'Ufficio di esecuzione di Lugano, lo Stato del Cantone Ticino ha escusso A._ per l'incasso dell'imposta cantonale 2008 sulle liquidazioni in capitale della previdenza professionale, ammontante a fr. 4'420.--, più interessi. In data 26 ottobre 2015, il Giudice di pace del Circolo di Lugano Est ha rigettato in via definitiva l'opposizione sollevata dall'escussa, ponendo le spese e un'indennità ripetibile a carico della medesima.\nB.\nLa Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, adita da A._ con reclamo 16 novembre 2015, ha respinto il gravame con la qui impugnata sentenza 11 marzo 2016.\nC.\nA._ (qui di seguito: ricorrente) insorge contro il citato giudizio cantonale avanti al Tribunale federale con ricorso sussidiario in materia costituzionale 2 maggio 2016. Chiede che il giudizio cantonale sia accertato nullo rispettivamente annullato. Con allegato 30 maggio 2016, la ricorrente postula altresì la concessione dell'assistenza giudiziaria.\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"a189763b-caba-4bdf-800c-a6aa20e3f132","text":""} -{"id":"2dbf92ca-545e-4ee3-9c53-283c9f8f736c","text":""} -{"id":"0095f9b2-70df-447c-b428-f4913aee46de","text":"Fatti:\nA. Con sentenza del 16 novembre 2010, il Presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano ha riconosciuto A._ autore colpevole di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti, per avere, senza essere autorizzato, il 26 giugno 2010 all'aeroporto di Lugano-Agno, trasportato ed importato in Svizzera 273 grammi netti di cocaina, con un grado di purezza compreso tra il 60 e il 63 %, destinata al mercato degli stupefacenti, quantitativo ch'egli sapeva o doveva presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di diverse persone. L'accusato, cui è stato riconosciuto di avere agito in stato di scemata imputabilità, è stato condannato alla pena detentiva di 14 mesi, computato il carcere preventivo sofferto. L'esecuzione della pena è stata sospesa condizionalmente in ragione di 8 mesi, con un periodo di prova di 3 anni. I restanti 6 mesi erano per contro da scontare.\nB. Contro il giudizio di primo grado, il Procuratore pubblico del Cantone Ticino ha inoltrato un ricorso per cassazione alla Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, contestando essenzialmente la commisurazione della pena, in particolare per quanto concerne il riconoscimento di uno stato di scemata imputabilità e la sospensione condizionale parziale. Ha quindi postulato la condanna dell'accusato a una pena detentiva di 18 mesi da espiare interamente.\nC. Con sentenza del 9 febbraio 2011, la Corte di appello e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, sedente giusta l'art. 453 cpv. 1 CPP quale Corte di cassazione e di revisione penale, ha accolto il ricorso del Procuratore pubblico e ha condannato l'imputato alla pena detentiva di 18 mesi da espiare, dedotto il carcere preventivo sofferto.\nD. A._ impugna questo giudizio con un ricorso in materia penale al Tribunale federale, chiedendo di annullarlo e di confermare la sentenza di primo grado. Critica l'aggravamento della pena e il mancato riconoscimento del beneficio della sospensione condizionale parziale da parte della Corte cantonale. Il ricorrente postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"0a730f86-8315-4279-a990-0fda36984cf2","text":"Fatti:\nA. Nel 2003 la cittadina romena A._ (1981) è stata condannata a due riprese per esercizio illecito della prostituzione e per infrazione alla legge federale del 26 marzo 1931 sulla dimora ed il domicilio degli stranieri (LDDS). Per questo motivo l'Ufficio federale degli stranieri (ora della migrazione) le ha vietato l'entrata in Svizzera fino al 15 luglio 2006. Previa sospensione di tale provvedimento, il 17 dicembre 2004 l'interessata si è unita in matrimonio a Bellinzona con il cittadino italiano B._ (1965), titolare di un permesso di domicilio. Per permettere la vita coniugale in Svizzera, il divieto d'entrata è stato revocato e alla moglie è stato rilasciato un permesso di dimora CE\/AELS valido fino al 16 dicembre 2009.\nB. Dopo aver fatto interrogare i coniugi ed aver ordinato controlli sulla presenza della moglie al domicilio coniugale, con decisione del 4 maggio 2007 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone Ticino ha revocato il permesso di dimora a A._, rilevando che da tempo i coniugi non vivevano più assieme e che il matrimonio non era più realmente vissuto. Su ricorso, la revoca è stata confermata dapprima dal Consiglio di Stato ticinese, il 21 agosto 2007, e quindi dal Tribunale cantonale amministrativo, il 30 ottobre seguente.\nC. Il 13 dicembre 2007 A._ ha presentato al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico, con cui chiede di annullare sia la pronuncia del Tribunale amministrativo, sia le decisioni delle istanze precedenti. Lamenta la violazione dell'art. 3 Allegato I dell'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) e dell'art. 8 CEDU. Con istanza del 18 febbraio 2008 ha poi chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.\nD. Chiamati ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si riconferma nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria decisione, il Consiglio di Stato si rimette al giudizio del Tribunale federale, mentre la Sezione cantonale dei permessi e dell'immigrazione e l'Ufficio federale della migrazione propongono di respingere il gravame."} -{"id":"21786c66-87d8-490c-bcd9-9299ff123036","text":"Fatti:\nA. L'attuale vertenza ha origine nella primavera del 2001, quando l'impresa C._SA - attiva nella lavorazione e la vendita di acciaio - ha ricevuto un numero di commesse per la fornitura di ferro superiore alle sue capacità e si è quindi rivolta a A._SA chiedendole di assorbire parte della produzione.\nA.a Consapevole delle difficoltà finanziarie in cui versava C._SA, A._SA ha esitato ad accettare la proposta.\nNella trattativa è stata allora coinvolta anche la succursale ticinese della società cooperativa B._ di Zurigo, con la quale C._SA intratteneva dal 1999 un rapporto di collaborazione e aveva, parallelamente, sottoscritto un contratto di fatturazione e incasso (factoring); in base a quest'ultimo documento le forniture da parte di C._SA sarebbero state fatturate ai suoi clienti e B._, dopo averle anticipato quanto fatturato e previa trattenuta di una provvigione, ne avrebbe curato l'incasso.\nIl 21 giugno 2001 tutte le parti interessate si sono riunite: D._, direttore di C._SA; E.A._ e F.A._, direttore rispettivamente amministratore delegato di A._SA; G._, all'epoca direttore della citata succursale di B._. In esito a quanto discusso durante questo incontro, il 28 giugno 2001 A._SA ha trasmesso a B._ una bozza di accordo, nel quale essa si impegnava a pagare le forniture di A._SA a C._SA. L'accordo non è però stato sottoscritto.\nA.b Ciononostante, tra il giugno e l'ottobre 2001 A._SA ha dato seguito a diverse ordinazioni di acciaio sagomato per conto di C._SA. Essa ha trasmesso le prime quattro fatture a B._, che le ha contestate, dopodiché, su richiesta di G._, ne ha cambiato l'intestazione e le ha indirizzate a C._SA. Le successive due fatture sono state inviate direttamente a C._SA.\nNessuna di queste fatture è stata pagata: né da B._ né da C._SA, che nel frattempo è fallita.\nB. Il 14 marzo 2003 A._SA ha quindi convenuto B._ dinanzi alla Pretura di Bellinzona onde ottenere il pagamento di fr. 232'024.10 oltre interessi. A sostegno della propria pretesa A._SA ha sostenuto che B._ si era impegnata verbalmente al pagamento delle fatture in occasione dell'incontro a quattro svoltosi il 21 giugno 2001. Irrilevante è pertanto il fatto che l'accordo del 28 giugno 2001 non sia mai stato sottoscritto e che le fatture siano state intestate a C._SA, dato che questo modo di procedere le era stato indicato dalla stessa B._, con la spiegazione che le fatture sarebbero state pagate trattenendo gli importi corrispondenti da quanto dovuto a C._SA in virtù del contratto di factoring.\nCon sentenza del 10 luglio 2006 la Segretaria assessora della pretura adita ha respinto la petizione. Sulla base delle risultanze istruttorie la giudice ha infatti escluso che fra le parti in causa sia mai venuto in essere un rapporto contrattuale. In ogni caso - ha aggiunto la giudice - se anche un simile accordo fosse esistito, esso non avrebbe vincolato B._, siccome assunto dal solo direttore G._, che aveva un diritto di firma collettiva, senza successiva convalida da parte di un altro rappresentante della società, la quale non ha peraltro nemmeno ratificato il suo operato; a A._SA è stata pure negata la possibilità di prevalersi di una procura individuale apparente.\nC. L'impugnativa interposta dalla soccombente contro il giudizio di primo grado è stata respinta dalla II Camera civile del Tribunale d'appello con sentenza del 28 settembre 2007.\nIn breve, rammentati i principi che disciplinano il diritto di rappresentanza e la procura ed esaminate le risultanze istruttorie, la Corte ticinese - come già la prima giudice - ha negato che l'agire di G._, da solo, possa aver creato un rapporto contrattuale in virtù del quale B._ sarebbe tenuta a pagare le fatture relative all'acciaio fornito a C._SA.\nD. Tempestivamente insorta dinanzi al Tribunale federale con un ricorso in materia civile, A._SA postula la modifica della sentenza impugnata nel senso dell'accoglimento dell'appello e, di conseguenza, della petizione; in via subordinata chiede il rinvio degli atti all'autorità cantonale per nuovo giudizio.\nNella risposta del 7 gennaio 2008 B._ ha proposto la reiezione del ricorso, mentre l'autorità cantonale ha rinunciato a presentare osservazioni."} -{"id":"5ddb8fc6-916f-41c6-a5e7-fde7971f3dea","text":"Fatti:\nA.\nCon pubblicazione sul foglio ufficiale del Cantone Ticino n. 36\/2015 rispettivamente n. 38\/2015 e n. 44\/2015, il Dipartimento del territorio ticinese ha indetto un concorso, retto dalla legge cantonale sulle commesse pubbliche del 20 febbraio 2001 (LCPubb; RL\/TI 7.1.4.1) ed impostato secondo la procedura libera per l'aggiudicazione del servizio di sgombero neve delle strade cantonali per il periodo 2015-2020.\nIl bando di concorso, contro gli elementi del quale non è stato inoltrato nessun ricorso, specificava che i lavori venivano suddivisi in 46 lotti e indicava, per ognuno di essi, il numero di mezzi previsti. L'elenco prezzi e le disposizioni particolari CPN 102, parte degli atti di appalto, erano redatti in maniera identica per tutti i lotti messi a concorso. Alla posizione 223.100 CPN 102 il committente stabiliva diversi criteri di idoneità, esigendo tra l'altro che ogni concorrente avesse le risorse umane necessarie per eseguire la commessa. In proposito, indicava testualmente quanto segue:\nCI 3 ditta con sufficiente personale\nPer garantire sufficienti cambi di turno, l'offerente deve disporre nel proprio organico di almeno due persone abilitate alla guida di ogni automezzo proposto. Le stesse non possono essere già impegnate in altre attività concomitanti, ad esempio per lo sgombero neve comunale o autostradale.\nPer comprovare l'adempimento di questo requisito i concorrenti erano tenuti a compilare un'apposita lista, riferita al personale conducente della ditta, inserita a pagina 30 del fascicolo d'offerta.\nB.\nPer il lotto E17 (Lucomagno, suddiviso in due settori), ed entro il termine impartito, sono giunte al committente cinque offerte, ovvero:\nConsorzio D._ ... CHF Consorzio B._SA - C._SA ... CHF E._SA ... CHF A._ ... CHF F._Sagl ... CHF\nProceduto al loro esame, in applicazione delle prescrizioni di gara, con risoluzioni del 30 settembre 2015 il Consiglio di Stato ne escluse tre, tra cui quella di A._, ed ha assegnato la commessa al Consorzio B._SA - C._SA rimasto in gara insieme al Consorzio D._.\nNon concordando né con la risoluzione di esclusione né con quella di aggiudicazione, A._ ha quindi adito il Tribunale amministrativo cantonale, il quale, nella misura in cui lo ha ritenuto ricevibile, ha respinto il gravame con sentenza del 26 febbraio 2016.\nC.\nCon ricorso sussidiario in materia costituzionale del 22 aprile 2016, A._ ha impugnato quest'ultimo giudizio davanti al Tribunale federale, chiedendone l'annullamento e il rinvio dell'incarto alla Corte cantonale per nuova decisione rispettivamente la riforma nel senso indicato con le conclusioni formulate in subordine.\nIl Tribunale cantonale amministrativo e le ditte cui è stata aggiudicata la commessa hanno rinunciato a formulare osservazioni. Il Consiglio di Stato del Cantone Ticino, per il tramite della Divisione delle costruzioni, e l'Ufficio dei lavori sussidiati e degli appalti hanno chiesto che il ricorso sia respinto."} -{"id":"1fee610a-74ca-4434-b4f3-c4869104e34f","text":"Fatti:\nA.\nA._ SA, azienda attiva nel ramo della lavorazione degli inerti e della produzione di calcestruzzo, è proprietaria del fondo xxx di X._, ubicato fuori della zona edificabile. Senza chiedere alcun permesso, durante il 1998 l'azienda aveva consolidato il muro di sostegno di una pista utilizzata da autocarri, sopraelevandolo inoltre di 1.30 m. Sollecitata dal Municipio, il 15 maggio 1999 aveva chiesto di rilasciarle un permesso in sanatoria. Respinte alcune opposizioni, il Municipio l'aveva rilasciato il 28 luglio seguente. Il 14 gennaio 2000, il Consiglio di Stato, accogliendo i ricorsi proposti da opponenti, aveva ritenuto che il Municipio era vincolato dal preavviso negativo espresso dal Dipartimento del territorio. Aveva quindi accertato la nullità della licenza e rinviato gli atti al Municipio, affinché negasse il permesso; decisione confermata il 9 maggio 2000 dal Tribunale cantonale amministrativo.\nB.\nIl 17 maggio 2000 il Municipio ha quindi respinto la domanda di costruzione in sanatoria. Adito dall'azienda, il Consiglio di Stato, dopo aver ordinato una perizia e preso atto che l'insorgente aveva ritirato il ricorso in seguito a un accordo concluso con il Municipio, che prevedeva l'irrogazione di una sanzione pecuniaria in caso di ritiro del ricorso, lo ha stralciato dai ruoli. Il 28 gennaio 2002 il Municipio ha inflitto all'interessata una sanzione pecuniaria di fr. 3'000.--.\nC.\nPer quanto qui interessa, contro questo provvedimento municipale, il 10 aprile 2014 B._, C.C._ e D.C._ sono insorti dinanzi al Governo. Con decisione del 9 settembre 2014, l'Esecutivo cantonale si è pronunciato contro la postulata nullità dell'impugnato provvedimento municipale. Mediante giudizio del 15 giugno 2015, il Tribunale cantonale amministrativo ha annullato la risoluzione governativa e accertato la nullità della decisione municipale.\nD.\nAvverso questa sentenza A._ SA presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla, subordinatamente di rinviare gli atti alla Corte cantonale per nuovo giudizio, dopo l'esperimento di un sopralluogo.\nNon sono state chieste osservazioni al gravame."} -{"id":"bf57ea88-aa71-49b6-bc81-648b35a926e2","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 22 maggio 2017 (incarto n. 52.2017.276) il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo ha invitato A._ e B._, che avevano impugnato una decisione del 3 maggio 2017 del Consiglio di Stato, a versare un anticipo di fr. 1'000.--.\nB.\nAdito dagli interessati, con sentenza 1C_325\/2017 del 15 giugno 2017 il Tribunale federale, accertato che i ricorrenti non avevano dimostrato alcun pregiudizio irreparabile, ne ha dichiarato il ricorso inammissibile.\nC.\nAvverso questa sentenza A._ e B._ inoltrano una domanda di revisione al Tribunale federale."} -{"id":"2fbff7e2-cee5-4cd4-ae8b-56b04d630c12","text":""} -{"id":"14e40904-c521-4a69-a4b3-2ef6b439bcf7","text":""} -{"id":"667eacac-29de-4ede-bd8b-418d420fa1e2","text":"Fatti:\nA.\nA._, cittadino italiano, è arrivato nel nostro Paese a pochi mesi dalla nascita; dal 1994 è stato posto a beneficio di un permesso di domicilio. Preso atto delle condanne da lui subite, con decisione del 27 ottobre 2016 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino gli ha revocato il permesso di soggiorno di cui disponeva, intimandogli di lasciare la Svizzera al momento della scarcerazione. Tale provvedimento è stato confermato su ricorso; dapprima dal Governo ticinese (30 maggio 2018), quindi dal Tribunale amministrativo (19 dicembre 2018, notifica avvenuta il 3 gennaio 2019).\nContro il giudizio di quest'ultimo, il 4 febbraio 2019 A._ ha inoltrato un ricorso al Tribunale federale, chiedendone la riforma. Nel merito, fa valere un contrasto sia con l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) sia con la legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20; dal 1° gennaio 2019, rinominata legge federale sugli stranieri e la loro integrazione [LStrI]). Domanda inoltre che gli venga riconosciuta l'assistenza giudiziaria."} -{"id":"1da59782-7ab8-4e29-949f-b907e6c343c6","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Il 23 agosto 2004 A._ è stato arrestato all'aeroporto di Zurigo nell'ambito di un'inchiesta aperta nei confronti suoi e di altre persone dalla polizia giudiziaria federale per infrazione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup), per partecipazione a un'organizzazione criminale () e per riciclaggio (); è stato posto immediatamente in detenzione preventiva. Il 25 agosto 2004 il giudice istruttore federale, accertata l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza e ritenuta l'esistenza dei pericoli di collusione e di fuga, ha convalidato l'arresto. In seguito l'inchiesta è stata estesa anche ai reati di falsità in documenti (), aggressione () e coazione ().\nA. Il 23 agosto 2004 A._ è stato arrestato all'aeroporto di Zurigo nell'ambito di un'inchiesta aperta nei confronti suoi e di altre persone dalla polizia giudiziaria federale per infrazione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup), per partecipazione a un'organizzazione criminale () e per riciclaggio (); è stato posto immediatamente in detenzione preventiva. Il 25 agosto 2004 il giudice istruttore federale, accertata l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza e ritenuta l'esistenza dei pericoli di collusione e di fuga, ha convalidato l'arresto. In seguito l'inchiesta è stata estesa anche ai reati di falsità in documenti (), aggressione () e coazione ().\nB. L'11 novembre 2004 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale ha respinto un reclamo dell'arrestato contro il rifiuto del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) di concedergli la libertà provvisoria. Con decisione del 26 gennaio 2005 la Corte dei reclami penali ha respinto un secondo reclamo in materia di scarcerazione presentato dall'indagato. Il 23 aprile 2005 il detenuto ha presentato una nuova domanda di scarcerazione, respinta il 2 maggio 2005 dal MPC. L'arrestato, contestando principalmente l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza a suo carico, ha allora adito la Corte dei reclami penali che, con sentenza del 17 giugno 2005, ha respinto il reclamo.\nCon sentenza dell'11 ottobre 2005 il Tribunale federale, in parziale accoglimento di un ricorso presentato dal detenuto, ha annullato questa decisione e ha trasmesso la causa per competenza al giudice istruttore federale (causa 1S.19\/2005) che, con decisione del 25 novembre 2005, ritenuti gravi indizi di reato e i rischi di collusione e di fuga, ha respinto la domanda di scarcerazione. Mediante giudizio del 22 dicembre 2005 la Corte dei reclami penali ha respinto, in quanto ammissibile, un relativo reclamo del detenuto.\nCon sentenza dell'11 ottobre 2005 il Tribunale federale, in parziale accoglimento di un ricorso presentato dal detenuto, ha annullato questa decisione e ha trasmesso la causa per competenza al giudice istruttore federale (causa 1S.19\/2005) che, con decisione del 25 novembre 2005, ritenuti gravi indizi di reato e i rischi di collusione e di fuga, ha respinto la domanda di scarcerazione. Mediante giudizio del 22 dicembre 2005 la Corte dei reclami penali ha respinto, in quanto ammissibile, un relativo reclamo del detenuto.\nC. A._ impugna questa sentenza con ricorso al Tribunale federale. Chiede di annullare la decisione impugnata, di scarcerarlo immediatamente e di concedergli il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nLa Corte dei reclami penali, riconfermandosi nella sua sentenza, propone di respingere il ricorso in quanto ammissibile, conclusione formulata anche dal MPC nelle proprie osservazioni, nel quadro delle quali ha prodotto, informandone il ricorrente, il verbale di confronto del 1° febbraio 2006 tra questi e l'imputato B._. Il giudice istruttore federale, rinunciando a formulare osservazioni, conclude per la reiezione del gravame. Nella replica dell'8 febbraio 2006 il ricorrente, che ha potuto esprimersi anche sugli atti prodotti dal MPC, si riconferma nelle sue allegazioni e conclusioni. Con lettera del 27 febbraio 2006 A._ ha sollecitato di persona la sua scarcerazione."} -{"id":"366af19e-c8d0-4fce-8fa5-29b38fe832cc","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 23 marzo 2015, il Gran Consiglio del Cantone Ticino (di seguito: il Gran Consiglio) ha adottato la nuova legge ticinese sull'apertura dei negozi (LAN\/TI; RL\/TI 945.200), la quale disciplina nel dettaglio gli orari di apertura dei negozi e degli esercizi di vendita situati in Ticino. Per quanto qui di interesse, al momento della sua entrata in vigore, la LAN\/TI conteneva in particolare le disposizioni seguenti:\n\" Art. 1 - Campo di applicazione e scopo\n1. La legge si applica a tutti i negozi ed esercizi di vendita (in seguito: negozi).\n2. La legge ha lo scopo di tutelare la quiete serale, notturna e festiva.\n[...]\nOrari di apertura dei negozi nei giorni feriali\nArt. 8 - Orario di apertura\nDal lunedì al venerdì, escluso il giorno di apertura serale, i negozi possono restare aperti tra le ore 06.00 e le ore 19.00, il sabato tra le ore 06.00 e le ore 18.30.\nArt. 9 - Apertura serale\nI negozi possono restare aperti tra le ore 06.00 e le ore 21.00 di ogni giovedì o di un altro giorno della settimana - deciso dal Dipartimento a inizio anno ed escluso il sabato - se il giovedì è festivo.\nArt. 10 - Deroghe di legge\n1. In deroga agli art. 8 e 9, i negozi indicati di seguito possono restare aperti tra le ore 06.00 e le ore 22.30:\n[...]\nf) negozi delle località turistiche con una superficie di vendita inferiore ai 200 mq, escluse le farmacie, durante la relativa stagione turistica;\ng) negozi delle località di confine i cui prodotti rispondono principalmente ai bisogni specifici dei viaggiatori e con una superficie di vendita inferiore a 120 mq;\n[...]\nDomeniche e giorni festivi\nArt. 12 - Principio\nI negozi rimangono chiusi la domenica e nei giorni festivi ufficiali definiti dalla legislazione cantonale.\nDeroghe di legge\n[...]\nArt. 14 - Altre deroghe\n1. In deroga all'art. 12, durante le domeniche e nei giorni festivi ufficiali i negozi indicati di seguito possono restare aperti tra le ore 06.00 e le ore 22.30:\n[...]\nf) negozi delle località turistiche con una superficie di vendita inferiore a 200 mq, escluse le farmacie, durante la relativa stagione turistica;\ng) negozi delle località di confine i cui prodotti rispondono principalmente ai bisogni specifici dei viaggiatori e con una superficie di vendita inferiore a 120 mq;\n[...]\nDeroghe dipartimentali\n[...]\nArt. 16 - Per ragioni economiche\n1. Previa autorizzazione del Dipartimento, i negozi delle categorie elencate al cpv. 2, situati in Comuni di frontiera e dunque particolarmente sottoposti alla concorrenza estera e che comprovano l'attrattività economica dell'apertura domenicale, possono restare aperti la domenica e i giorni festivi tra le ore 10.00 e le ore 18.00.\n2. Possono beneficiare di questa deroga i negozi di abbigliamento, calzature, pelletteria, articoli sportivi, profumeria e cosmetica, orologeria e gioielleria, articoli per uso domestico, da regalo, fotografici e ottici, culturali e ricreativi nonché apparecchiature di informazione e comunicazione.\n3. Previa autorizzazione del Dipartimento, i centri commerciali la cui offerta di prodotti è destinata al turismo internazionale e la cui cifra d'affari, comprensiva della cifra d'affari della maggior parte dei negozi situati in tali centri, è generata principalmente dalla medesima clientela, possono restare aperti la domenica e i giorni festivi tra le ore 11.00 e le ore 19.00.\n[...]\nArt. 23 - Entrata in vigore\n1. La presente legge entrerà in vigore soltanto dopo che nel settore della vendita assoggettato alla legge stessa sarà entrato in vigore un contratto collettivo di lavoro (CCL) decretato di obbligatorietà generale da parte del Consiglio di Stato. L'Ufficio cantonale di conciliazione è incaricato di attivarsi per favorire la stipulazione del CCL.\n2. Trascorsi i termini per l'esercizio del diritto di referendum, e realizzati i presupposti di cui al cpv. 1, il Consiglio di Stato ordinerà la pubblicazione della presente legge nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi, fissandone la data d'entrata in vigore.\"\nA.b. L'adozione della LAN\/TI è stata preceduta da un lungo e tormentato dibattito in seno al Gran Consiglio. Per quanto qui di interesse, l'introduzione nella legge dell'art. 23 LAN\/TI ha in particolare posto alcuni problemi. Tale disposizione, infatti, non era inizialmente prevista nel disegno di legge ed è stata aggiunta in seguito a un emendamento presentato nel corso della procedura legislativa (cfr. verbale del Gran Consiglio del 23 marzo 2015, seduta XXXVII [di seguito: verbale GC], pag. 3921). In precedenza, il 2 giugno 2014, nutrendo dei dubbi sulla possibilità per un parlamento cantonale di adottare una norma di questo tipo, il Gran Consiglio aveva rinviato il disegno di legge alla propria Commissione della gestione e delle finanze (di seguito: la Commissione), \" affinché essa verificasse quali sono i margini di manovra (fattibilità) per subordinare\/legare l'entrata in vigore di una legge di polizia in materia di apertura dei negozi all'adozione di un contratto collettivo di lavoro di obbligatorietà generale nel ramo del commercio al dettaglio \" (cfr. rapporto di maggioranza aggiuntivo della Commissione del 24 febbraio 2015 [di seguito: rapporto aggiuntivo], pag. 1). Il 26 settembre 2014, la Commissione ha quindi chiesto a un esperto un parere giuridico sulla questione (cfr. rapporto aggiuntivo, pag. 1). Il 28 gennaio 2015, l'esperto ha espresso un parere negativo (cfr. allegato 10 alla memoria di ricorso). Ciò nonostante, il 23 marzo 2015, il Gran Consiglio ha adottato, con 42 voti favorevoli e 41 contrari, l'art. 23 LAN\/TI.\nA.c. La LAN\/TI è stata poi pubblicata sul Foglio ufficiale cantonale il 27 marzo 2015 (FU 24\/2015 del 27 marzo 2015) con l'indicazione del termine per esercitare il diritto di referendum ed è stata accolta in votazione popolare il 28 febbraio 2016 (FU 20\/2016 dell'11 marzo 2016). Conformemente all'art. 23 LAN\/TI, la legge non è tuttavia stata poi pubblicata nel Bollettino ufficiale delle leggi del Cantone Ticino (di seguito: il Bollettino ufficiale), in quanto all'epoca non era ancora entrato in vigore il contratto collettivo di lavoro decretato di obbligatorietà generale menzionato nell'art. 23 cpv. 1 LAN\/TI.\nA.d. Il 16 ottobre 2019, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino (di seguito: il Consiglio di Stato) ha adottato un decreto che conferisce l'obbligatorietà generale a livello cantonale al contratto collettivo di lavoro (CCL) per il commercio al dettaglio fino al 30 giugno 2023. Il 13 novembre 2019, il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca ha approvato il decreto in parola. Conformemente all'art. 23 LAN\/TI, la legge è quindi stata pubblicata nel Bollettino ufficiale del 13 dicembre 2019 (BU 53\/2019), unitamente al decreto. L'entrata in vigore della LAN\/TI è stata fissata al 1o gennaio 2020.\nA.e. Il 18 dicembre 2019, fondandosi sulla LAN\/TI, il Consiglio di Stato ha adottato il regolamento ticinese della legge sull'apertura dei negozi (RLAN\/TI; RL\/TI 945.210) e il decreto esecutivo concernente la designazione delle località turistiche e di confine, i comuni di frontiera e le strade principali con traffico intenso di viaggiatori (di seguito: il decreto esecutivo; RL\/TI 945.220). Il regolamento e il decreto esecutivo sono stati entrambi pubblicati nel Bollettino ufficiale del 20 dicembre 2019 (BU 55\/2019) e la loro entrata in vigore è stata fissata al 1o gennaio 2020.\nIl RLAN\/TI contiene segnatamente la norma seguente:\n\" Art. 6 - Località turistiche (art. 10 cpv. 1 lett. f; 14 cpv. 1 lett. f LAN)\n1. Sono considerate turistiche le località che offrono ad esempio cure, sport, escursioni e sog giorni di riposo per le quali il turismo svolge un ruolo importante e soggiace a fluttuazioni stagionali.\n2. Le località turistiche per la stagione estiva sono designate dal Consiglio di Stato per decreto esecutivo se soddisfano almeno quattro dei seguenti criteri:"} -{"id":"1ec871a2-9910-45c5-9b8a-5bb68a27094a","text":""} -{"id":"1af363a4-8d62-4f64-9bbd-40c876c29c77","text":"Fatti:\nFatti:\nA. Con sentenza 8 giugno 2004 la Corte delle assise correzionali di Lugano condannava A._ ad una pena di 12 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché all'espulsione dal territorio svizzero per 5 anni, siccome riconosciuto colpevole di ripetuta infrazione alla LStup e infrazione alla legge federale sulle armi e le munizioni. Tale condanna è stata confermata con sentenza 28 novembre 2004 della Corte di cassazione e revisione penale del Cantone Ticino (CCRP) ed è poi cresciuta in giudicato.\nA. Con sentenza 8 giugno 2004 la Corte delle assise correzionali di Lugano condannava A._ ad una pena di 12 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché all'espulsione dal territorio svizzero per 5 anni, siccome riconosciuto colpevole di ripetuta infrazione alla LStup e infrazione alla legge federale sulle armi e le munizioni. Tale condanna è stata confermata con sentenza 28 novembre 2004 della Corte di cassazione e revisione penale del Cantone Ticino (CCRP) ed è poi cresciuta in giudicato.\nB. Per decreto 30 giugno 2005 la presidente del Tribunale penale del Cantone Ticino respingeva l'istanza del condannato, tendente ad ottenere la revoca, subordinatamente la sospensione condizionale della pena accessoria dell'espulsione dal territorio svizzero per 5 anni irrogata in esito alla suddetta procedura penale.\nB. Per decreto 30 giugno 2005 la presidente del Tribunale penale del Cantone Ticino respingeva l'istanza del condannato, tendente ad ottenere la revoca, subordinatamente la sospensione condizionale della pena accessoria dell'espulsione dal territorio svizzero per 5 anni irrogata in esito alla suddetta procedura penale.\nC. A._ insorge contro il decreto presidenziale 30 giugno 2005 mediante ricorso per cassazione al Tribunale federale."} -{"id":"157713aa-e461-4ba1-b6d6-c4b41774d1a6","text":"Fatti:\nA. B._, già attivo professionalmente in qualità di addetto alla spartizione delle lettere presso La Posta Svizzera fino al 31 luglio 2008, il 18 novembre seguente ha presentato una domanda di prestazioni AI lamentando depressione, insonnia e nervosismo persistenti dal mese di giugno dello stesso anno.\nMediante decisione del 9 dicembre 2009, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) ha assegnato una mezza rendita a partire dal 1°giugno 2009, stante un grado di invalidità del 51%.\nB. Patrocinato dal Sindacato della Comunicazione, B._ si è aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, al quale ha chiesto il riconoscimento di tre quarti di rendita in luogo della mezza prestazione assegnatagli dall'UAI.\nL'UAI in sede di risposta ha aumentato il grado di invalidità dell'assicurato al 54%, confermando il diritto a sola mezza rendita.\nCon giudizio del 7 giugno 2010, dopo aver stabilito un tasso di invalidità del 57%, ancora insufficiente per conferire il diritto a tre quarti di rendita, la Corte cantonale, statuendo per giudice unico, ha respinto il gravame.\nC. Sempre patrocinato dal Sindacato della Comunicazione, l'assicurato presenta ricorso al Tribunale federale, al quale, protestate spese e ripetibili, ripropone la richiesta di sede cantonale. Dei motivi si dirà, per quanto occorra, nei considerandi.\nL'UAI propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi."} -{"id":"1cb89c40-ee34-45da-afe3-dfa866910f4b","text":"Fatti:\nA. A.a B._SA ha escusso A._ per l'incasso di fr. 11'250.--, indicando quale titolo di credito: \"contratto di locazione del 1° giugno 2010 (pigione e acconto spese da febbraio a ottobre 2011)\". Interposta tempestiva opposizione dall'escussa, con istanza 28 novembre 2011 B._SA ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Nord. Il 1° dicembre 2011 il Pretore aggiunto ha trasmesso a A._ l'istanza di rigetto dell'opposizione, fissandole un termine di dieci giorni per presentare eventuali osservazioni scritte. Il 10 dicembre 2011 A._ ha chiesto la concessione di una proroga di dieci giorni del termine, domanda accolta con ordinanza 13 dicembre 2011. Con osservazioni 6 gennaio 2012 - rimesse alla posta il 9 gennaio 2012 - la stessa ha chiesto la sospensione della lite in attesa dell'esito della procedura che era intenzionata a promuovere presso l'Ufficio di conciliazione in materia di locazione e tendente a contestare la disdetta trasmessale dalla locatrice. Con scritto separato di pari data ella ha poi chiesto di essere autorizzata al gratuito patrocinio, nominando l'avv. C._ quale suo patrocinatore, in considerazione della sua età, del suo stato di grande invalida, della sua situazione economica e della circostanza che la controparte è patrocinata da uno studio legale. Il Pretore aggiunto ha intimato sia le osservazioni sia la domanda di gratuito patrocinio, indicando che l'udienza indetta per il 12 gennaio 2012 era confermata. All'udienza di contraddittorio del 12 gennaio 2012 si è presentata solo la creditrice procedente, la quale ha confermato l'istanza di rigetto dell'opposizione.\nA.b Con sentenza 12 gennaio 2012 il Pretore aggiunto ha accolto l'istanza di rigetto provvisorio dell'opposizione, accertando che il contratto di locazione costituisce valido titolo di rigetto provvisorio dell'opposizione per le pigioni e per le spese accessorie. Il Giudice di prime cure ha poi considerato tardive le osservazioni di A._ del 6 gennaio 2012, spedite il 9 gennaio 2012, tenuto conto che il termine per presentarle era giunto a scadenza il 5 gennaio 2012; a titolo abbondanziale ha inoltre osservato che la domanda di sospensione della lite ivi contenuta non avrebbe comunque potuto essere accolta. L'istanza di gratuito patrocinio è stata respinta, ritenuto che la causa non aveva per A._ possibilità di esito favorevole.\nB. Con reclamo 27 gennaio 2012 A._ ha postulato di dichiarare nullo il giudizio pretorile, rilevando in sostanza che a seguito della sua età, delle sue condizioni di salute, delle scarse cognizioni di diritto e della sua situazione finanziaria, non era in grado di partecipare alle udienze, motivo per cui aveva presentato istanza di gratuito patrocinio proponendo un proprio patrocinatore. Ha affermato che il Giudice di prime cure, respingendo questa sua richiesta dopo l'udienza del 12 gennaio 2012, l'ha privata del diritto di parteciparvi e di essere sentita per il tramite del suo rappresentante.\nCon sentenza 5 marzo 2012 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il reclamo.\nC. Con ricorso sussidiario in materia costituzionale del 14 aprile 2012 A._ insorge al Tribunale federale avverso la sentenza cantonale postulandone l'annullamento \"per manifesta lesione dei diritti costituzionali alla difesa\". La ricorrente postula altresì, implicitamente, di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria per la sede federale.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"5b17a9f4-9257-4bfa-900b-87babd684ad1","text":""} -{"id":"3314b4ca-33ae-4654-9582-1d865aa1b083","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 17 aprile 2018, la Giudice supplente della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di infrazione alla legge federale contro la concorrenza sleale. Gli è stato sostanzialmente rimproverato di avere, nel corso del 2013, a X._, Y._ e in altre località, utilizzato nell'ambito della società B._ SA, di cui era azionista al 50 %, uno strumento di calcolo sottratto al suo precedente datore di lavoro C._ AG unitamente ad altra documentazione, sulla cui base sono stati allestiti un'offerta e un contratto quadro, con i relativi allegati, tra D._ e la società B._ SA. Il reato sarebbe stato commesso in correità con E._, pure già dipendente di C._ AG e azionista al 50 % di B._ SA.\nA._ è per contro stato prosciolto dall'imputazione di violazione del segreto di fabbrica o commerciale. Egli è stato condannato alla pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere di fr. 260.-- ciascuna, per complessivi fr. 7'800.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 1'500.--, da sostituirsi con una pena detentiva di 5 giorni in caso di mancato pagamento.\nB.\nCon sentenza del 24 gennaio 2019, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha parzialmente accolto un appello presentato dall'imputato contro il giudizio di primo grado e lo ha prosciolto dall'accusa di infrazione alla legge federale contro la concorrenza sleale. In parziale accoglimento della relativa istanza, la Corte cantonale gli ha contestualmente riconosciuto un'indennità di fr. 55'244.35 per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali giusta l'. Ha per contro respinto le pretese d'indennizzo avanzate per il danno economico e per il torto morale. La CARP ha inoltre posto gli oneri processuali d'appello, di complessivi fr. 1'200.--, a carico dello Stato nella misura di 9\/10 e per il rimanente 1\/10 a carico dell'appellante.\nC.\nA._ impugna i dispositivi di questa sentenza relativi al parziale accollamento degli oneri processuali d'appello e all'indennità giusta l' con un ricorso in materia penale del 26 febbraio 2019 al Tribunale federale. In via principale, chiede che le spese giudiziarie d'appello siano poste integralmente a carico dello Stato e che gli sia assegnata un'indennità complessiva ai sensi dell' di fr. 4'147'335.60 oltre interessi, di cui fr. 60'780.60 per le spese legali, fr. 4'076'555.-- per il danno economico e fr. 10'000.-- per la riparazione del torto morale. In via subordinata, postula il rinvio degli atti alla Corte cantonale per una nuova decisione sull'istanza di indennità. Il ricorrente fa valere la violazione degli , e \nD.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto della Corte cantonale."} -{"id":"1a66eecf-3dc0-43f3-80b7-a03c83fbf482","text":""} -{"id":"06a80504-5c17-429c-b452-ec84d4bbdd84","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A._, B._ e C._ sono proprietari, in via Vallone, a Bellinzona, del fondo n. XXX, di 400 m2, su cui sorge una casa d'abitazione. Il 6 luglio 1999 il Consiglio comunale di Bellinzona ha adottato la revisione generale del piano regolatore, che prevedeva l'inserimento della particella nella zona residenziale semi-intensiva. Contro talune soluzioni pianificatorie, riguardanti in particolare la linea di arretramento, l'indice di sfruttamento e l'area verde, i proprietari sono insorti dinanzi al Consiglio di Stato del Cantone Ticino che, con risoluzione del 16 ottobre 2001, ha respinto il ricorso e approvato il nuovo piano regolatore.\nA. A._, B._ e C._ sono proprietari, in via Vallone, a Bellinzona, del fondo n. XXX, di 400 m2, su cui sorge una casa d'abitazione. Il 6 luglio 1999 il Consiglio comunale di Bellinzona ha adottato la revisione generale del piano regolatore, che prevedeva l'inserimento della particella nella zona residenziale semi-intensiva. Contro talune soluzioni pianificatorie, riguardanti in particolare la linea di arretramento, l'indice di sfruttamento e l'area verde, i proprietari sono insorti dinanzi al Consiglio di Stato del Cantone Ticino che, con risoluzione del 16 ottobre 2001, ha respinto il ricorso e approvato il nuovo piano regolatore.\nB. Il 17 novembre 2001 i proprietari del fondo hanno impugnato la risoluzione governativa davanti al Tribunale della pianificazione del territorio del Cantone Ticino (TPT), criticando in particolare, con riferimento alla loro particella, la linea di arretramento, l'indice di sfruttamento e l'area verde minima. Con un'ulteriore impugnativa dell'11 gennaio 2002 essi hanno tra l'altro chiesto di trattare tutti i ricorsi concernenti il piano regolatore di Bellinzona congiuntamente, sostenendo che, se in una zona di via Vallone l'indice di sfruttamento fosse stato portato a 1, anche le altre zone sulla stessa strada avrebbero dovuto beneficiare dell'aumento. Il 26 giugno 2002 i ricorrenti hanno replicato alle osservazioni del Municipio di Bellinzona e del Dipartimento del territorio; hanno inoltre chiesto un sopralluogo in contraddittorio.\nB. Il 17 novembre 2001 i proprietari del fondo hanno impugnato la risoluzione governativa davanti al Tribunale della pianificazione del territorio del Cantone Ticino (TPT), criticando in particolare, con riferimento alla loro particella, la linea di arretramento, l'indice di sfruttamento e l'area verde minima. Con un'ulteriore impugnativa dell'11 gennaio 2002 essi hanno tra l'altro chiesto di trattare tutti i ricorsi concernenti il piano regolatore di Bellinzona congiuntamente, sostenendo che, se in una zona di via Vallone l'indice di sfruttamento fosse stato portato a 1, anche le altre zone sulla stessa strada avrebbero dovuto beneficiare dell'aumento. Il 26 giugno 2002 i ricorrenti hanno replicato alle osservazioni del Municipio di Bellinzona e del Dipartimento del territorio; hanno inoltre chiesto un sopralluogo in contraddittorio.\nC. Il 9 luglio 2002 il TPT ha convocato i ricorrenti nella sede del Municipio di Bellinzona per l'11 settembre successivo. Cinque giorni prima dell'udienza essi hanno tuttavia inviato alla Corte cantonale tre certificati medici e comunicato di non poter partecipare per motivi di salute. Il TPT li ha quindi nuovamente citati a comparire il giorno 24 settembre 2002, ma i ricorrenti hanno comunicato - sulla base di un'ulteriore certificazione medica - di essere impossibilitati a presenziare per tre mesi; hanno quindi invitato la Corte cantonale a tenerne conto nella fissazione della successiva udienza.\nIl 10 gennaio 2003 il TPT ha trasmesso ai ricorrenti la documentazione prodotta dai rappresentanti del Comune di Bellinzona in occasione delle udienze tenute - con altri interessati - nel mese di settembre 2002 e assegnato loro un termine per formulare eventuali osservazioni. I ricorrenti hanno comunicato alla Corte cantonale di non ritenere chiusa l'istruttoria e insistito per un sopralluogo in contraddittorio.\nIl 10 gennaio 2003 il TPT ha trasmesso ai ricorrenti la documentazione prodotta dai rappresentanti del Comune di Bellinzona in occasione delle udienze tenute - con altri interessati - nel mese di settembre 2002 e assegnato loro un termine per formulare eventuali osservazioni. I ricorrenti hanno comunicato alla Corte cantonale di non ritenere chiusa l'istruttoria e insistito per un sopralluogo in contraddittorio.\nD. Il TPT ha statuito il 20 febbraio 2003 sui ricorsi dei proprietari, respingendo il primo e dichiarando irricevibile il secondo. Ha rilevato che la documentazione agli atti e i numerosi sopralluoghi svolti nell'ambito di altre cause concernenti il piano regolatore di Bellinzona erano sufficienti a chiarire la situazione di fatto, sicché non si giustificava di eseguire un'ulteriore ispezione dei luoghi. Nel merito, il TPT ha ritenuto la linea di arretramento giustificata da un sufficiente interesse pubblico e rispettosa del principio di proporzionalità e considerato infondate le critiche riguardanti l'indice di sfruttamento e la superficie minima di area verde.\nD. Il TPT ha statuito il 20 febbraio 2003 sui ricorsi dei proprietari, respingendo il primo e dichiarando irricevibile il secondo. Ha rilevato che la documentazione agli atti e i numerosi sopralluoghi svolti nell'ambito di altre cause concernenti il piano regolatore di Bellinzona erano sufficienti a chiarire la situazione di fatto, sicché non si giustificava di eseguire un'ulteriore ispezione dei luoghi. Nel merito, il TPT ha ritenuto la linea di arretramento giustificata da un sufficiente interesse pubblico e rispettosa del principio di proporzionalità e considerato infondate le critiche riguardanti l'indice di sfruttamento e la superficie minima di area verde.\nE. A._, B._ e C._ impugnano con un ricorso al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo. Fanno sostanzialmente valere la violazione del diritto di essere sentiti per non avere potuto partecipare al sopralluogo e perché non avrebbero potuto esaminare determinati atti.\nE. A._, B._ e C._ impugnano con un ricorso al Tribunale federale questo giudizio, chiedendo di annullarlo. Fanno sostanzialmente valere la violazione del diritto di essere sentiti per non avere potuto partecipare al sopralluogo e perché non avrebbero potuto esaminare determinati atti.\nF. Invitato a presentare una risposta al ricorso, il TPT comunica che l'impossibilità per i ricorrenti di partecipare alle udienze per un periodo di tre mesi ha impedito di convocarli alla tornata conclusiva di sedute, tenutesi il 25 ottobre 2002. Afferma inoltre di avere eseguito un sopralluogo a 100\/150 m dalla particella dei ricorrenti e di avere quindi preso conoscenza della zona in cui è situata. Il Consiglio di Stato non presenta osservazioni sul ricorso, mentre il Municipio di Bellinzona si rimette al giudizio del Tribunale federale.\nF. Invitato a presentare una risposta al ricorso, il TPT comunica che l'impossibilità per i ricorrenti di partecipare alle udienze per un periodo di tre mesi ha impedito di convocarli alla tornata conclusiva di sedute, tenutesi il 25 ottobre 2002. Afferma inoltre di avere eseguito un sopralluogo a 100\/150 m dalla particella dei ricorrenti e di avere quindi preso conoscenza della zona in cui è situata. Il Consiglio di Stato non presenta osservazioni sul ricorso, mentre il Municipio di Bellinzona si rimette al giudizio del Tribunale federale.\nG. Con decreto dell'8 maggio 2003 il Presidente della I Corte di diritto pubblico ha respinto la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso.\nI ricorrenti hanno chiesto il 7 giugno 2003 di potere replicare alle osservazioni delle Autorità e ribadito che il loro diritto di essere sentiti sarebbe stato crassamente violato dal TPT."} -{"id":"f6d16e5d-54c9-4dab-b047-dd3ee450fef1","text":"Fatti:\nA.\nCon contratto del 26 aprile 1995, E._ ha conferito ad B._SA, società di cui C.C._ era presidente del consiglio d'amministrazione, il mandato di amministrazione dello stabile X._ ad Y._, di sua proprietà. Il 4 maggio 1995, ha poi sottoscritto un contratto con il quale concedeva in locazione a tempo indeterminato a C.C._ (che lo ha firmato quale conduttore) e a D.C._ (che lo ha firmato quale coniuge del conduttore) l'attico dell'immobile; a quel momento, le parti si sono accordate sul fatto che \"gli investimenti che i signori C._ eseguiranno alla loro entrata nell'appartamento non saranno risarciti dal locatore a fine contratto\". Il 4 aprile 2004, le stesse parti hanno sottoscritto un nuovo contratto di locazione, secondo le medesime modalità del precedente ma di durata decennale, in cui veniva pattuito che \"gli investimenti che i signori C._ hanno eseguito nell'appartamento non saranno risarciti dal locatore alla fine del contratto\".\nIl 28 ottobre 2005, E._ ha disdetto con effetto immediato il contratto di amministrazione dell'immobile. Dopo trattative tra il suo legale e quello di B._SA nonché dei coniugi C._, il 14 febbraio 2006 sono stati sottoscritti due ulteriori accordi: con il primo, E._, C.C._ e D.C._ hanno regolato i rapporti derivanti dal contratto di locazione, ponendo fine allo stesso con effetto al 30 aprile 2006; con il secondo (indicato nel seguito anche come doc. I), E._ e B._SA hanno messo \"fine definitivamente ai loro rapporti nell'ambito dell'amministrazione dello stabile\" e hanno dichiarato \"di non vantare alcuna pretesa, l'una verso l'altra, di qualsiasi natura, dipendente dall'amministrazione dello stabile in questione eseguita dalla B._SA\" e ciò a valere, \"per... E._, sia verso la società B._SA sia verso i suoi organi\". Nel contempo, E._ ha confermato \"di aver ricevuto tutta la documentazione dello stabile per l'anno 2005..., di aver ricevuto in data odierna tutta la documentazione dello stabile relativa agli anni precedenti (dal 1995 al 2004) \" e ha dichiarato \"di accettare i conti dello stabile per l'anno 2005... come pure per gli anni precedenti (dal 1995 al 2004) e di accettare quindi l'operato della B._SA per l'intero periodo di amministrazione dello stabile dal 1995 al 2005, senza riserva alcuna\", dando così \"completo scarico alla B._SA\". Il 18 settembre 2006, E._ ha poi però comunicato a B._SA di non ritenersi vincolata all'accordo doc. I, per dolo rispettivamente per errore essenziale.\nB.\nCon petizione del 2 febbraio 2007 A._, cessionario delle pretese della sorella E._, ha convenuto in giudizio B._SA, C.C._ e D.C._, chiedendo la loro condanna in solido al pagamento di fr. 141'402.70, somma poi aumentata a fr. 145'468.72, oltre interessi di mora a decorrere dalla data dei singoli pagamenti conformemente ai documenti agli atti. In sostanza, egli ha domandato la rifusione dei costi per la ristrutturazione dell'attico illecitamente addebitati sui conti della sorella (fr. 118'887.55), il risarcimento di interessi e spese relative al mutuo di fr. 100'000.-- che quest'ultima aveva dovuto contrarre per sopperire alla mancanza di liquidità così risultata (fr. 16'051.92) e il rimborso delle spese legali preprocessuali assunte (fr. 10'529.25). l convenuti si sono integralmente opposti alla petizione.\nCon sentenza del 31 dicembre 2014, il Pretore ha respinto la petizione. A._ si è allora rivolto alla seconda Camera civile del Tribunale d'appello ticinese la quale, con giudizio del 22 aprile 2016, ha respinto il suo appello nella misura in cui lo ha considerato ricevibile. Al pari dell'istanza precedente, essa ha infatti negato una violazione del diritto di essere sentito di quest'ultimo per non aver ricevuto copia dello scritto che D.C._ aveva indirizzato il 23 novembre 2007 al Pretore e concluso che l'accordo transattivo, che conteneva una dichiarazione di scarico a favore di B._SA e dei suoi organi, non era stato annullato né per dolo né per errore essenziale. Nella misura in cui veniva rimproverata ai coniugi C._ anche una violazione del contratto di locazione, ha per contro ritenuto che la causa doveva essere dichiarata irricevibile, siccome non era stata sottoposta al preventivo esame dell'Ufficio di conciliazione in materia di locazione.\nC.\nCon ricorso in materia civile del 24 maggio 2016 A._ ripresenta in via principale le domande formulate in prima istanza. In via subordinata, chiede invece che i dispositivi I p.to 1 e II della sentenza impugnata siano annullati e l'incarto rinviato all'istanza precedente per nuova decisione.\nCon risposte del 17 giugno 2016 e del 13 luglio 2016, gli opponenti domandano che, nella misura in cui risulti ammissibile, il ricorso sia respinto."} -{"id":"5e26270d-3e28-4c5b-b3b3-fb8539e43556","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietario della particella n. 148 RFD di X._ (212 m 2). Tra il 1980 e il 1981 egli ha ristrutturato il caseggiato posto sul suo fondo e, ampliando un locale al secondo piano che si trova sopra l'entrata dell'edificio contiguo situato sulla particella n. 146 (712 m 2), ha creato una sporgenza di 90 cm, per una lunghezza di 370 cm, su quest'ultimo fondo. Dal 2004 tra i vicini sono sorte discussioni riguardanti, tra l'altro, la legittimità di tale sporgenza. In data 15 gennaio 2010 C._, D._ e la loro madre B._ (rispettivamente proprietari ed usufruttuaria della particella n. 146) hanno chiesto al Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna, tra l'altro, di ordinare l'eliminazione della costruzione sporgente sul loro fondo. Con decisione 13 novembre 2015 il Pretore ha respinto la petizione.\nB.\nCon sentenza 2 ottobre 2017 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto un appello presentato da B._ (subentrata nella causa a C._ e D._ quale unica proprietaria del fondo n. 146) e ha riformato la decisione pretorile ordinando, tra l'altro, a A._ di eliminare il corpo sporgente.\nC.\nCon ricorso in materia civile 7 novembre 2017 A._ ha impugnato tale sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, postulandone la riforma nel senso di respingere la richiesta di controparte tendente alla rimozione dell'opera sporgente.\nCon decreto 24 novembre 2017 al ricorso è stato conferito il postulato effetto sospensivo. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"0d2cca97-4949-4d34-b33a-20921bb23a84","text":"Fatti:\nA.\nCon risoluzione del 22 giugno 2004 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha approvato una variante del piano regolatore del Comune di Locarno concernente il comparto formato dagli attuali fondi part. n. 19 e n. 6056, di complessivi 66'114 m2, su cui sorge l'albergo D._. Il fondo part. n. 6056 deriva da uno scorporo dalla particella n. 19 ed è costituito in proprietà per piani. Il comparto è attribuito alla zona turistico-alberghiera, disciplinata dall'art. 19 delle norme di attuazione del piano regolatore, settore 4 (NAPR). Questa disposizione prevede che la zona è destinata ad impianti e strutture per attività turistiche di tipo alberghiero ed è soggetta a piano di quartiere obbligatorio.\nB.\nC._, proprietaria del fondo part. n. 19 e di 41 quote di proprietà per piani del fondo part. n. 6056, ha presentato il 7 dicembre 2007 al Municipio di Locarno una domanda di piano di quartiere per la realizzazione di quattro stabili abitativi di complessivi 52 appartamenti. In base alle norme del piano di quartiere, gli appartamenti sarebbero stati venduti con la formula dell'apparthotel ed avrebbero dovuto rispettare il regolamento per l'amministrazione e l'uso della proprietà per piani, che contemplava in particolare i servizi forniti dall'albergo. Il 26 ottobre 2009 il Municipio ha approvato la domanda.\nC.\nIl 1° ottobre 2010 è stata presentata all'autorità comunale la domanda di costruzione per l'edificazione dei quattro nuovi stabili sul fondo part. n. 6056 e per l'ampliamento dell'impianto fitness sulla particella n. 19. Il 1° febbraio 2011 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, subordinandola \"alla condizione che la connessione funzionale degli appartamenti con la struttura alberghiera dovrà essere garantita attraverso una chiara definizione, nel regolamento delle future PPP, dei servizi che l'albergo dovrà garantire\".\nD.\nDopo una serie di atti che non occorre qui evocare, il 7 dicembre 2017 B._ e A._ hanno concluso con la D._ un contratto di locazione, concernente un appartamento in proprietà per piani del fondo base part. n. 6056, per il periodo dal 1° marzo 2018 al 28 febbraio 2023. I conduttori hanno in seguito notificato all'Ufficio controllo abitanti di Locarno il loro arrivo nel Comune con residenza primaria nell'appartamento locato.\nE.\nCon decisione del 22 maggio 2018 il Municipio ha vietato l'uso residenziale del suddetto appartamento, come pure la sua locazione a terzi quale residenza (primaria o secondaria). Ha inoltre imposto una serie di condizioni sull'utilizzo dello stesso, relative in particolare alle limitazioni temporali dei periodi di occupazione da parte degli attuali conduttori ed agli obblighi di notifica circa la messa a disposizione dell'appartamento a terzi. L'ordine municipale è stato impartito con la comminatoria dell' ed è stato dichiarato esecutivo a partire dal 1° luglio 2018, togliendo l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso. L'esecutivo comunale ha contestualmente negato ai conduttori l'autorizzazione a prendere la residenza o il domicilio nell'appartamento in questione.\nF.\nA._, B._, C._ e D._ hanno impugnato la risoluzione municipale dinanzi al Consiglio di Stato con un ricorso del 12 giugno 2018, chiedendo in via provvisionale di ripristinare l'effetto sospensivo del gravame. Con decisione del 26 giugno 2018 il Presidente del Governo ha accolto la domanda provvisionale, conferendo l'effetto sospensivo all'impugnativa.\nG.\nCon sentenza del 14 settembre 2018 il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto un ricorso del Comune di Locarno contro la decisione del Presidente del Consiglio di Stato, annullandola. La Corte cantonale ha contestualmente respinto l'istanza provvisionale volta ad ottenere il ripristino dell'effetto sospensivo al ricorso del 12 giugno 2018. Ha ritenuto l'interesse generale all'immediata esecutività dell'ordine prevalente sull'interesse privato a un'utilizzazione residenziale dell'alloggio, apparentemente non autorizzata e in contrasto con la funzione prevista per la zona turistico-alberghiera.\nH.\nA._, B._, C._ e D._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 10 ottobre 2018 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di restituire l'effetto sospensivo al gravame presentato al Consiglio di Stato. I ricorrenti fanno valere la violazione del diritto di essere sentiti, l'accertamento arbitrario dei fatti, la violazione del principio della proporzionalità, della libertà di domicilio e della libertà economica. Postulano in via preliminare di concedere l'effetto sospensivo al ricorso in materia di diritto pubblico.\nI.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"20349218-dba6-4a73-acab-d0b5ab94aca9","text":"Fatti :\nA.- Con separate \"decisioni\" del 3 luglio 1998 la Commissione paritetica della Federazione ticinese degli assicuratori malattia e dell'Ente ospedaliero cantonale e delle Cliniche private (Commissione paritetica FTAM-EOC-Cliniche private), ha accolto due istanze della Clinica S._, relative all'assunzione delle spese di trasporto extracantonale - a destinazione della Clinica B._ e dell' Ospedale X._, per un importo di fr. 6170. 60, rispettivamente di fr. 4441. - - operato dalla Guardiaaereasvizzeradisoccorso(REGA)il5el'11ottobre1996infavorediduepazientiricoveratepresso l' Istituto C._, nata nel 1966, e N._, nata nel 1960. Qualificando le prestazioni fornite dalla Clinica di provenienza come avvenute in ambito ambulatoriale e, di conseguenza, i trasporti effettuati dalla REGA come misure di salvataggio, l'autorità amministrativa ha posto le spese degli interventi a carico degli assicuratori malattia, presso i quali le due interessate erano affiliate.\nB.- A seguito dei provvedimenti commissionali, la REGA, patrocinata dal prof. dott. Zeller, ha presentato due petizioni al Tribunale arbitrale in materia di assicurazione contro le malattie e gli infortuni del Cantone Ticino chiedendo l'annullamento degli atti e l'accertamento che i trasferimenti compiuti rientrassero nel contesto di un trattamento ospedaliero stazionario con conseguente obbligo di pagamento da parte della Clinica S._, che aveva dato l'incarico per gli interventi in questione.\nMediante pronunzia 15 aprile 1999, il Tribunale arbitrale ha accolto le due petizioni, annullando le decisioni della Commissione paritetica ed accertando la natura del trasporto nel senso indicato dalla REGA.\nC.- La Commissione paritetica FTAM-EOC-Cliniche private, rappresentata dal suo organo presidenziale, interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni. Riproponendo la tesi originaria di trasporto ambulatoriale ed eccependo tra l'altro l'inapplicabilità della normativa d'ordinanza posta a fondamento della pronunzia impugnata, postula l'annullamento del giudizio arbitrale e la conferma delle \"decisioni\" 3 luglio 1998.\nLa REGA propone la reiezione del gravame, mentre la ClinicaS. _, unitamentea S._ e alla Helsana Assicurazioni, assicuratore malattia di quest'ultima, si sono pronunciate, in qualità di cointeressate alla procedura, per l'accoglimento del ricorso. Dal canto loro,\nG._ e il proprio assicuratore malattia, Die Eidgenössiche Gesundheitskasse, pure interpellati quali cointeressati, hanno rinunciato a determinarsi, così come anche l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali."} -{"id":"048b092f-b848-47de-b18f-999c8b12d830","text":"Fatti:\nA.\nIl 12 dicembre 2013 H.G._ ha presentato alla Commissione edilizia del Comune di X._ una domanda di costruzione per la demolizione e la ricostruzione dell'edificio xxx sul fondo part. yyy di sua proprietà, sito nella zona del nucleo e compreso in un'area di protezione. Detto stabile, nel frattempo demolito, era di natura rurale e costituito da una parte abitativa e da una stalla. Il progetto prevede la costruzione di un nuovo edificio strutturato su tre piani, con ufficio, legnaia e quattro posti auto al piano terra e due unità abitative al primo e al secondo piano, adibite a residenza primaria. Esso sorge in parte sull'area occupata dalla precedente costruzione.\nB.\nAlla domanda di costruzione si sono opposti A.A._ e B.A._ ed E._, comproprietari del fondo confinante part. www, nonché F._ e G.G._, proprietari della particella vicina zzz. Con decisione del 28 aprile 2014 il Consiglio comunale di X._, quale autorità edilizia, ha autorizzato la demolizione e la ricostruzione dell'edificio. Ha in particolare disposto la modifica della conformazione del tetto, che avrebbe dovuto essere realizzato a tre falde anziché ad una falda a doppia pendenza. L'autorità edilizia comunale ha contestualmente respinto l'opposizione dei vicini.\nC.\nCon sentenza del 7 luglio 2015, il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ha respinto un ricorso degli opponenti contro la licenza edilizia rilasciata dal Comune.\nD.\nA.A._, C.A._ e D._ (componenti la comunione ereditaria fu B.A._), E._, nonché F._ e G.G._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono di annullarla e di annullare contestualmente la licenza edilizia. Postulano eventualmente il rinvio degli atti a una delle precedenti istanze per un nuovo giudizio. I ricorrenti fanno valere la violazione del diritto federale, l'applicazione arbitraria del diritto cantonale e comunale, nonché l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti.\nE.\nLa Corte cantonale, il Comune di X._ e H.G._ chiedono di respingere il ricorso nella misura della sua ammissibilità. I ricorrenti si sono espressi il 2 novembre 2015 sulla risposta di H.G._, confermandosi nelle loro conclusioni. Quest'ultimo ha comunicato il 10 marzo 2016 di rinunciare a presentare ulteriori osservazioni.\nCon decreto del 15 ottobre 2015, il giudice dell'istruzione ha conferito effetto sospensivo al ricorso."} -{"id":"6330b43e-6865-430b-893b-08c4e24e3256","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 19 giugno 2018, con pubblicazione sul foglio ufficiale del Canton Ticino n. 49\/2018, la Divisione delle costruzioni del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino (di seguito: la Divisione delle costruzioni o il committente) ha indetto un concorso, retto dalla legge ticinese sulle commesse pubbliche del 20 febbraio 2001 (LCPubb\/TI; RL\/TI 730.100) e impostato secondo la procedura libera, concernente l'aggiudicazione del servizio di sgombero neve per mezzo di veicoli fresa su alcune strade del comprensorio cantonale per il periodo 2018-2022. Il bando segnalava che i lavori erano suddivisi in quattro lotti. Per quanto riguarda in particolare il lotto \"CN alta Valle Leventina\", alla base del presente litigio, il bando indicava che per lo svolgimento del servizio era necessario un solo veicolo fresa. Erano inoltre precisati i seguenti criteri d'idoneità, validi per tutti i lotti (sentenza impugnata, pag. 2 seg.) :\nDati caratteristici dell'opera :\n\"[...] Oltre ai criteri tecnici si richiede:\n- il veicolo fresa neve, o il veicolo dotato di aggregato fresa neve offerto, deve essere di proprietà dell'assuntore al momento dell'inoltro dell'offerta.\n- il veicolo fresa neve, o il veicolo dotato di aggregato fresa neve messo a disposizione dall'imprenditore, deve essere prioritariamente riservato per il servizio in oggetto [...]\".\nPersonale :\n\"- La commessa in oggetto deve essere eseguita solo con personale proprio della ditta.\n- Si considera personale conducente della ditta, i conducenti attivi con un grado d'impiego minimo del 50 %.\n- Tutti gli autisti impiegati per la seguente commessa devono essere in possesso della categoria di licenza di condurre idonea all'utilizzo dei veicoli messi a disposizione.\n- L'imprenditore deve garantire almeno un autista di riserva per lotto. Esempio: per i lotti dove sono richiesti due veicoli fresa neve, l'assuntore dovrà disporre di almeno tre autisti.\n[...]\".\nA.b. Il 12 luglio 2018, il committente, dando seguito alle domande di chiarimento che gli erano pervenute, ha comunicato a tutti i concorrenti le risposte seguenti (sentenza impugnata, pag. 4 seg.) :\n\"Nelle 'Disposizioni particolari' CPN 102 alla pos. 142.100 è indicato che l'imprenditore deve garantire almeno un autista di riserva. Contrariamente allo sgombero neve con la calla, che può protrarsi ininterrottamente per più giorni e notti, il committente reputa che la prestazione ausiliaria con la fresa possa essere svolta, almeno di regola, anche facendo dei turni di pausa. L'autista di riserva delle frese non è quindi inteso per l'alternanza delle sciolte di lavoro, bensì solo per subentrare in caso di malattia o altra assenza del titolare. Nei lotti in cui è richiesto un solo veicolo fresa neve, i concorrenti dovranno quindi disporre di almeno due autisti (un autista principale + un autista di riserva). [...] Per scelta del committente, il grado d'impiego del personale conducente della ditta dovrà comunque essere almeno del 50 % [...] sia per evitare possibili conflitti con altre attività, sia per questioni di oneri sociali\".\n\"Nelle 'Disposizioni particolari' CPN 102 alla pos. 142.100 si richiede che il veicolo fresa neve o il veicolo dotato di aggregato fresa neve messo a disposizione dall'offerente sia riservato prioritariamente al servizio in oggetto.\na) Ciò significa che i veicoli fresa neve o il veicolo dotato di aggregato fresa neve che vengono proposti devono, in ogni caso, essere a disposizione per il servizio di sgombero neve entro 24 ore dalla chiamata della direzione lavori, anche se sono impiegati da altri committenti.\nb) Dalla chiamata della direzione lavori, l'assuntore è tenuto ad intervenire nel limite massimo di 24 ore. Ciò significa che l'assuntore ha 24 ore per poter organizzare i veicoli fresa neve o i veicoli dotati di aggregato fresa neve e il personale, nonché per recarsi sul luogo dell'intervento.\nc) i veicoli fresa neve o i veicoli dotati di aggregato fresa neve messi a disposizione per il presente incarico possono in effetti essere utilizzati anche per altri committenti, fatte salve le condizioni delle 'Disposizioni particolari' CPN 102, pos. 142.100 e 621.100\".\nB.\nB.a. Per il lotto \"CN alta Valle Leventina\" sono state inoltrate al committente, entro il termine impartito, tre offerte. Vagliata la situazione, il 16 ottobre 2018, il Consiglio di Stato ha assegnato la commessa per il lotto in questione alla A._ Sagl, prima classificata con 455.9 punti.\nB.b. Contro tale decisione di aggiudicazione, la ditta B._, seconda classificata con 228.8 punti, è insorta davanti al Tribunale cantonale amministrativo del Cantone Ticino (di seguito: il Tribunale amministrativo), postulando l'annullamento della decisione impugnata, l'aggiudicazione della commessa a suo favore e, in via subordinata, il rinvio degli atti al committente per nuova decisione.\nB.c. Il 6 maggio 2019, dopo aver proceduto ad alcuni atti istruttori, il Tribunale amministrativo ha parzialmente accolto il ricorso, annullando la decisione di aggiudicazione del 16 ottobre 2018. I Giudici cantonali hanno ritenuto, in sostanza, che l'aggiudicataria (A._ Sagl) avrebbe dovuto essere esclusa dalla gara perché non disponeva delle risorse umane necessarie al corretto svolgimento della commessa, in quanto due dei tre autisti da lei dichiarati per il lotto \"CN alta Valle Leventina\" qui in discussione (C.C._ e D.C._) erano già stati dichiarati per altri lavori di sgombero neve (sulle strade cantonali del lotto E24 \"Terrazze media Leventina 1\"). Il Tribunale amministrativo ha poi ritenuto che, per questo stesso motivo (mancanza delle risorse umane necessarie al corretto svolgimento della commessa), anche la B._ avrebbe dovuto essere estromessa dalla gara.\nC.\nIl 6 giugno 2019, la A._ Sagl ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso sussidiario in materia costituzionale con cui domanda, protestate tasse, spese e ripetibili, l'annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo del 6 maggio 2019 e la conferma della decisione di aggiudicazione del Consiglio di Stato del 16 ottobre 2018.\nIl Tribunale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Il Consiglio di Stato del Cantone Ticino, tramite la Divisione delle costruzioni del Dipartimento del territorio, ha presentato delle osservazioni e ha rinunciato a formulare una richiesta di giudizio. L'Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche non si è pronunciato.\nCon decreto del 15 luglio 2019 è stato parzialmente concesso l'effetto sospensivo al ricorso, nel senso che il committente e la ricorrente sono stati autorizzati a concludere un contratto valido solo fino all'emanazione del giudizio del Tribunale federale."} -{"id":"fc9decf4-bcbc-4349-a88f-a215cc39b3eb","text":"Fatti:\nA.\nLa Comunione ereditaria fu A.A._ è proprietaria del fondo xxx, ubicato oggi in zona agricola del Comune di Santa Maria in Calanca, sul quale sorgeva una cascina, in gran parte distrutta nel 2007 da un incendio. Nell'ambito dei lavori di ricostruzione, il 30 luglio 2009 il Comune, accertato ch'essi non erano stati effettuati conformemente ai piani approvati, ha decretato il loro fermo. Con decisione del 30 novembre 2010 il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni lo ha annullato limitatamente agli interventi edilizi interni, confermandolo per contro riguardo a quelli effettuati sul terreno circostante, che divergono sostanzialmente da quelli approvati. Con sentenza 1C_154\/2011 del 9 maggio 2011 il Tribunale federale ha respinto, in quanto ammissibile, un ricorso del Comune. I lavori relativi all'edificio e quelli sul terreno circostante sono stati ultimati nel 2013.\nB.\nMediante decisione del 28 gennaio 2014, notificata il 14 febbraio seguente, il Comune ha accertato che le opere di sistemazione esterna sono state eseguite, senza essere al beneficio della necessaria domanda di costruzione, sia sul fondo xxx sia su quello RT yyy di proprietà del Comune, terreno riservato per una strada. Ha quindi decretato il fermo dei lavori sui fondi xxx e yyy (dispositivo n. 1) : riguardo alla particella xxx ha chiesto l'inoltro di una domanda di costruzione in sanatoria entro 60 giorni, nonché il ripristino dello stato di legalità relativamente alle opere di sistemazione esterna eseguite sul fondo yyy (demolizione di tutti i manufatti, \"cordonature\", ripristino del terreno allo stato naturale antecedente le opere; dispositivo n. 2), da compiere entro il 31 marzo 2014 (dispositivo n. 3).\nC.\nAdito dalla Comunione ereditaria, con sentenza del 22 settembre\/7 novembre 2014 il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ne ha parzialmente accolto il ricorso ai sensi dei considerandi, ossia limitatamente all'obbligo di ripristino di cui alla cifra 3 e in parte della cifra 2 della decisione comunale, respingendolo per il resto.\nD.\nAvverso questa sentenza il Comune di Santa Maria in Calanca presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di riformarla nel senso di respingere integralmente il gravame degli eredi A._, ponendo le spese e le ripetibili della sede cantonale a loro carico.\nLa Corte cantonale propone di respingere il ricorso in quanto ammissibile, l'Ufficio per lo sviluppo del territorio dei Grigioni rinuncia a presentare osservazioni, rinviando a quelle inoltrate nella sede cantonale. La Comunione ereditaria conclude per la reiezione del ricorso."} -{"id":"08634fce-2624-4d9d-89b0-3842dc637b4e","text":"Fatti:\nA.\nPer motivi che non occorre qui rievocare, la Commissione di vigilanza per l'applicazione della legge ticinese sull'esercizio della professione di impresario costruttore ed operatore specialista nel settore principale della costruzione (di seguito: CV-LEPICOSC) ha inflitto, l'8 febbraio 2017, al Municipio di X._ una multa di fr. 5'000.-- per mancato adempimento dei doveri di vigilanza attribuitigli dalla legge (art. 18 cpv. 1 e 3 LEPICOSC [RL\/TI 7.1.5.3]).\nB.\nCon sentenza del 14 marzo 2017 il Giudice delegato del Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha dichiarato inammissibile per carenza di legittimazione attiva il gravame esperito dal Municipio avverso la citata decisione. In primo luogo ha rilevato che poiché la capacità giuridica e quella di essere parte competevano esclusivamente al Comune, solo costui possedeva la qualità per agire in giudizio, al Municipio incombendo unicamente una competenza di rappresentanza. In seguito, dopo aver osservato che la terminologia utilizzata nella legge (art. 18 LEPICOSC) era per il vero discutibile, in quanto prevedeva la possibilità di sanzionare il Municipio malgrado non fruisse né della capacità giuridica né di quella di essere parte in un procedimento, ha precisato che anche se il Municipio era formalmente il destinatario della sanziona litigiosa, la stessa dal profilo materiale riguardava esclusivamente il Comune. Infine ha concluso aggiungendo che un'impugnativa presentata da un Municipio in nome proprio non poteva, conformemente alla giurisprudenza, essere considerata come introdotta a nome del Comune.\nC.\nL'8 maggio 2017 il Municipio, in nome proprio, e il Comune di X._, rappresentato dal Municipio, hanno inoltrato al Tribunale federale con un unico atto un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale con cui chiedono che, previa concessione dell'effetto sospensivo al loro gravame, la sentenza impugnata sia annullata e che la Corte cantonale esamini nel merito il ricorso sottopostole avverso la decisione della CV-LEPICOSC. In via subordinata domandano che quest'ultima decisione sia dichiarata nulla.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"c92935bc-6816-4d42-a0c7-c1171d09b9ad","text":""} -{"id":"3a6ab29c-282a-4289-8317-255e7d529864","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 16 aprile 2019 A._, nato nel 1971, ha presentato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino uno scritto con cui ha lamentato la mancata emissione di una decisione formale da parte della Cassa disoccupazione UNIA e ha chiesto alla Corte cantonale di provvedere al conteggio delle prestazioni LPP per l'invalidità.\nA.b. Il 20 agosto 2019 il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha dichiarato irricevibile il ricorso di A._ inoltrato il 16 aprile 2019 e ha respinto la domanda di gratuito patrocinio.\nB.\nB.a. A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede sostanzialmente in via principale la riforma del giudizio cantonale nel senso che la Cassa disoccupazione UNIA sia condannata ad assicurarlo all'Istituto collettore LPP dal 1° marzo 2000 per due anni di disoccupazione, sulla base di un salario mensile lordo di fr. 5'200.-. Egli richiede anche la condanna dell'Istituto collettore LPP al versamento delle prestazioni previdenziali. In via subordinata, chiede il rinvio della causa alla Corte cantonale per nuovo giudizio.\nB.b. Con decreto del 5 novembre 2019 il Tribunale federale ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria tendente all'esenzione dal pagamento dell'anticipo spese.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"58bebe20-4bc3-4686-a10c-c2898ec10048","text":"Fatti:\nA.\nLa Fondazione Focus di Arbedo-Castione (di seguito: la Fondazione o la ricorrente) è una fondazione di diritto privato ai sensi degli art. 80 segg. CC, costituita dal Municipio di Arbedo-Castione mediante il conferimento di un capitale di fr. 100'000.--. Nel registro di commercio viene indicato quale scopo \"la realizzazione e gestione, sul territorio giurisdizionale del Comune di Arbedo-Castione di proprietà del Beneficio parrocchiale di Castione, che verrà costituita in diritto di superficie, di strutture abitative di appartamenti sociali e a misura d'anziano e\/o disabile (entrambi con un certo grado di autosufficienza), ad affitto moderato, ma sostanzialmente autofinanziate. Qualora i vani non saranno completamente occupati da persone nella cerchia di attesa, essi potranno essere messi a disposizione di altri interessati, allo scopo di evitare perdite di rendimento e di garantire il pareggio della gestione. La Fondazione persegue obiettivi di pubblica utilità ed opera pertanto senza scopo di lucro.\"\nIl 15 aprile 2016 la Fondazione ha invitato la A._ SA (in seguito: A._), la B._ SA (in seguito: B._) e la C._ SA (in seguito: C._) a presentare un'offerta per le opere di impresa totale relative all'edificazione di uno stabile di appartamenti a misura d'anziano e disabili. Il capitolato d'appalto trasmesso alle imprese informava che il progetto consisteva in una struttura abitativa autofinanziata di appartamenti sociali ad affitto moderato, da costruire su un terreno di proprietà della Parrocchia di Castione, grazie ad un diritto di superficie per sé stante e permanente della durata di 50 anni (cfr. capitolato pos. 132). Il documento riportava inoltre l'iter che ha condotto il Municipio a costituire una fondazione di diritto privato per l'attuazione del progetto e sottolineava la volontà di realizzare le strutture di interesse pubblico coinvolgendo altri attori attivi nel settore, quali ad esempio l'Associazione bellinzonese per l'assistenza e cura a domicilio (di seguito: ABAD) e l'Associazione Pro Senectute Ticino e Moesano (di seguito: Pro Senectute; vedasi capitolato pos. 133.100). Annunciava che l'appalto sarebbe stato aggiudicato al miglior offerente, tenuto conto dei criteri di \"Economicità-prezzo\", \"Qualità del progetto\", \"Qualità della ditta\", \"Termini - scadenze\", ciascuno con i relativi sotto-criteri. Specificava che \"trattandosi di una Fondazione di diritto privato, da verifiche effettuate presso l'ULSA, la presente commessa non è assoggettata alla legislazione sulle commesse pubbliche\" (cfr. capitolato pos. R129).\nB.\nLe tre imprese invitate hanno inoltrato le proprie offerte, la A._ per un valore di fr. 9'130'000.--, la C._ per un valore di fr. 10'932'972.85 e la B._ per un valore di fr. 13'338'000.--. La valutazione è stata effettuata dal gruppo di sostegno al committente designato dal consiglio di fondazione, sulla base di sette criteri (architettura progetto; impianti elettrici; impianti RCVS; aspetti sociali; termini principali; organizzazione; prezzo), suddivisi in parecchi sotto-criteri. Al primo posto della classifica è giunta la C._ (con un punteggio di 4.96), seguita dalla A._ (4.79 punti) e dalla B._ (4.52 punti). Nella sua riunione del 16 dicembre 2016, ciò nondimeno, il consiglio di fondazione ha espresso la sua preferenza per il progetto della terza classificata. Ritenendo che il prezzo fosse troppo alto, ha tuttavia incaricato il gruppo di lavoro di negoziarlo con il titolare della ditta, posto che qualora non fosse stato possibile ottenerne una riduzione, la commessa avrebbe dovuto essere assegnata alla C._.\nC.\nNella seduta del consiglio di fondazione tenutasi il 22 marzo 2017, il titolare della B._ ha presentato le modifiche di progetto scaturite dalla richiesta del committente di contenere i costi e ha illustrato ulteriori possibili interventi volti a migliorare la struttura, questi ultimi comportanti tuttavia un supplemento di prezzo. Il consiglio di fondazione ne ha accettato la maggior parte e ha deciso di approvare il progetto presentato con le modifiche decise in quell'occasione, per un costo complessivo di fr. 11'747'000.--.\nD.\nCon scritto 10 maggio 2017, il consiglio di fondazione ha comunicato alla A._ che la preferenza finale era caduta sul progetto presentato dalla B._. Contro tale atto la A._ si è aggravata dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo l'annullamento dello stesso e dell'intera procedura di concorso, essenzialmente in ragione del fatto che la committente, vista la sua natura giuridica e la sua finalità, avrebbe dovuto applicare la legislazione sulle commesse pubbliche e pertanto indire un pubblico concorso secondo la procedura libera.\nE.\nCon decisione del 10 novembre 2017, la Corte cantonale ha accolto il ricorso. Ha ritenuto, in sintesi, che la Fondazione andava considerata un'istituzione di diritto pubblico ai sensi dell'art. 8 cpv. 1 lett. a del Concordato intercantonale sugli appalti pubblici del 25 novembre 1994\/15 marzo 2001 (CIAP; RL\/TI 730.500) e rientrava quindi nel campo di applicazione personale del concordato; la commessa in questione avrebbe quindi dovuto essere aggiudicata in esito ad una procedura di concorso pubblico. Alla luce della grave e irrimediabile violazione di principi essenziali governanti l'aggiudicazione di commesse pubbliche, ha giudicato che occorresse annullare l'intera procedura concorsuale, indipendentemente dal fatto che la ricorrente avesse omesso di impugnare il bando e i documenti di gara: le censure rivolte contro prescrizioni di concorso che ledono in modo particolarmente grave l'ordinamento sulle commesse pubbliche erano infatti ammissibili anche in sede di ricorso contro l'aggiudicazione e, ad ogni modo, rilevabili d'ufficio.\nF.\nIl 13 dicembre 2017 la Fondazione si è rivolta al Tribunale federale con un ricorso in materia di diritto pubblico e, in subordine, un ricorso sussidiario in materia costituzionale, chiedendo che la suddetta decisione venga annullata e che il ricorso 22 maggio 2017 della A._ sia dichiarato inammissibile. Sostiene, in sintesi, che il giudizio impugnato viola il diritto internazionale in materia di appalti pubblici (Accordo sugli appalti pubblici del 15 aprile 1994 [AAP-OMC; RS 0.632.231.422]), il diritto intercantonale (CIAP), il divieto dell'arbitrio (), i principi della buona fede (art. 5 cpv. 3 e 9 Cost.) e della sicurezza del diritto, oltre a configurare un diniego di giustizia formale ().\nIl Tribunale amministrativo cantonale ha rinunciato a formulare osservazioni, limitandosi a confermare le argomentazioni contenute nella sentenza impugnata. Nemmeno l'Ufficio dei lavori sussidiati e degli appalti e la B._ si sono espressi, quest'ultima dichiarando soltanto di condividere totalmente il ragionamento della Fondazione. La A._ si è invece integralmente opposta al ricorso chiedendo che, in quanto ricevibile, venga respinto."} -{"id":"1c789a2c-6392-497c-a8fe-7c82e4452c53","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 29 novembre 2018 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto il gravame sottopostogli il 28 luglio 2018 da A._ contro la decisione su reclamo emessa il 24 luglio 2018 dall'Ufficio circondariale di tassazione di Biasca e Valli che confermava la sua precedente decisione del 17 luglio 2018 con cui veniva inflitta al contribuente una multa di fr. 700.-- per violazione degli obblighi procedurali. A fronte del mancato inoltro della dichiarazione d'imposta 2017 A._ era stato dapprima richiamato, poi diffidato e, infine, gli era stata inflitta la multa contestata.\nRicordati gli art. 198 e 257 LT (RL\/TI 640.100) rispettivamente 124 e 174 LIFD (RS 642.11) che disciplinano gli obblighi del contribuente in materia di dichiarazione d'imposta e le conseguenze che derivano del loro mancato rispetto, la Corte cantonale, dopo avere rilevato che l'insorgente non contestava di avere commesso l'infrazione rimproveratagli né censurava la commisurazione della multa, è giunta alla conclusione che la decisione querelata era corretta e condivisibile. Essa ha poi negato che la decisione di multa fosse nulla e illegale perché non era firmata rispettivamente era priva di timbro ufficiale e ha aggiunto, per finire, che il contribuente poteva, se riteneva di adempierne i requisiti, chiedere il condono della multa querelata rispettivamente una dilazione di pagamento della stessa.\nB.\nIl 13 dicembre 2018 A._ ha esperito un ricorso dinanzi al Tribunale federale con cui chiede che la multa venga annullata.\nIl 21 dicembre 2018 il Tribunale federale ha informato il ricorrente che il suo gravame non adempiva le esigenze di motivazione poste dall' e l'ha invitato a rimediare alle mancanze riscontrate prima della scadenza del termine per ricorrere, cioè entro il 22 gennaio 2019 ( in relazione con gli art. 46 cpv. 1 lett. c e ). Il ricorrente non ha dato seguito alla richiesta.\nNon è stato ordinato alcun atto istruttorio."} -{"id":"d5fa00ad-4ada-4a92-9188-823fdcca246d","text":"Fatti:\nA.\nCon decisione del 20 febbraio 2013, l'Ufficio circondariale di tassazione competente ha notificato ai coniugi A.A._ e B.A._ la tassazione IC\/IFD 2011. In questo contesto, ha aggiunto un dividendo di fr. 546'700.-- relativo a 40 azioni della C._ SA in liquidazione, concedendo il rimborso di fr. 191'345.-- dell'imposta preventiva.\nCon lettera del 9 dicembre 2014, l'Amministrazione federale delle contribuzioni ha informato il fisco ticinese che da una sua verifica era emerso che il dividendo di fr. 546'700.-- sulle 40 azioni della C._ SA non era stato dichiarato spontaneamente ai sensi dell'art. 23 della legge federale del 13 ottobre 1965 sull'imposta preventiva (LIP; RS 642.21), bensì aggiunto dall'autorità di tassazione. Di conseguenza, essa considerava che l'imposta preventiva di fr. 191'345.-- (pari al 35 % di fr. 546'700.--) era stata rimborsata a torto e che doveva essere stornata, conformemente agli art. 57 cpv. 3 e 58 cpv.1 LIP.\nB.\nIl 9 marzo 2015, l'Ufficio di tassazione ha inviato ai coniugi A._ una decisione di rettifica del rimborso dell'imposta preventiva, stabilendo il diritto al rimborso in soli fr. 741.80. Nelle motivazioni, il fisco ticinese si è richiamato all'intervento dell'Amministrazione federale delle contribuzioni, rilevando che l'importo di fr. 191'345.-- era stato rimborsato a torto e andava stornato.\nSu ricorso, detta decisione è stata confermata anche dalla Camera di diritto tributario del Cantone Ticino, che si è espressa in merito con sentenza del 10 maggio 2016.\nC.\nIl 10 giugno 2016, A.A._ e B.A._ hanno impugnato il giudizio della Camera di diritto tributario con \"ricorso di diritto pubblico\" al Tribunale federale. Domandando di essere uditi, i contribuenti postulano: che la sentenza della Camera di diritto tributario del 10 maggio 2016 e la decisione dell'Ufficio di tassazione del 9 marzo 2015 vengano annullate; che la decisione dell'Ufficio di tassazione del 20 febbraio 2013 sia confermata; eventualiter, che la causa venga rimandata all'istanza inferiore per ulteriori accertamenti.\nLa Corte cantonale ha rinunciato a presentare osservazioni al ricorso, limitandosi a domandarne la reiezione. Stessa richiesta è giunta dall'Amministrazione federale delle contribuzioni. Il fisco ticinese non si è espresso."} -{"id":"0caceca6-ae7b-4c02-9576-dd3ae1d63864","text":"Fatti:\nA.\nA._SA, azienda attiva nel ramo della lavorazione degli inerti e della produzione di calcestruzzo, è proprietaria del fondo yyy di X._, ubicato fuori della zona edificabile; la sua attività si svolge anche su altri fondi confinanti, situati nella medesima zona. Accertato che l'impianto di lavorazione\/frantumazione degli inerti era oggetto di interventi, B._, comproprietaria di fondi siti nelle vicinanze, ha chiesto al Municipio di ordinare l'immediata sospensione dei lavori in corso e di verificare la portata degli stessi, chiedendo in un secondo tempo all'autorità comunale di imporre l'inoltro di una domanda di costruzione. Il 5 febbraio 2014 il Municipio ha respinto quest'ultima richiesta, poiché si sarebbe in presenza di meri interventi di manutenzione, non soggetti a licenza edilizia.\nB.\nAdito dalla vicina, con decisione dell'8 luglio 2014 il Consiglio di Stato ne ha parzialmente accolto il ricorso, obbligando il Municipio a ordinare l'inoltro di una domanda in sanatoria per i lavori eseguiti. Per quanto qui interessa, con giudizio del 15 giugno 2015, il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso dell'azienda.\nC.\nAvverso questa decisione A._SA presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede, concesso al gravame l'effetto sospensivo, in via principale di annullare la decisione impugnata e di accertare che non sarebbe necessario procedere all'inoltro di una domanda di costruzione, in via subordinata di rinviare la causa alla Corte cantonale per effettuare un sopralluogo.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"30b25427-a681-42b7-a9b3-a7bfbbd0c10e","text":"Fatti:\nA.\nIl 5 febbraio 2013 A._, nato nel 1968, impiegato\/operaio addetto alla vendita e all'allestimento di un negozio, mentre stava riordinando del materiale, nel momento in cui era inginocchiato, gli stavano per cadere alcune mensole e, per evitare il pericolo, ha compiuto una torsione-rotazione del corpo, accusando un dolore al ginocchio sinistro. Zurigo Compagnia di Assicurazioni SA (di seguito: la Zurigo) ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge. Con decisione del 28 aprile 2014, preso atto di alcuni referti medici, la Zurigo ha comunicato ad A._ che una componente causale naturale come pure adeguata potesse essere ammessa al massimo fino al 31 maggio 2014, che dal 1° maggio 2014 l'assicurato sarebbe stato ritenuto abile al lavoro nella misura del 50% e dal 1° giugno 2014 in modo completo e che egli aveva diritto a un'indennità per menomazione dell'integrità (IMI) del 10%. In seguito all'opposizione di A._, la Zurigo ha svolto ulteriori accertamenti. Fra l'altro ha incaricato il Dr. med. B._, specialista FMH in ortopedia e traumatologia, per una perizia. Su indicazione del perito, il 28 giugno 2016 A._ si è sottoposto ad un intervento di posa di una protesi monocompartimentale mediale del ginocchio sinistro. Con decisione su opposizione del 15 marzo 2017 la Zurigo ha parzialmente accolto l'opposizione, ritenendo stabilizzato lo stato di salute dal 30 gennaio 2017, riconoscendo le prestazioni per il trattamento medico fino alla menzionata data e concedendo le prestazioni di indennità giornaliere fino al 31 maggio 2014 e dal 26 giugno 2016 al 31 ottobre 2016. Per il resto, il primo provvedimento è stato confermato, segnatamente per la IMI del 10%.\nB.\nCon giudizio del 12 settembre 2018 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha parzialmente accolto il ricorso di A._, riformando la decisione su opposizione nel senso che le prestazioni per l'indennità giornaliera sono riconosciute fino al 31 agosto 2014.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico, chiedendo sostanzialmente in via principale che il caso sia ritenuto stabilizzato dal 30 gennaio 2017, che le prestazioni mediche siano riconosciute ininterrottamente fino al 30 gennaio 2017, che il diritto alle indennità giornaliere sia dato fino al 31 ottobre 2016 e che dal 1° novembre 2016 sia riconosciuta una rendita di invalidità del 10%. Per il resto la decisione su opposizione sia da confermare. Subordinatamente A._ chiede, pur confermando la stabilizzazione del caso deciso dalla Corte cantonale, la continuazione del pagamento delle indennità giornaliere fino al 31 ottobre 2016 e dal 1° novembre 2016 una rendita d'invalidità del 10%. Per il resto, postula che la decisione su opposizione rimanga invariata.\nLa Zurigo propone la reiezione del ricorso, mentre la Corte cantonale rinuncia a presentare osservazioni."} -{"id":"6ef04247-eb22-4e1b-bf7a-9b12d3bded10","text":"Fatti:\nA.\nA.a. La D._ SA, con sede a Paradiso, è stata iscritta al registro di commercio il 17 luglio 2012. Lo scopo sociale consisteva, tra l'altro, nella detenzione e nella gestione di attività commerciali, ricreative e di ristorazione in genere, nonché nell'import-export di prodotti legati al mondo della ristorazione e del commercio al dettaglio. A._ ha assunto la carica di membro del consiglio d'amministrazione della SA con diritto di firma individuale dall'8 agosto 2012 fino al 7 ottobre 2013, data in cui ha rassegnato le dimissioni con effetto immediato. Egli è stato pure assunto dalla società quale cameriere dal 16 agosto 2012. La società, quale datrice di lavoro, è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS\/AI\/IPG (di seguito: Cassa) dal 1° agosto 2012 al 30 giugno 2014. A seguito di mora nel pagamento dei contributi paritetici, la società è stata ripetutamente diffidata dalla Cassa dal novembre 2012 e precettata dall'aprile 2013. Diversi attestati di carenza di beni sono stati rilasciati nel periodo febbraio-aprile 2014 e la dichiarazione di fallimento con procedura sommaria è datata 20 giugno 2014.\nA.b. Constatato di aver subito un danno, con decisione del 16 dicembre 2015 la Cassa ha chiesto ad A._ l'importo di fr. 28'300.35 - in via solidale con C._ per analogo periodo e importo e con B._ limitatamente all'importo di fr. 5'028.10 - quale risarcimento per il mancato pagamento dei contributi paritetici AVS\/AI\/IPG\/AD e AF non soluti dalla società per gli anni 2012 e fino all'agosto 2013. A seguito dell'opposizione interposta da A._ il 1° febbraio 2016, la Cassa ha confermato la propria pronuncia con decisione su opposizione del 4 maggio 2016, aggiornando l'importo del danno a fr. 27'700.35.\nB.\nA._ si è aggravato il 6 giugno 2016 al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, che con giudizio del 30 gennaio 2017 ha, nella misura della sua ricevibilità, respinto il ricorso e lo ha condannato a versare l'attuale saldo di fr. 25'000.35.\nC.\nIl 2 marzo 2017 (timbro postale), A._ presenta ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale cui chiede, previo conferimento dell'effetto sospensivo, l'annullamento del giudizio cantonale e della decisione su opposizione della Cassa del 4 maggio 2016."} -{"id":"886329dd-1772-4a19-8718-6f01dd572918","text":"Fatti:\nA.\nProprietaria di una consistente fortuna, K._ ha affidato a A.A._ l'amministrazione del suo patrimonio bancario. Il 1° luglio 1999, su sua indicazione, ha conferito procura a ff._SA, società attiva nella consulenza finanziaria, la gestione patrimoniale e il commercio di valori mobiliari, di cui A.A._ era vice presidente e C._ presidente. La società è fallita il 20 agosto 2004.\nIn 4 occasioni, tra il 28 febbraio e il 28 agosto 2000, A.A._ ha disposto del denaro di K._, trasferendolo su conti di pertinenza di ff._SA, per un importo complessivo di fr. 1'850'286.--. K._ ha potuto beneficiare di alcuni rimborsi.\nB.\nA seguito del dissesto finanziario di ff._SA e di varie denunce penali di clienti della stessa, è stato avviato un procedimento penale che ha condotto sul banco degli imputati, tra gli altri, A.A._ e C._.\nCon sentenza del 14 dicembre 2012, la Corte delle assise criminali ha riconosciuto C._ autore colpevole di cattiva gestione, nonché di amministrazione infedele qualificata e A.A._ autore colpevole di cattiva gestione, ripetuta appropriazione indebita aggravata, truffa, amministrazione infedele qualificata e ripetuta falsità in documenti. C._ e A.A._ sono stati condannati in solido al pagamento di fr. 1'388'671.21, oltre interessi, a K._, nonché delle sue spese legali.\nIn sede di appello, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha sostanzialmente confermato la condanna di C._ per i titoli di cattiva gestione e amministrazione infedele qualificata e quella di A.A._ per i titoli di cattiva gestione, ripetuta appropriazione indebita aggravata, truffa, amministrazione infedele qualificata e ripetuta falsità in documenti. Il risarcimento riconosciuto a K._ è stato ridotto a fr. 642'954.51. L'integralità dell'importo è stata posta a carico di A.A._, mentre la condanna al pagamento di C._, con vincolo di solidarietà con il primo, è stata limitata alla somma di fr. 207'944.35. La CARP ha ancora posto a carico dei condannati un ulteriore importo per le spese legali dell'accusatrice privata afferenti la procedura d'appello.\nC.\nK._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando la modifica della sentenza della CARP, nel senso che A.A._ e C._ sono condannati in solido a pargarle fr. 1'388'671.21, la totalità a carico del primo, mentre a carico del secondo, solidalmente con il correo, fr. 449'124.05, oltre interessi e spese legali per i due gradi di giudizio.\nInvitati a esprimersi sul ricorso, la CARP si rimette al giudizio di questo Tribunale senza formulare osservazioni. Il Ministero pubblico ha comunicato di non avere particolari osservazioni da presentare. C._ (opponente 3) è rimasto silente, mentre A.A._ (opponente 2) ha concluso all'inammissibilità del gravame, subordinatamente alla sua reiezione. La ricorrente ha replicato e l'opponente 2 ha duplicato."} -{"id":"5bf5dc40-7d1d-441e-b963-874edd0223ae","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 4 dicembre 2015 la Corte delle assise criminali ha riconosciuto C._ autore colpevole di truffa parzialmente aggravata, in particolare per avere, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, nel periodo dal 2002 al 6 febbraio 2003, a X._ e Y._, agendo in correità con B._, ingannato con astuzia i membri del consiglio di amministrazione di Banca A._ SA, di cui era direttore, inducendoli ad approvare il 18 aprile 2002 la concessione di un credito lombard di Euro 27'000'000.-- alla Banca E._. Questo credito lombard è stato concesso a favore del conto www intestato alla Banca E._ presso l'agenzia di Y._ di Banca A._ SA ed era garantito dagli averi della Banca E._ depositati sul conto xxx presso la succursale di X._ della Banca A._ SA. All'imputato è stato rimproverato di avere indicato, contrariamente al vero, ai membri del consiglio di amministrazione della Banca A._ SA che lo scopo dell'operazione era di effettuare una gestione parallela conservativa dei fondi della Banca E._, mentre in realtà la finalità perseguita era l'occultamento di un'importante perdita nel bilancio 2001 della Banca E._, susseguente alla svalutazione dei titoli yyy e zzz che l'istituto bancario aveva acquistato dai suoi clienti per indennizzarli del danno subito a seguito di malversazioni commesse da un suo dipendente. A C._ è stato addebitato di avere in tal modo danneggiato il patrimonio di Banca A._ SA di Euro 1'985'710.13 e di avere conseguito un indebito profitto di fr. 808'676.75.\nEgli è inoltre stato riconosciuto autore colpevole del reato di truffa parzialmente aggravata anche riguardo ad altri capi d'accusa, qui non litigiosi, nonché dei reati di appropriazione indebita aggravata, di amministrazione infedele aggravata, di ripetuta falsità in documenti e di istigazione a falsa testimonianza, parimenti non oggetto della presente controversia.\nCon il medesimo giudizio, la Corte delle assise criminali ha inoltre riconosciuto B._ autore colpevole di truffa ripetuta riguardo in particolare ai fatti suesposti, commessi in correità con C._ (addebitandogli di avere conseguito un indebito profitto di Euro 1'744'718.-- e di fr. 3'014'877.57), nonché di falsità in documenti in relazione ad altre fattispecie, qui non litigiose.\nAccertata una violazione del principio di celerità, entrambi gli imputati sono stati condannati alla pena detentiva di quindici mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e al risarcimento equivalente a favore dello Stato di fr. 400'000.--. In relazione alla suddetta fattispecie di truffa, essi sono stati condannati a versare all'accusatrice privata Banca A._ SA Euro 1'985'710.13, oltre interessi, a titolo di risarcimento del danno. C._ è inoltre stato condannato a versare all'accusatrice privata ulteriori risarcimenti in relazione ad altri capi d'accusa. La Corte delle assise criminali ha contestualmente rinviato l'accusatrice privata al foro civile per ogni altra pretesa nei confronti degli imputati, ha disposto la confisca di determinati beni ed ha assegnato parte di tali importi, nonché l'ammontare dei risarcimenti equivalenti, all'accusatrice privata, in misura proporzionale ai crediti a lei riconosciuti. Ha poi mantenuto il sequestro conservativo di diversa documentazione e di due conti bancari, ordinando per contro il dissequestro e la restituzione all'avente diritto di altre somme di denaro sequestrate.\nB.\nContro la sentenza della Corte delle assise criminali, C._, B._ e l'accusatrice privata Banca A._ SA hanno adito la Corte di appello e di revisione penale (CARP). Con sentenza dell'11 gennaio 2017 la Corte cantonale ha parzialmente accolto gli appelli degli imputati e respinto in quanto ricevibile l'appello della banca. Ha prosciolto gli imputati sia dall'imputazione di truffa per i fatti suesposti, relativi alla concessione del credito lombard alla Banca E._, sia da quella di riciclaggio aggravato prospettata nell'atto d'accusa.\nC._, già dichiarato autore colpevole, mediante condanne passate in giudicato, di truffa parzialmente aggravata limitatamente a determinati capi d'imputazione, di appropriazione indebita aggravata, di amministrazione infedele aggravata, di ripetuta falsità in documenti e di istigazione a falsa testimonianza, è stato condannato alla pena detentiva di quindici mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e al risarcimento equivalente a favore dello Stato di fr. 400'000.--. B._, già dichiarato autore colpevole, mediante condanne passate in giudicato, di truffa ripetuta limitatamente a parte dei capi d'imputazione e di falsità in documenti, è stato condannato alla pena detentiva di dodici mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e al risarcimento equivalente a favore dello Stato di fr. 400'000.--.\nLa Corte cantonale ha annullato una parte delle confische, come pure l'assegnazione all'accusatrice privata Banca A._ SA del risarcimento equivalente posto a carico di B._. Ha inoltre disposto che determinati averi rimanevano sottoposti al sequestro conservativo unicamente a garanzia del pagamento degli oneri processuali di primo e secondo grado posti a carico di B._, nonché per fare fronte al risarcimento equivalente al quale egli era condannato. Ha pure precisato che determinati valori confiscati a C._ e il risarcimento equivalente accollatogli, al netto delle spese processuali e della retribuzione al suo difensore d'ufficio, rimanevano assegnati all'accusatrice privata Banca A._ SA.\nC.\nLa Banca A._ SA impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 17 febbraio 2017 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di rinviare gli atti alla Corte cantonale per una nuova decisione nel senso dei considerandi. La ricorrente fa segnatamente valere la violazione del principio accusatorio e l'accertamento inesatto dei fatti.\nNon sono state chieste osservazioni sul merito del ricorso."} -{"id":"50b8b905-a190-487e-91d6-3e5c9de5a04d","text":"Fatti:\nA.\nA.a. B._S.p.A., C._S.p.A., D._S.r.l., E._S.p.A., F._S.c.a.r.l., G._S.r.l., H._S.p.A. e I._S.p.A. hanno escusso con precetto esecutivo 27 gennaio 2016 dell'Ufficio esecuzione (UE) di Lugano A._ per l'incasso di fr. 127'155'000.-- oltre a interessi. Titoli di credito sono l'ordinanza 20 febbraio 2015 del Tribunale ordinario di Milano e la decisione di exequatur 22 maggio 2015 della Pretura di Lugano.\nA.b. Avendo l'escusso omesso di interporre opposizione, le società escutenti hanno chiesto la prosecuzione dell'esecuzione. In data 3 marzo 2016 l'UE ha emesso l'avviso di pignoramento per il 5 aprile successivo. Un primo ricorso 14 marzo 2016 di A._ contro l'avviso di pignoramento è stato respinto dalla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino con sentenza 15 giugno 2016.\nB.\nVenuto a conoscenza, nella parallela procedura di accertamento dell'inesistenza del credito posto in esecuzione da lui promossa avanti alla Pretura di Lugano, che le società escutenti avevano in realtà chiesto all'UE di emettere un precetto esecutivo per prestazione di garanzia e non a scopo d'incasso, con ricorso 10 agosto 2016 alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello, quale autorità di vigilanza, A._ ha chiesto la restituzione del termine di ricorso contro il precetto esecutivo e l'annullamento dell'esecuzione. Il Tribunale di appello ha respinto la domanda di restituzione del termine e dichiarato irricevibile il ricorso, siccome tardivo, con la qui impugnata sentenza 6 settembre 2016.\nC.\nCon allegato 16 settembre 2016, A._ insorge contro la pronuncia cantonale con ricorso in materia civile avanti al Tribunale federale. Chiede, in accoglimento del ricorso, l'annullamento della sentenza impugnata e, di conseguenza, l'annullamento del precetto esecutivo e della relativa procedura esecutiva. Con decreto 17 ottobre 2016, al gravame è stato concesso l'effetto sospensivo. Non sono state chieste determinazioni nel merito."} -{"id":"4564af0c-b3f6-4e07-8cb1-c23a8660d15d","text":"Fatti:\nA.\nA.a. Il 27 febbraio 2006 A._, in quel periodo senza impiego ma mandato dalla Cassa disoccupazione a lavorare in un cantiere Alptransit - in precedenza attivo in professioni nel campo dell'edilizia - è rimasto vittima di un infortunio professionale a seguito del quale ha riportato una ferita lacero contusa all'altezza dell'articolazione metatarso falangea III dito del piede sinistro. Il 9 settembre 2008 A._ ha inoltrato una domanda di prestazioni AI, rifiutata dall'Ufficio AI del Cantone Ticino (di seguito UAI) mediante decisione del 7 giugno 2010: non vi erano gli estremi per una rendita d'invalidità poiché il ricorrente era nuovamente attivo professionalmente al 100% dal 1° marzo 2010.\nA.b. Il 13 ottobre 2011 A._, con ultima attività fuochino, specialista in esplosivo, ha presentato una seconda domanda di prestazioni AI. Esperiti gli accertamenti medico-professionali del caso - particolare attenzione è stata posta sulla valutazione di una possibile riqualifica professionale: il progetto formativo di riqualifica è però decaduto - l'UAI con decisione del 18 marzo 2015 ha rifiutato il diritto a una rendita d'invalidità, il grado d'invalidità riscontrato essendo solo del 6%.\nB.\nA._ si è aggravato il 5 maggio 2015 al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino che, con giudizio dell'11 aprile 2016, ha respinto il gravame.\nC.\nIl 13 maggio 2016 (timbro postale) A._ inoltra un ricorso di \"diritto amministrativo\" al Tribunale federale cui chiede, in via principale, l'annullamento del giudizio impugnato e il riconoscimento di un quarto di rendita d'invalidità dal 7 ottobre 2014 mentre subordinatamente egli chiede, previo annullamento del giudizio impugnato, il rinvio degli atti all'autorità inferiore per istruzione del reddito da valido quale minatore e fuochino presso il cantiere Alptransit alla luce delle normative contrattuali obbligatorie.\nNella sua risposta del 20 luglio 2016 l'UAI ha proposto di respingere il gravame, mentre il Tribunale cantonale e l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali hanno rinunciato a prendere posizione. Il 5 settembre 2016 il ricorrente ha infine comunicato l'assenza di ulteriori osservazioni."} -{"id":"16596af1-9ffe-4b22-b485-e791dab64c63","text":"Fatti:\nA.\nIl cittadino italiano A._ (1946), già attivo in Svizzera quale stagionale, ha ottenuto dapprima un permesso di dimora annuale (9 dicembre 1987), quindi un permesso di domicilio (19 gennaio 1988). Divorziato, ha avuto con la ex-moglie due figli, da tempo maggiorenni.\nAlmeno dall'ottobre del 2006, A._ non svolge più nessuna attività lucrativa. Fino al febbraio 2009, egli è stato a carico dell'assistenza pubblica; nel seguito, è stato posto a beneficio di una rendita AVS anticipata. Oltre a detta rendita, percepisce oggi delle prestazioni complementari.\nB.\nDurante il suo soggiorno in Svizzera, A._ ha interessato le autorità amministrative e penali nei seguenti termini:\n- Decreto d'accusa del 20 marzo 2000: riconosciuto colpevole di truffa processuale mancata (21 gennaio 1997) e falsità in documenti (2 settembre 1996-21 gennaio 1997) e condannato a una pena detentiva di tre mesi, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni.\n- 16 maggio 2000: ammonimento dipartimentale.\n- Sentenza della Corte delle assise criminali del 19 dicembre 2012: riconosciuto colpevole di ripetuta truffa (gennaio 1998-luglio 2005), truffa (nel corso del 2003 e del 2006), nonché ripetuta truffa compiuta in correità con un terzo (settembre 1999-ottobre 2003) e condannato a una pena detentiva di due anni e nove mesi, di cui due anni e tre mesi sospesi condizionalmente con un periodo di prova di due anni.\nC.\nCon decisione dell'11 marzo 2013, richiamata segnatamente la sentenza della Corte delle assise criminali del 19 dicembre 2012, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino ha revocato ad A._ il permesso di domicilio di cui disponeva, fissandogli un termine per lasciare la Svizzera.\nSu ricorso, detta decisione è stata confermata sia dal Consiglio di Stato, il 18 settembre 2013, che dal Tribunale cantonale amministrativo, pronunciatosi in merito con sentenza del 12 settembre 2014.\nD.\nCon ricorso del 24 ottobre 2014, A._ si è quindi rivolto al Tribunale federale, chiedendo la restituzione del suo permesso di domicilio, la pronuncia di un ammonimento e la concessione dell'assistenza giudiziaria.\nChiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa hanno fatto in sostanza rinvio anche la Sezione della popolazione e la Segreteria di Stato della migrazione. Il Governo ticinese si è invece rimesso al giudizio di questa Corte."} -{"id":"9f990852-ddac-4026-a698-9bf64bd27b16","text":"Fatti:\nA.\nA.a. B._, nata nel 1998, è figlia di C._ e di D._. Quest'ultimo viveva separato dalla moglie E._, con la quale aveva avuto una figlia, F._. Nell'ottobre 1998, D._ aveva istituito la fondazione A._, con sede a Vaduz (Liechtenstein), di cui era unico beneficiario fin che in vita; al suo decesso, B._ diveniva l'unica beneficiaria di tutti i beni compresi nella fondazione, di cui doveva entrare in possesso al compimento del trentesimo anno d'età. Fino a quel momento, il regolamento della fondazione prevedeva il versamento di una rendita annua di fr. 60'000.-- a C._, con l'onere di provvedere al mantenimento di B._. Con testamento del maggio 2008, D._ aveva istituito erede universale la prima figlia, F._; la legittima di B._ doveva essere soddisfatta in primo luogo mediante l'assegnazione di una sua proprietà immobiliare a X._ (Provincia di Siena). D._ è deceduto a Y._ nel 2008.\nA.b. La fondazione A._ e la madre di B._, C._, sono in lite dal dicembre 2009. Essenzialmente, la fondazione accusava la madre di mettere in pericolo gli interessi patrimoniali della figlia, ed aveva chiesto, fra l'altro, l'istituzione di una curatela di rappresentanza in favore di B._. A quella funzione venne designato in data 22 dicembre 2010 l'avv. G._. Costui, in un suo primo rapporto datato 19 dicembre 2011, aveva preconizzato, quale unica soluzione percorribile per la divisione della successione di D._ nella salvaguardia degli interessi di B._, lo scioglimento - a condizioni ben determinate - della fondazione A._, con attribuzione degli attivi alla minore e la designazione di curatori per la gestione del patrimonio.\nAltre controversie scaturite dalla situazione avevano spinto il curatore avv. G._ a chiedere la cessazione del proprio incarico, \"nell'impossibilità di raggiungere un accordo per la divisione ereditaria, stante la posizione assunta dalla fondazione A._\". Nel frattempo, C._ aveva inoltrato alcune istanze volte a permetterle di espletare alcune determinate pratiche, e soprattutto a ottenere la revoca del divieto 7 gennaio 2010 di compiere atti eccedenti l'amministrazione ordinaria dei beni della figlia. In data 17 giugno 2015 l'Autorità regionale di protezione 3 sede di Lugano ha dato seguito alla richiesta di C._, annullando il divieto fatto a lei di compiere atti eccedenti l'amministrazione ordinaria dei beni di B._, e ha revocato la curatela ad hocesercitata dall'avv. G._.\nB.\nCon la qui impugnata sentenza 8 luglio 2016, il Presidente della Camera di protezione del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto, nei limiti della sua ricevibilità, il reclamo interposto in data 25 agosto 2015 dalla fondazione A._ contro la predetta decisione dell'Autorità regionale di protezione 3.\nC.\nAvverso la sentenza cantonale, in data 14 settembre 2016 la fondazione A._ (qui di seguito: ricorrente o fondazione) ha introdotto avanti al Tribunale federale un ricorso in materia civile nonché un ricorso sussidiario in materia costituzionale, chiedendo in via principale di mantenere rispettivamente ripristinare il divieto fatto a C._ di assumere iniziative che eccedano la normale amministrazione quotidiana e di nominare a B._ un curatore, in via subordinata di annullare la decisione impugnata e di rinviare gli atti all'autorità cantonale.\nNon sono state richieste determinazioni."} -{"id":"050d796a-e66c-46b4-90b9-459104a7f2b6","text":""} -{"id":"55705d38-d540-4981-97da-1a2e13740a1c","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 5 ottobre 2016, pronunciata nelle forme contumaciali, la Corte delle assise criminali ha riconosciuto l'avv. A._ autrice colpevole di ripetuta appropriazione indebita qualificata, di ripetuta sottrazione di cose requisite o sequestrate, di ripetuta coazione in parte tentata, di ripetute soppressioni di documento e di ripetuta diffamazione. L'ha condannata a una pena detentiva (parzialmente aggiuntiva a un'altra pena) di 24 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni. Il relativo dispositivo è stato notificato a A._ il 13 ottobre 2016.\nIl 23 ottobre 2016 A._ ha inoltrato un'istanza di nuovo giudizio e parallelamente ha interposto appello contro la sentenza contumaciale.\nB.\nRitenendo ingiustificate le assenze dell'imputata alle udienze dibattimentali e il suo comportamento contrario al principio della buona fede e al divieto dell'abuso di diritto, con ordinanza del 31 gennaio 2017 la Corte delle assise criminali ha respinto l'istanza di nuovo giudizio.\nC.\nIl reclamo presentato da A._ contro questa ordinanza è stato dichiarato irricevibile dalla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) con decisione del 22 maggio 2017.\nD.\nL'avv. A._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando, previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame, l'accertamento della nullità della decisione della CRP, subordinatamente il suo annullamento.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"6630bbc8-3823-4267-a63d-9a86f8e03041","text":"Fatti:\nA.\nCon sentenza del 28 maggio 2018, il Giudice della Pretura penale del Cantone Ticino ha riconosciuto B._ autore colpevole di lesioni semplici, per avere, il 22 dicembre 2015, a X._ cagionato a A._ un lieve trauma cranico, una distorsione del rachide cervicale e la perdita di una ciocca di capelli. L'imputato è stato condannato alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere di fr. 50.-- ciascuna, per complessivi fr. 500.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 100.--, da sostituirsi con una pena detentiva di due giorni in caso di mancato pagamento. Egli è inoltre stato condannato a pagare un indennizzo giusta l' di fr. 2'113.25 all'accusatrice privata. Quest'ultima è stata rinviata al foro civile riguardo alle pretese civili.\nB.\nContro la sentenza del Giudice della Pretura penale, B._ ha adito la Corte di appello e di revisione penale (CARP), chiedendo di essere prosciolto dall'imputazione di lesioni semplici, di annullare l'indennizzo giusta l' all'accusatrice privata, di accollare le spese procedurali allo Stato del Cantone Ticino e di riconoscergli un'indennità ai sensi dell' per le spese legali sostenute. Con sentenza del 20 luglio 2021, la Corte cantonale ha accolto l'appello e annullato il giudizio di primo grado. Ha prosciolto B._ dall'imputazione di lesioni semplici, ponendo gli oneri processuali per i procedimenti di primo grado e di appello a carico dello Stato del Cantone Ticino, tenuto altresì a versargli l'importo di fr. 4'917.15 a titolo di indennità secondo l'. La Corte cantonale ha inoltre respinto le istanze di indennizzo giusta l' presentate dall'accusatrice privata per la procedura di primo grado e per quella di appello.\nC.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale del 6 ottobre 2021 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di confermare il giudizio di primo grado. La ricorrente fa valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti.\nD.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"1bbe211c-8fb4-4d8c-b3ad-04fd097c3391","text":""} -{"id":"b164aa89-d895-4c22-9d35-0da434eb8c28","text":""} -{"id":"2100c275-4491-4b8d-8abf-55494435cda4","text":"Fatti :\nA.- C._, cittadino italiano nato nel 1941, ha lavorato in Svizzera dal 1961 al 1982 quale pittore nel ramo edile, solvendo regolari contributi di legge. Rientrato in patria ha continuato a svolgere l'attività a tempo parziale e a titolo indipendente. L'interessato, che non è beneficiario di una pensione d'invalidità italiana, ha versato contributi nelle assicurazioni sociali italiane dal 1° aprile al 31 luglio 1960 e nuovamente dal 1° gennaio al 31 dicembre 1992.\nIl 30 luglio 1998 C._ ha presentato una domanda di prestazioni all'assicurazione svizzera per l'invalidità, chiedendo il versamento di una rendita a dipendenza di una inabilità addebitabile a un'insufficienza lombare di grado medio, come pure ad esiti di una lesione tibio-tarsica destra verificatasi nel 1974 e indennizzata dall'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni con una rendita del 10%.\nEsperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI), con decisione 10 aprile 2000, ha respinto la domanda per carenza del requisito assicurativo al momento dell'insorgenza dell'invalidità, fatta risalire dall'amministrazione al 15 luglio 1997.\nB.- Assistito dal Patronato ACLI, C._ è insorto alla Commissione federale di ricorso in materia d'AVS\/AI per le persone residenti all'estero, chiedendo l'annullamento del provvedimento amministrativo e, con il supporto di ulteriore documentazione medica, in parte già nota, il riconoscimento di una rendita d'invalidità.\nCon pronunzia 10 gennaio 2001 il giudice commissionale ha respinto il gravame, confermando che la pretesa invalidità sarebbe insorta il 15 luglio 1997 e che a quella data faceva difetto la condizione assicurativa. Il giudizio faceva nondimeno notare che secondo la novella legislativa in vigore dal 1° gennaio 2001, a seguito della quale è stato abolito il presupposto assicurativo, l'insorgente poteva presentare all'amministrazione una nuova domanda per fare riesaminare la propria situazione.\nC.- Sempre assistito dal Patronato ACLI, C._, con atto 6 aprile 2001, interpone ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni.\nRinnova la richiesta di una rendita AI e, rilevando che gli attuali disturbi sarebbero da ricondurre all'infortunio del 1974 e avrebbero originato un'invalidità del 50% dal 1983, contesta la mancanza del requisito assicurativo.\nL'UAI propone di respingere il ricorso, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha rinunciato a determinarsi.\nD.- Con invio fax del 1° maggio 2001, il ricorrente chiede a questa Corte di sospendere la procedura, in attesa di fare riesaminare dall'UAI la propria situazione a partire dal 1° gennaio 2001, in virtù della novella legislativa.\nInterpellato, l'UAI si è opposto alla richiesta processuale."} -{"id":"8e291a3d-5a7e-481a-8d29-e1c3927635cd","text":"Fatti:\nA.\nA._ è proprietario della particella xxx di 4'549 m2 del Comune di Bellinzona, ubicata nella fascia collinare tra il Castello di Montebello e il Castello di Sasso Corbaro, beni culturali di interesse cantonale censiti nell'inventario degli insediamenti svizzeri da proteggere (ISOS) e patrimonio dell'umanità UNESCO. Il fondo, racchiuso tra la strada comunale che risale il pendio e un sentiero, è attribuito alla \"zona residenziale estensiva sottozona E\" e si trova all'interno del perimetro di rispetto del nucleo storico di Bellinzona. Su di esso insistono immobili di dimensioni contenute (sub A, B e C).\nB.\nNel novembre 2013 il proprietario ha inoltrato una domanda di costruzione preliminare a titolo informativo, concernente la costruzione di tre stabili di appartamenti collegati da un'autorimessa comune. L'Ufficio dei beni culturali (UBC) e l'Ufficio della natura e del paesaggio (UNP) hanno espresso una valutazione complessivamente positiva, sollevando alcune critiche riguardo all'inserimento paesaggistico dell'accesso veicolare. Il 18 febbraio 2014 il Municipio ha stabilito che il progetto rispettava l'ordinamento comunale, mentre l'accesso all'autorimessa doveva essere rivisto.\nC.\nNel frattempo, con domanda del 14 febbraio 2014, l'istante ha chiesto il permesso di demolire le costruzioni esistenti e realizzare al loro posto tre stabili (A, B e C) di tre livelli fuori terra, collegati a un'autorimessa seminterrata comune. AI progetto si sono opposte, tra altri, B._ e C._, proprietarie di fondi siti nelle vicinanze. I Servizi generali del Dipartimento del territorio hanno preavvisato favorevolmente il progetto, subordinandolo a condizioni.\nD.\nIl 16 agosto 2014, l'istante ha presentato una variante. Raccolto l'avviso favorevole dei servizi dipartimentali, il 12 novembre 2014 il Municipio, respinte le opposizioni, ha rilasciato il permesso. Il 25 agosto 2015 il Consiglio di Stato ha accolto un ricorso delle opponenti e ha annullato la licenza edilizia per violazione delle norme sulle altezze. Adito dal proprietario, con giudizio del 21 novembre 2016 il Tribunale cantonale amministrativo ne ha respinto il ricorso.\nE.\nAvverso questa sentenza A._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarla, unitamente a quella del Consiglio di Stato.\nNon è stato ordinato uno scambio di scritti."} -{"id":"17e6cc27-f815-4fb3-94f1-b4ffda12e362","text":"Fatti:\nFatti:\nA. La Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano aveva presentato alla Svizzera, il 14 ottobre 1996, una richiesta di assistenza giudiziaria, completata in particolare il 7 luglio 1997, nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di Giorgio Vanoni e altre persone, indagati per i reati di corruzione e di falso in bilancio. Il Gruppo Fininvest avrebbe in effetti costituito, attraverso complesse operazioni con risvolti illegali concernenti acquisti fittizi di diritti televisivi, ingenti disponibilità finanziarie anche su conti bancari svizzeri, di cui il gruppo è il beneficiario economico.\nA. La Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano aveva presentato alla Svizzera, il 14 ottobre 1996, una richiesta di assistenza giudiziaria, completata in particolare il 7 luglio 1997, nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di Giorgio Vanoni e altre persone, indagati per i reati di corruzione e di falso in bilancio. Il Gruppo Fininvest avrebbe in effetti costituito, attraverso complesse operazioni con risvolti illegali concernenti acquisti fittizi di diritti televisivi, ingenti disponibilità finanziarie anche su conti bancari svizzeri, di cui il gruppo è il beneficiario economico.\nB. Nell'ambito di ulteriori complementi rogatoriali, in particolare quello del 20 maggio 2002, la cui esecuzione è stata anch'essa delegata al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), concernenti un procedimento penale contro il citato indagato, Silvio Berlusconi, E._, Candia Camaggi, Fedele Confalonieri e Paolo Del Bue per i reati di appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio, ricettazione e riciclaggio, il Tribunale federale ha respinto rispettivamente dichiarato inammissibili numerosi ricorsi presentati da società e persone coinvolte (cfr. per esempio sentenze 1A.411\/1996 del 26 marzo 1997, 1A.285\/2000 del 13 marzo 2001, 1A.37\/2002 del 15 febbraio 2002, 1A.196 e 197\/2002 del 30 settembre 2002, 1A.73\/2003 del 17 settembre 2003, 1A.253 e 254\/2003 dell'11 marzo 2004, 1A.211, 212 e 217\/2004 del 18 ottobre 2004, 1A.193, 195 e 196\/2005 del 1° settembre 2005 e 1A.227\/2005 del 13 settembre 2005). Le inchieste concernono sospettate compravendite, in tutto o in parte fittizie o a prezzi artificiosamente maggiorati, di diritti televisivi effettuate da società del Gruppo Fininvest, in particolare per il tramite della società U._.\nB. Nell'ambito di ulteriori complementi rogatoriali, in particolare quello del 20 maggio 2002, la cui esecuzione è stata anch'essa delegata al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), concernenti un procedimento penale contro il citato indagato, Silvio Berlusconi, E._, Candia Camaggi, Fedele Confalonieri e Paolo Del Bue per i reati di appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio, ricettazione e riciclaggio, il Tribunale federale ha respinto rispettivamente dichiarato inammissibili numerosi ricorsi presentati da società e persone coinvolte (cfr. per esempio sentenze 1A.411\/1996 del 26 marzo 1997, 1A.285\/2000 del 13 marzo 2001, 1A.37\/2002 del 15 febbraio 2002, 1A.196 e 197\/2002 del 30 settembre 2002, 1A.73\/2003 del 17 settembre 2003, 1A.253 e 254\/2003 dell'11 marzo 2004, 1A.211, 212 e 217\/2004 del 18 ottobre 2004, 1A.193, 195 e 196\/2005 del 1° settembre 2005 e 1A.227\/2005 del 13 settembre 2005). Le inchieste concernono sospettate compravendite, in tutto o in parte fittizie o a prezzi artificiosamente maggiorati, di diritti televisivi effettuate da società del Gruppo Fininvest, in particolare per il tramite della società U._.\nC. In seguito a una comunicazione spontanea di informazioni da parte della Svizzera, che in tale ambito ha aperto un'indagine per titolo di riciclaggio riguardo al conto eee e al conto fff, cointestato rispettivamente intestato ad D.X._, con complemento del 24 ottobre 2005 (19a domanda integrativa), la citata Procura ha chiesto di eseguire ulteriori misure di assistenza, in particolare di acquisire nuovi documenti bancari di diverse società, amministrate dall'indagato E._, presso la W._SA, di sequestrare i conti dei quali D.X._ è titolare rispettivamente contitolare, sui quali sarebbero stati effettuati importanti bonifici provenienti dalle menzionate società, e di poter partecipare alla cernita della documentazione. Con decisione di entrata nel merito e incidentale del 25 ottobre 2005 il MPC ha ammesso la richiesta integrativa e ordinato le misure richieste. Con sentenza 1A.291\/2005 del 14 novembre 2005 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso di diritto amministrativo presentato da D.X._ contro la decisione incidentale.\nC. In seguito a una comunicazione spontanea di informazioni da parte della Svizzera, che in tale ambito ha aperto un'indagine per titolo di riciclaggio riguardo al conto eee e al conto fff, cointestato rispettivamente intestato ad D.X._, con complemento del 24 ottobre 2005 (19a domanda integrativa), la citata Procura ha chiesto di eseguire ulteriori misure di assistenza, in particolare di acquisire nuovi documenti bancari di diverse società, amministrate dall'indagato E._, presso la W._SA, di sequestrare i conti dei quali D.X._ è titolare rispettivamente contitolare, sui quali sarebbero stati effettuati importanti bonifici provenienti dalle menzionate società, e di poter partecipare alla cernita della documentazione. Con decisione di entrata nel merito e incidentale del 25 ottobre 2005 il MPC ha ammesso la richiesta integrativa e ordinato le misure richieste. Con sentenza 1A.291\/2005 del 14 novembre 2005 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso di diritto amministrativo presentato da D.X._ contro la decisione incidentale.\nD. Dopo aver respinto un'istanza di riesame e di revoca parziale del sequestro, mediante decisione di chiusura del 18 agosto 2006 il MPC ha ordinato la trasmissione all'Italia dei documenti del conto ggg e del conto fff, intestati ad D.X._, come pure del conto eee, di cui aveva ordinato il blocco degli averi (circa 13 milioni di franchi), cointestato ad D.X._ e al di lei padre H.X._.\nD. Dopo aver respinto un'istanza di riesame e di revoca parziale del sequestro, mediante decisione di chiusura del 18 agosto 2006 il MPC ha ordinato la trasmissione all'Italia dei documenti del conto ggg e del conto fff, intestati ad D.X._, come pure del conto eee, di cui aveva ordinato il blocco degli averi (circa 13 milioni di franchi), cointestato ad D.X._ e al di lei padre H.X._.\nE. Avverso questa decisione D.X._ presenta un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. Chiede, in via provvisionale, di concedere l'effetto sospensivo al gravame e, in via principale, di annullare la decisione di entrata nel merito e quella di chiusura e il blocco degli averi. Riguardo alla trasmissione dei documenti bancari dei tre conti, ella postula di annullare la decisione di chiusura. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nIl MPC e l'Ufficio federale di giustizia, quest'ultimo rinunciando a formulare osservazioni, propongono di respingere il ricorso. Nelle osservazioni, la ricorrente ribadisce le sue conclusioni. Il 6 marzo, il 5 giugno e il 25 ottobre 2007 ella ha prodotto complementi al ricorso."} -{"id":"38e8abc4-7d5f-4f63-a8dc-b03991a5bda8","text":"Fatti:\nA.\nIl 13 febbraio 2017 A._, nato nel 1988, di impiego elettricista e assicurato presso l'INSAI, si è infortunato mentre si trovava su di un'impalcatura, riportando una frattura della gamba destra. Essa è stata trattata il medesimo giorno con osteosintesi (chiodo centro-midollare). L'esame neurologico ha messo in luce una lesione del nervo peroneo e di quello tibiale. Il 1° marzo 2017 A._ è stato nuovamente operato. Ulteriori esami medici hanno confermato alcune lesioni e qualche deficit.\nL'INSAI con decisione del 17 luglio 2018, confermata su opposizione il 23 agosto 2018, ha rifiutato ad A._ una rendita di invalidità, siccome non risultava alcuna perdita economica. Tuttavia, l'assicuratore ha concesso un'indennità di menomazione all'integrità (IMI) del 15%.\nB.\nIl Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ha accolto nel senso dei considerandi il ricorso di A._, ha annullato la decisione su opposizione e ha rinviato gli atti per ulteriori accertamenti e nuova decisione. La Corte cantonale ha concluso che rimanevano dei dubbi circa le limitazioni sulla capacità lavorativa dal punto di vista neurologico e neurofarmacologico. Analoga sorte è stata destinata alla decisione sull'IMI. Per contro, il Tribunale amministrativo ha respinto il ricorso sugli aspetti relativi al raffronto dei redditi.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, chiedendo in via principale di ritenere un reddito da valido di fr. 65'000.- annui, previa verifica dell'equipollenza con l'AFC svizzero del titolo di formatore di cui è titolare l'assicurato. Egli propone poi altresì conclusioni subordinate.\nNon sono state chieste osservazioni al ricorso."} -{"id":"97915a38-275d-4854-825f-bb2cc6dc4a85","text":"Fatti:\nA.\nA.a. A._ è la proprietaria dell'attuale particella n. 774 del registro fondiario definitivo (RFD) del Comune di X._. Detta particella portava in precedenza, successivamente al raggruppamento dei terreni avvenuto fra gli anni 1938 e 1947, il n. 287 RT (raggruppamento terreni) ed era di proprietà di B._, che l'ha lasciato in legato alla nipote A._, entratane in possesso in data 9 ottobre 1997. Una misurazione del 1954 ha attestato una superficie della particella n. 774 pari a 3'764 m2. Con questi dati essa è stata intavolata a registro fondiario definitivo, entrato in vigore il 1° maggio 1965.\nA.b. Un sentiero pubblico, che porta il n. 1473 RFD, costeggia la particella n. 774 lungo i confini est e sud, e ricopre una superficie accertata di 208 m2. Tale sentiero figurava già nelle planimetrie del dicembre 1938 e del febbraio 1941 del progetto di raggruppamento dei terreni, tuttavia senza numero proprio.\nA.c. A seguito dell'entrata in vigore delle nuove ordinanze federali sulla misurazione ufficiale, nel 1999 un geometra revisore è stato incaricato di trasporre i piani catastali su un supporto elettronico. In quella circostanza, ha constatato che i confini della particella n. 774 coincidevano invero con quelli risultanti dalla lastra catastale del 1958, ma che la superficie risultava di 3'551 m2e non di 3'764 m2. Nei confronti della proprietaria, in data 18 luglio 2002 ha spiegato il divario con un errore di calcolo in occasione della misurazione precedente. Su suo invito, il giorno successivo l'ufficiale del registro fondiario ha corretto la superficie, giustificandola con un errore di misurazione.\nA.d. Dopo aver adito senza successo istanze cantonali non competenti, in data 25 settembre 2008 A._ ha promosso avanti al Pretore della Giurisdizione di Locarno Campagna un'azione di rettifica del registro fondiario, chiedendo l'accertamento della superficie della particella n. 774 in 3'764 m2e la cancellazione della particella n. 1473, quella del sentiero che costeggia la particella n. 774. Con giudizio 15 giugno 2012, il Pretore ha respinto la petizione.\nB.\nAdito da A._ con appello 20 agosto 2012, il Tribunale di appello del Cantone Ticino l'ha respinto, nella misura della sua ricevibilità, con la qui impugnata sentenza 25 febbraio 2015, confermando del pari la sentenza pretorile.\nC.\nCon allegato 1° aprile 2015, denominato \" zivilrechtliche Einheitsbeschwerde \" e redatto in tedesco, A._ (di seguito: ricorrente) impugna la sentenza cantonale postulando l'accertamento della superficie della particella n. 774 in 3'764 m2, la reiscrizione di tale dato a registro fondiario e la cancellazione dell'iscrizione \"errori di misurazione \"; in subordine, chiede l'annullamento della sentenza di appello ed il rinvio della causa all'istanza precedente per l'accertamento della corretta fattispecie (\"zwecks Feststellung eines korrekten Sachverhaltes\").\nNon sono state chieste determinazioni."} -{"id":"43ff7fc5-4478-4fd0-a754-ea980cee6977","text":"Fatti:\nA.\nIl 24 febbraio 2014 l'Istituto nazionale di assicurazioni contro gli infortuni (INSAI) ha decurtato del 50% le prestazioni in contanti erogate ad A._, nato nel 1967, poiché l'infortunio occorso il 25 dicembre 2012 sarebbe accaduto a causa di una violenta provocazione. Questo provvedimento è stato confermato su opposizione il 25 aprile 2014.\nB.\nCon giudizio del 4 marzo 2015 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha respinto un ricorso contro la decisione su opposizione.\nC.\nA._ presenta un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale con cui chiede, sollecitando la concessione dell'assistenza giudiziaria, il rinvio della causa al Tribunale cantonale delle assicurazioni, affinché conceda l'integralità delle prestazione senza decurtazione.\nNon sono state chieste osservazioni."} -{"id":"21666c3f-8894-4a46-b4a3-b0188295261b","text":"Fatti:\nA. Il 23 ottobre 2011 hanno avuto luogo le elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale per la legislatura 2011-2015. Nel Cantone Ticino l'elezione di otto deputati avviene con il sistema proporzionale a circondario unico. I candidati Monica Duca Widmer e Marco Romano della lista n. 7 del Partito Popolare Democratico e Generazione Giovani hanno ottenuto il medesimo numero di voti, ossia 23'979: uno solo dei due candidati poteva nondimeno essere eletto.\nB. Con comunicato stampa del 23 ottobre 2011 la Cancelleria dello Stato ha rilevato che il Governo cantonale doveva quindi procedere a un sorteggio. In un bollettino stampa del 25 ottobre successivo, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino, richiamate le norme vigenti in materia (art. 43 cpv. 3 e 20 della legge federale sui diritti politici del 17 dicembre 1976; LDP, RS 161.1 e art. 11 della relativa ordinanza del 24 maggio 1978, RS 161.11, ODP) e la giurisprudenza del Tribunale federale (), ha informato di non procedere a un riconteggio dei voti e, rinunciando all'opzione del sorteggio manuale e convalidata la procedura di sorteggio automatico avvenuta il 23 ottobre 2011, ha rilevato che l'esito dello stesso è stato favorevole alla candidata Monica Duca Widmer.\nC. Con scritto del 28 ottobre 2011 l'associazione Verdi Liberali Democratici, rappresentata da B._, ha sottoposto al Consiglio di Stato 37 domande inerenti allo svolgimento di dette elezioni, chiedendo di non pubblicare i dati elettorali prima di un'indagine sui fatti, di procedere al riconteggio delle schede e di accertare la validità dei giudizi di nullità delle stesse.\nD. Il 27 ottobre 2011 il Governo cantonale ha pubblicato il verbale di accertamento dei risultati della votazione (Foglio ufficiale della Repubblica e Cantone Ticino del giorno seguente, n. 86\/2011 pag. 8179-8185).\nAvverso questa pubblicazione l'associazione Verdi Liberali Democratici, A._, B._, C._, D._ e E._ hanno presentato, con un unico atto del 31 ottobre 2011 e un'aggiunta di stessa data, un \"ricorso al governo cantonale\" ai sensi dell'art. 77 cpv. 1 lett. c LDP, inoltrato pure al Consiglio federale e, \"per incombenti\", anche al Tribunale cantonale amministrativo e al Tribunale federale. Quest'ultimo, accertata l'assenza di una previa decisione governativa, l'ha dichiarato inammissibile con sentenza del 2 novembre 2011 (causa 1C_493\/2011). Con decisione del 9 novembre 2011 anche il Consiglio federale, ricordata la sua incompetenza nell'ambito dei diritti politici, ha dichiarato inammissibile il gravame. Statuendo l'8 novembre 2011, il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto, in quanto non stralciata dai ruoli poiché priva d'oggetto, l'istanza di ricusazione del Consiglio di Stato contenuta nella menzionata impugnativa.\nE. Con due decisioni distinte del 7 novembre 2011, il Consiglio di Stato ha poi respinto, in quanto ricevibile, il \"ricorso\" 28 ottobre 2011 dell'associazione Verdi Liberali Democratici rappresentata da B._ (risoluzione n. 5981), rispettivamente quello del 31 ottobre 2011 dell'associazione e dei cinque citati cittadini (risoluzione n. 5982).\nF. Avverso la decisione governativa n. 5981 l'associazione Verdi Liberali Democratici, A._, B._, C._, D._ e E._ presentano, l'11 novembre 2011, un ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono, in via principale, di annullare l'accertamento dei risultati dell'elezione e di ordinare al Governo cantonale di procedere al riconteggio delle schede elettorali; in via subordinata, di rinviare gli atti all'Esecutivo cantonale per promuovere determinate indagini e assumere le prove da loro richieste e, in via ancora più subordinata, di ingiungergli di conteggiare il numero di stralci del candidato Marco Romano, di sostituirli con quelli dei candidati iscritti in soprannumero e di proclamarlo eletto. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.\nLa Cancelleria federale, esprimendosi soltanto sul sorteggio, non formula proposte di giudizio. Con osservazioni del 17 novembre 2011, il Governo cantonale, sottolineata la carenza di motivazione del ricorso, propone di respingerlo in quanto ammissibile. Nella replica i ricorrenti ribadiscono le loro allegazioni."} -{"id":"89266031-a496-412b-8c6b-97b9404c0d76","text":"Fatti:\nA.\nAll'inizio del 2012 il Municipio di Giubiasco ha promosso l'idea di un'aggregazione del Bellinzonese. L'istanza di aggregazione di 17 Comuni è stata sottoscritta il 6 novembre 2012 dai rappresentanti di tutti i Comuni interessati. In seguito è stata costituita la relativa Commissione di studio, che il 26 marzo 2015 ha trasmesso al Consiglio di Stato il \"Rapporto finale sul progetto di aggregazione del Bellinzonese\". Nell'ambito della votazione consultiva del 18 ottobre 2015, il progetto aggregativo, accettato favorevolmente dal 59.42 % della popolazione del comprensorio interessato, è stato accolto da tredici Comuni, con percentuali che vanno dal 52 % all'83 % e respinto da quattro, ossia Arbedo-Castione, Cadenazzo, Lumino e Sant'Antonino, con percentuali contrarie dal 52 % all'87 %.\nB.\nDopo aver preso conoscenza del messaggio n. 7164 del 27 gennaio 2016 del Consiglio di Stato e del rapporto n. 7164R del 9 marzo 2016 della Commissione speciale aggregazione di Comuni, con decreto legislativo del 21 marzo 2016 il Gran Consiglio, rifiutati gli scenari di indire una nuova votazione consultiva e di un'aggregazione coatta di uno o più Comuni contrari, ha decretato l'aggregazione dei Comuni di Bellinzona, Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant'Antonio e Sementina in un nuovo Comune denominato Bellinzona a far tempo dalla costituzione del Municipio, prescindendo dalla fusione dei quattro Comuni contrari (Bollettino ufficiale delle leggi n. 22\/2016 del 13 maggio 2016, pag. 227-230).\nC.\nAvverso questo decreto legislativo Ivano Rizzi e 80 litisconsorti presentano un ricorso in materia di diritto pubblico per violazione del diritto di voto al Tribunale federale. Chiedono, concesso al gravame l'effetto sospensivo, di annullare l'impugnato decreto.\nCon decreto presidenziale del 5 luglio 2016 al ricorso è stato conferito effetto sospensivo.\nD.\nIl Comune di Sant'Antonino, rilevato che i suoi cittadini hanno ampiamente rifiutato l'aggregazione ed essendo toccato solo marginalmente dal decreto, non si pronuncia sul ricorso e si rimette al giudizio del Tribunale federale. Il Comune di Cadenazzo, estromesso dalla fusione, rinuncia a presentare una risposta, mentre quello di Arbedo-Castione, anch'esso escluso, rileva che il tema non lo concerne e chiede di non considerarlo quale parte. Il Comune di Lumino non si è espresso. I Comuni di Bellinzona, Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant'Antonio e Sementina propongono la reiezione del ricorso. Il Consiglio di Stato, per sé e in rappresentanza del Gran Consiglio, postula di respingerlo in quanto ammissibile. In replica i ricorrenti si riconfermano nelle loro tesi e domande di giudizio. Nella duplica, gli opponenti ribadiscono le loro conclusioni, mentre il Consiglio di Stato, con scritto del 7 ottobre 2016, rinuncia a presentare ulteriori osservazioni."} -{"id":"47a99b56-bcc9-49c6-b2a9-61f521d1c5d2","text":"Fatti:\nA.\nI membri della comunione ereditaria fu E.A._ e F.A._, ossia A.A._, B._, C._, D.A._, G._, H.H._ e I.H._, J._ e K.A._ (in seguito: comunione ereditaria A._) erano proprietari di numerose particelle nel Comune di X._. Tra le stesse figurava in particolare, in località Y._, il mappale n. 2110, con una superficie di 2'467 m2, parzialmente ricoperto da bosco e attribuito per la parte rimanente alla zona residenziale estensiva secondo il piano regolatore comunale approvato dal Consiglio di Stato il 14 ottobre 2008. Il piano del traffico prevedeva in particolare ad est del comparto in cui è situato il fondo una strada di servizio (via Y._) che tuttavia non giungeva fino ai suoi confini.\nB.\nLa particella n. 2110 è frattanto stata sottoposta a una procedura di raggruppamento terreni a carattere generale, il cui progetto di nuovo riparto dei fondi, allestito dal competente Consorzio, è stato approvato dal Consiglio di Stato il 21 dicembre 2005. Esso prevedeva in particolare l'attribuzione alla comunione ereditaria A._ del mappale n. 653 in località Y._, sostanzialmente corrispondente alla parti-cella n. 2110. Gli eredi A._ sono insorti contro il nuovo riparto dei fondi. Dopo una serie di atti che non occorre qui evocare e che hanno in particolare comportato una ridefinizione dei confini dei fondi nel comparto di Y._, il nuovo riparto è stato confermato dal Tribunale cantonale amministrativo con giudizio del 26 maggio 2017. Per accedere al mappale n. 653, nel contesto del riordino fondiario è segnatamente stato previsto un diritto di passo veicolare che parte da via Y._ e grava, per una fascia lunga circa 30 m, il confine sud dei mappali n. 719 e 703 e il confine nord dei mappali n. 707 e 713. Con sentenza 1C_355\/2017 del 5 ottobre 2017, il Tribunale federale ha respinto, in quanto ammissibile, un ricorso in materia di diritto pubblico della comunione ereditaria A._ contro il giudizio del 26 maggio 2017 della Corte cantonale.\nC.\nNel frattempo, il Consiglio comunale di X._ nella seduta del 12 marzo 2012 ha adottato la revisione del piano regolatore, che riuniva in un unico atto le pianificazioni locali dei Comuni esistenti prima della loro aggregazione nel Comune di X._. La revisione pianificatoria non ha sostanzialmente modificato l'estensione della zona edificabile e della strada di servizio nel comparto di Y._. A.A._, B._, C._ e D.A._ si sono aggravati contro la revisione del piano regolatore dinanzi al Consiglio di Stato che, con risoluzione del 10 novembre 2015, ha respinto il ricorso nella misura della sua ammissibilità ed ha contestualmente approvato il piano regolatore.\nD.\nCon sentenza del 25 ottobre 2017 il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto un ricorso presentato da A.A._, B._, C._ e dagli eredi di D.A._ contro la risoluzione governativa.\nE.\nA.A._, B._, C._ e gli eredi di D.A._ impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico del 3 dicembre 2017 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla e di riassegnare loro la particella n. 653 nella sua costituzione originaria ed integralmente attribuita alla zona edificabile. I ricorrenti fanno valere la violazione della garanzia della proprietà.\nNon sono state chieste osservazioni sul ricorso, ma è stato richiamato l'incarto cantonale."} -{"id":"2df49f76-cf93-4f02-bf7d-6ac0534a357b","text":"Fatti:\nA.\nCon un'istanza di conciliazione del 18 febbraio 2020 alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Sud, A._ ha chiesto la condanna del Comune di X._ al pagamento di fr. 37'893.-- a titolo di risarcimento danni e riparazione morale, oltre alle spese esecutive aggiuntive, in conseguenza della cancellazione d'ufficio della sua residenza nel Comune a partire dal 22 luglio 2018. Secondo l'interessata, la cancellazione sarebbe stata indebita e le avrebbe impedito di beneficiare di prestazioni assistenziali.\nB.\nAll'udienza di conciliazione del 12 maggio 2020, preso atto che il Comune di X._ aveva avversato la pretesa e che le parti non erano giunte ad un accordo, il Pretore aggiunto supplente ha fissato a A._ un termine di dieci giorni per versare un anticipo di fr. 300.-- delle spese processuali presumibili, con l'avvertenza che in caso di mancato pagamento entro un termine suppletorio ulteriore, non sarebbe entrato nel merito della procedura.\nC.\nA._ ha impugnato la decisione del 12 maggio 2020 sulla richiesta di anticipo delle spese giudiziarie con un reclamo alla III Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino. Ha sostanzialmente addotto di non disporre dei mezzi necessari per fare fronte al pagamento dell'anticipo richiesto. La reclamante ha inoltre chiesto di conferire l'effetto sospensivo al gravame. Statuendo sul reclamo con sentenza dell'8 luglio 2020, la III Camera civile del Tribunale d'appello lo ha respinto, dichiarando priva d'oggetto la domanda di effetto sospensivo. La Corte cantonale ha rinunciato in via eccezionale a prelevare spese processuali per la procedura di reclamo ed ha conseguentemente dichiarato priva d'oggetto la domanda di assistenza giudiziaria presentata in quella sede.\nD.\nFrattanto, con decisione del 25 maggio 2020, constatato il mancato pagamento dell'anticipo entro il termine stabilito il 12 maggio 2020, il Pretore aggiunto supplente ha fissato a A._ un termine suppletorio di cinque giorni per versare l'importo di fr. 300.--, con l'avvertenza che, in caso di mancato pagamento, non sarebbe entrato nel merito della procedura. Con decisione del 9 luglio 2020, constatato che l'istante non aveva provveduto al pagamento dell'anticipo richiesto nemmeno entro il termine suppletorio e preso atto della sentenza dell'8 luglio 2020 della Corte cantonale, il Pretore della Giurisdizione di Mendrisio-Sud ha stralciato dai ruoli la procedura. Ha contestualmente rinunciato, in via eccezionale, a prelevare spese processuali a carico dell'istante.\nE.\nContro la decisione di stralcio del 9 luglio 2020 A._ ha adito la II Camera civile del Tribunale d'appello, che con sentenza del 28 agosto 2020 ha respinto l'appello. La Corte cantonale ha rinunciato a prelevare spese processuali ed ha quindi rilevato che la domanda di gratuito patrocinio per quella sede diveniva senza oggetto.\nF.\nA._ impugna questa sentenza con un ricorso del 29 settembre 2020 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla. Chiede contestualmente di annullare il decreto di stralcio e di rinviare gli atti alla Pretura, affinché le conceda l'assistenza giudiziaria e le rilasci l'autorizzazione ad agire. La ricorrente postula inoltre di essere ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria per la sede federale. Fa essenzialmente valere la violazione degli art. 5, 9, 29, 29a e 30 Cost.\nG.\nLa Corte cantonale comunica di rinunciare a presentare osservazioni. Il Comune di X._ si rimette al giudizio del Tribunale federale.\nCon decreto presidenziale del 6 ottobre 2020 è stata respinta la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo contenuta nel gravame."} -{"id":"1a4d190a-494b-4155-a880-457bad801871","text":"Fatti:\nFatti:\nA. A.a P._, nato nel 1956, già attivo in qualità di manovale, in data 23 novembre 2000 è rimasto vittima di un infortunio professionale a seguito del quale ha riportato una frattura bimalleolare alla caviglia sinistra lussata. L'infortunio è stato assunto dall'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI) che ha corrisposto le prestazioni di legge.\nA seguito dell'intervento di asportazione del materiale di osteosintesi, effettuato nel gennaio 2002, è subentrata un'infezione con conseguente lesione eczematosa. L'assicurato ha pure accusato una grave gonalgia mediale al ginocchio sinistro.\nMediante decisione su opposizione 18 giugno 2001, cresciuta in giudicato, l'INSAI ha negato la propria responsabilità con riferimento alla gonartrosi per carenza del necessario rapporto di causalità naturale con l'evento infortunistico del novembre 2000. Riguardo alle affezioni ortopediche assicurate, ritenendo l'assicurato pienamente abile nella sua attività di manovale, l'assicuratore infortuni ha soppresso ogni prestazione a partire dal 30 settembre 2002 e ha rifiutato l'erogazione di una rendita d'invalidità come pure di un'indennità per menomazione dell'integrità (decisione su opposizione del 18 marzo 2003, confermata il 9 marzo 2005 anche in seguito al giudizio di rinvio 19 novembre 2004 del Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino). Per quel che concerne la lesione eczematosa nella zona della cicatrice sulla caviglia sinistra, dopo averla inizialmente ritenuta irrilevante ai fini di una ulteriore (in)capacità lavorativa e avere ribadito la piena capacità lavorativa dell'assicurato a partire dal 30 settembre 2002, l'INSAI, esperiti ulteriori accertamenti, ha prolungato fino al 7 maggio 2004 (data di dimissione dalla Clinica X._) il diritto all'indennità giornaliera (decisione dell'8 ottobre 2004). Tuttavia, evidenziando l'esistenza di un sovraindennizzo, l'assicuratore infortuni ha comunicato di non potere versare le indennità per il periodo 20 novembre 2002 - 7 maggio 2004.\nA.b Il 21 giugno 2001 il ricorrente ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti.\nCon decisione del 23 aprile 2004, esperiti gli accertamenti del caso e accertata la possibilità di svolgere pienamente un'attività leggera, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) ha riconosciuto il diritto a una rendita intera d'invalidità con effetto dal 1° novembre 2001 al 31 dicembre 2002, negandolo per contro, per difetto di invalidità di grado pensionabile (35%), per il periodo successivo. Per il resto, ha pure rifiutato il diritto a provvedimenti professionali per \"mancanza di volontà\" dell'assicurato di svolgere una prova presso il Centro per la formazione professionale e sociale Y._. Statuendo su opposizione e preso atto delle conclusioni di una perizia ortopedica commissionata al dott. C._, che aveva concluso per una capacità lavorativa totale dell'assicurato in attività leggere, prevalentemente ma non prettamente sedentarie, con possibilità di cambiamento libero della posizione delle gambe sotto il piano di lavoro, senza necessità di azionamento di pedali con la gamba sinistra, senza esposizione a cambiamenti repentini e frequenti della temperatura o del grado di umidità dell'ambiente e senza esposizione diretta a sorgenti di aria condizionata, l'Ufficio AI ha stabilito un grado d'invalidità del 37% (sulla base di un reddito da valido di fr. 56'427.- e di un reddito da invalido di fr. 35'589.-) e confermato di conseguenza il rifiuto di una rendita dopo il 31 dicembre 2002 (decisione su opposizione del 18 novembre 2005).\nCon decisione del 23 aprile 2004, esperiti gli accertamenti del caso e accertata la possibilità di svolgere pienamente un'attività leggera, l'Ufficio AI del Cantone Ticino (UAI) ha riconosciuto il diritto a una rendita intera d'invalidità con effetto dal 1° novembre 2001 al 31 dicembre 2002, negandolo per contro, per difetto di invalidità di grado pensionabile (35%), per il periodo successivo. Per il resto, ha pure rifiutato il diritto a provvedimenti professionali per \"mancanza di volontà\" dell'assicurato di svolgere una prova presso il Centro per la formazione professionale e sociale Y._. Statuendo su opposizione e preso atto delle conclusioni di una perizia ortopedica commissionata al dott. C._, che aveva concluso per una capacità lavorativa totale dell'assicurato in attività leggere, prevalentemente ma non prettamente sedentarie, con possibilità di cambiamento libero della posizione delle gambe sotto il piano di lavoro, senza necessità di azionamento di pedali con la gamba sinistra, senza esposizione a cambiamenti repentini e frequenti della temperatura o del grado di umidità dell'ambiente e senza esposizione diretta a sorgenti di aria condizionata, l'Ufficio AI ha stabilito un grado d'invalidità del 37% (sulla base di un reddito da valido di fr. 56'427.- e di un reddito da invalido di fr. 35'589.-) e confermato di conseguenza il rifiuto di una rendita dopo il 31 dicembre 2002 (decisione su opposizione del 18 novembre 2005).\nB. Patrocinato dall'avv. Marco Broggini, P._ ha deferito quest'ultimo provvedimento al Tribunale cantonale delle assicurazioni, al quale ha chiesto di assegnargli una rendita intera d'invalidità a partire da 1° gennaio 2003.\nCon pronuncia 8 novembre 2006, la Corte cantonale - statuendo per giudice unico - ha parzialmente accolto il ricorso e rinviato gli atti all'amministrazione per nuova definizione del diritto alla rendita d'invalidità. Facendo notare che l'interessato aveva presentato dei periodi di incapacità lavorativa anche dopo il 31 dicembre 2002, il giudice cantonale non ha ritenuto corretto limitare il diritto alla rendita intera a tale data. Egli ha di conseguenza ordinato di rivalutare tale diritto tenendo conto dei periodi di incapacità lavorativa definiti dall'INSAI per l'affezione dermatologica e di fare pertanto decorrere il miglioramento dello stato di salute, con conseguente raggiungimento della piena capacità lavorativa, dal 7 maggio 2004.\nC. Sempre assistito dall'avv. Broggini, l'assicurato ha interposto ricorso al Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), al quale chiede l'allestimento di una perizia medico-giudiziaria a livello universitario e, in annullamento del giudizio cantonale, il riconoscimento di una rendita d'invalidità anche per il periodo successivo al 6 maggio 2004.\nChiamato a pronunciarsi sul gravame, l'UAI propone la reiezione del gravame, mentre l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali non si è determinato."} -{"id":"2a667001-b42b-47c7-b80d-271d8ca0a347","text":""} -{"id":"22015377-fb12-49e6-9d15-139dee4a5ead","text":""} -{"id":"6113a2bf-c7d0-4e94-9ba0-5b22afb7db57","text":"Fatti:\nA.\nLa A._ SA è stata iscritta nel registro di commercio del Cantone Ticino nel luglio 1995. Fino al novembre 2015 la sua sede si trovava in via ttt, a U._ (TI). Da quella data, la società è stata trasferita nel Cantone dei Grigioni, dove ha in seguito cambiato vari indirizzi (segnatamente a V._, W._ e X._). Essa ha il seguente scopo sociale: \"...\".\nB._, domiciliata ad Y._ (TI), è membro del consiglio di amministrazione della società, con diritto di firma individuale. C._, pure domiciliata ad Y._ (TI), è direttrice con diritto di firma individuale.\nB.\nCon decisione pregiudiziale del 22 dicembre 2017, l'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche del Cantone Ticino ha rivendicato l'assoggettamento illimitato della A._ SA anche dopo il trasferimento nel Cantone dei Grigioni, siccome la sua amministrazione effettiva era rimasta nel Cantone Ticino.\nLa decisione del fisco ticinese è stata in seguito confermata, sia su reclamo (30 luglio 2018), sia su ricorso alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (30 gennaio 2019).\nC.\nCon ricorso in materia di diritto pubblico del 27 febbraio 2019, la A._ SA si è rivolta al Tribunale federale, domandando che la sentenza della Corte cantonale sia annullata e accertato che, dal 2015, la società è illimitatamente imponibile nel Cantone dei Grigioni.\nLa Camera di diritto tributario e il fisco ticinese hanno chiesto che il ricorso sia respinto. L'Amministrazione federale delle contribuzioni non ha formulato osservazioni, indicando che la procedura ex art. 108 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull'imposta federale diretta [LIFD; RS 642.11], pendente davanti ad essa, sarebbe stata sospesa fino alla pronuncia da parte del Tribunale federale. Chiamato ad esprimersi, il fisco del Cantone dei Grigioni ha invece sostenuto che la società debba essere tassata illimitatamente nel Cantone dei Grigioni siccome, in seguito a un sopralluogo svolto il 24 ottobre 2018 presso la sede a X._ (GR), avrebbe constatato la presenza di personale e infrastrutture adeguate per poter svolgere il lavoro di fiduciario."} \ No newline at end of file