haiku
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ricorditi lettor se mai ne l'alpe ti colse nebbia per la qual vedessi non altrimenti che per pelle talpe
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come quando i vapori umidi e spessi a diradar cominciansi la spera del sol debilemente entra per essi
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poi piovve dentro a l'alta fantasia un crucifisso dispettoso e fero ne la sua vista e cotal si moria
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come si frange il sonno ove di butto nova luce percuote il viso chiuso che fratto guizza pria che muoia tutto
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e fece la mia voglia tanto pronta di riguardar chi era che parlava che mai non posa se non si raffronta
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e io attesi un poco s'io udissi alcuna cosa nel novo girone poi mi volsi al maestro mio e dissi
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quinci comprender puoi ch'esser convene amor sementa in voi d'ogne virtute e d'ogne operazion che merta pene
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ciascun confusamente un bene apprende nel qual si queti l'animo e disira per che di giugner lui ciascun contende
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se lento amore a lui veder vi tira o a lui acquistar questa cornice dopo giusto penter ve ne martira
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l'amor ch'ad esso troppo s'abbandona di sovr' a noi si piange per tre cerchi ma come tripartito si ragiona
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posto avea fine al suo ragionamento l'alto dottore e attento guardava ne la mia vista s'io parea contento
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ma quel padre verace che s'accorse del timido voler che non s'apriva parlando di parlare ardir mi porse
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e correa contro 'l ciel per quelle strade che 'l sole infiamma allor che quel da roma tra ' sardi e ' corsi il vede quando cade
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per ch'io che la ragione aperta e piana sovra le mie quistioni avea ricolta stava com' om che sonnolento vana
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cotal per quel giron suo passo falca per quel ch'io vidi di color venendo cui buon volere e giusto amor cavalca
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io fui abate in san zeno a verona sotto lo 'mperio del buon barbarossa di cui dolente ancor milan ragiona
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ancor non era sua bocca richiusa quand' una donna apparve santa e presta lunghesso me per far colei confusa
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bastiti e batti a terra le calcagne li occhi rivolgi al logoro che gira lo rege etterno con le rote magne
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tal mi fec' io e tal quanto si fende la roccia per dar via a chi va suso n'andai infin dove 'l cerchiar si prende
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com' io nel quinto giro fui dischiuso vidi gente per esso che piangea giacendo a terra tutta volta in giuso
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poi ch'io potei di me fare a mio senno trassimi sovra quella creatura le cui parole pria notar mi fenno
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fino a quel punto misera e partita da dio anima fui del tutto avara or come vedi qui ne son punita
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ne' piedi e ne le man legati e presi e quanto fia piacer del giusto sire tanto staremo immobili e distesi
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io m'era inginocchiato e volea dire ma com' io cominciai ed el s'accorse solo ascoltando del mio reverire
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contra miglior voler voler mal pugna onde contra 'l piacer mio per piacerli trassi de l'acqua non sazia la spugna
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mossimi e 'l duca mio si mosse per li luoghi spediti pur lungo la roccia come si va per muro stretto a' merli
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noi andavam con passi lenti e scarsi e io attento a l'ombre ch'i' sentia pietosamente piangere e lagnarsi
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ma se doagio lilla guanto e bruggia potesser tosto ne saria vendetta e io la cheggio a lui che tutto giuggia
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figliuol fu' io d'un beccaio di parigi quando li regi antichi venner meno tutti fuor ch'un renduto in panni bigi
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ch'a la corona vedova promossa la testa di mio figlio fu dal quale cominciar di costor le sacrate ossa
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mentre che la gran dota provenzale al sangue mio non tolse la vergogna poco valea ma pur non facea male
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veggiolo un'altra volta esser deriso veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele e tra vivi ladroni esser anciso
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talor parla l'uno alto e l'altro basso secondo l'affezion ch'ad ir ci sprona ora a maggiore e ora a minor passo
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quand' io senti' come cosa che cada tremar lo monte onde mi prese un gelo qual prender suol colui ch'a morte vada
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mi travagliava e pungeami la fretta per la 'mpacciata via dietro al mio duca e condoleami a la giusta vendetta
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de la mondizia sol voler fa prova che tutto libero a mutar convento l'alma sorprende e di voler le giova
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prima vuol ben ma non lascia il talento che divina giustizia contra voglia come fu al peccar pone al tormento
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or son io d'una parte e d'altra preso l'una mi fa tacer l'altra scongiura ch'io dica ond' io sospiro e sono inteso
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se cagion altra al mio rider credesti lasciala per non vera ed esser credi quelle parole che di lui dicesti
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la tua dimanda tuo creder m'avvera esser ch'i' fossi avaro in l'altra vita forse per quella cerchia dov' io era
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or sappi ch'avarizia fu partita troppo da me e questa dismisura migliaia di lunari hanno punita
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quanti risurgeran coi crini scemi per ignoranza che di questa pecca toglie 'l penter vivendo e ne li stremi
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e sappie che la colpa che rimbecca per dritta opposizione alcun peccato con esso insieme qui suo verde secca
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e la parola tua sopra toccata si consonava a' nuovi predicanti ond' io a visitarli presi usata
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vennermi poi parendo tanto santi che quando domizian li perseguette sanza mio lagrimar non fur lor pianti
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e pria ch'io conducessi i greci a' fiumi di tebe poetando ebb' io battesmo ma per paura chiuso cristian fu'mi
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tu dunque che levato hai il coperchio che m'ascondeva quanto bene io dico mentre che del salire avem soverchio
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elli givan dinanzi e io soletto di retro e ascoltava i lor sermoni ch'a poetar mi davano intelletto
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ma tosto ruppe le dolci ragioni un alber che trovammo in mezza strada con pomi a odorar soavi e buoni
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dal lato onde 'l cammin nostro era chiuso cadea de l'alta roccia un liquor chiaro e si spandeva per le foglie suso
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ne li occhi era ciascuna oscura e cava palida ne la faccia e tanto scema che da l'ossa la pelle s'informava
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questa favilla tutta mi raccese mia conoscenza a la cangiata labbia e ravvisai la faccia di forese
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di bere e di mangiar n'accende cura l'odor ch'esce del pomo e de lo sprazzo che si distende su per sua verdura
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e non pur una volta questo spazzo girando si rinfresca nostra pena io dico pena e dovria dir sollazzo
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con suoi prieghi devoti e con sospiri tratto m'ha de la costa ove s'aspetta e liberato m'ha de li altri giri
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quai barbare fuor mai quai saracine cui bisognasse per farle ir coperte o spiritali o altre discipline
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e l'ombre che parean cose rimorte per le fosse de li occhi ammirazione traean di me di mio vivere accorte
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ebbe la santa chiesa in le sue braccia dal torso fu e purga per digiuno l'anguille di bolsena e la vernaccia
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tu te n'andrai con questo antivedere se nel mio mormorar prendesti errore dichiareranti ancor le cose vere
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io veggio ben come le vostre penne di retro al dittator sen vanno strette che de le nostre certo non avvenne
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qual esce alcuna volta di gualoppo lo cavalier di schiera che cavalchi e va per farsi onor del primo intoppo
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e quando innanzi a noi intrato fue che li occhi miei si fero a lui seguaci come la mente a le parole sue
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vidi gente sott' esso alzar le mani e gridar non so che verso le fronde quasi bramosi fantolini e vani
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che pregano e 'l pregato non risponde ma per fare esser ben la voglia acuta tien alto lor disio e nol nasconde
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l'aspetto suo m'avea la vista tolta per ch'io mi volsi dietro a' miei dottori com' om che va secondo ch'elli ascolta
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e quale annunziatrice de li albori l'aura di maggio movesi e olezza tutta impregnata da l'erba e da' fiori
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per che come fa l'uom che non s'affigge ma vassi a la via sua che che li appaia se di bisogno stimolo il trafigge
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tal era io con voglia accesa e spenta di dimandar venendo infino a l'atto che fa colui ch'a dicer s'argomenta
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sangue perfetto che poi non si beve da l'assetate vene e si rimane quasi alimento che di mensa leve
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prende nel core a tutte membra umane virtute informativa come quello ch'a farsi quelle per le vene vane
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ivi s'accoglie l'uno e l'altro insieme l'un disposto a patire e l'altro a fare per lo perfetto loco onde si preme
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quindi parliamo e quindi ridiam noi quindi facciam le lagrime e ' sospiri che per lo monte aver sentiti puoi
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quivi la ripa fiamma in fuor balestra e la cornice spira fiato in suso che la reflette e via da lei sequestra
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e vidi spirti per la fiamma andando per ch'io guardava a loro e a' miei passi compartendo la vista a quando a quando
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indi al cantar tornavano indi donne gridavano e mariti che fuor casti come virtute e matrimonio imponne
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e questo modo credo che lor basti per tutto il tempo che 'l foco li abbruscia con tal cura conviene e con tai pasti
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poi come grue ch'a le montagne rife volasser parte e parte inver' l'arene queste del gel quelle del sole schife
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e raccostansi a me come davanti essi medesmi che m'avean pregato attenti ad ascoltar ne' lor sembianti
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non altrimenti stupido si turba lo montanaro e rimirando ammuta quando rozzo e salvatico s'inurba
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che ciascun' ombra fece in sua paruta ma poi che furon di stupore scarche lo qual ne li alti cuor tosto s'attuta
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quali ne la tristizia di ligurgo si fer due figli a riveder la madre tal mi fec' io ma non a tanto insurgo
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poi che di riguardar pasciuto fui tutto m'offersi pronto al suo servigio con l'affermar che fa credere altrui
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poi forse per dar luogo altrui secondo che presso avea disparve per lo foco come per l'acqua il pesce andando al fondo
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ieu sui arnaut que plor e vau cantan consiros vei la passada folor e vei jausen lo joi qu'esper denan
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ara vos prec per aquella valor que vos guida al som de l'escalina sovenha vos a temps de ma dolor
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credi per certo che se dentro a l'alvo di questa fiamma stessi ben mille anni non ti potrebbe far d'un capel calvo
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e se tu forse credi ch'io t'inganni fatti ver' lei e fatti far credenza con le tue mani al lembo d'i tuoi panni
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poi dentro al foco innanzi mi si mise pregando stazio che venisse retro che pria per lunga strada ci divise
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e di pochi scaglion levammo i saggi che 'l sol corcar per l'ombra che si spense sentimmo dietro e io e li miei saggi
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e pria che 'n tutte le sue parti immense fosse orizzonte fatto d'uno aspetto e notte avesse tutte sue dispense
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quali si stanno ruminando manse le capre state rapide e proterve sovra le cime avante che sien pranse
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tali eravamo tutti e tre allotta io come capra ed ei come pastori fasciati quinci e quindi d'alta grotta
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giovane e bella in sogno mi parea donna vedere andar per una landa cogliendo fiori e cantando dicea
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per piacermi a lo specchio qui m'addorno ma mia suora rachel mai non si smaga dal suo miraglio e siede tutto giorno
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tratto t'ho qui con ingegno e con arte lo tuo piacere omai prendi per duce fuor se' de l'erte vie fuor se' de l'arte
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mentre che vegnan lieti li occhi belli che lagrimando a te venir mi fenno seder ti puoi e puoi andar tra elli
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per cui le fronde tremolando pronte tutte quante piegavano a la parte u' la prim' ombra gitta il santo monte
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ma con piena letizia l'ore prime cantando ricevieno intra le foglie che tenevan bordone a le sue rime
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una donna soletta che si gia e cantando e scegliendo fior da fiore ond' era pinta tutta la sua via
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tu mi fai rimembrar dove e qual era proserpina nel tempo che perdette la madre lei ed ella primavera
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