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mondo fra. Di l fosti cotanto quant io scesi; quand io mi volsi, tu passasti l punto al qual si traggon dogne parte i pesi. E se or sotto lemisperio giunto ch contraposto a quel che la gran secca coverchia, e sotto l cui colmo consunto fu luom che nacque e visse sanza pecca; tu ha i piedi in su
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picciola spera che laltra faccia fa de la Giudecca. Qui da man, quando di l sera; e questi, che ne f scala col pelo, fitto ancora s come prim era. Da questa parte cadde gi dal cielo; e la terra, che pria di qua si sporse, per paura di lui f del mar velo, e venne a lemisperio nostro; e
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forse per fuggir lui lasci qui loco vto quella chappar di qua, e s ricorse. Luogo l gi da Belzeb remoto tanto quanto la tomba si distende, che non per vista, ma per suono noto dun ruscelletto che quivi discende per la buca dun sasso, chelli ha roso, col corso chelli avvolge, e poco pende. Lo duca e io per
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quel cammino ascoso intrammo a ritornar nel chiaro mondo; e sanza cura aver dalcun riposo, salimmo s, el primo e io secondo, tanto chi vidi de le cose belle che porta l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle. PURGATORIO Purgatorio Canto I Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio
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ingegno, che lascia dietro a s mar s crudele; e canter di quel secondo regno dove lumano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno. Ma qui la morta poes resurga, o sante Muse, poi che vostro sono; e qui Calop alquanto surga, seguitando il mio canto con quel suono di cui le Piche misere sentiro lo colpo
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tal, che disperar perdono. Dolce color dorental zaffiro, che saccoglieva nel sereno aspetto del mezzo, puro infino al primo giro, a li occhi miei ricominci diletto, tosto chio usci fuor de laura morta che mavea contristati li occhi e l petto. Lo bel pianeto che damar conforta faceva tutto rider lorente, velando i Pesci cherano in sua scorta. I mi
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volsi a man destra, e puosi mente a laltro polo, e vidi quattro stelle non viste mai fuor cha la prima gente. Goder pareva l ciel di lor fiammelle: oh settentronal vedovo sito, poi che privato se di mirar quelle! Com io da loro sguardo fui partito, un poco me volgendo a l altro polo, l onde l Carro gi
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era sparito, vidi presso di me un veglio solo, degno di tanta reverenza in vista, che pi non dee a padre alcun figliuolo. Lunga la barba e di pel bianco mista portava, a suoi capelli simigliante, de quai cadeva al petto doppia lista. Li raggi de le quattro luci sante fregiavan s la sua faccia di lume, chi l vedea
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come l sol fosse davante. Chi siete voi che contro al cieco fiume fuggita avete la pregione etterna?, diss el, movendo quelle oneste piume. Chi vha guidati, o che vi fu lucerna, uscendo fuor de la profonda notte che sempre nera fa la valle inferna? Son le leggi dabisso cos rotte? o mutato in ciel novo consiglio, che, dannati, venite
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a le mie grotte?. Lo duca mio allor mi di di piglio, e con parole e con mani e con cenni reverenti mi f le gambe e l ciglio. Poscia rispuose lui: Da me non venni: donna scese del ciel, per li cui prieghi de la mia compagnia costui sovvenni. Ma da ch tuo voler che pi si spieghi di
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nostra condizion com ell vera, esser non puote il mio che a te si nieghi. Questi non vide mai lultima sera; ma per la sua follia le fu s presso, che molto poco tempo a volger era. S com io dissi, fui mandato ad esso per lui campare; e non l era altra via che questa per la quale i
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mi son messo. Mostrata ho lui tutta la gente ria; e ora intendo mostrar quelli spirti che purgan s sotto la tua bala. Com io lho tratto, saria lungo a dirti; de lalto scende virt che maiuta conducerlo a vederti e a udirti. Or ti piaccia gradir la sua venuta: libert va cercando, ch s cara, come sa chi per
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lei vita rifiuta. Tu l sai, ch non ti fu per lei amara in Utica la morte, ove lasciasti la vesta chal gran d sar s chiara. Non son li editti etterni per noi guasti, ch questi vive e Mins me non lega; ma son del cerchio ove son li occhi casti di Marzia tua, che n vista ancor ti
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priega, o santo petto, che per tua la tegni: per lo suo amore adunque a noi ti piega. Lasciane andar per li tuoi sette regni; grazie riporter di te a lei, se desser mentovato l gi degni. Marza piacque tanto a li occhi miei mentre chi fu di l, diss elli allora, che quante grazie volse da me, fei. Or
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che di l dal mal fiume dimora, pi muover non mi pu, per quella legge che fatta fu quando me nusci fora. Ma se donna del ciel ti move e regge, come tu di, non c mestier lusinghe: bastisi ben che per lei mi richegge. Va dunque, e fa che tu costui ricinghe dun giunco schietto e che li lavi
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l viso, s chogne sucidume quindi stinghe; ch non si converria, locchio sorpriso dalcuna nebbia, andar dinanzi al primo ministro, ch di quei di paradiso. Questa isoletta intorno ad imo ad imo, l gi col dove la batte londa, porta di giunchi sovra l molle limo: null altra pianta che facesse fronda o indurasse, vi puote aver vita, per cha
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le percosse non seconda. Poscia non sia di qua vostra reddita; lo sol vi mosterr, che surge omai, prendere il monte a pi lieve salita. Cos spar; e io s mi levai sanza parlare, e tutto mi ritrassi al duca mio, e li occhi a lui drizzai. El cominci: Figliuol, segui i miei passi: volgianci in dietro, ch di qua
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dichina questa pianura a suoi termini bassi. Lalba vinceva lora mattutina che fuggia innanzi, s che di lontano conobbi il tremolar de la marina. Noi andavam per lo solingo piano com om che torna a la perduta strada, che nfino ad essa li pare ire in vano. Quando noi fummo l ve la rugiada pugna col sole, per essere in
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parte dove, ad orezza, poco si dirada, ambo le mani in su lerbetta sparte soavemente l mio maestro pose: ond io, che fui accorto di sua arte, porsi ver lui le guance lagrimose; ivi mi fece tutto discoverto quel color che linferno mi nascose. Venimmo poi in sul lito diserto, che mai non vide navicar sue acque omo, che di
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tornar sia poscia esperto. Quivi mi cinse s com altrui piacque: oh maraviglia! ch qual elli scelse lumile pianta, cotal si rinacque subitamente l onde lavelse. Purgatorio Canto II Gi era l sole a lorizzonte giunto lo cui meridan cerchio coverchia Ierusalm col suo pi alto punto; e la notte, che opposita a lui cerchia, uscia di Gange fuor con
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le Bilance, che le caggion di man quando soverchia; s che le bianche e le vermiglie guance, l dov i era, de la bella Aurora per troppa etate divenivan rance. Noi eravam lunghesso mare ancora, come gente che pensa a suo cammino, che va col cuore e col corpo dimora. Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino, per li grossi vapor
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Marte rosseggia gi nel ponente sovra l suol marino, cotal mapparve, sio ancor lo veggia, un lume per lo mar venir s ratto, che l muover suo nessun volar pareggia. Dal qual com io un poco ebbi ritratto locchio per domandar lo duca mio, rividil pi lucente e maggior fatto. Poi dogne lato ad esso mappario un non sapeva che
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bianco, e di sotto a poco a poco un altro a lui usco. Lo mio maestro ancor non facea motto, mentre che i primi bianchi apparver ali; allor che ben conobbe il galeotto, grid: Fa, fa che le ginocchia cali. Ecco langel di Dio: piega le mani; omai vedrai di s fatti officiali. Vedi che sdegna li argomenti umani, s
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che remo non vuol, n altro velo che lali sue, tra liti s lontani. Vedi come lha dritte verso l cielo, trattando laere con letterne penne, che non si mutan come mortal pelo. Poi, come pi e pi verso noi venne luccel divino, pi chiaro appariva: per che locchio da presso nol sostenne, ma chinail giuso; e quei sen venne
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a riva con un vasello snelletto e leggero, tanto che lacqua nulla ne nghiottiva. Da poppa stava il celestial nocchiero, tal che faria beato pur descripto; e pi di cento spirti entro sediero. In exitu Isrel de Aegypto cantavan tutti insieme ad una voce con quanto di quel salmo poscia scripto. Poi fece il segno lor di santa croce; ond
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ei si gittar tutti in su la piaggia: ed el sen g, come venne, veloce. La turba che rimase l, selvaggia parea del loco, rimirando intorno come colui che nove cose assaggia. Da tutte parti saettava il giorno lo sol, chavea con le saette conte di mezzo l ciel cacciato Capricorno, quando la nova gente alz la fronte ver noi,
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dicendo a noi: Se voi sapete, mostratene la via di gire al monte. E Virgilio rispuose: Voi credete forse che siamo esperti desto loco; ma noi siam peregrin come voi siete. Dianzi venimmo, innanzi a voi un poco, per altra via, che fu s aspra e forte, che lo salire omai ne parr gioco. Lanime, che si fuor di me
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accorte, per lo spirare, chi era ancor vivo, maravigliando diventaro smorte. E come a messagger che porta ulivo tragge la gente per udir novelle, e di calcar nessun si mostra schivo, cos al viso mio saffisar quelle anime fortunate tutte quante, quasi oblando dire a farsi belle. Io vidi una di lor trarresi avante per abbracciarmi con s grande affetto,
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che mosse me a far lo somigliante. Ohi ombre vane, fuor che ne laspetto! tre volte dietro a lei le mani avvinsi, e tante mi tornai con esse al petto. Di maraviglia, credo, mi dipinsi; per che lombra sorrise e si ritrasse, e io, seguendo lei, oltre mi pinsi. Soavemente disse chio posasse; allor conobbi chi era, e pregai che,
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per parlarmi, un poco sarrestasse. Rispuosemi: Cos com io tamai nel mortal corpo, cos tamo sciolta: per marresto; ma tu perch vai?. Casella mio, per tornar altra volta l dov io son, fo io questo vaggio, diss io; ma a te com tanta ora tolta?. Ed elli a me: Nessun m fatto oltraggio, se quei che leva quando e cui
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li piace, pi volte mha negato esto passaggio; ch di giusto voler lo suo si face: veramente da tre mesi elli ha tolto chi ha voluto intrar, con tutta pace. Ond io, chera ora a la marina vlto dove lacqua di Tevero sinsala, benignamente fu da lui ricolto. A quella foce ha elli or dritta lala, per che sempre quivi
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si ricoglie qual verso Acheronte non si cala. E io: Se nuova legge non ti toglie memoria o uso a lamoroso canto che mi solea quetar tutte mie doglie, di ci ti piaccia consolare alquanto lanima mia, che, con la sua persona venendo qui, affannata tanto!. Amor che ne la mente mi ragiona cominci elli allor s dolcemente, che la
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dolcezza ancor dentro mi suona. Lo mio maestro e io e quella gente cheran con lui parevan s contenti, come a nessun toccasse altro la mente. Noi eravam tutti fissi e attenti a le sue note; ed ecco il veglio onesto gridando: Che ci, spiriti lenti? qual negligenza, quale stare questo? Correte al monte a spogliarvi lo scoglio chesser non
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lascia a voi Dio manifesto. Come quando, cogliendo biado o loglio, li colombi adunati a la pastura, queti, sanza mostrar lusato orgoglio, se cosa appare ond elli abbian paura, subitamente lasciano star lesca, perch assaliti son da maggior cura; cos vid io quella masnada fresca lasciar lo canto, e fuggir ver la costa, com om che va, n sa dove
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resca; n la nostra partita fu men tosta. Purgatorio Canto III Avvegna che la subitana fuga dispergesse color per la campagna, rivolti al monte ove ragion ne fruga, i mi ristrinsi a la fida compagna: e come sare io sanza lui corso? chi mavria tratto su per la montagna? El mi parea da s stesso rimorso: o dignitosa coscenza e
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netta, come t picciol fallo amaro morso! Quando li piedi suoi lasciar la fretta, che lonestade ad ogn atto dismaga, la mente mia, che prima era ristretta, lo ntento rallarg, s come vaga, e diedi l viso mio incontr al poggio che nverso l ciel pi alto si dislaga. Lo sol, che dietro fiammeggiava roggio, rotto mera dinanzi a la
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figura, chava in me de suoi raggi lappoggio. Io mi volsi dallato con paura dessere abbandonato, quand io vidi solo dinanzi a me la terra oscura; e l mio conforto: Perch pur diffidi?, a dir mi cominci tutto rivolto; non credi tu me teco e chio ti guidi? Vespero gi col dov sepolto lo corpo dentro al quale io facea
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ombra; Napoli lha, e da Brandizio tolto. Ora, se innanzi a me nulla saombra, non ti maravigliar pi che di cieli che luno a laltro raggio non ingombra. A sofferir tormenti, caldi e geli simili corpi la Virt dispone che, come fa, non vuol cha noi si sveli. Matto chi spera che nostra ragione possa trascorrer la infinita via che
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tiene una sustanza in tre persone. State contenti, umana gente, al quia; ch, se potuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria; e disar vedeste sanza frutto tai che sarebbe lor disio quetato, chetternalmente dato lor per lutto: io dico dAristotile e di Plato e di molt altri; e qui chin la fronte, e pi non disse, e rimase
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turbato. Noi divenimmo intanto a pi del monte; quivi trovammo la roccia s erta, che ndarno vi sarien le gambe pronte. Tra Lerice e Turba la pi diserta, la pi rotta ruina una scala, verso di quella, agevole e aperta. Or chi sa da qual man la costa cala, disse l maestro mio fermando l passo, s che possa salir
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chi va sanz ala?. E mentre che tenendo l viso basso essaminava del cammin la mente, e io mirava suso intorno al sasso, da man sinistra mappar una gente danime, che movieno i pi ver noi, e non pareva, s venan lente. Leva, diss io, maestro, li occhi tuoi: ecco di qua chi ne dar consiglio, se tu da te
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medesmo aver nol puoi. Guard allora, e con libero piglio rispuose: Andiamo in l, chei vegnon piano; e tu ferma la spene, dolce figlio. Ancora era quel popol di lontano, i dico dopo i nostri mille passi, quanto un buon gittator trarria con mano, quando si strinser tutti ai duri massi de lalta ripa, e stetter fermi e stretti com
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a guardar, chi va dubbiando, stassi. O ben finiti, o gi spiriti eletti, Virgilio incominci, per quella pace chi credo che per voi tutti saspetti, ditene dove la montagna giace, s che possibil sia landare in suso; ch perder tempo a chi pi sa pi spiace. Come le pecorelle escon del chiuso a una, a due, a tre, e laltre
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stanno timidette atterrando locchio e l muso; e ci che fa la prima, e laltre fanno, addossandosi a lei, sella sarresta, semplici e quete, e lo mperch non sanno; s vid io muovere a venir la testa di quella mandra fortunata allotta, pudica in faccia e ne landare onesta. Come color dinanzi vider rotta la luce in terra dal mio
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destro canto, s che lombra era da me a la grotta, restaro, e trasser s in dietro alquanto, e tutti li altri che venieno appresso, non sappiendo l perch, fenno altrettanto. Sanza vostra domanda io vi confesso che questo corpo uman che voi vedete; per che l lume del sole in terra fesso. Non vi maravigliate, ma credete che non
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sanza virt che da ciel vegna cerchi di soverchiar questa parete. Cos l maestro; e quella gente degna Tornate, disse, intrate innanzi dunque, coi dossi de le man faccendo insegna. E un di loro incominci: Chiunque tu se, cos andando, volgi l viso: pon mente se di l mi vedesti unque. Io mi volsi ver lui e guardail fiso: biondo
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era e bello e di gentile aspetto, ma lun de cigli un colpo avea diviso. Quand io mi fui umilmente disdetto daverlo visto mai, el disse: Or vedi; e mostrommi una piaga a sommo l petto. Poi sorridendo disse: Io son Manfredi, nepote di Costanza imperadrice; ond io ti priego che, quando tu riedi, vadi a mia bella figlia, genitrice
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de lonor di Cicilia e dAragona, e dichi l vero a lei, saltro si dice. Poscia chio ebbi rotta la persona di due punte mortali, io mi rendei, piangendo, a quei che volontier perdona. Orribil furon li peccati miei; ma la bont infinita ha s gran braccia, che prende ci che si rivolge a lei. Se l pastor di Cosenza,
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che a la caccia di me fu messo per Clemente allora, avesse in Dio ben letta questa faccia, lossa del corpo mio sarieno ancora in co del ponte presso a Benevento, sotto la guardia de la grave mora. Or le bagna la pioggia e move il vento di fuor dal regno, quasi lungo l Verde, dov e le trasmut a
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lume spento. Per lor maladizion s non si perde, che non possa tornar, letterno amore, mentre che la speranza ha fior del verde. Vero che quale in contumacia more di Santa Chiesa, ancor chal fin si penta, star li convien da questa ripa in fore, per ognun tempo chelli stato, trenta, in sua presunzon, se tal decreto pi corto per
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buon prieghi non diventa. Vedi oggimai se tu mi puoi far lieto, revelando a la mia buona Costanza come mhai visto, e anco esto divieto; ch qui per quei di l molto savanza. Purgatorio Canto IV Quando per dilettanze o ver per doglie, che alcuna virt nostra comprenda, lanima bene ad essa si raccoglie, par cha nulla potenza pi intenda;
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e questo contra quello error che crede chunanima sovr altra in noi saccenda. E per, quando sode cosa o vede che tegna forte a s lanima volta, vassene l tempo e luom non se navvede; chaltra potenza quella che lascolta, e altra quella cha lanima intera: questa quasi legata e quella sciolta. Di ci ebb io esperenza vera, udendo quello
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spirto e ammirando; ch ben cinquanta gradi salito era lo sole, e io non mera accorto, quando venimmo ove quell anime ad una gridaro a noi: Qui vostro dimando. Maggiore aperta molte volte impruna con una forcatella di sue spine luom de la villa quando luva imbruna, che non era la calla onde salne lo duca mio, e io appresso,
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soli, come da noi la schiera si partne. Vassi in Sanleo e discendesi in Noli, montasi su in Bismantova e n Cacume con esso i pi; ma qui convien chom voli; dico con lale snelle e con le piume del gran disio, di retro a quel condotto che speranza mi dava e facea lume. Noi salavam per entro l sasso
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rotto, e dogne lato ne stringea lo stremo, e piedi e man volea il suol di sotto. Poi che noi fummo in su lorlo suppremo de lalta ripa, a la scoperta piaggia, Maestro mio, diss io, che via faremo?. Ed elli a me: Nessun tuo passo caggia; pur su al monte dietro a me acquista, fin che nappaia alcuna scorta
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saggia. Lo sommo er alto che vincea la vista, e la costa superba pi assai che da mezzo quadrante a centro lista. Io era lasso, quando cominciai: O dolce padre, volgiti, e rimira com io rimango sol, se non restai. Figliuol mio, disse, infin quivi ti tira, additandomi un balzo poco in se che da quel lato il poggio tutto
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gira. S mi spronaron le parole sue, chi mi sforzai carpando appresso lui, tanto che l cinghio sotto i pi mi fue. A seder ci ponemmo ivi ambedui vlti a levante ond eravam saliti, che suole a riguardar giovare altrui. Li occhi prima drizzai ai bassi liti; poscia li alzai al sole, e ammirava che da sinistra neravam feriti. Ben
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savvide il poeta cho stava stupido tutto al carro de la luce, ove tra noi e Aquilone intrava. Ond elli a me: Se Castore e Poluce fossero in compagnia di quello specchio che s e gi del suo lume conduce, tu vedresti il Zodaco rubecchio ancora a lOrse pi stretto rotare, se non uscisse fuor del cammin vecchio. Come ci
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sia, se l vuoi poter pensare, dentro raccolto, imagina Sn con questo monte in su la terra stare s, chamendue hanno un solo orizzn e diversi emisperi; onde la strada che mal non seppe carreggiar Fetn, vedrai come a costui convien che vada da lun, quando a colui da laltro fianco, se lo ntelletto tuo ben chiaro bada. Certo, maestro
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mio, diss io, unquanco non vid io chiaro s com io discerno l dove mio ingegno parea manco, che l mezzo cerchio del moto superno, che si chiama Equatore in alcun arte, e che sempre riman tra l sole e l verno, per la ragion che di, quinci si parte verso settentron, quanto li Ebrei vedevan lui verso la calda
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parte. Ma se a te piace, volontier saprei quanto avemo ad andar; ch l poggio sale pi che salir non posson li occhi miei. Ed elli a me: Questa montagna tale, che sempre al cominciar di sotto grave; e quant om pi va s, e men fa male. Per, quand ella ti parr soave tanto, che s andar ti fia
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leggero com a seconda gi andar per nave, allor sarai al fin desto sentiero; quivi di riposar laffanno aspetta. Pi non rispondo, e questo so per vero. E com elli ebbe sua parola detta, una voce di presso son: Forse che di sedere in pria avrai distretta!. Al suon di lei ciascun di noi si torse, e vedemmo a mancina
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un gran petrone, del qual n io n ei prima saccorse. L ci traemmo; e ivi eran persone che si stavano a lombra dietro al sasso come luom per negghienza a star si pone. E un di lor, che mi sembiava lasso, sedeva e abbracciava le ginocchia, tenendo l viso gi tra esse basso. O dolce segnor mio, diss io,
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adocchia colui che mostra s pi negligente che se pigrizia fosse sua serocchia. Allor si volse a noi e puose mente, movendo l viso pur su per la coscia, e disse: Or va tu s, che se valente!. Conobbi allor chi era, e quella angoscia che mavacciava un poco ancor la lena, non mimped landare a lui; e poscia cha
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lui fu giunto, alz la testa a pena, dicendo: Hai ben veduto come l sole da lomero sinistro il carro mena?. Li atti suoi pigri e le corte parole mosser le labbra mie un poco a riso; poi cominciai: Belacqua, a me non dole di te omai; ma dimmi: perch assiso quiritto se? attendi tu iscorta, o pur lo modo
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usato tha ripriso?. Ed elli: O frate, andar in s che porta? ch non mi lascerebbe ire a martri langel di Dio che siede in su la porta. Prima convien che tanto il ciel maggiri di fuor da essa, quanto fece in vita, per chio ndugiai al fine i buon sospiri, se orazone in prima non maita che surga s
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di cuor che in grazia viva; laltra che val, che n ciel non udita?. E gi il poeta innanzi mi saliva, e dicea: Vienne omai; vedi ch tocco meridan dal sole e a la riva cuopre la notte gi col pi Morrocco. Purgatorio Canto V Io era gi da quell ombre partito, e seguitava lorme del mio duca, quando di
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retro a me, drizzando l dito, una grid: Ve che non par che luca lo raggio da sinistra a quel di sotto, e come vivo par che si conduca!. Li occhi rivolsi al suon di questo motto, e vidile guardar per maraviglia pur me, pur me, e l lume chera rotto. Perch lanimo tuo tanto simpiglia, disse l maestro, che
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landare allenti? che ti fa ci che quivi si pispiglia? Vien dietro a me, e lascia dir le genti: sta come torre ferma, che non crolla gi mai la cima per soffiar di venti; ch sempre lomo in cui pensier rampolla sovra pensier, da s dilunga il segno, perch la foga lun de laltro insolla. Che potea io ridir, se
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non Io vegno? Dissilo, alquanto del color consperso che fa luom di perdon talvolta degno. E ntanto per la costa di traverso venivan genti innanzi a noi un poco, cantando Miserere a verso a verso. Quando saccorser chi non dava loco per lo mio corpo al trapassar di raggi, mutar lor canto in un oh! lungo e roco; e due
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di loro, in forma di messaggi, corsero incontr a noi e dimandarne: Di vostra condizion fatene saggi. E l mio maestro: Voi potete andarne e ritrarre a color che vi mandaro che l corpo di costui vera carne. Se per veder la sua ombra restaro, com io avviso, assai lor risposto: fccianli onore, ed esser pu lor caro. Vapori accesi
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non vid io s tosto di prima notte mai fender sereno, n, sol calando, nuvole dagosto, che color non tornasser suso in meno; e, giunti l, con li altri a noi dier volta, come schiera che scorre sanza freno. Questa gente che preme a noi molta, e vegnonti a pregar, disse l poeta: per pur va, e in andando ascolta.
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O anima che vai per esser lieta con quelle membra con le quai nascesti, venian gridando, un poco il passo queta. Guarda salcun di noi unqua vedesti, s che di lui di l novella porti: deh, perch vai? deh, perch non tarresti? Noi fummo tutti gi per forza morti, e peccatori infino a lultima ora; quivi lume del ciel ne
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fece accorti, s che, pentendo e perdonando, fora di vita uscimmo a Dio pacificati, che del disio di s veder naccora. E io: Perch ne vostri visi guati, non riconosco alcun; ma sa voi piace cosa chio possa, spiriti ben nati, voi dite, e io far per quella pace che, dietro a piedi di s fatta guida, di mondo in
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mondo cercar mi si face. E uno incominci: Ciascun si fida del beneficio tuo sanza giurarlo, pur che l voler nonpossa non ricida. Ond io, che solo innanzi a li altri parlo, ti priego, se mai vedi quel paese che siede tra Romagna e quel di Carlo, che tu mi sie di tuoi prieghi cortese in Fano, s che ben
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per me sadori pur chi possa purgar le gravi offese. Quindi fu io; ma li profondi fri ond usc l sangue in sul quale io sedea, fatti mi fuoro in grembo a li Antenori, l dov io pi sicuro esser credea: quel da Esti il f far, che mavea in ira assai pi l che dritto non volea. Ma sio
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fosse fuggito inver la Mira, quando fu sovragiunto ad Oraco, ancor sarei di l dove si spira. Corsi al palude, e le cannucce e l braco mimpigliar s chi caddi; e l vid io de le mie vene farsi in terra laco. Poi disse un altro: Deh, se quel disio si compia che ti tragge a lalto monte, con buona
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petate aiuta il mio! Io fui di Montefeltro, io son Bonconte; Giovanna o altri non ha di me cura; per chio vo tra costor con bassa fronte. E io a lui: Qual forza o qual ventura ti trav s fuor di Campaldino, che non si seppe mai tua sepultura?. Oh!, rispuos elli, a pi del Casentino traversa unacqua cha nome
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lArchiano, che sovra lErmo nasce in Apennino. L ve l vocabol suo diventa vano, arriva io forato ne la gola, fuggendo a piede e sanguinando il piano. Quivi perdei la vista e la parola; nel nome di Maria fini, e quivi caddi, e rimase la mia carne sola. Io dir vero, e tu l rid tra vivi: langel di Dio
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mi prese, e quel dinferno gridava: O tu del ciel, perch mi privi? Tu te ne porti di costui letterno per una lagrimetta che l mi toglie; ma io far de laltro altro governo!. Ben sai come ne laere si raccoglie quell umido vapor che in acqua riede, tosto che sale dove l freddo il coglie. Giunse quel mal voler
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che pur mal chiede con lo ntelletto, e mosse il fummo e l vento per la virt che sua natura diede. Indi la valle, come l d fu spento, da Pratomagno al gran giogo coperse di nebbia; e l ciel di sopra fece intento, s che l pregno aere in acqua si converse; la pioggia cadde, e a fossati venne
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di lei ci che la terra non sofferse; e come ai rivi grandi si convenne, ver lo fiume real tanto veloce si ruin, che nulla la ritenne. Lo corpo mio gelato in su la foce trov lArchian rubesto; e quel sospinse ne lArno, e sciolse al mio petto la croce chi fe di me quando l dolor mi vinse; voltmmi
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per le ripe e per lo fondo, poi di sua preda mi coperse e cinse. Deh, quando tu sarai tornato al mondo e riposato de la lunga via, seguit l terzo spirito al secondo, ricorditi di me, che son la Pia; Siena mi f, disfecemi Maremma: salsi colui che nnanellata pria disposando mavea con la sua gemma. Purgatorio Canto VI
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Quando si parte il gioco de la zara, colui che perde si riman dolente, repetendo le volte, e tristo impara; con laltro se ne va tutta la gente; qual va dinanzi, e qual di dietro il prende, e qual dallato li si reca a mente; el non sarresta, e questo e quello intende; a cui porge la man, pi non
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fa pressa; e cos da la calca si difende. Tal era io in quella turba spessa, volgendo a loro, e qua e l, la faccia, e promettendo mi sciogliea da essa. Quiv era lAretin che da le braccia fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte, e laltro channeg correndo in caccia. Quivi pregava con le mani sporte Federigo Novello,
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e quel da Pisa che f parer lo buon Marzucco forte. Vidi conte Orso e lanima divisa dal corpo suo per astio e per inveggia, com e dicea, non per colpa commisa; Pier da la Broccia dico; e qui proveggia, mentr di qua, la donna di Brabante, s che per non sia di peggior greggia. Come libero fui da tutte
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quante quell ombre che pregar pur chaltri prieghi, s che savacci lor divenir sante, io cominciai: El par che tu mi nieghi, o luce mia, espresso in alcun testo che decreto del cielo orazion pieghi; e questa gente prega pur di questo: sarebbe dunque loro speme vana, o non m l detto tuo ben manifesto?. Ed elli a me: La
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mia scrittura piana; e la speranza di costor non falla, se ben si guarda con la mente sana; ch cima di giudicio non savvalla perch foco damor compia in un punto ci che de sodisfar chi qui sastalla; e l dov io fermai cotesto punto, non sammendava, per pregar, difetto, perch l priego da Dio era disgiunto. Veramente a cos
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alto sospetto non ti fermar, se quella nol ti dice che lume fia tra l vero e lo ntelletto. Non so se ntendi: io dico di Beatrice; tu la vedrai di sopra, in su la vetta di questo monte, ridere e felice. E io: Segnore, andiamo a maggior fretta, ch gi non maffatico come dianzi, e vedi omai che l
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poggio lombra getta. Noi anderem con questo giorno innanzi, rispuose, quanto pi potremo omai; ma l fatto daltra forma che non stanzi. Prima che sie l s, tornar vedrai colui che gi si cuopre de la costa, s che suoi raggi tu romper non fai. Ma vedi l unanima che, posta sola soletta, inverso noi riguarda: quella ne nsegner la
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via pi tosta. Venimmo a lei: o anima lombarda, come ti stavi altera e disdegnosa e nel mover de li occhi onesta e tarda! Ella non ci dica alcuna cosa, ma lasciavane gir, solo sguardando a guisa di leon quando si posa. Pur Virgilio si trasse a lei, pregando che ne mostrasse la miglior salita; e quella non rispuose al
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suo dimando, ma di nostro paese e de la vita ci nchiese; e l dolce duca incominciava Manta . . . , e lombra, tutta in s romita, surse ver lui del loco ove pria stava, dicendo: O Mantoano, io son Sordello de la tua terra!; e lun laltro abbracciava. Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in
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gran tempesta, non donna di province, ma bordello! Quell anima gentil fu cos presta, sol per lo dolce suon de la sua terra, di fare al cittadin suo quivi festa; e ora in te non stanno sanza guerra li vivi tuoi, e lun laltro si rode di quei chun muro e una fossa serra. Cerca, misera, intorno da le prode
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le tue marine, e poi ti guarda in seno, salcuna parte in te di pace gode. Che val perch ti racconciasse il freno Iustinano, se la sella vta? Sanz esso fora la vergogna meno. Ahi gente che dovresti esser devota, e lasciar seder Cesare in la sella, se bene intendi ci che Dio ti nota, guarda come esta fiera fatta
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fella per non esser corretta da li sproni, poi che ponesti mano a la predella. O Alberto tedesco chabbandoni costei ch fatta indomita e selvaggia, e dovresti inforcar li suoi arcioni, giusto giudicio da le stelle caggia sovra l tuo sangue, e sia novo e aperto, tal che l tuo successor temenza naggia! Chavete tu e l tuo padre sofferto,
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per cupidigia di cost distretti, che l giardin de lo mperio sia diserto. Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: color gi tristi, e questi con sospetti! Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura di tuoi gentili, e cura lor magagne; e vedrai Santafior com oscura! Vieni a veder la tua Roma che piagne vedova
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e sola, e d e notte chiama: Cesare mio, perch non maccompagne?. Vieni a veder la gente quanto sama! e se nulla di noi piet ti move, a vergognar ti vien de la tua fama. E se licito m, o sommo Giove che fosti in terra per noi crucifisso, son li giusti occhi tuoi rivolti altrove? O preparazion che ne
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labisso del tuo consiglio fai per alcun bene in tutto de laccorger nostro scisso? Ch le citt dItalia tutte piene son di tiranni, e un Marcel diventa ogne villan che parteggiando viene. Fiorenza mia, ben puoi esser contenta di questa digression che non ti tocca, merc del popol tuo che si argomenta. Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca
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per non venir sanza consiglio a larco; ma il popol tuo lha in sommo de la bocca. Molti rifiutan lo comune incarco; ma il popol tuo solicito risponde sanza chiamare, e grida: I mi sobbarco!. Or ti fa lieta, ch tu hai ben onde: tu ricca, tu con pace e tu con senno! Sio dico l ver, leffetto nol nasconde.
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Atene e Lacedemona, che fenno lantiche leggi e furon s civili, fecero al viver bene un picciol cenno verso di te, che fai tanto sottili provedimenti, cha mezzo novembre non giugne quel che tu dottobre fili. Quante volte, del tempo che rimembre, legge, moneta, officio e costume hai tu mutato, e rinovate membre! E se ben ti ricordi e vedi
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