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Catechismo
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della
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Chiesa Cattolica
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preghiamo.org
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PREFAZIONE
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Padre, ... questa è la vita eterna che conoscano te, lunico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo Gv 17,3. Dio, nostro Salvatore vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità 1 Tm 2,34. Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo, nel quale è stabilito che possiamo essere salvati At 4,12 che il nome di Gesù.
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I. La vita delluomo conoscere e amare Dio.
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1 Dio, infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di pura bontà, ha liberamente creato luomo per renderlo partecipe della sua vita beata. Per questo, in ogni tempo e in ogni luogo, egli è vicino alluomo. Lo chiama e lo aiuta a cercarlo, a conoscerlo e ad amarlo con tutte le forze. Convoca tutti gli uomini, che il peccato ha disperso, nellunità della sua famiglia, la Chiesa. Per fare ciò, nella pienezza dei tempi ha mandato il Figlio suo come Redentore e Salvatore. In lui e mediante lui, Dio chiama gli uomini a diventare, nello Spirito Santo, suoi figli adottivi e perciò eredi della sua vita beata.
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2 Affinché questo appello risuonasse per tutta la terra, Cristo ha inviato gli Apostoli che aveva scelto, dando loro il mandato di annunziare il Vangelo Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo Mt 28,1920. Forti di questa missione, gli Apostoli partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che laccompagnavano Mc 16,20.
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3 Coloro che, con laiuto di Dio, hanno accolto linvito di Cristo e vi hanno liberamente risposto, a loro volta sono stati spinti dallamore di Cristo ad annunziare ovunque nel mondo la Buona Novella. Questo tesoro ricevuto dagli Apostoli è stato fedelmente custodito dai loro successori. Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a trasmetterlo di generazione in generazione, annunziando la fede, vivendola nellunione fraterna e celebrandola nella liturgia e nella preghiera.
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Il. Trasmettere la fede la catechesi.
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4 Molto presto si diede il nome di catechesi allinsieme delle iniziative intraprese nella Chiesa per fare discepoli, per aiutare gli uomini a credere che Gesù è il Figlio di Dio, affinché, mediante la fede, essi abbiano la vita nel suo nome, per educarli ed istruirli in questa vita e così costruire il corpo di Cristo.
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5 La catechesi è uneducazione della fede dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, la quale comprende in special modo un insegnamento della dottrina cristiana, generalmente dato in modo organico e sistematico, al fine di iniziarli alla pienezza della vita cristiana .
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6 Senza confondersi formalmente con essi, la catechesi si articola in un certo numero di elementi della missione pastorale della Chiesa, che hanno un aspetto catechistico, che preparano la catechesi o che ne derivano primo annuncio del Vangelo, o predicazione missionaria allo scopo di suscitare la fede ricerca delle ragioni per credere esperienza di vita cristiana celebrazione dei sacramenti integrazione nella comunità ecclesiale testimonianza apostolica e missionaria.
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7 La catechesi è intimamente legata a tutta la vita della Chiesa. Non soltanto lestensione geografica e laumento numerico, ma anche, e più ancora, la crescita interiore della Chiesa, la sua corrispondenza al disegno divino, dipendono essenzialmente da essa .
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8 I periodi di rinnovamento della Chiesa sono anche tempi forti della catechesi. Infatti vediamo che nella grande epoca dei Padri della Chiesa santi Vescovi dedicano alla catechesi una parte importante del loro ministero. È lepoca di san Cirillo di Gerusalemme e di san Giovanni Crisostomo, di santAmbrogio e di santAgostino, e di parecchi altri Padri, le cui opere catechistiche rimangono esemplari.
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9 Il ministero della catechesi attinge energie sempre nuove dai Concili. A tal riguardo, il Concilio di Trento rappresenta un esempio da sottolineare nei suoi decreti ha dato priorità alla catechesi è allorigine del Catechismo Romano, che porta anche il suo nome e che costituisce unopera di primordine come compendio della dottrina cristiana ha suscitato nella Chiesa uneccellente organizzazìone della catechesi grazie a santi Vescovi e teologi, quali san Pietro Canisio, san Carlo Borromeo, san Turibio di Mogrovejo, san Roberto Bellarmino, ha portato alla pubblicazione di numerosi catechismi.
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10 Non cè, quindi, da meravigliarsi del fatto che nel dinamismo generato dal Concilio Vaticano Il che il Papa Paolo VI considerava come il grande catechismo dei tempi moderni, la catechesi della Chiesa abbia di nuovo attirato lattenzione. Lo testimoniano il Direttorio catechistico generale del 1971, le sessioni del Sinodo dei Vescovi dedicate allevangelizzazione 1974 e alla catechesi 1977, le corrispondenti esortazioni apostoliche, Evangelii nuntiandi 1975 e Catechesi tradendae 1979. LAssemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi del 1985 chiese Moltissimi hanno espresso il desiderio che venga composto un Catechismo o compendio di tutta la dottrina cattolica per quanto riguarda sia la fede che la morale . Il Santo Padre, Giovanni Paolo Il, ha fatto suo questo desiderio espresso dal Sinodo dei Vescovi, riconoscendo Il desiderio risponde appieno ad una vera esigenza della Chiesa universale e delle Chiese particolari, e si è alacremente adoperato perché il desiderio dei Padri del Sinodo si realizzasse.
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III. Lo scopo e i destinatari di questo Catechismo.
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11 Questo Catechismo ha lo scopo di presentare una esposizione organica e sintetica dei contenuti essenziali e fondamentali della dottrina cattolica sia sulla fede che sulla morale, alla luce del Concilio Vaticano Il e dellinsieme della Tradizione della Chiesa. Le sue fonti principali sono la Sacra Scrittura, i santi Padri, la liturgia e il Magistero della Chiesa. Esso è destinato a servire come un punto di riferimento per catechismi o compendi che vengono preparati nei diversi paesi .
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12 Questo Catechismo è destinato principalmente ai responsabili della catechesi in primo luogo ai Vescovi, quali maestri della fede e Pastori della Chiesa. Viene loro offerto come strumento nelladempimento del loro compito di insegnare al popolo di Dio. Attraverso i Vescovi, si rivolge ai redattori dei catechismi, ai presbiteri e ai catechisti. Sarà di utile lettura anche per tutti gli altri fedeli cristiani.
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IV. La struttura di questo Catechismo.
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13 Il piano di questo Catechismo si ispira alla grande tradizione dei catechismi che articolano la catechesi attorno a quattro pilastri la professione della fede battesimale il Simbolo, i sacramenti della fede, la vita di fede i Comandamenti, la preghiera del credente il Padre nostro .
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PARTE PRIMA LA PROFESSIONE DELLA FEDE
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14 Coloro che per la fede e il Battesimo appartengono a Cristo devono confessare la loro fede battesimale davanti agli uomini. Perciò, il Catechismo espone anzitutto in che cosa consistano la Rivelazione, per mezzo della quale Dio si rivolge e si dona alluomo, e la fede, per mezzo della quale luomo risponde a Dio sezione prima. Il Simbolo della fede riassume i doni che Dio fa alluomo come Autore di ogni bene, come Redentore, come Santificatore, e li articola attorno ai tre capitoli del nostro Battesimo, e cioè la fede in un solo Dio il Padre onnipotente, il Creatore e Gesù Cristo, suo Figlio, nostro Signore e Salvatore e lo Spirito Santo, nella santa Chiesa sezione seconda.
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PARTE SECONDA I SACRAMENTI DELLA FEDE
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15 La parte seconda del Catechismo espone come la salvezza di Dio, realizzata una volta per tutte da Gesù Cristo e dallo Spirito Santo, è resa presente nelle azioni sacre della liturgia della Chiesa sezione prima, particolarmente nei sette sacramenti sezione seconda.
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PARTE TERZA LA VITA DELLA FEDE
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16 La parte terza del Catechismo presenta il fine ultimo delluomo, creato ad immagine di Dio la beatitudine e le vie per giungervi mediante un agire retto e libero, con laiuto della Legge e della grazia di Dio sezione prima un agire che realizza il duplice comandamento della carità, esplicitato nei dieci comandamenti di Dio sezione seconda.
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PARTE QUARTA LA PREGHIERA NELLA VITA DELLA FEDE
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17 Lultima parte del Catechismo tratta del senso e dellimportanza della preghiera nella vita dei credenti sezione prima. Si conclude con un breve commento alle sette domande della Preghiera del Signore sezione seconda. In esse troviamo infatti linsieme dei beni che noi dobbiamo sperare e che il nostro Padre celeste ci vuole concedere.
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V. Indicazioni pratiche per luso di questo Catechismo.
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18 Questo Catechismo è concepito come una esposizione organica di tutta la fede cattolica. É, dunque, necessario leggerlo in modo unitario. Numerosi rimandi allinterno del testo e lindice analitico alla fine del volume consentono di vedere ogni tema nel suo legame con linsieme della fede.
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19 Spesso, i testi della Sacra Scrittura non sono citati letteralmente viene solo indicato il riferimento con cf. Per una comprensione approfondita di tali passaggi si deve ricorrere ai testi stessi. Questi riferimenti biblici costituiscono uno strumento di lavoro per la catechesi.
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20 Luso dei caratteri piccoli in certi passaggi sta ad indicare che si tratta di annotazioni di tipo storico, apologetico o di esposizioni dottrinali complementari.
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21 Le citazioni di fonti patristiche, liturgiche, magisteriali o agiografiche sono stampate in caratteri piccoli e rientranti. Esse sono destinate ad arricchire lesposizione dottrinale. Spesso tali testi sono stati scelti in vista di un uso direttamente catechistico. Alla fine di ogni unità tematica, una serie di testi brevi riassumono in formule concise lessenziale dellinsegnamento. Questi in sintesi hanno lo scopo di offrire suggerimenti alla catechesi locale per formule sintetiche e memorizzabili.
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VI. Gli adattamenti necessari.
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23 Laccento di questo Catechismo è posto sullesposizione dottrinale. Infatti, esso vuole aiutare ad approfondire la conoscenza della fede. Proprio per questo è orientato alla maturazione della fede, al suo radicamento nella vita ed alla sua irradiazione attraverso la testimonianza.
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24 Per la sua intrinseca finalità, questo Catechismo non si propone di attuare gli adattamenti dellesposizione e dei metodi catechistici che sono richiesti dalle differenze di cultura, di età, di vita spirituale e di situazioni sociali ed ecclesiali di coloro cui la catechesi è rivolta. Questi indispensabili adattamenti sono lasciati a catechismi appropriati e, ancor più, a coloro che istruiscono i fedeli Colui che insegna deve farsi tutto a tutti per guadagnare tutti a Gesù Cristo . In primo luogo non pensi che le anime a lui affidate abbiano tutte lo stesso livello. Non si può perciò con un metodo unico ed invariabile istruire e formare i fedeli alla vera devozione. Poiché taluni sono come bambini appena nati, altri cominciano appena a crescere in Cristo, altri infine appaiono effettivamente già adulti, è necessario considerare con diligenza chi ha bisogno del latte e chi del cibo solido .... LApostolo indicò tale dovere ..., che cioè coloro che sono chiamati al ministero della predicazione devono, nel trasmettere linsegnamento dei misteri della fede e delle norme dei costumi, adattare opportunamente la propria personale cultura allintelligenza e alle facoltà degli ascoltatori.
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Al di sopra di tutto la carità.
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25 Per concludere questa presentazione, è opportuno ricordare il seguente principio pastorale enunciato dal Catechismo Romano In realtà è questa la via più sublime che lApostolo additava, quando indirizzava tutta la sostanza della dottrina e dellinsegnamento alla carità che non avrà mai fine. Infatti sia che si espongano le verità della fede o i motivi della speranza o i doveri dellattività morale, sempre e in tutto va dato rilievo allamore di nostro Signore, così da far comprendere che ogni esercizio di perfetta virtù cristiana non può scaturire se non dallamore, come nellamore ha daltronde il suo ultimo fine.
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PARTE PRIMA LA PROFESSIONE DELLA FEDE
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SEZIONE PRIMA IO CREDO NOI CREDIAMO
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CAPITOLO PRIMO LUOMO E CAPACE DI DIO.
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I. Il desiderio di Dio.
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27 Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore delluomo, perché luomo è stato creato da Dio e per Dio e Dio non cessa di attirare a sé luomo e soltanto in Dio luomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa La ragione più alta della dignità delluomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere luomo è invitato al dialogo con Dio non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e non si affida al suo Creatore.
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28 Nel corso della loro storia, e fino ai giorni nostri, la ricerca di Dio da parte degli uomini si è espressa in molteplici modi, attraverso le loro credenze ed i loro comportamenti religiosi preghiere, sacrifici, culti, meditazioni, ecc. Malgrado le ambiguità che possono presentare, tali forme despressione sono così universali che luomo può essere definito un essere religioso Dio creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito lordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo At 17,2628.
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29 Ma questo intimo e vitale legame con Dio può essere dimenticato, misconosciuto e perfino esplicitamente rifiutato dalluomo. Tali atteggiamenti possono avere origini assai diverse la ribellione contro la presenza del male nel mondo, lignoranza o lindifferenza religiosa, le preoccupazioni del mondo e delle ricchezze, il cattivo esempio dei credenti, le correnti di pensiero ostili alla religione, e infine la tendenza delluomo peccatore a nascondersi, per paura, davanti a Dio e a fuggire davanti alla sua chiamata.
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30 Gioisca il cuore di chi cerca il Signore Sal 105,3. Se luomo può dimenticare o rifiutare Dio, Dio però non si stanca di chiamare ogni uomo a cercarlo perché viva e trovi la felicità. Ma tale ricerca esige dalluomo tutto lo sforzo della sua intelligenza, la rettitudine della sua volontà, un cuore retto ed anche la testimonianza di altri che lo guidino nella ricerca di Dio. Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode grande è la tua potenza e la tua sapienza incalcolabile. E luomo vuole lodarti, una particella del tuo creato che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure luomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te.
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Il. Le vie che portano alla conoscenza di Dio.
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31 Creato a immagine di Dio, chiamato a conoscere e ad amare Dio, luomo che cerca Dio scopre alcune vie per arrivare alla conoscenza di Dio. Vengono anche chiamate prove dellesistenza di Dio, non nel senso delle prove ricercate nel campo delle scienze naturali, ma nel senso di argomenti convergenti e convincenti che permettono di raggiungere vere certezze. Queste vie per avvicinarsi a Dio hanno come punto di partenza la creazione il mondo materiale e la persona umana. 32 Il mondo partendo dal movimento e dal divenire, dalla contingenza, dallordine e dalla bellezza del mondo si può giungere a conoscere Dio come origine e fine delluniverso. San Paolo riguardo ai pagani afferma Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con lintelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità Rm l,1920. E santAgostino dice Interroga la bellezza della terra, del mare, dellaria rarefatta e dovunque espansa interroga la bellezza del cielo, interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno guardaci pure e osserva come siamo belle. La loro bellezza è come un loro inno di lode confessio. Ora, queste creature, così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello Pulcher in modo immutabile?.
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33 Luomo con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione allinfinito e alla felicità, luomo si interroga sullesistenza di Dio. In queste aperture egli percepisce segni della propria anima spirituale. Germe delleternità che porta in sé, irriducibile alla sola materia , la sua anima non può avere la propria origine che in Dio solo.
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34 Il mondo e luomo attestano che essi non hanno in se stessi né il loro primo principio né il loro fine ultimo, ma che partecipano di quellEssere che è in sé senza origine né fine. Così, attraverso queste diverse vie, luomo può giungere alla conoscenza dellesistenza di una realtà che è la causa prima e il fine ultimo di tutto e che tutti chiamano Dio .
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35 Luomo ha facoltà che lo rendono capace di conoscere lesistenza di un Dio personale. Ma perché luomo possa entrare nella sua intimità, Dio ha voluto rivelarsi a lui e donargli la grazia di poter accogliere questa rivelazione nella fede. Tuttavia, le prove dellesistenza di Dio possono disporre alla fede ed aiutare a constatare che questa non si oppone alla ragione umana.
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III. La conoscenza di Dio secondo la Chiesa.
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36 La santa Chiesa, nostra Madre, sostiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create. Senza questa capacità, luomo non potrebbe accogliere la rivelazione di Dio. Luomo ha questa capacità perché è creato a immagine di Dio Gn 1,27.
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37 Tuttavia, nelle condizioni storiche in cui si trova, luomo incontra molte difficoltà per conoscere Dio con la sola luce della ragione. Infatti, sebbene la ragione umana, per dirla semplicemente, con le sole sue forze e la sua luce naturale possa realmente pervenire ad una conoscenza vera e certa di un Dio personale, il quale con la sua provvidenza si prende cura del mondo e lo governa, come pure di una legge naturale inscritta dal Creatore nelle nostre anime, tuttavia la stessa ragione incontra non poche difficoltà ad usare efficacemente e con frutto questa sua capacità naturale. Infatti le verità che concernono Dio e riguardano i rapporti che intercorrono tra gli uomini e Dio trascendono assolutamente lordine delle cose sensibili, e, quando devono tradursi in azioni e informare la vita, esigono devoto assenso e la rinuncia a se stessi. Lo spirito umano, infatti, nella ricerca intorno a tali verità, viene a trovarsi in difficoltà sotto linflusso dei sensi e dellimmaginazione ed anche a causa delle tendenze malsane nate dal peccato originale. Da ciò consegue che gli uomini facilmente si persuadono, in tali argomenti, che è falso o quanto meno dubbio ciò che essi non vorrebbero che fosse vero.
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38 Per questo luomo ha bisogno di essere illuminato dalla rivelazione di Dio, non solamente su ciò che supera la sua comprensione, ma anche sulle verità religiose e morali che, di per sé, non sono inaccessibili alla ragione, affinché ella presente condizione del genere umano possano essere conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza derrore .
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IV. Come parlare di Dio?
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39 Nel sostenere la capacità che la ragione umana ha di conoscere Dio, la Chiesa esprime la sua fiducia nella possibilità di parlare di Dio a tutti gli uomini e con tutti gli uomini. Questa convinzione sta alla base del suo dialogo con le altre religioni, con la filosofia e le scienze, come pure con i non credenti e gli atei.
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40 Essendo la nostra conoscenza di Dio limitata, lo è anche il nostro linguaggio su Dio. Non possiamo parlare di Dio che a partire dalle creature e secondo il nostro modo umano, limitato, di conoscere e di pensare.
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41 Le creature hanno tutte una certa somiglianza con Dio, in modo particolarissimo luomo creato a immagine e somiglianza di Dio. Le molteplici perfezioni delle creature la loro verità, bontà, bellezza riflettono dunque la perfezione infinita di Dio. Di conseguenza, noi possiamo parlare di Dio a partire dalle perfezioni delle sue creature, difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce lautore Sap 13,5.
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42 Dio trascende ogni creatura. Occorre dunque purificare continuamente il nostro linguaggio da ciò che ha di limitato, di immaginoso, di imperfetto per non confondere il Dio ineffabile, incomprensibile, invisibile, inafferrabile con le nostre rappresentazioni umane. Le parole umane restano sempre al di qua del mistero di Dio.
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43 Parlando così di Dio, il nostro linguaggio certo si esprime alla maniera umana, ma raggiunge realmente Dio stesso, senza tuttavia poterlo esprimere nella sua infinita semplicità. Ci si deve infatti ricordare che non si può rilevare una qualche somiglianza tra Creatore e creatura senza che si debba notare tra di loro una dissomiglianza ancora maggiore e che noi non possiamo cogliere di Dio ciò che egli è, ma solamente ciò che egli non è, e come gli altri esseri si pongano in rapporto a lui.
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In sintesi
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44 Luomo è per natura e per vocazione un essere religioso. Poiché viene da Dio e va a Dio, luomo non vive una vita pienamente umana, se non vive liberamente il suo rapporto con Dio.
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45 Luomo è creato per vivere in comunione con Dio, nel quale trova la propria felicità Quando mi sarò unito a te con tutto me stesso, non esisterà per me dolore e pena. Sarà vera vita la mia, tutta piena di te.
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46 Quando ascolta il messaggio delle creature e la voce della propria coscienza, luomo può raggiungere la certezza dell esistenza di Dio, causa e fine di tutto.
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47 La Chiesa insegna che il Dio unico e vero, nostro Creatore e Signore, può essere conosciuto con certezza attraverso le sue opere, grazie alla luce naturale della ragione umana.
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48 Partendo dalle molteplici perfezioni delle creature, similitudini del Dio infinitamente perfetto, possiamo realmente parlare di Dio, anche se il nostro linguaggio limitato non ne esaurisce il mistero.
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49 La creatura senza il Creatore svanisce. Ecco perché i credenti sanno di essere spinti dall amore di Cristo a portare la luce del Dio vivente a coloro che lo ignorano o lo rifiutano.
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CAPITOLO SECONDO DIO VIENE INCONTRO ALLUOMO
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50 Per mezzo della ragione naturale, luomo può conoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordine di conoscenza a cui luomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze, quello della rivelazione divina. Per una decisione del tutto libera, Dio si rivela e si dona alluomo svelando il suo mistero, il suo disegno di benevolenza prestabilito da tutta leternità in Cristo a favore di tutti gli uomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il suo Figlio prediletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e lo Spirito Santo.
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Articolo 1 LA RIVELAZIONE DI DIO
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I. Dio rivela il suo disegno di benevolenza.
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51 Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini, per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono così resi partecipi della divina natura .
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52 Dio che abita una luce inaccessibile 1 Tm 6,16 vuole comunicare la propria vita divina agli uomini da lui liberamente creati, per farli figli adottivi nel suo unico Figlio. Rivelando se stesso, Dio vuole rendere gli uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e di amarlo ben più di quanto sarebbero capaci da se stessi.
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53 Il disegno divino della Rivelazione si realizza ad un tempo con eventi e parole che sono intimamente connessi tra loro e si chiariscono a vicenda. Esso comporta una pedagogia divina particolare Dio si comunica gradualmente alluomo, lo prepara per tappe a ricevere la rivelazione soprannaturale che egli fa di se stesso e che culmina nella Persona e nella missione del Verbo incarnato, Gesù Cristo. SantIreneo di Lione parla a più riprese di questa pedagogia divina sotto limmagine della reciproca familiarità tra Dio e luomo Il Verbo di Dio ... pose la sua abitazione tra gli uomini e si è fatto Figlio delluomo, per abituare luomo a comprendere Dio e per abituare Dio a mettere la sua dimora nelluomo secondo la volontà del Padre.
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II. Le tappe della Rivelazione.
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FIN DAL PRINCIPIO, DIO SI FA CONOSCERE
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54 Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé. Inoltre, volendo aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori. Li ha invitati ad una intima comunione con sé, rivestendoli di uno splendore di grazia e di giustizia.
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55 Questa rivelazione non è stata interrotta dal peccato dei nostri progenitori. Dio, in realtà, dopo la loro caduta, con la promessa della redenzione, li risollevò nella speranza della salvezza ed ebbe costante cura del genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene. Quando, per la sua disobbedienza, luomo perse la tua amicizia, tu non lhai abbandonato in potere della morte. ... Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza.
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LALLEANZA CON NOE
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56 Dopo che lunità del genere umano è stata spezzata dal peccato, Dio cerca prima di tutto di salvare lumanità intervenendo in ciascuna delle sue parti. LAlleanza con Noè dopo il diluvio esprime il principio delleconomia divina verso le nazioni, ossia gli uomini riuniti in gruppi, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni Gn l0,5.
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57 Questordine, ad un tempo cosmico, sociale e religioso della pluralità delle nazioni, ha lo scopo di limitare lorgoglio di una umanità decaduta, la quale, concorde nella malvagità, vorrebbe costruire da se stessa la propria unità alla maniera di Babele. Ma, a causa del peccato, sia il politeismo che lidolatria della nazione e del suo capo costituiscono una continua minaccia di perversione pagana per questa economia provvisoria.
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58 LAlleanza con Noè resta in vigore per tutto il tempo delle nazioni, fino alla proclamazione universale del Vangelo. La Bibbia venera alcune grandi figure delle nazioni, come Abele il giusto, il resacerdote Melchisedek, figura di Cristo, i giusti Noè, Daniele e Giobbe Ez 14,14. La Scrittura mostra così a quale altezza di santità possano giungere coloro che vivono secondo lAlleanza di Noè nellattesa che Cristo riunisca insieme tutti i figli di Dio che erano dispersi Gv 11,52.
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DIO ELEGGE ABRAMO
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59 Per riunire tutta lumanità dispersa, Dio sceglie Abram chiamandolo Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre Gn 12,1, per fare di lui Abramo Abraham, vale a dire il padre di una moltitudine di popoli Gn 17,5 In te saranno benedette tutte le famiglie della terra Gn l2,3.
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60 Il popolo discendente da Abramo sarà il depositano della Promessa fatta ai patriarchi, il popolo dellelezione, chiamato a preparare la ricomposizione, un giorno, nellunità della Chiesa, di tutti i figli di Dio questo popolo sarà la radice su cui verranno innestati i pagani diventati credenti.
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61 I patriarchi e i profeti ed altre figure dellAntico Testamento sono stati e saranno sempre venerati come santi in tutte le tradizioni liturgiche della Chiesa.
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DIO FORMA ISRAELE COME SUO POPOLO
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62 Dopo i patriarchi, Dio forma Israele quale suo popolo salvandolo dalla schiavitù dellEgitto. Conclude con lui lAlleanza del Sinai e gli dà, per mezzo di Mosè, la sua Legge, perché lo riconosca e lo serva come lunico Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stia in attesa del Salvatore promesso.
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63 Israele è il popolo sacerdotale di Dio, colui che porta il nome del Signore Dt 28,10. È il popolo di coloro a cui Dio ha parlato quale primogenito, il popolo dei fratelli maggiori nella fede di Abramo.
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64 Attraverso i profeti, Dio forma il suo popolo nella speranza della salvezza, nellattesa di unAlleanza nuova ed eterna destinata a tutti gli uomini e che sarà inscritta nei cuori. I profeti annunziano una radicale redenzione del popolo di Dio, la purificazione da tutte le sue infedeltà, una salvezza che includerà tutte le nazioni. Saranno tutto i poveri e gli umili del Signore che porteranno questa speranza. Le donne sante come Sara, Rebecca, Rachele, Miryam, Debora, Anna, Giuditta ed Ester hanno conservato viva la speranza della salvezza dIsraele. Maria ne è limmagine più luminosa.
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III. Cristo Gesù mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione.
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DIO HA DETTO TUTTO NEL SUO VERBO
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65 Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio Eb 1,12. Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, è la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella. San Giovanni della Croce, sulle orme di tanti altri, esprime ciò in maniera luminosa, commentando Eb l,12 Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola e non ha più nulla da dire. ... Infatti quello che un giorno diceva parzialmente ai profeti, ce lha detto tutto nel suo Figlio, donandoci questo tutto che è il suo Figlio. Perciò chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo e va cercando cose diverse o novità al di fuori di lui.
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NON CI SARÀ ALTRA RIVELAZIONE
Rispondi alla seguente richiesta:
66 Leconomia cristiana, in quanto è Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai e non cè da aspettarsi alcuna nuova rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo. Tuttavia, anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli.
Rispondi alla seguente richiesta:
67 Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate private, alcune delle quali sono state riconosciute dallautorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di migliorare o di completare la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa. La fede cristiana non può accettare rivelazioni che pretendono di superare o correggere la Rivelazione di cui Cristo è il compimento. È il caso di alcune religioni non cristiane ed anche di alcune recenti sette che si fondano su tali rivelazioni.
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