ID-0/Cyara
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Delle tre, Carlotta, era la più bella, almeno per me; Irene, la più intelligente; Giorgina la più piacente. | |
fu quella mattina che dovevamo recarci alla vigna di Ponte Molle, e Giorgina si presentò al Tranzi col capo chino | |
IL VITALIZIO | |
- Mali tempi, figlio mio! Vedi come mi son ridotto? | |
pensò di traviar la furia di quella disperazione rovesciandola addosso al Maràbito. | |
- Oh Dio! E sasciugò il sudore della fronte, tra le risa della tavolata. | |
Pompeo Lagúmina sera tutto rinfrescato con abbondanti abluzioni, e venne a prender posto | |
E allora don Nocio, risolutamente, venne a piantarsi di fronte alla signora Nela. | |
- Giú! giú fino in fondo! - lo incitarono gli otto Borgianni. | |
mentre sudava a svincolar con le mani e coi denti la corda che teneva legato il carico sul basto. | |
Io, Padre Eterno, non ho fatto nulla: tutto sè fatto da sé, naturalmente, a poco a poco. | |
Maràbito le si presentò tuttafflitto e imbarazzato. | |
e volle attender lui a tutte le cure, a tutte, senza darsi un momento di requie | |
specialmente con noi dico con me e col povero Tranzi | |
Bella, la testa soltanto. | |
Cintenderemo! Proferí forte questultime parole, perché le udisse don Luzzo lorefice. | |
- Lei sbaglia, signor mio! Abbia pazienza: come può immaginarsi che io | |
piango perché vuol rifarsi giocando ancora!. | |
- Ah dunque Voscenza vorrebbe dire che Riro è morto per me? | |
il Tranzi, di Giorgina, la maggiore. | |
Quellordine del padrone era sembrato a Bàrtola giustissimo. | |
nello stesso tempo, del dolore di lui, non ti par chiaro che cesseresti di farlo soffrire | |
come Morgante il caval de la badia! E si provò davvero a caricarsi lasino, tra le risate fragorose degli spettatori. | |
a ogni monumento funerario, e con locchio esperto scopriva subito le peculiarità del tempo | |
Di tanto in tanto levava il capo per riassumere o fingersi davanti agli occhi la scena descritta dal poeta. | |
mentre Dio solo sa che sacrifizio sto facendo a darvi queste due lire al giorno; | |
Però lasino, - Suona! - come se non le dessero a lui. | |
chi volesse riconoscerlo dovrebbe agire verso gli altri come agivo io una volta | |
Ma quando la moglie inferma seppe di quei preparativi di partenza, temendo che il marito volesse portarsi via il figlio per sempre | |
Il Tranzi insegnava con più regolarità a Carlotta musica e canto. | |
Ora, ecco, le gocce infittiscono, ed è un vasto crepitio continuo. | |
Di nuovo si fermò perplesso, quasi oppresso di pauroso stupore; | |
Rimasta vedova presto sera rimaritata con uno di Montaperto; | |
Quagliolino, tutto affocato in volto, con gli occhi lustri | |
e fuori del filo acciajato e lucente di quella zappa | |
Dopo tutto questo, avevo sí o no il diritto di credere che tutto fosse finito? Ebbene, nossignori. | |
ed era tempo perciò che lantica promessa sadempisse, a dispetto di chi non voleva crederci. | |
Vi presero posto, da una parte gli amici del notajo, dallaltra il vicinato. | |
lasciandosi dietro unombra traballante, quasi di bestia che non si reggesse bene su le gambe. | |
E non mi resta che di mettere un bando per la città: che la gente, nelle cui case entra la morte | |
Ma anche colui lo guatava con gli occhi scerpellati, invetrati di lagrime dal freddo, e con quel laido ghigno rassegato su le labbra | |
Sta sano e voglimi bene. | |
E discese, poco dopo, cupo, raffagottato, con un nodo alla gola, a cenare. Martedí. | |
non serbava ricordi: sera trovato tra compaesani emigrati con lui e condotti in branco a lavorare la terra | |
Maspettavo che ne dovesse sorridere; ma non fu cosí. | |
Era solo, perché non aveva mai voluto né donne né amici; | |
Sorprese la vecchia che stava a contrattare con un pescivendolo per una manciata di gamberi. | |
Ti libero! ti libero! Avevo ancora lo schioppo in ispalla. | |
Aveva là presso un vecchio casalino, dove avrebbe chiuso gli occhi per sempre: - E presto sia! - sospirò. - Come avvenne a Ciuzzo Pace. | |
poi si rivolse di nuovo a colui, con tono dimesso, persuasivo: - No, calmati, per carità! Ascoltami Sei focoso | |
e chegli lassù, in quella solitudine alpestre, sentiva freddo, freddo anche dentro | |
nellangosciosa sospensione, imponevano silenzio, come se potesse giovare. | |
Uninquietudine angosciosa sera impadronita di me. | |
E ora mangi: faccia questo piacere a me. | |
- Eccolo! Venga, venga! - gridò Cosimino, scorgendolo. | |
Bene: passi questo breve saggio di pazzia. | |
e don Ravanà si fece largo tra la ressa sorridendo male | |
Quanta stanchezza in quella stupefatta immobilità! Ero sfinito anchio, e mi posi a sedere per terra. | |
Se non so neppure che stia per prender moglie! Che vuoi che sappia io da Forlí ciò che faccio qua, solo, a Roma, libero come un tempo? | |
È vero, signora Ardelli? | |
- Salvo! Salvo! Qua dentro la barca! Tirate! Respira ancora! Un trionfo. | |
gli figgeva gli occhi addosso e pareva se lo volesse succhiar vivo con lo sguardo, come la vipera un ranocchio. | |
Con gli occhi fissi su quella goccia dolio galleggiante, la Malanotte si mise a borbottare incomprensibili scongiuri | |
gridò con poderosa voce: - Vergogna! Che spettacolo! Abbiamo un invitato a tavola! | |
e allora egli, invece di prenderle a scapaccioni tutte tre, scelta sciaguratamente quella di mezzo | |
Ringraziate Dio piuttosto che ha voluto darvi la buona vecchiaja. | |
E curavano a gara Maràbito, quasi impegnate davvero a farlo vivere centanni, per far la vendetta di quellaltro. | |
- Orsú! - proruppe Mauro, brandendo unanca di lepre a cui dava a leva coi denti. | |
Rivedeva col pensiero la soffitta squallida, laggiú laggiú, a Messina, dove Teresina abitava con la madre. | |
Sedette alla scrivania e, tra un singhiozzo e laltro del lumetto moribondo | |
- Vedi? - le dissi. - Ora ella ti perdona. | |
Ma in quarantacinque anni di vita, non ricordava daver mai visto nascere il sole, neppure una volta, mai! Che cosera lalba? comera lalba? | |
Quel sospiro me lo avvicinò tanto, che quasi ne provai ribrezzo. | |
Era triste Teresina, quel giorno, per la recente morte del padre e per lostinata opposizione dei parenti di lui; | |
- O zi Marà! - Vecchiuzzo nostro! - Date almeno la voce! Forzata la porta | |
Mangiando, i sudori cominciavano a colargli dalla fronte. | |
che gli sgorgavano cosí facilmente dal cervello e intontivano quel povero ragazzo che credeva di non meritarsi questo da lui. | |
mera sembrato anche più alto di statura. | |
Eh già: il Maltese, al posto della vecchia roba, voleva far sorgere una bella cascina nuova, e quei tre alberetti lo impicciavano. | |
dicevo a me stesso, errando di nuovo per la campagna, tra gli alberi, comebbro. | |
invece, scoteva amaramente il capo: ne aveva viste tante in vita sua, povera vecchietta, che ormai non aveva più fiducia. | |
- Credevamo che fosse un vostro figliuolo! Da un canto le vicine sentivano pietà di lui; | |
invece di dargli quella medaglia al valor civile, della quale, in fin dei conti, non avrebbe saputo che farsi | |
e, in certi altri, di stordire il mondo. - Andiamo? - Ebbene, sí, andiamo. | |
Qua a Roma, prima, abitava in casa di Quirino Renzi, suo cognato, chera poi il vero amico mio. | |
Parlava anche lui, ma così basso e affrettatamente che, non solo non riuscivo a intendere le sue parole | |
Mi lasci andar via Mannaggia, perderei la fede Ahi, ahi ahi, ahi ahi, ahi | |
Me li stropicciai così forte, che, per un attimo, dopo, non riuscii a discernere più nulla | |
poi, dun tratto, impallidiva, impallidiva vieppiù, sudava freddo, si agitava un po su la seggiola, locchio gli vagellava. | |
giovedí, venerdí Man mano che i giorni passavano cosí vuoti, ora per una ragione, ora per unaltra | |
Di che ti sei voltato ad altro mestiere, che ti deve fruttar bene. | |
si presentò dapprima un giovinetto bruno, vigoroso, dagli occhi arditi, bellissimo | |
Vado a dirglielo - No, è inutile, - le rispose Micuccio, deciso. | |
Lo strombettío e le grancassate furiose della banda, tra il frastuono confuso delle grida e degli applausi assordava, e invano di qua | |
E questo significava che se, poniamo, avevo fame e lo dicevo dentro di me, tanti e tanti mi ripetevano dentro per conto loro: ho fame | |
poi, vedendo che il marchese alzava quella mano per battergliela amorevolmente su la spalla, aggiunse, seccato: | |
- Sí, sí, vattene, figliuolo mio, vattene - disse soffocata dai singhiozzi. | |
Tutte tre, del resto, poppute e fiancute, gareggiavano coi fratelli per la statura colossale e per la forza erculea. | |
- La vita, Eccellenza? - disse. - Pare lunga, ma passa. | |
Rosario Borgianni era famoso pe suoi giovanili furori di bestia feroce. |