haiku
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lasciolla quivi gravida soletta tal colpa a tal martiro lui condanna e anche di medea si fa vendetta
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al drudo suo quando disse ho io grazie grandi apo te : anzi maravigliose
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o simon mago o miseri seguaci che le cose di dio che di bontate deon essere spose e voi rapaci
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fuor de la bocca a ciascun soperchiava d'un peccator li piedi e de le gambe infino al grosso e l'altro dentro stava
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di sotto al capo mio son li altri tratti che precedetter me simoneggiando per le fessure de la pietra piatti
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e se non fosse ch'ancor lo mi vieta la reverenza de le somme chiavi che tu tenesti ne la vita lieta
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di voi pastor s'accorse il vangelista quando colei che siede sopra l'acque puttaneggiar coi regi a lui fu vista
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quella che con le sette teste nacque e da le diece corna ebbe argomento fin che virtute al suo marito piacque
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ahi costantin di quanto mal fu matre non la tua conversion ma quella dote che da te prese il primo ricco patre
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quivi soavemente spuose il carco soave per lo scoglio sconcio ed erto che sarebbe a le capre duro varco
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e vidi gente per lo vallon tondo venir tacendo e lagrimando al passo che fanno le letane in questo mondo
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se dio ti lasci lettor prender frutto di tua lezione or pensa per te stesso com' io potea tener lo viso asciutto
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drizza la testa drizza e vedi a cui s'aperse a li occhi d'i teban la terra per ch'ei gridavan tutti: dove rui
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ebbe tra ' bianchi marmi la spelonca per sua dimora onde a guardar le stelle e 'l mar non li era la veduta tronca
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non molto ha corso ch'el trova una lama ne la qual si distende e la 'mpaluda e suol di state talor essere grama
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quindi passando la vergine cruda vide terra nel mezzo del pantano sanza coltura e d'abitanti nuda
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li uomini poi che 'ntorno erano sparti s'accolsero a quel loco ch'era forte per lo pantan ch'avea da tutte parti
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vedi guido bonatti vedi asdente ch'avere inteso al cuoio e a lo spago ora vorrebbe ma tardi si pente
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vedi le triste che lasciaron l'ago la spuola e 'l fuso e fecersi 'ndivine fecer malie con erbe e con imago
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restammo per veder l'altra fessura di malebolge e li altri pianti vani e vidila mirabilmente oscura
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chi ribatte da proda e chi da poppa altri fa remi e altri volge sarte chi terzeruolo e artimon rintoppa
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che per veder non indugia 'l partire e vidi dietro a noi un diavol nero correndo su per lo scoglio venire
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e per nulla offension che mi sia fatta non temer tu ch'i' ho le cose conte perch' altra volta fui a tal baratta
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innanzi che l'uncin vostro mi pigli traggasi avante l'un di voi che m'oda e poi d'arruncigliarmi si consigli
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i' m'accostai con tutta la persona lungo 'l mio duca e non torceva li occhi da la sembianza lor ch'era non buona
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cercate 'ntorno le boglienti pane costor sian salvi infino a l'altro scheggio che tutto intero va sovra le tane
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per l'argine sinistro volta dienno ma prima avea ciascun la lingua stretta coi denti verso lor duca per cenno
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corridor vidi per la terra vostra o aretini e vidi gir gualdane fedir torneamenti e correr giostra
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quando con trombe e quando con campane con tamburi e con cenni di castella e con cose nostrali e con istrane
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pur a la pegola era la mia 'ntesa per veder de la bolgia ogne contegno e de la gente ch'entro v'era incesa
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come i dalfini quando fanno segno a' marinar con l'arco de la schiena che s'argomentin di campar lor legno
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poi fui famiglia del buon re tebaldo quivi mi misi a far baratteria di ch'io rendo ragione in questo caldo
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draghignazzo anco i volle dar di piglio giuso a le gambe onde 'l decurio loro si volse intorno intorno con mal piglio
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usa con esso donno michel zanche di logodoro e a dir di sardigna le lingue lor non si sentono stanche
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irato calcabrina de la buffa volando dietro li tenne invaghito che quei campasse per aver la zuffa
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ma l'altro fu bene sparvier grifagno ad artigliar ben lui e amendue cadder nel mezzo del bogliente stagno
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taciti soli sanza compagnia n'andavam l'un dinanzi e l'altro dopo come frati minor vanno per via
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come 'l maestro mio per quel vivagno portandosene me sovra 'l suo petto come suo figlio non come compagno
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oh in etterno faticoso manto noi ci volgemmo ancor pur a man manca con loro insieme intenti al tristo pianto
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ristetti e vidi due mostrar gran fretta de l'animo col viso d'esser meco ma tardavali 'l carco e la via stretta
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frati godenti fummo e bolognesi io catalano e questi loderingo nomati e da tua terra insieme presi
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come suole esser tolto un uom solingo per conservar sua pace e fummo tali ch'ancor si pare intorno dal gardingo
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e a tal modo il socero si stenta in questa fossa e li altri dal concilio che fu per li giudei mala sementa
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allor vid' io maravigliar virgilio sovra colui ch'era disteso in croce tanto vilmente ne l'etterno essilio
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onde noi amendue possiamo uscirci sanza costrigner de li angeli neri che vegnan d'esto fondo a dipartirci
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appresso il duca a gran passi sen gi turbato un poco d'ira nel sembiante ond' io da li 'ncarcati mi parti
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quando la brina in su la terra assempra l'imagine di sua sorella bianca ma poco dura a la sua penna tempra
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lo villanello a cui la roba manca si leva e guarda e vede la campagna biancheggiar tutta ond' ei si batte l'anca
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veggendo 'l mondo aver cangiata faccia in poco d'ora e prende suo vincastro e fuor le pecorelle a pascer caccia
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le braccia aperse dopo alcun consiglio eletto seco riguardando prima ben la ruina e diedemi di piglio
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che l'una costa surge e l'altra scende noi pur venimmo al fine in su la punta onde l'ultima pietra si scoscende
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noi discendemmo il ponte da la testa dove s'aggiugne con l'ottava ripa e poi mi fu la bolgia manifesta
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con serpi le man dietro avean legate quelle ficcavan per le ren la coda e 'l capo ed eran dinanzi aggroppate
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quando si leva che 'ntorno si mira tutto smarrito de la grande angoscia ch'elli ha sofferta e guardando sospira
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apri li orecchi al mio annunzio e odi pistoia in pria d'i neri si dimagra poi fiorenza rinova gente e modi
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maremma non cred' io che tante n'abbia quante bisce elli avea su per la groppa infin ove comincia nostra labbia
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sovra le spalle dietro da la coppa con l'ali aperte li giacea un draco e quello affuoca qualunque s'intoppa
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non va co' suoi fratei per un cammino per lo furto che frodolente fece del grande armento ch'elli ebbe a vicino
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io non li conoscea ma ei seguette come suol seguitar per alcun caso che l'un nomar un altro convenette
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fersi le braccia due di quattro liste le cosce con le gambe e 'l ventre e 'l casso divenner membra che non fuor mai viste
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ogne primaio aspetto ivi era casso due e nessun l'imagine perversa parea e tal sen gio con lento passo
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elli 'l serpente e quei lui riguardava l'un per la piaga e l'altro per la bocca fummavan forte e 'l fummo si scontrava
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insieme si rispuosero a tai norme che 'l serpente la coda in forca fesse e 'l feruto ristrinse insieme l'orme
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mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela di color novo e genera 'l pel suso per l'una parte e da l'altra il dipela
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l'anima ch'era fiera divenuta suffolando si fugge per la valle e l'altro dietro a lui parlando sputa
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e avvegna che li occhi miei confusi fossero alquanto e l'animo smagato non poter quei fuggirsi tanto chiusi
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ch'i' non scorgessi ben puccio sciancato ed era quel che sol di tre compagni che venner prima non era mutato
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tra li ladron trovai cinque cotali tuoi cittadini onde mi ven vergogna e tu in grande orranza non ne sali
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ma se presso al mattin del ver si sogna tu sentirai di qua da picciol tempo di quel che prato non ch'altri t'agogna
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quante 'l villan ch'al poggio si riposa nel tempo che colui che 'l mondo schiara la faccia sua a noi tien meno ascosa
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che non mi facci de l'attender niego fin che la fiamma cornuta qua vegna vedi che del disio ver' lei mi piego
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poi che la fiamma fu venuta quivi dove parve al mio duca tempo e loco in questa forma lui parlare audivi
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quando nel mondo li alti versi scrissi non vi movete ma l'un di voi dica dove per lui perduto a morir gissi
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vincer potero dentro a me l'ardore ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore
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ma misi me per l'alto mare aperto sol con un legno e con quella compagna picciola da la qual non fui diserto
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l'un lito e l'altro vidi infin la spagna fin nel morrocco e l'isola d'i sardi e l'altre che quel mare intorno bagna
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o frati dissi che per cento milia perigli siete giunti a l'occidente a questa tanto picciola vigilia
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considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza
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e volta nostra poppa nel mattino de' remi facemmo ali al folle volo sempre acquistando dal lato mancino
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cinque volte racceso e tante casso lo lume era di sotto da la luna poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo
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perch' io sia giunto forse alquanto tardo non t'incresca restare a parlar meco vedi che non incresce a me e ardo
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se tu pur mo in questo mondo cieco caduto se' di quella dolce terra latina ond' io mia colpa tutta reco
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se non fosse il gran prete a cui mal prenda che mi rimise ne le prime colpe e come e quare voglio che m'intenda
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quando mi vidi giunto in quella parte di mia etade ove ciascun dovrebbe calar le vele e raccoglier le sarte
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e pentuto e confesso mi rendei ahi miser lasso e giovato sarebbe
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francesco venne poi com' io fu' morto per me ma un d'i neri cherubini li disse: non portar: non mi far torto
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oh me dolente come mi riscossi quando mi prese dicendomi: forse
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noi passamm' oltre e io e 'l duca mio su per lo scoglio infino in su l'altr' arco che cuopre 'l fosso in che si paga il fio
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ogne lingua per certo verria meno per lo nostro sermone e per la mente c'hanno a tanto comprender poco seno
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con quella che sentio di colpi doglie per contastare a ruberto guiscardo e l'altra il cui ossame ancor s'accoglie
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e qual forato suo membro e qual mozzo mostrasse d'aequar sarebbe nulla il modo de la nona bolgia sozzo
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tra le gambe pendevan le minugia la corata pareva e 'l tristo sacco che merda fa di quel che si trangugia
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un altro che forata avea la gola e tronco 'l naso infin sotto le ciglia e non avea mai ch'una orecchia sola
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gittati saran fuor di lor vasello e mazzerati presso a la cattolica per tradimento d'un tiranno fello
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quel traditor che vede pur con l'uno e tien la terra che tale qui meco vorrebbe di vedere esser digiuno
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questi scacciato il dubitar sommerse in cesare affermando che 'l fornito sempre con danno l'attender sofferse
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che disse lasso capo ha cosa fatta che fu mal seme per la gente tosca
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qual dolor fora se de li spedali di valdichiana tra 'l luglio e 'l settembre e di maremma e di sardigna i mali
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fossero in una fossa tutti 'nsembre tal era quivi e tal puzzo n'usciva qual suol venir de le marcite membre
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che li animali infino al picciol vermo cascaron tutti e poi le genti antiche secondo che i poeti hanno per fermo
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