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acquis_31997L0068 | DIRETTIVA 97/68/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 16 dicembre 1997 concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai provvedimenti da adottare contro l'emissione di inquinanti gassosi e particolato inquinante prodotti dai motori a combustione interna destinati all'installazione su macchine mobili non stradali
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 100 A,
vista la proposta della Commissione (1),
visto il parere del Comitato economico e sociale (2),
deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 189 B del trattato (3), visto il progetto comune approvato dal comitato di conciliazione l'11 novembre 1997,
(1) considerando che il programma politico e d'azione della Comunità europea a favore dell'ambiente e di uno sviluppo (4) sostenibile riconosce quale principio fondamentale il fatto che tutti i cittadini debbano essere protetti adeguatamente contro i rischi per la salute dovuti all'inquinamento atmosferico e che, a tal fine, occorre in particolare controllare le emissioni di biossido di azoto (NO2), particolato (PT) - fumi neri e di altri inquinanti quali il monossido di carbonio (CO); che, per evitare la formazione di ozono troposferico (O3) e le relative ripercussioni sulla salute e sull'ambiente, occorre ridurre le emissioni degli ossidi di azoto (NOx) e degli idrocarburi (HC), precursori; che, per evitare i danni ambientali causati dall'acidificazione, sarà inoltre necessario ridurre anche le emissioni di NOx e di HC;
(2) considerando che nell'aprile del 1992 la Comunità ha sottoscritto il protocollo ECE/ONU relativo alla riduzione dei composti organici volatili (COV) e che nel dicembre 1993 ha aderito al protocollo sulla riduzione degli NOx (adesione), entrambi connessi alla Convenzione del 1979 sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza approvata nel luglio 1982;
(3) considerando che l'obiettivo di ridurre il livello delle emissioni inquinanti prodotte dai motori delle macchine mobili non stradali e l'instaurazione e il funzionamento del mercato interno per i motori e le macchine non possono essere realizzati in modo soddisfacente dai singoli Stati membri e possono di conseguenza essere meglio realizzati mediante il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle misure contro l'inquinamento atmosferico causato dai motori destinati all'installazione su macchine mobili non stradali;
(4) considerando che da recenti indagini condotte dalla Commissione emerge che le emissioni prodotte dai motori delle macchine mobili non stradali rappresentano una parte significativa delle emissioni totali di origine antropica di alcuni inquinanti atmosferici nocivi; che la categoria dei motori ad accensione spontanea disciplinati dalla presente direttiva contribuisce notevolmente all'inquinamento atmosferico causato dai NOx e dalle PT, in particolare rispetto a quello causato dal settore del trasporto su strada;
(5) considerando che le emissioni prodotte dalle macchine mobili terrestri non stradali, dotate di motori ad accensione spontanea, ed in particolare le emissioni di NOx e di PT, sono particolarmente preoccupanti in tale settore; che queste fonti devono essere in primo luogo sottoposte a regolamentazione, pur essendo opportuno mantenere la possibilità di ampliare successivamente il campo di applicazione della presente direttiva per includervi il controllo delle emissioni prodotte dai motori di altre macchine mobili non stradali, inclusi i gruppi elettrogeni trasportabili, misurate impiegando appropriati cicli di prova, in particolare quelle prodotte da motori a benzina; che si può ottenere una riduzione significativa delle emissioni di CO e HC estendendo il campo di applicazione della presente direttiva ai motori a benzina;
(6) considerando che si dovrebbe introdurre quanto prima una normativa sul controllo delle emissioni prodotte dai motori dei trattori per uso agricolo e forestale che fissi norme e requisiti pienamente coerenti con la presente direttiva e assicuri un livello di protezione ambientale equivalente al livello stabilito da quest'ultima;
(7) considerando che, per quanto riguarda le procedure di certificazione, è stata adottata la soluzione dell'omologazione, rivelatasi il metodo europeo che ha resistito alla prova del tempo per l'omologazione dei veicoli stradali e dei relativi componenti; che è stato inserito un nuovo elemento, ovvero l'omologazione di un motore capostipite, in rappresentanza di un gruppo di motori (famiglia di motori), costruito sulla base di criteri di progettazione e componenti analoghi;
(8) considerando che i motori prodotti in conformità con i requisiti della presente direttiva devono essere marcati e notificati di conseguenza alle autorità che rilasciano l'omologazione; che, per limitare l'onere amministrativo, non è stato previsto alcun controllo diretto da parte delle autorità circa le date di produzione dei motori relative ai requisiti più rigorosi; che la libertà lasciata ai costruttori comporta che questi ultimi agevolino l'esecuzione di controlli saltuari da parte delle autorità e comunichino i piani di produzione ad intervalli regolari; che l'osservanza assoluta delle notifiche effettuate nell'ambito di questa procedura non è obbligatoria, ma che un elevato livello di conformità faciliterebbe la pianificazione dei controlli da parte delle autorità che rilasciano l'omologazione e favorirebbe relazioni di maggior fiducia tra costruttori e dette autorità;
(9) considerando che le omologazioni concesse a norma della direttiva 88/77/CEE (5) e del regolamento ECE/ONU n. 49, serie 02, compreso nell'allegato IV, appendice II della direttiva 92/53/CEE (6), sono ritenute equivalenti a quelle previste dalla presente direttiva nella sua prima fase;
(10) considerando che i motori conformi ai requisiti della presente direttiva e che rientrano nel suo campo di applicazione devono poter essere venduti e utilizzati negli Stati membri; che essi non devono essere disciplinati da altre disposizioni nazionali in materia di emissioni; che gli Stati membri competenti in materia di omologazione adotteranno le misure di controllo necessarie;
(11) considerando che, nel definire le nuove procedure di prova e i valori limite, occorre tener conto delle caratteristiche d'impiego di questi tipi di motori;
(12) considerando che è opportuno introdurre le nuove norme secondo l'approccio in due fasi già sperimentato;
(13) considerando che, nel caso di motori a potenza più elevata, sembra più facile ottenere una sostanziale riduzione delle emissioni, essendo possibile applicare la tecnologia sviluppata per i motori destinati ai veicoli stradali; che, sulla base di queste considerazioni è stata prevista un'applicazione graduale dei requisiti, iniziando con quella più elevata delle tre fasce di potenza per la fase I; che il medesimo principio è stabilito per la fase II, ad eccezione di una quarta fascia di potenza non inclusa nella fase I;
(14) considerando che per il settore delle macchine mobili non stradali che è ora regolamentato ed è il più importante oltre a quello dei trattori agricoli rispetto alle emissioni prodotte dal trasporto stradale, si può prevedere che la presente direttiva consentirà una notevole riduzione delle emissioni; che, grazie alle ottime prestazioni generali dei motori diesel relativamente alle emissioni di CO e di HC, il margine di miglioramento rispetto alle emissioni totali è estremamente ridotto;
(15) considerando che, onde poter intervenire in circostanze eccezionali a livello tecnico o economico, sono state previste procedure intese ad esentare i costruttori dagli obblighi derivanti dalla presente direttiva;
(16) considerando che, al fine di garantire la «conformità della produzione» dopo l'omologazione dei motori, i costruttori dovranno adottare i provvedimenti del caso; che, per i casi in cui si riscontra una mancanza di conformità, sono previste procedure d'informazione, azioni correttive e una procedura di cooperazione che consentiranno di risolvere eventuali controversie tra Stati membri in materia di conformità dei motori omologati;
(17) considerando che la presente direttiva lascia impregiudicato il diritto degli Stati membri di stabilire prescrizioni che garantiscano la protezione dei lavoratori durante l'impiego delle macchine mobili non stradali;
(18) considerando che i requisiti tecnici contenuti in taluni allegati della presente direttiva dovrebbero essere integrati ed eventualmente adeguati al progresso tecnico secondo una procedura di comitato;
(19) considerando che dovrebbero essere previste disposizioni al fine di garantire che le prove dei motori siano svolte in base alle regole di buona prassi di laboratorio;
(20) considerando che occorre promuovere gli scambi globali nel settore armonizzando, per quanto possibile, i limiti di emissione vigenti nella Comunità con quelli applicati o previsti nei paesi terzi;
(21) considerando che è pertanto necessario prevedere la possibilità di riesaminare la situazione in base alla disponibilità e fattibilità economica di nuove tecnologie e alla luce dei progressi compiuti nell'attuazione della seconda fase,
(22) considerando che in data 20 dicembre 1994 il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno concluso un accordo su un modus vivendi relativo alle misure di esecuzione degli atti adottati secondo la procedura di cui all'articolo 189 B del trattato (7),
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1 Obiettivi
Scopo della presente direttiva è ravvicinare le legislazioni degli Stati membri in materia di parametri di emissione e procedure di omologazione per i motori destinati all'installazione su macchine mobili non stradali. Essa contribuirà al buon funzionamento del mercato unico, proteggendo nel contempo la salute umana e l'ambiente.
Articolo 2 Definizioni
Ai fini della presente direttiva, si intende per:
- macchina mobile non stradale, qualsiasi macchina mobile, apparecchiatura mobile industriale o veicolo, con o senza carrozzeria, non destinato al trasporto di passeggeri o merci su strada su cui sia montato un motore a combustione interna, quale specificato nell'allegato I, sezione 1;
- omologazione, il procedimento mediante il quale uno Stato membro certifica che un tipo di motore a combustione interna, ovvero una famiglia di motori soddisfa i requisiti tecnici della presente direttiva in materia di emissioni di inquinanti gassosi e particolato;
- tipo di motore, una categoria di motori che non differiscono tra loro per quanto riguarda le caratteristiche essenziali definite nell'allegato II, appendice 1;
- famiglia di motori, un gruppo di motori stabilito dal costruttore che, per progetto, si presume abbiano emissioni dallo scarico analoghe e che soddisfino i requisiti della presente direttiva;
- motore capostipite, un motore selezionato all'interno di una famiglia di motori, tale da soddisfare i requisiti di cui ai punti 6 e 7 dell'allegato I;
- potenza del motore, la potenza netta specificata all'allegato I, punto 2.4;
- data di produzione del motore, la data in cui il motore supera il controllo finale dopo essere uscito dalla linea di produzione. A questo punto il motore è pronto per essere consegnato o immagazzinato;
- immissione sul mercato, l'azione di rendere disponibile nel mercato comunitario, a titolo oneroso o gratuito, un prodotto contemplato dalla presente direttiva, destinato ad essere distribuito e/o utilizzato all'interno della Comunità;
- costruttore, la persona o l'ente responsabile, verso l'autorità che rilascia l'omologazione, di tutti gli aspetti del procedimento di omologazione e della conformità della produzione; non è indispensabile che detta persona o ente partecipino direttamente a tutte le fasi di costruzione del motore;
- autorità che rilascia l'omologazione, l'autorità o le autorità competenti di uno Stato membro responsabile di tutti gli aspetti dell'omologazione di un motore o di una famiglia di motori, del rilascio e della revoca delle schede di omologazione, nonché di assicurare il collegamento con le autorità omologanti degli altri Stati membri e di verificare le disposizioni prese dai costruttori per controllare la conformità della produzione;
- servizio tecnico, gli organismi o gli enti designati come laboratorio di prova per l'esecuzione di prove o ispezioni a nome dell'autorità che rilascia l'omologazione di uno Stato membro; questa funzione può essere svolta anche dalla stessa autorità che rilascia l'omologazione;
- scheda informativa, il documento che figura nell'allegato II;
- documentazione informativa, la documentazione completa o la raccolta di dati, disegni, fotografie, ecc., forniti dal richiedente al servizio tecnico o all'autorità che rilascia l'omologazione come prescritto dalla scheda informativa;
- fascicolo di omologazione, la documentazione informativa e tutti i verbali di prova e gli altri documenti che il servizio tecnico o l'autorità incaricata dell'omologazione hanno aggiunto alla documentazione informativa nello svolgimento delle proprie funzioni;
- indice del fascicolo di omologazione, il documento in cui è elencato il contenuto del fascicolo di omologazione, opportunamente numerato o altrimenti contrassegnato in modo che ogni pagina sia chiaramente identificabile.
Articolo 3 Domanda di omologazione
1. La domanda di omologazione di un motore o di una famiglia di motori è presentata dal costruttore all'autorità che rilascia l'omologazione di uno Stato membro. Essa è accompagnata dalla documentazione informativa contenente i dati specificati nel documento di cui all'allegato II della presente direttiva. I motori conformi alle caratteristiche del tipo di motore descritte nell'allegato II, appendice 1 sono sottoposti all'esame del servizio tecnico, responsabile delle prove di omologazione.
2. Nel caso di una domanda di omologazione di una famiglia di motori, se l'autorità che rilascia l'omologazione ritiene che la domanda relativa al motore capostipite presentato non rappresenti perfettamente la famiglia di motori descritta nell'allegato II, appendice 2, viene presentato un motore capostipite alternativo e, se necessario, supplementare determinato dall'autorità che rilascia l'omologazione ai fini dell'omologazione di cui al paragrafo 1.
3. Qualsiasi domanda relativa ad un tipo di motore o una famiglia di motori può essere presentata unicamente presso un solo Stato membro. Per ogni tipo o famiglia da omologare deve essere presentata una domanda distinta.
Articolo 4 Procedura di omologazione
1. Lo Stato membro che riceve la domanda concede l'omologazione a tutti i tipi o famiglie di motori conformi alle informazioni contenute nella documentazione informativa e che soddisfano le prescrizioni della presente direttiva.
2. Lo Stato membro completa tutte le parti corrispondenti della scheda di omologazione, il cui modello figura nell'allegato VI della presente direttiva per ciascun tipo o famiglia di motori da esso omologati e redige o verifica il contenuto dell'indice del fascicolo di omologazione. Le schede di omologazione sono numerate secondo il metodo descritto nell'allegato VII. La scheda di omologazione compilata ed i relativi allegati sono trasmessi al richiedente.
3. Quando il motore da omologare svolge la propria funzione o presenta una particolare caratteristica soltanto in connessione con altri elementi della macchina mobile non stradale, e per questa ragione la conformità a una o più prescrizioni può essere verificata soltanto quando il motore da omologare funziona in connessione con altri elementi della macchina, simulati o reali, l'omologazione dello o dei motori deve essere limitata di conseguenza. La scheda di omologazione di un tipo o di una famiglia di motori indica in tal caso le eventuali restrizioni di utilizzazione e le eventuali condizioni di montaggio.
4. L'autorità di ciascuno Stato membro che rilascia l'omologazione:
a) invia ogni mese alle autorità che rilasciano l'omologazione degli altri Stati membri l'elenco (contenente le menzioni indicate nell'allegato VIII) delle omologazioni dei tipi o famiglie di motori rilasciate, negate o revocate nel corso dello stesso mese;
b) su richiesta dell'autorità di un altro Stato membro che rilascia l'omologazione, invia immediatamente:
- copia della scheda di omologazione del tipo o famiglia di motore e/o il fascicolo di omologazione relativo a ciascun tipo o famiglia di motore per il quale ha rilasciato, negato o revocato l'omologazione, e/o
- l'elenco dei motori prodotti in base alle omologazioni concesse a norma dell'articolo 6, paragrafo 3, contenente le informazioni di cui all'allegato IX, e/o
- copia della dichiarazione di cui all'articolo 6, paragrafo 4.
5. Ogni anno, oppure su richiesta, le autorità di ogni Stato membro che rilasciano l'omologazione inviano alla Commissione una copia della scheda tecnica di cui all'allegato X relativa ai motori omologati dopo la data dell'ultima notifica.
Articolo 5 Modifiche delle omologazioni
1. Lo Stato membro che ha rilasciato l'omologazione deve adottare i provvedimenti necessari per essere informato di qualsiasi modifica delle informazioni che figurano nel fascicolo di omologazione.
2. La domanda di modifica o di estensione di un'omologazione è presentata esclusivamente all'autorità dello Stato membro che ha rilasciato l'omologazione originaria.
3. Ove siano mutate le indicazioni che figurano nel fascicolo di omologazione, l'autorità che rilascia l'omologazione del suddetto Stato membro:
- rilascia, se necessario, le pagine modificate del fascicolo di omologazione, contrassegnando ciascuna pagina modificata in modo che risulti chiaramente la natura della modifica e la data della nuova pubblicazione; in occasione di ogni modifica, essa modifica anche l'indice del fascicolo di omologazione (allegato alla scheda di omologazione) in modo da indicare le date delle ultime pagine modificate;
- rilascia una scheda di omologazione modificata (contrassegnata da un numero di estensione) ove siano mutati alcuni dati in essa contenuti (esclusi gli allegati) oppure se, dopo la data indicata nell'omologazione, siano mutati i requisiti della presente direttiva. Sulla scheda di omologazione aggiornata sono chiaramente indicati il motivo della modifica e la data della nuova pubblicazione.
Se l'autorità che rilascia l'omologazione del suddetto Stato membro ritiene che una modifica apportata a un fascicolo di omologazione giustifichi nuove prove o nuove verifiche, essa ne informa il costruttore e rilascia i documenti sopraindicati solo previo esito positivo delle nuove prove o verifiche.
Articolo 6 Conformità
1. Il costruttore deve apporre su ciascuna unità fabbricata in conformità al tipo omologato, le marcature di cui all'allegato I, punto 3, ivi compreso il numero di omologazione.
2. Se la scheda di omologazione contiene, a norma dell'articolo 4, paragrafo 3, restrizioni d'uso, il costruttore deve fornire, per ciascuna unità prodotta, informazioni dettagliate su tali restrizioni e indicare le condizioni di montaggio. Qualora una serie di tipi di motori sia consegnata ad un unico costruttore di macchine, è sufficiente fornire a quest'ultimo, al massimo entro la data di consegna del primo motore, un'unica scheda informativa contenente anche i relativi numeri di identificazione dei motori.
3. Su richiesta dell'autorità che ha rilasciato l'omologazione, il costruttore detentore di una scheda di omologazione deve inviare entro 45 giorni a decorrere dalla fine di ogni anno civile e senza indugio dopo ogni data di attuazione in caso di modifica dei requisiti della presente direttiva, nonché immediatamente dopo ogni altra data eventualmente stabilita da detta autorità, un elenco contenente la serie di numeri di identificazione per ogni tipo di motore prodotto in base ai requisiti della presente direttiva a partire dalla presentazione dell'ultima relazione o dal momento in cui i requisiti della presente direttiva entrano in vigore. Se il sistema di codifica del motore non lo prevede, l'elenco in questione deve indicare la correlazione tra i numeri di identificazione e i relativi tipi o famiglie di motori e i numeri di omologazione. L'elenco deve inoltre contenere informazioni particolari qualora il costruttore cessi di produrre un tipo o una famiglia di motori omologati. Se non è richiesto l'invio a scadenza regolare di questo elenco all'autorità che rilascia l'omologazione, il costruttore deve conservarlo per un periodo minimo di 20 anni.
4. Entro 45 giorni dalla fine di ciascun anno civile, e comunque alla scadenza delle date di attuazione di cui all'articolo 9, il costruttore deve inviare all'autorità che ha rilasciato l'omologazione una dichiarazione che specifichi i tipi e le famiglie di motori, nonché i relativi codici di identificazione dei motori, che intende produrre a partire da quella data.
Articolo 7 Accettazione di omologazioni equivalenti
1. Deliberando su proposta della Commissione, il Parlamento europeo e il Consiglio possono riconoscere l'equivalenza tra le condizioni e le disposizioni relative all'omologazione dei motori previste dalla presente direttiva e le procedure stabilite da regolamentazioni internazionali o di paesi terzi, nell'ambito di accordi multilaterali o bilaterali tra la Comunità e i paesi terzi.
2. Le omologazioni rilasciate a norma della direttiva 88/77/CEE conformi con le fasi A o B di cui all'articolo 2 e all'allegato I, sezione 6, punto 2.1 della direttiva 91/542/CEE (8) e, se del caso, i relativi marchi di omologazione, sono accettati per la fase I di cui all'articolo 9, punto 2 della presente direttiva. Tale validità cessa al momento dell'attuazione obbligatoria della fase II di cui all'articolo 9, punto 3 della presente direttiva.
Articolo 8 Immatricolazione ed immissione sul mercato
1. Gli Stati membri non possono negare, se del caso, l'immatricolazione o l'immissione sul mercato dei motori nuovi conformi ai requisiti della presente direttiva, siano essi già montati su macchine o no.
2. Gli Stati membri permettono, se del caso, l'immatricolazione o l'immissione sul mercato soltanto dei motori nuovi conformi ai requisiti della presente direttiva, siano essi già montati su macchine o no.
3. L'autorità dello Stato membro che ha rilasciato l'omologazione adotta i provvedimenti necessari per registrare e controllare, eventualmente in collaborazione con le autorità che rilasciano l'omologazione degli altri Stati membri, i numeri d'identificazione dei motori prodotti in base ai requisiti della presente direttiva.
4. Può essere effettuato un controllo supplementare dei suddetti numeri in combinazione con il controllo della conformità della produzione di cui all'articolo 11.
5. Per il controllo dei numeri d'identificazione, il costruttore o i suoi agenti stabiliti nella Comunità forniscono senza indugio, su richiesta dell'autorità competente, tutte le informazioni necessarie in merito ai suoi acquirenti, nonché i numeri d'identificazione dei motori prodotti a norma dell'articolo 6, paragrafo 3. Qualora i motori siano venduti ad un costruttore di macchine, le suddette informazioni supplementari non sono necessarie.
6. Se, a richiesta dell'autorità incaricata dell'omologazione, il costruttore non è in grado di verificare i requisiti di cui all'articolo 6, in particolare in collegamento con il paragrafo 5 del presente articolo, l'omologazione concessa al relativo tipo o famiglia di motori a norma della presente direttiva, può essere revocata. In tal caso, la procedura d'informazione segue le modalità descritte all'articolo 12, paragrafo 4.
Articolo 9 Calendario
1. RILASCIO DELLE OMOLOGAZIONI
A decorrere dal 30 giugno 1998, gli Stati membri non possono negare l'omologazione per un tipo di motore o una famiglia di motori, o non rilasciare il documento di cui all'allegato VI né possono imporre, per l'omologazione, ulteriori requisiti in materia di emissioni che inquinano l'atmosfera, per le macchine mobili non stradali su cui sia montato un motore, se il motore soddisfa i requisiti stabiliti dalla presente direttiva in materia di emissioni di inquinanti gassosi e particolato.
2. FASE I DI OMOLOGAZIONE (CATEGORIE DI MOTORI A/B/C)
Gli Stati membri negano il rilascio dell'omologazione per un tipo di motore o una famiglia di motori e il rilascio di un documento di cui all'allegato VI e ogni altra omologazione, in merito alle emissioni, per le macchine mobili non stradali su cui sia montato un motore:
successivamente al 30 giugno 1998, per motori di potenza pari a:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
se il motore non soddisfa i requisiti stabiliti dalla presente direttiva e se le emissioni di inquinanti gassosi e particolato prodotti dal motore in questione non sono conformi ai valori limite definiti nella tabella di cui al punto 4.2.1 dell'allegato I.
3. FASE II DI OMOLOGAZIONE (CATEGORIE DI MOTORI: D, E, F, G)
Gli Stati membri rifiutano di rilasciare l'omologazione per un tipo di motore o una famiglia di motori e di rilasciare il documento di cui all'allegato VI e ogni altra omologazione per le macchine mobili non stradali su cui sia montato un motore:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
se il motore non soddisfa i requisiti stabiliti dalla presente direttiva e se le emissioni di inquinanti gassosi e particolato prodotti dal motore in questione non sono conformi ai valori limite definiti nella tabella di cui al punto 4.2.3 dell'allegato I.
4. REGISTRAZIONE E IMMISSIONE SUL MERCATO E DATA DI PRODUZIONE DEL MOTORE
A decorrere dalle date sotto indicate, con l'eccezione delle macchine e dei motori destinati all'esportazione in paesi terzi, gli Stati membri permettono l'immatricolazione, se del caso, e l'immissione sul mercato di motori nuovi, già montati su macchine o no, soltanto se essi soddisfano i requisiti della presente direttiva e soltanto se ciascun motore è omologato in base ad una delle categorie definite ai paragrafi 2 e 3.
Fase I
- categoria A successivamente al 31 dicembre 1998
- categoria B successivamente al 31 dicembre 1998
- categoria C successivamente al 31 marzo 1999
Fase II
- categoria D successivamente al 31 dicembre 2000
- categoria E successivamente al 31 dicembre 2001
- categoria F successivamente al 31 dicembre 2002
- categoria G successivamente al 31 dicembre 2003
Per ciascuna categoria, gli Stati membri possono tuttavia posporre di due anni l'applicazione del requisito menzionato per i motori prodotti ad una data precedente alla corrispondente data indicata nel presente comma.
L'autorizzazione rilasciata ai motori della fase I decade a decorrere dall'attuazione obbligatoria della fase II.
Articolo 10 Esenzioni e procedure alternative
1. I requisiti di cui all'articolo 8, paragrafi 1 e 2 e dell'articolo 9, paragrafo 4 non si applicano:
- ai motori ad uso delle forze armate;
- ai motori esentati in base al paragrafo 2.
2. Su richiesta del costruttore, ciascuno Stato membro può esentare i motori di fine serie ancora in magazzino o le giacenze di macchine mobili non stradali relativamente ai loro motori, dall'applicazione delle scadenze per l'immissione sul mercato di cui all'articolo 9, paragrafo 4 purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:
- prima dell'entrata in vigore dei termini stabiliti, il costruttore deve presentare domanda alle autorità che rilasciano l'omologazione dello Stato membro che ha omologato il o i rispettivi tipi o famiglie di motori;
- la domanda del costruttore deve contenere l'elenco dei motori nuovi non immessi sul mercato entro i termini stabiliti, a norma dell'articolo 6, paragrafo 3; nel caso di motori disciplinati per la prima volta dalla presente direttiva, il costruttore deve presentare domanda alle autorità che rilascia l'omologazione dello Stato membro in cui sono immagazzinati i motori in questione;
- la domanda deve specificare i motivi tecnici o economici che la giustificano;
- i motori devono essere conformi ad un tipo o a una famiglia per i quali l'omologazione non risulta più valida, o che non hanno richiesto in passato l'omologazione ma che sono stati prodotti entro i termini stabiliti;
- i motori devono essere stati materialmente immagazzinati nel territorio nella Comunità prima della scadenza dei termini;
- per l'applicazione dell'esenzione, il numero massimo di motori nuovi di uno o più tipi immessi sul mercato in ciascuno Stato membro non deve superare il 10 % dei motori nuovi di tutti i tipi interessati, immessi sul mercato nell'anno precedente all'interno dello Stato membro in questione;
- se lo Stato membro accetta la domanda, entro il termine di un mese deve comunicare alle autorità che rilasciano l'omologazione degli altri Stati membri le informazioni e i motivi che giustificano l'esenzione concessa ai costruttori;
- lo Stato membro che concede l'esenzione a norma del presente articolo deve verificare che il costruttore si conformi a tutti gli obblighi del caso;
- per ciascun motore in questione l'autorità responsabile dell'omologazione rilascia un certificato di conformità ove figura una voce speciale; ove occorra, si può utilizzare un documento codificato contenente tutti i numeri di identificazione dei motori in questione;
- gli Stati membri comunicano ogni anno alla Commissione l'elenco delle esenzioni concesse, indicandone i motivi.
Questa possibilità è limitata a un periodo di 12 mesi a decorrere dalla data in cui i motori sono stati sottoposti per la prima volta alle scadenze per l'immissione sul mercato.
Articolo 11 Provvedimenti relativi alla conformità della produzione
1. Lo Stato membro che rilascia l'omologazione adotta i provvedimenti necessari per accertare, in merito alle specifiche di cui al punto 5 dell'allegato I, eventualmente in collaborazione con le autorità che rilasciano l'omologazione degli altri Stati membri, se siano stati presi i provvedimenti necessari per garantire il controllo efficace della conformità della produzione.
2. Lo Stato membro che ha rilasciato l'omologazione adotta i provvedimenti necessari per accertare, in merito alle specifiche di cui al punto 5 dell'allegato I, eventualmente in collaborazione con le autorità responsabili dell'omologazione degli altri Stati membri, che i provvedimenti di cui al paragrafo 1 continuino ad essere adeguati e che i motori prodotti che recano un numero di omologazione a norma della presente direttiva continuino ad essere conformi alla descrizione contenuta nella scheda di omologazione del tipo o della famiglia di motori omologati e ai relativi allegati.
Articolo 12 Non conformità al tipo o alla famiglia omologati
1. Si ha non conformità al tipo o alla famiglia omologata quando si constatano divergenze rispetto alle informazioni contenute nella scheda di omologazione o nel fascicolo di omologazione che non sono state autorizzate, a norma dell'articolo 5, paragrafo 3, dallo Stato membro che ha rilasciato l'omologazione.
2. Se lo Stato membro che ha rilasciato l'omologazione constata che i motori accompagnati da un certificato di conformità o che recano un marchio di omologazione non sono conformi al tipo o alla famiglia da esso omologati, adotta i provvedimenti necessari affinché i motori prodotti siano nuovamente conformi al tipo o alla famiglia omologati. Le autorità che rilasciano l'omologazione di detto Stato membro notificano alle autorità responsabili dell'omologazione degli altri Stati membri i provvedimenti presi, che possono giungere fino alla revoca dell'omologazione.
3. Se uno Stato membro dimostra che i motori che recano un numero di omologazione non sono conformi al tipo o alla famiglia omologati, può chiedere allo Stato membro che ha concesso l'omologazione di verificare se i motori in produzione sono conformi al tipo o alla famiglia omologati. Tale verifica deve essere effettuata entro sei mesi dalla data della richiesta.
4. Le autorità che rilasciano l'omologazione degli Stati membri si informano reciprocamente, entro il termine di un mese, della revoca di un'omologazione e dei motivi che la giustificano.
5. Se lo Stato membro che ha rilasciato l'omologazione contesta la mancata conformità di cui è stato informato, gli Stati membri interessati si impegnano a risolvere la controversia. La Commissione è tenuta informata e procede, ove necessario, alle opportune consultazioni al fine di pervenire ad una soluzione.
Articolo 13 Requisiti per la protezione dei lavoratori
La presente direttiva lascia impregiudicata la facoltà degli Stati membri di stabilire, nel rispetto del trattato, i requisiti ritenuti necessari per assicurare la protezione dei lavoratori che usano le macchine cui si applica la presente direttiva, purché ciò non pregiudichi l'immissione sul mercato dei motori in questione.
Articolo 14 Adeguamento al progresso tecnico
1. Ad eccezione dei requisiti di cui all'allegato I, punto 1, punti da 2.1 a 2.8 e punto 4, tutte le modifiche necessarie per adeguare gli allegati della presente direttiva al progresso tecnico sono adottate dalla Commissione, assistita dal comitato istituito a norma dell'articolo 13 della direttiva 92/53/CEE e secondo la procedura stabilita all'articolo 15 della presente direttiva.
Articolo 15 Procedura di comitato
1. Il rappresentante della Commissione sottopone al comitato un progetto delle misure da adottare. Il comitato formula il suo parere sul progetto entro un termine che il presidente può fissare in funzione dell'urgenza della questione in esame. Il parere è formulato alla maggioranza prevista all'articolo 148, paragrafo 2 del trattato per l'adozione delle decisioni che il Consiglio deve prendere su proposta della Commissione. Nelle votazioni in seno al comitato, ai voti dei rappresentanti degli Stati membri è attribuita la ponderazione fissata nell'articolo precitato. Il Presidente non partecipa al voto.
2. a) La Commissione adotta misure che sono immediatamente applicabili.
b) Tuttavia se tali misure non sono conformi al parere espresso dal comitato, la Commissione le comunica immediatamente al Consiglio. In tal caso:
- la Commissione può differire di tre mesi al massimo, a decorrere da tale comunicazione, l'applicazione delle misure da essa decise;
- il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può prendere una decisione diversa entro il termine di cui al primo trattino.
Articolo 16 Autorità responsabili dell'omologazione e servizi tecnici
Gli Stati membri notificano alla Commissione e agli altri Stati membri i nomi e gli indirizzi delle autorità che rilasciano l'omologazione e dei servizi tecnici responsabili ai fini della presente direttiva. I servizi notificati devono soddisfare i requisiti di cui all'articolo 14 della direttiva 92/53/CEE.
Articolo 17 Recepimento nel diritto interno
1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva non oltre il 30 giugno 1998.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione le disposizioni di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
Articolo 18 Entrata in vigore
La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Articolo 19 Ulteriore riduzione dei limiti di emissione
Entro il 2000, il Parlamento europeo e il Consiglio deliberano in merito alla proposta che sarà presentata dalla Commissione entro il 1999 su un'ulteriore riduzione dei limiti di emissione, tenendo conto dell'insieme delle tecniche disponibili in materia di controllo delle emissioni inquinanti l'atmosfera prodotte da motori ad accensione spontanea, nonché della situazione in materia di qualità dell'aria.
Articolo 20 Destinatari
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, addì 16 dicembre 1997.
Per il Parlamento europeo
Il Presidente
J. M. GIL-ROBLES
Per il Consiglio
Il Presidente
J. LAHURE
(1) GU C 328 del 7.12.1995, pag. 1.
(2) GU C 153 del 28.3.1996, pag. 2.
(3) Parere del Parlamento europeo del 25 ottobre 1995 (GU C 308 del 20.11.1995, pag. 29), posizione comune del Consiglio del 20 gennaio 1997 (GU C 123 del 21.4.1997, pag. 1) e decisione del Parlamento europeo del 13 maggio 1997 (GU C 167 del 2.7.1997, pag. 22). Decisione del Parlamento europeo del 16 dicembre 1997. Decisione del Consiglio del 4 dicembre 1997.
(4) Risoluzione del Consiglio e dei Rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in seno di Consiglio del 1° febbraio 1993 (GU C 138 del 17.5.1993, pag. 1).
(5) Direttiva 88/77/CEE del Consiglio, del 3 dicembre 1987, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai provvedimenti da prendere contro l'emissione di gas inquinanti prodotti dai motori ad accensione spontanea destinati alla propulsione dei veicoli (GU L 36 del 9.2.1988, pag. 33). Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 96/1/CE (GU L 40 del 17.2.1996, pag. 1).
(6) Direttiva 92/53/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1992, che modifica la direttiva 70/156/CEE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative all'omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi (GU L 225 del 10.8.1992, pag. 1).
(7) GU C 102 del 4.4.1996, pag. 1.
(8) GU L 295 del 25. 10. 1991, pag. 1.
ALLEGATO I
CAMPO DI APPLICAZIONE, DEFINIZIONI, SIMBOLI E ABBREVIAZIONI, MARCATURA DEL MOTORE, SPECIFICHE E PROVE, CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE, PARAMETRI PER LA DEFINIZIONE DELLA FAMIGLIA DI MOTORI, SCELTA DEL MOTORE CAPOSTIPITE
1. CAMPO DI APPLICAZIONE
La presente direttiva si applica ai motori destinati ad essere montati sulle macchine mobili non stradali.
Essa non si applica ai motori che azionano:
- i veicoli definiti nella direttiva 70/156/CEE (1), e dalla direttiva 92/61/CEE (2),
- i trattori agricoli definiti nella direttiva 74/150/CEE (3).
Per rientrare nel campo d'applicazione della presente direttiva, i motori devono inoltre essere montati su macchine conformi ai seguenti requisiti specifici:
A. macchine destinate o idonee a far muovere, o a essere mosse, su terreno con o senza strada, con un motore ad accensione per compressione avente una potenza netta conformemente al punto 2.4, compresa tra 18 kW e 560 kW (4), e che funzionano a velocità intermittente più che ad una sola velocità costante.
Sono compresi in questa definizione i motori delle seguenti macchine (elenco non limitativo):
- impianti industriali di perforazione, compressori, ecc.,
- macchine da cantiere, comprendenti pale caricatrici ed apripista a ruote, trattori e pale caricatrici cingolati, caricatori su autocarro, autocarri fuoristrada, escavatori idraulici, ecc.,
- macchine agricole e motocoltivatori,
- macchine forestali,
- macchine agricole semoventi (esclusi i trattori sopra definiti),
- apparecchiature per la movimentazione dei materiali,
- elevatori a forca semoventi,
- macchine per la manutenzione stradale semoventi (motolivellatrici, rulli compressori, asfaltatrici),
- spazzaneve,
- attrezzature di supporto aeroportuali,
- piattaforme elevabili,
- autogru.
La presente direttiva non si applica ai seguenti veicoli;
B. navi
C. locomotive ferroviarie
D. aeromobili
E. gruppi elettrogeni
2. DEFINIZIONI, SIMBOLI E ABBREVIAZIONI
Ai fini della presente direttiva, si intendono per:
2.1. motore ad accensione per compressione, un motore che funziona secondo il principio dell'accensione per compressione (per esempio il motore diesel);
2.2. inquinanti gassosi, il monossido di carbonio, gli idrocarburi (considerando un rapporto C1: H1,85) e gli ossidi di azoto espressi in biossido di azoto (NO2) equivalente;
2.3. particolato inquinante, qualsiasi materiale raccolto mediante determinati filtri dopo avere diluito i gas di scarico del motore ad accensione per compressione con aria filtrata pulita ad una temperatura massima di 52 °C (325 k);
2.4. potenza netta, la potenza in «kW CEE» ottenuta al banco di prova all'estremità dell'albero a gomiti, o al suo equivalente, misurata secondo il metodo CEE per la misura della potenza dei motori a combustione interna per veicoli stradali stabilito dalla direttiva 80/1269/CEE (5), esclusa la potenza assorbita dalla ventola di raffreddamento del motore (6); la prova viene eseguita nelle condizioni e con il carburante di riferimento specificati nella presente direttiva;
2.5. regime nominale, la velocità massima di rotazione a pieno carico ammessa dal regolatore, specificata dal costruttore;
2.6. carico percentuale, la frazione della coppia massima disponibile ad una data velocità del motore;
2.7. regime di coppia massima, la velocità del motore alla quale si ottiene dal motore la coppia massima, specificata dal costruttore;
2.8. regime intermedio, la velocità del motore che soddisfa uno dei seguenti requisiti:
- per motori progettati per funzionare a varie velocità lungo una curva di coppia a pieno carico, il regime intermedio è il regime di coppia massima dichiarato se questo è compreso tra il 60 % e il 75 % del regime nominale;
- se il regime di coppia massima dichiarato è minore del 60 % del regime nominale, il regime intermedio è il 60 % del regime nominale;
- se il regime di coppia massima dichiarato è maggiore del 75 % del regime nominale, il regime intermedio è il 75 % del regime nominale.
2.9. Simboli e abbreviazioni
2.9.1. %gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
2.9.2. %gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
2.9.3. %gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
3. MARCATURE DEL MOTORE
3.1. Il motore omologato in quanto entità tecnica deve recare:
3.1.1. il marchio di fabbrica o la ragione sociale del costruttore del motore;
3.1.2. il tipo di motore, la famiglia di motori (se applicabile) e un numero di identificazione unico del motore;
3.1.3. il numero di omologazione CE descritto nell'allegato VII.
3.2. Le marcature devono avere una durata pari alla vita utile del motore e devono essere chiaramente leggibili e indelebili. Se si utilizzano etichette o targhette, queste devono essere apposte in maniera tale che anche il fissaggio abbia una durata pari alla vita utile del motore e non devono poter essere rimosse senza essere distrutte o cancellate.
3.3. La marcatura deve essere apposta su una parte del motore necessaria per il normale funzionamento dello stesso e che non deve, in linea di massima, essere sostituita per tutta la vita del motore.
3.3.1. La marcatura deve trovarsi in una posizione facilmente visibile per una persona di altezza media dopo che il motore è stato completato con tutti i dispositivi ausiliari occorrenti per il suo funzionamento.
3.3.2. Ogni motore deve essere munito di una targhetta supplementare amovibile, in materiale durevole, recante tutti i dati specificati al punto 3.1 e, se necessario, collocata in modo tale che le marcature di cui al medesimo punto risultino facilmente visibili per una persona di altezza media e facilmente accessibili quando il motore è montato su una macchina.
3.4. La codifica dei motori nel contesto dei numeri di identificazione deve permettere la determinazione inequivocabile della sequenza di produzione.
3.5. Prima di uscire dalla linea di produzione, il motore deve recare tutte le marcature.
3.6. La posizione esatta delle marcature del motore deve essere dichiarata nell'allegato VI, parte 1.
4. SPECIFICHE E PROVE
4.1. Informazioni generali
Gli elementi che possono influire sull'emissione di inquinanti gassosi e di particolato devono essere progettati, costruiti e montati in modo che il motore, in condizioni normali d'uso e nonostante le vibrazioni alle quali può essere sottoposto, soddisfi le disposizioni della presente direttiva.
I provvedimenti tecnici presi dal costruttore devono garantire che le emissioni suddette siano effettivamente limitate in conformità con la presente direttiva, per la normale durata di vita del motore e nelle normali condizioni d'uso. Queste disposizioni sono considerate soddisfatte se sono soddisfatte rispettivamente le disposizioni dei punti 4.2.1, 4.2.3 e 5.3.2.1.
Se si utilizza un convertitore catalitico e/o una trappola del particolato, il costruttore deve dimostrare, mediante prove di durata, che possono essere eseguite dal costruttore stesso secondo buona pratica ingegneristica, e mediante corrispondente documentazione, che questi dispositivi di post-trattamento sono praticamente in grado di funzionare correttamente per tutta la durata della vita del motore. I documenti devono essere presentati in conformità con i requisiti del punto 5.2 e in particolare del punto 5.2.3. Una corrispondente garanzia deve essere assicurata al cliente. È ammessa la sostituzione programmata del dispositivo dopo un certo periodo di funzionamento del motore. Qualsiasi intervento di regolazione, riparazione, smontaggio, pulitura o sostituzione di componenti del motore o di sistemi, eseguito regolarmente allo scopo di evitare un funzionamento difettoso del motore nel contesto del dispositivo di post-trattamento, verrà effettuato solo nella misura tecnicamente necessaria per assicurare un corretto funzionamento del sistema di controllo delle emissioni. Di conseguenza, i requisiti di manutenzione programmata devono essere inclusi nel manuale per l'utente e devono essere coperti dalle disposizioni di garanzia succitate e approvati prima della concessione dell'omologazione. Nella scheda informativa che figura nell'allegato II della presente direttiva deve essere incluso un estratto del manuale relativo alla manutenzione e alla sostituzione del dispositivo o dei dispositivi di trattamento e alle condizioni di garanzia.
4.2. Specifiche relative alle emissioni di inquinanti
Gli inquinanti gassosi e il particolato emessi dal motore sottoposto a prova devono essere misurati con i metodi descritti nell'allegato V.
Sono accettati altri sistemi o analizzatori, purché essi forniscano risultati equivalenti ai seguenti sistemi di riferimento:
- per le emissioni gassose misurate sullo scarico tal quale, il sistema illustrato nella figura 2 dell'allegato V;
- per le emissioni gassose misurate sullo scarico diluito di un sistema di diluizione a portata piena, il sistema illustrato nella figura 3 dell'allegato V;
- per le emissioni di particolato, il sistema di diluizione a portata piena funzionante con un filtro separato per ciascuna modalità oppure con il metodo del filtro singolo illustrato nella figura 13 dell'allegato V.
La determinazione dell'equivalenza del sistema deve essere basata su uno studio di correlazione su sette (o più) cicli di prova tra il sistema in considerazione e uno o più dei sistemi di riferimento di cui sopra.
Il criterio di equivalenza è definito come concordanza, nei limiti del ± 5 %, tra le medie dei valori pesati delle emissioni del ciclo. Il ciclo da impiegare è quello indicato nell'allegato III, punto 3.6.1.
Per introdurre un nuovo sistema nella direttiva, la determinazione dell'equivalenza deve essere basata sul calcolo di ripetibilità e riproducibilità descritto nella norma ISO 5725.
4.2.1. Le emissioni di monossido di carbonio, idrocarburi, ossido d'azoto e particolato non devono superare, per la fase I, i valori indicati nella tabella seguente:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
4.2.2. I limiti di emissione di cui al punto 4.2.1 sono misurati all'uscita del motore e devono essere raggiunti prima di applicare un qualsiasi dispositivo di posttrattamento dello scarico.
4.2.3. Le emissioni di monossido di carbonio, idrocarburi, ossidi d'azoto e particolato non devono superare, per la fase II, i valori indicati nella tabella seguente:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
4.2.4. Nel caso in cui, come definito nel punto 6 in combinato disposto con l'allegato II, appendice 2, una famiglia di motori copra più di una fascia di potenza, i valori delle emissioni del motore capostipite (omologazione) e di tutti i tipi di motore che rientrano nella stessa famiglia devono essere conformi ai requisiti più severi della fascia di potenza superiore. Il richiedente può, per sua libera scelta, limitare la definizione delle famiglie di motori a singole fasce di potenza e richiedere la relativa omologazione.
4.3. Installazione sulle macchine mobili
L'installazione del motore sulla macchina mobile deve essere conforme alle limitazioni enunciate nell'ambito dell'omologazione. Inoltre, devono essere sempre soddisfatte le seguenti caratteristiche in merito all'omologazione del motore:
4.3.1. la depressione all'aspirazione non deve superare quella specificata per il motore omologato nell'allegato II, appendice 1 o 3 rispettivamente;
4.3.2. la contropressione allo scarico non deve superare quella specificata per il motore omologato nell'allegato II, appendice 1 o 3 rispettivamente.
5. CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE
5.1. Per quanto riguarda la verifica dell'esistenza di disposizioni e procedure atte ad assicurare un controllo efficace della conformità della produzione prima di concedere l'omologazione, l'autorità che rilascia l'omologazione deve accettare anche la conformità del costruttore in base alla norma armonizzata EN 29002 (nel cui ambito ricadono i motori in oggetto) o ad una norma equivalente. Il costruttore deve fornire i dettagli della registrazione e impegnarsi ad informare l'autorità che rilascia l'omologazione di qualsiasi revisione della sua validità o del campo di applicazione. Per verificare la costante conformità coi requisiti del punto 4.2, devono essere eseguiti idonei controlli della produzione.
5.2. Il detentore dell'omologazione deve in particolare:
5.2.1. garantire l'esistenza di procedure efficaci di controllo della qualità del prodotto;
5.2.2. avere accesso alle apparecchiature di controllo necessarie per controllare la conformità con ciascun tipo omologato;
5.2.3. assicurare che i dati dei risultati delle prove siano registrati e che i documenti allegati rimangano a disposizione per un periodo di tempo che sarà determinato in accordo con l'autorità che rilascia l'omologazione.
5.2.4. analizzare i risultati di ciascun tipo di prova allo scopo di verificare e assicurare la stabilità delle caratteristiche del motore, tenendo conto delle variazioni del processo industriale di produzione;
5.2.5. assicurare che tutte le volte che un campionamento di motori o loro componenti rivela una non conformità con il tipo di prova considerato si eseguano un altro campionamento e un'altra prova. Devono essere attuati tutti i provvedimenti necessari per ristabilire la conformità della corrispondente produzione.
5.3. L'autorità competente che ha concesso l'omologazione può in qualunque momento verificare i metodi di controllo della conformità applicati a ciascuna unità di produzione.
5.3.1. Ad ogni ispezione, devono essere presentati all'ispettore i registri delle prove e il registro di controllo della produzione.
5.3.2. Se il livello di qualità è insoddisfacente o se si ritiene necessario verificare la validità dei dati presentati in applicazione del punto 4.2, si adotta la seguente procedura:
5.3.2.1. un motore viene prelevato dalla serie e sottoposto alle prove descritte nell'allegato III. Le emissioni di ossido di carbonio, idrocarburi, ossidi d'azoto e particolato non devono superare rispettivamente i valori indicati nella tabella del punto 4.2.1, ottenuti nelle condizioni del punto 4.2.2, o nella tabella del punto 4.2.3.
5.3.2.2. Se il motore prelevato non soddisfa i requisiti del punto 5.3.2.1, il costruttore può chiedere che vengano eseguite misurazioni su un campione di motori corrispondenti alla stessa specifica prelevati dalla serie e comprendente il motore prelevato inizialmente. Il costruttore fissa l'entità n del campione in accordo con il servizio tecnico. I motori, tranne quello prelevato inizialmente, vengono sottoposti ad una prova. Per ciascun inquinante viene quindi determinata la media aritmetica (%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
) dei risultati ottenuti sul campione. La produzione della serie sarà considerata conforme se è soddisfatta la seguente condizione:
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
+ k 7 St %amp%le; L (7)
dove:
L: è il valore limite stabilito nel punto 4.2.1/4.2.3 per ciascun inquinante considerato;
k: è un fattore statistico che dipende da n e che è dato dalla tabella seguente:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
se n %amp%ge; 20, k = 0,860 %amp%radic;n
5.3.3. L'autorità che rilascia l'omologazione o il servizio tecnico incaricato di verificare la conformità della produzione esegue prove su motori parzialmente o completamente rodati, secondo le specifiche del costruttore.
5.3.4. La frequenza normale delle ispezioni autorizzate dalle autorità competenti è di una all'anno. Se non sono soddisfatti i requisiti del punto 5.3.2, l'autorità competente deve assicurare che vengano intraprese tutte le azioni necessarie per ristabilire la conformità della produzione quanto più rapidamente possibile.
6. PARAMETRI PER LA DEFINIZIONE DELLA FAMIGLIA DI MOTORI
La famiglia di motori può essere definita in base a parametri fondamentali di progetto che devono essere comuni a tutti i motori della famiglia. In alcuni casi, l'interazione tra parametri è ammessa. È necessario tener conto anche di questi effetti per assicurare che all'interno di una famiglia di motori siano inclusi solo motori con caratteristiche simili di emissioni allo scarico.
Affinché due motori siano considerati appartenenti alla stessa famiglia di motori, devono avere in comune i seguenti parametri fondamentali:
6.1. Ciclo di combustione:
- 2 tempi
- 4 tempi
6.2. Fluido di raffreddamento:
- aria
- acqua
- olio
6.3. Cilindrata unitaria:
- i motori devono rientrare in una fascia totale di variazione del 15 %
- numero dei cilindri per motori con dispositivo di post-trattamento
6.4. Metodo di aspirazione dell'aria:
- aspirazione naturale
- con sovralimentazione
6.5. Tipo/disegno della camera di combustione:
- pre-camera
- camera di turbolenza
- camera aperta
6.6. Valvole e luci: configurazione, dimensioni e numero:
- testata cilindri
- parete cilindri
- basamento motore
6.7. Sistema di alimentazione carburante:
- iniettore a pompa
- pompa in linea
- pompa distributore
- elemento singolo
- iniettore unitario
6.8. Caratteristiche varie:
- ricircolo dei gas di scarico
- iniezione d'acqua/emulsione
- iniezione d'aria
- sistema di raffreddamento della sovralimentazione
6.9. Post-trattamento dello scarico
- catalizzatore di ossidazione
- catalizzatore di riduzione
- reattore termico
- trappola del particolato
7. SCELTA DEL MOTORE CAPOSTIPITE
7.1. Il motore capostipite della famiglia deve essere selezionato in base al criterio principale della quantità massima di carburante erogata per ogni corsa al regime dichiarato di coppia massima. Nel caso in cui due o più motori condividano questo criterio principale, il motore capostipite sarà scelto in base al criterio secondario della quantità massima di carburante erogata per ogni corsa al regime nominale. In certi casi, l'autorità omologante può ritenere che il caso peggiore per quanto riguarda il livello delle emissioni di una famiglia venga caratterizzato meglio provando un secondo motore. Pertanto, l'autorità omologante può selezionare un secondo motore da sottoporre a prova, sulla base di caratteristiche che indicano che esso può presentare i livelli massimi di emissioni all'interno di quella famiglia di motori.
7.2. Se la famiglia comprende motori che presentano altre caratteristiche variabili che probabilmente incidono sulle emissioni allo scarico, anche queste caratteristiche devono essere identificate e considerate nella scelta del motore capostipite.
(1) GU L 42 del 23.2.1970, pag 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 93/81/CEE (GU L 264 del 23.10.1993, pag. 49).
(2) GU L 225 del 10.8.1992, pag. 72.
(3) GU L 84 del 28.3.1974, pag. 10. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 88/297/CEE (GU L 126 del 20.5.1988, pag. 52).
(4) L'omologazione concessa in base al regolamento n. 49 della Commissione economica per l'Europa, serie di modifiche 02, corrigenda 1/2 è considerata equivalente all'omologazione concessa in base alla direttiva 88/77/CEE (cfr. direttiva 92/53/CEE, allegato IV, parte II).
(5) GU L 375 del 31.12.1980, pag. 46. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 89/491/CEE (GU L 238 del 15.8.1989, pag. 43).
(6) Ciò significa che, contrariamente a quanto disposto al punto 5.1.1.1 dell'allegato I della direttiva 80/1269/CEE, la ventola di raffreddamento del motore non deve essere montata durante la prova di controllo della potenza netta, se invece il costruttore esegue la prova con la ventola montata sul motore, alla potenza così misurata va aggiunta la potenza assorbita dalla ventola stessa.
(7) St² = Ó %gt%NUM%gt%(x - %gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
)²
%gt%DEN%gt%n - 1
dove x è qualsiasi dei singoli risultati ottenuti sul campione n.
ALLEGATO II
SCHEDA INFORMATIVA N. . . . concernente l'omologazione e relativa ai provvedimenti contro l'emissione di inquinanti gassosi e di particolato prodotti dai motori a combustione interna destinati all'installazione su macchine mobili non stradali (Direttiva 97/68/CE, modificata da ultimo dalla direttiva . ./. . ./CE)
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
Capostipite del/Tipo di motore (1): .
0. Dati generali
0.1. Marca (denominazione commerciale): .
0.2. Tipo e descrizione commerciale del motore/dei motori capostipite e (se applicabile) della famiglia di motori (1): .
0.3. Codice di identificazione del tipo marcato dal costruttore sul motore/i (1): .
. .
0.4. Descrizione delle macchine azionate dal motore (2): .
. .
0.5. Nome e indirizzo del costruttore: .
Nome e indirizzo dell'eventuale mandatario del costruttore: .
. .
0.6. Posizione, codifica e metodo di apposizione del numero di identificazione del motore: .
. .
0.7. Posizione e metodo di apposizione del marchio di omologazione CE: .
. .
0.8. Indirizzo dello o degli stabilimenti di montaggio: .
. .
Allegati
1.1. Caratteristiche fondamentali del motore o dei motori capostipite (vedi appendice 1)
1.2. Caratteristiche fondamentali della famiglia di motori (vedi appendice 2)
1.3. Caratteristiche fondamentali dei tipi di motore appartenenti ad una famiglia (vedi appendice 3)
2. Caratteristiche delle parti correlate al motore della macchina mobile (se applicabile)
3. Fotografie del motore capostipite
4. Elenco degli altri eventuali allegati
Data e numero di pratica
(1) Cancellare la dicitura inutile.(2) Definite nell'allegato I, parte 1 (ad es.: «A»).%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
Appendice 1
CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DEL MOTORE (CAPOSTIPITE) (1)
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
1. DESCRIZIONE DEL MOTORE
1.1. Costruttore: .
1.2. Codice assegnato al motore dal costruttore: .
1.3. Ciclo: quattro tempi/due tempi (2)
1.4. Alesaggio: . mm
1.5. Corsa: . mm
1.6. Numero e disposizione dei cilindri: .
1.7. Cilindrata: . cm3
1.8. Regime nominale: .
1.9. Regime di coppia massima: .
1.10. Rapporto volumetrico di compressione (3): .
1.11. Descrizione del sistema di combustione: .
1.12. Disegno/i della camera di combustione e del cielo del pistone: .
1.13. Sezione minima delle luci di aspirazione e di scarico: .
1.14. Sistema di raffreddamento
1.14.1. Liquido
1.14.1.1. Natura del liquido: .
1.14.1.2. Pompa/e di circolazione: sì/no (2)
1.14.1.3. Caratteristiche o marca (marche) e tipo/i (se applicabile): .
1.14.1.4. Rapporto/i di trasmissione (se applicabile): .
1.14.2. Ad aria
1.14.2.1. Ventola: sì/no (2)
1.14.2.2. Caratteristiche o marca (marche) e tipo/i (se applicabile): .
1.14.2.3. Rapporto/i di trasmissione (se applicabile): .
1.15. Temperatura consentita dal costruttore
1.15.1. Raffreddamento a liquido: temperatura massima all'uscita: . K
1.15.2. Raffreddamento ad aria: punto di riferimento: .
Temperatura massima in corrispondenza del punto di riferimento: . K
1.15.3. Temperatura massima del refrigeratore intermedio di immissione all'uscita dell'aria del compressore (se applicabile): . K
1.15.4. Temperatura massima dei gas di scarico nel punto del tubo o dei tubi di scarico adiacente alla flangia o alle flange d'uscita del collettore o dei collettori di scarico: . K
1.15.5. Temperatura del lubrificante: min: . K
max: . K
(2) Cancellare la dicitura inutile.(3) Specificare la tolleranza.1.16. Sovralimentatore: sì/no (1)
1.16.1. Marca: .
1.16.2. Tipo: .
1.16.3. Descrizione del sistema (ad es. pressione massima di sovralimentazione, eventuale presenza di valvola limitatrice della pressione di sovralimentazione): .
1.16.4. Refrigeratore intermedio: sì/no (1)
1.17. Sistema di aspirazione: depressione massima ammissibile all'aspirazione al regime nominale del motore e sotto carico del 100 %: . kPa
1.18. Sistema di scarico: contropressione massima ammissibile allo scarico al regime nominale del motore sotto carico del 100 %: . kPa
2. DISPOSITIVI SUPPLEMENTARI CONTRO L'INQUINAMENTO (se presenti e se non sono trattati sotte altre voci)
- Descrizione e/o diagramma/i: .
3. ALIMENTAZIONE DEL CARBURANTE
3.1. Pompa di alimentazione
Pressione (2) o diagramma caratteristico: . kPa
3.2. Sistema di iniezione
3.2.1. Pompa
3.2.1.1. Marca: .
3.2.1.2. Tipo/i: .
3.2.1.3. Mandata: . . . e . . . mm3 (2) per corsa o ciclo a iniezione massima alla velocità della pompa di: . . . giri/min (nominali) e . . . giri/min (coppia massima) rispettivamente, o diagramma caratteristico.
Indicare il metodo utilizzato: su motore/su banco prova pompe (1)
3.2.1.4. Anticipo dell'iniezione
3.2.1.4.1. Curva dell'anticipo dell'iniezione (2): .
3.2.1.4.2. Fasatura (2): .
3.2.2. Condotti di iniezione
3.2.2.1. Lunghezza: . mm
3.2.2.2. Diametro interno: . mm
3.2.3. Iniettore/i
3.2.3.1. Marca (marche): .
3.2.3.2. Tipo/i: .
3.2.3.3. Pressione di apertura (2) o diagramma caratteristico: . kPa
3.2.4. Regolatore
3.2.4.1. Marca (marche): .
3.2.4.2. Tipo/i: .
3.2.4.3. Regime d'inizio dell'interruzione a pieno carico (2): . giri/min
3.2.4.4. Regime massimo a vuoto (2): . giri/min
3.2.4.5. Regime al minimo (2): . giri/min
3.3. Sistema di avviamento a freddo
3.3.1. Marca (marche): .
3.3.2. Tipo/i: .
3.3.3. Descrizione: .
(1) Cancellare la dicitura inutile.(2) Specificare la tolleranza.4. DISTRIBUZIONE
4.1. Alzata massima e angoli di apertura e chiusura riferiti ai punti morti o dati equivalenti: .
.
4.2. Intervalli di riferimento e/o di regolazione (1)
(1) Cancellare la dicitura inutile.%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
(1) Presentare per ciascun motore nel caso di più motori capostipite.
Appendice 2
CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DELLA FAMIGLIA DI MOTORI
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
1. PARAMETRI COMUNI (1):
1.1. Ciclo di combustione: .
1.2. Fluido di raffreddamento: .
1.3. Metodo di aspirazione dell'aria: .
1.4. Tipo o disegno della camera di combustione: .
1.5. Valvole e luci: configurazione, dimensioni e numero:
1.6. Sistema di alimentazione carburante: .
1.7. Sistemi di gestione del motore:
Prova di identità in base ai numeri del disegno:
- sistema di raffreddamento sovralimentazione: .
- riciclo dei gas di scarico (2): .
- iniezione/emulsione d'acqua (2): .
- iniezione d'aria (2): .
1.8. Dispositivo di post-trattamento dello scarico (2): .
Dimostrazione di rapporto identico (o minimo per il motore capostipite): capacità del dispositivo/erogazione di carburante per corsa in base ai numeri di diagramma: .
2. ELENCO DELLA FAMIGLIA DI MOTORI
2.1. Nome della famiglia di motori: .
2.2. Specifiche dei motori della famiglia:
Motore capostipite (1)
Tipo di motore
N. cilindri
Regime nominale (giri/min)
Erogazione carburante per corsa (mm3)
Potenza netta nominale (kW)
Regime di coppia massima (giri/min)
Erogazione carburante per corsa (mm3)
Coppia massima (Nm)
Regime di minimo (giri/min)
Cilindrata del motore (in % del motore capostipite)
100
(1) Per la descrizione, vedi appendice 1.
(1) Compilare con le specifiche di cui ai punti 6 e 7 dell'allegato I.(2) Se non applicabile, indicare n.a.%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
Appendice 3
CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DEI TIPI DI MOTORE APPARTENENTI AD UNA FAMIGLIA (1)
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
1. DESCRIZIONE DEL MOTORE
1.1. Costruttore: .
1.2. Codice assegnato al motore dal costruttore: .
1.3. Ciclo: quattro tempi/due tempi (2)
1.4. Alesaggio: . mm
1.5. Corsa: . mm
1.6. Numero e disposizione dei cilindri: .
1.7. Cilindrata: . cm3
1.8. Regime nominale: .
1.9. Regime di coppia massima: .
1.10. Rapporto volumetrico di compressione (3): .
1.11. Descrizione del sistema di combustione: .
1.12. Disegno/i della camera di combustione e del cielo del pistone: .
1.13. Sezione minima delle luci di aspirazione e di scarico: .
1.14. Sistema di raffreddamento
1.14.1. A liquido
1.14.1.1. Natura del liquido: .
1.14.1.2. Pompa/e di circolazione: sì/no (2)
1.14.1.3. Caratteristiche o marca (marche) e tipo/i (se applicabile): .
1.14.1.4. Rapporto/i di trasmissione (se applicabile): .
1.14.2. Ad aria
1.14.2.1. Ventola: sì/no (2)
1.14.2.2. Caratteristiche o marca (marche) e tipo/i (se applicabile): .
1.14.2.3. Rapporto(i) di trasmissione (se applicabile): .
1.15. Temperatura consentita dal costruttore
1.15.1. Raffreddamento a liquido: temperatura massima all'uscita: . K
1.15.2. Raffreddamento ad aria: punto di riferimento: .
Temperatura massima in corrispondenza del punto di riferimento: . K
1.15.3. Temperatura massima del refrigeratore intermedio di immissione all'uscita aria del compressore (se applicabile): . K
1.15.4. Temperatura massima dei gas di scarico nel punto del condotto o dei condotti di scarico adiacente alla flangia o alle flange d'uscita del collettore di scarico: . K
(2) Cancellare la dicitura inutile.(3) Specificare la tolleranza.1.15.5. Temperatura del lubrificante: min: . K
max: . K
1.16. Sovralimentatore: sì/no (1)
1.16.1. Marca: .
1.16.2. Tipo: .
1.16.3. Descrizione del sistema (ad es. pressione massima di sovralimentazione, eventuale presenza di valvola limitatrice della pressione di sovralimentazione): .
1.16.4. Refrigeratore intermedio: sì/no (1)
1.17. Sistema di aspirazione: depressione massima ammissibile all'aspirazione al regime nominale del motore e sotto carico del 100 %: . kPa
1.18. Sistema di scarico: contropressione massima ammissibile allo scarico al regime nominale del motore sotto carico del 100 %: . kPa
2. DISPOSITIVI SUPPLEMENTARI CONTRO L'INQUINAMENTO (se presenti e se non sono trattati sotto altre voci):
- Descrizione e/o diagramma/i: .
3. ALIMENTAZIONE DEL CARBURANTE
3.1. Pompa di alimentazione
Pressione (2) o diagramma caratteristico: . kPa
3.2. Sistema di iniezione
3.2.1. Pompa
3.2.1.1. Costruttore/i: .
3.2.1.2. Tipo/i: .
3.2.1.3. Mandata: . . . e . . . mm3 (2) per corsa o ciclo a iniezione massima alla velocità della pompa di: . . . giri/min (nominali) e . . . giri/min (coppia massima), rispettivamente, o diagramma caratteristico.
Indicare il metodo utilizzato: su motore/su banco prova pompe (1)
3.2.1.4. Anticipo dell'iniezione
3.2.1.4.1. Curva dell'anticipo dell'iniezione (2): .
3.2.1.4.2. Fasatura (2): .
3.2.2. Condotti di iniezione
3.2.2.1. Lunghezza: . mm
3.2.2.2. Diametro interno: . mm
3.2.3. Iniettore/i
3.2.3.1. Marca (marche): .
3.2.3.2. Tipo/i: .
3.2.3.3. Pressione di apertura (2) o diagramma caratteristico: . kPa
3.2.4. Regolatore
3.2.4.1. Marca (marche): .
3.2.4.2. Tipo/i: .
3.2.4.3. Regime d'inizio dell'interruzione a pieno carico (2): . giri/min
3.2.4.4. Regime massimo a vuoto (2): . giri/min
3.2.4.5. Regime al minimo (2): . giri/min
(1) Cancellare la dicitura inutile.(2) Specificare la tolleranza.3.3. Sistema di avviamento a freddo
3.3.1. Marca (marche): .
3.3.2. Tipo/i: .
3.3.3. Descrizione: .
4. DISTRIBUZIONE
4.1. Alzata massima e angoli di apertura e chiusura riferiti ai punti morti o dati equivalenti: .
. .
4.2. Intervalli di riferimento e/o di regolazione (1): .
(1) Cancellare la dicitura inutile.%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
(1) Presentare per ciascun motore della famiglia.
ALLEGATO III
PROCEDIMENTO DI PROVA
1. INTRODUZIONE
1.1. Il presente allegato descrive il metodo per la determinazione delle emissioni di inquinanti gassosi e particolato prodotte dai motori sottoposti a prova.
1.2. La prova viene eseguita con il motore montato su banco di prova e collegato ad un dinamometro.
2. CONDIZIONI DI PROVA
2.1. Requisiti generali
Tutti i volumi e le portate volumetriche devono essere riferiti a 273 K (0 °C) e 101,3 kPa.
2.2. Condizioni di prova del motore
2.2.1. Misurare la temperatura assoluta Ta dell'aria di alimentazione del motore espressa in Kelvin, e la pressione atmosferica riferita al secco ps, espressa in kPa, determinare il parametro fa come segue:
Motori ad aspirazione naturale e con sovralimentatore meccanico:
fa = (
%gt%NUM%gt%99
%gt%DEN%gt%ps
) (
%gt%NUM%gt%T
%gt%DEN%gt%298
)0,7
Motori turbocompressi, con o senza raffreddamento dall'aria aspirata:
fa = (
%gt%NUM%gt%99
%gt%DEN%gt%ps
)0,7 × (
%gt%NUM%gt%T
%gt%DEN%gt%298
)1,5
2.2.2. Validità della prova
Perché una prova sia riconosciuta valida, il parametro fa deve soddisfare la relazione:
0,98 %amp%le; fa %amp%le; 1,02
2.2.3. Motori con raffreddamento dell'aria di sovralimentazione
Registrare la temperatura del fluido di raffreddamento e la temperatura dell'aria di alimentazione.
2.3. Sistema di immissione aria del motore
Il motore di prova deve essere munito di un sistema di immissione dell'aria che presenti una restrizione dell'immissione corrispondente al limite superiore specificato dal costruttore per un depuratore per aria pulita alle condizioni di funzionamento del motore, specificate dal costruttore, che determinano il massimo flusso d'aria.
Si può utilizzare un sistema da officina di prova purché esso riproduca le effettive condizioni di funzionamento del motore.
2.4. Sistema di scarico nel motore
Il motore sottoposto alla prova deve essere munito di un sistema di scarico che presenti una contropressione allo scarico corrispondente al limite superiore specificato dal costruttore per le condizioni di funzionamento del motore che producono la potenza massima dichiarata.
2.5. Sistema di raffreddamento
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 397L0068.1
Un sistema di raffreddamento del motore avente una capacità sufficiente per mantenere il motore alle temperature di funzionamento normali prescritte dal costruttore.
2.6. Olio lubrificante
Le specifiche dell'olio lubrificante utilizzato per la prova devono essere registrate e presentate con i risultati della prova.
2.7. Carburante di prova
Il carburante è quello di riferimento specificato nell'allegato IV.
Il numero di cetano e il contenuto di zolfo del carburante di riferimento utilizzato per la prova devono essere registrati rispettivamente ai punti 1.1.1 e 1.1.2 dell'allegato IV appendice 1.
La temperatura del carburante all'ingresso della pompa di iniezione deve essere di 306-316 K (33-43 °C).
2.8. Determinazione delle regolazioni al dinamometro
Le regolazioni della restrizione sull'immissione e della contropressione sul condotto di scarico devono corrispondere ai limiti superiori specificati dal costruttore, conformemente ai punti 2.3 e 2.4.
I valori della coppia massima ai regimi di prova specificati vengono determinati sperimentalmente allo scopo di calcolare i valori della coppia per le modalità di prova specificate. Per motori che non sono progettati per funzionare su più regimi lungo la curva di coppia a pieno carico, la coppia massima ai regimi di prova deve essere dichiarata dal costruttore.
La regolazione del motore per ciascuna modalità di prova viene calcolata mediante la formula:
S = ((PM + PAE) × %gt%NUM%gt%L
%gt%DEN%gt%100
) - PAE
Se il rapporto,
%gt%NUM%gt%PAE
%gt%DEN%gt%PM
%amp%ge; 0,03
il valore di PAE può essere verificato dall'autorità tecnica che concede l'omologazione.
3. ESECUZIONE DELLA PROVA
3.1. Preparazione dei filtri di campionamento
Almeno un'ora prima del collaudo, ciascuna coppia di filtri viene introdotta in una scatola di Petri chiusa ma non sigillata e posta in una camera di pesata per la stabilizzazione. Al termine del periodo di stabilizzazione, ciascuna coppia di filtri viene pesata e se ne registra la tara. La coppia di filtri viene poi conservata in una scatola di Petri chiusa o in un portafiltri fino al momento della prova. Se la coppia di filtri non viene utilizzata entro otto ore dalla rimozione dalla camera di pesata, deve essere pesata nuovamente prima dell'uso.
3.2. Installazione dell'apparecchiatura di misurazione
La strumentazione e le sonde di campionamento devono essere installate come prescritto. Quando si utilizza un sistema di diluizione a flusso pieno per la diluizione dei gas di scarico, il condotto di scarico deve essere collegato al sistema.
3.3. Avviamento del sistema di diluizione e del motore
Il sistema di diluizione e il motore vengono avviati e riscaldati fino alla stabilizzazione delle temperature e delle pressioni al regime nominale e a pieno carico (punto 3.6.2).
3.4. Regolazione del rapporto di diluizione
Con il metodo a filtro singolo (facoltativo con il metodo a filtri multipli), il sistema di campionamento del particolato deve essere in funzione su bypass. Il livello di fondo delle particelle nell'aria di diluizione può essere determinato facendo passare l'aria di diluizione attraverso i filtri del particolato. Se si utilizzata aria di diluizione filtrata, si può effettuare una misura in qualsiasi momento prima, durante o dopo il collaudo. Se l'aria di diluizione non è filtrata, si devono effettuare le misure in almeno tre punti, dopo l'avviamento, prima dell'arresto e in un punto in prossimità della metà del ciclo, e si deve calcolare la media dei valori ottenuti.
L'aria di diluizione viene regolata in modo da ottenere in ciascuna modalità una temperatura massima della superficie del filtro non superiore a 325 K (52 °C). Il rapporto totale di diluizione non deve essere inferiore a quattro.
Per il metodo a filtro singolo, in tutte le modalità la portata di massa del campione attraverso il filtro deve essere in un rapporto costante rispetto alla portata di massa dello scarico diluito per sistemi a flusso pieno. Questo rapporto di massa non deve presentare variazioni superiori a ± 5 %, salvo per i primi 10 secondi di ciascuna modalità nei sistemi non dotati di bypass. Per sistemi a diluizione parziale del flusso nel metodo a filtro singolo, la portata di massa attraverso il filtro deve essere costante con un'approssimazione del ± 5 % durante ciascuna modalità, salvo per i primi 10 secondi in ciascuna modalità per sistemi senza possibilità di bypass.
Per sistemi a concentrazione controllata di CO2 o NOx, il contenuto di CO2 o NOx dell'aria di diluizione deve essere misurato all'inizio e al termine di ciascuna prova. Le misure della concentrazione di fondo di CO2 o NOx prima e dopo la prova sull'aria di diluizione non devono variare di oltre 100 ppm o 5 ppm rispettivamente.
Quando si utilizza un sistema di analisi dei gas di scarico diluiti, le concentrazioni di fondo pertinenti vengono determinate campionando l'aria di diluizione in un sacco di campionamento lungo l'intera sequenza di prova.
Una concentrazione di fondo continua (determinata senza l'uso del sacco) può essere rilevata in almeno tre punti, all'inizio, al termine e in un punto prossimo alla metà del ciclo, determinando poi la media dei valori. A richiesta del costruttore, si può omettere la misurazione dei valori di fondo.
3.5. Controllo degli analizzatori
Gli analizzatori delle emissioni devono essere azzerati e calibrati.
3.6. Ciclo di prova
3.6.1. Specifica A delle macchine conformemente all'allegato I, parte 1:
3.6.1.1. Il motore sottoposto alla prova viene fatto funzionare al dinamometro conformemente al seguente ciclo (1) di 8 modalità:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
3.6.2. Condizionamento del motore
Il riscaldamento del motore e del sistema deve essere effettuato al regime massimo e alla coppia massima allo scopo di stabilizzare i parametri del motore secondo le raccomandazioni del costruttore.
Nota: Il periodo di condizionamento serve anche ad eliminare l'influenza dei depositi lasciati nel sistema di scarico da una precedente prova. È richiesto anche un certo periodo di stabilizzazione tra le varie fasi della prova, allo scopo di minimizzare le influenze di una fase su quella successiva.
3.6.3. Sequenza di prova
Avviare la sequenza di prova. La prova viene eseguita in ordine di numero delle modalità sopraindicate per il ciclo di prova.
Durante ciascuna modalità del ciclo di prova, dopo il periodo iniziale di transizione, il regime specificato deve essere mantenuto entro il maggiore dei due seguenti limiti: ± 1 % del regime nominale o ± 3 min-1, salvo per la marcia al minimo per la quale valgono limiti di tolleranza dichiarati dal costruttore. La coppia specificata deve essere mantenuta in modo che, durante il periodo nel quale vengono effettuate le misure, la media sia compresa tra ± 2 % della coppia massima al regime di prova.
Per ciascun punto di misurazione sono necessari almeno 10 minuti. Se per la prova di un motore occorrono tempi di campionamento più lunghi allo scopo di ottenere una sufficiente massa di particolato sul filtro di misurazione, la durata della modalità di prova può essere nella misura necessaria.
La durata della modalità deve essere registrata nel documento di prova.
I valori di concentrazione delle emissioni gassose allo scarico vengono misurati e registrati durante gli ultimi tre minuti della modalità.
Il campionamento del particolato e la misurazione delle emissioni gassose non devono iniziare prima che si sia ottenuta la stabilizzazione del motore, come definito dal costruttore, e il completamento deve coincidere.
La temperatura del carburante viene misurata sull'aspirazione della pompa di iniezione del carburante o dove specificato dal costruttore, e la posizione di misurazione viene registrata.
3.6.4. Risposta dell'analizzatore
I dati forniti dall'analizzatore vengono registrati su un registratore scrivente o misurati con un sistema equivalente mentre il gas di scarico fluisce attraverso gli analizzatori almeno durante gli ultimi tre minuti di ciascuna modalità. Se si applica il campionamento a sacco per la misura di CO e CO2 diluiti (vedi appendice 1, punto 1.4.4), viene raccolto un campione nel sacco durante gli ultimi tre minuti di ciascuna modalità e viene poi analizzato e registrato.
3.6.5. Campionamento del particolato
Il campionamento del particolato può essere effettuato sia con il metodo a filtro singolo, sia con il metodo a filtri multipli (appendice 1, punto 1.5). Poiché i risultati dei metodi possono differire leggermente, insieme ai risultati deve essere dichiarato il metodo utilizzato.
Nel metodo a filtro singolo, si terrà conto dei fattori di ponderazione modali specificati nella procedura del ciclo di prova durante il campionamento, regolando in modo opportuno la portata del campione e/o il tempo di campionamento.
Il campionamento deve essere condotto il più tardi possibile in ciascuna modalità. Il tempo di campionamento per ogni modalità deve essere di almeno 20 secondi per il metodo a filtro singolo e di almeno 60 secondi per il metodo a filtri multipli. Per sistema senza possibilità di bypass, il tempo di campionamento per ogni modalità deve essere di almeno 60 secondi sia per il metodo a filtro singolo sia per quello a filtri multipli.
3.6.6. Condizioni del motore
In ciascuna modalità, il regime e il carico del motore, la temperatura dell'aria di aspirazione, la portata del carburante e la portata dell'aria o del gas di scarico devono essere misurati dopo la stabilizzazione del motore.
Se la misura della portata del gas di scarico o la misura del consumo di aria di combustione e di carburante non sono possibili, questi valori possono essere calcolati col metodo del bilancio di carbonio e ossigeno (vedi appendice 1, punto 1.2.3).
Qualsiasi dato ulteriore occorrente per il calcolo deve essere registrato (vedi appendice 3, punti 1.1 e 1.2).
3.7. Controllo dell'analizzatore al termine della prova
Dopo il controllo delle emissioni, l'analizzatore viene ricontrollato con un gas di azzeramento e lo stesso gas di calibrazione. La prova è considerata accettabile se la differenza tra i risultati delle due misurazioni è inferiore al 2 %.
(1) Identico al ciclo C1 del progetto di norma ISO 8178-4.
Appendice 1
1. PROCEDURE DI MISURAZIONE E CAMPIONAMENTO
I componenti gassosi e il particolato emessi dal motore sottoposto alla prova vengono misurati con i metodi descritti nell'allegato V. Questi metodi descrivono i sistemi analitici raccomandati per le emissioni gassose (punto 1.1) e i sistemi raccomandati di diluizione e campionamento del particolato (punto 1.2).
1.1. Specifiche del dinamometro
Usare un dinamometro per motori avente caratteristiche adeguate per svolgere il ciclo di prova descritto nell'allegato III, punto 3.6.1. La strumentazione per la misura della coppia e della velocità di rotazione permette di misurare la potenza all'albero entro i limiti dati. Possono essere necessari calcoli aggiuntivi.
La precisione dell'apparecchiatura di misurazione deve essere tale da non eccedere le tolleranze massime indicate nel punto 1.3.
1.2. Flusso del gas di scarico
Il flusso del gas di scarico viene determinato con uno dei metodi citati nei punti da 1.2.1 a 1.2.4.
1.2.1. Metodo di misura diretta
Misura diretta del flusso dei gas di scarico mediante boccaglio di misurazione o sistema di misurazione equivalente (per dettagli vedi ISO 5167).
Nota: La misura diretta del flusso gassoso è difficile. Prendere idonee precauzioni allo scopo di evitare errori di misura che influirebbero sugli errori dei valori di emissione.
1.2.2. Metodo di misurazione dell'aria e del carburante
Misura del flusso d'aria e del flusso di carburante.
Usare flussimetri per aria e flussimetri per carburante con la precisione definita al punto 1.3.
Il calcolo del flusso di gas di scarico è il seguente:
GEXHW = GAIRW + GFUEL (per la massa dello scarico umido)
o:
VEXHD = VAIRD - 0,766 × GFUEL (per la massa dello scarico secco)
o:
VEXHW = VAIRW + 0,746 × GFUEL (per il volume dello scarico umido)
1.2.3. Metodo del bilancio del carbonio
Calcolo della massa dei gas di scarico in base al consumo di carburante e alle concentrazioni dei gas di scarico con il metodo del bilancio del carbonio (vedi allegato III, appendice 3).
1.2.4. Flusso totale dei gas di scarico diluiti
Quanto si utilizza un sistema di diluizione a flusso pieno, il flusso totale del gas di scarico diluito (GTOTW, VTOTW) deve essere misurato con un PDP o CFV - allegato V, punto 1.2.1.2. La precisione deve essere conforme alle disposizioni dell'allegato III, appendice 2, punto 2.2.
1.3. Precisione
La taratura di tutti gli strumenti di misura deve essere riconducibile a norme nazionali o internazionali ed essere conforme ai seguenti requisiti:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
1.4. Determinazione dei componenti gassosi
1.4.1. Specifiche generali degli analizzatori
Gli analizzatori devono avere un intervallo di misurazione appropriato alla precisione richiesta per misurate le concentrazioni dei componenti dei gas di scarico (punto 1.4.1.1). Si raccomanda di utilizzare gli analizzatori in modo tale che la concentrazione misurata sia compresa tra il 15 % e il 100 % del fondo scala.
Se il valore a fondo scala è di 155 ppm (o ppm C) o minore, oppure se si utilizzano sistemi di lettura (elaboratori, registratori dei dati di misurazione) che forniscono una sufficiente precisione e risoluzione al di sotto del 15 % del fondo scala, sono ammesse anche concentrazioni al di sotto del 15 % del fondo scala. In tal caso, si devono eseguire tarature addizionali per assicurare la precisione delle curve di taratura, vedi allegato III, appendice 2, punto 1.5.5.2.
Il livello di compatibilità elettromagnetica (CEM) dell'apparecchiatura deve permettere di minimizzare errori addizionali.
1.4.1.1. Errori di misura
L'errore totale di misura, inclusa la sensibilità crociata con altri gas - vedi allegato III, appendice 2, paragrafo 1.9 - non deve superare il valore minore tra il ± 5 % del valore letto e il 3,5 % del fondo scala. Per concentrazioni minori di 100 ppm, l'errore di misura non deve essere superiore a ± 4 ppm.
1.4.1.2. Ripetibilità
La ripetibilità, definita come 2,5 volte la deviazione standard di dieci risposte ripetitive ad un dato gas di taratura o calibrazione, non deve essere maggiore del ± 1 % della concentrazione di fondo scala per ciascun intervallo utilizzato al di sopra di 155 ppm (o ppm C) o del ± 2 % di ciascun intervallo utilizzato al di sotto di 155 ppm (o ppm C).
1.4.1.3. Rumore
La risposta da picco a picco ai gas di azzeramento e di calibrazione su qualsiasi periodo di 10 secondi non deve superare il 2 % del fondo scala su tutti gli intervalli utilizzati.
1.4.1.4. Deriva dello zero
La deriva dello zero per un periodo di un'ora deve essere inferiore al 2 % del fondo scala sull'intervallo più basso utilizzato. La risposta di zero è definita come la risposta media, incluso il rumore, ad un gas di azzeramento su un intervallo di tempo di 30 secondi.
1.4.1.5. Deriva di calibrazione
La deriva di calibrazione per un periodo di un'ora deve essere inferiore al 2 % del fondo scala sull'intervallo più basso utilizzato. L'intervallo di calibrazione è definito come la differenza tra la risposta di calibrazione e la risposta di zero. La risposta di calibrazione è definita come la risposta media, incluso il rumore, ad un gas di calibrazione per un intervallo di tempo di 30 secondi.
1.4.2. Essiccazione del gas
Il dispositivo facoltativo di essiccazione del gas deve avere effetti trascurabili sulla concentrazione dei gas misurati. Gli essiccatori chimici non sono ammessi per rimuovere l'acqua dal campione.
1.4.3. Analizzatori
I punti da 1.4.3.1 a 1.4.3.5 della presente appendice descrivono i principi di misura da applicare. Una descrizione dettagliata dei sistemi di misurazione figura nell'allegato V.
I gas da misurare devono essere analizzati con gli strumenti seguenti. Per analizzatori non lineari, è ammesso l'uso di circuiti di linearizzazione.
1.4.3.1. Analisi dell'ossido di carbonio (CO)
L'analizzatore dell'ossido di carbonio deve essere del tipo ad assorbimento non dispersivo nell'infrarosso (NDIR).
1.4.3.2. Analisi del biossido di carbonio (CO2)
L'analizzatore del biossido di carbonio deve essere del tipo ad assorbimento non dispersivo nell'infrarosso (NDIR).
1.4.3.3. Analisi degli idrocarburi (HC)
L'analizzatore degli idrocarburi deve essere del tipo con rivelatore a ionizzazione di fiamma riscaldato (HFID) in cui il rivelatore, le valvole, le tubature, ecc. sono riscaldati in modo da mantenere il gas ad una temperatura di 463 K (190 °C) ± 10 K.
1.4.3.4. Analisi degli ossidi d'azoto (NOx)
L'analizzatore degli ossidi d'azoto deve essere del tipo con rivelatore a chemiluminescenza (CLD) o con rivelatore a chemiluminescenza riscaldato (HCLD) con un convertitore NO2/NO se la misura viene effettuata sul secco. Se la misura viene effettuata su umido, si deve usare un HCLD con convertitore mantenuto al di sopra di 333 K (60 °C), a condizione che il controllo dell'estinzione causata dall'acqua rientri nella norma (allegato III, appendice 2, punto 1.9.2.2).
1.4.4. Campionamento delle emissioni gassose
Le sonde di campionamento delle emissioni gassose devono essere disposte ad una distanza non inferiore al valore più elevato tra 0,5 m e il triplo del diametro del condotto di scarico a monte dell'uscita del sistema dei gas di scarico, se applicabile, e sufficientemente vicino al motore da assicurare una temperatura del gas di scarico di almeno 343 K (70 °C) in corrispondenza della sonda.
Nel caso di un motore multicilindrico con collettore di scarico ramificato, l'ingresso della sonda deve essere sufficientemente spostato verso valle da assicurare che il campione sia rappresentativo delle emissioni medie allo scarico di tutti i cilindri. In motori multicilindrici con gruppi di collettori distinti, come nel caso di un motore con configurazione a «V», è consentito acquisire un campione da ciascun gruppo e calcolare un'emissione media degli scarichi. Si possono utilizzare anche altri metodi che forniscano risultati correlati con i metodi suddetti. Per il calcolo delle emissioni allo scarico usare il flusso totale di massa allo scarico del motore.
Se la composizione del gas di scarico è influenzata da dispositivi di post-trattamento degli scarichi, il campione di gas di scarico deve essere prelevato a monte di tale dispositivo nelle prove per la fase I e a alle di tale dispositivo nelle prove per la fase II. Quando si utilizza un sistema di diluizione a flusso pieno per la determinazione del particolato, le emissioni gassose possono essere determinate anche nel gas di scarico diluito. Le sonde di campionamento devono trovarsi in prossimità della sonda di campionamento del particolato nella galleria di diluizione (allegato V, punto 1.2.1.2, DT e punto 1.2.2, PSP). CO e CO2 possono facoltativamente essere determinati mediante campionamento in un sacchetto e successiva misura della concentrazione nel sacchetto di campionamento.
1.5. Determinazione del particolato
La determinazione del particolato richiede un sistema di diluizione. La diluizione può essere realizzata mediante un sistema di diluizione a flusso parziale o un sistema di diluizione a flusso pieno. La portata del sistema di diluizione deve essere sufficiente ad eliminare completamente la condensazione d'acqua nei sistemi di diluizione e campionamento ed a mantenere la temperatura del gas di scarico diluito su un valore non superiore a 325 K (52 °C) immediatamente a monte dei portafiltri. Se l'umidità dell'aria è elevata, è ammessa la disumidificazione dell'aria di diluizione prima dell'ingresso nel sistema di diluizione. Si raccomanda di preriscaldare l'aria di diluizione al di sopra del limite di temperatura di 303 K (30 °C) se la temperatura ambiente è inferiore a 293 K (20 °C). Tuttavia, la temperatura dell'aria diluita non deve essere superiore a 325 K (52 °C) prima dell'introduzione degli scarichi nella galleria di diluizione.
Per un sistema di diluizione a flusso parziale, la sonda di campionamento del particolato deve essere sistemata in prossimità e a monte della sonda dei gas come definito al punto 4.4 e conformemente all'allegato V, punto 1.2.1.1, figure 4-12 EP e SP.
Il sistema di diluizione a flusso parziale deve essere progettato in modo da suddividere la corrente di gas di scarico in due frazioni, la più piccola delle quali viene diluita con aria e successivamente utilizzata per la misura del particolato. Ne consegue che il rapporto di diluizione deve essere determinato con estrema precisione. Si possono applicare vari metodi di divisione e il tipo di divisione usato determina in misura significativa i materiali e le procedure di campionamento da impiegare (allegato V, punto 1.2.1.1).
Per determinare la massa del particolato occorrono un sistema di campionamento del particolato, filtri di campionamento del particolato, una bilancia con precisione di un microgrammo e una camera di pesata a temperatura e umidità controllate.
Per il campionamento del particolato, si possono usare due metodi:
- Il metodo del filtro unico utilizza una coppia di filtri (vedi punto 1.5.1.3 di questa appendice) per tutte le modalità del ciclo di prova. Occorre dedicare una considerevole attenzione ai tempi e ai flussi di campionamento durante la fase di campionamento della prova. Tuttavia, occorre solo una coppia di filtri per il ciclo di prova.
- Il metodo multifiltro impone di usare una coppia di filtri (vedi punto 1.5.1.3 della presente appendice) per ciascuna delle singole modalità del ciclo di collaudo. Questo metodo permette di usare procedure di campionamento meno rigorose ma utilizza un numero di filtri maggiore.
1.5.1. Filtri di campionamento del particolato
1.5.1.1. Specifiche dei filtri
Per le prove di certificazione occorrono filtri di fibra di vetro ricoperta di fluorocarburi o filtri a membrana al fluorocarbonio. Per applicazioni speciali si possono utilizzare differenti materiali filtranti. Tutti i tipi di filtro devono avere una efficienza di raccolta del DOP (di-ottilftalato) da 0,3 µm almeno del 95 % ad una velocità frontale del gas compresa tra 35 e 80 cm/s. Quando si eseguono prove di correlazione tra laboratori o tra un costruttore e un'autorità di omologazione, si devono usare filtri di identica qualità.
1.5.1.2. Dimensioni dei filtri
I filtri del particolato devono avere un diametro minimo di 47 mm (37 mm di diametro della macchia). Sono ammessi filtri di diametro maggiore (punto 1.5.1.5).
1.5.1.3. Filtro principale e filtro di sicurezza
Il gas di scarico diluito deve essere raccolto mediante una coppia di filtri disposti in serie (un filtro principale e un filtro di sicurezza) durante la sequenza di prova. Il filtro di sicurezza deve essere disposto a non più di 100 mm a valle del filtro principale e non deve essere in contatto con esso. I filtri possono essere pesati separatamente o in coppia, con i filtri disposti lato macchiato contro lato macchiato.
1.5.1.4. Velocità ortogonale alla superficie del filtro
Si deve realizzare una velocità ortogonale alla superficie del filtro del gas attraverso il filtro da 35 a 80 cm/s. Fra l'inizio e la fine della prova la caduta di pressione non deve registrare un aumento superiore a 25 kPa.
1.5.1.5. Carico depositato sui filtri
Il carico minimo raccomandato depositato sui filtri deve essere di 0,5 mg/1 075 mm² di area della macchia per il metodo a filtro unico. Per i filtri delle dimensioni più comuni, i valori sono i seguenti:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
Per il metodo multifiltro, il carico minimo raccomandato sul filtro per la somma di tutti i filtri è il prodotto dell'appropriato valore sopra indicato per la radice quadrata del numero totale di modalità.
1.5.2. Specifiche della camera di pesata e della bilancia analitica
1.5.2.1. Condizioni della camera di pesata
La temperatura della camera (o locale) in cui vengono condizionati e pesati i filtri delle particelle deve essere mantenuta tra 295 K (22 °C) ± 3 K durante tutto il condizionamento e la pesata dei filtri. L'umidità deve essere mantenuta su un punto di rugiada di 282,5 K (9,5 °C) ± 3 K e una umidità relativa del 45 ± 8 %.
1.5.2.2. Pesata del filtro di riferimento
L'ambiente della camera (o locale) deve essere esente da qualsiasi contaminante ambientale (come la polvere) che possa depositarsi sui filtri del particolato durante la loro stabilizzazione. Sono ammessi disturbi delle specifiche relative alla camera di pesata indicata al punto 1.5.2.1 se la durata del disturbo non supera i 30 minuti. La camera di pesata deve essere conforme alle specifiche richieste prima che il personale entri nella camera di pesata. Entro 4 ore dalla pesata del filtro o della coppia di filtri campione, ma preferibilmente allo stesso momento, devono essere pesati almeno due filtri di riferimento o due coppie di filtro di riferimento non utilizzati. Questi filtri devono essere delle stesse dimensioni e materiale dei filtri del campione.
Se il peso medio dei filtri di riferimento o della coppia di filtri di riferimento varia di oltre il ± 5 % (± 7,5 % per la coppia di filtri) rispetto al carico minimo raccomandato sul filtro (punto 1.5.1.5) tra le pesate del filtro campione, tutti i filtri campione devono essere scartati e le prove di emissione ripetute.
Se non sono soddisfatti i criteri di stabilità della camera di pesata indicati al punto 1.5.2.1, ma la pesata del filtro o della coppia di filtri di riferimento è conforme ai criteri sopraindicati, il costruttore del motore può accettare i pesi dei filtri campione o annullare le prove, riparare il sistema di controllo della camera di pesata e rieseguire la prova.
1.5.2.3. Bilancia analitica
La bilancia analitica utilizzata per determinare i pesi di tutti i filtri deve avere una precisione (deviazione standard) di 20 µg e una risoluzione di 10 µg (1 divisione della scala = 10 µg). Per filtri di diametro inferiore ai 70 mm, la precisione e la risoluzione devono essere rispettivamente di 2 µg e 1 µg.
1.5.2.4. Eliminazione degli effetti dell'elettricità statica
Per eliminare gli effetti dell'elettricità statica, i filtri devono essere neutralizzati prima della pesata, per esempio mediante un neutralizzatore al polonio o un dispositivo con effetto simile.
1.5.3. Specifiche supplementari per la misura del particolato
Tutte le parti del sistema di diluizione e del sistema di campionamento compreso tra il condotto di scarico e il supporto dei filtri, che vengono a contatto con gas di scarico grezzi e diluiti, devono essere progettate in modo da minimizzare la deposizione o l'alterazione del particolato. Le parti devono essere fabbricate con materiali elettroconduttori che non reagiscano con i componenti dei gas di scarico e devono essere a massa per impedire effetti elettrostatici.
Appendice 2
1. TARATURA DEGLI STRUMENTI ANALITICI
1.1. Introduzione
Ciascun analizzatore deve essere tarato con la frequenza necessaria per soddisfare i requisiti di precisione della presente norma. Il metodo di taratura da utilizzare è descritto in questo punto per gli analizzatori indicati nell'appendice 1, punto 1.4.3.
1.2. Gas di taratura
Rispettare la durata di inutilizzo di tutti i gas di taratura.
Registrare la data di scadenza dei gas di taratura dichiarata dal costruttore.
1.2.1. Gas puri
La purezza dei gas richiesta è definita dai limiti di contaminazione sottoindicati. Devono essere disponibili i seguenti gas:
- Azoto purificato
(Contaminazione %amp%le; 1 ppm C, %amp%le; 1 ppm CO, %amp%le; 400 ppm CO2, %amp%le; 0,1 ppm NO)
- Ossigeno purificato
(Purezza %gt% 99,5 % vol O2)
- Miscela idrogeno-elio
(40 ± 2 % idrogeno, rimanente elio)
(Contaminazione %amp%le; 1 ppm C, %amp%le; 400 ppm CO)
- Aria sintetica purificata
(Contaminazione %amp%le; 1 ppm C, %amp%le; 1 ppm CO, %amp%le; 400 ppm CO2, %amp%le; 0,1 ppm NO)
(Contenuto di ossigeno 18-21 % vol)
1.2.2. Gas di taratura e di calibrazione
Devono essere disponibili miscele di gas aventi le seguenti composizione chimiche:
- C3H8 e aria sintetica purificata (vedi punto 1.2.1)
- CO e azoto purificato
- NO e azoto purificato (la quantità di NO2 contenuta in questo gas di taratura non deve essere superiore al 5 % del contenuto di NO)
- O2 e azoto purificato
- CO2 e azoto purificato
- CH4 e aria sintetica purificata
- C2H6 e aria sintetica purificata
Nota: Sono ammesse combinazioni di altri gas, purché i gas non reagiscano uno con l'altro.
La concentrazione effettiva dei gas di taratura e di calibrazione deve essere compresa entro il ± 2 % del valore nominale. Tutte le concentrazioni dei gas di taratura devono essere indicate su base volume (% in volume o ppm in volume).
I gas utilizzati per la taratura e per la calibrazione (taratura del valore massimo) possono essere ottenuti anche mediante un divisore di gas effettuando la diluizione con N2 purificato o con aria sintetica purificata. La precisione del dispositivo di miscelazione deve essere tale che la concentrazione dei gas di taratura diluiti possa essere determinata con un errore non superiore al ± 2 %.
1.3. Procedura operativa per gli analizzatori e per il sistema di campionamento
La procedura operativa per gli analizzatori deve seguire le istruzioni di avviamento e esecuzione dell'analisi del costruttore dello strumento. Devono essere rispettati i requisiti minimi presentati nei punti da 1.4 a 1.9.
1.4. Prova di trafilamento
Eseguire una prova di trafilamento del sistema. La sonda deve essere disinserita dal sistema di scarico e l'estremità chiusa. Mettere in funzione la pompa dell'analizzatore. Dopo un periodo iniziale di stabilizzazione, tutti i flussimetri devono indicare zero; in caso contrario, controllare le linee di campionamento e rimediare ai difetti. Il trafilamento massimo ammissibile sul lato in depressione è lo 0,5 % della portata di utilizzo per la porzione di sistema controllata. Si possono usare i flussi sull'analizzatore e sul bypass per stimare le portate di utilizzo.
Un altro metodo è l'introduzione di un cambiamento di concentrazione a gradino all'inizio della linea di campionamento passando dal gas di azzeramento a quello di calibrazione.
Se, dopo un adeguato periodo di tempo, il valore letto indica una concentrazione inferiore a quella introdotta, esistono problemi di taratura o di trafilamento.
1.5. Procedimento di taratura
1.5.1. Strumentazione
Gli strumenti montati devono essere tarati e le curve di taratura devono essere controllate rispetto a gas campione, impiegando le portate di gas utilizzate per il campionamento degli scarichi.
1.5.2. Tempo di riscaldamento
Seguire i tempi di riscaldamento raccomandati dal costruttore. Se non è specificato, si raccomanda un tempo di riscaldamento degli analizzatori di almeno due ore.
1.5.3. Analizzatori NDIR e HFID
Regolare l'analizzatore NDIR secondo quanto necessario e ottimizzare la combustione della fiamma dell'analizzatore HFID (punto 1.8.1).
1.5.4. Taratura
Tarare ciascun intervallo operativo normalmente usato.
Azzerare gli analizzatori di CO, CO2, Nox, HC e O2 con aria sintetica (o azoto) purificati.
Introdurre negli analizzatori gli appropriati gas di taratura, registrare i valori e costruire le curve di taratura conformemente al punto 1.5.6.
Se necessario, ricontrollare la regolazione dello zero e ripetere la procedura di taratura.
1.5.5. Determinazione della curva di taratura
1.5.5.1. Orientamento generale
La curva di taratura dell'analizzatore viene determinata mediante almeno cinque punti di taratura oltre allo zero distribuiti nel modo più uniforme possibile. La concentrazione nominale massima deve essere uguale o maggiore al 90 % del fondo scala.
La curva di taratura viene calcolata mediante il metodo dei minimi quadrati. Se il grado della polinomiale risultante è maggiore di 3, il numero dei punti di taratura (incluso lo zero) non deve essere inferiore al grado di questa polinomiale aumentato di due.
La curva di taratura non deve differire di oltre il ± 2 % dal valore nominale di ciascun punto di taratura e di oltre il ± 1 % del fondo scala a zero.
Dalla curva di taratura e dai punti di taratura è possibile verificare se la taratura è stata eseguita correttamente. Devono essere indicati i differenti parametri caratteristici dell'analizzatore e in particolare:
- l'intervallo di misurazione,
- la sensibilità,
- la data di esecuzione della taratura.
1.5.5.2. Taratura al di sotto del 15 % del fondo scala
La curva di taratura dell'analizzatore viene determinata mediante almeno dieci punti di taratura, escluso lo zero, intervallati in modo tale che il 50 % dei punti di taratura sia al di sotto del 10 % del fondo scala.
La curva di taratura viene calcolata con il metodo dei minimi quadrati.
La curva di taratura non deve differire di oltre il ± 4 % dal valore nominale di ciascun punto di taratura né di oltre il ± 1 % del fondo scala a zero.
1.5.5.3. Metodi alternativi
Se è possibile dimostrare che una tecnica alternativa (per esempio elaboratore, commutatore di intervallo a comando elettronico, ecc.) può fornire una precisione equivalente, si possono utilizzare tali tecniche.
1.6. Verifica della taratura
Ciascun intervallo operativo normalmente utilizzato deve essere controllato prima di ogni analisi secondo la procedura seguente.
La taratura viene controllata utilizzando un gas di azzeramento e un gas di calibrazione il cui valore nominale sia superiore all'80 % del fondo scala dell'intervallo di misurazione.
Se, per i due punti considerati, il valore trovato non differisce di oltre il ± 4 % del fondo scala dal valore di riferimento dichiarato, si possono modificare i parametri di aggiustamento. In caso contrario, determinare una nuova curva di taratura secondo il punto 1.5.4.
1.7. Prova di efficienza del convertitore di NOx
L'efficienza del convertitore utilizzato per la conversione di NO2 in NO viene controllata come indicato nei punti 1.7.1-1.7.8 (figura 1).
1.7.1. Impianto di prova
L'efficienza dei convertitori può essere controllata con un ozonizzatore in base all'impianto di prova presentato nella figura 1 (vedi inoltre appendice 1, punto 1.4.3.5) e al procedimento descritto qui di seguito.
Figura 1 Schema di dispositivo per la determinazione dell'efficienza del convertitore di NO2
%gt%RIFERIMENTO A UN GRAFICO%gt%
1.7.2. Taratura
CLD e HCLD devono essere tarati nell'intervallo di funzionamento più comune, secondo le specifiche del costruttore, utilizzando un gas di azzeramento e un gas di calibrazione (il cui contenuto di NO deve essere circa l'80 % dell'intervallo operativo con una concentrazione di NO2 della miscela di gas inferiore al 5 % della concentrazione di NO). L'analizzatore di NOx deve essere regolato nella posizione NO, in modo che il gas di taratura non passi attraverso il convertitore. Registrare la concentrazione indicata.
1.7.3. Calcolo
L'efficienza del convertitore di NOx viene calcolata come segue:
Efficienza (%) = (1 + %gt%NUM%gt%a - b
%gt%DEN%gt%c - d
) × 100
(a) concentrazione di NOx conformemente al punto 1.7.6;
(b) concentrazione di NOx conformemente al punto 1.7.7;
(c) concentrazione di NO conformemente al punto 1.7.4;
(d) concentrazione di NO conformemente al punto 1.7.5.
1.7.4. Aggiunta di ossigeno
Attraverso un raccordo a T, aggiungere di continuo ossigeno o aria di azzeramento al flusso di gas fino a quando la concentrazione indicata risulti inferiore di circa il 20 % alla concentrazione di taratura indicata al punto 1.7.2. (Analizzatore in posizione NO)
Registrare la concentrazione indicata (c). Mantenere disattivato l'ozonizzatore durante tutto il processo.
1.7.5. Attivazione dell'ozonizzatore
Attivare quindi l'ozonizzatore per generare una quantità di ozono sufficiente a ridurre la concentrazione di NO a circa il 20 % (minimo 10 %) della concentrazione di taratura di cui al punto 1.7.2. Registrare la concentrazione indicata (d). (Analizzatore in posizione NO)
1.7.6. Posizione NOx
Commutare quindi l'analizzatore sulla posizione NOx in modo che la miscela gassosa (costituita da NO, NO2, O2 e N2) passi attraverso il convertitore. Registrare la concentrazione indicata (a). (Analizzatore in posizione NOx)
1.7.7. Disattivazione dell'ozonizzatore
Disattivare quindi l'ozonizzatore. La miscela di gas descritta al punto 1.7.6 entra nel rivelatore passando attraverso il convertitore. Registrare la concentrazione indicata (b). (Analizzatore in posizione NOx)
1.7.8. Posizione NO
Dopo commutazione sulla posizione NO con l'ozonizzatore disattivato, chiudere anche il flusso di ossigeno o aria sintetica. Il valore di NOx letto sull'analizzatore non deve superare di oltre il ± 5 % il valore specificato al punto 1.7.2. (Analizzatore in posizione NO)
1.7.9. Intervallo di prova
Verificare l'efficienza del convertitore prima di ciascuna taratura dell'analizzatore di NOx.
1.7.10. Efficienza
L'efficienza del convertitore non deve essere inferiore al 90 %, ma è fortemente raccomandata un'efficienza maggiore del 95 %.
Nota: Se, con l'analizzatore nell'intervallo più comune, l'ozonizzatore non può fornire una riduzione dall'80 % al 20 % conformemente al punto 1.7.5, utilizzare l'intervallo massimo che consente tale riduzione.
1.8. Regolazione del FID
1.8.1. Ottimizzazione della risposta del regolatore
Il rivelatore HFID deve essere messo a punto come specificato dal costruttore dello strumento. Come gas di calibrazione, utilizzare propano in aria per ottimizzare la risposta sull'intervallo operativo più comune.
Con le portate di carburante e di aria raccomandate dal costruttore, introdurre nell'analizzatore un gas di calibrazione contenente 350 ± 75 ppm C. Determinare la risposta ad una data portata di carburante in base alla differenza tra la risposta al gas di calibrazione e la risposta al gas di azzeramento. Il flusso del carburante deve essere regolato per incrementi al di sopra e al di sotto del valore specificato dal costruttore. Registrare le risposte di calibrazione e azzeramento a questi flussi di carburante. Riportare in grafico la differenza tra la risposta di calibrazione e la risposta di azzeramento e regolare il flusso di carburante sul lato ricco della curva.
1.8.2. Fattori di risposta degli idrocarburi
Tarare l'analizzatore utilizzando propano in aria e aria sintetica purificata conformemente al punto 1.5.
Quando un analizzatore viene messo in servizio e dopo interruzioni di funzionamento piuttosto lunghe, determinare i fattori di risposta. Il fattore di risposta (Rf) per una particolare specie idrocarburica è il rapporto tra il valore C1 letto sul FID e la concentrazione del gas nella bombola espressa in ppm di C1.
La concentrazione del gas di prova deve essere ad un livello tale da ottenere una risposta approssimativamente dell'80 % del fondo scala. La concentrazione deve essere nota con una precisione del ± 2 % riferita ad uno standard gravimetrico espresso in volume. Inoltre, la bombola del gas deve essere precondizionata per 24 ore ad una temperatura di 298 K (25 °C) ± 5 K.
I gas di prova e gli intervalli raccomandati per i relativi fattori di risposta sono i seguenti:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
Questi valori sono relativi al fattore di risposta (Rf) di 1,00 per propano e aria sintetica purificata.
1.8.3. Controllo dell'interferenza dell'ossigeno
Quando si mette in servizio un analizzatore e dopo interruzioni di funzionamento piuttosto lunghe, controllare l'interferenza dell'ossigeno.
Il fattore di risposta è definito e deve essere determinato come descritto nel punto 1.8.2. Il gas di prova e l'intervallo raccomandato del fattore di risposta relativo sono i seguenti:
- Propano e azoto: 0,95 %amp%le; Rf %amp%le; 1,05
Questo valore è relativo al fattore di risposta (Rf) di 1,00 per propano e aria sintetica purificata.
La concentrazione dell'ossigeno nell'aria del bruciatore FID deve essere uguale, entro un errore non superiore a ± 1 mole %, alla concentrazione dell'ossigeno nell'aria del bruciatore utilizzata nell'ultimo controllo dell'interferenza dell'ossigeno. Se la differenza è maggiore, controllare l'interferenza dell'ossigeno e regolare se necessario l'analizzatore.
1.9. Effetti di interferenza con gli analizzatori NDIR e CLD
Gas diversi da quello analizzato presenti nello scarico possono interferire in vari modi col valore letto. Si verifica un'interferenza positiva in strumenti NDIR quando il gas interferente fornisce, in minor misura, lo stesso effetto del gas misurato. Si verifica una interferenza negativa, negli strumenti NDIR, a causa di gas interferenti che ampliano la banda di assorbimento del gas misurato e, negli strumenti CLD, a causa di gas interferenti che estinguono la radiazione. Eseguire i controlli di interferenza descritti nei punti 1.9.1 e 1.9.2 prima dell'utilizzo iniziale dell'analizzatore e dopo intervalli di inutilizzo importanti.
1.9.1. Controllo dell'interferenza sull'analizzatore di CO
Acqua e CO2 possono interferire con le prestazioni dell'analizzatore di CO. Pertanto, gorgogliare attraverso acqua a temperatura ambiente un gas di calibrazione della CO2 avente una concentrazione dall'80 al 100 % del fondo scala dell'intervallo operativo massimo durante la prova e registrare la risposta dell'analizzatore. La risposta dell'analizzatore non deve essere superiore all'1 % del fondo scala per intervalli uguali o superiori a 300 ppm, e non deve essere superiore a 3 ppm per intervalli al di sotto delle 300 ppm.
1.9.2. Controlli dell'attenuazione sull'analizzatore di NOx
I due gas che possono dare problemi sugli analizzatori CLD (e HCLD) sono CO2 e vapore acqueo. Le risposte di estinzione di questi gas sono proporzionali alle loro concentrazioni e richiedono pertanto tecniche d'analisi per determinare l'estinzione alle più elevate concentrazioni prevedibili durante la prova.
1.9.2.1. Prova dell'attenuazione da CO2
Far passare attraverso l'analizzatore NDIR un gas di calibrazione della CO2 avente una concentrazione dall'80 al 100 % del fondo scala dell'intervallo operativo massimo e registrare come A il valore della CO2. Diluire poi approssimativamente al 50 % con gas di calibrazione di NO e farlo passare attraverso gli analizzatori NDIR e (H)CLD registrando come B e C rispettivamente i valori di CO2 e NO. Chiudere poi la CO2 e far passare solo il gas di calibrazione di NO attraverso l'analizzatore (H)CLD e registrare come D il valore di NO.
L'attenuazione viene calcolata come segue:
% attenuazione CO2 = [1 - (
%gt%NUM%gt%(C × A)
%gt%DEN%gt%(D × A) - (D × B)
)] × 100
e non deve essere maggiore del 3 % del fondo scala
In questa formula:
A: concentrazione CO2 non diluita misurata con NDIR %
B: concentrazione CO2 diluita misurata con NDIR %
C: concentrazione NO diluita misurata con CLD ppm
D: concentrazione NO non diluita misurata con CLD ppm
1.9.2.2. Controllo dell'attenuazione causata dall'acqua
Il controllo si applica solo alle misure della concentrazione dei gas umidi. Il calcolo dell'attenuazione provocata dall'acqua deve considerare la diluizione del gas di taratura per l'NO con vapore acqueo e scalare la concentrazione di vapore acqueo nella miscela in proporzione a quella prevista durante l'esecuzione delle prove. Far passare un gas di calibrazione di NO avente una concentrazione dall'80 al 100 % del fondo scala del normale intervallo operativo attraverso l'analizzatore (H)CLD e registrare come D il valore di NO. Gorgogliare poi il gas di NO attraverso acqua a temperatura ambiente e farlo passare attraverso l'analizzatore (H)CLD registrando come C il valore di NO. La pressione assoluta di funzionamento dell'analizzatore e la temperatura dell'acqua devono essere determinate e registrate rispettivamente come E e F. Determinare e registrare come G la pressione di vapore di saturazione della miscela che corrisponde alla temperatura dell'acqua nel gorgogliatore (F). Calcolare la concentrazione di vapore acqueo (in %) della miscela come segue:
H = 100 × (
%gt%NUM%gt%G
%gt%DEN%gt%E
)e registrarla come H. Calcolare la concentrazione attesa del gas di definizione del limite di NO diluito (in vapore acqueo) come segue:
De = D × (1 - %gt%NUM%gt%H
%gt%DEN%gt%100
)
e registrarla come De. Per lo scappamento di motori diesel, stimare la concentrazione massima del vapore acqueo nello scarico (in %) attesa durante le prove, assumendo un rapporto degli atomi H/C del carburante di 1,8 a 1, dalla concentrazione del gas di definizione del limite di CO2 non diluito (A, misurato nel punto 1.9.2.1) come segue:
Hm = 0,9 × A
e registrarla come Hm.
L'estinzione provocata dall'acqua deve essere calcolata come segue:
% estinzione H2O = 100 × (
%gt%NUM%gt%De - C
%gt%DEN%gt%De
) × (
%gt%NUM%gt%Hm
%gt%DEN%gt%H
)
e non deve essere superiore al 3 % del fondo scala
De: concentrazione attesa NO diluito (ppm)
C: concentrazione NO diluito (ppm)
Hm: concentrazione massima vapore acqueo (%)
H: concentrazione effettiva vapore acqueo (%)
Nota: È importante che il gas di definizione del limite di NO contenga una concentrazione minima di NO2 per questa prova perché nei calcoli dell'estinzione non si è tenuto conto dell'assorbimento di NO2 in acqua.
1.10. Intervalli di taratura
Tarare gli analizzatori conformemente al punto 1.5 almeno una volta ogni tre mesi o tutte le volte che vengono effettuate riparazioni o modifiche al sistema che possano influire sulla taratura.
2. TARATURA DEL SISTEMA PER LA DETERMINAZIONE DEL PARTICOLATO
2.1. Introduzione
Tarare ciascun componente con la frequenza necessaria per rispettare i requisiti di precisione di questa norma. Il metodo di taratura da usare è descritto in questo punto per i componenti indicati nell'allegato III, appendice 1, punto 1.5 e nell'allegato V.
2.2. Misura della portata
La taratura dei flussimetri per gas o della strumentazione per la misura dei flussi deve essere riconducibile a norme nazionali e/o internazionali.
L'errore massimo del valore misurato non deve eccedere il ± 2 % del valore letto.
Se il flusso di gas viene determinato mediante misura differenziale di flusso, l'errore massimo della differenza deve essere tale che la precisione di GEDF sia compresa entro il ± 4 % (vedi anche allegato V, punto 1.2.1.1 EGA). Questo valore può essere calcolato dalla radice quadrata dell'errore quadratico medio di ciascuno strumento.
2.3. Controllo del rapporto di diluizione
Quando si utilizzano sistemi di campionamento delle particelle senza EGA (allegato V, punto 1.2.1.1), il rapporto di diluizione deve essere controllato ogni volta che si installa un nuovo motore col motore in moto e utilizzando le misure di concentrazione di CO2 o NOx nello scarico tal quale e diluito.
Il rapporto di diluizione misurato deve rientrare nei limiti di ± 10 % del rapporto di diluizione calcolato dalla misura della concentrazione di CO2 o NOx.
2.4. Controllo delle condizioni di flusso parziale
L'intervallo delle velocità del gas di scarico e delle oscillazioni della pressione deve essere controllato e regolato secondo i requisiti dell'allegato V, punto 1.2.1.1, EP, se applicabile.
2.5. Intervalli di taratura
La strumentazione di misura del flusso deve essere tarata almeno ogni tre mesi o tutte le volte che si effettua un cambiamento del sistema che possa influenzare la taratura.
Appendice 3
1. VALUTAZIONE DEI DATI E CALCOLI
1.1. Valutazione dei dati relativi alle emissioni gassose
Per la valutazione delle emissioni gassose, calcolare la media degli ultimi 60 secondi di ciascuna modalità di funzionamento e determinare le concentrazioni (conc) medie di HC, CO, NOx e CO2 (se si utilizza il metodo del bilancio del carbonio) per ciascuna modalità in base alla media dei valori registrati e ai corrispondenti dati di taratura. È ammesso un differente tipo di registrazione, purché assicuri un'acquisizione equivalente dei dati.
Le concentrazioni medie di fondo (concd) possono essere determinate in base ai valori ottenuti per l'aria di diluizione col metodo del sacco o ai valori di fondo ottenuti in modo continuo (senza sacco) e dai corrispondenti dati di taratura.
1.2. Emissioni di particolato
Per la valutazione del particolato, registrare le masse (MSAM,i) o i volumi (VSAM,i) totali del campione passati attraverso i filtri per ciascuna modalità.
Riportare i filtri nella camera di pesata e condizionarli per almeno un'ora e non oltre 80 ore, prima di pesarli. Registrare il peso lordo dei filtri e sottrarre la tara (vedi allegato III, punto 3.1). La massa del particolato (Mf per il metodo a filtro singolo; Mf,i per il metodo a filtri multipli) è la somma delle massa del particolato raccolte sui filtri principale e di sicurezza.
Se si deve applicare la correzione del fondo, registrare la massa (MDIL) o il volume (VDIL) dell'aria di diluizione passata attraverso i filtri e la massa (Md) del particolato. Se è stata effettuata più di una misura, calcolare la media dei valori del quoziente Md/MDIL o Md/VDIL ottenuto per ciascuna misurazione.
1.3. Calcolo delle emissioni gassose
I risultati finali della prova registrati risultano dai seguenti calcoli.
1.3.1. Determinazione del flusso di gas di scarico
La portata del gas di scarico (GEXHW, VEXHW o VEXHD) deve essere determinata per ciascuna modalità conformemente all'allegato III, appendice 1, punti 1.2.1-1.2.3.
Quando si utilizza un sistema di diluizione a flusso pieno, determinare la portata totale del gas di scarico diluito (GTOTW, VTOTW) per ciascuna modalità conformemente all'allegato III, appendice 1, punto 1.2.4.
1.3.2. Correzione secco/umido
Quando si applica GEXHW, VEXHW, GTOTW o VTOTW, convertire la concentrazione misurata nel valore su umido secondo le formule seguenti, salvo che sia già stata misurata su umido:
conc (umido) = kw × conc (secco)
Per il gas di scarico grezzo:
kw,r,1 = (1 - FFH × %gt%NUM%gt%GFUEL
%gt%DEN%gt%GAIRD
) - kw2
o:
kw,r,2 = (
%gt%NUM%gt%1
%gt%DEN%gt%1 + 1,88 × 0,005 × (% CO [secco] + % CO2 [secco])
) - kw2
Per il gas di scarico diluito:
kw,e,1 = (1 - %gt%NUM%gt%1,88 × CO2 % (umido)
%gt%DEN%gt%200
) - kw1
o:
kw,e,2 = (
%gt%NUM%gt%1 - kw1
%gt%DEN%gt%1 + %gt%NUM%gt%1,88 × CO2 % (secco)
%gt%DEN%gt%200
)
FFH può essere calcolato mediante:
FFH = %gt%NUM%gt%1,969
%gt%DEN%gt%(1 + %gt%NUM%gt%GFUEL
%gt%DEN%gt%GAIRW
)
Per l'aria di diluizione:
kW,d = 1 - kWl
kWl = %gt%NUM%gt%1,608 × [Hd × (1 - %gt%NUM%gt%1/
%gt%DEN%gt%DF
) + Ha × (
%gt%NUM%gt%1/
%gt%DEN%gt%DF
)]
%gt%DEN%gt%1 000 + 1,608 × [Hd × (1 - %gt%NUM%gt%1/
%gt%DEN%gt%DF
) + Ha × (
%gt%NUM%gt%1/
%gt%DEN%gt%DF
)]
Hd = %gt%NUM%gt%6,22 × Rd × pd
%gt%DEN%gt%PB - Pd × Rd × 10-2
Per l'aria di alimentazione (se è differente dall'aria di diluizione):
kW,a = 1 - kW2
kW2 = %gt%NUM%gt%1,608 × Ha
%gt%DEN%gt%1 000 + (1,608 × Ha)
Ha = %gt%NUM%gt%6,22 × Ra × pa
%gt%DEN%gt%pB - pa × Ra × 10-2
in cui:
Ha: umidità assoluta dell'aria di aspirazione, g d'acqua per kg di aria secca
Hd: umidità assoluta dell'aria di diluizione, g d'acqua per kg di aria secca
Rd: umidità relativa dell'aria di diluizione %,
Ra: umidità relativa dell'aria di aspirazione %,
Pd: pressione di vapore di saturazione dell'aria di diluizione, kPa
Pa: pressione di vapore di saturazione dell'aria di aspirazione, kPa
PB: pressione barometrica totale, kPa.
1.3.3. Correzione dell'umidità per NOx
Poiché l'emissione di NOx dipende dalle condizioni dell'aria ambiente, la concentrazione di NOx deve essere corretta per tener conto della temperatura e dell'umidità dell'aria ambiente mediante i fattori KH forniti dalla formula seguente:
KH = %gt%NUM%gt%1
%gt%DEN%gt%1 + A × (Ha - 10,71) + B × (Ta - 298)
in cui:
A: 0,309 GFUEL/GAIRD - 0,0266
B: - 0,209 GFUEL/GAIRD + 0,00954
T: temperatura dell'aria in K
%gt%NUM%gt%GFUEL
%gt%DEN%gt%GAIRD
= rapporto combustibile aria (su base aria secca)
Ha: umidità dell'aria di aspirazione, g d'acqua per kg d'aria secca:
Ha = %gt%NUM%gt%6,220 × Ra × pa
%gt%DEN%gt%pB - pa × Ra × 10-2
Ra: umidità relativa dell'aria di aspirazione, %
Pa: pressione di vapore di saturazione dell'aria di aspirazione, kPa
PB: pressione barometrica totale, kPa
1.3.4. Calcolo della portata massica di emissione
La portata massica di emissione si calcola come segue:
a) Per il gas di scarico grezzo (1):
Gasmass = u × conc × GEXHW
o:
Gasmass = v × conc × VEXHD
o:
Gasmass = w × conc × VEXHW
b) Per il gas di scarico diluito (2):
Gasmass = u × concc × GTOTW
o:
Gasmass = w × concc × VTOTW
dove:
concc è la concentrazione di fondo corretta
concc = conc-concd × (1 - (
%gt%NUM%gt%1/
%gt%DEN%gt%DF
))
DF = %gt%NUM%gt%13,4/
%gt%DEN%gt%(concCO2 + (concCO + concHC) × 10-4)
o:
DF = %gt%NUM%gt%13,4/
%gt%DEN%gt%concCO2
Usare i coefficienti u - umido, v - secco, w - umido della seguente tabella:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
La densità di HC è basata su un rapporto medio carbonio su idrogeno pari a 1/1,85.
1.3.5. Calcolo delle emissioni specifiche
Le emissioni specifiche (g/kWh) per tutti i singoli componenti sono calcolate nel modo seguente:
Singolo gas = %gt%NUM%gt%Ói = 1nGasmass i × WFi
%gt%DEN%gt%Ói = 1nPi × WFi
dove Pi = Pm,i + PAE,i
I fattori di ponderazione e il numero di modalità (n) utilizzati nel calcolo suddetto sono descritti nell'allegato III, punto 3.6.1.
1.4. Calcolo dell'emissione di particolato
L'emissione di particolato si calcola nel modo seguente.
1.4.1. Fattore di correzione dell'umidità per il particolato
Poiché l'emissione di particolato dei motori diesel dipende dalle condizioni dell'aria ambiente, la portata massica del particolato deve essere corretta per tener conto dell'umidità dell'aria secondo il fattore Kp dato dalla formula seguente:
Kp = %gt%NUM%gt%1/
%gt%DEN%gt%(1 + 0,0133 × (Ha - 10,71))
Ha = umidità dell'aria di aspirazione, g d'acqua per kg di aria secca
Ha = %gt%NUM%gt%6,22 × Ra × pa
%gt%DEN%gt%pB - pa × Ra × 10-2
Ra = umidità relativa dell'aria di aspirazione %
Pa = pressione di vapore di saturazione dell'aria di aspirazione kPa
PB = pressione barometrica totale kPa
1.4.2. Sistema di diluizione a flusso parziale
I risultati finali della prova relativa alle emissioni di particolato risultano dai seguenti calcoli. Poiché si possono utilizzare vari tipi di controllo del grado di diluizione, si seguono differenti metodi di calcolo per la portata massica del gas di scarico diluito equivalente GEDF o per la portata volumetrica di gas di scarico diluito equivalente VEDF. Tutti i calcoli devono essere basati sui valori medi delle singole modalità (i) durante il periodo di campionamento.
1.4.2.1. Sistemi isocinetici
GEDFW,i = GEXHW,i × qi
o:
VEDFW,i = VEXHW,i × qi
qi = %gt%NUM%gt%GDILW,i + (GEXHW,i × r)
%gt%DEN%gt%(GEXHW,i × r)
o:
qi = %gt%NUM%gt%VDILW,i + (VEXHW,i × r)
%gt%DEN%gt%(VEXHW,i × r)
dove r rappresenta il rapporto tra le sezioni trasversali della sonda isocinetica Ap e del condotto di scarico AT:
r = %gt%NUM%gt%Ap
%gt%DEN%gt%AT
1.4.2.2. Sistemi con misura della concentrazione di CO2 o NOx
GEDFW,i = GEXHW,i × qi
o:
VEDFW,i = VEXHW,i × qi
qi = %gt%NUM%gt%ConcE,i - ConcA,i
%gt%DEN%gt%ConcD,i - ConcA,i
dove:
ConcE = concentrazione su umido del gas tracciante nello scarico grezzo
ConcD = concentrazione su umido del gas tracciante sullo scarico diluito
ConcA = concentrazione su umido del gas tracciante nell'aria di diluizione
Convertire in concentrazioni misurate su umido le concentrazioni misurate su secco conformemente al punto 1.3.2 della presente appendice.
1.4.2.3. Sistemi con misura di CO2 e metodo del bilancio del carbonio
GEDFW,i = %gt%NUM%gt%206,6 × GFUEL,i
%gt%DEN%gt%CO2D,i - CO2A,i
dove:
CO2D = concentrazione di CO2 nello scarico diluito
CO2A = concentrazione di CO2 nell'aria di diluizione
(concentrazioni in % in volume su umido)
Questa equazione è basata sull'assunzione del bilancio del carbonio (gli atomi di carbonio forniti al motore vengono emessi come CO2) e viene derivata attraverso i passaggi seguenti:
GEDFW,i = GEXHW,i × qi
e:
qi = %gt%NUM%gt%206,6 × GFUEL,i
%gt%DEN%gt%GEXHW,i × (CO2D,i - CO2A,i)
1.4.2.4. Sistemi con misura del flusso
GEDFW,i = GEXHW,i × qi
qi = %gt%NUM%gt%GTOTW,i
%gt%DEN%gt%(GTOTW,i - GDILW,i)
1.4.3. Sistema di diluizione a flusso pieno
I risultati finali della prova relativa all'emissione di particolato risultano dai seguenti calcoli.
Tutti i calcoli devono essere basati sui valori medi delle singole modalità (i) durante il periodo di campionamento.
GEDFW,i = GTOTW,i
o:
VEDFW,i = VTOTW,i
1.4.4. Calcolo della portata massica del particolato
Calcolare la portata massica del particolato come segue.
Per il metodo a filtro singolo:
PTmass = %gt%NUM%gt%Mf
%gt%DEN%gt%MSAM
× %gt%NUM%gt%(GEDFW)aver
%gt%DEN%gt%1 000
o:
PTmass = %gt%NUM%gt%Mf
%gt%DEN%gt%VSAM
× %gt%NUM%gt%(VEDFW)aver
%gt%DEN%gt%1 000
dove:
(GEDFW)aver, (VEDFW)aver, (MSAM)aver, (VSAM)aver lungo il ciclo di prova vengono determinati per sommatoria dei valori medi delle singole modalità durante il periodo di campionamento:
(GEDFW)aver = Ói=1n GEDFW,i × WFi
(VEDFW)aver = Ói=1n VEDFW,i × WFi
MSAM = Ói=1n MSAM,i
VSAM = Ói=1n VSAM,i
dove i = 1, . . .n.
Per il metodo a filtri multipli:
PTmass,i = %gt%NUM%gt%Mf,i
%gt%DEN%gt%MSAM,i
× %gt%NUM%gt%(GEDFW,i)
%gt%DEN%gt%1 000
o:
PTmass,i = %gt%NUM%gt%Mf,i
%gt%DEN%gt%VSAM,i
× %gt%NUM%gt%(VEDFW,i)
%gt%DEN%gt%1 000
dove i = 1, . . .n.
La portata massiccia del particolato può essere corretta per tener conto del fondo come segue.
Per il metodo a filtro singolo:
PTmass = [
%gt%NUM%gt%Mf
%gt%DEN%gt%MSAM
- (
%gt%NUM%gt%Md
%gt%DEN%gt%MDIL
× (1 - %gt%NUM%gt%1
%gt%DEN%gt%DF
))] × [
%gt%NUM%gt%(GEDFW)aver
%gt%DEN%gt%1 000
]
o:
PTmass = [
%gt%NUM%gt%Mf
%gt%DEN%gt%VSAM
- (
%gt%NUM%gt%Md
%gt%DEN%gt%VDIL
× (1 - %gt%NUM%gt%1
%gt%DEN%gt%DF
))] × [
%gt%NUM%gt%(VEDFW)aver
%gt%DEN%gt%1 000
]
Se si effettua più di una misura, sostituire (Md/MDIL) o (Md/VDIL) rispettivamente con (Md/MDIL)aver o (Md/VDIL)aver.
DF = %gt%NUM%gt%13,4
%gt%DEN%gt%concCO2 + (concCO + concHC) × 10-4
o:
DF =
%gt%NUM%gt%13,4/
%gt%DEN%gt%concCO2
Per il metodo multifiltro:
PTmass,i = [
%gt%NUM%gt%Mf,i
%gt%DEN%gt%MSAM,i
- (
%gt%NUM%gt%Md
%gt%DEN%gt%MDIL
× (1 - %gt%NUM%gt%1
%gt%DEN%gt%DF
))] × [
%gt%NUM%gt%GEDFW,i
%gt%DEN%gt%1 000
]
o:
PTmass,i = [
%gt%NUM%gt%Mf,i
%gt%DEN%gt%VSAM,i
- (
%gt%NUM%gt%Md
%gt%DEN%gt%VDIL
× (1 - %gt%NUM%gt%1
%gt%DEN%gt%DF
))] × [
%gt%NUM%gt%VEDFW,i
%gt%DEN%gt%1 000]
Se si effettua più di una misura, sostituire (Md/MDIL) o (Md/VDIL) rispettivamente con (Md/MDIL)aver o (Md/VDIL)aver.
DF = %gt%NUM%gt%13,4
%gt%DEN%gt%concCO2 + (concCO + concHC) × 10-4
o:
DF = %gt%NUM%gt%13,4/
%gt%DEN%gt%concCO2
1.4.5. Calcolo delle emissioni specifiche
Le emissioni specifiche di particolato PT (g/kWh) si calcolano nella maniera seguente (3).
Per il metodo a filtro singolo:
PT = %gt%NUM%gt%PTmass
%gt%DEN%gt%n
Ó i = 1Pi × WFi
Per il metodo multifiltro:
PT = %gt%NUM%gt%Ói = 1nPTmass,i × WFi
%gt%DEN%gt%Ói = 1nPi × WFi
Pi = Pm,i + PAE,i
1.4.6. Fattore di ponderazione efficace
Per il metodo a filtro singolo, calcolare il fattore di ponderazione efficace WFE,i per ciascuna modalità nel modo seguente:
WFE,i = %gt%NUM%gt%MSAM,i × (GEDFW)aver
%gt%DEN%gt%MSAM × (GEDFW,i)
o:
WFE,i = %gt%NUM%gt%VSAM,i × (VEDFW)aver
%gt%DEN%gt%VSAM × (VEDFW,i)
in cui i = 1, ...n.
I valori dei fattori di ponderazione efficaci devono coincidere, con un'approssimazione di ± 0,005 (valore assoluto), con i fattori di ponderazione elencati nell'allegato III, punto 3.6.1.
(1) Nel caso di NOx, la concentrazione di NOx (NOxconc o NOxconcc) deve essere moltiplicata per KHNOX (fattore di correzione dell'umidità per NOx citato nel precedente punto 1.3.3) come segue: KHNOX × conc o KHNOX × concc
(2) La portata massica del particolato PTmass deve essere moltiplicata per Kp (fattore di correzione dell'umidità per il particolato citato al punto 1.4.1).
ALLEGATO IV
CARATTERISTICHE TECNICHE DEL CARBURANTE DI RIFERIMENTO PRESCRITTO PER LE PROVE DI OMOLOGAZIONE E PER VERIFICARE LA CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
ALLEGATO V
1. SISTEMA ANALITICO E DI CAMPIONAMENTO SISTEMI DI CAMPIONAMENTO PER SOSTANZE GASSOSE E PARTICELLE
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
1.1. Determinazione delle emissioni gassose
Il punto 1.1.1 e le figure 2 e 3 contengono la descrizione dettagliata dei sistemi di campionamento e analisi raccomandati. Poiché varie configurazioni possono fornire risultati equivalenti, non è richiesta una stretta conformità a queste figure. Si possono utilizzare componenti addizionali, come strumenti, valvole, solenoidi, pompe e interruttori, per ottenere informazioni supplementari e coordinare le funzioni dei sistemi componenti. Altri componenti che non sono necessari per mantenere la precisione di alcuni sistemi possono essere esclusi se la loro esclusione è basata su un giudizio di buona ingegneristica.
1.1.1. Componenti gassosi dello scarico CO, CO2, HC, NOx
Viene descritto un sistema d'analisi per la determinazione delle emissioni gassose nel gas di scarico o diluito, basato sull'uso di:
- analizzatore HFID per la misura degli idrocarburi;
- analizzatore NDIR per la misura del monossido di carbonio e del biossido di carbonio;
- analizzatore HCLD o equivalente per la misura degli ossidi d'azoto.
Per il gas di scarico grezzo (vedi figura 2), il campione può essere prelevato per tutti i componenti con una sonda di campionamento o con due sonde di campionamento disposte in stretta vicinanza e suddiviso internamente verso i differenti analizzatori. Occorre evitare che si verifichino condensazioni dei componenti dello scarico (incluso acqua e acido solforico) in alcun punto del sistema d'analisi.
Per il gas di scarico diluito (vedi figura 3), il campione per gli idrocarburi deve essere prelevato con una sonda differente dalla sonda di campionamento utilizzata per gli altri componenti. Occorre evitare che si verifichino condensazioni dei componenti dello scarico (incluso acqua e acido solforico) in alcun punto del sistema d'analisi.
Figura 2 Schema di flusso del sistema di analisi del gas di scarico per CO, NOx e HC
%gt%RIFERIMENTO A UN GRAFICO%gt%
Figura 3 Schema di flusso del sistema di analisi dei gas di scarico diluiti per CO, CO2, NOx e HC
%gt%RIFERIMENTO A UN GRAFICO%gt%
Descrizioni - Figure 2 e 3
Nota generale:
Tutti i componenti sul percorso del gas prelevato devono essere mantenuti alla temperatura specificata per i rispettivi sistemi.
- Sonda di campionamento del gas di scarico grezzo SP1 (solo figura 2)
Si raccomanda una sonda diritta di acciaio inossidabile con l'estremità chiusa e a fori multipli. Il diametro interno non deve essere maggiore del diametro interno della linea di campionamento. Lo spessore della parete della sonda deve essere non superiore a 1 mm. Prevedere almeno tre fori in differenti piani radiali, dimensionati in modo da campionare flussi approssimativamente uguali. La sonda deve coprire almeno l'80 % del diametro del tubo di scarico.
- Sonda di campionamento di HC del gas di scarico diluito SP2 (solo figura 3)
La sonda deve:
- essere definita come primo tratto, lungo da 254 a 762 mm, della linea di campionamento degli idrocarburi (HSL3);
- avere un diametro interno di almeno 5 mm;
- essere installata nella galleria di diluizione DT (punto 1.2.1.2) in un punto in cui l'aria di diluizione e il gas di scarico sono ben miscelati (cioè circa 10 diametri della galleria a valle del punto in cui lo scarico entra nella galleria di diluizione);
- essere sufficientemente distante (radialmente) da altre sonde e dalla parete della galleria per non subire influenze di scie o elementi vorticosi;
- essere riscaldata in modo da innalzare la temperatura della corrente gassosa a 463 K (190 °C) ± 10 K all'uscita della sonda.
- Sonda di campionamento di CO, CO2, NOx del gas di scarico diluito SP3 (solo figura 3)
La sonda deve:
- essere nello stesso piano di SP2;
- essere sufficientemente distante (radialmente) da altre sonde e dalla parete della galleria per non subire influenze di scie o elementi vorticosi;
- essere isolata e riscaldata sulla sua intera lunghezza ad una temperatura non inferiore a 328 K (55 °C) per impedire la condensazione dell'acqua.
- Linea di campionamento riscaldata HSL1
La linea di campionamento fornisce il gas prelevato da una singola sonda al punto/i di divisione e all'analizzatore HC.
La linea di campionamento deve:
- avere un diametro interno non inferiore a 5 mm e non superiore a 13,5 mm;
- essere di acciaio inossidabile o PTFE;
- mantenere una temperatura di parete di 463 K (190 °C) ± 10 K, misurata su ciascuna sezione riscaldata separatamente controllata, se la temperatura del gas di scarico sulla sonda di campionamento è uguale o minore di 463 K (190 °C);
- mantenere una temperatura di parete maggiore di 453 K (180 °C) se la temperatura del gas di scarico sulla sonda di campionamento è superiore a 463 K (190 °C);
- mantenere una temperatura del gas di 463 K (190 °C) ± 10 K immediatamente a monte del filtro riscaldato (F2) e dell'analizzatore HFID.
- Linea di campionamento dei NOx riscaldata HSL2
La linea di campionamento deve:
- mantenere una temperatura di parete da 328 a 473 K (55-200 °C) fino al convertitore, se si usa un bagno di raffreddamento, o fino all'analizzatore, se non si usa il bagno di raffreddamento;
- essere di acciaio inossidabile o PTFE;
Poiché la linea di campionamento deve essere riscaldata solo allo scopo di impedire la condensazione dell'acqua e dell'acido solforico, la temperatura della linea di campionamento dipenderà dal tenore di zolfo del carburante.
- Linea di campionamento per CO (CO2) SL
La linea deve essere fatta di PTFE o acciaio inossidabile e può essere riscaldata o non riscaldata.
- Sacco campionamento del fondo BK (facoltativo; solo figura 3)
Per la misura delle concentrazioni di fondo.
- Sacco del campione BG (facoltativo; figura 3, solo CO e CO2)
Per la misura delle concentrazioni del campione.
- Prefiltro riscaldato F1 (facoltativo)
La temperatura deve essere uguale a quella di HSL1.
- Filtro riscaldato F2
Il filtro deve estrarre eventuali particelle solide dal campione di gas prima dell'analizzatore. La temperatura deve essere uguale a quella di HSL1. Cambiare il filtro quando necessario.
- Pompa di campionamento riscaldata P
La pompa deve essere riscaldata alla temperatura di HSL1.
- HC
Rivelatore a ionizzazione di fiamma riscaldato (HFID) per la determinazione degli idrocarburi. La temperatura deve essere mantenuta tra 453 e 473 K (180-200 °C).
- CO, CO2
Analizzatori NDIR per la determinazione del monossido di carbonio e del biossido di carbonio.
- NO2
Analizzatore (H)CLD per la determinazione degli ossidi d'azoto. Se si utilizza un HCLD, mantenerlo ad una temperatura da 328 a 473 K (55-200 °C).
- Convertitore C
Usare un convertitore per la riduzione catalitica di NO2-NO prima dell'analisi nel CLD o HCLD.
- Bagno di raffreddamento B
Per raffreddare e condensare l'acqua dal campione di gas di scarico. Il bagno deve essere mantenuto ad una temperatura da 273 a 277 K (0-4 °C) mediante ghiaccio o mediante refrigerazione. Questo bagno è facoltativo se l'analizzatore non subisce interferenza dal vapore acqueo, come determinato nell'allegato III, appendice 3, punti 1.9.1 e 1.9.2.
Non sono ammessi essiccatori chimici per rimuovere l'acqua dal campione.
- Sensori di temperatura T1, T2, T3
Per il controllo della temperatura della corrente gassosa.
- Sensore di temperatura T4
Temperatura del convertitore NO2-NO.
- Sensore di temperatura T5
Per il controllo della temperatura del bagno di raffreddamento.
- Manometri G1, G2, G3
Per la misura della pressione nelle linee di campionamento.
- Regolatori di pressione R1, R2
Per il controllo della pressione dell'aria e del carburante, rispettivamente, per l'HFID.
- Regolatori di pressione R3, R4, R5
Per il controllo della pressione nelle linee di campionamento e nella corrente che fluisce verso gli analizzatori.
- Flussimetri FL1, FL2, FL3
Per il controllo del flusso nel bypass del campione.
- Flussimetri da FL4 a FL7 (facoltativi)
Per il controllo della portata attraverso gli analizzatori.
- Valvole di selezione V1-V6
Valvolame adatto per selezionare il flusso di gas campione, gas di calibrazione o gas di azzeramento all'analizzatore.
- Valvole a solenoide V7, V8
Per bypassare il convertitore NO2-NO.
- Valvola ad ago V9
Per bilanciare il flusso attraverso il convertitore NO2-NO e il bypass.
- Valvole ad ago V10, V11
Per la regolazione dei flussi agli analizzatori.
- Valvole a scatto V12, V13
Per il drenaggio della condensa dal bagno B.
- Valvola selettrice V14
Per la selezione tra sacco del campione e sacco del fondo.
1.2. Determinazione del particolato solido inquinante
I punti 1.2.1 e 1.2.2 e le figure da 4 a 15 contengono la descrizione dettagliata dei sistemi di diluizione e campionamento raccomandati. Poiché varie configurazioni possono fornire risultati equivalenti, non è richiesta una stretta conformità a queste figure. Si possono utilizzare componenti addizionali, come strumenti, valvole, solenoidi, pompe e interruttori, per ottenere informazioni supplementari e coordinare le funzioni dei sistemi componenti. Altri componenti che non sono necessari per mantenere la precisione di alcuni sistemi possono essere esclusi se la loro esclusione è basata su un giudizio di buona pratica ingegneristica.
1.2.1. Sistema di diluizione
1.2.1.1. Sistema di diluizione a flusso parziale (figure da 4 a 12)
Viene descritto un sistema di diluizione basato sulla diluizione di una parte della corrente di gas di scarico. La divisione della corrente di gas di scarico e il successivo processo di diluizione possono essere effettuati mediante sistemi di diluizione di differente tipo. Per la successiva raccolta del particolato, si può trasferire al sistema di campionamento del particolato l'intero gas di scarico diluito o solo una frazione dello stesso (punto 1.2.2, figura 14). Il primo metodo è detto metodo di campionamento totale, il secondo metodo di campionamento frazionario.
Il calcolo del rapporto di diluizione dipende dal tipo di sistema usato. Sono raccomandati i tipi seguenti:
- Sistemi isocinetici (figure 4 e 5)
Con questi sistemi, il flusso che entra nel condotto di trasferimento deve concordare con il flusso principale di gas di scarico per quanto riguarda la velocità e/o la pressione del gas e pertanto richiede un flusso uniforme e regolare del gas di scarico in corrispondenza della sonda di campionamento. Normalmente ciò viene ottenuto utilizzando un risonatore e un condotto di avvicinamento rettilineo a monte del punto di campionamento. Il rapporto di divisione viene poi calcolato in base a valori facilmente misurabili, come i diametri dei tubi. Si noti che le condizioni isocinetiche vengono usate solo per far concordare le condizioni di flusso, ma non la distribuzione delle dimensioni. Tipicamente questa ultima condizione non è necessaria perché il particolato è sufficientemente piccolo da seguire i filetti fluidi.
- Sistemi a controllo di flusso con misura della concentrazione (figure da 6 a 10)
Con questi sistemi, si preleva un campione dalla massa della corrente di gas di scarico regolando il flusso dell'aria di diluizione e il flusso totale dello scarico di diluizione. Il rapporto di diluizione viene determinato dalle concentrazioni di gas traccianti, come CO2 o NOx, presenti naturalmente nello scarico del motore. Le concentrazioni nel gas di scarico di diluizione e nell'aria di diluizione sono misurate, mentre la concentrazione nel gas di scarico grezzo può essere misurata direttamente o determinata in base al flusso di carburante e all'equazione del bilancio del carbonio, se è nota la composizione del carburante. I sistemi possono essere controllati in base al rapporto di diluizione calcolato (figure 6 e 7) oppure in base al flusso entrante nel condotto di trasferimento (figure 8, 9 e 10).
- Sistemi a controllo di flusso con misura del flusso (figure 11 e 12)
Con questi sistemi, si preleva un campione dalla massa della corrente di gas di scarico fissando la portata dell'aria di diluizione e la portata totale del gas di scarico diluito. Il rapporto di diluizione viene determinato in base alla differenza delle due portate. Occorre un'accurata taratura dei due flussimetri uno rispetto all'altro perché la grandezza relativa delle due portate può essere causa di errori significativi a rapporti di diluizione superiori (figura 9 e successive). Il controllo del flusso è immediato se si mantiene costante la portata dello scarico diluito e si varia la portata dell'aria di diluizione, se necessario.
Al fine di realizzare i vantaggi dei sistemi di diluizione a flusso parziale, occorre evitare i potenziali problemi di perdita di particolato nel condotto di trasferimento assicurando che dallo scarico del motore venga prelevato un campione rappresentativo ed è necessario determinare il rapporto di divisione.
Nei sistemi descritti questi punti critici sono attentamente considerati.
Figura 4 Sistema di diluizione a flusso parziale con sonda isocinetica e campionamento frazionario (Controllo tramite SB)
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Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico a EP e poi alla galleria di diluizione DT attraverso il condotto di trasferimento TT mediante la sonda di campionamento isocinetico ISP. La pressione differenziale del gas di scarico tra il condotto di scarico e l'ingresso della sonda viene misurata con il trasduttore di pressione DPT. Questo segnale viene trasmesso al controllore di flusso FC1 che controlla la ventola di aspirazione SB in modo da mantenere una pressione differenziale di zero sulla punta della sonda. In queste condizioni, le velocità dei gas di scarico in EP e ISP sono uguali e il flusso attraverso ISP e TT è una frazione (divisione) costante del flusso di gas di scarico. Il rapporto di divisione è determinato dalle aree in sezione trasversale di EP e ISP. La portata dell'aria di diluizione viene misurata con il dispositivo di misurazione del flusso FM1. Il rapporto di diluizione è calcolato in base alla portata dell'aria di diluizione e al rapporto di divisione.
Figura 5 Sistema di diluizione a flusso parziale con sonda isocinetica e campionamento frazionario (Controllo tramite PB)
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Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso il condotto di trasferimento TT mediante la sonda di campionamento isocinetico ISP. La pressione differenziale del gas di scarico tra il condotto di scarico e l'ingresso della sonda viene misurata con il trasduttore di pressione DPT. Questo segnale viene trasmesso al controllore di flusso FC1 che controlla la ventola a pressione PB per mantenere una pressione differenziale di zero sulla punta della sonda. Questo si effettua prelevando una piccola frazione dell'aria di diluizione, la cui portata è già stata misurata con il dispositivo di misurazione del flusso FM1, e alimentandola a TT mediante un orificio pneumatico. In queste condizioni, le velocità dei gas di scarico in EP e ISP sono uguali e il flusso attraverso ISP e TT è una frazione (divisione) costante del flusso di gas di scarico. Il rapporto di divisione è determinato dalle aree delle sezioni trasversali di EP e ISP. L'aria di diluizione viene aspirata attraverso DT mediante la ventola di aspirazione SB, e la portata viene misurata con FM1 all'ingresso di DT. Il rapporto di diluizione viene calcolato in base alla portata dell'aria di diluizione e al rapporto di divisione.
Figura 6 Sistema di diluizione a flusso parziale con misura della concentrazione di CO2 o NOx e campionamento frazionario
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Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso la sonda di campionamento SP e il condotto di trasferimento TT. Le concentrazioni di un gas tracciante (CO2 o NOx) vengono misurate nel gas di scarico grezzo e in quello diluito e inoltre nell'aria di diluizione con l'analizzatore/i dei gas di scarico EGA. Questi segnali vengono trasmessi al controllore di flusso FC2 che controlla la ventola di pressione PB o la ventola di aspirazione SB per mantenere i desiderati rapporti di divisione dello scarico e di diluizione in DT. Il rapporto di diluizione viene calcolato dalle concentrazioni del gas tracciante nel gas di scarico grezzo, nel gas di scarico diluito e nell'aria di diluizione.
Figura 7 Sistema di diluizione a flusso parziale con misura della concentrazione di CO2, bilancio del carbonio e campionamento totale
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Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso la sonda di campionamento SP e il condotto di trasferimento TT. Le concentrazioni di CO2 vengono misurate nel gas di scarico diluito e nell'aria di diluizione con l'analizzatore/i dei gas di scarico EGA. I segnali di CO2 e di flusso di carburante GFUEL vengono trasmessi al controllore di flusso FC2 o al controllore di flusso FC3 del sistema di campionamento del particolato (vedi figura 14). FC2 controlla la ventola di pressione PB, mentre FC3 controlla il sistema di campionamento del particolato (vedi figura 14), aggiustando in questo modo i flussi in ingresso e in uscita del sistema in modo da mantenere il desiderato rapporto di divisione dello scarico e di diluizione in DT. Il rapporto di diluizione viene calcolato in base alle concentrazioni di CO2 e da GFUEL assumendo valido il bilancio del carbonio.
Figura 8 Sistema di diluizione a flusso parziale con Venturi singolo, misura della concentrazione e campionamento frazionario
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Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso la sonda di campionamento SP e il condotto di trasferimento TT grazie alla pressione negativa creata dal tubo di Venturi VN in DT. La portata del gas attraverso TT dipende dallo scambio di quantità di moto nella zona del tubo di Venturi ed è pertanto influenzata dalla temperatura assoluta del gas all'uscita di TT. Di conseguenza, la divisione dello scarico per una data portata nella galleria non è costante e il rapporto di diluizione a basso carico è leggermente inferiore di quello a carico elevato. Le concentrazioni del gas tracciante (CO2 o NOx) vengono misurate nel gas di scarico grezzo, nel gas di scarico diluito e nell'aria di diluizione con l'analizzatore/i del gas di scarico EGA, e il rapporto di diluizione viene calcolato in base ai valori così misurati.
Figura 9 Sistema di diluizione a flusso parziale con Venturi gemelli o orifici gemelli, misura della concentrazione e campionamento frazionario
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Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso la sonda di campionamento SP e il condotto di trasferimento TT mediante un divisore di flusso che contiene una serie di orifici o tubi di Venturi. Il primo (FD1) è disposto in EP, il secondo (FD2) in TT. In aggiunta, occorrono due valvole di controllo della pressione (PCV1 e PCV2) per mantenere una divisione costante dello scarico mediante il controllo della contropressione in EP e della pressione in DT. PCV1 è disposta a valle di SP in EP, PCV2 è disposta tra la ventola di pressione PB e DT. Le concentrazioni dei gas traccianti (CO2 o NOx) vengono misurate nel gas di scarico grezzo, nel gas di scarico diluito e nell'aria di diluizione con l'analizzatore/i dei gas di scarico EGA. Queste concentrazioni sono necessarie per controllare la divisione dello scarico e possono essere utilizzate per regolare PCV1 e PCV2 ai fini di un controllo preciso della divisione. Il rapporto di diluizione è calcolato in base alle concentrazioni del gas tracciante.
Figura 10 Sistema di diluizione a flusso parziale con divisione a tubi multipli, misura della concentrazione e campionamento frazionario
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Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso il condotto di trasferimento TT mediante il divisore di flusso FD3 che è costituito da un certo numero di tubi delle stesse dimensioni (diametro, lunghezza e raggio del letto uguali) installati in EP. Il gas di scarico che passa attraverso uno di questi tubi viene inviato a DT e il gas di scarico che passa attraverso il resto dei tubi viene fatto passare attraverso la camera di attenuazione DC. Quindi la divisione dello scarico è determinata dal numero totale di tubi. Un controllo costante della divisione richiede una pressione differenziale pari a zero tra DC e l'uscita di TT, che viene misurata con il trasduttore di pressione differenziale DPT. Si ottiene una pressione differenziale di zero iniettando aria fresca in DT all'uscita di TT. Le concentrazioni del gas tracciante (CO2 o NOx) vengono misurate nel gas di scarico grezzo, nel gas di scarico diluito e nell'aria di diluizione con l'analizzatore/i dei gas di scarico EGA. Queste concentrazioni sono necessarie per controllare la divisione dello scarico e possono essere utilizzate per controllare la portata dell'aria di iniezione ai fini di un preciso controllo della divisione. Il rapporto di diluizione è calcolato dalle concentrazioni del gas tracciante.
Figura 11 Sistema di diluizione a flusso parziale con controllo di flusso e campionamento totale
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Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso la sonda di campionamento SP e il condotto di trasferimento TT. Il flusso totale attraverso la galleria viene regolato con il controllore di flusso FC3 e la pompa di campionamento P del sistema di campionamento del particolato (vedi figura 16). La portata dell'aria di diluizione viene controllata mediante il controllore di flusso FC2, che può utilizzare GEXH, GAIR, o GFUEL come segnale di comando, per ottenere la desiderata divisione dello scarico. Il flusso del campione in DT è la differenza tra la portata totale e la portata dell'aria di diluizione. La portata dell'aria di diluizione viene misurata con il dispositivo di misurazione del flusso FM1, la portata totale con il dispositivo di misurazione del flusso FM3 del sistema di campionamento del particolato (vedi figura 14). Il rapporto di diluizione viene calcolato in base a queste due portate.
Figura 12 Sistema di diluizione a flusso parziale con controllo del flusso e campionamento frazionario
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Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso la sonda di campionamento SP e il condotto di trasferimento TT. La divisione dello scarico e il flusso entrante in DT vengono controllati mediante il controllore di flusso FC2 che regola le portate (o velocità) della ventola di pressione PB e della ventola di aspirazione SB. Ciò è possibile perché il campione prelevato con il sistema di campionamento del particolato viene rinviato in DT. Come segnali di comando per FC2 si possono utilizzare GEXH, GAIR o GFUEL. La portata dell'aria di diluizione viene misurata con il dispositivo di misurazione del flusso FM1, il flusso totale con il dispositivo di misurazione del flusso FM2. Il rapporto di diluizione viene calcolato in base a queste due portate.
Descrizione - Figure da 4 a 12
- Condotto di scarico EP
Il condotto di scarico può essere isolato. Allo scopo di ridurre l'inerzia termica del condotto di scarico, si raccomanda un rapporto spessore su diametro minore o uguale a 0,015. Limitare l'uso di sezioni flessibili a un rapporto lunghezza su diametro minore o uguale a 12. Minimizzare le curve per ridurre la deposizione per inerzia. Se il sistema include un silenziatore del banco di prova, anche il silenziatore può essere isolato.
Per un sistema isocinetico, il condotto di scarico non deve avere gomiti, curve né cambiamenti bruschi di diametro per almeno sei diametri del condotto a monte e tre diametri del condotto a valle della punta della sonda. La velocità del gas nella zona di campionamento deve essere maggiore di 10 m/s, salvo al minimo. Le oscillazioni di pressione del gas di scarico non devono superare in media i ± 500 Pa. Qualsiasi misura attuata per ridurre le oscillazioni di pressione a parte l'utilizzo di un sistema di scarico del tipo a telaio (includente il silenziatore e il dispositivo di post-trattamento) non deve modificare le prestazioni del motore né provocare la deposizione di particolato.
Per sistemi senza sonde isocinetiche, usare un condotto rettilineo di sei diametri del condotto a monte e tre diametri del condotto a valle della punta della sonda.
- Sonda di campionamento SP (figure da 6 a 12)
Il diametro interno minimo è 4 mm. Il rapporto minimo tra i diametri del condotto di scarico e della sonda è quattro. La sonda deve essere un condotto aperto rivolto verso monte sull'asse del condotto di scarico, oppure una sonda a fori multipli come descritto sotto SP1 nel punto 1.1.1.
- Sonda di campionamento isocinetico ISP (figure 4 e 5)
La sonda di campionamento isocinetico deve essere installata rivolta verso monte sull'asse del condotto di scarico dove sono rispettate le condizioni di flusso indicate nella sezione EP e progettata in modo da assicurare un campione proporzionale del gas di scarico grezzo. Il diametro interno minimo è di 12 mm.
È necessario un sistema di controllo per la divisione isocinetica dello scarico mantenendo una pressione differenziale di zero tra EP e ISP. In queste condizioni, le velocità dei gas di scarico in EP e ISP sono identiche e il flusso di massa attraverso ISP è una frazione costante del flusso del gas di scarico. L'ISP deve essere collegata ad un trasduttore di pressione differenziale. Allo scopo di fornire una pressione differenziale pari a zero tra EP e ISP, si agisce sulla velocità della ventola o sul controllore di flusso.
- Divisori di flusso FD1, FD2 (figura 9)
Nel condotto di scarico EP e nel condotto di trasferimento TT, rispettivamente, è installata una serie di tubi di Venturi o di orifici allo scopo di ottenere un campione proporzionale del gas di scarico grezzo. Per la divisione proporzionale mediante il controllo delle pressioni in EP e DT è necessario un sistema di controllo costituito da due valvole di controllo della pressione PCV1 e PCV2.
- Divisore di flusso FD3 (figura 10)
Nel condotto di scarico EP è installata una serie di tubi (unità a tubi multipli) che forniscono un campione proporzionale del gas di scarico grezzo. Uno dei tubi alimenta il gas di scarico alla galleria di diluizione DT, mentre gli altri tubi trasferiscono il gas di scarico in una camera di attenuazione DC. I tubi devono avere le stesse dimensioni (diametro, lunghezza e raggio di curvatura uguali) in modo che la divisione dello scarico dipenda dal numero totale di tubi. Un sistema di controllo provvede alla divisione proporzionale mantenendo una pressione differenziale pari a zero tra l'uscita dell'unità a tubi multipli in DC e l'uscita di TT. In queste condizioni, le velocità dei gas di scarico in EP e FD3 sono proporzionali e il flusso TT è una frazione costante del flusso di gas di scarico. I due punti devono essere collegati ad un trasduttore di pressione differenziale DPT. Il controllo per assicurare una pressione differenziale pari a zero è assicurato dal controllore di flusso FC1.
- Analizzatore dei gas di scarico EGA (figure da 6 a 10)
Si possono utilizzare analizzatori di CO2 o NOx (con il metodo del bilancio del carbonio solo CO2). Gli analizzatori devono essere calibrati come gli analizzatori per la misura delle emissioni gassose. Si possono usare uno o più analizzatori per determinare le differenze di concentrazione.
La precisione dei sistemi di misurazione deve essere tale che la precisione di GEDFW,i o VEDFW,i rientri nel ± 4 %.
- Condotto di trasferimento TT (figure da 4 a 12)
Il condotto di trasferimento del campione di particolato deve:
- essere il più breve possibile e comunque non più lungo di 5 m;
- avere un diametro uguale o maggiore della sonda, ma non superiore a 25 mm;
- uscire sulla linea mediana della galleria di diluizione e rivolto verso valle.
Se la lunghezza del tubo è di 1 metro o inferiore, il condotto deve essere isolato con materiale avente una conducibilità termica non superiore a 0,05 W/(m 7 K) con uno spessore radiale dell'isolamento pari al diametro della sonda. Se il condotto è più lungo di 1 m, deve essere isolato e riscaldato ad una temperatura minima della parete di 523 K (250 °C).
In alternativa, le temperature di parete del condotto di trasferimento richieste possono essere determinate attraverso normali calcoli di trasmissione del calore.
- Trasduttore di pressione differenziale DPT (figure 4, 5 e 10)
Il trasduttore di pressione differenziale deve coprire un intervallo di ± 500 Pa o meno.
- Controllore di flusso FC1 (figure 4, 5 e 10)
Per i sistemi isocinetici (figure 4 e 5) è necessario un controllore di flusso per mantenere una pressione differenziale pari a zero tra EP e ISP. La regolazione può essere effettuata mediante:
a) controllo della velocità o della portata sulla ventola di aspirazione (SB) e mantenimento di una costante velocità della ventola di pressione (PB) durante ciascuna modalità (figura 4);
o:
b) regolazione della ventola di aspirazione (SB) su una portata di massa costante dello scarico diluito e controllo della portata sulla ventola di pressione PB, e quindi del flusso del campione di gas di scarico in una regione all'estremità del condotto di trasferimento (TT) (figura 5).
Nel caso di un sistema a controllo di pressione, l'errore residuo nell'anello di regolazione non deve superare i ± 3 Pa. Le oscillazioni di pressione nella galleria di diluizione non devono essere in media superiori a ± 250 Pa.
Per un sistema a tubi multipli (figura 10) è necessario un controllore di flusso per la divisione proporzionale dello scarico allo scopo di mantenere una pressione differenziale di zero tra l'uscita dell'unità a tubi multipli e l'uscita di TT. L'aggiustamento può essere effettuato controllando la portata nell'aria di iniezione in DT all'uscita di TT.
- Valvole di controllo pressione PCV1, PCV2 (figura 9)
Occorrono due valvole di controllo della pressione per il sistema a Venturi gemelli od orifici gemelli per la divisione proporzionale del flusso mediante controllo della contropressione di EP e della pressione in DT. Le valvole devono essere disposte a valle di SP e EP e tra PB e DT.
- Camera di attenuazione DC (figura 10)
Installare una camera di attenuazione all'uscita dell'unità a tubi multipli per minimizzare le oscillazioni di pressione nel condotto di scarico EP.
- Venturi VN (figura 8)
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 397L0068.2
Nella galleria di diluizione DT è installato un tubo di Venturi per creare una pressione negativa nella regione all'uscita del condotto di trasferimento TT. La portata di gas attraverso TT è determinata dallo scambio di quantità di moto nella zona del tubo di Venturi ed è fondamentalmente proporzionale alla portata della ventola di pressione PB che porta ad un rapporto di diluizione costante. Poiché lo scambio di quantità di moto è influenzato dalla temperatura all'uscita di TT e dalla differenza di pressione tra EP e DT, l'effettivo rapporto di diluizione è leggermente inferiore a basso carico che a carico elevato.
- Controllore di flusso FC2 (figure 6, 7, 11 e 12; facoltativo)
Si può usare un controllore di flusso per controllare la portata della ventola di pressione PB e/o della ventola di aspirazione SB. Il controllore può essere collegato al segnale del flusso di scarico o al segnale del flusso di carburante e/o al segnale differenziale di CO2 o NOx.
Quando si alimenta aria pressurizzata (figura 11), FC2 controlla direttamente il flusso d'aria.
- Dispositivo di misura del flusso FM1 (figure 6, 7, 11 e 12)
Contatore di gas o altra strumentazione di flusso per misurare il flusso dell'aria di diluizione. FM1 è facoltativo se PB è calibrato per misurare il flusso.
- Dispositivo di misura del flusso FM2 (figura 12)
Contatore di gas o altra strumentazione di misura del flusso per misurare il flusso di gas di scarico diluito. FM2 è facoltativo se la ventola di aspirazione SB è calibrata per misurare il flusso.
- Ventola di pressione PB (figure 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 12)
Per il controllo della portata d'aria di diluizione, PB può essere collegata ai controllori di flusso FC1 o FC2. PB non è richiesta se si usa una valvola a farfalla. PB può essere usata per misurare il flusso dell'aria di diluizione, se calibrata.
- Ventola di aspirazione SB (figure 4, 5, 6, 9, 10 e 12)
Solo per sistemi di campionamento frazionario. SB può essere usata per misurare il flusso di gas di scarico diluito, se calibrata.
- Filtro dell'aria di diluizione DAF (figure da 4 a 12)
Si raccomanda di filtrare l'aria di diluizione e di depurarla su carbone vegetale per eliminare gli idrocarburi di fondo. L'aria di diluizione deve avere una temperatura di 298 K (25 °C) ± 5 K.
Su richiesta dei fabbricanti, l'aria di diluizione deve essere prelevata secondo buona pratica ingegneristica per determinare i livelli di fondo del particolato, che possono poi essere sottratti dai valori misurati nello scarico diluito.
- Sonda di campionamento del particolato PSP (figure 4, 5, 6, 8, 9, 10 e 12)
La sonda è la sezione iniziale di PTT e
- deve essere installata rivolta verso monte in un punto in cui l'aria di diluizione e il gas di scarico sono ben miscelati, cioè sull'asse della galleria di diluizione DT dei sistemi di diluizione, approssimativamente a 10 diametri della galleria a valle del punto in cui lo scarico entra nella galleria di diluizione;
- deve avere un diametro interno non inferiore a 12 mm;
- può essere riscaldata ad una temperatura di parete non superiore a 352 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto oppure mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C) prima dell'introduzione nella galleria di diluizione degli scarichi;
- può essere isolata.
- Galleria di diluizione DT (figure da 4 a 12)
La galleria di diluizione:
- deve essere di lunghezza sufficiente a provocare un miscelamento completo dello scarico e dell'aria di diluizione in condizioni di flusso turbolento;
- deve essere costruita in acciaio inossidabile con:
- un rapporto spessore su diametro non superiore a 0,025 per gallerie con diametro interno maggiore di 75 mm;
- uno spessore nominale della parete non inferiore a 1,5 mm per gallerie di diluizione di diametro interno uguale o minore di 75 mm;
- deve avere un diametro di almeno 75 mm per il tipo a campionamento frazionario;
- dovrebbe avere un diametro di almeno 25 mm per il tipo a campionamento totale.
Può essere riscaldata ad una temperatura di parete non superiore a 325 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto oppure mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C) prima dell'introduzione nella galleria di diluizione degli scarichi.
Può essere isolata.
Lo scarico del motore deve essere accuratamente miscelato con l'aria di diluizione. Per sistemi a campionamento frazionario, la qualità della miscelazione deve essere controllata dopo la messa in servizio mediante un profilo di CO2 della galleria con il motore in funzione (almeno quattro punti di misura equidistanti). Se necessario, si può usare un orificio di miscelazione.
Nota: Se la temperatura ambiente in prossimità della galleria di diluizione (DT) è inferiore a 293 K (20 °C), occorrono precauzioni per evitare perdite di particolato sulle pareti fredde della galleria di diluizione. Pertanto, si raccomanda di riscaldare e/o isolare la galleria entro i limiti indicati.
Ad elevati carichi del motore, la galleria può essere raffreddata mediante mezzi non aggressivi, come una ventola di circolazione, purché la temperatura del fluido di raffreddamento non sia inferiore a 293 K (20 °C).
- Scambiatore di calore HE (figure 9 e 10)
Lo scambiatore di calore deve avere una capacità sufficiente per mantenere la temperatura all'ingresso del ventilatore di aspirazione SB entro un intervallo di ± 11 K dalla temperatura di funzionamento media osservata durante la prova.
1.2.1.2. Sistema di diluizione a flusso pieno (figura 13)
Viene descritto un sistema di diluizione basato sulla diluizione dello scarico totale in base al concetto di campionamento a volume costante (CVS). Si deve misurare il volume totale della miscela di gas di scarico e aria di diluizione. Si può utilizzare un sistema PDP o un sistema CFV.
Per la successiva raccolta del particolato, trasferire un campione del gas di scarico diluito al sistema di campionamento del particolato (punto 1.2.2, figure 14 e 15). Se l'operazione viene effettuata direttamente, si parla di diluizione singola. Se il campione viene diluito ancora una volta nella galleria di diluizione secondaria, si parla di doppia diluizione, utile quando non è possibile rispettare il requisito di temperatura sulla faccia del filtro con la diluizione singola. Benché si tratti in parte di un sistema di diluizione, il sistema di doppia diluizione è descritto come modifica di un sistema di campionamento del particolato nel punto 1.2.2, figura 15, perché la maggior parte delle sue parti sono comuni a quelle di un tipico sistema di campionamento del particolato.
Le emissioni gassose possono essere determinate anche nella galleria di diluizione del sistema di diluizione a flusso pieno. Pertanto, le sonde di campionamento per i componenti gassosi sono illustrate nella figura 13 ma non compaiono nell'elenco della descrizione. I rispettivi requisiti sono descritti nel punto 1.1.1.
Descrizioni - Figura 13
- Condotto di scarico EP
La lunghezza del condotto di scarico dall'uscita del collettore di scarico del motore, dello scarico di un turbocompressore o del dispositivo di post-trattamento alla galleria di diluizione non deve essere superiore a 10 m. Se la lunghezza del sistema è superiore a 4 m, tutta la tubatura oltre i 4 m deve essere isolata, salvo per un misuratore dei fumi in linea, se usato. Lo spessore radiale dell'isolamento non deve essere inferiore a 25 mm. La conducibilità termica del materiale isolante deve avere un valore non superiore a 0,1 W/(m 7 K) misurato a 673 K (400 °C). Per ridurre l'inerzia termica del condotto di scarico, si raccomanda un rapporto dello spessore sul diametro uguale o inferiore a 0,015. L'uso di sezioni flessibili deve essere limitato ad un rapporto lunghezza su diametro uguale o inferiore a 12.
Figura 13 Sistema di diluizione a flusso pieno
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Tutto il flusso di gas di scarico grezzo viene miscelato nella galleria di diluizione DT con l'aria di diluizione.
La portata del gas di scarico diluito viene misurata con una pompa volumetrica PDP o con un Venturi a portata critica CFV. Si può usare uno scambiatore di calore HE o una compensazione elettronica di flusso EFC per il campionamento proporzionale del particolato e per la determinazione del flusso. Poiché la determinazione della massa di particolato è basata sul flusso totale di gas di scarico diluito, non occorre calcolare il rapporto di diluizione.
- Pompa volumetrica PDP
La PDP misura il flusso totale di gas di scarico diluito in base al numero di giri della pompa e alla sua cilindrata. La contropressione del sistema di scarico non deve essere abbassata artificialmente dalla PDP o dal sistema di immissione dell'aria di diluizione. La contropressione statica allo scarico, misurata con il sistema CVS in funzione, deve rimanere in un intervallo di ± 1,5 kPa intorno alla pressione statica misurata senza collegamento al CVS a pari velocità di rotazione e carico del motore.
La temperatura della miscela gassosa immediatamente a monte del PDP deve essere pari alla temperatura media di funzionamento ± 6 K osservata durante la prova senza uso della compensazione di flusso.
La compensazione di flusso può essere usata solo se la temperatura all'entrata della PDP non supera i 323 K (50 °C).
- Venturi a portata critica CFV
Il CFV misura il flusso totale di scarico diluito mantenendo il flusso nelle condizioni strozzate (portata critica). La contropressione statica allo scarico misurata con il sistema CFV in funzione deve rimanere in un intervallo di ± 1,5 kPa della pressione statica misurata senza collegamento al CFV a pari velocità di rotazione e carico del motore. La temperatura della miscela gassosa immediatamente a monte della CFV deve essere pari alla temperatura media di funzionamento osservata durante la prova, senza compensazione di flusso, ± 11 K.
- Scambiatore di calore HE (facoltativo se si usa EFC)
Lo scambiatore di calore deve avere una capacità sufficiente a mantenere la temperatura entro i limiti sopraindicati.
- Compensazione elettronica del flusso EFC (facoltativo se si usa HE)
Se la temperatura all'ingresso della PDP o del CFV non viene mantenuta entro i limiti sopraindicati, occorre un sistema di compensazione del flusso per la misura continua della portata e per il controllo del campionamento proporzionale nel sistema per la determinazione del particolato.
A questo scopo, si usano i segnali di portata misurati in continuo per correggere la portata del campione attraverso i filtri del particolato del sistema di campionamento del particolato (vedi figure 14 e 15).
- Galleria di diluizione DT
La galleria di diluizione:
- deve essere di diametro sufficientemente piccolo da provocare un flusso turbolento (numero di Reynolds maggiore di 4 000) e di lunghezza sufficiente a provocare una miscelazione completa del gas di scarico con l'aria di diluizione. Si può usare un orificio di miscelazione;
- deve avere un diametro non inferiore a 75 mm;
- può essere isolata.
I gas di scarico del motore devono essere diretti a valle del punto in cui vengono introdotti nella galleria di diluizione e accuratamente miscelati.
Quando si utilizza la diluizione singola, un campione prelevato dalla galleria di diluizione viene trasferito al sistema di campionamento del particolato (punto 1.2.2, figura 14). La portata del PDP o del CFV deve essere sufficiente a mantenere lo scarico diluito ad una temperatura minore o uguale a 325 K (52 °C) immediatamente prima del filtro principale del particolato.
Quando si usa la doppia diluizione, un campione prelevato dalla galleria di diluizione viene trasferito alla galleria di diluizione secondaria dove viene ulteriormente diluito e poi fatto passare attraverso i filtri di campionamento (punto 1.2.2, figura 15).
La portata della PDP o del CFV deve essere sufficiente a mantenere la corrente di gas di scarico diluiti nella DT ad una temperatura minore di o uguale a 464 K (191 °C) in corrispondenza della zona di campionamento. Il sistema di diluizione secondaria deve assicurare un'aria di diluizione secondaria sufficiente per mantenere la corrente di gas di scarico diluita due volte ad una temperatura minore o uguale a 325 K (52 °C) immediatamente prima del filtro principale del particolato.
- Filtro dell'aria di diluizione DAF
Si raccomanda di filtrare l'aria di diluizione e di depurarla su carbone vegetale per eliminare gli idrocarburi di fondo. L'aria di diluizione deve avere una temperatura di 298 K (25 °C) ± 5 K. Su richiesta dei fabbricanti, l'aria di diluizione deve essere prelevata secondo buona pratica ingegneristica per determinare i livelli di fondo del particolato, che possono poi essere sottratti dai valori misurati nello scarico diluito.
- Sonda di campionamento del particolato PSP
La sonda è la sezione iniziale di PTT e
- deve essere installata rivolta verso monte in un punto in cui l'aria di diluizione e i gas di scarico sono ben miscelati, cioè sull'asse della galleria di diluizione DT dei sistemi di diluizione, approssimativamente a 10 diametri della galleria a valle del punto in cui lo scarico entra nella galleria di diluizione;
- deve avere un diametro interno non inferiore a 12 mm;
- può essere riscaldata ad una temperatura di parete non superiore a 325 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto oppure mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C) prima dell'introduzione nella galleria di diluizione degli scarichi;
- può essere isolata.
1.2.2. Sistema di campionamento del particolato (figure 14 e 15)
Il sistema di campionamento del particolato è necessario per raccogliere il particolato sul filtro del particolato. Nel caso di diluizione a flusso parziale e campionamento totale, che consiste nel far passare l'intero campione di gas di scarico diluito attraverso i filtri, il sistema di diluizione (punto 1.2.1.1, figure 7 e 11) e di campionamento formano usualmente un'unità integrata. Nel caso della diluizione a flusso parziale con campionamento frazionario o della diluizione a flusso pieno, che consiste nel far passare attraverso i filtri solo una frazione del gas di scarico diluito, i sistemi di diluizione (punto 1.2.1.1, figure 4, 5, 6, 8, 9, 10 e 12 e punto 1.2.1.2, figura 13) e di campionamento costituiscono usualmente unità differenti.
Nella presenta direttiva, il sistema di doppia diluizione DDS (figura 15) di un sistema di diluizione a flusso totale è considerato una modifica specifica di un sistema di campionamento del particolato tipico come illustrato nella figura 14. Il sistema di doppia diluizione include tutte le parti importanti del sistema di campionamento del particolato, come portafiltri e pompa di campionamento, e in aggiunta alcuni dispositivi di diluizione, come una fornitura dell'aria di diluizione e una galleria di diluizione secondaria.
Allo scopo di evitare qualsiasi impatto sugli anelli di regolazione, si raccomanda di tenere in marcia la pompa di campionamento durante l'intera procedura di prova. Per il metodo a filtro singolo, usare un sistema di bypass per far passare il campione attraverso i filtri di campionamento nei momenti desiderati. Si deve minimizzare l'interferenza della procedura di commutazione sugli anelli di regolazione.
Descrizioni - Figure 14 e 15
- Sistema di campionamento del particolato PSP (figure 14 e 15)
La sonda di campionamento del particolato illustrata nelle figure è la sezione d'inizio del condotto di trasferimento delle polveri inerti sospese PTT.
La sonda:
- deve essere installata rivolta verso monte in un punto in cui l'aria di diluizione e gas di scarico sono ben miscelati, cioè sull'asse della galleria di diluizione DT dei sistemi di diluizione (vedi punto 1.2.1) approssimativamente a 10 diametri della galleria a valle del punto in cui lo scarico entra nella galleria di diluizione;
- deve avere un diametro interno non inferiore a 12 mm;
- può essere riscaldata ad una temperatura di parete non superiore a 325 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto oppure mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C) prima dell'introduzione nella galleria di diluizione degli scarichi;
- può essere isolata.
Figura 14 Sistema di campionamento del particolato
%gt%RIFERIMENTO A UN GRAFICO%gt%
Un campione del gas di scarico diluito viene prelevato dalla galleria di diluizione DT di un sistema di diluizione a flusso parziale o a flusso pieno attraverso la sonda di campionamento del particolato PSP e il condotto di trasferimento del particolato PTT mediante la pompa di campionamento P. Il campione viene fatto passare attraverso il portafiltro o i portafiltri FH che contengono i filtri di campionamento del particolato. La portata del campione viene controllata mediante il controllore di flusso FC3. Se si usa la compensazione elettronica di flusso EFC (vedi figura 13), il flusso di gas di scarico diluito viene utilizzato come segnale di comando per FC3.
Figura 15 Sistema di diluizione (solo sistema a flusso pieno)
%gt%RIFERIMENTO A UN GRAFICO%gt%
Un campione del gas di scarico diluito viene trasferito dalla galleria di diluizione DT di un sistema di diluizione a flusso pieno attraverso la sonda di campionamento del particolato PSP e il condotto di trasferimento del particolato PTT alla galleria di diluizione secondaria SDT, dove esso viene diluito ancora una volta. Il campione viene fatto passare attraverso il portafiltro o i portafiltri FH che contengono i filtri di campionamento del particolato. La portata del flusso d'aria di diluizione è di solito costante, mentre la portata del campione viene controllata mediante il controllore di flusso FC3. Se si usa la compensazione elettronica di flusso EFC (vedi figura 13), il flusso di gas di scarico diluito viene utilizzato come segnale di comando per FC3.
- Condotto di trasferimento del particolato PTT (figure 14 e 15)
Il condotto di trasferimento del particolato deve avere una lunghezza non superiore a 1 020 mm, la quale deve essere minimizzata ogni qualvolta possibile.
Le dimensioni sono valide per:
- il tipo a campionamento frazionario con diluizione del flusso parziale e il sistema di diluizione singola a flusso pieno: dalla punta della sonda ai portafiltri;
- il tipo a campionamento totale con diluizione su flusso parziale: dalla fine della galleria di diluizione ai portafiltri;
- il sistema di doppia diluizione a flusso pieno: dalla punta della sonda alla galleria di diluizione secondaria.
Il condotto di trasferimento:
- può essere riscaldato ad una temperatura di parete non superiore a 325 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto oppure mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C) prima dell'introduzione nella galleria di diluizione degli scarichi;
- può essere isolato.
- Galleria di diluizione secondaria SDT (figura 15)
La galleria di diluizione secondaria deve avere un diametro non inferiore a 75 mm ed essere di lunghezza sufficiente ad assicurare un tempo di residenza pari ad almeno 0,25 secondi per il campione diluito due volte. Il portafiltro principale, FH, deve essere disposto entro 300 mm dall'uscita di SDT.
La galleria di diluizione secondaria:
- può essere riscaldata ad una temperatura di parete non superiore a 325 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto oppure mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C) prima dell'introduzione nella galleria di diluizione degli scarichi;
- può essere isolata.
- Portafiltri FH (figure 14 e 15)
Per i filtri principale e di sicurezza si può usare un alloggiamento unico o alloggiamenti separati. Devono essere soddisfatti i requisiti dell'allegato III, appendice 1, punto 1.5.1.3.
I portafiltri:
- possono essere riscaldati ad una temperatura di parete non superiore a 325 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto o mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C);
- possono essere isolati.
- Pompa di campionamento P (figure 14 e 15)
La pompa di campionamento del particolato deve essere disposta ad una distanza sufficiente dalla galleria perché la temperatura del gas all'ingresso sia mantenuta costante (± 3 K), salvo si applichi la correzione di flusso mediante FC3.
- Pompa dell'aria di diluizione DP (figura 15) (solo doppia diluizione a flusso pieno)
La pompa dell'aria di diluizione deve essere disposta in modo tale che l'aria di diluizione secondaria venga fornita ad una temperatura di 298 K (25 °C) ± 5 K.
- Controllore di flusso FC3 (figure 14 e 15)
Usare un controllore di flusso per compensare le variazioni di portata del campione di particolato in conseguenza delle variazioni di temperatura e di contropressione nel percorso del campione, salvo siano disponibili altri mezzi. Il controllore di flusso è necessario se si applica la compensazione elettronica di flusso EFC (vedi figura 13).
- Dispositivo di misura del flusso FM3 (figure 14 e 15) (flusso del campione di particolato)
Il contatore di gas o la strumentazione di misura del flusso deve essere disposto/a a distanza sufficiente dalla pompa del campione perché la temperatura del gas all'ingresso rimanga costante (± 3 K), salvo si applichi la correzione di flusso mediante FC3.
- Dispositivo di misura del flusso FM4 (figura 15) (aria di diluizione, solo doppia diluizione a flusso pieno)
Il contatore di gas o la strumentazione di misura del flusso devono essere disposti in modo tale che la temperatura del gas all'ingresso rimanga su 298 K (25 °C) ± 5 K.
- Valvola a sfera BV (facoltativa)
La valvola a sfera deve avere un diametro non inferiore al diametro interno del condotto di campionamento e un tempo di commutazione inferiore a 0,5 secondi.
Nota: Se la temperatura ambiente in prossimità di PSP, PTT, SDT e FH è inferiore a 239 K (20 °C), prendere delle precauzioni per evitare perdite di particolato sulle pareti fredde di questi parti. Pertanto, si raccomanda di riscaldare e/o isolare queste parti nei limiti indicati nelle rispettive descrizioni. Si raccomanda anche che la temperatura della faccia del filtro durante il campionamento non sia inferiore a 293 K (20 °C).
Ad elevati carichi del motore, le parti sopraindicate possono essere raffreddate mediante un mezzo non aggressivo, come una ventola di circolazione, sempreché la temperatura del fluido di raffreddamento non sia inferiore a 293 K (20 °C).
ALLEGATO VI
(Modello) SCHEDA DI OMOLOGAZIONE
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
Timbro della amministrazione
Comunicazione riguardante:
- l'omologazione/l'estensione/il rifiuto/la revoca (1) dell'omologazione
di un tipo di motore o di una famiglia di tipi di motori relativamente all'emissione di inquinanti ai sensi della direttiva 97/68/CE, modificata da ultimo dalla direttiva . . ./. . ./CE
Omologazione n.: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Estensione n.:.
Ragioni dell'estensione (se del caso):.
PARTE I
0. Dati generali
0.1. Marca (denominazione commerciale):.
0.2. Tipo e descrizione commerciale del motore o dei motori capostipite e (se applicabile) della famiglia di motori (1):.
0.3. Codice di identificazione del tipo apposto dal costruttore sul motore/i:.
Posizione:.
Metodo di apposizione:.
0.4. Descrizione delle macchine azionate dal motore (2):.
..
0.5. Nome e indirizzo del costruttore:.
..
Nome e indirizzo dell'eventuale mandatario del costruttore:.
..
0.6. Posizione, codice e metodo di apposizione del numero di identificazione del motore:.
..
0.7. Posizione e metodo di apposizione del marchio di omologazione CE:.
0.8. Indirizzo dello o degli stabilimenti di montaggio:.
..
PARTE II
1. Eventuali limitazioni d'uso:.
1.1. Condizioni particolari per l'installazione dei motori sulle macchine:
1.1.1. Depressione massima ammissibile all'aspirazione:. kPa
1.1.2. Contropressione massima ammissibile:. kPa
2. Servizio tecnico responsabile dell'esecuzione delle prove (3):.
.
3. Data del verbale di prova:.
(1) Cancellare la dicitura inutile.(2) Definiti nell'allegato I, parte 1 della presente direttiva (p.es. «A»).(3) Indicare n.a. se le prove sono eseguite dall'autorità omologante stessa.4. Numero del verbale di prova:.
5. Il sottoscritto dichiara che la descrizione fornita dal costruttore nella scheda informativa relativa al motore o (ai motori) sopraindicato (sopraindicati) è esatta e che i risultati delle prove allegati si applicano al tipo. Il campione (i campioni) è stato scelto (sono stati scelti) dall'autorità omologante e presentato (presentati) dal costruttore in quanto tipo (tipi) di motore (capostipite) (1).
L'omologazione è concessa/estesa/rifiutata/revocata (1)
Luogo:.
Data:.
Firma:.
Allegati: Fascicolo di omologazione.
Risultati delle prove (vedi appendice 1)
Studio di correlazione relativo ai sistemi di campionamento eventualmente utilizzati, diversi dai sistemi di riferimento (2) (se del caso).
(1) Cancellare la dicitura inutile.(2) Specificati nell'allegato I, punto 4.2.%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
Appendice 1
RISULTATI DELLE PROVE
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
1. Informazioni relative all'esecuzione delle prove (1)
1.1. Carburante di riferimento utilizzato per le prove
1.1.1. Numero di cetano:.
1.1.2. Tenore di zolfo:.
1.1.3. Densità:.
1.2. Lubrificante:
1.2.1. Marca/marche:.
1.2.2. Tipo/tipi:.
(indicare la percentuale di olio nella miscela se il lubrificante e il carburante sono miscelati)
1.3. Apparecchiatura azionata dal motore (se applicabile)
1.3.1. Elenco e dettagli di identificazione:.
1.3.2. Potenza assorbita ai regimi del motore indicati (secondo quanto specificato dal costruttore):
Potenza PAE (kW) assorbita a vari regimi del motore (1)
Apparecchiatura
Intermedia
Nominale
Totale
(1) Non deve essere maggiore del 10 % della potenza misurata durante la prova.
1.4. Prestazioni del motore:
1.4.1. Regimi del motore:
Minimo:. giri al minuto
Intermedio:. giri al minuto
Nominale:. giri al minuto
1.4.2. Potenza motore (2)
Regolazione della potenza (kW) a vari regimi del motore
Condizione
Intermedia
Nominale
Potenza massima misurata durante la prova (PM) (kW) (a)
Potenza totale assorbita dall'apparecchiatura azionata dal motore conformemente al punto 1.3.2 della presenta appendice o al punto 2.8 dell'allegato III (PAE) (kW) (b)
Potenza netta del motore specificata nel punto 2.4 dell'allegato I (kW) (c)
c = a + b
(1) Se i motori capostipite sono più di uno, indicare i risultati per ciascuno di essi.(2) Potenza non corretta, misurata conformemente al punto 2.4 dell'allegato I. 1.5. Livelli di emissione
1.5.1. Regolazione del dinamometro (kW)
Regolazione del dinamometro (kW) a vari regimi del motore
Carico percentuale
Intermedia
Nominale
10
50
75
100
1.5.2. Risultati delle prove di emissione in base ad 8 modalità di funzionamento:
CO:. g/kWh
HC:. g/kWh
NOx:. g/kWh
Particolato:. g/kWh
1.5.3. Sistema di campionamento utilizzato per la prova:
1.5.3.1. Emissioni gassose (1):.
1.5.3.2. Particolato (1):.
1.5.3.2.1. Metodo (2): Filtro singolo/multiplo
(1) Indicare le figure secondo i numeri definiti nell'allegato V, punto 1.(2) Cancellare la dicitura inutile.%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
ALLEGATO VII
SISTEMA DI NUMERAZIONE (vedi articolo 4, paragrafo 2)
1. Il numero è costituito da 5 sezioni separate dal segno «*».
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
Sezione 2: Numero della presente direttiva. Poiché essa contiene differenti date di applicazione e differenti norme tecniche, vengono aggiunti due caratteri alfabetici. Questi caratteri si riferiscono alle differenti date di applicazione per le fasi di rigorosità e all'applicazione del motore a differenti specifiche di macchine mobili sulla cui base è stata concessa l'omologazione. Il primo carattere è definito nell'articolo 9. Il secondo carattere è definito nell'allegato I, sezione 1 con riferimento alla modalità di prova definita in allegato III, sezione 3.6.
Sezione 3: Numero dell'ultima direttiva di modifica applicabile all'omologazione. Se applicabile, si devono aggiungere due ulteriori caratteri alfabetici secondo le condizioni descritte nella sezione 2, anche se, in base ai nuovi parametri, si fosse dovuto modificare solo uno dei caratteri. Se non occorrono cambiamenti di questi caratteri, essi verranno omessi.
Sezione 4: Numero progressivo a 4 cifre (eventualmente preceduto da zeri non significativi) per indicare il numero dell'omologazione di base. La serie dei numeri deve iniziare con 0001.
Sezione 5: Numero progressivo di 2 cifre (eventualmente preceduto da zeri non significativi) per indicare l'estensione. La serie dei numeri deve iniziare con 01 per ciascun numero di omologazione di base.
2. Esempio di terza omologazione (senza estensione) che corrisponde alla data di applicazione A (fase I, fascia di potenza superiore) e all'applicazione del motore alla specifica A di macchina mobile concessa dal Regno Unito:
e 11*98/...AA*00/000XX*0003*00
3. Esempio di seconda estensione alla quarta omologazione, corrispondente alla data di applicazione E (fase II, fascia di potenza media) per la stessa specifica di macchina (A), concessa dalla Germania:
e 1*01/...EA*00/000XX*0004*02
ALLEGATO VIII
ELENCO DELLE OMOLOGAZIONI RILASCIATE PER UN TIPO DI MOTORI/FAMIGLIA DI MOTORI
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
Timbro della amministrazione Elenco numero: .
per il periodo compreso tra: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . e .
Devono essere fornite le seguenti informazioni relative a ciascuna omologazione concessa, rifiutata o revocata nel periodo suddetto:
Costruttore: .
Numero dell'omologazione: .
Ragione dell'estensione (se applicabile): .
Marca: .
Tipo di motore / famiglia di motori (1): .
Data di concessione: .
Data di prima concessione (in caso di estensioni): .
(1) Cancellare la dicitura inutile.%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
ALLEGATO IX
ELENCO DEI MOTORI PRODOTTI
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
ALLEGATO X
SCHEDA RELATIVA AI MOTORI OMOLOGATI
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
Timbro della amministrazione
Descrizione del motore
Emissioni (g/kWh)
N.
Data di omologazione
Costruttore
Tipo/ famiglia
Fluido di raffreddamento (1)
N. di cilindri
Cilindrata
(cm3)
Potenza
(kW)
Regime nominale
(min-1)
Combustione (2)
Posttrattamento (3)
PT
NOx
CO
HC
(1) Liquido o aria.(2) Abbreviare: ID = Iniezione diretta, PC = Precamera a turbolenza, AN = Aspirazione naturale, TC = Turbocompresso, TCP = Turbocompresso con post-raffreddamento.
Esempi: ID AN, ID TC, ID TCP, PC AN, PC TC, PC TCP.(3) Abbreviare: CAT = Catalizzatore, TP = Trappola del particolato, RGS = Riciclo dei gas di scarico.%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
Dichiarazione della Commissione ad articolo 15
La Commissione conferma che, secondo la lettera e lo spirito del modus vivendi in materia di comitatologia, informerà esaurientemente il Parlamento europeo sulle misure esecutive derivanti dalla presente direttiva che essa intende adottare. | acquis |
acquis_32004R2139 | Regolamento (CE) n. 2139/2004 della Commissione
dell’ 8 dicembre 2004
che adatta e applica il regolamento (CEE) n. 571/88 del Consiglio e che modifica la decisione 2000/115/CE della Commissione ai fini dell’organizzazione delle indagini comunitarie sulla struttura delle aziende agricole nel 2005 e nel 2007
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 571/88 del Consiglio, del 29 febbraio 1988, relativo all’organizzazione di indagini comunitarie sulla struttura delle aziende agricole [1], in particolare l’articolo 8, paragrafi 1 e 4, e il punto 5 dell’allegato II,
considerando quanto segue:
(1) A seguito dell’adesione della Repubblica ceca, dell’Estonia, di Cipro, della Lettonia, della Lituania, dell’Ungheria, di Malta, della Polonia, della Slovenia e della Slovacchia, il 1o maggio 2004, è necessario modificare l’elenco delle caratteristiche che figurano nell’allegato I del regolamento (CEE) n. 571/88.
(2) Il nuovo obiettivo politico rappresentato dall’attuazione di una politica agricola comune sostenibile richiede ulteriori informazioni, in particolare sullo sviluppo del settore rurale.
(3) Conformemente al regolamento (CE) n. 1059/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, relativo all’istituzione di una classificazione comune delle unità territoriali per la statistica (NUTS) [2], tutti i dati statistici degli Stati membri trasmessi alla Commissione e suddivisi per unità territoriali devono utilizzare la classificazione NUTS. Pertanto, ai fini delle indagini sulla struttura delle aziende agricole (qui di seguito definite "indagini sulla struttura delle aziende agricole"), le regioni e i distretti devono essere definiti conformemente alla classificazione NUTS.
(4) I termini per la comunicazione di dati individuali convalidati relativi alle indagini sulla struttura delle aziende agricole devono essere definiti dalla Commissione, tenendo presente il fatto che il calendario per lo svolgimento delle indagini varia a seconda degli Stati membri.
(5) Occorre pertanto modificare conseguentemente sia lo stesso regolamento (CEE) n. 571/88, che la decisione relativa alle definizioni e alle spiegazioni relative al regolamento stesso, vale a dire la decisione 2000/115/CE della Commissione [3].
(6) Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato permanente di statistica agraria istituito con la decisione 72/279/CEE del Consiglio [4],
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
L’allegato I del regolamento (CEE) n. 571/88 è sostituito dall’allegato I al presente regolamento.
Articolo 2
La decisione 2000/115/CE è modificata come segue:
1) L’allegato I è modificato come indicato nell’allegato II al presente regolamento.
2) L’allegato IV è soppresso.
Articolo 3
1. Ai fini delle indagini sulla struttura delle aziende agricole 2005 e 2007, le regioni sono le unità territoriali NUTS 2, conformemente a quanto indicato nel regolamento (CE) n. 1059/2003.
A titolo di deroga, per la Germania le regioni saranno le unità territoriali NUTS 1, conformemente a quanto indicato nel regolamento.
2. Ai fini delle indagini sulla struttura delle aziende agricole 2005 e 2007, i distretti saranno le unità territoriali NUTS 3, conformemente a quanto indicato nel regolamento (CE) n. 1059/2003.
A titolo di deroga, per la Germania i distretti sono le unità territoriali NUTS 2, conformemente a quanto indicato nel regolamento.
3. Ai fini delle indagini sulla struttura delle aziende agricole 2005 e 2007, i comuni sono le unità amministrative più piccole di cui all’allegato III del regolamento (CE) n. 1059/2003. Gli Stati membri indicano il comune di appartenenza di ciascuna azienda oggetto d’indagine.
Articolo 4
Gli Stati membri comunicano dati individuali convalidati risultanti dalle indagini sulla struttura delle aziende agricole 2005 e 2007 conformemente al calendario indicato all’allegato III del presente regolamento.
Articolo 5
Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, l’ 8 dicembre 2004.
Per la Commissione
Joaquín Almunia
Membro della Commissione
[1] GU L 56 del 2.3.1988, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1435/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 268 del 16.8.2004, pag. 1).
[2] GU L 154 del 21.6.2003, pag. 1.
[3] GU L 38 del 12.2.2000, pag. 1. Decisione modificata da ultimo dall’atto di adesione del 2003.
[4] GU L 179 del 7.8.1972, pag. 1.
--------------------------------------------------
ALLEGATO
"
"ALLEGATO I
ELENCO DELLE CARATTERISTICHE PER IL 2005 E IL 2007 [1]
Note esplicative:
- Le caratteristiche contrassegnate nell'allegato dalle lettere "NE" sono considerate non esistenti o prossime allo zero nello Stato membro interessato.
- Le caratteristiche contrassegnate dalle lettere "NS" sono considerate non significative nello Stato membro interessato.
| | BE | CZ | DK | DE | EE | EL | ES | FR | IE | IT | CY | LV | LT | LU | HU | MT | NL | AT | PL | PT | SI | SK | FI | SE | UK |
A.Ubicazione geografica dell'azienda
1.Circoscrizione d'indagine | codice | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
a)comune o sottocircoscrizione d'indagine [2] | codice | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
2.Zona svantaggiata [2] | sì/no | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | | | | | | |
a)zona di montagna [2] | sì/no | | | | | NE | | | | | | NE | NE | NE | | | NE | | | | | | | | | |
3.Zona agricola con vincoli ambientali | sì/no | | | | | | | | | | | NE | | | | | NE | | | NE | | | NE | | | |
B.Personalità giuridica e gestione dell'azienda (alla data dell'indagine)
1.La responsabilità giuridica ed economica dell'azienda è assunta da:
a)una persona fisica che è unico conduttore di un'azienda indipendente? | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
b)una o più persone fisiche che partecipano a un gruppo di aziende? [3] | sì/no | | | NS | | NS | NS | NS | | NS | NS | | | | NS | NS | | | NS | NS | NS | | NE | | NS | NS |
c)una persona giuridica? | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
2.Se la risposta alla domanda B/1a è "sì", il conduttore è al tempo stesso il responsabile dell'azienda? | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
a)Se la risposta alla domanda B/2 è "no", il responsabile dell'azienda è un membro della famiglia del conduttore? | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
b)Se la risposta alla domanda B/2a è "sì", il responsabile dell'azienda è il coniuge del conduttore? | sì/no | | | | | | | | NS | | NS | | | | | | | | | | | | | | | |
3.Grado di formazione professionale agraria del capo azienda (esperienza agraria esclusivamente pratica, formazione agraria elementare, formazione agraria completa) [4] | codice | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
C.Sistema di conduzione (rispetto al conduttore) e sistema di produzione
Superficie agricola utilizzata:
1.in conduzione diretta | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
2.in affitto | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
3.a mezzadria o ad altre forme di conduzione | ha/a | | | | | | | | | | | | | NS | | | NS | | | | | NS | | NE | NE | NS |
5.Sistemi e pratiche di produzione agricola: |
a)superficie agricola utilizzata dell'azienda in cui si applicano metodi di produzione dell'agricoltura biologica conformemente alle disposizioni della Comunità europea | ha/a | | | | | | | | | | | NS | | | | | NE | | | | | | | | | |
d)superficie agricola utilizzata in fase di conversione ai metodi di produzione dell'agricoltura biologica | ha/a | | | | | | | | | | | NS | | | | | NE | | | | | | | | | |
e)l'azienda applica metodi di produzione biologica anche all'allevamento di bestiame? | totalmente, in parte, affatto | | | | | | | | | | | NS | | | | | NE | | | | | | | | | |
f)aiuti diretti agli investimenti per l'azienda agricola, nell'ambito della politica agricola comune, nel corso dell'ultimo quinquennio: |
i)l'azienda ha beneficiato direttamente di aiuti pubblici nell'ambito di investimenti produttivi? [4] | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
ii)l'azienda ha beneficiato direttamente di aiuti pubblici nell'ambito delle misure per lo sviluppo rurale? [4] | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
6.Destinazione della produzione dell'azienda: |
a)La famiglia del conduttore consuma più del 50 % del valore della produzione finale dell'azienda? [4] | sì/no | NS | | NS | NE | | | | NS | NS | | | | | NS | | | NE | | | | | | NS | NS | NE |
b)Le vendite dirette ai consumatori rappresentano oltre il 50 % delle vendite totali? [4] | sì/no | NS | | NS | NS | | | | NS | NS | | | | | NS | | | NS | | | | | | NS | NS | NS |
D.Seminativi
Cereali per la produzione di granella (comprese le sementi): |
1.Frumento tenero e spelta | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | |
2.Frumento (grano) duro | ha/a | NE | NS | NE | | NE | | | | NE | | | NE | NE | NE | | NE | NE | | NE | | NS | | NE | NE | NS |
3.Segale | ha/a | | | | | | | | | NS | | NS | | | | | NE | | | | | | | | | |
4.Orzo | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | |
5.Avena | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | |
6.Granturco | ha/a | | | NE | | NE | | | | NE | | NS | NE | | | | NE | | | | | | | NE | NE | NS |
7.Riso | ha/a | NE | NE | NE | NE | NE | | | | NE | | NE | NE | NE | NE | | NE | NE | NE | NE | | NE | NE | NE | NE | NE |
8.Altri cereali per la produzione di granella | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | |
9.Colture proteiche per la produzione di granella (comprese le sementi e i miscugli di cereali e di legumi secchi), | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | |
di cui:
e)piselli, fave e favette, lupini dolci | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | NS | | | |
f)lenticchie, ceci e vecce | ha/a | | NS | NS | NS | NS | | | | NS | | | | | NS | | NE | NS | | NS | | NS | NS | | NE | NS |
g)altre colture proteiche raccolte secche | ha/a | | NS | | NS | NS | | | | NS | | | NS | | NS | NS | NE | | | NS | | NS | NS | NS | NS | NE |
10.Patate (comprese le patate primaticce e da semina) | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
11.Barbabietole da zucchero (escluse le sementi) | ha/a | | | | | NE | | | | | | NE | | | | | NE | | | | | | | | | |
12.Piante sarchiate da foraggio (escluse le sementi) | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | NS | NS | |
Piante industriali:
23.Tabacco | ha/a | | NE | NE | | NE | | | | NE | | | NE | | NE | | NE | NE | | | NS | NE | NS | NE | NE | NE |
24.Luppolo | ha/a | | | NE | | NE | | | | NE | | NE | NS | | NE | NS | NE | NE | | | NS | | | NE | NE | |
25.Cotone | ha/a | NE | NE | NE | NE | NE | | | NE | NE | | NE | NE | NE | NE | NE | NE | NE | NE | NE | NS | NE | NE | NE | NE | NE |
26.Colza e ravizzone | ha/a | | | | | | NE | | | | | NE | | | | | NE | | | | NS | | | | | |
27.Semi di girasole | ha/a | NS | | NS | | NE | | | | NE | | NS | NE | NE | NE | | NE | NS | | | | | | | NE | NS |
28.Fave di soia | ha/a | NE | | NE | NE | NE | | | | NE | | NE | NE | NE | NE | | NE | NE | | NS | NS | | | NE | NE | NS |
29.Semi di lino | ha/a | | | | NS | | | | | NS | NS | NE | | NE | NS | | NE | | | NS | NS | NS | | | | |
30.Altri semi oleosi | ha/a | | | | | NS | | | | NS | | NE | NS | NE | | | NE | NE | | NS | NS | | | | NS | NS |
31.Lino | ha/a | | | | NS | | | | | NE | NS | NE | | | NS | NS | NE | | | | NS | NS | | | NS | |
32.Canapa | ha/a | NS | NS | | NS | NE | | | | NE | | NE | NS | NE | NS | | NE | | | | NS | NS | NS | | NS | NS |
33.Altre piante tessili | ha/a | | | NE | NE | NE | | | | NE | | NE | NE | | NS | NE | NE | NE | | NE | NS | NE | NE | NS | NE | NS |
34.Piante aromatiche, medicinali e spezie | ha/a | | | | | | | | | NS | | | | | NE | | NE | | | | NS | NS | | | NS | |
35.Piante industriali, non citate altrove | ha/a | | | | | NS | | | | NS | | NS | NS | | | | NE | | | | | NS | | | NS | NS |
Ortaggi freschi, meloni, fragole:
14.All'aperto o sotto protezione bassa (non accessibile), | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
di cui:
a)in coltivazione di pieno campo | ha/a | | | | | | | | | | | | | | NE | | NS | | | | | | | | | |
b)coltivazioni in orti stabili e industriali | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | |
15.Coltivazioni in serre o sotto protezioni alte (accessibili) | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | NS | | | |
Fiori e piante ornamentali (esclusi i vivai): |
16.All'aperto o sotto protezione bassa (non accessibile) | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | NS | NS | |
17.Coltivazioni in serre o sotto protezioni alte (accessibili) | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
18.Piante foraggere:
a)prati e pascoli temporanei | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | |
b)altri foraggi verdi | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
di cui:
i)mais verde (mais da silo) | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | NS | NS | |
iii)altre piante foraggere | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | NS | | |
19.Sementi e piantine per seminativi (esclusi cereali, legumi secchi, patate e piante da semi oleosi) | ha/a | | | | | | | | | NS | | | | | NE | | NE | | | | | | | | | |
20.Altre coltivazioni per seminativi | ha/a | | | | NS | NS | | | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | |
21.Terreni a riposo senza aiuti finanziari | ha/a | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | | | | | | |
22.Terreni a riposo soggetti a regime d'aiuto, non sfruttati economicamente | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
|
E.Orti familiari | ha/a | NS | | NS | | | | | | | | NS | | | | | | NS | | | | | | NS | NS | NS |
F.Prati permanenti e pascoli | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | |
1.Prati e pascoli, esclusi i pascoli magri | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | |
2.Pascoli magri | ha/a | NE | | | | NE | | | | | | | NE | NE | NE | | NE | | | | | | | | | |
G.Coltivazioni permanenti
1.Frutteti e piantagioni di bacche | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
a)frutta fresca e bacche delle specie di origine temperata [5] | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
b)frutta e bacche delle specie di origine subtropicale | ha/a | NE | NE | NE | NE | NE | | | | NE | | | NE | NE | NE | NE | NE | NE | NE | NE | | NE | NE | NE | NE | NE |
c)frutta a guscio | ha/a | NS | NS | NE | NS | NE | | | | NE | | | NE | NE | NE | | NE | NS | NS | | | NS | NS | NE | NE | NS |
|
2.Agrumeti | ha/a | NE | NE | NE | NE | NE | | | | NE | | | NE | NE | NE | NE | | NE | NE | NE | | NS | NE | NE | NE | NE |
|
3.Oliveti | ha/a | NE | NE | NE | NE | NE | | | | NE | | | NE | NE | NE | NE | | NE | NE | NE | | | NE | NE | NE | NE |
a)che producono normalmente olive da tavola | ha/a | NE | NE | NE | NE | NE | | | NS | NE | | | NE | NE | NE | NE | | NE | NE | NE | | NS | NE | NE | NE | NE |
b)che producono normalmente olive per olio | ha/a | NE | NE | NE | NE | NE | | | NS | NE | | | NE | NE | NE | NE | | NE | NE | NE | | | NE | NE | NE | NE |
|
4.Vigneti | ha/a | NS | | NE | | NE | | | | NE | | | NE | NE | | | | NS | | NS | | | | NE | NE | |
che producono normalmente: |
a)vino di qualità | ha/a | NS | | NE | | NE | | | | NE | | NE | NE | NE | | | | NS | | NE | | | | NE | NE | NE |
b)altri vini | ha/a | NS | NE | NE | NS | NE | | | | NE | | | NE | NE | NE | | | NS | NE | NS | | | | NE | NE | |
c)uva da tavola | ha/a | NS | | NE | NS | NE | | | | NE | | | NE | NE | NE | | | NS | NS | NE | | NS | | NE | NE | NE |
d)uva passa | ha/a | NS | NE | NE | NE | NE | | | NE | NE | NS | | NE | NE | NE | NE | NE | NE | NE | NE | NS | NE | NE | NE | NE | NE |
|
5.Vivai | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
6.Altre coltivazioni permanenti | ha/a | | | | NE | NE | | | | NS | | | NS | | | NS | NS | NE | NE | | | NE | NS | NE | NE | NS |
7.Coltivazioni permanenti sotto vetro | ha/a | | NS | | NE | NE | | | NS | NS | | | NS | NE | NE | NS | NS | | NE | | NS | NE | NE | NE | NE | NE |
|
H.Altre superfici
1.Superficie agricola non utilizzata (superfici agricole che non sono più coltivate per ragioni economiche, sociali o d'altro tipo e che non rientrano nell'avvicendamento) | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
2.Superficie boschiva | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | |
3.Altre superfici (aree edificate, aie e cortili, strade poderali, stagni, cave, terre sterili, rocce, ecc.) | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
|
I.Coltivazioni successive secondarie, funghi, irrigazione e ritiro dei seminativi
1.Coltivazioni successive secondarie (escluse le coltivazioni orticole e le coltivazioni sotto vetro) [3] | ha/a | | | | NE | NS | | | | NE | | | NE | NE | | | | NE | NS | | | | | NE | NE | NS |
|
2.Funghi | ha/a | | | | NS | NS | | | | | | | | | NE | | | | | | NS | | | | NS | |
|
3.Superficie irrigata |
a)superficie irrigua totale | ha/a | | | | NS | NS | | | | NS | | | NS | NS | NE | | | | | | | | | | | |
b)superficie delle coltivazioni irrigate | ha/a | | | | NS | NS | | | | NS | | | NS | NS | NE | | | | | | | | | NS | | |
|
4.Superfici soggette a regime di aiuti suddivise in: | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
a)terreni a riposo non sfruttati economicamente (già compresi in D/22) | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
b)superfici utilizzate per la coltivazione di materie prime agrarie non destinate all'alimentazione (ad es. barbabietole, colza, alberi e arbusti non forestali, ecc., compresi lenticchie, ceci e vecce) (già comprese in D e G) | ha/a | | | | | | | | | | | NE | | | | | NE | | | | | | | | | |
c)superfici trasformate in prati permanenti e pascoli (già comprese in F/1 e F/2) [4] | ha/a | | | | NS | | | | | | | NE | | | | | NE | | | | | | | | NE | NE |
d)superfici agricole trasformate in superfici a bosco o in via di imboschimento (già comprese in H/2) [6] | ha/a | | | | NS | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | NS | |
e)altre (già comprese in H/1 e H/3) [6] | ha/a | | | | | | | | | | | | | | | | | | NS | | | | | | NE | |
|
J.Consistenza del patrimonio zootecnico (alla data dell'indagine)
1.Equini | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
|
Bovini:
2.Bovini di meno di un anno, maschi e femmine | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
3.Bovini da un anno a meno di due anni: maschi | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
4.Bovini da un anno a meno di due anni: femmine | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
5.Bovini di due anni e più: maschi | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
6.Giovenche di due anni e più | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
7.Vacche da latte | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
8.Altre vacche | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
Ovini e caprini:
9.Ovini (di tutte le età) | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
a)ovini: femmine da riproduzione | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
b)altri ovini | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
|
10.Caprini (di tutte le età) | numero di capi | | | NS | NS | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | NS | |
a)caprini: femmine da riproduzione | numero di capi | | | NS | NS | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | NS | |
b)altri caprini | numero di capi | | | NS | NS | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | NS | |
Suini:
11.Lattonzoli di peso vivo inferiore a 20 kg | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
12.Scrofe da riproduzione di almeno 50 kg | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
13.Altri suini | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
Pollame: |
14.Polli da carne | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
15.Galline ovaiole | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
16.Altro pollame, | numero di capi | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
di cui:
a)tacchini | numero di capi | | | | | NS | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
b)anatre | numero di capi | | | | | NS | | | | | | | | | | | NS | | | | | | | | NS | |
c)oche | numero di capi | | | | | NS | | | | | | | | | | | NS | NS | | | NE | | | | NS | |
d)altro pollame, non citato altrove | numero di capi | | | | NS | NS | | | | | | | | | | | NS | | | | | | | | NS | |
17.Coniglie fattrici | numero di capi | | | NS | NS | | | | | NS | | | | | | | | | NS | | | NS | | NE | NE | NS |
18.Api | numero di alveari | | | NS | NS | | | | | NS | | | | | | | NS | NS | NS | | | | | NS | NS | NS |
19.Altri animali, non citati altrove | sì/no | | | | NS | NS | | | | | | | NS | | | | NS | NS | | NE | | NS | | | | |
K.Trattrici, motocoltivatori, macchine e impianti
1.Di proprietà esclusiva dell'azienda nel giorno dell'indagine
1.Trattrici a quattro ruote, trattrici a cingoli, porta-attrezzi, per classi di potenza (kW) [4] | numero | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
|
a)%lt% 40 [7] | numero | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
b)40 – %lt% 60 [7] | numero | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
c)60 – %lt% 100 [7] | numero | | | | | | | | | | | | | | | | NS | | | | | | | | | |
d)100 e oltre [7] | numero | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | |
2.Motocoltivatori, motozappe, motofresatrici e motofalciatrici [4] | numero | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
3.Mietitrebbiatrici [4] | numero | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
9.Altre macchine per la raccolta completamente meccanizzata [4] | numero | | | | | | | | | | | | | | | | NS | | | | | | | | | |
10.Impianti di irrigazione [4] | sì/no | NS | | | | NS | | | | NE | | | | | NE | | | | | | | | | | | |
a)se esiste un impianto di irrigazione, si tratta di un impianto mobile? [4] | sì/no | NS | | | | NS | | | | NE | | | | | NE | | | | | | | | | | | |
b)se esiste un impianto di irrigazione, si tratta di un impianto fisso? [4] | sì/no | NS | | | | NS | | | | NE | | | | | NE | | | NS | | | | | | | | |
|
2.Macchine utilizzate da più aziende negli ultimi 12 mesi (di proprietà di un'altra azienda, di proprietà di una cooperativa o in comproprietà) o di proprietà di un'impresa di lavori agricoli
1.Trattrici a quattro ruote, trattrici a cingoli, porta-attrezzi, per classi di potenza (kW) [4] | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
2.Motocoltivatori, motozappe, motofresatrici e motofalciatrici [4] | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
3.Mietitrebbiatrici [4] | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
9.Altre macchine per la raccolta completamente meccanizzata [4] | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
|
L.Manodopera agricola (nei 12 mesi precedenti la data dell'indagine)
Per ogni persona che lavora nell'azienda e che appartiene alle seguenti categorie di manodopera agricola, i dati statistici sono raccolti in modo da permettere incroci multipli tra loro e/o con qualsiasi altra caratteristica dell'indagine. |
1.Conduttore |
In questa rubrica rientrano: persone fisiche:i conduttori unici di aziende indipendenti (tutti coloro che hanno risposto "sì" alla domanda B/1a)il socio di un gruppo di aziende identificato come il conduttore persone giuridiche |
Per ciascuna delle persone fisiche di cui sopra sono registrati i seguenti dati: |
—sesso | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
—età secondo le seguenti classi: |
dalla fine della scuola dell'obbligo a %lt% 25 anni, 25-34, 35-44, 45-54, 55-64, 65 e oltre | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
—lavori agricoli nell'azienda (esclusi i lavori domestici) secondo la classificazione: |
0 %, %gt% 0 ≤ 25 %, 25 ≤ 50 %, 50 ≤ 75 %, 75 ≤ 100 %, 100 % (a tempo pieno) del tempo di lavoro annuale di un lavoratore agricolo a tempo pieno | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
1 a)Responsabile dell'azienda |
In questa rubrica rientrano: i responsabili di aziende indipendenti, compresi i coniugi e gli altri membri della famiglia di un conduttore che sono anche responsabili dell'azienda (risposta affermativa alla domanda B/2a o B/2b)i soci di un gruppo di aziende identificati come responsabili dell'aziendai responsabili di aziende in cui il conduttore è una persona giuridica(I responsabili dell'azienda che sono al tempo stesso conduttori unici o soci identificati come conduttori di un gruppo di aziende sono registrati una sola volta, cioè come conduttori nella rubrica L/1). |
Per ciascuna delle persone di cui sopra sono registrati i seguenti dati: |
—sesso | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
—età secondo le seguenti classi: |
dalla fine della scuola dell'obbligo a %lt% 25 anni, 25-34, 35-44, 45-54, 55-64, 65 e oltre | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
—lavori agricoli nell'azienda (esclusi i lavori domestici) secondo la classificazione: |
0 %, %gt% 0 ≤ 25 %, 25 ≤ 50 %, 50 ≤ 75 %, 75 ≤ 100 %, 100 % (a tempo pieno) del tempo di lavoro annuale di un lavoratore agricolo a tempo pieno | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
2.Coniuge del conduttore |
In questa categoria rientrano i coniugi di conduttori unici (risposta affermativa alla domanda B/1a) che non sono compresi nelle rubriche L/1 né L/1a (non sono responsabili dell'azienda: la risposta alla domanda B/2b è "no") |
Per ciascuna delle persone di cui sopra sono registrati i seguenti dati: |
—sesso | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
—età secondo le seguenti classi: |
dalla fine della scuola dell'obbligo a %lt% 25 anni, 25-34, 35-44, 45-54, 55-64, 65 e oltre | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
—lavori agricoli nell'azienda (esclusi i lavori domestici) secondo la classificazione: |
0 %, %gt% 0 ≤ 25 %, 25 ≤ 50 %, 50 ≤ 75 %, 75 ≤ 100 %, 100 % (a tempo pieno) del tempo di lavoro annuale di un lavoratore agricolo a tempo pieno | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
3. a)Altri membri della famiglia del conduttore unico addetti a lavori agricoli nell'azienda: maschi (escluse le persone comprese nelle rubriche L/1, L/1a e L/2) |
3. b)Altri membri della famiglia del conduttore unico addetti a lavori agricoli nell'azienda: femmine (escluse le persone comprese nelle rubriche L/1, L/1a e L/2) |
Per ogni persona delle rubriche di cui sopra vanno registrati i seguenti dati sul numero di persone dell'azienda corrispondenti alle seguenti classi: |
—età secondo le seguenti classi: |
dalla fine della scuola dell'obbligo a %lt% 25 anni, 25-34, 35-44, 45-54, 55-64, 65 e oltre [4] | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
—lavori agricoli nell'azienda (esclusi i lavori domestici) secondo la classificazione: |
0 %, %gt% 0 ≤ 25 %, 25 ≤ 50 %, 50 ≤ 75 %, 75 ≤ 100 %, 100 % (a tempo pieno) del tempo di lavoro annuale di un lavoratore agricolo a tempo pieno | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
4. a)Manodopera non familiare occupata regolarmente: maschi (escluse le persone comprese nelle rubriche L/1, L/1a, L/2 e L/3) |
4. b)Manodopera non familiare occupata regolarmente: femmine (escluse le persone comprese nelle rubriche L/1, L/1a, L/2 e L/3) |
Per ciascuna delle rubriche di cui sopra vanno registrati i seguenti dati sul numero di persone dell'azienda corrispondenti alle seguenti classi: |
—età secondo le seguenti classi: |
dalla fine della scuola dell'obbligo a %lt% 25 anni, 25-34, 35-44, 45-54, 55-64, 65 e oltre [4] | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
—lavori agricoli nell'azienda (esclusi i lavori domestici) secondo la classificazione: |
0 %, %gt% 0-%lt% 25 %, 25-%lt% 50 %, 50-%lt% 75 %, 75-%lt% 100 %, 100 % (a tempo pieno) del tempo di lavoro annuale di un lavoratore agricolo a tempo pieno | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
|
5. + 6.Manodopera non familiare occupata non regolarmente: maschi e femmine | numero di giornate di lavoro | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
7.Il conduttore che è al tempo stesso il capo azienda svolge un'altra attività lucrativa? |
—come attività principale? | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
—come attività secondaria? | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
8.Il coniuge del conduttore unico svolge un'altra attività lucrativa? |
—come attività principale? | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
—come attività secondaria? | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
9.Gli altri membri della famiglia del conduttore unico, addetti a lavori agricoli nell'azienda, svolgono un'altra attività lucrativa? In caso affermativo, quanti svolgono altre attività lucrative: |
—come attività principale? | numero di persone | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
—come attività secondaria? | numero di persone | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
10.Numero totale delle giornate equivalenti di lavoro agricolo a tempo pieno nel corso dei 12 mesi precedenti la data dell'indagine, non comprese nelle rubriche L/1-L/6, prestate nell'azienda da persone non direttamente assunte dal conduttore (per es. dipendenti di imprese di lavori per conto terzi) [8] | numero de jornadas | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | NS | NS | | | | | | |
M.Sviluppo rurale
1.Altre attività lucrative dell'azienda (diverse dall'agricoltura), collegate direttamente all'azienda
a)turismo, alloggio e altre attività ricreative | sì/no | | | | | | | | | | | NS | | | | | NE | | | | | | | | | |
b)artigianato | sì/no | | | | | | | | | | | NS | | | | | NE | NS | | | | | | | | |
c)lavorazione di prodotti agricoli | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
d)lavorazione del legno (per es. segatura, ecc.) | sì/no | | | NS | | | | | | | | NE | | | | | NE | NS | | | | | | | | |
e)acquacoltura | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | |
f)produzione di energia rinnovabile (energia eolica, combustione di paglia, ecc.) | sì/no | | | | | | | | | | NS | | | | | | NE | | | | | | | | | |
g)lavori per conto terzi (utilizzando l'attrezzatura dell'azienda) | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
h)altre" | sì/no | | | | | | | | | | | | | | | | NE | | | | | | | | | |
"
[1] Nota per il lettore: la numerazione è il risultato della lunga storia delle indagini sulla struttura delle aziende agricole e deve essere mantenuta inalterata per non compromettere la comparabilità delle indagini.
[2] Le informazioni relative alle zone svantaggiate (A/2) e alle zone di montagna (A/2a) sono facoltative nel caso in cui sia inviato il codice del comune (A/1a) per ciascuna azienda. Nel caso in cui il codice del comune (A/1a) non sia fornito per l'azienda, è obbligatorio fornire le informazioni relative alle zone svantaggiate (A/2) e alle zone di montagna.
[3] Informazione volontaria.
[4] Caratteristica non registrata nell'indagine del 2007.
[5] Belgio, Paesi Bassi e Austria possono includere la rubrica G/1c "frutta a guscio".
[6] Germany may merge headings 8(c), 8(d) and 8(e).
[7] Caratteristica facoltativa nell’indagine del 2005. Non registrata nell'indagine del 2007.
[8] Caratteristica facoltativa per gli Stati membri che possono fornire una stima globale di questa caratteristica a livello regionale.
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ALLEGATO II
MODIFICHE DELL’ALLEGATO I DELLA DECISIONE 2000/115/CE
1. Modifiche del paragrafo A
Sono soppressi il capoverso A/01 II:
"Le regioni e le circoscrizioni utilizzate ai fini dell’indagine sulla struttura agricola figurano nell’allegato IV."
nonché, al paragrafo A/01 a) II:
"Se non è possibile trasmettere tali codici lo Stato membro comunica invece, per ogni azienda agricola, le informazioni di cui ai punti A/2, A/2a) e A/3."
2. Modifiche del paragrafo C
Al paragrafo C si aggiunge il seguente capoverso:
"C/05 Sistemi e pratiche di conduzione agricola
1. C/5 f) Aiuti agli investimenti nel corso dell’ultimo quinquennio
I. Gli aiuti pubblici per investimenti riguardano misure cui si riferisce il regolamento (CE) n. 1257/1999 relativo allo sviluppo rurale.
II. "Direttamente" significa che la caratteristica non riguarda gli aiuti agli investimenti non corrisposti direttamente all’azienda ma erogati a livello più elevato (regionale o di gruppo), anche se l’azienda agricola ne ha beneficiato indirettamente. Tra gli esempi degli investimenti non coperti citiamo:
- servizi di base per l’economia rurale e la popolazione,
- sviluppo e miglioramento di infrastrutture collegate allo sviluppo dell’agricoltura,
- istituzione di servizi di sostituzione e di gestione delle aziende agricole,
- commercializzazione di prodotti agricoli di qualità,
- miglioramento del terreno,
- rilottizzazione.
Non sono contemplati il sostegno e le misure di cui al regolamento (CE) n. 1257/1999 non connesse agli investimenti, quali:
- formazione (capitolo III),
- prepensionamento (capitolo IV),
- zone svantaggiate e zone con restrizioni ambientali (capitolo V),
- regime agroambientale (capitolo VI).
2. C/5 f) i) Vantaggi degli aiuti pubblici nell’ambito degli investimenti produttivi
I. Investimenti produttivi, di cui al regolamento (CE) n. 1257/1999:
- articolo 4: investimenti in aziende agricole,
- articolo 8: insediamento di giovani agricoltori.
3. C/5 f) ii) Vantaggi degli aiuti pubblici nell’ambito delle misure per lo sviluppo rurale
I. Le misure per lo sviluppo rurale relative a questo aspetto sono determinate misure attuate in conformità dell’articolo 33 del regolamento (CE) n. 1257/1999:
- il rinnovamento e il miglioramento dei villaggi e la protezione e la tutela del patrimonio rurale,
- la diversificazione delle attività del settore agricolo e delle attività affini allo scopo di sviluppare attività plurime o fonti alternative di reddito,
- l’incentivazione di attività turistiche e artigianali,
- la tutela dell’ambiente in relazione all’agricoltura, alla silvicoltura, alla conservazione delle risorse naturali, nonché al benessere degli animali,
- l’ingegneria finanziaria,
nonché l’investimento nelle foreste (capitolo VIII).
C/06 Destinazione della produzione dell’azienda agricola
4. C/6 a) Consumi della famiglia del conduttore
II. I regali ai familiari non retribuiti devono essere considerati un consumo della famiglia. La produzione finale è conforme alla definizione utilizzata nei conti agricoli (vale a dire, la produzione utilizzata come input per altra produzione, quale il foraggio per la produzione animale, non deve essere presa in considerazione nella produzione totale).
Il 50 % non deve essere ritenuta una soglia precisa, ma soltanto un ordine di grandezza.
5. C/6 b) Vendite dirette ai consumatori
II. Il 50 % non deve essere considerato una stima esatta, ma un ordine di grandezza."
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ALLEGATO III
Termini fissati per la comunicazione all’Eurostat dei dati individuali convalidati
Stato membro | Termine ultimo Indagine sulla struttura delle aziende agricole 2005 | Termine ultimo Indagine sulla struttura delle aziende agricole 2007 |
Belgio | 30 giugno 2006 | 31 maggio 2008 |
Repubblica ceca | 30 giugno 2006 | 30 giugno 2008 |
Danimarca | 31 maggio 2006 | 31 maggio 2008 |
Germania | 30 settembre 2006 | 30 settembre 2008 |
Estonia | 30 giugno 2006 | 30 giugno 2008 |
Grecia | 31 dicembre 2006 | 31 dicembre 2008 |
Spagna | 31 dicembre 2006 | 31 dicembre 2008 |
Francia | 31 dicembre 2006 | 31 dicembre 2008 |
Irlanda | 30 giugno 2006 | 31 maggio 2008 |
Italia | 31 ottobre 2006 | 30 settembre 2008 |
Cipro | 30 settembre 2006 | 30 settembre 2008 |
Lettonia | 30 giugno 2006 | 30 giugno 2008 |
Lituania | 31 marzo 2006 | 31 marzo 2008 |
Lussemburgo | 31 maggio 2006 | 31 maggio 2008 |
Ungheria | 30 settembre 2006 | 30 settembre 2008 |
Malta | 31 luglio 2006 | 31 luglio 2008 |
Paesi Bassi | 31 luglio 2006 | 31 luglio 2008 |
Austria | 30 settembre 2006 | 30 settembre 2008 |
Polonia | 31 marzo 2006 | 31 marzo 2008 |
Portogallo | 31 dicembre 2006 | 31 dicembre 2008 |
Slovenia | 30 giugno 2006 | 30 giugno 2008 |
Slovacchia | 31 ottobre 2006 | 30 settembre 2008 |
Finlandia | 31 agosto 2006 | 31 agosto 2008 |
Svezia | 30 giugno 2006 | 30 giugno 2008 |
Regno Unito | 31 agosto 2006 | 31 agosto 2008 |
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31991L0687 | DIRETTIVA DEL CONSIGLIO dell'11 dicembre 1991 che modifica le direttive 64/432/CEE, 72/461/CEE e 80/215/CEE per quanto riguarda talune misure concernenti la peste suina classica (91/687/CEE)
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 43,
vista la proposta della Commissione (1),
visto il parere del Parlamento europeo (2),
visto il parere del Comitato economico e sociale (3),
considerando che la direttiva 64/432/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1964, relativa a problemi di polizia sanitaria in materia di scambi intracomunitari di animali delle specie bovina e suina (4), modificata da ultimo dalla decisione 91/499/CEE (5), stabilisce in particolare le condizioni che i suini vivi destinati agli scambi intracomunitari devono soddisfare per quanto concerne la peste suina classica;
considerando che la direttiva 72/461/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1972, relativa a problemi di polizia sanitaria in materia di scambi intracomunitari di carni fresche (6), modificata da ultimo dalla direttiva 91/266/CEE (7), stabilisce le condizioni che le carni suine fresche destinate agli scambi intracomunitari devono soddisfare per quanto concerne la peste suina classica;
considerando che la direttiva 80/215/CEE del Consiglio, del 22 gennaio 1980, relativa a problemi di polizia sanitaria negli scambi intracomunitari di prodotti a base di carni (8), modificata da ultimo dalla direttiva 89/662/CEE (9), stabilisce in particolare le condizioni che i prodotti a base di carni destinati agli scambi intracomunitari devono soddisfare per quanto concerne la peste suina classica;
considerando che le misure messe in applicazione per eradicare la peste suina classica hanno migliorato gradualmente la situazione sanitaria del patrimonio suino nel territorio della Comunità;
considerando che in vaste zone è stato realizzato l'obiettivo di mantenere indenne dalla peste suina classica il territorio della Comunità; che occorre prendere atto di tale situazione e modificare in conformità le direttive 64/432/CEE, 72/461/CEE e 80/215/CEE;
considerando che in tale contesto è opportuno non estendere il tipo di garanzie previste all'articolo 4 ter della direttiva 64/432/CEE e all'articolo 13 bis della direttiva 72/461/CEE e sospendere le misure fissate all'articolo 10 della direttiva 80/215/CEE,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1
La direttiva 64/432/CEE è modificata come segue:
1) all'articolo 2:
a) alla lettera j), punto ii), sono soppressi i termini «di peste suina»;
b) sono soppresse le lettere p), q) ed r);
2) all'articolo 3:
a) al paragrafo 2, lettera b), frase introduttiva, sono soppressi i termini «peste suina»;
b) al paragrafo 2, lettera b), punto i), sono soppressi i termini «la peste suina o»;
c) al paragrafo 2, lettera b), è soppresso il punto ii);
d) al paragrafo 2, lettera c), punto ii), sono soppressi i termini «da peste suina»;
e) il testo del paragrafo 4, frase introduttiva, è sostituito dal testo seguente:
«4. I suini da allevamento e da produzione devono inoltre provenire da un allevamento suino indenne da brucellosi.»;
3) all'articolo 4 ter, la data «31 dicembre 1991» è sostituita da «1o luglio 1992»;
4) con effetto al 1o luglio 1992, il testo dell'articolo 4 ter è sostituito dal testo seguente:
«Articolo 4 ter In aggiunta alle misure previste nella presente direttiva per quanto riguarda la peste suina classica, ogni Stato membro provvede affinché i suini spediti dal suo territorio in quello di un altro Stato membro non provengano da un'azienda o da una regione in cui siano applicate misure restrittive per quanto concerne la peste suina classica, a norma della direttiva 80/217/CEE del Consiglio, del 22 gennaio 1980, che stabilisce misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica (*).
(*) GU n. L 47 del 21. 2. 1980, pag. 11.»;
5) nell'allegato F, modello III, punto V, è soppressa la lettera c). Le lettere d), e), f) e g) diventano rispettivamente lettere c), d), e) ed f).
Articolo 2
La direttiva 72/461/CEE è modificata come segue:
1) all'articolo 13 bis, paragrafo 3, primo comma, la data «31 dicembre 1991» è sostituita dal «1o luglio 1992»;
2) all'articolo 3 è aggiunta la lettera seguente:
«e) Le carni non devono essere soggette a misure sanitarie restrittive, a norma della direttiva 80/217/CEE del Consiglio, del 22 gennaio 1980, che stabilisce misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica (*).
(*) GU n. L 47 del 21. 2. 1980, pag. 11.»
Articolo 3
L'articolo 10 della direttiva 80/215/CEE è soppresso.
Articolo 4
Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi all'articolo 1, punto 3), ed all'articolo 2, punto 1) entro il 1o gennaio 1992 ed alle altre disposizioni della presente direttiva entro il 1o luglio 1992. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate da un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.
Articolo 5
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, addì 11 dicembre 1991.
Per il ConsiglioIl PresidenteP. BUKMAN
(1)GU n. C 226 del 3. 8. 1991, pag. 20.
(2)GU n. C 326 del 16. 12. 1991.
(3)Parere reso il 28 novembre 1991 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).
(4)GU n. L 121 del 29. 7. 1964, pag. 1977/64.
(5)GU n. L 268 del 24. 9. 1991, pag. 107.
(6)GU n. L 302 del 31. 12. 1972, pag. 28.
(7)GU n. L 134 del 29. 5. 1991, pag. 45.
(8)GU n. L 47 del 21. 2. 1980, pag. 4.
(9)GU n. L 395 del 30. 12. 1989, pag. 13. | acquis |
acquis_32003L0015 | Direttiva 2003/15/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 27 febbraio 2003
che modifica la direttiva 76/768/CEE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai prodotti cosmetici
(Testo rilevante ai fini del SEE)
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 95,
vista la proposta della Commissione(1),
visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),
deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato, visto il progetto comune approvato il 3 dicembre 2002 dal comitato di conciliazione(3),
considerando quanto segue:
(1) La direttiva 76/768/CEE del Consiglio(4) ha armonizzato in modo esauriente le disposizioni nazionali in materia di prodotti cosmetici e ha come scopo precipuo la tutela della salute pubblica. A tale fine resta indispensabile che siano eseguiti alcuni test tossicologici per valutare la sicurezza dei prodotti cosmetici.
(2) Con il trattato di Amsterdam è stato allegato al trattato che istituisce la Comunità europea un protocollo sulla protezione e il benessere degli animali ai sensi del quale la Comunità e gli Stati membri devono tener pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali nell'attuazione delle politiche comunitarie, segnatamente nel settore del mercato interno.
(3) La direttiva 86/609/CEE del Consiglio, del 24 novembre 1986, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici(5) ha stabilito regole comuni per l'utilizzo degli animali a fini sperimentali nella Comunità e ha fissato le condizioni alle quali tali esperimenti devono essere condotti nel territorio degli Stati membri. In particolare il suo articolo 7 prescrive che gli esperimenti su animali siano sostituiti da metodi alternativi, laddove essi esistano e siano scientificamente validi. Per agevolare la messa a punto e l'applicazione di metodi alternativi nel settore dei cosmetici che non comportino l'impiego di animali vivi la direttiva 93/35/CEE del Consiglio, del 14 giugno 1993, recante sesta modifica della direttiva 76/768/CEE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai prodotti cosmetici, ha previsto specifiche disposizioni(6).
Esse riguardano tuttavia soltanto i metodi alternativi che non impiegano animali e non tengono conto dei metodi alternativi sviluppati al fine di ridurre il numero degli animali utilizzati negli esperimenti o di attenuarne la sofferenza. Per accordare una protezione ottimale agli animali utilizzati nella sperimentazione dei prodotti cosmetici fino all'applicazione del divieto della sperimentazione animale per i prodotti cosmetici e della commercializzazione dei prodotti cosmetici sperimentati su animali nella Comunità, occorre pertanto modificare le disposizioni in parola in modo da prevedervi l'utilizzo sistematico di metodi alternativi, che come previsto dall'articolo 7, paragrafi 2 e 3, della direttiva 86/609/CEE riducano il numero degli animali utilizzati o ne attenuino la sofferenza, nei casi in cui non sono ancora disponibili alternative che non comportino l'impiego di animali, laddove tali metodi offrano ai consumatori un grado di protezione equivalente a quello offerto dai metodi convenzionali che intendono sostituire.
(4) Conformemente alla direttiva 86/609/CEE e alla direttiva 93/35/CEE è fondamentale perseguire l'obiettivo dell'abolizione della sperimentazione dei prodotti cosmetici sugli animali ed applicare il divieto di condurre tali esperimenti nel territorio degli Stati membri. Al fine di garantire la piena attuazione di tale divieto, può essere necessario che la Commissione presenti ulteriori proposte di modifica della direttiva 86/609/CEE.
(5) Attualmente soltanto i metodi alternativi convalidati sotto il profilo scientifico dal Centro europeo per la convalida di metodi alternativi (ECVAM) o dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) e applicabili all'intero settore chimico sono adottati sistematicamente a livello comunitario. È tuttavia possibile garantire la sicurezza dei prodotti cosmetici e dei loro ingredienti attraverso metodi alternativi non necessariamente applicabili a tutti gli usi dei componenti chimici. Occorre dunque promuovere l'utilizzo di tali metodi nell'industria cosmetica nel suo insieme e assicurarne l'adozione a livello comunitario se essi offrono ai consumatori un grado di protezione equivalente.
(6) È oggi possibile garantire la sicurezza dei prodotti cosmetici finiti sulla base delle conoscenze in materia di sicurezza degli ingredienti che essi contengono. Disposizioni che vietano la realizzazione di sperimentazione animale per i prodotti cosmetici finiti possono essere pertanto incluse nella direttiva 76/768/CEE. La Commissione dovrebbe stabilire linee guida al fine di facilitare l'applicazione, segnatamente da parte delle piccole e medie imprese, di metodi che consentono di evitare il ricorso alla sperimentazione animale per la valutazione della sicurezza dei prodotti cosmetici finiti.
(7) La sicurezza degli ingredienti utilizzati nei prodotti cosmetici potrà essere garantita progressivamente applicando metodi alternativi che non comportino l'impiego di animali, convalidati a livello comunitario approvati in quanto scientificamente validi dall'ECVAM e tenendo nel debito conto lo sviluppo della convalida in seno all'OCSE. Dopo aver consultato il comitato scientifico per i prodotti cosmetici e i prodotti non alimentari destinati ai consumatori (SCCNFP) circa la possibilità di applicare i metodi alternativi convalidati al settore dei prodotti cosmetici, la Commissione dovrebbe pubblicare immediatamente i metodi convalidati o approvati ritenuti applicabili a detti ingredienti. Per raggiungere il livello di tutela degli animali più elevato possibile occorre fissare un termine entro il quale introdurre un divieto definitivo.
(8) La Commissione dovrebbe fissare un calendario delle scadenze in relazione al divieto di commercializzare prodotti cosmetici, la cui formulazione finale, i cui ingredienti o combinazioni di ingredienti siano stati testati su animali, ed in relazione al divieto di tutti i test attualmente effettuati, usando animali sino ad un termine massimo di sei anni dall'entrata in vigore della presente direttiva. Tenuto conto tuttavia del fatto che per gli esperimenti concernenti la tossicità da uso ripetuto, la tossicità riproduttiva e la tossicocinetica non sono ancora allo studio metodi alternativi, è opportuno che il termine massimo per il divieto della commercializzazione di prodotti cosmetici per i quali tali test sono effettuati, sia di dieci anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva. Sulla base di relazioni annuali, la Commissione dovrebbe essere autorizzata ad adattare il calendario entro i rispettivi termini massimi di cui sopra.
(9) Un migliore coordinamento delle risorse a livello comunitario contribuirà all'approfondimento delle conoscenze scientifiche indispensabili allo sviluppo di metodi alternativi. È fondamentale al riguardo che la Comunità prosegua ed aumenti i suoi sforzi e prenda le misure necessarie, segnatamente attraverso il Sesto programma quadro istituito con la decisione 2002/1513/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(7), per promuovere la ricerca e la messa a punto di nuovi metodi alternativi che non comportano l'impiego di animali.
(10) Il riconoscimento, da parte dei paesi non membri, dei metodi alternativi elaborati nella Comunità dovrebbe essere incoraggiato. A tal fine, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero adoperarsi al massimo per facilitare l'accettazione di questi metodi da parte dell'OCSE. La Commissione dovrebbe inoltre cercare di ottenere, nel quadro degli accordi di cooperazione della Comunità europea, il riconoscimento dei risultati dei test di sicurezza effettuati nella Comunità attraverso metodi alternativi, al fine di garantire che le esportazioni dei prodotti cosmetici per i quali sono stati utilizzati siffatti metodi non siano ostacolate e di evitare che i paesi non membri esigano la ripetizione di test ricorrendo alla sperimentazione animale.
(11) Dovrebbe essere possibile dichiarare sui prodotti cosmetici che non sono stati ottenuti attraverso sperimentazioni su animali. La Commissione dovrebbe elaborare, di concerto con gli Stati membri, una serie di linee guida al fine di assicurare l'applicazione di criteri comuni all'uso delle dichiarazioni sulla sperimentazione animale e la loro interpretazione univoca, in particolare per evitare che esse traggano in inganno il consumatore. Nell'elaborare tali linee guida, la Commissione deve tenere conto anche dell'opinione delle numerose piccole e medie imprese che costituiscono la maggioranza dei fabbricanti che non ricorrono alla sperimentazione animale, delle pertinenti organizzazioni non governative nonché della necessità dei consumatori di poter operare una distinzione pratica tra i prodotti in base al criterio della sperimentazione animale.
(12) L'SCCNFP ha stabilito, nel suo parere del 25 settembre 2001, che le sostanze classificate ai sensi della direttiva 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose(8) come cancerogene (tranne le sostanze cancerogene unicamente per inalazione), mutagene o tossiche per la riproduzione, categoria 1 o 2, nonché le sostanze con effetti potenziali simili non devono essere aggiunte deliberatamente ai prodotti cosmetici e che le sostanze classificate ai sensi della direttiva 67/548/CEE come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione, categoria 3, nonché le sostanze con effetti potenziali simili non devono essere aggiunte deliberatamente ai prodotti cosmetici, a meno che non possa essere dimostrato che il loro livello non comporta un rischio per la salute dei consumatori.
(13) Considerati i rischi particolari che le sostanze classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione, categoria 1, 2 e 3, ai sensi della direttiva 67/548/CEE possono comportare per la salute umana, il loro utilizzo nei prodotti cosmetici dovrebbe essere vietato. Una sostanza compresa nella categoria 3 può essere utilizzata nei cosmetici se è stata oggetto di valutazione da parte dell'SCCNFP e se quest'ultimo l'ha giudicata idonea all'uso nei prodotti cosmetici.
(14) Per migliorare l'informazione fornita al consumatore, i prodotti cosmetici dovrebbero recare informazioni più precise sulla loro durata di utilizzo.
(15) Talune sostanze sono state individuate come causa importante di reazioni allergiche da contatto tra i consumatori allergici ai profumi. Al fine di garantire che detti consumatori siano adeguatamente informati è necessario modificare le disposizioni della direttiva 76/768/CEE per prescrivere che la presenza di tali sostanze sia indicata nell'elenco degli ingredienti. Tale informazione migliorerà la diagnosi delle allergie da contatto per questi consumatori e consentirà loro di evitare l'utilizzo di prodotti cosmetici che non tollerano.
(16) L'SCCNFP ha stabilito che un certo numero di sostanze può provocare reazioni allergiche, per cui è necessario limitarne l'uso e/o assoggettarle a talune condizioni.
(17) Le misure necessarie per l'attuazione della presente direttiva sono adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(9).
(18) Le disposizioni di cui alla direttiva 93/35/CEE che vietano il divieto di commercializzazione di prodotti cosmetici contenenti ingredienti o combinazioni di ingredienti sperimentati su animali dovrebbero essere sostituite dalle disposizioni della presente direttiva. Ai fini della certezza del diritto, è pertanto appropriato applicare l'articolo 1, paragrafo 1, della presente direttiva con decorrenza dal 1o luglio 2002, nel pieno rispetto del principio del legittimo affidamento,
HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1
La direttiva 76/768/CEE è modificata come segue:
1) all'articolo 4, paragrafo 1, la lettera i) è soppressa;
2) sono inseriti gli articoli seguenti:
%quot%Articolo 4 bis
1. Fatti salvi gli obblighi generali ai sensi dell'articolo 2, gli Stati membri vietano:
a) l'immissione sul mercato dei prodotti cosmetici la cui formulazione finale sia stata oggetto, allo scopo di conformarsi alle disposizioni della presente direttiva, di una sperimentazione animale con un metodo diverso da un metodo alternativo dopo che un tale metodo alternativo sia stato convalidato e adottato a livello comunitario, tenendo debitamente conto dello sviluppo della convalida in seno all'OCSE;
b) l'immissione sul mercato dei prodotti cosmetici contenenti ingredienti o combinazioni di ingredienti che siano stati oggetto, allo scopo di conformarsi alle disposizioni della presente direttiva, di una sperimentazione animale con un metodo diverso da un metodo alternativo dopo che un tale metodo alternativo sia stato convalidato e adottato a livello comunitario, tenendo debitamente conto dello sviluppo della convalida in seno all'OCSE;
c) la realizzazione, sul loro territorio, di sperimentazioni animali relative a prodotti cosmetici finiti, allo scopo di conformarsi alle disposizioni della presente direttiva;
d) la realizzazione, sul loro territorio, di sperimentazioni animali relative a ingredienti o combinazioni di ingredienti allo scopo di conformarsi alle disposizioni della presente direttiva, dalla data in cui dette sperimentazioni vanno sostituite da uno o più metodi alternativi convalidati che figurano nell'allegato V della direttiva 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose(10) o nell'allegato IX della presente direttiva.
La Commissione elabora, entro l'11 settembre 2004, il testo dell'allegato IX, conformemente alla procedura di cui all'articolo 10, paragrafo 2, e previa consultazione del comitato scientifico per i prodotti cosmetici e per i prodotti non alimentari destinati ai consumatori (SCCNFP).
2. La Commissione, previa consultazione dell'SCCNFP e del Centro europeo per la convalida dei metodi alternativi (ECVAM) e tenendo debitamente conto dello sviluppo della convalida in seno all'OCSE, stabilisce calendari per l'attuazione delle disposizioni di cui al paragrafo 1, lettere a), b) e d), comprese le scadenze per la graduale soppressione dei vari esperimenti. I calendari sono messi a disposizione del pubblico entro l'11 settembre 2004 e sono trasmessi al Parlamento europeo e al Consiglio. Il periodo di attuazione è limitato ad un massimo di 6 anni dalla data di entrata in vigore della direttiva 2003/15/CE in relazione al paragrafo 1, lettere a), b) e d).
2.1. Per quanto riguarda gli esperimenti concernenti la tossicità da uso ripetuto, la tossicità riproduttiva e la tossicocinetica, per i quali non sono ancora allo studio metodi alternativi, il periodo di attuazione è limitato ad un massimo di 10 anni dalla data di entrata in vigore della direttiva 2003/15/CE in relazione al paragrafo 1, lettere a) e b).
2.2. La Commissione studia le possibili difficoltà tecniche per quanto riguarda il rispetto del divieto in relazione agli esperimenti concernenti, in particolare, la tossicità da uso ripetuto, la tossicità riproduttiva e la tossicocinetica, per i quali non sono ancora allo studio metodi alternativi. Le informazioni sui risultati provvisori e finali di tali studi figurano nella relazione annuale di cui all'articolo 9.
Sulla base di tali relazioni annuali, i calendari stabiliti a norma del paragrafo 2 possono essere adeguati fatto salvo il rispetto del termine massimo di 6 anni di cui al paragrafo 2 o di 10 anni, come indicato al paragrafo 2.1 e previa consultazione degli stessi organismi di cui al paragrafo 2.
2.3. La Commissione studia i progressi e il rispetto delle scadenze nonché eventuali difficoltà tecniche che ostacolano il rispetto del divieto. Le informazioni sui risultati provvisori e definitivi dagli studi della Commissione figurano nella relazione annuale di cui all'articolo 9. Qualora tali studi concludano, al più tardi entro 2 anni prima della scadenza del limite massimo indicato al paragrafo 2.1, che, per motivi tecnici, uno o più esperimenti di cui al paragrafo 2.1 non saranno messi a punto e convalidati prima della scadenza del periodo di cui al paragrafo 2.1, la Commissione informa il Parlamento europeo e il Consiglio e presenta una proposta legislativa conformemente all'articolo 251 del trattato.
2.4. In circostanze eccezionali, qualora sorgano gravi preoccupazioni riguardo alla sicurezza di un ingrediente cosmetico esistente, gli Stati membri possono chiedere alla Commissione di accordare una deroga al paragrafo 1. La richiesta contiene una valutazione della situazione e indica le misure necessarie. Su tale base la Commissione, previa consultazione dell'SCCNFP, può autorizzare con una decisione motivata la deroga secondo la procedura di cui all'articolo 10, paragrafo 2. L'autorizzazione in questione stabilisce le condizioni di tale deroga per quanto riguarda gli obiettivi specifici, la durata e la relazione sui risultati.
Una deroga può essere accordata soltanto se:
a) l'ingrediente è ampiamente utilizzato e non può essere sostituito con un altro ingrediente atto a svolgere una funzione analoga;
b) il problema specifico riguardante la salute umana è dimostrato e la necessità di effettuare esperimenti sugli animali è giustificata e supportata da un protocollo di ricerca dettagliato proposto come base per la valutazione.
La decisione di autorizzazione, le relative condizioni e il risultato finale raggiunto formano parte integrante della relazione annuale che la Commissione deve presentare conformemente all'articolo 9.
3. Ai fini del presente articolo si intende per:
a) 'prodotto cosmetico finito': il prodotto cosmetico nella sua formulazione finale quale immesso sul mercato a disposizione del consumatore finale, ovvero il suo prototipo.
b) 'prototipo': il primo modello o progetto che non è stato prodotto in lotti e dal quale è stato copiato o sviluppato il prodotto cosmetico finito.
Articolo 4 ter
L'utilizzo, nei prodotti cosmetici, di sostanze classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione, categoria 1, 2 o 3, ai sensi dell'allegato I della direttiva 67/548/CEE è vietato. A tal fine, la Commissione adotta le misure necessarie in conformità della procedura di cui all'articolo 10, paragrafo 2. Una sostanza classificata nella categoria 3 può essere utilizzata nei cosmetici se è stata sottoposta alla valutazione dell'SCCNFP e dichiarata accettabile per l'utilizzo nei prodotti cosmetici.%quot%;
3) all'articolo 6, paragrafo 1, la lettera c) è sostituita dalla seguente:
%quot%c) la data di durata minima è indicata con la dicitura 'da usare preferibilmente entro ...' seguita
- dalla data stessa, oppure
- dall'indicazione del punto della confezione su cui questa figura.
La data è indicata in modo chiaro e si compone, nell'ordine, del mese e dell'anno oppure del giorno, del mese e dell'anno. Se necessario, tale indicazione è completata precisando anche le condizioni da rispettare per garantire la durata indicata.
L'indicazione della data di durata minima non è obbligatoria per i prodotti cosmetici che abbiano una durata minima superiore ai trenta mesi. Per tali prodotti è riportata un'indicazione relativa al periodo di tempo in cui il prodotto, una volta aperto, può essere utilizzato senza effetti nocivi per il consumatore. Tale informazione è indicata tramite il simbolo raffigurato nell'allegato VIII bis, seguito dal periodo (mese, anno).%quot%;
4) all'articolo 6, paragrafo 1, la lettera g) è sostituita dalla seguente:
%quot%g) l'elenco degli ingredienti nell'ordine decrescente di peso al momento dell'incorporazione. Tale elenco viene preceduto dal termine 'ingredienti'. In caso di impossibilità pratica, un foglio di istruzioni, un'etichetta, una fascetta o un cartellino allegato devono riportare gli ingredienti, ai quali il consumatore deve essere rinviato mediante un'indicazione abbreviata o mediante il simbolo di cui all'allegato VIII, che devono comparire sulla confezione.
Tuttavia, non sono considerate ingredienti:
- le impurità contenute nelle materie prime utilizzate,
- le sostanze tecniche secondarie utilizzate nella fabbricazione ma che non compaiono nella composizione del prodotto finito,
- le sostanze utilizzate nei quantitativi strettamente necessari come solventi o come vettori di composti odoranti e aromatici.
I composti odoranti e aromatici e le loro materie prime vengono indicati con il termine 'profumo' o 'aroma'. Tuttavia, la presenza di sostanze la cui indicazione è prescritta ai sensi della colonna 'Altre limitazioni e prescrizioni' dell'allegato III figurano nell'elenco indipendentemente dalla funzione che hanno nel prodotto.
Gli ingredienti in concentrazione inferiore all'1 % possono essere menzionati in ordine sparso dopo quelli in concentrazione superiore all'1 %.
I coloranti possono essere indicati in ordine sparso dopo gli altri ingredienti, conformemente al numero Colour Index o alla denominazione di cui all'allegato IV. Per i prodotti cosmetici da trucco immessi sul mercato in varie sfumature di colore, può essere menzionato l'insieme dei coloranti utilizzati nella gamma a condizione di aggiungervi le parole 'può contenere' o il simbolo '+/-'.
Gli ingredienti devono essere indicati sotto la loro denominazione comune di cui all'articolo 7, paragrafo 2 oppure, in mancanza di questa, sotto una delle denominazioni di cui all'articolo 5 bis, paragrafo 2, primo trattino.
La Commissione, conformemente alla procedura cui all'articolo 10, paragrafo 2, può modificare i criteri e le condizioni stabiliti dalla direttiva 95/17/CE della Commissione, del 19 giugno 1995, recante modalità d'applicazione della direttiva 76/768/CEE del Consiglio(11), riguardo alla non iscrizione di uno o più ingredienti nell'elenco previsto per l'etichettatura dei prodotti cosmetici, in base ai quali un fabbricante può, per motivi attinenti al segreto commerciale, chiedere la non iscrizione di uno o più ingredienti nell'elenco succitato.%quot%;
5) all'articolo 6, paragrafo 3, l'ultima frase è soppressa ed è aggiunto il seguente comma:%quot%Inoltre il fabbricante o il responsabile dell'immissione del prodotto cosmetico sul mercato comunitario può attirare l'attenzione delle Comunità europee, sulla confezione del prodotto o su qualsiasi documento, foglio di istruzioni, etichetta, fascetta o cartellino che accompagna o si riferisce a tale prodotto, sul fatto che quest'ultimo è stato sviluppato senza fare ricorso alla sperimentazione animale, solo a condizione che il fabbricante e i suoi fornitori non abbiano effettuato o commissionato sperimentazioni animali sul prodotto finito, sul suo prototipo, né su alcun suo ingrediente e che non abbiano usato ingredienti sottoposti da terzi a sperimentazioni animali al fine di ottenere nuovi prodotti cosmetici. Sono elaborate e pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea linee guida, conformemente alla procedura di cui all'articolo 10, paragrafo 2. Il Parlamento europeo riceve i progetti di misure sottoposti al comitato.%quot%;
6) all'articolo 7 bis, paragrafo 1, la lettera d) è sostituita dalla seguente:
%quot%d) la valutazione della sicurezza per la salute umana del prodotto finito. A tale riguardo, il fabbricante prende in considerazione il profilo tossicologico generale degli ingredienti, la loro struttura chimica e il loro livello d'esposizione. Prende in considerazione in particolare le caratteristiche peculiari dell'esposizione delle parti sulle quali il prodotto viene applicato o la popolazione alla quale il prodotto è destinato. In particolare, effettua, fra l'altro, una specifica valutazione dei prodotti cosmetici destinati a bambini di età inferiore a tre anni e di quelli destinati unicamente all'igiene intima esterna.
Nel caso in cui uno stesso prodotto venga fabbricato in vari punti del territorio comunitario, il fabbricante può scegliere un solo luogo di fabbricazione in cui dette informazioni siano a disposizione. A questo riguardo, e su richiesta a fini di controllo, è tenuto a comunicare il luogo scelto alla(alle) autorità di controllo interessata(e). In tal caso le informazioni sono facilmente accessibili;%quot%;
7) all'articolo 7 bis, paragrafo 1 è aggiunta la seguente lettera:
%quot%h) i dati concernenti le sperimentazioni animali effettuate dal fabbricante, dai suoi agenti o dai suoi fornitori relativamente allo sviluppo o alla valutazione della sicurezza del prodotto o dei suoi ingredienti, inclusi gli esperimenti sugli animali effettuati per soddisfare i requisiti legislativi o regolamentari di paesi non membri.
Fatta salva la tutela, in particolare, della segretezza commerciale e dei diritti di proprietà intellettuale, gli Stati membri garantiscono che le informazioni richieste ai sensi delle lettere a) e f) siano rese facilmente accessibili al pubblico con ogni mezzo idoneo, inclusi i mezzi elettronici. Le informazioni quantitative di cui alla lettera a) che devono essere messe a disposizione del pubblico, sono limitate alle sostanze pericolose ai sensi della direttiva 67/548/CEE.%quot%;
8) nell'articolo 8, paragrafo 2 e nell'articolo 8 bis, paragrafo 3 il titolo %quot%comitato scientifico di cosmetologia%quot% è sostituito da %quot%comitato scientifico per i prodotti cosmetici e per i prodotti non alimentari destinati ai consumatori%quot%;
9) gli articoli 9 e 10 sono sostituiti dai seguenti:
%quot%Articolo 9
Ogni anno la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione:
a) sui progressi realizzati in materia di messa a punto, convalida e legalizzazione di metodi alternativi. La relazione contiene dati precisi sul numero e il tipo di sperimentazioni relative a prodotti cosmetici effettuate sugli animali. Gli Stati membri sono tenuti a raccogliere tali dati, in aggiunta alla raccolta di dati statistici imposta loro dalla direttiva 86/609/CEE del Consiglio, del 24 novembre 1986, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici(12). La Commissione assicura in particolare la messa a punto, la convalida e la legalizzazione di metodi alternativi di sperimentazione che non utilizzano animali vivi;
b) sui progressi compiuti dalla Commissione nel tentativo di far accettare dall'OCSE metodi alternativi convalidati a livello comunitario e di favorire il riconoscimento, da parte dei paesi non membri, dei risultati di test di sicurezza effettuati nella Comunità con metodi alternativi, segnatamente nel quadro degli accordi di cooperazione fra la Comunità e tali paesi;
c) sul modo in cui bisogni specifici delle piccole e medie imprese sono stati presi in considerazione, segnatamente nell'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 4 bis.
Articolo 10
1. La Commissione è assistita dal comitato permanente per i prodotti cosmetici.
2. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 5 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della stessa.
Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE è fissato a tre mesi.
3. Il comitato adotta il proprio regolamento interno.%quot%;
10) all'allegato III, parte I è aggiunto quanto segue:
%quot%%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%%quot%
11) è aggiunto l'allegato VIII bis, che consiste in un simbolo che rappresenta un vasetto di crema aperto. La Commissione, conformemente alla procedura di cui all'articolo 10, paragrafo 2, stabilisce tale simbolo entro l'11 settembre 2003.
Articolo 2
Ai fini dell'applicazione dell'articolo 1, punto 3, per quanto riguarda l'articolo 6, paragrafo 1, lettera c), terzo comma, della direttiva 76/768/CEE nonché dell'articolo 1, punto 4, per quanto riguarda l'articolo 6, paragrafo 1, lettera g), terzo comma, della direttiva 76/768/CEE.
Gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per garantire che a partire dall'11 marzo 2005 nessun fabbricante o importatore stabilito nella Comunità immetta sul mercato prodotti cosmetici non conformi alla presente direttiva.
Articolo 3
1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro l'11 settembre 2004. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
Articolo 4
La presente direttiva entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
In deroga all'articolo 3, l'articolo 1, punto 1 si applica e decorrere dal 1o luglio 2002.
Articolo 5
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, addì 27 febbraio 2003.
Per il Parlamento europeo
Il Presidente
P. Cox
Per il Consiglio
Il Presidente
M. Chrisochoïdis
(1) GU C 311 E del 31.10.2000, pag. 134 e GU C 51 E del 26.2.2002, pag. 385.
(2) GU C 367 del 20.12.2000, pag. 1.
(3) Parere del Parlamento europeo del 3 aprile 2001 (GU C 21 E del 24.1.2002, pag. 24), posizione comune del Consiglio del 14 febbraio 2002 (GU C 113 E del 14.5.2002, pag. 109) e decisione del Parlamento europeo dell'11 giugno 2002 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale). Decisione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2003 e decisione del Consiglio del 27 febbraio 2003.
(4) GU L 262 del 27.7.1976, pag. 169. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2002/34/CE della Commissione (GU L 102 del 18.4.2002, pag. 19).
(5) GU L 358 del 18.12.1986, pag. 1.
(6) GU L 151 del 23.6.1993, pag. 32.
(7) GU L 232 del 29.8.2002, pag. 1.
(8) GU L 196 del 16.8.1967, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2001/59/CE della Commissione (GU L 225 del 21.8.2001, pag. 1).
(9) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.
(10) GU L 196 del 16.8.1967, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2001/59/CE della Commissione (GU L 225 del 21.8.2001, pag. 1).
(11) GU L 140 del 23.6.1995, pag. 26.
(12) GU L 358 del 18.12.1986, pag. 1. | acquis |
acquis_32005D0435 | Decisione della Commissione
del 9 giugno 2005
che prevede la commercializzazione temporanea di talune sementi delle specie Pisum sativum, Vicia faba e Linum usitatissimum che non soddisfano i requisiti, rispettivamente, delle direttive 66/401/CEE del Consiglio o 2002/57/CE del Consiglio
[notificata con il numero C(2005) 1692]
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2005/435/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 66/401/CEE del Consiglio, del 14 giugno 1966, relativa alla commercializzazione delle sementi di piante foraggere [1], in particolare l’articolo 17, paragrafo 1,
vista la direttiva 2002/57/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa alla commercializzazione delle sementi di piante oleaginose e da fibra [2], in particolare l’articolo 21, paragrafo 1,
considerando quanto segue:
(1) In Finlandia la quantità disponibile di sementi di pisello (Pisum sativum), fava (Vicia faba) e lino (Linum usitatissimum) adatte alle condizioni climatiche nazionali e conformi ai requisiti di facoltà germinativa fissati, rispettivamente, dalle direttive 66/401/CEE e 2002/57/CE è insufficiente e non consente quindi di sopperire al fabbisogno di questo Stato membro.
(2) È impossibile coprire la domanda di sementi di tali specie in modo soddisfacente con sementi in provenienza da altri Stati membri o da paesi terzi che soddisfino tutti i requisiti fissati, rispettivamente, dalle direttive 66/401/CEE e 2002/57/CE.
(3) È quindi opportuno che la Finlandia sia autorizzata ad ammettere, fino al 31 maggio 2005 la commercializzazione di sementi di queste specie soggette a requisiti meno rigorosi.
(4) Occorre inoltre autorizzare altri Stati membri che siano in grado di fornire alla Finlandia sementi di dette specie a consentirne la commercializzazione, indipendentemente dal fatto che le sementi siano state raccolte in uno Stato membro o in un paese terzo di cui alla decisione 2003/17/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2002, relativa all’equivalenza delle ispezioni in campo delle colture di sementi effettuate in paesi terzi e all’equivalenza delle sementi prodotte in paesi terzi [3].
(5) È opportuno che la Finlandia svolga un ruolo di coordinatore, in modo da assicurare che il quantitativo totale di sementi autorizzato ai sensi della presente decisione non superi il quantitativo massimo fissato da quest’ultima.
(6) Le misure previste dalla presente decisione sono conformi al parere del comitato permanente per le sementi e i materiali di moltiplicazione agricoli, orticoli e forestali,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
La commercializzazione nella Comunità di sementi di pisello (Pisum sativum) e di fava (Vicia faba) che non soddisfano i requisiti di facoltà germinativa minima fissati dalla direttiva 66/401/CEE è autorizzata, fino al 31 maggio 2005, secondo quanto disposto nell’allegato della presente decisione e a condizione che:
a) la facoltà germinativa non sia inferiore a quella stabilita nell’allegato della presente decisione;
b) l’etichetta ufficiale indichi la germinazione constatata all’atto dell’esame ufficiale effettuato in conformità dell’articolo 2, paragrafo 1, punti C bis, lettera d), e C ter, lettera d), della direttiva 66/401/CEE;
c) le sementi siano state immesse per la prima volta sul mercato in conformità dell’articolo 3 della presente decisione.
Articolo 2
La commercializzazione nella Comunità di sementi di lino (Linum usitatissimum) che non soddisfano i requisiti di facoltà germinativa minima fissati dalla direttiva 2002/57/CE è autorizzata, fino al 31 maggio 2005, secondo quanto disposto nell’allegato della presente decisione e a condizione che:
a) la facoltà germinativa non sia inferiore a quella stabilita nell’allegato della presente decisione;
b) l’etichetta ufficiale indichi la germinazione constatata all’atto dell’esame ufficiale effettuato in conformità dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera f), punto iv), e lettera g), punto iv), della direttiva 2002/57/CE;
c) le sementi siano state immesse per la prima volta sul mercato in conformità dell’articolo 3 della presente decisione.
Articolo 3
Ogni fornitore di sementi che intenda immettere sul mercato le sementi di cui agli articoli 1 e 2 chiede di essere autorizzato a farlo allo Stato membro in cui è stabilito o in cui importa.
Lo Stato membro interessato autorizza il fornitore a immettere le sementi sul mercato, salvo qualora:
a) vi siano validi motivi per dubitare della capacità del fornitore di immettere sul mercato il quantitativo di sementi per il quale ha chiesto l’autorizzazione; oppure
b) il quantitativo totale di cui è autorizzata la commercializzazione in virtù della pertinente deroga superi il quantitativo massimo specificato nell’allegato.
Articolo 4
Nell’applicare la presente decisione gli Stati membri si prestano assistenza amministrativa reciproca.
La Finlandia svolge il ruolo di Stato membro coordinatore per quanto concerne le disposizioni degli articoli 1 e 2, in modo da assicurare che il quantitativo totale oggetto dell’autorizzazione non superi il quantitativo massimo specificato nell’allegato.
Qualora ricevano una domanda ai sensi dell’articolo 3, gli Stati membri comunicano senza indugio allo Stato membro coordinatore il quantitativo di sementi oggetto della domanda. Lo Stato membro coordinatore comunica immediatamente allo Stato membro notificante se l’autorizzazione comporta il superamento del quantitativo massimo.
Articolo 5
Gli Stati membri comunicano senza indugio alla Commissione e agli altri Stati membri i quantitativi di sementi di cui hanno autorizzato la commercializzazione ai sensi della presente decisione.
Articolo 6
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 9 giugno 2005.
Per la Commissione
Markos Kyprianou
Membro della Commissione
[1] GU 125 dell’11.7.1966, pag. 2298/66. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2004/117/CE (GU L 14 del 18.1.2005, pag. 18).
[2] GU L 193 del 20.7.2002, pag. 74. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2004/117/CE.
[3] GU L 8 del 14.1.2003, pag. 10. Decisione modificata da ultimo dalla decisione 2003/403/CE (GU L 141 del 7.6.2003, pag. 23).
--------------------------------------------------
ALLEGATO
Specie | Tipo di varietà | Quantitativo massimo(tonnellate) | Facoltà germinativa minima(% del seme) |
Pisum sativum | Karita, Sunna, Perttu, Julia, Stok | 30 | 70 |
Vicia faba | Kontu | 10 | 70 |
Linun usitatissimum | Helmi | 20 | 65 |
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_52005XC1025(02) | Comunicazione della Commissione ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (CEE) n. 2408/92 del Consiglio
Modifica da parte del Regno Unito degli oneri di servizio pubblico sui servizi aerei di linea tra Orkney Mainland (Kirkwall) e le isole di Westray, Sanday, Stronsay e Eday
(2005/C 264/05)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
1. A norma dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (CEE) n. 2408/92 del Consiglio, del 23 luglio 1992, sull'accesso dei vettori aerei della Comunità alle rotte intracomunitarie, il Regno Unito ha deciso di modificare gli oneri di servizio pubblico sui servizi aerei di linea tra Orkney Mainland (Kirkwall) e le isole di Westray, Sanday, Stronsay e Eday pubblicati nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee C 363/05 del 19 dicembre 2001, modificati successivamente mediante pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea C 295/08 del 5 dicembre 2003 e C 306/06 del 10 dicembre 2004.
2. Gli oneri di servizio pubblico modificati sono i seguenti:
— Relativamente al numero di frequenze minime:
- Per Westray: 2 voli giornalieri di andata e ritorno da lunedì a sabato per tutto l'anno.
- Per Sanday: 2 voli giornalieri di andata e ritorno da lunedì a sabato per tutto l'anno.
- Per Stronsay: 2 voli giornalieri di andata e ritorno da lunedì a sabato per tutto l'anno.
- Per Eday: 2 voli di andata e ritorno il mercoledì per tutto l'anno.
— Relativamente alla capacità:
La capacità dell'aeromobile utilizzato non deve essere inferiore a 8 posti su ciascuna rotta.
— Tariffe
Il prezzo intero di un biglietto di sola andata non deve essere superiore a 31 GBP su ciascuna rotta.
La tariffa massima su ciascuna delle rotte in questione può essere aumentata una volta all'anno con il consenso scritto preventivo dell'Orkney Islands Council sulla base dell'indice dei prezzi al consumo del Regno Unito (tutte le voci) o di qualsiasi indice che dovesse sostituirlo.
Nessun'altra modifica può essere apportata alle fasce tariffarie senza il consenso scritto preventivo dell'Orkney Islands Council.
La nuova tariffa massima praticata su ciascuna rotta deve essere notificata all'Autorità dell'aviazione civile e non entra in vigore prima della notifica alla Commissione europea che potrà quindi procedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31998D0516 | DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 17 giugno 1998 su una regolamentazione tecnica comune relativa alle stazioni LMES (Low data rate Land Mobile satellite Earth Stations, stazioni terrestri mobili per le comunicazioni via satellite a bassa velocità di trasmissione binaria) che operano nelle bande di frequenza 11/12/14 GHz [notificata con il numero C(1998) 1608] (Testo rilevante ai fini del SEE) (98/516/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 98/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 febbraio 1998, relativa alle apparecchiature terminali di telecomunicazione e alle apparecchiature di stazioni terrestri di comunicazione via satellite, incluso il reciproco riconoscimento della loro conformità (1);
considerando che la Commissione ha adottato la misura che stabilisce il tipo di apparecchiature delle stazioni terrestri di comunicazione via satellite per il quale è richiesta una regolamentazione tecnica comune, nonché la relativa dichiarazione sulla portata di tale regolamentazione;
considerando che è opportuno adottare le corrispondenti norme armonizzate, o parti di norme armonizzate, in attuazione dei requisiti essenziali, da trasformare nelle regolamentazioni tecniche comuni;
considerando che la regolamentazione tecnica comune adottata nella presente decisione è conforme al parere del comitato di approvazione delle apparecchiature terminali (ACTE),
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
1. La presente decisione si applica alle apparecchiature delle stazioni terrestri di comunicazione via satellite che rientrano nel campo di applicazione della norma armonizzata di cui all'articolo 2, paragrafo 1.
2. La presente decisione istituisce una regolamentazione tecnica comune relativa alle stazioni terrestri mobili per le comunicazioni via satellite a bassa velocità di trasmissione binaria (LMES) che operano nelle bande di frequenza 11/12/14 GHz.
Articolo 2
1. La regolamentazione tecnica comune comprende la norma armonizzata, elaborata dall'ente di normazione competente, che attua nella misura applicabile i requisiti essenziali di cui all'articolo 17 della direttiva 98/13/CE. Il riferimento a tale norma figura nell'allegato.
2. Le apparecchiature delle stazioni terrestri di comunicazione via satellite oggetto della presente decisione sono conformi alla regolamentazione tecnica di cui al paragrafo 1, soddisfano i requisiti essenziali di cui all'articolo 5, lettera a), della direttiva 98/13/CE e i requisiti della altre direttive pertinenti, in particolare le direttive 73/23/CEE (2) e 89/336/CEE (3) del Consiglio.
Articolo 3
Gli organismi notificati designati per l'esecuzione delle procedure di cui all'articolo 10 della direttiva 98/13/CE, riguardo alle apparecchiature delle stazioni terrestri di comunicazione via satellite di cui all'articolo 1, paragrafo 1, della presente decisione utilizzano o assicurano l'utilizzazione della norma armonizzata di cui all'allegato dopo l'entrata in vigore della presente decisione.
Articolo 4
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 17 giugno 1998.
Per la Commissione
Martin BANGEMANN
Membro della Commissione
(1) GU L 74 del 12. 3. 1998, pag. 1.
(2) GU L 77 del 26. 3. 1973, pag. 29.
(3) GU L 139 del 23. 5. 1989, pag. 19.
ALLEGATO
Riferimento alla norma armonizzata applicabile
La norma armonizzata di cui all'articolo 2 della presente decisione è la seguente:
Satellite Earth Stations and Systems (SES);
Low data rate land mobile satellite earth stations (LMES) operating in the 11/12/14 GHz frequency bands
[Stazioni terrestri e sistemi per satelliti (SES); stazioni terrestri mobili per le comunicazioni via satellite a bassa velocità di trasmissione binaria (LMES) che operano nelle bande di frequenza 11/12/14 GHz]
ETSI
Istituto europeo per le norme di telecomunicazione
Segretariato dell'ETSI
TBR27 - dicembre 1997
(eccetto l'introduzione)
Informazioni complementari
L'Istituto europeo per le norme di telecomunicazione è riconosciuto conformemente alla direttiva 83/189/CEE del Consiglio (1).
La norma armonizzata di cui sopra è stata elaborata in virtù di un mandato concesso conformemente alle procedure previste in materia dalla direttiva 83/189/CEE.
Il testo integrale della norma armonizzata di cui sopra può essere richiesto a:
Istituto europeo per le norme di telecomunicazione
650, route des Lucioles
F-06921 Sophia Antipolis Cedex
Commissione europea
DG XIII/A/2 - (BU 31, 1/7)
200, rue de la Loi/Wetstraat
B-1049 Bruxelles
o a qualsiasi altro organismo responsabile per la disponibilità delle norme ETSI (un elenco di tali organismi è disponibile su Internet, all'indirizzo www.ispo.cec.be).
(1) GU L 109 del 26. 4. 1983, pag. 8. | acquis |
acquis_32005R1768 | Regolamento (CE) n. 1768/2005 della Commissione
del 27 ottobre 2005
che fissa una restituzione massima all'esportazione per il latte scremato in polvere nell'ambito della gara permanente prevista dal regolamento (CE) n. 582/2004
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 1255/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari [1], in particolare l'articolo 31, paragrafo 3, terzo comma,
considerando quanto segue:
(1) Il regolamento (CE) n. 582/2004 della Commissione, del 26 marzo 2004, relativo all'apertura di una gara permanente per la determinazione di restituzioni all'esportazione per il latte scremato in polvere [2], ha indetto una gara permanente.
(2) Ai sensi dell'articolo 5 del regolamento (CE) n. 580/2004 della Commissione, del 26 marzo 2004, che istituisce una procedura di gara per le restituzioni all'esportazione di taluni prodotti lattiero-caseari [3], e dopo aver esaminato le offerte presentate in risposta all'invito, è opportuno fissare una restituzione massima all'esportazione per il periodo di gara che ha termine il 25 ottobre 2005.
(3) Il comitato di gestione per il latte e i prodotti lattiero-caseari non ha emesso alcun parere nel termine fissato dal suo presidente,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Ai fini della gara permanente aperta dal regolamento (CE) n. 582/2004, per il periodo di gara che ha termine il 25 ottobre 2005, l'importo massimo della restituzione per i prodotti e le destinazioni di cui all'articolo 1, paragrafo 1 di tale regolamento è 12,40 EUR/100 kg.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il 28 ottobre 2005.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 27 ottobre 2005.
Per la Commissione
Mariann Fischer Boel
Membro della Commissione
[1] GU L 160 del 26.6.1999, pag. 48. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 186/2004 della Commissione (GU L 29 del 3.2.2004, pag. 6).
[2] GU L 90 del 27.3.2004, pag. 67. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1239/2005 (GU L 200 del 30.7.2005, pag. 32).
[3] GU L 90 del 27.3.2004, pag. 58. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 2250/2004 (GU L 381 del 28.12.2004, pag. 25).
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32006R1038 | Regolamento (CE) n. 1038/2006 della Commissione
del 7 luglio 2006
recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di alcuni ortofrutticoli
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3223/94 della Commissione, del 21 dicembre 1994, recante modalità di applicazione del regime di importazione degli ortofrutticoli [1], in particolare l'articolo 4, paragrafo 1,
considerando quanto segue:
(1) Il regolamento (CE) n. 3223/94 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali nel quadro dell'Uruguay Round, i criteri in base ai quali la Commissione fissa i valori forfettari all'importazione dai paesi terzi, per i prodotti e per i periodi precisati nell'allegato.
(2) In applicazione di tali criteri, i valori forfettari all'importazione devono essere fissati ai livelli figuranti nell'allegato del presente regolamento,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
I valori forfettari all'importazione di cui all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 3223/94 sono fissati nella tabella riportata nell'allegato.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore l' 8 luglio 2006.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 7 luglio 2006.
Per la Commissione
J. L. Demarty
Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale
[1] GU L 337 del 24.12.1994, pag. 66. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 386/2005 (GU L 62 del 9.3.2005, pag. 3).
--------------------------------------------------
ALLEGATO
al regolamento della Commissione, del 7 luglio 2006, recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di alcuni ortofrutticoli
(EUR/100 kg) |
Codice NC | Codice paesi terzi [1] | Valore forfettario all'importazione |
07020000 | 052 | 56,5 |
204 | 28,7 |
999 | 42,6 |
07070005 | 052 | 105,9 |
999 | 105,9 |
07099070 | 052 | 85,1 |
999 | 85,1 |
08055010 | 388 | 56,2 |
528 | 54,9 |
999 | 55,6 |
08081080 | 388 | 91,6 |
400 | 99,8 |
404 | 94,7 |
508 | 84,5 |
512 | 78,0 |
524 | 54,1 |
528 | 67,4 |
720 | 116,2 |
800 | 145,8 |
804 | 96,9 |
999 | 92,9 |
08082050 | 388 | 107,4 |
512 | 95,8 |
528 | 88,8 |
720 | 32,4 |
999 | 81,1 |
08091000 | 052 | 182,4 |
999 | 182,4 |
08092095 | 052 | 318,7 |
068 | 95,0 |
608 | 218,2 |
999 | 210,6 |
08094005 | 624 | 146,3 |
999 | 146,3 |
[1] Nomenclatura dei paesi stabilita dal regolamento (CE) n. 750/2005 della Commissione (GU L 126 del 19.5.2005, pag. 12). Il codice "999" rappresenta le "altre origini".
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32002R0546 | Regolamento (CE) n. 546/2002 del Consiglio
del 25 marzo 2002
che fissa i premi e i limiti di garanzia per il tabacco in foglia per gruppo di varietà, per Stato membro e per i raccolti 2002, 2003 e 2004 e che modifica il regolamento (CEE) n. 2075/92
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare gli articoli 36 e 37,
vista la proposta della Commissione(1),
visto il parere del Parlamento europeo(2),
visto il parere del Comitato economico e sociale(3),
considerando quanto segue:
(1) L'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 2075/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore del tabacco greggio(4), prevede la fissazione dell'importo dei premi e degli importi supplementari tenendo conto delle possibilità di smaltimento passate e di quelle prevedibili delle diverse varietà di tabacco in condizioni di concorrenza normali. È opportuno fissare il livello dei premi e legarli ai limiti di garanzia fissati per gli anni 2002, 2003 e 2004.
(2) In base all'articolo 8, secondo comma e all'articolo 9, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 2075/92, occorre fissare il livello dei limiti di garanzia, per gruppo di varietà e per Stato membro, per i raccolti 2002, 2003 e 2004 tenendo conto, in particolare, delle condizioni di mercato e delle condizioni socioeconomiche e agronomiche delle zone di produzione interessate. Occorre realizzare tale fissazione in tempo utile per consentire ai produttori di programmare la loro produzione per i raccolti in parola.
(3) L'articolo 6, paragrafo 5, del regolamento (CEE) n. 2075/92 dispone che gli Stati membri possono applicare un sistema di vendite all'asta ai contratti di coltivazione. Ai sensi delle disposizioni attualmente in vigore, tale sistema, se applicato, deve riguardare tutti i gruppi di varietà di tabacco prodotti in uno Stato membro. Il sistema non è stato finora applicato in quanto gli Stati membri ritengono che il ricorso alle vendite all'asta sarebbe giustificato soltanto per taluni gruppi di varietà e soltanto per i contratti delle associazioni dei produttori che manifestano un interesse. Onde incoraggiare il ricorso alle vendite all'asta come mezzo per far aumentare il prezzo commerciale del tabacco greggio, è opportuno adattare le disposizioni regolamentari e garantire al tempo stesso una maggiore flessibilità per consentire agli Stati membri di limitare l'applicazione di siffatto meccanismo a taluni gruppi di varietà e alle associazioni dei produttori che desiderano parteciparvi.
(4) La riserva nazionale di quote istituita a norma dell'articolo 9, paragrafo 5, del regolamento (CEE) n. 2075/92, non ha consentito di conseguire gli obiettivi di riconversione dei produttori e di ristrutturazione delle aziende per i quali era stata istituita. L'applicazione a livello nazionale, in particolare i criteri di ridistribuzione della riserva in parola fissati dagli Stati membri, e la modesta percentuale dei quantitativi interessati dalla costituzione della riserva, si è rivelata inadeguata a produrre gli effetti voluti. Inoltre, occorre rilevare che il dispositivo amministrativo di gestione della riserva nazionale ha creato una mole di lavoro amministrativo ed ha complicato eccessivamente la gestione delle quote che è all'origine di ritardi considerevoli nella distribuzione delle medesime. È tuttavia opportuno lasciare aperta la possibilità di far ricorso a tale sistema per gli Stati membri che lo reputino utile.
(5) Il trattato stabilisce che nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche e le attività della Comunità sia garantito un livello elevato di protezione della salute umana. Nell'ambito della strategia per lo sviluppo sostenibile dell'Unione europea occorre tener conto delle conseguenze economiche, sociali e ambientali di tutte le politiche. Nelle regioni di produzione del tabacco greggio è opportuno porre in essere attività per creare nuove fonti di reddito e attività economiche per i produttori. Allo scopo di conseguire questo obiettivo, si propone di modificare l'ambito d'attività del fondo comunitario del tabacco e di sostituire il settore della ricerca agronomica con un'azione di sostegno allo sviluppo di iniziative specifiche di riconversione dei produttori di tabacco verso altre colture e attività economiche creatrici di posti di lavoro.
(6) È inoltre opportuno aumentare la ritenuta prevista per il fondo e portarla al 3 % nel 2003 onde rafforzare le disponibilità di bilancio destinate a finanziare azioni d'informazione sugli effetti nocivi del consumo di tabacco e iniziative di riconversione della produzione. Quest'ultima azione, che rappresenta una nuova priorità, potrebbe essere attuata a livello nazionale nell'ambito di azioni specifiche di riconversione e sarebbe destinata ad accompagnare e a favorire sinergie con il programma di riscatto delle quote. Per il raccolto del 2004 la ritenuta potrebbe, se del caso, essere aumentata sino al 5 % in funzione dell'utilizzazione degli stanziamenti del fondo, in base a una relazione della Commissione.
(7) È pertanto necessario modificare il regolamento (CEE) n. 2075/92,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Per i raccolti 2002, 2003 e 2004, gli importi dei premi per ciascuno dei gruppi di tabacco greggio e gli importi supplementari di cui all'articolo 3 del regolamento (CEE) n. 2075/92 sono fissati nell'allegato I del presente regolamento.
Articolo 2
Per i raccolti 2002, 2003 e 2004, i limiti di garanzia di cui agli articoli 8 e 9 del regolamento (CEE) n. 2075/92, per gruppo di varietà e per Stato membro, sono fissati nell'allegato II del presente regolamento.
Articolo 3
Il regolamento (CEE) n. 2075/92 è modificato come segue:
1) all'articolo 6, il paragrafo 5 è sostituito dal seguente: %quot%5. Qualora le sue strutture lo giustifichino, lo Stato membro può applicare alle associazioni di produttori che desiderano parteciparvi un sistema di vendita all'asta per i contratti di coltivazione di un gruppo di varietà di cui al paragrafo 1, conclusi prima della data di inizio delle consegne del tabacco.%quot%;
2) all'articolo 9, il paragrafo 5 è sostituito dal seguente: %quot%5. Gli Stati membri produttori hanno la facoltà di istituire una riserva nazionale di quote le cui modalità di funzionamento sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 23.%quot%;
3) l'articolo 13 è sostituito dal seguente: %quot%Articolo 13
1. È istituito un fondo comunitario del tabacco (in seguito denominato: 'fondo') finanziato mediante una ritenuta pari a:
- 2 % del premio per il raccolto 2002,
- 3 % del premio per il raccolto 2003.
La Commissione presenterà, entro il 31 dicembre 2003, una relazione sull'utilizzazione degli stanziamenti del fondo, corredata, se del caso, di una proposta sulla percentuale della ritenuta del fondo da applicare per il raccolto 2004 che potrebbe essere aumentata sino al 5 %.
2. Il fondo finanzia azioni nei seguenti campi:
a) miglioramento delle conoscenze del pubblico sugli effetti nocivi del consumo di tabacco a prescindere dalla forma, in particolare mediante l'informazione e l'istruzione, sostegno alla raccolta di dati intesi a individuare le tendenze del consumo di tabacco e a elaborare studi epidemiologici in merito al tabagismo su scala comunitaria, studio sulla prevenzione del tabagismo;
b) nell'ambito del programma di cui all'articolo 14, paragrafo 1, azioni specifiche di riconversione dei produttori di tabacco greggio verso altre coltivazioni o altre attività economiche creatrici di posti di lavoro, nonché studi sulle possibilità di riconversione dei produttori di tabacco greggio verso altre coltivazioni o attività.%quot%
Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Esso si applica a decorrere dal raccolto 2002.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 25 marzo 2002.
Per il Consiglio
Il Presidente
A. M. Birulés y Bertrán
(1) GU C 51 E del 26.2.2002, pag. 382.
(2) Parere espresso il 14 marzo 2002 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).
(3) Parere espresso il 20 febbraio 2002 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).
(4) GU L 217 del 30.7.1992, pag. 70. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1336/2000 (GU L 154 del 27.6.2000, pag. 2).
ALLEGATO I
PREMI PER I TABACCHI IN FOGLIA DEI RACCOLTI 2002, 2003 E 2004
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
IMPORTI SUPPLEMENTARI
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
ALLEGATO II
LIMITI DI GARANZIA PER IL RACCOLTO 2002
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
LIMITI DI GARANZIA PER I RACCOLTI 2003 E 2004
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt% | acquis |
acquis_31975R2750 | ++++
REGOLAMENTO ( CEE ) N . 2750/75 DEL CONSIGLIO
del 29 ottobre 1975
che stabilisce i criteri di mobilitazione dei cereali destinati agli aiuti alimentari
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE ,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea ,
visto il regolamento ( CEE ) n . 2727/75 del Consiglio , del 29 ottobre 1975 , relativo all ' organizzazione comune dei mercati nel settore dei cereali ( 1 ) , in particolare l ' articolo 28 ,
visto il regolamento n . 359/67/CEE del Consiglio , del 25 luglio 1967 , relativo all ' organizzazione comune del mercato del riso ( 2 ) , modificato da ultimo dal regolamento ( CEE ) n . 668/75 ( 3 ) , in particolare l ' articolo 23 bis ,
vista la proposta della Commissione ,
considerando che i regolamenti ( CEE ) n . 2727/75 e n . 359/67/CEE , nei rispettivi articoli 28 e 23 bis , prevedono che il Consiglio stabilisca i criteri secondo cui i prodotti destinati agli aiuti alimentari devono essere mobilitati sul mercato della Comunità ;
considerando che è necessario evitare che il mercato dei cereali venga perturbato da operazioni di ritiro di cereali destinati agli aiuti alimentari ;
considerando che a tale scopo , quando in determinate regioni della Comunità la situazione del mercato rischi di costringere gli organismi d ' intervento ad effettuare acquisti considerevoli , occorre prevedere la possibilità di effettuare la mobilitazione dei cereali nelle regioni stesse , in modo da alleggerire il mercato ; che , quando determinati organismi d ' intervento detengano quantitativi di cereali , la mobilitazione della totalità di tali giacenze o di parte di esse può risanare la situazione di tali organismi ;
considerando che , quando non si verificano i casi suddetti , occorre procedere alla mobilitazione dei cereali sull ' insieme della Comunità ;
considerando che la gara è la procedura che permette la mobilitazione dei cereali alle migliori condizioni ; che , tuttavia , per operazioni urgenti , può essere deciso , per ragioni di rapidità , di ricorrere a procedure differenti ,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO :
Articolo 1
Sono « cereali » , ai sensi del presente regolamento , i prodotti di cui
a ) all ' articolo 1 del regolamento ( CEE ) n . 2727/75 ,
b ) all ' articolo 1 del regolamento n . 359/67/CEE .
Articolo 2
I cereali destinati agli aiuti alimentari sono mobilitati sul mercato della Comunità conformemente alle disposizioni specificate in appresso .
Articolo 3
1 . Quando , in una regione della Comunità , l ' evoluzione dei prezzi del mercato dei cereali registri una flessione o accusi una pesantezza che , dato il volume del raccolto o delle scorte regionali e la loro localizzazione , rischia di costringere l ' organismo d ' intervento ad effettuare acquisti massicci , i cereali possono essere acquistati sul mercato della regione considerata .
2 . Quando un organismo d ' intervento detiene scorte , queste scorte possono essere utilizzate .
3 . Quando non siano soddisfatte le condizioni previste al paragrafo 1 o al paragrafo 2 o quando non venga fatto uso delle possibilità ivi previste , i cereali sono acquistati sull ' insieme del mercato della Comunità .
Articolo 4
1 . Gli acquisti di cui all ' articolo 3 , paragrafi 1 e 3 , sono effettuati dagli organismi d ' intervento tramite gara per la fornitura del prodotto nella fase fob o in una corrispondente .
2 . Nel caso di utilizzazione di cereali in possesso degli organismi di intervento , è indetta una gara per le operazioni di carico , di trasporto , di eventuale trasformazione e di consegna nella fase fob o in una corrispondente .
3 . Quando si decide che una fornitura relativa a un ' azione comunitaria sia effettuata in una fase successiva alla fase fob o ad una corrispondente , la gara di cui al paragrafo 1 o al paragrafo 2 concerne la fornitura fino a tal fase successiva .
4 . Le condizioni della gara devono garantire la parità d ' accesso e di trattamento a tutti gli interessati , qualunque sia il loro luogo di stabilimento nella Comunità .
Articolo 5
1 . Per un ' azione nazionale , lo Stato membro interessato comunica alla Commissione la data alla quale intende intraprendere l ' azione , l ' esercizio al quale verrebbe imputata , il periodo di consegna previsto , il paese di destinazione , la quantità ed il prodotto in causa , il porto d ' imbarco ed il modo di mobilitazione previsto .
2 . Informata mediante detta comunicazione , la Commissione , tenuto conto della situazione d ' insieme del mercato comunitario , esamina , secondo i casi , secondo la procedura prevista all ' articolo 26 del regolamento ( CEE ) n . 2727/75 o del regolamento n . 359/67/CEE , se il modo di mobilitazione previsto corrisponda alle condizioni di cui all ' articolo 3 e , se necessario , suggerisce allo Stato membro interessato di modificare il modo di mobilitazione previsto .
Articolo 6
Per un ' azione comunitaria , la Commissione previo esame della situazione del mercato , fissa , secondo i casi , secondo la procedura prevista all ' articolo 26 del regolamento ( CEE ) n . 2727/75 o del regolamento n . 359/67/CEE le condizioni di mobilitazione , tenendo conto in particolare dei criteri previsti all ' articolo 3 .
Articolo 7
1 . Per azioni comunitarie d ' urgenza che vertano su cereali in granella , gli Stati membri tengono a disposizione , per consegne da effettuare in qualsiasi momento , alcuni quantitativi che hanno formato oggetto di una presa a carico da parte del loro organismo d ' intervento o mettono immediatamente a disposizione i quantitativi necessari provenienti da giacenze esistenti sul loro mercato , se l ' organismo d ' intervento non ne ha a disposizione .
2 . Per azioni comunitarie d ' urgenza che vertano sui cereali trasformati di cui all ' articolo 1 nonchù sul riso diverso dal risone , ciascuno Stato membro , che sia stato designato in conformità del paragrafo 4 , indice , tramite procedura accelerata , una gara per la fornitura dei prodotti nella fase fob o in una corrispondente .
3 . Onde permettere l ' inoltro accelerato dal luogo in cui la merce è tenuta o messa a disposizione , per i prodotti di cui al paragrafo 1 , o a partire dalla fase fob o corrispondente , per i prodotti di cui al paragrafo 2 , ciascuno Stato membro , che sia stato designato in conformità del paragrafo 4 , può ricorrere a procedure diverse dalla gara .
4 . Non appena un ' azione comunitaria d ' urgenza è in linea di massima adottata , la Commissione decide quale sia lo Stato membro o quali siano gli Stati membri incaricati dell ' esecuzione , fissa la data e determina , secondo i casi , il luogo della Comunità o del paese beneficiario in cui i prodotti devono essere messi a disposizione nonchù tutti gli altri elementi necessari ad attuare tale azione .
5 . L ' entità e la natura dei prodotti di cui al paragrafo 1 sono decise dal Consiglio , che delibera su proposta della Commissione a maggioranza qualificata .
6 . Le modalità d ' applicazione del presente articolo ed in particolare i criteri in base ai quali la Commissione prende le decisioni di cui al paragrafo 4 sono adottati , secondo i casi , secondo la procedura prevista all ' articolo 26 del regolamento ( CEE ) n . 2727/75 o del regolamento n . 359/67/CEE .
Articolo 8
1 . Il regolamento ( CEE ) n . 1693/72 del Consiglio , del 3 agosto 1972 , che stabilisce i criteri di mobilitazione dei cereali destinati agli aiuti alimentari ( 4 ) , è abrogato .
2 . I riferimenti al regolamento abrogato a norma del paragrafo 1 si intendono fatti al presente regolamento .
Articolo 9
Il presente regolamento entra in vigore il 1° novembre 1975 .
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri .
Fatto a Lussemburgo , addì 29 ottobre 1975 .
Per il Consiglio
Il Presidente
G . MARCORA
( 1 ) Vedasi pag . 1 della presente Gazzetta ufficiale .
( 2 ) GU n . 174 del 31 . 7 . 1967 , pag . 1 .
( 3 ) GU n . L 72 del 20 . 3 . 1975 , pag . 18 .
( 4 ) GU n . L 178 del 5 . 8 . 1972 , pag . 3 . | acquis |
acquis_C2006/055/20 | Notifica preventiva di una concentrazione
(Caso n. COMP/M.4142 — Time Warner/CBS/JV)
Caso ammissibile alla procedura semplificata
(2006/C 55/20)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
1. In data 24.2.2006 è pervenuta alla Commissione la notifica di un progetto di concentrazione in conformità all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 139/2004 del Consiglio [1]. Con tale operazione le imprese Warner Bros. Entertainment Inc., controllata da by Time Warner Inc. (%quot%Time Warner%quot% USA) e CBS Corporation (%quot%CBS%quot%, USA) ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera b), del regolamento del Consiglio il controllo in comune dell'impresa CW (%quot%CW%quot%, USA) mediante costituzione di una nuova società che si configura come impresa comune.
2. Le attività svolte dalle imprese interessate sono le seguenti:
- per Time Warner: fornitura globale di servizi online, cinematografia, gestione di catene televisive e sistemi via cavo, editorial,
- per CBS: produzione e diffusione di programmi per radio e televisione ed editorial negli Stati Uniti,
- per Mr. Sumner Redstone: persona fisica, proprietairio di CBS e Viacom, impresa attiva nella televisione via cavo, industria cinematografica e piattaforme digitali,
- per CW: proprietario e gesture di una catena televisiva non a pagamento negli Stati Uniti.
3. A seguito di un esame preliminare la Commissione ritiene che la transazione notificata possa rientrare nel campo d'applicazione del regolamento (CE) n. 139/2004. Tuttavia si riserva la decisione finale al riguardo. Si rileva che, ai sensi della comunicazione della Commissione concernente una procedura semplificata per l'esame di determinate concentrazioni a norma del regolamento (CE) n. 139/2004 [2] del Consiglio, il presente caso potrebbe soddisfare le condizioni per l'applicazione della procedura di cui alla comunicazione stessa.
4. La Commissione invita i terzi interessati a presentare le loro eventuali osservazioni sulla concentrazione proposta.
Le osservazioni debbono pervenire alla Commissione non oltre dieci giorni dalla data di pubblicazione della presente comunicazione. Le osservazioni possono essere trasmesse alla Commissione per fax [fax n. (32-2) 296 43 01 o 296 72 44] o per posta, indicando il riferimento COMP/M.4142 — Time Warner/CBS/JV, al seguente indirizzo:
Commissione europea
Direzione generale Concorrenza
Protocollo Concentrazioni
J-70
B-1049 Bruxelles/Brussel
[1] GU L 24 del 29.1.2004, pag. 1.
[2] GU C 56 del 5.3.2005, pag. 32.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32000R2796 | Regolamento (CE) n. 2796/2000 della Commissione
del 20 dicembre 2000
recante modifica dell'allegato II del regolamento (CEE) n. 2081/92 del Consiglio, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli ed alimentari
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2081/92 del Consiglio, del 14 luglio 1992, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli ed alimentari(1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1509/2000 della Commissione(2), in particolare l'articolo 1, paragrafo 1, terzo comma,
considerando quanto segue:
(1) Al fine di rispondere alle aspettative di taluni produttori agricoli per i quali i fiori e le piante ornamentali costituiscono una delle principali fonti di reddito, è opportuno inserire tali prodotti nell'allegato II del regolamento (CEE) n. 2081/92. Infatti, trattandosi di prodotti agricoli, non è escluso che i produttori in questione potrebbero presentare una domanda di registrazione per detti prodotti ai sensi del regolamento (CEE) n. 2081/92, tenuto conto dell'importanza che essi rivestono in talune zone geografiche.
(2) Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato per le indicazioni geografiche e le denominazioni d'origine,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Nell'allegato II del regolamento (CEE) n. 2081/92 è inserito il seguente prodotto:
%quot%- Fiori e piante ornamentali%quot%.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 20 dicembre 2000.
Per la Commissione
Franz Fischler
Membro della Commissione
(1) GU L 208 del 24.7.1992, pag. 1.
(2) GU L 174 del 13.7.2000, pag. 7. | acquis |
acquis_32005R0204 | Regolamento (CE) n. 204/2005 della Commissione
del 4 febbraio 2005
che stabilisce in che misura possono essere accolte le domande di certificati di importazione presentate nel mese di gennaio 2005 per gli animali vivi della specie bovina, da 80 a 300 chilogrammi, nel quadro del contingente tariffario previsto dal regolamento (CE) n. 1204/2004
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 1254/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine [1],
visto il regolamento (CE) n. 1204/2004 della Commissione, del 29 giugno 2004, recante apertura e modalità di gestione di un contingente tariffario di animali vivi della specie bovina, da 80 a 300 chilogrammi, originari della Bulgaria o della Romania (dal 1o luglio 2004 al 30 giugno 2005) [2], in particolare l'articolo 1, paragrafo 4, e l'articolo 4,
considerando quanto segue:
(1) L'articolo 1, paragrafo 3, lettera b), del regolamento (CE) n. 1204/2004 ha stabilito il numero di animali vivi della specie bovina da 80 a 300 chilogrammi, originari della Bulgaria o della Romania, che possono essere importati a condizioni speciali nel periodo dal 1o gennaio al 31 marzo 2005. È possibile soddisfare integralmente le domande di titoli di importazione.
(2) Occorre procedere alla fissazione dei quantitativi per i quali possono essere chiesti, a decorrere dal 1o aprile 2005, titoli d'importazione nei limiti di un totale di 153000 capi, conformemente all'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 1204/2004,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. Ogni domanda di titoli di importazione, presentata nel mese di gennaio 2005 a norma dell'articolo 3, paragrafo 3, secondo comma, terzo trattino, del regolamento (CE) n. 1204/2004, è soddisfatta integralmente.
2. I quantitativi disponibili per il periodo di cui all'articolo 1, paragrafo 3, lettera c), del regolamento (CE) n. 1204/2004 ammontano a 66495 capi.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il 5 febbraio 2005.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 4 febbraio 2005.
Per la Commissione
J. M. Silva Rodríguez
Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale
[1] GU L 160 del 26.6.1999, pag. 21. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1782/2003 (GU L 270 del 21.10.2003, pag. 1).
[2] GU L 230 del 30.6.2004, pag. 32.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_52005PC0641 | [pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE |
Bruxelles, 1.12.2005
COM(2005) 641 definitivo
2003/0139 (COD)
PARERE DELLA COMMISSIONE a norma dell'articolo 251, paragrafo 2, terzo comma, lettera c) del trattato CE, sugli emendamenti del Parlamento europeo alla posizione comune del Consiglio riguardante la proposta di
REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo alle spedizioni di rifiuti
RECANTE MODIFICA DELLA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE
2003/0139 (COD)
PARERE DELLA COMMISSIONE a norma dell'articolo 251, paragrafo 2, terzo comma, lettera c) del trattato CE, sugli emendamenti del Parlamento europeo alla posizione comune del Consiglio riguardante la proposta di
REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo alle spedizioni di rifiuti
1. INTRODUZIONE
L ’articolo 251, paragrafo 2, terzo comma, lettera c), del trattato CE dispone che la Commissione formuli un parere sugli emendamenti proposti dal Parlamento europeo in seconda lettura. La Commissione presenta qui di seguito il suo parere sui 62 emendamenti adottati dal Parlamento.
2. CONTESTO
LA PROPOSTA COM(2003) 379 DEF. – 2003/0139(COD) è stata trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio il 30 giugno 2003.
Il Parlamento europeo ha formulato il proprio parere in prima lettura il 19 novembre 2003.
Il Comitato economico e sociale europeo si è espresso il 28 gennaio 2004.
Il Comitato delle regioni è stato consultato ma non ha espresso alcun parere.
A seguito del parere del Parlamento europeo e a norma dell’articolo 250, paragrafo 2, la Commissione ha trasmesso la proposta modificata (COM(2004)172 def.) al Parlamento europeo e al Consiglio il 9 marzo 2004.
A norma dell’articolo 251, paragrafo 2, del trattato CE il Consiglio ha formalmente adottato la posizione comune il 24 giugno 2005. La comunicazione della Commissione sulla posizione comune del Consiglio – COM(2005)303 def. – è stata trasmessa al Parlamento europeo il 1° luglio 2005 e quest’ultimo ha formulato il proprio parere in seconda lettura il 25 ottobre 2005.
3. OGGETTO DELLA PROPOSTA
LA PROPOSTA PERSEGUE QUATTRO OBIETTIVI PRINCIPALI:
- integrare la decisione C(2001)107 del Consiglio dell’OCSE, del 14 giugno 2001, nella normativa della Comunità;
- affrontare le difficoltà riscontrate nell’applicazione, gestione e osservanza del regolamento del 1993 e conseguire una maggiore certezza giuridica;
- perseguire l’armonizzazione a livello mondiale nel settore delle spedizioni transfrontaliere di rifiuti;
- consolidare la struttura degli articoli del regolamento.
4. Parere della Commissione sugli emendamenti del Parlamento europeo
Il 25 ottobre 2005 il Parlamento europeo ha adottato 62 emendamenti alla posizione comune del Consiglio. La Commissione è in grado di accogliere tutti i singoli emendamenti nella loro interezza, come illustrato di seguito. Gli aspetti specifici della posizione comune che la Commissione non può accogliere sono presentati nella comunicazione della Commissione sulla posizione comune del Consiglio (COM(2005)303 def.).
Gli emendamenti 1, 2, 102 e 104 relativi ai considerando chiariscono le disposizioni interessate e agevolano l’applicazione del regolamento. L’emendamento 103 riguarda la gestione sicura e compatibile con l’ambiente dei rifiuti risultanti dalla demolizione delle navi e le attività in corso per istituire obblighi vincolanti in merito a livello mondiale.
L’emendamento 6 introduce una deroga per i rifiuti prodotti a bordo di veicoli, treni, aeromobili e navi, ai quali non si applicano le disposizioni del regolamento perché sarebbero sproporzionate.
Gli emendamenti 12, 17-22, 26, 32, 38, 40-45, 47-50, 53, 55, 57-62, 70, 79-80, 90, 105 e 108 chiariscono le disposizioni interessate e migliorano la coerenza tra le diverse disposizioni del regolamento.
L’emendamento 14 agevola l’applicazione di sistemi di ritiro dei rifiuti non pericolosi.
Gli emendamenti 29 e 36 consentono alle autorità competenti di transito di sollevare obiezioni alle spedizioni dei rifiuti, purché siano debitamente motivate.
Gli emendamenti 63, 106, 110, 111 e 113 rafforzano i controlli delle spedizioni di rifiuti e l’osservanza del regolamento. L’emendamento 112 contribuisce ad una migliore applicazione del regolamento.
Gli emendamenti 71-75 e 77 garantiscono piena certezza rispetto alla situazione giuridica delle spedizioni di rifiuti in Bulgaria e Romania nei periodi transitori applicabili a norma del trattato di adesione di questi paesi.
Gli emendamenti 84-85 contribuiscono ad allineare ulteriormente il regolamento alla convenzione di Basilea del 22 marzo 1989 sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento.
L’emendamento 109 migliora la trasparenza e l’informazione sulle spedizioni dei rifiuti, garantendo al tempo stesso la riservatezza a norma della legislazione nazionale o comunitaria.
5. CONCLUSIONE
CONFORMEMENTE ALL ’articolo 250, paragrafo 2, del trattato CE, la Commissione modifica la propria proposta secondo quanto indicato. | acquis |
acquis_32005D0696 | Decisione del Consiglio
del 3 ottobre 2005
recante modifica del protocollo sullo statuto della Corte di giustizia, al fine di stabilire condizioni e limiti del riesame da parte della Corte di giustizia delle decisioni emesse dal Tribunale di primo grado
(2005/696/CE, Euratom)
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 225, paragrafi 2 e 3, e l’articolo 245, secondo comma,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica, in particolare l’articolo 140 A, paragrafi 2 e 3, e l’articolo 160, secondo comma,
vista la domanda della Corte di giustizia del 12 settembre 2003,
visto il parere del Parlamento europeo del 10 febbraio 2004,
visto il parere della Commissione dell’ 11 febbraio 2005,
considerando quanto segue:
(1) L’articolo 225 del trattato CE, paragrafi 2 e 3, modificato dall’articolo 2, punto 31), del trattato di Nizza, dispone quanto segue:
"2. Il Tribunale di primo grado è competente a conoscere dei ricorsi proposti contro le decisioni delle camere giurisdizionali istituite in applicazione dell’articolo 225 A.
Le decisioni emesse dal Tribunale di primo grado ai sensi del presente paragrafo possono eccezionalmente essere oggetto di riesame da parte della Corte di giustizia, alle condizioni ed entro i limiti previsti dallo statuto, ove sussistano gravi rischi che l’unità o la coerenza del diritto comunitario siano compromesse.
3. Il Tribunale di primo grado è competente a conoscere delle questioni pregiudiziali, sottoposte ai sensi dell’articolo 234, in materie specifiche determinate dallo statuto.
Il Tribunale di primo grado, ove ritenga che la causa richieda una decisione di principio che potrebbe compromettere l’unità o la coerenza del diritto comunitario, può rinviare la causa dinanzi alla Corte di giustizia affinché si pronunci.
Le decisioni emesse dal Tribunale di primo grado su questioni pregiudiziali possono eccezionalmente essere oggetto di riesame da parte della Corte di giustizia, alle condizioni ed entro i limiti previsti dallo statuto, ove sussistano gravi rischi che l’unità o la coerenza del diritto comunitario siano compromesse."
(2) L’articolo 140 A, paragrafi 2 e 3, del trattato CEEA ha costituito oggetto di una modifica analoga ad opera dell’articolo 3, punto 13), del trattato di Nizza.
(3) Di queste modifiche si è tenuto parzialmente conto nell’articolo 62 del protocollo sullo statuto della Corte di giustizia ai sensi del quale: "Nei casi di cui all’articolo 225, paragrafi 2 e 3, del trattato CE e all’articolo 140 A, paragrafi 2 e 3, del trattato CEEA, il primo avvocato generale, allorché ritiene che esista un grave rischio per l’unità o la coerenza del diritto comunitario, può proporre alla Corte di riesaminare la decisione del Tribunale.
La proposta deve essere presentata entro un mese a decorrere dalla pronuncia della decisione del Tribunale. La Corte decide, entro un mese a decorrere dalla proposta presentata dal primo avvocato generale, sull’opportunità o meno di riesaminare la decisione."
(4) Conformemente alla dichiarazione n. 13 allegata all’atto finale del trattato di Nizza, è necessario adottare le disposizioni relative al riesame delle decisioni del Tribunale aventi per oggetto le decisioni delle camere giurisdizionali e le domande pregiudiziali, precisando:
"— il ruolo delle parti nel procedimento dinanzi alla Corte di giustizia, al fine di assicurare la tutela dei loro diritti,
— l’effetto della procedura di riesame sull’esecutività della decisione del Tribunale di primo grado,
— l’effetto della decisione della Corte di giustizia sulla controversia tra le parti.",
DECIDE:
Articolo 1
Tra gli articoli 62 e 63 del protocollo sullo statuto della Corte di giustizia sono inseriti i seguenti articoli:
"Articolo 62 bis
La Corte decide sulle questioni oggetto di riesame secondo una procedura di urgenza in base al fascicolo trasmessole dal Tribunale.
Gli interessati di cui all’articolo 23 del presente statuto e, nei casi previsti dall’articolo 225, paragrafo 2, del trattato CE, e dall’articolo 140 A, paragrafo 2, del trattato CEEA, le parti nel procedimento dinanzi al Tribunale hanno il diritto di depositare dinanzi alla Corte memorie od osservazioni scritte sulle questioni oggetto di riesame entro un termine stabilito a tal fine.
La Corte può decidere di aprire la fase orale prima di statuire.
Articolo 62 ter
Nei casi previsti dall’articolo 225, paragrafo 2, del trattato CE e dall’articolo 140 A, paragrafo 2, del trattato CEEA, fatti salvi gli articoli 242 e 243 del trattato CE, la proposta di riesame e la decisione di apertura del procedimento di riesame non hanno effetto sospensivo. Qualora la Corte costati che la decisione del Tribunale pregiudichi l’unità o la coerenza del diritto comunitario, essa rinvia la causa dinanzi al Tribunale che è vincolato ai punti di diritto decisi dalla Corte; la Corte può indicare gli effetti della decisione del Tribunale che devono essere considerati definitivi nei riguardi delle parti in causa. Tuttavia, se la soluzione della controversia emerge, in considerazione dell’esito del riesame, dagli accertamenti in fatto sui quali è basata la decisione del Tribunale, la Corte statuisce in via definitiva.
Nei casi previsti dall’articolo 225, paragrafo 3, del trattato CE e dall’articolo 140 A, paragrafo 3, del trattato CEEA, in mancanza di proposta di riesame o di decisione di apertura del procedimento di riesame, la o le soluzioni formulate dal Tribunale alle questioni sottopostegli hanno effetto alla scadenza dei termini previsti a tal fine nell’articolo 62, secondo comma. In caso di apertura di un procedimento di riesame, la o le soluzioni oggetto di riesame hanno effetto al termine di tale procedimento, a meno che la Corte decida diversamente. Se la Corte constata che la decisione del Tribunale pregiudica l’unità o la coerenza del diritto comunitario, la soluzione formulata dalla Corte in merito alle questioni oggetto di riesame si sostituisce a quella del Tribunale."
Articolo 2
La presente decisione entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Fatto a Lussemburgo, addì 3 ottobre 2005.
Per il Consiglio
Il presidente
D. Alexander
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32005D0185 | Decisione del Consiglio
del 5 luglio 2004
sull’esistenza di un disavanzo eccessivo nella Repubblica ceca
(2005/185/CE)
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 104, paragrafo 6,
vista la raccomandazione della Commissione,
viste le osservazioni della Repubblica ceca,
considerando quanto segue:
(1) A norma dell’articolo 104 del trattato, gli Stati membri devono evitare disavanzi pubblici eccessivi. Questo vale anche per gli Stati membri che godono di una deroga, ossia i paesi che sono entrati a far parte dell’UE il 1o maggio 2004.
(2) Il patto di stabilità e crescita si fonda sull’obiettivo dell’equilibrio delle finanze pubbliche quale strumento per rafforzare le condizioni favorevoli alla stabilità dei prezzi e ad una crescita vigorosa, sostenibile e promotrice di occupazione.
(3) La procedura per i disavanzi eccessivi di cui all’articolo 104 prevede che sia assunta una decisione in merito all’esistenza di un disavanzo eccessivo ed il protocollo, allegato al trattato, relativo alla procedura per i disavanzi eccessivi contiene altre disposizioni riguardanti l’attuazione della procedura in questione. Il regolamento (CE) n. 3605/93 del Consiglio, del 22 novembre 1993, relativo all’applicazione del protocollo sulla procedura per i disavanzi eccessivi, allegato al trattato che istituisce la Comunità europea [1], stabilisce regole e definizioni precise per l’applicazione delle disposizioni di detto protocollo.
(4) A norma dell’articolo 104, paragrafo 5, del trattato, la Commissione trasmette un parere al Consiglio se ritiene che in uno Stato membro esista o possa determinarsi in futuro un disavanzo eccessivo. La Commissione, visti tutti i fattori significativi considerati nella sua relazione conformemente all’articolo 104, paragrafo 3, e visto il parere del comitato economico e finanziario conformemente all’articolo 104, paragrafo 4, ha concluso nel suo parere del 24 giugno 2004 che nella Repubblica ceca esiste un disavanzo eccessivo.
(5) L’articolo 104, paragrafo 6, del trattato stabilisce che il Consiglio prende in considerazione le osservazioni che lo Stato membro interessato ritenga di formulare prima di decidere, dopo una valutazione globale, se esiste un disavanzo eccessivo.
(6) La valutazione globale permette di concludere che nel 2003 il disavanzo pubblico della Repubblica ceca ha raggiunto il 12,9 % del PIL (5,9 % del PIL se si esclude un’ingente operazione eccezionale legata alla contabilizzazione di garanzie dello Stato), superando pertanto di gran lunga il valore di riferimento del 3 % del PIL stabilito nel trattato. Il fatto che il disavanzo delle amministrazioni pubbliche abbia superato il valore di riferimento non è stato determinato da un evento inconsueto, non soggetto al controllo delle autorità ceche, né da una grave recessione economica, ai sensi del patto di stabilità e crescita. Nel 2004 il disavanzo delle amministrazioni pubbliche resterà probabilmente al di sopra del 3 % del PIL. In particolare, secondo le previsioni della primavera 2004 della Commissione, la Commissione prevede che nel 2004 il disavanzo raggiunga il 5,9 % del PIL, mentre il programma di convergenza della Repubblica ceca pronostica un disavanzo del 5,3 % del PIL. Il rapporto debito/PIL, che nel 2003 è stato pari al 37,6 %, dovrebbe rimanere nel 2004 al di sotto del valore di riferimento del 60 % del PIL previsto dal trattato,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Da una valutazione globale risulta che nella Repubblica ceca esiste un disavanzo eccessivo.
Articolo 2
La Repubblica ceca è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, addì 5 luglio 2004.
Per il Consiglio
Il presidente
G. Zalm
[1] GU L 332 del 31.12.1993, pag. 7. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 351/2002 della Commissione (GU L 55 del 26.2.2002, pag. 23).
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31998R1172 | REGOLAMENTO (CE) N. 1172/98 DEL CONSIGLIO del 25 maggio 1998 relativo alla rilevazione statistica dei trasporti di merci su strada
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 213,
visto il progetto di regolamento sottoposto dalla Commissione (1),
visto il parere del Parlamento europeo (2),
visto il parere del Comitato economico e sociale (3),
(1) considerando che per assolvere i compiti che le sono affidati, nel quadro della politica comune dei trasporti, la Commissione deve disporre di statistiche comparabili, affidabili, sincronizzate, regolari e complete sull'ampiezza e lo sviluppo dei trasporti di merci su strada effettuati per mezzo di veicoli immatricolati nella Comunità europea, nonché sul grado di utilizzazione dei veicoli che effettuano tali trasporti;
(2) considerando che la direttiva 78/546/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1978, relativa alla rilevazione statistica dei trasporti di merci su strada nell'ambito di una statistica regionale (4), non prevede la rilevazione dei tipi di trasporto che non erano autorizzati al momento in cui tale direttiva è stata adottata; che le rilevazioni, da essa previste, forniscono informazioni diverse a seconda che si tratti di trasporti nazionali o internazionali e che essa non fornisce alcuna informazione sul grado di utilizzazione dei veicoli che effettuano tali trasporti;
(3) considerando che è necessario istituire statistiche regionali complete, sia per quanto riguarda i trasporti di merci che i percorsi dei veicoli;
(4) considerando che è quindi opportuno modificare il sistema previsto dalla direttiva 78/546/CEE al fine in particolare di descrivere l'origine e la destinazione regionale dei trasporti intracomunitari, analogamente ai trasporti nazionali, e di mettere in relazione i trasporti di merci con i percorsi dei veicoli, misurando il grado di impiego dei veicoli che effettuano tali trasporti;
(5) considerando che, in base al principio di sussidiarietà, la creazione di norme e di statistiche comuni che consentano di produrre informazioni armonizzate rappresenta una attività che può essere efficace solo se affrontata a livello comunitario e che la raccolta dei dati avverrà in ciascuno Stato membro sotto l'autorità degli organismi e delle istituzioni responsabili della realizzazione delle statistiche ufficiali;
(6) considerando che il regolamento (CE) n. 322/97 del Consiglio, del 17 febbraio 1997, relativo alle statistiche comunitarie (5), costituisce il quadro di riferimento per le disposizioni previste dal presente regolamento, in particolare quelle relative all'accesso alle fonti dei dati amministrativi, al rapporto costo-efficacia delle risorse disponibili e al segreto statistico;
(7) considerando che è necessaria la comunicazione di dati individuali resi anonimi, per procedere ad una stima della precisione complessiva dei risultati;
(8) considerando che è importante garantire una diffusione adeguata delle informazioni statistiche;
(9) considerando che, durante il periodo di avvio, occorre che la Comunità fornisca agli Stati membri un contributo finanziario per la realizzazione dei necessari lavori;
(10) considerando che occorre prevedere una procedura semplificata per l'attuazione e l'adeguamento al progresso economico e tecnico del presente regolamento;
(11) considerando che il comitato del programma statistico, istituito con la decisione 89/382/CEE, Euratom (6), è stato consultato a norma dell'articolo 3 di tale decisione; che detto comitato ha espresso un parere favorevole sul presente regolamento,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Oggetto e ambito d'applicazione
1. Ciascuno Stato membro elabora statistiche comunitarie relative ai trasporti di merci su strada effettuati per mezzo di autoveicoli stradali destinati al trasporto di merci e immatricolati nello Stato membro in questione, nonché ai percorsi di tali veicoli.
2. Il presente regolamento non si applica al trasporto di merci su strada, ad eccezione di quello effettuato per mezzo:
a) di autoveicoli stradali per il trasporto di merci il cui peso o le cui dimensioni autorizzate siano superiori ai limiti normalmente ammessi negli Stati membri interessati;
b) di veicoli agricoli, di veicoli militari e di veicoli appartenenti alle amministrazioni pubbliche, centrali o locali, eccettuati gli autoveicoli stradali per il trasporto di merci appartenenti alle imprese pubbliche, in particolare alle imprese ferroviarie.
Ogni Stato membro ha la facoltà di escludere dall'ambito di applicazione del presente regolamento gli autoveicoli stradali per il trasporto di merci il cui carico utile, o il peso massimo autorizzato a pieno carico, sia inferiore a un determinato limite. Tale limite non può essere superiore a 3,5 tonnellate di carico utile o a 6 tonnellate di peso massimo autorizzato per gli autoveicoli singoli.
Articolo 2
Definizioni
Ai fini del presente regolamento, si applicano le seguenti definizioni:
- «trasporti di merci su strada:» qualsiasi spostamento di merce effettuato per mezzo di un autoveicolo stradale destinato al trasporto di merci;
- «autoveicolo stradale»: veicolo stradale munito di un motore che costituisce il suo unico mezzo di propulsione, destinato normalmente al trasporto su strada di persone o di merci oppure alla trazione su strada di veicoli utilizzati per il trasporto di persone o di merci;
- «veicolo stradale per il trasporto di merci»: veicolo stradale, esclusivamente o principalmente concepito per il trasporto di merci (autocarro, rimorchio, semirimorchio);
- «autoveicolo stradale per il trasporto di merci»: ogni autoveicolo stradale isolato (autocarro) oppure una combinazione di veicoli stradali, vale a dire un autotreno (autocarro con rimorchio) o un autoarticolato (trattore stradale con semirimorchio) per il trasporto di merci);
- «autocarro»: veicolo stradale rigido, esclusivamente o principalmente concepito per il trasporto di merci;
- «trattore stradale»: veicolo stradale a motore, esclusivamente o principalmente concepito per il traino di altri veicoli stradali non semoventi (per lo più, semirimorchi);
- «rimorchio»: veicolo stradale per il trasporto di merci, concepito per essere trainato da un autoveicolo stradale;
- «semirimorchio»: veicolo stradale per il trasporto di merci, privo di asse anteriore, concepito in modo tale che una parte del veicolo e una parte considerevole del suo carico poggino sul trattore stradale;
- «autoarticolato»: trattore stradale accoppiato a un semirimorchio;
- «autotreno»: autoveicolo stradale per il trasporto di merci al quale è agganciato un rimorchio.
In questa categoria si includono anche gli autoarticolati che hanno un rimorchio supplementare;
- «immatricolato»: fatto di essere iscritto in un registro dei veicoli stradali, tenuto da un organismo ufficiale, indipendentemente dal fatto che tale iscrizione comporti o meno la consegna di una targa di immatricolazione.
Nel caso in cui il trasporto sia effettuato da una combinazione di veicoli stradali, vale a dire un autotreno (autocarro con rimorchio) o un autoarticolato (trattore stradale con semirimorchio) in cui l'autoveicolo stradale (autocarro o trattore stradale) e il rimorchio o il semirimorchio siano immatricolati in paesi diversi, viene considerato paese di immatricolazione dell'insieme quello dell'autoveicolo stradale;
- «carico utile»: peso massimo delle merci dichiarato ammissibile dall'autorità competente del paese di immatricolazione del veicolo.
Se l'autoveicolo per il trasporto di merci è costituito da un autocarro con rimorchio, il carico utile dell'insieme è la somma dei carichi utili dell'autocarro e del rimorchio;
- «peso massimo autorizzato»: somma del peso del veicolo (o di una combinazione di veicoli), da fermo e in ordine di marcia, e del peso del carico dichiarato ammissibile dall'autorità competente del paese di immatricolazione del veicolo;
- «Eurostat»: il servizio della Commissione responsabile dell'esecuzione dei compiti ad essa affidati nel settore della produzione di statistiche comunitarie.
Articolo 3
Raccolta dei dati
1. Gli Stati membri rilevano i dati statistici che si riferiscono ai seguenti ambiti:
a) dati relativi al veicolo;
b) dati relativi al percorso;
c) dati relativi alla merce.
2. Le variabili statistiche relative a ciascun ambito, la loro definizione e i livelli di nomenclatura utilizzati per la loro ripartizione figurano negli allegati.
3. Nel determinare il metodo da impiegare per rilevare i dati statistici, gli Stati membri si astengono dal prevedere formalità nel passaggio delle frontiere tra Stati membri.
4. L'adeguamento delle caratteristiche della raccolta dei dati e il contenuto degli allegati sono adottati secondo la procedura prevista all'articolo 10.
Articolo 4
Precisione dei risultati
I metodi di raccolta e di elaborazione delle informazioni dovranno essere concepiti in modo tale che i risultati statistici trasmessi dagli Stati membri soddisfino requisiti minimi di precisione che tengano conto delle caratteristiche strutturali del trasporto stradale negli Stati membri. I requisiti di precisione sono adottati secondo la procedura di cui all'articolo 10.
Articolo 5
Trasmissione delle informazioni a Eurostat
1. Gli Stati membri trasmettono trimestralmente a Eurostat i dati individuali debitamente verificati corrispondenti alle variabili menzionate all'articolo 3 ed elencate nell'allegato A, senza indicare il nome, l'indirizzo e il numero di immatricolazione.
Tale trasmissione include, se del caso, i dati relativi a trimestri anteriori per i quali erano stati comunicati dati provvisori.
2. Le modalità di trasmissione dei dati di cui al paragrafo 1, incluse all'occorrenza le tabelle statistiche basate su tali dati sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 10.
3. La trasmissione avviene entro un termine di cinque mesi a decorrere dalla fine di ciascun trimestre d'osservazione.
La prima trasmissione copre il primo trimestre dell'anno 1999.
4. Durante un periodo transitorio compreso tra il 1° gennaio 1999 ed una data di scadenza stabilita a norma del paragrafo 5, uno Stato membro può impiegare una codifica semplificata per le variabili riportate nell'allegato A, parte A2, punti 3, 4, 8 e 9 e parte A3, punti 5 e 6.
Tale codifica semplificata consiste:
- per il trasporto nazionale, in una codifica conforme all'allegato G;
- per il trasporto internazionale, in una codifica per paese.
5. La data di scadenza del periodo transitorio di cui al paragrafo 4 sarà stabilita, secondo la procedura di cui all'articolo 10, non appena sussisteranno le condizioni tecniche che consentono di utilizzare una codifica regionale efficace, tanto per il trasporto nazionale che internazionale, in base all'allegato G, punti 1 e 2.
Articolo 6
Diffusione dei risultati
Le disposizioni relative alla diffusione dei risultati statistici inerenti ai trasporti di merci su strada, inclusi la struttura e il contenuto dei risultati da diffondere, vengono definite secondo la procedura di cui all'articolo 10.
Articolo 7
Relazioni
1. Al più tardi al momento della trasmissione delle prime informazioni trimestrali, gli Stati membri trasmettono a Eurostat una relazione sui metodi di rilevazione impiegati.
Se necessario, gli Stati membri comunicano a Eurostat anche i mutamenti sostanziali subiti dai metodi di raccolta utilizzati.
2. Gli Stati membri comunicano annualmente a Eurostat informazioni sulle dimensioni dei campioni, sui tassi di non risposta e sulla affidabilità dei principali risultati, quest'ultima sotto forma di deviazione standard o di intervallo di confidenza.
3. Dopo tre anni di raccolta dei dati la Commissione trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'esperienza acquisita nel corso del lavoro effettuato in base al presente regolamento.
Articolo 8
Contributo finanziario
1. Gli Stati membri beneficiano, durante i primi tre anni di attuazione dei rilevamenti statistici previsti dal presente regolamento, di una partecipazione, in forma di contributo finanziario della Comunità al finanziamento delle spese di esecuzione generate dai lavori resisi necessari.
2. L'importo degli stanziamenti destinati annualmente a questa azione è stabilito nel quadro della procedura annuale di bilancio.
3. L'autorità di bilancio stabilisce gli stanziamenti disponibili per ciascun anno.
4. Nella relazione di cui all'articolo 7, paragrafo 3, del presente regolamento la Commissione indica l'utilizzazione degli stanziamenti comunitari destinati a detta azione.
Sulla base di tale relazione la Commissione valuterà la necessità o meno di ulteriori contributi finanziari per un periodo supplementare di tre anni.
Articolo 9
Modalità di applicazione
Le modalità di attuazione del presente regolamento, compresi i provvedimenti atti ad adeguarlo al progresso economico e tecnico, nella misura in cui tale aggiornamento non comporti un aumento sproporzionato dei costi per gli Stati membri e/o dell'onere a carico di coloro che sono tenuti a rispondere, sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 10. Esse riguardano in particolare:
- l'aggiornamento delle caratteristiche della raccolta dei dati e del contenuto degli allegati del presente regolamento;
- i requisiti di precisione;
- le modalità di trasmissione dei dati a Eurostat, incluse all'occorrenza le tabelle statistiche su di essi fondate;
- la diffusione dei risultati;
- la fissazione della data di scadenza del periodo transitorio di cui all'articolo 5, paragrafo 5, per la trasmissione delle variabili elencate nell'articolo 5, paragrafo 4.
Articolo 10
Procedura
La Commissione è assistita dal comitato del programma statistico, in prosieguo denominato «comitato».
Il rappresentante della Commissione sottopone al comitato un progetto delle misure da adottare. Il comitato formula il suo parere sul progetto entro un termine che il presidente può fissare in funzione dell'urgenza delle questioni in esame. Il parere è formulato alla maggioranza prevista dall'articolo 148, paragrafo 2, del trattato per l'adozione delle decisioni che il Consiglio deve prendere su proposta della Commissione. Nelle votazioni in seno al comitato, ai voti dei rappresentanti degli Stati membri è attribuita la ponderazione fissata nell'articolo precitato. II presidente non partecipa al voto.
La Commissione adotta misure che sono immediatamente applicabili. Tuttavia, se tali misure non sono conformi al parere espresso dal comitato, la Commissione le comunica immediatamente al Consiglio. In tal caso:
- la Commissione differisce l'applicazione delle misure da essa decise per un periodo di tre mesi a decorrere dalla data della comunicazione,
- il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può prendere una decisione diversa entro il termine di cui al trattino precedente.
Articolo 11
Direttiva 78/546/CEE
1. Gli Stati membri forniscono i risultati relativi agli anni di rilevamento 1997 e 1998 a norma della direttiva 78/546/CEE.
2. La direttiva 78/546/CEE viene abrogata a decorrere dal 1° gennaio 1999.
Articolo 12
Entrata in vigore
II presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 25 maggio 1998.
Per il Consiglio
Il presidente
J. CUNNINGHAM
(1) GU C 341 dell'11. 11. 1997, pag. 9.
(2) GU C 104 del 6. 4. 1998.
(3) GU C 95 del 30. 3. 1998, pag. 33.
(4) GU L 168 del 26. 6. 1978, pag. 29. Direttiva modificata da ultimo dall'atto di adesione del 1994.
(5) GU L 52 del 22. 2. 1997, pag. 1.
(6) GU L 181 del 28. 6. 1989, pag. 47.
ALLEGATI
Allegato A
ELENCO DELLE VARIABILI
Allegato B
NOMENCLATURA DELLE CONFIGURAZIONI IN BASE AL NUMERO DI ASSI
Allegato C
NOMENCLATURA DEI TIPI DI PERCORSO
Allegato D
NOMENCLATURA DELLE MERCI
Allegato E
NOMENCLATURA DELLE CATEGORIE DI MERCI PERICOLOSE
Allegato F
NOMENCLATURA DEI TIPI DI CARICO
Allegato G
CODIFICA DEI LUOGHI DI CARICO E DI SCARICO
ALLEGATO A
ELENCO DELLE VARIABILI
Le informazioni da fornire per ciascun veicolo censito si suddividono in:
A1. dati relativi al veicolo,
A2. dati relativi al percorso
A3. dati relativi alla merce (nell'operazione elementare di trasporto).
A1 VARIABILI RELATIVE AL VEICOLO
Secondo la definizione fornita all'articolo 2 del regolamento l'autoveicolo stradale per il trasporto di merci è qualsiasi autoveicolo singolo (autocarro), o una combinazione di autoveicoli stradali, vale a dire un autotreno (autocarro con rimorchio) o un autoarticolato (trattore stradale con semirimorchio), per il trasporto di merci.
I dati relativi al veicolo che devono essere forniti, sono i seguenti:
1. possibilità di impiegare i veicoli per effettuare trasporti combinati (facoltativo);
2. configurazione degli assi, in base all'allegato B (facoltativo);
3. età dell'autoveicolo stradale (autocarro o trattore stradale), espressa in anni (a decorrere dalla sua prima immatricolazione);
4. peso massimo autorizzato, in quintali;
5. carico utile, in quintali;
6. classe d'attività NACE (Rev. 1) (livello con codice numerico a quattro cifre) dell'operatore del veicolo (facoltativo) (1);
7. tipo di trasporto (per conto terzi/per conto proprio);
8. chilometri percorsi complessivamente durante il periodo d'indagine;
8.1. a pieno carico;
8.2. a vuoto (comprese le corse a vuoto dei trattori stradali) (facoltativo);
9. ponderazione del veicolo, che va usata all'atto dell'elaborazione dei risultati completi a partire da dati elementari, qualora la raccolta delle informazioni avvenga mediante sondaggio.
Configurazioni successive
Se l'autoveicolo stradale selezionato per l'indagine è un autocarro utilizzato singolarmente (cioè senza rimorchio) durante il periodo d'indagine, esso costituisce, in quanto tale, l'autoveicolo stradale per il trasporto di merci.
Ma se l'autoveicolo stradale selezionato per l'indagine è un trattore stradale - nel qual caso gli verrà agganciato un semirimorchio - oppure è un autocarro cui viene agganciato un rimorchio, i dati richiesti in base al regolamento riguardano l'autoveicolo stradale per il trasporto di merci nel suo insieme e, in questo caso, esso può subire mutamenti di configurazione nel corso del periodo d'indagine (per esempio: autocarro che traina un rimorchio o che cambia di rimorchio nel corso del periodo; trattore stradale che cambia semirimorchio); occorre pertanto seguire tutte queste configurazioni successive e considerare che i dati relativi al veicolo devono essere forniti per ciascun percorso. Se, tuttavia, non fosse possibile seguire queste configurazioni successive, verranno assunti - come valori delle variabili relative al veicolo - quelli corrispondenti alla configurazione che esso aveva all'inizio del primo percorso a pieno carico, realizzato nel corso del periodo di indagine, oppure alla configurazione maggiormente utilizzata durante tale periodo.
Cambiamenti nel tipo di trasporto
A seconda dei percorsi, inoltre, il trasporto può essere effettuato talvolta per conto proprio e talvolta per conto terzi; il tipo di trasporto deve essere indicato per ciascun percorso. Se, tuttavia, non fosse possibile seguire questi mutamenti, si assumerà - come variabile «tipo di trasporto» - quella che corrisponde alla modalità d'impiego principale.
A2 VARIABILI RELATIVE AL PERCORSO
Nel corso del periodo d'indagine l'autoveicolo stradale per il trasporto di merci effettua dei percorsi che possono essere a vuoto (l'autocarro, il rimorchio o il semirimorchio non contengono né merci né imballaggi vuoti: essi sono «completamente vuoti») oppure con carico (l'autocarro, il rimorchio o il semirimorchio contengono merci, o imballaggi vuoti, dal momento che gli imballaggi vuoti vengono considerati come un tipo particolare di merce). La distanza, con carico, dell'autoveicolo stradale per il trasporto di merci è la distanza tra il primo luogo di carico e l'ultimo luogo di scarico (in cui l'autoveicolo stradale per il trasporto di merci viene interamente scaricate). Un percorso con carico può pertanto comportare varie operazioni elementari di trasporto.
I dati da fornire in merito a ciascun percorso sono i seguenti:
1. tipo di percorso, in base alla nomenclatura dell'allegato C;
2. peso della merce trasportata durante il percorso o durante ciascuna tappa del percorso, peso lordo in quintali;
3. luogo di carico (dell'autoveicolo stradale per il trasporto di merci, per un percorso con carico);
- definizione: il luogo di carico del veicolo è il primo luogo in cui le merci vengono caricate sull'autoveicolo stradale per il trasporto di merci che, in precedenza, era completamente vuoto (oppure il luogo in cui al trattore stradale viene agganciato un semirimorchio carico). Per un percorso a vuoto si tratta del luogo di scarico del percorso con carico che l'ha preceduto (nozione di «luogo di inizio del percorso a vuoto»);
- codifica: il luogo di carico viene codificato in base alle disposizioni dell'allegato G;
4. luogo di scarico (dell'autoveicolo stradale per il trasporto di merci, per un percorso con carico);
- definizione: il luogo di scarico è l'ultimo luogo in cui le merci vengono scaricate dall'autoveicolo stradale per il trasporto di merci che, a partire da quel momento, è interamente vuoto (oppure il luogo in cui al trattore stradale cessa di essere agganciato un semirimorchio carico). Per un percorso a vuoto, si tratta del luogo di carico del percorso con carico che lo segue (nozione di «luogo di fine del percorso a vuoto»);
- codifica: il luogo di scarico è codificato in base alle disposizioni dell'allegato G;
5. distanza percorsa: distanza effettiva, eccettuata quella percorsa quando l'autoveicolo stradale per il trasporto di merci è trasportato da un altro mezzo di trasporto;
6. tonnellate/chilometro realizzate durante il percorso;
7. paesi attraversati in transito (non più di 5), codificati in base alla Geonomenclatura (2);
8. eventualmente, luogo di carico del veicolo stradale a motore su di un altro mezzo di trasporto in base alle disposizioni dell'allegato G (facoltativo);
9. eventualmente, luogo di scarico del veicolo stradale a motore da un altro mezzo di trasporto in base alle disposizioni dell'allegato G (facoltativo);
10. carattere di «interamente carico» (modalità 2) oppure di «non interamente carico» (modalità 1) dell'autoveicolo stradale per il trasporto di merci durante il percorso considerato, in termini di volume massimo di spazio utilizzato durante il percorso (modalità 0 = convenzionalmente, percorsi a vuoto) (facoltativo).
A3 VARIABILI RELATIVE ALLA MERCE (nell'operazione elementare di trasporto)
Durante un percorso con carico, possono avvenire numerose operazioni elementari di trasporto; un'operazione elementare di trasporto viene definita come il trasporto di un tipo di merce (a sua volta definito in riferimento a un determinato livello di nomenclatura) tra il suo luogo di carico e il suo luogo di scarico.
I dati da fornire, relativi a un'operazione elementare di trasporto durante un percorso con carico, sono i seguenti:
1. tipo di merce trasportata, in base ai gruppi di merci elencati in una classificazione appropriata (cfr. allegato D);
2. peso della merce, peso lordo in quintali;
3. eventualmente, appartenenza della merce a una categoria di merci pericolose, definita secondo le categorie principali della direttiva 94/55/CE (3) riportate nell'allegato E;
4. tipo di carico, come indicato nell'allegato F (facoltativo);
5. luogo di carico della merce, codificato in base alle disposizioni dell'allegato G;
6. luogo di scarico della merce, codificato in base alle disposizioni dell'allegato G;
7. distanza percorsa: distanza effettiva, eccettuata quella percorsa quando l'autoveicolo stradale per il trasporto di merci è trasportato da un altro mezzo di trasporto.
OPERAZIONI DI TRASPORTO EFFETTUATE DURANTE UN PERCORSO DEL TIPO «CIRCUITO DI RACCOLTA O DI DISTRIBUZIONE» (modalità 3 del tipo di percorso)
Per questo tipo di percorso, che ha numerosi punti di carico e/o scarico, è praticamente impossibile chiedere agli operatori di trasporto la descrizione delle operazioni elementari di trasporto.
Per tali percorsi, catalogati in quanto tali, si considererà in generale che ha luogo una sola operazione elementare di trasporto, fittizia, desunta dalle informazioni relative al percorso.
Ogni Stato membro comunicherà alla Commissione la propria definizione di questo tipo di percorso e spiegherà le ipotesi semplificatrici che sarà indotto ad applicare nella raccolta dei dati relativi alle corrispondenti operazioni di trasporto.
Appendice metodologica
Percorso con carico e operazione elementare di trasporto
A seconda degli Stati membri, la raccolta dell'informazione viene effettuata:
- privilegiando la descrizione di ciascuna operazione elementare di trasporto di merci (con verifica complementare dei percorsi a vuoto) oppure
- privilegiando la descrizione dei percorsi realizzati dal veicolo per effettuare queste operazioni elementari di trasporto di merci.
Nella maggior parte dei casi, all'atto di un percorso con carico, si realizza una, e una sola, operazione elementare di trasporto, con
- un solo tipo di merce caricata (rispetto alla nomenclatura delle merci utilizzata, in questo caso i 24 gruppi derivati dalla nomenclatura NSTR) (4),
- un solo luogo di carico delle merci,
- un solo luogo di scarico delle merci.
I due metodi utilizzati, pertanto, sono perfettamente equivalenti e le informazioni raccolte dall'uno o dall'altro consentono di descrivere contemporaneamente:
- i trasporti di merci (insieme delle operazioni elementari di trasporto di merci),
- i percorsi dei veicoli che effettuano tali trasporti, con controllo delle capacità di trasporto e dell'utilizzazione di tali capacità (percorsi con carico, con coefficiente di utilizzazione; percorsi a vuoto).
Nell'ambito del presente regolamento è necessario descrivere contemporaneamente i trasporti di merci e i percorsi dei veicoli. Occorre però evitare di riversare sugli operatori di trasporto un onere statistico eccessivo, domandando loro di descrivere dettagliatamente, d'ora in poi, sia i trasporti di merci sia i percorsi dei veicoli.
Sarà dunque compito dei servizi statistici degli Stati membri, all'atto della codifica dei questionari, ricostituire i dati non esplicitamente richiesti agli operatori di trasporto a partire da quelli che essi raccolgono nell'ottica «operazione elementare di trasporto» o nell'ottica «percorsi dei veicoli».
Il problema si porrà quando più operazioni elementari di trasporto vengono effettuate durante un percorso con carico; il che può avvenire:
- quando esistono più luoghi di carico e/o scarico delle merci (ma in numero limitato, perché altrimenti si tratta di circuiti di raccolta o di distribuzione, i quali danno luogo a una elaborazione speciale).
In questo caso, occorre controllare questi vari punti di carico e/o scarico, per calcolare correttamente le tonnellate/km realizzate durante il percorso e il servizio statistico può quindi ricostituire le operazioni elementari di trasporto;
- e/o quando si hanno vari tipi diversi di merci trasportate durante il percorso con carico, il che sfugge generalmente al controllo statistico, poiché viene richiesto solo il tipo di merce (unico o principale).
In questo caso, si accetterà la corrispondente perdita di informazione e gli Stati membri che procedono a questo tipo di semplificazione provvederanno a segnalarla esplicitamente alla Commissione.
(1) Nomenclatura generale delle attività economiche nelle Comunità europee.
(2) Nomenclatura dei paesi per le statistiche del commercio estero della Comunità.
(3) Direttiva 94/55/CE del Consiglio, del 21 novembre 1994, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose su strada (GU L 319 del 12. 12. 1994, pag. 7). Direttiva modificata dalla direttiva 96/86/CE della Commissione (GU L 335 del 24. 12. 1996, pag. 43). Per le ultime modifiche apportate agli allegati, cfr. GU L 251 del 15. 9. 1997, pag. 1.
(4) NSTR: nomenclatura uniforme delle merci per la statistica dei trasporti.
ALLEGATO B
NOMENCLATURA DELLE CONFIGURAZIONI IN BASE AL NUMERO DI ASSI
Quando si tratta di una combinazione di veicoli, il numero degli assi è calcolato sull'insieme, formato da autocarro e rimorchio oppure da trattore stradale e semirimorchio.
Vengono prese in considerazione le seguenti categorie:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
ALLEGATO C
NOMENCLATURA DEI TIPI DI PERCORSO
1. Percorso con carico che comporta un'unica operazione elementare di trasporto.
2. Percorso con carico che comporta più operazioni di trasporto ma che non è considerato un circuito di raccolta o di distribuzione.
3. Percorso con carico, del tipo circuito di raccolta o di distribuzione.
4. Percorso a vuoto.
ALLEGATO D
NOMENCLATURA DELLE MERCI
La nomenclatura delle merci sarà conforme alla NSTR fino al momento in cui la Commissione, dopo essersi consultata con gli Stati membri, non ne deciderà la sostituzione. La nomenclatura comprende anche il gruppo «solo imballaggi».
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
ALLEGATO E
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
ALLEGATO F
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
ALLEGATO G
CODIFICA DEI LUOGHI DI CARICO E DI SCARICO
1. Livello 3 della nomenclatura delle unità territoriali per la statistica (NUTS), per gli Stati membri della Comunità europea.
2. Elenchi delle regioni amministrative forniti dai paesi terzi interessati, per gli Stati non membri della Comunità europea che sono parti contraenti dell'accordo sullo Spazio economico europeo (SEE), vale a dire l'Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia.
3. Nomenclatura dei paesi utilizzata per le statistiche del commercio estero della Comunità, per gli altri paesi terzi. | acquis |
acquis_22005D0062 | Decisione del Comitato misto SEE n. 62/2005,
del 29 aprile 2005,
che modifica l'allegato II (Regolamentazioni tecniche, norme, prove e certificazioni) dell'accordo SEE
IL COMITATO MISTO SEE,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, modificato dal protocollo che adegua l'accordo sullo Spazio economico europeo (di seguito "l'accordo"), in particolare l'articolo 98,
considerando quanto segue:
(1) L'allegato II dell'accordo è stato modificato dalla decisione del Comitato misto SEE n. 43/2005 dell' 11 marzo 2005 [1].
(2) Occorre integrare nell'accordo la direttiva 2004/99/CE della Commissione, del 1o ottobre 2004, che modifica la direttiva 91/414/CEE del Consiglio in vista dell'iscrizione delle sostanze attive acetamiprid e thiacloprid [2],
DECIDE:
Articolo 1
Nell'allegato II dell'accordo, il capitolo XV è modificato come segue:
1) al punto 12a (direttiva 91/414/CEE del Consiglio) è aggiunto il seguente trattino:
"— 32004 L 0099: direttiva 2004/99/CE della Commissione, del 1o ottobre 2004 (GU L 309 del 6.10.2004, pag. 6).";
2) al punto 12e, il testo dell'adattamento j) [regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio] è sostituito dal testo seguente:
"Nell'allegato V è aggiunto il testo seguente concernente gli uffici d'informazione:
Stati AELS (EFTA)
Autorità di vigilanza AELS (EFTA)
Rue Belliard 35,
B-1040 Bruxelles
Fax: (32) 2286 1800"
Articolo 2
I testi della direttiva 2004/99/CE nelle lingue islandese e norvegese, da pubblicare nel supplemento SEE della Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, fanno fede.
Articolo 3
La presente decisione entra in vigore il 30 aprile 2005, a condizione che tutte le notificazioni previste dall'articolo 103, paragrafo 1, dell'accordo siano pervenute al Comitato misto SEE [3].
Articolo 4
La presente decisione è pubblicata nella sezione SEE e nel supplemento SEE della Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Fatto a Bruxelles, il 29 aprile 2005.
Per il Comitato misto SEE
Il presidente
Richard Wright
[1] GU L 198 del 28.7.2005, pag. 45.
[2] GU L 309 del 6.10.2004, pag. 6.
[3] Non è stata comunicata l'esistenza di obblighi costituzionali.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31994R0500 | REGOLAMENTO (CE) N. 500/94 DEL CONSIGLIO del 21 febbraio 1994 recante conclusione, a nome della Comunità europea, del protocollo sull'applicazione provvisoria dell'accordo relativo alla creazione di un Centro internazionale di scienza e tecnologia
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 235, in combinato disposto con l'articolo 228, paragrafo 2, prima frase e paragrafo 3, primo comma,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo (1),
considerando che, in attesa che entri in vigore l'accordo relativo alla creazione di un Centro internazionale di scienza e tecnologia firmato il 27 novembre 1992, la conclusione del protocollo da parte della Comunità europea contribuirà al conseguimento degli obiettivi della Comunità;
considerando che il trattato non prevede, per l'adozione del presente regolamento, poteri diversi da quelli di cui all'articolo 235,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
È approvato, a nome della Comunità europea, il protocollo sull'applicazione provvisoria dell'accordo relativo alla creazione di un Centro internazionale di scienza e tecnologia.
Il testo del protocollo è accluso al presente regolamento.
Articolo 2
Il presidente del Consiglio procede, a nome della Comunità europea, alla notifica di cui all'articolo I del protocollo.
Articolo 3
Si applicano gli articoli 3 e 4 del regolamento (CEE) n. 3955/92 (2).
Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 21 febbraio 1994.
Per il Consiglio
Il Presidente
Th. PANGALOS
(1) GU n. C 61 del 28. 2. 1994.
(2) GU n. L 409 del 31. 12. 1992, pag. 1. | acquis |
acquis_31994D0307 | DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 16 maggio 1994 recante modifica della decisione 91/637/CEE che stabilisce il modello del messaggio da trasmettere per il tramite della rete informatizzata Animo (94/307/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 90/425/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, relativa ai controlli veterinari e zootecnici applicabili negli scambi intracomunitari di taluni animali vivi e prodotti di origine animale, nella prospettiva della realizzazione del mercato interno (1), modificata da ultimo dalla direttiva 92/118/CEE (2), in particolare l'articolo 20,
vista la direttiva 91/628/CEE del Consiglio, del 19 novembre 1991, relativa alla protezione degli animali durante il trasporto e recante modifica delle direttive 90/425/CEE e 91/496/CEE (3), modificata dalla decisione 92/438/CEE (4), in particolare l'articolo 6, paragrafo 3,
considerando che occorre garantire l'inserimento nel sistema informatizzato Animo delle informazioni necessarie per rispettare le disposizioni relative alla protezione degli animali previste dalla direttiva 91/628/CEE;
considerando che, in tal senso, è opportuno completare il messaggio da trasmettere per il tramite della rete informatizzata Animo e adeguarne il software impiegato;
considerando che l'adeguamento del software applicativo deve tener conto delle esigenze specifiche di ogni Stato membro, in modo da garantirne la validità a livello operativo;
considerando che le misure previste dalla presente decisione sono conformi al parere del comitato veterinario permanente,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
La decisione 91/637/CEE della Commissione (5) è modificata come di seguito indicato:
1) L'articolo 2 è sostituito dall'articolo seguente:
« Articolo 2
La Commissione provvede all'aggiornamento del software applicativo, in modo da prendere in considerazione i dati relativi alla protezione degli animali, e cura lo sviluppo degli schedari necessari all'applicazione. La Commissione si adopera affinché il software aggiornato venga messo a disposizione degli Stati membri entro il 1o marzo 1995. »
2) L'allegato è sostituito dall'allegato alla presente decisione.
Articolo 2
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 16 maggio 1994.
Per la Commissione
René STEICHEN
Membro della Commissione
(1) GU n. L 224 del 18. 8. 1990, pag. 29.
(2) GU n. L 62 del 15. 3. 1993, pag. 49.
(3) GU n. L 340 dell'11. 12. 1991, pag. 17.
(4) GU n. L 243 del 25. 8. 1992, pag. 27.
(5) GU n. L 343 del 13. 12. 1991, pag. 46.
ALLEGATO
Numero del messaggio
1. ORIGINE
- Data di invio del messaggio:
- Data prevista di partenza:
- Ora prevista di partenza:
- Nome del mittente:
- Luogo di partenza (codice paese, codice unità, denominazione del luogo, codice postale)
- Certificato sanitario:
- numero
- data
- Nome del veterinario che firma il certificato
2. DESTINAZIONE
- Codice paese - codice unità
- Nome ed indirizzo del destinatario:
- Luogo di destinazione (codice paese, codice unità, denominazione del luogo, codice postale)
3. MERCI
- Natura - codice
- Numero/quantità
4. MEZZO DI TRASPORTO
- Tipo di trasporto
- Identificazione del mezzo di trasporto (numero d'immatricolazione del camion, numero del vagone, numero del volo, nome della nave, numero del container, ecc.)
5. COMMENTI
in particolare
- per i posti d'ispezione frontalieri: origine degli animali e dei prodotti
- per le esportazioni nei paesi terzi: nome del paese terzo destinatario
- qualora gli animali non abbiano lasciato il luogo di partenza:
« sostituisce il messaggio n. 000 »/« annulla il messaggio n. 000 » | acquis |
acquis_32004R1810 | Regolamento (CE) N. 1810/2004 della Commissione
del 7 settembre 2004
che modifica l'allegato I del regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio relativo alla nomenclatura tariffaria e statistica ed alla tariffa doganale comune
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio, del 23 luglio 1987 [1], in particolare gli articoli 9 e 12,
considerando quanto segue:
(1) Il regolamento (CEE) n. 2658/87 ha istituito una nomenclatura delle merci, di seguito denominata "nomenclatura combinata", che risponde nel contempo alle esigenze della tariffa doganale comune, delle statistiche del commercio estero della Comunità e di altre politiche comunitarie relative all'importazione o all'esportazione di merci.
(2) La nomenclatura combinata è ripresa all'allegato I del regolamento (CEE) n. 2658/87. Nello stesso allegato sono fissate le aliquote dei dazi autonomi e convenzionali e le unità supplementari statistiche.
(3) È opportuno modernizzare e semplificare l'allegato I alla luce di quanto stabilito dall'iniziativa SLIM (semplificazione delle legislazione per il mercato interno).
(4) Occorre modificare la nomenclatura combinata per tener conto:
i) delle modifiche nei requisiti in materia di statistiche e di politica commerciale;
ii) degli sviluppi tecnologici e commerciali;
iii) della necessità di adeguare o chiarificare i testi.
(5) Conformemente all'articolo 12 del regolamento (CEE) n. 2658/87, la Commissione adotta un regolamento che riprende la versione completa della nomenclatura combinata e i dazi autonomi e convenzionali quali risultano dalle misure adottate dal Consiglio o dalla Commissione. Detto regolamento è pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea al più tardi il 31 ottobre ed è applicabile a partire dal 1o gennaio dell'anno successivo.
(6) Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato del codice doganale,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
L'allegato I del regolamento (CEE) n. 2658/87 è sostituito dall'allegato del presente regolamento.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il 1o gennaio 2005.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 7 settembre 2004.
Per la Commissione
Frederik Bolkestein
Membro della Commissione
--------------------------------------------------
[1] GU L 256 del 7.9.1987, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1558/2004 (GU L 283 del 2.9.2004, pag. 7).
--------------------------------------------------
+++++ ANNEX 1 +++++</br>
+++++ ANNEX 2 +++++</br> | acquis |
acquis_32001D0579 | Decisione della Commissione
del 30 luglio 2001
relativa alla pubblicazione del riferimento alla norma EN 71-1: 1998 %quot%Sicurezza dei giocattoli - Parte 1: proprietà meccaniche e fisiche%quot%, punto 4.20 (d), ai sensi della direttiva 88/378/CEE del Consiglio
[notificata con il numero C(2001) 1905]
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2001/579/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 88/378/CEE del Consiglio, del 3 maggio 1988, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti la sicurezza dei giocattoli(1), modificata dalla direttiva 93/68/CEE(2), in particolare l'articolo 6, paragrafo 1,
visto il parere del comitato permanente istituito dall'articolo 5 della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede una procedura d'informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche(3), modificata dalla direttiva 98/48/CE(4),
considerando quanto segue:
(1) L'articolo 2 della direttiva 88/378/CEE prevede che i giocattoli possano essere immessi sul mercato solo se non compromettono la sicurezza e/o la salute degli utilizzatori o di terzi, quando siano utilizzati conformemente alla loro destinazione o quando ne sia fatto un uso prevedibile in considerazione del comportamento abituale dei bambini.
(2) In base all'articolo 5 della direttiva 88/378/CEE, si presume che i giocattoli siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza di cui all'articolo 3 della stessa direttiva se sono dichiarati conformi alle norme armonizzate il cui riferimento è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
(3) Gli Stati membri sono tenuti a pubblicare il riferimento alle norme nazionali che attuano le norme armonizzate.
(4) In applicazione dell'articolo 6 della direttiva 88/378/CEE, la Germania e l'Austria hanno notificato una clausola di salvaguardia riguardante il punto 4.20 (d) della norma EN-71 %quot%Sicurezza dei giocattoli - Parte 1: proprietà meccaniche e fisiche - edizione del 1998%quot%, fondata sul fatto che il livello di pressione acustica del picco di emissione sonora dei giocattoli pari a 140 dB, misurato alla distanza di 50 cm dall'orecchio, è troppo elevato e può determinare danni per l'udito dei bambini.
(5) La Commissione, avendo esaminato le informazioni trasmesse dalla Germania e dall'Austria e ottenuto il parere del comitato permanente istituito dalla direttiva 98/34/CE, ha deciso, in data 20 luglio 1999, di escludere dalla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee il punto 4.20 (d) della norma EN 71-1: 1998, in ordine al quale non sussiste presunzione di conformità alle disposizioni della direttiva 88/378/CEE.
(6) La Commissione ha pubblicato nell'ambito della direttiva 88/378/CEE una comunicazione(5) recante l'elenco di varie norme armonizzate europee, approvate il 15 luglio 1998 dal Comitato europeo di normalizzazione (CEN). Tale comunicazione include la norma EN 71-1: 1998 concernente la sicurezza dei giocattoli, ma esclude il livello ponderato (C) di pressione acustica del picco di emissione sonora, Lpc peak, prodotto da giocattoli dotati di capsule a percussione.
(7) Il motivo di tale esclusione è costituito dal fatto che il punto 4.20 (d) della norma EN 71-1: 1998 non garantisce la sicurezza dei giocattoli quando ne è fatto un uso prevedibile in considerazione del comportamento abituale dei bambini ai sensi dell'articolo 2 della direttiva 88/378/CEE.
(8) In base alla norma EN 71-1: 1998, punto 4.20 (d), il livello di pressione sonora di emissione di picco ponderato Lpc peak, prodotto da un giocattolo che utilizza capsule a percussione non deve essere superiore a 140 dB: 140 dB nella posizione di misurazione corrisponde a 150 dB-160 dB ad una distanza di circa 2,5 cm. Il valore limite di 140 dB rimarrà in vigore fino al 31 luglio 2001, dopodiché tale valore sarà fissato a 125 dB,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
La pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee del riferimento alla norma armonizzata EN 71 %quot%Sicurezza dei giocattoli - Parte 1: proprietà meccaniche e fisiche%quot%, approvata dal Comitato europeo di normalizzazione (CEN) in data 15 luglio 1998, di cui all'allegato, è accompagnata dalla seguente avvertenza: %quot%Il punto 4.20 (d) della norma EN 71-1: 1998 determina la presunzione di conformità alle disposizioni della direttiva 88/378/CEE solamente a partire dal 1o agosto 2001. Il punto 4.20 (d) stabilisce che, successivamente a tale data, il livello ponderato (C) di pressione acustica del picco di emissione sonora, Lpc peak, prodotto da un giocattolo che utilizza capsule a percussione, non può superare 125 dB misurati nel modo specificato dalla norma stessa%quot%.
Articolo 2
Gli Stati membri accompagnano la pubblicazione della norma nazionale che recepisce la norma armonizzata EN 71, Parte 1: 1998, effettuata ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 88/378/CEE, con un'avvertenza identica a quella di cui all'articolo 1.
Articolo 3
La presente decisione si applica dal 1o agosto 2001.
Articolo 4
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 30 luglio 2001.
Per la Commissione
Frederik Bolkestein
Membro della Commissione
(1) GU L 187 del 16.7.1988, pag. 1.
(2) GU L 220 del 30.8.1993, pag. 1.
(3) GU L 204 del 21.7.1998, pag. 37.
(4) GU L 217 del 5.8.1998, pag. 18.
(5) GU C 340 del 27.11.1999, pag. 69.
ALLEGATO
Pubblicazione dei riferimenti a norme europee armonizzate ai sensi della direttiva 88/378/CEE
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
AVVERTENZA:
Il punto 4.20 (d) della norma EN 71-1: 1998 consente la presunzione di conformità alle disposizioni della direttiva 88/378/CEE solamente a partire dal 1o agosto 2001. Il punto 4.20 (d) recita che, successivamente a tale data, il livello ponderato (C) di pressione acustica del picco di emissione sonora, Lpc peak, prodotto da un giocattolo che utilizza capsule a percussione, non può superare 125 dB, misurati come specificato dalla norma.
Nota:
- Per informazioni concernenti la disponibilità delle norme rivolgersi alle competenti organizzazioni europee di normalizzazione o alle orgnaizzazioni nazionali di normalizzazione di cui in allegato alla direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(1), con gli emendamenti di cui alla direttiva 98/48/CE(2).
- La pubblicazione dei riferimenti nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee non implica la disponibilità delle norme in tutte le lingue comunitarie.
(1) GU L 204 del 21.7.1998, pag. 37.
(2) GU L 217 del 5.8.1998, pag. 18. | acquis |
acquis_32005R1430 | Regolamento (CE) n. 1430/2005 della Commissione
del 31 agosto 2005
che fissa la restituzione alla produzione per lo zucchero bianco utilizzato dall'industria chimica per il periodo dal 1o al 30 settembre 2005
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 1260/2001 del Consiglio, del 19 giugno 2001, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero [1], in particolare l'articolo 7, paragrafo 5, quinto trattino,
considerando quanto segue:
(1) A norma dell'articolo 7, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1260/2001 può essere deciso di accordare una restituzione alla produzione per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettere a) e f) del suddetto regolamento, per gli sciroppi di cui alla lettera d) dello stesso paragrafo, e per il fruttosio chimicamente puro (levulosio) di cui al codice NC 17025000 quale prodotto intermedio, che si trovano in una delle situazioni di cui all'articolo 23, paragrafo 2, del trattato e sono utilizzati nella fabbricazione di taluni prodotti dell'industria chimica.
(2) Il regolamento (CE) n. 1265/2001 della Commissione, del 27 giugno 2001, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1260/2001 per quanto concerne la restituzione alla produzione per alcuni prodotti del settore dello zucchero utilizzati nell'industria chimica [2] prevede che tali restituzioni siano determinate in funzione della restituzione fissata per lo zucchero bianco.
(3) L'articolo 9 del regolamento (CE) n. 1265/2001 stabilisce che la restituzione alla produzione per lo zucchero bianco è fissata mensilmente per i periodi che iniziano il 1o di ogni mese.
(4) Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per lo zucchero,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
La restituzione alla produzione per lo zucchero bianco di cui all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 1265/2001 è fissata a 34,551 EUR/100 kg netti per il periodo dal 1o al 30 settembre 2005.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il 1o settembre 2005.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 31 agosto 2005.
Per la Commissione
Mariann Fischer Boel
Membro della Commissione
[1] GU L 178 del 30.6.2001, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 39/2004 della Commissione (GU L 6 del 10.1.2004, pag. 16).
[2] GU L 178 del 30.6.2001, pag. 63.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32005R0222 | Regolamento (CE) n. 222/2005 della Commissione
del 10 febbraio 2005
recante modifica del regolamento (CE) n. 1943/2003 per quanto riguarda il tasso di cambio applicabile per l’attuazione degli aiuti ai gruppi di produttori prericonosciuti nel settore degli ortofrutticoli
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 2200/96 del Consiglio, del 28 ottobre 1996, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli [1], in particolare l’articolo 48,
considerando quanto segue:
(1) L’articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1943/2003 della Commissione, del 3 novembre 2003, che fissa le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 2200/96 del Consiglio per quanto riguarda gli aiuti ai gruppi di produttori prericonosciuti [2], stabilisce i parametri di calcolo e i massimali dell’aiuto di cui all’articolo 14, paragrafo 2, lettera a), del regolamento (CE) n. 2200/96. Detti parametri e detti massimali non sono né versati né riscossi. Ad essi non si applicano pertanto le disposizioni degli articoli 2 e 3 del regolamento (CE) n. 2799/98 del Consiglio, del 15 dicembre 1998, che istituisce il regime agromonetario dell'euro [3].
(2) I suddetti parametri e massimali si applicano per ciascuna delle rate di versamento dell’aiuto di cui all'articolo 3, paragrafo 2, primo comma, lettera d), del regolamento (CE) n. 1943/2003. Per la loro espressione nella moneta nazionale degli Stati membri non partecipanti, ai sensi dell'articolo 1 del regolamento (CE) n. 2799/98, occorre utilizzare il tasso di cambio in vigore il primo giorno del periodo per il quale sono concessi tali aiuti.
(3) Occorre modificare di conseguenza il regolamento (CE) n. 1943/2003.
(4) Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per gli ortofrutticoli,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
All'articolo 3 del regolamento (CE) n. 1943/2003, è aggiunto il seguente paragrafo 3:
"3. Il tasso di cambio applicabile agli importi in euro di cui al paragrafo 2 è l’ultimo tasso di cambio pubblicato dalla Banca centrale europea anteriormente al primo giorno del periodo per il quale sono concessi gli aiuti di cui trattasi."
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 10 febbraio 2005.
Per la Commissione
Mariann Fischer Boel
Membro della Commissione
[1] GU L 297 del 21.11.1996, p. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 47/2003 della Commissione (GU L 7 dell’11.1.2003, pag. 64).
[2] GU L 286 del 4.11.2003, pag. 5. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2113/2004 (GU L 366 dell’11.12.2004, pag. 10)
[3] GU L 349 del 24.12.1998, pag. 1.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_C2006/060/08 | Sentenza della Corte
(Sesta Sezione)
12 gennaio 2006
nella causa C-139/04: Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana [1]
Nella causa C-139/04, avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dell'art. 226 CE, proposto il 15 marzo 2004, Commissione delle Comunità europee (agenti: sigg. G. Valero Jordana e R. Amorosi) contro Repubblica italiana (agente: sig. I.M. Braguglia, assistito dal sig. G. Fiengo, avvocato dello Stato), la Corte (Sesta Sezione), composta dal sig. J.-P. Puissochet, facente funzione di presidente della Sesta Sezione, dai sigg. S. von Bahr e A. Borg Barthet (relatore), giudici; avvocato generale: sig. F.G. Jacobs; cancelliere: sig. R. Grass, ha pronunciato, il 12 gennaio 2006, una sentenza il cui dispositivo è del seguente tenore:
1) Non trasmettendo alla Commissione delle Comunità europee, per il 2001, tutte le informazioni richieste riguardanti le sostanze oggetto della direttiva del Consiglio 22 aprile 1999, 1999/30/CE, concernente i valori limite di qualità dell'aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo, come previsto dall'art. 11, n. 1, lett. a), sub i) e ii), nonché lett. b), della direttiva del Consiglio 27 settembre 1996, 96/62/CE, in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'aria ambiente, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell'art. 11 della direttiva 96/62, in combinato disposto con l'art. 4, n. 1, di tale direttiva, nonché con la direttiva 1999/30 e con l'art. 1 della decisione della Commissione 8 novembre 2001, 2001/839/CE, relativa al questionario annuale da redigere ai sensi della direttiva 96/62 e della direttiva 1999/30.
2) La Repubblica italiana è condannata alle spese.
[1] GU C 106 del 30.4.2004.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_C2006/096/08 | Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Finanzgericht Köln (Germania) con decisione 19 gennaio 2006, nella causa Bundeszentralamt für Steuern contro Planzer Luxembourg S.à.r.l
Con decisione 19 gennaio 2006, pervenuta nella cancelleria della Corte delle Comunità europee l' 8 febbraio 2006, nella causa Bundeszentralamt für Steuern contro Planzer Luxembourg S.à.r.l, il Finanzgericht Köln ha sottoposto alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
1. Se da un'attestazione della qualità di imprenditore conforme al modello di cui all'allegato B dell'Ottava Direttiva risulti un effetto vincolante, o una presunzione irrefutabile a favore dello stabilimento dell'imprenditore nello Stato di rilascio dell'attestazione [1].
2. In caso di soluzione negativa della prima questione:
se la nozione %quot%sede dell'attività economica%quot% ai sensi dell'art. 1, n. 1, della Tredicesima Direttiva vada interpretata nel senso che con ciò s'intende il luogo ove la società ha la sede statutaria,
o ci si deve riferire al luogo ove vengono adottate le decisioni in materia di gestione dell'impresa,
o è rilevante il luogo in cui vengono prese le decisioni determinanti ai fini della normale, operativa gestione quotidiana.
[1] GU L 331 del 27.1.1979, pag. 1.
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acquis_32003D0882 | Decisione del Consiglio
del 27 novembre 2003
che autorizza gli Stati membri che sono parti contraenti della convenzione di Parigi del 29 luglio 1960 sulla responsabilità civile nel campo dell'energia nucleare a firmare, nell'interesse della Comunità europea, il protocollo recante modifica di detta convenzione
(2003/882/CE)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 61, lettera c) e l'articolo 67, paragrafo 5, in combinato disposto con l'articolo 300, paragrafo 2, primo comma,
vista la proposta della Commissione,
considerando quanto segue:
(1) Il protocollo recante modifica della convenzione del 29 luglio 1960 sulla responsabilità civile nel campo dell'energia nucleare, modificata dal protocollo addizionale del 28 gennaio 1964 e dal protocollo del 16 novembre 1982 (in seguito denominata %quot%convenzione di Parigi%quot%), è stato negoziato per migliorare la compensazione delle vittime di danni causati da incidenti nucleari. Esso prevede un aumento degli importi di responsabilità e l'estensione del regime di responsabilità civile nucleare ai danni ambientali.
(2) Conformemente alle direttive di negoziato del Consiglio del 13 settembre 2002, la Commissione ha negoziato, a nome della Comunità, nelle materie che sono di competenza della Comunità europea, il protocollo di emendamento della convenzione di Parigi. Tuttavia, le direttive di negoziato del Consiglio non hanno previsto la negoziazione di una clausola che consenta l'adesione della Comunità al protocollo.
(3) Il protocollo è stato definitivamente adottato dalle parti contraenti della convenzione di Parigi. Il testo del protocollo è conforme alle direttive di negoziato del Consiglio.
(4) La Comunità ha una competenza esclusiva per quanto riguarda la modifica dell'articolo 13 della convenzione di Parigi nella misura in cui questa modifica influisce sulle norme stabilite nel regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale(1). Gli Stati membri conservano le loro competenze nelle materie disciplinate dal protocollo che non incidono sul diritto comunitario. Considerati l'oggetto e l'obiettivo del protocollo di emendamento, l'accettazione delle disposizioni del protocollo che rientrano nella competenza comunitaria non può essere dissociata dalle disposizioni che rientrano nella competenza degli Stati membri.
(5) Il protocollo di emendamento della convenzione di Parigi presenta un'importanza particolare per gli interessi della Comunità e dei suoi Stati membri poiché consente di migliorare la compensazione dei danni causati da incidenti nucleari.
(6) La convenzione di Parigi e il suo protocollo di emendamento non sono aperti alla partecipazione delle organizzazioni regionali. Pertanto, la Comunità non è in grado di firmare e ratificare il protocollo, né di aderirvi. In questa situazione è giustificato che, in via eccezionale, gli Stati membri firmino il protocollo nell'interesse della Comunità.
(7) Tuttavia, tre Stati membri, l'Austria, l'Irlanda e il Lussemburgo, non sono parti della convenzione di Parigi. Poiché il protocollo modifica la convenzione di Parigi, il regolamento (CE) n. 44/2001 autorizza gli Stati membri vincolati da questa convenzione a continuare ad applicare le regole di competenza da essa previste e il protocollo non modifica sostanzialmente le regole di competenza di detta convenzione, è oggettivamente giustificato che solo gli Stati membri che sono parti contraenti della convenzione di Parigi siano destinatari della presente decisione. Di conseguenza, l'Austria, l'Irlanda ed il Lussemburgo continueranno a basarsi sulle norme comunitarie di cui al regolamento (CE) n. 44/2001 e ad applicarle nel settore disciplinato dalla convenzione di Parigi e dal protocollo che modifica detta convenzione.
(8) È opportuno quindi che gli Stati membri che sono parti contraenti della convenzione di Parigi firmino, nell'interesse della Comunità europea e alle condizioni fissate dalla presente decisione, il protocollo recante modifica della convenzione di Parigi, con riserva della sua eventuale conclusione in una data successiva. Tale firma non pregiudica la posizione di Austria, Irlanda e Lussemburgo.
(9) Di conseguenza, l'applicazione delle disposizioni del protocollo, per quanto riguarda la Comunità europea, sarà limitata ai soli Stati membri che sono attualmente parti contraenti della convenzione di Parigi e non pregiudica la posizione di Austria, Irlanda e Lussemburgo.
(10) Il Regno Unito e l'Irlanda sono vincolati dal regolamento (CE) n. 44/2001 e partecipano quindi all'adozione della presente decisione.
(11) A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione della Danimarca allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, la Danimarca non partecipa all'adozione della presente decisione e non è vincolata ad essa, né è soggetta alla sua applicazione,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
1. Fatte salve le competenze della Comunità, gli Stati membri che sono attualmente parti contraenti della convenzione di Parigi firmano, con riserva di un'eventuale conclusione in una data successiva e nell'interesse della Comunità europea, il protocollo recante modifica della convenzione di Parigi. Tale firma non pregiudica la posizione di Austria, Irlanda e Lussemburgo.
2. Il testo del protocollo recante modifica della convenzione di Parigi è accluso alla presente decisione.
3. Ai fini della presente decisione, per %quot%Stato membro%quot% si intendono tutti gli Stati membri, eccettuati l'Austria, la Danimarca, l'Irlanda e il Lussemburgo.
Articolo 2
Gli Stati membri si adoperano per firmare il protocollo anteriormente al 31 dicembre 2003.
Articolo 3
Alla firma del protocollo di emendamento della convenzione di Parigi, gli Stati membri informano per iscritto il segretario generale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che la firma si è svolta ai sensi della presente decisione.
Articolo 4
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea.
Fatto a Bruxelles, addì 27 novembre 2003.
Per il Consiglio
Il Presidente
R. Castelli
(1) GU L 12 del 16.1.2001, pag. 1. | acquis |
acquis_32005D0319 | Decisione della Commissione
del 7 maggio 2004
concernente il regime di aiuti cui l’Italia intende dare esecuzione, a favore degli operatori agricoli della provincia di Campobasso
[notificata con il numero C(2004) 1634]
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(2005/319/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni conformemente a detto articolo,
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1) Con lettera del 29 novembre 2000, protocollata il 30 novembre 2000, la rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea ha notificato alla Commissione, a norma dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato, la deliberazione n. 629 della giunta provinciale di Campobasso del 29 dicembre 1999.
(2) Con lettere dell’ 8 febbraio 2001, protocollata il 12 febbraio 2001, del 21 febbraio 2001, protocollata il 28 febbraio 2001, del 12 giugno 2001, protocollata il 14 giugno 2001, e dell’ 11 settembre 2001, protocollata il 13 settembre 2001, la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea ha trasmesso alla Commissione i complementi di informazione richiesti alle autorità italiane con lettere del 12 gennaio 2001, del 26 aprile 2001 e del 7 agosto 2001.
(3) Con lettera del 13 novembre 2001 la Commissione ha notificato all’Italia la propria decisione di avviare il procedimento di cui all’articolo 88, paragrafo 2, del trattato, nei confronti di tale aiuto.
(4) La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee [1]. La Commissione ha invitato gli interessati a presentare osservazioni sulla misura di cui trattasi.
(5) Le autorità italiane non hanno presentato alcuna osservazione sulle misure di cui trattasi. La Commissione non ha ricevuto osservazioni da nessun altro soggetto interessato.
II. DESCRIZIONE DELL’AIUTO
1. Il regime d’aiuti
(6) La deliberazione in oggetto prevede la concessione di aiuti sotto forma di prestiti agevolati ad un tasso del 2 % con un massimale di 20 milioni di ITL (10329 EUR) per:
- l’adeguamento delle aziende zootecniche a norme sanitarie e igieniche conformemente alle disposizioni del decreto 14 gennaio 1997, n. 54 che istituisce il regolamento recante attuazione delle direttive 92/46/CEE e 92/47/CEE in materia di produzione e immissione sul mercato di latte e di prodotti a base di latte,
- il miglioramento della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro, conformemente alle disposizioni del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 e delle sue successive modifiche, recante applicazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, 97/42/CE e 1999/38/CE relative al miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro,
- l’adeguamento alle norme sui controlli nella produzione degli alimenti conformemente alle disposizioni del decreto 26 maggio 1997, n. 155 recante attuazione delle direttive 93/43/CEE e 96/3/CE concernenti l’igiene dei prodotti alimentari.
(7) In particolare, possono rientrare nel regime di aiuti a titolo indicativo:
- lavori per la realizzazione e/o l’adeguamento di strutture per il trattamento dei liquami,
- lavori per la realizzazione e/o adeguamento di strutture per la raccolta e conservazione del latte,
- lavori per la realizzazione e/o l’adeguamento degli impianti elettrici,
- lavori per la realizzazione e/o l’adeguamento di impianti igienico-sanitari,
- lavori per la realizzazione e/o l’adeguamento di strutture di ricovero degli animali,
- lavori per la realizzazione e/o l’adeguamento di strutture per la raccolta e la conservazione delle derrate,
- la sostituzione di materiali da costruzione non igienici con altri materiali aventi caratteristiche di maggiore igienicità.
(8) Nel quadro di queste voci di spesa l’aiuto coprirà i costi di progettazione e realizzazione, l’acquisto dei materiali e "altri costi" (indicati con l’espressione "eccetera" nel testo della notifica).
(9) Le intensità massime dell’aiuto sono quelle previste dall’articolo 7 del regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio [2].
(10) I beneficiari degli aiuti sono i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli a titolo principale, singoli o associati, iscritti alla camera di commercio di Campobasso.
(11) Per il finanziamento degli aiuti sono stanziati 150 milioni di ITL (77468 EUR). L’applicazione del regime durerà fino ad esaurimento dello stanziamento disponibile.
(12) Gli aiuti previsti dalla deliberazione non saranno cumulabili con altri previsti per gli stessi fini. A tale proposito il beneficiario dovrà sottoscrivere una dichiarazione di responsabilità nella quale si impegni a non sollecitare altri aiuti per lo stesso intervento. Tali dichiarazioni saranno regolarmente verificate.
2. Gli argomenti addotti dalla Commissione nel quadro dell’avvio del procedimento d’esame
(13) La Commissione ha avviato il procedimento ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 2, del trattato perché nutriva dubbi circa la compatibilità del regime con il mercato comune. Si trattava dei dubbi seguenti.
A. Dubbi relativi alla natura degli investimenti oggetto degli aiuti
(14) Nelle informazioni trasmesse prima dell’avvio del procedimento le autorità italiane avevano precisato che le intensità d’aiuto massime ammissibili erano quelle fissate all’articolo 7 del regolamento (CE) n. 1257/1999, che corrispondono a quelle fissate al punto 4.1 degli Orientamenti comunitari per gli aiuti nel settore agricolo [3] (denominati nel prosieguo "Orientamenti"), riguardante gli investimenti nelle aziende agricole. Esse avevano inoltre effettuato un rinvio alla misura 4.9 del Programma operativo regionale, che si riferisce unicamente agli investimenti nelle aziende agricole.
(15) Tenuto conto delle indicazioni e del rinvio di cui sopra, i tassi d’aiuto applicabili sarebbero pertanto i seguenti: 40 % nelle zone non svantaggiate e 50 % nelle zone svantaggiate, con un aumento di 5 punti percentuali in entrambi i casi quando gli investimenti sono realizzati da giovani agricoltori.
(16) Gli aiuti di cui alla fattispecie potrebbero rientrare nell’ambito di applicazione di tre punti degli Orientamenti:
- il punto 4.1, riguardante gli investimenti nelle aziende agricole;
- il punto 4.2, riguardante gli investimenti nel settore della trasformazione e della commercializzazione di prodotti agricoli (l’applicabilità delle disposizioni di questo punto non può essere esclusa poiché, stando alle informazioni trasmesse dalle autorità italiane, i beneficiari dell’aiuto sono i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli; a norma dell’articolo 2135 del Codice civile italiano, "è imprenditore agricolo chi esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame e attività connesse", e queste ultime potrebbero comprendere la trasformazione e la commercializzazione di prodotti agricoli);
- il punto 4.3, riguardante la diversificazione delle attività agricole, che effettua rinvii ai punti 4.1 e 4.2.
(17) Nella lettera del 7 agosto 2004 i servizi della Commissione avevano invitato le autorità italiane a dimostrare in forma dettagliata il rispetto delle disposizioni di ciascuno di tali punti, secondo il tipo di beneficiario considerato. Nella loro lettera dell’ 11 settembre 2001 le autorità italiane si sono limitate a rispondere che le norme e disposizioni comunitarie non sarebbero state ignorate e che, per assicurare un maggiore rispetto delle medesime, la Regione avrebbe seguito un’impostazione identica a quella utilizzata per la gestione dei fondi del FEAOG-Orientamento.
(18) Tenuto conto di tale risposta la Commissione ha ritenuto opportuno interrogarsi sull’effettiva osservanza dei summenzionati punti degli Orientamenti.
B. Dubbi relativi alla natura e al tasso di finanziamento di certe spese ammissibili
(19) Se da un lato si poteva presumere che i tassi d’aiuto sarebbero stati rispettati indipendentemente dal punto degli Orientamenti applicabile, poiché in riferimento a provvedimenti che interessano la trasformazione/commercializzazione di prodotti agricoli il Molise rientra fra le regioni dell’Obiettivo 1 e può pertanto beneficiare di un tasso d’aiuto del 50 %, che non risulta superato dal massimale previsto dalle autorità italiane nella loro notifica iniziale, dall’altro la percentuale delle spese ammissibili rappresentata dalle spese di progettazione non era stata precisata, mentre essa è limitata dagli Orientamenti al 12 % delle altre voci di spesa ammissibili.
All’atto dell’avvio del procedimento era impossibile determinare la natura di certi costi indicati con l’espressione "eccetera" nella notifica.
(20) Non era dunque possibile escludere che talune delle spese rientranti in tale categoria fossero inammissibili e che gli aiuti ad esse relativi costituissero aiuti al funzionamento incompatibili con il mercato comune.
C. Dubbi relativi all’attendibilità dei criteri di valutazione della redditività dei beneficiari e del rispetto da parte di questi ultimi delle norme minime in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali
(21) I punti 4.1 e 4.2 degli Orientamenti precisano che le aziende beneficiarie degli aiuti devono essere giudicate redditizie sulla base delle loro prospettive e rispettare requisiti minimi in materia di ambiente, di igiene e di benessere degli animali. Inoltre possono essere accordati aiuti soltanto per prodotti che trovano sbocchi sui mercati. La questione degli sbocchi non risultava porre problemi, poiché nel Programma operativo regionale approvato dalla Commissione, cui si riferisce il progetto, erano stati definiti criteri ben precisi in materia.
(22) Per quanto riguarda la questione della redditività, le autorità italiane avevano effettuato un rinvio alla misura 4.9 del Programma operativo regionale, approvato dalla Commissione, che a sua volta rinviava al complemento di programmazione per i criteri da applicare. Alla lettura di quest’ultimo è emerso che gli indicatori utilizzati sarebbero stati il reddito lordo e il numero di unità di lavoro umano (UTH) dell’azienda. Per essere redditizia l’azienda doveva dimostrare un reddito lordo pari ad almeno 4 o 6 "unità di dimensione economica del reddito lordo", a seconda della zona, e dare lavoro ad almeno un’UTH. Tale criterio di valutazione risultava piuttosto indeterminato, poiché, tenuto conto delle informazioni disponibili, non era possibile sapere che cosa fosse una "unità di dimensione economica del reddito lordo". Inoltre il numero di UTH dell’azienda non ne rispecchia necessariamente la redditività. Di conseguenza, all’atto dell’avvio del procedimento la Commissione dubitava dell’attendibilità dei criteri di valutazione della redditività dei beneficiari.
(23) Per quanto riguarda il rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali, la Commissione ha osservato che gli aiuti erano previsti per il finanziamento dei lavori da intraprendere a norma di decreti volti a recepire direttive che, nel complemento di programmazione, erano annoverate fra i requisiti minimi che le aziende agricole devono rispettare per poter beneficiare di aiuti a titolo del Programma operativo regionale.
(24) Sotto il profilo delle norme applicabili in materia di aiuti di Stato, le aziende agricole devono rispettare i requisiti minimi di cui sopra per poter beneficiare di aiuti. A norma del punto 4.1.1.3 degli Orientamenti, inoltre, se gli investimenti sono realizzati allo scopo di conformarsi a nuovi requisiti minimi in materia di ambiente, igiene o benessere degli animali, il sostegno può essere concesso per soddisfare questi nuovi requisiti. Lo stesso punto precisa altresì che in tal caso si deve tenere conto del periodo di tempo eventualmente fissato conformemente all’articolo 2, secondo comma, del regolamento (CE) n. 1750/1999 della Commissione, del 23 luglio 1999, recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n. 1257/1999 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG) [4].
(25) Nella lettera del 7 agosto 2001 la Commissione aveva chiesto alle autorità italiane quali potevano essere i nuovi requisiti da introdurre ed entro quali tempi era prevista la loro applicazione. Nella risposta le autorità italiane avevano comunicato che avrebbero richiesto una perizia per verificare il rispetto dei requisiti minimi fissati dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale in vigore.
(26) Tale informazione non apportava però alcuna risposta ai quesiti posti dalla Commissione, nel senso che non è stato possibile determinare quali nuovi requisiti potessero essere introdotti e i relativi tempi di applicazione. Nella fase di avvio del procedimento la Commissione non poteva dunque escludere che gli aiuti previsti fossero destinati unicamente a finanziare l’adeguamento a norme che dovevano già essere applicate e che rientravano fra i requisiti minimi che le aziende agricole dovevano comunque rispettare per poter beneficiare di aiuti. Un aiuto accordato ad aziende che violano la normativa comunitaria non poteva essere considerato compatibile con il mercato comune.
(27) Date queste premesse la Commissione nutriva seri dubbi circa il rispetto, da parte dei beneficiari potenziali, dei requisiti minimi in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali prescritti dagli Orientamenti e, pertanto, sull’ammissibilità non solo delle spese da coprire, ma dei beneficiari stessi.
D. Dubbi sulla non retroattività degli aiuti
(28) I servizi della Commissione avevano invitato le autorità italiane a garantire che le misure previste dalla deliberazione in oggetto sarebbero state attuate conformemente al principio della non retroattività di cui al punto 3.6 degli Orientamenti e ad impegnarsi a non concedere aiuti per attività o lavori avviati prima della presentazione della domanda d’aiuto da parte del beneficiario e del suo accoglimento con effetto vincolante da parte delle autorità competenti, previa approvazione del regime d’aiuti da parte della Commissione.
(29) Dalle informazioni trasmesse dalle autorità italiane risulta che nessun aiuto è ancora stato versato, né sarà versato, prima che il regime sia approvato dalla Commissione; tuttavia l’ultima risposta fornita da tali autorità non contiene l’impegno chiesto di non accordare aiuti per attività o lavori avviati prima della presentazione della domanda d’aiuto da parte del beneficiario e del suo accoglimento con effetto vincolante da parte delle autorità competenti. In fase di avvio del procedimento la Commissione non poteva dunque escludere che nel quadro del regime potessero essere accordati aiuti retroattivi privi di effetto incentivante. La Commissione doveva pertanto dubitare, anche sotto questo profilo, della compatibilità degli aiuti previsti con il mercato comune.
III. OSSERVAZIONI PRESENTATE DALL’ITALIA E DA TERZI
(30) L’Italia non ha trasmesso ai servizi della Commissione alcuna osservazione riguardante l’aiuto in oggetto a seguito della decisione di avvio del procedimento ex articolo 88, paragrafo 2, del trattato. La Commissione non ha neanche ricevuto osservazioni da terzi interessati.
IV. VALUTAZIONE GIURIDICA
1. Sussistenza dell’aiuto ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato
(31) A norma dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
(32) Le misure in oggetto corrispondono a tale definizione, nel senso che favoriscono certe produzioni (le produzioni agricole di base, poiché gli investimenti hanno luogo a livello di produzione primaria) e possono incidere sugli scambi a motivo dell’ampia gamma di prodotti cui si riferiscono (a titolo d’esempio, nel 1998 l’Italia ha realizzato scambi di prodotti agricoli per un importo di 15222 miliardi di ECU in importazioni e 9679 miliardi di ECU in esportazioni; nel corso dello stesso anno gli scambi di prodotti agricoli all’interno dell’Unione europea si sono situati a 128256 miliardi di ECU per le importazioni e a 132458 miliardi di ECU per le esportazioni).
(33) La misura in oggetto rientra dunque nella definizione di aiuto di Stato contenuta nell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
(34) Il divieto di concessione di aiuti di Stato non è incondizionato. Nella fattispecie le deroghe previste dall’articolo 87, paragrafo 2, del trattato sono manifestamente inapplicabili e del resto non sono state neppure invocate dalle autorità italiane.
(35) Risulta inapplicabile anche l’articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato perché l’aiuto non è destinato a favorire lo sviluppo economico di regioni in cui il tenore di vita sia anormalmente basso o nelle quali si abbia una grave forma di sotto-occupazione.
(36) Per quanto riguarda l’articolo 87, paragrafo 3, lettera b), del trattato, va osservato che l’aiuto in esame non è destinato a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo né a porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro.
(37) Per quanto riguarda l’articolo 87, paragrafo 3, lettera d), del trattato, si deve rilevare che l’aiuto in esame non riguarda gli obiettivi indicati in tale disposizione.
(38) Tenuto conto della natura delle misure in esame, la sola deroga invocabile è quella dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato, a norma del quale possono considerarsi compatibili con il mercato comune gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempreché non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse.
2. Esame della compatibilità dell’aiuto
(39) La deliberazione in esame deve essere esaminata in base agli Orientamenti in quanto essa mira ad istituire un regime di aiuti agli investimenti nel settore agricolo ed è stata regolarmente notificata dalle autorità italiane a norma dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato.
(40) Di fatto il punto 23.3 degli Orientamenti stabilisce che quest’ultimi si applicano ai nuovi aiuti di Stato nel settore agricolo, compresi quelli che sono stati notificati dagli Stati membri ma sui quali la Commissione non ha ancora statuito, a decorrere dal 1o gennaio 2000.
(41) Il regolamento (CE) n. 1/2004 della Commissione, del 23 dicembre 2003, relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore delle piccole e medie imprese attive nel settore della produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli [5] non è applicabile nella fattispecie, perché le informazioni trasmesse sui beneficiari non permettono di determinare in tutti i casi se l’aiuto è destinato alle piccole e medie imprese che possono beneficiare dell’applicazione del regolamento suddetto [6].
(42) Nelle informazioni trasmesse le autorità italiane hanno precisato che le intensità massime d’aiuto ammissibili sono quelle fissate all’articolo 7 del regolamento (CE) n. 1257/1999, che corrispondono a quelle fissate al punto 4.1 degli Orientamenti riguardante gli investimenti nelle aziende agricole. Esse hanno inoltre rinviato alla misura 4.9 del Programma operativo regionale, riguardante unicamente gli investimenti nelle aziende agricole.
(43) Tenuto conto delle indicazioni e del rinvio di cui sopra, i tassi d’aiuto applicabili sono pertanto i seguenti: 40 % nelle zone non svantaggiate e 50 % nelle zone svantaggiate, con un aumento di 5 punti percentuali in entrambi i casi quando gli investimenti sono realizzati da giovani agricoltori.
(44) Tuttavia gli aiuti di cui trattasi possono riferirsi a tre tipi di investimento le cui condizioni d’approvazione sono stabilite da punti diversi degli orientamenti:
- investimenti nelle aziende agricole (punto 4.1);
- investimenti nel settore della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti agricoli (punto 4.2);
- investimenti volti a promuovere la diversificazione delle attività agricole (punto 4.3, che rinvia ai punti 4.1 e 4.2).
(45) A norma del punto 4.1 degli orientamenti, gli aiuti di Stato a favore degli investimenti nelle aziende agricole possono essere concessi purché sussistano le seguenti condizioni:
a) l’investimento persegue almeno uno dei seguenti obiettivi: ridurre i costi di produzione, migliorare e riconvertire la produzione, incrementare la qualità, tutelare e migliorare l’ambiente naturale, le condizioni di igiene e il benessere degli animali o promuovere la diversificazione delle attività agricole;
b) l’intensità dell’aiuto è limitata al 40 % (50 % nelle zone svantaggiate). Tuttavia, qualora gli investimenti siano effettuati da giovani agricoltori entro cinque anni dall’insediamento, tali massimali possono essere elevati al 45 % e al 55 % rispettivamente;
c) il sostegno agli investimenti viene concesso unicamente ad aziende di cui si possa comprovare la redditività mediante valutazione delle prospettive e il cui conduttore possieda conoscenze e competenze professionali adeguate. Inoltre l’azienda soddisfa requisiti comunitari minimi in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali;
d) gli investimenti destinati ad aumentare la capacità produttiva vengono sovvenzionati unicamente se possono essere trovati sbocchi normali sui mercati per i prodotti di cui trattasi;
e) le spese ammissibili comprendono unicamente: la costruzione, l’acquisizione o il miglioramento di beni immobili; le nuove macchine e attrezzature, compresi i programmi informatici; le spese generali, come onorari di architetti, ingegneri e consulenti, studi di fattibilità, acquisizione di brevetti e licenze, fino ad un massimo del 12 % delle spese sopra indicate; acquisto di terreni, comprese spese legali, tasse e costi di registrazione;
f) le spese ammissibili non superano complessivamente i limiti degli investimenti totali ammissibili, fissati dagli Stati membri a norma dell’articolo 7 del regolamento (CE) n. 1257/1999.
(46) Per quanto riguarda gli investimenti connessi alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, ai sensi del punto 4.2 degli Orientamenti, va osservato che gli aiuti possono essere concessi purché sussistano le seguenti condizioni:
a) la redditività delle imprese beneficiarie è dimostrata sulla base di una valutazione delle prospettive;
b) le imprese beneficiarie rispettano quanto meno i requisiti minimi in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali. Tuttavia, se gli investimenti sono realizzati allo scopo di conformarsi a nuovi requisiti minimi in materia di ambiente, igiene o benessere degli animali, il sostegno può essere concesso per l’ottemperanza a questi nuovi requisiti;
c) il tasso d’aiuto non supera il 40 % (50 % nelle regioni dell’Obiettivo 1);
d) le spese ammissibili comprendono unicamente: la costruzione, l’acquisizione o il miglioramento di beni immobili; le nuove macchine e attrezzature, compresi i programmi informatici; le spese generali, come onorari di architetti, ingegneri e consulenti, studi di fattibilità, acquisizione di brevetti o licenze, fino ad un massimo del 12 % delle spese sopra indicate; acquisto di terreni, comprese spese legali, tasse e costi di registrazione;
e) non sono concessi aiuti per prodotti per i quali non possono essere trovati normali sbocchi di mercato;
f) gli aiuti ad investimenti con spese ammissibili superiori a 25 milioni di EUR sono oggetto di notifica specifica alla Commissione a norma dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato.
(47) A norma del punto 4.3 la compatibilità degli aiuti agli investimenti volti a promuovere la diversificazione delle attività agricole deve essere valutata sulla base delle condizioni fissate al punto 4.1 se il totale delle spese ammissibili non supera il limite fissato dallo Stato membro interessato per gli investimenti totali ammissibili ai sensi dell’articolo 7 del regolamento (CE) n. 1257/99. Qualora tale importo venga superato si applicano le condizioni fissate dal punto 4.2 degli Orientamenti.
(48) Dalla descrizione risulta chiaramente che, indipendentemente dalla determinazione della natura degli aiuti agli investimenti previsti dalla deliberazione oggetto della notifica, non risultano garantite dalle autorità italiane molte delle condizioni degli orientamenti, sopra menzionate, destinate ad accertare la compatibilità degli aiuti agli investimenti con il mercato comune, ossia:
a) la precisazione della natura delle spese ammissibili indicate con l’espressione "eccetera" e la garanzia del rispetto del limite del 12 % delle altre voci di spesa ammissibili per la percentuale delle spese di progettazione;
b) l’attendibilità dei criteri di valutazione della redditività economica dei beneficiari;
c) il rispetto, da parte dei beneficiari, dei requisiti minimi in materia di ambiente, di igiene e di benessere degli animali;
d) l’esclusione di qualsiasi possibilità di concessione di aiuti retroattivi privi di effetto incentivante nel quadro del regime.
(49) Inoltre le autorità italiane non hanno presentato alcuna osservazione né complemento di informazione a seguito dell’invito loro rivolto dalla Commissione nel quadro dell’avvio del procedimento con lettera del 13 novembre 2001.
(50) La Commissione non ha pertanto ricevuto complementi di informazione atti a dissipare i dubbi sollevati sugli aiuti di cui trattasi all’atto dell’avvio del procedimento ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 2, del trattato.
(51) Sulla base delle considerazioni suesposte la Commissione ritiene che la misura notificata sia incompatibile con la normativa comunitaria in materia di concorrenza e, segnatamente, con l’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato.
V. CONCLUSIONI
(52) Alla luce di quanto precede si può concludere che gli aiuti previsti dalla deliberazione in esame costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato che non possono beneficiare di alcuna delle deroghe previste dall’articolo 87, paragrafo 3.
(53) Poiché la deliberazione n. 629 della giunta provinciale di Campobasso del 29 dicembre 1999 è stata notificata ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato, e poiché alla luce delle informazioni trasmesse dalle autorità italiane non è stato versato alcun aiuto nel quadro del regime di cui trattasi, non è necessario sollecitare il recupero degli aiuti previsti dalla deliberazione in esame,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Gli aiuti che l’Italia prevede di concedere sulla base della deliberazione n. 629 della giunta provinciale di Campobasso del 29 dicembre 1999, destinati al finanziamento delle attività agricole per il miglioramento della qualità dei prodotti e della qualità della vita degli operatori, sono incompatibili con il mercato comune.
A detti aiuti non può pertanto essere data esecuzione.
Articolo 2
Entro due mesi dalla notificazione della presente decisione, l’Italia informa la Commissione circa i provvedimenti presi per conformarvisi.
Articolo 3
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 7 maggio 2004.
Per la Commissione
Franz Fischler
Membro della Commissione
[1] GU C 354 del 13.12.2001, pag. 18.
[2] GU L 160 del 26.6.1999, pag. 80. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2223/2004 (GU L 379 del 24.12.2004, pag. 1).
[3] GU C 28 dell’1.2.2000, pag. 2; versione rettificata: GU C 232 del 12.8.2000, pag. 17.
[4] GU L 214 del 13.8.1999, pag. 31. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1763/2001 (GU L 239 del 7.9.2001, pag. 10).
[5] GU L 1 del 3.1.2004, pag. 1.
[6] Cfr. articolo 20, paragrafo 2, primo comma, del regolamento.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31999D0035 | DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 9 dicembre 1998 sulle procedure per l'attuazione della direttiva 95/57/CE del Consiglio relativa alla raccolta di dati statistici nel settore del turismo [notificata con il numero C(1998) 3950] (Testo rilevante ai fini del SEE) (1999/34/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 95/57/CE del Consiglio, del 23 novembre 1995, relativa alla raccolta di dati statistici nel settore del turismo (1), in particolare gli articoli 3, 7 e 10,
considerando che, per facilitare la raccolta di statistiche armonizzate, vanno determinate le definizioni da applicare alle caratteristiche della raccolta dei dati;
considerando che, per facilitare la raccolta dei dati, occorre determinare le procedure di trasmissione dei dati richiesti;
considerando che, durante il periodo di transizione, è opportuno accordare agli Stati membri le deroghe necessarie per consentire loro di adeguare i rispettivi sistemi statistici ai requisiti della direttiva 95/57/CE;
considerando che le misure previste dalla presente decisione sono conformi al parere del comitato del programma statistico, istituito a seguito della decisione 89/382/CEE, Euratom,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Le definizioni da applicare alle caratteristiche della raccolta dei dati e gli adeguamenti alla ripartizione in zone geografiche, in applicazione dell'articolo 3 della direttiva 95/57/CE, figurano nell'allegato I.
Articolo 2
Le norme particolareggiate per le procedure di trasmissione dei dati, in applicazione dell'articolo 7 della direttiva 95/97/CE, figurano nell'allegato II.
Articolo 3
Le deroghe accordate agli Stati membri, in applicazione dell'articolo 10 della direttiva 95/57/CE, figurano nell'allegato III.
Articolo 4
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 9 dicembre 1998.
Per la Commissione
Yves-Thibault DE SILGUY
Membro della Commissione
(1) GU L 291 del 6. 12. 1995, pag. 32.
ALLEGATO I
Definizioni da applicare alle caratteristiche della raccolta di informazioni
1. STATISTICHE SUGLI ALLOGGI
1.1. DEFINIZIONI DELLE STRUTTURE RICETTIVE COLLETTIVE E DEGLI ALLOGGI TURISTICI
Alloggi turistici
Definizione:
Qualsiasi struttura che fornisca alloggio con pernottamento ai turisti.
Tipi di alloggi turistici:
i) Alloggi turistici collettivi
Alberghi e strutture ricettive simili
- Alberghi
- Strutture ricettive simili
Altri tipi di alloggi collettivi
- Alloggi per vacanze
- Campeggi turistici
- Porticcioli turistici
- Altri tipi di alloggi colletivi n.c.a.
Strutture specializzate
- Stabilimenti di cura
- Campi di lavoro e di vacanza
- Mezzi di trasporto pubblico
- Centri di conferenza
ii) Alloggi turistici privati
Alloggi in affitto
- Camere in affitto in alloggi familiari
- Alloggi affittati da privati o da agenzie professionali
Altri tipi di alloggi privati
- Residenze secondarie
- Alloggi ceduti a titolo gratuito da parenti o amici
- Altri alloggi privati n.c.a.
Nelle definizioni delle strutture ricettive descritte nel presente allegato sono inclusi riferimenti ai gruppi della NACE Rev. 1 e della CPA. La CPA è conforme alla NACE, ma comprende informazioni più dettagliate. La corrispondenza tra le definizioni del turismo e la classificazione NACE è quasi completa, a parte una piccola divergenza per la voce «Alberghi e strutture ricettive simili». Infatti, secondo le note esplicative della NACE e della CPA, alcune strutture ricettive simili, in particolare «pensioni, fattorie, fornitura di alloggio e servizi connessi prestati presso case in cui si affittano camere ammobiliate, pensioni» rientrano nella voce «Altri tipi di alloggio n.c.a.» (nace 55.23). Peraltro, la maggior parte degli alberghi e strutture ricettive simili rientrano nella NACE 55.11 e 55.12, in quanto le note esplicative precisano chiaramente che tali gruppi comprendono «alberghi, motel, locande e luoghi di pernottamento simili».
1.1.1. Alloggi turistici collettivi
Definizione:
Per struttura ricettiva collettiva si intende una struttura ricettiva che fornisce al viaggiatore le prestazioni di alloggio in una stanza o in un altro tipo di residenza, purché il numero di posti offerti sia superiore ad un minimo determinato e tale numero sia destinato a gruppi di persone più numerosi di una semplice famiglia; inoltre, anche se non è a fini lucrativi, la struttura dispone di un'amministrazione unica di tipo commerciale.
Alberghi e strutture ricettive simili
Definizione:
Gli alberghi e le strutture ricettive simili sono caratterizzate dal fatto che: si compongono di stanze in numero superiore ad un minimo determinato; sono gestiti da un'amministrazione unica; dispongono di taluni servizi tra cui servizio in camera, riassetto giornaliero dei letti e pulizia degli impianti igienico-sanitari; sono raggruppati in classi e categorie a seconda delle attrezzature e dei servizi forniti; non fanno parte delle strutture specializzate.
Alberghi
Definizione:
Sono compresi: alberghi, case albergo, motel, locande sulla strada, alberghi sulla spiaggia, villaggi turistici e simili che prestano servizi alberghieri superiori al riassetto giornaliero dei letti e delle stanze e alla pulizia degli impianti igienico-sanitari.
[Equivalente al gruppo NACE 55.1 Alberghi (che comprende alberghi, motel, locande e alberghi attrezzati per ospitare conferenze). La NACE è suddivisa ulteriormente in: 55.11 Alberghi e motel, con ristorante e 55.12 Alberghi e motel, senza ristorante. Le equivalenti sottocategorie della CPA sono la 55.11.10 e 55.12.10].
Strutture ricettive e simili
Definizione:
Sono compresi: case in cui si affittano camere ammobiliate, pensioni, residenze turistiche e alloggi simili che si compongono di stanze e che forniscono servizi alberghieri limitati, inclusi il riassetto giornaliero dei letti e della stanza e la pulizia degli impianti igienico-sanitari. Questo gruppo comprende altresì le pensioni, le strutture che forniscono alloggio e prima colazione e le fattorie.
[Compresi nella classe NACE 55.23. Altri tipi di alloggio n.c.a. (che comprende tutte le altre strutture ad eccezione di alberghi, campeggi e ostelli della gioventù). Il gruppo 55.2 cita separatamente le pensioni e le fattorie. Comprese nella sottocategoria CPA 55.23.13 Servizi di affitto di alloggi ammobiliati per brevi soggiorni, che include gli alloggi privati in affitto per brevi soggiorni].
Altri alloggi collettivi e strutture specializzate
Definizione:
Qualsiasi struttura destinata ai turisti, anche se a fini non lucrativi, gestita da un'amministrazione unica, che fornisce un certo numero di servizi minimi comuni (escluso il riassetto giornaliero dei letti), che non si compone necessariamente di stanze, ma può essere costituita da unità abitative, aree di campeggio o dormitori collettivi ed è spesso associata ad un'attività complementare alla fornitura di alloggio, ad esempio prestazione di cure mediche, assistenza sociale o trasporto.
Alloggi per vacanze
Definizione:
Sono compresi: impianti collettivi gestiti da un'amministrazione unica, ad esempio gruppi di case o bungalow destinati ad una sistemazione di tipo residenziale che offrono servizi alberghieri limitati (riassetto giornaliero dei letti e pulizia esclusi).
[Compresi nella classe NACE 55.23 Altri tipi di alloggio n.c.a. (che comprende tutte le altre strutture ricettive ad eccezione di alberghi, campeggi e ostelli della gioventù). Comprende gran parte della sottocategoria CPA 55.23.12 Servizi di centri e di case di villeggiatura].
In base alle definizioni, i villaggi che offrono servizi alberghieri vanno inclusi nel gruppo degli alberghi, anche se generalmente non sono composti da stanze. Vanno classificati in questo gruppo solo le strutture che non offrono servizi alberghieri.
Campeggi turistici
Definizione:
Questo gruppo consiste in impianti collettivi in aree recintate per tende, roulotte, rimorchi e mobilhome. Essi sono gestiti da un'amministrazione unica e forniscono un certo numero di servizi turistici (negozio, informazioni, attività ricreative).
(Equivalente alla classe NACE 55.22 Campeggi ed aree attrezzate per roulotte. Equivalente alla sottocategoria CPA 55.22.10).
Le aree di campeggio affittano posti per tende, roulotte, mobilhome e simili a turisti che intendono restare su un posto di campeggio «temporaneo» per una notte, alcuni giorni o settimane, nonché a persone che vogliono affittare un posto di campeggio «fisso» per una stagione o per un anno. I posti di campeggio affittati a lungo termine (per più di un anno) possono essere considerati alloggi privati.
Porticcioli turistici
Definizione:
Questo gruppo consiste in porticcioli per imbarcazioni da diporto che comprendono porti in cui i proprietari di imbarcazioni possono affittare un posto d'ormeggio o un posto a terra per la stagione oppure per tutto l'anno e porti per imbarcazioni di passaggio dove si paga una tariffa d'ormeggio a notte. Si possono ritrovare combinazioni dei due tipi di porto. Viene messo a disposizione un minimo di impianti sanitari. I porticcioli turistici possono essere gestiti da club di sport acquatici, da imprese o dall'amministrazione pubblica.
[Compresi nella classe NACE 63.22 Altre attività connesse ai trasporti per via d'acqua o, eventualmente, nella classe 55.23 Altri tipi di alloggio n.c.a. nella classe 92.62 Altre attività sportive. Compresi nella sottocategoria CPA 63.22.11 Servizi di gestione di porti e idrovie (esclusa movimentazione merci) o, eventualmente, nella sottocategoria 55.23.15 Altri servizi di alloggio per brevi soggiorni n.c.a. o nella sottocategoria 55.23.14 Servizi di vagone letto o altri mezzi di trasporto o nella sottocategoria 92.62.13 Altri servizi connessi a manifestazioni sportive n.c.a.].
Altri tipi di alloggio collettivi n.c.a.
Definizione:
Sono compresi: ostelli della gioventù, dormitori per turisti, alloggi per gruppi, case di villeggiatura per gli anziani, alloggi di vacanza per dipendenti e alberghi per lavoratori, case dello studente e dormitori scolastici ed altre strutture simili che sono gestite da un'amministrazione unica, hanno un interesse sociale e sono spesso sovvenzionate.
[Comprende la classe NACE 55.21 Ostelli della gioventù e rifugi di montagna ed in parte la classe 55.23 Altri tipi di alloggio n.c.a. (che comprende tutte le altre strutture ricettive ad eccezione di alberghi, campeggi e ostelli della gioventù). Comprende la sottocategoria CPA 55.21.10 Servizi di ostelli della gioventù e rifugi di montagna ed in parte la sottocategoria 55.23.15 Altri servizi di alloggio per brevi soggiorni n.c.a.].
Stabilimenti di cura
Definizione:
Sono compresi: strutture di cura con prestazioni di alloggio, ad esempio stazioni termali, sanatori (anche montani), convalescenziari, centri di rimessa in forma e altre strutture simili.
[Compresi nella classe NACE 55.23 Altri tipi di alloggio n.c.a. (che comprende tutte le altre strutture ricettive ad eccezione di alberghi, campeggi e ostelli della gioventù) o, eventualmente, nella classe 85.14 Altri servizi sanitari. Compresi nella sottocategoria CPA 55.23.15 Altri servizi di alloggio per brevi soggiorni n.c.a. e, eventualmente, nella sottocategoria 85.14.15 Servizi sanitari residenziali diversi dai servizi di tipo ospedaliero].
In base alle definizioni, gli stabilimenti di cura che offrono servizi alberghieri vanno inclusi nel gruppo degli alberghi. Vanno classificati in questo gruppo solo le strutture che non offrono servizi alberghieri.
Campi di lavoro e di vacanza
Definizione:
Sono compresi: i campi che forniscono alloggio per attività di vacanza, quali campi di lavoro agricolo, archeologico ed ecologico, colonie di vacanza, campi di boyscout, rifugi di montagna, chalet e altre strutture simili.
[Compresi nella classe NACE 55.23 Altri tipi di alloggio n.c.a. (che comprende tutte le altre strutture ricettive ad eccezione di alberghi, campeggi e ostelli della gioventù). Comprende la sottocategoria CPA 55.23.11 Servizi di colonie estive per bambini, e parte della sottocategoria 55.23.12 Servizi di centri e di case di villeggiatura].
Questo gruppo dovrebbe altresì comprendere le colonie per bambini, le scuole di vela e di equitazione e altri centri sportivi (che non forniscono servizi alberghieri).
Mezzi di trasporto pubblico
Definizione:
Questo gruppo consiste nella sistemazione con posti letto combinata ad un trasporto pubblico collettivo e da esso inseparabile per quanto riguarda il prezzo; riguarda generalmente i treni, le navi e le imbarcazioni.
[Compresi nella classe NACE 55.23 Altri tipi di alloggio n.c.a. (che comprende tutte le altre strutture ricettive ad eccezione di alberghi, campeggi e ostelli della gioventù). Equivalente in parte alla sottocategoria CPA 55.23.14 Servizi di vagone letto su treni o altri mezzi di trasporto].
Tra le strutture ricettive i «mezzi di trasporto pubblico» rappresentano un gruppo speciale, in quanto non collegato direttamente ad una località (una struttura alberghiera in una nave che rimane nello stesso posto senza mai salpare è classificata come un albergo). Le persone che pernottano sulle navi da crociera sono considerati escursioni nel paese ospitante, ma turisti verso l'estero nel paese di origine.
Centri di conferenza
Definizione:
Sono compresi: strutture che offrono alloggio e sono destinate ad ospitare congressi, conferenze, corsi, corsi di formazione, corsi di meditazione, ritiri spirituali o riunioni giovanili. L'alloggio è in genere riservato soltanto ai partecipanti alle attività specializzate organizzate presso il/da parte del centro.
[Compresi nella classe NACE 55.23 Altri tipi di alloggio n.c.a. (che comprende tutte le altre strutture ricettive ad eccezione di alberghi, campeggi e ostelli della gioventù). Compresi nella sottocategoria CPA 55.23.15 Altri servizi di alloggio per brevi soggiorni n.c.a.].
In base alle definizioni (e alla NACE), i centri di conferenza che offrono servizi alberghieri vanno inclusi nel gruppo degli alberghi. Vanno classificati in questo gruppo solo le strutture che non offrono servizi alberghieri. Gli studenti a tempo pieno non vanno inclusi come ospiti nei centri di conferenza.
Come trattare le combinazioni di diversi tipi di alloggio presenti in un'unica struttura
Spesso in una struttura si trovano più tipi di alloggio. Alcune soluzioni possibili al problema sono di:
i) dividere la struttura in due (o più) strutture. Questa è la soluzione migliore se la struttura è in grado (e disposta) a farlo;
ii) ignorare il secondo tipo di alloggio se la sua capacità è inferiore al minimo stabilito dal paese;
iii) classificare le strutture in base al tipo di alloggio principale. Il tipo principale di alloggio può essere determinato in base alla capacità (più frequentemente) o in base all'utilizzazione della capacità (o in altri criteri).
1.1.2. Alloggi turistici privati
Definizione:
Tipi di alloggio turistico restanti che non si adattano alla definizione di «struttura ricettiva». Gli alloggi turistici privati forniscono un numero limitato di posti in affitto o a titolo gratuito. Ogni unità di alloggio (camera, abitazione) è indipendente ed occupata da turisti, solitamente su base settimanale o durante il fine settimana, o dai proprietari come seconda casa o casa di vacanza.
Alloggi in affitto
Camere in affitto in alloggi familiari
Definizione:
La sistemazione offerta da questo gruppo differisce da quella della pensione, in quanto il turista sta con la famiglia che abitualmente occupa l'abitazione e paga l'affitto.
[Comprese nella classe NACE 55.23 Altri tipi di alloggio n.c.a. (che comprende tutte le altre strutture ricettive ad eccezione di alberghi, campeggi e ostelli della gioventù). Comprese nella sottocategoria CPA 55.23.13 Servizi di affitto di alloggi ammobiliati per brevi soggiorni (che comprende pensioni e strutture che offrono alloggio e prima colazione)].
Le camere in affitto su base permanente (per un periodo superiore a un anno) non rientrano in questo gruppo.
Alloggi affittati da privati o da agenzie professionali
Definizione:
Sono compresi: appartamenti, ville case, chalet e altri alloggi affittati come unità complete su base temporanea a famiglie da parte di altre famiglie come alloggio turistico.
[Compresi nella classe NACE 55.23 Altri tipi di alloggio n.c.a. (che comprende tutte le altre strutture ricettive ad eccezione di alberghi, campeggi e ostelli dalla gioventù). Compresi nella sottocategoria CPA 55.23.13 Servizi di affitto di alloggi ammobiliati per brevi soggiorni (che comprende pensioni e strutture che offrono alloggio e prima colazione)].
Altri tipi di alloggi privati
Residenze secondarie
Definizione:
Sono compresi: secondo case/appartamenti, ville, case, chalet ecc. utilizzati durante un viaggio turistico da visitatori che sono membri della famiglia del proprietario. Il gruppo comprende anche le abitazioni disciplinate da contratti di multiproprietà.
[Comprendono parte della classe NACE 70.20 Locazione di beni immobili propri. Comprendono parte della sottocategoria CPA 70.20.11 Servizi di affitto o locazione di beni immobili residenziali propri].
L'affitto su base permanente di seconde case, ville, chalet, posti nelle aree di campeggio e ormeggi nei porticcioli può essere assimilato agli alloggi propri classificati in questo gruppo.
Alloggi ceduti a titolo gratuito da parenti o amici
Definizione:
Questo gruppo riguarda gli alloggi ceduti totalmente o in parte a titolo gratuito a turisti da parte di parenti o amici.
[Non esiste un equivalente NACE o CPA].
Altri alloggi privati n.c.a.
Definizione:
Questo gruppo non rientra interamente nel gruppo principale degli alloggi turistici privati. Esso comprende altri tipi di alloggio, ad es. tende in aree non organizzate ed imbarcazioni in posti d'ormeggio non controllati.
[Comprende una piccola parte della classe NACE 71.21 Noleggio di altri mezzi di trasporto terrestri. Comprendono parte della sottocategoria CPA 71.21.14 Servizi di leasing o di noleggio di motocicli, roulotte e camper e piccole parti del leasing o del noleggio di veicoli o mezzi di trasporto].
Questo gruppo comprende qualsiasi alloggio privato che non rientra nei gruppi precedenti. L'unica condizione è quella che una persona pernotti effettivamente o tenti di pernottare da qualche parte. È compreso anche il pernottamento in automobile durante una parte della notte, in sacco a pelo all'aperto o in stazione ferroviaria.
1.2. DEFINIZIONI DELLE VARIABILI
1.2.1. Capacità degli alloggi turistici collettivi: unità locali sul territorio nazionale
Numero di strutture ricettive
Definizione:
L'«unità locale» corrisponde a un'impresa o a una parte di imprese situata in un luogo topograficamente identificato. In tale luogo, o a partire da tale luogo, si esercitano delle attività economiche per le quali, a prescindere da eccezioni, una o più persone lavorano (eventualmente a tempo parziale) per conto di una stessa impresa.
La struttura ricettiva si presta alla definizione dell'unità locale come unità di produzione, e ciò indipendentemente dal fatto che la fornitura di alloggio a turisti sia l'attività principale o secondaria. Ciò significa che tutte le strutture ricettive sono classificate nel settore degli alloggi a condizione che la loro capacità sia superiore al minimo richiesto a livello nazionale, anche se la maggior parte del fatturato proviene dal sevizio ristorante o da altri servizi.
Numero di stanze
Definizione:
Una stanza da letto è un'unità formata da una stanza o da una serie di stanze costituente un'unità indivisibile in una struttura ricettiva o in un'abitazione.
Le stanze possono essere singole, doppie o multiple, a seconda del fatto che siano state allestite in modo permanente per ospitare una, due o più persone (è utile classificare le stanze in base a queste categorie). Il numero delle stanze esistenti è il numero che la struttura abitualmente mette a disposizione dei clienti (visitatori che pernottano), escluse le stanze utilizzate dai dipendenti della struttura. Non vanno incluse le stanze utilizzate come residenza permanente (per più di un anno). I bagni ed i gabinetti non contano come stanze. Gli appartamenti costituiscono un tipo speciale di stanza. Essi consistono in una o più stanze e dispongono di cucina, bagno e gabinetto. Gli appartamenti possono comprendere (case albergo) e escludere i servizi di tipo alberghiero.
Villette, capanne, chalet, bungalow e ville possono essere trattati come stanze da letto e appartamenti, cioè affittati come un'unica unità.
Numero dei posti letto
Definizione:
Il numero di posti letto in una struttura ricettiva o in un alloggio è determinato dal numero di persone che possono trascorrere la notte nei letti a disposizione nella struttura ricettiva (alloggio), ad esclusione di letti supplementari approntati su richiesta del cliente.
Il termine posto letto si riferisce ad un letto singolo. Un letto matrimoniale viene contato come due posti letto. Questa unità serve a misurare la capacità di qualsiasi tipo di alloggio.
Un posto letto può consistere anche in un posto di campeggio o, per un'imbarcazione, in un posto d'ormeggio per una sola persona. Un posto tenda rappresenta quattro posti letto se non si conosce il numero effettivo dei posti letto.
1.2.2. Arrivi partenze negli alloggi turistici collettivi: movimenti turistici all'interno di un paese e dall'esterno verso di esso
Arrivi di residenti e non residenti
Definizione:
Per arrivo/partenza si intende una persona che arriva in/parte da una struttura ricettiva collettiva o un alloggio turistico privato (check /in/out).
Statisticamente non c'è molta differenza tra il numero di arrivi e il numero di partenze. Non si applicano limiti di età: vengono contati sia i bambini che gli adulti anche se casi in cui i pernottamenti dei bambini sono a titolo gratuito. Gli arrivi sono registrati per mese e per paese di residenza del cliente. Nei limiti del possibile vanno esclusi gli arrivi di non turisti (ad esempio profughi). Gli arrivi di escursionisti che trascorrono solo poche ore del giorno (senza un pernottamento; la data d'arrivo e di partenza è la stessa) nella struttura non sono compresi nelle statistiche sugli alloggi.
Pernottamenti di residenti e non residenti
Definizione:
Per pernottamento si intende ogni notte che un cliente trascorre effettivamente (dorme o soggiorna) oppure viene registrato presso una struttura collettiva o in un alloggio turistico privato; la presenza fisica del viaggiatore non è indispensabile.
I pernottamenti sono calcolati per mese e per paese di residenza del cliente. Generalmente la data di arrivo è diversa da quella della partenza, tuttavia le persone che arrivano dopo mezzanotte e partono lo stesso giorno sono incluse nei pernottamenti. Una persona non deve essere registrata in due alloggi contemporaneamente. Nei limiti del possibile vanno esclusi i pernottamenti di non turisti (ad esempio profughi).
Paesi di residenza
Definizione:
Una persona è considerata come residente in un paese/una località /se:
a) ha vissuto per la maggior parte dell'anno precedente o 12 mesi in quel paese/quella località, o
b) ha vissuto in quel paese/quella località per un periodo più breve e intende ritornarvi entro i prossimi 12 mesi per vivere in quel paese/quella località.
I turisti internazionali vanno classificati in base al paese di residenza, non in base alla cittadinanza. Dal punto di vista del turismo qualsiasi persona che si trasferisce in un altro paese (località) ed intende risiedervi per più di un anno è immediatamente assimilata agli altri residenti di quel paese (località). I cittadini di un paese residenti all'estero che ritornano nel loro paese per una visita temporanea sono inclusi tra i visitatori non residenti. La cittadinanza è indicata nel passaporto (o altro documento di identità), mentre il paese di residenza deve essere chiesto alla persona o dedotto, ad esempio, dall'indirizzo.
Utilizzazione netta dei posti letto
Definizione:
Il tasso di occupazione netta dei posti letto per un mese è ottenuto dividendo il totale dei pernottamenti per il prodotto dei posti letto offerti e il numero di giorni in cui i posti letto sono effettivamente disponibili (cioè, al netto di chiusure stagionali o di altre chiusure temporanee per lavori di trasformazione, per ordine della polizia, ecc.) per lo stesso gruppo di strutture ricettive, moltiplicando il quoziente per 100 per esprimere il risultato in percentuale.
Formula: NORB = (P/Gd) × 100
in cui P è il numero di pernottamenti registrati durante il mese (o l'anno) e Gd è il numero di giorni-letto effettivamente disponibile durante il mese (l'anno). Le percentuali sono generalmente arrotondate alla prima cifra decimale.
Utilizzazione lorda dei posti letto
Definizione:
Il tasso di occupazione lorda dei posti letto in un mese è ottenuto dividendo il totale dei pernottamenti per il prodotto dei posti letto offerti e il numero di giorni del mese corrispondente (talvolta si parla di notti-letto) per lo stesso gruppo di strutture ricettive, moltiplicando il quoziente per 100 per esprimere il risultato in percentuale.
Formula: GORB = (P/Gp) × 100
in cui Gp rappresenta il numero di giorni-letto potenziale.
2. DOMANDA TURISTICA
2.1. DEFINIZIONI DEL TURISMO
Turismo
Definizione:
Le attività delle persone che viaggiano e che soggiornano in località al di fuori del loro ambiente abituale per un periodo consecutivo inferiore a un anno a fini ricreativi, d'affari o altro.
Il turismo è un sottoinsieme dei viaggi, quando per viaggiare si intende spostarsi da una località all'altra in senso lato. Il turismo copre il mercato mondiale dei viaggi all'interno del quadro generale della mobilità della popolazione e la fornitura di servizi ai visitatori. Con turismo si intende la pratica di viaggiare in località diverse dall'ambiente abituale per qualsiasi fine. Peraltro, alcuni fini non volontari dei viaggi sono esclusi per convenzione: sono escluse le permanenze non volontarie in ospedale o in altri istituti medici che offrono cure cliniche/mediche, prescritte da un medico. Altre esclusioni non volontarie includono le permanenze in carcere ed il servizio militare (si noti che le vacanze trascorse al di fuori di tali istituzioni possono essere incluse in genere nel turismo).
In relazione ad un dato paese si possono distinguere tre forme di turismo:
Definizioni:
i) il turismo all'interno comprende le attività dei residenti di un dato paese che viaggiano e soggiornano unicamente in località all'interno di quel paese, ma al di fuori del loro ambiente abituale;
ii) il turismo dall'esterno comprende le attività dei non residenti di un dato paese che viaggiano e soggiornano in località che sono al di fuori del loro ambiente abituale;
iii) il turismo verso l'estero comprende le attività dei residenti di un dato paese che viaggiano e soggiornano in località al di fuori di quel paese (e al di fuori del loro ambiente abituale).
Definizioni simili possono essere utilizzate per altre aree, regioni o gruppi di paesi sostituendo «paese» con l'area di riferimento. Le tre forme di turismo possono essere combinate in tre modi per ottenere le seguenti categorie di turismo:
i) turismo interno, che comprende il «turismo all'interno» e il «turismo dall'esterno»;
ii) turismo nazionale, che comprende il «turismo all'interno» e il «turismo verso l'estero»;
iii) turismo internazionale, che consiste nel «turismo dall'esterno» e nel «turismo verso l'estero».
Viaggiatore
Definizione:
Qualsiasi persona in viaggio tra due o più paesi o tra due o più località all'interno del suo paese di residenza.
Visitatore
Definizione:
Qualsiasi persona che si sposti in una località diversa da quella del suo ambiente abituale per una durata inferiore a 12 mesi e il cui motivo principale della visita non sia quello di esercitare un'attività retribuita nella località visitata.
I visitatori (interni/internazionali) comprendono:
Turista
Definizione:
Visitatore che trascorre almeno una notte in una struttura ricettiva collettiva o privata nella località/paese visitati;
e
Escursionista
Definizione:
visitatore che non pernotta in una struttura ricettiva collettiva o privata nella località o nel paese visitato.
I tre seguenti criteri fondamentali sono utilizzati per distinguere i visitatori dagli altri viaggiatori:
i) il viaggio dovrebbe essere effettuato verso una località diversa da quella dell'ambiente abituale; sono pertanto esclusi i trasporti locali a breve distanza ed il pendolarismo, cioè i viaggi più o meno regolari tra il posto di lavoro o di studio ed il luogo di residenza;
ii) il soggiorno nella località visitata non dovrebbe superare i dodici mesi consecutivi; oltre questo termine il visitatore diventa un residente di quella località (dal punto di vista statistico);
iii) il motivo principale della visita non deve essere quello di esercitare un'attività retribuita nella località visitata; sono pertanto esclusi gli spostamenti per motivi di lavoro.
Le seguenti categorie di viaggiatori non vanno incluse negli arrivi e nelle partenze dei visitatori internazionali:
i) le persone che entrano in un paese o lo lasciano in qualità di migranti, comprese le persone a carico che le accompagnano o le raggiungono successivamente;
ii) persone, conosciute come lavoratori frontalieri, che risiedono vicino al confine di un paese e lavorano in un altro;
iii) diplomatici, funzionari di consolati e membri delle forze armate quando viaggiano dal loro paese di origine al paese in cui prestano servizio o viceversa, comprese le persone a carico ed i collaboratori domestici che li accompagnano o li raggiungono successivamente;
iv) persone che viaggiano in qualità di profughi o nomadi:
v) persone in transito che non entrano formalmente nel paese attraverso il controllo passaporti, quali i passeggeri di aerei in transito che rimangono per un breve periodo in un'area determinata del terminale o passeggeri di navi che non hanno il permesso di sbarcare. Questa categoria comprende i passeggeri trasferiti direttamente tra aeroporti o altri terminali. Gli altri passeggeri in transito attraverso un paese sono classificati come visitatori.
Le seguenti categorie di viaggi vanno escluse dagli arrivi e dalle partenze di visitatori interni:
i) residenti che vanno in un'altra località all'interno del paese con l'intenzione di risiedere abitualmente in quella località;
ii) persone che vanno in un'altra località all'interno del paese per esercitare un'attività retribuita nella località visitata;
iii) persone che si spostano per lavorare temporaneamente in istituzioni all'interno del paese;
iv) persone che viaggiano regolarmente o frequentemente tra località vicine per motivi di lavoro o di studio;
v) nomadi e persone senza residenza fissa;
vi) membri delle forze armate che si spostano per esercitazioni.
La sezione C dell'allegato della direttiva riguarda soltanto i turisti e i pernottamenti. Sono esclusi, di conseguenza, gli escursionisti e le escursioni in giornata. Si possono distinguere le crociere ed i viaggi con pernottamenti in diverse località all'inizio dell'indagine (a seconda del tipo).
Ambiente abituale
Definizione:
L'ambiente abituale di una persona consiste nella vicinanza diretta dell'abitazione e del posto di lavoro o di studio della persona in questione e in altre località visitate di frequente.
Il concetto di ambiente abituale presenta due dimensioni: distanza e frequenza. Le località situate in prossimità del luogo di residenza di una persona fanno parte dell'ambiente abituale, anche se vengono visitate raramente. Le località visitate frequentemente (in media una volta alla settimana o più) e regolarmente vengono considerate parte dell'ambiente abituale della persona, anche se tali località sono situate a notevole distanza dal luogo di residenza (o in un altro paese). Esiste un solo ambiente abituale per una persona, ed il concetto può essere applicato sia al turismo interno che al turismo internazionale. Le persone che lavorano su mezzi di trasporto (camionisti, ferrovieri, piloti e assistenti di volo a bordo di aerei di linea), rappresentanti o agenti commerciali rientrano nel turismo nel gruppo dei viaggi di lavoro, a meno che i viaggi non siano di natura regolare (in particolare gli spostamenti interni), nel cui caso possono essere esclusi con il criterio dell'ambiente abituale.
Motivo del viaggio
Definizione:
Esiste un solo motivo principale di un viaggio, in assenza del quale esso non avrebbe avuto luogo.
La direttiva distingue tra due motivi principali per viaggiare:
i) affari e lavoro;
ii) riposo, turismo e attività ricreative.
Al punto ii) vanno inclusi gli spostamenti per «Visite ad amici e parenti».
Luogo/paese di origine
Definizione:
Si tratta del luogo/paese da cui ha origine il viaggio. Esso corrisponde in genere al luogo e al paese di residenza.
Il viaggio può anche iniziare dal luogo di lavoro o di studio. Tali informazioni non sono pertinenti per il turismo, in quanto il luogo di residenza può comunque essere considerato come l'origine. Se nel periodo dell'indagine le persone risiedono in un luogo diverso da quello della residenza abituale (ad es. migranti a breve termine, lavoratori stagionali), tale luogo va considerato come l'origine. Per le escursioni l'origine può essere la seconda residenza normale della persona, sebbene sia utile distinguere dai viaggi che hanno come origine la prima residenza.
2.2. DEFINIZIONI DELLE VARIABILI
2.2.1. Dati sul volume dei movimenti turistici
Numero di turisti (persone interessate dai movimenti)
Definizione:
Visitatori che trascorrono almeno una notte in una struttura ricettiva collettiva o privata nella località/paese visitati.
Numero di viaggi
Definizione:
Viaggi effettuati dai turisti (con pernottamento).
Per quanto riguarda i viaggi verso l'estero con una ripartizione geografica mondiale, la destinazione può essere interpretata in vari modi. Può trattarsi:
i) del luogo che il visitatore ritiene sia il più importante tra quelli visitati (motivazione della destinazione);
ii) del luogo in cui si trascorre la maggior parte del tempo (destinazione in base al tempo trascorso); o
iii) del luogo più lontano visitato (distanza della destinazione).
È utile conoscere tutte queste destinazioni, nonché le destinazioni di transito meno importanti. La destinazione principale (località, paese) va distinta dalle altre destinazioni. La destinazione principale è collegata al motivo principale del viaggio e pertanto deve essere definita come i), il luogo che il visitatore ritiene sia la destinazione principale. Se nel rispondere alla domanda la persona ha difficoltà a decidere quale essa sia (ad esempio, nel caso di un giro turistico), la destinazione principale può essere determinata anche in base a ii), il luogo del maggior numero di pernottamenti o, qualora ve ne fosse più di uno, in base a iii), il luogo più lontano.
Numero di viaggi (per mese di partenza)
Definizione:
Viaggi effettuati dai turisti (con pernottamento) per mese di partenza.
Dalla data si possono dedurre il giorno della settimana e la stagione. Si noti che anche se si chiede, oltre alla data di partenza, la data di ritorno, la differenza non indica necessariamente la durata del viaggio. Occorre vegliare a che non vengano incluse le escursioni in giornata, in quanto le date potrebbero essere diverse, ma non comportare necessariamente un pernottamento. Si deve pertanto chiedere separatamente il numero dei pernottamenti (durata della visita).
Numero di pernottamenti
Definizione:
Per pernottamento si intende ogni notte che un cliente trascorre effettivamente (dorme o soggiorna) oppure viene registrato presso una struttura collettiva o in un alloggio turistico privato; la presenza fisica del viaggiatore non è indispensabile.
Si consiglia di registrare tutti i paesi in cui il turista ha pernottano durante il viaggio. I pernottamenti su navi o in treni che viaggiano da un paese all'altro sono inclusi nei pernottamenti all'estero ma non sono considerate notti trascorse in paese specifico. Si consiglia includerli nella categoria «crociere» o «non specificato». Nei pernottamenti a bordo di una nave in porto, i passeggeri possono essere liberi o meno di entrare nel paese. Se i passeggeri possono entrare nel paese, in teoria i pernottamenti possono essere registrati come trascorsi in quel paese in una struttura specializzata (mezzi di trasporto pubblico). Tuttavia, anche in questo caso è preferibile utilizzare la categoria «crociera».
2.2.2. Dati sulle caratteristiche del viaggio
I dati sulle caratteristiche del viaggio vengono chiesti separatamente. Ogni viaggio ha un motivo principale che può includere motivi secondari, diverse visite con (eventualmente) obiettivi diversi e varie attività.
Durata del viaggio
Definizione:
La durata del soggiorno è calcolata in numero di pernottamenti.
È necessario chiedere esplicitamente il numero effettivo dei pernottamenti; non è possibile calcolarlo in base alle date di partenza e di ritorno.
Organizzazione del viaggio
La direttiva specifica i seguenti tipi di organizzazione del viaggio:
i) Prenotazione diretta presso la struttura di alloggio/di trasporto
ii) Prenotazione presso agenzia di viaggio, tour operator:
- viaggio tutto compreso
Viaggio tutto compreso
Definizione:
I viaggi tutto compreso sono una combinazione di servizi di viaggio, organizzati in anticipo, che include almeno il trasporto e l'alloggio o uno di questi due, e qualche altro servizio turistico fondamentale.
L'alloggio nei mezzi di trasporto, in combinazione con il solo trasporto, non costituisce un viaggio tutto compreso. I viaggi tutto compreso possono includere o meno la prima colazione, il tragitto dall'aeroporto all'alloggio, le visite turistiche, ecc.
Principale mezzo di trasporto usato
Definizione:
Il principale mezzo di trasporto usato è quello utilizzato per la parte più lunga del viaggio.
I tipi di trasporto comprendono:
Via aerea
Sono inclusi:
- voli di linea (CPA 62.10.10): prima classe, business class, classe turistica, classe turistica e Apex/Superpex;
- voli non di linea, inclusi servizi di aerotaxi (CPA 62.20.10);
- altro trasporto aereo;
- noleggio di aeromobili (CPA 62.20.30, CPA 71.23.10);
- altro (in parte CPA 71.40.14, CPA 92.71.12).
Via d'acqua
Sono inclusi:
- navi traghetto per vie d'acqua interne (CPA 61.20.11);
- navi traghetto per trasporto marittimo e costiero (CPA 61.10.11);
- servizi di trasporto passeggeri per vie d'acqua interne e servizi di trasporto marittimo e costiero (lance-taxi, imbarcazioni per escursioni o visite guidate) (CPA 61.20.12);
- altro trasporto per vie d'acqua interne: noleggio di imbarcazioni (CPA 61.10.31, CPA 61.20.31, CPA 71.22.10), imbarcazioni da diporto, incluse le barche a remi e altro (in parte CPA 71.40.14, CPA 92.72.12).
Via terra
Ferrovia
Sono inclusi: treni ad alta velocità, altre ferrovie interurbane (CPA 60.10.11, CPA 60.10.12), ferrovie urbane e metropolitana (CPA 60.21.10).
Autobus (di linea e di turismo)
Sono inclusi:
- autobus urbani e suburbani regolari (CPA 60.21.31, CPA 60.21.32), filobus e tram (CPA 60.21.21, CPA 60.21.22);
- noleggio di autobus per escursioni e visite turistiche (CPA 60.23.11, CPA 60.23.12 e in parte CPA 71.21.15).
Veicoli privati e a noleggio
Sono inclusi:
- veicoli privati: biciclette (in parte CPA 71.40.14), motorini, motocicli (in parte CPA 71.21.14), autovetture (taxi e autovetture noleggiate esclusi) (autovetture appartenenti ad amici o parenti incluse, furgoni, camioncini (in parte CPA 71.10.10, 71.21.11);
- veicoli noleggiati: autovetture noleggiate (autobus esclusi) (in parte CPA 71.10.10), taxis (CPA 60.22.11, CPA 60.22.12), altre autovetture noleggiate.
Altri
Sono inclusi:
- tragitti a piedi, veicoli a trazione animale, bestie da soma (CPA 60.23.13 ed in parte CPA 71.21.15), funicolari, teleferiche e seggiovie (CPA 60.21.41), altro (CPA 60.21.42, CPA 60.23.14).
Principali tipi di alloggio
Definizione:
Il principale tipo di alloggio utilizzato è quello in cui si è trascorso il maggior numero di notti.
Per la definizione dei tipi di alloggi turistici cfr. 1.1.
2.2.3. Dati sul profilo del turista
Numero di turisti per sesso
A norma della direttiva è necessario indicare solo il numero di turisti per sesso. Tuttavia, tale variabile può essere collegata a qualsiasi caratteristica del viaggio fatto dal visitatore.
Numero di turisti per età
Va registrata l'età effettiva oppure l'anno di nascita. Se possibile, andrebbe registrata l'età di tutti i membri del viaggio turistico.
2.2.4. Dati sulla spesa turistica
Spesa turistica (in valuta nazionale)
Definizione:
La spesa turistica è costituita dal totale della spesa per consumi sostenuta da un visitatore o per conto di un visitatore o per conto di un visitatore per e durante il suo viaggio e soggiorno nel luogo di destinazione.
La spesa costituisce una delle caratteristiche di un viaggio, ma può essere registrata anche a livello personale e del paese. La spesa media giornaliera può essere calcolata dividendo la spesa per la durata del viaggio. La spesa turistica comprende una vasta serie di voci, dall'acquisto di beni di consumo e servizi relativi a viaggi e soggiorni all'acquisto di piccoli beni durevoli per uso personale, souvenir e regali per parenti ed amici. Le spese e gli acquisti seguenti vanno esclusi dalla spesa turistica (tuttavia possono essere inseriti nelle domande di indagini con altri fini):
i) acquisti per scopi commerciali, cioè per la rivendita, effettuati da qualsiasi categoria di visitatore ed acquisti effettuati da visitatori in viaggio d'affari per conto del datore di lavoro;
ii) investimenti o operazioni in capitali effettuati da visitatori, quali acquisti di terreni, immobili, opere d'arte o altri acquisti importanti (ad es. automobili, roulotte, imbarcazioni, seconde case) anche se in futuro potranno essere utilizzati a fini turistici;
iii) denaro dato a parenti o amici durante il viaggio, che non rappresenta il pagamento di beni o servizi turistici, nonché donazioni ad istituzioni.
I tipi di spesa comprendono:
Viaggi, vacanze e visite turistiche tutto compreso
Sono inclusi:
- alloggio (con pasti, se inclusi; si può distinguere tra mezza pensione o pensione completa);
- trasporti;
- assicurazione;
- altro (trasferimenti locali, visite guidate, diritti intrattenimento, ecc.).
Alloggio
(con pasti, se inclusi nel prezzo dell'alloggio; si può distinguere tra mezza pensione o pensione completa)
Pasti e bevande
(separatamente dall'alloggio: in ristoranti, caffè, bar, minibar, ecc.; inclusa la vendita al dettaglio)
Sono inclusi: bevande, pasti, spuntini.
Trasporti
Sono inclusi:
- tariffe di trasporto per l'andata e il ritorno dalla destinazione; trasporti pubblici, taxi all'interno della destinazione;
- utilizzo del veicolo: costo del carburante (effettivamente usato per il viaggio o stima), spese di parcheggio, altro (ad es. noleggio di veicoli).
Attività ricreative, culturali e sportive
Sono inclusi:
- visite guidate;
- attività sportive (noleggio di attrezzature e impianti);
- attività culturali (tasse d'ingresso, inclusi biglietti acquistati anticipatamente);
- altre attrazioni o attività ricreative (tasse d'ingresso, ecc.).
Acquisti
Sono inclusi:
- acquisti precedenti al viaggio di articoli da utilizzare durante il viaggio;
- acquisto di articoli da portare a casa (inclusi alimenti e bevande, regali e souvenir, abbigliamento, calzature, altro);
- acquisto di articoli da consumare durante il soggiorno (inclusi alimenti e bevande).
Altre spese
Sono inclusi:
- spese congressuali o relative a riunioni (tasse d'iscrizione; spese per fotocopie, programmi e materiali; libri, riviste e abbonamenti relativi al congresso; tasse annuali versate all'organizzazione);
- assicurazione;
- telefonate;
- altro (ad es. spese postali, sviluppo di pellicole, tasse di cambio, ecc.).
La direttiva richiede informazioni sulla spesa turistica totale e sulla spesa per «Viaggi, vacanze e visite turistiche tutto compreso».
ALLEGATO II
Norme particolareggiate per le procedure di trasmissione dei dati
1. CAPACITÀ DEGLI ALLOGGI TURISTICI COLLETTIVI: unità locali sul territorio nazionale
Viene operata una distinzione tra i dati espressamente richiesti dalla direttiva (obbligatori) e le altre matrici, da fornire su base volontaria. Tutti i dati da fornire su base volontaria sono indicati in corsivo.
I codici si riferiscono al numero della variabile descritta nell'allegato della direttiva.
Numeri A.1.1 e A.1.2: Numero di strutture ricettive, stanze, posti letto
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%gt%
SPAZIO PER TABELLA%gt%
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2. ARRIVI E PARTENZE NEGLI ALLOGGI TURISTICI COLLETTIVI: movimenti turistici all'interno di un paese e dall'esterno verso di esso
Numeri B.1.1 e B.1.2: Arrivi e pernottamenti di residenti e non residenti
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SPAZIO PER TABELLA%gt%
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Numero B.1.3: Arrivi e pernottamenti di non residenti: per paese di residenza
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Numero B.2: Arrivi e pernottamenti mensili di residenti e non residenti
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3. DOMANDA TURISTICA: MOVIMENTI TURISTICI ALL'INTERNO DI UN PAESE E VERSO L'ESTERO (escursioni in giornata escluse)
Numero C.1.1.1: Numero di turisti (collegato a C.1.3.1 e C.1.3.2)
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Numeri C.1.1.2: Numero di viaggi
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Numero C.1.1.4: Numero di pernottamenti
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SPAZIO PER TABELLA%gt%
Numeri C.1.1.3 e C.1.1.4: Numero di viaggi e di pernottamenti all'estero per ripartizione geografica
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%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
Dati derivati - Numero C.1.1.2: Numero di viaggi e di pernottamenti all'estero per destinazione geografica ripartita secondo altre caratteristiche
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Numero C.1.4.1: Spesa turistica
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SPAZIO PER TABELLA%gt%
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ALLEGATO III
Deroghe accordate agli Stati membri
Le deroghe accordate agli Stati membri e figuranti in appresso riguardano i periodi di riferimento, la trasmissione dei dati, oppure deroghe parziali, ad es, la ripartizione delle variabili.
I codici si riferiscono al numero della variabile descritta nell'allegato della direttiva.
Belgio
- C.1.1, C.1.2, C.1.3, C.1.4: proroga della trasmissione dei dati trimestrali provvisori per il 1997.
Germania
- C.1.1, C.1.2, C.1.3, C.1.4: periodo di riferimento 1996 relativamente ai dati annuali.
Spagna
- A.1.2, B.1.2, B.2.1, B.1.3: raccolta incompleta dei dati per la voce «Altri tipi di alloggi collettivi» nel 1996 e 1997 per i dati annuali e nel 1997 per i dati mensili.
Francia
- A.1.1: numero di posti letto presso «Altri tipi di alloggi collettivi» per il 1996-1997 per i dati annuali.
- B.1.1, B.1.2, B.1.3, B.2.1: periodi di riferimento 1996-1997 per i dati annuali e 1997 per i dati mensili riguardanti «Alloggi per vacanze» e «Altri tipi di alloggi collettivi».
Irlanda
- A.1.1, B.1.1, B.1.3, B.2.1, B.2.2: dati sulle strutture non registrate «che offrono alloggio e prima colazione» per il 1996-1998 per i dati annuali e per il 1997-1998 per i dati mensili.
- A.1.2, B.1.2, B.1.3, B.2.1: periodo di riferimento 1997 per i dati mensili e 1996-1997 per i dati annuali. Raccolta incompleta dei dati per la voce «Altri tipi di alloggi collettivi» nel 1996-1998 per i dati annuali e nel 1997-1998 per i dati mensili.
- B.1.3: ripartizione per paese di residenza nel 1996-1998.
- B.2.1, B.2.2: periodo di riferimento 1997 per i dati mensili.
- C.1.1, C.1.2, C.1.3, C.1.4: periodo di riferimento 1997 per i dati trimestrali e 1996-1997 per i dati annuali.
Italia
- B.1.1, B.1.2, B.1.3: proroga di sei mesi per la trasmissione dei dati annuali per il 1996-1997.
- B.2.1, B.2.2: proroga di sei mesi per la trasmissione dei dati mensili per il 1997.
- C.1.1, C.1.2, C.1.3, C.1.4: proroga di 12 mesi per la trasmissione dei dati annuali per il 1996 e dei dati trimestrali per il 1997.
Lussemburgo
- A.1.2: numero di posti letto presso «Altri tipi di alloggi collettivi» per il 1996.
- C.1.1, C.1.2, C.1.3, C.1.4: periodo di riferimento 1996-1997 per i dati annuali.
Austria
- A.1.1, A.1.2: inclusi «Alloggi per vacanze» alla voce «Alberghi e strutture ricettive simili» nel 1996-1997 per i dati annuali.
- B.1, B.2: inclusi «Alloggi per vacanze» alla voce «Alberghi e strutture ricettive simili» fino all'ottobre 1997 per i dati mensili e nel 1996-1997 per i dati annuali.
- B.1.3: ripartizione per paese di residenza nel 1996-1997.
- C.1.1, C.1.2, C.1.3, C.1.4: periodo di riferimento 1996-1997 per i dati annuali e 1997-1999 per i dati trimestrali.
Portogallo
- A.1.2, B.1.2, B.2.1, B.1.3: periodo di riferimento 1997 per i dati mensili e 1996-1997 per i dati annuali relativi agli «Alloggi per vacanze».
Svezia
- B.1.3: periodo di riferimento 1996-1997 per i dati annuali.
- B.2.1: periodo di riferimento 1997 per i dati mensili.
- C.1.1.1: periodo di riferimento 1997 per i dati trimestrali e 1996 per i dati annuali.
- C.1.3: periodo di riferimento 1997 per i dati trimestrali e 1996 per i dati annuali. | acquis |
acquis_32000D0015 | DECISIONE DEL CONSIGLIO
del 2 dicembre 1999
relativa alla conclusione dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica argentina
(2000/15/CE)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare il combinato disposto dell'articolo 170 e dell'articolo 300, paragrafo 2, primo comma, prima frase, e paragrafo 3, primo comma,
vista la proposta della Commissione(1),
visto il parere del Parlamento europeo(2),
considerando quanto segue:
(1) il 2 aprile 1990 è stato concluso l'accordo quadro di cooperazione commerciale ed economica tra la Comunità europea e la Repubblica argentina(3);
(2) la Comunità europea e la Repubblica argentina conducono programmi specifici di RST in settori d'interesse comune;
(3) in base all'esperienza acquisita in passato, entrambe le parti hanno espresso il desiderio di stabilire un quadro più ampio ed esauriente per lo svolgimento della cooperazione nella scienza e nella tecnologia;
(4) il presente accordo di cooperazione in campo scientifico e tecnologico rientra nell'ambito della cooperazione globale tra la Comunità europea e la Repubblica argentina;
(5) con decisione del 25 gennaio 1999, il Consiglio ha autorizzato la Commissione a negoziare un accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica argentina;
(6) con decisione del 29 luglio 1999, il Consiglio ha deciso di procedere alla firma dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica a nome della Comunità europea;
(7) l'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica è stato firmato il 20 settembre 1999;
(8) l'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica argentina deve essere approvato,
DECIDE:
Articolo 1
È approvato a nome della Comunità l'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica argentina.
Il testo dell'accordo è allegato alla presente decisione.
Articolo 2
Ai sensi dell'articolo 11 dell'accordo, il presidente del Consiglio notifica l'avvenuto espletamento delle procedure necessarie per l'entrata in vigore dell'accordo da parte della Comunità.
Fatto a Bruxelles, addì 2 dicembre 1999.
Per il Consiglio
Il Presidente
E. TUOMIOJA
(1) GU C 274 del 28.9.1999, pag. 1.
(2) Parere espresso il 4 novembre 1999 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).
(3) GU L 295 del 26.10.1990, pag. 67. | acquis |
acquis_32004D0894 | Decisione della Commissione
del 20 dicembre 2004
che prevede la commercializzazione temporanea delle sementi della specie Triticum aestivum che non soddisfano i requisiti della direttiva 66/402/CEE del Consiglio
[notificata con il numero C(2004) 5028]
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2004/894/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 66/402/CEE del Consiglio, del 14 giugno 1966, relativa alla commercializzazione delle sementi di cereali [1], in particolare l'articolo 17,
considerando quanto segue:
(1) In Danimarca la quantità disponibile di sementi delle varietà invernali di frumento (Triticum aestivum) adatte alle condizioni climatiche nazionali e conformi ai requisiti di facoltà germinativa fissati dalla direttiva 66/402/CEE è insufficiente e non consente quindi di sopperire al fabbisogno di questo Stato membro.
(2) È impossibile coprire la domanda di sementi di tali varietà in modo soddisfacente con sementi in provenienza da altri Stati membri o da paesi terzi che soddisfino tutti i requisiti fissati dalla direttiva 66/402/CEE.
(3) È quindi opportuno che la Danimarca sia autorizzata ad ammettere, fino al 30 novembre 2004, la commercializzazione di sementi di dette specie soggette a requisiti meno rigorosi.
(4) Occorre inoltre autorizzare altri Stati membri che sono in grado di fornire alla Danimarca sementi di detta specie a consentirne la commercializzazione, indipendentemente dal fatto che le sementi siano state raccolte in uno Stato membro o in un paese terzo previsto dalla decisione 2003/17/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2002, relativa all'equivalenza delle ispezioni in campo delle colture di sementi effettuate in paesi terzi e all'equivalenza delle sementi prodotte in paesi terzi [2].
(5) È altresì opportuno che la Danimarca svolga un ruolo di coordinatore, in modo da assicurare che il quantitativo totale di sementi autorizzato ai sensi della presente decisione non superi il quantitativo massimo fissato da quest'ultima.
(6) Le misure previste dalla presente decisione sono conformi al parere del comitato permanente per le sementi e i materiali di moltiplicazione agricoli, orticoli e forestali,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
La commercializzazione nella Comunità di sementi di frumento invernale che non soddisfano i requisiti di facoltà germinativa minima fissati dalla direttiva 66/402/CEE è autorizzata, fino al 30 novembre 2004, secondo quanto disposto nell'allegato della presente decisione e a condizione che:
a) la facoltà germinativa non sia inferiore al 75 % del seme puro;
b) l'etichetta ufficiale indichi la germinazione constatata all'atto dell'esame ufficiale effettuato in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1, punto F, lettera d), e punto G, lettera d), della direttiva 66/402/CEE;
c) tali sementi siano state immesse per la prima volta sul mercato in conformità dell'articolo 2 della presente decisione.
Articolo 2
Ogni fornitore di sementi che intenda immettere sul mercato le sementi di cui all’articolo 1 ne chiede l'autorizzazione allo Stato membro in cui è stabilito.
Lo Stato membro interessato autorizza il fornitore a immettere le sementi sul mercato, salvo qualora:
a) vi siano validi motivi per dubitare della capacità del fornitore di immettere sul mercato il quantitativo di sementi per il quale ha chiesto l'autorizzazione, oppure
b) il quantitativo totale la cui commercializzazione è autorizzata in virtù della pertinente deroga superi il quantitativo massimo specificato nell'allegato.
Articolo 3
Nell'applicare le presente decisione gli Stati membri si prestano assistenza amministrativa reciproca.
La Danimarca svolge il ruolo di Stato membro coordinatore, in modo da assicurare che il quantitativo totale oggetto dell'autorizzazione non superi i quantitativi massimi indicati nell'allegato.
Qualora ricevano una domanda ai sensi dell'articolo 2, gli Stati membri comunicano senza indugio allo Stato membro coordinatore il quantitativo di sementi oggetto della domanda. Lo Stato membro coordinatore informa immediatamente lo Stato membro notificante, qualora l'autorizzazione comporti il superamento del quantitativo massimo.
Articolo 4
Gli Stati membri comunicano senza indugio alla Commissione e agli altri Stati membri i quantitativi di sementi di cui hanno autorizzato la commercializzazione ai sensi della presente decisione.
Articolo 5
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 20 dicembre 2004.
Per la Commissione
Markos Kyprianou
Membro della Commissione
--------------------------------------------------
[1] GU 125 del 11.7.1966, pag. 2309/66. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2003/61/CE (GU L 165 del 3.7.2003, pag. 23).
[2] GU L 8 del 14.1.2003, pag. 10. Decisione modificata da ultimo dalla decisione 2003/403/CE (GU L 141 del 7.6.2003, pag. 23).
--------------------------------------------------
+++++ ANNEX 1 +++++</br> | acquis |
acquis_21999D0722(17) | DECISIONE DEL COMITATO MISTO SEE
N. 98/98
del 25 settembre 1998
che modifica l'allegato XX (ambiente) dell'accordo SEE
IL COMITATO MISTO SEE,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, modificato dal protocollo di adattamento di detto accordo, in appresso denominato %quot%l'accordo%quot%, in particolare l'articolo 98,
considerando che l'allegato XX dell'accordo è stato modificato dalla decisione del Comitato misto SEE n. 76/98, del 31 luglio 1998(1);
considerando che occorre integrare nell'accordo la decisione 98/184/CE della Commissione, del 25 febbraio 1998, concernente un questionario per le relazioni degli Stati membri relativo all'applicazione della direttiva 94/67/CE del Consiglio sull'incenerimento dei rifiuti pericolosi (applicazione della direttiva 91/692/CEE del Consiglio)(2),
DECIDE:
Articolo 1
Il punto seguente è aggiunto nell'allegato XX dell'accordo, dopo il punto 21c (decisione 97/283/CE della Commissione): %quot%21d. 398 D 0184: Decisione 98/184/CE della Commissione, del 25 febbraio 1998, concernente un questionario per le relazioni degli Stati membri relativo all'applicazione della direttiva 94/67/CE del Consiglio sull'incenerimento dei rifiuti pericolosi (applicazione della direttiva 91/692/CEE del Consiglio) (GU L 67 del 7.3.1998, pag. 48).%quot%
Articolo 2
I testi della decisione 98/184/CE nelle lingue islandese e norvegese, allegati alle rispettive versioni linguistiche della presente decisione, fanno fede.
Articolo 3
La presente decisione entra in vigore il 26 settembre 1998, a condizione che al Comitato misto SEE siano pervenute tutte le notifiche previste all'articolo 103, paragrafo 1, dell'accordo.
Articolo 4
La presente decisione è pubblicata nella sezione SEE e nel supplemento SEE della Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatto a Bruxelles, il 25 settembre 1998.
Per il Comitato misto SEE
Il Presidente
N. v. LIECHTENSTEIN
(1) GU L 172 dell'8.7.1999, pag. 55.
(2) GU L 67 del 7.3.1998, pag. 48. | acquis |
acquis_32005D0860 | Decisione ACEH/1/2005 del Comitato politico e di sicurezza
del 15 novembre 2005
relativa alla costituzione del comitato dei contributori per la missione di vigilanza in Aceh (Indonesia) dell’Unione europea (Missione di vigilanza in Aceh — AMM)
(2005/860/CE)
IL COMITATO POLITICO E DI SICUREZZA,
visto il trattato sull’Unione europea, in particolare l’articolo 25, terzo comma,
vista l’azione comune 2005/643/PESC del Consiglio, del 9 settembre 2005, sulla missione di vigilanza in Aceh (Indonesia) dell’Unione europea (Missione di vigilanza in Aceh — AMM) [1], in particolare l’articolo 10, paragrafo 3,
considerando quanto segue:
(1) Ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 3, dell’azione comune 2005/643/PESC, il Consiglio ha autorizzato il Comitato politico e di sicurezza (CPS) ad istituire un comitato dei contributori per la missione di vigilanza in Aceh (Indonesia) dell’Unione europea (Missione di vigilanza in Aceh — AMM).
(2) Il 10 dicembre 2002 il Consiglio ha approvato il documento %quot%Consultazioni e modalità relative ai contributi degli Stati non appartenenti all’UE alle operazioni di gestione civile delle crisi da parte dell’UE%quot%, che ha sviluppato le modalità per la partecipazione di paesi terzi alle operazioni di gestione civile delle crisi, compresa l’istituzione di un comitato dei contributori.
(3) Il comitato dei contributori svolgerà un ruolo fondamentale nella gestione ordinaria della missione. Il comitato costituirà la principale sede in cui discutere tutti i problemi relativi alla gestione ordinaria della missione. Il CPS, che esercita il controllo politico e assicura la direzione strategica della missione, terrà conto delle opinioni espresse del comitato,
DECIDE:
Articolo 1
Costituzione
È costituito un comitato dei contributori per la missione di vigilanza in Aceh (Indonesia) dell’Unione europea (Missione di vigilanza in Aceh — AMM) (di seguito %quot%CoC%quot%).
Articolo 2
Funzioni
1. Il CoC può esprimere opinioni. Il CPS tiene conto di tali opinioni ed esercita il controllo politico e la direzione strategica della missione.
2. Il mandato del CoC è fissato nelle %quot%Consultazioni e modalità relative al contributo degli Stati non appartenenti all’UE alle operazioni di gestione civile delle crisi da parte dell’UE%quot%.
Articolo 3
Composizione
1. Tutti gli Stati membri dell’UE hanno il diritto di assistere ai lavori del CoC. Tuttavia soltanto gli Stati contributori partecipano alla gestione ordinaria della missione. I rappresentanti dei paesi terzi che partecipano alla missione possono essere presenti alle riunioni del CoC, così come un rappresentante della Commissione delle Comunità europee.
2. Il CoC è informato regolarmente dal capo missione.
Articolo 4
Presidenza
Ai fini della missione di cui all’articolo 1, la presidenza del CoC è esercitata, in conformità con le consultazioni e modalità di cui all’articolo 2, paragrafo 2, da un rappresentante del segretario generale/alto rappresentante, in stretta consultazione con la presidenza.
Articolo 5
Riunioni
1. Le riunioni del CoC sono convocate periodicamente dal suo presidente. Qualora le circostanze lo richiedano, il presidente, di sua iniziativa o su richiesta del rappresentante di uno Stato partecipante, può convocare riunioni di emergenza.
2. Il presidente distribuisce in anticipo un ordine del giorno provvisorio e i documenti relativi alla riunione. Il presidente è responsabile della trasmissione dei risultati delle discussioni del CoC al CPS.
Articolo 6
Riservatezza
1. Alle riunioni e ai lavori del CoC si applicano le norme di sicurezza del Consiglio. In particolare, i rappresentanti presso il CoC devono essere in possesso degli adeguati nulla osta di sicurezza.
2. Le deliberazioni del CoC sono soggette all’obbligo del segreto professionale.
Articolo 7
Entrata in vigore
La presente decisione entra in vigore il giorno dell’adozione.
Fatto a Bruxelles, addì 15 novembre 2005.
Per il Comitato politico e di sicurezza
Il presidente
J. King
[1] GU L 234 del 10.9.2005, pag. 13.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31995D0453 | DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 23 ottobre 1995 che stabilisce le condizioni particolari d'importazione di molluschi bivalvi vivi, echinodermi, tunicati e gasteropodi marini originari della Repubblica di Corea (Testo rilevante ai fini del SEE) (95/453/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 91/492/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1991, che stabilisce le norme sanitarie applicabili alla produzione e alla commercializzazione dei molluschi bivalvi vivi (1), modificata da ultimo dall'atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia, in particolare l'articolo 9, paragrafo 3, lettera b),
considerando che le disposizioni della legislazione peruviana attribuiscono al « Ministry of Agriculture, Forestry and Fisheries, National Fisheries Administration, National Fishery Products Inspection Station (NFPIS) » la competenza per l'ispezione sanitaria dei molluschi bivalvi, echinodermi, tunicati e gasteropodi marini vivi, nonché per la sorveglianza delle condizioni d'igiene e di salubrità della loro produzione; che le suddette disposizioni conferiscono alla NFPIS il potere di autorizzare o vietare la raccolta di molluschi bivalvi, echinodermi, tunicati e gasteropodi marini in determinate zone;
considerando che l'organizzazione della NFPIS dell'allevamento e dei suoi laboratori è in grado di vigilare sull'effettiva osservanza della normativa vigente;
considerando che le competenti autorità della Repubblica di Corea si sono impegnate a comunicare regolarmente e celermente alla Commissione informazioni sull'eventuale presenza di plancton contenente tossine nelle zone di raccolta;
considerando che le competenti autorità della Repubblica di Corea hanno fornito garanzie ufficiali riguardo all'osservanza delle disposizioni del capitolo V dell'allegato alla direttiva 91/492/CEE, nonché al rispetto di condizioni equivalenti a quelle prescritte dalla suddetta direttiva per la classificazione delle zone di produzione e di stabulazione, il riconoscimento dei centri di spedizione o di depurazione, i controlli sanitari e la sorveglianza della produzione; che, in particolare, la Comunità sarà informata di qualsiasi modifica delle zone di raccolta;
considerando che la Repubblica di Corea può figurare nell'elenco dei paesi terzi che soddisfano le condizioni di equivalenza di cui all'articolo 9, paragrafo 3, lettera a) della direttiva 91/492/CEE;
considerando che la Repubblica di Corea desidera esportare nella Comunità i molluschi bivalvi, echinodermi, tunicati e gasteropodi marini congelati e trasformati;
considerando che, conformemente all'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), ii) della direttiva 91/492/CEE, è necessario delimitare le zone di produzione nelle quali i molluschi bivalvi, gli echinodermi, i tunicati e i gasteropodi marini possono essere prelevati e dalle quali possono essere importati;
considerando che le condizioni particolari d'importazione si applicano salve restando le decisioni adottate in applicazione della direttiva 91/67/CEE del Consiglio, del 28 gennaio 1991, relativa alle norme di polizia sanitaria per la commercializzazione di animali e prodotti d'acquacoltura (2), modificata da ultimo dall'atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia;
considerando che le misure previste dalla presente decisione sono conformi al parere del comitato veterinario permanente,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Il « Ministry of Agriculture, Forestry and Fisheries, National Fisheries Administration, National Fishery Products Inspection Station (NFPIS) » è l'autorità competente nella Repubblica di Corea per la verifica e la certificazione della conformità dei molluschi bivalvi, degli echinodermi, dei tunicati e dei gasteropodi marini vivi con le disposizioni della direttiva 91/492/CEE.
Articolo 2
I molluschi bivalvi, echinodermi, tunicati e gasteropodi marini vivi originari della Repubblica di Corea e destinati al consumo umano devono provenire dalle zone di produzione autorizzate figuranti nell'allegato.
Articolo 3
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 23 ottobre 1995.
Per la Commissione Franz FISCHLER Membro della Commissione
ALLEGATO
ZONE DI PRODUZIONE AUTORIZZATE RISPONDENTI AI REQUISITI DI CUI ALL'ALLEGATO I, 1, LETTERA a) DELLA DIRETTIVA 91/492/CEE
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt% | acquis |
acquis_C2006/294/18 | Sentenza della Corte (Terza Sezione) 5 ottobre 2006 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Gerechtshof te Amsterdam, Paesi Bassi) — ASM Lithography BV/Inspecteur van de Belastingdienst-Douane Zuid/kantoor Roermond
(Causa C-100/05) [1]
Giudice del rinvio
Gerechtshof te Amsterdam
Parti nella causa principale
Ricorrente: ASM Lithography BV
Convenuto: Inspecteur van de Belastingdienst-Douane Zuid/kantoor Roermond
Oggetto
Domanda di pronuncia pregiudiziale — Gerechtshof te Amsterdam — Interpretazione degli artt. 121, n. 1, 122, lett. c), 214 e 236 del regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre 1992, n. 2913, che istituisce un codice doganale comunitario (GU L 302, pag. 1) — Prodotti compensatori considerati immessi in libera pratica — Obbligazione doganale ad essi relativa stabilita mediante i parametri di tassazione di cui all'art. 122, lett. c), del regolamento n. 2913/92 — Mancanza di una previa ed espressa istanza dell'interessato — Accoglimento di una successiva istanza di ricalcolo ex art. 236 del regolamento n. 2913/92
Dispositivo
1) L'art. 122, lett. c), del regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre 1992, n. 2913, che istituisce un codice doganale comunitario, deve essere interpretato nel senso che, al momento della determinazione dell'importo dell'obbligazione doganale risultante dall'immissione in libera pratica di prodotti compensatori, salvo che l'interessato ne abbia fatto espressa richiesta, le autorità doganali nazionali non sono tenute ad applicare le norme di tassazione relative al regime di trasformazione sotto dogana, qualora le merci d'importazione avessero potuto essere vincolate a tale regime.
2) L'art. 236 del regolamento (CEE) del Consiglio n. 2913/92 va interpretato nel senso che le autorità doganali nazionali devono accogliere una domanda di rimborso di dazi all'importazione quando risulti che, per errore dell'interessato e non in base ad una scelta, l'importo dell'obbligazione doganale è stato determinato in applicazione dell'art. 121 di tale regolamento ed è già stato oggetto di una comunicazione all'interessato, anche se tale domanda comporta che le autorità in questione ricalcolino l'importo dell'obbligazione in applicazione dell'art. 122, lett. c) del detto regolamento.
[1] GU C 106 del 30.4.2005.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31994R3098 | REGOLAMENTO (CE) N. 3098/94 DELLA COMMISSIONE del 19 dicembre 1994 che modifica il regolamento (CEE) n. 2825/93 recante modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 1766/92 del Consiglio, riguardo alla determinazione e alla concessione di restituzioni adattate per i cereali esportati sotto forma di talune bevande alcoliche
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 1766/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei cereali (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1866/94 (2), in particolare l'articolo 13, paragrafo 5,
considerando che è opportuno prevedere, in caso di soppressione o di ripristino delle restituzioni all'esportazione in taluni paesi terzi, a causa della situazione sui loro mercati o a seguito della conclusione di accordi con tali paesi, l'adeguamento del coefficiente di cui all'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 2825/93 della Commissione (3) a partire dal momento in cui acquista efficacia la modifica dell'ammissibilità di taluni mercati al beneficio di restituzioni all'esportazione; che l'articolo 7 del citato regolamento prevede una simile possibilità, ma con un adattamento che ha effetto soltanto a partire dalla campagna successiva all'anno in cui ha luogo la modifica della situazione; che occorre pertanto modificare le disposizioni citate, nonché altre disposizioni relative alle procedure che devono seguire gli organismi competenti degli Stati membri e alle comunicazioni richieste a questi ultimi;
considerando che le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per i cereali,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Il regolamento (CEE) n. 2825/93 è così modificato:
1) All'articolo 7, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
« 2. Nel caso in cui la restituzione venga soppressa in applicazione del paragrafo 1 e nel caso in cui essa sia ripristinata, nonché qualora alcuni mercati non siano più ammissibili al beneficio di restituzioni all'esportazione in seguito alla conclusione di un atto di adesione o di accordi con paesi terzi, il coefficiente di cui all'articolo 4, paragrafo 1 viene adattato. L'adattamento consiste nell'escludere o nell'includere, a seconda dei casi, nei quantitativi totali esportati, presi in considerazione ai fini del calcolo di detto coefficiente, le quantità esportate a destinazione dei mercati per i quali la restituzione è stata soppressa o ripristinata. Il coefficiente adattato si applica a partire dal primo giorno del periodo fiscale di distillazione successivo alla modifica dell'ammissibilità dei mercati in oggetto. »
2) All'articolo 12 è aggiunto il seguente paragrafo 4:
« 4. Qualora sia fissato un coefficiente adattato a norma dell'articolo 7, paragrafo 2, le restituzioni indebitamente versate a partire dalla data di applicazione di tale coefficiente adattato vengono restituite dagli operatori che ne hanno beneficiato. »
3) All'articolo 18 è aggiunto il seguente paragrafo 4:
« 4. Su richiesta della Commissione, gli Stati membri comunicano i dati necessati per poter applicare l'adattamento del coefficiente di cui all'articolo 7, paragrafo 2. »
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 19 dicembre 1994.
Per la Commissione
René STEICHEN
Membro della Commissione
(1) GU n. L 181 dell'1. 7. 1992, pag. 21.
(2) GU n. L 197 del 30. 7. 1994, pag. 1.
(3) GU n. L 258 del 16. 10. 1993, pag. 6. | acquis |
acquis_31989L0677 | DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
del 21 dicembre 1989
recante ottava modifica della direttiva 76/769/CEE concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi
(89/677/CEE)
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 100 A,
vista la proposta della Commissione (1),
in cooperazione con il Parlamento europeo (2),
visto il parere del Comitato economico e sociale (3),
considerando che è necessario adottare le misure destinate all'instaurazione progressiva del mercato interno nel corso di un periodo che scade il 31 dicembre 1992; che il mercato interno comporta uno spazio senza frontiere interne nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali;
considerando che, malgrado il divieto di immissione sul mercato di taluni oggetti di decorazione destinati a produrre effetti luminosi e costituiti da recipienti in vetro contenenti liquidi pericolosi ai sensi delle definizioni della direttiva 67/548/CEE (4), modificata da ultimo dalla direttiva 86/431/CEE (5), sono tuttora immessi sul mercato oggetti che presentano gli stessi rischi, che sono proposti come giochi per uno o più partecipanti e che hanno talvolta anche aspetti decorativi;
considerando che occorre rivedere il tenore (0,01 % della massa - 100 ppm) di PCB/PCT nei preparati, compresi gli oli usati; che nella direttiva 87/101/CEE del Consiglio, del 22 dicembre 1986, che modifica la direttiva 75/439/CEE concernente l'eliminazione degli oli usati (6), questo tenore è fissato a 0,005 % della massa;
considerando che il benzene (Cas N. 71-43-2) è una
sostanza tossica che può colpire il sistema nervoso centrale
e quello ematopietico nonché provocare la comparsa
del cancro, in particolare della leucemia; che nella direttiva
GU n. C 256 del 9. 10. 1989, pag. 70.
GU n. C 337 del 31. 12. 1988, pag. 7.
67/548/CEE questa sostanza è classificata come cancerogena categoria I; che la convenzione 136 e la raccomandazione 144 dell'Organizzazione internazionale del lavoro disciplinano la tutela contro i rischi causati dal benzene;
considerando che le seguenti sostanze: 2-naftilammina (Cas N° 91-59-8), 4-nitrodifenile (Cas N° 92-93-3), 4-amminodifenile (Cas N° 92-67-1), benzidina (Cas N° 92-87-5) possono provocare la comparsa del cancro, in particolare il cancro dell'apparato urinario; che nella direttiva 67/548/CEE queste sostanze sono classificate come cancerogene categoria I; che pur essendo prodotte attualmente nella Comunità soltanto in quantitativi minimi controllati, destinati esclusivamente alla ricerca, dette sostanze possono tuttavia essere presenti come impurità in altre sostanze o preparati;
considerando che oltre alle misure specifiche relative al posto di lavoro la fissazione di un limite massimo di concentrazione ed una limitazione dell'uso di queste sostanze come tali o come costituenti di un preparato migliorerebbero la prevenzione dei cancri professionali e la tutela dei consumatori;
considerando che i composti del piombo, in particolare i sali di piombo solubili in ambiente gastrico, sono in generale pericolosi per la salute; che tali composti sono talvolta ancora utilizzati come pigmenti per talune pitture decorative e che pertanto è opportuno disciplinarne l'uso nei suddetti casi; che la convenzione 13 dell'Organizzazione internazionale del lavoro disciplina l'uso della biacca nelle vernici;
considerando che taluni preparati antivegetativi usati come rivestimenti di superficie per la protezione delle carene di imbarcazioni e/o di attrezzature sommerse esercitano effetti nocivi sulla vita acquatica a causa dell'impiego di alcuni composti chimici, in particolare di composti di arsenico, di mercurio e di stagno; che per una migliore tutela dell'ambiente è opportuno disciplinare l'impiego di questi composti in tali preparati;
considerando che non soltanto il di-ì-ossi-di-n-butilstannoidrossiborano (C8H19BO3Sn, Cas N° 75113-37-0) ma anche i suoi prodotti di decomposizione o degradazione sono sostanze pericolose per l'essere umano e l'ambiente, in particolare l'ambiente acquatico, e che occorre pertanto regolamentare l'uso di dette sostanze;
considerando che le restrizione relative all'uso o all'immissione sul mercato già adottate da alcuni Stati membri in merito alle sostanze sopra citate o ai preparati che le contengono influiscono direttamente sull'instaurazione
e sul funzionamento del mercato interno; che pertanto è necessario procedere al ravvicinamento delle disposizioni legislative degli Stati membri in questo settore e modificare conseguentemente l'allegato della direttiva 76/769/CEE (1), modificata da ultimo dalla direttiva 85/610/CEE (2);
considerando che la presente direttiva non incide sullo stato attuale del diritto comunitario concernente l'eventuale adozione da parte degli Stati membri di restrizioni più severe per l'uso delle sostanze e dei preparati in questione sul luogo di lavoro,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1
L'allegato I della direttiva 76/769/CEE è modificato come segue:
1)
Nel punto 1 della colonna di sinistra il valore 0,01 % che figura al terzo trattino è sostituito dal valore 0,005 %.
2)
Il testo del punto 3 è sostituito dal testo seguente:
«3.
«3.
Sostanze o preparati liquidi considerati pericolosi ai sensi delle definizioni dell'articolo 2, paragrafo 2, e dei criteri che figurano nell'allegato VI, parte II D della direttiva 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e alla etichettatura delle sostanze pericolose (1), modificata da ultimo dalla direttiva 86/431/CEE (2).
Non sono ammessi:
- in oggetti di decorazione destinati a produrre effetti luminosi o di colore ottenuti in fasi differenti, in particolare in lampade d'atmosfera e portacenere;
- in scherzi;
- in giochi per uno o più partecipanti o in qualsiasi oggetto destinato ad essere utilizzato a questo scopo, anche con aspetti decorativi.
(1) GU n. 196 del 16. 8. 1967, pag. 1.
(2) GU n. L 247 dell'1. 9. 1986, pag. 1.»
3)
Al punto 5 (benzene) è aggiunto il testo seguente nella colonna di destra:
«Non è ammesso in concentrazione pari o superiore allo 0,1 % della massa in sostanze e preparati immessi sul mercato.
A titolo di deroga, questa disposizione non è applicabile:
a) ai carburanti contemplati dalla direttiva 85/210/CEE;
b) alle sostanze e ai preparati destinati ad essere adoperati in processi industriali che non permettono l'emissione di benzene in quantità superiori alle prescrizioni delle norme vigenti;
c) ai residui oggetto della direttiva 75/442/CEE (1) e 78/319/CEE (2).
(1) GU n. L 194 del 25. 7. 1975, pag. 39.
(2) GU n. L 84 del 31. 3. 1978, pag. 43.»
4)
Sono aggiunti i punti seguenti:
«13.
«13.
2-naftilammina
Cas N° 91-59-8
e i suoi sali
Non sono ammessi in concentrazione pari o superiore allo 0,1 % della massa in sostanze e preparati immessi sul mercato
«14.
«15.
Benzidina
Cas N° 92-87-5
e i suoi sali
4-nitrobifenile
Cas N° 92-93-3
A titolo di deroga, questa disposizione non è applicabile ai rifiuti contenenti una o più di queste sostanze e che formano oggetto delle direttive 75/442/CEE e 788/319/CEE.
«16.
4-amminobifenile
Cas N° 92-67-1
e suoi sali
Queste sostanze e questi preparati non possono essere venduti al dettaglio al pubblico. Salva l'applicazione di altre disposizioni comunitarie in materia di classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi, sull'imballaggio di tali preparati deve figurare in maniera chiara e indelebile la dicitura seguente:
''Riservato ad utilizzatori professionali''
«17.
Carbonati di piombo:
- carbonato anidroneutro
Pb CO3
Cas N° 598-63-0
- idrocarbonato di piombo
2 Pb CO3 Pb(OH)2
Cas N° 1319-46-6
Non sono ammessi come sostanze e componenti di preparati destinati a essere usati come vernici, fatta eccezione per il restauro e la manutenzione di opere d'arte e di edifici storici e dei loro interni, qualora gli Stati membri desiderino autorizzarlo sul proprio territorio, conformemente alle disposizioni della convenzione dell'OIL n. 13 sull'uso della biacca di piombo nelle vernici.
«18.
Solfati di piombo
Pb SO4 (1 : 1)
Cas N° 7446-14-2
Pbx SO4
Cas N° 15739-80-7
Non sono ammessi come sostanze e componenti di preparati destinati a essere usati come vernici, fatta eccezione per il restauro e la manutenzione di opere d'arte e di edifici storici e dei loro interni, qualora gli Stati membri desiderino autorizzarlo sul proprio territorio, conformemente alle disposizioni della convenzione dell'OIL n. 13 sull'uso della biacca di piombo nelle vernici.
«19.
Composti del mercurio
Non sono ammessi come sostanze e componenti di preparati destinati ad essere utilizzati per:
a) impedire l'incrostazione di microrganismi, piante o animali su:
- carene di imbarcazioni;
- gabbie, galleggianti, reti e qualsiasi altra apparecchiatura o impianto utilizzato in piscicoltura e molluschicoltura;
- qualsiasi apparecchiatura o impianto totalmente o parzialmente immerso;
b) la protezione del legno;
c) l'impregnazione di tessuti spessi per uso industriale e dei filati usati per la loro fabbricazione;
d) il trattamento delle acque per uso industriale, a prescindere dalla loro utilizzazione.
%quot%20.
Componenti dell'arsenico
1. Non sono ammessi come sostanze e componenti di preparati destinati ad essere utilizzati:
a) per impedire l'incrostazione di mocrorganismi, piante o animali su:
- carene di imbarcazioni;
- gabbie, galleggianti, reti e qualsiasi altra apparecchiatura o impianto utilizzato in piscicoltura ed in molluschicoltura;
- qualsiasi apparecchiatura o impianto totalmente o parzialmente sommerso;
b) nella protezione del legno.
Non sono oggetto del presente divieto le soluzioni di sali inorganici del tipo RCA (rame, cromo, arsenico) utilizzati negli impianti industriali per l'impregnazione del legno sotto vuoto o sotto pressione.
Inoltre gli Stati membri possono autorizzare sul proprio territorio l'uso di preparati DFA (dinitrofenolo, fluoruro, arsenico) per il ritrattamento in situ dei pali di legno già installati delle linee aeree. Tali preparati devono essere messi in opera sotto vuoto o sotto pressione da utilizzatori professionali.
2. Non sono ammessi come sostanze e componenti di preparati destinati ad essere utilizzati nel trattamento di acque per uso industriale, a prescindere dalla loro utilizzazione.
«21.
Composti organostannici
1. Non sono ammessi come sostanze e componenti di preparati destinati ad essere usati per impedire l'incrostazione di microrganismi, piante o animali su:
a) carene di imbarcazioni di lunghezza fuori tutto quale definita dalla norma ISO 8666, inferiore a 25 metri;
b) gabbie, galleggianti, reti e qualsiasi altra apparecchiatura o impianto utilizzato in piscicoltura e molluschicoltura;
c) qualsiasi apparecchiatura o impianto totalmente o parzialmente sommerso.
Tali sostanze e composti non possono:
- essere immessi sul mercato se non in imballaggi con capacità pari o superiore a 20 litri;
- essere venduti al dettaglio al pubblico, ma esclusivamente agli utilizzatori professionali.
Salva l'applicazione di altre disposizioni comunitarie in materia di classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi, sull'imballaggio di tali preparati deve figurare in maniera leggibile e indelebile le diciture seguenti:
''Non utilizzare su battelli di lunghezza inferiore a 25 metri fuori tutto e su qualsiasi apparecchiatura o impianto utilizzati in piscicoltura e molluschicoltura''
''Riservato ad utilizzatori preofessionali''
2. Non sono ammessi come sostanze e componenti di preparati destinati ad essere utilizzati nel trattamento di acque per uso industriale, indipendentemente dalla loro utilizzazione.
«22.
di-ì-ossi-di-n-
butil-stannoidrossiborano
(C8H19BO3Sn,
Cas N° 75113-37-0)
(DBB)
Non è ammessa in cenentrazione pari o superiore a 0,1 % nelle sostanze e composti di preparati immessi sul mercato. A titolo di deroga, questa disposizione non è applicabile alla sostanza (DBB) e ai preparati che la contengono e che sono destinati a essere trasformati esclusivamente in prodotti finiti, ove questa sostanza non figura più in una concentrazione pari o superiore a 0,1 %.»
Articolo 2
1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva al più tardi diciotto mesi dopo l'adozione della presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione al più tardi diciotto mesi dopo l'adozione della presente direttiva il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
Articolo 3
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, addì 21 dicembre 1989.
Per il Consiglio
Il Presidente
E. CRESSON
(1) GU n. C 43 del 16. 2. 1988, pag. 9.
(2) GU n. C 96 del 17. 4. 1989, pag. 190 e (3) GU n. C 175 del 4. 7. 1988, pag. 10 e (4) GU n. 196 del 16. 8. 1967, pag. 1.
(5) GU n. L 247 dell'1. 9. 1986, pag. 1.
(6) GU n. L 42 del 12. 2. 1987, pag. 43.
(1) GU n. L 262 del 27. 9. 1976, pag. 201.
(2) GU n. L 375 del 31. 12. 1985, pag. 1. | acquis |
acquis_C2006/086/86 | Ricorso presentato il 16 dicembre 2005 — A/Commissione
Parti
Ricorrente: A (Port-Vendres, Francia) [Rappresentanti: avv.ti B. Cambier e L. Cambier]
Convenuta: Commissione delle Comunità europee
Conclusioni del ricorrente
- annullare la decisione della convenuta 28 febbraio 2005, che respinge la domanda presentata dal ricorrente il 22 ottobre 2004, basata sull'art. 90, n. 1, dello Statuto del personale delle Comunità europee e diretta alla chiusura del procedimento disciplinare avviato nei suoi confronti con decisione 16 gennaio 2004;
- annullare la decisione della convenuta 26 settembre 2005, che respinge il reclamo proposto dal ricorrente il 20 maggio 2005 sulla base dell'art. 90, n. 2, dello Statuto e diretto alla riforma della citata decisione 28 febbraio 2005;
- dichiarare che la detta domanda del ricorrente del 22 ottobre 2004 è ricevibile e fondata;
- condannare la convenuta a versare al ricorrente ed alla sua famiglia la somma provvisoria di EUR 1581801, che corrisponde alla metà del danno arrecato dalla decisione di iniziare e mantenere il procedimento disciplinare avviato contro il ricorrente, mentre l'altra metà sarà precisata con l'ausilio di un perito;
- condannare la convenuta a versare l'8 % d'interessi sull'insieme delle suddette somme, a partire dal 23 novembre 1999, data di chiusura della prima relazione d'indagine interna svolta dall'Ufficio europeo per la Lotta Antifrode (OLAF), in cui appaiono i primi segni di parzialità nei confronti del ricorrente o, in subordine, dal 16 gennaio 2004, data in cui l'autorità che ha il potere di nomina (APN) ha deciso di avviare un procedimento disciplinare contro il ricorrente;
- designare un perito;
- condannare la Commissione delle Comunità europee alle spese.
Motivi e principali argomenti
A sostegno del suo ricorso, il ricorrente fa valere sei motivi.
Nel primo motivo, egli afferma che il procedimento disciplinare in esame è stato avviato esclusivamente a causa dei procedimenti penali a suo carico, che si sono conclusi con una decisione definitiva di non luogo pronunciata dalla Chambre du Conseil di Bruxelles il 30 giugno 2004. A suo avviso, il procedimento disciplinare doveva avere la stessa sorte.
Nel secondo motivo, il ricorrente fa valere l'autorità di giudicato della citata decisione di non luogo, contro cui la convenuta non ha presentato appello.
In subordine, qualora si ritenesse che l'APN potesse proseguire il procedimento disciplinare fondato su fatti giudicati in via definitiva infondati dalla Chambre du Conseil de Bruxelles, il ricorrente, nel terzo motivo, sostiene che le decisioni controverse collegano ingiustamente la sorte del procedimento a suo carico con il risultato dei procedimenti pendenti a carico della sig.ra Cresson.
Il ricorrente afferma poi, nel quarto e nel quinto motivo, che i fatti che gli sono addebitati sono inesatti e che l'APN ha violato il dovere di sollecitudine prescritto all'art. 24 dello statuto ed il principio del legittimo affidamento, in quanto non ha fatto tutto ciò che era in suo potere per comprendere l'esatto svolgimento dei fatti.
Infine, nell'ultimo motivo, il ricorrente afferma che, in ogni caso, il termine ragionevole entro il quale l'APN avrebbe dovuto pronunciarsi è trascorso da parecchio tempo, in quanto i fatti risalgono agli anni 1995-1996.
Per quanto attiene alla domanda di risarcimento, il ricorrente sostiene che gli errori commessi dalla convenuta sono all'origine della sua depressione nervosa, che l'avrebbe obbligato a porre prematuramente fine alla sua carriera di funzionario. Tale circostanza avrebbe causato un danno materiale e morale a lui stesso ed alla sua famiglia.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31996D0350 | DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 24 maggio 1996 che adatta gli allegati II A e II B della direttiva 75/442/CEE del Consiglio, relativa ai rifiuti (Testo rilevante ai fini del SEE) (96/350/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1975, relativa ai rifiuti (1), nella versione modificata dalla direttiva 91/692/CEE (2), in particolare l'articolo 17,
considerando che tale disposizione autorizza la Commissione ad adattare gli allegati II A e II B della direttiva 75/442/CEE;
considerando che la Commissione è assistita in tale compito dal comitato istituito ai sensi dell'articolo 18 della direttiva 75/442/CEE, composto da rappresentanti degli Stati membri e presieduto dal rappresentante della Commissione;
considerando che le misure previste dalla presente decisione sono conformi al parere reso dal comitato suddetto,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Gli allegati II A e II B della direttiva 75/442/CEE sono sostituiti dagli allegati II A e II B della presente decisione.
Articolo 2
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 24 maggio 1996.
Per la Commissione
Ritt BJERREGAARD
Membro della Commissione
(1) GU n. L 194 del 25. 7. 1975, pag. 47.
(2) GU n. L 377 del 31. 12. 1991, pag. 48.
ALLEGATO II A
OPERAZIONI DI SMALTIMENTO
NB: Il presente allegato intende elencare le operazioni di smaltimento come avvengono nella pratica. Ai sensi dell'articolo 4, i rifiuti devono essere smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio all'ambiente:
D 1 Deposito sul o nel suolo (ad es. discarica)
D 2 Trattamento in ambiente terrestre (ad es. biodegradazione di rifiuti liquidi o fanghi nei suoli)
D 3 Iniezioni in profondità (ad es. iniezione dei rifiuti pompabili in pozzi, in cupole saline o faglie geologiche naturali)
D 4 Lagunaggio (ad es. scarico di rifiuti liquidi o di fanghi in pozzi, stagni o lagune, ecc.)
D 5 Messa in discarica specialmente allestita (ad es. sistematizzazione in alveoli stagni separati, ricoperti o isolati gli uni dagli altri e dall'ambiente)
D 6 Scarico dei rifiuti solidi nell'ambiente idrico eccetto l'immersione
D 7 Immersione, compreso il seppellimento nel sottosuolo marino
D 8 Trattamento biologico non specificato altrove nel presente allegato, che dia origine a composti o a miscugli che vengono eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D 1 a D 12
D 9 Trattamento fisico-chimico non specificato altrove nel presente allegato che dia origine a composti o a miscugli eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D 1 a D 12 (ad es. evaporazione, essiccazione, calcinazione, ecc.)
D 10 Incenerimento a terra
D 11 Incenerimento in mare
D 12 Deposito permanente (ad es. sistemazione di contenitori in una miniera, ecc.)
D 13 Raggruppamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D 1 a D 12
D 14 Ricondizionamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D 1 a D 13
D 15 Deposito preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D 1 a D 14 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti)
ALLEGATO II B
OPERAZIONI DI RECUPERO
NB: Il presente allegato intende elencare le operazioni di recupero come avvengono nella pratica. Ai sensi dell'articolo 4, i rifiuti devono essere recuperati senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio all'ambiente.
R 1 Utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia
R 2 Rigenerazione/recupero di solventi
R 3 Riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi (comprese le operazioni di compostaggio e altre trasformazioni biologiche)
R 4 Riciclo/recupero dei metalli o dei composti metallici
R 5 Riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche
R 6 Rigenerazione degli acidi o delle basi
R 7 Recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti
R 8 Recupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori
R 9 Rigenerazione o altri reimpieghi degli oli
R 10 Spandimento sul suolo a beneficio dell'agricoltura o dell'ecologia
R 11 Utilizzazione di rifiuti ottenuti da una delle operazioni indicate da R 1 a R 10
R 12 Scambio di rifiuti per sottoporli ad una delle operazioni indicate da R 1 a R 11
R 13 Messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R 1 a R 12 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti). | acquis |
acquis_C2006/262/02 | Notifica preventiva di una concentrazione
(Caso n. COMP/M.4455 — Schmolz + Bickenbach/Swiss Steel)
Caso ammissibile alla procedura semplificata
(2006/C 262/02)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
1. In data 23.10.2006 è pervenuta alla Commissione la notifica di un progetto di concentrazione in conformità all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 139/2004 del Consiglio [1]. Con tale operazione l'impresa tedesca Schmolz + Bickenbach KG (%quot%S+B%quot%) acquisisce ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera b), del regolamento del Consiglio, il controllo dell'insieme dell'impresa svizzera Swiss Steel AG (%quot%Swiss Steel%quot%, ora ridenominata Schmolz+Bickenbach AG) mediante acquisto di quote.
2. Le attività svolte dalle imprese interessate sono le seguenti:
- per S+B: produzione e distribuzione di prodotti siderurgici speciali;
- per Swiss Steel: produzione e distribuzione di prodotti di acciaio al carbonio e di prodotti siderurgici speciali.
3. A seguito di un esame preliminare, la Commissione ritiene che la concentrazione notificata possa rientrare nel campo d'applicazione del regolamento (CE) n. 139/2004. Tuttavia si riserva la decisione finale al riguardo. Si rileva che, ai sensi della comunicazione della Commissione concernente una procedura semplificata per l'esame di determinate concentrazioni a norma del regolamento (CE) n. 139/2004 [2] del Consiglio, il presente caso potrebbe soddisfare le condizioni per l'applicazione della procedura di cui alla comunicazione stessa.
4. La Commissione invita i terzi interessati a presentare le loro eventuali osservazioni relative all'operazione proposta.
Le osservazioni debbono pervenire alla Commissione non oltre dieci giorni dalla pubblicazione della presente comunicazione. Le osservazioni possono essere trasmesse alla Commissione per fax [fax n. (32-2) 296 43 01 o 296 72 44] o per posta, indicando il riferimento COMP/M.4455 — Schmolz + Bickenbach/Swiss Steel, al seguente indirizzo:
Commissione europea
Direzione generale Concorrenza
Protocollo Concentrazioni
J-70
B-1049 Bruxelles
[1] GU L 24 del 29.1.2004, pag. 1.
[2] GU C 56 del 5.3.2005, pag. 32.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32003R1623 | Regolamento (CE) n. 1623/2003 del Consiglio
dell'11 settembre 2003
che estende il dazio antidumping definitivo istituito dal regolamento (CE) n. 408/2002 sulle importazioni di taluni ossidi di zinco originari della Repubblica popolare cinese alle importazioni di taluni ossidi di zinco spediti dal Vietnam, indipendentemente dal fatto che siano dichiarati originari del Vietnam o meno, e alle importazioni di taluni ossidi di zinco originari della Repubblica popolare cinese e mescolati con silice
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(1), in particolare l'articolo 13,
vista la proposta presentata dalla Commissione previa consultazione del comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
1. Misure in vigore
(1) Nel marzo 2002, con il regolamento (CE) n. 408/2002(2) (in appresso %quot%regolamento originario%quot%), il Consiglio ha istituito dazi antidumping tra il 6,9 % e il 28 % sulle importazioni di ossido di zinco di purezza non inferiore al 93 % di ossido di zinco (in appresso %quot%ossidi di zinco%quot%) originario della Repubblica popolare cinese (in appresso %quot%RPC%quot%).
2. Richiesta
(2) Il 18 novembre 2002 la Commissione ha ricevuto, a norma dell'articolo 13, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 384/96 (in appresso %quot%regolamento di base%quot%), una domanda di apertura di un'inchiesta sulla presunta elusione delle misure antidumping istituite sulle importazioni di ossidi di zinco originari della RPC. La richiesta è stata presentata da Eurometaux per conto di produttori che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria di ossidi di zinco.
(3) Nella richiesta si adduceva una modificazione della configurazione degli scambi successiva all'istituzione dei dazi antidumping sulle importazioni di ossidi di zinco originari della RPC. Al forte aumento delle importazioni dello stesso prodotto dal Vietnam, infatti, è corrisposta, nello stesso periodo di tempo, una notevole diminuzione delle importazioni dalla RPC.
(4) La modificazione della configurazione degli scambi sarebbe attribuibile al trasbordo degli ossidi di zinco originari della RPC attraverso il Vietnam. Secondo altre affermazioni, gli ossidi di zinco sarebbero miscelati con altre sostanze, come silice, e per questo non sarebbero assoggettati al relativo codice TARIC. Si è ritenuto, inoltre, che, dal momento che le caratteristiche e le applicazioni di base del prodotto restano immutate, non vi è una motivazione o giustificazione economica sufficiente per queste pratiche a parte l'esistenza del dazio antidumping sugli ossidi di zinco originari della RPC.
(5) Secondo il richiedente, infine, gli effetti riparatori dei dazi antidumping in vigore sugli ossidi di zinco originari della RPC risultavano compromessi in termini quantitativi e di prezzi e si riscontrava un dumping rispetto ai valori normali stabiliti in precedenza.
3. Apertura
(6) Con regolamento (CE) n. 2261/2002(3) (in appresso %quot%il regolamento di apertura%quot%), la Commissione ha aperto un'inchiesta e ha chiesto alle autorità doganali, a norma dell'articolo 13, paragrafo 3, e dell'articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base, di registrare le importazioni di ossidi di zinco spediti dal Vietnam, indipendentemente dal fatto che siano dichiarati originari di questo paese o meno, sotto il codice Taric 2817 00 00 11, e le importazioni di ossidi di zinco originari della RPC miscelati con altre sostanze indicati sotto il codice Taric 2817 00 00 19, a partire dal 20 dicembre 2002.
4. Inchiesta
(7) La Commissione ha avvisato dell'apertura dell'inchiesta le autorità della RPC e del Vietnam. Sono stati inviati questionari ai produttori/esportatori situati nella RPC e in Vietnam e agli importatori comunitari menzionati nella richiesta o noti alla Commissione dall'inchiesta iniziale. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine fissato nel regolamento di apertura.
(8) Cinque produttori/esportatori della RPC hanno presentato risposte ai questionari mentre non è pervenuta alcuna risposta dai produttori/esportatori situati in Vietnam. Anche quattro importatori comunitari hanno inviato risposte al questionario. La Commissione ha svolto visite di verifica presso le sedi delle seguenti società:
Importatori non collegati:
- Norkem Ltd, Knutsford, Regno Unito,
- Norkem BV, Enkhuizen, Paesi Bassi,
- Almiberia SA, San Antonio de Benageber, Spagna,
- Explorer, srl, Sassuolo, Italia.
Produttori/esportatori cinesi:
- Liuzhou Fuxin Chemical Industry Co. Ltd, Liuzhou, Cina,
- Liuzhou Nonferrous Metals Smelting Co. Ltd, Liuzhou, Cina, e il relativo esportatore,
- Liuzhou Nonferrous Metals Smelting Import %amp% Export Co., Ltd, Liuzhou, Cina.
5. Periodo dell'inchiesta
(9) L'inchiesta ha riguardato il periodo compreso tra il 1o ottobre 2001 e il 30 settembre 2002 (in appresso %quot%il periodo dell'inchiesta%quot%). Per accertare la modificazione della configurazione degli scambi, si sono raccolti dati riguardanti il periodo compreso tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta.
B. ESITO DELL'INCHIESTA
1. Considerazioni generali/livello di collaborazione
a) Vietnam
(10) Nessun produttore/esportatore di ossidi di zinco del Vietnam ha collaborato con l'inchiesta. È stato comunicato alle società coinvolte che l'omessa collaborazione avrebbe potuto comportare l'applicazione dell'articolo 18 del regolamento di base. In reazione all'apertura dell'inchiesta, il governo vietnamita, attraverso il ministero del Commercio, ha precisato che nel corso del 2002 non è stata effettuata alcuna esportazione di ossidi di zinco di origine vietnamita verso la Comunità e che le autorità vietnamite non hanno rilasciato alcun certificato di origine vietnamita per questi prodotti.
b) RPC
(11) Secondo Eurostat, i cinque produttori/esportatori cinesi che hanno collaborato all'inchiesta rappresentavano circa il 100 % del volume delle importazioni totali di ossidi di zinco dichiarati sotto il codice NC 2817 00 00 dalla RPC durante il periodo dell'inchiesta.
(12) Bisogna precisare che, durante il periodo dell'inchiesta iniziale, le società che hanno collaborato all'attuale inchiesta rappresentavano unicamente il 22 % delle esportazioni totali verso la Comunità. Ciò significa che la maggior parte delle quantità esportate durante l'inchiesta iniziale sono state esportate da società che non hanno collaborato all'attuale inchiesta. È stato comunicato alle società in questione che l'omessa collaborazione avrebbe potuto comportare l'applicazione dell'articolo 18 del regolamento di base.
(13) Una società cinese, per la quale nell'inchiesta iniziale si era fissato un dazio specifico e che era soggetta ad un controllo periodico da parte della Commissione(4) su base semestrale, ha sostenuto che non reputava necessario riempire il questionario poiché la Commissione aveva già visitato la società nell'ambito del controllo periodico e tutti i dati richiesti nella presente inchiesta erano già disponibili. La società è stata informata che avrebbe dovuto in ogni caso compilare il questionario, in quanto i dati raccolti per altri scopi e per un periodo diverso non erano sufficienti ai fini della presente inchiesta. I dati sulle esportazioni richiesti nella presente inchiesta non erano del tutto coperti dalle relazioni di controllo presentate in precedenza. Dal momento che la società non ha fornito alcuna risposta al questionario, è stata informata che sarebbe stata trattata come società che non ha collaborato e che quindi le risultanze nei suoi confronti sarebbero state elaborate sulla base dei dati disponibili a norma dell'articolo 18 del regolamento di base.
2. Prodotto in esame e prodotto simile
(14) Il prodotto in esame, definito nell'inchiesta iniziale, è l'ossido di zinco (formula chimica ZnO), di purezza non inferiore al 93 % di ossido di zinco, attualmente classificabile al codice NC ex 2817 00 00 (codice TARIC 2817 00 00 12 ).
(15) L'inchiesta ha mostrato che il prodotto in esame, gli ossidi di zinco, sono importati nella Comunità sotto due forme diverse: ossidi di zinco o ossidi di zinco miscelati con silice. L'inchiesta ha inoltre rivelato che la miscelazione degli ossidi di zinco con la silice non altera le caratteristiche fisiche e chimiche di base del prodotto in esame, in quanto gli ossidi di zinco mantengono intatte sia la struttura molecolare che le proprietà chimiche. Inoltre, è stato dimostrato che, nel caso ad esempio dell'industria delle piastrelle in ceramica, che costituisce uno dei principali utilizzatori di ossidi di zinco, il prodotto in esame deve in ogni caso essere miscelato con diverse altre sostanze, tra cui la silice, per poter essere utilizzato nella produzione di piastrelle.
(16) In assenza di collaborazione e vista la mutata configurazione degli scambi, di cui ai considerando 20 e 21, si deve dedurre che gli ossidi di zinco esportati nella Comunità dalla RPC e quelli spediti dal Vietnam presentano le stesse caratteristiche fisiche e chimiche di base e gli stessi usi. Essi devono pertanto essere considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.
(17) Sulla base delle informazioni disponibili, si ritiene che gli ossidi di zinco in forma miscelata con la silice mantengano comunque le loro caratteristiche individuali e debbano quindi essere considerati lo stesso prodotto degli ossidi di zinco non in forma miscelata. Pertanto, l'ossido di zinco miscelato con silice e quello originario della RPC sono considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.
3. Mutata configurazione degli scambi
(18) Come indicato al considerando 4, la modificazione della configurazione degli scambi era attribuibile a due pratiche: al trasbordo attraverso il Vietnam o alla miscelazione degli ossidi di zinco con altre sostanze, come la silice.
a) Ossidi di zinco spediti dal Vietnam
(19) Dal momento che nessuna società vietnamita ha collaborato all'inchiesta, le esportazioni dal Vietnam nella Comunità sono state determinate sulla base dei dati disponibili a norma dell'articolo 18 del regolamento di base. Per determinare i prezzi e le quantità delle esportazioni dal Vietnam nella Comunità, sono stati quindi utilizzati i dati Eurostat a livello NC, che costituivano in una siffatta situazione le migliori informazioni disponibili.
(20) Le importazioni di ossidi di zinco dal Vietnam sono aumentate da 0 tonnellate nel 2000 e nel 2001 a 6523 tonnellate alla fine del periodo dell'inchiesta (settembre 2002). Queste importazioni sono iniziate, effettivamente, nel marzo 2002, quindi in coincidenza con l'istituzione del dazio definitivo. Le importazioni di ossidi di zinco dalla RPC nella Comunità sono diminuite notevolmente, da 47326 tonnellate nel 2000 (il periodo dell'inchiesta iniziale) a 35732 tonnellate nel 2001 e a 16873 tonnellate durante il periodo di inchiesta, il che mostra che il forte calo delle esportazioni dalla RPC è avvenuto dopo l'apertura dell'inchiesta antidumping iniziale.
(21) Dalle statistiche cinesi sul commercio emerge che, prima dell'istituzione delle misure, le esportazioni del prodotto in esame dalla RPC in Vietnam sono state relativamente stabili, di un livello pari a 1643 tonnellate nel 2000 e 2029 tonnellate nel 2001, per poi registrare un forte incremento fino a 12609 tonnellate nel 2002. Nel periodo tra l'istituzione dei dazi nel marzo 2002 e la fine del periodo dell'inchiesta nel settembre 2002, le esportazioni sono state pari a 8482 tonnellate. Come indicato sopra, nello stesso periodo, 6523 tonnellate sono state esportate nella Comunità dal Vietnam. Ciò mostra che le importazioni di ossidi di zinco originari della RPC in Vietnam hanno registrato nel 2002 un forte incremento, crescendo ad un ritmo analogo all'incremento delle esportazioni dal Vietnam verso la Comunità nello stesso periodo.
(22) I dati riportati sopra attestano un netto cambiamento nella configurazione degli scambi, il quale ha coinciso, nel caso di entrambi i paesi esportatori, con l'entrata in vigore, nel marzo 2002, delle misure antidumping nei confronti del prodotto in esame originario della RPC.
b) Ossidi di zinco miscelati con silice
(23) Nella richiesta si sosteneva che gli ossidi di zinco originari della RPC erano miscelati con altre sostanze e importati nella Comunità sotto una voce doganale diversa. La verifica dei dati forniti da un importatore che ha collaborato ha confermato l'importazione di ossidi di zinco miscelati con la silice. Tali importazioni provengono da un produttore/esportatore cinese che non ha collaborato all'inchiesta e sono state dichiarate, sulla base di una informazione tariffaria vincolante (ITV) rilasciata dalle autorità doganali di uno Stato membro, sotto il codice NC 3824 90 99, il quale non è soggetto ad alcun dazio antidumping.
(24) Nel caso di questo importatore, è stato riscontrato che le importazioni di ossidi di zinco miscelati con silice sono iniziate dopo l'istituzione delle misure nel marzo 2002. Tuttavia, considerando che gli importatori che hanno collaborato corrispondono solo al 65 % delle importazioni totali verso la Comunità, non si può escludere che altri importatori che non hanno collaborato abbiano utilizzato la stessa pratica. La richiesta conteneva in effetti sufficienti elementi di prova secondo cui questa pratica è stata seguita da almeno un altro importatore che non ha collaborato all'inchiesta.
(25) Se si considera che le società esportatrici che hanno collaborato all'attuale inchiesta rappresentavano unicamente il 22 % delle esportazioni durante il periodo dell'inchiesta iniziale, ma che rappresentano circa il 100 % nel corso dell'attuale inchiesta e che le esportazioni totali dalla RPC nella Comunità sono scese da 47367 a 16873 tonnellate, è ragionevole concludere che parte della diminuzione sia dovuta alle importazioni di ossidi di zinco miscelati con silice. Vista l'alta percentuale di imprese che non hanno collaborato, si ritiene che quantità significative di ossidi di zinco miscelati con silice siano state esportate dalla Cina verso la Comunità e dichiarate sotto codici NC non assoggettati a dazi.
(26) Sulla base delle migliori prove disponibili in conformità dell'articolo 18 del regolamento di base, è stata riscontrata una modificazione della configurazione degli scambi che è coincisa con l'entrata in vigore, nel marzo 2002, dei dazi antidumping sul prodotto in esame originario della RPC.
4. Insufficiente motivazione o giustificazione economica
(27) Viste la mancata collaborazione e la contemporaneità con l'istituzione dei dazi antidumping sul prodotto in esame originario della RPC, si è concluso che la modificazione della configurazione degli scambi era riconducibile all'istituzione del dazio antidumping anziché ad altre motivazioni o giustificazioni economiche sufficienti ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 1, seconda frase, del regolamento di base.
(28) Questa conclusione è avvalorata dal fatto che, come dichiarato dalle autorità vietnamite, non si sono verificate esportazioni di ossidi di zinco di origine vietnamita nella Comunità. Inoltre, da questo parallelismo nelle tendenze si può desumere che le importazioni dalla RPC verso il Vietnam non fossero destinate al mercato vietnamita ma ad una successiva riesportazione (cfr. considerando 20 e 21).
(29) Per quanto riguarda gli ossidi di zinco miscelati con silice, non sono state fornite motivazioni o giustificazioni economiche sufficienti per spiegare la mutata configurazione degli scambi. Infatti, la silice è generalmente una sostanza presente a buon mercato e in abbondanza nella Comunità per cui, dal punto di vista economico, niente giustifica il trasporto di silice dalla Cina, in quanto ciò fa inutilmente lievitare il costo totale del trasporto. Le importazioni di ossidi di zinco miscelati con silice sono coincise con l'entrata in vigore delle misure. Inoltre, l'esportatore della miscela non ha collaborato e l'importatore non ha addotto alcuna motivazione ragionevole, diversa dall'elusione del pagamento dei dazi antidumping, che giustificasse la realizzazione della miscela nel paese dal quale le merci erano esportate.
(30) Si è pertanto concluso che non si potevano individuare altre giustificazioni ragionevoli, a parte la necessità di eludere i dazi antidumping in vigore sugli ossidi di zinco originari della RPC, per la modificazione osservata nella configurazione degli scambi.
5. Indebolimento degli effetti riparatori del dazio in termini di prezzi e/o di quantitativi dei prodotti simili
(31) Appare chiaro dall'analisi dei flussi commerciali effettuata ai considerando 20 e 21 che la configurazione delle importazioni comunitarie è cambiata dopo l'istituzione delle misure e che questa pronunciata alterazione dei flussi commerciali ha indebolito gli effetti riparatori delle misure stesse per quanto riguarda i quantitativi importati sul mercato comunitario.
(32) Riguardo ai prezzi dei prodotti spediti dal Vietnam, in mancanza di collaborazione da parte degli esportatori, i dati di Eurostat hanno rivelato che i prezzi delle esportazioni dal Vietnam sono risultati persino inferiori ai prezzi delle esportazioni constatati per la RPC nell'inchiesta iniziale. Di conseguenza, i prezzi delle esportazioni vietnamite del prodotto in esame sono inferiori al livello di eliminazione del pregiudizio per i prezzi comunitari determinato nell'inchiesta iniziale.
(33) Riguardo ai prezzi delle importazioni di ossidi di zinco miscelati, si è dovuto fare ricorso, vista la mancanza di collaborazione, alle migliori prove disponibili, ossia ai dati dell'importatore che ha collaborato per il quale era stata osservata questa pratica. Questi dati hanno rivelato che i prezzi delle importazioni forniti dalla società in questione sono inferiori al livello di eliminazione del pregiudizio per i prezzi comunitari determinato nell'inchiesta iniziale.
(34) Si conclude pertanto che le importazioni in questione hanno indebolito gli effetti riparatori del dazio in termini sia quantitativi che di prezzi.
6. Elementi di prova del dumping rispetto ai valori normali precedentemente accertati per i prodotti simili o similari
(35) Al fine di individuare eventuali elementi di prova dell'esistenza del dumping riguardo al prodotto in esame esportato dal Vietnam nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta e alle importazioni di ossidi di zinco miscelati con silice, si è fatto ricorso ai prezzi all'esportazione calcolati sulla base dei dati Eurostat e ai dati forniti dall'importatore che ha collaborato. Per quanto riguarda i prezzi delle importazioni dal Vietnam, è stato calcolato che essi sono di oltre il 15 % inferiori a quelli delle esportazioni cinesi constatati nell'inchiesta iniziale. I prezzi delle esportazioni degli ossidi di zinco miscelati con silice, tenuto conto della quantità di silice nella miscela, risultano di oltre il 22 % inferiori ai prezzi delle esportazioni cinesi di cui nell'inchiesta iniziale.
(36) Va ricordato che l'articolo 13, paragrafo 1, del regolamento di base impone di dimostrare l'esistenza di pratiche di dumping in relazione ai valori normali precedentemente accertati per i prodotti simili o similari, ma non di stabilire un nuovo margine di dumping. In conformità dell'articolo 13, paragrafo 1, del regolamento di base, il valore normale precedentemente stabilito è il valore normale utilizzato nel corso dell'inchiesta iniziale. All'epoca, sono stati scelti come paese ad economia di mercato analogo adeguato per la RPC gli Stati Uniti.
(37) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, si è tenuto debito conto, sotto forma di adeguamenti, delle differenze che incidono sui prezzi e sulla loro comparabilità. Gli adeguamenti sono stati applicati in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base per quanto riguarda il trasporto, l'assicurazione e la movimentazione.
(38) In conformità con l'articolo 2, paragrafi 11 e 12, del regolamento di base, il confronto tra il valore normale medio ponderato determinato dall'inchiesta iniziale e la media ponderata dei prezzi delle esportazioni constatata nel periodo dell'attuale inchiesta, espresso come percentuale del prezzo cif franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, ha rivelato la presenza di dumping sia nel caso delle importazioni degli ossidi di zinco spediti dal Vietnam che delle importazioni di ossidi di zinco miscelati con silice.
C. MISURE
(39) Viste le suddette risultanze sull'elusione ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 1, seconda frase, del regolamento di base e, in conformità dell'articolo 13, paragrafo 1, prima frase, dello stesso regolamento, le misure antidumping applicabili al prodotto in esame originario della RPC dovrebbero essere estese allo stesso prodotto spedito dal Vietnam, a prescindere dal fatto che sia dichiarato o meno originario di questo paese.
(40) Dal momento che è stato riscontrato che in taluni casi gli ossidi di zinco sono miscelati con silice al solo scopo di ottenere una diversa classificazione doganale ed eludere il pagamento dei dazi, è necessario garantire che i dazi sugli ossidi di zinco siano riscossi anche nei casi in cui il prodotto in questione sia importato in forma miscelata. In questi casi, i dazi dovrebbero essere riscossi in modo proporzionale al tenore di ossido di zinco all'interno della miscela.
(41) Il dazio esteso dovrebbe essere quello istituito nei confronti di tutte le altre società indicato nell'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento originario.
(42) In conformità dell'articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base, che prevede l'applicazione dei dazi nei confronti delle importazioni registrate a decorrere dalla data di registrazione, deve essere riscosso il dazio antidumping sulle importazioni di ossidi di zinco spediti dal Vietnam e di ossidi di zinco miscelati con silice originari della RPC assoggettate a registrazione all'ingresso nella Comunità in forza del regolamento di apertura.
(43) L'elusione è avvenuta al di fuori della Comunità. L'articolo 13 del regolamento di base mira a contrastare le pratiche di elusione senza incidere sugli operatori che possono dimostrare di non essere coinvolti in tali pratiche, ma non contiene una disposizione specifica per il trattamento degli esportatori che possono dimostrare di non essere coinvolti in tali pratiche di elusione. Pertanto, appare necessario introdurre la possibilità, per gli esportatori che non hanno esportato il prodotto in questione nel periodo dell'inchiesta e non sono collegati a nessun esportatore o produttore subordinati al dazio antidumping esteso, di chiedere un'esenzione dai dazi istituiti nei confronti di tali importazioni. Gli esportatori interessati che intendono presentare una richiesta di esenzione dal dazio antidumping esteso sono tenuti a compilare un questionario per consentire alla Commissione di decidere se l'esenzione sia giustificata o meno. L'esenzione può essere concessa a seguito di una valutazione della situazione del mercato del prodotto in esame, della capacità di produzione e dell'utilizzazione degli impianti, degli appalti e delle vendite e tenendo conto della probabilità che siano attuate pratiche per le quali vi è una motivazione o giustificazione economica insufficiente e degli elementi di prova del dumping. La Commissione procede, di norma, anche ad una visita di verifica in loco. La richiesta deve essere inviata senza indugio alla Commissione completa di tutte le informazioni utili, compresa l'eventuale modifica delle attività della società connesse alla produzione e alle vendite per l'esportazione. Gli importatori possono comunque beneficiare di un'esenzione dai dazi purché le loro importazioni provengano da esportatori a cui sia stata concessa tale esenzione e in conformità dell'articolo 13, paragrafo 4.
(44) Se ritiene opportuna l'esenzione, la Commissione, previa consultazione del comitato consultivo, propone di modificare il regolamento di conseguenza.
D. PROCEDURA
(45) Le parti interessate sono state informate dei fatti e delle considerazioni principali in base ai quali il Consiglio intendeva estendere il dazio antidumping definitivo in vigore e hanno avuto la possibilità di presentare le loro osservazioni. Non sono pervenute osservazioni tali da modificare le conclusioni suddette,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. Il dazio antidumping definitivo del 28 % istituito con regolamento (CE) n. 408/2002 sulle importazioni di ossido di zinco (formula chimica: ZnO) di purezza non inferiore al 93 % di ossido di zinco, normalmente dichiarato sotto il codice NC ex 2817 00 00 (codici TARIC 2817 00 00 12 e 2817 00 00 18 ), originario della Repubblica popolare cinese, è esteso alle importazioni di ossido di zinco (formula chimica: ZnO) di purezza non inferiore al 93 % di ossido di zinco spedito dal Vietnam, a prescindere dal fatto che sia dichiarato o meno originario di questo paese (codice TARIC 2817 00 00 12 ), e alle importazioni di ossido di zinco miscelato con silice, di purezza non inferiore al 93 % di ossido di zinco. In quest'ultimo caso, il dazio dovrebbe essere riscosso in modo proporzionale al tenore di ossido di zinco di purezza non inferiore al 93 % di ossido di zinco originario della Repubblica popolare cinese presente nella miscela (codice Taric 3824 90 99 87 ).
2. Il dazio esteso a norma del paragrafo 1 del presente articolo è riscosso sulle importazioni registrate in conformità dell'articolo 2 del regolamento (CE) n. 2261/2002 e dell'articolo 13, paragrafo 3, e dell'articolo 14, paragrafo 5, del regolamento (CE) n. 384/96.
3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
Articolo 2
1. Le richieste di esenzione dal dazio esteso a norma dell'articolo 1 devono essere presentate per iscritto in una delle lingue ufficiali della Comunità e firmate da una persona autorizzata a rappresentare il richiedente. La richiesta deve essere inviata al seguente indirizzo: Commissione europea Direzione generale del Commercio
Direzione B
Ufficio: J-79 05/17 B - 1049 Bruxelles Fax (32-2) 295 65 05 Telex: COMEU B 21877
2. La Commissione, previa consultazione del comitato consultivo, può autorizzare, mediante una decisione, l'esenzione delle importazioni provenienti dalle società che non eludono il dazio antidumping istituito con regolamento (CE) n. 408/2002 dal dazio esteso a norma dell'articolo 1 e proporre di modificare il regolamento di conseguenza.
Articolo 3
Si chiede alle autorità doganali di sospendere la registrazione delle importazioni istituita dall'articolo 2 del regolamento (CE) n. 2261/2002.
Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 11 settembre 2003.
Per il Consiglio
Il Presidente
F. Frattini
(1) GU L 56 del 6.3.1996, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1972/2002 (GU L 305 del 7.11.2002, pag. 1).
(2) GU L 62 del 5.3.2002, pag. 7.
(3) GU L 344 del 19.12.2002, pag. 12.
(4) Cfr. il considerando 59 del regolamento originario. | acquis |
acquis_C2006/104/06 | Notifica preventiva di una concentrazione
(Caso n. COMP/M.4184 — Boeing/Carmen)
(2006/C 104/06)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
1. In data 25.4.2006 è pervenuta alla Commissione la notifica di un progetto di concentrazione in conformità all'articolo 4 e a seguito di un rinvio ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5, del regolamento del Consiglio (CE) n. 139/2004 [1]. Con tale operazione l'impresa statunitense The Boeing Company (%quot%Boeing%quot%) acquisisce ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera b), del regolamento del Consiglio il controllo dell'insieme dell'impresa svedese Carmen Systems AB (%quot%Carmen%quot%) mediante acquisto di azioni o quote.
2. Le attività svolte dalle imprese interessate sono le seguenti:
- per Boeing: servizi aerei commerciali, industrie della difesa e spaziali e servizi connessi, inclusi i servizi per la gestione dell'equipaggio, i servizi di pianificazione e programmazione della flotta per le compagnie aeree forniti dalla società affiliata Jeppesen Sanderson, Inc.,
- per Carmen: servizi per la gestione dell'equipaggio, servizi per la pianificazione e programmazione della flotta e i servizi di recupero per compagnie aeree e altre società di trasporto.
3. A seguito di un esame preliminare la Commissione ritiene che la concentrazione notificata possa rientrare nel campo d'applicazione del regolamento (CE) n. 139/2004. Tuttavia si riserva la decisione finale al riguardo.
4. La Commissione invita i terzi interessati a presentare le loro eventuali osservazioni relative all'operazione proposta.
Le osservazioni debbono pervenire alla Commissione non oltre dieci giorni dalla pubblicazione della presente comunicazione. Le osservazioni possono essere trasmesse alla Commissione per fax [fax n. (32-2) 296 43 01 o 296 72 44] o per posta, indicando il riferimento COMP/M.4184 — Boeing/Carmen, al seguente indirizzo:
Commissione europea
Direzione generale della Concorrenza
Protocollo concentrazioni
J-70
B-1049 Bruxelles/Brussel
[1] GU L 24 del 29.1.2004, pag. 1.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32006R0491 | Regolamento (CE) n. 491/2006 della Commissione
del 27 marzo 2006
recante modifica del regolamento (CE) n. 2375/2002 relativo all’apertura e alla gestione di contingenti tariffari per il frumento tenero di qualità diversa dalla qualità alta proveniente dai paesi terzi e recante deroga al regolamento (CEE) n. 1766/92 del Consiglio
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 1784/2003 del Consiglio, del 29 settembre 2003, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dei cereali [1], in particolare l’articolo 12, paragrafo 1,
considerando quanto segue:
(1) Alla luce dell’esperienza acquisita nel corso dell’applicazione del regolamento (CE) n. 2375/2002 della Commissione [2], è opportuno chiarire e semplificare alcune disposizioni in esso contenute. Ai fini di un più efficace controllo delle importazioni effettuate nell’ambito di tale contingente tariffario, occorre assegnare un numero d’ordine ad ogni sottocontingente. È inoltre necessario ricordare che per la presentazione delle domande di titoli di importazione si applicano le disposizioni del regolamento (CE) n. 1291/2000 della Commissione [3], in base alle quali il richiedente all’atto della presentazione della domanda di titolo è tenuto a costituire una cauzione.
(2) Ai fini della verifica dei quantitativi richiesti da uno stesso operatore, occorre precisare che un operatore può presentare una sola domanda di titolo per numero d’ordine e per periodo settimanale e prevedere una sanzione in caso di inottemperanza a tale obbligo.
(3) Al fine di ammodernare la gestione del sistema, è necessario che le informazioni richieste dalla Commissione siano trasmesse per via elettronica.
(4) Per migliorare il controllo delle importazioni nell’ambito del sottocontingente per i paesi terzi diversi dagli Stati Uniti e dal Canada nella domanda di titolo di importazione e nel titolo di importazione deve essere indicato un solo paese di origine.
(5) Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per i cereali,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Il regolamento (CE) n. 2375/2002 è modificato come segue.
1) Il contingente tariffario globale di importazione è suddiviso in tre sottocontingenti:
%quot%1. Il contingente tariffario globale di importazione è suddiviso in tre sottocontingenti:
a) sottocontingente I (numero d’ordine 09.4123): 572000 tonnellate per gli Stati Uniti;
b) sottocontingente II (numero d’ordine 09.4124): 38000 tonnellate per il Canada;
c) sottocontingente III (numero d’ordine 09.4125): 2371600 tonnellate per gli altri paesi terzi.%quot%
2) È inserito il seguente articolo 4 bis:
%quot%Articolo 4 bis
Un operatore può presentare una sola domanda di titolo per numero d’ordine e per periodo settimanale di cui all’articolo 5, paragrafo 1. Se un operatore presenta più di una domanda, tutte le sue domande sono respinte e le cauzioni costituite all’atto della presentazione delle domande sono incamerate a favore dello Stato membro di cui trattasi.%quot%
3) L’articolo 5 è modificato come segue:
a) il testo del paragrafo 1 è sostituito dal seguente:
%quot%1. Le domande di titoli d’importazione sono presentate alle autorità competenti di uno Stato membro tutti i lunedì entro le ore 13 (ora di Bruxelles). Il richiedente presenta la domanda di titolo all’autorità competente dello Stato membro nel quale è registrato ai fini dell’IVA. Il richiedente costituisce una cauzione in conformità dell’articolo 15, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1291/2000, per l’importo fissato all’articolo 10 del presente regolamento.
In ogni domanda di titolo è indicato un quantitativo che non può essere superiore al quantitativo disponibile per il sottocontingente o per il lotto di cui trattasi.
Nella domanda di titolo d’importazione e nel titolo d’importazione è indicato un solo paese di origine.%quot%
b) nel paragrafo 2 le parole %quot%mediante fax%quot% sono sostituite dalle parole %quot%per via elettronica%quot%;
c) il testo del paragrafo 3 è sostituito dal seguente:
%quot%3. Se il cumulo dei quantitativi concessi dall’inizio della campagna e dei quantitativi di cui al paragrafo 2 è superiore al quantitativo del sottocontingente o del lotto di cui trattasi, la Commissione entro il terzo giorno lavorativo successivo al giorno di presentazione delle domande fissa dei coefficienti di assegnazione da applicare ai quantitativi richiesti.%quot%;
d) il testo del paragrafo 4 è sostituito dal seguente:
%quot%4. Previa eventuale applicazione dei coefficienti di assegnazione fissati in conformità del paragrafo 3, le autorità competenti degli Stati membri rilasciano, il quarto giorno lavorativo successivo al giorno di presentazione della domanda, i titoli d’importazione corrispondenti alle domande notificate alla Commissione in conformità del paragrafo 2.
Il giorno del rilascio dei titoli d’importazione, entro le ore 18 (ora di Bruxelles), le autorità competenti degli Stati membri notificano per via elettronica alla Commissione, utilizzando il modello riportato nell’allegato, il quantitativo totale risultante dalla somma dei quantitativi per i quali sono stati rilasciati titoli d’importazione lo stesso giorno.%quot%
4) L’allegato è sostituito dal testo che figura nell’allegato del presente regolamento.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 27 marzo 2006.
Per la Commissione
Mariann Fischer Boel
Membro della Commissione
[1] GU L 270 del 21.10.2003, pag. 78. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 1154/2005 della Commissione (GU L 187 del 19.7.2005, pag. 11).
[2] GU L 358 del 31.12.2002, pag. 88. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 777/2004 (GU L 123 del 27.4.2004, pag. 50).
[3] GU L 152 del 24.6.2000, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 410/2006 (GU L 71 del 10.3.2006, pag. 7).
--------------------------------------------------
ALLEGATO
%quot%ALLEGATO
Modello per le notifiche di cui all’articolo 5, paragrafi 2 e 4
Contingente all’importazione di frumento tenero aperto dal regolamento (CE) n. 2375/2002
Settimana dal
al
Sottocontingente | Numero d’ordine | Numero dell’operatore | Quantitativo richiesto (t) | Paese d’origine | Quantitativo consegnato (t) [1] |
| | | | | |
| | | | | |
| | | | | |
| | | | | |
| | | | | |
| | | | | |
| | | | | |
Totale dei quantitativi richiesti (t): |
Totale dei quantitativi consegnati (t) [1]: |
[1] Da compilare solo per la notifica di cui all’articolo 5, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 2375/2002.%quot%
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31996D0393 | DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 13 giugno 1996 che modifica la decisione 85/377/CEE, che istituisce una tipologia comunitaria delle aziende agricole (Testo rilevante ai fini del SEE) (96/393/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento 79/65/CEE del Consiglio, del 15 giugno 1965, relativo all'istituzione di una rete di informazione contabile agricola sui redditi e sull'economia delle aziende agricole nella Comunità economica europea (1), modificato da ultimo dalla decisione del Consiglio dell'Unione europea (2) n. 95/1/CE, Euratom, CECA del 1° gennaio 1995, in particolare l'articolo 4, paragrafo 4 e l'articolo 11,
considerando che la tipologia comunitaria delle aziende agricole, istituita con decisione 85/377/CEE della Commissione (3), ed in particolare i redditi lordi standard (RLS), costituiscono la base per classificare le aziende agricole secondo la dimensione economica e l'orientamento tecnico-economico (OTE), sia nell'ambito delle indagini sulla struttura delle aziende agricole che nel quadro della rete di informazione contabile agricola (RICA), e che la tipologia comunitaria costituisce la base anche per calcolare le unità di dimensione europea (UDE) e i limiti che servono a delimitare il campo d'osservazione e a stabilire i criteri di selezione delle aziende contabili adottati o da adottare nel quadro della RICA;
considerando che i risultati delle indagini sulla struttura delle aziende agricole, classificati in base all'UDE e all'OTE, servono come informazioni di base per la politica delle strutture agricole della politica agricola comune, nonché per definire il campo di osservazione della RICA, che serve come base per la selezione e la ponderazione del campione delle aziende agricole della RICA, e che occorre assicurare la rappresentatività della selezione delle aziende contabili per questo campo di osservazione in funzione degli obiettivi delle analisi previste;
considerando che il regolamento (CEE) n. 571/88 del Consiglio (4), modificato da ultimo dalla decisione 96/170/CE della Commissione (5), prevede una serie di indagini sulla struttura delle aziende agricole nel periodo dal 1988 al 1997 e fissa l'elenco delle caratteristiche oggetto d'indagine;
considerando che l'articolo 11 della decisione della Commissione n. 85/377/CEE prevede che la Commissione esamini almeno ogni dieci anni, in collaborazione con gli Stati membri, l'esperienza acquisita durante l'applicazione di tale decisione e le eventuali nuove esigenze comunitarie in merito e che, a seguito di tale esame e ove necessario, le disposizioni di tale decisione possono essere modificate;
considerando che, rispetto all'elenco delle caratteristiche rilevate nel quadro delle indagini precedenti, la struttura e il contenuto dell'elenco delle caratteristiche oggetto d'indagine nel periodo dal 1988 al 1997 sono stati modificati, che ulteriori modifiche si sono rese necessarie per tener conto delle recenti misure adottate nel quadro della politica agricola comune; che la tipologia comunitaria delle aziende agricole è ad esse collegata e che è dunque necessario adattare la decisione 85/377/CEE agli elenchi delle caratteristiche oggetto dell'indagine, fissate dal regolamento (CEE) n. 571/88 con riferimento alle indagini relative al periodo 1988-1997;
considerando che le misure previste dalla presente decisione sono conformi al parere del comitato comunitario della rete d'informazione contabile agricola, nonché al parere del comitato permanente di statistica agraria,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'allegato II della decisione 85/377/CEE è modificato in conformità all'allegato I della presente decisione.
Articolo 2
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 13 giugno 1996.
Per la Commissione
Yves-Thibault DE SILGUY
Membro della Commissione
(1) GU n. 109 del 23. 6. 1965, pag. 1859/65.
(2) GU n. L 1 dell'1. 1. 1995, pag. 1.
(3) GU n. L 220 del 17. 8. 1985, pag. 1.
(4) GU n. L 56 del 2. 3. 1988, pag. 1.
(5) GU n. L 47 del 24. 2. 1996, pag. 23.
ALLEGATO I
L'allegato II della decisione 85/377/CEE è modificato come segue:
1. Nella parte A («Schema di classificazione»), all'OTE generale «1. Aziende specializzate nei seminativi», gli OTE principali 11 («Aziende cerealicole specializzate») e 12 («Aziende cerealicole ed altri seminativi specializzate») sono sostituiti dai seguenti OTE principali 13 e 14:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
2. Nella parte B («caratteristiche delle classi»)
- Il paragrafo (a) («La natura delle speculazioni interessate») e la relativa nota in calce sono sostituiti dal testo che segue:
«(a) La natura delle speculazioni interessate
Questi settori produttivi si riferiscono all'elenco delle caratteristiche censite nel quadro delle indagini sulle strutture delle aziende agricole 1995 e 1997 e sono designati con il rispettivo codice che figura nell'allegato I del regolamento (CEE) n. 571/88, da ultimo modificato dalla decisione n. 96/170/CE della Commissione o con un codice che raggruppa diverse delle suddette caratteristiche, come indicato nell'allegato, parte C (1)».
«(1) Le rubriche D12 (piante sarchiate da foraggio), D18 (piante foraggere), D21 (terreni a riposo senza sovvenzioni), E (orti famigliari), F01 (prati permanenti a pascoli, esclusi i pascoli magri), F02 (pascoli magri) e J11 (lattonzoli di peso vivo inferiore a 20 kg) vengono prese in considerazione solo a determinate condizioni (vedi allegato I, punto 5 della presente decisione).»
- Nell'Ote generale «1. Aziende specializzate nei seminativi», gli OTE principali «11. Aziende cerealicole specializzate» e «12. Aziende cerealicole ed altri seminativi specializzate» sono sostituiti dai presenti OTE principali 13 e 14:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
3. Nella parte C, sezione I «Codici comprendenti più caratteristiche censite nel quadro delle indagini sulle strutture 1985 e 1987», la limitazione «1985 e 1987» è modificata in «1995 e 1997».
4. Nella parte C, sezione I, il codice P1 è così modificato:
- le caratteristiche «I/06a (maggesi con possibilità di rotazione)», I/06b (prati permanenti e pascoli per un allevamento estensivo), I/06c (lenticchie, ceci e vecce) sono soppresse
- la caratteristica «D/22 (terreni a riposo soggetti a regime di aiuto, non sfruttati economicamente)» è aggiunta
5. La tabella di equivalenza nella parte C-II è sostituita dalla tabella riportata qui di seguito:
«II. Tavola di equivalenza tra le rubriche delle indagini sulla struttura delle aziende agricole e le rubriche della scheda aziendale della rete d'informazione contabile agricola (RICA)
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt% | acquis |
acquis_31994D0723 | DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 26 ottobre 1994 recante modifica dell'allegato I, capitolo 3 della direttiva 92/118/CEE del Consiglio che stabilisce le condizioni sanitarie e di polizia sanitaria per gli scambi e le importazioni nella Comunità di prodotti non soggetti, per quanto riguarda tali condizioni, alle normative comunitarie specifiche di cui all'allegato A, capitolo I della direttiva 89/662/CEE e, per quanto riguarda i patogeni, alla direttiva 90/425/CEE (Testo rilevante ai fini del SEE) (94/723/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 92/118/CEE del Consiglio, del 17 dicembre 1992, che stabilisce le condizioni sanitarie e di polizia sanitaria per gli scambi e le importazioni nella Comunità di prodotti non soggetti, per quanto riguarda tali condizioni, alle normative comunitarie specifiche di cui all'allegato A, capitolo I della direttiva 89/662/CEE e, per quanto riguarda i patogeni, alla direttiva 90/425/CEE (1), modificata dalla decisione 94/466/CE della Commissione (2), in particolare l'articolo 15, secondo comma,
considerando che, alla luce dell'esperienza acquisita con l'applicazione delle disposizioni previste, è opportuno modificare le condizioni relative agli scambi e alle importazioni di pelli di ungulati non coperti dalle direttive 64/433/CEE e 72/462/CEE; che conseguentemente occorre riformulare l'allegato I, capitolo 3 della direttiva 92/118/CEE;
considerando che le misure previste dalla presente decisione sono conformi al parere del comitato veterinario permanente,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'allegato I, capitolo 3 della direttiva 92/118/CEE è sostituito dall'allegato della presente decisione.
Articolo 2
La presente decisione entra in vigore il 1o dicembre 1994.
Articolo 3
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 26 ottobre 1994.
Per la Commissione
René STEICHEN
Membro della Commissione
(1) GU n. L 62 del 15. 3. 1993, pag. 49.
(2) GU n. L 190 del 26. 7. 1994, pag. 26.
ALLEGATO
« CAPITOLO 3
Pelli di ungulati (1)() non coperti dalle direttive 64/433/CEE e 72/462/CEE e non soggette a taluni processi di conciatura
I. A. Le disposizioni del presente capitolo non si applicano:
- alle pelli di ungulati coperti dalle direttive 64/433/CEE e 72/462/CEE,
- alle pelli soggette a un processo completo di conciatura,
- alle pelli allo stato %quot%wet blues%quot%,
- alle pelli allo stato %quot%pickled pelts%quot%,
- alle pelli allo stato %quot%pelli calcinate%quot% (trattate mediante calce a pH 12-13 per almeno 8 ore).
B. Nel campo d'applicazione definito al punto A, le disposizioni del presente capitolo si applicano alle pelli fresche, refrigerate o trattate.
Ai sensi della presente decisione, si intendono per pelli trattate le pelli:
- sia essiccate,
- sia salate secche o verdi per almeno 14 giorni prima di essere spedite,
- sia sottoposte a salatura durante 7 giorni mediante salmarino con aggiunta del 2 % di carbonato di sodio,
- sia sottoposte a essicazione per 42 giorni a una temperatura di almeno 20 °C,
- sia preservate mediante un processo diverso dalla conciatura, da fissare secondo la procedura di cui all'articolo 18.
II. Scambi intracomunitari
A. Gli scambi di pelli fresche o refrigerate sono soggetti alle stesse condizioni di polizia sanitaria applicabili alle carni fresche conformemente alla direttiva 72/461/CEE.
B. Gli scambi di pelli trattate sono autorizzati, purché ciascuna partita sia accompagnata da un documento commerciale previsto all'articolo 4, paragrafo 2, lettera a), ultimo trattino, nel quale si attesti che:
- le pelli sono trattate conformemente al punto I.B e
- la partita non è stata in contatto con un altro prodotto di origine animale o con animali vivi che presentano un rischio di diffusione di malattie trasmissibili gravi.
III. Importazioni
A. Le importazioni di pelli fresche o refrigerate sono autorizzate soltanto in provenienza da paesi terzi o da una parte di essi dalla quale sono autorizzate, in applicazione della normativa comunitaria, le importazioni di tutte le categorie di carni fresche delle specie corrispondenti.
B. Le importazioni di pelli fresche o refrigerate devono soddisfare le condizioni di polizia sanitaria da fissare secondo la procedura di cui all'articolo 18 ed essere accompagnate dal certificato di polizia sanitaria di cui all'articolo 10, paragrafo 2, lettera c).
C. Le importazioni dai paesi terzi elencate nella parte 1 dell'allegato della decisione 79/542/CEE (2)() di pelli trattate sono autorizzate, purché ciascuna partita sia accompagnata da un certificato il cui modello sarà determinato dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 18, attestante quanto segue:
a) - se le pelli provengono da animali originari di una regione di un paese terzo o di un paese terzo non soggetto, conformemente alla normativa comunitaria, a misure restrittive a seguito della comparsa di una malattia trasmissibile grave cui gli animali della specie in questione sono sensibili, le pelli sono state trattate conformemente al punto I.B ovvero
- se le pelli provengono da altre regioni di un paese terzo o da un paese terzo, le pelli sono state trattate conformemente al punto I.B, terzo e quarto trattino
e
b) la partita non è stata in contatto con un altro prodotto di origine animale o con animali vivi che presentano un rischio di diffusione di malattie trasmissibili gravi.
D. Tuttavia, per le importazioni dai paesi terzi di pelli di ruminanti trattate conformemente al punto I.B che sono state isolate per 21 giorni o hanno subito un trasporto di 21 giorni senza interruzione, il certificato di cui al punto C è sostituito da una dichiarazione attestante il rispetto dei suddetti requisiti e il cui modello sarà fissato dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 18. »
(1)() Per pelle di ungulati si intende il tegumento dermico degli ungulati.
(2)() GU n. L 146 del 14. 6. 1979, pag. 15. Decisione modificata da ultimo dalla decisione 94/59/CE della Commissione (GU n. L 27 dell'1. 2. 1994, pag. 53). | acquis |
acquis_32002D0233 | Decisione della Commissione
del 20 marzo 2002
che modifica e corregge la decisione 2002/79/CE che subordina a particolari condizioni le importazioni di arachidi e di taluni prodotti derivati, originari o provenienti dalla Cina e la decisione 2002/80/CE che impone speciali condizioni all'importazione di fichi, nocciole e pistacchi e di taluni prodotti da essi derivati originari o provenienti dalla Turchia
[notificata con il numero C(2002) 1187]
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2002/233/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 93/43/CEE del Consiglio, del 14 giugno 1993, sull'igiene dei prodotti alimentari(1), in particolare l'articolo 10, paragrafo 1,
consultati gli Stati membri,
considerando quanto segue:
(1) La decisione 2002/79/CE della Commissione(2) subordina a particolari condizioni le importazioni di arachidi e di taluni prodotti derivati, originari o provenienti dalla Cina. La decisione 2002/80/CE della Commissione(3) impone speciali condizioni all'importazione di fichi, nocciole e pistacchi e di taluni prodotti da essi derivati originari o provenienti dalla Turchia.
(2) Al fine di ridurre al minimo gli effetti negativi sugli scambi, occorre prevedere disposizioni per le partite che abbiano lasciato la Cina e la Turchia in data anteriore all'11 marzo 2002, purché l'operatore dimostri, mediante prelievo di campioni ed analisi, eseguiti a norma della direttiva 98/53/CE della Commissione, del 16 luglio 1998, che fissa metodi per il prelievo di campioni e metodi d'analisi per il controllo ufficiale dei tenori massimi di taluni contaminanti nei prodotti alimentari(4), la conformità di tali partite alle norme di diritto comunitario relative ai livelli di aflatossina B1 e di aflatossina totale.
(3) Occorre aggiungere, per quanto concerne Belgio, Spagna, Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Finlandia, Austria e Svezia una serie di punti di entrata attraverso i quali è possibile importare nella Comunità europea i prodotti di cui alle decisioni 2002/79/CE e 2002/80/CE. Per motivi di chiarezza, è opportuno sostituire l'allegato II delle decisioni 2002/79/CE e 2002/80/CE.
(4) È quindi necessario modificare in tal senso le decisioni 2002/79/CE e 2002/80/CE.
(5) Nel contempo è opportuno procedere alla correzione di alcuni errori linguistici nelle versioni tedesca e olandese della decisione 2002/79/CE e nelle versioni tedesca, francese e olandese della decisione 2002/80/CE,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
La decisione 2002/79/CE è modificata come segue:
1) è inserito il seguente articolo 1 bis: %quot%Articolo 1 bis
In deroga all'articolo 1, paragrafo 1, gli Stati membri autorizzano l'importazione di partite non corredate dei risultati del campionamento e delle analisi ufficiali o del certificato sanitario, che abbiano lasciato la Cina anteriormente all'11 marzo 2002, purché l'operatore dimostri mediante prelievo di campioni ed analisi, eseguiti a norma della direttiva 98/53/CE della Commissione(5), la conformità di tali partite alle disposizioni del regolamento (CE) n. 194/97 della Commissione per quanto concerne i tenori massimi ammissibili di aflatossina B1 e di aflatossina totale.%quot%;
2) l'allegato II è sostituito dal testo che figura nell'allegato I della presente decisione.
Articolo 2
La decisione 2002/79/CE è corretta come segue:
1) all'articolo 1, paragrafo 5, prima frase:
Riguarda solo la versione tedesca;
2) all'articolo 2, seconda frase:
Riguarda solo la versione olandese.
Articolo 3
La decisione 2002/80/CE è modificata come segue:
1) è inserito il seguente articolo 1 bis: %quot%Articolo 1 bis
In deroga all'articolo 1, paragrafo 1, gli Stati membri autorizzano l'importazione di partite non corredate dei risultati del campionamento e delle analisi ufficiali o del certificato sanitario, che abbiano lasciato la Turchia anteriormente all'11 marzo 2002, purché l'operatore dimostri mediante prelievo di campioni ed analisi, eseguiti a norma della direttiva 98/53/CE della Commissione(6), la conformità di tali partite alle disposizioni del regolamento (CE) n. 194/97 della Commissione per quanto concerne i tenori massimi ammissibili di aflatossina B1 e di aflatossina totale.%quot%;
2) l'allegato II è sostituito dal testo che figura nell'allegato II della presente decisione.
Articolo 4
La decisione 2002/80/CE è corretta come segue:
1) il considerando 8 è sostituito dal seguente testo:
Riguarda solo la versione tedesca;
2) all'articolo 1, quarto trattino:
Riguarda solo la versione olandese;
3) l'articolo 1, paragrafo 5, è così formulato:
Riguarda solo le versioni francese e olandese.
Articolo 5
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 20 marzo 2002.
Per la Commissione
David Byrne
Membro della Commissione
(1) GU L 175 del 19.7.1993, pag. 1.
(2) GU L 34 del 5.2.2002, pag. 21.
(3) GU L 34 del 5.2.2002, pag. 26.
(4) GU L 201 del 17.7.1998, pag. 93.
(5) GU L 201 del 17.7.1998, pag. 93.
(6) GU L 201 del 17.7.1998, pag. 93.
ALLEGATO I
%quot%ALLEGATO II
Elenco dei punti di entrata attraverso i quali è possibile l'importazione nella Comunità europea di arachidi e prodotti derivati, originari o provenienti dalla Cina
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%%quot%
ALLEGATO II
%quot%ALLEGATO II
Elenco dei punti di entrata attraverso i quali fichi, nocciole e pistacchi e prodotti da essi derivati originari o provenienti dalla Turchia possono essere importati nella Comunità
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%%quot% | acquis |
acquis_52006XC0322(01) | Documenti COM diversi dalle proposte legislative adottati dalla Commissione
(2006/C 70/04)
Documento | Parte | Data | Titolo |
COM(2005) 133 | | 12.4.2005 | Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio — finanziamento dello sviluppo ed efficacia degli aiuti |
COM(2005) 290 | | 29.6.2005 | Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni Dialogo tra le società civili dell'UE e dei paesi candidati |
COM(2005) 320 | | 14.7.2005 | Comunicazione della Commissione Relazione sull'attuazione del regolamento (CE) n. 866/2004 del Consiglio, del 29 aprile 2004, e sulla situazione derivante dalla sua applicazione |
COM(2005) 532 | | 25.10.2005 | Attuazione del Programma Comunitario di Lisbona Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Il contributo delle politiche fiscali e doganali alla strategia di Lisbona |
COM(2005) 585 | | 23.11.2005 | Comunicazione della Commissione: Terzo pacchetto di misure legislative per la sicurezza marittima nell'Unione europea |
COM(2005) 626 | | 6.12.2005 | Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa ai risultati della consultazione avviata dal Libro verde sugli appalti pubblici della difesa e alle future iniziative della Commissione |
COM(2005) 668 | | 21.12.2005 | Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Relazione di avanzamento della riforma della Commissione oltre il mandato di riforma |
COM(2005) 669 | | 21.12.2005 | Comunicazione della Commissione Piano d'azione sull'immigrazione legale |
COM(2005) 675 | | 21.12.2005 | Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale europeo Seconda relazione sull'applicazione della direttiva 93/7/CEE del Consiglio relativa alla restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro |
COM(2005) 696 | | 23.12.2005 | Libro Verde sui conflitti di giurisdizione e il principio del ne bis in idem nei procedimenti penali |
COM(2005) 699 | | 23.12.2005 | Relazione della Commissione all'autorità di bilancio sulle garanzie che impegnano il bilancio generale situazione al 30 giugno 2005 |
COM(2005) 701 | | 23.12.2005 | Relazione della Commissione relazione del 2004 su PHARE e sugli strumenti di preadesione e di transizione |
COM(2005) 706 | | 22.12.2005 | Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni Lavorare insieme, lavorare meglio: un nuovo quadro per il coordinamento aperto delle politiche di protezione sociale e di integrazione nell'Unione europea |
COM(2005) 710 | | 23.12.2005 | Relazione della Commissione al Consiglio sul futuro Dell'agenzia europea per la ricostruzione |
Questi testi sono disponibili su: EUR-Lex: http://europa.eu.int/eur-lex/lex/
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acquis_C2005/296/09 | Sentenza della Corte
(Prima Sezione)
13 ottobre 2005
nel procedimento C-522/03 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall'Oberlandesgericht München): Scania Finance France SA contro Rockinger Spezialfabrik für Anhängerkupplungen GmbH %amp% Co [1]
Nel procedimento C-522/03, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, a norma del Protocollo del 3 giugno 1971 relativo all'interpretazione da parte della Corte di giustizia della convenzione del 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dall'Oberlandesgericht München (Germania), con ordinanza 31 ottobre 2003, pervenuta in cancelleria il 15 dicembre seguente, nel procedimento fra Scania Finance France SA contro Rockinger Spezialfabrik für Anhängerkupplungen GmbH %amp% Co., la Corte (Prima Sezione), composta dal sig. P. Jann (relatore), presidente di sezione, dai sigg. K. Lenaerts, K. Schiemann, E. Juhász e M. Ilešič, giudici; avvocato generale: sig. L.A. Geelhoed; cancelliere: sig. R. Grass, ha pronunciato, il 13 ottobre 2005, una sentenza il cui dispositivo è del seguente tenore:
[1] GU C 47 del 21.2.2004.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31998R1396 | REGOLAMENTO (CE) N. 1396/98 DELLA COMMISSIONE del 30 giugno 1998 che stabilisce le modalità di applicazione nel settore del pollame del regolamento (CE) n. 779/98 del Consiglio relativo all'importazione nella Comunità di prodotti agricoli originari della Turchia, che abroga il regolamento (CEE) n. 4115/86 e modifica il regolamento (CE) n. 3010/95
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 779/98 del Consiglio, del 7 aprile 1998, relativo all'importazione nella Comunità di prodotti agricoli originari della Turchia, che abroga il regolamento (CEE) n. 4115/86 e modifica il regolamento (CE) n. 3010/95 (1), in particolare l'articolo 1,
visto il regolamento (CEE) n. 2777/75 del Consiglio, del 29 ottobre 1975, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore del pollame (2), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2916/95 della Commissione (3), in particolare l'articolo 15,
considerando che la decisione n. 1/98 del Consiglio di associazione CE-Turchia, del 25 febbraio 1998, sul regime commerciale per i prodotti agricoli (4), ha definito il regime preferenziale applicabile all'importazione nella Comunità di prodotti agricoli originari della Turchia;
considerando che il regolamento (CE) n. 779/98 ha aperto, a decorrere dal 1° gennaio 1998, nuovi contingenti tariffari annui per taluni prodotti del settore del pollame; che l'applicazione dei suddetti contingenti riguarda un periodo indeterminato;
considerando che è opportuno disporre che la gestione del regime sia effettuata attraverso titoli d'importazione; che a tal fine è necessario prevedere, in particolare, le modalità di presentazione delle domande e i dati da indicare sulle domande e sui titoli, in deroga all'articolo 8 del regolamento (CEE) n. 3719/88 della Commissione, del 16 novembre 1988, recante modalità comuni di applicazione del regime dei titoli d'importazione, d'esportazione e di fissazione anticipata relativi ai prodotti agricoli (5), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1044/98 (6); che è inoltre necessario disporre che i titoli siano rilasciati dopo un periodo di riflessione ed eventualmente previa applicazione di una percentuale unica di accettazione;
considerando che per garantire la regolarità delle importazioni è necessario ripartire su un anno i quantitativi previsti nell'allegato I del presente regolamento;
considerando che per una gestione efficace del regime è opportuno fissare a 20 ECU/100 kg la cauzione relativa ai titoli d'importazione nel quadro di tale regime; che, dato il rischio di speculazione connesso alla natura del regime nel settore del pollame, è opportuno stabilire condizioni precise di accesso degli operatori;
considerando che è opportuno richiamare l'attenzione degli operatori sul fatto che i titoli possono essere utilizzati soltanto per i prodotti che siano in regola con tutte le norme veterinarie in vigore nella Comunità;
considerando che le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per le uova e il pollame,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Tutte le importazioni nella Comunità di prodotti dei gruppi di cui all'allegato I del presente regolamento, effettuate nell'ambito del regime previsto dal regolamento (CE) n. 779/98, sono subordinate alla presentazione di un titolo d'importazione.
I quantitativi di prodotti che beneficiano di questo regime e le aliquote del dazio doganale sono indicati nell'allegato I.
Articolo 2
I contingenti di cui all'articolo 1 sono scaglionati nel modo seguente:
- 25 % nel periodo dal 1° gennaio al 31 marzo,
- 25 % nel periodo dal 1° aprile al 30 giugno,
- 25 % nel periodo dal 1° luglio al 30 settembre,
- 25 % nel periodo dal 1° ottobre al 31 dicembre.
Articolo 3
Ai titoli d'importazione di cui all'articolo 1 si applica la disciplina di seguito precisata.
a) Il richiedente di un titolo d'importazione deve essere una persona fisica o giuridica che, alla data della presentazione della domanda, è in grado di dimostrare, con soddisfazione delle autorità competenti degli Stati membri, di aver importato o esportato almeno 50 tonnellate di prodotti di cui al regolamento (CEE) n. 2777/75 durante ciascuno dei due anni civili che precedono l'anno della domanda di titolo. Sono tuttavia esclusi dal beneficio del presente regime i dettaglianti e i ristoratori che vendono i loro prodotti al consumatore finale.
b) La domanda di titolo può recare l'indicazione di uno solo dei gruppi di cui all'allegato I del presente regolamento. Essa può riguardare più prodotti con codici NC differenti. In tal caso tutti i codici NC e la corrispondente designazione sono indicati rispettivamente nelle caselle 16 e 15.
La domanda di titolo deve riguardare non meno di una tonnellata e non più del 10 % del quantitativo disponibile per il gruppo considerato e per il periodo di cui all'articolo 2.
c) La domanda di titolo e il titolo stesso recano, nella casella 8, l'indicazione del paese d'origine; il titolo obbliga ad importare da tale paese.
d) La domanda di titolo e il titolo stesso recano, nella casella 20, una delle seguenti diciture:
- Reglamento (CE) n° 1396/98
- Forordning (EF) nr. 1396/98
- Verordnung (EG) Nr. 1396/98
- Êáíïíéóìüò (ÅÊ) áñéè. 1396/98
- Regulation (EC) No 1396/98
- Règlement (CE) n° 1396/98
- Regolamento (CE) n. 1396/98
- Verordening (EG) nr. 1396/98
- Regulamento (CE) nº 1396/98
- Asetus (EY) N:o 1396/98
- Förordning (EG) nr 1396/98.
e) Il titolo reca, nella casella 24, una delle seguenti diciture:
Riduzione del dazio della TDC a norma del
- Reglamento (CE) n° 1396/98
- Forordning (EF) nr. 1396/98
- Verordnung (EG) Nr. 1396/98
- Êáíïíéóìü (ÅÊ) áñéè. 1396/98
- Regulation (EC) No 1396/98
- Règlement (CE) n° 1396/98
- Regolamento (CE) n. 1396/98
- Verordening (EG) nr. 1396/98
- Regulamento (CE) nº 1396/98
- Asetus (EY) N:o 1396/98
- Förordning (EG) nr 1396/98.
Articolo 4
1. Le domande di titolo possono essere presentate soltanto nei primi dieci giorni di ciascuno dei periodi di cui all'articolo 2.
Tuttavia, per le quantità disponibili per i primi tre periodi del 1998, di cui all'articolo 2, le domande di titolo possono essere presentate soltanto nei primi dieci giorni del mese di luglio 1998.
2. Le domande di titolo devono essere trasmesse all'autorità competente dello Stato membro in cui il richiedente risiede o ha stabilito la propria sede sociale. Le domande di titolo sono ricevibili soltanto se il richiedente dichiara per iscritto che, nel periodo in corso, non ha presentato né presenterà altre domande relative ai prodotti dello stesso gruppo, né nello stesso Stato membro di presentazione della domanda, né in altri Stati membri.
Qualora un unico interessato presenti più domande relative a prodotti dello stesso gruppo, tutte le sue domande sono irricevibili.
3. Le domande di titoli d'importazione per tutti i prodotti di cui all'articolo 1 implicano la costituzione di una cauzione di 20 ECU per 100 kg.
4. Gli Stati membri comunicano alla Commissione, il quinto giorno lavorativo successivo alla scadenza del termine per la presentazione delle domande, le domande presentate per ciascuno dei prodotti del gruppo. Tale comunicazione comprende l'elenco dei richiedenti e l'indicazione dei quantitativi richiesti per il gruppo in causa.
Tutte le comunicazioni, comprese quelle negative, devono essere effettuate a mezzo telefax il giorno lavorativo suindicato, compilando il modulo riportato nell'allegato II se non sono state presentate domande e i moduli riportati negli allegati II e III se sono state presentate domande.
5. La Commissione decide celermente in che misura possa essere dato seguito alle domande di cui all'articolo 3.
Se i quantitativi per i quali sono stati chiesti titoli superano i quantitativi disponibili, la Commissione stabilisce una percentuale unica di accettazione dei quantitativi richiesti.
Se il quantitativo globale oggetto delle domande è inferiore al quantitativo disponibile, la Commissione determina l'entità del quantitativo residuo che va ad aggiungersi al quantitativo disponibile per il periodo successivo.
6. I titoli sono rilasciati quanto prima possibile dopo la decisione della Commissione.
7. I titoli possono essere utilizzati unicamente per i prodotti che sono in regola con tutte le norme veterinarie vigenti nella Comunità.
Articolo 5
A norma dell'articolo 21, paragrafo 2 del regolamento (CEE) n. 3719/88, la validità dei titoli d'importazione è di centocinquanta giorni a decorrere dalla data del rilascio effettivo.
I titoli d'importazione rilasciati ai sensi del presente regolamento non sono trasferibili a terzi.
Articolo 6
Fatte salve le disposizioni del presente regolamento, si applica il regolamento (CEE) n. 3719/88.
Tuttavia, in deroga all'articolo 8, paragrafo 4 del regolamento (CEE) n. 3719/88, il quantitativo importato ai sensi del presente regolamento non può superare quello indicato nelle caselle 17 e 18 del titolo d'importazione. A tal fine, nella casella 19 del titolo è iscritta la cifra «0».
Articolo 7
I prodotti sono immessi in libera pratica su presentazione di un certificato di circolazione EUR.1 rilasciato dal paese esportatore conformemente al protocollo n. 3 allegato alla decisione n. 1/98 del Consiglio di associazione CE-Turchia.
Articolo 8
Il presente regolamento entra in vigore il 1° luglio 1998.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 30 giugno 1998.
Per la Commissione
Franz FISCHLER
Membro della Commissione
(1) GU L 113 del 15. 4. 1998, pag. 1.
(2) GU L 282 dell'1. 11. 1975, pag. 77.
(3) GU L 305 del 19. 12. 1995, pag. 49.
(4) GU L 86 del 20. 3. 1998, pag. 1.
(5) GU L 331 del 2. 12. 1988, pag. 1.
(6) GU L 149 del 20. 5. 1998, pag. 11.
ALLEGATO I
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
ALLEGATO II
APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO (CE) N. 1396/98
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE - DG VI.D.3 Settore pollame Domanda di titoli d'importazione con dazio ridotto - Turchia Data: Periodo:
Stato membro:
Speditore:
Responsabile a cui rivolgersi:
Telefono:
Telefax:
Destinatario: DG VI.D.3
Telefax: (32 2) 296 62 79 o 296 12 27 Numero del gruppo Quantitativo richiesto (in tonnellate)
T1 %gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
ALLEGATO III
APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO (CE) N. 1396/98
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE - DG VI.D.3 Settore pollame Domanda di titoli d'importazione con dazio ridotto - Turchia Data: Periodo:
Stato membro: Numero del gruppo Codice NC Richiedente (nome e indirizzo) Quantitativo (in tonnellate)
Totale per gruppo (in tonnellate) %gt%FINE DI UN GRAFICO%gt% | acquis |
acquis_31996D0281 | DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 3 aprile 1996 relativa all'immissione sul mercato di semi di soia (Glycine max L.) geneticamente modificati aventi una maggiore tolleranza all'erbicida glifosato, in forza della direttiva 90/220/CEE del Consiglio (Testo rilevante ai fini del SEE) (96/281/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 90/220/CEE del Consiglio, del 23 aprile 1990, sull'immissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati (1), modificata dalla direttiva 94/15/CE (2), in particolare l'articolo 13,
considerando che, in conformità degli articoli da 10 a 18 della direttiva 90/220/CEE, esiste una procedura comunitaria secondo la quale l'autorità competente in ciascuno Stato membro può dare il proprio consenso all'immissione sul mercato di prodotti contenenti organismi geneticamente modificati;
considerando che una notificazione riguardante l'immissione sul mercato di un tale prodotto è stata sottoposta all'autorità competente del Regno Unito;
considerando che detta autorità ha successivamente trasmesso il relativo fascicolo alla Commissione esprimendo parere favorevole;
considerando che le autorità competenti di altri Stati membri hanno sollevato obiezioni in merito;
considerando che, pertanto, in forza dell'articolo 13, paragrafo 3 della direttiva 90/220/CEE, la Commissione prende una decisione secondo la procedura di cui all'articolo 21 della stessa direttiva 90/220/CEE;
considerando che il prodotto è stato notificato per l'introduzione sul mercato ai fini della manipolazione nell'ambiente durante l'importazione e prima e durante la conservazione e la trasformazione in frazioni di semi di soia non vitali, e non per la semina;
considerando che, avendo esaminato ciascuna delle obiezioni sollevate alla luce della direttiva 90/220/CEE e le informazioni contenute nella pratica, la Commissione ha raggiunto le seguenti conclusioni:
- non vi è motivo di ritenere che si verificheranno effetti negativi sulla salute dell'uomo e sull'ambiente dovuti all'introduzione nei semi di soia dei geni codificati per la tolleranza al glifosato e al peptide di transito dei cloroplasti;
- non vi sono ragioni di sicurezza che giustifichino la separazione del prodotto dagli altri semi di soia;
- non vi sono ragioni di sicurezza che richiedano l'indicazione, nell'etichettatura, che il prodotto è stato ottenuto con le tecniche di modificazione genetica;
considerando che l'articolo 11, paragrafo 6 e l'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 90/220/CEE prevedono clausole supplementari di salvaguardia qualora si rendano disponibili nuove informazioni sui rischi del prodotto;
considerando che la presente decisione non esclude l'applicazione, nel rispetto della normativa comunitaria, di disposizioni nazionali in materia di sicurezza dell'alimentazione umana od animale, purché non riguardino specificamente la modificazione genetica del prodotto o dei suoi componenti;
considerando che le misure previste dalla presente decisione sono conformi al parere del comitato istituito dall'articolo 21 della direttiva 90/220/CEE,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
1. Salvo il disposto di altre norme comunitarie e nel rispetto dei paragrafi 2 e 3, le autorità competenti del Regno Unito consentono, in forza dell'articolo 13 della direttiva 90/220/CEE, l'immissione sul mercato del seguente prodotto, notificato dalla Monsanto Europa (Rif. C/UK/94/M3/1).
Il prodotto consiste di semi di soia derivati da un ceppo (40-3-2) di soia (Glycine max L cv A 5403) in cui sono state inserite le seguenti sequenze:
- un'unica copia del gene codificante per la tolleranza al glifosato CP4, 5 enolpiruvilshikimato-3-fosfato sintasi (CP4 EPSPS) derivante dal ceppo CP4 di Agrobacterium sp., e la sequenza codificante per il peptide di transito dei cloroplasti (CTP) derivante dalla Petunia hybrida con il promotore P-E35S del virus mosaico del cavolfiore e la sequenza terminale della nopalina sintasi dell'Agrobacterium tumefaciens.
2. Il consenso riguarda la progenie derivante da incroci del prodotto con qualsiasi specie di soia coltivata tradizionalmente.
3. Il consenso riguarda i seguenti usi del prodotto: manipolazione nell'ambiente nel corso dell'importazione, nonché prima e durante l'immagazzinamento e la trasformazione in prodotti non vitali.
Articolo 2
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 3 aprile 1996.
Per la Commissione
Ritt BJERREGAARD
Membro della Commissione
(1) GU n. L 117 dell'8. 5. 1990, pag. 15.
(2) GU n. L 103 del 22. 4. 1994, pag. 20. | acquis |
acquis_52006DC0763 | [pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE |
Bruxelles, 6.12.2006
COM(2006) 763 definitivo
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPA GLOBALE
Gli strumenti europei di difesa del commerciale in un'economia globale in mutamento Libro verde destinato alla consultazione pubblica
EUROPA GLOBALE
Gli strumenti europei di difesa del commerciale in un'economia globale in mutamento Libro verde destinato alla consultazione pubblica (Testo rilevante ai fini del SEE)
Introduzione
L'Unione europea, come la maggior parte delle altre economie importatrici, si avvale di un sistema di strumenti di difesa commerciale. Questi strumenti - misure antidumping, antisovvenzioni e di salvaguardia - permettono all'Unione europea di difendere i propri produttori dalle importazioni effettuate in base a condizioni sleali o sovvenzionate e dalle forti alterazioni dei flussi del mercato nella misura in cui queste si rivelano dannose per l'economia europea. È importante usare questi strumenti in maniera efficace e rigorosa per garantire il rispetto delle norme internazionali del commercio e tutelare gli interessi europei dalle pratiche commerciali sleali.
L'utilizzazione di questi strumenti da parte dell'UE si basa su norme derivate dagli accordi dell'OMC che definiscono strumenti di difesa del commercio e fissano i principi in base ai quali essi operano in quanto componente legittima del sistema multilaterale del libero scambio. Come gli interventi d'urgenza per eliminare la contraffazione e il furto della proprietà intellettuale, la difesa dalle pratiche commerciali sleali rappresenta un elemento cruciale dal punto di vista politico ed economico della difesa del libero scambio. Essa ci consente di difendere gli interessi della competitività e dei lavoratori europei e pertanto rappresenta un aspetto importante nella gestione europea delle conseguenze della mondializzazione.
La motivazione economica delle misure antidumping e antisovvenzioni a difesa del commercio si basa per lo più sul fatto che l'economia internazionale non possiede un meccanismo che permetta di correggere le prassi anticoncorrenziali come le autorità preposte alla regolamentazione della concorrenza che operano nella maggior parte delle economie nazionali. Peraltro pochissime giurisdizioni sono dotate di regole o istituzioni formali per il controllo delle sovvenzioni come quelle dell'Unione europea per quanto riguarda gli aiuti di stato. Le misure di difesa commerciale si sono sviluppate nel diritto internazionale in quanto strumento per correggere gli effetti di distorsione del commercio derivanti da pratiche non concorrenziali a livello internazionale.
Nel corso dell'ultimo decennio l'azione europea per la difesa commerciale ha eliminato gli effetti di distorsione commerciale delle pratiche di dumping in settori importanti quali la siderurgia, le sostanze chimiche e i microprocessori, nei quali era minacciata la vitalità delle aziende e il posto di lavoro di migliaia di lavoratori in Europa.
L'UE andata oltre qualsiasi altro membro dell'OMC nel rafforzare unilateralmente le norme dell'OMC per rendere più rigorose le condizioni di utilizzazione e concentrando l'impatto degli interventi a difesa del commercio nel proprio mercato. L'UE ha elaborato un sistema di strumenti di difesa del commercio che si può ritenere più aperto e più equilibrato di quello di qualsiasi altro membro dell'OMC. L'UE ha inoltre guidato il dibattito sulla riforma delle norme dell'OMC sulla difesa commerciale, parte integrante dei negoziati del Doha Round. Un'applicazione rigorosa di queste norme convenute a livello internazionale da tutti i membri dell'OMC estremamente importante per il funzionamento del sistema internazionale del commercio. Il fermo proposito che tutti aderiscano alle norme convenute in questo settore deve rimanere l'obiettivo guida della nostra strategia per il futuro.
Tuttavia, nel decennio successivo all'accordo antidumping del 1994 e all'ultima grande riforma degli strumenti di difesa commerciale dell'UE, si sono verificati mutamenti di grande portata nell'economia mondiale e nella struttura dell'economia europea. Questi mutamenti sono stati un fattore importante per quanto riguarda le priorità generali della Commissione attuale intese a promuovere la crescita e la competitività e sono descritti, fra l'altro, nel contributo della Commissione al Consiglio europeo di Hampton Court: I valori europei nell'epoca della mondializzazione .
Attualmente molte più imprese europee producono al di fuori dell'UE beni che poi importano nella Comunità, ovvero gestiscono canali di approvvigionamento che si estendono al di là del mercato europeo. Questi mutamenti mettono in discussione il significato tradizionale di ciò che rappresenta la produzione europea e gli interessi economici europei. Dal momento che si tratta precisamente di quello che gli strumenti di difesa commerciale sono destinati a difendere, una rassegna periodica ci può aiutare a garantire che gli strumenti di difesa europei rimangano una risposta efficace alle pratiche commerciali sleali. Questo potrebbe essere un elemento a favore di un forte sostegno politico per il ricorso a questi strumenti necessari in tutta l'UE.
Recentemente la Commissione ha avanzato una nuova agenda politica destinata a rafforzare la capacità di competere in un'economia globale caratterizzata da una crescente frammentazione e complessità del processo di produzione e dei canali di approvvigionamento, nonché dalla crescita di nuovi attori economici di spicco, in particolare in Asia (" Europa globale: Competere nel mondo "). La presente riflessione sugli strumenti di difesa commerciale di cui disponiamo costituisce una parte integrante di questa agenda. Il Libro verde non mette in discussione il valore fondamentale degli strumenti di difesa, ma invita a una riflessione pubblica sulle modalità con cui l'UE dovrebbe farne il miglior uso possibile nell'interesse dell'Europa.
Il Libro verde si basa sull'esperienza della Commissione europea nella gestione del ricorso agli strumenti di difesa del commercio, nonché sui risultati di un recente studio di valutazione. Esso tiene conto inoltre dei contatti informali con gli Stati membri dell'UE e il Parlamento europeo e di una serie di documenti presentata al Commissario Peter Mandelson, responsabile del commercio, dagli esperti del settore degli strumenti di difesa commerciale nel luglio 2006[1].
Nel Libro verde le questioni sono raggruppate in sei tematiche:
1. il ruolo degli strumenti di difesa commerciale in un'economia mondiale in mutamento;
2. la valutazione dei vari interessi dell'UE nelle indagini in materia di difesa commerciale;
3. l'apertura e lo svolgimento di inchieste di difesa commerciale;
4. le modalità, i tempi e la durata delle misure di difesa commerciale;
5. la trasparenza delle inchieste di difesa commerciale;
6. la struttura istituzionale delle inchieste di difesa commerciale.
Per ciascun gruppo di questioni si pongono una serie di interrogativi cui i partecipanti alla consultazione sono invitati a rispondere.
Riquadro 1: Gli strumenti europei di difesa commerciale
Antidumping. Le norme antidumping sono lo strumento di difesa commerciale più utilizzato nell'Unione europea. Le misure antidumping riguardano i beni importati nell'Unione europea ad un valore inferiore al normale valore sul mercato interno – di solito per motivo di una mancanza di concorrenza e/o a causa dell'intervento dello stato nel processo di produzione, il che permette all'esportatore di ridurre artificialmente i costi dell'esportazione. Il dumping danneggia sia i produttori europei, che i produttori dei paesi terzi che concorrono per accedere al mercato europeo. Fra gli esempi tipici delle distorsioni che portano al dumping vi sono: ostacoli tariffari e non tariffari significativi, applicazione insufficiente delle regole di concorrenza, agevolazioni fiscali per le esportazioni, prezzi artificialmente bassi delle materie prime e/o dell'energia. Nel caso in cui un'inchiesta europea dimostri che le importazioni danneggiano i produttori europei, le norme antidumping permettono di adottare misure correttive per rimediare al pregiudizio. Di solito si tratta dell'imposizione di un dazio sull'importazione oggetto di dumping.
Antisovvenzioni. Le misure antisovvenzioni sono analoghe a quelle antidumping., salvo il fatto che esse correggono l'effetto di distorsione per il commercio dovuto ai sussidi concessi ai produttori stranieri e passibili di un'azione legale nell'ambito dell'OMC, nel caso in cui si possa dimostrare che i sussidi in questione danneggiano i produttori europei.
Misure di salvaguardia. Le misure di salvaguardia sono diverse in quanto non si basano sulla determinazione del fatto che il commercio sia leale o meno, ma le fluttuazioni nel volume del commercio talmente rapide e di tale entità che i produttori europei non possono ragionevolmente adattarsi ai nuovi flussi commerciali. In queste circostanze la normativa dell'OMC e dell'UE permette restrizioni a breve termine sulle importazioni per dare un sollievo temporaneo all'industria e consentirle di adattarsi all'incremento improvviso. Questo sollievo temporaneo accompagnato da un obbligo evidente di ristrutturazione.
Tra il gennaio 1996 e il dicembre 2005, l'UE ha imposto 194 misure antidumping definitive. I paesi che sono stati coinvolti più frequentemente nel dumping durante questo periodo sono la Cina (38) e l'India (16). Dal 31 ottobre 2006 l'UE ha in vigore 12 misure antisovvenzione. L'UE ha imposto soltanto 8 misure di salvaguardia definitive: soltanto una di queste ancora in vigore. Nell'UE le misure antidumping e antisovvenzioni contro le pratiche commerciali sleali rappresentano meno dello 0,45% del valore totale delle importazioni.
A titolo comparativo, gli Stati Uniti e l'India hanno imposto rispettivamente 201 e 309 misure definitive fra il 1996 e il 2005. Nello stesso periodo l'UE ha avviato 294 inchieste, gli Stati Uniti ne hanno avviate 352 e l'India 419.
La Commissione europea responsabile delle inchieste antidumping, antisovvenzioni e di salvaguardia, ivi comprese le decisioni sull'apertura delle inchieste a seguito di denunce presentate dall'industria ed anche responsabile della revisione delle misure in vigore. La Commissione europea può imporre anche misure provvisorie e proporre misure definitive al Consiglio. Il Consiglio impone misure definitive antidumping/antisovvenzioni a maggioranza semplice, mentre le misure di salvaguardia comportano il sostegno di una maggioranza qualificata degli Stati membri.
PARTE 1. Qual il ruolo delle misure di difesa commerciale nell'economia mondiale?
La giustificazione economica delle misure antidumping si basa principalmente sul fatto che la concorrenza sui mercati internazionali imperfetta – non esiste un'autorità internazionale in materia di concorrenza che possa controllare e regolamentare il comportamento anticoncorrenziale fra i paesi. Contrariamente a quanto avviene in un mercato interno come quello dell'UE, spesso vi sono poche regole che controllano il comportamento delle imprese sui mercati internazionali.
Le misure antidumping sono l'unico strumento di cui si dispone nel diritto internazionale per rimediare alle conseguenze per l'industria europea delle importazioni provenienti da questi mercati. Analogamente le misure antisovvenzioni contrastano le sovvenzioni sleali dei produttori nei paesi terzi, in mancanza di strumenti internazionali pienamente operativi per limitare questo tipo di interventi. Le misure di salvaguardia riguardano le importazioni che aumentano in misura tale da causare o minacciare di causare gravi pregiudizi all'industria europea.
Attualmente l'UE avvia molte più inchieste antidumping che inchieste antisovvenzioni. Uno dei motivi per cui le aziende esitano a chiedere l'apertura di un'inchiesta antisovvenzioni che esse temono le rappresaglie dei governi interessati. Una delle soluzioni potrebbe essere che la Commissione stessa avviasse più inchieste antisovvenzioni.
La giustificazione economica degli strumenti di difesa commerciale rimane un argomento controverso fra gli economisti. Alcuni giustificano la necessità di strumenti di difesa commerciale a motivo della mancanza di regole di concorrenza convenute a livello internazionale, mentre altri ritengono che le misure di difesa commerciale non siano economicamente giustificate dal punto di vista del benessere generale di un paese. Altri ritengono che sarebbe possibile un uso abusivo delle misure al fine di difendersi dalle importazioni concorrenziali. Altri ancora sostengono che le misure antidumping siano giustificate soltanto se un esportatore in un paese terzo trae vantaggio da una mancanza o da un'applicazione insufficiente di regole nazionali sulla concorrenza.
Domanda n. 1: Qual il ruolo degli strumenti di difesa commerciale nell'economia mondiale moderna? Gli strumenti di difesa commerciale continuano ad essere essenziali per garantire il rispetto delle norme internazionali del commercio e per tutelare gli interessi europei? L'UE dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di migliorarli?
Domanda n. 2: L'UE dovrebbe far maggiormente ricorso agli strumenti di salvaguardia degli strumenti antisovvenzioni contemporaneamente alle azioni antidumping? La Commissione dovrebbe, in circostanze particolari, esser pronta ad avviare un maggior numero di inchieste di sua propria iniziativa purché disponga degli elementi di prova necessari?
Domanda n. 3: Esistono alternative al ricorso agli strumenti di difesa commerciale in mancanza di regole di concorrenza convenute a livello internazionale?
PARTE 2. Valutazione dei vari interessi dell'UE nelle inchieste in materia di difesa commerciale
Le misure di difesa commerciale devono servire gli interessi economici generali dell'UE, ivi compresi quelli dei produttori e dei lavoratori. La normativa comunitaria deve continuare a riferirsi a situazioni in cui i prezzi più bassi delle importazioni non sono determinati esclusivamente da veri e propri vantaggi comparativi per quanto riguarda i costi di produzione e i costi della manodopera nei paesi terzi, ma rispecchiano il fatto che a questi vantaggi si aggiungono condizioni sleali di concorrenza quali sussidi o altre distorsioni di cui sono responsabili gli stati.
I cambiamenti della struttura dell'economia mondiale e dell'economia europea hanno reso più complesso determinare quali siano gli interessi economici dell'Unione europea. La mondializzazione incrementa la divisione internazionale della manodopera dal momento che i costi determinati dal trasporto e dalle comunicazioni si sono notevolmente ridotti. Le aziende europee fanno sempre più ricorso a basi di produzione al di fuori dell'Unione europea, pur mantenendo in Europa una parte notevole della loro attività e della manodopera. Dal punto di vista degli strumenti di difesa commerciale, la sfida consiste nel determinare se la normativa dell'UE prenda sufficientemente in considerazione la realtà dell'esternalizzazione della produzione da parte delle aziende europee, che a loro volta entrano in concorrenza con la produzione basata in Europa, e che potrebbe essere colpita in maniera negativa dalle misure di difesa commerciale.
Tollerare il dumping non nell'interesse economico a lungo termine dell'Unione europea, anche se se ne avvantaggiano alcune aziende europee che hanno esternalizzato la produzione nei paesi terzi. Dobbiamo tuttavia riflettere sul fatto che l'azione per limitare il danno causato dalle pratiche di dumping può ripercuotersi sull'occupazione e sulla vitalità delle aziende europee che operano legittimamente attraverso una produzione esternalizzata. Trovare il giusto equilibrio fra un commercio libero e un commercio equo un aspetto cruciale. Abbiamo bisogno di regole chiare che ci aiutino ad affrontare la situazione.
Questa parte del documento riguarda quattro aspetti chiave relativi al criterio dell'interesse comunitario.
Riquadro 2: Casistica – Misure antidumping sulle calzature in cuoio, agosto 2006
Nell'ottobre 2006 l'Unione europea ha imposto dazi del 16,5% e del 10% su alcune calzature importate nell'Unione europea. Questi dazi erano il risultato di un'inchiesta che ha accertato l'esistenza di pratiche di dumping relative a queste esportazioni provenienti da paesi terzi e il relativo pregiudizio per i produttori europei. L'applicazione delle norme dell'UE e dell'OMC in questo caso estremamente complesso ha causato delle divisioni fra gli operatori economici dell'UE e gli Stati membri dell'Unione. Questo caso illustra due dei principali aspetti affrontati nel presente Libro verde.
Esternalizzazione da parte dei produttori dell'UE. Sebbene diverse aziende comunitarie producano ancora calzature in cuoio nell'Unione europea, un notevole numero di produttori ha esternalizzato la produzione di calzature nei paesi terzi, mantenendo altre parti delle loro attività nell'UE. Le aziende europee che producono calzature in cuoio nei paesi terzi sono soggette ai dazi antidumping. Inoltre, in base alla normativa in vigore per quanto riguarda le inchieste antidumping, soltanto i produttori che hanno mantenuto la loro produzione nel territorio dell'UE sono stati presi in considerazione per determinare se fosse rispettata la quota prescritta dell'industria comunitaria, necessaria per avviare il procedimento. Tuttavia il numero di aziende europee che trasferiscono alcuni elementi della loro produzione in aumento e le aziende in questione rappresentano migliaia di posti di lavoro nell'UE.
Interesse dei consumatori . Il caso delle calzature illustra anche un altro problema nel contesto della determinazione di cosa rappresenti un interesse economico più ampio a livello dell'UE. Nella maggior parte dei casi, in particolare quando non sono interessati prodotti di consumo, l'impatto delle misure antidumping sui prezzi pagati dal consumatore non stato significativo. Tuttavia importante riflettere sulla questione di sapere se e come gli interessi dei consumatori possano essere presi meglio in considerazione nelle inchieste antidumping e sulle misure adottate.
2.1. Il criterio dell'interesse comunitario. L'Unione europea uno dei pochi utilizzatori di strumenti di difesa commerciale ad applicare un criterio dell'interesse pubblico sotto forma di regola dell'interesse comunitario prima di applicare le misure antidumping. La regola dell'interesse comunitario stabilisce che possono essere imposte misure soltanto nel caso in cui la Commissione stabilisca che imporle non sia contrario all'interesse generale dell'economia europea. Questo criterio non preso in considerazione dall'accordo antidumping dell'OMC, ma si rivelato un fattore utile nel ponderare gli interessi nei casi di antidumping.
Tuttavia, alcuni sostengono che il criterio dell'interesse comunitario sia troppo marcatamente ponderato a favore dei produttori europei e che non prenda sufficientemente in considerazione l'impatto delle misure sulle imprese importatrici che hanno spostato parte della loro produzione al di fuori del territorio dell'UE. Alcuni inoltre si preoccupano che gli interessi comunitari non vengano adeguatamente valutati, in particolar modo quando gli strumenti di difesa commerciale sono applicati a prodotti finiti destinati al consumo. Se la principale preoccupazione degli strumenti europei quella di rimediare alle conseguenze di una concorrenza sleale, casi recenti hanno anche sollevato l'opportunità di utilizzare il criterio dell'interesse europeo per valutare l'impatto delle misure sulla coerenza generale della politica dell'Unione. Ad esempio, l'UE potrebbe considerare se in alcuni casi le misure antidumping riducano l'efficacia degli aiuti allo sviluppo europei per un determinato paese.
Domanda n. 4: L'UE dovrebbe rivedere l'attuale equilibrio degli interessi fra i vari operatori economici sulla base del criterio dell'interesse comunitario nell'ambito delle inchieste in materia di difesa commerciale? Assieme agli interessi dei produttori e dei loro dipendenti in Europa, in che modo dovremmo prendere in considerazione gli interessi delle aziende che hanno mantenuto una notevole parte delle loro attività e della manodopera in Europa, anche se hanno spostato fuori dal territorio dell'UE parte della loro attività produttiva? In che modo dovremmo prendere in considerazione gli interessi degli importatori o dei produttori che trasformano le importazioni interessate?
Domanda n. 5: Dobbiamo rivedere il modo in cui gli interessi dei consumatori sono presi in considerazione nelle inchieste in materia di difesa commerciale? La Commissione dovrebbe sollecitare più attivamente la partecipazione delle associazioni dei consumatori? In che modo dovrebbe essere valutato il loro contributo? In che modo si dovrebbe valutare e monitorare l'impatto delle misure di difesa commerciale sui consumatori?
Domanda n. 6: L'UE dovrebbe comprendere considerazioni di portata più ampia nelle valutazioni dell'interesse comunitario nell'ambito delle inchieste in materia di difesa commerciale, quali la coerenza con altre strategie dell'UE? Per quanto riguarda la politica di sviluppo, l'UE dovrebbe distinguere formalmente fra paesi meno sviluppati e paesi in via di sviluppo nell'applicazione delle misure di difesa commerciale?
Domanda n. 7: Quale tipo di analisi economica potrebbe essere utile nel fare queste valutazioni?
2.2. Utilizzazione del criterio dell'interesse comunitario per calibrare le misure di difesa commerciale. Attualmente secondo i risultati ottenuti sulla base del criterio dell'interesse comunitario si può concludere soltanto che le misure debbano essere applicate o meno. In principio, il criterio dell'«applicate o meno» non permette all'analisi basata sull'interesse comunitario di essere utilizzata quale motivazione per l'adattamento o la modifica delle misure. Potrebbe tuttavia essere opportuno introdurre una maggiore flessibilità a questo proposito purché qualsiasi adattamento delle misure rispecchi pienamente i risultati obiettivi del caso. Questa flessibilità sarebbe limitata agli adeguamenti verso il basso dovuti all'applicazione del dazio inferiore, che comporta la definizione del dazio antidumping al margine di pregiudizio o al margine di dumping, a seconda di quale sia il più basso. In teoria si potrebbe anche estendere alla possibilità di esonerare alcuni prodotti dai dazi per motivi connessi all'interesse comunitario.
Domanda n. 8: Sarebbe opportuno prevedere esplicitamente che il livello delle misure proposte possa essere riveduto al ribasso in funzione dei risultati della valutazione dell'interesse comunitario nelle inchieste in materia di difesa commerciale? L'UE dovrebbe prevedere esplicitamente l'esclusione di alcuni tipi di prodotti sulla base di considerazioni relative all'interesse della Comunità? In caso affermativo, quali criteri dovrebbero essere applicati?
2.3. Decidere quando applicare il criterio dell'interesse comunitario. Attualmente, l'applicazione del criterio dell'interesse comunitario prevista soltanto dopo l'apertura di un'inchiesta nel momento di definire le misure. Le regole dell'OMC che vietano di rendere pubbliche le denunce di antidumping prima dell'apertura dell'inchiesta attualmente non permettono di utilizzare il criterio dell'interesse comunitario per valutare la validità di una denuncia in fase iniziale. Alcune parti in causa hanno tuttavia suggerito che l'UE dovrebbe far pressione affinché le regole vengano modificate.
Domanda n. 9: L'UE dovrebbe chiedere che vengano cambiate le regole dell'OMC per permettere al criterio dell'interesse comunitario di essere usato nella fase della denuncia nelle inchieste antidumping e antisovvenzioni? Vi sono altre situazioni in cui l'utilizzazione del criterio dell'interesse comunitario sarebbe opportuna – ad esempio prima dell'apertura dei riesami in previsione della scadenza?
2.4. Valutazione della vitalità economica . La vitalità economica generale dell'industria nell'UE un elemento esaminato nell'ambito del criterio dell'interesse comunitario. Nel caso in cui un settore particolare presenti buone prospettive di vitalità economica, questo elemento costituisce un fattore importante da considerare nella valutazione dell'opportunità di istituire misure di difesa commerciale.
Domanda n. 10: Le valutazioni della vitalità economica sono pertinenti quando si devono prendere decisioni in merito al ricorso agli strumenti di difesa commerciale? In caso affermativo, quali criteri devono essere utilizzati per valutare la vitalità delle industrie europee nelle inchieste in materia di difesa commerciale, ad esempio i livelli di produzione, di occupazione, la quota di mercato?
PARTE 3. Apertura e realizzazione delle inchieste in materia di difesa commerciale
Le parti in causa hanno identificato un certo numero di settori tecnici relativi all'apertura e alla realizzazione di inchieste in materia di difesa commerciale per i quali sarebbe possibile migliorare ulteriormente la proporzionalità, l'efficacia e l'obiettività delle indagini europee in materia di difesa commerciale. Qui di seguito indichiamo otto di questi settori:
3.1. Consultazioni preliminari con i paesi terzi esportatori. Sebbene le regole dell'OMC vietino di entrare in contatto con le aziende che possono essere oggetto di un'inchiesta prima dell'apertura di un dossier, alcune delle parti in causa hanno proposto di mettersi in contatto con i governi dei paesi terzi esportatori prima dell'apertura di un'inchiesta, al fine di evitare contrasti politici e per discutere i prodotti e le pratiche che potrebbero essere oggetto di un'inchiesta.
Domanda n. 11: L'UE dovrebbe prendere in considerazione una consultazione dei paesi terzi esportatori dopo aver ricevuto denunce e prima di aprire un'inchiesta antidumping?
3.2. Utilizzazione dello strumento antisovvenzioni nelle economie in transizione. La prassi attuale non prevede l'apertura di inchieste antisovvenzioni quando sono implicate economie in transizione a causa della natura diffusa delle distorsioni dei costi e dei prezzi in questo tipo di economie. Tuttavia, l'utilizzazione dello strumento antisovvenzioni può essere preso in considerazione nei casi in cui singole aziende nelle economie in transizione beneficiano di un trattamento di economia di mercato.
Domanda n. 12: L'UE dovrebbe prevedere in maniera più specifica il ricorso allo strumento antisovvenzioni nei casi che riguardano aziende in economie in transizione per le quali previsto un trattamento da economia di mercato?
3.3. Condizioni di rappresentatività . L'UE impone un certo numero di condizioni che occorre soddisfare per poter aprire un'inchiesta in materia di difesa commerciale. Le regole dell'OMC dispongono che un'inchiesta venga aperta soltanto quando i produttori che sostengono espressamente la denuncia rappresentano oltre il 25% della produzione totale del prodotto implicato nel mercato interessato.
Secondo le norme attualmente in vigore le aziende che producono e importano il prodotto che si suppone sia oggetto di dumping possono essere escluse dalla verifica della rappresentatività. Conseguentemente si riduce il numero delle aziende necessario per stabilire la rappresentatività in un caso determinato e si escludono le aziende che potrebbero contestare una denuncia. Alcune delle parti in causa ritengono che le cosiddette "condizioni di rappresentatività" siano troppo poco rigorose.
Domanda n. 13: L'UE dovrebbe riesaminare le "condizioni di rappresentatività" per la definizione dell'industria comunitaria nel quadro delle procedure antidumping e antisovvenzioni? È adeguato il livello di sostegno necessario per l'accettazione di una denuncia e la successiva apertura di un'inchiesta? Sarebbe opportuno rivedere la possibilità di escludere le aziende che importano o che sono collegate agli esportatori, dalla valutazione della rappresentatività?
3.4. Regole de minimis per il dumping, le sovvenzioni e il pregiudizio. Conformemente alle regole attualmente in vigore, esistono delle soglie al di là delle quali le inchieste avviate non sono ritenute sufficientemente importanti da meritare un intervento comunitario. La normativa europea antidumping dispone che un'inchiesta venga chiusa se il margine di dumping inferiore al 2%, espresso come percentuale del prezzo di esportazione, la cosiddetta "soglia de minimis ".
Una soglia de minimis si applica anche nella determinazione del pregiudizio causato da beni oggetto di dumping. Non vengono avviati procedimenti nei confronti dei paesi le cui importazioni rappresentano meno dell'1% del mercato europeo. Le attuali soglie de minimis potrebbero essere più o meno elevate, a seconda dell'impatto economico percepito dei margini inferiori di dumping/sovvenzioni e delle soglie di pregiudizio.
Oltre a queste soglie espresse in percentuale, si potrebbe prendere in considerazione la definizione di un secondo "criterio de minimis " subordinando l'apertura di un procedimento al valore delle importazioni in euro.
Domanda n. 14: L'UE dovrebbe modificare le soglie de minimis (in termini percentuali e in termini assoluti) applicate attualmente al dumping e ai pregiudizi nelle inchieste in materia di difesa commerciale?
3.5. Calcolo dei margini di dumping. Una parte importante dell'inchiesta antidumping la determinazione dei costi di produzione e del valore normale di un prodotto nel mercato del paese d'origine. Alcune delle parti in causa ritengono che l'UE non tenga sufficientemente conto della misura in cui scarsi volumi di produzione e di vendita nella fase di avviamento e di lancio di un prodotto possono determinare distorsioni del costo unitario facendolo apparire non realisticamente elevato. Questo a sua volta potrebbe gonfiare i margini di dumping.
Domanda n. 15: La Commissione dovrebbe ridefinire l'approccio sui "costi iniziali" per il calcolo del dumping nelle inchieste antidumping al fine di concedere agli esportatori un "periodo di grazia" più lungo in situazioni di avviamento?
Domanda n. 16: Esistono altre modifiche della metodologia di calcolo dei margini di dumping nelle inchiesta antidumping – ad esempio regole in vigore sulle "normali operazioni commerciali" – che sarebbe opportuno prendere in considerazione?
3.6. Trattamento dei nuovi esportatori. Alcune parti in causa hanno proposto di ridefinire e migliorare le disposizioni sul trattamento dei nuovi esportatori che iniziano ad esportare beni mentre in corso un'inchiesta. I nuovi esportatori sollevano il problema di basare i risultati su un numero molto limitato di transazioni. Inoltre attualmente la Commissione può prendere in considerazione soltanto i nuovi esportatori che iniziano ad operare nel corso dell'inchiesta nell'ambito di un riesame a parte, destinato in modo specifico ai nuovi arrivati.
Domanda n. 17: L'UE dovrebbe migliorare le disposizioni sul trattamento dei nuovi esportatori nelle inchieste antidumping e antisovvenzione? Dovrebbe l'UE prevedere la possibilità di trattare con maggiore tempestività con i nuovi arrivati che iniziano le loro attività durante l'inchiesta relativa al caso principale?
3.7. Piani di ristrutturazione. Alcune parti in causa ritengono che i produttori comunitari dovrebbero essere tenuti a presentare piani di ristrutturazione prima di beneficiare delle misure antidumping. Altri ritengono che nel caso in cui i problemi di un'industria siano la conseguenza diretta di pratiche commerciali sleali, la ristrutturazione sia irrilevante.
Domanda n. 18: La prova che un'industria dell'UE procede a una ristrutturazione in qualche modo pertinente nelle inchieste antidumping e antisovvenzioni?In caso affermativo, in che modo e in quale fase?
3.8. Partecipazione delle PMI. Molte parti in causa ritengono che le PMI abbiano difficoltà nel sollecitare l'apertura e nel partecipare alle inchieste in materia di difesa commerciale a causa della loro complessità e dei costi elevati.
Domanda n. 19: Quali sono gli ostacoli particolari che impediscono alle PMI di partecipare alle inchieste in materia di difesa commerciale e in che modo possono essere affrontati?
PARTE 4. Modalità, calendario e durata delle misure di difesa commerciale
Le parti in causa hanno identificato un certo numero di settori relativi all'attuazione, alle modalità, alla durata e alla scadenza delle misure di difesa commerciale che potrebbero essere oggetto di una revisione. Qui di seguito indichiamo quattro di questi aspetti.
4.1. Calendario delle misure provvisorie. Alcune parti in causa hanno sollevato la questione dell'adozione più rapida di misure antidumping provvisorie. Attualmente queste sono adottate dalla Commissione da due a nove mesi dopo l'apertura di un'inchiesta, nei casi in cui vi siano elementi di prova sufficienti a documentare pratiche di dumping pregiudizievoli.
Domanda n. 20: Tenendo presente che qualsiasi abbreviazione delle scadenze potrebbe incidere negativamente sullo svolgimento e sulla trasparenza dell'inchiesta, l'UE dovrebbe prendere in considerazione l'eventuale anticipo della scadenza entro la quale tenuta, nell'ambito delle inchieste antidumping e antisovvenzioni, a decidere se imporre o meno misure provvisorie? Le scadenze dovrebbero essere più flessibili?
4.2. Modalità, calendario e durata delle misure. Diverse parti in causa hanno dichiarato che l'UE dovrebbe disporre di una gamma di misure più ampia rispetto a quelle relative ai dazi ad valorem , ai dazi fissi, ai prezzi minimi e agli impegni relativi ai prezzi. Questo consentirebbe una maggiore flessibilità nel trattare casi complessi relativi a prodotti di consumo di notevole importanza. Ad esempio, la Commissione dovrebbe, nella misura in cui gli obblighi internazionali della Comunità lo consentono, poter in genere applicare un dazio scaglionato nel tempo o in funzione del volume delle importazioni, in modo da permettere al mercato di adattarsi?
Alcune parti in causa hanno inoltre dichiarato che le misure dovrebbero tener conto dell'impatto sui prodotti che sono stati ordinati molto prima dell'adozione delle misure o che al momento dell'adozione sono in corso di spedizione.
Attualmente le misure sono di solito in vigore per cinque anni – tempo massimo previsto dall'OMC. Si avanzata l'ipotesi di abbreviare la durata delle misure in funzione, ad esempio, del tipo di prodotto, della situazione del mercato o delle caratteristiche particolari di un'industria. La durata delle misure imposte a seguito di riesami in previsione della scadenza potrebbe anche essere più breve.
Domanda n. 21: L'UE dovrebbe far maggior ricorso a misure più flessibili nelle inchieste antidumping e antisovvenzioni?
Domanda n. 22: Le misure dell'UE nelle inchieste antidumping e antisovvenzioni devono essere adattate in modo da prendere meglio in considerazione i prodotti che comportano tempi lunghi per le ordinazioni o le spedizioni? In caso affermativo, quali sarebbero le modalità?
Domanda n. 23: Dovrebbe essere esplicitamente possibile ridurre la durata delle misure definitive istituite nell'ambito delle inchieste antidumping e antisovvenzioni a un periodo inferiore a cinque anni? In caso affermativo, in che tipo di situazioni sarebbe giustificata una durata più breve delle misure?
4.3. Rimborso dei dazi dopo un riesame in previsione della scadenza. Attualmente le misure scadono dopo cinque anni, salvo il caso in cui un riesame venga avviato prima della data prevista per la scadenza. Durante la successiva inchiesta (che può durare fino a 15 mesi oltre il periodo di cinque anni), le misure rimangono in vigore. Qualora, a seguito del riesame in previsione della scadenza, si giunga alla conclusione che le misure non devono essere mantenute, si potrebbe prendere in considerazione il rimborso dei dazi percepiti oltre il "normale" periodo di cinque anni. Alternativamente si potrebbero svolgere e completare i riesami in previsione della scadenza prima che le misure vengano a scadenza e in questo caso il problema del rimborso non sussisterebbe.
Domanda n. 24: I dazi prelevati oltre il periodo di cinque anni nell'ambito delle inchieste antidumping e antisovvenzioni devono essere rimborsati se i riesami stabiliscono che le misure non devono essere mantenute?
Domanda n. 25: I riesami in previsione della scadenza nell'ambito delle inchieste antidumping e antisovvenzioni devono essere programmati in modo da concludersi allo scadere del quinto anno di applicazione delle misure, piuttosto che iniziare in tale data?
4.4. Soglie più elevate per i riesami in previsione della scadenza. Alcune parti in causa ritengono che sia troppo facile rinnovare le misure antidumping. Conformemente alle regole dell'OMC e dell'UE, l'industria deve dimostrare che esiste "la probabilità di reiterazione di dumping pregiudizievole". Una soglia più elevata per l'industria potrebbe essere la dimostrazione che esiste un rischio di pregiudizio "chiaramente prevedibile ed imminente".
Domanda n. 26: L'UE dovrebbe elevare le soglie dei riesami in previsione della scadenza nelle inchieste antidumping e antisovvenzioni? Ad esempio, l'UE dovrebbe prendere in considerazione l'introduzione della norma del "rischio di pregiudizio", in luogo di quella della "probabilità di reiterazione"?
PARTE 5. Trasparenza nelle inchieste in materia di difesa commerciale
Un'effettiva trasparenza vitale per la credibilità degli strumenti di difesa commerciale. Le regole dell'UE rappresentano un giusto equilibrio fra la trasparenza nella gestione delle inchieste e la necessità di rispettare la riservatezza delle informazioni commerciali. La qualità dell'analisi e le proposte risultanti dipendono in maniera considerevole dalla qualità delle informazioni riservate fornite nel corso dell'indagine. Le parti in causa hanno indicato un certo numero di alternative che permetterebbero alla Commissione europea di migliorare la trasparenza delle inchieste in materia di difesa commerciale. Elenchiamo qui di seguito quattro degli aspetti relativi alla trasparenza:
5.1. Consigliere-auditore . Le regole dell'UE attualmente in vigore prevedono la possibilità che le parti interessate chiedano un'audizione. Alcune delle parti in causa hanno sostenuto che un consigliere-auditore sarebbe utile per garantire che le controparti nell'inchiesta esercitino appieno i loro diritti ad essere ascoltate e per garantire il rispetto dei diritti delle parti.
Domanda n. 27: La Commissione intende creare il posto di consigliere-auditore per le inchieste in materia di difesa commerciale – quali saranno con esattezza le sue funzioni?
5.2. Audizioni pubbliche per le decisioni relative ai paesi che chiedono lo status di economia di mercato. Alcuni paesi, come ad esempio la Cina e il Vietnam, non sono ritenuti paesi ad economia di mercato ai fini delle inchieste in materia di difesa commerciale. A questi paesi può essere concesso lo statuto di paesi ad economia di mercato se adempiono ad alcuni criteri tecnici. Data l'importanza, la complessità e la delicatezza dal punto di vista politico delle decisioni di concessione dello statuto di paesi ad economia di mercato (SEM), diverse parti in causa raccomandano di tenere audizioni pubbliche prima che la Commissione conceda lo statuto SEM ad un paese.
Domanda n. 28: La Commissione dovrebbe tenere audizioni pubbliche nell'ambito delle inchieste antidumping per quanto riguarda le decisioni di concedere ad un paese lo status di economia di mercato?
5.3. Parità di condizioni per quanto riguarda le informazioni. Le parti in causa hanno espresso preoccupazioni per quanto riguarda l'incertezza causata dalle voci di eventuali denunce o inchieste. È stata sollevata la questione della possibilità di rendere i lavori del comitato consultivo antidumping più trasparenti.
Domanda n. 29: Sarebbe opportuno che ci fosse una maggiore apertura per quanto riguarda i lavori del comitato antidumping, ad esempio la pubblicazione dell'ordine del giorno e/o dei resoconti delle riunioni?
5.4. Migliore accesso ai dossier non riservati. Se le parti in causa desiderano consultare il dossier non riservato di un'inchiesta antidumping, attualmente devono farlo di persona presso gli uffici della Commissione europea. Sarebbe possibile consentire l'accesso on line a questi documenti. Tuttavia alcune parti in causa potrebbero ritenere non opportuna un'ampia diffusione di informazioni non confidenziali relative alle imprese.
Domanda n. 30: Sarebbe auspicabile che i dossier non riservati nelle inchieste di difesa commerciale fossero accessibili su Internet? Sarebbero più opportune soluzioni intermedie – ad esempio la pubblicazione di un indice dei dossier?
PARTE 6. Processo istituzionale
Sebbene il ricorso agli strumenti di difesa commerciale possa rivestire un aspetto politicamente sensibile, la credibilità degli strumenti in questione dipende dalla misura in cui la loro utilizzazione trasparente, prevedibile e sottoposta ad un controllo rigoroso. Le decisioni che vengono adottate devono essere basate sui risultati delle inchieste. L'attuale struttura istituzionale, messa a punto dai regolamenti di base dell'UE sugli strumenti di difesa commerciale, suddivide la responsabilità fra la Commissione e il Consiglio. Le decisioni sono quindi sottoposte all'esame della Corte europea di giustizia e devono anche essere conformi agli obblighi assunti dall'UE con l'OMC. Questo contesto istituzionale ha sempre funzionato bene, ma alcune delle parti in causa temono che in determinati casi le decisioni siano influenzate da fattori non direttamente collegati agli elementi concreti dell'inchiesta stessa.
Domanda n. 31: Gli attuali dispositivi istituzionali per l'adozione di misure antidumping, antisovvenzioni e di salvaguardia, devono essere mantenuti? È possibile migliorare le modalità con cui vengono prese le decisioni?
Contributo alla consultazione relativa al presente Libro verde
Tutte le parti interessate, ivi compreso il Parlamento europeo e gli Stati membri, sono invitate a presentare le loro osservazioni sulle questioni sollevate nel presente Libro verde. È disponibile on line un questionario strutturato per coloro che intendono esprimersi e la Commissione invita tutti gli attori interessati, ivi comprese le autorità pubbliche dei paesi terzi, a comunicare il loro punto di vista.
La Commissione invita i partecipanti a sollevare questioni relative agli strumenti europei di difesa commerciale che non sono affrontate direttamente nelle domande elencate precedentemente.
Domanda n. 32: Esiste un altro aspetto degli strumenti di difesa commerciale europei che desiderereste fosse affrontato?
I formulari di risposta alla consultazione si trovano al seguente indirizzo web:
http://ec.europa.eu/trade/issues/respectrules/anti_dumping/comu061206_en.htm.
Le risposte al questionario devono pervenire alla Commissione entro il 31 marzo 2007. Le osservazioni ricevute saranno disponibili on line, a meno che venga presentata una richiesta specifica in senso contrario, nel qual caso verrà fornita soltanto un'indicazione relativa alla fonte. Verso la fine del periodo di consultazione i servizi della Commissione hanno intenzione di organizzare un seminario con le parti in causa. A seguito di questo dibattito pubblico, la Commissione comunicherà i risultati della consultazione e prenderà in considerazione l'adozione di ulteriori misure.
[1] http://ec.europa.eu/trade/issues/respectrules/anti_dumping/legis/index_en.htm#txts. | acquis |
acquis_32006R0389 | Regolamento (CE) n. 389/2006 del Consiglio
del 27 febbraio 2006
che istituisce uno strumento di sostegno finanziario per promuovere lo sviluppo economico della comunità turco-cipriota e che modifica il regolamento (CE) n. 2667/2000 relativo all'agenzia europea per la ricostruzione
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 308,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo,
considerando quanto segue:
(1) Il Consiglio europeo ha ribadito a più riprese la sua netta preferenza per l'adesione di una Cipro riunificata. Finora, una soluzione globale non è ancora stata raggiunta.
(2) Il Consiglio del 26 aprile 2004, tenuto conto del fatto che la comunità turco-cipriota ha chiaramente espresso il desiderio di un futuro nell'Unione europea, raccomandava che le risorse stanziate per la parte settentrionale di Cipro in caso di raggiungimento di una soluzione fossero utilizzate per porre fine all'isolamento di tale comunità e facilitare la riunificazione di Cipro incoraggiando lo sviluppo economico della comunità turco-cipriota e ponendo nel contempo un particolare accento sull'integrazione economica dell'isola e sul miglioramento dei contatti tra le due comunità e con l’UE.
(3) In seguito all'adesione di Cipro, l'applicazione dell’acquis è sospesa ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, del protocollo n. 10 dell’atto di adesione del 2003 nelle zone della Repubblica di Cipro sulle quali il governo della Repubblica di Cipro non esercita un controllo effettivo (di seguito %quot%le zone%quot%).
(4) Ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, del protocollo n. 10, nessun elemento di tale protocollo preclude misure volte a promuovere lo sviluppo economico delle zone.
(5) Le misure che saranno finanziate ai sensi del presente regolamento hanno carattere eccezionale e transitorio e sono intese, in particolare, a preparare e facilitare, ove opportuno, la piena attuazione dell'acquis comunitario nelle zone in seguito alla soluzione della questione di Cipro.
(6) Al fine di ripartire il sostegno finanziario nella maniera più efficiente e rapida possibile, è auspicabile disporre che l'assistenza possa essere fornita direttamente ai beneficiari.
(7) Al fine di fornire l'aiuto conformemente ai principi di buona gestione finanziaria, la Commissione dovrebbe poter delegare all'agenzia europea per la ricostruzione l'attuazione dell'aiuto previsto nel quadro del presente regolamento. Pertanto, occorre modificare conformemente il regolamento (CE) n. 2667/2000 del Consiglio [1].
(8) Lo sviluppo e la ristrutturazione delle infrastrutture, in particolare nei settori dell'energia e dei trasporti, dell'ambiente, delle telecomunicazioni e delle risorse idriche dovrebbero fondarsi, ove opportuno, su una pianificazione che comprenda l'intera isola.
(9) Nell'attuazione delle azioni finanziate ai sensi del presente regolamento i diritti delle persone fisiche e giuridiche, inclusi i diritti di possesso e proprietà, dovrebbero essere rispettati.
(10) Le disposizioni del presente regolamento non comportano il riconoscimento implicito, nelle zone, di autorità pubbliche diverse dal governo della Repubblica di Cipro.
(11) In conformità dell'articolo 2 della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione [2], le misure di attuazione del presente regolamento dovrebbero essere adottate applicando la procedura di gestione prevista dall'articolo 4 di detta decisione.
(12) Come indicato precedentemente, l'attuazione del presente regolamento contribuisce alla realizzazione degli obiettivi della Comunità. Tuttavia, per l'adozione del presente regolamento il trattato non prevede poteri diversi da quelli di cui all'articolo 308,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Obiettivo generale e beneficiari
1. La Comunità fornisce assistenza al fine di favorire la riunificazione di Cipro incoraggiando lo sviluppo economico della comunità turco-cipriota, ponendo un particolare accento sull'integrazione economica dell'isola, sul miglioramento dei contatti tra le due comunità e con l’UE, nonché sui preparativi in vista dell'attuazione dell'acquis comunitario.
2. L’assistenza è destinata, tra l'altro, agli enti locali, alle cooperative e ai rappresentanti della società civile, in particolare le organizzazioni delle parti sociali, le organizzazioni di sostegno alle imprese, gli organismi che operano nell'interesse generale nelle zone, le comunità locali o tradizionali, le associazioni, le fondazioni, le organizzazioni senza fini di lucro, le organizzazioni non governative e le persone fisiche e giuridiche.
3. Tale assistenza non comporta il riconoscimento implicito, nelle zone, di autorità pubbliche diverse dal governo della Repubblica di Cipro.
Articolo 2
Obiettivi
L'assistenza è utilizzata per promuovere, tra l'altro:
- lo sviluppo economico e sociale compresa la ristrutturazione, con un particolare accento sullo sviluppo rurale, lo sviluppo delle risorse umane e lo sviluppo regionale,
- lo sviluppo e la ristrutturazione delle infrastrutture, in particolare nei seguenti settori: energia, trasporti, ambiente, telecomunicazioni e risorse idriche,
- le misure di riconciliazione, di rafforzamento del clima di fiducia e di sostegno alla società civile,
- il ravvicinamento della comunità turco-cipriota all’Unione attraverso misure quali la divulgazione di informazioni sull’ordinamento politico e giuridico dell’Unione europea, la promozione dei contatti interpersonali e il conferimento di borse di studio comunitarie,
- la preparazione dei testi giuridici in linea con l'acquis comunitario, affinché questi siano immediatamente applicabili al momento dell'entrata in vigore di una soluzione globale della questione di Cipro,
- la preparazione per l'attuazione dell'acquis comunitario in vista della revoca della sua sospensione, ai sensi dell'articolo 1 del protocollo n. 10 dell'atto di adesione.
Articolo 3
Gestione dell'assistenza
1. La Commissione è responsabile della gestione dell'assistenza.
2. La Commissione viene assistita dal comitato previsto dall'articolo 9, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 3906/89 [3], composto dai rappresentanti degli Stati membri e presieduto da un rappresentante della Commissione.
3. Il comitato formula il suo parere sui progetti di decisione di finanziamento, qualora il relativo importo sia superiore a 5 milioni di EUR. La Commissione può approvare, senza chiedere il parere del comitato, le decisioni di finanziamento riguardanti il sostegno alle attività di cui all'articolo 4, paragrafo 3, del presente regolamento e le modifiche alle decisioni di finanziamento che sono conformi all'obiettivo del programma e che non superano il 15 % della dotazione finanziaria della decisione di finanziamento in questione.
4. Qualora, in conformità con il paragrafo 3, il comitato non sia consultato in merito alle decisioni di finanziamento, la Commissione la informa al più tardi entro una settimana dall'adozione della decisione.
5. Ai fini del presente regolamento, si applica la procedura di gestione di cui all'articolo 4 della decisione 1999/468/CE, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 3, della stessa.
Articolo 4
Tipi di assistenza
1. L'assistenza fornita ai sensi del presente regolamento può essere utilizzata per finanziare, tra l'altro, appalti, sovvenzioni, ivi compresi gli abbuoni d'interessi, i prestiti speciali, le garanzie sui prestiti e le misure di assistenza finanziaria.
2. L'assistenza può essere finanziata in toto a valere sul bilancio, laddove ciò risulti giustificato e necessario per realizzare gli obiettivi del presente regolamento.
3. L'assistenza può anche essere utilizzata per coprire in particolare le spese per il sostegno ad attività quali ad esempio gli studi preliminari e comparati, la formazione, le attività riguardanti la preparazione, la valutazione, la gestione, l'attuazione, il monitoraggio, il controllo e la valutazione dell'assistenza, le attività per l'informazione e la visibilità nonché le spese riguardanti il sostegno al personale, l'affitto dei locali e la fornitura delle attrezzature.
Articolo 5
Attuazione dell'assistenza
1. Le azioni previste ai sensi del presente regolamento sono attuate in conformità delle norme previste dal titolo IV della parte 2 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee [4]. I singoli impegni giuridici riguardanti l'assistenza di cui al presente regolamento sono conclusi entro tre anni dalla data dell’impegno di bilancio.
2. Fatta salva ogni decisione adottata conformemente all'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento (CE) n. 2667/2000, la Commissione può, nei limiti stabiliti dall'articolo 54 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002, decidere di affidare funzioni implicanti l'esercizio di potestà pubbliche e in particolare funzioni di esecuzione, agli organismi di cui all’articolo 54, paragrafo 2, di detto regolamento. I criteri di selezione degli organismi elencati all'articolo 54, paragrafo 2, lettera c), sono i seguenti:
- fama riconosciuta a livello internazionale,
- conformità con i sistemi di gestione e controllo riconosciuti a livello internazionale, e
- vigilanza ad opera di un'autorità pubblica di uno Stato membro o di un’organizzazione/istituzione internazionale.
3. Le azioni previste ai sensi del presente regolamento possono essere attuate mediante gestione concorrente, in base alle norme di cui ai titoli I e II della parte 2 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002.
Articolo 6
Nel regolamento (CE) n. 2667/2000, all'articolo 2 è aggiunto il seguente paragrafo 5:
%quot%5. La Commissione può affidare all'agenzia l'attuazione degli aiuti intesi a sostenere lo sviluppo economico della comunità turco-cipriota nel quadro del regolamento (CE) n. 389/2006 del Consiglio, del 27 febbraio 2006, che istituisce uno strumento di sostegno finanziario per promuovere lo sviluppo economico della comunità turco-cipriota e che modifica il regolamento (CE) n. 2667/2000 relativo all'agenzia europea per la ricostruzione [5].
Articolo 7
Tutela dei diritti delle persone fisiche e giuridiche
1. La Commissione garantisce, nell'attuazione delle azioni finanziate ai sensi del presente regolamento, il rispetto dei diritti delle persone fisiche o giuridiche, inclusi i diritti di possesso e proprietà. In tale contesto la Commissione agisce conformemente alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.
2. Al fine di consentire agli Stati membri di comunicare alla Commissione qualsiasi informazione relativa ad eventuali violazioni dei diritti di proprietà, la Commissione sottopone ogni progetto di decisione di finanziamento che potrebbe incidere sui diritti di proprietà al comitato di cui all'articolo 3, paragrafo 2, due mesi prima dell'adozione della decisione di finanziamento.
Articolo 8
Tutela degli interessi finanziari della Comunità
1. La Commissione garantisce che, in sede di attuazione delle azioni finanziate ai sensi del presente regolamento, siano tutelati gli interessi finanziari della Comunità contro le frodi, la corruzione e qualsiasi altra irregolarità, in conformità del regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio, del 18 dicembre 1995, relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità [6], del regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio, dell' 11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità [7], e del regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 1999, relativo alle indagini svolte dall'Ufficio per la lotta antifrode (OLAF) [8].
2. Per le azioni comunitarie finanziate ai sensi del presente regolamento il concetto di irregolarità di cui all'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 comprende qualsiasi violazione di una disposizione del diritto comunitario o qualsiasi inadempimento di un obbligo contrattuale derivante da un'azione o da un'omissione di un operatore economico che a causa di una spesa indebita abbia o possa avere come conseguenza un pregiudizio al bilancio generale delle Comunità o ai bilanci da queste gestiti.
3. Ogni accordo con i beneficiari prevede espressamente il potere di controllo della Commissione e della Corte dei conti, sui documenti e sul posto, di tutti i contraenti e subcontraenti che hanno beneficiato di fondi comunitari. Tali accordi autorizzano inoltre espressamente la Commissione ad eseguire le verifiche e ispezioni in loco in conformità delle disposizioni procedurali del regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96.
4. Tutti i contratti che risultano dall'attuazione dell'assistenza garantiscono, durante e dopo l'esecuzione degli stessi, i diritti della Commissione e della Corte dei conti di cui al paragrafo 3.
Articolo 9
Partecipazione agli appalti e ai contratti
1. La partecipazione all'assegnazione degli appalti o dei contratti di sovvenzione finanziati ai sensi del presente regolamento è aperta a:
- tutte le persone fisiche o giuridiche degli Stati membri dell’Unione europea,
- tutte le persone fisiche o giuridiche che sono cittadini di un altro Stato membro dello Spazio economico europeo o che sono legalmente costituite nel territorio di tale Stato membro,
- tutte le persone fisiche o giuridiche che sono cittadini dei paesi candidati all'adesione all'Unione europea o che sono legalmente costituite nel territorio di tali paesi.
2. La partecipazione all'assegnazione degli appalti o dei contratti di sovvenzione finanziati ai sensi del presente regolamento è aperta a tutte le persone fisiche o giuridiche che sono cittadini di un paese diverso da quelli di cui al paragrafo 1 o che sono legalmente costituite nel territorio di tale paese, qualora sia stato stabilito l'accesso reciproco alla loro assistenza esterna.
3. La partecipazione all'assegnazione degli appalti o dei contratti di sovvenzione finanziati ai sensi del presente regolamento è aperta alle organizzazioni internazionali.
4. Tutte le forniture e i materiali acquistati nell'ambito di un contratto finanziato ai sensi del presente regolamento devono essere originari del territorio doganale della Comunità, delle zone o di un paese ammissibile secondo le disposizioni di cui ai paragrafi 1 e 2.
5. In casi eccezionali e debitamente giustificati la Commissione può, caso per caso, autorizzare la partecipazione di persone fisiche e giuridiche di altri paesi o l'impiego di forniture e materiali di origine diversa.
Articolo 10
Relazioni
Ogni anno la Commissione invia al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'attuazione dell'assistenza comunitaria ai sensi del presente strumento. La relazione contiene informazioni sulle azioni finanziate nel corso dell'anno e sui risultati del monitoraggio e fornisce una valutazione dei risultati raggiunti nell'attuazione dell'assistenza.
Articolo 11
Eventualità di una soluzione
Qualora venisse trovata una soluzione globale al problema di Cipro, il Consiglio, su proposta della Commissione, decide all'unanimità i necessari adeguamenti al presente regolamento.
Articolo 12
Entrata in vigore
Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 27 febbraio 2006.
Per il Consiglio
La presidente
U. Plassnik
[1] GU L 306 del 7.12.2000, pag. 7. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2068/2004 (GU L 358 del 3.12.2004, pag. 2).
[2] GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.
[3] Regolamento (CEE) n. 3906/89 del Consiglio, del 18 dicembre 1989, relativo all'aiuto economico a favore di alcuni paesi dell'Europa centrale e orientale (GU L 375 del 23.12.1989, pag. 11). Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2257/2004 (GU L 389 del 30.12.2004, pag. 1).
[4] GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
[5] GU L 65 del 7.3.2006, pag. 5.%quot%
[6] GU L 312 del 23.12.1995, pag. 1.
[7] GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2.
[8] GU L 136 del 31.5.1999, pag. 1.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32005R1271 | Regolamento (CE) n. 1271/2005 della Commissione
del 1o agosto 2005
che stabilisce in che misura possono essere accolte le domande di titoli di importazione presentate nel mese di luglio 2005 per i contingenti tariffari supplementari di carni bovine previsti dal regolamento (CE) n. 1279/98 per la Bulgaria e la Romania
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 1254/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine [1],
visto il regolamento (CE) n. 1279/98 della Commissione, del 19 giugno 1998, che stabilisce le modalità di applicazione relative ai contingenti tariffari di carni bovine previsti dalle decisioni 2003/286/CE e 2003/18/CE del Consiglio per la Bulgaria e la Romania [2], in particolare l'articolo 4, paragrafo 4,
considerando quanto segue:
All'articolo 1 del regolamento (CE) n. 1279/98 della Commissione sono state fissate le quantità di prodotti del settore delle carni bovine originarie della Romania e della Bulgaria, che possono essere importati a condizioni speciali nel periodo dal 1o luglio 2005 al 30 giugno 2006. È possibile soddisfare integralmente le domande di titoli di importazione di prodotti del settore delle carni bovine originarie della Romania. Tuttavia, le quantità indicate nelle domande di prodotti del settore delle carni bovine originarie della Bulgaria devono essere ridotte proporzionalmente, a norma dell’articolo 4, paragrafo 4, dello stesso regolamento.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Le domande di titoli di importazione presentate per il periodo dal 1o luglio al 31 dicembre 2005 nel quadro dei contingenti previsti dal regolamento (CE) n. 1279/98 sono soddisfatte integralmente.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il 2 agosto 2005.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 1o agosto 2005.
Per la Commissione
J. M. Silva Rodríguez
Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale
[1] GU L 160 del 26.6.1999, pag. 21. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1899/2004 della Commissione (GU L 328 del 30.10.2004, pag. 67).
[2] GU L 176 del 20.6.1998, pag. 12. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1118/2004 (GU L 217 del 17.6.2004, pag. 10).
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32002R1165 | Regolamento (CE) n. 1165/2002 della Commissione
del 28 giugno 2002
che modifica il regolamento (CE) n. 2535/2001 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1255/1999 del Consiglio per quanto riguarda il regime di importazione di latte e prodotti lattiero-caseari e l'apertura di contingenti tariffari
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 1255/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari(1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 509/2002 della Commissione(2), in particolare l'articolo 29, paragrafo 1,
considerando quanto segue:
(1) L'articolo 4, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 2535/2001 della Commissione(3), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 886/2002(4), prevede che certi codici si applichino unicamente alle importazioni di prodotti originari e in provenienza dalla Svizzera. Per la classificazione nei codici NC da 0406 90 02 a 0406 90 06 è necessario il rispetto di un valore franco frontiera minimo al momento dell'importazione nella Comunità, in modo da beneficiare di un'aliquota preferenziale. Poiché dal 1o giugno 2002, data dell'entrata in vigore dell'accordo bilaterale tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera relativo al commercio di prodotti agricoli, firmato a Lussemburgo il 21 giugno 1999 e approvato con la decisione 2002/309/CE, Euratom del Consiglio e della Commissione(5), il beneficio dell'aliquota preferenziale non è più subordinato al rispetto di un valore franco frontiera e i tipi di formaggi appartenenti a detti codici sono ora importati con i codici NC da 0406 90 13 a 0406 90 17, di cui all'allegato II D del regolamento (CE) n. 2535/2001, i codici NC da 0406 90 02 a 0406 90 06 non hanno più alcuna utilità. Per evitare il rischio di confusione presso gli operatori e i servizi doganali e nell'attesa della soppressione di detti codici della nomenclatura combinata, occorre adeguare il suddetto articolo e prevedere disposizioni transitorie per i titoli rilasciati anteriormente alla data di entrata in vigore dell'accordo con la Svizzera.
(2) L'articolo 12 del regolamento (CE) n. 2535/2001 precisa che ogni operatore può presentare una sola domanda di titolo per lo stesso contingente figurante nella tariffa integrata delle Comunità europee (TARIC). I numeri dei contingenti, riportati negli allegati I.B.2 e I.B.3 del suddetto regolamento per i prodotti originari della Repubblica ceca e della Repubblica slovacca, sono identici in quanto i due paesi costituivano, in precedenza, un solo Stato. Occorre pertanto precisare che i contingenti in questione devono essere considerati come contingenti distinti.
(3) È pertanto necessario modificare di conseguenza il regolamento (CE) n. 2535/2001.
(4) Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per il latte e i prodotti lattiero-caseari,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Il regolamento (CE) n. 2535/2001 è modificato come segue.
1) L'articolo 4, paragrafo 2, è sostituito dal testo seguente: %quot%2. I codici NC 0406 20 10 e 0406 90 19 si applicano unicamente alle importazioni di prodotti originari e in provenienza dalla Svizzera, in conformità dell'articolo 20.%quot%
2) All'articolo 4, è aggiunto il paragrafo 3 seguente: %quot%3. I codici NC da 0406 90 02 a 0406 90 06 non sono applicabili nel quadro del presente regolamento. Per le importazioni effettuate dal 1o giugno sulla base dei titoli rilasciati anteriormente a tale data, i prodotti dei suddetti codici sono classificati nei codici NC da 0406 90 13 a 0406 90 17 e ad essi sono applicabili le aliquote indicate nell'allegato II.D.%quot%
3) All'articolo 12, primo comma, è aggiunta la frase seguente: %quot%Tuttavia, i contingenti di cui agli allegati I.B.2 e I.B.3 recanti gli stessi numeri dei contingenti devono essere considerati come contingenti differenti.%quot%
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Esso si applica dal 1o luglio 2002.
Tuttavia, l'articolo 1, punto 2, è d'applicazione dal 1o giugno 2002.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 28 giugno 2002.
Per la Commissione
Franz Fischler
Membro della Commissione
(1) GU L 160 del 26.6.1999, pag. 48.
(2) GU L 79 del 22.3.2002, pag. 15.
(3) GU L 341 del 22.12.2001, pag. 29.
(4) GU L 139 del 29.5.2002, pag. 30.
(5) GU L 114 del 30.4.2002, pag. 1. | acquis |
acquis_31982L0318 | ++++
DIRETTIVA DELLA COMMISSIONE
del 2 aprile 1982
che adegua al progresso tecnico la direttiva 76/115/CEE del Consiglio per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli ancoraggi delle cinture di sicurezza dei veicoli a motore
( 82/318/CEE )
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE ,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea ,
vista la direttiva 70/156/CEE del Consiglio , del 6 febbraio 1970 , concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative all ' omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi ( 1 ) , modificata da ultimo dalla direttiva 80/1267/CEE ( 2 ) , in particolare l ' articolo 11 ,
vista la direttiva 76/115/CEE del Consiglio , del 18 dicembre 1975 , per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli ancoraggi delle cinture di sicurezza dei veicoli a motore ( 3 ) , modificata da ultimo dalla direttiva 81/575/CEE ( 4 ) , in particolare l ' articolo 6 ,
considerando che , ai fini della sicurezza stradale , con la direttiva 81/575/CEE il Consiglio ha esteso a tutte le categorie di veicoli a motore il campo d ' applicazione della direttiva 76/115/CEE , limitato sino allora alla categoria M1 , di cui all ' allegato I della direttiva 70/156/CEE ; che siffatta estensione del campo d ' applicazione è stata resa possibile dal progresso tecnico compiuto nel frattempo ; che per l ' applicazione di questo provvedimento le prescrizioni e le prove di cui a detta direttiva devono essere adeguate al campo d ' applicazione ampliato ; che , inoltre , dalle esperienze acquisite nell ' applicazione della direttiva è risultata la necessità di un migliore adeguamento di determinate disposizioni alle effettive condizioni di prova ;
considerando che le disposizioni della presente direttiva sono conformi al parere del comitato incaricato di adeguare al progresso tecnico le direttive per l ' eliminazione degli ostacoli tecnici agli scambi dei veicoli a motore ,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA :
Articolo 1
Gli allegati I , II e III della direttiva 76/115/CEE sono modificati conformemente all ' allegato della presente direttiva .
Articolo 2
1 . Con decorrenza 1° ottobre 1982 gli Stati membri non possono , adducendo motivi riguardanti gli ancoraggi delle cinture di sicurezza in ordine ai veicoli a motore della categoria M1 ,
- rifiutare , per un tipo di veicolo a motore , l ' omologazione CEE oppure il rilascio del certificato di cui all ' articolo 10 , paragrafo 1 , ultimo trattino , della direttiva 70/156/CEE , oppure l ' omologazione di portata nazionale ,
nù
- vietare la prima messa in circolazione dei veicoli ,
se gli ancoraggi delle cinture di sicurezza di questo tipo di veicolo o di questi veicoli sono conformi alla direttiva 76/115/CEE , modificata da ultimo dalla presente direttiva .
2 . Con decorrenza 1° ottobre 1983 gli Stati membri , per quanto riguarda i veicoli della categoria M1 ,
- non possono più rilasciare il certificato di cui all ' articolo 10 , paragrafo 1 , ultimo trattino , della direttiva 70/156/CEE per un tipo di veicolo a motore i cui ancoraggi per cinture di sicurezza non siano conformi alla direttiva 76/115/CEE , con le modifiche apportate dalla presente direttiva ,
e
- possono rifiutare l ' omologazione di portata nazionale per i tipi di veicoli a motore i cui ancoraggi per cinture di sicurezza non siano conformi alla direttiva 76/115/CEE , con le modifiche apportate dalla presente direttiva .
Per determinati veicoli con tetto ripiegabile all ' indietro oppure amovibile , omologati a norma del punto 4.3.2 dell ' allegato I della direttiva 76/115/CEE nella sua versione iniziale , la data sopra indicata è sostituita dal 1° ottobre 1986 .
3 . Con decorrenza 1° ottobre 1984 , gli Stati membri possono vietare la prima messa in circolazione dei veicoli della categoria M1 i cui attacchi per cinture di sicurezza non siano conformi alle disposizioni della direttiva 76/115/CEE , con le modifiche apportate dalla presente direttiva .
Questa disposizione non si applica , tuttavia , a taluni veicoli con tetto ripiegabile all ' indietro oppure amovibile , omologati a norma del punto 4.3.2 dell ' allegato I della direttiva 76/115/CEE nella sua versione iniziale .
Articolo 3
1 . Con decorrenza 1° ottobre 1982 , gli Stati membri non possono , per quanto riguarda i veicoli a motore delle categorie diverse dalla M1 , adducendo motivi riguardanti gli attacchi delle cinture di sicurezza ,
- rifiutare , per un tipo di veicolo a motore , l ' omologazione CEE oppure il rilascio del documento di cui all ' articolo 10 , paragrafo 1 , ultimo trattino , della direttiva 70/156/CEE , oppure l ' omologazione di portata nazionale ,
nù
- vietare la prima messa in circolazione dei veicoli ,
se gli attacchi delle cinture di sicurezza di questo tipo di veicolo o di questi veicoli sono conformi alle disposizioni della direttiva 76/115/CEE con le modifiche apportate dalla presente direttiva .
2 . In deroga al paragrafo 1 , gli Stati membri non possono , adducendo motivi riguardanti gli attacchi delle cinture di sicurezza ,
- sino al 30 settembre 1986 , rifiutare l ' omologazione CEE o il rilascio del documento di cui all ' articolo 10 , paragrafo 1 , ultimo trattino , della direttiva 70/156/CEE oppure l ' omologazione di portata nazionale di un tipo di veicolo delle categorie N2 e N3 ,
e
- sino al 30 settembre 1987 , vietare la prima messa in circolazione dei veicoli di tali categorie ,
se questo tipo di veicolo o questi veicoli non sono muniti di attacchi delle cinture di sicurezza .
Articolo 4
Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative , regolamentari ed amministrative necessarie per adeguarsi alla presente direttiva al più tardi il 30 settembre 1982 . Essi ne informano immediatamente la Commissione .
Articolo 5
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva .
Fatto a Bruxelles , il 2 aprile 1982 .
Per la Commissione
Karl-Heinz NARJES
Membro della Commissione
( 1 ) GU n . L 42 del 23 . 2 . 1970 , pag . 1 .
( 2 ) GU n . L 375 del 31 . 12 . 1980 , pag . 34 .
( 3 ) GU n . L 24 del 30 . 1 . 1976 , pag . 6 .
( 4 ) GU n . L 209 del 29 . 7 . 1981 , pag . 30 .
ALLEGATO
Modifiche degli allegati della direttiva 76/115/CEE
ALLEGATO I - DEFINIZIONI , DOMANDA DI OMOLOGAZIONE CEE , OMOLOGAZIONE CEE , CARATTERISTICHE , PROVE , CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE , ISTRUZIONI
1.9 . Nella versione inglese dev ' essere cancellata l ' espressione « ( tip-up ) » .
2.2.1 . Viene redatto nel modo seguente :
« 2.2.1 . disegni complessivi della struttura del veicolo i scala adeguata , dai quali risulti la disposizione degli ancoraggi , degli ancoraggi effettivi ( se del caso ) , nonchù disegni dettagliati degli ancoraggi e di quella parte della struttura alla quale essi sono fissati » .
4.1.1 . Viene redatto nel modo seguente :
« 4.1.1 . Il punto H è un punto di riferimento conforme alla definizione 1.1 dell ' allegato III della direttiva 77/649/CEE , da determinare secondo la procedura descritta in detta direttiva .
4.1.1.1 . Il punto H' è il punto di riferimento che corrisponde al punto H di cui al punto 4.1.1 e che deve essere determinato per tutte le normali posizioni di utilizzazione del sedile .
4.1.1.2 . Il punto R è il punto di riferimento di un sedile definito al punto 1.2 dell ' allegato III della direttiva 77/649/CEE » .
4.1.2 . Viene redatto nel modo seguente :
« 4.1.2 . La linea di riferimento è una retta conforme al punto 3.4 dell ' allegato III della direttiva 77/649/CEE » .
4.1.4 . Viene redatto nel modo seguente :
« 4.1.4 . Il punto C è situato 450 mm al di sopra e sulla verticale del punto R . Se , però , la distanza definita al punto 4.1.6 è S * 280 mm e se il costruttore ha scelto la formula opzionale BR = 260 mm + 0,8 S di cui al punto 4.4.4.3 , la distanza verticale tra C ed R deve essere di 500 mm » .
4.1.5 . L ' espressione « punto H » è sostituita dall ' espressione « punto H' » .
4.1.6.2.1 . Viene redatto nel modo seguente :
« 4.1.6.2.1 . Il piano P relativo alla posizione del conducente è quello parallelo al piano di simmetria longitudinale del veicolo e passante verticalmente per il centro del piano del volante , il quale , se è di tipo regolabile , va posto nella sua posizione intermedia » .
4.1.6.2.3 . L ' ultima riga è redatta come segue :
« A * 300 mm se il sedile a banchina può ospitare più di 2 passeggeri » .
4.3.4 . Alla fine di questo punto viene aggiunta la frase seguente :
« In questo caso bastano due ancoraggi inferiori » .
4.4.2.3 . Soppresso .
4.4.3 . Nella versione olandese aggiungere il termine « effectief » .
4.4.3.1 . Viene redatto nel modo seguente :
« 4.4.3.1 . Gli angoli a1 e a2 devono essere compresi tra 30° e 80° per tutte le normali posizioni di utilizzazione del sedile . Qualora , per i sedili anteriori dei veicoli della classe M1 , almeno uno degli angoli a1 e a2 sia costante per qualsiasi posizione normale di utilizzazione del sedile , il suo valore deve essere di 60° ± 10° » .
4.4.3.2 . Viene redatto nel modo seguente :
« 4.4.3.2 . Nel caso dei sedili a banchina dei veicoli di classe diversa dalla M1 oppure dei sedili posteriori e dei sedili con un dispositivo di regolazione di cui al punto 1.12 con angolo di inclinazione dello schienale inferiore a 20° ( vedi figura 1 dell ' allegato III ) , gli angoli a1 e a2 possono essere inferiori al valore minimo fissato al punto 4.4.3.1 . purchù non siano inferiori a 20° per alcuna posizione normale di utilizzazione del sedile » .
4.4.4.1 . Viene redatto nel modo seguente :
« 4.4.4.1 . Qualora vengano utilizzati una guida della cinghia o un dispositivo analogo che influenzano la posizione degli ancoraggi effettivi superiori , questa posizione sarà determinata in modo convenzionale supponendo che la linea centrale longitudinale della cinghia passi per il punto J1 , definito dai tre seguenti segmenti , a partire dal punto R :
RZ : segmento della linea di riferimento , misurato a partire dal punto R verso l ' alto , lungo 530 mm ;
ZX : segmento perpendicolare al piano di simmetria longitudinale del veicolo , misurato a partire dal punto Z verso l ' ancoraggio , lungo 120 mm ;
XJ1 : segmento perpendicolare al piano definito dai segmenti RZ e ZX , misurato a partire dal punto X verso l ' avanti , lungo 60 mm .
Il punto J2 viene determinato per simmetria con il punto J1 rispetto al piano verticale longitudinale che passa per la linea di riferimento definita al punto 4.1.2 del manichino seduto al posto considerato » .
4.4.4.2 . Viene redatto nel modo seguente :
« 4.4.4.2 . L ' ancoraggio effettivo superiore deve trovars al di sotto del piano FN , che è perpendicolare al piano mediano longitudinale del sedile e che forma un angolo di 65° con la linea di riferimento . Per i sedili posteriori , questo angolo può essere ridotto a 60° . Il piano FN è situato in modo da intersecare la linea di riferimento in un punto D tale che sia DR = 315 mm + 1,8 S . Tuttavia , quando S * 200 mm , DR diventa = 675 mm » .
4.4.4.3 . Viene redatto nel modo seguente :
« 4.4.4.3 . L ' ancoraggio effettivo superiore deve trovars in posizione arretrata rispetto ad un piano FK perpendicolare al piano mediano longitudinale del sedile che interseca la linea di riferimento con un angolo di 120° , in un punto B tale che sia BR = 260 mm + S . Per valori di S * 280 mm , il costruttore può utilizzare BR = 260 mm + 0,8 S a sua discrezione » .
4.4.4.5 . L ' indicazione « H » deve essere sostituita con « R » .
4.4.4.6 . Viene redatto nel modo seguente :
« 4.4.4.6 . L ' ancoraggio effettivo superiore deve essere situato al di sopra di un piano orizzontale che passa per il punto C definito al punto 4.1.4 » .
4.4.4.7 . Viene redatto nel modo seguente :
« 4.4.4.7 . Oltre all ' ancoraggio superiore richiesto al punto 4.3.1 , possono essere predisposti altri ancoraggi effettivi superiori se esiste una delle seguenti condizioni :
4.4.4.7.1 . Gli ancoraggi supplementari sono conformi alle prescrizioni di cui ai punti da 4.4.4.1 a 4.4.4.6 .
4.4.4.7.2 . Gli ancoraggi supplementari possono essere utilizzati senza l ' impiego di attrezzi , sono conformi alle prescrizioni dei punti 4.4.4.5 e 4.4.4.6 e sono ubicati in una delle zone determinate in base a quella descritta nell ' allegato III , figura 1 , mediante traslazione verticale di 80 mm verso l ' alto o verso il basso .
4.4.4.7.3 . L ' ancoraggio o gli ancoraggi sono destinati a una cintura a bretella , sono conformi alle prescrizioni del punto 4.4.4.6 , si trovano in posizione arretrata rispetto al piano trasversale che passa per la linea di riferimento e sono ubicati come segue :
4.4.4.7.3.1 . nel caso di un solo ancoraggio , nella parte comune ai due diedri aventi come spigoli le verticali passanti per i punti J1 e J2 definiti al punto 4.4.4.1 e la cui sezione è rappresentata su un piano orizzontale , nella figura 2 dell ' allegato III ;
4.4.4.7.3.2 . nel caso di due ancoraggi , in quello dei due diedri sopra definiti che si riveli adatto , purchù ciascun ancoraggio non si discosti di oltre 50 mm dalla posizione simmetrica dell ' altro ancoraggio rispetto al piano P definito al punto 4.1.6 del punto considerato » .
4.5.1 . Nella versione olandese sostituire « ( 7,16 ) » con « ( 7/16 ) » .
Dopo il punto 4.5.1 inserire i nuovi punti 4.5.2 e 4.5.3 :
« 4.5.2 . Se il costruttore munisce il veicolo di cinture d sicurezza applicate su tutti gli ancoraggi prescritti per il sedile in causa , detti ancoraggi possono non essere conformi al punto 4.5.1 , sempre che rispettino le altre disposizioni della presente direttiva . Parimenti , la disposizione del punto 4.5.1 non si applica agli attacchi supplementari di cui al punto 4.4.4.7.3 .
4.5.3 . La cintura di sicurezza deve poter essere separata dall ' ancoraggio senza danneggiarlo » .
5.1.2 . Viene redatto nel modo seguente :
« 5.1.2 . I sedili devono essere montati e sistemati , a scelta del servizio tecnico che effettua le prove di omologazione , nella posizione di guida o di impiego che presenti le condizioni più sfavorevoli dal punto di vista della resistenza . La posizione dei sedili va indicata nel verbale . Se il sedile è dotato di uno schienale ad inclinazione regolabile , questo schienale viene bloccato secondo le istruzioni del costruttore o , in loro mancanza , viene bloccato in modo da formare un angolo effettivo il più vicino possibile a 25° per i veicoli delle categorie M1 e N1 ed a 15° per i veicoli di tutte le altre categorie » .
5.3.2 . Sostituire « 10° + 5° » con « 10° ± 5° » .
5.3.3 . Nella versione olandese sostituire il termine « kort » con « snel » .
5.3.5.1 . Viene completato nel modo seguente :
« Qualora , oltre agli ancoraggi prescritti al punto 4.3 , esistano ancoraggi supplementari , questi ultimi devono essere sottoposti alla prova di cui al punto 5.4.5 , nel corso della quale le sollecitazioni sono loro trasmesse mediante un dispositivo che riproduca la geometria del tipo di cintura destinato ad essere fissato a questi ancoraggi » .
I punti 5.4.1.2 , 5.4.1.3 , 5.4.2.1 e 5.4.2.2 vengono completati nel modo seguente :
« Per i veicoli di categorie diverse da M1 ed N1 , il carico di prova deve essere 675 ± 20 da N » .
5.4.3 . Viene completato nel modo seguente :
« Per i veicoli di categorie diverse da M1 ed N1 , il carico di prova deve essere di 1 110 ± 20 da N » .
5.4.4.2 . Viene completato nel modo seguente :
« Per i veicoli di categorie diverse da M1 ed N1 , il carico corrisponde a 10 volte il peso del sedile completo » .
Dopo il punto 5.4.4.2 inserire il nuovo punto 5.4.5 :
« 5.4.5 . Prova delle cinture di tipo speciale .
5.4.5.1 . Un carico di prova di 1 350 ± 20 da N viene applicato a un dispositivo di trazione ( vedi allegato IV , figura 2 ) collegato agli ancoraggi destinati alle cinture di questo tipo mediante un dispositivo che riproduca la geometria della cinghia o delle cinghie che interessano la parte superiore del torso .
5.4.5.2 . Simultaneamente una forza di trazione di 1 350 ± 20 da N viene applicata ad un dispositivo di trazione ( vedi allegato IV , figura 3 ) collegato ai due ancoraggi inferiori .
5.4.5.3 . Per i veicoli di categorie diverse dalla M1 e dalla N1 , il carico di prova deve essere di 675 ± 20 da N » .
5.5.2 . Viene redatto nel modo seguente :
« 5.5.2 . Nei veicoli che ne sono muniti , i sistemi di spostamento e di bloccaggio che consentono l ' uscita dal veicolo agli occupanti di tutti i sedili devono ancora poter essere azionati a mano una volta cessata la forza di trazione » .
ALLEGATO II - ALLEGATO ALLA SCHEDA DI OMOLOGAZIONE CEE DI UN TIPO DI VEICOLO PER QUANTO RIGUARDA GLI ANCORAGGI DELLE CINTURE DI SICUREZZA
Nota ( 1 ) : Il testo delle spiegazioni è sostituito da quanto segue :
« %quot% A %quot% per una cintura a tre punti ;
%quot% B %quot% per una cintura sub-addominale ;
%quot% S %quot% per cinture di tipo speciale ; in questo caso precisare il genere della cintura nella voce %quot% osservazioni %quot% ;
%quot% Ar %quot% , %quot% Br %quot% oppure %quot% Sr %quot% per cinture munite di riavvolgitori ;
%quot% Are %quot% , %quot% Bre %quot% oppure %quot% Sre %quot% , per cinture munite di riavvolgitori e di un sistema di assorbimento dell ' energia su almeno uno degli ancoraggi » .
L ' allegato III viene modificato nel modo seguente :
ALLEGATO III
Figura 1
Zone di ubicazione degli ancoraggi effettivi
Designo : vedi G.U . | acquis |
acquis_32000D0285 | Decisione della Commissione
del 5 aprile 2000
recante modifica della decisione 91/516/CEE che stabilisce l'elenco degli ingredienti di cui è vietato l'impiego negli alimenti composti per animali
[notificata con il numero C(2000) 930]
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2000/285/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 79/373/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, relativa alla commercializzazione degli alimenti composti per animali(1), modificata da ultimo dalla direttiva 98/87/CE(2), in particolare l'articolo 10, lettera e),
considerando quanto segue:
(1) Le materie prime per mangimi possono essere messe in circolazione nella Comunità soltanto se sono di qualità sana, leale e mercantile e non devono presentare alcun rischio per la salute umana o animale.
(2) La decisione 91/516/CEE della Commissione, del 9 settembre 1991(3), che stabilisce l'elenco degli ingredienti di cui è vietato l'impiego negli alimenti composti per animali, modificata da ultimo dalla decisione 1999/420/CE(4), fissa l'elenco delle materie prime per mangimi di cui è vietato l'impiego negli alimenti composti per animali.
(3) L'esperienza ha confermato la necessità di migliorare la sicurezza delle materie prime utilizzate nell'alimentazione animale al fine di salvaguardare la salute dell'uomo e degli animali, in particolare alla luce di recenti relazioni sull'impiego nell'alimentazione animale di residui fangosi di impianti di depurazione delle acque reflue.
(4) Nessun residuo ottenuto nel corso delle diverse fasi del processo di depurazione delle acque reflue (fisiche, chimiche e biologiche) o da tali fasi risultante può essere considerato utilizzabile per l'alimentazione animale, a prescindere dagli ulteriori trattamenti subiti dai residui suddetti e dall'origine delle acque reflue.
(5) La decisione 91/516/CEE, benché vieti l'impiego di residui fangosi di impianti di depurazione delle acque reflue come ingredienti negli alimenti composti per animali, non definisce i termini %quot%residui fangosi%quot% o %quot%acque reflue%quot%. È pertanto opportuno chiarire il testo precisando che il divieto non si applica solo ai sedimenti del %quot%trattamento biologico%quot%, ma anche ad altri residui ottenuti durante il pretrattamento, nonché altri trattamenti fisico/chimici delle acque reflue. Occorre inoltre sottolineare che il termine %quot%acque reflue%quot% non si riferisce solo alle acque usate provenienti dagli effluenti urbani, ma anche ad altre acque reflue, comprese quelle degli impianti interni di trattamento degli stabilimenti di trasformazione di prodotti di origine animale.
(6) La direttiva 90/667/CEE del Consiglio, del 27 novembre 1990, che stabilisce le norme sanitarie per l'eliminazione, la trasformazione e l'immissione sul mercato dei rifiuti di origine animale e la protezione dagli agenti patogeni degli alimenti per animali di origine animale o a base di pesce e che modifica la direttiva 90/425/CEE(5), stabilisce le norme applicabili agli stabilimenti per la trasformazione dei rifiuti di origine animale.
(7) La direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane(6), definisce i termini %quot%acque reflue urbane%quot%, %quot%acque reflue domestiche%quot% e %quot%acque reflue industriali%quot%.
(8) La direttiva 98/83/CE del Consiglio, del 3 novembre 1998, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano(7), fissa i requisiti cui devono rispondere le acque per essere considerate %quot%salubri e pulite%quot%.
(9) La direttiva 91/493/CEE del Consiglio, del 22 luglio 1991, che stabilisce le norme sanitarie applicabili alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti della pesca(8), specifica che l'%quot%acqua di mare pulita%quot% non presenta contaminazioni microbiologiche, sostanze nocive e/o plancton marino tossico in quantità tali da incidere sui requisiti sanitari dei prodotti della pesca.
(10) Le presenti disposizioni sono provvisorie e saranno rivedute alla luce di una futura modifica della direttiva 95/69/CE del Consiglio, del 22 dicembre 1995, che fissa le condizioni e le modalità per il riconoscimento e la registrazione di alcuni stabilimenti e intermediari operanti nel settore dell'alimentazione degli animali e che modifica le direttive 70/524/CEE, 74/63/CEE, 79/373/CEE e 82/471/CEE(9). Tale modifica potrebbe stabilire le condizioni per il riconoscimento dei produttori di alcuni alimenti per animali.
(11) Le misure previste dalla presente decisione sono conformi al parere del comitato permanente per gli alimenti per animali,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Il testo del punto 5 dell'allegato della decisione 91/516/CEE è sostituito dal testo seguente:
%quot%5. Tutti i residui ottenuti dalle diverse fasi del processo di trattamento delle acque reflue urbane, domestiche e industriali(10), a prescindere da ogni ulteriore trattamento subito dai residui suddetti e dall'origine delle acque reflue.
Il termine 'acque reflue' non si riferisce alle 'acque di lavorazione', ossia alle acque provenienti da condutture indipendenti nell'industria di produzione di alimenti e di alimenti per animali; se tali condutture sono alimentate con acqua, deve trattarsi di acque salubri e pulite(11). Nel caso delle industrie ittiche, le condutture possono essere alimentate anche con acqua marina pulita(12). Le acque di lavorazione contengono solamente materiali per alimenti o per alimenti per animali e sono tecnicamente prive di detergenti, disinfettanti o altre sostanze non autorizzate dalla legislazione sugli alimenti per animali.
I materiali di origine animale presenti nelle acque di lavorazione sono trattati conformemente alla direttiva 90/667/CEE del Consiglio.%quot%
Articolo 2
La presente decisione si applica a decorrere dal 1o agosto 2000.
Articolo 3
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 5 aprile 2000.
Per la Commissione
David Byrne
Membro della Commissione
(1) GU L 86 del 6.4.1979, pag. 30.
(2) GU L 318 del 27.11.1998, pag. 43.
(3) GU L 281 del 9.10.1991, pag. 23.
(4) GU L 162 del 18.6.1999, pag. 69.
(5) GU L 363 del 27.12.1990, pag. 51.
(6) GU L 135 del 30.5.1991, pag. 40.
(7) GU L 330 del 5.12.1998, pag. 32.
(8) GU L 268 del 24.9.1991, pag. 15.
(9) GU L 332 del 30.12.1995, pag. 15.
(10) Secondo la definizione dell'articolo 2 della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane.
(11) Come specificato all'articolo 4 della direttiva 98/83/CE, del 3 novembre 1998, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano.
(12) Secondo la definizione dell'articolo 2 della direttiva 91/493/CEE del Consiglio, del 22 luglio 1991, che stabilisce le norme sanitarie applicabili alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti della pesca. | acquis |
acquis_32000L0082 | Direttiva 2000/82/CE della Commissione
del 20 dicembre 2000
recante modifica degli allegati delle direttive 76/895/CEE, 86/362/CEE, 86/363/CEE e 90/642/CEE del Consiglio, che fissano le quantità massime di residui di antiparassitari rispettivamente sugli e negli ortofrutticoli, sui e nei cereali, sui e nei prodotti alimentari di origine animale e su e in alcuni prodotti di origine vegetale, compresi gli ortofrutticoli
(Testo rilevante ai fini del SEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 76/895/CEE del Consiglio, del 23 novembre 1976, che fissa le quantità massime di residui di antiparassitari consentite sugli e negli ortofrutticoli(1), modificata da ultimo dalla direttiva 2000/57/CE della Commissione(2), in particolare l'articolo 5,
vista la direttiva 86/362/CEE del Consiglio, del 24 luglio 1986, che fissa le quantità massime di residui di antiparassitari sui e nei cereali(3), modificata da ultimo dalla direttiva 2000/81/CE della Commissione(4), in particolare l'articolo 10,
vista la direttiva 86/363/CEE del Consiglio, del 24 luglio 1986, che fissa le quantità massime di residui di antiparassitari sui e nei prodotti alimentari di origine animale(5), modificata da ultimo dalla direttiva 2000/81/CE, in particolare l'articolo 10,
vista la direttiva 90/642/CEE del Consiglio, del 27 novembre 1990, che fissa le percentuali massime di residui di antiparassitari su e in alcuni prodotti di origine vegetale, compresi gli ortofrutticoli(6), modificata da ultimo dalla direttiva 2000/81/CE, in particolare l'articolo 7,
considerando quanto segue:
(1) Per quanto riguarda i cereali e i prodotti di origine vegetale, inclusi gli ortofrutticoli, le quantità di residui dovrebbero dipendere dall'uso di quantità minime di antiparassitari necessarie per ottenere un'efficace protezione delle piante, applicate in modo tale che al contempo la quantità di residui risulti la minima possibile e accettabile dal punto di vista tossicologico, in particolare per la protezione dell'ambiente e in termini di quantità stimata assunta con la dieta alimentare. Per quanto riguarda i prodotti alimentari di origine animale, le quantità di residui dovrebbero dipendere dal consumo, da parte degli animali, di cereali e di prodotti di origine vegetale trattati con antiparassitari tenendo conto anche, se del caso, delle conseguenze dirette dell'uso di medicinali veterinari.
(2) Le quantità massime di residui di antiparassitari devono essere riesaminate periodicamente e possono essere modificate per tener conto di nuovi dati al riguardo. Le quantità massime di residui (QMR) dovrebbero essere fissate al limite inferiore di determinazione analitica nel caso in cui utilizzazioni autorizzate di prodotti fitosanitari non producono livelli rilevabili di residui di antiparassitari in o su prodotti alimentari o nel caso in cui non vi sono utilizzazioni autorizzate oppure nel caso in cui utilizzazioni autorizzate da Stati membri non sono state suffragate dai dati necessari oppure nel caso in cui utilizzazioni in paesi terzi causanti residui in o su prodotti alimentari che possono essere immessi in circolazione nel mercato comunitario non sono state suffragate da tali dati necessari.
(3) Sono state adottate decisioni della Commissione di non includere nell'allegato I della direttiva 91/414/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1991, relativa all'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari(7), modificata da ultimo dalla direttiva 2000/80/CE della Commissione(8), le seguenti sostanze attive: azinfos etile [decisione 95/276/CE della Commissione(9)], profam [decisione 96/586/CE della Commissione(10)], dinoterb [decisione 98/269/CE della Commissione(11)], DNOC [decisione 1999/164/CE della Commissione(12)], pirazofos [decisione 2000/233/CE della Commissione(13)], monolinuron [decisione 2000/234/CE della Commissione(14)], clozolinate [decisione 2000/624/CE della Commissione(15)] e tecnazene [decisione 2000/725/CE della Commissione(16)]. Queste decisioni stabiliscono che l'impiego di prodotti fitosanitari contenenti tali sostanze non è più autorizzato nella Comunità. È pertanto necessario includere tutti i residui di antiparassitari derivanti dall'uso di questi prodotti negli allegati delle direttive 86/362/CEE, 86/363/CEE e 90/642/CEE affinché il loro uso possa essere adeguatamente sorvegliato e il consumatore sia tutelato. Per tener conto delle legittime aspettative riguardo allo smaltimento delle scorte esistenti di pesticidi, le decisioni di non inclusione adottate dalla Commissione prevedevano una fase transitoria ed è opportuno che le QMR basate sulla premessa che l'uso delle sostanze cornspondenti non è autorizzato nella Comunità non siano applicate prima del termine del periodo transitorio stabilito per ciascuna sostanza.
(4) L'allegato II della direttiva 76/895/CEE, modificata dalla direttiva 82/528/CEE(17) stabilisce le quantità massime di residui per alcuni prodotti alimentari relativamente all'azinfos etile, ma gli Stati membri sono autorizzati a fissare QMR superiori. Per stabilire quantità massime di residui armonizzate per l'azinfos etile sugli e negli ortofrutticoli a livello comunitario è necessario includere queste QMR nella direttiva 90/642/CEE. Inoltre, esse devono essere modificate in seguito al ritiro dell'autorizzazione a livello comunitario.
(5) Le quantità massime di residui comunitarie e i valori raccomandati dal Codex Alimentarius sono stabiliti e valutati in base a procedure simili. Il Codex non stabilisce le quantità massime di residui per l'azinfos etile, il dinoterb, il DNOC, il monolinuron, il profam e il clozolinate, ma stabilisce invece alcune quantità massime di residui per il pirazofos e il tecnazene, che sono state considerate nello stabilire le quantità massime di residui previste dalla presente direttiva. La Comunità ha notificato all'Organizzazione mondiale del commercio il progetto di direttiva della Commissione e ha tenuto conto delle osservazioni ricevute al momento di finalizzare la direttiva. Sulla base della presentazione di dati accettabili e di valutazioni adeguate della quantità assunta con la dieta(18), la Comunità esaminerà la possibilità di stabilire quantità massime di residui di tolleranza all'importazione per specifiche combinazioni antiparassitario/coltura.
(6) La presente direttiva è conforme al parere del comitato fitosanitario permanente,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1
Nell'allegato II della direttiva 76/895/CEE, le voci relative all'azinfos etile sono soppresse.
Articolo 2
Nella tabella di cui all'allegato II, parte A, della direttiva 86/362/CEE, sono aggiunte le seguenti voci relative ai residui di antiparassitari:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
Articolo 3
L'allegato II della direttiva 86/363/CEE è modificata come segue:
1) Nella tabella di cui all'allegato II, parte A, sono aggiunte le seguenti voci relative ai residui di antiparassitari:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
2) Nella tabella di cui all'allegato II, parte B, sono aggiunte le seguenti voci relative ai residui di antiparassitari:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
Articolo 4
Nella tabella di cui all'allegato II della direttiva 90/642/CEE sono aggiunte le voci relative ai residui di antiparassitari che figurano nell'allegato della presente direttiva.
Articolo 5
1. La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
2. Gli Stati membri adottano e pubblicano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 1o luglio 2001. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
3. Essi applicano dette disposizioni dal 1o luglio 2001 per l'azinfos etile, il profam e il dinoterb.
4. Essi applicano dette disposizioni dal 1o luglio 2002 per il DNOC, il pirazofos e il monolinuron.
5. Essi applicano dette disposizioni dal 1o gennaio 2003 per il clozolinate e il tecnazene.
6. Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate da un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Gli Stati membri adottano le modalità di tale riferimento.
Articolo 6
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, il 20 dicembre 2000.
Per la Commissione
David Byrne
Membro della Commissione
(1) GU L 340 del 9.12.1976, pag. 26.
(2) GU L 244 del 29.9.2000, pag. 76.
(3) GU L 221 del 7.8.1986, pag. 37.
(4) GU L 326 del 22.12.2000, pag. 56.
(5) GU L 221 del 7.8.1986, pag. 43.
(6) GU L 350 del 14.12.1990, pag. 71.
(7) GU L 230 del 19.8.1991, pag. 1.
(8) GU L 309 del 9.12.2000, pag. 14.
(9) GU L 170 del 20.7.1995, pag. 22.
(10) GU L 257 del 10.10.1996, pag. 41.
(11) GU L 117 del 21.4.1998, pag. 13.
(12) GU L 54 del 2.3.1999, pag. 21.
(13) GU L 73 del 22.3.2000, pag. 16.
(14) GU L 73 del 22.3.2000, pag. 18.
(15) GU L 263 del 13.10.2000, pag. 32.
(16) GU L 292 del 21.11.2000, pag. 30.
(17) GU L 234 del 9.8.1982, pag. 1.
(18) Linee guida sulle tolleranze all'importazione - Documento 7169/VI/99 rev. 1.
ALLEGATO
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt% | acquis |
acquis_C2006/154/09 | Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Finanzgericht des Landes Brandenburg (Germania) il 30 gennaio 2006 — Campina GmbH %amp% Co., già Tuffi Campina emzett GmbH/Hauptzollamt Frankfurt (Oder)
Giudice del rinvio
Finanzgericht des Landes Brandenburg
Parti nella causa principale
Ricorrente: Campina GmbH %amp% Co., già Tuffi Campina emzett GmbH
Resistente: Hauptzollamt Frankfurt (Oder)
Questione pregiudiziale
Se la normativa sulla penale di cui all'art. 3, n. 2, secondo comma, del regolamento (CEE) della Commissione 9 marzo 1993, n. 536 [1], come modificato dal regolamento (CE) della Commissione, 13 [maggio] 1998, n. 1001 [2], violi il principio di proporzionalità, nei casi in cui si verifichi soltanto un lievissimo superamento del termine, che per di più non abbia nessuna ripercussione di rilievo.
[1] GU L 57, pag. 12.
[2] GU L 142, pag. 22.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_C2006/143/56 | Ordinanza del presidente della Quarta Sezione della Corte 15 dicembre 2005 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Retten i Hørsholm) — Anklagemyndighedden/Steffen Ryborg
(Causa C-279/04) [1]
(2006/C 143/56)
Lingua processuale: il danese
Il presidente della Quarta Sezione ha disposto la cancellazione dal ruolo della causa.
[1] GU C 228 dell'11.9.2004.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31996L0029 | DIRETTIVA 96/29/EURATOM DEL CONSIGLIO del 13 maggio 1996 che stabilisce le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, in particolare gli articoli 31 e 32,
vista la proposta della Commissione, elaborata previo parere di un gruppo di personalità designate dal Comitato scientifico e tecnico fra gli esperti scientifici degli Stati membri,
visto il parere del Parlamento europeo (1),
visto il parere del Comitato economico e sociale (2),
considerando che, secondo l'articolo 2, lettera b) del trattato, si devono stabilire norme di sicurezza uniformi per la protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori;
considerando che, a norma dell'articolo 30 del trattato, per norme fondamentali relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti s'intendono:
a) le dosi massime ammissibili con un sufficiente margine di sicurezza;
b) le esposizioni e contaminazioni massime ammissibili;
c) i principi fondamentali di sorveglianza sanitaria dei lavoratori;
considerando che ciascuno Stato membro, a norma dell'articolo 33 del trattato, stabilisce le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative atte a garantire l'osservanza delle norme fondamentali fissate e adotta le misure necessarie per quanto riguarda l'insegnamento, l'educazione e la formazione professionale;
considerando che, al fine di realizzare il proprio compito, la Comunità ha fissato norme fondamentali per la prima volta nel 1959, conformemente all'articolo 218 del trattato con le direttive del 2 febbraio 1959 che fissano le norme fondamentali relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti (3); che le direttive sono state rivedute nel 1962 con la direttiva del 5 marzo 1962 (4), nel 1966 con la direttiva 66/45/Euratom (5), nel 1976 con la direttiva 76/579/Euratom (6), nel 1979 con la direttiva 79/343/Euratom (7), nel 1980 con la direttiva 80/836/Euratom (8) e nel 1984 con la direttiva 84/467/Euratom (9);
considerando che le norme fondamentali sono state integrate dalla direttiva 84/466/Euratom del Consiglio, del 3 settembre 1984, che stabilisce le misure fondamentali relative alla protezione radiologica delle persone sottoposte ad esami e a trattamenti medici (10), dalla decisione 87/600/Euratom del Consiglio, del 14 dicembre 1987, sulle modalità comunitarie di uno scambio rapido di informazioni in caso di emergenza radioattiva (11), dal regolamento (Euratom) n. 3954/87 del Consiglio, del 22 dicembre 1987, che fissa i livelli massimi ammissibili di radioattività per i prodotti alimentari e per gli alimenti per animali in caso di livelli anormali di radioattività a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso di emergenza radioattiva (12), dalla direttiva 89/618/Euratom del Consiglio, del 27 novembre 1989, concernente l'informazione della popolazione sulle misure di protezione sanitaria applicabili e sul comportamento da adottare in caso di emergenza radioattiva (13), dalla direttiva 90/641/Euratom del Consiglio, del 4 dicembre 1990, concernente la protezione operativa dei lavoratori esterni esposti al rischio di radiazioni ionizzanti nel corso del loro intervento in zona controllata (14), dalla direttiva 92/3/Euratom del Consiglio, del 3 febbraio 1992, relativa alla sorveglianza ed al controllo delle spedizioni di residui radioattivi tra gli Stati membri e di quelle verso la Comunità e fuori da essa (15) e dal regolamento (Euratom) n. 1493/93 del Consiglio, dell'8 giugno 1993, sulle spedizioni di sostanze radioattive tra gli Stati membri (16);
considerando che l'evoluzione delle conoscenze scientifiche in materia di protezione radiologica, come espresso in particolare nella raccomandazione n. 60 della Commissione internazionale per la protezione radiologica, rende opportuno rivedere le norme fondamentali e rifonderle in un nuovo atto normativo;
considerando che le norme fondamentali rivestono un'importanza particolare per quanto riguarda i rischi da radiazioni ionizzanti rispetto ad altre direttive concernenti altri tipi di rischi e che è importante progredire nella loro applicazione in tutta la Comunità;
considerando che è auspicabile che per il campo d'applicazione delle norme fondamentali si prendano in considerazione le pratiche e le attività lavorative che potrebbero portare ad un aumento significativo, che non possa essere trascurato dal punto di vista della radioprotezione, dell'esposizione dei lavoratori e di individui della popolazione alle radiazioni ionizzanti di fonti artificiali o naturali, nonché la protezione appropriata nel caso di intervento;
considerando che gli Stati membri, al fine di assicurare il rispetto delle norme fondamentali, sono tenuti a assoggettare determinate pratiche implicanti un rischio da radiazioni ionizzanti ad un sistema di dichiarazione e di previa autorizzazione ovvero a proibirle;
considerando che un sistema di protezione contro le radiazioni in determinate pratiche dovrebbe continuare ad essere basato sui principi della giustificazione dell'esposizione, dell'ottimizzazione della protezione e della limitazione della dose; che si devono stabilire limitazioni delle dosi tenendo conto della particolare situazione dei diversi gruppi di persone esposte quali lavoratori, apprendisti, studenti e individui della popolazione;
considerando che la protezione operativa dei lavoratori esposti, degli apprendisti e degli studenti richiede l'applicazione di misure sul posto di lavoro; che tali misure devono includere la valutazione previa del rischio implicato, la classificazione dei posti di lavoro e dei lavoratori, la sorveglianza delle aree e delle condizioni di lavoro nonché la sorveglianza medica;
considerando che gli Stati membri sono tenuti a identificare le attività lavorative che comportano per i lavoratori e individui della popolazione notevolmente accresciuti di esposizione a fonti di radiazioni naturali che non possono essere trascurati dal punto di vista della radioprotezione; che gli Stati membri devono adottare misure di protezione appropriate nei riguardi delle attività lavorative dichiarate preoccupanti;
considerando che la protezione operativa della popolazione in circostanze normali richiede l'istituzione da parte degli Stati membri di un sistema di ispezione per tenere sotto controllo la protezione della popolazione dalle radiazioni e verificare il rispetto delle norme fondamentali;
considerando che gli Stati membri dovrebbero essere preparati all'eventualità di emergenze radiologiche nel loro territorio e dovrebbero cooperare con gli altri Stati membri e con paesi terzi per migliorare la capacità di intervento e di gestione di tali situazioni;
considerando che le direttive sulle norme fondamentali modificate da ultimo dalla direttiva 84/467/Euratom dovrebbero essere abrogate con effetto dalla data di entrata in vigore della presente direttiva,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
TITOLO I DEFINIZIONI
Articolo 1
Ai fini della presente direttiva valgono le seguenti definizioni:
Dose assorbita (D): energia assorbita per unità di massa
D = %gt%NUM%gt%d%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
%gt%DEN%gt%dm
ove:
- d%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
è l'energia media ceduta dalle radiazioni ionizzanti alla materia in un elemento di volume;
- dm è la massa di materia contenuta in tale elemento di volume.
Nella presente direttiva, la dose assorbita indica la dose media in un tessuto o in un organo. L'unità di dose assorbita è il gray.
Acceleratore: apparecchio o impianto in cui sono accelerate particelle e che emette radiazioni ionizzanti con energia superiore a 1 mega-electron volt (MeV).
Esposizione accidentale: esposizione di singole persone a seguito di incidente. Non comprende l'esposizione di emergenza.
Attivazione: processo per effetto del quale un nuclide stabile si trasforma in radionuclide, a seguito di irradiazione con particelle o con raggi gamma ad alta energia del materiale in cui è contenuto.
Attività (A): l'attività A, di una determinata quantità di un radionuclide in uno stato particolare di energia in un momento determinato, è il quoziente di dN fratto dt, ove dN è il numero atteso di transizioni nucleari spontanee da tale stato di energia nell'intervallo di tempo dt:
A = %gt%NUM%gt%dN
%gt%DEN%gt%dt
L'unità di attività è il becquerel.
Apprendista: persona che riceve in un'impresa un'istruzione e una formazione allo scopo di esercitare un mestiere specifico.
Servizio autorizzato di dosimetria: struttura preposta alla taratura, alle rilevazioni o all'interpretazione dei singoli dispositivi di monitoraggio, o alla misurazione della radioattività nel corpo umano o nei campioni biologici, o alla valutazione delle dosi, la cui idoneità a tali funzioni è riconosciuta dalle autorità competenti.
Medico autorizzato: medico preposto alla sorveglianza medica dei lavoratori della categoria A, quale definita nell'articolo 21, la cui idoneità a tali funzioni è riconosciuta dalle autorità competenti.
Servizio autorizzato di medicina del lavoro: struttura cui può essere affidata la responsabilità della protezione dalle radiazioni dei lavoratori esposti, e/o la sorveglianza sanitaria dei lavoratori della categoria A. L'idoneità a svolgere tali funzioni è riconosciuta dalle autorità competenti.
Sorgenti artificiali: sorgenti di radiazione diverse dalle sorgenti di radiazione naturali.
Autorizzazione: permesso rilasciato dalle autorità competenti su richiesta, o previsto dalla legislazione nazionale, che consente di svolgere una pratica o qualsiasi altra attività che rientra nel campo d'applicazione della presente direttiva.
Becquerel (Bq): denominazione speciale dell'unità di attività. Un becquerel equivale ad una transizione per secondo.
1 Bq = 1 s-1
Livelli di allontanamento: valori, fissati dalle autorità nazionali competenti, espressi in termini di concentrazioni di attività e/o di attività totale ai quali, o al di sotto dei quali, le sostanze radioattive o i materiali contenenti sostanze radioattive derivanti da qualsiasi pratica soggetta al requisito di notifica o autorizzazione possono essere esentati dalle prescrizioni di cui alla presente direttiva.
Dose efficace impegnata: (E(ô)): somma delle dosi equivalenti impegnate in un organo o tessuto (HT(ô)) risultanti da una assunzione, moltiplicate per un fattore relativo di peso del tessuto wT. È definita dalla formula:
E(ô) = TÓ wTHT(ô)
Nell'espressione E(ô), ô indica il numero di anni per i quali è attuata l'integrazione. L'unità di dose efficace impegnata è il sievert.
Dose equivalente impegnata (HT(ô)): integrale rispetto al tempo (t) dell'intensità di dose equivalente nel tessuto o organo T che sarà ricevuta da un individuo a seguito di una introduzione. È indicata dalla formula:
HT(ô) = t0%amp%int;t0 + ô HT(t)dt
per un'assunzione al tempo t0, dove
- %gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
T(ô) è l'intensità di dose equivalente nell'organo o nel tessuto T al tempo t
- ô è il periodo per cui è calcolato l'integrale.
Nell'espressione HT(ô), ô è indicato in anni. Qualora ô non sia indicato, si sottintende un periodo di 50 anni per gli adulti e un periodo fino all'età di 70 anni per i bambini. L'unità della dose equivalente impegnata è il sievert.
Autorità competenti: qualsiasi autorità designata dallo Stato membro.
Zona controllata: zona sottoposta a regolamentazione speciale ai fini della protezione dalle radiazioni ionizzanti o della prevenzione della contaminazione radioattiva, e il cui accesso è controllato.
Smaltimento: la collocazione dei rifiuti in un deposito, o in un determinato sito, con l'intenzione di non ricuperarli. Con smaltimento si intende altresì lo scarico diretto autorizzato di rifiuti nell'ambiente, con conseguente dispersione.
Vincolo di dose: restrizione per le dosi individuali possibili che possono derivare da una sorgente determinata, cui attenersi nella fase di pianificazione della radioprotezione quando si tratta di ottimizzazione.
Limiti di dose: riferimenti massimi stabiliti nel titolo IV per le dosi derivanti dall'esposizione dei lavoratori, degli apprendisti, degli studenti e di individui della popolazione alle radiazioni ionizzanti causate dalle attività disciplinate dalla presente direttiva che si applicano alla somma delle dosi derivanti dall'esposizione esterna nel periodo specificato e delle dosi impegnate per un periodo di 50 anni (fino a 70 anni per i bambini) derivanti da assunzioni verificatesi nello stesso periodo.
Dose efficace (E): la somma delle dosi equivalenti pesate in tutti i tessuti ed organi del corpo di cui all'allegato II, causate da irradiazioni interne ed esterne. È definita dall'espressione:
E = TÓ wTHT = TÓ wT RÓ wR DT,Rove:
- DT,R è la dose assorbita media, nel tessuto o nell'organo T, dovuta alla radiazione R,
- WR è il fattore di peso per la radiazione e
- WT è il fattore di peso per il tessuto o l'organo T.
I valori appropriati di WT e WR figurano nell'allegato II. L'unità di dose efficace è il sievert.
Esposizione di emergenza: esposizione di persone nello svolgimento delle necessarie azioni rapide per soccorrere persone in pericolo, prevenire l'esposizione di un gran numero di persone o salvare un impianto o beni di grande valore, e che può provocare il superamento di uno dei singoli limiti di dose uguali a quelli fissati per i lavoratori esposti. L'esposizione di emergenza si applica unicamente ai volontari.
Dose equivalente (HT): la dose assorbita, nel tessuto o organo T, pesata in base al tipo e alla qualità della radiazione R. È indicata da:
HT,R = wR DT,R
ove:
- DT,R è la dose assorbita media, nel tessuto o organo T dovuta alla radiazione R e
- WR è il fattore di peso per la radiazione.
Quando il campo di radiazioni è composto di tipi ed energie con valori diversi di WR, la dose equivalente totale, HT, è espressa da
HT = RÓ wR DT,R
I valori appropriati di WR figurano nell'allegato II. L'unità della dose equivalente è il sievert.
Lavoratori esposti: persone, lavoratori autonomi o dipendenti, sottoposte a un'esposizione derivante da pratiche contemplate dalla presente direttiva e che possono comportare dosi superiori ad uno qualsiasi dei limiti di dose uguali a quelli fissati per individui della popolazione.
Esposizione: processo di esposizione alle radiazioni ionizzanti.
Gray (Gy): denominazione speciale dell'unità di dose assorbita. Un gray equivale a un joule per chilogrammo:
1 Gy = 1 J kg-1
Detrimento sanitario: valutazione del rischio di riduzione della durata e della qualità della vita che si verifica in una popolazione in seguito all'esposizione a radiazioni ionizzanti. Essa include le perdite derivanti da effetti somatici, cancro e gravi disfunzioni genetiche.
Introduzione: attività dei radionuclidi che penetrano nell'organismo provenienti dall'ambiente esterno.
Intervento: attività umana intesa a prevenire o diminuire l'esposizione degli individui alle radiazioni dalle fonti che non fanno parte di una pratica o che sono incontrollate, intervenendo sulle fonti, sulle vie di trasmissione e sugli individui stessi.
Livello di intervento: valore della dose equivalente evitabile, della dose efficace evitabile o di un valore derivato, in ordine al quale dovrebbero essere prese in considerazione misure d'intervento. La dose evitabile o il valore derivato sono esclusivamente quelli relativi alla via di esposizione cui va applicato l'intervento.
Radiazioni ionizzanti: il trasferimento di energia in forma di particelle o onde elettromagnetiche pari ad una lunghezza d'onda di 100 nanometri o meno o a una frequenza maggiore o uguale di 3×10 (15) Hertz in grado di produrre ioni direttamente o indirettamente.
Individui della popolazione: individui della popolazione, esclusi i lavoratori esposti, gli apprendisti e gli studenti durante l'orario di lavoro e gli individui durante l'esposizione di cui all'articolo 6, paragrafo 4, lettere a), b) e c).
Sorgenti di radiazioni naturali: sorgenti di radiazioni ionizzanti di origine naturale, terrestre o cosmica.
Esposizione potenziale: esposizione che, pur non essendo certa, ha una probabilità di verificarsi prevedibile in anticipo.
Pratica: un'attività umana che può aumentare l'esposizione degli individui alle radiazioni provenienti da una sorgente artificiale, o da una sorgente di radiazione naturale quando radionuclidi naturali sono trattati per loro proprietà radioattive, fissili o fertili, tranne in caso di esposizione d'emergenza.
Esperto qualificato: persona che possiede le cognizioni e la formazione necessarie ad effettuare esami fisici, tecnici o radiochimici atti a consentire la valutazione delle dosi, e a esprimere pareri necessari per garantire una protezione efficace degli individui e un funzionamento corretto dei dispositivi di protezione, e la cui idoneità a tali funzioni è riconosciuta dalle autorità competenti. All'esperto qualificato può essere attribuita la responsabilità tecnica per quanto riguarda la radioprotezione dei lavoratori e degli individui della popolazione.
Contaminazione radioattiva: contaminazione di qualsiasi materiale, ambiente o individuo, prodotta da sostanze radioattive. Nel caso particolare del corpo umano, la contaminazione radioattiva comprende sia la contaminazione esterna cutanea che quella interna, indipendentemente dalla via di assunzione.
Sostanza radioattiva: qualsiasi sostanza che contenga uno o più radionuclidi, la cui attività o concentrazione non possono essere trascurate ai fini della radioprotezione.
Emergenza radiologica: una situazione richiede azioni urgenti per proteggere i lavoratori, individui della popolazione ovvero l'intera popolazione o parte di essa.
Gruppo di riferimento della popolazione: gruppo comprendente individui la cui esposizione ad una sorgente è ragionevolmente omogenea e rappresentativa di quella degli individui della popolazione maggiormente esposti a detta sorgente.
Notifica: il requisito di sottoporre alle autorità competenti un documento atto a notificare l'intenzione di svolgere una pratica o una qualsiasi altra attività nell'ambito del campo d'applicazione della presente direttiva.
Sorgente sigillata: sorgente avente struttura tale da impedire, in normali condizioni d'impiego, dispersioni delle sostanze radioattive nell'ambiente.
Sievert: denominazione speciale dell'unità di dose equivalente e dose efficace. Un sievert equivale ad un joule per chilogrammo:
1 Sv = 1 J kg-1
Sorgente: apparecchiatura, sostanza radioattiva o impianto in grado di emettere radiazioni ionizzanti o sostanze radioattive.
Zona sorvegliata: zona sottoposta a adeguata sorveglianza ai fini della protezione contro le radiazioni ionizzanti.
Impresa: ogni persona fisica o giuridica che svolge le pratiche o le attività lavorative di cui all'articolo 2 della presente direttiva e che ha la responsabilità giuridica per tali pratiche attività lavorative ai sensi della legislazione nazionale.
TITOLO II CAMPO DI APPLICAZIONE
Articolo 2
1. La presente direttiva si applica a tutte le pratiche che implicano un rischio dovuto a radiazioni ionizzanti provenienti da una sorgente artificiale o da una sorgente di radiazione naturale nei casi in cui i radionuclidi naturali siano o siano stati trattati, per le loro proprietà radioattive, fissili o fertili, vale a dire:
a) alla produzione, alla lavorazione, alla manipolazione, all'impiego, alla detenzione, all'immagazzinamento, al trasporto, all'importazione nella Comunità ed all'esportazione a partire dalla Comunità e allo smaltimento di sostanze radioattive;
b) al funzionamento di qualunque attrezzatura elettrica che emetta radiazioni ionizzanti e contenga componenti funzionanti con una differenza di potenziale superiore a 5 kV;
c) a ogni altra pratica designata dallo Stato membro.
2. Conformemente al titolo VII, essa si applica anche alle attività lavorative che non sono contemplate nel paragrafo 1 ma che implicano la presenza di sorgenti di radiazioni naturali e conducono ad un significativo aumento dell'esposizione di lavoratori, o di individui della popolazione, che non può essere trascurato dal punto di vista della radioprotezione.
3. Conformemente al titolo IX, essa si applica anche a qualsiasi intervento in caso di emergenza radiologica o di esposizione prolungata dovuta agli effetti di un'emergenza radiologica oppure di una pratica o un'attività lavorativa passata o desueta.
4. La presente direttiva non si applica all'esposizione al radon nelle abitazioni o al livello naturale di radiazione, ossia non si applica né ai radionuclidi contenuti nell'organismo umano, né alla radiazione cosmica presente al livello del suolo né all'esposizione in superficie ai radionuclidi presenti nella crosta terrestre non perturbata.
TITOLO III NOTIFICA E AUTORIZZAZIONE DI PRATICHE
Articolo 3
Notifica
1. Ogni Stato membro prescrive che lo svolgimento delle pratiche di cui all'articolo 2, paragrafo 1, sia oggetto di una notifica salvo quanto previsto nel presente articolo.
2. Devono essere escluse dall'obbligo di notifica le pratiche nelle quali intervengano:
a) sostanze radioattive, qualora le quantità implicate non superino in totale i valori esenti di cui alla colonna 2 della tabella A dell'allegato I ovvero, in circostanze eccezionali in un determinato Stato membro, valori diversi autorizzati dalle autorità competenti, che soddisfino comunque i criteri generali di base di cui all'allegato I; oppure
b) sostanze radioattive se la concentrazione di attività per unità di massa non supera i valori esenti indicati nell'allegato I, tabella A, colonna 3; ovvero, in circostanze eccezionali di un determinato Stato membro, valori diversi autorizzati dalle autorità competenti, che soddisfino comunque i criteri generali di base di cui all'allegato I; oppure
c) apparecchi contenenti sostanze radioattive che superano le quantità o le concentrazioni di cui alle lettere a) o b), a condizione che:
i) siano di tipo approvato dalle autorità competenti dello Stato membro; e
ii) siano costruiti in forma di sorgenti sigillate; e
iii) in condizioni di funzionamento normale, non comportino, ad una distanza di 0,1 m da un qualsiasi punto della superficie accessibile dell'apparecchio, un'intensità di dose superiore a 1 µSv h-1; e
iv) le cui condizioni di smaltimento siano state specificate dalle autorità competenti; oppure
d) l'impiego di apparecchi elettrici cui si applica la presente direttiva diversi da quelli di cui alla lettera e), a condizione che:
i) siano di tipo approvato dalle autorità competenti dello Stato membro; e
ii) in condizioni di funzionamento normale, non comportino, ad una distanza di 0,1 m da un qualsiasi punto della superficie accessibile dell'apparecchio, un'intensità di dose superiore a 1 µSv h-1; oppure
e) l'impiego di qualunque tipo di tubo catodico destinato a fornire immagini visive, o di altri apparecchi elettrici che funzionano con una differenza di potenziale non superiore a 30 kV, purché ciò, in condizioni di funzionamento normale, non comporti, ad una distanza di 0,1 m da un qualsiasi punto della superficie accessibile dell'apparecchio, un'intensità di dose superiore a 1 µSv h-1; oppure
f) materiali contaminati da sostanze radioattive risultanti da scarichi autorizzati dichiarati non soggetti a ulteriori controlli dalle autorità competenti.
Articolo 4
Autorizzazione
1. Salvo quanto previsto nel presente articolo, gli Stati membri provvedono a richiedere l'autorizzazione preventiva per le seguenti pratiche:
a) funzionamento e disattivazione di impianti del ciclo del combustibile nucleare e sfruttamento e chiusura delle miniere di uranio;
b) aggiunta intenzionale di sostanze radioattive nella produzione e manifattura di prodotti medicinali e l'importazione o l'esportazione di tali beni;
c) l'aggiunta intenzionale di sostanze radioattive nella produzione e manifattura di beni di consumo e l'importazione o l'esportazione di tali beni;
d) somministrazione intenzionale di sostanze radioattive a persone e, per quanto riguarda la radioprotezione di persone, animali a fini di diagnosi, terapia o ricerca medica o veterinaria;
e) impiego di impianti a raggi X o di sorgenti radioattive per radiografia industriale o trattamento di prodotti o ricerca o esposizione di persone a fini di terapia medica e uso di acceleratori, fatta eccezione per i microscopi elettronici.
2. L'autorizzazione preventiva può essere richiesta per altre pratiche diverse da quelle elencate nel paragrafo 1.
3. Gli Stati membri possono specificare che una pratica non è soggetta ad autorizzazione se:
a) nel caso delle pratiche menzionate al paragrafo 1, lettere a), c) e e), la pratica non richiede la dichiarazione; o
b) nei casi in cui un rischio limitato di esposizione delle persone non rende necessario l'esame dei singoli casi la pratica è svolta alle condizioni stabilite nella legislazione nazionale.
Articolo 5
Autorizzazione e livelli di eliminazione per smaltimento, riciclo o riutilizzazione
1. Lo smaltimento, il riciclo o la riutilizzazione di sostanze radioattive o materiali contenenti sostanze radioattive derivanti da qualsiasi pratica soggetta all'obbligo della dichiarazione o dell'autorizzazione richiede l'autorizzazione preventiva.
2. Tuttavia, lo smaltimento, il riciclo o la riutilizzazione di tali sostanze o materiali possono derogare alle prescrizioni della presente direttiva se soddisfano i livelli di eliminazione fissati dalle autorità nazionali competenti. Questi devono allinearsi sui criteri fondamentali di cui all'allegato 1 e tener conto di qualsiasi altro orientamento tecnico fornito dalla Comunità.
TITOLO IV GIUSTIFICAZIONE, OTTIMIZZAZIONE E LIMITAZIONE DELLA DOSE PER LE PRATICHE
CAPO I PRINCIPI GENERALI
Articolo 6
1. Gli Stati membri fanno sì che tutte le nuove categorie o tipi di pratica implicanti un'esposizione a radiazioni ionizzanti siano giustificati, anteriormente alla loro prima adozione o approvazione, dai loro vantaggi economici, sociali o di altro tipo rispetto al detrimento sanitario che ne può derivare.
2. Le categorie o tipi di pratica esistenti sono verificati per quanto concerne la giustificazione ogniqualvolta emergano nuove e importanti prove della loro efficacia o delle loro conseguenze.
3. Inoltre, gli Stati membri garantiscono che:
a) nel quadro dell'ottimizzazione qualsiasi esposizione sia mantenuta al livello più basso ragionevolmente ottenibile, tenuto conto dei fattori economici e sociali;
b) salvo il disposto dell'articolo 12, la somma delle dosi derivanti da tutte le pratiche in oggetto non superi i limiti di dose stabiliti nel presente titolo per i lavoratori esposti, gli apprendisti, gli studenti e gli individui della popolazione.
4. I principi di cui al paragrafo 3, lettera a), si applicano a tutte le esposizioni a radiazioni ionizzanti derivanti dalle pratiche di cui all'articolo 2, paragrafo 1. Il principio di cui al paragrafo 3, lettera b), non si applica alle seguenti esposizioni:
a) esposizione di individui nell'ambito di un esame diagnostico o d'una terapia che li concerne;
b) esposizione di individui che scientemente e volontariamente collaborano (a titolo non professionale) al sostegno e all'assistenza di pazienti sottoposti a terapia o a diagnosi medica;
c) esposizione di volontari che prendono parte a programmi di ricerca medica e biomedica.
5. Gli Stati membri non permettono l'aggiunta intenzionale di sostanze radioattive nella produzione di alimenti, giocattoli, ornamenti personali e cosmetici, né l'importazione e l'esportazione di tali prodotti.
Articolo 7
Vincoli di dose
1. I vincoli di dose, se pertinenti, si applicano nel quadro dell'ottimizzazione della protezione radiologica.
2. Gli orientamenti definiti dagli Stati membri sulle procedure idonee da applicare ai soggetti esposti di cui all'articolo 6, paragrafo 4, lettere b) e c) possono includere vincoli di dose.
CAPO II LIMITAZIONE DELLE DOSI
Articolo 8
Limiti d'età per i lavoratori esposti
Salvo il disposto dell'articolo 11, paragrafo 2 i minori di anni diciotto non possono essere adibiti a lavori in conseguenza dei quali rientrerebbero nella categoria dei lavoratori esposti.
Articolo 9
Limiti di dose per i lavoratori esposti
1. Il limite di dose efficace per i lavoratori esposti è di 100 millisievert (mSv) nell'arco di cinque anni consecutivi, con una dose massima efficace di 50 mSv in un singolo anno. Gli Stati membri possono decidere un'entità annua.
2. Fatto salvo il paragrafo 1, valgono i seguenti limiti di dose equivalente:
a) per il cristallino, 150 mSv all'anno;
b) per la pelle, 500 mSv all'anno: tale limite si applica alla dose media, su qualsiasi superficie di 1 cm², indipendentemente dalla superficie esposta;
c) per le mani, gli avambracci, i piedi e le caviglie, 500 mSv all'anno.
Articolo 10
Protezione speciale durante la gravidanza e l'allattamento
1. Non appena una gestante informa l'impresa della propria condizione, ai sensi della legislazione e/o della prassi nazionale in vigore, la protezione del nascituro è paragonabile a quella prevista per gli individui della popolazione. Le condizioni delle gestanti connesse con la loro attività di lavoro devono perciò essere tali che la dose equivalente per il nascituro sia la più bassa ragionevolmente ottenibile e che sia improbabile che la dose ecceda 1 mSv durante il restante periodo della gravidanza.
2. Non appena una lavoratrice che allatta informa l'impresa della propria condizione, non può eseguire un lavoro che implica significativi rischi di contaminazione radioattiva del corpo.
Articolo 11
Limiti di dose per apprendisti e studenti
1. Agli apprendisti e agli studenti, di almeno diciotto anni di età, i quali nel corso dei loro studi debbono usare sorgenti, si applicano i limiti di dose per i lavoratori esposti stabiliti all'articolo 9.
2. Per gli apprendisti e gli studenti, d'età compresa fra i sedici e i diciotto anni, i quali nel corso dei loro studi debbono usare sorgenti, il limite di dose efficace è di 6 mSv all'anno.
Fatto salvo questo limite di dose sono previsti i seguenti limiti di dose equivalente:
a) per il cristallino, 50 mSv all'anno;
b) per la pelle, 150 mSv all'anno. Tale limite si applica alla dose media, su qualsiasi superficie di 1 cm², indipendentemente dalla superficie esposta;
c) per le mani, gli avambracci, i piedi e le caviglie, 150 mSv all'anno.
3. I limiti di dose per gli apprendisti e gli studenti che non sono soggetti alle disposizioni dei paragrafi 1 e 2 sono quelli stabiliti dall'articolo 13 per gli individui della popolazione.
Articolo 12
Esposizioni soggette ad autorizzazione speciale
1. In situazioni eccezionali, escluse le emergenze radiologiche, da valutare caso per caso, le autorità competenti possono autorizzare, qualora lo esiga l'esecuzione di operazioni specifiche, che lavoratori singolarmente designati subiscano esposizioni professionali individuali superiori ai limiti di dose di cui all'articolo 9, purché tali esposizioni siano limitate nel tempo, circoscritte a determinati ambienti di lavoro e entro i limiti di esposizione massima fissati dalle autorità competenti nel caso specifico. Si tiene conto delle seguenti condizioni:
a) possono essere sottoposti ad un'esposizione soggetta ad autorizzazione speciale, soltanto i lavoratori della categoria A di cui all'articolo 21;
b) da tali esposizioni sono esclusi apprendisti, studenti, donne gestanti e madri che allattano suscettibili di contaminazione del corpo;
c) l'impresa è tenuta a giustificare preventivamente e in modo rigoroso tali esposizioni e a discuterne in modo approfondito con i lavoratori volontari, i loro rappresentanti, il medico autorizzato, i servizi autorizzati di medicina del lavoro o l'esperto qualificato;
d) vengono fornite preventivamente ai lavoratori interessati informazioni sui rischi connessi con l'operazione e sulle precauzioni da adottare nel corso di essa;
e) tutte le dosi derivanti da tale esposizione sono annotate separatamente sul libretto sanitario previsto dall'articolo 34 e sul libretto individuale previsto dall'articolo 28.
2. Il superamento dei limiti di dose in conseguenza di esposizioni soggette ad autorizzazione speciale non costituisce necessariamente un motivo di esclusione dalla abituale attività di lavoro del lavoratore o di trasferimento, senza il consenso del lavoratore interessato.
Articolo 13
Limiti di dose per gli individui della popolazione
1. Salve le disposizioni dell'articolo 14, i limiti di dose da rispettare per gli individui della popolazione sono indicati nei paragrafi 2 e 3.
2. Il limite di dose efficace è di 1 mSv all'anno. Tuttavia, in circostanze particolari, può essere autorizzato un valore più alto di dose efficace in un solo anno, purché la media nell'arco di cinque anni consecutivi non superi 1 mSv all'anno.
3. Fatto salvo il paragrafo 2:
a) il limite di dose equivalente per il cristallino è di 15 mSv all'anno;
b) il limite di dose equivalente per la pelle è di 50 mSv all'anno, calcolato in media su 1 cm² di pelle, indipendentemente dall'area esposta.
Articolo 14
Esposizione dell'intera popolazione
Gli Stati membri prendono tutte le misure ragionevoli affinché il contributo delle pratiche all'esposizione dell'intera popolazione sia mantenuto entro il valore minimo ragionevolmente ottenibile, tenuto conto dei fattori economici e sociali.
L'insieme di tutti i contributi è valutato con regolarità.
TITOLO V VALUTAZIONE DELLA DOSE EFFICACE
Articolo 15
Per la valutazione della dose efficace e della dose equivalente si usano i valori e rapporti indicati nel presente titolo. Le autorità competenti possono autorizzare l'uso di metodi equivalenti.
Articolo 16
Fatte salve le disposizioni dell'articolo 15:
a) nel caso di radiazioni esterne, per stimare le dosi efficaci e le dosi equivalenti pertinenti, si usano i valori e rapporti indicati nell'allegato II;
b) nel caso di esposizioni interne provocate da un radionuclide o da una miscela di radionuclidi, per stimare le dosi efficaci possono essere usati i valori e rapporti indicati negli allegati II e III.
TITOLO VI PRINCIPI FONDAMENTALI DI PROTEZIONE OPERATIVA DEI LAVORATORI ESPOSTI, DEGLI APPRENDISTI E DEGLI STUDENTI PER QUANTO RIGUARDA LE PRATICHE
Articolo 17
La protezione operativa dei lavoratori esposti si basa in particolare sui seguenti principi:
a) valutazione preventiva che identifichi la natura e l'ordine di grandezza del rischio radiologico per i lavoratori esposti e ottimizzazione della protezione radiologica in tutte le condizioni di lavoro;
b) classificazione dei luoghi di lavoro in diverse zone, se del caso, in rapporto alle valutazioni delle dosi annue previste e delle probabilità e dell'ordine di grandezza delle potenziali esposizioni;
c) classificazione dei lavoratori in diverse categorie;
d) attuazione di disposizioni di controllo e di sorveglianza per le diverse zone e le diverse condizioni di lavoro compresa, ove necessario, la sorveglianza individuale;
e) sorveglianza medica.
CAPO I MISURE PER LA RESTRIZIONE DELL'ESPOSIZIONE
Sezione 1 Classificazione e delimitazione delle zone
Articolo 18
Provvedimenti da adottare sul luogo di lavoro
1. Ai fini della radioprotezione, sono presi provvedimenti concernenti tutti i luoghi di lavoro, qualora esista la possibilità di esposizione a radiazioni ionizzanti al di sopra di 1 mSv all'anno o una dose equivalente di un decimo dei limiti di dose per il cristallino, la pelle e le estremità del corpo di cui all'articolo 9, paragrafo 2. Tali disposizioni devono essere adattate ai tipi di impianti e di sorgenti nonché all'entità e alla natura dei rischi. La portata delle misure precauzionali e di sorveglianza, nonché la loro natura e qualità, devono essere commisurate ai rischi inerenti al lavoro implicante esposizione alle radiazioni ionizzanti.
2. È fatta distinzione fra zone controllate e zone sorvegliate.
3. Le autorità competenti elaborano criteri orientativi per la classificazione delle zone controllate e delle zone sorvegliate, tenuto conto delle circostanze specifiche.
4. L'impresa tiene sotto controllo le condizioni di lavoro nelle zone controllate e nelle zone sorvegliate.
Articolo 19
Obblighi relativi alle zone controllate
1. Gli obblighi minimi relativi ad una zona controllata sono i seguenti:
a) la zona controllata è delimitata e l'accesso è limitato alle persone cui siano state impartite opportune istruzioni e controllato secondo procedure scritte stabilite dall'impresa. Sono adottati specifici provvedimenti qualora sussista un rischio significativo di diffusione della contaminazione radioattiva, compresi l'accesso e l'uscita delle persone e dei beni;
b) in rapporto alla natura e all'entità dei rischi radiologici nelle zone controllate è organizzata una sorveglianza radiologica dell'ambiente di lavoro in conformità dell'articolo 24;
c) affissione di segnali che indichino il tipo di zona, la natura delle sorgenti e i relativi tipi di rischio;
d) predisposizione di istruzioni di lavoro adeguata al rischio radiologico inerente alle sorgenti ed alle operazioni previste.
2. Dell'adempimento di tali obblighi saranno responsabili le imprese che consulteranno i servizi autorizzati di medicina del lavoro o gli esperti qualificati.
Articolo 20
Obblighi relativi alle zone sorvegliate
1. Gli obblighi relativi ad una zona sorvegliata sono i seguenti:
a) quale obbligo minimo in rapporto alla natura e all'entità dei rischi radiologici nelle zone sorvegliate, organizzazione di una sorveglianza radiologica dell'ambiente di lavoro in conformità dell'articolo 24;
b) se del caso, affissione di segnali che indichino il tipo di zona, la natura delle sorgenti e i relativi tipi di rischio;
c) se del caso, predisposizione di istruzioni di lavoro adeguate al rischio radiologico inerente alle sorgenti ed alle operazioni previste.
2. Dell'adempimento di tali obblighi saranno responsabili le imprese che consulteranno gli esperti qualificati o i servizi autorizzati di medicina del lavoro.
Sezione 2 Classificazione dei lavoratori esposti, degli apprendisti e degli studenti
Articolo 21
Categoria di lavoratori esposti
Ai fini del controllo e della sorveglianza, è fatta distinzione fra due categorie di lavoratori esposti:
a) categoria A: i lavoratori esposti che possono ricevere una dose efficace superiore a 6 mSv all'anno o una dose equivalente superiore a %gt%NUM%gt%3
%gt%DEN%gt%10
dei limiti di dose per il cristallino, la pelle e le estremità del corpo, di cui all'articolo 9, paragrafo 2;
b) categoria B: i lavoratori esposti che non sono classificati quali lavoratori esposti della categoria A.
Articolo 22
Informazione e formazione
1. Gli Stati membri obbligano l'impresa a informare i lavoratori esposti, gli apprendisti e gli studenti, i quali nel corso dei loro studi debbono usare sorgenti, circa:
a) i rischi per la salute connessi con la loro attività di lavoro;
- le procedure di radioprotezione generali e le precauzioni da adottare e, in particolare, quelle connesse con le condizioni operative e di lavoro esistenti sia nella pratica in generale, sia in ogni tipo di posto di lavoro o di mansione cui possono essere assegnati;
- l'importanza di rispettare le precauzioni tecniche, mediche e amministrative;
b) se di sesso femminile, sulla necessità di dichiarare tempestivamente il proprio stato di gravidanza in considerazione dei rischi di esposizione del nascituro e sul rischio di contaminazione del lattante in caso di contaminazione radioattiva dell'organismo.
2. Gli Stati membri obbligano l'impresa a provvedere affinché ai lavoratori esposti, agli apprendisti e agli studenti sia impartita una formazione pertinente nel campo della radioprotezione.
Sezione 3 Valutazione e attuazione dei provvedimenti per la protezione radiologica dei lavoratori esposti
Articolo 23
1. L'impresa è responsabile della valutazione e dell'esecuzione dei provvedimenti di protezione radiologica dei lavoratori esposti.
2. Gli Stati membri obbligano l'impresa a consultare gli esperti qualificati o i servizi autorizzati di medicina del lavoro in merito all'esame e al collaudo dei dispositivi di protezione e degli strumenti di misurazione che comprendono in particolare:
a) l'esame critico preventivo dei progetti di impianti sotto il profilo della radioprotezione;
b) il collaudo delle sorgenti nuove o modificate sotto il profilo della radioprotezione;
c) la verifica periodica dell'efficacia dei dispositivi e delle tecniche di protezione;
d) la taratura periodica degli strumenti di misurazione e la verifica periodica delle loro buone condizioni di funzionamento e del loro corretto impiego.
CAPO II VALUTAZIONE DELL'ESPOSIZIONE
Sezione 1 Sorveglianza del luogo di lavoro
Articolo 24
1. La sorveglianza radiologica dell'ambiente di lavoro, di cui agli articoli 19, paragrafo 1, lettera b) e 20, paragrafo 1, lettera a), comprende se del caso gli elementi seguenti:
a) misurazione delle intensità esterne di dose, indicando la natura e la qualità delle radiazioni interessate;
b) misurazione della concentrazione dell'attività aerea e della densità superficiale delle sostanze radioattive contaminanti, indicando la loro natura e il loro stato fisico e chimico.
2. I risultati delle misurazioni sono annotati e, se, necessario, utilizzati per la stima delle dosi individuali, in conformità delle disposizioni dell'articolo 25.
Sezione 2 Sorveglianza individuale
Articolo 25
Sorveglianza - Disposizioni generali
1. La sorveglianza individuale è sistematica per i lavoratori esposti della categoria A. Essa si basa su misurazioni individuali, stabilite da un servizio autorizzato di dosimetria. Se esiste la possibilità che lavoratori della categoria A possano subire una significativa contaminazione interna, dovrebbe essere istituito un sistema adeguato di sorveglianza; le autorità competenti possono fornire orientamenti generali per individuare tali lavoratori.
2. La sorveglianza per i lavoratori della categoria B è almeno sufficiente a dimostrare che tali lavoratori sono correttamente classificati nella categoria B. Gli Stati membri possono esigere la sorveglianza individuale e, eventualmente, misurazioni individuali, stabilite da un servizio autorizzato di dosimetria, sui lavoratori della categoria B.
3. Ove le misurazioni individuali risultino impossibili o inadeguate, la sorveglianza individuale è basata su stime ricavate o da misurazioni individuali su altri lavoratori esposti o dai risultati della sorveglianza del luogo di lavoro, prevista all'articolo 24.
Sezione 3 Sorveglianza in caso di esposizioni accidentali o d'emergenza
Articolo 26
In caso di esposizioni accidentali si valutano le dosi relative e la loro distribuzione nell'organismo.
Articolo 27
In caso di esposizioni di emergenza, si procede alla sorveglianza individuale o alle valutazioni delle dosi individuali a seconda dei casi.
Sezione 4 Registrazione e comunicazione dei risultati
Articolo 28
1. Per ciascun lavoratore esposto della categoria A è predisposto un libretto contenente i risultati della sorveglianza individuale.
2. Ai fini del paragrafo 1, per tutto il periodo lavorativo implicante esposizione a radiazioni ionizzanti e, successivamente, fino a quando il lavoratore esposto ha, o avrebbe, compiuto i 75 anni - e comunque per almeno 30 anni dalla cessazione del lavoro implicante esposizione alle radiazioni ionizzanti - va conservato quanto segue:
a) un registro delle esposizioni misurate o stimate, delle dosi individuali, in conformità degli articoli 12, 25, 26 e 27;
b) nel caso delle esposizioni di cui agli articoli 26 e 27, le dichiarazioni relative alle circostanze e alle misure adottate;
c) i risultati della sorveglianza del luogo di lavoro utilizzati per definire le dosi individuali, laddove necessario.
3. L'esposizione di cui agli articoli 12, 26 e 27 sono annotate separatamente nel libretto di cui al paragrafo 1.
Articolo 29
1. I risultati della sorveglianza individuale prevista agli articoli 25, 26 e 27 sono:
a) messi a disposizione delle autorità competenti e dell'impresa;
b) messi a disposizione del lavoratore interessato a norma dell'articolo 38, paragrafo 2;
c) presentati al medico autorizzato o ai servizi autorizzati di medicina del lavoro affinché ne valutino le ripercussioni per la salute secondo quanto previsto all'articolo 31.
2. Gli Stati membri stabiliscono le modalità con cui comunicare i risultati della sorveglianza individuale.
3. In caso di esposizione accidentale o di emergenza, i risultati della sorveglianza individuale sono presentati senza indugio.
CAPO III SORVEGLIANZA MEDICA DEI LAVORATORI ESPOSTI
Articolo 30
La sorveglianza medica dei lavoratori esposti è basata sui principi della medicina del lavoro generalmente applicati.
Sezione 1 Sorveglianza medica dei lavoratori della categoria A
Articolo 31
Sorveglianza medica
1. Ferma restando la responsabilità globale dell'impresa, alla sorveglianza medica dei lavoratori della categoria A sono preposti i medici autorizzati o i servizi autorizzati di medicina del lavoro.
Detta sorveglianza medica deve permettere di valutare lo stato di salute dei lavoratori ad essa sottoposti relativamente all'idoneità fisica ai compiti loro assegnati. A tal fine, il medico autorizzato o il servizio autorizzato di medicina del lavoro devono avere accesso a qualunque informazione essi ritengano utile, comprese le informazioni sulle condizioni ambientali nei luoghi di lavoro.
2. La sorveglianza medica include:
a) una visita medica prima dell'assunzione o della classificazione quale lavoratore della categoria A.
Tale visita accurata ha lo scopo di determinare l'idoneità fisica del lavoratore a un posto come lavoratore della categoria A per cui è preso in considerazione;
b) controlli periodici dello stato di salute.
Lo stato di salute di ciascun lavoratore della categoria A è controllato almeno una volta all'anno per determinare se i lavoratori conservano l'idoneità all'esercizio delle proprie mansioni. La natura di tali controlli, che possono essere effettuate il numero di volte ritenuto necessario dal medico autorizzato, dipende dal tipo di lavoro e dallo stato di salute del singolo lavoratore.
3. Il medico autorizzato o i servizi autorizzati di medicina del lavoro possono segnalare la necessità di proseguire la sorveglianza medica dopo la cessazione del rapporto di lavoro, per il periodo di tempo da essi ritenuto necessario per proteggere la salute del lavoratore interessato.
Articolo 32
Classificazione medica
Per quanto riguarda l'idoneità al lavoro dei lavoratori della categoria A, la classificazione medica è la seguente:
a) idoneo;
b) idoneo, a determinate condizioni;
c) non idoneo.
Articolo 33
Nessun lavoratore può essere occupato o classificato per qualsiasi periodo di tempo in un determinato posto di lavoro come lavoratore della categoria A, se dai risultati degli esami medici egli risulta non idoneo a detto posto di lavoro.
Articolo 34
Libretti sanitari
1. Per ciascun lavoratore della categoria A è costituito un libretto sanitario, tenuto aggiornato per tutto il periodo di permanenza in tale categoria. In seguito, esso è conservato fino a quando il lavoratore abbia, o avrebbe, compiuto i 75 anni e, comunque, per almeno 30 anni dalla cessazione dell'attività lavorativa implicante esposizione a radiazioni ionizzanti.
2. Nel libretto sanitario sono annotate le informazioni sulla natura del posto di lavoro, i risultati della visita medica effettuata prima dell'assunzione o la classificazione come lavoratore della categoria A, dei controlli periodici, nonché la registrazione delle dosi prevista dall'articolo 28.
Sezione 2 Sorveglianza speciale dei lavoratori esposti
Articolo 35
1. In tutti i casi in cui viene superato uno dei limiti di dose di cui all'articolo 9 è esercitata una sorveglianza medica speciale.
2. Le successive condizioni di esposizione sono soggette all'assenso di un medico autorizzato o dei servizi autorizzati di medicina del lavoro.
Articolo 36
Oltre alla sorveglianza medica dei lavoratori esposti di cui agli articoli 30 e 31, sono disposte tutte le ulteriori iniziative di protezione sanitaria del soggetto esposto ritenute necessarie da un medico autorizzato o dai servizi autorizzati di medicina del lavoro, quali ulteriori esami, interventi di decontaminazione o trattamenti correttivi d'urgenza.
Sezione 3 Ricorsi
Articolo 37
Ogni Stato membro stabilisce procedure di ricorso contro le conclusioni e le decisioni adottate ai sensi degli articoli 32, 33 e 35.
CAPO IV COMPITI DEGLI STATI MEMBRI IN MATERIA DI PROTEZIONE DEI LAVORATORI ESPOSTI
Articolo 38
1. Ogni Stato membro istituisce uno o più sistemi di ispezione al fine di far rispettare le norme emanate in conformità della presente direttiva e di promuovere le misure di sorveglianza e di intervento che si rivelino necessarie.
2. Ogni Stato membro dispone che i lavoratori abbiano accesso, a loro richiesta, ai risultati della sorveglianza individuale che li riguarda, compresi i risultati delle misurazioni eventualmente utilizzate per la loro valutazione o alle valutazioni delle dosi, ricavate dalle misurazioni sul luogo di lavoro.
3. Ogni Stato membro prende le disposizioni necessarie per riconoscere l'idoneità:
- dei medici autorizzati;
- dei servizi autorizzati di medicina del lavoro;
- dei servizi autorizzati di dosimetria;
- degli esperti qualificati.
A tal fine ogni Stato membro provvede a che sia organizzata la formazione di questi specialisti.
4. Ogni Stato membro dispone che siano messi a disposizione delle unità responsabili i mezzi necessari a garantire un'adeguata protezione dalle radiazioni. È prevista un'unità specializzata di radioprotezione, distinta dalle unità produttive e operative nel caso di un'unità interna autorizzata, a svolgere compiti di radioprotezione e a fornire pareri specifici, per gli impianti per i quali le autorità competenti lo reputano necessario. Questa unità può essere comune a vari impianti.
5. Ogni Stato membro agevola lo scambio, tra autorità competenti o medici autorizzati o servizi autorizzati di medicina del lavoro o esperti qualificati o servizi autorizzati di dosimetria all'interno della Comunità europea, di tutte le informazioni relative alle dosi assorbite in precedenza da un lavoratore, al fine di effettuare le visite mediche prima dell'assunzione o la classificazione come lavoratore della categoria A previsti dall'articolo 31 e controllare l'ulteriore esposizione dei lavoratori.
CAPO V PROTEZIONE OPERATIVA DEGLI APPRENDISTI E DEGLI STUDENTI
Articolo 39
1. Le condizioni di esposizione e la protezione operativa degli apprendisti e degli studenti di almeno 18 anni d'età di cui all'articolo 11, paragrafo 1 sono analoghe a quella dei lavoratori esposti della categoria A o della categoria B, a seconda dei casi.
2. Le condizioni di esposizione e la protezione operativa degli apprendisti e degli studenti di età compresa fra i 16 e i 18 anni di cui all'articolo 11, paragrafo 2 sono analoghe a quelle dei lavoratori esposti della categoria B.
TITOLO VII AUMENTO SIGNIFICATIVO DELL'ESPOSIZIONE DOVUTA A SORGENTI DI RADIAZIONI NATURALI
Articolo 40
Applicazione
1. Il presente titolo si applica alle attività lavorative non contemplate nell'articolo 2, paragrafo 1 della presente direttiva nelle quali la presenza di sorgenti di radiazioni naturali conduce ad un significativo aumento dell'esposizione dei lavoratori o di individui della popolazione, che non può essere trascurato dal punto di vista della radioprotezione.
2. Ogni Stato membro garantisce, mediante indagini o con qualsiasi altro mezzo appropriato, l'individuazione delle attività lavorative che possono costituire oggetto di attenzione. Tali attività comprendono segnatamente:
a) attività lavorative durante le quali i lavoratori e, se del caso, individui della popolazione sono esposti a prodotti di filiazione del toron o del radon, o a radiazioni gamma o a ogni altra esposizione in luoghi di lavoro quali stabilimenti termali, grotte, miniere, luoghi di lavoro sotterranei e luoghi di lavoro in superficie in zone ben individuate;
b) attività lavorative implicanti l'uso o lo stoccaggio di materiali abitualmente non considerati radioattivi ma che contengono radionuclidi allo stato naturale e provocano un aumento notevole dell'esposizione dei lavoratori e, se del caso, di individui della popolazione;
c) attività lavorative che comportano la produzione di residui abitualmente non considerati radioattivi ma che contengono radionuclidi allo stato naturale e provocano un aumento notevole dell'esposizione di individui della popolazione e, se del caso, dei lavoratori;
d) l'esercizio di aeromobili o attività lavorative su aerei.
3. Gli articoli 41 e 42 si applicano nella misura in cui gli Stati membri abbiano dichiarato che le esposizioni alle sorgenti di radiazioni naturali dovute alle attività lavorative individuate ai sensi del paragrafo 2 devono fare oggetto di particolare attenzione e essere sottoposte a controllo.
Articolo 41
Protezione contro le esposizioni a sorgenti di radiazioni naturali terrestri
Per ogni attività lavorativa individuata dagli Stati membri, questi esigono l'attuazione di un adeguato dispositivo di sorveglianza delle esposizioni e, a seconda dei casi:
a) l'attuazione di azioni correttive destinate a ridurre le esposizioni, conformemente al titolo IX, in tutto o in parte;
b) l'esecuzione di misure di radioprotezione conformemente ai titoli III, IV, V, VI e VIII, in tutto o in parte.
Articolo 42
Protezione del personale navigante
Ogni Stato membro prende le disposizioni necessarie affinché le imprese che esercitano aeromobili tengano conto dell'esposizione alle radiazioni cosmiche del personale navigante la cui esposizione potrebbe superare il valore di 1 mSv all'anno. Le imprese adottano misure appropriate, in particolare ai seguenti scopi:
- valutare l'esposizione del personale considerato;
- tener conto del valore suddetto quando organizzano orari di lavoro, per ridurre l'esposizione del personale navigante maggiormente esposto;
- informare i lavoratori in questione dei rischi che il loro lavoro comporta per la loro salute;
- applicare l'articolo 10 al personale navigante di sesso femminile.
TITOLO VIII APPLICAZIONE DELLA RADIOPROTEZIONE DELLA POPOLAZIONE IN SITUAZIONE NORMALE
Articolo 43
Principio di base
Ogni Stato membro crea le condizioni necessarie al fine di garantire la migliore protezione possibile della popolazione sulla base dei principi stabiliti dall'articolo 6 e per l'applicazione dei principi fondamentali che disciplinano dal punto di vista operativo la protezione della popolazione.
Articolo 44
Condizioni per l'autorizzazione di pratiche implicanti per la popolazione un rischio di radiazioni ionizzanti
La protezione operativa della popolazione in situazione normale contro le pratiche soggette ad autorizzazione preventiva è l'insieme delle disposizioni e degli accertamenti atti ad individuare e eliminare i fattori che nello svolgimento di un'operazione qualsiasi che esponga alle radiazioni ionizzanti, possono comportare per la popolazione un rischio di esposizione che non può essere trascurato dal punto di vista della radioprotezione. La protezione prevede i seguenti adempimenti:
a) esame e approvazione dei progetti di impianti implicanti un rischio di esposizione nonché dei siti proposti per detti impianti nel territorio interessato, sotto il profilo della radioprotezione;
b) collaudo di detti nuovi impianti, previa verifica dell'esistenza di un'adeguata protezione contro qualsiasi esposizione o contaminazione radioattiva che possa uscire dal loro perimetro, tenendo conto, se del caso, delle condizioni demografiche, meteorologiche, geologiche, idrologiche ed ecologiche;
c) esame ed approvazione di progetti per lo smaltimento degli effluenti radioattivi.
Questi compiti vengono svolti conformemente a modalità determinate dalle autorità competenti a seconda dell'entità del rischio di esposizione.
Articolo 45
Stima delle dosi per la popolazione
Le autorità competenti:
a) provvedono affinché le stime delle dosi di pratiche di cui all'articolo 44 siano eseguite nel modo più realistico possibile per la popolazione nel suo insieme e per i gruppi di riferimento della popolazione in tutti i luoghi in cui essi possano trovarsi;
b) decidono sulla frequenza delle valutazioni e prendono tutti i provvedimenti necessari per individuare i gruppi di riferimento della popolazione, tenendo conto delle vie effettive di trasmissione delle sostanze radioattive;
c) provvedono affinché, tenuto conto dei rischi di radiazioni, le stime delle dosi per la popolazione includano quanto segue:
- valutazione delle dosi dovute alle radiazioni esterne, con l'indicazione, se del caso, della qualità delle radiazioni in oggetto;
- valutazione dell'assunzione di radionuclidi, con l'indicazione della natura dei radionuclidi e, se del caso, del loro stato fisico e chimico, e determinazione dell'attività e delle concentrazioni di detti radionuclidi;
- valutazione delle dosi che i gruppi di riferimento della popolazione possono ricevere e specificazione delle caratteristiche di tali gruppi;
d) prescrivono la conservazione di registri delle misurazioni dell'esposizione esterna, delle stime dell'assunzione di radionuclidi e di contaminazione radioattiva, nonché delle conclusioni delle valutazioni delle dosi ricevute dai gruppi di riferimento e dalla popolazione.
Articolo 46
Ispezione
Per quanto attiene alla tutela sanitaria della popolazione, ogni Stato membro istituisce un sistema d'ispezione al fine di far rispettare le norme emanate in conformità della presente direttiva e di promuovere le misure di sorveglianza nel campo della radioprotezione.
Articolo 47
Responsabilità delle imprese
1. Ogni Stato membro impone alle imprese responsabili di pratiche contemplate all'articolo 2, l'obbligo di conformarsi ai principi di protezione sanitaria della popolazione nel campo della radioprotezione e, in particolare, di adempiere i seguenti compiti all'interno dell'impianto:
a) raggiungere e conservare un livello ottimale di protezione dell'ambiente e della popolazione;
b) verificare l'efficacia dei dispositivi tecnici destinati alla protezione dell'ambiente e della popolazione;
c) collaudare, sotto il profilo della sorveglianza della radioprotezione, le attrezzature e i processi di misurazione e, a seconda dei casi, di valutazione dell'esposizione e della contaminazione radioattiva dell'ambiente e della popolazione;
d) tarare periodicamente gli strumenti di misurazione e controllarne periodicamente lo stato di funzionamento e il corretto impiego.
2. Tali compiti sono affidati a esperti qualificati e, se del caso, all'unità specializzata di radioprotezione di cui all'articolo 38, paragrafo 4.
TITOLO IX INTERVENTI
Articolo 48
Applicazione
1. Il presente titolo si applica agli interventi in caso di emergenza radiologica o in caso di esposizione prolungata dovuta agli effetti di un'emergenza radiologica oppure di una pratica o un'attività lavorativa passata o desueta.
2. L'attuazione e l'ampiezza di qualsiasi intervento devono essere considerate nel rispetto dei seguenti principi:
- si procede ad un intervento solo se la diminuzione del detrimento dovuto alle radiazioni è tale da giustificare i danni e i costi, inclusi quelli sociali, dell'intervento;
- tipo, ampiezza e durata dell'intervento sono ottimizzati in modo che il vantaggio della riduzione del detrimento sanitario, dopo aver dedotto il danno connesso con l'intervento, sia massimo;
- i limiti di dose fissati agli articoli 9 e 13 non si applicano in caso di intervento: tuttavia i livelli di intervento stabiliti a norma dell'articolo 50, paragrafo 2 forniscono indicazioni sulle situazioni in cui un intervento è opportuno; inoltre, in caso di esposizione prolungata, contemplata all'articolo 53, i limiti di dose fissati all'articolo 9 dovrebbero, di norma, essere considerati appropriati per i lavoratori impegnati in interventi.
Sezione I Interventi in caso di emergenza radiologica
Articolo 49
Esposizioni potenziali
Se del caso, gli Stati membri richiedono:
- che sia prevista la possibilità di casi di emergenza radiologica dovuti a pratiche soggette al sistema di dichiarazione od autorizzazione di cui al titolo III;
- che sia valutata la distribuzione spaziale e temporale delle sostanze radioattive disperse in caso di eventuale emergenza radiologica;
- che siano valutate le relative esposizioni potenziali.
Articolo 50
Preparazione dell'intervento
1. Ogni Stato membro garantisce che si tenga conto del possibile verificarsi di emergenze radiologiche, dovute a pratiche condotte all'interno o all'esterno del territorio e che possono ripercuotersi su quest'ultimo.
2. Ogni Stato membro, tenuto conto dei principi generali di radioprotezione d'intervento di cui all'articolo 48, paragrafo 2 e dei livelli d'intervento adeguati stabiliti dalle autorità competenti, garantisce che siano elaborati piani d'intervento adeguati a livello nazionale o locale, anche all'interno degli impianti, per far fronte ai vari tipi di emergenza radiologica, e che tali piani siano in misura adeguata, oggetto di esercitazioni periodiche.
3. Ogni Stato membro garantisce, se necessario, che si disponga la creazione e un'adeguata formazione di squadre speciali d'intervento tecnico, medico e sanitario.
4. Ogni Stato membro ricerca la collaborazione con altri Stati membri o paesi terzi per il caso di possibili emergenze radiologiche in impianti sul proprio territorio che possano riguardare altri Stati membri o paesi terzi, nell'intento di agevolare l'organizzazione della protezione radiologica in tali Stati e paesi.
Articolo 51
Attuazione degli interventi
1. Ogni Stato membro provvede affinché le emergenze radiologiche verificatesi sul proprio territorio siano immediatamente notificate alle autorità competenti dall'impresa responsabile delle pratiche in questione, e prescrive tutte le misure appropriate per ridurne gli effetti.
2. Ogni Stato membro garantisce che, in caso di emergenza radiologica sul proprio territorio, l'impresa responsabile delle pratiche in questione proceda ad una prima valutazione provvisoria delle circostanze e degli effetti dell'emergenza e fornisca il suo contributo agli interventi.
3. Ogni Stato membro garantisce che, se necessario, siano predisposti interventi riguardanti:
- la sorgente, per ridurre o arrestare la radiazione e la dispersione di radionuclidi;
- l'ambiente, per ridurre il trasferimento di sostanze radioattive agli individui;
- gli individui, per ridurre l'esposizione e organizzare la cura delle vittime.
4. In caso di emergenza radiologica all'interno o all'esterno del proprio territorio, ogni Stato membro richiede:
a) l'organizzazione degli opportuni interventi, tenendo conto delle caratteristiche reali dell'emergenza;
b) la valutazione e la registrazione delle conseguenze dell'emergenza radiologica e dell'efficacia dell'intervento.
5. Ove si verifichi un'emergenza radiologica in un impianto sul proprio territorio ovvero che rischi di avere conseguenze radiologiche sul proprio territorio, ogni Stato membro stabilisce contatti per collaborare con qualsiasi altro Stato membro o paese terzo eventualmente coinvolto.
Articolo 52
Esposizione professionale d'emergenza
1. Ogni Stato membro provvede per il caso in cui lavoratori o personale di intervento, impegnati in vari tipi di intervento, rischino di essere sottoposti ad esposizioni d'emergenza implicanti dosi superiori ai limiti di dose per i lavoratori esposti. A tal fine, stabilisce livelli d'esposizione tenendo conto dei vincoli tecnici e dei rischi sanitari; i livelli costituiscono criteri operativi. Un'esposizione al di sopra di questi livelli speciali può essere ammessa in via eccezionale allo scopo di salvare vite umane e solo per volontari che siano informati dei rischi connessi con il loro intervento.
2. Ogni Stato membro dispone il controllo radiologico e medico delle squadre speciali d'intervento d'emergenza.
Sezione II Interventi in caso di esposizione prolungata
Articolo 53
Gli Stati membri, allorché individuano una situazione comportante un'esposizione prolungata dovuta agli effetti di un'emergenza radiologica o di una pratica passata, garantiscono, in funzione delle necessità e del rischio di esposizione:
a) la delimitazione dell'area interessata;
b) l'istituzione di un dispositivo di sorveglianza delle esposizioni;
c) l'attuazione di interventi adeguati, tenuto conto delle caratteristiche reali della situazione;
d) la regolamentazione dell'accesso ai terreni o agli edifici ubicati nell'area delimitata, o della loro utilizzazione.
TITOLO X DISPOSIZIONI FINALI
Articolo 54
1. La presente direttiva fissa le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria dei lavoratori e della popolazione contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti ai fini dell'applicazione uniforme da parte degli Stati membri. Qualora uno Stato membro adotti dosi limite più rigorose di quelle fissate dalla presente direttiva, ne informa la Commissione e gli Stati membri.
Articolo 55
Attuazione nell'ordinamento giuridico nazionale
1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 13 maggio 2000. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate da un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione le principali disposizioni di diritto interno emanate nella materia disciplinata dalla presente direttiva.
Articolo 56
Abrogazioni
Le direttive del 2 febbraio 1959, la direttiva del 5 marzo 1962, la direttiva 66/45/Euratom, la direttiva 76/579/Euratom, la direttiva 79/343/Euratom, la direttiva 80/836/Euratom e la direttiva 84/467/Euratom sono abrogate con effetto dal 13 maggio 2000.
Articolo 57
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, addì 13 maggio 1996.
Per il Consiglio
Il Presidente
S. AGNELLI
(1) GU n. C 128 del 9. 5. 1994, pag. 209.
(2) GU n. C 108 del 19. 4. 1993, pag. 48.
(3) GU n. 11 del 20. 2. 1959, pag. 221/59.
(4) GU n. 57 del 6. 7. 1962, pag. 1633/62.
(5) GU n. 216 del 26. 11. 1966, pag. 3693/66.
(6) GU n. L 187 del 12. 7. 1976, pag. 1.
(7) GU n. L 83 del 3. 4. 1979, pag. 18.
(8) GU n. L 246 del 17. 9. 1980, pag. 1.
(9) GU n. L 265 del 5. 10. 1984, pag. 4.
(10) GU n. L 265 del 5. 10. 1984, pag. 1.
(11) GU n. L 371 del 30. 12. 1987, pag. 76.
(12) GU n. L 371 del 30. 12. 1987, pag. 11. Regolamento modificato dal regolamento (Euratom) n. 2218/89 (GU n. L 211 del 22. 7. 1989, pag. 19).
(13) GU n. L 357 del 7. 12. 1989, pag. 31.
(14) GU n. L 349 del 13. 12. 1990, pag. 21. Direttiva modificata dall'atto di adesione del 1994.
(15) GU n. L 35 del 12. 2. 1992, pag. 24.
(16) GU n. L 148 del 19. 6. 1993, pag. 1.
ALLEGATO I
CRITERI DA TENERE IN CONSIDERAZIONE AI FINI DELL'APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 3
1. Una pratica può essere esentata dall'obbligo di dichiarazione senza ulteriori motivazioni, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 2, lettere a) o b) rispettivamente, se la quantità o la concentrazione di attività, a seconda dei casi, dei relativi radionuclidi non supera i valori di cui alle colonne 2 o 3 della tabella A.
2. I criteri di base per il calcolo dei valori della tabella A, per l'applicazione di esenzioni per pratiche sono i seguenti:
a) i rischi radiologici causati agli individui dalla pratica esente devono essere sufficientemente ridotti da risultare trascurabili ai fini della regolamentazione,
b) l'incidenza radiologica collettiva della pratica esente deve essere sufficientemente ridotta da risultare trascurabile ai fini della regolamentazione nella maggior parte delle circostanze e
c) la pratica esente deve essere intrinsecamente senza rilevanza radiologica, senza probabilità apprezzabili che si verifichino situazioni che possano condurre all'inosservanza dei criteri definiti ai punti a) e b).
3. Eccezionalmente, come previsto all'articolo 3, singoli Stati membri possono decidere che una pratica può essere oggetto di esenzione, ove opportuno, senza ulteriori motivazioni, in conformità dei criteri di base, anche se i relativi radionuclidi si discostano dai valori della tabella A, purché i seguenti criteri siano soddisfatti in tutte le possibili situazioni:
a) la dose efficace cui si prevede sia esposto un qualsiasi individuo della popolazione a causa della pratica esente è pari o inferiore a 10 mSv all'anno e
b) la dose collettiva efficace impegnata nell'arco di un anno di esecuzione della pratica non è superiore a circa 1 man × Sv, oppure una valutazione relativa all'ottimizzazione della protezione mostra che l'esenzione è l'opzione ottimale.
4. Per i radionuclidi non elencati nella tabella A, l'autorità competente assegna valori appropriati per le quantità e concentrazioni di attività per unità di massa, se del caso. Tali valori sono pertanto complementari a quelli di cui alla tabella A.
5. I valori elencati nella tabella A si applicano all'inventario totale di sostanze radioattive detenuto da una persona o impresa che partecipi a una pratica specifica in qualsiasi momento.
6. I nuclidi marcati con il suffisso «+» o «sec» nella tabella A rappresentano i nuclidi padri in equilibrio con i corrispondenti nuclidi figli rappresentati nella tabella B. In questo caso, i valori forniti nella tabella A si riferiscono al solo nuclide padre, ma tengono già conto del o dei nuclidi figli presenti.
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 396L0029.1
7. In tutti gli altri casi di miscele di più di un nuclide, l'obbligo di dichiarazione può essere ignorato se la somma dei rapporti, per ciascun nuclide, della quantità totale presente divisa per il valore elencato nella tabella A è inferiore o pari a 1. La regola della sommatoria si applica inoltre alle concentrazioni di attività in cui i vari nuclidi interessati sono contenuti nella stessa matrice.
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
ALLEGATO II
A. Definizioni dei termini figuranti nel presente allegato
Equivalente di dose ambientale H* (d): la dose equivalente in un punto di un campo radioattivo che sarebbe prodotta dal corrispondente campo espanso e unidirezionale nella sfera dell'ICRU a una profondità, d, sul raggio opposto alla direzione del campo unidirezionale. La denominazione specifica dell'unità di equivalente di dose ambientale è sievert (Sv).
Equivalente di dose direzionale H' (d, Z): la dose equivalente in un punto di un campo radioattivo che sarebbe prodotta dal corrispondente campo espanso, nella sfera dell'ICRU, a una profondità, d, su un raggio di una direzione determinata, Z. La denominazione specifica dell'unità di equivalente di dose direzionale è sievert (Sv).
Campo espanso e unidirezionale: un campo radioattivo in cui la fluenza e le distribuzioni direzionale e d'energia sono uguali a quelli del campo espanso, ma la fluenza è unidirezionale.
Campo espanso: un campo derivato dal campo reale, in cui la fluenza e le distribuzioni direzionale e di energia hanno valori identici, in tutto il volume interessato, a quelli del campo reale nel punto di riferimento.
Fluenza Ö: il quoziente di dN fratto da, in cui dN è il numero di particelle che entrano in una sfera avente una superficie della sezione d'urto da:
Ö = %gt%NUM%gt%dN
%gt%DEN%gt%da
Fattore di qualità medio (%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
): valore medio del fattore di qualità in un punto del tessuto, quando la dose assorbita è impartita da particelle con differenti valori di L. Si calcola in base all'espressione:
%gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
= %gt%NUM%gt%1/
%gt%DEN%quot%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
0%amp%int;%amp%infin; Q(L)D(L)dLin cui D(L)dL è la dose assorbita a 10 mm tra il trasferimento lineare di energia L e L + dL, mentre Q(L) è il fattore di qualità nel punto interessato. I rapporti Q-L sono indicati al punto C.
Equivalente di dose personale Hp (d): l'equivalente di dose nei tessuti molli, ad una profondità appropriata, d, sotto un punto determinato del corpo. La denominazione specifica dell'unità di equivalente di dose personale è sievert (Sv).
Fattore di qualità (Q): funzione di trasferimento lineare di energia (L) utilizzato per la ponderazione delle dosi assorbite in un punto, al fine di tener conto della qualità di una radiazione.
Fattore di peso della radiazione (WR): fattore adimensionale, utilizzato per la ponderazione della dose assorbita in un tessuto o in un organo. I valori appropriati di WR sono indicati al punto B.
Dose assorbita in un tessuto o in un organo (DT): il quoziente tra l'energia totale impartita a un tessuto o a un organo e la massa di tale tessuto o organo.
Fattore di peso dei tessuti (WT): fattore adimensionale, utilizzato per la ponderazione della dose equivalente in un tessuto o in un organo (T). I valori appropriati di (wT) sono indicati al punto D.
Trasferimento lineare di energia non ristretto (L %amp%infin;): una quantità definita dalla formula seguente:
L %amp%infin; = %gt%NUM%gt%dE
%gt%DEN%gt%dl
in cui dE è l'energia media liberata da una particella di energia E che attraversa la distanza dl nell'acqua. Nella direttiva L %amp%infin; è indicato L.
Sfera dell'ICRU: un corpo introdotto dalla Commissione internazionale per le unità e le misure radiologiche (ICRU) per riprodurre approssimativamente le caratteristiche del corpo umano per quanto concerne l'assorbimento di energia dovuto a radiazioni ionizzanti; esso consiste in una sfera di 30 cm di diametro costituita da materiale equivalente al tessuto con una densità di 1 g cm-3 e la seguente composizione di massa: 76,2 % di ossigeno, 11,1 % di carbonio; 10,1 % di idrogeno e 2,6 % di azoto.
B. Valori del fattore di peso delle radiazioni WR
I valori del fattore di peso delle radiazioni, WR, dipendono dal tipo e dalla qualità del campo radioattivo esterno, oppure dal tipo e dalla qualità delle radiazioni emesse da un radionuclide depositato all'interno dell'organismo.
Quando il campo radioattivo è composto da tipi e da energie con valori diversi di WR, la dose assorbita dev'essere suddivisa in pacchetti, ciascuno con un proprio valore di WR, che vanno poi sommati per dare il totale dell'equivalente di dose. Alternativamente, essa può essere espressa come distribuzione continua di energia, in cui ciascun elemento della dose assorbita dall'elemento di energia compreso tra E e E + dE va moltiplicato per il valore di WR ricavato dalla relativa voce della tabella che segue.
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
Nei calcoli relativi ai neutroni possono sorgere difficoltà nell'applicazione di valori di funzione a gradino. In questi casi può essere preferibile usare la funzione continua descritta dalla seguente relazione matematica:
WR = 5 + 17e-(ln(2E))2/6
in cui E è l'energia del neutrone espressa in MeV.
La figura 1 fornisce un raffronto diretto dei due approcci.
%gt%RIFERIMENTO A UN GRAFICO%gt%
Figura 1
Fattori di peso per la radiazione (neutroni). La curva continua deve essere trattata come un'approssimazione
Per i tipi di radiazioni e le energie non comprese nella tabella, si può ottenere un valore approssimato di WR calcolando il fattore di qualità medio %gt%INIZIO DI UN GRAFICO%gt%
%gt%FINE DI UN GRAFICO%gt%
a una profondità di 10 mm in una sfera dell'ICRU.
C. Rapporto tra il fattore di qualità Q(L), e il trasferimento lineare illimitato di energia, L
%gt%
SPAZIO PER TABELLA%gt%
D. Valori del fattore di peso per i tessuti, WT (1*)
I valori del fattore di peso dei tessuti, WT, sono indicati nella tabella che segue:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
E. Quantità operative per radiazioni esterne
Le quantità operative per radiazioni esterne sono utilizzate per la sorveglianza individuale a scopo di radioprotezione:
1. Sorveglianza individuale:
equivalente di dose personale Hp(d),
d: profondità nel corpo in mm.
2. Sorveglianza di zona:
equivalente di dose ambientale H* (d),
equivalente di dose direzionale H' (d, Z),
d: profondità in mm sotto la superficie della sfera indicata in A,
Z: angolo di incidenza.
3. Per radiazioni a forte penetrazione si raccomanda una profondità di 10 mm, mentre per le radiazioni a debole penetrazione si raccomanda una profondità di 0,07 mm per la pelle e di 3 mm per gli occhi.
(1*) I valori sono stati determinati a partire da una popolazione di riferimento costituita di un ugual numero di persone di ciascun sesso e di un'ampia gamma di età. Nella definizione della dose efficace, questi valori si applicano ai lavoratori, alla popolazione e ad entrambi i sessi.
ALLEGATO III
A. In tutta la direttiva, salvo indicazione contraria, le prescrizioni in materia di dosi si applicano alla somma delle dosi derivanti da esposizione esterna in un periodo specificato e delle dosi impegnate per un periodo di 50 anni (fino a 70 anni per i bambini) derivanti da assunzioni verificatesi nello stesso periodo. Il periodo specificato è indicato negli articoli 9 e 13 in rapporto ai limiti di dose.
In generale, la dose efficace E a cui è esposto un individuo appartenente al gruppo d'età verrà determinata in base alle seguente formula:
E = Eexternal + jÓ h(g)j,ing Jj,ing + jÓ h(g)j,inh Jj,inh
dove Eesterna è la dose efficace derivante da esposizione esterna; h(g)j,ing e h(g)j,ina rappresentano la dose efficace impegnata per unità di assunzione del radionuclide j (SV/Bq) ingerito o inalato da un individuo appartenente al gruppo d'età g: Jj,ing e Jj,ina rappresentano rispettivamente l'assunzione tramite ingestione o inalazione del radionuclide j (Bq).
B. Ad eccezione dei prodotti di filiazione del radon e del toron, i valori di dose efficace impegnata per unità d'assunzione tramite ingestione e inalazione relativi a individui della popolazione, apprendisti e studenti tra i 16 e i 18 anni di età vengono forniti nelle tabelle A e B del presente allegato.
Ad eccezione dei prodotti di filiazione del radon e del toron, i valori di dose efficace impegnata per unità d'assunzione tramite ingestione e inalazione relativi a lavoratori esposti, apprendisti e studenti di 18 o più anni di età vengono forniti nella tabella C del presente allegato.
Quanto all'esposizione degli individui della popolazione, la tabella A include, per l'ingestione, i valori corrispondenti a diversi fattori f1 di transit intestinale relativi a bambini piccoli e persone anziane. Sempre per quanto riguarda l'esposizione degli individui della popolazione, la tabella B include, per l'inalazione, valori relativi a diversi tipi di ritenzione polmonare con valori f1 appropriati per il componente dell'assunzione espulso nel tratto gastrointestinale. Se le informazioni su questi parametri sono disponibili, viene utilizzato il valore appropriato; altrimenti, è utilizzato il valore più restrittivo. Per quanto riguarda l'esposizione professionale, la tabella C include, per l'ingestione, valori corrispondenti a diversi fattori f1 di transit intestinale e, per l'inalazione, valori relativi a diversi tipi di ritenzione polmonare, con valori f1 appropriati per il componente dell'assunzione espulso nel tratto gastrointestinale.
La tabella D presenta fattori f1 di transit intestinale per elemento e per composti, relativi a lavoratori e, ove opportuno, individui della popolazione nei casi di assunzione tramite ingestione. La tabella E presenta tipi di assorbimento polmonare e fattori di transit intestinale f1, sempre per elemento e per composti, relativi a lavoratori esposti, apprendisti, studenti di 18 o più anni di età, nei casi di assunzione tramite inalazione.
Per gli individui della popolazione i tipi di assorbimento polmonare e i fattori di transit intestinale f1 devono tener conto della composizione chimica dell'elemento in base agli orientamenti internazionali disponibili. In generale, se non sono disponibili informazioni su questi parametri, viene utilizzato il valore più restrittivo.
C. Per i prodotti di filiazione del radon e del toron si applicano i seguenti fattori convenzionali di conversione che esprimono la dose efficace per unità di esposizioni all'energia potenziale alfa (Sv per J.h.m-3):
Radon nelle abitazioni:1,1
Radon sui luoghi di lavoro: 1,4
Toron sui luoghi di lavoro: 0,5
Energia potenziale alfa (dei prodotti di filiazione del radon e del toron): l'energia totale alfa emessa in fine durante il decadimento dei prodotti di filiazione del radon e del toron nel corso della catena di decadimenti, fino al 210Pb escluso per i prodotti di filiazione del 222Rn e fino al 208Pb stabile per i prodotti di filiazione del 220Rn. L'unità di misura è il Joule (J). Per l'esposizione a una data concentrazione in un determinato periodo di tempo, l'unità è il J.h.m-3.
D. Tabelle:
a) Coefficienti della dose di ingestione per individui della popolazione.
b) Coefficienti della dose di inalazione per individui della popolazione.
c) Coefficienti della dose di inalazione e di ingestione per i lavoratori.
d) Valori di f1 per il calcolo dei coefficienti della dose di ingestione.
e) Tipi di assorbimento polmonare e valori di f1 delle composizioni chimiche degli elementi per il calcolo dei coefficienti della dose di inalazione.
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%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt% | acquis |
acquis_31993L0037 | DIRETTIVA 93/37/CEE DEL CONSIGLIO del 14 giugno 1993 che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 57, paragrafo 2, l'articolo 66 e l'articolo 100 A,
vista la proposta della Commissione(1) ,
in cooperazione con il Parlamento europeo(2) ,
visto il parere del Comitato economico e sociale(3) ,
considerando che la direttiva 71/305/CEE del Consiglio, del 26 luglio 1971, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti di lavori pubblici(4) è stata ripetutamente modificata in modo sostanziale; che è pertanto opportuno, per maggior chiarezza e razionalità, procedere alla codificazione della direttiva citata;
considerando che la realizzazione simultanea della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi in materia di appalti di lavori pubblici aggiudicati negli Stati membri per conto dello Stato, degli enti pubblici territoriali e di altri enti di diritto pubblico richiede, parallelamente all'eliminazione delle restrizioni, il coordinamento delle procedure nazionali di aggiudicazione di tali appalti;
considerando che tale coordinamento deve rispettare per quanto possibile le procedure e le prassi in vigore in ognuno degli Stati membri;
considerando che la presente direttiva non riguarda taluni appalti di lavori che sono aggiudicati nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni contemplati dalla direttiva 90/531/CEE;
considerando che è opportuno includere nella presente direttiva norme sulla pubblicità relative alle concessioni nel settore dei lavori pubblici data la crescente importanza e la natura specifica di tali concessioni;
considerando che gli appalti di lavori il cui ammontare è inferiore a 5 000 000 di ecu possono non essere sottoposti alla concorrenza quale è organizzata dalla presente direttiva e che è opportuno stabilire che le misure di coordinamento non vanno applicate ai suddetti appalti;
considerando che è necessario prevedere casi eccezionali per i quali le misure di coordinamento delle procedure possono non essere applicate; che questi casi debbono però essere espressamente limitati;
considerando che la procedura negoziata deve essere considerata eccezionale e che pertanto può essere applicata soltanto nei casi limitativamente enumerati;
considerando che occorre prevedere norme comuni in campo tecnico conformi alla politica comunitaria in materia di normalizzazione e di standardizzazione;
considerando che lo sviluppo di una concorrenza effettiva nel settore degli appalti di lavori pubblici richiede una pubblicità comunitaria dei relativi bandi di gara indetti alla amministrazioni aggiudicatrici degli Stati membri; che le informazioni contenute in tali bandi devono permettere agli imprenditori della Comunità di valutare se gli appalti proposti presentino per loro interesse; che pertanto occorre dare loro una sufficiente conoscenza delle prestazioni da fornire e delle relative condizioni; che più in particolare nelle procedure ristrette, la pubblicità ha per fine di permettere agli imprenditori degli Stati membri di manifestare il loro interesse agli appalti, richiedendo alle amministrazioni aggiudicatrici un invito a presentare l'offerta in conformità delle condizioni prescritte;
considerando che le informazioni supplementari relative agli appalti devono essere indicate, com'è consuetudine negli Stati membri, nel capitolato d'oneri relativo a ciascun appalto o in ogni documento equivalente;
considerando che è opportuno prevedere norme comuni sulla partecipazione agli appalti di lavori pubblici nelle quali devono essere inclusi sia criteri di selezione qualitativa che criteri di aggiudicazione degli appalti;
considerando che è opportuno fare in modo che talune condizioni tecniche riguardanti gli avvisi e le relazioni statistiche possano essere adattate in funzione dell'evolversi delle necessità tecniche; che l'allegato II della presente direttiva fa riferimento alla nomenclatura generale delle attività economiche nelle Comunità europee (NACE); che la Comunità può secondo le necessità modificare o sostituire la nomenclatura comune e che è necessario prendere disposizioni per permettere di adattare di conseguenza i riferimenti alla nomenclatura NACE contenuti nell'allegato II precitato;
considerando che la presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicati gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di trasposizione e di applicazione indicati nell'allegato VII,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 1
Ai fini della presente direttiva:
a) gli «appalti pubblici di lavori» sono contratti a titolo oneroso, conclusi in forma scritta tra un imprenditore e un'amministrazione aggiudicatrice di cui alla lettera b), aventi per oggetto l'esecuzione o, congiuntamente, l'esecuzione e la progettazione di lavori relativi ad una delle attività di cui all'allegato II o di un'opera di cui alla lettera c) oppure l'esecuzione, con qualsiasi mezzo, di un'opera rispondente alle esigenze specificate dall'amministrazione aggiudicatrice;
b) si considerando «amministrazioni aggiudicatrici» lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli organismi di diritto pubblico e le associazioni costituite da uno o più di tali enti pubblici territoriali o di tali organismi di diritto pubblico.
Per «organismo di diritto pubblico» si intende qualsiasi organismo:
- istituito per soddisfare specificatamente bisogni di interesse generale aventi carattere non industriale o commerciale, e
- dotato di personalità giuridica, e
- la cui attività sia finanziata in modo maggioritario dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico, oppure la cui gestione sia soggetta a un controllo da parte di questi ultimi oppure il cui organo d'amministrazione, di direzione o di vigilanza sia costituito da membri dei quali più della metà è designata dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico.
Gli elenchi degli organismi e delle categorie di organismi di diritto pubblico, che soddisfano i criteri di cui al secondo comma della presente lettera, figurano nell'allegato I. Questi elenchi devono essere quanto più completi possibile e possono subire revisioni secondo la procedura di cui all'articolo 35. A tal fine, gli Stati membri notificano periodicamente alla Commissione le modifiche apportate ai suddetti elenchi;
c) s'intende per «opera» il risultato di un insieme di lavori edilizi o di genio civile che di per sé esplichi una funzione economica o tecnica;
d) la «concessione di lavori pubblici» è un contratto che presenta le stesse caratteristiche di cui alla lettera a), ad eccezione del fatto che la controprestazione dei lavori consiste unicamente nel diritto di gestire l'opera o in tale diritto accompagnato da un prezzo;
e) le «procedure aperte» sono le procedure nazionali in cui ogni imprenditore interessato può presentare un'offerta;
f) le «procedure ristrette» sono le procedure nazionali in cui soltanto gli imprenditori invitati dalle amministrazioni aggiudicatrici possono presentare un'offerta;
g) le «procedure negoziate» sono le procedure nazionali in cui le amministrazioni aggiudicatrici consultano gli imprenditori di propria scelta e negoziano con uno o più di essi le condizioni del contratto;
h) «offerente» è l'imprenditore che ha presentato un'offerta e «candidato» è chi chiede un invito a partecipare a una procedura ristretta o a una procedura negoziata.
Articolo 2
1. Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché le amministrazioni aggiudicatrici rispettino o facciano rispettare le disposizioni della presente direttiva qualora sovvenzionino direttamente in misura superiore al 50 % un appalto di lavori attribuito da enti diversi dalle amministrazioni aggiudicatrici stesse.
2. Il paragrafo 1 riguarda solo gli appalti rientranti nella classe 50, gruppo 502 della nomenclatura generale delle attività economiche nelle Comunità europee (NACE) e gli appalti riguardanti i lavori edili relativi ad ospedali, impianti sportivi, ricreativi e per il tempo libero, edifici scolastici e universitari, edifici destinati a scopi amministrativi.
Articolo 3
1. Qualora le amministrazioni aggiudicatrici concludano un contratto di concessione di lavori pubblici, le norme di pubblicità definite all'articolo 11, paragrafi 3, 6, 7 e da 9 a 13, nonché all'articolo 15 sono applicabili a tale contratto se il suo valore è pari o superiore a 5 000 000 di ecu.
2. L'amministrazione aggiudicatrice può:
- imporre al concessionario di lavori pubblici di affidare a terzi appalti corrispondenti a una percentuale minima del 30 % del valore globale dei lavori oggetto della concessione, pur prevedendo la facoltà per i candidati di aumentare tale percentuale. Detta percentuale minima deve figurare nel contratto di concessione di lavori;
- oppure invitare i candidati concessionari a dichiarare nelle loro offerte la percentuale, ove sussista, del valore globale dei lavori oggetto della concessione che essi intendono affidare a terzi.
3. Se il concessionario è egli stesso una delle amministrazioni aggiudicatrici di cui all'articolo 1, lettera b), egli è tenuto, per i lavori che saranno eseguiti da terzi, a rispettare le disposizioni della presente direttiva.
4. Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché i concessionari di lavori pubblici, diversi dalle amministrazioni aggiudicatrici, applichino le regole di pubblicità definite all'articolo 11, paragrafi 4, 6, 7 e da 9 a 13 ed all'articolo 16, per gli appalti che essi concludono con terzi, se il valore di tali appalti è pari o superiore a 5 000 000 di ecu. Tuttavia, non è richiesta alcuna pubblicità se un appalto di lavori soddisfa le condizioni d'applicazione dei casi elencati all'articolo 7, paragrafo 3.
Non si considerano come terzi le imprese che si sono raggruppate per ottenere la concessione né le imprese ad esse collegate.
Per «impresa collegata» s'intende qualsiasi impresa su cui il concessionario può esercitare direttamente o indirettamente un'influenza dominante o qualsiasi impresa che può esercitare un'influenza dominante di un'altra impresa per motivi attinenti alla proprietà, alla partecipazione finanziaria o alle norme che disciplinano l'impresa stessa. L'influenza dominante è presunta quando un'impresa direttamente o indirettamente, nei confronti di un'altra impresa:
- detiene la maggioranza del capitale sottoscritto dell'impresa, o
- dispone della maggioranza dei voti connessi alle partecipazioni al capitale dell'impresa, o
- può designare più della metà dei membri dell'organo di amministrazione, direzione o di vigilanza dell'impresa.
L'elenco limitativo di tali imprese è unito alla candidatura per la concessione. Tale elenco è aggiornato in funzione delle modifiche che intervengono successivamente nei collegamenti tra le imprese.
Articolo 4
La presente direttiva non si applica:
a) agli appalti che sono attribuiti nei settori menzionati agli articoli 2, 7, 8 e 9 della direttiva 90/531/CEE né agli appalti che soddisfano le condizioni di cui all'articolo 6, paragrafo 2 di detta direttiva;
b) agli appalti di lavori, quando sono dichiarati segreti o quando la loro esecuzione deve essere accompagnata da particolari misure di sicurezza ai sensi delle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative vigenti nello Stato membro considerato o quando lo esiga la tutela degli interessi essenziali dello Stato membro.
Articolo 5
La presente direttiva non si applica agli appalti pubblici disciplinati da norme di procedura diverse e aggiudicati in virtù:
a) di un accordo internazionale concluso, conformemente al trattato, tra uno Stato membro e uno o più paesi terzi e concernente lavori destinati alla realizzazione o all'utilizzazione in comune di un'opera da parte degli Stati firmatari: ogni accordo è comunicato alla Commissione, che potrà procedere a una consultazione in seno al comitato consultivo per gli appalti pubblici istituito dalla decisione 71/306/CEE(5) ;
b) di un accordo internazionale concluso in relazione alla presenza di truppe di stanza e concernente imprese di uno Stato membro o di un paese terzo;
c) della procedura specifica di un'organizzazione internazionale.
Articolo 6
1. La presente direttiva si applica agli appalti pubblici di lavori il cui importo di stima, IVA esclusa, è pari o superiore a 5 000 000 di ecu.
2. a) Il controvalore di tale soglia nelle varie monete nazionali è, di norma, riveduto ogni due anni con effetto dal 1o gennaio 1992. Il calcolo di tale controvalore è basato sulla media dei valori giornalieri delle singole monete nazionali, espressi in ecu, durante i ventiquattro mesi che si concludono l'ultimo giorno del mese di agosto precedente la revisione avente effetto al 1o gennaio. Tali controvalori sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee nei primi giorni di novembre.
b) Il metodo di calcolo previsto alla lettera a) è riesaminato, su proposta della Commissione, dal comitato consultivo per gli appalti pubblici, in linea di massima due anni dopo la sua prima applicazione.
3. Quando un'opera è ripartita in più lotti ciascuno dei quali forma l'oggetto di un appalto, per valutare l'importo di cui al paragrafo 1 deve essere preso in considerazione il valore di ciascun lotto. Se il valore cumulato dei lotti è pari o superiore all'importo di cui al paragrafo 1, le disposizioni di tale paragrafo si applicano a tutti i lotti. Tuttavia, le amministrazioni aggiudicatrici possono derogare all'applicazione del paragrafo 1 per i lotti il cui valore di stima, al netto da IVA, sia inferiore a 1 000 000 di ecu, purché l'importo cumulato di questi lotti non superi il 20 % del valore complessivo dei lotti.
4. Nessuna opera e nessun appalto possono essere scissi al fine di sottrarsi all'applicazione della presente direttiva.
5. Per il calcolo dell'importo di cui al paragrafo 1 e all'articolo 7 viene preso in considerazione, oltre al valore degli importi degli appalti pubblici di lavori, il valore di stima delle forniture necessarie all'esecuzione dei lavori, messe a disposizione dell'imprenditore dalle amministrazioni aggiudicatrici.
Articolo 7
1. Per attribuire gli appalti pubblici di lavori, le amministrazioni aggiudicatrici applicano le procedure di cui all'articolo 1, lettere e), f) e g), adattate alla presente direttiva.
2. Le amministrazioni aggiudicatrici possono attribuire gli appalti di lavori mediante la procedura negoziata, dopo aver pubblicato un bando di gara e selezionato i candidati secondo criteri qualitativi e resi noti nei casi seguenti:
a) in caso di offerte irregolari in esito ad una procedura aperta o ristretta, o in caso di deposito di offerte inaccettabili ai sensi delle disposizioni nazionali compatibili con le prescrizioni del titolo IV, purché le condizioni iniziali dell'appalto non siano sostanzialmente modificate. Le amministrazioni aggiudicatrici non pubblicano un bando di gara, se includono nella procedura negoziata tutte le imprese che soddisfano i criteri di cui agli articoli da 24 a 29 e che, nella procedura aperta o ristretta precedente, hanno presentato offerte conformi alle esigenze formali della procedura di aggiudicazione dell'appalto;
b) per i lavori realizzati unicamente a scopo di ricerca, sperimentazione o messa a punto e non per assicurare una redditività o il recupero dei costi di ricerca e di sviluppo;
c) in casi eccezionali, qualora si tratti di lavori la cui natura o i cui imprevisti non consentano una fissazione preliminare e globale dei prezzi.
3. Le amministrazioni aggiudicatrici possono attribuire gli appalti di lavori mediante la procedura negoziata, senza pubblicazione preliminare di un bando di gara, nei casi seguenti:
a) quando nessuna offerta o nessuna offerta appropriata è stata depositata in esito ad una procedura aperta o ristretta, purché le condizioni iniziali dell'appalto non siano sostanzialmente modificate. Una relazione deve essere presentata alla Commissione, su sua richiesta;
b) per i lavori la cui esecuzione, per motivi tecnici, artistici o inerenti alla tutela dei diritti d'esclusiva, può essere affidata unicamente ad un imprenditore determinato;
c) nella misura strettamente necessaria, quando l'urgenza imperiosa, risultante da eventi imprevedibili per le amministrazioni aggiudicatrici in questione, non è compatibile con i termini imposti dalle procedure aperte, ristrette o negoziate di cui al paragrafo 2. Le circostanze invocate per giustificare l'urgenza imperiosa non devono in alcun caso essere imputabili alle amministrazioni aggiudicatrici;
d) per i lavori complementari che non figurano nel progetto inizialmente aggiudicato né nel primo contratto concluso e che sono divenuti necessari, a seguito di una circostanza imprevista, all'esecuzione dell'opera quale è ivi descritta, a condizione che siano attribuiti all'imprenditore che esegue tale opera:
- quando tali lavori non possono essere, tecnicamente o economicamente, separati dall'appalto principale senza gravi inconvenienti per le amministrazioni aggiudicatrici;
- oppure quando tali lavori, quantunque separabili dall'esecuzione dell'appalto iniziale, siano strettamente necessari al suo perfezionamento.
Tuttavia, l'importo cumulato degli appalti aggiudicati per i lavori complementari non deve superare il 50 % dell'importo dell'appalto principale;
e) per nuovi lavori consistenti nella ripetizione di opere similari affidate all'impresa titolare di un primo appalto dalle medesime amministrazioni aggiudicatrici, a condizione che tali lavori siano conformi a un progetto di base e che tale progetto sia stato oggetto di un primo appalto attribuito secondo le procedure di cui al paragrafo 4.
La possibilità di ricorrere a questa procedura deve essere indicata sin da quando si pone in concorrenza il primo appalto e l'importo totale previsto per il seguito dei lavori viene preso in considerazione dalle amministrazioni aggiudicatrici per l'applicazione dell'articolo 6. Il ricorso a questa procedura è limitato al triennio successivo alla conclusione dell'appalto iniziale.
4. In tutti gli altri casi, le amministrazioni aggiudicatrici attribuiscono gli appalti di lavori mediante la procedura aperta o la procedura ristretta.
Articolo 8
1. L'amministrazione aggiudicatrice comunica, entro un termine di quindici giorni a decorrere dalla ricezione della domanda, a ogni candidato o offerente respinto che lo richieda, i motivi del rigetto della sua candidatura o della sua offerta e, nel caso dell'offerta, il nome dell'aggiudicatario.
2. L'amministrazione aggiudicatrice comunica ai candidati o offerenti che lo richiedano i motivi per cui ha deciso di rinunciare all'aggiudicazione di un appalto posto in concorrenza o di ricominciare la procedura. Essa comunica tale decisione anche all'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee.
3. Per ciascun appalto concluso, le amministrazioni aggiudicatrici compilano un verbale in cui devono figurare almeno i dati seguenti:
- il nome e l'indirizzo dell'amministrazione aggiudicatrice, l'oggetto e il valore dell'appalto;
- i nomi dei candidati o offerenti presi in considerazione e la giustificazione della loro scelta;
- i nomi dei candidati o offerenti esclusi e i motivi del rigetto;
- il nome dell'aggiudicatario e la giustificazione della scelta della sua offerta nonché, se è nota, la parte dell'appalto che l'aggiudicatario intende subappaltare a terzi;
- per quanto riguarda le procedure negoziate, le circostanze di cui all'articolo 7 che giustificano il ricorso a tali procedure.
Il verbale o i suoi punti principali sono comunicati alla Commissione, su richiesta di quest'ultima.
Articolo 9
In caso di appalti riguardanti la progettazione e la costruzione di un complesso residenziale nel quadro dell'edilizia sociale il cui piano, a causa dell'entità, della complessità e della durata presunta dei relativi lavori, deve essere stabilito sin dall'inizio sulla base di una stretta collaborazione in seno ad un gruppo che comprende i delegati delle amministrazioni aggiudicatrici, esperti e l'imprenditore che avrà l'incarico di eseguire l'opera. Si può applicare una speciale procedura di attribuzione, volta a scegliere l'imprenditore più idoneo ad essere integrato nel gruppo.
In particolare, le amministrazioni aggiudicatrici inseriscono nel bando di gara una descrizione dei lavori quanto più precisa possibile al fine di consentire agli imprenditori interessati di valutare correttamente il progetto da eseguire. Inoltre le amministrazioni aggiudicatrici menzionano in tale bando di gara, conformemente agli articoli da 24 a 29, le condizioni personali, tecniche e finanziarie che i candidati devono soddisfare.
Le amministrazioni aggiudicatrici, quando ricorrono ad una simile procedura, applicano le norme comuni di pubblicità relativa alla procedura ristretta e quelle relative ai criteri di selezione qualitativa.
TITOLO II NORME COMUNI NEL SETTORE TECNICO
Articolo 10
1. Le specifiche tecniche di cui all'allegato III sono contenute nei documenti generali o in quelli contrattuali relativi a ciascun appalto.
2. Fatte salve le norme tecniche nazionali obbligatorie, sempreché esse siano compatibili con il diritto comunitario, le specifiche tecniche sono definite dalle amministrazioni aggiudicatrici con riferimento a norme nazionali che recepiscono norme europee o a omologazioni tecniche europee oppure a specifiche tecniche comuni.
3. Un'amministrazione aggiudicatrice può derogare al paragrafo 2 qualora:
a) le norme, omologazioni tecniche europee o specifiche tecniche comuni non includano nessuna disposizione in materia di accertamento della conformità, o qualora non esistano mezzi tecnici che permettano di stabilire in modo soddisfacente la conformità di un prodotto a tali norme, omologazioni tecniche europee o specifiche comuni;
b) le norme, omologazioni tecniche europee o specifiche tecniche comuni impongano l'utilizzazione di prodotti o di materiali incompatibili con apparecchiature già impiegate dalle amministrazioni aggiudicatrici o comportino costi sproporzionati o difficoltà tecniche sproporzionate, ma unicamente nell'ambito di una strategia chiaramente definita e stabilita per iscritto in vista di un passaggio, entro un determinato periodo, a norme europee, omologazioni tecniche europee o specifiche tecniche comuni;
c) il progetto di cui trattasi costituisca un'effettiva innovazione per la quale sarebbe inappropriato il ricorso a norme, omologazioni tecniche europee o specifiche tecniche comuni esistenti.
4. Le amministrazioni aggiudicatrici che si avvalgono del paragrafo 3 ne indicano i motivi, salvo il caso in cui ciò non sia possibile, nel bando di gara pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee o nel capitolato d'oneri in ogni caso indicano tali motivi nella loro documentazione interna e comunicano queste informazioni, su richiesta, agli Stati membri e alla Commissione.
5. In mancanza di norme europee, di omologazioni tecniche europee o specifiche tecniche comuni, le specifiche tecniche;
a) sono definite con riferimento alle specifiche tecniche nazionali riconosciute conformi ai requisiti essenziali enumerati nelle direttive comunitarie relative all'armonizzazione tecnica, secondo le procedure previste in tali direttive e, in particolare, secondo le procedure previste nella direttiva 89/106/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1988, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti i prodotti da costruzione(6) ;
b) possono essere definite con riferimento alle specifiche tecniche nazionali in materia di progettazione, di calcolo e di realizzazione delle opere e di messa in opera dei prodotti;
c) possono essere definite con riferimento ad altri documenti.
In questo caso, occorre riferire, in ordine di preferenza:
i) alle norme nazionali che recepiscono norme internazionali accettate dal paese dell'ammistrazione aggiudicatrice;
ii) alle altre norme e omologazioni tecniche nazionali del paese dell'amministrazione aggiudicatrice;
iii) a qualsiasi altra norma.
6. A meno che simili specifiche siano giustificate dall'oggetto dell'appalto, gli Stati membri vietano l'introduzione, nelle clausole contrattuali di un determinato appalto, di specifiche tecniche che menzionino prodotti di una determinata fabbricazione o provenienza o procedimenti particolari e che abbiano l'effetto di favorire o di eliminare talune imprese. In particolare, è vietata l'indicazione di marchi, brevetti o tipi, o quella di un'origine o di una produzione determinata; tuttavia, tale indicazione accompagnata dalla menzione «o equivalente» è autorizzata quando le amministrazioni aggiudicatrici non hanno la possibilità di dare una descrizione dell'oggetto dell'appalto mediante specifiche sufficientemente precise e comprensibili per tutti gli interessati.
TITOLO III NORME COMUNI DI PUBBLICITÀ
Articolo 11
1. Le amministrazioni aggiudicatrici rendono note, mediante un avviso indicativo, le caratteristiche essenziali degli appalti di lavori che intendono attribuire ed i cui importi eguagliano o superano la soglia indicata all'articolo 6, paragrafo 1.
2. Le amministrazioni aggiudicatrici che intendono attribuire un appalto di lavori pubblici mediante procedure aperta, ristretta o negoziata nei casi previsti all'articolo 7, paragrafo 2, rendono nota tale intenzione con un bando di gara.
3. Le amministrazioni aggiudicatrici che intendono ricovere alla concessione di lavori pubblici rendono nota tale intenzione con un bando di gaza.
4. I concessionari di lavori pubblici che non sono essi stessi amministrazioni aggiudicatrici e che intendono stipulare un appalto di lavori con un terzo, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 4, fanno conoscere tale intenzione con un bando di gara.
5. Le amministrazioni aggiudicatrici che hanno attribuito un appalto ne rendono noto il risultato mediante un avviso. Tuttavia, talune informazioni relative all'aggiudicazione dell'appalto possono in certi casi, non essere pubblicate quando la loro comunicazione ostacolerebbe l'applicazione agli interessi commerciali legittimi di imprese pubbliche o private o potrebbe nuocere ad una concorrenza leale tra imprenditori.
6. I bandi di gara e gli avvisi di cui ai paragrafi da 1 a 5 sono redatti conformemente ai modelli che figurano negli allegati IV, V e VI e precisano le informazioni richieste nei suddetti allegati.
Le amministrazioni aggiudicatrici non possono esigere condizioni diverse da quelle previste agli articoli 26 e 27 allorché domandano informazioni sulle condizioni di carattere economico e tecnico che esse esigono dagli imprenditori per la loro selezione (allegato IV sezione B, punto 11, allegato IV sezione C punto 10 e allegato IV, sezione D punto 9).
7. I bandi di gara e gli avvisi di cui ai paragrafi da 1 a 5 sono inviati dalle amministrazioni aggiudicatrici, nei termini più brevi e per le vie più appropriate, all'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee. Nel caso della procedura accelerata di cui all'articolo 14, i bandi di gara sono inviati per telex, telegramma o fax.
L'avviso di cui al paragrafo 1 è inviato il più rapidamente possibile dopo che sia stata adottata la decisione che autorizza il programma in cui si inquadrano gli appalti di lavori che le amministrazioni aggiudicatrici intendono attribuire.
L'avviso di cui al paragrafo 5 è inviato al più tardi quarantotto giorni dopo la stipulazione del contratto d'appalto in questione.
8. Gli avvisi di cui ai paragrafi 1 e 5 sono pubblicati per esteso nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee e presso la Banca di dati TED, nelle lingue ufficiali delle Comunità; il testo nelle lingua originale è l'unico facente fede.
9. I bandi di gara di cui ai paragrafi 2, 3 e 4 sono pubblicati per esteso nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee e presso la Banca di dati TED, nelle lingue originali. Un riassunto degli elementi importanti di ciascun bando viene pubblicato nelle altre lingue ufficiali delle Comunità; il testo nella lingua originale è l'unico facente fede.
10. L'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee pubblica i bandi di gara al più tardi dodici giorni dopo la loro spedizione. Nel caso della procedura accelerata di cui all'articolo 14, tale termine è ridotto a cinque giorni.
11. La pubblicazione dei bandi di gara e degli avvisi nella Gazzetta ufficiale o nella stampa del paese dell'amministrazione aggiudicatrice non può avere luogo prima della data di spedizione all'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee e deve recare menzione di tale data. Tale pubblicazione non deve contenere informazioni diverse da quelle pubblicate nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
12. Le amministrazioni aggiudicatrici devono essere in grado di provare la data di spedizione.
13. Le spese di pubblicazione degli avvisi e dei bandi di gara nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee sono a carico delle Comunità. L'avviso di bando di gara non può superare una pagina di detta Gazzetta, ossia 650 parole circa. Ciascun numero della Gazzetta in cui figurano uno o più bandi di gara o avvisi riproduce il modello o i modelli ai quali il bando o i bandi o l'avviso o gli avvisi pubblicati si riferiscono.
Articolo 12
1. Nelle procedure aperte, il termine di ricezione delle offerte, stabilito dalle amministrazioni aggiudicatrici, non può essere inferiore a cinquantadue giorni a decorrere dalla data di spedizione del bando di gara.
2. Il termine di ricezione delle offerte previsto al paragrafo 1 può essere ridotto a trentasei giorni se le amministrazioni aggiudicatrici hanno pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee l'avviso indicativo di cui all'articolo 11, paragrafo 1, redatto conformemente al modello che figura nell'allegato IV sezione A.
3. Sempreché siano stati richiesti in tempo utile, i capitolati d'oneri e i documenti complementari devono essere inviati agli imprenditori dalle amministrazioni aggiudicatrici o dai servizi competenti entro i sei giorni che seguono la ricezione della domanda.
4. Sempreché siano state richieste in tempo utile, le informazioni complementari sui capitolati d'oneri devono essere comunicate dalle amministrazioni aggiudicatrici al più tardi sei giorni prima della data di scadenza del termine stabilito per la ricezione delle offerte.
5. Quando, a causa della loro rilevante voluminosità, i capitolati d'oneri e i documenti o informazioni complementari non possono essere forniti entro i termini di cui ai paragrafi 3 e 4 o quando le offerte possono essere fatte solo a seguito di una visita dei luoghi od a seguito di consultazione in loco dei documenti allegati al capitolato d'oneri, i termini di cui ai paragrafi 1 e 2 devono essere prolungati adeguatamente.
Articolo 13
1. Nelle procedure ristrette e nelle procedure negoziate di cui all'articolo 7, paragrafo 2, il termine di ricezione delle domande di partecipazione, stabilito dalle amministrazioni aggiudicatrici, non può essere inferiore a trentasette giorni a decorrere dalla data di spedizione del bando di gara.
2. Le amministrazioni aggiudicatrici invitano simultaneamente e per iscritto i candidati prescelti a presentare le rispettive offerte. La lettera d'invito è accompagnata dal capitolato d'oneri e dai documenti complementari. Essa contiene almeno:
a) se del caso, l'indirizzo del servizio a cui possono essere richiesti il capitolato d'oneri e i documenti complementari, la data di scadenza per introdurre tale domanda, nonché l'importo e le modalità di pagamento della somma che deve essere eventualmente versata per ottenere i suddetti documenti;
b) il termine di ricezione delle offerte, l'indirizzo a cui queste devono essere trasmesse e la lingua o le lingue in cui devono essere redatte;
c) un riferimento al bando di gara pubblicato;
d) l'indicazione dei documenti eventualmente da allegare a sostegno delle dichiarazioni verificabili fornite dal candidato conformemente all'articolo 11, paragrafo 6, oppure a complemento delle informazioni previste da tale articolo e in condizioni identiche a quelle stabilite negli articoli 26 e 27;
e) i criteri di aggiudicazione dell'appalto, se non figurano nel bando di gara.
3. Nelle procedure ristrette il termine di ricezione delle offerte stabilito dalle amministrazioni aggiudicatrici non può essere inferiore a quaranta giorni a decorrere dalla data di invio dell'invito scritto.
4. Il termine di ricezione delle offerte previsto al paragrafo 3 può essere ridotto a ventisei giorni se le amministrazioni aggiudicatrici hanno pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee l'avviso indicativo di cui all'articolo 11, paragrafo 1, redatto conformemente al modello che figura nell'allegato IV sezione A.
5. Le domande di partecipazione alle procedure ristrette possono essere fatte mediante lettera, telegramma, telex, fax o per telefono. In questi ultimi quattro casi devono essere confermate con lettera spedita prima della scadenza del termine previsto al paragrafo 1.
6. Sempreché siano state richieste in tempo utile, le informazioni complementari sui capitolati d'oneri devono essere comunicate dalle amministrazioni aggiudicatrici al più tardi sei giorni prima della scadenza del termine stabilito per la ricezione delle offerte.
7. Quando le offerte possono essere fatte soltanto a seguito di una visita dei luoghi o dopo consultazione in loco di documenti allegati al capitolato d'oneri; i termini di cui ai paragrafi 3 e 4 devono essere prolungati adeguatamente.
Articolo 14
1. Nel caso in cui l'urgenza renda impossibile utilizzare i termini di cui all'articolo 13, le amministrazioni aggiudicatrici possono fissare i termini seguenti:
a) un termine di ricezione delle domande di partecipazione non inferiore a quindici giorni a decorrere dalla data di spedizione del bando di gara;
b) un termine di ricezione delle offerte non inferiore a dieci giorni a decorrere dalla data dell'invito.
2. Sempreché siano state richieste in tempo utile, le informazioni complementari sul capitolato d'oneri devono essere comunicate dalle amministrazioni aggiudicatrici al più tardi quattro giorni prima della scadenza del termine stabilito per la ricezione delle offerte.
3. Le domande di partecipazione alle gare e gli inviti a presentare un'offerta devono essere fatti per le vie più rapide possibile. Quando sono fatte mediante telegramma, telex, fax o telefono, le domande di partecipazione devono essere confermate con lettera spedita prima della scadenza del termine previsto al paragrafo 1.
Articolo 15
Le amministrazioni aggiudicatrici che intendono procedere alla concessione di lavori pubblici fissano un termine per la presentazione delle candidature alla concessione, il quale non può essere inferiore a cinquantadue giorni a decorrere dalla data di spedizione del bando.
Articolo 16
Negli appalti di lavori indetti da concessionari di lavori pubblici che non siano essi stessi amministrazioni aggiudicatrici, i concessionari fissano il termine di ricezione delle domande di partecipazione, che non può essere inferiore a trentasette giorni a decorrere dalla data di spedizione del bando, e il termine di ricezione delle offerte, che non può essere inferiore a quaranta giorni a decorrere dalla data di spedizione del bando o dell'invito a presentare un'offerta.
Articolo 17
Le amministrazioni aggiudicatrici possono far pubblicare nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee bandi di gara concernente appalti di lavori pubblici non soggetti alla pubblicità obbligatoria prevista dalla presente direttiva.
TITOLO IV NORME COMUNI DI PARTECIPAZIONE Capitolo 1
Disposizioni generali
Articolo 18
L'aggiudicazione dell'appalto è fatta in base ai criteri previsti nel capitolo 3 del presente titolo, tenuto conto delle disposizioni dell'articolo 19 dopo accertamento dell'idoneità degli imprenditori non esclusi dalla gara in applicazione dell'articolo 24. Tale accertamento è effettuato dalle amministrazioni aggiudicatrici conformemente ai criteri di capacità economica, finanziaria e tecnica di cui agli articoli da 26 a 29.
Articolo 19
Quando il criterio di aggiudicazione dell'appalto è quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa, le amministrazioni aggiudicatrici possono prendere in considerazione le varianti presentate da offerenti quando tali varianti soddisfano i requisiti minimi da esse prescritti.
Le amministrazioni aggiudicatrici menzionano nel capitolato d'oneri le condizioni minime che le varianti devono rispettare, nonché le modalità per la loro presentazione. Esse indicano nel bando di gara se le varianti non sono autorizzate.
Le amministrazioni aggiudicatrici non possono respingere la presentazione di una variante per il solo motivo che essa è stata stabilita con specifiche tecniche definite facendo riferimento a norme nazionali che recepiscono norme europee o a omologazioni tecniche europee o a specifiche tecniche comuni di cui all'articolo 10, paragrafo 2, oppure con riferimento a specifiche tecniche nazionali di cui all'articolo 10, paragrafo 5, lettere a) e b).
Articolo 20
Nel capitolato d'oneri l'amministrazione aggiudicatrice può chiedere all'offerente di comunicarle, nella sua offerta, la parte dell'appalto che intende eventualmente subappaltare a terzi.
Tale comunicazione lascia impregiudicata la questione della responsabilità dell'imprenditore principale.
Articolo 21
I raggruppamenti di imprenditori sono autorizzati a presentare offerte. La trasformazione di tali raggruppamenti in una forma giuridica determinata non può essere richiesta per la presentazione dell'offerta, ma il raggruppamento prescelto può essere obbligato ad assicurare tale trasformazione quando l'appalto gli è stato aggiudicato.
Articolo 22
1. Nelle procedure ristrette e nelle procedure negoziate, le amministrazioni aggiudicatrici scelgono, sulla base delle informazioni riguardanti la situazione personale dell'imprenditore e delle informazioni e formalità necessarie per la valutazione delle condizioni minime di carattere economico e tecnico che questi ultimi devono soddisfare, i candidati che esse inviteranno a presentare un'offerta o a negoziare, fra quelli che posseggono le qualifiche richieste dagli articoli da 24 a 29.
2. Le amministrazioni aggiudicatrici, quando attribuiscono un appalto mediante procedura ristretta, possono prevedere la forcella all'interno della quale si collocherà il numero delle imprese che esse intendono invitare. In questo caso, la forcella è indicata nel bando di gara. La forcella è stabilita in funzione della natura dell'opera da realizzare. La cifra meno elevata della forcella non deve essere inferiore a cinque. La cifra superiore della forcella può essere fissata a venti.
In ogni caso, il numero dei candidati ammessi a presentare offerta deve essere sufficiente ad assicurare una concorrenza reale.
3. Le amministrazioni aggiudicatrici, quando attribuiscono un appalto mediante procedura negoziata, nei casi previsti all'articolo 7, paragrafo 2, il numero dei candidati ammessi a negoziare non può essere inferiore a tre, a condizione che vi sia un numero sufficiente di candidati idonei.
4. Gli Stati membri assicurano che le amministrazioni aggiudicatrici facciano appello, senza discriminazione agli imprenditori degli altri Stati membri aventi le qualifiche prescritte e che ciò avvenga a condizioni uguali a quelle applicabili agli imprenditori nazionali.
Articolo 23
1. Le amministrazioni aggiudicatrici possono indicare o possono essere obbligate da uno Stato membro ad indicare nel capitolato d'oneri l'autorità o le autorità presso le quali gli offerenti possono ottenere le informazioni pertinenti sugli obblighi relativi alle norme in materia di sicurezza e dalle condizioni di lavoro in vigore nello Stato membro, nella regione o nella località in cui devono essere eseguiti i lavori e che saranno applicabili ai lavori effettuati nel cantiere durante l'esecuzione dell'appalto.
2. Le amministrazioni aggiudicatrici che forniscono le informazioni menzionate al paragrafo 1 chiedono agli offerenti od ai partecipanti ad una procedura di appalto di indicare che essi hanno tenuto conto, nella preparazione della loro offerta, degli obblighi relativi alle norme in materia di sicurezza e delle condizioni di lavoro in vigore nel luogo dove devono essere eseguiti i lavori. Questa disposizione non osta all'applicazione delle disposizioni dell'articolo 30, paragrafo 4 relative alla verifica delle offerte anormalmente basse.
Capitolo 2
Criteri di selezione qualitativa
Articolo 24
Può essere escluso dalla partecipazione all'appalto ogni imprenditore:
a) che sia in stato di fallimento, di liquidazione, di cessazione d'attività, di regolamento giudiziario o di concordato preventivo o in ogni altra analoga situazione risultante da una procedura della stessa natura prevista dalle legislazioni e regolamentazioni nazionali;
b) relativamente al quale sia in corso una procedura di dichiarazione di fallimento, di amministrazione controllata, di concordato preventivo oppure ogni altra procedura della stessa natura prevista dalle legislazioni e regolamentazioni nazionali;
c) nei confronti del quale sia stata pronunziata una condanna, con sentenza passata in giudicato, per qualsiasi reato che incida sulla sua moralità professionale;
d) che, in materia professionale, abbia commesso un errore grave, accertato mediante qualsiasi mezzo di prova addotto dall'amministrazione aggiudicatrice;
e) che non sia in regola con gli obblighi relativi al pagamento dei contributi di sicurezza sociale secondo le disposizioni legali del paese dove egli è stabilito o del paese dell'amministrazione aggiudicatrice;
f) che non sia in regola con gli obblighi relativi al pagamento delle imposte e delle tasse secondo le disposizioni legali del paese dove egli è stabilito o del paese dell'amministrazione aggiudicatrice;
g) che si sia reso gravemente colpevole di false dichiarazioni nel fornire le informazioni che possono essere richieste in applicazione del presente capitolo.
Quando l'amministrazione aggiudicatrice chiede all'imprenditore la prova che egli non si trova nei casi di cui alle lettere a), b), c), e), ed f), essa accetta come prova sufficiente:
- per a), b) o c), la produzione di un estratto del casellario giudiziale o, in mancanza di questo, di un documento equipollente rilasciato da un'autorità giudiziaria o amministrativa competente del paese d'origine o di provenienza, da cui risulti che tali esigenze sono soddisfatte;
- per e) o f), un certificato rilasciato dall'autorità competente dello Stato membro interessato.
Se nessun documento o certificato del genere è rilasciato dal paese interessato, esso può essere sostituito da una dichiarazione giurata o, negli Stati membri in cui non esiste un tale giuramento, mediante una dichiarazione solenne fatta dall'interessato davanti ad un'autorità giudiziaria o amministrativa, un notaio o un organismo professionale qualificato del paese d'origine di provenienza.
Gli Stati membri designano le autorità e gli organismi competenti per il rilascio dei documenti di cui sopra e ne informano immediatamente gli altri Stati membri e la Commissione.
Articolo 25
Ogni imprenditore che desideri partecipare a un appalto pubblico di lavori può essere invitato a comprovare di essere iscritto nel registro professionale alle condizioni previste dalla legislazione dello Stato membro in cui è stabilito:
- per il Belgio, «Registre du Commerce» - «Handelsregister»;
- per la Danimarca, «Handelsregistret», «Aktieselskabesregistret» e «Erhvervsregistret»;
- per la Germania, «Handelsregister» e «Handwerksrolle»;
- per la Grecia, il «Registro delle imprese contraenti» («Mitro Ergoliptikon Epicheiriseon» MEEP) del Ministero dell'ambiente, dell'assetto territoriale e dei lavori pubblici (YPECHODE);
- per la Spagna, «Registro Oficial de Contratistas del Ministerio de Industria, Comercio y Turismo»;
- per la Francia, «Registre du commerce» e «Répertoire des métiers»;
- per l'Italia, «Registro della Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato»;
- per il Lussemburgo, «Registre aux firmes» e «Rôle de la Chambre des métiers»;
- per i Paesi Bassi, «Handelsregister»;
- per il Portogallo, «Comissao de Alvarás de Empresas de Obras Públicas e Particulares (CAEOPP)»;
- per il Regno Unito e per l'Irlanda, l'imprenditore può essere invitato a presentare un certificato del «Registrar of Companies» o del «registrar of Friendly Societies» o, se così non fosse, un attestato indicante che l'interessato ha dichiarato, sotto giuramento, di esercitare la professione nel paese in cui è stabilito, in un luogo specifico e con una denominazione commerciale particolare.
Articolo 26
1. La prova della capacità finanziaria ed economica dell'imprenditore può essere fornita di norma mediante una o più delle referenze seguenti:
a) idonee dichiarazioni bancarie;
b) presentazioni di bilanci o di estratti dei bilanci dell'impresa quando la pubblicazione dei bilanci è prescritta dalla legislazione del paese dove l'imprenditore è stabilito;
c) dichiarazione concernente la cifra d'affari, globale e in lavori, dell'impresa per i tre ultimi esercizi.
2. Le amministrazioni aggiudicatrici precisano nel bando di gara o nell'invito a presentare l'offerta quale o quali delle referenze sopra menzionate hanno scelto e le altre referenze probanti, diverse da quelle di cui alle lettere a), b) e c), che intendono ottenere.
3. Se per una ragione giustificata l'imprenditore non è in grado di dare le referenze chieste dall'amministrazione aggiudicatrice, egli è ammesso a provare la propria capacità economica e finanziaria mediante qualsiasi altro documento considerato idoneo dall'amministrazione aggiudicatrice.
Articolo 27
1. La dimostrazione della capacità tecnica dell'imprenditore può essere data mediante:
a) i titoli di studio e professionali dell'imprenditore e/o dei dirigenti dell'impresa e, in particolare, del responsabile o dei responsabili della condotta dei lavori;
b) l'elenco dei lavori eseguiti durante gli ultimi cinque anni; tale elenco è corredato di certificati di buona esecuzione dei lavori più importanti. Detti certificati indicheranno l'importo, il periodo e il luogo di esecuzione dei lavori e preciseranno se questi siano stati effettuati a regola d'arte e con buon esito. Se del caso, questi certificati saranno trasmessi direttamente all'amministrazione aggiudicatrice dall'autorità competente.
c) una dichiarazione dalla quale risultino l'attrezzatura, i materiali e i mezzi tecnici di cui l'imprenditore disporrà per l'esecuzione dell'opera;
d) una dichiarazione dalla quale risulti l'organico medio annuo dell'impresa e il numero dei dirigenti con riferimento agli ultimi tre anni;
e) una dichiarazione indicante i tecnici o gli organi tecnici, che facciano o meno parte integrante dell'impresa, di cui l'imprenditore disporrà per l'esecuzione dell'opera.
2. L'amministrazione aggiudicatrice precisa nel bando di gara o nell'invito quali delle suddette referenze intende ottenere.
Articolo 28
Entro i limiti degli articoli da 24 a 27, l'amministrazione aggiudicatrice può invitare l'imprenditore a completare i certificati e i documenti presentati o a chiarirli.
Articolo 29
1. Gli Stati membri in cui esistano elenchi ufficiali di imprenditori riconosciuti devono adattare tali elenchi alle disposizioni dell'articolo 24, lettere da a) a d) e g) e degli articoli 25, 26 e 27.
2. Per ogni appalto, gli imprenditori iscritti negli elenchi ufficiali possono presentare alle amministrazioni aggiudicatrici un certificato d'iscrizione rilasciato dall'autorità competente. Nel certificato sono menzionate le referenze che hanno permesso l'iscrizione sull'elenco e la classificazione che tale lista comporta.
3. L'iscrizione in elenchi ufficiali, certificata dalle autorità competenti, costituisce per le amministrazioni aggiudicatrici degli altri Stati membri una presunzione di idoneità dell'imprenditore soltanto ai fini dell'articolo 24, lettere da a) a d) e g), dell'articolo 25, dell'articolo 26, lettere b) e c) e dell'articolo 27, lettere b) e d), per i lavori corrispondenti alla classificazione di detto imprenditore.
I dati risultanti dall'iscrizione negli elenchi ufficiali non possono essere messi in discussione. Tuttavia, per ogni appalto può essere richiesta ad ogni imprenditore iscritto un'attestazione supplementare relativa al pagamento dei contributi di sicurezza sociale.
Le disposizioni a cui sopra sono applicate dalle amministrazioni aggiudicatrici degli altri Stati membri soltanto agli imprenditori stabiliti nello Stato membro che ha redatto l'elenco ufficiale.
4. Per l'iscrizione degli imprenditori degli altri Stati membri su un elenco ufficiale non possono essere richieste altre prove e dichiarazioni oltre quelle richieste agli imprenditori nazionali e, in ogni caso, non diverse da quelle previste agli articoli da 24 a 27.
5. Gli Stati membri ove esistono elenchi ufficiale comunicano agli altri Stati membri l'indirizzo dell'organismo al quale le domande di iscrizione possono essere presentate.
Capitolo 3
Criteri di aggiudicazione dell'appalto
Articolo 30
1. I criteri sui quali l'amministrazione aggiudicatrice si fonda per l'aggiudicazione dell'appalto sono:
a) o unicamente il prezzo più basso;
b) o, quando l'aggiudicazione si fa a favore dell'offerta economicamente più vantaggiosa, diversi criteri variabili secondo l'appalto: ad esempio il prezzo, il termine di esecuzione, il costo di utilizzazione, la redditività, il valore tecnico.
2. Nel caso di cui al paragrafo 1, lettera b), l'amministrazione aggiudicatrice menziona, nel capitolato d'oneri o nel bando di gara, tutti i criteri di aggiudicazione di cui prevede l'applicazione, possibilmente nell'ordine decrescente dell'importanza che è loro attribuita.
3. Il paragrafo 1 non è applicabile quando uno Stato membro si fonda su altri criteri per l'aggiudicazione degli appalti, nell'ambito di una regolamentazione in vigore al momento dell'adozione della presente direttiva intesa a far beneficiare taluni offerenti di una preferenza a condizione che la regolamentazione invocata sia compatibile con il trattato.
4. Se, per un determinato appalto, delle offerte appaiono anormalmente basse rispetto alla prestazione, l'amministrazione aggiudicatrice prima di poterle rifiutare richiede, per iscritto, le prescisazioni che ritiene utili in merito alla composizione dell'offerta e verifica detta composizione tenendo conto delle giustificazioni fornite.
L'amministrazione aggiudicatrice può prendere in considerazione giustificazioni riguardanti l'economia del procedimento di costruzione o le soluzioni tecniche adottate o le condizioni eccezionalmente favorevoli di cui dispone l'offerente per eseguire i lavori o l'originalità del progetto dell'offerente.
Se i documenti relativi all'appalto prevedono l'attribuzione al prezzo più basso, l'amministrazione aggiudicatrice deve comunicare alla Commissione il rifiuto delle offerte giudicate troppo basse.
Tuttavia, per un periodo che si estende sino alla fine del 1992 e se la legislazione nazionale in vigore lo permette, l'amministrazione aggiudicatrice può eccezionalmente e fatta esclusione di qualsiasi discriminazione in base alla nazionalità, rifiutare le offerte che presentano un carattere anormalmente basso rispetto alla prestazione, senza dover rispettare la procedura prevista al primo comma, nel caso in cui il numero delle offerte per un appalto determinato sia talmente importante che l'attuazione di questa procedura condurrebbe ad un ritardo sostanziale e comprometterebbe l'interesse pubblico per la realizzazione dell'appalto in questione. Il ricorso a questa procedura eccezionale è menzionato nell'avviso di cui all'articolo 11, paragrafo 5.
Articolo 31
1. Fino al 31 dicembre 1992 la presente direttiva non osta all'applicazione delle disposizioni nazionali che sono in vigore sull'aggiudicazione degli appalti di lavori pubblici il cui obiettivo consiste nella riduzione delle disparità regionali e nella promozione dell'occupazione nelle regioni meno favorite o colpite dal declino industriale, purché dette disposizioni siano compatibili con il trattato e in particolare i principi dell'esclusione di qualsiasi discriminazione fondata sulla nazionalità, della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi nonché con gli obblighi internazionali della Comunità.
2. L'applicazione del paragrafo 1 lascia impregiudicato l'articolo 30, paragrafo 3.
Articolo 32
1. Gli Stati membri notificano alla Commissione le disposizioni nazionali di cui all'articolo 30, paragrafo 3, e all'articolo 31 nonché le modalità di applicazione delle stesse.
2. Gli Stati membri interessati trasmettono alla Commissione, ogni anno, una relazione in merito all'applicazione delle misure di cui al paragrafo 1. Tali relazioni vengono sottoposte al comitato consultivo per gli appalti pubblici.
TITOLO V DISPOSIZIONI FINALI
Articolo 33
I termini di ricezione delle offerte o delle domande di partecipazione sono calcolati conformemente alle disposizioni del regolamento (CEE, Euratom) n. 1182/71 del Consiglio, del 3 giugno 1971, che stabilisce le norme applicabili ai periodi di tempo, alle date e ai termini(7) .
Articolo 34
1. Al fine di consentire la valutazione dei risultati dell'applicazione della presente direttiva, gli Stati membri comunicano alla Commissione un prospetto statistico relativo agli appalti aggiudicati dalle amministrazioni aggiudicatrici, per la prima volta entro il 31 ottobre 1993 con riferimento all'anno precedente, e successivamente ogni due anni al 31 ottobre.
Tuttavia, per quanto riguarda la Grecia, la Spagna e il Portogallo, la data del 31 ottobre 1993 è sostituita da quella del 31 ottobre 1995.
2. I prospetti statistici indicano almeno il numero e il valore degli appalti aggiudicati da ciascuna amministrazione aggiudicatrice o categoria di amministrazioni aggiudicatrici, per importi superiori alla soglia, distinguendo ove possibile secondo le procedure, le categorie di lavori e la nazionalità dell'imprenditore cui l'appalto è stato attribuito e, nel caso delle procedure negoziate, suddiviso secondo l'articolo 7, precisando il numero e il valore degli appalti attribuiti a ciascuno Stato membro e ai paesi terzi.
3. La Commissione determina, secondo la procedura prevista all'articolo 35, paragrafo 3, la natura delle informazioni statistiche complementari richieste conformemente alla presente direttiva.
Articolo 35
1. L'allegato I viene modificato dalla Commissione secondo la procedura prevista al paragrafo 3 quando in funzione in particolare delle notifiche degli Stati membri risulta necessario:
a) escludere dal suddetto allegato I gli organismi di diritto pubblico che non soddisfano più i criteri definiti all'articolo 1, lettera b);
b) includere nel suddetto allegato gli organismi di diritto pubblico che soddisfano detti criteri.
2. Le modalità di redazione, invio, ricezione, traduzione, conservazione e distribuzione degli avvisi di cui all'articolo 11 e delle relazioni statistiche previste all'articolo 34, la nomenclatura ripresa all'allegato II e le modalità dei riferimenti da fare in detti avvisi a particolari voci delle nomenclatura possono essere modificate secondo la procedura prevista al paragrafo 3.
3. Il presidente del comitato consultivo per gli appalti pubblici sottopone allo stesso un progetto delle misure da prendere. Il comitato formula il proprio parere in merito a tale progetto nel termine che il presidente può stabilire in relazione dell'urgenza della questione in esame, eventualmente procedendo ad una votazione.
Il parere è iscritto a verbale; inoltre, ciascuno Stato membro ha il diritto di chiedere che la propria posizione figuri a verbale.
La Commissione tiene nella massima considerazione il parere formulato dal comitato. Essa lo informa del modo in cui ha tenuto conto di tale parere.
4. Le versioni modificate degli allegati I e II e delle modalità di cui al paragrafo 2 vengono pubblicate nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Articolo 36
1. La direttiva 71/305/CEE(8) è abrogata, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di recepimento e di applicazione indicati nell'allegato VII.
2. I riferimenti fatti alla direttiva abrogata devono intendersi come riferimenti fatti alla presente direttiva e devono essere letti secondo la tabella delle corrispondenze riportata nell'allegato VIII.
Articolo 37
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Lussemburgo, addì 14 giugno 1993.
Per il Consiglio Il Presidente J. TROEJBORG
(1) GU n. C 46 del 20. 2. 1992, pag. 79.
(2) GU n. C 125 del 18. 5. 1992, pag. 171, e GU n. C 305 del 23. 11. 1992, pag. 73.
(3) GU n. C 106 del 27. 4. 1992, pag. 11.
(4) GU n. L 185 del 16. 8. 1971, pag. 5. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 90/531/CEE (GU n. L 297 del 29. 10. 1990, pag. 1).
(5) GU n. L 185 del 16. 8. 1971, pag. 15. Decisione modificata dalla decisione 77/63/CEE (GU n. L 13 del 15. 1. 1977, pag. 15).
(6) GU n. L 40 del 11. 2. 1989, pag. 12.
(7) GU n. L 124 dell'8. 6. 1971, pag. 1.
(8) Comprese le disposizioni che l'hanno modificata, vale a dire:
- la direttiva 78/669/CEE (GU n. L 225 del 16. 8. 1978, pag. 41),
- la direttiva 89/440/CEE (GU n. L 210 del 21. 7. 1989, pag. 1),
- la decisione 90/380/CEE della Commissione (GU n. L 187 del 19. 7. 1990, pag. 55),
- l'articolo 35, paragrafo 2 della direttiva 90/531/CEE (GU n. L 297 del 29. 10. 1990, pag. 1), e
- la direttiva 93/4/CEE (GU n. L 38 del 16. 2. 1993, pag. 31).
ALLEGATO I
ELENCHI DEGLI ORGANISMI E DELLE CATEGORIE DI ORGANISMI DI DIRITTO PUBBLICO DI CUI ALL'ARTICOLO 1, LETTERA b) I. BELGIO Organismi
- Archives générales du Royaume et Archives de l'État dans les Provinces - Algemeen Rijksarchief en Rijksarchief in de Provinciën
- Conseil autonome de l'enseignement communautaire - Autonome Raad van het Gemeenschapsonderwijs
- Radio et télévision belges, émissions néerlandaises - Belgische Radio en Televisie, Nederlandse uitzendingen
- Belgisches Rundfunk- und Fernsehzentrum der Deutschsprachigen Gemeinschaft (Centre de radio et télévision belge de la Communauté de langue allemande - Centrum voor Belgische Radio en Televisie voor de Duitstalige Gemeenschap)
- Bibliothéque royale Albert Ier - Koninklijke Bibliotheek Albert I
- Caisse auxiliaire de paiement des allocations de chômage - Hulpkas voor Werkloosheidsuitkeringen
- Caisse auxiliaire d'assurance maladie-invalidité - Hulpkas voor Ziekte- en Invaliditeitsverzekeringen
- Caisse nationale des pensions de retraite et de survie - Rijkskas voor Rust- en Overlevingspensioenen
- Caisse de secours et de prévoyance en faveur des marins naviguant sous pavillon belge - Hulp en Voorzorgskas voor Zeevarenden onder Belgische Vlag
- Caisse nationale des calamités - Nationale Kas voor de Rampenschade
- Caisse spéciale de compensation pour allocations familiales en faveur des travailleurs de l'industrie diamantaire - Bijzondere Verrekenkas voor Gezinsvergoedingen ten bate van de Arbeiders der Diamantnijverheid
- Caisse spéciale de compensation pour allocations familiales en faveur de travailleurs de l'industrie du bois - Bijzondere Verrekenkas voor Gezinsvergoedingen ten bate van de Arbeiders der Houtnijverheid
- Caisse spéciale de compensation pour allocations familiales en faveur des travailleurs occupés dans les entreprises de batellerie - Bijzondere Verrekenkas voor Gezinsvergoedingen ten bate van Arbeiders der Ondernemingen voor Binnenscheepvaart
- Caisse spéciale de compensation pour allocations familiales en faveur des travailleurs occupés dans les entreprises de chargement, déchargement et manutention de marchandises dans les ports débarcadères, entrepôts et stations (appelée habituellement «Caisse spéciale de compensation pour allocations familiales des régions maritimes») - Bijzondere Verkenkas voor Gezinsvergoedingen ten bate van de Arbeiders gebezigd door Lading en Lossingsondernemingen en door de Stuwadoors in de Havens, Losplaatsen, Stapelplaatsen en Stations (gewoonlijk genoemd: %quot%Bijzondere Compensatiekas voor kindertoeslagen van de zeevaartgewesten%quot%)
- Centre informatique pour la Région bruxelloise - Centrum voor Informatica voor het Brusselse Gewest
- Commissariat général de la Communauté flamande pour la coopération internationale - Commissariaat-generaal voor Internationale Samenwerking van de Vlaamse Gemeenschap
- Commissariat général pour les relations internationales de la Communauté française de Belgique - Commissariaat-generaal bij de Internationale Betrekkingen van de Franse Gemeenschap van België
- Conseil central de l'économie - Centrale Raad voor het Bedrijfsleven
- Conseil économique et social de la Région wallonne - Sociaal-economische Raad van het Waals Gewest
- Conseil national du travail - Nationale Arbeidsraad
- Conseil supérieur des classes moyennes - Hoge Raad voor de Middenstand
- Office pour les travaux d'infrastructure de l'enseignement subsidié - Dienst voor Infrastructuurwerken van het Gesubsidieerd Onderwijs
- Fondation royale - Koninklijke Schenking
- Fonds communautaire de garantie des bâtiments scolaires - Gemeenschappelijk Waarborgfonds voor Schoolgebouwen
- Fonds d'aide médicale urgente - Fonds voor Dringende Geneeskundige Hulp
- Fonds des accidents du travail - Fonds voor Arbeidsongevallen
- Fonds des maladies professionnelles - Fonds voor Beroepsziekten
- Fonds des routes - Wegenfonds
- Fonds d'indemnisation des travailleurs licenciés en cas de fermeture d'entreprises - Fonds tot Vergoeding van de in geval van Sluiting van Ondernemingen Ontslagen Werknemers
- Fonds national de garantie pour la réparation des dégâts houillers - Nationaal Waarborgfonds inzake Kolenmijnschade
- Fonds national de retraite des ouvriers mineurs - Nationaal Pensioenfonds voor Mijnwerkers
- Fonds pour le financement des prêts à des États étrangers - Fonds voor Financiering van de Leningen aan Vreemde Staten
- Fonds pour la rémunération des mousses enrôlés à bord des bâtiments de pêche - Fonds voor Scheepsjongens aan Boord van Vissersvaartuigen
- Fonds wallon d'avances pour la réparation des dommages provoqués par des pompages et des prises d'eau souterraine - Waals Fonds van Voorschotten voor het Herstel van de Schade veroorzaakt door Grondwaterzuiveringen en Afpompingen
- Institut d'aéronomie spatiale - Institut voor Ruimte-aëronomie
- Institut belge de normalisation - Belgisch Instituut voor Normalisatie
- Institut bruxellois de l'environnement - Brussels Institut voor Mileubeheer
- Institut d'expertise vétérinaire - Instituut voor Veterinaire Keuring
- Institut économique et social des classes moyennes - Economisch en Sociaal Instituut voor de Middenstand
- Institut d'hygiène et d'épidémiologie - Instituut voor Hygiëne en Epidemiologie
- Institut francophone pour la formation permanente des classes moyennes - Franstalig Instituut voor Permanente Vorming voor de Middenstand
- Institut géographique national - Nationaal Geografisch Instituut
- Institut géotechnique de l'État - Rijksinstituut voor Grondmechanica
- Institut national d'assurance maladie-invalidité - Rijksinstituut voor Ziekte- en de Invaliditeitsverzekering
- Institut national d'assurances sociales pour travailleurs indépendants - Rijksinstituut voor de Sociale Verzekeringen der Zelfstandigen
- Institut national des industries extractives - Nationaal Instituut voor de Extractiebedrijven
- Institut national des invalides de guerre, anciens combattants et victimes de guerre - Nationaal Instituut voor Oorlogsinvaliden, Oudstrijders en Oorlogsslachtoffers
- Institut pour l'amélioration des conditions de travail - Instituut voor Verbetering van de Arbeidsvoorwaarden
- Institut pour l'encouragement de la recherche scientifique dans l'industrie et l'agiculture - Instituut tot Aanmoediging van het Wetenschappelijk Onderzoek in Nijverheid en Landbouw
- Institut royal belge des sciences naturelles - Koninklijk Belgisch Instituut voor Natuurwetenschappen
- Institut royal belge du patrimoine artistique - Koninklijk Belgisch Instituut voor het Kunstpatrimonium
- Institut royal de météorologie - Koninklijk Meteorologisch Instituut
- Enfance et famille - Kind en Gezin
- Compagnie des installations maritimes de Bruges - Maatschappij der Brugse Zeevaartinrichtingen
- Mémorial national du fort de Breendonck - Nationaal Gedenkteken van het Fort van Breendonck
- Musée royal de l'Afrique centrale - Koninklijk Museum voor Midden-Afrika
- Musées royaux d'art et d'histoire - Koninklijke Musea voor Kunst en Geschiedenis
- Musées royaux des beaux-arts de Belgique - Koninklijke Musea voor Schone Kinsten van België
- Observatoire royal de Belgique - Koninklijke Sterrenwacht van België
- Office belge de l'économie et de l'agriculture - Belgische Dienst voor Bedrijfsleven en Landbouw
- Office belge du commerce extérieur - Belgische Dienst voor Buitenlandse Handel
- Office central d'action sociale et culturelle au profit des membres de la communauté militaire - Centrale Dienst voor Sociale en Culturele Actie ten behoeve van de Leden van de Militaire Gemenschap
- Office de la naissance et de l'enfance - Dienst voor Borelingen en Kinderen
- Office de la navigation - Dienst voor de Scheepvaart
- Office de promotion du tourisme de la Communauté française - Dienst voor de Promotie van het Toerisme van de Franse Gemeenschap
- Office de renseignements et d'aide aux familles des militaires - Hulp- en Informatiebureau voor Gezinnen van Militairen
- Office de sécurité sociale d'outre-mer - Dienst voor Overzeese Sociale Zekerheid
- Office national d'allocations familiales pour travailleurs salariés - Rijksdienst voor Kinderbijslag voor Werknemers
- Office national de l'emploi - Rijksdienst voor de Arbeidsvoorziening
- Office national des débouchés agricoles et horticoles - Nationale Dienst voor Afzet van Land- en Tuinbouwprodukten
- Office national de sécurité sociale - Rjksdienst voor Sociale Zekerheid
- Office national de sécurité sociale des administrations provinciales et locales - Rijksdienst voor Sociale Zekerheid van de Provinciale en Plaatselijke Overheidsdiensten
- Office national des pensions - Rijksdienst voor Pensioenen
- Office national des vacances annuelles - Rijksdienst voor de Jaarlijkse Vakantie
- Office national du lait - Nationale Zuiveldienst
- Office régional bruxellois de l'emploi - Brusselse Gewestelijke Dienst voor Arbeidsmiddeling
- Office régional et communautaire de l'emploi et de la formation - Gewestelijke en Gemeenschappelijke Dienst voor Arbeidsvoorziening en Vorming
- Office régulateur de la navigation intérieure - Dienst voor Regeling der Binnenvaart
- Société publique des déchets pour la Région flamande - Openbare Afvalstoffenmaatschappij voor hat Vlaams Gewest
- Orchestre national de Belgique - Nationaal Orkest von België
- Organisme national des déchets radioactifs et des matières fissiles - Nationale Instelling voor Radioactief Afval en Splijtstoffen
- Palais des beaux-arts - Paleis voor Schone Kunsten
- Pool des marins de la marine marchande - Pool van de Zeelieden ter Koopvaardij
- Port autonome de Charleroi - Autonome Haven van Charleroi
- Port autonome de Liège - Autonome Haven van Luik
- Port autonome de Namur - Autonome Haven van Namen
- Radio et télévision belges de la Communauté française - Belgische Radio en Televisie van de Franse Gemeenschap
- Régie des bâtiments - Regie der Gebouwen
- Régie des voies aérinnes - Regie der Luchtwegen
- Régie des postes - Regie der Posterijen
- Régie des télégraphes et des téléphones - Regie van Telegraaf en Telefoon
- Conseil économique et social pour la Flandre - Sociaal-economische Raad voor Vlaanderen
- Société anonyme du canal et des installations maritimes de Bruxelles - Naamloze Vennootschap %quot%Zeekanaal en Haveninrichtingen van Brussel%quot%
- Société du logement de la Région bruxelloise et sociétés agréees - Brusselse Gewestelijke Huisvestingsmaatschappij en erkende maatschappijen
- Société nationale terrienne - Nationale Landmaatschappij
- Théâtre royal de la Monnaie - De Koninklijke Muntschouwburg
- Universités relevant de la Communauté flamande - Universiteiten afhangende van de Vlaamse Gemeenschap
- Universités relevant de la Communauté française - Universiteiten afhangende van de Franse Gemeenschap
- Office flamand de l'emploi et de la formation professionelle - Vlaamse Dienst voor Arbeidsvoorziening en Beroepsopleiding
- Fonds flamand de construction d'institutions hospitalières et médico-sociales - Vlaams Fonds voor de Bouw van Ziekenhuizen en Medisch-Sociale Instellingen
- Société flamande du logement et sociétés agréées - Vlaamse Huisvestingsmaatschappij en erkende maatschappijen
- Sociéte régionale wallonne du logement et sociétés agréées - Waalse Gewestelijke Maatschappij voor de Huisvesting en erkende maatschappijen
- Société flamande d'épuration des eaux - Vlaamse Maatschappij voor Waterzuivering
- Fonds flamand du logement des familles nombreuses - Vlaams Woningfonds van de Grote Gezinnen
Categorie
- les centres publics d'aide sociale (centri pubblici di assistenza sociale)
- les fabriques d'église (Organismi per la manutenzione delle chiese)
II. DANIMARCA Organismi
- Koebenhavns Havn
- Danmarks Radio
- TV 2/Danmark
- TV2 Reklame A/S
- Danmarks Nationalbank
- A/S Storebaeltsforbindelsen
- A/S OEresundsforbindelsen (alene tilslutningsanlaeg i Danmark)
- Koebenhavns Lufthavn A/S
- Byfornyelsesselskabet Koebenhavn
- Tele Danmark A/S con le sue filiali:
- Fyns Telefon A/S
- Jydsk Telefon Aktieselskab A/S
- Kjoebenhavns Telefon Aktieselskab
- Tele Soenderjylland A/S
- Telecom A/S
- Tele Danmark Mobil A/S
Categorie
- De kommunale Havne (porti municipali)
- Andre Forvaltningssubjekter (altri enti amministrativi)
III. GERMANIA 1. Categorie
Enti, istituti e fondazioni di diritto pubblico, costituiti dallo Stato, dai Laender o da enti locali, specie nei seguenti settori:
1.1. Enti
- Wissenschaftliche Hochschulen und verfasste Studentenschaften (istituti di istruzione superiore scientifica e associazioni studentesche costituite statutariamente)
- berufsstaendige Vereinigungen (Rechtsanwalts-, Notar-, Steuerberater-, Wirtschaftspruefer-, Architekten-, AErzte- und Apothekerkammern) (associazioni di professioni liberali, ordini forensi, notarili, di consulenti fiscali, revisori di conti, architetti, medici, farmacisti)
- Wirtschaftsvereinigungen (Landwirtschafts-, Handwerks-, Industrie- und Handelskammern, Handwerksinnungen, Handwerkerschaften) (associazioni di natura economica, camere dell'agricoltura, dell'artigianato, dell'industria e commercio, organismi dell'artigianato, cooperative artigiane)
- Sozialversicherungen (Krankenkassen, Unfall- und Rentenversicherungstraeger) (assicurazioni sociali, casse malattia, enti di assicurazione infortuni e pensioni)
- kassenaerztliche Vereinigungen (associazioni di medici delle casse malattia)
- Genossenschaften und Verbaende (cooperative e federazioni)
1.2. Istituti e fondazioni
Entità aventi carattere diverso da quello industriale e commerciale, soggette al controllo dello Stato e operanti nell'interesse generale, specie nei seguenti settori:
- Rechtsfaehige Bundesanstalten (enti federali dotati di personalità giuridica)
- Versorgungsanstalten und Studentenwerke (enti di assistenza e opere universitarie)
- Kultur-, Wohlfahrts- und Hilfsstiftungen (fondazioni culturali, di beneficenza, di assistenza)
2. Persone giuridiche di diritto privato
Entità aventi carattere diverso da quello industriale o commerciale, soggette al controllo dello Stato e operanti nell'interesse generale, ivi comprese le «Kommunale Versorgungsunternehmen» (servizi pubblici comuni), specie nei seguenti settori:
- Gesundheitswesen (Krankenhaeuser, Kurmittelbetriebe, medizinische Forschungseinrichtungen, Untersuchungs- und Tierkoerperbeseitungsanstalten) (sanitario: ospedali, case di cura, centri di ricerca medica, sardigna)
- Kultur (oeffentliche Buehnen, Orchester, Museen, Bibliotheken, Archive, zoologische und botanische Gaerten) (culturale: teatri pubblici, orchestre, musei, biblioteche, archivi, giardini zoologici e botanici)
- Soziales (Kindergaerten, Kindertagesheime, Erholungseinrichtungen, Kinder- und Jugendheime, Freizeiteinrichtungen, Gemeinschafts- und Buergerhaeuser, Frauenhaeuser, Altersheime, Obdachlosenunterkuenfte) (sociale: asili e giardini d'infanzia, convalescenziari, casa del bambino e dei giovani, centri di vacanza, case della collettività e del cittadino, della donna, dell'anziano, del senzatetto)
- Sport (Schwimmbaeder, Sportanlagen und -einrichtungen) (sportivo: piscine, impianti sportivi)
- Sicherheit (Feuerwehren, Rettungsdienste) (civile: pompieri, pronto intervento)
- Bildung (Umschulungs-, Aus-, Fort- und Weiterbildungseinrichtungen, Volkshochschulen) (educativo: centri di riqualificazione, perfezionamento, riciclaggio, università popolari)
- Wissenschaft, Forschung und Entwicklung (Grossforschungseinrichtungen, wissenschaftliche Gesellschaften und Vereine, Wissenschaftsfoerderung) (scientifico, della ricerca e sviluppo - grandi centri di ricerca, società e associazioni scientifiche, promozione della ricerca)
- Entsorgung (Strassenreinigung, Abfall- und Abwasserbeseitigung) (nettezza urbana: pulizia strade, raccolta immondizie e smaltimento acque nere e bianche)
- Bauwesen und Wohnungswirtschaft (Stadtplanung, Stadtenwicklung, Wohnungsunternehmen, Wohnraumvermittlung) (dell'edilizia e edilizia abitativa: urbanistica, sviluppo urbano, edilizia pubblica e assegnazione alloggi)
- Wirtschaft (Wirtschaftsfoerderungsgesellschaften) (economico - società di promozione dello sviluppo economico)
- Friedhofs- und Bestattungswesen (dei cimiteri e inumazione)
- Zusammenarbeit mit den Entwicklungslaendern (Finanzierung, technische Zusammenarbeit, Entwicklungshilfe, Ausbildung) (della cooperazione con i paesi in via di sviluppo - finanziamento, cooperazione tecnica, aiuti allo sviluppo, formazione)
IV. GRECIA Categorie
Altre persone giuridiche di diritto pubblico i cui appalti di lavori pubblici sono soggetti al controllo dello Stato.
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO : 393L0037.1V. SPAGNA Categorie
- Entidades Gestoras y Servicios Comunes de la Seguridad Social (enti di gestione e servizi comuni della sicurezza sociale)
- Organismos Autónomos de la Administración del Estado (enti autonomi dell'amministrazione statale)
- Organismos Autónomos de las Comunidades Autónomas (enti autonomi delle comunità autonome)
- Organismos Autónomos de las Entidades Locales (enti autonomi degli enti locali)
- Otras entidades sometidas a la legislación de contratos del Estado español (altri enti soggetti alla legislazione sugli appalti dello Stato spagnolo)
VI. FRANCIA Organismi
1. Enti pubblici nazionali
1.1. a carattere scientifico, culturale e professionale
- Collège de France
- Conservatoire national des arts et métiers
- Observatoire de Paris
1.2. scientifici e tecnologici
- Centre national de la recherche scientifique (CNRS)
- Institut national de la recherche agronomique
- Institut national de la santé et de la recherche médicale
- Institut français de recherche scientifique pour le développement en coopération (ORSTOM)
1.3. a carattere amministrativo
- Agence nationale pour l'emploi
- Caisse nationale des allocations familiales
- Caisse nationale d'assurance maladie des travailleurs salariés
- Caisse nationale d'assurance vieilesse des travailleurs salariés
- Office national des anciens combattants et victimes de la guerre
- Agences financières de bassins
Categorie
1. Enti pubblici nazionali
- Universités (università)
- Ecoles normales d'instituteurs (scuole normali per insegnanti)
2. Enti pubblici regionali, dipartimentali o locali a carattere amministrativo
- Collèges (scuole secondarie)
- Lycées (scuole secondarie: licei)
- Etablissements publics hospitaliers (enti pubblici ospedalieri)
- Offices publics d'habitations à loyer modéré (OPHLM) (enti pubblici per le case popolari)
3. Consorzi fra enti territoriali
- Syndicats de communes (consorzi di comuni)
- Districts (distretti)
- Communautés urbaines (consorzi urbani)
- Institutions interdépartementales et interrégionales (istituzioni interdipartimentali e interregionali)
VII. IRLANDA Organismi
- Shannon Free Airport Development Company Ltd
- Local Government Computer Services Board
- Local Government Staff Negotiations Board
- Córas Tráchtála (Irish Export Board)
- Industrial Development Authority
- Irish Goods Council (promotion of Irish Goods)
- Córas Beostoic agus Feola (CBF) (Irish Meat Bord)
- Bord Fálite Éireann (Irish Tourism Board)
- Údarás na Gaeltachta (Development Authority for Gaeltacht Regions)
- An Bord Pleanála (Irish Planning Board)
Categorie
- Third Level Educational bodies of a Public Character (enti pubblici d'istruzione di livello postsecondario)
- National Training, Cultural or Research Agencies (enti nazionali per la formazione, la cultura o la ricerca)
- Hospital Boards of a Public Character (enti pubblici ospedalieri)
- National Health %amp% Social Agencies of a Public Character (enti pubblici nazionali per la sanità e la sicurezza sociale)
- Central %amp% Regional Fishery Boards - (enti centrali e regionali per la pesca)
VIII. ITALIA Organismi
- Agenzia per la promozione dello sviluppo nel Mezzogiorno
Categorie
- Enti portuali e aeroportuali
- Consorzi per le opere idrauliche
- Le università statali, gli istituti universitari statali, i consorzi per i lavori interessanti le università
- Gli istituti superiori scientifici e culturali, gli osservatori astronomici, astrofisici, geofisici o vulcanologici
- Enti di ricerca e sperimentazione
- Le istituzioni pubbliche di assistenza e di beneficenza
- Enti che gestiscono forme obbligatorie di previdenza e di assistenza
- Consorzi di bonifica
- Enti di sviluppo o di irrigazione
- Consorzi per le aree industriali
- Comunità montane
- Enti preposti a servizi di pubblico interesse
- Enti pubblici preposti ad attività di spettacolo, sportivo, turistiche e del tempo libero
- Enti culturali e di promozione artistica
IX. LUSSEMBURGO Categorie
- les établissements publics de l'État placés sous la surveillance d'un membre du gouvernement (gli enti pubblici statali soggetti al controllo di un membro del governo)
- Les établissements publics placés sous la surveillance des communes (gli enti pubblici soggetti al controllo dei comuni)
- Les syndicats de communes créés en vertu de la loi du 14 février 1990 telle qu'elle a été modiffée par la suite (consorzi intercomunali creati in virtà della legge del 14 febbraio 1990, successivamente modificata)
X. PAESI BASSI Organismi
- de Nederlandse Centrale Organisatie voor Toegepast Natuurwetenschappelijk Onderzoek (TNO) en de daaronder ressorterende organisaties
Categorie
- De waterschappen (enti per le opere idrauliche)
- De instellingen van wetenschappelijk onderwijs vermeld in artikel 8 van de Wet op het Wetenschappelijk Onderwijs (1985), (istituti di istruzione scientifica elencati all'articolo 8 della legge sull'istruzione scientifica del 1985), de academische ziekenhuizen (cliniche universitarie)
XI. PORTOGALLO Categorie
- Estabelecimentos públicos de ensino, investigaiçao científica e saúde (enti pubblici per l'insegnamento, la ricerca scientifica e la sanità)
- Institutos Públicos sem carácter comercial ou industrial (istituti pubblici senza carattere commerciale o industriale)
- Fundações Públicas (fondazioni pubbliche)
- Administrações Gerais e Juntas Autonómas - (amministrazioni generali e giunte autonome)
XII. REGNO UNITO Organismi
- Central Blood Laboratories Authority
- Design Council
- Health and Safety Executive
- National Research Development Corporation
- Public Health Laboratory Services Board
- Advisory, Conciliation and Arbitration Service
- Commission for the New Towns
- Development Board For Rural Wales
- English Industrial Estates Corporation
- National Rivers Authority
- Northern Ireland Housing Executive
- Scottish Enterprise
- Scottish Homes
- Welsh Development Agency
Categorie
- Universities and polytechnics, maintained schools and colleges (università e politecnici, scuole e collegi sovvenzionati)
- National Museums and Galleries (gallerie e musei nazionali)
- Research Councils (consigli di ricerca)
- Fire Authorities (autorità competenti in caso di incendi)
- National Health Service Authorities (autorità del servizio sanitario nazionale)
- Police Authorities (autorità di polizia)
- New Town Development Corporations (società di sviluppo di nuove città)
- Urban Development Corporations (società di sviluppo urbano)
ALLEGATO II
ELENCO DELLE ATTIVITÀ PROFESSIONALI CORRISPONDENTI ALLA NOMENCLATURA GENERALE DELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE NELLA COMUNITÀ EUROPEA (NACE)
/* Tabelle: v. GUCE */
ALLEGATO III
DEFINIZIONE DI ALCUNE SPECIFICHE TECNICHE Ai fini della presente direttiva si intende per:
1) «specifiche tecniche», l'insieme delle prescrizioni tecniche menzionate in particolare nei capitolati d'oneri, che definiscono le caratteristiche di un lavoro, un materiale, un prodotto o una fornitura richiesti, che permettono di caratterizzare oggettivamente un lavoro, un materiale, un prodotto o una fornitura in modo che essi rispondano all'uso a cui sono destinati dall'amministrazione aggiudicatrice. Tali caratterstiche comprendono i livelli di qualità o di proprietà d'uso, la sicurezza, le dimensioni, comprese le prescrizioni applicabili al materiale, al prodotto o alla fornitura per quanto riguarda il sistema di garanzia della qualità, la terminologia, i simboli, le prove e metodi di prova, l'imballaggio, la marchiatura e l'etichettatura. Esse comprendono anche le norme relative alla progettazione e al calcolo delle opere, le condizioni di collaudo, d'ispezione e di accettazione delle opere nonché la tecniche o i metodi di costruzione e tutte le altre condizioni di carattere tecnico che l'amministrazione aggiudicatrice può prescrivere, mediante regolamentazione generale o particolare, per quanto riguarda le opere terminate e i materiali o gli elementi costituenti tali opere;
2) «norme», le specifiche tecniche approvate da un organismo riconosciuto, avente funzioni normative, per un'applicazione ripetuta o continua, la cui osservanza non è, in linea di principio, obbligatoria;
3) «norme europee», le norme approvate dal comitato europeo di normalizzazione (CEN) o dal comitato europeo di normalizzazione elettrotecnica (CENELEC) in quanto «norme europee» (EN) o «documenti di armonizzazione» (HD), conformemente alle regole comuni di tali organizzazioni;
4) «omologazione tecnica europea», la valutazione tecnica favorevole dell'idoneità all'impiego di un prodotto, fondata sulla rispondenza ai requisiti essenziali per la costruzione, per quanto concerne le caratterstiche intrinseche del prodotto e le condizioni fissate per la sua messa in opera e la sua utilizzazione. L'omologazione tecnica europea è rilasciata dall'organismo riconosciuto a tale scopo dallo Stato membro;
5) «specifiche tecniche comuni», le specifiche tecniche elaborate secondo una procedura riconosciuta dagli Stati membri e pubblicate nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee;
6) «requisiti essenziali», i requisiti riguardanti la sicurezza, la salute e alcuni altri aspetti d'interesse generale, che le opere devono soddisfare.
ALLEGATO IV
MODELLI DI BANDI DI GARA E AVVISI DI APPALTO DI LAVORI A. Preinformazione 1. Nome, indrizzo, indirizzo telegrafico, numeri di telefono, telex e fax dell'amministrazione aggiudicatrice:
2. a) Luogo di esecuzione:
b) Natura ed entità delle prestazioni e, se l'opera à suddivisa in lotti, caratterstiche essenziali dei lotti in riferimento all'opera:
c) Se disponibile: stima della forcella del costo delle prestazioni previste:
3. a) Data provvisoria per l'avvio delle procedure di aggiudicazione dell'appalto o degli appalti:
b) Se nota: data provvisoria per l'inizio dei lavori:
c) Se noto: calendario provvisorio di realizzazione dei lavori:
4. Se note: condizioni di finanziamento dei lavori e di revisione dei prezzi e/o riferimento alle disposizioni in materia:
5. Altre indicazioni:
6. Data di spedizione dell'avviso:
7. Data di ricezione dell'avviso da parte dell'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee:
B. Procedure aperte 1. Nome, indirizzo, indirizzo telegrafico, numeri di telefono, telex e fax dell'amministrazione aggiudicatrice:
2. a) Procedura di aggiudicazione prescelta:
b) Forma del contratto oggetto del bando di gara:
3. a) Luogo di esecuzione:
b) Natura ed entità delle prestazioni, caratterstiche generali dell'opera:
c) Se l'opera o l'appalto è suddiviso in lotti, ordine di grandezza dei diversi lotti e possibilità di presentare offerte per uno, per più o per l'insieme dei lotti:
d) Indicazioni relative alla finalità dell'opera o dell'appalto quando quest'ultimo comporti anche l'elaborazione di progetti:
4. Termine di esecuzione eventualmente stabilito:
5. a) Nome e indirizzo del servizio presso cui possono essere chiesti i capitolati d'oneri e i documenti complementari:
b) Se del caso importo e modalità di versamento della somma necessaria per ottenere tali documenti:
6. a) Data limite per la ricezione delle offerte:
b) Indirizzo a cui esse devono essere trasmesse:
c) Lingua o lingue in cui esse devono essere redatte:
7. a) Se del caso, persone ammesse ad assistere all'apertura delle offerte:
b) Data, ora e luogo di tale apertura:
8. Eventualmente, cauzione e garanzie richieste:
9. Modalità essenziali di finanziamento e di pagamento e/o riferimenti alle disposizioni in materia:
10. Se del caso, forma giuridica che dovrà assumere il raggruppamento di imprenditori al quale sia aggiudicato l'appalto:
11. Condizioni minime di carattere economico e tecnico che l'imprenditore deve soddisfare:
12. Periodo di tempo durante il quale l'offerente è vincolato dalla propria offerta:
13. Criteri che verranno utilizzati per l'aggiudicazione dell'appalto. I criteri diversi dal prezzo più basso sono menzionati quando non figurano nel capitolato d'oneri:
14. Se del caso, divieto delle varianti:
15. Altre indicazioni:
16. Data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee dell'avviso di preinformazione o menzione della sua mancata pubblicazione:
17. Data di spedizione del bando di gara:
18. Data di ricezione del bando di gara da parte dell'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee:
C. Procedure ristrette 1. Nome, indirizzo, indirizzo telegrafico, numeri di telefono, telex e fax dell'amministrazione aggiudicatrice:
2. a) Procedura di aggiudicazione prescelta:
b) Se del caso, motivazione del ricorso alla procedura accelerata:
c) Forma dell'appalto oggetto del bando di gara:
3. a) Luogo di esecuzione:
b) Natura ed entità delle prestazioni, caratteristiche generali del'opera:
c) Se l'opera o l'appalto è suddiviso in più lotti, l'ordine di grandezza dei diversi lotti e la possibilità di presentare offerta per uno, per più o per l'insieme dei lotti:
d) Indicazioni relative alla finalità dell'opera o dell'appalto quando questi ultimi comportino anche l'elaborazione di progetti:
4. Termine di esecuzione eventualmente imposto:
5. Se del caso, forma giuridica che dovrà assumere il raggruppamento di imprenditori aggiudicatario dell'appalto:
6. a) Data limite di ricezione delle domande di partecipazione:
b) Indirizzo a cui esse devono essere trasmesse:
c) Lingua o lingue in cui esse devono essere redatte:
7. Data limite di spedizione degli inviti a presentare offerte:
8. Se del caso, cauzione e garanzia richieste:
9. Modalità essenziali di finanziamento e di pagamento e/o riferimenti alle disposizioni in materia:
10. Indicazioni riguardanti la situazione propria dell'imprenditore, nonché le condizioni minime di carattere economico e tecnico che quest'ultimo deve soddisfare:
11. Criteri che verrano utilizzati per l'aggiudicazione dell'appalto se non figurano nell'invito a presentare offerte:
12. Se del caso, divieto delle varianti:
13. Altre indicazioni:
14. Data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee dell'avviso di preinformazione o menzione della sua mancata pubblicazione:
15. Data di spedizione del bando di gara:
16. Data di ricezione del bando di gara da parte dell'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee:
D. Procedure negoziate 1. Nome, indirizzo, indirizzo telegrafico, numeri di telefono, telex e fax dell'amministrazione aggiudicatrice:
2. a) Procedura di aggiudicazione prescelta:
b) Se del caso, motivazione del ricorso alla procedura accelerata:
c) Forma del contratto oggetto del bando di gara:
3. a) Luogo di esecuzione:
b) Natura ed entità delle prestazioni, caratteristiche generali dell'opera:
c) Se l'opera o l'appalto è suddiviso in lotti, l'ordine di grandezza dei diversi lotti e la possibilità di presentare offerta per uno, per più o per l'insieme dei lotti:
d) Indicazioni relative alla finalità dell'opera o dell'appalto quando questi ultimi comportino anche l'elaborazione di progetti:
4. Termine di esecuzione eventualmente imposto:
5. Se del caso, forma giuridica che dovrà assumere il raggruppamento di imprenditori aggiudicatario dell'appalto:
6. a) Data limite di ricezione delle domande di partecipazione:
b) Indirizzo a cui esse devono essere trasmesse:
c) Lingua o lingue in cui esse devono essere redatte:
7. Se del caso, cauzione e garanzia richieste:
8. Modalità essenziali di finanziamento e di pagamento e/o riferimenti alle disposizioni in materia:
9. Indicazioni riguardanti la situazione propria dell'imprenditore, nonché le informazioni e formalità necessarie per la valutazione delle capacità minime di carattere economico e tecnico che quest'ultimo deve possedere:
10. Se del caso, divieto delle varianti:
11. Se del caso, nome e indirizzo dei fornitori già prescelti dall'amministrazione aggiudicatrice:
12. Se del caso, data delle precedenti pubblicazioni nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee:
13. Altre indicazioni:
14. Data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee dell'avviso di preinformazione:
15. Data di spedizione del bando di gara:
16. Data di ricezione del bando di gara da parte dell'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee:
E. Appalti aggiudicati 1. Nome e indirizzo dell'amministrazione aggiudicatrice:
2. Procedura di aggiudicazione prescelta:
3. Data dell'aggiudicazione dell'appalto:
4. Criteri di aggiudicazione dell'appalto:
5. Numero delle offerte ricevute:
6. Nome e indirizzo dell'aggiudicatario o degli aggiudicatari:
7. Natura ed entità delle prestazioni effettuate, caratteristiche generali dell'opera costruita:
8. Prezzo o gamma del(i) prezzo(i) (minimo/massimo) pagato(i):
9. Eventualmente, valore e parte del contratto che possono essere subappaltati a terzi:
10. Altre indicazioni:
11. Data di pubblicazione del bando di gara nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee:
12. Data di spedizione del presente avviso:
13. Data di ricezione dell'avviso da parte dell'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee:
ALLEGATO V
MODELLO DI BANDO DI GARA PER LA CONCESSIONE DI LAVORI PUBBLICI 1. Nome, indirizzo, indirizzo telegrafico, numeri di telefono, telex e fax dell'amministrazione aggiudicatrice:
2. a) Luogo di esecuzione:
b) Oggetto della concessione: natura ed entità delle prestazioni:
3. a) Data limite per la presentazione delle candidature:
b) Indirizzo a cui esse devono essere trasmesse:
c) Lingua o lingue in cui esse devono essere redatte:
4. Condizioni personali, tecniche e finanziarie che i candidati debbono soddisfare:
5. Criteri che saranno utilizzati per l'attribuzione della concessione:
6. Se del caso, percentuale minima dei lavori affidati a terzi:
7. Altre informazioni:
8. Data di spedizione del bando di gara:
9. Data di ricezione del bando di gara da parte dell'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee:
ALLEGATO VI
MODELLO DI BANDO DI GARA PER GLI APPALTI DI LAVORI AGGIUDICATI DAL CONCESSIONARIO 1. a) Luogo di esecuzione:
b) Natura ed entità delle prestazioni, caratteristiche generali dell'opera:
2. Termine di esecuzione eventualmente imposto:
3. Nome e indirizzo dell'ente presso cui possono essere chiesti il capitolato d'oneri e i documenti complementari:
4. a) Data limite per la ricezione delle domande di partecipazione e/o per la ricezione delle offerte:
b) Indirizzo a cui debbono essere trasmesse le domande:
c) Lingua o lingue in cui le domande debbono essere redatte:
5. Se del caso, cauzione e garanzie richieste:
6. Condizioni di carattere economico e tecnico che l'imprenditore deve soddisfare:
7. Criteri che saranno utilizzati per l'aggiudicazione dell'appalto:
8. Altre indicazioni:
9. Data di spedizione del bando di gara:
10. Data di ricezione del bando di gara da parte dell'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee:
ALLEGATO VII
TERMINI DI TRASPOSIZIONE E DI APPLICAZIONE
/* Tabelle: v. GUCE */
ALLEGATO VIII
TABELLA DELLE CORRISPONDENZE
/* Tabelle: v. GUCE */ | acquis |
acquis_52006XC0818(05) | Aiuto di Stato — Germania
Aiuto di Stato C 25/2006 (ex E 1/2006) — Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013 — Non accettazione da parte dello Stato membro delle misure opportune — Avvio del procedimento d'indagine formale ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE
Invito a presentare osservazioni a norma dell'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE
(2006/C 194/06)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
Con lettera del 15 giugno 2006, riprodotta nella lingua facente fede dopo la presente sintesi, la Commissione ha comunicato alla Germania la propria decisione di avviare il procedimento d'indagine formale di cui all'articolo 88, paragrafo 2, in relazione all'applicazione dal 31 dicembre 2006 di tutti i regimi di aiuti di Stato a finalità regionale esistenti, in quanto detti regimi non rispettano le misure opportune proposte a partire dal 1o gennaio 2007.
Dal 1o gennaio 2007 tali misure opportune sono:
1. fatti salvi l'articolo 10, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 70/2001 relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore delle piccole e medie imprese, modificato dal regolamento (CE) n. 364/2004, e l'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 2204/2002 relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore dell'occupazione, limitare l'applicazione nel tempo di tutti i regimi di aiuti a finalità regionale esistenti agli aiuti concessi entro il 31 dicembre 2006;
2. qualora i regimi di aiuti a favore dell'ambiente consentano la concessione di aiuti regionali per investimenti ambientali conformemente alla nota 29 della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente, modificare i relativi regimi in modo che dopo il 31 dicembre 2006 gli aiuti possano essere concessi solo se conformi alla nuova carta degli aiuti regionali in vigore alla data di concessione dell'aiuto;
3. se necessario, modificare gli altri regimi di aiuti esistenti, in modo che dopo il 31 dicembre 2006 le maggiorazioni regionali (ad esempio le maggiorazioni per gli aiuti alla formazione, alla ricerca e allo sviluppo o a favore dell'ambiente) possano essere accordate solo nelle regioni ammesse a beneficiare di aiuti in base all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a) o c) conformemente alle carte degli aiuti regionali adottate dalla Commissione in vigore alla data di concessione dell'aiuto.
La decisione della Commissione è la conseguenza della mancanza di un accordo esplicito e incondizionato da parte della Germania in merito alle proposte summenzionate.
Gli interessati sono invitati a presentare le loro osservazioni entro dieci giorni lavorativi dalla data di pubblicazione della presente sintesi e della lettera di seguito riportata, inviandole al seguente indirizzo:
Commissione europea
Direzione generale della Concorrenza
Protocollo Aiuti di Stato e Direzione Aiuti di Stato I — Unità G1
B-1049 Bruxelles
Fax (32-2) 296 12 42
Dette osservazioni saranno comunicate alla Germania. Su richiesta scritta e motivata degli autori delle osservazioni, la loro identità non sarà rivelata.
TESTO DELLA LETTERA
"1. Am 21. Dezember 2005 nahm die Kommission die Leitlinien für staatliche Beihilfen mit regionaler Zielsetzung für die Jahre 2007-2013 an.
2. Mit Schreiben vom 6. März 2006 (D(06)222) schlug die Kommission allen Mitgliedstaaten gemäß Artikel 88 Absatz 1 EG-Vertrag und dem Verfahren der Artikel 17 und 18 der Verordnung (EG) Nr. 659/1999 [1] folgende zweckdienlichen Maßnahmen vor:
(a) Unbeschadet des Artikels 10 Absatz 2 der Verordnung (EG) Nr. 70/2001 über die Anwendung der Artikel 87 und 88 EG-Vertrag auf staatliche Beihilfen an kleine und mittlere Unternehmen, geändert durch Verordnung (EG) Nr. 364/2004, und Artikel 11 Absatz 2 der Verordnung (EG) Nr. 2204/2002 über die Anwendung der Artikel 87 und 88 EG-Vertrag auf Beschäftigungsbeihilfen befristen die Mitgliedstaaten die Anwendung aller bestehenden Regionalbeihilferegelungen auf Beihilfen, die bis zum 31. Dezember 2006 gewährt werden.
(b) Soweit Umweltschutzbeihilferegelungen die Gewährung regionaler Investitionsbeihilfen für Umweltinvestitionen gemäß Fußnote 29 des Gemeinschaftsrahmens für staatliche Umweltschutzbeihilfen gestatten, ändern die Mitgliedstaaten die einschlägigen Regelungen um sicherzustellen, dass Beihilfen nach dem 31. Dezember 2006 nur gewährt werden können, wenn sie in Einklang mit der neuen, zum Zeitpunkt der Beihilfegewährung geltenden Fördergebietskarte stehen.
(c) Die Mitgliedstaaten ändern erforderlichenfalls andere bestehende Beihilferegelungen um sicherzustellen, dass etwaige Regionalzuschläge, wie sie für Ausbildungsbeihilfen, Forschungs- und Entwicklungsbeihilfen oder Umweltschutzbeihilfen zulässig sind, nach dem 31. Dezember 2006 nur in Einklang mit den von der Kommission genehmigten und zum Zeitpunkt der Beihilfegewährung geltenden Fördergebietskarte in Fördergebieten gemäß Artikel 87 Absatz 3 Buchstaben a oder c gewährt werden können.
3. Die Regierung Ihres Landes wurde aufgefordert, den vorgeschlagenen zweckdienlichen Maßnahmen innerhalb eines Monats nach Erhalt des Schreibens ausdrücklich und vorbehaltlos zuzustimmen. Mit Schreiben vom 27. April 2006 (D/53569) erinnerten die Kommissionsdienststellen Ihre Regierung an die Aufforderung und baten erneut darum, die Annahme der Maßnahmen — innerhalb von 10 Arbeitstagen — zu bestätigen.
4. Mit Schreiben vom 9. Mai 2006, das bei der Kommission am 10. Mai 2006 unter Zeichen A/33589 registriert wurde, hat die Regierung Ihres Landes die zweckdienlichen Maßnahmen teilweise angenommen. Die Annahme der unter Ziffer 2 Buchstaben b und c genannten Maßnahmen erfolgte vorbehaltlos, die Annahme der Maßnahmen unter Ziffer 2 Buchstabe a nur teilweise. Insbesondere lehnte es Ihre Regierung ab, die zweckdienlichen Maßnahmen betreffend Regionalbeihilferegelungen für staatliche Bürgschaften, öffentliche Darlehen und öffentliche Beteiligungen anzunehmen. Die Bundesregierung begründete ihre Ablehnung in erster Linie mit ihrer Sorge um die Ausgrenzung dieser Bürgschaften, Darlehen und Beteiligungen vom Anwendungsbereich des Entwurfs einer Freistellungsverordnung für regionale Investitionsbeihilfen. Ferner erfolgte die Zustimmung zu den unter Ziffer 2 Buchstabe a genannten Maßnahmen in Bezug auf Regionalbeihilferegelungen für staatliche Bürgschaften, öffentliche Darlehen und öffentliche Beteiligungen in dem Verständnis, dass bestehende, aufgrund der Gruppenfreistellungsverordnungen für KMU und Beschäftigungsbeihilfen freigestellte Regionalbeihilferegelungen nach Ende des Jahres 2006 sechs Monate lang weiter angewendet werden können. Gegenwärtig ist unklar, ob die Bundesregierung damit meint, dass die Geltungsdauer der für den Zeitraum 2004-2006 genehmigten Fördergebietskarte für diese unter die Gruppenfreistellungsverordnungen fallenden Regelungen um sechs Monate verlängert werden sollte. Eine Verlängerung wäre mit der Entscheidung der Kommission von 6. März 2006 über zweckdienliche Maßnahmen nicht vereinbar. Dort steht ausdrücklich, dass alle Beihilfen, die nach den Bestimmungen für das Auslaufen der Freistellungsverordnungen gewährt werden sollen, in Einklang mit der zum Zeitpunkt der Beihilfegewährung geltenden Fördergebietskarte stehen müssen.
5. Für den Fall, dass Ihre Regierung die ausdrückliche und vorbehaltlose Annahme nicht bestätigt oder keine Antwort innerhalb der festgelegten Frist eingeht, kündigte die Kommission nach Artikel 19 Absatz 2 der Verordnung (EG) Nr. 659/1999 die Einleitung des förmlichen Prüfverfahrens nach Artikel 88 Absatz 2 EG-Vertrag an, und zwar in Bezug auf alle Regionalbeihilferegelungen, Umweltschutzbeihilferegelungen, die regionale Investitionsbeihilfen erlauben, und andere bestehende Beihilferegelungen, die Regionalzuschläge gestatten, sofern diese Regelungen ab 1. Januar 2007 nicht mit den vorgeschlagenen zweckdienlichen Maßnahmen in Einklang stehen.
6. Da Ihre Regierung den vorgeschlagenen Maßnahmen nicht ausdrücklich und vorbehaltlos zugestimmt hat, bezweifelt die Kommission aus nachstehenden Gründen, dass die bestehenden Regionalbeihilferegelungen ab 1. Januar 2007 noch mit dem Gemeinsamen Markt vereinbar sind.
7. Die neuen Leitlinien für staatliche Beihilfen mit regionaler Zielsetzung für die Jahre 2007-2013 unterscheiden sich wesentlich von den Leitlinien für Regionalbeihilfen aus dem Jahr 1998, insbesondere in Bezug auf die Förderfähigkeit von Gebieten, die Beihilfeintensitäten, die Definition der förderfähigen Ausgaben, den Anreiz zu Investitionen, große Investitionsvorhaben, Betriebsbeihilfen, Kumulierung und Transparenz. Aufgrund der veränderten wirtschaftlichen und sozialen Umstände in der EU scheint es darüber hinaus erforderlich zu sein, die Rechtfertigung für alle Regionalbeihilferegelungen — einschl. sowohl Investitions- als auch Betriebsbeihilferegelungen — sowie ihre Wirksamkeit zu überprüfen.
8. Ferner ist es nach Auffassung der Kommission von wesentlicher Bedeutung, dass nach dem 31. Dezember 2006 überall in der EU dieselben Vorschriften für Regionalbeihilfen gelten. Da alle anderen Mitgliedstaaten die Vorschläge der Kommission angenommen haben, besteht eindeutig die Gefahr einer Ungleichbehandlung, sollte die Regierung Ihres Landes weiter die derzeit gültigen Vorschriften anwenden.
9. Mangels klarer Erläuterungen von Seiten Ihrer Regierung zu den Gründen, aus denen sie die Vorschläge nur teilweise angenommen hat, ist die Kommission gemäß Artikel 19 Absatz 2 der Verfahrensverordnung aus den dargelegten Gründen und im Sinne der Gleichbehandlung aller Mitgliedstaaten weiterhin der Auffassung, dass die vorgeschlagenen zweckdienlichen Maßnahmen notwendig sind, um die Vereinbarkeit der fraglichen Beihilfe Regelungen mit dem Gemeinsamen Markt sicherzustellen.
10. Die Kommission hat daher beschlossen, in Bezug auf die Anwendung aller bestehenden (im Sinne von Artikel 1 Buchstabe b Verfahrensverordnung) Regionalbeihilferegelungen nach dem 31.12.2006 das Verfahren nach Artikel 88 Absatz 2 EG-Vertrag einzuleiten.
SCHLUSSFOLGERUNG
11. Aus den vorstehenden Gründen fordert die Kommission die Regierung Ihres Landes im Rahmen des Verfahrens nach Artikel 88 Absatz 2 EG-Vertrag auf, binnen 10 Arbeitstagen nach Erhalt dieses Schreibens Stellung zu nehmen. Die Kommission bedauert, dass diese Frist nicht verlängert werden kann. In Anbetracht der vorausgegangenen Zusammenarbeit und Konsultation und zur Umsetzung eines effizienten Regelwerks für den Zeitraum nach 2007 hält die Kommission die Frist für angemessen.
12. Die Kommission macht Ihre Regierung darauf aufmerksam, dass sie alle Betroffenen durch Veröffentlichung dieses Schreibens und einer aussagekräftigen Zusammenfassung im Amtsblatt der Europäischen Gemeinschaften von dem Vorgang in Kenntnis setzen wird. Außerdem wird sie die Betroffenen in EFTA-Staaten, die das EWR-Abkommen unterzeichnet haben, durch Veröffentlichung einer Bekanntmachung in der EWR-Beilage zum Amtsblatt und die EFTA-Überwachungsbehörde durch Übermittlung einer Kopie dieses Schreibens informieren. Alle Betroffenen können dann innerhalb von 10 Arbeitstagen nach dem Datum der Veröffentlichung eine Stellungnahme abgeben."
[1] ABl. L 83 vom 27.3.1999, S. 1.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_22005D0110 | Decisione del Comitato misto SEE
n. 110/2005
del 30 settembre 2005
che modifica l'allegato I (Questioni veterinarie e fitosanitarie) dell'accordo SEE
IL COMITATO MISTO SEE,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, modificato dal protocollo che adegua l'accordo sullo Spazio economico europeo (di seguito %quot%l'accordo%quot%), in particolare l'articolo 98,
considerando quanto segue:
(1) L'allegato I dell'accordo è stato modificato dalla decisione del Comitato misto SEE n. 95/2005 dell' 8 luglio 2005 [1].
(2) Occorre integrare nell'accordo la direttiva 2004/117/CE del Consiglio, del 22 dicembre 2004, che modifica le direttive 66/401/CEE, 66/402/CEE, 2002/54/CE, 2002/55/CE e 2002/57/CE per quanto riguarda gli esami eseguiti sotto sorveglianza ufficiale e l'equivalenza delle sementi prodotte in paesi terzi [2].
(3) Occorre integrare nell'accordo la decisione 2005/114/CE della Commissione, del 7 febbraio 2005, relativa al proseguimento nel 2005 delle prove ed analisi comparative comunitarie sulle sementi e sui materiali di moltiplicazione di graminacee, Medicago sativa L. e Beta a norma delle direttive 66/401/CEE e 2002/54/CE del Consiglio, iniziate nel 2004 [3],
DECIDE:
Articolo 1
Il capitolo III dell'allegato I dell'accordo è modificato nel modo seguente:
1. Nella parte 1, ai punti 2 (direttiva 66/401/CEE del Consiglio), 3 (direttiva 66/402/CEE del Consiglio), 11 (direttiva 2002/54/CE del Consiglio), 12 (direttiva 2002/55/CE del Consiglio) e 13 (direttiva 2002/57/CE del Consiglio) viene aggiunto il seguente trattino:
- %quot%— 32004 L 0117: direttiva 2004/117/CE del Consiglio, del 22 dicembre 2004 (GU L 14 del 18.1.2005, pag. 18).%quot%
2. Nella parte 2, dopo il punto 39 (decisione 2005/5/CE della Commissione) viene aggiunto il seguente punto:
%quot%40. 32005 D 0114: decisione 2005/114/CE della Commissione, del 7 febbraio 2005, relativa al proseguimento nel 2005 delle prove ed analisi comparative comunitarie sulle sementi e sui materiali di moltiplicazione di graminacee, Medicago sativa L. e Beta a norma delle direttive 66/401/CEE e 2002/54/CE del Consiglio, iniziate nel 2004 (GU L 36 del 9.2.2005, pag. 8).%quot%
Articolo 2
I testi della direttiva 2004/117/CE e della decisione 2005/114/CE nelle lingue islandese e norvegese, da pubblicare nel supplemento SEE della Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, fanno fede.
Articolo 3
La presente decisione entra in vigore il 1o ottobre 2005, a condizione che tutte le notificazioni previste dall'articolo 103, paragrafo 1 dell'accordo [4] siano pervenute al Comitato misto SEE.
Articolo 4
La presente decisione è pubblicata nella sezione SEE e nel supplemento SEE della Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Fatto a Bruxelles, il 30 settembre 2005.
Per il Comitato misto SEE
Il Presidente
SAS Principe Nikolaus von Liechtenstein
[1] GU L 306 del 24.11.2005, pag. 18.
[2] GU L 14 del 18.1.2005, pag. 18.
[3] GU L 36 del 9.2.2005, pag. 8.
[4] Non è stata comunicata l'esistenza di obblighi costituzionali.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_52005IP0007 | P6_TA(2005)0007
Relazioni transatlantiche
Risoluzione del Parlamento europeo sulle relazioni transatlantiche
Il Parlamento europeo,
- viste la Dichiarazione transatlantica sulle relazioni tra l'Unione europea e gli Stati Uniti del 1990 e la Nuova agenda transatlantica del 1995,
- vista la sua risoluzione del 22 aprile 2004 sullo stato del partenariato transatlantico alla vigilia del vertice UE-USA di Dublino del 25 e 26 giugno 2004 [1],
- visti i risultati del vertice UE-USA svoltosi il 25 e 26 giugno 2004 a Dublino,
- visto l'articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,
A. considerando che le relazioni tra le società civili d'Europa e degli Stati Uniti sono fondate su solide radici e su valori comuni quali la democrazia, i diritti umani e la preminenza del diritto, la sostenibilità delle economie e la sostenibilità dello sviluppo,
B. sottolineando che la lotta al terrorismo può avere successo solo se l'azione sarà condotta attraverso un partenariato transatlantico rafforzato che difenda con coerenza i valori basilari sui quali è stato costruito,
C. considerando che la nuova situazione in Medio Oriente rappresenta l'occasione per un'iniziativa comune nella regione allo scopo di giungere ad un accordo definitivo e globale,
D. considerando che la situazione nella Baia di Guantanamo, che si protrae ormai da tempo, sta creando tensioni a livello delle relazioni transatlantiche, in quanto l'Unione europea non può accettare simili irregolarità sul piano giuridico e giudiziario, che minano i valori più fondamentali dello Stato di diritto,
E. considerando che il vertice UE-USA svoltosi a Dublino ha permesso di realizzare modesti progressi dando nuovo impulso al rafforzamento del partenariato economico, ad esempio attraverso misure volte a favorire passi avanti nel settore dei mercati finanziari e attraverso i negoziati per la conclusione di un accordo transatlantico relativo al settore dell'aviazione; che il vertice ha affrontato, nel contesto di dichiarazioni comuni, la situazione nel Medio Oriente allargato nonché taluni aspetti inerenti alla lotta al terrorismo e alla proliferazione delle armi di distruzione di massa,
F. considerando che la Nuova agenda transatlantica del dicembre 1995 deve essere riveduta con urgenza per tener conto della realtà attuale,
1. auspica che il secondo mandato del Presidente Bush e la nuova Amministrazione segnino l'avvio di un nuovo capitolo nelle relazioni transatlantiche; esprime la disponibilità dell'Unione europea, e segnatamente del Parlamento europeo, a cooperare e lavorare insieme per risolvere problemi planetari che richiedono un impegno a livello mondiale e un approccio comune; valuta positivamente, a questo proposito, il fatto che nel febbraio 2005 il Presidente Bush sarà in visita presso le istituzioni europee;
2. si compiace dei progressi realizzati durante l'ultimo vertice UE-USA, svoltosi il 26 giugno 2004 in Irlanda, quanto al rafforzamento del partenariato transatlantico; ritiene che la disponibilità ad avviare azioni comuni in un'ampia gamma di settori rappresenti un segnale positivo per il futuro del partenariato e sia espressione della consapevolezza che lavorare insieme è meglio che seguire strade diverse;
3. è cosciente del fatto che, su numerosi temi politici come quelli relativi al Tribunale penale internazionale e al Protocollo di Kyoto, esistono divergenze di analisi, diagnosi e approccio politico tra l'Unione europea e gli Stati Uniti; si dichiara preoccupato per i rischi potenziali del crescente disavanzo del bilancio federale statunitense per l'economia mondiale e l'equilibrio dei mercati valutari internazionali; sollecita un ulteriore dibattito sugli ambiti politici in cui le posizioni dell'Unione europea e degli Stati Uniti restano fortemente divergenti ed auspica che la nuova Amministrazione si impegnerà effettivamente per rafforzare il partenariato tra l'Unione europea e gli Stati Uniti;
4. chiede agli Stati Uniti di assumersi la propria parte di responsabilità quanto alla stabilità economica in un mondo sempre più interdipendente;
5. propone di istituire una "comunità d'azione" transatlantica per la cooperazione e le sfide regionali e globali che si concentri in particolare sui seguenti tre campi d'azione comune:
a) sviluppo di un'iniziativa di pace in Medio Oriente, d'accordo con i governi e i popoli della regione, al fine di contribuire alla soluzione dei conflitti esistenti, inclusa la promozione della democrazia in Palestina, Iran e Iraq;
b) perseguimento dell'obiettivo della sicurezza mondiale, compito questo da affrontare tenendo conto delle seguenti priorità:
- lotta al terrorismo internazionale e alla proliferazione delle armi di distruzione di massa come pure rilancio del controllo negoziato degli armamenti e del disarmo a livello multilaterale, all'interno del sistema delle Nazioni Unite, nonché a livello bilaterale;
- esigenza di affrontare le cause del terrorismo, ad esempio mediante il coordinamento nel settore degli aiuti allo sviluppo e l'appoggio ai processi democratici emergenti, nel pieno rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale; invita entrambe le parti ad impegnarsi attivamente per la riforma delle Nazioni Unite, e in particolare del Consiglio di sicurezza, compresa la composizione di quest'ultimo, per renderlo più efficace e responsabile e accrescerne la capacità di dare attuazione alle proprie decisioni;
- necessità di trovare una risposta efficace — sulla base condivisa degli obiettivi di sviluppo del millennio — alle nuove sfide globali che oltrepassano i confini nazionali, nella fattispecie la riduzione della povertà, le malattie trasmissibili e il degrado dell'ambiente, in particolare promuovendo il dialogo sulla protezione del clima e sulle emissioni legate ai trasporti; ritiene, a tale riguardo, che la catastrofe dello tsunami costituisca l'occasione per un'azione comune e concertata di assistenza e soccorso ai paesi colpiti, che si affianchi a quella delle Nazioni Unite e che dovrà essere seguita da un programma a lungo termine di risanamento e ricostruzione finalizzato allo sviluppo sostenibile della regione;
c) nuovo impulso al rafforzamento del partenariato economico, concentrandosi su idee specifiche che promuovano al massimo l'integrazione economica transatlantica, lavorando per la conclusione di un accordo transatlantico globale nel settore dell'aviazione e imprimendo un'accelerazione al dialogo per la regolamentazione del mercato finanziario, al fine di promuovere un mercato transatlantico dei capitali dinamico e aperto;
6. ritiene che le suddette iniziative dovrebbero portare, entro il dicembre 2005, al raggiungimento di un accordo tra i partner transatlantici per l'aggiornamento della Nuova agenda transatlantica 1995 e la sua sostituzione con un Accordo transatlantico di partenariato da attuare a partire dal 2007;
7. ritiene che occorra attivare pienamente il dialogo transatlantico tra legislatori, istituire immediatamente un sistema di allerta rapido tra le due parti e trasformare gradualmente l'attuale scambio interparlamentare in una "Assemblea transatlantica" di fatto;
8. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti degli Stati membri e al Presidente e al Congresso degli Stati Uniti d'America.
[1] Testi approvati, P5_TA(2004)0375.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32005R1780 | Regolamento (CE) n. 1780/2005 della Commissione
del 27 ottobre 2005
relativo al divieto di pesca di pesce sciabola nero nelle zone CIEM VIII, IX e X (acque comunitarie e acque internazionali) per i pescherecci battenti bandiera francese
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio, del 20 dicembre 2002, relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell’ambito della politica comune della pesca [1], in particolare l’articolo 26, paragrafo 4,
visto il regolamento (CEE) n. 2847/93 del Consiglio, del 12 ottobre 1993, che istituisce un regime di controllo applicabile nell’ambito della politica comune della pesca [2], in particolare l’articolo 21, paragrafo 3,
considerando quanto segue:
(1) Il regolamento (CE) n. 2270/2004 del Consiglio, del 22 dicembre 2004, che stabilisce, per il 2005 e il 2006, le possibilità di pesca dei pescherecci comunitari per determinati stock di acque profonde [3], stabilisce i contingenti per il 2005 e il 2006.
(2) In base alle informazioni pervenute alla Commissione, le catture dello stock di cui all’allegato del presente regolamento da parte di pescherecci battenti bandiera dello Stato membro ivi indicato o in esso immatricolati hanno determinato l’esaurimento del contingente assegnato per il 2005.
(3) È quindi necessario vietare la pesca, la detenzione a bordo, il trasbordo e lo sbarco di tale stock,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Esaurimento del contingente
Il contingente di pesca assegnato per il 2005 allo Stato membro di cui all’allegato del presente regolamento per lo stock ivi indicato si ritiene esaurito a decorrere dalla data stabilita nello stesso allegato.
Articolo 2
Divieti
La pesca dello stock di cui all’allegato del presente regolamento da parte di pescherecci battenti bandiera dello Stato membro ivi indicato o in esso immatricolati è vietata a decorrere dalla data stabilita nello stesso allegato. Sono vietati la detenzione a bordo, il trasbordo o lo sbarco di tale stock catturato dai suddetti pescherecci dopo tale data.
Articolo 3
Entrata in vigore
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 27 ottobre 2005.
Per la Commissione
Jörgen Holmquist
Direttore generale della Pesca e degli affari marittimi
[1] GU L 358 del 31.12.2002, pag. 59.
[2] GU L 261 del 20.10.1993, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 768/2005 (GU L 128 del 21.5.2005, pag. 1).
[3] GU L 396 del 22.12.2004, pag. 4. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 860/2005 (GU L 144 dell’8.6.2005, pag. 1).
--------------------------------------------------
ALLEGATO
Stato membro | Francia |
Stock | BSF/8910- |
Specie | Pesce sciabola nero (Aphanopus carbo) |
Zona | VIII, IX, X (acque CE e acque internazionali) |
Data | 19 ottobre 2005 |
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32004R2027 | Regolamento (CE) n. 2027/2004 della Commissione
del 25 novembre 2004
che fissa la restituzione massima all'esportazione di avena nell'ambito della gara di cui al regolamento (CE) n. 1565/2004
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 1784/2003 del Consiglio, del 29 settembre 2003, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei cereali [1], in particolare l'articolo 7,
visto il regolamento (CE) n. 1501/95 della Commissione, del 29 giugno 1995, che stabilisce modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 1766/92 del Consiglio, riguardo alla concessione delle restituzioni all'esportazione e alle misure da adottare in caso di turbative nel settore dei cereali [2], in particolare l'articolo 4,
visto il regolamento (CE) n. 1565/2004 della Commissione, del 3 settembre 2004, relativo ad una misura particolare d'intervento per l'avena in Finlandia e in Svezia per la campagna 2004/2005 [3],
considerando quanto segue:
(1) Una gara per la restituzione all'esportazione di avena prodotta in Finlandia e in Svezia destinata ad essere esportata dalla Finlandia o dalla Svezia verso qualsiasi paese terzo, ad eccezione della Bulgaria, della Norvegia, della Romania e della Svizzera, è stata indetta con il regolamento (CE) n. 1565/2004.
(2) Tenuto conto in particolare dei criteri precisati all'articolo 1 del regolamento (CE) n. 1501/95, è opportuno fissare una restituzione massima.
(3) Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per i cereali,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Per le offerte comunicate dal 19 al 25 novembre 2004, nell'ambito della gara di cui al regolamento (CE) n. 1565/2004 la restituzione massima all'esportazione di avena è fissata a 31,40 EUR/t.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il 26 novembre 2004.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 25 novembre 2004.
Per la Commissione
Mariann Fischer Boel
Membro della Commissione
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[1] GU L 270 del 21.10.2003, pag. 78.
[2] GU L 147 del 30.6.1995, pag. 7. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1431/2003 (GU L 203 del 12.8.2003, pag. 16).
[3] GU L 285 del 4.9.2004, pag. 3. | acquis |
acquis_C2006/060/86 | Ricorso presentato il 30 dicembre 2005 — Zwicky/Commissione
Parti
Ricorrente: Zwicky %amp% Co. AG (Wallisellen, Svizzera) [Rappresentanti: avv.ti J. Burrichter, B. Kasten e S. Orlikowski-Wolf]
Convenuta: Commissione delle Comunità europee
Conclusioni della ricorrente
- Annullare l'art. 1, n. 1, della decisione, nella parte in cui ravvisa una violazione, ad opera della ricorrente, degli artt. 81 CE e 53 dell'accordo SEE per quanto attiene alla Svezia, alla Norvegia ed alla Finlandia; in subordine annullarlo per il periodo dal gennaio 1990 al dicembre 1993 compreso;
- annullare l'art. 2 della decisione nella parte in cui infligge alla ricorrente un'ammenda pari ad EUR 0,174 milioni;
- in subordine, ridurre adeguatamente l'ammenda inflitta alla ricorrente in forza dell'art. 2 della decisione;
- annullare l'art. 3 della decisione per quanto attiene alla ricorrente;
- condannare la convenuta alle spese del procedimento.
Motivi e principali argomenti
Il ricorso è diretto contro la decisione della Commissione 14 settembre 2005, K(2005) 3452 def., nel caso 38.337 — PO/Garne (modificata dalla decisione della convenuta 13 ottobre 2005). Con la decisione impugnata è stata inflitta alla ricorrente un'ammenda per violazione degli artt. 81 CE nonché 53 dell'accordo SEE.
A sostegno del suo ricorso la ricorrente fa valere sei motivi.
In primo luogo, essa lamenta la violazione dell'art. 7 del regolamento n. 1/2003 [1]. A tale proposito, essa contesta l'esattezza della determinazione, contenuta nell'art. 1, n. 1, della decisione impugnata, di portata e durata dell'infrazione.
Con il secondo motivo, la ricorrente fa valere una violazione dell'art. 23, n. 2, secondo comma, del regolamento n. 1/2003. A suo avviso, alla ricorrente è stata inflitta un'ammenda che supera il 10 % del fatturato totale da essa realizzato durante l'esercizio sociale dell'anno precedente la decisione. Pertanto, l'ammenda inflitta alla ricorrente in forza dell'art. 2 della decisione impugnata sarebbe illegittima.
L'art. 2 della decisione della convenuta viola inoltre, secondo la ricorrente, l'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17/1962 [2], nonché l'art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003. Tale illegittimità si fonda sulla violazione di principi fondamentali relativi alla commisurazione dell'ammenda.
La convenuta, con l'art. 2 della decisione impugnata, avrebbe inoltre violato l'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17/1962, nonché l'art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003, avendo utilizzato la comunicazione del 1996 sul trattamento favorevole in modo erroneamente pregiudizievole alla ricorrente.
In quinto luogo, la ricorrente afferma che l'art. 2 della decisione impugnata comporta una violazione del principio della proporzionalità, in quanto in sede di determinazione della pena non è stata presa sufficientemente in considerazione la situazione individuale della ricorrente.
La ricorrente sostiene infine che l'ordine, di cui all'art. 3 della decisione della Commissione, di cessare le infrazioni e di astenersene in futuro è in contrasto con l'art. 7, n. 1, del regolamento n. 1/2003, in quanto nel caso della ricorrente tale ordine non risulta né necessario, né proporzionato.
[1] Regolamento (CE) del Consiglio 16 dicembre 2002 n. 1/2003, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato (GU L 1, pag. 1).
[2] Regolamento (CEE) del Consiglio 21 febbraio 1962, n. 17: Primo regolamento d'applicazione degli articoli 85 e 86 del trattato (GU 13, pag. 204).
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acquis_C2006/278/01 | Tassi di cambio dell'euro [1]
15 novembre 2006
(2006/C 278/01)
| Moneta | Tasso di cambio |
USD | dollari USA | 1,2792 |
JPY | yen giapponesi | 151,01 |
DKK | corone danesi | 7,4592 |
GBP | sterline inglesi | 0,67840 |
SEK | corone svedesi | 9,0870 |
CHF | franchi svizzeri | 1,5990 |
ISK | corone islandesi | 90,35 |
NOK | corone norvegesi | 8,2460 |
BGN | lev bulgari | 1,9558 |
CYP | sterline cipriote | 0,5777 |
CZK | corone ceche | 28,106 |
EEK | corone estoni | 15,6466 |
HUF | fiorini ungheresi | 257,65 |
LTL | litas lituani | 3,4528 |
LVL | lats lettoni | 0,6965 |
MTL | lire maltesi | 0,4293 |
PLN | zloty polacchi | 3,8115 |
RON | leu rumeni | 3,4988 |
SIT | tolar sloveni | 239,58 |
SKK | corone slovacche | 35,770 |
TRY | lire turche | 1,8550 |
AUD | dollari australiani | 1,6733 |
CAD | dollari canadesi | 1,4572 |
HKD | dollari di Hong Kong | 9,9607 |
NZD | dollari neozelandesi | 1,9406 |
SGD | dollari di Singapore | 1,9959 |
KRW | won sudcoreani | 1204,30 |
ZAR | rand sudafricani | 9,3557 |
CNY | renminbi Yuan cinese | 10,0656 |
HRK | kuna croata | 7,3465 |
IDR | rupia indonesiana | 11746,25 |
MYR | ringgit malese | 4,6659 |
PHP | peso filippino | 64,082 |
RUB | rublo russo | 34,1260 |
THB | baht thailandese | 46,738 |
[1] Fonte: tassi di cambio di riferimento pubblicati dalla Banca centrale europea.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32006R0955 | Regolamento (CE) n. 955/2006 della Commissione
del 28 giugno 2006
recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di alcuni ortofrutticoli
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3223/94 della Commissione, del 21 dicembre 1994, recante modalità di applicazione del regime di importazione degli ortofrutticoli [1], in particolare l'articolo 4, paragrafo 1,
considerando quanto segue:
(1) Il regolamento (CE) n. 3223/94 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali nel quadro dell'Uruguay Round, i criteri in base ai quali la Commissione fissa i valori forfettari all'importazione dai paesi terzi, per i prodotti e per i periodi precisati nell'allegato.
(2) In applicazione di tali criteri, i valori forfettari all'importazione devono essere fissati ai livelli figuranti nell'allegato del presente regolamento,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
I valori forfettari all'importazione di cui all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 3223/94 sono fissati nella tabella riportata nell'allegato.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il 29 giugno 2006.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 28 giugno 2006.
Per la Commissione
J. L. Demarty
Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale
[1] GU L 337 del 24.12.1994, pag. 66. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 386/2005 (GU L 62 del 9.3.2005, pag. 3).
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ALLEGATO
al regolamento della Commissione, del 28 giugno 2006, recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di alcuni ortofrutticoli
(EUR/100 kg) |
Codice NC | Codice paesi terzi [1] | Valore forfettario all'importazione |
07020000 | 052 | 45,8 |
096 | 65,4 |
204 | 44,1 |
999 | 51,8 |
07070005 | 052 | 72,2 |
096 | 30,2 |
999 | 51,2 |
07099070 | 052 | 93,9 |
999 | 93,9 |
08055010 | 388 | 60,9 |
528 | 57,3 |
999 | 59,1 |
08081080 | 388 | 88,8 |
400 | 114,5 |
404 | 105,3 |
508 | 92,8 |
512 | 84,4 |
524 | 50,0 |
528 | 76,5 |
720 | 108,8 |
800 | 180,6 |
804 | 100,4 |
999 | 100,2 |
08091000 | 052 | 215,7 |
999 | 215,7 |
08092095 | 052 | 323,9 |
068 | 127,8 |
999 | 225,9 |
08094005 | 624 | 193,2 |
999 | 193,2 |
[1] Nomenclatura dei paesi stabilita dal regolamento (CE) n. 750/2005 della Commissione (GU L 126 del 19.5.2005, pag. 12). Il codice "999" rappresenta le "altre origini".
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32006R1462 | Regolamento (CE) n. 1462/2006 della Commissione
del 2 ottobre 2006
relativo alla classificazione di talune merci nella nomenclatura combinata
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio, del 23 luglio 1987, relativo alla nomenclatura tariffaria e statistica ed alla tariffa doganale comune [1], in particolare l’articolo 9, paragrafo 1, lettera a),
considerando quanto segue:
(1) Al fine di garantire l’applicazione uniforme della nomenclatura combinata allegata al regolamento (CEE) n. 2658/87, è necessario adottare disposizioni relative alla classificazione delle merci di cui in allegato al presente regolamento.
(2) Il regolamento (CEE) n. 2658/87 ha fissato le regole generali per l’interpretazione della nomenclatura combinata. Tali regole si applicano pure a qualsiasi nomenclatura che la riprenda anche in parte aggiungendovi eventualmente suddivisioni, e sia stabilita da regolamentazioni comunitarie specifiche per l’applicazione di misure tariffarie o d’altra natura nel quadro degli scambi di merci.
(3) In applicazione di tali regole generali, le merci descritte nella colonna 1 della tabella figurante nell’allegato del presente regolamento debbono essere classificate nei corrispondenti codici NC indicati nella colonna 2, e precisamente in virtù delle motivazioni indicate nella colonna 3.
(4) È opportuno che le informazioni tariffarie vincolanti, fornite dalle autorità doganali degli Stati membri in materia di classificazione delle merci nella nomenclatura combinata e che non sono conformi alla legislazione comunitaria stabilita dal presente regolamento, possano continuare ad essere invocate dal titolare per un periodo di tre mesi, conformemente alle disposizioni dell’articolo 12, paragrafo 6, del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce il codice doganale comunitario [2].
(5) Il comitato del codice doganale non ha emesso alcun parere entro il termine fissato dal presidente,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Le merci descritte nella colonna 1 della tabella figurante in allegato devono essere classificate nella nomenclatura combinata nei corrispondenti codici NC indicati nella colonna 2 di detta tabella.
Articolo 2
Le informazioni tariffarie vincolanti fornite dalle autorità doganali degli Stati membri che non sono conformi alla legislazione comunitaria stabilita dal presente regolamento possono continuare ad essere invocate conformemente alle disposizioni dell’articolo 12, paragrafo 6, del regolamento (CEE) n. 2913/92, per un periodo di tre mesi.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 2 ottobre 2006.
Per la Commissione
László Kovács
Membro della Commissione
[1] GU L 256 del 7.9.1987, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 996/2006 della Commissione (GU L 197 dell’1.7.2006, pag. 26).
[2] GU L 302 del 19.10.1992, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 648/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 117 del 4.5.2005, pag. 13).
--------------------------------------------------
ALLEGATO
Designazione delle merci | Classificazione (codice NC) | Motivazione |
(1) | (2) | (3) |
Manufatto, a forma di pecora, che misura 10 cm circa di altezza. Un tessuto lavorato a maglia, che rappresenta il vello, copre la maggior parte della ceramica lasciando visibili parte della testa e i quattro zoccoli. Il tessuto è incollato sulla ceramica. (Si veda la fotografia n. 639) [1] | 69139010 | Classificazione a norma delle regole generali 1, 3 b) e 6 per l’interpretazione della nomenclatura combinata e del testo dei codici NC 6913, 691390 e 69139010. Si tratta di un manufatto di ceramica del tipo destinato essenzialmente alla decorazione interna di abitazioni. Non ha alcun valore utile e può essere impiegato unicamente a fini ornamentali; non ha uno scopo essenzialmente ricreativo e, pertanto, non possiede le caratteristiche dei giochi di cui al capitolo 95. Si vedano le note esplicative del SA, voce 6913, primo e secondo paragrafo, (A), nonché le note esplicative del SA, voce 9503, primo paragrafo. Si tratta di un articolo composito, fatto di ceramica e di tessuto a maglia. La ceramica, che è il materiale che costituisce il corpo dell’articolo (figura di una pecora), è il materiale che conferisce il carattere essenziale ai sensi della regola generale 3 b) in quanto dà la forma all’articolo in questione. |
+++++ TIFF +++++
[1] La fotografia ha carattere puramente informativo.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32002D0916 | Decisione della Commissione
del 21 novembre 2002
recante modifica della decisione 94/652/CE relativa all'aggiornamento dell'inventario dei compiti nell'ambito della cooperazione degli Stati membri nell'esame scientifico delle questioni relative ai prodotti alimentari
[notificata con il numero C(2002) 4447]
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2002/916/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 93/5/CEE del Consiglio, del 25 febbraio 1993, concernente l'assistenza alla Commissione e la cooperazione degli Stati membri nell'esame scientifico di questioni relative ai prodotti alimentari(1), in particolare il quarto comma dell'articolo 3, paragrafo 2,
considerando quanto segue:
(1) La decisione 94/458/CE della Commissione(2), disciplina la gestione amministrativa della cooperazione in materia di esame scientifico delle questioni relative ai prodotti alimentari.
(2) La decisione 94/652/CE della Commissione(3), modificata da ultimo dalla decisione 2001/773/CE(4), stabilisce l'inventario e l'attribuzione dei compiti nell'ambito della cooperazione degli Stati membri nell'esame scientifico delle questioni relative ai prodotti alimentari.
(3) L'aggiornamento dell'elenco dei compiti deve tenere conto dell'esigenza di tutelare la salute dei cittadini nella Comunità e delle norme del diritto comunitario in materia di prodotti alimentari.
(4) I compiti devono essere attribuiti sulla base delle competenze scientifiche ed entro i limiti imposti dalle risorse disponibili negli Stati membri e, in particolare, negli istituti che parteciperanno alla cooperazione scientifica.
(5) La decisione 94/652/CE deve essere opportunamente modificata.
(6) Le disposizioni della presente decisione sono conformi al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute animale,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'allegato alla decisione 94/652/CE è sostituito dal testo dell'allegato della presente decisione.
Articolo 2
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 21 novembre 2002.
Per la Commissione
David Byrne
Membro della Commissione
(1) GU L 52 del 4.3.1993, pag. 18.
(2) GU L 189 del 23.7.1994, pag. 84.
(3) GU L 253 del 29.9.1994, pag. 29.
(4) GU L 290 del 7.11.2001, pag. 9.
ALLEGATO
%quot%ALLEGATO
Inventario dei compiti da assolvere nel quadro della cooperazione degli Stati membri nell'esame scientifico di questioni relative ai prodotti alimentari
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%%quot% | acquis |
acquis_32005D0161 | Decisione della Commissione
del 24 febbraio 2005
concernente l'aiuto finanziario della Comunità all'espletamento dei compiti di alcuni laboratori comunitari di riferimento nel settore della sanità pubblica veterinaria (residui) per l’anno 2005
[notificata con il numero C(2005) 392]
(I testi in lingua tedesca, francese, italiana e olandese sono i soli facenti fede)
(2005/161/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la decisione 90/424/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, relativa a talune spese nel settore veterinario [1], segnatamente l’articolo 28, paragrafo 2,
considerando quanto segue:
(1) La decisione 90/424/CEE stabilisce che la Comunità contribuisca a rendere più efficace il sistema dei controlli veterinari mediante la concessione di un aiuto finanziario ai laboratori di riferimento. Qualsiasi laboratorio di riferimento designato tale in conformità della normativa veterinaria comunitaria può beneficiare di un aiuto comunitario a certe condizioni.
(2) Il regolamento (CE) n. 156/2004 della Commissione, del 29 gennaio 2004, relativo all'assistenza finanziaria della Comunità ai laboratori comunitari di riferimento a norma dell'articolo 28 della decisione 90/424/CEE [2], dispone che il contributo finanziario della Comunità è concesso allorché i programmi di lavoro approvati siano stati efficacemente condotti a termine e che i beneficiari abbiano fornito tutte le informazioni necessarie entro certe scadenze.
(3) La Commissione ha esaminato i programmi di lavoro e le corrispondenti stime di bilancio presentati dai laboratori comunitari di riferimento per l'anno 2005.
(4) Il contributo finanziario della Comunità va di conseguenza accordato ai laboratori comunitari di riferimento designati ad espletare le funzioni e i compiti di cui alla direttiva 96/23/CE del Consiglio, del 29 aprile del 1996, concernente le misure di controllo su talune sostanze e sui loro residui negli animali vivi e nei loro prodotti e che abroga le direttive 85/358/CEE e 86/469/CEE e le decisioni 89/187/CEE e 91/664/CEE [3].
(5) Un ulteriore aiuto andrebbe garantito per l'organizzazione di seminari negli ambiti di responsabilità dei laboratori comunitari di riferimento.
(6) Una sana gestione finanziaria impone che si tenga conto delle ricorrenti difficoltà intervenute nel funzionamento del laboratorio comunitario di riferimento di Roma all’atto di concedere un aiuto finanziario della Comunità a detto laboratorio. Il laboratorio è stato sottoposto ad audit nel dicembre 2004 per verificare ulteriormente la sua conformità alle funzioni, ai compiti e alle condizioni di ammissibilità stabiliti dalle norme comunitarie.
(7) Conformemente all'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1258/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, relativo al finanziamento della politica agricola comune [4], le misure veterinarie e fitosanitarie eseguite secondo le norme comunitarie sono finanziate nell'ambito della sezione garanzia del Fondo europeo di orientamento e di garanzia agricola. Ai fini del controllo finanziario si applicano alla presente decisione gli articoli 8 e 9 del regolamento (CE) n. 1258/1999.
(8) Le misure di cui alla presente decisione sono conformi al parere del Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
1. Per espletare le funzioni e i compiti di cui all’allegato V, capitolo 2, della direttiva 96/23/CE, la Comunità accorda alla Germania un aiuto finanziario destinato al Bundesamt für Verbraucherschutz und Lebensmittelsicherheit [ex Bundesinstitut für gesundheitlichen Verbraucherschutz und Veterinärmedizin (BGVV)] di Berlino per l’individuazione di residui in talune sostanze.
L’aiuto finanziario della Comunità è fissato a un massimo di 420000 EUR per il periodo dal 1o gennaio 2005 al 31 dicembre 2005.
2. Al di là del massimale di cui al paragrafo 1 la Comunità accorda un aiuto finanziario alla Germania per l’organizzazione di seminari ad opera del laboratorio di cui al paragrafo 1. L’importo massimo fissato a tal fine è di 30000 EUR.
Articolo 2
1. Per espletare le funzioni e i compiti di cui all’allegato V, capitolo 2, della direttiva 96/23/CE, la Comunità accorda alla Francia un aiuto finanziario destinato al Laboratoire d’études et de recherches sur les médicaments vétérinaires et les désinfectants de L’Agence française de sécurité sanitaire des aliments [ex Laboratoire des médicaments veterinaires (CNEVA-LMV)] di Fougères per l’individuazione di residui in talune sostanze.
L’aiuto finanziario della Comunità è fissato a un massimo di 420000 EUR per il periodo dal 1o gennaio 2005 al 31 dicembre 2005.
2. Al di là del massimale di cui al paragrafo 1 la Comunità accorda un aiuto finanziario alla Francia per l’organizzazione di seminari ad opera del laboratorio di cui al paragrafo 1. L’importo massimo fissato a tal fine è di 30000 EUR.
Articolo 3
1. Per espletare le funzioni e i compiti di cui all’allegato V, capitolo 2, della direttiva 96/23/CE, la Comunità accorda all’Italia un aiuto finanziario destinato all’Istituto superiore di sanità di Roma per l’individuazione di residui in talune sostanze.
L’aiuto finanziario della Comunità è fissato a un massimo di 420000 EUR per il periodo dal 1o gennaio 2005 al 31 dicembre 2005.
2. Al di là del massimale di cui al paragrafo 1 la Comunità accorda un aiuto finanziario all’Italia per l’organizzazione di seminari ad opera del laboratorio di cui al paragrafo 1. L’importo massimo fissato a tal fine è di 30000 EUR.
Articolo 4
1. Per espletare le funzioni e i compiti di cui all’allegato V, capitolo 2 della direttiva 96/23/CE, la Comunità accorda ai Paesi Bassi un aiuto finanziario destinato al Rijksinstituut voor Volksgezondheid en Milieuhygiëne (RIVM) di Bilthoven per l’individuazione di residui in talune sostanze.
L’aiuto finanziario della Comunità è fissato a un massimo di 420000 EUR per il periodo dal 1o gennaio 2005 al 31 dicembre 2005.
2. Al di là del massimale di cui al paragrafo 1 la Comunità accorda un aiuto finanziario ai Paesi Bassi per l’organizzazione di seminari ad opera del laboratorio di cui al paragrafo 1. L’importo massimo fissato a tal fine è di 30000 EUR.
Articolo 5
La Repubblica federale di Germania, la Repubblica francese, la Repubblica italiana e il Regno dei Paesi Bassi sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 24 febbraio 2005.
Per la Commissione
Markos Kyprianou
Membro della Commissione
[1] GU L 224 del 18.8.1990, pag. 19. Decisione modificata da ultimo dalla direttiva 2003/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 325 del 12.12.2003, pag. 31).
[2] GU L 27 del 30.1.2004, pag. 5.
[3] GU L 125 del 23.5.1996, pag. 10. Direttiva modificata da ultimo dal regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 165 del 30.4.2004, pag. 1).
[4] GU L 160 del 26.6.1999, pag. 103.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31992R3949 | REGOLAMENTO (CEE) N. 3949/92 DEL CONSIGLIO del 21 dicembre 1992 relativo all'organizzazione di un'inchiesta sul costo della manodopera nell'industria e nei servizi
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 213,
vista la proposta della Commissione,
considerando che per assolvere i compiti affidatile dal trattato, in particolare dagli articoli 2, 3, 117, 118, 122 e 123, la Commissione deve essere a conoscenza della situazione negli Stati membri per quel che concerne il costo della manodopera ed il reddito dei lavoratori;
considerando che le informazioni statistiche disponibili in ciascuno Stato membro non consentono di effettuare validi raffronti, a causa soprattutto delle divergenze che esistono tra le legislazioni, le regolamentazioni e le pratiche amministrative degli Stati membri; che occorre pertanto effettuare e utilizzare inchieste sulla base di definizioni uniformi e secondo metodi comuni;
considerando che il miglior metodo per conoscere il livello, la composizione e l'evoluzione del costo della manodopera e del reddito dei lavoratori consiste nell'effettuare inchieste specifiche, analogamente a quanto è stato fatto da ultimo nel 1989 in applicazione del regolamento (CEE) n. 1612/88 del Consiglio, del 9 giugno 1988, relativo all'organizzazione di un'inchiesta sul costo della manodopera nell'industria nel commercio all'ingrosso e al minuto, nelle banche e nelle assicurazioni (1), sulla base delle informazioni contabili relative all'anno 1988;
considerando che, in seguito alle variazioni sensibili, sia quantitative che strutturali, che si verificano nelle spese sostenute dalle imprese per i salari e i relativi oneri sociali a carico dei datori di lavoro, è opportuno, al fine di aggiornare i risultati dell'inchiesta precedente, procedere ad una nuova inchiesta sulla base delle informazioni contabili relative al 1992 nell'industria, nel commercio, nelle banche e nelle assicurazioni;
considerando che, in seguito ai cambiamenti intervenuti nella struttura economica e occupazionale degli Stati membri, è necessario ampliare il campo delle attività economiche coperte, in particolare nel settore dei servizi;
considerando che, per l'ampiezza dell'inchiesta e per alleggerire l'onere per le imprese nonché per i bilanci delle Comunità europee e degli Stati membri, occorre procedere secondo il metodo del sondaggio,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Nel quadro delle sue inchieste periodiche relative al costo della manodopera e al reddito dei lavoratori, la Commissione procede, nel 1993, ad un'inchiesta sul costo della manodopera nell'industria e in taluni settori dei servizi, sulla base delle informazioni contabili relative al 1992.
Articolo 2
1. L'inchiesta riguarda le imprese o le unità locali che hanno alle proprie dipendenze almeno dieci lavoratori ed esercitano le attività delimitate e definite dalle sezioni C, D, E, F, G, H e K, dalle divisioni 65 e 66 e dal gruppo 63.3 della nomenclatura statistica delle attività economiche nelle Comunità europee, NACE (Rev. 1), tenuto conto delle disposizioni particolari che figurano nell'allegato del presente regolamento.
2. L'inchiesta viene effettuata con il metodo del sondaggio.
Articolo 3
I datori di lavoro sono tenuti a fornire, per le imprese o le unità locali comprese nel campione, le informazioni necessarie per determinare il costo della manodopera, sulla base delle informazioni contabili relative all'anno civile 1992, secondo le modalità in appresso indicate.
Articolo 4
L'indagine riguarda:
1) i costi salariali, compresi i premi e le gratifiche, e tutti gli oneri inerenti, in particolare le spese dei datori di lavoro a titolo di contributi alla previdenza sociale e ai regimi complementari volontari e le altre prestazioni sociali, compresi gli oneri relativi alla formazione professionale dei lavoratori e l'importo di eventuali tasse e sovvenzioni direttamente connesse con il costo della manodopera;
2) il numero dei lavoratori occupati presso le imprese o le unità locali;
3) la durata del lavoro.
Articolo 5
1. Le informazioni sono raccolte dai servizi statistici degli Stati membri, che elaborano i questionari idonei alla raccolta dei dati.
La Commissione determina, in collaborazione con detti servizi, l'elenco delle caratteristiche e definizioni di cui tener conto nel quadro dell'inchiesta.
La Commissione fissa inoltre, alle stesse condizioni, le date d'inizio e di chiusura dell'inchiesta nonché i termini per presentare le risposte ai questionari.
2. Le persone tenute a fornire le informazioni risponderanno ai questionari in maniera veridica e completa ed entro i termini stabiliti.
Articolo 6
1. I servizi statistici degli Stati membri procedono allo spoglio delle risposte ai questionari.
Dopo averne verificato i dati, essi trasmettono, conformemente al programma di elaborazione definito dalla Commissione, i risultati dell'indagine, compresi i dati che gli Stati membri dichiarano riservati in virtù delle legislazioni o pratiche nazionali in materia di segreto statistico, conformemente alle disposizioni del regolamento (Euratom, CEE) n. 1588/90 del Consiglio, dell'11 giugno 1990, relativo alla trasmissione all'Istituto statistico delle Comunità europee di dati statistici protetti dal segreto (1). Il regolamento precitato disciplina il trattamento riservato dei dati.
2. I risultati sono ripartiti per settore d'attività economica secondo la NACE (Rev. 1), per regione e per classe di grandezza delle imprese o delle unità locali.
Articolo 7
Le informazioni individuali raccolte nel quadro dell'inchiesta possono essere utilizzate soltanto a fini statistici.
Esse non possono essere utilizzate a fini fiscali o ad altri fini e non possono essere comunicate a terzi.
Articolo 8
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 21 dicembre 1992.
Per il Consiglio
Il Presidente
D. HURD
(1) GU n. L 145 dell'11. 6. 1988, pag. 1.
(1) GU n. L 151 del 15. 6. 1990, pag. 1.
ALLEGATO
DISPOSIZIONI PARTICOLARI
(Articolo 2, paragrafo 1)
I. Eccezioni al campo di applicazione dell'indagine
1. Per tutti gli Stati membri: la classe 65.11.
2. Per la Germania: la sezione H, le divisioni 50, 70 e 71, i gruppi 51.1 e 63.3 e la classe 51.57.
Inoltre, per il territorio dell'ex Repubblica democratica tedesca, compresa Berlino Est: le divisioni 72, 73 e 74.
3. Per la Grecia: la sezione F, il gruppo 51.1 e la classe 51.57.
4. Per l'Irlanda: la sezione H.
II. Indicazioni più dettagliate
Gli Stati membri possono prevedere di fornire indicazioni più dettagliate, per esempio operando una distinzione fra operai e impiegati o applicando l'inchiesta ad unità che hanno alle proprie dipendenze meno di dieci lavoratori.
III. Utilizzazione di una nomenclatura particolare
D'accordo con la Commissione, uno Stato membro può trasmettere i risultati dell'inchiesta sulla base della nomenclatura NACE (versione 70). | acquis |
acquis_32003L0118 | Direttiva 2003/118/CE della Commissione
del 5 dicembre 2003
che modifica gli allegati delle direttive 76/895/CEE, 86/362/CEE, 86/363/CEE e 90/642/CEE del Consiglio, per quanto riguarda le quantità massime di residui di acefato, 2,4-D e paration metile
(Testo rilevante ai fini del SEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 76/895/CEE del Consiglio, del 23 novembre 1976, che fissa le quantità massime di residui di antiparassitari consentite sugli e negli ortofrutticoli(1), modificata da ultimo dalla direttiva 2003/60/CE(2), in particolare l'articolo 5,
vista la direttiva 86/362/CEE del Consiglio, del 24 luglio 1986, che fissa le quantità massime di residui di antiparassitari sui e nei cereali(3), modificata da ultimo dalla direttiva 2003/62/CE(4), in particolare l'articolo 10,
vista la direttiva 86/363/CEE del Consiglio, del 24 luglio 1986, che fissa le quantità massime di residui di antiparassitari sui e nei prodotti alimentari di origine animale(5), modificata da ultimo dalla direttiva 2003/60/CE, in particolare l'articolo 10,
vista la direttiva 90/642/CEE del Consiglio, del 27 novembre 1990, che fissa le percentuali massime di residui di antiparassitari su e in alcuni prodotti di origine vegetale, compresi gli ortofrutticoli(6), modificata da ultimo dalla direttiva 2003/69/CE(7), in particolare l'articolo 7,
vista la direttiva 91/414/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1991, relativa all'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari(8), modificata da ultimo dalla direttiva 2003/84/CE della Commissione(9), in particolare l'articolo 4, paragrafo 1, lettera f),
considerando quanto segue:
(1) Con le decisioni 2003/219/CE(10) e 2003/166/CE(11) della Commissione si è stabilito di non iscrivere nell'allegato I della direttiva 91/414/CEE le sostanze attive esistenti acefato e paration metile. Queste decisioni stabiliscono che l'impiego di prodotti fitosanitari contenenti tali sostanze non è più autorizzato nella Comunità.
(2) Per tener conto delle legittime aspettative riguardo allo smaltimento delle scorte esistenti di antiparassitari, le decisioni di non iscrizione adottate dalla Commissione, di cui al primo considerando, prevedevano un periodo di smaltimento progressivo ed è opportuno che le quantità massime di residui basate sul criterio che l'uso delle sostanze corrispondenti non è autorizzato nella Comunità non siano applicate prima del termine del suddetto periodo stabilito per ciascuna sostanza.
(3) Le quantità massime di residui comunitari e i valori raccomandati dal Codex Alimentarius(12) sono stabiliti e valutati in base a procedure simili. Esiste un numero limitato di quantità massime di residui fissato dal Codex per l'acefato e il paration metile. Si è tenuto conto di questi valori nella fissazione delle quantità massime della presente direttiva. Le quantità massime di residui del Codex la cui revoca sarà raccomandata nel prossimo futuro non sono state prese in considerazione. Le quantità massime di residui basate su quelle del Codex sono state esaminate alla luce dei rischi per i consumatori e ne è risultato che non presentano rischi.
(4) Per un'adeguata tutela del consumatore contro l'esposizione a residui derivanti da impieghi non autorizzati di prodotti fitosanitari, occorre fissare quantità massime di residui per le corrispondenti combinazioni prodotto/antiparassitario al limite inferiore di determinazione analitica.
(5) È quindi necessario inserire negli allegati delle direttive 86/362/CEE, 86/363/CEE e 90/642/CEE tutti i residui di antiparassitari derivanti dall'impiego di detti prodotti fitosanitari affinché si possa sorvegliare e controllare l'osservanza del divieto di impiego e proteggere il consumatore.
(6) Le quantità massime di residui del paration metile devono essere fissate negli allegati delle direttive 86/362/CEE, 86/363/CEE e 90/642/CEE. Le disposizioni della direttiva 76/895/CEE che stabiliscono quantità massime di residui per detta sostanza devono, di conseguenza, essere soppresse.
(7) Qualora non esistano quantità massime di residui stabilite a livello comunitario o provvisorie, come è avvenuto con la fissazione di una quantità massima di residui per il 2,4-D sugli agrumi mediante la direttiva 2002/97/CE(13) della Commissione, spetta agli Stati membri fissare una quantità massima nazionale provvisoria, conformemente all'articolo 4, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 91/414/CEE prima che possano essere autorizzati prodotti fitosanitari contenenti tali sostanze attive. Uno Stato membro ha trasmesso dati dai quali si evince che è possibile fissare quantità massime di residui più elevate per gli agrumi, in conformità all'impiego di 2,4-D in alcuni paesi terzi. Sono stati forniti dati dai quali risulta che tali residui non presentano alcun rischio per i consumatori nella Comunità.
(8) I pertinenti allegati delle direttive 76/895/CEE, 86/362/CEE, 86/363/CEE e 90/642/CEE devono essere pertanto modificati di conseguenza.
(9) Le misure previste dalla presente direttiva sono conformi al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1
Nell'allegato II della direttiva 76/895/CEE, le diciture relative al paration metile sono soppresse.
Articolo 2
Nell'allegato II, parte A, della direttiva 86/362/CEE è aggiunto il testo seguente:
%quot%%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%%quot%
Articolo 3
Nell'allegato II, parte B, della direttiva 86/363/CEE è aggiunto il testo seguente:
%quot%%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%%quot%
Articolo 4
L'allegato II della direttiva 90/642/CEE è modificato come segue.
1) Nell'allegato II sono aggiunte le quantità massime di residui di antiparassitari indicate nell'allegato della presente direttiva.
2) Le quantità massime di residui di antiparassitari per il 2,4-D (somma di 2,4-D e suoi esteri espressi in 2,4-D) sugli agrumi sono portate a 1 (p) mg/kg.
Articolo 5
Gli Stati membri adottano e pubblicano le disposizioni necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 30 novembre 2004, fatta eccezione per quelle di cui all'articolo 4, punto 2, che saranno adottate e pubblicate dagli Stati membri entro il 31 marzo 2004. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
Essi applicano tali disposizioni dal 1o dicembre 2004, fatta eccezione per quelle di cui all'articolo 4, punto 2, che si applicheranno dal 1o aprile 2004.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.
Articolo 6
La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Articolo 7
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, il 5 dicembre 2003.
Per la Commissione
David Byrne
Membro della Commissione
(1) GU L 340 del 9.12.1976, pag. 26.
(2) GU L 155 del 24.6.2003, pag. 15.
(3) GU L 221 del 7.8.1986, pag. 37.
(4) GU L 154 del 21.6.2003, pag. 70.
(5) GU L 221 del 7.8.1986, pag. 43.
(6) GU L 350 del 14.12.1990, pag. 71.
(7) GU L 175 del 15.7.2003, pag. 37.
(8) GU L 230 del 19.8.1991, pag. 1.
(9) GU L 247 del 30.9.2003, pag. 20.
(10) GU L 82 del 29.3.2003, pag. 40.
(11) GU L 67 del 10.3.2003, pag. 18.
(12) http://apps.fao.org/CodexSystem/ pestdes/pest_q-e.htm
(13) GU L 343 del 18.12.2002, pag. 23.
ALLEGATO
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt% | acquis |
acquis_32005R1025 | Regolamento (CE) n. 1025/2005 della Commissione
del 30 giugno 2005
che fissa le restituzioni applicabili all'esportazione dei cereali e delle farine, delle semole e dei semolini di frumento o di segala
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 1784/2003 del Consiglio, del 29 settembre 2003, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei cereali [1], in particolare l'articolo 13, paragrafo 3,
considerando quanto segue:
(1) A norma dell'articolo 13 del regolamento (CE) n. 1784/2003, la differenza fra i corsi o i prezzi dei prodotti di cui all'articolo 1 di detto regolamento ed i prezzi di detti prodotti nella Comunità può essere coperta da una restituzione all'esportazione.
(2) Le restituzioni debbono essere fissate prendendo in considerazione gli elementi di cui all'articolo 1 del regolamento (CE) n. 1501/95 della Commissione, del 29 giugno 1995, che stabilisce modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 1766/92 del Consiglio in relazione alla concessione delle restituzioni all'esportazione e le misure da adottare in caso di turbative nel settore dei cereali [2].
(3) Per quanto riguarda le farine, le semole e i semolini di grano o di segala, la restituzione applicabile a questi prodotti deve essere calcolata tenendo conto della quantità di cereali necessaria per la fabbricazione dei prodotti considerati. Dette quantità sono state fissate nel regolamento (CE) n. 1501/95.
(4) La situazione del mercato mondiale o le esigenze specifiche di certi mercati possono rendere necessaria la differenziazione della restituzione per certi prodotti, a seconda della loro destinazione.
(5) La restituzione deve essere fissata almeno una volta al mese. Essa può essere modificata nel periodo intermedio.
(6) L'applicazione di dette modalità alla situazione attuale dei mercati nel settore dei cereali e, in particolare, ai corsi o prezzi di detti prodotti nella Comunità e sul mercato mondiale conduce a fissare la restituzione agli importi elencati in allegato.
(7) Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per i cereali,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Le restituzioni all'esportazione, come tali, dei prodotti di cui all'articolo 1, lettere a), b) e c) del regolamento (CE) n. 1784/2003, ad eccezione del malto, sono fissate agli importi di cui in allegato.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il 1o luglio 2005.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 30 giugno 2005.
Per la Commissione
Mariann Fischer Boel
Membro della Commissione
[1] GU L 270 del 21.10.2003, pag. 78.
[2] GU L 147 del 30.6.1995, pag. 7. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1431/2003 (GU L 203 del 12.8.2003, pag. 16).
--------------------------------------------------
ALLEGATO
al regolamento della Commissione, del 30 giugno 2005, che fissa le restituzioni applicabili all'esportazione dei cereali, delle farine, delle semole e dei semolini di frumento o di segala
Codice prodotto | Destinazione | Unità di misura | Ammontare delle restituzioni |
1001 10 00 9200 | — | EUR/t | — |
1001 10 00 9400 | A00 | EUR/t | 0 |
1001 90 91 9000 | — | EUR/t | — |
1001 90 99 9000 | A00 | EUR/t | 0 |
1002 00 00 9000 | A00 | EUR/t | 0 |
1003 00 10 9000 | — | EUR/t | — |
1003 00 90 9000 | A00 | EUR/t | 0 |
1004 00 00 9200 | — | EUR/t | — |
1004 00 00 9400 | A00 | EUR/t | 0 |
1005 10 90 9000 | — | EUR/t | — |
1005 90 00 9000 | A00 | EUR/t | 0 |
1007 00 90 9000 | — | EUR/t | — |
1008 20 00 9000 | — | EUR/t | — |
1101 00 11 9000 | — | EUR/t | — |
1101 00 15 9100 | C01 | EUR/t | 0 |
1101 00 15 9130 | C01 | EUR/t | 0 |
1101 00 15 9150 | C01 | EUR/t | 0 |
1101 00 15 9170 | C01 | EUR/t | 0 |
1101 00 15 9180 | C01 | EUR/t | 0 |
1101 00 15 9190 | — | EUR/t | — |
1101 00 90 9000 | — | EUR/t | — |
1102 10 00 9500 | A00 | EUR/t | 0 |
1102 10 00 9700 | A00 | EUR/t | 0 |
1102 10 00 9900 | — | EUR/t | — |
1103 11 10 9200 | A00 | EUR/t | 0 |
1103 11 10 9400 | A00 | EUR/t | 0 |
1103 11 10 9900 | — | EUR/t | — |
1103 11 90 9200 | A00 | EUR/t | 0 |
1103 11 90 9800 | — | EUR/t | — |
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_C2006/156/04 | Non opposizione ad un'operazione di concentrazione notificata
(Caso n. COMP/M.4195 — Inchcape/Lind)
(2006/C 156/04)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
Il 14.6.2006 la Commissione ha deciso di non opporsi alla suddetta operazione di concentrazione notificata e di dichiararla compatibile con il mercato comune. La decisione si basa sull'articolo 6, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (CE) n. 139/2004 del Consiglio. Il testo integrale della decisione è disponibile unicamente in lingua inglese e verrà reso pubblico dopo che gli eventuali segreti commerciali in esso contenuti saranno stati espunti. Il testo della decisione sarà disponibile:
- sul sito Internet di Europa nella sezione dedicata alla concorrenza (http://ec.europa.eu/comm/competition/mergers/cases/). Il sito offre varie modalità per la ricerca delle singole decisioni, tra cui indici per società, per numero del caso, per data e per settore,
- in formato elettronico sul sito EUR-Lex, al documento n.32006M4195. EUR-Lex è il sistema di accesso in rete al diritto comunitario. (http://ec.europa.eu/eur-lex/lex)
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_52005XC1129(01) | Disciplina comunitaria degli aiuti di Stato concessi sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico
(2005/C 297/04)
1. OGGETTO E CAMPO D'APPLICAZIONE
1. Risulta dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee [1] che le compensazioni degli obblighi di servizio pubblico non costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato qualora soddisfino determinate condizioni. Tuttavia, qualora le compensazioni degli obblighi di servizio pubblico non soddisfino queste condizioni e siano rispettati i criteri generali d'applicabilità dell'articolo 87, paragrafo 1, dette compensazioni costituiscono aiuti di Stato.
2. La decisione 2005/842/CE della Commissione del 28 novembre 2005 riguardante l'applicazione delle disposizioni dell'articolo 86, paragrafo 2, del trattato CE agli aiuti di Stato sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico, concessi a determinate imprese incaricate della gestione di servizi d'interesse economico generale [2], precisa a quali condizioni determinati tipi di compensazioni degli obblighi di servizio pubblico costituiscono aiuti di Stato compatibili, a norma dell'articolo 86, paragrafo 2 del trattato CE, ed esenta le compensazioni che soddisfano le condizioni previste dall'obbligo di notifica preventiva. Le compensazioni degli obblighi di servizio pubblico che costituiscono aiuti di Stato e non rientrano nel campo d'applicazione della decisione 2005/842/CE [riguardante l'applicazione delle disposizioni dell'articolo 86, paragrafo 2, del trattato CE agli aiuti di Stato sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico, concessi a determinate imprese incaricate della gestione di servizi d'interesse economico generale] restano soggette all'obbligo di notifica preventiva. La presente disciplina è volta a precisare a quali condizioni detti aiuti di Stato possono essere dichiarati compatibili con il mercato comune, a norma dell'articolo 86, paragrafo 2.
3. La presente disciplina è applicabile alle compensazioni degli obblighi di servizio pubblico concesse alle imprese in relazione ad attività disciplinate dalle norme del trattato CE, ad eccezione del settore dei trasporti e del settore del servizio pubblico di radiodiffusione che rientrano nel campo di applicazione della comunicazione della Commissione relativa all'applicazione delle norme sugli aiuti di Stato al servizio pubblico di radiodiffusione [3].
4. Le disposizioni della presente disciplina si applicano fatte salve le disposizioni specifiche più restrittive applicabili agli obblighi di servizio pubblico di cui alle normative e misure comunitarie settoriali.
5. Le disposizioni della presente disciplina si applicano fatte salve le disposizioni comunitarie in vigore in materia di appalti pubblici e di concorrenza (in particolare gli articoli 81 e 82 del trattato CE).
2. CONDIZIONI DI COMPATIBILITÀ DELLE COMPENSAZIONI DEGLI OBBLIGHI DI SERVIZIO PUBBLICO CHE COSTITUISCONO AIUTI DI STATO
2.1. Disposizioni generali
6. Nella sentenza Altmark, la Corte ha precisato le condizioni alle quali le compensazioni degli obblighi di servizio pubblico non costituiscono aiuti di Stato nel modo seguente:
%quot%[…] In primo luogo, l'impresa beneficiaria deve essere effettivamente incaricata dell'assolvimento di obblighi di servizio pubblico e detti obblighi devono essere definiti in modo chiaro. […]
[…] In secondo luogo, i parametri sulla base dei quali viene calcolata la compensazione devono essere previamente definiti in modo obiettivo e trasparente, al fine di evitare che essa comporti un vantaggio economico atto a favorire l'impresa beneficiaria rispetto a imprese concorrenti. […] Inoltre, la compensazione da parte di uno Stato membro delle perdite subite da un'impresa, senza che siano stati previamente stabiliti i parametri di detta compensazione, quando in un secondo tempo risulti che l'esercizio di alcuni servizi nell'ambito dell'adempimento di obblighi di servizio pubblico non è stato economicamente redditizio, costituisce un intervento finanziario che rientra nella nozione di aiuto di Stato ai sensi dell'art. 87, n. 1, del trattato.
[…] In terzo luogo, la compensazione non può eccedere quanto necessario per coprire tutti o parte dei costi originati dall'adempimento degli obblighi di servizio pubblico, tenendo conto degli introiti relativi agli stessi nonché di un margine di utile ragionevole per l'adempimento di tali obblighi. […]
[…] In quarto luogo, quando la scelta dell'impresa da incaricare dell'esecuzione di obblighi di servizio pubblico, in un caso specifico, non venga effettuata nell'ambito di una procedura di appalto pubblico che consenta di selezionare il candidato in grado di fornire tali servizi al costo minore per la collettività, il livello della necessaria compensazione deve essere determinato sulla base di un'analisi dei costi in cui un'impresa media, gestita in modo efficiente e adeguatamente dotata di mezzi di trasporto al fine di poter soddisfare le esigenze di servizio pubblico richieste, sarebbe incorsa per adempiere tali obblighi, tenendo conto degli introiti ad essi attinenti nonché di un margine di utile ragionevole per l'adempimento di detti obblighi.%quot%
7. Qualora queste quattro condizioni siano soddisfatte, le compensazioni degli obblighi di servizio pubblico non costituiscono aiuti di Stato e le disposizioni degli articoli 87 e 88 del trattato CE non sono applicabili. Qualora gli Stati membri non rispettino tali condizioni e sussistano le condizioni generali di applicabilità dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, le compensazioni degli obblighi di servizio pubblico costituiscono aiuti di Stato.
8. La Commissione ritiene che, allo stadio attuale di sviluppo del mercato comune, degli aiuti di Stato possano essere dichiarati compatibili con il trattato a norma dell'articolo 86, paragrafo 2 del trattato CE, se sono necessari per la gestione dei servizi di interesse economico generale (in prosieguo servizio di interesse economico generale) e non compromettono lo sviluppo degli scambi in misura contraria all'interesse della Comunità. Per raggiungere tale equilibrio dovrebbero essere soddisfatte le condizioni descritte in appresso.
2.2. Servizio d'interesse economico generale a norma dell'articolo 86 del trattato CE
9. Risulta dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee che, eccettuati i settori disciplinati dalle normative comunitarie in materia, gli Stati membri dispongono di un ampio margine di discrezionalità per quanto riguarda la natura dei servizi che possono essere definiti di interesse economico generale. La Commissione ha quindi il compito di vigilare affinché tale margine di discrezionalità sia applicato senza errori manifesti per quanto riguarda la definizione dei servizi d'interesse economico generale.
10. Ai sensi dell'articolo 86, paragrafo 2, infatti, le imprese [4] incaricate della gestione di servizi d'interesse economico generale sono imprese incaricate %quot%di una missione specifica%quot%. Nel definire gli obblighi di servizio pubblico e nel valutare se tali obblighi vengono rispettati dalle imprese interessate, gli Stati membri sono incoraggiati a condurre ampie consultazioni, in particolare presso gli utenti.
2.3. Necessità di un atto che specifichi gli obblighi di servizio pubblico e le modalità di calcolo della compensazione
11. La nozione di servizio di interesse economico generale ai sensi dell'articolo 86 del trattato CE implica che le imprese interessate siano state incaricate di una specifica missione da parte dello Stato [5]. Le autorità pubbliche rimangono responsabili — eccettuati i settori disciplinati dalla regolamentazione comunitaria in materia — della fissazione dei vari criteri e condizioni applicabili alla prestazione di servizi, indipendentemente dalla qualificazione giuridica del fornitore e dal fatto che il servizio sia fornito o meno in condizioni di libera concorrenza. Ne consegue che è necessaria una concessione di servizio pubblico per definire gli obblighi reciproci delle imprese in questione e dello Stato. Con Stato si deve intendere lo Stato centrale o gli enti locali o regionali.
12. La responsabilità del funzionamento del servizio di interesse economico generale deve essere attribuita all'impresa interessata mediante uno o più atti ufficiali, la cui forma può essere decisa da ciascuno Stato membro. L'atto o gli atti devono indicare, in particolare:
a) la precisa natura e la durata degli obblighi di servizio pubblico;
b) le imprese e il territorio interessati;
c) la natura dei diritti esclusivi o speciali eventualmente accordati alle imprese;
d) i parametri per il calcolo, il controllo e la revisione della compensazione;
e) le modalità per evitare sovracompensazioni e per il loro eventuale rimborso.
13. Nel definire gli obblighi di servizio pubblico e nel valutare se tali obblighi vengono rispettati dalle imprese interessate, gli Stati membri sono incoraggiati a condurre ampie consultazioni, in particolare presso gli utenti.
2.4. Importo della compensazione
14. L'importo della compensazione non può eccedere quanto necessario per coprire i costi determinati dall'adempimento degli obblighi di servizio pubblico, tenendo conto degli introiti relativi agli stessi, nonché di un margine di utile ragionevole per l'adempimento di detti obblighi. L'importo della compensazione comprende tutti i vantaggi accordati dallo Stato o mediante risorse statali sotto qualsiasi forma. L'utile ragionevole può comprendere tutti o parte degli aumenti di produttività realizzati dalle imprese interessate durante un periodo determinato e limitato, senza modificare il livello qualitativo dei servizi affidati dallo Stato alle imprese.
15. In ogni caso, la compensazione deve essere effettivamente utilizzata per garantire il funzionamento del servizio di interesse economico generale. La compensazione degli obblighi di servizio pubblico concessa per il funzionamento di un servizio di interesse economico generale, ma effettivamente utilizzata per operare su altri mercati, non è giustificata e costituisce dunque un aiuto di Stato incompatibile. L'impresa che riceve una compensazione per obblighi di servizio pubblico può comunque realizzare un margine di utile ragionevole.
16. I costi da prendere in considerazione sono tutti i costi sostenuti per il funzionamento del servizio di interesse economico generale. Quando le attività dell'impresa considerata si limitano al servizio di interesse economico generale, possono essere presi in considerazione tutti i suoi costi. Quando l'impresa svolge anche attività al di fuori dell'ambito del servizio di interesse economico generale, possono essere presi in considerazione solo i costi relativi al servizio di interesse economico generale. I costi imputati al servizio di interesse economico possono coprire tutti i costi variabili connessi alla fornitura del servizio di interesse economico generale stesso, un contributo adeguato ai costi fissi comuni al servizio di interesse economico generale e ad altre attività ed una remunerazione adeguata dei capitali propri nella misura in cui essi sono destinati al servizio di interesse economico generale [6]. I costi connessi ad investimenti, in particolare per infrastrutture, possono essere presi in considerazione quando risultano necessari per il funzionamento del servizio di interesse economico generale. I costi attribuiti ad eventuali attività diverse dal servizio di interesse economico generale devono coprire tutti i costi variabili, un contributo adeguato ai costi fissi comuni e una remunerazione adeguata dei capitali propri. Tali costi non possono in alcun caso essere imputati alservizio di interesse economico generale. Il calcolo dei costi deve rispettare i criteri precedentemente definiti e basarsi inoltre su principi contabili generalmente accettati, che devono essere comunicati alla Commissione nel contesto della notificazione a norma dell'articolo 88, paragrafo 3.
17. Le entrate da prendere in considerazione devono comprendere perlomeno tutte le entrate percepite grazie al servizio di interesse economico generale. Se l'impresa in questione dispone di diritti esclusivi o speciali legati ad un servizio di interesse economico generale che produce utili superiori all'utile ragionevole o se beneficia di altri vantaggi concessi dallo Stato, essi devono essere presi in considerazione, indipendentemente dalla loro qualificazione ai sensi dell'articolo 87 del trattato CE, e vanno aggiunti alle sue entrate. Lo Stato membro può inoltre decidere che gli utili derivanti da altre attività al di fuori del servizio di interesse economico generale debbano essere destinati interamente o in parte al finanziamento del servizio di interesse economico generale.
18. Per margine di utile ragionevole si intende un tasso di remunerazione del capitale proprio, che deve tenere conto del rischio o dell'assenza di rischio per l'impresa grazie all'intervento dello Stato, in particolare se quest'ultimo concede diritti esclusivi o speciali. In genere questo tasso non deve superare il tasso medio rilevato nel settore interessato nel corso degli ultimi anni. Nei settori nei quali non esiste un'impresa comparabile all'impresa incaricata del servizio di interesse economico generale il raffronto può essere effettuato con imprese situate in altri Stati membri o, se necessario, con imprese di altri settori a condizione che si tenga conto delle peculiarità di ciascun settore. Nel determinare il margine di utile ragionevole, lo Stato membro può introdurre criteri di incentivazione, in funzione, fra l'altro, della qualità del servizio reso e dell'accresciuta efficienza produttiva.
19. Qualora un'impresa svolga sia attività che rientrano nell'ambito del servizio di interesse economico generale, sia attività che ne esulano, dalla contabilità interna devono risultare distintamente i costi e i ricavi derivanti dal servizio di interesse economico generale e quelli degli altri servizi, nonché i parametri di imputazione dei costi e delle entrate. Quando un'impresa è incaricata della fornitura di più servizi di interesse economico generale, sia perché è diversa l'autorità che attribuisce il servizio di interesse economico generale, sia perché è diversa la natura del servizio di interesse economico generale, la contabilità interna dell'impresa deve permettere di garantire l'assenza di sovracompensazione a livello di ciascun servizio di interesse economico generale. Tali principi non pregiudicano le disposizioni della direttiva 80/723/CEE nei casi in cui si applica tale direttiva.
3. SOVRACOMPENSAZIONE
20. Gli Stati membri devono effettuare, o far effettuare, verifiche dell'assenza di sovracompensazione. Poiché l'eventuale sovracompensazione non è necessaria per il funzionamento del servizi di interesse economico generale, essa costituisce un aiuto di Stato che deve essere rimborsato allo Stato ed i parametri di calcolo della compensazione devono essere aggiornati per il futuro.
21. Se l'importo della sovracompensazione non supera il 10 % dell'importo della compensazione annua, questa sovracompensazione può essere riportata all'anno successivo. Alcuni servizi di interesse economico generale possono avere costi con una notevole variabilità annuale, in particolare per quanto riguarda investimenti specifici. In questo caso, una sovracompensazione eccezionale superiore al 10 % per determinati anni può risultare necessaria per il funzionamento del servizio di interesse economico generale. La situazione specifica che può giustificare una sovracompensazione superiore al 10 % deve essere spiegata nella notifica alla Commissione. È opportuno tuttavia che venga effettuata una verifica ad intervalli regolari — adeguati a ciascun settore di attività e che non dovrebbero in ogni caso superare i quattro anni. L'eventuale sovracompensazione rilevata al termine di tale periodo deve essere restituita.
22. Una sovracompensazione può essere utilizzata per finanziare un altro servizio di interesse economico generale gestito dalla stessa impresa, ma un simile trasferimento deve risultare dalla contabilità dell'impresa interessata ed essere effettuato in conformità alle norme e ai principi fissati dalla presente disciplina, in particolare per quanto riguarda la notifica preventiva. Gli Stati membri devono assicurare che tali trasferimenti siano sottoposti ad adeguato controllo. Si applicano le norme di trasparenza previste dalla direttiva 80/723/CEE.
23. L'importo di un'eventuale sovracompensazione non può invece essere lasciato a disposizione di un'impresa, adducendo il fatto che si tratterebbe di aiuti compatibili con il trattato (ad esempio: aiuti a favore dell'ambiente, aiuti all'occupazione, aiuti alle piccole e medie imprese). Se lo Stato membro intende concedere simili aiuti, è opportuno che sia rispettata la procedura di notifica preventiva prevista dall'articolo 88, paragrafo 3 del trattato CE. Il pagamento degli aiuti può intervenire solo dopo l'autorizzazione da parte della Commissione. Qualora tali aiuti siano compatibili con un regolamento di esenzione per categoria, devono essere rispettate le condizioni del relativo regolamento di esenzione.
4. CONDIZIONI E OBBLIGHI CONNESSI ALLE DECISIONI DELLA COMMISSIONE
24. Ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio del 22 marzo 1999 recante modalità di applicazione dell'articolo 93 del trattato CE [7], la Commissione può subordinare una decisione positiva a condizioni che consentano di considerare l'aiuto compatibile con il mercato comune e ad obblighi che consentano di controllare il rispetto della decisione stessa. Nel settore dei servizi di interesse economico generale, la definizione di condizioni e di obblighi può risultare necessaria in particolare per garantire che gli aiuti concessi alle imprese interessate non diano luogo a sovracompensazioni. In questo contesto, possono essere necessarie relazioni periodiche, o altri obblighi, in funzione della situazione specifica di ogni servizio di interesse economico generale.
5. APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA
25. La presente disciplina si applica per un periodo di sei anni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. La Commissione potrà, previa consultazione degli Stati membri, modificare la presente disciplina prima di detto termine, per importanti motivi connessi allo sviluppo del mercato comune. Al termine di un periodo di quattro anni dalla data di pubblicazione della presente disciplina, la Commissione effettuerà una valutazione d'impatto, fondata su dati fattuali e sui risultati di ampie consultazioni, condotte dalla Commissione sulla base dei dati forniti dagli Stati membri. I risultati della valutazione d'impatto saranno quindi comunicati al Parlamento europeo, al Comitato delle regioni, al Comitato economico e sociale e agli Stati membri.
26. La Commissione applicherà le disposizioni della presente disciplina a tutti i progetti d'aiuto notificati sui quali sarà chiamata a decidere dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della presente disciplina, anche nel caso in cui i progetti siano stati notificati prima della pubblicazione. Per gli aiuti non notificati, la Commissione applicherà:
a) le disposizioni della presente disciplina, qualora l'aiuto sia stato concesso dopo la pubblicazione della presente disciplina nella Gazzetta ufficiale;
b) le disposizioni in vigore al momento della concessione dell'aiuto in tutti gli altri casi.
6. MISURE OPPORTUNE
27. La Commissione propone come misure opportune ai fini dell'articolo 88, paragrafo 1 del trattato CE, che gli Stati membri adeguino i loro regimi di compensazione degli obblighi di servizio pubblico alle disposizioni della presente disciplina entro 18 mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Entro un mese dalla data di pubblicazione della presente disciplina nella Gazzetta ufficiale, gli Stati membri devono confermare alla Commissione la propria accettazione delle opportune misure proposte. Qualora non riceva alcuna risposta da uno Stato membro, la Commissione considererà che detto Stato membro non ha accettato la proposta.
[1] Sentenza nella causa C-280/00, Altmark Trans GmbH Regierungspräsidium e Magdeburg c/ Nahverkehrsgesellschaft Altmark GmbH (%quot%Altmark%quot%), Raccolta 2003, pag. I-7747 e sentenza del nelle cause riunite C-34/01 a C-38/01, Enirisorse SpA c/ Ministero delle Finanze, Raccolta 2003, pag. I-14243.
[2] GU L 312 del 29.11.2005, pag. 67.
[3] GU C 320 del 15.11.2001, pag. 5.
[4] Per %quot%impresa%quot% si intende qualunque soggetto che svolga un'attività economica, indipendentemente dalla sua forma giuridica e dalle sue fonti di finanziamento. Per %quot%impresa pubblica%quot% si intende ogni impresa nei confronti della quale i poteri pubblici possano esercitare, direttamente o indirettamente, un'influenza dominante per ragioni di proprietà, di partecipazione finanziaria o della normativa che la disciplina, a norma dell'articolo 2, paragrafo 1, lettera b) della direttiva 80/723/CEE della Commissione, del 25 giugno 1980, relativa alla trasparenza delle relazioni finanziarie fra gli Stati membri e le loro imprese pubbliche (GU L 195 del 29.7.1980, pag. 35. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2000/52/CEC, GU L 193 del 29.7.2000 pag. 75).
[5] V. in particolare sentenza nella causa C-127/73, BRT/SABAM, Raccolta 1974, pag. 313.
[6] V. sentenza della Corte nelle cause riunite C-83/01 P, C-93/01 P e C-94/01 P, Chronopost SA e a., Raccolta 2003, pag. I-6993.
[7] GU L 83 del 27.3.1999, pag. 1. Regolamento modificato dall'atto di adesione 2003.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_C2006/095/05 | Notifica preventiva di una concentrazione
(Caso n. COMP/M.4202 — Charterhouse/Elior)
(2006/C 95/05)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
1. In data 7 aprile 2006 è pervenuta alla Commissione la notifica di un progetto di concentrazione in conformità all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 139/2004 del Consiglio [1]. Con tale operazione le imprese Charterhouse Capital Limited (%quot%Charterhouse%quot%, Regno Unito) e Holding Bercy Investissement SAS (%quot%HBI%quot%, Francia), controllata da R. Zolade, un cittadino francese, acquisiscono ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera b) del regolamento del Consiglio il controllo in comune dell'impresa Elior SCA (%quot%Elior%quot%, Francia), mediante offerta pubblica annunciata il 27 marzo 2006.
2. Le attività svolte dalle imprese interessate sono le seguenti:
- per l'impresa Charterhouse: fornitura di fondi azionari e di servizi di gestione di fondi,
- per l'impresa HBI: holding di controllo di Elior,
- per l'impresa Elior: ristorazione, facility management, viaggi, distribuzione automatica.
3. A seguito di un esame preliminare la Commissione ritiene che la concentrazione notificata possa rientrare nel campo d'applicazione del regolamento (CE) n. 139/2004. Tuttavia si riserva la decisione finale al riguardo.
4. La Commissione invita i terzi interessati a presentare le loro eventuali osservazioni sulla concentrazione proposta.
Le osservazioni debbono pervenire alla Commissione non oltre dieci giorni dalla data di pubblicazione della presente comunicazione. Le osservazioni possono essere trasmesse alla Commissione per fax [fax n. (32-2) 296 43 01 o 296 72 44] o per posta, indicando il riferimento COMP/M.4202 — Charterhouse/Elior, al seguente indirizzo:
Commissione europea
Direzione generale Concorrenza
Protocollo Concentrazioni
J-70
B-1049 Bruxelles/Brussel
[1] GU L 24 del 29.1.2004, pag. 1.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_31998D0434 | DECISIONE DEL CONSIGLIO del 18 giugno 1998 relativa all'accordo tra la Comunità europea, l'Agenzia spaziale europea e l'Organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea relativo al contributo europeo all'istituzione di un sistema globale di navigazione via satellite (GNSS) (98/434/CE)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 75, paragrafo 1, l'articolo 84, paragrafo 2 e l'articolo 130 M, in collegamento con l'articolo 228, paragrafo 2, prima frase, paragrafo 3, primo comma e paragrafo 4,
vista la proposta della Commissione (1),
visto il parere del Parlamento europeo (2),
considerando che la Comunità può apportare, per quanto di sua competenza, un contributo allo sviluppo di un sistema globale di navigazione assistita da satellite;
considerando che è necessario approvare l'accordo tra la Comunità europea, l'Agenzia spaziale europea e l'Organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea, relativo al contributo europeo all'istituzione di un sistema globale di navigazione assistita da stellite (GNSS),
DECIDE:
Articolo 1
È approvato a nome della Comunità l'accordo tra la Comunità europea, l'Agenzia spaziale europea e l'Organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea, relativo al contributo europeo allo sviluppo di un sistema globale di navigazione assistita da satellite (GNSS).
Il testo dell'accordo e dei suoi allegati tecnici sono acclusi alla presente decisione.
Articolo 2
1. La Comunità è rappresentata, in sede di comitato tripartito comune di cui all'articolo 5 dell'accordo, dalla Commissione.
2. Per quanto riguarda le materie di cui all'articolo 5, paragrafo 4, dell'accordo, la posizione comunitaria è adottata dal Consiglio su proposta della Commissione; per le materie di cui all'articolo 5, paragrafi 1, 2 e 3, la posizione comunitaria è definita dalla Commissione, previa consultazione di un comitato di rappresentanti degli Stati membri.
3. La Commissione è autorizzata ad approvare, a nome della Comunità, le modifiche previste all'articolo 5, paragrafo 4, dell'accordo.
Articolo 3
Il presidente del Consiglio è autorizzato a designare la persona abilitata a firmare l'accordo a nome della Comunità.
Fatto a Lussemburgo, addì 18 giugno 1998.
Per il Consiglio
Il presidente
G. STRANG
(1) GU C 337 del 7. 11. 1997, pag. 37.
(2) GU C 138 del 4. 5. 1998. | acquis |
acquis_31998R1520 | REGOLAMENTO (CE) N. 1520/98 DEL CONSIGLIO del 13 luglio 1998 che modifica il regolamento (CE) n. 88/98 che istituisce misure tecniche per la conservazione delle risorse della pesca nelle acque del Mar Baltico, dei Belt e dell'Øresund
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 43,
vista la proposta della Commissione (1),
visto il parere del Parlamento europeo (2),
considerando che, a norma degli articoli 2 e 4 del regolamento (CEE) n. 3760/92 del Consiglio, del 20 dicembre 1992, che istituisce un regime comunitario della pesca e dell'acquacoltura (3), spetta al Consiglio adottare, alla luce dei pareri scientifici disponibili, le misure di conservazione necessarie, al fine di garantire, su base sostenibile, lo sfruttamento razionale e responsabile delle risorse marine vive; che a tal fine il Consiglio può fissare misure tecniche riguardanti gli attrezzi da pesca e le relative modalità d'uso;
considerando che il regolamento (CE) n. 88/98 (4) istituisce talune misure tecniche per la conservazione delle risorse della pesca nelle acque del Mar Baltico, dei Belt e dell'Øresund;
considerando che la commissione internazionale della pesca del Mar Baltico, in prosieguo denominata «commissione della pesca del Mar Baltico», istituita dalla convenzione sulla pesca e sulla conservazione delle risorse biologiche nel Mar Baltico e nei Belt, in prosieguo denominata «Convenzione di Danzica», stabilisce le regole da applicare alle operazioni di pesca effettuate nel Mal Baltico;
considerando che con lettera 17 settembre 1997 la commissione della pesca del Mar Baltico ha notificato agli Stati contraenti talune raccomandazioni adottate nella ventitreesima sessione della Commissione intese a modificare, fra l'altro, alcune misure tecniche;
considerando che dalla Convenzione di Danzica risulta che la Comunità è tenuta ad applicare tali raccomandazioni nelle acque del Mar Baltico, dei Belt e dell'Øresund, fatte salve le obiezioni formulate secondo la procedura di cui all'articolo XI della convenzione; che non vi sono motivi per formulare tali obiezioni;
considerando che il Consiglio può fissare misure tecniche riguardanti gli attrezzi da pesca e le relative modalità d'uso,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Il regolamento (CE) n. 88/98 è modificato come segue:
1. All'articolo 2, paragrafo 1 le disposizioni riguardanti la passera pianuzza (Platichtys flesus) e la passera di mare (Pleuronectes platessa) sono sostituite dalle disposizioni seguenti:
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
2. Il testo dell'articolo 9, paragrafo 1 è sostituito dal testo seguente:
«1. Nella pesca del salmone (Salmo salar) e della trota di mare (Salmo trutta) è vietato:
- utilizzare dal 1° giugno al 15 settembre reti da posta fisse o reti da posta derivanti nelle acque delle sottodivisioni 22-31,
- utilizzare dal 15 giugno al 30 settembre reti da posta fisse o reti da posta derivanti nelle acque della sottodivisione 32,
- utilizzare dal 1° aprile al 15 novembre palangari derivanti e palangari fissi nelle acque delle sottodivisioni 22-31,
- utilizzare dal 1° luglio al 15 settembre palangari derivanti e palangari fissi nelle acque dalla sottodivisione 32.
La zona di divieto durante la stagione di chiusura delle attività di pesca è situata a partire da quattro miglia nautiche dalle linee di base. Nella zona ad est di 22°30' di longitudine est (faro di Bengtskär), all'interno delle acque territoriali e della zona di pesca della Finlandia, la pesca con palangari derivanti e palangari fissi è vietata dal 1° luglio al 15 settembre.».
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Esso è applicabile a decorrere dal 1° gennaio 1998.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 13 luglio 1998.
Per il Consiglio
Il presidente
W. SCHÜSSEL
(1) GU C 4 dell'8. 1. 1998, pag. 6.
(2) GU C 210 del 6. 7. 1998.
(3) GU L 389 del 31. 12. 1992, pag. 1. Regolamento modificato dall'atto di adesione del 1994.
(4) GU L 9 del 15. 1. 1998, pag. 1. | acquis |
acquis_32003R1946 | Regolamento (CE) n. 1946/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio
del 15 luglio 2003
sui movimenti transfrontalieri degli organismi geneticamente modificati
(Testo rilevante ai fini del SEE)
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 175, paragrafo 1,
vista la proposta della Commissione(1),
visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),
visto il parere del Comitato delle regioni(3),
deliberando in conformità della procedura di cui all'articolo 251 del trattato(4),
considerando quanto segue:
(1) Il protocollo di Cartagena sulla biosicurezza della convenzione sulla diversità biologica (in prosieguo: %quot%il protocollo%quot%) è stato firmato dalla Comunità e dai suoi Stati membri nel 2000; la decisione di concludere il protocollo, a nome della Comunità, è stata adottata il 25 giugno 2002(5).
(2) All'articolo 1 il protocollo precisa che, conformemente all'approccio precauzionale enunciato nel principio n. 15 della dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo sviluppo, l'obiettivo del protocollo è di contribuire ad assicurare un adeguato livello di protezione nel campo del trasferimento, della manipolazione e dell'uso sicuri di organismi geneticamente modificati (OGM), ottenuti mediante le moderne biotecnologie, che possono esercitare effetti negativi sulla conservazione e sull'uso sostenibile della diversità biologica, tenuto conto anche dei rischi per la salute umana e con particolare attenzione ai movimenti transfrontalieri.
(3) A norma del protocollo le parti contraenti sono tenute ad adottare le misure giuridiche, amministrative e di altra natura opportune e necessarie per conformarsi agli obblighi in esso prescritti. In virtù della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati(6), la Commissione è chiamata a presentare una proposta legislativa per l'attuazione delle procedure definite nel protocollo la quale, in conformità dello stesso, imponga agli esportatori della Comunità di garantire l'osservanza di tutti gli obblighi prescritti nella procedura del previo consenso informato definita agli articoli da 7 a 10, 12 e 14 del protocollo.
(4) È importante predisporre controlli e verifiche dei movimenti transfrontalieri degli OGM a salvaguardia della conservazione e dell'uso sostenibile della biodiversità e allo scopo di tenere conto dei rischi per la salute umana in modo da permettere ai cittadini di fare una scelta libera e con cognizione di causa riguardo agli OGM.
(5) Poiché la legislazione comunitaria non contiene specifiche disposizioni in materia di esportazione degli OGM verso paesi terzi occorre istituire un quadro normativo comune che disciplini questo tipo di esportazioni per garantire l'osservanza degli obblighi prescritti dal protocollo in materia di movimenti transfrontalieri degli OGM.
(6) È necessario riconoscere l'esigenza di rispettare il quadro normativo della parte o non parte importatrice in materia di biosicurezza, conformemente al protocollo.
(7) Il presente regolamento non dovrebbe applicarsi ai prodotti farmaceutici per uso umano che sono disciplinati da altri accordi internazionali di cui la Comunità o lo Stato membro interessato è parte o da organizzazioni di cui la Comunità o lo Stato membro interessato è membro.
(8) Le esportazioni di OGM destinati all'emissione deliberata nell'ambiente dovrebbero essere notificate all'importatore, sia esso o no parte contraente, affinché questi possa prendere una decisione con cognizione di causa basandosi su una valutazione dei rischi effettuata con metodi scientificamente attendibili.
(9) L'obbligo di notifica dovrebbe essere a carico dell'esportatore il quale dovrebbe essere responsabile dell'accuratezza delle informazioni contenute nella notifica.
(10) Gli esportatori dovrebbero attendere il previo consenso scritto esplicito della parte o non parte importatrice, prima del primo movimento transfrontaliero di un OGM destinato all'immissione deliberata nell'ambiente.
(11) Riconoscendo che alcuni paesi in via di sviluppo e alcuni paesi con economie in transizione possono non avere le capacità necessarie per prendere tali decisioni con cognizione di causa, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero sforzarsi di metterli in grado di sviluppare e rafforzare risorse umane e capacità istituzionali.
(12) Ai sensi del protocollo la Comunità o qualsiasi altra parte può intraprendere azioni volte ad assicurare in misura maggiore la conservazione e l'uso sostenibile della diversità biologica rispetto a quanto previsto dal protocollo, purché tali azioni siano coerenti con le finalità e le disposizioni dello stesso e conformi agli altri obblighi che a tale parte derivano dal diritto internazionale.
(13) Ai sensi del protocollo la Comunità può applicare le disposizioni del proprio diritto interno ai movimenti di OGM che avvengono nell'ambito del proprio territorio doganale.
(14) La legislazione comunitaria vigente, in particolare la direttiva 2001/18/CE e la normativa settoriale che impone lo svolgimento di una valutazione specifica dei rischi in conformità dei principi enunciati nella direttiva citata, contengono già disposizioni conformi all'obiettivo del protocollo; pertanto non occorre introdurre ulteriori provvedimenti sulle importazioni di OGM nella Comunità.
(15) È necessario garantire la sicurezza del trasporto, della manipolazione e dell'imballaggio degli OGM. La legislazione comunitaria vigente, in particolare la direttiva 94/55/CE del Consiglio, del 21 novembre 1994, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose su strada(7), così come la direttiva 96/49/CE del Consiglio, del 23 luglio 1996, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose per ferrovia(8), contengono già disposizioni adeguate; pertanto non occorre introdurre ulteriori provvedimenti al riguardo.
(16) È necessario garantire l'identificazione degli OGM esportati da o importati verso la Comunità. Per quanto riguarda la tracciabilità, l'etichettatura e l'identificazione delle importazioni verso la Comunità, tali OGM sono soggetti alle norme del diritto comunitario. Per quanto riguarda le esportazioni occorrono disposizioni analoghe.
(17) La Commissione e gli Stati membri sostengono il processo per quanto riguarda l'elaborazione di adeguate norme e procedure internazionali in materia di responsabilità e risarcimento per i danni risultanti dai movimenti transfrontalieri di OGM, che dovranno essere approvate, come previsto all'articolo 27 del protocollo, in occasione della prima riunione della conferenza delle parti della convenzione nella sua funzione di riunione delle parti contraenti del protocollo.
(18) La Commissione e gli Stati membri sono favorevoli all'ulteriore sviluppo e all'applicazione di formati comuni relativi alla documentazione di accompagnamento per l'identificazione degli OGM, elaborati in conformità dell'articolo 18 del protocollo.
(19) Per reagire con efficienza al verificarsi di movimenti transfrontalieri non intenzionali di OGM che potrebbero avere gravi effetti negativi sulla conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità e presentare rischi per la salute umana lo Stato membro dovrebbe, non appena venga a conoscenza del verificarsi, nel territorio sottoposto alla sua giurisdizione, di un evento risultante in un'emissione capace di innescare un movimento transfrontaliero non intenzionale di un OGM che potrebbe avere tali effetti, prendere opportuni provvedimenti per informarne il pubblico nonché, e senza indugio, la Commissione, tutti gli Stati potenzialmente o effettivamente interessati, il centro di scambio di informazioni sulla biosicurezza (Biosafety Clearing House, BCH) e, se del caso, le organizzazioni internazionali di pertinenza. Detto Stato membro dovrebbe inoltre consultare senza indugio gli Stati potenzialmente o effettivamente interessati per consentire loro di predisporre le risposte appropriate ed avviare le azioni necessarie.
(20) Per contribuire allo sviluppo del centro di scambio delle informazioni sulla biosicurezza la Comunità e i suoi Stati membri dovrebbero provvedere affinché il centro riceva opportune informazioni e vengano svolti controlli sull'applicazione del protocollo nella Comunità e rispettati gli obblighi di comunicazione.
(21) Gli Stati membri dovrebbero definire le norme concernenti le sanzioni da applicare in caso di violazione del presente regolamento e garantirne l'effettiva applicazione. Tali sanzioni dovrebbero essere efficaci, proporzionate ed avere carattere dissuasivo.
(22) Nell'applicare il presente regolamento occorre tenere conto del principio di precauzione.
(23) Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi sanciti in particolare nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,
HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
CAPO I OBIETTIVI, CAMPO DI APPLICAZIONE E DEFINIZIONI
Articolo 1
Obiettivi
Nel rispetto del principio di precauzione e fatte salve le disposizioni della direttiva 2001/18/CE il presente regolamento si prefigge di istituire un sistema comune di notifica e informazione per i movimenti transfrontalieri di organismi geneticamente modificati (OGM) e di garantire l'attuazione coerente delle disposizioni del protocollo a nome della Comunità per contribuire ad assicurare un adeguato livello di protezione relativamente al trasferimento, alla manipolazione e all'uso sicuri di OGM che possono avere effetti negativi sulla conservazione e l'uso sostenibile della diversità biologica, tenendo conto altresì dei rischi per la salute umana.
Articolo 2
Campo di applicazione
1. Il presente regolamento si applica ai movimenti transfrontalieri di tutti gli OGM che possono avere effetti negativi sulla conservazione e l'uso sostenibile della diversità biologica, tenendo conto altresì dei rischi per la salute umana.
2. Il presente regolamento non si applica ai prodotti farmaceutici per uso umano che sono disciplinati da altri accordi od organizzazioni internazionali pertinenti.
Articolo 3
Definizioni
Ai sensi del presente regolamento si intende per:
1) %quot%organismo%quot%, un organismo così come definito all'articolo 2, punto 1, della direttiva 2001/18/CE;
2) %quot%organismo geneticamente modificato%quot%, o %quot%OGM%quot% un organismo geneticamente modificato così come definito all'articolo 2, punto 2, della direttiva 2001/18/CE, ad esclusione degli organismi ottenuti mediante le tecniche di modificazione genetica elencate nell'allegato I B della stessa direttiva;
3) %quot%emissione deliberata%quot%, emissione deliberata così come definita all'articolo 2, punto 3, della direttiva 2001/18/CE;
4) %quot%immissione in commercio%quot%, immissione in commercio, così come definita all'articolo 2, punto 4, della direttiva 2001/18/CE;
5) %quot%uso confinato%quot%:
a) le attività definite all'articolo 2, lettera c), della direttiva 90/219/CEE(9);
b) le attività nelle quali determinati organismi che non siano microrganismi sono modificati geneticamente o nelle quali tali OGM sono messi in coltura, conservati, trasportati, distrutti, smaltiti o altrimenti utilizzati, e per le quali vengono appropriatamente usate misure specifiche di contenimento, basate sugli stessi principi di contenimento di cui alla direttiva 90/219/CEE, al fine di limitare il contatto degli stessi con la popolazione in generale e con l'ambiente;
6) %quot%alimento%quot%, un alimento così come definito all'articolo 2 del regolamento (CE) n. 178/2002(10);
7) %quot%mangime%quot%, un mangime così come definito all'articolo 3, punto 4, del regolamento (CE) n. 178/2002;
8) %quot%notifica%quot%, la comunicazione delle informazioni che l'esportatore è tenuto a fornire, ai sensi del presente regolamento, all'autorità competente di una parte che aderisce al protocollo o all'autorità competente di una non parte;
9) %quot%centro di scambio di informazioni sulla biosicurezza%quot%, o %quot%BCH%quot% il centro di scambio di informazioni sulla biosicurezza (Biosafety Clearing House) istituito ai sensi dell'articolo 20 del protocollo;
10) %quot%esportazione%quot%:
a) l'uscita permanente o temporanea dal territorio doganale della Comunità di OGM che rispondono alle condizioni specificate all'articolo 23, paragrafo 2, del trattato;
b) la riesportazione di OGM che non rispondono alle condizioni di cui alla lettera a), ai quali si applica una procedura doganale diversa dalla procedura di transito;
11) %quot%importazione%quot%, l'assoggettamento di OGM, introdotti nel territorio doganale di una parte o di una non parte situata all'esterno della Comunità da una parte situata all'interno della Comunità, ad una procedura doganale diversa dalla procedura di transito;
12) %quot%esportatore%quot%, qualsiasi persona fisica o giuridica da parte della quale o in nome della quale viene presentata una notifica, ossia una persona che, al momento dell'invio della notifica, è titolare di un contratto concluso con il destinatario di un paese terzo e ha la facoltà di decidere circa la spedizione dell'OGM al di fuori del territorio doganale della Comunità. In assenza di un contratto di esportazione oppure qualora il titolare del contratto non agisca in nome proprio, è determinante la facoltà di decidere circa la spedizione dell'OGM al di fuori del territorio doganale della Comunità;
13) %quot%importatore%quot%, qualsiasi persona fisica o giuridica, soggetta alla giurisdizione della parte o della non parte importatrice, che è responsabile dell'importazione di un OGM;
14) %quot%movimento transfrontaliero%quot%, il trasferimento intenzionale o non intenzionale di un OGM tra una parte o una non parte e un'altra parte o non parte, esclusi i trasferimenti intenzionali tra parti situate all'interno della Comunità.
15) %quot%parte%quot%, qualunque paese od organizzazione regionale di integrazione economica che sia parte del protocollo;
16) %quot%non parte%quot%, qualunque paese od organizzazione regionale di integrazione economica che non sia parte del protocollo;
17) %quot%protocollo%quot%, il protocollo di Cartagena sulla biosicurezza annesso alla convenzione sulla diversità biologica (%quot%la convenzione%quot%);
18) %quot%diversità biologica%quot%/%quot%biodiversità%quot%, la variabilità degli organismi viventi di qualunque origine, inclusi, tra l'altro, gli ecosistemi terrestri, marini e gli altri ecosistemi acquatici e i complessi ecologici dei quali fanno parte; essa comprende la diversità all'interno di ogni specie, tra le specie e degli ecosistemi;
19) %quot%autorità competente%quot%, un'autorità competente designata da una parte che aderisce al protocollo, o il pertinente organismo equivalente di una non parte, responsabile per lo svolgimento delle funzioni amministrative richieste dal protocollo, o funzioni equivalenti se si tratta di una non parte, ed autorizzata ad agire in loro nome nell'ambito di tali funzioni;
20) %quot%punto focale%quot%, l'entità designata da una parte e responsabile in suo nome delle relazioni con il segretariato;
21) %quot%segretariato%quot%, il segretariato del protocollo.
CAPO II ESPORTAZIONE DI OGM VERSO PAESI TERZI
Sezione 1 OGM destinati all'emissione deliberata nell'ambiente
Articolo 4
Notifiche alle parti e non parti importatrici
L'esportatore assicura la notifica per iscritto all'autorità competente della parte o non parte importatrice del primo movimento transfrontaliero di un OGM destinato ad emissione deliberata nell'ambiente, per l'uso specificato in conformità dell'allegato I, punto i), prima che esso abbia luogo. La notifica reca almeno le informazioni specificate nell'allegato I. L'esportatore garantisce che le informazioni contenute nella notifica siano accurate.
Articolo 5
Mancata decisione
1. La mancata accusa di ricevuta della notifica o la mancata comunicazione della decisione della parte importatrice non implica il consenso di quest'ultima ad un movimento transfrontaliero intenzionale. Nessun primo movimento transfrontaliero intenzionale può avere luogo senza il previo consenso scritto esplicito della parte o, se del caso, della non parte importatrice.
2. Qualora la parte importatrice non comunichi la sua decisione in risposta ad una notifica entro 270 giorni dalla data di ricevimento della notifica, l'esportatore è tenuto ad inviare un sollecito scritto, chiedendo una risposta entro 60 giorni dal ricevimento del sollecito, all'autorità competente della parte importatrice, con copia al segretariato, allo Stato membro esportatore e alla Commissione. Ai fini del calcolo del termine entro il quale la parte importatrice deve rispondere, non si tiene conto dei giorni di attesa delle ulteriori informazioni rilevanti.
3. Fatti salvi i requisiti di cui al paragrafo 1, l'esportatore non procede al primo movimento transfrontaliero intenzionale di un OMG destinato all'emissione deliberata se non sono state seguite le procedure stabilite dalla parte importatrice in conformità degli articoli 9 e 10 del protocollo o, ove opportuno, procedure equivalenti richieste da una non parte importatrice.
4. I paragrafi 1, 2 e 3 non si applicano ai casi di movimenti transfrontalieri effettuati in base a procedure semplificate o ad accordi o intese bilaterali, regionali e multilaterali in conformità degli articoli 13 e 14 del protocollo.
5. La Commissione e gli Stati membri, in consultazione con il segretariato, prendono le misure appropriate in conformità delle eventuali procedure e degli eventuali meccanismi pertinenti per facilitare il processo decisionale o promuovere l'osservanza delle disposizioni del protocollo ad opera delle parti importatrici secondo quanto deciso dalla conferenza delle parti della convenzione, nella sua funzione di riunione delle parti contraenti del protocollo.
Articolo 6
Informazione della parte esportatrice
L'esportatore conserva per un periodo minimo di cinque anni una registrazione della notifica di cui all'articolo 4, la lettera di ricevuta e la decisione della parte o, se del caso, della non parte importatrice ed invia copia di tali documenti all'autorità competente dello Stato membro da cui l'OGM è esportato e alla Commissione.
Fatto salvo il disposto dell'articolo 16, la Commissione mette a disposizione del pubblico tali documenti, conformemente alle norme comunitarie in materia di accesso all'informazione ambientale.
Articolo 7
Riesame delle decisioni
1. Qualora l'esportatore ritenga che siano intervenute nuove circostanze che possono influire sul risultato della valutazione dei rischi in base alla quale è stata presa la decisione o si disponga di nuovi dati tecnici o scientifici pertinenti, egli può chiedere alla parte o, se del caso, alla non parte importatrice di riesaminare una decisione da essa adottata per quanto riguarda la notifica di cui all'articolo 10 del protocollo.
2. Qualora una parte o non parte importatrice non risponda a tale richiesta entro 90 giorni, l'esportatore invia un sollecito scritto all'autorità competente della parte o, se del caso, della non parte importatrice, con copia al segretariato, con la richiesta di una risposta entro un determinato periodo a decorrere dalla data in cui è stato ricevuto il sollecito.
Articolo 8
Eccezioni alla sezione 1 di questo capo
1. Gli OGM destinati ad essere rilasciati deliberatamente nell'ambiente, che in una decisione della conferenza delle parti della convenzione nella sua funzione di riunione delle parti contraenti del protocollo sono stati identificati come privi di effetti negativi per la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità, tenendo conto anche dei rischi per la salute umana, non rientrano nel campo di applicazione della sezione 1 di questo capo.
2. La sezione 1 di questo capo non si applica agli OGM destinati all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale, o alla lavorazione.
3. Gli obblighi di cui alla sezione 1 di questo capo non si applicano se la parte importatrice ha dichiarato preventivamente al BCH, in conformità dell'articolo 13, paragrafo 1, lettera b), e dell'articolo 14, paragrafo 3, del protocollo, che dette importazioni di OGM sono esentate dalla procedura di previo consenso informato di cui agli articoli da 7 a 10, agli articoli 12 e 14 del protocollo purché si applichino misure adeguate che ne garantiscono il movimento transfrontaliero intenzionale sicuro, conformemente agli obiettivi del protocollo.
Sezione 2 OGM destinati all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale o alla lavorazione
Articolo 9
Informazioni al BCH
1. A nome della Comunità la Commissione o, se del caso, lo Stato membro che ha preso la decisione, informa il BCH e altre parti attraverso il BCH di tutte le decisioni definitive concernenti l'uso, compresa l'immissione in commercio, all'interno della Comunità, o l'uso all'interno di uno Stato membro, di un OGM che può essere oggetto di movimenti transfrontalieri in quanto destinato all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale o alla lavorazione. L'informazione è trasmessa al BCH entro quindici giorni dalla data di adozione della decisione.
Il presente paragrafo non si applica alle decisioni riguardanti l'emissione deliberata ai sensi della parte B della direttiva 2001/18/CE, di OGM non destinati all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale o alla lavorazione in un paese terzo senza una decisione successiva.
2. Le informazioni, di cui al paragrafo 1, e trasmesse al BCH contengono almeno le informazioni indicate nell'allegato II.
3. La Commissione, o lo Stato membro di cui al paragrafo 1 tratta le richieste di ulteriori informazioni concernenti le decisioni di cui al paragrafo 1, presentate da una parte o una non parte.
4. Copia scritta delle informazioni previste ai paragrafi 1, 2 e 3 è inviata, dalla Commissione o dallo Stato membro di cui al paragrafo 1, al punto focale di ciascuna parte che abbia preventivamente informato il segretariato di non poter accedere al BCH.
Articolo 10
Decisioni nazionali delle parti e non parti circa le importazioni
1. L'esportatore rispetta qualsiasi decisione circa l'importazione di OGM destinati all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale, o alla lavorazione, presa da una parte in conformità dell'articolo 11, paragrafo 4, del protocollo o da una non parte importatrice nel quadro della normativa nazionale, purché sia coerente con l'obiettivo del protocollo.
2. Qualora una parte o una non parte importatrice che sia un paese in via di sviluppo o un paese ad economia in transizione abbia dichiarato attraverso il BCH che adotterà una decisione prima di effettuare l'importazione di uno specifico OGM destinato all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale, o alla lavorazione, conformemente all'articolo 11, paragrafo 6, del protocollo, l'esportatore non procede alla prima esportazione di tale OGM se non sono state seguite le procedure stabilite da detta disposizione.
3. La mancata accusa di ricevuta della notifica o la mancata comunicazione della decisione secondo il paragrafo 2 da parte della parte o della non parte importatrice non implica il consenso o il rifiuto di quest'ultima ad importare un organismo geneticamente modificato destinato all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale, o alla lavorazione. Non può essere esportato nessun OGM che può essere oggetto di movimenti transfrontalieri finalizzati all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale o alla lavorazione, a meno che non sia stato autorizzato all'interno della Comunità o l'autorità competente di un paese terzo non abbia espressamente acconsentito all'importazione come previsto all'articolo 12 del regolamento (CE) n. 178/2002.
Sezione 3 OGM destinati ad uso confinato
Articolo 11
1. Le norme di cui al capo II, sezione 1, non si applicano ai movimenti transfrontalieri di OGM destinati ad uso confinato qualora detti movimenti transfrontalieri siano effettuati nel rispetto delle norme della parte o della non parte importatrice.
2. Il paragrafo 1 non pregiudica il diritto di una parte o di una non parte di sottoporre tutti gli OGM ad una valutazione del rischio prima delle decisioni relative all'importazione e a fissare norme per l'uso confinato nell'ambito della propria giurisdizione.
Sezione 4 Disposizioni generali
Articolo 12
Identificazione e documentazione di accompagnamento
1. Gli esportatori si adoperano affinché le seguenti informazioni siano presenti in un documento di accompagnamento dell'OGM e siano trasmesse all'importatore cui esso è destinato:
a) il fatto che contiene o è costituito da OGM;
b) il codice o i codici di identificazione esclusivi attribuiti all'OGM in questione, ove esistano.
2. Per gli OGM destinati all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale, o alla lavorazione, le informazioni di cui al paragrafo 1 sono integrate da una dichiarazione dell'esportatore:
a) che specifica che gli OGM sono destinati all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale, o alla lavorazione, e indica chiaramente che non sono destinati all'immissione deliberata nell'ambiente; e
b) che fornisce dettagli sul punto di contatto per ulteriori informazioni.
Il paragrafo 1, lettera b), non si applica ai prodotti che contengono o sono costituiti da OGM destinati all'uso diretto ed esclusivo nell'alimentazione umana o animale, o alla lavorazione. Tali prodotti sono soggetti alle disposizioni in materia di tracciabilità contenute nella direttiva 2001/18/CE, e, se applicabili, alle disposizioni della futura normativa comunitaria in materia di tracciabilità, etichettatura e identificazione di siffatti OGM.
3. Per gli OGM destinati ad uso confinato, le informazioni di cui al paragrafo 1 sono integrate da una dichiarazione dell'esportatore che specifica:
a) eventuali requisiti relativi alla manipolazione, all'immagazzinamento, al trasporto e all'uso sicuri di tali OGM;
b) il punto di contatto per ulteriori informazioni, compresi il nome e l'indirizzo della persona o dell'istituzione cui gli OGM vengono consegnati.
4. Per gli OGM destinati all'immissione deliberata nell'ambiente e qualsiasi altro OGM al quale si applica il presente regolamento, le informazioni di cui al paragrafo 1 sono integrate da una dichiarazione dell'esportatore che specifica:
a) l'identità e i tratti e le caratteristiche rilevanti degli OGM;
b) i requisiti relativi alla manipolazione, all'immagazzinamento, al trasporto e all'uso sicuri di tali OGM;
c) il punto di contatto per ulteriori informazioni e, ove opportuno, il nome e l'indirizzo dell'importatore e dell'esportatore;
d) la conferma della conformità del movimento ai requisiti previsti dal protocollo applicabili all'esportatore.
5. I paragrafi da 1 a 4 lasciano impregiudicati altri requisiti specifici imposti dalla normativa comunitaria e requisiti internazionali in materia di identificazione che devono essere elaborati in conformità dell'articolo 18 del protocollo.
Articolo 13
Transito
L'esportatore provvede affinché le parti che hanno deciso di regolamentare il transito di OGM nel proprio territorio e che hanno informato di tale decisione il BCH ricevano una notifica del transito di OGM.
CAPO III MOVIMENTI TRANSFRONTALIERI NON INTENZIONALI DI OGM
Articolo 14
1. Gli Stati membri adottano le misure adeguate per impedire i movimenti transfrontalieri non intenzionali di OGM.
2. Non appena uno Stato membro viene a conoscenza del verificarsi nel territorio posto sotto la propria giurisdizione di un emissione di OGM che comporti o possa comportare un movimento transfrontaliero non intenzionale con possibili gravi conseguenze negative per la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità, tenendo conto anche dei rischi per la salute umana, è tenuto a:
a) adottare le appropriate misure per informare il pubblico e a informarne immediatamente la Commissione, tutti gli altri Stati membri, gli Stati effettivamente o potenzialmente interessati dall'evento, il BCH ed eventualmente anche le organizzazioni internazionali pertinenti;
b) interpellare senza indugio gli Stati effettivamente o potenzialmente interessati dall'evento per consentire loro di definire un'adeguata strategia di risposta e procedere agli interventi necessari, compresa l'adozione di misure di emergenza al fine di ridurre al minimo eventuali gravi conseguenze negative.
3. Le informazioni di cui al paragrafo 2 contengono le informazioni indicate nell'allegato III.
CAPO IV DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 15
Partecipazione alla procedura internazionale di informazione
1. Fatta salva la protezione delle informazioni riservate conformemente alle disposizioni del protocollo gli Stati membri informano il BCH e la Commissione di quanto segue:
a) la legislazione nazionale e gli orientamenti che riguardano l'attuazione del protocollo, ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 5 e dell'articolo 20, paragrafo 3, lettera a), del protocollo;
b) i punti di contatto nazionali cui trasmettere la notifica di movimenti transfrontalieri non intenzionali ai sensi dell'articolo 17 del protocollo;
c) eventuali accordi o convenzioni bilaterali, regionali e multilaterali sui movimenti transfrontalieri intenzionali di OGM cui lo Stato membro abbia aderito, ai sensi dell'articolo 20, paragrafo 3, lettera b), del protocollo;
d) eventuali informazioni sui casi di movimenti transfrontalieri non intenzionali o illeciti che li riguardano, ai sensi dell'articolo 17 e dell'articolo 25 del protocollo;
e) eventuali decisioni definitive prese da uno Stato membro circa l'uso di OGM all'interno dello Stato stesso, comprese le decisioni riguardanti:
- l'uso confinato, classificato nella classe di rischio 3 o 4, di OGM eventualmente soggetti a movimenti transfrontalieri,
- l'emissione deliberata di OGM ai sensi della parte B della direttiva 2001/18/CE o
- l'importazione di OGM nella Comunità,
in conformità dell'articolo 11 e dell'articolo 20, paragrafo 3, lettera d), del protocollo, entro 15 giorni dall'adozione della decisione;
f) sintesi delle valutazioni dei rischi o analisi degli effetti ambientali degli OGM, prodotte nell'ambito del processo normativo della Comunità ed effettuate conformemente all'articolo 15 del protocollo, oltre che, se del caso, informazioni pertinenti ai prodotti derivati da OGM, ossia materiali lavorati che hanno origine da OGM, contenenti nuove combinazioni identificabili di materiale genetico replicabile ottenuto mediante le moderne biotecnologie, in conformità dell'articolo 20, paragrafo 3, lettera c), del protocollo;
g) eventuali revisioni delle decisioni nazionali concernenti movimenti transfrontalieri non intenzionali, in conformità dell'articolo 12 del protocollo;
h) eventuali decisioni prese da uno Stato membro sulle misure di salvaguardia ai sensi dell'articolo 23 della direttiva 2001/18/CE o misure di emergenza prese da uno Stato membro a norma della legislazione comunitaria relativa agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati.
2. Conformemente alle disposizioni del protocollo, la Commissione informa a nome della Comunità il BCH di quanto segue:
a) la normativa comunitaria e gli orientamenti che riguardano l'attuazione del protocollo, in conformità dell'articolo 11, paragrafo 5 e dell'articolo 20, paragrafo 3, lettera a), del protocollo stesso;
b) eventuali accordi o convenzioni bilaterali, regionali e multilaterali sottoscritti dalla Comunità che riguardano i movimenti transfrontalieri intenzionali di OGM, in conformità dell'articolo 20, paragrafo 3, lettera b), del protocollo;
c) eventuali decisioni definitive prese a livello comunitario inerenti all'uso intracomunitario di OGM, comprese le decisioni relative all'immissione sul mercato o all'importazione di OGM, in conformità dell'articolo 11 e dell'articolo 20, paragrafo 3, lettera d), del protocollo;
d) sintesi delle valutazioni dei rischi o analisi degli effetti ambientali degli OGM, prodotte nell'ambito del processo normativo della Comunità ed effettuate nel rispetto di procedure analoghe a quelle illustrate nell'allegato II della direttiva 2001/18/CE, oltre che, se del caso, informazioni pertinenti ai prodotti derivati da OGM, ossia materiali lavorati che hanno origine da OGM, contenenti nuove combinazioni identificabili di materiale genetico replicabile ottenuto mediante le moderne biotecnologie, in conformità dell'articolo 20, paragrafo 3, lettera c), del protocollo;
e) eventuali revisioni delle decisioni prese a livello comunitario concernenti movimenti transfrontalieri intenzionali, in conformità dell'articolo 12 del protocollo;
f) l'applicazione di atti legislativi comunitari in luogo delle procedure previste dal protocollo per i movimenti intenzionali di OGM all'interno della Comunità e per le importazioni di OGM nella Comunità, in conformità dell'articolo 14, paragrafi 3 e 4, del protocollo;
g) le relazioni trasmesse a norma dell'articolo 19 del presente regolamento, comprese le relazioni sull'attuazione della procedura di previo consenso informato, in conformità dell'articolo 20, paragrafo 3, lettera e), del protocollo.
Articolo 16
Riservatezza
1. La Commissione e gli Stati membri non comunicano a terzi le informazioni riservate ricevute o scambiate in base al presente regolamento.
2. L'esportatore può indicare quali siano le informazioni contenute nella notifica effettuata in base all'articolo 4, che dovrebbero essere considerate riservate. In tali casi è fornita una giustificazione su richiesta.
3. In nessun caso sono tenute riservate le seguenti informazioni, se presentate a norma degli articoli 4, 9 o 12:
a) nome e indirizzo dell'esportatore e dell'importatore;
b) descrizione generale dell'OGM o degli OGM;
c) sintesi della valutazione dei rischi inerenti agli effetti sulla conservazione e sull'uso sostenibile della biodiversità, tenendo conto anche dei rischi per la salute umana; e
d) metodi e piani per gli interventi di emergenza.
4. Gli Stati membri e la Commissione sono tenuti a rispettare la riservatezza delle informazioni commerciali e industriali fornite anche in caso di ritiro, per qualsiasi motivo, della notifica da parte dell'esportatore, comprese le informazioni relative a ricerca e sviluppo e quelle sulla cui riservatezza la parte o non parte importatrice e l'esportatore non concordano.
Articolo 17
Autorità competenti e punti focali
1. La Commissione designa un punto focale comunitario e, laddove opportuno, identifica le autorità competenti comunitarie.
2. Ciascuno Stato membro designa il proprio punto focale e una o più autorità competenti. La funzione di punto focale e di autorità competente può essere affidata ad un unico ente.
3. Ogni Stato membro e, a nome della Comunità, la Commissione comunicano rispettivamente al segretariato il nome e l'indirizzo dei propri punti focali e delle proprie autorità competenti, al più tardi alla data in cui il protocollo entra in vigore per essi. Qualora gli Stati membri o la Commissione designino più di un'autorità competente, nel comunicarlo al segretariato essi includono le pertinenti informazioni sulle rispettive competenze delle proprie autorità. Se di pertinenza tali informazioni specificano almeno di quale tipo di OGM è responsabile ciascuna autorità competente. La Commissione e gli Stati membri comunicano immediatamente al segretariato eventuali cambiamenti concernenti la designazione dei propri punti focali e o il nome e l'indirizzo o le funzioni della o delle proprie autorità competenti.
Articolo 18
Sanzioni
Gli Stati membri dispongono in materia di sanzioni applicabili in caso di inosservanza delle disposizioni del presente regolamento e adottano le misure necessarie per garantirne l'effettiva applicazione. Le sanzioni devono essere efficaci, proporzionate e a carattere dissuasivo. Gli Stati membri notificano tali disposizioni alla Commissione entro il 5 novembre 2004 e comunicano immediatamente eventuali successive modifiche in proposito.
Articolo 19
Sorveglianza e obbligo di relazione
1. Gli Stati membri trasmettono alla Commissione a scadenze regolari, e almeno ogni tre anni se non altrimenti stabilito, ai sensi dell'articolo 33 del protocollo, una relazione sull'attuazione del presente regolamento.
2. A scadenze stabilite dalla conferenza delle parti della convenzione nella sua funzione di riunione delle parti contraenti del protocollo, la Commissione stila una relazione basandosi sulle informazioni comunicate dagli Stati membri e la presenta alla conferenza delle parti della Convenzione nella sua funzione di riunione delle parti contraenti del protocollo.
Articolo 20
Entrata in vigore
1. Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
2. Il presente regolamento si applica a decorrere dalla data di entrata in vigore del protocollo, ai sensi dell'articolo 37, paragrafo 1, del protocollo medesimo, ovvero dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, a seconda di quale delle date sia posteriore.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 15 luglio 2003.
Per il Parlamento europeo
Il Presidente
P. Cox
Per il Consiglio
Il Presidente
G. Tremonti
(1) GU C 151 E del 25.6.2002, pag. 121.
(2) GU C 241 del 7.10.2002, pag. 62.
(3) GU C 278 del 14.11.2002, pag. 31.
(4) Parere del Parlamento europeo del 24 settembre 2002 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale), posizione comune del Consiglio del 4 marzo 2003 (GU C 107 E del 6.5.2003, pag. 1), decisione del Parlamento europeo del 4 giugno 2003 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 16 giugno 2003.
(5) GU L 201 del 31.7.2002, pag. 48.
(6) GU L 106 del 17.4.2001, pag. 1.
(7) GU L 319 del 12.12.1994, pag. 7. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2003/28/CE della Commissione (GU L 90 dell'8.4.2003, pag. 45).
(8) GU L 235 del 17.9.1996, pag. 25. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2003/29/CE della Commissione (GU L 90 dell'8.4.2003, pag. 47).
(9) Direttiva 90/219/CEE del Consiglio del 23 aprile 1990 sull'impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati (GU L 117 dell'8.5.1990, pag. 1). Direttiva modificata dal ultimo dalla decisione 2001/204/CE (GU L 73 del 15.3.2001, pag. 32).
(10) Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per gli alimenti e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1).
ALLEGATO I
INFORMAZIONI PRESCRITTE PER LA NOTIFICA AI SENSI DELL'ARTICOLO 4
a) Nome, indirizzo e dati completi dell'esportatore.
b) Nome, indirizzo e dati completi dell'importatore.
c) Nome e identità dell'OGM ed eventuale classificazione del livello di biosicurezza dell'OGM secondo il sistema nazionale del paese esportatore.
d) Data o date in cui avrà luogo il movimento transfrontaliero, se note.
e) Tassonomia, nome comune, punto di raccolta o di acquisizione e caratteristiche dell'organismo ricevente o degli organismi parentali relative alla biosicurezza.
f) Se noti, centri di origine e di diversità genetica dell'organismo ricevente e/o degli organismi parentali e descrizione degli habitat in cui gli organismi potrebbero permanere o proliferare.
g) Tassonomia, nome comune, punto di raccolta o di acquisizione e caratteristiche dell'organismo o degli organismi donatori relative alla biosicurezza.
h) Descrizione della sequenza nucleica o delle modifiche introdotte, della tecnica utilizzata e delle caratteristiche ottenute nell'OGM.
i) Destinazione dell'OGM o dei prodotti che ne derivano, ossia materiali lavorati che hanno origine da OGM e che contengono nuove combinazioni identificabili di materiale genetico replicabile ottenuto con le tecniche di cui all'allegato I A, parte 1, della direttiva 2001/18/CE.
j) Quantità o volume dell'OGM soggetto a movimento transfrontaliero.
k) Precedente relazione sulla valutazione dei rischi conforme ai requisiti dell'allegato II della direttiva 2001/18/CE.
l) Soluzioni suggerite ai fini della sicurezza in riferimento a: trattamento, stoccaggio, trasporto, uso, imballaggio, etichettatura, documentazione di accompagnamento, smaltimento e procedure contingenti, se del caso.
m) Regolamentazione dell'OGM in base alla normativa del paese esportatore (ad es. eventuali divieti, restrizioni o autorizzazioni all'emissione a scopi generali); ragioni dell'eventuale divieto nel paese esportatore.
n) Implicazioni e scopo di eventuali notifiche dell'esportatore ad altri paesi concernenti l'OGM soggetto a movimento transfrontaliero.
o) Dichiarazione che attesti la veridicità delle informazioni fornite.
ALLEGATO II
INFORMAZIONI PRESCRITTE AI SENSI DELL'ARTICOLO 9
a) Nome e dati completi del richiedente la decisione di autorizzazione ad uso interno.
b) Nome e dati completi dell'autorità cui spetta la decisione.
c) Nome e identità dell'OGM.
d) Descrizione della modificazione genetica, della tecnica utilizzata e delle caratteristiche ottenute nell'OGM.
e) Eventuale elemento di identificazione esclusiva dell'OGM.
f) Tassonomia, nome comune, punto di raccolta o di acquisizione e caratteristiche dell'organismo ricevente o degli organismi parentali relative alla biosicurezza.
g) Se noti, centri di origine e di diversità genetica dell'organismo ricevente e/o degli organismi parentali e descrizione degli habitat in cui gli organismi potrebbero permanere o proliferare.
h) Tassonomia, nome comune, punto di raccolta o di acquisizione e caratteristiche dell'organismo o degli organismi donatori relative alla biosicurezza.
i) Impieghi approvati per l'OGM.
j) Relazione sulla valutazione dei rischi conforme all'allegato II della direttiva 2001/18/CE.
k) Soluzioni suggerite ai fini della sicurezza in riferimento a: trattamento, stoccaggio, trasporto, uso, imballaggio, etichettatura, documentazione di accompagnamento, smaltimento e procedure contingenti, se del caso.
ALLEGATO III
INFORMAZIONI PRESCRITTE AI SENSI DELL'ARTICOLO 14
a) Dati disponibili sulle quantità stimate e sulle caratteristiche e/o i tratti principali dell'OGM.
b) Informazioni sulle circostanze e sulla data probabile dell'emissione oltre che sull'uso dell'OGM nel paese di origine.
c) Dati disponibili concernenti gli eventuali effetti negativi sulla conservazione e sull'uso sostenibile della biodiversità, tenendo conto anche dei rischi per la salute umana; informazioni sulle eventuali misure di gestione dei rischi.
d) Altre informazioni eventualmente disponibili.
e) Punto di contatto per ottenere ulteriori informazioni. | acquis |
acquis_32005R1059 | Regolamento (CE) n. 1059/2005 della Commissione
del 6 luglio 2005
relativo all’apertura di una gara per la restituzione all’esportazione di frumento tenero verso alcuni paesi terzi
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 1784/2003 del Consiglio, del 29 settembre 2003, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dei cereali [1], in particolare l’articolo 13, paragrafo 3, primo comma,
considerando quanto segue:
(1) Tenuto conto della situazione attuale dei mercati cerealicoli, è opportuno indire per il frumento tenero una gara avente a oggetto la restituzione all’esportazione ai sensi dell’articolo 4 del regolamento (CE) n. 1501/95 della Commissione, del 29 giugno 1995, che stabilisce modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 1766/92 del Consiglio, riguardo alla concessione delle restituzioni all’esportazione e alle misure da adottare in caso di turbative nel settore dei cereali [2].
(2) Le modalità d’applicazione della procedura di gara per la fissazione della restituzione all’esportazione sono state stabilite con il regolamento (CE) n. 1501/95. Fra gli impegni legati all’aggiudicazione, vi è l’obbligo di presentare una domanda di titolo d’esportazione e di costituire una cauzione. Occorre pertanto determinare l’importo di tale cauzione.
(3) È necessario prevedere un periodo di validità specifica per i titoli rilasciati nell’ambito della presente gara. Tale validità deve corrispondere al fabbisogno del mercato mondiale per la campagna 2005/2006.
(4) Per garantire un trattamento uguale a tutti gli interessati, è necessario disporre che il periodo di validità dei titoli rilasciati sia identico.
(5) Per evitare le reimportazioni, è necessario limitare a determinati paesi terzi le esportazioni nell’ambito della presente gara.
(6) Ai fini del corretto svolgimento di una procedura di gara per l’esportazione, occorre prevedere una quantità minima, nonché il termine di presentazione delle offerte e le modalità di trasmissione delle stesse ai servizi competenti.
(7) Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per i cereali,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È indetta una gara per la restituzione all’esportazione in conformità all’articolo 4 del regolamento (CE) n. 1501/95.
2. La gara riguarda il frumento tenero da esportare verso destinazioni ad esclusione dell’Albania, della Bulgaria, della Croazia, della Bosnia e Erzegovina, della Serbia e Montenegro [3], dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, del Liechtenstein, della Romania e della Svizzera.
3. La gara rimane aperta fino al 22 giugno 2006. Durante tale periodo, si procede a gare settimanali per le quali le quantità e le date di presentazione delle offerte sono stabilite nel bando di gara.
In deroga all’articolo 4, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 1501/95, il termine di presentazione delle offerte per la prima gara parziale scade il 14 luglio 2005.
Articolo 2
Un’offerta è valida soltanto se ha ad oggetto una quantità di almeno 1000 tonnellate.
Articolo 3
La cauzione di cui all’articolo 5, paragrafo 3, lettera a), del regolamento (CE) n. 1501/95 è fissata a 12 EUR/t.
Articolo 4
1. In deroga all’articolo 23, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1291/2000 della Commissione [4], ai fini della determinazione del periodo di validità, i titoli d’esportazione rilasciati in conformità all’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1501/95 si considerano rilasciati il giorno della presentazione dell’offerta.
2. I titoli d’esportazione rilasciati nell’ambito della gara prevista dal presente regolamento sono validi a partire dalla data del rilascio ai sensi del paragrafo 1 sino alla fine del quarto mese successivo.
Articolo 5
Gli Stati membri trasmettono alla Commissione per via elettronica le offerte presentate al più tardi un’ora e mezza dopo la scadenza del termine settimanale per la presentazione delle stesse, specificato nel bando di gara, utilizzando il modulo riportato nell’allegato.
Qualora non siano state presentate offerte, gli Stati membri ne informano la Commissione entro lo stesso termine di cui al primo comma.
L’ora fissata per la presentazione delle offerte è l’ora del Belgio.
Articolo 6
Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 6 luglio 2005.
Per la Commissione
Mariann Fischer Boel
Membro della Commissione
[1] GU L 270 del 21.10.2003, pag. 78.
[2] GU L 147 del 30.6.1995, pag. 7. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 777/2004 (GU L 123 del 27.4.2004, pag. 50).
[3] Compreso il Kosovo, come definito nella risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 10 giugno 1999.
[4] GU L 152 del 24.6.2000, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1747/2004 (GU L 311 dell’8.10.2004, pag. 17).
--------------------------------------------------
ALLEGATO
1 | 2 | 3 |
Numerazione degli offerenti | Quantità in tonnellate | Importo della restituzione all’esportazione in EUR/t |
1 | | |
2 | | |
3 | | |
ecc. | | |
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32000R1209 | Regolamento (CE) n. 1209/2000 della Commissione
dell'8 giugno 2000
che definisce le procedure per effettuare le comunicazioni prescritte ai sensi dell'articolo 41 del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
viste le disposizioni del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, in particolare l'articolo 41,
viste le disposizioni del regolamento (Euratom) n. 2587/1999 del Consiglio, del 2 dicembre 1999, che definisce i progetti di investimento da comunicare alla Commissione ai sensi dell'articolo 41 del trattato(1),
considerando quanto segue:
Spetta alla Commissione, nella misura necessaria all'adempimento della missione che le compete ai sensi del capo IV del trattato, definire le procedure per adempiere all'obbligo imposto a persone e imprese dall'articolo 41 di comunicare i progetti di investimento concernenti i nuovi impianti nonché le sostituzioni o trasformazioni rispondenti ai criteri relativi alla natura e all'entità definiti dal Consiglio.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
I progetti di investimenti concernenti nuovi impianti nonché sostituzioni o trasformazioni rispondenti ai criteri relativi alla natura e all'entità definiti dal regolamento (Euratom) n. 2587/1999, del 2 dicembre 1999, sono comunicati alla Commissione mediante un formulario il cui modello è allegato al presente regolamento.
Articolo 2
L'obbligo di comunicare alla Commissione i progetti di investimento di cui all'articolo 41 del trattato incombe alle persone e imprese impegnate nelle attività industriali e numerate nell'allegato II del trattato per tutti gli impianti già insediati o che saranno insediati nella Comunità (nei casi opportuni, la liberazione dall'obbligo può esser effettuata dalla direzione locale nel caso di imprese aventi la loro sede al di fuori della Comunità).
Articolo 3
Qualora l'informazione da notificare ai sensi dell'articolo 41 del trattato sia già stata fornita nel contesto della presentazione dei dati generali ai sensi dell'articolo 37 del trattato, la notifica può limitarsi ad un rinvio a tale presentazione precedente aggiungendo tutte le altre informazioni da notificare in funzione del contenuto del formulario allegato al presente regolamento.
Articolo 4
Qualsiasi cambiamento effettuato nel corso della realizzazione dei progetti di investimento comunicati alla Commissione ai sensi del presente regolamento deve essere oggetto di un'altra comunicazione alle stesse condizioni.
Articolo 5
Qualsiasi cambiamento apportato a detto formulario è pubblicato dalla Commissione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Articolo 6
Il regolamento n. 1 della Commissione della Comunità europea dell'energia atomica del 5 novembre 1958(2) è abrogato con effetto dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, l'8 giugno 2000.
Per la Commissione
Loyola De Palacio
Vicepresidente
(1) GU L 315 del 9.12.1999, pag. 1.
(2) GU 25 del 27.11.1958, pag. 511/58.
ALLEGATO
PROGETTI DI INVESTIMENTO
(modello)
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt% | acquis |
acquis_32003R1567 | Regolamento (CE) n. 1567/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio
del 15 luglio 2003
sul sostegno alle politiche e alle azioni riguardanti la salute e i diritti riproduttivi e sessuali nei paesi in via di sviluppo
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 179,
vista la proposta della Commissione(1),
deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(2),
considerando quanto segue:
(1) La Comunità nutre serie preoccupazioni circa la condizione di salute riproduttiva e sessuale di donne e uomini, in particolare di quelli di età compresa fra 15 e 49 anni che vivono nei paesi in via di sviluppo. I tassi elevati di mortalità e di morbilità tra le madri, a cui si aggiunge la mancanza di una gamma completa di cure e servizi, forniture e informazioni sicuri ed affidabili necessari per garantire la salute riproduttiva e sessuale, nonché la diffusione dell'HIV/AIDS compromettono tutti i tentativi di eradicare la povertà, di migliorare lo sviluppo sostenibile, di aumentare le possibilità e di garantire la sussistenza nei paesi in via di sviluppo.
(2) La libertà di scelta individuale di uomini, donne e adolescenti, attraverso un accesso adeguato all'informazione, all'educazione e ai servizi, rappresenta un importante elemento di progresso e di sviluppo per quanto riguarda la salute e i diritti riproduttivi e sessuali e richiede interventi da parte dei governi e responsabilità individuali.
(3) Il diritto di godere del massimo livello raggiungibile di salute fisica e mentale è un diritto fondamentale dell'uomo, in linea con le disposizioni dell'articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Tale diritto è attualmente negato a oltre un quinto della popolazione mondiale.
(4) A norma dell'articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nel definire e nell'attuare tutte le politiche e le attività dell'Unione si deve assicurare un alto livello di protezione della salute umana.
(5) La Comunità e i suoi Stati membri sostengono che ogni individuo ha il diritto di decidere liberamente quanti figli avere e con quale frequenza; condannano tutte le violazioni dei diritti umani commesse per arginare la crescita demografica, che si tratti di aborto coatto, sterilizzazione obbligatoria, infanticidio, rifiuto, abbandono o maltrattamento dei bambini non desiderati.
(6) Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno invitato la Comunità a impegnarsi maggiormente nel settore della salute e dei diritti riproduttivi e sessuali nei paesi in via di sviluppo.
(7) Gli articoli 25, paragrafo 1, lettere c) e d), e 31, lettera b), punto iii), dell'accordo di partenariato ACP-UE(3) firmato a Cotonou il 23 giugno 2000, mirano chiaramente ad integrare le strategie in modo da promuovere l'accesso ai servizi sociali di base.
(8) La Comunità e i suoi Stati membri continueranno a sostenere attivamente le politiche e i programmi relativi alla salute e ai diritti riproduttivi e sessuali nei paesi in via di sviluppo e si impegnano a continuare a svolgere un ruolo centrale in questo settore, conferendo alla salute un posto prioritario nel quadro di una strategia globale di lotta contro la povertà.
(9) La Comunità e i suoi Stati membri intendono contribuire attivamente al conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio per quanto riguarda la riduzione di tre quarti del tasso di mortalità delle madri, la realizzazione dell'uguaglianza tra i sessi, e l'accesso in tutto il mondo alle cure e ai servizi in materia di salute sessuale e riproduttiva.
(10) Si è convenuto alla conferenza di Monterrey che il potenziamento dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) e dei programmi di riduzione del debito dovrebbe essere utilizzato per ottenere migliori risultati nel campo sanitario e dell'educazione e l'UE ha un ruolo importante da svolgere nello studiare in che modo l'incremento dell'APS possa essere utilizzato in maniera più efficace per migliorare lo sviluppo sostenibile.
(11) La Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD), tenutasi al Cairo nel 1994, e l'ICPD + 5, tenutasi nel 1999, hanno definito un programma ambizioso. La Comunità e i suoi Stati membri mantengono il proprio impegno nei confronti dell'obiettivo specifico in materia di salute riproduttiva, concordato all'ICPD ossia di rendere accessibili, tramite il sistema sanitario di base, cure relative alla salute riproduttiva a tutti gli individui di età idonea quanto prima possibile e non più tardi del 2015 (Programma d'azione della ICPD, punto 7.6).
(12) La Comunità e gli Stati membri s'impegnano a sostenere i principi concordati in occasione della ICPD e della ICPD + 5, e chiedono alla comunità internazionale, in particolare ai paesi sviluppati, di assumere collettivamente la quota adeguata dell'onere finanziario definito nel Programma d'azione dell'ICPD.
(13) Nonostante i progressi successivi all'ICPD, c'è ancora molto da fare per garantire a ogni donna una gravidanza in condizioni di salute e un parto in condizioni sicure, per soddisfare le esigenze dei giovani riguardo alla salute riproduttiva e sessuale e per mettere fine alle violenze e agli abusi di cui sono vittime le donne, comprese le rifugiate e quelle che si trovano coinvolte in un conflitto.
(14) La fornitura, disponibilità e accessibilità economica costante di metodi di contraccezione più efficaci ed accettabili e la protezione da infezioni trasmesse per via sessuale, compreso l'HIV/AIDS, è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi dell'ICPD; essa implica un'offerta e una scelta adeguate di forniture di qualità in materia di salute riproduttiva per ogni persona che ne abbia bisogno. Tale forma di sicurezza richiede non solo di disporre dei prodotti stessi, ma anche di poterli prevedere, finanziare, procurare e consegnare nei luoghi e nei momenti in cui sono necessari.
(15) La Conferenza delle Nazioni Unite di Pechino sulle donne del 1995 e la Conferenza di Pechino + 5 hanno ribadito gli obiettivi del Programma d'azione dell'ICPD riconoscendo che gli aborti praticati in condizioni rischiose minacciano la vita di un gran numero di donne, e decessi e lesioni potrebbero essere evitati tramite misure di salute riproduttiva sicure ed efficaci.
(16) Il presente regolamento vieta di promuovere sia gli incentivi a favore della sterilizzazione o dell'aborto che la sperimentazione scorretta dei metodi anticoncezionali nei paesi in via di sviluppo. Nell'attuare misure di cooperazione, occorre rispettare rigorosamente le decisioni adottate nel corso dell'ICPD, in particolare il punto 8.25 del Programma d'azione secondo cui l'aborto non dovrebbe mai essere presentato come un metodo di pianificazione familiare. Dopo un aborto, dovrebbero essere forniti tempestivamente servizi di consulenza, educazione e pianificazione familiare che contribuiranno anche ad evitare aborti ripetuti.
(17) L'esperienza dimostra che i programmi su popolazione e sviluppo sono davvero efficaci allorché sono stati compiuti passi per migliorare la condizione delle donne (Programma d'azione dell'ICPD, punto 4.1). L'uguaglianza tra i sessi è una condizione preliminare per migliorare la salute riproduttiva e gli uomini dovrebbero assumersi la piena responsabilità del loro comportamento sessuale e riproduttivo (ICPD, punto 4.25).
(18) L'efficacia di programmi volti a sostenere strategie condotte a livello nazionale per migliorare la salute riproduttiva e sessuale nei paesi in via di sviluppo dipende in parte da un migliore coordinamento dell'aiuto a livello sia europeo che internazionale, in particolare con le agenzie, i fondi e i programmi delle Nazioni Unite, e più specificamente con il Fondo per la popolazione dell'ONU.
(19) I prestatari di cure in materia di salute riproduttiva hanno un ruolo centrale da svolgere nella prevenzione dell'HIV/AIDS e di altre infezioni a trasmissione sessuale.
(20) Il presente regolamento rende caduco il regolamento (CE) n. 1484/97 del Consiglio, del 22 luglio 1997, riguardante gli aiuti alle politiche e ai programmi demografici nei paesi in via di sviluppo(4), applicabile fino al 31 dicembre 2002, che dovrebbe quindi essere abrogato. L'esperienza acquisita durante la sua applicazione dovrebbe essere presa in considerazione nell'applicazione del presente regolamento.
(21) Il presente regolamento stabilisce, per tutta la durata del programma, una dotazione finanziaria che costituisce, per l'autorità di bilancio, nel quadro della procedura di bilancio annuale, il riferimento principale ai sensi del punto 33 dell'accordo interistituzionale del 6 maggio 1999 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e il miglioramento della procedura di bilancio(5).
(22) Le misure necessarie per l'attuazione del presente regolamento sono adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(6).
(23) Poiché gli scopi dell'azione proposta, cioè migliorare la salute sessuale e riproduttiva e garantire il rispetto dei relativi diritti, con particolare attenzione ai paesi in via di sviluppo, non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, a causa delle dimensioni e degli effetti dell'azione proposta, essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali scopi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,
HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Capo I Finalità e campo di applicazione
Articolo 1
1. La Comunità sostiene le azioni volte a migliorare la salute riproduttiva e sessuale nei paesi in via di sviluppo e a garantire il rispetto dei relativi diritti.
2. La Comunità fornisce assistenza finanziaria e consulenze specifiche al fine di promuovere un approccio olistico e il riconoscimento della salute e dei diritti riproduttivi e sessuali quali definiti nel Programma d'azione dell'ICPD, compresa una maternità sicura e l'accesso per tutti a una gamma completa di cure e servizi sicuri e affidabili nel campo della salute riproduttiva e sessuale.
3. Nello stanziare tali finanziamenti e nel fornire tali consulenze la priorità è attribuita:
a) ai paesi più poveri e meno sviluppati e alle fasce più sfavorite della popolazione dei paesi in via di sviluppo;
b) agli interventi volti a completare e a rafforzare sia le politiche e le capacità dei paesi in via di sviluppo che l'assistenza fornita attraverso altri strumenti di cooperazione allo sviluppo.
Articolo 2
Le attività svolte a norma del presente regolamento mirano a:
a) garantire il diritto di donne, uomini e adolescenti a una buona salute riproduttiva e sessuale;
b) consentire a donne, uomini e adolescenti l'accesso a una gamma completa di servizi, forniture, istruzione e informazioni di qualità, sicuri, disponibili, economicamente accessibili e affidabili relativi alla salute riproduttiva e sessuale inclusa l'informazione relativa a tutti i metodi di pianificazione familiare;
c) ridurre i tassi di mortalità e di morbilità tra le madri, specie nei paesi e tra i popoli dove sono più elevati.
Articolo 3
1. Il sostegno finanziario della Comunità è destinato a interventi specifici mirati alle popolazioni più povere e vulnerabili sia nelle aree rurali che in quelle urbane volti a conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 2, e in particolare a:
a) sostenere e promuovere quadri strategici e operativi e azioni finalizzati al conseguimento di obiettivi specifici onde garantire progressivamente a tutti l'accesso a un'assistenza sanitaria di base adeguata e a fornitori di servizi affidabili;
b) garantire un miglior accesso a servizi di salute riproduttiva e sessuale di qualità, specie per quanto riguarda la scelta degli anticoncezionali e la prevenzione e diagnosi delle infezioni a trasmissione sessuale, compreso l'HIV/AIDS, e la messa a disposizione di servizi di consultorio e di analisi su base volontaria e confidenziale;
c) offrire agli adolescenti e ai giovani adulti programmi educativi incentrati sul nesso esistente tra pianificazione familiare, salute riproduttiva, malattie sessualmente trasmissibili e impatto dell'HIV/AIDS sulle relazioni, e fornire loro le informazioni, i servizi e le consulenze necessari per tutelarne la salute riproduttiva e sessuale ed evitare le gravidanze indesiderate, e coinvolgerli nella progettazione e nella realizzazione di tali programmi;
d) combattere le pratiche dannose per la salute sessuale e riproduttiva di donne, adolescenti e bambini, quali le mutilazioni genitali femminili, la violenza sessuale, i matrimoni di bambini e i matrimoni prematuri;
e) fornire su base stabile, mettere a disposizione e rendere economicamente accessibili metodi più efficaci e accettabili di contraccezione e di protezione dalle infezioni a trasmissione sessuale, compreso l'HIV/AIDS;
f) promuovere programmi sanitari globali per le madri, compresa l'assicurazione di un'assistenza di qualità prima, durante e dopo il parto, e formare e/o accrescere gli effettivi di un personale ostetrico competente;
g) prestare cure ostetriche e assistenza postparto di emergenza efficaci, anche nel caso di complicazioni provocate da aborti praticati in condizioni pericolose;
h) ridurre il numero degli aborti praticati in condizioni pericolose diminuendo le gravidanze indesiderate, attraverso la messa a disposizione di servizi di pianificazione familiare e di servizi di informazione e di consultorio caratterizzati da un atteggiamento comprensivo, che includa l'utilizzazione di metodi contraccettivi, e finanziando la formazione e l'equipaggiamento di personale adeguato, inclusi servizi medici per trattare, in condizioni di igiene e sicurezza, le complicazioni provocate da aborti praticati in condizioni pericolose.
2. Per attuare gli interventi suddetti, particolare attenzione è prestata alla necessità di migliorare i sistemi sanitari nei paesi in via di sviluppo. In tale processo, è garantita la partecipazione e la consultazione delle comunità, delle famiglie e delle parti interessate a livello locale, dedicando un'attenzione particolare ai poveri, alle donne e agli adolescenti. Inoltre, per garantire che i miglioramenti in termini di salute e benessere siano sostenibili, tutti gli interventi sono condotti parallelamente ad ampi investimenti nel settore sociale, riguardanti l'istruzione, l'azione comunitaria, la parità fra i sessi e la sensibilizzazione alla tematica uomo-donna, il miglioramento ambientale, il benessere economico, la sicurezza alimentare e la nutrizione.
Articolo 4
1. Nell'ambito degli interventi di cui all'articolo 3, la Comunità può fornire sostegno sotto forma di:
a) finanziamenti per la ricerca e i programmi d'azione (svolti, per quanto possibile, da esperti o istituzioni del paese partner o in collaborazione con questi ultimi);
b) assistenza tecnica, formazione, consulenza o altri servizi;
c) forniture, tra cui materiale medico, prodotti di base e lavori;
d) revisioni dei conti e missioni di controllo e valutazione.
Ha priorità il rafforzamento delle capacità nazionali per garantire la sostenibilità a lungo termine.
2. Il finanziamento comunitario può coprire sia le spese d'investimento, tranne l'acquisto di beni immobili, sia, in casi eccezionali debitamente giustificati e tenuto conto del fatto che il progetto deve, per quanto possibile, perseguire un obiettivo di sostenibilità a medio termine, le spese correnti (spese di amministrazione, di manutenzione e di funzionamento) che costituiscono temporaneamente un onere per il partner, al fine di conseguire un uso ottimale del sostegno di cui al paragrafo 1.
Capo II Esecuzione degli aiuti
Articolo 5
1. Il finanziamento comunitario concesso ai sensi del presente regolamento viene stanziato sotto forma di aiuto non rimborsabile.
2. Per ciascuna azione di cooperazione è richiesto un contributo finanziario dei partner di cui all'articolo 6. Nel fissare l'importo del contributo richiesto, si deve tener conto della capacità dei partner interessati e della natura dell'azione di cui trattasi. In casi specifici, quando il partner è un'organizzazione non governativa (ONG) oppure una organizzazione operante a livello di collettività, il contributo può essere fornito in natura.
3. L'assistenza finanziaria fornita a norma del presente regolamento può comportare cofinanziamenti con altri donatori, segnatamente gli Stati membri, le Nazioni Unite, le banche di sviluppo e le istituzioni finanziarie internazionali o regionali.
4. Nel contesto degli interventi di cui all'articolo 3, paragrafo 1, lettere b) c), d), e), f) e g), vengono compiuti degli sforzi per coordinare gli interventi mirati alla salute e ai diritti riproduttivi e sessuali con le azioni mirate alle malattie legate alla povertà.
Articolo 6
1. Possono beneficiare dell'assistenza finanziaria concessa ai sensi del presente regolamento i seguenti partner:
a) autorità amministrative e agenzie pubbliche a livello nazionale, regionale e locale;
b) enti locali e altri organi decentrati;
c) comunità locali, ONG, organizzazioni a base comunitaria e altre persone fisiche e giuridiche senza scopo di lucro del settore privato;
d) organizzazioni regionali;
e) organizzazioni internazionali, quali le Nazioni Unite e le loro agenzie, fondi e programmi, banche di sviluppo, istituzioni finanziarie, iniziative globali, partenariati internazionali tra settore pubblico e settore privato;
f) istituti di ricerca e università.
2. Fatto salvo il paragrafo 1, lettera e), l'assistenza finanziaria comunitaria è destinata ai partner la cui sede principale si trova in uno Stato membro o in un paese terzo che beneficia o potrebbe beneficiare di assistenza comunitaria ai sensi del presente regolamento, purché si tratti effettivamente dell'ufficio che dirige le operazioni commerciali. In casi eccezionali, l'ufficio in questione può essere ubicato in un altro paese terzo.
Articolo 7
1. Qualora gli interventi comportino accordi di finanziamento tra la Comunità e i paesi beneficiari di interventi finanziati in virtù del presente regolamento, detti accordi prevedono che il pagamento di tasse, diritti e oneri non sia a carico della Comunità.
2. Ogni accordo o contratto di finanziamento concluso in base al presente regolamento prevede che esso sia sottoposto alla supervisione e al controllo finanziario da parte della Commissione, che può effettuare ispezioni e verifiche in loco, ed alla revisione contabile da parte della Corte dei conti, secondo le consuete modalità definite dalla Commissione nel quadro delle disposizioni vigenti, in particolare quelle del regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (in prosieguo: %quot%regolamento finanziario%quot%)(7).
3. Si adottano le misure necessarie per sottolineare il carattere comunitario degli aiuti forniti nell'ambito del presente regolamento.
Articolo 8
1. La partecipazione alle gare per l'ottenimento di contratti è aperta, a parità di condizioni, a tutte le persone fisiche e giuridiche degli Stati membri e di tutti i paesi in via di sviluppo. In casi eccezionali, essa può essere estesa ad altri paesi terzi.
2. Le forniture sono originarie del paese beneficiario, di altri paesi in via di sviluppo o degli Stati membri. In casi eccezionali, le forniture possono provenire da altri paesi terzi.
Articolo 9
1. Per conseguire gli obiettivi di coerenza e di complementarità previsti dal trattato e garantire la massima efficacia globale di questi interventi, la Commissione può prendere tutte le misure necessarie per il coordinamento, in particolare:
a) la creazione di un sistema per lo scambio e l'analisi costante di informazioni sugli interventi già finanziati e su quelli per cui è previsto il finanziamento da parte della Comunità e degli Stati membri;
b) il coordinamento in loco dell'attuazione degli interventi, attraverso incontri periodici e scambi d'informazioni tra i rappresentanti della Commissione e degli Stati membri nel paese beneficiario.
2. La Commissione può prendere, in consultazione con gli Stati membri, le iniziative necessarie per assicurare un buon coordinamento con gli altri finanziatori interessati, in particolare con quelli del sistema delle Nazioni Unite.
Capo III Procedure decisionali e finanziarie
Articolo 10
1. Il quadro finanziario per l'attuazione del presente regolamento nel periodo 2003-2006 è fissato a 73,95 milioni di EUR. La dotazione annua è soggetta all'accordo dell'autorità di bilancio circa le opportune modalità di finanziamento, nel quadro delle prospettive finanziarie o attraverso il ricorso agli strumenti previsti dall'accordo interistituzionale del 6 maggio 1999.
2. Gli stanziamenti annuali sono autorizzati dall'autorità di bilancio nei limiti delle prospettive finanziarie.
Articolo 11
1. La Commissione elabora orientamenti di programmazione strategica che definiscono la cooperazione della Comunità in termini di obiettivi misurabili, priorità, scadenze per settori specifici d'intervento, presupposti e risultati previsti. La programmazione è annuale e indicativa.
2. Gli orientamenti di programmazione strategica per i futuri interventi esposti dal rappresentante della Commissione vengono discussi ogni anno con gli Stati membri nel comitato di cui all'articolo 13, paragrafo 1. Il comitato esprime un parere al riguardo secondo la procedura di cui all'articolo 13, paragrafo 2.
Articolo 12
1. La Commissione è incaricata di istruire, decidere e gestire gli interventi di cui al presente regolamento secondo le procedure di bilancio e le altre procedure in vigore, in particolare quelle previste dal regolamento finanziario.
2. Le decisioni relative ad interventi che beneficiano, in base al presente regolamento, di un finanziamento superiore a 3 milioni di EUR e ad eventuali modifiche di tali interventi che comportino una maggiorazione superiore al 20 % dell'importo inizialmente stabilito per gli stessi vengono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 13, paragrafo 2.
3. La Commissione informa gli Stati membri in merito alle decisioni e alle modifiche riguardanti i suddetti interventi il cui valore non supera i 3 milioni di EUR.
Articolo 13
1. La Commissione è assistita dal comitato geograficamente competente per lo sviluppo.
2. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 4 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della stessa.
Il periodo di cui all'articolo 4, paragrafo 3, della decisione 1999/468/CE è fissato a 45 giorni.
3. Il comitato adotta il proprio regolamento interno.
Capo IV Relazioni e disposizioni finali
Articolo 14
1. Al termine di ciascun esercizio finanziario, la Commissione fornisce, nella sua relazione annuale al Parlamento europeo e al Consiglio sulla politica CE dello sviluppo, informazioni sugli orientamenti per il proprio programma strategico orientativo annuale e sugli interventi finanziati nel corso di tale esercizio finanziario nonché le proprie conclusioni sull'applicazione del presente regolamento nell'esercizio finanziario precedente. Nella sintesi figurano, in particolare, informazioni sugli aspetti positivi e negativi degli interventi, sulle persone con le quali i contratti sono stati conclusi e sugli importi di tali contratti, nonché i risultati di tutte le valutazioni indipendenti di singoli interventi.
2. Al più tardi un anno entro la scadenza del presente regolamento, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una esauriente relazione di valutazione indipendente sulla sua applicazione onde stabilire se le azioni intraprese sulla base del presente regolamento siano state efficaci e fornire indicazioni sul modo di migliorare l'efficacia delle azioni future. Basandosi su detta relazione, la Commissione può formulare proposte sui futuri sviluppi del presente regolamento e sulle eventuali modifiche.
Articolo 15
Il regolamento (CE) n. 1484/97 è abrogato. Tuttavia gli interventi decisi nel suo ambito proseguono ai sensi del medesimo regolamento.
Articolo 16
1. Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
2. Esso si applica fino al 31 dicembre 2006.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 15 luglio 2003.
Per il Parlamento europeo
Il Presidente
P. Cox
Per il Consiglio
Il Presidente
G. Tremonti
(1) GU C 151 E del 25.6.2002, pag. 260.
(2) Parere del Parlamento europeo del 13 febbraio 2003 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 16 giugno 2003 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale).
(3) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(4) GU L 202 del 30.7.1997, pag. 1.
(5) GU C 172 del 18.6.1999, pag. 1.
(6) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.
(7) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1. | acquis |
acquis_32004R1963 | Regolamento (CE) n. 1963/2004 della Commissione
del 15 novembre 2004
recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di alcuni ortofrutticoli
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3223/94 della Commissione, del 21 dicembre 1994, recante modalità di applicazione del regime di importazione degli ortofrutticoli [1], in particolare l'articolo 4, paragrafo 1,
considerando quanto segue:
(1) Il regolamento (CE) n. 3223/94 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali nel quadro dell'Uruguay Round, i criteri in base ai quali la Commissione fissa i valori forfettari all'importazione dai paesi terzi, per i prodotti e per i periodi precisati nell'allegato.
(2) In applicazione di tali criteri, i valori forfettari all'importazione devono essere fissati ai livelli figuranti nell'allegato del presente regolamento,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
I valori forfettari all'importazione di cui all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 3223/94 sono fissati nella tabella riportata nell'allegato.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il 16 novembre 2004.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 15 novembre 2004.
Per la Commissione
J. M. Silva Rodríguez
Direttore generale dell'Agricoltura
--------------------------------------------------
[1] GU L 337 del 24.12.1994, pag. 66. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1947/2002 (GU L 299 dell'1.11.2002, pag. 17).
--------------------------------------------------
+++++ ANNEX 1 +++++ | acquis |
acquis_31983R2053 | *****
REGOLAMENTO (CEE) N. 2053/83 DELLA COMMISSIONE
del 20 luglio 1983
relativo alla classificazione delle merci nella sottovoce 32.04 A IV della tariffa doganale comune
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 97/69 del Consiglio, del 16 gennaio 1969, relativo alle misure da adottare per l'applicazione unifome della nomenclatura della tariffa doganale comune (1), modificato da ultimo dall'atto di adesione della Grecia, in particolare l'articolo 3,
considerando che per assicurare l'applicazione uniforme della nomenclatura della tariffa doganale comune è necessario adottare disposizioni che riguardano la classificazione tariffaria di un estratto di paprika dalle seguenti caratteristiche:
- aspetto: liquido molto viscoso, rosso cupo, di notevole potere colorante,
- odore e gusto: aromatico, sensibilmente paragonabile alla paprika, non piccante,
- ceneri: 0,49 % in peso,
- oli essenziali: 0,15 ml/100 g,
- capsaicina: non rilevabile,
- glucosio: 0,0,1 % in peso,
- saccarosio: non rilevabile,
- trigliceridi: test positivo,
- capsantina: circa 2,2 g/kg [± 60 000 unità di colore « EOA » (« Essential Oil Association »)];
considerando che la voce 32.04 della tariffa doganale comune, allegata al regolamento (CEE) n. 950/68 del Consiglio (2), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 604/83 (3), comprende, tra l'altro, le sostanze coloranti di origine vegetale (compresi gli estratti di legno per tinta e quelli per altre specie tintorie vegetali, escluso l'indaco);
considerando che il prodotto in questione, essendo un estratto vegetale che presenta le caratteristiche delle sostanze coloranti di origine vegetale della voce 32.04; che all'interno di detta voce è opportuno scegliere la sottovoce 32.04 A IV;
considerando che le disposizioni del presente regolamento sono conformi al parere del comitato della nomenclatura della tariffa doganale comune,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
L'estratto di paprika che presenta le caratteristiche seguenti:
- aspetto: liquido molto viscoso, rosso cupo, di notevole potere colorante,
- odore e gusto: aromatico, sensibilmente paragonabile alla paprika, non piccante,
- ceneri: 0,49 % in peso,
- oli essenziali: 0,15 ml/100 g,
- capsaicina: non rilevabile,
- glucosio: 0,01 % in peso,
- saccarosio: non rilevabile,
- trigliceridi: test positivo,
- capsantina: circa 2,2 g/kg [± 60 000 unità di colore « EOA » (« Essential Oil Association »)],
deve essere classificato nella sottovoce della tariffa doganale comune:
32.04 Sostanze coloranti di origine vegetale (compresi gli estratti di legno per tinta e quelli di altre specie tintorie vegetali, escluso l'indaco) e sostanze coloranti di origine animale:
A. Sostanze coloranti di origine vegetale:
IV. altre.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il ventunesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 20 luglio 1983.
Per la Commissione
Karl-Heinz NARJES
Membro della Commissione
(1) GU n. L 14 del 21. 1. 1969, pag. 1.
(2) GU n. L 172 del 22. 7. 1968, pag. 1.
(3) GU n. L 72 del 18. 3. 1983, pag. 3. | acquis |
acquis_C2006/086/60 | Ordinanza del presidente del Tribunale di primo grado 1o febbraio 2006 — Endesa/ Commissione
(Procedimento T-417/05 R)
Parti
Richiedente: Endesa, SA (Madrid, Spagna) [Rappresentanti: J. Flynn, QC, S. Baxter, solicitor, M. Odriozola, M. Muñoz de Juan, M. Merola e J. García de Enterría Lorenzo-Velázquez, avvocati]
Resistente: Commissione delle Comunità europee [Rappresentanti: F. Castillo de la Torre, É. Gippini Fournier, A. Whelan e M. Schneider, agenti]
Intervenienti a sostegno della resistente: Regno di Spagna [Rappresentanti: N. Díaz Abad, abogado del Estado] e Gas Natural SDG, SA (Barcellona, Spagna) [Rappresentanti: F. E. González Diáz e J. Jiménez de la Iglesia, avvocati]
Oggetto del procedimento
Domanda diretta ad ottenere, da una parte, la sospensione dell'esecuzione della lettera della Commissione 15 novembre 2005 nella quale quest'ultima dichiara che una concentrazione tra Gas Natural SDG, SA e Endesa, SA non possiede dimensione comunitaria ai sensi del regolamento (CE) del Consiglio 20 gennaio 2004 n. 139, relativo al controllo delle concentrazioni tra imprese (GU L 24, pag. 1), e, dall'altra, ulteriori provvedimenti urgenti
Dispositivo dell'ordinanza
1) La domanda di provvedimenti urgenti è respinta.
2) Le spese sono riservate.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32005R0867 | Regolamento (CE) n. 867/2005 della Commissione
dell' 8 giugno 2005
recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di alcuni ortofrutticoli
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3223/94 della Commissione, del 21 dicembre 1994, recante modalità di applicazione del regime di importazione degli ortofrutticoli [1], in particolare l'articolo 4, paragrafo 1,
considerando quanto segue:
(1) Il regolamento (CE) n. 3223/94 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali nel quadro dell'Uruguay Round, i criteri in base ai quali la Commissione fissa i valori forfettari all'importazione dai paesi terzi, per i prodotti e per i periodi precisati nell'allegato.
(2) In applicazione di tali criteri, i valori forfettari all'importazione devono essere fissati ai livelli figuranti nell'allegato del presente regolamento,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
I valori forfettari all'importazione di cui all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 3223/94 sono fissati nella tabella riportata nell'allegato.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il 9 giugno 2005.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, l' 8 giugno 2005.
Per la Commissione
J. M. Silva Rodríguez
Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale
[1] GU L 337 del 24.12.1994, pag. 66. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1947/2002 (GU L 299 dell'1.11.2002, pag. 17).
--------------------------------------------------
ALLEGATO
al regolamento della Commissione, dell' 8 giugno 2005, recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di alcuni ortofrutticoli
(EUR/100 kg) |
Codice NC | Codice paesi terzi | Valore forfettario all'importazione |
07020000 | 052 | 69,1 |
204 | 49,9 |
999 | 59,5 |
07070005 | 052 | 83,1 |
999 | 83,1 |
07099070 | 052 | 92,6 |
624 | 107,4 |
999 | 100,0 |
08055010 | 388 | 61,4 |
528 | 61,8 |
624 | 63,1 |
999 | 62,1 |
08081080 | 204 | 70,2 |
388 | 80,6 |
400 | 124,9 |
404 | 122,8 |
508 | 68,7 |
512 | 68,1 |
524 | 65,0 |
528 | 64,9 |
624 | 173,6 |
720 | 80,7 |
804 | 93,1 |
999 | 92,1 |
08091000 | 052 | 186,0 |
999 | 186,0 |
08092095 | 052 | 324,4 |
068 | 238,7 |
400 | 439,8 |
999 | 334,3 |
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32005D0126 | Decisione della Commissione
dell’ 11 febbraio 2005
relativa al proseguimento nel 2005 delle prove ed analisi comparative comunitarie sui materiali di moltiplicazione delle piante ornamentali di alcune specie, a norma della direttiva 98/56/CE del Consiglio, iniziate nel 2004
(2005/126/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 98/56/CE, del 20 luglio 1998, relativa alla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione delle piante ornamentali [1],
vista la decisione 2002/744/CE della Commissione, del 5 settembre 2002, recante disposizioni per l'esecuzione di prove ed analisi comparative comunitarie sui materiali di moltiplicazione di piante ornamentali a norma della direttiva 98/56/CE del Consiglio [2], in particolare l’articolo 3,
considerando quanto segue:
(1) La decisione 2002/744/CE reca disposizioni per l'esecuzione di prove ed analisi comparative comunitarie a norma della direttiva 98/56/CE per quanto riguarda Chamaecyparis, Ligustrum vulgare ed Euphorbia fulgens dal 2003 al 2005.
(2) Le prove e le analisi effettuate nel 2003 e nel 2004 devono essere proseguite nel 2005,
DECIDE:
Articolo unico
Le prove e le analisi comparative comunitarie iniziate nel 2003 sui materiali di moltiplicazione di Chamaecyparis, Ligustrum vulgare ed Euphorbia fulgens vengono proseguite nel 2005 conformemente alla decisione 2002/744/CE.
Fatto a Bruxelles, l’ 11 febbraio 2005.
Per la Commissione
Markos Kyprianou
Membro della Commissione
[1] GU L 226 del 13.8.1998, pag. 16. Direttiva modificata da ultrimo dalla direttiva 2003/61/CE (GU L 165 del 3.7.2003, pag. 23).
[2] GU L 240 del 7.9.2002, pag. 63.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32000R0341 | REGOLAMENTO (CE) N. 341/2000 DELLA COMMISSIONE
del 15 febbraio 2000
relativo alla fissazione del tasso di conversione applicabile a taluni aiuti diretti e a determinate misure strutturali o ambientali
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 2799/98 del Consiglio, del 15 dicembre 1998, che istituisce il regime agrimonetario dell'euro(1),
visto il regolamento (CE) n. 1410/1999 della Commissione, del 29 giugno 1999, che modifica il regolamento (CE) n. 2808/98 recante modalità di applicazione del regime agrimonetario dell'euro nel settore agricolo(2), in particolare l'articolo 2,
considerando quanto segue:
(1) In virtù dell'articolo 42 del regolamento (CE) n. 2342/1999 della Commissione, del 28 ottobre 1999(3), recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1254/1999 del Consiglio relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine, in relazione ai regimi di premi(4), la data di presentazione della domanda costituisce il fatto generatore che determina l'anno d'imputazione degli animali oggetto dei regimi di premio speciale nel settore delle carni bovine. A norma dell'articolo 43 dello stesso regolamento, tali premi sono convertiti in moneta nazionale in base alla media pro rata temporis dei tassi di cambio applicabili nel mese di dicembre dell'anno d'imputazione.
(2) A norma dell'articolo 4, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 2808/98 della Commissione, del 22 dicembre 1998, recante modalità di applicazione del regime agrimonetario dell'euro nel settore agricolo(5), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1410/1999, per gli importi connessi a misure di carattere strutturale o ambientale il fatto generatore del tasso di cambio interviene il 1o gennaio dell'anno nel corso del quale è adottata la decisione di concedere l'aiuto. A norma dell'articolo 4, paragrafo 3, dello stesso regolamento, il tasso di conversione da applicare è pari alla media pro rata temporis dei tassi di cambio applicabili nel mese che precede la data del fatto generatore.
(3) A norma dell'articolo 12 del regolamento (CE) n. 293/98 della Commissione, del 4 febbraio 1998, che determina i fatti generatori applicabili nel settore degli ortofrutticoli, nel settore dei prodotti trasformati a base di ortofrutticoli e, in parte, nel settore delle piante vive e dei prodotti della floricoltura, nonché a taluni prodotti compresi nell'allegato I del trattato CE e che modifica il regolamento (CEE) n. 1445/93(6), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1410/1999, il tasso di conversione in moneta nazionale, ogni anno, del massimale per ettaro dell'aiuto per il miglioramento della qualità e della commercializzazione nel settore della frutta a guscio e delle carrube, fissato all'articolo 2 del regolamento (CEE) n. 790/89 del Consiglio(7), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1825/97 della Commissione(8), corrisponde alla media pro rata temporis dei tassi di cambio applicabili nel mese che precede il 1o gennaio del periodo annuo di riferimento, conformemente all'articolo 19 del regolamento (CEE) n. 2159/89 della Commissione(9), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1363/95(10).
(4) A norma dell'articolo 6, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 2700/93 della Commissione, del 30 settembre 1993, che stabilisce le modalità di applicazione del premio ai produttori di carni ovine e caprine(11), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1410/1999, il tasso di conversione da applicare all'importo del saldo dei premi nel settore ovino corrisponde alla media pro rata temporis dei tassi di cambio applicabili nel mese che precede l'ultimo giorno della campagna per la quale viene concesso il premio.
(5) A norma dell'articolo 6, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 2700/93, il tasso di conversione da applicare all'importo dell'acconto dei premi nel settore ovino corrisponde alla media pro rata temporis dei tassi di cambio applicabili nel mese che precede il primo giorno della campagna per la quale viene concesso il premio,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. Nell'allegato I figura il tasso di conversione da applicare:
- agli importi dei premi nel settore bovino di cui al regolamento (CE) n. 1254/1999,
- al massimale per ettaro dell'aiuto per il miglioramento della qualità e della commercializzazione nel settore della frutta a guscio e delle carrube, fissato all'articolo 2 del regolamento (CEE) n. 790/89 e
- agli importi connessi a misure di carattere strutturale o ambientale di cui all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 2799/98.
2. Nell'allegato II figura il tasso di conversione da applicare all'importo del premio e del saldo di cui all'articolo 5, paragrafo 6, quarto comma, del regolamento (CE) n. 2467/98 del Consiglio(12), e all'importo della detrazione di cui all'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 3493/90 del Consiglio(13).
3. Nell'allegato III figura il tasso di conversione da applicare all'importo dell'acconto di cui all'articolo 5, paragrafo 6, secondo comma, del regolamento (CE) n. 2467/98 e all'importo della detrazione di cui all'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 3493/90.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il settimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 15 febbraio 2000.
Per la Commissione
Franz FISCHLER
Membro della Commissione
(1) GU L 349 del 24.12.1998, pag. 1.
(2) GU L 164 del 30.6.1999, pag. 53.
(3) GU L 281 del 4.11.1999, pag. 30.
(4) GU L 160 del 26.6.1999, pag. 21.
(5) GU L 349 del 24.12.1998, pag. 36.
(6) GU L 30 del 5.2.1998, pag. 16.
(7) GU L 85 del 30.3.1989, pag. 6.
(8) GU L 260 del 23.9.1997, pag. 9.
(9) GU L 207 del 19.7.1989, pag. 19.
(10) GU L 132 del 16.6.1995, pag. 8.
(11) GU L 245 dell'1.10.1993, pag. 99.
(12) GU L 312 del 20.11.1998, pag. 1.
(13) GU L 337 del 4.12.1990, pag. 7.
ALLEGATO I
Tasso di conversione di cui all'articolo 1, paragrafo 1
1 EUR = (media 1o.12.1999 - 31.12.1999)
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
ALLEGATO II
Tasso di conversione di cui all'articolo 1, paragrafo 2
1 EUR = (media 2.12.1999 - 1.1.2000)
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
ALLEGATO III
Tasso di conversione di cui all'articolo 1, paragrafo 3
1 EUR = (media 3.12.1999 - 2.1.2000)
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt% | acquis |
acquis_32005R1028 | Regolamento (CE) n. 1028/2005 della Commissione
del 1o luglio 2005
che fissa i prezzi minimi di vendita del burro per la 166a gara particolare effettuata nell'ambito della gara permanente di cui al regolamento (CE) n. 2571/97
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 1255/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari [1], in particolare l'articolo 10,
considerando quanto segue:
(1) A norma del regolamento (CE) n. 2571/97 della Commissione, del 15 dicembre 1997, relativo alla vendita a prezzo ridotto di burro e alla concessione di un aiuto per la crema, il burro e il burro concentrato destinati alla fabbricazione dei prodotti della pasticceria, di gelati e di altri prodotti alimentari [2], gli organismi di intervento vendono mediante gara alcuni quantitativi di burro di intervento da essi detenuti ed erogano un aiuto per la crema, il burro e il burro concentrato. A norma dell'articolo 18 del citato regolamento, si procede alla fissazione, tenendo conto delle offerte ricevute per ogni gara particolare, di un prezzo minimo di vendita del burro e di un importo massimo dell'aiuto per la crema, il burro e il burro concentrato, che possono essere differenziati secondo la destinazione, il tenore di materia grassa del burro e il modo di utilizzazione, ovvero si può decidere di non dare seguito alla gara. Conseguentemente occorre fissare l'importo o gli importi delle cauzioni di trasformazione.
(2) Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per il latte e i prodotti lattiero-caseari,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Per la 166a gara particolare effettuata nell'ambito della gara permanente indetta dal regolamento (CE) n. 2571/97, i prezzi minimi di vendita del burro di intervento nonché gli importi delle cauzioni di trasformazione sono fissati nella tabella riportata nell'allegato.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il 2 luglio 2005.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 1o luglio 2005.
Per la Commissione
Mariann Fischer Boel
Membro della Commissione
[1] GU L 160 del 26.6.1999, pag. 48. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 186/2004 della Commissione (GU L 29 del 3.2.2004, pag. 6).
[2] GU L 350 del 20.12.1997, pag. 3. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2250/2004 (GU L 381 del 28.12.2004, pag. 25).
--------------------------------------------------
ALLEGATO
al regolamento della Commissione, del 1o luglio 2005, che fissa i prezzi minimi di vendita del burro per la 166a gara particolare effettuata nell'ambito della gara permanente di cui al regolamento (CE) n. 2571/97
(EUR/100 kg) |
Formula | A | B |
Modo di utilizzazione | Con rivelatori | Senza rivelatori | Con rivelatori | Senza rivelatori |
Prezzo minimo di vendita | Burro ≥ 82 % | Nello stato in cui si trova | 206,1 | 210 | — | — |
Concentrato | 204,1 | — | — | — |
Cauzione di trasformazione | Nello stato in cui si trova | 73 | 73 | — | — |
Concentrato | 73 | — | — | — |
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_52004AR0259 | Parere del Comitato delle regioni in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Cultura 2007 (2007-2013)
(2005/C 164/08)
IL COMITATO DELLE REGIONI,
vista la Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Cultura 2007 (2007-2013) (COM(2004) 469 def. — 2004/0150 (COD)),
vista la decisione della Commissione europea, del 15 luglio 2004, di consultarlo in materia, a norma dell'articolo 265, primo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la decisione del proprio Presidente, del 27 gennaio 2004, di incaricare la commissione Cultura e istruzione di elaborare un parere sull'argomento,
visto l'articolo III-280 del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa,
vista la comunicazione della Commissione Far sì che la cittadinanza diventi effettiva: promuovere la cultura e la diversità europee mediante programmi nei settori della gioventù, della cultura, dell'audiovisivo e della partecipazione civica (COM(2004) 154 def.),
vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Costruire il nostro avvenire comune — Sfide e mezzi finanziari dell'Unione allargata 2007-2013 (COM(2004) 101 def.),
visto il proprio parere in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione 1419/1999/CE riguardante un'azione comunitaria a favore della manifestazione "La capitale europea della cultura" per gli anni dal 2005 al 2019 (CdR 393/2003 fin) [1],
visto il proprio progetto di parere (CdR 259/2004 riv. 1) adottato il 7 dicembre 2004 dalla commissione Cultura e istruzione, (relatrice: Rosemary BUTLER, membro dell'assemblea nazionale del Galles (UK/PSE)),
ha adottato all'unanimità il seguente parere in data 23 febbraio 2005, nel corso della 58a sessione plenaria.
1. Osservazioni del Comitato delle regioni
IL COMITATO DELLE REGIONI
Osservazioni generali
1.1 afferma l'importanza di un programma di cooperazione culturale europea e ritiene che esso abbia più che mai una grande rilevanza politica, vista la crescente necessità di promuovere la comprensione e la tolleranza sia all'interno dell'UE che con i nostri vicini;
1.2 condivide l'impostazione generale della proposta della Commissione basata su tre obiettivi specifici e su tre linee d'azione. Il Comitato apprezza grandemente questa nuova struttura che dovrebbe rendere il programma più coerente e più mirato e plaude alla scelta di abbandonare l'approccio settoriale;
1.3 ritiene che la Commissione europea dovrebbe impegnarsi al massimo per promuovere i progetti transettoriali e sostiene che i criteri di selezione dovrebbero favorire i progetti che sono per natura innovativi, rischiosi o pilota, fermo restando che l'innovazione è un concetto relativo e dipende dal contesto locale e regionale;
1.4 spera che l'integrazione delle tre linee d'azione in un unico programma produca sinergie fra di esse e accresca la coerenza del programma. Il CdR chiede al comitato di gestione di monitorare se tali sinergie si verifichino effettivamente;
1.5 appoggia i tre obiettivi specifici alla base del programma, ovvero la mobilità degli artisti, la circolazione delle opere artistiche e culturali e il dialogo interculturale;
1.6 accoglie con favore la semplificazione amministrativa, finanziaria e giuridica che tiene conto della specificità del settore culturale e si traduce in moduli più semplici, in finanziamenti forfettari per voci di bilancio ben identificabili, in migliori informazioni ai richiedenti e in un alleggerimento delle prescrizioni in materia di verifica delle capacità finanziarie degli organismi beneficiari in caso di sovvenzioni di modesto importo. Il CdR si rammarica tuttavia che tali miglioramenti non siano stati inclusi nel testo giuridico del regolamento, ma solo nella motivazione. Ritiene anche che tale processo di semplificazione dovrebbe essere sviluppato ulteriormente adottando un approccio più flessibile al finanziamento in natura e una maggiore proporzionalità, grazie alla quale i requisiti burocratici richiesti ai promotori del progetto siano proporzionali all'entità del bilancio del progetto;
1.7 ricorda che i piccoli operatori culturali tendono ad avere risorse limitate sia dal punto di vista umano che finanziario e hanno più difficoltà rispetto agli operatori di maggiori dimensioni a elaborare le richieste di finanziamento. Tenendo conto di ciò, il Comitato chiede che i costi di elaborazione dei progetti siano ammissibili al finanziamento a titolo del programma. In linea più generale, le pubbliche autorità degli Stati membri dovrebbero considerare l'opportunità di creare un piccolo fondo di capitale di avviamento per sostenere i piccoli operatori negli studi di fattibilità e nella preparazione dell'offerta;
1.8 ritiene che la proposta della Commissione potrebbe scoraggiare la partecipazione di piccoli operatori e la presentazione di progetti "piccoli per dimensioni ma di elevata qualità". Gli operatori più piccoli devono essere rassicurati circa il carattere inclusivo del programma ed essere attivamente incoraggiati a parteciparvi;
1.9 sottolinea che l'ampia dimensione di un programma non significa necessariamente elevata qualità, creatività e innovazione e che la massa critica dipende dal contesto geografico. Nelle aree rurali con scarsa densità di popolazione un progetto di piccole dimensioni può avere un'indiscutibile massa critica e un innegabile impatto;
1.10 prende atto dell'intenzione della Commissione di garantire che il nuovo programma completi i programmi comunitari nel campo della gioventù, dell'istruzione, dello sport, dell'informatica, ecc., ma si chiede come ciò verrà realizzato e come quest'obiettivo verrà controllato. Il Comitato ritiene che nei nuovi programmi per la gioventù e l'apprendimento permanente (2007-2013) andrebbero accentuate maggiormente le attività culturali;
1.11 accoglie con favore il fatto che l'articolo III-280 del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa sancisca che, nel campo della cultura, la procedura di codecisione con il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio si applichi alla procedura legislativa impiegata per adottare leggi o leggi quadro europee che stabiliscono azioni di incentivazione' ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri;
1.12 sottolinea che la diversità culturale è una delle peculiarità dell'Unione europea ed è notevolmente aumentata con l'adesione di dieci nuovi Stati membri. Di conseguenza, il Comitato chiede che nel testo vengano rafforzati i riferimenti a questo principio fondamentale e reputa che Cultura 2007 dovrebbe comprendere tutte le manifestazioni locali, regionali e nazionali della diversità sia culturale che linguistica. Inoltre, per riflettere la diversità all'interno degli Stati membri e le tendenze migratorie, il Comitato ritiene che il programma dovrebbe dedicare una particolare attenzione al sostegno di progetti destinati alle minoranze stesse o intesi a ridurre il divario fra cultura di minoranza e cultura di maggioranza nell'intento di promuovere la comprensione reciproca;
1.13 crede che Cultura 2007 debba operare per proteggere e promuovere la diversità linguistica e chiede che nel testo venga incluso un riferimento a tale obiettivo, in linea con l'articolo 3 del progetto di Costituzione per l'Europa e con il piano d'azione della Commissione europea sull'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica;
1.14 propone di rafforzare il riferimento al ruolo chiave degli enti locali e regionali nel promuovere e valorizzare la cultura delle loro comunità, e chiede che Cultura 2007 promuova la partecipazione degli enti locali e regionali al programma. Le attività dovrebbero essere incentrate sul livello locale e regionale più che su grandi progetti su larga scala;
1.15 accoglie con favore la dotazione finanziaria proposta per Cultura 2007 che rappresenta un aumento rispetto a Cultura 2000. Nel quadro del più ampio dibattito sul finanziamento dell'UE per il periodo 2007-2013, il Comitato confida che verrà trovato un compromesso accettabile. In particolare spera che, nella decisione finale sulle prospettive finanziarie, verrà mantenuto un adeguato livello di finanziamento della cooperazione culturale europea. Ciò è importante, se si considerano gli obiettivi del programma e il fatto che l'adesione di dieci nuovi Stati membri ha aumentato la popolazione dell'UE del 20 %;
1.16 vorrebbe che il nuovo programma mettesse in luce i vantaggi socioeconomici che la cultura può apportare e in particolare il contributo che essa può dare al conseguimento degli obiettivi di Lisbona dell'UE. Il Comitato ritiene, per esempio, che occorrerebbe evidenziare la parità di accesso alla cultura — per evitare che il programma diventi elitista — e i vantaggi in termini di rinascita e di coesione territoriale che la cultura può apportare;
1.17 si chiede se vi sia margine per aumentare il coordinamento fra l'Unione europea e le politiche culturali negli Stati membri rispettando il principio di sussidiarietà, per massimizzare l'effetto di ogni sovvenzione concessa nel quadro del programma comunitario Cultura;
1.18 esprime preoccupazione per le proposte avanzate dalla Commissione in merito alla durata dei progetti, all'aumento del numero dei co-organizzatori e alle regole sugli importi minimi e massimi. Il Comitato ritiene che gli elementi cruciali del programma Cultura dovrebbero essere la qualità e la flessibilità e non criteri di selezione meccanici e regole inflessibili.
Osservazioni particolari
I poli di cooperazione
1.19 auspica che vengano chiarite le modalità di funzionamento della degressività del sostegno comunitario per quanto riguarda i poli di cooperazione;
1.20 nutre dei dubbi sul fatto che sia realistico aspettarsi che tutti i poli di cooperazione diventino permanenti e autonomi finanziariamente una volta giunto a termine il sostegno comunitario.
Studi e analisi
1.21 accoglie con favore la proposta di destinare 8,56 milioni di euro a studi e analisi, dato che vi è un reale bisogno di informazioni più complete sul settore culturale in Europa in generale e sulla cooperazione culturale europea in particolare. Lo sviluppo di indicatori chiave aiuterebbe inoltre gli enti locali e regionali a effettuare un'analisi comparativa delle proprie attività, per fornire una migliore informazione sulle politiche di successo nel settore culturale e consentire una loro eventuale diffusione;
Raccolta e diffusione di informazioni
1.22 chiede che venga motivata la necessità di destinare 3,43 milioni di euro ad un portale Internet per il settore, dato che il costo del progetto pilota quadriennale per il Laboratorio culturale europeo inteso a creare tale portale Internet è stato valutato a 1,5 milioni di euro. Il Comitato fa notare inoltre che esiste già un portale della cultura.
1.23 suggerisce di inserire nel "sostegno ad iniziative volte a preservare i principali siti e archivi connessi con le deportazioni" (secondo aspetto) anche la tutela dei siti che commemorano le atrocità commesse dal regime totalitario dell'ex-Unione sovietica.
Articolo 8 — Attuazione
1.24 ricorda l'ottimo lavoro svolto dalla Commissione per migliorare il funzionamento del programma Cultura 2000, per esempio per affrontare la questione dei ritardi nel lancio degli inviti a presentare proposte che aveva inciso negativamente sull'attuale programma al suo nascere. Per migliorare ulteriormente il funzionamento del programma il Comitato chiede anche che la Commissione continui ad operare per garantire, da un lato, che le sovvenzioni vengano pagate rapidamente al fine di ridurre i problemi di cash-flow degli operatori culturali e, dall'altro, che i promotori il cui progetto non è stato accolto vengano adeguatamente informati della ragione del rifiuto;
1.25 chiede che si faccia il possibile per garantire che le competenze dei membri della giuria siano il più possibile adeguate ai progetti da giudicare, garantendo in tal modo che la valutazione sia efficace e convincente, il che risulta particolarmente importante dopo l'abbandono dell'approccio settoriale. Nel caso di progetti transettoriali potrebbe essere necessario ricorrere a più di un giudice per valutare un singolo progetto.
Articolo 10 — Punti di contatto Cultura
1.26 chiede che venga sviluppato il lavoro dei punti di contatto Cultura nel promuovere lo scambio delle migliori pratiche e la cooperazione.
Articolo 11 — Disposizioni finanziarie
1.27 ritiene che, nei primi anni del nuovo programma, il comitato di gestione dovrebbe impegnarsi al massimo per promuovere il coinvolgimento degli operatori culturali, compresi gli enti locali e regionali, provenienti dai nuovi Stati membri. Il CdR ritiene per esempio che il contributo finanziario minimo del 5 % potrebbe essere dimezzato al 2,5 % per i primi due anni del programma, dato che un contributo del 5 % rappresenta di più in termini reali nei nuovi Stati membri — dove il reddito medio è più basso — che nei vecchi Stati membri. La regola del 2,5 % dovrebbe essere applicata anche ad altri eventuali nuovi Stati che aderissero all'Unione europea dopo l'inizio del programma e la sua validità dovrebbe essere estesa nel caso in cui i livelli di partecipazione dei nuovi Stati membri fossero modesti.
Articolo 13 — Monitoraggio e valutazione
1.28 ritiene che il feedback ricevuto dai promotori e dai beneficiari debba essere integrato nel processo di valutazione mediante ad esempio i punti di contatto Cultura;
1.29 propone che il programma Cultura 2007 venga valutato in base agli obiettivi fissati nella decisione, allo scopo di garantire che tali obiettivi vengano conseguiti e fornire dati probanti per lo sviluppo di futuri programmi relativi alla cultura.
Allegato II — Gestione del programma
1.30 teme che la concentrazione di risorse in un'unica "superagenzia" esecutiva condivisa da altri programmi di finanziamento dell'Unione europea, come quelli destinati alla gioventù e all'apprendimento permanente, possa comportare una perdita di competenze, di conoscenze specializzate e di sensibilità al settore culturale che deve essere invece evitata a tutti i costi.
2. Raccomandazioni del Comitato delle regioni
Raccomandazione 1
Considerando 2
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
La cultura dovrebbe contribuire a migliorare la visibilità esterna dell'Unione europea mediante la valorizzazione della sua diversità culturale e dei tratti comuni delle sue culture. | La cultura dovrebbe contribuire a migliorare la visibilità esterna dell'Unione europea mediante la valorizzazione della sua diversità culturale e dei tratti comuni delle sue culture. Una particolare attenzione va dedicata alla salvaguardia della posizione delle culture minoritarie e delle lingue meno diffuse in Europa. |
Motivazione
Nel testo della proposta relativa a Cultura 2007 andrebbe inserito un riferimento alla salvaguardia della posizione delle culture minoritarie e delle lingue meno diffuse in Europa come era avvenuto nella decisione relativa a Cultura 2000. La scomparsa di tale riferimento invia un segnale negativo ai promotori di progetti provenienti da tali comunità, che al contrario vanno rassicurati sul fatto che il nuovo programma è aperto loro.
Raccomandazione 2
Considerando 13
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
Occorre anche proseguire l'azione intrapresa dall'Unione europea nel quadro della suddetta decisione n. 792/2004/CE per garantire una protezione europea ed internazionale dei siti dei campi di concentramento nazisti come monumenti storici. | Occorre anche proseguire l'azione intrapresa dall'Unione europea nel quadro della suddetta decisione n. 792/2004/CE per garantire una protezione europea ed internazionale dei siti dei campi di concentramento nazisti come monumenti storici. Il programma dovrebbe coprire anche le iniziative connesse con le deportazioni, i campi di concentramento e la commemorazione delle vittime del regime totalitario sovietico. |
Motivazione
Si propone questa formulazione del considerando 13 del Preambolo in quanto si ritiene che il programma dovrebbe fornire sostegno anche alle azioni destinate a preservare e commemorare i principali siti e archivi connessi con le deportazioni e gli ex-campi di concentramento, nonché alle iniziative destinate a mantenere vivo il ricordo delle vittime del regime totalitario sovietico. Se si tiene conto della storia d'Europa durante la Seconda guerra mondiale e nel dopoguerra, il programma non dovrebbe limitarsi alle azioni volte a preservare e tutelare i principali siti e archivi connessi con le deportazioni operate dal regime nazista, nonché a commemorare le vittime di tale regime, ma anche estendersi ad azioni in memoria delle vittime del regime totalitario sovietico che tanto ha oppresso l'Europa orientale. Come sostengono gli storici lettoni, il regime sovietico, di impostazione totalitaria, ha avuto un forte impatto sui paesi europei che formavano al tempo il cosiddetto "blocco socialista", con danni e sofferenze non minori di quelli prodotti dal regime nazista.
Merita inoltre ricordare che gli ex-campi di concentramento sotto il regime sovietico sono considerati campi di lavoro forzato, alla stessa stregua di quelli nazisti, e andrebbero pertanto preservati in quanto monumenti storici.
Raccomandazione 3
Articolo 3, paragrafo 1
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
L'obiettivo generale del programma è quello di contribuire alla valorizzazione di uno spazio culturale comune agli Europei sviluppando la cooperazione culturale tra i creatori, gli operatori culturali e le istituzioni culturali dei paesi partecipanti al programma, al fine di favorire l'emergere di una cittadinanza europea. | L'obiettivo generale del programma è quello di contribuire alla valorizzazione di uno spazio culturale comune agli Europei sviluppando la cooperazione culturale tra i creatori, gli operatori culturali, e le istituzioni culturali e gli enti locali e regionali dei paesi partecipanti al programma, al fine di favorire l'emergere di una cittadinanza europea e promuovere la diversità sia linguistica che culturale. |
Motivazione
Andrebbero inseriti dei riferimenti agli enti locali e regionali, considerato il loro ruolo nel promuovere la cultura delle loro comunità mediante ad esempio l'organizzazione di festival, la salvaguardia del patrimonio culturale e delle opere artistiche, la realizzazione di progetti radicati nel territorio e di partenariati con gli operatori culturali.
Nella decisione relativa a Cultura 2007 andrebbero inoltre rafforzati i riferimenti al duplice obiettivo della diversità culturale e linguistica dell'Unione europea. Ciò contribuirebbe a rassicurare i promotori dei progetti provenienti da comunità che parlano lingue meno diffuse, regionali o minoritarie sul fatto che il programma Cultura 2007 persegue l'obiettivo di integrare i progetti di queste comunità nei programmi di finanziamento principali.
Raccomandazione 4
Articolo 4, paragrafo 1, lettera b
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
b) Sostegno ad organismi attivi a livello europeo nel settore culturale, sostegno ad iniziative volte a preservare i principali siti ed archivi connessi con le deportazioni, in memoria delle quali sono stati eretti monumenti negli ex campi di concentramento ed in altri luoghi di martirio e di sterminio su larga scala di civili, e sostegno ad iniziative volte a conservare la memoria delle vittime in tali siti. | b) Sostegno ad organismi attivi a livello europeo nel settore culturale, sostegno ad iniziative volte a preservare i principali siti ed archivi connessi con le deportazioni, in memoria delle quali sono stati eretti monumenti negli ex campi di concentramento ed in altri luoghi di martirio e di sterminio su larga scala di civili, e sostegno ad iniziative volte a conservare la memoria delle vittimedelle vittime degli stermini di massa, del martirio e delle deportazioni di massa e ad iniziative dirette alla conservazione dei luoghi principali, dei monumenti, compresi gli ex campi di concentramento, che testimoniano tali avvenimenti allo scopo di tener viva la memoria delle vittime in tali siti. |
Motivazione
Inserendo la commemorazione delle vittime del regime totalitario sovietico nella memoria storica comune dell'Europa si allarga la percezione della storia strutturata e basata sul consenso del continente europeo. Ignorare argomenti politicamente "delicati" come questo ridurrebbe notevolmente la fiducia nell'Unione, in particolare agli occhi di quei cittadini per i quali tali argomenti e la loro memoria costituiscono una realtà recente e dolorosa.
È anche difficile ignorare il fatto che la verità storica della seconda guerra mondiale e le sue conseguenze raccontano una storia chiara, e senza ambiguità possibili, di innumerevoli destini umani distrutti dal terrore sovietico in quelli che sono adesso i nuovi Stati membri dell'Unione europea.
Raccomandazione 5
Articolo 4, paragrafo 3 (nuovo)
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
| Gli operatori saranno liberi di proporre i progetti che corrispondono ai loro interessi e alle loro aspirazioni, siano essi settoriali o transettoriali, purché si tratti di progetti che perseguono almeno due degli obiettivi fissati sopra. Nessun aspetto dell'attività artistica e culturale verrà pertanto escluso a priori. |
Motivazione
Il fatto che tutti i settori siano ammissibili dovrebbe essere indicato esplicitamente nel testo legislativo. È importante che il testo della decisione sia il più possibile chiaro, semplice e privo di ambiguità, in modo da garantire che tutti i potenziali promotori di progetti comprendano il testo e siano consapevoli del fatto che, per esempio, le traduzioni letterarie saranno ammissibili ad un sostegno comunitario a titolo del programma Cultura 2007.
Raccomandazione 6
Allegato, punto 1.1, modifica del titolo
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
1.1I poli di cooperazione | 1.1I poli di cooperazioneI centri di creatività |
Motivazione
Il termine "poli di cooperazione" (in inglese Co-operation Focal Point) andrebbe modificato in quanto è troppo simile al termine "punti di contatto cultura" (in inglese Cultural Contact Point) e ciò può dare adito a confusione. Il termine proposto, "centri di creatività" (in inglese Creativity hubs), descrive sinteticamente l'obiettivo di questo aspetto. La parola "cooperazione" è superflua dato che tutti i progetti finanziati dal programma di cooperazione culturale europeo devono essere cooperativi.
Raccomandazione 7
Allegato, punto 1.1, secondo capoverso
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
Ciascun polo deve essere costituito da almeno 6 operatori di 6 paesi diversi partecipanti al programma e può riunire operatori di uno o più settori attorno a diverse attività o progetti pluriennali, di natura settoriale o transettoriale, che perseguano un obiettivo comune. | Ciascun polo deve essere costituito da almeno 65 operatori di 65 paesi diversi partecipanti al programma e può riunire operatori di uno o più settori attorno a diverse attività o progetti pluriennali, di natura settoriale o transettoriale, che perseguano un obiettivo comune. |
Motivazione
La presenza di 5 co-organizzatori dimostra chiaramente il valore aggiunto europeo e i promotori dei progetti non dovrebbero essere obbligati a cercare 6 co-organizzatori a partire dal 2007. Ciò che conta è l'impegno dei progetti per un lavoro comune e la qualità dei progetti stessi.
Raccomandazione 8
Allegato, punto 1.1, terzo capoverso
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
Ciascun polo è inteso a realizzare numerose attività culturali strutturate e pluriennali. | Ciascun polo è inteso a realizzare numerose attività culturali strutturate e pluriennali e a fungere da organo intermediario per l'erogazione delle sovvenzioni. |
Motivazione
I poli di cooperazione dovrebbero fungere da organi intermediari per l'erogazione delle sovvenzioni. In questo modo essi potrebbero fornire finanziamenti "con procedura rapida" (che comportano una limitata burocrazia) a piccoli progetti di cooperazione culturale innovativa. Questo sistema ha funzionato bene nel quadro dei fondi strutturali e dovrebbe essere adottato anche per il programma Cultura 2007.
Raccomandazione 9
Allegato, punto 1.1, sesto capoverso
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
Il sostegno comunitario non può superare il 50% del bilancio del progetto e ha carattere decrescente. Non può essere superiore a 500000 euro l'anno. Il sostegno è concesso per un periodo di 5 anni. | Il sostegno comunitario non può superare il 50% del bilancio del progetto e ha carattere decrescente. Non può essere superiore a 500000 euro l'anno. Il sostegno è concesso per un periodo che va da un minimo di 3a un massimo di 5 anni. |
Motivazione
Andrebbe consentita una maggiore flessibilità per quanto riguarda la durata del progetto, dato che non tutti i promotori di progetto avranno la volontà — o la necessità — di gestire un progetto della durata di 5 anni. Inoltre molti operatori incontreranno probabilmente delle difficoltà nel trovare un cofinanziamento per l'intero periodo di 5 anni.
Raccomandazione 10
Allegato, punto 1.2, modifica del titolo
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
1.2Le azioni di cooperazione | 1.2Le azioni di cooperazioneLe azioni creative |
Motivazione
Il termine "azioni di cooperazione" è troppo tecnocratico, mentre il termine "azioni creative" sottolinea il fatto che, nella selezione dei progetti, la priorità verrà data alla creatività.
Raccomandazione 11
Allegato, punto 1.2, secondo capoverso
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
Ogni azione deve essere concepita e realizzata in partenariato da almeno 4 operatori culturali di 3 paesi partecipanti diversi; gli operatori possono essere di uno o di più settori. | Ogni azione deve essere concepita e realizzata in partenariato da almeno 4 3 operatori culturali di 3 paesi partecipanti diversi; gli operatori possono essere di uno o di più settori. |
Motivazione
La presenza di 3 co-organizzatori è ampiamente sufficiente per dimostrare il valore aggiunto europeo. Come già osservato a proposito dei poli di cooperazione europei, i progetti dovrebbero essere valutati in base alla loro qualità intrinseca e non in base a criteri di selezione meccanici.
Raccomandazione 12
Allegato, punto 1.2, quarto capoverso
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
Il sostegno comunitario non può superare il 50% del bilancio del progetto e non può essere né inferiore a 60000 euro l'anno né superiore a 200 000 euro l'anno. Il sostegno è concesso per dodici mesi al massimo. | Il sostegno comunitario non può superare il 50% del bilancio del progetto e non può essere né inferiore a 60000 euro l'anno né superiore a 200000 euro l'anno. Il sostegno è concesso per un minimo di dodici mesi al massimo e un massimo di ventiquattro mesi. |
Motivazione
Ci dovrebbe essere maggiore flessibilità per quanto riguarda il livello minimo del sostegno comunitario previsto (ovvero 60000 euro l'anno che equivalgono a una dimensione minima del progetto di 120000 euro l'anno), dato che alcuni progetti hanno un certo impatto e una massa critica, pur non necessitando, o non essendo in grado di assorbire, tale importo.
Si dovrebbe inoltre consentire ai progetti di avere una durata massima di due anni, rendendo così il programma più flessibile e di più facile utilizzo per i promotori dei progetti.
Raccomandazione 13
Allegato, punto 1.3, quarto capoverso
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
In tale contesto sarà accordato un sostegno significativo anche alle "Capitali europee della cultura" per contribuire all'attuazione di attività che mettano l'accento sulla visibilità europea e sulla cooperazione culturale transeuropea. | In tale contesto il 90% del bilancio destinato alle "azioni speciali" sarà accordato un sostegno significativo anche alle "Capitali europee della cultura" per contribuire all'attuazione di attività che mettano l'accento sulla visibilità europea e sulla cooperazione culturale transeuropea. |
Motivazione
Il fulcro delle azioni speciali dovrebbe essere costituito dall'iniziativa "Capitali europee della cultura". Il finanziamento comunitario per le "Capitali europee della cultura" dovrebbe aumentare, dato che, per riflettere il recente allargamento dell'Unione europea, a partire dal 2009, vi saranno probabilmente due capitali europee della cultura all'anno. Il maggiore sostegno dovrebbe per esempio essere utilizzato per aiutare le autorità cittadine e gli operatori culturali a lavorare con partner in altri Stati membri promovendo così la mobilità transnazionale e il dialogo interculturale. Inoltre dedicare il 90 % del bilancio delle azioni speciali all'iniziativa "Capitali europee della cultura" aumenta la trasparenza di questa voce che in passato è stata criticata per una certa opacità. Il restante 10 % dovrebbe essere utilizzato per premi quali il premio "Europa nostra" e il premio dell'Unione europea per l'architettura contemporanea (premio Mies van der Rohe).
Raccomandazione 14
Articolo 5, paragrafo 2
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
Il programma è altresì aperto alla cooperazione con altri paesi terzi che abbiano concluso con la Comunità europea accordi d'associazione o di cooperazione contenenti clausole culturali, sulla base di stanziamenti supplementari e di modalità specifiche da definire. | Il programma è altresì aperto alla cooperazione con altri paesi terzi, fra cui prioritariamente i nostri vicini, conformemente alla politica di vicinato europea., che abbiano concluso con la Comunità europea accordi d'associazione o di cooperazione contenenti clausole culturali, sulla base di stanziamenti supplementari e di modalità specifiche da definire. |
Motivazione
Il programma dovrebbe dare la priorità ai paesi inclusi nella politica di vicinato europea. Non si sottolineerà mai abbastanza l'importanza del dialogo fra civiltà e del libero scambio di idee fra culture, religioni, tradizioni. Progetti comuni in campo culturale possono aiutare a conseguire i principali obiettivi della politica di vicinato europea, ovvero creare contatti fra le persone e promuovere la comprensione reciproca della cultura, della storia, degli atteggiamenti e dei valori di ciascuno, eliminando così percezioni distorte.
Raccomandazione 15
Articolo 9, paragrafo 1
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
La Commissione è assistita da un comitato composto da rappresentanti degli Stati membri e presieduto dal rappresentante della Commissione. | La Commissione è assistita da un comitato composto da rappresentanti degli Stati membri, un rappresentante del Comitato delle regioni e presieduto dal rappresentante della Commissione. |
Motivazione
Dato che in molti Stati membri è spesso il livello infranazionale ad essere competente in materia di politica culturale, il Comitato delle regioni dovrebbe essere autorizzato a nominare un proprio rappresentante in tale comitato. Inoltre le delegazioni degli Stati membri all'interno del comitato dovrebbero includere, laddove opportuno, rappresentanti locali e regionali.
Raccomandazione 16
Articolo 10, paragrafo 1
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
I punti di contatto Cultura, quali definiti al punto I.3.3 dell'allegato, operano come organi d'attuazione per la diffusione di informazioni sul programma a livello nazionale, salvo il rispetto dell'articolo 54, paragrafo 2, lettera c), e paragrafo 3, del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002. | I punti di contatto Cultura, quali definiti al punto I.3.3 dell'allegato, operano come organi d'attuazione per la diffusione di informazioni sul programma sia a livello nazionale che a livello infranazionale, salvo il rispetto dell'articolo 54, paragrafo 2, lettera c), e paragrafo 3, del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002. |
Motivazione
L'emendamento è in linea con la raccomandazione 14 del progetto di parere. I punti di contatto Cultura devono poter agire anche a livello regionale per raggiungere meglio gli operatori culturali e adattarsi alle loro peculiarità. Si dovrebbe pertanto agevolare la creazione, sempre volontaria, di punti di contatto Cultura, o delegazioni di tali punti, presso gli enti territoriali.
Raccomandazione 17
Articolo 10, paragrafo 2
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
2.I punti di contatto Cultura devono possedere i seguenti requisiti: | 2.I punti di contatto Cultura devono possedere i seguenti requisiti: |
—disporre di personale sufficiente dotato sia di qualificazioni professionali attinenti alle loro funzioni, sia di qualificazioni linguistiche adeguate al lavoro in un ambiente di cooperazione internazionale; | —disporre di personale sufficiente dotato sia di qualificazioni professionali attinenti alle loro funzioni, sia di qualificazioni linguistiche adeguate al lavoro in un ambiente di cooperazione internazionale; |
—disporre di infrastrutture adeguate, in particolare per quanto riguarda le attrezzature informatiche e i mezzi di comunicazione; | —disporre di infrastrutture adeguate, in particolare per quanto riguarda le attrezzature informatiche e i mezzi di comunicazione; |
—operare in un contesto amministrativo che permetta loro di adempiere correttamente i compiti ad essi affidati e di evitare conflitti d'interesse. | —operare in un contesto amministrativo che permetta loro di adempiere correttamente i compiti ad essi affidati — laddove opportuno per esempio a livello infranazionale — e di evitare conflitti d'interesse. |
Motivazione
Si dovrebbero incoraggiare i punti di contatto Cultura ad operare a livello infranazionale per essere più vicini ai cittadini e agli operatori culturali sul campo. Il sistema francese dei "poli regionali" creato dal punto di contatto Cultura francese è un esempio di buona pratica che dovrebbe essere imitato in altri Stati membri.
Raccomandazione 18
Articolo 12, lettera d) (nuovo)
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
| d)promuovendo la diversità linguistica dell'UE. |
Motivazione
Per le ragioni esposte precedentemente (raccomandazioni 1 e 2), nel testo si dovrebbero rafforzare i riferimenti all'obiettivo della diversità linguistica.
Raccomandazione 19
Allegato V RIPARTIZIONE DEL BILANCIO GLOBALE
Aspetto 1
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
Ripartizione indicativa del bilancio annuale del programma | Ripartizione indicativa del bilancio annuale del programma |
Percentuale del bilancio | Percentuale del bilancio |
Aspetto 1 (sostegno ai progetti) circa il 77%—poli di cooperazione circa il 36%—azioni di cooperazione circa il 24%—azioni speciali circa il 17% | Aspetto 1 (sostegno ai progetti) circa il 77%—poli di cooperazione circa il 36% 30%—azioni di cooperazione circa il 24% 30%—azioni speciali circa il 17% |
Motivazione
Sia i poli di cooperazione che le azioni di cooperazione dovrebbero ricevere il 30 % del bilancio totale invece delle percentuali previste, pari rispettivamente al 36 % e al 24 %. Il Comitato ritiene che l'attuale ripartizione del bilancio potrebbe discriminare gli operatori più piccoli — che sono spesso i più sperimentali e i più innovativi — in quanto questi ultimi hanno meno probabilità, rispetto agli operatori più grandi, di assicurarsi un finanziamento per cinque anni e di essere in grado di compiere l'ampio lavoro di sviluppo richiesto.
Raccomandazione 20
Allegato, punto 2.2
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
Possono essere sostenute iniziative volte a preservare i principali siti ed archivi connessi con le deportazioni, in memoria delle quali sono stati eretti monumenti negli ex campi di concentramento ed in altri luoghi di martirio e di sterminio su larga scala di civili, nonché iniziative volte a conservare la memoria delle vittime in tali siti. | Possono essere sostenute iniziative volte a preservarei principali siti ed archivi connessi con le deportazioni, in memoria delle quali sono stati eretti monumenti negli ex campi di concentramento ed in altri luoghi di martirio e di sterminio su larga scala di civili, nonché iniziative volte a conservare la memoria delle vittime in tali siti vittimedelle vittime degli stermini di massa, del martirio e delle deportazioni di massa e iniziative dirette alla conservazione dei luoghi principali, dei monumenti, compresi gli ex campi di concentramento, che testimoniano tali avvenimenti allo scopo di tener viva la memoria delle vittime. |
Motivazione
Inserendo la commemorazione delle vittime del regime totalitario sovietico nella memoria storica comune dell'Europa si allarga la percezione della storia strutturata e basata sul consenso del continente europeo. Ignorare argomenti politicamente "delicati" come questo ridurrebbe notevolmente la fiducia nell'Unione, in particolare agli occhi di quei cittadini per i quali tali argomenti e la loro memoria costituiscono una realtà recente e dolorosa.
È anche difficile ignorare il fatto che la verità storica della seconda guerra mondiale e le sue conseguenze raccontano una storia chiara, e senza ambiguità possibili, di innumerevoli destini umani distrutti dal terrore sovietico in quelli che sono adesso i nuovi Stati membri dell'Unione europea.
Raccomandazione 21
Allegato, punto 3.3
Testo proposto dalla Commissione | Emendamento del CdR |
Per garantire una diffusione mirata ed efficace di informazioni pratiche riguardanti il programma, quest'ultimo prevede il sostegno di "punti di contatto Cultura" vicini ai beneficiari. Questi organi, che operano a livello nazionale, sono istituiti dalla Commissione in collaborazione con gli Stati membri e su base volontaria. | Per garantire una diffusione mirata ed efficace di informazioni pratiche riguardanti il programma, quest'ultimo prevede il sostegno di "punti di contatto Cultura" vicini ai beneficiari. Questi organi, che operano possono operare sia a livello nazionale che a livello infranazionale, sono istituiti dalla Commissione in collaborazione con gli Stati membri o i loro enti regionali e su base volontaria. |
Motivazione
L'emendamento è in linea con la raccomandazione 14 del progetto di parere. I punti di contatto Cultura devono poter agire anche a livello regionale per raggiungere meglio gli operatori culturali e adattarsi alle loro peculiarità. Si dovrebbe pertanto agevolare la creazione, sempre volontaria, di punti di contatto Cultura, o delegazioni di tali punti, presso gli enti territoriali.
Bruxelles, 23 febbraio 2005
Il Presidente
del Comitato delle regioni
Peter Straub
[1] GU C 121 del 30.4.2004, pag.15.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_52004AE1198 | Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Piano d'azione: Un'agenda europea per l'imprenditorialità
COM(2004) 70 def.
(2005/C 74/01)
La Commissione, in data 11 febbraio 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla comunicazione di cui sopra
La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 14 luglio 2004, sulla base del progetto predisposto dal relatore BUTTERS.
Il Comitato economico e sociale europeo, in data 15 settembre 2004, nel corso della 411a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 150 voti favorevoli, 1 voto contrario e 6 astensioni.
1. Contesto
1.1 Le conclusioni della presidenza del Consiglio europeo di Lisbona del 2000 e la Carta europea per le piccole imprese hanno sottolineato l'importanza dell'attività imprenditoriale per lo sviluppo sostenibile in Europa e la necessità di creare un ambiente politico favorevole alla promozione delle imprese.
1.2 Il Presidente della Commissione europea Romano Prodi ha poi annunciato al Consiglio europeo di primavera del 2002, a Barcellona, che la Commissione avrebbe presentato un Libro verde sull'imprenditorialità prima del Consiglio europeo di primavera dell'anno successivo. La Commissione ha adempiuto a tale impegno nel gennaio 2003 e, nei mesi successivi, ha dato il via a una consultazione aperta e rigorosa delle parti interessate. Il Consiglio europeo di primavera del 2003 ha quindi chiesto alla Commissione di presentare un piano d'azione per l'imprenditorialità al Consiglio europeo di primavera del 2004.
1.3 Il parere del Comitato sul Libro verde è stato adottato nella sessione plenaria del settembre 2003 [1].
1.4 Nel febbraio 2004 la Commissione ha infine adottato il suo piano d'azione "Un'agenda europea per l'imprenditorialità" [2].
2. Obiettivi del presente parere
2.1 Come già nel caso del suo parere relativo al Libro verde sull'imprenditorialità in Europa, il Comitato intende contribuire al processo – attualmente in corso - di comprensione e promozione dell'imprenditorialità, presentando dapprima alcune osservazioni generali e poi un'analisi più precisa del piano d'azione. Il parere si conclude con una serie di raccomandazioni costruttive su come convertire il piano d'azione in iniziative realistiche e tangibili, a vantaggio delle attuali e future generazioni di imprenditori europei.
3. Osservazioni generali: il piano d'azione risponde all'obiettivo dichiarato di fornire "un quadro strategico per la promozione dello spirito imprenditoriale"?
3.1 Il Libro verde sull'imprenditorialità in Europa ha dimostrato una chiara comprensione delle questioni in gioco e della portata della sfida consistente nell'incrementare il livello di imprenditorialità nell'UE. Nel proprio parere, il Comitato lo ha riconosciuto e si è congratulato con la Commissione per il Libro verde e per il successivo processo di consultazione, aperto e rigoroso.
3.2 Prendendo le mosse dal Libro verde, il piano d'azione approfondisce ulteriormente l'analisi della natura della sfida imprenditoriale in Europa. Le finalità del piano d'azione, però, pur essendo giustamente ambiziose, sono abbinate a obiettivi difficili da definire. L'impressione generale è quella di un documento vago e poco coraggioso. Il piano d'azione esprime solo in minima parte la creatività fatta intravedere nel Libro verde e nella consultazione pubblica, e spesso preferisce citare iniziative già esistenti. Inoltre, non propone meccanismi sufficienti per garantirne l'esecuzione e non riesce a delegare responsabilità esecutive né a fissare procedure di monitoraggio e valutazione.
3.3 Uno dei punti chiave emersi dal dibattito, durante l'elaborazione del Libro verde e la successiva consultazione, è la constatazione che un'ampia gamma di politiche presenta ripercussioni per gli imprenditori e che, di conseguenza, occorre un approccio orizzontale alla soluzione delle sfide individuate. È sintomatico che il piano d'azione non riesca a dimostrare alle parti interessate che l'iniziativa non ha ottenuto solo un sostegno di maniera dai servizi della Commissione esterni alla direzione generale Imprese e dalle amministrazioni degli Stati membri. Privo di un sostegno più fattivo, il piano d'azione è destinato infatti ad avere un impatto molto limitato.
3.4 Nel corso del processo di consultazione la Commissione ha raccolto 250 risposte. Pur riconoscendo la trasparenza dimostrata da questa istituzione nel pubblicare tutti i contributi ricevuti sul suo sito web, il Comitato osserva che il piano d'azione contiene ben pochi riferimenti espliciti alle osservazioni presentate e non consente al lettore di capire come siano state analizzate e incorporate le risposte fornite. Di fronte alla portata di quest'operazione e all'interesse che ha suscitato in tutta l'UE, sarebbe un peccato se queste risposte non fossero state considerate con attenzione. Se invece lo sono state, il piano d'azione dovrebbe dimostrarlo.
3.5 Il piano d'azione avrebbe potuto riconoscere l'eterogeneità delle PMI, sottolineando che questa diversità richiede soluzioni politiche mirate e non generiche. Per esempio, la recente comunicazione della Commissione sulla promozione delle società cooperative in Europa [3] riconosce l'importanza di promuovere le cooperative in Europa e di conseguenza nel piano d'azione si sarebbe dovuto inserire un riferimento al ruolo specifico delle imprese dell'economia sociale [4]. Analogamente, le esigenze di un imprenditore autonomo sono estremamente diverse da quelle di una società [5]. Oltre ad esprimere un apprezzamento per queste specifiche forme di proprietà delle imprese, il piano d'azione dovrebbe riconoscere la necessità di approcci politici mirati alle imprese con particolari esigenze e caratteristiche quali le start-up innovative o le imprese già avviate, impegnate in attività più convenzionali.
3.6 Il Comitato ritiene importante anche incoraggiare una cultura imprenditoriale nel settore pubblico. Pur comprendendo che il piano d'azione si concentra sull'imprenditorialità nel senso della creazione, gestione e sviluppo di un'impresa, il Comitato ritiene che si sarebbe potuta ribadire la necessità di stimolare atteggiamenti imprenditoriali nelle amministrazioni pubbliche.
3.7 Struttura
3.7.1 Nel suo parere sul Libro verde, il Comitato raccomanda "di dividere il contenuto del piano di azione in due parti distinte:
- promozione dello spirito imprenditoriale: questa azione deve essere destinata allo sviluppo di una cultura dell'imprenditorialità, al recupero e al miglioramento della fama dell'imprenditore presso i potenziali fondatori di nuove imprese; nell'ambiente scolastico, universitario e familiare; nei servizi pubblici e privati, in particolare nel settore finanziario; presso le amministrazioni europee e degli Stati membri,
- creazione di un ambiente propizio all'attività imprenditoriale: l'obiettivo è definire, in risposta alle dieci domande contenute nel Libro verde, un programma di azioni operative a favore dell'attività delle imprese" [6].
3.7.2 Pur essendo in linea generale d'accordo sui cinque settori di azione strategica selezionati, il Comitato è preoccupato dalla mancata segnalazione di interventi specifici all'interno di ogni settore. Inoltre, al Comitato sembra che l'approccio binario di cui sopra sarebbe stato più coerente di questi cinque settori di azione strategica, in qualche misura arbitrari. Questi ultimi, infatti, sembrano presentare incoerenze e sovrapposizioni e accostano quattro sfide di ampio respiro a una questione specifica (migliorare l'accesso ai finanziamenti).
3.7.3 In ogni caso, per mantenere una certa coerenza, nella sezione del parere dedicata alle osservazioni specifiche, il Comitato rispetta la stessa suddivisione in cinque settori.
3.7.4 A giudizio del Comitato, il documento della Commissione non fa che tracciare un programma di massima. La fase successiva dovrà comprendere lo sviluppo di misure e politiche specifiche, meccanismi di monitoraggio e di riesame nonché indici e dati sull'imprenditorialità, tutto ciò per garantire che si facciano progressi.
4. Osservazioni specifiche sui cinque settori di azione strategica
4.1 Nell'ambito di ciascuno dei settori di azione strategica, il Comitato individua una serie di priorità specifiche.
4.1.1 Alimentare la cultura imprenditoriale
4.1.1.1 Questo non può che essere un obiettivo di lungo periodo e coinvolgere numerosi organi a vari livelli. La DG Imprese ha bisogno del sostegno della DG Istruzione e cultura e quello degli enti di livello statale e territoriale preposti alla formulazione e all'attuazione della politica dell'istruzione.
4.1.1.2 Come sottolineato nel Libro verde, gli imprenditori sono mossi da un'ampia gamma di ambizioni quali i guadagni finanziari, l'indipendenza o la soddisfazione professionale. Quale che sia la loro motivazione, è essenziale che gli imprenditori, anche quelli potenziali, riconoscano le responsabilità sociali insite nella proprietà di un'impresa.
4.1.1.3 Il Comitato accoglie con favore le raccomandazioni del piano d'azione relative ai giovani, ma pone anche l'accento sul processo di invecchiamento demografico in atto in Europa. Sarebbe un errore creare un contesto che non offra possibilità di carriera imprenditoriale alle persone di età più avanzata che hanno i mezzi (le abilità, le capacità gestionali, il capitale ecc.) per avviare e gestire un'impresa.
4.1.1.4 Il Comitato si compiace altresì del rilievo attribuito dal piano d'azione alle esigenze specifiche delle imprenditrici. Le donne che cercano di avviare e sviluppare un'attività commerciale devono affrontare particolari sfide di carattere economico e culturale che variano sensibilmente da un paese all'altro. I funzionari riuscirebbero a valutare tali sfide e ad agire di conseguenza se coinvolgessero nell'elaborazione delle politiche le imprenditrici, incluse quelle che non hanno avuto successo.
4.1.1.5 Diversi Stati membri vantano una lunga tradizione di programmi scolastici a favore dell'imprenditorialità. Inutile cercare di inventare di nuovo la ruota: il piano d'azione dovrebbe vertere sull'analisi, la messa in comune e la promozione delle buone pratiche esistenti. Negli anni Novanta, nell'ambito della procedura BEST, la Commissione ha coordinato diversi progetti validi in materia, le cui conclusioni e raccomandazioni dovrebbero risultare preziose per lo sviluppo di politiche nel quadro del piano d'azione.
4.1.1.6 Il nuovo programma pluriennale della Commissione per le PMI (2006-2010) dovrebbe comprendere meccanismi volti a facilitare un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni imprenditoriali nei progetti realizzati in ambito scolastico.
4.1.1.7 Creare una società più imprenditoriale in Europa, però, non significa solo preparare i futuri imprenditori. Una politica del genere è destinata a non dare frutti se l'Europa non riuscirà a creare anche un contesto propizio ai potenziali imprenditori. Ciò presuppone una sensibilizzazione di un ventaglio molto più ampio di soggetti connessi al mondo imprenditoriale, nel settore pubblico o privato e nella società in genere, affinché comprendano e apprezzino l'imprenditorialità. Sia i funzionari pubblici che vogliono adempiere efficacemente ai propri compiti sia coloro che sono coinvolti nella gestione di un'impresa dovrebbero pertanto sostenere l'imprenditorialità.
4.1.1.8 A giudizio del Comitato, scopo delle politiche dovrebbe essere quello di sdrammatizzare l'imprenditorialità, riducendo le barriere reali e percepite che separano gli imprenditori dal resto della società. I moderni schemi di lavoro consentono di sperimentare modi diversi di partecipare alla vita economica e di passare con relativa facilità dal lavoro dipendente all'attività autonoma o alla creazione d'impresa e viceversa. L'imprenditorialità, quindi, dovrebbe essere considerata da molte più persone come un'opzione anche a breve termine. Ciò produrrebbe due effetti positivi: incrementare il numero di coloro che considerano un'opzione attraente la gestione di un'impresa di cui sono anche proprietari e, nel contempo, indurre un atteggiamento più positivo nei confronti degli imprenditori presso un'ampia gamma di portatori di interesse. Nell'instaurare un contesto del genere, si dovranno rendere possibile la registrazione di un'impresa e la sua cancellazione dal registro con un minimo di procedure burocratiche. Tale necessità è particolarmente sentita in molti nuovi Stati membri, dove le pratiche amministrative necessarie per passare dall'attività autonoma a quella dipendente sarebbero, a quanto pare, eccessivamente onerose e l'accesso a tali attività sarebbe reso particolarmente difficoltoso dalla burocrazia esistente.
4.1.1.9 Al tempo stesso, però, le autorità e le altre parti interessate dovrebbero far sì che un'agevolazione del passaggio dallo status di dipendente a quello di autonomo e viceversa non produca eventuali abusi. In questo tentativo di raggiungere un equilibrio, è importante che i lavoratori dipendenti o i disoccupati non siano indotti con l'inganno o addirittura costretti loro malgrado ad optare per l'attività autonoma e che i datori di lavoro privi di scrupoli non trovino così un modo per scaricare le proprie responsabilità sui dipendenti [7].
4.1.2 Incoraggiare più persone a diventare imprenditori
4.1.2.1 Il piano d'azione tratta adeguatamente la questione essenziale del corretto equilibrio tra rischio e guadagno.
4.1.2.2 Il Comitato attende con impazienza di leggere l'imminente comunicazione della Commissione sui trasferimenti di proprietà delle imprese. Stando alle previsioni, la comunicazione prenderà spunto dal valido rapporto stilato nel maggio 2002 sulla procedura BEST e proseguirà nel compito di alzare la posta in gioco e sensibilizzare i funzionari competenti degli Stati membri e il mondo finanziario in merito a quest'importante aspetto. Per agevolare i trasferimenti di proprietà e incentivare la continuità delle imprese vanno affrontati parecchi problemi specifici. In particolare i regimi fiscali, le tasse di successione, i diritti di successione e il diritto societario attualmente scoraggiano la successione delle imprese e pertanto necessitano di una revisione.
4.1.2.3 Giustamente, il piano d'azione segnala lo stigma del fallimento tra i principali ostacoli che si oppongono a una maggiore attività imprenditoriale. Questo problema potrà essere risolto, in parte, con strategie che riescano a sensibilizzare la società all'imprenditorialità. Occorrerà però portare un'attenzione più marcata all'atteggiamento degli istituti finanziari, che dovranno essere più flessibili nel trattare i soggetti coinvolti nella cessazione dell'attività di un'impresa. Il Comitato raccomanda alla Commissione di fornire agli istituti finanziari prove del fatto che gli imprenditori con esperienze precedenti (positive o negative che siano) hanno maggiori probabilità di avviare con successo nuove iniziative.
4.1.2.4 In tale processo, è importante trovare un equilibrio tra consentire a quanti hanno fallito "onestamente" di avviare una nuova attività e garantire che le pratiche illegali siano proibite. Il diritto fallimentare, di conseguenza, deve essere meno punitivo e più trasparente.
4.1.2.5 Il Comitato invita a fornire maggiori dettagli sulle singole misure previste e, allo stesso tempo, si compiace del fatto che il piano d'azione accenni a ulteriori lavori della Commissione e degli Stati membri sui sistemi di sicurezza sociale degli imprenditori.
4.1.3 Orientare le imprese verso la crescita e la competitività
4.1.3.1 Gli studi effettuati evidenziano la necessità di offrire formazione e sostegno ai proprietari-gestori di imprese, specialmente nel campo del marketing. Sviluppi significativi in materia di trasferimento di conoscenze alle PMI sono stati realizzati anche grazie a tirocini e all'approfondimento dei legami tra gli istituti di ricerca e il mondo delle PMI. Si dovrebbero sviluppare ulteriormente e sostenere i programmi di mentorship, grazie ai quali le giovani società/i giovani imprenditori apprendono dalle società/dagli imprenditori con maggiore esperienza.
4.1.4 Migliorare il flusso dei finanziamenti
4.1.4.1 Il Comitato si compiace della proposta di incoraggiare gli Stati membri a mettere in comune le buone pratiche e di elaborare un ulteriore piano d'azione sugli appalti pubblici elettronici.
4.1.4.2 Il Comitato raccomanda di dare un'impostazione più olistica alla riflessione sull'accesso ai finanziamenti, includendovi anche:
- il miglioramento del senso degli affari dei proprietari-gestori, in modo che capiscano cosa serve per procurarsi i finanziamenti necessari alla crescita: ciò potrebbe essere realizzato da reti accreditate di sostegno alle imprese,
- la sensibilizzazione degli istituti finanziari ai bisogni delle imprese in cerca di fondi e di sostegno per la crescita: ciò significa a sua volta promuovere una migliore comprensione dell'imprenditorialità all'interno del settore finanziario,
- l'apertura degli appalti pubblici alle imprese più piccole, l'intervento più diretto che il settore pubblico possa compiere sul lato della domanda. Come il Comitato ha segnalato nel suo parere sul Libro verde, l'accesso delle piccole imprese agli appalti pubblici [8] è limitato da diversi fattori e, analogamente, i funzionari pubblici incontrano anch'essi ostacoli amministrativi in quest'ambito. I potenziali benefici per entrambe le parti e per l'economia, tuttavia, giustificano ulteriori riflessioni e interventi nel settore; gli USA offrono in questo caso un modello positivo: i ministeri e le agenzie federali aspirano infatti ad assegnare il 23 % dei contratti derivanti da gare d'appalto alle piccole imprese,
- la semplificazione e la riduzione delle procedure per gli adempimenti fiscali. Sebbene il piano d'azione presenti in questo caso alcune idee interessanti, si tratta di un aspetto non ancora approfondito a sufficienza. Il Comitato si rende conto che la competenza per l'attuazione di misure concrete spetta alle autorità nazionali e in qualche caso a quelle regionali o addirittura locali. Ribadisce inoltre la sua richiesta di incentivi fiscali per le imprese che reinvestono i profitti [9], misura cui non si fa cenno nel piano d'azione.
4.1.5 Creare un quadro regolamentare e amministrativo più favorevole alle PMI
4.1.5.1 Nel suo parere sul Libro verde, il Comitato ha sottolineato la necessità che le scelte politiche a favore delle piccole imprese fossero "incorporate, in senso orizzontale, in tutti i settori di intervento pertinenti (occupazione, politica fiscale, ambiente, istruzione, ecc.) e, in senso verticale, a tutti i livelli decisionali" [10]. Sebbene il pacchetto "Legiferare meglio", del giugno 2002, fosse in linea di massima incoraggiante, tuttora molti servizi della Commissione non valutano adeguatamente l'impatto delle loro proposte sulle PMI o anche su altre parti interessate. Il Comitato sostiene quindi le recenti richieste di nominare un vicepresidente della Commissione con responsabilità più dirette nella supervisione delle riforme normative.
4.1.5.2 In linea più generale, vi è ancora ampio spazio per migliorare le procedure di valutazione dell'impatto normativo, all'interno non solo della Commissione, ma anche del Parlamento e del Consiglio.
4.1.5.3 Il Comitato si rammarica che non vi sia più alcun riferimento all'approccio "think small first", prima pensare in piccolo, secondo cui qualsiasi regolamento o atto legislativo deve essere sviluppato tenendo conto delle caratteristiche specifiche e delle sfide delle piccole imprese. Sono cruciali in questo ambito le valutazioni specifiche dell'impatto che tutta la legislazione esistente e quella nuova hanno sulle PMI. Se questo approccio venisse adottato nell'arco di tutto il processo di elaborazione delle politiche europee, esso costituirebbe il contributo più significativo delle istituzioni alla promozione dell'attività imprenditoriale.
4.1.5.4 La recente adesione all'UE di dieci nuovi Stati membri comporta un notevole ampliamento della base di PMI europee, molte delle quali, prima ancora di pensare a monitorare eventuali nuove proposte normative, lottano per adattarsi alla legislazione europea già in vigore. La Commissione dovrà quindi prendere spunto dalle varie iniziative isolate destinate a sollecitare in anticipo il parere del mondo delle PMI. Quel che più conta, la Commissione dovrà anche dimostrare che tiene conto del feedback se vuole evitare di suscitare disaffezione e di aprire un divario culturale tra le istituzioni e le politiche europee da un lato e le piccole imprese dall'altro.
4.1.5.5 Il Comitato sottolinea l'importanza di un dialogo efficace tra la Commissione e i rappresentanti delle PMI. La consultazione delle PMI tramite le organizzazioni che le rappresentano dovrebbe essere centrale in tutte le procedure consultive della Commissione. Per favorire tale obiettivo e garantire che tutti i servizi della Commissione siano consapevoli delle posizioni delle PMI, il Comitato raccomanda di valorizzare il ruolo di tali imprese nominando, nell'ambito del prossimo mandato, un commissario responsabile delle PMI con il compito precipuo di verificare l'applicazione del principio "think small first" in tutta la Commissione.
4.1.5.6 Gli stessi principi sono applicabili alle parti sociali che affrontano numerose questioni di grande importanza per gli attuali e futuri imprenditori. Il Comitato raccomanda una revisione del dialogo sociale - soprattutto a livello europeo, ma in alcuni casi anche su scala nazionale - per stabilire come ottenere un livello più adeguato di partecipazione del variegato e sempre più significativo mondo delle PMI.
4.1.5.7 Per quanto riguarda in particolare le norme sugli aiuti di Stato, il Comitato accoglie con grande favore la creazione di uno strumento volto a identificare gli aiuti che, verosimilmente, non produrranno effetti significativi sulla concorrenza. È importante, per esempio, che le procedure per la concessione di aiuti di Stato non intralcino l'esplorazione e l'applicazione, da parte delle piccole imprese, di modalità innovative per colmare eventuali vuoti finanziari.
5. Raccomandazioni volte a massimizzare l'impatto positivo del piano d'azione
5.1 Il Comitato sollecita i seguenti chiarimenti e/o miglioramenti procedurali:
5.1.1 approcci di politica imprenditoriale coerenti: all'interno della Commissione, la DG Imprese svolge chiaramente un ruolo chiave nel pilotare i progressi da compiere. Il piano d'azione tocca tutti i settori della politica imprenditoriale della Commissione e, come il Comitato ha raccomandato nel suo parere sul Libro verde [11], ciò deve riflettersi nelle singole iniziative politiche della DG. In particolare, il programma pluriennale per le PMI (2006-2010) dovrà dare prova di una chiara correlazione con il piano d'azione sull'imprenditorialità e introdurre poi un meccanismo che consenta di realizzare molte delle sue priorità.
5.1.2 Valutazione: nonostante i miglioramenti apportati di recente, il mondo imprenditoriale non è soddisfatto di come è stata impostata la valutazione della Carta europea per le piccole imprese. Attualmente, infatti, al funzionario pubblico di livello europeo e nazionale è permesso di agire contemporaneamente da "giudice e giurato". È quindi cruciale un più stretto coinvolgimento di esponenti del mondo delle imprese nella valutazione del piano d'azione.
5.1.3 Deve essere definito un quadro per una futura valutazione ex-post che consenta un continuo miglioramento delle politiche adottate. Ciò dovrebbe coinvolgere funzionari della Commissione e degli Stati membri, nonché esponenti di spicco del mondo imprenditoriale a livello europeo e nazionale.
5.1.4 Indicatori di rendimento adeguati sono strumenti essenziali per fissare e misurare obiettivi di accrescimento dell'attività imprenditoriale. È una raccomandazione, questa, già formulata dal Comitato nel suo precedente parere [12] e sottolineata nelle conclusioni del Consiglio Competitività del 20 febbraio. Questo genere di dati permetterà anche uno studio comparativo delle politiche e dei contesti imprenditoriali esistenti negli Stati membri.
5.1.5 Scadenze chiare: nelle conclusioni del Consiglio Competitività del 20 febbraio la Commissione è invitata a elaborare uno scadenzario più ambizioso che, per essere efficace, dovrà anche indicare obiettivi precisi e mirati. Il Comitato riconosce che, sin dalla pubblicazione del piano d'azione, la Commissione ha elaborato una serie di worksheet, obiettivi e termini più precisi per azioni specifiche. Nello stesso spirito che ha prevalso durante la consultazione, il Comitato sollecita la Commissione a promuovere la diffusione di questi worksheet e a renderli prontamente disponibili per le parti interessate.
5.1.6 Monitorare il processo e delegare responsabilità: la Commissione non può né deve attuare in prima persona gran parte degli interventi necessari; deve però vigilare con attenzione e monitorare i progressi compiuti nell'attuazione del piano d'azione. Parallelamente, è pertanto indispensabile che la responsabilità per l'esecuzione dei vari interventi sia delegata al livello pertinente e che lo scadenzario sia comunicato a tutte le parti interessate e concordato con esse. Ciò presuppone un'azione concertata tra diversi soggetti e, per garantire il loro coinvolgimento nell'attività futura, il Comitato raccomanda le seguenti iniziative.
5.1.7 Per potenziare l'impegno della Commissione nel processo, si dovrebbe istituire una sorta di comitato per il monitoraggio del piano d'azione all'interno della struttura della nuova Commissione che si insedierà nel novembre 2004. Il comitato comprenderebbe rappresentanti di ciascuna DG in cui hanno origine proposte legislative che interessano le imprese, nonché di ciascuna DG preposta a vigilare sull'esecuzione dei programmi europei derivanti dal piano d'azione.
5.1.8 La creazione di un gruppo di lavoro di funzionari competenti degli Stati membri aumenterebbe il loro coinvolgimento nel processo. Tale gruppo dovrebbe incontrarsi regolarmente per discutere aspetti specifici delle raccomandazioni del piano d'azione, monitorare i progressi compiuti e individuare le lacune.
5.1.9 È fondamentale che il mondo imprenditoriale sia strettamente coinvolto nell'esecuzione, nel monitoraggio e nella valutazione di questo piano d'azione. In questo caso, il Comitato intende il mondo imprenditoriale nel senso più ampio del termine, in modo da comprendere le imprese di ogni tipo e dimensione, dal lavoratore autonomo alle multinazionali, dalle imprese dell'economia sociale alle società pubbliche a responsabilità limitata. Se non si riesce a conseguire questo ampio coinvolgimento, si rischia di escludere il mondo imprenditoriale dal processo in corso e, di conseguenza, di ridurne notevolmente l'impatto. Il Comitato raccomanda perciò di adottare, nel corso di tutto il processo, un approccio sistematico alla consultazione del mondo imprenditoriale per il tramite di suoi autorevoli rappresentanti a livello europeo e nazionale.
5.1.10 Come le risposte al Libro verde hanno indicato, un numero crescente di soggetti, oltre al mondo delle PMI, è interessato all'imprenditorialità. Per esempio, molti sindacati riconoscono l'importanza di una politica imprenditoriale. Tutte le parti interessate dovrebbero quindi poter contribuire all'attuazione del piano d'azione.
5.1.11 In generale, il Comitato raccomanda alla Commissione di compiere uno sforzo concertato per mantenere vivo l'interesse per il piano d'azione, sia tra i responsabili politici sia, in senso più ampio, nell'intero mondo imprenditoriale. Le attività promozionali e le campagne di sensibilizzazione in corso collegate ad obiettivi specifici all'interno del piano d'azione generale aiuteranno a mantenere lo slancio e l'impegno della grande varietà di attori necessari al successo di questa importante iniziativa.
6. Conclusioni
6.1 Il Comitato si compiace del piano d'azione presentato dalla Commissione e ribadisce il suo apprezzamento per il lavoro svolto dalla DG Imprese fin dall'inizio di questo processo nei primi mesi del 2002. Il Comitato si rende conto che le decisioni su gran parte degli interventi richiesti dovranno essere prese da responsabili politici esterni, al di fuori della DG Imprese.
6.2 Il piano d'azione, infatti, è solo il punto di partenza di un processo continuo e di lungo periodo che avrà esito positivo solo collegandosi, in senso orizzontale, a una vasta gamma di settori di intervento e, in senso verticale, a responsabili delle decisioni politiche a diversi livelli. Il piano d'azione e le prossime iniziative della Commissione a questo collegate dovranno innescare una reazione positiva da parte di questi responsabili. Il Comitato sollecita, in particolare, le altre DG della Commissione e le autorità nazionali a impegnarsi attivamente in questo senso.
Bruxelles, 15 settembre 2004.
ll presidente
del Comitato economico e sociale europeo
Roger Briesch
[1] GU C 10 del 14.1.2004, pag. 58.
[2] COM(2004) 70 def.
[3] COM(2004) 18 def.
[4] Cfr. pareri CESE 242/2000 (Olsson) e CESE 528/2004 (Fusco %amp% Glorieux) per ulteriori riferimenti all'importanza delle imprese dell'economia sociale.
[5] GU C 10 del 14.1.2004, punti 5.4 e 6.12.
[6] GU C 10 del 14.1.2004, punto 2.2.2.
[7] GU C 10 del 14.1.2004, punto 5.3.
[8] GU C 10 del 14.1.2004, punti 6.10.1 e 6.10.2.
[9] GU C 10 del 14.1.2004, punto 6.11.1.
[10] GU C 10 del 14.1.2004, punto 6.2.1.
[11] GU C 10 del 14.1.2004, punto 4.3.
[12] GU C 10 del 14.1.2004, punto 8.4, ultimo trattino.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_32006E0049 | Azione comune 2006/49/PESC del Consiglio
del 30 gennaio 2006
relativa alla nomina del rappresentante speciale dell'Unione europea in Bosnia-Erzegovina
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 14, l'articolo 18, paragrafo 5, e l'articolo 23, paragrafo 2,
considerando quanto segue:
(1) Il mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea (RSUE) in Bosnia-Erzegovina, come stabilito dall'azione comune 2004/569/PESC [1] il 12 luglio 2004, scade il 28 febbraio 2006.
(2) Il 24 novembre 2005 il Consiglio ha adottato l'azione comune 2005/824/PESC, del 24 novembre 2005, relativa alla missione di polizia dell'Unione europea (EUPM) in Bosnia-Erzegovina [2], che prevede il proseguimento dell'EUPM con mandato e dimensioni adattati.
(3) Il 14 dicembre 2005 il comitato direttivo del Consiglio per l'attuazione della pace ha nominato alto rappresentante in Bosnia-Erzegovina, quale successore di Lord Ashdown, il sig. Christian Schwarz-Schilling, a partire dal 1o febbraio 2006.
(4) A decorrere dal 1o febbraio 2006, il sig. Schwarz-Schilling dovrebbe essere nominato nuovo RSUE in Bosnia-Erzegovina. L'azione comune 2004/569/PESC dovrebbe essere abrogata con effetto dalla stessa data.
(5) In base al riesame dell'azione comune 2004/569/PESC, è opportuno prorogare il mandato del RSUE fino al 28 febbraio 2007.
(6) Il mandato del RSUE dovrebbe essere eseguito in coordinazione con la Commissione, al fine di assicurare la coerenza con le altre attività pertinenti rientranti nella competenza comunitaria.
(7) Il RSUE espleterà il suo mandato nel contesto di una situazione che potrebbe degradarsi e nuocere agli obiettivi della PESC enunciati all'articolo 11 del trattato sull'Unione europea,
HA ADOTTATO LA SEGUENTE AZIONE COMUNE:
Articolo 1
Il sig. Christian SCHWARZ-SCHILLING è nominato rappresentante speciale dell'Unione europea (RSUE) in Bosnia-Erzegovina dal 1o febbraio 2006 al 28 febbraio 2007.
Articolo 2
Il mandato del RSUE si basa sugli obiettivi politici dell'UE in Bosnia-Erzegovina. Questi sono imperniati sulla realizzazione di costanti progressi nell'attuazione dell'accordo quadro generale per la pace in Bosnia-Erzegovina, in conformità del progetto di attuazione della missione dell'ufficio dell'alto rappresentante, nonché nel processo di stabilizzazione e associazione, affinché la Bosnia-Erzegovina diventi stabile, vitale, pacifica e multietnica, cooperi pacificamente con i suoi vicini e sia avviata in modo irreversibile sul cammino che porterà all'adesione all'Unione europea.
Articolo 3
Al fine di raggiungere gli obiettivi politici dell'UE in Bosnia-Erzegovina, il RSUE ha mandato di:
a) offrire la consulenza dell'UE e i suoi buoni uffici nel processo politico;
b) promuovere il coordinamento politico generale dell'UE in Bosnia-Erzegovina;
c) promuovere il coordinamento globale dell'UE e dare una direzione politica locale agli sforzi dell'UE nella lotta contro la criminalità organizzata, fatto salvo il ruolo guida della missione di polizia dell'Unione europea (EUPM) nel coordinamento degli aspetti di polizia relativi a tali sforzi e della catena di comando militare dell'ALTHEA (EUFOR);
d) fornire consulenza politica a livello locale al comandante delle forze dell’UE, anche per quanto riguarda la capacità di tipo unità integrata di polizia, cui il RSUE può attingere, con l'accordo del detto comandante, senza pregiudizio della catena di comando;
e) contribuire al rafforzamento del coordinamento e della coerenza interni dell'UE in Bosnia Erzegovina, anche mediante briefing ai capi missione dell'UE e tramite la partecipazione alle loro riunioni periodiche o la rappresentanza nelle medesime, presiedendo un gruppo di coordinamento composto di tutti gli attori dell’UE presenti sul campo al fine di coordinare gli aspetti relativi all'attuazione dell'azione dell'UE, nonché fornendo loro istruzioni in materia di relazioni con le autorità della Bosnia-Erzegovina;
f) assicurare la coerenza dell'azione dell'UE nei rapporti con il pubblico. Il portavoce del RSUE costituisce il principale punto di contatto dell'UE per i media della Bosnia-Erzegovina sulle questioni di politica estera e sicurezza comune e di politica europea in materia di sicurezza e di difesa (PESC/PESD);
g) avere una visione d'insieme dell'intera gamma di attività in materia di Stato di diritto e in tale contesto fornire, se del caso, consulenza al segretario generale/alto rappresentante (SG/AR) e alla Commissione;
h) fornire orientamenti politici a livello locale al capo della missione EUPM nell'ambito delle sue competenze più generali e del suo ruolo nella catena di comando dell'EUPM;
i) nel contesto del più ampio approccio della comunità internazionale e delle autorità della Bosnia Erzegovina in materia di Stato di diritto e in base alle competenze tecniche di polizia e all'assistenza al riguardo fornite dall'EUPM, sostenere la preparazione e l'attuazione della ristrutturazione della polizia;
j) fornire sostegno per rafforzare e rendere più efficace l'interfaccia tra giustizia penale e polizia della Bosnia-Erzegovina, in stretto collegamento con l'EUPM;
k) per quanto concerne le attività svolte nel quadro del titolo VI del trattato, compresa l'Europol, e le attività comunitarie connesse, fornire, se del caso, consulenza al SG/AR e alla Commissione, e partecipare al necessario coordinamento locale;
l) al fine di garantire coerenza e creare possibili sinergie, continuare ad essere consultato sulle priorità per l'assistenza comunitaria alla ricostruzione, allo sviluppo e alla stabilizzazione.
Articolo 4
1. Il RSUE è responsabile dell'esecuzione del suo mandato, sotto l'autorità e la direzione operativa del SG/AR. Il RSUE è responsabile dinanzi alla Commissione di tutte le spese.
2. Il comitato politico e di sicurezza (CPS) è un interlocutore privilegiato del RSUE e costituisce il principale punto di contatto con il Consiglio. Il CPS fornisce un orientamento strategico e un apporto politico al RSUE nell'ambito del mandato.
Articolo 5
Il ruolo del RSUE non pregiudica in alcun modo il mandato dell'alto rappresentante in Bosnia Erzegovina, né il suo ruolo di coordinamento dell'insieme di attività di tutte le organizzazioni e agenzie civili come previsto dall'accordo quadro generale per la pace in Bosnia Erzegovina e delle successive conclusioni e dichiarazioni del Consiglio per l'attuazione della pace.
Articolo 6
1. L'importo di riferimento finanziario destinato a coprire le spese connesse con il mandato del RSUE è pari a 770000 EUR.
2. Le spese finanziate dall'importo di cui al paragrafo 1 sono gestite in conformità delle procedure e delle regole applicabili al bilancio generale dell'Unione europea, salvo che gli eventuali prefinanziamenti non restano proprietà della Comunità. Alle gare di appalto possono partecipare cittadini del paese ospitante e dei paesi vicini.
3. La gestione delle spese è oggetto di un contratto fra il RSUE e la Commissione. Le spese sono ammissibili a decorrere dal 1o febbraio 2006.
4. La presidenza, la Commissione e/o gli Stati membri, a seconda dei casi, forniscono il supporto logistico nella regione.
Articolo 7
1. Per coadiuvare il RSUE nell'attuazione del suo mandato viene distaccato del personale dedicato dell’UE che dia l'immagine dell'identità dell'Unione europea e che contribuisca alla coerenza, alla visibilità e all'efficacia dell'azione globale dell'UE in Bosnia-Erzegovina, in particolare nelle questioni politiche, politico-militari e di sicurezza e riguardo alla comunicazione e alle relazioni con i media. Nei limiti del suo mandato e dei corrispondenti mezzi finanziari messi a disposizione, il RSUE è responsabile della costituzione di una propria équipe in consultazione con la presidenza, assistita dal SG/AR e con la piena partecipazione della Commissione. Il RSUE informa la presidenza e la Commissione della composizione definitiva di tale équipe.
2. Gli Stati membri e le istituzioni dell'UE possono proporre il comando di personale che operi con il RSUE. La retribuzione del personale eventualmente distaccato da uno Stato membro o da un'istituzione dell'UE presso il RSUE è a carico rispettivamente dello Stato membro o dell'istituzione dell'UE interessata.
3. Tutti gli impieghi della categoria A non interessati dal comando sono, se del caso, oggetto di pubblicità da parte del segretariato generale del Consiglio e sono inoltre notificati agli Stati membri e alle istituzioni dell'UE, al fine di reclutare i candidati meglio qualificati.
4. I privilegi, le immunità e le altre garanzie necessarie per il compimento e il regolare svolgimento della missione del RSUE e del suo personale sono definiti con le parti. Gli Stati membri e la Commissione concedono tutto il sostegno necessario a tale scopo.
Articolo 8
Di norma il RSUE riferisce personalmente al SG/AR e al CPS e può riferire anche al pertinente gruppo di lavoro. Relazioni scritte vengono trasmesse periodicamente al SG/AR, al Consiglio e alla Commissione. Il RSUE può riferire al Consiglio su raccomandazione del SG/AR e del CPS.
Articolo 9
Al fine di assicurare la coerenza dell'azione esterna dell'UE, le attività del RSUE sono coordinate con quelle del SG/AR, della presidenza e della Commissione. Il RSUE informa regolarmente le missioni degli Stati membri e le delegazioni della Commissione. Vengono mantenuti stretti contatti sul campo con la presidenza, la Commissione e i capi missione che si adoperano al meglio per assistere il RSUE nell'esecuzione del suo mandato. Il RSUE mantiene stretti contatti anche con altri attori internazionali e regionali sul campo, tra cui l'OSCE.
Articolo 10
L'attuazione della presente azione comune e la coerenza della stessa con altri contributi dell'Unione europea nella regione sono esaminati regolarmente. Il RSUE presenta al SG/AR, al Consiglio e alla Commissione una relazione sui progressi compiuti entro giugno 2006 e una relazione esauriente sull'esecuzione del suo mandato entro metà novembre 2006. Dette relazioni fungono da base per la valutazione della presente azione comune nell'ambito dei pertinenti gruppi di lavoro e da parte del CPS. Nel quadro delle priorità generali in materia di spiegamento, il SG/AR formula raccomandazioni al CPS in merito alla decisione del Consiglio relativa al rinnovo, alla modifica o alla revoca del mandato.
Articolo 11
L'azione comune 2004/569/PESC è abrogata con effetto dal 1o febbraio 2006.
Articolo 12
La presente azione comune entra in vigore il giorno dell’adozione.
Articolo 13
La presente azione comune è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Fatto a Bruxelles, addì 30 gennaio 2006.
Per il Consiglio
La presidente
U. Plassnik
[1] GU L 252 del 28.7.2004, pag. 7. Azione comune modificata da ultimo dall'azione comune 2005/825/PESC (GU L 307 del 25.11.2005, pag. 59; rettifica nella GU L 349 del 31.12.2005, pag. 35).
[2] GU L 307 del 25.11.2005, pag. 55.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_52006XC0524(02) | Avviso di imminente scadenza di alcune misure antidumping
(2006/C 123/03)
1. La Commissione informa che, se non viene avviato un riesame conformemente al procedimento seguente, le misure antidumping sottoindicate scadranno alla data specificata nella tabella, a norma dell'articolo 11, paragrafo 2 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995 [1] del Consiglio, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea.
2. Procedimento
I produttori comunitari possono presentare una domanda di riesame per iscritto. La domanda deve contenere sufficienti elementi di prova del fatto che, in assenza delle misure, il dumping o il pregiudizio potrebbero continuare o ripetersi.
Se la Commissione dovesse decidere di riesaminare le misure in questione, gli importatori, gli esportatori, i rappresentanti del paese esportatore e i produttori comunitari avranno la possibilità di sviluppare o di confutare le questioni esposte nella domanda di riesame oppure di presentare le loro osservazioni in merito.
3. Termine
I produttori comunitari possono presentare per iscritto una domanda di riesame sulla base di quanto precede, da far pervenire alla Commissione europea, Direzione generale del Commercio (divisione B-1), J-79 5/16, B-1049 Bruxelles [2] in qualsiasi momento dopo la data di pubblicazione del presente avviso, ma non oltre tre mesi prima della data indicata nella tabella.
4. Il presente avviso è pubblicato in conformità dell'articolo 11, paragrafo 2 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio del 22 dicembre 1995.
Prodotto | Paese(i) d'origine o d'exportazione | Misure | Riferimento | Data della scadenza |
Ferro-molibdeno | Repubblica popolare cinese | Dazio antidumping | Regolamento (CE) n. 215/2002 del Consiglio (GU L 35 del 6.2.2002, pag. 1) | 7.2.2007 |
[1] GU L 56 del 6.3.1996, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2117/2005 del Consiglio (GU L 340 del 23.12.2005, pag. 17).
[2] telefax (32-2) 295 65 05.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_C2006/224/02 | Sentenza della Corte (Prima Sezione) 13 luglio 2006 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hoge Raad der Nederlanden — Paesi Bassi) — Roche Nederland BV, Roche Diagnostic Systems Inc., Roche NV, Hoffmann-La Roche AG, Produits Roche SA, Roche Products Ltd, F. Hoffmann-La Roche AG, Hoffmann-La Roche Wien GmbH, Roche AB/Frederick Primus, Milton Goldenberg
(Causa C-539/03) [1]
Giudice del rinvio
Hoge Raad der Nederlanden
Parti nella causa principale
Ricorrenti: Roche Nederland BV, Roche Diagnostic Systems Inc., Roche NV, Hoffmann-La Roche AG, Produits Roche SA, Roche Products Ltd, F. Hoffmann-La Roche AG, Hoffmann-La Roche Wien GmbH, Roche AB
Convenuti: Frederick Primus, Milton Goldenberg
Oggetto
Domanda di pronuncia pregiudiziale — Hoge Raad der Nederlanden — Interpretazione dell'art. 6, punto 1, della Convenzione di Bruxelles — Pluralità di convenuti — Denunce per violazione di un brevetto europeo presentate contro società con sede in diversi Stati europei — Competenza del giudice dello Stato in cui ha sede una delle società
Dispositivo
L'art. 6, punto 1, della Convenzione 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, come modificata da ultimo dalla Convenzione 29 novembre 1996 relativa all'adesione della Repubblica d'Austria, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia, deve essere interpretato nel senso che esso non trova applicazione nell'ambito di un'azione per contraffazione di brevetto europeo, proposta nei confronti di più società, stabilite in Stati contraenti differenti, per fatti che sarebbero stati commessi sul territorio di uno, o più, degli Stati medesimi, anche nell'ipotesi in cui tali società, appartenenti ad uno stesso gruppo, abbiano agito in modo identico o analogo, conformemente ad una politica comune elaborata da una sola di esse.
[1] GU C 59 del 6.3.2004.
-------------------------------------------------- | acquis |
acquis_52006DC0314 | [pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE |
Bruxelles, 22.6.2006
COM(2006) 314 definitivo
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO
Mantenere l’Europa in movimento - una mobilità sostenibile per il nostro continente Riesame intermedio del Libro bianco sui trasporti pubblicato nel 2001 dalla Commissione europea
{SEC(2006) 768}
INDICE
1. Un nuovo contesto per la politica europea dei trasporti 3
1.1. Obiettivi della politica dei trasporti 3
1.2. Un contesto in evoluzione 5
1.3. La politica europea dei trasporti nel periodo 2001-2006 6
2. Situazione del settore dei trasporti 8
2.1. Crescita dei trasporti 8
2.2. Gli effetti dei trasporti 9
3. mobilità sostenibile nel mercato interno – collegare gli europei 10
3.1. Trasporto terrestre 10
3.2. Trasporto aereo 11
3.3. Trasporto per via navigabile 12
4. Mobilità sostenibile per il cittadino – trasporto affidabile, sicuro e protetto 13
4.1. Occupazione e condizioni di lavoro 13
4.2. Diritti dei passeggeri 14
4.3. Sicurezza 14
4.4. Protezione 15
4.5. Trasporti urbani 16
5. Trasporti ed energia 16
6. Ottimizzare le infrastrutture 18
6.1. Due sfide: ridurre la congestione e migliorare l'accessibilità 18
6.2. Mobilitare tutte le fonti di finanziamento 19
6.3. Tassazione intelligente 19
7. Mobilità intelligente 20
7.1. Logistica dei trasporti 20
7.2. Sistemi di trasporto intelligenti 21
8. La dimensione globale 22
9. Conclusioni: un’agenda rinnovata 23
ALLEGATO 1 25
ALLEGATO 2 28
1. UN NUOVO CONTESTO PER LA POLITICA EUROPEA DEI TRASPORTI
1.1. Obiettivi della politica dei trasporti
L’obiettivo di una politica europea dei trasporti sostenibile è predisporre sistemi di trasporto che rispondano alle esigenze economiche, sociali e ambientali della società. Per garantire la propria prosperità, l’Europa ha bisogno di sistemi di trasporto efficienti, tenuto conto del forte impatto che essi hanno sulla crescita economica, sullo sviluppo sociale e sull’ambiente. Il settore dei trasporti, che rappresenta il 7% circa del PIL europeo e il 5% dei posti di lavoro nell’UE, è industria importante, che apporta un contributo fondamentale al funzionamento dell’intera economia europea. La mobilità delle merci e delle persone è una componente essenziale della competitività dell’industria e dei servizi europei. Infine, la mobilità è anche un diritto fondamentale dei cittadini.
Dopo un avvio lento, negli ultimi 15 anni la politica dei trasporti dell’Unione europea si è sviluppata rapidamente. Gli obiettivi della politica comunitaria in questo settore, elaborati prima con il Libro bianco sui trasporti del 1992[1], poi con il Libro bianco del 2001[2] e infine oggi con la presente comunicazione, restano sempre validi: offrire agli europei sistemi di trasporto efficaci ed efficienti in grado di:
- offrire un livello elevato di mobilità ai cittadini e alle imprese in tutta l’Unione . La disponibilità di trasporti a prezzi accessibili e di buona qualità contribuisce in modo determinante a favorire la libera circolazione di persone, merci e servizi, a migliorare la coesione economica e sociale e a garantire la competitività dell’industria europea;
- proteggere l’ambiente, garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, promuovere norme minime in materia di lavoro per il settore e tutelare i passeggeri e i cittadini
- L’ambiente è esposto a pressioni sempre maggiori e alcuni gravi problemi di natura sanitaria e ambientale, come per esempio quelli connessi all’inquinamento atmosferico[3], non hanno ancora trovato soluzione. È quindi necessario promuovere una protezione elevata e migliorare la qualità dell’ambiente.
- I trasporti sono anche uno dei principali consumatori di energia e dunque devono contribuire ad assicurare l’approvvigionamento energetico .
- In ambito sociale, la politica comunitaria si propone di elevare la qualità dell’occupazione e di introdurre migliori qualificazioni per i lavoratori europei nel settore dei trasporti.
- La politica dell’UE tutela inoltre i cittadini europei in quanto utenti e fornitori di servizi di trasporto, sia come consumatori che sotto il profilo della sicurezza e, più recentemente, della protezione.
- favorire l’innovazione a sostegno dei primi due obiettivi di mobilità e protezione rendendo più efficiente e sostenibile un settore in crescita come quello dei trasporti. Le politiche comunitarie sviluppano e immettono sul mercato le soluzioni innovative di domani, che consumano meno energia o utilizzano fonti energetiche rinnovabili, oppure finanziano progetti maturi e di ampia portata nel settore dei trasporti intelligenti, come GALILEO;
- stabilire connessioni internazionali , presentando nell’ambito della partecipazione dell’Unione alle organizzazioni internazionali politiche dell’Unione sempre più tese al conseguimento della mobilità sostenibile, della protezione e dell’innovazione . Il ruolo dell’UE come leader mondiale in materia di soluzioni, industrie, attrezzature e servizi di trasporto sostenibili deve essere sempre meglio riconosciuto.
Questi obiettivi collocano la politica comunitaria dei trasporti al centro della strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione. Come illustra la presente comunicazione, si tratta anche di obiettivi a più lunga scadenza che in tutte le scelte politiche ricercano il giusto equilibrio fra gli imperativi della crescita economica, il benessere sociale e la protezione dell’ambiente[4].
Dopo che il trasporto stradale e quello aereo hanno già tratto benefici dal mercato interno, si prevede che lo stesso avverrà anche per il trasporto ferroviario e la navigazione. La maggiore efficienza favorita dalle politiche comunitarie rafforzerà la competitività del trasporto ferroviario e della navigazione, soprattutto sulle lunghe distanze. La mobilità deve essere dissociata dalle conseguenze negative da essa prodotte utilizzando un’ampia gamma di strumenti politici. La futura politica dei trasporti dovrà pertanto ottimizzare il potenziale specifico di ogni singolo modo di trasporto per realizzare sistemi di trasporto puliti ed efficienti. Occorre sfruttare maggiormente il potenziale offerto dalle tecnologie per disporre di trasporti ecocompatibili, soprattutto per quanto riguarda le emissioni di gas a effetto serra. Diversi grandi progetti infrastrutturali aiuteranno ad attenuare la pressione esercitata sull’ambiente lungo determinati corridoi. Se del caso, occorre incentivare il trasferimento del traffico verso modi di trasporto più ecologici, specialmente sulle lunghe distanze, nelle aree urbane e lungo corridoi congestionati. Inoltre, ogni modo di trasporto deve essere ottimizzato. Tutti i modi devono diventare più ecocompatibili, più sicuri e più efficienti dal punto di vista energetico. Infine, grazie alla co-modalità, vale a dire all’uso efficiente dei diversi modi di trasporto singolarmente o in combinazione tra loro, sarà possibile un uso ottimale e sostenibile delle risorse. Questo approccio è pienamente in sintonia con le conclusioni del Consiglio europeo del 16 giugno 2006 sulla nuova strategia per lo sviluppo sostenibile, in particolare con il capitolo dedicato ai trasporti.
1.2. Un contesto in evoluzione
Nonostante gli obiettivi restino invariati nel corso del tempo, il contesto generale della politica comunitari dei trasporti è invece cambiato:
- con l’allargamento l’UE ha acquisito una dimensione continentale. L’estensione dei principali assi della rete transeuropea dei trasporti crea un numero maggiore di corridoi particolarmente adatti al trasporto ferroviario e per via navigabile. La penisola europea è più che mai una potenza marittima: sul Mar Baltico si affacciano quasi esclusivamente Stati membri dell’UE e grandi fiumi, tra cui l’asse Reno-Danubio, offrono interconnessioni con le zone marittime. L’Unione dei 25, che presto saranno 27, è più che mai diversificata. Mentre l’inquinamento, l’uso del territorio e la congestione destano notevoli preoccupazioni nelle regioni centro-occidentali, densamente popolate e industrializzate, per altri Stati membri l’accessibilità è ancora una questione fondamentale. In determinati settori di intervento le differenze esistenti possono richiedere soluzioni più diversificate, lasciando spazio a soluzioni locali, regionali e nazionali che assicurino al tempo stesso un mercato interno dei trasporti su scala europea.
- Il settore dei trasporti è cambiato. A livello europeo si assiste a un processo di consolidamento, soprattutto nel settore marittimo e dell’aviazione. Il mercato interno ha contribuito a introdurre un clima di concorrenza nell’autotrasporto internazionale e, in misura crescente, anche in quello ferroviario. Inoltre, negli ultimi cinque anni gli effetti della globalizzazione hanno portato alla formazione di grandi imprese logistiche che operano a livello mondiale. La politica europea dei trasporti dovrà concentrarsi maggiormente sul rafforzamento della competitività internazionale delle imprese di trasporto multimodale e sull’offerta di soluzioni integrate inframodali, affrontando i problemi delle strozzature e degli anelli deboli della catena logistica. Allo stesso tempo, il mercato interno deve continuare a offrire condizioni favorevoli allo sviluppo di nuove imprese e delle PMI.
- I trasporti si stanno rapidamente trasformando in un’industria ad alta tecnologia, il cui sviluppo futuro dipende in misura determinante dalla ricerca e dall’ innovazione . Grazie all’aumento del bilancio a favore della ricerca nell’ambito del Settimo programma quadro europeo per la ricerca e lo sviluppo (2007-2013), l’innovazione tecnologica nei trasporti contribuisce direttamente alla competitività dell’Europa, alla protezione dell’ambiente e ai programmi di politica sociale. Basate sui programmi strategici di ricerca elaborati dalle piattaforme tecnologiche europee dei trasporti, le azioni riguardano l’ecocompatibilità dei trasporti terrestri e aerei, la modernizzazione della gestione del traffico aereo, il decongestionamento dei corridoi europei di trasporto, la mobilità urbana, l’intermodalità e l’interoperabilità, la sicurezza e la protezione nei trasporti e l’istituzione di una base industriale competitiva. Fra le aree prioritarie più promettenti figurano i sistemi di trasporto intelligenti che utilizzano le tecnologie di comunicazione, navigazione e automazione, le tecnologie dei motori che permettono un consumo più efficiente dei carburanti e la promozione dei carburanti alternativi.
- Gli impegni internazionali in materia di ambiente, compresi quelli previsti dal protocollo di Kyoto, devono essere integrati nella politica dei trasporti. Le emissioni di CO2 rappresentano una sfida e la qualità dell’aria, l’inquinamento acustico e l’uso del territorio meritano un continuo monitoraggio nonostante i progressi notevoli compiuti negli ultimi dieci anni, per esempio per quanto riguarda la riduzione delle emissioni nocive.
- La politica dei trasporti deve contribuire a realizzare gli obiettivi della politica energetica europea fissata nelle conclusioni del Consiglio europeo del marzo 2006, soprattutto in relazione alla sicurezza dell’approvvigionamento e alla sostenibilità. I trasporti rappresentano il 30% del consumo totale di energia nell’UE. Visto che il livello di dipendenza dal petrolio raggiunge il 98%, i prezzi elevati del petrolio influenzano il settore dei trasporti e favoriscono una migliore efficienza energetica, la diversificazione delle soluzioni di approvvigionamento e l’elaborazione di politiche tese a modificare la domanda: tutte queste tendenze sono sostenute dalle nuove tecnologie innovatrici.
- Anche il contesto internazionale è cambiato sotto diversi aspetti. Gli effetti della continua minaccia del terrorismo si sono fatti particolarmente sentire nel settore dei trasporti. La globalizzazione economica ha inciso sui flussi dei traffici e ha fatto crescere la domanda di servizi di trasporto internazionale da e verso le economie emergenti. Grazie a varie forme di collaborazione, l’UE e gli Stati membri hanno buone possibilità di istituire un quadro globale che rifletta meglio i nostri interessi economici, sociali e ambientali. La politica esterna dell’UE nel settore dei trasporti varia in funzione del paese, della regione e del modo di trasporto. La politica nei confronti dei paesi candidati all’adesione e anche dei partner della politica europea di vicinato sottolinea la graduale estensione del mercato interno dei trasporti a questi paesi.
- Infine, la governance europea sta cambiando. Il quadro giuridico di base del mercato interno è ormai in larga misura stabilito. Ora molto dipende dalla sua effettiva attuazione. Ove necessario, si avviano procedimenti di infrazione per mancata attuazione della legislazione. Allo stesso tempo, gli insegnamenti tratti dall’osservazione del mercato interno e dall’ampia consultazione dei soggetti interessati aiutano la Commissione a promuovere lo scambio di migliori pratiche e ad adottare una regolamentazione migliore, procedendo nel contempo, là dove possibile, ad una semplificazione. La regolamentazione deve procedere di pari passo con l’innovazione. In quattro aree della politica dei trasporti sono state istituite apposite agenzie europee: questo secondo livello di amministrazione europea fornisce assistenza tecnica specializzata e agevola l’attuazione dell’ acquis .
1.3. La politica europea dei trasporti nel periodo 2001-2006
Fra i principali problemi individuati dal Libro bianco del 2001 figurano lo squilibrio nello sviluppo dei vari modi di trasporto, la congestione sulle strade, nelle città e nello spazio aereo così come gli effetti del trasporto sull’ambiente. Il Libro bianco ha quindi proposto una serie di politiche tese a modificare l’equilibrio fra i modi di trasporto, sottolineando la necessità di eliminare le strozzature nelle reti transeuropee dei trasporti (TEN) e di ridurre il numero degli incidenti stradali. Inoltre ha chiesto l’adozione di una politica efficace sulla tassazione delle infrastrutture e un rafforzamento della posizione della Comunità nelle organizzazioni internazionali. Va rilevato che il Libro bianco prevedeva una forte crescita economica, circostanza che non si è poi realizzata.
Dal 2001 sono state adottate importanti proposte legislative che attualmente sono in corso di attuazione, come ad esempio l’apertura del trasporto ferroviario di merci alla concorrenza, il miglioramento delle condizioni sociali nell'autotrasporto, la definizione di 30 progetti prioritari TEN, l’istituzione del Cielo unico europeo, il rafforzamento dei diritti dei passeggeri aerei, la nuova direttiva sulla tassazione delle strade che introduce una tariffazione basata sulla distanza con cui sarà possibile in alcuni casi alimentare il finanziamento delle infrastrutture, la promozione del trasporto intermodale con il programma Marco Polo e il rafforzamento del quadro giuridico nell'ambito della sicurezza marittima. L’UE ha inoltre mostrato di essere in grado di sviluppare programmi di innovazione industriale, come GALILEO, ERTMS e SESAR. La maggior parte delle misure descritte nel Libro bianco sono state proposte o adottate. L’allegato 3 (Valutazione dell’impatto) fornisce un elenco completo di queste misure e ne valuta gli effetti previsti.
Nell'ultimo anno si è svolta un'ampia consultazione che ha evidenziato il ruolo centrale dei trasporti per la crescita economica e la necessità di modificare le relative politiche. In risposta alle numerose domande e ai contributi presentati in occasione della consultazione, la comunicazione “Mantenere l’Europa in movimento – una mobilità sostenibile per il nostro continente” ha come punto di partenza gli obiettivi della politica comunitaria in materia di trasporto dalla fase di massimo rilancio nel 1992 e le misure individuate nel Libro bianco del 2001, la maggior parte delle quali sono state attuate secondo le previsioni[5].
L’esperienza maturata dal 2001, così come altri studi e proiezioni eseguiti, suggeriscono che le sole misure previste dalla Commissione nel 2001 non saranno sufficienti a conseguire gli obiettivi fondamentali della politica comunitaria, e in particolare a limitare l’impatto negativo sull’ambiente e gli altri effetti negativi della crescita dei trasporti, promuovendo al tempo stesso la mobilità come il fine ultimo della politica dei trasporti. Nell’UE allargata, in un mondo globalizzato e in rapida evoluzione, è necessario un ventaglio più ampio di strumenti più flessibili per la politica dei trasporti . Le soluzioni possono comprendere i regolamenti europei e la loro applicazione uniforme, strumenti economici, strumenti non vincolanti e l’integrazione tecnologica, ma anche un approccio differenziato su base geografica, ricorrendo a una legislazione su misura o a forme di cooperazione rafforzata. Conformandosi alla sua politica per una legislazione migliore, la Commissione in ogni singolo settore prima di presentare proposte concrete procederà ad una consultazione dei cittadini e delle altri parti interessate e ad un’analisi degli impatti economici, ambientali e sociali. L’allegato 3 illustra le diverse opzioni che sono state prese in considerazione per proporre la strategia politica presentata in questa sede.
2. SITUAZIONE DEL SETTORE DEI TRASPORTI
2.1. Crescita dei trasporti
La crescita del trasporto merci nell’UE, che ha fatto registrare un tasso annuo del 2,8%, ha seguito in linea di massima l’andamento della crescita economica, che ha raggiunto in media il 2,3% nel periodo 1995-2004 . Il trasporto passeggeri ha fatto registrare una crescita inferiore, pari all’1,9%[6]. Globalmente, nel periodo 1995-2004 il trasporto merci e passeggeri è aumentato rispettivamente del 28% e del 18%, mentre il trasporto stradale è cresciuto rispettivamente del 35% e del 17%. Il tasso di crescita del trasporto marittimo a corto raggio è stato pressoché identico. Nel periodo 1995-2004 il trasporto merci per ferrovia è aumentato complessivamente del 6%, registrando un incremento maggiore negli Stati membri che hanno liberalizzato tempestivamente il mercato ferroviario. Il trasporto passeggeri per ferrovia è cresciuto notevolmente (anche se non così rapidamente come altri modi di trasporto) e oggi quasi un quarto del traffico è rappresentato dai treni ad alta velocità. Nello stesso periodo il trasporto aereo infracomunitario è aumentato di oltre il 50%, nonostante il declino dovuto agli attentati dell’11 settembre 2001, integrando gli effetti della liberalizzazione già iniziata alla fine degli anni ottanta. In alcuni Stati membri negli ultimi dieci anni si è inoltre registrata una forte crescita del trasporto per via navigabile (50% in Belgio e 30% in Francia).
La quota maggiore del trasporto infracomunitario è detenuta dal settore stradale, che rappresenta rispettivamente il 44% e l’85% circa del trasporto merci e del trasporto passeggeri. Alcuni fattori connessi alla domanda, come il calo dei trasporti di merci pesanti e la crescente importanza dei servizi “porta a porta” e dei servizi just-in-time , hanno senza dubbio contribuito alla crescita forte e sostenuta del trasporto stradale. La ferrovia rappresenta rispettivamente il 10% e il 6%. Fra le principali tendenze strutturali figura a partire dal 2001 l’arresto del declino del trasporto merci per ferrovia, ora in espansione in diversi Stati membri. Un’altra tendenza rilevante è il forte e sostenuto dinamismo del trasporto aereo e di quello per via navigabile. Il trasporto aereo domina il mercato del trasporto passeggeri sulle lunghe distanze; gli operatori a basso costo rappresentano il 25% di tutti i voli di linea infracomunitari e hanno incentivato lo sviluppo degli aeroporti regionali. Il trasporto marittimo rappresenta il 39% del trasporto interno di merci e quasi il 90% del volume di scambi con l’estero. Un quarto delle navi di tutto il mondo batte una bandiera europea, mentre il 40% è di proprietà europea. Visto che solo determinati Stati membri dispongono di grandi vie navigabili, il trasporto per via navigabile interna rappresenta soltanto il 3% del trasporto globale di merci; questo modo di trasporto offre ancora un potenziale notevole. Mentre il Libro bianco del 2001 prevedeva una tasso medio di crescita economica del 3%, il tasso reale per il periodo 2000-2005 è stato dell’1,8%. Per il periodo fra il 2000 e il 2020 si prevede un tasso medio di crescita annua del PIL del 2,1% (pari al 52% per l'intero periodo). Il tasso di crescita del trasporto merci dovrebbe essere quasi identico (50% per l’intero periodo), mentre la crescita media annua del trasporto passeggeri dovrebbe essere inferiore e attestarsi sull’1,5% (pari al 35% per l’intero periodo)[7]. La modellizzazione[8] conferma che, complessivamente, a lungo termine si profila una stabilizzazione della ripartizione modale.
2.2. Gli effetti dei trasporti
Nonostante contribuiscano alla crescita in misura determinante, i trasporti rappresentano anche un costo per la società. Il costo ambientale è stimato all’1,1% del PIL[9]. Negli sforzi compiuti per soddisfare le crescenti esigenze di mobilità e applicare norme ambientali rigorose cominciano a manifestarsi diversi segni di attrito. Per esempio, le norme per la qualità dell'aria non sono rispettate in molte città e le infrastrutture devono essere progettate prendendo in debita considerazione la protezione della natura e i vincoli di pianificazione. La congestione stradale è aumentata e costa all’UE circa l’1% del PIL. Le emissioni nocive prodotte dal trasporto stradale sono calate notevolmente, l’introduzione di catalizzatori, filtri per particelle fini e altre tecnologie montate sui motoveicoli hanno aiutato a ridurre le emissioni di NOx e di particelle fra il 30% e il 40% negli ultimi 15 anni, nonostante l’aumento del volume del traffico. Tuttavia, la strategia tematica in materia di inquinamento dell’aria[10] ha evidenziato la necessità di andare oltre per i veicoli, in particolare con l’introduzione delle norme Euro 5 per i veicoli leggeri (alle quali seguiranno le norme Euro 6, così come esistono le norme Euro VI per i mezzi pesanti). La modellizzazione mostra che questa tendenza proseguirà ma, d’altro canto, la situazione delle emissioni di CO2 e dell’inquinamento acustico peggiorerà. Il trasporto marittimo produce molti inquinanti atmosferici. Nonostante le compagnie aeree abbiano ridotto i consumi di carburante dell'1-2% per passeggero-chilometro negli ultimi dieci anni e le emissioni sonore degli aerei siano notevolmente diminuite, l’impatto globale dell’aviazione civile sull’ambiente si è aggravato a causa della forte crescita del traffico. Per esempio, le emissioni di gas a effetto serra prodotte dal trasporto aereo sono aumentate di oltre il 4% all’anno negli ultimi dieci anni. Complessivamente, il trasporto interno produce il 21% delle emissioni di gas a effetto serra; queste emissioni sono aumentate di circa il 23% dal 1990 e rischiano di compromettere la realizzazione degli obiettivi di Kyoto. Le misure del Libro bianco del 2001 avranno comunque un impatto scarsamente rilevante su queste tendenze ambientali, soprattutto sulle emissioni di CO2[11]. Infine, occorre prendere in considerazione anche l’inquinamento sonoro prodotto da diversi modi di trasporto.
La sicurezza è migliorata notevolmente. Le vittime della strada sono diminuite di oltre il 17% rispetto al 2001, anche se non in tutti gli Stati membri. Tuttavia, il trasporto stradale, che nel 2005 ha contato circa 41 600 vittime e oltre 1,7 milioni di feriti, resta il modo di trasporto meno sicuro[12]. Questa situazione non è accettabile e tutte le parti coinvolte devono intensificare gli sforzi per migliorare la sicurezza stradale. In questo settore, il proseguimento delle misure del Libro bianco del 2001 e dell’iniziativa eSafety[13] dovrebbe a medio termine contribuire sensibilmente alla realizzazione dell’obiettivo primario, e cioè a dimezzare il numero delle vittime.
Proiezioni come quelle qui presentate sono essenziali per elaborare e valutare la politica dei trasporti, soprattutto tenendo conto dei tempi lunghi di realizzazione e degli investimenti necessari per cambiare la realtà. Questi scenari devono prendere in considerazione una serie di vincoli relativi ai livelli di gas a effetto serra e dell’energia fossile.
( Azione: per elaborare e valutare le politiche di domani, favorire un ampio dibattito sui trasporti nei prossimi 20-40 anni in modo da sviluppare gli strumenti necessari per un approccio globale in materia di trasporto sostenibile.
3. MOBILITÀ SOSTENIBILE NEL MERCATO INTERNO – COLLEGARE GLI EUROPEI
Il mercato interno dell’UE è il principale strumento disponibile per promuovere un settore dei trasporti dinamico capace di incentivare la crescita e l’occupazione. Come hanno dimostrato l'aviazione e altri settori come quello delle telecomunicazioni, il processo di liberalizzazione del mercato interno stimola l’innovazione e gli investimenti a fornire servizi migliori a un prezzo inferiore. Questi risultati possono essere ottenuti per l’intero settore dei trasporti. L’obiettivo è non solo quello di istituire un mercato interno in termini giuridici, ma anche quello di collaborare con gli utenti e i prestatori di servizi per contribuire a farne una realtà economica. In questa prospettiva è necessario applicare norme comuni e integrarle, modificarle o semplificarle per tutti i modi di trasporto, se l’osservazione e l’esperienza ne mostrano la necessità. Il quadro normativo del mercato interno deve permettere l’integrazione fra i modi di trasporto al fine di ottimizzare il funzionamento della rete di trasporti.
3.1. Trasporto terrestre
Il quadro normativo del mercato interno del trasporto stradale è ben sviluppato. L’autotrasporto nazionale è in larga misura protetto, quello internazionale è invece liberalizzato. Il cabotaggio – il trasporto di merci all’interno di un paese da parte di un trasportatore di un altro paese – rappresenta l’1,2% dell’autotrasporto nazionale. Al più tardi entro il 2009 il cabotaggio sarà liberalizzato nei confronti di tutti i nuovi Stati membri. Norme comuni in materia di livello di qualifiche professionali e condizioni di lavoro contribuiranno all’applicazione di elevate norme di sicurezza e di tutela sociale. La prevalenza di imprese di piccole dimensioni e l’impatto sulla concorrenza delle notevoli differenze di tassazione fra gli Stati membri sono fattori importanti che influiscono sugli sviluppi futuri. La Commissione valuterà come ridurre i divari eccessivi fra i livelli di tassazione sui carburanti.
Il quadro giuridico che disciplina il trasporto merci per ferrovia sarà completato entro il 2007. Il terzo pacchetto legislativo riguardante le ferrovie liberalizzerà anche il trasporto internazionale di passeggeri. Gli organismi nazionali di regolamentazione dovranno assicurare la piena attuazione dell’ acquis . Così sarà possibile estendere all’intero mercato interno comunitario il rinnovamento del settore ferroviario che è già stato osservato in quegli Stati membri che hanno liberalizzato il proprio mercato nazionale. La Commissione utilizzerà il “piano di monitoraggio del mercato ferroviario” per preparare un calendario per l’effettiva liberalizzazione del mercato ferroviario in tutta l’UE. L’UE deve superare gli ostacoli strutturali che impediscono ancora la competitività delle ferrovie, in particolare quelli tecnici, come la scarsa interoperabilità, la mancanza di riconoscimento reciproco del materiale rotabile e dei prodotti ferroviari, l'insufficiente coordinamento delle infrastrutture e la scarsa interconnessione dei sistemi IT così come il problema dei carichi a carro singolo[14]. Inoltre, la Commissione valuterà come sviluppare una tassazione delle infrastrutture migliore e intelligente, comprendente l’internalizzazione dei costi esterni a seguito della recente adozione della direttiva sulla tassazione stradale (cfr. 6.3 oltre). L’UE contribuirà anche attribuendo finanziamenti a sostegno della realizzazione dei progetti prioritari nell’ambito delle reti transeuropee, la maggior parte dei quali riguardano le ferrovie, compreso il sistema di gestione del traffico ERTMS, ed elaborando gli opportuni orientamenti in materia di aiuti di Stato per il settore.
Nel settore ferroviario la quota di mercato e l’occupazione si sono stabilizzate nella maggior parte dei paesi. Le ristrutturazioni e gli adeguamenti hanno comportato decisioni difficili dal punto di vista sociale e hanno causato un netto calo dell'occupazione nel settore. Ora gli operatori ferroviari possono ripristinare la loro solidità a lungo termine internazionalizzando le attività e concentrandosi sulle esigenze dell’economia e della società. Le ferrovie hanno mostrato i loro punti di forza nel trasporto ferroviario, soprattutto con i collegamenti ad alta velocità fra centri urbani. L’allargamento apre la possibilità di altri collegamenti a lunga percorrenza (oltre 500 km) che, uniti a efficienti operazioni logistiche, possono competere con il trasporto stradale per fornire un servizio di trasporto “porta a porta” ecocompatibile. La Commissione prenderà in esame un possibile programma per promuovere una rete ferroviaria dedicata al trasporto merci nel contesto più ampio di una nuova politica per la logistica del trasporto merci (cfr. il punto 7.1 oltre). Per sfruttare queste opportunità sarà necessario adattare i servizi merci e la gestione delle infrastrutture in termini di qualità, affidabilità, flessibilità e orientamento verso la clientela.
( Azione: esaminare le esperienze maturate nel mercato del trasporto stradale e proporre miglioramenti delle norme che disciplinano l'accesso al mercato e delle norme per l'accesso alla professione, ove necessario; affrontare la questione del divario eccessivo fra i livelli di accise; attuare la normativa in materia di trasporto ferroviario con l’aiuto di forti organismi di regolamentazione negli Stati membri; accelerare gli sforzi tesi a eliminare gli ostacoli tecnici e operativi per le operazioni ferroviarie internazionali con l’aiuto dell’industria ferroviaria e dell’Agenzia ferroviaria europea; esaminare un possibile programma per promuovere una rete ferroviaria per il trasporto merci nel contesto più ampio di una politica per la logistica del trasporto merci; monitorare il mercato ferroviario prevedendo anche un calendario di attuazione.
3.2. Trasporto aereo
Il mercato interno del trasporto aereo è diventato una realtà concreta e una forza trainante per la crescita. La ristrutturazione e l’integrazione sono già in fase avanzata e il mercato si è ampliato con il moltiplicarsi delle rotte in Europa, la comparsa delle compagnie a basso costo e lo sviluppo degli aeroporti regionali, apportando fra l’altro vantaggi notevoli ai consumatori. L’UE è leader mondiale tanto delle attrezzature per il trasporto aereo quanto dei servizi di trasporto.
Tuttavia, di fronte alle sfide di una crescita sostenuta e della concorrenza globale non c’è spazio per l’autocompiacimento. Il mercato interno deve essere ampliato per migliorare le prestazioni di tutti i segmenti del trasporto aereo, come gli aeroporti e i servizi di navigazione aerea. I vantaggi apportati dal mercato interno dovrebbero essere estesi anche ai collegamenti aerei con l’esterno. Il trasporto aereo ha bisogno di infrastrutture solide, sia per le operazioni in volo che per quelle al suolo. L’istituzione del Cielo unico, attualmente in corso, dovrebbe potenziare ancora l’efficienza del trasporto aereo comunitario; è necessaria una guida per la futura struttura dei sistemi di gestione del traffico aereo. Occorre inoltre operare gli investimenti necessari in materia di capacità aeroportuale, che dovranno essere accompagnati da regole più chiare in materia di tasse aeroportuali. Sono necessarie misure per ridurre gli effetti ambientali negativi causati dalla rapida crescita del traffico, garantendo parallelamente la competitività del settore e tenendo conto del dibattito in corso nell’ambito dell’ICAO. Queste misure devono riguardare obiettivi diversi: migliorare e ottimizzare il controllo del traffico aereo, sviluppare le tecnologie e l’innovazione dei velivoli e dei motori, svolgere le operazioni di trasporto risparmiando energia e usare incentivi economici e/o strumenti, per esempio includendo l’impatto del trasporto aereo sul clima nel piano comunitario di scambi di emissioni[15].
( Azione: continuare a monitorare gli aiuti di Stato e gli aspetti della ristrutturazione e dell’integrazione connessi alla concorrenza; riesaminare il funzionamento del mercato interno e proporre le opportune modifiche; completare il quadro normativo per il Cielo unico e modernizzare la gestione del traffico aereo; sviluppare misure politiche per ridurre le emissioni prodotte dai servizi di trasporto aereo.
3.3. Trasporto per via navigabile
La penisola europea, i cui confini sono delimitati per due terzi dal mare, è un’economia marittima per eccellenza, soprattutto dopo l’allargamento. Nel corso degli anni il trasporto per via navigabile, soprattutto quello a corto raggio, è cresciuto tanto quanto l’autotrasporto ed offre chiaramente un potenziale ancora maggiore. Può contribuire ad attenuare la congestione e la pressione esercitata sull’ambiente da altri modi di trasporto, a condizione di ridurre le emissioni inquinanti prodotte dal trasporto per via navigabile.
Grazie al lungo litorale e ai numerosi porti dell’Europa, il settore marittimo dimostra di essere una valida alternativa al trasporto terrestre, come illustra il concetto delle “autostrade del mare”[16]. Il trasporto di contenitori, che ha fortemente contribuito alla crescita, presenta un notevole potenziale futuro per le operazioni logistiche che utilizzano sinergie fra il trasporto marittimo e ferroviario e/o fluviale.
Lo sviluppo del trasporto marittimo e costiero deve affrontare due problemi fondamentali. In primo luogo, non esiste ancora un mercato interno della navigazione senza soluzione di continuità: i viaggi in mare da uno Stato membro all’altro sono considerati viaggi esterni a causa delle regolamentazioni nazionali. Questo impedisce all’UE di ottimizzare la regolamentazione del traffico interno e semplificare il commercio interno. Inoltre impedisce la piena integrazione del trasporto costiero nelle catene logistiche interne. È opportuno sfruttare le possibilità offerte dal diritto internazionale per risolvere questo problema.
In secondo luogo, la crescita prevista del trasporto marittimo dovrà essere assorbita utilizzando l’infrastruttura dei porti comunitari. Sono necessari investimenti maggiori nei porti e nel loro hinterland per migliorare ed estendere i servizi e trasformare così i porti in poli di crescita invece di considerarli come potenziali strozzature per le operazioni di trasbordo. La questione della carenza di capacità portuali potrebbe essere affrontata anche potenziando la cooperazione e la specializzazione fra i porti europei. Inoltre, una politica portuale di successo deve combinare gli elementi seguenti: un clima di sana concorrenza all’interno dei porti e fra di essi, norme chiare per i contributi pubblici agli investimenti e un accesso trasparente ai servizi portuali, un equilibrio fra vincoli ambientali ed esigenze di sviluppo, la possibilità di servizi competitivi e un aumento dell’occupazione di qualità.
La Commissione svilupperà il dibattito avviato dal Libro verde sulla futura politica marittima dell’UE[17] per elaborare una strategia per un trasporto marittimo integrato fondata su uno “spazio marittimo comune europeo”. Questa politica dovrà eliminare gli ostacoli agli scambi interni, permettere all’UE di fissare una regolamentazione rigorosa in materia di protezione sociale, tutela dell’ambiente e sicurezza e promuovere lo sviluppo di infrastrutture e di attività competitive, tenendo sempre conto del contesto in cui si svolgono le attività di navigazione. La Commissione confermerà gli sforzi per applicare una normativa più severa alle emissioni inquinanti prodotte dalla navigazione.
Sebbene il trasporto fluviale rappresenti soltanto il 3% del trasporto merci complessivo, lungo determinati corridoi la quota di mercato supera il 40%. Le capacità disponibili lungo corridoi come il Danubio possono essere sfruttate modernizzando e integrando il trasporto fluviale in efficienti catene logistiche multimodali. Il programma NAIADES definisce un piano di azione per la promozione del trasporto fluviale[18].
( Azione: sviluppare un’ampia consultazione dei soggetti interessati per elaborare una strategia globale per uno “spazio marittimo comune europeo”; sviluppare una politica portuale europea globale; ridurre le emissioni inquinanti prodotte dal trasporto per via navigabile; continuare a favorire il trasporto marittimo a corto raggio e le autostrade del mare, riservando particolare attenzione ai collegamenti con l’interno; attuare il piano d’azione NAIADES per il trasporto fluviale.
4. MOBILITÀ SOSTENIBILE PER IL CITTADINO – TRASPORTO AFFIDABILE, SICURO E PROTETTO
4.1. Occupazione e condizioni di lavoro
Nel settore dei trasporti lavorano molte persone: si contano oltre 10 milioni di posti di lavoro nei settori dell’economia connessi ai trasporti (servizi, attrezzature, infrastrutture), soprattutto in quello stradale. Mantenere e rafforzare la competitività degli operatori dei trasporti è la migliore garanzia di un tasso di occupazione costantemente elevato. Dopo un lungo periodo di ristrutturazioni, i livelli di occupazione si stanno stabilizzando. In alcuni settori, come il trasporto stradale e ferroviario, si notano carenze di personale qualificato; nel settore marittimo, la mancanza di candidati provenienti dall’UE ha fatto aumentare la manodopera straniera[19]. Occorrono ulteriori sforzi per migliorare le formazione e motivare i giovani a lavorare nel settore dei trasporti nel loro paesi e in altri Stati membri.
A livello sia internazionale che comunitario esistono sensibili differenze nel costo del lavoro dovute ai salari, agli oneri salariali e all’effetto delle condizioni di lavoro. Queste variazioni hanno un impatto considerevole sui modi di trasporto nella concorrenza internazionale, soprattutto nel trasporto marittimo ma anche in quello stradale. In quest’ultimo ambito la legislazione comunitaria in materia di qualifiche e condizioni di lavoro ha aiutato a introdurre condizioni eque di concorrenza che tengono conto delle esigenze delle PMI. L’effettiva attuazione di questa legislazione è di primaria importanza[20]. La regolamentazione sarà promossa a livello internazionale. In altri ambiti, come in quello dei salari, le parti sociali possono impegnarsi in un dialogo transfrontaliero. Nel settore marittimo, la Commissione invita le parti sociali a concludere un accordo sulla base della Convenzione sul lavoro marittimo dell’OIL.
( Azione: incoraggiare i giovani a seguire una formazione e a lavorare nei trasporti; nel contesto di consultazioni con le parti interessate esaminare le norme in materia di condizioni di lavoro nell’autotrasporto e proporre le eventuali opportune modifiche; incoraggiare il dialogo transfrontaliero fra le parti sociali, soprattutto per applicare la Convenzione dell’OIL sul lavoro marittimo.
4.2. Diritti dei passeggeri
I diritti dei passeggeri aerei sono stati rafforzati considerevolmente: gli europei sono così più sicuri di poter apprezzare la libertà di lavorare e viaggiare in tutta l’Unione. Le autorità nazionali devono intensificare il trattamento dei reclami. I passeggeri di servizi ferroviari e marittimi internazionali beneficeranno di diritti simili grazie alla legislazione che è in preparazione. Anche i viaggi in pullman dovrebbero beneficiare di maggiore attenzione alla qualità del servizio. La qualità del servizio è un’importante componente competitiva in tutti i modi di trasporto. Sarebbe opportuno concentrare gli sforzi anche per migliorare l’accesso effettivo ai trasporti per le persone a mobilità ridotta.
( Azione: valutare, insieme alle parti interessate, come promuovere una migliore qualità del servizio e garantire diritti fondamentali ai passeggeri in tutti i modi di trasporto, soprattutto per le persone a mobilità ridotta.
4.3. Sicurezza
Sono stati compiuti progressi notevoli per migliorare la sicurezza del trasporto aereo e marittimo, fra cui la recente compilazione di una lista nera di compagnie aeree non sicure. Un’ampia gamma di norme comuni di sicurezza è messa in atto grazie all’aiuto delle agenzie europee specializzate per il trasporto marittimo (EMSA), aereo (EASA) e ferroviario (ERA). Queste agenzie devono disporre di finanziamenti sufficienti adeguati alle funzioni che devono svolgere. Il regime di sicurezza sarà poi completato dal terzo pacchetto legislativo per il trasporto marittimo e dai miglioramenti apportati ai regimi internazionali in ogni settore. Con il tempo, dovrebbe essere preso in considerazione il coordinamento a livello comunitario di determinate funzioni essenziali della guardia costiera.
Il numero relativamente basso di vittime di incidenti ferroviari, marittimi e aerei è in forte contrasto con le cifre relative al trasporto stradale. Per realizzare l’obiettivo di dimezzare il numero delle vittime della strada fra il 2001 e il 2010, che resta ancora valido, sarà necessaria un’azione coordinata per migliorare ulteriormente la progettazione dei veicoli e le tecnologie utilizzate (incluse le tecnologie di prevenzione degli incidenti e la cooperazione veicolo-infrastruttura nell’ambito del programma “e-Safety”), le infrastrutture stradali e i comportamenti dei conducenti, come segnalato nelle conclusioni del gruppo CARS 21. L’obiettivo potrà essere realizzato soltanto con un sforzo congiunto che veda associati tutti i livelli di governo, l’industria automobilistica e delle costruzioni autostradali, i gestori delle infrastrutture e gli stessi utenti della strada. Una giornata annuale della sicurezza stradale, accompagnata dalla pubblicazione delle cifre annuali sulla sicurezza stradale in ogni Stato membro, potrebbe sensibilizzare l’opinione pubblica e incoraggiare lo scambio delle migliori pratiche.
( Azione: adottare un approccio integrato per la sicurezza stradale che riguardi la progettazione dei veicoli e le tecnologie utilizzate, le infrastrutture e il comportamento dei conducenti, compresa l’eventuale regolamentazione necessaria; organizzare campagne di sensibilizzazione e una giornata annuale della sicurezza stradale; riesaminare costantemente e completare le norme di sicurezza per tutti gli altri modi di trasporto; potenziare il funzionamento delle agenzie europee di sicurezza ed estenderne gradualmente i compiti connessi alla sicurezza.
4.4. Protezione
La continua minaccia terroristica ci fa comprendere come i trasporti siano non solo un bersaglio ma anche uno strumento del terrorismo. Dopo gli eventi dell’11 settembre 2001 l’UE ha reagito prontamente adottando atti legislativi e regimi di ispezione per il controllo della qualità finalizzati a migliorare la protezione nei trasporti aerei e marittimi. L’ acquis sarà adattato in base all’esperienza. Occorre favorire condizioni eque di concorrenza nei casi in cui il costo delle misure di protezione potrebbe falsare la concorrenza. Può essere necessario estendere le norme di protezione ai trasporti terrestri, includendo il trasporto urbano, le stazioni ferroviarie e la catena logistica internazionale. Inoltre, deve essere svolta un’analisi approfondita delle infrastrutture critiche di trasporto nell’ambito del programma europeo per la protezione delle infrastrutture critiche ( European Programme for Critical Infrastructure Protection , EPCIP). Sulla base dell’EPCIP, a seguito dei lavori in corso riguardanti le infrastrutture critiche di trasporto possono essere proposte misure specifiche di protezione che tengano conto di tutti i rischi e in particolare del terrorismo. È necessario considerare attentamente la cooperazione internazionale per migliorare le norme mondiali ed evitare la ripetizione superflua e costosa dei controlli.
( Azione: esaminare il funzionamento e i costi delle attuali misure di protezione nel trasporto aereo e marittimo, proporre le opportune modifiche sulla base dell’esperienza per evitare di falsare la concorrenza; riflettere sulla necessità di estendere le norme di protezione al trasporto terrestre e intermodale e alle strutture critiche.
4.5. Trasporti urbani
L’80% degli europei vive in un’area urbana. I trasporti pubblici, le automobili, i camion, i ciclisti e i pedoni usano le stesse infrastrutture. I trasporti urbani producono il 40% delle emissioni di CO2 generate dal trasporto stradale e fino al 70% delle altre sostanze inquinanti prodotte dai trasporti. Una vittima su tre perde la vita in città. Anche i problemi di congestione si concentrano nelle città e attorno ad esse. La sfida che tutte le città devono affrontare è valutare come potenziare la mobilità riducendo al tempo stesso la congestione, gli incidenti e l’inquinamento. Chi abita in città vive direttamente più di chiunque altro gli effetti negativi della propria mobilità e può essere disposto ad accettare soluzioni innovative per promuovere una mobilità sostenibile.
L’iniziativa in materia spetta direttamente alle città più che all’UE. Londra, Stoccolma, Atene, Kaunas, Gdynia e altre città hanno adottato attivamente politiche per una mobilità sostenibile che propongono alternative all’uso dell’automobile. L’UE può promuovere lo studio e lo scambio delle migliori pratiche a livello comunitario in settori quali le infrastrutture di trasporto, la regolamentazione, la gestione della congestione e del traffico, i servizi pubblici di trasporto, la tassazione delle infrastrutture, la pianificazione urbana, la sicurezza, la protezione e la cooperazione con le regioni limitrofe. Le consultazioni pubbliche condotte dalla Commissione hanno rilevato un interesse notevole per un possibile contributo comunitario. La Commissione sfrutterà l’esperienza maturata nel contesto dell’iniziativa CIVITAS e della strategia tematica sul trasporto urbano[21] e continuerà a promuovere la ricerca sulla mobilità urbana. La legislazione in preparazione sui servizi di trasporto pubblico fisserà un quadro giuridico chiaro e stabile che prevede investimenti di qualità a favore di trasporti pubblici ecologici ed efficienti. Inoltre, l’UE dovrebbe valutare se esistono ostacoli alla politica in materia di trasporti urbani a livello comunitario e individuare le situazioni in cui esiste un consenso favorevole allo sviluppo di soluzioni congiunte, sempre nel pieno rispetto della sussidiarietà.
( Azione: pubblicare un Libro verde sul trasporto urbano per determinare il valore aggiunto potenziale di un intervento europeo rispetto a un’azione locale.
5. TRASPORTI ED ENERGIA
La politica dei trasporti è strettamente connessa a quella dell’energia in quanto entrambe condividono obiettivi comuni: ridurre le emissioni di CO2 e la dipendenza dell’UE dalle importazioni di combustibili fossili[22].
I trasporti - uno dei settori che consumano più energia – rappresentano il 71% circa del consumo globale di petrolio nell’UE. Il trasporto stradale e quello aereo consumano rispettivamente il 60% e il 9% di tutto il petrolio, mentre il trasporto ferroviario utilizza l’elettricità per il 75% circa e i combustibili fossili per il restante 25%.
Considerando il costo elevato dei combustibili fossili e la necessità di ridurre la nostra dipendenza strategica da queste materie prime, occorre ottimizzare il potenziale di ogni modo di trasporto.
Queste sfide rafforzano la priorità data al controllo dei consumi di energia per proteggere l’ambiente. È necessario attuare rapidamente iniziative come quelle annunciate nel Libro verde sull’efficienza energetica[23]; nell’autunno del 2006 la Commissione presenterà un piano di azione sull’efficienza energetica. Una politica energetica europea che intenda garantire la competitività, la sicurezza dell’approvvigionamento e la protezione dell’ambiente deve concentrarsi in particolare su nuove politiche dei trasporti che riducano i consumi di energia migliorando l’efficienza dei consumi di carburante dei veicoli e che sostituiscano gradualmente il petrolio con altri carburanti, come i biocarburanti[24], il gas naturale, l’idrogeno, l’elettricità o altre fonti.
In questo settore sono necessari notevoli sforzi e investimenti a favore della ricerca tecnologica e dello sviluppo, che prevedano tra l’altro la combinazione di programmi di ricerca nel settore dei trasporti e dell’energia, la ricerca nell’ambito di veicoli più intelligenti ed ecologici, l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) per migliorare l’efficienza dei consumi di carburante e l’istituzione di partenariati pubblico-privato. Sono già state avviate diverse iniziative nel settore dei biocarburanti (compresi i biocarburanti di seconda generazione) e dell’utilizzo dell'idrogeno nei trasporti, i cui sviluppi andranno attentamente seguiti. Un progetto per la progettazione di camion ecologici servirebbe a trarre i massimi benefici dai progressi conseguiti nel settore. Iniziative analoghe andrebbero sviluppate per la messa a punto di aerei e navi ecologici, secondo quanto indicato nella strategia tematica sull’inquinamento atmosferico[25]. La Commissione rinnoverà gli sforzi presso l’IMO per applicare norme più severe in materia di emissioni inquinanti prodotte dalle navi. L’efficienza energetica e i carburanti alternativi sono fra i settori più promettenti per ulteriori innovazioni: qui gli interventi sono particolarmente urgenti.
Nelle fasi successive alla ricerca e alla dimostrazione, l’UE favorirà l’innovazione ecocompatibile predisponendo le condizioni necessarie per immettere sul mercato nuove tecnologie ormai giunte a maturità tramite la normalizzazione e la regolamentazione (per es. norme EURO successive per i veicoli stradali, pneumatici migliorati), la promozione di veicoli ecologici attraverso appalti pubblici (per es. appalti per autobus), strumenti fiscali[26] (per es. per la benzina senza piombo) e aiuti di Stato, obiettivi concordati (per es. la quota del 5,75% di biocarburanti per il 2010, l’accordo volontario con l’industria automobilistica per ridurre le emissioni di CO2 a 140g/km entro il 2008 e a 120 g/km entro il 2012 in sintonia con la strategia dell’UE per le emissioni di CO2, o gli obiettivi internazionali di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra), la sensibilizzazione degli utenti (per es. l’etichettatura energetica e l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione per i consumatori e gli utenti), l’azione coordinata in altre politiche per generare sinergie (per es. la politica agro-industriale sui biocarburanti) e l'incentivazione degli investimenti nell'infrastruttura di distribuzione dei carburanti alternativi.
( Azione: promuovere l’efficienza energetica a livello comunitario sulla base del piano di azione in preparazione, incoraggiare azioni comunitarie, fra cui gli accordi volontari; sostenere la ricerca, le dimostrazione e l’introduzione sul mercato delle nuove tecnologie, come l’ottimizzazione dei motori, i sistemi di gestione intelligente dell’energia nei veicoli o i carburanti alternativi, quali i biocarburanti evoluti e l’idrogeno o le celle a combustibile o la propulsione ibrida; lanciare campagne di sensibilizzazione degli utenti sui veicoli più intelligenti ed ecologici e un ampio programma orientato al futuro per la propulsione ecocompatibile e l'efficienza energetica nei trasporti.
6. OTTIMIZZARE LE INFRASTRUTTURE
6.1. Due sfide: ridurre la congestione e migliorare l'accessibilità
Le reti transeuropee dei trasporti (TEN) forniscono l’infrastruttura fisica per il mercato interno. L’Europa è dotata di una fitta rete di trasporto e di infrastrutture che sono generalmente di qualità elevata. Tuttavia, alcune aree nelle regioni centrali e attorno alle catene montuose che attraversano il continente, così come molte città, soffrono di problemi di congestione e inquinamento. Entro il 2020 si prevede che 60 grandi aeroporti saranno fortemente congestionati e per i porti si registra una tendenza analoga. La congestione e l’inquinamento minacciano la crescita economica, la qualità della vita e l’ambiente. Soluzioni intelligenti per la mobilità (cfr. il punto 7 in appresso) e la gestione della domanda di trasporto (cfr. il punto 6.3 in appresso) attenueranno il problema della congestione, ma sarà anche necessario disporre di infrastrutture nuove o migliorare quelle esistenti. Gli investimenti in valide alternative ai corridoi stradali congestionati possono favorire soluzioni intelligenti comprendenti le catene logistiche intermodali che ottimizzano l’uso delle infrastrutture di trasporto all’interno dei singoli modi di trasporto e fra di essi. Fra queste soluzioni si possono ricordare le gallerie transalpine, i corridoi ferroviari e i nodi intermodali per il trasporto ferroviario, marittimo o aereo. Occorrerà trovare il giusto equilibrio fra lo sviluppo di infrastrutture essenziali per l’economia e le esigenze, altrettanto legittime, della gestione del territorio, sulla base di obiettivi ambientali o di altro tipo. I cosiddetti sistemi cooperativi, basati sulle comunicazioni fra veicoli e fra veicoli e infrastrutture possono migliorare notevolmente e a lungo termine l'efficienza della gestione del traffico, della sicurezza e della gestione della congestione. Le infrastrutture stradali devono diventare intelligenti e scambiare informazioni con i veicoli, raccogliendo informazioni sulle condizioni stradali, ad esempio su rischi meteorologici e incidenti, per ottimizzare il funzionamento dei sistemi cooperativi.
In altre parti d’Europa l’ accessibilità è il problema principale per le regioni e gli Stati membri periferici. Cofinanziando le infrastrutture di trasporto, i fondi strutturali e di coesione continueranno ad aiutare le regioni che si trovano in condizioni economiche svantaggiate o che soffrono di ostacoli strutturali. Mentre molti nuovi Stati membri compenseranno gli scarsi investimenti del passato in infrastrutture stradali e urbane, le regioni insulari e ultraperiferiche dovranno sfruttare il potenziale degli aeroporti regionali e dei collegamenti marittimi. Le regioni ultraperiferiche soffrono di una grave carenza di accessibilità non solo al mercato interno continentale ma anche alle proprie zone interne. Gli strumenti della politica dei trasporti e gli aiuti di Stato potrebbero servire a ridurre gli effetti della lontananza sulla loro competitività e a migliorare i collegamenti con il resto dell'UE e con i paesi terzi limitrofi.
( Azione: incoraggiare e coordinare, ove necessario, gli investimenti in infrastrutture intelligenti nuove o ristrutturate per eliminare le strozzature e preparare l'introduzione dei sistemi cooperativi, permettere soluzioni co-modali di trasporto e collegare le regioni periferiche e ultraperiferiche al resto del territorio; assicurare un approccio equilibrato alla gestione del territorio.
6.2. Mobilitare tutte le fonti di finanziamento
Il costo complessivo dei soli 30 progetti prioritari TEN identificati nel 2004 è stimato a circa 250 miliardi di euro. Tuttavia, le possibilità di finanziamento pubblico da parte degli Stati membri restano limitate; il livello di investimenti nelle infrastrutture di trasporto è calato in tutti gli Stati membri e oggi ammonta a meno dell’1 % del PIL. Analogamente, le nuove prospettive finanziarie dell’Unione per il periodo 2007-2013 prevedono solo un aumento limitato del bilancio delle TEN.
Considerando le limitate risorse disponibili, l’UE dovrà concentrare il cofinanziamento nell’ambito del bilancio TEN sulle sezioni transfrontaliere, che sono di importanza fondamentale, e sulle altre principali strozzature che interessano i progetti prioritari. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero ottimizzare l’uso dei fondi strutturali e di coesione dell’UE per finanziare le infrastrutture di trasporto. I fondi comunitari saranno concentrati sui progetti che offrono il massimo valore aggiunto all’Europa e in cui l'attiva collaborazione con le organizzazioni nazionali e con altri organismi di finanziamento è garantita. In tutta l'Unione saranno finanziate le azioni tese a garantire l'interoperabilità e gli studi di fattibilità pertinenti. Il programma Marco Polo, che dispone di un bilancio di 450 milioni di euro fino al 2013, contribuirà direttamente a offrire agli operatori del trasporto stradale su assi congestionati soluzioni alternative con altri modi di trasporto.
Sarebbe opportuno elaborare nuovi modelli di ingegneria finanziaria. Gli oneri di uso dovrebbero contribuire maggiormente a finanziare le sezioni delle reti di trasporto più valide sul piano commerciale. Si prevede che uno strumento di garanzia, con una disponibilità massima di 1 miliardo di euro in riserve di liquidità, ripartito fra la Banca europea degli investimenti e il bilancio comunitario per il periodo 2007-2013, otterrà 20 miliardi di euro sotto forma di prestiti bancari per le infrastrutture di trasporto. Un uso più intenso dei partenariati pubblico-privato può accelerare la realizzazione dei progetti, migliorare il rapporto prezzo-prestazioni e allentare la pressione sulle finanze pubbliche. Iniziative congiunte come JASPERS ( Joint Assistance to Support Projects in European RegionS ) agevoleranno l'avvio dei progetti.
( Azione: massimizzare gli investimenti nelle infrastrutture transeuropee di interesse europeo mobilitando tutte le fonti di finanziamento disponibili, compresi il bilancio TEN, i fondi strutturali e di coesione e il ricorso a prestiti sui mercati dei capitali (anche presso la Banca europea degli investimenti, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e partenariati pubblico-privato); ricorrere ad iniziative comuni di attuazione.
6.3. Tassazione intelligente
Nell’UE si ricorre sempre più spesso all’applicazione di un pedaggio per l’uso delle infrastrutture. Per esempio, Londra ha introdotto un pedaggio contro la congestione e di recente la Germania ha seguito l’esempio di altri Stati membri applicando il pedaggio autostradale ai veicoli commerciali. L’UE ha appena adottato una nuova direttiva sulla tassazione per l’uso delle infrastrutture stradali come quadro generale per l’introduzione di pedaggi modulati per i camion sulla rete transeuropea dei trasporti. Nel trasporto ferroviario i gestori delle infrastrutture fatturano agli operatori l’utilizzo dei binari.
L’obiettivo di questi meccanismi di tassazione è finanziare le infrastrutture; inoltre, quando non è possibile aumentare la capacità dell’infrastruttura, la tassazione può aiutare a ottimizzare il traffico. I pedaggi possono essere modulati per tenere conto dell’impatto ambientale o dei rischi di congestione, soprattutto nelle zone sensibili dal punto di vista ambientale e nelle aree urbane. In queste aree possono essere usate altre forme di ripartizione delle capacità, come gli scambi commerciali di diritti di transito.
In conformità con la direttiva sulla tassazione per l'uso dell'infrastruttura stradale, entro il 10 giugno 2008 la Commissione presenterà un modello universale, trasparente e comprensibile per la valutazione di tutti i costi esterni che servirà da base per i futuri calcoli dei pedaggi da applicare alle infrastrutture, unitamente a un’analisi di impatto dell’internalizzazione dei costi esterni per tutti i modi di trasporto. È necessaria un’ampia riflessione, che includa anche il trasporto ferroviario, aereo, per via navigabile e urbano, in quanto la tassazione influisce sui flussi di traffico fra i modi di trasporto e interessa l’intero mercato interno. In tale contesto bisognerà esaminare in che modo le forme intelligenti di tassazione possono ottimizzare i modelli di trasporto e creare quindi situazioni che apportino vantaggi ai proprietari delle infrastrutture (grazie a una gestione più efficace e a una migliore assegnazione delle risorse), agli utenti (abbreviando i tempi di percorrenza) e, più in generale, alla società (riducendo gli effetti negativi, come per esempio l’inquinamento atmosferico). La tassazione intelligente dovrebbe assicurare prezzi equi e non discriminatori per gli utenti, entrate per gli investimenti futuri nelle infrastrutture, strumenti per combattere la congestione e sconti per ricompensare i veicoli e gli stili di guida maggiormente rispettosi dell’ambiente. Infine, la tassazione intelligente dovrebbe tenere conto del carico globale che pesa sui cittadini e sulle imprese; a tal fine, l’analisi della tassazione deve includere le politiche fiscali in materia di trasporti che non stimolano la mobilità sostenibile.
( Azione: avviare un ampio processo di riflessione e consultazione sui sistemi di tassazione intelligente delle infrastrutture e proporre una metodologia comunitaria per la tassazione delle infrastrutture basata sulla direttiva pertinente.
7. MOBILITÀ INTELLIGENTE
La costruzione di nuove infrastrutture non può risolvere tutti i problemi di congestione e accessibilità a causa dei costi elevati e della durata delle procedure di progettazione e, in alcuni casi, dell’impatto ambientale e della mancanza di spazio. Nella ricerca di un uso ottimale della capacità di trasporto esistente, la preoccupazione dell’industria di tagliare i costi è parallela alla preoccupazione dell'opinione pubblica di assicurare la sostenibilità finanziaria e ambientale. Migliorare il fattore di carico, consentire e promuovere il trasbordo a favore del trasporto ferroviario e marittimo per le lunghe distanze, ottimizzare gli itinerari e la tempistica sono tutte misure che contribuiscono a migliorare la mobilità e, allo stesso tempo, a diminuire l'impatto ambientale per unità di carico trasportata.
7.1. Logistica dei trasporti
Il settore ha accettato la sfida di utilizzare con maggiore efficienza le infrastrutture e i veicoli esistenti sviluppando sofisticate catene logistiche. Gli sviluppi delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni ne consentono l'attuazione e forniscono i servizi necessari per trasformare la logistica intelligente in una realtà concreta. La tendenza verso imprese logistiche integrate deve essere accompagnata da politiche pubbliche che consentano l’uso ottimale e la combinazione di diversi modi di trasporto (“co-modalità”). Queste politiche possono comprendere azioni per eliminare ostacoli normativi alla co-modalità, incentivare l’apprendimento e lo scambio delle migliori pratiche in tutta l'UE, promuovere la normalizzazione e l'interoperabilità tra i modi di trasporto e investire nei centri di trasbordo. Fra le misure da prevedere per rispondere alle esigenze di una logistica intelligente dovrà figurare anche l’adeguamento delle dimensioni dei contenitori e dei veicoli.
( Azione: sviluppare una strategia globale per la logistica del trasporto merci in Europa, seguita da un'ampia consultazione e finalizzata all'elaborazione di un piano di azione.
7.2. Sistemi di trasporto intelligenti
Non vi è motivo per cui, a lungo termine, le navi, i treni o le automobili non debbano avere gli stessi sistemi sofisticati di comunicazione, navigazione e automazione degli aerei. In un futuro non lontano le nuove tecnologie che ora compaiono sul mercato forniranno gradualmente nuovi servizi ai cittadini e permetteranno una gestione in tempo reale dei movimenti del traffico e dell’uso della capacità, così come il rilevamento e l’individuazione dei flussi per proteggere l’ambiente e favorire la sicurezza. Oltre ad apportare ovvi vantaggi per gli operatori dei trasporti e i loro clienti, i nuovi sistemi forniranno all’amministrazione pubblica informazioni rapide e dettagliate sulle infrastrutture e sulle esigenze di manutenzione. Non solo miglioreranno le condizioni di guida ma serviranno anche a potenziare la sicurezza e la protezione e a rimediare a situazioni che generano sprechi nei trasporti, a tutto vantaggio della sostenibilità ambientale. L’autorità di sorveglianza del programma GALILEO sta per essere costituita; il sistema satellitare GALILEO sarà in funzione a partire dal 2010 e fornirà segnali per la navigazione da combinare con sistemi di comunicazione al suolo o nello spazio. La realizzazione di un’architettura aperta europea assicurerà l’interoperabilità e lo sviluppo flessibile di future applicazioni per tutti i modi di trasporto.
Diverse iniziative sono già in corso di realizzazione, fra cui l'iniziativa “Automobile intelligente”[27] per promuovere le nuove tecnologie coordinando le azioni dei soggetti interessati (il forum “eSafety”), la ricerca sui sistemi per veicoli intelligenti e la sensibilizzazione degli utenti, e il programma SESAR, per introdurre le tecnologie più moderne nella gestione del traffico aereo nell’ambito del Cielo unico europeo. Il programma SESAR ridurrà l’impatto del traffico aereo sull’ambiente e migliorerà la sicurezza, favorirà l’occupazione e aprirà i mercati dell’esportazione per la tecnologia europea destinata al traffico aereo. Il sistema ERTMS apporterà vantaggi analoghi al settore ferroviario: migliorerà l’interoperabilità fra le reti nazionali, un requisito fondamentale per un trasporto ferroviario efficiente sulle lunghe distanze. Il sistema per la fornitura di servizi di informazione fluviale ( River Information Services , RIS) è in corso di attivazione lungo i principali corridoi europei. L’UE investe ingenti fondi pubblici in questi sistemi e ne accompagna la realizzazione elaborando la normativa necessaria.
Le azioni future sfrutteranno le possibilità di partenariati pubblico-privato per sostenere lo sviluppo e la dimostrazione delle nuove tecnologie, fra cui la strategia per rendere più ecologico il trasporto aereo (iniziativa tecnologica congiunta “Cielo limpido”) e il trasporto terrestre (iniziative tecnologiche congiunte “H2” e “Celle a combustibile ” ).
( Azione: proseguire con i programmi per la mobilità intelligente nel trasporto stradale (iniziative “Automobile intelligente” e eSafety), aereo (SESAR), ferroviario (ERTMS) e per via navigabile (RIS e SafeSeaNet); sfruttare al meglio i segnali di navigazione di GALILEO, sviluppare altre iniziative analoghe nel settore marittimo (“e-maritime”) e lanciare un programma di ampia portata per realizzare infrastrutture intelligenti per il trasporto stradale.
8. LA DIMENSIONE GLOBALE
Il settore dei trasporti è per sua stessa natura internazionale. Da un lato, la dimensione esterna deve essere bene integrata nella politica comunitaria generale dei trasporti; dall’altro, la politica dei trasporti deve rientrare nell’ambito di relazioni più ampie con i paesi terzi e le organizzazioni esterne.
Gli Stati membri dell’UE hanno tutto l’interesse a sviluppare regimi internazionali che garantiscano livelli elevati di sicurezza e protezione e norme elevate di servizio così come di protezione ambientale e sociale. L’UE è un leader mondiale nella regolamentazione nel settore dei trasporti ed è in grado di proiettare all’esterno le sue competenze e le sue migliori pratiche. Fra i successi più recenti vanno ricordati l’accordo nell’ambito dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) per vietare le petroliere a scafo singolo e l’accordo nell’ambito dell'Organizzazione internazionale del lavoro sulle norme per il lavoro nel settore marittimo. Un altro esempio è la potenziale applicazione a livello mondiale delle norme in materia di emissioni, eventualmente accompagnate da un sistema di scambio di emissioni, nel trasporto aereo, in cui l’UE avrà un ruolo trainante nelle future discussioni in seno all’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile ( International Civil Aviation Organisation , ICAO).
L’UE è inoltre uno dei principali fornitori di servizi, attrezzature e tecnologie di trasporto. Le aziende comunitarie controllano il 30% del trasporto aereo mondiale e il 40% della flotta marittima. Le attrezzature di trasporto rappresentano il 16% delle esportazioni dell’UE. Molte attività di trasporto, soprattutto nel settore aereo e marittimo, si svolgono in un clima di concorrenza internazionale. La convergenza delle norme comunitarie e internazionali apre i mercati delle esportazioni alla tecnologia europea per il trasporto aereo e ferroviario, per la navigazione (compresi i sistemi GALILEO, SESAR e ERTMS), per la propulsione ecocompatibile e per molti altri settori. L’accesso ai mercati dei servizi e agli appalti pubblici all’estero sono fondamentali per il settore comunitario dei trasporti.
Le attività delle imprese di trasporto comunitarie sono spesso ostacolate dal mantenimento di barriere alle importazioni o agli investimenti in paesi terzi. È estremamente importante ridurre o eliminare questi ostacoli all’accesso al mercato per consentire ai nostri operatori di competere all’estero efficacemente a condizioni eque. I negoziati di Doha attualmente in corso nell’ambito dell’OMC forniscono un’opportunità multilaterale per affrontare alcune di queste limitazioni, mentre sono in corso anche diverse negoziazioni bilaterali.
Nella maggior parte dei casi la cooperazione internazionale è nata prima dell’istituzione del mercato interno e l’UE non è ancora rappresentata – o la sua presenza è solo debole – presso diverse organizzazioni e associazioni internazionali. In diversi casi, l’adesione dell’UE a meccanismi di cooperazione internazionale e le relazioni bilaterali fra l’UE e i principali partner commerciali sono gli strumenti più efficaci per rappresentare gli interessi coordinati dell’UE e dei suoi Stati membri. Il mercato interno dei trasporti richiede un approccio coerente nei confronti del mondo esterno per evitare che le nostre politiche comuni siano messe in questione. Raggruppati insieme come UE, gli Stati membri hanno un peso maggiore.
L’allargamento ha avuto notevoli conseguenze sui trasporti. Diversi dispositivi di cooperazione internazionale, per esempio nel trasporto stradale e fluviale, sono ora costituiti principalmente o esclusivamente da Stati membri dell’UE e dai paesi confinanti con cui l’UE ha già rapporti speciali che vanno al di là della tradizionale cooperazione internazionale. Inoltre, la navigazione costiera sta diventando un importante vettore per il traffico infracomunitario ma è ancora soggetta a una regolamentazione mondiale. In questi settori può essere necessario rivedere gli attuali meccanismi internazionali affinché riflettano meglio la realtà del continente europeo, in modo da conservare e sviluppare ulteriormente il prezioso acquis della cooperazione su scala regionale e continentale.
Le relazioni dell'UE con i paesi candidati all'adesione, i paesi impegnati nel processo di stabilizzazione e associazione, i partner della politica europea di vicinato ( European neighbourhood policy , ENP) e la Russia sono di particolare importanza strategica. La cooperazione in materia di trasporti e la convergenza della legislazione, sulla base fra l’altro dei piani d’azione elaborati nell’ambito dell’ENP, aiuteranno a stabilire la necessaria interconnessione dei principali assi di trasporto tenendo conto della dimensione economica, ambientale e sociale. L’UE sostiene inoltre un certo numero di iniziative regionali che si spingono oltre la zona geografica dell’ENP, in particolare nell’ambito di TRACECA o dell’iniziativa di Baku. Il lavoro pratico svolto nel settore dell’aviazione proseguirà e sarà esteso agli altri modi di trasporto. Per quanto riguarda i paesi che non sono vicini dell’UE, la politica esterna in materia di trasporti è differenziata e si concentra sui principali partner commerciali dell’UE. In alcune aree, come l’Asia, l’Africa e l’America latina, l’UE facilita la cooperazione dei raggruppamenti regionali.
( Azione: continuare a sviluppare una cooperazione e una politica dei trasporti dell’UE differenziata nonché il dialogo industriale con i principali partner commerciali e raggruppamenti regionali, anche mediante la conclusione di accordi; continuare a sviluppare le relazioni esterne nel settore dell’aviazione sulla base del futuro accordo UE-USA sull’aviazione; promuovere i principali progetti industriali dell’UE nel settore dei trasporti; sviluppare la cooperazione; rivedere su base individuale l’interazione dell’UE con i meccanismi di cooperazione internazionale, il che potrebbe comportare un miglior coordinamento a livello politico, l’ottenimento dello statuto di osservatore privilegiato o l’adesione dell’UE alle organizzazioni internazionali o anche relazioni speciali fra l’UE e le organizzazioni in questione; elaborare un quadro strategico per estendere i principali assi del mercato interno dei trasporti e creare una rete con i paesi confinanti che lo desiderano.
9. CONCLUSIONI: UN’AGENDA RINNOVATA
Il 1992 ha segnato il completamento del mercato interno ma per i trasporti è stato in larga misura la data di avvio di tale mercato. Quindici anni dopo, il mercato interno liberalizzato dei trasporti e la mobilità su scala europea sono diventati una realtà concreta. In questo periodo il settore dei trasporti si è rafforzato e l'Unione è riuscita a mantenere o a sviluppare la propria posizione di leader mondiale in molti settori. Gli allargamenti che si sono susseguiti hanno contribuito a rafforzare e consolidare questa posizione.
Gli obiettivi generali della politica dei trasporti restano invariati: una mobilità competitiva, sicura, protetta e rispettosa dell’ambiente, pienamente compatibile con la nuova agenda di Lisbona per l’occupazione e la crescita e con la nuova strategia per lo sviluppo sostenibile. Gli strumenti a disposizione della politica dei trasporti devono evolvere per tenere conto dell’esperienza maturata e riflettere l’evoluzione delle condizioni industriali, politiche e internazionali. Una concorrenza internazionale più forte, unita a una crescita economica inferiore alle previsioni, hanno reso più complicato il compito di offrire una mobilità sostenibile.
Il presente riesame intermedio propone un approccio globale e olistico nei confronti della politica dei trasporti. Le future politiche continueranno a basarsi sui Libri bianchi del 1992 e 2001, ma in molti settori l’intervento europeo non sarà sufficiente. Saranno necessarie azioni reciprocamente complementari a livello di governo nazionale, regionale e locale nonché su iniziativa dei cittadini e della stessa industria. Per questo motivo è essenziale un dialogo permanente. Le azioni future, compresa l’attuazione delle azioni già annunciate nel Libro bianco del 2001 e non ancora realizzate, si baseranno su un ampio dialogo con tutte le parte interessate.
Una politica per una mobilità sostenibile europea deve quindi fondarsi su un ventaglio più ampio di strumenti politici che favoriscano, ove necessario, il trasferimento del traffico a favore di modi di trasporto meno inquinanti, soprattutto sulle lunghe distanze, nelle aree urbane e lungo i corridoi congestionati. Allo stesso tempo ogni modo di trasporto deve essere ottimizzato. Tutti i modi di trasporto devono diventare più ecologici, sicuri ed efficienti dal punto di vista dei consumi energetici. Infine, grazie alla co-modalità, vale a dire all’uso efficiente dei vari modi di trasporto singolarmente e combinati tra loro, le risorse disponibili saranno utilizzate in modo ottimale e sostenibile. Questo approccio offre le migliori garanzie di conseguire allo stesso tempo un livello elevato di mobilità e un livello elevato di protezione dell’ambiente.
Il calendario indicativo delle azioni principali da svolgere nel prossimi anni figura all’allegato 1. L’obiettivo di queste azioni è integrare in una visione globale gli investimenti necessari, la regolamentazione, soluzioni differenziate comprendenti gli approcci volontari, l’innovazione tecnologica, lo sviluppo delle infrastrutture e i regimi internazionali, in modo da individuare il valore aggiunto europeo alle soluzioni di mobilità. Le azioni previste sfrutteranno le opportunità per istituire partenariati pubblico-privato nei trasporti a sostegno dello sviluppo e della dimostrazione di nuove tecnologie e infrastrutture. I problemi possono derivare da diverse circostanze, come le strozzature presenti nelle infrastrutture, la posizione periferica di determinate regioni, la congestione, l’approvvigionamento energetico, considerazioni di natura sociale o in materia di sicurezza o di protezione, oppure possono essere legati alla sforzo di rendere i trasporti più ecologici. La via da seguire potrebbe essere quella di attuare un migliore quadro comunitario che combini politiche regionali e di coesione, un quadro normativo adeguato per una tassazione migliore e più intelligente dell’uso dell’infrastruttura e soluzioni differenziate per affrontare problemi particolari in città e regioni specifiche o lungo determinati corridoi. In questo contesto, il quadro generale comunitario potrebbe aiutare ad attuare soluzioni differenziate e più ambiziose a livello regionale, mantenendo al tempo stesso un quadro comunitario più vasto, necessario ad assicurare la mobilità in un mercato unico, e confermando il ruolo attivo dell’UE sulla scena mondiale.
Gli orientamenti politici delineati nella presente comunicazione saranno rivisti in base alla consultazione pubblica e alle valutazioni approfondite prima di decidere in merito a misure specifiche. Saranno inoltre modificati nel corso del tempo per tenere conto dell’evoluzione del contesto e dell’esperienza maturata.
ALLEGATO 1
Piano di lavoro – elenco delle azioni principali
2006
- Trasporto stradale: riesame del mercato interno
- Trasporto ferroviario: azione per eliminare le barriere tecniche all’interoperabilità e al riconoscimento reciproco delle attrezzature; programma per promuovere i corridoi per il trasporto ferroviario di merci nell’ambito della logistica dei trasporti
- Aviazione: riesame delle misure di liberalizzazione del trasporto aereo; esame delle tasse aeroportuali e della capacità degli aeroporti
- Logistica: strategia per la logistica del trasporto merci e ampio dibattito su una possibile azione a livello comunitario
- GALILEO: identificazione di possibili applicazioni future
- Sicurezza: strategia per le infrastrutture critiche
- Relazione sull’attuazione delle direttiva del 2003 sui biocarburanti
- Consumi di energia nei trasporti: piano di azione per l’efficienza energetica e programma per le energie rinnovabili
- Organizzazioni internazionali: riflessione su una migliore rappresentazione degli interessi dell’UE nelle organizzazioni internazionali, come l’IMO e l’ICAO, sulla base di una serie di opzioni politiche
2007
- Trasporto urbano: Libro verde
- Logistica: definizione di un piano di azione
- Tassazione intelligente delle infrastrutture: ricerca e consultazioni preparatorie, audizione delle parti interessate
- Relazione sull’evoluzione dei trasporti su un orizzonte temporale di 20 e 40 anni
- Trasporto stradale: riesame della legislazione in materia di condizioni di lavoro
- Trasporto ferroviario: monitoraggio del mercato ferroviario, utilizzando anche un indicatore
- Trasporto fluviale: avviamento dell’attuazione del piano di azione NAIADES
- Trasporto marittimo: politica portuale europea
- Aviazione: riesame e completamento del quadro del Cielo unico e istituzione dell’impresa SESAR
- Reti transeuropee: identificazione del programma di investimenti pluriennale fino al 2013
- Diritti dei passeggeri: esame dell’azione sugli standard minimi per il trasporto con pullman
- Sicurezza: prima giornata europea della sicurezza stradale
- Dimensione globale: strategia per l’integrazione dei paesi vicini dell’UE nel mercato interno dei trasporti
- Protezione: strategia per il trasporto terrestre e pubblico
- Consumo di energia nei trasporti: piano tecnologico strategico per l’energia
- Lancio del primo bando di gara nell’ambito del 7° programma quadro di ricerca e sviluppo
2008
- Trasporto marittimo: Libro bianco su uno spazio comune marittimo europeo
- Tassazione intelligente delle infrastrutture: metodologia comunitaria per la tassazione delle infrastrutture
- Trasporto urbano: seguito del Libro verde
- Lancio di un vasto programma per immettere sul mercato i sistemi intelligenti per il trasporto stradale e preparare le infrastrutture per i sistemi co-operativi
- Protezione: riesame delle norme in vigore nel trasporto aereo e marittimo; esame del regime di protezione dei trasporti terrestri
2009
- Lancio di un vasto programma per la propulsione ecologica
- Dimensione globale: adesione alle organizzazioni internazionali pertinenti
- Trasporto marittimo: installazione dei sistemi “e-maritime”
- GALILEO: inizio della concessione
- ERTMS: applicazione lungo determinati corridoi
In permanenza
- Mercato interno: assicurare il funzionamento della normativa comunitaria in tutti i modi di trasporto
- Consumo di energia nei trasporti: migliorare l’efficienza energetica e accelerare lo sviluppo e l’utilizzo dei carburanti alternativi
- Occupazione e condizioni di lavoro: promuovere il dialogo sociale; promuovere le professioni e la formazione nel settore dei trasporti
- Sicurezza: promuovere la sicurezza stradale mediante la progettazione dei veicoli, la ricerca e la tecnologia, le infrastrutture e i comportamenti dei conducenti, e proseguire le iniziative “Automobile intelligente” ed “eSafety”
- Infrastruttura: assicurare un approccio equilibrato alla gestione del territorio; mobilitare tutte le fonti di finanziamento
- Tecnologia: ricerca e sviluppo e sostegno alla diffusione, alla valorizzazione e alla penetrazione del mercato
- GALILEO: costituzione dell’Autorità di sorveglianza di GALILEO
- Dimensione globale: sviluppare relazioni esterne tramite accordi bilaterali e in contesti multilaterali; realizzare uno spazio aereo comune in Europa
- Governance: consolidare le agenzie europee per la sicurezza del trasporto e svilupparne i compiti
ALLEGATO 2
Situazione nel settore dei trasporti – fatti e proiezioni
Parte 1: Elementi di base ed evoluzione recente suddivisi per modo di trasporto – dati generali
Trasporto stradale - occupazione diretta: circa 1,7 milioni nel trasporto passeggeri (autobus, pullman, taxi); 2,6 milioni nel trasporto merci - quota rispetto al totale del trasporto merci: 44% (in leggero aumento) - quota rispetto al totale del trasporto passeggeri: circa l’84% (76% automobile, 8% autobus e pullman) - crescita fra il 1995 e il 2004: + 35% nel trasporto merci; + 19% per le automobili e + 5% per gli autobus e i pullman nel trasporto passeggeri - crescita particolarmente sostenuta nell’UE-10: [pic] - quota rispetto al consumo totale di energia: 25,2% - efficienza dei veicoli in ton/Mtkm o ton/Mpkm: camion 72,4, automobili 37,8, trasporto pubblico stradale 14.5 | Trasporto ferroviario - occupazione diretta: circa 1,2 milioni - quota rispetto al totale del trasporto merci: 10% (in leggero calo) - quota rispetto al totale del trasporto passeggeri: circa il 7% (6% per i treni interurbani, 1% per i tram urbani e la metropolitana) - crescita fra il 1995 e il 2004: + 6% nel trasporto merci (+ 15% nell’UE-15, - 9% nell’UE-10); + 9% nel trasporto passeggeri (+ 8% per i treni interurbani, + 14% per le ferrovie urbane (tram e metropolitana)) - la quota delle nuove imprese che sono entrate sul mercato del trasporto di merci per ferrovia ha raggiunto il 10% circa (in termini di tkm effettuati) - nel 2004 l’alta velocità rappresenta il 21,5% del totale di pkm del trasporto ferroviario interurbano - quota rispetto al consumo totale di energia: 0,8% - efficienza dei veicoli in ton/Mtkm o ton/Mpkm: passeggeri 16 ; merci 5,5 |
Trasporto per via navigabile - occupazione diretta: circa 200 000, di cui l’80% circa nel trasporto marittimo e il 20% nel trasporto per via navigabile interna - quota rispetto al totale del trasporto merci: 42% (trasporto marittimo infracomunitario 39%, via navigabili interne 3%; entrambe le cifre sono pressoché stabili) -quota rispetto al totale del trasporto passeggeri: meno dell’1% nel trasporto passeggeri infracomunitario, in leggero calo - crescita fra il 1995 e il 2004: + 29% nel trasporto merci (+ 31% nel trasporto marittimo infracomunitario, + 9% sulle vie navigabili interne) - crescita annua media del traffico mondiale di contenitori fra il 2001 e il 2004: 13,5% - quota (della navigazione interna) rispetto al consumo totale di energia: 0,5% - efficienza dei veicoli (della navigazione interna) in ton/Mtkm: 17,5 | Trasporto aereo - occupazione diretta: circa 400 000 - quota rispetto al totale del trasporto merci: 0,1% in termini di tkm nel traffico infracomunitario - quota rispetto al totale del trasporto passeggeri: 8% (sono compresi soltanto i voli infracomunitari; in forte aumento) - crescita fra il 1995 e il 2004: + 55% nel trasporto passeggeri infracomunitario - quota di mercato dei vettori a basso costo nel traffico aereo di linea infracomunitario (in termini di posti disponibili): 25% nel 2005 - crescita (espressa in numeri) delle rotte infracomunitarie: +100% fra il 1992 e il 2004 - quota rispetto al consumo totale di energia: 4% |
- Fonte: L’energia e i trasporti dell’UE in cifre; Eurostat; OAG; ECSA, PRIMES.
Parte 2: Proiezioni dei volumi dei trasporti e delle quote modali
(in base allo studio ASSESS)
Tabella 2-1: tendenze principali previste come riferimento di base
Crescita probabile delle attività di trasporto nell’UE-25 nel periodo 2000-2020 |
- PIL - Totale trasporto merci - Totale trasporto passeggeri - Trasporto merci su strada - Trasporto merci per ferrovia - Trasporto marittimo a corto raggio - Navigazione interna - Automobile - Trasporto passeggeri per ferrovia - Trasporto aereo | 52% 50% 35% 55% 13% 59% 28% 36% 19% 108% |
Grafico 2-1: previsioni di crescita delle attività di trasporto merci ripartite per modo di trasporto (2000=100)
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Grafico 2-2: previsioni di crescita delle attività di trasporto passeggeri ripartite per modo di trasporto (2000=100)
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Grafico 2-3: evoluzione della ripartizione modale del trasporto merci nel periodo 2000-2020:
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Grafico 2-4: evoluzione della ripartizione modale nel trasporto passeggeri nel periodo 2000-2020:
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Parte 3: trasporto e ambiente
Grafico 3-1: evoluzione delle emissioni di inquinanti atmosferici prodotte dai trasporti, 1990-2003
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Nota: particolato: PM10;
sostanze acidificanti: NOx NMVOCs;
precursori dell’ozono: SOx, NOx, NH3.
Fonte: Agenzia europea per l’ambiente: relazione TERM 2005
Grafico 3-2: Evoluzione prevista delle emissioni di CO 2 prodotte dai trasporti ripartite per modo di trasporto (1990 = 100)
[pic] [pic]
Fonte: modello PRIMES.
Parte 4: sicurezza stradale
Grafico 4-1: numero di vittime della strada nell’UE: in calo, ma sempre troppo alto
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Fonte: base dati CARE; obiettivi fissati nel Libro bianco sui trasporti del 2001.
Allegato 3 : valutazione di impatto [pic][pic][pic]
[1] “Lo sviluppo futuro della politica comune dei trasporti” (COM(92) 494 del 2 dicembre 1992).
[2] “La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte” (COM(2001) 370 del 12 settembre 2001).
[3] “Strategia tematica sull’inquinamento atmosferico” (COM(2005) 446 del 21 settembre 2005)
[4] Cfr. la comunicazione della Commissione sul riesame della strategia per lo sviluppo sostenibile - Una piattaforma d’azione (COM(2005) 658 del 13 dicembre 2005).
[5] Cfr. la tabella allegata alla valutazione dell’impatto che fornisce un elenco delle misure in oggetto e dello stato di attuazione.
[6] Le cifre citate si riferiscono all’UE 25.
[7] Previsioni basate sullo studio ASSESS: " Assessment of the contribution of the TEN and other transport policy measures to the mid-term implementation of the White Paper on the European Transport Policy for 2010 " (2005) http://ec.europa.eu/transport/white_paper/mid_term_revision/assess_en.htm
[8] Queste previsioni si basano su uno scenario di politica costante fondata sul Libro bianco del 2001 (cfr. lo studio ASSESS). I grafici 3 e 4 all’allegato 2 forniscono ulteriori dati.
[9] Cfr. il progetto UNITE – Final report. Environmental costs cover air pollution, noise and global warming costs. UNIfication of accounts and marginal costs for Transport Efficiency. 5th Framework – Transport RTD. Novembre 2003. www.its.leeds.ac.uk/UNITE
[10] Cfr. la comunicazione della Commissione - Strategia tematica sull’inquinamento atmosferico – COM(2005) 446 del 21 settembre 2005.
[11] Cfr. lo studio ASSESS. Per maggiori informazioni cfr. anche la relazione n. 3/2006 dell'EEA (Agenzia ambientale europea) – TERM 2005 (Transport and Environment Reporting Mechanism).
[12] Cfr. la comunicazione della Commissione su un programma di azione europeo per la sicurezza stradale - riesame intermedio, COM(2006) 74.
[13] “Tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni per veicoli sicuri e intelligenti” (COM(2003) 542); “Mettere ecall a disposizione dei cittadini” (COM(2005) 431).
[14] Cfr. la comunicazione della Commissione, del 3 maggio 2006: “Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio riguardante l’attuazione del primo pacchetto ferroviario” (COM(2006) 189).
[15] Comunicazione della Commissione “Ridurre l’impatto dell’aviazione sul cambiamento climatico” del 27 settembre 2005.
[16] Cfr. la comunicazione della Commissione sul trasporto marittimo a corto raggio (COM(2004) 453 del 2 luglio 2004).
[17] Cfr. il Libro verde della Commissione: “Verso una politica marittima dell’Unione: una visione europea degli oceani e dei mari” -. COM(2006) 275 del 7 giugno 2006.
[18] Cfr. la comunicazione della Commissione sulla promozione del trasporto sulle vie navigabili interne “NAIADES” (COM(2006) 6 del 17 gennaio 2006).
[19] Cfr. anche l’occupazione e le condizioni di lavoro nel settore marittimo: sottocapitolo 2.5 intitolato “Sviluppare le competenze marittime dell’Europa e ampliare l’occupazione marittima sostenibile” del Libro verde sulla futura politica marittima dell’Unione – COM(2006) 275 del 7 giugno 2006.
[20] Cfr. la relazione della Commissione sull'attuazione del regolamento (CEE) n. 3820/85 relativo all'armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada nel periodo 2001-2002. La nuova legislazione è il regolamento 561/2006 del 15.3.2006 e la direttiva 2006/22/CE del 15.3.2006.
[21] Cfr. anche la comunicazione della Commissione relativa ad una Strategia tematica sull’ambiente urbano – COM(2005) 718 dell’11 gennaio 2006.
[22] Consiglio europeo, 23-24 marzo 2006.
[23] COM(2005) 265 del 22 giugno 2005 (http://europa.eu.int/comm/energy/efficiency/index_en.htm).
[24] Piano di azione della Commissione per la biomassa – COM(2005) 628, Strategia dell’UE per i biocarburanti - COM(2006) 34.
[25] Cfr. la comunicazione della Commissione - Strategia tematica sull’inquinamento atmosferico – COM(2005) 446 del 21 settembre 2005.
[26] In particolare, Direttiva 2003/96/CE del Consiglio che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità.
[27] Comunicazione della Commissione sull’iniziativa “Automobile intelligente” - “Sensibilizzazione all’uso delle TIC per dei veicoli più intelligenti, più sicuri e più puliti”, COM(2006) 59. | acquis |
acquis_31985R1365 | *****
REGOLAMENTO (CEE) N. 1365/85 DELLA COMMISSIONE
del 24 maggio 1985
che modifica i regolamenti (CEE) n. 2191/81 e (CEE) n. 2192/81 per quanto riguarda l'importo dell'aiuto per il burro
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 804/68 del Consiglio, del 27 giugno 1968, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari (1), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 1298/85 (2), in particolare l'articolo 12, paragrafo 3,
considerando che il regolamento (CEE) n. 2191/81 della Commissione (3), nonché il regolamento (CEE) n. 2192/81 della Commissione (4), modificati da ultimo dal regolamento (CEE) n. 1375/84 (5), fissano il livello dell'aiuto per il burro acquistato dalle istituzioni e collettività senza scopi di lucro e dalle forze armate e corpi assimilati; che, tenuto conto della situazione del mercato, risulta opportuno adattare l'importo di tali aiuti;
considerando che le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per il latte e i prodotti lattiero-caseari,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Nell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 2191/81 e del regolamento (CEE) n. 2192/81, l'importo di « 157 ECU » è sostituito da quello di « 150,5 ECU ».
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Esso è applicabile a decorrere dal 1o giugno 1985.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 24 maggio 1985.
Per la Commissione
Frans ANDRIESSEN
Vicepresidente
(1) GU n. L 148 del 28. 6. 1968, pag. 13.
(2) GU n. L 137 del 27. 5. 1985, pag. 5.
(3) GU n. L 213 dell'1. 8. 1981, pag. 20.
(4) GU n. L 213 dell'1. 8. 1981, pag. 24.
(5) GU n. L 132 del 18. 5. 1984, pag. 30. | acquis |
acquis_32002R2042 | Regolamento (CE) n. 2042/2002 della Commissione
del 18 novembre 2002
relativo alla vendita, mediante una procedura di gara periodica, di carni bovine detenute da taluni organismi d'intervento
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 1254/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine(1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2345/2001(2), in particolare l'articolo 28, paragrafo 2,
considerando quanto segue:
(1) L'applicazione delle misure d'intervento nel settore delle carni bovine ha determinato la formazione di scorte in vari Stati membri. Per evitare un prolungamento eccessivo dell'ammasso, è opportuno mettere in vendita una parte di queste scorte mediante una procedura di gara periodica.
(2) Le vendite devono effettuarsi conformemente al regolamento (CEE) n. 2173/79 della Commissione, del 4 ottobre 1979, relativo alle modalità di applicazione per lo smercio delle carni bovine acquistate dagli organismi d'intervento(3), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2417/95(4), in particolare i titoli II e III.
(3) Considerate la frequenza e la natura delle gare previste dal presente regolamento, è necessario derogare agli articoli 6 e 7 del regolamento (CEE) n. 2173/79 per quanto riguarda l'informazione e i termini che devono figurare nel bando di gara.
(4) Per garantire una procedura di gara regolare ed uniforme, si dovrebbero adottare determinate misure oltre a quelle indicate all'articolo 8, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 2173/79.
(5) È opportuno prevedere deroghe al disposto dell'articolo 8, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (CEE) n. 2173/79, tenuto conto delle difficoltà amministrative che l'applicazione di tale disposto crea negli Stati membri interessati.
(6) Per garantire il corretto funzionamento della procedura di gara è necessario prevedere un importo della cauzione più elevato di quello fissato all'articolo 15, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 2173/79.
(7) Tenuto conto dell'esperienza acquisita in materia di smercio di carni bovine d'intervento non disossate, è necessario potenziare i controlli di qualità dei prodotti prima della loro consegna agli acquirenti, in particolare per garantire che siano conformi alle disposizioni di cui all'allegato III del regolamento (CE) n. 562/2000 dellaCommissione, del 15 marzo 2000, recante modalità d'applicazione del regolamento (CE) n. 1254/1999 del Consiglio riguardo ai regimi di acquisto all'intervento pubblico nel settore delle carni bovine(5), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1592/2001(6).
(8) Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per le carni bovine,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. Sono poste in vendita le seguenti quantità approssimative di carni bovine d'intervento:
- 3000 tonnellate di quarti posteriori non disossati, detenute dall'organismo d'intervento tedesco,
- 3000 tonnellate di quarti posteriori non disossati, detenute dall'organismo d'intervento italiano,
- 3000 tonnellate di quarti posteriori non disossati, detenute dall'organismo d'intervento francese,
- 3000 tonnellate di quarti posteriori non disossati, detenute dall'organismo d'intervento spagnolo,
- 3000 tonnellate di quarti anteriori non disossati, detenute dall'organismo d'intervento tedesco,
- 3000 tonnellate di quarti anteriori non disossati, detenute dall'organismo d'intervento austriaco,
- 400 tonnellate di quarti anteriori non disossati, detenute dall'organismo d'intervento danese,
- 3000 tonnellate di quarti anteriori non disossati, detenute dall'organismo d'intervento francese,
- 3000 tonnellate di quarti anteriori non disossati, detenute dall'organismo d'intervento italiano,
- 67 tonnellate di quarti anteriori non disossati, detenute dall'organismo d'intervento olandese,
- 3000 tonnellate di quarti anteriori non disossati, detenute dall'organismo d'intervento spagnolo,
- 3542 tonnellate di carni bovine disossate, detenute dall'organismo d'intervento tedesco,
- 341 tonnellate di carni bovine disossate, detenute dall'organismo d'intervento spagnolo,
- 4700 tonnellate di carni bovine disossate, detenute dall'organismo d'intervento francese,
- 1097 tonnellate di carni bovine disossate, detenute dall'organismo d'intervento italiano,
- 144 tonnellate di carni bovine disossate, detenute dall'organismo d'intervento olandese.
Nell'allegato I figurano informazioni dettagliate in merito alle quantità.
2. Fatte salve le disposizioni del presente regolamento, la vendita si effettua conformemente alle disposizioni del regolamento (CEE) n. 2173/79, in particolare i titoli II e III.
Articolo 2
1. Le offerte devono essere presentate entro le seguenti scadenze:
a) 25 novembre 2002;
b) 9 dicembre 2002;
c) 13 gennaio 2003;
d) 27 gennaio 2003;
fino ad esaurimento dei quantitativi messi in vendita.
2. In deroga agli articoli 6 e 7 del regolamento (CEE) n. 2173/79, le disposizioni del presente regolamento valgono come bando generale di gara.
Gli organismi d'intervento interessati redigono, per ogni gara, un bando nel quale sono indicati fra l'altro:
- i quantitativi di carni bovine messi in vendita,
- il termine e il luogo di presentazione delle offerte.
3. Gli interessati possono richiedere le informazioni relative ai quantitativi disponibili e ai luoghi in cui i prodotti sono immagazzinati agli indirizzi indicati nell'allegato II del presente regolamento. Gli organismi d'intervento procedono inoltre all'affissione, nelle loro sedi, dei bandi di gara di cui al paragrafo 2 e possono effettuare pubblicazioni complementari.
4. Gli organismi d'intervento interessati vendono innanzitutto le carni immagazzinate da più tempo. In casi eccezionali gli Stati membri possono tuttavia derogare a tale obbligo, previa autorizzazione della Commissione.
5. Per ogni gara sono prese in considerazione soltanto le offerte pervenute agli organismi d'intervento interessati entro le ore 12 del giorno di scadenza del termine per la presentazione delle offerte.
6. In deroga al disposto dell'articolo 8, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 2173/79, l'offerta dev'essere presentata all'organismo d'intervento interessato in plico chiuso sul quale deve essere indicato il riferimento al presente regolamento nonché la data della gara di cui trattasi. Il plico chiuso non deve essere aperto dall'organismo d'intervento prima della scadenza del termine per la presentazione delle offerte di cui al paragrafo 5.
7. In deroga al disposto dell'articolo 8, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (CEE) n. 2173/79, le offerte non recano l'indicazione del deposito frigorifero o dei depositi frigoriferi in cui sono immagazzinati i prodotti in parola.
8. In deroga al disposto dell'articolo 15, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 2173/79, l'importo della cauzione è fissato a 12 EUR/100 kg.
Articolo 3
1. Gli Stati membri comunicano alla Commissione i dati relativi alle offerte ricevute entro e non oltre il giorno lavorativo dopo la scadenza del termine per la presentazione delle offerte.
2. Dopo l'esame delle offerte ricevute, si procede alla fissazione di un prezzo minimo di vendita per ogni prodotto oppure si decide di non dare seguito alla gara.
Articolo 4
1. L'informazione da parte dell'organismo d'intervento menzionata all'articolo 11 del regolamento (CEE) n. 2173/79 è inviata mediante fax a ciascun concorrente.
2. In deroga al disposto dell'articolo 18, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 2173/79, il termine per la presa in consegna delle carni vendute ai sensi del presente regolamento è di due mesi a decorrere dalla data della comunicazione di cui all'articolo 11 dello stesso regolamento.
Articolo 5
1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che i prodotti d'intervento non disossati consegnati agli acquirenti siano presentati in uno stato perfettamente conforme all'allegato III del regolamento (CE) n. 562/2000, in particolare il punto 2, lettera a), sesto trattino, dello stesso allegato.
2. I costi relativi alle misure di cui al paragrafo 1 devono essere sostenuti dagli Stati membri e in particolare non devono essere a carico dell'acquirente o di altro terzo.
3. Gli Stati membri comunicano alla Commissione(7) tutti i casi in cui un quarto d'intervento non disossato è stato riscontrato non conforme all'allegato III di cui al paragrafo 1, specificando la qualità e quantità nonché lo stabilimento di macellazione in cui è stato prodotto.
Articolo 6
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 18 novembre 2002.
Per la Commissione
Franz Fischler
Membro della Commissione
(1) GU L 160 del 26.6.1999, pag. 21.
(2) GU L 315 dell'1.12.2001, pag. 29.
(3) GU L 251 del 5.10.1979, pag. 12.
(4) GU L 248 del 14.10.1995, pag. 39.
(5) GU L 68 del 16.3.2000, pag. 22.
(6) GU L 210 del 3.8.2001, pag. 14.
(7) DG Agricoltura, D2: numero di fax (32-2) 295 36 13.
ANEXO I/BILAG I/ANHANG I/ΠΑΡΑΡΤΗΜΑ I/ANNEX I/ANNEXE I/ALLEGATO I/BIJLAGE I/ANEXO I/LIITE I/BILAGA I
%gt%SPAZIO PER TABELLA%gt%
ANEXO II/BILAG II/ANHANG II/ΠΑΡΑΡΤΗΜΑ II/ANNEX II/ANNEXE II/ALLEGATO II/BIJLAGE II/ANEXO II/LIITE II/BILAGA II
Direcciones de los organismos de intervención/Interventionsorganernes adresser/Anschriften der Interventionsstellen/Διευθύνσεις των οργανισμών παρεμβάσεως/Addresses of the intervention agencies/Adresses des organismes d'intervention/Indirizzi degli organismi d'intervento/Adressen van de interventiebureaus/Endereços dos organismos de intervenção/Interventioelinten osoitteet/Interventionsorganens adresser
BUNDESREPUBLIK DEUTSCHLAND
Bundesanstalt für Landwirtschaft und Ernährung (BLE) Postfach 180203 D - 60083 Frankfurt am Main Adickesallee 40 D - 60322 Frankfurt am Main Tel. (49-69) 1564-704/772; Telex 411727; Fax (49-69) 1564-790/985
DANMARK
Minister for Fødevarer, Landbrug og Fiskeri Direktoratet for Fødevare Erhver
v Kampmannsgade 3 DK - 1780 København V Tlf. (45) 33 95 80 00; telex 151317 DK; fax (45) 33 95 80 34
ESPAÑA
FEGA (Fondo Español de Garantía Agraria) Beneficencia, 8 E - 28005 Madrid Teléfono: (0034) 913 47 65 00, 913 47 63 10; télex: FEGA 23427 E, FEGA 41818 E; fax: (0034) 915 21 98 32, 915 22 43 87
FRANCE
OFIVAL 80, avenue des Terroirs de France F - 75607 Paris Cedex 12 Téléphone: (33-1) 44 68 50 00; télex: 215330; télécopieur: (33-1) 44 68 52 33
ITALIA
AGEA (Agenzia Erogazioni in Agricoltura) Via Palestro 81 I - 00185 Roma Tel. (00 39) 06 449 49 91; telex 61 30 03; fax (00 39) 06 445 39 40/444 19 58
NEDERLAND
Ministerie van Landbouw, Natuurbeheer en Visserij p/a LASER Roermond Slachthuisstraat 71 Postbus 965 6040 AZ Roermond Tel. (31-475) 35 54 44; fax (31-475) 31 89 39
ÖSTERREICH
AMA-Agramarkt Austria Dresdner Straße 70 A - 1201 Wien Tel. (43-1) 33 15 12 20; Fax (43-1) 33 15 12 97 | acquis |
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