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Alla stess a carenza motivazionale in ordine al parametro convenzionale, riscontrabile nell’ordinanza di rimessione, si aggiunge anche l’assoluta mancanza di motivazione in ordine alla riferibilità a una materia rientrante nell’ambito di attuazione del diritto dell’U nione europea. La giurisprudenza di questa Corte è costante nell’affermare che la CDFUE può essere invocata, quale |
parametro interposto in un giudizio di legittimità costituzionale, soltanto quando la fattispecie oggetto di legislazione interna sia discipl inata dal diritto europeo (ex plurimis, da ultimo, sentenza n. 254 del 2020). Il Tribunale – pur richiamando la sentenza pronunciata dalla Corte di 90 giustizia (Grande sezione, sentenza 5 dicembre 2017, in causa C -42/17, M. A. S. e M. B.), che |
riguarda appun to la materia europea nella misura in cui concerne il reato di omesso versamento di tributi armonizzati – nulla argomenta in proposito, risultando invece che esso è chiamato a pronunciarsi in ordine al contestato reato di calunnia; il quale, all’evidenza, non ricade nell’ambito di attuazione del diritto dell’Unione europea. |
SENTENZA N. 46 DEL 2021 (CORAGGIO, AMOROSO) 23.– Da tale non fondatezza della questione discende anche l’assenza di un dubbio |
interpretativo, circa la compatibilità, sotto i profili ind icati, della norma censurata con il diritto dell’Unione europea, talché non può accogliersi la sollecitazione della parte a disporre un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia . |
Invero, sebbene in linea di principio – in quanto giurisdizione nazionale ai sensi dell’art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), come modificato dall’art. 2 del Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 e ratificato dalla legge 2 agosto 2008, n. 130 – questa |
Corte esperisce il rinvio pregiudiziale ogniq ualvolta ciò sia necessario per chiarire il significato e gli effetti delle norme del diritto primario dell’Unione europea, potendo, all’esito di tale valutazione, dichiarare l’illegittimità costituzionale della disposizione censurata, rimuovendo così la stessa dall’ordinamento nazionale con effetti erga omnes (sentenza n. 63 del 2019; ordinanze n. 182 |
del 2020 e n. 117 del 2019), è a tal fine necessario un dubbio interpretativo sulla compatibilità della norma censurata con il diritto europeo, dubbio che no n sussiste nella fattispecie in esame. |
ORDINANZA N. 216 DEL 2021 (CORAGGIO, VIGANO’) 7.3.– Il principio generale secondo cui la decisione quadro sul mandato d’arresto europeo, e conseguentemente la sua attuazione a livello di ciascuno Stato membro, debbon o rispettare i diritti fondamentali sanciti dall’art. 6 TUE è affermato esplicitamente, sia dal considerando n. 12, sia |
dall’art. 1, paragrafo 3, della decisione quadro. Inoltre, tale principio è sotteso all’intero ordinamento giuridico dell’Unione, nel qu ale – come risulta, tra l’altro, dall’art. 51, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (CDFUE) – i diritti fondamentali vincolano tanto le istituzioni, organi e organismi dell’Unione, in primis nella loro produzione normativa, |
quanto gli Stati membri allorché attuino il diritto dell’Unione. |
Come affermato dalla Corte di giustizia , è però precluso agli Stati membri condizionare l’attuazione del diritto dell’Unione, nei settori oggetto di integrale armonizzazione, al rispetto di standard puramente nazionali di tutela dei diritti fondamentali, laddove ciò possa compromettere il primato, l’unità e l’effettività del diritto dell’Unione ( Corte di giustizia dell’Unione europea, |
sentenza 26 febbraio 2013, in causa C -617/10, Fransson, pa ragrafo 29; sentenza 26 febbraio 2013, in causa C -399/11, Melloni, paragrafo 60). I diritti fondamentali al cui rispetto la decisione quadro è vincolata ai sensi del suo art. 1, paragrafo 3, sono, piuttosto, quelli riconosciuti dal diritto dell’Unione euro pea, e conseguentemente da tutti gli Stati membri allorché attuano il diritto |
dell’Unione: diritti fondamentali alla cui definizione, peraltro, concorrono in maniera eminente le stesse tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri (artt. 6, paragrafo 3, TUE e 52, paragrafo 4, CDFUE). |
7.4.– Da ciò consegue che spetta in primo luogo al diritto dell’Unione stabilire gli standard di tutela dei diritti fondamentali al cui rispetto sono subordinate la legittimità della disciplina del mandato di arresto europ eo, e la sua concreta esecuzione a livello nazionale, trattandosi di materia oggetto di integrale armonizzazione. |
La puntuale previsione, agli artt. 3, 4 e 4 -bis della decisione quadro 2002/584/GAI, dei possibili motivi di rifiuto della consegna, obbligato ri o facoltativi, mira per l’appunto a far sì che l’attuazione concreta della disciplina sul mandato di arresto europeo rispetti i diritti fondamentali della persona – nell’estensione loro riconosciuta dalla Carta, alla luce della CEDU e delle tradizioni c ostituzionali |
comuni –, in conformità al principio enunciato dal considerando n. 12 e dall’art. 1, paragrafo 3, della decisione quadro. 91 Al tempo stesso, tale puntuale disciplina è funzionale ad assicurare l’uniforme ed effettiva applicazione della normativ a sul mandato di arresto europeo, che è fondata sul presupposto della |
fiducia reciproca tra gli Stati membri circa il rispetto dei diritti fondamentali da parte di ciascuno. |
Tali esigenze di uniformità ed effettività comportano che sia, di regola, precluso alle autorità giudiziarie dello Stato di esecuzione rifiutare la consegna al di fuori dei casi imposti o consentiti dalla decisione quadro, sulla base di standard di tutela puramente nazionali, non condivisi a livello europeo, dei diritti fondamentali del la persona interessata ( Corte di giustizia dell’Unione europea, |
sentenza 5 aprile 2016, in cause riunite C -404/15 e C -659/15 PPU, Aranyosi e Căldăraru, paragrafo 80). 7.5.– Conseguentemente, sarebbe manifestamente in contrasto con tale principio un’interpr etazione del diritto nazionale che riconoscesse all’autorità giudiziaria di esecuzione il |
potere di rifiutare la consegna dell’interessato al di fuori dei casi tassativi previsti dalla legge in conformità alle previsioni della decisione quadro, sulla base di disposizioni di carattere generale come quelle contenute nel testo degli artt. 1 e 2 della legge n. 69 del 2005 anteriormente alle modifiche apportate dal d.lgs. n. 10 del 2021, o come l’art. 2 della medesima legge nella |
formulazione oggi vigente. |
E ciò anche nell’ipotesi in cui, ad avviso del giudice competente, l’esecuzione del mandato di arresto europeo conducesse nel caso concreto a un risultato in contrasto con i principi supremi dell’ordinamento costituzionale o con i diritti inviolabili della pers ona, dal momento che soltanto a questa Corte è riservata la verifica della compatibilità del diritto dell’Unione, o del diritto nazionale |
attuativo del diritto dell’Unione, con tali principi supremi e diritti inviolabili (ordinanza n. 24 del 2017, punto 6) . 8.– Peraltro, lo stesso diritto dell’Unione non potrebbe tollerare che l’esecuzione del mandato di arresto europeo determini una violazione dei diritti fondamentali dell’interessato riconosciuti dalla |
Carta e dall’art. 6, paragrafo 3, TUE. 8.1.– Proprio per evitare che l’attuazione della decisione quadro sul mandato di arresto europeo possa determinare nel caso concreto violazioni dei diritti fondamentali dell’interessato, in situazioni |
nelle quali la decisione quadro non prevede espressamente motivi di rifiuto della consegna, la giurisprudenza della Corte di giustizia è, di recente, più volte intervenuta a definire, in via interpretativa, procedure idonee a conciliare le esigenze di mutuo riconoscimento ed esecuzione delle decisioni giudiziarie in materi a penale con il rispetto dei diritti fondamentali dell’interessato. |
Ciò è avvenuto, in particolare, in relazione al pericolo che l’esecuzione di un mandato di arresto europeo possa esporre l’interessato a condizioni di detenzione inumane e degradanti nello Stato di emissione in conseguenza di carenze sistemiche e generalizzate o che comunque colpiscono determinati gruppi di persone o determinati centri di detenzione ( Corte di giustizia dell’Unione |
europea, sentenze Aranyosi, cit.; 25 luglio 2018, in causa C -220/18 PPU, ML; 15 ottobre 2019, in causa C -128/18, Dorobantu), nonché al pericolo di essere sottoposto a un processo non rispettoso delle garanzie di cui all’art. 47 CDFUE, in conseguenza di carenze sistemiche e generalizzate riguardanti l’indipendenza d el potere giudiziario nello Stato di emissione (sentenze 25 luglio 2018, |
in causa C -216/18 PPU, LM; 17 dicembre 2020, in cause riunite C -354/20 PPU e C -412/20 PPU, L e P). |
Tali procedure, basate sulla diretta interlocuzione tra le autorità giudiziarie dell o Stato di esecuzione e quelle dello Stato di emissione ai sensi dell’art. 15, paragrafo 2, della decisione quadro, hanno per l’appunto lo scopo di permettere alle autorità giudiziarie dell’esecuzione di assicurarsi, nel caso concreto, che la consegna dell ’interessato non lo esponga a possibili lesioni dei |
suoi diritti fondamentali. Solo nel caso in cui, in esito all’interlocuzione, non risulti possibile ottenere una tale assicurazione, all’autorità giudiziaria di esecuzione sarà consentito astenersi dal dar corso al mandato di arresto europeo, rifiutando dunque la consegna al di là dei casi espressamente autorizzati dagli articoli 3, 4 e 4 -bis della decisione quadro. |
Le citate sentenze della Corte di giustizia hanno così introdotto nel diritto dell’Unione meccanismi che consentono di assicurare la tutela dei diritti fondamentali delle persone interessate 92 da un mandato di arresto europeo, nel quadro di un sistema di regole comuni vincolanti per tutti gli |
Stati membri. 8.2.– L’Avvocatura generale dello Stato ha sostenuto che la Corte d’appello di Milano avrebbe già potuto, sulla base di tali sentenze della Corte di giustizia , attivare la necessaria interlocuzione |
con le autorità giudiziarie dello Stato di emissione, allo scopo di accertarsi se all’interessato potesse essere garantito in quello Stato, durante il processo, un trattamento idoneo a evitare gravi danni alla sua salute, e – nell’ipotesi in cui l’interlocuzione abbia esito negativo – astenersi dal dar corso alla consegna. |
Questa Corte non è persuasa d a tale argomento. |
Le citate pronunce della Corte di giustizia, infatti, riguardano tutte pericoli di violazione dei diritti fondamentali dell’interessato connessi a carenze sistemiche e generalizzate dello Stato di emissione, o comunque a situazioni che co involgono determinati gruppi di persone o interi centri di detenzione. Le questioni sollevate dalla Corte d’appello di Milano, che questa |
Corte è chiamata a decidere, concernono invece la diversa ipotesi in cui le condizioni patologiche, di carattere croni co e di durata indeterminabile, della singola persona richiesta siano suscettibili di aggravarsi in modo significativo nel caso di consegna, in particolare laddove lo Stato di emissione ne dovesse disporre la custodia in carcere. |
Occorre dunque chiedersi s e anche a questa ipotesi debbano estendersi, per analogia, i principi già enunciati dalla Corte di giustizia nelle sentenze citate, con particolare riferimento all’obbligo di interlocuzione diretta tra le autorità giudiziarie dello Stato di emissione e que lle dello Stato richiesto, nonché alla possibilità, per queste ultime, di porre fine alla procedura di |
consegna, qualora la sussistenza di un rischio di violazione dei diritti fondamentali dell’interessato non possa essere esclusa entro un termine ragionev ole. |
Le segnalate esigenze di uniformità ed effettività nell’applicazione del mandato di arresto europeo nello spazio giuridico dell’Unione impongono che la risposta a tale quesito sia riservata alla Corte di giustizia, nella sua funzione di interprete emi nente del diritto dell’Unione (art. 19, paragrafo 1, TUE). |
9. – Peraltro, «in un quadro di costruttiva e leale cooperazione tra i diversi sistemi di garanzia» (ordinanze n. 182 del 2020 e n. 117 del 2019; sentenza n. 269 del 2017), questa Corte ritiene opportuno segnalare gli argomenti che depongono in favore dell’estensione al caso oggi in esame dei principi sanciti dalla Corte di giustizia nelle sentenze appena ricordate. |
9.1.– Nell’ordinamento giuridico italiano, l’art. 32, primo comma, Cost. tutela la s alute come «fondamentale diritto dell’individuo», oltre che come interesse della collettività; e non v’è dubbio, nella giurisprudenza costituzionale, che tale diritto appartenga altresì al novero dei «diritti inviolabili dell’uomo» riconosciuti dall’art. 2 Cost. Dal diritto in parola discendono, a carico dei |
poteri pubblici, non solo il dovere di astenersi da condotte lesive, ma anche l’obbligo positivo di assicurare i trattamenti sanitari indispensabili per la tutela della salute della persona. |
Nell’ordina mento italiano, tale diritto è riconosciuto nella sua pienezza anche alle persone detenute, tanto se condannate in via definitiva (da ultimo, sentenza n. 245 del 2020), quanto se in stato di custodia cautelare. |
Proprio per tutelare tale diritto, il diritt o processuale penale italiano esclude, in linea di principio, che possa essere disposta o mantenuta la custodia cautelare in carcere di persona affetta da una «malattia particolarmente grave, per effetto della quale le sue condizioni di salute risultano incompatibili con lo stato di detenzione e comunque tali da non consentire adeguate cure in casi di |
detenzione in carcere» (art. 275, comma 4 -bis, cod. proc. pen.). Tale principio trova poi ulteriore e più specifica declinazione nella disciplina relativa agl i imputati tossicodipendenti o alcooldipendenti che abbiano in corso programmi terapeutici stabilita dall’art. 89 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze |
psicotrope, prevenzione, cur a e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), la quale pure prevede, in linea di principio, la sostituzione della custodia cautelare in carcere con la meno 93 afflittiva misura degli arresti domiciliari per chi abbia in corso, ovvero intenda so ttoporsi a, un programma di recupero. |
9.2.– Non v’è dubbio, inoltre, che la salute costituisca un diritto fondamentale della persona anche dal punto di vista del diritto dell’Unione. |
Se l’art. 3 CDFUE appare tutelare la salute principalmente nella sua dime nsione di diritto (negativo) a non subire lesioni della propria integrità fisica, l’art. 35 CDFUE sancisce il diritto di ottenere cure mediche e impegna gli Stati membri a garantire un «livello elevato di protezione della salute umana». Tali diritti non po ssono non essere riconosciuti nella loro pienezza anche nei |
confronti di chi sia accusato di avere commesso un reato, come nel caso oggetto del giudizio principale. |
Inoltre, laddove la consegna dell’interessato allo Stato di emissione di un mandato di arre sto europeo dovesse esporre l’interessato medesimo a un serio rischio di gravi conseguenze pregiudizievoli per la sua salute, si profilerebbe altresì una lesione dell’art. 4 CDFUE, che sancisce il diritto della persona – non bilanciabile con alcun altro co ntrointeresse, stante la sua natura |
assoluta (sentenza Aranyosi, paragrafo 85) – a non subire trattamenti inumani o degradanti, in termini coincidenti con quelli derivanti dall’art. 3 CEDU. In proposito, merita rilevare che secondo la Corte EDU l’estradizi one di una persona afflitta da gravi patologie mentali in uno Stato nel quale sarà verosimilmente detenuta in custodia cautelare, senza accesso a terapie appropriate in relazione |
alle sue condizioni, costituirebbe una violazione dell’art. 3 CEDU (sentenza 16 aprile 2013, Aswat contro Regno Unito; si vedano altresì – per l’affermazione che integrerebbe una violazione dell’art. 3 CEDU l’espulsione di un ricorrente afflitto da gravi patologie, in mancanza di assicurazioni adeguate da parte dello Stato di origi ni sulla disponibilità in loco delle terapie necessarie – Corte |
EDU, sentenza 1° ottobre 2019, Savran contro Danimarca, in relazione a una persona afflitta da problemi psichiatrici, nonché Corte EDU, grande camera, sentenza 13 dicembre 2016, Paposhvili contro Belgio, concernente invece una persona afflitta da gravi patologie di carattere fisico). |
Il medesimo principio è stato, d’altronde, affermato dalla stessa Corte di giustizia in una sentenza concernente la disciplina europea dell’asilo, ove si è escluso , sulla base dell’art. 4 CDFUE, che possa essere trasferito nello Stato di ingresso un soggetto richiedente protezione internazionale affetto, tra l’altro, da «tendenze suicide periodiche», laddove il trasferimento comporti «un rischio |
reale e acclarato ch e l’interessato subisca trattamenti inumani o degradanti» derivanti non già da eventuali carenze sistemiche dello Stato membro competente per l’esame della richiesta di asilo, ma dalla stessa condizione individuale di sofferenza del richiedente asilo, susc ettibile di essere «esacerbata da un trattamento risultante da condizioni di detenzione» (sentenza 16 febbraio 2017, in |
causa C -578/16 PPU, C. K. e a. contro Republika Slovenija, paragrafi 37 e 68). 9.3.– D’altro canto, l’esigenza di tutelare i diritti fon damentali della persona richiesta deve essere conciliata con l’interesse a perseguire i sospetti autori di reato, ad accertarne la responsabilità |
e, se giudicati colpevoli, ad assicurare nei loro confronti l’esecuzione della pena. Tale interesse non può, a nzi, considerarsi come appartenente al solo Stato di emissione del mandato d’arresto europeo, dal momento che la decisione quadro 2002/584/GAI presuppone un impegno comune degli Stati membri a «lottare contro l’impunità di una persona ricercata che si trov i in un territorio diverso da |
quello nel quale si suppone abbia commesso un reato» ( Corte di giustizia , sentenza L e P, paragrafo 62, e ulteriori precedenti ivi citati). |
In proposito, conviene anche rammentare che, in un recente caso in cui uno Stato memb ro aveva negato l’esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso da altro Stato membro in relazione a un processo penale per omicidio, la Corte EDU – ritenuto ingiustificato tale rifiuto – ha ravvisato la violazione, da parte dello Stato di esecuzione, dei propri obblighi procedurali, |
discendenti dall’art. 2 CEDU, di assicurare che le persone sospettate di aver commesso un omicidio siano processate e, ove ritenute colpevoli, condannate nello Stato ove il reato è stato commesso (Corte EDU, sentenza 9 lug lio 2019, Romeo Castaño contro Belgio). |
La pur imprescindibile tutela del diritto fondamentale alla salute della persona richiesta non può, insomma, condurre a soluzioni che comportino la sistematica impunità di gravi reati. 94 9.4.– D’altra parte, neppure s arebbe ipotizzabile lasciare allo Stato di emissione la sola opzione di procedere in absentia nei confronti dell’interessato, come il giudice rimettente pare suggerire. Da |
un lato, infatti, non tutti gli Stati membri permettono la celebrazione di processi in absentia; dall’altro, anche ove giuridicamente possibile, una tale soluzione finirebbe per pregiudicare l’interessato stesso, che sarebbe privato della possibilità di difendersi efficacemente in un processo |
potenzialmente destinato a concludersi con una condanna esecutiva nei propri confronti. 9.5.– Pare invece a questa Corte che, in analogia a quanto stabilito dalla Corte di giustizia nelle sentenze poc’anzi citate (punto 8.1.), una diretta interlocuzione tra le autorità giudiziarie dello Stato |
di emiss ione e quello dell’esecuzione potrebbe consentire di individuare soluzioni che permettano, nel caso concreto, di sottoporre a processo l’interessato nello Stato di emissione garantendogli la pienezza dei diritti di difesa e al contempo evitino di esporlo a l pericolo di grave danno alla salute, ad esempio attraverso la sua collocazione in idonea struttura nello Stato di emissione durante il |
processo. Soltanto laddove, all’esito di tale interlocuzione, non si rinvengano soluzioni idonee entro un termine ragio nevole, dovrebbe essere consentito all’autorità giudiziaria di esecuzione di rifiutare la consegna. |
10.– Tutto ciò premesso, questa Corte ritiene di sospendere il giudizio in corso e di sottoporre alla Corte di giustizia dell’Unione europea, ai sensi dell’ art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), il quesito se l’art. 1, paragrafo 3, della decisione quadro 2002/584/GAI sul mandato di arresto europeo, letto alla luce degli artt. 3, 4 e 35 della |
Carta dei diritti fondamentali dell’uni one europea (CDFUE), debba essere interpretato nel senso che l’autorità giudiziaria di esecuzione, ove ritenga che la consegna di una persona afflitta da gravi patologie di carattere cronico e potenzialmente irreversibili possa esporla al pericolo di subir e un grave pregiudizio alla sua salute, debba richiedere all’autorità |
giudiziaria emittente le informazioni che consentano di escludere la sussistenza di questo rischio, e sia tenuta a rifiutare la consegna allorché non ottenga assicurazioni in tal senso entro un termine ragionevole. |
Considerato, infine, che la causa in esame – pur essendo originata da un procedimento concernente una persona attualmente non sottoposta ad alcuna misura cautelare – solleva questioni interpretative relative ad aspetti centrali del funzionamento del mandato d’arresto europeo, e che l’interpretazione richiesta è idonea a produrre conseguenze generali, tanto per |
le autorità chiamate a cooperare nell’ambito del mandato d’arresto europeo, quanto per i diritti delle persone ricercate , si richiede che il presente rinvio pregiudiziale sia deciso con procedimento accelerato, ai sensi dell’art. 105 del regolamento di procedura della Corte di giustizia . |
ORDINANZA N. 217 DEL 2021 (CORAGGIO, VIGANO’) 6.2.– Secondo il giudice rimettente, ino ltre, la disciplina italiana si porrebbe in contrasto con lo |
stesso art. 4, punto 6, della decisione quadro 2002/584/GAI, del quale l’art. 18 -bis della legge n. 69 del 2005 costituisce specifica attuazione, e sarebbe pertanto anche per questa ragione incom patibile con gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost. |
L’ordinanza di rimessione insiste, invero, su un argomento in sé non persuasivo, e cioè sull’assunto che, ove allorché lo Stato membro decida di prevedere nel proprio ordinamento il motivo facoltativo di rifiuto della consegna previsto dall’art. 4, punto 6, della decisione quadro, sarebbe tenuto a riprodurre integralmente la relativa previsione, senza poterne modificare i confini |
applicativi: e conseguentemente a estendere l’ipotesi del rifiuto a tutti col oro che risiedano o dimorino nel territorio nazionale, senza alcuna limitazione relativa allo Stato di cittadinanza dell’interessato o alla durata del soggiorno nello Stato dell’esecuzione. Un simile assunto è smentito dalla stessa giurisprudenza della Corte di giustizia , che ha già riconosciuto legittime talune |
limitazioni al corrispondente motivo di rifiuto apportate dalla legislazione degli Stati membri, come – con riferimento al cittadino di altro Stato membro – la condizione del soggiorno legale e 95 continuativo per almeno cinque anni sul territorio dello Stato dell’esecuzione ( Corte di giustizia , grande sezione, sentenza 6 ottobre 2009, in causa C -123/08, Wolzenburg, paragrafi 54 -74). |
Tuttavia, non è dubbio che l’art. 4, punto 6, della decisione quadro d ebba, esso stesso, essere interpretato in conformità ai principi e ai diritti fondamentali al cui rispetto è condizionata la validità di qualsiasi atto del diritto dell’Unione, come ribadito del resto dalla stessa decisione quadro nel considerando n. 12 e nell’art. 1, paragrafo 3. Pertanto, laddove la legge di esecuzione |
nazionale del mandato di arresto europeo abbia disciplinato il motivo facoltativo di consegna di cui all’art. 4, punto 6, della decisione quadro in maniera non conforme a tali principi e di ritti fondamentali – come, appunto, il diritto al rispetto della vita privata e familiare dell’interessato –, una tale disciplina risulterà necessariamente in contrasto anche con lo stesso art. 4, punto 6 della |
decisione quadro, letto alla luce dell’art. 1 , paragrafo 3, della medesima. 6.3.– Infine, la preoccupazione di tutelare i legami personali e familiari dello straniero già stabiliti sul territorio italiano sta alla base dell’ulteriore censura, concernente l’allegata violazione |
del principio della nece ssaria funzione rieducativa della pena, sancito nell’ordinamento italiano dall’art. 27, terzo comma, Cost. Tale allegazione si fonda, infatti, sulla considerazione che l’esecuzione della pena all’estero non potrebbe realizzare appieno una funzione rieducat iva nei confronti di un condannato che abbia stabilito solidi legami sociali e familiari nel territorio italiano. |
7.– Ciò che il giudice rimettente chiede, in sintesi, è se le esigenze di tutela del diritto fondamentale di un cittadino di un paese terzo a conservare i propri legami personali e familiari stabiliti sul territorio italiano impongano di riconoscere in capo all’autorità giudiziaria italiana la facoltà, non prevista dalla disposizione censurata, di rifiutare l’esecuzione di un mandato di arresto |
finalizzato all’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza, impegnandosi correlativamente ad eseguire tale pena o misura di sicurezza sul territorio italiano ai sensi dell’art. 4, punto 6, della decisione quadro. |
Ritiene questa Corte che tale inte rrogativo esiga una risposta, in primo luogo, sul piano del diritto dell’Unione. La Corte di giustizia ha già chiarito, in via generale, che le disposizioni della decisione quadro sul mandato d’arresto che non contengano alcun espresso richiamo al diritto degli |
Stati membri «devono di norma essere oggetto, nell’intera Unione, di un’interpretazione autonoma e uniforme» ( Corte di giustizia , grande sezione, sentenza 17 luglio 2008, in causa C -66/08, Kozlowski, paragrafo 42). Poiché le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal giudice rimettente hanno a oggetto in primo luogo l’interpretazione dell’art. 4, punto 6, della |
decisione quadro, su un profilo che – come meglio si dirà più innanzi – non è ancora stato oggetto di chiarimenti da parte della Corte di giustizia, è necessario interrogare la Corte medesima circa l’uniforme interpretazione di tale disposizione nello spazio giuridico dell’Unione. |
Dal momento, poi, che le questioni sollevate dal giudice rimettente concernono il rapporto tra il rifiuto della consegna ai sensi dell’art. 4, punto 6, della decisione quadro e la tutela dei diritti fondamentali dell’interessato, l’intervento della Corte di giustizia appare necessario anche per una seconda ragione. Poiché la materia del mandato d’arresto euro peo è interamente armonizzata dalla |
stessa decisione quadro, il livello di tutela dei diritti fondamentali suscettibili di porre limiti al dovere di mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie di altri Stati membri, su cui si basa l’intero meccanismo disegnato dalla decisione quadro, non può che essere quello risultante dalla |
Carta dei diritti fondamentali e dall’art. 6 del Trattato sull’Unione europea (TUE). In settori oggetto di integrale armonizzazione, è invece precluso agli Stati membri condiziona rne l’attuazione al rispetto di standard puramente nazionali di tutela dei diritti fondamentali, laddove ciò possa compromettere il primato, l’unità e l’effettività del diritto dell’Unione (Corte di |
giustizia dell’Unione europea, grande sezione, sentenze 2 6 febbraio 2013, in causa C -617/10, Fransson, paragrafo 29, e in causa C -399/11, Melloni, paragrafo 60). |
È dunque necessario chiedere preliminarmente alla Corte di giustizia, nella sua funzione di interprete eminente del diritto dell’Unione (art. 19, parag rafo 1, TUE), se l’art. 4, punto 6, della decisione quadro 2002/584/GAI, interpretato alla luce dell’art. 1, paragrafo 3 della medesima 96 decisione quadro e dell’art. 7 CDFUE, osti a una disciplina, come quella italiana, che escluda in |
maniera assoluta e aut omatica dall’ambito di applicazione del motivo di rifiuto della consegna disciplinato da tale disposizione i cittadini di paesi terzi che dimorino o risiedano sul suo territorio, non consentendo all’autorità giudiziaria dell’esecuzione di rifiutare la cons egna neppure quando tali persone abbiano stabili e radicati legami sociali e familiari con lo Stato dell’esecuzione; e in caso |
affermativo, sulla base di quali criteri e presupposti tali legami debbano essere considerati tanto significativi da imporre il r ifiuto della consegna. 8.– In un quadro di costruttiva e leale cooperazione tra i diversi sistemi di garanzia (sentenza n. |
269 del 2017; ordinanze n. 182 del 2020 e n. 117 del 2019, nonché, nella stessa materia del mandato di arresto europeo, l’ordinanza n . 216 del 2021), questa Corte osserva quanto segue. 8.1.– L’art. 4, punto 6, della decisione quadro 2002/584/GAI stabilisce un motivo di rifiuto espressamente definito quale «facoltativo», la cui trasposizione totale o anche solo parziale nel |
diritto nazio nale è rimessa, in linea di principio, alla discrezionalità degli Stati membri. La Corte di giustizia ha sottolineato, in proposito, che «un legislatore nazionale il quale, in base alle possibilità accordategli dall’art. 4 di detta decisione quadro, opera la scelta di limitare le situazioni nelle quali la sua autorità giudiziaria di esecuzione può rifiutare di consegnare una persona ricercata non fa che |
rafforzare il sistema di consegna istituito da detta decisione quadro a favore di uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia. Infatti, limitando le situazioni nelle quali l’autorità giudiziaria di esecuzione può rifiutare di eseguire un mandato di arresto europeo, tale legislazione non fa che agevolare la consegna delle persone ricercate, conformement e al principio del reciproco |
riconoscimento sancito dall’art. 1, n. 2, della decisione quadro 2002/584, il quale costituisce il principio fondamentale istituito da quest’ultima» (sentenza Wolzenburg, paragrafi 58 e 59). Da ciò deriva, come già rammentato, che secondo la Corte di giustizia non può escludersi «che gli Stati membri, nell’attuazione di detta decisione quadro, limitino, nel senso indicato dal principio |
fondamentale enunciato al suo art. 1, n. 2, le situazioni in cui dovrebbe essere possibile rif iutare di consegnare una persona rientrante nella sfera di applicazione [dell’]art. 4, punto 6» (sentenza Wolzenburg, paragrafo 62). |
Tuttavia, è indubbio che, come parimenti già osservato, l’esecuzione di un mandato di arresto europeo non può mai comportar e la violazione dei diritti fondamentali dell’interessato (art. 1, paragrafo 3, e considerando n. 12 della decisione quadro), né dei principi fondamentali del diritto dell’Unione riconosciuti dall’art. 6 TUE. |
Occorre pertanto stabilire se, ed eventualmente a quali condizioni, il cittadino di un paese terzo che sia residente o dimorante nello Stato dell’esecuzione sia titolare di un diritto fondamentale a non essere allontanato dal territorio di quest’ultimo Stato ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza nello Stato di emissione. |
8.2.– La questione ora delineata presenta, ad avviso di questa Corte, elementi di novità rispetto alla giurisprudenza della Corte di giustizia sinora formatasi in materia di mandato di arresto europeo. |
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