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twg_000000031100 | mar non si cala. Tu vuo saper di quai piante sinfiora questa ghirlanda che ntorno vagheggia la bella donna chal ciel tavvalora. Io fui de li agni de la santa greggia che Domenico mena per cammino u ben simpingua se non si vaneggia. Questi che m a destra pi vicino, frate e maestro fummi, ed esso Alberto di Cologna, e | 60 | gutenberg |
twg_000000031101 | io Thomas dAquino. Se s di tutti li altri esser vuo certo, di retro al mio parlar ten vien col viso girando su per lo beato serto. Quell altro fiammeggiare esce del riso di Grazan, che luno e laltro foro aiut s che piace in paradiso. Laltro chappresso addorna il nostro coro, quel Pietro fu che con la poverella offerse | 60 | gutenberg |
twg_000000031102 | a Santa Chiesa suo tesoro. La quinta luce, ch tra noi pi bella, spira di tale amor, che tutto l mondo l gi ne gola di saper novella: entro v lalta mente u s profondo saver fu messo, che, se l vero vero, a veder tanto non surse il secondo. Appresso vedi il lume di quel cero che gi in | 60 | gutenberg |
twg_000000031103 | carne pi a dentro vide langelica natura e l ministero. Ne laltra piccioletta luce ride quello avvocato de tempi cristiani del cui latino Augustin si provide. Or se tu locchio de la mente trani di luce in luce dietro a le mie lode, gi de lottava con sete rimani. Per vedere ogne ben dentro vi gode lanima santa che l | 60 | gutenberg |
twg_000000031104 | mondo fallace fa manifesto a chi di lei ben ode. Lo corpo ond ella fu cacciata giace giuso in Cieldauro; ed essa da martiro e da essilio venne a questa pace. Vedi oltre fiammeggiar lardente spiro dIsidoro, di Beda e di Riccardo, che a considerar fu pi che viro. Questi onde a me ritorna il tuo riguardo, l lume duno | 60 | gutenberg |
twg_000000031105 | spirto che n pensieri gravi a morir li parve venir tardo: essa la luce etterna di Sigieri, che, leggendo nel Vico de li Strami, silogizz invidosi veri. Indi, come orologio che ne chiami ne lora che la sposa di Dio surge a mattinar lo sposo perch lami, che luna parte e laltra tira e urge, tin tin sonando con s | 60 | gutenberg |
twg_000000031106 | dolce nota, che l ben disposto spirto damor turge; cos vid o la gloriosa rota muoversi e render voce a voce in tempra e in dolcezza chesser non p nota se non col dove gioir sinsempra. Paradiso Canto XI O insensata cura de mortali, quanto son difettivi silogismi quei che ti fanno in basso batter lali! Chi dietro a iura | 60 | gutenberg |
twg_000000031107 | e chi ad amforismi sen giva, e chi seguendo sacerdozio, e chi regnar per forza o per sofismi, e chi rubare e chi civil negozio, chi nel diletto de la carne involto saffaticava e chi si dava a lozio, quando, da tutte queste cose sciolto, con Batrice mera suso in cielo cotanto glorosamente accolto. Poi che ciascuno fu tornato ne | 60 | gutenberg |
twg_000000031108 | lo punto del cerchio in che avanti sera, fermossi, come a candellier candelo. E io senti dentro a quella lumera che pria mavea parlato, sorridendo incominciar, faccendosi pi mera: Cos com io del suo raggio resplendo, s, riguardando ne la luce etterna, li tuoi pensieri onde cagioni apprendo. Tu dubbi, e hai voler che si ricerna in s aperta e | 60 | gutenberg |
twg_000000031109 | n s distesa lingua lo dicer mio, chal tuo sentir si sterna, ove dinanzi dissi: U ben simpingua, e l u dissi: Non nacque il secondo; e qui uopo che ben si distingua. La provedenza, che governa il mondo con quel consiglio nel quale ogne aspetto creato vinto pria che vada al fondo, per che andasse ver lo suo diletto | 60 | gutenberg |
twg_000000031110 | la sposa di colui chad alte grida dispos lei col sangue benedetto, in s sicura e anche a lui pi fida, due principi ordin in suo favore, che quinci e quindi le fosser per guida. Lun fu tutto serafico in ardore; laltro per sapenza in terra fue di cherubica luce uno splendore. De lun dir, per che damendue si dice | 60 | gutenberg |
twg_000000031111 | lun pregiando, qual chom prende, perch ad un fine fur lopere sue. Intra Tupino e lacqua che discende del colle eletto dal beato Ubaldo, fertile costa dalto monte pende, onde Perugia sente freddo e caldo da Porta Sole; e di rietro le piange per grave giogo Nocera con Gualdo. Di questa costa, l dov ella frange pi sua rattezza, nacque | 60 | gutenberg |
twg_000000031112 | al mondo un sole, come fa questo talvolta di Gange. Per chi desso loco fa parole, non dica Ascesi, ch direbbe corto, ma Orente, se proprio dir vuole. Non era ancor molto lontan da lorto, chel cominci a far sentir la terra de la sua gran virtute alcun conforto; ch per tal donna, giovinetto, in guerra del padre corse, a | 60 | gutenberg |
twg_000000031113 | cui, come a la morte, la porta del piacer nessun diserra; e dinanzi a la sua spirital corte et coram patre le si fece unito; poscia di d in d lam pi forte. Questa, privata del primo marito, millecent anni e pi dispetta e scura fino a costui si stette sanza invito; n valse udir che la trov sicura con | 60 | gutenberg |
twg_000000031114 | Amiclate, al suon de la sua voce, colui cha tutto l mondo f paura; n valse esser costante n feroce, s che, dove Maria rimase giuso, ella con Cristo pianse in su la croce. Ma perch io non proceda troppo chiuso, Francesco e Povert per questi amanti prendi oramai nel mio parlar diffuso. La lor concordia e i lor lieti | 60 | gutenberg |
twg_000000031115 | sembianti, amore e maraviglia e dolce sguardo facieno esser cagion di pensier santi; tanto che l venerabile Bernardo si scalz prima, e dietro a tanta pace corse e, correndo, li parve esser tardo. Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro dietro a lo sposo, s la sposa piace. Indi sen va quel padre e quel maestro con | 60 | gutenberg |
twg_000000031116 | la sua donna e con quella famiglia che gi legava lumile capestro. N li grav vilt di cuor le ciglia per esser fi di Pietro Bernardone, n per parer dispetto a maraviglia; ma regalmente sua dura intenzione ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe primo sigillo a sua religone. Poi che la gente poverella crebbe dietro a costui, la cui | 60 | gutenberg |
twg_000000031117 | mirabil vita meglio in gloria del ciel si canterebbe, di seconda corona redimita fu per Onorio da lEtterno Spiro la santa voglia desto archimandrita. E poi che, per la sete del martiro, ne la presenza del Soldan superba predic Cristo e li altri che l seguiro, e per trovare a conversione acerba troppo la gente e per non stare indarno, | 60 | gutenberg |
twg_000000031118 | redissi al frutto de litalica erba, nel crudo sasso intra Tevero e Arno da Cristo prese lultimo sigillo, che le sue membra due anni portarno. Quando a colui cha tanto ben sortillo piacque di trarlo suso a la mercede chel merit nel suo farsi pusillo, a frati suoi, s com a giuste rede, raccomand la donna sua pi cara, e | 60 | gutenberg |
twg_000000031119 | comand che lamassero a fede; e del suo grembo lanima preclara mover si volle, tornando al suo regno, e al suo corpo non volle altra bara. Pensa oramai qual fu colui che degno collega fu a mantener la barca di Pietro in alto mar per dritto segno; e questo fu il nostro patrarca; per che qual segue lui, com el | 60 | gutenberg |
twg_000000031120 | comanda, discerner puoi che buone merce carca. Ma l suo pecuglio di nova vivanda fatto ghiotto, s chesser non puote che per diversi salti non si spanda; e quanto le sue pecore remote e vagabunde pi da esso vanno, pi tornano a lovil di latte vte. Ben son di quelle che temono l danno e stringonsi al pastor; ma son | 60 | gutenberg |
twg_000000031121 | s poche, che le cappe fornisce poco panno. Or, se le mie parole non son fioche, se la tua audenza stata attenta, se ci ch detto a la mente revoche, in parte fia la tua voglia contenta, perch vedrai la pianta onde si scheggia, e vedra il corrgger che argomenta U ben simpingua, se non si vaneggia. Paradiso Canto XII | 60 | gutenberg |
twg_000000031122 | S tosto come lultima parola la benedetta fiamma per dir tolse, a rotar cominci la santa mola; e nel suo giro tutta non si volse prima chunaltra di cerchio la chiuse, e moto a moto e canto a canto colse; canto che tanto vince nostre muse, nostre serene in quelle dolci tube, quanto primo splendor quel che refuse. Come si | 60 | gutenberg |
twg_000000031123 | volgon per tenera nube due archi paralelli e concolori, quando Iunone a sua ancella iube, nascendo di quel dentro quel di fori, a guisa del parlar di quella vaga chamor consunse come sol vapori, e fanno qui la gente esser presaga, per lo patto che Dio con No puose, del mondo che gi mai pi non sallaga: cos di quelle | 60 | gutenberg |
twg_000000031124 | sempiterne rose volgiensi circa noi le due ghirlande, e s lestrema a lintima rispuose. Poi che l tripudio e laltra festa grande, s del cantare e s del fiammeggiarsi luce con luce gaudose e blande, insieme a punto e a voler quetarsi, pur come li occhi chal piacer che i move conviene insieme chiudere e levarsi; del cor de luna | 60 | gutenberg |
twg_000000031125 | de le luci nove si mosse voce, che lago a la stella parer mi fece in volgermi al suo dove; e cominci: Lamor che mi fa bella mi tragge a ragionar de laltro duca per cui del mio s ben ci si favella. Degno che, dov lun, laltro sinduca: s che, com elli ad una militaro, cos la gloria loro | 60 | gutenberg |
twg_000000031126 | insieme luca. Lessercito di Cristo, che s caro cost a rarmar, dietro a la nsegna si movea tardo, sospeccioso e raro, quando lo mperador che sempre regna provide a la milizia, chera in forse, per sola grazia, non per esser degna; e, come detto, a sua sposa soccorse con due campioni, al cui fare, al cui dire lo popol disvato | 60 | gutenberg |
twg_000000031127 | si raccorse. In quella parte ove surge ad aprire Zefiro dolce le novelle fronde di che si vede Europa rivestire, non molto lungi al percuoter de londe dietro a le quali, per la lunga foga, lo sol talvolta ad ogne uom si nasconde, siede la fortunata Calaroga sotto la protezion del grande scudo in che soggiace il leone e soggioga: | 60 | gutenberg |
twg_000000031128 | dentro vi nacque lamoroso drudo de la fede cristiana, il santo atleta benigno a suoi e a nemici crudo; e come fu creata, fu repleta s la sua mente di viva vertute che, ne la madre, lei fece profeta. Poi che le sponsalizie fuor compiute al sacro fonte intra lui e la Fede, u si dotar di muta salute, la | 60 | gutenberg |
twg_000000031129 | donna che per lui lassenso diede, vide nel sonno il mirabile frutto chuscir dovea di lui e de le rede; e perch fosse qual era in costrutto, quinci si mosse spirito a nomarlo del possessivo di cui era tutto. Domenico fu detto; e io ne parlo s come de lagricola che Cristo elesse a lorto suo per aiutarlo. Ben parve | 60 | gutenberg |
twg_000000031130 | messo e famigliar di Cristo: che l primo amor che n lui fu manifesto, fu al primo consiglio che di Cristo. Spesse fate fu tacito e desto trovato in terra da la sua nutrice, come dicesse: Io son venuto a questo. Oh padre suo veramente Felice! oh madre sua veramente Giovanna, se, interpretata, val come si dice! Non per lo | 60 | gutenberg |
twg_000000031131 | mondo, per cui mo saffanna di retro ad Ostense e a Taddeo, ma per amor de la verace manna in picciol tempo gran dottor si feo; tal che si mise a circir la vigna che tosto imbianca, se l vignaio reo. E a la sedia che fu gi benigna pi a poveri giusti, non per lei, ma per colui che | 60 | gutenberg |
twg_000000031132 | siede, che traligna, non dispensare o due o tre per sei, non la fortuna di prima vacante, non decimas, quae sunt pauperum Dei, addimand, ma contro al mondo errante licenza di combatter per lo seme del qual ti fascian ventiquattro piante. Poi, con dottrina e con volere insieme, con lofficio appostolico si mosse quasi torrente chalta vena preme; e ne | 60 | gutenberg |
twg_000000031133 | li sterpi eretici percosse limpeto suo, pi vivamente quivi dove le resistenze eran pi grosse. Di lui si fecer poi diversi rivi onde lorto catolico si riga, s che i suoi arbuscelli stan pi vivi. Se tal fu luna rota de la biga in che la Santa Chiesa si difese e vinse in campo la sua civil briga, ben ti | 60 | gutenberg |
twg_000000031134 | dovrebbe assai esser palese leccellenza de laltra, di cui Tomma dinanzi al mio venir fu s cortese. Ma lorbita che f la parte somma di sua circunferenza, derelitta, s ch la muffa dov era la gromma. La sua famiglia, che si mosse dritta coi piedi a le sue orme, tanto volta, che quel dinanzi a quel di retro gitta; e | 60 | gutenberg |
twg_000000031135 | tosto si vedr de la ricolta de la mala coltura, quando il loglio si lagner che larca li sia tolta. Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio nostro volume, ancor troveria carta u leggerebbe I mi son quel chi soglio; ma non fia da Casal n dAcquasparta, l onde vegnon tali a la scrittura, chuno la fugge e altro | 60 | gutenberg |
twg_000000031136 | la coarta. Io son la vita di Bonaventura da Bagnoregio, che ne grandi offici sempre pospuosi la sinistra cura. Illuminato e Augustin son quici, che fuor de primi scalzi poverelli che nel capestro a Dio si fero amici. Ugo da San Vittore qui con elli, e Pietro Mangiadore e Pietro Spano, lo qual gi luce in dodici libelli; Natn profeta | 60 | gutenberg |
twg_000000031137 | e l metropolitano Crisostomo e Anselmo e quel Donato cha la prim arte degn porre mano. Rabano qui, e lucemi dallato il calavrese abate Giovacchino di spirito profetico dotato. Ad inveggiar cotanto paladino mi mosse linfiammata cortesia di fra Tommaso e l discreto latino; e mosse meco questa compagnia. Paradiso Canto XIII Imagini, chi bene intender cupe quel chi or | 60 | gutenberg |
twg_000000031138 | vidie ritegna limage, mentre chio dico, come ferma rupe, quindici stelle che n diverse plage lo ciel avvivan di tanto sereno che soperchia de laere ogne compage; imagini quel carro a cu il seno basta del nostro cielo e notte e giorno, s chal volger del temo non vien meno; imagini la bocca di quel corno che si comincia in | 60 | gutenberg |
twg_000000031139 | punta de lo stelo a cui la prima rota va dintorno, aver fatto di s due segni in cielo, qual fece la figliuola di Minoi allora che sent di morte il gelo; e lun ne laltro aver li raggi suoi, e amendue girarsi per maniera che luno andasse al primo e laltro al poi; e avr quasi lombra de la | 60 | gutenberg |
twg_000000031140 | vera costellazione e de la doppia danza che circulava il punto dov io era: poi ch tanto di l da nostra usanza, quanto di l dal mover de la Chiana si move il ciel che tutti li altri avanza. L si cant non Bacco, non Peana, ma tre persone in divina natura, e in una persona essa e lumana. Compi | 60 | gutenberg |
twg_000000031141 | l cantare e l volger sua misura; e attesersi a noi quei santi lumi, felicitando s di cura in cura. Ruppe il silenzio ne concordi numi poscia la luce in che mirabil vita del poverel di Dio narrata fumi, e disse: Quando luna paglia trita, quando la sua semenza gi riposta, a batter laltra dolce amor minvita. Tu credi che | 60 | gutenberg |
twg_000000031142 | nel petto onde la costa si trasse per formar la bella guancia il cui palato a tutto l mondo costa, e in quel che, forato da la lancia, e prima e poscia tanto sodisfece, che dogne colpa vince la bilancia, quantunque a la natura umana lece aver di lume, tutto fosse infuso da quel valor che luno e laltro fece; | 60 | gutenberg |
twg_000000031143 | e per miri a ci chio dissi suso, quando narrai che non ebbe l secondo lo ben che ne la quinta luce chiuso. Or apri li occhi a quel chio ti rispondo, e vedri il tuo credere e l mio dire nel vero farsi come centro in tondo. Ci che non more e ci che pu morire non se non | 60 | gutenberg |
twg_000000031144 | splendor di quella idea che partorisce, amando, il nostro Sire; ch quella viva luce che s mea dal suo lucente, che non si disuna da lui n da lamor cha lor sintrea, per sua bontate il suo raggiare aduna, quasi specchiato, in nove sussistenze, etternalmente rimanendosi una. Quindi discende a lultime potenze gi datto in atto, tanto divenendo, che pi | 60 | gutenberg |
twg_000000031145 | non fa che brevi contingenze; e queste contingenze essere intendo le cose generate, che produce con seme e sanza seme il ciel movendo. La cera di costoro e chi la duce non sta dun modo; e per sotto l segno idale poi pi e men traluce. Ond elli avvien chun medesimo legno, secondo specie, meglio e peggio frutta; e voi | 60 | gutenberg |
twg_000000031146 | nascete con diverso ingegno. Se fosse a punto la cera dedutta e fosse il cielo in sua virt supprema, la luce del suggel parrebbe tutta; ma la natura la d sempre scema, similemente operando a lartista cha labito de larte ha man che trema. Per se l caldo amor la chiara vista de la prima virt dispone e segna, tutta | 60 | gutenberg |
twg_000000031147 | la perfezion quivi sacquista. Cos fu fatta gi la terra degna di tutta lanimal perfezone; cos fu fatta la Vergine pregna; s chio commendo tua oppinone, che lumana natura mai non fue n fia qual fu in quelle due persone. Or si non procedesse avanti pie, Dunque, come costui fu sanza pare? comincerebber le parole tue. Ma perch paia ben | 60 | gutenberg |
twg_000000031148 | ci che non pare, pensa chi era, e la cagion che l mosse, quando fu detto Chiedi, a dimandare. Non ho parlato s, che tu non posse ben veder chel fu re, che chiese senno acci che re sufficente fosse; non per sapere il numero in che enno li motor di qua s, o se necesse con contingente mai necesse | 60 | gutenberg |
twg_000000031149 | fenno; non si est dare primum motum esse, o se del mezzo cerchio far si puote trangol s chun retto non avesse. Onde, se ci chio dissi e questo note, regal prudenza quel vedere impari in che lo stral di mia intenzion percuote; e se al surse drizzi li occhi chiari, vedrai aver solamente respetto ai regi, che son molti, | 60 | gutenberg |
twg_000000031150 | e buon son rari. Con questa distinzion prendi l mio detto; e cos puote star con quel che credi del primo padre e del nostro Diletto. E questo ti sia sempre piombo a piedi, per farti mover lento com uom lasso e al s e al no che tu non vedi: ch quelli tra li stolti bene a basso, che | 60 | gutenberg |
twg_000000031151 | sanza distinzione afferma e nega ne lun cos come ne laltro passo; perch elli ncontra che pi volte piega loppinon corrente in falsa parte, e poi laffetto lintelletto lega. Vie pi che ndarno da riva si parte, perch non torna tal qual e si move, chi pesca per lo vero e non ha larte. E di ci sono al mondo | 60 | gutenberg |
twg_000000031152 | aperte prove Parmenide, Melisso e Brisso e molti, li quali andaro e non sapan dove; s f Sabellio e Arrio e quelli stolti che furon come spade a le Scritture in render torti li diritti volti. Non sien le genti, ancor, troppo sicure a giudicar, s come quei che stima le biade in campo pria che sien mature; chi ho | 60 | gutenberg |
twg_000000031153 | veduto tutto l verno prima lo prun mostrarsi rigido e feroce, poscia portar la rosa in su la cima; e legno vidi gi dritto e veloce correr lo mar per tutto suo cammino, perire al fine a lintrar de la foce. Non creda donna Berta e ser Martino, per vedere un furare, altro offerere, vederli dentro al consiglio divino; ch | 60 | gutenberg |
twg_000000031154 | quel pu surgere, e quel pu cadere. Paradiso Canto XIV Dal centro al cerchio, e s dal cerchio al centro movesi lacqua in un ritondo vaso, secondo ch percosso fuori o dentro: ne la mia mente f sbito caso questo chio dico, s come si tacque la glorosa vita di Tommaso, per la similitudine che nacque del suo parlare e | 60 | gutenberg |
twg_000000031155 | di quel di Beatrice, a cui s cominciar, dopo lui, piacque: A costui fa mestieri, e nol vi dice n con la voce n pensando ancora, dun altro vero andare a la radice. Diteli se la luce onde sinfiora vostra sustanza, rimarr con voi etternalmente s com ell ora; e se rimane, dite come, poi che sarete visibili rifatti, esser | 60 | gutenberg |
twg_000000031156 | por chal veder non vi ni. Come, da pi letizia pinti e tratti, a la fata quei che vanno a rota levan la voce e rallegrano li atti, cos, a lorazion pronta e divota, li santi cerchi mostrar nova gioia nel torneare e ne la mira nota. Qual si lamenta perch qui si moia per viver col s, non vide | 60 | gutenberg |
twg_000000031157 | quive lo refrigerio de letterna ploia. Quell uno e due e tre che sempre vive e regna sempre in tre e n due e n uno, non circunscritto, e tutto circunscrive, tre volte era cantato da ciascuno di quelli spirti con tal melodia, chad ogne merto saria giusto muno. E io udi ne la luce pi dia del minor cerchio | 60 | gutenberg |
twg_000000031158 | una voce modesta, forse qual fu da langelo a Maria, risponder: Quanto fia lunga la festa di paradiso, tanto il nostro amore si ragger dintorno cotal vesta. La sua chiarezza sguita lardore; lardor la visone, e quella tanta, quant ha di grazia sovra suo valore. Come la carne glorosa e santa fia rivestita, la nostra persona pi grata fia per | 60 | gutenberg |
twg_000000031159 | esser tutta quanta; per che saccrescer ci che ne dona di gratito lume il sommo bene, lume cha lui veder ne condiziona; onde la vison crescer convene, crescer lardor che di quella saccende, crescer lo raggio che da esso vene. Ma s come carbon che fiamma rende, e per vivo candor quella soverchia, s che la sua parvenza si difende; | 60 | gutenberg |
twg_000000031160 | cos questo folgr che gi ne cerchia fia vinto in apparenza da la carne che tutto d la terra ricoperchia; n potr tanta luce affaticarne: ch li organi del corpo saran forti a tutto ci che potr dilettarne. Tanto mi parver sbiti e accorti e luno e laltro coro a dicer Amme!, che ben mostrar disio di corpi morti: forse | 60 | gutenberg |
twg_000000031161 | non pur per lor, ma per le mamme, per li padri e per li altri che fuor cari anzi che fosser sempiterne fiamme. Ed ecco intorno, di chiarezza pari, nascere un lustro sopra quel che vera, per guisa dorizzonte che rischiari. E s come al salir di prima sera comincian per lo ciel nove parvenze, s che la vista pare | 60 | gutenberg |
twg_000000031162 | e non par vera, parvemi l novelle sussistenze cominciare a vedere, e fare un giro di fuor da laltre due circunferenze. Oh vero sfavillar del Santo Spiro! come si fece sbito e candente a li occhi miei che, vinti, nol soffriro! Ma Batrice s bella e ridente mi si mostr, che tra quelle vedute si vuol lasciar che non seguir | 60 | gutenberg |
twg_000000031163 | la mente. Quindi ripreser li occhi miei virtute a rilevarsi; e vidimi translato sol con mia donna in pi alta salute. Ben maccors io chio era pi levato, per laffocato riso de la stella, che mi parea pi roggio che lusato. Con tutto l core e con quella favella ch una in tutti, a Dio feci olocausto, qual conveniesi a | 60 | gutenberg |
twg_000000031164 | la grazia novella. E non er anco del mio petto essausto lardor del sacrificio, chio conobbi esso litare stato accetto e fausto; ch con tanto lucore e tanto robbi mapparvero splendor dentro a due raggi, chio dissi: O Els che s li addobbi!. Come distinta da minori e maggi lumi biancheggia tra poli del mondo Galassia s, che fa dubbiar | 60 | gutenberg |
twg_000000031165 | ben saggi; s costellati facean nel profondo Marte quei raggi il venerabil segno che fan giunture di quadranti in tondo. Qui vince la memoria mia lo ngegno; ch quella croce lampeggiava Cristo, s chio non so trovare essempro degno; ma chi prende sua croce e segue Cristo, ancor mi scuser di quel chio lasso, vedendo in quell albor balenar Cristo. | 60 | gutenberg |
twg_000000031166 | Di corno in corno e tra la cima e l basso si movien lumi, scintillando forte nel congiugnersi insieme e nel trapasso: cos si veggion qui diritte e torte, veloci e tarde, rinovando vista, le minuzie di corpi, lunghe e corte, moversi per lo raggio onde si lista talvolta lombra che, per sua difesa, la gente con ingegno e arte | 60 | gutenberg |
twg_000000031167 | acquista. E come giga e arpa, in tempra tesa di molte corde, fa dolce tintinno a tal da cui la nota non intesa, cos da lumi che l mapparinno saccogliea per la croce una melode che mi rapiva, sanza intender linno. Ben maccors io chelli era dalte lode, per cha me vena Resurgi e Vinci come a colui che non | 60 | gutenberg |
twg_000000031168 | intende e ode. o minnamorava tanto quinci, che nfino a l non fu alcuna cosa che mi legasse con s dolci vinci. Forse la mia parola par troppo osa, posponendo il piacer de li occhi belli, ne quai mirando mio disio ha posa; ma chi savvede che i vivi suggelli dogne bellezza pi fanno pi suso, e chio non mera | 60 | gutenberg |
twg_000000031169 | l rivolto a quelli, escusar puommi di quel chio maccuso per escusarmi, e vedermi dir vero: ch l piacer santo non qui dischiuso, perch si fa, montando, pi sincero. Paradiso Canto XV Benigna volontade in che si liqua sempre lamor che drittamente spira, come cupidit fa ne la iniqua, silenzio puose a quella dolce lira, e fece quetar le sante | 60 | gutenberg |
twg_000000031170 | corde che la destra del cielo allenta e tira. Come saranno a giusti preghi sorde quelle sustanze che, per darmi voglia chio le pregassi, a tacer fur concorde? Bene che sanza termine si doglia chi, per amor di cosa che non duri etternalmente, quello amor si spoglia. Quale per li seren tranquilli e puri discorre ad ora ad or sbito | 60 | gutenberg |
twg_000000031171 | foco, movendo li occhi che stavan sicuri, e pare stella che tramuti loco, se non che da la parte ond e saccende nulla sen perde, ed esso dura poco: tale dal corno che n destro si stende a pi di quella croce corse un astro de la costellazion che l resplende; n si part la gemma dal suo nastro, ma | 60 | gutenberg |
twg_000000031172 | per la lista radal trascorse, che parve foco dietro ad alabastro. S pa lombra dAnchise si porse, se fede merta nostra maggior musa, quando in Eliso del figlio saccorse. O sanguis meus, o superinfusa grata De, sicut tibi cui bis unquam celi iana reclusa?. Cos quel lume: ond io mattesi a lui; poscia rivolsi a la mia donna il viso, | 60 | gutenberg |
twg_000000031173 | e quinci e quindi stupefatto fui; ch dentro a li occhi suoi ardeva un riso tal, chio pensai co miei toccar lo fondo de la mia gloria e del mio paradiso. Indi, a udire e a veder giocondo, giunse lo spirto al suo principio cose, chio non lo ntesi, s parl profondo; n per elezon mi si nascose, ma per | 60 | gutenberg |
twg_000000031174 | necessit, ch l suo concetto al segno di mortal si soprapuose. E quando larco de lardente affetto fu s sfogato, che l parlar discese inver lo segno del nostro intelletto, la prima cosa che per me sintese, Benedetto sia tu, fu, trino e uno, che nel mio seme se tanto cortese!. E segu: Grato e lontano digiuno, tratto leggendo del | 60 | gutenberg |
twg_000000031175 | magno volume du non si muta mai bianco n bruno, solvuto hai, figlio, dentro a questo lume in chio ti parlo, merc di colei cha lalto volo ti vest le piume. Tu credi che a me tuo pensier mei da quel ch primo, cos come raia da lun, se si conosce, il cinque e l sei; e per chio mi | 60 | gutenberg |
twg_000000031176 | sia e perch io paia pi gaudoso a te, non mi domandi, che alcun altro in questa turba gaia. Tu credi l vero; ch i minori e grandi di questa vita miran ne lo speglio in che, prima che pensi, il pensier pandi; ma perch l sacro amore in che io veglio con perpeta vista e che masseta di dolce | 60 | gutenberg |
twg_000000031177 | disar, sadempia meglio, la voce tua sicura, balda e lieta suoni la volont, suoni l disio, a che la mia risposta gi decreta!. Io mi volsi a Beatrice, e quella udio pria chio parlassi, e arrisemi un cenno che fece crescer lali al voler mio. Poi cominciai cos: Laffetto e l senno, come la prima equalit vapparse, dun peso per | 60 | gutenberg |
twg_000000031178 | ciascun di voi si fenno, per che l sol che vallum e arse, col caldo e con la luce s iguali, che tutte simiglianze sono scarse. Ma voglia e argomento ne mortali, per la cagion cha voi manifesta, diversamente son pennuti in ali; ond io, che son mortal, mi sento in questa disagguaglianza, e per non ringrazio se non col | 60 | gutenberg |
twg_000000031179 | core a la paterna festa. Ben supplico io a te, vivo topazio che questa gioia prezosa ingemmi, perch mi facci del tuo nome sazio. O fronda mia in che io compiacemmi pur aspettando, io fui la tua radice: cotal principio, rispondendo, femmi. Poscia mi disse: Quel da cui si dice tua cognazione e che cent anni e pie girato ha | 60 | gutenberg |
twg_000000031180 | l monte in la prima cornice, mio figlio fu e tuo bisavol fue: ben si convien che la lunga fatica tu li raccorci con lopere tue. Fiorenza dentro da la cerchia antica, ond ella toglie ancora e terza e nona, si stava in pace, sobria e pudica. Non avea catenella, non corona, non gonne contigiate, non cintura che fosse a | 60 | gutenberg |
twg_000000031181 | veder pi che la persona. Non faceva, nascendo, ancor paura la figlia al padre, che l tempo e la dote non fuggien quinci e quindi la misura. Non avea case di famiglia vte; non vera giunto ancor Sardanapalo a mostrar ci che n camera si puote. Non era vinto ancora Montemalo dal vostro Uccellatoio, che, com vinto nel montar s, | 60 | gutenberg |
twg_000000031182 | cos sar nel calo. Bellincion Berti vid io andar cinto di cuoio e dosso, e venir da lo specchio la donna sua sanza l viso dipinto; e vidi quel di Nerli e quel del Vecchio esser contenti a la pelle scoperta, e le sue donne al fuso e al pennecchio. Oh fortunate! ciascuna era certa de la sua sepultura, e | 60 | gutenberg |
twg_000000031183 | ancor nulla era per Francia nel letto diserta. Luna vegghiava a studio de la culla, e, consolando, usava lidoma che prima i padri e le madri trastulla; laltra, traendo a la rocca la chioma, favoleggiava con la sua famiglia di Troiani, di Fiesole e di Roma. Saria tenuta allor tal maraviglia una Cianghella, un Lapo Salterello, qual or saria Cincinnato | 60 | gutenberg |
twg_000000031184 | e Corniglia. A cos riposato, a cos bello viver di cittadini, a cos fida cittadinanza, a cos dolce ostello, Maria mi di, chiamata in alte grida; e ne lantico vostro Batisteo insieme fui cristiano e Cacciaguida. Moronto fu mio frate ed Eliseo; mia donna venne a me di val di Pado, e quindi il sopranome tuo si feo. Poi seguitai | 60 | gutenberg |
twg_000000031185 | lo mperador Currado; ed el mi cinse de la sua milizia, tanto per bene ovrar li venni in grado. Dietro li andai incontro a la nequizia di quella legge il cui popolo usurpa, per colpa di pastor, vostra giustizia. Quivi fu io da quella gente turpa disviluppato dal mondo fallace, lo cui amor molt anime deturpa; e venni dal martiro | 60 | gutenberg |
twg_000000031186 | a questa pace. Paradiso Canto XVI O poca nostra nobilt di sangue, se glorar di te la gente fai qua gi dove laffetto nostro langue, mirabil cosa non mi sar mai: ch l dove appetito non si torce, dico nel cielo, io me ne gloriai. Ben se tu manto che tosto raccorce: s che, se non sappon di d in | 60 | gutenberg |
twg_000000031187 | die, lo tempo va dintorno con le force. Dal voi che prima a Roma sofferie, in che la sua famiglia men persevra, ricominciaron le parole mie; onde Beatrice, chera un poco scevra, ridendo, parve quella che tossio al primo fallo scritto di Ginevra. Io cominciai: Voi siete il padre mio; voi mi date a parlar tutta baldezza; voi mi levate | 60 | gutenberg |
twg_000000031188 | s, chi son pi chio. Per tanti rivi sempie dallegrezza la mente mia, che di s fa letizia perch pu sostener che non si spezza. Ditemi dunque, cara mia primizia, quai fuor li vostri antichi e quai fuor li anni che si segnaro in vostra perizia; ditemi de lovil di San Giovanni quanto era allora, e chi eran le genti | 60 | gutenberg |
twg_000000031189 | tra esso degne di pi alti scanni. Come savviva a lo spirar di venti carbone in fiamma, cos vid io quella luce risplendere a miei blandimenti; e come a li occhi miei si f pi bella, cos con voce pi dolce e soave, ma non con questa moderna favella, dissemi: Da quel d che fu detto Ave al parto in | 60 | gutenberg |
twg_000000031190 | che mia madre, ch or santa, sallev di me ond era grave, al suo Leon cinquecento cinquanta e trenta fiate venne questo foco a rinfiammarsi sotto la sua pianta. Li antichi miei e io nacqui nel loco dove si truova pria lultimo sesto da quei che corre il vostro annal gioco. Basti di miei maggiori udirne questo: chi ei si | 60 | gutenberg |
twg_000000031191 | fosser e onde venner quivi, pi tacer che ragionare onesto. Tutti color cha quel tempo eran ivi da poter arme tra Marte e l Batista, eran il quinto di quei chor son vivi. Ma la cittadinanza, ch or mista di Campi, di Certaldo e di Fegghine, pura vediesi ne lultimo artista. Oh quanto fora meglio esser vicine quelle genti chio | 60 | gutenberg |
twg_000000031192 | dico, e al Galluzzo e a Trespiano aver vostro confine, che averle dentro e sostener lo puzzo del villan dAguglion, di quel da Signa, che gi per barattare ha locchio aguzzo! Se la gente chal mondo pi traligna non fosse stata a Cesare noverca, ma come madre a suo figlio benigna, tal fatto fiorentino e cambia e merca, che si | 60 | gutenberg |
twg_000000031193 | sarebbe vlto a Simifonti, l dove andava lavolo a la cerca; sariesi Montemurlo ancor de Conti; sarieno i Cerchi nel piovier dAcone, e forse in Valdigrieve i Buondelmonti. Sempre la confusion de le persone principio fu del mal de la cittade, come del vostro il cibo che sappone; e cieco toro pi avaccio cade che cieco agnello; e molte volte | 60 | gutenberg |
twg_000000031194 | taglia pi e meglio una che le cinque spade. Se tu riguardi Luni e Orbisaglia come sono ite, e come se ne vanno di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia, udir come le schiatte si disfanno non ti parr nova cosa n forte, poscia che le cittadi termine hanno. Le vostre cose tutte hanno lor morte, s come voi; ma | 60 | gutenberg |
twg_000000031195 | celasi in alcuna che dura molto, e le vite son corte. E come l volger del ciel de la luna cuopre e discuopre i liti sanza posa, cos fa di Fiorenza la Fortuna: per che non dee parer mirabil cosa ci chio dir de li alti Fiorentini onde la fama nel tempo nascosa. Io vidi li Ughi e vidi i | 60 | gutenberg |
twg_000000031196 | Catellini, Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi, gi nel calare, illustri cittadini; e vidi cos grandi come antichi, con quel de la Sannella, quel de lArca, e Soldanieri e Ardinghi e Bostichi. Sovra la porta chal presente carca di nova fellonia di tanto peso che tosto fia iattura de la barca, erano i Ravignani, ond disceso il conte Guido e qualunque | 60 | gutenberg |
twg_000000031197 | del nome de lalto Bellincione ha poscia preso. Quel de la Pressa sapeva gi come regger si vuole, e avea Galigaio dorata in casa sua gi lelsa e l pome. Grand era gi la colonna del Vaio, Sacchetti, Giuochi, Fifanti e Barucci e Galli e quei charrossan per lo staio. Lo ceppo di che nacquero i Calfucci era gi grande, | 60 | gutenberg |
twg_000000031198 | e gi eran tratti a le curule Sizii e Arrigucci. Oh quali io vidi quei che son disfatti per lor superbia! e le palle de loro fiorian Fiorenza in tutt i suoi gran fatti. Cos facieno i padri di coloro che, sempre che la vostra chiesa vaca, si fanno grassi stando a consistoro. Loltracotata schiatta che sindraca dietro a chi | 60 | gutenberg |
twg_000000031199 | fugge, e a chi mostra l dente o ver la borsa, com agnel si placa, gi vena s, ma di picciola gente; s che non piacque ad Ubertin Donato che po il suocero il f lor parente. Gi era l Caponsacco nel mercato disceso gi da Fiesole, e gi era buon cittadino Giuda e Infangato. Io dir cosa incredibile e | 60 | gutenberg |
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