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a ogni batter di piede saettava fango dai fianchi | |
era un ragazzo pure di alba della categoria di milton e di giorgio | |
fatto sta che l' indomani mio zio aperse l' unico occhio e la mezza bocca | |
mio zio dilatò la narice e respirò | |
Non ho mai amato queste geometrie su cui l' occhio si posa continuamente | |
e che mi sono fastidiose quando dipingo | |
qui la nicchia si scoperchia | |
la conchiglia si spezza subito | |
capivo bene che erano tutte sue invenzioni | |
capivo che lui voleva darmi a intendere per pavoneggiarsi ai miei occhi | |
e non sfigurare troppo davanti a me con la sua miserabile vecchiaia | |
riudì némega chiamare paco verso il vallone con voce stufa e calante | |
sembrano manie le tue | |
io non so ma forse sei tu che hai ragione | |
così il dopoguerra fu triste | |
fu pieno di sconforto dopo le allegre vendemmie dei primi tempi | |
due o tre volte s' alzò | |
si mosse intorno | |
si risdraiò | |
rognetta raccoglieva nei suoi viaggi notizie | |
la signora Elvira tornò a invitare a cena Arturo | |
Stavolta Arturo si fece furbo e lasciò a casa l'amico toscano | |
i suoi occhi sono neri e profondi | |
egli non ha ancora barba e si muove con languida naturale eleganza | |
quantunque all' occorrenza sappia correre e saltare come un gatto | |
e la capacità del suo stomaco sia appena inferiore a quella di elias | |
tronk inseguiva gli articoli del regolamento | |
egli inseguiva la disciplina matematica e l' orgoglio della responsabilità scrupolosa | |
si illudeva che ciò gli bastasse | |
egli fece un violento sforzo per annullare quella nota falsa che gli guastava gli ultimi addii | |
però il piantone é uno stupido e gli dà ai nervi perciò lui risponde male a ogni cosa che dice | |
gridò se si può dir che gridi chi parla senza emetter quasi suono ma con tutta la sua forza | |
poi s' accorge che fa troppo fatica e riprincipia a leggere | |
a bussare andò meo e il padrone si fece dietro l' uscio | |
e con attenzione compiaciuta si riagganciò al polso il suo orologio | |
Questi tre signori sono vestiti di nero | |
sono vestiti con panciotti a doppia fila di bottoni a foggia antica e fumano in silenzio vicino a noi | |
questi signori sono 3 proprietari pieni di sussiego e di tristezza | |
la prima volta pochi giorni dopo il mio arrivo questa mia occupazione parve sospetta al brigadiere | |
il brigadiere che ne avvertì subito il podestà e mandò ad ogni buon conto uno dei suoi uomini a sorvegliarmi | |
e senz' altra risposta sferrai un calcio all' uscio | |
per significare chiaramente che non volevo auguri e che mandavo tutti all' inferno | |
anche i mobili avevano un colore oscuro grigio | |
e i bracciali e le gambe erano di legno nero | |
come una prepotenza la mia gioia invadeva la luce lo spazio ogni angolo della casa anche il più polveroso ripostiglio | |
se c' é aiuto possibile sai bene ch' io te lo darò | |
Enea Silvio si stancò e diradò i suoi colloqui con Cosimo. | |
enea non completò mai i disegni e dopo una settimana doveva essersene già dimenticato. | |
sentendosi sempre inferiore con la sua parola impacciata alfonso ebbe degli assalti violenti di gelosia | |
erano tempeste in un bicchier d' acqua | |
in fondo un pezzo di mare azzurro con barche immobili | |
essi tacquero | |
faceva caldo | |
sempre montagne da tutte le parti | |
erano giganteschi monti erbosi e selvaggi | |
perciò lei essendo onesta si schifa della mia amicizia e non vuole più saperne | |
venne qui con propositi terribili | |
e in mezz'ora l'ho ridotto come ha veduto | |
perché sono già 2 ore che siamo ridivenuti i buoni antichi amici | |
3000 lire per gagliano sono una somma enorme | |
é il risparmio totale di mezza annata | |
ma per i fuochi si buttano volentieri e nessuno le rimpiange | |
ai bordi del paese un cane latrò ma breve e spaurito | |
non potevo più fare fasciature | |
né quei piccoli interventi chirurgici che avrebbero rivelato a tutti il nostro segreto | |
essendo visibili | |
Ma appunto l' ulisse dantesco é un eroe moderno | |
e riassume in sé tutte le ansie e le audacie del tempo di Dante | |
sii mia e dimmi la verità acciocché io non abbia altri dubbi | |
don liguari era astuto e diplomatico | |
e si limitò a qualche accenno insinuante | |
era il primo dei moltissimi e più espliciti che ebbe poi a farmi in seguito | |
la polvere di ruggine ci bruciava sotto le palpebre | |
e ci impastava la gola e la bocca con un sapore quasi di sangue | |
forse sarebbe bene che invece di consumarsi gli occhi per niente lei badasse un po' di più ai suoi uomini | |
e le persone lì a russare | |
la faccia era schiacciata nel guanciale | |
un filo di bava era giù dalle labbra aperte | |
la serva portò una lampada a petrolio accesa | |
Augurando ad alta voce la buona sera. | |
io non so come conquistarmi in sì breve tempo la sua fiducia | |
ma ne ho di bisogno | |
molti dei loro sono rotolati nelle cunette dello stradale | |
qualche camion s' é messo a far fumo e fiamme come una caldaia | |
e dopo un po' non era che un rottame nero | |
pin a momenti va per terra e sente come un volo d' aghi che gli si conficcano nelle lentiggini | |
e pin sente il sangue scorrergli per la guancia già gonfia | |
milton ricordava che giorgio clerici vomitò e svenne | |
e dovettero curarlo come se fosse ferito grave | |
Antonio accettò con riconoscenza | |
e commise il fallo di abusare dell' aiuto offertogli | |
fece una smorfia di disprezzo che lasciò alfonso di nuovo ammirato | |
egli non sapeva abbracciare così ciecamente delle idee altrui | |
mario lasciò il suo impiego a genova | |
egli prese accordi con Adriano | |
e fu assunto alla olivetti | |
prossimamente come t' ho detto mio padre e io ce ne andremo assieme lontano | |
per molto tempo finché un giorno ci vedono sbarcare qua a Procida a capo d' una superba flotta | |
per fortuna ci fu l' invasione dei lupi | |
e cosimo ridiede prova delle sue virtù migliori |
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