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Intervenuto in collegamento con Sky Sport, Andrea Ramazzotti, giornalista del Corriere dello Sport, ha commentato la discussa e discutibile decisione della Lega di Serie A di rinviare cinque giornate di Serie A, inclusa Juventus-Inter. Ecco le sue parole: “E’ innegabile che la decisione doveva essere presa con maggiore anticipo, non a 4-5 ore dall’inizio della prima partita. Questo ha creato problemi. Giovedì si parlava di partite a porte chiuse, in poco più di un giorno è cambiato tutto. L’incertezza sullo svolgimento delle partite è una brutta immagine. L’emergenza sanitaria viene ovviamente prima, ma tutto poteva essere deciso prima“. (Fonte: Sky Sport)
Dopo tre mesi senza calcio, i tifosi di Serie A potranno gustarsi, al netto delle preoccupazioni per una situazione ancora difficile, uno spettacolo unico. In attesa di poter tornare allo stadio, infatti, gli appassionati di calcio italiani avranno la possibilità di guardare in tv addirittura una partita al giorno. Ecco il progetto della Lega spiegato dal Corriere dello Sport: “… Quello che si prospetta davanti ai tifosi è una vera e propria “grande “abbuffata”, anche perché dal 20 giugno al 2 agosto, ogni giorno, verrà disputata almeno una partita, quindi anche di lunedì (la prima occasione sarà il 22 giugno) o di venerdì (…). Ai broadcaster verranno garantite almeno tre prime serate per ogni giornata di campionato. Inoltre, utilizzando più finestre, ci saranno meno gare in contemporanea e quindi più esclusive, con agevolazioni per la raccolta pubblicitaria“. (Fonte: Corriere dello Sport)
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Coronavirus: secondo l’ultimo bollettino fornito dalla Regione in Lombardia nella giornata di oggi, mercoledì 10 giugno 2020 si registrano 99 nuovi casi di contagio. A Pavia e provincia i positivi al virus sono 5.429 positivi con un incremento di sei unità rispetto alla giornata precedente. La situazione in Lombardia Su scala regionale l’infezione mostra un’ulteriore frenata. Il bollettino quotidiano annovera 99 nuovi casi, a fronte di 9.305 tamponi analizzati. Dati che portano il totale aggiornato dei contagiati lombardi a quota 90.680 persone. Prosegue anche il calo nel rapporto tra numero di tamponi effettuati e nuovi positivi riscontrati in Lombardia: se ieri risultava essere dell’1,9 per cento, oggi è pari all’1,1 per cento. Inoltre, si conferma sia il calo delle persone attualmente positive al virus, in totale 17.857 (440 in meno), sia del numero dei pazienti ricoverati, scesi a quota 2.565 (95 in meno rispetto a ieri). Purtroppo aumentano leggermente i pazienti in terapia intensiva, che rimangono comunque sotto quota 100: ad oggi sono 98, 2 in più di ieri. Infine, torna ad aumentare anche il dato relativo ai nuovi decessi: le vittime ufficiali accertate oggi sono 32 (ieri erano state 15). Complessivamente sono quindi 16.349 le persone che hanno perso la vita in Lombardia. I numeri di oggi Ecco i dati di oggi, mercoledì 10 giugno 2020: Tamponi effettuati: 845.618 (+9.305) ieri: 836.313 (+9.848) l’altro ieri: 826.465 (+4.488) ieri: 836.313 (+9.848) l’altro ieri: 826.465 (+4.488) C asi positivi: 90.680 (+99) ieri: 90.581 (+192) l’altro ieri: 90.389 (+194) ieri: 90.581 (+192) l’altro ieri: 90.389 (+194) Casi attualmente attivi: 17.857 (-440) ieri: 18.297 (-1.022) l’altro ieri: 19.319 (-101) ieri: 18.297 (-1.022) l’altro ieri: 19.319 (-101) G uariti/dimessi: 56.474 (+507) Ricoverati in terapia intensiva: 98 (+2) ieri: 96 (-11) l’altro ieri: 107 (=) ieri: 96 (-11) l’altro ieri: 107 (=) Ricoverati non in terapia intensiva: 2.565 (-95) ieri: 2.660 (-48) l’altro ieri: 2.708 (-93) ieri: 2.660 (-48) l’altro ieri: 2.708 (-93) Decessi: 16.349 (+32) ieri: 16.317 (+15) l’altro ieri: 16.302 (+32) I casi per provincia con la differenza rispetto a ieri Bergamo : 13.671 (+10) ieri: 13.661 (+52) l’altro ieri: 13.609 (+51) : 13.671 (+10) ieri: 13.661 (+52) l’altro ieri: 13.609 (+51) Brescia : 15.106 (+12) ieri: 15.094 (+24) l’altro ieri: 15.070 (+63) : 15.106 (+12) ieri: 15.094 (+24) l’altro ieri: 15.070 (+63) Como: 3.953 (+7) ieri: 3.946 (+11) l’altro ieri: 3.935 (+13) 3.953 (+7) ieri: 3.946 (+11) l’altro ieri: 3.935 (+13) Cremona : 6.520 (+15) ieri: 6.505 (+3) l’altro ieri:6.502 (+7) : 6.520 (+15) ieri: 6.505 (+3) l’altro ieri:6.502 (+7) Lecco : 2.771 (+1) ieri: 2.770 (+2) l’altro ieri: 2.768 (+2) : 2.771 (+1) ieri: 2.770 (+2) l’altro ieri: 2.768 (+2) Lodi : 3.515 (+4) ieri: 3.511 (+9) l’altro ieri: 3.502 (+2) : 3.515 (+4) ieri: 3.511 (+9) l’altro ieri: 3.502 (+2) Mantova : 3.396 (+2) ieri: 3.394 (+4) l’altro ieri: 3.390 (+2) : 3.396 (+2) ieri: 3.394 (+4) l’altro ieri: 3.390 (+2) Milano : 23.510 (+27) di cui 9.984 (+10) a Milano città ieri: 23.483 (+46) di cui 9.974 (+17) a Milano città l’altro ieri: 23.437 (+29) di cui 9.957 (+15) a Milano città : 23.510 (+27) di cui 9.984 (+10) a Milano città ieri: 23.483 (+46) di cui 9.974 (+17) a Milano città l’altro ieri: 23.437 (+29) di cui 9.957 (+15) a Milano città Monza e Brianza : 5.593 (+2) ieri: 5.591 (+8) l’altro ieri: 5.583 (+10) : 5.593 (+2) ieri: 5.591 (+8) l’altro ieri: 5.583 (+10) Pavia: 5.429 (+6) ieri: 5.423 (+5) l’altro ieri: 5.418 (+2) Sondrio : 1.499 (=) ieri: 1.499 (+7) l’altro ieri: 1.492 (+4) : 1.499 (=) ieri: 1.499 (+7) l’altro ieri: 1.492 (+4) Varese: 3.724 (+10) ieri: 3.714 (+14) l’altro ieri: 3.700 (+7) e 1.993 in fase di verifica. TORNA ALLA HOME
Sono poco meno di trecento i nuovi contagi registrati oggi in Lombardia, con un incremento di altri 14 casi positivi in provincia di Como. “Settimana scorsa, su iniziativa della Lombardia, le Regioni e il Governo hanno trovato linee comuni nei confronti delle riaperture, in particolare per quello che riguarda i mercati. Bisogna ripartire in condizioni di sicurezza e, se tutti rispettiamo le regole, ne usciamo prima”. Lo ha detto l’assessore regionale alle Politiche sociali, abitative e Disabilità Stefano Bolognini commentando le curve discendenti dell’epidemia da Covid-19 nel corso della consueta diretta quotidiana. TEMPERATURA, MERCATI, RISTORANTI – Dopo aver evidenziato i numeri in decrescita, in particolare dei malati in terapia intensiva, Bolognini ha sottolineato l’importanza della prevenzione e della misurazione della temperatura nella lotta al virus. “Il primo campanello d’allarme può arrivare proprio dallo ‘screening’ della temperatura – ha sottolineato -. Un’operazione che dà sicurezza a tutti noi”. In merito ai mercati all’aperto, l’assessore Bolognini ha evidenziato che “Sono una parte importante della collettività. Dobbiamo trovare le misure perché anche queste attività tornino alla normalità. Il fatto che il presidente Fontana abbia coinvolto i sindaci in questo – ha aggiunto – è di assoluto buon senso”. Ecco i dati nel loro complesso forniti dalla Regione: – i tamponi effettuati: 11.508 (totale complessivo: 607.863) – i nuovi casi positivi: 294 – attualmente positivi: 26.671 (-620) Totale complessivo dei positivi riscontrati in Lombardia dall’inizio della pandemia ad oggi: 85.775 – i guariti/dimessi: 849 (totale complessivo: 43.442) – in terapia intensiva: -13 (totale complessivo: 231) – i ricoverati non in terapia intensiva: -145 (totale complessivo: 4.281) – i decessi: 65 (totale complessivo: 15.662) I casi per provincia con la differenza rispetto a ieri: Milano: 22.372 (+48) di cui 9.425 (+8) a Milano città Bergamo: 12.633 (+26) Brescia: 14.249 (+50) Como: 3.660 (+14) Cremona: 6.350 (+15) Lecco: 2.691 (+4) Lodi: 3.380 (+11) Mantova: 3.300 (+6) Monza e Brianza: 5.388 (+50) Pavia: 5.082 (+35) Sondrio: 1.383 (+5) Varese: 3.413 (+12) Sono, infine, 1.874 quelli in corso di verifica.
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In queste settimane così difficili per l’intero Paese e per il territorio lombardo in particolare, il Presidente Silvio Berlusconi ha deciso di mettere a disposizione della Regione Lombardia, tramite una donazione, una somma ingente pari a 10 milioni di euro per la realizzazione del reparto di terapia intensiva alla Fiera di Milano o di eventuali altre necessità per far fronte all’emergenza del coronavirus. Averne di Silvio Berlusconi, ma ne esiste solo uno e lo abbiamo, per fortuna, noi italiani. Ancora una volta il Presidente si dimostra un imprenditore generoso, un profondo conoscitore del nostro Paese e amante della sua città e della sua Regione, e a lui va il massimo ringraziamento per il gesto di generosità e per lo straordinario impegno che sta portando avanti in sede europea per far valere gli interesse dell’Italia e dell’Europa unita.
Stiamo affrontando la prova più dura. Una volta che la guerra contro il coronavirus sarà vinta, dovremo gettarci subito in un'altra battaglia, quella per risollevare la nostra economia, che non significa pensare prima agli affari anteponendoli alla vita umana. Chi ci volesse accusare di questo, sarebbe in malafede. Abbiamo già dimostrato l'esatto contrario, in questa crisi: quando è venuto il momento di scegliere, abbiamo anteposto il valore della vita umana a tutto il resto. E di questo dobbiamo esserne fieri. Quando parliamo di far ripartire l'economia, intendiamo la necessità di impedire che le micro e piccole imprese, e in generale tutte le attività che rendono grande e produttiva la Lombardia, scompaiano. Dobbiamo lavorare affinché il coronavirus non continui a colpirci, oltre che sulla salute, anche a livello sociale. Dovremo essere in prima linea, perché la sfida non sarà facile. La Regione si sta già attivando, per tutelare il made in Italy. Lo sta facendo, ad esempio, nel settore agricolo, e lo farà in tutti gli altri. Noi dovremo fare la nostra parte, non solo acquistando prodotti italiani, ma anche effettuando vacanze a km 0 o quasi, per risollevare la filiera turistica dei nostri territori. Si tratterà di un cambio di mentalità, di una sorta di ritorno alla "villeggiatura" dietro casa, il locale che torna nella sua bellezza rispetto all'inseguimento del mito del globale di cui la nostra epoca si è fin troppo saturata, portandoci all'eccesso di consumismo che ha contribuito in maniera fondamentale allo sradicamento dalla nostra cultura antica, ad allontanarci dal "sentimento" della nostra terra. Sarà il momento quindi, a emergenza finita, di riscoprire le bellezze italiane, a partire da quelle dei territori che stanno pagando il prezzo più alto: la Lombardia e il Veneto. Se l'Europa ci abbandona, ne prendiamo atto. Noi lotteremo per salvare i nostri territori. E il primo gesto, tra i più concreti, che potremo fare sarà quello di trascorrere anche le ferie (quando finalmente torneremo alla normalità) nelle nostre regioni, nel nostro Paese. Dalla Lombardia al Veneto, passando per il resto d'Italia. Abbiamo ricchezze senza paragoni da riscoprire: godiamoci la nostra terra e facciamo, quindi, la nostra parte.
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Si è concluso il Consiglio regionale odierno convocato per discutere dei provvedimenti economici legati all’emergenza coronavirus. L’Asemblea ha approvato a maggioranza (astenute le minoranze) il progetto di legge ” Misure straordinarie ed urgenti per l’economia e l’occupazione”. Approvati anche due provvedimenti amministrativi : “Rendiconto finanziario 2019” e “Bilancio di previsione 2020/2022:Prima variazione e applicazione avanzo di amministrazione esercizio 2019 – Assestamento generale dei conti”. Approvate all’unanimità due risoluzioni: una del centrosinistra sulla dematerializzazione delle ricette e la seconda di iniziativa della maggioranza che prevede l’invito ad utilizzare e sostenere il consumo “made in Abruzzo”. L’aula ha convalidato l’elezione del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci. Lorenzo Sospiri. “Quello approvato dal Consiglio regionale è un vero e proprio documento anti-crisi, mai approvato, che mette in circolo 100 milioni di euro complessivamente nell’economia regionale. Abbiamo messo in campo ogni possibile azione legislativa, amministrativa e tecnica a disposizione della Regione Abruzzo per combattere una pandemia mondiale” è quanto dichiara il Presidente Lorenzo Sospiri al termine del Consiglio regionale odierno. “Abbiamo lavorato con tenacia a questo provvedimento cercando di dare risposte a tutti i settori più sensibili dell’economia regionale che sono state interessati dall’emergenza coronavirus. Tra le misure più importanti spiccano i 20 milioni di euro in collaborazione con la Cassa depositi e prestiti per l’immediato pagamento degli stati di avanzamento lavori gestiti dalla regione, province e comuni; 13 milioni per la costituzione di un fondo perduto per le micro, piccole e medie imprese; 10 milioni per la sospensione dei canoni dei consorzi di bonifica; 6,3 milioni di euro per sostenere le micro, piccole e medie imprese per investimenti fatti o da fare a seguito della riconversione dell’attività per l’emergenza; 5 milioni per la sospensione dei canoni consortili delle imprese (Arap), 5,5 milioni per finanziamenti di progetti di sviluppo per le graduatorie gia in essere. Ma sono molti altri gli ambiti in cui interveniamo – aggiunge Sospiri – dalla pace fiscale con le imprese sino alla semplificazione amministrativa. E’ un primo atto che servirà a dare risposte ad un’economia regionale che dopo un mese di fermo esce con numeri da bollettino di guerra. La regione ha fatto e farà tutto il possibile – conclude Sospiri – e cercheremo di farlo ascoltando tutti. Ringrazio infine i consiglieri di maggioranza ed anche quelli di minoranza che hanno collaborato a rendere migliore il documento con propri contributi, rinunciando a fare un’opposizione strumentale. Il Consiglio ha mandato un segnale preciso ai cittadini abruzzesi: “La regione è in prima linea per tutelare l’economia regionale e gli abruzzesi.” Sandro Mariani: non illudiamo gli abruzzesi. L’emergenza che stiamo vivendo ha una portata epocale, in molti hanno assimilato le criticità di questa fase storica a quelle vissute nel dopoguerra. Nessuno chiede bacchette magiche ma ogni livello istituzionale è chiamato a fare la propria parte con serietà. Il Governo regionale, per i poteri che detiene, la propria parte avrebbe dovuto farla innanzitutto sotto il profilo sanitario. Si è invece deciso di rinunciare a guidare il delicato processo, lasciando sole e sprovviste di figure fondamentali le Asl e gli Operatori sanitari, innescando una lunga serie di ritardi ed errori che tutti, purtroppo, conosciamo. Sempre il Governo regionale è chiamato a predisporre misure e risorse finanziarie per affrontare e curare l’altra ferita aperta dall’emergenza: quella economica. Il progetto di legge del centro destra, portato oggi all’attenzione del Consiglio regionale abruzzese, senza passare per la fondamentale condivisione con le parti sociali e i Sindaci, più che una efficace medicina è una pezza che difficilmente raggiungerà lo scopo di portare ristoro ad un tessuto sociale ed economico fortemente provato. La maggioranza ha bocciato proposte di buon senso come quella che mi vedeva primo firmatario per un sostegno al sistema integrato dell’educazione per l’infanzia: nidi e scuole dell’infanzia si trovano tra la difficoltà di richiedere la retta alle famiglie, alle quali non erogano il servizio, e la difficoltà a pagare gli stipendi. Il Governo regionale si è espresso in modo contrario alla misura di sostegno, lasciando così in capo alle famiglie l’obbligo del pagamento delle rate che solo successivamente verranno rimborsate dall’Inps. Non possiamo illudere gli abruzzesi, non possiamo a maggior ragione in questo momento storico: le misure straordinarie e urgenti per l’economia e l’occupazione devono avere copertura finanziaria certa e vedere il coinvolgimento diretto di tutti quei soggetti, Sindacati, Associazioni di categoria e Sindaci, che hanno più di tutti il polso di quella che è la situazione reale. Sara Marcozzi (M5S). “Anche oggi abbiamo pensato esclusivamente alla ricerca di soluzioni ai problemi che l’emergenza Coronavirus ci sta costringendo ad affrontare, lasciando da parte la polemica politica. Soprattutto, è per me molto importante che la Giunta capisca che questo testo di legge, recante interventi sul tessuto economico abruzzese, è solamente l’inizio di un percorso, e non certo la conclusione. All’orizzonte abbiamo la sfida della riprogrammazione dei fondi europei, strumento fondamentale per rilanciare la ripartenza economica abruzzese, e sarà essenziale affrontare in maniera collegiale la sfida che ci aspetta”. Lo afferma il Capogruppo M5S Sara Marcozzi al termine della seduta del Consiglio regionale tenutasi all’Aquila. “Avremmo potuto attaccare con forza la Giunta regionale, seguendo la linea aggressiva, ai limiti dello sciacallaggio, che tengono il capo politico della Lega Matteo Salvini e quello di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni contro il Governo Conte. Non lo abbiamo fatto, perché per noi la responsabilità istituzionale viene prima dei like e delle condivisioni su Facebook. Non posso però evitare di sottolineare l’atteggiamento di una parte della Giunta di centro destra che, mentre pretende da noi collaborazione continua, non perde occasione per accusare il Governo centrale, alimentando una polemica sterile e inutile, dimenticando che le competenze in materia di sanità sono della Regione. Anche durante la seduta del Consiglio regionale, non si è persa occasione per lanciare accuse che non danno alcun apporto costruttivo al dibattito attualmente in atto nel Paese e in Regione. Invito il Presidente Marsilio e gli esponenti della maggioranza alla responsabilità, in ogni sede. Remando tutti nella stessa direzione usciremo da questo momento di emergenza sanitaria ed economica”. “Nel merito della legge, il MoVimento 5 Stelle ha scelto di astenersi, scelta dovuta al fatto che, a nostro avviso, il testo presenta fragilità di forma evidenti, che potrebbero esporla a impugnazioni avanti alla Corte Costituzionale. Ciò non ci ha comunque impedito, nei limiti della dialettica della seduta del Consiglio regionale, di espletare il nostro compito di opposizione responsabile, proponendo emendamenti, approvati dalla maggioranza perché utili per i cittadini abruzzesi, per ottenere la miglior legge possibile” conclude Marcozzi. Silvio Paolucci. Riteniamo la legge sugli aiuti a famiglie e imprese debole e indefinita, la maggioranza di centrodestra ha varato un enunciato di obiettivi e di principi che non ha una vera consistenza finanziaria”, commentano così il capogruppo PD Silvio Paolucci e i consiglieri Dino Pepe, Antonio Blasioli e Pierpaolo Pietrucci la discussione della proposta di legge sulle misure straordinarie e urgenti per l’economia e l’occupazione. “Senza il pieno coinvolgimento delle parti sociali e dei sindaci, che c’è stato in altre regioni italiane sin dal primo momento – precisano i consiglieri – il PD non può condividere un inter che esclude i principali interpreti del territorio anche dalla costruzione di una eventuale e necessaria ripresa economica. I provvedimenti previsti inoltre non sono provvisti di risorse né tanto meno affrontano la questione dello snellimento delle procedure per convogliare le risorse europee e quelle previste dal Governo. Non ci laviamo le mani sulle sorti delle azioni necessarie a risolvere, anzi, da sempre abbiamo chiesto un coinvolgimento diretto che purtroppo non c’è stato, con i risultati che abbiamo visto in Consiglio. In questi giorni stiamo facendo un’opposizione molto propositiva, quando faremo i conti anche sulla gestione e programmazione sanitaria, avremo tanto da dire, perché tanto abbiamo scritto sulle azioni svolte o non svolte. In merito all’emergenza, va sottolineato che si è fatta sentire la mancanza di una governance sul territorio che noi denunciamo ormai da mesi: aver messo tutto nelle mani delle Asl, malgrado alcune importanti anche sul fronte dei numeri dell’emergenza, come lo sono la Asl di Pescara e Teramo, non abbiano ancora i direttori generali e quella dell’Aquila il direttore amministrativo e solo da due giorni dopo un anno di vacatio è stato nominato il direttore a Chieti, è stato un gesto avventato, che ha avuto delle conseguenze sulla gestione dell’accesissimo fronte sanitario. Ad esempio aver infettato 10 ospedali quando eravamo a quota 40 casi positivi già al 10 di marzo, facendo girare il personale e i malati, senza individuare strutture dove era possibile invece concentrare i focolai, la dice lunga sul metodo adoperato e sulle lacune, di cui ci occuperemo a emergenza finta”. https://youtu.be/igkZAi5zWzE
“Anche oggi abbiamo pensato esclusivamente alla ricerca di soluzioni ai problemi che l’emergenza Coronavirus ci sta costringendo ad affrontare, lasciando da parte la polemica politica. Soprattutto, è per me molto importante che la Giunta capisca che questo testo di legge, recante interventi sul tessuto economico abruzzese, è solamente l’inizio di un percorso, e non certo la conclusione. All’orizzonte abbiamo la sfida della riprogrammazione dei fondi europei, strumento fondamentale per rilanciare la ripartenza economica abruzzese, e sarà essenziale affrontare in maniera collegiale la sfida che ci aspetta”. Lo afferma il Capogruppo M5S Sara Marcozzi al termine della seduta del Consiglio regionale tenutasi all’Aquila. “Avremmo potuto attaccare con forza la Giunta regionale, seguendo la linea aggressiva, ai limiti dello sciacallaggio, che tengono il capo politico della Lega Matteo Salvini e quello di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni contro il Governo Conte. Non lo abbiamo fatto, perché per noi la responsabilità istituzionale viene prima dei like e delle condivisioni su Facebook. Non posso però evitare di sottolineare l’atteggiamento di una parte della Giunta di centro destra che, mentre pretende da noi collaborazione continua, non perde occasione per accusare il Governo centrale, alimentando una polemica sterile e inutile, dimenticando che le competenze in materia di sanità sono della Regione. Anche durante la seduta del Consiglio regionale, non si è persa occasione per lanciare accuse che non danno alcun apporto costruttivo al dibattito attualmente in atto nel Paese e in Regione. Invito il Presidente Marsilio e gli esponenti della maggioranza alla responsabilità, in ogni sede. Remando tutti nella stessa direzione usciremo da questo momento di emergenza sanitaria ed economica”. “Nel merito della legge, il MoVimento 5 Stelle ha scelto di astenersi, scelta dovuta al fatto che, a nostro avviso, il testo presenta fragilità di forma evidenti, che potrebbero esporla a impugnazioni avanti alla Corte Costituzionale. Ciò non ci ha comunque impedito, nei limiti della dialettica della seduta del Consiglio regionale, di espletare il nostro compito di opposizione responsabile, proponendo emendamenti, approvati dalla maggioranza perché utili per i cittadini abruzzesi, per ottenere la miglior legge possibile” conclude Marcozzi.
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“Abbiamo il primo vero guarito trattato con il farmaco sperimentale Remdesivir“. Lo ha annunciato il primario della clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova Matteo Bassetti nel punto stampa sull’emergenza coronavirus. Il trattamento è iniziato il 7 marzo e il paziente di 79 anni ha già avuto due tamponi negativi. “Tornerà presto nella sua casa in Lombardia e questo ci ha fatto abbastanza esultare: il farmaco sembra funzionare. Abbiamo altri pazienti in trattamento”, ha detto Bassetti. Coronavirus: il primo guarito con il farmaco Remdesivir “In questo momento tutte le terapie che stiamo facendo per i pazienti con coronavirus che sono sperimentali – ha ricordato il primario di malattie infettive del San Martino di Genova -. Il protocollo regionale è fatto di farmaci per l’Hiv” come Lopinavir o Ritonavir “più la Clorochina, e sono farmaci che abbiamo utilizzato dal principio. Poi abbiamo attivato per alcuni pazienti la sperimentazione dell’antivirale sviluppato per Ebola Remdevsivir” ed è in corso una sperimentazione supportata da Roche su oltre 50 pazienti del Tocilizumab. Il remdesivir, un antivirale prodotto dall’azienda americana Gilead Sciences, studiato per il virus Ebola, sembrerebbe funzionare anche contro il nuovo coronavirus. La sperimentazione clinica era stata accelerata proprio nella speranza che il farmaco, provato solo sugli animali, attivo anche contro i coronavirus di simili sindromi con polmonite grave (SARS e MERS) potesse costituire un aiuto terapeutico in una situazione di emergenza assieme ad una combinazione di antivirali specifici contro l’Hiv, il virus dell’Aids. Il remdesivir è stato utilizzato anche nei tre pazienti curati allo Spallanzani, guariti. Si tratta dei due coniugi cinesi (lui sta bene ed è tornato in reparto, lei sta per essere dimessa dalla terapia intensiva) ammalatisi durante la vacanza in Italia, ricoverati nell’ospedale romano appena arrivati a Roma. E del ricercatore emiliano rimpatriato assieme ad una sessantina di italiani dalla Cina. I malati della Lombardia sono trattati con la stessa cura. Remdesivir: il farmaco contro il Coronavirus Come spiegava il sito di Federfarma si tratta di due farmaci indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come i più promettenti sulla base dei dati disponibili. Il lopinavir/ritonavir è un antivirale comunemente utilizzato per la infezione da HIV che mostra attività antivirale anche sui coronavirus mentre il remdesivir è un antivirale già utilizzato per la Malattia da Virus Ebola, ed è potenzialmente attivo contro l’infezione da nuovo coronavirus. Altri farmaci che potrebbero essere utilizzati per combattere l’infezione da COVID-19 sono – scrive l’Istituto Superiore di Sanità – la clorochina, un farmaco antimalarico è in uso da oltre 70 anni, che recentemente la Commissione Sanitaria Nazionale Cinese lo ha indicato tra quelli che hanno un’attività in vitro contro il nuovo coronavirus su cui proseguiranno i test. Tra i primi studi a verificarne l’attività antiretrovirale, nella fattispecie contro l’Hiv, uno è stato eseguito da ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità coordinati dal dott. Andrea Savarino. Altri due farmaci che hanno già mostrato un’attività contro il virus in test in vitro (quindi al momento non sugli esseri umani) sono l’umifenovir e il darunavir: il primo è un antinfluenzale, mentre il secondo è un farmaco anti Hiv già in uso da diversi anni. Per quanto riguarda Darunavir, remdesivir e clorochina si tratta di tre farmaci che fanno parte della cosiddetta “cura cinese” contro il Coronavirus (essendo stati sperimentati dall’Università di Zhejiang). Leggi anche: Come la Lombardia controlla gli spostamenti dei cittadini con i cellulari
«Abbiamo il primo vero guarito trattato con il farmaco sperimentale Remdesivir». Lo ha annunciato il primario della clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova Matteo Bassetti ieri sera nel punto stampa sull’ emergenza Coronavirus. Il trattamento era iniziato il 7 marzo, il paziente, un 79 enne, ha già avuto due tamponi negativi. «Tornerà presto nella sua casa in Lombardia e questo ci ha fatto esultare: il farmaco sembra funzionare. Abbiamo altri pazienti in trattamento», ha detto Bassetti. Il medico ha annunciato che arriveranno altre scorte del farmaco che continuerà a essere usato sui pazienti ricoverati a Genova insieme ad altri come il Tocilizumab, impiegato di solito contro l’artrite ma utile per combattere l’infiammazione dei polmoni.
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“Storie Alfa Romeo” è la nuova collana web che la Casa del Biscione - nata il 24 giugno del 1910 - regala a tutti gli appassionati di auto e automobilismo Savina Confaloni @savinaconfaloni Il 24 giugno 2020 la Casa del Biscione festeggia 110 anni: oltre un secolo di innovazioni tecnologiche e successi sportivi che si raccontano nella nuova collana web “Storie Alfa Romeo”. Un regalo dedicato per questo suo anniversario a tutti gli appassionati di automobili, per rivivere attraverso volti, storie e foto inedite, il genio tutto italiano racchiuso in questo marchio, simbolo di un patrimonio tecnico e artistico ineguagliabile. Alfa Romeo racconta Alfa Romeo — “Storie Alfa Romeo” accompagna il lettore fra curiosità, fatti di costume, svolte epocali nella società italiana, attraverso i modelli più famosi del Biscione, con foto d’archivio e le immagini delle vetture ospitate nel Museo Storico Alfa Romeo di Arese. Di puntata in puntata, le “Storie Alfa Romeo” si popolano di piloti, tecnici, stilisti, imprenditori e star del cinema: ma anche i semplici appassionati che nella storia Alfa Romeo hanno lasciato un segno. La collana web porta alla scoperta delle radici del marchio, raccontando le liaisons con le grandi capitali del tempo, Londra, Bordeaux, Napoli. LEGGI ANCHE Suzuki compie 100 anni: la storia il francese coi baffi e il geometra piacentino — “Storie Alfa Romeo” inizia con la prima 24 HP progettata da Giuseppe Merosi nella sua casa milanese di via Cappuccio. La genesi del Portello parte dall’intreccio di figure singolari come Merosi, geometra piacentino con la passione per l’auto, l’imprenditore visionario Ugo Stella, e il francese con i baffi a manubrio innamorato delle automobili, Pierre Alexandre Darracq. In un piccolo stabilimento al Portello, a Milano, monsieur Darracq aveva aperto una succursale della sua azienda di Bordeaux, ma le voiturette leggere ed economiche di gusto molto francese ma poco potenti, agli italiani non erano piaciute. Alla fine del 1909 gli impianti della Darracq vengono rilevati da un gruppo di finanzieri lombardi capitanati dal cavalier Ugo Stella, con un capitale di 500.000 lire di cui si fa garante la Banca Agricola Milanese. Storie Alfa Romeo: il primo episodio — La prima Alfa Romeo è protagonista dell’episodio con cui iniziano le “Storie Alfa Romeo”: il viaggio parte a bordo della 24 HP del 1910 di Giuseppe Merosi, a cui viene affidato l’incarico di riprendere la produzione del Portello con vetture più adatte ai gusti della clientela italiana: più potenti delle Darracq e con un telaio su cui poter montare delle carrozzerie di prestigio. Il primo modello viene approvato il primo gennaio del 1910, e il 24 giugno viene registrata a Milano la ragione sociale A.L.F.A., Anonima Lombarda Fabbrica Automobili: il marchio riproduce i simboli del capoluogo lombardo, con la croce rossa in campo bianco e biscione visconteo, racchiusi in un disco contornato dalla scritta Alfa Milano. LEGGI ANCHE Panda, 40 anni fa la creazione di Giugiaro Alfa Romeo, il debutto nelle corse — Un caso singolare nella storia dell’automobile, la 24 HP nasce prima del Marchio che la metterà in commercio. Ha un motore monoblocco 4 cilindri, 4 litri e 42 cavalli di potenza, con trasmissione a cardano unico sulle ruote posteriori. È dotata di un robusto telaio a longheroni e traverse in lamiera stampata a C, su cui i carrozzieri Castagna, Schieppati, Sala e Bollani andranno a sviluppare versioni torpedo e limousine per i clienti più esigenti. La 24 HP punta subito in alto, performante e curatissima, raggiunge i 100 km/h e viene venduta a una somma equivalente a due anni dello stipendio di un impiegato. È già una vera Alfa Romeo insomma: elegante, sportiva, tecnologicamente avanzata, e con un carattere unico. Nel 1911 Merosi sviluppa la 24 HP Corsa, con peso ridotto, più potenza e più velocità: A.L.F.A. entra nel mondo delle competizioni, e con questo modello pilotato da Nino Franchini arriva il primo podio alla Parma-Poggio di Berceto del 1913. Nicola Romeo, il senatore ingegnere — L’ingegner Nicola Romeo, imprenditore napoletano e futuro Senatore del Regno, è un’altra figura chiave delle “Storie Alfa Romeo”. Con la sua "Società anonima Ing. Nicola Romeo e Co." assume il controllo dell’A.L.F.A dalla Banca di Sconto che ne detiene la maggioranza del pacchetto azionario, e dopo una battaglia legale per il nome, inizia a commercializzare le vetture affiancando Alfa al suo cognome Romeo. Le prime a portare il nuovo Marchio sono la 20-30 HP e la sua derivata ES Sport, auto eleganti, ma soprattutto vincenti, con piloti come Giuseppe Campari, Antonio Ascari, Ugo Sivocci e un giovane Enzo Ferrari , che trionfano nelle gare più importanti dell’epoca, dalla Targa Florio, alla Aosta-Gran San Bernardo, alla Coppa delle Alpi. LEGGI ANCHE Mazda, la serie speciale per i 100 anni il quadrifoglio verde — “Storie Alfa Romeo” ripercorre i 110 anni del brand attraverso retroscena ed episodi che si intrecciano con la cultura e la società italiana ed europea. Nel novembre del 1921 al Salone dell’Auto di Londra debutta l’Alfa Romeo RL, considerata il capolavoro di Merosi: motore 3 litri, 56 cavalli, 6 cilindri monoblocco con testa smontabile, valvole comandate con sistema di aste e bilancieri, la RL raggiunge i 110 km/h ed è estremamente precisa su strada. Nel 1923 nascono due speciali versioni corsa alleggerite, e ad aprile il pilota Ugo Sivocci, con uno scaramantico quadrifoglio verde su sfondo bianco dipinto sulla fiancata della vettura si presenta ai nastri di partenza della Targa Florio. Il portafortuna sulla RL alla quale era stato assegnato il numero tredici funziona, e con quella prima vittoria alla XIV edizione della gara siciliana il Quadrifoglio entra nella storia del Marchio...
Alfa Romeo si racconta: dal mito del Portello alla prima vittoria mondiale Il marchio del Biscione ripercorre le tappe della sua storia dei suoi 110 anni con un'inedita collana web che parte da quello stabile milanese al 95 di strada del Portello di Giulia Paganoni Alfa Romeo 24 HP con motore 4 cilindri, 4 litri di cilindrata e 42 cavalli di potenza 4' di lettura Storie che emozionano. Una di queste è quella di Alfa Romeo, marchio che il 24 giugno 2020 festeggia il prestigioso traguardo dei 110 anni. Oltre un secolo contraddistinto da innovazioni tecnologiche, successi sportivi e memorabili creazioni su quattro ruote. Per festeggiare un compleanno così importante è stata sviluppata la collana web “Storie Alfa Romeo”, che racconta dalle origini e dell'intreccio con il meglio della genialità italiana, oltre al noto patrimonio tecnico e artistico, e tocca ambiti che esulano dal mondo dell'automobile. Le origini: la figura di Pierre Alexandre Darracq La storia parte con un uomo francese, Pierre Alexandre Darracq, proprietario di una fabbrica di bicicletta e Bordeaux che ben presto decise di produrre auto. In Francia riscossero successo così si interessò all'esportazione, aprendo succursali a Londra e a Napoli, trasferendo quest'ultima poi a Milano, al 95 di strada del Portello. Ma in Italia non riscosse successo, erano auto poco costose e poco potenti, cosa che al mercato non piacque. Per questo nel 1909 la società venne messa in liquidazione. Stabilimento Portello, il polo dal quale sono uscite la prime A.L.F.A. Il genio di Stella e la mano di Merosi: la nascita di Alfa Romeo Ma c'era chi alle potenzialità del Portello ci credeva e conosceva i gusti degli italiani: l'amministratore delegato, cavalier Ugo Stella. Con l'aiuto di alcuni finanzieri lombardi e la garanzia della Banca Agricola Milanese rilevò lo stabilimento e riassunse gli oltre 200 operai che ci lavorano. Una mossa che sembrava temeraria: ma Stella ebbe una delle grandi intuizioni di cui è costellata la storia Alfa Romeo. E aveva un asso nella manica: il genio creativo di Giuseppe Merosi. Giuseppe Merosi, geometra piacentino appassionato di auto a cui venne data l'incarico di progettare le prime A.L.F.A. Nell'autunno del 1909, Stella gli chiese di creare due vetture completamente nuove nelle fasce fiscali dei 12 e 24 Hp: più potenti delle Darracq, adatte ai gusti della clientela italiana e con un telaio che consente di montare carrozzerie di prestigio. La nascita della 24 Hp: l'auto concepita prima del marchio Un caso forse unico nella storia, quello della 24 Hp: auto nata prima del suo marchio. Le caratteristiche erano quelle richieste da Stella: un motore monoblocco (non comune all'epoca), 4 cilindri, 4 litri di cilindrata e 42 cavalli di potenza, con trasmissione a cardano unico sulle ruote posteriori. Inoltre, era dotata di un robusto telaio a longheroni e traverse in lamiera stampata a C, su cui i carrozzieri Castagna, Schieppati, Sala e Bollani sviluppano versioni torpedo e limousine per una clientela molto esigente. La 24 Hp punta subito in alto: è un modello che oggi definiremmo “Premium”, che costa una somma equivalente a due anni dello stipendio di un impiegato. Anche le performance sono interessanti: è in grado di raggiungere 100 km/h, ed è fabbricata con estrema cura e precisione. Questo la rende capace non solo di “andare forte”, ma anche di offrire le migliori prestazioni su strada. Merosi capì di essere sulla strada giusta, e spinge sull'acceleratore: nel 1911 sviluppò la 24 Hp Corsa, con peso ridotto, più potenza e più velocità, un po' come le Gta di oggi. Con quest'auto, A.L.F.A. entrò nel mondo delle competizioni, solo un anno dalla fondazione. La prima soddisfazione arrivò alla Parma-Poggio di Berceto del 1913: il pilota Nino Franchini è secondo assoluto, e primo di categoria.
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Tutti spacciatori, ma le regole del “sodalizio” erano ferree e chi sgarrava ne pagava le conseguenze. Per esempio, ma poteva esserci di peggio, venendo pubblicamente umiliato dai boss, e guadagnandosi, così, una cattiva fama anche di fronte alla gente comune. I particolari che continuano a emergere sull’operazione “Tsunami” che, in oltre un anno di indagini, ha portato allo smantellamento di una articolata rete di spaccio di cocaina, hashish e marijuana che “copriva” tutta Chioggia, danno il quadro di un’associazione a delinquere che non aveva nulla da invidiare alle più note “mafie” del Paese: per il giro d’affari, per la capacità di riciclare il denaro, per il controllo che veniva esercitato sui “pesci piccoli” dell’organizzazione. Tra i primi “scambi” documentati dalle intercettazioni dei carabinieri, vi sono quelli di agosto e ottobre 2017, tra Marco Di Bella, uno degli intermediari di secondo livello, e Andrea Tiozzo Meo Ambrosi, il cuoco che, all’epoca, lavorava in un ristorante del Polesine, comunque poco distante dalla Romea. L’AVVERTIMENTOTiozzo, in queste occasioni, aveva acquistato circa 200 grammi di cocaina, da rivendere a terzi, e tutto, apparentemente, era filato liscio. In seguito, però, aveva cercato di fare il furbo e una partita di circa 150 grammi, l’aveva pagata con settemila euro in contanti risultati, poi, falsi. Uno sgarro che Di Bella e il suo principale socio, Raffaele D’Ambrosio, non potevano lasciar passare sotto silenzio. Così, un giorno, i due si sono recati al ristorante dove lavorava Tiozzo e, di fronte ai clienti presenti nel locale, lo hanno maltrattato e picchiato, rinfacciandogli il debito che aveva nei loro confronti. Nulla di esagerato, a quanto pare: qualche schiaffo, qualche strattone e l’aria minacciosa quanto bastava per spaventarlo e “consigliare” gli avventori del locale a farsi i fatti propri. NESSUNA DENUNCIA I carabinieri non hanno assistito all’episodio ma ne sono venuti a conoscenza, in seguito, dalle intercettazioni telefoniche nei confronti del Tiozzo che lo raccontava a qualcun altro della banda, dichiarandosi risentito del fatto che i clienti avessero assistito alla scena e potessero, quindi, pensar male di lui. Va detto che i testimoni, con ogni probabilità, non hanno pensato allo spaccio ma, più probabilmente, a un debito privato tra i protagonisti, di cui non era il caso di impicciarsi. Infatti nessuno di coloro che avevano assistito ha denunciato l’episodio alle forze dell’ordine, tanto meno la vittima, Tiozzo, che avrebbe dovuto spiegare perché lo avevano malmenato e non aveva alcun interesse a farlo. In seguito, però, il debito deve essere stato ripagato e i rapporti tra le parti devono essere tornati alla serenità, visto che il rapporto d’affari è continuato fino a pochi giorni fa, quando è scattata l’operazione Tsunami. Ultimo aggiornamento: 09:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA
Fiumi di droga a Chioggia, novità sull'operazione Tsunami del 6 febbraio: perquisizioni a tappeto nelle case e nei luoghi nella disponibilità dei soggetti a vario titolo coinvolti nelle indagini. Il risultato è sorprendende: sequestrati, solo nella giornata ieri, oltre 20 chili di sostanze stupefacenti. Ma di più: il grosso colpo è stato il ritrovamento di un ingentissimo quantitativo di denaro contante. Sommati ad altri ritrovamenti, il totale è di ben oltre mezzo milione di euro in denaro contante. Si tratta di 6 chili diin tre garage di Sottomarina nella disponibilità di Raffaele D’Ambrosio, all’interno di un’autovettura e in alcuni borsoni distribuiti negli altri garage. Sono stati trovati anche oltre 15 chili di, in quanto - ai 4 kg sequestrati a Cristian De Pascalis, arrestato in flagranza ieri 6 febbraio. Altri 9 chili si trovavano in un garage sempre a Sottomarina a disposizione di Alessandro Carisi. DENARO CONTANTE Ma di più: il grosso colpo è stato il ritrovamento di un ingente quantitativo di denaro contante. Difatti, nella disponibilità di Marco Di Bella sono stati rinvenuti 70.000 euro, distribuiti in cassaforti a prova di ladri ben nascoste all'interno di alcune abitazioni e circa 170.000 euro contenuti in tre beauty-case nascosti in una vecchia auto, in stato di abbandono, all'interno di un garage. Erano nascosti in un beauty-case, all'interno di un'abitazione, anche i 60.000 euro che erano nella disponibilità di Raffaele D’Ambrosio. In casa di Sandro Furlansono stati infine rinvenuti 40.0000 euro custoditi in una cassaforte. Droga a Chioggia, i dettagli dell'operazione Tsunami Tutti i nomi Ultimo aggiornamento: 23:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Una donna si sente male...soccorsa dagli "invisibili" E' successo ad Ostia, in piazza della stazione vecchia, a due passi dal palazzo del Governatorato. La donna probabilmente per un colpo di calore si è sentita male ed è stata soccorsa dai senza fissa dimora che giorno e notte vivono sotto i portici della piazza la donna soccorsa nei giardini (AGR) Nel Giardino Sant’Agostino, a due passi dal palazzo del Governatorato, in pieno centro storico di Ostia questa mattina si è assistito ad un grandissimo gesto di solidarietà umana, da parte degli “invisibili” che vivono giorno e notte sotto il porticato in Piazza della Stazione Vecchia. Avendo notato una giovane donna in difficoltà, dovuta forse ad un colpo di calore e con grandi difficoltà nel mantenere l’equilibrio, gli “invisibili” sono corsi in aiuto della giovane, prima soccorrendola e poi facendola sdraiare su una delle panchine di marmo del Giardino Sant’Agostino, chiamando il 118. Dopo pochi minuti il mezzo di soccorso sanitario è arrivato, portando le prime cure alla donna che è stata poi portata all’ospedale Grassi per gli accertamenti di routine. “A volte, prima di dare giudizi di scarso valore, - ha sottolineato Gaetano Di Staso, referente Ecoitalia solidale X Municipio che ha assistito a quanto accaduto - bisognerebbe conoscere a fondo gli “invisibili” che spesso vengono, ingiustamente, tacciati di essere scarti umani e relegati in fondo al nostro “vivere civile” Photo gallery
Ostia, mobilitazione civica: dove sono gli aiuti del Governo? Un'organizzazione solidale civica che opera nel X Municipio, denominata Rete Operativa di Solidarietà e Mutuo Soccorso rivendica la mancata corresponsione degli "aiuti" promessi dal Governo. Domani mattina, sabato 23 maggio manifestazione dinanzi Municipio cassette sociali (AGR) Sabato prossimo 23 maggio manifestazione di protesta organizzata dalla Rete Operativa di Solidarietà e Mutuo Soccorso Acilia-Ostia. Una rete solidale civica che rivendica sostegno ed attenzione ai problemi dei cittadini. “Non ne possiamo più. – si legge su una nota stampa - Sono passati due mesi e delle misure che il Governo avrebbe dovuto mettere in campo non si vede neanche l’ombra. Dove sono i bonus spesa? e i contributi per l’affitto? e la Cassa Integrazione? Ad oggi gli aiuti sono arrivati soltanto alle imprese. L'unico nostro mezzo di sostegno sono state le reti di solidarietà popolare fatte da lavoratori, studenti e disoccupati. Ora però sta diventando difficile per tutti e le risorse di mutuo soccorso si stanno esaurendo. L’intero quartiere, come il paese, sta precipitando nella miseria. In tutta Roma sono centinaia le famiglie in difficoltà pronte a scendere in piazza per avere delle risposte, così come hanno fatto o sono pronti a fare nel resto d'Italia. Non siamo invisibili, continuiamo a vivere, mangiare, pagare le bollette e gli affitti ed è per questo che pretendiamo: lavoro, casa e diritti. Senza una fonte di reddito com’è possibile assicurarsi un’esistenza dignitosa? Semplicemente non si può. Per questo invitiamo tutto il quartiere a scendere con noi a manifestare in Piazza della Stazione Vecchia, davanti al Municipio di Ostia, portando le nostre cassette ormai vuote, pretendendo misure reali contro la crisi, dimostrando forte e chiaro che esistiamo e siamo stanchi di non ricevere neanche le briciole. SABATO 23 SCENDI IN PIAZZA ALLE ORE 11. Rete Operativa di Solidarietà e Mutuo Soccorso Acilia-Ostia Photo gallery
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È operativa la registrazione digitale nella piattaforma della Regione Sardegna cui sono tenuti i passeggeri in arrivo sull’isola. La procedura si svolge direttamente online sia da pc che da smartphone. La registrazione con le indicazioni di provenienza e destinazione può essere effettuata anche un mese prima della partenza, mentre è richiesto che la compilazione dei quesiti sullo stato di salute sia fatta massimo 2 giorni prima dell’imbarco. Invito a comportamenti corretti I vettori verificheranno che i passeggeri siano muniti di ricevuta di avvenuta registrazione. Allo sbarco gli stessi passeggeri riceveranno via mail il “beni benius” (ben arrivato in sardo) del governatore con un invito a mantenere comportamenti corretti, sulla base delle prescrizioni per evitare la diffusione del Covid-19. Successivamente chi arriva in Sardegna può decidere di scaricare la app SardegnaSicura per il tracciamento dei contatti durante la permanenza. App che però non è ancora scaricabile. Anche per i sardi che rientrano La Regione infatti è in attesa che Apple conceda il cambio del nome, da quello della versione precedente (Autorizzazione Regione Sardegna) utilizzata prima della totale riapertura tra Regioni, a SardegnaSicura. Anche i sardi che rientrano sono obbligati a registrarsi, compresi quelli che viaggiano in giornata.
“La Sardegna riapre ed è pronta ad accogliere i turisti, oltre alle tradizionali bellezze ambientali e paesaggistiche, saremo una Regione che darà sicurezza sanitaria”. A dirlo è il presidente Christian Solinas. App e registrzione obbligatoria per i vacanzieri? Due ottimi risultati raggiunti: “Abbiamo apparecchiato un sistema che prevede una registrazione per chi arriva, con la possibilità volontaria di accettare una app che si occupa del tracciamento. Così avremo l’opportunità di passare una vacanza garantiti dal punto di vista sanitario. Tutto questo sarà incentivato dal sistema di voucher e bonus, spendibili per chi vorrà per senso etico effettuare un test prima di arrivare in Sardegna”. “Non possiamo dimenticare che il mondo passa per un’emergenza”, quella del Covid-19, “una pandemia di proporzioni bibliche che non si vedeva da secoli, e quindi questa dovrà essere una stagione di transizione e di programmazione. Daremo una spinta per promuovere, all’estero, una Sardegna bella e sicura”. Qui il video: https://www.regione.sardegna.it/j/v/2568?s=409748&v=2&c=289&t=1
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LECCE – Gaetano Messuti, leader di Sentire Civico è responsabile dei movimenti civici per Forza Italia, propone di unire le forze per agire contro il covid-19 partendo dagli asintomatici: “Bravi i Medici, bravi gli infermieri, i farmacisti, le forze dell’ordine … tutte… ed ancora gli insegnanti, i commessi dei supermercati! Bravissima quell’Italia che funge da locomotiva di un paese che va a rilento ma che non si vuole fermare. Ed allora mi chiedo perché non approfittare del fatto che in Puglia il contagio va a rilento e realizzare un censimento reale e non presuntivo dei possibili contagiati, mediante l’unica metodica che attualmente possa dare certezza dell’avvenuto contatto col virus, proprio per impedire che il tasso di mortalità non cresca come purtroppo accade in altre regioni? Non sarebbe questo un esperimento per acclarare un sub-regionalismo ma un progetto per salvare vite rispetto a scelte nazionali che appaiono evidentemente confuse. Guida ed esempio, sia quanto accaduto in Veneto, dove con tre riproposizioni del tamponamento, in meno di una settimana si è commutata la zona da rossa a zona a contagio zero. Oggi è necessario che Emiliano prenda una posizione netta, avviando un’azione di campionamento su tutti i cittadini pugliesi, collaborando con i Sindaci espressioni massime del potere sanitario sul territorio amministrato e con le Asl. Medici ed immunologi tra i quali il Dott Minelli, spingono ad un approccio dinamico dell’isolamento del contagio, prescrutando anche tutti i soggetti asintomatici. Queste sono le ore nelle quali la politica Regionale deve dimostrare i muscoli e non rimanere inerme difronte alle scelte del Governo centrale. Sia sentinella di questo progetto anche l’informazione, capace di riscaldare i cuori di chi è chiamato a fare delle scelte che potrebbero nella realtà mutare il corso del nostro destino. La Puglia si dimostri attenta ed autonoma nella gestione della pandemia e avvi il controllo tramite tampone per tutti i cittadini!”.
Da oggi chiunque rientri in Puglia, "da ogni parte d'Italia o del mondo", dovrà auto segnalarsi e restare in isolamento a casa per almeno 14 giorni. Lo stabilisce una nuova ordinanza del governatore Michele Emiliano emanata dopo l'arrivo di oltre 15mila cittadini da Nord. Una circostanza che potrebbe aggravare il livello dell'epidemia in Puglia . Il provvedimento estende gli obblighi che fino ad oggi erano previsti solo per chi tornava dal nord e da zone con focolai di Coronavirus. D'ora in avanti, anche chi rientrerà dall'estero o da qualsiasi zona dell'Italia, dovrà avvisare l'Asl, segnalarsi, restare in quarantena nella propria abitazione per almeno 14 giorni. Inoltre dovrà rimanere raggiungibile per attività di sorveglianza e, in caso di comparsa di sintomi, dovrà avvertire il medico.Il governatore, inoltre, ha firmato una seconda ordinanza che riguarda le aziende che gestiscono i call center e che non hanno attivato o non possono attivare le modalità di lavoro agile per i loro dipendenti.Queste aziende, prevede l'ordinanza, devono limitare la loro attività esclusivamente al servizio inbound, cioè ad attività a favore di cittadini che chiamano per avere assistenza e informazioni (customer service). In questo caso le aziende hanno l'obbligo di attuare protocolli di sicurezza anti contagio per preservare i lavoratori in sede.
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FERMO - Niente più file in sala d’aspetto, visite solo su appuntamento, ricette spedite per email, consulti in videoconferenza. Il medico di famiglia cambia volto, o almeno ci prova. Il Coronavirus ha stravolto il rapporto tra dottore e paziente. Per settimane, gli ambulatori si sono svuotati e le visite a domicilio ridotte all’osso. LEGGI ANCHE: Il Coronavirus uccide un'altra persona: è un uomo del pesarese di soli 47 anni/ La mappa interattiva del contagio provincia per provincia Via libera a centri estivi e colonie, nelle Marche riaprono il prossimo 8 giugno/ I protocolli per ripartire Ma, da un’esperienza tanto negativa, potrebbe nascere un’opportunità. «Stiamo facendo passi da gigante nell’utilizzo delle tecnologie. In due mesi si sono percorsi tratti mai fatti in vent’anni. Adesso bisogna consolidarli e dargli un’evoluzione», spiega Paolo Misericordia, segretario provinciale della Federazione italiana medici di famiglia. LEGGi ANCHE: Tra il dire e il fare, però, ce ne passa. E ci sarà da capire quanto e come le buone intenzioni si trasformeranno in realtà. Che è fatta, per quanto riguarda i medici di base, soprattutto di pazienti anziani. Abituati, di prima mattina, a mettersi in fila davanti alla porta dell’ambulatorio, quando il dottore ancora non c’è. Gli stessi che con la tecnologia non vanno proprio a braccetto, quando invece sarebbe indispensabile. Per non parlare del teleconsulto, la parte più innovativa del nuovo corso della medicina di base. Videochiamate a tre: medico di famiglia, specialista e paziente. Non proprio a portata di mano per glia anziani. Insomma, tante buone intenzioni, al momento lontane dal concretizzarsi. Che le cose non saranno più come prima lo dice chiaramente anche il direttore dell’Area vasta 4. Il virus e le regole che ha imposto – su tutte l’ormai famoso distanziamento sociale – hanno fatto saltare il banco, portando alla luce le pecche di un sistema in buona parte ormai superato. Qualche giorno fa aveva fatto scalpore il caso delle visite prenotate all’ospedale di Fermo e cancellate per il Coronavirus. Il programma «Occorrerà riprenotarle e riprogrammarle – dice Licio Livini –, anche se tante potevano aspettare. I percorsi devono essere rivisti in un’ottica organizzativa diversa rispetto a quella di tre mesi fa». Perché, oggi, per fare una visita serve più tempo. Ci sono i protocolli da seguire e tutta una serie di regole da rispettare. Per questo, secondo il direttore dell’Av 4, «da questo punto di vista siamo vecchi e la sanità dovrà rivedere i percorsi che portano alla visita e che vanno abbreviati». Tra presente e futuro, i medici di famiglia tirano le somme degli ultimi tre mesi. La sintesi di un lavoro sconvolto dalla pandemia. Emergono le ruggini tra la medicina territoriale e quella distrettuale, ma anche l’inizio di una collaborazione mai riuscita prima. Cita “Braveheart”, il direttore del Distretto sanitario Vittorio Scialè e ammette i contrasti tra le due “fazioni”. «Individuato un nemico comune – spiega –, però, l’alleanza non solo è obbligatoria ma diventa un patto, non solo per il presente ma anche per il futuro». Il dramma del Coronavirus pare abbia appianato divergenze storiche. «Speriamo sia finita qui – dice Noemi Raffaelli –, ma questo tipo di integrazione tra territorio, parte distrettuale e servizi ospedalieri non può più venire meno». La scelta «Abbiamo capito che c’era un problema nuovo e che nella fase iniziale non sapevamo come affrontarlo - nota a sua volta Giovanni Olimpi, anche lui in videoconferenza per fare il punto sul futuro della professione -. Abbiamo vissuto giorno per giorno le criticità e creato un gruppo di lavoro che si è rivelato molto efficace». Tanti progetti per il futuro ma anche orgoglio per il lavoro che è stato svolto. A casa dei pazienti sono andati lo stesso. Per primi in Italia, bardati negli scafandri bianchi e insieme agli infermieri del Murri, hanno fatto visite e tamponi. «Se Pesaro ci fosse venuto dietro seguendo questa strategia – puntualizza in conclusione Misericordia –, non avrebbe avuto i 35 medici che si sono fermati, lasciando in grandissima difficoltà l’utenza e i colleghi che li hanno dovuti sostituire». © RIPRODUZIONE RISERVATA
ANCONA - Le Marche registrano la terza vittima con il Coronavirus. Il decesso, stando alle prime informazioni, è avvenuto all'Inrca. Si tratta di un uomo di 85 anni, anconetano. Un decesso, sempre di un paziente con patologie pregresse, che avvalora la situazione critica nella nostra regione che vede crescere di ora in ora anche i contagi. LEGGI ANCHE: Fermo, primo tampone positivo al Coronavirus. Al Murri tre contagiati da fuori: stop alle visite "Coronavirus shop": mascherine e disinfettanti a prezzi folli: perquisizioni e denunce anche nelle Marche Tutto chiuso nelle Marche, non solo a Pesaro: le Marche tornano in modalità full off per Coronavirus fino a domenica prossima compresa. L’ordinanza del governatore Ceriscioli rilasciata alle 18.29 riannoda il filo con quella che aveva congelato le attività in tutti i Comuni della regione la scorsa settimana con la differenza, di non poco conto, del silenzio-assenso del governo. E dello sgradito status ormai di zona gialla che l’intera regione acquisisce stabilmente alla luce del quinto posto nella classifica nazionale dei territori più interessati dalla diffusione del Covid-19. I positivi al Coronavirus ieri sera erano saliti a 83 dai 38 di lunedì, un balzo preoccupante. Sono oltre 400 le persone in isolamento domiciliare. Ultimo aggiornamento: 13:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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E’ ‘l’ultimo appello’ di Italia Viva al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L’intervento Matteo Renzi in Senato inizia in questo modo, con un messaggio apparso definitivo nei confronti dell’esecutivo del quale è in maggioranza: «Da due mesi – ha detto Renzi- gli italiani sono in un sistema che ricorda il regime degli arresti domiciliari. Non usciremo da questa situazione con posizioni paternalistiche. Ciò che lei ha detto sull’analisi economica è ampiamente condivisibile, non ho trovato parole che non si devono sottoscrivere. Nessuno le ha chiesto di riaprire tutto, perché chi lo chiede andrebbe ricoverato. Noi chiediamo perché il lockdown italiano è diverso da quello degli altri Paesi. Noi non siamo dalla parte del Coronavirus quando chiediamo di riaprire, ma siamo dalla parte delle vittime del coronavirus che ci chiederebbero di andare avanti e ripartire». «Lei ha detto 11 volte ‘noi consentiamo’ – ha detto Renzi -, ma il presidente del Consiglio non consente, perché la Costituzione permette ai cittadini di avere delle libertà». «Il presidente ha detto che questo governo non lavora con il favore delle tenebre – ha detto Renzi -: il punto fondamentale è un altro. Il presidente del Consiglio dice ‘noi parliamo con chiarezza’. E allora io parlo con chiarezza allo stesso modo. Io so come funziona ad alimentare le veline. Lei è a un bivio: è stato bravo a tranquillizzare gli italiani, il punto è che nella fase 2 della politica non basta giocare con la paura. C’è una ricostruzione che ha bisogno di visione e non può essere ferma: si può stare a inseguire le dirette Facebook oppure si possono guardare le statistiche. Io vorrei che desse un occhio in più ai dati dell’Istat e un occhio in meno ai sondaggi. Se lei ci vorrà al suo fianco, noi ci saremo a condizione di fare le cose che servono agli italiani. Se invece sarà qualcosa di populista, noi non saremo al suo fianco. La politica è altrove, noi l’aspetteremo là». “Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, lancerà al presidente Giuseppe Conte il suo ‘ultimo appello’ durante l’intervento in Senato , a seguito dell’informativa del premier alla ripresa dei lavori in aula”. Avevano reso noto fonti di Italia Viva.
L'intervento del leader di Italia Viva «Sia più prudente quando parla agli italiani, lei ha detto 11 volte ‘noi consentiamo’, nel campo delle libertà costituzionali il Presidente del Consiglio non consente, perché le libertà costituzionali vengono prima di lei. Lei non consente la libertà, lei la riconosce. Rivendico di aver contribuito a creare un altro governo quando il senatore Salvini ha chiesto pieni poteri, non li abbiamo negati a lui per darli ad altri. È un fatto costituzionale che dobbiamo difendere». Così Matteo Renzi, senatore e leader di Italia Viva, intervenendo al Senato dopo l’informativa del premier Giuseppe Conte. Il politico toscano ha aggiunto: «Da due mesi 60 milioni di italiani sono comprensibilmente in un regime che ricorda lo stato degli arresti domiciliari per una emergenza sanitaria, la politica ha il compito di dire parole di chiarezza e forza. Non usciremo da questa dinamica con un paternalismo populista o con una visione priva di politica». Renzi ha poi affermato che: «Non possiamo delegare tutto alla comunità scientifica. Questo paese ha già avuto momenti in cui ha abdicato a questa responsabilità, l’ha fatto nel 1992, l’ha fatto 10 anni fa con i tecnici, oggi non possiamo chiedere a un virologo di come combattere la disoccupazione. Tocca alla politica affrontare la nuova divisione: quella tra garantiti e non garantiti, chi ha la certezza di arrivare alla fine del mese ha la certezza di poter affrontare questa crisi, poi ci sono persone che stanno piangendo la notte. Ho l’impressione che non stiamo mettendo in atto tutti gli strumenti». Infine, l’ultimatum di Renzi: «Si può stare a inseguire le dirette Facebook oppure si può cercare di fare le statistiche per cui crescono i disoccupati, vorrei desse un dato in più ai dati Istat che ai sondaggi, che avesse il coraggio di dire che di fronte all’emergenza occupazionale e alla carneficina che si prospetta occorre uno sforzo di tutti. Se lei ci vorrà al suo fianco noi ci saremo a condizione di fare le cose che servono agli italiani, se dobbiamo essere su un crinale populista che dice alla gente ciò che piace sentire, noi non saremo al suo fianco. Se sceglierà la strada del populismo non avrà al suo fianco Italia Viva, se sceglierà la strada della politica l’aspetteremo lì».
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Il piccolo è il figlio di un uomo di Torre del Lago rientrato con positività da una delle zone rosse del Nord Italia: le sue condizioni sono buone. Un caso al pronto soccorso di Pontremoli che resterà chiuso mercoledì 4 per il necessario intervento di sanificazione. Oltre 900 le persone in isolamento domiciliare FIRENZE. Otto nuovi casi positivi al tampone del coronavirus registrati tra la sera di lunedì 2 e quella di martedì 3 in Toscana. "Sospetti positivi", secondo la terminologia della Regione Toscana, perché in attesa di validazione da parte dell’Istituto superiore di sanità. Gli ultimi casi della giornata riguardano un paziente positivo al tampone del Covid-19 all'ospedale di Pontremoli e un altro all'ospedale di Livorno. Nel caso in Luniugiana si tratta di un paziente passato per il pronto soccorso e ricoverato in medicina è infatti risultato positivo al test e l’unità di crisi aziendale ha ritenuto opportuno sospendere l’attività dei due reparti per l’intera giornata di mercoledì 4 marzo per la necessaria sanificazione e per attivare la quarantena di personale e pazienti soggetti a potenziale contagio. L’invito alla cittadinanza è quello di evitare di recarsi autonomamente all’ospedale di Pontremoli, mentre le ambulanze con pazienti a bordo vengono già da questa sera indirizzate verso altre strutture di pronto soccorso. A Livorno, invece, è in rianimazione un uomo di 55 anni. Anche qui l'uomo si era presentato autonomamente al pronto soccorso. Tutti gli operatori del reparto che sono entrati in contatto con lui sono stati posti in quarantena preventiva. L'Igiene pubblica sta lavorando per individuare eventuali ulteriori soggetti che nei giorni precedenti possano essere stati in contatto con l'uomo. In precedenza nella giornata di martedì 3 è giunta notizia di 2 nuovi casi in provincia di Lucca: il primo caso è il figlio minorenne dell'uomo di di Torre del Lago, rientrato con positività da uno dei focolai del Nord Italia e in isolamento domiciliare senza più febbre. I medici dell’Igiene e sanità pubblica della Nord Ovest, considerandolo come caso sospetto in quanto contatto diretto, lo avevano già inserito in isolamento domiciliare fiduciario sotto sorveglianza attiva; sta bene ed è costantemente monitorato. Un secondo caso in provincia di Lucca è un uomo, di 60 anni, che vive a Capannori, familiare di una persona ricoverata a Piacenza, risultata positiva al test del Coronavirus “Covid-19”. L’uomo di Capannori, che ha subito avvertito l’Asl di aver avuto contatti con una persona positiva, è già in quarantena. In particolare, l’uomo presentava un leggero stato febbrile (ma non problemi respiratori particolari). Gli operatori dell’Igiene e Sanità Pubblica della Asl territorialmente competente hanno effettuato, pertanto, nella giornata di ieri, il tampone, che ha dato esito positivo, in attesa di validazione da parte dell’Istituto superiore di sanità. Un altro caso è stato registrato a Poppi, nel casentino, in provincia di Arezzo, territorio di competenza della Asl sud est: si tratta di un uomo di 64 anni, residente a Poppi, con contatti da Bologna, ricoverato nel reparto di malattie infettive dell’ospedale San Donato di Arezzo e il cui tampone è risultato positivo; e della moglie di quest’ultimo in attesa dell’esito del tampone. Un nuovo caso sospetto positivo al Coronavirus è stato registrato nel territorio di competenza della Asl centro. Si tratta di una donna di 44 anni, che vive a Firenze, ricoverata a Prato, in isolamento, positiva al primo test, sfebbrata, oggi sarà dimessa in isolamento domiciliare. Leggi anche Coronavirus, la paziente positiva a Prato: "Ho preso il virus a Bergamo e l'ho portato qua" - Video Un nuovo caso sospetto positivo al Coronavirus anche a Careggi: un settantenne con sintomi respiratori, arrivato ieri al Pronto Soccorso tramite un’ambulanza del 118, è risultato positivo al Covid-19. E' ricoverato nel reparto di malattie infettive in buone condizioni, non risultano contatti di particolare rilievo. Un nuovo caso sospetto positivo a Chiusi in Valdichiana. È un uomo del 1981 che nei giorni scorsi è andato per un evento in Emilia Romagna. Ieri, lunedì 2 marzo, l'uomo si era recato al pronto soccorso dell'ospedale di Nottola, con sintomi di tipo influenzale. Gli è stato fatto il tampone, che è risultato positivo. Ora l'uomo è in isolamento domiciliare. È in corso l'indagine epidemiologica sui contatti. I PRECEDENTI CASI: COME STANNO I PAZIENTI Sono invece complessivamente stabili le condizioni di salute degli altri pazienti, seguiti a oggi dal sistema sanitario toscano: la donna di 42 anni, residente a Pergine Valdarno, frazione del Comune di Laterina, in provincia di Arezzo, in sorveglianza attiva domiciliare, collega della 32enne fiorentina, recatasi nei giorni scorsi a Milano, ricoverata nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Ponte a Niccheri, “clinicamente guarita”, da questa sera in isolamento domiciliare; i due coniugi di Codogno, in sorveglianza attiva al proprio domicilio di Carrara; il settantunenne di Albiano Magra (Aulla, Lunigiana), messosi in autoisolamento domiciliare; l’imprenditore fiorentino, di 63 anni, ricoverato a Firenze e il suo vicino di casa, ricoverato a Careggi in isolamento nel reparto di malattie infettive; l’informatico di Pescia, di 49 anni, (il primo paziente "clinicamente guarito") trattenuto a scopo precauzionale nel reparto di malattie infettive del San Jacopo di Pistoia; lo studente 26enne norvegese ricoverato a Ponte a Niccheri, "guarito", verrà dimesso oggi e resterà a casa in isolamento domiciliare; il calciatore 23enne della Pianese (la squadra di Piancastagnaio) in isolamento domiciliare; l’altro calciatore, ricoverato al Policlinico Le Scotte di Siena e il sessantenne, operatore della squadra, ricoverato nello stesso reparto e costantemente monitorato. I DATI IN TOSCANA A oggi, martedì 3 marzo, in Toscana sono risultati positivi al test per il Coronavirus 19 tamponi. Di questi, 6 hanno avuto la conferma di positività da parte dell'Istituto superiore di sanità, i rimanenti 14 sono ancora in attesa di conferma. Dal monitoraggio giornaliero risulta che in Toscana ci sono - a oggi martedì 3 marzo - 959 persone in isolamento domiciliare di cui 465 prese in carico attraverso i numeri dedicati, attivati da ciascuna Asl. Si tratta di 267 casi nella Asl centro (Firenze - Empoli - Prato - Pistoia), di 91 casi nella Asl nord ovest (Lucca - Massa Carrara - Pisa - Livorno) e di 107 casi in quella sud est (Arezzo - Siena - Grosseto).
"Un nuovo caso sospetto positivo al Coronavirus, registrato ieri sera nel territorio di competenza della Asl sud est, in attesa di validazione da parte dell‚ÄôIstituto superiore di sanit√†." Cos√¨ comunica la Regione Toscana nell'aggiornamento sulla situazione relativa al Covid-19 nella nostra regione."Si tratta - prosegue la Regione - di una donna di 42 anni, residente a Pergine Valdarno, frazione del Comune di Laterina, in provincia di Arezzo, in sorveglianza attiva domiciliare da ieri sera e il cui tampone, risultato positivo, √® stato inviato all‚ÄôIstituto superiore di sanit√† per la validazione. Dagli approfondimenti epidemiologici subito attivati la donna √® risultata essere un contatto stretto della paziente fiorentina (sua collega), di 32 anni, recatasi nei giorni scorsi a Milano, ricoverata nel reparto di malattie infettive dell‚Äôospedale di Ponte a Niccheri, ‚Äúclinicamente guarita‚ÄĚ, da domani a casa in isolamento domiciliare. La 42enne (in autoisolamento volontario domiciliare da quando ha appreso della positivit√† della collega) ha contattato il numero verde della Asl sud est nella serata di ieri, in stato febbrile tale da richiedere il tampone. Le sue condizioni di salute sono costantemente monitorate e risultano essere discrete.Permangono stabili, e in alcuni casi in miglioramento, le situazioni degli altri pazienti, presi in carico dal sistema sanitario toscano in questi giorni: i due coniugi di Codogno, arrivati in auto a Carrara dove possiedono una seconda casa (in sorveglianza attiva al proprio domicilio); il settantenne di Albiano Magra (Aulla, Lunigiana), il musicista che si √® recato per un concerto a Codogno, messosi in autoisolamento domiciliare dove si trova tuttora; l‚Äôimprenditore fiorentino, di 63 anni, ricoverato a Firenze (il primissimo caso di positivit√† in Toscana) e il suo vicino di casa, ricoverato a Careggi in isolamento nel reparto di malattie infettive; l‚Äôinformatico di Pescia, di 49 anni, (il primo paziente "clinicamente guarito") trattenuto a scopo precauzionale nel reparto di malattie infettive del San Jacopo di Pistoia; lo studente 26enne norvegese ricoverato a Ponte a Niccheri, "clinicamente guarito"; il 44enne di Torre del Lago, rientrato con positivit√† da Vo‚Äô (Veneto), in isolamento domiciliare senza pi√Ļ febbre; il calciatore 23enne della Pianese (la squadra di Piancastagnaio) in isolamento domiciliare; l‚Äôaltro calciatore, ricoverato al Policlinico Le Scotte di Siena e il sessantenne, operatore della squadra, ricoverato nello stesso reparto. A oggi, luned√¨ 2 marzo, in Toscana sono risultati positivi al test per il Coronavirus 13 tamponi. Di questi, 5 hanno avuto la conferma di positivit√† da parte dell'Istituto superiore di sanit√†, altri 8 sono ancora in attesa di conferma.Dal monitoraggio giornaliero risulta che in Toscana ci sono - a oggi luned√¨ 2 marzo - 944 persone in isolamento domiciliare di cui 480 prese in carico attraverso i numeri dedicati, attivati da ciascuna Asl. Si tratta di 251 casi nella Asl centro (Firenze - Empoli - Prato - Pistoia), di 104 casi nella Asl nord ovest (Lucca - Massa Carrara - Pisa - Livorno) e di 125 casi in quella sud est (Arezzo - Siena - Grosseto)."
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Bruxelles: primo caso coronavirus nelle istituzioni UE Condividi Primo caso di coronavirus riportato a Bruxelles all’interno delle istituzioni dell’UE. L’UE ha predicato la politica delle frontiere aperte. Ora stanno per scoprire che nessuno è immune dalle sue conseguenze. Benvenuti nel lato oscuro della globalizzazione. L’Agenzia europea per la difesa (EDA) ha confermato che uno dei suoi membri del personale è risultato positivo al nuovo coronavirus (COVID-19) e ha quindi annullato tutte le riunioni che si terranno presso la sua sede fino al 13 marzo come misura precauzionaria. Il funzionario ha iniziato a sentirsi male sabato (29 febbraio) e si è rivelato positivo per COVID-19, secondo la fonte. Dopo la pubblicazione, l’EDA ha dichiarato a EURACTIV che “il nostro collega non ha partecipato a una riunione con 30 funzionari di altre istituzioni dell’UE la scorsa settimana prima della sua diagnosi. I pochi funzionari di altre istituzioni che aveva incontrato sono stati informati tempestivamente ”.
Troppi ricatti UE, Lufthansa rifiuta piano di “salvataggio” Condividi Estratto dell’articolo di Walter Rauhe per “la Stampa” (…) Dall’ ammodernamento della flotta per ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’ atmosfera, fino al divieto di pagare dividendi agli azionisti. Il governo inoltre avrebbe voluto nel consiglio di sorveglianza della Lufthansa due suoi rappresentanti e sarebbe entrato con una quota del 20% (innalzabile di un altro 5% + un’ azione) nell’ azionariato della società. Condizioni pesanti i per i vertici della seconda compagnia aerea europea, che però alla fine sembrava essere disponibile ad approvare inghiottendo il rospo. Ma la vera insidia doveva ancora arrivare. Per l’ esattezza da Bruxelles che quando si tratta di sovvenzioni, aiuti o crediti di salvataggio a compagnie aerea (e non solo) ha ovviamente voce in capitolo. In questo caso ha messo come condizione «sine qua non» per dare via libera ai generosi aiuti pubblici la cessione da parte della Lufthansa di alcune rotte nei sui hub storici di Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera. Una richiesta a dire il vero nemmeno troppo sfrontata, come definita invece dai vertici della compagnia. Si tratterebbe di cedere sei dei 300 slot. Ma secondo la Lufthansa ugualmente troppi e già sufficienti per «indebolire la competitività della compagnia, già provata economicamente dalla crisi epidemica degli ultimi mesi», come si legge in una nota diffusa dal consiglio di sorveglianza. In questo poker che dura ormai da diverse settimane, i vertici della compagnia aerea tedesca sembrano dunque voler giocare il tutto per tutto e puntano alto. O forse giocano solo al bluff. Nove miliardi di aiuti pubblici non sono in fondo poca cosa e il fatto che governo federale e Commissione europea pongano alcuni paletti e condizioni all’ operazione appare cosa piuttosto scontata se non sacrosanta. (…) Seguiteci sul Canale Telegram https://t.me/imolaoggi sul
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_ Stato di calamità per Lampedusa e Linosa. Arriva lo stato di calamità per le isole di Lampedusa e Linosa. A dichiararlo è il governo Musumeci, che ha accolto l’allarme lanciato dall’amministrazione comunale sulle disastrose conseguenze di natura economica provocate dall’emergenza Covid. Contestualmente la Giunta regionale ha chiesto alla presidenza del Consiglio dei ministri la dichiarazione dello stato d’emergenza sulle due isole. Già nella mattinata di oggi il governatore aveva sottoposto il tema delle difficoltà di Lampedusa e «della sua eroica e generosa comunità» all’attenzione del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, nel corso dell’incontro avuto tra i due. Stato di calamità per Lampedusa e Linosa: concedere una “fiscalità speciale” «Le misure prese a livello nazionale per contenere il diffondersi del contagio – evidenzia Musumeci – hanno generato nel tessuto economico di questi territori il blocco totale di tutte le attività legate alla pesca e alla commercializzazione del pescato. Inoltre, durante il periodo del lockdown, si sono registrati danni ingenti al settore turistico a causa della cancellazione dei voli e del divieto di spostamento tra le regioni. Tutto ciò ha portato al collasso l’intero tessuto produttivo locale, generando una crisi sociale ed economica che necessita di misure straordinarie». Al ministro Gualtieri, Musumeci ha chiesto la possibilità di concedere una “fiscalità speciale” per Lampedusa, soprattutto per gestire correttamente le problematiche sanitarie della popolazione e dei migranti che continuano a sbarcare nelle Pelagie. «Tutti stati emergenziali – fa notare il governatore siciliano – a cui la Regione non può far fronte da sola, non potendo nemmeno utilizzare quegli strumenti come sgravi fiscali, sospensione dei contributi e agevolazioni, che consentirebbero la ripresa economica. La straordinarietà della sofferenza economica e sociale – ha concluso Musumeci – richiede un’adeguata risposta per scongiurare sulle due isole rischi seri e senza precedenti per la coesione civile».
Share Tweet Whatsapp Email PALERMO – E’ stato dichiarato, da parte della Regione siciliana, lo stato di calamità per Lampedusa e Linosa. Lo rende noto il sindaco dell’isola Totò Martello che osserva: “E’ un passaggio indispensabile per poter attuare, in collaborazione con il governo nazionale, misure specifiche per le nostre isole a partire dalla fiscalità di vantaggio”. E continua: “Da parte del governo regionale è arrivata una risposta importante alle nostre richieste. Ieri il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci ha dichiarato lo stato di calamità per le due isole delle Pelagie come misura utile a far fronte alle conseguenze di natura economica provocate dall’emergenza Covid19, in particolare per il settore del turismo e della pesca e per le dinamiche relative all’accoglienza dei migranti. Contestualmente la Giunta regionale ha chiesto alla presidenza del Consiglio dei ministri la dichiarazione dello stato d’emergenza per le due isole”.
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Da una quindicina d’anni, sulle montagne piemontesi si stanno verificando eventi che possono apparire traumatici se commisurati alla dimensione temporale umana, ma che sono assolutamente normali nelle scale temporali delle geologia. Il 26 dicembre 2019 un settore della parete nordest del Monviso è stato interessato da un crollo in massa di grandi dimensioni. L’8 gennaio 2020 i tecnici di Arpa Piemonte hanno compiuto un sopralluogo nel quale hanno perimetrato con precisione il bordo inferiore dell’accumulo ed effettuato riprese fotografiche della parete interessata dal crollo. Il distacco dello scorso dicembre si è verificato alla sommità del Torrione del Sucai, indicativamente alla quota di 3200 m s.l.m., posto circa 200 metri a sudest del Canalone Coolidge, e si è sviluppato fino a quota 2800 m circa. L’ampiezza della fascia rocciosa coinvolta è di circa 50-60 metri. Il materiale crollato, dopo aver percorso il canale sottostante il torrione, si è distribuito sul cono detritico preesistente tra le quote 2650 e 2520 m. Sulla base dei parametri dimensionali stimati è plausibile ritenere che il fenomeno abbia mobilizzato circa 200.000 m³ di roccia ed i blocchi di maggiori dimensioni, distribuiti sul bordo inferiore dell’accumulo, hanno dimensioni comprese tra 150 e 250 m³. Luca Paro, geologo di Arpa Piemonte, sta lavorando su più fronti per comprendere quale relazione vi sia fra i cambiamenti climatici e i crolli avvenuti sulle Alpi Occidentali negli ultimi anni: “Per la sua conformazione il Monviso non è mai stato conosciuto come un bacino glaciale, ma c’è un evento che rappresenta un importante segnale dell’impatto che il riscaldamento globale può avere sulla geologia delle alte quote. Il 6 luglio 1989 una massa di ghiacciaio di circa 200.000 m³ si staccò da una nicchia posta a quota 3200 m, scese lungo il canalone Coolidge e, dopo aver percorso un dislivello di 900 m, impattò sul ghiacciaio posto alla base del medesimo. L’impatto fu tale che l’onda sismica venne registrata a 20 km di distanza. Il distacco fu una conseguenza del riscaldamento globale: l’innalzamento dello zero termico e piogge intense e prolungate in alta quota causarono un accumulo d’acqua in un crepaccio a monte del ghiacciaio e un’infiltrazione alla sua base. La pressione dell’acqua nella parte alta e lo scivolamento favorito dall’infiltrazione fecero sì che il ghiacciaio scivolasse a valle”. Dopo l’evento dello scorso dicembre, i geologi dell’Arpa hanno compiuto un sopralluogo l’8 gennaio, ma non sono riusciti a compiere l’ulteriore analisi che si sarebbe dovuta svolgere a marzo: “Per capire quanto è avvenuto lo scorso dicembre sul Monviso – continua Paro – stiamo lavorando su ipotesi. Nel dicembre 2006 c’è stato un crollo di roccia del genere, a quota 3200 metri, sul Rocciamelone, e nel dicembre 2015, alla stessa quota, si è assistito a un crollo sulla Punta Tre Amici del massiccio del Monte Rosa. I tre eventi sono avvenuti nello stesso mese dell’anno e a una stessa quota, questo spinge il nostro lavoro verso l’ipotesi di un’instabilità figlia delle onde termiche che si propagano attraverso le rocce che fungono da “vettori” del calore accumulato nella stagione estiva. Nel 2016 abbiamo installato sul Rocciamelone una colonna multi-parametrica. Grazie a questa sonda siamo in grado di valutare temperatura e deformazioni delle rocce fino a una profondità di 30 metri. L’analisi di questi dati ci darà maggiori elementi per comprendere quale sia il ruolo dei cambiamenti climatici in questi eventi che trasformano aspetto e struttura delle nostre montagne”. I monitoraggi del permafrost in Piemonte evidenziano una tendenza di incremento delle temperature nel sottosuolo, ma i geologi sono molto cauti nel trarre conclusioni affrettate visto che le stazioni piemontesi hanno serie storiche di dati ancora troppo brevi per consentire corrette interpretazioni. Dal confronto con i dati di altre stazioni alpine risultano alcune analogie con le stazioni storiche in Svizzera in cui il permafrost è in fase di degradazione anche a 3000 metri di quota. Lo studio dei crolli del Monviso, del Rocciamelone e del Monte Rosa rappresentano quindi un importante passaggio per la comprensione di questo tipo di fenomeni. Inoltre, sono in corso ulteriori indagini per verificare lo stato di fratturazione e le condizioni di stabilità degli ammassi rocciosi interessati dal crollo e l’analisi dei dati di temperatura registrati in roccia da Arpa Piemonte nel vicino tunnel del Buco di Viso, situato a circa 2900 m di quota in corrispondenza del Colle delle Traversette.
Clima, l’allarme dell’Arpa: Monviso a rischio frane importanti Il Monviso è a rischio di “possibili fenomeni importanti di frana” che potrebbero essere determinati dai cambiamenti climatici. E’ l’allarme lanciato dai geologi di Arpa Piemonte dopo il sopralluogo effettuato a seguito dell’imponente crollo avvenuto il 26 dicembre sulla parete est. Gli esperti ipotizzano che la causa del collasso, oltre alla fratturazione della roccia, sia la degradazione del permafrost, lo strato perennemente gelato. Il 26 dicembre si erano staccati 200mila metri cubi di roccia dalla parete est. Il distacco di roccia sul Monviso si è verificato alla sommità del Torrione del Sucai, a 3200 metri di altitudine e si è sviluppato fino a 2800 metri, interessando una fascia rocciosa di 45-55 metri. I massi di maggiori dimensione rotolati a valle sono almeno 4, con una volumetria di 150-250 metri cubi. La frana viene monitorata con grande attenzione: “Considerata la marcata fratturazione dell’ammasso roccioso nel settore già interessato dal crollo, è probabile che la parete non abbia ancora raggiunto un equilibrio”, hanno scritto i geologi nella loro relazione. Nei prossimi giorni la parete est del Monviso, la montagna da cui nasce il fiume Po, verrà ispezionata con un drone.
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MACOMER. Via libera da parte del sindaco di Macomer Antonio Succu, alla riapertura di parrucchieri, barbieri ed estetisti per l'11 maggio prossimo - data a partire dalla quale queste attività lavorative possono ripartire secondo l'ordinanza della Regione - ma con condizioni di sicurezza sanitare severe. La decisione è arrivata dopo il flash mob della categoria stamattina nella cittadina del Nuorese. Leggi anche Coronavirus, a Macomer flash mob di estetisti e parrucchieri: "Siamo allo stremo" Il sindaco ha ricevuto una delegazione di professionisti dei servizi alla persona, ai quali ha elencato le misure sanitarie per ripartire in sicurezza. «L'11 maggio firmerò l'ordinanza solo in presenza di certe condizioni: l'indice di contagiosità deve essere sotto i 0,5 e il professionista deve essere dotato di tutti i dispositivi di protezione - ha detto all'ANSA il sindaco Succu - Oltre alle mascherine e i guanti devono aver visiere e termoscanner e ci sono obblighi anche da parte dei clienti, che dovranno presentare un' autocertificazione sia sulla provenienza che sull'esposizione al contatto. Obbligatoria la distanza di due metri tra una cliente e l'altra e la sanificazione di tutte le postazioni dopo ogni trattamento».(ANSA).
Via libera da parte del sindaco di Macomer, Antonio Succu, alla riapertura di parrucchieri, barbieri ed estetisti l'11 maggio prossimo - data a partire dalla quale queste attività possono riprendere secondo l'ordinanza della Regione - ma con condizioni di sicurezza sanitare severe. La decisione è arrivata dopo il flash mob della categoria, stamattina nella cittadina del Nuorese con luci accese daventi alle bottoghe e un indumento verde segno di speranza. Il sindaco ha ricevuto una delegazione di professionisti dei servizi alla persona, ai quali ha elencato le misure per ripartire in sicurezza. "L'11 maggio firmerò l'ordinanza solo in presenza di certe condizioni: l'indice di contagiosità deve essere sotto i 0,5 e il professionista deve essere dotato di tutti i dispositivi di protezione - spiega all'ANSA Succu - Oltre alle mascherine e i guanti devono avere visiere e termoscanner e ci sono obblighi anche da parte dei clienti, che dovranno presentare un'autocertificazione sia sulla provenienza che sull'esposizione al contatto.Obbligatoria la distanza di due metri tra una cliente e l'altra e la sanificazione di tutte le postazioni dopo ogni trattamento". Le misure indicate avranno costi aggiuntivi per i professionisti, già in difficoltà. "Per questo abbiamo stanziato 160mila euro e stiamo cercando di predisporre un bando perché le aziende inizino a beneficiarne - sottolinea il sindaco - Siamo consapevoli che la cifra non è sufficiente, ma speriamo che lo Stato ci dia la possibilità di avere altre risorse, perché qui l'economia è in ginocchio". "Siamo soddisfatti per la possibilità di aprire l'11 maggio - ha dichiarato la parrucchiera Loredana Ligas, che aveva avviato la mobilitazione - ma tutte le misure di sicurezza sanitaria graveranno su di noi, visto che la cifra stanziata dal Comune non basterà per tutti e noi siamo allo stremo dopo due mesi senza lavorare. Speriamo davvero che lo Stato ci venga in soccorso, altrimenti per noi sarà dura far fronte ai costi".
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Dai tablet a internet gratis agli studenti, alla formazione dei prof: ecco la nuova didattica 2.0 Tra le ultime novità contenute nel decreto sull’emergenza coronavirus anche 43,5 milioni per la pulizia straordinaria dei plessi e la continuità lavorativa per i supplenti di Claudio Tucci Scuola si ferma ma scattano e-learning e aule virtuali 2' di lettura Il governo accelera sulla didattica digitale e nel nuovo decreto legge sull’emergenza coronavirus stanzia 85 milioni di euro complessivi per aiutare studenti, a cominciare dai meno abbienti, e docenti a fare lezioni a distanza. Non solo un po’ tutte le scuole dovranno diventare”smart”: anche presidi e personale Ata potranno, cioè, lavorare “da remoto” (salvo casi straordinari). Ma vediamo, nel dettaglio, tutte le ultime novità del pacchetto scuola varato dal governo Conte. Lavoro agile per tutti (o quasi) Intanto si apre al lavoro agile per tutti (o quasi). Nel decreto infatti sono previste ulteriori misure per il lavoro agile nella Pubblica amministrazione, che consentiranno ad esempio ai dirigenti scolastici di organizzare le attività da remoto e lasciare le scuole aperte solo per le attività “indifferibili”. Come «le aziende agrarie con gli animali, o per esempio se è necessario che un genitore prenda un libro rimasto a scuola: prendendo un appuntamento e con gli opportuni accorgimenti, potrà prenderlo», ha chiarito la ministra Lucia Azzolina. Personale Ata presente solo in casi di stretta necessità Fino alla ripresa delle lezioni sarà possibile limitare al massimo le aperture degli edifici. La presenza del personale Ata (Ausiliario, tecnico, amministrativo), sarà prevista solo nei casi di stretta necessità, che saranno individuati dai dirigenti scolastici stessi. Più fondi per la didattica a distanza Previsti, poi, 85 milioni per il sostegno alla didattica a distanza. Questi fondi serviranno, soprattutto, ad agevolare il lavoro delle scuole che si stanno dotando di piattaforme e di strumenti digitali per l’apprendimento a distanza o che stanno potenziando gli strumenti che avevano già a loro disposizione. In primis, licenze per piattaforme di didattica a distanza. Qui va detto anche che i principali produttori di piattaforme hanno reso, o lo stanno facendo, disponibili gratuitamente i loro prodotti, in particolare in occasione dell’attuale emergenza sanitaria. Alcuni dei principali prodotti rimarranno probabilmente disponibili gratuitamente anche in futuro, spiegano dal ministero dell’Istruzione. per quanto in versioni dalla funzionalità relativamente limitata, comunque idonea per le scuole di piccole e medie dimensioni. Tablet agli studenti meno abbienti Una fetta delle nuove risorse serviranno «anche per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti dispositivi digitali per l’utilizzo delle piattaforme per la didattica a distanza e per la connessione alla Rete». Come ad esempio i tablet.
“Per il governo non è stata una decisione semplice”. Così la ministra dell’Istruzione, università e ricerca Lucia Azzolina ha ufficializzato la notizia durante una conferenza stampa insieme al presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte. “Abbiamo deciso prudenzialmente di sospendere le attività didattiche al di fuori dalla zona rossa, a partire da domani e fino al 15 marzo“, spiega la ministra quella che definisce “Una decisione d’impatto”. E si impegna a che “il servizio pubblico essenziale, seppur a distanza, venga fornito a tutti i nostri studenti”. Nelle scuole, in attesa di leggere il decreto, dovrebbe essere presente però il personale Ata. Conte ha poi aggiunto che “stamattina ci siamo riuniti con tutti i ministri e ho richiesto la presenza dell’Istituto superiore di Sanità che ci ha aiutato a valutare quale è la situazione epidemiologica e l’andamento e ci ha fornito una serie di valutazioni tecniche”. Rivendicando, poi, la trasparenza come regola di azione, ha anticipato che “Ampia parte della valutazione con l’esperto ha riguardato proprio scuole e università”. Alla luce di questo e in via prudenziale, i ministri hanno deciso per la chiusura delle scuole in via prudenziale, ma demandando al professore un approfondimento con il comitato tecnico scientifico. Nel frattempo, il comitato tecnico scientifico valuterà l’evolversi del fenomeno. Il provvedimento nasce dal fatto che “In questo momento noi siamo concentrati ad adottare tutte le misure per ottenere un effetto o di contenimento diretto del virus o di ritardo della diffusione perché abbiamo un sistema sanitario che per quanto eccellente rischia di andare in sovraccarico”.
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“Se qualcuno avesse ancora dei dubbi, tutto si può capire in pochi minuti, in un video del 2015, nel quale Massimo D’Alema spiega la truffa dell’eurozona e come la Germania, grazie alla moneta unica, si arricchisca sulle spalle degli altri Stati europei. Un po’ quello che da sempre dicono quei “nazionalisti di Fratelli d’Italia”. Spiegata così bene forse la riescono a capire pure gli “euroinomani” di casa nostra”. Lo afferma la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che così torna all’attacco dell’Europa che non aiuta l’Italia nel momento dell’emergenza Coronavirus. Monito ai Cinque Stelle. “Per colpa di questo maledetto Coronavirus molti italiani sono morti, molti non hanno neppure potuto abbracciare i loro cari e piangerli durante un funerale, le imprese sono in ginocchio, molti lavoratori hanno perso la loro fonte di reddito e non sanno come andare avanti nei prossimi giorni. La principale forza di Governo dovrebbe dedicare tutte le sue energie ad affrontare questa situazione drammatica, e invece no. Andate a guardare le pagine del M5S e dei suoi parlamentari (e anche dei giornali a loro vicini) invece di pensare all’Italia e agli italiani dedicano il loro tempo ad attaccare Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia. Dimostrano ogni giorno la loro totale inadeguatezza a guidare la Nazione. Al M5S dico semplicemente: rendetevi utili una volta tanto, fate qualche proposta, che c’è in ballo la vita delle persone”. © Riproduzione Riservata Commenti
“Il decreto Coronavirus è stato gestito malissimo. Dopo aver scatenato il panico tra i cittadini evitiamo di scatenare il panico pure tra gli investitori. Il Governo ora adotti tutti i provvedimenti possibili per impedire che la speculazione finanziaria metta in ginocchio la Nazione. Valuti se sospendere le contrattazioni di borsa per dare modo di metabolizzare gli ultimi provvedimenti e frenare i comportamenti più irrazionali”. Lo ha dichiarato Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. No al contagio della paura. “Di certo vanno vietate in questa fase le vendite allo scoperto, ossia lo strumento con cui pochi cinici e razionali speculatori possono fare fortuna sulla legittima irrazionalità dei piccoli investitori. Inoltre gli organismi di vigilanza e l’intelligence, ognuno per le proprie competenze, siano attivati immediatamente per monitorare le principali operazioni e scongiurare azioni che possano pregiudicare gli interessi strategici nazionali. Il contagio del virus va giustamente contenuto, ma va fermato anche il contagio della paura e della speculazione. Ospedali dedicati. “Per fronteggiare l’emergenza Coronavirus la prima cosa da garantire è la tenuta del sistema sanitario nazionale. Fratelli d’Italia fin dall’inizio sostiene la necessità di predisporre nuove strutture sanitarie dedicate esclusivamente ai pazienti positivi al Covid-19 in modo da non bloccare l’operatività delle strutture ospedaliere. L’evidente carenza, infatti, di posti letto e posti in terapia intensiva deve essere velocemente colmata partendo dalla riqualificazione dei tanti ospedali dismessi o trasformando alcuni già attivi, anche coinvolgendo le strutture private. Un esempio virtuoso è la trasformazione a Roma della struttura Columbus dell’ospedale Gemelli in un Covid Hospital dedicato. Ne servono subito molti altri in tutta Italia”. Sostenere il sistema sanitario. “Il personale medico e sanitario si può reperire assumendo dalle graduatorie già esistenti, assumendo medici e personale precari, accelerando il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero, coinvolgendo neolaureati in medicina e specializzandi nelle modalità stabilite dai tecnici. Così si sostiene il sistema sanitario italiano e non si lascia nessuno indietro come una grande Nazione può e deve fare. Ci auguriamo che queste proposte di buon senso siano accolte dal Governo ed entrino nel decreto sul potenziamento del sistema sanitario nazionale su cui si sta lavorando e che dovrebbe essere varato nelle prossime ore”. © Riproduzione Riservata Commenti
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MILANO – «Nelle scorse settimane abbiamo segnalato al Ministro degli Interni che il clima di intolleranza politica, alimentato da centri sociali ed estrema sinistra, ma anche da alcuni rappresentanti della sinistra istituzionale, rischiava di fomentare lo scontro sociale, con il rischio si verificassero episodi eclatanti. L’imbrattamento della statua dedicata a Indro Montanelli dimostra che non siamo stati ascoltati». Lo afferma in una nota il parlamentare di Fratelli d’Italia Marco Osnato. «Delle due l’una – continua Osnato – o il Ministro non ha sensibilizzato Prefetto e Questore, o questi non lo hanno ascoltato. Certo e’ che ora ai milanesi, che hanno subito questo sfregio, una spiegazione va data. Per questo con la collega Paola Frassinetti presenteremo un’interrogazione urgente per avere chiarimenti sull’omessa sorveglianza e valutare se sentita la risposta sara’ il caso di chiedere la rimozione dei funzionari che se ne sono resi responsabili. Un’omissione che andrebbe considerata tale anche in assenza della segnalazione del Ministro visto che erano sicuramente al corrente del clima avvelenato che si respira a Milano e delle richieste avanzate da Sentinelli e ARCI. Per quanto riguarda il Sindaco Sala – conclude Osnato – da parte sua c’e’ stata sicuramente una colpevole disattenzione nel non mettere una pattuglia della Polizia Locale a vigilare sul monumento, dopo che alcuni ne avevano chiesto direttamente a lui la rimozione. Ci auguriamo almeno che provveda al piu’ presto a farlo ripulire per riportarlo al suo stato originale». Intanto questa mattina una delegazione di Gioventu’Nazionale, movimento giovanile di Fratelli d’Italia, si e’ recata ai Giardini Montanelli di Milano per ripulire la statua del grande giornalista imbrattata con vernice rossa nella serata di ieri. «Siamo qui per un gesto simbolico, abbiamo iniziato a pulire la statua con del solvente ma naturalmente ci aspettiamo che le strutture comunali completino il lavoro. Questo gesto vigliacco e’ inaccettabile e abbiamo voluto dirlo contribuendo a cancellarne le tracce», spiega Francesco Rocca, presidente milanese di Gioventu’Nazionale. Sul posto era presente anche l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, che ha dichiarato: «Questo e’ un gesto vile. La storia, la memoria, la cultura e la civilta’ di una nazione non si possono cancellare. Ci aspettiamo che la sinistra che governa Milano prenda con forza le distanze da questa campagna di odio lanciata da alcune associazioni nei giorni scorsi e che ha offerto terreno fertile a questi teppisti rossi». Al termine dell’azione dimostrativa la delegazione di FdI ha preso contatti con il Comune di Milano che ha comunicato che entro domani il monumento verra’ ripulito.
Questa mattina una delegazione di Gioventù Nazionale, movimento giovanile di Fratelli d’Italia, si è recata ai Giardini Montanelli di Milano per ripulire la statua del grande giornalista imbrattata con vernice rossa nella serata di ieri. “Siamo qui per un gesto simbolico, abbiamo iniziato a pulire la statua con del solvente ma naturalmente ci aspettiamo che le strutture comunali completino il lavoro. Questo gesto vigliacco è inaccettabile e abbiamo voluto dirlo contribuendo a cancellarne le tracce”, spiega Francesco Rocca, presidente milanese di Gioventù Nazionale. Sul posto era presente anche l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, che ha dichiarato: “Questo è un gesto vile. La storia, la memoria, la cultura e la civiltà di una nazione non si possono cancellare. Ci aspettiamo che la sinistra che governa Milano prenda con forza le distanze da questa campagna di odio lanciata da alcune associazioni nei giorni scorsi e che ha offerto terreno fertile a questi teppisti rossi”. Al termine dell’azione dimostrativa la delegazione di FdI ha preso contatti con il Comune di Milano che ha comunicato che entro domani il monumento verrà ripulito. Condividi
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Il consigliere comunale nega la versione fornita ieri dal segretario del circolo Pd di Frosinone. Il caso del Consiglio comunale al quale Sardellitti e Venturi hanno partecipato nonostante il niet del Partito finisce al centro di una telefonata tra i big. La necessità di far ripartire al più presto il dibattito per eleggere Fantini a Segretario Provinciale Carlo Alberto Guderian già corrispondente a Mosca e Berlino Est «Ormai Andrea Palladino, per difendere l’indifendibile, arriva alle invenzioni: a me sarebbe stato detto di votare la delibera del Brunelleschi ed uscire dall’aula? Mai successo! Ne sono testimoni i componenti del Direttivo. Se solo fosse stato vero, il giorno dopo il Consiglio comunale mi avrebbero fucilato. Io ormai non ho più parole». La tastiera è quella di Alessandra Sardellitti, consigliere comunale e provinciale di Frosinone del Pd, finita nell’occhio del ciclone insieme al suo collega Norberto Venturi. Entrambi hanno partecipato al Consiglio Comunale della scorsa settimana nonostante fosse stato deciso il contrario. (leggi qui “Nessun agguato a Pompeo. Ma il Partito non è una bocciofila”). Alessandra Sardellitti Qualcuno non la racconta giusta tra lei ed il segretario del circolo cittadino Andrea Palladino. Lui ritiene che ad Alessandra Sardellitti fosse stata prospettata una soluzione precisa: entrare in Aula solo per votare la delibera con cui viene finanziato il lavoro di recupero e adeguamento strutturale dell’Istituto Brunelleschi di Frosinone. Un gesto con cui mandare un segnale di rispetto ed attenzione al presidente Dem della Provincia Antonio Pompeo: quella pratica è stata messa a punto proprio da Pompeo e Sardellitti, entrambi di Base Riformista mentre la maggioranza si riconosce nelle posizioni di Pensare Democratico. Invece lei e Venturi hanno partecipato all’intero consiglio, votando anche le pratiche del centrodestra e dimenticando di difendere le posizioni del centrosinistra. (Leggi qui Resa dei conti nel Pd: “Hanno votato le delibere di Ottaviani. Non è opposizione”). Il chiarimento tra i big Il caso è stato affrontato con una telefonata dai due dominus politici: Antonio Pompeo (Base Riformista) e Francesco De Angelis (Pensare Democratico). Nessuno di loro vuole che si inneschi un incendio capace di finire fuori controllo: non ora che il Partito è in una fase di transizione decisiva, non ora che il Circolo sta lavorando per arrivare ad un candidatura a sindaco che sia di sintesi e cioè capace di aggregare tutte le sensibilità dalla sinistra al centro, per riportare Frosinone nell’orbita del centrosinistra. Francesco De Angelis ed Antonio Pompeo Antonio Pompeo ha ribadito la necessità di un maggiore coinvolgimento: ritiene che la sua componente venga trattata spesso come la sorella minore. I numeri diranno anche questo ma la dialettica interna del Pd non è mai stata quantistica, bensì è basata sulla capacità di ascolto e coinvolgimento di ogni sensibilità. Cosa che, per Pompeo, non sta avvenendo. Dal Circolo, per contro, rimproverano proprio ai due consiglieri di avere una scarsa partecipazione, sia ai lavori interni che a quelli della Commissioni. Al punto che dell’esistenza della pratica Brunelleschi si sarebbe saputo molto tardi. Il congresso incagliato Il caso Frosinone rimette al centro la necessità di completare in fretta il congresso provinciale. Il dibattito preparatorio ha già individuato come candidato unitario alla Segreteria Luca Fantini, segretario regionale dei Giovani Democratici. La pandemia di coronavirus ha bloccato la successiva fase di definizione dei dettagli e di votazione: una procedura che coinvolge tutti i circoli, facendoli partecipare alla discussione, individuando i delegati e poi procedendo la voto provinciale. Lica Fantini La pandemia può bloccare il dibattito ma non la democrazia interna. L’uscente Domenico Alfieri evita di intervenire nella consapevolezza che sia compito del suo successore disegnare gli assetti e gli equilibri secondo la sua nuova visione politica. Allo stesso tempo, Luca Fantini non interviene in virtù del rispetto sacrale che ha per lo Statuto e le norme di democrazia interne : fino a quando non sarà ufficialmente Segretario non muoverà foglia e non farà dichiarazioni. La telefonata tra Francesco De Angelis e Antonio Pompeo potrebbe riaprire la strada. Il casus Frosinone potrebbe essere il pretesto per procedere al primo congresso ‘virtuale‘ nella storia dei Dem in provincia di Frosinone.
Il Segretario del Pd di Frosinone rompe il silenzio. Lo fa solo dopo la riunione del Direttivo. Ed avere concordato la linea. Sul consiglio comunale che ha sancito la spaccatura verticale nel Partito. "Ecco come sono andati i fatti": Votate pratiche di Ottaviani. Non difesi i ruoli nel Pd. "Chi vuole stare in maggioranza non disturbi chi lavora per mandarla a casa” Coltello tra i denti, lanciafiamme in mano, il Segretario del Pd di Frosinone Andrea Palladino si lancia come come un fuciliere gurka tra le linee avversarie. Ma con sofferenza e disagio: l’avversario questa volta è dentro casa. Brucia ancora la casa del Partito Democratico: incendiato dalla polemica divampata dopo lo scorso consiglio comunale. Quello al quale il Pd ha deciso di non partecipare per motivi di sicurezza, autorizzato la consigliera Alessandra Sardellitti a votare il finanziamento per il Brunelleschi (lavoro portato avanti dal presidente Dem della Provincia) e poi uscire. Invece è rimasta. E con lei pure il consigliere Norberto Venturi: smacco doppio perché è medico di lungo corso, rientrato in servizio per l’emergenza covid, come a dire ai colleghi “Voi, di sicurezza, non siete molto ferrati”. Anzi triplo: Nelle file Pd c’è Fabrizio Cristofari, responsabile del pronto Soccorso e di tutta la medicina d’emergenza a Frosinone. (leggi qui Cristofari stempera: “Nessun agguato a Pompeo. Ma il Partito non è una bocciofila”). Andrea Palladino, Stefania Martini, Angelo Pizzutelli © Giornalisti Indipendenti Andrea Palladino ha una concezione rigorosa del Partito Democratico. Non ha parlato fino ad oggi. Perché prima doveva riunirsi il Direttivo. Parla uno ma la vocè è di tutti. «La verità, è che prima del Consiglio comunale si è riunito il Direttivo del circolo dove erano presenti i consiglieri comunali, tranne Norberto Venturi e Fabrizio Cristofari impegnati per lavoro. Lì la linea del Partito era chiara». Una linea chiara ed elementare: non si partecipa al Consiglio. E non per ragioni politiche. Ma perché la sala in cui è stato convocato non è stata ritenuta sicura. Chi è Palladino per dirlo? Non è un virologo: per questo si è affidato all’esperienza dell’ex responsabile della Protezione Civile, il quale ha detto pubblicamente che la stanza individuata per la seduta non ha la metratura necessaria per ospitare un Consiglio affollato. Ciò premesso però c’è la questione del Brunelleschi. Non andare significa commettere uno sgarbo politico all’altra anima Dem: quella di Antonio Pompeo, presidente della Provincia di Frosinone ed alla quale fa riferimento anche Alessandra Sardellitti. Sono stati loro ad avviare l’iter che oggi assegna quel maxi finanziamento all’Istituto Brunelleschi. Non andare in Consiglio significa lasciare invece la paternità al centrodestra del sindaco Nicola Ottaviani. La posizione politica individuata dal Pd, ricostruisce ora Andrea Palladino è stata: «Tutti favorevoli alla pratica sulla scuola Brunelleschi, sottolineo tutti, per il bene della città. Nonostante il circolo sia venuto a conoscenza della pratica solo al momento della convocazione del Consiglio, perché né la Sardellitti, ne Venturi (membro della commissione urbanistica al Comune) hanno mai riferito nulla al Partito, altri invece, ne erano a conoscenza». Il Consiglio Comunale delle polemiche Ma il problema vero era la partecipazione al consiglio. Come mandare un segnale di adesione al progetto sviluppato con successo da un esponente Pd. Ma allo stesso tempo non darla vinta al sindaco e quindi non partecipare ai lavori? «Alla Sardellitti, che intendeva partecipare comunque, come mediazione ho proposto di essere presente. Ma solo il tempo della pratica in questione, ma ciò non è accaduto». Il Segretario su questo punto non transige. Per lui e per il Direttivo di Frosinone, quella messa in scena da Sardellitti e Venturi è una faraa. «Siamo arrivati a quella che definire farsa forse è un complimento, il Consiglio comunale del 14 maggio. Per fortuna di chi ha organizzato erano assenti 20 persone tra maggioranza ed opposizione. Hanno partecipato due iscritti al PD. Ma dopo aver seguito online la seduta il Partito è stato costretto a dire che erano presenti a titolo personale». Perché questa sconfessione pubblica? C’è un antefatto politico: «Se un membro dell’opposizione fosse stato presente avrebbe risposto al presidente d’Aula Adriano Piacentini che aprendo la seduta, ha attaccato la Consigliera Regionale del PD Sara Battisti. Oppure avrebbero risposto al consigliere Danilo Magliocchetti che attribuiva al Comune di Frosinone il merito della TAV in Ciociaria. Oppure avrebbero ribattuto al sindaco che nel suo intervento dice che i buoni spesa sono risorse messe in campo dal Comune. E per finire, ma credo sia la parte più importante, se ci fosse stata l’opposizione non avrebbe mai votato tutte le pratiche della Giunta» . È questo il vero punto politico: Alessandra Sardellitti e Norberto Venturi, per il Pd sono stati la ruota di scorta del centrodestra che amministra Frosinone. Andrea Palladino, con il coltello tra i denti ed il lanciafiamme in mano, lo dice senza mezzi termini: «Non si può essere del Partito solo quando fa comodo. Noi siamo opposizione e stiamo lavorando per mandare a casa una maggioranza di destra che non ha fatto nulla per la città. Chi ha altre intenzioni lo dica e ci lasci lavorare». L’ultima fiammata. La fine dell’assalto. Non la fine della polemica.
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Tempo di lettura: < 1 minuto Benevento – A partire da oggi, 5 maggio 2020, e fino al 17 maggio 2020 compreso, sulle panchine dell’intero territorio cittadino potrà prendere posto una sola persona per volta, oppure un minore o una persona non autosufficiente con il rispettivo accompagnatore. A stabilirlo è l’ordinanza n. 41313/2020. Inoltre, è interdetto l’accesso e l’uso delle aree attrezzate per il gioco dei bambini negli spazi aperti; sono vietati gli assembramenti e conseguentemente i pic-nic e giochi di gruppo negli spazi aperti; va osservato il distanziamento nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività, salvo che si tratti di un minore o di una persona non autosufficiente e del rispettivo accompagnatore negli spazi aperti. Infine, è fortemente raccomandato in tutti i contatti sociali l’utilizzo di protezioni delle vie respiratorie come misura aggiuntiva alle altre misure di protezione individuale igienico-sanitarie.
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Il fatto Coronavirus a Fiumicino, i chiarimenti della Rsa Villa Carla I due dipendenti risultati positivi sono asintomatici e non erano dedicati all’assistenza diretta dei pazienti
Fiumicino – Sul caso del dipendente positivo al Covid-19 nel bistrot “Indispensa” di Fiumicino (leggi qui) intervengono i titolari dell’attività commerciale chiusa dalla Asl (leggi qui) che, attraverso il loro legale, fanno sapere di aver rispettato tutti i protocolli, con tanto di tenuta del registro quotidiano delle temperature dei dipendenti e delle presenze clienti, messo a disposizione delle autorità sanitarie con oltre 700 riferimenti per il contact tracing nel periodo attenzionato. “Il problema – spiega l’avvocato Massimiliano Gabrielli – sembrerebbe invece legato ad una inadeguata politica di controllo, isolamento e quarantena dei cittadini provenienti in aereo dal Bangladesh. Dopo un primo viaggiatore fermato in aeroporto il 22 giugno e risultato positivo al coronavirus, un altro viaggiatore sintomatico sarebbe stato messo in isolamento volontario in una abitazione con altri concittadini del Bangladesh, tra i quali il lavapiatti risultato positivo ai controlli”. “Se dalle verifiche che stiamo effettuando risultasse confermato che un soggetto a rischio è stato lasciato libero di stare a contatto con altre persone che continuavano a uscire di casa e lavorare, portando il contagio anche in casa dei titolari del ristorante e dei loro familiari, chiederemo conto delle gravissime responsabilità su quanto è accaduto. Mentre agli esercizi commerciali viene ancora oggi chiesto uno sforzo ed impegno straordinario con prescrizioni, limitazioni e pesanti sanzioni, non è accettabile che chi è preposto ai controlli sanitari e di ordine pubblico agisca con negligenza e leggerezza, lasciando alla buona fede dei soggetti a rischio la pratica dell’isolamento e quarantena, scaricando così le conseguenze su chi lavora seguendo le regole”. Il Faro online – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Fiumicino
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È da poco passata la mezzanotte di domenica 3 maggio quando un uomo viene rapinato vicino a casa. È appena sceso in strada - “per buttare la spazzatura” riferirà agli agenti - quando un uomo lo aggredisce alle spalle, facendolo cadere a terra e portandogli via cellulare e portafogli. A quel punto l’aggredito segnala la rapina al 112 e fornisce agli agenti del Commissariato Barriera Milano la descrizione dell’autore del reato. Alle 5.40 all’interno di Parco Sempione gli agenti sottopongono a controllo una persona sospetta: all’interno di una borsa in suo possesso i poliziotti trovano il telefonino sottratto poche ore prima all'uomo sceso in strada per buttare via la spazzatura. Del portafoglio, invece, non c'è traccia. Infine, l’uomo fermato dagli agenti, un 34enne ghanese irregolare sul territorio nazionale, viene denunciato per ricettazione e per violazione delle disposizioni in merito alle misure di contenimento per il Covid-19.
Lavorare da casa è ormai una realtà che riguarda molti di noi. Le aziende infatti hanno trovato lo smart working una soluzione ottimale da offrire ai propri dipendenti nella fase di pandemia ma anche in seguito all'emergenza sanitaria da Covid-19. Questa nuova concezione lavorativa può rappresentare, se ben sfruttata, una buona occasione per godersi gli ambienti di casa e un luogo più sereno dove concentrarsi; a questi poi si aggiungono tutti coloro che svolgono la libera professione e che decidono di organizzarsi il proprio ufficio proprio in casa. Entrambe queste tipologie di lavoro da casa richiedono la creazione e l’arredo di un ambiente confortevole per chi deve lavorarci quotidianamente o magari se si devono ricevere anche ipotetici clienti. Ecco allora alcuni consigli per rendere gradevole il vostro spazio di lavoro: Scegliete i mobili I mobili sono la parte più importante della area di lavoro. Il primo su cui porre l’attenzione è senza dubbio la postazione di lavoro; che si tratti di scrivania, tavolo da disegno, piccolo scrittoio, la cosa importante è che sia proporzionato alle dimensioni della stanza e che sia a favore di una fonte di luce, che sia essa naturale o artificiale. Dunque la luce è fondamentale: una bella lampada da tavolo, o una piantana oltre che arredare illuminano la stanza, è importante scegliere la loro luce (bianca o gialla) anche in funzione di quanto tempo stiamo seduti alla nostra scrivania. La seduta è vitale, soprattutto se stiamo molto tempo in questa posizione. È importante scegliere una sedia o una poltrona comoda, magari con una forma ergonomica che favorisca la postura della nostra schiena. La cassettiera o la scaffalatura sono i nostri salva spazio per evitare ambienti confusi e disordinati: un suggerimento è quello di dotarsi di contenitori appositi, raccoglitori e scatole cosi da dividere tutto per necessità e non perdere mai oggetti o documenti importanti per il nostro lavoro. Importanti sono le tende che oltre ad arredare, vi proteggono da sguardi esterni indiscreti ma soprattutto vi schermano dai raggi del sole, soprattutto se la vostra scrivania è esposta fronte al balcone o alla finestra. Rendete lo studio più allegro A nessuno piace lavorare in un posto vuoto e triste, quindi portare allegria intorno a voi è la prima regola fondamentale. Se non potete riverniciare le pareti o apportare grandi modifiche aiutatevi con oggetti colorati, come taccuini, post-it, fiori, scatoline e raccoglitori, cornici per quadri, lampade, magari con cose che vi servono anche per lavorare inizierete a rendere lo spazio più accogliente e pieno, senza esagerare. Sfruttate le pareti Lavorando si crea facilmente disordine; per evitare che il caos prenda il sopravvento sfruttate fino all’ultimo centimetro le pareti intorno a voi, soprattutto in verticale. Il muro davanti a voi, che risulta opprimente e triste, può essere utilizzato con mensole di diverse dimensioni e altezze per riporre tutto ciò che vi serve a portata di mano durante le ore di lavoro. Scegliete bene i colori I colori vanno scelti attentamente. C’è chi lavora bene in un ambiente dai colori vibranti e forti, ma anche chi ama i toni neutri e più discreti per potersi focalizzare solo su ciò che ha di fronte. Scegliete una palette di tonalità e se ne avete la possibilità puntate sui cuscini e sul colore della vostra sedia da scrivania. Il suggerimento è quello di utilizzare comunque una cromia che non ci stanchi troppo facilmente. Per il resto potrete sbizzarrirvi ad arredare in funzione di spazio e disponibilità economiche, con tappeti, poltroncine, piante (ricordatevi che il verde aiuta sempre ed è un elemento vitale e positivo per i nostri ambienti), complementi d’arredo che più vi piacciono e rendono bello e confortevole il vostro angolo d’ufficio.
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© Agenzia Nova - Riproduzione riservata - Il tribunale di Le Havre ha costretto il gruppo automobilistico francese Renault a chiudere lo stabilimento di Sandouvelle, nel dipartimento della Seine Maritime (nord) a causa delle misure di protezione sanitaria, giudicate insufficienti, prese nell'ambito della crisi del coronavirus. Lo riferiscono i media francesi, spiegando che Renault farà ricorso. Il provvedimento del tribunale chiede a Renault di mettere in "atto delle azioni di prevenzione affinché i metodi di lavoro e di produzione garantiscano un miglior livello di protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori". Lo stabilimento conta 1.848 lavoratori e aveva ripreso la sua attività il 18 aprile scorso dopo essere stata chiuso il 16 marzo a causa delle restrizioni imposte dalle autorità per contrastare il contagio del coronavirus. Il tribunale ha previsto una multa di 3 mila euro per ogni infrazione constatata e per ogni giorno di ritardo accumulato da Renault.(Frp)
© Agenzia Nova - Riproduzione riservata - Il gruppo automobilistico francese Renault sarebbe ormai vicino ad ottenere un prestito garantito dallo Stato da 5 miliardi di euro nell'ambito della crisi provocata dal coronavirus. Lo riferisce la stampa d'oltralpe citando due fonti vicine al dossier. L'azienda stava lavorando ormai da un mese al prestito, che dovrebbe essere presentato in occasione del prossimo Consiglio di amministrazione. Nel primo trimestre dell'anno Renault ha registrato un calo dei ricavi del 19,2 per cento, mentre a fine marzo le riserve di liquidità ammontavano a 10,3 miliardi di euro. (Frp)
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La Croce Bianca Genovese, da sempre impegnata a difesa dei soggetti più bisognosi, in questi mesi di improvvisa emergenza sanitaria ha lavorato per a garantire, con un considerevole sforzo, ulteriori servizi fondamentali come la consegna a domicilio dei farmaci e della spesa a tutti i soggetti più fragili e agli anziani. Dovendo infatti far fronte all’impellente disagio della cittadinanza ed alle necessità dei più deboli, è stata imperativa l’attivazione di un gruppo di volontari che si prestassero appositamente per queste opere, aiutando così con successo le persone a restare all’interno delle loro abitazioni. Con circa 500 consegne al mese, il servizio si protrarrà fino alla cessata allerta, comportando un investimento di tempo, mezzi e volontari non indifferente. Questo servizio è reso possibile dall’impegno di tutti i volontari della Croce Bianca e grazie al contributo economico messo a disposizione dai Rotary Club genovesi con il supporto del Distretto 2032 che riunisce i Rotary Club della Liguria e delle tre province piemontesi di Alessandria, Asti e Cuneo. Infatti, anche grazie a questo aiuto la Croce Bianca Genovese è riuscita a garantire in modo capillare la consegna di medicinali e di alimenti ai più fragili, ad implementare la propria centrale operativa dedicando un operatore apposito alla gestione delle chiamate per questi generi di prima necessità ed infine è riuscita ad approvvigionarsi di molti Dpi (Dispositivi di Protezione Individuale) come divise, scarponi, tute protettive monouso e molto altro. «Abbiamo deciso di sostenere lo straordinario lavoro effettuato dalla Croce Bianca sul territorio - afferma Ines Guatelli, Governatore del Distretto Rotary 2032 - nei riguardi delle persone fragili e sole che debbono affrontare questo terribile periodo di emergenza. Il Rotary è sempre molto attento alle persone più indifese, sole e bisognose di un aiuto; in questo tempo di angoscia e paura noi rotariani siamo chiamati ad intervenire, a fianco delle Istituzioni, mettendo a disposizione le nostre professionalità, le nostre risorse, agendo su più frangenti, creando un’azione sinergica, condivisa ed efficace». «La P.A. Croce Bianca Genovese, a nome di tutto il personale volontario e della popolazione, dimostratasi più che riconoscente, ringrazia il Distretto 2032 dei Club del Rotary, la sua Governatrice Ines Guatelli, tutti i presidenti dei Club e i singoli Rotariani per l’impegno e l’apporto di risorse che sono riusciti a mettere in campo, facendo sì che a ogni persona e nello spirito del “#iorestoacasa” potesse essere garantita l’assistenza nella massima sicurezza possibile. “Necessitas fortiter ferre docet“ ("La necessità ci insegna a sopportare le sfortune coraggiosamente" – Seneca) vale quindi come augurio ma soprattutto come riconoscimento per tutti quelli che hanno partecipato coraggiosamente e con impegno a questo importante e grande progetto, in un momento così drammatico e straordinario della nostra vita».
Le iniziative messe in campo dal Distretto Rotary 2032, che include la Liguria e le province piemontesi di Alessandria, Asti e Cuneo, si sono caratterizzate per l’estrema incisività e capillarità: sono state donate attrezzature e dispositivi alle strutture nella prima fase emergenziale per un totale di oltre 750.000 Euro, ed ancora stanno proseguendo le attività di sostegno, grazie anche ad un continuo dialogo con i principali protagonisti coinvolti in questa dura battaglia. Si sta concludendo in questi giorni la consegna delle 50.000 mascherine acquistate dal Distretto 2032, che sta offrendo in questo modo il proprio sostegno e solidarietà sia alle strutture sanitarie che alla popolazione. I dispositivi sono pervenuti al Presidente Distrettuale della “Commissione Salute” Giuseppe Rinaldo Firpo, il quale, oltre alla normale attività di gestione, ha provveduto a predisporre gli invii e a consegnare i colli ai vari Assistenti e/o presidenti di Club. Le mascherine sono infatti destinate alle principali Strutture Ospedaliere, alle Asl, alle Pubbliche Assistenze. Il Governatore Ines Guatelli, coadiuvata dal Prefetto Distrettuale Massimiliano Segala, ha provveduto personalmente alla consegna dei dispositivi di protezione presso la sede dell’U.F.L., nella speranza che questa iniziativa possa rafforzare l’azione promossa dalle Istituzioni, impegnate nella programmazione di una fase due dell’emergenza. “Non possiamo ancora permetterci di abbassare la guardia – ha dichiarato il Governatore Guatelli – ma necessariamente il Paese dovrà rimboccarsi le maniche e ripartire, prestando la massima attenzione possibile: ecco perché diventa fondamentale in questa fase dotare di dispositivi di protezione, non solo gli operatori sanitari, che continuano ad essere i maggiori esposti al rischio, ma anche l’intera popolazione. Amo pensare – continua la governatrice – che questo piccolo gesto, da parte del Distretto, possa essere un segnale di presenza e sostegno per la comunità, che non è sola, ma sostenuta dal Rotary come dalle Istituzioni e con grande attenzione e senso di responsabilità uscirà vittoriosa da questa terribile battaglia. Il Rotary da sempre si è distinto per un’azione ragionata e sostenibile nei confronti della collettività: il nostro obiettivo è fare ben di più rispetto al mero assistenzialismo, ma impegnarci in progetti concreti e strutturati, che possano apportare benefici sostanziali e duraturi alla comunità, sapendo guardare oltre la logica della semplice attività di beneficenza. Per realizzare questo nostro obiettivo – conclude Ines Guatelli – mettiamo a disposizione le nostre professionalità e agiamo in costante dialogo con le istituzioni, con gli operatori, con fonti qualificate, per indirizzare i nostri sforzi nella maniera migliore”. Il Distretto può dirsi soddisfatto dei risultati ottenuti e trarne nuova energia per continuare con rinnovata determinazione nelle iniziative intraprese e in quelle a cui prossimamente si dedicherà.
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Covid-19."Sto andando a fare la spesa": peccato sia domenica.A Sassari 94 controlli e 4 le denunce. Novantatre controlli alle persone e agli esercizi commerciali, con quattro denunce in totale. Questo il bilancio dell'attività della Polizia locale che anche domenica ha pattugliato tutto il territorio per assicurare il rispetto della normativa in materia di contrasto al Covid-19, noto come coronavirus. Tra questi, una persona ha dichiarato che stava andando a fare la spesa. Motivazione normalmente ammessa, ma non di domenica quando gli esercizi commerciali sono chiusi. Un altro ha dichiarato che stava andando a trovare un amico. Un ragazzo è stato trovato seduto in auto con un amico, uscito per acquistare delle medicine e quindi assolutamente in regola con la normativa; ma la presenza della seconda persona in auto non era necessaria, e dunque quest'ultima è stata denunciata. È importante che si riducano allo stretto necessario anche le uscite previste nelle autocertificazioni: è fondamentale che sia una sola persona per nucleo familiare ad andare per acquistare generi di prima necessità e che questo avvenga il più raramente possibile. Uscire per motivi diversi da quelli previsti dalla autocertificazione, scaricabile nella nuova versione dal sito www.comune.sassari.it rappresenta non solo un reato, sanzionato anche con l'arresto, ma soprattutto un grave pericolo per sé, per i conviventi e per tutte le persone che per necessità devono uscire. Il Covid-19 può essere anche asintomatico, quindi si può essere portatori senza avere alcun sintomo: ridurre quanto possibile i contatti tra persone a oggi è l'unico modo per contenerlo.
Il Comune di Sassari ricorda che è quotidianamente aggiornato sul sito www.comune.sassari.it l'elenco delle attività che svolgono consegne a domicilio di beni di prima necessità e farmaci. Gli esercizi che intendono aderire possono inviare una mail a protezionecivile@comune.sassari.it. Ancora una volta la maggior parte delle sanzioni (sei su sette) ha riguardato persone che andavano in gruppo (due ma a volte anche tre per auto) a fare la spesa. In particolare tre sono stati sanzionati perché provenienti da un paese lontano oltre 100 chilometri da Sassari, tutti nella stessa macchina senza neppure rispettare la distanza interpersonale. Un giovane invece è stato sanzionato grazie al coordinamento tra forze di polizia: una prima volta era stato fermato e aveva dichiarato che stava andando a fare la spesa, ma tre ore dopo è stato bloccato dalla Polizia locale e a quel punto anche per lui è scattata la sanzione.
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ROMA. Oggi, 25 giugno, Vittorio Sgarbi è stato portato via letteralmente di peso fuori dall'Aula della Camera dopo che, espulso dalla vicepresidente Carfagna, si ostinava a non uscire dall'Emiciclo e, anzi, si produceva in improperi nei confronti di lei e della deputata di Fi Giusi Bartolozzi, come "Vaffanculo", "stronza", "troia" ed altre parole incomprensibili dalle tribune. Carfagna lo ha pià volte invitato a uscire. Sgarbi si è invece seduto negli scranni di Fratelli d'Italia prima e poi della Lega. A quel punto quattro commessi lo hanno sollevato di peso, due per le gambe e due per le braccia, e lo hanno portato fuori.
Vittorio Sgarbi è stato portato via di peso fuori dall’Aula della Camera dopo che, espulso dalla presidente di turno Mara Carfagna, si era rifiutato di uscire e continuava a insultare la presidente e la deputata di Forza Italia Giusi Bartolozzi. Guardate. Carfagna lo ha più volte invitato a uscire. Sgarbi si è invece seduto negli scranni di Fratelli d’Italia prima e della Lega poi. A quel punto, quattro commessi lo hanno sollevato di peso, due per le gambe e due per le braccia, e lo hanno portato fuori. Ecco il video.
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L'uomo è stato sorpreso dai carabinieri mentre cedeva cocaina a un 45enne di Albinea. Spacciatore e cliente sono stati anche denunciati anche per non aver rispettato le misure di sicurezza del decreto anti-Covid REGGIO EMILIA. Rimaneva sotto casa, spostandosi qualche volta per poco tempo e sempre per incontrare qualcuno. Non sono bastate queste precauzioni a Kola Sali, spacciatore 42enne che è stato arrestato dai carabinieri nel tardo pomeriggio di lunedì. Dalle indagini dei carabinieri è emerso che l'uomo, un albanese incensurato, da qualche anno si dedicava allo spaccio di cocaina ma da quando sono iniziate le misure anti-Covid si è visto costretto a cambiare abitudini: invece di andare in giro per la città aspettava i clienti nei paraggi della sua abitazione, nel quartiere di Rosta Nuova, riducendo la compravendita a scambi fulminei. Le strade deserte, però, non hanno giocato a suo favore: i carabinieri hanno infatti notato i suoi spostamenti e, dopo averlo tenuto d'occhio, l'hanno sorpreso mentre cedeva a un cliente oltre due grammi di cocaina. Nella vicina abitazione, in cui i carabinieri sono entrati grazie all'autoscala dei vigili del fuoco, è poi stato trovato circa mezzo etto di cocaina suddiviso in una ventina di dosi pronte allo spaccio, oltre a materiale per il confezionamento e la pesatura dello stupefacente, appunti relativi all'attività di spaccio e un migliaio di euro ricondotto alle vendite della cocaina. Per questi motivi con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti i carabinieri della sezione operativa della compagnia di Reggio Emilia hanno arrestato il 42enne. Nei guai anche il cliente, un 45enne di Albinea, fermato subito dopo lo scambio con oltre 2 grammi di cocaina acquistata per uso personale e per questo segnalato quale assuntore alla Prefettura di Reggio Emilia. I due sono stati anche sanzionati per il mancato rispetto delle restrizioni dei decreti del presidente del consiglio emanati per l'emergenza sanitaria legata al Covid 19.
REGGIO EMILIA Dietro compenso fornivano a cittadini stranieri patenti e documenti per il ricongiungimento familiare, tutti privi di valore perchè falsi. Per questo un uomo marocchino di 44 anni e un imprenditore italiano 50enne, entrambi residenti in città, sono stati denunciati dai carabinieri di Reggio con le accuse di truffa e falsità materiale commessa a privato in atti pubblici e ricettazione, introduzione nello stato di prodotti con marchi contraffatti e porto abusivo d'armi. Le indagini dei militari reggiani, partite da una denuncia, si sono concentrate in un primo momento sul marocchino, nella cui abitazione sono stati sequestrati oltre 11.000 euro in contanti ritenuti provento del giro illecito di documenti falsi. Gli approfondimenti investigativi effettuati hanno poi ricollegato lo straniero all'imprenditore, in casa del quale gli uomini della stazione di corso cairoli hanno rinvenuto due patenti false oltre a borse, scarpe e abbigliamento di marchi contraffatti. A scoperchiare il business illegale, un marocchino di 40 anni che a maggio dell'anno scorso, volendo conseguire la patente si era rivolto all'attuale indagato suo connazionale, ritenuto un «mediatore» per sbrigare le pratiche con gli uffici pubblici. Per questa «consulenza» il 40enne ha pagato 4.500 euro, a cui se ne sono aggiunti altri 8.000 quando ha chiesto di avviare le pratiche per ricongiungersi con la famiglia. Ottenuti i documenti l'uomo, insospettito per non aver sostenuto alcun esame di guida si è rivolto ad un'agenzia automobilistica dove ha scoperto di non avere la patente e poi in prefettura, dove non figurava nessuna istanza a suo nome. Il 40enne ha quindi sporto denuncia per truffa ai carabinieri. all'imprenditore italiano è contestato anche il porto abusivo d'armi, per due coltelli trovati nella sua auto.
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Blitz dice Mondo Var, nell’universo e regole Var il rigore, se ti tirano addosso la palla mentre sei in area e di schiena a chi tira, mani comprese, c’è. Nel mondo vero, quello degli umani che giocano al calcio, quello rigore non è. La realtà oggettiva? Non c’è, filosofia lo sa, tecnologia no.
Erano circa le 4.30 di questa mattina quando due auto si sono scontrate a Pavullo lungo la Statale 12 (via Marchiani), all'altezza dell'incorcio con via Repubblica di Montefiorino (zona Pineta). L'impatto è stato violento ed è costato la vita al conducente della Opel Corsa, un ragazzo di 19 anni. Inutili i soccorsi portati dal 118 - insieme ai Vigili del Fuoco - nei confronti del giovanissimo, che è deceduto sul colpo. La vitima è Mohamed Boumarte, operaio. L'altro conducente, un 46enne a bordo di una Volkswagen Golf, ha invece riportato ferite lievi ed è stato trasportato per accertamenti all'Ospedale di Baggiovara. La Statale è stata chiusa al traffico per quasi tre ore, per consentire i rilievi del caso. Ancora non si conosce l'esatta dinamica dell'incidente, se non per il fatto che l'Opel ha colpito l'altra auto sulla parte posteriore della fiancata destra. Rilievi a cura dei Carabinieri.
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© Agenzia Nova - Riproduzione riservata - Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc), ora composto dal Venezuela e recentemente da Cuba e dalla Cina, è stato a lungo e rimane “un paradiso per i dittatori e le democrazie che li tollerano”. È quanto dichiarato dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, in una nota diffusa oggi dal dipartimento di Stato. Il Consiglio “è una grande delusione per coloro che cercano sinceramente di far avanzare la dignità umana. Tuttavia, la decisione del Consiglio di votare ieri una risoluzione sulla polizia e il razzismo negli Stati Uniti segna un nuovo minimo storico”, si legge nella dichiarazione. “Il dibattito in corso sulla tragica morte di George Floyd negli Stati Uniti è un segno della forza e della maturità della nostra democrazia. Gli americani affrontano apertamente i difficili problemi della società, sapendo che le loro libertà sono protette dalla Costituzione e da un forte stato di diritto. Siamo seriamente intenzionati a considerare gli individui e le istituzioni responsabili e la nostra democrazia ci consentono di farlo. Gli Stati Uniti lavorano ogni giorno con partner in tutto il mondo che condividono il nostro impegno per le libertà fondamentali”, prosegue la nota.“Sfortunatamente, il Consiglio ha riaffermato ancora una volta la saggezza della nostra decisione di ritirarci (dall’organismo) nel 2018. Se il Consiglio si è occupato seriamente di proteggere i diritti umani, ci sono molte esigenze legittime per la sua attenzione, come le disparità razziali sistemiche in luoghi come Cuba, Cina e Iran.Se il Consiglio fosse onesto, riconoscerebbe i punti di forza della democrazia americana e solleciterebbe i regimi autoritari in tutto il mondo a prendere esempio dalla democrazia americana e a rispettare gli stessi elevati standard di responsabilità e trasparenza che noi americani applichiamo a noi stessi”, conclude la dichiarazione.Ieri l’Unhrc ha condannato gli atti “discriminatori e violenti” che hanno portato alla morte di George Floyd a Minneapolis il mese scorso e ha ordinato la stesura di un rapporto sul “razzismo sistemico” contro persone di origine africana. In una risoluzione proposta dai paesi africani e adottata all’unanimità, i 47 paesi membri riuniti a Ginevra hanno conferito all'ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani dell'Onu, Michelle Bachelet, il mandato di illustrare le sue conclusioni entro un anno.Il testo, secondo quanto si apprende da fonti Onu citate dai media internazionali, è stato “annacquato” durante i negoziati a porte chiuse rispetto alla proposta iniziale che chiedeva esplicitamente una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sul razzismo negli Stati Uniti e altrove. Gli Stati Uniti hanno lasciato il Consiglio due anni fa accusando l’organismo di un presunto “pregiudizio anti-israeliano”. (Nys)
Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha annunciato una sessione urgente sul razzismo e la brutalità della polizia all'inizio di questa settimana, dopo che gli Stati Uniti sono stati travolti dalle proteste di massa a seguito della morte dell'afroamericano George Floyd durante l'arresto di una agente di polizia bianco a Minneapolis. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha denunciato le Nazioni Unite per la loro "ipocrisia", criticando il voto recentemente annunciato sul razzismo e la brutalità della polizia. "Con la decisione del Consiglio di votare ieri su una risoluzione incentrata sulla polizia e sul razzismo negli Stati Uniti si è toccato il fondo", ha detto Pompeo, rilevando che il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite dovrebbe concentrarsi sulle disparità razziali nei suoi Paesi membri come Venezuela, Cuba e Cina. The @UN_HRC debate on policing and race in the U.S. marks a new low for that body. Our vigorous, ongoing civic discourse is a sign of our democracy’s strength and maturity. We were right to leave this joke of a “human rights” forum comprised of Venezuela & recently, Cuba & China. — Secretary Pompeo (@SecPompeo) June 20, 2020 ​"Se il Consiglio fosse onesto, riconoscerebbe i punti di forza della democrazia americana e solleciterebbe i regimi autoritari in tutto il mondo a seguire come esempio la democrazia americana e mantenere le loro nazioni con gli stessi elevati standard di responsabilità e trasparenza che noi americani applichiamo a noi stessi", ha affermato. Le proteste violente in USA Proteste e rivolte, con molteplici casi di vandalismo e saccheggi, hanno travolto il Paese dopo la morte dell'afroamericano George Floyd. Le rivolte sono scoppiate dopo la pubblicazione di un video che mostra l'arresto di Floyd, nel quale si vede il poliziotto Derek Chauvin in ginocchio sul collo di Floyd per oltre otto minuti, mentre l'uomo lo prega di fermarsi, dicendo che non riesce a respirare. Dopo l'incidente, Chauvin e altri tre ufficiali sono stati arrestati e accusati, mentre il consiglio comunale di Minneapolis si è impegnato a sciogliere il dipartimento di polizia della città nel tentativo di creare un nuovo sistema di controllo. Allo stesso tempo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la firma di un ordine esecutivo, volto a introdurre un disegno di legge di riforma della polizia per prevenire casi come la morte di Floyd. Prevede il divieto dell'uso di manovre di soffocamento da parte della polizia, a meno che la vita di un ufficiale non sia in pericolo e lo sviluppo di nuove armi avanzate e meno letali per la polizia al fine di prevenire "interazioni" fatali.
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Lo store on line, si sa, oggi è il più ricercato dai clienti. Così la DS propone un processo di acquisto tutto digitale, con l'auto che potrà essere consegnata a domicilio."l nostro Online Store - spiegano infatti alla DS - offre un’esperienza unica per la ricerca di una nuova DS da PC, tablet o smartphone. All’interno dell’ONLINE STORE è possibile ricercare un modello vedendo le auto disponibili nei DS STORE più vicini al proprio luogo di residenza, scoprendone tutte le caratteristiche tecniche e le versioni disponibili. Tutte le normali tappe di scoperta delle auto a disposizione dei DS STORE vengono dematerializzate, inoltre nel DS ONLINE STORE è possibile anche verificare le diverse soluzioni di finanziamento disponibili attraverso il simulatore". In pratica, una volta scelto il modello desiderato, ci si mette in contatto con un "DS EXPERT ADVISOR" che prende per mano - in modo digitale, ovvio - il cliente e lo accompagna nelle tappe successive dell’acquisto della sua nuova DS, utilizzando il mezzo di comunicazione che il cliente riterrà più opportuno, inclusa la possibilità di una videochiamata.
Uno dei tanti misteri fondamentali della virologia riguarda l’origine dei virus. Anche se a questa domanda non si è riusciti ancora a dare un’unica ed esauriente risposta, è lecito immaginare che i diversi tipi di virus siano il risultato di altrettanti meccanismi evolutivi. Una cosa è certa: non si tratta di creature diaboliche create per farci del male, ma entità che hanno sempre vissuto a stretto contatto con le nostre cellule e il nostro sistema immunitario.Tra le diverse teorie sulla vera essenza dei virus, a mio avviso le più convincenti sono tre. La prima ipotizza che i “piccolacci” derivino da frammenti di dna o rna di origine cellulare eucariotica e di varia natura, che si sono progressivamente staccati dalla “nave madre” fino a costituire un’entità autonoma. La seconda teoria postula che i “piccolacci” discendano da materiale genetico di origine procariotica (cioè proveniente da batteri o dai cosiddetti “plasmidi”, frammenti di dna che vivono all’interno di una cellula batterica), che si è adattato a sopravvivere in una cellula eucariotica come risultato di un’interazione ancestrale con forme di vita batterica. Infine, secondo la terza teoria, i virus si sono coevoluti (evoluti in maniera parallela e contemporanea) con le prime cellule eucariotiche, a partire da proteine e acidi nucleici presenti nell’ambiente.I virus non sono comunque le particelle più piccole e fragili presenti in natura; nella scala della semplicità troviamo entità ancora più elementari e curiose come i virus satelliti, i viroidi e i prioni. Il più classico dei virus satelliti è l’agente della cosiddetta epatite delta: si tratta di un piccolo frammento circolare di rna che fornisce di un piccolo frammento circolare di rna che fornisce le istruzioni per produrre una proteina, e che pur non essendo di per sé infettivo, può causare infezione e malattia se associato al virus b dell’epatite.I viroidi, responsabili di infezioni delle piante, sono ancora più primitivi: sono costituiti da un frammento di rna circolare a singola elica con larghi tratti di complementarità, che si aggroviglia su se stesso in una struttura a forma di bastone, simile a quella di certi enzimi costituiti di rna (anziché di proteine), dotati della singolare capacità di innescare la propria replicazione.Infine, i prioni sono proteine che, pur non avendo materiale genetico proprio, e quindi senza replicarsi, sono capaci di infettare; ne consegue che è impossibile stabilire se siano viventi.Non deve insomma sorprenderci più di tanto sapere che i prioni, una delle cose più assurde della natura, sono la causa della cosiddetta malattia della mucca pazza. Se mai scoppierà un’epidemia di scienziati pazzi, sapremo dove andare a cercarne la causa.
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Basterebbero, prima di questo “ umile pensiero e contributo”, tutte le attestazioni di grande affetto, attraverso comunicati stampa e sui social, per far capire quanto fosse importante per la comunità brindisina ( e non solo) il nostro amico Nuccio. Incredulità, tristezza, e diamine….. come se non bastasse questo CoronaVirus, che già ci rattrista, ci fa fare brutti pensieri, ci fa andare in depressione. No, Nuccio, proprio non ci voleva, non te ne dovevi andare, tu che anche in questi terribili giorni potevi ancora entrare nelle case e nel cuore della gente con il tuo microfono. E per colpa di questo “ mostro CoronaVirus”, porca miseria, non potrai neanche avere l’ abbraccio, il saluto di chi ti vuol bene, di chi, in tutti questi anni, ha sempre apprezzato la tua semplicità, quella “ facilità” ( ineguagliabile) di comunicazione, approccio alle gravi problematiche della gente comune, nella professione giornalistica e non solo . Ma , in queste bruttissime ore, tutti i pensieri ( compreso quest’ ultimo), la grande commozione, le attestazioni di affetto, sono più forti di un funerale pubblico mancato, che tu avresti ampiamente meritato. E te ne sei andato via, da uomo semplice “ di altri tempi”, che ( correggetemi se sbaglio) , “ dribblava” una certa notorietà( è chiaro, derivante anche dalla professione giornalistica e le esperienze nelle emittenti televisive e radiofoniche) per scegliere orgogliosamente quella semplicità , concretezza e immediatezza che l’ hanno fatto entrare nel cuore della gente. Eh già, perché fare il giornalista o conduttore televisivo o radiofonico, non vuol dire, “ automaticamente”, entrare nel cuore, nell’ attenzione della gente. Bisogna “lavorarci sopra”, tralasciare ( lo affermo senza alcuna polemica o altri fini…) evidentemente attenzioni verso la mediaticità della politica o di altre realtà e categorie, per dedicarsi quotidianamente ai problemi della gente ( ogni tipologia), delle famiglie, dei quartieri, i bisognosi, anche a costo di “ disturbare” in qualche maniera “ i piani alti”, le sottovalutazioni e strafottenze burocratiche . E “ l’ amico Nuccio” era in grado di farlo, soprattutto con la sua “ mitica”( impossibile da non guardare e seguire) trasmissione su Puglia Tv . E riusciva a risolvere, far risolvere le problematiche, con il “ terminale” di quella politica che, oggi, lo applaude, lo ringrazia . Tutti vogliono bene a Nuccio, amici di una vita, colleghi, politici, imprenditori, negozianti, rappresentanti sindacali. Gente con cui scambiava sempre una parola, perché una parola, badate bene, può sempre, deve, essere importanti, per seminare, guadagnarsi l’ affetto e la stima di tutti. Nuccio, diversi anni fa, ha concretizzato anche l’ attività politica ( da consigliere provinciale, nel movimento fondato da Massimo Ferrarese), ma accorgendosi , sin da subito, che non faceva per lui, troppi “ tatticismi “, troppe esitazioni, litigi, e altro. Ma anche la politica, ribadiamo, lo abbraccia, avendo come riferimento i suoi insegnamenti. Noi giornalisti, operatori dell’ informazione, dobbiamo voler bene maggiormente alla gente comune, saper stare di più in mezzo alla gente, è “ l’ umile ma concreto giornalismo” che sarà sempre “ patrimonio eterno” del nostro amico Nuccio. E lui, da lassù, ci guiderà sempre, con la sua voce, il suo “microfono immortale”, inconfondibile. TI SIA LIEVE E DOLCISSIMA LA SALITA, TI VOGLIAMO BENE NUCCIO DELLA ROVERE – PAVIGLIANITI.
Con delibera di giunta firmata oggi, 9 aprile, l’amministrazione comunale ha stabilito il termine del 13 aprile per la presentazione delle richieste dei buoni spesa che il Comune di Brindisi ha cominciato a distribuire nella giornata di ieri. Coloro che hanno già fatto richiesta riceveranno direttamente a domicilio i buoni a cui hanno diritto. Chi, invece, ha commesso qualche errore nella compilazione sarà richiamato per le opportune correzioni. La raccomandazione a chi ha già presentato la richiesta è di non rinviare nuovamente prima della telefonata delle assistenti sociali per evitare di intasare le caselle di posta elettronica e consentire una più veloce valutazione delle pratiche.
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La Guardia di Finanza di Palermo ha arrestato 91 tra boss, gregari, estortori e prestanomi di due storici clan palermitani dell’Acquasanta e dell’Arenella. In manette sono finiti esponenti di storiche famiglie mafiose palermitane come quelle dei Ferrante e dei Fontana. Le accuse contestate sono a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa. Attività ferme per il lockdown, una drammatica crisi economica, imprese sull’orlo della chiusura e Cosa nostra pronta a sfruttare l’emergenza. E’ la fotografia della realtà economica palermitana messa nero su bianco nell’inchiesta della Dda di Palermo. Il gip che ha disposto gli arresti parla di “contesto assai favorevole per il rilancio dei piani dell’associazione criminale sul territorio d’origine e non solo”. Il blitz è in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania. Tra gli indagati c’è anche un ex concorrente del Grande Fratello: è Daniele Santoianni, che ha partecipato alla decima edizione del reality, e che ora è ai domiciliari con l’accusa di essere un prestanome del clan. Santoianni era stato nominato rappresentante legale della Mok Caffè S.r.l., ditta che commerciava in caffè, di fatto nella disponibilità della cosca. “Con ciò – scrive il gip – alimentando la cassa della famiglia dell’Acquasanta e agevolando l’attività dell’associazione mafiosa”.
Compare anche il nome di Daniele Santoianni fra i 91 arresti di un blitz portato avanti fra Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Campania. Santoianni, che ha partecipato al Grande Fratello 10, è l’ex broker di una società fallita ed è ora ai domiciliari per aver fatto da prestanome (oltre che per aver ricoperto un ruolo di snodo cruciale) del clan Fontana, storica famiglia mafiosa palermitana trasferitasi da qualche anno in Lombardia. VIDEO - Mafia e traffico di rifiuti: dove finisce la spazzatura italiana? Anche i rampolli Fontana e Ferrante (un altro clan noto in Sicilia), come Santoianni, sono finiti in manette nel maxi-blitz della Guardia di Finanza. Le indagini hanno infatti portato alla luce gli interessi delle due famiglie mafiose negli appalti e nelle commesse sui lavori eseguiti ai cantieri navali di Palermo, nelle attività del mercato ortofrutticolo, nella gestione delle scommesse online e delle slot-machine, oltre che nel traffico di droga e nelle corse dei cavalli (riciclaggio di denaro sporco realizzato attraverso l’acquisto di puledri di razza). Sequestrati anche beni del valore di circa 15 milioni di euro. Per tutti e 91 gli arrestati le accuse contestate sono a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa. VIDEO - Romania: ecco come funziona la mafia del legno
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Riapertura stanotte tra Estonia (Ikla) e Lettonia Mentre nella maggior parte dei Paesi europei, Italia in primis, restano forti limitazioni agli spostamenti e agli ingressi, da oggi i cittadini di Estonia, Lituania e Lettonia potranno muoversi liberamente tra le tre Repubbliche baltiche via mare, terra e aria. Si tratta di fatto della prima "bolla" dove è possibile varcare liberamente i confini nell'area Ue, normalmente, in attesa di prossimi corridoi che, al momento, escludono l'Italia.Resta in vigore in tutti i tre Stati l'obbligo di quarantena di due settimane per i visitatori in arrivo da altri Paesi. In Estonia, Lituania e Lettonia. Mercoledì, nessuna delle tre nazioni ha registrato più di sette nuovi contagi. Tutte e tre insieme hanno registrato meno di 150 morti. "Estonia, Lituania e Lettonia hanno creato una mini Schengen in Europa, un'area senza confini interni", ha affermato il presidente lettone, Egils Levits, citato dai media locali. "Da oggi - ha aggiunto - tutti noi sei milioni di baltici siamo liberi di attraversare i confini tra i nostri Paesi. Questo è importante soprattutto per la Lettonia perché Lituania ed Estonia sono i nostri principali partner economici".
E' "indiscutibile: l'Italia è stata lasciata sola". Il premier, Giuseppe Conte, non usa mezzi termini e, in un'intervista al quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, ribadisce che all'inizio della crisi coronavirus l'Europa è stata assente. "Anche Ursula von der Leyen si è scusata per questo a nome dell'Unione europea, nell'Europarlamento - prosegue il presidente del Consiglio - e devo dire che ho molto apprezzato questo gesto". Conte parla poi del Mes, spiegando che il fondo salva Stati in Italia ha una cattiva fama: "Non abbiamo dimenticato che ai greci, nell'ultima crisi finanziaria, sono stati richiesti sacrifici inaccettabili perché ottenessero il credito". E non nasconde che "anche io sono fondamentalmente scettico sul Mes". E anche ora che l'eurogruppo ha dato il via libera a nuovi crediti senza vincoli bisognerà "vedere se davvero la nuova linea di credito sarà senza condizioni". Quel che è certo, per il premier, è che nella risposta alla crisi economica generata dal coronavirus "l'Ue ha bisogno di tutta la sua potenza di fuoco, nello specifico attraverso l'emissione di titoli comuni". Non c'è dubbio che "viviamo il più grande shock dalla guerra" e "a questo anche l'Europa deve dare una risposta". Finora, invece, molti Paesi europei hanno guardato soltanto ai propri vantaggi. La Germania ha "un bilancio commerciale superiore a quanto prevedano le regole dell'Ue" e con questo surplus non opera da locomotiva bensì da "freno per l'Europa". E la crescente sfiducia degli italiani nell'Ue, secondo il premier, "nasce dal fatto che ci sentiamo abbandonati proprio dai Paesi che traggono vantaggi da questa Unione". Ad esempio "l'Olanda, che con il suo dumping fiscale attrae migliaia di multinazionali, che trasferiscono lì la propria sede, ed ottengono un flusso di entrate fiscali massicce, che vengono sottratte ad altri partner dell'Unione: 9 miliardi di euro ogni anno, come riporta un'analisi di Tax Justice Network" Per Conte, "i nazionalismi danneggiano l'Europa più o meno con la stessa forza del finto europeismo. Quello che serve è un europeismo critico, ma costruttivo". E ora "viviamo un momento storico che ha bisogno di un salto di qualità politico. Io la vedo proprio come Emmanuel Macron: noi siamo entrambi convinti che in gioco ci sia il progetto politico europeo. Non sto parlando soltanto delle prossime elezioni, ma dell'idea dell'Europa". Telefonata Conte-Von Der Leyen su risposta Ue Intanto Palazzo Chigi rende noto che il presidente del Consiglio ha avuto una conversazione telefonica con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, incentrata sulla risposta europea alle conseguenze sociali ed economiche dell'emergenza da Covid-19. La telefonata avviene alla vigilia del Consiglio europeo in programma giovedì 23.
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Un francobollo per il 30° anniversario della fondazione Telethon La tiratura sarà di trecentomila esemplari. Per l’occasione è stato realizzato anche un folder in formato A4 a tre ante Condividi su ROMA Poste Italiane comunica che oggi 28 febbraio 2020 viene emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Senso civico” dedicato alla Fondazione Telethon, nel 30° anniversario di attività, relativo al valore della tariffa B pari a 1,10€. La tiratura sarà di trecentomila esemplari. Il bozzetto è stato curato del Centro Filatelico della Direzione Operativa dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A; la vignetta riproduce il logo della Fondazione Telethon seguito dal logo dedicato al 30° anniversario. «Siamo l’impegno collettivo di migliaia di ricercatori, donatori, volontari, aziende – scrive Luca di Monetezemolo, presidente della Fondazione Telethon – che ci hanno consentito di offrire risposte e terapie a persone e famiglie che convivono con patologie genetiche rare e gravissime. Siamo ricerca italiana eccellente finanziata grazie a metodi di selezione rigorosi volti a valorizzare il merito per arrivare il prima possibile a risultati tangibili nella vita delle persone». L’annullo primo giorno di emissione sarà disponibile presso lo sportello filatelico dell’ufficio Postale di Roma VR. Il francobollo ed i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi, possono essere acquistati presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it. Per l’occasione è stato realizzato anche un folder in formato A4 a tre ante, contenente il francobollo singolo, una quartina di francobolli, una cartolina annullata ed affrancata e una busta primo giorno di emissione, al costo di 15 €.
Oggi viene emesso dal ministero dello Sviluppo Economico un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “le Eccellenze italiane dello spettacolo” dedicato a Eduardo De Filippo, nel 120° anniversario della nascita, relativo al valore della tariffa B pari a 1,10 euro. Nella nota diffusa da Poste Italiane. si precisa che “la tiratura sarà in seicentomila esemplari. Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente. Bozzetto a cura di Fabio Abbati. La vignetta raffigura, sullo sfondo di un sipario, un ritratto di profilo di Eduardo De Filippo”. Il francobollo e i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi saranno disponibili presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it. Per l’occasione e’ stato realizzato anche una cartella filatelica in formato A4 a tre ante, contenente una quartina di francobolli, un francobollo singolo, una cartolina annullata ed affrancata e una busta primo giorno di emissione, al costo di 15 euro.
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ROMA, 12 MAG - A due mesi dalla chiusura, in coincidenza con il lockdown per il coronavirus, la buvette del Senato ha riaperto i battenti. Al bar di Palazzo Madama, come dal 4 maggio accade per tutti gli altri bar, è possibile entrare uno alla volta ordinare bevande calde e un cornetto da asporto. Una volta pagati e presi, possono essere consumati in Sala Garibaldi, il 'Transatlantico' della Camera Alta, dove rimangono ancora dei distributori di bevande calde che erano stati installati con la chiusura della buvette. Felici senatori e funzionari di questo segnale di, seppur parziale, ritorno alla normalità. La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha deciso che da ieri le attività delle commissioni parlamentari del Senato riprendessero in via ordinaria: non sono più concentrate solo nell'esame dei provvedimenti strettamente legati all'emergenza COVID-19.
Fase 2: al Senato riapre la buvette, senatori felici Condividi ROMA, 12 MAG – A due mesi dalla chiusura, in coincidenza con il lockdown per il coronavirus, la buvette del Senato ha riaperto i battenti. Al bar di Palazzo Madama, come dal 4 maggio accade per tutti gli altri bar, è possibile entrare uno alla volta ordinare bevande calde e un cornetto da asporto. Una volta pagati e presi, possono essere consumati in Sala Garibaldi, il ‘Transatlantico’ della Camera Alta, dove rimangono ancora dei distributori di bevande calde che erano stati installati con la chiusura della buvette. Felici senatori e funzionari di questo segnale di, seppur parziale, ritorno alla normalità. La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha deciso che da ieri le attività delle commissioni parlamentari del Senato riprendessero in via ordinaria: non sono più concentrate solo nell’esame dei provvedimenti strettamente legati all’emergenza COVID-19. ansa
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Giussano, spettacolare crash sulla Valassina: feriti lievi e strada bloccata Incidente sabato sera sulla Ss 36 all’altezza di Giussano in direzione Milano: due macchine si sono scontrate. Un crash spettacolare che per fortuna non ha avuto grosse conseguenze sulle persone se non lo spavento per una situazione che poteva portare a conseguenze più gravi Uno scontro spettacolare, che poteva avere conseguenze più gravi. Alla fine, però, le conseguenze peggiori le hanno avute le macchine, rese inutilizzabili dal crash che si è verificato sabato 13 giugno in serata, intorno alle 20.45, sulla Valassina in direzione Milano all’altezza del curvone di Giussano. Incidente tra 2 auto ss36 sud Giussano (Foto by Edoardo Terraneo) Una Clio blu si è scontrata con una Citroen gialla. La dinamica è ancora da chiarire del tutto anche se all’origine dell’incidente sembra ci sia un brusco cambio di corsia. Sul posto sono arrivate un’ambulanza della Croce Bianca di Giussano, un’automedica da Desio, i vigili del fuoco di Carate e Seregno. Incidente tra 2 auto ss36 sud Giussano (Foto by Edoardo Terraneo) Lo scenario dello scontro poteva far pensare a conseguenze più gravi per le persone, invece in ospedale, in codice verde, ci sono finite solo le due persone che occupavano la Citroen . La superstrada è stata chiusa per un’ora facendo uscire le vetture a Verano. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Colto da malore alla Poliform, è morto l’artigiano di Giussano Ricoverato all’ospedale di Varese in prognosi riservata, è deceduto. Martedì pomeriggio si era recato nella nota azienda di arredamento di Inverigo a ritirare del materiale per conto della ditta per la quale lavorava, a Mariano. Non ce l’ha fatta l’artigiano 59enne di Giussano, G.P., che martedì 9 giugno nel pomeriggio è stato colto da un malore mentre si trovava nella azienda Poliform di Inverigo per ritirare del materiale e trasportarlo in una ditta di Mariano Comense, dove lavorava, che si occupa di montare i mobili del celebre marchio. Scattato l’allarme era stato defibrillato sul posto e poi trasportato con l’eliambulanza all’ospedale di Varese in codice rosso e ricoverato in prognosi riservata. Le sue condizioni non sono successivamente migliorate ed è deceduto. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Purtroppo è tornato a salire il numero dei decessi nel Vercellese, passando da 164 a 167. I guariti sono 8. A livello regionale 35 morti. Una situazione nel complesso stazionaria ma certo si sperava nel terzo giorno senza decessi. 7.278 guariti e 3.106 in via di guarigione Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che i pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, sono 7.278 (+387 rispetto a ieri): 560 (+27) in provincia di Alessandria, 317 (+16 ) in provincia di Asti, 368 (+18) in provincia di Biella, 825 (+55) in provincia di Cuneo, 607 (+51) in provincia di Novara, 3.798 (+182) in provincia di Torino, 316 (+8) in provincia di Vercelli, 411 (+28) nel Verbano-Cusio-Ossola, 76 (+2) provenienti da altre regioni. Altri 3.106 sono “in via di guarigione”, ossia negativi al primo tampone di verifica, dopo la malattia e in attesa dell’esito del secondo. Decessi complessivi in Piemonte sono 3.282 Sono 35 i decessi di persone positive al test del Coronavirus Covid-19 comunicati nel pomeriggio dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 7 al momento registrati nella giornata di oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente dall’Unità di crisi può comprendere anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid). Il totale è ora di 3.282 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 585 Alessandria, 197 Asti, 166 Biella, 270 Cuneo, 278 Novara, 1.469 Torino, 167 Vercelli, 117 Verbano-Cusio-Ossola, 33 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte. Situazione contagi Sono 28.135 (+196 rispetto a ieri) le persone finora risultate positive al Covid-19 in Piemonte: 3.654 in provincia di Alessandria, 1.655 in provincia di Asti, 1.002 in provincia di Biella, 2.603 in provincia di Cuneo, 2.434 in provincia di Novara, 14.204 in provincia di Torino, 1.160 in provincia di Vercelli, 1.069 nel Verbano-Cusio-Ossola, 250 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 104 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale. I ricoverati in terapia intensiva sono 144 (-6 rispetto a ieri). I ricoverati non in terapia intensiva sono 2.153 (+6 rispetto a ieri). Le persone in isolamento domiciliare sono 12.172 (- 389 rispetto a ieri). I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 194.584, di cui 106.262 risultati negativi.
Oggi pomeriggio l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che sono 27.317 (+ 550 rispetto a ieri) le persone finora risultate positive al Covid-19 in Piemonte: 3579 in provincia di Alessandria, 1617 in provincia di Asti, 979 in provincia di Biella, 2532 in provincia di Cuneo, 2369 in provincia di Novara, 13.202 in provincia di Torino, 1140 in provincia di Vercelli, 1049 nel Verbano-Cusio-Ossola, 245 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale. I ricoverati in terapia intensiva sono 178 (- 1 rispetto a ieri). I ricoverati non in terapia intensiva sono 2487 (-62 rispetto a ieri). Le persone in isolamento domiciliare sono 13.052. I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 170.109 , di cui 92.136 risultati negativi. Sono 33 i decessi di persone positive al test del “Coronavirus Covid-19”, di cui 17 al momento registrati nella giornata di oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente dall’Unità di crisi può comprendere anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid). Il totale è ora di 3144 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 574 ad Alessandria, 182 ad Asti, 165 a Biella, 253 a Cuneo, 264 a Novara, 1400 a Torino, 161 a Vercelli, 112 nel Verbano-Cusio-Ossola, 33 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte. I pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, sono 5944 (272 in più di ieri): 518 in provincia di Alessandria (+ 32), 249 in provincia di Asti (+23 ), 319 in provincia di Biella (+13), 671 in provincia di Cuneo (+47), 528 (+31) in provincia di Novara, 3003 (+ 105) in provincia di Torino, 283 (+ 10 ) in provincia di Vercelli, 303(+10 ) nel Verbano-Cusio-Ossola, 70 (+1) provenienti da altre regioni. Altri 2512 sono “in via di guarigione”, ossia negativi al primo tampone di verifica, dopo la malattia e in attesa dell’esito del secondo.
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Cristian Raimo riflette su Internazionale sui rischi che la didattica di emergenza attivata in seguito all’esplosione della crisi epidemica potrebbe comportare per gli studenti più vulnerabili. La dispersione scolastica, le disuguaglianze nell’apprendimento, il ritorno dell’analfabetismo letterale e funzionale saranno questioni centrali nella politica dei prossimi anni. Il 27 marzo l’Unesco evidenziava uno degli effetti più impressionanti della pandemia: 1,6 miliardi di studenti hanno smesso di andare a scuola. E il rischio è che tanti interrompano il loro percorso scolastico o che lo seguano con grande irregolarità. In Italia gli studenti sono dieci milioni. Nove milioni tra scuola primaria, medie e superiori; un milione tra infanzia e nido. Migliaia stanno rimanendo indietro, non potendo o non riuscendo a seguire la didattica a distanza. Tanti faticheranno a recuperare e costituiranno una sorta di generazione covid, caratterizzata dalla mancanza di opportunità e dall’emarginazione. Il comunicato stampa dell’Istat del 6 aprile fotografa una condizione allarmante per il diritto all’istruzione, anche al netto dell’emergenza pandemica. Nel periodo 2018-2019, il 33,8 per cento delle famiglie non ha computer o tablet in casa, una quota che scende al 14,3 per cento tra le famiglie con almeno un minore. Solo nel 22,2 per cento delle famiglie ogni componente ha a disposizione un computer o un tablet. Nel centro-sud il 41,6 per cento delle famiglie è senza computer in casa (rispetto a una media di circa il 30 per cento nelle altre aree del paese) e solo il 14,1 per cento ne ha a disposizione almeno uno per ciascun componente.
A novembre del 2019 il tasso di occupazione è salito ancora e ha raggiunto il 59,4%, facendo segnare un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese di ottobre dello stesso anno. Lo rileva l’Istat , spiegando che si tratta del valore più alto registrato dall’inizio delle serie storiche, avviate nel 1977.
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Pubblicato il 31 gennaio 2020 | 15:15 S Bruciamo più calorie la sera che al mattino “ ” econdo un nuovo studio pubblicato su Current Biology, del Brigham and Women’s Hospital e della Harvard Medical School il tardo pomeriggio e la sera sono i momenti della giornata in cui bruciamo più calorie. La ricerca, evidenzia infatti che a riposo le persone bruciano il 10% in più di calorie nel tardo pomeriggio e nella prima serata rispetto alle prime ore del mattino. I risultati aiutano anche a spiegare perché le irregolarità negli schemi dei pasti e del sonno a causa del lavoro su turni o di altri fattori possono portare le persone più probabilità di aumentare di peso., nutrizionista di Humanitas ne parlato in un articolo apparso su Humanitasalute, che vi proponiamo di seguitoPer determinare i cambiamenti nel corso della giornata nel metabolismo , i ricercatori hanno studiato sette persone in un laboratorio speciale senza alcun indizio su che ora fosse fuori. Non c’erano orologi, finestre, telefoni o Internet. I partecipanti allo studio avevano assegnati orari per andare a letto e svegliarsi. Ogni notte, i tempi venivano regolati quattro ore dopo, l’equivalente di un viaggio verso ovest attraverso quattro fusi orari ogni giorno per tre settimane.«Poiché facevano l’equivalente del giro del globo ogni settimana, l’orologio interno del loro corpo non poteva tenere il passo, e quindi oscillava al proprio ritmo”, ha spiegato la coautrice dello studio Jeanne Duff - Questo ci ha permesso di misurare il tasso metabolico in tutti i diversi orari biologici del giorno, capendo quali fossero quelli in cui le persone bruciavano più calorie».«I risultati raccolti rafforzano l’importanza del ruolo rivestito dall’orologio circadiano, ossia il ritmo basato sulle 24 ore che regola l’alternarsi di sonno e veglia e governa il metabolismo - ha commentato la dottoressa Macorsini -. Inoltre, aiuta a spiegare perché le irregolarità negli schemi dei pasti e del sonno a causa dei turni di lavoro o di altri motivi contribuiscano ad aumentare il peso corporeo».
Pubblicato il 25 marzo 2020 | 17:55 A Tanti cercano consigli medici su internet, ma farlo è pericoloso “ ” l giorno d’oggi Internet dà la possibilità di accedere con facilità a un quantitativo enorme di informazioni e, purtroppo, di fake news : è sufficiente porre una domanda nel proprio motore di ricerca e, in pochi secondi, potremo consultare risultati provenienti da fonti più o meno verificate. Non sono poche le persone che utilizzano il web per provare a capire i propri disturbi o sintomi, soprattutto, come nel caso del coronavirus , quando si è di fronte a malattie di cui si conosce poco o nulla. Può quest’abitudine aiutare il medico nella diagnosi?Ne ha parlato, specialista del Centro per i disturbi d’ansia e di panico di Humanitas San Pio X in un articolo apparso su Humanitasalute, che riportiamo di seguito.Spesso noto, nei pazienti che hanno precedentemente cercato su Internet i propri sintomi, alcuni comportamenti ricorrenti. Questi pazienti tendono infatti a dirigere la discussione sulle patologie che pensano di avere; utilizzano termini specialistici – e, come si può facilmente immaginare, a volte del tutto fuori luogo – per descrivere i sintomi che manifestano. Spesso utilizzano anche frasi o affermazioni fuori contesto allo status culturale del paziente stesso.Per lo specialista la situazione diventa doppiamente problematica: non bisogna combattere solo con la patologia in questione, ma è necessario riconquistare la fiducia del paziente e vincere contro un “falso collega”, Google, che tutto sa e mai sbaglia. Certo, sul web si possono trovare anche fonti autorevoli che nessuno vieta di consultare, ma occorre sottolineare come il quadro clinico di un paziente non si deduce da un semplice elenco di sintomi, ma da tutta una serie di fattori e caratteristiche individuali che possono essere chiariti attraverso l’incontro con lo specialista.Vorrei invitare chi legge, quindi, a fare due riflessioni: la prima riguarda la necessità di accettare il fatto che il web sia ricco di fake news, difficili da smascherare per i non addetti ai lavori. La seconda riguarda l’interpretazione di ciò che viene letto. Lo specialista ha impegnato buona parte della propria vita per studiare, informarsi, approfondire la propria conoscenza sull’argomento, fare esperienza nel proprio campo: impariamo a fidarci.
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L’incremento giornaliero del totale dei contagiati da coronavirus dall’inizio dell’epidemia è oggi di 251 nuovi contagi (ieri era 333), 157 dei quali in Lombardia, pari al 62,5%. Sono 5 le regioni ad aumento zero: Marche, Campania, Valle D’Aosta, Calabria e Basilicata. Torna a scendere l’incremento giornaliero delle vittime, 47 nelle ultime 24 ore, in calo rispetto alle 66 di ieri. In Lombardia nell’ultima giornata se ne sono registrate 18 mentre ieri erano state 36. Il numero totale sale dunque a 34.561. Sono saliti a 181.907 i guariti e i dimessi, con un aumento rispetto a ieri di 1.363. Giovedì era stato di 1.089. I malati di coronavirus in Italia sono adesso in tutto 21.543 (1.558 meno di ieri). Dopo l’aumento di ieri, tornano infine a scendere i ricoveri in terapia intensiva: oggi sono 161, 7 meno di ieri quando erano 168.
Stampa Sono 251 i nuovi casi di coronavirus registrati in Italia, un numero in calo rispetto a quello di giovedì (333). I decessi rilevati nelle ultime 24 ore sono invece 47. E’ il Lazio a guidare la classifica dei contagi: nella settimana dall’8 al 14 giugno l’indice Rt è passato a 1,12, superando quello della Lombardia (0,82). E proprio la Lombardia segna un calo di casi e decessi: i primi si attestano a quota 157, mentre gli altri sono 18. Sono cinque le Regioni ad aumento zero: Marche, Campania, Valle D’Aosta, Calabria e Basilicata. I contagi sono in tutto 238.011, un numero in calo rispetto a giovedì – quando erano 238.159 – per un ricalcolo della Regione Sicilia che ha sottratto 397 casi. Sono saliti a 181.907 i guariti e i dimessi, con un incremento rispetto di 1.363 in un giorno. Giovedì l’aumento era stato di 1.089. Ammontano invece a 21.543 i malati, 1.558 in meno rispetto a giovedì, quando il calo degli attualmente positivi era stato di 824. Dopo l’aumento di giovedì, tornano a scendere i ricoveri in terapia intensiva: sono 161 i pazienti ricoverati nei reparti di rianimazione, sette in meno rispetto a 24 ore fa. In Lombardia la percentuale tra tamponi effettuali e nuovi positivi è dell’1,5%. I decessi hanno raggiunto un totale di 16.534 dall’inizio della pandemia. Giovedì c’erano stati 216 nuovi casi (1.9% rapporto tamponi-positivi) e 36 decessi. Stazionari i ricoveri in terapia intensiva (60), mentre calano i ricoverati non in terapia intensiva (-136, 1.537 in totale).
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Agenpress – Il corpo senza vita di un bambino è stato trovato all’interno del carrello di atterraggio di un aereo Air France proveniente dalla Costa D’Avorio. Secondo le autorità locali, la vittima sarebbe un piccolo di circa dieci anni. L’aereo interessato è un Boeing 777 della compagnia di bandiera francese impegnato in un volo di linea tra Abidjan, capitale economica del Paese africano, e Parigi con la sigla AF703. Il velivolo era decollato da Abidjan martedì sera diretto allo scalo della capitale francese “Charles de Gaulle” dove è atterrato prima dell’alba, intorno alle 5 del mattino di oggi. La tragedia è stata confermata dalla stessa compagnia aerea attraverso twitter rispondendo alle sollecitazioni di alcuni utenti, anche se nessuna informazione è stata rivelata sull’età del piccolo. “Air France conferma che il corpo senza vita di un passeggero clandestino è stato scoperto nel pozzo del carrello di atterraggio dell’aereo che eseguiva il volo AF703 che collega Abidjan (ABJ) a Parigi-Charles de Gaulle” ha scritto la compagnia, aggiungendo: “Esprimiamo tutto il nostri cordoglio per questo dramma umano”. Sul caso è in corso un’indagine per accertare l’identità del minore e i fatti che hanno portato alla tragedia. Un’indagine preliminare è stata aperta dalla procura di Bobigny che ha affidato egli accertamenti investigativi alla Gendarmerie des Transports aérennes (GTA).
L'aereo, un Boeing 777, era decollato da Abidjan martedì sera ed è atterrato poco dopo le 6 di mercoledì a Parigi. Il corpo di "circa 10 anni" è stato scoperto, spiegano fonti ai media francesi, circa 40 minuti l'arrivo dell'aeromobile. Aperta un'inchiesta dalla procura di Bobigny. La compagnia aerea: "Compassione per questo dramma umano" Il cadavere di un bambino “di una decina d’anni” è stato ritrovato mecoledì nel carrello di un aereo di Air France atterrato all’aeroporto parigino di Roissy Charles de Gaulle in provenienza da Abidjan, in Costa d’Avorio. Lo si apprende da fonti della polizia, che spiegano che il piccolo non è ancora stato identificato. Un’indagine è stata aperta dalla procura di Bobigny che ha affidato l’inchiesta alla Gendarmerie des Transports aérennes (GTA). In un tweet, la compagnia aerea parla del “corpo senza vita di un clandestino” ed esprime “la sua compassione” per “questo dramma umano”. L’aereo, un Boeing 777, era decollato da Abidjan martedì sera ed è atterrato poco dopo le 6 di mercoledì a Parigi. Il corpo è stato scoperto, spiegano fonti ai media francesi, circa 40 minuti l’arrivo dell’aeromobile. “Al di là della tragedia umana, ciò indica una grave violazione della sicurezza all’aeroporto di Abidjan”, ha detto una fonte di sicurezza ivoriana a Le Parisien, chiedendosi come un bambino di 10 anni sia stato in grado di nascondersi in un aereo e se ha beneficiato della complicità di un adulto. Negli ultimi anni sono diversi i clandestini, soprattutto adolescenti provenienti dall’Africa, ritrovati morti di freddo o schiacciati nei meccanismi del carrello di atterraggio. Le temperature – fra i 9.000 e i 10.000 metri, quota raggiunta dagli aerei di linea – scendono al di sotto dei -50 gradi e l’alloggiamento del carrello non è né riscaldato né pressurizzato.
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(ANSA) - MILANO, 22 GIU - Visti i risultati del nuovo studio del San Matteo di Pavia, "abbiamo chiesto ufficialmente all'Istituto Superiore di Sanità - dice l'assessore lombardo al welfare Giulio Gallera - di introdurre una netta distinzione dei casi 'debolmente positivi' rispetto agli altri, in base alle nuove rilevazioni effettuate dalla comunità scientifica". "In Regione Lombardia - spiega Gallera - i casi ad oggi rilevati rappresentano sempre di più un esito 'debolmente positivo': lo studio del professor Baldanti evidenzia che su 274 tamponi 'RNA Covid' con queste caratteristiche, solo 8 (il 2,9%) sono risultati in grado di crescere in coltura ed essere, di conseguenza, potenzialmente infettivi". Visto che la regione ha avviato "una vasta operazione di screening sierologica alla quale seguiranno tamponi in caso di positività al prelievo ematico", in particolare "ai cittadini delle aree più colpite dall'emergenza Covid, ai nuovi ospiti delle RSA e dei Centri per disabili, alle forze dell'ordine, ai pazienti in fase di ricovero", Gallera prevede che "da questi esami emergeranno certamente nuove positività" che - è la sua riflessione - "dovranno essere però considerate nella giusta misura, al fine di non creare allarmismi e dare la dimensione vera e reale della diffusione del contagio nella nostra Regione che sta superando il momento emergenziale". (ANSA).
Guariti con tampone positivo non infettano «Poco virus in tamponi dei convalescenti» Lo studio del San Matteo di Pavia: la maggior parte delle persone clinicamente guarite dal Covid-19, cioè senza più sintomi, ma ancora positive al tampone, hanno una quantità di virus così bassa e degradata da non poter contagiare. La maggior parte delle persone clinicamente guarite dal Covid-19, cioè senza più sintomi, ma ancora positive al tampone, hanno una quantità di virus così bassa e degradata da non poter contagiare. È quanto emerge dallo studio del Policlinico San Matteo di Pavia, condotto con l’Istituto Zooprofilattico della Lombardia ed Emilia Romagna, Ospedale civile di Piacenza, Policlinico di Milano e Le Scotte di Siena, presentato oggi presso la Regione Lombardia. «Ci siamo chiesti cosa significa un tampone positivo se i sintomi sono scomparsi – spiega Fausto Baldanti, responsabile del reparto di Virologia del San Matteo –. Molti di questi soggetti hanno poche particelle virali». Per verificare se il nuovo coronavirus fosse ancora infettante o meno, i ricercatori hanno messo in coltura i campioni di 280 persone clinicamente guarite, con cariche virali basse, e visto se il virus era integro. «Se il virus è integro infatti, può infettare le cellule - continua -. Su 280, abbiamo visto che il segnale di sopravvivenza del virus era meno del 3%. In fase di risoluzione sintomi, il loro virus non è quindi infettante». Visti i risultati del nuovo studio del San Matteo di Pavia, «abbiamo chiesto ufficialmente all’Istituto Superiore di Sanità - dice l’assessore lombardo al welfare Giulio Gallera - di introdurre una netta distinzione dei casi “debolmente positivi” rispetto agli altri, in base alle nuove rilevazioni effettuate dalla comunità scientifica». «In Regione Lombardia - spiega Gallera - i casi ad oggi rilevati rappresentano sempre di più un esito “debolmente positivo”: lo studio del professor Baldanti evidenzia che su 274 tamponi “RNA Covid” con queste caratteristiche, solo 8 (il 2,9%) sono risultati in grado di crescere in coltura ed essere, di conseguenza, potenzialmente infettivi». Visto che la regione ha avviato «una vasta operazione di screening sierologica alla quale seguiranno tamponi in caso di positività al prelievo ematico», in particolare «ai cittadini delle aree più colpite dall’emergenza Covid, ai nuovi ospiti delle RSA e dei Centri per disabili, alle forze dell’ordine, ai pazienti in fase di ricovero», Gallera prevede che «da questi esami emergeranno certamente nuove positività» che - è la sua riflessione - «dovranno essere però considerate nella giusta misura, al fine di non creare allarmismi e dare la dimensione vera e reale della diffusione del contagio nella nostra Regione che sta superando il momento emergenziale». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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CARSOLI. Il nuovo depuratore di via Le Ripi a Carsoli verrà inaugurato venerdì. L’impianto è stato potenziato e arriverà a una capacità depurativa per 8mila abitanti. Soddisfatte il sindaco,, e la presidente del Cam,, che venerdì taglieranno il nastro. «Questo intervento ha consentito di portare a una capacità di 8mila abitanti equivalenti e tal modo il Cam riuscirà a soddisfare tutta la domanda depurativa del comune di Carsoli», commenta Morgante, «i lavori sono stati finanziati dai Fondi di sviluppo e coesione 2007/2013 con la compartecipazione del Cam. L’importo complessivo del progetto è pari a 1.232.676,53 euro». Grazie a questo intervento, il Cam ha constatato che ci saranno un «aumento della resa di degradazione della sostanza organica, un risparmio energetico e migliori caratteristiche della sedimentabilità del fango».
CARSOLI. Madama Oliva raddoppia il bonus statale per i suoi dipendenti e stipula per tutti un'assicurazione sanitaria. Ha deciso di dire grazie così l'azienda di Carsoli, leader nel settore delle olive fresche, ai suoi 150 lavoratori impegnati in azienda nonostante l'emergenza coronavirus. Già dal mese di aprile ciascuno di loro troverà in busta paga 100 euro in più, che nei mesi a venire si andranno a sommare agli altri 100 stanziati dal governo, ma non ancora erogati. Un bonus che si aggiunge alla polizza assicurativa in caso di contagio da Covid-19 non solo per chi è in prima linea nello stabilimento del nucleo di Carsoli, ma anche per chi è a casa grazie al lavoro agile e gestisce ordini e spedizioni. «L‘azienda è conscia del proprio ruolo sociale in un momento particolarmente difficile», commenta il manager, «ed è orgogliosa della risposta dei dipendenti, che stanno lavorando per mantenere attivo un settore produttivo essenziale alla vita quotidiana dei cittadini. Il rafforzamento delle procedure di sicurezza già messe in atto dall’azienda, ci consente di continuare il lavoro in serenità. Grazie a tutti i lavoratori della filiera, dagli autotrasporatori alòa distribuzione organizzata».©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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E' stata una lunga notte a Pozzuoli e in gran parte dei Campi Flegrei. Uno sciame sismico di 25 scosse è stato registrato dai sismografi dell'Osservatorio Vesuviano. La prima scossa alle 3.25, l'ultima alle 7.23 di questa mattina. Le più forti sono state registrate tra le 4.30 e le 5 del mattino, di magnitudo 2,5 e 3,1 della scala Richter, entrambe con una profondità di circa due chilometri e mezzo. Non si segnalano danni a persone o cose. Le scosse sono state avvertite anche in diversi quartieri di Napoli: Bagnoli, Fuorigrotta, Pianura e Soccavo. Persone sono scese in strada e sono state decine le telefonate all'Osservatorio Vesuviano, alle forze dell'ordine e ai Vigili del fuoco. Tante le segnalazioni sui social: alcune scosse sono state nettamente avvertite dalla popolazione.
Scossa di terremoto a Napoli: un sisma di magnitudo di pari a 2.9 gradi sulla scala Richter ha colpito la zona di Pozzuoli nelle prime ore di mercoledì 8 aprile. Secondo i sistemi di rilevazione dell’Ingv, inoltre, il sisma aveva una profondità di soli 2 chilometri. Ben avvertito dalla popolazione, il terremoto è stato ampiamente commentato sui social dai cittadini che soffrivano di insonnia già a causa del coronavirus. “Ci mancava solo questo”, ha commentato qualcuno. Terremoto a Napoli La scossa di terremoto è stata ben avvertita a Pozzuoli, a 5 chilometri dall’epicentro del sisma, ma anche dai paesi limitrofi della provincia di Napoli: da Agnano e Pianura a Fuorigrotta e Bagnoli. Erano le 2:50 del mattino di mercoledì 8 aprile quando la popolazione ha sentito la terra tremare per alcuni secondi. Molte le chiamate ai Vigili del Fuoco per lo spavento, ma fortunatamente non si registra alcun danno. Sui social sono apparse numerose segnalazioni di persone che hanno sentito il letto tremare per alcuni secondi e di altre che non riuscivano a prendere sonno preoccupate per l’emergenza coronavirus. Il terremoto ha ricordato la scossa del 5 dicembre scorso di 3.1 gradi di magnitudo sempre a Pozzuoli che allarmò tutta l’area dei Campi Flegrei.
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Il portavoce del presidente del Brasile Jair Bolsonaro, il generale Otavio Rego Barros, è risultato positivo al test per il coronavirus. Lo ha reso noto l'ufficio del presidente in una nota, spiegando che il generale ''è a casa e segue tutti i protocolli raccomandati''. Sono più di venti i membri dello staff di Bolsonaro risultati positivi al test per il coronavirus, compreso il responsabile della comunicazione Fabio Wajngarten e il ministro per la Sicurezza nazionale Augusto Heleno. Lo stesso Bolsonaro si è sottoposto al test, ma ha comunicato di essere risultato negativo, pur senza mostrare pubblicamente i risultati dell'esame.
Sono oltre venti i membri dello staff del presidente risultati positivi al test. Nell’ultimo giorno in Brasile è record di morti e contagiati: le vittime totali sono 8.535, i casi confermati 125.096 Il generale Otavio Rego Barros, portavoce del presidente del Brasile Jair Bolsonaro, è risultato positivo al tampone per il Coronavirus. A renderlo noto è stato lo stesso ufficio del presidente con una nota, spiegando che il generale «è a casa e segue tutti i protocolli raccomandati». Non è l’unico a essere stato contagiato nello staff del presidente brasiliano. Sono oltre venti i membri risultati positivi al test per il virus, compreso il responsabile della comunicazione Fabio Wajngarten e il ministro per la Sicurezza nazionale Augusto Heleno. Lo stesso Bolsonaro si è sottoposto al test, ma ha comunicato di essere risultato negativo. Intanto, il Brasile nelle ultime 24 ore ha registrato un picco record di morti e contagiati. Sono 614 le nuove vittime di Covid-19: è il bilancio giornaliero più alto dall’inizio della pandemia. Lo ha rivelato il ministero della Salute, precisando che le vittime totali sono 8.535. Cifra record anche per i contagi: 10.381 in un solo giorno, per un totale di 125.096 casi confermati. Leggi anche:
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Il consigliere regionale Domenico Giannetta – delegato per la Regione Calabria – ha partecipato alla “Commissione Salute della Conferenza delle Regioni” riunita in videoconferenza su un articolato ordine del giorno e presieduta dall’assessore alla Salute della Regione Piemonte Luigi Genesio Icardi. “La sanità – afferma Giannetta in un comunicato – è un tema di fondamentale importanza su cui la Calabria è orientata a ottenere, in tempi rapidi, le risorse e le certezze necessarie per garantire il diritto alla salute dei cittadini. In tal senso, la presidente Jole Santelli sta facendo della tutela della salute il principale elemento di cambiamento per la ripartenza economica e sociale. Nei nuovi scenari che si delineano nella fase post covid-19 le Regioni stanno ricercando soluzioni performanti alle specifiche esigenze territoriali all’interno della normativa nazionale. In questa prima seduta – aggiunge e conclude l’on. Giannetta – ho acquisito gli elementi tecnici e politici, emersi dal confronto tra gli Assessori regionali alla Salute che saranno oggetto dell’imminente raccordo tra i Presidenti delle Regioni e il Governo nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni”. Durante i lavori il consigliere regionale è stato coadiuvato, sotto il profilo tecnico, dal responsabile per l’emergenza Covid -19 Antonio Belcastro.
La preoccupazione oggi è anche quella della possibilità di ritorno di un nuovo Covid attraverso i vascelli fantasma e gli sbarchi, tenuto conto che il 98% dei paesi africani hanno dichiarato la pandemia e non ci sono controlli. Una situazione denunciata da uno studio commissionato da Fi ma soprattutto un pericolo già avvertito dal Governo. Non a caso Borrelli su questo punto ha già inviato una direttiva al Ministero degli interni per la realizzazione di centri Covid in ogni regione del Sud. Così Jole Santelli, presidente della Regione Calabria.
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Un coordinatore regionale sanitario della emergenza. E’ quanto torna a chiedere oggi la coordinatrice di Forza Italia Emily Rini, rilanciando la proposta presentata assieme a Fratelli d’Italia. “Diventa fondamentale che un tecnico sanitario coordini interamente tutte le azioni e le scelte sanitarie da mettere in campo sul nostro territorio regionale e a coordinarne la comunicazione. – scrive Rini – Non può essere un esponente politico (e lo dico da appartenente a questa categoria!) a coordinare le azioni sanitarie. Deve essere un medico, scevro totalmente dall’ambiente politico e ancor più influenzato da eventuali riscontri elettorali. Per favore interveniamo e facciamolo subito, non abbiamo più tempo.” Con Fratelli d’Italia e Front Valdotaine, Forza Italia ha presentato un’articolata proposta di azioni e di misure urgenti e straordinarie “da attuare nell’immediato in Valle d’Aosta, in quanto ci sarà successivamente la necessità di rimodulare le azioni e le misure da attuare sulla base delle esigenze di intervento che il tessuto produttivo ed economico-sociale valdostano manifesterà sia nel breve che nel medio periodo”. Fra le misure suggerite: azionare specifiche leve di defiscalizzazione e di decontribuzione; attivare un Fondo straordinario di solidarietà regionale dal quale poter attingere per poter integrare su base regionale le misure attivate dal Governo legate agli ammortizzatori sociali; provvedere alla sospensione immediata del pagamento delle rate dei mutui a tasso agevolato concessi dalla finanziaria regionale Finaosta almeno per 18 mesi; permettere l’apertura di nuove linee di credito attraverso le opportunità a tasso agevolato offerte dalla finanziaria regionale Finaosta e ancora permettere alle aziende che hanno già acceso dei mutui o dei finanziamenti con il sistema bancario, di poter accedere a nuove garanzie. Per i lavoratori autonomi si chiede: un contributo mensile con partita Iva di 500 euro e l’introduzione di voucher familiari per consentire l’accudimento dei figli minori a casa, mentre per le famiglie, oltre alla sospensione del pagamento delle rette degli asili nido per il periodo non usufruito e la sospensione delle rate dei mutui per 18 mesi, la proposta è di potenziare ampliare le possibilità offerte dai congedi parentali, intervenendo emergenzialmente sulla flessibilità di tale sistema. Infine sul fronte sanitario i tre movimenti chiedono di aumentare il numero di tamponi effettuati sul territorio regionale, in particolare nelle località turistiche che hanno registrato un maggior afflusso di persone provenienti dalle zone sottoposte fino a qualche giorno fa a specifiche restrizioni disposte dal Governo; rendere immediatamente operativa la strumentazione necessaria per poter valutare direttamente in Valle d’Aosta l’esito dei tamponi effettuati a livello locale e potenziare le misure di sicurezza medico-sanitaria ospedaliera sulla base del modello adottato dalla sanità lombarda.
Aosta - Secondo i coordinatori di Forza Italia e Fratelli d'Italia: "Il tempo è scaduto, il tessuto economico-produttivo è in ginocchio e in attesa di risposte da troppo tempo. Risposte che, evidentemente, la dimezzata Giunta regionale non è in grado di fornire". “Il tempo è scaduto, il tessuto economico-produttivo è in ginocchio e in attesa di risposte da troppo tempo. Risposte che, evidentemente, la dimezzata Giunta regionale non è in grado di fornire”. E’ quanto affermano in una nota i coordinamenti regionali di Forza Italia e Fratelli d’Italia in relazione alla notizia che il terzo pacchetto di misure anticrisi slitta al mese di giugno. Come comunicato ieri dal presidente della Regione, Renzo Testolin, alla II Commissione consiliare, lo slittamento è motivato dall’inserimento degli stanziamenti in materia di edilizia scolastica. “I giorni passano, anzi passano le settimane, e la dimezzata Giunta regionale non è ancora riuscita a trovare il tempo per depositare il disegno di legge relativo al terzo provvedimento anticrisi per famiglie, imprese, lavoratori e comuni, nonostante l’annuncio in pompa magna di ormai una settimana fa. – sottolineano Forza Italia e Fratelli d’Italia – Un fatto grave, che per l’ennesima volta dimostra quali siano le reali priorità di coloro che governano attualmente la Valle d’Aosta, impegnati in questi giorni in audizioni parallele a quelle già effettuate dalla commissione allo scopo di promettere a chiunque interventi ad hoc se non addirittura ad personam, alla faccia di quei movimenti che, pur esprimendo il Presidente della Regione facente funzioni, hanno ancora il coraggio di invitare gli altri a mettere da parte gli interessi elettorali. Una ricerca spasmodica del consenso che si sta giocando sulla pelle di decine di migliaia di valdostani e del tessuto produttivo locale, costretti a elemosinare aiuti che in altre Regioni sono già sui conti correnti dei beneficiari.” Secondo i coordinatori regionali dei due movimenti, Emily Rini e Alberto Zucchi: “Siamo in una situazione paradossale: chi governa ha annunciato a gran voce quanto contenuto nel terzo pacchetto di interventi, ma a oggi non ha depositato un bel niente, non permettendo così nemmeno la presentazione di proposte ed emendamenti al testo a chi come noi li ha già pronti, in un’ottica di collaborazione seria, concreta e costruttiva. Nel frattempo si ipotizza però la convocazione urgente del Consiglio regionale per correggere in corsa i pasticci contenuti nella seconda legge anticrisi del 17 aprile, che noi non abbiamo votato e che a oltre un mese dalla sua approvazione, ha visto poco o nulla finire nelle tasche di famiglie, piccoli commercianti, artigiani, ristoratori, lavoratori in cassa integrazione, partite Iva e lavoratori autonomi valdostani. Alla faccia della solita Giunta regionale dimezzata, che aveva annunciato per il 10 maggio l’attivazione di tutte le misure contenute nella legge 5/2020″.
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Una denuncia per spostamento senza valida motivazione (vale a dire esigenze di lavoro, acquisto di beni di prima necessità o farmaci) e 26 persone identificate provviste di adeguata certificazione: è il bilancio della prima fase dei controlli in zona lungomare avviati, su input del sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, dalla Polizia locale. L’azione degli agenti, coordinati sul campo dai tenente colonnello Franco Basile e Salvatore Furriolo, si è dunque concentrata sul lungomare, del quale è stata disposta la chiusura dalla serata di ieri per ridurre ogni possibilità di assembramento. Durante i controlli, la Polizia locale ha dunque individuato una persona che stava transitando senza giustificazione: il trasgressore è stato denunciato penalmente ai sensi dell’art. 650 cpp con relativa ammenda pecuniaria. Un’altra pattuglia della Polizia locale, in collaborazione con la Polizia di Stato ha sequestrato elementi per la costruzione di una baracca abusiva in via Pietro Mancini.
Su disposizione del presidente Sergio Abramo, è in corso da ieri pomeriggio e terminerà nella serata di domani, domenica 15, la disinfezione degli uffici provinciali. La disposizione si attua nel pieno rispetto delle prescrizioni contenute nei Dpcm emanati in materia di contrasto alla diffusione del coronavirus e quale misura di prevenzione per la tutela della salute dei lavoratori. Il presidente della Provincia e sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, è in costante collaborazione con l’Asl e con gli uffici dedicati all’emergenza coronavirus nel tentativo di attuare ogni possibile iniziativa volta a sconfiggere il propagarsi del virus..
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Nelle ultime 24 ore, nell’ambito dei molteplici servizi di controllo del territorio, i Carabinieri del Gruppo di Ostia hanno arrestato due persone. Nel corso di un posto di controllo, i Carabinieri della Stazione di Acilia hanno intimato l’alt ad un’autovettura con due persone a bordo. L’autista del mezzo, anziché fermarsi, ha improvvisamente accelerato allontanandosi rapidamente. Ne è nato così un inseguimento, nel corso del quale la vettura in fuga a forte velocità, in più occasioni ha rischiato di andare a sbattere contro altri veicoli. La fuga è terminata poco dopo nei pressi di via Ortolani, quando i due malfattori hanno abbandonato il mezzo e si sono dati alla successiva fuga a piedi. Uno dei due fuggitivi, un 18enne con precedenti, è stato bloccato e arrestato dai Carabinieri con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, mentre il complice è ancora ricercato. Il tuo browser non può riprodurre il video. Devi disattivare ad-block per riprodurre il video. Spot Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi. Attendi solo un istante , dopo che avrai attivato javascript . . . Forse potrebbe interessarti , dopo che avrai attivato javascript . . . Devi attivare javascript per riprodurre il video. Ad Ostia, un 17enne cileno è stato fermato dai Carabinieri mentre stava passeggiando per le strade del centro, per una verifica. Gli accertamenti hanno consentito di accertare che il giovane, con precedenti per furto, era colpito da un ordine di ripristino di misura cautelare emesso dal Tribunale per i Minorenni di Roma. I Carabinieri hanno così arrestato il minore, accompagnandolo presso l’istituto Casal del Marmo di Roma.
Ostia – Era uno dei tre rapinatori sudamericani che il 2 aprile avevano legato e rapinato un’anziana donna che aveva aperto loro casa con un pretesto. Sorpreso dai carabinieri, aveva tentato la fuga lanciandosi dal terzo piano. I militari, però, l’avevano catturato e portato in ospedale per la frattura al malleolo riportata nella caduta. E da lì, dove era agli arresti, è riuscito a scappare. La fuga del malvivente, però, è durata solo pochi giorni. I carabinieri hanno arrestato e incarcerato, su disposizione del Tribunale per i Minorenni di Roma, il ragazzo argentino ritenuto uno dei tre responsabili di una rapina perpetrata il 2 aprile nei confronti di un’anziana lidense (leggi qui). Nell’occasione, il giovane era stato bloccato in flagranza di reato dagli stessi militari che si trovavano a vigilare la zona, sottraendo il terzetto alla rabbia della folla. Gli investigatori, consultando i loro precedenti, li avevano definiti criminali incalliti (leggi qui). Successivamente alla cattura, il minorenne sudamericano veniva ricoverato, in regime di arresti domiciliari, presso l’ospedale G.B. Grassi di Ostia, a causa delle lesioni che si era provocato nel corso del suo tentativo di fuga. Il giorno successivo all’arresto, il malfattore è fuggito dal nosocomio, rifugiandosi presso l’abitazione di due connazionali a Nuova Ostia. Lì è stato nuovamente rintracciato dai Carabinieri, che lo hanno ricondotto presso l’ospedale, luogo di detenzione, informando dell’accaduto il magistrato competente e denunciando per favoreggiamento la coppia che aveva tentato di nasconderlo. La carriera criminale intrapresa dal ragazzo l’ha, infine, condotto presso l’istituto di pena minorile di Casal del Marmo, dove è stato accompagnato ieri pomeriggio dai Carabinieri.
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Di tutti i 104 ceppi di coronavirus raccolti dai casi di contagio in Cina, il 99,9% sono simili tra loro. Ciò vuol dire che il virus non sta mutando in modo significativo. Lo studio dell'Oms I casi di contagio sono saliti a circa 93mila, mentre i decessi a oltre 3mila. L’Italia, insieme alla Corea del sud e all’Iran, sta affrontando uno dei maggiori focolai di coronavirus (Sars-CoV-2) al di fuori della Cina, con circa 2.200 casi di contagio confermati, 79 decessi e circa 160 persone guarite. Eppure, oggi arriva una buona notizia. Come riporta la rivista Nature, infatti, il nuovo coronavirus non sta mutando nel tempo. A dimostrarlo, dopo 9 giorni di conferenze e incontri (dal 16 al 24 febbraio) in Cina, sono stati gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità, in un nuovo rapporto che ha analizzato nel dettaglio l’epidemia cinese del nuovo coronavirus. Tra i risultati del report, ce n’è uno particolarmente importante: le analisi del sequenziamento dell’intero genoma di 104 ceppi del coronavirus, isolati e raccolti dai cittadini cinesi con insorgenza dei sintomi tra la fine di dicembre 2019 e metà febbraio 2020, mostrano un’omologia del 99,9%. In altre parole, ciò significa che il virus non sta mutando in modo significativo. Un risultato, quindi, che allontana le paure che il coronavirus possa diventare più aggressivo, oppure che eventuali mutazioni possano favorire il suo maggiore adattamento alla nostra specie o influenzare la sua risposta ai potenziali vaccini in via di sviluppo. Solo pochi giorni fa, ricordiamo, l’azienda di biotecnologie Moderna Inc ha inviato al National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) le prime fiale di un vaccino sperimentale pronto per essere testato su un ristretto gruppo di persone. Tuttavia, come riporta il nuovo rapporto dell’Oms, se da una parte il numero di contagi in Cina stia diminuendo, parallelamente dall’altra sorgono ora alcune problematiche: le autorità cinesi, infatti, hanno ora difficoltà nel reclutare pazienti per gli oltre 80 studi clinici che sono in corso per testare nuovi potenziali trattamenti contro il nuovo coronavirus. Ed è proprio per questo che l’Oms ha raccomandato di dare la priorità ad alcuni trattamenti sperimentali, rispetto ad altri. Dal nuovo rapporto, inoltre, è emerso che l’età media delle persone contagiate dal nuovo coronavirus è di 51 anni e la maggior parte dei contagi è avvenuto all’interno di ospedali, carceri o case, ossia dove c’è un contatto stretto e un maggior rischio di contaminazione che permette al virus di diffondersi tra le persone. Tuttavia, sottolinea Nature, dal rapporto è emerso che la diffusione per via aerea potrebbe non essere la modalità di trasmissione principale del virus: uno studio preliminare svolto nella provincia di Guangdong, infatti, ha evidenziato che coloro che hanno condiviso la stessa abitazione con chi è risultato positivo al virus (circa 1300 casi) avevano tra il 3 il 10% di possibilità di essere contagiati.
“E’ una pandemia”. Lo ha affermato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra sul coronavirus facendo il punto sull’emergenza. “L’Oms ha valutato che Covid-19 può essere caratterizzata come una pandemia. Non abbiamo mai visto una pandemia di un coronavirus, questa è la prima. Ma non abbiamo mai visto nemmeno una pandemia che può, allo stesso tempo, essere controllata”, ha aggiunto. “Nelle ultime due settimane, il numero di casi al di fuori della Cina è aumentato di 13 volte e il numero dei paesi contagiati è triplicato. Ci sono più di 118.000 casi in 114 paesi e 2191 persone sono decedute. In migliaia stanno lottando per la vita negli ospedali. Nei giorni e nelle settimane davanti a noi, ci aspettiamo un ulteriore aumento di casi, di decessi e di paesi coinvolti”, ha detto ancora. “Siamo profondamente preoccupati dai livelli allarmante di diffusione e di gravità e dagli allarmanti livelli di mancanza di azione”, ha evidenziato. Il termine ‘pandemia’ non va usato con superficialità o a cuor leggero. E’ un termine che, se utilizzato in maniera errata, può provocare panico non ragionevole o l’ingiustificata rassegnazione come se la lotta fosse terminata, provocando sofferenze e morti evitabili. Siamo grati per le misure che vengono adottate in Iran, Italia e Corea per rallentare il virus e contenere le epidemie. Sappiamo -ha affermato- che queste misure hanno un impatto pesante sulla società e sulle economie, come è accaduto in Cina”.
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PRATO. «Come già nelle scorse settimane e ancora di più dopo le notizie dei casi in Lombardia e Veneto poniamo massima attenzione per affrontare questa situazione di emergenza mondiale – sottolinea il sindaco Matteo Biffoni –. Venerdì abbiamo fatto il punto della situazione con gli assessori alla Pubblica istruzione, al Sociale e all’Immigrazione e i rispettivi uffici e anche con la protezione civile. Fino a questo momento a Prato la situazione non è cambiata e fino ad oggi abbiamo avuto 3 casi sospetti che fortunatamente sono risultati negativi al test. Voglio rivolgere la mia personale e massima solidarietà alle comunità e ai sindaci dei Comuni dove in questo momento ci sono stati casi di contagio e, purtroppo, anche decessi. La massima collaborazione tra tutte le autorità preposte in supporto ai sindaci è fondamentale perché è necessario avere gli strumenti per prendere le decisioni necessarie in tempi celeri a tutela delle comunità. Ci affidiamo alla scienza e agli esperti e siamo a disposizione per mettere in atto immediatamente e in tempo reale tutti i provvedimenti che ci verranno indicati come utili e necessari», conclude il sindaco Biffoni. La deputata di Forza Italia Erica Mazzetti ha inviato una lettera al prefetto della città, Rosalba Scialba, «chiedendo la convocazione urgente di un tavolo con tutte le forze politiche e rappresentanti istituzionali della città pratese. Ma soprattutto, al prefetto ho chiesto come intendano agire le istituzioni, le autorità sanitarie e le forze dell’ordine di fronte ad un eventuale caso di contagio nella città». – Servizi da pag. 2 a pag. 10
Coronavirus, i dieci consigli del ministero della Salute per evitare l'infezione - videoscheda in riproduzione.... Sono 161 i nuclei familiari orientali rientrati dallache sono sotto controllo nell'area della Toscana centrale - concentrati soprattutto a- e seguiti dall'Asl. Le famiglie sono monitorate dal personale sanitario. Lo ha spiegato il direttore del dipartimento di prevenzione dell'Azienda sanitariaSi tratta di famiglie individuate nelle scorse settimane dalla Asl in base alle comunicazioni arrivate dai dirigenti scolastici sulle assenze in aula di alunni orientali. 364 invece sono le famiglie uscite dal programma di isolamento volontario."Da oggi poi - ha poi spiegato Berti - è attiva la 'procedura d'isolamento domiciliare fiduciario" per chi rientra dalla Cina, persone che "hanno l'obbligo di chiamare il numero unico aziendale, 055-5454777", istituito dalla Asl Toscana centro in conformità a quanto previsto dall' ordinanza firmata venerdì dalla Regione. Secondo quanto riferito dal direttore del Dipartimento una volta messi in contatto con l'Asl queste persone entreranno in un sistema di sorveglianza attiva da parte della sanità toscana. Berti ha aggiunto che "laddove le condizioni di isolamento volontario dovessero risultare logisticamente difficili Asl e Comuni del territorio stanno ragionando sul reperimento di spazi adeguati alla necessità". Infine Berti ha concluso dicendo che "è impossibile azzerare il rischio, ma stiamo facendo di tutto per evitarlo". E - a quattro giorni dall'apertura - cambia anche la funzione dell'ambulatorio Lilla allestito all'Osmannoro, in provincia di Firenze, per eseguire i test volontari a cittadini di rientro dalla Cina con sintomi compatibili con quelli del Covid-19. "Con l'entrata in vigore della nuova circolare ministeriale, saremo noi ad andare a fare il tampone da chi presenta sintomatologie: quello dell'Osmannoro non è più un ambulatorio ma rimane un punto medico", ha puntualizzato Renzo Berti.E proprio il sindaco di Prato, Matteo Biffoni, ha ribadito che il comune è "pronto a supportare ogni iniziativa di ministero ed Asl" . "Come già nelle scorse settimane e ancora di più dopo le notizie dei casi in Lomabardia e Veneto poniamo massima attenzione per affrontare questa situazione di emergenza mondiale", ha ribadito Biffoni che ha anche precisato che ad oggi abbiamo in città ci sono stati "3 casi sospetti che fortunatamente sono risultati negativi al test". "Ci affidiamo alla scienza e agli esperti e siamo a disposizione per mettere in atto immediatamente e in tempo reale tutti i provvedimenti che ci verranno indicati come utili e necessari", ha concluso.Il Comune di Prato supporterà anche da un punto di vista comunicativo tutte le iniziative che la Asl intraprenderà a seguito dell' ordinanza emanata dalla Regione Toscana che attiverà anche un numero telefonico dedicato per tutti coloro che negli ultimi 14 giorni sono rientrati da un viaggio in Cina.Intasati, nel primo giorno di attivazione, i numeri istituiti dalle tre Asl toscane per chi rientra dalla Cina o è venuto in contatto con casi confermati di coronavirus per comunicare i propri dati ai fini dell'attivazione dell'isolamento e della sorveglianza attiva. Il governatore Enrico Rossi ha anche spiegato che lunedì la Regione invierà "una lettera a tutti i medici" perché affianchino i cittadini a essere informati in modo preciso sul coronavirus. Questo anche per evitare che si intasino i numeri delle tre Asl dedicati a comunicare i propri dati per chi è rientrato dalla Cina o è venuto a contatto con casi confermati di coronavirus". ". Prenderemo tutti i nomi di chi chiama, e valuteremo l'eventualità di un esposto alla procura della Repubblica, per uso improprio e interruzione di pubblico servizio" ha aggiunto l'assessora alla Salute Stefania Saccardi. Rossi ha poi ricordato che in base alle ordinanze ministeriale e regionale, commette un reato chi non chiama la Asl se è tornato dalla Cina o è venuto a contatti con persone infettate.
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Confesercenti Santarcangelo interviene riguardo alle misure annunciate dal Comune per le botteghe storiche. Il presidente Massimo Berlini che è necessario analizzare con precisione il testo del comunicato dell’amministrazione, per fare un po' di chiarezza sul tema ed evitare di innescare inutili aspettative. Il Comunicato dice che solo che, per il momento si istituisce il registro delle attività storiche, si avvia il relativo bando per l’adesione e solo in futuro si valuterà la possibilità di mettere in campo misure di tutela e valorizzazione di tali attività attraverso interventi sulla fiscalità locale. La nostra Associazione è senz’altro favorevole al recepimento, anche da parte del nostro Comune, di questa datata Legge regionale (1998), al fine di valorizzare, promuovere e sostenere chi da tanti anni porta avanti, magari con tanti sacrifici, un' attività commerciale. Confesercenti però pensa sia arrivata l’ultima chiamata in tempo utile per mettere le mani ad interventi che vadano nella direzione di aiutare tutto il comparto commerciale della città che vede, giorno dopo giorno, segnali preoccupanti di tenuta ed assiste a quella che è da definirsi una significativa “moria” di negozi come nelle realtà vicine alla nostra. Interventi a favore della rete commerciale ed artigianale sono stati messi in cantiere da diversi Comuni, ma ancora non da Santarcangelo. Servirebbero a dare piccoli aiuti al sostegno delle attività per far fronte alle tante spese sostenute da commercianti che fanno salti mortali per rimanere ancora a galla, ma sopratutto ad instillare in loro la consapevolezza di non essere lasciati soli. Si era parlato di incentivi inerenti la fiscalità locale, incentivi alle giovani imprese che si insediano sul territorio, alle imprese che riqualificano, sgravi sull’Imu per i proprietari per combattere il caro affitti, ma anche interventi volti a migliorare la fruizione del nostro commercio, sia nel centro che nelle frazioni, ed iniziative riguardo viabilità e parcheggi. Stiamo ancora aspettando tutto questo, oltre al tavolo di lavoro sul commercio, impostato su dialogo e collaborazione, come annunciato in maggio in occasione della precedente tornata elettorale".
Dopo l’ordinanza che vieta gli spostamenti fuori dal Comune, se lo sono chiesti in molti in queste ore. Se il supermercato vicino alla mia residenza è in un altro Comune posso andarci? Vi diamo la risposta…. È obbligatorio fare la spesa nel proprio comune di residenza o è possibile farla anche nel Comune limitrofo? No, ma si deve fare la spesa nel posto più vicino possibile a casa o, per chi non lavora a casa, al luogo di lavoro. Infatti, gli spostamenti devono essere limitati allo stretto necessario sia tra Comuni limitrofi che all’interno dello stesso Comune. In ogni caso, si deve sempre rispettare rigorosamente la distanza tra le persone negli spostamenti, così come all’entrata, all’uscita e all’interno dei punti vendita. Per questa ragione la spesa è fatta di regola nel proprio Comune, dal momento che questo dovrebbe garantire la riduzione degli spostamenti al minimo indispensabile. Qualora ciò non sia possibile (ad esempio perché il Comune non ha punti vendita), o sia necessario acquistare con urgenza un bene non reperibile nel Comune di residenza o domicilio, o, ancora, il punto vendita più vicino a casa propria si trovi effettivamente nel Comune limitrofo, lo spostamento è consentito solo entro tali stretti limiti, che dovranno essere autocertificati.
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MONREALE – Primi sposi a Monreale in tempo di Coronavirus. Si è svolto questa mattina in Sala Rossa il primo matrimonio in mascherina. Il sindaco Alberto Arcidiacono ha unito in matrimonio la giovane coppia formata da Vincenza Balistrieri e Federico Basta. Rispettate le norme ministeriali, distanza e dotazione di dispositivi di protezione. Anche per i giovani sposi l’adozione della mascherina è stata d’obbligo. Il matrimonio era stato programmato da tempo, e, a differenza di come deciso loro malgrado da tantissimi fidanzati, non hanno voluto rimandarlo. Anche se in forma molto più riservata rispetto a quanto avevano sognato per quello che rimane comunque il giorno più bello della loro vita, hanno deciso di esprimere ugualmente oggi il fatidico si. Anche con la mascherina. “L’emergenza e le limitazioni – hanno dichiarato gli sposi – non ci hanno scoraggiato, per quanto riguarda i festeggiamenti li rimandiamo a dopo l’emergenza, ci sarà tempo”. “È stato tutto estremamente veloce, eravamo solo noi e i testimoni”, oltre al primo cittadino che ha voluto essere presente in questa cerimonia importante in segno di augurio verso la nuova coppia. Dopo la cerimonia in municipio gli sposi hanno scattato qualche foto nella storica Sala e successivamente si sono spostati nelle piazze per continuare a fare qualche scatto per ricordare questo importante giorno in una atmosfera davvero unica per la tranquillità dei luoghi.
Una buona notizia per Monreale. La donna che ha eseguito il tampone due giorni fa a Monreale è negativa al Coronavirus. La conferma arriva dal sindaco di Monreale Alberto Arcidiacono. Nel pomeriggio del 12 marzo scorso la donna monrealese, circa 40 anni, è stata sottoposta a tampone faringeo dopo aver accusato i sintomi di una influenza. L’esito del test oggi ha dato esito negativo. A Monreale si può quindi tirare un bel respiro di sollievo. La notizia, come detto è confermata dal sindaco monrealese che tiene a sottolineare quanto sia importante affidarsi sempre a notizie certe e non allarmistiche. Il primo cittadino, inoltre, attraverso le pagine di Filodiretto, rinnova ancora l’invito a restare a casa il più possibile e a limitare gli spostamenti che devono essere comprovati da reali situazioni di necessità. LEGGI ANCHE:
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Indire – L’Agenzia Erasmus+ Indire e l’Unità EPALE Italia, la community per l’apprendimento degli adulti in Europa, rilanciano l’iniziativa della Commissione europea per promuovere una rete di figure di riferimento positive – role model – che grazie all’istruzione, alla formazione e al Programma Erasmus+, hanno superato con successo una fase critica della loro vita, trasformandola in un momento di crescita. Domani, venerdì 19 giugno, alle ore 9,30, saranno raccontate nel corso dell’iniziativa “Role model: ce l’ho fatta! – Storie di resilienza”. L’evento è in programma sui canali Facebook e Twitter di Erasmus+, Epale ed eTwinning, e su Controradio Firenze, l’emittente radiofonica fiorentina media partner dell’iniziativa. Oltre alle cinque esperienze, interverranno in apertura Luca Perego, della Direzione generale Istruzione, Gioventù, Sport e Cultura alla Commissione europea, Andrea Bollini, Autorità nazionale Programma Erasmus+ al Ministero dell’Istruzione, e Sara Pagliai, coordinatrice dell’Agenzia Erasmus+ Indire. A tal proposito, Luca Perego dichiara: “L’impegno della Commissione europea per una società più inclusiva, in cui nessuno deve esser lasciato indietro, è sostenuto a partire dalla Presidente Ursula von del Leyen. In questo senso, il Programma Erasmus+ è uno strumento concreto per sviluppare un’istruzione e una formazione di qualità, anche per i soggetti più fragili. L’iniziativa Role Model, che ho seguito sin dal suo principio, è un’ottima opportunità per raccontare storie positive di cambiamento ed essere di esempio a chi sta vivendo un periodo difficile della propria vita”. “L’iniziativa – spiega Sara Pagliai – ci permette di dar voce a persone che hanno seguito strade coraggiose, con il supporto dell’apprendimento, la conoscenza, la cultura e le opportunità offerte da Erasmus+. Presentiamo venti nuove esperienze educative, legate anche al momento storico presente e all’emergenza sanitaria, per ispirare altri individui a intraprendere nuovi percorsi di crescita, ricchi di risorse e opportunità”. Tra le storie selezionate ci sono le esperienze di studenti universitari, migranti, detenuti, oltre a quelle di insegnanti ed educatori. Parte dei racconti riguardano i percorsi di apprendimento e di riscatto di alcuni migranti che, dopo aver affrontato grandi rischi e sofferenze per arrivare in Italia, hanno intrapreso gli studi con buoni risultati e hanno seguito percorsi di formazione per l’avviamento al mondo del lavoro. Dalle storie dei protagonisti emergono anche percorsi di recupero dall’abbandono scolastico ed esperienze di docenti che, grazie ai gemellaggi elettronici sulla piattaforma eTwinning per le scuole europee, hanno affrontato con il supporto della rete l’emergenza Covid-19, facendo rimanere distanziati ma “vicini” i propri allievi. In ambito universitario saranno presentate le storie di studenti con disabilità che hanno portato avanti gli studi con grande forza. Ad esempio, la decisione di una studentessa di medicina in Erasmus a Bruxelles, che durante la pandemia ha deciso di restare in mobilità nella capitale belga per svolgere un servizio di volontariato in un ospedale Covid. Altre esperienze riguardano il carcere e l’indigenza. Nel corso del 2020, queste persone potranno avere un ruolo di “testimonial” in scuole, università, carceri e istituti per l’apprendimento degli adulti, per raccontare la loro storia nell’ottica del role model, una figura di riferimento che interviene in favore di un ambiente di apprendimento e di una società più inclusiva e accogliente.
“Trasformare qualsiasi evento in un’opportunità non significa essere indenne a momenti di crisi, difficoltà, sconforto, significa usare tutta la propria energia per cercare l’aspetto positivo della circostanza e da lì ripartire” Sergio Cabigiosu, Role Model 2020 L’Agenzia Erasmus+ Indire e l’Unità EPALE Italia, la community per l’apprendimento degli adulti in Europa, rilanciano l’iniziativa della Commissione europea per promuovere una rete di figure di riferimento positive – role model – che grazie all’istruzione, alla formazione e al Programma Erasmus+, hanno superato con successo una fase critica della loro vita, trasformandola in un momento di crescita, ricco di nuove risorse e opportunità. La rete italiana dei Role Model è nata nel 2018 con il concorso di racconti “Storie di resilienza” e quest’anno si arricchisce di nuove esperienze di vita, legate anche al particolare momento storico, caratterizzato dall’emergenza sanitaria. Tra le nuove esperienze selezionate troviamo le storie di studenti universitari, migranti, detenuti, ma anche insegnanti ed educatori, che hanno intrapreso percorsi coraggiosi, con il supporto dell’apprendimento, la conoscenza, la cultura e le opportunità offerte da Erasmus+. Parte delle storie riguardano i percorsi di apprendimento e riscatto di alcuni migranti, che dopo aver affrontato grandi rischi e sofferenze per arrivare in Italia hanno intrapreso gli studi con buoni risultati e hanno seguito percorsi di formazione per l’avviamento al mondo del lavoro, o dello sport. Storie positive di cambiamento, come emerge dalle parole di uno di loro, Abo Muammar Ihab :“Il mio desiderio era quello di integrarmi e ho iniziato studiando l’italiano: è stata la porta di accesso per scoprire un Paese meraviglioso, al quale mi sento molto legato”. Scopriamo anche percorsi di recupero dall’abbandono scolastico e le esperienze di docenti che, grazie ai gemellaggi elettronici sulla piattaforma eTwinning per le scuole europee, hanno affrontato in rete l’emergenza Covid-19, restando sempre “vicini” ai propri allievi. Questa edizione Role Model 2020 assegna il Riconoscimento anche a due scuole per l’approccio incentrato sull’inclusione, promosso pienamente anche attraverso i partenariati Erasmus+. In ambito universitario ritroviamo le storie di studenti con disabilità che hanno portato avanti gli studi e la mobilità Erasmus con grande forza; l’esperienza di una studentessa di medicina in Erasmus a Bruxelles, che durante la pandemia ha deciso di restare comunque in mobilità nella capitale belga, per svolgere un servizio di volontariato in un ospedale Covid. Tra i temi delle Storie di resilienza Erasmus+ Epale, anche il ruolo dell’apprendimento in carcere e i percorsi dei care- leaver, ragazze e ragazzi cresciuti in comunità, “fuori famiglia”. Nel corso del 2020, queste persone potranno avere un ruolo di “testimonial” in scuole, università, centri per l’apprendimento degli adulti, per raccontare la loro storia nell’ottica del role model, una figura di riferimento che interviene in favore di un ambiente di apprendimento e di una società più inclusiva e accogliente. Role Model: ce l’ho fatta! L’evento di lancio venerdì 19 giugno, ore 9.30 in diretta streaming Le storie del Role Model 2020 saranno al centro dell’evento online “Role model: ce l’ho fatta! – Storie di resilienza”, in diretta streaming venerdì 19 giugno, alle 9.30 sui canali Facebook e Twitter di Erasmus+ ed Epale, e in diretta radiofonica su Controradio Firenze, l’emittente fiorentina media partner dell’iniziativa. Interverranno in trasmissione Luca Perego, della Commissione europea, Direzione Generale Educazione, Gioventù, Sport e Cultura, Andrea Bollini, del Ministero dell’Istruzione, Autorità nazionale del Programma , Sara Pagliai, coordinatrice dell’Agenzia Erasmus+ Indire e alcuni dei Role Model 2020. #RoleModel – rolemodel.erasmusplus.it
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L’Italia si conferma il paese a crescita economica più bassa in Ue: nessun altro Stato europeo avrà una crescita sotto l′1%. Non solo. La Commissione Ue lima al ribasso le previsioni: nel 2020 l’Italia crescerà di 0,3%, “anche a causa di un effetto negativo di trascinamento”, e nel 2021 si fermerà a +0,6%. A novembre scorso la previsione Ue era di 0,4% e 0,7%. Inoltre Bruxelles segnala che “i rischi al ribasso sulla prospettiva di crescita restano pronunciati”. Stime Ue d’inverno. L’Italia, con una crescita dello 0,3% per il 2020 e dello 0,6% per il 2021, si conferma fanalino di coda nell’Ue. Penultime la Germania e la Francia, ferme all′1,1% per il 2020. Record di crescita invece per Malta e Romania: 4% e 3,8% nel 2020. Bruxelles lascia invariate le previsioni di crescita per la zona euro e per la Ue-27: nel 2020-2021 cresceranno rispettivamente di 1,2% e 1,4%, come previsto a novembre scorso. “La crescita prosegue con passo costante e moderato”, scrive Bruxelles, che segnala però “nuovi rischi” come il Coronavirus che lasciano le prospettive “ancorate al ribasso”. Per ora si vedono effetti globali “limitati”, ma “più a lungo dura e più impatteranno su sentimento economico e condizioni globali di finanziamento”. Gentiloni ci rimanda a maggio-giugno. ”L’Italia risente come altri paesi di fattori esterni che investono in particolare l’industria e l’export, ma è altrettanto certo che c’è bisogno di lavorare molto nei prossimi mesi e sono convinto che il Governo instaurerà un dialogo con la commissione perché il lavoro vada nella buona direzione” afferma il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni, aggiungendo che è “la fotografia consegnata dalle stime economiche non facilita le valutazioni sulle politiche che faremo nel corso del semestre di vigilanza Ue: ci saranno diversi passaggi, i rapporti sui paesi (il 26 febbraio), poi le raccomandazioni, poi i programmi di riforma e di stabilità e a fine maggio-inizio giugno le nostre opinioni”. Gentiloni ha spiegato che “registriamo che l’Italia si colloca certamente nel quadro di un rallentamento generale della crescita della zona euro, e il rallentamento è più accentuato”. Gualtieri è ottimista. “Tutti i nostri indicatori ci danno per gennaio una situazione di ripresa. Produzione industriale e Pil dovrebbero salire. Parliamo di un rimbalzo a gennaio e siamo fiduciosi che l’economia possa ripartire” ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, a Omnibus. “Difficilmente il governo, i cui provvedimenti entrano in vigore a gennaio, può avere un’influenza retroattiva” sull’economia, ha detto il ministro, che si è detto ottimista sulla tenuta dell’esecutivo. “Renzi non strappa, non strappa” dice convinto. “I mercati capiscono la differenza, capiscono che questo governo sarà stabile e quindi sono contenti e stiamo risparmiando molti soldi: dopo il voto in Emilia Romagna e gli ultimi due giorni c’è stato un rally spettacolare, i nostri titoli stanno andando a ruba. E lo spread può ancora scendere”. Per il futuro “vogliamo eliminare del tutto le clausole di salvaguardia e stiamo lavorando a una riforma complessiva dell’Irpef”. Ma per farlo “non intendiamo fare cassa con l’Iva” anche se è possibile una rimodulazione. Con la riforma dell’Irpef “vogliamo ridurre la pressione fiscale. Quanto la ridurremo, e le aree dei beneficiari, è prematuro dirlo, dipenderà anche dal quadro economico”. Corte dei Conti chiede scatto di reni. A fronte del rallentamento economico in atto ”è necessario dare più spinta agli investimenti pubblici che già nel corso del 2019 avevano invertito la curva discendente, mostrando una buona dinamicità, soprattutto a livello locale: solo un’accelerazione nell’impiego delle risorse già stanziate potrebbe contribuire al conseguimento degli obiettivi di crescita precedentemente fissati”. Lo dice il presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema aprendo l’anno giudiziario 2020. “La fase di preparazione del Def 2020 diventa occasione decisiva, un banco di prova per tutti. Sarà necessario definire un programma in grado di invertire la tendenza insita nelle previsioni prevalenti per il nostro paese”. Vista la crescita e la bassa inflazione “i margini per la riduzione del rapporto debito/Pil si fanno molto stretti. Ciò rafforza l’esigenza di politiche di bilancio caratterizzate da un alto grado di selettività, imposta anche da una serie di urgenze che spingono verso una più efficace azione di razionalizzazione della spesa pubblica e una revisione degli strumenti e delle procedure per rimuovere i vincoli che tuttora rallentano la realizzazione dei programmi di investimento pubblico”. Confcommercio è pessimista. Confcommercio stima, a febbraio, una variazione congiunturale del Pil mensile del -0,1%, dato che porterebbe ad una decrescita di -0,6% rispetto allo stesso mese del 2018. Un quadro allarmante, reso ancora più grave dal fatto che i consumi non decollano: a gennaio l’indice ha evidenziato un deterioramento della domanda delle famiglie, con un calo dello 0,4% su base congiunturale e una flessione dello 0,6% su base annua. In termini di media mobile a tre mesi prosegue la tendenza al ridimensionamento avviatasi nella parte finale del 2019″, sostiene Confcommercio.
L'Italia, con una crescita dello 0,3% per il 2020 e dello 0,6% per il 2021, si conferma fanalino di coda nell'Ue. Lo scrive la Commissione Ue nelle nuove previsioni economiche d'inverno. Penultime la Germania e la Francia, ferme all'1,1% per il 2020. Record di crescita invece per Malta e Romania: 4% e 3,8% nel 2020. LEGGI ANCHE....> Confcommercio, economia in difficoltà La Commissione Europea ha aggiornato le stime sull'andamento dell'economia italiana, limando la previsione di crescita per il 2020 dal +0,4% del novembre scorso a +0,3%, anche per via di un effetto trascinamento negativo dal 2019 (il Pil è calato dello 0,3% nell'ultimo trimestre dell'anno). I rischi per le prospettive di crescita del nostro Paese restano «pronunciati». L'economia italiana dovrebbe crescere dello 0,6% nel 2021, contro lo 0,7% stimato tre mesi fa. La crescita del 2019 è stata dello 0,2%; la Commissione prevedeva a novembre +0,1%, ma il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri aveva pronosticato una crescita leggermente superiore, lo 0,2%. L'Italia, come avviene da anni, è di gran lunga il Paese peggiore dell'Eurozona per la crescita attesa, sia nel 2020 che nel 2021, oltre che per il 2019. La media dell'Eurozona è dell'1,2% per tutti e tre gli anni. Ultimo aggiornamento: 12:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Roma, 8 giu. (askanews) - "L'idea che ogni studente abbia 2 metri a disposizione non cos impraticabile. Dobbiamo aprire un confronto tra le regioni. Abbiamo fatto una ricognizione su come sono fatte le nostre aule, di quanti metri quadri sono dotate e, sulla base di questa ricognizione, ci organizzeremo per avere tutte le risorse che servono per assumere i docenti e il personale ata necessari per far partire la scuola a settembre. con un piano chiaro che dipenda da come la realt della scuola italiana". Cos, Anna Ascani, viceministra dell'istruzione, poco fa a Rai Radio1, all'interno di "Radio1 In Vivavoce" condotto da Ilaria Sotis e Claudio De Tommasi. "Non mi appassiona molto il tema del plexiglas. Mi appassiona invece come riuscire a portare in presenza e in sicurezza 8 milioni di studenti a settembre. Assumendo tutti gli insegnati che servono. Abbiamo un miliardo a disposizione, stanziato proprio per questo. La certezza che ho che il governo metter a disposizione tutte le risorse che servono per ripartire a settembre in sicurezza e in presenza", aggiunge. Un commento sul caso della maestra di Prato che legge agli alunni all'aperto: "Posso solo dire grazie ad una categoria che in questi mesi ha dimostrato di essere molto di pi di quanto il paese la consideri. Io credo che il rapporto con le organizzazioni sindacali che rappresentano quella categoria debba essere rilanciato. Non possiamo permetterci divisioni in questo momento."
© Agenzia Nova - Riproduzione riservata - Anna Ascani, viceministro dell'istruzione, ha auspicato di poter dare risposte prima di settembre "perché la questione dei più piccoli che non hanno avuto neanche, in gran parte, la didattica a distanza per noi è centrale, è cruciale". "Insieme alla ministra Bonetti, alla ministra Azzolina, a comuni, province e regioni stiamo ragionando su come dare ai bambini una possibilità di ritorno alla normalità. Apriremo un tavolo già nelle prossime ore", ha affermato Ascani a Rai Radio1. "Ad oggi le indicazioni del Comitato tecnico scientifico ci dicono in modo molto rigido che non c'è la possibilità di riaprire le scuole perché comporta un rischio troppo alto", ha aggiunto Ascani parlando delle scuole. "Avremo soltanto l'esame orale che non sarà stravolto rispetto ad un esame che avremmo avuto in una situazione di normalità. La commissione sarà fatta di tutti interni tranne il presidente che sarà esterno", ha detto. (Rin)
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PIEVE SAN GIACOMO (30 maggio 2020) - Il Coronavirus ha mietuto un’altra vittima. Si tratta di Antonello Santini, 59 anni compiuti a gennaio, insegnante di Economia aziendale all’istituto superiore Pacioli di Crema. Da un paio di mesi era ricoverato all’ospedale Maggiore di Cremona, dove ha vissuto la degenza tra alti e bassi, tra momenti di speranza e attimi di disperazione. Nei giorni scorsi la sua situazione era peggiorata ed era stato spostato nel reparto di Terapia intensiva. Ieri pomeriggio il suo cuore ha cessato di battere. Rigoroso nella sua professione, ma di carattere aperto e gioviale, sempre disponibile al confronto con studenti e colleghi, Santini aveva frequentato il liceo scientifico Vittorini di Milano, dopodiché si era laureato all’Università Cattolica del Sacro Cuore, appunto in Economia. La sua attività lavorativa era iniziata sempre nel capoluogo lombardo come impiegato di banca. Dopo alcuni anni da bancario, però, Antonello aveva deciso di dedicarsi all’insegnamento, che era sempre stato il suo sogno. © RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO
SONCINO (23 maggio 2020) - Per fortuna il lieto fine non esiste soltanto nelle favole e, specialmente in questi giorni, fa un gran piacere sentirne raccontare. I narratori sono i medici della clinica veterinaria di Crema che gioiscono dopo che tutti e sei i cuccioli abbandonati il mese scorso nelle campagne dietro al cimitero di Soncino, chiusi in una scatola appena nati sotto il sole cocente, sono stati adottati da altrettante famiglie del territorio cremasco. A trovarli era stata una giovane del borgo, poi i carabinieri di via Milano li avevano immediatamente trasportati nel nosocomio per gli amici a quattro zampe. «Adesso hanno una famiglia – ha commentato la dottoressa Laura Gatti –. È una gioia essere riusciti a salvarli tutti e ora vederli amati». I veterinari commossi: «Grande cuore, ci hanno sommersi dalle richieste». © RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO
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Venti persone fra detenuti, personale civile e agenti della polizia Penitenziaria in servizio alla casa circondariale "Di Lorenzo" di Agrigento, sono risultati positivi al test della tubercolosi. Non significa che i venti siano malati, ma occorrerà che vengano sottoposti ad ulteriori indagini diagnostiche come ad esempio una radiografia polmonare. Al momento al carcere di contrada Petrusa, fra detenuti, agenti della polizia Penitenziaria e docenti, sono stati fatti circa 150 test. Ad essere controllati sono stati tutti coloro che sono venuti in contatto o che possano essere venuti in contatto con il detenuto malato di Tbc che è stato recluso - nella casa circondariale agrigentina - dal novembre del 2019. Ma non è finita perché, a quanto pare, almeno altri 150 test verranno eseguiti nei prossimi giorni. Intanto, a quanto pare, polizia penitenziaria di Agrigento e direttore della casa circondariale sono stati convocati - il prossimo 13 marzo - dal Provveditorato dell'amministrazione penitenziaria.
Sarebbe stato attivato il protocollo sanitario relativo ai casi di tubercolosi. Lo garantiscono da fonti vicine all'amministrazione del carcere "Di Lorenzo" di Agrigento dove si trovava recluso un detenuto affetto dalla grave malattia infettiva. "Il detenuto affetto da tubercolosi non si trova più al carcere di Agrigento - spiegano fonti vicine all'amministrazione carceraria - e non c'è alcun agente della polizia Penitenziaria, in servizio ad Agrigento, contagiato. Il detenuto non si muoveva certamente con libertà all'interno della struttura carceraria, ma stava in cella e raggiungeva, attraverso specifici corridoi, la zona dell'ora d'aria e la sala colloqui". Al carcere, in questi giorni, si starebbe effettuando lo screening su tutti i poliziotti della Penitenziaria che possono essere venuti in contatto con il detenuto ammalato e, per ognuno di loro, verrà attivata la relativa profilassi". Anche dall'Asp1 di Agrigento si sta monitorando la situazione del carcere "Di Lorenzo".
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"Amici italiani, vi prego, basta con le lamentele e le polemiche, basta con le razzie di disinfettanti e mascherine "a caso", le farmacie rispondono anche a chi, come me, ne ha davvero bisogno, che "non se ne trovano più": ma vi sembra il caso di farsi compatire così? Chiedo a tutti voi un po' più di senso civico e di buona volontà, per far sì che le cose migliorino nei prossimi giorni”. Questo l’appello di Elena Vaccari , una giovane emiliana malata di leucemia, lanciato attraverso un post su Facebook per commentare l'introvabilità di mascherine in tempo di coronavirus. Il post"Ciao, sono un'immunodepressa durante la prima epidemia del mondo contemporaneo. Sì, appartengo proprio a quella categoria di "persone a rischio" che vedete citate negli articoli di questi giorni. So che avete paura, ma state tranquilli: è ormai chiaro che il coronavirus non farà niente a voi che state bene, mentre potrebbe fare molto male a quelli che, come me, hanno le difese immunitarie sotto ai piedi a causa di chemioterapie o simili”: inizia così il post di Elena che dice poi di essere “un po' sconvolta da quello che vedo succedere in Italia, un Paese che ho lasciato tante volte ma dove poi sono tornata per vivere "per sempre", un "per sempre" che ha assunto un significato diverso da quando, 2 anni fa, ho avuto la diagnosi di leucemia" Un messaggio chiaro quello di Elena, che si conclude con un ulteriore appello finale: "Se dovete rinunciare a qualcuna delle vostre abitudini per contenere la diffusione del virus, non fatene una tragedia. Io e tutti gli altri membri del gruppo "persone a rischio", ve ne saremo grati "per sempre".
Elena si augura che le persone dotate di buon senso rivolgano un pensiero a chi è immunodepresso: “Se dovete rinunciare a qualcuna delle vostre abitudini per contenere la diffusione del virus, non fatene una tragedia. Io, e tutti gli altri membri del gruppo ‘persone a rischio’, ve ne saremo grati ‘per sempre’”. “Ciao, sono un’immunodepressa durante la prima epidemia del mondo contemporaneo. Sì, appartengo proprio a quella categoria di ‘persone a rischio’ che vedete citate negli articoli di questi giorni”: inizia così il post che Elena Vaccari , giovane emiliana, ha scritto su Facebook. Avrebbe bisogno di mascherine , ma non riesce più a trovarne e così si rivolge ai suoi connazionali: “Amici italiani, vi prego, basta con le lamentele e le polemiche, basta con le razzie di disinfettanti e mascherine ‘a caso’, le farmacie rispondono anche a chi, come me, ne ha davvero bisogno, che ‘non se ne trovano più’: ma vi sembra il caso di farsi compatire così? Chiedo a tutti voi un po’ più di senso civico, e di buona volontà, per far sì che le cose migliorino nei prossimi giorni”. Nel post Elena parla di chi come lei ha le difese immunitarie basse: “So che avete paura, ma state tranquilli: è ormai chiaro che il Coronavirus non farà niente a voi che state bene, mentre potrebbe fare molto male a quelli che, come me, hanno le difese immunitarie sotto ai piedi a causa di chemioterapie o simili. Scrivo perché sono un po’ sconvolta da quello che vedo succedere in Italia, un Paese che ho lasciato tante volte ma dove poi sono tornata per vivere ‘per sempre’, un ‘per sempre’ che ha assunto un significato diverso da quando, 2 anni fa, ho avuto la diagnosi di leucemia”. Gel disinfettanti a prezzi folli, mascherine introvabili, supermercati svuotati sono solo alcuni degli effetti della psicosi da coronavirus. Una isteria collettiva che ha portato ad un aumento vertiginoso dei prezzi, tanto che su internet qualcuno ha iniziato a vendere a 200- 300 euro l’una delle semplici mascherine che normalmente costerebbero pochi euro. A rimetterci sono le persone che di quelle coperture avrebbero estremamente bisogno. “Mi auguro che finalmente la gente capisca che ci sono altre realtà al di là delle loro”, commenta un utente sotto il post della giovane. E tra i tanti messaggi di apprezzamento, c’è chi critica la troppa leggerezza dei media e della gente nel parlare delle categorie più esposte al coronavirus: “Parlano di questi decessi con superficialità, ‘erano anziani’, ‘con una salute precaria’. Beh, io sono un’autoimmune, quindi devo stare attenta più degli altri da sempre, ho 54 anni e come me ce ne sono tanti”.
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“#restiamo a casa” è ormai diventato un imperativo categorico, “Stiamo a casa, sono le regole” un tormentone che neanche quelli delle canzoni estive sono paragonabili. In un momento in cui siamo tutti privati delle nostre libertà, forse, almeno una ne è rimasta: la libertà di pensiero e di esprimere la propria opinione. Non tutti la pensano allo stesso modo su questa situazione relativa al Coronavirus, c’è una maggioranza che ha uno stesso pensiero, ma c’è anche chi ha un pensiero che si discosta e lo porta avanti senza paura, pur sapendo che sarà ricoperto di critiche. Non si fa intimorire e continua a sostenere le sue idee con coerenza, dimostrando ciò che afferma e mettendolo a disposizione di tutti attraverso il suo “Tg Gaspo”; questo, indipendentemente dal pensiero di ognuno di noi, è comunque ammirevole. Lui è Andrea Garelli, in arte Gaspo. “Il mio pensiero base è che la strage fatta dal Coronavirus sia da imputare ad una sanità al collasso già da molto prima, una sanità ridotta all’osso da continui tagli – comincia a spiegare -. Sono parole dell’‘OMS’ e della ‘WHO’ (“Organizzazione Mondiale della Sanità” e “World Health Organization”) che questa sia una pandemia potenzialmente controllabile. Ma è sfuggita dal controllo a causa di una sanità menomata: i nostri medici e operatori sanitari sono bravissimi, ma sono pochi e senza strutture e attrezzature adeguate non possono fare miracoli – spiega ancora -. In questo periodo le fake news si sono moltiplicate a dismisura ed è stato creato il panico. E’ importante come e quali informazioni vengono date: ad esempio quando si danno dati sulle morti va spiegato che non sono tutte morti PER Coronavirus, anzi sono pochissime quelle PER Coronavirus e che secondo l’‘OMS’ l’età media dei morti è 80 anni, l’età media dei contagiati 62 anni, che oltre agli anziani le persone più a rischio sono quelle già affette da altre patologie pregresse. Comunque anche i soggetti più a rischio si possono curare e guarire. Bisogna precisare che questo non è un problema pediatrico e che i bimbi posso risultare positivi, ma non ce ne sono in rianimazione a causa di questo e non sono io a dirlo, ma Alberto Villani medico dell’ ‘OMS’ e presidente della ‘Società Italiana di Pediatria’. Ogni cosa che dico la verifico sempre da fonti certe ed ufficiali, ci tengo a dirlo – dichiara -. Le mascherine, altro tema caldo: non dico che siano inutili, ma se mancano per i medici non sarebbe meglio lasciarle a loro, anziché usarle noi e spesso pure in modo inappropriato? Sul lockdown che dire… sarebbe stato da fare anticipatamente, visto che lo stato di emergenza è stato dichiarato da decreto il 31 gennaio 2020, ben prima che scoppiasse questo finimondo. Un periodo più breve di chiusura, ma totale davvero, da utilizzare per potenziare gli ospedali, far arrivare i materiali necessari, erogare fondi straordinari da dare alle singole Regioni. Il 90% dei malati guarisce, ma tutto va preso per tempo, se si aspetta una sintomatologia eclatante siamo al limite della curabilità, se si rallenta il tutto perché a livello sanitario ci sono carenze certo che scoppia una tragedia. Se si fosse agito diversamente, probabilmente, non saremmo in questa situazione ora – afferma Andrea Garelli -. La sopravvivenza attualmente non è legata al fatto che stiamo chiusi in casa, ma al fatto che è stata potenziata, come merita, una sanità che ha subito tagli su tagli negli anni. Col blocco delle attività stiamo pagando tutti un prezzo altissimo a livello economico, se già prima c’era una crisi terribile, ora è e sarà anche peggio, purtroppo… il Paese è fermo e il danno è enorme. Non dico che dobbiamo uscire tutti, ma si sarebbe potuto pensare e si potrebbe pensare ad una gestione diversa delle cose. Nessuno vuole sminuire la salute, un bene primario, ma bisogna tenere in considerazione anche il resto e le conseguenze che toccano e toccheranno tutti noi” aggiunge. Gaspo è un videomaker chivassese, ad esempio ha fatto servizi il Tg3, Tg5, una trasmissione su Sky, ci sono delle sue foto sul Corriere della Sera. Lavora a stretto contatto con chi lavora nel mondo dell’informazione. “Nonostante la mia immagine e i capelli blu, che poi sono il mio marchio e ne vado fiero, lavoro con chi vuole dati reali e non chiacchiere, prima di dire le cose verifico tutto, non parlo a sproposito. Ci si può confrontare anche avendo idee diverse, ma portando dati a conferma di ciò che si dice e non pensare a priori che solo perché uno ha i capelli blu non capisca niente a prescindere. Ho ricevuto apprezzamenti ma anche tante critiche, però non mi fermo e vado avanti” dichiara. Alle 20.00, praticamente tutte le sere, va in onda il tg da lui ideato, “Tg Gaspo”, sulla pagina faceboook “Tg Gaspo” e sul sito www.tggaspo.it . Lo si può seguire sia in diretta che in differita. Come è nato? Andrea Garelli ha lavorato fino a quando è stato possibile e come reporter e freelance la notte del 7 marzo era a Voghera per lavoro, in Lombardia. Era la sera della famosa fuga di notizie relativa al blocco in entrata e uscita dalle zone rosse. “Sapevo che non sarebbe stato attuato in quel preciso istante, infatti il decreto è stato ufficializzato solo successivamente, ma avendo la responsabilità dei due collaboratori che erano con me siamo rientrati in Piemonte. Durante il viaggio verso casa ero arrabbiato e ho fatto una diretta su facebook… ho capito, però, che sbraitando il messaggio non arrivava appieno e ho deciso di convogliare la rabbia in un servizio utile: il ‘Tg Gaspo’ – comincia a spiegare Andrea -. Seguo h24 Rai News per avere un aggiornamento costante, ascolto, leggo, comparo le notizie, cerco di trovare informazioni il più apolitiche possibile, ad esempio fra quelle di medici di destra e sinistra ricerco i punti simili. Mi aggiorno attraverso fonti sia italiane che straniere sul web. Cerco di smascherare le fake news – spiega ancora –. E’ un lavoro complesso e collaboro con amici: persone affidabili, competenti, che parlano con dati alla mano e che mi fanno un po’ da inviati da Germania, Messico, Repubblica Ceca, Perù, Inghilterra e varie parti d’Italia. Non mando in onda nulla che non sia verificato e per quanto riguarda strettamente il virus sono sempre dati ufficiali di ‘OMS’, ‘WHO’, ‘ISS’ (‘Istituto Superiore di Sanità’) e Protezione Civile – aggiunge -. A casa sono da solo e ho, in piccolo, un vero e proprio studio… mi occupo di regia, montaggio e quant’altro. Il mio Tg ha la missione di divulgare notizie su fatti reali e verificati, attraverso fonti certe e autorevoli, combattendo le fake news – precisa – . Spero di poter tornare a lavorare prima possibile, serve una ripresa rapida per tutti, altrimenti va gambe all’aria un intero Paese, più si allungano i tempi più si rende difficile la ripartenza. Senza fare troppi esempi basta anche solo pensare che se non lavoriamo non paghiamo le tasse e senza quelle la sanità rischierà di collassare di nuovo… il virus non scomparirà magicamente dalla faccia della terra, non si hanno ancora certezze su vaccini o altro, e si potrebbe ricadere in un circolo vizioso. Bisogna reagire e non stare fermi in attesa” dichiara in conclusione. Commenti
Con l’inizio del nuovo anno è in arrivo il terzo appuntamento con l’ “Università del Dialogo”. Il tema proposto quest’anno è “Vivere e credere al femminile”, ed è stato scelto per cercare di capire l’efficacia del linguaggio della donna nella [...] Abbiamo deciso di rendere gratuiti alcuni contenuti di questo sito e questo articolo è in questo elenco. Se vuoi leggerlo devi però essere registrato. Se sei già registrato effettua il login nel form sottostante, altrimenti registrati (cliccando qui) Inserisci la tua email Password Ricordami Commenti
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ASCOLI PICENO – Fine settimana di gran lavoro da parte delle pattuglie della Polizia di Stato, impegnate insieme alle altre forze dell’ordine non solo a vigilare sulla corretta osservanza delle misure volte a impedire la diffusione del COVID 19, ma anche per rispondere alle numerose richieste dei cittadini pervenute al 113. Ne sono arrivate quasi 100, la maggior parte per chiedere notizie su come comportarsi. Sabato pomeriggio, un equipaggio della Squadra Volanti è intervenuto nel quartiere Monticelli per una lite in famiglia. I poliziotti giunti sul posto hanno trovato la casa dove vivevano madre e figlio a soqquadro. Lui, 27enne, aveva avuto un alterco per futili motivi con la madre, una 58enne agli arresti domiciliari. L’uomo, preso dall’ira, con un machete si era scagliato contro i mobili e i vetri delle finestre, distruggendo tutto. Poi la situazione si è calmata e gli investigatori hanno trovato in casa anche spade e coltelli, sequestrando tutto. A quel punto il figlio è stato denunciato per le minacce rivolte alla madre brandendo quelle armi.
ASCOLI PICENO – Ad Ascoli, in uno stabile di via Mari, domenica sera due pattuglia della Squadra Volanti sono dovute intervenire per la segnalazione di un tentativo di furto. Un uomo che abita lì aveva poco prima sentito dei rumori sul pianerottolo di casa e, sbirciando dallo spioncino, ha notato un uomo dal volto travisato, con in testa un cappellino bianco e sul viso una mascherina verde, mentre stava sbirciando i nomi sui vari campanelli. A quel punto è partita la telefonata al 113 e, a causa del trambusto, l’uomo si è sentito scoperto ed è scappato. Le Volanti della Polizia di Stato hanno setacciato la zona dove non girava nessuno, ma del fuggitivo niente.
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Sul cosiddetto "disegno per sostituire Conte" mi sono fatto un'idea abbastanza chiara, seppure del tutto personale. E cioè che il proposito, in diversi soggetti politici ed economici, c'è - mi pare indubitabile, talvolta è perfino "in chiaro" - ma è scomposto, impreciso e contraddittorio nel suo esito finale. Che alcuni vorrebbero in un modo, altri in un altro. Inziamo dalla prima parte: chi vorrebbe sostituire Conte. Una larga parte degli imprenditori, è chiaro, dentro e fuori Confindustria, capeggiata peraltro dal falco del nord Bonomi. Questi sono prima di tutto furiosi per la prudenza con cui il governo attuale si sta muovendo nelle riaperture e trovano inaccettabile che abbia ascoltato più i consigli gli scienziati che non le esigenze dell'economia. Ma più in generale, guardando avanti, vogliono un governo "affidabile" (per loro) nei prossimi anni, dopo la botta del virus. Poi c'è una parte della Chiesa cattolica, che in Italia conta ancora. Non il Papa, che ha rimesso i vescovi in riga, ma quelli che appunto a Bergoglio si oppongono (la Chiesa non è mai stata un monolite, ma ora è davvero divisa pro e contro Francesco). Quindi ci sono le questioni geopolitiche: secondo qualcuno, anche in Italia, la Farnesina è scivolata troppo verso Russia e Cina, c'è bisogno di un rinsaldamento atlantista. Infine ci sono i giochi di palazzo, che poi alla fine contano per i numeri in Parlamento (per fortuna, siamo ancora una democrazia parlamentare). Questi giochi vedono ad esempio un Renzi molto attivo e probabilmente con un suo progetto per mandare a casa Conte. Come consensi oggi vale meno di Fratoianni, ma ha un gruppo parlamentare non insignificante: 30 deputati e 17 senatori. Anche Berlusconi è tornato in gioco, nel senso che non si è appiattito sugli altri due alleati della destra e si è offerto, in caso, di far parte di qualcosa di nuovo e diverso, col Pd e non solo. Berlusconi ha quasi 100 deputati e una sessantina di senatori, non poca roba. Poi ci sono i due ex alleati, la Lega e il M5S, che in Parlamento sono i due gruppi più forti. La Lega non è più marmorea e monocratica come un anno fa. Salvini ha fatto degli zigzag assurdi da quando è iniziato il virus e sta inevitabilmente perdendo consensi. Da quando la questione migranti non è più al centro del dibattito sembra aver perso la bussola (ora pare diventato pure macroniano) e gli imprenditori del nord (piccoli e grandi) guardano molto più volentieri a Zaia. Del M5S si sa: fosse per l'ala Di Battista il governo Conte nemmeno sarebbe nato, Grillo invece vuole tenere in piedi Conte a cui è sempre più vicino. Il gruppo parlamentare (il più grande di tutti, alle Camere) è sua volta diviso e a livello organizzativo formale solo un reggente (Crimi). Infine Fratelli d'Italia: Meloni è in crescita nei sondaggi e in questa fase con una reattività politica maggiore rispetto alla Lega, vuol far cadere Conte ma non è disposta ad appoggiare nessuna formula "istituzionale" o pasticciata che sia, perché da questa posizione guadagna ulteriori consensi. In altre parole: il "partito mandare a casa Conte" è sicuramente potente ma ha al suo interno componenti diversissime tra loro e per intenzioni, cioè sul dopo: una volta mandato a casa, che si fa, chi si mette al suo posto? Escluse le elezioni (per infinite ragioni) questo "partito" non è compatto né sulla persona (Draghi? Zaia? Cottarelli? Colao? Franceschini? Enrico Letta? Altri da inventare?) sia dal punto di vista della possibile maggioranza che lo sosterrebbe in Parlamento, assai incerta perché i numeri contano ma le forze politiche sono divise al loro interno, quindi allo stato non si sa quanti appoggerebbero chi. Ovviamente, data la sua forza soprattutto nell'economia, non è escluso che questo variegato "partito" riesca a ottenere il suo primo risultato, cioè mandare a casa Conte. Magari approfittando del possibile collasso sociale, se come temuto questo avverrà nei prossimi mesi. Ma più che un vero e proprio disegno, questo mi sembra allo stato uno scarabocchio.
L’emergenza che il Paese sta vivendo suscita molti interrogativi sulle opinioni dei cittadini che questo mese fanno segnare cambiamenti di rilievo, soprattutto riguardo al consenso per il governo e per il presidente del Consiglio. Ripercorrendo quanto riportato in queste colonne, nell’ultimo mese e mezzo possiamo distinguere 3 fasi: la prima, a metÓ febbraio, era caratterizzata da una concordia di fondo e da una larga approvazione per le decisioni fin lì adottate, tra le quali spiccava la chiusura dei voli da e per la Cina. La seconda fase, al contrario, ha fatto registrare profonde divisioni in ambito istituzionale, politico, scientifico e mediatico, divisioni che si sono tradotte in un disorientamento generalizzato e in un calo di fiducia nel governo e nel premier. Aumento della consapevolezza della minaccia La terza fase, quella attuale, ha preso avvio con i provvedimenti restrittivi introdotti a partire dall’8 marzo ed × contraddistinta da un significativo aumento della consapevolezza che il coronavirus rappresenti una minaccia a livello personale (dal 12% di metÓ febbraio al 53% di metÓ marzo), familiare (60%) e per il proprio Comune di residenza (73%), accompagnata da un favore molto ampio per le misure adottate e da una significativa crescita del consenso per il governo e il presidente Conte: infatti, l’indice di gradimento dell’esecutivo oggi si attesta a 56, quello del premier a 61, aumentando rispettivamente di 14 e 13 punti rispetto a un mese fa e raggiungendo i valori pi¨ elevati dall’insediamento del Conte 2. Di Maio su di otto punti Anche i giudizi sui leader politici fanno tutti registrare un aumento, a conferma di un atteggiamento meno ostile manifestato dai cittadini nell’attuale situazione di emergenza sanitaria. Giorgia Meloni ottiene un indice pari a 41, aumenta di 4 punti e sale al primo posto scavalcando Salvini che si attesta a 39 (+ 1); al terzo posto balza il ministro della Salute Speranza con 33 (+ 12), seguito da Franceschini con 32 e Zingaretti con 30 (entrambi +1), quindi Di Maio che sale a 27 con un aumento di 8 punti, Bonafede con 24 (+5), Berlusconi e Bellanova, appaiati a 23 (entrambi con +4); infine Crimi con 21 (+4) e Renzi con 13 (+3). Quanto alle intenzioni di voto, il crescente e significativo apprezzamento per il governo non sembra avere riflessi di analoghe dimensioni sulle scelte degli elettori: la maggior parte degli italiani si sente rassicurata dal fatto che nell’emergenza il Paese abbia una guida nei confronti della quale esprime fiducia ma, con poche eccezioni, si mantiene fedele al proprio partito. Nel complesso, le due principali forze di governo sono in leggera crescita e il centrodestra × stabile. Pi¨ in dettaglio, la Lega si mantiene al primo posto con il 31,1% dei consensi (-0,5%), seguita dal Pd al 20,6% (+ 1%), dal M5S al 15,3% (+1,3%), quindi FdI stabile al 13,3%, FI al 6,8% (+ 0,5%), Italia viva stabile al 3,5%.
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REGGIO CALABRIA – Si avvisa la cittadinanza che sono stati pubblicati i calendari di raccolta differenziata porta a porta, per il mese di Giugno 2020, per le utenze domestiche del territorio comunale. I nuovi calendari, con le medesime frequenze di raccolta dei precedenti, contengono anche le disposizioni fornite dall’Istituto Superiore di Sanità sul Nuovo coronavirus, SI PRECISA, infatti, CHE CHI NON È RISULTATO POSITIVO DEVE CONTINUARE A DIFFERENZIARE CORRETTAMENTE I RIFIUTI. SOLO CHI È POSITIVO O IN QUARANTENA OBBLIGATORIA, NON DEVE DIFFERENZIARE PIÙ I RIFIUTI, al riguardo, deve utilizzare due o tre sacchetti possibilmente resistenti, (uno dentro l’altro) all’interno del contenitore utilizzato per la raccolta INDIFFERENZIATA, indossando guanti monouso e chiudendo bene i sacchetti. Una volta chiusi i sacchetti, i guanti usati vanno gettati nei nuovi sacchetti preparati per la raccolta indifferenziata. Subito dopo è necessario lavarsi le mani. I calendari saranno altresì pubblicati sulla pagina facebook del servizio DifferenziAMOla Reggio Calabria, sul sito istituzionale della Città di Reggio Calabria: http://www.reggiocal.it/on-line/Home.html e sull’app mobile dedicata al servizio “DifferenziAPP” (disponibile per smartphone e tablet – iOS e Android).gGG Vi ringraziamo per la collaborazione. Ulteriori informazioni possono essere richieste all’indirizzo e-mail igiene.reggio@avrgroup.it, al numero verde 800.759.650 oppure consultando la pagina facebook DifferenziAMOla Reggio Calabria e l’App DifferenziAPP.
Sono stati pubblicati i calendari di raccolta differenziata porta a porta, per il mese di Febbraio 2020, per le utenze domestiche del territorio comunale. I calendari contengono anche le informazioni relative alla raccolta del vetro, con la legenda specifica per ogni zona e quelle per il servizio di raccolta panni per le famiglie che ne fanno richiesta. Gli stessi saranno altresì pubblicati sulla pagina facebook del servizio DifferenziAMOla Reggio Calabria, sul sito istituzionale della Città di Reggio Calabria: http://www.reggiocal.it/on-line/Home.html e sull'app mobile dedicata al servizio "DifferenziAPP" (disponibile per smartphone e tablet - iOS e Android). . Ulteriori informazioni possono essere richieste all'indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , al numero verde 800.759.650 oppure consultando la pagina facebook DifferenziAMOla Reggio Calabria e l'App DifferenziAPP. --banne--
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- L'"Io resto a casa" imposto dall'emergenza coronavirus sta producendo un risultato positivo anche per l'influenza: calano i contagi settimanali, e con una cerrta velocità, soprattutto tra i giovanissimi, complice la chiusura delle scuole decisa per frenare l'epidemia di covid-19 che sta mettendo in ginocchio il paese. I casi di influenza sono arrivati comunque a quota 7,2 milioni. Nella settimana dal 9 al 15 marzo sono stati segnalati, in Italia, 264.000 contagi (a fronte dei 345.000 della settimana precedente). E' quanto si apprende dal bollettino di sorveglianza epidemiologica Influnet, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss) Il livello di incidenza nella 11esima settimana del 2020 è di intensità bassa e pari a 4,4 casi per mille assistiti (era di 5,7 la settimana precedente) e in calo soprattutto tra i bambini e teenager, ovvero tra 0 e 14 anni. Le regioni più colpite sono Piemonte, Lombardia, le province autonome di Bolzano e Trento, Liguria, Toscana, Marche e Sardegna. Da ottobre al primo marzo (ultimo dato disponibile), secondo il bollettino Flunews, sono stati 169 i casi gravi di influenza, che hanno richiesto il ricovero in terapia intensiva, di cui 35 deceduti.
Fotogramma /Ipa Nella settimana dal 9 al 15 marzo il numero di casi di sindrome simil-influenzale continua a diminuire e il livello di incidenza raggiunto si colloca all’interno della soglia di bassa intensità. Il numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 264.000, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 7.199.000 casi. Lo rivela l'ultimo rapporto Influnet. In Italia l’incidenza totale è pari a 4,4 casi per mille assistiti, in calo soprattutto nelle classi di età pediatrica, stabile in quelle degli adulti e anziani. Piemonte, Lombardia, P.A. di Bolzano, P.A. di Trento, Liguria, Toscana, Marche e Sardegna le regioni maggiormente colpite.
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Sono diventate il vero fronte dell’emergenza coronavirus, luoghi in cui il contagio si diffonde rapidamente tra la fascia più debole della popolazione: le rsa per anziani, in questi giorni di lotta senza esclusione di colpi contro l’infezione, stanno diventando le strutture più difficili da gestire, con il personale sanitario e assistenziale che è arrivato in molti casi a restare all’interno con gli ospiti per assisterli e tenere sotto controllo la situazione. Finendo per ammalarsi a sua volta. A confermare che molti dei pazienti che arrivano in ospedale, e in certi casi hanno perso la vita, provengono dalle rsa è stata anche l’assessore regionale alla Sanità, Sonia Viale: «Ci sono casi accertati in alcune rsa, e valutazioni in corso per il personale, ma abbiamo avviato il percorso di fare i test sierologici all’interno delle strutture er avere un quadro delle persone che all’interno si sono immunizzate, per esempio, o che sono a rischio, ed è il passo propedeutico al tampone». Bogliasco, la situazione critica di Villa Crovetto Nei giorni scorsi sono state diverse le strutture che hanno lanciato richieste di aiuto per affrontare una situazione che con il passare dei giorni sta diventando sempre più complessa. Il personale di Villa Crovetto, sulle alture di Bogliasco, è di fatto in trincea: dopo alcuni decessi registrati tra gli ospiti, il personale ha deciso di chiudersi dentro con loro per fornire la massima assistenza, e ha lanciato un appello per acquistare nuovi dispositivi di protezione (per donare: Iban IT17B0617531850000006206680, causale Donazione Covid-19, destinatario Rsa/rp Villa Crovetto). «Si sono purtroppo verificati sette decessi di persone molto anziane in età compresa tra i 90 ed i 101 anni - confermava il Comune di Bogliasco lo scorso 19 marzo - oltre al caso della persona ricoverata all’ospedale San Martino che è poi deceduta. Il Comune è presente e operativo. Dal primo giorno il sindaco e l’amministrazione comunale hanno seguito e sorvegliato la situazione in pieno e continuo collegamento con le autorità di pubblica sicurezza, che hanno apprezzato l'intervento e le modalità di gestione della complessa situazione». A oggi i pazienti rimasti in struttura sono pochi, e gli sforzi dei due medici in servizio si sono moltiplicati. Ma il caso di Villa Crovetto non è l’unico in Liguria: da Brugnato a Borghetto Santo Spirito, i casi registrati nelle strutture per anziani sono quelli più numerosi, complice il fatto che il covid-19 colpisca, e in maniera più forte, soprattutto gli anziani. L'appello del Chiossone: «Ci servono mascherine» Anche dall’Istituto Chiossone, che tra gli ospiti ha persone affette da disabilità visiva e anche anziani, è arrivata una richiesta di aiuto: «Noi abbiamo una situazione molto grave - ha detto il presidente Claudio Cassinelli - Ovviamente abbiamo chiuso tutti gli ambulatori, ma abbiamo 220 ricoverati per due sedi, assistiamo anziani, malati critici e disabili gravi. Da qualche giorno ormai abbiamo dato disposizioni, con il consenso dei sindacati, che i medici, gli infermieri e gli operatori socio-sanitari restino dentro la struttura o in una foresteria improvvisata, Sono indispensabili i dispositivi di protezione individuale, e l’appello è a chiunque ci possa aiutare». L'amministratrice di sostegno: «Contatti continui con le strutture» «Io ho diversi assistiti in struttura - conferma Elena Maestrini, avvocato e amministratrice di sostegno che in questi giorni sta cercando di garantire supporto e presenza agli anziani affidati alla sua gestione - Uno di loro è proprio nella rsa di Bogliasco e sta lottando per la vita. Continuo a confrontarmi con le strutture per avere aggiornamenti quotidiani, e fortunatamente ci sono anche notizie positive, di situazioni sotto controllo, pur difficili. È un momento molto complesso, devo anche dire che gli operatori stanno facendo veramente tantissimo, molti ormai non tornano neppure a casa, restano dentro alle strutture per garantire assistenza. E le persone anziane che assisto e che sono a casa sono super protette anche grazie al contributo delle badanti». Il tuo browser non può riprodurre il video. Devi disattivare ad-block per riprodurre il video. Spot Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi. Attendi solo un istante , dopo che avrai attivato javascript . . . Forse potrebbe interessarti , dopo che avrai attivato javascript . . . Devi attivare javascript per riprodurre il video. Le rsa, insomma, rappresentano a oggi il settore più complesso da gestire nei giorni di emergenza. I posti in struttura sono circa 12mila in tutta la Regione, e mai come in questi giorni sono fondamentali gli aiuti e le donazioni da affiancare alla sperimentazione dei test sierologici da parte di Alisa, soprattutto per aiutare gli operatori a svolgere al meglio e in sicurezza il loro lavoro.
Le mascherine in giacenza presso le farmacie liguri dovranno andare obbligatoriamente agli ospedali: a prendere questo provvedimento, Regione Liguria con un'ordinanza firmata dal governatore Giovanni Toti. La necessità è quella di «provvedere a fornire alle strutture ospedaliere e socio-sanitarie il maggior numero di DPI (dispositivi di protezione individuale, ndr), dei quali è conclamata la carenza, per consentire l'esercizio in sicurezza delle attività di assistenza sanitaria per fronteggiare il Covid-19». E dunque, «ritenuto che sussistano le condizioni di estrema necessità e urgenza che richiedono l'adozione di provvedimenti immediati a tutela dell'igiene e della sanità pubblica» l'ordinanza 7/2020 impone alle farmacie operanti in Liguria di mettere a disposizione i DPI giacenti presso di esse a favore delle strutture ospedaliere e socio-sanitarie. Insomma, le scorte presenti presso le farmacie dovranno «essere dsponibili per gli ospedali». Le farmacie devono confezionare mascherine e quant'altro, predisponendo un documento di trasporto che deve riportare l'esatto elenco dei dispositivi, la quantità e il destinatario, ovvero l'ospedale San Martino. Il tuo browser non può riprodurre il video. Devi disattivare ad-block per riprodurre il video. Spot Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi. Attendi solo un istante , dopo che avrai attivato javascript . . . Forse potrebbe interessarti , dopo che avrai attivato javascript . . . Devi attivare javascript per riprodurre il video. La distribuzione di questi dispositivi sarà coordinata da Alisa e dalla Protezione Civile.
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Le domande per i corsi di laurea gestiti dal Polo universitario delle professioni sanitarie di Trento, negli ultimi due anni, evidenziano un andamento crescente e stabile, con un tasso di occupazione, ad un anno dalla laurea, che si aggira mediamente al di sopra dell’80%, raggiungendo il 96% per infermieristica ed il 92% per fisioterapia. Attualmente sono 622 gli studenti che frequentano i corsi sanitari gestiti dal Polo universitario che riguardano: infermieristica, fisioterapia, igiene dentale, tecnica della riabilitazione psichiatrica e tecniche per la prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. I dati sono emersi martedì nel corso dell’open day 2020, in cui gli studenti del terzo anno dei diversi corsi di laurea hanno presentato i singoli indirizzi di studio e tutte le informazioni sui test di ammissione, sui tirocini e sugli sbocchi professionali. Pubblicità Pubblicità Per l’occasione, sono stati organizzati anche alcuni laboratori, dove i partecipanti hanno potuto sperimentare in prima persona determinate attività pratiche. Per l’anno accademico 2020/2021 i posti a disposizione sono complessivamente 225, di cui 140 riservati ad infermieristica. Pubblicità Pubblicità Un’iniziativa che si ripete da diversi anni e che ha richiamato centinaia di studenti. In tarda mattinata, l’assessore alla salute e politiche sociali della Provincia, insieme al direttore generale dell’APSS, Paolo Bordon e al direttore sanitario, Pier Paolo Benetollo, hanno visitato il Polo universitario, accompagnati dalla dirigente responsabile, Anna Brugnolli. “Ci fa molto piacere – ha detto l’assessore – vedere un’affluenza di ragazzi così massiccia a questo open day. E’ importante informarsi in maniera approfondita sulle possibilità e sulle prospettive che questi corsi di laurea offrono prima di decidere come proseguire il proprio percorso di studi. Pubblicità Pubblicità Le professioni sanitarie per le quali si viene formati qui al “Polo” di Trento sono, inoltre, di grande valenza anche per la sanità trentina. Ringraziamo gli studenti che oggi si sono messi a disposizione di altri ragazzi per aiutarli ed orientarli nelle scelte che faranno nei prossimi anni”. La formazione universitaria delle professioni sanitarie è realizzata all’interno di un protocollo d’intesa che vede coinvolta la Provincia, la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Studi di Verona e l’Ateneo trentino. All’open day era presente anche uno stand dedicato al corso per operatore socio sanitario, un corso gestito dall’Apss che forma operatori dedicati al mantenimento del comfort e all’igiene negli ambienti di vita e di cura. Una volta acquisita la qualifica, l’operatore socio sanitario può svolgere l’attività sia nel settore sanitario sia in quello sociale, a domicilio, in RSA, nei centri diurni, in ospedale e nelle cooperative sociali.
Ritorna la giornata dedicata all’orientamento e alla presentazione delle lauree delle professioni sanitarie: oggi, 12 febbraio, dalle ore 9 alle ore 17, al Polo universitario delle professioni sanitarie in via Briamasco 2 a Trento si tiene l’Open day 2020. Gli studenti del terzo anno dei diversi corsi di laurea del Polo universitario presenteranno i singoli indirizzi di studio e saranno disponibili per informazioni sui test di ammissione, sui tirocini e sugli sbocchi professionali. Per l’occasione saranno organizzati alcuni laboratori dove i partecipanti potranno sperimentare in prima persona determinate attività pratiche. Pubblicità Pubblicità Nel corso della giornata sarà presente uno stand dedicato al corso per operatore socio sanitario, un corso gestito dall’Apss che forma operatori dedicati al mantenimento del comfort e all’igiene negli ambienti di vita e di cura. Una volta acquisita la qualifica, l’operatore socio sanitario può svolgere l’attività sia nel settore sanitario sia in quello sociale, a domicilio, in RSA, nei centri diurni, in ospedale e nelle cooperative sociali. Pubblicità Pubblicità
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Tempo di lettura: 2 minuti Napoli – Alza la voce l’Unità di Crisi della Regione Campania e lo fa contro le fake news che girano in rete. Tanti, troppi messaggi servono solo a generare panico e allarmismo, trasmettendo tra l’altro notizie infondate che possono diventare pericolose. Ecco perché dall’Unità di Crisi ci tengono a fare un chiarimento, invitando i cittadini a diffidare da certi messaggi. “In merito ad alcune dichiarazioni che circolano su piattaforme di social network, l’Unità di Crisi Regionale diffida dal diffondere notizie inesatte, allarmistiche e pericolose. C’è addirittura chi sollecita di instaurare quanto prima terapie a base di idrossiclorochina ed anche Tocilizumab in ambiente domiciliare. Premesso che anche la Regione Campania ha avviato il percorso della gestione delle terapie domiciliari mediante USCA, va chiarito e sottolineato che taluni farmaci, tra cui il Tocilizumab, come da protocollo condiviso da Istituto Superiore di Sanità e Ministero della Salute, per loro caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche non possono essere somministrati a domicilio ma hanno necessità di somministrazione in ambiente ospedaliero, anche per i possibili effetti collaterali, richiedendo attento monitoraggio di parametri vitali. L’Unità di Crisi si dissocia da tali dichiarazioni, non solo per l’inesattezza dell’informazione scientifica, ma per il procurato allarme che esse, diramate in tal forma, generano nella comunità con il rischio di problematiche di tipo sanitario in corso di epidemia COVID19, e si diffida a ritirare le dichiarazioni dalla Rete per le gravi conseguenze che ne possono derivare”.
La Regione avverte: Tocilizumab non può essere somministrato a domicilio In merito ad alcune dichiarazioni che circolano su piattaforme di social network, l'Unità di Crisi Regionale diffida dal diffondere notizie inesatte, allarmistiche e pericolose. C'è addirittura chi sollecita di instaurare quanto prima terapie a base di idrossiclorochina ed anche Tocilizumab in ambiente domiciliare. Premesso che anche la Regione Campania ha avviato il percorso della gestione delle terapie domiciliari mediante USCA, va chiarito e sottolineato che taluni farmaci, tra cui il Tocilizumab, come da protocollo condiviso da Istituto Superiore di Sanità e Ministero della Salute, per loro caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche non possono essere somministrati a domicilio ma hanno necessità di somministrazione in ambiente ospedaliero, anche per i possibili effetti collaterali, richiedendo attento monitoraggio di parametri vitali. L’Unità di Crisi si dissocia da tali dichiarazioni, non solo per l’inesattezza dell’informazione scientifica, ma per il procurato allarme che esse, diramate in tal forma, generano nella comunità con il rischio di problematiche di tipo sanitario in corso di epidemia COVID19, e si diffida a ritirare le dichiarazioni dalla Rete per le gravi conseguenze che ne possono derivare.
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La Commissione speciale sull’insularità ha concluso in mattinata il primo ciclo di audizioni con i parlamentari sardi e gli ex presidenti della Regione Sardegna. Oggi è stato il turno di Ugo Cappellacci che, nella doppia veste di deputato ed ex presidente della giunta regionale ha illustrato alla Commissione le iniziative portate avanti nel corso della sua esperienza alla guida della Regione e le proposte che potrebbero essere messe in campo a livello nazionale ed europeo. «L’insularità è il tema dei temi, assorbe tutte le problematiche che frenano lo sviluppo economico e sociale della Sardegna – ha detto Cappellacci – in passato si sono portate avanti battaglie storiche che purtroppo non hanno dato risultati concreti. Bene fa oggi la Commissione a lavorare su due fronti: il sostegno alla proposta di legge per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione e le iniziative per cambiare le regole europee sugli aiuti di Stato». Sollecitato dagli interventi del presidente della Commissione Michele Cossa e dei consiglieri regionali Giuseppe Meloni (Pd), Roberto Li Gioi (M5S), Antonello Peru (Udc-Cambiamo), Roberto Caredda (Misto) Angelo Cocciu (Forza Italia) e Giovanni Satta (Psd’Az), l’ex presidente Cappellacci ha indicato alcune soluzioni possibili: «Per vincere la battaglia sugli aiuti di Stato occorre fare rete con tutte le isole d’Europa. Durante la mia esperienza alla guida della Regione abbiamo partecipato e presieduto la Commissione Isole della Conferenza delle regioni periferiche e marittime e la Commissione Enve del comitato delle regioni europee. In tutte le occasioni d’incontro si è cercato di portare all’attenzione delle istituzioni europee la necessità di attuare politiche differenziate che favorissero la coesione, oltre che economica e sociale, anche territoriale delle Isole. Grazie a quelle alleanze la Sardegna è riuscita ad ottenere il riconoscimento dello status di Regione “in transizione” che hanno permesso di incamerare 400 milioni di euro aggiuntivi per lo sviluppo rispetto ai tagli che si prospettavano per l’uscita dall’Obiettivo 1». Cappellacci si è detto d’accordo anche sulla proposta di stringere un patto con la Sicilia per sostenere la proposta di legge in Parlamento: «Siamo pochi e i numeri sono decisivi, ben venga un’alleanza che rafforzi le nostre istanze». Nel corso dell’audizione si è parlato inevitabilmente anche di continuità territoriale aerea e marittima. «Sulla prima, purtroppo, siamo fermi al modello disegnato dalla mia Giunta – ha detto Cappellacci – oggi il rischio è che si giochi al ribasso. In altre Regioni europee come la Corsica funziona in modo diverso con importanti risorse messe a disposizioni per garantire il diritto alla mobilità (circa 70 milioni di euro per 350mila abitanti). L’Europa deve rispettare le sue leggi come il Regolamento 1008/2008 che legittima gli oneri di servizio imposti dagli Stati membri alle compagnie per garantire collegamenti essenziali allo sviluppo economico e sociale dei territori». Sulla continuità marittima, l’ex presidente della Regione è andato oltre: «Dobbiamo pretendere una riforma che trasferisca alla Sardegna la competenza primaria con le relative risorse. Grazie ai nostri ricorsi, la Corte Costituzionale ha stabilito che la Regione partecipi a pieno titolo alla firma della convenzione con le compagnie navali, è il momento di fare un passo in avanti e chiedere il trasferimento delle funzioni sulla continuità marittima». Rispondendo alle domande dei consiglieri, Cappellacci è tornato sull’esperienza della flotta sarda: «Fu un’operazione dovuta – ha detto – fatta per ripristinare le regole del libero mercato. Oggi sarebbe più difficile ripeterla perché le imprese operano su mercati di vasta scala» Cappellacci, infine, ha parlato anche di fiscalità e infrastrutture: «Da tempo mi batto per la zona franca integrale – ha affermato – la leva fiscale consentirebbe di ottenere risultati immediati rispetto agli altri interventi da mettere in campo per ridurre il gap dell’insularità. Sulle infrastrutture, credo invece che fino a quando non eserciteremmo la nostra competenza primaria sul paesaggio poco si potrà fare per migliorare la situazione. I nostri progetti, come quello del porto canale di Cagliari, vedono la Regione ostaggio del Mibact. E’ arrivato il momento di affermare la nostra autonomia».
Proseguono i lavori della Commissione d’inchiesta sull’insularità. Dopo la seduta della scorsa settimana con una delegazione di senatori sardi, oggi la riunione del parlamentino presieduto da Michele Cossa (Riformatori sardi) è stata interamente dedicata alle audizioni dei deputati eletti in Sardegna. Alla chiamata della Commissione hanno risposto, per ragioni diverse, solo quattro deputati dei 17 eletti in Sardegna: i democratici Andrea Frailis e Romina Mura, il leghista Guido de Martini e Pietro Pittalis di Forza Italia. Da parte di tutti è arrivata la piena disponibilità a lavorare per raggiungere l’obiettivo dell’inserimento del principio di insularità in Costituzione. Secondo Romina Mura (Pd): «Vivere in un Isola può rappresentare un’opportunità ma prima occorre superare il gap infrastrutturale rispetto ad altre regioni d’Europa – ha detto Romina Mura – sul principio di insularità è opportuno mettere in campo una battaglia di popolo simile a quella portata avanti alcuni anni fa sulla vertenza entrate. Forse sarebbe opportuno, visto lo stallo in cui si trova il Senato, presentare una proposta di legge anche alla Camera. Per portare avanti questa iniziativa serve però creare un fronte comune dei deputati sardi e trovare il sostegno dei rispettivi gruppi parlamentari. Il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, ha mostrato sensibilità su questo tema. Un’altra strada da seguire è quella dell’attuazione della legge delega sul federalismo fiscale che obbliga lo Stato a trovare strumenti perequativi a favore delle regioni più deboli». Dalla deputata del Pd, infine, un invito a tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio regionale e in Parlamento: «Occorre cambiare le regole europee sugli aiuti di Stato – ha sottolineato Romina Mura – le regioni svantaggiate hanno necessità di un allentamento dei vincoli. Per raggiungere questo obiettivo serve assoluta unità tra tutte le forze politiche». Argomentazioni condivise da Pietro Pittalis che ha però indicato un’altra strada per dare più forza ad un’eventuale iniziativa parlamentare: «Sono d’accordo sulla necessità di presentare una proposta di legge alla Camera – ha detto Pietro Pittalis – per questo ho fatto preparare una bozza all’ufficio legislativo di Montecitorio. Se però vogliamo avere la certezza che la proposta vada avanti è necessario coinvolgere anche i colleghi della Sicilia. Il gruppo dei parlamentari sardi è troppo piccolo per incidere, su un tema come questo il contributo dei siciliani potrebbe essere decisivo. Da tempo stanno chiedendo di potere mutuare un sistema di continuità territoriale simile al nostro e sono d’accordo con la nostra iniziativa sull’insularità». Proposta sulla quale si è detto d’accordo anche il deputato del Pd Andrea Frailis: «Credo che sia un percorso da seguire. Ho il timore che il clima non sia favorevole in Parlamento. Oggi si discute di autonomia differenziata e le rivendicazioni delle regioni più deboli non sono viste di buon occhio – ha detto Andrea Frailis – bisogna per questo rafforzare le nostre rivendicazioni. Il tema dell’insularità deve essere portato fuori dal palazzo. Magari con un’iniziativa che coinvolga le scuole e spieghi ai giovani quali sarebbero i vantaggi economici e sociali che scaturirebbero dall’inserimento del principio di insularità in Costituzione». Anche per il deputato della Lega Guido De Martini l’unità delle forze politiche è la condizione irrinunciabile per sperare di ottenere qualche risultato: «La Sardegna è una regione superidentitaria. Caratteristica che manca però in Parlamento tra i rappresentanti eletti nell’Isola. Su questi temi non si può non essere d’accordo. La Commissione d’inchiesta può fare molto e svolgere un ruolo di raccordo che ci consenta di portare avanti una battaglia unitaria». Nel dibattito sono intervenuti i consiglieri regionali Antonio Mario Mundula (Fratelli d’Italia), Roberto Li Gioi (M5S), Eugenio Lai (Leu), Giuseppe Meloni (Pd), Roberto Caredda (Misto), Antonello Peru (Udc-Cambiamo) e Francesco Agus (Progressisti). Tutti d’accordo, con diverse sottolineature, nel portare avanti una battaglia comune sull’insularità con un obiettivo prioritario: la modifica delle norme europee sugli aiuti di Stato. Soddisfatto il presidente della Commissione: «Questa è una battaglia che ci vede tutti coinvolti. E’ una questione che va oltre la trasversalità tra le forze politiche perché investe i sentimenti di tutti i sardi – ha detto Michele Cossa – oggi abbiamo sentito proposte molto interessanti. Su una nuova iniziativa da portare avanti alla Camera suggerisco un confronto con il Comitato promotore della proposta di legge di iniziativa popolare sull’insularità. Ciò che è certo è che la Sardegna ha condizioni differenti rispetto a tutte le altre regioni d’Italia. Da questo concetto occorre partire per vedere riconosciuti i nostri diritti». La Commissione si riunirà giovedì prossimo. In programma l’audizione dell’ex presidente della Regione Ugo Cappellacci. Condividi... 0 Google+ 0 Pinterest 0 Tumblr 0 Comments comments
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Ultime notizie - Il protocollo è la chiave di tutto. Quel protocollo consegnato a Vincenzo Spadafora, ministro dello sport, e a Roberto Speranza, titolare del dicastero della salute, e varato dalla commissione medico-scientifica della Figc presieduta dal professor Zeppilli e che ha condotto alla fumata grigia del confronto di mercoledì tra i vertici del calcio e i rappresentanti del governo. Ne parla l’edizione odierna del Corriere dello Sport: “La fumata grigia c’è anche tra le squadre di calcio, tra le società di Serie A. Non tutte vogliono riaprire il campionato ora. Una domanda divide medici, presidenti e calciatori: si riparte, e se poi c’è un contagio? Se c’è un caso positivo? Questa domanda è un mantra per la Fase 2 del calcio italiano. Perché? Probabilmente per una nota al protocollo non gradita a ben sette squadre di Serie A: «L’assunzione del rischio di un fatto non più imprevedibile potrebbe ricadere sul club»”
“La validazione del protocollo sugli allenamenti collettivi è un passo determinante nel percorso di ripartenza del calcio in Italia”: lo dice il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, commentando il parere positivo del comitato tecnico scientifico che da’ il via agli allenamenti colletivi e annunciando che la commissione medica della Figc e’ gia’ al lavoro per il protocollo per il via al campionato. “Ho espresso al ministro per lo sport, Vincenzo Spadafora, e al ministro della salute, Roberto Speranza, la mia soddisfazione e quella della federazione per la disponibilità al confronto e la fattiva collaborazione che hanno portato al raggiungimento di questo importante risultato”. Ansa.it
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L’onorevole Carlo Giacometto è il nuovo responsabile del dipartimento Bilancio e finanze di Forza Italia in Piemonte. “Ringrazio il Coordinatore di Forza Italia Piemonte, Paolo Zangrillo. per aver deciso di affidarmi la titolarità del dipartimento. Si tratta di un incarico che mi onora, e che mi responsabilizza ulteriormente nel mio impegno politico, nazionale e locale – commenta Giacometto -: lo affronterò con la professionalità e la dedizione che merita, avendo come obiettivo quello di fornire al dibattito pubblico le proposte pro-contribuenti, per la semplificazione e la riduzione fiscale, e per un minor intervento statale nell’economia che costituiscono l’identità di Forza Italia”. Giacometto annuncia che “a tal fine, anche in accordo con il responsabile nazionale Gilberto Pichetto, formerò da subito un gruppo di lavoro composto da professionisti, docenti universitari, dirigenti e amministratori pubblici, che mi supporterà nella definizione delle best practices economico-finanziarie, da promuovere attraverso un’attività convegnistica e seminariale su tutto il territorio piemontese e da realizzare come ‘marchio di fabbrica’ di Forza Italia nel governo degli Enti locali”. Commenti
Droga: trasformano la casa in centrale spaccio, arrestati Spacciavano cocaina a tutte le ore del giorno e della notte nel loro appartamento di Santa Rita, quartiere popolare di Torino. Due pusher, un senegalese di 32 anni e un gabonese di 29, sono stati arrestati dai carabinieri del Nucleo Radiomobile. I militari li hanno individuati grazie a numerose segnalazioni dei cittadini che hanno raccontato di un sospetto via vai nell’alloggio di via Frinco. All’arrivo dei carabinieri, uno degli inquilini ha buttato la cocaina nello scarico della doccia. I militari hanno sequestrato oltre 8mila euro in contanti e diversi sacchetti con tracce di stupefacente. Commenti
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(ANSA) - ROMA, 7 GEN - Una nuova scossa di terremoto con magnitudo 6,5 è stata registrata oggi a Porto Rico dall'Istituto Geofisico americano. L'epicentro è stato localizzato nelle vicinanze di Tallaboa, con ipocentro ad una profondità di 10 chilometri. Non si hanno per il momento notizie di vittime o danni provocati della scossa, avvenuta alle 03:24 ora locale (le 09:24 ora italiana). Secondo lo Tsunami Warning Center non c'è pericolo di onde anomale. Ieri a Porto Rico era stato registrato un altro terremoto con una magnitudo di 5,8.
(ANSA) - ROMA, 15 GIU - Riaprono le scuole italiane in vista degli esami di maturità di mercoledì 17 giugno. In questi minuti si stanno insediando 13 mila commissioni d'esame: dalle 8,30 infatti è previsto l'insediamento di docenti interni e dei presidenti che sono esterni che svolgeranno la riunione plenaria in presenza. Questa, come poi gli esami, si svolgerà sulla base delle disposizioni sanitarie previste dai protocolli di sicurezza. Ogni commissione sorteggerà una lettera dell'alfabeto e da lì si procederà da mercoledì con i colloqui in ordine alfabetico. Il numero dei candidati che sostengono il colloquio, per ogni giornata, non potrà essere superiore a cinque, salvo esigenza organizzativa motivata.
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Coronavirus Napoli, focolaio all’ospedale di Pozzuoli: è caos Coronavirus Campania Napoli ospedale Pozzuoli | E’ caos nel mondo per la guerra al Coronavirus. Intanto, in Campania, una delle grandi regioni meno colpite in Italia, si registra un focolaio. Il tutto è avvenuto all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, in provincia di Napoli. Nell’ospedale, i pazienti positivi al Coronavirus sono entrati in contatto con quelli solo sospetti al Covid 19. Questo accade da giorni al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. La struttura non dispone della tenda esterna, per impedire il contatto tra i positivi e i negativi. Inoltre, tra il 1 e il 3 aprile, una signora giudicata erroneamente negativa, è stata trasferita nel reparto di medicina generale. La signora senza mascherina ha contagiato 2 pazienti e 16 operatori sanitari tra medici ed infermieri. Coronavirus, focolaio a Napoli in un ospedale di Pozzuoli: pazienti positivi in contatto con non positivi A riportare la notizia è stato il quotidiano online Fanpage.it, che ha raccolto la testimonianza di un paziente. Lo stesso testimone ha confermato che l’ospedale, non disponendo di una tenda esterna, fa entrare a contatto pazienti positivi al Covid 19 a quelli sospetti. Il reparto è stato chiuso al momento, 16 medici e infermieri contagiati e altri in attesa di un tampone, è stato uno sterminio. Adesso starà al direttore della struttura rispondere di quanto accaduto.
Sono circa 12mila le attività legate alla filiera del wedding in Campania che generano circa 1,5 miliardi di fatturato annuo. Se poi si aggiunge anche l’Home Design, con l’arredamento, il fatturato sale a 2 miliardi. È una stima delle cifre che si perderanno nel mondo che ruota intorno al settore matrimonio a causa dell’emergenza Covid19 che ha paralizzato la stagione più gettonata dalle feste di nozze. Il lockdown ha costretto a cancellato i piani delle coppie e anche il fatturato di stilisti di abiti da sposa, truccatori, parrucchieri, ristoratori, fotografi, fioristi e organizzatori di eventi. In Italia ogni anno sono circa 195.778 i matrimoni, con un giro di affari intorno ai 15 miliardi di euro. Oltre 203mila le attività legate alla filiera del wedding con 1 milione di lavoratori. Di queste aziende, circa 12 mila appunto si trovano in Campania, regione che ne conta il più grande numero sia in Italia che in Europa. Dei quasi due miliardi di fatturato annuo in Campania con 23.638 matrimoni, il 50 % lo si ha su Napoli.
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Il coronavirus peserà sulla crescita economica dell'Italia, ma difficilmente peserà sul suo rating. Lo afferma Moody's in una nota, sottolineando che l'epidemia aumenta il rischio che l'Italia scivoli in recessione. Il itema sanitario italiano «è ben equipaggiato per fare fronte all'emergenza» innescata dall'epidemia di coronavirus «grazie ad alti standard medici e sulle pratiche», si legge in una nota di Moody's, secondo cui «alcuni costi addizionali resi necessari dall'epidemia potrebbero essere assorbiti dalle regioni». Tuttavia, «in caso di un deterioramento prolungato della situazione, si prevede che il Ggoverno centrale interverrà aumentando gli stanziamenti del Fondo sanitario nazionale». Coronavirus, Iss: «Sconsigliati igienizzanti fai da te». I prodotti devono rispondere a standard Le amministrazioni regionali «sono in prima linea per combattere l'epidemia» e hanno «sistemi sanitari equilibrati grazie ai finanziamenti adeguati in arrivo dal Fondo sanitario nazionale», si legge. Parlando invece delle implicazioni fiscali dell'epidemia, secondo l'agenzia di rating saranno «negative, ma gestibili», tanto più che «la posizione di bilancio dell'Italia è ragionevolmente in buon salute». Coronavirus Lombardia, prove di normalità a Milano: bar aperti anche oltre le 18 ll coronavirus è stato un duro colpo per l'economia cinese, che ora minaccia di mettere fuori gioco l'economia di tutto il mondo, scrive ancora Moody's. Una recessione globale è quello che si teme se il Covid-19 dovesse trasformarsi una pandemia e le probabilità che ciò accada, aumentano con il crescere dei contagi in Italia e in Corea del Sud. L'economia statunitense è più isolata dall'impatto del virus, ma non è immune, e in questo scenario subirebbe una flessione. Secondo il report redatto dall'agenzia di rating, l'economia globale subirà un impatto sul Pil di quasi un punto percentuale nel primo trimestre (dato annualizzato), e rallenterà di 0,4 punti percentuali fino al 2,4% nel 2020. Per il contesto, la crescita potenziale globale è stimata al 2,8%. Coronavirus Liguria, 6 casi: 5 in hotel di Alassio e uno a La Spezia «L'economia Usa - prosegue il report - registrerà una crescita tendenziale di solo l'1,3% nel primo trimestre, in calo dello 0,6% a causa del virus. La crescita nel 2020 dovrebbe ora essere dell'1,7%, in calo dello 0,2%. La crescita potenziale dell'economia Usa è stimata intorno al 2%». Coronavirus, fisco: stop a cartelle, verifiche e riscossioni nelle zone rosse Ultimo aggiornamento: 16:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA
Non solo nelle serie tv come la “Casa di carta”. Con il coronavirus i cosiddetti “elicopter money”, la distribuzione a pioggia di danaro ai cittadini per sostenere la domanda, diventa realtà. Il governo di Hong Kong intende distribuire 10 mila dollari di Hong Kong (hkd), pari a 1.289 dollari Usa e a 1.175 euro, a ciascuno dei sette milioni di residenti permanenti della regione amministrativa speciale, per far ripartire un’economia già colpita dalla recessione e ora ancora più in difficoltà per l’impatto del coronavirus. Lo annuncia il segretario finanziario, Paul Chan il quale precisa che il governo finanzierà questa misura stanziando 120 miliardi di hkd, pari a 14,13 miliardi di euro, che preleverà dal suo bilancio annuale. Intanto secondo Moody’s il coronavirus rischia di mettere fuori gioco l’economia globale. Una recessione globale è probabile se COVID-19 dovesse trasformarsi una pandemia, e le probabilità che ciò accada sono verosimilmente alte e aumentano con il crescere dei contagi in Italia e in Corea del Sud .
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Dopo l'addio di Londra Al via la plenaria del Parlamento europeo, la prima senza i britannici: i nuovi equilibri Entrano 27 nuovi deputati, di cui 3 eletti in Italia Condividi Il Parlamento europeo si riunisce oggi per la prima sessione plenaria dopo la Brexit, senza più i 73 deputati che rappresentavano il Regno Unito, ma con 27 nuovi entranti che modificano gli equilibri politici interni a un'aula di Strasburgo più stretta.Con la Brexit l'Europarlamento passa da 751 a 705 deputati. Ma l'uscita dei britannici segna anche un leggero spostamento a destra della plenaria: i gruppi del Partito Popolare Europeo (PPE - centrodestra) e di Identità e Democrazia (ID - estrema destra) crescono in termini di consistenza numerica, mentre i liberali di Renew Europe, i Verdi e i Socialisti&Democratici (S&D - centrosinistra) registrano un saldo negativo di deputati a causa della Brexit.Elemento molto simbolico nell'era del Green Deal: Identità e Democrazia supera i Verdi come quarta formazione del Parlamento europeo. Allo stesso tempo i liberali di Renew Europe, che il 24 maggio avevano rivendicato con i Verdi la vittoria del campo europeista alle elezioni europee, scendono sotto la quota psicologica di 100 deputati.In una legislatura particolarmente instabile in termini di numeri, i nuovi rapporti di forza interni all'Europarlamento potrebbero avere un impatto sulla capacità della presidente della Commissione,, di portare avanti il suo programma in modo efficace. La "maggioranza" che sostiene von der Leyen - composta da PPE, S&D e Renew - di fatto ha perso 12 parlamentari in un Parlamento che conta 46 deputati in meno.- se si sommano euroscettici di estrema destra e estrema sinistra - conquista un paio di seggi in più. Nello specifico il PPE si rafforza con 5 deputati in più, senza perderne alcuno a causa della Brexit (da 182 a 187 deputati). I S&D perdono 6 europarlamentari (da 154 a 148) dopo l'uscita dei 10 laburisti e l'ingresso di 4 nuovi membri. Renew subisce un taglio di 11 deputati (da 108 a 97), con 17 britannici in meno e solo 6 nuovi arrivati. Identità e Democrazia (ID) cresce di 3 unità (da 73 a 76) e supera i Verdi che perde 7 membri (da 74 a 67). I Conservatori e riformatori europei (ECR) perdono 1 membro (da 62 a 61), così come la sinistra Unitaria Europa (da 41 a 40).A livello di rappresentanze nazionali, la Brexit avvantaggia sopratutto Spagna e Francia (5 seggi in più ciascuno), seguite da Italia e Olanda (3 seggi in più), Irlanda, Danimarca, Estonia, Croazia, Austria, Polonia, Romania, Slovacchia, Finlandia e Svezia (1 seggio in più).Dopo l'uscita del Regno Unito l'Italia passa dunque da 73 a 76 seggi perdendo la parità storica con la Francia. I nuovi entranti italiani sono Salvatore De Meo per Forza Italia (gruppo PPE), Sergio Berlato per Fratelli d'Italia (gruppo ECR) e Vincenzo Sofo della Lega (gruppo ID). Ma grazie alla scelta di Emmanuel Macron di candidare anche cittadini non francesi nelle liste de la Republique en Marche lo scorso 24 maggio, ci sarà un settantasettesimo italiano nella plenaria di Strasburgo: Sandro Gozi (Italia Viva), che siederà nei banchi di Renew Europe., vicentino, di Fratelli d'Italia, appassionato cacciatore, è stato protagonista di una polemica dovuta ad una vignetta da lui pubblicata su Facebook a Natale contro le "signorine animaliste e vegane" che lo avevano attaccato a causa della sua predilezione per l'attività venatoria. Berlato ha poi rimosso la vignetta., di Forza Italia, attuale sindaco di Fondi (Latina), primo dei non eletti nella circoscrizione Centro., della Lega. Milanese di origini calabresi, è stato responsabile giovanile milanese della Destra di Francesco Storace, per poi aderire alla Lega nel 2009. Con il sito iltalebano.com, insieme al sociologo Fabrizio Fratus, propugna il "rinnovamento del progetto leghista in chiave identitaria nazionale". E' noto per essere fidanzato con Marion Marechal Le Pen, nipote di Marine Le Pen., eletto nelle fila della République En Marche di Emmanuel Macron. Già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Matteo Renzi prima e con Paolo Gentiloni poi, il politico romagnolo (è nato a Savignano sul Rubicone) ha lavorato alla Commissione Europea ed è stato nel gabinetto di Romano Prodi quando il Professore guidava l'esecutivo Ue.
Con la Brexit il Parlamento europeo si sposta a destra. Gli unici due gruppi parlamentari che non perdono eurodeputati con l’addio dei 73 parlamentari britannici sono i Popolari e i sovranisti di Identità e Democrazia, che comprendono tra gli altri gli eletti di Salvini e della Le Pen. Il Ppe si conferma primo partito e anzi guadagna 5 eletti in più distribuiti tra i vari paesi Ue per un totale di 187 membri. I sovranisti acquisiscono 3 nuovi ingressi, passando da 73 a 76 eurodeputati, e superano quindi i Verdi che finiscono quinti nella classifica dei gruppi dell’Eurocamera. Perdite che si materializzano anche in termini di soldi: ogni eurodeputato porta una dote di 30mila euro al suo gruppo, garantita dal Parlamento. Ma nemmeno questo calcolo puramnente economico ha smosso il dialogo tra Verdi e M5s per l’adesione dei 14 pentastellati alla casa ecologista: tutto fermo. Quelli che perdono di più sono i liberali di Renew Europe, che comprendono gli eletti del partito di Emmanuel Macron: passano da 108 a 97 deputati, perdono ben 17 liberali britannici che tornano a casa e guadagnano 6 nuovi ingressi, tra cui l’italiano Sandro Gozi, primo tra i non eletti ne ‘La Republique en marche’. Perde anche per il gruppo Socialisti&Democratici: da 154 a 148, ben 10 laburisti in meno, solo 4 nuovi ingressi. I Verdi soffrono la Brexit: da 74 a 67 eurodeputati, vanno via 11 Greens del Regno Unito, entrano in 4. Ma soprattutto i Verdi vengono superati dai sovranisti: ora sono quinti per numeri di deputati nell’Eurocamera. Nello specifico, il gruppo di Identità e Democrazia guadagna: il giovane leghista Vincenzo Sofo, (noto anche per essere il fidanzato di Marion Le Pen, nipote di Marine), un francese del Rassemblement National e un olandese del ‘Partij voor de Vrijheid’. I Conservatori e Riformisti, gruppo di cui fanno parte anche gli eletti di Fratelli d’Italia, vanno a saldo -1: perdono 4 Conservatori britannici, guadagnano 3 nuovi ingressi (da 62 a 61 eurodeputati). La sinistra del Gue perde l’irlandese Martina Anderson dello Sinn Fein: non entra nessuno dagli altri Stati (da 41 a 40 membri). Tra i non iscritti vanno via in 30, tra cui Nigel Farage e i suoi eletti del Brexit party, entrano in 2. Ne restano 26, tra cui i 14 eletti del M5s ancora in cerca di una ‘casa’ all’Europarlamento. Da considerare che ogni parlamentare ‘vale’ 30mila euro per il gruppo di cui fa parte. E’ questa la ‘dote’ che il Parlamento passa ai gruppi, per ogni componente. Ma nemmeno questo calcolo puramente economico ha smosso i Verdi, che da mesi sono in trattative con il M5s per accogliere i 14 eletti pentastellati rimasti tra i ‘non iscritti’. Restano fortemente contrari i tedeschi, che temono un asse del sud tra cinquestelle e verdi francesi, questi ultimi infatti sono più inclini ad accogliere gli eletti del Movimento italiano. Con la Brexit i parlamentari europei diminuiscono da 751 a 705. Dei 73 seggi lasciati dai britannici, 27 vengono ridistribuiti tra i paesi membri e 46 lasciati a disposizione per eventuali allargamenti dell’Unione ad altri Stati. L’Italia guadagna tre parlamentari in più (da 73 a 76 eurodeputati), tutti della destra, che ha preso più seggi alle ultime europee. Oltre al leghista Sofo, arrivano Salvatore De Meo di Forza Italia e Sergio Antonio Berlato di Fratelli d’Italia. Gli altri posti redistribuiti andranno a Francia e Spagna (5 a testa), Olanda (3), Irlanda (2) e uno a testa per Polonia, Romania, Svezia, Austria, Danimarca, Slovacchia, Finlandia, Croazia ed Estonia.
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Pubblicità Elon Musk guarda al futuro e pensa a delle interfacce neuronali tra il cervello e il computer per aumentare le capacità cognitive delle persone ma anche per trovare una soluzione a tutte quelle malattie degenerative del sistema nervoso, quale Alzheimer e Morbo di Parkinson, per le quali oggi non c’è ancora una vera cura. Il 48enne imprenditore e inventore sudafricano, ma naturalizzato statunitense, la mente dietro i progetti SpaceX, PayPal e Tesla, ha di recente annunciato in un podcast (qui il link alla diretta) in cui era ospite il nuovo visionario progetto legato a quelli che chiama i “Neuralink”, ovvero delle interfacce futuristiche che verranno impiantate nel cervello, anche se di qui sci-fi v’è poco dato che lo stesso Musk ha garantito che, sebbene questa invenzione non sia ancora stata testata su alcun essere umano, potrebbe comunque essere approntata e funzionante già nell’arco di un anno. Ma cosa c’è dietro questo ambizioso progetto che peraltro affascina da tempo scienziati e filosofi e che prevede l’avvento di un Uomo Nuovo che diventi una sorta di ibrido con i robot? Andiamo con ordine: innanzitutto l’idea di inserire un microchip nel cervello non è nuova e se l’aspetto del potenziamento delle funzioni cognitive preoccupa molti invece la possibilità di curare le suddette patologie potrebbe rappresentare invece un importante step nel futuro della medicina. Pubblicità ELON MUSK, “MICROCHIP NEL CERVELLO PER CURARE MALATTIE E INTERAGIRE CON LE AI” Secondo Elon Musk questo Neuralink (da cui prende il nome una delle ultime società da lui fondate nel corso della scorsa estate) impiantato nella nostra testa potrebbe aiutarci anche ad interagire con i sistemi di AI (Intelligenza Artificiale): anche per questo motivo l’annuncio dato di recente durante l’ospitata nel podcast del comico Joe Rogan ha mandato in visibilio i fan dell’imprenditore sudafricano ma riaperto il dibattito anche sui limiti della scienza. “Oggi usate smartphone, laptop e altri device e se non li portate appresso vi sembra sempre di essere senza qualcosa” ha spiegato Musk nella diretta aggiungendo che oramai siamo diventati già in parte dei cyborg e che quindi questa interfaccia tra computer e la nostra mente non dovrebbe stupire più di tanto, anzi, dal momento che nei suoi piani il suddetto microchip dovrebbe aiutare a risolvere i propri problemi di memoria, a restaurare alcune finzioni visive e dell’udito oltre che altre malattie di cui si è detto sopra. In sostanza di tratterebbe di elettrodi ultrasottili inseriti nel cervello per stimolare i neuroni e le cellule nervose, tanto che attualmente uno degli obbiettivi del progetto Neuralink sarebbe quello di trattare i pazienti paralitici a causa di incidenti alla spina dorsale. Tutto ciò sarà realmente possibile tra un anno? Secondo Musk l’impianto di Neuralink (che dialogherà wireless e via Bluetooth con altri device) sarà davvero semplice, con un intervento chirurgico poco invasivo fatto praticando un foro dai 7 ai 14 millimetri e che lascerà una piccolissima cicatrice, inserendo poi il chip nella corteccia cerebrale con un laser di precisione. © RIPRODUZIONE RISERVATA
UN impianto cerebrale per collegare direttamente il cervello umano con l’Intelligenza artificiale (AI) per magari riparare le lesioni cerebrali. Questa è la visione del magnate americano Elon Musk, che durante un’intervista fatta con il commentatore Joe Rogan. Musk ha rivelato i progetti per la sua compagnia Neuralink, fondata nel 2016. “Contiamo di realizzare questi dispositivi entro un anno. In pratica, si effettua un foro nel cranio, che lascia solo una piccola cicatrice, e si inserisce il dispositivo”, dichiara Musk, spiegando che gli scienziati di Neuralink stanno concentrando i propri sforzi per creare dei “fili” flessibili, dieci volte più sottili di un capello umano, allo scopo di curare lesioni e traumi cerebrali. “Questa tecnologia potrebbe evolversi in una sorta di interfaccia cerebrale completa, che consentirebbe la ‘simbiosi’ tra uomo e AI. Non abbiamo ancora iniziato ad effettuare i test sugli umani, ma non credo che aspetteremo molto. Potremmo essere in grado di impiantare un collegamento neurale in una persona in meno di un anno”, prosegue il magnate americano, specificando che i dispositivi, presentati lo scorso anno, sono stati migliorati nel design e nell’efficacia. “Il diametro di questi apparecchi non supererà i due centimetri e mezzo circa”, riferisce. “Esiste ovviamente il rischio di rigetto, ma è un pericolo a cui si espongono moltissimi pazienti durante una serie di interventi salvavita, e questo impianto potrebbe davvero aiutare le persone ad essere molto di più. Riparare lesioni cerebrali potrebbe consentire ad esempio ai paraplegici di camminare di nuovo”, osserva Musk. “Il chip potrebbe modificare anche il modo in cui avvengono le relazioni tra esseri umani. Una simbiosi con l’AI è auspicabile, dato che dobbiamo imparare a stare al passo con la tecnologia. Siamo già un pò ‘cyborg”, in fondo, quando perdiamo il telefono ci sentiamo come se avessimo perso un arto”, commenta ancora il CEO di Tesla. “In poco piu’ di 25 anni potremmo riuscire a creare un’intera interfaccia cerebrale, in modo che tutti i neuroni di una persona siano collegati a un’estensione. E’ un pò come quando lasciamo tracce di noi stessi nei nostri computer e nei nostri smartphone, solo che in questo caso sarebbe una porzione più abbondante delle nostre identità ad essere nel cloud”, conclude Musk.
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L’Amministrazione comunale di Carloforte, a seguito dell’emergenza sanitaria Covid-19 e delle conseguenti difficoltà economiche manifestate da gran parte della cittadinanza, ha disposto la non applicazione di sanzioni ed interessi in caso di versamento dell’acconto IMU 2020 (la cui scadenza è fissata al 16 giugno 2020), entro e non oltre il 30 settembre 2020. La decisione, resasi necessaria per andare incontro alle esigenze di tutti i contribuenti che hanno registrato difficoltà economiche, arriva in attuazione di quanto previsto della proposta n° 971 approvata dal Consiglio comunale nella seduta dello scorso 25 maggio. Per tutte le necessarie informazioni, i contribuenti potranno contattare l’Ufficio Tributi del Comune ai seguenti recapiti telefonici e indirizzi mail: tel. 0781 8589271 – e-mail: gi.peloso@comune.carloforte.ca.it o consultare il sito comunale al seguente indirizzo: www.comunecarloforte-gov.it . Condividi... 0 Google+ 0 Pinterest 0 Tumblr 0 Comments comments
Sul territorio, dei 442 casi positivi complessivamente accertati, 74 sono stati registrati nella Città Metropolitana di Cagliari (+10 rispetto all’ultimo aggiornamento), 17 (+2) nel Sud Sardegna, 7 a Oristano, 26 a Nuoro, 318 (+9) a Sassari. I tamponi effettuati sono 3.019, 20 dei quali in corso d’accertamento. Le persone attualmente positive sono 412, 17 i nuovi attualmente positivi, 12 i dimessi (in attesa di conferma dall’Istituto Superiore di Sanità). I deceduti sono saliti a 18. Sono 442 i casi di positività al Covid-19 riscontrati in Sardegna dall’inizio dell’emergenza. I ricoverati con sintomi sono 82, i pazienti in terapia intensiva 19, gli ospedalizzati complessivamente 101, 311 i pazienti in isolamento domiciliare. Live Translation Contatore Visite 9190 Oggi: Oggi: 10997 Ieri: Ieri: 105936 La scorsa settimana: La scorsa settimana: 92 Utenti attualmente in linea: Categorie Categorie Seleziona una categoria Abbanoa (358) Accise (34) Acqua (227) Agricoltura (1.205) Agricoltura biologica (9) Alcoa (328) Alimentazione (62) Allevamento (68) Ambiente (1.067) Ammortizzatori sociali (134) Archeologia (195) Archeologia industriale (59) Architettura (6) Arte (312) Arte contemporanea (63) Artigianato (407) Asl (4) Assicurazioni (1) Assistenza sociale (22) Associazionismo (248) Attività produttive (45) Attualità (4) Autonomie locali (7) Banche (123) Bandi (697) Bonifiche (89) Borse di studio (103) Botanica (1) Burocrazia (6) caccia (85) Capitale europea della Cultura (11) Carbosulcis (13) Chiesa (239) Cinema (498) Clima (17) Commercio (195) Comunicazione & Marketing (58) Concorsi (370) Consiglio regionale della Sardegna (1.134) Continuità territoriale (54) Cooperazione (92) Cooperazione internazionale (156) Costituzione (1) Credito (76) Credito d’imposta (12) Crisi (60) Cronaca (1.513) Cucina (47) Cultura (1.818) Fotografia (82) Libri (385) Mostre (98) Teatro (154) Danza (9) Decentramento (55) Difesa (12) Diritti civili (22) Diritti umani (1) e-commerce (1) Economia (78) Edilizia (135) Edilizia pubblica (78) Edilizia scolastica (16) Editoria (52) Elezioni (794) Emigrazione (5) Energia (278) Energie rinnovabili (79) Enogastronomia (29) Enti locali (1.514) Escursionismo (114) Esercitazioni militari (10) Eurallumina (299) Eventi (1.369) Expo 2015 (266) Famiglia (8) Fauna sarda (30) Feste (771) Feste commemorative (99) Fiere (147) Finanza (1) Fiscalità di vantaggio (34) Fisco (24) Forestazione (122) Formazione professionale (318) Forze Armate (172) Gal Sulcis (31) Gemellaggio tra comunità (50) Giochi (7) Giornalismo (153) Giustizia (41) Governo (81) Guardia Costiera (89) Igea (71) Il Papa in Sardegna (6) Immigrazione (270) Impresa (197) Incendi (304) Industria (403) Informatica (21) Informazione (79) Insularità (60) Integrazione sociale (39) Istituzioni (2) Istruzione (326) Lavori pubblici (667) Lavoro (984) Leggi (85) Libertà (2) Lingua blu (51) Lingua sarda (71) Lutto (1) Mare (173) Mercato immobiliare (1) Meridiana (1) Messaggio elettorale (2) Meteorologia (187) Microcredito (37) Miniere (108) Monumenti aperti (98) Movimento partite Iva (21) Movimento Sportivo Popolare (22) Musei (102) Musica (2.043) Natura (161) Natura e Salvaguardia Ambientale (42) Nautica (4) Nubifragio in Sardegna (103) Numismatica (3) Opere pubbliche (5) Ordine pubblico (1) Pace (59) Parchi (40) Parco Geominerario (176) Pari opportunità (37) Parlamento europeo (273) Partiti politici (201) Patto di stabilità (31) Personaggi (1) Pesca (142) Piano Paesaggistico Regionale (12) Piano Sulcis (146) Pittura (62) Politica (724) Politiche attive per il lavoro (3) Politiche giovanili (36) Poste (97) Previdenza (35) Primavera Sulcitana (7) Promozione della Sardegna (115) Protezione Civile (169) Province (124) Provincia (28) Psicologia (7) PUBBLI-REDAZIONALE (8) Publiredazionale (1) Raccolta differenziata (123) Referendum (107) Regione (1.075) Religione (49) Ricerca scientifica (97) Ricerca tecnologica (116) Rifiuti (93) Riforme (85) Sa Die de sa Sardigna (6) Sanità (3.261) Scienza (41) Sciopero (45) Scuola (396) Selezione personale (3) Servitù militari (96) Servizi (431) Servizi sociali e assistenziali (123) Servizio civile (51) Shopping (62) Sicurezza del cittadino e del territorio (243) Sicurezza in mare (39) Sicurezza stradale (71) Sider Alloys (64) Sindacato (177) Sociale (902) Solidarietà (353) Spettacolo (519) Sport (3.087) Altri Sport (33) Calcio (170) Storia (368) Sviluppo (175) Sviluppo imprenditoria (22) Tares (7) Teatro-Musica-Danza (539) Terza età (1) Toponomastica (2) Tradizione (24) Traffico (36) Trasporti (990) Tributi locali (151) Turismo (795) Unesco (2) Unione europea (130) Università (259) Urbanistica (235) Vacanze (20) Viabilità (192) Vini (190) Viticoltura (46) Volontariato (149) Zona franca (66) Zone Franche Urbane (21)
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Un incidente stradale in via De Gasperi a Pescara si è verificato nella tarda serata di ieri, martedì 11 febbraio. A scontrarsi, nella carreggiata in direzione nord, sono stati un autobus della Tua e una macchina, una Lancia Y di colore bianco. In base alla ricostruzione di quanto accaduto poco dopo le ore 22 la Lancia Y, guidata da un uomo, avrebbe tagliato la strada al mezzo pubblico, la linea 45, colpendolo con la fiancata sinistra nella parte anteriore. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia municipale sia per gestire il traffico che per i rilievi utili all'esatta ricostruzione del sinistro. Alcuni passeggeri dell'autobus, caduti al suo interno, sono rimasti leggermente feriti e sono stati accompagnati al pronto soccorso dell'ospedale da un paio di autoambulanze del 118.
Un incidente stradale si è verificato sulla rampa di accesso all'asse attrezzato a Pescara subito dopo il ponte Flaiano nella prima mattinata odierna, martedì 28 gennaio. In particolare un'automobile, una Lancia Y, si è schiantata contro un palo della luce. La donna, di 57 anni, al volante del veicolo è stata soccorsa e trasportata al pronto soccorso dai sanitari del 118 intervenuti con un'autoambulanza per accertamenti. Ma per fortuna è rimasta ferita lievemente. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti della polizia stradale che si sono occupati dei rilievi e della gestione del traffico e i vigili del fuoco per la messa in sicurezza dell'area visto che il palo della luce è crollato in seguito al violento impatto.
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L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Vibo Valentia nella giornata della Festa del Lavoro, oltre a rivolgere un saluto a tutti i propri iscritti, soprattutto quelli impegnati a fronteggiare l’emergenza Covid 19, nelle strutture sanitarie e sul territorio, “avendo ricevuto sollecitazioni da più parti” intende chiedere al management dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia e in particolare all’U.O. Risorse Umane, “che cosa è stato fatto in materia assunzionale per fronteggiare l’emergenza, visto che ad oggi, al di là degli annunci fatti sui giornali (assunzione di 29 Infermieri), non é stata effettuata nemmeno una assunzione”. “Il personale infermieristico, utilizzato per creare i percorsi Covid – sostiene l’Opi – è stato prelevato dagli ambulatori, dalle unità operative che hanno ridotto le attività sanitarie in elezione, ma anche da quelle in cui, l’attività non si è proprio fermata, creando notevoli criticità e problematiche legate all’assistenza”. In questo momento di emergenza, in cui, a livello nazionale e mondiale è venuta fuori l’importanza vitale all’interno del sistema sanitario del personale infermieristico e delle altre professioni sanitarie, l’Ordine degli Infermieri chiede con forza che “vengano messe in atto tutte quelle iniziative che puntino al rispetto dei bisogni assistenziali dei pazienti e alla tutela dei professionisti sanitari, che in questo periodo emergenziale hanno dimostrato, competenza professionalità e senso del dovere”. “Confidiamo, quindi, che il management aziendale, nella persona del commissario Giuseppe Giuliano – è la conclusione – assuma opportuni provvedimenti in merito, con le capacità e le competenze, che gli riconosciamo, perché in questi mesi alla guida dell’Asp di Vibo Valentia, ha svolto il suo mandato in maniera seria e responsabile”.
La denuncia: «L’emergenza ha svuotato di personale gli altri reparti e agli annunci non è seguita nemmeno un’assunzione. L’Asp assuma provvedimenti» La denuncia: «L’emergenza ha svuotato di personale gli altri reparti e agli annunci non è seguita nemmeno un’assunzione. L’Asp assuma provvedimenti» Informazione pubblicitaria Informazione pubblicitaria L’Ordine delle professioni infermieristiche di Vibo Valentia, nella giornata della Festa del Lavoro, rivolgendo un saluto a tutti i propri iscritti, «soprattutto quelli impegnati a fronteggiare l’emergenza Covid-19, nelle strutture sanitarie e sul territorio», si rivolge «al management dell’Azienda sanitaria provinciale e in particolare all’Unità operativa Risorse umane», per chiedere «che cosa è stato fatto in materia assunzionale per fronteggiare l’emergenza, visto che ad oggi, al di là degli annunci fatti sui giornali (assunzione di 29 Infermieri), non è stata effettuata nemmeno un’assunzione». Informazione pubblicitaria Il personale infermieristico «utilizzato per creare i percorsi Covid è stato prelevato dagli ambulatori, dalle unità operative che hanno ridotto le attività sanitarie in elezione, ma anche da quelle in cui l’attività non si è proprio fermata, creando notevoli criticità e problematiche legate all’assistenza». Quindi si aggiunge «in questo momento di emergenza, in cui, a livello nazionale e mondiale è venuta fuori l’importanza vitale all’interno del sistema sanitario del personale infermieristico e delle altre professioni sanitarie, l’Ordine degli infermieri chiede con forza che vengano messe in atto tutte quelle iniziative che puntino al rispetto dei bisogni assistenziali dei pazienti e alla tutela dei professionisti sanitari, che in questo periodo emergenziale hanno dimostrato competenza, professionalità e senso del dovere. Confidiamo, quindi – conclude l’Ordine -, che il management aziendale, nella persona del commissario Giuseppe Giuliano, assuma opportuni provvedimenti in merito, con le capacità e le competenze che gli riconosciamo, perché in questi mesi alla guida dell’Asp di Vibo Valentia, ha svolto il suo mandato in maniera seria e responsabile».
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Roma, 3 apr – “Siamo come fratelli”, scriveva ieri una finemente perculatoria Bild, rivolgendosi a noi italiani. Dopo aver bloccato l’export di quasi un milione di mascherine in un momento di vitale importanza per i nostri ospedali, il quotidiano tedesco si ricordava improvvisamente che esiste la “solidarietà” con i “fratelli italiani”, perché “Ora vi vediamo lottare. Vi vediamo soffrire. Anche da noi, la situazione non è facile, ma da voi è mille volte più difficile. Infermiere sfinite che dormono su una sedia. Medici che devono decidere chi può sopravvivere e chi deve morire”. Devono decidere, sì, un po’ come il governo tedesco, con la sua decisione temporanea di bloccare i dispositivi che sarebbero serviti proprio a quelle infermiere e a quei medici stremati, così sapientemente descritti nel fuoco d’artificio retorico della Bild. Ma noi siamo i fratelli casinisti e pasticcioni ma con un cuore grande così, e perdoniamo tutto. E loro dicono di invidiarci: “Volevamo saper cucinare la pasta come voi, bere Campari come voi, amare come voi, la dolce vita, per questo vi abbiamo sempre invidiato”. E perché se ne ricordavano proprio ieri, della pasta e della dolce vita? Ma il motivo è presto detto: sempre sulla Bild è poi apparso un altro articolo che spiegava come la pasta inizi seriamente a scarseggiare nei supermercati tedeschi. A tal punto che la Aldi, una nota catena del settore, ha deciso di venirsela a prendere direttamente in casa nostra, approvvigionandosi con treni speciali e in accordo con la DB Schenker, il ramo della compagnia ferroviaria tedesca Deutsche Bahn che si occupa di logistica. I convogli predisposti per prelevare il prezioso carico di rigatoni, farfalle e pennette prodotte dai “fratelli italiani” arriveranno direttamente in Baviera, da dove poi verranno smistate verso i principali centri della Germania meridionale. “La domanda di pastasciutta e affini è aumentata in maniera drastica a causa della crisi del coronavirus”, scrivono dall’azienda, constatando al tempo stesso che “sono in calo i trasporti verso l’Italia”. “Vengono meno i tir e i treni per il viaggio di ritorno”, ecco perché la scelta di arrivare coi treni. “Diversi treni speciali hanno già portato oltre 60mila pacchi di fusilli, più di 75mila pacchi di penne e 250mila pacchetti di spaghetti dall’Italia a Norimberga, come prima consegna”, spiega l’azienda in una nota, mentre la Schenker ha riferito di aver consegnato finora duecento tonnellate di spaghetti, pennette e altri tipi di pasta. Ecco perché siamo “nel cuore dei tedeschi”, come scrive la Bild: perché gli occorrono i nostri rigatoni. Ma noi, appunto, “sappiamo amare”, non gli toglieremo la pastasciutta dal piatto come fecero loro ai primi di marzo con le nostre mascherine, bloccandole per due settimane. “La forza dell’Italia è donare amore agli altri”. Una lezione che possiamo dare a tutto il mondo. Cristina Gauri
Anche in Germania gli scaffali di molti supermercati si stanno svuotando. I prodotti più desiderati sono pasta, riso, formaggio, pane, farina. I tedeschi temono di rimanere senza pasta a causa dell’emergenza coronavirus, tanto che la catena di supermercati Aldi sta mandando treni speciali in Italia per poter fare scorta nel mezzo della pandemia. «Diversi treni speciali hanno già portato oltre 60mila pacchi di fusilli, più di 75mila pacchi di penne e 250mila pacchetti di spaghetti dall’Italia a Norimberga, come prima consegna», si legge in un comunicato diffuso oggi dall’Aldi. Germania, vendite dettaglio in forte ripresa a febbraio prima della pandemia Volkswagen prolunga chiusura fabbriche tedesche fino al 19 aprile Colpa del coronavirus ma anche del calo della domanda Le domande di pasta sono aumentate in questo periodo in Germania e la catena di supermercati spiega di avere delle difficoltà a soddisfarle, così come anche a importarla. La Schenker, il dipartimento di logistica delle ferrovie tedesche Deutsche Bahn, ha spiegato di aver già provveduto alla presa in consegna di oltre duecento tonnellate di pasta. Ultimo aggiornamento: 17:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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E’ stata revocata l’ordinanza dirigenziale del comune di Nettuno che imponeva a tutte le farmacie di organizzare la vendita dei farmaci in modalità notturna. Da oggi i gestori delle Farmacie presenti sul territorio Comunale possono assicurare il servizio alla popolazione adottando tutte le misure atte al contenimenti del contagio e che solo qualora particolari situazioni non rendano attuabili tali misure, l’espletamento del servizio sarà reso a battenti chiusi, comunicando preventivamente alla ASL competente territorialmente ed a questo Ente, la volontà di svolgere l’attività in tale modalità. Il Comune raccomanda l’osservanza delle misure di contenimento imposte dai decreti ministeriali e, di fatto, concede alle farmacie di decidere se riaprire o continuare a svolgere la propria attività tutta all’esterno delle strutture.
Cinque ulteriori casi di Coronavirus, con il conto generale che sale a 25. È questa la situazione che si sta vivendo a Nettuno, con il sindaco che ha appena reso noto l'esistenza di ulteriori cinque contagi da Covid-19. "In totale i cittadini affetti da Coronavirus sono 25, due in più di quelli conteggiati fino ad oggi e che precedentemente non erano stati registrati come casi riferiti al Comune di Nettuno - si legge nella nota -. L'età media dei contagiati è di 58 anni. Il più anziano tra i positivi al Covid-19 è un signore di 80 anni, mentre la più giovane una ragazza di 22 anni. La maggior parte dei contagiati ha più di 65 anni, ma sono stati registrati anche quattro casi di uomini e donne tra i 35 e i 40 anni. Questo testimonia come questa infezione non colpisca esclusivamente gli over 65, ma può essere contratta anche da persone adulte e giovani". Il picco di contagi si è avuto lo scorso 13 marzo e, al momento, tranne il primo caso registrato (la donna di 75 anni, ndr) le varie situazioni non destano particolare preoccupazione, con la maggior parte delle persone che sono in isolamento domiciliare.
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«Siamo soddisfatti perché è la soluzione più veloce rispetto alle almeno dieci opzioni che erano sul tavolo». Lo ha detto il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, a margine di una conferenza stampa sull’operazione anti-‘ndrangheta scattata oggi, commentando con i giornalisti la scelta di celebrare il maxiprocesso Rinascita Scott in un immobile nell’area industriale di Lamezia Terme, messo a disposizione dalla Fondazione Terina. La scelta è stata adottata, ieri, in un vertice al ministero della Giustizia a Roma al quale, ha confermato Gratteri, «erano presenti il presidente della Corte d’appello di Catanzaro, il presidente del Tribunale di Catanzaro, io, il sindaco di Catanzaro, il presidente del Consiglio comunale di Catanzaro, c’erano i rappresentanti del ministero, il capo gabinetto e due vicecapi gabinetto, il capo del Dipartimento organizzazione del ministero, tutti i vertici del ministero». Secondo Gratteri «la soluzione migliore è stata questa di Lamezia Terme, ecco perché. Primo: ancora ovviamente non c’è nulla di scritto, ma a voce la presidente della Giunta regionale della Calabria ha detto che dà in concessione gratuita questo locale lungo 100 metri per 80 e – ha spiegato il procuratore della Repubblica di Catanzaro - dove possono stare comodamente mille persone, e questa è la cosa più importante, la cosa base. Poi: la Protezione Civile come emergenza ristrutturerà questo locale interno per renderlo agibile nel breve periodo. Si pensa che, se si firma, nell’arco di un mese o un mese e mezzo riusciranno a completare internamente e poi con calma si faranno le opere di messa in sicurezza, ma nel frattempo ovviamente – ha concluso Gratteri - la sicurezza la garantiranno i Carabinieri e l’Esercito».
“Siamo soddisfatti perche’ e’ la soluzione piu’ veloce rispetto alle almeno dieci opzioni che erano sul tavolo”. Lo ha detto il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, a margine di una conferenza stampa su un’operazione anti-‘ndrangheta, commentando con i giornalisti la scelta di celebrare il maxiprocesso “Rinascita Scott” in un immobile nell’area industriale di Lamezia Terme, messo a disposizione dalla Fondazione Terina. La scelta e’ stata adottata, ieri, in un vertice al ministero della Giustizia a Roma al quale ,ha confermato Gratteri, “erano presenti il presidente della Corte d’appello di Catanzaro, il presidente del Tribunale di Catanzaro, io, il sindaco di Catanzaro, il presidente del Consiglio comunale di Catanzaro, c’erano i rappresentanti del ministero, il capo gabinetto e due vicecapi gabinetto, il capo del Dipartimento organizzazione del ministero, tutti i vertici del ministero”. Secondo Gratteri “la soluzione migliore e’ stata questa di Lamezia Terme, ecco perche’. Primo: ancora ovviamente non c’e’ nulla di scritto, ma a voce la presidente della Giunta regionale della Calabria ha detto che da’ in concessione gratuita questo locale lungo 100 metri per 80 e – ha spiegato il procuratore della Repubblica di Catanzaro – dove possono stare comodamente mille persone, e questa e’ la cosa piu’ importante, la cosa base. Poi: la Protezione Civile come emergenza ristrutturera’ questo locale interno per renderlo agibile nel breve periodo. Si pensa che, se si firma, nell’arco di un mese o un mese e mezzo riusciranno a completare internamente e poi con calma si faranno le opere di messa in sicurezza, ma nel frattempo ovviamente – ha concluso Gratteri – la sicurezza la garantiranno i Carabinieri e l’Esercito”.
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CAVALLINO (Lecce) – Un vecchio casolare abbandonato trasformato in un fortino per nascondere preziosa refurtiva. E’ quanto hanno scoperto nelle campagne di Cavallino i carabinieri della stazione locale, che, nel corso di un’ispezione all’interno della struttura diroccata, si sono ritrovati davanti una parte del bottino del maxi furto scoperto la mattina del 14 maggio scorso messo a segno all’interno della merceria-sartoria di viale Marconi a Lecce. Nel casolare, situato in località Simini, i militari hanno rinvenuto, nascosti in sacchi neri da spazzatura, vari articoli di merceria, due macchinari per lavorazioni sartoriali e 12 espositori di legno contenenti varia merce. Come accertato dal titolare del negozio, si trattava proprio di una parte della merce e dei macchinari trafugati dalla sua attività, quando questa era chiusa per il lockdown. Approfittando della presenza delle impalcature coperte da un telo presenti sulla facciata dello stabile per i lavori di ristrutturazione, i ladri hanno preso di mira il negozio riuscendo letteralmente a svaligiarlo, indisturbati. Ad accorgersi del furto è stato lo stesso proprietario quando ha rimesso piede nel negozio, dopo settimane di stop, in vista del riavvio dell’attività. Sulla vicenda sono in corso le indagini della squadra mobile della questura di Lecce, che ieri, grazie al ritrovamento effettuato dai carabinieri, hanno subito un’inaspettata svolta. La refurtiva rintracciata, dopo il riconoscimento, è stata restituita al legittimo proprietario. All’appello, però, mancano ancora diversi pezzi, tra cui altri costosi macchinari.
CAVALLINO – Piromani appiccano un incendio all'interno di un locale, nel piazzale della stazione di servizio: il bar, in fase di ultimazione lavori, sarebbe stato inaugurato tra quattro giorni. Ora, però, non sarà più possibile: gli arredi interni sono stati consumati in maniera consistente dal fuoco. Così come alcune delle attrezzature. L’atto intimidatorio, dalle modalità evidentemente mafiose, si è velrificato nella tarda serata di ieri, ai danni del distributore “Esso” nei pressi dello svincolo che, dalla tangenziale est, conduce sulla via provinciale 23 che che collega Cavallino al capoluogo salentino. Intorno alle 23,25, qualcuno ha dunque inteso provocare gravi conseguenze a un’attività appena ultimata e di proprietà della “Ener Gas” di Napoli, ma data in gestione ad alcuni imprenditori del luogo. Da quanto si apprende, la caffetteria sarebbe stata affittata, a sua volta, a un terzo gestore. Che si sia trattato di una richiesta estorsiva - ipotesi più che plausibile dal punto di vista degli inquirenti - o di una ritorsione dovuta ad altri motivi, lo si potrà accertare soltanto in un secondo momento. I danni sono visibili soprattutto sull’infisso metallico posto a protezione dell’ingresso principale del locale ma, come già accennato, mobilio e attrezzature di quella che sarebbe dovuta essere una caffetteria sono stati ingoiati dalla fiammata. I malviventi hanno manomesso la porta antipanico posta sul retro del locale e, una volta all'interno, hanno appiccato le fiamme. Il valore complessivo delle conseguenze arrecate potrà essere quantificato al termine dei sopralluoghi, ma si parla di svariate decine di migliaia di euro. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco del comando provinciale per spegnere le fiamme e mettere in sicurezza l'area, anche gli agenti di polizia della sezione volanti che ora, assieme ai colleghi della squadra mobile di Lecce, hanno nelle proprie mani le indagini. Al vaglio degli investigatori della questura tutti i filmati disponibili: sono stati recuperati anche quelli delle telecamere installate lungo le stazioni di servizio della vicina tangenziale. Ma gli agenti sperano che qualcuno abbia notato elementi o presenze sospetti e che le stesse vittime del messaggio possano fornire indicazioni sugli autori dell’accaduto.
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“Cari cittadini, con voi ho preso un impegno chiaro: essere sempre trasparente”. Lo dice il sindaco di Paolisi, Umberto Maietta. “Sulla scia di questo impegno, vi comunico che l’Asl di Benevento ci ha fatto sapere l’esito dei primi tamponi effettuati l’altro giorno a Paolisi”, continua il primo cittadino. “Al momento, si tratta di dodici controlli. Di questi, undici afferiscono all’azienda che opera sul nostro territorio ed uno riguarda un altro cittadino”. Maietta evidenzia: “Degli undici tamponi dell’azienda, sei sono positivi. Così come è positivo anche il tampone effettuato al cittadino ma che non riguarda l’impresa. Voglio rassicurarvi immediatamente: le persone positive erano già in quarantena e quindi non hanno avuto ulteriori contatti”. Il sindaco poi precisa: “L’Asl ha disposto la quarantena sorvegliata per le persone positive fino a guarigione e per tutti gli altri, anche con tamponi negativi, la quarantena domiciliare obbligatoria fino al 20 aprile”. “Non fatevi spaventare dai numeri – continua il medico – sono il frutto della nostra opera di controllo e sollecitazione attivata dal primo momento in cui è scattato l’allarme. Il nostro paese sta reagendo bene e dobbiamo continuare così stando a casa secondo quanto impone la legge e le ordinanze. Paolisi si sta comportando in maniera esemplare, trattando il virus senza alcuna remore, con il massimo impegno e trasparenza. Insieme ce la faremo”.
“E’ dalla giornata di ieri che tutta l’Amministrazione comunale di Paolisi sta lavorando per tenere sotto controllo la diffusione del Coronavirus nel nostro paese”. Il sindaco del comune caudino, Umberto Maietta, traccia un primo bilancio della giornata dopo che l’Asl di Benevento ha notificato la presenza di tre casi positivi al Covid-19. “Già l’autorità sanitaria ha provveduto a mettere alcune persone in quarantena obbligatoria – spiega il primo cittadino. Per quanto ci riguarda, abbiamo ricostruito la probabile catena dei contatti che hanno potuto avere i nostri compaesani nei precedenti. Abbiamo inviato una relazione all’Asl per attivare i controlli e provvedimenti di competenza”. Il sindaco poi spiega: “Abbiamo anche suggerito a chi è entrato in contatto con queste tre persone di mettersi in quarantena volontaria in attesa delle decisioni delle autorità sanitarie. Ma voglio essere chiaro e questa volta parlo da medico: è necessario che a Paolisi vengano fatti altri tamponi e che essi siano analizzati in tempi rapidi. Solo così sarà possibile evitare una diffusione del contagio e tenere i nostri concittadini tranquilli”. Maietta evidenzia: “E’ davvero inquietante che nella giornata di oggi nessuno dall’Asl mi abbia risposto. Aspetterò fino a domani dopodichè adotterò tutte le iniziative possibili. Dobbiamo proteggere la salute dei nostri concittadini ed è necessaria la collaborazione di tutti”.
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In Italia? Stiamo vedendo “quello che non dovremmo fare” per contenere il coronavirus, per questo tutti “ci sono grati”. Il Kommersant, principale giornale economico russo, ha pubblicato un’intervista ad Alexander Semenov, virologo russo e direttore del laboratorio di immunologia e virologia presso il Pasteur Rospotrebnadzor Research Institute of Epidemiology and Microbiology di San Pietroburgo. Attualmente è a Bergamo: fa parte dell’equipe inviata in Italia dal ministero della Difesa russo per assistere il governo di Roma nell’affrontare l’epidemia prodotta da SarsCoV2. Il sistema sanitario italiano, spiega Semenov, “è quasi crollato”, e racconta “l’emozione” dei medici lombardi quando hanno visto arrivare le apparecchiature portate dai russi. L’intervista va inserita in un quadro: il soft-power (piuttosto affilato) con cui la Russia ha sponsorizzato la missione medico-militare in Italia. In questo occorre ricordare anche la reazione violenta del ministero della Difesa contro la Stampa, rea di aver sollevato dubbi a proposito dello schieramento russo, che, ha scritto il quotidiano torninese, potrebbe anche essere composto da operativi del servizio segreto militare (Gru) e che non sarebbe una semplice missione solidale. Semenov spiega però che quando i colleghi italiani hanno visto arrivare i russi erano come “un bambino che ha ricevuto regali per il nuovo anno!”, perché stanno subendo il peso di turni molto lunghi e dunque carichi di lavoro pesantissimi. Dice l’esperto russo che questo succede anche perché l’Italia ha tagliato al spesa sanitaria, mentre spiega che in Russia “siamo al primo posto al mondo per dispositivi di ventilazione meccanica”. Poi aggiunge che questo permetterà a Mosca di evitare le situazioni tragiche viste in Italia, “quando un medico ha una o due macchine per la ventilazione meccanica e tre o cinque pazienti con sindrome da distress respiratorio” (la Covid-19, ossia la sindrome prodotta dal nuovo coronavirus responsabile dei decessi). “È pazzesco dover affrontare una scelta del genere, [scegliere] a chi dovrebbe essere permesso di respirare! In una tale situazione, il concetto di etica medica non è più tra i compiti teorici, ma la scelta più difficile per un medico”, dice Semenov al Kommersat. In Italia ci sono state condizioni del genere, soprattutto nella provincia di Bergamo, tanto che sono state diffuse linee guida dalla Società scientifica anestesisti-rianimatori. Concetti mutuati dalla medicina delle catastrofi per assistere i medici nell’utilizzo etico” delle risorse intensivistiche. Il medico russo si rivolge poi ai suoi concittadini per metterli in guardia sui rischi: “Mi piacerebbe molto portarli nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale di Bergamo e mostrare quel che può succedere se non si prende in tempo”. “Qui, in Italia, erano in ritardo di almeno tre settimane: abbiamo visto come non farlo” aggiunge, “ora capiamo molto più di due settimane fa, quando stavamo appena iniziando a lavorare e ad aiutare qui”. E parla delle misure che, anche grazie all’esperienza diretta sul campo italiano, la Russia sta mettendo in atto. L’articolo si chiude con Semenov che spiega che quando i bergamaschi per strada riconoscono lui e i colleghi dalle uniformi, rispettando la social distancing imposta dal governo, gli gridano “Grazie Russia!”, e riempiono i militari russi di buone parole: “Sappiamo che siete qui. Vi siamo grati”. E questo succede ogni giorno, dice, “ogni uscita per andare in un negozia a prendere una sciocchezza elementare come succo di frutta o yogurt è accompagnata da due o tre ringraziamenti emotivi degli italiani”. ultima modifica: da
In un'intervista con Askanews il capo della missione diplomatica russa in Italia Sergey Razov ha ribadito ancora una volta l'assistenza russa per fronteggiare il Covid-19 "non è oggetto di mercanteggiamenti" o "pagamenti di conto". Sergey Razov ha parlato ancora nel dettaglio degli aiuti mandati da Mosca per la lotta al Covid-19 in Italia in un'intervista con Askanews. Come già precedentemente riferito dal ministero della Difesa russo e dallo stesso ambasciatore ed oggi dal governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana, i medici militari e specialisti delle truppe di protezione NBC (nucleare, biologica e chimica) inviati dalla Russia saranno "fianco a fianco dei colleghi italiani" a Bergamo, la città più colpita dall'epidemia Covid-19. Nell'intervista pubblicata oggi, Razov ha aggiunto che "decisioni su voli speciali supplementari saranno adottate in base all'evolversi della situazione e alla necessità". Rispondendo alla domanda sulla reazione dei cittadini russi agli aiuti forniti all'Italia, l'ambasciatore Razov ha evidenziato che l'amore dei russi per l'Italia non è un segreto ed è noto a tutti ed ha sottolineato che "forte è il senso di solidarietà nei confronti del popolo italiano", aggiungendo che la minaccia del coronavirus è crescente e comune. "Nel determinare l’entità degli aiuti all'Italia, la leadership russa ha fatto riferimento alle nostre riserve e capacità reali", ha osservato il diplomatico. All'osservazione secondo cui con questi aiuti la Russia in futuro potrebbe chiedere all'Italia di "pagare il conto" con azioni concrete a Bruxelles per la revoca delle sanzioni contro Mosca a seguito degli eventi in Ucraina e della riunificazione con la Crimea, senza esitazioni Razov ha smentito doppie finalità, ribadendo la posizione già espressa dalla leadership russa in più di un'occasione: Mosca non ha introdotto per prima le sanzioni, pertanto non è suo il compito di sollevare la questione della loro abolizione. "Non è oggetto di mercanteggiamenti, pagamento di conti e via dicendo. Oggi su un autorevole quotidiano italiano ho letto con notevole sorpresa che una parte significativa delle attrezzature e dei veicoli forniti dalla Russia non sarebbe necessaria e che la nostra assistenza sarebbe dovuta soprattutto a considerazioni di propaganda politica. Mi sembra che meglio sarebbe rivolgere tale domanda agli abitanti della città di Bergamo, dove purtroppo si registrano molti malati e molte vittime. In merito alla politica e alla propaganda, a mio parere certi giudizi sono frutto di coscienze perverse che vedono secondi fini insidiosi nel desiderio disinteressato di aiutare un popolo amico nel momento del bisogno".
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L'audacia creativa delle donne e degli uomini di buona volontà sarà l'unica arma per sconfiggere la pandemia e la conseguente
Nella giornata di ieri, con delibera di Giunta comunale, è stato approvato l’avviso per il pagamento delle utenze domestiche a favore di persone e famiglie di Giulianova in condizioni di disagio economico e sociale. Tali contributi derivano dal Fondo Sociale istituito da Comune, al quale la Commissione Pari Opportunità di Giulianova ha devoluto l’intero incasso della cena di autofinanziamento, svoltasi a settembre, con l’intento di devolvere la donazione a tutte quelle donne giuliesi che hanno affrontato in solitudine la quarantena, perché vedove oppure separate, divorziate con figli o ragazze madri, e che si trovano a vivere situazioni di particolare difficoltà economica, proprio a causa dell’emergenza sanitaria in atto. “Invitiamo queste nostre concittadine ad inoltrare la richiesta per l’ottenimento dei contributi al Comune di Giulianova – dichiara la Presidente della Cpo Marilena Andreani – consultando l’avviso pubblicato sul portale web dell’Ente. La nostra, di certo, è stata una piccola goccia nell’oceano della solidarietà e ringraziamo tutti i privati e le aziende che hanno contribuito, con le loro donazioni, a garantire un aiuto concreto alle persone e alle famiglie in difficoltà”. Condividi su: Tweet WhatsApp Telegram
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© Agenzia Nova - Riproduzione riservata - Bisogna assolutamente evitare che l’emergenza sanitaria si trasformi in un danno economico irreparabile generando devastazione sociale. Lo ha affermato Lando Maria Sileoni, segretario generale della Federazione autonoma bancari italiani (Fabi), durante la sua audizione davanti alle commissioni riunite Finanza e Attività produttive della Camera. “Servono intelligenza e capacità negoziali per arrivare ad una maggiore disponibilità di interventi a fondo perduto, senza i quali prevediamo una situazione molto difficile”, ha precisato Sileoni. Il segretario della Fabi ha poi sottolineato la necessità di prestare attenzione soprattutto al comparto del lavoro stagionale, per la ripartenza della cui attività servono “sforzi straordinari”, dal momento che il futuro dell’economia nazionale dipende anche dalla “stagionalità dell’attività imprenditoriale e dell’occupazione”. Sileoni si è poi detto d’accordo con la decisione di attribuire alle banche il compito di far circolare il denaro grazie ai prestiti garantiti dallo Stato, a condizione che venga “eliminata la burocrazia creata per favorire il disimpegno delle proprie responsabilità personali da parte della maggioranza dei gruppi dirigenti delle banche”. (Rin)
© Agenzia Nova - Riproduzione riservata - Nel settore bancario c’è "troppa burocrazia, costruita nel tempo per tutelare gli altissimi dirigenti dalla propria responsabilità individuale. In questo momento, è ingiusto puntare il dito contro le figure intermedie dal momento che il potere sul credito è nelle mani dei Cda e delle direzioni generali degli istituti". Lo ha affermato il segretario generale della Federazione autonoma bancari italiani (Fabi), Lando Maria Sileoni, durante la sua audizione di oggi alla Camera dei deputati. “È il momento giusto per accelerare l’elaborazione di una legge che regoli il conflitto di interessi nelle banche, per impedire la presenza di imprenditori o industriali nei consigli di amministrazione degli istituti di credito in cui detengono affidamenti o conti correnti”, ha detto Sileoni, sottolineando che coloro che oggi stanno tentando di “difendere la propria banca locale utilizzando come scudo la difesa dei lavoratori dovrebbero riportare qui i propri fondi accumulati all’estero investendo nella propria attività, senza utilizzare fondi di Stato che devono servire per aziende sane in difficoltà a causa dell’emergenza”. (Rin)
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LUCCA In un condominio di S. Anna e in un palazzo con più appartamenti ad Altopascio sono apparsi volantini che, su carta intestata Ministero dell’Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza e logo della Repubblica Italiana, invitavano gli eventuali residenti nell’edificio a lasciare le abitazioni ospitanti per rientrare nel loro domicilio di residenza. E avvertivano di controlli serrati delle forze dell’ordine e di eventuali denunce o ammende in presenza di domicilio differente da quello della residenza. Si tratta di un falso. Di volantini- truffa ideati da qualche stupido o da persone in malafede che vogliono poi approfittare dell’appartamento vuoto per compiere furti e razzie. La polizia di Stato infatti invita gli abitanti a non tenere conto delle indicazioni contenute e a segnalarli alle forze di polizia. E poi assai risibile la parte finale del volantino quando si legge «ammenda sino a 206 euro e arresto sino a 3 mesi, reclusione dai 3 ai 12 anni nei casi più gravi». Nessuna norma emanata dallo Stato può prevedere una simile pena in caso di un’ipotesi di reato che rimanda all’articolo 1 del Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo concernente lo spostamento delle persone fisiche all’interno del territorio nazionale. —
Cronaca Attenzione alla truffa, non esitate a chiamare il 112 di Si è diffuso in questi giorni, in molte province italiane, un falso volantino scritto su carta intestata del “Ministero dell’Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza”, con il logo della Repubblica Italiana. Il falso volantino, che in alcune città è stato trovato affisso negli androni dei palazzi e sui muri dei quartieri, invita eventuali non residenti degli stabili a lasciare le abitazioni che li ospitano, per rientrare nel proprio domicilio di residenza, perché sarebbe in corso l’attività di controllo delle autorità. Riporta anche l’obbligo di presentare, a richiesta, la documentazione di affitto della casa e i propri documenti con foto. Fate attenzione. E’ l’astuta mossa di qualche malintenzionato per entrare nelle case in questo periodo di emergenza per Covid-19. Chiunque si imbatta in simili volantini è pregato di segnalarne la presenza alle Forze di Polizia.
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Alla vigilia della ripartenza delle attività, Vivere il Centro Storico va alla carica sui varchi telematici e la sosta, bocciando tra l’altro anche l’idea di concedere suolo pubblico e gratis agli esercenti della città in modo indiscriminato. “La posizione dell’Ascom degli ultimi mesi ci aveva un po’ stupito. Era difficile da capire per quale motivo non si era registrata una levata di scudi di fronte a due misure fatte passare come se fossero a sostegno dei locali del centro storico, che ignorano il resto del Comune e che comunque sono ininfluenti anche dentro le Mura. ’ abolizione della tassa di soggiorno e del biglietto per i pullman di turisti ci sembrano misure completamente insignificanti per due motivi: questa estate non ci saranno pullman di turisti e tutte le prenotazioni alberghiere sono state annullate. Che dire poi di un contributo economico identico per tutte le attività indipendentemente dal reddito aziendale. A proposito, si tratta di denaro comunale che raccoglie le tasse di tutti i cittadini compresi i famigerati residenti del Centro Storico, però l’Ascom non ha sollevato obiezioni perché, come si dice “pecunia non olet”. Forse tutta questa accondiscendenza da Ascom era parte del paniere che conteneva le misure che tanto stanno a cuore a pochi componenti dell’Associazione: lo spegnimento dei varchi telematici e l’esproprio degli stalli ai residenti. Misure già messe in atto dall’amministrazione, come nel primo caso e in corso di seria valutazione per la seconda ipotesi: mettere addirittura 300 stalli gialli a pagamento”. “Misure – proseguono da Vcs – che stridono con la vocazione turistica ultimamente ribadita da componenti del governo lucchese, ma che siamo certi troveranno l’appoggio di almeno un paio di assessori. Non bastava aver tolto il divieto di bivacco e consentire che vie e piazze del centro storico diventassero una grande area di somministrazione all’ aperto stile sagra paesana. Adesso sembra che perfino le piazze monumentali dovranno ospitare tavoli e sedie e ci domandiamo come sarà possibile far coesistere i tavoli sul sagrato di San Michele con delle aspettative turistiche. Adesso si aspira a trasformare un centro monumentale in una caotica cittadina stile mediorientale perché ciò rientra nella visione di pochi commercianti che non dimostrano di capire dove stanno i loro interessi”. Il Comitato Vivere il Centro Storico sta ricevendo “moltissime proteste per le proposte dei vertici di Ascom ed i membri cominciano ad avanzare proposte che sicuramente sono di pancia, ma che per statuto dovranno essere valutate appena potremo riunirci. Si parla dello sciopero degli acquisti nei negozi del centro storico, volantinaggi e consulenze ai residenti per acquistare online, pubblicità a locali fuori dalle Mura ritenuti vantaggiosi per qualità e prezzo e poi la verifica dei dati oggettivi di bilancio aziendale dei locali. Ancor prima di chiedere un ampliamento dello spazio esterno, non sarebbe giusto valutare il registro dei corrispettivi dell’ anno precedente?”.
La segnalazione di Vivere il Centro Storico sui tavoli di bar e ristoranti nelle piazze? “Non è stata compresa”, dicono dal comitato. “La posizione di Confcommercio e dell’ assessore Mercanti in merito alla segnalazione effettuata dal comitato – scrivono – e da questi definita esposto è semplicemente grottesca”. “Nella segnalazione effettuata dal comitato – si chiarisce – si evidenziava che in alcune strade/piazze c’erano tavoli e sedie lasciati nella disponibilità di chiunque volesse utilizzarli. Il motivo della segnalazione era dovuto al fatto che ciò avveniva in barba ai vigenti divieti governativi e in difformità a quanto previsto dal regolamento Cosap in quanto offriva quelle possibilità di assembramento che il Comune e il governo si sforzano di scoraggiare per l’ emergenza covid 19“. “In aggiunta – spiegano da Vcs – si deve rilevare che queste occupazioni di suolo pubblico impedivano la sanificazione di tratti di strade e piazze che in molti casi ne avevano estremo bisogno, anche per gli sputi lasciati al suolo dagli improvvisati avventori. Certo che se a Lucca ci fosse stato un assessore alle attività produttive che, come è sempre successo fino a due anni fa, avesse voluto collaborare anche con i residenti, la via più breve sarebbe stata ancora più snella della comunque peraltro banale segnalazione”. “Oltretutto – vanno avanti da Vcs – a questo punto sia l’assessore che Confocmmmercio dovrebbero spiegare pubblicamente il perché di tanto clamore relativamente a questa vicenda che, ripetiamo, andava nel rispetto delle leggi comunali, nazionali e della sanità pubblica e che, per di più, potendosi risolvere con il semplice accatastamento di tavoli e sedie e quindi essendo a costo zero, non poteva provocare vittime”. Forse ci dobbiamo ritenere colpevoli del reato di lesa maestà?”. “Il fatto che, come dice l’ assessore ha dovuto fare la determina perché da una settimana gli operatori non le prestavano attenzione – afferma Vcs -, la dice tutta. Rivolgiamo un bonario appello a tutte le parti in causa invitandole a non diffondere informazioni false o non veritiere come quella che abbiamo richiesto di elevare le sanzioni perché questo non è vero e, trattandosi di atti protocollati, avremo gioco facile a dimostralo in una eventuale causa legale volta a tutelare la nostra immagine”.
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Borgo San Dalmazzo si appresta a celebrare il 25 aprile 2020, 75° Anniversario della Liberazione d’Italia dal nazifascismo nell’impossibilità di svolgere le consuete celebrazioni pubbliche, rispettando le restrizioni previste in questo momento emergenziale. “Al giorno d’oggi – dichiara il Sindaco Gian Paolo Beretta – si dà spesso per scontato il valore della liberta, una Libertà conquistata a caro prezzo 75 anni fa. In questo momento storico così drammatico, ricordiamo l’attualità dei valori che questa celebrazione rappresenta: unità, solidarietà, democrazia, umanità, civiltà e dignità delle persone sono e devono essere i punti fermi di questa giornata e della nostra quotidianità.” Sabato 25 aprile, alle ore 9.00, il Sindaco si soffermerà per un momento di raccoglimento e commemorazione presso il monumento in Piazza della Liberazione.
Arriverà domani sul tavolo della Giunta comunale di Borgo San Dalmazzo il progetto di ricollocazione dei banchi non alimentari del mercato settimanale del giovedì lungo via Boves e sul piazzale Padre Martini. Già a partire da giovedì 21 maggio altri 52 posteggi del settore non alimentare si aggiungeranno ai 24 spazi di vendita di prodotti agricoli ed alimentari ormai riposizionati dal 23 aprile scorso nell’area Bertello, così da raggiungere un complesso di 76 posteggi di vendita. “Abbiamo voluto agire tempestivamente e giusto all’indomani dell’adozione dei provvedimenti nazionali e regionali che autorizzano finalmente un’ampia ripresa delle attività commerciali – ha commentato il Sindaco Gian Paolo Beretta – desidero esprimere a tutti gli operatori del commercio la soddisfazione e l’augurio corale dell’Amministrazione comunale per un pieno e fruttuoso rilancio”.
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Tra i candidati alle elezioni regionali Calabria c’è anche Carlo Tansi. Nato a Cosenza, classe 1962, l’aspirante governatore ha una laurea in scienze geologiche col massimo dei voti. Approfondisce poi la materia grazie a una borsa di studio che gli permette di effettuare un’esperienza presso il Cnr. Diventa dunque un esperto di protezione dal rischio idrogeologico e il suo futuro professionale inizia proprio all’interno dello stesso Cnr. L’impegno lavorativo lo porta ad occuparsi dell’Appennino meridionale e in particolar modo delle faglie che sono alla base dei fenomeni franosi e delle attività sismiche. L’Università della Calabria lo sceglie per insegnare geologia strutturale per ben 13 anni. Inoltre Tansi diventa vicepresidente dell’Ordine calabrese dei geologi e viene incaricato per importanti percorsi scientifici di ricerca anche a livello internazionale. Dal 2015 al 2018 dirige la Protezione Civile regionale, in un contesto come quello calabrese dove le alluvioni, i terremoti e gli smottamenti sono praticamente all’ordine del giorno. Lavora fianco a fianco con le istituzioni locali, con gli enti di salvaguardia del territorio e con tutti i soggetti coinvolti nella tutela paesaggistica. A maggio 2018 viene premiato per aver ottenuto ottimi risultati nel campo dell’innovazione tecnologica. C’è poi una vicenda che genera un dibattito acceso poiché l’ultimo giorno dell’incarico professionale a capo della protezione civile Tansi viene sospeso. Il provvedimento provoca per il dirigente l’impossibilità di ricandidarsi. Dunque torna a svolgere le proprie mansioni al Cnr. Il calore dimostrato dalla cittadinanza attiva a seguito dell’esclusione forzata dagli incarichi regionali lo convince presentarsi per diventare presidente della Calabria. Carlo Tansi e il movimento arancione Nessun partito tradizionale figura dentro la lista a sostegno di Carlo Tansi. L’ex dirigente della protezione civile si colloca in una dimensione completamente civica, contando sul supporto della gente comune. All’interno della stessa lista non figurano nomi riconducibili ai partiti. Il movimento è caratterizzato dal colore arancione del simbolo, variante cromatica che lo stesso Tansi paragona alla distanza abissale con la cosiddetta casta dei partiti che si presentano a livello nazionale. All’interno del cerchio arancione con la scritta Carlo Tansi Presidente compaiono tre simboli di altrettante liste di base: Calabria libera, Calabria Pulita e Tesoro Calabria. In realtà Tansi dice di avere una base elettorale politica di appoggio, ovvero quella dei cittadini che si astengono. La Calabria è una terra difficile dal punto di vista della fiducia nelle istituzioni. L’unica esperienza politica precedente di Tansi è stata animata proprio dallo spirito di rendere rappresentanza ai luoghi che non l’avevano più come San Luca, Comune dell’Aspromonte dove si è fatto eleggere consigliere nelle file della minoranza. L’idea è quella di riproporre un’analoga riflessione su base regionale, portando la cittadinanza ad interessarsi della politica attraverso l’esercizio della democrazia. Il bacino elettorale dove andrà a pescare Tansi dunque è estremamente variegato e non si pone recinti ideologici. Particolarmente attratti dall’offerta di Tansi potrebbero risultare i delusi del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle ma non è escluso che possa essere votato anche da ambienti più vicini al centro-destra. Carlo Tansi contro “la casta” Il nemico principale dell’azione politica di Tansi sono i vecchi partiti e soprattutto la cosiddetta lobby di potere che ha rovinato una terra magnifica consegnandola alla rassegnazione e all’arretramento su troppi aspetti economici e sociali. In questa regione “casta” non significa soltanto classe dirigente politica vecchia che si auto-conserva per rimanere inchiodata alla poltrona. Tansi promette una lotta senza sconti alla ‘ndrangheta, che produce ricchezze per oltre 50 miliardi annui, sottraendo risorse fondamentali agli enti locali, all’imprenditoria, ai cittadini. Battersi contro il malaffare ha come obiettivo primario la ridistribuzione dei proventi sotto forma di posti di lavoro. La questione occupazionale è un punto fermo del programma di Tansi, in un contesto che conta solo il 40% degli occupati, con i giovani nella fascia 18-24 anni che faticano a trovare un impiego e con un tasso altissimo di disoccupazione che arriva in questo segmento d’età fino al 36%. Per quanto riguarda il turismo la ricetta di Tansi non passa da strutture ricettive gigantesche e relative promesse che magari rischiano di rimanere disattese. Si punta invece a un turismo diffuso, per rivalorizzare i piccoli borghi e i tesori calabresi che dovrebbero essere conosciuti per la loro bellezza e unicità. Un occhio di riguardo va poi riservato ai beni culturali, considerando che in Calabria si può parlare di tracce greche, italiche e romane. L’altro grande tema è la sanità, con ospedali spesso inefficienti che non garantiscono adeguati livelli di assistenza, diritto costituzionale che non deve rimanere solo sulla carta. Durante la campagna elettorale Tansi si è scagliato più volte contro la casta. Già alla presentazione al Torrione Hotel di Reggio Calabria ha promesso di rompere definitivamente con i vecchi schemi e soprattutto con quelli che definisce veri e propri burattinai della politica. La cricca del malaffare, secondo Tansi, tiene bloccata la sanità, genera disoccupazione e sfiducia. Tansi dice che i vecchi partiti lo temono perché sanno che i cittadini nutrono profonda stima nei suoi confronti, avendolo conosciuto a capo della protezione civile. Ultimo ma non per importanza l’argomento della meritocrazia. Carlo Tansi contro Bruno Vespa Negli ultimi giorni di campagna elettorale ha fatto parlare la decisione di Carlo Tansi di denunciare Bruno Vespa. Il candidato indipendente si è infatti rivolto all’Agcom protestando contro l’omissione del suo nome nei sondaggi sulle elezioni regionali Calabria pubblicati da Porta a Porta. L’ex capo della protezione civile regionale ha poi spiegato su Facebook: “Ci risiamo – scrive Tansi su Facebook – Bruno Vespa ieri a Porta a Porta su Rai 1 ha omesso il mio nome violando la Par Condicio! Il sondaggio ha riguardato i candidati Santelli, Callipo e Aiello, mentre il nome del quarto candidato del quale è stato alla gente ‘a chi voterebbe alle prossime regionali?’ non è stato TANSI ma ALTRI. Quindi nessun elettore interpellato dal sondaggio ha avuto la possibilità di indicare il mio nome come candidato preferito. Ormai è palese il disegno, faccio paura a tutti! La campagna elettorale è entrata nel vivo e puntuali arrivano i mezzucci per rallentarmi. Ho interessato il mio legale Nicola Mondelli di denunciare Bruno Vespa e la trasmissione Porta a Porta per il grave danno arrecatomi”. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Si appella ad Agcom Carlo Tansi, candidato civico alle prossime regionali, che ha visto omesso il proprio nome dal sondaggio andato in onda a Porta a Porta. "Sono vittima della casta dell'informazione", ha scritto sulla sua pagina Facebook denunciando quanto accaduto nella trasmissione condotta da Bruno Vespa. Il giornalista di Rai 1 ha mostrato i numeri relativi ai candidati delle regionali in Calabria, omettendo però il nome di Tansi derubricato a un generico "Altri". Ma l'invettiva non si limita a questo, perché il candidato riferisce di essere in possesso di percentuali superiori rispetto a quelle mostrate da Vespa (un 3-5 per cento a fronte di un 30 per cento). "Ci risiamo – scrive Tansi su Facebook – Bruno Vespa ieri a Porta a Porta su Rai 1 ha omesso il mio nome violando la Par Condicio! Il sondaggio ha riguardato i candidati Santelli, Callipo e Aiello, mentre il nome del quarto candidato del quale è stato alla gente 'a chi voterebbe alle prossime regionali?' non è stato TANSI ma ALTRI. Quindi nessun elettore interpellato dal sondaggio ha avuto la possibilità di indicare il mio nome come candidato preferito. Ormai è palese il disegno, faccio paura a tutti! La campagna elettorale è entrata nel vivo e puntuali arrivano i mezzucci per rallentarmi. Ho interessato il mio legale Nicola Mondelli di denunciare Bruno Vespa e la trasmissione Porta a Porta per il grave danno arrecatomi". Insomma Tansi si appella alla normativa disciplinante la Par Condicio per cui tutti i candidati devono ottenere la stessa visibilità.
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Da domani, martedì 5 maggio 2020, riapre il cimitero del Comune di Aquino, salvo nuove disposizioni regionali o nazionali. Il cimitero sarà aperto tutti i giorni, incluso i festivi, dalle ore 9:00 alle ore 12:00 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00.Per l’accesso al cimitero comunale sarà obbligatorio indossare la mascherina protettiva. Esenti da tale obbligo saranno i bambini con età inferiore ai 6 anni e persone con forme di disabilità non compatibili con l’utilizzo della mascherina. Sarà obbligatorio osservare la distanza minima di 1 metro da altre persone e sarà vietata ogni forma di assembramento. Consigliamo l’uso dei guanti. L’ente si riserva la facoltà di contingentare gli ingressi qualora l’afflusso contemporaneo di persone non permetta il distanziamento sociale previsto di un metro.Per quanto riguarda le operazioni di tumulazione e/o estumulazione saranno effettuate esclusivamente dalla ditta concessionaria del servizio. Potranno assistere solo i congiunti del defunto fino a un massimo di 15 persone, gli operatori della ditta di onoranze funebre e un Ministro del Culto. Per quanto riguarda, invece, le attività correlate alla gestione della Chiesa posta all’interno del cimitero, potrà intervenire un solo Ministro di Culto per volta. Le cerimonie funebri saranno possibili, possibilmente all’aperto, con esclusiva partecipazione dei congiunti fino a un massimo di 15 persone. comunicato stampa
LACONI. Mentre le attività si preparano ad un ritorno alla normalità, la prima del paese a sollevare le serrande nella cittadina è il distributore di carburanti. Dopo un lungo periodo di chiusura ieri è arrivata la comunicazione ufficiale da parte dell’ amministrazione comunale della riapertura del servizio. La chiusura del distributore laconese non ha nulla a che vedere con le disposizioni che hanno portato alla chiusura, a seguito della pandemia, di tutte le attività non essenziali. I problemi, infatti, legati a diverse difficoltà e agli accordi, ormai svincolati, tra il Comune, proprietario dell’ area, e la IP sono andati avanti per 7 anni, comportando lunghi periodi di chiusura e il rischio di cancellare definitivamente il servizio perché, sostanzialmente, l’impianto laconese era considerato dalla compagnia petrolifera poco redditizio rispetto ad altri. Ieri, invece la riapertura, inattesa ma fortemente auspicata, c’è stata ed è stato un evento accolto positivamente dagli utenti, benchè in un periodo di limitazione degli spostamenti come quello attuale. Tante sono state, infatti, le battaglie nel corso degli anni per ripristinare un servizio la cui mancanza prolungata ha prodotto disagi e maggiori spese ai cittadini, costretti a spostarsi nei paesi vicini per fare approvvigionamento di carburante.
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Roberto Fico smentisce accordo con il sindaco di Napoli e il candidato Sandro Ruotolo per le suppletive. E’ emerso un duro dissenso verso i vertici nazionali: “vi abbiamo mandato noi a Roma, siete dei portavoce, venite a presentarvi alle comunali e vediamo quanti voti prendere” 500 partecipanti, sette ore di interventi regolati rigidamente dal cronometro con 2 minuti a testa. L’assemblea indetta all’Hotel Ramada dagli attivisti del Movimento 5 Stelle si è trasformata in una grande festa della democrazia, una giornata di riscatto e di senso di appartenenza. Grande la voglia di ritrovare l’identità perduta, ricominciare a vincere per cambiare la società e difendere gli interessi dei senza voce, dei senza diritti, degli ultimi. Sulle alleanze per le regionali di primavera e le suppletive di Napoli è arrivato il 90% di no schiaccianti ad accordi con il Pd (“con e senza De Luca candidato”) e a patti trasformistici con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Un No secco che ha costretto Roberto Fico a smentire l’articolo pubblicato da “Cronache di Napoli” su presunte intese con il primo cittadino partenopeo Sulla candidatura di Sandro Ruotolo alle suppletive del prossimo 23 febbraio. “Qualcuno ha pensato che io sia andato a dire di votare per Sandro Ruotolo a causa di un trafiletto su un giornale? Vuol dire che non ci conosciamo se pensate questo”– ha detto Fico che subito dopo si è fatto fotografare insieme a Luigi Napolitano candidato del Movimento alle suppletive nel collegio 7 Gli interventi dei pochissimi pentastellati disponibili a sedersi ad un tavolo con i Democratici e gli arancioni sono stati coperti da fischi e “buuu” di dissenso. Verso i vertici nazionali è emersa tanta diffidenza: “vi abbiamo mandato noi a Roma, siete dei portavoce, venite a presentarvi alle comunali e vediamo quanti voti prendere”, grida un attivista, tra gli applausi della sala. Roberto Fico, presente dall’ inizio alla fine, scatta qualche selfie con i simpatizzanti, ma viene chiamato in causa da interventi critici. Dure critiche agli esponenti filo-piddini. Il ministro Vincenzo Spadafora fiutato il clima di tensione ha preferito disertare l’assemblea. Il parlamentare Luigi Gallo si è seduto in ultima fila. La capogruppo regionale Valeria Ciarambino, manda un messaggio preciso ai vertici: “chiediamo che a votare sulla piattaforma Rousseau siano solo i campani“. La combattiva consigliera regionale Maria Muscarà chiede se ci sono “accordi romani” per un’alleanza con il Pd. “Se è così, ditecelo, e prenderemo altre strade”. “Per 5 anni all’opposizione – dice Muscarà – abbiamo provato ogni giorno a convincere i signori della maggioranza ad adottare provvedimenti. Se il Pd avesse voluto sostenere il nostro programma, lo avrebbe già fatto. Agli amici romani ho chiesto spesso – osserva Muscara’ – perché i nostri provvedimenti non venissero adottati. La risposta? Il contratto, prima con la Lega, ora con il Pd”. Maria Muscarà Ancora più duro Matteo Brambilla, consigliere comunale di Napoli ed ex candidato-sindaco del Movimento: “sono arrabbiato, non avrei mai pensato di dover discutere di questo. Se si tratta di mettere una croce sul nostro simbolo affiancato a quello del Pd, non avrete mai il mio voto, né quello della mia famiglia“. E il parlamentare Vincenzo Presutto: “M5S è l’identità. Ora dobbiamo continuare il percorso riorganizzandoci, ripartendo dagli errori. Ne abbiamo fatti tanti, più in alto si è andati, più ne sono stati fatti. Ma ora ritroviamo la nostra identità. Se il Movimento si apparenta con un soggetto sclerotizzato come il PD, che non ha futuro, daremo vita a dei morti. Non confondiamo il contratto e un programma che sono successivi alla tornata elettorale con un accordo pre-elettorale. Non ci andiamo a confondere con gli stessi soggetti che siamo andati a combattere per gli interessi degli italiani. Quindi io dico no a una alleanza politica per le prossime regionali. Pasquale Guerriero, attivista di Marcianise: “Non sono disposto a scelte calate dell’alto, ma so che non voglio essere una tessera, non dobbiamo diventare il partito delle tessere come il Pd”. Annalucia Grimaldi, facilitatrice e consigliere comunale di Mercato San Severino, sostiene che “il Partito democratico è un sistema, un sistema con cui non possiamo allearci. Non c’è bisogno di consultare Rousseau“. Applausi scroscianti per Rosa Contò di Sant’Antonio Abate: “Esprimo il pieno dissenso all’alleanza con il PD a nome del meet-up. Il Movimento deve recuperare la sua identità”. Valeria Ciarambino La sintesi è stata fatta, a fine assemblea, da Valeria Ciarambino, capogruppo in Consiglio regionale e facilitatrice nazionale. “Gli attivisti hanno chiesto che il momento delle regionali sia un momento di rinascita. Porteremo questa decisione, contraria alle alleanze, al capo politico– spiega Ciarambino- che deciderà se fare un passaggio di votazione o se questa risposta così chiara è sufficiente. Poi si parte insieme verso le regionali”. L’esito dell’assemblea verrà comunicato già stasera al capo politico reggente Vito Crimi e al facilitatore nazionale campagne elettorali Danilo Toninelli che decideranno se aprire o meno una votazione su Rousseau in merito alle alleanze. “Il passaggio su Rousseau- spiega il facilitatore regionale campano Agostino Santillo– sarà comunque fatto in caso di un’apertura alle liste civiche”. Ciro Crescentini
La base del Movimento 5 Stelle si divide in vista delle elezioni Regionali in Campania che si terranno in questa primavera. Nel corso dell'assemblea tenutasi all’Hotel Ramada di Napoli, è stato netto il responso negativo su un'alleanza con il Partito democratico: circa il 90% ha bocciato categoricamente un accordo con o senza Vincenzo De Luca come candidato dei dem. Un incontro durato 7 ore che ha messo i pentastellati a un bivio, con circa 120 interventi al microfono: da considerare che quei pochi esponenti favorevoli al dialogo sono stati coperti da fischi di dissenso. La base la pensa diversamente da Roberto Fico, che era presente: " Per me il punto davvero importante è aver ascoltato tutti, e questo prescinde un po’ dall’idea di costruire un percorso nuovo in Campania ". Poi specificato che adesso " i facilitatori regionali porteranno a Vito Crimi queste opinioni e si deciderà ". Valeria Ciaramino, regista dell'assemblea, ha così sintetizzato le richieste arrivate dalla maggioranza: " Chiediamo che a votare (su eventuali alleanze, ndr) sulla piattaforma Rousseau siano solo i campani ". Ma successivamente il presidente della Camera ha voluto fare chiarezza sul punto in questione sollevato da molti gialli: " Questo poi si vedrà e si deciderà ". "Così opposizione a vita" Lo stesso Fico ha concluso l'assemblea con un breve intervento, tentando di indurre alla riflessione la base grillina: " Si è detto che siamo contro il sistema: è vero nel senso che vogliamo cambiarlo, ma siamo anche parte delle istituzioni. Io sono la terza carica dello Stato e il Movimento parteciperà alle nomine, a partire dalla Rai. Possiamo decidere di dimetterci tutti e di stare all’opposizione, ma sono convinto che la fotografia della Campania a giugno non sarà diversa da quello di adesso ". In tal senso gli Stati generali saranno fondamentali poiché serviranno per " fare un ragionamento ", farsi " delle domande ed affrontare problemi come quello della piattaforma Rousseau ". " Ognuno di noi ha responsabilità. Pensiamo a chiederci se per il Movimento un’altra strada è possibile ", ha concluso. Per lui pochi applausi e si alza una sola voce da parte degli attivisti: " Nessun accordo con il Pd ".
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Ha taciuto per un giorno intero, Giuseppe Conte. E quando il premier parla, Matteo Salvini lo demolisce. Da Palazzo Chigi, venerdì, non una parola sulla drammatica crisi in Medio Oriente dopo il blitz del drone americano a Baghdad che ha ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani, provocando le violentissime minacce di Teheran. Una situazione che può coinvolgere, ora, anche le truppe del contingente italiano dislocate nell'area, dall'Iraq al Libano. Ha parlato, nel pomeriggio, la Farnesina con un irrilevante e blandissimo comunicato del ministro Luigi Di Maio, che ha invitato alla "de-escalation" gli attori della regione. Parole, ovviamente, cadute nel vuoto come quelle che Conte, finalmente, ha pronunciato sabato pomeriggio sostenendo "un ruolo unitario dell'Unione europea, che possa parlare con una voce sola". Impossibile in partenza, visto che l'Inghilterra ormai gioca per sé e il francese Emmanuel Macron si è già mosso autonomamente con Vladimir Putin. In gioco ci sono interessi economici e geopolitici spesso divergenti e sperare che l'Europa, divisa su tutto, si riunisca proprio su questo è utopia. "Conte preoccupato? - ironizza Salvini - No, Conte ignorato e assente". Poi il leader della Lega fa notare l'altro focolaio, ora strettamente legato al caos iraniano con tragico effetto domino: "In Libia l'Italia perde credibilità e terreno a vantaggio di Francia e Turchia, un potenziale disastro per il nostro Paese, dal punto di vista dell'economia, dell'energia, della sicurezza e dell'immigrazione". Nel video Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev, razzi sulla Green Zone e sulla base area Usa a Baghdad
Gli sforzi di Giuseppe Conte adesso sono incentrati nella definizione dei dossier che riguarderanno il rilancio dell'azione di governo: il presidente del Consiglio sarà dunque chiamato a individuare anche il metodo mediante cui dialogare con le delegazioni dei partiti della maggioranza. Ma non solo: un tassello fondamentale sarà quello di coinvolgere tutti i leader delle compagini. Tra questi anche Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, che nella giornata di ieri hanno tenuto un vertice a palazzo Chigi per parlare della situazione politica generale e per avviare i discorsi relativi alla definizione dei prossimi obiettivi dei giallorossi. Come riporta il Corriere della Sera, il premier si dice puuttosto tranquillo nonostante le varie fibrillazioni all'interno del Movimento 5 Stelle: " Le questioni in sospeso non possono distogliere nessun componente della maggioranza dall'obiettivo di rilancio del Paese. Sarebbe imperdonabile oltre che incomprensibile. Le notizie che riguardano alcuni parlamentari non avranno alcuna ripercussione né sulla tenuta né sul cronoprogramma del governo ". L'avvocato dunque ha una visione molto ottimistica, forse eccessivamente positiva: mentre è sicuro di non dover domare nuovamente il fuoco per ulteriori crisi, continua il movimento di deputati e senatori verso altri gruppi. Situazione in Medio Oriente Il capo del governo nel frattempo è preoccupato per un'escalation delle situazione in Medio Oriente che potrebbe coinvolgere anche i nostri soldati, dal Libano all'Iraq. Conte sta ancora tessendo una serie di contatti internazionali che - nelle prossime ore - potrebbero interessare anche Angela Merkel e il presidente dell'Iraq. La posizione di palazzo Chigi è chiara: sostenere fortemente " un ruolo unitario dell'Unione europea, che possa parlare con una voce sola " al fine di incrementare notevolemente il peso diplomatico del Vecchio Continente. Inoltre dalla Farnesina fanno filtrare un'attività diplomatica del nostro Paese che sta lavorando " per evitare un'escalation " su cui Conte nutre una " forte preoccupazione ". Dal suo staff fanno sapere che il premier " si sta prodigando affinché l'Europa possa esercitare tutto il proprio peso diplomatico per evitare sviluppi imprevedibili e vanificare così tutti gli sforzi per stabilizzare l'area ". Il tutto ponendo la massima attenzione nei confronti " dei nostri militari nella regione ".
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ANCONA, 27 FEB - La Regione Marche ha emanato una nota esplicativa dell'ordinanza del presidente Luca Ceriscioli per misure di contenimento e gestione dell'emergenza Coronavirus che ha previsto la chiusura delle scuole e la sospensione delle manifestazioni pubbliche fino al 4 marzo. Tra queste, spiega la circolare, devono intendersi sospese quelle che "esulano dall'ordinaria attività delle comunità locali determinando significative concentrazioni di persone in luoghi pubblici" in ambito sportivo, culturale, sociale, economico, civico ecc. Sospensione per "fiere, mercati straordinari e sagre, attrazioni e lunapark, concerti, eventi sportivi che prevedano la presenza di pubblico (campionati, tornei, competizioni di ogni categoria e disciplina)"; stop anche per "attività di spettacolo quali rappresentazioni teatrali, cinematografiche, musicali, ecc.; comprese discoteche e sale da ballo, eventi e manifestazioni promozionali (meeting, convegni e sfilate). "Consentite attività musicali" ove non siano "attività prevalente".
Riprende la possibilità di accedere a canili e gattili nelle Marche per l’adozione degli animali, previo appuntamento telefonico o con strumenti informatici, presenza di una sola persona, rispetto del distanziamento sociale e della normativa vigente in tema di contenimento della diffusione del virus Covid-19. Lo prevede il decreto n. 146 del presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli : consentiti i servizi di cura degli animali da compagnia (pensione, toelettatura, addestramento, custodia); l’attività di allenamento e di addestramento dei cani compresi quelli di guida per i non vedenti e di salvamento ma solo nei centri specializzati e nelle aree previste ed autorizzate, senza il contatto diretto fra le persone; Infine cambia l’orario di apertura degli esercizi commerciali di vicinato: dalle 7 alle 21.
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E’ stato definito un vero e proprio atto eroico quello compiuto ieri a Salerno da un cittadino di origine indiana nei confronti di una donna derubata della sua borsa. Il fatto è accaduto ieri in prossimità del Parco del Mercatello a Salerno. Un uomo, di origine indiana, ha improvvisamente sentito le urla di una donna che era appena stata aggredita e derubata. L’uomo si è lanciato all’inseguimento del ladro che aveva sottratto alla donna la borsetta ed era fuggito. Lo scippatore, vistosi braccato, ha abbandonato la borsa prima di far perdere le tracce. La refurtiva, interamente recuperata, è stata così restituita alla vittima. Fortunatamente la donna non ha riportato lesioni in seguito allo scippo e ha potuto ringraziare calorosamente il cittadino eroe.
Questa mattina, un cittadino indiano ha compiuto un gesto eroico sventando una rapina. L’uomo è stato attirato dalle urla di una donna, vittima di uno scippo compiuto nei pressi del Parco del Mercatello, a Salerno, e si è lanciato all’inseguimento del ladro. Il malvivente stava scappando con la borsa della vittima quando si è accorto di essere seguito dall’uomo, decidendo così di lasciare il bottino per fuggire più facilmente. La borsa è stata riconsegnata alla proprietaria ed ora i Carabinieri stanno svolgendo le dovute indagini, sulle tracce dello scippatore.
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Come un treno direttissimo trasformato in un accelerato. Un viaggio che doveva riservare alla salma di Carmine Sommese due sole tappe, l'ospedale avellinese in cui è deceduto e il cimitero del suo paese, e che invece si è trasformato in sorta di via crucis non autorizzata, con la bufera che è conseguita. Quanto è successo a Saviano è infatti la punta dell'iceberg di una scia di eventi illegali ed inopportuni. Carmine Sommese è deceduto venerdì all'ospedale Moscati di Avellino, dove era ricoverato da quasi un mese dopo aver contratto il Coronavirus. Sabato mattina, l'auto delle onoranze funebri è arrivata alla cittadella ospedaliera del capoluogo irpino attivando la ormai tristemente consueta procedura di prelievo della salma (nello stesso giorno al Moscati è morto un 43enne di Ariano) per poi incamminarsi verso l'entrata della A16 in direzione Napoli. LEGGI ANCHE Funerali proibiti, Saviano diventa zona rossa Per arrivare direttamente a Saviano l'auto con il feretro di Sommese avrebbe potuto deviare sulla A30 e uscire a Nola. Ma non è andata così. L'auto, ancora sulla A16, è uscita e ha fatto una prima tappa a Baiano, davanti alla clinica Villa Maria, dove Sommese operava e che peraltro è vicina all'abitazione dello stesso medico. A diversi metri di distanza c'erano cinque sindaci del Baianese: il padrone di casa Enrico Montanaro (Baiano), e poi Domenico Biancardi (Avella, nonché presidente della Provincia di Avellino), Alessandro Napolitano (Mugnano del Cardinale), Raffaele Colucci (Sirignano) e Marco Alaia (Sperone), tutti in mascherina e fascia tricolore; nei pressi della clinica c'erano una decina di parenti di Sommese, poi alcuni dipendenti di Villa Maria sono scesi a rendere omaggio mentre il parroco di Baiano, don Fiorelmo, ha benedetto - «a debita distanza» dice chi era presente - il feretro. Tutto è durato al massimo dieci minuti, continua il racconto dei presenti, durante i quali carabinieri, vigili urbani e protezione civile hanno fatto servizio d'ordine rimandando anche a casa alcune persone scese dalle loro abitazioni e gli automobilisti di passaggio incuriositi da quanto stava accadendo. Dopo il commiato l'auto delle onoranze funebri è ripartita tra gli applausi di persone affacciate ai balconi, seguita da quelle dei parenti di Carmine Sommese. Le polemiche sono scoppiate subito sui social, molti si sono chiesti perché si sia permesso questo corteo funebre, e perché sindaci e forze dell'ordine abbiano permesso che accadesse. I dubbi verranno chiariti attraverso le informative che i carabinieri di Baiano hanno inviato alla Prefettura, e, stando a quanto emerge, anche alla Procura di Avellino che potrebbe aprire un fascicolo di indagine. Lo stesso prefetto di Avellino, Paola Spena, ha inviato una diffida formale ai cinque sindaci presenti. Non è finita qui. Prima di arrivare a Saviano il feretro ha fatto un'altra tappa, entrando addirittura nell'atrio dell'ospedale Santa Maria della Pietà dove il sindaco Sommese era primario del reparto di chirurgia. Cancelli spalancati e uno stuolo di medici e infermieri pronti a dare l'ultimo addio al compianto collega. Il carro si è fermato proprio davanti all'ingresso del nosocomio. Lì il portellone della macchina funebre è stato addirittura aperto e il consigliere regionale Pasquale Sommese ha pronunciato parole di cordoglio mentre al suo fianco un sacerdote impartiva la benedizione. Il segno della croce, i baci da lontano, ma qualcuno si è spinto oltre abbracciando addirittura la vedova mentre dai video si vede chiaramente anche un'infermiera appoggiare la mano sul vetro del carro dopo essersela portata alla bocca per baciarla., oggetto per questo di numerose polemiche: «Non sapevo - racconta - che la salma di Sommese si sarebbe fermata all'ospedale. Mi trovavo lì perché un'ora prima mi era stato chiesto di presenziare a una cerimonia di commiato dove io ho letto un messaggio a nome di tutti i colleghi dell'area nolana. Un momento di cordoglio autorizzato e alla presenza delle forze dell'ordine e della Protezione Civile. Poi, come le altre autorità, siamo andati via; quando sono uscito ho visto l'auto funebre già parcheggiata davanti alle scale dell'ingresso dell'ospedale e sono tornato lì. Non ho difficoltà ad ammettere una mia responsabilità e un mio errore. Come sindaco e tutore dell'ordine pubblico - ammette Minieri - avrei dovuto chiedere a tutti di sgomberare quanto prima. La legge me lo avrebbe imposto e io non l'ho fatto. Preciso però di non aver autorizzato, né tantomeno né avevo ricevuto alcuna richiesta, sul territorio della città di Nola alcuna manifestazione che potesse determinare assembramenti incontrollati». LEGGI ANCHE E la Procura di Nola apre un'inchiesta Una cerimonia in due momenti, una autorizzata, l'altra no. Stessa versione fornita dall'Asl Na 3 Sud attraverso il direttore sanitario Gaetano D'Onofrio: «Alle 10 di sabato la direzione del presidio ha autorizzato un momento di raccoglimento in ricordo del dottore Sommese, fatto con i rappresentanti delle forze dell'ordine e le istituzioni nel pieno rispetto delle distanze imposte dalle misure anti-Covid e durato pochi minuti. Dopo, senza nessuna autorizzazione ed in modo arbitrario è arrivato il carro funebre». Resta il mistero dei cancelli aperti per fare entrare il feretro e delle persone presenti. Nessuno dice di sapere nulla e sempre dall'Asl Na 3 Sud fanno sapere che è stata disposta una indagine interna della direzione di presidio. Ultimo aggiornamento: 09:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA
Attualità In Evidenza Primo Piano Tappa di Sommese a Baiano, multati i cinque sindaci presenti. La Procura continua ad indagare 22 aprile 2020 Alpi – Multa di 280 euro ai sindaci che sabato mattina, contravvenendo alle disposizioni del Governo, hanno partecipato al “saluto istituzionale” al loro collega Carmine Sommese, primo cittadino di Saviano, morto venerdì all’ospedale “Moscati” di Avellino per coronavirus. Se i primi cittadini di Baiano (Enrico Montanaro), Avella (Domenico Biancardi, presidente della Provincia), Sirignano (Raffaele Colucci), Sperone (Marco Alaia) e Mugnano del Cardinale (Alessandro Napolitano), non pagheranno la sanzione entro 30 giorni, dovranno sborsare 400 euro. La notifica è arrivata ieri ed ha fatto seguito all’ammonimento verbale del Prefetto di Avellino. Le multe dovrebbero scattare anche nei confronti dei cittadini presenti dinanzi la clinica “Villa Maria”. Non più di 20 persone, secondo i presenti, più di 70, secondo dei filmati che circolano in rete. La sanzione ai sindaci è stata disposta sulla base dell’informativa dei carabinieri di Baiano. Nel frattempo, però, potrebbero arrivare anche altri provvedimenti. La Procura di Avellino, infatti – come anticipato da Irpinia News – ha aperto un’inchiesta per epidemia colposa.
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Sequestrate aree interessate a stoccaggio di rifiuti Militari appartenenti alla Stazione Carabinieri Forestale di Pietramelara (CE), durante un servizio di perlustrazione e di controllo del territorio, hanno notato a distanza una piccola colonna di fumo, per cui si sono portati nei suoi pressi, in contiguità di alcune abitazioni, e più precisamente in comune di Dragoni (CE), alla via Rione degli Angeli, fraz. “Pantano”, ove hanno riscontrato la presenza di un cumulo di materiale, occupante una superficie di circa mt. 5 x mt.2, interessato da una combustione in corso. L’esame del cumulo ha evidenziato che esso era composto quasi esclusivamente da segatura prodotta dalla lavorazione del legno e da parti di legname trattato con vernici ed in piccola parte anche da materiale plastico, ferroso e scarti di vegetazione. Nelle immediate vicinanze del citato cumulo si è anche constatata la presenza di altri rifiuti di vario genere, consistenti in: materiale ferroso, materiale plastico, materiale di risulta, scarti di lavorazione del legno, tipo segatura, contenuti in sacchi in plastica trasparente, della stessa tipologia di quella bruciata, ed ancora, in un’altra area limitrofa: materiale vegetale e legnoso, sacchi tipo “big bags”, contenenti recipienti di vernice in ferro usati. I predetti militari hanno, altresì, rinvenuto sul posto la persona legata da vincoli di parentela con la proprietà del sito, per cui confronti si è proceduto nei suoi confronti, deferendolo in stato di libertà, per l’integrazione dei reati di cui alla gestione illegale di rifiuti speciali ed alla combustione illecita di rifiuti, sottoponendo a sequestro d’iniziativa le aree ove erano stati rinvenuti depositati sul suolo i rifiuti di cui sopra e quella in cui era in corso la combustione illecita di rifiuti.
BAIA E LATINA – Militari appartenenti alla Stazione Carabinieri Forestale di Pietramelara (CE), durante un servizio di perlustrazione e controllo del territorio, in comune di Baia e Latina, hanno notato a distanza un trattore con carrello a traino carico di materiale vegetale provenienti da potature che si dirigeva su un’area retrostante il locale campo sportivo Comunale. Nei pochi minuti che sono occorsi per raggiungerlo, hanno rinvenuto l’autista del mezzo agricolo mentre stava smaltendo sul suolo il contenuto del carrello. Dopo aver proceduto ad identificare il trasgressore sono stati posti in essere accertamenti sulla titolarità del suolo interessata dall’illecito smaltimento di rifiuti speciali che è risultata essere di proprietà Comunale. I successivi immediati accertamenti hanno evidenziato che l’area non era autorizzata per lo stoccaggio dei residui vegetali e né come deposito temporaneo di rifiuti. I predetti militari hanno proceduto al sequestro del mezzo del agricolo e dell’area interessata dall’illecito smaltimento di rifiuti, al fine di evitare che il reato di gestione illecita di rifiuti speciali venisse portato ad ulteriori conseguenze.
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_ ROMA (ITALPRESS) – Dal 10 al 14 maggio Silvia Romano con la sua liberazione dopo 18 mesi di prigionia ha dominato i media nazionali ma “dividendo” gli italiani e gli stessi organi d’informazione: la sua visibilita’ ha superato tutti, tranne Papa Francesco, e il suo nome e’ stato abbinato il piu’ delle volte alle parole “islam”, “social” e “insulti”. E’ quanto emerge dal monitoraggio svolto da Mediamonitor.it, che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da oltre 30 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato. Mediamonitor.it ha analizzato oltre 1.500 fonti d’informazione fra carta stampata (quotidiani nazionali, locali e periodici), siti di quotidiani, principali radio, tv e blog, alla ricerca delle parole piu’ utilizzate dai media in abbinamento al nome di Silvia Romano. Dal giorno successivo all’annuncio della sua liberazione fino a giovedi’ 14, Silvia Romano, e’ stata la piu’ citata sui media italiani toccando il picco giorno mercoledi’ 13 (1889 citazioni) con le aggressioni verbali e dimostrative all’indirizzo della cooperante milanese. Nei cinque giorni esaminati il nome di Silvia Romano e’ stato pronunciato almeno una volta ogni 3 minuti e mezzo sulle radio e tv nazionali e sulle principali emittenti regionali, per un totale di 1974 citazioni. Soltanto Papa Francesco ha avuto piu’ menzioni: 3964. L’analisi di Mediamonitor.it ha evidenziato che il picco di esposizione sulle radio e sulle tv si e’ avuto l’11 maggio (286 menzioni): il giorno in cui Silvia Romano e’ tornata nella sua casa di Milano. Le giornate del 12 e del 13 maggio hanno fatto segnare, invece, il picco di esposizione su carta stampata e web, con rispettivamente 1772 e 1889 citazioni. Mediamonitor.it ha rilevato che, dal 9 al 18 maggio, il termine piu’ ricorrente affiancato sui media a Silvia Romano e’ stato “Islam”, con 3018 citazioni, seguito da “social” (2767): fin dall’annuncio della liberazione della giovane, infatti, la rete si e’ scatenata passando dalla iniziale commozione alle polemiche sulla conversione della ragazza e sul pagamento del riscatto, fino a sfociare in veri e propri insulti. I termini “riscatto” (2279 citazioni) e “insulti” (1504) sono rispettivamente al quarto e al settimo posto fra quelli piu’ ricorrenti; Giuseppe Conte (2336), che via tweet ha dato notizia della liberazione di Silvia Romano e l’ha accolta al suo arrivo a Ciampino, e’ terzo, mentre il ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio (1959) e’ al quinto posto, precedendo la parola Al Shabaab (1691), il gruppo jihadista legato al terrorismo responsabile del rapimento della giovane. “Terrorismo” (1357 citazioni) e “terrorista” (1307), quest’ultimo riferito soprattutto alla bagarre scoppiata alla Camera, quando il deputato della Lega Pagano ha definito Silvia Romano “neo terrorista”, sono rispettivamente all’ottavo e al nono posto. In decima posizione, con 1271 menzioni, troviamo “Aisha”: il nome scelto da Silvia dopo avere abbracciato l’Islam precede Giorgia Meloni (907) e Matteo Salvini (896), affiancati alla giovane per le critiche espresse sulla sua vicenda. Meno consistente l’associazione con parole come “ong” (819), “Corano” (654) e “conversione” (395). (ITALPRESS). sat/com 25-Mag-20 11:39
«Sono serena e durante il sequestro sono stata trattata sempre bene». Inizia così il racconto del rapimento di Silvia Romano agli inquirenti, che l'hanno ascoltata subito dopo il suo arrivo in Italia dopo il rapimento 18 mesi fa in un villaggio del Kenya. «Mi hanno assicurato che non sarei stata uccisa, e così è stato». Quanto alla sua conversione all'Islam, Silvia ha raccontato che «è successo a metà prigionia, quando ho chiesto di poter leggere il Corano e sono stata accontentata» definendo la sua conversione all'Islam che ha definito «spontanea e non forzata. In questi mesi mi è stato messo a disposizione un Corano e grazie ai miei carcerieri ho imparato anche un pò di arabo. Loro mi hanno spiegato le loro ragioni e la loro cultura. Il mio processo di riconversione è stato lento in questi mesi». «Non c'è stato alcun matrimonio né relazione - ha raccontato ancora - solo rispetto. Mi sono spostata con più di un carceriere in almeno quattro covi, che erano all'interno di appartamenti nei villaggi. Loro erano armati ed a volto coperto, ma sono sempre stata trattata bene ed ero libera di muovermi all'interno dei covi, che erano comunque sorvegliati». La giovane è scesa dalla scaletta dell'aereo con indosso una veste islamica verde, oltre alla mascherina anti-coronavirus. L'aereo che l'ha riportata nel suo paese è atterrato a Ciampino dove ad accoglierla, oltre ai familiari, erano anche il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. «Sto bene per fortuna, fisicamente e mentalmente, sono felicissima, ora voglio stare solo con la mia famiglia. Sono stata forte». È quanto ha ribadito Silvia Romano abbracciando, tra le lacrime, i genitori e la sorella al suo arrivo. «Grazie alle istituzioni» ha detto.
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