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decidere di disapplicare le dis posizioni nazionali di cui trattasi, egli dovrà allo stesso tempo assicurarsi che i diritti fondamentali degli interessati siano rispettati». Il paragrafo 55 seguente aggiunge che la disapplicazione va disposta «con riserva di verifica da parte del giudice nazionale» in ordine al rispetto dei |
diritti degli imputati. |
Il convincimento di questa Corte, del quale si chiede conferma alla Corte di giustizia, è che con tali asserzioni si sia inteso affermare che la regola tratta dall’art. 325 del TFUE è applicabil e solo se è compatibile con l’identità costituzionale dello Stato membro, e che spetta alle competenti autorità di quello |
Stato farsi carico di una siffatta valutazione. |
Nell’ordinamento italiano ciò può avvenire attraverso l’iniziativa del giudice che, chiamato ad applicare la regola, chiede a questa Corte di saggiarne la compatibilità con i principi supremi dell’ordine costituzionale. È poi dovere di questa Corte accertare, se del 25 caso, l’incompatibilità, e conseguentemente escludere che la regola possa a vere |
applicazione in Italia. |
Se questa interpretazione dell’art. 325 del TFUE e della sentenza resa in causa Taricco fosse corretta, cesserebbe ogni ragione di contrasto e la questione di legittimità costituzionale non sarebbe accolta. |
Resterebbe in ogni c aso ferma la responsabilità della Repubblica italiana per avere omesso di approntare un efficace rimedio contro le gravi frodi fiscali in danno degli interessi finanziari dell’Unione o in violazione del principio di assimilazione, e in particolare per aver e compresso temporalmente l’effetto degli atti interruttivi della |
prescrizione. |
Ciò posto, occorrerebbe verificare nelle sedi competenti se il problema sia stato risolto dall’art. 2, comma 36 -vicies semel, lettera l), del decreto -legge 13 agosto 2011, n. 1 38 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 14 settembre 2011, n. 148, che ha |
aumentato di un terzo i termini di prescrizione dei reati puniti dagli ar ticoli da 2 a 10 del d.lgs. n. 74 del 2000, con una disposizione che però non è applicabile a fatti commessi prima dell’entrata in vigore della legge. |
Se l’esito della verifica fosse negativo sarebbe urgente un intervento del legislatore per assicurare l’e fficacia dei giudizi sulle frodi in questione, eventualmente anche evitando che l’esito sia compromesso da termini prescrizionali inadeguati. |
8.– Questa Corte tiene a sottolineare che l’interpretazione appena delineata, se da un lato serve a preservare l’i dentità costituzionale della Repubblica italiana, dall’altro non compromette le esigenze di uniforme applicazione del diritto dell’Unione e si propone pertanto come soluzione conforme al principio di leale cooperazione e di |
proporzionalità. |
Infatti essa no n pone in discussione il significato che la Corte di giustizia ha rinvenuto nell’art. 325 del TFUE. |
L’impedimento del giudice nazionale ad applicare direttamente la regola enunciata dalla Corte non deriva da una interpretazione alternativa del diritto dell ’Unione, ma esclusivamente dalla circostanza, in sé estranea all’ambito materiale di applicazione di |
quest’ultimo, che l’ordinamento italiano attribuisce alla normativa sulla prescrizione il carattere di norma del diritto penale sostanziale e la assoggetta al principio di legalità espresso dall’art. 25, secondo comma, Cost. È questa una qualificazione esterna rispetto al significato proprio dell’art. 325 del TFUE, che non dipende dal diritto europeo ma |
esclusivamente da quello nazionale. |
Va aggiunto che tal e qualificazione, nel caso di specie, costituisce un livello di protezione più elevato di quello concesso agli imputati dall’art. 49 della Carta di Nizza e dall’art. 7 della CEDU. Esso, perciò, deve ritenersi salvaguardato dallo stesso diritto dell’Unione, ai sensi dell’art. 53 della Carta, letto anche alla luce della relativa spiegazione. |
La Costituzione italiana conferisce al principio di legalità penale un oggetto più ampio di quello riconosciuto dalle fonti europee, perché non è limitato alla descrizion e del fatto di reato e alla pena, ma include ogni profilo sostanziale concernente la punibilità. Appare a ciò conseguente che l’Unione rispetti questo livello di protezione dei diritti della persona, |
sia in ossequio all’art. 53 della Carta di Nizza, il qua le afferma che «Nessuna disposizione 26 della presente Carta deve essere interpretata come limitativa o lesiva dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali riconosciuti […] dalle costituzioni degli Stati membri», sia perché, altrimenti, il processo di i ntegrazione europea avrebbe l’effetto di degradare le |
conquiste nazionali in tema di libertà fondamentali e si allontanerebbe dal suo percorso di unificazione nel segno del rispetto dei diritti umani (art. 2 del TUE). |
Al contrario, la Corte di giustizia ha riconosciuto che le modalità con le quali ciascuno Stato membro tutela i diritti fondamentali della persona, anche quando questo comporta una restrizione alle libertà attribuite dai Trattati, non devono necessariamente essere le |
stesse. Ogni Stato membro protegge tali diritti in conformità al proprio ordinamento costituzionale (sentenza 14 ottobre 2004, in causa C -36/02, Omega Spielhallen und Automatenaufstellungs GmbH contro Oberbürgermeisterin der Bundesstadt Bonn). |
Il caso qui esaminato si distingue net tamente da quello deciso dalla Grande Sezione della Corte di giustizia con la sentenza 26 febbraio 2013 in causa C -399/11, Melloni, con la quale si è escluso che, in forza delle previsioni della Costituzione di uno Stato membro, |
potessero aggiungersi ulter iori condizioni all’esecuzione di un mandato di arresto europeo, rispetto a quelle pattuite con il «consenso raggiunto dagli Stati membri nel loro insieme a proposito della portata da attribuire, secondo il diritto dell’Unione, ai diritti processuali di cu i godono le persone condannate in absentia». |
In quel caso una soluzione opposta avrebbe inciso direttamente sulla portata della Decisione quadro 26 febbraio 2009, n. 2009/299/GAI (Decisione quadro del Consiglio che modifica le decisioni quadro 2002/584/GAI , 2005/214/GAI, 2006/783/GAI, |
2008/909/GAI e 2008/947/GAI, rafforzando i diritti processuali delle persone e promuovendo l’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle decisioni pronunciate in assenza dell’interessato al processo), e avrebb e perciò comportato la rottura dell’unità del diritto dell’Unione in una materia basata sulla reciproca fiducia in |
un assetto normativo uniforme. Viceversa, il primato del diritto dell’Unione non è posto in discussione nel caso oggi a giudizio, perché, com e si è già osservato, non è in questione la regola enunciata dalla sentenza in causa Taricco, e desunta dall’art. 325 del |
TFUE, ma solo l’esistenza di un impedimento di ordine costituzionale alla sua applicazione diretta da parte del giudice. |
Questo impedi mento non dipende dalla contrapposizione di una norma nazionale alle regole dell’Unione ma solo dalla circostanza, esterna all’ordinamento europeo, che la prescrizione in Italia appartiene al diritto penale sostanziale, e soggiace perciò al principio di le galità in materia penale. |
Appare perciò proporzionato che l’Unione rispetti il più elevato livello di protezione accordato dalla Costituzione italiana agli imputati, visto che con ciò non viene sacrificato il primato del suo diritto. |
9.– Inoltre questa Cor te osserva che la sentenza resa in causa Taricco ha escluso l’incompatibilità della regola lì affermata rispetto all’art. 49 della Carta di Nizza con riguardo al solo divieto di retroattività, mentre non ha esaminato l’altro profilo proprio del principio d i legalità, ovvero la necessità che la norma relativa al regime di punibilità |
sia sufficientemente determinata. È questa un’esigenza comune alle tradizioni costituzionali degli Stati membri, presente anche nel sistema di tutela della CEDU, e 27 come tale inca rna un principio generale del diritto dell’Unione (si veda la già citata sentenza 12 dicembre 1996, in cause C -74/95 e C -129/95). |
Anche se si dovesse ritenere che la prescrizione ha natura processuale, o che comunque può essere regolata anche da una normat iva posteriore alla commissione del reato, ugualmente resterebbe il principio che l’attività del giudice chiamato ad applicarla deve dipendere da disposizioni legali sufficientemente determinate. In questo principio si |
coglie un tratto costitutivo degli or dinamenti costituzionali degli Stati membri di civil law. Essi non affidano al giudice il potere di creare un regime legale penale, in luogo di quello realizzato dalla legge approvata dal Parlamento, e in ogni caso ripudiano l’idea che i tribunali penali s iano incaricati di raggiungere uno scopo, pur legalmente predefinito, |
senza che la legge specifichi con quali mezzi e in quali limiti ciò possa avvenire. |
Il largo consenso diffuso tra gli Stati membri su tale principio cardine della divisione dei poteri in duce a ritenere che l’art. 49 della Carta di Nizza abbia identica portata, ai sensi dell’art. 52, paragrafo 4, della medesima Carta. |
Tuttavia, l’art. 325 del TFUE, pur formulando un obbligo di risultato chiaro e incondizionato, secondo quanto precisato dal la Corte di giustizia, omette di indicare con sufficiente analiticità il percorso che il giudice penale è tenuto a seguire per conseguire lo scopo. In questo modo però si potrebbe permettere al potere giudiziario di disfarsi, in |
linea potenziale, di qualsi voglia elemento normativo che attiene alla punibilità o al processo, purché esso sia ritenuto di ostacolo alla repressione del reato. |
Questa conclusione eccede il limite proprio della funzione giurisdizionale nello Stato di diritto quanto meno nella tradiz ione continentale, e non pare conforme al principio di legalità enunciato dall’art. 49 della Carta di Nizza. |
Se si ritiene che l’art. 325 del TFUE ha un simile significato resta allora da verificarne la coerenza con l’art. 49 della Carta di Nizza, che ha l o stesso valore dei Trattati (art. 6, paragrafo 1, del TUE), sotto il profilo della carente determinatezza della norma europea, quando interferisce con i diritti degli imputati in un processo penale. |
10.– In conclusione, se la Corte di giustizia dovesse co ncordare con questa Corte sul significato dell’art. 325 del TFUE e della sentenza resa in causa Taricco, sarebbero superate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dai giudici rimettenti. |
11.– In base all’art. 105 del regolamento di procedura della Corte di giustizia del 25 settembre 2012 si richiede che il presente rinvio pregiudiziale sia deciso con procedimento accelerato. |
Si è allo stato generato un grave stato di incertezza sul significato da attribuire al diritto dell’Unione, incertezza c he riguarda processi penali pendenti e che è urgente rimuovere quanto prima. Non può inoltre sfuggire la prioritaria importanza delle questioni di diritto che sono state sollevate e l’utilità che i relativi dubbi vengano eliminati il prima possibile. |
Visti gli artt. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e 3 della legge 13 marzo 1958, n. 204, recante «Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi internazionali firmati a Bruxelles il 17 aprile 1957: a) Protocollo sui privilegi e sulle immunit à della |
Comunità economica europea; b) Protocollo sullo Statuto della Corte di giustizia della Comunità economica europea; c) Protocollo sui privilegi e sulle immunità della |
Comunità europea dell’energia atomica; d) Protocollo sullo Statuto della Corte di giustizia della Comunità europea dell’energia atomica (stralcio: protocolli Euratom)». 28 |
PER QUESTI MOTIVI LA CORTE COSTITUZION ALE riuniti i giudizi, |
1) dispone di sottoporre alla Corte di giustizia dell’Unione europea, in via pregiudiziale ai sensi e per g li effetti dell’art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, le seguenti questioni di interpretazione dell’art. 325, paragrafi 1 e 2, del medesimo Trattato: |
se l’art. 325, paragrafi 1 e 2, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea debba essere interpretato nel senso di imporre al giudice penale di non applicare una normativa nazionale sulla prescrizione che osta in un numero considerevole di casi alla repressione di gravi frodi in danno degli interessi finanziari dell’Unione, ovvero che prevede termini |
di prescrizione più brevi per frodi che ledono gli interessi finanziari dell’Unione di quelli previsti per le frodi lesive degli interessi finanziari dello Stato, anche quando tale omessa applicazione sia priva di una base legale suffi cientemente determinata; |
se l’art. 325, paragrafi 1 e 2, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea debba essere interpretato nel senso di imporre al giudice penale di non applicare una normativa nazionale sulla prescrizione che osta in un numero c onsiderevole di casi alla repressione di gravi frodi in danno degli interessi finanziari dell’Unione, ovvero che prevede termini |
di prescrizione più brevi per frodi che ledono gli interessi finanziari dell’Unione di quelli previsti per le frodi lesive degl i interessi finanziari dello Stato, anche quando nell’ordinamento dello Stato membro la prescrizione è parte del diritto penale sostanziale e soggetta al principio di legalità; |
se la sentenza della Grande Sezione della Corte di giustizia dell’Unione europe a 8 settembre 2015 in causa C -105/14, Taricco, debba essere interpretata nel senso di imporre al giudice penale di non applicare una normativa nazionale sulla prescrizione che osta in un numero considerevole di casi alla repressione di gravi |
frodi in danno degli interessi finanziari dell’Unione europea, ovvero che prevede termini di prescrizione più brevi per frodi che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea di quelli previsti per le frodi lesive degli interessi finanziari dello Stato, anche qua ndo tale omessa applicazione sia in contrasto con i principi |
supremi dell’ordine costituzionale dello Stato membro o con i diritti inalienabili della persona riconosciuti dalla Costituzione dello Stato membro; 2) chiede che le questioni pregiudiziali siano decise con procedimento accelerato; |
3) sospende il presente giudizio sino alla definizione delle suddette questioni pregiudiziali; 4) ordina l’immediata trasmissione di copia della presente ordinanza, unitamente agli atti del giudizio, alla cancelleria de lla Corte di giustizia dell’Unione europea. |
SENTENZA N. 269 DEL 2017 (la “doppia pregiudizialità”) |
1.– Con ordinanza del 2 maggio 2016 (r.o. n. 208 del 2016), la Commissione tributaria provinciale di Roma ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53, primo e secondo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 29 10, commi 7 -ter e 7 -quater, della legge 10 ottobre 1990, n. 287 (Norme per la tutela della |
concorrenza e del mercato), aggiunti dall’art. 5 -bis, comma 1, del d ecreto -legge 24 gennaio 2012, n. 1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27. |
Il rimettente ha premesso di essere investito del giudizio d i impugnazione del diniego opposto dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (d’ora innanzi: AGCM) ad una istanza di rimborso dei contributi versati dalla parte privata (Ceramica Sant’Agostino s.p.a.) in relazione agli anni 2013 e 2014. |
Ritenut a sussistente la propria giurisdizione in considerazione della natura tributaria del contributo, il giudice a quo ha invertito l’esame delle questioni proposte dal ricorrente – che in principalità aveva chiesto di disapplicare (rectius, non applicare) le norme impositive del contributo per contrasto con la normativa dell’Unione europea in |
materia – stimando «più aderente al sistema giuridico complessivo» scrutinare prioritariamente la conformità della disciplina al diritto interno e la sua aderenza ai princ ipi costituzionali. |
Secondo il giudice a quo, la disposizione censurata – che prevede, al fine di assicurare il funzionamento dell’AGCM, l’applicazione di contributi a carico dei soli imprenditori con fatturato superiore a 50 milioni di euro, con un limite massimo per tale contributo (non superiore a cento volte la misura minima) – violerebbe gli artt. 3 e 53, primo e |
secondo comma, della Costituzione, in relazione ai principi di eguaglianza e capacità contributiva, per una serie di ragioni e, segnatamente, perché: escluderebbe dall’obbligo di contribuzione i consumatori, le pubbliche amministrazioni e gli operatori economici diversi dagli imprenditori; assoggetterebbe all’obbligo di contribuzione solo gli |
imprenditori con volume d’affari superiore a 50 mili oni di euro; individuerebbe quale base imponibile una grandezza come il fatturato, da considerarsi inespressiva di capacità contributiva. Inoltre, prevedendo un limite massimo alla misura del contributo, introdurrebbe una imposizione regressiva a beneficio delle imprese di maggiori |
dimensioni, in spregio al principio di progressività dell’imposizione. 2.– Con ordinanza del 25 ottobre 2016 (r.o. n. 51 del 2017), la medesima |
Commissione tributaria provinciale di Roma ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53, primo e secondo comma, e 23 Cost., questioni di legittimità costituzionale dell’art. 10, commi 7 -ter e 7 -quater, della legge n. 287 del 1990, aggiunti dall’art. 5 -bis, comma 1, del d.l. n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012. |
Il rimettente ha premesso di essere investito del giudizio promosso da Bertazzoni s.p.a. contro il diniego espresso dall’AGCM al rimborso dei contributi versati a norma delle citate disposizioni. |
Ha poi affermato la sussistenza della propria giur isdizione, in considerazione della natura tributaria del contributo, e ha ritenuto di dover procedere anzitutto all’esame della compatibilità delle disposizioni impugnate con il diritto dell’Unione europea, escludendo il contrasto, denunciato dal ricorrent e, con il diritto di stabilimento (art. 49 del Trattato |
sul funzionamento dell’Unione europea, d’ora innanzi TFUE) e con il diritto alla libera prestazione di servizi (art. 56 TFUE), ritenendo. 30 Escluso ogni motivo di contrasto con il diritto dell’Unione eu ropea, la Commissione tributaria ha ritenuto rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di legittimità |
costituzionale del citato art. 10, commi 7 -ter e 7 -quater. |
In particolare, secondo il rimettente, la disposizione impugnata violerebbe gli art t. 3 e 53, primo e secondo comma, Cost., in relazione ai principi di eguaglianza e capacità contributiva, per le medesime ragioni già espresse nella precedente ordinanza (r.o. n. 208 del 2016) e cioè in quanto: escluderebbe dall’obbligo di contribuzione i consumatori, le |
pubbliche amministrazioni e gli operatori economici diversi dagli imprenditori; assoggetterebbe all’obbligo di contribuzione solo gli imprenditori con volume d’affari superiore a 50 milioni di euro; individuerebbe quale base imponibile una grandezza come |
il fatturato, da considerarsi inespressiva di capacità contributiva. Inoltre, prevedendo un limite massimo alla misura del contributo, introdurrebbe una imposizione regressiva a beneficio delle imprese di maggiori dimensioni, in spregio al p rincipio di progressività dell’imposizione. |
Nell’ordinanza in esame, la Commissione tributaria rimarca che la disposizione censurata determina altresì una ingiustificata disparità di trattamento a favore delle imprese non residenti, che operano in Italia s enza stabile organizzazione, in quanto anch’esse ingiustificatamente esentate dalla contribuzione. |
Infine, la rimettente ravvisa una violazione dell’art. 23 Cost. con riferimento alla riserva di legge ivi contenuta, in quanto la disposizione impugnata attr ibuisce all’AGCM la facoltà di apportare variazioni alla misura e alle modalità di contribuzione, senza predeterminare i criteri da seguire. |
3.– Considerata l’identità di oggetto e la parziale coincidenza dei parametri evocati, nonché delle argomentazioni spese a sostegno della loro violazione, deve essere disposta la riunione dei giudizi. |
4.– In via preliminare, deve osservarsi che l’Avvocatura generale dello Stato ha eccepito l’inammissibilità delle questioni sollevate con entrambe le ordinanze per difett o di giurisdizione o insufficiente motivazione sulla sussistenza della stessa. |
Secondo la difesa dell’interveniente, infatti, si verserebbe in un caso di macroscopico difetto di giurisdizione della Commissione tributaria rimettente. Si richiama, in proposi to, l’art. 133 – e segnatamente del suo comma 1, lettera l) – del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell’articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, |
recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo), d’ora innanz i Codice del processo amministrativo, in base al quale ricadono nella giurisdizione del giudice amministrativo le controversie aventi ad oggetto tutti i provvedimenti di alcune |
autorità indipendenti, tra le quali l’AGCM, ad esclusione dei soli provvediment i inerenti ai rapporti di impiego privatizzati. La giurisdizione del giudice amministrativo è stata esplicitamente riferita dalle sezioni unite della Corte di cassazione, con l’ordinanza 3 ottobre 2016, n. 19678, anche alle controversie concernenti i provv edimenti relativi ai |
contributi dovuti per le spese di funzionamento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Analogamente, anche il provvedimento di diniego dell’istanza di rimborso del contributo adottato dall’AGCM rientrerebbe pacificamente ne lla |
giurisdizione amministrativa e non nella giurisdizione tributaria della rimettente. |
L’eccezione non è fondata. 31 La giurisprudenza di questa Corte, infatti, è costante (ex multis, sentenze n. 269 del 2016, n. 154 del 2015, n. 116 del 2013, n. 279 del 201 2, n. 41 del 2011, n. 81 del 2010, n. |
94 del 2009 e n. 241 del 2008) nell’affermare che la sussistenza della giurisdizione è un presupposto che concerne la legittima instaurazione del giudizio a quo, la cui valutazione è riservata al giudice rimettente, in forza del principio di autonomia del giudizio costituzionale rispetto ai vizi del giudizio a quo. Per questa ragione, il difetto di |
giurisdizione può essere rilevato solo nei casi in cui appaia manifesto, così che nessun dubbio possa nutrirsi sul punto, d ovendo invece la relativa indagine arrestarsi qualora il rimettente abbia espressamente motivato in modo non implausibile sulla esistenza della propria potestas judicandi. |
Alla luce di tali principi deve osservarsi che, nel caso di specie, l’asserito difet to di giurisdizione non può ritenersi né macroscopico né manifesto. I rimettenti hanno riconosciuto la natura tributaria del contributo in questione, argomentando ampiamente sul punto e richiamando la sentenza della Corte costituzionale n. 256 del 2007, su |
analoghe contribuzioni di altra autorità indipendente. Dalla natura tributaria della prestazione imposta i giudici rimettenti hanno dedotto la propria giurisdizione, in base al principio della generalità della giurisdizione tributaria, affermato dalla giu risprudenza delle sezioni unite della Corte di cassazione (tra le ultime, ad esempio, la sentenza 3 |
maggio 2016, n. 8870), secondo cui la giurisdizione del giudice tributario si estende a tutte le controversie aventi ad oggetto tributi di ogni genere e spe cie e ha carattere pieno ed esclusivo, includendo, oltre ai giudizi sull’impugnazione del provvedimento impositivo, anche quelli relativi alla legittimità di tutti gli atti del procedimento. Del |
resto, anche questa Corte ha ravvisato un nesso inscindibile fra la materia tributaria e la giurisdizione tributaria (sentenza n. 64 del 2008), nesso che i rimettenti reputano non possa essere spezzato senza violare i principi di cui all’art. 102 Cost. in tema di «giudice naturale». |
Proprio in forza della generalità della giurisdizione tributaria e della sua riconducibilità alle garanzie costituzionali sul «giudice naturale», i rimettenti hanno poi ritenuto che il citato art. 133 del codice del processo amministrativo vada interpretato nel senso che esso devolve alla giurisdizione amministrativa tutti gli atti espressivi della |
funzione istituzionale dell’autorità indipendente, ma non quelli che attengono ai contributi dovuti per il finanziamento dell’autorità stessa (né, ovviamente, ai provvedimenti in materia di lavo ro, come precisato nel medesimo art. 133). |
A fronte di tale sforzo argomentativo, privo di palesi carenze e sviluppato in modo coerente, facendosi carico e superando anche gli argomenti contrari alla tesi accolta, deve ritenersi che i giudici a quibus abbi ano adeguatamente assolto all’onere di motivare sulla propria giurisdizione, secondo i canoni prescritti dalla giurisprudenza di questa Corte. |
Né vale a confutare le argomentazioni del rimettente la pronuncia delle sezioni unite della Corte di cassazione o pposta dal Presidente del Consiglio dei ministri intervenuto in giudizio (ordinanza 3 ottobre 2016, n. 19678). Anzitutto perché, in linea generale, secondo la giurisprudenza di questa Corte (sentenze n. 236 e n. 119 del 2015), una |
sentenza contraria delle sezioni unite civili della Corte di cassazione resa in un giudizio analogo a quello in cui la questione sia sollevata (o addirittura nello stesso) non è sufficiente a mettere in dubbio la plausibilità delle motivazioni addotte dal giudice 32 rimettente in tem a di giurisdizione. Nel caso di specie, poi, la citata pronuncia della Corte |
di cassazione si limita a negare la natura tributaria del contributo dovuto ad altra autorità indipendente (l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), senza pronunciarsi in alcun modo sui contributi spettanti all’AGCM. D’altra parte, in altri casi, riferiti ad altri contributi, le stesse sezioni unite civili della Corte di cassazione hanno fatto applicazione |
del principio della giurisdizione generale delle Commissioni tributa rie in materia tributaria (ad esempio con la sentenza 6 luglio 2017, n. 16693, sui contributi dovuti dagli utenti dei consorzi stradali obbligatori). Sicché, l’isolata pronuncia opposta dall’Avvocatura generale dello Stato alle tesi delle remittenti, non è sufficiente a far |
emergere un evidente e macroscopico difetto di giurisdizione o da insinuare dubbi sulla plausibilità della motivazione addotta nelle ordinanze di rimessione sulla sussistenza della giurisdizione del giudice tributario. |
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