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II. Gesù e il Tempio.
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583 Gesù, come prima di lui i profeti, ha manifestato per il Tempio di Gerusalemme il più profondo rispetto. Vi è stato presentato da Giuseppe e Maria quaranta giorni dopo la nascita. Alletà di dodici anni decide di rimanere nel Tempio, per ricordare ai suoi genitori che egli deve occuparsi delle cose del Padre suo. Vi è salito ogni anno, almeno per la Pasqua, durante la sua vita nascosta lo stesso suo ministero publico è stato ritmato dai suoi pellegrinaggi a Gerusalemme per le grandi feste ebraiche.
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584 Gesù è salito al Tempio come al luogo privilegiato dellincontro con Dio. Per lui il Tempio è la dimora del Padre suo, una casa di preghiera, e si accende di sdegno per il fatto che il cortile esterno è diventato un luogo di commercio. Se scaccia i mercanti dal Tempio, a ciò è spinto dallamore geloso per il Padre suo Non fate della casa di mio Padre un luogo di mercato. I discepoli si ricordarono che sta scritto Lo zelo per la tua casa mi divora Sal 69,10 Gv 2,1617. Dopo la sua risurrezione, gli Apostoli hanno conservato un religioso rispetto per il Tempio.
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585 Alla vigilia della sua passione, Gesù ha però annunziato la distruzione di questo splendido edificio, di cui non sarebbe rimasta pietra su pietra. In ciò vi è lannunzio di un segno degli ultimi tempi che stanno per iniziare con la sua pasqua. Ma questa profezia ha potuto essere riferita in maniera deformata da falsi testimoni al momento del suo interrogatorio presso il sommo sacerdote e ripetuta come ingiuria mentre era inchiodato sulla croce.
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586 Lungi dallessere stato ostile al Tempio dove ha dato lessenziale del suo insegnamento, Gesù ha voluto pagare la tassa per il Tempio associandosi a Pietro, che aveva posto come fondamento di quella che sarebbe stata la sua Chiesa. Ancor più, egli si è identificato con il Tempio presentandosi come la dimora definitiva di Dio in mezzo agli uomini. Per questo la sua uccisione nel corpo annunzia la distruzione del Tempio, distruzione che manifesterà lentrata in una nuova età della storia della salvezza È giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre Gv 4,21.
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III. Gesù e la fede dIsraele nel Dio unico e Salvatore.
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587 Se la Legge e il Tempio di Gerusalemme hanno potuto essere occasione di contraddizione da parte di Gesù per le autorità religiose di Israele, è però il suo ruolo nella redenzione dei peccati opera divina per eccellenza, a rappresentare per costoro la vera pietra dinciampo.
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588 Gesù ha scandalizzato i farisei mangiando con i pubblicani e i peccatori con la stessa familiarità con cui pranzava con loro. Contro quelli tra i farisei che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri Lc l8,9, Gesù ha affermato Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi Lc 5,32. Si è spinto oltre, proclamando davanti ai farisei che, essendo il peccato universale, coloro che presumono di non avere bisogno di salvezza, sono ciechi sul proprio conto.
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589 Gesù ha suscitato scandalo soprattutto per aver identificato il proprio comportamento misericordioso verso i peccatori con latteggiamento di Dio stesso a loro riguardo. È arrivato a lasciar intendere che, sedendo a mensa con i peccatori, li ammetteva al banchetto messianico. Ma è soprattutto perdonando i peccati, che Gesù ha messo le autorità religiose di Israele di fronte a un dilemma. Costoro non erano nel giusto quando, costernati dicevano Chi può rimettere i peccati se non Dio solo? Mc 2,7? Perdonando i peccati, Gesù o bestemmia perché è un uomo che si fa uguale a Dio, oppure dice il vero e la sua persona rende presente e rivela il nome di Dio.
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590 Soltanto lidentità divina della persona di Gesù può giustificare unesigenza assoluta come questa Chi non è con me è contro di me Mt 12,30 altrettanto quando egli dice che in lui cè più di Giona, ... più di Salomone Mt 12,4142, qualcosa più grande del Tempio quando ricorda, a proprio riguardo, che Davide ha chiamato il Messia suo Signore, e quando afferma Prima che Abramo fosse, Io Sono Gv 8,58 e anche Io e il Padre siamo una cosa sola Gv 10,30.
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591 Gesù ha chiesto alle autorità religiose di Gerusalemme di credere in lui a causa delle opere del Padre che egli compiva. Un tale atto di fede, però, doveva passare attraverso una misteriosa morte a se stessi per una rinascita dallalto, sotto lo stimolo della grazia divina. Una simile esigenza di conversione di fronte a un così sorprendente compimento delle promesse permette di capire il tragico disprezzo del sinedrio che ha stimato Gesù meritevole di morte perché bestemmiatore. I suoi membri agivano così per ignoranza e al tempo stesso per lindurimento dellincredulità.
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In sintesi
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592 Gesù non ha abolito la Legge del Sinai, ma lha portala a compimento con una tale perfezione da rivelarne il senso ultimo e da riscattarne le trasgressioni.
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593 Gesù ha venerato il Tempio salendovi in occasione delle feste ebraiche di pellegrinaggio e ha amato di un amore geloso questa dimora di Dio in mezzo agli uomini. Il Tempio prefigura il suo mistero. Se ne predice la distruzione, e per manifestare la sua propria uccisione e linizio di una nuova epoca della storia della salvezza, nella quale il suo corpo sarà il Tempio definitivo.
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594 Gesù ha compiuto azioni, quale il perdono dei peccati, che lo hanno rivelato come il Dio Salvatore. Alcuni Giudei, i quali non riconoscevano il Disfatto uomo, ma vedevano in lui un uomo che si faceva Dio, lhanno giudicato un bestemmiatore.
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Paragrafo 2 GESU MORI CROCIFISSO
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I. Il processo a Gesù.
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DIVISIONI DELLE AUTORITÀ EBRAICHE A RIGUARDO DI GESÙ
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595 Tra le autorità religiose di Gerusalemme non ci sono stati solamente il fariseo Nicodemo o il notabile Giuseppe di Arimatea ad essere, di nascosto, discepoli di Gesù, ma a proposito di lui sono sorti dissensi per lungo tempo al punto che, alla vigilia stessa della sua passione, san Giovanni può dire Tra i capi, molti credettero in lui, anche se in maniera assai imperfetta Gv 12,42. La cosa non ha nulla di sorprendente se si tiene presente che allindomani della pentecoste un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede At 6,7 e che alcuni della setta dei farisei erano diventati credenti At 15,5 al punto che san Giacomo può dire a san Paolo Tu vedi, o fratello, quante migliaia di Giudei sono venuti alla fede e tutti sono gelosamente attaccati alla Legge At 21,20.
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596 Le autorità religiose di Gerusalemme non sono state unanimi nella condotta da tenere nei riguardi di Gesù. I farisei hanno minacciato di scomunica coloro che Io avrebbero seguito. A coloro che temevano Tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione Gv 11,48 il sommo sacerdote Caifa propose profetizzando È meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera Gv 11,50. Il Sinedrio, avendo dichiarato Gesù reo di morte in quanto bestemmiatore, ma avendo perduto il diritto di mettere a morte, consegna Gesù ai Romani accusandolo di rivolta politica, cosa che lo metterà alla pari con Barabba accusato di sommossa Lc 23,19. Sono anche minacce politiche quelle che i sommi sacerdoti esercitano su Pilato perché egli condanni a morte Gesù.
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GLI EBREI NON SONO COLLETTIVAMENTE RESPONSABILI DELLA MORTE DI GESÙ
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597 Tenendo conto della complessità storica del processo a Gesù espressa nei racconti evangelici, e qualunque possa essere stato il peccato personale dei protagonisti del processo Giuda, il Sinedrio, Pilato, che Dio solo conosce, non si può attribuirne la responsabilità allinsieme degli Ebrei di Gerusalemme, malgrado le grida di una folla manipolata e i rimproveri collettivi contenuti negli appelli alla conversione dopo la pentecoste. Gesù stesso perdonando sulla croce e Pietro sul suo esempio hanno riconosciuto lignoranza degli Ebrei di Gerusalemme ed anche dei loro capi. Ancor meno si può, a partire dal grido del popolo Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli Mt 27,25 che è una formula di ratificazione, estendere la responsabilità agli altri Ebrei nel tempo e nello spazio Molto bene la Chiesa ha dichiarato nel Concilio Vaticano II Quanto è stato commesso durante la passione non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo. ... Gli Ebrei non devono essere presentati né come rigettati da Dio, né come maledetti, come se ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura.
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TUTTI I PECCATORI FURONO AUTORI DELLA PASSIONE DI CRISTO
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598 La Chiesa, nel magistero della sua fede e nella testimonianza dei suoi santi, non ha mai dimenticato che ogni singolo peccatore è realmente causa e strumento delle sofferenze del divino Redentore. Tenendo conto del fatto che i nostri peccati offendono Cristo stesso, la Chiesa non esita ad imputare ai cristiani la responsabilità più grave nel supplizio di Gesù, responsabilità che troppo spesso essi hanno fatto ricadere unicamente sugli Ebrei È chiaro che più gravemente colpevoli sono coloro che più spesso ricadono nel peccato. Se infatti le nostre colpe hanno condotto Cristo al supplizio della croce, coloro che si immergono nelliniquità crocifiggono nuovamente, per quanto sta in loro, il Figlio di Dio e lo scherniscono con un delitto ben più grave in loro che non negli Ebrei. Questi infatti afferma san Paolo se lo avessero conosciuto, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria 1 Cor 2,8. Noi cristiani, invece, pur confessando di conoscerlo, di fatto lo rinneghiamo con le nostre opere e leviamo contro di lui le nostre mani violente e peccatrici . E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crocifiggerlo, e ancora lo crocifiggi, quando ti diletti nei vizi e nei peccati
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II. La morte redentrice di Cristo nel disegno divino della salvezza.
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GESÙ CONSEGNATO SECONDO IL DISEGNO PRESTABILITO DI DIO
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599 La morte violenta di Gesù non è stata frutto del caso in un concorso sfavorevole di circostanze. Essa appartiene al mistero del disegno di Dio, come primo discorso di pentecoste Egli fu consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio At 2,23. Questo linguaggio biblico non significa che quelli che hanno consegnato Gesù siano stati solo esecutori passivi di una vicenda scritta in precedenza da Dio.
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600 Tutti i momenti del tempo sono presenti a Dio nella loro attualità. Egli stabilì dunque il suo disegno eterno di predestinazione includendovi la risposta libera di ogni uomo alla sua grazia Davvero in questa città si radunarono insieme contro il tuo santo servo Gesù, che hai unto come Cristo, Erode e Ponzio Pilato con le genti e i popoli dIsraele per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano preordinato che avvenisse At 4,2728. Dio ha permesso gli atti derivati dal loro accecamento al fine di compiere il suo disegno di salvezza.
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MORTO PER I NOSTRI PECCATI SECONDO LE SCRITTURE
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601 Questo disegno divino di salvezza attraverso la messa a morte del Servo Giusto era stato anticipatamente annunziato nelle Scritture come un mistero di redenzione universale, cioè di riscatto che libera gli uomini dalla schiavitù dei peccato. San Paolo professa, in una confessione di fede che egli dice di avere ricevuto, che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture 1 Cor 1 5,3, La morte redentrice di Gesù compie in particolare la profezia del Servo sofferente. Gesù stesso ha presentato il senso della sua vita e della sua morte alla luce del Servo sofferente. Dopo la risurrezione, egli ha dato questa interpretazione delle Scritture ai discepoli di Emmaus, poi agli stessi Apostoli.
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Dio lha fatto peccato per noi.
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602 San Pietro può, di conseguenza, formulare così la fede apostolica nel disegno divino della salvezza Foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri ... con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato, già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi 1 Pt 1,1820. I peccati degli uomini, conseguenti al peccato originale, sono sanzionati dalla morte. Inviando il suo proprio Figlio nella condizione di servo, quella di una umanità decaduta e votata alla morte a causa del peccato, colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio 2 Cor 5,21.
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603 Gesù non ha conosciuto la riprovazione come se egli stesso avesse peccato. Ma nellamore redentore che sempre lo univa al Padre, egli ci ha assunto nella nostra separazione da Dio a causa del peccato al punto da poter dire a nome nostro sulla croce Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? Mc l5,34. Avendolo reso così solidale con noi peccatori, Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi Rm 8,32 affinché noi fossimo riconciliati con lui per mezzo della morte del Figlio suo Rm 5,10.
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DIO HA LINIZIATIVA DELLAMORE REDENTORE UNIVERSALE
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604 Nel consegnare suo Figlio per i nostri peccati, Dio manifesta che il suo disegno su di noi è un disegno di amore benevolo che precede ogni merito da parte nostra In questo sta lamore non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati 1 Gv 4,l0. Dio dimostra il suo amore verso dì noi, perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi Rm 5,8.
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605 Questo amore è senza esclusioni Gesù lha richiamato a conclusione della parabola della pecorella smarrita Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo dì questi piccoli Mt 18,14. Egli afferma di dare la sua vita in riscatto per molti Mt 20,28 questultimo termine non è restrittivo oppone linsieme dellumanità allunica persona del Redentore che si consegna per salvarla. La Chiesa, seguendo gli Apostoli, insegna che Cristo è morto per tutti senza eccezioni Non vi è, non vi è stato, non vi sarà alcun uomo per il quale Cristo non abbia sofferto.
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III. Cristo ha offerto se stesso al Padre per i nostri peccati.
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TUTTA LA VITA DI CRISTO È OFFERTA AL PADRE
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606 Il Figlio di Dio disceso dal cielo non per fare la sua volontà ma quella di colui che lha mandato, entrando nel mondo dice Ecco, io vengo ... per fare, o Dio, la tua volontà. ... Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dellofferta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre Eb 10,510. Dal primo istante della sua incarnazione, il Figlio abbraccia nella sua missione redentrice il disegno divino di salvezza Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera Gv 4,34. Il sacrificio di Gesù per i peccati di tutto il mondo 1 Gv 2,2 è lespressione della sua comunione damore con il Padre Il Padre mi ama perché io offro la mia vita Gv 10,17. Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato Gv 14,31.
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607 Questo desiderio di abbracciare il disegno di amore redentore del Padre suo anima tutta la vita di Gesù perché la sua passione redentrice è la ragion dessere della sua incarnazione Padre, salvami da questora? Ma per questo sono giunto a questora! Gv 12,27. Non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato? Gv 18,11. E ancora sulla croce, prima che tutto sia compiuto Gv 19,30, egli dice Ho sete Gv 19,28.
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LAGNELLO CHE TOGLIE IL PECCATO DEL MONDO
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608 Dopo aver accettato di dargli il battesimo tra i peccatori, Giovanni Battista ha visto e mostrato in Gesù lAgnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. Egli manifesta così che Gesù è insieme il Servo sofferente che si lascia condurre in silenzio al macello e porta il peccato delle moltitudini e lAgnello pasquale simbolo della redenzione di Israele al tempo della prima pasqua. Tutta la vita di Cristo esprime la sua missione servire e dare la propria vita in riscatto per molti.
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GESÙ LIBERAMENTE FA SUO LAMORE REDENTORE DEL PADRE
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609 Accogliendo nel suo cuore umano lamore del Padre per gli uomini, Gesù li amò sino alla fine Gv 13,1, perché nessuno ha un amore più grande di questo dare la propria vita per i propri amici Gv 15,13. Così nella sofferenza e nella morte la sua umanità è diventata lo strumento libero e perfetto del suo amore divino che vuole la salvezza degli uomini. Infatti, egli ha liberamente accettato la sua passione e la sua morte per amore del Padre suo e degli uomini che il Padre vuole salvare Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso Gv 10,18. Di qui la sovrana libertà del Figlio di Dio quando va liberamente verso la morte.
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ALLA CENA GESÙ HA ANTICIPATO LOFFERTA LIBERA DELLA SUA VITA
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610 La libera offerta che Gesù fa di se stesso ha la sua più alta espressione nella Cena consumata con i dodici Apostoli nella notte in cui veniva tradito 1 Cor 11,23. La vigilia della sua passione, Gesù, quandera ancora libero, ha fatto di questultima Cena con i suoi Apostoli il memoriale della volontaria offerta di sé al Padre per la salvezza degli uomini Questo è il mio corpo che è dato per voi Lc 22,19. Questo è il mio sangue dellAlleanza, versato per molti, in remissione dei peccati Mt 26,28.
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611 LEucaristia che egli istituisce in questo momento sarà il memoriale del suo sacrificio. Gesù nella sua offerta include gli Apostoli e chiede loro di perpetuarla. Con ciò, Gesù istituisce i suoi Apostoli sacerdoti della Nuova Alleanza Per loro io consacro me stesso, perché siano anchessi consacrati nella verità Gv l7,l9.
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LAGONIA DEL GETSEMANI
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612 Il calice della Nuova Alleanza, che Gesù ha anticipato alla Cena offrendo se stesso, in seguito egli lo accoglie dalle mani del Padre nellagonia al Getsemani facendosi obbediente fino alla morte Fil 2,8. Gesù prega Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Mt 26,39. Egli esprime così lorrore che la morte rappresenta per la sua natura umana. Questa, infatti, come la nostra, è destinata alla vita eterna in più, a differenza della nostra, è perfettamente esente dal peccato che causa la morte ma soprattutto è assunta dalla Persona divina dellAutore della vita del Vivente. Accettando nella sua volontà umana che sia fatta la volontà del Padre, Gesù accetta la sua morte in quanto redentrice, per portare i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce 1 Pt 2,24.
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LA MORTE DI CRISTO È IL SACRIFICIO UNICO E DEFINITIVO
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613 La morte di Cristo è contemporaneamente il sacrificio pasquale che compie la redenzione definitiva degli uomini per mezzo dellAgnello che toglie il peccato del mondo e il sacrificio della Nuova Alleanza, che di nuovo mette luomo in comunione con Dio riconciliandolo con lui mediante il sangue versato per molti in remissione dei peccati.
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614 Questo sacrificio di Cristo è unico compie e supera tutti i sacrifici. Esso è innanzitutto un dono dello stesso Dio Padre che consegna il Figlio suo per riconciliare noi con lui. Nel medesimo tempo è offerta del Figlio di Dio fatto uomo che, liberamente e per amore, offre la propria vita al Padre suo nello Spirito Santo per riparare la nostra disobbedienza.
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GESÙ SOSTITUISCE LA SUA OBBEDIENZA ALLA NOSTRA DISOBBEDIENZA
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615 Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per lobbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti Rm 5,19. Con la sua obbedienza fino alla morte, Gesù ha compiuto la sostituzione del Servo sofferente che offre se stesso in espiazione, mentre porta il peccato di molti, e li giustifica addossandosi la loro iniquità. Gesù ha riparato per i nostri errori e dato soddisfazione al Padre per i nostri peccati.
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SULLA CROCE, GESÙ CONSUMA IL SUO SACRIFICIO
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616 È lamore sino alla fine che conferisce valore di redenzione e di riparazione, di espiazione e di soddisfazione al sacrificio di Cristo. Egli ci ha tutti conosciuti e amati nellofferta della sua vita. Lamore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti 2 Cor 5,14. Nessun uomo, fosse pure il più santo, era in grado di prendere su di sé i peccati di tutti gli uomini e di offrirsi in sacrificio per tutti. Lesistenza in Cristo della Persona divina del Figlio, che supera e nel medesimo tempo abbraccia tutte le persone umane e lo costituisce Capo di tutta lumanità, rende possibile il suo sacrificio redentore per tutti.
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617 Sua sanctissima passione in ligno crucis nobis iustificationem meruit Con la sua Santissima passione sul legno della croce ci meritò la giustificazione, insegna il Concilio di Trento sottolineando il carattere unico del sacrificio di Cristo come causa di salvezza eterna. E la Chiesa venera la Croce cantando O crux, ave, spes unica! Ave, o Croce, unica speranza!.
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LA NOSTRA PARTECIPAZIONE AL SACRIFICIO DI CRISTO
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618 La Croce è lunico sacrificio di Cristo, che è il solo mediatore tra Dio e gli uomini. Ma poiché, nella sua Persona divina incarnata, si è unito in certo modo ad ogni uomo, egli offre a tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale. Egli chiama i suoi discepoli a prendere la loro croce e a seguirlo, poiché patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme. Infatti Egli vuole associare al suo sacrificio redentore quelli stessi che ne sono i primi beneficiari. Ciò si compie in maniera eminente per sua Madre associata intimamente più di qualsiasi altro e al mistero della sua sofferenza redentrice. Al di fuori della Croce non vi è altra scala per salire al cielo.
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In sintesi
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619 Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture 1 Cor 15,3.
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620 La nostra salvezza proviene dalliniziativa damore di Dio per noi poiché è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati 1 Gv 4,10. È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo 2 Cor 5,19
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621 Gesù si è liberamente offerto per la nostra salvezza. Egli significa e realizza questo dono in precedenza durante lultima Cena Questo è il mio corpo che è dato per voi Lc 22,19.
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622 In questo consiste la redenzione di Cristo egli è venuto per ... dare la sua vita in riscatto per molti Mt 20,28, cioè ad amare i suoi sino alla fine Gv 13,1 perché essi siano liberati dalla loro vuota condotta ereditata dai loro padri.
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623 Mediante la sua obbedienza di amore al Padre fino alla morte di croce Fil 2,8, Gesù compie la missione espiatrice del Servo sofferente che giustifica molti addossandosi la loro iniquità.
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Paragrafo 3 GESU CRISTO FU SEPOLTO
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624 Per la grazia di Dio, egli ha provato la morte a vantaggio di tutti Eb 2,9. Nel suo disegno di salvezza, Dio ha disposto che il Figlio suo non solamente morisse per i nostri peccati 1 Cor 15,3, ma anche provasse la morte, ossia conoscesse lo stato di morte, lo stato di separazione tra la sua anima e il suo corpo per il tempo compreso tra il momento in cui egli è spirato sulla croce e il momento in cui è risuscitato. Questo stato di Cristo morto è il mistero del sepolcro e della discesa agli inferi. È il mistero del Sabato Santo in cui Cristo deposto nel sepolcro manifesta il grande riposo sabbatico di Dio dopo il compimento della salvezza degli uomini che mette in pace luniverso intero.
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CRISTO NEL SEPOLCRO CON IL SUO CORPO
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625 La permanenza di Cristo nella tomba costituisce il legame reale tra lo stato di passibilità di Cristo prima della pasqua e il suo stato attuale glorioso di risorto. È la medesima persona del Vivente che può dire Io ero morto, ma ora vivo per sempre Ap 1,18. Ed è questo il mistero del disegno di Dio circa la morte e la risurrezione dai morti se pure non ha impedito che con la morte lanima fosse separata dal corpo secondo lordine necessario della natura, li ha riuniti di nuovo insieme mediante la risurrezione, in modo che egli stesso divenisse punto dincontro della morte e della vita, arrestando in se stesso la disgregazione della natura causata dalla morte, e insieme divenendo lui stesso principio di riunificazione degli elementi separati.
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626 Poiché lAutore della vita che è stato ucciso è anche il Vivente che è risuscitato, necessariamente la Persona divina del Figlio di Dio ha continuato ad assumere la sua anima e il suo corpo separati tra di loro dalla morte La Persona unica non si è trovata divisa in due persone dal fatto che alla morte di Cristo lanima è stata separata dalla carne poiché il corpo e lanima di Cristo sono esistiti al medesimo titolo fin da principio nella Persona del Verbo e nella morte, sebbene separati luno dallaltra, sono restati ciascuno con la medesima ed unica Persona del Verbo.
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NON LASCERAI CHE IL TUO SANTO VEDA LA CORRUZIONE
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627 La morte di Cristo è stata una vera morte in quanto ha messo fine alla sua esistenza umana terrena. Ma a causa dellunione che la persona del Figlio ha mantenuto con il suo corpo, non si è trattato di uno spogliamento mortale come gli altri, perché non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere At 2,24 e perciò la virtù divina ha preservato il corpo di Cristo dalla corruzione. Di Cristo si può dire contemporaneamente Fu eliminato dalla terra dei viventi Is 53,8 e Il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo Santo veda la corruzione At 2,2627. La risurrezione di Gesù il terzo giorno 1 Cor 15,4 Lc 24,46 52 ne era il segno, anche perché si credeva che la corruzione si manifestasse a partire dal quarto giorno.
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SEPOLTI CON CRISTO...
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628 Il Battesimo, il cui segno originale e plenario è limmersione, significa efficacemente la discesa nella tomba del cristiano che muore al peccato con Cristo in vista di una vita nuova Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, cosi anche noi possiamo camminare in una vita nuova Rm 6,4.
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In sintesi
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629 A beneficio di ogni uomo Gesù ha provato la morte. Colui che è morto e che è stato sepolto è veramente il Figlio di Dio fatto uomo.
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630 Durante la permanenza di Cristo nella tomba, la sua Persona divina ha continuato ad assumere sia la sua anima che il suo corpo, separati però tra di loro dalla morte. E per questo che il corpo di Cristo morto non ha subito la corruzione At 13,37.
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Articolo 5 GESU CRISTO DISCESE AGLI INFERI, IL TERZO GIORNO RISUSCITO DA MORTE
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631 Gesù era disceso nelle regioni inferiori della terra. Colui che discese è lo stesso che anche ascese Ef 4,10. Il Simbolo degli Apostoli professa in uno stesso articolo di fede la discesa di Cristo agli inferi e la sua risurrezione dai morti il terzo giorno, perché nella sua pasqua egli dallabisso della morte ha fatto scaturire la vita Cristo, tuo Figlio, che, risuscitato dai morti, fa risplendere sugli uomini la sua luce serena, e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
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Paragrafo 1 CRISTO DISCESE AGLI INFERI
Rispondi alla seguente richiesta:
632 Le frequenti affermazioni del Nuovo Testamento secondo le quali Gesù è risuscitato dai morti 1 Cor 15,20 presuppongono che, preliminarmente alla risurrezione, egli abbia dimorato nel soggiorno dei morti. È il senso primo che la predicazione apostolica ha dato alla discesa di Gesù agli inferi Gesù ha conosciuto la morte come tutti gli uomini e li ha raggiunti con la sua anima nella dimora dei morti. Ma egli vi è disceso come Salvatore, proclamando la Buona Novella agli spiriti che vi si trovavano prigionieri.
Rispondi alla seguente richiesta:
633 La Scrittura chiama inferi, Shèol il soggiorno dei morti dove Cristo morto è disceso, perché quelli che vi si trovano sono privati della visione di Dio. Tale infatti è, nellattesa del Redentore, la sorte di tutti i morti, cattivi o giusti il che non vuol dire che la loro sorte sia identica, come dimostra Gesù nella parabola del povero Lazzaro accolto nel seno di Abramo. Furono appunto le anime di questi giusti in attesa del Cristo a essere liberate da Gesù disceso allinferno . Gesù non è disceso agli inferi per liberare i dannati né per distruggere linferno della dannazione, ma per liberare i giusti che lavevano preceduto.
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634 La Buona Novella è stata annunciata anche ai morti... I Pt 4,6. La discesa agli inferi è il pieno compimento dellannunzio evangelico della salvezza. È la fase ultima della missione messianica di Gesù, fase condensata nel tempo ma immensamente ampia nel suo reale significato di estensione dellopera redentrice a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, perché tutti coloro i quali sono salvati sono stati resi partecipi della redenzione.
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635 Cristo, dunque, è disceso nella profondità della morte affinché i morti udissero la voce del Figlio di Dio Gv 5,25 e, ascoltandola, vivessero. Gesù, lAutore della vita ha ridotto allimpotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, liberando così tutti quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita Eb 2,1415. Ormai Cristo risuscitato ha potere sopra la morte e sopra gli inferi Ap 1,18 e nel nome di Gesù ogni ginocchio si piega nei cieli, sulla terra e sotto terra FiI 2,10. Oggi sulla terra cè grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato ed ha svegliato coloro che da secoli dormivano. ... Egli va a cercare il primo padre, come la pecora smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nellombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva, che si trovano in prigione. ... Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio. ... Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nellinferno. Risorgi dai morti. Io sono la Vita dei morti.
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In sintesi
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636 Con lespressione Gesù discese agli inferi il Simbolo professa che Gesù è morto realmente e che, mediante la sua morte per noi, egli ha vinto la morte e il diavolo che della morte ha il potere Eh 2,14. 637Cristo morto, con lanima unita alla sua Persona divina, è disceso alla dimora dei morti. Egli ha aperto le porte del cielo ai giusti che lavevano preceduto.
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Paragrafo 2 IL TERZO GIORNO RISUSCITO DA MORTE
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638 Noi vi annunziamo la Buona Novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio lha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù At 13,3233. La risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo, creduta e vissuta come verità centrale dalla prima comunità cristiana, trasmessa come fondamentale dalla Tradizione, stabilita dai documenti del Nuovo Testamento, predicata come parte essenziale del mistero pasquale insieme con la croce Cristo è risuscitato dai morti. Con la sua morte ha vinto la morte, ai morti ha dato la vita.
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I. Lavvenimento storico e trascendente.
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639 Il mistero della risurrezione di Cristo è un avvenimento reale che ha avuto manifestazioni storicamente constatate, come attesta il Nuovo Testamento. Già verso lanno 56 san Paolo può scrivere ai cristiani di Corinto Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anchio ho ricevuto che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici 1 Cor 15,34. LApostolo parla qui della tradizione viva della risurrezione che egli aveva appreso dopo la sua conversione alle porte di Damasco.
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IL SEPOLCRO VUOTO
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640 Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato Lc 24,56. Nel quadro degli avvenimenti di pasqua, il primo elemento che si incontra è il sepolcro vuoto. Non è in sé una prova diretta. Lassenza del corpo di Cristo nella tomba potrebbe spiegarsi altrimenti. Malgrado ciò, il sepolcro vuoto ha costituito per tutti un segno essenziale. La sua scoperta da parte dei discepoli è stato il primo passo verso il riconoscimento dellevento della risurrezione. Dapprima è il caso delle pie donne, poi di Pietro. Il discepolo che Gesù amava Gv 20,2 afferma che, entrando nella tomba vuota e scorgendo le bende per terra Gv 20,6, vide e credette. Ciò suppone che egli abbia constatato, dallo stato in cui si trovava il sepolcro vuoto, che lassenza del corpo di Gesù non poteva essere opera umana e che Gesù non era semplicemente ritornato ad una vita terrena come era avvenuto per Lazzaro.
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LE APPARIZIONI DEL RISORTO
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641 Maria di Magdala e le pie donne che andavano a completare limbalsamazione del corpo di Gesù, sepolto in fretta la sera del Venerdì Santo a causa del sopraggiungere del Sabato, sono state le prime ad incontrare il Risorto. Le donne furono così le prime messaggere della risurrezione di Cristo per gli stessi Apostoli. A loro Gesù appare in seguito prima a Pietro, poi ai Dodici Pietro, chiamato a confermare la fede dei suoi fratelli, vede dunque il Risorto prima di loro ed è sulla sua testimonianza che la comunità esclama Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone Lc 24,34.
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642 Tutto ciò che è accaduto in quelle giornate pasquali impegna ciascuno degli Apostoli e Pietro in modo del tutto particolare nella costruzione dellera nuova che ha inizio con il mattino di pasqua. Come testimoni del Risorto essi rimangono le pietre di fondazione della sua Chiesa. La fede della prima comunità dei credenti è fondata sulla testimonianza di uomini concreti, conosciuti dai cristiani e, nella maggior parte, ancora vivi in mezzo a loro. Questi testimoni della risurrezione di Cristo sono prima di tutto Pietro e i Dodici, ma non solamente loro Paolo parla chiaramente di più di cinquecento persone alle quali Gesù è apparso in una sola volta, oltre che a Giacomo e a tutti gli Apostoli.
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643 Davanti a queste testimonianze è impossibile interpretare la risurrezione di Cristo al di fuori dellordine fisico e non riconoscerla come un avvenimento storico. Risulta dai fatti che la fede dei discepoli è stata sottoposta alla prova radicale della passione e della morte in croce del loro Maestro da lui stesso preannunziata. Lo sbigottimento provocato dalla passione fu così grande che i discepoli almeno alcuni di loro non credettero subito alla notizia della risurrezione. Lungi dal presentarci una comunità presa da una esaltazione mistica, i Vangeli ci presentano i discepoli smarriti tristi Lc 24,17 e spaventati, perché non hanno creduto alle pie donne che tornavano dal sepolcro e quelle parole parvero loro come un vaneggiamento Lc 24,1 1. Quando Gesù si manifesta agli Undici la sera di pasqua, li rimprovera per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato Me 16,14.
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644 Anche messi davanti alla realtà di Gesù risuscitato, i discepoli dubitano ancora, tanto la cosa appare loro impossibile credono di vedere un fantasma. Per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti Lc 24,41. Tommaso conobbe la medesima prova del dubbio e, quando vi fu lultima apparizione in Galilea riferita da Matteo, alcuni ... dubitavano Mi 28,17. Per questo lipotesi secondo cui la risurrezione sarebbe stata un prodotto della fede o della credulità degli Apostoli non ha fondamento. Al contrario, la loro fede nella risurrezione è nata sotto lazione della grazia divina dallesperienza diretta della realtà di Gesù risorto.
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Lo STATO DELLUMANITÀ DI CRISTO RISUSCITATA
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645 Gesù risorto stabilisce con i suoi discepoli rapporti diretti, attraverso il contatto e la condivisione del pasto. Li invita a riconoscere da ciò che egli non è un fantasma, ma soprattutto a constatare che il corpo risuscitato con il quale si presenta a loro è il medesimo che è stato martoriato e crocifisso, poiché porta ancora i segni della passione. Questo corpo autentico e reale possiede però al tempo stesso le proprietà nuove di un corpo glorioso esso non è più situato nello spazio e nel tempo, ma può rendersi presente a suo modo dove e quando vuole, poiché la sua umanità non può più essere trattenuta sulla terra e ormai non appartiene che al dominio divino del Padre. Anche per questa ragione Gesù risorto è sovranamente libero di apparire come vuole sotto laspetto di un giardiniere o sotto altro aspetto Mc 16,12 diverso da quello che era familiare ai discepoli, e ciò per suscitare la loro fede.
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646 La risurrezione di Cristo non fu un ritorno alla vita terrena, come lo fu per le risurrezioni che egli aveva compiute prima della pasqua quelle della figlia di Giairo, del giovane di Naim, di Lazzaro. Questi fatti erano avvenimenti miracolosi, ma le persone miracolate ritrovavano, per il potere di Gesù, una vita terrena ordinaria. Ad un certo momento esse sarebbero morte di nuovo. La risurrezione di Cristo è essenzialmente diversa. Nel suo corpo risuscitato egli passa dallo stato di morte ad unaltra vita al di là del tempo e dello spazio. Il corpo di Gesù è, nella risurrezione, colmato della potenza dello Spirito Santo partecipa alla vita divina nello stato della sua gloria, sì che san Paolo può dire di Cristo che egli è luomo celeste.