sentence1
stringlengths
0
100k
sentence2
stringlengths
0
100k
score
float64
0
5
PISA. Il no della Lega alla moschea di Pisa ribadito dal leader del Carroccio, Matteo Salvini, ha provocato reazioni. Una su tutte, quella dell'europarlamentare leghista ed ex sindaca di Cascina, Susanna Ceccardi, che dice di volersi incatenare se il Comune guidato dal suo compargno di partito, Michele Conti, prenderà in considerazione un luogo alternativo. Il presidente della Regione, Enrico Rossi (Partito democratico), invece, dice che "Salvini calpesta la Costituzione". Leggi anche Salvini: "Il no alla moschea resta un impegno della Lega per la città di Pisa" "Il no di Salvini alla moschea a Pisa è assoluto e netto, che io condivido. Nessuna moschea a Pisa è una promessa che abbiamo fatto agli elettori pisani che ci hanno votato anche per questa nostra posizione chiara». Queste le parole di Ceccardi che aggiunge: "La posizione della Lega è da sempre identica da Milano a Palermo: no moschea. Io raccolgo le firme da 10 anni a Pisa su questa questione e i cittadini si sono affidati a noi, nel 2018, anche perché portavamo avanti questa idea. Nella campagna elettorale che ha portato Conti a diventare sindaco di Pisa era scritto a chiare lettere 'No moscheà. E la linea non cambia. Se l'amministrazione leghista di Pisa prenderà in considerazione un luogo alternativo nel Comune, e non credo lo farà, io sono pronta a incatenarmi. Su questa questione non guardo in faccia il colore politico. E comunque la Lega non vuole moschee". Secondo Rossi, invece, "Salvini vuole ergersi a paladino della cristianità scagliandosi contro la moschea a Pisa e calpestando la Costituzione", a partire dall'articolo 19 "che sancisce il diritto di professare la propria fede in qualsiasi forma. Il segretario della Lega conculcando questa libertà vorrebbe piuttosto far sussistere forme non controllate di associazione, che potrebbero sconfinare fuori dalla trasparenza e dalla sicurezza. Piuttosto, se Salvini restituisse allo Stato i 49 milioni truffati, essi potrebbero in quota parte essere destinati all'Opera del Duomo per i lavori di manutenzione dello straordinario complesso monumentale della città di Pisa".
SANTA CROCE. Non saranno più i tempi in cui, la scorsa estate, riusciva a smuovere fiumi di persone e giornalisti a ogni suo passo. Ma l’arrivo di Matteo Salvini a Santa Croce per incontrare gli imprenditori conciari è sicuramente una notizia. La mattina di martedì 23 giugno sarà il momento in cui il leader della Lega arriverà nel distretto di pelle e cuoio, anche con l’obiettivo di smuovere la campagna elettorale per le regionali. In Toscana, infatti, si vota per trovare il successore al presidente Enrico Rossi. I giochi nel centrosinistra sono fatti. Eugenio Giani è il candidato dello schieramento politico che il centrodestra proverà a spodestare, interrompendo un’egemonia che dura da oltre mezzo secolo. Ma le decisioni tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia non sono ancora chiare. L’europarlamentare leghista ed ex sindaca di Cascina Susanna Ceccardi è data da molti come la probabile sfidante di Giani. Ma da più parti, all’interno dei partiti alleati del Carroccio, arrivano segnali d’insoddisfazione. Salvini, nei primi giorni della settimana, sarà in Toscana. Oltre a Santa Croce farà tappa anche in Versilia. Di sicuro tratterà l’argomento che diventa ancora più di rilievo in un territorio, come il comprensorio del Cuoio, in cui a livello nazionale il centrodestra raccoglie sempre un buon numero di voti. L’incontro con gli imprenditori riguarderà anche il tema elettorale, ma è sicuro che si parlerà dell’attuale momento congiunturale che vede le aziende del settore conciario attraversare una fase di sostanziale stallo dopo la riapertura delle fabbriche al termine del lockdown.I segnali che arrivano dal mercato sono contraddittori, ma non alimentano una ripresa concreta e uniforme. Le scarse vendite al dettaglio in questo periodo estivo non consentono di far decollare il lavoro per la produzione legata alla bella stagione del prossimo anno. E in assenza della solita circolazione di clienti e ricercatori di tendenze, a causa del blocco dei voli, risulta anche difficile scardinare una situazione che potrebbe diventare pericolosa.Se a tutto questo si aggiunge lo stop alle maggiori fiere conciarie, calzaturiere, pellettiere e alle manifestazioni legate alla moda, il quadro che si ottiene è fatalmente a tinte fosche.Salvini analizzerà il momento vissuto dagli imprenditori conciari di tutto il distretto di Santa Croce. E, molto probabilmente, proporrà i suoi rimedi per allentare la morsa della crisi. —© RIPRODUZIONE RISERVATA.
2
"Non abbiamo mai parlato di doppi turni" per la ripresa della scuola a settembre. Lo ha sottolineato il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina a Skytg24 spiegando che l'ipotesi è quella di dividere le classi: "la metà degli studenti per metà settimana" andrebbe a scuola, poi l'altra metà, e comunque si terrebbero sempre gli studenti che sono a distanza "collegati, così la socialità resta". "Non possiamo far tornare gli studenti a scuola con 28-30 persone per classe. Io ho sempre fatto una battaglia contro le classi-pollaio", ha aggiunto il ministro. Il 4 maggio "piano piano l'Italia riaprirà" ma non sarà "un libera tutti", "vedremo che cosa accadrà nelle prossime due settimane". Quanto al problema della dispersione scolastica, Azzolina ha sottolineato che, al di là dell'emergenza sanitaria, l'Italia già era "fuori ogni media, sto lavorando perché non aumenti. Nessuno studente deve rimanere indietro". "A settembre si deve tornare a scuola, gli studenti hanno diritto di tornare a scuola" e questo vale anche "per le scuole elementari", ha aggiunto Azzolina, ribadendo la possibilità di "una didattica mista", in parte in presenza e in parte online a distanza. "Se pensiamo da dove siamo partiti" la didattica a distanza "è stata un grande successo", la scuola "non era preparata", ha affermato il ministro . Lo ha detto il ministro a 'L'intervista' di Maria Latella su Skytg24.
“Non abbiamo mai parlato di doppi turni” per la ripresa della scuola a settembre. Lo ha sottolineato il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina spiegando che l’ipotesi è quella di dividere le classi: “la metà degli studenti per metà settimana” andrebbe a scuola, poi l’altra metà, e comunque si terrebbero sempre gli studenti che sono a distanza “collegati, così la socialità resta”. “Non possiamo far tornare gli studenti a scuola con 28-30 persone per classe. Io ho sempre fatto una battaglia contro le classi-pollaio”, ha aggiunto il ministro. Il 4 maggio “piano piano l’Italia riaprirà” ma non sarà “un libera tutti”, “vedremo che cosa accadrà nelle prossime due settimane”. Quanto al problema della dispersione scolastica, Azzolina ha sottolineato che, al di là dell’emergenza sanitaria, l’Italia già era “fuori ogni media, sto lavorando perché non aumenti. Nessuno studente deve rimanere indietro”. “A settembre si deve tornare a scuola, gli studenti hanno diritto di tornare a scuola” e questo vale anche “per le scuole elementari”, ha aggiunto Azzolina, ribadendo la possibilità di “una didattica mista”, in parte in presenza e in parte online a distanza. “Se pensiamo da dove siamo partiti” la didattica a distanza “è stata un grande successo”, la scuola “non era preparata”, ha affermato il ministro.
3
Giuseppe Conte apre nuovamente alle opposizioni e le invita a un incontro la prossima settimana per confrontarsi sul piano di rilancio dopo l’epidemia di coronavirus. Aprendo la penultima giornata degli Stati generali, davanti ai vertici delle aziende partecipate definite “la spina dorsale del Paese”, il premier annuncia la volontà del governo “già la settimana prossima, di rivedere il programma e provare a chiuderlo. Faremo un confronto con le forze politiche di opposizione, dopodiché avremo la bozza di piano di rilancio a cui lavorare alacremente nelle prossime settimane". Fredda la prima reazione della Lega: "Le proposte della Lega e delle opposizioni su taglio tasse e burocrazia, su apertura cantieri e rinnovo cassa integrazione, sono già depositate in Parlamento” frenano fonti leghiste che fanno notare come ad ora non ci siano “incontri in vista”. Ma il governo prosegue nel suo impegno e Conte annuncia: "Assegniamo grande importanza al decreto semplificazioni, sul quale stiamo continuando a lavorare anche in questi giorni, per cui confido che saremo pronti già la settimana prossima: ci serve un provvedimento mirato per intervenire su alcuni snodi, per quanto sappiamo che un solo provvedimento normativo non possa risolvere il problema atavico di una 'incrostazione' burocratica". Obiettivo finale è “rispettare il cronoprogramma, la road map ben precisa, e articolare progetti concreti”, un vero e proprio “pacchetto di investimenti e riforme che verranno finanziati con fondi europei”. Quindi, promette Conte, “concretamente da questo" piano di rilancio "ricaveremo il Recovery Plan che presenteremo a settembre. L’ho ribadito anche ieri al Consiglio europeo. Il fatto che l’Italia, anziché come spesso accaduto in passato, sia stato il primo Paese in Ue a predisporsi a questo rilancio è un valore aggiunto".
Roma, 20 giu. (Adnkronos) – Sul piano di rilancio, “confidiamo già la settimana prossima di rivedere il programma e provare a chiuderlo. Faremo un confronto con le forze politiche di opposizione, dopodiché avremo la bozza di piano di rilancio a cui lavorare alacremente nelle prossime settimane”. Lo dice il premier Giuseppe Conte, incontrando le società partecipare agli Stati generali dell’Economia, in corso a Villa Doria Pamphili. “Concretamente da questo ricaveremo il Recovery Plan che presenteremo a settembre. L’ho ribadito anche ieri al Consiglio europeo: il fatto che l’Italia, anziché come spesso accaduto in passato, sia stato il primo Paese in Ue a predisporsi a questo rilancio è un valore aggiunto”, rimarca il premier.
4
(ANSA) - CHIETI, 7 MAR - Un invito a non recarsi al Pronto soccorso arriva dalla Asl Lanciano Vasto Chieti alla luce della massiccia affluenza che si sta registrando in queste ore nei pronto soccorso negli ospedali della provincia di Chieti. "Le persone che hanno avuto un contatto con un contagiato devono solo in via precauzionale informare il proprio medico di medicina generale e comunicare allo stesso l'eventuale comparsa dei sintomi - ricorda la Asl in una nota. Resta sempre a disposizione il numero verde 800 860 146 al quale rispondono medici che forniscono informazioni e indicazioni sui comportamenti da seguire. Saranno gli stessi operatori, in presenza di sintomi gravi e allarmanti - prosegue la nota - , a riferire al 118 per l'eventuale invio di un equipaggio a domicilio del paziente per trasferirlo negli ospedali più attrezzati con percorso dedicato all'accoglienza e al filtro dei casi sospetti con sintomi importanti''. La Asl ribadisce che ''l'invito ai cittadini a non recarsi presso il Pronto soccorso, come raccomandato costantemente anche dal Ministero della Salute e in particolare che è assolutamente fondamentale non recarsi in Pronto soccorso di ospedali privi di reparto di Malattie infettive''. E sottolinea ''l'importanza del contatto telefonico con i medici di medicina generale: a tale proposito, quelli di Ortona si sono resi disponibili a rispondere al telefono anche nei giorni prefestivi e festivi, al fine di contrastare paure diffuse che mettono in fibrillazione la popolazione''. (ANSA).
(ANSA) - CHIETI, 24 FEB - "Non c'è emergenza coronavirus Covid19 nel nostro territorio, ma è necessario disporre di un'organizzazione interna efficiente e pronta a gestire un eventuale caso dal momento del sospetto alla diagnosi, all'assistenza": lo ha detto il direttore generale, Thomas Schael, aprendo questo pomeriggio la riunione con i dirigenti della Asl Lanciano Vasto Chieti per fare il punto sui provvedimenti e sulle misure adottate dalla Regione Abruzzo e dalla Asl stessa per fare fronte alla situazione. "Dobbiamo essere attenti e vigili - ha detto ancora Schael - definire subito protocolli operativi, ma senza lasciarci condizionare dalla paura, che produce solo errori". (ANSA).
2
«Il virus non è cambiato, è lo stesso», ma ora la sua circolazione coinvolge «soggetti più giovani e asintomatici. Così si spiega la più bassa contagiosità». Lo spiega il professor Pierluigi Lopalco, capo della task force pugliese per l'emergenza Coronavirus, intervistato da RadioNorba. LEGGI ANCHE Coronavirus, 14 nuovi contagi nel Lazio di cui 4 dal focolaio del San Raffaele e 4 importati da estero e Nord Italia «L'estate - ha proseguito - dobbiamo passarla con serenità, il virus circola molto meno. In Puglia i casi rilevati in questi giorni sono tutti casi importati, persone che rientrano in Puglia. Evitiamo, però, di di andare tutti nello stesso posto, non affolliamo i luoghi». Sulla possibile seconda ondata di contagi in autunno, spiega: «Stiamo già facendo sorveglianza attiva per evitare che il virus si diffonda nella popolazione, stiamo aumentando il numero di tamponi. Ora ne facciamo tra i 2mila e i 3mila al giorno, ma potremmo farne di più. Questa preparazione sarà importante alla fine dell'estate». Ultimo aggiornamento: 17:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA
«Iniziamo a organizzarci per il vaccino antinfluenzale che dovremo fare in autunno mette in guardia Pierluigi Lopalco, epidemiologo e coordinatore dell'emergenza sanitaria in Puglia, intervistato a Studio24 su Rainews24 - Il vaccino contro l'influenza non protegge dal coronavirus, ma a ottobre dobbiamo vaccinare più persone possibili, perché meno casi di influenza stagionale avremo il prossimo anno e più sarà facile individuare eventuali casi di Covid-19». LEGGI ANCHE Coronavirus, studio rivela: «Il virus può restare nella saliva e nelle feci dei pazienti guariti» Quanto all'estate che ci attende, «dal punto di vista epidemiologico - porsegue Lopalco - mi auguro sia molto calda perché questo potrà in parte aiutare a ridurre la circolazione del virus», ha detto l'esperto. A ogni modo «sarà una estate da trascorrere con cautela massima», e alcune abitudini, come quella di lavarsi bene le mani, «dovremo imparare a farla nostra».
1
Tra le misure varate dal Governo per sostenere i lavoratori durante l‘emergenza sanitaria in corso, il decreto 'Cura Italia' ha introdotto un bonus baby-sitter per aiutare i genitori dopo la chiusura delle scuole. In un'intervista rilasciata a 'Il Sole 24 Ore', il Presidente dell'Inps Pasquale Tridico ha annunciato che le procedure per l'accesso ai bonus previsti dal decreto partiranno dal 31 marzo e con una procedura semplificata. L’Istituto, nella circolare n. 44 del 24 marzo a firma del Direttore Generale Gabriella Di Michele, ha fornito le indicazioni sulla modalità e sulle tempistiche per l'erogazione del bonus baby-sitter. Come si legge nella comunicazione, l’erogazione avverrà in base alla presentazione delle domande e fino a esaurimento dei fondi stanziati dal Governo. Bonus baby-sitter da 600 euro, potenziato a 1000 euro per personale sanitario e forze dell'ordine Il decreto 'Cura Italia' ha previsto un bonus per i genitori che devono sostenere le spese per la baby-sitter chiamata a prendersi cura dei figli a casa per la chiusura delle scuole. Il bonus è pari a 600 euro e può essere chiesto in alternativa al congedo parentale dai genitori lavoratori di figli fino a 12 anni di età alla data del 5 marzo 2020, ovvero al giorno di chiusura delle scuole. Il limite dei 12 anni è stato escluso dal decreto in caso di handicap grave. Il contributo previsto è aumentato a 1.000 euro per le categorie maggiormente impiegate nella lotta al Covid-19, tra le quali il personale sanitario e le forze dell'ordine. I lavoratori ammessi a presentare la domanda, previsto un solo bonus per famiglia Il bonus baby-sitter è stato previsto dal decreto del 17 marzo scorso per i lavoratori dipendenti del settore privato e per alcuni settori della Pubblica amministrazione. Riconosciuto il contributo anche ai lavoratori autonomi che non sono iscritti all’Inps. In caso di genitori separati, il bonus spetta al genitore convivente con il figlio. L’Inps, nella circolare n. 44 del 24 marzo, ha precisato che la misura del bonus è unica per famiglia: se ci sono due figli di età inferiore ai 12 anni di età si possono presentare due domande ma da 300 euro l’una, che salgono a 500 euro l’una per il personale sanitario e per le forze dell’ordine e, comunque, per il personale impiegato per le esigenze connesse all'emergenza epidemiologica. Per l’erogazione del bonus è previsto il possesso del Libretto famiglia mentre la presentazione della domanda avverrà tramite procedura telematica. Il genitore interessato potrà richiedere il contributo varato dal Governo in voucher virtuali del valore di 10 euro l’uno o suoi multipli, fino ad un massimo di 600 o 1.000 euro a seconda del lavoratore richiedente. Sempre con la procedura telematica, poi, la babysitter dovrà comunicare la sua intenzione di usufruire del bonus al fine di riscuotere il compenso. Tridico: 'Domande dal 31 marzo in poi e con una procedura semplificata' Il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico, intervistato da 'Il Sole 24 Ore', ha annunciato che le domande per i bonus previsti dal Cura Italia potranno essere presentate dal 31 marzo in poi. Per quanto riguarda il bonus baby sitting, Tridico ha riferito che saranno 220 mila i beneficiari del contributo e che per l'inoltro delle domande è stata prevista una procedura semplificata. Il genitore richiedente potrà inoltrare la domanda via web tramite il sito dell'Istituto www.inps.it. In tal caso, sia beneficiario (il genitore utilizzatore) sia prestatore (la baby-sitter) devono preliminarmente registrarsi sul portale e richiedere il Pin per accedere ai servizi telematizzati. Il Pin, come riferito da Tridico, verrà inviato interamente sul cellulare e si salterà il passaggio della spedizione postale previsto sinora per la comunicazione di una parte del codice. Per l'inoltro della domanda del bonus via web i richiedenti, dalla sezione ‘prestazioni e servizi’, dovranno selezionare la voce 'tutti i servizi' e poi 'domande per prestazioni a sostegno del reddito', cliccando infine su ‘Bonus servizi di baby sitting’. In alternativa, è possibile presentare la domanda telefonando al numero verde 803164, gratuito da rete fissa, o allo 06/164164, a pagamento da rete mobile. Anche i patronati attiveranno gratuitamente il servizio per la richiesta del contributo baby-sitter. Bonus erogato in base alla presentazione delle domande e fino a esaurimento dei fondi Nella circolare n. 44 del 24 marzo l’Inps ha reso noto che, per l'erogazione del bonus baby-sitter, varrà l'ordine cronologico delle domande: una volta che saranno esaurite le somme stanziate non saranno accettate ulteriori richieste. Le istanze, come comunicato nella circolare, potranno essere accolte ‘fino all'esaurimento dei fondi complessivamente stanziati', salvo nuovi finanziamenti da parte del Governo. Il presidente Tridico, nell'intervista a 'Il Sole 24 Ore', ha rassicurato che le domande verranno monitorate e che, nell'eventualità di un esaurimento delle risorse, verrà richiesto al governo il rifinanziamento delle misure varate.
Appare ormai quasi certo che nel decreto di aprile inerente le misure di sostegno ai lavoratori sarà previsto anche un reddito di emergenza da assegnare alle famiglie in difficoltà: a ribadirlo nelle ultime ore il Presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, che ha inteso sottolineare come il nuovo strumento non rappresenti un innovativo reddito di cittadinanza quanto piuttosto un istituto nato per aiutare chi è rimasto fuori dal "Cura Italia". Tutto legato alla pandemia da Covid-19 dunque allo stesso modo del bonus da 600 euro per professionisti e autonomi che col prossimo dpcm dovrebbe salire a 800 euro. Che cos'è il Rem e a chi spetta Il Presidente dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale si è dunque pronunciato sul "Rem" a margine di un'intervista rilasciata al Corriere della Sera: "Si tratta di uno strumento temporaneo, per due-tre mesi, per dare sostegno a quelle famiglie che non hanno accesso al reddito di Cittadinanza perché con Isee superiore a 9.360 euro" ha dichiarato il numero uno dell'Inps. Secondo Tridico, a beneficiare di questo nuovo strumento, saranno circa un milione di famiglie: è probabile che per avere accesso al Rem venga fissata una soglia di reddito massimo, presumibilmente intorno ai 15.000 euro annui a condizione però che i richiedenti non siano beneficiari di altre prestazioni pensionistiche e non siano percettori di altri redditi da lavoro. Reddito di emergenza da 500 - 600 euro Ipotizzando che il Rem avrà un valore di 500 - 600 euro, è possibile che la spesa totale si aggirerà intorno agli 1,8 miliardi di euro in 3 mesi, cifra che Tridico ha definito "ragionevole", considerando che si tratta di una scelta da attuare per aiutare coloro che sono rimasti esclusi dalle misure precedentemente previste dal Governo. Tridico si è inoltre pronunciato riguardo alle erogazioni previste dal Cura Italia cui l'Inps ha già provveduto facendo in particolare riferimento al bonus autonomi da 600 euro: la misura, ha sottolineato il Presidente Inps, sarà rinnovata anche per i mesi di aprile e maggio, l'ipotesi è che l'accredito di aprile arrivi in automatico senza bisogno di fare ulteriori domande mentre per la mensilità maggio potrebbero essere introdotti dei discriminanti che riducano la platea di beneficiari. Quanto ne sai su fake news e coronavirus? Fai il quiz e scoprilo Per quanto riguarda i ritardi relativi al pagamento della cassa integrazione in deroga il Presidente dell'Inps ha invece rimarcato come siano necessari i decreti da parte delle Regioni, con l'Inps che provvederà di volta in volta a liquidare i vari pagamenti.
1
© RIPRODUZIONE RISERVATA (Teleborsa) -posta dalla Lega sul Decreto per lae per il sostegno al sistema creditizio del Sud., compresi i deputati di Forza Italia, i favorevoli 97 e gli astenuti 33 fra cui Fratelli d'Italia."Fratelli d'Italia non vuole fornire a nessuno alibi per nascondere inefficienze o, peggio, per coprire malversazioni", ha spiegato il deputato Marco Osnato nel motivare l'astensione, aggiungendo che il governo "ha perso l'ennesima occasione per affrontare un dibattito serio sul futuro del Mezzogiorno".Intanto,, presso la Commissione Finanze della Camera,, che ha riaffermato l'importanza del decreto e della conversione in SpA della banca, e del, che ha fornito un aggiornamento sul patrimonio dell'Istituto pugliese ed auspicato di portare avanti una operazione trasparenza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA (Teleborsa) -ha dato ilper il salvataggio della, con, nessun contrario e 28 astenuti. Fra questi ultimi i deputati di Fratelli d'Italia, mentre Lega e Forza Italia hanno votato a favore del provvedimento.Il testo, "recante misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento",e dovrà essere convertito in legge entro il 14 febbraio.Nel presentare il decreto all'Aula, i sottosegretari all'Economia,, hanno affermato che il governo. Ed in questo senso viene letto ilche è solo"L'intervento per i risparmiatori - ha affermato Villarosa - non può che essere, eventualmente, successivo alla proposta che gli operatori messi in campo da questo Governo faranno agli azionisti che dovranno, loro, decidere se continuare con l'operazione messa in campo o eventualmente votare anche in modo contrario all'assemblea degli azionisti". In quel caso - ha concluso - "ci sarà la massima tutela dei risparmiatori cosi' come in passato".
2
«Abbiamo lavorato per trovare una sintesi tra la prudenza che ci viene chiesta dai medici e l’esigenza di riapertura delle nostre attività - sottolinea il presidente Cirio -. La soluzione che abbiamo individuato ci permette di consentire il servizio di ristorazione da asporto, pur mantenendo alta l’attenzione. Il Piemonte sta ripartendo e lo fa con l’equilibrio necessario a garantire la salute dei suoi cittadini e della sua economia. Per la procedura di attivazione del servizio ho scelto la via più veloce, infatti basterà semplicemente comunicarlo al Comune, perché le nostre aziende hanno bisogno di lavorare e di farlo subito senza il peso della burocrazia. Il coinvolgimento diretto dei sindaci, invece, permetterà di valutare eventuali criticità e anche un monitoraggio costante della situazione. Prudenza e ripartenza possono e devono convivere. Basta avere buonsenso».
© Agenzia Nova - Riproduzione riservata - Dopo due giorni di tira e molla è arrivato in Piemonte il via libera all'attività di ristorazione da asporto. Su tutto il territorio regionale sarà consentita da lunedì 4 maggio, come da decreto governativo, con un'eccezione: il Comune di Torino, dove i locali potranno partire col take away cinque giorni dopo, da sabato 9 maggio. E' quanto stabilito oggi - dopo la frenata di lunedì del governatore Alberto Cirio - dalla Regione, che ha inoltre fissato orari precisi per la ristorazione da asporto: sarà possibile dalle 11 alle 14 e dalle 18 alle 21, fatta salva la possibilità dei sindaci di modificare l’orario, in presenza di qualificate motivazioni e nel rispetto delle puntuali esigenze dei luoghi. La decisione è stata presa nel corso dell'incontro in videoconferenza con il Prefetto di Torino insieme ai sindaci dei Comuni capoluogo, i presidenti delle Province e i rappresentanti delle Associazioni degli Enti Locali. L’ordinanza sarà firmata domani da Cirio. Con i rappresentanti delle Associazioni di categoria verrà siglato uno specifico accordo. I Comuni dovranno garantire il rispetto delle seguenti disposizioni: in attesa dell’ingresso, la distanza minima in coda dovrà essere di 2 metri; il ritiro dei prodotti, precedentemente ordinati, dovrà avvenire per appuntamenti dilazionati nel tempo allo scopo di evitare assembramenti all’esterno e consentendo nel locale la presenza di un cliente alla volta, assicurando che permanga il tempo strettamente necessario alla consegna e sempre rispettando le misure di sicurezza previste dal DPCM del 26 aprile; sarà vietato consumare i prodotti all’interno dei locali e nelle immediate vicinanze; sarà consentito l’asporto anche in quegli esercizi di ristorazione per i quali è prevista la consegna al cliente direttamente dal veicolo; ogni cliente, così come il personale in servizio, dovrà indossare una mascherina; Le persone presenti all’interno del locale dovranno sempre mantenere la distanza minima di 2 metri. (segue) (Rpi)
4
E’ arrivata la Pasqua più pazzesca e inusuale che ci potessimo mai aspettare. Una Pasqua senza processioni, cosa che non accadeva da oltre un secolo, una Pasqua senza messe, senza turisti e senza il piacere di stare insieme ai parenti, tra tavolate che non finiscono mai. Questa domenica è particolare sotto tanti punti di vista e uno di questi è sicuramente anche il traffico. In Penisola Sorrentina e in Costiera Amalfitana di questi periodi c’era letteralmente il caos: il territorio veniva invaso da migliaia e migliaia di visitatori, da tutto il Mondo, e ciò, ovviamente, aveva i suoi lati positivi e negativi. Tra i lati negativi, il fatto che si riproponeva, difatti ogni anno, il problema del traffico, appunto. Soltanto un anno fa, vi parlavamo del traffico intenso al Fiordo di Furore, della zona di Liparlati a Positano completamente bloccata e di Sorrento invasa dai turisti. Parlavamo di una “Pasqua infernale”, per quanto riguarda il caos traffico: oggi le cose sono assai diverse. E’ davvero impressionante notare la differenza rispetto lo scorso anno. Oggi leggiamo di come probabilmente saremo costretti a dover girare per strada per chissà quanto altro tempo con le mascherine. con Oggi ci ritroviamo a guardare strade completamente deserte, negozi chiusi e a sperare che un male tremendo che si è abbattuto su tutti noi, cessi quanto prima di portare la morte. Quante cose possono cambiare in meno di dodici mesi…
Cerca nel sito Seleziona Qualsiasi cosa Articoli Photogallery Video Eventi Cerca per città Agerola Agro Nocerino - Sarnese Amalfi Atrani Campania Capri e Anacapri Castellammare di Stabia Cava de Tirreni Cetara Cilento Costiera Amalfitana Furore e Conca dei Marini Italia Maiori Massa Lubrense Meta Minori Mondo Monti Lattari Gragnano Pimonte Lettere e dintorni Napoli e Provincia Penisola Sorrentina Piano di Sorrento Pompei Positano Praiano Ravello e Scala Salerno e Provincia Sant'Agnello Sorrento Tramonti e Valico di Chiunzi Vico Equense Vietri sul mare
1
Donald Trump è spacciato? I sondaggi della Cnn lo danno indietro di ben 14 punti, appare sempre più accerchiato politicamente, mentre il caos imperversa negli Stati Uniti. La dimostrazione plastica di questo stato di cose parrebbe essere data dal caso di Seattle, dove ormai da oltre una settimana – a seguito delle proteste per la morte di George Floyd – dei manifestanti hanno occupato un'area nel centro cittadino (la Capitol Hill Autonomous Zone): una sorta di comune senza polizia, tra barricate, intenti più o meno utopistici e il timore che qualche dimostrante possa circolare armato. Insomma, tanto potrebbe bastare per dichiarare chiusa la partita elettorale e prepararsi quindi a un'inevitabile vittoria dei democratici il prossimo novembre. Eppure, forse, la situazione è un po' più complessa di come appare. E, nonostante le oggettive difficoltà che il presidente si sta trovando ad affrontare, l'esito della campagna elettorale potrebbe essere meno scontato di quanto sembri. Innanzitutto è bene fare attenzione al valore dei sondaggi. Non solo banalmente è troppo presto, ma – come abbiamo già avuto modo di vedere alle presidenziali di quattro anni fa – non è che le rilevazioni si siano mai mostrate granché capaci di intercettare realmente l'elettore trumpista. Tutto questo, senza dimenticare il precedente del 2004, quando il democratico John Kerry contese la Casa Bianca al presidente repubblicano George W. Bush. Per tutta l'estate di quell'anno i sondaggi diedero Kerry stabilmente in vantaggio, eppure – alla fine – fu Bush a prevalere. Ciononostante, al di là dei precedenti storici, si registrano fattori più profondi e specifici che ci mostrano come Trump sia ancora ben lungi dal potersi dire fuori gioco. E la questione delle forze dell'ordine sta lì a dimostrarlo. La morte di Floyd ha aperto un serrato dibattito politico sul destino delle forze di polizia negli Stati Uniti. Un dibattito che ha già determinato evidenti ripercussioni sul fronte elettorale. A livello generale, tutti gli schieramenti politici in campo sono concordi su un punto: la necessità di riformare la polizia. Un processo in cui, al di là del Congresso, dovranno però intervenire soprattutto i sindaci, sotto la cui autorità ricade la responsabilità di nominare il capo della polizia cittadina. Al Campidoglio, già infuria lo scontro politico, con repubblicani e democratici che non sembrano troppo concordi sulle misure da adottare. In particolare, al momento la questione maggiormente divisiva riguarda lo scudo di cui gli agenti godono per evitare di incorrere di azioni legali: se i democratici sono intenzionati a rimuoverlo (ritenendolo fonte di abusi), i repubblicani tendono invece a difenderlo (temendo che una sua abolizione indebolirebbe eccessivamente le forze di polizia). La via riformista non è comunque l'unica sul tavolo. Soprattutto da parte degli attivisti di Black Lives Matter e delle aree di sinistra dell'asinello si invocano delle misure ben più drastiche. Alcuni chiedono, per esempio, un taglio dei finanziamenti alle forze dell'ordine: una proposta che ha registrato la ferma opposizione del fronte repubblicano, ma che ha invece già prodotto spaccature tra i democratici. Gli esponenti centristi dell'asinello non ne vogliono sapere, mentre a sinistra c'è chi si è mostrato aperturista. Per il momento, la Speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha evitato di prendere una posizione chiara sulla questione, temendo un'ulteriore spaccatura tra le file del proprio partito. Tutto questo, mentre il candidato democratico in pectore alla Casa Bianca Joe Biden – dopo giorni di tentennamento – ha alla fine deciso di schierarsi contro la proposta. Il suo problema tuttavia è che non solo – come detto – ha un partito diviso sulla questione. Ma che anche, negli scorsi giorni, si è ritrovato per così dire sconfessato da alcuni dei più importanti primi cittadini del Partito Democratico: il sindaco di New York, Bill de Blasio, e quello di Los Angeles, Eric Garcetti, hanno infatti tagliato il budget riservato alla propria polizia cittadina, dirottando i soldi su altri capitoli di spesa. E non è neanche finita qui. Perché alcuni attivisti di Black Lives Matter non si limitano a chiedere il taglio dei fondi, ma spingono addirittura per lo smantellamento dei dipartimenti di polizia. E' quanto per esempio si sta facendo a Minneapolis (dove Floyd è rimasto ucciso), con la benedizione della deputata democratica (vicina a Bernie Sanders), Ilhan Omar. Certo: non sarebbe la prima volta negli Stati Uniti che un dipartimento di polizia viene sciolto. E' già accaduto, per esempio, a Camden (in New Jersey) nel 2012. Il punto è che, quando vengono smantellati, i dipartimenti sono poi solitamente ricostituiti (ancorché con cambiamenti e riforme più o meno significative). Nel caso di Minneapolis non è invece ancora chiaro a che cosa stia effettivamente puntando il consiglio cittadino. Senza infine dimenticare che c'è chi – ancora più a sinistra – si è addirittura spinto a invocare l'abolizione della polizia tout court. La stessa comune di Seattle punta, in un certo senso, a questo obiettivo. E' chiaro che questa situazione risulti maggiormente problematica proprio per Biden. La linea securitaria di Trump potrà anche non piacere, ma ha comunque una propria coerenza, visto che – dall'inizio dei disordini – l'inquilino della Casa Bianca la sta portando avanti con consequenzialità. L'ex vicepresidente, invece, riscontra delle difficoltà, a causa del suo elettorato potenziale: un bacino che va dai democratici centristi a quelli radicali. E' evidente che, con una tale eterogeneità, Biden – nel momento in cui prenda posizioni troppo nette – rischi defezioni o a destra o a sinistra. Per tale ragione, il candidato democratico ha atteso svariati giorni prima di schierarsi contro il taglio dei fondi alla polizia, mentre – per riequilibrare – si è detto favorevole a ribattezzare le basi militari che portano nomi di generali confederati. Tutto questo, mentre la sua posizione sulla comune di Seattle non è ancora pervenuta. Ecco: è esattamente un tale atteggiamento che, alle lunghe, rischia di danneggiare l'ex vicepresidente. Un atteggiamento che potrebbe non a caso presentarlo come un candidato costantemente fermo in mezzo al guado, col risultato di scontentare svariate aree elettorali del suo partito. E, in questo senso, proprio la questione di Seattle potrebbe seriamente azzopparlo. Non dimentichiamo che il sindaco della città, Jenny Anne Durkan, e il governatore dello Stato di Washington, Jay Inslee, appartengano al Partito Democratico. E che entrambi si siano mostrati favorevoli alla linea morbida sull'occupazione di Seattle. Senza poi dimenticare il paradosso principale: ricordando sempre che sono i primi cittadini a nominare i capi della polizia, va infatti sottolineato che è dal 1990 che Seattle ha ininterrottamente sindaci democratici. Ragion per cui non solo le controversie che da anni accompagnano le locali forze dell'ordine non possono essere imputate a Trump e ai repubblicani, ma – più nello specifico – la stessa Capitol Hill Autonomous Zone è diretta contro una situazione di cui è l'asinello il principale responsabile. Uno stato di cose che potrebbe quindi imbarazzare Biden, alienandogli inoltre indirettamente il sostegno di non poche frange moderate. D'altronde, da settimane, la strategia di Trump nell'attaccare il rivale è chiara: lo scopo del presidente non è infatti tanto quello di dipingere Biden stesso come un candidato di sinistra radicale, quanto – semmai – di presentarlo come un candidato ostaggio della sinistra radicale. L'obiettivo del presidente è quindi quello di appellarsi al bisogno di sicurezza dell'elettore medio, additando il rivale come una figura eterodiretta da frange estremiste. Del resto, che l'elettorato americano non sembri granché ben disposto verso il taglio dei finanziamenti alla polizia, è un dato oggettivo. Secondo un sondaggio Ipsos, il 64% dei cittadini statunitensi si oppone alla diminuzione dei fondi. Un quadro fotografato anche da una rilevazione YouGov, secondo cui appena il 27% si direbbe favorevole all'idea. Insomma, a fronte di questi dati, non è del tutto infondato ritenere che la linea "law and order" di Trump possa alla fine risultare vincente. Soprattutto alla luce degli oggettivi ostacoli che Biden deve affrontare: un candidato non solo troppo amletico, ma che si ritrova ad avere a che fare con una classe dirigente locale – quella democratica – che si sta sempre più spostando a sinistra (come dimostrano i suddetti casi di de Blasio, Garcetti, la Durkan e Inslee). Un candidato che, tra l'altro, si ritrova a dover fare i conti con un elettorato sempre più polarizzato e che riscontra quindi crescenti difficoltà a tenere compatto l'intero asinello. E attenzione: perché – tornando a Trump – non si tratta solo di una linea politica potenzialmente più efficace, ma anche di un'interessante dinamica elettorale. L'attuale presidente ha sempre mostrato una leadership di natura "reattiva": non è nei periodi di bonaccia politica, ma in quelli di pressione e accerchiamento che Trump è sempre riuscito a emergere. Il tutto, condito da un potente messaggio antisistema. Qualcuno trova paradossale che un presidente in carica possa condurre una campagna elettorale in chiave antiestablishment. Ma non è così. Perché la storia insegna come non sia automatico che un presidente statunitense venga necessariamente assorbito dall'establishment. Assorbiti ne furono – per esempio – Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama. Non invece Richard Nixon, di cui – guarda caso – in questo 2020 Trump sta cercando di imitare le strategie elettorali. Come Hillary Clinton nel 2016, stavolta è Biden il candidato del sistema (visti suoi storici legami con i corridoi di Wall Street e del Campidoglio). Il presidente lo sa. Ed è partito all'attacco, cercando di coniugare – come fece Nixon – la lotta ai potentati di Washington con la salvaguardia dell'ordine. Perché il "modello Trump", il modello cioè del tutore della legge con la Bibbia in mano, potrà anche non piacere. Ma l'alternativa è il "modello Seattle". E questo, a novembre, potrebbe fare la differenza. Il presidente per ora resta in una situazione di difficoltà, sia chiaro. Ma prima di darlo per spacciato, per favore, andiamoci piano.
Spunta un nuovo video che cattura l'uccisione di un altro giovane afroamericano disarmato dopo essere stato fermato in New Jersey da un poliziotto bianco per eccesso di velocità. Nella clip si vede che l'agente chiede al giovane di sedersi nella propria 'gazzella' in attesa del carro attrezzi dopo che la sua auto è finita in panne. L'afroamericano avrebbe tentato di sedersi sul posto di guida due volte: la prima volta l'agente usa lo spray urticante, la seconda lo tira fuori dall'auto e in una colluttazione gli spara 6 volte. Le immagini arrivano dalla videocamera sul cruscotto dell'auto dell'agente e sono state diffuse dall'attorney general del New Jersey, che sta indagando sull'episodio, accaduto il 23 maggio, due giorni prima della morte di George Floyd. Nei circa 30 minuti di video, il fermo sembra routine. L'agente Randall Wetzel ottiene le generalità di Maurice Gordon, 28 anni, di Poughkeepsie, New York, e chiama un carro attrezzi. Il poliziotto gli offre una mascherina e un passaggio in una concessionaria d'auto. Dopo 20 minuti che era seduto nell'auto della polizia, Gordon si toglie la cintura di sicurezza ed esce dalla vettura. Wetzel gli grida di stare dentro diverse volte mentre sembrano azzuffarsi all'esterno. L'attorney general ha riferito che Gordon ha tentato di entrare due volte sul posto di guida della pattuglia e che l'agente ha reagito prima con lo spray e poi spingendolo fuori e sparandogli sei volte durante una colluttazione. Il poliziotto è stato sospeso, in attesa dell'esito dell'indagine. A due settimane dalla barbara uccisione di Floyd, l'afroamericano soffocato con un ginocchio da un agente bianco a Minneapolis, il movimento di protesta che ha percorso il Paese ottiene intanto le prime promesse di cambiare la polizia e la giustizia, mentre Donald Trump affonda nei sondaggi anche per la pessima gestione della crisi. L'intervento più importante arriva dai democratici, che hanno annunciato alla Camera un pacchetto di riforme dopo aver osservato inginocchiati nell'Emancipation hall 8 minuti e 46 secondi di silenzio, il tempo dell'agonia di Floyd. Tra i punti principali della proposta, la demilitarizzazione della polizia limitando il trasferimento di armi militari ai suoi dipartimenti locali e statali; l'obbligo delle videocamere sul cruscotto delle auto e sul corpo degli agenti; il divieto della stretta al collo (quella che ha ucciso Floyd) e le perquisizioni senza mandato in casi di droga; fine della profilatura razziale; un database nazionale sulla cattiva condotta degli agenti. "Questo momento di angoscia nazionale si sta trasformando in un movimento di azione nazionale mentre gli americani in tutto il Paese protestano pacificamente per chiedere di far cessare l'ingiustizia", ha spiegato la speaker della Camera Nancy Pelosi. Un'altra stretta sulla polizia - che secondo un conteggio del Washington Post ha ucciso quasi mille persone all'anno dal 2015 - arriva da 'De-fund the police', il movimento che chiede di togliere o ridurre i fondi ai dipartimenti di polizia e di usarli per risolvere i problemi socio-economici delle comunità locali. Una richiesta già fatta propria dal consiglio comunale di Minneapolis, che ha deciso di smantellare la polizia di casa. Una mossa senza precedenti replicata dal sindaco dem di New York Bill de Blasio, che ha promesso di tagliare nel giro di tre settimane una parte dei fondi destinati al New York Police Department (il suo bilancio è di 6 miliardi di dollari) e di destinarli ai servizi per i giovani e ai servizi sociali. Sulla stessa linea il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti, anche lui democratico, che ha fatto marcia indietro sulla promessa di nuovi fondi alla polizia locale, reindirizzando 150 milioni di dollari a programmi per sanità, lavoro e centri per la pace. Musica per le orecchie di Donald Trump, che cavalca il tema su Twitter: "Ora la sinistra radicale dei democratici vuole togliere i fondi e abbandonare la nostra polizia. Scusate, io voglio legge e ordine", cinquetta rilanciando lo slogan di Richard Nixon. Ma Joe Biden non gli lascia strada su questo terreno: tramite un portavoce, precisato di non condividere la riduzione dei finanziamenti alla polizia. E incontra i famigliari di Floyd nella sua città natale di Houston, nel giorno dell'ultima commemorazione pubblica prima dei funerali di domani, ai quali non parteciperà ma invierà un videomessaggio. Il tycoon intanto perde terreno nei sondaggi. Nell'ultima rilevazione della Cnn sulla corsa presidenziale, l'ex vicepresidente stacca Trump di ben 14 punti, un margine che non aveva mai avuto: 55% a 41%, rispettivamente il livello più alto e più basso nelle rilevazioni della tv. Non solo. Il 38% approva l'operato presidenziale mentre il 57% lo boccia: è il peggior rating dal gennaio 2019, analogo a quello di Jimmy Carter e George H.W.Bush nello stesso momento negli anni in cui non riuscirono ad essere rieletti. "I sondaggi della Cnn sono falsi come le loro notizie", ha commentato il presidente, ma anche i sondaggi interni del suo staff rivelano un crollo, soprattutto fra gli indipendenti e le donne in seguito all'uccisione di Floyd e al coronavirus. La sua campagna è preoccupata e sta cercando di correggere il tiro E il senatore repubblicano Mitt Romney, ex candidato alla Casa Bianca, ieri era tra le persone che hanno marciato a Washington verso la Casa Bianca. "Bisogna trovare un modo per porre fine all'ingiustizia e alla brutalità e per rassicurare una volta per tutte la gente che la vita dei neri conta, come la vita di tutti", ha dichiarato Romney. Il senatore, notoriamente un forte critico di Trump, avrebbe fatto sapere - secondo quanto riportato dal New York Times - che a novembre non voterà per il tycoon. Un appello a combattere chi fomenta divisioni e diffonde falsità e disinformazione in un periodo in cui gli Usa sono colpiti dalla pandemia e attraversati da proteste e disordini sociali: a lanciarlo è Barack Obama, rivolgendosi ai giovani americani che nel 2020 si sono diplomati e laureati nel corso di una cerimonia virtuale su YouTube a cui hanno partecipato 70 personalità della politica, della cultura e dello spettacolo tra cui Beyonce', Lady Gaga e Michelle Obama. Quello dell'ex presidente suona come l'ennesimo affondo contro Donald Trump.
2
Sono pubblicate sul sito www.comune.piacenza.it , con evidenza in home page, tutte le informazioni per accedere ai bandi che riguardano le richieste di rimborso da parte di privati e imprese, per i danni conseguenti alle emergenze climatiche nazionali che hanno colpito anche l’Emilia Romagna nel 2019. In particolare, per il nostro territorio, il riferimento è al maltempo che nel mese di maggio aveva interessato tutte le province della regione, nonché alle piogge eccezionali del novembre scorso. Termine ultimo per presentare le domande è il 2 marzo prossimo, allegando – sia per i privati, sia per le attività produttive – la perizia asseverata dei danni subiti. Diverse, invece, le modalità di tramissione delle richieste, che per le aziende potranno essere inviate unicamente tramite posta elettronica certificata (per la quale farà fede la data di invio) all’indirizzo protocollo.generale@cert.comune.piacenza.it , allegando alla modulistica la copia di un documento di identità valido del richiedente e specificando, nell’oggetto, “Trasmissione domanda di rimborso danni delle emergenze nazionali del 2019”. La stessa dicitura – così come la copia del documento di identità – deve accompagnare le domande dei privati cittadini, che potranno essere consegnate direttamente allo sportello Quic di viale Beverora, spedite tramite raccomandata con ricevuta di ritorno alla sede del Municipio in piazza Cavalli 2 (farà fede, in tal caso, il timbro dell’ufficio postale accettante) o trasmesse via Pec all’indirizzo protocollo.generale@cert.comune.piacenza.it . I bandi che discplinano i termini e le modalità per il riconoscimento dei contributi sono consultabili sul Bollettino ufficiale della Regione n.10 del 16 gennaio 2020, nonché sul sito dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione Civile. Sul sito web del Comune di Piacenza sono presenti i link per scaricare i bandi con i relativi moduli e allegati.
E’ stata prorogata sino al 4 maggio la scadenza – originariamente prevista per oggi, lunedì 2 marzo – dei bandi relativi alle richieste di rimborso da parte di privati e imprese, per i danni conseguenti alle emergenze climatiche nazionali che hanno colpito anche l’Emilia Romagna nel 2019. In particolare, per il nostro territorio, il riferimento è al maltempo che nel mese di maggio aveva interessato tutte le province della regione, nonché alle piogge eccezionali del novembre scorso. Sul sito www.comune.piacenza.it sono disponibili tutte le informazioni in merito alle diverse modalità di trasmissione delle domande, nonchè i link per scaricare i bandi con i relativi moduli. Sia per i privati, sia per le attività produttive, si ricorda che è necessario allegare la perizia asseverata dei danni subiti. I bandi che discplinano i termini e i criteri per il riconoscimento dei contributi sono consultabili sul Bollettino ufficiale della Regione n.10 del 16 gennaio 2020, nonché sul sito dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione Civile.
3
Francia, manifestanti tentano blitz in teatro dove si trovano Macron e Brigitte. Paura per il presidente Il presidente francese Emmanuel Macron e la premiere dame Brigitte si trovavano in un teatro di Parigi, ieri sera, quando una trentina di manifestanti hanno tentato un blitz per entrare nell’edificio. Il tentativo è stato respinto dalla polizia. Macron e Brigitte stavano assistendo al teatro della Bouffe du Nord alla rappresentazione de ‘La Mouche’. Per alcuni minuti, Macron e Brigitte sono stati messi in sicurezza, poi sono rientrati per assistere alla fine della rappresentazione. Secondo France Info, un uomo che si trovava nella sala ha postato sui social network una foto della coppia presidenziale in platea invitando i militanti ad intervenire fuori dal teatro: “Qualcosa si sta preparando, la serata sarà movimentata”, ha scritto su Twitter. Si tratterebbe di Taha Bouhafs, un cosiddetto ‘giornalista militante’, che è successivamente stato fermato. I manifestanti si sono confrontati per circa un’ora con la polizia gridando “tutti insieme, sciopero generale”. “Il presidente continuerà a recarsi a teatro come è abituato a fare e vigilerà affinché azioni politiche non violino la libertà di espressione, la libertà degli artisti e la libertà di creazione”, ha fatto sapere successivamente l’entourage di Macron. In Francia sono in corso ormai da settimane proteste di piazza contro la riforma delle pensioni promossa dal presidente Macron. Leggi anche: Potrebbero interessarti Libia, al via la conferenza di Berlino. Sarraj e Haftar da Merkel, colloqui separati | DIRETTA Yemen, 70 militari uccisi in un attacco missilistico Xi Jinping, il nome tradotto in inglese con una parolaccia: e Facebook si scusa Francia, contro la riforma delle pensioni lo sciopero più lungo dal ’68 Parigi, ballerine dell’Opera danzano per protestare contro la riforma delle pensioni di Macron | VIDEO Francia, studente si dà fuoco per protestare contro Macron e l’Unione Europea: “Sono loro che mi hanno ucciso”
Gli inquirenti sono al lavoro per individuare gli autori del gesto, ma intanto si fa largo l'ipotesi che il vero bersaglio fosse il presidente francese. La brasserie parigina La Rotonde, dove Emmanuel Macron aveva festeggiato la sua vittoria al primo turno delle elezioni presidenziali 2017, è stata bersagliata da un lancio di bombe molotov. Situata nel pieno cuore di Montparnasse, nel sesto arrondissement di Parigi, la brasserie è stata data alle fiamme nella notte tra venerdì e sabato. L'incendio, secondo le ricostruzioni, sarebbe scoppiato intorno alle 04:30 con i gestori del noto locale che sarebbero invece stati avvertiti circa mezzora dopo. Gli autori di questo atto di vandalismo hanno inoltre sfondato i vetri delle finestre, accanendosi contro tavoli, sedie e altri pezzi di arredamento sui quali è stato appiccato il fuoco. Le immagini della devastazione provocata sono state riprese dalle telecamere di BFM TV, che ha pubblicato un servizio su Twitter. Le restaurant "la Rotonde" à Paris victime d'un incendie la nuit dernière, l'origine du sinistre n'est pas encore connue pic.twitter.com/vbMmuNjzOT — BFMTV (@BFMTV) 18 января 2020 г. Una ritorsione dei gilet gialli? Una volta domate le fiamme, gli inquirenti hanno eseguito un'ispezione del locale, rinvenendo sul posto "un gilet giallo", come rivelato a BFM TV da uno dei proprietari. Attualmente i responsabili sono ancora ignoti alle forze dell'ordine, che privilegiano la pista criminale e che nelle prossime ore saranno al lavoro per assicurarli alla giustizia Rabbia contro Macron Sebbene non sia pervenuta alcuna rivendicazione ufficiale, appare chiaro che il gesto compiuto debba essere considerato principalmente nel suo valore simbolico come un attacco diretto all'attuale presidente, Emmanuel Macron, sotto accusa da parte dei cittadini francesi per il tanto criticato piano di riforma strutturale del sistema pensionistico del Paese che sta letteralmente mandando in tilt la Francia, travolta da continue proteste. Proprio ieri sera lo stesso Macron è stato vittima di un tentativo di aggressione da parte di alcuni manifestanti mentre stava assistendo ad uno spettacolo teatrale in compagnia della moglie Brigitte nel nord di Parigi.
2
“Purtroppo è ufficiale. Abbiamo il terzo caso di Covid-19 a Favara. Si tratta di una nostra concittadina, che ho raggiunto al telefono, e mi ha autorizzato ad informarvi che si tratta di una operatrice socio-sanitaria che ha prestato la propria attività lavorativa all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Non c’è alcun vincolo di parentela con il primo caso e non è collegato a questo (la pensionata di Faara). E’ asintomatica e sta bene. Si sta facendo una ricostruzione, con l’arma dei carabinieri, dei contatti. L’intera famiglia è in isolamento. La situazione è preoccupante perché non si riesce a capire la causa del contagio e, ad oggi, in ospedale non si è arrivati al “paziente 0”. Se vogliamo uscire da questa emergenza sanitaria dobbiamo restare a casa.” “Ho sentito la signora molto provata, e ci siamo emozionate, perché anche lei è una madre di famiglia. Mi ha rassicurato del fatto di aver usato tutte le precauzioni del caso come mascherine e guanti.” Sono queste le dichiarazioni del sindaco di Favara, Anna Alba, che ha confermato il terzo caso di Coronavirus positivo in città. Dunque, il terzo caso di covid19 a Favara sarebbe maturato all’interno dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento dove nella serata di ieri era stata accertata, con un tampone post-mortem, la positività di un anziano morto all’interno del reparto di Cardiologia.
Salgono a quattro i casi di Coronavirus ad Agrigento. Sono un giovane rientrato a metà marzo da fuori Sicilia, già in isolamento; un medico del reparto di Emodinamica, e una infermiera del reparto di Cardiologia dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento, ed infine un settantenne di Agrigento morto al presidio ospedaliero, dove si trovava ricoverato nel reparto di Cardiologia (il tampone, risultato positivo, è stato effettuato dopo il decesso). Sempre in questo reparto si trovava ricoverata la pensionata di 75 anni di Favara, poi trasferita, che ha contratto il Covid-19. A Favara o in ospedale non è stato chiarito.
2
(ANSA) - AOSTA, 26 FEB - In occasione del settantaduesimo anniversario dell'entrata in vigore dello Statuto speciale, è stato presentato il volume 'Lineamenti di diritto costituzionale della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste', a cura dei professori Pasquale Costanzo, Roberto Louvin e Lara Trucco ed edito da Giappichelli. Il volume sarà "utile all'apparato amministrativo dei nostri enti", ha sottolineato Emily Rini, presidente del Consiglio regionale, durante la presentazione. La maggiore novità dell'opera rispetto alle trattazioni tradizionali è l'analisi della complessa produzione normativa della Regione, insieme all'illustrazione dei profili strutturali del suo ordinamento. Il tutto "in un momento eccezionale" per la storia valdostana, dato che "è la prima volta" che si verifica una "procedura di autoscioglimento" del Consiglio Valle, ha detto Roberto Louvin. Proprio in "momenti di criticità" come quelli di questi giorni, legati all'emergenza per il nuovo coronavirus, emerge "l'importanza" dello Statuto che attribuisce al presidente della Regione anche alcune "funzioni prefettizie", ha ricordato il presidente, Renzo Testolin. (ANSA).
(ANSA) - AOSTA, 01 APR - Le misure urgenti a sostegno dell'economia valdostana in crisi per l'emergenza coronavirus, in fase di predisposizione da parte della seconda commissione consiliare 'Affari generali', potrebbero essere messe a rischio da "difficoltà nella relazione e nella comprensione tra gli uffici della Regione e gli uffici del Consiglio". L'allarme è stato dato dal presidente della commissione Pierluigi Marquis, in una lettera inviata alla presidente del Consiglio Valle, Emily Rini, e al presidente della Regione, Renzo Testolin, in cui si propone di formare un gruppo tecnico per velocizzare le procedure. "La Commissione Affari generali si è prontamente attivata per la predisposizione urgente delle proposte di legge necessarie", spiega Marquis. Ma "dopo la riunione di venerdì 27 marzo, le interlocuzioni avute hanno mostrato difficoltà nella relazione e nella comprensione tra gli uffici della Regione e gli uffici del Consiglio, con un rallentamento dell'attivazione della produzione tecnico-legislativa", rileva il presidente. "È evidente - aggiunge - che, con le procedure attuali, i tempi saranno quelli ordinari e non sarà possibile rispondere in modo adeguato ai bisogni prodotti dall'attuale crisi". La proposta è dunque di formare un "gruppo tecnico-amministrativo interforze" dedicato al tema economico-sociale con i dirigenti le risorse sia della Regione sia del Consiglio regionale che "deve essere in grado di operare in rapidità e con facilità di collaborazione, per rispettare il cronoprogramma e per la rapida produzione dei testi tecnico-legislativi che recepiscano gli orientamenti politici che si stanno formando". (ANSA).
1
Il vice Sindaco Sandro Fedozzi e l’Assessore al commercio Davide Salerno sono stati invitati a partecipare ieri sera ad una riunione organizzata da un gruppo di commercianti e residenti di San Bartolomeo al Mare, decisi ad organizzarsi contro le bollette di Rivieracqua, ritenute particolarmente elevate e non conformi. Bollette acqua da capogiro: amministrazione incontra commercianti e residenti I due rappresentanti dell’Amministrazione comunale di San Bartolomeo al Mare hanno preso atto delle lamentele degli intervenuti e hanno consigliato loro di eleggere un ristretto gruppo di rappresentanti e di procedere con una raccolta di firme, della quale potranno farsi latori nei confronti di Rivieracqua. Si sono altresì impegnati a creare le condizioni per un incontro tra i rappresentanti dei partecipanti e la dirigenza di Rivieracqua, per poter verificare i casi in questione nel più breve tempo possibile. Segui Imperiapost anche su:
San Bartolomeo al Mare. Il vice sindaco Sandro Fedozzi e l’assessore al commercio Davide Salerno sono stati invitati a partecipare ieri sera ad una riunione organizzata da un gruppo di commercianti e residenti, decisi ad organizzarsi contro le bollette di Rivieracqua, ritenute particolarmente elevate e non conformi. I due rappresentanti dell’amministrazione comunale hanno preso atto delle lamentele degli intervenuti e hanno consigliato loro di eleggere un ristretto gruppo di rappresentanti e di procedere con una raccolta di firme, della quale potranno farsi latori nei confronti di Rivieracqua. Si sono inoltre impegnati a creare le condizioni per un incontro tra i rappresentanti dei partecipanti e la dirigenza di Rivieracqua, per poter verificare i casi in questione nel più breve tempo possibile. ... » Leggi tutto
4
(Adnkronos) – Il direttore generale dell’Asp di Palermo Daniela Faraoni ha espresso la sua “gratitudine ai familiari della donatrice che, in un momento di grandissimo dolore, hanno fatto una scelta di altruismo e generosità. Un sentito ringraziamento va anche al personale dell’ospedale di Partinico ed all’intera equipe chirurgica che hanno dimostrato professionalità, competenza e spirito di integrazione multidisciplinare”.
Palermo, 10 mar. (Adnkronos) – Non sono bastate le rassicurazioni del premier Giuseppe Conte, anche a Palermo i supermercati aperti di notte sono stati presi d’assalto da decine di persone che hanno fatto incetta di pane, carne, pasta e soprattutto acqua. Sotto la pioggia battente hanno atteso all’ingresso per potere entrare, nel supermercato di via Libertà aperto 24 ore su 24. Anche se il responsabile del supermercato rassicurava tutti affermando che le derrate alimentari non sarebbero terminate nei prossimi giorni.
1
CITTÀ DI CASTELLO – “Una donna, una moglie, una mamma, un’amica eccezionale. Silvana era tutto questo. Il suo sorriso, il suo pensare sempre positivo, essere sempre attiva e disponibile verso gli altri era davvero contagioso. Per chi ha avuto la fortuna come noi, di conoscerla attraverso amici comuni, Simone, Giorgio, i sindaci di Città di Castello, Sangiustino e Citerna, nelle mille iniziative che l’hanno vista protagonista, è stato come si suol dire amore e stima a prima vista”: così parlano di SilvanaE Ioni e Giuliano Martinelli. “E’ nata una amicizia sulla sofferenza, sui problemi comuni che affliggono tante famiglie, sulla necessità anche di fare qualcosa di positivo, di vedere che dietro al nero c’e’ il bianco, di tenere la fiammella della speranza sempre accesa e di alimentarla continuamente con il sorriso con la voglia di vivere di non mollare mai. E allora da quel momento abbiamo iniziato un percorso insieme, con il marito Fabrizio, la figlia Federica, la sua famiglia, i tanti amici, le istituzioni, le associazioni di volontariato, per cercare di rendere meno doloroso il presente, stringendo i denti, e guardando al futuro con il sorriso e il coraggio di Silvana. Saranno con me ed Elisa, la mia compagna, per tutta la vita, quei momenti piacevoli e indimenticabili trascorsi a tavola a Pietralunga, davanti ad un buon piatto a base di tartufo, a progettare eventi, iniziative, manifestazioni per tenere sempre alta l’attenzione sulla lotta contro il cancro, sulla ricerca dei fondi per lo Ieo di Milano e per tutte le altre associazioni di volontariato da sempre in prima linea per vincere la sfida con il male. La mia esperienza personale in famiglia con queste situazioni dolorose, da quando ho avuto il piacere di conoscere Silvana, si è arricchita di una nuova parentesi di vita che ha ulteriormente rafforzato in me e in noi il desiderio e la necessità di lottare ogni giorno per questa nobile causa e di pensare che la speranza va alimentata e la rassegnazione va superata insieme. C’eravamo abituati, cara Silvana, a vederti con il sorriso, la simpatia e la determinazione di una donna forte quale eri, fra gli stand delle rassegne dedicate al tartufo, a Pietralunga, a Città di Castello, nelle manifestazioni sportive con i campioni del coraggio, fuori dalle parrocchie, dai supermercati, nelle piazze a promuovere la raccolta fondi per chi fino ad ora ha cercato senza sosta a livello scientifico di trovare la gomma giusta per cancellare quella parola che si chiama cancro e che troppo spesso rimuoviamo dalla nostra mente. Con questo spirito ora che ci apprestiamo a salutarti da questa vita terrena vogliamo ricordarti e farti sapere che da oggi, Fabrizio, Federica, la tua famiglia, i tuoi tanti amici, la tua comunità saranno pronti a proseguire quello ci hai lasciato: la voglia di vivere, di lottare, di battersi per un ideale solidale, di sorridere. Si, di sorridere come facevi tu cara Silvana fino all’ultimo momento quando hai salutato a casa il grande Jovanotti (e mi hai voluto accanto) e il Prefetto di Perugia, Claudio Sgaraglia, che, con garbo e commozione ti ha conferito il titolo di “cavaliere” della Repubblica, cavaliere del coraggio e della speranza. Ciao Silvana”.
Nel nome di Silvana. Elisa e Giuliano dell'azienda Giuliano Tartufi, anche dopo il doloroso addio alla mamma coraggio di San Giustino, hanno deciso di continuare ad affiancare le iniziative di raccolta fondi per la ricerca contro il cancro della Fondazione Ieo-Ccm di Milano volute da Silvana durante la sua malattia. Elisa e Giuliano poi hanno annunciato al marito e alla figlia di Silvana Benigno, Fabrizio e Federica, che a giugno verrà riproposta sempre a Pietralunga la seconda edizione della Notte bianca del tartufo. La macchina organizzativa insomma è già partita e si sta lavorando anche per una clamorosa sorpresa per quella stessa sera.
3
Sori – Ha notato un tasso che si aggirava nel suo giardino ed ha deciso di ucciderlo a bastonate. E’ successo in una villetta nel comune di Sori ma i vicini di casa hanno assistito alla scena ed hanno immediatamente chiamato le guardie eco-zoofile che sono arrivate sul posto e dopo aver costatato la morte del povero ed innoquo animale, hanno denunciato l’uomo per maltrattamento di animali e hanno sequestrato la carcassa. L’uccisione del tasso è vietata dalla legge poichè l’animale è protetto e ne è vietata anche la caccia.
Sori – Si è lanciato da una fascia cercando di fuggire da un cinghiale che lo aveva attaccato ed è precipitato tra i rovi, in un canneto. Brutta avventura per un uomo soccorso dai vigili del fuoco di Rapallo a Massiglione di Sussisa, sulle alture di Sori, nel levante genovese. L’uomo ha raccontato di essere stato assalito da alcuni cinghiali e di essere fuggito sino a trovarsi di fronte ad un dirupo. Senza pensarci troppo sarebbe saltato di sotto atterrando male su una gamba, probabilmente fratturata. A questo punto ha chiamato il 112 chiedendo soccorso e i vigili del Fuoco sono intervenuti per recuperarlo e affidarlo all’ambulanza.
1
pistoia Sarà la Provincia di Pistoia a provvedere alla sicurezza degli studenti e dei docenti che dovranno affrontare a breve gli esami di maturità. Per scongiurare il rischio di contagio, l’ente garantirà la distribuzione a tutte le scuole superiori di gel antibatterico e mascherine in vista del maxi-orale che vedrà impegnati oltre 2.400 candidati e 64 commissioni di esame. L’iniziativa, decisa dal presidente della Provinciae dalla consigliera con delega all’Edilizia scolastica, è stata presa considerando che la prova orale si svolgerà dal vivo.La distribuzione di prodotti igienizzanti e mascherine comincerà a partire da questa settimana. Ad ogni singolo istituto saranno assegnati 8 taniche da 5 litri ciascuna, 48 flaconi da 0,1 litri, 12 flaconi da 0,5 litri, 250 mascherine e depliant illustrativi sul corretto utilizzo e sulle cautele di distanziamento da adottare. Il calendario con giorni ed orari di consegna sarà preventivamente comunicato dall’ufficio provinciale competente e concordato con le scuole destinatarie.«Visto che il ministero ha stabilito che la Maturità avvenga in presenza – spiega il presidente Marmo – è fondamentale contribuire a favorire lo svolgimento dell’esame orale in sicurezza. Si tratta di scongiurare problemi ai singoli candidati, alla collettività scolastica e quindi al territorio. Ai maturandi il mio “in bocca al lupo” e l’invito ad attenersi scrupolosamente alle misure di sicurezza». —
PISTOIA. È stanca di parole, di promesse non mantenute. E come la preside, tutti gli insegnanti dell’istituto professionale Einaudi. Per questo, con il loro appoggio e le loro firme in calce, ha deciso di mettere nero su bianco quello che è un vero e proprio ultimatum alla Provincia di Pistoia: se non verranno eseguiti al più presto i necessari interventi per garantire l’incolumità fisica di studenti, docenti e personale, è pronta a chiudere temporaneamente la scuola di viale Pacinotti. «Così come previsto dall’attuale normativa vigente» avverte la dirigente Elena Pignolo nell’“invito-diffida” inviato ieri al presidente della Provincia Luca Marmo e alla consigliera con delega all’Edilizia scolastica Marzia Niccoli. La preside punta il dito contro «l’incuria e la superficialità con cui la Provincia di Pistoia ha finora disatteso gli obblighi di adeguata valutazione dei rischi presenti nella scuola attraverso azioni di controllo, manutenzione preventiva e riparazione al fine di garantire la sicurezza dei locali e degli edifici».Questo anno scolastico era cominciato in salita per l’Einaudi, con l’intero secondo piano della vecchia sede interdetto all’attività didattica per gravi problemi di sicurezza, emersi in seguito alla campagna di verifiche portata avanti dalla Provincia a partire dall’inizio del 2019. Ma la nuova preside, insieme ai tecnici della Provincia, era riuscita a contenere i problemi, a forza di razionalizzazione degli spazi, tramezzi e sistemazioni di fortuna. Il risultato, a settembre, era stato che nessuno degli oltre 700 studenti (300 quelli interessati dalla parziale chiusura) aveva avuto bisogno di fare le valigie.«Nonostante il vostro limitato supporto» accusa nella diffida alla Provincia la preside. Che nella premessa dell’ultimatum passa in rassegna i vari problemi a cui devono far fronte studenti e personale dell’Einaudi, sottolineando il mancato rispetto dei precisi impegni assunti da Marmo e Niccoli «dinanzi ad alunni, genitori, docenti e dirigenza il 14 novembre 2019» in riferimento all’esito della trattativa con Banca Intesa sul possibile trasferimento a gennaio di quest’anno nell’ex Centro servizi della Cassa di Risparmio, a Sant’Agostino. Nonché sui 70.000 euro che la Provincia avrebbe dovuto stanziare per il progetto per realizzare degli spazi nel corridoio centrale della scuola nuova, il riscaldamento dei locali ancora privi, i laboratori e gli spazi per gruppi di inclusione.Tutti problemi a cui di recente se ne aggiunto uno nuovo: il 16 gennaio sono apparse nuove transenne negli atrii al piano terra e al primo piano dell’edificio nuovo dell’istituto professionale, in seguito alla scoperta di lesioni nella pavimentazione.«Vi invitiamo e diffidiamo – conclude la missiva inviata per conoscenza anche a Ufficio scolastico regionale, sindaco e prefetto – ad intervenire in tempi brevi, dando concretezza operativa a discorsi, idee e promesse. A fare chiarezza sulla programmazione dei prossimi interventi previsti per la messa in sicurezza del nostro istituto e sulle tempistiche... I difetto saremo costretti ad attuare in autotutela quegli strumenti necessari a garantire l’incolumità fisica di studente, docenti e di tutto il personale scolastico, con conseguente chiusura temporanea della scuola Luigi Einaudi». —
2
Per la CDC ora il coronavirus non si diffonde "facilmente" tramite le superfici I Centri statunitensi per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) adesso affermano che il coronavirus «non si diffonde facilmente» attraverso il contatto con le superfici o gli oggetti. Eppure, all’inizio di marzo, l’agenzia federale della sanità aveva ritenuto «possibile» il contagio tramite il contatto con una superficie contaminata. Ora, però, non sarebbe più così. Sul sito della CDC si legge: «Potrebbe essere possibile che una persona si ammali di COVID-19 toccando una superficie o un oggetto su cui è presente il virus e poi la bocca, il naso o gli occhi». Questo, però, «non è il modo principale con il virus si diffonde ma stiamo ancora imparando di più». LEGGI ANCHE: Vaccino anti Covid-19, gli USA mettono 1 miliardo di euro in campo. Inoltre, altri modi con cui il virus non si diffonde facilmente sono per mezzo degli animali (e viceversa). Non è chiaro, dice il New York Post, quando il CDC abbia aggiornato il proprio sito e, su questo, non è stata data alcuna risposta alla richiesta di chiarimenti da parte del media statunitense. Per il CDC il virus si diffonde principalmente da persona a persona, anche dagli asintomatici. In particolare, il contagio avviene quando c’è uno stretto contatto tra due persone, ovvero entro 1,8 metri; quando un contagiato tossisce, starnutisce o parla, espellendo così delle goccioline (droplet) che arrivano a chi gli sta accanto. La Food and Drug Administration (FDA) ha dichiarato, poi, che non ci sono prove che suggeriscano che il virus si possa diffondere attraverso il cibo o per mezzo di ciò che lo avvolge. Marilyn Roberts, microbiologa e professoressa all’Università di Washington, al New York Post ha detto: «Il problema più grande è che le persone stanno prendendo il COVID-19 da altre persone, non dalle superfici».
Il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), l’ente di sorveglianza sanitaria americana, ha raccomandato a coloro che hanno un animale domestico di garantire una distanza di sicurezza con altri animali mentre li portano a spasso. Le autorità americane hanno elaborato alcune raccomandazioni per le persone che hanno in casa animali domestici (ed escono di casa con loro). Il CDC raccomanda di limitare i contatti degli animali domestici con altri animali per strada e invita a tenere i gatti a casa, se è possibile. Viene consigliato di portare a spasso i cani a guinzaglio, mantenendo una distanza di sicurezza di due metri da altri animali e persone. Inoltre, le autorità raccomandano per le passeggiate con cani di evitare parchi o luoghi pubblici dove ci sono molte persone con animali domestici. #PetOwners: If you have #COVID19 or think you may have it, restrict contact with pets just like you would with other family members. Have another member of your household care for your pet, if possible. Learn more about what to do if you have animals: https://t.co/heo3sYEs32 pic.twitter.com/6VNxT9XKvO — CDC Emerging Infections (@CDC_NCEZID) April 27, 2020 Se una persona è positiva al COVID-19, il CDC suggerisce ad essa di evitare, se è possibile, contatti con animali come se fossero persone. “Se sei malato di COVID-19 (sospettato o confermato da un test), dovresti limitare il contatto con i tuoi animali domestici e altri animali, proprio come faresti con persone. Fino a quando non sapremo di più su questo virus, le persone malate di COVID-19 dovrebbero evitare il contatto con animali domestici e altri animali”, si legge nel rapporto. In caso di necessità di prendersi cura del proprio animale domestico durante la malattia, le autorità consigliano di indossare una maschera e lavarsi le mani prima del contatto. "Al momento non ci sono prove che gli animali svolgano un ruolo importante nella diffusione del virus che causa COVID-19", si legge nelle raccomandazioni del Centro. Sebbene le origini esatte dell'attuale pandemia sia sconosciuta, ora il virus si diffonde nella maggior parte dei casi da persona a persona. In precedenza erano stati risultati positivi al test per il coronavirus leoni e tigri in uno zoo di New York. Animali avrebbero contratto il virus da un impiegato dello zoo. Nella fine di marzo erano apparsi i primi casi di contagio dal coronavirus tra i gatti. Uno studio condotto dai ricercatori dell'Istituto di ricerca veterinaria di Harbin, in Cina, ha dimostrato che i gatti sono sensibili al COVID-19 e possono infettarsi a vicenda, tuttavia non era stato ancora determinato se potessero trasmettere l'infezione del nuovo tipo di coronavirus all'uomo.
1
Succede tutto in 24 ore. Convulse e confuse, con le norme che vengono scritte, cancellate e poi riscritte. Quello che succede è che si passa dall’assenza di un intervento sull’Irap, una delle tasse più odiate dalle imprese, a un taglio praticamente generalizzato. La partita si gioca tra il Governo, tra l’altro diviso al suo interno, e Confindustria, meglio la nuova Confindustria, quella guidata da Carlo Bonomi, eletto presidente meno di un mese fa. Una partita nata una settimana fa, con l’intervista del numero uno degli industriali che aveva messo subito le cose in chiaro, attaccando l’esecutivo con l’evocazione del rischio di “un’esplosione di un’emergenza sociale”. Quando alle otto di sera il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si collega con il Tg5 si capisce che la prova di forza sul taglio delle tasse l’hanno vinta le imprese. Ci sarà nel decreto Rilancio. L’ultimo miglio della trattativa Bisogna riavvolgere il nastro a domenica per capire il cambio di passo che il Governo si è ritrovato a dover fare. Alle quattro del pomeriggio prende il via l’ultima e decisiva riunione tra Gualtieri, il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione della maggioranza. Sul tavolo c’è la bozza del maxi-decreto da 258 articoli. Del taglio dell’Irap neanche l’ombra. I renziani, che avevano già sollevato il tema negli scorsi giorni, puntano i piedi. Luigi Marattin, uno dei componenti della delegazione di Italia Viva, rovescia la questione sul tavolo: bisogna tagliare l’Irap. Il Pd frena e così fa anche Leu. La maggioranza si spacca. Si discute e si litiga per quasi cinque ore. A un certo punto spunta una mediazione portata avanti dal titolare del Tesoro: abbonare il saldo e l’acconto dell’Irap di giugno. Tradotto: due miliardi in meno di tasse per le imprese. Ma c’è un paletto: le imprese che potranno saltare il versamento dell’imposta fissata il mese prossimo devono aver perso ad aprile un terzo del fatturato rispetto ad aprile dello scorso anno. E a godere del beneficio - altro paletto - saranno solo quelle che hanno un fatturato compreso tra 5 e 250 milioni. I renziani dicono no, ma capiscono anche che comunque si è aperto un varco. Alle dieci di sera, Gualtieri si collega con Che tempo che fa, su Rai3, e dà l’annuncio: “Abboneremo il saldo e acconto dell’Irap”. Non parla di paletti. La riunione sul decreto Rilancio termina all’una di notte, fa dei passi in avanti, ma al mattino la schiarita si rivela fragile. Regolarizzazione dei migranti, banche, turismo: le divisioni dentro alla maggioranza sono ancora intatte. Slitta il pre Consiglio dei ministri e viene rinviata, per l’ennesima volta, la riunione dei ministri che deve dare il via libera al provvedimento. Il rinvio si impone come soluzione obbligata anche per la questione Irap. I paletti che non sono piaciuti a Confindustria Nel frattempo a viale dell’Astronomia è arrivato il dettaglio dell’annuncio di Gualtieri. E non è piaciuto affatto. Ma gli industriali vogliono aspettare le carte. Arrivano intorno all’ora di pranzo: sono quelle della nuova bozza del decreto, chiusa al Tesoro alle 12.30. Dentro ci sono i paletti di cui si diceva: calo del fatturato del 33% e esenzione dal versamento dell’imposta per le imprese tra 5 e 250 milioni di fatturato. Il non gradimento si trasforma in un malumore che monta di ora in ora. Il messaggio del “no, grazie” viene fatto recapitare a via XX settembre. La trattativa entra nel vivo. La svolta Al Tesoro si mette in moto la macchina per individuare risorse aggiuntive. Il disegno confezionato costa due miliardi, allargarlo costa molto di più. Alle cinque e mezza del pomeriggio spunta la prova che è tutto da rifare. In una bozza ancora più aggiornata, all’articolo 30-bis si legge: “Disposizioni in materia di versamento dell’Irap (da definire)”. C’è solo il titolo. Le norme no. Tutto cancellato e tutto da riscrivere. Premono anche i renziani, con Marattin che già a metà mattina aveva ribadito l’insoddisfazione: “Apprezziamo che ieri sera la maggioranza abbia trovato un accordo sulla cancellazione della rata di giugno, ma chiediamo che questa misura sia il più possibile generalizzata e senza condizioni, proprio per preservarne la semplicità di applicazione”. Si arriva così a sera. Le nuove norme vengono confezionate, quantomeno sotto il profilo dell’idea di fondo, intorno alle 19.30. Alle 20, Gualtieri è seduto dietro la scrivania al ministero dell’Economia. Annuncia che sono stati sciolti i nodi politici del decreto e lancia il pre Consiglio dei ministri notturno. Parla dell’evoluzione del tema Irap: “Elimineremo il saldo e acconto dell’Irap che sarà dovuto a giugno per tutte le imprese fino a 250 milioni di fatturato”. Via il paletto della perdita di almeno un terzo del fatturato e via l’asticella in entrata collocata a 5 milioni. Lo stop della rata Irap riguarderà tutte le imprese fino a 250 milioni di fatturato. Al quartier generale di Confindustria prende forma l’ottimismo, anche se carta canta e si decide di mantenere quindi il riserbo in attesa appunto di vedere le norme nero su bianco. I renziani festeggiano: “Via l’Irap a tutti, indipendentemente da dimensione e fatturato. Soddisfazione di Italia Viva che chiedeva la cancellazione generalizzata e senza condizioni”. Si fa sempre riferimento alla riformulazione annunciata da Gualtieri, cioè il taglio alle imprese fino a 250 milioni di fatturato. Alle dieci di sera, le parole del ministro vengono tradotte in norme. Quell’intervista di Bonomi che ha acceso la trattativa È il 4 maggio, come si diceva, la data in cui parte l’offensiva di Confindustria. Sul tavolo del Governo c’è il decreto aprile, che intanto è diventato decreto maggio. Bonomi va giù pesantissimo nell’intervista al Corriere della Sera: “Possiamo andare avanti così un mese, due, tre. Ma se non investiremo nel settore produttivo la situazione sarà drammatica”. Messaggio senza fronzoli: no soldi a pioggia, no all’assistenzialismo, sì a soldi freschi per le imprese, taglio delle tasse e una visione di lungo periodo su investimenti e infrastrutture. Il Governo incassa il colpo. Quell’intervista segna un avvio di rapporti con la nuova Confindustria decisamente difficile, senza sconti, lontana dal finale di stagione morbido del presidente uscente Vincenzo Boccia. Bonomi arriva nel pieno della pandemia e della crisi economica. Lascia subito il segno: le imprese hanno bisogno di risposte forti. Subito. La prima prova di contenuto arriva il 6 maggio, è il primo vero incontro con il Governo sul decreto. Bonomi non è ancora formalmente in carica (l’elezione definitiva da parte dell’assemblea è il 20 maggio) e lascia il posto al direttore generale Marcella Panucci, ma assegnandole un compito preciso: tenere ben salda la barra del malcontento. E chiedere che nel decreto ci sia un segnale forte per le imprese: meno tasse, anticipi di liquidità, più autocertificazioni, prestiti più lunghi. E nessuna ingerenza nel capitale delle imprese da parte dello Stato. Un’altra questione già sollevata da Bonomi e che viene riproposta alla riunione. E che alla fine segna un’inversione da parte del Governo perché nel Decreto Rilancio scompare la ricapitalizzazione a metà tra lo Stato e l’imprenditore, prevista inizialmente per le imprese tra 5 e 50 milioni di fatturato. Confindustria esce da palazzo Chigi senza risposte. Il resto è storia delle ultime 24 ore. Una storia con un epilogo che una settimana fa non era neppure immaginabile.
Alle undici di sera, quando dall’inizio della riunione sono trascorse oltre sei ore e mezza, il decreto denominato rilancio è in subbuglio. La riunione è quella tra Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e i capi delegazione della maggioranza. Ha bisogno di tempi supplementari. Si litiga sulle tasse e sulle banche, ma anche sulla scuola e sugli aiuti alle famiglie. E sulle imprese si aspetta il placet di Confindustria. Malumori, veti. Così forti che il Consiglio dei ministri, atteso negli scorsi giorni e poi slittato, non ha ancora una convocazione ufficiale. Le voci si intrecciano: c’è chi nel governo punta a lunedì pomeriggio, chi ipotizza addirittura martedì. Dipende tutto dalla sintesi politica, che ancora non c’è. Quello che il rinvio mette a nudo da subito è invece il prolungamento dell’attesa degli italiani. Perché nel maxi decreto ci sono 55 miliardi di aiuti. I soldi di maggio e gli arretrati di aprile. La bozza della discordia. L’ira dei 5 stelle contro i soldi pubblici a chi acquista banche decotte L’ottimismo di palazzo Chigi e del Tesoro, che puntavano ad un’accelerazione e a un’approvazione del decreto domenica sera o al massimo lunedì, si schianta a metà mattina contro l’ira dei 5 stelle. La bozza del decreto, chiusa a mezzanotte e mezza di sabato a via XX settembre, arriva ai partiti di maggioranza. Alle tre del pomeriggio è convocata la riunione con il premier e il titolare del Tesoro, ma nelle pieghe della bozza spuntano delle norme che non piacciono affatto. Pagina 286 della bozza. Spunta un sostegno dello Stato “per l’ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione coatta amministrativa di banche di ridotte dimensioni”. La liquidazione coatta amministrativa è praticamente la decisione che certifica che la banca è decotta. È una procedura simile a quella fallimentare. Quella a cui fu sottoposta Banca Etruria nel dicembre del 2015. Sul piatto ci sono fino a 100 per le operazioni di trasferimento della banca decotta a una che la vuole comprare. In pratica, lo Stato prova ad agevolare la vendita della banca concedendo a quella acquirente alcune agevolazioni come la trasformazione in crediti di imposta delle attività anticipate dallo stesso acquirente. “Una follia, questo è il Pd al Tesoro”, tuona un esponente di governo M5s di primissimo livello. La questione esplode quando inizia la riunione. I 5 stelle chiedono di fermare la norma. I dem si difendono, sottolineando che si tratta di appena 100 milioni e che l’intervento è circoscritto per le piccole banche che eventualmente saranno sottoposte alla liquidazione dopo l’entrata in vigore del decreto. Aspettando Confindustria. Gli industriali esaminano lo schema degli aiuti alle imprese Il sostegno alle imprese si articola su tre gambe. La prima è quella dei soldi a fondo perduto, dieci miliardi freschi. Andranno a pmi, artigiani, commercianti e partite Iva con un fatturato fino a 5 milioni e che hanno registrato determinate perdite a causa del Covid. Il contributo minimo è di mille euro per le persone fisiche e duemila euro per tutti gli altri, fino a un massimo di 62mila euro. Avranno anche sconti sugli affitti e sulle bollette elettriche. Ma è quando si passa alla seconda e alla terza gamba, rispettivamente quella per le imprese tra 5 e 50 milioni e quelle sopra i 50 milioni, che si passa alle questioni aperte. Per la seconda ci sono aiuti alla ricapitalizzazione e agevolazioni, per quelle sopra i 50 milioni un aiuto da parte della Cassa depositi e prestiti attraverso strumenti ibridi di capitale e prestiti che potrebbero trasformarsi in azioni in mano allo Stato. Non ci sarà una nazionalizzazione, ma tra il Governo e Confindustria è aperto un canale perché gli industriali negli scorsi giorni hanno alzato un muro contro soluzioni come la ricapitalizzazione a metà tra lo Stato e l’impresa. Si aspetta una risposta dall’associazione guidata da Carlo Bonomi. I renziani, durante la riunione, ribadiscono il concettto: “No all’intervento dello Stato nel capitale delle imprese. La tassa che divide. La spinta dei renziani per tagliare l’Irap, poi Gualtieri annuncia la sospensione a giugno Confindustria, ma anche tutte le altre associazioni delle imprese, hanno chiesto a gran voce un intervento sulle tasse. Tra queste il taglio dell’Irap, l’imposta versata dall’imprenditore per l’esercizio dell’attività. Nella maggioranza c’è punta i piedi. È Italia Viva, che vuole un ridimensionamento dell’imposta. Alle dieci di sera, Gualtieri si collega con Che tempo che fa, su Rai3, e annuncia la soluzione: “Abbiamo deciso di abbonare la rata di saldo e acconto dell’Irap” di giugno. I renziani sono in pressing anche per un contributo alle scuole paritarie. Il decreto, infatti, istituisce un Fondo da un miliardo per attrezzare gli istituti a contenere l’epidemia, ma si parla solo di scuole pubbliche. Ed è forte la spinta anche per fare di più in favore delle famiglie. La regolarizzazione dei migranti in stand-by Quando sono le nove e mezza di sera, alla riunione non si è ancora parlato della regolarizzazione dei migranti, cioè braccianti, colf e badanti che lavorano in nero per moltissime ore al giorno. Il testo, voluto dal ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, e di cui si è discusso a lungo durante diversi tavoli tecnici, non compare nella bozza del decreto. Segno che un accordo nella maggioranza ancora non c’è. Bellanova insiste su due fronti. Per la titolare dell’Agricoltura e capo delegazione di Italia Viva ci devono essere due canali per la regolarizzazione. Il primo prevede che il datore di lavoro e il lavoratore regolarizzino un rapporto di lavoro esistente, anche se sommerso. Il secondo offre, invece, una finestra temporale a chi non è regolarmente sul territorio italiano e non può uscirne per la pandemia in corso, dandogli la possibilità di trovarsi un lavoro e farsi assumere. Terminata questa finestra temporale, il permesso potrà essere rinnovato se non ci sono stati problemi. Sulla durata della finestra temporale la discussione è ancora aperta all’interno della maggioranza. Anche se il capo politico del Movimento 5 Stelle, VIto Crimi, non condivide né il primo né il secondo canale. Piuttosto si limita a dare il via libera solo a una norma che permetta agli agricoltori, già registrati all’Inps, quindi con regolare contratto e con permesso di soggiorno, di raggiungere le 50 giornate di lavoro. Non può essere questa la soluzione per rendere visibili tutti gli invisibili che in questa crisi non hanno avuto diritto ad alcun sostegno. A riunione di maggioranza in corso, il leader di Italia Viva Matteo Renzi entra in pressing con un post su Facebook: “Bellanova sta combattendo una battaglia per strappare alla mafia migliaia di vite umane,altrimenti sfruttate dal caporalato nei campi, e non solo, come manodopera sottocosto. È una battaglia per la dignità”. E anche il ministro del Sud Giuseppe Provenzano, che a lungo ha provato a mediare tra le varie anime, ribadisce che “regolarizzare gli immigrati significa stroncare le mafie”.
3
Il Coronavirus ha contagiato anche il motorsport. Dopo l'annullamento del primo Gran Premio stagionale di Formula 1, in Australia, la Formula E ha deciso di congelare il calendario per i prossimi due mesi. È la quarta volta che gli organizzatori sono costretti a intervenire sulle date (14 per un totale di 12 città coinvolte) di quella che avrebbe dovuto essere la stagione più lunga della ancora giovane storia del circuito a zero emissioni. Inizialmente era stato “sospeso” l'ePrix cinese di Sanya, poi era stato rinviato quello di Roma (4 aprile), anche se l'Aci dava già per cancellata la competizione, e l'altro giorno una sorte analoga era toccata alla prova indonesiana di Giacarta di inizio giugno. Il provvedimento adottato dalla Formula E è stato concordato con le autorità locali. Nella finestra temporale dei due mesi ci sono l'ePrix di Parigi (18 aprile) e quello del 4 maggio a Seul, in Corea del Sud. Almeno in linea teorica, la prima data utile per la ripresa del campionato dovrebbe essere quella del 21 giugno quando è in programma la corsa di Berlino. Nei giorni scorsi la Formula E aveva già lasciato intendere di voler valutare l'eventuale disputa di uno o più ePrix doppi, come è successo ad inizio stagione in Arabia Saudita o come è previsto a Londra per la fine del campionato. Ammesso che per fine giugno l'emergenza sia rientrata, cosa che attualmente nessuno è in grado di prevedere, la capitale tedesca sarebbe una location quasi ideale. Perché si corre nell'area dell'ex aeroporto di Templehof, che può essere anche chiusa al pubblico (altra alternativa presa in considerazione del circuito elettrico) e che non comporta disagi al traffico. Per una volta “the show must not go on”: “La salute e la sicurezza sono più importanti del motorsport”, ha sostanzialmente detto Alejandro Agag, presidente e co-fondatore della Formula E. Fra le altre "vittime" del Covid-19 c'è il Salone di New York, che avrebbe dovuto svolgersi tra il 10 ed il 19 aprile, ma che è già stato precauzionalmente rinviato al mese di agosto. L'11 luglio nella Grande Mela si dovrebbe arrivare anche la carovana della Formula E.
L'evento slitta per l'emergenza sanitaria: si cerca il recupero in un'altra data in un calendario che ha subito già varie defezioni Mario Salvini Niente Roma, almeno per ora. Come probabilmente era inevitabile, in mezzo agli ormai innumerevoli eventi rinviati per il Coronavirus è finito anche l’E-prix di Roma, la gara della Formula E che nella capitale era programmata per il terzo anno consecutivo. Verosimilmente, nella situazione attuale, non era molto logico sperare di poter correre. Anche se la programmazione per sabato 4 aprile, ovvero il giorno successivo rispetto al limite del provvedimento attualmente in vigore, dava formalmente un minimo margine alla speranza. E in teoria sarebbe anche stato bello pensare alla gara elettrica come a un simbolo di rinascita, di un nuovo inizio. Ma la situazione è ancora troppo incerta per andare avanti con il programma e con tutto il lavoro che comporta una gara automobilistica su un circuito cittadino. Meglio rimandare. A quando non si sa, nessuno può saperlo in questo momento. Si cerca una soluzione — La Formula E sta cercando una soluzione in extremis, per la stessa data, per il 4 aprile. Nel senso che vorrebbe allestire ugualmente una gara, per forza di cose su un circuito permanente. Quello di Marrakech sembrava poter essere l’ideale, ma da là, dove si è corsa l’ultima gara sabato scorso, le 24 auto sono stare portate via. Ora sono stoccate tutte insieme a Valencia, in attesa di sapere quale sarà la loro destinazione e il futuro di tutto questo precario campionato. Precario come tutto il resto delle nostre attività in queste settimane. Come tutti gli altri eventi e campionati sportivi. E’ quindi lodevole che gli organizzatori pensino a un'alternativa immediata, ed è da immaginare la loro difficoltà, visto che la situazione cambia di ora in ora in ogni parte del mondo. E non è detto che le attuali condizioni favorevoli in un determinato paese potranno essere ancora tali solo tra un paio di giorni. Altro stop — Del resto la Formula E qualcosa deve fare per il proprio calendario che ha già subito la decurtazione di Hong Kong, diversi mesi fa, per via delle manifestazioni e dei disordini. Quindi quella di Sanya, la tappa sull’isola cinese di Hainan, dove il Coronavirus è arrivato già da diverse settimane. Adesso salta Roma ed è da capire come evolverà la situazione in Francia, visto che il 18 aprile è (sarebbe) in programma l’E-prix di Parigi. E non è ancora tutto: perché è difficile essere ottimisti sulla gara successiva a quella francese, visto che in calendario per il 3 maggio c’è Seul e la situazione in Corea del Sud, si sa, non è delle più facili. recupero? — Certo Roma per ora è “solo” rimandata e si farà di tutto per recuperarla, di mezzo ci sono tanti sponsor, in primis Enel che è partner globale del campionato. Ma un campionato di 14 gare (12 tappe, la prima e l’ultima, in Arabia Saudita e a Londra, sono doppie) non può sopportare tante defezioni. Per ora ne ha corse 5 e in testa alla classifica c’è il portoghese Antonio Felix Da Costa della DS-Techeetah, davanti alla Jaguar di Mitch Evans. L’esigenza al momento è quella di garantire un numero sufficiente di eventi per dare credibilità alla stagione. Per questo si parla di raddoppiare l’evento di Berlino (20 giugno) e quello di New York (14 luglio), nella speranza che per allora la situazione sia tornata serena. E che magari sia già stata reinserita da qualche parte del calendario anche la nostra gara di Roma.
3
IVREA (TORINO), 30 GEN - Sarà discusso il 5 febbraio dal Tar Piemonte il ricorso presentato da undici aspiranti ufficiali dello Storico Carnevale di Ivrea esclusi dal ruolo perché la Fondazione che organizza gli eventi ha stabilito, per la prima volta, il numero chiuso a 26 partecipanti. I ricorrenti hanno chiesto l'annullamento del bando e dei provvedimenti di esclusione. I giudici hanno accolto l'istanza di abbreviazione dei termini che porterà all'udienza già il prossimo 5 febbraio. "L'istanza di abbreviazione è sorretta da apprezzabili ragioni - scrivono i giudici nel decreto - facendo riferimento alla circostanza che il calendario del Carnevale di Ivrea si articola tra il 9 ed il 26 febbraio e vede le giornate più importanti comprese tra il 16 e il 25". La Fondazione, entro la data dell'udienza, dovrà depositare al Tar una dettagliata relazione sull'accaduto e sulle motivazioni del numero chiuso degli Ufficiali, una tra le componenti storiche più importanti del carnevale eporediese.
Sarà discusso il 5 febbraio dal Tar Piemonte il ricorso presentato da undici aspiranti ufficiali dello Storico Carnevale di Ivrea esclusi dal ruolo perché la Fondazione che organizza gli eventi ha stabilito, per la prima volta, il numero chiuso a 26 partecipanti. I ricorrenti hanno chiesto l'annullamento del bando e dei provvedimenti di esclusione. I giudici hanno accolto l'istanza di abbreviazione dei termini che porterà all'udienza già il prossimo 5 febbraio.
4
di Alessio Toto Questa è una storia vera, di uomini nati con la pace in testa e il fuoco nel cuore, interpretata dalla Ute 201 Trattamento Termico presso lo stabilimento FCA di Termoli(Cb). C’è chi è stato solo di passaggio come una cometa, chi, ahimè, come meteoriti, sono andati via troppo presto lasciando scie luminose che percepiamo ogni giorno, e chi è ritornato, come un asteroide o semplicemente seguendo la parabola del figliol prodigo. In fondo è il mio posto di lavoro(dico mio, perchè ormai è come se fosse una seconda casa, e non si paga nemmeno l’imu!). Non parlo per megalomania, ma, a detta di tutti, è il pianeta più importante e strategico dell’intera galassia cambi, lo vedi ad occhio nudo senza cannocchiale, se smette un attimo di orbitare, i satelliti lavorazione e montaggio avranno conseguenze fatali. Approfitto della pausa mensa per immaginare un tour virtuale dall’alto, con la mia navicella spaziale sorvolo la Ute, immediatamente noto degli astronauti, sono i preposti e il tecnologo, la loro affidabilità, esperienza e professionalità sono garanzie che non avranno mai eclissi. Non faccio in tempo a voltarmi, ed ecco che la vista è accecata da un bagliore, sono stelle o meglio gli angeli operatori del trattamento termico, vigilano i forni industriali metallurgici, qui l’ingranaggio subisce variazioni di temperatura per ottenere determinate proprietà. Un tuffo al cuore mi sovviene nello scorgere la mia zona pallinatura, qui il sole c’è continuamente e non tramonta mai, questa lavorazione indurisce i denti dell’ingranaggio, come presenza non riempiamo il palmo della mano e mi verrebbe da cantare: “Siamo solo noi”, visto che è la zona a maggior distanziamento sociale. Se qui la fa da padrone il sole, il lato opposto è governato dalla luna con le sue diverse fasi lunari, infatti ci sono i cugini granigliatori, dove l’ingranaggio viene ripulito del materiale in eccesso, un addetto forno, chi laserizza coroncine sui pezzi, manutentori pronti a intervenire per qualsiasi avaria, un box controllo qualità dove la ruota dentata viene sezionata a mo di allegro chirurgo. Non faccio in tempo a pensare che siamo di un altro pianeta, quando il suono della campanella mi avvisa del fine intervallo, parcheggio la navicella spaziale e ritorno a lavorare. Da chi vi vuole bene. (Alessio Toto …Tra un motore e un cambio mi sono laureato in Sociologia e, scrivo poesie con lo scopo di arrivare al vostro cuore…)
di Alessio Toto Se osservi dall’alto un campo di spighe di grano carico di chicchi maturi, non puoi non vedere delle bambine ballerine, si muovono con brusio acrobatico a ritmo di vento, sembrano ragazzine pon pon da far concorrenza alle frumentose cheerleader selezionate nei migliori college agricoli. Una volta questo cereale era il simbolo massimo del valore della nostra economia, un rito del mondo contadino, il coltivatore sa bene che la terra è una madre premurosa, tutto offre, e alla quale ci si può abbandonare con fiducia. Il momento saliente dell’intera annata terriera è la raccolta del grano, serenità va a passeggio sottobraccio con l’accumulo, altrimenti si avrà un nuovo proprietario: il signor preoccupato. Il frumento seminato, ricavato e battuto, ci fa appartenere a un destino comune: l’anno è stato da ricordare o da dimenticare? In passato, con la schiena ricurva, si falciavano le spighe, giornate a mietere sotto il sole cocente, con la trebbiatura un mastodontico marchingegno separava i chicchi dal loro involucro e dalla paglia, catturava l’attenzione dei fanciulli, forse perchè somiglia a un drago fumante, e tra un immenso pulviscolo sparso nell’aria, c’era la consapevolezza di essersi guadagnati il pane quotidiano. Se osservi dall’alto un campo trebbiato con rotoballe di fieno, non puoi non vedere una anziana signora dai capelli biondi raccolti da bigodini dorati. (Alessio Toto …Tra un motore e un cambio mi sono laureato in Sociologia e, scrivo poesie con lo scopo di arrivare al vostro cuore…)
1
NUORO. Per alcuni il lockdown sembra non avere fine. Con grande amarezza lo staff dell’associazione Dietro mamma non siamo “La casetta”, infatti, annuncia che dopo mesi di attesa e di grande impegno nel tentativo di riaprire l’attività, con molta probabilità dovrà rinunciarci. Alle procedure burocrati che non hanno certo agevolato il riavvio del servizio, fermo da marzo per il Covid, si sono aggiunte sorprese dell’ultimo momento. Così per la ludoteca gestita da Anna Maria Mura e dal suo gruppo di educatori, questa estate si preannuncia dolorosa. «Volevamo ripartire per noi e per i nostri bambini – dice la responsabile – ma viste le condizioni, non è possibile». L’attività che dopo diversi anni trascorsi nella palestra del Coni aveva trasferito il suo quartier generale nella scuola di Furreddu, dopo aver avuto l’assenso del consiglio d’istituto per il rinnovo del contratto di affitto dei locali, il 10 giugno ha ricevuto comunicazione di non poter più disporre degli spazi, in quanto sede di cantiere. «Due giorni dopo – racconta la titolare – per concessione temporanea, il Comune ci ha messo a disposizione gli spazi della scuola materna di via Tempio. Ieri, però, anche questi spazi sono venuti a mancare. Poche ore dopo ci è stata data un’ulteriore alternativa che, dopo attenta valutazione, abbiamo ritenuto inadeguata per la tipologia di servizio che volevamo offrire, nel rispetto delle linee guida imposte dalla Regione per la ripartenza. Questo ritardo nella segnalazione, e i continui cambi di programma – aggiunge con grande dispiacere la responsabile del servizio educativo, rivolto a bambini da 3 ai 10 anni – ci hanno portato a prendere atto del fatto che in 5 giorni far ripartire il servizio è impossibile. Per quanto fossimo ancora in attesa dell’approvazione del progetto da parte del Comune, inviato due volte a causa del cambio sede, le speranze si sono perse quando gli spazi dove dovevamo lavorare sono venuti a mancare».Per l’associazione che per tutto l’anno, e durante l’estate in particolare, riusciva a garantire un servizio a tantissime famiglie, ora come ora rimarrebbe solo una flebile speranza.«L’ultima nostra opportunità – conclude Anna Maria Mura – sarebbe quella di attendere un’altra settimana per riuscire a risolvere questa situazione, con il rischio però, che alla fine non sussistano più le condizioni per far ripartire il nostro lavoro. Chiediamo a tutti i genitori che hanno presentato domanda di preiscrizione, di comunicare subito la propria decisione, qualunque essa sia, con la speranza che in queste ore, accada un miracolo».©RIPRODUZIONE RISERVATA
NUORO. Continua ad esserci poca chiarezza sulla riapertura degli asili nido, chiusi dai primi giorni di marzo a causa dell’emergenza Covid. Il Governo, e a seguire le Regioni hanno annunciato che anche i bambini della fascia da zero a tre anni potranno frequentare i centri estivi riaperti due giorni fa. Così anche gli asili di fatto potranno lavorare in questo modo. Operazione non automatica, visto che le strutture dovranno prima presentare ai Comuni il progetto e attendere che venga approvato, dove va inclusa la planimetria della stabile in cui si lavora e il numero del personale col quale si deve garantire il rapporto un educatore ogni 5 bambini. Così, dopo tre mesi di lockdown, i titolari degli asili sono ancora alle prese con questioni burocratiche infinite. In questi periodo di paralisi lavorativa hanno comunque dovuto affrontare numerose spese per non chiudere definitivamente le loro attività. Hanno chiesto prestiti ai quali ora dovranno far fronte. Inoltre, la cassa integrazione per loro è stata prorogata per sole quattro settimane. Non del tutto vantaggiose neppure le linee guida che prevedono un numero superiore di educatori. Con meno iscritti, le strutture non riuscirebbero a coprire tutti i costi e pensare di aumentare le rette provocherebbe l’esclusione di alcune famiglie. Da qui l’assoluta incertezza di poter ripartire in poco tempo. Dall’altra parte, poi, ci sono centinaia di famiglie che stanno facendo salti mortali per riuscire ad accudire i bambini, strappati da mesi alla loro quotidianità. Mamme e papà nuoresi, infatti, si stanno riunendo in comitato per rivendicare i diritti dei loro figli. Lanciano un appello a tutte le famiglie sarde che vivono il loro stesso problema perchè si uniscano al coro. Chiedono che i loro asili riaprano e che vengano sostenuti economicamente perché si eviti l’aumento delle rette.«In questo periodo è tutto aperto – dice Elena Giunta, portavoce del gruppo di genitori – e basti guardarsi attorno per vedere che le regole sono rimaste solo sulla carta. Allora perché tenere ancora chiusi gli asili nido e pretendere dai nostri bambini un ulteriore sacrificio? Noi genitori abbiamo ripreso a lavorare, e se alcuni fortunati hanno la possibilità di avere in città i nonni, tra l’altro non più giovanissimi, c’è chi non ha nessuno ed è costretto a trovare una persona di fiducia che possa prendersi cura del bambino. Ovviamente a farne le spese sono i piccoli, da mesi costretti a rapportarsi con gli adulti e non con i loro coetanei. Ai nostri figli – aggiunge Elena – è venuta a mancare la routine e quello spazio che era tutto loro. Chiediamo che si dia la possibilità ai nostri asili nido di riaprire al più presto. Pensare di far fare un altro inserimento ai nostri figli è improponibile».©RIPRODUZIONE RISERVATA
3
Sono 10 i tamponi che da ieri a oggi sono risultati positivi al Sars-Cov-2 in provincia di Lecco. Un trend ormai consolidato a eccezione del dato di domenica (54), in qualche modo però condizionato dalla festività del 1° maggio. Il totale nel nostro territorio sale a quota 2.371. A livello regionale i casi positivi sono aumentati di oltre seicento unità, un dato pressoché in linea con i giorni precedenti. I decessi, purtroppo, tornano a essere a la tre cifre: oggi se ne registrano 222 contro i 95 di ieri e i 63 dell'altroieri. Prosegue il calo delle terapie intensive, dopo due giornate in cui non si erano liberati posti: -29. Significativo il -112 dei ricoverati non in terapia intensiva. I dati dei contagi odierni e quelli dei giorni precedenti in Lombardia – i casi positivi sono: 79.369 (+634) ai quali vanno aggiunti nel totale complessivo 130 casi riguardanti il mese di aprile e rendicontati oggi ieri: 78.605 (+500) l’altro ieri: 78.105 (+577) – i decessi: 14.611 (+222) ieri: 14.389 (+95) l’altro ieri: 14.294 (+63) – in terapia intensiva: 480 (-29) ieri: 509 (-23) l’altro ieri: 532 (=) – i ricoverati non in terapia intensiva: 6079 (-122) ieri: 6.201 (-213) l’altro ieri: 6.414 (-195) – i tamponi effettuati: 439.806 (+14.516) ieri: 425.290 (+6.455) l’altro ieri: 418.835 (+7.978) I casi per provincia con l'aggiornamento rispetto agli ultimi giorni Bergamo: 11.587 (+37) ieri: 11.550 (+12) l’altro ieri: 11.538 (+85) Brescia: 13.267 (+99) ieri: 13.168 (+46) l’altro ieri: 13.122 (+94) Como: 3.401 (+37) ieri: 3.364 (+32) l’altro ieri: 3.332 (+19) Cremona: 6.151 (+21) ieri: 6.130 (+21) l’altro ieri: 6.109 (+3) Lecco: 2.381 (+10) ieri: 2.371 (+11) l’altro ieri: 2.360 (+16) Lodi: 3.155 (+41) ieri: 3.114 (+52) l’altro ieri: 3.062 (+15) Monza e Brianza: 4.893 (+12) ieri: 4.881 (+31) l’altro ieri: 4.850 (+27) Milano: 20.711 (+243) ai quali vanno aggiunti nel totale complessivo 70 casi riguardanti il mese di aprile e rendicontati oggi, di cui 8.680 (+91) a Milano città ieri: 20.398 (+144) di cui 8.589 (+50) a Milano città l’altro ieri: 20.254 (+186) di cui 8.539 (+48) a Milano città Mantova: 3.217 (+2) ieri: 3.215 (+14) l’altro ieri: 3.201 (+2) Pavia: 4.621 (+70) ieri: 4.551 (+29) l’altro ieri: 4.522 (+32) Sondrio: 1.230 (+7) ieri: 1.223 (+13) l’altro ieri: 1.210 (+29) Varese: 3.018 (+67) ai quali vanno aggiunti nel totale complessivo 60 casi riguardanti il mese di aprile e rendicontati oggi ieri: 2.891 (+53) l’altro ieri: 2.838 (+55) e in corso di verifica.
Sonoi nuovi positivi al coronavirus in Lombardia nelle ultime 24 ore, di cui 22 a seguito di test sierologici e 31 "debolmente positivi". I tamponi effettuati sonoper un totale di. I pazienti guariti e quelli dimessi sono inveceper un totale complessivo didi cui 63.699 guariti e 2.476 dimessi.Stabili i pazienti ricoverati in terapia intensiva: sono, mentre cala il numero dei ricoverati non in terapia intensiva:, -92 rispetto a ieri. I contagi del 28 giugno in Lombardia provincia per provincia4 nuovi casi, nel milanese sono in totale 162027zero casi
2
Hanno assaltato con l'esplosivo l'uffico postale di Busseto, nella centralissima piazza Santa Maria, poi sono scappati a bordo di un'auto scura con 15 mila euro di bottino. Paura nella notte tra mercoledì 19 e giovedì 20 febbraio: ai banditi sono bastati pochi minuti per mettere in atto in loro piano. Dopo essere arrivati in auto, probabilmente una Golf, in piazza, con il volto coperto da alcuni passamontagna, hanno inserito una striscia di esplosivo nella fessura del distributore di banconote. In pochi attimi il postamat è saltato in aria: il botto è stato sentito da numerosi residenti, che si sono svegliati allarmati per quello che stava succedendo. Era da poco passata la mezzanotte. I ladri sono scappati subito dopo aver preso il bottino di circa 15 mila euro. Hanno sgommato e sono partiti a tutta velocità: solo un residente è riuscito a vedere uno dei componenti della banda, che stava probabilmente facendo il palo. Sul posto sono poi arrivati i carabinieri del reparto operativo di Fidenza e di Busseto che hanno avviato le indagini, anche grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza del sistema Ocr. Sarà compito degli inquirenti riuscire a risalire, dalle immagini, all'auto che hanno utilizzato i banditi e all'identità dei rapinatori. La tecnica è la stessa utilizzata per il colpo a San Secondo di qualche giorno fa e per gli assalti ai bancomat a Fiorenzuola d'Arda e a Monticelli d'Ongina, in provincia di Piacenza: questo fa pensare che potrebbe aver agito la stessa banda criminale.
La banda del bancomat colpisce ancora. Questa notte i banditi hanno fatto esplodere un postamat in piazza Longo a Fidenza, verso l'una, come testimoniato da alcuni residenti. E' passato solo un giorno dall'assalto - avvenuto nella notte tra mercoledì 19 e giovedì 20 febbraio - all'ufficio postale di Busseto, nella centralissima piazza Santa Maria. La tecnica sembra essere la stessa: l'utilizzo di una striscia esplosiva, inserita all'interno della fessura del distributore di banconote. Anche le modaltità: l'arrivo a bordo di un'auto, l'assalto in pochi minuti e poi la fuga, sempre in auto. Sul posto sono arrivati i carabinieri di Fidenza che stanno effettuando le indagini e stanno visionando le immagini delle telecamere del sistema di videosorveglianza Ocr. E' ormai caccia alla banda che sta seminando il panico tra le province di Parma e di Piacenza. Nei giorni scorsi infatti si sono verificati assalti, simili per modalità, anche a Fiorenzuola d'Arda e a Monticelli d'Ongina, in provincia di Piacenza. "A quanto pare “far saltare” un bancomat nel nostro territorio - sottolinea Daniele Aiello, Presidente Associazione MiglioriAmo Fidenza - non fa’ neanche più notizia! Solo un paio di giorni fa è era successo a Busseto, oggi tocca a Fidenza dove la scorsa notte alle 1 circa (come testimoniano alcuni abitanti del quartiere avendo sentito l’esplosione) una banda di professionisti del furto, non hanno esitato a far esplodere un intero bancomat per poi portarselo via “indisturbati”. Questi fatti ci confermano per l’ennesima volta, che la mancanza di sicurezza non è solo una percezione (errata) dei cittadini ma una realtà sotto gli occhi di tutti... L’amministrazione ha il dovere di intervenire per rendere almeno più difficile la vita di questi delinquenti! Non è possibile non intraprendere nessuna azione, visto l’intensificarsi degli episodi di questa gravità. Occorre almeno intensificare le ore della nostra polizia locale prevedendo un turno serale tutti i giorni oltre ad aumentare il numero di agenti di Polizia Locale in strada"
3
Le piogge torrenziali degli ultimi giorni (comprese quelle iniziate ieri pomeriggio e proseguire durante la notte) hanno fatto salire esponenzialmente il livello del lago, arrivato praticamente in strada. Già ieri il Lario ha superato una prima soglia d’allerta, attestandosi a 17,8 centimetri dalla quota di esondazione, fissata a 120 centimetri sopra lo zero idrometrico. In alcuni punti, una parte del marciapiede è stata invasa dall’acqua e dalle 18 è ricominciato a piovere forte, con allerta arancione per la pioggia al momento prolungata sino ad oggi. Un campanello d’allarme sicuramente importante, tenendo conto anche del fatto che in poco più di 12 ore il livello del lago ha riguadagnato il terreno perduto e, nel pomeriggio, si attestava a oltre 10 centimetri sopra la media stagionale.
Sono quattro le nuove vittime del coronavirus in provincia di Como, che portano il totale dei decessi a quota 462. Ieri la curva di crescita del contagio ha subito un rallentamento: 37 i tamponi positivi in più in provincia, per un totale di 3.244. È andata meglio del giorno precedente e di quello prima ancora, quando i positivi erano stati rispettivamente 53 e 78. A livello regionale la frenata è ancora più evidente, e questa volta non c’entrano i tamponi. Ne hanno fatti tanti, 11.048 (totale 376.943), ma soltanto 598 si sono rivelati positivi. Dall’inizio dell’epidemia i lombardi che hanno contratto il virus sono stati 75.732. Sempre ieri si è lievemente ridimensionata anche la curva, purtroppo sempre ascendente, dei decessi: se ne sono registrati 93 (totale 13.772), contro i 104 del giorno prima e i 126 di quello prima ancora.
1
La tanto attesa next-gen dovrebbe fare il suo esordio durante le prossime vacanze natalizie, quando PlayStation 5 e Xbox Series X usciranno sul mercato consumer. Tuttavia gli analisti ipotizzano possibili ritardi dovuti alla recente epidemia di influenza da Coronavirus. Secondo un articolo pubblicato da Pulse per Business Insider, il settore manifatturiero cinese, responsabile della produzione della stragrande maggioranza dell'elettronica di consumo mondiale è stato particolarmente colpito dalla recente epidemia. Foxconn, il noto produttore di iPhone per Apple, ha infatti messo in quarantena i propri lavoratori e più di un dirigente della compagnia ha dichiarato che "la situazione del Coronavirus in Cina potrebbe influire sui programmi di produzione pianificati" del nuovo smartphone made in Cupertino. Una nota del Jefferies Group ha recentemente fatto riferimento al settore dell'hardware videoludico: "Se lo stop forzato delle società supererà il mese, i programmi nel settore dei videogiochi potrebbe subire ritardi. Le nuove console potrebbero inoltre subire problemi di approvvigionamento a causa dell'interruzione prolungata, in vista dei lanci previsti per l'autunno 2020". Sebbene infatti la realizzazione del software per l'industria videoludica venga realizzato perlopiù in Nord America, Europa e Giappone, una parte degli asset sono realizzati in Cina. Sempre secondo la nota infatti "circa il 30-50% della produzione artistica dei giochi occidentali viene prodotta in Cina". In termini hardware praticamente il 100% della produzione è realizzata nel più grande paese asiatico. Nintendo ha già ammesso possibili ritardi, causati proprio dal Coronavirus, nelle consegne delle nuove Switch per il mercato giapponese. Sony e Microsoft sembrano ancora tacere. In attese di saperne di più, voi cosa ne pensate?
Bloomberg riporta alcuni dettagli riguardo un possibile rallentamento nella produzione di Nintendo Switch in Cina a causa dell'allarme globale Coronavirus. Il celebre sito di analisi finanziaria si aspetta un prossimo stop con problemi di scorte anche in Europa e Nord America. Nintendo of Japan aveva comunicato nelle scorse settimane un ritardo nella produzione di Switch e Ring Fit Adventure in Giappone, mentre per quanto riguarda i mercati globali apparentemente non sussistevano particolari problematiche. La situazione però è cambiata e Bloomberg afferma come molte fabbriche cinesi abbiano mandato a casa centinaia di dipendenti per salvaguardare la loro salute, l'emergenza Coronavirus sembra aver avuto ripercussioni anche sulle linee produttive in Vietnam. Al momento Nintendo sembra avere unità sufficienti in magazzino per tutto l'inverno ed i rallentamenti riguarderebbero gli stock da consegnare a partire dal mese di aprile. Bloomberg ha interpellato diverse aziende sul territorio cinese, le quali hanno riferito di aver intenzione di riprendere a pieno regime le proprie attività entro poche settimane. La testata ha recentemente pubblicato un report sull'aumento dei costi di PS5, sottolineando come il lancio di PlayStation 5 e Xbox Series X non verrà compromesso dall'emergenza per il Coronavirus, Microsoft e Nintendo avrebbero infatti un piano B per avviare i lavori in altri paesi nel caso le aziende cinesi non riescano a fornire unità sufficienti per il debutto sul mercato in autunno.
2
Le enoteche in Lombardia, nel 2019, sono quasi mille. Per l’esattezza 982. Lo rende noto una rilevazione della Camera di commercio di Milano, Monza e Lodi e di Coldiretti Lombardia. Tra l’altro sono cresciute dell’8,7% in cinque anni. E gli addetti sono più di mille. A Bergamo il fenomeno è ancora più accentuato: ora ci sono 99 enoteche, il 19,3% in più in cinque anni. Le imprese a Brescia sono 166 (stabili rispetto a cinque anni fa), a Varese 104 (+6% in cinque anni) e a Monza 80 (+5% in cinque anni). L’andamento nelle grandi città. Una panoramica sulle grandi città. Roma ha 345 enoteche (+1,5% in un anno e +35% in dieci anni); Milano 141 (+ 5% in un anno, + 72% in dieci anni); Torino 121 (+ 5% in un anno e + 64% in dieci anni); Firenze 91 (+2% in un anno e + 7% in dieci).
L’emittente radiofonica m2o lancia la nuova campagna pubblicitaria 2020 con protagonista il direttore artistico Albertino, rappresentato in 3 posati realizzati dal fotografo Giovanni Gastel. La direzione creativa di Studio Marani. Il carattere distintivo dei colori e delle tonalità accuratamente vivaci è stato scelto per dare valore al nuovo claim della campagna “+Musica”, caratteristica principale del rinnovato corso di m2o, voluto da Albertino sin dal suo insediamento ad aprile 2019. È la musica, infatti, a tornare al centro sia nel flusso diurno sia nella parte serale, portando così m2o a posizionarsi come unica radio italiana tra le rhythmic radio europee, inglesi e statunitensi. Per tutta la seconda metà di febbraio, la campagna sarà presente sui retro bus in 8 città italiane: Torino, Milano, Brescia, Bergamo, Verona, Bologna, Firenze e Roma. E nelle metropolitane di Milano e Brescia.
1
In questo momento di emergenza sanitaria da Covid-19 è opportuno non trascurare i problemi di salute che possono investire gli aspetti psicologici: permanenza obbligata in casa, pensieri negativi, difficoltà a variare le attività che occupano la giornata possono determinare sentimenti di sconforto e spavento. Al fine di fornire un ulteriore supporto, l’ufficio Servizi sociali del Comune di Mesagne promuove il progetto “Una voce amica”, un servizio gratuito a disposizione dei soggetti in quarantena o isolamento domiciliare e di quanti stanno vivendo questo periodo in uno stato di particolare disagio emotivo. Psicologi professionisti ed esperti di terapie delle relazioni di aiuto offriranno sostegno psicologico e personale in forma riservata e nel rispetto della privacy, come previsto da codice deontologico professionale. Il contatto potrà avvenire con chiamata telefonica da parte dei diretti interessati ai nomi e ai contatti indicati, nei giorni e negli orari di seguito riportati: Alessandra Lucia Campana risponderà tutti i giorni, senza limiti di orario, al numero 333.6093007; Valentina Gatti tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 19 al numero 347.4846379; Alessia Catalano dal lunedì al giovedì, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 20, al 347.9187929; Anna Rita Del Vecchio sarà disponibile lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 10 alle ore 12 al 349.6714399. Per ricevere informazioni sul servizio è possibile contattare l’ufficio comunale allo 0831.776065. L’ufficio Servizi sociali acquisirà da ogni professionista, ogni giorno e attraverso l’email istituzionale, un report dettagliato degli interventi e della durata dei sostegni attivati; svolgerà una funzione di monitoraggio sull’intero impianto operativo, riservandosi di intervenire in situazioni di particolare difficoltà anche attraverso segnalazione diretta. Si raccomanda di contattare i numeri solo in caso di reale necessità. Il servizio sarà attivo da oggi, lunedì 16 marzo, e per tutto il periodo dell’emergenza sanitaria.
Occupazione gratuita del suolo pubblico: istanze fino al 1° giugno Il Comune di Mesagne informa i titolari e gestori di attività commerciali che somministrano alimenti e bevande che fino a lunedì 1° giugno è possibile presentare le richieste di occupazione gratuita di suolo pubblico collegandosi al portale impresainungiorno.gov.it, allegando la planimetria descrittiva degli spazi richiesti. “L’Amministrazione comunale si sta impegnando, insieme ai soggetti direttamente coinvolti, per contribuire a superare le criticità causate dall’emergenza sanitaria, sostenendo un settore strategico per il turismo e l’economia della città, favorendo l’accoglienza in vista delle auspicate presenze di visitatori dei prossimi mesi,”, ha commentato il sindaco Toni Matarrelli. La gratuità è prevista per l’anno 2020 sia per le occupazioni temporanee che per quelle permanenti. “Abbiamo ritenuto di assicurare un supporto utile alla forzata interruzione di questi ultimi mesi, facilitando il recupero all’esterno degli spazi che possono garantire la distanza indicata dalle misure anti Covid-19”, ha spiegato l’assessore alle Attività produttive, Antonello Mingenti. La presentazione delle istanze non comporterà costi relativi ai diritti istruttori.
1
Brusaferro: è fondamentale seguire le misure di prevenzione Comunicato Stampa Nei pazienti deceduti e positivi al COVID-19 i sintomi di esordio più comuni sono la febbre e la dispnea (difficoltà a respirare), mentre meno comuni sono i sintomi gastrointestinali (diarrea) e l’emottisi, l’emissione di sangue dalle vie respiratorie ad esempio con un colpo di tosse. Lo afferma l’analisi dei dati dei 155 pazienti italiani deceduti al 6 marzo condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, che aggiorna quella condotta su 105 casi resa nota il 5 marzo. Febbre e dispnea sono presenti come sintomi di esordio rispettivamente nell’86% e nell’82% dei casi esaminati. Altri sintomi iniziali riscontrati sono tosse (50%), e appunto diarrea ed emottisi (5%). “Questi dati suggeriscono che per chi presenta solo febbre è sufficiente allertare il proprio medico rimanendo a casa – spiega Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss -, mentre in presenza di entrambi i sintomi è meglio contattare il 112 o 118. In ogni caso ricordiamo che bisogna assolutamente evitare di andare per proprio conto dal medico o al pronto soccorso, per evitare di esporre il personale e i pazienti a rischi. Seguire questa e tutte le altre norme di prevenzione dettate in questi giorni è fondamentale per rallentare il più possibile l’epidemia e proteggere le persone più fragili. Le misure individuali d limitazione dei contatti sociali sono fondamentali per poter contrastare il virus, facciamo appello al senso di responsabilità di tutti”. Per quanto riguarda la mortalità legata al virus i dati aggiornati confermano quelli del primo studio. L’età media dei pazienti deceduti e positivi a COVID-19 è 81.4. Le donne sono 48 (31.0%). Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,6. I decessi avvengono in grandissima parte dopo gli 80 anni e in persone con importanti patologie pre-esistenti: nel dettaglio la mortalità è del 14,3% oltre i 90 anni, dell’8,2% tra 80 e 89, del 4% tra 70 e 79, dell’1,4% tra 60 e 69 e dello 0,1% tra 50 e 59, mentre non si registrano decessi sotto questa fascia d’età. Complessivamente, 21 pazienti (15,5% del campione) presentavano 0 o 1 patologia, 25 (18,5%) presentavano 2 patologie e 70 (60,3%) presentavano 3 o più patologie; per 19 pazienti non è stato ancora possibile recuperare ad oggi l’informazione. Ipertensione e cardiopatia ischemica si confermano le patologie più frequenti. Confronto Italia-Cina L’aggiornamento dei dati conferma che in tutte le fasce di età la letalità nella popolazione italiana è più bassa rispetto a quella osservata in Cina. La letalità complessiva in Italia sui 155 casi risulta invece del 2,9% contro il 2,3% della Cina. Il dato generale è più alto nella popolazione italiana perché l’età media della popolazione italiana è maggiore rispetto a quella cinese (44 vs 37 anni – stime WHO 2013) e in Italia c’è un maggior numero di malati con età superiore agli 80 anni. “L’analisi di questi dati consente di effettuare valutazioni sulle quali stabilire raccomandazioni e comportamenti – sottolinea Brusaferro – pertanto è fondamentale che venga aggiornato costantemente il sistema di sorveglianza con le cartelle cliniche dei deceduti da parte degli ospedali”.
"Nello stato epidemiologico attuale è difficile immaginare di poter riempire gli stadi". L'ha detto il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), Silvio Brusaferro, intervenuto in conferenza stampa per fare il punto sullo stato della pandemia Covid-19 in Italia: "La curva dell'epidemia va decrescendo, è un segnale che prosegue e stiamo andando verso un numero più basso in tutte le regioni. I dati della fase 2 si avranno soltanto nella prossima settimana, ma stiamo andando verso un numero di casi molto basso un po' in tutte le regioni, inclusa la Lombardia. Il virus - ha concluso - non ha cambiato né identità né caratteristiche, perciò violare le regole di comportamento per la prevenzione del contagio potrebbe facilitare la circolazione".
1
Domenica incontro Gravina-Governo: protocolli sul tavolo – Sky Condividi questo articolo Domenica il presidente della FIGC Gabriele Gravina incontrer√† il comitato tecnico-scientifico del Governo. Sul tavolo c’√® il protocollo per la ripresa degli allenamenti che ancora non convince il Governo. Il punto di Alessandro Alciato per Sky Sport ASSEMBLEA IN CORSO – In questo momento √® in corso l’Assemblea di Lega, ma gli occhi sono puntati anche sull’incontro di domenica tra il presidente della FIGC Gabriele Gravina e il Comitato tecnico-scientifico del Governo per discutere del protocollo sulla ripresa degli allenamenti: ¬ęL’assemblea di √® riunita alle 12 e si parler√† della ripresa degli allenamenti, il tema caldo del momento. Il decreto del Presidente del Consiglio non permette da luned√¨ gli allenamenti individuali per gli sport di squadra e anche di questo si discute, ma ci sono vari tavoli. Da domenica andr√† in scena il colloquio tra Gravina e il comitato tecnico-scientifico del governo per valutare i punti poco chiari del protocollo di ripresa degli allenamenti¬Ľ.
Serie A: senza certezze i club non ripartono, si resta in attesa – Sky Condividi questo articolo I club di Serie A sembrano decisi su un punto dopo la ribellione ai protocolli dei giorni scorsi: senza alcune certezze non si riprende con gli allenamenti di gruppo. Si attende il contatto tra i vertici del calcio e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la “rivolta” dei club di Serie A che di fatto ha interrotto il lento processo di ripartenza del calcio italiano. I club hanno sottolineato di non poter garantire il rispetto dei protocolli stilati, quindi senza alcune certezze non ripartono. Secondo Sky Sport in particolare i club non intendono ripartire senza la certezza che il 13 giugno ripartano i campionati. Entro questi giorni si aspetta l’incontro tra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il presidente della FIGC Gravina e della Lega Serie A Dal Pino che potrebbe sbloccare tutto. Un eventuale ammorbidimento dei protocolli, dopo l’apertura del ministro Spadafora, potrebbe riaprire uno spiraglio anche per le società professionistiche delle categorie inferiori.
2
Individuati su 293 persone sottoposte a tampone. Altri 11 sono risultati già con anticorpi al virus. Tra i positivi anche familiari dei lavoratori e sponsor Il Flamengo ha sottoposto a tampone 293 persone del club e 38 di queste sono risultate positive. Lo comunica il club portoghese con una nota pubblicata sul suo sito . Si tratta di persone che lavorano a vario titolo per il club, tutti asintomatici. Ci sono anche 11 persone che avevano precedentemente avuto contatti con il virus, senza sintomi, e sono risultati in possesso degli anticorpi IGG positivi. Tre dei positivi sono calciatori della prima squadra, sei sono dirigenti e membri dello staff. Ci sono 25 persone tra familiari e lavoratori del club. Due lavorano per gli sponsor, infettati venendo in contatto con i positivi del club.
Sono 38 su 293 persone sottoposte a test, coloro che sono risultati positivi al Covid-19 e che lavorano, a vario titolo, per il Flamengo, celebre polisportiva carioca. Lo ha reso noto il club campione del Sudamerica precisando che sono tutti asintomatici e che tre sono calciatori della prima squadra e altri due, sempre calciatori “precedentemente in contatto con il coronavirus e con anticorpi”. Sei sono invece dirigenti e membri dello staff, mentre 25 sono tra familiari e lavoratori del club. Due sono funzionari di imprese sponsor del club venuti a contatto con chi, in seno alla società, era già positivo. A metà febbraio era risultato positivo al Covid-19 l’allenatore della squadra di calcio Jorge Jesùs, poi guarito, mentre lunedì scorso è morto di coronavirus lo storico massaggiatore della squadra rossonera, per la quale lavorava da 40 anni, Jorge Luiz Domingos, per tutti Jorginho, che aveva 68 anni. (ANSA)
4
L’emergenza coronavirus non è finita, ma il Veneto inaugura una nuova fase. Quella, per usare le parole del governatore Luca Zaia, del lockdown soft. Restano alcune restrizioni, ma vengono eliminati alcuni divieti. Uno tra tutti: il limite, quando si esce, di stare al massimo a 200 metri di distanza dalla propria abitazione. Per il presidente della Regione, si tratta di un atto di fiducia nei confronti dei cittadini. “Domattina sappiamo che troveremo più auto in autostrada e più persone che vanno al lavoro, per cui abbiamo scritto quest’ordinanza pensando a un lockdown ridotto, un lockdown ‘soft’ che però deve mettere in sicurezza anche chi ha spostamenti importanti”, ha detto Zaia in conferenza stampa. Tra le misure confermate o adottate ci sono: “Chiusura degli esercizi commerciali come i supermarket la domenica e i festivi, confermata l’attività dei mercati a cielo aperto non più solo alimentare ma anche abbigliamento bimbi con la conferma della perimetrazione e dei varchi vigilati in accesso e uscita con ingressi contingentati con mascherina e guanti”. E ancora, spiega zaia, “negli spostamenti all’esterno da casa bisogna utilizzare mascherine e ogni altro dispositivo idoneo alla protezione, le uscite di casa devono essere esclusivamente individuali salvo esigenze di necessità e di tutela della salute, come accompagnamento di disabili o minori di 14 anni. È vietata l’uscita di casa con temperatura superiore ai 37,5 gradi”. Vietati eventi e assembramenti in occasione delle prossime festività: “il 25 aprile e l′1 maggio il picnic, la grigliata o il barbecue all’aperto è autorizzato ma solo nella proprietà privata e limitatamente al nucleo familiare residente”. Un’altra novità riguarda “lo spostamento per l’assistenza al parto da parte del genitore, che è ammesso”. Infine, una ‘concessione’ agli sportivi: “l’attività motoria è individuale e deve svolgersi in prossimità della propria abitazione nel rispetto della distanza di almeno 2 metri dalle altre persone- prosegue Zaia- ho tolto il limite di 200 metri e questo è un atto di grande fiducia, ma utilizziamo il buonsenso: non 4 o 5 chilometri, bisogna rimanere in prossimità di casa”. Tra le altre misure, molte riguardano l’adeguamento alle novità dell’ultimo dpcm, come l’apertura di librerie e negozi di abbigliamento per neonati. “Abbiamo cercato di fare una cosa equilibrata e rispettosa con il primo obiettivo della salute dei cittadini - dice Zaia - l’emergenza non è finita, quest’ordinanza seppure concessoria su alcune libertà dei cittadini non deve essere vissuta come fine dell’emergenza. Abbiamo 245 persone in terapia intensiva e 1.427 In ospedale, se non scendono o peggio si alzano bisogna andar giù pesanti un’altra volta- conclude il presidente della regione veneto- la prima cura al coronavirus siamo noi, i nostri comportamenti irresponsabili aumentano la diffusione del virus”.
In Veneto obbligo di mascherina, guanti e gel igienizzante per uscire di casa ma non ci sarà più il limite di 200 metri da casa per le attività motorie, basterà restare in prossimità dell'abitazione: sono alcune delle misure contenute nella nuova ordinanza illustrata dal presidente della Regione, Luca Zaia, che sarà in vigore fino al 3 maggio. Chi ha una temperatura sopra i 37,5 gradi non potrà uscire di casa. Zaia ha spiegato che aver tolto il limite dei 200 metri. "È un atto di fiducia verso i veneti", ma comuqnue le attività motorie dovranno essere limitate a un'area vicina alle casa e vanno svolte sempre singolarmente. "Per ogni spostamento fuori dalla propria abitazione è obbligatorio indossare mascherine e guanti", ha aggiunto. Quanto alle feste del 25 aprile e del primo maggio viene ribadito che sarà possibile fare picnic solo all'interno di proprietà familiari e con i familiari conviventi. "L'emergenza non è finita", ha insistito Zaia nella conferenza stampa dalla sede della Protezione Civile di Marghera in cui ha ricordato che non spetta alla regione riaprire le aziende. "L'ordinanza che ho firmato mi impone di dire che non deve essere vissuta come la fine dell'emergenza". "Abbiamo 245 persone in terapia in terapia intensiva e 1.427 pazienti ricoverati", ha sottolineato il governatore, "se questi numeri non scendono, o peggio ancora si alzano, bisogna andare giù pesanti". "La prima cura al coronavirus siamo noi e i nostri comportamenti irresponsabili aumentano la diffusione del virus", ha aggiunto, "i veneti sono un popolo eccezionale e dai dati ne viene fuori che abbiamo ridotto gli spostamenti del 50%".
4
«Il mondo dell’industria veneta ha bisogno di ingegneri ma anche di supertecnici specializzati nella meccatronica, nella digitalizzazione, nell’innovazione di processo e di prodotto. Sinergie ed alleanze tra le facoltà universitarie di ingegneria e gli istituti tecnici di alta formazione, le Academy del Veneto, rappresentano la via per superare il problema del numero chiuso nella formazione universitaria, recuperare il fenomeno della dispersione nei corsi di laurea e collegare in modo sempre più utile e performante l’università al tessuto produttivo». E’ quanto ha affermato l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Elena Donazzan, partecipando all’incontro promosso dal presidente dell’Its Academy Meccatronico Veneto, Luigi Rossi Luciani, e dal direttore Giorgio Spavenello con il Pro-Rettore ai rapporti con le imprese dell’Università di Padova, Fabrizio Dughiero, presenti i funzionari della Direzione Formazione e Lavoro della Regione Veneto e di Confindustria Veneto Centro. L’Its Meccatronico è l’istituto tecnico superiore ad alta specializzazione tecnologica del Veneto, quasi un ‘piccolo politecnico’ dal quale escono i super- tecnici dell’automazione, della digitalizzazione e dell’innovazione di processo e di prodotto per le industria. L’istituto Meccatronico, che ha la sede principale a Vicenza, conta un centinaio di allievi (con percentuali di occupazione post-diploma che sfiorano il 100 per cento) e altre cinque sedi distaccate in Veneto: Padova, Verona, Treviso, Castelfranco-Montebelluna, Schio e Mestre. Il tuo browser non può riprodurre il video. Devi disattivare ad-block per riprodurre il video. Spot Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi. Attendi solo un istante , dopo che avrai attivato javascript . . . Forse potrebbe interessarti , dopo che avrai attivato javascript . . . Devi attivare javascript per riprodurre il video. «La Regione sostiene attivamente, con risorse proprie, questo percorso di alta formazione – ricorda l’assessore – Insieme al mondo accademico, e in particolare alle scuole di ingegneria, vogliamo affrontare il tema della qualificazione delle figure specializzate nelle competenze dell’automazione dei processi produttivi, settore determinante per il futuro e la competitività del sistema manifatturiero veneto». Da sabato 18 aprile iniziano gli incontri di orientamento online dell’Its Meccatronico dedicati alle classi quinte di scuola superiore, specifici per singoli istituti o aperti a più istituti. Mercoledì 29 aprile è in programma la giornata di presentazione (sempre online) dei nuovi corsi 2020-2022 dell’Istituto tecnico superiore. L’assessore Donazzan interverrà all’evento alle ore 15.
Nel periodo compreso tra il 23 febbraio e il 14 giugno 2020, tra mancate assunzioni e rapporti di lavoro cessati, l’emergenza Covid-19 ha determinato in Veneto una perdita di circa 65mila posti di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2019, corrispondenti al 3% dell’occupazione dipendente complessiva. Saldo occupazionale È quanto emerge dai dati aggiornati del monitoraggio dell’Osservatorio Veneto Lavoro sull’impatto della pandemia sul mercato del lavoro regionale. A partire dal 4 maggio, in corrispondenza con l’allentamento delle misure di lockdown e dei vincoli alla libertà di movimento dei singoli cittadini, si sono registrati i primi segnali incoraggianti. Il saldo occupazionale è tornato ad essere positivo sia nel mese di maggio (+3.400) che in quello di giugno, quando ha raggiunto un valore simile a quello registrato nel 2019 (+17.600 nella prima metà del mese contro +23.500 dello stesso periodo dell’anno precedente). Da considerare che il dato è evidentemente influenzato anche dal blocco dei licenziamenti e dall’estensione della cassa integrazione, che hanno contenuto il numero delle cessazioni, riguardanti per la maggior parte contratti a tempo determinato giunti a scadenza. Sottolinea l’assessore regionale al lavoro Elena Donazzan: «Questo piccolo recupero di contratti di lavoro è strettamente legato alla fine delle misure di totale restrizione, ma non può essere letto come una ripresa perché il crollo dei contratti, unito al blocco dei licenziamenti e al poderoso utilizzo di ammortizzatori sociali riservano ancora una incognita per i prossimi mesi. Molti lavoratori sono ancora nell’incertezza del proprio posto di lavoro, o di un ammortizzatore sociale che il governo si era impegnato a pagare con celerità e così non è stato. Le imprese sono in sofferenza di liquidità perché in molti casi hanno anticipato ai propri lavoratori la cassa integrazione, e ora sono esposte alle insicurezze legate al mercato, mentre di certo ci sono soltanto le scadenze finanziarie». I dati La differenza tra il 2020 e il 2019 è dunque largamente imputabile al crollo delle assunzioni, più che dimezzate rispetto all’anno precedente (-51%). Ma se nella fase più acuta della crisi il calo ha toccato quote superiori al 61%, a maggio e giugno è andato attenuandosi rispettivamente al -34% e al -31%. Nella fase pre-coronavirus, tra il 1° gennaio e il 22 febbraio di quest’anno, l’andamento del mercato del lavoro si era mantenuto positivo, anche se in progressivo rallentamento, con un saldo di 40.000 posizioni lavorative dipendenti in più, un risultato di poco inferiore a quello registrato l’anno precedente (+45.000). La situazione è progressivamente peggiorata nelle settimane successive a causa degli effetti generati dall’epidemia, mentre a partire dall’inizio di maggio la caduta occupazionale si è pressoché arrestata. Tutte le tipologie contrattuali dipendenti sono state interessate in questi mesi da una dinamica negativa: la differenza con il saldo del 2019 è pari a -8.000 per il tempo indeterminato, -7.300 per l’apprendistato, -50.000 per i contratti a termine (che includono anche i rapporti di lavoro stagionali per i quali le assunzioni sono diminuite del 52%). Tra maggio e giugno si registra però un recupero delle posizioni a tempo indeterminato (+4.300 a fronte dei +3.400 del 2019). Bilancio negativo anche per il lavoro intermittente (-9.200), ma con la riapertura di bar e ristoranti si registra un’impennata delle assunzioni e un recupero nelle ultime due settimane di 2.600 rapporti di lavoro. Si riduce significativamente il ricorso al lavoro somministrato, che nel mese di aprile ha evidenziato un crollo delle assunzioni pari al 77% rispetto a dodici mesi prima. Province Le province più colpite si confermano quelle con una maggiore incidenza delle attività stagionali: a Venezia si è registrata una perdita di oltre 29.000 posti di lavoro, a Verona 17.000. Calo più contenuto nelle altre province: -6.700 a Padova, -4.700 a Treviso, -4.200 a Vicenza, -1.900 a Belluno e -1.600 a Rovigo. In tutti i territori il saldo occupazionale nella prima metà di giugno risulta positivo, sebbene su livelli inferiori rispetto al 2019. Il tuo browser non può riprodurre il video. Devi disattivare ad-block per riprodurre il video. Play Replay Play Replay Pausa Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio Indietro di 10 secondi Avanti di 10 secondi Spot Attiva schermo intero Disattiva schermo intero Skip Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi. Attendi solo un istante , dopo che avrai attivato javascript . . . Forse potrebbe interessarti , dopo che avrai attivato javascript . . . Devi attivare javascript per riprodurre il video. Turismo Il turismo rimane il settore più colpito dagli effetti della pandemia e da solo spiega quasi la metà della contrazione occupazionale complessiva, con una riduzione di circa 32.000 posti di lavoro, la maggior parte dei quali stagionali. Da maggio si è verificata un’attenuazione del trend negativo, con il recupero di quasi tutti i posti persi nei mesi precedenti, ma le mancate assunzioni continuano a pesare sul bilancio dei servizi turistici nel confronto con il 2019. Segnali di ripresa si registrano anche nei servizi di pulizia, nell’industria alimentare, nelle attività professionali e nel tessile-abbigliamento, mentre nelle costruzioni si è anche assistito a una crescita delle assunzioni (+5%). L’agricoltura rimane l’unico settore, insieme ai servizi informatici, a mostrare un saldo positivo nell’intero periodo di crisi, per oltre 4.000 posizioni di lavoro dipendente. L’analisi dell’Osservatorio di Veneto Lavoro con tutti i dati aggiornati è disponibile nella sezione dedicata del sito www.venetolavoro.it/misure.
1
Pubblicato il 10 marzo 2020 | 08:15 I Formaggio protagonista sulle tavole dei ristoranti l formaggio è un prodotto alimentare ottenuto dalla coagulazione del latte con aggiunta del caglio (detto anche presame), estratto dallo stomaco di vitellini e agnellini. A seconda del latte utilizzato i formaggi vengono classificati in vaccini, pecorini, caprini e bufalini e possono essere preparati con latte intero (formaggi grassi), parzialmente scremato (semigrassi) o scremato (magri).Oggi in moltissimi ristoranti italiani c’è la volontà di rilanciare la cultura di questi prodotti attraverso il carrello dei formaggi , iniziativa sempre più gradita dalla clientela. Sicuramente avremo un successo maggiore di vendita se ci presentiamo direttamente davanti al cliente con un carrello di formaggi, invece che formulare la semplice domanda: “Gradite del formaggio?”. In Italia ogni regione vanta svariate tipologie di formaggi. Se ne contano più di 550. Un carrello buono e accattivante prevede almeno 8-10 tipologie di formaggi, più precisamente formaggi a pasta molle, dura, stagionati, erborinati proveniente dal territorio, nazionali ed esteri.Dovranno essere sempre serviti a una temperatura compresa tra i 16 e i 19 gradi, tirati fuori dal frigorifero almeno un’ora prima del servizio. Dovranno avere tagli diversi (a spicchi, a fette, a cunei...) e per il loro taglio dovrà sempre essere usato un coltello diverso: ad esempio, mai utilizzare un coltello per un formaggio a pasta dura precedentemente usato per un erborinato. I formaggi possono essere accompagnati da pane, cracker, burro, sale, pepe, frutta fresca e secca, olio, gambi di sedano, patate e svariate marmellate o mieli.
CONTATTI redazione@adapt.it NEWSLETTER iscriviti alla newsletter (ISSN 2240-2721) Gli scritti disponibili su questo sito sono copy-free e possono essere singolarmente riprodotti on line o su carta, anche senza specifica autorizzazione, laddove vengano mantenuti inalterati il contenuto e il titolo e a condizione che sia indicata sotto il titolo, quale fonte, "tratto da www.bollettinoadapt.it n.X, data“
1
23 giugno 2020 a a a Non è solo il coronavirus a dover preoccupare, ma anche il lockdown. L'ultimo e impensabile allarme arriva dal chirurgo vascolare Gabriele Di Luca: “Rispetto al periodo di osservazione clinica pre Covid-19, tra i pazienti dell’Asst Gaetano Pini-Cto ho riscontrato un aumento del verificarsi di complicanze trombotiche arteriose, in particolare in quelli che presentano già alterazioni di alcuni distretti (cerebrale, apparato gastroenterico, degli arti superiori o inferiori o sottoposti a cateterismi arteriosi diretti)”. "Nessuna Regione con Rt sopra 1". Dal ministero delle Salute una buona notizia, ma occhio ai "focolai attivi" Ma c'è di più perché in alcuni casi si sono verificati addirittura "eventi di tipo ischemico e addirittura la gangrena dei distretti più periferici degli arti inferiori (dita dei piedi)". Le cause sono le più comuni - come spiega lo stesso Di Luca -. Tra queste ci sono l’immobilità, i traumi, le patologie infettive, infiammatorie, tumorali o del sistema coagulatorio". In ogni caso la trombosi venosa tende ad avere un’incidenza sempre maggiore con l’avanzare dell’età e colpisce le donne più degli uomini (rapporto 3 a 2), complice un quadro ormonale in cui la percentuale di ormoni femminili circolanti è maggiore. Please enable JavaScript to view the comments powered by Disqus.
18 giugno 2020 a a a Dal bollettino fornito dalla Protezioni civile oggi, giovedì 18 giugno, torna a salire il numero di ricoverati in terapia intensiva a causa del coronavirus. Questi ammontano a 168 (5 unità in più rispetto a ieri). Salgono - stando alle cifre - anche i decessi (66, +23 rispetto a ieri) mentre restano stabili i nuovi contagi (333, +3) per due terzi concentrati in Lombardia. Continua invece la discesa degli attualmente positivi a quota 23.101 (-824). In totale i guariti dal Covid-19 sono 1.089. Per quanto riguarda il numero di tamponi, oggi sono stati fatti 58154 test (ieri 77701). Il rapporto tra tamponi fatti e casi individuati è di 1 malato ogni 176,8 tamponi fatti, il 0,6 per cento. "Medici sequestrati e in lacrime". Salvini mostra la vergogna degli immigrati: "Altro che sanatorie" Please enable JavaScript to view the comments powered by Disqus.
1
I binari di un piccola ferrovia si snodano tra paesaggi spettacolari, gallerie e boschi innevati nel cuore dell’Abruzzo. Sono i binari della Transiberiana d’Italia, che con i suoi 128 km, collega ancora oggi, dopo oltre cento anni, Sulmona con Isernia. Le carrozze d’epoca e la natura proiettano il viaggiatore in una dimensione in cui il viaggio non è solo spostamento, ma anche un’esperienza carica di ricordi ed emozioni. Per la maggior parte del viaggio le linee telefoniche non prendono e i viaggiatori riscoprono il piacere di conversare e condividere esperienze. Le grandi distese innevate degli Altopiani abruzzesi, così simili alle sconfinate pianure siberiane, hanno donato l’evocativo nome di Transiberiana d’Italia. Guardando dai finestrini e ascoltando il sussultare ritmico dei vagoni, sembra di essere su quel treno che unì l’Occidente al misterioso Oriente. Grazie a questo treno molti comuni hanno visto rinascere la propria economia trasformando questo treno nel simbolo di questi luoghi. Jasmina Poddi
ROMA – Coronavirus app coreana, una cosa che, se ci fosse stata in Italia, ci saremmo evitati almeno una parte del lockdown, almeno una parte dei domiciliari in casa. Eccola la app, anzi eccole che sono almeno due. La prima è semplice: segnala sul tuo smartphone se a cento metri, nel raggio di cento metri c’è stato un caso di contagio. L’app te lo dice, tu eviti quel luogo. E’ una mappa del contagio, una mappa portatile del contagio. Offre i percorsi sconsigliati, di fatto indirizza i movimenti della gente più di quanto possa fare qualunque ordinanza. Coronavirus app coreana numero due, è di fatto un semaforo. Segnala rosso se un contagiato è passato di lì nelle ultime 24 ore. Segnala giallo se il contagiato è passato di lì negli ultimi quattro giorni. Segnala verde se il passaggio di un contagiato risale ad un lasso di tempo tra cinque e nove giorni. Così sai se in quel bar, ristorante, parco, piazza…Sai e ti regoli. Grazie alle due app coreane il distanziamento anti contagio è realizzato non con la misura generale e generica del tutti a casa (indispensabile da noi) ma con l’individuazione e segnalazione di percorsi safe o not safe, il distanziamento avviene in buona parte per via di comportamenti indotti dalla segnalazione che distanzia i singoli dai luoghi e percorsi dei contagiati. Si poteva, si può fare qualcosa del genere anche in Italia, anche in Europa? E’ possibile che la tecnologia a disposizione sia in grado di elaborare e sostenere app che facciano lo stesso lavoro, insomma la tecnologia in Europa probabilmente c’è. Non c’è però la cultura per attuare qualcosa del genere. In Italia, purtroppo, la cultura è quella della terza versione del modulo in dieci giorni…Ma in tempi eccezionali anche in Italia e in Europa si mobilitano e si muovono le eccellenze e le eccezioni. Insomma si potrebbe, però vorremmo davvero? Le mappe del contagio, la bussola del contagio a disposizione di tutti via app in Corea del Sud sono state realizzate tracciando i movimenti di tutti i cittadini risultati raggiunti dal contagio. Si è senza alcun limite tracciata la loro vita nei giorni precedenti, si è spiato e controllato dove, con chi, quando…E poi si sono incrociati questi dati con quelli delle telecamere di sorveglianza cittadine, più la tecnologia del riconoscimento facciale (si calcola che in Corea del Sud ciascuno mediamente finisca inquadrato 86 volte al giorno). In Corea del Sud non solo niente privacy (che, come è stato detto anche in Italia, almeno dai medici, di questi tempi è una c…). Non solo niente privacy ma anche niente cavoli e fatti propri, il che sono concetto e prassi quasi blasfemi per gli italiani. E disciplina collettiva, disciplina di popolo e di massa che sono nella cultura e nella fenomenologia sociale dell’Oriente e non dell’Occidente. Le app alla coreana probabilmente in Italia sarebbero ritardate e depotenziate nell’applicazione appunto di massa dal peso e lentezza delle autorizzazioni e controlli. Le app alla coreana in Italia verrebbero con tutta probabilità in Italia vissute come ottime per il prossimo e intollerabili per se stessi. Peccato, qui e oggi un semaforo sullo smartphone che dice rosso, giallo, verde, un semaforo del contagio che facesse uscire un po’ di casa sarebbe libertà e non graffia, niente meno, alla democrazia.
1
Interventi urgenti. Oppure le case di riposo in Sardegna rischiano di diventare una bomba sanitaria. È l'allarme lanciato da Alberto Farina, segretario generale della Federazione Pensionati Cisl-Sardegna, dopo l'impennata di casi di coronavirus registrati nelle strutture residenziali per anziani. "Da quando è esplosa questa emergenza giustamente le case di riposo sono state isolate, affidate esclusivamente all'impegno e alla generosità del personale addetto all'assistenza. Gli anziani sono terrorizzati - avverte Farina - perché consapevoli, ma impotenti spettatori della morte in arrivo, lontano dai parenti e dagli affetti più cari impossibilitati, per ragioni di sicurezza sanitaria sociale, a visitarli". E anche ciò che prima era dato per scontato, ora è più difficile. "Le particolari situazioni di emergenza degli ospedali a tutt'oggi non consentono a molti anziani - spiega il dirigente sindacale - il ricovero immediato in reparti attrezzati per contrastare con la giusta efficacia l'azione del coronavirus, particolarmente devastante sulle persone in età avanzata e di solito portatrici di una o più patologie". Inevitabile l'appello alla Regione. "Deve intervenire con tutte le forze e con tutti i mezzi - incalza Farina - per salvare i nostri anziani e supportare l'azione degli operatori che li accudiscono, spezzando questa striscia dolorosa ormai sempre più drammatica".
Allarme delle scuole paritarie sarde, gli istituti privati inseriti nel sistema nazionale di istruzione: a causa degli effetti dell'emergenza sanitaria da coronavirus il 40% rischia la chiusura. Nei giorni scorsi, nel corso di una riunione che ha coinvolto i rappresentanti di diverse scuole, è stato definito un primo documento per chiedere un contributo straordinario alla Regione, necessario - spiegano gli istituti - per scongiurare lo stop. Allo stesso tempo è stato condiviso l'obiettivo di proporre all'assessore regionale alla Cultura Andrea Biancareddu, un piano di aiuti per le famiglie in difficoltà che frequentano le strutture educative e scuole e che non riescono a pagare più le rette. "Le istituzioni educative e scolastiche paritarie della Sardegna - si legge in una nota - intendono proseguire questo percorso comune e chiedono che venga preso in considerazione il danno sociale e l'impoverimento culturale che deriverebbero dalla chiusura di tanti istituti, oltre alla scomparsa dell'effettivo esercizio della libertà educativa per le famiglie".
1
Studio epidemiologico a Torrazza Piemonte, il consigliere d’opposizione Luigi Corna: «Quei 12 mila euro potevano essere spesi per i vivi». Studio epidemiologico Era il 2017 quando le Amministrazioni comunali di Verolengo, Torrazza e Rondissone avevano deciso di avviare uno studio epidemiologico sul loro territorio. Gli allora sindaci Rosanna Giachello, Massimo Rozzino e Miriam De Ros volevano capire quali erano le cause di morte dei loro concittadini, capire se c’era qualcosa che influenzava i decessi. Uno studio che si articolava in diversi step. Ma oggi, a poco più di due anni dall’avvio di questo progetto, l’unico Comune a voler proseguire con la seconda fase dello studio è Torrazza. Nel mese di giugno, infatti, la Giunta Rozzino ha affidato incarico a Christian Salerno per proseguire indagini epidemiologiche sul territorio di Torrazza Piemonte. Il sindaco Rozzino ha mantenuto la promessa di condurre ulteriori approfondimenti specie alla luce dei risultati che erano emersi nell’ultimo studio di mortalità consegnato pochi mesi fa alle Amministrazioni di Verolengo, Rondissone e appunto Torrazza. La convenzione, per la durata iniziale quadriennale, prevede diversi interventi tra i quali un REC (Referto Epidemiologico Comunale) per studiare la distribuzione del totale cause a livello di sezioni censuarie , uno studio di coorte dove si considerino anche i rischi occupazionali/ambientali e infine la distribuzione di un questionario alla popolazione a cui possono partecipare sia i residenti sani, i malati e i parenti dei deceduti per capire i fattori di rischio individuali. Oltre alla presenza di Salerno è prevista anche la collaborazione con l’infermiera Martina Gavazza molto attiva sul territorio vercellese-torinese e profonda conoscitrice del territorio con il quale ha instaurato uno stretto rapporto anche umano per la sua attività di assistenza territoriale con persone affette da patologie e/o non autosufficienti. Il progetto «Proprio tale collaborazione permetterà, – spiega Salerno – specialmente durante il periodo di distribuzione del questionario, di usufruire della presenza (un paio di volte al mese) di uno dei due professionisti per aiutare nella compilazione del questionario i cittadini e valutare lo stato di salute dei singoli residenti che ne faranno richiesta. Questa serie di analisi epidemiologiche sono destinate a valutare i rischi legati a pressanti ambientali già sussistenti sul territorio da tanti anni e che possono aver indotto un danno ambientale e sanitario. Pertanto è bene precisare che non sono previste analisi (salvo richieste dell’amministrazione) su potenziali fattori di rischio che si stanno insediando sul territorio in questi mesi. Infine per la primavera 2021 è previsto un primo possibile incontro pubblico per illustrare alla popolazione i primi risultati e i prossimi interventi epidemiologici previsti nell’area di Torrazza». Una scelta, quella dell’Amministrazione Rozzino, che costerà al Comune di Torrazza 12 mila euro, somma che sarà erogata in quattro tranche in quattro anni, cioè per l’intero periodo della studio». La critica dell’opposizione Sulla scelta dell’Amministrazione Rozzino interviene il consigliere d’opposizione Luigi Corna: «Cos’ha fatto Salerno sino ad ora? La conta dei morti. Secondo il mio punto di vista sarebbe più logico occuparsi dei vivi perché non muoiano. La Città Metropolitana nel bloccare l’ampliamento della discarica ha ribadito che il carico ambientale su Torrazza è molto pesante, che è un territorio provatissimo. Mi domando come mai il sindaco non abbia chiesto all’Asl To 4 di svolgere questo studio, avremmo così risparmiato 12 mila euro che si sarebbero potuti investire sui giovani e la scuola perché abbiamo capito durante questa emergenza che non siamo pronti ad affrontare la didattica a distanza. Si sarebbero potuti acquistare tablet con quella somma visto che a settembre non sappiamo come gli studenti torneranno in classe, e se lo faranno perché forse sarebbe stato il caso di avviare uno studio per comprendere se le nostre scuole sono idonee o meno».
Il sindaco di Torrazza Massimo Rozzino prosegue con le indagini epidemiologiche nel suo paese. Partito alla fine del 2017 per cercare di capire quali fossero le principali cause di morte tra i cittadino, lo studio era stato portato avanti in collaborazione con le amministrazioni comunali di Rondissone e Verolengo e dalle ex sindache Miriam De Ros e Rosanna Giachello. A condurlo era stato Christian Salerno, ricercatore dell’Università del Piemonte Orientale, che aveva ottenuto dei risultati sorprendenti. A distanza di più di un anno, la decisione di proseguire. "Data l'importanza di tale studio, l'amministrazione ha ritenuto di poterne sostenere i costi ad esso correlati, poiché, considerato che si tratta di salute, sono sempre soldi ben spesi", hanno dichiarato dal Comune, che ha impegnato 12 mila euro. Il nuovo progetto presenta alcune novità, come la collaborazione con l'infermiera torrazzese Martina Gavazza, già conosciuta per aver presentato un corso per imparare ad utilizzare i defibrillatori, e durerà tre anni mezzo. "Il progetto - ha spiegato il ricercatore Christian Salerno - prevede tre differenti tipi di intervento, uno studio di coorte per analizzare i rischi ambientali in sotto-aree del paese vicinali a possibili pressanti ambientali, un R.E.C (Referto Epidemiologico Comunale) che permette di avere una fotografia sanitaria della popolazione aggiornata con dati recenti e infine la distribuzione di un questionario con la conseguente conduzione di uno studio definito "caso- controllo". La cui somministrazione e la distribuzione dei test sarà seguita da Martina Gavazza e avrà lo scopo di "fornire notizie utili sui rischi individuali dei cittadini quali fumo, alcool, cattiva alimentazione e patologie presenti". "Questi dati - continua Salerno - permetteranno di organizzare incontri con medici specialisti a seconda dell'eventuali criticità emerse ad esempio diabetologi, nutrizionisti, cardiologi al fine di sensibilizzare la popolazione a stili di vita più sani e a fini preventivi. L'epidemiologia proprio per le sue caratteristiche valutative non potrà considerare i rischi su possibili fattori ambientali che si sono insediati nel Comune nel recente passato in quanto, viene a mancare un periodo sufficiente di eventuale esposizione e conseguenti manifestazioni cliniche". Quindi l'intervento di Martina Gavazza. "Sono stata nominata con un decreto già con la precedente amministrazione, in seguito ad un lavoro di più di sei mesi a titolo gratuito di collaborazioni e incontri di salute che hanno poi dato vita a una tesi organizzativa realizzata anche sul Comune di Torrazza Piemonte nel 2018 - racconta -. La nomina di "consulente e rappresentante del Comune di Torrazza in merito alle problematiche relative alla salute pubblica" è stata l'opportunità di offrirmi al cittadino come professionista ed essere libera da etichette e appartenenze che non fossero quelle della professione che esercito. In merito a questa nomina tengo a precisare che tutta la mia attività in qualità di consulente e rappresentante del comune, è svolta a titolo gratuito per tutti i cittadini torrazzesi". Conclude sostenendo che il suo ruolo sarà quello "di interfacciarmi ai cittadini in merito al questionario e all'adesione. Come infermiera che si rivolge alla comunità di riferimento, metterò in campo tutte le mie capacità professionali per poter sensibilizzare i cittadini alla partecipazione e dunque rendere la nostra comunità torrazzese sempre più proattiva".
4
CORONAVIRUS Nelle ultime ore sono state distribuite su tutto il territorio piemontese 662.000 mascherine, tra chirurgiche, ffp2 ed ffp3, di cui 625.000 alle ASL e 37.000 ai volontari di Anpas e Croce rossa. «Appena il nuovo approvvigionamento è arrivato in Protezione civile ci siamo attivati immediatamente per distribuire centinaia di migliaia di mascherine alle nostre ASL e al sistema dei volontari dell’emergenza costituito da Anpas e Croce rossa» conferma l’assessore regionale alla Protezione civile Marco Gabusi. «Sono numeri importanti che ci consentono di garantire una copertura potenziale di alcuni giorni – continua l’assessore Gabusi –, ma il fabbisogno globale del sistema sanitario regionale è molto ampio, per questo la ricerca degli approvvigionamenti prosegue senza sosta. Altri ordini sono in consegna già nelle prossime ore, anche perché alcune tipologie di dispositivi vanno in esaurimento prima di altre, a partire dalle ffp3». L’ufficio acquisti dell’Unità di crisi della Regione Piemonte in queste settimane ha processato oltre 350 contatti per il reperimento di DPI, di cui una parte considerevole andati a buon fine. «Ringrazio l’assessore Gabusi e la Protezione civile – osserva l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi – per il puntuale e preziosissimo lavoro che stanno fornendo nella distribuzione dei dispositivi di protezione individuale e le attrezzature, dopo che faticosamente siamo riusciti a reperirli sul mercato, in una condizione di massima emergenza». Oltre alle mascherine la Protezione civile sta distribuendo attrezzature e dispositivi di vario tipo alle strutture sanitarie piemontesi, tra cui un gruppo elettrogeno da 100 kW per l’alimentazione di una TAC mobile all’Ospedale Amedeo di Savoia, su richiesta dell’ASL Città di Torino, resa disponibile per 3 mesi dalla Fondazione Specchio dei Tempi. Parallelamente si è chiuso il bando affidato dall’Unitá di crisi a SCR per un’importante fornitura di materiale sanitario e di dispositivi di protezione individuale da destinare alle strutture piemontesi. L’acquisto coprirá un fabbisogno totale di oltre 58 milioni di pezzi, per un totale di circa 80 milioni di euro (il valore complessivo del bando era di oltre 118 milioni di euro, ma su alcuni lotti non ci sono state offerte disponibili a causa di una domanda mondiale notevolmente superiore all’offerta). Oltre a camici, mascherine e guanti il bando d’acquisto prevede cappellini chirurgici, copri scarpe in pvc, visiere di protezione, occhiali protettivi e tute di sicurezza per la protezione da agenti biologici e chimici. Sono numeri enormi, calcolati su un fabbisogno trimestrale, che ben esprimono l’impegno e lo sforzo della Regione Piemonte nell’affrontare l’emergenza sanitaria.
Le mascherine distribuite dalla Regione Piemonte ai cittadini piemontesi non sono tossiche, a ribadirlo è l'assessore alla Protezione Civile, Marco Gabusi, con un video pubblicato sui social network. La comunicazione si è resa necessaria dopo la diffusione su facebook di un video che insinuava che i dispositivi dati in dotazione dall'amministrazione regionale fossero nocivi. "Siamo procedendo a denunciare per procurato allarme quanti hanno dato visibilità all’ignobile accusa di aver distribuito mascherine tossiche alla popolazione piemontese", annuncia Gabusi che poi etichetta come "bufala" - ovvero notizia priva di fondamento - il video denuncia diffuso sul web. Nel mirino dell'autore del video il metodo Sanitized TH 22-27 a base di zinco. "I cittadini devono conoscere la verità su questo tema", continua Gabusi, "Le mascherine non sono assolutamente tossiche: il trattamento Sanitized TH 22-27, che contiene una piccola dose di zinco piritione, è considerato ‘necessario’ per avere un tessuto antibatterico e antivirus. Abbiamo una pila di documenti che dimostrano come il Sanitized TH 22-27 non solo abbia tutte le certificazioni di legge, ma siano addirittura superiori a quelle richieste per le mascherine ad uso sociale. Abbiamo analizzato tutte queste prove e certificazioni, ma non oggi, bensì prima della produzione". Poi l'affondo dell'assessore contro chi ha diffuso e condiviso il video: "Non sono le mascherine ad essere tossiche, ma le persone che diffondono contenuti falsi e generano accuse ingiustificate. È patetico e vergognoso l’attacco che viene fatto alla Protezione civile, alla Regione Piemonte e alle persone che si sono impegnate per la realizzazione e la distribuzione delle mascherine. Purtroppo, molte, troppe, persone sono cadute nella trappola della fake news e hanno condiviso il video denuncia sui propri canali social, creando un allarmismo falso e ingiustificato. È perciò nostro dovere rendere onore alla verità e ai tanti volontari che hanno donato il loro tempo e il loro lavoro per distribuire le mascherine casa per casa".
1
Nuove restrizioni in Emilia-Romagna: chiusi i mercati sette giorni su sette e, dopo le 18, anche pizzerie al taglio e piadinerie. Stop anche nei fine settimana, insieme a bar e ristoranti. Sono questi i nuovi provvedimenti assunti dalla Regione Emilia-Romagna attraverso un'ordinanza che sarà valida dalla mattina di mercoledì 11 marzo. “Per dare maggiore coerenza e completezza ai provvedimenti assunti dal Governo, considero necessario sospendere dalle ore 18 alle ore 6 non solo bar e ristoranti, ma anche pizzerie al taglio, piadinerie, tigellerie, kebab, gelaterie, ecc. Considero anche necessario che queste attività, insieme a bar e ristoranti, siano sospese nei week end, per evitare le scene di assembramento cui abbiamo assistito il fine settimana scorso. Sarà sempre possibile la consegna a domicilio di queste bevande e alimenti, ma non l'asporto”. E’ quanto afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che prosegue: “Inoltre, ritengo necessario chiudere i mercati tutti i giorni della settimana e non solo nei week end, con l'esclusione dei banchi alimentari laddove assicurino la distanza minima tra le persone. Si tratta di restrizioni coerenti con quelle già in vigore e che fanno maggior chiarezza per operatori, cittadini e Comuni”. “Per queste ragioni - conclude Bonaccini - sto per assumere un'ordinanza in tal senso, a valere già dalla mattina di domani”.
“Per dare maggiore coerenza e completezza ai provvedimenti assunti dal Governo, considero necessario sospendere dalle ore 18 alle ore 6 non solo bar e ristoranti, ma anche pizzerie al taglio, piadinerie, tigellerie, kebab, gelaterie, ecc. Considero anche necessario che queste attività, insieme a bar e ristoranti, siano sospese nei week end, per evitare le scene di assembramento cui abbiamo assistito il fine settimana scorso. Sarà sempre possibile la consegna a domicilio di queste bevande e alimenti, ma non l’asporto”. È quanto afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che prosegue: “Inoltre, ritengo necessario chiudere i mercati tutti i giorni della settimana e non solo nei week end, con l’esclusione dei banchi alimentari laddove assicurino la distanza minima tra le persone. Si tratta di restrizioni coerenti con quelle già in vigore e che fanno maggior chiarezza per operatori, cittadini e Comuni”. “Per queste ragioni- conclude Bonaccini– sto per assumere un’ordinanza in tal senso, a valere già dalla mattina di domani”. regione.emilia-romagna.it
4
Le restrizioni per il contenimento del coronavirus non fermano l'attività di spaccio e la domanda di stupefacenti. Lunedi scorso, i carabinieri della stazione di Casalbordino hanno arrestato D.R.F., 50enne pregiudicato appartenente a una nota famiglia rom del posto. I militari, da qualche giorno, tenevano d’occhio la casa dell’uomo, già noto per simili reati. Sotto l’abitazione da qualche tempo era stato notato un viavai inusuale, tenuto soprattutto conto degli attuali divieti alla circolazione delle persone. La conferma è arrivata quando un giovane del posto si è avvicinato con la propria auto: "Una frazione di secondo – spiegano i carabinieri – e l'uomo, uscito furtivamente di casa, ha consegnato all’acquirente due piccoli involucri di cellophane che, recuperati dopo la perquisizione personale del giovane, sono risultati contenere complessivamente mezzo grammo di cocaina". "Per il 50enne è scattato l’arresto in flagranza di reato per spaccio di sostanze stupefacenti mentre per l’acquirente, un giovane del posto, la segnalazione alla Prefettura di Chieti per uso personale e la contestazione della sanzione amministrativa per aver violato le norme anti-contagio. Su disposizione della Procura della Repubblica del Tribunale di Vasto, lunedì sera, D.F.R., dopo le formalità di rito, è stato tradotto agli arresti domiciliari nella sua abitazione. Nella mattinata di ieri, poi, l’uomo è stato condotto nella compagnia carabinieri di Ortona dove, in videoconferenza, secondo le recenti disposizioni del ministero di Giustizia, si è celebrata l’udienza di convalida con la partecipazione, da remoto, del difensore, del Pubblico Ministero e del G.I.P. del Tribunale di Vasto. Quest’ultimo, al termine dell’udienza, ha convalidato l’arresto applicando a D.R.F. la misura cautelare del divieto di dimora in Casalbordino e rinviando il rito direttissimo al prossimo mese di giugno".
Lunedi pomeriggio, infatti, i militari della Stazione di Casalbordino hanno tratto in arresto per spaccio di sostanze stupefacenti 50enne pregiudicato di Casalbordino appartenente ad una nota famiglia rom del posto. Era da qualche giorno, infatti, che i militari tenevano d’occhio l’abitazione dell’uomo, già noto per reati analoghi, dove da qualche tempo era stato notato un viavai piuttosto inusuale, tenuto conto soprattutto degli attuali divieti alla circolazione delle persone imposti dalle ordinanze governative. La conferma che poteva trattarsi di attività di spaccio è arrivata quando un giovane del posto si è avvicinato con la propria autovettura all’abitazione dell’uomo: una frazione di secondo e quest’ultimo, uscito furtivamente di casa, ha consegnato all’acquirente due piccoli involucri di cellophane che, recuperati dopo la perquisizione personale del giovane, sono risultati contenere complessivamente mezzo grammo di cocaina. Per il pusher è quindi scattato l’arresto in flagranza di reato per spaccio di sostanze stupefacenti mentre per l’acquirente, un giovane del posto, la segnalazione alla Prefettura di Chieti per uso personale e la contestazione della sanzione amministrativa per aver violato le norme anti-contagio. Su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vasto lunedì sera l'uomo, dopo le formalità di rito, è stato tradotto agli arresti domiciliari presso la sua abitazione. Nella mattinata di ieri, poi, è stato condotto presso la Compagnia Carabinieri di Ortona dove, in videoconferenza, secondo le recenti disposizioni del Ministero di Giustizia, si è celebrata l’udienza di convalida con la partecipazione, da remoto, del difensore, del Pubblico Ministero e del G.I.P. del Tribunale di Vasto. Quest’ultimo, al termine dell’udienza, ha convalidato l’arresto applicando la misura cautelare del divieto di dimora in Casalbordino e rinviando il rito direttissimo al prossimo mese di giugno.
4
Il Ministero ha pronto il documento da inviare alle parti sociali, contenente le linee guida per il rientro a settembre. Al suo interno indicazioni che ogni scuola dovrà acclimatare in base alla propria situazione decidendo insieme agli organi collegiali. Nel testo vengono immaginati due scenari: contagi Covid-19 sotto controllo; ripartenza epidemia e nuovo lockdonw. Organizzazione lezioni All’interno del documento viene dato un ventaglio di soluzioni che ogni scuola potrà adottare, in questo caso ci troviamo nel primo scenario. Viene data la possibilità di: riconfigurare il gruppo classe in più gruppi di apprendimento; articolare gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso; organizzare una frequenza scolastica in turni differenziati, anche variando l’applicazione delle soluzioni in relazione alle fasce di età degli alunni e degli studenti nei diversi gradi scolastici; per la secondaria di II grado, permettere una fruizione per gli studenti, opportunamente pianificata, di attività didattica in presenza e didattica digitale integrata, ove le opportunità tecnologiche, l’età e le competenze degli studenti lo consentano; aggregare le discipline in aree e ambiti disciplinari, ove non già previsto; estendere il tempo scuola settimanale anche al sabato. Didattica a distanza Sarà possibile in caso di peggioramento delle condizioni sanitarie ed eventuale lockdown, qui ci troviamo nel secondo scenario. Anche se, come ha anticipato domenica la Senatrice Granato, ci saranno linee guida più precise. Non si sa ancora se sarà proposta una piattaforma ministeriale comune a tutte le scuole. Dispositivi di sicurezza Il Ministero non indica la necessità di usare mascherine, di predisporre distanziamento o usare il famoso plexiglass. Le linee guida rimandano al documento del Comitato tecnico scientifico. Entro giovedì potrebbero esserci degli aggiornamenti che potrebbero accogliere quanto richiesto dalle Regioni circa l’uso delle mascherine solo negli spazi comuni. Infanzia I bambini non dovranno utilizzarla, così come gli educatori dovranno usare protezioni che li lascino riconoscibili ai bambini. Coinvolgimento terzo settore Il documento fa riferimento anche ai patti educativi di comunità, con gli enti locali che potranno mettere a disposizione locali e associazioni di volontariato per integrare la didattica con attività quali musica, sport o teatro.
No al sei politico, la valutazione sarà espressa con voto numerico anche per la scuola primaria ma sarà accompagnata da un giudizio che indichi le carenze dello studente, sulle parti del programma che non si sono svolte a causa dell’emergenza sanitaria.
2
Ancora violenza ed inciviltà nelle strade della città di Napoli, ancora una volta ad opera di gruppi ragazzini, le baby-gang. Come si vede da un filmato pubblicato sulla fanpage Facebook dello Studio legale Amato, in una strada del Rione Sanità, un taxi in movimento viene preso di mira da un gruppo di ragazzini che vandalizzano l’auto e terrorizzano l’autista con grida, colpi sulla vettura, apertura di portiere e sportelli. “Il fenomeno delle baby-gang va marginato, per non dire fermato del tutto. Ma dove sono i genitori di questi ragazzini? Vogliono che diventino dei veri e propri criminali? Il rimedio al problema sta nel rendere le nostre strade più sicure, con vigilanza e videocamere di sorveglianza e poi occorre fare un lavoro di rieducazione, che deve partire anche dai genitori. Se i genitori di questi ragazzi non sono in grado di dare loro dei buoni esempi allora bisogna togliergli la patria potestà. I colpevoli dell’accaduto nel Rione Sanità dovranno essere individuati e severamente puniti. Al tassista aggredito va la nostra piena solidarietà” – con queste parole hanno commentato l’accaduto il Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il conduttore radiofonico Gianni Simioli. https://www.facebook.com/watch/?v=725605417930553
Napoli. Da una segnalazione ricevuta da un cittadino si viene conoscenza di un filmato, pubblicato sulla piattaforma social Instagram, in cui un ragazzo, fiancheggiato da altri due, si cimenta in una sorta di esibizione acrobatica, camminando sopra un dissuasore, probabilmente in pietra lavica, staccato dal suolo, di quelli utilizzati per delimitare i marciapiedi e le aree pedonali. Il video è stato, probabilmente girato in zona Vomero, così come si percepisce dal dialogo avvenuto all’interno del filmato. Il Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli ed il conduttore radiofonico Gianni Simioli attaccano l’accaduto:” E’ da irresponsabili rendersi protagonisti di atti vandalici, che mettono anche a rischio la propria e l’altrui incolumità, per poter avere un momento di celebrità sui social. Abbiamo segnalato il filmato affinché si risalga agli autori dell’incivile gesto e vengano sanzionati”.
3
Caro Stato italiano, ci conosciamo da tempo. Tuttavia negli ultimi anni la nostra frequentazione si è fatta sporadica: ci siamo visti giusto per le tasse, in occasione delle elezioni e le rare volte che sono andato in ospedale. Poi è arrivata la pandemia e io e te, siamo stati costretti a riformulare il nostro rapporto, iniziando a sentirci tutti i giorni. Tu avevi bisogno di fare affidamento sulla mia responsabilità personale, io nutrivo la speranza che avresti organizzato in maniera adeguata sia la sanità pubblica che un efficiente sistema di welfare. Non è andata esattamente come mi aspettavo, soprattutto per quel che riguarda l' "efficiente sistema di welfare". Perché se in questo periodo, caro Stato, tanti hanno lavorato poco, la mia categoria non sa ancora quando potrà ricominciare a farlo. Hai capito, sono un lavoratore dello spettacolo, come si usa dire oggi con un'algida espressione burocratica che toglie al mio mestiere quel tanto di poesia che lo rende meraviglioso. Io fatturo i miei concerti e pago le tasse. Eppure ho aspettato circa tre mesi la mia cassa integrazione e quando l'ho ricevuta, ho rimpianto la paghetta che mi davano i miei genitori. La somma era decisamente bassina e comunque diversa da quella prospettata. Perché questo è un altro dei problemi di chi fa il mio mestiere: per capirci qualcosa ci siamo dovuti rivolgere a una casta sacerdotale dedita a una specie di sapere orfico, i consulenti del lavoro. La sensazione è che per loro aiutarci a chiedere un sussidio fosse come passarci la monetina per giocare al "gratta e vinci": proviamo e vediamo come va. Ma se avessi voluto risolvere la mia situazione economica tentando la fortuna, mi sarei iscritto a un sito di poker on line, non a quello dell'Inps. A me è andata così, ma so di non essere il solo. Insomma, caro Stato italiano, siamo come ex compagni di scuola che riprendono a frequentarsi dopo anni. E forse lo stiamo facendo entrambi più per necessità che per piacere. Ora, però, abbiamo bisogno l'uno dell'altro. Cerchiamo di non rimpiangere il tempo in cui fingevamo di non conoscerci. Cordialmente tuo. * musicista, fondatore Bandakadabra
Il contributo di solidarietà è una quota di pensione richiesta dagli enti stessi per finanziare la gestione del servizio in situazioni di disavanzo dovuto al debito pensionistico latente non più sostenibile. In poche parole, si tratta di un taglio, fisso ed in misura percentuale, sulla pensione. Un contributo che serve, poi, allo Stato per finanziare delle misure assistenziali e pensionistiche per i meno benestanti. Confermato anche per l'anno 2020, sono soggette al taglio le pensioni d’importo superiore ai 5mila euro mensili, cioè quelle che superano di 10 volte il limite del trattamento minimo. I tagli Il taglio delle cosiddette pensioni d’oro (quindi quelle più alte della media) sarà valido per un periodo di 5 anni fino al 2023 e sarà applicato in diverse unità in base alle seguenti aliquote percentuali: - taglio del 15% per le quote tra i 100.160,01 e 130.208 euro annui; - taglio del 25% per le quote tra i 130.208,01 e 200.320 euro annui; - taglio del 30% per le quote tra i 200.320,01 e 350.560 euro annui; - taglio del 35% per le quote tra 350.560,01 e 500.800,00 euro annui; - taglio del 40% per le quote superiore ai 500.800 euro annui. Eccezioni Ci sono però delle eccezioni, l’Inps, infatti, precisa che i tagli verranno effettuati solo sulle pensioni dirette calcolate (almeno in parte) attraverso il sistema retributivo; di conseguenza vengono escluse: - le pensioni di invalidità a carico della gestione esclusiva, come le pensioni di privilegio dipendenti da causa di servizio e le pensioni di inabilità ordinaria; - i trattamenti pensionistici per invalidità specifica riconosciuti a carico degli iscritti ai fondi sostitutivi; - l'assegno ordinario di invalidità e pensione di inabilità; - le pensioni indirette ai superstiti di assicurato e pensioni di reversibilità ai superstiti di pensionato; - le pensioni riconosciute a favore delle vittime del dovere o di azioni terroristiche.
1
Roma, 2 feb. (askanews) - Considerato il superamento dei livelli di PM10 rilevato dalla rete urbana di monitoraggio e validati dall'Arpa Lazio, e la previsione di criticità prevista per domani, è stata disposta la limitazione della circolazione veicolare lunedì 3 febbraio nella Z.T.L. Fascia Verde. Nello specifico, oltre ai divieti già previsti dalla D.C.S. n. 4/2015, le misure stabilite dall'ordinanza hanno tenuto in considerazione la concomitanza dello sciopero da parte di una sigla sindacale, limitando il blocco obbligatorio della circolazione dalle ore 7.30 alle 20.30 per i seguenti veicoli: - Ciclomotori e Motoveicoli Euro 0 ed Euro 1 - Autoveicoli Benzina Euro 2 Inoltre, il provvedimento prevede che gli impianti termici sull'intero territorio comunale dovranno essere gestiti in modo da garantire una temperatura dell'aria negli ambienti non superiore a 18°C o 17°C in funzione del tipo di edificio. Gli interventi sono stati adottati sulla base dei criteri indicati nel Piano di intervento operativo, come stabilito dalla delibera n.76 del 28 ottobre 2016. Il testo dell'ordinanza e le relative deroghe sono riportati online sul portale di Roma Capitale.
L’informazione quotidiana della qualità dell’aria nella città di Roma continua a segnalare un superamento dei limiti di legge dei valori di PM 10. È in vigore l’ordinanza sindacale che prevede la limitazione alla circolazione per i veicoli più inquinanti anche nelle giornate di oggi e domani, lunedì 13 gennaio. Ecco tutte le informazioni Visto il protrarsi dei livelli inquinanti e le previsioni di Arpa Lazio che indicano il perdurare della criticità anche nei prossimi giorni, è possibile che per la giornata di martedì 14 gennaio si vada incontro ad un blocco più restrittivo per tutti i Diesel fino ad Euro 6. L’ufficialità non arriverà prima di domani, solo a seguito della valutazione dello stato della qualità dell’aria e dell’aggiornamento delle previsioni per i giorni successivi. Nel frattempo il Campidoglio raccomanda misure di contenimento: si invita la cittadinanza ad attuare una serie di azioni volte alla riduzione delle emissioni con l’obiettivo di contribuire a prevenire l’aumento delle concentrazioni inquinanti in atmosfera. Si consiglia: – optare per l’uso dei trasporti pubblici evitando il più possibile l’impiego dell’auto e dei veicoli privati a motore; – utilizzare in modo condiviso l’automobile per contribuire alla riduzione dei veicoli circolanti (car pooling o car sharing); – limitare gli orari di accensione degli impianti termici e ridurre la temperatura massima dell’aria negli edifici L’ordinanza in corso (oltre ai divieti già previsti dalla D.C.S. n. 4/2015) stabilisce per il giorno 12 gennaio dalle ore 7.30 alle 20.30 la limitazione della circolazione veicolare nella Z.T.L. “Fascia Verde” di Roma per: – Ciclomotori e Motoveicoli Euro 0 ed Euro 1; – Autoveicoli Benzina Euro 0, Euro 1 ed Euro 2; – Autoveicoli Diesel Euro 0, Euro 1 ed Euro 2. Inoltre, nella stessa giornata di domenica 12 gennaio, dalle ore 7.30 alle 10.30 e dalle ore 16.30 alle 20.30 per: – Autoveicoli Diesel Euro 3. Lunedì 13 gennaio è previsto il divieto della circolazione dalle ore 7.30 alle 20.30 per: – Ciclomotori e Motoveicoli Euro 0 ed Euro 1 – Autoveicoli Benzina Euro 2; e dalle ore 7.30 alle 10.30 e dalle ore 16.30 alle 20.30 per: – Autoveicoli Diesel Euro 3.
3
ROMA – Coronavirus, picco dei contagi ancora non c’è. Lo hanno detto più volte i medici, lo ha detto in intervista al Corriere della Sera Giuseppe Conte presidente del Consiglio. Non è una notizia, purtroppo, e soprattutto non è la notizia che tutti aspettano, un po’ ingenuamente e millenaristicamente aspettano: l’agognato picco, la punta più alta del contagio, quella toccata la quale poi si scavalla. Non è proprio così, non stanno così le cose: il picco del contagio è cosa diversa e lontana dall’attenuarsi e finire del contagio. Però tutti aspettiamo il picco, lo aspettiamo come un punto, una data da cui cominciare a scandire quanto manca alla fine di coronavirus. Il picco…non a caso non c’è un solo virologo o epidemiologo o medico di malattie infettive che si azzarda in tv e in pubblico a indicare una data, sia pur vaga, del picco. Per l’ottimo motivo che non sanno, nessuno sa, la scienza non sa. L’unico parametro noto è quello della Cina, lì per toccare quello che noi chiamiamo picco ci hanno messo un tempo X (difficile calcolare esattamente quale, picco dai primi contagi negati o picco da quando epidemia riconosciuta e combattuta con quarantena obbligatoria di massa?). Questo tempo X (settimane) va poi parametrato con le misure anti contagio prese in Italia (rigide su scala e cultura occidentali ma blande su scala e cultura cinese). Quindi tempo X più Y. Quanto fa? Non si sa. Si suppone faccia seconda metà di marzo o primi di aprile, si suppone… Intanto stasera 16 marzo il bollettino di guerra (sì, di guerra) della Protezione Civile e dell’Istituto Superiore della Sanità dirà che si è andati verso i 30 mila contagi complessivi in Italia (ieri erano 24.738). Dall’inizio dell’epidemia circa il 9 per cento dei contagiati risulta guarito, circa il 7 per cento è invece la percentuale dei morti. E stasera dai bollettini della Protezione Civile e della Regione Lombardia si saprà l’andamento della battaglia di Milano. Milano area urbana, se coronavirus sfonda qui è disfatta, se coronavirus viene fermato e contenuto qui è per coronavirus una sorta di Stalingrado epidemiologica. Bergamo, Brescia…Milano non deve conoscere livello di contagi analoghi, è questa la battaglia in corso, la più importante in Italia. La grande incognita e insidia sono gli asintomatici, la gente che senza avere sintomi ha liberamente circolato, prima e dopo i divieti, potenzialmente contagiando. Quanti sono? Secondo tutti i medici che si occupano di coronavirus, molti più di quanto si immagini. I circa 30 mila contagiati conteggiati c’è chi li moltiplica per e, chi per 5, chi per 10. Ma tutti, appunto, li moltiplicano. Picco contagio ancora non c’è, c’è però un Papa che va a pregare nella chiesa del crocefisso della peste del 1522. Non fu quel crocefisso a fermare la peste ma il Papa fa riaprire le chiese di Roma e dispone la Chiesa cattolica tutta al lenimento e alla condivisione della pestilenza di massa. Picco contagio ancora non c’è, ma c’è in Campania (solo lì?) un raduno di fedeli di una confessione che si auto contagiano condividendo (la punizione divina?). Picco contagio ancora non c’è in Italia, ma in Gran Bretagna trapela studio che allunga durata dell’epidemia fino al 2021, fino all’anno prossimo! E lì studiano 4 mesi quarantena obbligatoria in casa per chi ha 70 anni e più! Picco contagio ancora non c’è, quindi a scuola non si torna il 3 di aprile, i negozi non riapriranno il 25 di marzo, fino a Pasqua di sicuro ancora chiusi in casa. Questo è e cantare, farsi reciproco rumore da balconi e terrazze è cosa tanto buona quanto disperata.
Coronavirus, ultime notizie: in Italia 2.648 nuovi casi, +475 vittime, +1.084 guariti Il bilancio dell'epidemia in Italia: 28.710 malati di coronavirus, 2.978 vittime, 4.025 guariti, 2.257 malati ricoverati in terapia intensiva Un’operatrice sanitaria della nuova terapia intensiva dell’ospedale Poliambulanza di Brescia (Afp) 3' di lettura Il bilancio sull'epidemia in Italia: 28.710 malati di coronavirus: 2.648 rispetto a ieri, 2.434 vittime: 475 in più nelle ultime ventiquattro ore, 4.025 guariti : 1.084 in più (“+37% rispetto all’ultimo valore comunicato”), 2.257 malati ricoverati in terapia intensiva: 197 in più rispetto a ieri. Di questi 924 sono in Lombardia. Dei 28.710 malati complessivi, 14.363 sono poi ricoverati con sintomi e 12.090 sono quelli in isolamento domiciliare. Sono i numeri comunicati da Angelo Borrelli in conferenza stampa alla protezione civile. Mancano i dati della Campania: saranno integrati domani 19 marzo. Con 475 morti nelle ultime 24 ore, l'Italia supera il bilancio di vittime in una sola giornata rispetto ad ogni altro Paese al mondo: finora questo triste primato, sottolinea la France Presse, era detenuto dalla Cina che aveva registrato il picco di 368 decessi per coronavirus in un solo giorno. Lombardia I cittadini positivi al coronavirus in Lombardia, la regione più colpita, sono saliti a 17.713, con un incremento di 1.493 persone “ma inferiore rispetto ai ieri” quando erano cresciuti di 1.971 casi. I ricoverati sono 7.285 (+332 in calo rispetto al trend di ieri +782), quello in terapia intensiva 924 (+45, ieri +56). “Crescono in maniera importante” invece i decessi che sono 1.959 (+319). Sono i principali numeri forniti dall'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, nel corso della conferenza stampa quotidiana di aggiornamento sulla diffusione del virus. “Sono numeri di una continua battaglia, sono in crescita ma quasi tutti in maniera inferiore rispetto a ieri. Oggi ne prendiamo atto in maniera positiva” ma bisogna ancora aspettare per valutare “il trend”. Per quanto riguarda le province, Brescia ha il maggior numero di casi: 4.305, 312 nelle ultime ventiquattr’ora. Segue Bergamo con 3.785 contagi complessivi: 484 rispetto a ieri 17 marzo. Milano registra 2.644 casi: 318 nelle ultime ventiquattr’ore. Due ospedali militari da campo, uno a Piacenza e uno a Crema. È l'ipotesi su cui sta lavorando il governo per reperire nuovi posti letto per assistere i malati da coronavirus nelle aree più colpite. L'ospedale di Piacenza dovrebbe essere pronto in 72 ore e già si stanno trasferendo i materiali in zona, per quello di Crema è ancora in corso il sopralluogo disposto dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Del piano si è anche parlato questa mattina nel comitato operativo della Protezione Civile
2.5
Fotogramma Salgono a 15 i farmacisti morti per Covid-19. L'ultimo è Paolo Ferraro, che si è spento "oggi a 70 anni, dopo aver lottato per due mesi con l’infezione, che aveva contratto mentre era al lavoro nella sua farmacia rurale di Villa Latina (Fr), uno dei tanti piccoli presidi che incarnano al massimo grado la vocazione all’assistenza del farmacista". A darne notizia il presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi), Andrea Mandelli. "Oggi la comunità della Valle di Comino - aggiunge - resta priva di un professionista e di un amico amato e stimato da tutti. Alla famiglia, alla figlia Maria Carolina, anche lei farmacista, vanno le più sentite condoglianze del Comitato centrale della Fofi e di tutti i colleghi".
Fotogramma Ieri sono stati effettuati 265.131 controlli a persone e 97.598 ad attività commerciali, nell'ambito del monitoraggio sulle misure di contenimento del Coronavirus. E' quanto emerge dai dati diffusi dal Viminale. Sono stati quasi 10mila i sanzionati e oltre 60 i denunciati: in particolare, sono state inflitte sanzioni a 9.554 cittadini e 110 negozianti, mentre 53 persone sono state denunciate per false dichiarazioni e 8 perché, positivi al Covid-19, hanno violato la quarantena. Sono state infine chiuse 6 attività, mentre per 29 è stato disposto lo stop provvisorio.
1
A partire da lunedì prossimo, 20 aprile, sarà nuovamente possibile prenotare il servizio di ritiro a domicilio dei rifiuti ingombranti, che era stato temporaneamente sospeso a causa dell’emergenza coronavirus. I Cittadini che volessero usufruirne, potranno prenotare il servizio tramite il Customer Care Ambiente di Iren, telefonando al Numero Verde 800.212607, attivo dal lunedì al venerdì dalla ore 8,00 alle ore 17,00 ed il sabato dalle ore 8,00 alle ore 13,00, oppure inviando una mail all’indirizzo ambiente.emilia@gruppoiren.it. Si rammenta, inoltre, che coloro che avessero già effettuato una prenotazione prima della sospensione del servizio, dovranno nuovamente contattare il Customer Care per ridefinire il calendario del ritiro. Si ricorda, infine, che il servizio è totalmente gratuito.
A partire da domani, 20 aprile, riparte la distribuzione del materiale di consumo necessario per la corretta raccolta differenziata (in particolare, i sacchetti dell’organico e i sacchi per il multimateriale leggero, ed eventuale materiale informativo necessario). La ridistribuzione riguarderà le utenze della cosiddetta “zona 2”, ovvero quella compresa fra le tangenziali ed i viali di Circonvallazione. Appositi incaricati, muniti di pettorina gialla e di cartellino di riconoscimento, si recheranno presso le abitazioni dei residenti per consegnare il materiale. In ottemperanza con le direttive legate all’emergenza coronavirus e d’intesa con l’Amministrazione Comunale, gli informatori utilizzeranno i dispositivi di protezione individuale (guanti, mascherine, etc.), rispetteranno il distanziamento fra le persone, senza stabilire contatti ravvicinati, effettueranno un passaggio unico (suonando ai campanelli, posando i materiali nel punto più vicino e scrivendo il nominativo sulle dotazioni, senza richiedere alcuna firma di avvenuta consegna). L’attività verrà svolta dal lunedì al sabato, prevalentemente nella fascia oraria compresa fra le ore 9,30 e le ore 18,30. Dopo l’eventuale allentamento delle misure emergenziali, il materiale informativo e le dotazioni necessarie per praticare correttamente la raccolta differenziata potranno essere ritirate anche al Punto Ambiente, presso la sede Iren di Strada Santa Margherita a Parma, aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle ore 13,30. E’ inoltre possibile consultare il sito www.irenambiente.it ed il portale http://servizi.irenambiente.it dove sono disponibili i calendari aggiornati e tutte le informazioni sul sistema di raccolta. Per informazioni rimane anche a disposizione il Customer Care Ambiente di Iren, telefonando al Numero Verde 800.212607, attivo dal lunedì al venerdì dalla ore 8,00 alle ore 17,00 ed il sabato dalle ore 8,00 alle ore 13,00, oppure inviando una mail all’indirizzo ambiente.emilia@gruppoiren.it.
3
Il presidente Alberto Cirio ha deciso di emanare una nuova ordinanza valida dal 22 marzo al 3 aprile 2020: “Chiudiamo tutto quello che è possibile chiudere in base ai poteri di cui dispongono le Regioni. Questa è la più grande emergenza affrontata dal Dopoguerra ad oggi. Sappiamo che stiamo chiedendo un grande sforzo a ogni cittadino, ma vi prego di comprendere che è la scelta giusta. La nostra libertà è un bene, ma la nostra vita lo è di più. Vi prego, proteggetela restando a casa”. Le nuove disposizioni: – i mercati saranno possibili solo dove i sindaci potranno garantire il contingentamento degli accessi e il non assembramento, anche grazie all’utilizzo di transenne e sempre con il presidio costante dei vigili urbani; – l’accesso agli esercizi commerciali sarà limitato ad un solo componente del nucleo familiare, salvo comprovati motivi di assistenza ad altre persone; – chiusi gli uffici pubblici e gli studi professionali, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali ed indifferibili (oltre alla possibilità di attuare lo smart working); – vietati gli spostamenti verso le seconde case; – vietata la sosta e l’assembramento davanti ai distributori automatici “h24” che erogano bevande e alimenti confezionati; – blocco delle slot machine e disattivazione di monitor e televisori da parte degli esercenti. Restano aperte le edicole, le farmacie, le parafarmacie e i tabaccai (dove dovrà essere in ogni caso garantita la distanza di sicurezza interpersonale di un metro). – fermata l’attività nei cantieri, ad eccezione di quelli di interesse strategico; – vietato l’assembramento di più di due persone nei luoghi pubblici. Ove possibile, dovrà effettuarsi la rilevazione sistematica della temperatura corporea presso i supermercati, le farmacie e i luoghi di lavoro.
“Ho creduto fosse mio dovere dire che di commissariamento delle Regioni non se ne parla; semmai andrebbe commissariato chi ha sottovalutato l’emergenza per settimane”. Alberto Cirio, governatore del Piemonte, non ritratta ma ritiene tuttavia che l’incidente sugli equivoci nati in merito alle parole pronunciate dal premier sulle presunte “falle” nel sistema sanitario di una o più Regioni, sia superato e chiarito. Anche se torna a precisare che lui, difende “le competenze regionali in materia di Sanità” in quanto crede che “sia più efficace occuparsi della salute dei piemontesi da qui piuttosto che da Roma” e al tempo stesso rivendica anche “il dovere e il diritto di farlo potendo contare su un sistema efficiente: siamo stati i primi ad allestire l’unità di crisi e a montare le tende fuori dagli ospedali”. E chiosa: “Possiamo effettuare 200 tamponi al giorno. Abbiamo la situazione sotto controllo”.
1
Da giovedì 25 giugno parte il secondo lotto di lavori nel centro storico di Brezzo di Bedero: sono previsti 90 giorni di cantiere per il rifacimento del fondo stradale con acciottolato e “sotto servizi“. Galleria fotografica Brezzo di Bedero, il nuovo centro storico 4 di 4 Le zone interessate sono la via Roma dall’intersezione con via Canonica e Varesella alla chiesa di San Rocco dove verra abbellita e valorizzata la piazzetta antistante il luogo di culto. L’importo dei lavori è di 139290,82 più iva. Il primo lotto di lavori, sempre per il rifacimento dell’area di via Roma, di fronte al municipio, è partito nel settembre scorso.
E' stato arrestato a Roma un violentatore seriale al quale vengono attribuiti dalla polizia del commissariato di San Giovanni almeno sei casi di violenza sessuale ai danni di altrettante vittime. Le indagini sono iniziate dalle denunce presentate da due donne il 9 novembre 2019: una mentre era in attesa dell’arrivo di un autobus, un’altra mentre rientrava a casa. Le manette ai polsi sono scattate per un uomo di 31 anni di origini colombiane. A inchiodarlo sono stati i controlli sul suo cellulare dai quali è emersa la sua presenza nei luoghi delle aggressioni. In entrambi i casi il 31enne si è avvicinato alle ragazze per poi, con mossa fulminea, palpeggiarle in modo violento nelle parti intime. In un caso ha rincorso la vittima, che urlava per richiamare l’attenzione di eventuali passanti e, dopo averla raggiunta, l’ha aggredita scaraventandola su un’autovettura in sosta, continuando nella sua condotta. Dall’esame delle immagini dei sistemi di videosorveglianza degli esercizi commerciali attigui ai luoghi degli eventi, gli investigatori hanno estrapolato i fotogrammi che ritraevano l’autore delle aggressioni, particolarmente violente, corrispondente alle descrizioni fornite dalle vittime.
1
" Noi facciamo ricorso perché questo decreto è offensivo nei confronti dei veneti. Davanti a 200 milioni stanziati non mi puoi dire che vanno alle zone rosse di tutti tranne che del Veneto ". Lo ha evidenziato senza mezze misure il governatore del Veneto Luca Zaia, durante la conferenza stampa sui numeri del coronavirus, in merito alle aree maggiormente colpite dall'epidemia. Zone rosse Il presidente della Regione ha spiegato come si è evoluta la vicenda. In primo luogo ha ricordato che in Veneto non c’è solo Vo’ Euganeo ma anche Padova, Treviso e Venezia. L’ex ministro ha detto che si tratta di zone rosse istituite l’8 marzo oltre ai 10 comuni del Lodigiano. “ Dopo 24 ore da quell'8 marzo tutta Italia diventa zona rossa - ha precisato Zaia -, ma nessuno ha revocato le nostre zone rosse. Tutte poi sono state revocate il 13 di aprile ”. Il governatore ha specificato che in un secondo momento sono scomparse tutte quelle del Veneto e sono rimaste quelle di Emilia-Romagna e Lombardia. Zaia ha definito “ imbarazzante ” questa situazione perché le aree venete più colpite dal virus sono state escluse dai sostegni economici previsti dal decreto, ovvero i 200 milioni di euro. L’ex ministro ha quindi annunciato di aver dato l’incarico al professor Bertolissi di ricorrere al Tar e alla Corte Costituzionale in quanto il decreto va cestinato e riscritto. Poi ha spiegato che inizialmente si è sviluppata una discussione per la dimenticanza delle zone rosse venete e in un secondo momento c’è stata una prima stesura rispettosa dei reclami della Regione. Questa stesura “ è diventata legge. Una legge in maniera irrituale - ha detto con forza il governatore - e i giuristi dicono di non aver mai visto una cosa del genere, e che è finita in Gazzetta con un nuovo testo dove noi siamo scomparsi ”. Sulla vicenda si è espresso anche Matteo Salvini. Il segretario della Lega ha parlato di un esecutivo “ senza vergogna, agisce nell'ombra della notte e sottrae risorse a tanti comuni italiani che dalla sera alla mattina non si ritrovano più nell'elenco di quelli inclusi nella zona rossa ”. L’ex ministro ha sottolineato che questi comuni non soltanto hanno avuto provvedimenti più restrittivi, ma si trovano anche a non poter accedere agli aiuti economici. Assembramenti fuori dai locali
Cancellate dai fondi per le zone rosse le città colpite del Veneto, ma anche di altre zone d’Italia. Mentre, nello stesso decreto cosiddetto ‘rilancio’, viene inserita una norma che non solo regolarizza i clandestini, ma che li piazza anche in hotel. «Noi facciamo ricorso perché il decreto è offensivo per i veneti». Lo ha affermato il presidente del Veneto, Luca Zaia, a proposito dell’assenza delle zone rosse regionali tra i destinatari degli aiuti del Dl Rilancio. «Davanti a 200 milioni stanziati – ha aggiunto – non puoi dire che vanno alle zone rosse di tutti tranne che del Veneto, che ha avuto 1.847 morti e 19 mila malati: questo decreto verrà buttato nel cestino e dovrà essere riscritto, perché a mio avviso è assolutamente imbarazzante». «Abbiamo dato incarico già oggi al professor Bertolissi», ha annunciato Zaia. Nella prima stesura del Dl Rilancio, ha riepilogato il governatore, «c’è stata una dimenticanza delle zone rosse venete, dopodiché il decreto viene bollinato e diventa legge. Poi in maniera irrituale, e gli esperti giuristi dicono di non aver mai visto una cosa del genere, con un comunicato ‘errata corrige’ si mette in Gazzetta un nuovo testo, e noi siamo scomparsi». Zaia ha quindi specificato che «noi non abbiamo solo Vò, abbiamo Treviso, Venezia e Padova. Quelle sono le famose tre zone rosse istituite l’8 marzo, che arrivano in coda ai 10 Comuni del Lodigiano, alle province di Brescia e Bergamo, Lodi e Piacenza. Dopo 24 ore da quell’8 marzo l’Italia diventa tutta zona rossa, ma nessuno ha revocato le nostre, che vanno a braccetto con quelle lombarde. Il Decreto dice che deve essere stata zona rossa almeno per 30 giorni; le zone rosse sono state revocate il 13 aprile. Per magia – ha concluso – sono sparite le zone del Veneto e sono rimaste quelle dell’Emilia Romagna e della Lombardia». E voi direte, ma forse non ci sono abbastanza soldi, e il governo ha preferito destinarli ai medici e agli infermieri. Invece no, ai clandestini:
3
Si infetta parecchio, la così detta classe dirigente. Ma ora che si è messa a un metro di distanza ci è stranamente vicina, quella famosa élite Si infettano parecchio, i famosi politici. Anche il calciatore o i calciatori, anche le star internazionali, anche il giornalista (auguri a Porro e agli altri), sopra tutto medici e infermieri, sopra tutto la gente comune. Ma abbiamo già Zingaretti, un paio di deputati italiani, il ministro francese della Cultura con due deputati al seguito, il ministro britannico della Sanità (auguri a lei e al callido Boris Johnson), il consigliere leghista di Piacenza, sopraffatto (Rip), e numerosi altri nel novero della nomenclatura un po’ qui un po’ là. Alla fine, percentuali alla mano, scopriremo che un quantum di spirito di servizio, decisivo per il consenso per l’affabulazione per l’incontro e per l’esercizio della politica come professione, resiste anche nelle pellacce degli odiati, detestati, sputazzati politici, e in genere negli uomini pubblici. Ora che si sono messi a un metro di distanza, ci sono stranamente vicini, quelli delle élite. In fondo sono l’incarnazione, con i funzionari o burocrati, le forze dell’ordine, gli impiegati pubblici, i magistrati, di quello che si dice lo stato. Concetto nei giorni ordinari quasi inafferrabile, che ha qualcosa di arcaico e perfino di turpe o di opaco in quest’orgia di trasparenza individualistica e privata che pure si riscopre nella tragica noia della quarantena, e nelle quarantene anche più felici, lo stato, il doppio stato, il deep state, il custode della menzogna sotto forma di Ragion di stato, il muscoloso organo della forza sociale che fa rispettare le leggi e le regole, il principe non principesco che esige le tasse ma non sa farle pagare a tutti, che ti finanzia con una mano e con l’altra ti toglie sempre qualcosa, perché è lo stato, il peggiore dei castighi, il più sospetto dei delitti in corso, un Duca Valentino in divisa insofferente di ogni legge per sé, sede di privilegi i più astratti e intrattabili, quello stato che nella vecchia vulgata marxista-leninista si abbatte e non si cambia e nella nuova vulgata socialdemocratica è l’alfa e l’omega di tutta la vita economica e civile. Non è che si debba necessariamente praticare il famoso sfrenato neoliberismo per diffidare dello stato, che fu autorevolmente definito “la via verso la servitù”. A essere obiettivi e spassionati, tuttavia, lo stato è perfino un magnifico organo di servizio al cittadino, anche quando ti mette agli arresti domiciliari e si fa secondino di sessanta milioni di sudditi, producendo uno sforzo che è come sessanta ponti Morandi o ex Morandi tutti insieme (complimenti agli indomiti che colà procedono), anche quando si estende nelle file al supermercato, trasformate in una specie di condominio statale esterno in attesa di entrare un po’ per volta, anche quando ha la delicatezza di ricordarsi dell’importanza dei giornali, addirittura, e del tabacco, due componenti essenziali delle vite di molti di noi (il sesso, se viene, è in terza posizione, decisamente). Un filosofo da cabaret internazionalmente quotato come una mente sana e creativa, accadde anche per il caro Toni Negri, come già mi capitò di ricordare ha scritto il pezzo più grottesco dell’anno bisesto, sul manifesto di qualche giorno fa, sostenendo che la situazione è artificialmente gonfiata per far scattare lo stato di eccezione, sospendere le libertà civili, mettere il chiodo di Hindenburg sull’elmetto prussiano a tre punte della pochette gagà dell’avvocato Conte. Nelle mie mille giravolte ho flirtato anche con il platonismo politico e ho coccolato l’idea che in fondo meriteremmo di essere governati da Filosofi-Re. Abiuro. Meglio i politici, e perfino quelli improvvisati. Con un fervido augurio di pronta guarigione al popolo e alle élite, anche le più scombiccherate sulla carta, senza i quali, che insieme fanno lo stato, non riusciremmo a esistere.
Ho trovato ironico, di un'ironia irrispettosa ma non ingiustificata, il messaggino di una lettrice a Boris Johnson che adesso è in terapia intensiva. Come tutti i malati gravi ha, deve avere, la nostra solidarietà e il nostro augurio. Noi tutti speriamo che se la cavi. Ma pochi giorni fa lui si augurava che una buona fetta del popolo inglese si beccasse il coronavirus, lui come premier non avrebbe mosso un dito, contando che una estesa moria dei suoi concittadini avrebbe regalato l'immunità di gregge agli altri. È andata diversamente. Il primo a beccarsi il virus è stato lui e il messaggino che lo sfotte dice: "Gli auguriamo di tornare vivo, così racconta al gregge com'è il virus". Cos'avrà capito, da malato di coronavirus? Avrà capito che il malato di quella malattia ha come massima angoscia la solitudine. La solitudine del ricoverato per altra malattia è interrotta dalle visite dei parenti, ma qui i parenti non possono fare visite, allora i pazienti aspettano le visite dei medici e degli infermieri. Ma questo non è un contatto umano. Non sono vestiti da terrestri, ma da astronauti. Tutti fasciati da tute ermetiche, dai piedi alle mani alla nuca, nessuna parte del corpo è accessibile all'aria e alla vista. Il malato a letto che vede arrivare medici e infermieri in visita cerca i loro occhi, per dedurre la prognosi dal loro sguardo, cerca la bocca, per dedurre dalle minime pieghe, o da un sorriso, il proprio destino, mi salvo o non mi salvo. Ma qui la bocca è sepolta nello scafandro, gli occhi sono velati dalla visiera di plastica che manda bagliori. Ho visto un'équipe che si fermava un momento, a distanza, ma l'infermiera che chiudeva il gruppo, e dev'essere un'infermiera perché soltanto le donne hanno queste sensibilità, passando davanti al malato gli mandava uno sguardo, e in quell'indugio gli toccava la spalla con un colpetto della mano. Su quel colpetto quando lei sarà andata via il malato si sarà fermato a pensare vegliando e dormendo: è stato un colpetto forte? O leggero? Un messaggio? O una carezza? Devo sentirmi meglio e stare tranquillo? O non significa niente? Questa è la malattia della solitudine e dell'isolamento, sei tu e la morte, è un duello senza regole, se ci fosse qualcun altro con te potresti vincere perché sareste due contro una, ma sei solo, o resisti o muori. Ma quel colpetto ti fa capire che non sei proprio solo. Il colpetto "è" una parola. Dove non si può parlare, basta toccare. Se nessuno ti ha detto niente ma qualcuna ti ha toccato, forse puoi star tranquillo. Se fossi un direttore della Sanità, cercherei quell'infermiera, vorrei parlarle. Per dirle che è una brava infermiera, sa fare il suo mestiere. È un mestiere che ha a che fare con l'addio o l'arrivederci, è sospeso fra il diqua e il dilà. Cambia tutto, quando sei in quel confine. Io credo che Boris Johnson sia cambiato. Era uno spaccone, pensava che lui sarebbe rimasto al sicuro. Ora non ne è più tanto convinto. Ha sbagliato, ma con chi sta fra il diqua e il dilà i conti non si tengono aperti. Se c'è un'infermiera tra i medici che lo visitano, la prego di fermarsi e dargli un colpetto sulla spalla. --© RIPRODUZIONE RISERVATA
2
SASSARI. T utto il meccanismo che dovrebbe consentire ai sindaci sardi di anticipare le riaperture di alcune attività ruota attorno a quelle due lettere: Rt. Ma c’è qualcosa che non torna e ieri 10 maggio la prefetta di Sassari, Maria Luisa D’Alessandro, è dovuta intervenire con una lettera ai sindaci dei Comuni della Provincia di Sassari per rimettere un po’ d’ordine nella gerarchia dei provvedimenti. C’è il rischio che le ordinanze emesse dai sindaci negli ultimi giorni non siano valide: nella lettera la prefetta ricorda i due cardini sui quali devono ruotare tutti gli altri provvedimenti: il decreto legge 19 e l’ordinanza del presidente della Regione del 2 maggio. Dalla lettura combinata dei due provvedimenti «discende che le ordinanze sindacali contingibili e urgenti nella materia non possono essere adottate in contrasto con le norme statali e regionali, a pena di inefficacia». Nella lettera, “di inefficacia” è scritto in neretto sottolineato. La conclusione della prefetta è lapidaria: «la validità e l’efficacia delle ordinanze (dei sindaci, ndr ) non può che essere determinata dalla rilevazione dell’indice Rt». Niente rilevazione dell’indice, niente ordinanza, sembra di capire. Il servizio completo sul giornale in edicola e nella versione digitale
SASSARI. «Con l’ultima ordinanza emessa dal presidente Solinas vengono attribuite ai sindaci decisioni e responsabilità in merito alla scelta sull’apertura di “parrucchieri, saloni, estetisti, tatuatori ecc”, vincolandoli singolarmente alla verifica delle condizioni delle sussistenza dei parametri dettati dall’indice di trasmissibilità, meglio noto come Rt.Decisione che ha generato numerose richieste di chiarimenti da parte dei sindaci di tutta la Regione e da parte degli esercenti gestori delle attività». Così il gruppo di maggioranza del consiglio comunale di Sassari che, per bocca del capogruppo Manuel Alivesi: «condivide e sostiene la scelta del sindaco Nanni Campus di pretendere daSolinas una ordinanza chiara e precisa. La vicenda da chiarire è basata sull’articolo 23 nel quale si afferma che: “Salvo diversa valutazione in dipendenza dell’andamento della curva di diffusione del virus, nei Comuni della Sardegna con parametro dell’indice di trasmissibilità uguale o inferiore a 0,5, il sindaco potrà consentire la riapertura delle attività».
3
E' attesa il prossimo 21 febbraio la sentenza del processo per turbativa d'asta, tentata turbativa d'asta e reati fiscali relativo all'affidamento di servizi socio assistenziali e del bando anziani da parte del Comune di Aosta. Sono imputati l'ex assessore comunale Andrea Paron (chiesti dal pm Carlo Introvigne due anni di reclusione e 400 euro di multa), il presidente della cooperativa Leone Rosso, Cesare Marques, e Michel Luboz, funzionario della stessa coop (chiesti tre anni e quattro mesi e 300 di multa per entrambi), Antonio Costantino (chiesti un anno e sei mesi) e Giancarlo Anghinolfi (chiesto il rinvio a giudizio), rispettivamente presidente e dg della coop Proges di Parma. Paron, Marques e Luboz sono accusati di turbativa d'asta e tentata turbativa d'asta. Inoltre Marques e Luboz, con Costantino e Anghinolfi, sono accusati di reati fiscali.
L’ex assessore del Comune di Aosta Andrea Edoardo Paron è stato assolto “perché il fatto non sussiste” dalle accuse di turbata libertà degli incanti e tentata turbativa d’asta. La sentenza è stata letta dal gup Giuseppe Colazingari attorno alle 10.45 di oggi, venerdì 21 febbraio. Assoluzone, con la stessa formula, anche per i due rappresentanti della cooperativa “Leone Rosso” a processo con Paron, il presidente Cesare Marques e il funzionario Michel Luboz, chiamati a rispondere delle stesse imputazioni e di alcuni reati fiscali. Secondo il pm Carlo Introvigne – che aveva chiesto al giudice due anni di carcere e 400 euro di multa per l’ex assessore, nonché 3 anni e 4 mesi e 300 euro per ognuno dei due rappresentanti della società – gli imputati avevano tentato (riuscendoci, in un caso) di condizionare, a favore della cooperativa aostana, due gare d’appalto indette dall’Amministrazione comunale del capoluogo regionale. La prima (in cui, per gli inquirenti, la turbativa si sarebbe consumata) riguardava l’affidamento a “Leone Rosso”, in passato, di servizi socio-assistenziali, mentre l’altra (oggetto del presunto tentativo) è il “bando anziani” aggiudicato, nel febbraio 2017 (dopo una prima attribuzione provvisoria proprio a “Leone Rosso”), alla “KCS Caregiver” di Bergamo. “La fine naturale di un processo che era già segnato così, a nostro avviso”. È il commento “a caldo” dell’avvocato Nilo Rebecchi, difensore di Paron, che abbandonato l’incarico in Giunta siede ancora nei banchi del Consiglio comunale del Capoluogo. “Siamo anche stupiti – continua l’avvocato – che ci fosse stato un rinvio a giudizio per questo fatto”. L’indagine era partita da un giro di false fatturazioni ed aveva condotto a giudizio, con contestazioni di natura fiscale, anche Antonio Costantino e Giancarlo Anghinolfi, presidente e direttore generale della cooperativa “Pro.Ges” di Parma. Il primo, che aveva scelto il giudizio abbreviato come gli altri tre imputati, è stato assolto a sua volta (la richiesta della Procura era di un anno), mentre per il secondo, che ha discusso l’udienza preliminare, il giudice ha stabilito il proscioglimento. Le motivazioni del verdetto saranno depositate dal giudice entro 90 giorni. Una volta depositate, la Procura deciderà se proporre ricorso in Appello.
3
Attualità Campania, ordinanza De Luca: sì a musica dal vivo ma vietato ballare 5 giugno 2020 Si trasmette in allegato l’ordinanza n. 55 del 5 giugno 2020, firmata dal Presidente Vincenzo De Luca. A decorrere da oggi e fino al 31 luglio 2020 è consentita la ripresa delle seguenti attività: a) guide turistiche e rifugi montani, con osservanza del protocollo. b) aree gioco per bambini e ludoteche e servizi per l’infanzia e l’adolescenza (compresi campi estivi e oratori). c) cinema all’aperto, drive in e spettacoli all’aperto, nella stretta osservanza del Protocollo; d) attivazione di corsi di lingue, di laboratori di formazione e altre attività formative o ricreative presso i circoli culturali e ricreativi, nel rispetto del protocollo. E’ altresì consentita l’attivazione delle piscine condominiali, nella stretta osservanza del Protocollo già vigente per le piscine pubbliche ed aperte al pubblico – Fino al 30 giugno 2020, l’orario di chiusura degli esercizi commerciali è fissato, limitatamente ai fine settimana (venerdì- domenica), alle ore 02,00 p.m. – Rimane il divieto di vendita di alcolici con asporto oltre le ore 22. E’ fatta salva la possibilità di musica- anche dal vivo- negli esercizi di ristorazione (bar, pub, ristoranti, etc.), ma resta confermato il divieto di assembramenti e di balli, all’aperto o al chiuso. – A decorrere dall’8 giugno e fino al 31 luglio 2020, è consentita la ripresa delle seguenti attività: a) feste di matrimonio e altre cerimonie, nella stretta osservanza del Protocollo; b) organizzazione di meeting e congressi. – Sono revocate le seguenti misure, disposte con l’Ordinanza n.54 del 2 giugno 2020 in merito agli imbarchi per le isole del golfo: l’obbligo di imbarcarsi unicamente con traghetti di linea e dalle sole stazioni di Napoli Porto di Massa e Pozzuoli e l’ obbligo della prenotazione online almeno 24 ore prima della partenza; – con riferimento agli Spostamenti infraregionali, l’obbligo per i viaggiatori di imbarcarsi unicamente con traghetti e aliscafi di linea dalle stazioni di Napoli Porto di Massa, Napoli Beverello, Pozzuoli, Castellamare di Stabia e Sorrento e l’obbligo di presentarsi all’imbarco almeno un’ora prima della partenza, per consentire i controlli. – Viene dato mandato all’Unità di Crisi regionale di elaborare il Protocollo recante misure per la riapertura in sicurezza delle sale da gioco autorizzate e consimili, in tempo utile alla riapertura a partire dal 15 giugno 2020, nonché per lo svolgimento di sagre e fiere.
Napoli – Sono revocate le seguenti misure, disposte con l’Ordinanza n.54 del 2 giugno 2020 in merito agli imbarchi per le isole del golfo: l’obbligo di imbarcarsi unicamente con traghetti di linea e dalle sole stazioni di Napoli Porto di Massa e Pozzuoli e l’ obbligo della prenotazione online almeno 24 ore prima della partenza; con riferimento agli Spostamenti infraregionali, l’obbligo per i viaggiatori di imbarcarsi unicamente con traghetti e aliscafi di linea dalle stazioni di Napoli Porto di Massa, Napoli Beverello, Pozzuoli, Castellamare di Stabia e Sorrento e l’obbligo di presentarsi all’imbarco almeno un’ora prima della partenza, per consentire i controlli. A decorrere dall’8 giugno e fino al 31 luglio 2020, è consentita la ripresa delle feste di matrimonio e altre cerimonie, ma anche la organizzazione di meeting e congressi
3
Il periodo natalizio terminato con l’Epifania, ha visto la conclusione, da parte della Polizia di Frontiera di Ventimiglia, di una serie di particolareggiati servizi straordinari di controllo, pianificati dal dirigente dr. Martino Santacroce e in osservanza alle disposizioni impartite sia dal Questore di Imperia dr Capocasa che del Direttore della 1^ Zona di Torino, dr Salvo, proprio per rendere più sicura la nostra zona di frontiera in occasione della massiccia affluenza di persone e mezzi in transito durante le feste. Da qui il nome dell’operazione “Frontiera più sicura”, iniziata il 20 dicembre e conclusa il 6 gennaio, che ha portato risultati sicuramente ottimi. Sul piano della prevenzione sono state messe in campo 265 pattuglie e impiegati 597 poliziotti, consentendo di identificare oltre 5000 persone e controllare 861 veicoli. L’intensificazione dei controlli nei punti nevralgici del nostro confine, anche con l’ausilio del personale dell’Esercito impiegato nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”, ha permesso, nella sola barriera autostradale, l’ arresto di ben 4 delle 6 persone condotte in carcere. Quattro i latitanti ricercati per provvedimenti esecutivi: una ventenne croata che deve scontare anni 1 e mesi 3 per furto; 1 nigeriano, ventenne, deve scontare anni 1 e 1000 euro di multa per reati inerenti gli stupefacenti; un rumeno di 34 anni con pena da scontare di 2 anni e 3 mesi per furto in abitazione e ricettazione e un marocchino di 44 anni, con oltre un anno di detenzione per stupefacenti. Inoltre, arrestato un nigeriano di 25 anni per inosservanza alla Legge sugli stranieri. Sempre proficua la collaborazione con la Polizia di Frontiera francese, con la quale vengono mantenuti ottimi rapporti e vengono sistematicamente messe in campo le pattuglie miste. Ciò ha permesso l’arresto transfrontaliero di un passeur di nazionalità afghana, domiciliato in Francia prima di Natale. Lo straniero è stato monitorato attentamente, fino a poterlo intercettare nei pressi del pedaggio autostradale di Ventimiglia a bordo di una vettura con targa francese visibilmente a pieno carico. Discretamente inseguito fino a Roquebrune (F), faceva scendere i migranti dal suo mezzo riprendendo l’uscita e forzando il posto di blocco francese. La folle velocità praticata nel tentativo di sfuggire all’arresto, gli faceva perdere il controllo della vettura che, dopo una serie di capovolgimenti, andava ad urtare violentemente contro la porta di un garage. I migranti, rintracciati in seguito, risultavano essere ben 13, di cui 9 di nazionalità pakistana, 3 afgana e 1 del Bangladesh. Lo straniero arrestato, un afghano di 21 anni, risulta colpito da divieto di dimora in questa provincia di Imperia nonché da mandato di arresto europeo emesso dalla Francia nell’ambito di una indagine per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Gendarmeria. Segui Imperiapost anche su:
Ventimiglia. Il periodo natalizio terminato con l’Epifania, ha visto la conclusione, da parte della polizia di frontiera, di una serie di particolareggiati servizi straordinari di controllo, pianificati dal dirigente dr. Martino Santacroce e in osservanza alle disposizioni impartite sia dal questore di Imperia dr Capocasa che del direttore della 1^ Zona di Torino, dr Salvo, proprio per rendere più sicura la nostra zona di frontiera in occasione della massiccia affluenza di persone e mezzi in transito durante le feste. Da qui il nome dell’operazione “Frontiera più sicura”, iniziata il 20 dicembre e conclusa il 6 gennaio, che ha portato risultati sicuramente ottimi. Sul piano della prevenzione sono state messe in campo 265 pattuglie e impiegati 597 poliziotti, consentendo di identificare oltre 5000 persone e controllare 861 veicoli. ... » Leggi tutto
4
Altri impongono ai pendolari di non sedersi gli uni accanto agli altri. Alle fermate dei mezzi di superficie, invece, sono in via di collocazione degli appositi distanziatori sotto forma di cerchi rossi stampati a terra "Attenzione. Mantieni la distanza di 1 metro dai passeggeri. Tutela la tua salute e quella degli altri. Grazie per la collaborazione". Sono i cartelli comparsi da lunedì 27 aprile sulle porte d'accesso ai vagoni della metropolitana. Milano si sta preparando anche così alla Fase 2, cercando di intervenire su uno dei settori più a rischio contagio, cioè quello del trasporto pubblico. L’affissione da parte di Atm, l'azienda dei trasporti milanesi, è infatti volta a garantire il necessario distanziamento sociale tra i passeggeri. Sui sedili dei convogli sono presenti anche adesivi che riportano la scritta "non sederti qui. Rispetta le distanze", per fare in modo che i passeggeri non si siedano uno accanto all'altro. E poi ancora altri cartelli spiegano che "seguire le regole è una sana abitudine, lascia scendere prima di salire sui mezzi, occupa lo spazio più libero". Per quanto riguarda il trasporto di superficie, già da domenica 26 sono stati predisposti cerchi rossi, stampati per terra a un metro di distanza l'uno dall'altro con la scritta “Stai qui-Stand here”. Questi marker di distanziamento sono già comparsi alle fermate degli autobus in alcune piazze importanti della città e verranno poi posizionati un po' dappertutto, dalle banchine delle metropolitane all'interno dei mezzi. Redazione Web
Il camioncino conteneva oltre 200 colli ancora da consegnare. Il ladro ha tentato una breve fuga ma è stato bloccato Non certo un colpo degno di un professionista quello tentato a Milano nella mattinata di martedì 9 giugno da un 46enne ai danni di un corriere espresso. Quest’ultimo ha chiamato la polizia perché, mentre stava consegnando dei pacchi in via Goldoni, il furgone con circa 200 colli ancora da recapitare ai rispettivi acquirenti era praticamente sparito nel nulla. I poliziotti delle volanti, giunti immediatamente sul posto, hanno trovato il corriere, un cittadino ecuadoregno di 23 anni, il quale li ha informati che nel furgone c’era anche il suo telefono cellulare. Una volta individuata la posizione del mezzo appena rubato grazie alla geolocalizzazione, gli agenti lo hanno intercettato in via Magistri. Il ladro, un italiano di 46 anni, appena si è reso conto di essere inseguito dalla polizia, ha abbandonato il furgone tentando di scappare a piedi ma è stato bloccato e arrestato per furto. Redazione Web
1
A Trecate chiudono anche i parchi cittadini, per contenere ulteriormente la possibile diffusione del coronavirus. Lo ha comunicato il Comune in una nota stampa: "Con ordinanza n. 56/2020 dell'11 marzo 2020 - ha detto il sindaco Federico Binatti - ho disposto la chiusura precauzionale dei parchi cittadini, sentito anche il parere dell’Asl". Dal pomeriggio di oggi, mercoledì 11 marzo, saranno quindi chiusi: il Parco Cicogna; i giardini all’italiana di via Clerici; il Bio Parco Roggia Moretta in via dei Fiori; il campo da calcetto di via Incasate; il campo da basket di via San Cassiano; il campo da calcetto di via Savoini. "Questa misura è stata adottata in quanto è necessario evitare assembramenti anche in luoghi aperti, considerata l’importante affluenza di tanti cittadini che hanno affollato i parchi in questi ultimi giorni - ha aggiunto il primo cittadino - Invoco la responsabilità individuale di ognuno in questo momento di emergenza nel rispettare le regole per contrastare efficacemente e nel più breve tempo possibile il contagio. Raccomando alla cittadinanza di restare a casa per tutelare la propria e altrui salute, evitando l’aggravarsi della situazione, e di uscire solo per reali necessità. Invito anche i ragazzi ad evitare gli assembramenti per fermare il contagio e tornare quanto prima alla normalità".
Sono riaperti i termini del progetto “Adotta una telecamera” che prevede la possibilità per i cittadini trecatesi interessati di installare presso le proprie abitazioni un kit composto da quattro telecamere collegato con il Comando di Polizia Locale e messo a disposizione dal Comune di Trecate in comodato d’uso gratuito. Per partecipare al progetto è necessario che le telecamere riprendano anche spazi pubblici, anche se posizionate in aree private: in questo modo i cittadini vengono coinvolti nella tutela della sicurezza dell’intera città di Trecate. L’iniziativa è rivolta a singoli cittadini o associati, associazioni e amministratori di condominio: chi vorrà aderire dovrà richiedere l’assegnazione di un kit, incaricare un tecnico per l’installazione delle telecamere, provvedere all’alimentazione dell’impianto e collegarlo tramite la propria rete internet al Comando di Polizia Locale. I moduli per richiedere il kit sono già disponibili presso il Comando di Polizia Locale, aperto da lunedì a sabato dalle 9 alle 12. «Questo progetto – ha ricordato il Sindaco Federico Binatti – rappresenta l’attuazione di un punto del nostro programma sulla sicurezza. Molti cittadini hanno chiesto informazioni riguardo alla possibilità di ottenere il kit e abbiamo quindi deciso di allungare i termini di presentazione delle domande in modo da accoglierne il maggior numero possibile».
1
Si prospetta una settimana di fuoco per l’Europa che procede spesso in momenti di crisi in ordine sparso. Ci sono due problemi all’orizzonte: trovare un accordo sul funzionamento del Recovery fund mentre l’Italia attende i giudizi delle altre due agenzie di rating Moody’s e Dbrs, dopo quelli di Fitch e S&P’s, un’ulteriore nuvola all’orizzonte a complicare il quadro già parecchio confuso. Ma andiamo con ordine. A tenere banco sarà ovviamente la divisiva questione dei meccanismi di funzionamento del Recovery fund che proprio per questo potrebbe restare ancora insoluta dopo che il Consiglio europeo ha dato via libera alla Bei per le Pmi (200 miliardi), il Mes per le spese sanitarie da Covid 19 nel limite del 2% del pil del paese richiedente gli aiuti (240 miliardi la disponibilità massima) e il Sure per la Cig europea (100 miliardi) per un totale di 540 miliardi di euro complessivi. Manca ancora il pezzo forte della strategia anti-Covid, ma non c’è accordo tra i 19 dell’eurozona. I paesi del Nord (Olanda in prima linea) vogliono solo prestiti a breve per il recovery Fund mentre i paesi del Sud (Francia compresa) vogliono un mix di finanziamenti a fondi perduto per non far esplodere il debito e prestiti a lunga scadenza. La Germania è l’ago della bilancia ma la Merkel al quarto mandato di fila non vuole certo passare alla storia come la leader che ha distrutto il sogno di Kohl, l’ex cancelliere e suo mentore che sognava una Germania europea piuttosto che un’Europa tedesca. Probabilmente Berlino cercherà di guadagnare tempo, smussare i contrasti e alla fine trovare un compromesso con qualche margine di ambiguità che consenta a tutti di cantare vittoria con i rispettivi elettorati. L’appuntamento dunque è fissato per mercoledì 6 maggio, il giorno in cui la Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen, fidata della Merkel, dovrebbe presentare la sua proposta sul Recovery fund, chiarendo modalità di funzionamento e dimensione di capitale di uno strumento cardine della politica anti-crisi che divide Paesi “frugali” del Nord e “federalisti” del Sud Europa. Il condizionale vista la posta in gioco è d’obbligo perché negli ultimi giorni ha preso sempe più corpo l’ipotesi di uno slittamento che però potrebbe innervosire sia la Bce di Christine Lagarde a caccia di un impegno fiscale degli stati sia i mercati. Ma un’altra importante data da tenere d’occhio è la giornata di martedì quando la Corte costituzionale tedesca si esprimerà sulla legittimità del Qe pandemico della Bce, lo strumento di intervento sul mercato secondario dei bond sovrani su cui ruota l’attuale equilibrio che per ora tiene a bada gli spred all’interno dell’unione monetaria. Infine venerdì sarà una giornata importante per l’Italia che, dopo aver incassato la conferma del rating da parte di S&P e il taglio di Fitch ma con il mantenimento del giudizio a stabile, affronterà il giudizio di Moody’s e della canadese Dbrs.
Dall'Europa si' al Recovery Fund ma ora e' battaglia sugli aiuti L’Italia potrà beneficiarne in misura rilevante (si ipotizza attorno agli 80 miliardi), ma il vincolo di destinazione è chiaro. Non una politica economica basata su iniezioni di spesa pubblica “a prescindere”, ma interventi diretti al sostegno dell’economia nella difficile transizione tra il lockdown e la ripartenza 3' di lettura Un mix tra sovvenzioni, crediti agevolati e prestiti di lunga durata, diretti in particolare ai paesi più colpiti dalla pandemia. Il meccanismo contenuto nella proposta messa a punto da Emmanuel Macron e Angela Merkel (un fondo europeo per la ripresa da 500 miliardi) è tale da configurarsi (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia permettendo) come uno strumento potenzialmente di notevole portata anche dal punto di vista del segnale: per la prima volta in modo concreto verrebbe attivato uno strumento comune che dovrebbe assumere le vesti di un bond a lungo termine emesso dalla Commissione e di fatto collegato al bilancio europeo. Risorse che non dovrebbero essere “parametrate” alla quota che i singoli paesi versano al budget europeo, anche se da questo punto vista occorrerà verificare con attenzione il testo definitivo del Recovery Fund. Si tratta in ogni caso di passo concreto verso la definizione del più complessivo Piano che la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen presenterà il prossimo 27 maggio, in aggiunta al volume di fuoco già attivato a vario titolo (dal fondo Sure da 100 miliardi ai 200 miliardi di finanziamenti potenzialmente attivabili dalla Bei e ai 240 miliardi del Mes, oltre naturalmente ai 750 miliardi messi in campo dalla Bce). Nel totale, stando a quanto hanno ribadito sia la stessa Von der Leyen che il vice presidente esecutivo della Commissione, Valdis Dombrovskis il “Recovery Fund” metterà in moto un volume di risorse per circa 1.000 miliardi. Dal Piano per la ripresa un incentivo alle riforme Gli aiuti – stando all’intesa raggiunta tra Macron e Merkel, e che sarà ora articolata nel dettaglio all’interno del documento finale da sottoporre in giugno al via libera del Consiglio Ue - saranno basati «su un chiaro impegno degli Stati membri ad applicare politiche economiche sane e un'ambiziosa agenda di riforme». L’Italia potrà beneficiarne in misura rilevante (si ipotizza attorno agli 80 miliardi), ma il vincolo di destinazione è chiaro. Non una politica economica basata su iniezioni di spesa pubblica “a prescindere”, ma interventi diretti al sostegno dell’economia nella difficile transizione tra il lockdown e la ripartenza. Il riferimento all’ambiziosa agenda di riforme lascia intendere che le nuove risorse provenienti da Bruxelles dovranno iscriversi in un programma di importanti interventi strutturali, con effetti sul potenziale di crescita dell’economia nel medio periodo. Nel caso dell’Italia, in primo piano è il tema delle semplificazioni amministrative (oggetto del prossimo decreto cui sta lavorando il Governo), dello snellimento della giustizia civile, ma anche il più complessivo progetto di riordino del prelievo fiscale cui il governo stava già lavorando prima dell’esplodere della pandemia (era atteso un ddl delega entro fine aprile), ma poi tutto è stato travolto dall’emergenza. Osservato da questo angolo visuale, il nuovo “Recovery fund” può rappresentare dunque per il nostro paese un’occasione propizia per accelerare l’iter di approvazione di una serie di riforme assolutamente necessarie e prioritarie e che in quanto tali dovrebbero poter contare sul più ampio consenso in sede politica e parlamentare (ma la fine della “tregua” tra maggioranza e opposizione imposta dall’emergenza non apre grandi spiragli in direzione di misure ampie e condivise). Va recuperata in fretta la perduta produttività Già prima dell’esplodere della pandemia l’economia italiana era alle prese con un problema di bassa produttività, e il tasso di crescita medio del Pil era da anni (e anche nella fase anteriore alla crisi finanziaria del 2008) attestato su percentuali molto lontane dal potenziale livello di tutti i fattori produttivi. Un gap che va colmato rapidamente proprio cogliendo l’occasione della ripresa che andrà sostenuta non appena sarà cessata l’emergenza. È la strada maestra per cominciare nel periodo post/Covid ad avviare il debito pubblico su una traiettoria di lenta ma costante discesa. La partita della Germania e quella dell’Italia Se nel ritrovato asse tra Parigi e Berlino, il ruolo di “portavoce” delle istanze dei paesi del sud-Europa l’ha assunto Macron, di certo non si può negare che Angela Merkel stia giocando un partita politica di notevole peso in previsione del semestre di presidenza tedesca della Ue che partirà il 1° luglio. Naturalmente occorrerà verificare nel dettaglio il dispositivo finale del “Piano per la ripresa”, e non è detto che si riesca a superare le obiezioni dei paesi tuttora contrari. L’Italia può e deve entrare a pieno titolo nella partita, a patto di presentarsi al confronto con i partner europei con una linea definita e omogenea su tutti gli strumenti di cui si può disporre oggi, Mes compreso. E anche in questo caso entrano in scena le riforme, le uniche in grado di prospettare un percorso non solo di uscita dalla crisi ma di pieno e sostenuto sviluppo negli anni a venire.
3
Regione. Una lettera indirizzata alla Capitaneria, oltre che al Comune di Genova, al Demanio e a Regione Liguria per avvisare gli enti interessati del dovere di rispettare la direttiva Bolkestein. Ha suscitato la reazione di Augusto Sartori e Gianni Berrino, rispettivamente capogruppo e assessore regionale di Fratelli D’Italia. “I balneari, – hanno dichiarato, – possono contare sull’appoggio di Fratelli d’Italia a tutti i livelli istituzionali, ci batteremo in Regione, al Parlamento italiano ed europeo per fare in modo che i loro interessi vengano tutelati”. “Non si può accettare una direttiva folle come la Bolkestein, che non si cura minimamente di chi, da anni, investe negli stabilimenti. Ci sono in gioco migliaia di attività di famiglie liguri, già messe a dura prova lo scorso anno dalle mareggiate. Gli stabilimenti balneari sono da sempre un’eccellenza della nostra regione e come tali vanno assolutamente difesi”, hanno concluso.
Genova. Di seguito le dichiarazioni di Augusto Sartori e Gianni Berrino, rispettivamente capogruppo e assessore regionale di Fratelli d’Italia, alla lettera indirizzata dalla Procura di Genova alla Capitaneria, al Comune di Genova, al Demanio e a Regione Liguria per avvisare gli enti interessati del dovere di rispettare la direttiva Bolkestein. «I balneari possono contare sull’appoggio di Fratelli d’Italia a tutti i livelli istituzionali, ci batteremo in Regione, al Parlamento italiano ed europeo per fare in modo che i loro interessi vengano tutelati. Non si può accettare una direttiva folle come la Bolkestein che non si cura minimamente di chi, da anni, investe negli stabilimenti – commentano Sartori e Berrino – ci sono in gioco migliaia di attività di famiglie liguri, già messe a dura prova lo scorso anno dalle mareggiate. Gli stabilimenti balneari sono da sempre un’eccellenza della nostra regione e come tali vanno assolutamente difesi».
4
Tempi lunghi e burocrazia pesante potrebbero limitare in modo importante il ricorso alla cessione del credito per beneficiare dell’agevolazione. Non è tutto oro quel che luccica. Un modo di dire che potrebbe applicarsi anche al superbonus del 110% previsto nel decreto Rilancio per chi esegue in casa dei lavori di ristrutturazione edilizia che prevedano un miglioramento energetico (cappotto termico o caldaie a pompa di calore o a condensazione). Leggendo tra le pieghe del decreto (come avevamo già anticipato un paio di giorni fa) si scoprono dei vincoli che rischiano di farlo fallire tra obblighi, visti di conformità, decreti attuativi, requisiti e asseverazioni varie. Una strada molto più tortuosa di quella che finora ha portato alla detrazione del 50% e all’Iva agevolata al 10% per una semplice ristrutturazione. Primo ostacolo: i tempi. Va ricordato che l’emergenza coronavirus non è ancora passata e che il Parlamento si deve pronunciare prima che il decreto Rilancio diventi legge. Il che non è proprio una consolazione. Inoltre, chi vorrà usufruire del beneficio in condominio dovrà attendere non solo il passaggio precedente ma anche il benestare dell’assemblea. Considerando che il superbonus del 110% sparirà nell’arco di un anno e mezzo, tentare di fare un lavoro di miglioramento energetico gratis, come annunciato dal Governo, non sarà una passeggiata ma una vera corsa contro il tempo che potrebbe scoraggiare molti contribuenti. Ad allungare la distanza fino al traguardo, la necessità di approvare dei decreti attuativi. Il ministero dello Sviluppo economico dovrà mettersi al lavoro per farlo entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto, termine che poi il Parlamento probabilmente trasformerà in 30 giorni dalla conversione in legge. Non se ne può fare a meno, perché i decreti devono definire i requisiti tecnici che i progetti devono rispettare per accedere al superbonus, oltre ai massimali di spesa specifici per i singoli interventi e ai controlli a campione che potranno essere eseguiti anche dall’Enea. Vanno, infine, definite le modalità di trasmissione delle asseverazioni rilasciate dai progettisti. Finita qui? Nemmeno per sogno. Anche l’Agenzia delle Entrate dovrà intervenire per stabilire le modalità di trasmissione del visto di conformità che commercialisti e Caf dovranno rilasciare sulla documentazione necessaria a richiedere la cessione del credito a banche o altri intermediari. Se il visto non c’è, non c’è nemmeno la cessione del credito, quindi addio superbonus. Altro vincolo riguarda il tipo di intervento che dà diritto all’agevolazione. Gli interventi da considerare sono tre: il rifacimento del cappotto termico (60mila euro a unità immobiliare), la sostituzione degli impianti invernali con impianti centralizzati alimentati da caldaie a condensazione, fotovoltaico o geotermia in classe A (30mila euro a unità immobiliare) e la sostituzione degli impianti con le stesse caratteristiche sugli edifici unifamiliari (anche in questo caso con un limite di spesa di 30mila euro). Per avere l’incentivo bisognerà dimostrare di far fare due salti di classe energetica all’immobile o almeno portarlo alla classe più alta. Non sarà semplice dimostrare di aver utilizzato materiali che rispettano i criteri ambientali minimi definiti dal ministero dell’Ambiente. E attenzione, perché il loro utilizzo deve essere attestato da un professionista. I tre interventi che abbiamo citato danno diritto al superbonus del 110% anche per gli interventi già agevolati dall’ecobonus. Stesso discorso per l’installazione di impianti fotovoltaici o di colonnine di ricarica elettrica negli edifici. Ultima ma non ultima considerazione: il superbonus è usufruibile solo per la prima casa, nel caso a qualcuno venisse la tentazione di richiederlo per sistemare la casa al mare.
In bilico alcune modifiche al decreto Rilancio che potrebbero cambiare la convenienza della maxi-detrazione: dalla durata alle seconde case, ai materiali. Non sarà così scontato poter beneficiare del superbonus del 110% per il miglioramento energetico degli edifici previsto dal decreto Rilancio. Il Parlamento lavora ancora alle modifiche al provvedimento approvato dal Governo, che dovrebbe interessare i lavori effettuati dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021. A meno di due settimane, dunque, dalla data in cui è possibile cominciare a realizzare gli interventi che danno diritto alla maxi-detrazione fiscale, i nodi da sciogliere restano ancora parecchi prima di decidere in un’assemblea di condominio di aderire al beneficio. C’è, ad esempio, la questione relativa al periodo in cui è possibile fruire dell’agevolazione. Si parla di un’estensione del superbonus a tutto il 2022, ma tuttora non è stato deciso nulla: molto dipenderà dalle risorse che il Governo potrà mettere a disposizione. Così come non è definitiva la possibilità di intervenire sulle seconde case, ipotesi che a molti proprietari di immobili al mare o in affitto farebbe gola. Sono, comunque, le due modifiche più plausibili alla versione originale del decreto. Un altro ostacolo riguarda l’essenza in sé del superbonus al 110%. Viene riconosciuta la possibilità di realizzare i lavori praticamente gratis solo se questi comportano un miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio, ovvero, se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta. Quest’ultimo aspetto è da chiarire, tanto per cominciare: bisognerebbe spiegare bene che cosa si intende per «conseguimento della classe energetica più alta», cosa che non è stata ancora precisata. In secondo luogo, fare un salto di due classi energetiche, a livello economico, potrebbe richiedere dei lavori particolarmente costosi. Infine, si deve trovare un perito in grado di prendersi la responsabilità di garantire che gli interventi proposti ad un condominio porteranno a questi risultati. Se così non fosse, cioè se il perito suggerisce una cosa e il risultato ottenuto non è quello desiderato, non solo si perde il diritto al superbonus del 110% ma il tecnico o l’impresa potrebbero affrontare una causa in tribunale. Da non trascurare anche l’aspetto legato ai materiali da utilizzare obbligatoriamente per avere il miglioramento energetico dell’edificio e, quindi, poter avere la maxi-detrazione. Anche su questo si attendono delle risposte.
4
Pescara. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha risposto oggi alle lettere inviate dal presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. “Nella consapevolezza dei disagi arrecati al territorio dalle limitazioni imposte sulla tratta autostradale A14, questo ministero si è da subito attivato per assicurare il superamento delle criticità rilevate e il ripristino dell’ordinaria circolazione, in condizioni di sicurezza per l’utenza. A tal fine, nell’immediatezza della misura dei provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria, e attraverso il confronto con il concessionario autostrade per l’Italia, è stato tempestivamente individuato un piano di verifiche inerenti la funzionalità delle infrastrutture coinvolte. Nello specifico, in concomitanza con le festività natalizie, il concessionario ha commissionato a istituti e a professionisti esterni, degli accertamenti su elementi strutturali e una modellazione dei fenomeni franosi insistenti in corrispondenza del viadotto Cerrano. Benché le indagini siano in via di ultimazione, i valori attualmente disponibili, e anticipati dal concessionario, appaiono confortanti. In tempi ristretti si prevede l’ultimazione delle analisi e, ove fossero confermati i dati positivi, ferme restando le autonome determinazioni dell’autorità giudiziaria, potrebbero ricorrere le condizioni per ristabilire il transito degli automezzi con favorevoli effetti sulla viabilità statale. Sono inoltre allo studio ipotesi di caratterizzazione dei lavori di sostituzione delle barriere laterali sulla A14 con un minore ingombro, in modo da consentire l’impiego di più corsie di transito. In sede programmatica saranno inoltre valutate da questo ministero, anche attraverso un proficuo confronto con il territorio, tutte le ulteriori iniziative di adeguamento rivolte a superare gli attuali limiti infrastrutturali”.
Il tratto abruzzese dell'A14 sarà riaperto a breve al traffico dei mezzi pesanti, se saranno confermati i dati positivi sul viadotto Cerrano. Bisognerà attendere il 13 gennaio per sapere se i tir potranno tornare sull'autostrada, alleggerendo il traffico sulla statale 16. Al Ministero delle Infrastrutture è attesa per lunedì la relazione di Autostrade per l'Italia spa sulla messa in sicurezza del ponte che si trova in territorio di Silvi Marina. Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha lanciato l'ultimatum: "Se non si trova una soluzione, saremo anche pronti a bloccare l'ingresso dei tir in Abruzzo, consapevoli del disastro economico e sociale che tutto questo comporterà". Gli ha risposto con una lettera la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, precisando che, "attraverso il confronto con il concessionario Autostrade per l'Italia, è stato tempestivamente individuato un piano di verifiche inerenti la funzionalità delle infrastrutture coinvolte", in cui "il concessionario ha commissionato a istituti e a professionisti esterni degli accertamenti su elementi strutturali e una modellazione dei fenomeni franosi insistenti in corrispondenza del viadotto Cerrano". De Micheli aggiunge che "sono inoltre allo studio ipotesi di caratterizzazione dei lavori di sostituzione delle barriere laterali sulla A14 con un minore ingombro, in modo da consentire l'impiego di più corsie di transito".
3
Diecimila euro subito, che verranno girati nel corso della giornata di mercoledì 11 marzo all’Asl, ma anche una sfida benefica ad amici e sostenitori a recuperarne altrettanti in dieci giorni. Questo è il contributo della Onlus Alberto Dalmasso per la lotta al Covid-19. L’Alberto Dalmasso Onlus dona 10.000 euro all’Azienda sanitaria locale di Vercelli per combattere l’emergenza Coronavirus. “Siamo consapevoli che si tratta di una goccia all’interno di un oceano – ammette il presidente Massimo Dalmasso – Non potevamo e non possiamo però restare indifferenti: viviamo a una delle più grandi emergenze nella storia recente del nostro Paese e tutti, in base alle proprie forze e disponibilità, dobbiamo fare la nostra parte”.
Vetrina rotta e moltissimi prodotti rubati. A darne notizia lo stesso proprietario. “Nonostante l’emergenza sanitari che affligge il nostro Paese e le molte difficoltà che noi commercianti siamo costretti ad affrontare, vi segnalo che questa notte presso il mio distributore automatico denominato Weed’am situato in Via Aosta n.1 a Vercelli ho subito un furto con lo scasso dei vetri dove mi è stato rubato tutto ciò che si poteva del materiale in vendita.L’emergenza Sanitaria non ha fermato la vergogna di coloro in piena emergenza sanitaria hanno deciso di creare ulteriori danni ai commercianti,sperando in buone notizie dagli uomini delle forze dell’ordine vi porgo i miei cordiali saluti”. VAI ALLA HOME PAGE E LEGGI LE ALTRE NOTIZIE
1
L'Udinese fa chiarezza, "per evitare ogni tipo di strumentalizzazione e speculazione", in relazione alla lettera inviata dal Patron Gianpaolo Pozzo al Ministro delle Politiche Giovanili e dello Sport, on. Vincenzo Spadafora e, per conoscenza, al Presidente del Coni Giovanni Malagò, al Presidente della Figc Gabriele Gravina, al Presidente della Lega Serie A Paolo Dal Pino e al Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. "Trattandosi di una missiva strettamente privata - si legge nella nota diffusa del club bianconero - avremmo fatto a meno di renderla pubblica, ma il clamore delle ultime ore e le circostanze attuali ci impongono di far luce, con trasparenza, sulla realtà dei fatti.​ Come si evince, la volontà di Gianpaolo Pozzo e dell'Udinese Calcio, già sottolineata in più circostanze, è, esattamente come quella degli altri club e della Lega Serie A, quella di tornare a giocare non appena possibile, rispettando le necessarie condizioni di sicurezza e, come richiesto nella lettera, sollecitando un provvedimento normativo ad hoc che manlevi i medici sociali e i dirigenti dalle gravose responsabilità civili e penali derivanti dagli attuali protocolli e norme. Tema sul quale, peraltro, nelle scorse ore, si è registrata unità di intenti in seno alla Lega Serie A, ravvisando la necessità di un nuovo confronto istituzionale su questo aspetto". ​
Sono tanti i dubbi sulla ripresa del campionato di Serie A, alcune squadre sono contrarie al ritorno in campo considerando l’ultimo protocollo pubblicato. Ha preso posizione il presidente dell’Udinese Giampaolo Pozzo, ecco la lettera pubblicata sul sito ufficiale. “In relazione alla lettera inviata dal Patron Gianpaolo Pozzo al Ministro delle Politiche Giovanili e dello Sport, on. Vincenzo Spadafora e, per conoscenza, al Presidente del Coni Giovanni Malagò, al Presidente della Figc Gabriele Gravina, al Presidente della Lega Serie A Paolo Dal Pino e al Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, per evitare ogni tipo di strumentalizzazione e speculazione, ne pubblichiamo, di seguito, il testo. Trattandosi di una missiva strettamente privata, avremmo fatto a meno di renderla pubblica, ma il clamore delle ultime ore e le circostanze attuali ci impongono di far luce, con trasparenza, sulla realtà dei fatti.​ Come si evince, la volontà di Gianpaolo Pozzo e dell’Udinese Calcio, già sottolineata in più circostanze, è, esattamente come quella degli altri club e della Lega Serie A, quella di tornare a giocare non appena possibile, rispettando le necessarie condizioni di sicurezza e, come richiesto nella lettera, sollecitando un provvedimento normativo ad hoc che manlevi i medici sociali e i dirigenti dalle gravose responsabilità civili e penali derivanti dagli attuali protocolli e norme. Tema sul quale, peraltro, nelle scorse ore, si è registrata unità di intenti in seno alla Lega Serie A, ravvisando la necessità di un nuovo confronto istituzionale su questo aspetto.”
4
PISA. Dalle parole ai fatti. Dopo le critiche al decreto che di fatto rinvia le riaperture per negozi e pubblici esercizi a data da destinarsi e comunque ben dopo il 4 maggio le associazioni si organizzano per manifestare il proprio dissenso e chiedere la possibilità di riaprire i battenti, in sicurezza ma prima della tempistica ipotizzata dal governo. Ad annunciare battaglia è, anzitutto, Confcommercio che lancia la mobilitazione delle imprese con iniziative forti per anticipare al 4 maggio l'apertura di negozi e al 18 maggio quella di pubblici esercizi, parrucchieri ed estetisti. Il passo formale in questo senso è stato fatto in queste ore: una richiesta di riapertura inoltrata alla Prefettura. Cosa succederà se la risposta sarà negativa? Difficile dirlo: dopo due mesi di stop il rischio di prendere una multa per protesta potrebbe smorzare la volontà di manifestare dissesto in molti. Tuttavia la situazione è grave, la crisi pesantissima ed anche rinviare di due settimane le riaperture per molti potrebbe significare il tracollo. «Pisa è pronta a fare la propria parte fino in fondo nel coinvolgere l'intera rete del commercio e della ristorazione in vista del prossimo 4 maggio – annunciano all'unisono la presidente di Confcommercio Provincia di Pisa Federica Grassini e il direttore Federico Pieragnoli - Non c'è più tempo da perdere, occorre cambiare rotta subito. L'esasperazione ha raggiunto livelli insostenibili e i danni economici sono colossali, se pensiamo che un 20-30% di negozi e locali rischia seriamente di non riaprire mai più. E questo è inaccettabile». Mentre la presidente regionale Anna Lapini scrive al presidente della Regione e ai Prefetti per sollecitare il premier Conte a modificare il calendario della fase 2, i vertici della Confcommercio pisana orientano lo sguardo già al risultato: «Dopo due mesi di blocco totale, cosa si può chiedere di più ai nostri imprenditori? Non c'è più sangue da cavare, l'apertura di tutti i negozi al 4 maggio e dei pubblici esercizi al 18 è una scelta imprescindibile. La necessità di una mobilitazione generale per quel giorno è fortemente sentita non solo da tutti gli imprenditori ma anche da tanti cittadini. Non abbiamo alternative: siamo pronti a ripartire con la massima sicurezza, perché non ci sono stati aiuti di alcun tipo, e rischiamo di dover mettere a casa centinaia di migliaia di persone». «Non ci faremo cancellare con un tratto di penna vergato su un oscuro decreto e per questo il prossimo 4 maggio i nostri negozi resteranno aperti e lo stesso vale per pubblici esercizi, parrucchieri ed estetisti» tuonano Grassini e Pieragnoli. «Se non si apre adesso si bruceranno 50 miliardi di euro di consumi, e l'apertura a giugno di bar e ristoranti porterà a 34 miliardi di perdite, un terzo di tutto il fatturato del 2019 - concludono - . È la stessa Corte Costituzionale a ricordarci in queste ore come più la compressione di un diritto è severa e più è necessario che le limitazioni siano circoscritte nel tempo. Se pensiamo che vengono consentite attività e servizi potenzialmente più esposti al contagio per il numero di persone coinvolte, come le grandi imprese manifatturiere, e che sono due mesi che negozi e pubblici esercizi sono ermeticamente chiusi, anche questa è una anomalia da correggere». —
PISA. «I negozi e gli altri esercizi di commercio al dettaglio che vendono prodotti diversi da quelli alimentari o di prima necessità possono proseguire le vendite effettuando consegne a domicilio». È quanto sostiene la prefettura di Pisa in una lettera di risposta indirizzata a Confcommercio Provincia di Pisa e Camera di Commercio. Esprime soddisfazione il direttore di Confcommercio: «Il tempo dell'ambiguità e dell'incertezza è finito. Negozi di scarpe e di abbigliamento, librerie e giocattoli, oreficerie e cartolerie, e tutte le altre attività commerciali chiuse dallo scorso 11 marzo hanno piena e legittima facoltà di vendere online e consegnare i prodotti direttamente a domicilio. È proprio per evitare interpretazioni errate e sanzioni alle attività commerciali non alimentari che avessero intrapreso la vendita a distanza che abbiamo richiesto un chiarimento ufficiale alla prefettura, anche alla luce dei tanti chiarimenti richiesti dai commercianti. Ringrazio personalmente il prefettoper la chiarezza e la tempestività con la quale ha risposto al nostro quesito».Nella sua nota, la prefettura sottolinea che le vendite a domicilio si dovranno svolgere nel rispetto dei requisiti igienico-sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale. Inoltre, chi organizza le attività di consegna a domicilio, lo stesso esercente o una cosiddetta piattaforma, deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro.«Le aziende che fanno commercio online possono recarsi presso il proprio esercizio per predisporre la spedizione – precisa Pieragnoli – ma le attività amministrative, come ad esempio gestione degli ordini, assistenza alla clientela, ove possibile, debbono essere organizzate in modalità a distanza o lavoro agile».«Mi auguro che i cittadini e i clienti sappiano cogliere questa nuova opportunità di tornare a fare acquisti presso i negozi al dettaglio di fiducia, bloccati dall'11 marzo a causa del lockdown. Il mio invito è a sostenere queste attività commerciali e a rivolgersi a loro che sono la tradizione e la forza del nostro tessuto economico, invece che alle grandi piattaforme online. Confcommercio è a disposizione degli imprenditori per le corrette modalità di svolgimento di questo servizio a domicilio», è l'appello finale di Pieragnoli.Per maggiori informazioni i commercianti interessati possono rivolgersi a Confcommercio Pisa, telefono 05025196, 3470829876; segreteria@confcommerciopisa.it. —
2
Valter De Maggio, giornalista di Radio Goal su Kiss Kiss Napoli, ha parlato del momento del calcio nazionale. Valter De Maggio, giornalista di Radio Goal su Kiss Kiss Napoli, emittente ufficiale del club azzurro, ha evidenziato: "E' caos totale per l'espandersi del Coronavirus, le squadre di calcio, in questo momento, hanno sospeso persino gli allenamenti, perché c'è una grande situazione di incertezza da tutte le parti. Il presidente del Getafe ha minacciato di non volersi recare a Milano, per paura, perché c'è questa situazione caotica in ballo. Non si sa come andare a finire". Poi aggiunge: "Ci sono varie ipotesi per il massimo campionato italiano di calcio, persino Gravina ha parlato delle tre opzioni qualora non si dovesse andare avanti. Ma in questo momento voglio lanciare un appello a tutti, restare a casa è la priorità. Anche perché voglio dire, ci siamo anche noi in radio a tenervi compagnia. Le squadre, come detto in precedenza, in questo momento hanno sospeso gli allenamenti. Staremo a vedere". Ha concluso il giornalista nel corso dell'apertura di trasmissione.
Valter De Maggio, giornalista, nel corso di Radio Goal su Kiss Kiss Napoli, emittente ufficiale del club azzurro, ha parlato dell'emergenza Coronavirus. Valter De Maggio, giornalista di Radio Goal su Kiss Kiss Napoli, emittente ufficiale del club azzurro, ha parlato nel corso della trasmissione dell'emergenza dettata dal Coronavirus che ha coinvolto anche il mondo del calcio: "Pare che nei prossimi giorni debbano esserci dei picchi, io sono ipocondriaco e devo rivelarvi cosa ho fatto: ebbene sì, ho fatto la spesa per dieci giorni. Se tanto, mi dà tanto, allora aumenteranno i casi di contagio nelle prossime ore, così ho fatto una mia previsione". De Maggio, inoltre, ha aggiunto: "Mi darete del folle, ma io sono fatto così. Bisogna usare tutte le misure di prevenzione, perché non sappiamo come andrà a finire. Vedremo nelle prossime settimane cosa accadrà. Riguardo al lavoro, sapete cosa dico? Ricordo che quando proposi di fare Radio Goal mi presero per pazzo, dicevano: ma come? Un programma di quattro ore interamente dedicato al calcio? Come è possibile una cosa del genere? E vi dico che attualmente Radio Goal ha compiuto diciotto anni... ho detto tutto".
2
Condividi Pin 4 Condivisioni Lo rende noto il Sindaco Luigi Landi. “Attualmente i casi di positività su Tolfa sono complessivamente 8” Coronavirus, Tolfa. Un nuovo positivo – Così il Sindaco di Tolfa Luigi Landi dal proprio profino social istituzionale: “Come annunciato dalla Asl nel bollettino quotidiano, a Tolfa abbiamo un nuovo positivo al Coronavirus. Si tratta di un membro di un nucleo familiare già coinvolto e dunque da oltre due settimane in isolamento domiciliare e sotto osservazione delle autorità. La persona sta bene. L’Amministrazione Comunale è in contatto con la famiglia, alla quale va tutta la nostra vicinanza, e con la Asl. Attualmente i casi di positività su Tolfa sono complessivamente 8, tutti gestiti presso il domicilio dei nostri concittadini. Non abbassiamo la guardia: rimaniamo a casa e limitiamo gli spostamenti solo ai motivi strettamente necessari. Allentare l’attenzione sulle misure di igiene e distanziamento significa vanificare gli sforzi condotti finora da tutti”.
Ieri è stato accertato il primo caso positivo di Coronavirus a Castelluccio dei Sauri. Il nucleo familiare interessato è già da oltre 14 giorni in quarantena e da oggi è stato disposto dall'Asl un ulteriore periodo di isolamento domiciliare. La persona risultata positiva gode attualmente di buona salute. La situazione verrà costantemente monitorata e, pertanto, non deve destare alcun allarmismo. Si invita la cittadinanza a perseverare nell'osservanza delle prescritte regole inerenti il distanziamento sociale e l'uso di guanti e mascherine, anche in vista delle imminenti festività pasquali. Il Sindaco e l'Amministrazione Comunale, nel garantire il massimo sostegno, augurano una pronta e rapida guarigione.
3
© Agenzia Nova - Riproduzione riservata - Il ministero della Sanità ha sottolineato che nell’80 per cento dei casi i contagiati sono asintomatici o mostrano sintomi lievi; nel 15 per cento dei casi la patologia si manifesta in modo grave e nel cinque per cento in modo gravissimo. Il dicastero ha aggiunto che da quando è entrato in vigore il blocco delle attività e dei movimenti non essenziali, il 25 marzo, il contagio è stato sensibilmente rallentato: prima i casi raddoppiavano ogni 3,4 giorni, ora ogni 7,5 giorni. In base alle ultime statistiche sanitarie, i pazienti colpiti dal virus sono per il 76 per cento maschi e per il 24 per cento femmine. Il 47 per cento ha meno di 40 anni, il 34 per cento ha un’eta compresa tra i 40 e i 60 anni e il 19 per cento ha più di 60 anni. Per quanto riguarda i deceduti, nel 73 per cento dei casi sono uomini e nel 27 per cento donne. Il 63 per cento dei decessi si registra tra gli ultrasessantenni, il 30 per cento nella fascia 40-60 anni e il sette per cento tra persone al di sotto dei 40 anni. L’86 per cento dei deceduti aveva anche altre patologie, come il diabete, l’ipertensione, disfunzioni renali croniche e disturbi cardiaci. (Inn)
India: coronavirus, governo nega piano per prorogare la serrata (3) © Agenzia Nova - Riproduzione riservata - Il ministero della Sanità si sta concentrando sull’individuazione degli “hotspot emergenti” dell’infezione, per mettere in atto una strategia di contenimento a livello di “cluster”. Inoltre, ha pubblicato un vademecum indirizzato agli anziani. Complessivamente la gestione della crisi è nelle mani di 68 burocrati: una task force divisa in dieci gruppi di lavoro con compiti specifici riguardanti, tra l’altro, l’allestimento di posti letto ospedalieri, l’individuazione di strutture per la quarantena, l’approvvigionamento di materiali sanitari, la formazione delle risorse umane. (Inn)
2
wildpixel via Getty Images Soltanto pochi giorno dopo l’iniziale diffusione del coronavirus l’organizzazione mondiale della Sanità ha avvertito la necessità di sottolineare che il virus da combattere non era soltanto il covid-19 ma anche uno strisciante pericolo legato alla disinformazione. La diffusione di bufale e propaganda interessata sul coronavirus è stata organizzata da varie comunità online: gruppi no-vax, movimenti politici d’opposizione e seguaci delle teorie del complotto. Un recente dossier di Avaaz ci restituisce una situazione molto più complicata di quello che ci si poteva aspettare. Rispetto alle migliaia di fake-news che circolano sul coronavirus i ricercatori di Avaaz si sono soffermati su un universo di 104 contenuti di disinformazione in sei diverse lingue. Questo campione di informazioni false e fuorvianti ha raggiunto il risultato monstre di oltre 117 milioni di visualizzazioni. E dobbiamo considerare che questi contenuti sono soltanto la punta dell’iceberg di una situazione molto più estesa. Numeri così grandi si avverano anche a causa di una certa lentezza di Facebook, circa 22 giorni, per rimuovere o etichettare come bufale questa mole di disinformazione. Il report in questione mette una speciale lente di ingrandimento sul nostro paese: gli utenti italiani sembrano ricevere meno etichette di avvertimento da Facebook e quindi sono maggiormente a rischio di essere esposti a disinformazione. Queste notifiche di segnalazione delle bufale sul coronavirus non sono ancora state applicate sul 68% dei contenuti in lingua italiana, contro il 29% dei contenuti in lingua inglese. Tra le varie bufale analizzate si può leggere di tutto. In uno di questi post si sostiene che un modo per liberare il corpo dal virus è bere molta acqua e fare gargarismi con acqua, sale o aceto. L’articolo è stato condiviso oltre 31mila volte e grazie a contenuti copia e incolla rilanciati da altri utenti ha raggiunto più di 90mila interazioni. Ancora più clamorose sono le oltre 2,5 mln di visualizzazioni su Facebook per un post in cui si millantava che l’uso di aria calda da un asciugacapelli avrebbe combattuto il virus.
Un recente report della Ong Avaaz mostra «importanti lacune rispetto ai provvedimenti presi finora da Facebook», in particolare sulla “infodemia” riguardante il Coronavirus. Forse però qualcosa sta cambiando nel social network, tanto che presto verranno segnalate tramite notifica le «rettifiche social». Spiegheremo a breve di cosa si tratta. L’Ong internazionale, impegnata nella lotta alla disinformazione online, aveva già messo in imbarazzo YouTube per le grosse falle dei suoi algoritmi, tanto da trovarsi a incentivare gli stessi contenuti che vorrebbe bandire. Ma anche Facebook non scherza, come l’Associazione ha avuto modo di mostrarci da almeno due anni. Cosa sono i flag nei post e perché è importante notificarli Forse questi sforzi non sono stati vani. Una delle idee maggiormente sostenute da Avaaz riguarda la possibilità di «flaggare» i post, in modo da permettere agli utenti di essere avvisati, col link a una rettifica, quando si trovano a condividere una fake news. Questo sistema esiste già, ma non sembra avere efficacia, non per il metodo in sé, quanto per il fatto che gli utenti non sono raggiunti da notifiche ad hoc. I dati riportati dall’associazione hanno dato una scossa al quartier generale di Facebook. Il social infatti «annuncerà un nuovo e cruciale provvedimento: tutti gli utenti esposti a misinformazione sul coronavirus riceveranno [tramite notifica] una rettifica». Avaaz | Un esempio di fake news sul nuovo Coronavirus Se prima si doveva tornare su un post «flaggato» per vedere l’avviso di rettifica, ora l’utente riceverà anche una notifica. L’efficacia della rettifica in sé è supportata anche da un ampio studio commissionato da Avaaz, condotto dai ricercatori della George Washington University e della Ohio State University, dove si suggerisce l’efficacia dei flag nei post. «Pubblicare le rettifiche dei fact checker indipendenti ogni volta che un utente di Facebook viene a contatto con la misinformazione – spiegano i ricercatori – può ridurre le convinzioni che nascono dalla disinformazione mediamente nel 50% dei casi (49.4%) arrivando anche al 61%». Avaaz | Un esempio di notifica all’utente della condivisione di una fake news Milioni di utenti contagiati dall’infodemia Secondo l’indagine di Avaaz, sarebbero milioni gli utenti Facebook continuamente esposti a contenuti che alimentano l’infodemia sul Coronavirus. Tutto questo senza essere raggiunti direttamente da un avviso da parte del social network. Ora si prevede invece un cambio di rotta: «L’azienda ha deciso di intraprendere una delle azioni più significative contro la misinformazione della sua storia – continuano gli autori del report – l’invio di rettifiche retroattive ad ogni singolo utente che condivide o interagisce con misinformazione dannosa sul coronavirus, in ogni lingua». «Facebook si trova nell’epicentro dell’infodemia – afferma il direttore della campagna di Avaaz, Fadi Quran – Ma oggi l’azienda sta facendo un passo cruciale per ripulire questo ecosistema di informazioni tossiche, diventando la prima piattaforma social ad inviare rettifiche a tutti gli utenti che sono stati esposti a misinformazione sul coronavirus e indirizzandoli verso informazioni sicure che possono salvare delle vite». Dal report risulta che su 100 fake news è possibile costruire una diffusione virale pari a 1,7 milioni di condivisioni, con 117milioni di visualizzazioni, in sei lingue diverse. Tutto questo nonostante fossero stati pubblicati anche dei relativi fact checking indipendenti. «Possono trascorrere fino a 22 giorni prima che l’azienda pubblichi le rettifiche per le notizie false sul coronavirus – spiegano gli attivisti di Avaaz – anche quando i fact checker partner di Facebook segnalano tempestivamente alla piattaforma il contenuto dannoso. Il 41% delle storie di misinformazione analizzate è rimasta sulla piattaforma senza nessun avvertimento». Il problema di fondo è che le segnalazioni vengono applicate nelle condivisioni in maniera ancora troppo disomogenea: il 68% dei post in lingua italiana contenenti fake news non viene mai raggiunto da avvisi sulla scorrettezza; in lingua spagnola questa forbice si allarga al 70%; si restringe invece per i post in lingua inglese, arrivando al 29%. Ora il nuovo sistema di notifiche previsto da Facebook potrebbe risolvere il problema – o almeno sarebbe un primo concreto passo avanti – rendendo efficace la cosiddetta «rettifica social». Se tutto questo rappresenterà davvero una svolta avremo modo di vederlo nei prossimi mesi. Il parere degli esperti: Leggi anche:
3
CATANZARO, 18 MAR - In Calabria ad oggi sono 129 (+15 rispetto a ieri) le persone risultate positive al coronavirus. E' quanto rileva il bollettino ufficiale della Regione Calabria. Sono stati effettuati complessivamente 1434 tamponi con 1305 risultate negative al test. Undici in rianimazione 1 in più rispetto a ieri. A Reggio i guariti sono due. Territorialmente, i casi positivi sono così distribuiti: - Catanzaro: 10 in reparto; 3 in rianimazione; 13 in isolamento domiciliare; Cosenza: 16 in reparto; 4 in rianimazione; 11 in isolamento domiciliare; Reggio Calabria: 15 in reparto; 4 in rianimazione; 25 in isolamento domiciliare; 2 guariti; 1 deceduto; Vibo Valentia: 6 in isolamento domiciliare; Crotone: 4 in reparto; 15 in isolamento domiciliare. I soggetti in quarantena volontaria sono 4996, così distribuiti: Cosenza: 1250; Crotone: 327; Catanzaro: 471; Vibo Valentia: 587 e Reggio Calabria 2361. Le persone giunte negli ultimi quattordici giorni che si sono registrate al sito della Regione Calabria sono 8908
CATANZARO – In Calabria ad oggi sono stati effettuati 1769 tamponi. Le persone risultate positive al Coronavirus sono 169 (+40 rispetto a ieri), quelle negative sono 1600. Territorialmente, i casi positivi sono così distribuiti: – Catanzaro: 14 in reparto; 5 in rianimazione; 17 in isolamento domiciliare – Cosenza: 24 in reparto; 4 in rianimazione; 7 in isolamento domiciliare; 1 deceduto – Reggio Calabria: 16 in reparto; 4 in rianimazione; 34 in isolamento domiciliare; 2 guariti; 1 deceduto – Vibo Valentia: 5 in isolamento domiciliare – Crotone: 6 in reparto; 28 in isolamento domiciliare; 1 deceduto I soggetti in quarantena volontaria sono 5590, così distribuiti: – Cosenza: 1270 – Crotone: 386 – Catanzaro: 550 – Vibo Valentia: 590 – Reggio Calabria: 2794 Le persone giunte in Calabria negli ultimi quattordici giorni che si sono registrate al sito della Regione Calabria sono 9383. Bollettino aggiornato alle ore 17 del 19/03/2020.
4
(Fotogramma) Centoquattro strutture per anziani non conformi alla normativa su 601 controllate (pari al 17%), 61 persone denunciate e altre 157 sanzionate per un ammontare complessivo di oltre 72mila euro. E' il bilancio dei controlli dei Nas che, a partire da febbraio, dopo la dichiarazione dello stato di emergenza ed il susseguirsi delle varie misure di contenimento legate all'emergenza Covid, hanno effettuato un’attenta e mirata azione di vigilanza presso le strutture ricettive sanitarie e socio assistenziali destinate ad ospitare persone anziane e con disabilità. Gli interventi sono stati eseguiti a Roma, Torino, Udine, Cosenza, Reggio Calabria, Napoli, Perugia, Taranto, Campobasso. Il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, attraverso i dipendenti Nas nel territorio nazionale, svolge costantemente un’attenta e mirata azione di vigilanza presso le strutture ricettive sanitarie e socio assistenziali destinate ad ospitare anziani e disabili. Dall'inizio dell'emergenza covid-19 sono state rilevate anche specifiche violazioni attinenti il rispetto della normativa di sicurezza dei luoghi di lavoro, sia come mancanza di dispositivi di protezione individuale che di formazione del personale al fine di prevenire la propria incolumità e, di conseguenza, quella degli ospiti. "A causa delle gravi carenze strutturali ed organizzative sono stati eseguiti provvedimenti di sospensione e di chiusura nei confronti di 15 attività ricettive, giudicate incompatibili con la permanenza degli alloggiati, determinando il trasferimento degli stessi in altri centri, nel rispetto delle procedure nazionali e regionali previste per la prevenzione di possibili contagi", fa sapere il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute. A marzo scorso, ad esempio, il Nas di Reggio Calabria, ha individuato e sanzionato una persona, in una struttura per anziani, per l’inosservanza delle misure di contenimento epidemico, perché senza valido motivo, si era recato nella struttura gestita dalla compagna, all’interno della quale era stato registrato un caso di contagio da Covid-19. Tutti gli ospiti ed gli operatori della struttura sono stati posti in quarantena. Nello stesso mese, il Nas di Cosenza, dopo la segnalazione di diversi casi positivi al coronavirus, ha effettuato un’ispezione igienico-sanitaria in una casa protetta per anziani e disabili nella provincia (21 casi tra ospiti e operatori sanitari), già oggetto di un’ordinanza sindacale di isolamento totale e quarantena obbligatoria di tutti i presenti. Al momento dell’accesso risultavano ospitati ancora 15 anziani parzialmente autosufficienti, dei quali 11 positivi, mentre quattro anziani erano stati trasferiti in ospedali dell’area. Dall’ispezione sono emerse buone condizioni igienico-sanitarie e adeguata fornitura di D.P.I. ai lavoratori, ma anche "una serie difficoltà organizzative dovuta al limitato numero di addetti all’assistenza e determinata dalla rigorosa applicazione dell’ordinanza che impediva il regolare turn-over dei 4 operatori rimasti all’interno". La criticità è stata segnalata all’Asp di Cosenza per l’immediata adozione dei provvedimenti di competenza e l’individuazione di adeguati percorsi di contenimento e mitigazione. Questo mese invece il Nas di Udine ha eseguito, in collaborazione col Dipartimento di Prevenzione della locale Asl, un’ordinanza di sospensione dell’autorizzazione di una struttura per anziani e l’immediata evacuazione dei 21 ospiti alloggiati, tutti positivi al Covid-19, poiché dalle verifiche effettuate sono emerse gravi carenze organizzative nella gestione della struttura. Gli anziani sono stati tutti ricoverati in strutture sanitarie idonee per la cura dell’epidemia.
Dall'inizio dell'emergenza coronavirus, su oltre 600 Rsa, centri di riabilitazione e lungodegenza e case di riposo controllati dai Nas, il 17% presentava irregolarità relative alla gestione delle procedure e degli spazi riservati a possibili casi di positività per il Covid-19 o alla formazione di operatori e la dotazione di dispositivi protettivi. Nelle 104 strutture non in regola, 61 persone sono state denunciate e 157 sanzionante. Tra gli interventi più significativi, quelli nelle strutture di Taranto, Campobasso, Perugia, Reggio Calabria, Napoli, Roma, Cosenza, Udine e Torino. Complessivamente, dall'inizio dell'anno i Nas hanno eseguito controlli in 918 centri, di cui 183 sono risultate irregolari, circa il 20%. Con la progressiva diffusione del coronavirus, il dispositivo di controllo messo in campo dai Nas si è rimodulato anche al fine di rilevare possibili criticità. A causa delle gravi carenze strutturali e organizzative, sono stati eseguiti provvedimenti di sospensione e di chiusura nei confronti di 15 strutture, giudicate incompatibili con la permanenza degli alloggiati.
4
Gli uomini della Guardia di Finanza di Benevento sono al lavoro dalla prima mattinata per eseguire un’ordinanza del Gip del tribunale del capoluogo sannita – giunta al termine delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento – con la quale è stata disposta l’applicazione di misure cautelari nei confronti di dieci indagati per i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, reati tributari, riciclaggio e autoriciclaggio. Allo stesso tempo le Fiamme Gialle hanno proceduto al sequestro per equivalente fino alla concorrenza del valore complessivo di 3,7 milioni di euro, nonché al sequestro di diverse società utilizzate per la commissione dei reati contestati. Sono ben 110 le persone indagate e, per quanto riguarda la provincia di Avellino, si tratta di residenti sia nel capoluogo che nei comuni di Atripalda, San Potito Ultra, Capriglia, Nusco, Monteforte Irpino, Chianche, Salza Irpina, Taurasi, Roccabascerana.
Maxi operazione alle prime luci dell’alba. E una delle operazioni più corpose condotte finora dalla Guardia di Finanza: 248 capi d’imputazione, 110 indagati per truffa ai danni dello Stato, reati tributari e riciclaggio, 10 misure cautelari eseguite, circa 60 Fiamme Gialle impiegate. Sono stati passati al setaccio 300 contratti di assunzione, migliaia di settimane lavorative fittiziamente registrate. Tra le persone coinvolte tra cui figurano anche soggetti di Avellino, San Potito Ultra, Capriglia, Nusco, Atripalda, Monteforte, Chianche, Salza Irpina, Taurasi e Roccabascerana. Nella mattinata odierna, all’esito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento, militari del Gruppo del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Benevento hanno dato esecuzione all’ordinanza con cui il Giudice per le Indagini Preliminari di Benevento, su richiesta della Procura, ha disposto l’applicazione di dieci misure cautelari personali e di misure reali. La complessa e articolata attività di indagine, scaturita da uno specifico servizio in materia di lavoro sommerso, ha consentito di accertare la sussistenza di un grave quadro indiziario a carico di una vera e propria associazione per delinquere volta a perpetrare una serie indeterminata di reati ed, in particolare, di delitti fiscali e di truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dell’I.N.P.S. e ai danni dello Stato, condotte delittuose i cui proventi costituivano a loro volta oggetto di condotte di riciclaggio e di auto-riciclaggio. Nel corso della corposa attività investigativa, fondata su attività di intercettazione, perquisizioni ed analisi del contenuto dei dispositivi sequestrati agli indagati, di acquisizione documentale e di escussione delle persone informate sui fatti, si è infatti avuto modo di verificare che le suddette condotte delittuose sono state poste in essere mediante la costituzione e/o la gestione di molteplici società (ben 17), tutte riconducibili di fatto allo stesso sodalizio criminale e quasi tutte, in concreto, non operative e utilizzate precipuamente per finalità elusive. Per un verso le società erano tutte strumentali all’emissione e all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e quindi ai fini di evasione, per altro verso venivano adoperate per la fittizia assunzione di personale, stante l’assenza di attività lavorativa concretamente prestata, al solo fine di consentire la percezione indebita di indennità di disoccupazione in seguito al licenziamento (anch’esso fittizio) e il conseguimento di settimane utili ai fini pensionistici, così sostanzialmente creando crediti di imposta a favore delle società da compensare con ritenute previdenziali ed assistenziali scaturenti dalle assunzioni presso le stesse di numerose persone. Tutti i soggetti assunti dalle anzidette società, a distanza di un lasso temporale utile a far maturare i diritti previsti dalla normativa vigente, venivano licenziati ed invitati a presentare domanda di indennità di disoccupazione che, una volta indebitamente ottenuta e accreditata, veniva dagli stessi riversata nelle mani del sodalizio criminoso: il tutto mediante una struttura organizzativa complessa e articolata con suddivisione di ruoli e compiti ben precisi tra gli indagati, con una gestione pianificata nei minimi dettagli e mediante tecniche ed espedienti ben collaudati nel tempo così come è emerso dall’attività di perquisizione e analisi del materiale sequestrato, rendendo di fatto possibile che gli stessi agissero indisturbati per quasi tutto un decennio. Alla base dell’organizzazione è stata pertanto sfruttata la collaborazione di centinaia di soggetti che, in cambio di una piccola percentuale dell’indennità indebitamente percepita e della conseguente opportunità di ritrovarsi contributi figurativi e settimane lavorative, si è prestata a farsi assumere e licenziare e a presentare domanda per conseguire le indennità di disoccupazione che venivano accreditate sui conti correnti accesi dai beneficiari e poi versate in tutto o in parte ai vertici dell’associazione. Fondamentale si è rivelato altresì il ruolo di coloro ai quali sono state intestate le società e che hanno di fatto reso possibile la commissione di molteplici reati fiscali e di plurime truffe e che ora si rendevano disponibili per ogni operazione anche simulata e atto necessario per il conseguimento delle finalità illecite dell’associazione, ora si recavano presso istituti bancari, emettevano assegni, firmavano documenti, effettuavano movimentazioni bancarie e facevano transitare sui propri conti correnti i proventi dell’attività delittuosa, compiendo operazioni volte a dissimularne la relativa provenienza, ora procacciavano nominativi utili ai fini delle assunzioni. Prezioso si è così rivelato il contributo, nell’ambito dell’associazione, dei “prestanome”, soggetti prevalentemente provenienti da contesti sociali di disagio, da fasce deboli della popolazione disposte a tutto per pochi soldi, facilmente circonvenibili e senza nulla da perdere, atteso che trattasi di soggetti senza reddito e occupazione lavorativa, alcuni dei quali con precedenti penali specifici e disposti alla commissione di qualsivoglia reato per guadagnare la giornata (finanche per percepire denaro per le sigarette e/o pagamento delle varie bollette e per l’acquisto di beni di prima necessità). Parimenti essenziale per il funzionamento del meccanismo fraudolento è stata l’opera di chi ha rivestito la qualità di consulente del lavoro delle società del sodalizio, mettendo a disposizione la propria attività professionale, in particolare consentendo di avviare e perfezionare la procedura finalizzata al conseguimento delle indebite indennità di disoccupazione. Risalendo nella struttura piramidale della compagine associativa, basilare è stato il contributo degli organizzatori, i quali, a vario titolo, hanno coadiuvato il promotore, ora curando sistematicamente l’attività di gestione dell’intero apparato societario e la tenuta della relativa contabilità, predisponendo tutta la documentazione necessaria per la commissione delle truffe e dei reati fiscali, ora rappresentando legalmente le società, ora procacciando nominativi utili per le assunzioni, ora gestendo, istruendo e accompagnando i prestanome ogniqualvolta si rendesse necessario, ora fungendo da referenti esterni per l’associazione, ora occupandosi della riscossione delle stesse indennità di disoccupazione. Infine, ruolo di assoluto rilievo è stato ricoperto dal promotore dell’associazione, reale dominus di tutta l’attività, nonché fulcro della gestione aziendale di tutte le società e ideatore di tutto il meccanismo fraudolento, controllando di fatto l’intero apparato in modo puntuale, anche pianificando strategie difensive in caso di controlli fiscali, nonché assumendo ogni decisione e impartendo direttive ai suoi sodali in ordine alla gestione delle società, coordinando ogni operazione e beneficiando dei proventi dell’attività delittuosa, di cui risultava ultimo collettore, attraverso condotte di riciclaggio degli altri indagati e di auto-riciclaggio. Nei confronti del promotore e degli organizzatori dell’associazione, cinque persone, è stata disposta dal gip l’applicazione della misura degli arresti domiciliari, laddove nei confronti degli ulteriori compartecipi dell’associazione, altri cinque, è stata disposta la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. All’esito delle attività espletate e dei conteggi effettuati dall’I.n.p.s., è stato possibile accertare l’enorme portata del meccanismo fraudolento attuato dagli indagati e del giro illecito di “affari” che ne è derivato, risultando innanzitutto coinvolte a vario titolo nelle ipotesi truffaldine più di 100 persone, almeno 17 le società utilizzate per le fittizie assunzioni, più di 200 i rapporti di lavoro fittizi instaurati, ma soprattutto che l’I.N.P.S. ha erogato, a far data quanto meno dal 2013, somme non dovute per indennità di disoccupazione per un importo complessivo pari a € 1.037.569,92 e che le settimane complessive accumulate illecitamente a fini pensionistici risultano essere pari a 11361 pari a circa 218 anni contributivi. Allo stesso tempo, attraverso l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e la commissione di molteplici delitti fiscali, l’intero meccanismo fraudolento architettato ha consentito di evadere un’imposta complessiva pari a € 2.687.254,28. Infine, i proventi dei predetti delitti venivano di volta in volta trasferiti su conti correnti intestati ad altre persone riconducibili comunque all’associazione, attraverso una pluralità di movimentazioni bancarie effettuate tra persone fisiche e giuridiche, in modo da ostacolarne l’accertamento della provenienza delittuosa: dagli accertamenti bancari effettuati nel corso delle indagini emergeva, in particolare, che gran parte delle somme, dopo una serie di operazioni e trasferimenti, confluivano su conti correnti situati all’estero ovvero Malta e Lussemburgo. In relazione ai predetti fatti è stata data altresì esecuzione al sequestro preventivo, disposto dal gip, anche per equivalente del profitto dei reati tributari e delle truffe fino alla concorrenza del valore complessivo di € 3.724.824,20, nonché al sequestro delle 17 società utilizzate per la commissione dei suddetti reati, mentre si sta tuttora procedendo, mediante coordinamento con Eurojust, al sequestro dei conti correnti aperti all’estero. Non può che sottolinearsi, a completamento dell’allarmante quadro emerso, la peculiare pericolosità degli indagati: nel corso dell’attività investigativa hanno dimostrato, non solo particolare scaltrezza e abilità, ma anche un atteggiamento del tutto sprezzante nei confronti della legge e del sistema giudiziario, continuando a delinquere, noncuranti dei controlli e delle indagini in corso, che già peraltro conoscevano, e provvedendo ad eliminare file e documenti finanche oggi nella fase di esecuzione delle misure, precostituendosi prove a discarico (avevano predisposto un memorandum per ogni lavoratore, predisponendo anche il contenuto delle dichiarazioni da rendere all’autorità giudiziaria, il tutto contenuto in una penna usb di cui si disfacevano nel corso della prima perquisizione) nonché disponendo, in modo particolarmente allarmante, di canali privilegiati di acquisizione di notizie segrete relative alle indagini con particolare riferimento alle intercettazioni autorizzate nei loro confronti che provvedevano a neutralizzare sia pure parzialmente.
3
Nella giornata di ieri i carabinieri del comando provinciale hanno proseguito le attività di controllo Sul rispetto della normativa per il contenimento del virus. A Carpi e comuni limitrofi sono state contestate 10 infrazioni, molte di queste elevate nel parco pubblico Tienanmen e altri parchi pubblici della zona, mentre altre infrazioni sono state elevate nei comuni di San Prospero, Soliera, San Felice sul Panaro. Nel distretto ceramico le sanzioni elevate sono state sei, rispettivamente in Vignola e Maranello. A Pavullo nel Frignano e comuni limitrofi le persone trovate in difetto dalle pattuglie delle stazioni carabinieri del luogo sono state cinque, rispettivamente nei comuni di Pavullo, Frassinoro e Montese.
Non vede rilevanti oscillazioni il conto delle persone che quotidianamente vengono sanzionate per violazione delle misure anticontagio. In provincia di Modena ieri si sono contate 21 infrazioni, la maggior parte delle quali rilevate a Carpi e nella bassa modenese. Sei le sanzioni comminate dai Carabinieri della compagnia di Sassuolo, in particolare a Vignola e Maranello. Per quanto riguarda i comuni dell'Appennino invece, le persone trovate in difetto sono state cinque, nei comuni di Pavullo, Frassinoro e Montese. Il tuo browser non può riprodurre il video. Devi disattivare ad-block per riprodurre il video. Play Replay Play Replay Pausa Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio Indietro di 10 secondi Avanti di 10 secondi Spot Attiva schermo intero Disattiva schermo intero Skip Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi. Attendi solo un istante , dopo che avrai attivato javascript . . . Forse potrebbe interessarti , dopo che avrai attivato javascript . . . Devi attivare javascript per riprodurre il video. Nel pavullese i militari hanno identificato un operaio 56enne, italiano, il quale se ne andava in giro fuori dalla propria abitazione nonostante fosse in quarantena. Per lui è’ scattata la denuncia alla Procura della Repubblica.
4
Sono salite a 44, complessivamente, le persone - residenti fra capoluogo e provincia - risultate positive al tampone rino-faringeo Covid-19. Il dato di 43 contagiati - fornito dalla Prefettura di Agrigento - è aggiornato a ieri quando, sempre complessivamente, erano stati effettuati ben 489 test. La distribuzione territoriale degli agrigentini che risultano essere infetti è la seguente: 2 casi ad Agrigento, 2 a Canicattì, 3 a Favara, 3 a Licata, 3 a Menfi, 1 a Montallegro, 3 a Palma di Montechiaro, 6 a Ribera, 1 a Santa Margherita Belice, 1 a Siculiana e 18 a Sciacca. Nell'elenco fornito dalla Prefettura (con il numero di 43 contagiati ndr.) - e aggiornato, appunto, a ieri (domenica ndr.) - manca infatti il caso di Raffadali che è stato annunciato sui social dal sindaco Silvio Cuffaro. Rispetto ai dati aggiornati alle ore 18 di sabato 21 marzo, quando di tamponi risultavano esserne stati fatti 465, restano confermati i dati di Sciacca, Menfi, Santa Margherita Belice, Licata, Agrigento, Favara, Montallegro, Canicattì. Sono invece aumentati i casi di Palma di Montechiaro che da 2 è passata a 3 (ma era stato già annunciato sui social dal sindaco Stefano Castellino) e quelli di Ribera che da 4 test positivi è passata a 6. Il caso di Siculiana Contestualmente, all'arrivo dei dati della Prefettura di Agrigento, il sindaco di Siculiana, Leonardo Lauricella, ha dato - attraverso i social - la comunicazione: "Dopo i casi di contagio verificatisi anche in diversi Comuni a noi vicini, oggi è la nostra comunità ad esserne interessata. Dalle autorità competenti, infatti, mi è stata comunicata la presenza di un soggetto positivo al coronavirus nel nostro Comune. Si tratta di un anziano ultranovantenne ospitato presso la casa di riposo per anziani di Siculiana che in data 20 marzo è stato ricoverato presso l'ospedale di Agrigento e sottoposto a tampone faringeo che ha dato esito positivo. Al momento, l'anziano è stato trasferito presso la struttura ospedaliera di Marsala dove si attendono gli esiti di un secondo tampone". Ricoveri e dati ufficiali Dopo il decesso di ieri, all'ospedale "Giovanni Paolo II" di Sciacca non risulta più nessun paziente - affetto da Coronavirus - ricoverato in provincia. Uno invece il paziente ricoverato al Covid hospital di Partinico, due agrigentini risultano ricoverati a Caltagirone, 4 al Sant'Elia di Caltanissetta, 1 a Trapani, 2 ad Enna. A livello siciliano (i dati sono aggiornati all ore 17 del 22 marzo), i tamponi effettuati sono stati 5.580 (4.883 risultavano effettuati il giorno precedente), 596 i positivi (498 il giorno prima), 8 i deceduti (6 il giorno prima), fermi i dimessi: 26. Sempre a livello regionale (dato sempre aggiornato alle ore 17 del 22 marzo) in isolamento domiciliare risultavano esserci 321 persone, 204 invece il giorno precedente. Ricoverati con sintomi, infine, 220 contro i 206 del giorno precedente. Alle ore 12 di oggi, la Regione Siciliana ha segnalato all'unità di crisi nazionale: 721 i casi positivi, ma attualmente ne risultano 681 perché 27 sono già guariti e 13 deceduti. Questa la divisione degli attuali positivi nelle varie province: Agrigento, 42; Caltanissetta, 28; Catania, 262; Enna, 38; Messina, 115; Palermo, 98; Ragusa, 8; Siracusa, 48; Trapani, 42. Per quanto riguarda i deceduti, a correzione del precedente report, - scrive la Regione - si precisa che i 13 casi sono riferiti alle seguenti province: 5 a Catania, 4 a Enna, 1 ciascuno ad Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Siracusa. Il tuo browser non può riprodurre il video. Devi disattivare ad-block per riprodurre il video. Spot Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi. Attendi solo un istante , dopo che avrai attivato javascript . . . Forse potrebbe interessarti , dopo che avrai attivato javascript . . . Devi attivare javascript per riprodurre il video.
Numeri che ballano, in continuo aggiornamento, e che spesso non vanno di pari passo con le varie comunicazioni ufficiali. Il dato che però emerge, purtroppo, è quello di una tendenza in aumento dei casi di Coronavirus in provincia di Agrigento. Si è da poco concluso il consueto appuntamento in video conferenza tra la Prefettura di Agrigento e la stampa per l’aggiornamento del bollettino. L’ultimo a cui fa riferimento la Prefettura è datato 24 marzo alle ore 17. Come si diceva bisogna tenere conto della situazione, dinamica e in continuo aggiornamento, e della differenza tra gli Enti nell’orario di rilevamento e accertamento dei casi. Fatta questa doverosa premessa, passiamo ai numeri forniti dalla Prefettura di Agrigento (che si riferiscono al 24 marzo ore 17) in attesa di un ulteriore bollettino della Regione Siciliana che verrà diramato intorno le 13 di oggi (25 marzo). Secondo il bollettino il numero dei tamponi effettuato è 613 di cui 50 sono risultati essere positivi. Questi i dati comune per comune: Agrigento (6); Canicattì (2); Favara (3); Licata (3); Menfi (4); Montallegro (1); Palma di Montechiaro (3); Raffadali (1); Ribera (6); Santa Margherita Belice (1); Sciacca (18); Siculiana (1); Un altro caso positivo riguarda invece un agrigentino che però risiede in altra provincia. In questa stima di numeri bisogna fare alcune considerazioni in relazione al discorso di un continuo e frenetico aggiornamento: il dato fornito dalla Prefettura, rispetto a quelli comunicati ad esempio dai sindaci, considera un caso in più ad Agrigento (che dai cinque di ieri salgono a sei) e un altro caso accertato a Menfi (da tre a quattro). Questi numeri, inoltre, non terrebbero ancora conto di un altro caso a Camastra che riguarderebbe un bracciante agricolo di 75 anni trasferito all’ospedale di Caltagirone. Cambiano i numeri anche dei ricoveri di agrigentini in ospedale. All’ultimo aggiornamento era sceso a zero, con la dimissione degli ultimi due pazienti, il numero delle persone ricoverate all’ospedale di Sciacca. Oggi (il riferimento però è al 24 marzo ore 17) sale a 1. Cinque gli agrigentini ricoverati a Caltanissetta, 2 a Caltagirone, 2 a Enna, 1 a Partinico, Trapani e Marsala.
3
SAN MARCELLO. L'Unione dei Comuni dell'Appennino pistoiese ha indetto, per conto del Comune di San Marcello Piteglio, un bando per l'affidamento della fornitura di prodotti alimentari destinati al servizio di refezione scolastica. Nello specifico, i prodotti serviranno alla preparazione dei pasti per le scuole dell'infanzia e primarie comunali. La fornitura è suddivisa in otto lotti: frutta e verdura (l'importo a base d'asta è di 23.500 euro), carne fresca (45.500 euro), alimenti surgelati (19.500 euro), generi alimentari vari (34.000 euro), latticini (19.500 euro), pasta di grano duro (5.000 euro), pasta fresca all'uovo e ripiena (12.000 euro), pane e prodotti da forno (19.500 euro). I prodotti alimentari dovranno essere forniti dal 1° aprile 2020 al 31 dicembre 2021. L'affidamento potrà eventualmente essere rinnovato per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2022 e il 30 giugno 2023. L'aggiudicazione avverrà in base al criterio del maggiore ribasso sull’importo a base di gara per ogni singolo lotto ad esclusione di quello relativo a frutta e verdura fresche, per il quale il ribasso dovrà essere offerto con riferimento alla quotazione prevalente del listino settimanale dei prezzi all’ingrosso pubblicato da Mercafir Scpa di Firenze. Sarà possibile fare un'offerta per uno o più lotti. Le imprese dovranno indicare la percentuale complessiva di ribasso per ogni lotto e dettagliare i prezzi offerti per i singoli prodotti. L’amministrazione procederà all’aggiudicazione anche in presenza di una sola offerta valida per ogni lotto, purché ritenuta adeguata e conveniente. Le offerte dovranno pervenire telematicamente, attraverso il sistema della Regione Toscana Start, entro le 17 di mercoledì 11 marzo 2020. Saranno aperte nel corso di una seduta pubblica che si terrà giovedì 12 marzo 2020 alle ore 9.30 in municipio. —
SAN MARCELLO Da ieri le persone residenti nei Comuni facenti parte del territorio dell'Unione di Comuni Montani Appennino Pistoiese che si trovano in stato di necessità, possono fare richiesta dei buoni spesa per generi alimentari. I buoni potranno essere utilizzati esclusivamente negli esercizi commerciali dei suddetti Comuni, che avranno manifestato la loro adesione. Il modulo di domanda, una volta presentato, sarà seguito da una analisi condotta per nuclei familiari e attraverso un'intervista telefonica e successivamente validato dall'ufficio dei servizi sociali dell'Unione. Si potranno avere buoni spesa del valore di 25 euro ciascuno per un importo di 100 euro per il primo componente familiare, e 50 euro per ogni componente successivo fino ad un massimo di 400 per nucleo familiare. Gli aiuti saranno erogati con buoni spesa che riporteranno un numero progressivo ed un codice numerico che identificherà il beneficiario e saranno consegnati direttamente presso l'indirizzo del richiedente. Tali buoni potranno essere utilizzati esclusivamente presso gli esercizi commerciali convenzionati, dei quali sarà data evidenza anche sul sito del Comune di San Marcello Piteglio. La domanda, che è una autocertificazione, dovrà essere presentata utilizzando l'apposito modello distinto per Comuni e potrà essere consegnato preferibilmente via mail agli indirizzi: s.conti@ucap.it o unionecomunimontaniappenninopistoiese@pec.it o agli uffici protocollo dei Comuni di riferimento, con l'accortezza di evitare assembramenti. —
1
“Voglio solo dire che hai lasciato un vuoto incolmabile, qui Tutti aspettano, sappi che hai un posto riservato nel cuore e non solo, che ogni cosa si può sistemare, te lo dico io che so cosa vuol dire cadere nel baratro E pensare che tutto sia irrecuperabili, ,ma, non è così, tutto quello che pensi sia irrecuperabile è falso, tutto si sistema nella vita, nessuno giudicherà, tanti ti amano, tanti sperano in te, tanti credono in te, soprattutto io, qualunque sia il problema Ne parleremo anche se ne abbiamo parlato tanto, non smetteremo mai di parlarne. Ma ti supplico di fare in modo che possiamo parlarne. Ho sempre creduto nella SPERANZA” . Così Massimiliano Farci scriveva il 27 gennaio, sul suo profilo facebook, nessuno sapeva che stesse recitando una parte. Lui ignorava di essere all’ultimo atto della messinscena: gli investigatori avevano stretto il cerchio intorno a Massimiliano Farci, 53 anni, di Assemini, già condannato all’ergastolo nel 1999 col fratello Alessandro per l’omicidio di Roberto Baldussi, ragioniere di San Sperate, per impossessarsi della sua auto di lusso. Ora il co-autore del “delitto della Lotus rossa” è accusato di omicidio doloso, occultamento di cadavere, furto e utilizzo indebito del bancomat di Speranza Ponti, 50 anni, di Uri, trasferitasi da Genova ad Alghero dopo essersi fidanzata con lui. Oggi il cadavere della donna, la cui disponibilità economica era aumentata negli ultimi tempi grazie a un’operazione immobiliare, è stato ritrovato dai Carabinieri della compagnia di Alghero a Monte Carru, tra le campagne di Carrabufas e il centro abitato, in un’area con un grande resort e villette a schiera utilizzate prevalentemente a fini ricettivi. A Natale i parenti di Speranza Ponti ne avevano denunciato la scomparsa. Le indagini dei Carabinieri, coordinate dal procuratore di Sassari, Gianni Caria, si erano concentrate subito su di lui. Scontati vent’anni di reclusione, era in semi-libertà: di giorno gestiva la pizzeria “Sergio’s” di via XX settembre, a due passi dal centro storico della città turistica, di notte rientrava in carcere, in via Vittorio Emanuele, non lontano dal suo locale. Il racconto reso ai militari che indagavano sulla sparizione della compagna non ha mai convinto. Anche i parenti di lei avevano ben chiaro cosa fosse successo, ma hanno rispettato la consegna del riserbo, consentendo agli inquirenti di far cadere in contraddizione il sospettato. DI lei non si avevano più tracce da dicembre: Il 16 dello stesso mese, da un nuovo profilo facebook, Speranza Ponti aveva fatto sapere: “Sto benissimo… Sto andando verso la cattedrale di Compostela… FANTASTICO...”. Il post la “geo-localizzava” all’aeroporto di Madrid, mentre il 9 dicembre dall’aeroporto di Barcellona aveva scritto “eccoci!!!!….finalmente...” dal suo profilo abituale. Non capendo il perché di un nuovo profilo e della fine dei contatti con i parenti, i Carabinieri hanno intensificato le ricerche. Riscontri, interrogatori, verifiche e ieri la svolta: i Ris controllano il locale, lui viene interrogato ancora e alla fine ammette la morte della fidanzata. Dice di sapere dove si trova il cadavere, di averlo nascosto lui. Ma parla di suicidio. La data 6 dicembre. Per gli inquirenti, dopo ventuno anni, è responsabile di un nuovo assassinio. Assistito dall’avvocato Daniele Solinas, attenderà nel carcere di Bancali, a Sassari, di essere interrogato dal gip.
Si terrà lunedì mattina nel carcere di Bancali, a Sassari, l’interrogatorio di Massimiliano Farci, il 53enne di Assemini accusato di omicidio doloso, occultamento di cadavere, furto e indebito utilizzo del bancomat di Speranza Ponti, la sua fidanzata sassarese di 50 anni con cui gestiva la pizzeria Sergio’s di via XX settembre, ad Alghero. Assistito dall’avvocato Daniele Solinas, Farci dovrà rispondere alle domande del gip Antonello Spanu, che dovrà stabilire se convalidare il provvedimento cautelare sollecitato dal sostituto procuratore Beatrice Giovannetti, titolare delle indagini. Intanto per gli inquirenti si affaccia sempre più l’ipotesi che il movente dell’assassinio sia di natura economica: la donna aveva venduto di recente l’appartamento di Genova, di cui era comproprietario l’ex marito, e aveva ottenuto un risarcimento da un’assicurazione. Una somma consistente, utilizzata in parte per prestare i soldi al compagno, così da consentirgli di realizzare il dehor della pizzeria. Le indagini sono coordinate a distanza dal procuratore Gianni Caria e condotte dai carabinieri della compagnia di Alghero insieme al reparto investigativo del comando provinciale di Sassari e al Ris di Cagliari. Masimiliano Farci, già condannato all’ergastolo nel 1999 insieme al fratello Alessandro per l’omicidio di Roberto Baldussi, giovane imprenditore di San Sperate al quale intendeva portare via una lussuosa Lotus rossa, dopo vent’anni di detenzione aveva ottenuto la semi-libertà, che stava scontando nel carcere di Alghero, dove rientrava solo di notte. Di giorno gestiva la sua pizzeria insieme a quella donna che da un paio d’anni aveva lasciato Genova per vivere con lui nella Riviera del corallo, avvicinandosi così anche ai parenti, che vivono a Uri. Della donna si erano perse le tracce da dicembre. Preoccupati, i parenti avevano sporto denuncia ai carabinieri. Le versioni fornite dal compagno, alcuni messaggi sui social e quelli scambiati con i conoscenti comuni, i prelevamenti effettuati col bancomat di lei, per un totale di 5mila euro: tantissimi elementi avevano indirizzato le indagini verso una direzione precisa sin da subito. Due giorni fa la svolta, quando dopo un lunghissimo interrogatorio Farci ha ammesso che la donna era morta. Dopo aver dichiarato di averla ritrovata suicida nel loro appartamento la sera del 6 dicembre, l’uomo ha ammesso di aver occultato il cadavere per paura di perdere tutto quel che aveva conquistato in questi anni dopo gli errori del passato. Basandosi sulle sue indicazioni, ieri mattina gli investigatori hanno ritrovato il corpo della donna tra le sterpaglie di uno spiazzo presso la zona residenziale turistica di Monte Carru, dove si trovano un resort e delle villette a schiera, e le campagne di Carrabufas.
4
Ladri d’altri tempi anche qui a Napoli, rubate uova e galline dal pollaio di un’azienda agricola. D’altronde, in tutta la regione, ma non solo, nelle ultime settimane si stanno moltiplicando i furti nelle campagne, e nelle aree nei pressi delle aziende, per le limitazioni agli spostamenti della popolazione con l’emergenza coronavirus, ma soprattutto per la grave crisi economica che sta interessando un sempre maggior numero di persone. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti messo a segno in seguito all’operazione che, a Foggia, ha portato a pochi giorni dalla Pasqua, all’arresto di alcuni senza fissa dimora per il furto di una pecora e di materiale agricolo. LEGGI ANCHE Coronavirus a Napoli, mancano 30mila braccianti: al macero frutta e verdura «Si tratta - ha sottolinea la Coldiretti - solo dell’ultimo di una serie di episodi che si sono verificati lungo tutta la penisola dalla Lombardia, dove a Mandello del Lario (in provincia di Lecco) si è verificato un furto di galline e uova attraverso un buco nella rete, fino alla zona del casertano, in Campania, dove sono spariti agnelli e mozzarelle». Un fenomeno che - continua la Coldiretti - tende ad amplificarsi anche per la situazione di disagio in cui si trova una fetta crescente della popolazione per la mancanza di opportunità di lavoro, anche occasionale, a causa delle misure restrittive assunte per l’emergenza Covid 19. «Non si tratta però sempre di semplici “ladri di polli” - aggiungono i coltivatori - poiché spesso si assiste a veri e propri raid capaci di mettere in ginocchio un’azienda, specie se di dimensioni medie o piccole». LEGGI ANCHE Coronavirus a Napoli, alle stelle i prezzi del grano: «Così si specula sul pane» Gli agricoltori - sottolinea la Coldiretti - sono vittime di ogni genere di furti, dagli animali ai prodotti agricoli, dalle attrezzature ai macchinari, come gli ultimi blitz notturni delle bande criminali che si sono verificati in Puglia per saccheggiare le campagne, portando via uva del prestigioso vitigno e pali per spalliere. Un fenomeno che aggrava la situazione di crisi in cui si trova il settore agricolo a seguito dell’emergenza coronavirus che ha provocato un calo delle attività che ha interessato il 37% delle aziende agricole, secondo l’indagine Coldiretti. Intanto, grazie anche alla Coldiretti Campania - con il direttore Salvatore Loffreda - tante famiglie hanno potuto trascorrere la Pasqua senza rinunciare al cibo. Sono state infatti donate undici tonnellate circa - tra frutta e verdura - che nei giorni scorsi sono state distribuite alle famiglie in difficoltà da parte dei volontari della Caritas e della Comunità di Sant’Egidio. Prodotti che sono stati consegnati dalla Coldiretti Campania, appunto, ma anche dalle aziende agricole di Campagna Amica, sempre al padiglione sei della Mostra d’Oltremare, dove è stato allestito il banco alimentare. È probabile che la Coldiretti - quanto prima - manderà altro cibo per far fronte alle esigenze delle mense della città e di tante associazioni che si occupano di aiutare famiglie che si trovano in una condizione di difficoltà. Ultimo aggiornamento: 14 Aprile, 08:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA «Nonostante i problemi, gli agricoltori della Coldiretti hanno voluto manifestare la propria solidarietà alla città di Napoli - ha spiegato il direttore Loffreda - andremo avanti nel nostro servizio: non ci possiamo sottrarre alla richiesta di aiuto che arriva dalle famiglie in difficoltà». Una tragedia, quella del coronavirus, che ha visto glisostenuta da volontari, associazioni e singoli cittadini. Una operazione congiunta organizzata con l’obiettivo di fare qualcosa per aiutare chi ha bisogno. Intanto, continua ad aumentare il numero delle persone che ogni giorno bussa alla porta delle mense della Caritas.
Un fenomeno che – continua la Coldiretti - tende ad amplificarsi anche per la situazione di disagio in cui si trova una fetta crescente della popolazione per la mancanza di opportunità di lavoro anche occasionale con le misure restrittive assunte per l’emergenza Covid 19. Non si tratta però sempre di semplici “ladri di polli” poiché spesso si assiste a veri e propri raid capaci di mettere in ginocchio un’azienda, specie se di dimensioni medie o piccole. Gli agricoltori – sottolinea la Coldiretti – sono vittime di ogni genere di furti, dagli animali ai prodotti agricoli, dalle attrezzature ai macchinari, come gli ultimi blitz notturni delle bande criminali che si sono verificati nella terra del Primitivo in Puglia per saccheggiare le campagne, portando via barbatelle del prestigioso vitigno e pali per spalliere. Un fenomeno che aggrava la situazione di crisi in cui si trova il settore agricolo e a seguito dell’emergenza coronavirus che un calo delle attività che ha interessato il 37% aziende agricole secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. - Dagli agnelli alle galline fino alle mozzarelle si moltiplicano i furti nelle campagne deserte per le limitazioni agli spostamenti della popolazione con l’emergenza coronavirus. E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti in riferimento all’operazione che a Foggia ha portato a pochi giorni dalla Pasqua all’arresto di cittadini senza fissa dimora per il furto di una pecora e di materiale agricolo. Si tratta – sottolinea la Coldiretti - solo dell’ultimo di una serie di episodi che si sono verificati lungo tutta la Penisola dalla Lombardia dove a Mandello del Lario (in provincia di Lecco) si è verificato un furto di galline e uova attraverso un buco nella rete fino al Casertano in Campania dove sono stati spariti agnelli e mozzarelle.
4
Il Coronavirus 2019-nCoV fa la sua prima “vittima” di figuraccia: si tratta di Niclo Scomparin, consigliere comunale in quel di Casier in provincia di Treviso. «Mancavano gli onti cinesi per impestarci», ha scritto l’esponente di Fratelli d’Italia, cancellando subito dopo il post. Il sindaco Renzo Carraretto ha preso subito le distanze dal consigliere e il giorno dopo si è presentato personalmente dai suoi concittadini orientali. «Sono andato a portare un saluto ad alcuni di loro, e sono andato a bere un caffè al bar gestito da cinesi – racconta -. Non li ho visti scossi da quanto accaduto, e questo mi fa piacere. Ho però avvertito subito il consigliere: siamo una squadra, se i social diventano uno strumento per promuovere le buone attività dell’amministrazione mi trovo d’accordo, ma quell’uso non mi va bene. Per ora è un richiamo, sbagliare succede, ma adesso basta. La prossima volta si prenderanno provvedimenti». Lui ovviamente si è difeso sostenendo che non si trattava di un incitamento all’odio razziale: «Non era incitamento all’odio razziale, mi riferivo al virus, causato da condizioni igieniche non sempre controllate dalle autorità». In realtà le condizioni igieniche per ora non c’entrano niente con il Coronavirus, secondo i ricercatori. Ma di sicuro Scomparin da Casier in provincia di Treviso ne sa più di loro. Leggi anche: Il complotto di Facebook che blocca le notifiche ai leghisti
Un post su Facebook dal messaggio inequivocabile: «Mancavano gli ‘onti’ cinesi per impestarci». L’autore è Niclo Scomparin, consigliere comunale del gruppo di maggioranza CiviCasier di Casier (in provincia di Treviso), in quota Fratelli d’Italia (Fdi), che, giovedì sera, ha voluto così commentare le notizie relative alla diffusione del Coronavirus. L’espressione «onti», in dialetto veneto «unti», sembra voler attribuire ai cinesi in Italia un ruolo di “untori” del virus. La frase, cancellata successivamente, ha fatto scoppiare una polemica con l’opposizione municipale della lista Civica PerCasier, per la quale, come riportano i giornali locali, «la dichiarazione si inserisce nel contesto di atteggiamenti xenofobi sempre più preoccupanti». Grazie a La Tribuna e al Gazzetino di Treviso.Entrambi oggi parlano di un post social scritto da un consigliere dell'… Gepostet von Per Casier – Gruppo consiliare am Samstag, 25. Januar 2020 «È una frase pesantissima che offende un popolo intero e fomenta una caccia alle streghe, o meglio, all’untore», si sostiene. «In questo contesto l’odio sociale nei confronti delle minoranze etniche non può che aumentare. È auspicabile una presa di distanza del partito di Giorgia Meloni e da parte del sindaco Renzo Carraretto la richiesta di scuse ufficiali alla comunità cinese». Dopo aver rimosso la frase, Scomparin ha voluto chiarire il suo pensiero. «Mi dissocio da qualsiasi forma di incitamento all’odio razziale riferita alla comunità cinese – ha affermato – Il mio era era un post riferito esclusivamente al virus cinese causato da condizioni igieniche non sempre controllate dalle autorità». Immagine – Facebook @percasierHome Leggi anche:
4
Condividi Pin 1 Condivisioni Lo rende noto il Sindaco Esterino Montino via social. “Solo 3 quelle in sorveglianza attiva” Coronavirus, a Fiumicino sono 7 le persone attualmente positive – Così il Sindaco di Fiumicino Esterino Montino dal proprio profilo social: “È arrivato poco fa l’ultimo aggiornamento dalla Asl RM3 sui contagi in città. Secondo gli ultimi dati, le persone positive al coronavirus in città sono 7, mentre sono solo 3 quelle in sorveglianza attiva”. I numeri continuano ad essere incoraggianti, sebbene stabili per quanto riguarda i casi positivi. Un segnale che continuare a seguire le prescrizioni e le regole per il contenimento del contagio è quello che dobbiamo fare perché, come sappiamo, il virus è ancora in circolazione e non è stato debellato. Non possiamo permetterci un nuovo innalzamento dei contagi e per questo chiedo la collaborazione di tutte e tutti.”
“Oggi non si registrano nuovi casi di contagi da covid-19 a Fiumicino”. Lo dichiara il sindaco di Fiumicino Esterino Montino. “Alle 21.37 la Asl RM3 mi ha confermato che i numeri sono gli stessi che abbiamo già comunicato ieri sera – spiega il sindaco – e cioè 15 positivi, una persona guarita, 8 in isolamento a casa e 5 ricoverati. Infine, restano 64 le persone in sorveglianza attiva perché contatti diretti delle persone positive”. “Continuiamo a restare a casa e a seguire scrupolosamente le indicazioni delle autorità sanitarie – conclude il sindaco – solo così possiamo superare la crisi”.
2
ROMA (ITALPRESS) – “Domani comincera’ la fase 2 dell’emergenza, quella della convivenza con il virus. Sara’ una nuova pagina che dovremo scrivere tutti insieme, con fiducia e responsabilita’”. Lo scrive su facebook il premier Giuseppe Conte che aggiunge:“Fino ad oggi la maggior parte dei cittadini e’ stata al riparo nelle proprie case. Da domani oltre 4 milioni di italiani torneranno al lavoro, si sposteranno con i mezzi pubblici, molte aziende e fabbriche si rimetteranno in moto. E saranno ben piu’ numerose le occasioni di un possibile contagio, che potremo scongiurare solo grazie a un senso di responsabilita’ ancora maggiore”. “Come mai prima – aggiunge – il futuro del Paese sara’ nelle nostre mani. Serviranno ancora di piu’ collaborazione, senso civico e rispetto delle regole da parte di tutti. Dovremo tenere sempre alta l’asticella dell’attenzione, continuare a mantenere la distanza interpersonale, a indossare la mascherina quando e dove sara’ necessario, e a lavarci spesso e con cura le mani. Piu’ saremo scrupolosi nell’osservare le indicazioni di sicurezza e prima potremo riconquistare altri spazi di liberta’. Non sperperiamo quello che abbiamo faticosamente guadagnato in cinquanta giorni. Dovremo tutti insieme cambiare marcia al Paese. Con prudenza, decisi e determinati ad andare avanti ma senza rischiare di fermare il motore. Non c’e’ una ricetta giusta per garantire la ripartenza senza pensare in primo luogo alla salute e alla sicurezza di tutti noi.Sono fiducioso, insieme ce la faremo”.(ITALPRESS).
ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo evitato il collasso del sistema, le misure restrittive stanno funzionando, ed e’ ovvio che quando raggiungeremo il picco e il contagio comincera’ a decrescere, almeno in percentuale, speriamo fra qualche giorno, non potremo tornare subito alla vita di prima. Al momento non e’ ragionevole dire di piu’, ma e’ chiaro che i provvedimenti che abbiamo preso, sia quello che ha chiuso molto delle attivita’ aziendali e individuali del Paese, sia quello che riguarda la scuola, non potranno che essere prorogati alla scadenza”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in un colloquio con il Corriere della Sera in merito all’emergenza coronavirus. “Bisogna usare il buonsenso e agire tutti con la massima consapevolezza, le sanzioni penali per chi trasgredisce ci sono e verranno applicate in modo severo e sono d’accordo con quei sindaci che hanno chiuso anche le ville e i parchi – aggiunge -: una cosa e’ fare attivita’ sportiva, un’altra e’ trasformare i luoghi pubblici in punti di assembramento, cosa inammissibile. Al momento non sono previste altre misure restrittive di largo respiro, ma se non saranno rispettati i divieti dovremo agire”. Il premier parla anche del decreto per lo sblocco degli investimenti (“Penso fra due settimane saremo pronti per firmarlo”) e sul golden power afferma: “Stiamo studiando il provvedimento, di sicuro non consentiremo a nessuno di approfittare di un momento di debolezza del nostro Paese”. (ITALPRESS).
1
"Siamo al lavoro per preparare la città alla fase 2 dell'emergenza Covid". A dirlo è il sindaco di Milano Beppe Sala, che nel suo consueto messaggio Facebook spiega ai cittadini quali saranno le modalità della riapertura dopo il 3 maggio. "Bisognerebbe parlare, oltre che di una fase 2, anche di una fase 3 e di una fase 4 - spiega Sala - La riapertura sarà graduale e stiamo lavorando per garantire a tutti una ripresa in sicurezza". Il sindaco chiede poi nuovamente chiarezza sui numeri del contagio, dichiarando di aver chiesto alla Regione Lombardia chiarimenti sulla reale entità del contagio. "Si parla di 7mila persone che avrebbero contratto il virus - dice il sindaco - Alcuni scienziati, tuttavia, parlano addirittura di centinaia di migliaia di contagi. Per questo, con il Pirellone, dobbiamo fare chiarezza sui numeri reali".
È ancora guerra di numeri sulla reale portata dell'epidemia di Coronavirus tra il sindaco di Milano Beppe Sale e la Regione Lombardia. Il primo cittadino, nel video messaggio Facebook di venerdì 24 aprile, ha sottolineato la discrepanza tra i dati forniti dal Pirellone e quelli diffusi invece dagli scienziati. "Palazzo Lombardia dice che la popolazione contagiata è circa lo 0,5% - spiega Sala - Un dato che corrisponde a circa 7mila persone infettate. La scienza, tuttavia, ci dice che i casi positivi sono tra il 15 e il 20% e se dovessimo basarci sui numeri che vengono dati ogni sera dalla Regione è molto probabile che la reale entità dell'epidemia sia sottostimata".
3
La guardia di finanza di Vicenza ha eseguito il sequestro preventivo per equivalente di beni per oltre 150.000 euro nei confronti di una società di capitali con sede a Valdagno e ha denunciato una coppia residente a Cornedo Vicentino ora indagata per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Le indagini, condotte dalla Finanza di Schio nell’ambito dell’operazione «Effetto dominus» ed avviate nel 2016 contestualmente all’apertura di una verifica fiscale nei confronti di una società immobiliare con sede a Valdagno, ha permesso di rilevare un danno fiscale negli interventi di realizzazione e vendita degli immobili facenti parte al piano di lottizzazione «La Favorita» dello stesso Comune (complesso da circa 90 unità immobiliari). L’impresa sotto verifica avrebbe commissionato secondo i militari l’esecuzione dei lavori ad altre tre società di capitali (due con sede a Valdagno ed una a Verona), formalmente terze ma di fatto sovrapponibili e tutte riconducibili alla coppia indagata. I finanzieri hanno appurato che le prestazioni rese da una delle tre imprese appaltatrici (per oltre 1,6 milioni di euro) erano state sovra-fatturate per circa mezzo milione, consentendo alla committente di abbattere il carico tributario, e alla stessa appaltatrice (dichiarata nel frattempo fallita dal Tribunale di Vicenza nel 2016) di subentrare al duplice scopo di rientrare dei finanziamenti concessi alla prima e non restituiti, nonchè di fornire la liquidità necessaria a fronte della perenne sofferenza societaria. I diversi contratti di appalto stipulati tra la committente e le imprese fornitrici sono risultati privi di data certa e mai registrati. Il Gip del Tribunale di Vicenza, accogliendo la richiesta del Pm titolare delle indagini e condividendo le ipotesi investigative delle Fiamme gialle, ha dunque emesso un decreto di sequestro preventivo per equivalente fino per 158.435,38 euro, somma pari all’Ires e all’Iva evase dall’impresa immobiliare tramite l’utilizzo in dichiarazione delle prestazioni sovra-fatturate. Il titolare dell’impresa e la compagna sono ora indagati per dichiarazione fraudolenta tramite utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, mentre il primo è anche indagato per il delitto di emissione di fatture false.
(ANSA) – VICENZA, 15 GEN – La Guardia di finanza di Vicenza ha eseguito il sequestro preventivo per equivalente di beni per oltre 150.000 euro nei confronti di una società di capitali con sede a Valdagno (Vicenza) e ha denunciato una coppia residente a Cornedo Vicentino ora indagata per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Le indagini, condotte dalla Gdf di Schio nell’ambito dell’operazione "Effetto dominus" ed avviate nel 2016 contestualmente all’apertura di una verifica fiscale nei confronti di una società immobiliare con sede a Valdagno, ha permesso di rilevare un danno fiscale negli interventi di realizzazione e vendita degli immobili facenti parte al piano di lottizzazione "La Favorita" dello stesso Comune. L’impresa sotto verifica avrebbe commissionato secondo la Gdf l’esecuzione dei lavori ad altre tre società di capitali, formalmente terze ma di fatto sovrapponibili e tutte riconducibili alla coppia indagata, evadendo il fisco.
4
Sant'Elpidio a Mare (fermo), 2 febbraio 2020 - Esce dall’ufficio postale, scossa dai singhiozzi, una signora che aveva vissuto da vicino l’assalto al portavalori: "Erano mascherati. Hanno cominciato a sparare. Hanno preso i sacchi e sono andati via. Gli era caduto un borsone, quindi sono tornati indietro e riprenderlo e poi sono saliti in macchina. Il povero portavalori ha pure provato a fermarli, sparando al veicolo". Le fa eco un’amica, anche lei ancora visibilmente scossa: "Mai vista una cosa del genere. Mi sono ritrovata a terra, con addosso un’altra signora che era stata bruscamente scansata dai malviventi. Siamo cadute tutte e due, ma stiamo bene a parte la paura che ancora ci sentiamo addosso". «Questa è gente che non scherza, spara e basta – aggiunge un anziano che era ugualmente in fila –, non è che sta a pensare a chi ha di fronte". Un altro pensionato racconta che non è solito andare così di buon’ora a ritirare la pensione "ma oggi, avevo altri impegni e così sono venuto presto. Mai mi sarei aspettato una cosa del genere. Ero in mezzo ad altri, quando ho sentito un colpo fortissimo alla schiena: era uno di loro che cercava di farsi strada. Non si capiva quello che dicevano, più che altro erano delle urla. Erano armati tutti e tre. Un’arma lunga così – aggiunge, allargando le mani per circa mezzo metro - Ho il cuore che ancora va a mille". E’ impressionato dalla scena che si è trovato davanti anche un cittadino che stava andando ad attingere l’acqua dalla casetta posta a poca distanza dall’ufficio postale: "Una signora che era lì con me, quando ha visto quello che stava accadendo, ha cercato di nascondersi da qualche parte. Quando il portavalori è sceso con le borse, come ha sempre fatto, ed è andato a bussare per farsi aprire, questi sono scesi dall’auto, armati. Non so se è questa la procedura più sicura per consegnare i soldi, ma c’è un ingresso posteriore, protetto dal cancello, che non viene mai usato. Ho visto tutti quegli anziani impauriti, in preda al panico". Sul drammatico episodio interviene il primo cittadino, Alessio Terrenzi: "Tutta la mia solidarietà al portavalori e agli anziani che erano in attesa davanti all’ufficio postale. Diciamo che nel male, è andata comunque bene, visto che nessuno è stato ferito dalle armi da fuoco. Hanno sparato ad altezza d’uomo, ma non con l’intenzione di colpire davvero. Adesso, bisogna lavorare per individuare i responsabili. Le telecamere che abbiamo sparse sul territorio potranno essere d’aiuto".
SANT'ELPIDIO A MARE - Il Comune di Sant'Elpidio a Mare, come tutti impegnato nella gestione dell'emergenza Coronavirus, anche alla luce dell'aumento dei casi di contagio (ad oggi sono quattro i casi di elpidiensi positivi al coronavirus e 14 persone in quarantena, monitorate e controllate dall’Asur), diffonde una sorta di Vademcum per la raccolta dei rifiuti domestici nel caso si fosse positivi al Coronavirus o in quarantena obbligatoria. Indicazioni che sono state date anche nel limitrofo comune di Porto Sant'Elpidio "I dati sono stati forniti dall’Asur. Alla luce del nuovo caso, come di consueto, sono state avviate le indagini epidemiologiche per risalire a tutti i contatti -commenta il sindaco Alessio Terrenzi - Si precisa che non conosciamo i nominativi delle persone infettate ne’ di quelli in quarantena in quanto si tratta di dati riepilogativi e nulla più. I dati personali non possono essere forniti in quanto protetti dalla normativa sulla privacy. Non possiamo sapere, invece, quante sono le persone in quarantena volontaria in quanto non sono dati che passano per l’Asur". " "Siamo ancora lontani dal picco pertanto oggi più che mai rinnovo l’invito a stare a casa - conclude il primo cittadino - Sarò ripetitivo, pure fastidioso magari, ma l’aumento dei casi parla chiaro: evitiamo contatti di qualsiasi tipo per non creare le condizioni affinchè il virus possa diffondersi".
1
Una delle mascherine donate da Marzotto Riconvertire la produzione, al tempo del coronavirus, per produrre mascherine, camici e quant'altro sia necessario per fronteggiare quest'emergenza, e donarle ai territori in cui si opera. Sono tante le aziende che lo hanno fatto o ci stanno pensando. Tra le prime a scendere in campo uno storico marchio del tessile made in Italy: il Gruppo Marzotto che ha donato in queste settimane oltre 150 mila mascherine ai propri dipendenti, alle loro famiglie e alle località italiane dove sono presenti gli stabilimenti del Gruppo, nei comuni Valdagno (VI), Piovene Rocchette(VI), Recoaro (VI), Cornedo (VI), Mongrando (BI), Strona (BI), Sondrio (SO) e Villa d'Almè (BG). Marzotto, con 184 anni di storia e specializzata in produzione di tessuti di lana, cotone, seta, lino e velluto, conta 470 milioni di fatturato aggregato, 3 società - Marzotto Wool Manufacturing, Marzotto Lab, Ratti- con 4.100 dipendenti, di cui 2.000 in Italia e 6 stabilimenti in Italia e 8 all’estero. "Circa tre settimane fa, capita l'entità del problema -spiega ad Adnkronos/Labitalia, Luca Vignaga, ad di Marzotto Lab, una delle società del Gruppo che conta oltre 2mila dipendenti in Italia- ci siamo guardati dentro e ci siamo chiesti cosa possiamo fare per aiutare, con i tessuti di lino, di lana, di cotone, velluto che abbiamo a disposizione? A quel punto abbiamo pensato di fare mascherine e studiato così un tessuto di cotone particolare con l'antigoccia, quindi idrorepellente, che fosse anche sicuro al contatto con la pelle", sottolinea. E poi la collaborazione con altre realtà sul territorio. "Ma visto che noi non facciamo la confezione ci siamo guardati attorno nel territorio, Marzotto sta a Valdagno la Pal Zileri sta a Quinto Vicentino, tutte e due in provincia di Vicenza. E quindi ci siamo rivolti a loro e insieme abbiamo studiato il primo prototipo. Poi Marzotto ha deciso di donare 150 mila mascherine ai territori e ai cittadini in cui è presente con le proprie fabbriche, e sono state consegnate già la settimana scorsa e questa settimana", rimarca il manager. Per il momento l'azienda non intende vendere le mascherine, ma "stiamo cercando, attraverso diversi laboratori, di testare i nostri tessuti per cercare di capire se possono essere usati per fare mascherine mediche o dpi. Attualmente quelle che abbiamo fatto sono a uso civile, nè mediche nè dpi", dice. "Adesso stiamo facendo una serie di test, nel momento in cui sarebbero certificabili come dpi o mediche a quel punto potremmo vendere il tessuto a fronte di una richiesta. Ma questo è un passaggio successivo che potremo vedere nelle prossime settimane o nei prossimi giorni", sottolinea Vignaga. Un progetto che, come spiega Davide Favrin, ceo di Marzotto Group, “rappresenta un piccolo segno per cercare di dare un aiuto concreto alle famiglie dei nostri collaboratori e a tutte le persone che vivono nelle comunità nelle quali siamo presenti da molti anni. È sicuramente un momento difficile ma sapremo reagire”. E sul futuro Marzotto ha le idee chiare. "Dopo Pasqua dobbiamo assolutamente ripartire con il sistema produttivo. Con condizioni di sicurezza rigide, verificabili e verificate da soggetti esterni, ma bisogna assolutamente ripartire. Sennò la macchina non riparte più e questo sarà un disastro di portate inimmaginabili. Già questo mese e mezzo di stop sarà difficilissimo da gestire. Noi dobbiamo assolutamente ripartire, magari non al 100% anche perché il mercato non lo richiederà, ma bisogna assolutamente ripartire", sottolinea Vignaga Secondo Vignaga, "il governo deve immaginare subito un piano articolato, segmentato, a scacchiera, con misure rigidissime da punto di vista della salute però assolutamente è importante ripartire". "Dopo Pasqua bisogna ripartire. Dopo il 18 bisogna ripartire, altrimenti il Paese rischia di non rialzarsi più. Non è cinismo ma esigenza di salvaguardare l'occupazione, conclude il manager", ribadisce.
Marzotto e Giada donano mascherine ai fornitori: la mobilitazione riguarda l’intera filiera I primi marchi del lusso a sostenere la ricerca sono stati Bulgari e Dolce&Gabbana, oltre un mese fa - Negli ultimi giorni l’elenco di iniziative si è allungato e coinvolge tutte le persone che si confrontano con l’emergenza di Giulia Crivelli 3' di lettura Non era ancora scattata l’emergenza con i primi contagiati – con la conseguente costituzione delle zone rosse in Lombardia e Veneto – quando alcune maison del lusso avevano già donato per sostenere la ricerca, a partire da Armani, Bulgari e Dolce&Gabbana. L’articolo di Marta Casadei sulle “prime” donazioni: Coronavirus, la moda in prima linea tra donazioni e progetti In questi giorni l’elenco si è allungato e in queste ore si registrano molte novità, che toccano in particolare la filiera e quel sostegno e impegno “di squadra” che molti invocano (non solo in tempi di coronavirus). La scelta di Marzotto e Giada Per fornire un reale sostegno alle comunità dove il gruppo è presente, Marzotto ha deciso di donare oltre 150mila mascherine ai propri dipendenti, alle loro famiglie e alle località italiane dove si trovano i suoi stabilimenti, come Valdagno (VI), Piovene Rocchette(VI), Recoaro (VI), Cornedo (VI), Mongrando (BI), Strona (BI), Sondrio (SO) e Villa d’Almè (BG). «In questo momento drammatico ci siamo chiesti cosa potessimo fare per i nostri territori, quelli in cui ci sono i nostri stabilimenti, a cui abbiamo sì dato tanto ma da cui abbiamo ricevuto tantissimo. Abbiamo pensato di offrire la nostra competenza e la capacità di trovare soluzioni ai problemi – spiega Davide Favrin, ceo di Marzotto Group in una nota –. Sappiamo fare tessuti e siamo stati molto esigenti nel cercare un prodotto sicuro. Le mascherine sono un piccolo segno per cercare di dare un aiuto concreto alle famiglie dei nostri collaboratori e a tutte le persone che vivono nelle comunità nelle quali siamo presenti da molti anni. È sicuramente un momento difficile ma sapremo reagire». Scelta simile quella di Giada: fin dal primo blocco nazionale italiano a inizio marzo, l’azienda ha messo a disposizione una costante fornitura di mascherine alle aziende dei settori della produzione tessile e abbigliamento di tutta Italia. A oggi sono state consegnate 25mila mascherine a 80 società, in particolare della Lombardia e del Veneto. Alcune di queste società sono fornitori esterni di Giada, come Loro Piana, Colombo ed Eudia, una parte vitale dell’industria della moda italiana. «La maggior parte delle aziende che ricevono aiuti da Giada sono state gravemente colpite dall’epidemia: sono piccole e medie imprese le cui operazioni commerciali contribuiscono in modo significativo all’economia delle città della regione», spiega un comunicato dell’azienda.
3.5
PALERMO (ITALPRESS) - Skoda ha prodotto la Octavia numero 7 milioni nellimpianto di Mladâ Boleslav. La storia di questo modello e iniziata nel 1959, ma e a partire dagli anni 90 che OCTAVIA, primo modello prodotto da Skoda dopo lingresso nel Gruppo VW, ha iniziato la propria storia di successo, fondamentale per la crescita del Brand a livello internazionale. Nel corso del 2019, ha consegnato nel mondo 363.700 unita e in occasione dei 60 anni del modello ha presentato al mondo la Octavia di quarta generazione che presto sara lanciata sui mercati internazionali. Nuova Octavia, che ha portato al traguardo dei 7 milioni di esemplari prodotti, sara lanciata in Italia nel corso del mese di maggio. (ITALPRESS). tvi/com 20-Feb-20 17:30
VERONA (ITALPRESS) - Skoda ha inaugurato un centro all'avanguardia dedicato allo studio dei crash test. Attrezzato per poter eseguire la maggior parte dei test, e' dedicato in modo specifico alla riproduzione dei nuovi e probanti test imposti dal capitolato EuroNCAP entrato in vigore all'inizio del 2020. Un innovativo sistema di illuminazione a LED insieme alle telecamere ad alta risoluzione permettono di registrare tutti gli impatti con un sensibile risparmio di energia. Il nuovo centro per i crash test e' dotato di un'area separata dedicata ai veicoli elettrici e sara' utilizzato sia per i modelli a marchio Skoda sia per altri veicoli del Gruppo Volkswagen. Lungo piu' di 180 metri, il nuovo centro ha una superficie doppia rispetto al passato ed e' dotato di un'area specifica dedicata ai veicoli elettrici. Proprio in vista della crescente domanda per questo tipo di automobili, la capacita' di eseguire crash test sara' aumentata nel corso degli anni a venire. Cuore del centro e' un sistema di guida elettrico capace di accelerare sull'intera lunghezza del tracciato due veicoli del peso complessivo di 3,5 tonnellate fino a auna velocita' massima di 65 km/h o un singolo veicolo pesante fino a 3,5 tonnellate fino a 120 km/h. Altra importante dotazione e' il cosiddetto "flying floor" che accelera l'auto per simulare impatti laterali contro un palo. Il simulatore di cappottamento statico, gli ostacoli fissi o disassati, le barriere per gli impatti posteriori e la possibilita' di condurre impatti tra due veicoli con la completa misurazione di tutte le forze in gioco completano la dotazione tecnica, in linea con gli standard EuroNCAP. Una zona separata e' dedicata agli impatti delle auto elettriche con attrezzatura specifica per eventuali danneggiamenti delle batterie. Tutti i dati sono registrati digitalmente e accessibili tramite tablet. Skoda impiega nove manichini che simulano le fattezze di un adulto e quattro che riproducono il corpo di bambini, collocati negli abitacoli sfruttando sensori ottici e fotogrammetria per assicurare la posizione corretta. Tutti i crash test vengono ripresi da venti telecamere fisse e trenta interne ad alta velocita' e in alta risoluzione. Per ottenere la miglior qualita' video, un sistema di illuminazione LED dedicato assicura una potenza luminosa di 100.000 lux. La tecnologia LED impiegata permette un risparmio di energia del 40% rispetto a un'illuminazione tradizionale, oltre a garantire maggiore stabilita' termica. (ITALPRESS). tvi/com 23-Mar-20 16:09
2
Mario Curnis: mai arrendersi «La Natura insegna, è in grado di curarci» L’alpinista di Nembro si rivolge ai bergamaschi e in particolare ai suoi concittadini. Mario Curnis è abituato alle difficoltà. Chiunque vada in montagna lo è, ma lui più di altri. Perché dopo aver scalato l’Everest a 66 anni suonati assieme all’amico e compagno di spedizione Simone Moro, si è trovato di fronte pareti ancora più insidiose. Prima il lavoro, quell’impresa edile che dopo tanti sacrifici è stato costretto ad abbandonare allo stesso destino di molte attività simili in tempi di crisi e poi la malattia che una decina di anni fa lo ha posto di fronte a una sfida ancor più impegnativa ma che comunque non è riuscito a piegarlo. Ecco, in questi giorni in cui il silenzio della sua Nembro – l’alpinista oggi 84enne vive assieme alla moglie Rosanna nella frazione San Vito a pochi chilometri dal centro – è rotto solo dal triste suono delle campane che ricordano, se ancora ce ne fosse bisogno, come il coronavirus qui abbia purtroppo trovato il suo terreno più fertile, il decano degli scalatori bergamaschi pesca nello zaino gli insegnamenti di una vita: «Bisogna sempre andare avanti - dice trovando una sintesi perfetta dello sforzo che tutti i suoi conterranei stanno cercando di affrontare in questi giorni –. Non si può fare altro». Curnis cosa vuol dire andare avanti? «Vuol dire che anche nei momenti più drammatici non ci si deve arrendere. È una lezione che la montagna ti insegna bene, ma che è legata alla natura stessa dell’uomo, anzi oserei dire alla natura in generale. Basta guardarsi attorno in questi giorni difficili, in cui tanta gente sta perdendo persone care e sta soffrendo in maniera pesante, per rendersene conto. Ci sono piante che fioriscono, i nuovi germogli che spuntano sui rami. Può sembrare un dettaglio o una cosa superflua di fronte alla tragedia che stiamo vivendo, ma si tratta comunque di una lezione a cui tutti dovremmo prestare attenzione, anche in un frangente come questo». La natura in grado di curare? «Si lo è. O almeno per me lo è stata. Negli anni scorsi ho avuto grossi problemi di salute e anche di lavoro. Ho dovuto affrontare un tumore. Ero davvero a pezzi, non sapevo dove sbattere la testa. Poi mi hanno proposto di occuparmi di cento capre sui pascoli del monte Parè, in alta Valle Seriana, sopra Rovetta, e proprio lì, poco alla volta, grazie a questo isolamento e alla cura degli animali, ho ritrovato l’equilibrio che stavo rischiando di perdere. Sono completamente guarito, e non solo nel fisico». Una lezione che può tornare utile anche ora? «Credo proprio di sì. Questo stop imposto, il fatto di essere tornati a vivere anche se in un clima di grandi difficoltà in maniera più semplice ci deve fare riflettere. E mi auguro che la gente non se lo dimentichi. Io vivo in questa baita isolata da tempo e sono felice non mi manca nulla: qualche buon amico, le occupazioni quotidiane, la vita nella natura mi bastano, mi danno la gioia nel senso più pieno del termine. Direi che se alla fine si potrà trarre una morale da tutto questo, bisognerà cercarla proprio in questa capacità di farsi bastare ciò che si ha: di farsi bastare le piccole cose». Come trascorre queste giornate ?«Non ho cambiato di molto la mia vita, accudisco i miei cani, ripulisco i prati dalle foglie, curo il verde, che mi circonda appunto. E cerco di fare naturalmente quello che viene raccomandato a tutti: e cioè di evitare il più possibile i contatti soprattutto se si ha la mia età». Le pesa? «No, ripeto: la mia vita è già impostata su questi binari. E poi non credo sia un grosso sacrificio. Se uno ha la fortuna di stare bene, direi che è poca cosa. Sono altri quelli che stanno reggendo il peso maggiore, negli ospedali soprattutto. Direi quindi che non bisogna esasperare un po’ di isolamento: se ci chiedono di non uscire di casa non si esce punto e basta». Le ricorda qualcosa del passato questo frangente? «Mi sembra una situazione alquanto inedita. Io da bambino ho vissuto anche la guerra, ma era una cosa molto diversa, si pativa la fame. Oggi fortunatamente questo non avviene. C’è però un nemico che è più subdolo perché non si vede e così si rischia di sottovalutarlo». Che cosa vorrebbe dire ai giovani in questo momento? «Semplicemente di ascoltare i consigli che vengono rivolti dagli anziani. E di prestare davvero molta attenzione: in fondo loro hanno tutta la vita davanti. E proprio per questo è ancora più preziosa». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Valle Seriana, abuso di alcol alla guida Decurtati 46 punti e ritirate 3 patenti Fine settimana di controlli per la sicurezza stradale. Proseguono i controlli disposti dalla Compagnia carabinieri di Clusone volti al contrasto dell’abuso di sostanze alcooliche. Nel weekend i militari hanno controllato 61 veicoli e controllate 75 persone, hanno elevato 8 contravvenzioni e hanno decurtato 46 punti dalle patenti. Inoltre sono state deferite in stato di libertà per guida in stato di ebbrezza tre persone di 68, di 50 e di 23 anni, a cui è stata subito ritirata la patente. © RIPRODUZIONE RISERVATA
1
Nettuno – “Mi rivolgo ai cittadini di Nettuno in questo momento di emergenza sanitaria. Mi rivolgo ai medici, ai commercianti, agli studenti, a chi ha attività sportive e ricreative, alle persone tutte che compongono la nostra società. Mi rivolgo alla maggioranza e all’opposizione consiliare”. Esordisce così il messaggio del Sindaco di Nettuno, Alessandro Coppola, attraverso un comunicato stampa. “E’ importante – afferma Coppola – che ogni cittadino abbia un comportamento responsabile. Ognuno nel proprio ruolo è fondamentale nella battaglia che stiamo combattendo tutti per sconfiggere il Coronavirus. L’Amministrazione in costante coordinamento con la Asl, la Regione e il Governo sta predisponendo tutte le iniziative necessarie a bloccare la diffusione del virus. Il Comune, il Sindaco sono i primi a dover fare la propria parte, ma tutti gli altri devono dare una mano e utilizzare il buon senso e l’etica prima di ogni altra considerazione”. “Basta a comportamenti irresponsabili, come la diffusione di notizie approssimative e diffuse in modo da creare ingiustificato allarme sociale, basta ricerca di visibilità su un problema di natura sanitaria. Serve senso di responsabilità e comportamenti unitari. Invito tutte le categorie sociali a rappresentare difficoltà e problemi all’Amministrazione tramite mail e contatti telefonici agli uffici. Invito le attività commerciali ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni del decreto della regione per evitare assembramenti e situazioni di rischio”. “Chiedo a tutti la massima collaborazione – conclude il primo cittadino – e impegno civico. Dove saranno accertati comportamenti irresponsabili l’Amministrazione comunale agirà con la massima durezza a tutela della salute dei cittadini. Mi appello al senso civico e solidale di ogni cittadino per uscire più uniti e più forti da questa situazione di grave emergenza. Non c’è niente che non si possa fare se cittadini e Comune lavorano insieme nell’interesse comune”. (Il Faro online)
Si registra in città il terzo decesso a causa del Coronavirus. Il messaggio ai cittadini di Nettuno del Sindaco Alessandro Coppola e del consigliere comunale, il professor Waldemaro Marchiafava Il messaggio del Sindaco Coppola. In un giorno nero per Nettuno e il più nero del mio mandato da Sindaco sono qui ad annunciare la terza vittima di coronavirus nel nostro comune. Si tratta di un uomo di 74 anni molto noto in città. Tutte e tre le vittime, benché con precedenti patologie, benché non giovanissimi hanno portato lutto e dolore nelle loro famiglie e nella città intera che sta pagando come altri comuni un tributo altissimo a questo virus. Nei giorni in cui il dato nazionale migliora noi ci troviamo a combattere con gli esiti più nefasti della malattia e per questo dobbiamo resistere. Abbiamo toccato quota 35 contagi totali in città. Dobbiamo restare a casa, rispettare le distanze, evitare di uscire se non per le questioni essenziali, dobbiamo avere rispetto e cura gli uni degli altri eliminando ogni possibile situazione di rischio. Il Comune sta facendo la sua parte, la Asl è impegnata fino allo stremo in questa guerra ma ognuno di noi ha il potere di vincerla restando isolato e bloccando i contagi. L’Amministrazione comunale tutta si unisce al dolore delle famiglie che hanno perso i loro cari e sta facendo tutto il possibile per evitare altro dolore.
2
Ieri nel primo pomeriggio il Comune di Scarlino ha ricevuto la comunicazione direttamente dalla Regione Toscana: nella Pec è specificato che il 20 dicembre 2019 Scarlino Energia Spa ha presentato all’ente regionale una nuova istanza per far ripartire l’inceneritore. La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno negli uffici comunali. La sindaca Francesca Travison ribadisce la sua posizione ma, chiamata a dare una risposta entro venti giorni sul permesso a costruire il nuovo forno, afferma di fare tutto quello che è nelle sue possibilità per opporsi all’avvio dell’impianto: «Ci troviamo costretti ancora una volta a dover ribadire il nostro no all’inceneritore di Scarlino e a nuovi impianti di incenerimento di rifiuti – commenta la sindaca Francesca Travison – È incredibile che dopo anni di battaglie e di sentenze contro l’inceneritore della piana di Scarlino ancora oggi arrivi dall’azienda una richiesta per far partire l’impianto e si chieda anche un ampliamento dell’esistente. Ora dovremo esaminare nel dettaglio con il supporto dei tecnici tutta la documentazione allegata alla richiesta, ma posso dire sin da adesso che il Comune di Scarlino si opporrà con tutti i mezzi all’avvio dell’impianto di incenerimento e alla costruzione di nuovi impianti».
L’amministrazione comunale, in accordo con il Consorzio Mare Scarlino che raggruppa i concessionari della spiaggia scarlinese, ha deciso di rinviare i lavori anti-erosione costiera a marzo 2021. La Giunta ha incontrato i gestori delle spiagge attrezzate del litorale per un confronto in seguito all’emergenza sanitaria e del rinvio dell’intervento a difesa della costa, che sarebbe dovuto partire prima dell’inizio della stagione turistica. Il lockdown aveva reso impossibile l’apertura del cantiere e cominciare adesso le opere potrebbe danneggiare le attività balneari che già stanno affrontando un periodo non semplice dovuto al post-pandemia. «È stata una decisione sofferta – spiegano il sindaco Francesca Travison e il consigliere comunale con delega alle politiche del mare, Gianni Ramazzotti –, ma inevitabile. Non possiamo rischiare di influire ancor più negativamente sull’andamento di una stagione balneare già compromessa dall’emergenza sanitaria. Abbiamo quindi concordato con il Consorzio Mare Scarlino di rimandare a marzo 2021 i lavori, finanziati dalla Regione Toscana con circa 150mila euro. Purtroppo la nostra spiaggia è stata colpita anche dalla mareggiata anomala di inizio giugno e quei lavori sarebbero stati veramente utili: abbiamo deciso quindi di concedere più spazio sul litorale ai balneari che hanno subito danni, per permettere loro di lavorare con la stessa porzione di spiaggia degli anni passati». I lavori partiranno a marzo 2021 per concludersi prima dell’inizio della stagione balneare. Il Consorzio Mare Scarlino ha condiviso la scelta dell’amministrazione comunale. «Abbiamo apprezzato la disponibilità del Comune – dichiara il presidente del Consorzio, Roberto Baricci – che per ovviare al mancato intervento ha concesso ai balneari più spazio ai lati delle concessioni. Aprire ora il cantiere avrebbe messo a rischio la stagione turistica».
2
(AGI) – Roma, 20 mar. – Arriva una nuova stretta sui comportamenti da tenere per prevenire il coronavirus. Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato la nuova ordinanza restrittiva, che prevede il divieto d’accesso al pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici. Inoltre “non e’ consentito svolgere attivita’ ludica o ricreativa all’aperto; resta consentito svolgere individualmente attivita’ motoria in prossimita’ della propria abitazione, purche’ comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona”. Vengono chiusi “gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, posti all’interno delle stazioni ferroviarie e lacustri, nonche’ nelle aree di servizio e rifornimento carburante, con esclusione di quelli situati lungo le autostrade, che possono vendere solo prodotti da asporto da consiunarsi al di fuori dei locali; restano aperti quelli siti negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro”. Infine, “nei giorni festivi e prefestivi, nonche’ in quegli altri che immediatamente precedono o seguono tali giorni, e’ vietato ogni spostamento verso abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case utilizzate per vacanza”.
Tra le misure di protezione contro la diffusione del nuovo coronavirus le mascherine si trovano indubbiamente ai primi posti; e se è vero che le mascherine chirurgiche monouso sono uno strumento efficace, è anche vero che sono fortemente inquinanti per l'ambiente ed esteticamente molto poco attraenti. Ma, fortunatamente, esiste un'alternativa altrettanto sicura, eco-compatibile e, spesso, colorata e alla moda: la mascherina in tessuto lavabile. Approvate anche dal Ministro della Salute Roberto Speranza, le mascherine di comunità in tessuto lavabile rappresentano protezioni efficaci e possono rappresentare una valida alternativa a quelle monouso che, lo ricordiamo, sono destinate alla raccolta indifferenziata. Di seguito trovi le migliori mascherine in tessuto lavabile da acquistare on line: scoprile subito! Questo set si compone di due mascherine (dimensioni 23x14 cm) in fantasie differenti, una con stelline bianche su fondo blu e una a righe azzurre e bianche. Realizzate in 100% cotone, queste mascherine sono dotate di una fodera interna per inserire il filtro, sono lavabili (in lavatrice a massimo 40°C) e riutilizzabili ed entrambe inserite in una confezione trasparente utile anche per trasportarle con sé. Scoprilo in vendita su Amazon.it Una mascherina in cotone, lavabile e riutilizzabile, che si caratterizza per la stampa, accurata e dai colori brillanti, della bandiera italiana. Resistente e ben realizzata, questa mascherina aderisce bene al viso, è dotata di spazio per inserire il filtro ed è di ottima qualità. Scoprila in vendita su Amazon.it Un set completo che si compone di 5 mascherine, ognuna con una stampa diversa, e un paio di occhiali in plastica. Le mascherine (dimensioni 19 x 12 cm) possono essere indossate da adulti e bambini a partire dai 10 anni, sono realizzate in cotone morbido e traspirante e foderate internamente in spugna leggera, ma non sono dotate di spazio per il filtro: per essere efficaci come protezione dal Covid-19 dovranno essere indossate con una mascherina chirurgica sotto. Scoprilo in vendita su Amazon.it Un set che si compone di 2 mascherine (dimensioni 23x14 cm) con differente fantasia e fodera interna per il filtro. Le mascherine sono realizzate in 100% cotone, sono lavabili, riutilizzabili e comode da indossare e si caratterizzano per le stampe, accurate e colorate, riuscendo ad unire sicurezza, comfort e stile. Inoltre, queste mascherine sono disponibili in tre taglie (adulti, bambini da 2 a 5 anni e bambini da 6 a 12 anni) e in 15 fantasie diverse. Scoprilo in vendita su Amazon.it Una mascherina traspirante, comoda da indossare, lavabile e riutilizzabile; dotata di tasca per il filtro e con 2 filtri inclusi nella confezione, questa mascherina si caratterizza per i cordini per le orecchie regolabili, il ferma naso interno, perfetto per evitare che gli occhiali da vista si appannino, e per la stampa accurata e dai colori vivaci. Resistente e sicura, questa mascherina è disponibile in 27 fantasie diverse. Scoprila in vendita su Amazon.it
1
castagneto. La sindaca di Castagneto Carducci Sandra Scarpellini ha conferito la delega in materia di Legalità all’assessora Catia Mottola, in aggiunta alle altre assegnate (politiche sociali, scuola, sport e personale). Castagneto ha poi recentemente sottoscritto un accordo con il Comune di Bibbona per la realizzazione di un corso di formazione in materia di trasparenza e contrasto alla corruzione e alle mafie tenuto dall’associazione Avviso Pubblico e rivolto a dipendenti, amministratori locali e a cittadini e stakeholder. A marzo sarà inoltre organizzata una nuova conferenza dei servizi incentrata sull’assegnazione di una parte dei beni e delle aziende già confiscate alla mafia e alla criminalità organizzata. —
CASTAGNETO In attuazione delle disposizioni statali e regionali emanate per assicurare il rispetto delle misure di distanziamento sociale e delle altre misure di prevenzione sanitaria, in particolare per quanto attiene le aree demaniali marittime e per consentirne la fruizione da parte di turisti e residente nelle condizioni di massima sicurezza, il sindaco ha emesso apposita ordinanza con la quale per tutta la stagione balneare e' vietato l'esercizio del commercio ambulante in forma itinerante di merce del settore alimentare e non alimentare, lungo il lido del mare e la spiaggia, facenti parte dell'area demaniale marittima compresa nel territorio del Comune di Castagneto. L’ordinanza è efficace fino al 30 settembre, data fissata come termine della stagione balneare. —
1
Cento giorni dopo la vita respira, avida, esuberante, rumorosa, assetata di spazi e di libertà. Le strade traboccano di gente, c'è voglia di stare all'aria aperta dopo la "clausura" nelle mura di casa. Le regole del distanziamento tengono, sebbene sia difficile arginare il fiume.Il Covid allenta la sua presa ma la città non è più la stessa, è cambiata come l'Italia, come il mondo. "Le cento giornate di Napoli", il libro di 334 pagine che Repubblica offre gratis ai lettori con il quotidiano in edicola sabato 20 giugno, racconta la resistenza civile di un popolo provato dall'emergenza, ma non fiaccato. Pronto ad affrontare una crisi gravissima, probabilmente la peggiore dal Dopoguerra, senza mai perdersi d'animo.Nel volume, edito da Repubblica in collaborazione con l'editore Guida, che lo ha realizzato in una veste grafica di straordinaria eleganza, raccontiamo le storie delle vittime e dei guariti, la risposta degli ospedali e la grande prova del Cotugno ; la crisi dell'economia e della politica e le proposte per rilanciare il turismo , i trasporti, le attività produttive; l'esplosione del web e della didattica a distanza nelle scuole e nelle università: quanto resterà di questi cambiamenti negli anni a venire?Ancora: le storie dei protagonisti; la straordinaria transizione della Chiesa per la prima volta separata fisicamente dai suoi fedeli, anche nella cerimonia del miracolo di San Gennaro ; la cultura, i grandi musei dal Mann Capodimonte , il parco Archeologico di Pompei: come reagiranno alla crisi? E il cinema? Il teatro? Ce lo raccontano grandi firme tra cui Mario Martone, Roberto De Simone, Stephane Lissner, i produttori Angelo Curti, Carolina Terzi, Luciano Stella, Igina Di Napoli. Ancora: il periodo della pandemia raccontato da protagoniste dello spettacolo come Tosca D'Aquino e le Ebbanesis. E poi gli scrittori: Viola Ardone, Lorenzo Marone, Gianrico Carofiglio, Andrej Longo. Una graphic novel completa un volume ricco di sorprese. Gratis in edicola con Repubblica, sabato 20 giugno.
Un volume gratuito di 335 pagine racconta le settimane, i mesi più difficili, irripetibili e sofferti della recente vita cittadina Le cento giornate di Napoli. Le cento giornate di lotta, sofferenza e resistenza della capitale del Sud aggredita da un nemico vile e invisibile: il coronavirus. Un libro di Repubblica, del tutto gratuito, sarà in edicola sabato 20 giugno acquistando una copia del giornale. Il volume racconta le settimane, i mesi più difficili, irripetibili e sofferti della recente vita cittadina. Sono 335 pagine per 75 firme in cui troverete ogni aspetto di questa emergenza. Il profilo sanitario, con la strenua lotta dei nostri medici e infermieri per arginare il virus. L’eccellenza dell’ospedale Cotugno. L’intuizione dell’oncologo Ascierto che ha capito come un farmaco usato per altre patologie poteva, invece, salvare vite per chi era stato colpito dal Covid 19. L’economia, stravolta dal lockdown e in grave difficoltà. La solidarietà, con gesti spontanei e commoventi, dal panaro solidale ai tanti episodi di aiuti volontari e lontani da ogni pubblicità. La giustizia, in difficoltà per gli stop ai tribunali e le complicate procedure da adottare in via tecnologica. Lo sport, con i calciatori del Napoli in prima fila nell’aiutare chi soffre e i campionati sospesi nel nulla. E la politica, dal governatore De Luca, le sue numerose ordinanze, le sue esternazioni show, il gelo che continua col sindaco de Magistris. La criminalità, che non si è mai fermata e ha trovato nuove formule per continuare i suoi affari illeciti. E ancora, la scuola, l’università, il cinema e i teatri. Ci sono tutte le grandi firme di Repubblica in questo libro, ma non solo. Accanto ai giornalisti della redazione napoletana troverete anche contributi di personalità della cultura e delle professioni, gli scrittori Gianrico Carofiglio, Lorenzo Marone e Viola Ardone, il sociologo Domenico De Masi, il regista Mario Martone, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho. Nel libro anche un saggio di Roberto De Simone e, a conclusione, una esclusiva graphic novel, un racconto a fumetti disegnato dall’autore della Marvel Usa, il napoletano Lorenzo Ruggiero ambientata a Napoli durante la quarantena. Covid, le cento giornate di Napoli, il libro di una città che non si è arresa alla pandemia, sabato venti giugno, gratis, con una copia di Repubblica. Prenotatelo subito dal vostro edicolante
4
Potrebbe essere stato il malfunzionamento di una stufa a causare l’incendio, scoppiato in un’abitazione, al terzo piano di una palazzina, di via Sicilia, a Favara. Anche se al momento non vi sono certezze. Era da poco passata la mezzanotte, quando al 112 sono giunte alcune chiamate per un rogo in corso all’interno di un appartamento, Sul posto i vigili del fuoco del Comando provinciale di Agrigento, i quali appena giunti, hanno evacuato e messo in salvo tre famiglie. A parte i danni, nessuna persona è rimasta ferita. Sono in corso accertamenti dei carabinieri della Tenenza di Favara.
Un 33enne favarese, è rimasto coinvolto in un incidente stradale, avvenuto ieri sera, nei pressi di piazza Cavallotti, nell’abitato di Favara. L’auto su cui viaggiava da solo si è cappottata. Il sinistro davanti ad alcune palazzine. Il giovane si trovava alla guida di un’autovettura Fiat Punto, e stava percorrendo una delle stradine del centro. Per cause ancora al vaglio, all’improvviso l’automobile è sbandata. Senza controllo è finita a gomme all’aria. L’automobilista stordito dal violento impatto è rimasto incastrato nell’abitacolo. Il “botto” ha allarmato i passanti, e in tanti si sono precipitati, per prestare i primi soccorsi. Il conducente da li a poco e’ stato trasportato con l’ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio”. Sulla dinamica dell’incidente sono in corso indagini dei carabinieri della Tenenza di Favara.
1
Sul Guardian scrive un Presidente di una piccola società inglese: “L’impatto economico è devastante. E ci sarà un effetto a catena sui bambini” “Questa potrebbe essere la fine del calcio di base. L’impatto sarà terribile”. Comincia così l’articolo sul Guardian a firma Rory Fitzgerald. Fitzgerald è il presidente del Wealdstone, uno delle migliaia di piccoli club che rappresentano il calcio “minore”, quello che anche da noi ogni domenica riempie i campi più scalcagnati, e che ogni anno cresce i talenti che un giorno arriveranno al grande calcio. Ed è uno dei club che non sopravviverà alla crisi dovuta alla pandemia. Perché se il calcio di altissimo livello (in realtà per ora solo in Germania) per ora pare l’unico sport a salvarsi dallo stop, il virus ha sta devastando il movimento sportivo di base, il cosiddetto “calcio minore”. Fitzgerald spiega molto bene il tunnel nel quale si è infilato il pallone delle piccole società: “Il problema principale ora è che non stiamo guadagnando che di solito prenderemmo dalle rette per gli allenamenti o dalla raccolta fondi, semplicemente perché non si gioca. Quei soldi vanno a sovvenzionare le squadre per la prossima stagione, aiutandole con le varie tasse e le competizioni. E, quando il calcio riprenderà, molti genitori saranno senza lavoro. Stavamo crescendo molti bambini prima che ci fermassimo”. “Ci sarà un effetto a catena sulla salute dei bambini in termini di aumento dei livelli di obesità e conseguenze psicologiche. Probabilmente vedremo una diminuzione dei volontari, che sono vitali nel calcio di base. Non siamo in questo sistema per produrre la prossima stella della Premier League; lo facciamo per aiutare i bambini a mettersi in forma e fare amicizia. Ma se anche la Premier League chiederà soldi, a noi non resterà nulla“.
Accordo raggiunto tra i 20 club della Premier League che chiederanno ai loro calciatori un taglio degli stipendi pari al 30% annuale. L’intesa tra le società della massima divisione inglese è stata raggiunta nel corso della video-conferenza che si è svolta oggi, durante la quale è stato stabilito anche di destinare 125 milioni di sterline alle serie minori, le più danneggiate dall’interruzione dei campionati a causa dell’emergenza sanitaria. La massima divisione di calcio inglese ha anche deciso di donare 20 milioni di sterline “al servizio sanitario nazionale, alle comunità e alle famiglie più in difficoltà”, durante la pandemia di coronavirus. In una nota ufficiale la Premier League ha poi espresso seri dubbi che il campionato possa ricominciare in maggio, e che in ogni caso la ripresa avverrà solo quando ci saranno le condizioni di sicurezza necessarie, in accordo con le indicazioni del governo.
2
Share Tweet Whatsapp Email ROMA – “In una pandemia che non conosce confini, il fattore Autonomia può giocare fino a un certo punto. Penso che il governo dovrebbe egli stesso dare linee guida alle Regioni, rispettando ovviamente i criteri scientifici di contenimento dell’epidemia. Entro queste linee le Regioni dovrebbero svolgere un proprio ruolo adattando le regole nazionali alle realtà della propria Sanità”. Lo afferma il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci in un’intervista al Messaggero. “Io avrei aperto i parrucchieri dal 4 maggio. Ma sul piano sanitario è Roma che deve assumersi la responsabilità delle linee-guida da fornire alle Regioni. L’epidemia non è finita e non intendo accreditare liberi tutti”, dice Musumeci. “Capisco lo stato d’animo di alcuni miei colleghi ma dev’essere Roma a dare più flessibilità alle Regioni, considerando che nel Sud la situazione sanitaria ed economica è diversa da quella del Nord Ovest”. Sugli spostamenti tra Regioni, “spetta al governo decidere. Io sarò chiamato a fornire un parere e proporrò il primo giugno”, conclude il governatore.
Coronavirus: Musumeci, Roma ha accolto nostre proposte da lunedì si riapre L’incontro tra i governatori e il premier Conte si è appena concluso e il governo si è ritirato per predisporre il decreto legge. “Roma – evidenzia il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci- ha finalmente condiviso le proposte contenute nel documento unitario delle Regioni presentato oggi pomeriggio. Pertanto, lunedì apriranno: le attività del commercio al dettaglio, i servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti), i bar e la ristorazione. Per le altre attività il governo non ha dato il disco verde, ma contiamo, noi governatori, di ottenere, già nelle prossime ore, la necessaria autonomia per decidere su ulteriori riaperture. Abbiamo, inoltre, chiesto e ottenuto che le misure di protezione da adottare nelle attività autorizzate da lunedì siano meno restrittive rispetto a quelle proposte dall’Inail. Non appena il governo Conte emanerà i provvedimenti annunciati, firmerò la necessaria ordinanza. Penso si possa fare tutto nella giornata di domani (sabato)”.
3
E’ stato stipulato stamattina il contratto per la concessione dei parcheggi a pagamento – le cosiddette “strisce blu” – che a breve permetterà anche a Barcellona Pozzo di Gotto di essere al passo con le realtà territoriali più dinamiche e attente ai temi della congestione urbana nel panorama regionale e nazionale. Con la firma del contratto si entra nella fase operativa finale del progetto. Già nella prossima settimana, infatti, il personale dell’RTI aggiudicatario darà avvio alla realizzazione delle infrastrutture funzionali alla messa in esercizio, dapprima la segnaletica orizzontale e a seguire le colonnine per la distribuzione dei ticket. I parcheggi previsti sono 400 e saranno istituiti nella zona centrale della città, che è quella in cui si registrano le maggiori difficoltà nella sosta. Il progetto riserva comunque almeno altrettante aree a parcheggio libero – nelle stesse zone – e non dimentica gli stalli riservati alle persone con disabilità e le aree destinate alla sosta temporanea per il carico/scarico delle merci a servizio delle imprese commerciali.
L’amministrazione di Barcellona Pozzo di Gotto ha diffuso una nota con cui comunica il rientro nella normalità delle analisi sull’acqua distribuita attraverso l’acquedotto comunale. “Gli esiti delle ultime analisi – si legge – eseguite sull’acqua distribuita dal civico acquedotto (sono state circa 150 nelle ultime settimana) confermano che gli interventi di manutenzione straordinaria eseguiti sulla rete di distribuzione hanno conseguito i risultati auspicati. I valori relativi alla contaminazione si sono infatti azzerati in tutte le zone della città, per cui già in questo momento la qualità dell’acqua fornita dalla rete pubblica rispetta i parametri previsti dalla legge”. Per ulteriore prudenza, l’ordinanza n. 13/2020 che disponeva il divieto di utilizzo della risorsa idrica se non per scopi igienico-sanitari, sarà mantenuta in vigore ancora per qualche giorno e sarà revocata la prossima settimana, una volta fatti altri controlli di conferma.
1
Genova. Oggi il Consiglio regionale ha approvato la legge per migliorare la sicurezza dei lavoratori occupati in ambito autostradale. “E’ un ottimo risultato che premia l’attività sindacale di Cgil Cisl Uil che a partire dal primo protocollo firmato presso la Prefettura di Genova, al quale ne sono seguiti altri nelle province liguri, sancisce regole e principi per la sicurezza di chi lavora in autostrada e di conseguenza rafforza le tutele anche per gli utenti” sottolineano i sindacati in una nota. Per la sua particolare composizione morfologica, con un elevato numero di viadotti e gallerie e tratti privi della corsia di emergenza, la Liguria è una realtà esposta ad elevati rischi per la salute e la tutela di lavoratori e utenti, e “per questi motivi Cgil Cisl Uil, anche attraverso diversi incontri in Regione e con i capo gruppo, hanno chiesto che venisse approvata una specifica legge regionale sul tema”. Nella nuova legge, tra i principali strumenti a disposizione dei lavoratori, si trova la figura del rappresentante di sito per la sicurezza che potrà operare sull’intera tratta autostradale ligure e occuparsi delle condizioni di sicurezza di chi ci lavora senza distinzione tra i comparti. Inoltre la legge stabilice, spiegano ancora i sindacati “un sostegno ad iniziative formative aggiuntive destinate ad accrescere le conoscenze e le competenze dei lavoratori in materia di sicurezza e salute e la costituzione di un Tavolo per la sicurezza dei lavoratori operanti nel settore autostradale”. Il Tavolo, partecipato da rappresentanti di Regione Liguria, Province e Città Metropolitana, Enti gestori autostradali, Cgil Cisl Uil e Asl liguri, avrà funzioni di monitoraggio, confronto e approfondimento della sicurezza dei lavoratori che interagiscono in ambito autostradale, nonché dei livelli di rischio delle singole tratte autostradali e delle azioni conseguenti.
Genova. La protezione civile della Regione Liguria distribuirà entro domani la prima fornitura disponibile di circa 20mila mascherine, fornite nei giorni scorsi dal dipartimento nazionale: 14mila andranno ai comuni capoluogo di provincia, in proporzione alle dimensioni, 4mila alle amministrazioni provinciali e 2mila alla Prefettura di Genova, che le girerà alle strutture operative dello Stato. “La linea di fornitura di dispositivi di protezione individuale è attiva e funzionante– spiega l’assessore alla protezione civile Giacomo Giampedrone – e grazie ad essa possiamo distribuire un primo quantitativo di mascherine agli enti locali, che li utilizzeranno all’interno dei loro organici, secondo un principio di priorità, a partire dalle categorie più esposte. Pensiamo in particolare agli operatori di polizia locale e di protezione civile, ma anche chi in questi giorni continua a lavorare nel settore dei servizi pubblici essenziali da garantire ai cittadini”. È per ora congelata invece la pista dell’auto-produzione di mascherine in Liguria. Negli scorsi giorni almeno tre aziende avevano inviato alla Regione campioni da testare negli ospedali, ma nessun modello si è rivelato competitivo in termini di qualità e costi. Per ora, dunque, si continua su due fronti: da una parte le scorte provenienti da Roma, dall’altra la filiera messa a punto dalla Regione con spedizionieri e operatori della logistica che fanno arrivare le mascherine direttamente dalla Cina.
1
Gianna Buran, pittrice conosciuta a livello internazionale che da tanti anni viveva e operava a San Pietro di Feletto, è mancata all'età di 83 anni. L'annuncio della sua scomparsa è arrivato martedì 5 maggio dal sindaco Maria Assunta Rizzo. Pittrice di lungo corso, Gianna Buran era originaria di Venezia ma, dal 1965, si era trasferita in provincia di Treviso. Attiva a Conegliano, aveva deciso di aprire il suo studio proprio nel piccolo borgo trevigiano. Centinaia le mostre organizzate in carriera. Tra i riconoscimenti ottenuti a livello internazionale andava particolarmente fiera della laurea honoris causa in Belle arti ricevuta nel 1997 presso l’Universitas Internazionale Studiorium Superiorum di New York. Chi l'ha conosciuta in vita la ricorda come una persona che ha vissuto un'esistenza dedicata all’arte e all’amore per la pittura. Le sue opere dalla sommessa atmosfera poetica e dal raffinato cromatismo, dall’impalpabile gioco di luci e dall’accavallarsi delle pennellate intrise di colore, fanno oggi parte di collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero. Nel 1996 e nel 2002 ha esposto presso il Municipio di San Pietro di Feletto al quale ha lasciato in eredità un’opera ora esposta nello studio del sindaco. «Una notizia che ci lascia una profonda tristezza» hanno concluso il sindaco Maria Assunta Rizzo e l'assessore alla Cultura Claudia Meneghin.
La quarantena sta transitando come un peso che scivola dalle spalle lasciando una cicatrice, dopo i morti, le difficoltà sanitarie e quelle istituzionali. È una cicatrice che farà più male andando avanti nel tempo: dovrà essere compreso qualcosa che era sfuggito alla distratta attenzione del mondo industrializzato. Resta in ognuno la consapevolezza di una organizzazione sociale in cui è necessaria l’assistenza sanitaria diffusa e competente, l’attenzione ad un aspetto di morale, ambientale e forse soprattutto, la consapevolezza di una impostazione economica trainata da una frenesia che siamo abituati a tollerare ma non possiamo preferire. Tutto è apparso più chiaro in questi mesi in cui il sistema si è fermato, facendo risaltare le differenze tra quello che abbiamo sempre fatto è quello che avremmo voluto fare. Questo ha messo in risalto quanto si viva in un sistema sempre meno umano e sempre più governato dal PIL. Ne abbiamo subito l’effetto. Questa epidemia è stata l’occasione per rendersi conto di una condizione nascosta. L’Occidente, ed in esso l’Italia è un caso a sé, dovrà fare i conti con un cambiamento in cui gli individui sono distanziati fisicamente quanto fino ad oggi lo sono stati umanamente. dovranno essere rivisti i sistemi di vita in cui si è abituati ad essere attigui, uno vicino all’altro e molto spesso adiacenti non solo nelle azioni ma anche nei pensieri. In effetti la vicinanza comporta sovente una comunione di obbiettivi in cui le relazioni umane si esprimono quotidianamente. Tutto questo implicito psicologico dovrà essere rivisto e valutato. Insieme agli aspetti personali è da riconsiderare l’intero sistema economico, dimensionandone gli aspetti e forse i guadagni, i ritmi. Non è solo un problema di distanziamento sociale o di attenzione al possibile contagio,ma si è instaurato nell’individuo il preconcetto in cui si teme che l’altro possa essere portatore di un danno. Come se potessimo scorgere nemici negli spazi in cui prima ci sentivamo tutelati o almeno tranquilli, in cui eravamo disposti ad abbracciare farsi abbracciare, come adesso sembra solo un ricordo. Qualunque progresso medico non cancellerà facilmente questa consapevolezza e forse ancora per molto le tavolate e gli abbracci alle cene dei compagni di liceo saranno solo ricordi. Resta in ognuno la consapevolezza di una organizzazione sociale in cui sono diventate urgenti molte scelte etiche rimandate da tempo, tra cui la cura del debole, l’attenzione ad un ambiente di cui abbiamo abusato: qualcosa non è stato compreso in questi decenni. Il tuo browser non può riprodurre il video. Devi disattivare ad-block per riprodurre il video. Play Replay Play Replay Pausa Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio Indietro di 10 secondi Avanti di 10 secondi Spot Attiva schermo intero Disattiva schermo intero Skip Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi. Attendi solo un istante , dopo che avrai attivato javascript . . . Forse potrebbe interessarti , dopo che avrai attivato javascript . . . Devi attivare javascript per riprodurre il video. L’uomo si è certamente lasciato andare ad una avidità emotiva che ha trovato la risposta nel vorticoso incessante scandire di emozioni sempre maggiori, dei quali eccessi ci rendiamo conto solo adesso che ne appare la misura. Ricordiamolo quando torneremo alle cene con i compagni di liceo.
1