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un giorno era lì indaffarato e nervoso tra le arnie e i canali | |
e ad un suo scatto brusco si vide venir contro un paio d' api | |
il mio tumultuoso accento aggressivo dovette annunciargli che fra me e lui l' ostilità era giurata | |
l' ostilità era giurata già in precedenza | |
sbuffando gonfiò le guancie e si mise nervosamente a scrivere e a firmare | |
scivolò sul dorso un paio di volte | |
ognuna per 10-12 metri sul pendio gonfio e ondoso tenendo con le due mani la pistola come un timone | |
finché la fame o il freddo o la pienezza della vescica non convogliano i sogni entro gli schemi consueti | |
gurdulù cominciò a cacciarsi in bocca cucchiaiate avido | |
e subitamente gli antichi terrori caddero | |
gli incubi si afflosciarono | |
La morte perse l' agghiacciante volto mutandosi in cosa semplice e conforme a natura | |
mio padre si divertì per un poco a giocare alla rinfusa coi gioielli | |
poi se ne saziò e lasciò in pace la sposa | |
e oltre all'orologio adesso lui mi deve anche un binocolo da marina | |
mi deve un fucile da pesca e una maschera subacquea che dice tiene già in casa riposti di sopra | |
lasciò che la banda si sfogasse poi sbirciandomi sempre borbottò | |
fa naufragio cola a picco e a stento agilulfo e gurdulù riescono a portare sofronia in salvo a riva | |
l' esercito franco tien testa agli invasori | |
apre una breccia nel fronte saracino e il giovane rambaldo é il primo a farvi impeto | |
e in tale buffa mescolanza la sua bellezza irraggiungibile mi apparve magnifica degna d' un vero re | |
raccoglie le cronache e le impressioni del suo viaggio negli stati uniti in un libro | |
scrive il libro un ottimista in america che però decide di non pubblicare quando é già in bozze | |
e benché fossero probabilmente noiosi esercizi giovanni e maria mai avevano udito musiche più dolci ed umane | |
pelo biondiccio ma crespo e una barba ispida a chiazze | |
la accusavo fra me d' essere infame proprio come le solite matrigne | |
matrigne che appena avuti i figli loro buttano i figliastri da una parte | |
era un giovane bruno gli occhi piccolissimi ma lo sguardo duro e fiero che lo qualificava furbo e tenace | |
milton varcò appena la soglia e si tenne ai bordi della zona di luce | |
e poi al nostro odore noi siamo ormai avvezzi ma le ragazze no e non perdono occasione per manifestarcelo | |
o almeno io così dedussi da un unico e breve episodio accaduto fra noi | |
aveva piedi e mani enormi, denti lunghi e irregolari e una voce sgraziata, cupa, piuttosto rauca | |
Conoscendo Gurdulù come fisico robusto e animo docile lo prese con sé per farne un pescatore d' ostriche. | |
Levi vuole togliere ogni autoreferenzialità ai suoi versi | |
dicendoci che la sua poesia non ha alcun legame con ogni forma tradizionale di lirica italiana | |
a colpi di spada agilulfo e rambaldo di pala gurdulù cacciano i neri visitatori e li fanno volar via | |
appena percettibili facevo deviare le colonne piemontesi e austriache | |
e riuscivo a condurle dove volevo | |
le indagini di Emilio non furono dunque molto profonde | |
ma egli credette che le sue conclusioni logiche anche poggiate su tali basi dovessero bastare a rassicurarlo | |
e sbagli pure se credi che io abbia invidia dei tuoi amici | |
e poi la natalia va al suo ufficio | |
e io devo badare ai miei bambini | |
gurdulù prese a buttare cucchiaiate di zuppa nel cavo del tronco | |
lupo rosso conosce tutti i posti e ora guida 3 per il parco abbandonato | |
il parco é invaso da rampicanti selvatici e da erbe spinose | |
e mio fratello avvicinandosi vide che tra i rami spogli c'era gente | |
uno o due o anche tre per albero seduti o in piedi in atteggiamento grave | |
ci andai e feci un mese di fame | |
quando uscii di prigione ero al punto che invidiavo i cinesi | |
Per arrivare fino in fondo al vicolo i raggi del sole devono scendere diritti rasente le pareti fredde | |
le pareti sono tenute discoste a forza d' arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico | |
Il viso le palpitava in un modo che io guardandolo mi figurai il suo cuore che batteva | |
era simile a un uccellino appena rubato dal nido rinchiuso dentro il pugno | |
i muri sbarravano così debolmente l' intero valico | |
il valico era largo circa 500 metri e chiuso ai fianchi da alte precipitose rupi | |
io ero dai fagioli dell' orto dove bagnavo o legavo i sostegni | |
sentivo Irene e Silvia sedute sotto la magnolia parlarne | |
sì un po' più fredda fece ortiz | |
l' età in cui ogni nuova esperienza anche macabra e inumana é tutta trepida e calda d' amore per la vita | |
né si pensi che il passare la propria giornata fra le scarpe fangose e sbrindellate costituisca un piccolo privilegio | |
baron se vuoi venire a granada quando torneremo vedrai il più ricco feudo della sierra | |
Le fiamme già lambiscono i 11/11/2022. | |
ma gli uomini hanno superato già il panico e si cacciano in mezzo al fumo e al fuoco per salvare le armi e le provviste | |
io mi tenni in guardia e rimasi a bocca chiusa accigliato e fiero. | |
il paese doveva stare subito dietro la rupe perché nel cielo fuggiva veloce il fumo bianco di numerosi comignoli | |
assumendo un tono fiabesco e meditabondo al quale i miei respiri ancora un po' affaticati aggiungevano maestà | |
é un uomo buono e triste | |
é pieno di sfiducia e di disprezzo per il mondo dove gli tocca vivere | |
lui s' aspetta che tutt' a un tratto lo vedano e sussultino | |
facendogli piovere addosso una doccia di sguardi interrogativi | |
puoi trovare in borsa gli specializzati in furti alla cucina con le giacche sollevate da misteriosi rigonfi | |
allora portò le mani a imbuto attorno alla bocca e urlò il nome di giorgio lunghissimamente | |
chissà come farà a metterlo in pratica | |
lui é così avventuroso e ingegnoso senza più possibilità di colpi di mano ed evasioni | |
gli uomini sono in parte già scalzi e coricati | |
sono presi subito dal panico e arraffano la roba a caso pigiandosi contro la porta | |
discutemmo come cani arrabbiati un bel po' | |
ma poi lo chiamarono in segheria e io discesi sullo stradone ridendo | |
osammo appena sporgerci e guardare giù nel buio dove i paesani erano scomparsi | |
eravamo d' inverno e quel giovedì un piovasco freddo annebbiava Procida e il golfo | |
avevo subito riconosciuto al ritmo di quei fischi un linguaggio segreto di segnali | |
una specie di alfabeto morse che mio padre e io avevamo inventato insieme ai tempi felici della mia infanzia e fanciullezza | |
ora per lui i ragazzi tosi erano i gruppi di giustizia e libertà | |
valeva sì la pena di attraversare a nuoto l' oceano pauroso della guerra per giungere a riva | |
e non far altro o più che accendere la sigaretta a Fulvia. | |
invece il sor matteo mi guardò un momento e borbottò | |
ormai erano così vicini e l' aria tanto limpida che milton col suo occhio superiore li vedeva bene in faccia | |
chi aveva barba e baffi e chi no | |
chi portava una automatica e chi il moschetto | |
io buttai in terra nel mio studio le bende e il cotone sporchi. | |
e chiamai la giulia perché li scopasse via | |
i cucinieri lorenesi finito di distribuire il rancio alla truppa avevano abbandonato la marmitta a gurdulù | |
Appena vide e sentì le mie mani alzate il viso della giulia si coprì di uno sfavillio di beatitudine. | |
e il suo viso si aperse ad un sorriso felice a mostrare i suoi denti di lupo | |
ad un tratto i ghiaioni cessarono | |
e la valle sbocciò in un breve pianoro con stentate erbette ai piedi di un circo di pareti | |
dunque gli esuli erano saliti sui platani e sugli olmi con scale a pioli | |
erano concesse dal comune che poi furono tolte | |
vide oltre una gobba un canneto |
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