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la rota. Tuttavia, perch mo vergogna porte del tuo errore, e perch altra volta, udendo le serene, sie pi forte, pon gi il seme del piangere e ascolta: s udirai come in contraria parte mover dovieti mia carne sepolta. Mai non tappresent natura o arte piacer, quanto le belle membra in chio rinchiusa fui, e che so n terra sparte;
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gutenberg
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e se l sommo piacer s ti fallio per la mia morte, qual cosa mortale dovea poi trarre te nel suo disio? Ben ti dovevi, per lo primo strale de le cose fallaci, levar suso di retro a me che non era pi tale. Non ti dovea gravar le penne in giuso, ad aspettar pi colpo, o pargoletta o altra
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novit con s breve uso. Novo augelletto due o tre aspetta; ma dinanzi da li occhi di pennuti rete si spiega indarno o si saetta. Quali fanciulli, vergognando, muti con li occhi a terra stannosi, ascoltando e s riconoscendo e ripentuti, tal mi stav io; ed ella disse: Quando per udir se dolente, alza la barba, e prenderai pi doglia
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riguardando. Con men di resistenza si dibarba robusto cerro, o vero al nostral vento o vero a quel de la terra di Iarba, chio non levai al suo comando il mento; e quando per la barba il viso chiese, ben conobbi il velen de largomento. E come la mia faccia si distese, posarsi quelle prime creature da loro asperson locchio
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comprese; e le mie luci, ancor poco sicure, vider Beatrice volta in su la fiera ch sola una persona in due nature. Sotto l suo velo e oltre la rivera vincer pariemi pi s stessa antica, vincer che laltre qui, quand ella cera. Di penter s mi punse ivi lortica, che di tutte altre cose qual mi torse pi nel
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suo amor, pi mi si f nemica. Tanta riconoscenza il cor mi morse, chio caddi vinto; e quale allora femmi, salsi colei che la cagion mi porse. Poi, quando il cor virt di fuor rendemmi, la donna chio avea trovata sola sopra me vidi, e dicea: Tiemmi, tiemmi!. Tratto mavea nel fiume infin la gola, e tirandosi me dietro sen
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giva sovresso lacqua lieve come scola. Quando fui presso a la beata riva, Asperges me s dolcemente udissi, che nol so rimembrar, non chio lo scriva. La bella donna ne le braccia aprissi; abbracciommi la testa e mi sommerse ove convenne chio lacqua inghiottissi. Indi mi tolse, e bagnato mofferse dentro a la danza de le quattro belle; e ciascuna
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del braccio mi coperse. Noi siam qui ninfe e nel ciel siamo stelle; pria che Beatrice discendesse al mondo, fummo ordinate a lei per sue ancelle. Merrenti a li occhi suoi; ma nel giocondo lume ch dentro aguzzeranno i tuoi le tre di l, che miran pi profondo. Cos cantando cominciaro; e poi al petto del grifon seco menarmi, ove
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Beatrice stava volta a noi. Disser: Fa che le viste non risparmi; posto tavem dinanzi a li smeraldi ond Amor gi ti trasse le sue armi. Mille disiri pi che fiamma caldi strinsermi li occhi a li occhi rilucenti, che pur sopra l grifone stavan saldi. Come in lo specchio il sol, non altrimenti la doppia fiera dentro vi raggiava,
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or con altri, or con altri reggimenti. Pensa, lettor, sio mi maravigliava, quando vedea la cosa in s star queta, e ne lidolo suo si trasmutava. Mentre che piena di stupore e lieta lanima mia gustava di quel cibo che, saziando di s, di s asseta, s dimostrando di pi alto tribo ne li atti, laltre tre si fero avanti,
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danzando al loro angelico caribo. Volgi, Beatrice, volgi li occhi santi, era la sua canzone, al tuo fedele che, per vederti, ha mossi passi tanti! Per grazia fa noi grazia che disvele a lui la bocca tua, s che discerna la seconda bellezza che tu cele. O isplendor di viva luce etterna, chi palido si fece sotto lombra s di
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Parnaso, o bevve in sua cisterna, che non paresse aver la mente ingombra, tentando a render te qual tu paresti l dove armonizzando il ciel tadombra, quando ne laere aperto ti solvesti? Purgatorio Canto XXXII Tant eran li occhi miei fissi e attenti a disbramarsi la decenne sete, che li altri sensi meran tutti spenti. Ed essi quinci e quindi
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avien parete di non calercos lo santo riso a s trali con lantica rete!; quando per forza mi fu vlto il viso ver la sinistra mia da quelle dee, perch io udi da loro un Troppo fiso!; e la disposizion cha veder e ne li occhi pur test dal sol percossi, sanza la vista alquanto esser mi fe. Ma poi
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chal poco il viso riformossi (e dico al poco per rispetto al molto sensibile onde a forza mi rimossi), vidi n sul braccio destro esser rivolto lo gloroso essercito, e tornarsi col sole e con le sette fiamme al volto. Come sotto li scudi per salvarsi volgesi schiera, e s gira col segno, prima che possa tutta in s mutarsi;
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quella milizia del celeste regno che procedeva, tutta trapassonne pria che piegasse il carro il primo legno. Indi a le rote si tornar le donne, e l grifon mosse il benedetto carco s, che per nulla penna crollonne. La bella donna che mi trasse al varco e Stazio e io seguitavam la rota che f lorbita sua con minore arco.
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S passeggiando lalta selva vta, colpa di quella chal serpente crese, temprava i passi unangelica nota. Forse in tre voli tanto spazio prese disfrenata saetta, quanto eramo rimossi, quando Batrice scese. Io senti mormorare a tutti Adamo; poi cerchiaro una pianta dispogliata di foglie e daltra fronda in ciascun ramo. La coma sua, che tanto si dilata pi quanto pi
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s, fora da lIndi ne boschi lor per altezza ammirata. Beato se, grifon, che non discindi col becco desto legno dolce al gusto, poscia che mal si torce il ventre quindi. Cos dintorno a lalbero robusto gridaron li altri; e lanimal binato: S si conserva il seme dogne giusto. E vlto al temo chelli avea tirato, trasselo al pi de
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la vedova frasca, e quel di lei a lei lasci legato. Come le nostre piante, quando casca gi la gran luce mischiata con quella che raggia dietro a la celeste lasca, turgide fansi, e poi si rinovella di suo color ciascuna, pria che l sole giunga li suoi corsier sotto altra stella; men che di rose e pi che di
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vole colore aprendo, sinnov la pianta, che prima avea le ramora s sole. Io non lo ntesi, n qui non si canta linno che quella gente allor cantaro, n la nota soffersi tutta quanta. Sio potessi ritrar come assonnaro li occhi spietati udendo di Siringa, li occhi a cui pur vegghiar cost s caro; come pintor che con essempro pinga,
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disegnerei com io maddormentai; ma qual vuol sia che lassonnar ben finga. Per trascorro a quando mi svegliai, e dico chun splendor mi squarci l velo del sonno, e un chiamar: Surgi: che fai?. Quali a veder de fioretti del melo che del suo pome li angeli fa ghiotti e perpete nozze fa nel cielo, Pietro e Giovanni e Iacopo
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condotti e vinti, ritornaro a la parola da la qual furon maggior sonni rotti, e videro scemata loro scuola cos di Mos come dElia, e al maestro suo cangiata stola; tal torna io, e vidi quella pia sovra me starsi che conducitrice fu de miei passi lungo l fiume pria. E tutto in dubbio dissi: Ov Beatrice?. Ond ella: Vedi
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lei sotto la fronda nova sedere in su la sua radice. Vedi la compagnia che la circonda: li altri dopo l grifon sen vanno suso con pi dolce canzone e pi profonda. E se pi fu lo suo parlar diffuso, non so, per che gi ne li occhi mera quella chad altro intender mavea chiuso. Sola sedeasi in su la
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terra vera, come guardia lasciata l del plaustro che legar vidi a la biforme fera. In cerchio le facevan di s claustro le sette ninfe, con quei lumi in mano che son sicuri dAquilone e dAustro. Qui sarai tu poco tempo silvano; e sarai meco sanza fine cive di quella Roma onde Cristo romano. Per, in pro del mondo che
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mal vive, al carro tieni or li occhi, e quel che vedi, ritornato di l, fa che tu scrive. Cos Beatrice; e io, che tutto ai piedi di suoi comandamenti era divoto, la mente e li occhi ov ella volle diedi. Non scese mai con s veloce moto foco di spessa nube, quando piove da quel confine che pi va
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remoto, com io vidi calar luccel di Giove per lalber gi, rompendo de la scorza, non che di fiori e de le foglie nove; e fer l carro di tutta sua forza; ond el pieg come nave in fortuna, vinta da londa, or da poggia, or da orza. Poscia vidi avventarsi ne la cuna del trunfal veiculo una volpe che
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dogne pasto buon parea digiuna; ma, riprendendo lei di laide colpe, la donna mia la volse in tanta futa quanto sofferser lossa sanza polpe. Poscia per indi ond era pria venuta, laguglia vidi scender gi ne larca del carro e lasciar lei di s pennuta; e qual esce di cuor che si rammarca, tal voce usc del cielo e cotal
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disse: O navicella mia, com mal se carca!. Poi parve a me che la terra saprisse trambo le ruote, e vidi uscirne un drago che per lo carro s la coda fisse; e come vespa che ritragge lago, a s traendo la coda maligna, trasse del fondo, e gissen vago vago. Quel che rimase, come da gramigna vivace terra, da
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la piuma, offerta forse con intenzion sana e benigna, si ricoperse, e funne ricoperta e luna e laltra rota e l temo, in tanto che pi tiene un sospir la bocca aperta. Trasformato cos l dificio santo mise fuor teste per le parti sue, tre sovra l temo e una in ciascun canto. Le prime eran cornute come bue, ma
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le quattro un sol corno avean per fronte: simile mostro visto ancor non fue. Sicura, quasi rocca in alto monte, seder sovresso una puttana sciolta mapparve con le ciglia intorno pronte; e come perch non li fosse tolta, vidi di costa a lei dritto un gigante; e basciavansi insieme alcuna volta. Ma perch locchio cupido e vagante a me rivolse,
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quel feroce drudo la flagell dal capo infin le piante; poi, di sospetto pieno e dira crudo, disciolse il mostro, e trassel per la selva, tanto che sol di lei mi fece scudo a la puttana e a la nova belva. Purgatorio Canto XXXIII Deus, venerunt gentes, alternando or tre or quattro dolce salmodia, le donne incominciaro, e lagrimando; e
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Batrice, sospirosa e pia, quelle ascoltava s fatta, che poco pi a la croce si cambi Maria. Ma poi che laltre vergini dier loco a lei di dir, levata dritta in p, rispuose, colorata come foco: Modicum, et non videbitis me; et iterum, sorelle mie dilette, modicum, et vos videbitis me. Poi le si mise innanzi tutte e sette, e
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dopo s, solo accennando, mosse me e la donna e l savio che ristette. Cos sen giva; e non credo che fosse lo decimo suo passo in terra posto, quando con li occhi li occhi mi percosse; e con tranquillo aspetto Vien pi tosto, mi disse, tanto che, sio parlo teco, ad ascoltarmi tu sie ben disposto. S com io
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fui, com io dova, seco, dissemi: Frate, perch non tattenti a domandarmi omai venendo meco?. Come a color che troppo reverenti dinanzi a suo maggior parlando sono, che non traggon la voce viva ai denti, avvenne a me, che sanza intero suono incominciai: Madonna, mia bisogna voi conoscete, e ci chad essa buono. Ed ella a me: Da tema e
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da vergogna voglio che tu omai ti disviluppe, s che non parli pi com om che sogna. Sappi che l vaso che l serpente ruppe, fu e non ; ma chi nha colpa, creda che vendetta di Dio non teme suppe. Non sar tutto tempo sanza reda laguglia che lasci le penne al carro, per che divenne mostro e poscia
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preda; chio veggio certamente, e per il narro, a darne tempo gi stelle propinque, secure dogn intoppo e dogne sbarro, nel quale un cinquecento diece e cinque, messo di Dio, ancider la fuia con quel gigante che con lei delinque. E forse che la mia narrazion buia, qual Temi e Sfinge, men ti persuade, perch a lor modo lo ntelletto
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attuia; ma tosto fier li fatti le Naiade, che solveranno questo enigma forte sanza danno di pecore o di biade. Tu nota; e s come da me son porte, cos queste parole segna a vivi del viver ch un correre a la morte. E aggi a mente, quando tu le scrivi, di non celar qual hai vista la pianta ch
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or due volte dirubata quivi. Qualunque ruba quella o quella schianta, con bestemmia di fatto offende a Dio, che solo a luso suo la cre santa. Per morder quella, in pena e in disio cinquemilia anni e pi lanima prima bram colui che l morso in s punio. Dorme lo ngegno tuo, se non estima per singular cagione esser eccelsa
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lei tanto e s travolta ne la cima. E se stati non fossero acqua dElsa li pensier vani intorno a la tua mente, e l piacer loro un Piramo a la gelsa, per tante circostanze solamente la giustizia di Dio, ne linterdetto, conosceresti a larbor moralmente. Ma perch io veggio te ne lo ntelletto fatto di pietra e, impetrato, tinto,
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s che tabbaglia il lume del mio detto, voglio anco, e se non scritto, almen dipinto, che l te ne porti dentro a te per quello che si reca il bordon di palma cinto. E io: S come cera da suggello, che la figura impressa non trasmuta, segnato or da voi lo mio cervello. Ma perch tanto sovra mia veduta
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vostra parola disata vola, che pi la perde quanto pi saiuta?. Perch conoschi, disse, quella scuola chai seguitata, e veggi sua dottrina come pu seguitar la mia parola; e veggi vostra via da la divina distar cotanto, quanto si discorda da terra il ciel che pi alto festina. Ond io rispuosi lei: Non mi ricorda chi stranasse me gi mai
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da voi, n honne coscenza che rimorda. E se tu ricordar non te ne puoi, sorridendo rispuose, or ti rammenta come bevesti di Let ancoi; e se dal fummo foco sargomenta, cotesta oblivon chiaro conchiude colpa ne la tua voglia altrove attenta. Veramente oramai saranno nude le mie parole, quanto converrassi quelle scovrire a la tua vista rude. E pi
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corusco e con pi lenti passi teneva il sole il cerchio di merigge, che qua e l, come li aspetti, fassi, quando saffisser, s come saffigge chi va dinanzi a gente per iscorta se trova novitate o sue vestigge, le sette donne al fin dunombra smorta, qual sotto foglie verdi e rami nigri sovra suoi freddi rivi lalpe porta. Dinanzi
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ad esse ufrats e Tigri veder mi parve uscir duna fontana, e, quasi amici, dipartirsi pigri. O luce, o gloria de la gente umana, che acqua questa che qui si dispiega da un principio e s da s lontana?. Per cotal priego detto mi fu: Priega Matelda che l ti dica. E qui rispuose, come fa chi da colpa si
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dislega, la bella donna: Questo e altre cose dette li son per me; e son sicura che lacqua di Let non gliel nascose. E Batrice: Forse maggior cura, che spesse volte la memoria priva, fatt ha la mente sua ne li occhi oscura. Ma vedi Eno che l diriva: menalo ad esso, e come tu se usa, la tramortita sua
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virt ravviva. Come anima gentil, che non fa scusa, ma fa sua voglia de la voglia altrui tosto che per segno fuor dischiusa; cos, poi che da essa preso fui, la bella donna mossesi, e a Stazio donnescamente disse: Vien con lui. Sio avessi, lettor, pi lungo spazio da scrivere, i pur cantere in parte lo dolce ber che mai
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non mavria sazio; ma perch piene son tutte le carte ordite a questa cantica seconda, non mi lascia pi ir lo fren de larte. Io ritornai da la santissima onda rifatto s come piante novelle rinovellate di novella fronda, puro e disposto a salire a le stelle. PARADISO Paradiso Canto I La gloria di colui che tutto move per luniverso
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penetra, e risplende in una parte pi e meno altrove. Nel ciel che pi de la sua luce prende fu io, e vidi cose che ridire n sa n pu chi di l s discende; perch appressando s al suo disire, nostro intelletto si profonda tanto, che dietro la memoria non pu ire. Veramente quant io del regno santo ne
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la mia mente potei far tesoro, sar ora materia del mio canto. O buono Appollo, a lultimo lavoro fammi del tuo valor s fatto vaso, come dimandi a dar lamato alloro. Infino a qui lun giogo di Parnaso assai mi fu; ma or con amendue m uopo intrar ne laringo rimaso. Entra nel petto mio, e spira tue s come
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quando Marsa traesti de la vagina de le membra sue. O divina virt, se mi ti presti tanto che lombra del beato regno segnata nel mio capo io manifesti, vedrami al pi del tuo diletto legno venire, e coronarmi de le foglie che la materia e tu mi farai degno. S rade volte, padre, se ne coglie per trunfare o
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cesare o poeta, colpa e vergogna de lumane voglie, che parturir letizia in su la lieta delfica det dovria la fronda peneia, quando alcun di s asseta. Poca favilla gran fiamma seconda: forse di retro a me con miglior voci si pregher perch Cirra risponda. Surge ai mortali per diverse foci la lucerna del mondo; ma da quella che quattro
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cerchi giugne con tre croci, con miglior corso e con migliore stella esce congiunta, e la mondana cera pi a suo modo tempera e suggella. Fatto avea di l mane e di qua sera tal foce, e quasi tutto era l bianco quello emisperio, e laltra parte nera, quando Beatrice in sul sinistro fianco vidi rivolta e riguardar nel sole:
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aguglia s non li saffisse unquanco. E s come secondo raggio suole uscir del primo e risalire in suso, pur come pelegrin che tornar vuole, cos de latto suo, per li occhi infuso ne limagine mia, il mio si fece, e fissi li occhi al sole oltre nostr uso. Molto licito l, che qui non lece a le nostre virt,
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merc del loco fatto per proprio de lumana spece. Io nol soffersi molto, n s poco, chio nol vedessi sfavillar dintorno, com ferro che bogliente esce del foco; e di sbito parve giorno a giorno essere aggiunto, come quei che puote avesse il ciel dun altro sole addorno. Beatrice tutta ne letterne rote fissa con li occhi stava; e io
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in lei le luci fissi, di l s rimote. Nel suo aspetto tal dentro mi fei, qual si f Glauco nel gustar de lerba che l f consorto in mar de li altri di. Trasumanar significar per verba non si poria; per lessemplo basti a cui esperenza grazia serba. Si era sol di me quel che creasti novellamente, amor che
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l ciel governi, tu l sai, che col tuo lume mi levasti. Quando la rota che tu sempiterni desiderato, a s mi fece atteso con larmonia che temperi e discerni, parvemi tanto allor del cielo acceso de la fiamma del sol, che pioggia o fiume lago non fece alcun tanto disteso. La novit del suono e l grande lume di
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gutenberg
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lor cagion maccesero un disio mai non sentito di cotanto acume. Ond ella, che vedea me s com io, a quetarmi lanimo commosso, pria chio a dimandar, la bocca aprio e cominci: Tu stesso ti fai grosso col falso imaginar, s che non vedi ci che vedresti se lavessi scosso. Tu non se in terra, s come tu credi; ma
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folgore, fuggendo il proprio sito, non corse come tu chad esso riedi. Sio fui del primo dubbio disvestito per le sorrise parolette brevi, dentro ad un nuovo pi fu inretito e dissi: Gi contento requevi di grande ammirazion; ma ora ammiro com io trascenda questi corpi levi. Ond ella, appresso dun po sospiro, li occhi drizz ver me con quel
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sembiante che madre fa sovra figlio deliro, e cominci: Le cose tutte quante hanno ordine tra loro, e questo forma che luniverso a Dio fa simigliante. Qui veggion lalte creature lorma de letterno valore, il qual fine al quale fatta la toccata norma. Ne lordine chio dico sono accline tutte nature, per diverse sorti, pi al principio loro e men
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vicine; onde si muovono a diversi porti per lo gran mar de lessere, e ciascuna con istinto a lei dato che la porti. Questi ne porta il foco inver la luna; questi ne cor mortali permotore; questi la terra in s stringe e aduna; n pur le creature che son fore dintelligenza quest arco saetta, ma quelle channo intelletto e
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amore. La provedenza, che cotanto assetta, del suo lume fa l ciel sempre queto nel qual si volge quel cha maggior fretta; e ora l, come a sito decreto, cen porta la virt di quella corda che ci che scocca drizza in segno lieto. Vero che, come forma non saccorda molte fate a lintenzion de larte, perch a risponder la
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materia sorda, cos da questo corso si diparte talor la creatura, cha podere di piegar, cos pinta, in altra parte; e s come veder si pu cadere foco di nube, s limpeto primo latterra torto da falso piacere. Non dei pi ammirar, se bene stimo, lo tuo salir, se non come dun rivo se dalto monte scende giuso ad imo.
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Maraviglia sarebbe in te se, privo dimpedimento, gi ti fossi assiso, com a terra quete in foco vivo. Quinci rivolse inver lo cielo il viso. Paradiso Canto II O voi che siete in piccioletta barca, desiderosi dascoltar, seguiti dietro al mio legno che cantando varca, tornate a riveder li vostri liti: non vi mettete in pelago, ch forse, perdendo me,
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rimarreste smarriti. Lacqua chio prendo gi mai non si corse; Minerva spira, e conducemi Appollo, e nove Muse mi dimostran lOrse. Voialtri pochi che drizzaste il collo per tempo al pan de li angeli, del quale vivesi qui ma non sen vien satollo, metter potete ben per lalto sale vostro navigio, servando mio solco dinanzi a lacqua che ritorna equale.
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Que glorosi che passaro al Colco non sammiraron come voi farete, quando Iasn vider fatto bifolco. La concreata e perpeta sete del deforme regno cen portava veloci quasi come l ciel vedete. Beatrice in suso, e io in lei guardava; e forse in tanto in quanto un quadrel posa e vola e da la noce si dischiava, giunto mi vidi
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ove mirabil cosa mi torse il viso a s; e per quella cui non potea mia cura essere ascosa, volta ver me, s lieta come bella, Drizza la mente in Dio grata, mi disse, che nha congiunti con la prima stella. Parev a me che nube ne coprisse lucida, spessa, solida e pulita, quasi adamante che lo sol ferisse. Per
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entro s letterna margarita ne ricevette, com acqua recepe raggio di luce permanendo unita. Sio era corpo, e qui non si concepe com una dimensione altra patio, chesser convien se corpo in corpo repe, accender ne dovria pi il disio di veder quella essenza in che si vede come nostra natura e Dio sunio. L si vedr ci che tenem
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per fede, non dimostrato, ma fia per s noto a guisa del ver primo che luom crede. Io rispuosi: Madonna, s devoto com esser posso pi, ringrazio lui lo qual dal mortal mondo mha remoto. Ma ditemi: che son li segni bui di questo corpo, che l giuso in terra fan di Cain favoleggiare altrui?. Ella sorrise alquanto, e poi
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Selli erra loppinon, mi disse, di mortali dove chiave di senso non diserra, certo non ti dovrien punger li strali dammirazione omai, poi dietro ai sensi vedi che la ragione ha corte lali. Ma dimmi quel che tu da te ne pensi. E io: Ci che nappar qua s diverso credo che fanno i corpi rari e densi. Ed ella:
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Certo assai vedrai sommerso nel falso il creder tuo, se bene ascolti largomentar chio li far avverso. La spera ottava vi dimostra molti lumi, li quali e nel quale e nel quanto notar si posson di diversi volti. Se raro e denso ci facesser tanto, una sola virt sarebbe in tutti, pi e men distributa e altrettanto. Virt diverse esser
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convegnon frutti di princpi formali, e quei, for chuno, seguiterieno a tua ragion distrutti. Ancor, se raro fosse di quel bruno cagion che tu dimandi, o doltre in parte fora di sua materia s digiuno esto pianeto, o, s come comparte lo grasso e l magro un corpo, cos questo nel suo volume cangerebbe carte. Se l primo fosse, fora
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manifesto ne leclissi del sol, per trasparere lo lume come in altro raro ingesto. Questo non : per da vedere de laltro; e selli avvien chio laltro cassi, falsificato fia lo tuo parere. Selli che questo raro non trapassi, esser conviene un termine da onde lo suo contrario pi passar non lassi; e indi laltrui raggio si rifonde cos come
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color torna per vetro lo qual di retro a s piombo nasconde. Or dirai tu chel si dimostra tetro ivi lo raggio pi che in altre parti, per esser l refratto pi a retro. Da questa instanza pu deliberarti esperenza, se gi mai la provi, chesser suol fonte ai rivi di vostr arti. Tre specchi prenderai; e i due rimovi
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da te dun modo, e laltro, pi rimosso, trambo li primi li occhi tuoi ritrovi. Rivolto ad essi, fa che dopo il dosso ti stea un lume che i tre specchi accenda e torni a te da tutti ripercosso. Ben che nel quanto tanto non si stenda la vista pi lontana, l vedrai come convien chigualmente risplenda. Or, come ai
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colpi de li caldi rai de la neve riman nudo il suggetto e dal colore e dal freddo primai, cos rimaso te ne lintelletto voglio informar di luce s vivace, che ti tremoler nel suo aspetto. Dentro dal ciel de la divina pace si gira un corpo ne la cui virtute lesser di tutto suo contento giace. Lo ciel seguente,
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cha tante vedute, quell esser parte per diverse essenze, da lui distratte e da lui contenute. Li altri giron per varie differenze le distinzion che dentro da s hanno dispongono a lor fini e lor semenze. Questi organi del mondo cos vanno, come tu vedi omai, di grado in grado, che di s prendono e di sotto fanno. Riguarda bene
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omai s com io vado per questo loco al vero che disiri, s che poi sappi sol tener lo guado. Lo moto e la virt di santi giri, come dal fabbro larte del martello, da beati motor convien che spiri; e l ciel cui tanti lumi fanno bello, de la mente profonda che lui volve prende limage e fassene suggello.
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E come lalma dentro a vostra polve per differenti membra e conformate a diverse potenze si risolve, cos lintelligenza sua bontate multiplicata per le stelle spiega, girando s sovra sua unitate. Virt diversa fa diversa lega col prezoso corpo chella avviva, nel qual, s come vita in voi, si lega. Per la natura lieta onde deriva, la virt mista per
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lo corpo luce come letizia per pupilla viva. Da essa vien ci che da luce a luce par differente, non da denso e raro; essa formal principio che produce, conforme a sua bont, lo turbo e l chiaro. Paradiso Canto III Quel sol che pria damor mi scald l petto, di bella verit mavea scoverto, provando e riprovando, il dolce
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aspetto; e io, per confessar corretto e certo me stesso, tanto quanto si convenne leva il capo a proferer pi erto; ma visone apparve che ritenne a s me tanto stretto, per vedersi, che di mia confession non mi sovvenne. Quali per vetri trasparenti e tersi, o ver per acque nitide e tranquille, non s profonde che i fondi sien
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persi, tornan di nostri visi le postille debili s, che perla in bianca fronte non vien men forte a le nostre pupille; tali vid io pi facce a parlar pronte; per chio dentro a lerror contrario corsi a quel chaccese amor tra lomo e l fonte. Sbito s com io di lor maccorsi, quelle stimando specchiati sembianti, per veder di
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cui fosser, li occhi torsi; e nulla vidi, e ritorsili avanti dritti nel lume de la dolce guida, che, sorridendo, ardea ne li occhi santi. Non ti maravigliar perch io sorrida, mi disse, appresso il tuo peril coto, poi sopra l vero ancor lo pi non fida, ma te rivolve, come suole, a vto: vere sustanze son ci che tu
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vedi, qui rilegate per manco di voto. Per parla con esse e odi e credi; ch la verace luce che le appaga da s non lascia lor torcer li piedi. E io a lombra che parea pi vaga di ragionar, drizzami, e cominciai, quasi com uom cui troppa voglia smaga: O ben creato spirito, che a rai di vita etterna
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la dolcezza senti che, non gustata, non sintende mai, grazoso mi fia se mi contenti del nome tuo e de la vostra sorte. Ond ella, pronta e con occhi ridenti: La nostra carit non serra porte a giusta voglia, se non come quella che vuol simile a s tutta sua corte. I fui nel mondo vergine sorella; e se la
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mente tua ben s riguarda, non mi ti celer lesser pi bella, ma riconoscerai chi son Piccarda, che, posta qui con questi altri beati, beata sono in la spera pi tarda. Li nostri affetti, che solo infiammati son nel piacer de lo Spirito Santo, letizian del suo ordine formati. E questa sorte che par gi cotanto, per n data, perch
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fuor negletti li nostri voti, e vti in alcun canto. Ond io a lei: Ne mirabili aspetti vostri risplende non so che divino che vi trasmuta da primi concetti: per non fui a rimembrar festino; ma or maiuta ci che tu mi dici, s che raffigurar m pi latino. Ma dimmi: voi che siete qui felici, disiderate voi pi alto
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loco per pi vedere e per pi farvi amici?. Con quelle altr ombre pria sorrise un poco; da indi mi rispuose tanto lieta, charder parea damor nel primo foco: Frate, la nostra volont queta virt di carit, che fa volerne sol quel chavemo, e daltro non ci asseta. Se disassimo esser pi superne, foran discordi li nostri disiri dal voler
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di colui che qui ne cerne; che vedrai non capere in questi giri, sessere in carit qui necesse, e se la sua natura ben rimiri. Anzi formale ad esto beato esse tenersi dentro a la divina voglia, per chuna fansi nostre voglie stesse; s che, come noi sem di soglia in soglia per questo regno, a tutto il regno piace
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com a lo re che n suo voler ne nvoglia. E n la sua volontade nostra pace: ell quel mare al qual tutto si move ci chella cra o che natura face. Chiaro mi fu allor come ogne dove in cielo paradiso, etsi la grazia del sommo ben dun modo non vi piove. Ma s com elli avvien, sun cibo
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sazia e dun altro rimane ancor la gola, che quel si chere e di quel si ringrazia, cos fec io con atto e con parola, per apprender da lei qual fu la tela onde non trasse infino a co la spuola. Perfetta vita e alto merto inciela donna pi s, mi disse, a la cui norma nel vostro mondo gi
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si veste e vela, perch fino al morir si vegghi e dorma con quello sposo chogne voto accetta che caritate a suo piacer conforma. Dal mondo, per seguirla, giovinetta fuggimi, e nel suo abito mi chiusi e promisi la via de la sua setta. Uomini poi, a mal pi cha bene usi, fuor mi rapiron de la dolce chiostra: Iddio
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si sa qual poi mia vita fusi. E quest altro splendor che ti si mostra da la mia destra parte e che saccende di tutto il lume de la spera nostra, ci chio dico di me, di s intende; sorella fu, e cos le fu tolta di capo lombra de le sacre bende. Ma poi che pur al mondo fu
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rivolta contra suo grado e contra buona usanza, non fu dal vel del cor gi mai disciolta. Quest la luce de la gran Costanza che del secondo vento di Soave gener l terzo e lultima possanza. Cos parlommi, e poi cominci Ave, Maria cantando, e cantando vanio come per acqua cupa cosa grave. La vista mia, che tanto lei seguio
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quanto possibil fu, poi che la perse, volsesi al segno di maggior disio, e a Beatrice tutta si converse; ma quella folgor nel mo sguardo s che da prima il viso non sofferse; e ci mi fece a dimandar pi tardo. Paradiso Canto IV Intra due cibi, distanti e moventi dun modo, prima si morria di fame, che liber omo
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lun recasse ai denti; s si starebbe un agno intra due brame di fieri lupi, igualmente temendo; s si starebbe un cane intra due dame: per che, si mi tacea, me non riprendo, da li miei dubbi dun modo sospinto, poi chera necessario, n commendo. Io mi tacea, ma l mio disir dipinto mera nel viso, e l dimandar con
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ello, pi caldo assai che per parlar distinto. F s Beatrice qual f Danello, Nabuccodonosor levando dira, che lavea fatto ingiustamente fello; e disse: Io veggio ben come ti tira uno e altro disio, s che tua cura s stessa lega s che fuor non spira. Tu argomenti: Se l buon voler dura, la volenza altrui per qual ragione di
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meritar mi scema la misura?. Ancor di dubitar ti d cagione parer tornarsi lanime a le stelle, secondo la sentenza di Platone. Queste son le question che nel tuo velle pontano igualmente; e per pria tratter quella che pi ha di felle. Di Serafin colui che pi sindia, Mos, Samuel, e quel Giovanni che prender vuoli, io dico, non Maria,
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non hanno in altro cielo i loro scanni che questi spirti che mo tappariro, n hanno a lesser lor pi o meno anni; ma tutti fanno bello il primo giro, e differentemente han dolce vita per sentir pi e men letterno spiro. Qui si mostraro, non perch sortita sia questa spera lor, ma per far segno de la celestal cha
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men salita. Cos parlar conviensi al vostro ingegno, per che solo da sensato apprende ci che fa poscia dintelletto degno. Per questo la Scrittura condescende a vostra facultate, e piedi e mano attribuisce a Dio e altro intende; e Santa Chiesa con aspetto umano Gabrel e Michel vi rappresenta, e laltro che Tobia rifece sano. Quel che Timeo de lanime
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argomenta non simile a ci che qui si vede, per che, come dice, par che senta. Dice che lalma a la sua stella riede, credendo quella quindi esser decisa quando natura per forma la diede; e forse sua sentenza daltra guisa che la voce non suona, ed esser puote con intenzion da non esser derisa. Selli intende tornare a queste
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ruote lonor de la influenza e l biasmo, forse in alcun vero suo arco percuote. Questo principio, male inteso, torse gi tutto il mondo quasi, s che Giove, Mercurio e Marte a nominar trascorse. Laltra dubitazion che ti commove ha men velen, per che sua malizia non ti poria menar da me altrove. Parere ingiusta la nostra giustizia ne li
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