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It has been demonstrated that Doppler waveform of the hepatic vein (normally triphasic) is transformed into a biphasic or monophasic waveform in cirrhotic patients. The compressive mechanism of liver tissue has been considered up till now the cause of this change. Moreover, cirrhotics show, after USCA injection, a much earlier HVTT due to intrahepatic shunts. Our aim was to prospectively evaluate the correlation between Doppler pattern of hepatic vein and HVTT of a second-generation USCA; we also correlated HVTT with the most common indexes of portal hypertension. We enrolled 38 participants: 33 cirrhotics and 5 healthy controls. Doppler shift signals were obtained from the right hepatic vein. To characterize the hepatic vein pattern, we used the hepatic vein waveform index (HVWI). This index becomes >1 with the appearance of the triphasic waveform. We recorded a clip from 20 s before to 2 min after a peripheral intravenous bolus injection of 2.4 ml of USCA (sulfur hexafluoride).The time employed by USCA to cross the liver from the hepatic artery and portal vein to the hepatic vein was defined as HA-HVTT and PV-HVTT, respectively. Cirrhotics with low HVWI showed an earlier transit time; participants with higher HVWI had a longer transit time (<i>p</i> < 0.001). HVTT was earlier as MELD, Child-Pugh score and spleen diameter increased. Patients with ascites and varices of large size had significantly shorter transit times. Abnormal hepatic vein Doppler waveform in cirrhotic patients could be due to intrahepatic shunts. HVTT could be useful in the non-invasive evaluation of portal hypertension.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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E’ stato dimostrato che il pattern flussimetrico delle vene epatiche (normalmente trifasico) si trasforma in un pattern bifasico o monofasico nei pazienti cirrotici. La causa di questa alterazione è stata considerata fino ad ora la presenza di meccanismi di compressione generati dal tessuto epatico. Inoltre i pazienti cirrotici presentano dopo somministrazione di mezzo di contrasto un tempo di transito precoce per presenza di shunts intraepatici. Il nostro obiettivo è stato di valutare in maniera prospettica il pattern flussimetrico delle vene epatiche e il tempo di transito di un mezzo di contrasto ecografico di II generazione; abbiamo inoltre correlato il tempo di transito con i più comuni indici di ipertensione portale. Sono stati arruolati 38 pazienti: 33 cirrotici e 5 controlli sani. Il segnale Doppler è stato ottenuto dalla vena epatica di dx. Per meglio caratterizzare il pattern flussimetrico della vena epatica abbia utilizzato un indice dell’onda epatica chiamato HVWI. Tale indice diventa maggiore di 1 in presenza di un’onda trifasica. E’ stato registrato un clip 20 s prima e 2 min dopo la somministrazione di un bolo di 2.4 mL di mdc ecografico (esafluoruro di zolfo). Il tempo impiegato dal mdc per attraversare il fegato dall’arteria epatica e dalla vena porta alla vena epatica sono stati denominati HA-HVTT e PV-HVTT. I cirrotici con basso HVWI hanno mostrato un tempo di transito precoce; i partecipanti con elevato HVWI un tempo di transito più prolungato (<i>p</i> < 0.001). HVTT è risultato tanto piu’ precoce nei pazienti con aumentato MELD, Child–Pugh score e diametro splenico. I pazienti con ascite e varici di grandi dimensioni hanno mostrato tempi di transito brevi. Conclusioni l’alterazione del patternflussimetrico delle vene epatiche nei cirrotici potrebbe essere dovuto alla presenza di shunts intraepatici. HVTT potrebbe essere utile nella valutazione non invasiva dell’ipertensione portale.
it
pair_28298944
Nasogastric feeding tube is routinely positioned in intensive care units. The complications of misplacement are rare but very dangerous for the patients. The aim of this study is to estimate the diagnostic accuracy of this new technique, 4-point ultrasonography to confirm nasogastric tube placement in intensive care. One hundred fourteen critical ill patients monitored in ICU were included. The intensivist provided in real time to perform the exam in four steps: sonography from either the right or left side of the patient's neck to visualize the esophagus, sonography of epigastrium to confirm the passage through the esophagogastric junction and the positioning in antrum, sonography of the fundus. Finally, gastric placement of the nasogastric feeding tube was confirmed with thorax radiograph. One hundred fourteen of the gastric tubes were visualized by sonography in the digestive tract and all were confirmed by radiography (sensitivity 100%). The entire sonographic procedure, including the longitudinal and transversal scan of the esophagus, the esophagogastric junction, the antrum and the fundus, took 10 min. Our pilot study demonstrated that not weighted-tip gastric tube routinely used in Intensive Care is visible with the sonography. The pilot study confirmed the high sensitivity of the sonography in the verify correct positioning of gastric tube in the adult ICU patients. The ultrasound examination seems to be easy and rapid even when performed by a intensivist whit a sonographic training of only 40 h. The sonographic exam at the bedside was performed in a shorter time than the acquisition and reporting of the X-ray.
en
lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Il sondino nasogastrico viene posizionato routinariamente in Terapia Intensiva. Le complicanze del malposizionamento sono rare ma estremamente pericolose per il paziente. Lo scopo del nostro studio è stimare l’accuratezza diagnostica di una nuova tecnica ecografica a 4 punti per confermare il posizionamento del sondino nasogastrico in Terapia Intensiva. Nello studio sono stati inclusi 114 pazienti ricoverati in Terapia Intensiva. L’intensivista ha provveduto in tempo reale all’esecuzione dell’esame ecografico in 4 punti: ecografia della parte destra e sinistra del collo del paziente per visualizzare l’esofago, ecografia dell’epigastrio per confermare il passaggio attraverso la giunzione esofagogastrica ed il posizionamento nell’antro, infine ecografia del fondo gastrico. Il posizionamento veniva confermato attraverso l’esecuzione della lastra del torace. L’ecografia ha visualizzato 114 sondini nasogastrici nel tratto digestivo e tutti sono stati confermati dalla lastra del torace (sensitività del 100%). L’intera procedura ecografica, inclusa la scansione longitudinale e trasversale dell’esofago, della giunzione esofagogastrica, dell’antro e del fondo ha necessitato di 10 minuti. Il nostro studio pilota ha dimostrato che il sondino nasogastrico non pesato in punta utilizzato routinariamente in Terapia Intensiva è visibile con l’ecografia. Lo studio pilota ha confermato l’alta sensitività dell’ecografia nella verifica del corretto posizionamento del sondino nei pazienti adulti di Terapia Intensiva. L’esame ecografico si è dimostrato facile e rapido anche se eseguito da un intensivista con un training ecografico di sole 40 ore. L’intero esame ecografico al letto del paziente è stato eseguito in un tempo minore rispetto all’acquisizione e alla refertazione della lastra del torace.
it
pair_28298945
To evaluate the role of Doppler ultrasonography in the assessment of splanchnic circulation's hemodynamic changes in septic preterms at risk of necrotizing enterocolitis. A total of 51 septic preterms were divided into two groups: 25 preterms with clinical signs of necrotizing enterocolitis (NEC) and 26 preterms with no clinical signs of NEC. Both groups were assessed with Doppler ultrasonography of the celiac and superior mesenteric arteries, and each septic preterm's peak systolic velocity (PSV), end-diastolic velocity (EDV), resistivity index (RI), and pulsatility index (PI) was calculated and recorded. These included a statistically significant lower PSV (<i>p</i>: 0.001) and a lower EDV (<i>p</i>: 0.001) in the superior mesenteric artery in the septic group with clinical signs of NEC in comparison with the septic group with no clinical signs of NEC. A statistically significant (<i>p</i> < 0.001) higher PSV celiac (CA)/PSV superior mesenteric (SMA) ratio was found for the group of septic preterms with clinical signs of NEC when compared to the other group. The study results showed that Doppler ultrasonography of the splanchnic circulation can be a tool for the early identification of NEC cases among septic preterms.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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valutare il ruolo del Doppler nella valutazione dei cambiamenti emodinamici del circolo splancnico in pz pretermine settiche e a rischio di enterocolite necrotizzante. 51 pazienti pretermine settiche divise in due gruppi sia con segni clinici di enterocolite necrotizzante (NEC) o asintomatiche, entrambi valutati con Doppler a ultrasuoni delle arterie celiaca e mesenterica superiore, con velocità di picco sistolico (PSV), fine della velocità diastolica (EDV), indice di resistività (RI), indice di pulsatilità (PI) il calcolo e la registrazione. il più basso PSV è risultato statisticamente significativo (<i>p</i>: 0.001), il valore inferiore di EDV (<i>p</i>: 0.001) campionati a livello dell’arteria mesenterica superiore nel gruppo settico con segni clinici di NEC, a confronto con il gruppo delle settiche senza segni clinici di NEC. Statisticamente significativa (<i>p</i> < 0.001) l’aumento del rapporto PSV celiaco (CA)/PSV a livello della mesenterica superiore (SMA) nel gruppo di sepsi con segni clinici di NEC in confronto con l’altro gruppo. I risultati dello studio hanno mostrato che il Doppler del circolo splancnico può essere uno strumento di identificazione precoce dei casi NEC tra le pazienti pretermine settiche.
it
pair_28298946
Sonographic cardiac evaluation of newborns with suspected aortic coarctation (AoC) should tend to demonstrate a good phasic and pulsatile flow and the absence of pressure gradient along a normally conformed aortic arch from the modified left parasternal and suprasternal echocardiographic views; these findings, however, may not necessarily rule out a more distal coarctation in the descending aorta. For this reason, the sonographic exam of newborns with suspected AoC should always include a Doppler evaluation of abdominal aortic blood flow from the subcostal view. Occasionally, however, a clearly pulsatile Doppler flow trace in abdominal aorta may be difficult to obtain due to the bad insonation angle existing between the probe and the vessel. In such suboptimal ultrasonic alignment situation, the use of Tissue Doppler Imaging instead of classic Doppler flow imaging may reveal a preserved aortic pulsatility by sampling the aortic wall motion induced by normal flow. We propose to take advantage of the TDI pattern as a surrogate of a normal pulsatile Doppler flow trace in abdominal aorta when the latter is difficult to obtain due to malalignment with the insonated vessel.
en
lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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La valutazione ecocardiografica del neonato con sospetta coartazione aortica deve poter dimostrare, dalle proiezioni parasternale sinistra alta e soprasternale, un arco aortico normoconformato con traccia Doppler normale (flusso fasico) in assenza di gradiente transistmico; tali rilievi, tuttavia, non escludono la possibilità di una coartazione aortica più distale, sita in aorta discendente toracica. Per tale motivo, la valutazione ecografica neonatale nel sospetto di coartazione aortica deve sempre includere un’analisi Doppler del flusso in aorta discendente, visualizzata tramite approccio sottocostale. Talvolta, tuttavia, l’angolo che si viene a creare tra il fascio ultrasonoro e il vaso a questo livello può risultare subottimale ai fini di un adeguato campionamento Doppler che dimostri la presenza di flusso fasico e privo di run-off diastolico in aorta addominale. In tale situazione di allineamento non ottimale per l’analisi Doppler classica, la metodica TDI (Tissue Doppler Imaging) può rivelare una preservata pulsatilità aortica tramite l’analisi della motilità di parete del vaso indotta dal normale flusso fasico. Tale metodica di valutazione della pulsatilità di parete aortica potrebbe, se validata attraverso studi di numerosità adeguata sul neonato sano, rappresentare un adeguato surrogato di una traccia Doppler normale in aorta addominale nei casi in cui quest’ultima fosse difficoltosa da ottenere a causa di un malallineamento tra il vaso ed il fascio ultrasonoro esplorante.
it
pair_28298947
Vagal paragangliomas are rare benign tumors accounting for only 3% of head and neck paragangliomas and arise from vagal ganglions, predominately the nodose ganglion in the carotid sheath. Imaging plays an important role in their diagnosis, differentiation from more common lesions presenting in the carotid space, and management. MRI is the method of choice for investigation when paragangliomas are clinically suspected. The typical salt-and-pepper appearance in T1-weighted images is well known but not specific to paragangliomas. Demonstration of the continuity of the lesion with the vagus nerve on magnetic resonance imaging (MRI) further asserts the diagnosis of glomus vagale. Although this tumor can be diagnosed on a contrast-enhanced computed tomography (CECT) examination, it is limited by the non-demonstration of its neural origin. Sonography is considered only a preliminary investigation in patients, and a CECT and/or MRI study of the neck is conducted before treatment planning. This case is unique as a confident diagnosis of glomus vagale was made on high-resolution sonography of the neck. A middle-aged male patient presenting with a neck swelling was diagnosed with a glomus vagale tumor on USG by the direct demonstration of its continuity with the vagus nerve, and Doppler examination confirmed its vascularity. The diagnosis was confirmed on histopathology after surgical excision. The sonographic appearance, Doppler characteristics, and imaging differential diagnosis of glomus vagale are discussed in detail.
en
lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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I paragangliomi vagali sono rari tumori benigni e rappresentano solo il 3% dei paragangliomi del distretto testa-collo; originano dai gangli vagali e più frequentemente dal ganglio nodoso localizzato all’interno della guaina carotidea. L’imaging svolge un ruolo importante nella sua diagnosi, nella differenziazione dalle lesioni più comuni che possono trovarsi nello spazio carotideo e, nella sua gestione, una volta identificato. La RM è tuttavia l’indagine di scelta; tuttavia il tipico aspetto “sale e pepe” in T1 pesate pur essendo ben noto non è specifico per i paragangliomi. Pertanto la dimostrazione della continuità della lesione con il nervo vago con la RM è fondamentale per la diagnosi di glomo carotideo. La TC con mdc, può suggerirne la diagnosi, ma è limitata nel dimostrarne la sua origine neurale. Pertanto l’ecografia è considerata solo come un’indagine preliminare in questi pazienti e TC con mdc e/o RM del collo vengono effettuate prima di pianificare il trattamento. In questo caso viene mostrato come la diagnosi di Tumore del glomo carotideo sia stata effettuata con esame ecografico. Un pz maschio di mezza età presentatosi con tumefazione del collo, grazie all’esame ecografico che dimostrava la presenza di una massa riccamente vascolarizzata al color-Doppler e in continuità con il nervo vago veniva inviato col sospetto di tumore glomivo, a esame di II livello e quindi a intervento chirurgico che ne confermavano, grazie all’esame istologico, la diagnosi. L’aspetto ecografico, le caratteristiche Doppler e di imaging del tumore del glomo vagale è di seguito discusso nei dettagli.
it
pair_28298948
An unusual case of a penetrating grass awn in an eyelid of a dog is reported. A 6-month-old mixed breed dog was referred to the Ophthalmology Unit of the Veterinary Teaching Hospital of Camerino University for anorexia, lethargy, left monolateral ocular swelling and pain to the left eye, present from 1 month. Ophthalmic examination of the left eye showed copious and purulent discharge, and ultrasonography revealed the presence of an abscess containing a grass foreign body. The grass awn was surgically removed. Three days after surgery, the dog showed a marked improvement, with a total resolution obtained in 7 days. To the authors' knowledge, penetrating foreign bodies such as the one of this paper have never been described before in literature.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Questo articolo descrive un particolare caso di corpo estraneo palpebrale di origine vegetale Un cane meticcio di sei mesi di età è stato riferito all’Unità di Oftalmologia dell’Ospedale Veterinario Didattico dell’Università di Camerino per la presenza di anoressia letargia e tumefazione oculare monolaterale sinistra associata a dolore presenti da un mese. L’esame oftalmologico dell’occhio sinistro ha messo in evidenza la presenza di abbondante essudato purulento e la valutazione ultrasonografica ha mostrato la presenza a livello palpebrale di un ascesso contenente un corpo estraneo vegetale che è stato rimosso chirurgicamente. Tre giorni dopo la chirurgia il cane già manifestava un marcato miglioramento con una guarigione completa dopo una settimana. In bibliografia non sono stati mai descritti corpi estranei vegetali penetranti a livello palpebrale come quello riportato nel presente articolo.
it
pair_28298950
Capsular contracture or capsular fibrosis is the most common complication following breast augmentation with implants. Sonography is usually the initial imaging test performed to examine a suspicious implant. In contrast to the large number of patients developing capsular fibrosis there is only sparse literature reporting about sonographic findings. In this letter after a brief review of normal sonographic findings after breast augmentation, established ultrasound findings suggestive of capsular fibrosis (deformity, increased number of radial folds and thickening of the fibrous capsule) are discussed. The possible value of new techniques and possible directions for further research are addressed.
en
lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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La contrattura capsulare o fibrosi capsulare è la complicanza più comune dopo un intervento di mastoplastica additiva. L'ecografia è di solito l’indagine iniziale eseguita per esaminare un impianto sospetto. A fronte del gran numero di pazienti che sviluppano tale complicanza c’è solamente poca letteratura che riporta studi ecografici sull’argomento. Dopo una breve rivisitazione dei quadri ecografici normali dopo mastoplastica additiva, in questa lettera vengono discussi i reperti ecografici tipici della contrattura capsulare (deformità, aumento delle aderenze, ispessimento della capsula fibrosa). Viene discusso anche il valore delle nuove tecniche e date eventuali direzioni della futura ricerca.
it
pair_27427502
To evaluate the effectiveness of Hilotherm, a recently introduced cooling system, in controlling postoperative edema and pain and to compare the results with those obtained with conventional cryotherapy. The investigators selected 40 patients with unilateral angle fracture of the jaw and divided them into two groups, cryotherapy with ice bag (A group), and Hilotherapy system (B Group); both groups with the same drug treatment. Facial swelling was preoperatively quantified measuring skin segments (called α, β, γ and δ), pain and patient satisfaction were measured for each with questionnaires. Data analysis showed better decrease of soft tissue edema and better pain control with Hilotherapy system in post-surgical treatment. The cooling procedures described are ice packs, gel packs or cold compresses. An alternative to conventional cooling methods is Hilotherapy (HilothermGmbH, Ludwigsburg, Germany) a water-circulating cooling device that permits continuous cooling through a face polyurethane preshaped mask. The results of this study suggest that Hilotherm is the better method for patient's postoperative edema and pain management when compared to conventional cooling probably due to possibility of mean temperature control and to greater patient's compliance. Cold therapy, Cooling methods, Mandibular fractures.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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text
La crioterapia dopo interventi di chirurgia maxillo-facciale è una metodica comunemente utilizzata sia a fini analgesici che di riduzione dell’edema e dell’ecchimosi dei tessuti molli. Hilotherapy è costituito da un’unità mobile elettrica refrigerante dotata di un termostato digitale regolabile e da un circuito chiuso di acqua distillata refrigerata che scorre all’interno di collettori e di maschere in gomma specificatamente conformate per i distretti anatomici del massiccio facciale. Abbiamo selezionato 40 pz affetti da frattura unifocale di angolo mandibolare e suddivisi in 2 gruppi, crioterapia con ice-bag (gruppo A) e Hiloterapy System (Gruppo B); entrambi sottoposti a medesimo trattamento farmacologico di base (antibiotico-antiedemigeno-antidolorifico). L’analisi dei dati ha dimostrato come l’utilizzo dell’Hiloterapy System nel post-operatorio per 48 ore a temperatura modulata ha garantito un più rapido decremento dell’edema dei tessuti molli e un miglior controllo del dolore, con conseguente minor richiesta di farmaci anti-infiammatori ed anti-dolorifici, rispetto al gruppo A.
it
pair_27427539
Lipomas are the most common benign soft tissue mesenchymal tumours composed of mature adipose tissue. They are uncommon in the oral and maxillofacial regions, with 15-20 % of cases involving the head and neck region and less than 5% of all benign oral lesions. Multiple symmetric lipomatosis is rare and characterized by diffuse growth and nonencapsulated lipomas. It is usually found in the posterior neck and upper trunk and they are relatively infrequent on the oral and maxillofacial regions like Madelung disease. In the report, we describe a rare case of symmetrical lipomatosis of tongue with OSAS and Dysartria. This lesions were resected under general anesthesia. Intraoperative findings revealed only adipose tissues with replacement of lingual muscles and no capsulation. The lesion was finally diagnosed as symmetric lipomatosis of the tongue based on clinical radiological and histologic examination. SLT (Symmetrical lipomatosis of the tongue) is an extremely rare case that appears like a macroglossia. Partial glossectomy is the treatment of choice because of the improvement of symptoms and the low rate of recurrence. Macroglossia, Oral lipoma, Tongue lipomatosis.
en
lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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text
I lipomi sono i più comuni tumori mesenchimali dei tessuti molli, composti da tessuto adiposo maturo. Sono rari nell’ambito orale e nella regione maxillo-facciale, con il 15-20% dei casi riguardanti il capo e la regione del collo, e rappresentano meno del 5% di tutte le lesioni benigne del cavo orale. La lipomatosi multipla e simmetrica è rara, ed è caratterizzata da lipomi non capsulati ed a crescita diffusa. Si localizzano abitualmente posteriormente nel collo e nel tronco prossimale, e sono relativamente rari a livello orale e maxillo-facciale come nel caso della malattia di Madelung. In questa presentazione si descrive un raro caso di lipomatosi simmetrica della lingua con OSAS (Obstruction Sleep Apnea Syndrome) e disartria. La lesione è stata asportata sotto anestesia generale. Il reperto intraoperatorio ha dimostrato soltanto tessuti adiposi senza capsula e sostituzione del muscoli linguali. La diagnosi finale è stata di lipomatosi della lingua in base ai reperti clinici, radiologici ed istologici. La LSL (Lipomatosi simmetrica della lingua) rappresenta un caso estremo che si presenta clinicamente come macroglossia. Il trattamento di scelta è una glossettomia parziale che determina un miglioramento della sintomatologia ed una bassa incidenza di recidiva.
it
pair_27842006
Colorectal cancers are second leading cause of death in Western countries. There are about 1500 deaths per year in Italy due to colorectal cancer in both sex 1. 224 patients, 127 women (56.7%) and 97 men (43.3%) underwent colorectal resection with primary anastomosis (RPA) in emergency due to occlusive left colon cancer between 2010 and 2016. Patients had a mean age of 67.2 year a BMI inferior than 30 Kg/m2 in 215 cases (96%) and a history of cardiovascular disease in 112 (50%) cases. All patients with a regular postoperative course have had no more than 10 days of hospitalization except for four who suffered postoperative ileus which solved after no more 15 days. We have had 24 (10.7%) cases of morbidity for generic causes and 12 cases (5.4%) of post-operative complications. Pneumonia, which occurred in 12 cases (5.4%), was the most frequent. The ideal technique does not actually exist. RPA is, when feasible, advisable for occlusive neoplastic cases, ensuring a low percentage of morbidity and mortality and respecting patient's quality of life.
en
lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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text
I tumori del Colon-Retto sono la seconda causa di morte nei paesi occidentali. Ci sono circa 1500 morti ogni anno in Italia a causa di cancro del colon-retto in entrambi i sessi 1. 224 pazienti, 127 donne (56,7%) e 97 uomini (43,3%) sono stati sottoposti a resezione del Colon-Retto con anastomosi primaria (RPA) in emergenza a causa di cancro occludente il colon sinistro tra il 2010 e il 2016. I pazienti avevano una età media di 67,2 anni un indice di massa corporea inferiore a 30 kg/m2 in 215 casi (96%) e una storia di malattia cardiovascolare in 112 casi (50%). Tutti i pazienti con un decorso postoperatorio regolare hanno avuto non più di 10 giorni di ricovero ad eccezione di quattro che hanno sofferto ileo postoperatorio che si è risolto dopo non più di 15 giorni. Abbiamo avuto 24 (10,7%) casi di morbilità per cause generiche e 12 casi (5,4%) di complicanze post-operatorie specifiche. La Polmonite, che si è verificata in 12 casi (5,4%), è stata la complicanza più frequente. La tecnica ideale in realtà non esiste. RPA è, quando possibile, consigliabile per i casi neoplastici occlusivi, garantendo una bassa percentuale di morbilità e mortalità e un rispetto della qualità della vita del paziente.
it
pair_27842007
We carried out an audit to verify compliance to Surgical Safety Checklist (SSC), as we have become aware that compliance across different teams and by individual surgeons has not been optimal. 100 SSC records from October-December 2014 and 100 from March-June 2015 were inspected to verify correct . 44 surgeons and 34 scrub nurses were asked to complete a questionnaire to know surgeons' compliance to the different stages of the Checklist and the compliance of each surgical team. 100% of scrub nurse and 73.7% of surgeons completed the questionnaire. All Checklist records were correctly filled out but we could verify that while nurses have a strong commitment to the SSC, the Checklist's implementation is not being actively supported by all surgical team members. Many surgeons showed limited awareness of not collaborating during SSC procedure and admitted delegating the responsibility for answering questions to other members of their team. A number of them fell into contradiction answering to various parts of the questionnaire. Consistent with the literature, at our hospital there is a gap between quality of Checklist paper records and correct use of this safety tool. Thanks to the data we have collected we will improve the way the SSC is used and promote change in the behavior of surgeons. Eighteen surgeons (40.9%) expressed willingness to be involved in a work group to revise the SSC and we hope that their commitment to safety and quality will increase. Surgical Safety Checklist, Surgeons commitment.
en
lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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text
La Checklist per la sicurezza in sala operatoria (Surgical Safety Checklist, SSC) introdotta dall’Organizzazione mondiale per la Sanità (OMS) nel 2008 ed in Italia dal 2009 è in uso da parecchi anni nel Policlinico Universitario Campus Bio-Medico in modo apparentemente in linea con l’atteso ma abbiamo avuto evidenze di un suo utilizzo non corretto, che potrebbe inficiarne l’efficacia come strumento per aumentare la sicurezza. Abbiamo svolto nel 2015 un audit di cui, in questo lavoro, riportiamo alcuni risultati. Sono state esaminate 200 Checklist scelte a caso; sono stati intervistati 44 chirurghi (il 73,7% del totale) e i 34 infermieri del blocco operatorio (100% del personale). Il personale infermieristico è risultato fortemente motivato e attento all’implementazione della SSC. Il “sign-in” ha una elevatissima percentuale di esecuzione. La consapevolezza di alcuni eventi avversi e near miss avvenuti in questa fase ha accentuato la cura con cui sia i chirurghi che gli anestesisti ed il personale infermieristico lo eseguono. Le criticità si verificano nel “time-out” e nel “sign-out”; ci siamo resi conto che – come descritto in letteratura – spesso queste due fasi sono vissute con superficialità e non di rado eseguite senza la reale cooperazione del chirurgo capoequipe e/o dei componenti dell’equipe chirurgica. Questa criticità è stata confermata sia dal personale infermieristico che dai chirurghi; abbiamo potuto verificare che alcuni professionisti non percepiscono il proprio scarso impegno nella procedura di sicurezza della SSC. Da questo audit abbiamo ricavato un piano formativo per il 2016, che coinvolgerà i chirurghi per redigere versioni specialistiche della SSC dell’OMS così da ottenere una maggiore collaborazione ed interesserà tutto il personale per migliorare la rilevazione di eventi avversi legati anche ad anomalie tecniche.
it
pair_27842009
Analysis of the incidence of Venous Compression Syndrome (VCS) with full block of the flow of the internal jugular veins (IJVs) in patients with Multiple Sclerosis and Chronic cerebro-spinal venous insufficiency. We included 769 patients with MS and CCSVI (299 males, 470 females) and 210 controls without ms and ccsvi (92 males, 118 females). each subject was investigated by echo-color-doppler (ecd). morphological and hemodynamic ecd data were recorded by a computerized mem-net maps of epidemiological national observatory on ccsvi and they were analyzed by mem-net clinical analysis programs. VCS of IJVs occurs in 240 subjects affected by CCSVI and MS (31% of total) and in 12 controls (6% of total). The differences between the two groups are statistical significant (X² = 36.64, p<0.0001). Up to day there are no longitudinal studies that allow us to identify the WC of jugular and/or vertebral veins as etiology of a chronic neurodegenerative disease, but we note that Venous Compression Syndrome of IJVs is strongly associated with MS and CCSVI. Chronic Cerebro-Spinal Venous Insufficiency, Multiple Sclerosis, Venous Compression Syndrome.
en
lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Analisi della prevalenza della Sindrome Compressiva Venosa (VCS) con blocco completo del flusso delle vene giugulari interne (IJVs) nei pazienti con sclerosi multipla e insufficienza venosa cronica cerebrospinale. Sono stati inclusi 769 pazienti con sclerosi multipla e CCSVI (299 maschi, 470 femmine) e 210 controlli senza SM e CCSVI (92 maschi, 118 femmine). Ogni soggetto è stato indagato con Echo-Color- Doppler (ECD). I dati ECD morfologici ed emodinamici sono stati registrati sulla mappa informatizzata MEM-net dell’Osservatorio Nazionale Epidemiologico della CCSVI che utilizza programmi di analisi cliniche ed emodinamiche. La VCS delle IJVs si è riscontrata in 240 soggetti affetti da CCSVI e SM (31% del totale) e in 12 controlli (6% del totale). Le differenze tra i due gruppi sono statisticamente significativa (χ² = 36.64, p <0,0001). Sino ad oggi non ci sono studi longitudinali che ci permettono identificare la VCS delle giugulari e / o delle vene vertebrali quale eziologia di una malattia neurodegenerativa cronica, ma si nota che la sindrome di compressione venosa delle IJVs è fortemente associata alla SM e alla CCSVI.
it
pair_27842010
Gastro Intestinal Stromal Tumors (GISTs) are defined as mesenchymal tumours that develop within the wall of the gastrointestinal tract. Surgery is the treatment of choice and may be indicated for locally advanced or previously non resectable disease after a favorable response to preoperative therapy with tyrosine kinase inhibitors. A retrospective analysis was conducted for all patients with a confirmed or suspected diagnosis of GIST who were admitted to the University Hospital of Parma from January 2000 to January 2015.The following parameters were reviewed and analyzed: age, sex, blood type, symptoms on presentation, tumor site, tumor size, mitotic rate, risk grade, histopathology and immunohistochemistry assays, type of cells. All patients underwent elective surgery. Between January 2000 and January 2015, 61 patients were admitted to the OU General Surgery and Organ Transplantation, University Hospital of Parma and received surgical treatment for GISTs. Thirty-five were male (57.4%) and 26 female (42.6%). The mean age at diagnosis was 69.03 ± 10.07 years (range 29 - 89 years); males 69.6 ± 9.3 years (range 49 - 89 years) and females 68 ± 12.4 years (range 29 - 86 years). Larger tumor size, higher mitotic rate, higher risk rate, margin status contributed to poorer outcome (lower OS and DFS) as independent factors. Radical surgery is the treatment of choice for resectable GISTs. Very low and low-risk tumor can be treated with surgery alone. Gastrointestinal Stromal Tumor, Margin Status, Overall Survival, Tumor size.
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Tumori Stromali Gastrointestinali (GIST) sono definiti come tumori di origine mesenchimale mesenchimale che si sviluppano all’interno della parete del tratto gastrointestinale. La chirurgia è il trattamento di scelta e può essere indicata per patologia localmente avanzata o giudicata non resecabile prima di un ariposta positiva al trattamento con inibitori della tyrosine kinase. Abbiamo condotto una analisi retrospettiva su tutti i pazienti con diagnosi sospetta o confermata di GIST che sono stati ricoverati presso l’ospedale universitario di Parma dal gennaio 2000 al gennaio 2015. Abbiamo analizzato i seguenti parametri: sesso, età, gruppo sanguigno, sintomatologia, dimensioni del tumore, sede del tumore, indice mitotico, grading, risuslttao istologico e immunoistochimico, tipo di cellularità. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a chirurgia in elezione. Tra genaio 2000 e gennaio 2015, 61 pazienti sono stati ricoverati presso il reparto di Chirurgia generale e Trapianti d’Organo, dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma con trattamento chirurgico. 35 erano di sesso maschile (57,4%) e 26 di sesso femminile (42,6%). L’età media alla diagnosi era di 69.03+/-10.07 anni (range 29-89 anni); maschi 69.6+/-9.3 anni(range 49- 89 anni) e femmine 68+/-12.4 anni (range 29-86 anni) I tumori che presentavano come fattori indipendenti un diametro maggiore, un più alto indice mitotico, un rischio più alto, l’interessamento dei margini di resezione presentavano un outcome peggiore (più basso OS e DFS). La chirurgia radicale è il miglior trattamento per i GIST resecabili. I tumori a basso rischio possono essere trattati con la sola chirurgia.
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pair_27842011
The use of surgical drains after traditional splenectomy has been largely debated and several Authors have been unfavorable to their use. With the advent of laparoscopic splenectomy, their role has been re-discussed. The increased risk of undetectable pancreatic, gastric or colon injury in challenging laparoscopic removal of the spleen have induced some surgeons to reconsider the advantages related to their use. One hundred seventeen consecutive cases of laparoscopic splenectomy with routine use of surgical drains have been reviewed. Indications for surgery, length of operations, post-operative day of drain removal, post-operative complications were retrospectively analyzed. Laparoscopic splenectomy was performed for idiopathic thrombocytopenic purpura in 77 patients (65,8%), splenic lymphoma in 11 (9,4%), hereditary spherocytosis in 12 (10,2%), β-thalassemia in 6 (5.1%), other diseases in 11 (9,4%) cases. Conversion to open surgery was necessary in 11,1% of cases. Drains were removed 2-3 days after surgery in 95,8%, within 10 days in 3.4%, within 2 months in 0,8% of cases. In 2 cases a post-operative bleeding, detected through the drainage, required re-operation. One patient with myelofibrosis and massive splenomegaly developed a late post-operative subphrenic abscess, successfully treated by a percutaneous drainage. In Authors' experience, the use of drains after laparoscopic splenectomy helped detect early post-operative bleeding. Surgical drains could reduce the incidence of fluid intra-abdominal collections and infections. Their use should be recommended in the laparoscopic approach, especially in technically demanding surgical procedures. Laparoscopy, Surgical drainage, Splenectomy.
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L’utilizzo di drenaggi chirurgici dopo splenectomia tradizionale sono stati in gran parte discussi e diversi Autori sono stati favorevoli al loro impiego. Con l’avvento della splenectomia laparoscopica, il loro ruolo è stato nuovamente dibattuto. L’aumento del rischio di di lesioni iatrogene misconosciute del pancreas, stomaco o del colon nella rimozione laparoscopica dello stomaco difficile, hanno indotto alcuni chirurghi a riconsiderare i vantaggi connessi al loro uso. In questo studio sono stati esaminati centodiciassette pazienti consecutivi sottoposti a splenectomia laparoscopica con apposizione routinaria di drenaggio chirurgico. Sono stati analizzati retrospettivamente le indicazioni per il trattamento chirurgico, la durata dell’intervento chirurgico, la giornata post-operatoria in cui veniva rimosso il drenaggio, e le complicanze postoperatorie. La splenectomia laparoscopica è stata eseguita per la porpora trombocitopenica idiopatica in 77 pazienti (65,8%), linfoma della milza in 11 pazienti (9,4%), sferocitosi ereditaria in 12 pazienti (10,2%), β-talassemia in 6 pazienti (5,1%), altre malattie in 11 (9,4%) casi. La conversione a chirurgia open è stata necessaria in 11,1% dei casi. I drenaggi sono stati rimossi 2-3 giorni dopo l’intervento chirurgico in 95,8% dei casi, entro 10 giorni in 3,4% dei casi, ed entro 2 mesi nello 0,8% dei casi. In 2 casi un sanguinamento post-operatorio, rilevato attraverso il drenaggio, ha richiesto il re-intervento. Un paziente con mielofibrosi e massiccia splenomegalia aveva sviluppato un ascesso subfrenico nel tardo periodo post-operatorio, ed era stato trattato con successo con un drenaggio percutaneo. Nell’esperienza degli Autori, l’uso del drenaggio dopo splenectomia laparoscopica ha aiutato a individuare precocemente il sanguinamento post-operatorio. I drenaggi chirurgici potrebbero anche avere ridotto l’incidenza delle raccolte fluide e delle infezioni intraaddominali. Il loro uso dovrebbe essere raccomandato dopo approccio laparoscopico, in particolare nelle procedure chirurgiche tecnicamente impegnative.
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pair_27842012
Morgagni-Larrey hernia is uncommon congenital disease in the adults and presents with mild to severe clinical symptoms. In literature, about 80% of Morgagni -Larrey hernia are found on the right side of the chest cavity and have usually a peritoneal sack. Only 2-3% of patients at birth are symptomatic and therefore eligible for urgent surgery. Less severe forms of the disease are characterized by persistent epigastric and subcostal pains sometimes associated with vomiting and are frequently mistaken for dyspeptic disturbances. We present two case reports; the first one is a patient of 74 years who presented with persistent epigastric pain, vomiting, slight to moderate dyspnea on exertion associated with tachycardia, tachypnea and dyspeptic symptoms. Such symptoms have been going on for the last 6 months. The second patient is a 90 year old woman who was admitted in our ward for abdominal pain and distension associated with vomiting. In both cases a Morgagni-Larrey diaphragmatic hernia was discovered by using esophagogastroduodenoscopy, gastrographyn swallow and CT scan in the first case and only CT scan in the second one. Morgagni-Larrey hernia, Radiological investigations, Symptoms in adults, Surgical approach.
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L’ernia di Morgagni-Larrey è una malattia congenita non comune nel Paziente di età adulta e si presenta con sintomi di media o elevata gravità. In letteratura circa l’80% di ernie di M.L. sono situate sul lato destro della cavità toracica e sono accompagnate abitualmente da un sacco peritoneale. Solo il 2-3% dei Pazienti alla nascita sono sintomatici e pertanto diventano eleggibili per intervento chirurgico d’urgenza. Le forme meno severe della malattia sono caratterizzate da dolore persistente epigastrico e sotto costale, alcune volte associate a vomito e confuse con disturbi dispeptici. Presentiamo un report di 2 casi; il primo è di una Paziente di 74 anni che si è presentata alla nostra osservazione per dolore epigastrico persistente, vomito, dispnea lieve/moderata allo sforzo fisico, associata con tachicardia, tachipnea e sintomi dispeptici. Questi sintomi erano presenti da circa 6 mesi. La seconda Paziente è una donna di anni 90 che è stata ricoverata nel nostro reparto per dolore e distensione addominale associati a vomito. In entrambi i casi è stata riconosciuta un’ernia diaframmatica di M.L. sulla scorta di EGDscopia, Rx digerente primo tratto e TC addome in un caso e nell’altro sulla scorta di un TC addome.
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pair_27842013
Iatrogenic ureteral injury (IUI) is a serious complication that can occur during abdominal or pelvic operations with a reported frequency in literature of approximately 0.3-1.5%. Moreover, the number of iatrogenic ureteric injuries has increased markedly during the past two decades, partly because of the introduction of laparoscopy and the overall increase in surgical procedures. The present systematic review was set up to compare the incidence of IUI between laparoscopic and open colectomies. The study also assessed the features of the ureteric injuries and their prevention and management. We conducted a search of the literature for prospective and randomized clinical trials presenting a comparison between laparoscopic and open colorectal resections performed for any indication starting from 2003 to 2015. After an initial moderate increase in incidence of IUIs, with growing experience in laparoscopic surgery, ureteral injuries not seem to be more in laparoscopic surgery than conventional surgery. Many surgeons and gynecologists agree that prophylactic ureteral catheterization may reduce the chance of IUIs. Ureteral injury is especially difficult to detect during laparoscopic operations, and the symptoms of ureteric injury may develop either acutely or more insidiously, depending on the mechanism of injury. These injuries, if recognized late, can result in significant morbidity with loss of renal function. Early recognition and immediate repair of ureteral injuries during the same procedure is highly desirable. A ureteral injury not recognized and treated during the same procedure may require a temporary diverting nephrostomy and secondary surgery with increased morbidity. Colectomy, Injury, Laparoscopy, Ureter.
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La lesione ureterale iatrogena (IUI) rappresenta una grave complicanza che può verificarsi durante chirurgia addominale ed in particolare pelvica con una frequenza riportata in letteratura di circa 0,3-1,5%. La frequenza delle lesioni ureterali iatrogene è notevolmente aumentata nel corso degli ultimi due decenni, in parte legata inizialmente all’introduzione della laparoscopia e in parte dovuta al maggior numero delle procedure chirurgiche in generale. Abbiamo effettuato una revisione sistematica per confrontare l’incidenza delle IUIs tra colectomie laparoscopiche e convenzionali. Lo studio è stato mirato anche alla valutazione delle caratteristiche/ tipo delle lesioni ureterali e alla loro prevenzione e gestione. Abbiamo effettuato una revisione della letteratura per studi clinici prospettici e randomizzati che mettevano a confronto resezioni colorettali laparoscopiche e convenzionali eseguite per qualsiasi indicazione a partire dal 2003 al 2015. La ricerca è stata realizzata utilizzando le banche dati informatizzate più popolari (PubMed, Ovidio, Medline). La nostra revisione sistematica ci ha permesso di selezionare un totale di 3 studi prospettici e 6 studi retrospettivi che confrontano i risultati a breve termine per resezioni colorettali. Dopo un moderato aumento iniziale dell’incidenza delle IUIs, con la crescente esperienza in chirurgia laparoscopica, le lesioni ureterali non sembrano essere più frequenti in chirurgia laparoscopica rispetto alla chirurgia tradizionale. Molti chirurghi e ginecologi concordano sul fatto che la profilassi ureterale mediante cateterizzazione/stent possa ridurre il rischio di una lesione dell’uretere. Le lesioni ureterali sono particolarmente difficili da rilevare soprattutto durante gli interventi eseguiti per via laparoscopica, la sintomatologia delle stesse varia a seconda del meccanismo di lesione e alle volte, il rilevamento clinico può non essere tempestivo. Queste lesioni, se riconosciute in ritardo, possono portare anche ad una perdita della funzionalità renale. Il riconoscimento precoce e la riparazione immediata delle lesioni ureterali nel corso dello stesso intervento chirurgico è altamente auspicabile. Una lesione ureterale non riconosciuta e quindi non trattata intraoperatorialmente può richiedere una nefrostomia temporanea o un reintervento con conseguente aumento della morbilità.
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pair_27842014
Data on the State of Art of Medicine and Surgery in Albania, are given in this short survey. From recent epidemiological data, conditioned by high rate of migration and territory problems, to problems arising from lack of technological supports and important changes in medical education. An analysis that we could do from the observatory of our Medical School, and international one, based on a strict collaboration among an international professor staff, mostly coming from Italian Universities, particularly the University of Rome, 'Tor Vergata', co-founder of the 'Catholic University Our Lady of Good Counsel' (UCNSBC). The integration between academics in UCNSBC and health personnel in health care offers some interesting opportunities in research. The recognized limited technological supports create the possibilities to adjust and ameliorate health care services, with the aim of a more convenient distribution of the available resources. Academic education, Albania, Epidemiology, Health education.
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Una sintesi dello stato attuale della medicina e della chirurgia in Albania ai nostri giorni è l’oggetto del presente contributo. Dati raccolti recentemente dagli epidemiologi della Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio” (UCNSBC), rappresentano l’introduzione proponendo le peculiarità locali caratterizzate dall’alto tasso di emigrazione e dalle caratteristiche del territorio. Vengono poi brevemente analizzate le problematiche relative alla mancanza di tecnologie innovative. L’analisi è condotta dall’osservatorio singolare che consente la nostra realtà universitaria, considerato che UCNSBC è a tutti gli effetti una Università internazionale per la coesistenza di docenti Italiani ed Albanesi. Da questa integrazione scaturiscono scambio di idee e rivalutazione di una medicina che, anche se povera di strumenti innovativi, cerca di utilizzare le modeste risorse nel modo più moderno con l’obiettivo di fornire una assistenza comunque qualificata.
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pair_27842015
To demonstrated the efficacy an safety of a perineal stapled approach to treat the protrusion of the entire layer of the rectum outside the anus in high morbidity patients. From February 2012 to april 2013, 7 patients (all female, mean age 74,2 years, range 48-88) were operated in our unit with perineal stapled prolapsed resection (PSPR) approach for a full thickness external rectal prolapse. The duration of hospitalization was 3 days and the follow-up period was 18 months. There were no intraoperative complications and all patients had a bowel movement within 3 days of surgery. There was no mortality. None patients suffered of incontinence. Two patients (28,5%) had a recurrence and proctorragy after 18 months. PSPR can be considered among perineal approaches for the treatment of full-thickness rectal prolapse. The reported rate of minor complications is low. No major complications have been described. Functional outcome is good, with marked improvement in both continence and constipation. These results are better than those reported for other perineal procedures, although no randomized trials have yet been published. A multicenter study is needed to better evaluate the indications for and the outcome AFTER PSP. Morbidity patients, Perineal stapled prolapse resection, Rectal prolapse.
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Scopo di questo studio retrospettivo è stato quello di dimostrare l’efficacia, la sicurezza e la relativa facilità di esecuzione dell’approccio perineale con stapler nel trattamento del prolasso totale di retto. Nel periodo compreso tra febbraio 2012 ed aprile 2013 abbiamo sottoposto 7 pazienti ,affette da prolasso totale di retto, ad intervento di resezione perineale con stapler. Tutte le pazienti sono state dimesse in III° giornata postoperatoria dopo ripresa del transito. Il follow-up è stato di 18 mesi. Non sono state registrate complicanze intraoperatorie ne’ vi è stata mortalità. Non ci sono stati problemi di incontinenza nel post-operatorio. A 18 mesi di distanza abbiamo registrato due episodi di recidiva associati a proctorragia (28,5%). Entrambi i casi non hanno richiesto un reintervento a causa della scarsità dei sintomi, ben tollerati da entrambe le pazienti. Concludendo possiamo affermare che, nella nostra esperienza, l’approccio perineale con stapler al prolasso totale di retto, risulta essere una metodica sicura, relativamente facile da eseguire e con un tasso di complicanze comparabile a quello riportato in letteratura ed inferiore a quello delle altre metodiche di approccio perineale. Le limitazioni di tale metodica sono principalmente dovute alla lunghezza e alla spessore della parete prolassata. Sicuramente per validare la procedura e le sue indicazioni è auspicabile che venga condotto uno studio multicentrico randomizzato.
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pair_27842016
Cicatricial ectropion is secondary to an excessive scar contraction after trauma, burns, skin conditions, scarring skin tumours, medication, allergies, blepharoplasty complications 1,2. The estimates for ectropion incidence following removal of eyelid lesions have been reported as varying from 2.5% to 7% 3. A variety of surgical techniques can be applied to achieve the correct shape and position of lower lid 4-7. Fat grafts in association with other technique are commonly used in orbital reconstruction in a variety of procedures 8 including of the correction of cicatricial ectropion 9,10. The Authors propose the use of fat graft as only procedure for the correction of cicatricial lower eyelid ectropion. Two male patients with cicatricial ectropion were treated with this technique in two time and followed for 12 months. Lipofilling for cicatricial eyelid ectropion give excellent outcomes, with release of the scar without recurrence, 11. Autologous fat grafting has many clinical applications, and its use in Plastic Surgery is increasing: The key point is the presence into fat of Adipose stem cells (ASCs), that have been identified as an ideal source of cells for regenerative medicine, with potential and rapid improvement of healing process and complete recovery of tissue integrity after surgery to confirm the regenerative effect of fat graft. Lipografting can be considered a safe and effective alternative procedure 12,13. Defect of lower lid, Ectropion, Lipograft.
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L’Ectropion è una condizione caratterizzata dall’eversione della palpebra inferiore 1 con esposizione della congiuntiva e della cornea. La forma acquisita, secondaria ad un eccessiva contrazione cicatriziale post trauma, ustioni o cicatrici post chirurgiche, è la condizione più frequente 2. Diverse tecniche chirurgiche, spesso combinate tra di loro sono, state proposte per la correggere tale condizione e ripristinare la corretta posizione della palpebra inferiore 4-6, tra queste la cantopessi, tarsoraffia laterale, innesti cutanei e di cartilagine, lembi locali. A volte, però, queste tecniche standard possono complicarsi in cicatrici chirurgiche secondarie L’innesto adipose è stato anche impiegato, in associazione con alter tecniche chirurgiche, nella correzione e ricostruzione della regione orbitaria 7-9. In questo studio, gli Autori propongono l’impiego dell’innesto adiposo come unica procedura chirurgica innovative per il rispristino e la correzione dell’ectropion cicatriziale della palpebra inferiore. Sono stati trattati due pazienti con ectropion cicatriziale post chirurgico di grado lieve-moderato; il protocollo ha previsto due sessioni di innesto adiposo. Il follow-up è stato di 12 mesi. I risultati ottenuti sono stati molto incoraggianti, con un completo rilascio della cicatrice nella palpebra inferiore e un completo ripristino della sua posizione e funzione; inoltre non si sono verificate recidive a lungo termine 10. Il lipofilling può essere una valida alternativa nel trattamento dell’ectroipion cicatriziale.
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pair_27842017
Stapled anopexy is considered the gold standard in treating haemorroidal disease associated to mucosal prolapse, but severe complications have been described. Among these, a minimal anastomotic leakage may lead to gas spreading into surrounding soft tissues. We report the case of a 61 year old male who developed pneumoretroperitoneum and pneumomediastinun two days after a Stapled Anopexy. CT scans showed a minimal leakage with no abscess. The patient was successfully treated by bowel rest, antibiotics and total parenteral nutrition, avoiding surgical approach. A minimal anastomotic leakage following Stapled Anopexy, when leading to air diffusion into soft tissues and not associated to abscess or peritonitis may be treated conservatively avoiding ileostomy or colostomy. Anastomotic leakage, Pneumoretroperitoneum, Stapled Anopexy.
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La stapled anopexy è considerata il gold standard nel trattamento della malattia emorroidaria associata a prolasso mucoso. In letteratura sono state descritte gravi complicanze. Tra queste, una minimo leakage anastomotico può portare ad un retropneumoperitoneo e alla sepsi grave. Generalmente questi sono casi in cui il chirurgo opta per il confezionamento di una stomia escludente (associato eventualmente al drenaggio di eventuali ascessi). Tuttavia in alcuni casi è possibile una gestione conservativa. In questo lavoro, riportiamo il caso di un un uomo di 61 anni che ha sviluppato pneumoperitoneo e pneumomediastino due giorni dopo una mucoprolassectomia. Il paziente è stato trattato con successo mediante digiuno, antibioticoterapia e nutrizione parenterale totale, evitando un approccio chirurgico. Il caso clinico è corredato da una revisione della letteratura precedente che riporta come siano pochissimi i casi simili già descritti.
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pair_27842018
The acute abdomen (AA) still remains a challenging situation for surgeons. New pathological conditions have been imposed to our attention in this field in recent years. The definition of abdominal compartmental syndrome (ACS) in surgical practice and the introduction of new biological matrices, with the concepts of tension-free (TS) repair of incisional hernias, prompted us to set up new therapeutic strategies for the treatment of patients with AA. Thus we reviewed the cases of AA that we observed in recent years in which we performed a laparostomy in order to prevent or to treat an ACS. They are all cases of acute abdomen (AA), but from different origin, including chronic diseases, as in the course of inflammatory bowel disease (IBD), and acute pancreatitis. In all the cases, the open abdominal cavity was covered with a polyethylene sheet. The edges of the wound were sutured to the plastic sheet, and a traction exerted by a device that causes a negative pressure was added. This method was adopted in several cases without randomization, and resulted in excellent patient's outcomes. Abdominal compartmental syndrome, Acute abdomen, Laparostomy.
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L’addome acuto resta ancora oggi un arduo campo di prova per il chirurgo. Nuovi quadri patologici si sono imposti alla nostra attenzione seguendo il vecchio filone dell’addome acuto. La definizione di sindrome compartimentale e l’introduzione nella pratica chirurgica di nuove matrici biologiche, con i concetti di riparazione “tension free” delle ernie incisionali, ci hanno spinto a configurare nuovi piani terapeutici per questi importanti aspetti patologici. Abbiamo così rivisto alcuni casi descritti negli ultimi anni e trattati seguendo un medesimo indirizzo tattico. Sono tutti quadri di addome acuto, con diversa eziopatogenesi, anche cronica, come ad esempio quadri di malattia cronica intestinale (IBD) e di pancreatite acuta settica. La laparostomia è un trattamento chirurgico che viene utilizzato nella prevenzione e nel trattamento delle sindromi compartimentali addominali (SCA), e nei casi in cui sono necessarie ripetute aperture del cavo peritoneale. La cavità lasciata aperta viene ricoperta con un foglio di polietilene. I bordi della ferita vengono suturati al foglio plastico, e si può addizionare una trazione esercitata da un apparecchio che determini una pres- sione negativa. La metodica è stata adottata in casi vari senza randomizzazione, e ha determinato un ottimo outcome dei pazienti.
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pair_27842019
Groove pancreatitis is a rare condition with patients having clinical characteristics similar to those of chronic pancreatitis. Differentiating on clinical and radiological basis between groove pancreatitis and paraduodenal head cancer can be extremely challenging. Due to diagnostic uncertainty and to poor response to medical treatment surgery may offer these patients the best chance of cure. As the main localization of the inflammatory process is at the groove between the duodenum and the head of the pancreas, pancreato-duodenectomy is proposed as the most reliable surgical procedure. We report about two patients presenting with clinical and radiological features suggesting a groove pancreatitis in which control of symptoms was achieved by pancreatoduodenectomy. Groove pancreatitis, Paraduodenal pancreatic cancer.
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La “groove pancreatitis” è una forma rara di pancreatite cronica interessante prevalentemente il solco duodenopancreatico. La sua diagnosi differenziale con i tumori maligni della testa del pancreas può essere estremamente difficile. In considerazione della incertezza diagnostica differenziale con i tumori della testa e della scarsa risposta alla terapia medica, la chirurgia può offrire il risultato terapeutico migliore. Poiché il processo infiammatorio coinvolge l’area duodeno-cefalopancreatica, l’intervento di pancreato-duodenectomia è proposto come migliore strategia chirurgica. Nel report sono presentati due casi di pazienti con quadro clinico-radiologico suggestivo di “groove pancreatitis” curati con successo mediante intervento di pancreato-duodenectomia con conservazione del piloro.
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pair_27845942
We reviewed differences of the outcome of newborn with simple and complex gastroschisis treated at our institution over the past fifteen years. A retrospective cohort study was performed on all infants with gastroschisis treated at the Institute for mother and child health care, Belgrade, between 2001 and 2015 (n=70). Premature infants (<34 weeks of gestation) and babies with birth weight less than 1500 g were excluded (n=5). We compared outcomes in infants with simple gastroschisis and those with complex gastroschisis. An outcome analysis was performed for birth weight, gestational age, gender, mode of defect closure, presence of intestinal necrosis or perforation, reoperation, duration of mechanical ventilation and total parenteral nutrition, presence of bowel pseudoopstraction, sepsis, total duration of hospital stay, mortality rates. Of 65 patients, 15 (23,07%) had complex gastroschisis, including atresia 5 patients (33,3%), ischemic complication 9 patients (60%) and one patient with closing gastroschisis (6,66%). Sixty eight percent underwent primary closure.There was difference between the simple and the complex gastroschisis in duration of mechanical ventilation (P= ,000003), total parenteral nutrition (P= ,000019), bowel pseudoobstruction (P= ,00067), reoperation (P= ,00122), sepsis (P= ,0043), hospital stay (P= ,000198). In the simple gastroschisis group 92% of patients survived to discharge. In the complex gastroschisis group 3 patients died in hospital (P= ,338). More research should be focused to predict complex gastroschisis and to improve prenatal diagnosis and postnatal management, without a significant increase in morbidity and mortality. Complex, Gastroschisis, Outcomes, Simple, Vanishing.
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Abbiamo confrontato le differenze di risultato nei neonati con gastroschisi semplice e complessa trattati presso il nostro istituto nel corso degli ultimi quindici anni. Lo studio è stato effettuato retrospettivamente su tutti i neonati con gastroschisi trattati presso l’Istituto per la cura della Salute della Madre e del Bambino di Belgrado tra il 2001 e il 2015, pari a 70 neonati. I prematuri, nati con meno 34 settimane di gestazione e i 5 bambini con peso alla nascita inferiore a 1500 g sono stati esclusi. Il confronto è stato fatto tra gli esiti nei neonati con gastroschisi semplice e quelli con gastroschisi complessa. L‘analisi dell’esito è stata considerata in rapporto al peso alla nascita, all’età gestazionale, al sesso, alla modalità di chiusura del difetto, alla presenza di necrosi intestinale o di perforazione, al reintervento, alla durata della ventilazione meccanica e la nutrizione parenterale totale, alla presenza di pseudo ostruzione intestinale, alla sepsi, alla durata complessiva della degenza ospedaliera ed ai tassi di mortalità. Dei 65 pazienti, 15 (23,07%) erano affetti da una gastroschisi complessa, di cui 5 per atresia (33,3%), 9 con complicanze ischemiche (60%) e un paziente con gastroschisi occlusiva (6,66%). Il 68% è stato trattato con chiusura primaria della gastroschisi. Vi sono state differenze di durata della ventilazione meccanica tra gastroschisi semplice e complessa (P<0,001) e della nutrizione parenterale totale (P<0,001); nell’evenienza di pseudo ostruzione intestinale (P = 0,00067); nei reinterventi ( P = 0,00122), nella sepsi (p= 0,0043), nella durata della degenza ospedaliera (P<0,001). Nel gruppo della gastroschisi semplice il 92% dei pazienti è sopravvissuto fino a poter essere dimessi. Nel gruppo delle gastroschisi complesse 3 pazienti sono deceduti in ospedale (p = 0,338). In conclusione la ricerca dovrebbe essere concentrata nella previsione della gastroschisi complessa, per il miglioramento della diagnosi prenatale e della gestione postnatale, per una riduzione della morbilità e della mortalità.
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pair_27857005
Ano-rectal melanoma is an uncommon finding in patients complaining of rectal bleeding and/or anal mass often misinterpreted as a haemorroidal pile. A 55-years-old woman, complaining of rectal bleeding, frequent anal pain and anal mass suspected for haemorroidal thrombosis was referred for evaluation and possible treatment. A brown polypoid mass arising from the anal canal/lower rectum with a maximum diameter of 6 cm was diagnosed. The hystological examination of the neoplasm, transanally removed, revealed the presence of a polypoid melanoma partially involving the resection margin. Nor metastases nor limph-node involvement were found at the total-body CT scan and at a CT-PET. C-KIT examination was negative. Multidisciplinary evaluation recommended an abdominoperineal resection followed by an adjuvant chemotherapy as the only possible salvage treatment. To date the patient has refused it. The delay in the diagnosis of an anal melanoma is well-known, bringing frequently to treat advanced stages of the disease that to date has no clear guidelines for the treatment. Ano-rectal melanoma, Mucosal melanoma, Rectal bleeding.
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Il melanoma ano-rettale è una patologia rara, rappresentando l’1% dei tumori anali e lo 0.4-1.6% dei melanomi. I suoi sintomi sono simili a quelli delle più comuni malattie benigne della regione anorettale, portando spesso a diagnosi in stadi avanzati, in particolare se la sede del tumore è a livello del canale anale. In ogni caso la prognosi del melanoma anorettale rimane severa con una sopravvivenza a 5 anni che non supera il 22% negli stadi più precoci. La letteratura presenta saltuarie serie monocentriche ed alcuni case report e a tutt’oggi non vi sono linee-guida per il suo management. La classificazione più usata divide la malattia in tre stadi a seconda del coinvolgimento o meno dei linfonodi regionali e della presenza di metastasi a distanza. Un’analisi di popolazione ha mostrato una sopravvivenza a 5 anni del 17%, 18% e 5% rispettivamente per i tre stadi di malattia dopo chirurgia e dello 0%, 0% e 4% in assenza di trattamento. La risonanza magnetica e l’ecoendoscopia sono utili per la valutazione di operabilità locale mentre la TAC e la PET sono indicati per la valutazione di eventuali metastasi a distanza. I fattori di rischio per recidiva sono l’invasione perineurale, la necrosi tumorale, dimensioni superiori a 2 cm ed un’istologia con cellule fusate o miste. I protocolli poli-chemioterapici utilizzati sinora per il melanoma anorettale hanno purtroppo portato a risultati meno soddisfacenti di quelli ottenuti nel trattamento del melanoma cutaneo. La mutazione del c-KIT ed i trattamenti con i suoi inibitori sembrano dimostrare risultati promettenti mentre la radioterapia non sembra attualmente rivestire alcun ruolo terapeutico rilevante. Abbiamo riportato il caso di una donna di 55 anni visitata presso un ambulatorio di coloproctologia per rettorragia saltuaria ed un dolore anale che ha reso impossibile la valutazione clinica locale. La valutazione in anestesia ha rivelato la presenza di una massa polipoide di colorito brunastro del canale anale, risultata poi all’esame istologico un melanoma pigmentato con indice mitotico di 16/10HPF e positività per S-100 e HMB45 e negatività per Melan-A/Mart-1 e KER pan e margini parzialmente coinvolti. L’analisi del BRAF ha dimostrato la presenza di un wild type senza mutazioni. Il c-KIT è risultato negativo. La TC e la PET non hanno dimostrato secondarismi. Per la presenza di margini di resezione positivi e l’impossibilità di asportazione radicale con preservazione degli sfinteri, è stata proposta alla paziente una amputazione addomino-perineale sec. Miles, seguita da una chemioterapia adiuvante, che questa ha rifiutato. Questo report dimostra la difficoltà nel corretto management di questa neoplasia che necessita della creazione di un database internazionale per ottenere una maggior conoscenza della sua storia naturale che porti ad una scelta terapeutica condivisa.
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pair_27865082
To describe a research protocol designed to promote nutritional self-care in older people. The aims of the research are: a) to evaluate the effectiveness of a nutritional education intervention in changing knowledge, attitudes, and behaviors; b) to describe the nutritional self-care ability and activities; c) to identify the promoting factors and barriers that influence the changes in nutritional knowledge, behaviors and attitudes in home-dwelling older people. Sequential explanatory mixed method design. The study will enroll 50 people aged 65 years and over. In the first quantitative phase, a pre-test and post-test design will be used to deliver a nutritional intervention aimed to change knowledge, behaviors and attitudes toward nutrition. Using the quantitative study results, the qualitative study phase will be conducted by interviews in sub-groups of older people. In a third phase, the quantitative and qualitative study results will be integrated. Quantitative data will be analyzed using descriptive and inferential statistics and qualitative data will be analyzed through content analysis. The study will provide new knowledge on nutritional self-care in home-dwelling older adults and the factors promoting nutritional self-care. Nutritional self-care promotion is of pivotal importance for the nursing care provided to home-dwelling older people. Educational programs aimed at the maintenance of proper nutrition in the older adults may reduce malnutrition and the related diseases. Nutrition educational programs should be based on knowledge derived from research to tailor individualized nutritional interventions and to realize effective educational programs.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Scopo. Descrivere un progetto di ricerca disegnato per promuovere il self-care in ambito nutrizionale nelle persone anziane. La ricerca si propone di: a) valutare l’efficacia di un intervento educativo per la modifica di conoscenze, comportamenti e atteggiamenti in ambito nutrizionale; b) descrivere l’abilità e i comportamenti di self-care in rapporto alla nutrizione; c) identificare i fattori favorenti o le barriere ai cambiamenti nelle conoscenze, comportamenti e atteggiamenti nutrizionali. Metodo. Il disegno di ricerca sarà di tipo misto sequenziale esplicativo. Lo studio prevede l’arruolamento di 50 persone di età uguale o superiore a 65 anni. Nella prima fase quantitativa sarà usato un disegno pre-test e post-test per la realizzazione di un intervento educativo mirato alla modificazione di conoscenze, comportamenti e atteggiamenti in ambito nutrizionale. Sulla base dei risultati dell’intervento educativo sarà condotta la fase qualitativa dello studio con la realizzazione di focus group in sottogruppi di anziani. In una terza fase i risultati quantitativi e qualitativi saranno integrati. I dati quantitativi saranno analizzati attraverso metodi statistici descrittivi e inferenziali e i dati qualitativi attraverso l’analisi del contenuto. Risultati. Lo studio fornirà nuove conoscenze su come le persone anziane si prendono cura di sé, e sui fattori che promuovono il self-care in ambito nutrizionale. Conclusioni. La promozione del self-care è un obiettivo importante per il personale infermieristico nell’ambito dell’assistenza alle persone anziane. I programmi educativi rivolti al mantenimento di una corretta alimentazione nell’anziano possono contribuire a ridurre la malnutrizione e le malattie correlate e devono basarsi su conoscenze derivate dalla ricerca che possono rendere gli interventi più efficaci ed individualizzati.
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pair_27865083
This research aimed to explore the literature regarding the model of the Shared Decision Making (SDM) in the field of nursing. A scoping review was conducted. The electronic literature research was made on Medline, CINAHL, The Cochrane Library, Google Scholar, using a combination of key words: 'Decision Making', 'Shared Decision Making', 'Nursing', 'Nursing Patient relationship'. The review was carried out following the Levac model. 29 studies were included, in a time range between 1972 and 2015. The analysis identifies the main characteristics of the SDM model, the tools for its implementation, the patients experience, the fields of application and the integration among SDM e evidence based practice. the analysis showed that the Shared Decision Making model is not widespread, especially in the Italian context. This phenomenon could be explained by three fundamental aspects. The concept is not widely disseminated and full scientific maturity. His application also seems to be related to extensive knowledge of gold standard interventions and possible alternatives. Finally, there are cultural barriers to the implementation of the SDM.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Scopo. L’obiettivo primario dello studio è implementare e utilizzare uno strumento validato per misurare il fenomeno delle dimissioni difficili, che possa supportare il personale infer- mieristico nella programmazione della dimissione del paziente ricoverato nei reparti di Geria- tria e Medicina. Gli obiettivi secondari sono: - Sperimentare l’utilizzo dell’indice di BRASS - Studiare le caratteristiche della popolazione a rischio di dimissione difficile Metodo. studio osservazionale prospettico per misurare il fenomeno delle dimissioni difficili attraverso l’implementazione dell’indice di BRASS nei reparti di Geriatria e Medicina dell’Ospedale di Rovigo Ulss 18, al fine di studiare le caratteristiche della popolazione a rischio di dimissione difficile. Risultati. In un campione di 165 pazienti il 42,4% (70) era rispettivamente a rischio alto e medio di dimissione difficile, mentre il 15,2% (25) era a basso rischio. La media dei punteggi BRASS era di 18,76. Il 37,6% dei pazienti ad alto rischio erano ricoverati in Geriatria, mentre in Medicina i pazienti si concentrano maggiormente nella classe medio rischio. Conclusioni. Lo studio ha permesso di misurare il fenomeno delle dimissioni difficili classi- ficando i pazienti nei gruppi di rischio. L’analisi delle dimissioni protette ha fatto emergere la congruenza tra punteggio BRASS e caratteristiche del campione. Lo strumento non richiede tempi di compilazione lunghi, è di supporto al processo decisionale dell’infermiere perché rileva la necessità di creare un percorso strutturato sulla dimissione del paziente, in modo sistematico e programmato, evitando la dispersione di informazioni importanti al fin di garantire la continuità assistenziale.
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pair_27865085
The International Classification for Nursing Practice (ICNP®) is the only nursing terminology that has been accepted within the Family of International Classification of the World Health Organization. The academic teaching of ICNP® could contribute to improve nursing clinical practice. However, standards for its implementation in undergraduate nursing education together with a nursing theoretical model are not available. To know the state of the art about the use of ICNP® in undergraduate nursing education and its use with a nursing theoretical model. A narrative literature review was conducted searching main health scientific databases and including monographs, statements from international associations, and published conference papers. Available literature about ICNP® implementation in nursing education and its use with theoretical models is limited. Results supported the organization of a specific course on ICNP® before clinical teaching programs, the development of paper or electronic ICNP® based educational tools, and the use of active learning strategies. Only three experiences reporting the use of ICNP® with theoretical models have been found. Both the use of ICNP® in nursing undergraduate education and its use according to one or more nursing theoretical models, could help students to learn nursing process. However, weak recommendations can be found in the literature to orient ICNP® implementation in undergraduate nursing education and/or with an explicit theoretical framework. Further studies focusing on these issues are strongly needed.
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Introduzione. L’International Classification for Nursing Practice (ICNP®) è l’unica terminologia infermieristica standardizzata internazionale accettata all’interno della Famiglia di Classificazioni internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’insegnamento accademico dell’ICNP® potrebbe contribuire a migliorare la pratica clinica degli infermieri. Tuttavia, non sono disponibili standard per l’introduzione dell’ICNP® nella formazione infermieristica di base e in accordo con modelli teorici di riferimento. Scopo. Conoscere lo stato dell’arte della ricerca sull’impiego dell’ICNP® nella formazione infermieristica di base e con modelli teorici infermieristici. Metodo. È stata condotta una revisione narrativa della letteratura consultando le principali banche dati sanitarie e includendo monografie, documenti di associazioni internazionali e atti di convegni sul tema. Risultati. La letteratura sull’introduzione dell’ICNP® nella formazione di base con modelli teorici di riferimento è molto esigua. I risultati reperiti sostengono l’utilità dello svolgimento di un corso specifico sull’ICNP® propedeutico all’insegnamento clinico, l’impiego di strumenti didattici cartacei o elettronici e di metodologie didattiche attive. L’ICNP® è stato impiegato con un modello teorico di riferimento complessivamente in tre differenti contesti culturali. Conclusioni. L’uso dell’ICNP® nella formazione di base con uno o più modelli teorici di riferimento potrebbe migliorare l’apprendimento del processo di assistenza infermieristica da parte degli studenti. Tuttavia, la letteratura fornisce deboli indicazioni per orientare l’introduzione dell’ICNP® nella formazione di base o per coniugarlo in modo esplicito con un modello teorico di riferimento. Sono necessarie future ricerche che studino questo problema per facilitare l’impiego dell’ICNP®.
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pair_27865086
The data for 2015 show of a general deterioration of living conditions and health of the population in Italy. The possible effects call the nurse to become involved in the subject of health inequalities. The study was designed with the goal of assessing how much the nurses know and perceive the correlation between the state of health of the population and system inequities. An exploratory study was conducted through a bibliographic update compared to previous work and questionnaires in convenience samples of professionals and students of nursing and evaluation of results according to the mixed method perspective. The nursing literature on the quantity is very limited plan. The questionnaire provides useful answers to the evaluation of the perception of inequalities in health in terms of horizontal and vertical equity. Knowledge of health inequalities cannot be on the edge scientific work and the same professional literature. E 'need to reduce the gap between the aspects of values of their profession, which reverberate in the perception of existing inequities, and the full assumption of knowledge related to the socio-economic determinants of health and disease.
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Introduzione. I dati statistici per il 2015 parlano di un peggioramento generale delle condizioni di vita e di salute della popolazione in Italia. Le possibili ricadute chiamano l’infermiere ad un coinvolgimento in tema di disuguaglianze nella salute. Lo studio è stato realizzato con lo scopo di valutare quanto gli infermieri conoscono e percepiscono la correlazione fra le condizioni di salute della popolazione e le iniquità di sistema. Metodo. E’ stato condotto uno studio esplorativo attraverso un aggiornamento bibliografico rispetto a precedenti lavori e la somministrazione di questionari a campioni di convenienza di professionisti e studenti di infermieristica e valutazione dei risultati secondo la prospettiva del mixed method. Risultati. La bibliografia infermieristica presente sul piano quantitativo è molto limitata. Il questionario fornisce risposte utili alla valutazione della percezione delle disuguaglianze nella salute in termini di equità orizzontale e verticale. Conclusioni. La conoscenza delle disuguaglianze nella salute non può essere al margine dei lavori scientifici e della stessa letteratura professionale. E’ necessario ridurre il divario fra gli aspetti valoriali propri della professione, che riverberano nella percezione delle iniquità esistenti, e l’assunzione piena del sapere correlato ai determinanti socio-economici della salute e della malattia.
it
pair_27865087
In 2004, the Oncology Institute of Southern Switzerland (IOSI) started a program to improve cancer pain treatment, through training of health professionals and the introduction of monitoring tools . The aim is to evaluate patient relief from pain (effective pain control), with attention to nursing role (pain assessment, monitoring and documentation). Retrospective study. The health records of patients admitted in the last three months of 2010 were consulted to evaluate how pain was assessed and managed. Out of 177 patients admitted, 93 (52.6 %) experienced pain during hospitalization and 85 were included in the analysis . Sixty-two out of 85 (72.9 %) received drugs in reserve > = 2 days. They had pain from 2 to 28 days (median 4). For 56/62 patients ( 90.3 %) analgesic therapy was changed one or more times and 40 of them ( 63.4 % ) received strong opioids during hospitalization . In 8/62 cases pain wasn't documented, and overall, in 25/85 (29.4 %) intensity or any other feature weren't documented. At IOSI there is a good pharmacological control of pain. Analgesics are prescribed upon entry and are modulated according to patient needs, even with wide administration of opioids. The issue to improve is pain assessment and monitoring by nurses, whose role is mainly oriented to contribute to the pharmacological management of this symptom.
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Introduzione. Nel 2004, l’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI), ha avviato un programma per migliorare il trattamento del dolore cronico oncologico, attraverso la formazione degli operatori e l’introduzione di strumenti di monitoraggio. Scopo. Fare un valutazione dei risultati ottenuti per i pazienti (efficace controllo del loro dolore), con attenzione al ruolo richiesto agli infermieri (accertamento, monitoraggio e documentazione del dolore). Metodo. Studio retrospettivo, sulla documentazione sanitaria dei pazienti ricoverati negli ultimi tre mesi dell’anno 2010, per verificare come sia stato rilevato e gestito il dolore da loro provato. Risultati. Su 177 ricoveri considerati, 93 (52.6%) hanno provato dolore durante il ricovero e 85 sono stati inclusi nell’analisi. A 62/85 (72.9%) sono stati somministrati farmaci in riserva >= 2 giorni. Hanno trascorso da 2 a 28 giorni con dolore (mediana 4). Per 56/62 (90.3%) la terapia antalgica è stata modificata una o più volte e a 40 (63.4%) sono stati somministrati oppioidi forti durante il ricovero. In 8/62 casi il dolore non è stato documentato e complessivamente, sugli 85 pazienti con dolore, per 25 (29.4 %) non ne viene segnalata l’intensità o eventuali altre caratteristiche. Conclusioni. Allo IOSI vi è un buon controllo farmacologico del dolore. I farmaci analgesici sono prescritti già all’ingresso e vengono modulati in funzione delle necessità dei pazienti, con anche ampia somministrazione di oppioidi. Da migliorare il monitoraggio e la misurazione del dolore da parte degli infermieri, il cui ruolo appare soprattutto orientato a contribuire alla gestione farmacologica di questo sintomo.
it
pair_27865088
In nursing, clinical competence is a central issue for patient care and a clear understanding of the concept is critical for nursing education and nursing discipline. To perform an analysis of the concept of 'clinical competence' in nursing to better understand its meaning. The Walker and Avant's concept analysis model was used. A systematic literature review on international databases (PubMed, CINAHL, Scopus, Cochrane, Ovid, Open Grey) from 1993 to 2015 was conducted. In the retrieved articles, the utilization of the concept of 'clinical competence in nursing' was examined. According to Walker and Avant's method all the 8 steps were described on the basis of the findings of the literature review. Attributes, antecedents, consequences and empirical referents of the clinical competence in nursing have been identified and discussed and model, borderline, opposite cases were constructed. The relevance of the concept both for education and nursing professionalism have been also debated. This concept analysis has defined 'clinical competence in nursing' as 'a mix of skills, knowledge, attitudes and abilities that each nurse must possess to perform acceptably those duties directly related to patient care, in a specific clinical context and in given circumstances in order to promote, maintain and restore the health of patients'.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Introduzione. In campo infermieristico la ‘competenza clinica’ è una questione centrale per l’assistenza al paziente e è fondamentale una chiara comprensione del concetto sia per la formazione che per la disciplina infermieristiche. Scopo. Effettuare un analisi del concetto di ‘competenza clinica’ in campo infermieristico. Metodo: E’ stato utilizzato il metodo descritto da Walker e Avant. È stata effettuata una revisione sistematica della letteratura su database internazionali ( PubMed, CINAHL, Scopus, Cochrane, Ovid, Open Grey ) dal 1993 al 2015. Negli articoli reperiti è stata esaminata l’utilizzazione del concetto in esame. Risultati. Sono stati descritti tutti gli 8 step previsti dal modello di Walker e Avant sulla base dei risultati della revisione sistematica della letteratura. Sono stati identificati e discussi gli attributi, gli antecedenti, le conseguenze e i riferimenti empirici della competenza clinica in campo infermieristico e sono stati costruiti i casi modello, limite e contrario. E’ stata discussa anche la rilevanza del concetto sia per la formazione che per lo sviluppo professionale in campo infermieristico. Conclusioni. Questa analisi di concetto ha portato a definire la ‘competenza clinica’ in campo infermieristico come ‘un insieme di capacità, conoscenze, attitudini e abilità che ciascun infermiere deve possedere per effettuare in maniera accettabile tutte quelle attività direttamente correlate all’assistenza al paziente, in uno specifico contesto clinico e in specifiche circostanze allo scopo di promuovere, mantenere e ristabilire la salute dei pazienti’.
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pair_28703707
A total of 131 porcine E. coli were isolated in 2014 and 2015 from the gut of 115 pigs raised in Switzerland and suffering from diarrhea. The isolates were tested for antibiotic resistance, serotypes, virulence factors and genetic diversity. Serotypes were assigned by agglutination tests and virulence genes were identified by polymerase chain reaction (PCR). Antibiotic resistance profile was determined by the measurement of the MIC of 14 antibiotics and by the detection of the corresponding genes using microarray and PCR approaches. Genetic diversity was determined by repetitive palindromic PCR (rep- PCR) revealing a heterogenous population. Half of the E. coli isolates possessing virulence factors could not be assigned to any of the 19 serotypes tested, but contained toxins and adhesins similarly to the sero-typable E. coli isolates. The most prevalent E. coli serotypes found were K88ac (18%), O139:K82 (6%), O141:K85ac (5%), O108:K`V189` (5%), O119:K`V113` (3%) and O157:K`V17` (2%). The combination of toxins EAST-1, STb and LT-I and adhesin F4 characterizing ETEC was the most frequent. The shigatoxin Stx2e (STEC) and intimin Eae (EPEC) were also detected, but less frequently. Seventy percent of the isolates were resistant to at least one antibiotic and 29% were resistant to more than 3 antibiotics. Isolates exhibited resistance to tetracycline (50%) associated to resistance genes tet(A), tet(B) and tet(C), sulfamethoxazole (49%) [sul1, sul2 and sul3], trimethoprim (34%) [dfr], nalidixic acid (29%), ampicillin (26%) [blaTEM-1], gentamicin (17%) [aac(3) -IIc, aac(3) -IVa and aac(3) -VIa], chloramphenicol (17%) [catAI and catAIII], and ciprofloxacin (8%) [mutations in GyrA (S83L) and ParC (S80I)]. All isolates were susceptible to 3rd generation cephalosporins, carbapenems, colistin and tigecycline. Pathogenic E. coli isolates from pigs in Switzerland could frequently not be assigned to a known serotype even if they contained diarrhea-causing virulence factors. They also harbor resistance mechanisms conferring resistance to antibiotics which are commonly used in pig husbandry, except for colistin. A careful identification of the causative agent and antibiotic susceptibility testing is highly recommended for targeted therapy and prudent use of antibiotics.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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In questo studio tra gli anni 2014 e 2015, sono stati isolati un totale di 131 ceppi di E. coli dal budello di 115 suini svizzeri che soffrivano di diarrea. Gli isolati sono stati testati alla resistenza antibiotica e quindi si è determinato il sierotipo, i fattori di virulenza e la diversità genetica. L’assegnazione degli isolati di E. coli tra i diversi gruppi sierologici ha avuto luogo con l’aiuto di agglutinazione sierica e i fattori di virulenza sono stati determinati utilizzando una reazione a catena della polimerasi (PCR). Misurando la minima concentrazione inibente di 14 antibiotici, è stato possibile determinare i profili di resistenza agli stessi. I geni corrispondenti sono stati identificati mediante microarray e PCR. La diversità genetica è stata determinata da ripetitivo palindromico PCR (rep PCR). Per la metà degli isolati di E. coli che possedevano dei fattori di virulenza, non si è potuto assegnare uno qualsiasi dei 19 sierotipi testati, anche se le stesse tossine e adesine possedevano gli stessi ceppi sierotipizzati. I sierotipi più comunemente rilevati erano: K88ac (18%), O139: K82 (6%), O141: K85ac (5%), O108: K`V189` (5%), O119: K`V113` (3%) e O157: K`V17` (2%). La combinazione di tossine EST-1, B ST e LT-I e l’adesina F4, caratteristiche dell’enterotossigena E. coli (ETEC), si sono rilevate più di frequente. La tossina Shiga Stx2e (STEC) e l’intimina Eae (EPEC), tuttavia, erano più rare. I risultati della rep PCR hanno mostrato una popolazione eterogenea. Settanta per cento degli isolati erano resistenti ad almeno un antibiotico, e il 29% erano resistenti a più di tre antibiotici. Gli isolati erano resistenti alla tetraciclina (50%) associata con i geni di resistenza tet(A), tet(B) e tet(C), sulfametossazolo (49%) [sul1, sul2 e sul3], trimetoprim (34%) [dfr], acido nalidixico (29%), ampicillina (26%) [blaTEM-1], gentamicina (17%) [aac(3)-IIc, aac(3) -IVa e aac(3) -IVa] cloramfenicolo (17%) [catAI e catAIII] ciprofloxacina (8%) [mutazioni in GyrA (S83L) e ParC (S80I)]. Tutti gli isolati erano sensibili alla 3a generazione di cefalosporine, carbapenemici, colistina e tigeciclina. I patogeni E. coli dei suini provenienti dalla Svizzera, spesso non potevano essere suddivisi nei sierogruppi conosciuti anche se possedevano i fattori di virulenza che causavano la diarrea. Inoltre, sono stati identificati vari meccanismi di resistenza agli antibiotici, che vengono abitualmente amministrati ai suini. Concludendo possiamo affermare che un’identificazione coerente e accurata del patogeno che provoca la malattia e i test di sensibilità agli antibiotici prima del trattamento sono di grande importanza.
it
pair_28703707
A total of 131 porcine E. coli were isolated in 2014 and 2015 from the gut of 115 pigs raised in Switzerland and suffering from diarrhea. The isolates were tested for antibiotic resistance, serotypes, virulence factors and genetic diversity. Serotypes were assigned by agglutination tests and virulence genes were identified by polymerase chain reaction (PCR). Antibiotic resistance profile was determined by the measurement of the MIC of 14 antibiotics and by the detection of the corresponding genes using microarray and PCR approaches. Genetic diversity was determined by repetitive palindromic PCR (rep- PCR) revealing a heterogenous population. Half of the E. coli isolates possessing virulence factors could not be assigned to any of the 19 serotypes tested, but contained toxins and adhesins similarly to the sero-typable E. coli isolates. The most prevalent E. coli serotypes found were K88ac (18%), O139:K82 (6%), O141:K85ac (5%), O108:K`V189` (5%), O119:K`V113` (3%) and O157:K`V17` (2%). The combination of toxins EAST-1, STb and LT-I and adhesin F4 characterizing ETEC was the most frequent. The shigatoxin Stx2e (STEC) and intimin Eae (EPEC) were also detected, but less frequently. Seventy percent of the isolates were resistant to at least one antibiotic and 29% were resistant to more than 3 antibiotics. Isolates exhibited resistance to tetracycline (50%) associated to resistance genes tet(A), tet(B) and tet(C), sulfamethoxazole (49%) [sul1, sul2 and sul3], trimethoprim (34%) [dfr], nalidixic acid (29%), ampicillin (26%) [blaTEM-1], gentamicin (17%) [aac(3) -IIc, aac(3) -IVa and aac(3) -VIa], chloramphenicol (17%) [catAI and catAIII], and ciprofloxacin (8%) [mutations in GyrA (S83L) and ParC (S80I)]. All isolates were susceptible to 3rd generation cephalosporins, carbapenems, colistin and tigecycline. Pathogenic E. coli isolates from pigs in Switzerland could frequently not be assigned to a known serotype even if they contained diarrhea-causing virulence factors. They also harbor resistance mechanisms conferring resistance to antibiotics which are commonly used in pig husbandry, except for colistin. A careful identification of the causative agent and antibiotic susceptibility testing is highly recommended for targeted therapy and prudent use of antibiotics.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Dans la cadre de cette étude, on a isolé, durant les années 2014 et 2015, 131 souches d’E.coli provenant des intestins de porcs suisses souffrant de diarrhée. Ces souches ont été testées quant à leurs résistances aux antibiotiques; en outre on a déterminé leurs sérotypes, leurs facteurs de virulence et leur diversité génétique. L’attribution des isolats d’E.coli aux divers sérogroupes a été réalisée au moyen d’une séro-agglutination et les facteurs de virulence ont été déterminés par PCR. Les profils de résistance aux antibiotiques ont été déterminés par la mesure des concentrations inhibitrices minimales de 14 antibiotiques. Les gènes qui y étaient associés ont été identifiés par puces à ADN et PCR. La diversité génétique a été déterminée au moyen de PCR répétitives palindromiques (rep PCR). La moitié des isolats d’E.coli qui possédaient des facteurs de virulence n’ont pas pu être classés dans un des 19 sérotypes testés, bien qu’ils aient possédé les mêmes toxines et adhésines que les isolats qu’il a été possible de typiser. Les sérotypes les plus fréquemment trouvés étaient (18%), O139:K82 (6%), O141:K85ac (5%), O108:K`V189` (5%), O119:K`V113` (3%) et O157:K`V17` (2%). La combinaison des toxines EAST-1, STb et LT-I et de l‘adhésine F4, qui est caractéristique pour les E.coli entérotoxiques (ETEC), a été le plus fréquemment trouvée. La shigatoxine Stx2e (STEC) et l‘Intimin Eae (EPEC) étaient par contre plutôt rares. Les résultats des rep PCR montraient une population hétérogène. 70% des isolats présentaient une résistance face à au moins un antibiotique et 29% étaient résistants à plus de 3 antibiotiques. Les isolats montraient des résistances vis-à-vis de la tétracycline (50%) associée avec les gènes de résistance tet(A), tet(B) et tet(C), du sulfaméthoxazole (49%) [sul1, sul2 et sul3], du trimethoprime (34%) [dfr], de l’acide nalidixique (29%), de l’ampicilline (26%) [blaTEM-1], de la gentamicine (17%) [aac(3) -IIc, aac(3) -IVa et aac(3) -VIa], du chloramphenicol (17%) [catAI and catAIII] et de la ciprofloxacine (8%) [mutations dans GyrA (S83L) et ParC (S80I)]. Tous les isolats étaient sensibles aux céphalosporines de troisième génération, au carbapénèmes, à la colistine et à la tigecycline. Les E.coli pathogènes des porcs en Suisse n’ont souvent pas pu être attribués aux sérogroupes connus, bien qu’ils possèdent les facteurs de virulence causant la diarrhée. En outre on a découvert divers mécanismes de résistance contre des antibiotiques qui sont régulièrement utilisés dans la production porcine. En conséquence, une identification rigoureuse et soignée des germes responsables de maladie et un testage de la sensibilité avant traitement est de première importance.
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pair_28703707
A total of 131 porcine E. coli were isolated in 2014 and 2015 from the gut of 115 pigs raised in Switzerland and suffering from diarrhea. The isolates were tested for antibiotic resistance, serotypes, virulence factors and genetic diversity. Serotypes were assigned by agglutination tests and virulence genes were identified by polymerase chain reaction (PCR). Antibiotic resistance profile was determined by the measurement of the MIC of 14 antibiotics and by the detection of the corresponding genes using microarray and PCR approaches. Genetic diversity was determined by repetitive palindromic PCR (rep- PCR) revealing a heterogenous population. Half of the E. coli isolates possessing virulence factors could not be assigned to any of the 19 serotypes tested, but contained toxins and adhesins similarly to the sero-typable E. coli isolates. The most prevalent E. coli serotypes found were K88ac (18%), O139:K82 (6%), O141:K85ac (5%), O108:K`V189` (5%), O119:K`V113` (3%) and O157:K`V17` (2%). The combination of toxins EAST-1, STb and LT-I and adhesin F4 characterizing ETEC was the most frequent. The shigatoxin Stx2e (STEC) and intimin Eae (EPEC) were also detected, but less frequently. Seventy percent of the isolates were resistant to at least one antibiotic and 29% were resistant to more than 3 antibiotics. Isolates exhibited resistance to tetracycline (50%) associated to resistance genes tet(A), tet(B) and tet(C), sulfamethoxazole (49%) [sul1, sul2 and sul3], trimethoprim (34%) [dfr], nalidixic acid (29%), ampicillin (26%) [blaTEM-1], gentamicin (17%) [aac(3) -IIc, aac(3) -IVa and aac(3) -VIa], chloramphenicol (17%) [catAI and catAIII], and ciprofloxacin (8%) [mutations in GyrA (S83L) and ParC (S80I)]. All isolates were susceptible to 3rd generation cephalosporins, carbapenems, colistin and tigecycline. Pathogenic E. coli isolates from pigs in Switzerland could frequently not be assigned to a known serotype even if they contained diarrhea-causing virulence factors. They also harbor resistance mechanisms conferring resistance to antibiotics which are commonly used in pig husbandry, except for colistin. A careful identification of the causative agent and antibiotic susceptibility testing is highly recommended for targeted therapy and prudent use of antibiotics.
en
lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Im Rahmen dieser Studie wurden in den Jahren 2014 und 2015 total 131 E. coli Stämme aus Därmen von 115 Schweizer Schweinen isoliert, welche an Durchfall litten. Die Isolate wurden auf Antibiotikaresistenzen getestet, zudem wurden die Serotypen, die Virulenzfaktoren und die genetische Diversität bestimmt. Die Zuordnung der E.coli-Isolate zu den verschiedenen Serogruppen fand mit Hilfe der Serumagglutination statt und die Virulenzfaktoren wurden mit einer Polymerase- Ketten-Reaktion (PCR) bestimmt. Mit der Messung der Minimalen Hemmkonzentration von 14 Antibiotika konnten die Antibiotikaresistenzprofile bestimmt werden. Die dazugehörenden Gene wurden mittels Microarray und PCR identifiziert. Die genetische Diversität wurde mittels repetitiver palindromischer PCR (rep PCR) bestimmt. Die Hälfte der E.coli-Isolate, welche Virulenzfaktoren besitzen, konnten keinem der 19 getesten Serotypen zugeordnet werden, obwohl sie dieselben Toxine und Adhäsine besassen wie die serotypisierbaren Stämme. Die am häufigsten gefunden Serotypen waren K88ac (18%), O139:K82 (6%), O141:K85ac (5%), O108:K`V189` (5%), O119:K`V113` (3%) und O157:K`V17` (2%). Die Kombination der Toxine EAST-1, STb and LT-I und dem Adhäsin F4, welche charakteristisch sind für enterotoxische E. coli (ETEC), wurde am häufigsten gefunden. Das Shigatoxin Stx2e (STEC) und Intimin Eae (EPEC) hingegen waren eher seltener zu finden. Die Resultate der rep PCR zeigten eine heterogene Population. Siebzig Prozent der Isolate zeigten eine Resistenz gegenüber mindestens einem Antibiotikum und 29% waren resistent gegenüber mehr als 3 Antibiotika. Die Isolate wiesen Resistenzen gegenüber Tetracyclin (50%) assoziiert mit den Resistenzgenen tet(A), tet(B) und tet(C), Sulfamethoxazol (49%) [sul1, sul2 und sul3], Trimethoprim (34%) [dfr], Nalidixinsäure (29%), Ampicillin (26%) [blaTEM-1], Gentamicin (17%) [aac(3) -IIc, aac(3) -IVa and aac(3) -VIa], chloramphenicol (17%) [catAI and catAIII] und Ciprofloxacin (8%) [Mutationen in GyrA (S83L) und ParC (S80I)] auf. Alle Isolate waren empfindlich gegenüber 3. Generation Cephalosporinen, Carbapenemen, Colistin und Tigecyclin. Pathogene E.coli von Schweinen aus der Schweiz konnten den bekannten Serogruppen oftmals nicht zugeordnet werden, obwohl sie Durchfall verursachende Virulenzfaktoren besassen. Zudem wurden verschiedene Resistenzmechanismen gegen Antibiotika, welche routinemässig in der Schweinehaltung eingesetzt werden, entdeckt. Folglich ist eine konsequente und sorgfältige Identifikation der krankheitsverursachenen Erreger und die Antibiotikaempfindlichkeitstestung vor einer Therapie von grosser Bedeutung.
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pair_28703708
The correct oral treatment of pigs in groups is a demanding procedure. Prescriptions of medicated feed for groups larger than 20 pigs have to be made on official forms submitted to veterinary authorities. In this work, we evaluated 1'126 such forms for the years 2010-2011 to calculate the therapeutic intensity for piglets and fatteners at farm level in the canton of Lucerne. This analysis shows that essential data were often difficult to obtain and that the provided information did not always allow for plausible intensity calculations. In total, 654 and 424 kg of antimicrobials were prescribed during the 2 years under investigation. For the years 2010 and 2011, the calculated median intensities were 43.5 and 32.5 treated animals per 1'000 individuals per day (PIDvet) for piglets and 75.9 and 64.8 for fatteners. PIDvet for the whole populations of piglets and fatteners treated with medicated feed delivered from feed mills were 37.51 resp. 84.44 in the year 2011.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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La somministrazione orale di antibiotici a gruppi di animali è impegnativa. Per legge, qualsiasi prescrizione per più di 20 suini da trattare deve essere eseguita su un modulo ufficiale. In questo studio, basato sui dati di 1126 formulari completati tra il 2010 e il 2011, è stata valutata l’intensità terapeutica nei suinetti e nei suini da ingrasso nelle aziende del canton Lucerna. Questa analisi ha mostrato che le variabili rilevanti per il calcolo sono spesso difficili da determinare e che calcoli plausibili talvolta non sono possibili. Nel complesso, sono stati prescritti 654 risp. 424 kg di antibiotici in 2 anni. Le corrispondenti intensità mediane per il 2010 e il 2011 ammontavano a 43.5 e 32.5 per 1000 animali trattati in un determinato giorno (PIDvet) per i suinetti e 75.9 e 648 per i suini da ingrasso. Per l’intera popolazione di suinetti e di suini da ingrasso, sono stati calcolati per il 2011 valori PIDvet di 37.51 risp. 84.44 per la somministrazione di alimenti medicamentosi fabbricati da aziende di mangimi.
it
pair_28703708
The correct oral treatment of pigs in groups is a demanding procedure. Prescriptions of medicated feed for groups larger than 20 pigs have to be made on official forms submitted to veterinary authorities. In this work, we evaluated 1'126 such forms for the years 2010-2011 to calculate the therapeutic intensity for piglets and fatteners at farm level in the canton of Lucerne. This analysis shows that essential data were often difficult to obtain and that the provided information did not always allow for plausible intensity calculations. In total, 654 and 424 kg of antimicrobials were prescribed during the 2 years under investigation. For the years 2010 and 2011, the calculated median intensities were 43.5 and 32.5 treated animals per 1'000 individuals per day (PIDvet) for piglets and 75.9 and 64.8 for fatteners. PIDvet for the whole populations of piglets and fatteners treated with medicated feed delivered from feed mills were 37.51 resp. 84.44 in the year 2011.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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L’administration orale d’antibiotiques à des groupes d’animaux est exigeante. Toute prescription destinée à plus de 20 porcs à traiter doit, légalement, être faite au moyen d’un formulaire d’ordonnance officiel. Dans le présent article, on étudie l’intensité des traitements chez des porcelets et des porcs d’engraissement dans des exploitations du canton de Lucerne durant les années 2010–2011 sur la base de 1’126 formulaires. Cette analyse montre que des données importantes pour le calcul sont souvent difficiles à obtenir et que des calculs plausibles sont partiellement impossibles. Au total 654 respectivement 424 kg d’antibiotiques ont été prescrits durant ces deux ans. L’intensité médiane des traitements pour 2010 et 2011 s’élevait à 43.5 et 32.5 animaux en traitement pour 1000 individus à une date donnée (PIDvet) pour les porcelets et à 75.9 et 64.8 pour les porcs d’engraissement. Pour l’ensemble de la population de porcelets et de porcs d’engraissement, des valeurs de PIDvet de 37.51 respectivement 84.44 pour l’application en 2011 d’aliments médicamenteux produits par les moulins agricoles, ont été calculées.
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pair_28703708
The correct oral treatment of pigs in groups is a demanding procedure. Prescriptions of medicated feed for groups larger than 20 pigs have to be made on official forms submitted to veterinary authorities. In this work, we evaluated 1'126 such forms for the years 2010-2011 to calculate the therapeutic intensity for piglets and fatteners at farm level in the canton of Lucerne. This analysis shows that essential data were often difficult to obtain and that the provided information did not always allow for plausible intensity calculations. In total, 654 and 424 kg of antimicrobials were prescribed during the 2 years under investigation. For the years 2010 and 2011, the calculated median intensities were 43.5 and 32.5 treated animals per 1'000 individuals per day (PIDvet) for piglets and 75.9 and 64.8 for fatteners. PIDvet for the whole populations of piglets and fatteners treated with medicated feed delivered from feed mills were 37.51 resp. 84.44 in the year 2011.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Die orale Verabreichung von Antibiotika an Tiergruppen ist anspruchsvoll. Jede Verschreibung für mehr als 20 zu behandelnde Schweine muss per Gesetz über ein amtliches Rezeptformular erfolgen. In dieser Arbeit wurde basierend auf den Angaben von 1’126 Formularen aus den Jahren 2010–2011 die therapeutische Intensität bei Ferkeln und Mastschweinen in Betrieben des Kantons Luzern ausgewertet. Diese Analyse zeigt, dass wichtige Grössen zur Berechnung häufig schwierig zu eruieren und, dass plausible Berechnungen teilweise nicht möglich sind. Insgesamt wurden 654 bzw. 424 kg Antibiotika in 2 Jahren verschrieben. Die entsprechenden medianen Intensitäten für 2010 und 2011 betrugen 43.5 und 32.5 behandelte Tiere pro 1000 Individuen an einem Stichtag (PIDvet) für Ferkel und 75.9 und 64.8 für Mastschweine. Für die ganze Population von Ferkeln und Mastschweinen wurden für die Verabreichung von in Futtermühlen hergestellten Fütterungsarzneimitteln im Jahr 2011 PIDvet-Werte von 37.51 resp. 84.44 berechnet.
de
pair_29916562
The increase in the average life expectancy entails elderly and chronic patients as hospital users, often dependents and requiring recurrent hospitalizations. In this framework, an innovative model of care management is essential to ensure appropriateness and sustainability of health services. A highly specialized care-related prevention-treatment-rehabilitation approach in which pharmacological, surgical, physical and intellectual disability therapies coexist in a synergistic manner, is the answer to this new emerging need. It offers interdisciplinary care pathways facing both disease and disability recognized by severity through ICD and ICF. Measuring functional status related quality of life is a main outcome to be primarily pursued for complicated chronic patients. The implementation of 'need-adapted' pathways agreed within multidisciplinary teams is the key feature of this new clinical model that can take advantage of data mining tools combining medical know-how and diagnostic information.
en
lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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L’utenza ospedaliera è sempre più caratterizzata da pazienti anziani e cronici, spesso non-autosufficienti e con ricorso a ricoveri ripetuti. In questo contesto diventa indispensabile un approccio clinico e gestionale innovativo che assicuri l’appropriatezza e la sostenibilità dei servizi sanitari. Le medicine specialistiche riabilitative delle cure correlate, intese come compatibilità e sinergia di terapie farmacologiche, interventistiche e plastico-funzionali, rappresentano la risposta a questo nuovo bisogno, attraverso percorsi di cura interdisciplinari delle malattie e delle disabilità diagnosticate per gravità con ICD e ICF. L’autonomia della persona alla base della qualità di vita rappresenta l’esito misurabile da perseguire primariamente per i pazienti cronici complessi. L’applicazione dei percorsiprotocolli, “adattati” ai bisogni del paziente e condivisi da equipe multidisciplinari, è l’elemento imprescindibile di questo nuovo modello clinico realizzabile grazie agli strumenti gestionali informatici delle moli di conoscenze mediche e di informazioni diagnostico-terapeutiche a disposizione.
it
pair_29916563
In the light of the growing complexity featuring the contemporary world, a future challenge is represented by the maintenance of the humanization of healthcare, along with the necessity of a high specificity personalized treatment, in a growing emergency of lack of resources. Furthermore, the ongoing digital revolution spreading in every productive sector involves the health-care system as well, playing a crucial role for the goals of the specialized care-related prevention-treatment-rehabilitation approach of the Rehabilitation Medicine. However, the digitalization of clinical data is not to be considered as a mere tout-court necessity, but it deserves to be planned and carried out with consistent awareness: the digital transformation calls for a theoretical paradigm which, together with a shared language, will be able to embrace its multilevel complexity, taking into account the patient needs, the clinical care pathways and the administrative requests. In the present work the potentialities of the WHO ICF model (International Classification of Functioning, Disability and Health) will be described. In particular, will be discussed the role of the ICF in representing the keystone able to connect the ICD-9-CM classification, the clinical care pathways, the individualized rehabilitation project and program and their digital implementation. Hence, each step of the process that led the implementation of the biopsychosocial model in the ICF Maugeri workflows will be presented, as well as the critical issues related to the digitalisation process and the strengths in safeguarding the patients' wellbeing.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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In un’ottica di crescente complessità caratterizzante il mondo contemporaneo, la sfida per il futuro è il mantenimento dell’umanizzazione della cura, affiancato alla necessità di un’assistenza personalizzata, ad alta specificità, che possa essere attuabile in un contesto di riduzione delle risorse disponibili. Inoltre, la rivoluzione digitale in atto in ogni settore produttivo coinvolge anche l’ambito sanitario, costituendo una sfida importante per gli orizzonti della Medicina delle Cure Specialistiche Correlate Riabilitative. La digitalizzazione del dato clinico non si profila tuttavia come mera necessità tout-court ma va pianificata e condotta con consapevolezza: tale trasformazione necessita di un riferimento teorico elettivo che, insieme a un linguaggio condiviso, possa abbracciarne le complessità multilivello senza negligere le necessità del paziente, la gestione dei percorsi diagnostici e terapeutici e le richieste amministrative. Nel presente lavoro vengono descritte le potenzialità del modello ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute) nel rappresentare l’elemento cardine in grado di collegare la classificazione ICD-9-CM, i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA), il Progetto Riabilitativo Individualizzato (PRI) e il programma riabilitativo individualizzato e la sua implementazione in un sistema digitale. Vengono presentate le fasi del processo che guidano l’implementazione del modello biopsicosociale ICF nei percorsi della medicina riabilitativa in ICS Maugeri, le criticità legate alla sua informatizzazione e i punti di forza in grado di garantire il mantenimento di un approccio orientato al bene del paziente.
it
pair_29916564
The prevalence of chronic degenerative diseases such as diabetes, chronic kidney disease, obesity, cancer is increasing and comorbidity is more frequent in older age. The elderly patients with chronic degenerative diseases experience more acute complications and hospitalizations and poorer quality of life compared to elderly patients without chronic diseases. Furthermore it is widely acknowledged that an acute care model is inappropriate for patients with chronic conditions. The objective of this chapter is to review some of the more common conditions associated with disability in elderly subjects that lead to frequent hospitalization for acute complications and propose a different model of care for these complex patients.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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La prevalenza delle malattie croniche degenerative come diabete, malattia renale cronica, obesità, cancro è in continuo incremento parallelamente con l’invecchiamento della popolazione e le comorbidità aumentano con l’aumentare dell’età. I soggetti anziani con malattie croniche degenerative presentano un numero significativamente più elevato di complicanze acute e di ricoveri ospedalieri e una peggiore qualità di vita rispetto agli anziani senza malattia cronica. Inoltre è ormai ampiamente riconosciuto che il modello di cura attualmente in uso, focalizzato sugli eventi acuti, non sia appropriato per i pazienti affetti da patologie croniche degenerative. L’obiettivo di questo capitolo è di presentare alcune delle più comuni condizioni associate a disabilità nel soggetto anziano che sono causa di ricoveri ospedalieri ripetuti per complicanze acute e proporre un diverso modello di cura per questi pazienti complessi.
it
pair_29916565
Chronic Obstructive Pulmonary Disease (COPD) is a common, preventable and treatable disease that is characterized by persistent respiratory symptoms and airflow limitation. Cardiovascular diseases, osteoporosis, depression/anxiety, musculoskeletal impairment and obstructive sleep apnea are frequent and important comorbidities in COPD, often under-diagnosed, and associated with poor health status and prognosis. Pulmonary rehabilitation improves symptoms, quality of life, pulmonary function, and health care in patients with chronic respiratory disease. By definition it is a comprehensive intervention based on a thorough patient assessment followed by patient-tailored therapies that include, but are not limited to, exercise training, education, and behavior change and designed to improve the physical and psychological condition of people with chronic respiratory disease and to promote the long-term adherence to health-enhancing behaviors. Exercise limitation in patients with COPD is multifactorial and includes ventilatory limitation, gas transfer abnormalities, pulmonary vascular and cardiac dysfunction, limb muscle dysfunction, and comorbid impairments. Overall, pulmonary rehabilitation aims to improve cardiorespiratory and skeletal muscle function improving respiratory symptoms and quality of life in daily life activities adding a synergic support to the pharmacologic inhaled therapy. COPD has a variable natural history, but most of the time chronic respiratory failure complicates disease progression. Supplemental oxygen and noninvasive mechanical ventilation have been proven to improve survival and reduce hospital admissions in COPD patients. Furthermore additional studies have shown that exercise performance benefit from supplemental oxygen and NIV used both during rehabilitation exercise programs and over the night. In conclusion, an overarching approach to diagnosis, assessment of severity of COPD and its frequent comorbidities should guide to a multidisciplinary and synergic approach in terms of pharmacological and nonpharmacological management of a systemic inflammatory syndrome.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) è una comune malattia, prevenibile e trattabile, caratterizzata da persistenti sintomi respiratori e limitazione al flusso aereo. Patologie cardiovascolari, osteoporosi, depressione e ansia, condizionamento neuromuscolare e apnee ostruttive del sonno sono comorbilità frequenti e importanti nella BPCO, spesso sotto diagnosticate e associate a peggiore stato di salute e prognosi. La riabilitazione respiratoria migliora i sintomi, la qualità della vita, la funzione polmonare e lo stato di salute in pazienti con patologie croniche ostruttive. Per definizione è un intervento ad ampio spettro che si basa su una valutazione del paziente seguita da terapie personalizzate, essa include inoltre riallenamento allo sforzo, intervento educazionale e modifica dello stile di vita volto al miglioramento della condizione fisica e psicologica di persone affette da patologie croniche respiratorie e al miglioramento della aderenza alla terapia e allo stile di vita. La limitazione all’esercizio fisico in pazienti con BPCO è multifattoriale, è dovuta a una limitazione ventilatoria, alterazione degli scambi intrapolmonari dei gas, alterazione vascolare polmonare e cardiaca, disfunzione muscolare e a presenza di comorbilità. La riabilitazione pneumologica ha come obiettivo il miglioramento della funzione cardiorespiratoria e muscolare, miglioramento dei sintomi e della qualità di vita nelle attività quotidiane, agendo in sinergia con l’effetto della terapia inalatoria. La BPCO ha una storia naturale variabile, spesso l’insufficienza respiratoria cronica complica le fasi di progressione della malattia. È stato dimostrato che il supplemento di ossigeno e la ventilazione meccanica non invasiva migliorano la sopravvivenza e riducono il rischio di ricoveri ospedalieri in pazienti affetti da BPCO. Studi successivi hanno poi evidenziato il ruolo benefico di utilizzare supplemento di ossigeno e NIV durante sia i programmi di fisioterapia respiratoria sia durante le ore notturne. In conclusione, un approccio ad ampio spettro per diagnosi e stadiazione della BPCO anche alla luce delle comorbidità spesso presenti potrebbe convogliare verso un approccio multidisciplinare e sinergico sia in termini di trattamento farmacologico che non farmacologico di una sindrome infiammatoria sistemica.
it
pair_29916566
The population of elderly adults is constantly increasing and age is a strong determinant of the development of chronic diseases, especially cardiovascular diseases; therefore old subjects represent a very high proportion of cardiac patients. Since cardiology is progressively more and more involved in the care of aged patients, a new area of Cardiology has been identified, the Geriatric Cardiology (GC). On the other hand, Cardiac Rehabilitation (CR) and GC show a wide overlap, and GC seems to be the application in the aged cardiac patient of the core-components that CR has already tested in younger cardiac patients. Now, CR is probably the cardiological area that seems better equipped, both from a cultural and organizational point of view, to care the aged cardiac patients who are often complex and frail, with multimorbidity, and 'frequent users' of the health care services. The CR is therefore a concrete response, already ready and operative, to the demographic expansion of chronicity and aging. Beyond the definitions, CR and GC operate according to principles and methods which are in large part common; thus, CR and GC could merge themselves into a new area of cardiology, the Cardiogeriatric Rehabilitation (CGR).
en
lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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La popolazione degli adulti anziani è in continua espansione e l’età rappresenta una condizione fortemente predisponente allo sviluppo delle patologie croniche, in particolare delle malattie cardiovascolari; i pazienti anziani rappresentano quindi una quota crescente della popolazione dei cardiopatici. Ne consegue pertanto che il campo di applicazione della Cardiologia sta progressivamente sempre più interessando l’età avanzata al punto di veder individuato un nuovo settore della Cardiologia, quello della cosiddetta “Cardiologia Geriatrica” (CG). Il contenuto della Cardiologia Riabilitativa (CR) e della nascente CG mostrano ampi margini di sovrapposizione, al punto da poter affermare che la CG è, per molti aspetti, l’applicazione nel paziente cardiopatico anziano di quanto la CR abbia già sviluppato nella sua ormai pluridecennale esperienza. In questo momento storico la CR è probabilmente la “sottospecialità” della Cardiologia più attrezzata, sia da un punto di vista culturale che organizzativo, a sviluppare al meglio la cura del paziente cardiopatico anziano e del paziente cardiopatico cronico “complesso”, comorbido e “multipatologico”, spesso fragile e con minori risorse funzionali, nonché frequente e disordinato utilizzatore (frequent user) dei servizi sanitari. La CR costituisce quindi una risposta concreta, già pronta ed operativa, per far fronte alla espansione demografica della cronicità e dell’invecchiamento. Al di là delle sigle e delle definizioni, CR e CG operano secondo principi comuni e condivisi al punto tale da pensare di potersi fondere in una sorta di Cardiogeriatric Rehabilitation (CGR).
it
pair_29916567
Chronic diseases are a major problem, whose importance is nowadays raising up. Up to 86% of deaths are directly related to chronic diseases in Europe as they represent large amount of total diseases, with a major impact on global health spending. Patients suffering from heterogeneous disabilities (such as Parkinson's disease, stroke, multiple sclerosis, osteoporosis, osteoarthritis) often show an interaction between the main disease and comorbidity and multimorbidity. Therefore, the complicate interaction between all these ailments must be faced following specific care pathways. Within the latter ones, pharmacological, physical/cognitive and other (surgical and non-surgical) treatments should be reconciled in order to produce a synergic effect to counteract patient's clinical problems. Finally, neuromotor rehabilitation medicine should not only be considered as a step following the acute phase but also as an effective tool of secondary and tertiary prevention aimed to avoid relapses and re-hospitalization as well as to improve patient's quality of life.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Le malattie croniche rappresentano un problema di notevoli dimensioni, attualmente in crescita. Si stima che in Europa siano responsabili dell’86% delle morti e che abbiano grande incidenza sulla spesa sanitaria globale. Nell’individuo affetto da malattie di frequente riscontro in riabilitazione neuromotoria (malattia di Parkinson, ictus, sclerosi multipla, osteoporosi, osteoartrosi) è spesso presente un’interazione tra la malattia di base e le comorbilità e le multimorbilità. La conseguente sovrapposizione di condizioni cliniche differenti richiede la creazione di specifici percorsi diagnostici terapeutici assistenziali al cui interno i trattamenti farmacologici, con esercizi fisici e cognitivi e di tipo diverso (chirurgici e non) non devono tra loro confliggere ma essere “correlati” cioè compatibili tra loro e sinergici pure nella loro diversità. Infine la medicina riabilitativa neuromotoria va considerata non solo come atto successivo alla fase acuta ma anche come valido strumento di prevenzione secondaria e terziaria al fine di ridurre il numero e la durata dei ricoveri in strutture per acuti e di migliorare la qualità di vita del paziente.
it
pair_29916568
The suspension trauma syndrome is a clinical condition that could lead to death, also in short time, by coupling the suspension with loss of consciousness and multiorgan failure. Health risks linked to temporary work in suspension are characterized both by infortunistic ones (for instance: trauma, falls, etc.) and by clinical ones, like the suspension trauma syndrome or compressive issues due to different fall protection systems. This study deal with the technical and medical meseasures devoted to the prevention of the suspension trauma syndrome. Italian 81/08 and 164/56 laws prescribes that, when no collective protection systems could be used, any single worker has to used personal safety equipment like energy absorbers, anchoring devices, lanyards, retractable devices, flexible life guides or lines, guides or rigid life lines, harnesses. Persons working in height have to undergo a medical surveillance, devoted in particular to identify such illnesses (frequently cardiologic or muscleskeletal disorders, both temporary or chronical) that prevent the exposures possibly leading to the suspension syndrome. In some cases, the occupational physician could express a judgement of fitness to work in which only specific personal protection devices are allowed and/or the time to dedicate to work in suspension is limited, to efficiently protect the workers' health. Qualora emergano quadri patologici (in particolare cardiologici ed osteomuscolari) con caratteristiche di cronicità e irreversibilità, è indicato esprimere un giudizio di inidoneità permanente alle attività che prevedono il lavoro in sospensione con imbracatura. In casi specifici, è possibile formulare giudizi di idoneità con limitazioni/prescrizioni rispetto al tempo di sospensione o rispetto alla tipologia di DPI impiegati, in maniera tale da garantire lo svolgimento dell'attività in sospensione minimizzando il rischio di insorgenza della sindrome.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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La sindrome da sospensione inerte, conosciuta anche come sindrome da imbracatura e chiamata dagli anglosassoni anche “suspension trauma”, è una condizione clinica ad evoluzione mortale in breve tempo, che associa la sospensione inerte a perdita di coscienza e insufficienza multiviscerale. I rischi per la salute correlati al lavoro temporaneo in sospensione sono rappresentati da un lato dai più noti rischi di carattere infortunistico legati alla possibilità di caduta dall’alto e/o di traumatismi diretti e indiretti, dall’altro dai rischi di più stretto carattere sanitario legati non solo alla possibilità di insorgenza della sindrome da sospensione inerte, ma anche agli effetti compressivi locali su diversi distretti del corpo determinati dalle varie parti dei sistemi anticaduta utilizzati. Lo studio prende in esame le misure di prevenzione tecnica e medica finalizzate alla prevenzione dell’insorgenza della sindrome. L’articolo 115 del D.Lgs 81/08, facendo riferimento all’articolo 10 del D.P.R. 164/56, stabilisce che quando non siano attuabili misure di protezione collettiva, i lavoratori devono utilizzare idonei sistemi di protezione composti da diversi elementi, non necessariamente presenti contemporaneamente: assorbitori di energia, dispositivi di ancoraggio, cordini, dispositivi retrattili, guide o linee vita flessibili, guide o linee vita rigide, imbracature. Il lavoratore che svolge un’attività di lavoro in altezza che prevede sospensione deve essere sottoposto a sorveglianza sanitaria preventiva, finalizzata a escludere patologie che controindichino la sospensione con imbragatura o che comportino per il soggetto un maggiore rischio di caduta dall’alto. Quando il riscontro di patologie controindicanti il lavoro in sospensione avviene durante la sorveglianza sanitaria periodica è opportuno, se ci si trova di fronte a quadri clinici aventi carattere acuto o subacuto, formulare un giudizio di inidoneità temporanea alla mansione che comporta lavoro in sospensione e rivalutare il lavoratore a distanza di tempo definita. Qualora emergano quadri patologici (in particolare cardiologici ed osteomuscolari) con caratteristiche di cronicità e irreversibilità, è indicato esprimere un giudizio di inidoneità permanente alle attività che prevedono il lavoro in sospensione con imbracatura. In casi specifici, è possibile formulare giudizi di idoneità con limitazioni/prescrizioni rispetto al tempo di sospensione o rispetto alla tipologia di DPI impiegati, in maniera tale da garantire lo svolgimento dell’attività in sospensione minimizzando il rischio di insorgenza della sindrome.
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pair_29916569
Little can be found in the literature about thermal comfort and indoor air quality (IAQ) in law enforcement workplaces. This study, based on environmental surveys carried out by the Centro Sanitario Polifunzionale of Milan (Italian State Police Health Service Department), aims to assess the thermal comfort and IAQ in some of the Italian State Police workplaces. Measurements were performed in some indoor workplaces such as offices, archives, laboratories and guard-houses in various regions (Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Veneto, Trentino Alto-Adige) of Northern Italy. The PMV/PPD model developed by Fangar for the evaluation of the thermal comfort was used. We measured both CO2 concentration and relative humidity indoor levels for the evaluation of IAQ. We used Chi square and t Student tests to study both prevalence of thermal discomfort and low IAQ, and their differences between summer and winter. For the purposes of the present study we carried out 488 measurements in 36 buildings (260 in winter and 228 in summer). Our results showed that thermal comfort was reached in 95% and 68% of environmental measurements (in winter and summer, respectively). In summer, we measured different types of thermal discomfort. As regard to IAQ, CO2 exceeded the threshold limit value (1000 ppm) in 39% (winter) and 9% (summer) of our measurements. Chi-square test showed a statistically significant difference between summer and winter for all outcomes considered. Indeed, thermal comfort was better in winter than summer (X2 = 61.0795), while IAQ was found to be better in the summer than winter considering both the CO2 1000 ppm and 1200 ppm threshold values (X2 = 56.9004 and X2 = 8.8845 respectively). Prevalence of low relative humidity in winter was higher than in summer (X2 = 124.7764). Even though this study did not report any situation of risk to Italian police officers health and safety, it has highlighted some potential issues in some of the examined workplaces, concerning thermal comfort in summer and IAQ in winter. Regarding the risk assessment process, simple and inexpensive preventive measures are already feasible in the 'observation phase' of the risk assessment, before execution of instrumental environmental survey. According to the technical standards and risk assessment models, this way might increase both comfort levels for workers employed in indoor environments and the effectiveness of the risk assessment process, through the optimization of available resources.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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ntroduzione. Sono pochi gli studi sul comfort termico e la qualità dell’aria negli ambienti di lavoro indoor delle forze dell’ordine. Con questo studio abbiamo voluto presentare i risultati di una campagna di indagini ambientali effettuata dal Centro Sanitario Polifunzionale di Milano del Servizio Sanitario della Polizia di Stato, finalizzata alla verifica del comfort termico e della qualità dell’aria in alcuni ambienti di lavoro “indoor” della Polizia di Stato. Materiali e metodi. Le misurazioni strumentali sono state effettuate in alcuni ambienti di lavoro “indoor” (uffici, archivi, laboratori tecnici e corpi di guardia) di diversi edifici siti in alcune Regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Veneto, Trentino Alto-Adige) del Nord Italia. Sono stati utilizzati gli indici di Fanger “PMV/PPD” per la valutazione del benessere termico ed i livelli di umidità relativa dell’aria e di concentrazione media di CO2 indoor per la valutazione della qualità dell’aria indoor. Attraverso il test del Chi quadrato ed il t Test di Student abbiamo confrontato i risultati ottenuti per evidenziare la prevalenza di eventuali criticità microclimatiche e le eventuali differenze esistenti tra la stagione invernale e quella estiva. Risultati. Sono state effettuate ai fini del presente studio 488 misurazioni in 36 edifici (N=260 invernali e N=228 estivi). In inverno, nel 95% dei rilievi è stato evidenziato uno stato di comfort termico “globale”, mentre in estate, la percentuale di comfort termico “globale” è scesa al 68% con un 32% di discomfort “da caldo” di grado diverso. Per quanto riguarda la qualità dell’aria, nella stagione invernale, il livello di CO2 misurato ha superato il valore limite di 1000 ppm nel 39% dei casi, mentre nella stagione estiva ciò si è verificato solo nel 9% dei casi. Il test del chi-quadrato ha evidenziato una differenza statisticamente significativa tra le due stagioni (estate-inverno) per tutti gli outcomes considerati. Infatti, il comfort termico è prevalso in inverno (X2 = 61.0795), mentre la qualità dell’aria, considerando sia il valore limite di CO2 di 1000 ppm sia quello di 1200 ppm, è risultata essere migliore in estate (rispettivamente X2 = 56.9004 e X2 = 8.8845). Anche i livelli di umidità relativa troppo bassi sono risultati essere prevalenti in inverno (X2 = 124.7764). Discussione e conclusione. Il nostro studio, pur non evidenziando alcuna situazione di rischio per la salute e la sicurezza degli operatori di polizia impiegati negli ambienti indoor di tipo “moderato”, ha evidenziato in alcuni ambienti di lavoro delle possibili criticità per il comfort termico in estate e per la qualità dell’aria in inverno. Semplici, efficaci e poco costose misure di prevenzione sono già attuabili nella fase della valutazione del rischio di tipo preliminare (fase di “osservazione”) prima dell’esecuzione delle indagini ambientali di tipo strumentale, per ottimizzare le risorse disponibili e rendere più efficace il processo valutativo, nel rispetto delle norme tecniche e dei principali modelli di valutazione del rischio esistenti.
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pair_29916570
While in the international literature, research on burnout predictors among correctional officers is well developed, as regards Italy there is a paucity of empirical evidence. Therefore, the aim of the present study was to identify, among various types of psychosocial factors, the burnout (i.e., emotional exhaustion, depersonalization and personal accomplishment) predictors in a sample of Italian correctional officers. The study involved 130 correctional officers that filled out a self-reported questionnaire. Multiple linear regressions highlighted as predictors of emotional exhaustion: relational demands, reward and physical demands; depersonalization: role conflict and support from colleagues; personal accomplishment: skill discretion. Generally speaking, the present study confirms that the three burnout subdimensions were predicted by different psychosocial factors. Moreover, results highlighted that both intrinsic and extrinsic aspects of the job, and social aspects significantly explained burnout among correctional officers. Conversely, no organizational factors were found to be burnout predictors. Interventions aimed at preventing burnout among correctional officers may include training programs aimed at developing interpersonal skills. Moreover, the paper argues that both the detention conditions and the quality of work life among correctional officers may benefit from the increasing of the psycho-educational staff within the Italian correctional facilities.
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Mentre sul piano della letteratura internazionale il numero degli studi che hanno affrontato il tema della qualità della vita in riferimento alla polizia penitenziaria è abbastanza elevato, si evidenzia una povertà di studi per Italia. Pertanto, il presente studio si pone come obiettivo di individuare tra diverse tipologie di fattori psicosociali, i predittori del burnout in un campione di agenti di polizia penitenziaria impiegati in due case circondariali site in Nord Italia. Lo studio si basa su un campione composto da 130 agenti di polizia che hanno compilato un questionario self-report. Attraverso la regressione lineare multipla sono stati individuati quali predittori di esaurimento emotivo: domande relazionali, domande fisiche e riconoscimento; di depersonalizzazione: conflitto di ruolo e basso supporto da parte dei colleghi; realizzazione professionale: utilizzo di abilità. In termini generali, il presente studio conferma che alla base delle tre dimensioni di burnout vi sono antecedenti in parte differenti. In riferimento specificatamente al contesto penitenziario, lo studio evidenzia invece come i predittori di burnout riguardino soprattutto il contenuto intrinseco del lavoro, in misura minore gli aspetti estrinseci e quelli di supporto sociale. Nessun aspetto organizzativo è risultato essere predittore di alcuna delle tre dimensioni di burnout. Interventi a sostegno della qualità della vita lavorativa della polizia penitenziaria possono includere l’implementazione di percorsi formativi volti a sviluppare competenze relazionali. Infine, si suggerisce che una presenza più massiccia di personale trattamentale nelle carceri potrebbe contribuire a migliorare sia la qualità della vita lavorativa della polizia penitenziaria che quella dei detenuti.
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pair_29916571
Health workers, particularly those working in palliative care, are confronted daily with situations that increase stress and emotional fatigue, since constantly exposed to the disease and the death of patients. The proximity to the pain and the feelings of psychological suffering of patients submits them to a very intense emotional charge, making them susceptible to burnout. The skills required for those involved in this type of assistance are very specific and it is therefore necessary training that is aimed at providing the healthcare professional knowledge and basic skills, both professional and empathic, because the service is of good quality. Psychological support for nursing staff is a key factor in giving voice to the anxieties that inevitably rise in palliative care. The paper reports the evaluation of a psychological intervention for health workers (doctors and nurses) of a Hospice of Central Italy. It was measured the level of burnout and alexithymia of the workers in order to investigate possible relationships between the two constructs and assess the change in scores after the psychological intervention. The results showed a positive correlation between the total score of alexithymia and emotional exhaustion subscale (r = .44, p = .023) and an inverse correlation between the total score of alexithymia and Personal fulfilment subscale (r = - 0:55, p = .003). In addition, there is a reduction of the scores in both alexithymia dimensions and emotional exhaustion subscale. The results show the effectiveness of the intervention and invite us to continue to search for further relations between the construct of burnout and alexithymia and other variables.
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Gli operatori sociosanitari, particolarmente coloro che lavorano nelle cure palliative, si confrontano quotidianamente con situazioni che aumentano lo stress e la stanchezza emotiva, poiché costantemente esposti alla malattia e alla morte dei pazienti. La vicinanza con il dolore e con i vissuti di sofferenza psicologica dei pazienti li sottopone ad un carico emotivo molto intenso rendendoli esposti al rischio di burnout. Le competenze richieste a chi si occupa di questo tipo di assistenza sono molto specifiche ed è quindi necessaria una formazione che sia finalizzata a dotare l’operatore sanitario di conoscenze e competenze fondamentali, sia professionali che empatiche, perché l’assistenza sia di buona qualità. Il sostegno psicologico rivolto agli operatori rappresenta un fattore fondamentale per dare voce alle angosce che inevitabilmente si sollevano nel lavoro in cure palliative. L’articolo riporta la valutazione di un intervento di sostegno psicologico rivolto agli operatori (medici e infermieri) di un Hospice del Centro Italia. Sono stati misurati il livello di burnout e il livello di alessitimia degli operatori con l’obiettivo di indagare eventuali relazioni tra i due costrutti e verificare l’eventuale cambiamento dei punteggi dopo l’intervento di sostegno. I risultati hanno evidenziato una correlazione positiva tra il punteggio totale dell’alessitimia e la sottoscala Esaurimento emotivo (r = .44, p = .023) ed una correlazione inversa tra il punteggio totale dell’alessitimia e la sottoscala Realizzazione personale (r = -0.55, p = .003). Inoltre, si osserva una diminuzione dei punteggi sia nelle dimensioni dell’alessitimia che nella sottoscala dell’esaurimento emotivo. I risultati mostrano l’efficacia dell’intervento e invitano a proseguire nella ricerca di ulteriori relazioni tra il costrutto del burnout e dell’alessitimia e altre variabili.
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pair_29916572
Burnout syndrome is a condition that may occur not only for staff in human service sectors/jobs, involving intensive interactions with others, but also people that are engaged in activities psychologically similar to work, such as students. Radiographers in training suffer double stress, first linked to the status of being a university student and secondly as early career workers who have relations with the public of the health system. Aim of our study was to investigate the prevalence and levels of burnout syndrome among radiographers in training in an University Hospital. In order to gain a better understanding of nature of the burnout syndrome a modified version of Maslach's questionnaire (investigating three areas: emotional exhaustion, depersonalization and reduced personal accomplishment), was administered to two groups selected from a cohort of radiographers University students (from the 1st and 3rd year of course). 62/62 questionnaires were completed, returned and analysed. The research outcomes highlighted a clear difference between group I and group II in relation to one of the three areas of the Maslach's model: 'depersonalization' (p<0.001). Moreover, the third year students group presented a significantly higher risk to develop burnout. On the other hand, the third area examined, the reduced personal accomplishment domain, was surprisingly high even among first-year students. The research outcomes seem to suggest that the presence of emotional burnout, or risk of burnout, among third year students is statistically significant, compared to the first year students, being a significant aspect to investigate further in this class of students. It is also assumed that the high degree of 'past failures, feeling of self failure' observed among all student, is related to a feeling of poor efficacy and poor self worth that appear to grow from the beginning of the course. This topic needs further investigation in the light of the result of this study.
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Scopo. Il burnout è una sindrome che può interessare operatori e professionisti che sono impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano le relazioni interpersonali, lavorando a stretto contatto con il pubblico, ma anche persone impegnate in attività psicologicamente simili al lavoro, come gli studenti. Gli studenti di tecniche di radiologia sono sottoposti ad un doppio stress, sia a quello legato allo stato di studente, che a quello legato allo stato di lavoratore a contatto con il pubblico durante il loro periodo di tirocinio professionale. Scopo del nostro studio è stato quello di investigare la prevalenza della sindrome da burnout tra i tecnici di radiologia in formazione in un Ospedale Universitario. Metodi. Per ottenere una migliore comprensione della natura della sindrome da burnout è stato somministrata una versione modificata del questionario di Maslach (che investiga 3 aree: esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale) a 2 sottogruppi selezionati da una coorte di studenti Universitari in tecniche di radiologia (del 1° e 3° anno di corso). Risultati. Sono stati completati, consegnati ed analizzati 62/62 questionari. I risultati della ricerca hanno evidenziato una chiara differenza tra i 2 gruppi in una delle tre aree del modello di Maslach: la “depersonalizzazione”. Inoltre, la terza area esaminata, la ridotta realizzazione personale, è risultata sorprendentemente elevata anche tra gli studenti di primo anno. Conclusioni. I risultati della ricerca suggeriscono che la presenza di burnout emozionale, o il rischio di burnout, tra gli studenti del terzo anno sia statisticamente significativa se confrontata con i risultati degli studenti del primo anno di corso, rendendolo un aspetto da investigare più a fondo in questa classe di studenti. Si suppone che l’alto livello di senso di fallimento personale osservato tra gli studenti, sia correlato con un sentimento di scarsa autostima che sembra crescere dall’inizio del corso.
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pair_29916573
This study examined the role of the 'safety climate', or the organization's attention to health and safety of workers, and of job demand and resources in relation with job satisfaction. Wellbeing at work is a topic of growing interest, in line with the legislation and the programs on health and safety of workers and management and the evaluation of psychosocial risks. Several studies show that organizational actions concerning health and safety can be an indicator of the attention to employees' wellbeing, even if studies about the relationship between safety climate and some psychosocial outcomes are scant. The study analysed the relationship between job demand, job resources, safety climate and job satisfaction in three different occupational contexts (public authority, N = 224; social care organization, N = 115; pharmaceutical company, N = 127); workers were divided into groups based on the risk level appeared in the objective assessment of work-related stress, in order to identify differences. The self-report questionnaire gathered information about: job satisfaction, work efforts, supervisors' support, colleagues support, safety climate (α between .72 and .93). Data analysis provided: Cronbach α, analysis of variance, correlations, stepwise multiple regressions. The results showed that job satisfaction (R2 between .23 and .88) had a negative relationship with efforts and a positive relationship with job resources and safety climate. It emerges the importance of safety climate: to support and promote wellbeing at work, organizations could endorse training and information programs on health and safety for all workers and management, not only for professional groups with high-risk level. Future studies could explore the relation between safety climate and other outcomes, such as emotional exhaustion or objective indicators of organizational health (e.g. absenteeism, accidents, etc.).
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Introduzione. In questo studio è analizzato il ruolo del clima di sicurezza, ovvero dell’attenzione dell’organizzazione alla salute e sicurezza dei lavoratori, e di alcune richieste e risorse lavorative in relazione alla soddisfazione lavorativa, intesa come indicatore di benessere cognitivo al lavoro. Il benessere al lavoro è oggetto di crescente interesse, in linea con le normative e i programmi in tema di salute e sicurezza dei lavoratori e di gestione e valutazione dei rischi psicosociali. Numerose ricerche mostrano come le azioni che le organizzazioni attuano in materia di salute e sicurezza possano rappresentare un indice dell’attenzione verso il benessere dei lavoratori, sebbene sia ancora poco studiata la relazione tra la percezione di interesse dell’organizzazione per la salute dei lavoratori e alcuni esiti psicosociali. Metodi. La ricerca ha approfondito il legame tra richieste, risorse, clima di sicurezza e soddisfazione lavorativa in tre differenti contesti occupazionali (ente pubblico, N = 224; ente socio-assistenziale, N = 115; azienda farmaceutica, N = 127); i lavoratori sono stati suddivisi in gruppi sulla base del livello di rischio emerso nella valutazione oggettiva dello stress lavoro-correlato per la loro mansione, al fine di identificare eventuali differenze. Il questionario auto-compilativo ha rilevato: soddisfazione lavorativa, sforzi lavorativi, supporto organizzativo di superiori e colleghi, clima di sicurezza (α tra .72 e .93). L’analisi dei dati ha previsto: α di Cronbach, analisi della varianza, correlazioni, regressioni multiple stepwise. Risultati. I risultati mostrano che la soddisfazione lavorativa (R2 tra .23 e .88) ha una relazione negativa con gli sforzi lavorativi e una relazione positiva con le risorse lavorative e il clima di sicurezza. Conclusioni. Emerge l’importanza del clima di sicurezza percepito: per sostenere e favorire il benessere al lavoro le organizzazioni potrebbero avviare azioni di formazione e informazione sui temi della salute e sicurezza per tutti i lavoratori e i responsabili, senza limitarsi ai gruppi professionali ritenuti maggiormente a rischio per la mansione svolta. Studi futuri potranno approfondire il legame tra la percezione del clima di sicurezza e altri outcome, come l’esaurimento emotivo o indicatori oggettivi di salute organizzativa (ad esempio assenteismo, infortuni, ecc.).
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pair_29916575
The use of idiofonic ethnical istruments known as 'Tibetan Singing Bowls', characterized by a fascinating sound and a deep vibration, have been for millennials part of a culture including music, rythuals, theory of Chakra and oriental Ayurvedical medicine. The practice of utilization of the Bowls is related to Sound Therapy rather than to Music Therapy, since the therapeutic effects appears to be a consequence of the vibrations of the Bowls, and not from their music. Besides, the lack of a therapeutic relationship (terapist/patient) makes not possible to include this kind of treatment in the field of Music Therapy. Therapeutic use of the Bowls has been especially focused in the treatment of 'pain'. Up to know, not enough research has been developed in this field.
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L’utilizzo a scopo terapeutico delle campane tibetane (“Tibetan Singing Bowls”), strumenti percussioni idiofoni di grande fascino timbrico, fa parte di una tradizione millenaria sviluppatasi in oriente nell’ambito della cultura Bhuddista e della medicina tradizionale Ayurvedica. Essendo fondata sulla vibrazione sonora piuttosto che sulla musica artisticamente intesa, essa si riferisce all’ambito della Sound Therapy piuttosto che a quello della Music Therapy, poiché è assente l’elemento di relazione terapeutica (diade terapeuta/paziente) su cui la Musicoterapia è fondata. Le possibilità terapeutiche delle campane, finora utilizzate soprattutto nella cura del sintomo “dolore”, non sono state ancora sufficientemente esplorate in ambito scientifico e richiedono ulteriori studi volti a documentare l’intervento e la sua efficacia nei differenti contesti clinici in cui viene utilizzato.
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pair_29916576
Smart fabrics and interactive textiles are a relatively new area of research, with many potential applications in the field of biomedical engineering. The ability of smart textiles to interact with the body provides a novel means to sense the wearer's physiology and respond to the needs of the wearer. Physiological signals, such as heart rate, breathing rates, and activity levels, are useful indicators of health status. These signals can be measured by means of textile-based sensors integrated into smart clothing which has the ability to keep a digital record of the patient's physiological responses since his or her last clinical visit, allowing doctors to make a more accurate diagnosis. Similarly, in rehabilitation, it is difficult for therapists to ensure that patients are complying with prescribed exercises. Smart garments sensing body movements have the potential to guide wearers through their exercises, while also recording their individual movements and adherence to their prescribed programme. In this paper, we present the new wireless textile system Sensoria, with pressure sensing capability for static posturography. The gold standard for static posturography is currently the use of a pressure or force plate but, due to their very complexity and expensiveness, the applicability outside laboratories is extremely limited. This paper focuses on the agreement between the static computed posturography assessed by means of a traditional stabilometric platform and the Sensoria system, in twenty subjects with Parkinson's Disease (PD). Preliminary results showed a significant agreement between the two methods, suggesting a clinical use of Sensoria for low cost home care based balance impairment assessments.
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I tessuti intelligenti ed interattivi rappresentano un nuovo paradigma di ricerca, con molte potenziali applicazioni nel campo dell’ingegneria biomedica. Gli e-textiles, noti anche come smart garments, smart clothing o smart textiles, sono tessuti che consentono di incorporare al loro interno componenti digitali ed elettronici in grado di rilevare, acquisire e trasmettere segnali fisiologici. Si adattano perfettamente al corpo umano, ed il loro sviluppo si pone come obiettivo il miglioramento della qualità della vita del paziente e l’aumento della sua autonomia. In questo articolo, vi presentiamo il nuovo sistema basato su tecnologia e-textile Sensoria, con capacità di rilevamento della pressione plantare per la posturografia statica. Il gold standard per posturografia statica è attualmente l’uso di pedane di pressione o forza, ma, a causa della loro complessità e del loro elevato costo, il loro utilizzo al di fuori dei laboratory clinici di misura è estremamente limitato. L’obiettivo di questo documento è di condurre una analisi comparative tra una misura di posturografia statica ottenuta mediante una tradizionale pedana stabilometrica, ed una misura ottenuta mediante il nuovo Sistema Sensoria. A tal fine sono stati reclutati venti soggetti con malattia di Parkinson (PD) e sottoposti ad un test posturografico registrato mediante i due suddetti metodi di misura. I risultati preliminari hanno mostrato un importante accordo tra i due metodi, suggerendo un possibile uso clinico di Sensoria per le valutazioni dei disordini posturali.
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pair_29916577
Most classification schemes are based on hazard identification: this is particularly true for carcinogenic and reproductive effects. These schemes are no longer adequate to take adequate decisions on risk management, and they appear outmoded. In addition, the induce communication and perception problems in the population, causing health scares and anxiety that are difficult to control and recover. Risk assessment requires an estimation of human exposure to be compared with the safe dose for humans (exposure or intake limits) estimated after hazard characterization based on dose-response relationship. The risk based approaches provide quantitative information on the potency of the substance that can be compared with duration, frequency and intensity of exposure and, therefore, properly inform graded risk management decisions, in relation to the expected characteristics of exposure.
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L’identificazione del pericolo è alla base dei principali schemi di classificazione delle sostanze, in particolare per quanto riguarda gli effetti cancerogeni e sulla riproduzione. Tali schemi di classificazione non sono adeguati per prendere decisioni di gestione del rischio che siano appropriate e sono chiaramente diventati obsoleti. Inoltre, creano problemi di comunicazione e percezione da parte della popolazione, causando paure e ansia difficili da controllare e rimuovere. La valutazione del rischio richiede la stima dell’esposizione umana che è confrontata con la dose sicura stimata per l’uomo (limite di esposizione o di assunzione) sulla base della caratterizzazione del pericolo in termini di relazione dose-risposta. Gli approcci basati sulla valutazione del rischio forniscono informazioni quantitative sulla potenza della sostanza che può essere confrontate con la durata, frequenza e intensità dell’esposizione e quindi informare le decisioni di gestione del rischio in modo graduato, in rapporto alla o alle modalità di esposizione attese.
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pair_29916578
Guideline values have been defined by the ad hoc S.I.M.L.I.I. Working Group as 'the level of a risk factor, previously established for an environmental or biological context, to which the levels actually measured for/in the workers should be compared, in order to assess their degree of exposure'. Guideline values include limit values, action levels and reference values, and may refer to an environmental or biological matrix. The present paper aims to discuss the methodologies currently used for the definition of the most relevant guideline and limit values at the national and international level, with a particular attention to those used in the European Union (OEL). It is concluded that a correct use of guideline values represents a fundamental tool for both the assessment and the management of chemical risk in workers exposed to toxic and/or carcinogenic substances.
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I valori guida sono stati definiti dal Gruppo di lavoro ad hoc della S.I.M.L.I.I. come “il valore di un fattore di rischio, precedentemente calcolato o definito a livello ambientale o biologico, con cui confrontare i valori misurati in un singolo o in un gruppo di soggetti esposti al fine di valutarne l’esposizione”. I valori guida possono essere di tre tipi: valori limite, livelli d’azione e valori di riferimento. Essi inoltre possono riferirsi a matrici ambientali o biologiche. La presente relazione ha l’obiettivo, dopo un breve excursus storico, di discutere le metodologie attualmente usate per la definizione dei principali valori guida a livello nazionale ed internazionale, inclusi quelli dell’Unione Europea (OEL). Se ne conclude che un’applicazione corretta dei valori guida costituisce uno strumento irrinunciabile, sia nella valutazione che nella gestione del rischio chimico per i lavoratori esposti ad agenti tossici e/o cancerogeni.
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pair_29916579
The correspondence between biomarkers and the complex interaction of toxics with the human organism has been fully described years ago by the American National Research Council which developed a precious diagram. This model is still valid in describing the new methodologic agnostic or 'omic' approaches to the science of exposure. Reference values and exposome share indeed the search for internal dose biomarkers; adduttomics may be seen as an evolution of the target dose markers while epigenetics itself is a new way of exploring the world of early effect biomarkers.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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La corrispondenza tra diversi biomarcatori e le progressive fasi dell’interazione tra tossici e organismo umano è stata da tempo compiutamente descritta da una mappa concettuale elaborata dal National Research Council americano che disegna un sistema di biomarcatori utili ad orientare decisioni cliniche e preventive in Medicina occupazionale e ambientale. I valori di riferimento, introdotti in chimica clinica e poi passati alla tossicologia occupazionale sono collocabili al primo posto tra i parametri per l’interpretazione di dati tossicologici annoverandosi tra i mezzi di definizione della dose interna in un sistema articolato con livelli d’azione e valori limite. L’esposomica, campo di ricerca recentemente aperto nel contesto delle “omics”, a sua volta potrebbe consentire la costruzione di una mappa della totalità delle esposizioni dell’individuo, disegnata da indicatori di dose interna. L’evoluzione omica della ricerca sulle esposizioni segna così un passaggio metodologico. In questo contesto la mappa del National Research Council continua ad essere attuale: l’esposomica può intendersi infatti quale derivazione ed evoluzione del concetto di valori di riferimento-valori guida nello studio di indicatori di dose interna, l’adduttomica quale progresso nello studio di marcatori di dose al bersaglio e di suscettibilità individuale cosi come l’epigenetica per gli indicatori di effetto precoce.
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pair_29916580
In this study, the daily exposure action values (EAV) and the daily exposure limit values (ELV) for hand-transmitted vibration (HTV) and whole-body vibration (WBV), established by the EU Directive 2002/44/EC and the Italian Decree 81/2008, and expressed in terms of 8-hr frequency weighted r.m.s. acceleration magnitude, are discussed upon consideration of the findings of experimental and epidemiological studies. There is some epidemiological support for the EAV A(8) of 2.5 ms-2 r.m.s. and the ELV A(8) of 5 ms-2 r.m.s. for HTV, at least for the vascular component (secondary Raynaud's phenomenon) of the hand-arm vibration syndrome. There is some experimental evidence for the EAV A(8) of 0.5 ms-2 r.m.s. for WBV, while there is neither biodynamic nor epidemiological validation for the ELV A(8) of 1.15 ms-2 r.m.s. for WBV, this latter lowered to 1 ms-2 r.m.s. in the Italian legislation.
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In questo studio vengono discussi i valori giornalieri di azione (VA) e i valori limite di esposizione giornaliera (VL) per le vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio e le vibrazioni trasmesse al corpo intero, stabiliti dalla Direttiva EU 2002/44/CE e recepiti dal D.Lgs. 81/2008, ed espressi in termini di valore efficace (r.m.s) dell’accelerazione ponderata in frequenza normalizzata a 8 ore di lavoro (A(8)). I dati della letteratura epidemiologica tendono a supportare il VA A(8) di 2.5 ms-2 r.m.s. e il VL A(8) di 5 ms-2 r.m.s. per le vibrazioni mano-braccio almeno per la componente vascolare (fenomeno di Raynaud secondario) della sindrome da vibrazioni mano-braccio. Vi è qualche evidenza sperimentale per il VA A(8) di 0.5 ms-2 r.m.s. per le vibrazioni al corpo intero, mentre non vi sono elementi di validazione biodinamica o epidemiologica per il VL A(8) di 1.15 ms-2 r.m.s., opportunamente abbassato a 1 ms-2 r.m.s. nella legislazione italiana.
it
pair_29916581
In the last decades the knowledge on pathogenetic mechanisms of allergic diseases extraordinarily improved with relevant clinical outputs. From the '90yrs we know that Th2 cells are essential for allergic inflammation, since they produce type 2 cytokines, recognise allergens, induce IgE switch on B cells and recruit mastcells and eosinophils into tissues for maintaining the flogosis. Recently a new subset of innate immunity (ILC2) have been shown to amplify the allergic inflammation. The chronicity of respiratory allergy is characterised by tissue signals which address T cell to a 'Th2 high'- (ILC2/Th2 responses) or a 'Th2 low' (ILC3/Th17 responses) endotype, with a BAL prevalence of eosinophils or neutrophils, respectively. This double response is essentially due to T effector cell plasticity, modulated by microenvironmental signals. The discovery of new endotypes, diagnosed by selective biomarkers and cured by biological agents, will open the era of personalised medicine also for respiratory allergic disorders.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Negli ultimi anni vi è stato uno straordinario sviluppo nella comprensione dei meccanismi patogenetici delle malattie allergiche respiratorie con importanti ricadute cliniche. Dagli anni ’90 è accettato il concetto che i linfociti Th2 sono i principali attori della flogosi allergica, in quanto producono citochine di tipo 2, rispondono agli allergeni ed richiamano mastociti, eosinofili e linfociti B producenti IgE che mantengono la flogosi. Recentemente sono state identificate anche cellule dell’immunità innata (ILC2) che localmente amplificano la flogosi allergica. Nella fase di cronicizzazione entrano in gioco molti meccanismi che localmente indirizzano la risposta T verso endotipi “Th2 high” (ILC2/Th2) o “Th2 low” (ILC3/Th17) con prevalenza nel BAL, rispettivamente, di eosinofili o neutrofili. Questa duplice risposta è dovuto alla plasticità dei linfociti T effettori modulabili da segnali microambientali. La definizione dei nuovi endotipi rilevabili con biomarkers selettivi e curabili con farmaci biologici mirati aprirà l’era della medicina personalizzata per questa patologia.
it
pair_29916582
The first essential aspect for the prevention of occupational allergy is related to the accurate allergen identification and characterization. At present many efforts are made to characterize the potential for a chemical to be a sensitizing agent. 'Omics' show great promise to identify key cellular and molecular events relevant to development of an adverse outcome pathway for respiratory sensitizers. One approach that shows promise is based on the measurement of the peptide reactivity of chemicals; the potential to form stable associations with protein/peptide being a key requirement for the induction of sensitization. Sensitization is a dose-related phenomenon, therefore the lower the exposure the lower the risk of sensitization. In any way, establishing occupational exposure limits for chemical allergens presents numerous difficulties. Therefore it is important using alternative exposure recommendations and risk management practices, including medical surveillance and tertiary prevention, to aid in protecting workers from exposures to allergens.
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L’identificazione e la caratterizzazione degli allergeni è un passo fondamentale per la prevenzione dell’allergia occupazionale. Al momento le ricerche sono rivolte alla identificazione del potenziale sensibilizzante di una determinata sostanza chimica. Tra le varie metodiche, le scienze ”omiche” sembrano in grado di identificare gli eventi molecolari e cellulari rilevanti per lo sviluppo di una sensibilizzazione. Inoltre, è promettente in quest’ottica la misurazione della reattività peptidica di una sostanza chimica, visto che la possibilità di formare legami stabili con proteine/peptidi è un fondamentale presupposto per l’induzione di sensibilizzazione. L’evento sensibilizzazione è un fenomeno dose-dipendente, quindi la riduzione dell’esposizione sarà importante per la prevenzione. Purtroppo, non sempre è possibile identificare i limiti di esposizione per tutte le sostanze sensibilizzanti. Pertanto sarà importante utilizzare sostanze alternative e una corretta gestione del rischio, tra cui fondamentali la sorveglianza sanitaria e la prevenzione terziaria.
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Molecular diagnostic is a new therapeutic approach that - allows to valuate sensitization towards a single molecule in a allergenic source and to obtain relevant information on clinical features: sensitization towards molecules as alfa amylase of wheat or lipocalins of pets, Alt a 1 of alternaria spores and Hev b 6 of latex correlates with the risk to develop asthma - has a greater sensitivity in the serum IgE identification than the whole source.
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La diagnostica molecolare è un nuovo approccio diagnostico che – consente di individuare la sensibilizzazione verso una singola molecola all’interno della fonte allergenica e avere importanti informazioni sulla rilevanza clinica: la sensibilizzazione a molecole come l’alfa amilasi del grano, o le lipocaline degli animali o la molecola Alt a 1 della alternaria a Hev b6 del lattice correla con un elevato rischio di sviluppare asma bronchiale – ha una maggior sensibilità nella ricerca delle IgE specifiche rispetto alla fonte in toto.
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pair_29916584
An accurate diagnosis of occupational allergic respiratory diseases is crucial because they are related to disability, loss of work and worsening of psychosocial and economic status of workers. Early diagnosis is therefore essential to prevent the progression of allergic respiratory diseases and to implement preventive measures. The most frequent occupational allergic respiratory diseases are asthma (OA) and rhinitis (OR), less frequently hypersensitivity pneumonia (HP) and non-asthmatic eosinophilic bronchitis (NAEB). The diagnosis is based on the objective evidence of the disease, on a clear correlation with the work activity and the identification of a specific sensitizing agent in the workplace. Reference standard methods are available, such as Specific Inhalation Challenge in the laboratory or in the workplace. A multidisciplinary approach in highly-specialized centres is always recommended for diagnostic confirmation, as it is accompanied by greater diagnostic sensitivity and specificity.
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La diagnosi accurata di malattia respiratoria allergica di origine professionale è fondamentale in quanto si tratta di patologie invalidanti, che possono implicare la perdita del lavoro ed un deterioramento dello stato psico-sociale e economico del lavoratore. Una diagnosi precoce è, inoltre, necessaria per prevenire la progressione della malattia respiratoria allergica e attuare provvedimenti preventivi. Le più frequenti patologie respiratorie in ambito professionale sono l’asma (OA) e la rinite (OR), meno frequentemente la polmonite da ipersensibilità (HP) e la bronchite eosinofila (NAEB). La diagnosi si basa sul riscontro oggettivo della malattia, su una chiara correlazione con l’attività lavorativa e l’identificazione di uno specifico agente lavorativo sensibilizzante. Sono disponibili dei metodi standardizzati di riferimento, come il test di broncostimolazione specifica in laboratorio o sul campo. Per la conferma diagnostica di malattia viene sempre raccomandato un approccio multidisciplinare che risulta corredato da maggior sensibilità e specificità diagnostica, da effettuarsi in strutture centralizzate ad alta specializzazione.
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pair_29916586
The manuscript deals with personalized medicine and medical liability in Europe and Italy, addressing the importance of synergistic collaboration between clinical and medico-legal professionals in order to appropriately investigate medical errors and prevent any future adverse event. Following a rapid epidemiological overview of mala praxis in Europe, the manuscript presents and discusses the International Guidelines developed and adopted by the International Academy of Legal Medicine (IALM), which guide the work of the medical experts under both criminal and/or civil law. Finally, the manuscript proposes the indispensability of a quality assurance and accreditation system for clinical and medico-legal reports along with a shared and integrated methodology for managing health claims in order to prevent adverse events.
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Il manoscritto affronta il tema della medicina personalizzata e della responsabilità medico-chirurgica in Italia ed in Europa rilevando l’importanza di una collaborazione sinergica tra le competenze clinicospecialistiche del clinico, chirurgo e/o medico del lavoro e quelle tecniche e giuridiche del medico-legale. Dopo un rapido inquadramento epidemiologico del fenomeno mala praxis o malpractice sono descritte le Linee Guida elaborate ed adottate dall’Accademia Internazionale di Medicina Legale (IALM) che regolano l’operato dei Consulenti Tecnici di estrazione medico-legale e/o clinica nel processo penale e/o civile. L’intervento propone, infine, l’imprescindibilità di un Sistema di Qualità e di Accreditamento dei Consulenti Tecnici e di una gestione condivisa ed integrata dei sinistri sanitari e del rischio clinico, al fine di prevenire il verificarsi di eventi avversi.
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pair_29916587
This paper aims to review the steps that the Italian Society Occupational Medicine and Industrial Hygiene (SIMLII) has undertaken over the past two decades in the context of a process of integration with quality systems, resulting in several initiatives including the production of different tools for the updating and professional qualification of the Occupational Health Physician (OHP). The choice of focusing on a propositional-formative model such as the guidelines (GL) and the choice of the topics to be dealt with, was based on the need to provide the OHP with appropriate tools in order to face the complexity, specificity and rapidity of knowledge evolution which characterize our discipline. After the release of the first set of instruments (25 GL) over the five-year period 2003-2008, it became necessary to adhere to the guidelines of the GL National Program, distinguishing GL's evidence based, from consensus / orientation documents or technical assessments. In recent years, the introduction of the AGREE method has been of great interest and importance for assessing the quality of content and recommendations, also considering the recent legislation provisions on the criminal and civil liability of the Physician.
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Nel presente contributo vengono ripercorsi i passaggi che la Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale (SIMLII) ha intrapreso negli ultimi due decenni nell’ambito di un percorso di integrazione con i sistemi della qualità, scaturiti in diverse iniziative tra le quali la produzione di mezzi di aggiornamento e qualificazione professionale del Medico del Lavoro (MdL). La scelta di puntare su un modello propositivo-formativo come le linee guida (LG) e la scelta degli argomenti da trattare venne effettuata sulla base della necessità di fornire ai MdL adeguati strumenti conoscitivi ed applicativi per far fronte alla complessità, specificità e rapidità di evoluzione che caratterizzano la nostra disciplina. Dopo la pubblicazione della prima serie di strumenti (25 LG) nel quinquennio 2003-2008, si rese necessaria l’adesione alle indicazioni del programma nazionale delle LG, distinguendo le LG vere e proprie basate prove scientifiche evidenti, da documenti di consenso/orientamento. Negli ultimi anni è risultato di fondamentale importanza l’introduzione del metodo AGREE finalizzato a valutare la qualità dei contenuti e quello delle raccomandazioni, alla luce anche delle recentissime previsioni normative riguardo le responsabilità penali e civili del Medico.
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From1995 (Beijing Conference) the World Health Organization strongly did call the attention on the need of great attention to women health and on the lack of studies on the differences in medicine between men and women. From the women health attention we arrived to gender medicine that is a transversal dimension of medicine which describes the differences within the same disease of symptoms, clinical evolution, drug therapy as well as prevention between men and women. From some real life examples in this article we wish to make it clear that gender medicine is not a separated medical specialty but a dimension which pass through all specialties. Thus we should speak about gender-specific medicine since all medical specialties have to do a medical training on the basis of gender differences. Lastly it is underlined also the need of a social approach to gender health in order to pick up all social weight factors that influence diseases in the two genders.
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Dal 1995 (Conferenza di Pechino) l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fortemente richiamato l’attenzione sulla necessità di azione sulla salute della donna e sulla mancanza di dati in medicina sulle differenze in medicina tra uomini e donne. Da allora si è molto lavorato ponendo l’attenzione sulla salute della donna. Si è poi arrivati alla medicina di genere, dimensione che vuole descrivere le differenze di fronte alle medesime malattie di sintomi, evoluzione clinica, terapia e prevenzione tra uomo e donna. Da alcuni esempi pratici in questo articolo si desidera tuttavia far capire come la medicina di genere non è una branca separata della medicina ma attraversa tutte le specialità. È dunque necessario parlare di medicina genere-specifica poiché tutte le specialità della medicina devono essere declinate ed insegnate in base alle differenze di genere. Infine viene sottolineato anche come si debba attuare a livello socio-sanitario un approccio di genere alla salute per individuare tutti i fattori sociali che influenzano le patologie nei due generi.
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pair_29916589
This paper will examine the difficulties encountered in the bio-medical approach adopted to understand the psycho-social needs present in the clinical observation of a diseased body to the treatment of the person. Traditional interpretation tools are not sufficient to comprehend the complexity of the factors involved in prevention processes, and the risk is that the introduction of new approaches will be delayed. Knowledge is an interactive, communicative and social process, meaning our focus shifts from the things we see to the way we see them, only to see what we don't normally see. As a result, the multi-dimensional concept of health implies a revised disciplinary status, particularly if the concept of gender is not to be considered synonymous with sex, but rather an interpretative category of the differences that characterize the roles, expectations and obligations of men and women from a cultural perspective. Indeed, the way in which we live our everyday life, our use of time, our work and family lives, opportunities and relationships, in addition to our access to services condition our perception of health and result in the risk of disease onset. It is for this reason that we need to examine doctor-patient relationships and caregiving practices.
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In questo contributo si discutono le difficoltà che hanno caratterizzato l’approccio bio-medico a comprendere le istanze psico-sociali nel passaggio dall’osservazione clinica del corpo malato alla cura della persona. Le chiavi interpretative tradizionali sono insufficienti a comprendere la complessità dei fattori che intervengono nei processi di prevenzione e il rischio è quello del ritardo nell’introdurre nuovi approcci. La conoscenza è un processo interattivo, comunicativo, e sociale per cui l’attenzione si sposta dalle cose che vediamo ai modi di guardarle, per veder ciò che non abbiamo visto abitualmente. Il concetto multidimensionale di salute, di conseguenza, implica una revisione degli statuti disciplinari soprattutto se si vuole declinare il concetto di genere non come sinonimo di sesso ma come categoria interpretativa delle differenze che caratterizzano culturalmente i ruoli, le aspettative e le obbligazioni di uomini e donne. Infatti, come viviamo il nostro quotidiano, l’uso del tempo, il lavoro, la famiglia, le opportunità e le relazioni oltre all’accesso ai servizi condizionano la nostra percezione di salute e determinano il rischio di insorgenza di malattie per questo dovrebbero entrare nella relazione medico-paziente e nelle pratiche di cura.
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pair_29916590
A literature review was performed to highlight which work-related diseases express sex/gender differences in health outcomes and focus the main limits of studies in this field. The research, carried out on PubMed by specific search string, identified 4828 articles (1997-2017 period) of which 381 are eligible for review (4-22%, depending on the disease). Among them, 68% reported sex/gender differences in health outcomes, which in most cases appear to be due to different exposure and/or work segregation rather than to biological differences. However, few studies place this assessment among the research goals and results are almost never discussed and hypothesis are seldom formulated about any observed differences. It seems necessary to use research methodologies and study design that can detect and explain the described complexity and useful in defining appropriate preventive strategies.
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È stata condotta una revisione della letteratura per evidenziare quali tra le patologie lavoro-correlate esprimano differenze di sesso/genere negli outcome di salute e focalizzare i principali limiti degli studi in tale ambito. La ricerca, effettuata su PubMed mediante stringa specifica, ha identificato 4828 articoli (periodo 1997-2017) di cui 381 eleggibili ai fini della revisione (4-22% a seconda della patologia). Tra questi, il 68% hanno evidenziato differenze di sesso/genere negli outcome di salute che nella maggior parte dei casi sembrano dovute ad una diversa esposizione e/o ad una segregazione lavorativa, piuttosto che a differenze biologiche. Pochi studi tuttavia pongono tale valutazione tra gli obiettivi della ricerca e i risultati non vengono quasi mai discussi e raramente vengono formulate ipotesi sulle eventuali differenze osservate. Appare necessario utilizzare metodologie di ricerca e disegni degli studi in grado di rilevare e spiegare la complessità descritta e utili a definire adeguate strategie preventive.
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The gender mainstreaming is important from the different repercussions that diseases can cause in women rather than in men. For several years, Inail has been involved in the collection of accidents at work and occupational diseases data, having regard to the gender difference. In this contest statistical data on accidents at work and occupational diseases reported to Inail in the last five years in the Inail Statistical Database have been analyze.
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La dimensione del genere assume rilevanza sotto il profilo delle differenti ripercussioni che le patologie possono determinare nella donna piuttosto che nell’uomo. L’Inail da diversi anni è impegnato nella raccolta dei dati infortunistici e tecnopatici tenendo conto anche della differenza di genere. In tale ottica sono stati analizzati i dati relativi agli infortuni e alle malattie professionali denunciati nell’ultimo quinquennio e presenti nella Banca dati statistica dell’Inail.
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A thorough and fully application of the principles of gender mainstreaming, in accordance with the European Community guidelines, to the health and safety at work, implies the systematic review of the whole prevention from the gendered point of view. This means that both biology- and gender-based differences between male and female workers should be conceived not only as determinants of health but also as factors affecting either positively or negatively the health and safety risk prevention. In this evolutionary cultural step the role of the occupational physician is particularly important. In this paper we propose some operative tools that can concretely implement gender perspective in all the various areas of prevention, where the occupational physician has a leading, if not even exclusive, role such as risk assessment, training and health medical surveillance.
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Applicare appieno i principi del gender main-streaming, in accordo alle indicazioni della Comunità Europea, alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro significa in pratica rivedere tutti gli aspetti della prevenzione sotto l’ottica di genere, vale a dire tenendo in considerazione le differenze di sesso e di genere tra lavoratori e lavoratrici non solo come determinanti della salute, ma ancor più nel caso specifico come determinanti del rischio. In questo passaggio evolutivo il ruolo del medico competente è particolarmente importante. In questo lavoro vengono proposti alcuni strumenti operativi che possono concretamente implementare l’ottica di genere nei diversi ambiti della prevenzione, nei quali il medico competente ha un ruolo di primo piano, se non esclusivo, quali la valutazione dei rischi, la formazione e la sorveglianza sanitaria.
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Gender medicine is a multi-faceted field of investigation integrating various aspects of psycho-social and biological sciences but it mainly deals with the impact of the gender on human physiology, pathophysiology, and clinical features of diseases. In Italy, the Decree Law 81/2008 recently introduced the gender issue in the risk assessment at the workplaces. This review briefly describes our current knowledge on gender medicine and on the Italian legislation in risk management. Public or private scientific institutions should be the first to pay attention to the safety of their workers, who are simultaneously subjected to biological, chemical and physical agents. The Istituto Superiore di Sanità (ISS) is beginning a project funded by INAIL, to monitor the hepatitis B, measles, rubella, mumps, pertussis, chickenpox, tetanus vaccines immune coverage in health care workers in Italy. The analysis of the collected data will be disaggregated for men and women and statistically analyzed with respect to the time intervals from vaccination. The results could provide useful elements to implement prevention and health surveillance programs in occupational medicine.
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La medicina di genere valuta l’impatto del genere sulla fisiologia umana, sulla fisiopatologia, e sulle caratteristiche cliniche delle malattie, integrando aspetti biologici, sociologici, etnici e culturali. Il decreto legge 81/2008, ha introdotto il genere nella valutazione dei rischi sul luogo di lavoro, tuttavia non esiste ancora una normativa generespecifica riguardante il personale delle professioni sanitarie e delle istituzioni scientifiche, che è soggetto ad agenti biologici, fisici e chimici, oltre che a problemi psicosociali. L’Istituto Superiore di Sanità, ha avviato un progetto insieme a INAIL per la raccolta dei dati di copertura immunologica vaccinale nei/lle lavoratori/trici del comparto sanitario, nei riguardi dei vaccini antivirali (anti morbillo-parotite-rosolia, pertosse, epatite B, varicella, tetano). I dati saranno raccolti in una banca dati, ed analizzati in modo disaggregato per sesso. I risultati forniranno elementi per implementare i sistemi di sorveglianza sanitaria e prevenzione della salute dei lavoratori, riguardo all’immunoprofilassi primaria.
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As Genomics aims at the collective characterization and quantification of genes, exposomics refers to the totality of lifetime environmental exposures, consisting in a novel approach to studying the role of the environment in human disease. The aim is to assess all human environmental and occupational exposures in order to better understand their contribution to human diseases. The 'omics' revolution infact mostly regards the underlying method: scientific knowledge is expected to come from the analysis of increasingly extensive databases. The primary focus is on air pollution and water contaminants, but all the determinants of human exposure are conceptually part of the idea of exposome, including physical and psychological factors. Using 'omic' techniques the collected exposure data can be linked to biochemical and molecular changes in our body. Since the first formulation of the idea itself of Exposome many efforts have been made to translate the concept into research, in particular two important studies have been started in Europe. We herein suggest that Occupational Medicine could be a precious contributor to the growth of exposure science also in its omic side thanks to the methods and to the knowledges part of our background.
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La decodifica del genoma umano ha permesso non solo l’acquisizione di importanti conoscenze sul nostro patrimonio genetico, ma ha soprattutto comportato una svolta metodologica: con la genomica infatti nascono le “omics”, un nuovo modo di produrre sapere scientifico a partire da raccolte di dati sistematici ed organizzati (database) di dimensioni sempre maggiori. L’esposomica rappresenta un’applicazione di questo metodo allo studio delle esposizioni ambientali ed occupazionali: l’obiettivo è idealmente la decodifica delle molteplici esposizioni a cui un individuo è sottoposto, da mettere in relazione con altri “omics” (trascrittomica, proteomica, epigenomica) per meglio interpretare eventuali effetti sulla salute umana. Dalla formulazione dell’idea di esposoma, nei primi anni 2000, si avanza oggi verso la sua formalizzazione mediante studi promossi e condotti da prestigiosi centri di ricerca europei. La Medicina del Lavoro si propone quale protagonista per lo sviluppo dell’esposomica con un duplice ruolo di indirizzo: di metodo e di contenuto; il Medico del Lavoro conosce infatti come qualificare e quantificare le esposizioni: le tecniche proprie dell’igiene industriale, della psicologia del lavoro dell’ergonomia possono essere opportunamente adattate per un utilizzo che superi gli stretti confini del mondo del lavoro; possiede inoltre la conoscenza specialistica dei contesti espositivi occupazionali, dei rischi specifici e delle patologie che possono essere messe in relazione con le esposizioni.
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Study's objective is to assess psychopathological profiles in outpatients with a diagnosis of Adjustment Disorder (AD) who had positive evaluations of work related stress (AD-W) versus those exposed to other stressful life events (AD-O). The participants were 70 outpatients with AD-W, compared to 71 outpatients with AD-O, admitted at the Unit of Psychiatry and Occupational Medicine, Sant'Andrea Hospital, Rome. Patients completed the Hamilton Rating Scale for Depression (HRSD), the Hamilton Anxiety Rating Scale (HAM-A), the Minnesota Multiphasic Personality Inventory - 2 (MMPI-2), and the Rorschach test. The emerged data underline that patients with AD-W scored significantly higher than patients with AD-O in the MMPI-2 scales D, Pd, Pa, FAM, and in the Rorschach anxiety scale (Sum Y). Finally patients with AD-W showed greater levels of psychopathology compared to patients with AD-O. Further studies assessing the harm associated with stress might allow a better understanding of the diagnosis and therapeutic implications of AD.
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Lo studio si propone di valutare i profili psicopatologici in pazienti ambulatoriali con una diagnosi di Disturbo dell’Adattamento (AD), che risultano positivi alla valutazione dello stress occupazionale (AD-W), rispetto a coloro che hanno vissuto altri eventi di vita stressanti (AD-O). I partecipanti erano 70 pazienti ambulatoriali con AD-W, paragonati a 71 pazienti ambulatoriali con AD-O, afferenti all’Unità di Psichiatria e di Medicina del Lavoro dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma. Ai pazienti sono state somministrate la Hamilton Rating Scale for Depression (HRSD), la Hamilton Anxiety Rating Scale (HAM-A), il Minnesota Multiphasic Personality Inventory - 2 (MMPI-2) ed il Test di Rorschach. I dati emersi evidenziano che i pazienti con AD-W ottengono punteggi significativamente più alti rispetto ai pazienti con AD-O nelle scale D, Pd, Pa, FAM, dell’MMPI-2 e nella scala dell’ansia (Sum Y) del Test di Rorschach. Infine pazienti con AD-W mostrano più alti livelli di psicopatologia, rispetto ai pazienti con AD-O. Ulteriori studi riferiscono che il danno associato allo stress permetterebbe di comprendere meglio la diagnosi e le implicazioni terapeutiche del AD.
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pair_29916596
In 2008, it was introduced by the Legislature legislation which provided the inclusion of Article 28, paragraph 1 of Legislative Decree. N. 81/2008, which stipulates for businesses and public authorities a duty to assess, among a variety of risks that could threaten the safety and health of workers (chemical, biological risk, etc) and also the work-related stress. The implementation of this decree is, therefore, specified as 'work-related stress' as one of the subjects of mandatory assessment risks. The decree, then entrusted to the Permanent Consultative Commission for health and safety at work the task to 'prepare the necessary information for the risk assessment of work-related stress', subsequently issued on 17/11/2010 in the form of a 'methodological path which represents the minimum level of implementation of the obligation'. In light of this regulatory framework, we established our pilot study, with the objective of analyzing a growing occupational discomfort. This objective has been diffused and palpable, but very difficult to define, in a sample of employees of the Judiciary Lazio Offices. The study was commissioned by Law Committee of Guarantee of Equal Opportunity Enhancement of Welfare Work and those against Discrimination (CUG) of the Judicial Offices Romans of the Court of Appeal of Rome also contributed to its realization. The data collected from the administration of two standardized questionnaires was analyzed (Questionnaire-gauge instrument INAIL and the SF-12 v1). More evidently in this pilot study, there was a serious problem in the organizational dimension, in specific, in Managerial Support. Just as it appears, the study sample is perceived 'less healthy', both physically and mentally, than the Italian normative sample. Although the sample is only a part of the study population, 26% of workers of the Judicial Offices Romans, the data obtained shows however, from both a quantitative and qualitative view point, a significant occupational stress and suggests the need to broaden our search in order to find different possible solutions to improve the condition of workers and, consequently, the degree of citizens' satisfaction that caters to this delicate area of expertise.
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Nel 2008 è stata introdotta dal Legislatore la normativa che ha previsto l’inserimento dell’articolo 28, comma 1, D.Lgs. n. 81/2008, il quale sancisce per le imprese e per le pubbliche amministrazioni l’obbligo di valutare, tra gli svariati rischi che potrebbero minacciare la sicurezza e la salute dei lavoratori (rischio chimico, biologico, etc), anche il rischio causato dallo “stress da lavoro”. Con l’attuazione del suddetto decreto viene, dunque, specificato lo “stress da lavoro” come uno dei rischi oggetto di obbligatoria valutazione. Il citato decreto ha, poi demandato alla Commissione Consultiva permanente per la salute e la sicurezza del lavoro il compito di “elaborare le indicazioni necessarie alla valutazione del rischio stress da lavoro”, successivamente emanate il 17/11/2010 sotto forma di un “percorso metodologico che rappresenta il livello minimo di attuazione dell’obbligo”. Alla luce di questo quadro normativo prende vita il nostro studio pilota, con l’obiettivo di analizzare un disagio lavorativo sempre più diffuso e palpabile, ma molto difficile da definire, in un campione di lavoratori dipendenti degli Uffici Giudiziari del Lazio. Lo studio è stato voluto dal Comitato Unico di Garanzia per le Pari Opportunità la Valorizzazione del Benessere di chi Lavora e contro le Discriminazioni (CUG) degli Uffici Giudiziari Romani della Corte d’Appello di Roma, che ha anche contribuito alla sua realizzazione. Sono stati analizzati i dati reperiti tramite la somministrazione di due questionari standardizzati (Questionario-Strumento indicatore dell’INAIL e l’SF-12 v1). Ciò che maggiormente si evidenzia in questo studio pilota è una forte criticità nella struttura organizzativa, specificatamente nel supporto del management. Così come è emerso che il campione in studio si percepisce “meno in salute”, sia fisicamente sia mentalmente, rispetto al campione normativo italiano. Nonostante il campione rappresenti solo una parte della popolazione studiata, il 26% dei lavoratori degli Uffici Giudiziari Romani, i dati ottenuti evidenziano comunque, sia da un punto di vista quantitativo sia qualitativo, un significativo disagio lavorativo e suggeriscono la necessità di ampliare la ricerca al fine di trovare anche possibili soluzioni per migliorare la condizione dei lavoratori e, conseguentemente, il grado di soddisfazione del cittadino che si rivolge a questo delicato ambito di competenza.
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Patients implanted with a Left Ventricular Assist Device (LVAD) constitute a new population of chronic heart failure (HF) patients requiring continuous medical support and representing heavy costs - both direct and indirect - for the healthcare system. If there is consensus about the increased survival, the psychosocial outcomes, in terms of psychological wellbeing, behavioral and social functioning of both patients and caregivers, are still unclear. Overall, it is not clear if local health and social services are equipped to support them in their needs. We conducted an observational study on the psychosocial characteristics and needs of LVAD patients. Twenty-seven patients admitted for rehabilitation after implantation, and their caregivers were recruited. On admission, patients and caregivers were administered questionnaires assessing anxiety, depression, quality of life, level of social complexity and were interviewed about their social resources. At discharge, patients were re-assessed by questionnaires and patients/caregivers received a follow-up phone-interview after 8-12 months. LVAD patients' emotional well-being and subjective quality of life improved during the rehabilitation stay and they confirmed their satisfaction with LVAD at follow-up. Problems emerged concerning the inadequate health and social assistance that LVAD patients receive once home. More than 50% of patients showed substantial social complexity, the burden of which fell on the caregivers, whose strain hardly declined over time, remaining at a level requiring psychological attention. Technological advances that improve LVAD patients' survival should be rapidly followed by adequate interventions by policy makers to improve also the local health/social assistance provided and to address patients and caregivers psychosocial needs over time.
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Obiettivi. I pazienti impiantati con un dispositivo di assistenza ventricolare sinistra (LVAD) costituiscono una nuova popolazione di pazienti con scompenso cronico, che richiede continuo supporto medico e rappresenta un costo importante per il sistema sanitario. A fronte di un generale consenso sull’aumento della sopravvivenza, i risultati in termini di benessere psicologico e psicosociale di pazienti e loro caregivers (cioè le persone loro legate affettivamente e che più se ne occupano) sono ancora poco chiari. In particolare, non è chiaro se i servizi territoriali siano pronti a supportare le loro necessità. Abbiamo quindi condotto uno studio preliminare osservazionale sulle caratteristiche psicosociali e sulle necessità di questi pazienti. Metodi. Sono stati reclutati ventisette pazienti ricoverati in Riabilitazione dopo impianto LVAD e il loro principale caregiver, valutati all’ingresso con questionari specifici per l’ansia, la depressione, la qualità di vita e il livello di complessità sociale. Sono state inoltre valutate le risorse sociali disponibili mediante colloquio. Alla dimissione i pazienti sono stati rivalutati con gli stessi questionari. Dopo 8-12 mesi paziente e caregiver sono stati intervistati telefonicamente. Risultati. Il benessere emozionale e la soggettiva qualità di vita dei pazienti migliorava durante il ricovero in Riabilitazione. I pazienti hanno confermato la loro soddisfazione per il device al follow-up, ma sono emersi problemi sull’inadeguatezza dell’assistenza territoriale, sia in termini medici che sociali. Più del 50% dei pazienti presentava un’importante complessità sociale, il cui peso ricadeva sui caregivers. Questi presentavano un sovraccarico che, pur calando lievemente nel tempo, rimaneva a livelli degni di attenzione psicologica. Conclusioni. I progressi tecnologici che migliorano la sopravvivenza dei pazienti con LVAD dovrebbero essere seguiti da adeguati interventi da parte delle politiche socio-sanitarie, in modo da migliorare le risposte da parte dei servizi territoriali.
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pair_29916598
The literature on gender differences in stress perception and coping has been produced diverse results, and there is a shortage of studies on this topic among cancer nurses. For this reason, the aim of this study was to describe the gender differences related to cancer nurses' stress perception and coping. This study had a cross-sectional design, using a secondary data analysis on dataset (sample = 126 cancer nurses, 74% females). The stress perception and the coping strategies were assessed using Burnout Potential Inventory (BPI) and Health Profession Stress and Coping Scale, nurses' version (HPSCS). Female cancer nurses perceived more stress from personal attacks than males. Indeed, female over 45 years had a significant higher perception of stress, but they used the request for social support (functional coping) as a coping strategy more than males. Our results could help to clearly understand what are the main gender differences in coping and in perceiving stress among Italian cancer nurses, and to incentive more research.
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La letteratura sulle differenze di genere nella percezione dello stress e nell’adozione di meccanismi di coping ha prodotto risultati poco consistenti, inoltre vi è una lacunosità di studi nell’ambito oncologico. Per questa ragione, l’obiettivo di questo studio era descrivere le differenze di genere degli infermieri di oncologia nel fronteggiare lo stress (coping) e nel percepirlo. Lo studio aveva un disegno trasversale ed ha usato l’approccio di analisi secondaria su dataset (campione = 126 infermieri di oncologia; 74% sesso femminile). La percezione dello stress e le strategie di coping sono state valutate tramite il Burnout Potential Inventory (BPI) e il questionario Health Profession Stress and Coping Scale, versione per infermieri (HPSCS). Le infermiere di oncologia percepiscono maggiore stress rispetto agli uomini relativamente all’area degli attacchi personali. Inoltre, le infermiere over-45 anni hanno una percezione di stress significativamente più alta rispetto agli uomini, ma usano maggiore richiesta di supporto sociale (coping funzionale) come strategia di fronteggiamento. I nostri risultati potrebbero essere utili per comprendere meglio quali siano le principali differenze di genere degli infermieri di oncologia italiani nel fronteggiare lo stress e nel percepirlo, oltre che ad incentivare ulteriori studi.
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The topic of appropriateness was defined as the new frontier of development of health interventions. RH Brook in an Editorial published in the BMJ in 1994 defines the appropriateness '… an intervention for which the expected benefits are greater (with a sufficient margin) the possible negative consequences … excluding economic considerations'. In workplaces the goal of appropriateness should cover not only the actions of health surveillance and health protocols, but also and primarily all stages of the risk assessment process. Only through an assessment of occupational risks that aims to identify, evaluate and measure the real professional risk factors in specific working environments, it is possible to meet the requirements of effectiveness, efficiency and protection of ethical principles in the identification of priorities (according to values of person, community and society) that represent the size of the appropriateness of an intervention. At the same time, the risk assessment should provide to the occupational pyisician instruments to study with scientific, justifiable and reproducible criteria the possible correlation between damage to the worker's health and the occupational risk factors. In the process of reporting of suspected technopathy, both for prevention purposes (according to art. 139 of Presidential Decree 1165/68, art. 10 of Legislative Decree 38/00 and DM 10 June 2014), both for insurance purposes (according to art. 53 of Presidential Decree 1165/68 and Ministerial Decree 9 April 2008), it should be considered two indispensable judgment elements to study the correlation between the disease and the work: on the one hand the level (measured or estimated) of the occupational risk factors; on the other hand the appropriateness of the risks assessment compared to the best and most current scientific evidence (Evidence Based Medicine - EBM), according to technical standards and specific guidelines. Our study underlines the importance of appropriateness in the risk assessment process to analyze the correlation between the exposure to specific occupational hazards and the suspected technopathy.
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Il tema dell’appropriatezza è stato definito come la nuova frontiera dello sviluppo degli interventi sanitari. RH Brook in un Editoriale pubblicato sul BMJ nel 1994 definisce l’appropriatezza “…un intervento i cui benefici attesi siano superiori (con un sufficiente margine) alle eventuali conseguenze negative…escludendo considerazioni di ordine economico”. In ambito occupazionale l’obiettivo dell’appropriatezza deve riguardare non solo gli interventi di sorveglianza sanitaria e di definizione dei protocolli sanitari, ma anche e prioritariamente tutte le fasi del processo di valutazione dei rischi. Solo attraverso una valutazione dei rischi occupazionali che miri a individuare, studiare, misurare e “dimensionare” rispetto allo stato di salute dei lavoratori esposti, i reali fattori professionali di rischio presenti negli specifici contesti lavorativi, è possibile da un lato rispondere ai requisiti di efficacia, efficienza e salvaguardia dei principi etici nella individuazione delle priorità (secondo valori di individuo, comunità e società) che rappresentano le dimensioni dell’appropriatezza di un intervento, dall’altro fornire al medico competente lo strumento per studiare e valutare con criteri scientifici, giustificabili e riproducibili la possibile correlazione fra l’alterazione dello stato di salute del lavoratore e gli stessi fattori occupazionali di rischio. Nel processo di segnalazione della malattia di sospetta origine professionale, sia ai fini prevenzionali (ai sensi dell’art. 139 del DPR 1165/68, dell’art.10 del D.Lgs 38/00 e del DM 10 giugno 2014), sia ai fini assicurativi (ai sensi dell’art. 53 del DPR 1165/68, e del DM 9 aprile 2008), un importante elemento di criticità è rappresentato dal fatto che non vengono richiesti due elementi di giudizio indispensabili per studiare secondo criteri scientifici e oggettivi la correlazione fra malattia e lavoro: da un lato il livello (misurato o stimato) dei fattori occupazionali di rischio causali della sospetta tecnopatia, dall’altro l’appropriatezza della stessa valutazione dei rischi specifici rispetto alle migliori e più attuali evidenze scientifiche e prove di efficacia (Evidence Based Medicine - EBM), con particolare riferimento a norme tecniche e linee guida specifiche. Il nostro studio vuole sottolineare l’importanza della appropriatezza (e del “grado” di appropriatezza) nel processo di valutazione dei rischi, nonché ribadire il ruolo insostituibile della stessa valutazione per il medico competente nel processo di analisi della correlazione fra l’esposizione a specifici fattori occupazionali di rischio e la comparsa di tecnopatia.
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The primary role played by the 'ecological context' in clarifying the causes and dynamics of human health and disease is the topic of this article. It emphasizes that the challenging incidence of cancer and other diseases can be charged primarily to the effects of the worldwide dominant economic model. Human culture may act as a powerful force affecting the environment, biology and health of humans and other species. Human culture can be viewed as a special and extreme case of 'niche construction', where human-specific traits, technologies and beliefs act together. The feedback between human activities and the environment can promote different trends in public health. This should provide the opportunity to rethink the consequences that our economic model produces both on the environment and on physical, mental and social health of our species.
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Il ruolo di primo piano giocato dal contesto ecologico nella chiarificazione delle cause e delle dinamiche della salute umana e, per contro, degli stati di malattia è il focus di questo lavoro. La preoccupante incidenza del cancro e di altre patologie degenerative può essere attribuita in larga parte al modello economico dominante a livello globale. La cultura umana può agire come una forza potente, capace di influenzare negativamente l’ambiente di vita, la biologia e perfino lo stato di salute dell’uomo e di altre specie. La cultura umana può quindi essere vista come un caso estremo di niche construction, dove le caratteristiche biologiche, le tecnologie e le credenze umane agiscono insieme nella cosiddetta ‘costruzione della nicchia ecologica’ della nostra specie. Il feedback tra attività umane e ambiente può promuovere trend di salute pubblica differenti. Ciò costituisce un’opportunità per guardare in modo diverso alle conseguenze che il nostro modello economico produce non solo a livello ambientale, ma anche sulla salute fisica, mentale e sociale della specie umana.
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Hand burn is not a common condition in the clinical practice and needs a long and laboured rehabilitative treatment to restore the lost function. This case report illustrates the achievable improvements in mobility and function by using innovative inertial systems for occupational exercise in a Virtual Reality, in addition to a traditional rehabilitative treatment. Through these instruments, we could promote and concurrently assess the recovery of a functional grasp and the ability in the execution of Activities of Daily Living.
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Un’ustione alla mano non è una condizione di frequente riscontro nella pratica clinica e, inoltre, richiede un percorso riabilitativo lungo e complesso al fine di ottenere un recupero della funzionalità persa. Questo case report illustra i miglioramenti, in termini di mobilità e funzione, raggiungibili attraverso l’uso di innovativi sistemi inerziali dedicati all’esercizio occupazionale in un contesto di Realtà Virtuale, in aggiunta a un trattamento riabilitativo tradizionale. Attraverso questi strumenti, è stato possibile ottenere e, allo stesso tempo, quantificare il recupero della presa funzionale e, in generale, dell’abilità nell’esecuzione delle più comuni attività, restituendo al paziente l’indipendenza nella sua vita quotidiana.
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Stochastic effects induced by exposure to ionizing radiation rapresent a relevance radioprotection aspect. Actually most of the information about radiation-induced oncogenic risk arise from the follow-up of the atomic bombs survivors (Life Span Study, LSS); at this information sources have been added over the last decades also data derived from medical, occupational and environmental studies conducted in various parts of the world and their contribution about number of cases and duration of follow-up period is of great relevance. These sources of information, in fact, provide important data related to very different exposure models compared to the historical of the LSS and closer to those who characterize the employment context in the last decades. Data from these studies seem to outline the evidence for which at the current occupational exposure levels significant ERR/Gy are observed only for lung cancer and for all haematological neoplasms with the exception of chronic lymphocytic leukemia.
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Gli effetti stocastici indotti dall’esposizione a radiazioni ionizzanti rivestono un aspetto di notevole rilevanza in ambito radioprotezionistico Molte delle informazioni relative al rischio oncogeno radioindotto provengono dal follow-up dei superstiti delle esplosioni delle bombe atomiche in Giappone del 1945 (Life Span Study, LSS) a cui si sono aggiunti nel corso degli anni anche dati derivanti da studi effettuati in ambito medico, lavorativo ed ambientale condotti in varie parti del mondo ed il cui contributo, in termini di casistica e di durata del periodo di follow up, appare tutt’altro che di secondaria importanza. Queste tipologie di fonti informative, infatti, forniscono importanti informazioni soprattutto perché riferite a modelli espositivi ben diversi da quelli storici del LSS e sempre più vicini a quelli che ormai da decenni caratterizzano il contesto occupazionale. I dati ad oggi disponibili sembrano così delineare un quadro in cui agli attuali livelli espositivi occupazionali sembrerebbero osservarsi ERR/Gy significativi limitatamente al tumore del polmone ed a tutte le forme ematologiche ad esclusione della leucemia linfatica cronica.
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The continuous scientific advances against neoplastic diseases affecting all areas of oncology biomedical research. Age is an extremely important factor in cancer development, since the incidence of cancer increases significantly with age. Because of aging of the Italian population, although the incidence is kept constant, the number of cancer diagnosis is inevitably going to increase over time only to increasing age. Survival after the diagnosis of cancer is one of the main indicators that allow to evaluate the effectiveness of the health system against the cancer disease. The 5-year survival after diagnosis is a widely used indicator. If we consider the relative survival data after 5 years of diagnosis, for cancer cases diagnosed in subsequent three-year periods, from 1990-1992 to 2005-2007, it shows that the 5-year survival has increased significantly over time for both men and women. Many so-called patients 'long-term survivors 'are of working age and should return to work. This aims to ensure both the mental and social well-being of the worker, both industrial production. For the oncogenic risk assessment by ionizing radiation, the ICRP Publication 60 has referred to the mortality and cancer data collected from 1950 to 1985 by the RERF, Japan-US bi-national institution with headquarters in Hiroshima that leads the research program called Life Span study (LSS), that is the study of the long-term effects on survivors of the bomb A. For the thyroid, instead, reference is made to the data from medical irradiations, as well as for liver and bone, using in this case adapted data relating to exposure to alpha rays (thorium and radio). The interpretation model is the traditional one: the linear dose-effect assumptions without a threshold even at small doses (LNT theory) when epidemiological data are not more informative for statistical uncertainty, although we resort to radiobiological studies. In transferring the risk among different populations ICRP in Publication 103 accommodates the idea that for each type of cancer is more suitable, from time to time, the additive or multiplicative model or a combination of the two. To study the oncogenic role of occupational exposure to ionizing radiation in the onset of neoplastic disease, the probability of cause (PC), is a 'reasonable way to address the problem of evaluation of the likelihood that previous exposure to ionizing radiation (IR) is responsible for an oncogenic event '(Committee on Radiation Protection and Measurements - NCRP - Statement N. 7 of 30/09/92).
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I continui progressi scientifici contro le malattie neoplastiche riguardano tutti i settori della ricerca biomedica oncologica. L’età è un fattore di estrema rilevanza nello sviluppo del cancro, dal momento che l’incidenza dei tumori aumenta significativamente con l’età. In virtù di un costante invecchiamento della popolazione italiana, anche se l’incidenza si mantenesse costante, il numero di diagnosi tumorali è inevitabilmente destinato ad aumentare nel corso del tempo solo per motivi anagrafici. La sopravvivenza dopo la diagnosi di tumore è uno dei principali indicatori che permette di valutare l’efficacia del sistema sanitario nei confronti della patologia tumorale. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è un indicatore ampiamente entrato nell’uso comune. Se si considerano i dati di sopravvivenza relativa dopo 5 anni dalla diagnosi, per i casi di tumore diagnosticati in trienni successivi, dal 1990-1992 al 2005-2007 emerge che la sopravvivenza a 5 anni è aumentata notevolmente nel tempo sia per gli uomini che per le donne. Molti dei cosiddetti “lungopravviventi” sono in età lavorativa e quindi protagonisti attivi del processo di inserimento occupazionale che deve vedere il ritorno al lavoro del soggetto “oncologico” sia con la finalità di garantire il benessere psicofisco e sociale del lavoratore stesso, sia per finalità produttive. Per la valutazione del rischio oncogeno da radiazioni ionizzanti l’ICRP Pubblicazione 60 ha fatto riferimento ai dati di mortalità e neoplasia raccolti dal 1950 al 1985 dalla RERF, Istituzione binazionale nippostatunitense con sede ad Hiroshima che conduce il programma di ricerca denominato Life Span Study (LSS), cioè lo studio degli effetti a lungo termine sui sopravvissuti alla bomba A. Per la tiroide invece viene fatto riferimento ai dati da irradiazioni mediche, così come per fegato e osso, impiegando in questo caso dati opportunamente adattati relativi a sposizione a raggi alfa (torio e radio). Il modello interpretativo rimane quello tradizionale: l’ipotesi lineare dose-effetto, senza una soglia neppure alle piccole dosi (LNT theory) per le quali i dati epidemiologici non sono più informativi per ragioni di incertezza statistica, anche se si ricorre agli studi radiobiologici. Nel trasferire il rischio tra popolazioni L’ICRP nella Pubblicazione 103 accoglie l’idea che per ogni tipo di tumore sia più adatto, di volta in volta, il modello additivo o moltiplicativo o una combinazione tra i due. Per lo studio del ruolo oncogeno della esposizione occupazionale a radiazioni ionizzanti nell’insorgenza della malattia neoplastica, la Probabilità di causa (PC), rappresenta un “modo ragionevole per indirizzare il problema della valutazione della verosimiglianza che una precedente esposizione a radiazioni ionizzanti (RI) sia responsabile di un evento oncogeno” (Committee on Radiation Protection and Measurements - NCRP - Statement n° 7 del 30/09/92).
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The Probability of Causation (PC) was introduced to compensate objectively and more possible legally the U.S. diseased subjects involved in the nuclear armament activities. The methodology is related to the attributable risk concept, but it is widely different from it, since it doesn't evaluate the 'attributablity' from a collective point of view, but from a 'personalistic' point, that is from the particular exposure condition, from the specific physical parameters and from the biological individual features of the single exposed subject. So the PC become an evaluation of the harm probability 'tailored' for 'that' specific exposed person, on the basis of the epidemiological indications coming from an exposed group with very similar characteristics of the under investigation individual. This is clearly possible owing to the large and exhaustive amount of epidemiological studies in the specific field of radiation exposure. The process to reach the PC adoption took a long time, was plodding and politically thwarted and various reexaminations and bills during time were necessary to extended the laws to the different exposure categories. Now in the U.S. three departments (Health, Energy and Labour) are involved in the evaluation processes; they gather the personal, dosimetric and clinical data and with a computer program (usable on line also) based on the updated knowledge, evaluate the eligibility for compensation on the basis of the 'more likely than not' criterion. The method meets the interest and the favor at international level and organizations in prominent positions in the pacific use of nuclear energy and in the radiation protection fields, like: NCRP, IAEA, WHO, ILO,... fight for it use. Now many institutional organism and the more enlightened justice courts utilize the PC to settle cases (increasing in frequency) in work and health activities, for which more often compensation claims are dealing with.
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La probabilità di causa nasce per risarcire nel modo più obiettivo possibile e più giuridicamente corretto una serie di individui coinvolti negli Stati Uniti nello sviluppo dell’energia nucleare bellica. Questa metodologia si ispira al concetto di rischio attribuibile, ma si differenzia profondamente da esso in relazione al fatto che non valuta l’”attribuibilità” da un punto di vista collettivo, ma da un punto di vista “personalistico”, cioè con riferimento alle caratteristiche espositive, fisiche e biologiche dell’individuo in studio. Diviene così una probabilità “ritagliata” sul singolo soggetto esposto, sulla base delle indicazioni epidemiologiche di gruppi di individui dalle caratteristiche sovrapponibili a quelle del soggetto in studio. Questo è naturalmente possibile in grazia della grande quantità di studi epidemiologici e del dettaglio dei medesimi nel campo dell’esposizione a radiazioni ionizzanti. Il processo che ha portato all’adozione della PC è stato lungo, laborioso e politicamente contrastato e per estenderlo a tutte le categorie di esposti ha richiesto numerosi riesami e quindi varie leggi che si sono susseguite nel tempo. Oggi negli S.U. tre dipartimenti (salute, energia, lavoro) sono impegnati nel procedimento di valutazione che, dopo la raccolta dei dati personali, attraverso un programma di calcolo ad hoc, valutano il diritto all’indennizzabilità sulla base del criterio “più probabile che no”. Il metodo ha incontrato l’interesse ed il favore a livello mondiale e organismi di grande rilievo nel campo della radioprotezione e dell’utilizzo delle radiazioni, come: il NCRP, l’IAEA, il WHO, l’ILO ne propugnano l’utilizzo, utilizzo di cui si servono alcuni organismi istituzionali e le più illuminate coorti di giustizia per dirimere i contenziosi (purtroppo frequenti) nel contesto lavorativo ed in quello sanitario, nei quali più frequenti sono i casi di richiesta di indennizzo.
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L'applicazione del metodo della Probability of Causation (PC) è certamente ampio poiché è oggi lo strumento riconosciuto per la individuazione del nesso di causa non solo nelle richieste di indennizzo in ambito assicurativo (per il quale è stata utilizzato inizialmente) ma anche per dirimere contenziosi giuridici in ambito civilistico e penalistico. Thanks to the Italian Association of Medical Radiation Protection (AIRM), PC method has been recently proposed as an aid for the radiation protection occupational physician in medical assessments involving both the mandatory actions that, in case of suspicion of occupational disease, the physician needs to perform (report / complaint / reporting) and the expression of the fitness evaluation in case of return to work after cancer and clinical recovery. For all these uses PC value, calculated through the method, should be used in a flexible manner, and thus lead to different decisions, 'modulated' on the basis of purposes and listed contexts; and this not only within the legal framework, but also in the strictly professional one. According to different purposes, different PC values are proposed as a reference for the decisions to be taken.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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L’applicazione del metodo della Probability of Causation (PC) è certamente ampio poiché è oggi lo strumento riconosciuto per la individuazione del nesso di causa non solo nelle richieste di indennizzo in ambito assicurativo (per il quale è stata utilizzato inizialmente) ma anche per dirimere contenziosi giuridici in ambito civilistico e penalistico. Recentemente, anche grazie alla spinta dell’Associazione Italiana di Radioprotezione Medica (AIRM), il metodo della PC è stato proposto come strumento di ausilio per il medico di radioprotezione nelle valutazioni che riguardano sia le azioni obbligatorie che, in caso di sospetto di malattia professionale, il medico deve compiere (referto/denuncia/segnalazione), sia per l’espressione del giudizio di idoneità in caso di rientro al lavoro dopo neoplasia e guarigione clinica. Per tutti questi utilizzi il valore di PC calcolato attraverso il metodo dovrà essere usato in maniera flessibile, e quindi dar luogo a decisioni diverse, “modulate” sulla base delle finalità e dei contesti elencati; e questo non solo all’interno del contesto giuridico, ma anche in quello strettamente professionale. Vengono quindi proposti, in funzione delle diverse finalità, dei valori della PC ai quali fare riferimento per le decisioni da adottare.
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This review focuses on randomized and clinical controlled trials regarding the use of music in workplaces. The paper represents a possible starting point to introduce a scientific approach in the use of music techniques in the occupational medicine, improving psychological and work performance outcomes. Some key points about the definition of music approaches and their aims were reported in the article.
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L’ascolto musicale e la musicoterapia attiva possono avere un effetto sia sulle componenti psicologiche ed emotive dei lavoratori, ma anche su quelle più chiaramente legate alle prestazioni lavorative, come ad esempio l’attenzione. Molte sono le categorie professionali che possono essere interessate a questo tipo di supporto, in particolare quelle dei lavoratori sottoposti a particolari condizioni di stress. La musicoterapia quindi si pone sempre più come uno strumento utile e flessibile a disposizione del medico, del medico del lavoro e dei professionisti della riabilitazione, utilizzabile in differenti contesti patologici e non ma anche in ambito lavorativo.
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The principal purpose of this epidemiological cross-sectional study was to evaluate the frequency of foot problems associated with the wearing of safety footwear (SFW). We examined 509 workers from 12 separate metal-working factories, representing all workers employed in these factories. All subjects wore SFW on a daily basis. The study was based on an interviewer-administered questionnaire and a clinical examination of the feet, with particular attention to skin lesions. 81% of the workers had at least one foot problem. The most frequently reported shoe concern was the hot/wet conditions inside the SFW (42%), followed by weight (27.5%), fit (22.9%) with narrowness (19%) and poor sole flexibility (16.3%). Preventive measures should be implemented to reduce the risk associated with SFW. To achieve this goal, it is necessary on one hand to improve the comfort of SFW from a physiological and ergonomic point of view and, on the other hand, to make an appropriate choice of this personal protective device from the various brands and models available on the market.
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Scopo principale di questo studio epidemiologico trasversale è stato determinare la frequenza delle affezioni del piede associate all’impiego delle scarpe antinfortunistiche. Un totale di 509 lavoratori impiegati in 12 distinte fabbriche metalmeccaniche prese parte allo studio. Tutti i soggetti esaminati indossavano giornalmente le scarpe di sicurezza. Lo studio era basato su una intervista con compilazione di un questionario standard e su un esame clinico del piede con particolare attenzione alle lesioni cutanee. L’81% dei lavoratori presentava almeno una affezione del piede. Le più frequenti preoccupazioni riferite all’impiego delle scarpe antinfortunistiche erano le condizioni di caldo-umido all’interno della scarpa (42%), il peso della scarpa (27.5%), la calzata (22.9%), la calzatura stretta (19%) e la scarsa flessibilità della suola (16.3%). Misure preventive devono essere attuate al fine di ridurre i rischi associati alle scarpe antinfortunistiche. Per il raggiungimento di questo obiettivo è necessario da un lato migliorare il comfort della scarpa antinfortunistica dal punto di vista fisiologico ed ergonomico e dall’altro operare una scelta appropriata di tale dispositivo di protezione fra le diverse marche e modelli presenti sul mercato.
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Domestic accidents are an important topic as for different viewpoints: for the people that could be victim of them, for the health and economic systems. It could be imagined that people affected by neurological diseases, such as Multiple Sclerosis (MS), could incur into domestic accidents more frequently than people in the general population. Aim of the present work is to introduce a survey's questionnaire for registering occurrence and characteristics of domestic accidents in a population with particular features such as MS patients. In 2011, a first edition of this survey questionnaire was already proposed and then applied with a sample of MS patients (QuID). A subsequent newest version of the test (QuID-II) has then been proposed, based on the information collected and on the limits showed by that first edition. With this new version deepen information can be collected on the characteristics, the biological, environmental and behavioural risk factors for the occurrence of domestic accidents, and this could be useful in planning prevention programs.
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Gli incidenti domestici sono un problema rilevante sotto vari punti di vista: per le persone che ne fossero vittime, per il Sistema Sanitario e per il sistema economico. Ci si attende che la possibilità di incorrere in un incidente domestico sia superiore per pazienti con patologie neurologiche, come la Sclerosi Multipla (SM), rispetto ai soggetti della popolazione generale. Obiettivo del presente lavoro è presentare uno strumento d’indagine utile alla registrazione degli incidenti domestici e degli aspetti connessi, in una specifica popolazione, come i pazienti con SM. Nel 2011, è stato prodotto dal nostro gruppo un primo strumento di rilevazione dell’incidenza e delle caratteristiche degli incidenti domestici: il Questionario per la rilevazione degli Incidenti Domestici (QuID). Tale strumento è stato poi utilizzato sul campo con un gruppo pazienti con SM. Sulla base delle informazioni ottenute e dei limiti emersi nell’utilizzo di tale questionario, si propone una nuova versione: il QuID-II. In quest’ultima vengono raccolte informazioni più dettagliate sulle caratteristiche, i fattori di rischio biologici, ambientali e comportamentali da considerare nella strutturazione di programmi di prevenzione dell’occorrenza di incidenti domestici.
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Occupational Health Nurses have gradually changed their role. To provide a national and international overview concerning the Occupational Health Nurse's role and to evaluate which are the regulatory/professional elements currently in force in Italy that may permit to better structure and develop Occupational Health Nurse's technical/scientific knowledges. Literature and regulatory texts review in Italy and abroad; on sight research in some public and private Occupational Health services. Occupational Health Nurses' role abroad is well established and it's primarily aimed to preventive health interventions and health promotions. In Italy, on the contrary, the role of nurses in Occupational Health is almost always accessory in the implementation of health surveillance and workers' health education. This fact seems to be the result of the absence of a specific training course for those professionals, that could better define their legal profile. We verified the need that the training curricula of the Nursing Degree and of the Post-graduate Degree in Nursing and Midwifery Sciences give more space for teaching specific Occupational Health skills. It seems useful to propose the activation of specific post-graduate training courses for nurses who wish to focus specifically their professional activity in our disciplinary field.
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Introduzione: L’Infermiere del Lavoro ha progressivamente modificato il proprio ruolo. Obiettivi: Fornire una visione generale del ruolo infermieristico nella Medicina del Lavoro a livello internazionale e verificare quali siano gli elementi giuridico/professionali attualmente vigenti in Italia che potrebbero permettere di meglio strutturare e sviluppare le conoscenze tecnico/scientifiche dell’Infermiere del Lavoro. Metodi: Revisione della letteratura e dei testi normativi in ambito nazionale ed internazionale; ricerca sul campo in alcune strutture pubbliche e private di Medicina del Lavoro. Risultati: Il ruolo infermieristico in Medicina del Lavoro è all’estero ben consolidato e si rivolge principalmente agli interventi sanitari preventivi e di promozione della salute. In Italia, al contrario, è quasi sempre accessorio nella realizzazione della sorveglianza sanitaria e formazione dei lavoratori. Ciò sembra la conseguenza dell’assenza di un percorso formativo specifico per la preparazione di tale figura, che renderebbe possibile un adeguato riconoscimento a livello normativo. Conclusioni: Risulta necessario che i curricula formativi del Corso di Laurea in Infermieristica e del Corso di Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche diano maggior spazio all’insegnamento della Medicina del Lavoro. Si ritiene infine utile proporre l’attivazione di percorsi formativi specifici post-laurea per quegli infermieri che volessero concentrare la loro attività professionale nel nostro settore disciplinare.
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The pursuit of the best working conditions and of a rewarding job are pivotal elements in care process cause working satisfaction plays a main role to further the positive treatments outcome. Anonymous questionnaires were administered to 59 subjects (10 nurses and 49 health workers) operating in two different institutions, an Alzheimer centre and a nursing home, in order to describe their personal sensation about work's gratification. Our research shows up, in both institutions, a satisfying perception about working conditions, learning and educational opportunities, teamwork and individual skills recognition. Patients' behavioural disorders and hard relationship with families are source of strain and stress for both groups. The rest home staff complain about the unsuitable environmental conditions which make difficult the managing of particular minor behavioural disorders like wonderings, escapes and falls. Elements as salary and balance between work and free time are relevant for both groups but not adequate to fulfill their expectations if work recognition and individual daily efforts appreciation are lacking.
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La ricerca delle migliori condizioni lavorative e l’accrescimento della soddisfazione lavorativa sono elementi strategici nei processi di cura poiché il benessere lavorativo contribuisce quale fattore decisivo per il buon esito dei trattamenti. L’obiettivo dello studio è descrivere il grado di benessere organizzativo raccogliendo il punto di vista di un campione di infermieri ed operatori socio-sanitari che operano in due differenti strutture di area geriatrica: un Centro Alzheimer ed una RSA. È stato somministrato un questionario anonimo ad un campione composto da un totale di 59 soggetti, di cui 10 infermieri e 49 operatori socio sanitari che operano nelle due diverse strutture. I risultati dello studio mostrano un livello di soddisfazione elevato in entrambe le strutture esaminate. Emerge dalla ricerca che la percezione degli infermieri e degli operatori riguardanti le condizioni lavorative, le occasioni di apprendimento e di formazione, il lavoro in équipe, il riconoscimento dei meriti individuali è positiva. I disturbi del comportamento dei pazienti rappresentano per entrambi i gruppi fonte di fatica lavorativa. Altro aspetto che risulta stressante e faticoso è rappresentato dalle relazioni spesso difficili con i famigliari dei pazienti. Tra gli operatori della struttura RSA emerge la difficoltà e la fatica di lavorare in un setting ambientale inadeguato a supportare il personale nella gestione di particolari disturbi comportamentali, quali il vagabondaggio, le fughe e le cadute. Aspetti quali la retribuzione o l’equilibro tra lavoro e tempo libero sono rilevanti per i soggetti intervistati, ma non sufficienti a renderli pienamente soddisfatti, se viene a mancare la percezione del riconoscimento del proprio lavoro e della qualità degli sforzi individuali che essi quotidianamente compiono.
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The aim of the research was to develop, together with the workers, a methodology and a questionnaire for the identification, detection and assessment of risk factors work related stress, in rail workers. We carried 12 meetings of 'homogeneous group' with train drivers and train conductors. This experience allowed the production of an questionnaire to detect and evaluate risk factors. The instrument detects the subjective evaluation workers' levels of anxiety, irritation, strain, fatigue etc. for each hour of the total working time and in the three preceding and following hours of work. Were also administered the test MSP and the survey SHC. Research partecipants were 451 rail workers: 254 train drivers and 197 train conductors (73 Female and 124 Males). The active workers partecipation of the first phase ('omogeneous group' encounters) has had an important roles for the individuation of specific risk factors working stresses. In particular: the levels of anxiety, irritation, strain, fatigue, etc. showed differences in different days and at different hours of the same. The workers showed at the test MSP more elevated values respect to the validation sample test. The result does not appear influenced by socio-demographic variables but, in the train drivers, from service variables (type of driven train, single train driver at driving). The results have shown a strong relationship between stress and health problems. Finally, a brief exploration of the 'company's social climate' showed a positive correlation between perceived stress and the mental representations of the company's control system.
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Lo studio vuole portare un contributo alle metodologie per la valutazione dello stress lavoro correlato, particolarmente quando rivolte alle professioni atipiche. L’obiettivo della ricerca è stato quello di mettere a punto, insieme ai lavoratori interessati, e sperimentare, una metodologia e uno strumento per l’individuazione, la rilevazione e la valutazione dei fattori di rischio stress lavoro correlato, specifici nel personale ferroviario in servizio sui treni. Sono stati realizzati 12 incontri di gruppo omogeneo prima con i macchinisti e poi con i capitreno. Ciò ha consentito l’elaborazione di un questionario ad hoc per rilevare i fattori di rischio specifici e per valutarli. Lo strumento rileva i vissuti soggettivi di ansia, irritazione, sforzo, fatica, sonnolenza e difficoltà di concentrazione ogni ora nel corso dell’attività lavorativa e nelle tre ore precedenti e successive al lavoro. Sono stati inoltre somministrati il test MSP e il questionario SHC. Hanno partecipato alla ricerca 451 ferrovieri: 254 Macchinisti e 197 Capitreno (73 F e 124 M). I risultati consentono di apprezzare l’importante contributo derivato dalla partecipazione dei lavoratori al processo di definizione e valutazione dei fattori di rischio stress lavorativi. In particolare: i livelli di ansia, irritazione, sforzo fatica, sonnolenza e difficoltà di concentrazione, soggettivamente rilevati, mostrano differenze nelle diverse giornate lavorative, e nelle diverse fasce orarie delle stesse. La percezione globale del proprio stato di stress psicologico misurato con il test MSP risulta nettamente superiore a quello del resto della popolazione non clinica, sia nei macchinisti, sia nei capitreno F e M. Il dato non appare influenzato da variabili socio-anagrafiche bensì, nei macchinisti, da variabili di servizio (tipo di treno condotto e condotta ad agente solo). I risultati hanno inoltre messo in evidenza una forte relazione tra stress e disturbi di salute. Infine, una breve esplorazione del clima aziendale ha consentito di rilevare la correlazione positiva tra percezione dello stress e la costanza di alcune rappresentazioni mentali che sono presenti nel contesto lavorativo ma che di solito sfuggono all’analisi di ricerca anche perché non sempre chi le produce ne è pienamente consapevole..
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pair_29916612
Meta-analyses and research have highlighted the importance of employees' participation in workplace safety. The present research designs an original model of proactive safety orientation which considers existing constructs of proactivity, adapted to organizational safety issues in the workplace. Qualitative data was obtained through semi-interviews with 18 expert of safety and analysed using content analysis. Findings shows six dimensions of proactivity that can be attributed to three managerial areas of Reason, competence, cognizance and commitment.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Ricerche e meta-analisi hanno evidenziato l’importanza della partecipazione dei lavoratori nella promozione della sicurezza nel lavoro. La scopo della presente ricerca è lo sviluppo di un modello di “orientamento proattivo verso la sicurezza”, muovendo dai costrutti esistenti di proattività organizzativa. Sono state condotte 18 interviste semi-strutturate ad esperti ed analizzate rispetto al contenuto. I risultati mostrano sei dimensioni di proattività riconducibili alle tre aree di Reason, competence, cognizance e committment.
it
pair_29916614
Cancers with a low occupational etiologic fraction are still a major health issue, taking into account both that 2-8% of all neoplasm is attributable to occupational exposures and that a large amount of workers are still exposed to carcinogens in their occupational environments. The study of cancers with a low occupational etiologic fraction is to date of great interest, and consequently the Italian Ministry of Health have included this kind of research among the Essential Levels of Assistance (Livelli Essenziali di Assistenza, LEA), which represent the goals of the Italian Public Health System for the next years. In Italy, two major methodologies were used to monitor cancers with a low occupational etiologic fraction: the first one has been based on an active search carried out during the patients' hospitalization and featured by a clinical approach, while the second one, based on record-linkage studies, has been characterized by an epidemiological approach. This paper aims to briefly review these approaches and their major results, and, as a result, it indicates that both the methods could be useful for the study of cancers with a low occupational etiologic fraction, due to their complementary and interesting results.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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I tumori a bassa frazione eziologica professionale continuano ad essere un problema sanitario di rilievo, sia considerando che circa il 2-8% di tutti le neoplasie riconosce una esposizione lavorativa come agente concausale, sia considerando l’alto numero di lavoratori tutt’oggi esposti ad agenti cancerogeni sui luoghi di lavoro. Lo studio dei tumori “a bassa frazione” risulta quindi di grande interesse tanto da essere inserito come obiettivo dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) del Ministero della Salute. In Italia sono stati utilizzate due principali metodologie di studio dei tumori a bassa frazione eziologica professionale, l’una basata sulla ricerca attiva “al letto del malato” e caratterizzata da un approccio maggiormente clinico-diagnostico, l’altra realizzata tramite studi di record-linkage e caratterizzata da un approccio maggiormente epidemiologico di popolazione. Il presente lavoro ha condotto una breve analisi comparativa dei due approcci e dei relativi risultati, il cui esito indica una validità di entrambi i metodi e una complementarietà degli approcci che ne suggeriscono l’utilizzo anche per l’attività di registri tumori specificamente dedicati alla ricerca dei tumori a bassa frazione eziologica professionale.
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pair_29916615
The Legislative Decree n. 151 of 14 September 2015 lays down new provisions concerning the DPR 1124/65. The major developments occur with Article 53 of Presidential Decree 1124/65, which transfer the obligation to send the medical certificate, attached to the report of accident and occupational disease, from the employer to the physician - 'every physician lends immediate assistance to an injured worker or to a worker that suffers from an occupational disease' - using telematic systems, either directly or through the health facilities. There are however residual critical issues not easily overcome by the general pratictioner or by the physician not specialist in occupational medicine, because of the impossibility of knowing the real occupational causative agents of disease and the production cycle. So, the general practitioner cannot properly study the link between damage to health and work. In addition, there are no indications for diseases not included by tables (DM 09.04.2008) and lists (DM 10.06.2014), which should be evaluated about the possible occupational origin. Moreover, there is no indication of reporting for the pathologies present in the tables of occupational diseases, but not included in the lists of the DM 10.06.2014, and for the diseases with nosological differences between the tables of occupational diseases and lists, as well as those that the doctor believed to be linked to exposure at work, although not included in the two documents (tables or lists). To date, there are other technical critical issues that the legislation seems to overlook. In any of the laws reported (and even in the recent legislation) is mentioned the key element essential to evaluate, according to technical and scientific criteria, the first occupational origin attribution of a suspected technopathy: the results of an appropriate and specific risk assessment of the recognized causative agent. We propose an operational way to create a technical and sustainable system of reporting suspicious technopathies. This system should be based on the figure and the role of occupational physician, both as a 'competent' physician, according to the Legislative Decree n. 81/08 (in Italy), both as a doctor inserted in the community and hospital health services (in Lombardy these services are organized in the Health Protection Agencies - ATS - and in the Operative Unit Hospital of Occupational Medicine (UOOML of socio-territorial health companies - ASST). Complementarily, an organized reporting system should be based on risk assessment (according to art. 17 of Legislative Decree n. 81/08). Other aims are to overcome outdated practices, create a constant channel of dialogue between the territorial and the hospital health centers, send and capture in a structured and efficient way reports of technopathy, track all occupational disease reports and create a dedicated archive.
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Con il D.Lgs. n. 151 del 14 settembre 2015 il 24 settembre 2015 sono entrate in vigore le nuove disposizioni riguardanti il DPR 1124/65. Le maggiori novità avvengono con le modifiche all’art. 53 del DPR 1124/65 che trasferiscono l’obbligo dell’invio del certificato medico, allegato alla denuncia di infortunio e di malattia professionale, dal datore di lavoro al medico – “qualunque medico presti la prima assistenza a un lavoratore infortunato sul lavoro o affetto da malattia professionale” – in modalità telematica, direttamente o per il tramite della Struttura sanitaria competente al rilascio. Per le malattie professionali permangono, tuttavia, importanti criticità residue non facilmente superabili per il medico “generico”, non specialista in medicina del lavoro, a causa dell’impossibilità di conoscere i reali agenti eziologici ai quali il paziente/lavoratore può essere esposto. Da questo deriva l’impossibilità di ipotizzare correttamente il legame tra un danno alla salute e il lavoro da parte del medico non specialista che di solito non conosce il ciclo lavorativo. Non esistono inoltre indicazioni per la individuazione di patologie non comprese nelle tabelle (DM 09.04.2008) e nelle liste (DM 10.06.2014), delle quali si deve valutare la possibile origine professionale. Risultano oggetto della stessa incertezza le patologie elencate nelle tabelle delle malattie professionali, ma non comprese nelle liste del DM 10.6.2014, quelle per cui esistono discrepanze nosologiche fra le tabelle delle malattie professionali e le liste del DM suddetto, oltre a quelle che il medico ritiene essere legate all’esposizione al lavoro, sebbene non presenti nei due elenchi. A queste problematiche si aggiungono alcuni elementi criticità che la normativa, ad oggi, sembra trascurare. In nessuno dei Decreti di riferimento e neppure nella recente normativa viene fatto alcuno cenno all’elemento chiave indispensabile per valutare secondo criteri tecnici e scientifici la ragionevole prima attribuzione dell’origine professionale di una sospetta tecnopatia: i risultati di una appropriata valutazione del rischio specifico riconosciuto come agente causale. Alla luce delle considerazioni trattate, viene proposta una via operativa di avvio di un sistema organizzato, tecnico e sostenibile di segnalazione dei casi di sospetta tecnopatia. Tale sistema si ritiene non possa prescindere dalla figura e del ruolo del medico specialista in medicina del lavoro, sia come medico competente aziendale nominato ai sensi del D.Lgs. 81/08, sia come figura inserita nei servizi sanitari territoriali e ospedalieri (in Lombardia, presenti nelle Agenzie di Tutela della Salute – ATS – e nelle Unità Operative Ospedaliere di Medicina del Lavoro UOOML delle aziende Socio Sanitarie territoriali – ASST), oltre che dalla valutazione dei rischi lavorativi (prevista dall’art. 17 del D.Lgs. 81/08). Altre finalità sono il superamento di prassi obsolete, la creazione di un canale costante di dialogo tra sanitari dei poli territoriali e dei poli ospedalieri, l’invio e acquisizione sistematizzata, strutturata ed efficiente delle segnalazioni, la tracciatura di tutte le segnalazioni di malattie professionali e la creazione senza soluzioni di continuità di un archivio dedicato.
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pair_29916618
Smoking prevalence among health care workers is higher in comparison with general population and the prevalence of women who smoke is higher than among men. In the prevention strategies the multimedia campaign may be a positive impact on the fight against tobacco. Objective. The aim of the study was to assess the impact of the last Italian campaign against smoking (Il fumo fammale) in the health care women workers. A cross-sectional study was conducted in Latium and Sicily (Italy) in 2015, through an interview on memories and impressions about the spots and after a new vision of the spot and eventually other comments. 357 individuals entered the study, 204 female health care workers and 153 from the general population. The female health care workers were more skeptical than the general population. The impressions aroused in the healthcare workers versus the general population were: sadness (OR=2.96;IC95%:1.17-7.49), indifference (OR=5.57;IC95%:2.43-12.77); while a cue to reflect was more considered from general population than health care workers (OR=0.13;IC95%:0.07-0.23). The female professionals health referred the main characteristics of the spot as no original, no impactful, no persuasive and boring too. In conclusion the multimedia campaign to fight against the smoking should be useful, but the psico-behavioural factors have applied and considered when it is implemented; to reduce the tobacco consumption in the healthcare workers can make them an example for the people of healthy life styles and they are a start up of prevention mechanism too. Furthermore it is important to consider the healthcare professional's opinions for future healthy communications and multimedia campaign on tobacco harm.
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I professionisti sanitari consumano tabacco in prevalenza maggiore rispetto alla popolazione generale e in questo settore le donne fumano talvolta in percentuale maggiore rispetto ai colleghi maschi. Nell’ambito delle attività di prevenzione, le campagne mediatiche possono avere un impatto notevole. Obiettivi. L’obiettivo dello studio è valutare l’impatto dell’ultima campagna mediatica italiana sulla lotta al tabagismo (Il fumo fammale) nelle donne che svolgono attività professionali in sanità, in comparazione con la popolazione generale. Metodi. Lo studio trasversale condotto nel Lazio e in Sicilia nel 2015, ha previsto un’intervista sul ricordo degli spot della campagna e successivamente dopo aver mostrato gli spot ha raccolto ulteriori impressioni. Risultati. Hanno preso parte allo studio 357 individui, 204 professioniste sanitarie e 153 nella popolazione generale. Le prime mostrano più scetticismo nei confronti della campagna rispetto alle popolazione generale: tra le emozioni maggiormente suscitate nelle professioniste sanitarie versus la popolazione generale vi sono: tristezza (OR=2.96;IC95%:1.17-7.49) e indifferenza (OR=5.57;IC95%:2.43 -12.77); mentre momento di riflessione risulta maggiormente nella popolazione generale (OR=0.13;IC95%:0.07-0.23). Le caratteristiche dello spot riferite dalle professioniste sanitarie sono: poco originale, di non grande effetto, non persuasivo, se non addirittura noioso. Conclusioni. Tra le strategie preventive contro il fumo le campagne mediatiche possono dimostrarsi utili anche nel contesto delle professioni sanitarie a patto che si utilizzino tecniche psico-comportamentali e con chiari obiettivi mirati alla disassuefazione; non a caso i professionisti sanitari debbono divenire modelli nei corretti stili di vita per i cittadini, e d’altro canto possono rappresentare il punto di partenza e gli artefici della prevenzione stessa. Tener conto delle opinioni dei professionisti sanitari su tali tematiche potrebbe essere utile proprio nella lotta al fenomeno tabagismo.
it
pair_29916613
The main aim of the present study is to present the Occupational Resilience Assets Questionnaire (ORA-Q), a questionnaire developed in three different levels (organizational, occupational, and personal) for assessing resilience resources at work. The purpose of the ORA-Q is to improve and facilitate research on resilience processes in the workplaces. Further the stress-buffering valence of the considered dimensions have been tested, too. The development of the questionnaire is based on a survey of a sample of 1,518 Italian employees aged 18-55 years. Altogether 45 questions were tested with exploratory factor analysis, internal consistency and criterion validity. All the scales have good reliability. Principal component analysis enable to identify the hypothesized factors. Logistic regression analysis confirm the role of all resilience assets as buffer against stress conditions. The Occupational Resilience Assets Questionnaire is a valid and reliable tool for international research and workplace surveys. The questionnaire seems to be comprehensive and to include the most relevant resilience resources according to several important theories on this topic. Differently from many tools for the assessment and improvement of the psychosocial work environment, the ORA-Q is useful as resilience measure in the workplace. Its three-level structure facilitates surveillance, benchmarking and evaluation of interventions.
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Obiettivo: Lo scopo principale del presente contributo è quello di presentare il questionario ORA-Q, Occupational Resilience Assets Questionnaire, uno strumento multilivello (organizzativo, occupazionale e individuale) per la misura delle risorse di resilienza negli ambienti di lavoro. Lo scopo dello strumento è quello di promuovere e facilitare lo studio dei processi di resilienza nelle organizzazioni di lavoro anche in prospettiva applicativa. È stata testata la valenza protettiva delle risorse di resilienza considerate. Metodo: Il questionario è stato costruito a partire da un’indagine condotta su un campione di 1.518 lavoratori italiani di età compresa tra 18-55 anni. Complessivamente lo strumento consta di 45 domande che sono state sottoposte ad analisi fattoriale esplorativa, analisi della coerenza interna e di validità di criterio. Risultati: Tutte le scale hanno una buona affidabilità. L’analisi delle componenti principali ha permesso di individuare i fattori ipotizzati e le regressioni logistiche hanno confermato il ruolo di tutte le risorse di resilienza come buffer rispetto a condizioni di stress..
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pair_29916619
According to Legislative Decree n. 81/08 and Ministerial Circular of 18/11/2010, this paper proposes to verify the relationship between the sources of risk of stress, sentinel events and gender. Sentinel events and their variations are mapped for three years. Successively, a self-reported OPRA (Organizational and Psychosocial Risk Assessment) questionnaire was administered. The sample was not probabilistic and balanced for two categories: Inside Sentinel Event and Outside Sentinel Event. 249 subjects were extracted from a population of 770 subjects of a debt collection firm. A two-way ANOVA was applied. The results show that sentinel events and Gender have no relationship with the inventory of sources of risk. Future research should consider the relationship between stressors and their exposure time, considering the working environment dynamics. In this way, the relationship between stressors and sentinel events can be studied and tested in greater detail, showing empirical evidence that may be useful for health prevention programmes.
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Obiettivo: Il presente lavoro si propone di verificare la relazione tra le fonti di rischio dello Stress, eventi sentinella e genere secondo quanto richiesto dal decreto legislativo n.81/08 e dalla successiva Circolare Ministeriale del 18/11/2010. Metodo: Si è proceduto alla mappatura degli eventi sentinella lungo un arco temporale di tre anni. I risultati della mappatura sono stati utilizzati per procedere ad un campionamento non probabilistico bilanciato, a scelta ragionata di 249 soggetti estratti da una popolazione di 770 dipendenti di una grande azienda di recupero crediti. I soggetti sono stati contrassegnati per l’appartenenza a due categorie: Dentro gli Eventi Sentinella e Fuori gli Eventi Sentinella. Successivamente si è proceduto alla somministrazione del questionario OPRA (Organizational and Psychosocial Risk Assessment). I risultati ottenuti sono stati sottoposti ad analisi statistica mediante ANOVA a due vie. Risultati: nessuna significatività statistica è stata riscontrata tra eventi sentinella, fonti del rischio di stress e genere Conclusioni: Le ricerche future dovrebbero concentrarsi sulla relazione tra stressor e tempo di esposizione agli stessi tenendo conto della dinamica lavorativa propria dell’azienda in questione. In questo modo, la relazione tra eventi sentinella e stressor potrà essere indagata in modo più approfondito, fornendo evidenze empiriche estremamente utili ai fini prevenzione.
it
pair_29916617
Bullying is a manifestation of occupational stress and can therefore be considered as a real 'organizational pathology.' Include the activities of the surgery dedicated to Mobbing, Unit of Occupational Medicine Sant'Andrea Hospital, which began operations in June 2001. In over ten years of operation (July 2012), the sample, consisting of 50.7% for men and 49.3% women, is heterogeneous in age. The schooling of the sample is medium-high as more than 82% have higher education level. The business sector is the service sector accounted for most (84%) than in industry (9%) and agriculture (2%). Of the 1545 patients seen, 1320 completed the diagnostic path, while 225 have stopped. 814 users have been certified for compatibility bullying (63% of cases) with a net reduction of the awards from 2007 onwards. Considerations are expressed about the possible intervention strategies: the presence of dedicated experts at the counters of listening and professionals as the trusted advisor, to which workers in distress can call on for advice and guidance on how to defend itself from, in accordance with the implemented for years at the Ministry of Health, the establishment of such figures as the manager rehability that in other European countries, are scheduled for some time in work organization.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Il mobbing è una tra le maggiori manifestazioni di disagio lavorativo e può essere pertanto considerato alla stregua di una vera e propria “patologia organizzativa”. Viene riportata l’esperienza dell’ambulatorio dedicato al Mobbing, dell’Unità Operativa di Medicina del Lavoro dell’Ospedale Sant’Andrea. In oltre dieci anni di attività, dal giugno 2001 al luglio 2012, il campione preso in esame risulta costituito per il 50,7% da uomini e per il 49,3% da donne; è eterogeneo per età; la scolarità è medio-alta in quanto più dell’82% ha un livello di istruzione elevato; il settore lavorativo più rappresentato è il terziario (84%), rispetto all’industria (9%) e all’agricoltura (2%). Dei 1545 pazienti visitati, 1320 hanno completato il percorso diagnostico, mentre 225 lo hanno interrotto. 814 utenti hanno ottenuto una certificazione di compatibilità per mobbing (63% dei casi) con una netta riduzione dei riconoscimenti dal 2007 in poi. Si esprimono considerazioni in merito alle possibili strategie di intervento: la presenza di esperti dedicati presso gli sportelli d’ascolto e di professionisti come il consigliere di fiducia, ai quali i lavoratori in difficoltà possano rivolgersi per ricevere indicazioni su come difendersi dall’aggressione, conformemente a quanto da anni attuato presso il Ministero della Salute, ovvero l’istituzione di figure quali i rehability manager che, in altri Paesi Europei, già da tempo sono previste nell’organizzazione del lavoro.
it
pair_29916616
The operating model of health and safety protection in the workplace is a complex system made up of multiple integrated layers of intervention, achieved by various parties, organizations and institutions. The objective in this study was to verify the congruity and appropriateness of these specific interventions in the Genoa area, starting from a sample of reports of musculoskeletal diseases pursuant to Art. 139 TU 1124/1965 and to Art. 365 CP received in ASL3 between years 2004 and 2014. In order to process the dossiers related to the sample, all the documentation about the companies and the workers concerned was collected and analyzed to extrapolate data relevant for evaluation of the quality of the DVR, the appropriateness and effectiveness of health surveillance and coherency of the data collected in the different computerized archives/ records containing informations for the examination of cases of occupational disease. The results show how much work remains to be done culturally in order to acquire adequate sensibleness on prevention, the poor quality of the DVR, the weakness of health surveillance intended solely as preventive and periodic examination and the inhomogeneities of information from territory to institutions and of data processing in the different databases used by local health authorities and INAIL. All this in a scenario in which the phenomenon of under-notification significantly limits the potential of information flows.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Il modello operativo di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro è un sistema articolato, costituito da più livelli di intervento integrati, realizzati da parte di diversi soggetti, enti ed istituzioni. L’obiettivo perseguito nel presente studio è stato di verificare la congruità e l’appropriatezza degli interventi di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nel territorio genovese, attraverso lo studio di un campione di segnalazioni ex art. 139 TU 1124/1965 e referti ex art. 365 CP, aventi come oggetto malattie muscolo-scheletriche di sospetta origine professionale, pervenuti in ASL3 dal 2004 al 2014. Per la trattazione delle pratiche riferite al campione è stata raccolta ed analizzata la documentazione relativa alle aziende ed ai lavoratori interessati per estrapolarne dati utili per la valutazione della qualità del DVR, dell’appropriatezza ed efficacia della sorveglianza sanitaria e della coerenza dei dati raccolti nei diversi archivi/registri informatizzati contenenti informazioni utili per la disamina dei casi di malattia professionale. I risultati emersi evidenziano quanto lavoro resti ancora da fare in termini culturali per acquisire un’adeguata consapevolezza in materia di prevenzione, mostrano una scadente qualità dei DVR, una scarsa incisività della sorveglianza sanitaria e la disomogeneità delle informazioni territorio-enti e del trattamento dei dati nei data base utilizzati rispettivamente da ASL e INAIL. Tutto ciò in uno scenario in cui il fenomeno della sotto-notifica limita significativamente le potenzialità dei flussi informativi.
it
pair_29916620
This paper addresses the moderating role of locomotion - a functional and fundamental dimension of self-regulation - in the relationship between job insecurity and subjective well-being. A group of 205 adult Italian workers took part in the research by filling out an anonymous questionnaire that included measures of job insecurity, locomotion, satisfaction with life, positive and negative affect. Results showed that job insecurity was positively related to negative affect and negatively related to life satisfaction and positive affect. Locomotion was positively related to life satisfaction and positive affect and acted as a moderator only in the case of the link between job insecurity and negative affect. This means that when perceived insecurity is high, negative affect is lower for respondents scoring high versus low on locomotion. Results and suggestions for future studies are presented and discussed.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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L’articolo presenta i risultati di uno studio sul ruolo moderatore della ‘locomozione’ (locomotion) – una dimensione funzionale fondamentale della regolazione individuale della condotta – nella relazione che esiste tra insicurezza lavorativa e benessere soggettivo. Un gruppo di 205 adulti lavoratori italiani ha preso parte alla ricerca compilando un questionario anonimo che includeva misure di insicurezza lavorativa, locomozione, soddisfazione per la vita, affettività positiva e negativa. I risultati hanno mostrato l’esistenza di una relazione positiva tra insicurezza lavorativa e affettività negativa e di una relazione negativa tra insicurezza lavorativa e affettività positiva. Inoltre, la locomozione è risultata essere positivamente correlata alla soddisfazione per la vita e all’affettività positiva e ha agito come moderatore solo nel caso della relazione esistente tra insicurezza lavorativa e affettività negativa. Pertanto, quando l’insicurezza lavorativa è percepita come elevata, coloro che mostrano i punteggi più elevati sulla scala di locomozione sperimentano un livello più basso di affettività negativa rispetto a coloro che, sulla medesima scala di locomozione, ottengono punteggi più bassi. I risultati, unitamente ad alcuni suggerimenti per applicazioni e studi futuri, vengono presentati e discussi.
it
pair_29916622
In physical rehabilitation, is diffused the skin irradiation with near infrared laser at a fluence below 140 J/cm2, achieving a bio-stimulating effect that is due to the absorption of radiation in mitochondria rather than the simple heating of tissues. In order to deliver radiation without thermal damage of the skin, are used radiation pulses which duration does not allow heat accumulation and propagation far from the irradiated target; this requires laser sources with average power below 10 W implying a safety classification as 'potentially dangerous for eye and skin', or 'class 4' according to the applicable international standards. In this paper, 6 laser therapy devices, of 5 different manufactures and models have been analyzed from the point of view of actual radiation output and user safety. In each case, one or more of the characteristic declared by the manufacturer in the user manual have been found different from the actual measured value. The actual accessible energy levels have been found to be complying with risk class 3B. The impact of the new version of the Standard IEC 60825-1 (2014), is also discussed, considering in particular the possible classification in the new class 1C, and the maximum permissible levels for pulsed lasers. An extension of the measurement protocols is proposed in order to assure effective and safe use of laser in physical therapy.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Nella riabilitazione fisica viene fatto un certo uso dell’irradiazione della cute mediante laser nell’infrarosso vicino con fluenze inferiori a 140 J/cm2, ottenendo un effetto di biostimolazione dovuto all’assorbimento della radiazione nei mitocondri più che al semplice riscaldamento dei tessuti. Per erogare la radiazione senza danneggiamento termico della cute si usano impulsi la cui durata non permette l’accumulo del calore e la propagazione dello stesso a distanza dal bersaglio irradiato, il che richiede sorgenti laser con potenze medie inferiori a 10 W che implicano una classificazione di sicurezza come “potenzialmente pericolose per l’occhio e la pelle” o “classe 4” secondo le norme internazionali applicabili. In questo lavoro sono stati analizzati 6 apparecchi per laser terapia di 5 costruttori e modelli diversi dal punto di vista della radiazione effettivamente erogata rispetto alla sicurezza per l’operatore. I ciascun caso una o più delle caratteristiche dichiarate dal costruttore sono state riscontrate difformi dai valori effettivamente misurati. I livelli di energia accessibile reali sono risultati compatibili con la classe di rischio 3B. L’impatto della nuova versione della Norma IEC 60825-1 (2014) è discusso, considerando in particolare la possibile classificazione nella classe 1C e i livelli massimi permessi per i laser a impulsi. Viene infine proposta un’estensione dei protocolli di misura allo scopo di garantire un uso sicuro ed efficace del laser in terapia fisica.
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pair_29916621
Interpersonal relationships contribute to the psychological adjustments to chronic disease, directly affecting health and, more generally, life satisfaction of patients. Those factors are often threatened by the fear of becoming target of prejudices and discrimination from those who share their daily life with. Thus, this study proposes a contribution to the Italian adaptation and validation of the Chronic Illness Anticipated Stigma Scale (CIASS), a brief questionnaire (12 items) that aims to assess perceived stigma of chronic illness patients in family, work and health care contexts. 279 chronic illness patients have completed the questionnaire, comparing the scores with those obtained in depression (BDI-II), anxiety (STAI), and internalized stigma scales. Confirmatory factor analysis (CFA) on the Italian sample has shown the same structure of the original questionnaire, composed by three dimensions of anticipated stigma, experienced with family and friends, work colleagues and health care providers. Correlation analyses confirm the relation between scores of anticipated stigma and other mental health indicators as anxiety and depression. Italian version of CIASS demonstrates to be a valid and reliable instrument, considering it both as an indicator of person's state of health and a promising marker of the specific kind of perceived discrimination in family, care and working contexts.
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Introduzione. Le relazioni interpersonali concorrono al processo di adattamento dei pazienti cronici, influenzandone lo stato di salute e, più in generale, la soddisfazione verso la vita. Un atteggiamento che spesso minaccia questi fattori è rappresentato dalla paura di essere bersaglio di pregiudizi e discriminazione da parte delle persone con cui tali pazienti si trovano a vivere la quotidianità. Il presente studio dunque propone un contributo all’adattamento italiano e alla validazione del Chronic Illness Anticipated Stigma Scale (CIASS), uno strumento breve (12 items) che indaga lo stigma percepito da parte di pazienti cronici in contesti familiari, di cura e professionali. Metodo. Lo strumento è stato somministrato a pazienti (N=279) affetti da patologia cronica e i punteggi ottenuti sono stati messi in relazione con gli indici di depressione (BDI-II), d’ansia (STAI) e di stigma interiorizzato. Risultati. I risultati dell’analisi fattoriale confermativa (AFC) sul campione italiano hanno mostrato la stessa struttura dello strumento originale, che si articola nelle tre dimensioni di stigma anticipato tra familiari e amici, colleghi di lavoro e operatori sanitari. Le analisi di correlazione confermano la relazione tra lo strumento e altri indicatori di salute mentale come l’ansia e la depressione e confermano la validità dello strumento. Conclusione. Il CIASS risulta essere uno strumento valido e affidabile anche nella versione italiana, sia come indice per valutare lo stato di salute della persona sia come un promettente indicatore del tipo di discriminazione percepita all’interno dei contesti di cura e di lavoro.
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pair_29925680
The circumferential thigh lift (CTL) with vertical scar is a more extensive and effective procedure compared to the traditional lift, but the scar is not aequally concealed. Negative pressure treatment (NPT) is considered to have a beneficial effect on the physiological process of wound healing and early scar formation. A comparison study was therefore carried out in order to evaluate the effect of NPT on scar quality. All postobese patients consecutively treated for thigh laxity in the period January 2012 to April 2013 were recruited in a prospective cohort study. All patients underwent CTL. In group A, NPT was applied on the sutured wound in the immediate postoperative phase for a period of one week. In Group B traditional dressings were used. The quality of scars was evaluated by means of the Stony Brook Scar Evaluation Scale (SBSES) at 7, 15, 30 and 365 days postoperatively. 91 patients were included in the period defined, of whom 48 in group A and 43 in group B. In group A, the mean SBSES score was 4.4 at 7 days, 4 at 15 days, 4.6 at 30 days and 4.8 at 365 days. In group B the SBSES score was 3.2 at 7 days, 3 at 15 days, 3 at 30 and 365 days. At all postoperative stages the quality of the scar showed to be significantly improved by the use of NPT (p<0.05). NPT is a useful adjunct to the postoperative wound healing after circumferential thigh lift, when compared to a hostile cohort of patients whose wounds are not treated with NPT. Thigh lift, Negative Pressure Therapy.
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lexi-ml/wmt_22_dataset_en_it
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Il lifting circonferenziale della coscia (CTL) con cicatrice verticale è una procedura più ampia ed efficace rispetto al sollevamento tradizionale, ma la cicatrice non è egualmente nascosta. È noto che il trattamento a pressione negativa (NPT) abbia un effetto benefico sul processo fisiologico di cicatrizzazione delle ferite e sulla formazione iniziale della cicatrice. È stato quindi condotto uno studio comparativo per valutare l’effetto del NPT sulla qualità della cicatrice. Tutti i pazienti ex obesi trattati consecutivamente per lassità della coscia nel periodo gennaio 2012 - aprile 2013 sono stati reclutati in uno studio prospettico di coorte. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a CTL. Nel gruppo A, NPT è stato applicato sulla ferita suturata nella fase immediatamente postoperatoria per un periodo di una settimana. Nel gruppo B sono state usate le medicazioni tradizionali. La qualità delle cicatrici è stata valutata mediante la Stony Brook Scar Evaluation Scale (SBSES) a 7, 15, 30 e 365 giorni dopo l’intervento. I pazienti inclusi nel periodo definito sono stati 91, di cui 48 nel gruppo A e 43 nel gruppo B. Nel gruppo A, il punteggio medio SBSES era 4,4 a 7 giorni, 4 a 15 giorni, 4,6 a 30 giorni e 4,8 a 365 giorni. Nel gruppo B il punteggio SBSES era 3,2 a 7 giorni, 3 a 15 giorni e 3 a 30 e 365 giorni. In tutte le fasi postoperatorie, la qualità della cicatrice è risultata significativamente migliorata dall’uso di NPT (p <0,05). In conclusione il NPT è un’utile aggiunta alla guarigione postoperatoria della lesione dopo il lifting della coscia di tipo circonferenziale, se confrontato con una coorte di pazienti le cui ferite non sono trattate con NPT.
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pair_33970895
The changing trends in medical practice, uncertainties and monetary apprehensions due to the COVID-19 pandemic may influence the sense of well-being among otorhinolaryngologists. The present study was conducted to evaluate quality of life (QOL) and perceived financial implications in otorhinolaryngologists during the COVID-19 pandemic across India. A cross-sectional study was carried out among otorhinolaryngology specialists across India using WHOQOL-BREF and Consumer Financial Protection Bureau (CFPB) Financial Well-Being Scale questionnaires on Google Forms, which was kept open for the latter half of July 2020. A total of 358 responses were obtained; the response rate was 26.64%. Twenty-four percent of respondents worked exclusively in academic settings; 40.22% of specialists had over 10 years of work experience. Average monthly income in 2019 was between 1-3 lakhs Indian Rupees (INR) in 43.85%, while in 2020, 62.57% of the specialists had an average monthly income of below one lakh INR; this difference was statistically significant (p < 0.001). Mean WHOQOL-BREF scores for physical, psychological, social and environmental domains were 68.8 ± 1, 62.3 ± 0.75, 68.9 ± 1.17 and 65.8 ± 1.01, respectively; mean CFPB financial well-being scale score was 55.5 ± 0.66. QOL and financial well-being were better in otolaryngologists older than 60 years, male specialists and private consultants. There has been a tremendous impact on quality of life and financial well-being among otorhinolaryngologists in India during the COVID-19 pandemic. The study outcome may help otolaryngologists comprehend and perceive the extent to which it has affected their professional and personal lives, and explore ways to face and overcome the situation.
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Qualità di vita e impatto economico percepito dalla comunità otolaringoiatrica indiana durante la pandemia da COVID-19. I cambiamenti della pratica medica, le incertezze e le preoccupazioni inerenti l’impatto economico dovuto alla pandemia COVID-19 possono influenzare negativamente il senso di benessere degli specialisti otorinolaringoiatri. Il presente studio è stato condotto per valutare la qualità della vita (QOL) e le implicazioni finanziarie percepite dagli otorinolaringoiatri durante la pandemia COVID-19 in tutta l’India. È stato condotto uno studio trasversale tra specialisti di otorinolaringoiatria in tutta l’India utilizzando i questionari WHOQOL-BREF e Consumer Financial Protection Bureau (CFPB) Financial Well-Being Scale su Google Forms, durante la seconda metà di luglio 2020. Abbiamo ricevuto 358 risposte; il tasso di risposta è stato del 26,64%. Il 24% degli intervistati ha lavorato esclusivamente in contesti accademici; Il 40,22% degli specialisti aveva più di dieci anni di esperienza lavorativa. Il reddito mensile medio nel 2019 era compreso tra 100 mila e 300 mila rupie indiane (INR) nel 43,85%, mentre nel 2020, il 62,57% degli specialisti aveva un reddito mensile medio inferiore a 100 mila INR; questa differenza era statisticamente significativa (p < 0,001). I punteggi WHOQOL-BREF medi per i domini fisico, psicologico, sociale e ambientale erano rispettivamente 68,8 ± 1, 62,3 ± 0,75, 68,9 ± 1,17 e 65,8 ± 1,01; Il punteggio medio della scala del benessere finanziario CFPB era 55,5 ± 0,66. La qualità della vita e il benessere finanziario erano migliori negli otorinolaringoiatri di età superiore ai 60 anni, negli specialisti maschi e nei consulenti privati. Durante la pandemia COVID-19 c’è stato un impatto enorme sulla qualità della vita e sulal stabilità economica tra gli otorinolaringoiatri in India. Il risultato dello studio può aiutare gli otorinolaringoiatri a comprendere e percepire fino a che punto il COVID-19 ha influito sulla loro vita professionale e personale ed esplorare modi e mezzi per affrontare e superare la situazione.
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pair_33970896
Interactions between SARS-CoV-2 and pharyngeal associated lymphoid tissue are thought to influence the manifestations of COVID-19. We aimed to determine whether a previous history of tonsillectomy, as a surrogate indicator of a dysfunctional pharyngeal associated lymphoid tissue, could predict the presentation and course of COVID-19. Multicentric cross-sectional observational study involving seven hospitals in Northern and Central Italy. Data on the clinical course and signs and symptoms of the infection were collected from 779 adults who tested positive for SARS-CoV-2, and analysed in relation to previous tonsillectomy, together with demographic and anamnestic data. Patients with previous tonsillectomy showed a greater risk of fever, temperature higher than 39°C, chills and malaise. No significant differences in hospital admissions were found. A previous history of tonsillectomy, as a surrogate indicator of immunological dysfunction of the pharyngeal associated lymphoid tissue, could predict a more intense systemic manifestation of COVID-19. These results could provide a simple clinical marker to discriminate suspected carriers and to delineate more precise prognostic models.
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COVID-19 nella popolazione tonsillectomizzata. Si ritiene che le manifestazioni dell’infezione da SARS-CoV-2 siano influenzate dalle interazioni tra il virus e il tessuto linfatico associato alla faringe. Obiettivo di questo studio è determinare se una pregressa tonsillectomia, come indicatore surrogato di disfunzione immunologica faringea, possa predire la presentazione e il decorso della COVID-19. Studio multicentrico trasversale osservazionale coinvolgente 7 centri italiani. Sono stati raccolti i dati su decorso, segni e sintomi dell’infezione da 779 adulti positivi al SARS-CoV-2, e analizzati in relazione a pregressa tonsillectomia, dati demografici e anamnestici. I pazienti con pregressa tonsillectomia hanno un maggior rischio di sviluppare febbre, raggiungere temperature oltre i 39°C, brividi e malessere generalizzato. Non si riscontrano differenze nel tasso di ospedalizzazione. Il dato anamnestico di pregressa tonsillectomia, come indicatore di disfunzione immunologica faringea, può predire una manifestazione sistemica più intensa nei pazienti affetti da COVID-19. Questi risultati possono fornire un marker clinico semplice per discriminare sospetti portatori del virus e delineare modelli prognostici più accurati.
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pair_33994387
The aim of the present study was to investigate clinical results and medico-legal aspects related to the surgical procedure of mini breast augmentation. In the present case, a 28-year-old young woman with bilateral mammary hypoplasia underwent surgery, under local anesthesia, with the placement of 150 cc breast implants in the sub-glandular plane. We report a case of dramatic isolated subcutaneous emphysema without pneumothorax and pneumomediastinum to be related in terms of a causal link to the surgical procedure which the patient underwent. The plastic surgeon proceeded to replace a breast implant that presumably, represented the vehicle of transmission of the suspected pathogen responsible for the infection, to become a causal role for the infectious manifestation. This case report is an emblematic example of the need for a careful and correct surgical procedure, in order to avoid serious consequences as in the case in question, burdened by the occurrence of unsafe conditions for the patient. Compliance with the guidelines and the technical datasheet of breast implants is essential in order to avoid the concrete hypothesis of professional liability. KEY WORDS: Aesthetic breast augmentation, Breast implant, Iatrogenic subcutaneous emphysema.
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Lo scopo del presente studio è stato quello di esaminare i risultati clinici e gli aspetti medico-legali correlati alla procedura chirurgica di mini-mastoplastica additiva. Nel presente caso, una giovane donna di 28 anni con ipoplasia mammaria bilaterale è stata sottoposta a intervento chirurgico, in anestesia locale, con il posizionamento di protesi mammarie da 150 cc a livello del piano sub-ghiandolare. Segnaliamo il verificarsi di un drammatico enfisema sottocutaneo isolato in assenza di pneumotorace/ pneumomediastino da relazionare in termini di nesso causale al trattamento chirurgico a cui la donna fu sottoposta. Il presente case report costituisce esempio emblematico della necessità di una attenta e corretta esecuzione tecnica dell’atto operatorio, eseguito a fini estetici, onde scongiurare gravi conseguenze come nel caso in oggetto, gravato dal verificarsi di condizioni non sicure per la paziente. Nel caso di specie il chirurgo plastico procedette a reinserire una componente protesica che, verisimilmente, ha rappresentato il veicolo e la via di trasmissione del patogeno sospettato responsabile d’infezione, così da assurgere a ruolo causale per il concretizzarsi della manifestazione infettiva. Essenziale l’adeguamento alle linee guida ed alla scheda tecnica degli impianti protesici al fine di evitare la concreta ipotesi di responsabilità professionali.
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pair_33994388
Placenta praevia is a condition when placenta is inserted in an abnormal position near or over the internal cervical orifice (ICO). Abnormal placental attachment (placenta accreta, increta, percreta) is a wide spectrum disorder ranging from abnormal adherence to deeply invasive placental tissue. We report a very rare case of central placenta praevia accreta and focal bladder percretism in a 29 years old pregnant woman with an obstetrical history of one previous vaginal delivery and four curettages following miscarriage. She was taken in charge by Catania S. Marco' university-hospital at 20 weeks with diagnosis of Central Placenta Praevia and Accreta (CPPA) detected by means of ultrasounds (US). At 31 weeks Magnetic Resonance Imaging (MRI) confirmed CPPA with focal bladder percretism. After alerting multidisciplinary team and obtaining blood units available, a Caesarean Section (CS) at 34 weeks was planned, when by means of US a detachment area with bleeding was observed. An adequate informed consent was completed, where the pregnant woman and her husband accepted the risk of possible hysterectomy and blood transfusions. A Pfannestiel's laparotomy with transversal corporal uterine incision, bilateral uterine ligation, packed tamponage, removal of placental tissue separated during fetal extraction and leaving a portion of placenta only in the place of percretism, allowed conservative intervention (uterus preservation) ending in good results for both mother and fetus. KEY WORDS: Caesarean section, Curettage, Placenta praevia, Placenta accreta, Preterm birth.
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La placenta previa è una condizione in cui la placenta viene inserita in una posizione anormale vicino o sopra l’orifizio cervicale interno (ICO). L’attaccamento placentare anormale (placenta accreta, increta, percreta) è un disturbo ad ampio spettro che va dall’aderenza anormale al tessuto placentare profondamente invasivo. Segnaliamo un caso molto raro di placenta centrale praevia accreta e percretismo focale nella vescica in una donna incinta di 29 anni con una storia ostetrica di un precedente parto vaginale e quattro raschiamenti dopo aborto spontaneo. È stata presa in carico dall’Università- Ospedale di Catania S. Marco a 20 settimane con diagnosi di Placenta Centrale Praevia e Accreta (CPPA) rilevata mediante ecografia (US). A 31 settimane la risonanza magnetica (MRI) ha confermato la CPPA con percretismo della focale nella vescica. Dopo aver allertato il team multidisciplinare e ottenuto le unità di sangue disponibili, è stato programmato un taglio cesareo (CS) a 34 settimane, quando tramite US è stata osservata un’area di distacco con sanguinamento. È stato completato un adeguato consenso informato, in cui la donna incinta e suo marito hanno accettato il rischio di una possibile isterectomia e trasfusioni di sangue. La laparotomia secondo Pfannestiel con incisione uterina corporale trasversale, legatura uterina bilaterale, tamponamento a compressione, rimozione del tessuto placentare separato durante l’estrazione fetale e lasciando una porzione di placenta solo al posto del percretismo, ha permesso un intervento conservativo (preservazione dell’utero) con buoni risultati per entrambi madre e feto.
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