haiku
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pur virgilio si trasse a lei pregando che ne mostrasse la miglior salita e quella non rispuose al suo dimando
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ahi serva italia di dolore ostello nave sanza nocchiere in gran tempesta non donna di province ma bordello
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e ora in te non stanno sanza guerra li vivi tuoi e l'un l'altro si rode di quei ch'un muro e una fossa serra
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cerca misera intorno da le prode le tue marine e poi ti guarda in seno s'alcuna parte in te di pace gode
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giusto giudicio da le stelle caggia sovra 'l tuo sangue e sia novo e aperto tal che 'l tuo successor temenza n'aggia
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molti han giustizia in cuore e tardi scocca per non venir sanza consiglio a l'arco ma il popol tuo l'ha in sommo de la bocca
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verso di te che fai tanto sottili provedimenti ch'a mezzo novembre non giugne quel che tu d'ottobre fili
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quante volte del tempo che rimembre legge moneta officio e costume hai tu mutato e rinovate membre
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qual merito o qual grazia mi ti mostra s'io son d'udir le tue parole degno dimmi se vien d'inferno e di qual chiostra
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non per far ma per non fare ho perduto a veder l'alto sol che tu disiri e che fu tardi per me conosciuto
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quivi sto io coi pargoli innocenti dai denti morsi de la morte avante che fosser da l'umana colpa essenti
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poco allungati c'eravam di lici quand' io m'accorsi che 'l monte era scemo a guisa che i vallon li sceman quici
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oro e argento fine cocco e biacca indaco legno lucido e sereno fresco smeraldo in l'ora che si fiacca
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l'altro che ne la vista lui conforta resse la terra dove l'acqua nasce che molta in albia e albia in mar ne porta
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ottacchero ebbe nome e ne le fasce fu meglio assai che vincislao suo figlio barbuto cui lussuria e ozio pasce
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e se re dopo lui fosse rimaso lo giovanetto che retro a lui siede ben andava il valor di vaso in vaso
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che non si puote dir de l'altre rede iacomo e federigo hanno i reami del retaggio miglior nessun possiede
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e che lo novo peregrin d'amore punge se ode squilla di lontano che paia il giorno pianger che si more
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quand' io incominciai a render vano l'udire e a mirare una de l'alme surta che l'ascoltar chiedea con mano
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e l'altre poi dolcemente e devote seguitar lei per tutto l'inno intero avendo li occhi a le superne rote
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verdi come fogliette pur mo nate erano in veste che da verdi penne percosse traean dietro e ventilate
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ond' io che non sapeva per qual calle mi volsi intorno e stretto m'accostai tutto gelato a le fidate spalle
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solo tre passi credo ch'i' scendesse e fui di sotto e vidi un che mirava pur me come conoscer mi volesse
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ver' me si fece e io ver' lui mi fei giudice nin gentil quanto mi piacque quando ti vidi non esser tra ' rei
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per lei assai di lieve si comprende quanto in femmina foco d'amor dura se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende
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da quella parte onde non ha riparo la picciola vallea era una biscia forse qual diede ad eva il cibo amaro
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fui chiamato currado malaspina non son l'antico ma di lui discesi a' miei portai l'amor che qui raffina
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e io vi giuro s'io di sopra vada che vostra gente onrata non si sfregia del pregio de la borsa e de la spada
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di gemme la sua fronte era lucente poste in figura del freddo animale che con la coda percuote la gente
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ne l'ora che comincia i tristi lai la rondinella presso a la mattina forse a memoria de' suo' primi guai
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in sogno mi parea veder sospesa un'aguglia nel ciel con penne d'oro con l'ali aperte e a calare intesa
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poi mi parea che poi rotata un poco terribil come folgor discendesse e me rapisse suso infino al foco
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mi cambia' io e come sanza cura vide me 'l duca mio su per lo balzo si mosse e io di rietro inver' l'altura
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vidi una porta e tre gradi di sotto per gire ad essa di color diversi e un portier ch'ancor non facea motto
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divoto mi gittai a' santi piedi misericordia chiesi e ch'el m'aprisse ma tre volte nel petto pria mi diedi
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cenere o terra che secca si cavi d'un color fora col suo vestimento e di sotto da quel trasse due chiavi
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da pier le tegno e dissemi ch'i' erri anzi ad aprir ch'a tenerla serrata pur che la gente a' piedi mi s'atterri
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e quando fuor ne' cardini distorti li spigoli di quella regge sacra che di metallo son sonanti e forti
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e questo fece i nostri passi scarsi tanto che pria lo scemo de la luna rigiunse al letto suo per ricorcarsi
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e quanto l'occhio mio potea trar d'ale or dal sinistro e or dal destro fianco questa cornice mi parea cotale
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l'angel che venne in terra col decreto de la molt' anni lagrimata pace ch'aperse il ciel del suo lungo divieto
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per ch'i' mi mossi col viso e vedea di retro da maria da quella costa onde m'era colui che mi movea
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i' dico di traiano imperadore e una vedovella li era al freno di lagrime atteggiata e di dolore
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intorno a lui parea calcato e pieno di cavalieri e l'aguglie ne l'oro sovr' essi in vista al vento si movieno
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mentr' io mi dilettava di guardare l'imagini di tante umilitadi e per lo fabbro loro a veder care
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li occhi miei ch'a mirare eran contenti per veder novitadi ond' e' son vaghi volgendosi ver' lui non furon lenti
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o superbi cristian miseri lassi che de la vista de la mente infermi fidanza avete ne' retrosi passi
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non v'accorgete voi che noi siam vermi nati a formar l'angelica farfalla che vola a la giustizia sanza schermi
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come per sostentar solaio o tetto per mensola talvolta una figura si vede giugner le ginocchia al petto
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e come noi lo mal ch'avem sofferto perdoniamo a ciascuno e tu perdona benigno e non guardar lo nostro merto
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disparmente angosciate tutte a tondo e lasse su per la prima cornice purgando la caligine del mondo
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le lor parole che rendero a queste che dette avea colui cu' io seguiva non fur da cui venisser manifeste
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e s'io non fossi impedito dal sasso che la cervice mia superba doma onde portar convienmi il viso basso
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cotesti ch'ancor vive e non si noma guardere' io per veder s'i' 'l conosco e per farlo pietoso a questa soma
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ogn' uomo ebbi in despetto tanto avante ch'io ne mori' come i sanesi sanno e sallo in campagnatico ogne fante
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e qui convien ch'io questo peso porti per lei tanto che a dio si sodisfaccia poi ch'io nol fe' tra ' vivi qui tra ' morti
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e videmi e conobbemi e chiamava tenendo li occhi con fatica fisi a me che tutto chin con loro andava
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di tal superbia qui si paga il fio e ancor non sarei qui se non fosse che possendo peccar mi volsi a dio
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di pari come buoi che vanno a giogo m'andava io con quell' anima carca fin che 'l sofferse il dolce pedagogo
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vedea timbreo vedea pallade e marte armati ancora intorno al padre loro mirar le membra d'i giganti sparte
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mostrava come in rotta si fuggiro li assiri poi che fu morto oloferne e anche le reliquie del martiro
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qual di pennel fu maestro o di stile che ritraesse l'ombre e ' tratti ch'ivi mirar farieno uno ingegno sottile
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morti li morti e i vivi parean vivi non vide mei di me chi vide il vero quant' io calcai fin che chinato givi
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come a man destra per salire al monte dove siede la chiesa che soggioga la ben guidata sopra rubaconte
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si rompe del montar l'ardita foga per le scalee che si fero ad etade ch'era sicuro il quaderno e la doga
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allor fec' io come color che vanno con cosa in capo non da lor saputa se non che ' cenni altrui sospecciar fanno
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e con le dita de la destra scempie trovai pur sei le lettere che 'ncise quel da le chiavi a me sovra le tempie
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noi eravamo al sommo de la scala dove secondamente si risega lo monte che salendo altrui dismala
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tu scaldi il mondo tu sovr' esso luci s'altra ragione in contrario non ponta esser dien sempre li tuoi raggi duci
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lo fren vuol esser del contrario suono credo che l'udirai per mio avviso prima che giunghi al passo del perdono
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di vil ciliccio mi parean coperti e l'un sofferia l'altro con la spalla e tutti da la ripa eran sofferti
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a me pareva andando fare oltraggio veggendo altrui non essendo veduto per ch'io mi volsi al mio consiglio saggio
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eran li cittadin miei presso a colle in campo giunti co' loro avversari e io pregava iddio di quel ch'e' volle
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pace volli con dio in su lo stremo de la mia vita e ancor non sarebbe lo mio dover per penitenza scemo
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io veggio tuo nepote che diventa cacciator di quei lupi in su la riva del fiero fiume e tutti li sgomenta
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sanguinoso esce de la trista selva lasciala tal che di qui a mille anni ne lo stato primaio non si rinselva
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com' a l'annunzio di dogliosi danni si turba il viso di colui ch'ascolta da qual che parte il periglio l'assanni
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lo dir de l'una e de l'altra la vista mi fer voglioso di saper lor nomi e dimanda ne fei con prieghi mista
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quando in bologna un fabbro si ralligna quando in faenza un bernardin di fosco verga gentil di picciola gramigna
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non ti maravigliar s'io piango tosco quando rimembro con guido da prata ugolin d'azzo che vivette nosco
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poi fummo fatti soli procedendo folgore parve quando l'aere fende voce che giunse di contra dicendo
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chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira mostrandovi le sue bellezze etterne e l'occhio vostro pur a terra mira
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ond' io levai le mani inver' la cima de le mie ciglia e fecimi 'l solecchio che del soverchio visibile lima
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come quando da l'acqua o da lo specchio salta lo raggio a l'opposita parte salendo su per lo modo parecchio
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lo mio maestro e io soli amendue suso andavamo e io pensai andando prode acquistar ne le parole sue
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ma se l'amor de la spera supprema torcesse in suso il disiderio vostro non vi sarebbe al petto quella tema
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ecco dolenti lo tuo padre e io ti cercavamo e come qui si tacque
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noi andavam per lo vespero attenti oltre quanto potean li occhi allungarsi contra i raggi serotini e lucenti
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io sentia voci e ciascuna pareva pregar per pace e per misericordia l'agnel di dio che le peccata leva
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e se dio m'ha in sua grazia rinchiuso tanto che vuol ch'i' veggia la sua corte per modo tutto fuor del moderno uso
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non mi celar chi fosti anzi la morte ma dilmi e dimmi s'i' vo bene al varco e tue parole fier le nostre scorte
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voi che vivete ogne cagion recate pur suso al cielo pur come se tutto movesse seco di necessitate
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e libero voler che se fatica ne le prime battaglie col ciel dura poi vince tutto se ben si notrica
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a maggior forza e a miglior natura liberi soggiacete e quella cria la mente in voi che 'l ciel non ha in sua cura
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esce di mano a lui che la vagheggia prima che sia a guisa di fanciulla che piangendo e ridendo pargoleggia
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di picciol bene in pria sente sapore quivi s'inganna e dietro ad esso corre se guida o fren non torce suo amore
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onde convenne legge per fren porre convenne rege aver che discernesse de la vera cittade almen la torre
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soleva roma che 'l buon mondo feo due soli aver che l'una e l'altra strada facean vedere e del mondo e di deo
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in sul paese ch'adice e po riga solea valore e cortesia trovarsi prima che federigo avesse briga
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currado da palazzo e 'l buon gherardo e guido da castel che mei si noma francescamente il semplice lombardo
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