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quindi mi fu chiaro il varar che fanno di lor dove; e tutti e sette mi si dimostraro quanto son grandi e quanto son veloci e come sono in distante riparo. Laiuola che ci fa tanto feroci, volgendom io con li etterni Gemelli, tutta mapparve da colli a le foci; poscia rivolsi li occhi a li occhi belli. Paradiso Canto
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XXIII Come laugello, intra lamate fronde, posato al nido de suoi dolci nati la notte che le cose ci nasconde, che, per veder li aspetti disati e per trovar lo cibo onde li pasca, in che gravi labor li sono aggrati, previene il tempo in su aperta frasca, e con ardente affetto il sole aspetta, fiso guardando pur che lalba
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nasca; cos la donna ma stava eretta e attenta, rivolta inver la plaga sotto la quale il sol mostra men fretta: s che, veggendola io sospesa e vaga, fecimi qual quei che disando altro vorria, e sperando sappaga. Ma poco fu tra uno e altro quando, del mio attender, dico, e del vedere lo ciel venir pi e pi rischiarando;
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e Batrice disse: Ecco le schiere del trunfo di Cristo e tutto l frutto ricolto del girar di queste spere!. Pariemi che l suo viso ardesse tutto, e li occhi avea di letizia s pieni, che passarmen convien sanza costrutto. Quale ne pleniluni sereni Triva ride tra le ninfe etterne che dipingon lo ciel per tutti i seni, vid i
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sopra migliaia di lucerne un sol che tutte quante laccendea, come fa l nostro le viste superne; e per la viva luce trasparea la lucente sustanza tanto chiara nel viso mio, che non la sostenea. Oh Batrice, dolce guida e cara! Ella mi disse: Quel che ti sobranza virt da cui nulla si ripara. Quivi la sapenza e la possanza
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chapr le strade tra l cielo e la terra, onde fu gi s lunga disanza. Come foco di nube si diserra per dilatarsi s che non vi cape, e fuor di sua natura in gi satterra, la mente mia cos, tra quelle dape fatta pi grande, di s stessa usco, e che si fesse rimembrar non sape. Apri li occhi
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e riguarda qual son io; tu hai vedute cose, che possente se fatto a sostener lo riso mio. Io era come quei che si risente di visone oblita e che singegna indarno di ridurlasi a la mente, quand io udi questa proferta, degna di tanto grato, che mai non si stingue del libro che l preterito rassegna. Se mo sonasser
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tutte quelle lingue che Polimna con le suore fero del latte lor dolcissimo pi pingue, per aiutarmi, al millesmo del vero non si verria, cantando il santo riso e quanto il santo aspetto facea mero; e cos, figurando il paradiso, convien saltar lo sacrato poema, come chi trova suo cammin riciso. Ma chi pensasse il ponderoso tema e lomero mortal
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che se ne carca, nol biasmerebbe se sott esso trema: non pareggio da picciola barca quel che fendendo va lardita prora, n da nocchier cha s medesmo parca. Perch la faccia mia s tinnamora, che tu non ti rivolgi al bel giardino che sotto i raggi di Cristo sinfiora? Quivi la rosa in che l verbo divino carne si fece;
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quivi son li gigli al cui odor si prese il buon cammino. Cos Beatrice; e io, che a suoi consigli tutto era pronto, ancora mi rendei a la battaglia de debili cigli. Come a raggio di sol, che puro mei per fratta nube, gi prato di fiori vider, coverti dombra, li occhi miei; vid io cos pi turbe di splendori,
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folgorate di s da raggi ardenti, sanza veder principio di folgri. O benigna vert che s li mprenti, s tessaltasti, per largirmi loco a li occhi l che non teran possenti. Il nome del bel fior chio sempre invoco e mane e sera, tutto mi ristrinse lanimo ad avvisar lo maggior foco; e come ambo le luci mi dipinse il
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quale e il quanto de la viva stella che l s vince come qua gi vinse, per entro il cielo scese una facella, formata in cerchio a guisa di corona, e cinsela e girossi intorno ad ella. Qualunque melodia pi dolce suona qua gi e pi a s lanima tira, parrebbe nube che squarciata tona, comparata al sonar di quella
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lira onde si coronava il bel zaffiro del quale il ciel pi chiaro sinzaffira. Io sono amore angelico, che giro lalta letizia che spira del ventre che fu albergo del nostro disiro; e girerommi, donna del ciel, mentre che seguirai tuo figlio, e farai dia pi la spera suprema perch l entre. Cos la circulata melodia si sigillava, e tutti
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li altri lumi facean sonare il nome di Maria. Lo real manto di tutti i volumi del mondo, che pi ferve e pi savviva ne lalito di Dio e nei costumi, avea sopra di noi linterna riva tanto distante, che la sua parvenza, l dov io era, ancor non appariva: per non ebber li occhi miei potenza di seguitar la
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coronata fiamma che si lev appresso sua semenza. E come fantolin che nver la mamma tende le braccia, poi che l latte prese, per lanimo che nfin di fuor sinfiamma; ciascun di quei candori in s si stese con la sua cima, s che lalto affetto chelli avieno a Maria mi fu palese. Indi rimaser l nel mio cospetto, Regina
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celi cantando s dolce, che mai da me non si part l diletto. Oh quanta lubert che si soffolce in quelle arche ricchissime che fuoro a seminar qua gi buone bobolce! Quivi si vive e gode del tesoro che sacquist piangendo ne lo essilio di Babilln, ove si lasci loro. Quivi trunfa, sotto lalto Filio di Dio e di Maria,
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di sua vittoria, e con lantico e col novo concilio, colui che tien le chiavi di tal gloria. Paradiso Canto XXIV O sodalizio eletto a la gran cena del benedetto Agnello, il qual vi ciba s, che la vostra voglia sempre piena, se per grazia di Dio questi preliba di quel che cade de la vostra mensa, prima che morte
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tempo li prescriba, ponete mente a laffezione immensa e roratelo alquanto: voi bevete sempre del fonte onde vien quel chei pensa. Cos Beatrice; e quelle anime liete si fero spere sopra fissi poli, fiammando, a volte, a guisa di comete. E come cerchi in tempra doruoli si giran s, che l primo a chi pon mente queto pare, e lultimo
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che voli; cos quelle carole, differente- mente danzando, de la sua ricchezza mi facieno stimar, veloci e lente. Di quella chio notai di pi carezza vid o uscire un foco s felice, che nullo vi lasci di pi chiarezza; e tre fate intorno di Beatrice si volse con un canto tanto divo, che la mia fantasia nol mi ridice. Per
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salta la penna e non lo scrivo: ch limagine nostra a cotai pieghe, non che l parlare, troppo color vivo. O santa suora mia che s ne prieghe divota, per lo tuo ardente affetto da quella bella spera mi disleghe. Poscia fermato, il foco benedetto a la mia donna dirizz lo spiro, che favell cos com i ho detto. Ed
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ella: O luce etterna del gran viro a cui Nostro Segnor lasci le chiavi, chei port gi, di questo gaudio miro, tenta costui di punti lievi e gravi, come ti piace, intorno de la fede, per la qual tu su per lo mare andavi. Selli ama bene e bene spera e crede, non t occulto, perch l viso hai quivi
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dov ogne cosa dipinta si vede; ma perch questo regno ha fatto civi per la verace fede, a glorarla, di lei parlare ben cha lui arrivi. S come il baccialier sarma e non parla fin che l maestro la question propone, per approvarla, non per terminarla, cos marmava io dogne ragione mentre chella dicea, per esser presto a tal querente
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e a tal professione. D, buon Cristiano, fatti manifesto: fede che ?. Ond io levai la fronte in quella luce onde spirava questo; poi mi volsi a Beatrice, ed essa pronte sembianze femmi perch o spandessi lacqua di fuor del mio interno fonte. La Grazia che mi d chio mi confessi, comincia io, da lalto primipilo, faccia li miei concetti
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bene espressi. E seguitai: Come l verace stilo ne scrisse, padre, del tuo caro frate che mise teco Roma nel buon filo, fede sustanza di cose sperate e argomento de le non parventi; e questa pare a me sua quiditate. Allora udi: Dirittamente senti, se bene intendi perch la ripuose tra le sustanze, e poi tra li argomenti. E io
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appresso: Le profonde cose che mi largiscon qui la lor parvenza, a li occhi di l gi son s ascose, che lesser loro v in sola credenza, sopra la qual si fonda lalta spene; e per di sustanza prende intenza. E da questa credenza ci convene silogizzar, sanz avere altra vista: per intenza dargomento tene. Allora udi: Se quantunque sacquista
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gi per dottrina, fosse cos nteso, non l avria loco ingegno di sofista. Cos spir di quello amore acceso; indi soggiunse: Assai bene trascorsa desta moneta gi la lega e l peso; ma dimmi se tu lhai ne la tua borsa. Ond io: S ho, s lucida e s tonda, che nel suo conio nulla mi sinforsa. Appresso usc de
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la luce profonda che l splendeva: Questa cara gioia sopra la quale ogne virt si fonda, onde ti venne?. E io: La larga ploia de lo Spirito Santo, ch diffusa in su le vecchie e n su le nuove cuoia, silogismo che la mha conchiusa acutamente s, che nverso della ogne dimostrazion mi pare ottusa. Io udi poi: Lantica e
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la novella proposizion che cos ti conchiude, perch lhai tu per divina favella?. E io: La prova che l ver mi dischiude, son lopere seguite, a che natura non scalda ferro mai n batte incude. Risposto fummi: D, chi tassicura che quell opere fosser? Quel medesmo che vuol provarsi, non altri, il ti giura. Se l mondo si rivolse al
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cristianesmo, diss io, sanza miracoli, quest uno tal, che li altri non sono il centesmo: ch tu intrasti povero e digiuno in campo, a seminar la buona pianta che fu gi vite e ora fatta pruno. Finito questo, lalta corte santa rison per le spere un Dio laudamo ne la melode che l s si canta. E quel baron che
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s di ramo in ramo, essaminando, gi tratto mavea, che a lultime fronde appressavamo, ricominci: La Grazia, che donnea con la tua mente, la bocca taperse infino a qui come aprir si dovea, s chio approvo ci che fuori emerse; ma or convien espremer quel che credi, e onde a la credenza tua sofferse. O santo padre, e spirito che
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vedi ci che credesti s, che tu vincesti ver lo sepulcro pi giovani piedi, comincia io, tu vuo chio manifesti la forma qui del pronto creder mio, e anche la cagion di lui chiedesti. E io rispondo: Io credo in uno Dio solo ed etterno, che tutto l ciel move, non moto, con amore e con disio; e a tal
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creder non ho io pur prove fisice e metafisice, ma dalmi anche la verit che quinci piove per Mos, per profeti e per salmi, per lEvangelio e per voi che scriveste poi che lardente Spirto vi f almi; e credo in tre persone etterne, e queste credo una essenza s una e s trina, che soffera congiunto sono ed este.
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De la profonda condizion divina chio tocco mo, la mente mi sigilla pi volte levangelica dottrina. Quest l principio, quest la favilla che si dilata in fiamma poi vivace, e come stella in cielo in me scintilla. Come l segnor chascolta quel che i piace, da indi abbraccia il servo, gratulando per la novella, tosto chel si tace; cos, benedicendomi
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cantando, tre volte cinse me, s com io tacqui, lappostolico lume al cui comando io avea detto: s nel dir li piacqui! Paradiso Canto XXV Se mai continga che l poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra, s che mha fatto per molti anni macro, vinca la crudelt che fuor mi serra del bello ovile ov
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io dormi agnello, nimico ai lupi che li danno guerra; con altra voce omai, con altro vello ritorner poeta, e in sul fonte del mio battesmo prender l cappello; per che ne la fede, che fa conte lanime a Dio, quivi intra io, e poi Pietro per lei s mi gir la fronte. Indi si mosse un lume verso noi
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di quella spera ond usc la primizia che lasci Cristo di vicari suoi; e la mia donna, piena di letizia, mi disse: Mira, mira: ecco il barone per cui l gi si vicita Galizia. S come quando il colombo si pone presso al compagno, luno a laltro pande, girando e mormorando, laffezione; cos vid o lun da laltro grande principe
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gloroso essere accolto, laudando il cibo che l s li prande. Ma poi che l gratular si fu assolto, tacito coram me ciascun saffisse, ignito s che vinca l mio volto. Ridendo allora Batrice disse: Inclita vita per cui la larghezza de la nostra basilica si scrisse, fa risonar la spene in questa altezza: tu sai, che tante fiate la
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figuri, quante Ies ai tre f pi carezza. Leva la testa e fa che tassicuri: che ci che vien qua s del mortal mondo, convien chai nostri raggi si maturi. Questo conforto del foco secondo mi venne; ond io levi li occhi a monti che li ncurvaron pria col troppo pondo. Poi che per grazia vuol che tu taffronti lo
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nostro Imperadore, anzi la morte, ne laula pi secreta co suoi conti, s che, veduto il ver di questa corte, la spene, che l gi bene innamora, in te e in altrui di ci conforte, di quel chell , di come se ne nfiora la mente tua, e d onde a te venne. Cos segu l secondo lume ancora. E
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quella pa che guid le penne de le mie ali a cos alto volo, a la risposta cos mi prevenne: La Chiesa militante alcun figliuolo non ha con pi speranza, com scritto nel Sol che raggia tutto nostro stuolo: per li conceduto che dEgitto vegna in Ierusalemme per vedere, anzi che l militar li sia prescritto. Li altri due punti,
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che non per sapere son dimandati, ma perch ei rapporti quanto questa virt t in piacere, a lui lasc io, ch non li saran forti n di iattanza; ed elli a ci risponda, e la grazia di Dio ci li comporti. Come discente cha dottor seconda pronto e libente in quel chelli esperto, perch la sua bont si disasconda, Spene,
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diss io, uno attender certo de la gloria futura, il qual produce grazia divina e precedente merto. Da molte stelle mi vien questa luce; ma quei la distill nel mio cor pria che fu sommo cantor del sommo duce. Sperino in te, ne la sua todia dice, color che sanno il nome tuo: e chi nol sa, selli ha la
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fede mia? Tu mi stillasti, con lo stillar suo, ne la pistola poi; s chio son pieno, e in altrui vostra pioggia repluo. Mentr io diceva, dentro al vivo seno di quello incendio tremolava un lampo sbito e spesso a guisa di baleno. Indi spir: Lamore ond o avvampo ancor ver la virt che mi seguette infin la palma e
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a luscir del campo, vuol chio respiri a te che ti dilette di lei; ed emmi a grato che tu diche quello che la speranza ti mpromette. E io: Le nove e le scritture antiche pongon lo segno, ed esso lo mi addita, de lanime che Dio sha fatte amiche. Dice Isaia che ciascuna vestita ne la sua terra fia
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di doppia vesta: e la sua terra questa dolce vita; e l tuo fratello assai vie pi digesta, l dove tratta de le bianche stole, questa revelazion ci manifesta. E prima, appresso al fin deste parole, Sperent in te di sopr a noi sud; a che rispuoser tutte le carole. Poscia tra esse un lume si schiar s che, se
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l Cancro avesse un tal cristallo, linverno avrebbe un mese dun sol d. E come surge e va ed entra in ballo vergine lieta, sol per fare onore a la novizia, non per alcun fallo, cos vid io lo schiarato splendore venire a due che si volgieno a nota qual conveniesi al loro ardente amore. Misesi l nel canto e
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ne la rota; e la mia donna in lor tenea laspetto, pur come sposa tacita e immota. Questi colui che giacque sopra l petto del nostro pellicano, e questi fue di su la croce al grande officio eletto. La donna mia cos; n per pie mosser la vista sua di stare attenta poscia che prima le parole sue. Qual colui
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chadocchia e sargomenta di vedere eclissar lo sole un poco, che, per veder, non vedente diventa; tal mi fec o a quell ultimo foco mentre che detto fu: Perch tabbagli per veder cosa che qui non ha loco? In terra terra il mio corpo, e saragli tanto con li altri, che l numero nostro con letterno proposito sagguagli. Con le
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due stole nel beato chiostro son le due luci sole che saliro; e questo apporterai nel mondo vostro. A questa voce linfiammato giro si quet con esso il dolce mischio che si facea nel suon del trino spiro, s come, per cessar fatica o rischio, li remi, pria ne lacqua ripercossi, tutti si posano al sonar dun fischio. Ahi quanto
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ne la mente mi commossi, quando mi volsi per veder Beatrice, per non poter veder, bench io fossi presso di lei, e nel mondo felice! Paradiso Canto XXVI Mentr io dubbiava per lo viso spento, de la fulgida fiamma che lo spense usc un spiro che mi fece attento, dicendo: Intanto che tu ti risense de la vista che ha
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in me consunta, ben che ragionando la compense. Comincia dunque; e d ove sappunta lanima tua, e fa ragion che sia la vista in te smarrita e non defunta: perch la donna che per questa dia regon ti conduce, ha ne lo sguardo la virt chebbe la man dAnania. Io dissi: Al suo piacere e tosto e tardo vegna remedio
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a li occhi, che fuor porte quand ella entr col foco ond io sempr ardo. Lo ben che fa contenta questa corte, Alfa e O di quanta scrittura mi legge Amore o lievemente o forte. Quella medesma voce che paura tolta mavea del sbito abbarbaglio, di ragionare ancor mi mise in cura; e disse: Certo a pi angusto vaglio ti
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conviene schiarar: dicer convienti chi drizz larco tuo a tal berzaglio. E io: Per filosofici argomenti e per autorit che quinci scende cotale amor convien che in me si mprenti: ch l bene, in quanto ben, come sintende, cos accende amore, e tanto maggio quanto pi di bontate in s comprende. Dunque a lessenza ov tanto avvantaggio, che ciascun ben
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che fuor di lei si trova altro non chun lume di suo raggio, pi che in altra convien che si mova la mente, amando, di ciascun che cerne il vero in che si fonda questa prova. Tal vero a lintelletto mo sterne colui che mi dimostra il primo amore di tutte le sustanze sempiterne. Sternel la voce del verace autore,
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che dice a Mos, di s parlando: Io ti far vedere ogne valore. Sternilmi tu ancora, incominciando lalto preconio che grida larcano di qui l gi sovra ogne altro bando. E io udi: Per intelletto umano e per autoritadi a lui concorde di tuoi amori a Dio guarda il sovrano. Ma d ancor se tu senti altre corde tirarti verso
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lui, s che tu suone con quanti denti questo amor ti morde. Non fu latente la santa intenzione de laguglia di Cristo, anzi maccorsi dove volea menar mia professione. Per ricominciai: Tutti quei morsi che posson far lo cor volgere a Dio, a la mia caritate son concorsi: ch lessere del mondo e lesser mio, la morte chel sostenne perch
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io viva, e quel che spera ogne fedel com io, con la predetta conoscenza viva, tratto mhanno del mar de lamor torto, e del diritto mhan posto a la riva. Le fronde onde sinfronda tutto lorto de lortolano etterno, am io cotanto quanto da lui a lor di bene porto. S com io tacqui, un dolcissimo canto rison per lo
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cielo, e la mia donna dicea con li altri: Santo, santo, santo!. E come a lume acuto si disonna per lo spirto visivo che ricorre a lo splendor che va di gonna in gonna, e lo svegliato ci che vede aborre, s nesca la sbita vigilia fin che la stimativa non soccorre; cos de li occhi miei ogne quisquilia fug
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Beatrice col raggio di suoi, che rifulgea da pi di mille milia: onde mei che dinanzi vidi poi; e quasi stupefatto domandai dun quarto lume chio vidi tra noi. E la mia donna: Dentro da quei rai vagheggia il suo fattor lanima prima che la prima virt creasse mai. Come la fronda che flette la cima nel transito del vento,
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e poi si leva per la propria virt che la soblima, fec io in tanto in quant ella diceva, stupendo, e poi mi rifece sicuro un disio di parlare ond o ardeva. E cominciai: O pomo che maturo solo prodotto fosti, o padre antico a cui ciascuna sposa figlia e nuro, divoto quanto posso a te supplco perch mi parli:
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tu vedi mia voglia, e per udirti tosto non la dico. Talvolta un animal coverto broglia, s che laffetto convien che si paia per lo seguir che face a lui la nvoglia; e similmente lanima primaia mi facea trasparer per la coverta quant ella a compiacermi vena gaia. Indi spir: Sanz essermi proferta da te, la voglia tua discerno meglio
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che tu qualunque cosa t pi certa; perch io la veggio nel verace speglio che fa di s pareglio a laltre cose, e nulla face lui di s pareglio. Tu vuogli udir quant che Dio mi puose ne leccelso giardino, ove costei a cos lunga scala ti dispuose, e quanto fu diletto a li occhi miei, e la propria cagion
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del gran disdegno, e lidoma chusai e che fei. Or, figluol mio, non il gustar del legno fu per s la cagion di tanto essilio, ma solamente il trapassar del segno. Quindi onde mosse tua donna Virgilio, quattromilia trecento e due volumi di sol desiderai questo concilio; e vidi lui tornare a tutt i lumi de la sua strada novecento
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trenta fate, mentre cho in terra fumi. La lingua chio parlai fu tutta spenta innanzi che a lovra inconsummabile fosse la gente di Nembrt attenta: ch nullo effetto mai razonabile, per lo piacere uman che rinovella seguendo il cielo, sempre fu durabile. Opera naturale chuom favella; ma cos o cos, natura lascia poi fare a voi secondo che vabbella. Pria
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chi scendessi a linfernale ambascia, I sappellava in terra il sommo bene onde vien la letizia che mi fascia; e El si chiam poi: e ci convene, ch luso di mortali come fronda in ramo, che sen va e altra vene. Nel monte che si leva pi da londa, fu io, con vita pura e disonesta, da la prim ora
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a quella che seconda, come l sol muta quadra, lora sesta. Paradiso Canto XXVII Al Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo, cominci, gloria!, tutto l paradiso, s che minebrava il dolce canto. Ci chio vedeva mi sembiava un riso de luniverso; per che mia ebbrezza intrava per ludire e per lo viso. Oh gioia! oh ineffabile allegrezza! oh vita
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intgra damore e di pace! oh sanza brama sicura ricchezza! Dinanzi a li occhi miei le quattro face stavano accese, e quella che pria venne incominci a farsi pi vivace, e tal ne la sembianza sua divenne, qual diverrebbe Iove, selli e Marte fossero augelli e cambiassersi penne. La provedenza, che quivi comparte vice e officio, nel beato coro silenzio
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posto avea da ogne parte, quand o udi: Se io mi trascoloro, non ti maravigliar, ch, dicend io, vedrai trascolorar tutti costoro. Quelli chusurpa in terra il luogo mio, il luogo mio, il luogo mio, che vaca ne la presenza del Figliuol di Dio, fatt ha del cimitero mio cloaca del sangue e de la puzza; onde l perverso che
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cadde di qua s, l gi si placa. Di quel color che per lo sole avverso nube dipigne da sera e da mane, vid o allora tutto l ciel cosperso. E come donna onesta che permane di s sicura, e per laltrui fallanza, pur ascoltando, timida si fane, cos Beatrice trasmut sembianza; e tale eclissi credo che n ciel fue
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quando pat la supprema possanza. Poi procedetter le parole sue con voce tanto da s trasmutata, che la sembianza non si mut pie: Non fu la sposa di Cristo allevata del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto, per essere ad acquisto doro usata; ma per acquisto desto viver lieto e Sisto e Po e Calisto e Urbano sparser
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lo sangue dopo molto fleto. Non fu nostra intenzion cha destra mano di nostri successor parte sedesse, parte da laltra del popol cristiano; n che le chiavi che mi fuor concesse, divenisser signaculo in vessillo che contra battezzati combattesse; n chio fossi figura di sigillo a privilegi venduti e mendaci, ond io sovente arrosso e disfavillo. In vesta di pastor
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lupi rapaci si veggion di qua s per tutti i paschi: o difesa di Dio, perch pur giaci? Del sangue nostro Caorsini e Guaschi sapparecchian di bere: o buon principio, a che vil fine convien che tu caschi! Ma lalta provedenza, che con Scipio difese a Roma la gloria del mondo, soccorr tosto, s com io concipio; e tu, figliuol,
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che per lo mortal pondo ancor gi tornerai, apri la bocca, e non asconder quel chio non ascondo. S come di vapor gelati fiocca in giuso laere nostro, quando l corno de la capra del ciel col sol si tocca, in s vid io cos letera addorno farsi e fioccar di vapor trunfanti che fatto avien con noi quivi soggiorno.
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Lo viso mio seguiva i suoi sembianti, e segu fin che l mezzo, per lo molto, li tolse il trapassar del pi avanti. Onde la donna, che mi vide assolto de lattendere in s, mi disse: Adima il viso e guarda come tu se vlto. Da lora cho avea guardato prima i vidi mosso me per tutto larco che fa
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dal mezzo al fine il primo clima; s chio vedea di l da Gade il varco folle dUlisse, e di qua presso il lito nel qual si fece Europa dolce carco. E pi mi fora discoverto il sito di questa aiuola; ma l sol procedea sotto i mie piedi un segno e pi partito. La mente innamorata, che donnea con
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la mia donna sempre, di ridure ad essa li occhi pi che mai ardea; e se natura o arte f pasture da pigliare occhi, per aver la mente, in carne umana o ne le sue pitture, tutte adunate, parrebber nente ver lo piacer divin che mi refulse, quando mi volsi al suo viso ridente. E la virt che lo sguardo
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mindulse, del bel nido di Leda mi divelse, e nel ciel velocissimo mimpulse. Le parti sue vivissime ed eccelse s uniforme son, chi non so dire qual Batrice per loco mi scelse. Ma ella, che veda l mio disire, incominci, ridendo tanto lieta, che Dio parea nel suo volto gioire: La natura del mondo, che queta il mezzo e tutto
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laltro intorno move, quinci comincia come da sua meta; e questo cielo non ha altro dove che la mente divina, in che saccende lamor che l volge e la virt chei piove. Luce e amor dun cerchio lui comprende, s come questo li altri; e quel precinto colui che l cinge solamente intende. Non suo moto per altro distinto, ma
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li altri son mensurati da questo, s come diece da mezzo e da quinto; e come il tempo tegna in cotal testo le sue radici e ne li altri le fronde, omai a te pu esser manifesto. Oh cupidigia che i mortali affonde s sotto te, che nessuno ha podere di trarre li occhi fuor de le tue onde! Ben
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fiorisce ne li uomini il volere; ma la pioggia contina converte in bozzacchioni le sosine vere. Fede e innocenza son reperte solo ne parvoletti; poi ciascuna pria fugge che le guance sian coperte. Tale, balbuzendo ancor, digiuna, che poi divora, con la lingua sciolta, qualunque cibo per qualunque luna; e tal, balbuzendo, ama e ascolta la madre sua, che, con
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loquela intera, disa poi di vederla sepolta. Cos si fa la pelle bianca nera nel primo aspetto de la bella figlia di quel chapporta mane e lascia sera. Tu, perch non ti facci maraviglia, pensa che n terra non chi governi; onde s sva lumana famiglia. Ma prima che gennaio tutto si sverni per la centesma ch l gi negletta,
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raggeran s questi cerchi superni, che la fortuna che tanto saspetta, le poppe volger u son le prore, s che la classe correr diretta; e vero frutto verr dopo l fiore. Paradiso Canto XXVIII Poscia che ncontro a la vita presente di miseri mortali aperse l vero quella che mparadisa la mia mente, come in lo specchio fiamma di doppiero
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vede colui che se nalluma retro, prima che labbia in vista o in pensiero, e s rivolge per veder se l vetro li dice il vero, e vede chel saccorda con esso come nota con suo metro; cos la mia memoria si ricorda chio feci riguardando ne belli occhi onde a pigliarmi fece Amor la corda. E com io mi
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rivolsi e furon tocchi li miei da ci che pare in quel volume, quandunque nel suo giro ben sadocchi, un punto vidi che raggiava lume acuto s, che l viso chelli affoca chiuder conviensi per lo forte acume; e quale stella par quinci pi poca, parrebbe luna, locata con esso come stella con stella si collca. Forse cotanto quanto pare
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appresso alo cigner la luce che l dipigne quando l vapor che l porta pi spesso, distante intorno al punto un cerchio digne si girava s ratto, chavria vinto quel moto che pi tosto il mondo cigne; e questo era dun altro circumcinto, e quel dal terzo, e l terzo poi dal quarto, dal quinto il quarto, e poi dal
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sesto il quinto. Sopra seguiva il settimo s sparto gi di larghezza, che l messo di Iuno intero a contenerlo sarebbe arto. Cos lottavo e l nono; e chiascheduno pi tardo si movea, secondo chera in numero distante pi da luno; e quello avea la fiamma pi sincera cui men distava la favilla pura, credo, per che pi di lei
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sinvera. La donna mia, che mi veda in cura forte sospeso, disse: Da quel punto depende il cielo e tutta la natura. Mira quel cerchio che pi li congiunto; e sappi che l suo muovere s tosto per laffocato amore ond elli punto. E io a lei: Se l mondo fosse posto con lordine chio veggio in quelle rote, sazio
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mavrebbe ci che m proposto; ma nel mondo sensibile si puote veder le volte tanto pi divine, quant elle son dal centro pi remote. Onde, se l mio disir dee aver fine in questo miro e angelico templo che solo amore e luce ha per confine, udir convienmi ancor come lessemplo e lessemplare non vanno dun modo, ch io per
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me indarno a ci contemplo. Se li tuoi diti non sono a tal nodo sufficenti, non maraviglia: tanto, per non tentare, fatto sodo!. Cos la donna mia; poi disse: Piglia quel chio ti dicer, se vuo saziarti; e intorno da esso tassottiglia. Li cerchi corporai sono ampi e arti secondo il pi e l men de la virtute che si
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distende per tutte lor parti. Maggior bont vuol far maggior salute; maggior salute maggior corpo cape, selli ha le parti igualmente compiute. Dunque costui che tutto quanto rape laltro universo seco, corrisponde al cerchio che pi ama e che pi sape: per che, se tu a la virt circonde la tua misura, non a la parvenza de le sustanze che
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tappaion tonde, tu vederai mirabil consequenza di maggio a pi e di minore a meno, in ciascun cielo, a sa intelligenza. Come rimane splendido e sereno lemisperio de laere, quando soffia Borea da quella guancia ond pi leno, per che si purga e risolve la roffia che pria turbava, s che l ciel ne ride con le bellezze dogne sua
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paroffia; cos feco, poi che mi provide la donna mia del suo risponder chiaro, e come stella in cielo il ver si vide. E poi che le parole sue restaro, non altrimenti ferro disfavilla che bolle, come i cerchi sfavillaro. Lincendio suo seguiva ogne scintilla; ed eran tante, che l numero loro pi che l doppiar de li scacchi sinmilla.
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Io sentiva osannar di coro in coro al punto fisso che li tiene a li ubi, e terr sempre, ne quai sempre fuoro. E quella che veda i pensier dubi ne la mia mente, disse: I cerchi primi thanno mostrato Serafi e Cherubi. Cos veloci seguono i suoi vimi, per somigliarsi al punto quanto ponno; e posson quanto a veder
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son soblimi. Quelli altri amori che ntorno li vonno, si chiaman Troni del divino aspetto, per che l primo ternaro terminonno; e dei saper che tutti hanno diletto quanto la sua veduta si profonda nel vero in che si queta ogne intelletto. Quinci si pu veder come si fonda lesser beato ne latto che vede, non in quel chama, che
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poscia seconda; e del vedere misura mercede, che grazia partorisce e buona voglia: cos di grado in grado si procede. Laltro ternaro, che cos germoglia in questa primavera sempiterna che notturno Arete non dispoglia, perpetalemente Osanna sberna con tre melode, che suonano in tree ordini di letizia onde sinterna. In essa gerarcia son laltre dee: prima Dominazioni, e poi Virtudi;
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lordine terzo di Podestadi e. Poscia ne due penultimi tripudi Principati e Arcangeli si girano; lultimo tutto dAngelici ludi. Questi ordini di s tutti sammirano, e di gi vincon s, che verso Dio tutti tirati sono e tutti tirano. E Donisio con tanto disio a contemplar questi ordini si mise, che li nom e distinse com io. Ma Gregorio da
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lui poi si divise; onde, s tosto come li occhi aperse in questo ciel, di s medesmo rise. E se tanto secreto ver proferse mortale in terra, non voglio chammiri: ch chi l vide qua s gliel discoperse con altro assai del ver di questi giri. Paradiso Canto XXIX Quando ambedue li figli di Latona, coperti del Montone e de
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la Libra, fanno de lorizzonte insieme zona, quant dal punto che l cent inlibra infin che luno e laltro da quel cinto, cambiando lemisperio, si dilibra, tanto, col volto di riso dipinto, si tacque Batrice, riguardando fiso nel punto che mava vinto. Poi cominci: Io dico, e non dimando, quel che tu vuoli udir, perch io lho visto l ve
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sappunta ogne ubi e ogne quando. Non per aver a s di bene acquisto, chesser non pu, ma perch suo splendore potesse, risplendendo, dir Subsisto, in sua etternit di tempo fore, fuor dogne altro comprender, come i piacque, saperse in nuovi amor letterno amore. N prima quasi torpente si giacque; ch n prima n poscia procedette lo discorrer di Dio
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sovra quest acque. Forma e materia, congiunte e purette, usciro ad esser che non avia fallo, come darco tricordo tre saette. E come in vetro, in ambra o in cristallo raggio resplende s, che dal venire a lesser tutto non intervallo, cos l triforme effetto del suo sire ne lesser suo raggi insieme tutto sanza distinzone in essordire. Concreato fu
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