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dell’Unione di quelli previsti per le frodi lesive degli interessi finanziari dello Stato, anche quando nell’ordinamento dello Stato membro la prescrizione è parte del diritto penale sostanziale e soggetta al principio di legalità; 3) se la sentenza della Grande sezione della |
Corte di giustizia dell’Unione europea 8 settembre 2015, in causa C -105/14, Taricco, debba essere interpretata nel senso di imporre al giudice pena le di non applicare una normativa nazionale sulla prescrizione che osta in un numero considerevole di casi alla repressione di gravi frodi in danno degli interessi finanziari dell’Unione europea, ovvero |
che prevede termini di prescrizione più brevi per fro di che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea di quelli previsti per le frodi lesive degli interessi finanziari dello 48 Stato, anche quando tale omessa applicazione sia in contrasto con i principi supremi dell’ordine costituzionale dello Stato m embro o con i diritti inalienabili della persona |
riconosciuti dalla Costituzione dello Stato membro. 12.– La Corte di giustizia si è pronunciata con la sentenza della Grande sezione 5 dicembre 2017, in causa C -42/17, M.A. S. e M. B., ritenendo assorbito il terzo quesito in |
forza delle risposte date ai primi due, nei seguenti termini: «l’articolo 325, paragrafi 1 e 2, TFUE dev’essere interpretato nel senso che esso impone al giudice nazionale di disapplicare, nell’ambito di un procedimento penale riguardante reati in materia di |
imposta sul valore aggiunto, disposizioni interne sulla prescrizione, rientranti nel diritto sostanziale nazionale, che ostino all’inflizione di sanzioni penali effettive e dissuasive in un numero considerevole di casi di frode grave c he ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea o che prevedano, per i casi di frode grave che ledono tali interessi, |
termini di prescrizione più brevi di quelli previsti per i casi che ledono gli interessi finanziari dello Stato membro interessato, a meno che una disapplicazione siffatta comporti una violazione del principio di legalità dei reati e delle pene a causa dell’insufficiente determinatezza della legge applicabile, o dell’applicazione retroattiva di |
una normativa che impone un regime di pu nibilità più severo di quello vigente al momento della commissione del reato». |
Nella sostanza, la Corte di giustizia ha ribadito i contorni della “regola Taricco”, ma ha confermato che essa può trovare applicazione solo se è rispettosa del principio di legalità in materia penale, nella duplice componente della determinatezza e del divieto di retroattività. Quanto alla prima ha sollecitato una verifica della competente autorità |
nazionale, mentre sulla retroattività ha sùbito specificato che la “regola Taricc o” non si estende ai fatti compiuti prima dell’8 settembre 2015, data di pubblicazione della sentenza che l’ha enunciata. |
13.– In prossimità della nuova udienza pubblica conseguente alla pronuncia della Corte di giustizia M.A. S., il Presidente del Consigl io dei ministri ha depositato una memoria chiedendo che siano restituiti gli atti ai giudici rimettenti «per una nuova |
valutazione della rilevanza alla luce della sentenza 5.12.2017, emessa in causa C -42/17, dalla Corte di giustizia». 14.– Anche uno degli imputati nel processo innanzi alla Corte di cassazione, già costituitosi in giudizio, ha depositato una memoria chiedendo l’adozione di una sentenza |
interpretativa di rigetto. |
La difesa di questo imputato ritiene “opportuno” che il giudizio sia definito c on tale tipo di sentenza e non con una «pronuncia a carattere processuale (di inammissibilità o […] di restituzione degli atti al giudice a quo)», al fine di fornire «fondamentali criteri di interpretazione alle Corti chiamate a pronunciarsi nei procedimen ti a quibus » e di |
«ribadire i termini del rapporto tra diritto interno e diritto dell’Unione quando quest’ultimo incida sulla tutela dei diritti fondamentali della persona». |
Poiché il paragrafo 59 della sentenza della Corte di giustizia del 5 dicembre 201 7 potrebbe interpretarsi nel senso che la verifica demandata al giudice nazionale, volta a saggiare la compatibilità tra la “regola Taricco” e il principio di determinatezza in materia penale, si riferisce unicamente al paragrafo 1 dell’art. 325 TFUE, la C orte dovrebbe |
chiarire che il paragrafo 2 del citato articolo non consentirebbe al giudice nazionale «di 49 applicare alle frodi lesive degli interessi finanziari dell’Unione europea il più severo regime della prescrizione previsto per l’associazione per deli nquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri». La “regola Taricco” (anche nella parte relativa |
al paragrafo 2 dell’art. 325 TFUE) non costituirebbe una base legale sufficientemente determinata da consentire al giudice nazionale di disappl icare la disciplina interna della prescrizione dei reati tributari. |
Per i fatti commessi prima dell’8 settembre 2015, il giudice nazionale non potrebbe attivare il potere di disapplicazione, in quanto «questa» contrasterebbe con il divieto di retroattivit à in materia penale, dovendo conseguentemente dichiarare la prescrizione di quei reati per i quali essa sarebbe già maturata in virtù degli artt. 160, ultimo comma, e |
161, secondo comma, cod. pen. Anche per «gli illeciti» posti in essere in epoca successiv a all’8 settembre 2015, la disapplicazione in malam partem non potrebbe discendere dall’art. 325, paragrafi 1 e 2, TFUE in ossequio al principio di legalità penale, nel suo corollario della determinatezza, sia con riferimento al principio di effettività ch e a quello |
di assimilazione. 15.– Ha depositato una memoria pure uno degli imputati nel processo innanzi alla |
Corte d’appello di Milano, già costituitosi in giudizio, chiedendo che siano restituiti gli atti al giudice rimettente o, in subordine, che la qu estione sia dichiarata non fondata, con una sentenza interpretativa di rigetto. |
La difesa dell’imputato, dopo aver richiamato il contenuto essenziale dell’ordinanza n. 24 del 2017 di questa Corte, osserva che la pronuncia della Corte di giustizia 5 dicembr e 2017 resa nella causa C -42/17, M.A. S., M. B., costituisce «una forma di ius superveniens», che ha mutato la norma oggetto di controllo. Questa pronuncia avrebbe |
infatti ridefinito il significato dell’art. 325, paragrafi 1 e 2, del TFUE, condizionando l’obbligo di disapplicazione al rispetto del principio di legalità dei reati e delle pene, sì da far venir meno ogni possibile profilo di contrasto tra l’art. 2 della legge n. 130 del 2008, nella parte in cui autorizza alla ratifica e rende esecutivo il cita to art. 325, e l’art. 25, |
secondo comma, Cost. In via «alternativa», la Corte potrebbe adottare una sentenza interpretativa di rigetto, ritenendo la questione di legittimità costituzionale infondata alla luce delle statuizioni della Corte di giustizia nell a citata sentenza del 5 dicembre 2017. |
Considerato in diritto 1.– La Corte di cassazione ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. |
2 della legge 2 agosto 2008, n. 130 (Ratifica ed esecuzione del Trattato di Lisbona che modifica il Tr attato sull’Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea e alcuni atti connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni, fatto a Lisbona il 13 dicembre 2007), in riferimento agli artt. 3, 11, 24, 25, secondo comma, 27, terzo comma, |
e 101, secondo comma, della Costituzione. 2.– A sua volta la Corte d’appello di Milano ha sollevato una questione di legittimità costituzionale dell’art. 2 della legge n. 130 del 2008, in riferimento all’art. 25, secondo |
comma, Cost. 3.– La disposizione ce nsurata ordina l’esecuzione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), come modificato dall’art. 2 del Trattato di Lisbona del 13 50 |
dicembre 2007 e ratificato dalla legge n. 130 del 2008, e, conseguentemente, dell’art. 325 di tale trattato. |
I rimettenti dubitano della legittimità costituzionale della norma, nella parte in cui, imponendo di applicare l’art. 325 TFUE, come interpretato dalla sentenza della Grande sezione della Corte di giustizia 8 settembre 2015, in causa C -105/14, Taricco, comp orta che in taluni casi venga omessa l’applicazione degli artt. 160, terzo comma, e 161, |
secondo comma, del codice penale, nei confronti dei reati in materia di imposta sul valore aggiunto (IVA) che costituiscono frode in danno degli interessi finanziari dell’Unione. |
Il combinato disposto degli artt. 160, terzo comma, e 161, secondo comma, cod. pen. pone un limite all’aumento del termine di prescrizione in seguito a un atto interruttivo. Questo limite però non opera per i delitti elencati dall’art. 51, comm i 3-bis e |
3-quater, del codice di procedura penale. |
La sentenza resa in causa Taricco dalla Corte di giustizia ha stabilito che il giudice nazionale deve disapplicare, alle condizioni che poi si vedranno, gli artt. 160, terzo comma, e 161, secondo comma, c od. pen., omettendo di dichiarare prescritti i reati e procedendo nel giudizio penale, in due casi: innanzitutto, secondo una regola che è stata |
tratta dall’art. 325, paragrafo 1, TFUE, quando questo regime giuridico della prescrizione impedisce di infligg ere sanzioni effettive e dissuasive in un numero considerevole di gravi casi di frode che ledono gli interessi finanziari dell’Unione; in secondo luogo, in base a una regola desunta dall’art. 325, paragrafo 2, TFUE (cosiddetto principio di |
assimilazione), quando il termine di prescrizione, per effetto delle norme indicate, risulta più breve di quello fissato dalla legge nazionale per casi analoghi di frode in danno dello Stato membro. |
Entrambi i rimettenti giudicano imputati ai quali sono addebitati reati c he, ove fossero applicati gli artt. 160, terzo comma, e 161, secondo comma, cod. pen., dovrebbero ritenersi prescritti. Diversamente si dovrebbe decidere, invece, se in applicazione della “regola Taricco” tali disposizioni non potessero operare. |
I giudici a quibus osservano che questa regola è senz’altro applicabile nei rispettivi giudizi, che vertono su gravi frodi in materia di IVA, con conseguente lesione degli interessi finanziari dell’Unione. Le frodi, inoltre, ricorrerebbero in un numero considerevole di casi, così da integrare tutte le condizioni che concretizzano la “regola |
Taricco”. |
Nel solo processo milanese rileverebbe anche, e con il medesimo effetto, il paragrafo 2 dell’art. 325 TFUE, perché ad alcuni imputati è contestato il reato di associazio ne per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari attinenti all’IVA. Questa figura criminosa non è compresa nell’elenco dei delitti previsti dall’art. 51, commi 3 -bis e 3 - |
quater, cod. proc. pen., che invece, nel comma 3 -bis, include l’art. 291-quater del d.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale), ovvero l’associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di |
tabacchi lavorati esteri. Vi sarebbe perciò un’ipotesi di fr ode in danno dell’Italia dal profilo analogo a quello del reato per cui procede la Corte d’appello rimettente, per la quale l’ordinamento nazionale prevede un regime della prescrizione più severo, violando così il principio di assimilazione. 51 |
4.– I rimetten ti, dopo aver dato conto della necessità di applicare la “regola Taricco”, reputano che essa sia in contrasto con i principi supremi dell’ordine costituzionale dello Stato e censurano pertanto la normativa nazionale che, dando esecuzione all’art. 325 |
TFUE, accoglie nel nostro ordinamento tale regola. |
Premesso che l’istituto della prescrizione appartiene alla legalità penale sostanziale, la Corte di cassazione ritiene violato l’art. 25, secondo comma, Cost. per i profili della riserva di legge in materia pen ale, posto che il regime della prescrizione cesserebbe di |
essere legale, della determinatezza, a causa della genericità dei concetti di «grave frode» e di «numero considerevole di casi», intorno ai quali ruota la “regola Taricco”, e del divieto di retroatt ività, considerato che i fatti addebitati agli imputati sono anteriori all’8 settembre 2015, data di pubblicazione della sentenza Taricco. |
Inoltre sarebbe leso l’art. 101, secondo comma, Cost., perché verrebbe demandata al giudice un’attività implicante un a «valutazione di natura politico -criminale» che spetterebbe invece al legislatore. |
Sarebbero poi violati gli artt. 3 e 24 Cost., a causa della irragionevolezza manifesta della “regola Taricco” e dell’impedimento che essa avrebbe costituito per gli imputat i di prevedere la data di prescrizione del reato e conseguentemente di valutare l’opportunità di accedere a un rito alternativo. |
Infine, sarebbe leso l’art. 27, terzo comma, Cost., perché legare il termine di prescrizione esclusivamente a considerazioni at tinenti alla tutela di interessi finanziari farebbe venire meno la finalità rieducativa della pena. |
La Corte d’appello di Milano, a sua volta, premessa la natura sostanziale della prescrizione, reputa leso l’art. 25, secondo comma, Cost., a causa del carat tere retroattivo in malam partem della “regola Taricco”, tenuto conto del fatto che i reati contestati nel giudizio a quo sono stati commessi prima dell’8 settembre 2015. |
5.– Questa Corte con l’ordinanza n. 24 del 2017 ha riunito i giudizi e disposto un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia per l’interpretazione relativa al corretto significato da attribuire all’art. 325 TFUE e alla sentenza Taricco. |
Secondo questa Corte l’eventuale applicazione della “regola Taricco” nel nostro ordinamento violerebb e gli artt. 25, secondo comma, e 101, secondo comma, Cost., e non potrebbe perciò essere consentita neppure alla luce del primato del diritto dell’Unione. |
Tuttavia è sembrato a questa Corte che la stessa sentenza Taricco (paragrafi 53 e 55) tenda ad esclud ere tale applicazione ogni qual volta essa venga a trovarsi in conflitto con l’identità costituzionale dello Stato membro e in particolare implichi una violazione del principio di legalità penale, secondo l’apprezzamento delle competenti autorità di tale |
Stato. |
Di ciò è stata chiesta conferma alla Corte di giustizia. 6.– La Grande sezione della Corte di giustizia, con sentenza 5 dicembre 2017, in causa C -42/17, M.A. S. e M. B., ha compreso il dubbio interpretativo di questa Corte e |
ha affermato che l’obbli go per il giudice nazionale di disapplicare la normativa interna in materia di prescrizione, sulla base della “regola Taricco”, viene meno quando ciò comporta una violazione del principio di legalità dei reati e delle pene, a causa dell’insufficiente deter minatezza della legge applicabile o dell’applicazione retroattiva di 52 |
una normativa che prevede un regime di punibilità più severo di quello vigente al momento della commissione del reato. 7.– La nuova pronuncia della Corte di Lussemburgo opera su due piani connessi. |
In primo luogo, provvede a chiarire che, in virtù del divieto di retroattività in malam partem della legge penale, la “regola Taricco” non può essere applicata ai fatti commessi anteriormente alla data di pubblicazione della sentenza che l’ha di chiarata, ovvero anteriormente all’8 settembre 2015 (paragrafo 60). Si tratta di un divieto che discende |
immediatamente dal diritto dell’Unione e non richiede alcuna ulteriore verifica da parte delle autorità giudiziarie nazionali. |
In secondo luogo demanda a queste ultime il compito di saggiare la compatibilità della “regola Taricco” con il principio di determinatezza in materia penale (paragrafo 59). |
In tal caso, per giungere a disapplicare la normativa nazionale in tema di prescrizione, è necessario che i l giudice nazionale effettui uno scrutinio favorevole quanto alla compatibilità della “regola Taricco” con il principio di determinatezza, che è, sia principio supremo dell’ordine costituzionale italiano, sia cardine del diritto dell’Unione, |
in base all’ar t. 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (CDFUE), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e, in una versione adattata, il 12 dicembre 2007 a Strasburgo (paragrafi 51 e 52 della sentenza M.A.S.). |
8.– A quest’ultimo proposito va ribadito quanto già affermato con l’ordinanza n. 24 del 2017. L’autorità competente a svolgere il controllo sollecitato dalla Corte di giustizia è la Corte costituzionale, cui spetta in via esclusiva il compito di accertare se il diritto dell’Unione è in contrasto con i principi supremi dell’ordine |
costituzionale e in particolare con i diritti inalienabili della persona. A tale scopo il ruolo essenziale che riveste il giudice comune consiste nel porre il dubbio sulla legittimità costituzionale della normativa nazion ale che dà ingresso alla norma europea generatrice del preteso contrasto. Perciò non può essere accolta la richiesta |
di restituzione degli atti avanzata dal Presidente del Consiglio dei ministri e da una parte del giudizio davanti alla Corte d’appello di M ilano, dato che in seguito alla sentenza M.A. |
S. spetta innanzi tutto a questa Corte la valutazione circa l’applicabilità della “regola Taricco” nel nostro ordinamento. |
9.– Alla luce del chiarimento interpretativo offerto dalla sentenza M.A. S., tutte le questioni sollevate da entrambi i rimettenti risultano non fondate, perché la “regola Taricco” non è applicabile nei giudizi a quibus. |
10.– In entrambi i processi principali si procede per fatti avvenuti prima dell’8 settembre 2015, sicché l’applicabilità d egli artt. 160, terzo comma, e 161, secondo comma, cod. pen. e la conseguente prescrizione dei reati oggetto dei procedimenti a quibus sono riconosciute dalla stessa sentenza M.A. S., che ha escluso gli effetti della |
“regola Taricco” nei confronti dei reat i commessi prima di tale data. |
Ciò però non significa che le questioni sollevate siano prive di rilevanza, perché riconoscere solo sulla base della sentenza M.A.S. l’avvenuta prescrizione significherebbe comunque fare applicazione della “regola Taricco”, s ia pure individuandone i limiti temporali. |
Indipendentemente dalla collocazione dei fatti, prima o dopo l’8 settembre 2015, il giudice comune non può applicare loro la “regola Taricco”, perché essa è in contrasto 53 con il principio di determinatezza in mater ia penale, consacrato dall’art. 25, secondo comma, Cost. |
Questa Corte, nel compimento del relativo scrutinio di legittimità costituzionale, che in questo peculiare caso è anche adempimento della verifica sollecitata dalla Corte di giustizia, non può che ri cordare quanto aveva già osservato con l’ordinanza n. 24 del 2017. |
Un istituto che incide sulla punibilità della persona, riconnettendo al decorso del tempo l’effetto di impedire l’applicazione della pena, nel nostro ordinamento giuridico rientra nell’alve o costituzionale del principio di legalità penale sostanziale enunciato dall’art. 25, secondo comma, Cost. con formula di particolare ampiezza. |
La prescrizione pertanto deve essere considerata un istituto sostanziale, che il legislatore può modulare attrav erso un ragionevole bilanciamento tra il diritto all’oblio e l’interesse a perseguire i reati fino a quando l’allarme sociale indotto dal reato non sia venuto meno (potendosene anche escludere l’applicazione per delitti di estrema gravità), |
ma sempre nel r ispetto di tale premessa costituzionale inderogabile (ex plurimis, sentenze n. 143 del 2014, n. 236 del 2011, n. 294 del 2010 e n. 393 del 2006; ordinanze n. 34 del 2009, n. 317 del 2000 e n. 288 del 1999). |
11.– Ciò posto, appare evidente il deficit di det erminatezza che caratterizza, sia l’art. 325, paragrafi 1 e 2, TFUE (per la parte da cui si evince la “regola Taricco”), sia la “regola Taricco” in sé. |
Quest’ultima, per la porzione che discende dal paragrafo 1 dell’art. 325 TFUE, è irrimediabilmente indet erminata nella definizione del «numero considerevole di casi» in presenza dei quali può operare, perché il giudice penale non dispone di alcun criterio applicativo della legge che gli consenta di trarre da questo enunciato una regola |
sufficientemente defin ita. Né a tale giudice può essere attribuito il compito di perseguire un obiettivo di politica criminale svincolandosi dal governo della legge al quale è invece soggetto (art. 101, secondo comma, Cost.). |
Ancor prima, è indeterminato l’art. 325 TFUE, per qu anto qui interessa, perché il suo testo non permette alla persona di prospettarsi la vigenza della “regola Taricco”. |
La sentenza M.A. S. ha enfatizzato, a tal proposito, la necessità che le scelte di diritto penale sostanziale permettano all’individuo di c onoscere in anticipo le conseguenze della sua condotta, in base al testo della disposizione rilevante, e, se del caso, con l’aiuto dell’interpretazione che ne sia stata fatta dai giudici (paragrafo 56). Perlomeno nei paesi |
di tradizione continentale, e cer tamente in Italia, ciò avvalora (finanche in seno al diritto dell’Unione, in quanto rispettoso dell’identità costituzionale degli Stati membri) l’imprescindibile imperativo che simili scelte si incarnino in testi legislativi offerti alla conoscenza dei con sociati. Rispetto a tale origine nel diritto scritto di produzione |
legislativa, l’ausilio interpretativo del giudice penale non è che un posterius incaricato di scrutare nelle eventuali zone d’ombra, individuando il significato corretto della disposizione nell’arco delle sole opzioni che il testo autorizza e che la persona può raffigurarsi leggendolo. |
Il principio di determinatezza ha una duplice direzione, perché non si limita a garantire, nei riguardi del giudice, la conformità alla legge dell’attività gi urisdizionale mediante la produzione di regole adeguatamente definite per essere applicate, ma 54 assicura a chiunque «una percezione sufficientemente chiara ed immediata» dei possibili |
profili di illiceità penale della propria condotta (sentenze n. 327 del 2 008 e n. 5 del 2004; nello stesso senso, sentenza n. 185 del 1992). |
Pertanto, quand’anche la “regola Taricco” potesse assumere, grazie al progressivo affinamento della giurisprudenza europea e nazionale, un contorno meno sfocato, ciò non varrebbe a «colmar e l’eventuale originaria carenza di precisione del precetto penale» (sentenza n. 327 del 2008). |
12.– È persino intuitivo (anche alla luce della sorpresa manifestata dalla comunità dei giuristi nel vasto dibattito dottrinale seguito alla sentenza Taricco, p ur nelle sfumature delle diverse posizioni) che la persona, prendendo contezza dell’art. 325 TFUE, non potesse (e neppure possa oggi in base a quel solo testo) immaginare che da esso sarebbe |
stata estrapolata la regola che impone di disapplicare un partico lare aspetto del regime legale della prescrizione, in presenza di condizioni del tutto peculiari. Se è vero che anche «la più certa delle leggi ha bisogno di “letture” ed interpretazioni sistematiche» (sentenza n. 364 del 1988), resta fermo che esse non po ssono surrogarsi integralmente |
alla praevia lex scripta, con cui si intende garantire alle persone «la sicurezza giuridica delle consentite, libere scelte d’azione» (sentenza n. 364 del 1988). |
Ciò è come dire che una scelta relativa alla punibilità deve es sere autonomamente ricavabile dal testo legislativo al quale i consociati hanno accesso, diversamente da quanto accade con la “regola Taricco”. Fermo restando che compete alla sola Corte di giustizia interpretare con uniformità il diritto dell’Unione, e sp ecificare se esso abbia |
effetto diretto, è anche indiscutibile che, come ha riconosciuto la sentenza M.A. S., un esito interpretativo non conforme al principio di determinatezza in campo penale non possa avere cittadinanza nel nostro ordinamento. |
13.– Quan to appena rilevato concerne la “regola Taricco”, sia per la porzione tratta dal paragrafo 1 dell’art. 325 TFUE, sia per quella desunta dal paragrafo 2. |
In quest’ultimo caso, anche se il principio di assimilazione non desse luogo sostanzialmente a un proced imento analogico in malam partem e potesse permettere al giudice penale di compiere un’attività priva di inaccettabili margini di indeterminatezza, essa, comunque sia, non troverebbe una base legale sufficientemente determinata |
nell’art. 325 TFUE, dal qual e una persona non avrebbe potuto, né oggi potrebbe, desumere autonomamente i contorni della “regola Taricco”. |
In altri termini, qualora si reputasse possibile da parte del giudice penale il confronto tra frodi fiscali in danno dello Stato e frodi fiscali in danno dell’Unione, al fine di impedire che le seconde abbiamo un trattamento meno severo delle prime quanto al termine di prescrizione, ugualmente l’art. 325, paragrafo 2, TFUE non perderebbe il suo |
tratto non adeguatamente determinato per fungere da ba se legale di tale operazione in materia penale, posto che i consociati non avrebbero potuto, né oggi potrebbero sulla base del solo quadro normativo, raffigurarsi tale effetto. |
Bisogna aggiungere che una sufficiente determinazione non sarebbe rintracciabil e neppure nell’enunciato della sentenza Taricco, relativo ai «casi di frode che ledono gli interessi finanziari dello Stato membro interessato», per i quali sono stabiliti «termini di prescrizione più lunghi di quelli previsti per i casi di frode che ledon o gli interessi |
finanziari dell’Unione». Si tratta infatti di un enunciato generico, che, comportando un 55 apprezzamento largamente opinabile, non è tale da soddisfare il principio di determinatezza della legge penale e in particolare da assicurare ai consoc iati una sua sicura percezione. |
14.– L’inapplicabilità della “regola Taricco”, secondo quanto riconosciuto dalla sentenza M.A. S., ha la propria fonte non solo nella Costituzione repubblicana, ma nello stesso diritto dell’Unione, sicché ha trovato conferma l’ipotesi tracciata da questa Corte con l’ordinanza n. 24 del 2017, ovvero che non vi sia alcuna ragione di contrasto. Ciò |
comporta la non fondatezza di tutte le questioni sollevate, perché, a prescindere dagli ulteriori profili di illegittimità costituzi onale dedotti, la violazione del principio di determinatezza in materia penale sbarra la strada senza eccezioni all’ingresso della “regola Taricco” nel nostro ordinamento. |
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