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vera: nel picciol cerchio sentrava per porta che si nomava da quei de la Pera. Ciascun che de la bella insegna porta del gran barone il cui nome e l cui pregio la festa di Tommaso riconforta, da esso ebbe milizia e privilegio; avvegna che con popol si rauni oggi colui che la fascia col fregio. Gi eran Gualterotti e
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Importuni; e ancor saria Borgo pi queto, se di novi vicin fosser digiuni. La casa di che nacque il vostro fleto, per lo giusto disdegno che vha morti e puose fine al vostro viver lieto, era onorata, essa e suoi consorti: o Buondelmonte, quanto mal fuggisti le nozze se per li altrui conforti! Molti sarebber lieti, che son tristi, se
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Dio tavesse conceduto ad Ema la prima volta cha citt venisti. Ma conveniesi a quella pietra scema che guarda l ponte, che Fiorenza fesse vittima ne la sua pace postrema. Con queste genti, e con altre con esse, vid io Fiorenza in s fatto riposo, che non avea cagione onde piangesse. Con queste genti vidio gloroso e giusto il popol
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suo, tanto che l giglio non era ad asta mai posto a ritroso, n per divison fatto vermiglio. Paradiso Canto XVII Qual venne a Climen, per accertarsi di ci chava incontro a s udito, quei chancor fa li padri ai figli scarsi; tal era io, e tal era sentito e da Beatrice e da la santa lampa che pria per
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me avea mutato sito. Per che mia donna Manda fuor la vampa del tuo disio, mi disse, s chella esca segnata bene de la interna stampa: non perch nostra conoscenza cresca per tuo parlare, ma perch tausi a dir la sete, s che luom ti mesca. O cara piota mia che s tinsusi, che, come veggion le terrene menti non
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capere in trangol due ottusi, cos vedi le cose contingenti anzi che sieno in s, mirando il punto a cui tutti li tempi son presenti; mentre chio era a Virgilio congiunto su per lo monte che lanime cura e discendendo nel mondo defunto, dette mi fuor di mia vita futura parole gravi, avvegna chio mi senta ben tetragono ai colpi
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di ventura; per che la voglia mia saria contenta dintender qual fortuna mi sappressa: ch saetta previsa vien pi lenta. Cos diss io a quella luce stessa che pria mavea parlato; e come volle Beatrice, fu la mia voglia confessa. N per ambage, in che la gente folle gi sinviscava pria che fosse anciso lAgnel di Dio che le peccata
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tolle, ma per chiare parole e con preciso latin rispuose quello amor paterno, chiuso e parvente del suo proprio riso: La contingenza, che fuor del quaderno de la vostra matera non si stende, tutta dipinta nel cospetto etterno; necessit per quindi non prende se non come dal viso in che si specchia nave che per torrente gi discende. Da indi,
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s come viene ad orecchia dolce armonia da organo, mi viene a vista il tempo che ti sapparecchia. Qual si partio Ipolito dAtene per la spietata e perfida noverca, tal di Fiorenza partir ti convene. Questo si vuole e questo gi si cerca, e tosto verr fatto a chi ci pensa l dove Cristo tutto d si merca. La colpa
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seguir la parte offensa in grido, come suol; ma la vendetta fia testimonio al ver che la dispensa. Tu lascerai ogne cosa diletta pi caramente; e questo quello strale che larco de lo essilio pria saetta. Tu proverai s come sa di sale lo pane altrui, e come duro calle lo scendere e l salir per laltrui scale. E quel
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che pi ti graver le spalle, sar la compagnia malvagia e scempia con la qual tu cadrai in questa valle; che tutta ingrata, tutta matta ed empia si far contr a te; ma, poco appresso, ella, non tu, navr rossa la tempia. Di sua bestialitate il suo processo far la prova; s cha te fia bello averti fatta parte per
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te stesso. Lo primo tuo refugio e l primo ostello sar la cortesia del gran Lombardo che n su la scala porta il santo uccello; chin te avr s benigno riguardo, che del fare e del chieder, tra voi due, fia primo quel che tra li altri pi tardo. Con lui vedrai colui che mpresso fue, nascendo, s da questa
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stella forte, che notabili fier lopere sue. Non se ne son le genti ancora accorte per la novella et, ch pur nove anni son queste rote intorno di lui torte; ma pria che l Guasco lalto Arrigo inganni, parran faville de la sua virtute in non curar dargento n daffanni. Le sue magnificenze conosciute saranno ancora, s che suoi nemici
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non ne potran tener le lingue mute. A lui taspetta e a suoi benefici; per lui fia trasmutata molta gente, cambiando condizion ricchi e mendici; e porterane scritto ne la mente di lui, e nol dirai; e disse cose incredibili a quei che fier presente. Poi giunse: Figlio, queste son le chiose di quel che ti fu detto; ecco le
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nsidie che dietro a pochi giri son nascose. Non vo per cha tuoi vicini invidie, poscia che sinfutura la tua vita vie pi l che l punir di lor perfidie. Poi che, tacendo, si mostr spedita lanima santa di metter la trama in quella tela chio le porsi ordita, io cominciai, come colui che brama, dubitando, consiglio da persona che
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vede e vuol dirittamente e ama: Ben veggio, padre mio, s come sprona lo tempo verso me, per colpo darmi tal, ch pi grave a chi pi sabbandona; per che di provedenza buon chio marmi, s che, se loco m tolto pi caro, io non perdessi li altri per miei carmi. Gi per lo mondo sanza fine amaro, e per
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lo monte del cui bel cacume li occhi de la mia donna mi levaro, e poscia per lo ciel, di lume in lume, ho io appreso quel che sio ridico, a molti fia sapor di forte agrume; e sio al vero son timido amico, temo di perder viver tra coloro che questo tempo chiameranno antico. La luce in che rideva
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il mio tesoro chio trovai l, si f prima corusca, quale a raggio di sole specchio doro; indi rispuose: Coscenza fusca o de la propria o de laltrui vergogna pur sentir la tua parola brusca. Ma nondimen, rimossa ogne menzogna, tutta tua vison fa manifesta; e lascia pur grattar dov la rogna. Ch se la voce tua sar molesta nel
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primo gusto, vital nodrimento lascer poi, quando sar digesta. Questo tuo grido far come vento, che le pi alte cime pi percuote; e ci non fa donor poco argomento. Per ti son mostrate in queste rote, nel monte e ne la valle dolorosa pur lanime che son di fama note, che lanimo di quel chode, non posa n ferma fede
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per essempro chaia la sua radice incognita e ascosa, n per altro argomento che non paia. Paradiso Canto XVIII Gi si godeva solo del suo verbo quello specchio beato, e io gustava lo mio, temprando col dolce lacerbo; e quella donna cha Dio mi menava disse: Muta pensier; pensa chi sono presso a colui chogne torto disgrava. Io mi rivolsi
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a lamoroso suono del mio conforto; e qual io allor vidi ne li occhi santi amor, qui labbandono: non perch io pur del mio parlar diffidi, ma per la mente che non pu redire sovra s tanto, saltri non la guidi. Tanto poss io di quel punto ridire, che, rimirando lei, lo mio affetto libero fu da ogne altro disire,
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fin che l piacere etterno, che diretto raggiava in Batrice, dal bel viso mi contentava col secondo aspetto. Vincendo me col lume dun sorriso, ella mi disse: Volgiti e ascolta; ch non pur ne miei occhi paradiso. Come si vede qui alcuna volta laffetto ne la vista, selli tanto, che da lui sia tutta lanima tolta, cos nel fiammeggiar del
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folgr santo, a chio mi volsi, conobbi la voglia in lui di ragionarmi ancora alquanto. El cominci: In questa quinta soglia de lalbero che vive de la cima e frutta sempre e mai non perde foglia, spiriti son beati, che gi, prima che venissero al ciel, fuor di gran voce, s chogne musa ne sarebbe opima. Per mira ne corni
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de la croce: quello chio nomer, l far latto che fa in nube il suo foco veloce. Io vidi per la croce un lume tratto dal nomar Iosu, com el si feo; n mi fu noto il dir prima che l fatto. E al nome de lalto Macabeo vidi moversi un altro roteando, e letizia era ferza del paleo. Cos
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per Carlo Magno e per Orlando due ne segu lo mio attento sguardo, com occhio segue suo falcon volando. Poscia trasse Guiglielmo e Rinoardo e l duca Gottifredi la mia vista per quella croce, e Ruberto Guiscardo. Indi, tra laltre luci mota e mista, mostrommi lalma che mavea parlato qual era tra i cantor del cielo artista. Io mi rivolsi
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dal mio destro lato per vedere in Beatrice il mio dovere, o per parlare o per atto, segnato; e vidi le sue luci tanto mere, tanto gioconde, che la sua sembianza vinceva li altri e lultimo solere. E come, per sentir pi dilettanza bene operando, luom di giorno in giorno saccorge che la sua virtute avanza, s maccors io che
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l mio girare intorno col cielo insieme avea cresciuto larco, veggendo quel miracol pi addorno. E qual l trasmutare in picciol varco di tempo in bianca donna, quando l volto suo si discarchi di vergogna il carco, tal fu ne li occhi miei, quando fui vlto, per lo candor de la temprata stella sesta, che dentro a s mavea ricolto.
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Io vidi in quella gioval facella lo sfavillar de lamor che l era segnare a li occhi miei nostra favella. E come augelli surti di rivera, quasi congratulando a lor pasture, fanno di s or tonda or altra schiera, s dentro ai lumi sante creature volitando cantavano, e faciensi or D, or I, or L in sue figure. Prima, cantando,
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a sua nota moviensi; poi, diventando lun di questi segni, un poco sarrestavano e taciensi. O diva Pegasa che li ngegni fai glorosi e rendili longevi, ed essi teco le cittadi e regni, illustrami di te, s chio rilevi le lor figure com io lho concette: paia tua possa in questi versi brevi! Mostrarsi dunque in cinque volte sette vocali
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e consonanti; e io notai le parti s, come mi parver dette. DILIGITE IUSTITIAM, primai fur verbo e nome di tutto l dipinto; QUI IUDICATIS TERRAM, fur sezzai. Poscia ne lemme del vocabol quinto rimasero ordinate; s che Giove pareva argento l doro distinto. E vidi scendere altre luci dove era il colmo de lemme, e l quetarsi cantando, credo,
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il ben cha s le move. Poi, come nel percuoter di ciocchi arsi surgono innumerabili faville, onde li stolti sogliono agurarsi, resurger parver quindi pi di mille luci e salir, qual assai e qual poco, s come l sol che laccende sortille; e quetata ciascuna in suo loco, la testa e l collo dunaguglia vidi rappresentare a quel distinto foco.
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Quei che dipinge l, non ha chi l guidi; ma esso guida, e da lui si rammenta quella virt ch forma per li nidi. Laltra batitudo, che contenta pareva prima dingigliarsi a lemme, con poco moto seguit la mprenta. O dolce stella, quali e quante gemme mi dimostraro che nostra giustizia effetto sia del ciel che tu ingemme! Per chio
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prego la mente in che sinizia tuo moto e tua virtute, che rimiri ond esce il fummo che l tuo raggio vizia; s chunaltra fata omai sadiri del comperare e vender dentro al templo che si mur di segni e di martri. O milizia del ciel cu io contemplo, adora per color che sono in terra tutti svati dietro al
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malo essemplo! Gi si solea con le spade far guerra; ma or si fa togliendo or qui or quivi lo pan che l po Padre a nessun serra. Ma tu che sol per cancellare scrivi, pensa che Pietro e Paulo, che moriro per la vigna che guasti, ancor son vivi. Ben puoi tu dire: I ho fermo l disiro s
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a colui che volle viver solo e che per salti fu tratto al martiro, chio non conosco il pescator n Polo. Paradiso Canto XIX Parea dinanzi a me con lali aperte la bella image che nel dolce frui liete facevan lanime conserte; parea ciascuna rubinetto in cui raggio di sole ardesse s acceso, che ne miei occhi rifrangesse lui. E
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quel che mi convien ritrar testeso, non port voce mai, n scrisse incostro, n fu per fantasia gi mai compreso; chio vidi e anche udi parlar lo rostro, e sonar ne la voce e io e mio, quand era nel concetto e noi e nostro. E cominci: Per esser giusto e pio son io qui essaltato a quella gloria che
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non si lascia vincere a disio; e in terra lasciai la mia memoria s fatta, che le genti l malvage commendan lei, ma non seguon la storia. Cos un sol calor di molte brage si fa sentir, come di molti amori usciva solo un suon di quella image. Ond io appresso: O perpeti fiori de letterna letizia, che pur uno
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parer mi fate tutti vostri odori, solvetemi, spirando, il gran digiuno che lungamente mha tenuto in fame, non trovandoli in terra cibo alcuno. Ben so io che, se n cielo altro reame la divina giustizia fa suo specchio, che l vostro non lapprende con velame. Sapete come attento io mapparecchio ad ascoltar; sapete qual quello dubbio che m digiun cotanto
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vecchio. Quasi falcone chesce del cappello, move la testa e con lali si plaude, voglia mostrando e faccendosi bello, vid io farsi quel segno, che di laude de la divina grazia era contesto, con canti quai si sa chi l s gaude. Poi cominci: Colui che volse il sesto a lo stremo del mondo, e dentro ad esso distinse tanto
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occulto e manifesto, non pot suo valor s fare impresso in tutto luniverso, che l suo verbo non rimanesse in infinito eccesso. E ci fa certo che l primo superbo, che fu la somma dogne creatura, per non aspettar lume, cadde acerbo; e quinci appar chogne minor natura corto recettacolo a quel bene che non ha fine e s con
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s misura. Dunque vostra veduta, che convene esser alcun de raggi de la mente di che tutte le cose son ripiene, non p da sua natura esser possente tanto, che suo principio discerna molto di l da quel che l parvente. Per ne la giustizia sempiterna la vista che riceve il vostro mondo, com occhio per lo mare, entro sinterna;
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che, ben che da la proda veggia il fondo, in pelago nol vede; e nondimeno li, ma cela lui lesser profondo. Lume non , se non vien dal sereno che non si turba mai; anzi tenbra od ombra de la carne o suo veleno. Assai t mo aperta la latebra che tascondeva la giustizia viva, di che facei question cotanto
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crebra; ch tu dicevi: Un uom nasce a la riva de lIndo, e quivi non chi ragioni di Cristo n chi legga n chi scriva; e tutti suoi voleri e atti buoni sono, quanto ragione umana vede, sanza peccato in vita o in sermoni. Muore non battezzato e sanza fede: ov questa giustizia che l condanna? ov la colpa sua,
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se ei non crede?. Or tu chi se, che vuo sedere a scranna, per giudicar di lungi mille miglia con la veduta corta duna spanna? Certo a colui che meco sassottiglia, se la Scrittura sovra voi non fosse, da dubitar sarebbe a maraviglia. Oh terreni animali! oh menti grosse! La prima volont, ch da s buona, da s, ch sommo
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ben, mai non si mosse. Cotanto giusto quanto a lei consuona: nullo creato bene a s la tira, ma essa, radando, lui cagiona. Quale sovresso il nido si rigira poi cha pasciuti la cicogna i figli, e come quel ch pasto la rimira; cotal si fece, e s levi i cigli, la benedetta imagine, che lali movea sospinte da tanti
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consigli. Roteando cantava, e dicea: Quali son le mie note a te, che non le ntendi, tal il giudicio etterno a voi mortali. Poi si quetaro quei lucenti incendi de lo Spirito Santo ancor nel segno che f i Romani al mondo reverendi, esso ricominci: A questo regno non sal mai chi non credette n Cristo, n pria n poi
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chel si chiavasse al legno. Ma vedi: molti gridan Cristo, Cristo!, che saranno in giudicio assai men prope a lui, che tal che non conosce Cristo; e tai Cristian danner lEtpe, quando si partiranno i due collegi, luno in etterno ricco e laltro inpe. Che poran dir li Perse a vostri regi, come vedranno quel volume aperto nel qual si
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scrivon tutti suoi dispregi? L si vedr, tra lopere dAlberto, quella che tosto mover la penna, per che l regno di Praga fia diserto. L si vedr il duol che sovra Senna induce, falseggiando la moneta, quel che morr di colpo di cotenna. L si vedr la superbia chasseta, che fa lo Scotto e lInghilese folle, s che non pu
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soffrir dentro a sua meta. Vedrassi la lussuria e l viver molle di quel di Spagna e di quel di Boemme, che mai valor non conobbe n volle. Vedrassi al Ciotto di Ierusalemme segnata con un i la sua bontate, quando l contrario segner un emme. Vedrassi lavarizia e la viltate di quei che guarda lisola del foco, ove Anchise
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fin la lunga etate; e a dare ad intender quanto poco, la sua scrittura fian lettere mozze, che noteranno molto in parvo loco. E parranno a ciascun lopere sozze del barba e del fratel, che tanto egregia nazione e due corone han fatte bozze. E quel di Portogallo e di Norvegia l si conosceranno, e quel di Rascia che male
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ha visto il conio di Vinegia. Oh beata Ungheria, se non si lascia pi malmenare! e beata Navarra, se sarmasse del monte che la fascia! E creder de ciascun che gi, per arra di questo, Niccosa e Famagosta per la lor bestia si lamenti e garra, che dal fianco de laltre non si scosta. Paradiso Canto XX Quando colui che
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tutto l mondo alluma de lemisperio nostro s discende, che l giorno dogne parte si consuma, lo ciel, che sol di lui prima saccende, subitamente si rif parvente per molte luci, in che una risplende; e questo atto del ciel mi venne a mente, come l segno del mondo e de suoi duci nel benedetto rostro fu tacente; per che
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tutte quelle vive luci, vie pi lucendo, cominciaron canti da mia memoria labili e caduci. O dolce amor che di riso tammanti, quanto parevi ardente in que flailli, chavieno spirto sol di pensier santi! Poscia che i cari e lucidi lapilli ond io vidi ingemmato il sesto lume puoser silenzio a li angelici squilli, udir mi parve un mormorar di
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fiume che scende chiaro gi di pietra in pietra, mostrando lubert del suo cacume. E come suono al collo de la cetra prende sua forma, e s com al pertugio de la sampogna vento che pentra, cos, rimosso daspettare indugio, quel mormorar de laguglia salissi su per lo collo, come fosse bugio. Fecesi voce quivi, e quindi uscissi per lo
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suo becco in forma di parole, quali aspettava il core ov io le scrissi. La parte in me che vede e pate il sole ne laguglie mortali, incominciommi, or fisamente riguardar si vole, perch di fuochi ond io figura fommi, quelli onde locchio in testa mi scintilla, e di tutti lor gradi son li sommi. Colui che luce in mezzo
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per pupilla, fu il cantor de lo Spirito Santo, che larca traslat di villa in villa: ora conosce il merto del suo canto, in quanto effetto fu del suo consiglio, per lo remunerar ch altrettanto. Dei cinque che mi fan cerchio per ciglio, colui che pi al becco mi saccosta, la vedovella consol del figlio: ora conosce quanto caro costa
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non seguir Cristo, per lesperenza di questa dolce vita e de lopposta. E quel che segue in la circunferenza di che ragiono, per larco superno, morte indugi per vera penitenza: ora conosce che l giudicio etterno non si trasmuta, quando degno preco fa crastino l gi de loderno. Laltro che segue, con le leggi e meco, sotto buona intenzion che
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f mal frutto, per cedere al pastor si fece greco: ora conosce come il mal dedutto dal suo bene operar non li nocivo, avvegna che sia l mondo indi distrutto. E quel che vedi ne larco declivo, Guiglielmo fu, cui quella terra plora che piagne Carlo e Federigo vivo: ora conosce come sinnamora lo ciel del giusto rege, e al
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sembiante del suo fulgore il fa vedere ancora. Chi crederebbe gi nel mondo errante che Rifo Troiano in questo tondo fosse la quinta de le luci sante? Ora conosce assai di quel che l mondo veder non pu de la divina grazia, ben che sua vista non discerna il fondo. Quale allodetta che n aere si spazia prima cantando, e
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poi tace contenta de lultima dolcezza che la sazia, tal mi sembi limago de la mprenta de letterno piacere, al cui disio ciascuna cosa qual ell diventa. E avvegna chio fossi al dubbiar mio l quasi vetro a lo color chel veste, tempo aspettar tacendo non patio, ma de la bocca, Che cose son queste?, mi pinse con la forza
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del suo peso: per chio di coruscar vidi gran feste. Poi appresso, con locchio pi acceso, lo benedetto segno mi rispuose per non tenermi in ammirar sospeso: Io veggio che tu credi queste cose perch io le dico, ma non vedi come; s che, se son credute, sono ascose. Fai come quei che la cosa per nome apprende ben, ma
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la sua quiditate veder non pu se altri non la prome. Regnum celorum volenza pate da caldo amore e da viva speranza, che vince la divina volontate: non a guisa che lomo a lom sobranza, ma vince lei perch vuole esser vinta, e, vinta, vince con sua beninanza. La prima vita del ciglio e la quinta ti fa maravigliar, perch
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ne vedi la regon de li angeli dipinta. Di corpi suoi non uscir, come credi, Gentili, ma Cristiani, in ferma fede quel di passuri e quel di passi piedi. Ch luna de lo nferno, u non si riede gi mai a buon voler, torn a lossa; e ci di viva spene fu mercede: di viva spene, che mise la possa
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ne prieghi fatti a Dio per suscitarla, s che potesse sua voglia esser mossa. Lanima glorosa onde si parla, tornata ne la carne, in che fu poco, credette in lui che pota aiutarla; e credendo saccese in tanto foco di vero amor, cha la morte seconda fu degna di venire a questo gioco. Laltra, per grazia che da s profonda
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fontana stilla, che mai creatura non pinse locchio infino a la prima onda, tutto suo amor l gi pose a drittura: per che, di grazia in grazia, Dio li aperse locchio a la nostra redenzion futura; ond ei credette in quella, e non sofferse da indi il puzzo pi del paganesmo; e riprendiene le genti perverse. Quelle tre donne li
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fur per battesmo che tu vedesti da la destra rota, dinanzi al battezzar pi dun millesmo. O predestinazion, quanto remota la radice tua da quelli aspetti che la prima cagion non veggion tota! E voi, mortali, tenetevi stretti a giudicar: ch noi, che Dio vedemo, non conosciamo ancor tutti li eletti; ed nne dolce cos fatto scemo, perch il ben
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nostro in questo ben saffina, che quel che vole Iddio, e noi volemo. Cos da quella imagine divina, per farmi chiara la mia corta vista, data mi fu soave medicina. E come a buon cantor buon citarista fa seguitar lo guizzo de la corda, in che pi di piacer lo canto acquista, s, mentre che parl, s mi ricorda chio
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vidi le due luci benedette, pur come batter docchi si concorda, con le parole mover le fiammette. Paradiso Canto XXI Gi eran li occhi miei rifissi al volto de la mia donna, e lanimo con essi, e da ogne altro intento sera tolto. E quella non ridea; ma Sio ridessi, mi cominci, tu ti faresti quale fu Semel quando di
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cener fessi: ch la bellezza mia, che per le scale de letterno palazzo pi saccende, com hai veduto, quanto pi si sale, se non si temperasse, tanto splende, che l tuo mortal podere, al suo fulgore, sarebbe fronda che trono scoscende. Noi sem levati al settimo splendore, che sotto l petto del Leone ardente raggia mo misto gi del suo
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valore. Ficca di retro a li occhi tuoi la mente, e fa di quelli specchi a la figura che n questo specchio ti sar parvente. Qual savesse qual era la pastura del viso mio ne laspetto beato quand io mi trasmutai ad altra cura, conoscerebbe quanto mera a grato ubidire a la mia celeste scorta, contrapesando lun con laltro lato.
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Dentro al cristallo che l vocabol porta, cerchiando il mondo, del suo caro duce sotto cui giacque ogne malizia morta, di color doro in che raggio traluce vid io uno scaleo eretto in suso tanto, che nol seguiva la mia luce. Vidi anche per li gradi scender giuso tanti splendor, chio pensai chogne lume che par nel ciel, quindi fosse
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diffuso. E come, per lo natural costume, le pole insieme, al cominciar del giorno, si movono a scaldar le fredde piume; poi altre vanno via sanza ritorno, altre rivolgon s onde son mosse, e altre roteando fan soggiorno; tal modo parve me che quivi fosse in quello sfavillar che nsieme venne, s come in certo grado si percosse. E quel
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che presso pi ci si ritenne, si f s chiaro, chio dicea pensando: Io veggio ben lamor che tu maccenne. Ma quella ond io aspetto il come e l quando del dire e del tacer, si sta; ond io, contra l disio, fo ben chio non dimando. Per chella, che veda il tacer mio nel veder di colui che tutto
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vede, mi disse: Solvi il tuo caldo disio. E io incominciai: La mia mercede non mi fa degno de la tua risposta; ma per colei che l chieder mi concede, vita beata che ti stai nascosta dentro a la tua letizia, fammi nota la cagion che s presso mi tha posta; e d perch si tace in questa rota la
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dolce sinfonia di paradiso, che gi per laltre suona s divota. Tu hai ludir mortal s come il viso, rispuose a me; onde qui non si canta per quel che Batrice non ha riso. Gi per li gradi de la scala santa discesi tanto sol per farti festa col dire e con la luce che mi ammanta; n pi amor
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mi fece esser pi presta, ch pi e tanto amor quinci s ferve, s come il fiammeggiar ti manifesta. Ma lalta carit, che ci fa serve pronte al consiglio che l mondo governa, sorteggia qui s come tu osserve. Io veggio ben, diss io, sacra lucerna, come libero amore in questa corte basta a seguir la provedenza etterna; ma questo
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quel cha cerner mi par forte, perch predestinata fosti sola a questo officio tra le tue consorte. N venni prima a lultima parola, che del suo mezzo fece il lume centro, girando s come veloce mola; poi rispuose lamor che vera dentro: Luce divina sopra me sappunta, penetrando per questa in chio minventro, la cui virt, col mio veder congiunta,
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mi leva sopra me tanto, chi veggio la somma essenza de la quale munta. Quinci vien lallegrezza ond io fiammeggio; per cha la vista mia, quant ella chiara, la chiarit de la fiamma pareggio. Ma quell alma nel ciel che pi si schiara, quel serafin che n Dio pi locchio ha fisso, a la dimanda tua non satisfara, per che
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s sinnoltra ne lo abisso de letterno statuto quel che chiedi, che da ogne creata vista scisso. E al mondo mortal, quando tu riedi, questo rapporta, s che non presumma a tanto segno pi mover li piedi. La mente, che qui luce, in terra fumma; onde riguarda come pu l gie quel che non pote perch l ciel lassumma. S
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mi prescrisser le parole sue, chio lasciai la quistione e mi ritrassi a dimandarla umilmente chi fue. Tra due liti dItalia surgon sassi, e non molto distanti a la tua patria, tanto che troni assai suonan pi bassi, e fanno un gibbo che si chiama Catria, di sotto al quale consecrato un ermo, che suole esser disposto a sola latria.
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Cos ricominciommi il terzo sermo; e poi, continando, disse: Quivi al servigio di Dio mi fe s fermo, che pur con cibi di liquor dulivi lievemente passava caldi e geli, contento ne pensier contemplativi. Render solea quel chiostro a questi cieli fertilemente; e ora fatto vano, s che tosto convien che si riveli. In quel loco fu io Pietro Damiano,
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e Pietro Peccator fu ne la casa di Nostra Donna in sul lito adriano. Poca vita mortal mera rimasa, quando fui chiesto e tratto a quel cappello, che pur di male in peggio si travasa. Venne Cefs e venne il gran vasello de lo Spirito Santo, magri e scalzi, prendendo il cibo da qualunque ostello. Or voglion quinci e quindi
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chi rincalzi li moderni pastori e chi li meni, tanto son gravi, e chi di rietro li alzi. Cuopron di manti loro i palafreni, s che due bestie van sott una pelle: oh pazenza che tanto sostieni!. A questa voce vid io pi fiammelle di grado in grado scendere e girarsi, e ogne giro le facea pi belle. Dintorno a
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questa vennero e fermarsi, e fero un grido di s alto suono, che non potrebbe qui assomigliarsi; n io lo ntesi, s mi vinse il tuono. Paradiso Canto XXII Oppresso di stupore, a la mia guida mi volsi, come parvol che ricorre sempre col dove pi si confida; e quella, come madre che soccorre sbito al figlio palido e anelo
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con la sua voce, che l suol ben disporre, mi disse: Non sai tu che tu se in cielo? e non sai tu che l cielo tutto santo, e ci che ci si fa vien da buon zelo? Come tavrebbe trasmutato il canto, e io ridendo, mo pensar lo puoi, poscia che l grido tha mosso cotanto; nel qual, se
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nteso avessi i prieghi suoi, gi ti sarebbe nota la vendetta che tu vedrai innanzi che tu muoi. La spada di qua s non taglia in fretta n tardo, ma chal parer di colui che disando o temendo laspetta. Ma rivolgiti omai inverso altrui; chassai illustri spiriti vedrai, se com io dico laspetto redui. Come a lei piacque, li occhi
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ritornai, e vidi cento sperule che nsieme pi sabbellivan con muti rai. Io stava come quei che n s repreme la punta del disio, e non sattenta di domandar, s del troppo si teme; e la maggiore e la pi luculenta di quelle margherite innanzi fessi, per far di s la mia voglia contenta. Poi dentro a lei udi: Se
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tu vedessi com io la carit che tra noi arde, li tuoi concetti sarebbero espressi. Ma perch tu, aspettando, non tarde a lalto fine, io ti far risposta pur al pensier, da che s ti riguarde. Quel monte a cui Cassino ne la costa fu frequentato gi in su la cima da la gente ingannata e mal disposta; e quel
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son io che s vi portai prima lo nome di colui che n terra addusse la verit che tanto ci soblima; e tanta grazia sopra me relusse, chio ritrassi le ville circunstanti da lempio clto che l mondo sedusse. Questi altri fuochi tutti contemplanti uomini fuoro, accesi di quel caldo che fa nascere i fiori e frutti santi. Qui Maccario,
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qui Romoaldo, qui son li frati miei che dentro ai chiostri fermar li piedi e tennero il cor saldo. E io a lui: Laffetto che dimostri meco parlando, e la buona sembianza chio veggio e noto in tutti li ardor vostri, cos mha dilatata mia fidanza, come l sol fa la rosa quando aperta tanto divien quant ell ha di
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possanza. Per ti priego, e tu, padre, maccerta sio posso prender tanta grazia, chio ti veggia con imagine scoverta. Ond elli: Frate, il tuo alto disio sadempier in su lultima spera, ove sadempion tutti li altri e l mio. Ivi perfetta, matura e intera ciascuna disanza; in quella sola ogne parte l ove sempr era, perch non in loco e
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non simpola; e nostra scala infino ad essa varca, onde cos dal viso ti sinvola. Infin l s la vide il patriarca Iacobbe porger la superna parte, quando li apparve dangeli s carca. Ma, per salirla, mo nessun diparte da terra i piedi, e la regola mia rimasa per danno de le carte. Le mura che solieno esser badia fatte
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sono spelonche, e le cocolle sacca son piene di farina ria. Ma grave usura tanto non si tolle contra l piacer di Dio, quanto quel frutto che fa il cor de monaci s folle; ch quantunque la Chiesa guarda, tutto de la gente che per Dio dimanda; non di parenti n daltro pi brutto. La carne di mortali tanto blanda,
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che gi non basta buon cominciamento dal nascer de la quercia al far la ghianda. Pier cominci sanz oro e sanz argento, e io con orazione e con digiuno, e Francesco umilmente il suo convento; e se guardi l principio di ciascuno, poscia riguardi l dov trascorso, tu vederai del bianco fatto bruno. Veramente Iordan vlto retrorso pi fu, e
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l mar fuggir, quando Dio volse, mirabile a veder che qui l soccorso. Cos mi disse, e indi si raccolse al suo collegio, e l collegio si strinse; poi, come turbo, in s tutto savvolse. La dolce donna dietro a lor mi pinse con un sol cenno su per quella scala, s sua virt la mia natura vinse; n mai
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qua gi dove si monta e cala naturalmente, fu s ratto moto chagguagliar si potesse a la mia ala. Sio torni mai, lettore, a quel divoto trunfo per lo quale io piango spesso le mie peccata e l petto mi percuoto, tu non avresti in tanto tratto e messo nel foco il dito, in quant io vidi l segno che
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segue il Tauro e fui dentro da esso. O glorose stelle, o lume pregno di gran virt, dal quale io riconosco tutto, qual che si sia, il mio ingegno, con voi nasceva e sascondeva vosco quelli ch padre dogne mortal vita, quand io senti di prima laere tosco; e poi, quando mi fu grazia largita dentrar ne lalta rota che
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vi gira, la vostra regon mi fu sortita. A voi divotamente ora sospira lanima mia, per acquistar virtute al passo forte che a s la tira. Tu se s presso a lultima salute, cominci Batrice, che tu dei aver le luci tue chiare e acute; e per, prima che tu pi tinlei, rimira in gi, e vedi quanto mondo sotto
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li piedi gi esser ti fei; s che l tuo cor, quantunque pu, giocondo sappresenti a la turba trunfante che lieta vien per questo etera tondo. Col viso ritornai per tutte quante le sette spere, e vidi questo globo tal, chio sorrisi del suo vil sembiante; e quel consiglio per migliore approbo che lha per meno; e chi ad altro
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pensa chiamar si puote veramente probo. Vidi la figlia di Latona incensa sanza quell ombra che mi fu cagione per che gi la credetti rara e densa. Laspetto del tuo nato, Iperone, quivi sostenni, e vidi com si move circa e vicino a lui Maia e Done. Quindi mapparve il temperar di Giove tra l padre e l figlio; e
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