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ordine e costrutto a le sustanze; e quelle furon cima nel mondo in che puro atto fu produtto; pura potenza tenne la parte ima; nel mezzo strinse potenza con atto tal vime, che gi mai non si divima. Ieronimo vi scrisse lungo tratto di secoli de li angeli creati anzi che laltro mondo fosse fatto; ma questo vero scritto in
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molti lati da li scrittor de lo Spirito Santo, e tu te navvedrai se bene agguati; e anche la ragione il vede alquanto, che non concederebbe che motori sanza sua perfezion fosser cotanto. Or sai tu dove e quando questi amori furon creati e come: s che spenti nel tuo diso gi son tre ardori. N giugneriesi, numerando, al venti
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s tosto, come de li angeli parte turb il suggetto di vostri alimenti. Laltra rimase, e cominci quest arte che tu discerni, con tanto diletto, che mai da circir non si diparte. Principio del cader fu il maladetto superbir di colui che tu vedesti da tutti i pesi del mondo costretto. Quelli che vedi qui furon modesti a riconoscer s
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da la bontate che li avea fatti a tanto intender presti: per che le viste lor furo essaltate con grazia illuminante e con lor merto, si channo ferma e piena volontate; e non voglio che dubbi, ma sia certo, che ricever la grazia meritorio secondo che laffetto l aperto. Omai dintorno a questo consistorio puoi contemplare assai, se le parole
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mie son ricolte, sanz altro aiutorio. Ma perch n terra per le vostre scole si legge che langelica natura tal, che ntende e si ricorda e vole, ancor dir, perch tu veggi pura la verit che l gi si confonde, equivocando in s fatta lettura. Queste sustanze, poi che fur gioconde de la faccia di Dio, non volser viso da
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essa, da cui nulla si nasconde: per non hanno vedere interciso da novo obietto, e per non bisogna rememorar per concetto diviso; s che l gi, non dormendo, si sogna, credendo e non credendo dicer vero; ma ne luno pi colpa e pi vergogna. Voi non andate gi per un sentiero filosofando: tanto vi trasporta lamor de lapparenza e l
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suo pensiero! E ancor questo qua s si comporta con men disdegno che quando posposta la divina Scrittura o quando torta. Non vi si pensa quanto sangue costa seminarla nel mondo e quanto piace chi umilmente con essa saccosta. Per apparer ciascun singegna e face sue invenzioni; e quelle son trascorse da predicanti e l Vangelio si tace. Un dice
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che la luna si ritorse ne la passion di Cristo e sinterpuose, per che l lume del sol gi non si porse; e mente, ch la luce si nascose da s: per a li Spani e a lIndi come a Giudei tale eclissi rispuose. Non ha Fiorenza tanti Lapi e Bindi quante s fatte favole per anno in pergamo si
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gridan quinci e quindi: s che le pecorelle, che non sanno, tornan del pasco pasciute di vento, e non le scusa non veder lo danno. Non disse Cristo al suo primo convento: Andate, e predicate al mondo ciance; ma diede lor verace fondamento; e quel tanto son ne le sue guance, s cha pugnar per accender la fede de lEvangelio
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fero scudo e lance. Ora si va con motti e con iscede a predicare, e pur che ben si rida, gonfia il cappuccio e pi non si richiede. Ma tale uccel nel becchetto sannida, che se l vulgo il vedesse, vederebbe la perdonanza di chel si confida: per cui tanta stoltezza in terra crebbe, che, sanza prova dalcun testimonio, ad
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ogne promession si correrebbe. Di questo ingrassa il porco sant Antonio, e altri assai che sono ancor pi porci, pagando di moneta sanza conio. Ma perch siam digressi assai, ritorci li occhi oramai verso la dritta strada, s che la via col tempo si raccorci. Questa natura s oltre singrada in numero, che mai non fu loquela n concetto mortal
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che tanto vada; e se tu guardi quel che si revela per Danel, vedrai che n sue migliaia determinato numero si cela. La prima luce, che tutta la raia, per tanti modi in essa si recepe, quanti son li splendori a chi sappaia. Onde, per che a latto che concepe segue laffetto, damar la dolcezza diversamente in essa ferve e
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tepe. Vedi leccelso omai e la larghezza de letterno valor, poscia che tanti speculi fatti sha in che si spezza, uno manendo in s come davanti. Paradiso Canto XXX Forse semilia miglia di lontano ci ferve lora sesta, e questo mondo china gi lombra quasi al letto piano, quando l mezzo del cielo, a noi profondo, comincia a farsi tal,
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chalcuna stella perde il parere infino a questo fondo; e come vien la chiarissima ancella del sol pi oltre, cos l ciel si chiude di vista in vista infino a la pi bella. Non altrimenti il trunfo che lude sempre dintorno al punto che mi vinse, parendo inchiuso da quel chelli nchiude, a poco a poco al mio veder si
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stinse: per che tornar con li occhi a Batrice nulla vedere e amor mi costrinse. Se quanto infino a qui di lei si dice fosse conchiuso tutto in una loda, poca sarebbe a fornir questa vice. La bellezza chio vidi si trasmoda non pur di l da noi, ma certo io credo che solo il suo fattor tutta la goda.
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Da questo passo vinto mi concedo pi che gi mai da punto di suo tema soprato fosse comico o tragedo: ch, come sole in viso che pi trema, cos lo rimembrar del dolce riso la mente mia da me medesmo scema. Dal primo giorno chi vidi il suo viso in questa vita, infino a questa vista, non m il seguire
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al mio cantar preciso; ma or convien che mio seguir desista pi dietro a sua bellezza, poetando, come a lultimo suo ciascuno artista. Cotal qual io lascio a maggior bando che quel de la mia tuba, che deduce larda sua matera terminando, con atto e voce di spedito duce ricominci: Noi siamo usciti fore del maggior corpo al ciel ch
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pura luce: luce intellettal, piena damore; amor di vero ben, pien di letizia; letizia che trascende ogne dolzore. Qui vederai luna e laltra milizia di paradiso, e luna in quelli aspetti che tu vedrai a lultima giustizia. Come sbito lampo che discetti li spiriti visivi, s che priva da latto locchio di pi forti obietti, cos mi circunfulse luce viva,
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e lasciommi fasciato di tal velo del suo fulgor, che nulla mappariva. Sempre lamor che queta questo cielo accoglie in s con s fatta salute, per far disposto a sua fiamma il candelo. Non fur pi tosto dentro a me venute queste parole brievi, chio compresi me sormontar di sopr a mia virtute; e di novella vista mi raccesi tale,
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che nulla luce tanto mera, che li occhi miei non si fosser difesi; e vidi lume in forma di rivera fulvido di fulgore, intra due rive dipinte di mirabil primavera. Di tal fiumana uscian faville vive, e dogne parte si mettien ne fiori, quasi rubin che oro circunscrive; poi, come inebrate da li odori, riprofondavan s nel miro gurge, e
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suna intrava, unaltra nuscia fori. Lalto disio che mo tinfiamma e urge, daver notizia di ci che tu vei, tanto mi piace pi quanto pi turge; ma di quest acqua convien che tu bei prima che tanta sete in te si sazi: cos mi disse il sol de li occhi miei. Anche soggiunse: Il fiume e li topazi chentrano ed
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escono e l rider de lerbe son di lor vero umbriferi prefazi. Non che da s sian queste cose acerbe; ma difetto da la parte tua, che non hai viste ancor tanto superbe. Non fantin che s sbito rua col volto verso il latte, se si svegli molto tardato da lusanza sua, come fec io, per far migliori spegli ancor
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de li occhi, chinandomi a londa che si deriva perch vi simmegli; e s come di lei bevve la gronda de le palpebre mie, cos mi parve di sua lunghezza divenuta tonda. Poi, come gente stata sotto larve, che pare altro che prima, se si sveste la sembianza non sa in che disparve, cos mi si cambiaro in maggior feste
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li fiori e le faville, s chio vidi ambo le corti del ciel manifeste. O isplendor di Dio, per cu io vidi lalto trunfo del regno verace, dammi virt a dir com o il vidi! Lume l s che visibile face lo creatore a quella creatura che solo in lui vedere ha la sua pace. E si distende in circular
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figura, in tanto che la sua circunferenza sarebbe al sol troppo larga cintura. Fassi di raggio tutta sua parvenza reflesso al sommo del mobile primo, che prende quindi vivere e potenza. E come clivo in acqua di suo imo si specchia, quasi per vedersi addorno, quando nel verde e ne fioretti opimo, s, soprastando al lume intorno intorno, vidi specchiarsi
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in pi di mille soglie quanto di noi l s fatto ha ritorno. E se linfimo grado in s raccoglie s grande lume, quanta la larghezza di questa rosa ne lestreme foglie! La vista mia ne lampio e ne laltezza non si smarriva, ma tutto prendeva il quanto e l quale di quella allegrezza. Presso e lontano, l, n pon
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n leva: ch dove Dio sanza mezzo governa, la legge natural nulla rileva. Nel giallo de la rosa sempiterna, che si digrada e dilata e redole odor di lode al sol che sempre verna, qual colui che tace e dicer vole, mi trasse Batrice, e disse: Mira quanto l convento de le bianche stole! Vedi nostra citt quant ella gira;
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vedi li nostri scanni s ripieni, che poca gente pi ci si disira. E n quel gran seggio a che tu li occhi tieni per la corona che gi v s posta, prima che tu a queste nozze ceni, seder lalma, che fia gi agosta, de lalto Arrigo, cha drizzare Italia verr in prima chella sia disposta. La cieca cupidigia
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che vammalia simili fatti vha al fantolino che muor per fame e caccia via la balia. E fia prefetto nel foro divino allora tal, che palese e coverto non ander con lui per un cammino. Ma poco poi sar da Dio sofferto nel santo officio; chel sar detruso l dove Simon mago per suo merto, e far quel dAlagna intrar
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pi giuso. Paradiso Canto XXXI In forma dunque di candida rosa mi si mostrava la milizia santa che nel suo sangue Cristo fece sposa; ma laltra, che volando vede e canta la gloria di colui che la nnamora e la bont che la fece cotanta, s come schiera dape che sinfiora una fata e una si ritorna l dove suo
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laboro sinsapora, nel gran fior discendeva che saddorna di tante foglie, e quindi risaliva l dove l so amor sempre soggiorna. Le facce tutte avean di fiamma viva e lali doro, e laltro tanto bianco, che nulla neve a quel termine arriva. Quando scendean nel fior, di banco in banco porgevan de la pace e de lardore chelli acquistavan ventilando
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il fianco. N linterporsi tra l disopra e l fiore di tanta moltitudine volante impediva la vista e lo splendore: ch la luce divina penetrante per luniverso secondo ch degno, s che nulla le puote essere ostante. Questo sicuro e gaudoso regno, frequente in gente antica e in novella, viso e amore avea tutto ad un segno. O trina luce
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che n unica stella scintillando a lor vista, s li appaga! guarda qua giuso a la nostra procella! Se i barbari, venendo da tal plaga che ciascun giorno dElice si cuopra, rotante col suo figlio ond ella vaga, veggendo Roma e larda sua opra, stupefaciensi, quando Laterano a le cose mortali and di sopra; o, che al divino da lumano,
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a letterno dal tempo era venuto, e di Fiorenza in popol giusto e sano, di che stupor dovea esser compiuto! Certo tra esso e l gaudio mi facea libito non udire e starmi muto. E quasi peregrin che si ricrea nel tempio del suo voto riguardando, e spera gi ridir com ello stea, su per la viva luce passeggiando, menava
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o li occhi per li gradi, mo s, mo gi e mo recirculando. Veda visi a carit sadi, daltrui lume fregiati e di suo riso, e atti ornati di tutte onestadi. La forma general di paradiso gi tutta mo sguardo avea compresa, in nulla parte ancor fermato fiso; e volgeami con voglia raccesa per domandar la mia donna di cose
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di che la mente mia era sospesa. Uno intenda, e altro mi rispuose: credea veder Beatrice e vidi un sene vestito con le genti glorose. Diffuso era per li occhi e per le gene di benigna letizia, in atto pio quale a tenero padre si convene. E Ov ella?, sbito diss io. Ond elli: A terminar lo tuo disiro mosse
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Beatrice me del loco mio; e se riguardi s nel terzo giro dal sommo grado, tu la rivedrai nel trono che suoi merti le sortiro. Sanza risponder, li occhi s levai, e vidi lei che si facea corona reflettendo da s li etterni rai. Da quella regon che pi s tona occhio mortale alcun tanto non dista, qualunque in mare
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pi gi sabbandona, quanto l da Beatrice la mia vista; ma nulla mi facea, ch sa effige non discenda a me per mezzo mista. O donna in cui la mia speranza vige, e che soffristi per la mia salute in inferno lasciar le tue vestige, di tante cose quant i ho vedute, dal tuo podere e da la tua bontate
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riconosco la grazia e la virtute. Tu mhai di servo tratto a libertate per tutte quelle vie, per tutt i modi che di ci fare avei la potestate. La tua magnificenza in me custodi, s che lanima mia, che fatt hai sana, piacente a te dal corpo si disnodi. Cos orai; e quella, s lontana come parea, sorrise e riguardommi;
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poi si torn a letterna fontana. E l santo sene: Acci che tu assommi perfettamente, disse, il tuo cammino, a che priego e amor santo mandommi, vola con li occhi per questo giardino; ch veder lui tacconcer lo sguardo pi al montar per lo raggio divino. E la regina del cielo, ond o ardo tutto damor, ne far ogne grazia,
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per chi sono il suo fedel Bernardo. Qual colui che forse di Croazia viene a veder la Veronica nostra, che per lantica fame non sen sazia, ma dice nel pensier, fin che si mostra: Segnor mio Ies Cristo, Dio verace, or fu s fatta la sembianza vostra?; tal era io mirando la vivace carit di colui che n questo mondo,
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contemplando, gust di quella pace. Figliuol di grazia, quest esser giocondo, cominci elli, non ti sar noto, tenendo li occhi pur qua gi al fondo; ma guarda i cerchi infino al pi remoto, tanto che veggi seder la regina cui questo regno suddito e devoto. Io levai li occhi; e come da mattina la parte orental de lorizzonte soverchia quella
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dove l sol declina, cos, quasi di valle andando a monte con li occhi, vidi parte ne lo stremo vincer di lume tutta laltra fronte. E come quivi ove saspetta il temo che mal guid Fetonte, pi sinfiamma, e quinci e quindi il lume si fa scemo, cos quella pacifica oriafiamma nel mezzo savvivava, e dogne parte per igual modo
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allentava la fiamma; e a quel mezzo, con le penne sparte, vid io pi di mille angeli festanti, ciascun distinto di fulgore e darte. Vidi a lor giochi quivi e a lor canti ridere una bellezza, che letizia era ne li occhi a tutti li altri santi; e sio avessi in dir tanta divizia quanta ad imaginar, non ardirei lo
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minimo tentar di sua delizia. Bernardo, come vide li occhi miei nel caldo suo caler fissi e attenti, li suoi con tanto affetto volse a lei, che miei di rimirar f pi ardenti. Paradiso Canto XXXII Affetto al suo piacer, quel contemplante libero officio di dottore assunse, e cominci queste parole sante: La piaga che Maria richiuse e unse, quella
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ch tanto bella da suoi piedi colei che laperse e che la punse. Ne lordine che fanno i terzi sedi, siede Rachel di sotto da costei con Batrice, s come tu vedi. Sarra e Rebecca, Iudt e colei che fu bisava al cantor che per doglia del fallo disse Miserere mei, puoi tu veder cos di soglia in soglia gi
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digradar, com io cha proprio nome vo per la rosa gi di foglia in foglia. E dal settimo grado in gi, s come infino ad esso, succedono Ebree, dirimendo del fior tutte le chiome; perch, secondo lo sguardo che fe la fede in Cristo, queste sono il muro a che si parton le sacre scalee. Da questa parte onde l
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fiore maturo di tutte le sue foglie, sono assisi quei che credettero in Cristo venturo; da laltra parte onde sono intercisi di vti i semicirculi, si stanno quei cha Cristo venuto ebber li visi. E come quinci il gloroso scanno de la donna del cielo e li altri scanni di sotto lui cotanta cerna fanno, cos di contra quel del
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gran Giovanni, che sempre santo l diserto e l martiro sofferse, e poi linferno da due anni; e sotto lui cos cerner sortiro Francesco, Benedetto e Augustino e altri fin qua gi di giro in giro. Or mira lalto proveder divino: ch luno e laltro aspetto de la fede igualmente empier questo giardino. E sappi che dal grado in gi
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che fiede a mezzo il tratto le due discrezioni, per nullo proprio merito si siede, ma per laltrui, con certe condizioni: ch tutti questi son spiriti ascolti prima chavesser vere elezoni. Ben te ne puoi accorger per li volti e anche per le voci perili, se tu li guardi bene e se li ascolti. Or dubbi tu e dubitando sili;
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ma io discioglier l forte legame in che ti stringon li pensier sottili. Dentro a lampiezza di questo reame casal punto non puote aver sito, se non come tristizia o sete o fame: ch per etterna legge stabilito quantunque vedi, s che giustamente ci si risponde da lanello al dito; e per questa festinata gente a vera vita non sine
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causa intra s qui pi e meno eccellente. Lo rege per cui questo regno pausa in tanto amore e in tanto diletto, che nulla volont di pi ausa, le menti tutte nel suo lieto aspetto creando, a suo piacer di grazia dota diversamente; e qui basti leffetto. E ci espresso e chiaro vi si nota ne la Scrittura santa in
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quei gemelli che ne la madre ebber lira commota. Per, secondo il color di capelli, di cotal grazia laltissimo lume degnamente convien che sincappelli. Dunque, sanza merc di lor costume, locati son per gradi differenti, sol differendo nel primiero acume. Bastavasi ne secoli recenti con linnocenza, per aver salute, solamente la fede di parenti; poi che le prime etadi fuor
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compiute, convenne ai maschi a linnocenti penne per circuncidere acquistar virtute; ma poi che l tempo de la grazia venne, sanza battesmo perfetto di Cristo tale innocenza l gi si ritenne. Riguarda omai ne la faccia che a Cristo pi si somiglia, ch la sua chiarezza sola ti pu disporre a veder Cristo. Io vidi sopra lei tanta allegrezza piover,
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portata ne le menti sante create a trasvolar per quella altezza, che quantunque io avea visto davante, di tanta ammirazion non mi sospese, n mi mostr di Dio tanto sembiante; e quello amor che primo l discese, cantando Ave, Maria, grata plena, dinanzi a lei le sue ali distese. Rispuose a la divina cantilena da tutte parti la beata corte,
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s chogne vista sen f pi serena. O santo padre, che per me comporte lesser qua gi, lasciando il dolce loco nel qual tu siedi per etterna sorte, qual quell angel che con tanto gioco guarda ne li occhi la nostra regina, innamorato s che par di foco?. Cos ricorsi ancora a la dottrina di colui chabbelliva di Maria, come
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del sole stella mattutina. Ed elli a me: Baldezza e leggiadria quant esser puote in angelo e in alma, tutta in lui; e s volem che sia, perch elli quelli che port la palma giuso a Maria, quando l Figliuol di Dio carcar si volse de la nostra salma. Ma vieni omai con li occhi s com io andr parlando,
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e nota i gran patrici di questo imperio giustissimo e pio. Quei due che seggon l s pi felici per esser propinquissimi ad Agusta, son desta rosa quasi due radici: colui che da sinistra le saggiusta il padre per lo cui ardito gusto lumana specie tanto amaro gusta; dal destro vedi quel padre vetusto di Santa Chiesa a cui Cristo
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le chiavi raccomand di questo fior venusto. E quei che vide tutti i tempi gravi, pria che morisse, de la bella sposa che sacquist con la lancia e coi clavi, siede lungh esso, e lungo laltro posa quel duca sotto cui visse di manna la gente ingrata, mobile e retrosa. Di contr a Pietro vedi sedere Anna, tanto contenta di
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mirar sua figlia, che non move occhio per cantare osanna; e contro al maggior padre di famiglia siede Lucia, che mosse la tua donna quando chinavi, a rovinar, le ciglia. Ma perch l tempo fugge che tassonna, qui farem punto, come buon sartore che com elli ha del panno fa la gonna; e drizzeremo li occhi al primo amore, s
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che, guardando verso lui, pentri quant possibil per lo suo fulgore. Veramente, ne forse tu tarretri movendo lali tue, credendo oltrarti, orando grazia conven che simpetri grazia da quella che puote aiutarti; e tu mi seguirai con laffezione, s che dal dicer mio lo cor non parti. E cominci questa santa orazione: Paradiso Canto XXXIII Vergine Madre, figlia del tuo
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figlio, umile e alta pi che creatura, termine fisso detterno consiglio, tu se colei che lumana natura nobilitasti s, che l suo fattore non disdegn di farsi sua fattura. Nel ventre tuo si raccese lamore, per lo cui caldo ne letterna pace cos germinato questo fiore. Qui se a noi meridana face di caritate, e giuso, intra mortali, se di
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speranza fontana vivace. Donna, se tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disanza vuol volar sanz ali. La tua benignit non pur soccorre a chi domanda, ma molte fate liberamente al dimandar precorre. In te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te saduna quantunque in creatura di bontate. Or questi,
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che da linfima lacuna de luniverso infin qui ha vedute le vite spiritali ad una ad una, supplica a te, per grazia, di virtute tanto, che possa con li occhi levarsi pi alto verso lultima salute. E io, che mai per mio veder non arsi pi chi fo per lo suo, tutti miei prieghi ti porgo, e priego che non
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sieno scarsi, perch tu ogne nube li disleghi di sua mortalit co prieghi tuoi, s che l sommo piacer li si dispieghi. Ancor ti priego, regina, che puoi ci che tu vuoli, che conservi sani, dopo tanto veder, li affetti suoi. Vinca tua guardia i movimenti umani: vedi Beatrice con quanti beati per li miei prieghi ti chiudon le mani!.
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Li occhi da Dio diletti e venerati, fissi ne lorator, ne dimostraro quanto i devoti prieghi le son grati; indi a letterno lume saddrizzaro, nel qual non si dee creder che sinvii per creatura locchio tanto chiaro. E io chal fine di tutt i disii appropinquava, s com io dovea, lardor del desiderio in me finii. Bernardo maccennava, e sorridea,
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perch io guardassi suso; ma io era gi per me stesso tal qual ei volea: ch la mia vista, venendo sincera, e pi e pi intrava per lo raggio de lalta luce che da s vera. Da quinci innanzi il mio veder fu maggio che l parlar mostra, cha tal vista cede, e cede la memoria a tanto oltraggio. Qual
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coli che sognando vede, che dopo l sogno la passione impressa rimane, e laltro a la mente non riede, cotal son io, ch quasi tutta cessa mia visone, e ancor mi distilla nel core il dolce che nacque da essa. Cos la neve al sol si disigilla; cos al vento ne le foglie levi si perdea la sentenza di Sibilla.
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O somma luce che tanto ti levi da concetti mortali, a la mia mente ripresta un poco di quel che parevi, e fa la lingua mia tanto possente, chuna favilla sol de la tua gloria possa lasciare a la futura gente; ch, per tornare alquanto a mia memoria e per sonare un poco in questi versi, pi si conceper di
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tua vittoria. Io credo, per lacume chio soffersi del vivo raggio, chi sarei smarrito, se li occhi miei da lui fossero aversi. E mi ricorda chio fui pi ardito per questo a sostener, tanto chi giunsi laspetto mio col valore infinito. Oh abbondante grazia ond io presunsi ficcar lo viso per la luce etterna, tanto che la veduta vi consunsi!
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Nel suo profondo vidi che sinterna, legato con amore in un volume, ci che per luniverso si squaderna: sustanze e accidenti e lor costume quasi conflati insieme, per tal modo che ci chi dico un semplice lume. La forma universal di questo nodo credo chi vidi, perch pi di largo, dicendo questo, mi sento chi godo. Un punto solo m
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maggior letargo che venticinque secoli a la mpresa che f Nettuno ammirar lombra dArgo. Cos la mente mia, tutta sospesa, mirava fissa, immobile e attenta, e sempre di mirar faceasi accesa. A quella luce cotal si diventa, che volgersi da lei per altro aspetto impossibil che mai si consenta; per che l ben, ch del volere obietto, tutto saccoglie in
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lei, e fuor di quella defettivo ci ch l perfetto. Omai sar pi corta mia favella, pur a quel chio ricordo, che dun fante che bagni ancor la lingua a la mammella. Non perch pi chun semplice sembiante fosse nel vivo lume chio mirava, che tal sempre qual sera davante; ma per la vista che savvalorava in me guardando, una
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sola parvenza, mutandom io, a me si travagliava. Ne la profonda e chiara sussistenza de lalto lume parvermi tre giri di tre colori e duna contenenza; e lun da laltro come iri da iri parea reflesso, e l terzo parea foco che quinci e quindi igualmente si spiri. Oh quanto corto il dire e come fioco al mio concetto! e
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questo, a quel chi vidi, tanto, che non basta a dicer poco. O luce etterna che sola in te sidi, sola tintendi, e da te intelletta e intendente te ami e arridi! Quella circulazion che s concetta pareva in te come lume reflesso, da li occhi miei alquanto circunspetta, dentro da s, del suo colore stesso, mi parve pinta de
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la nostra effige: per che l mio viso in lei tutto era messo. Qual l geomtra che tutto saffige per misurar lo cerchio, e non ritrova, pensando, quel principio ond elli indige, tal era io a quella vista nova: veder voleva come si convenne limago al cerchio e come vi sindova; ma non eran da ci le proprie penne: se
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non che la mia mente fu percossa da un fulgore in che sua voglia venne. A lalta fantasia qui manc possa; ma gi volgeva il mio disio e l velle, s come rota chigualmente mossa, lamor che move il sole e laltre stelle.
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The Magna Carta Contents The Text of Magna Carta Magna Carta The text of THE MAGNA CARTA A note from Michael Hart, preparer of the . version. This file contains a number of versions of the Magna Carta, some of which were a little mangled in transit. I am sure our volunteers will find and correct errors I didnt catch,
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and that version . - . will have significant improvements, as well as at least one more version in Latin. Version . may contain a dozen different versions. The Text of Magna Carta JOHN, by the grace of God King of England, Lord of Ireland, Duke of Normandy and Aquitaine, and Count of Anjou, to his archbishops, bishops, abbots, earls,
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barons, justices, foresters, sheriffs, stewards, servants, and to all his officials and loyal subjects, Greeting. KNOW THAT BEFORE GOD, for the health of our soul and those of our ancestors and heirs, to the honour of God, the exaltation of the holy Church, and the better ordering of our kingdom, at the advice of our reverend fathers Stephen, archbishop of
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Canterbury, primate of all England, and cardinal of the holy Roman Church, Henry archbishop of Dublin, William bishop of London, Peter bishop of Winchester, Jocelin bishop of Bath and Glastonbury, Hugh bishop of Lincoln, Walter Bishop of Worcester, William bishop of Coventry, Benedict bishop of Rochester, Master Pandulf subdeacon and member of the papal household, Brother Aymeric master of the
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knighthood of the Temple in England, William Marshal earl of Pembroke, William earl of Salisbury, William earl of Warren, William earl of Arundel, Alan de Galloway constable of Scotland, Warin Fitz Gerald, Peter Fitz Herbert, Hubert de Burgh seneschal of Poitou, Hugh de Neville, Matthew Fitz Herbert, Thomas Basset, Alan Basset, Philip Daubeny, Robert de Roppeley, John Marshal, John Fitz
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Hugh, and other loyal subjects: () FIRST, THAT WE HAVE GRANTED TO GOD, and by this present charter have confirmed for us and our heirs in perpetuity, that the English Church shall be free, and shall have its rights undiminished, and its liberties unimpaired. That we wish this so to be observed, appears from the fact that of our own
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free will, before the outbreak of the present dispute between us and our barons, we granted and confirmed by charter the freedom of the Churchs elections - a right reckoned to be of the greatest necessity and importance to it - and caused this to be confirmed by Pope Innocent III. This freedom we shall observe ourselves, and desire to
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be observed in good faith by our heirs in perpetuity. TO ALL FREE MEN OF OUR KINGDOM we have also granted, for us and our heirs for ever, all the liberties written out below, to have and to keep for them and their heirs, of us and our heirs: () If any earl, baron, or other person that holds lands
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directly of the Crown, for military service, shall die, and at his death his heir shall be of full age and owe a relief, the heir shall have his inheritance on payment of the ancient scale of relief. That is to say, the heir or heirs of an earl shall pay for the entire earls barony, the heir or heirs
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of a knight 100s. at most for the entire knights fee, and any man that owes less shall pay less, in accordance with the ancient usage of fees () But if the heir of such a person is under age and a ward, when he comes of age he shall have his inheritance without relief or fine. () The guardian
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of the land of an heir who is under age shall take from it only reasonable revenues, customary dues, and feudal services. He shall do this without destruction or damage to men or property. If we have given the guardianship of the land to a sheriff, or to any person answerable to us for the revenues, and he commits destruction
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or damage, we will exact compensation from him, and the land shall be entrusted to two worthy and prudent men of the same fee, who shall be answerable to us for the revenues, or to the person to whom we have assigned them. If we have given or sold to anyone the guardianship of such land, and he causes destruction
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or damage, he shall lose the guardianship of it, and it shall be handed over to two worthy and prudent men of the same fee, who shall be similarly answerable to us. () For so long as a guardian has guardianship of such land, he shall maintain the houses, parks, fish preserves, ponds, mills, and everything else pertaining to it,
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from the revenues of the land itself. When the heir comes of age, he shall restore the whole land to him, stocked with plough teams and such implements of husbandry as the season demands and the revenues from the land can reasonably bear. () Heirs may be given in marriage, but not to someone of lower social standing. Before a
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marriage takes place, it shall be made known to the heirs next-of-kin. () At her husbands death, a widow may have her marriage portion and inheritance at once and without trouble. She shall pay nothing for her dower, marriage portion, or any inheritance that she and her husband held jointly on the day of his death. She may remain in
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her husbands house for forty days after his death, and within this period her dower shall be assigned to her. () No widow shall be compelled to marry, so long as she wishes to remain without a husband. But she must give security that she will not marry without royal consent, if she holds her lands of the Crown, or
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without the consent of whatever other lord she may hold them of. () Neither we nor our officials will seize any land or rent in payment of a debt, so long as the debtor has movable goods sufficient to discharge the debt. A debtors sureties shall not be distrained upon so long as the debtor himself can discharge his debt.
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If, for lack of means, the debtor is unable to discharge his debt, his sureties shall be answerable for it. If they so desire, they may have the debtors lands and rents until they have received satisfaction for the debt that they paid for him, unless the debtor can show that he has settled his obligations to them. () If
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anyone who has borrowed a sum of money from Jews dies before the debt has been repaid, his heir shall pay no interest on the debt for so long as he remains under age, irrespective of whom he holds his lands. If such a debt falls into the hands of the Crown, it will take nothing except the principal sum
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specified in the bond. () If a man dies owing money to Jews, his wife may have her dower and pay nothing towards the debt from it. If he leaves children that are under age, their needs may also be provided for on a scale appropriate to the size of his holding of lands. The debt is to be paid
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out of the residue, reserving the service due to his feudal lords. Debts owed to persons other than Jews are to be dealt with similarly. () No scutage or aid may be levied in our kingdom without its general consent, unless it is for the ransom of our person, to make our eldest son a knight, and (once) to marry
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our eldest daughter. For these purposes only a reasonable aid may be levied. Aids from the city of London are to be treated similarly. () The city of London shall enjoy all its ancient liberties and free customs, both by land and by water. We also will and grant that all other cities, boroughs, towns, and ports shall enjoy all
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their liberties and free customs. () To obtain the general consent of the realm for the assessment of an aid - except in the three cases specified above - or a scutage, we will cause the archbishops, bishops, abbots, earls, and greater barons to be summoned individually by letter. To those who hold lands directly of us we will cause
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